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Grazie
al Pd è nito anche il tabù ottocentesco dell'imprenditoria di destra e della
lotta di classe ( da "EUROPA.it"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
la seconda
che accusa Veltroni di aver liquidato "due secoli" di lotte sociali e
ridotto la democrazia al modello americano (dimenando per un verso che a
differenza degli Usa l'Italia ha lo stato sociale e, per contrario, che a
differenza dell'Italia gli americani hanno lo stato laico, valore dirimente di
cui alla sinistra di classe italiana non è mai importato granché)
Anatemi
per il per do Walter ( da "EUROPA.it"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se Veltroni
non ne ha ancora parlato, deve aver ragionato come Martino sugli evasori: posto
che tutti sappiamo che evadere è reato, inutile sprecare il fiato a parlarne. O
forse quel che vale per Berlusconi e Martino non vale per Walter. Il quale,
nota lo storico della morte della patria, non spreca fiato nemmeno sul secondo
aspetto della fine dell'
D'Alema
sta con Bassolino ( da "EUROPA.it"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
scalzando
così il veltroniano Luigi Nicolais. La richiesta che gli ha fatto Veltroni, ha
raccontato, "è avanzata anche dal territorio", a spingerlo ad
accettare è stata poi "la volontà di fare qualcosa per Napoli ".
Comunque sia D'Alema, ieri, ad una domanda sulle mancate dimissioni di
Bassolino rispondeva così: "È eticamente inaccettabile questo scarico di
responsabilità su una persona.
La
lista?Il Pd alza le spalle ( da "EUROPA.it"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il fatto è
che Veltroni e i suoi uomini vogliono rifuggire da due vecchi schemi di
campagna elettorale che in passato hanno fatto più male che bene al
centrosinistra. Da una parte la demonizzazione dell'avversario (Berlusconi in
primis) e l'uso strumentale delle inchieste giudiziarie.
Scomunica
di Bertinotti: <Con Calearo passato il segno>
( da "EUROPA.it"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ultima mossa
di Veltroni viene commentata con un'alzata di spalle: "Con tutto il
rispetto ? dice Fabrizio Cicchitto ? non è che un Calearo modifica il rapporto
di forze nel nord-est che è schiacciante". Sarà, ma Berlusconi è
intervenuto sul caso con una frase che tradisce qualche preoccupazione:
"Nel Pd ci sono candidature spot per blandire la borghesia.
Pd
e Pdl, su web e privacy la differenza c'è
( da "EUROPA.it"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per Veltroni
"la banda larga deve essere come la luce e l'acqua", cioè un bene di
prima necessità, da diffondere e garantire. Una priorità Si tratta di una delle
priorità dello snello programma elettorale del nuovo Pd, anche se, come spesso
accade, una volta enunciato nel programma l'obiettivo, si trascura il modo con
cui si dovrà raggiungere.
"Per
la grande svolta non bastano Pd e Pdl Serve il sì della Cgil"
( da "Stampa,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Temo che si
spaccherà, ma se il grosso seguirà Veltroni, vivremo un periodo di
riforme". Michele Tiraboschi, 43 anni, storico collaboratore di Marco
Biagi e ora Presidente della Fondazione che porta il suo nome, sa cosa comporta
toccare lo Statuto. Ma pensa che per i partiti non ci sia altra scelta.
Berlusconi:
Alitalia deve restare italiana ( da "Stampa, La"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ex premier
Veltroni assembla figurine e promette a Calearo "ti farò ministro",
ma si tratta "solo di trovate elettorali": "Può fare tutte le
promesse che vuole tanto, essendo sicuro di perdere, sa che non ne manterrà
nessuna. Veltroni dovrebbe preoccuparsi, il suo bacino elettorale è sempre
stato quello degli operai e dei sindacati"
Air
France tira dritto "Una battuta elettorale"
( da "Stampa,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Francesco
Mengozzi di Lehman Brothers che aveva guidato Alitalia nella prima fase del
Berlusconi primo. Anche Walter Veltroni, già preoccupato per le difficoltà
della trattativa su Az Servizi, ha voluto in qualche modo rassicurare delle
intenzioni del Pd: "Il Cavaliere è un irresponsabile", aveva fatto
dire - non a caso - alle agenzie il responsabile economia del partito Giorgio
Tonini.
Silvio-Walter,
duello ma non in tv ( da "Stampa, La"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
UGO MAGRI
ROMA Prima il colpo al cerchio (Veltroni). Ora alla botte (Berlusconi).
Famiglia cristiana pareggia il conto delle critiche con uno sferzante giudizio
sul Pdl che, diranno i maligni, sembra concepito apposta per orientare
l'elettore cattolico sul terzo incomodo: l'Unione di centro, sintesi di Udc e
Rosa bianca.
San
Clemente ha fatto bene a far cadere Prodi
( da "Stampa,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nello studio
di Ballarò l'imprenditore, voluto da Veltroni come capolista in Veneto, ha
detto: "San Clemente Mastella ha fatto bene al Paese, perché ha fermato il
governo e adesso c'è un partito come il Pd che ha un programma moderno. Non è
vero che tutti gli imprenditori votano Berlusconi".
Quando
si affaccia il timore di vincere ( da "Stampa, La"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Chi lo evoca,
come ha fatto ieri Veltroni a "Porta a porta", è come se dicesse ai
suoi elettori: "Ancora un piccolo sforzo ed è fatta". Chi lo nega,
come ha reagito subito Berlusconi a "Sky Tg 24", vuol dare la
sensazione di una sicurezza anche superiore a quella che in realtà alberga nel
suo animo.
Londra
lo arruolò per prevedere le mosse dei capi nazisti fanatici degli oroscopi
( da "Stampa,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche
Berlusconi dicono che ha 5 astrologi che gli leggono gli oroscopi. Veltroni,
dipende: ci crede solo se gli dicono che vince, e adesso è dura. Che Hitler
andasse matto per gli oroscopi lo scrivevano pure i libri, non era solo
convinzione comune.
Silvio
Berlusconi ha espresso ieri in termini molto chiari la sua proposta concreta di
governo: prot ( da "Stampa, La"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Veltroni
deve ancora dimostrare, al di là delle candidature affiancate di operai e
imprenditori, di sapersene affrancare davvero e di aver colto la lezione del
riformismo a tutto campo. Tuttavia le proposte di Berlusconi di ieri sul
salvataggio a ogni costo di Alitalia e di Malpensa rappresentano un
perfezionamento perverso del protezionismo di parte.
Napoli,
torna la "monnezza" - napoli
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Né Veltroni
né Berlusconi, né altri. "Non andremo alle urne, nessuno merita la nostra
preferenza, guardate cosa hanno combinato, questa era la terra più bella del
mondo...". Lo dicono con livore nella città, tornata a essere invasa da
montagne di rifiuti dopo una breve tregua.
Il
piano b di silvio "draghi premier" - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Contro la
sinistra, contro i sindacati, non si riesce a fare niente". In quel caso,
può essere la volta buona per le larghe intese. O meglio, per le "piccole
intese" con il Pd di Walter Veltroni. SEGUE A PAGINA 11 SERVIZI DA PAGINA
"via
20 mila immigrati con problemi di giustizia" - paolo g. brera
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
accordo
Veltroni-Berlusconi e quella di Rutelli"? "Lo appoggeremmo al
ballottaggio" dice Alemanno. E intanto il presidente di Assoforum, Potito
Salatto, sta definendo la lista civica per Alemanno: ci sono il presidente di
Convivium 2000, Alfano Ippolito, la giornalista Paola Zanoni, Roberto Cannata,
gli assicuratori Domenico Giacchini e Francesco Maria Orsi,
"sembra
il psi di vent'anni fa" esplode la rabbia dei militanti - antonella romano
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sia dettata
dalla smania di Veltroni di costruire un governo di grande coalizione con
Berlusconi e che per questo sia necessario derubricare la questione
morale". E c'è anche il caso della retrocessione di Loredana Ilardi,
l'operatrice dei call center e rappresentante Slc-Cgil, data per capolista e
finita al nono posto.
Pina
contro mara, duello rosa e d'amato pone le condizioni - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dopo il
maltrattamento subito da Veltroni. Altro partito in attesa è l'Udc. Nessun
problema a Napoli, dove la lista sarà guidata da Casini e, forse, anche da
Cesa, ma i candidati veri alla elezione sono Ciro Alfano e Michele Pisacane.
Pende ancora l'incognita De Mita. Le ultime sortite, compresa l'intervista di
lunedì a "Irpinia tv",
"genova?
l'ho aiutata nel 2004 o forse no, forse era il 2001..." - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sempre
fedelissima alle idee e allo stile di Walter Veltroni. Che l'ha voluta
capolista in Liguria, e ieri, l'ha "lanciata" dal palco di piazza
Matteotti. Lei lo ha seguito in ogni tappa della visita in Liguria, ammessa
anche alle riunioni più ristrette, come l'incontro con sindacalisti e
rappresentanti dei lavoratori del porto nella Sala del Camino di Palazzo
Ducale.
Garofani,
fassina, lusi: mister x in lista "ma non siamo solo dei raccomandati"
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
convegno che
ha riavvicinato il mondo cattolico al Pd: vicinissimo al vice di Veltroni,
Franceschini, lo definiscono "il più vecchio dei giovani cattolici del
Pd". Gran lavoratore, in questo spezzone di Legislatura ha presentato una
valanga di proposte di legge: la più curiosa è l'istituzione dell'Ente
"Fondazione Musical italiano".
Veltroni:
possibile un risultato clamoroso Ormai la distanza tra noi e il Pdl è di 4
punti. Gli italiani stavolta daranno una maggioranza chiara
( da "Unita,
L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
tocca al volo due dei casi di esclusi più eccellenti: Giuseppe Lumia e Stefano
Ceccanti. A entrambi offre un incarico futuro nel Pd, ma "è sbagliato che
ciascuno consideri se stesso l'antimafia". Stoccate per Berlusconi,
definito "un uomo politico, non un uomo di Stato", per non aver
accettato di fare le riforme prima del voto.
L'affondo
spiazza i cattolici azzurri baget bozzo: "accuse indegne" - francesco
bei ( da "Repubblica, La"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dunque perché
un frontale così diretto contro Berlusconi? "Forse serviva a
"riequilibrare" l'affondo contro Veltroni della settimana
scorsa", sospira il senatore. Una tesi sostenuta con una battuta anche da
Maurizio Lupi, che i Paolini chiamano direttamente in causa in quanto cattolico
in partibus infidelium: "Si vede che Famiglia Cristiana è entrata in
regime di par condicio:
Famiglia
cristiana attacca berlusconi - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
alla base
della politica di Berlusconi non piacciono a Famiglia cristiana che questa
settimana mette il Cavaliere sul banco degli accusati dopo aver "espresso
preoccupazioni" per i "pasticci in salsa pannelliana" nel Pd di
Veltroni. La "trappola" in cui il settimanale dei Paolini non vuole
cadere è "una geopolitica dei valori", quindi stavolta tocca a
Berlusconi e l'
"quello
scudo è solo mio vale un milione di voti" - antonello caporale
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi è
certo di aver trovato in lei un ottimo alleato. "Con la nostra dignità e
il nostro simbolo". Due anni fa era il cocco di Romano Prodi. "Romano
lo conosco bene. Poi è arrivato Veltroni... ". Lo scudocrociato gira tra
le mani di troppa gente.
Veltroni:
se c'è pareggio riforme insieme, poi al voto
( da "Corriere
della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
invito a
Walter Veltroni per un terzo round elettorale a Porta a Porta. E il segretario,
calcando gli accenti alla romana: " Another one? ". Sfida a distanza
con Berlusconi in tv, atto secondo. Oggi toccherà al favorito, ma ieri il
leader del Pd ha citato sondaggi che lo danno in rimonta ed è tornato sul tema
di un eventuale pareggio al Senato.
29
gennaio 2008 ( da "Corriere della Sera"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10
categoria: BREVI 29 gennaio 2008 Durante le consultazioni al Quirinale per la
crisi del governo Prodi, Veltroni rilancia la Grande coalizione ma Berlusconi
la rifiuta.
30
novembre 2007 ( da "Corriere della Sera"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10
categoria: BREVI 30 novembre 2007 Il segretario del Pd Walter Veltroni e il
leader di FI Silvio Berlusconi si incontrano per gettare le basi di una riforma
condivisa della legge elettorale.
Ma
berlusconi prepara le "piccole intese" "governo draghi se il senato
sarà in bilico" - (segue dalla prima pagina) claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per
Berlusconi, allora, non è un caso che ieri quell'ipotesi abbia fatto capolino
pure nei discorsi di Veltroni. Il Cavaliere, poi, ammette con i suoi di
sentirsi "annoiato" da questa ennesima corsa e di essersi buttato
nella mischia per "puro spirito di servizio".
Veltroni:
"in caso di pareggio riforme insieme e poi nuovo voto" - silvio
buzzanca ( da "Repubblica, La"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Troppo poco
per Veltroni che insiste: "Le regole si scrivono insieme ma poi si governa
da soli". Il faccia a faccia che forse non ci sarà, va in onda così a
distanza. A questo proposito, Veltroni spiega: "Il confronto tv con
Berlusconi penso sia un dovere, ma non urlerò se non si farà".
Famiglia
cristiana: nel Pdl c'è anarchia di valori
( da "Corriere
della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
pasticcio
veltroniano" con l'alleanza tra il Pd e i Radicali. Ora il Pdl con
"Il primato del fare e l'anarchia sui valori". Questa settimana nel
mirino di Famiglia Cristiana (nella foto la copertina) finisce Silvio
Berlusconi. "C'è una trappola nella quale non bisogna finire impigliati -
scrive il settimanale dei Paolini - cioè che esista una geopolitica dei valori.
N
on ( da "Corriere della Sera"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Avverte
Silvio Berlusconi che "le alleanze si fanno prima del voto e non dopo
". E accusa Walter Veltroni di pensare ad un governo per le riforme con
tutti dentro, soprattutto perché sente che non ce la farà. Probabilmente, è
vero che il Pd non intravede la vittoria: al massimo può accreditare una
rimonta progressiva.
Cacciari:
basta spot, Calearo non sposta voti
( da "Corriere
della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dobbiamo
deciderci su cosa vogliamo fare da grandi: Berlusconi con questa logica
dell'immagine ha vinto due volte ma noi credo vogliamo fare un partito e non
Forza Italia o Forza Milan ". Lei crede nella rimonta? "Veltroni ha
una bella immagine, sa comunicare. Mi auguro che possa anche vincere.
Il
Cavaliere: sì al duello tv Mi candido per l'ultima volta
( da "Corriere
della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
cento contro
il 35 di Veltroni". Silvio Berlusconi replica così al leader del Pd che ha
immaginato, nel caso di un pareggio alle politiche di primavera, di dare vita a
un governo di larghe intese per poi tornare al voto. E definisce
"inelegante" il rilievo dello stesso Veltroni di "non essere un
uomo di stato" per essersi opposto alla nascita di un esecutivo per fare
le riforme.
Elezioni:
se Zapatero, se Veltroni ( da "Unita, L'"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se Veltroni
Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima Q uesta impennata di informazioni e di
attenzioni è, poi, naturalmente, più probabile in occasioni elettorali quando
la posta in gioco è piuttosto consistente. Nel fine settimana che sta arrivando,
gli elettori spagnoli dovranno scegliere, in una competizione chiaramente
bipolare (
Berlusconi
chiude sul futuro di Alitalia: no ad Air France
( da "Unita,
L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
inoltre, ha anche aperto a un confronto televisivo con Veltroni. "Io sono
disponibile. Se fossi in lui avrei terrore a confrontarmi con me in tv".
Infine l'ultima promessa: "Metterò una clausola particolare e mi impegnerò
a non ripresentarmi più.
Il
Tg5 e il simbolo strappato Storace? uno di meno
( da "Unita,
L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha
cronometrato i secondi dati a Berlusconi e quelli a Veltroni, per dimostrare il
perfetto equilibrio della sua gestione. Dopo, preoccupazione ancor maggiore è
andata all'arrivo del maltempo, tanto che ci aspettavamo un susseguente
Berlusconi con la promessa di far tornare il sole e il caldo e inserirla nel
contratto con gli italiani.
Berlusconi:
Luca mi copia ( da "Manifesto, Il"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Francesco
Giavazzi sul Corriere della sera rimprovera a Walter Veltroni di non averne
proposto lui l'abolizione, dimostrando così poco coraggio, e allora Silvio
Berlusconi ne approfitta rispondendo ecco, sono qui apposta, cancellare
l'articolo 18 non basta. Il suo programma, rivendica poi il Cavaliere ospite di
Sky, contiene già tutti i punti del decalogo stilato da Luca di Montezemolo.
Veneto,
sotto Calearo c'è la rissa ( da "Manifesto, Il"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
operazione
politica di Veltroni. Va bene anche la sfida aperta al governatore Galan. Ma a
palazzo Madama serviranno fedelissimi blindati con qualsiasi scenario. Lui
voleva un seggio al senato. Dovrà accontentarsi di essere il numero uno in una
delle due circoscrizioni di Montecitorio" sibila uno dei massimi dirigenti
del Pd.
Le
città, luoghi dell'alternativa ( da "Manifesto, Il"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quella di
Berlusconi e quella di Veltroni), che la persegue abbandonando la città al
mercato, al potere degli immobiliaristi, alla deregolamentazione e alla
rinuncia del potere pubblico. Non afferrare il nodo della questione urbana
significa perciò per la sinistra abdicare a una delle poche possibilità di
rappresentare un'alternativa.
Riforme
se pareggio Ma forse vinciamo ( da "Manifesto, Il"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
"Riforme se pareggio Ma forse vinciamo" Roma "Un risultato
clamoroso è possibile". In serata arriva a Genova il pullman di Walter
Veltroni è il segretario del partito democratico insiste con l'ottimismo. La
rimonta su Berlusconi è partita, dice, "anche i bookmaker inglesi hanno
rivisto le quotazioni".
Simboli,
escluso Storace Ma la fiamma resterà
( da "Manifesto,
Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
gli arguti
comunicatori assoldati da Berlusconi e Veltroni. Dunque, i funzionari del
Viminale hanno dato allo "Srilcgsric.Mel" quarantotto ore di tempo
per rivedere il proprio simbolo e ripresentarlo riveduto e corretto. Stessa
indicazione hanno ricevuto altri 20 simboli, tra cui "Nel nome della donna
lista Stefania Ariosto partito democratico donna" e molte delle sigle
grilline (
Politica
estera questa sconosciuta ( da "Riformista, Il"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
agenda di
politica estera e difesa scritto da Veltroni, Berlusconi e Bertinotti; sarebbe
pura fantascienza. Nella campagna elettorale italiana è un'impresa trovare
qualche riferimento nei programmi di tutti i partiti sul ruolo che l'Italia
dovrebbe avere nel mondo, su come dovrebbero essere impiegate (o meno) le sue
forze armate, o su che cosa si intende,
Segue
pd e calabria ( da "Riformista, Il"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma
nell'ultimo contatto telefonico tra Loiero e Veltroni, venerdì scorso, si
consuma il divorzio. Il governatore calabrese insiste sulle liste del Pd in
Calabria, che a suo dire "sono troppo deboli". Il segretario
democrat, sostenuto da Miniti e anche da Rosy Bindi, proferisce l'ultimo non
possumus .
Il
decreto per le espulsioni farà parte del Patto per Roma che firmeremo con Berl
( da "Messaggero,
Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se non c'è
questo, si passa alla vecchia logica degli sgomberi, tipica di Veltroni ed
inutile perché è necessario alleggerire le presenze, anche per favorire i veri
processi di integrazione. È davanti agli occhi di tutti quello che Veltroni e
il centro sinistra hanno fatto a Roma".
In
serata La Destra, che per le politiche candida a premier Daniela Santanchè, si
è trovat ( da "Messaggero, Il"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
lo spirito de
La Destra, è sempre lo stesso: contro tutte le caste, contro quella
dell'accordo Veltroni-Berlusconi e contro quella di Rutelli a Roma". In
serata, infine, La Destra ha presentato il manifesto di Buontempo candidato
alla presidenza della Provincia. Slogan scelto: "Un politico affidabile
finalmente".
ROMA
Berlusconi avverte che Alitalia non può essere sottratta al Paese e si schier
( da "Messaggero,
Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nel Partito
democratico è polemica con i radicali, che accusano Veltroni di non aver
rispettato i patti per le candidature. Famiglia Cristiana, intanto, avverte il
Popolo della libertà: "No all'anarchia sui valori etici". E il
Viminale ricusa 21 simboli, tra i quali quelli della Destra di Storace e le due
Dc di Pizza e Sandri.
ROMA
Il tipo è imprevedibile. Dunque non è detto che il nuovo format inven
( da "Messaggero,
Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quando
attacca Walter lo fa solo in risposta ad un attacco ricevuto ("Veltroni ha
aumentato del 243 per cento le spese per le consulenze al Comune di
Roma"). Non s'atteggia a vittima. Nè fa il cattivo ("Non sono
Berlusconi 2, la vendetta") nè fa l'Uomo della Provvidenza ("Non sono
Superman"). Praticamente, ci troviamo di fronte a un Prodi brianzolo!
ROMA
Rifarà il contratto con gli italiani Silvio Berlusconi e metterà anche questa v
( da "Messaggero,
Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
anche per le
polemiche nei confronti di Veltroni "che è molto incoerente, visto che
candida gli operai e anche i padroni". E, dopo aver accusato il leader del
Pd di "nuovismo", stavolta gli rimprovera di "candidare in
Campania Marco Follini, che era vicepremier del mio governo. Alla faccia della
novità.
E'
la crasi dei nomi di Berlusconi e Veltroni. E' il modo scelto dal leader Udc
per indica ( da "Messaggero, Il"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ROMA
- Pier Ferdinando Casini è sereno. I sondaggi lo rassicurano. Mentre Walter
Veltroni e Sil ( da "Messaggero, Il"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mentre Walter
Veltroni e Silvio Berlusconi temono il pareggio e lanciano segnali per
possibili alleanze future. Tanto che dal Pdl arrivano aperture nei confronti
del leader dell'Udc. Al punto che Casini si sente in dovere di riaffermare la
propria indipendenza: "Le alleanze si fanno prima del voto, non dopo il
voto.
ROMA
Onorevole Daniela Santanchè, il Viminale ha bocciato il simbolo della vostr
( da "Messaggero,
Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Che tristezza
sentire Veltroni e Berlusconi dire le stesse cose e raccontare tante palle agli
italiani. Io li paragono a due supermercati dove si vende di tutto, senza
passare alla cassa, che però è lì, che aspetta al varco. Io invece sono
l'onesto negozietto sotto casa, che vende solo quello che si può
comprare".
Programmi
a confronto: il Pdl non costa di più
( da "Padania,
La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
meno pari a
quello di Veltroni. E tuttavia con tre differenze essenziali: a) nel programma
di Berlusconi, a differenza di quello di Veltroni, è previsto il citato
responsabile vincolo di sostenibilità-fattibilità; b) c è poi, sempre nel
programma di Berlusconi, e non in quello di Veltroni, la clausola di gradualità
-progressività che seriamente caratterizza tutti i nostri impegni;
LISTE
PD: ( da "Padania, La"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E allora
Walter Veltroni infila i fedelissimi Vinicio Peluffo, Francesco Verducci e
Walter Verini. Ma anche al politico più inviso dagli italiani, il viceministro
delle tasse Vincenzo Visco è andato in porto il colpaccio, piazzando Stefano
Fassina, mentre il ministro della Difesa Arturo Parisi si accontenta di Fausto
Recchia.
Partiamo
da soli, poi tutti ci seguono ( da "Padania, La"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ci spieghi
Veltroni dov è finito il nostro sistema aeroportuale e cosa pensa realmente il
suo Pd di Malpensa e di noi lombardi. Non dobbiamo comunque sorprenderci: la
compagine governativa a cui lui, volente o meno, è sempre appartenuto, non ha
mai mosso un dito per difendere Malpensa, limitandosi a stanziare qualche fondo
destinato alla creazione di amortizzatori sociali,
Simboli,
escluso Storace <Ma la fiamma resterà>
( da "Manifesto,
Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
gli arguti
comunicatori assoldati da Berlusconi e Veltroni. Dunque, i funzionari del
Viminale hanno dato allo "Srilcgsric.Mel" quarantotto ore di tempo
per rivedere il proprio simbolo e ripresentarlo riveduto e corretto. Stessa
indicazione hanno ricevuto altri 20 simboli, tra cui "Nel nome della donna
lista Stefania Ariosto partito democratico donna" e molte delle sigle
grilline (
PIETRO
PERONE UN PO' PER FARE CONTENTO UMBERTO BOSSI IN LOTTA PER DIFENDERE
L'AEROPORTO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dice nonno
Silvio che al più giovane e diretto concorrente manda a dire "se fossi in
Veltroni avrei terrore a confrontarmi con me in tv. Io comunque sono
disponibilissimo". Peccato che l'annuncio arrivi il giorno in cui
l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni vari il regolamento per
l'applicazione della par condicio nelle tv private: niente faccia a faccia al
pari della Rai.
FAMIGLIA
CRISTIANA SILURA ANCHE IL CAVALIERE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ADOLFO
PAPPALARDO E ora nel mirino di "Famiglia Cristiana" finisce anche
Silvio Berlusconi. Perché dopo l'attacco del settimanale cattolico al
"pasticcio veltroniano" ora è la volta della "geometria
variabile sui temi eticamente sensibili" profetizzata dal Cavaliere a
finire sul banco degli accusati e definita, anche in questo caso, "un
pasticcio".
CRESCE
L'INCERTEZZA, AZIONI A PICCO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E non è
casuale nemmeno il fatto che il leader del Pd Walter Veltroni, nella lettera al
Corriere della Sera del 22 febbraio scorso, ha parlato con altrettanta
chiarezza della necessità di "separare la vicenda Alitalia dalla vicenda
Malpensa la cui interconnessione è stata finora un elemento di debolezza.
L'ITALIA
RASSICURA L'UE: RIFIUTI VIA ENTRO APRILE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi, che ironizza sulla scelta di candidare il ministro degli Esteri:
"Vogliono andare avanti con l'archeologia, così dopo Pompei mettono
D'Alema che è da 45 anni in politica". Il centrodestra ironizza anche su
Veltroni: "Ha inventato la fiducia posticipata nei confronti di
Bassolino".
Aggiustare,
sopire, non fare gli offesi ( da "EUROPA.it"
del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il motivo per
cui quelli come lui apprezzano il Pd veltroniano: la rottura di quella
continuità). La linearità della campagna qui si è un po interrotta, qualche
infortunio evitabile nelle liste ha fatto il resto. C'è tempo per ripartire e
nessuno meglio di Veltroni può farlo. Senza fare troppo l'offeso però, perché
usare le armi di Berlusconi va bene,
Polemiche
su liste e duelli tv. Ma il Pd non si ferma
( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
accetta il faccia a faccia Polemiche su liste e duelli tv. Ma il Pd non si
ferma Veltroni non si fa distrarre. "Col pareggio, riforme rapide poi si
rivota" "Ci sono tutte le possibilità di ottenere un risultato che
sarebbe clamoroso".
Il
Pd del passaparola ( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
attribuisce un valore simbolico importante non possono essere come gli
indipendenti nelle liste del Pci degli anni '70, gruppo comunque estraneo, al
quale un partito organizzato e generoso, concede una possibilità di tribuna.
Devono fare qualcosa di più, devono contribuire a costruire la nuova identità
di un partito a vocazione maggioritaria che affronta le ingiustizie
Che
partito c'è dietro a quei nomi ( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ed è
soprattutto congeniale alla efficace corsa di Veltroni contro Berlusconi: che,
alla fine, è l'unica cosa che conta adesso. Questa "esclusiva"
veltroniana ha avuto però una conseguenza: e cioè che tutto ciò che a Ds e
Margherita è rimasto da fare in termini di candidature, è stata la difesa
strenua degli uscenti.
È
una tragedia, non speculate ( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Campetti
invece lo scrive: i costi della rivoluzione liberista "di Veltroni e
Berlusconi" ricadono "sui lavoratori che muoiono a grappoli ".
Sansonetti lo fa solo capire: la colpa della tragedia è di quei partiti che
riempiendo di padroni le proprie liste fanno credere a Confindustria di poter
fare il proprio comodo, causando il massacro.
Dopo
le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti
( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pannella ha
chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo
nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che
Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia neanche
Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano
ritrovarsi qui, nella città di Gobetti,
Ira
radicale, ma rien ne va plus ( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
complicata ed
inevitabilmente assume sapori da suk, cosa che bene a Veltroni non fa. Dunque.
Il 22 febbraio il Pd ha promesso ai radicali 9 parlamentari ? fra cui la Bonino
capolista. Alla fine della mega-trattativa, conclusasi lunedì sera, è parso,
secondo i calcoli di Torre Argentina, che solo 5 di loro fossero
"sicuri".
Pareggio
possibile, inciucio no ( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni lo
ritiene "un dovere" e Berlusconi ribatte: "Se fossi in lui sarei
terrorizzato, ma se lo vuole fare sono assolutamente disponibile ".
L'ipotesi è stata però negata dall'Agcom, che ha recepito le norme approvate
dalla vigilanza Rai sul divieto di confronti tv tra due soli candidati, estendendole
anche alle reti private.
Silvio
sotto la pari, Walter a 3 Ma le quote dei bookmakers si basano su Porta a Porta
( da "Stampa,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La sfida su
cui più si concentrano le scommesse è ovviamente fra Berlusconi e Veltroni. Il
primo è favorito, ma lo scarto si è ridotto negli ultimi dieci giorni. Il 25
febbraio il Cavaliere veniva dato a 1,48 volte la posta, e l'ex sindaco di Roma
era "bancato" a 4; ieri il leader del Pdl ha raggiunto quota 0,37
contro il 2,85 del Walter nazionale.
"Pagelle
ai dipendenti e maggiore flessibilità"
( da "Stampa,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La questione
dell'articolo 18 la lasciamo volentieri a Veltroni"". Dunque il Pd
che cosa propone? "Innanzitutto una scelta di metodo: assumere al tempo
stesso la rappresentanza del meglio dell'imprenditoria italiana e dei
lavoratori, per realizzare un'intesa solida e realistica sulle scelte
coraggiose che occorre compiere".
"Statali,
uno su 8 sarà sostituito" ( da "Stampa, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Però teme,
Berlusconi, che il Pd si afflosci come un soufflé, "c'è stato un
rallentamento del consenso verso di loro", nei prossimi giorni prevede che
andrà perfino peggio a Veltroni per colpa della par condicio televisiva, il
rischio è che ne possa profittare Casini per rilanciare il centro.
L'ira
silenziosa di Romano "Questa è roba da matti"
( da "Stampa,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
otto quelli
di Veltroni tirano su il palco e alle 21,30 il leader fa il suo ingresso tra
ali di pensionati festanti. Ma Prodi? Dov'è Prodi? Il pullman di Walter è
arrivato a Reggio Emilia, la città del Professore, ma lui non c'è. Non c'è a
Reggio e non ci sarà stasera a Bologna: fisicamente e spiritualmente Romano
Prodi non c'è mai stato nella campagna elettorale di Walter Veltroni.
Veltroni
stoppa i radicali E Parisi frena Calearo
( da "Stampa,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
AMEDEO LA
MATTINA ROMA Le spine nel Pd cominciano a pungere Veltroni e quella che
definisce "la grande rimonta" su Berlusconi. Proprio ora che i
sondaggi lo danno in frenata. Innanzitutto il "caso Calearo", cioè le
dichiarazioni fatte a "Ballarò" dall'ex presidente della
Federmeccanica e ora candidato del Pd nel Veneto ("San Clemente Mastella
ha fatto bene al Paese,
"Riprendo
Sheva e tifo per l'Inter" ( da "Stampa, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
anche di
Berlusconi, che dopo aver assistito alla puntata di Porta a Porta dove era
ospite Veltroni ha accettato di raccontare il perché della sconfitta contro
l'Arsenal: "Più che in ogni altra occasione si è avvertita la mancanza di
Ronaldo. Per non parlare di Seedorf e della sua capacità straordinaria di
conservare il pallone.
Il
"professore rosso" è candidato premier
( da "Stampa,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sfiderà
Berlusconi, Veltroni e una decina di altri leader politici alle elezioni del 13
e 14 aprile. Ferrando è già in piena campagna elettorale: primo obiettivo
("ormai molto vicino") il raggiungimento del quorurum minimo di firme
a sostegno della nuova forza politica nata nel maggio del 2006 dopo l'uscita da
Rifondazione comunista.
Berlusconi
dimentica i toni morbidi verso Veltroni e ricorda agli italiani che la crisi è
mondi ( da "Stampa, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Chi
sarà il prossimo ministro dell'Economia nel caso di una vittoria di Walter
Veltroni? L ( da "Stampa, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
di colui al
quale Veltroni pensa di cedere il timone quotidiano dell'economia. È
un'incertezza che non nasce dal caso e che va ben al di là del ministero di Via
XX Settembre. Perché il Partito democratico non sembra avere ancora sciolto un
dilemma di fondo sulla propria identità, quello tra l'essere una forza di
governo e l'essere un cartello elettorale impegnato soprattutto nell'
Ricolfi
e i politici che danno i numeri ( da "Stampa, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quelli del
distacco tra Berlusconi e Veltroni, sul quale si affanna la battaglia
elettorale. Ecco perché il tentativo che in questi anni va compiendo Luca
Ricolfi con i suoi collaboratori, cioè quello di verificare l'attendibilità dei
numeri sbandierati dai politici, si può qualificare con un'ampia latitudine di
aggettivi, dall'ingenuo al provocatorio,
Silvio
l'Inseguitore ( da "Unita, L'"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In seguito
Veltroni pronuncia la decisione storica: il Pd andrà da solo. Berlusconi corre
ai ripari: annuncia, subito dopo, l'accordo con Gianfranco Fini per dar vita a
una lista unica, federata con la Lega, che avrà il simbolo del Popolo della
libertà: "Un movimento grande e importante che unisse tutti i cittadini
italiani,
(Ri)Creatori
d'immagine ( da "Unita, L'"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dovrebbe
affrontare il faccia a faccia con Veltroni, Berlusconi si è dichiarato
disponibile, ma ha aggiunto: "Se fossi in lui avrei il terrore di
confrontarmi con me". Un vero e proprio sdoppiamento della personalità,
che in realtà consente a Berlusconi di raddoppiarsi. Sarà che ormai ha quasi
completato il rinfoltimento, ma il suo complesso di superiorità si è ancor più
ingigantito.
Berlusconi
insulta Veltroni La bugia è il suo mestiere A "Porta a porta" attacca
l'Udc e offre il Senato al centrosinistra Siamo dieci punti avanti, vincerò
senza se e senza ma ( da "Unita, L'"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Berlusconi insulta Veltroni "La bugia è il suo
mestiere" A "Porta a porta" attacca l'Udc e offre il Senato al
centrosinistra "Siamo dieci punti avanti, vincerò senza se e senza
ma..." di Marcella Ciarnelli/ Roma ARRIVERÀ un altro contratto con gli
italiani.
Per
Alitalia deve decidere il mercato Veltroni: Dividere i destini di Malpensa da
quelli della compagnia . Berlusconi: un aiuto dello Stato
( da "Unita,
L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
"Dividere i destini di Malpensa da quelli della compagnia".
Berlusconi: un aiuto dello Stato di Roberto Rossi / Roma MERCATO Malpensa e
Alitalia non possono marciare unite. I loro "destini devono essere
sganciati". Altrimenti, secondo Walter Veltroni, leader del Partito
democratico, la sorte dell'hub varesino "
Per
raccogliere i voti degli indecisi ora è necessario accelerare Cara Unità,
( da "Unita,
L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Per raccogliere i voti degli indecisi ora è necessario accelerare Cara Unità,
sarà pur vero che il Pd con Veltroni sta recuperando voti. Ora però si pone il
problema di come riconquistare il voto dei "delusi" e degli
"scettici della politica". Credo che per recuperare nell'area
dell'astensionismo, il messaggio politico debba essere più deciso e meno
conciliante.
Candidature
giovani in un paese di vecchi ( da "Unita, L'"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
giovanilismo"
di Veltroni? Me le sono chiesta anch'io. Cioè, mi sono chiesta: perché offrire
una candidatura a donne e uomini che hanno 30 anni o meno? Per mettere una
pezza al dramma della loro esclusione dal potere? Per dare il buon esempio? Per
nascondere una verità malinconica, cioè che, nel nostro "paese per
vecchi",
Silvio
l'inseguitore ( da "Unita, L'"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Un passo
indietro: cade il governo Prodi, Veltroni propone un'intesa con l'opposizione
per le riforme: ""Facciamo le riforme, poi andiamo al voto con la
nuova legge elettorale". "No e poi no" urla Berlusconi.
"Elezioni subito!" "È un rischio", insiste Veltroni,
"al Senato con questa legge potrebbe succedere quel che è successo a
Prodi.
Europa
7, basta silenzi ( da "Unita, L'"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
alla
Santanché e a Veltroni di far sentire la loro solidarietà a "Europa
7". Ma si rivolge in modo particolare al candidato del PdL, Silvio
Berlusconi. "Avendo ottenuto, e non da oggi, rassicurazioni di ogni tipo
per Mediaset - ha sottolineato - potrebbe compiere il gesto di venire in questi
studi e di assumere l'impegno,
Sul
filo della rottura con i radicali. Questa storia va chiusa
( da "Unita,
L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Peraltro da
ieri sera è finita anche la parvenza di bon ton che ha caratterizzato il
comportamento del Cavaliere. "La bugia è il suo mestiere", ha detto
Berlusconi di Veltroni. Al loft sorridono: "Era chiaro che i toni soft non
si addicevano al leader del Pdl. Avvertite Casini e quanti parlano di
inciuci".
Mussi:
il duopolio Pd-Pdl amputa la democrazia
( da "Unita,
L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
paradosso di
esponenti del Pd che dicono di votare o Veltroni o Berlusconi". Non se
l'aspettava? "No, però lo trovo sintomatico. Per questo è molto
importante, per l'avvenire di questo Paese, che esista una sinistra politica.
Caratterizzazione, quella di sinistra, che mi pare non interessi minimamente al
Pd, come dimostra anche l'intervista di Veltroni al Pais: siamo riformisti,
Fede
si accontenta di Fini clone di Berlusconi
( da "Unita,
L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Emilio Fede
lo manda e rimanda in onda come fosse la madonna pellegrina in processione: di
Veltroni, che a Porta a Porta ha sbaragliato il campo con cifre e conti al
centesimo, non una parola, non un fotogramma. Il Tg5 fa di peggio: di Veltroni
parla solo quando ha qualche gatta radicale da pelare. Lo antepone persino a
Berlusconi.
Lo
Statuto dei lavoratori si sente accerchiato Berlusconi riparte all'attacco e
arruola D'Amato. E Calearo: l'articolo 18 si può togliere
( da "Unita,
L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quantunque il
programma di Walter Veltroni non faccia cenno allo Statuto dei lavoratori né
all'articolo 18, i candidati Pd Pietro Ichino e Massimo Calearo hanno le loro
idee. "Quando Confindustria voleva eliminare l'articolo 18 gestì male la
partita - ha dichiarato Calearo al Riformista -.
Porcellum
alla siciliana - agostino spataro
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a leggere le
ultime dichiarazioni di Veltroni. Tuttavia, l'incresciosa vicenda dovrebbe
richiamare tutti alla coerenza dei comportamenti (anche individuali) e alla
necessità di una riforma radicale del "porcellum", voluto da
Berlusconi ma da tutti fruito, che sta conducendo al degrado il Parlamento
repubblicano ovvero il pilastro portante della democrazia italiana.
Famiglia
cristiana bacchetta il cavaliere a genova cattolici in ordine sparso - wanda
valli ( da "Repubblica, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha
bacchettato prima Walter Veltroni, per le candidature ai radicali, adesso
Silvio Berlusconi, per "l'anarchia dei valori" alla base della sua
politica. Così si riapre un tema: dove e come si collocano in politica,
cattolici e uomini di fede, a Genova, affidata al cardinale Angelo Bagnasco,
segretario della Cei?
Il
futuro dell'hub? Grande assente nella corsa al voto
( da "Corriere
della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per Alitalia
avanzata da Silvio Berlusconi, hanno fatto seguito ieri le prese di posizione
di Walter Veltroni: "Decida il mercato" e "separare il destino
di Alitalia da quello di Malpensa". Attenzione: Formigoni ha subito
dichiarato che Berlusconi ha ragione. Mentre le dichiarazioni di Veltroni
sembrano riprese pari pari da quello che Penati ripete da tempo.
Pannella,
sciopero della sete Veltroni: basta, liste chiuse
( da "Corriere
della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi:
serviranno sacrifici Pannella, sciopero della sete Veltroni: basta, liste
chiuse ROMA - Nel Pd scontro Parisi-Calearo. Pannella fa lo sciopero della
sete. Veltroni: liste chiuse. Berlusconi: ora sacrifici. DA PAGINA
Romano
gelido. Poi Walter telefona ( da "Corriere della Sera"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
l'imprenditore
voluto da Veltroni per dimostrare che il Nord esiste anche al di sotto del Po,
che le partite Iva non sono territorio esclusivo di Tremonti e che la lotta di
classe, quando si parla di candidature, può aspettare. Ora, con la telefonata
riparatrice di Veltroni a Prodi, sembra che il caso sia rientrato.
Pdl
avanti, il Pd sale Ma solo uno su tre sa già chi votare
( da "Corriere
della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e Veltroni
è stimata in misura diversa a seconda delle differenti date di rilevazione e
dei vari istituti di ricerca e oscilla da un massimo del 10,1% (Crespi, 3
marzo) a un minimo del 5% (Swg, 27 febbraio). Peraltro, l'entità vera del
vantaggio è ardua da stimare con precisione, in quanto questo genere di
sondaggi comporta un margine di approssimazione statistica dell'
<Nostalgia>
per Casini e timori sul Senato Il Pdl si sente in bilico in quattro regioni
( da "Corriere
della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dare e
avere" Berlusconi ci rimetterebbe. Quello del Senato è un pasticciaccio
brutto, ecco perché tra i forzisti si avverte il rammarico dello strappo con
Casini. Se l'Udc fosse oggi alleato del Pdl la sfida con Veltroni sarebbe già
chiusa. A suo tempo furono in tanti a cercare di evitare la rottura, da Gianni
Letta a Bonaiuti,
Bonolis:
voto inutile ai partiti minori ( da "Corriere della Sera"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
11 categoria:
REDAZIONALE Su "A" Bonolis: voto inutile ai partiti minori "Io
questa volta a votare ci vado eccome", dice Paolo Bonolis intervistato da
"A" in edicola. "Penso che Berlusconi e Veltroni abbiano ragione
quando sostengono che il voto dato ai partiti minori sarà inutile. Hanno capito
che gli italiani sono stufi".
2000
2004 2001 I progetti per l'Italia
( da "Corriere
della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il Mose a
Venezia e i trafori del Fréjus e del San Bernardo 2008 Il contratto A Veltroni,
che aveva polemizzato per la mancata realizzazione del contratto con gli
italiani del 2001, "rispondo con uno studio dell'Università di Siena, che
pure è vicina alla sinistra - ha detto il Cavaliere - secondo il quale abbiamo
realizzato il precedente contratto all'85 per cento".
Vincerò,
Walter è solo un bugiardo ( da "Manifesto, Il"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni come
uno che "mente sapendo di mentire" perché "la bugia è il suo
mestiere" e sarà sì, il segretario democratico, un "comunicatore
abilissimo", ma è perché "in "tutta la sua vita ha fatto solo
quello". E sia Veltroni che Rutelli "hanno un compito difficilissimo,
arduo, impervio e lo svolgono con grande abilità: devono far credere che la
sinistra non ha portato al disastro
Berlusconi:
da noi né <figli di> né segretarie
( da "Corriere
della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Primo Piano -
data: 2008-03-06 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: da noi né
"figli di" né segretarie "Veltroni è bravissimo ma mente. Fini
guiderà Montecitorio. Serviranno sacrifici" Il Cavaliere: "Avremo 70
deputati e 30 senatori in più. Casini non mi voleva premier. Una Camera
all'opposizione" ROMA - Veltroni?
Massimo
visto dai suoi operai da Vicenza a Bratislava
( da "Manifesto,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che tra gli
operai più distanti dal caravanserraglio di Veltroni si tramuta in incazzatura.
Nient'altro che un'ulteriore tappa sulla via della cancellazione degli
interessi dei lavoratori. Le tute blu che sperano nella sconfitta di Berlusconi
non hanno più sogni ma solo un incubo: un governo con Ichino ministro del
lavoro e Calearo ministro dell'industria.
Par
condicio? C'è il regista Unico ( da "Corriere della Sera"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
nella
settimana in cui il Tg1 ospitava gli sfidanti Berlusconi - Veltroni
all'edizione delle venti, uno spirito d'imparzialità quasi frenetico
interpellava le coscienze in turno all'impaginazione. Era la sera del 15
febbraio e, avendo Berlusconi "già dato ", toccava a Veltroni. Subito
il rovello: sapremo riprodurre identiche condizioni?
Alitalia,
Berlusconi riapre ai francesi ( da "Corriere della Sera"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
prima che lo
stesso Berlusconi tornasse sul tema, aveva risposto da Massa Walter Veltroni:
"Si è fatta una gara e la valutazione del mercato ha portato a una
scelta". "Non ponderate", per il leader del Pd, le parole di
Berlusconi. Veltroni ha sottolineato la necessità di disgiungere "il
destino di Alitalia da quello di Malpensa".
Metodo
Attali. Gianni Alemanno, candidato a sindaco del Pdl, ieri ha inserito un nuovo
argom ( da "Messaggero, Il"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Appunto: cosa
succederà se il metodo Attali paracadutato su Roma dovesse proporre un'idea
simile? "Non sarà il Vangelo, le proposte andranno poi valutate. E poi sui
tassisti ci ha già pensato Veltroni a nuocere a questa categoria, accusandola
in modo sterile di corporativismo. Una linea che noi non abbiamo mai condiviso".
IL
RITORNO AL NUCLEARE UNA SCELTA PER IL FUTURO
( da "Corriere
della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche Walter
Veltroni, sia pure con maggiore prudenza, sembra avere socchiuso una porta che
sembrava essere negli ultimi anni definitivamente sbarrata. Sarebbe davvero
sorprendente che l'Italia desse prova di totale chiusura in un momento in cui
tutti i maggiori Paesi, anche quelli che sono stati per qualche tempo
reticenti,
ROMA
Berlusconi spiega che per risolvere la crisi italiana serviranno sacrifici . E
atta ( da "Messaggero, Il"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ROMA
Berlusconi spiega che per risolvere la crisi italiana serviranno
"sacrifici". E attacca Veltroni: "È un grande comunicatore che
però dice bugie". Torna poi, il Cavaliere, sulla vicenda della vendita di
Alitalia. Esprime un "sì condizionato all'acquisto da parte di Air
France".
Un
cambiamento. E una conferma: entrambi rilevanti. Silvio Berlusconi entra nel
vivo dell ( da "Messaggero, Il"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
infatti, il
Cavaliere attacca frontalmente il suo competitor Veltroni. Lo fa sul piano dei
numeri, confermando il distacco di dieci punti del Pdl sul Pd, e anche su
quello - assai più significativo - della distribuzione dei seggi, squadernato
con tanto di cifre:
ROMA
Non un Cavaliere tutto diverso dal solito. Ma un Cavaliere che - ieri sera a
Por ( da "Messaggero, Il"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni è
bravissimo a comunicare, ma dice bugie. La menzogna è il suo mestiere". E
Silvio in questo affondo insiste più volte lungo la serata nella quale a fargli
le domande Roberto Napoletano (direttore del "Messaggero"), Lanfranco
Vaccari (direttore del "Secolo XIX"), Marcello Sorgi della
"Stampa" e Francesco Carrassi (
Berlusconi:
serviranno sacrifici per uscire dalla crisi
( da "Messaggero,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Veltroni
è bravo a comunicare, ma la bugia è il suo mestiere. Spero D'Amato ci dica sì,
sarà nel governo".
Alitalia,
per il Pd deve decidere il mercato
( da "Messaggero,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Cavaliere:
sì condizionato a Air France Berlusconi: ok ad aiuti di Stato temporanei.
Veltroni: separare la cessione da Malpensa.
ROMA
- Due giorni fa Jean-Cyril Spinetta aveva incassato il colpo senza battere
ciglio. ( da "Messaggero, Il"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Borsa per la
compagnia di bandiera al centro del dibattito politico: Alitalia ha perso fino
al 7,5% prima di limitare i danni e recuperare un 3% (a 0,583 euro). Sono
"parole affrettate" quelle di Berlusconi sullo stop ad Air France, ha
detto il leader del Pd, Walter Veltroni. Mentre per il vicepremier Massimo
D'Alema un freno ai francesi significherebbe il fallimento per Alitalia.
ROMA
- Il futuro di Alitalia e di Malpensa scalda l'inizio di campagna elettorale.
Silv ( da "Messaggero, Il"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Parole
stoppate ieri da Walter Veltroni, che ribadisce di nuovo: il destino di
Alitalia va affidato al mercato e separato dalla sorte di Malpensa. La
questione è attualissima perché sono giorni decisivi per lo sviluppo della
trattativa in esclusiva con Air France-Klm (la scelta fatta a suo tempo dal
governo Prodi), che riunirà il 10 marzo il Cda per definire l'
Alitalia,
retromarcia di berlusconi - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Economia
Alitalia, retromarcia di Berlusconi "Ok a Air France ma resti compagnia di
bandiera". Faro della Consob Veltroni aveva criticato il suo no agli
stranieri. In Borsa un calo del 7%, poi il recupero LUCIO CILLIS ROMA - In 24
ore Berlusconi cambia idea sul futuro assetto di Alitalia.
Il
fisco a caccia dei superevasori oscura il mito di montecarlo - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Fossi
Berlusconi o Veltroni subito dopo le elezioni farei un nuovo scudo fiscale.
Questa volta aderirebbe il 90% degli esportatori di capitali, non il 10% come
nel 2003". E allora Montecarlo - che dalla finanza genera un terzo del suo
Pil - dovrebbe forse davvero pensare cosa fare da grande.
Tra
bandierine, errori e sfere di cristallo quando la percentuale diventa un
azzardo - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sulle base di
rilevazioni da lui stesso certificate attendibili, secondo Berlusconi è
addirittura inutile votare; mentre per Veltroni, cui pure qualche settimana fa
era scappato una singolare ammissione sui sondaggi come "una specie di
terno al lotto", la ripresa del Pd procede a vista d'occhio. Casini poi è
sempre più soddisfatto, come del resto Bertinotti.
Berlusconi:
fini bene a montecitorio - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il compito
difficilissimo Veltroni lo sta svolgendo con grande abilità.
Complimenti!". Veltroni ha già completato le liste dei candidati,
Berlusconi ancora no: "Me ne occupo da domani mattina (stamattina ndr.),
anche se ho già fatto quasi tutto". E alla candidatura nel Pd del
presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, "un uomo ambizioso che punta
a far politica"
"progressisti
e conservatori sono in ogni schieramento" - concetto vecchio
( da "Repubblica,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni deve
recuperare posizioni, e per farlo non può che pescare nel campo avversario,
come dimostra la candidatura di Calearo". Ma se lei dovesse spiegare ad
uno straniero le differenze tra il Pd e il Pdl da dove partirebbe? "Gli
direi che il Partito democratico dispone di più opinion leader, capaci
d'influenzare il sentimento culturale di massa,
<Alitalia,
ora stop alle trattative> ( da "Padania, La"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
l affondo su
Veltroni: "Vive sulla luna. Dice l esatto contrario di quello che stanno
facendo Prodi e i suoi ministri. Il problema è che più si avanti così e
maggiori saranno i danni per Malpensa". E "onestamente - chiarisce
Maroni - noi siamo stanchi di questo atteggiamento così arrogante e
prevaricatore di una società romana su una risorsa strategica per il Nord come
Malpensa"
Walter
il buonista, D Alema il cattivo: nel Pd nessuna novità
( da "Padania,
La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni e Massimo D Alema si ha l impressione di una delle situazioni più
classiche dei telefilm polizieschi americani, con un poliziotto a fare il buono
e l altro a interpretare la parte del cattivo. E, come scontato, a Veltroni il
buono , il giovane , non può che essere toccato il compito di fare il
poliziotto umano,
Segue
dalla prima un giornale libero, prezioso per noi socialisti
( da "Riformista,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
ancor prima di affermarsi alle prossime elezioni politiche, ha vinto sul piano
culturale e il suo modello è diventato universale. È vero, sinora Berlusconi è
andato alla rincorsa di Veltroni che ogni giorno ha sfornato una trovata per
occupare le pagine dei giornali e gli spazi della televisione ma ciò è avvenuto
perché è stato sfidato sul suo terreno,
Demo
dopo campania e calabria, ecco una gatta rossa da pelare
( da "Riformista,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da sempre
iscritto all'associazione LibertàEguale (la stessa da cui Veltroni ha attinto
il fior fiore delle sue teste d'uovo, Tonini e Morando su tutti): "Nel
1993, durante la prima "stagione dei sindaci", il sottoscritto
Galeazzi Renato è stato il primo cittadino più votato d'Italia. La percentuale?
Settantadue-virgola-quattro-per-cento.
Elezioni
( da "Riformista,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
interessi
Veltroni promette di risolverlo Seppur indispettito perché interrotto in merito
da una persona durante un comizio, ieri Walter Veltroni ha detto una cosa
chiara e condivisibile sul conflitto d'interessi: "Sì, stia tranquillo, la
faremo. La differenza è che lei è rimasto fermo ai 15 anni scorsi in cui non si
è fatto altro che urlare sulla legge sul conflitto d'
Post-arsenal
postille (e speranze) di un tifoso del cavaliere rossonero
( da "Riformista,
Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il politico
integrale, il bianconero - nel senso di Obama italiano, più che juventino - che
vuole integrare tutta la società italiana, Walter Veltroni. Così, e me ne
rallegrerei da berlusconiano calcistico, il mio presidente tornerebbe a
occuparsi a tempo pieno del Milan. Per rivoluzionare ancora tutto. 06/03/2008.
Che
fatica essere piccoli ( da "EUROPA.it"
del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
deciso di giocarsela da solo, Berlusconi, se aveva fatto promesse, se le è
rimangiate, il centro l'hanno fatto, ma senza di lui. Arrivederci, dunque.
Figuriamoci se Clemente non rispunta fuori più bello che mai prima che ce lo
siamo dimenticato.
( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, finalmente anche il nordest comincia a uscire dalla monocultura
che per decenni lo ha handicappato. Prima siamo stati tutti democristiani
fidando nell'elemosina dei ministri e dei parlamentari (Pi.Ru.Bi. ecc). Poi,
grazie anche alla Lega, s'è rotto il monopolio dei "reverendi", è
venuto quello della piccola impresa e infine il berlusconismo, nuova religione
civile. Calearo ne è stato un predicatore due anni fa, ora ha scelto la
concretezza della collaborazione, che è la cultura del Pd invece della lotta
sociale, sia quella di classe sia quella di Berlusconi.
Mi sembra un buon segno. MASSIMO ALVISE, VERONA Caro Alvise, siamo tutti
contenti di questo ripensamento dell'impresa, anche se, prima di Calearo, che
rappresenta una parte cospicua del pensiero imprenditoriale, abbiamo avuto con
noi imprenditori come Illy, governatore del Friuli, e da qualche settimana un
giovane capolista di prestigio come Colaninno. Non voglio attribuire nulla di
"salvifico" a queste scelte, né siamo tanto faziosi da ritenere che
solo quelle che ci favoriscano siano politicamente valide. Ma per le persone
della mia generazione, che hanno visto la lotta di classe con i morti in
strada, e poi l'ideologia mortifera del movimentismo antisovietico ma classista
degli anni settanta, e le caute medicine che gli Agnelli per un verso e i Lama
per un altro cercavano di spalmare sulle cicatrici della società lacerata, è
veramente un bel giorno poter vedere questo rimescolamento dei "rapporti
di classe", che anche le candidature di imprenditori nel Pd simboleggiano.
Del resto, prima che gli imprenditori facessero attenzione al nuovo
"centro che guarda a sinistra" (come avrebbe detto De Gasperi), erano
stati gli operai a fare l'operazione inversa, guardando a una destra che in
verità vedeva solo se stessa, ma sembrava, comunque, una novità: anche nelle
regioni a lungo negativamente monoculturali come la sua. Il suffragio degli
operai o comunque dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati in favore
delle varie edizioni del berlusconismo è stato massiccio, anche se,
incredibile, negli anni dell'egemonia berlusconiana c'è stato nel parlamento un
solo deputato di origine operaia, Buglio, Ds. Oggi gli imprenditori, gli
operai, i pensionati i disoccupati, i giovani che il Pd porterà in parlamento
saranno numerosi e daranno una rappresentazione fedele della società, quasi un
tentativo di ricostruire lo specchio rotto, come ormai si dice. Non meraviglia,
anche se rammarica, che a piangere sulla lotta di classe sia rimasti Fausto Bertinotti
e Rossana Rossanda: il primo col suo comizio domenicale in cui, come un
marziano non troppo convinto, caricava il suo discorso con partigianerie
post-medievali; la seconda che accusa Veltroni di aver liquidato "due secoli" di lotte sociali e ridotto
la democrazia al modello americano (dimenando per un verso che a differenza
degli Usa l'Italia ha lo stato sociale e, per contrario, che a differenza
dell'Italia gli americani hanno lo stato laico, valore dirimente di cui alla
sinistra di classe italiana non è mai importato granché). Perché un
popolo a cui non è stato insegnato a difendere i miti della sua autonomi a
civile dovrebbe difendere i miti del classismo, anche dopo che lo stesso impero
fondato su di essi, l'Urss, è crollato lasciando paurose disuguaglianze e
ingiustizie? L'assetto culturale e istituzionale di una società nuova per il
terzo millennio, senza miti, è il compito che aspetta le generazioni di Veltroni e di altri: non è il caso che noi dell'altro secolo
ci mettiamo di traverso.
( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO Tra
sabato e domenica, abbiamo passato un allegro week end di lettura. I regali più
sostanziosi sono venuti da giornali di volume e prestigio, occupati a far fuoco
su Walter: che 24 ore prima aveva assicurato da Siena che non cambierebbe la
linea pacata e concreta del suo dialogo col paese, anche se il suo avversario
venisse punto dalla tarantola delle antiche querelle (la formula è nostra,
naturalmente, mai il leader del Pd avrebbe parlato di punture di ragno). Hanno
iniziato il politologo Panebianco e l'economista Martino, fianco a fianco sulla
stessa prima pagina: il primo per dire che la campagna elettorale è cominciata
con una "civile e garbata caccia all'uomo, per quella specie di lista
Mitrokhin del fisco" (rimessa dal Liechtenstein alla Germania e da questa,
per la parte che ci riguarda, all'Italia. Ma su questo iter Panebianco
sorvola). Fianco a fianco, Martino invoca: "Lunga vita ai paradisi
fiscali", per difendere i principi liberali, così li chiama: compreso
quello di pagare le tasse sottraendoci al mostro dell'esattore unico, che
rischiava di nascere, per dire, dall'armonizzazione fiscale in Europa. Certo,
il mio amico Antonio rischia d'essere bollato come difensore degli evasori, ma
"cosa dovrei dire per discolparmi? Che l'evasione è un reato? Che sulla
lotta all'evasione si fonda la credibilità di uno stato? È così, ma perché
sprecare il fiato con le ovvietà? Semmai, il centrodestra alzi la voce per
confutare la tesi di Visco che la battaglia per far pagare le tasse sia esclusivo
patrimonio culturale della sinistra". Bravo Antonio. Posto che rubare è un
reato, inutile ripetercelo, perché così sprechiamo fiato. Ma al suo collega
chierico di lungo corso Panebianco (precursore dell'evoluzione dal radicalismo
al berlusconismo) non basta. Gradirebbe che in campagna elettorale le liste
(del Liechtenstein) fossero insabbiate. Altrimenti succede che se un candidato
al parlamento sa di essere anche in quelle liste e non lo dice al partito, il
giorno che viene "dato in pasto all'opinione pubblica" si produce
"un danno per il partito che incolpevole lo ha candidato".
Incolpevole. Come da diffusa e consolidata tradizione di seconda repubblica.
Così la questione fisco rischia di essere presente in campagna elettorale in
modo sbagliato, e cioè l'evasione, anziché in quello giusto, che è chiedersi se
sia possibile rimettere in moto la crescita mantenendo alte le tasse. E, se non
è possibile, cosa bisogna fare. Come vedete, nulla resiste alla logica
accademica; e davvero non si capisce perché i moralisti ex cathedra, laici o
religiosi, non si rivolgano appunto alle cattedre per attingere a nuovi stuoli
di predicatori. Forse per non infierire troppo contro Veltroni?
Infatti, a ciò basta lo storico Ernesto Galli della Loggia, che domenica ha
sparato a palle incatenate contro il candidato premier del Pd, definendo i suoi
inni all'Italia "puttanate" (parola fornita dal gentile collega
Cacciari). Come si fa a parlare di stato ? si domanda Galli ? se esso, con
cinque milioni di processi pendenti, ha di fatto rinunciato a esercitare la
giurisdizione? Oddio, si potrebbe pensare che, se Veltroni non ne ha ancora parlato, deve aver ragionato come Martino sugli
evasori: posto che tutti sappiamo che evadere è reato, inutile sprecare il
fiato a parlarne. O forse quel che vale per Berlusconi e
Martino non vale per Walter. Il quale, nota lo storico della morte della
patria, non spreca fiato nemmeno sul secondo aspetto della fine dell'Italia
come stato: lo sfacelo del Mezzogiorno, l'aggirarsi di Bassolino fra le sue immondizie
nel silenzio di Walter. Anche qui, oddio, potrebbe valere il discorso di prima:
ammesso e non concesso che silenzio ci sia stato, si potrebbe chiedere ai due
candidati premier di fare un patto contro le rispettive "monnezze":
quella puzzolente di Napoli e quella mafiosa della Sicilia. Ma la mafia non
olet. Tanto che, contestato da un giornalista d'aver messo al bando Casini e
d'essersi alleato con Cuffaro, il Cavaliere ha risposto: "Io? E quando
mai. Io mi sono alleato con Lombardo, è lui che s'è alleato con Casini".
Forse le papille olfattive di Galli della Loggia non colgono l'effluvio
mafioso; così come alla sua memoria non arriva il ricordo dei cinque anni di
Letizia Moratti alla pubblica istruzione: terza piaga dei silenzi veltroniani,
secondo il professore, che accusa Walter di gingillarsi con "le rancide
formulette" sulla creatività dei ragazzi senza sapere niente di edifici
scolastici in rovina, professori demotivati o impari, disintegrazione del
rapporto scuolafamiglia? Tutte cose naturalmente volute da "pedagogisti di
regime", senza alcuna allusione alla loro matrice politica. "Ebbene,
cosa ne pensa Veltroni, il patriota Veltroni"
? si chiede sdegnato ? di questa sua Italia che rinuncia alla sovranità sul
territorio, ad amministrare la giustizia, a preparare i giovani? In attesa di
saperlo, faremo più attenzione ai discorsi del Cavaliere. Come penso già
facciano i chierici. Così, oltre quanto possiamo intuire dalle note vicende del
giusto processo , del vasa- vasa siculo e continentale, della pedagogia
morattiana, potremo conosceremo l'avvenire dell'Italia dai discorsi
contenutistici e non rancidi del Cavaliere. Come facevano i nostri padri e
nonni del Novecento, quando, siccome i chierici se la prendevano sempre e solo
con Chamberlain e Roosevelt, dovevano sorbirsi con attenzione i discorsi di
Mussolini, Hitler e Stalin per capire dove come e quando sarebbe scoppiata la
bufera.
( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CASO CAMPANIA Il
vicepremier lo difende: guiderà il Pd in regione D'Alema sta con Bassolino
GABRIELLA MONTELEONE "Va recuperata l'emergenza credibilità ancora prima
di quella dei rifiuti" diceva ieri Raffaele Del Giudice, neo direttore di
Legambiente Campania in prima fila alla presentazione di quello che è già
considerato un film cult, Biutiful cauntri, dopo il passaggio con tanto di
menzione speciale al festival di Torino. Il documentario è un impietoso
racconto della vita nell'hinterland partenopeo tra discariche fuori norma e una
distesa infinita di rifiuti tossici gettati dalla camorra. E il richiamo di Del
Giudice all'emergenza "credibilità" mette il dito nella piaga
dell'attualità politica, stretta com'è nell'imbarazzo di una emergenza rifiuti
che non accenna a diminuire accentuata da un divario sulle risposte, tutte
politiche, da dare dopo il rinvio a giudizio per truffa del governatore campano
Bassolino. Che, come è noto, non vuol sentire parlare di dimissioni
considerandole "una resa" mentre Veltroni le
ritiene, e non da oggi, opportune. Il pressing, per il momento, non ha sortito
alcun effetto. Anzi. In compenso a fianco del presidente della regione più
inguaiata del momento resta saldo Massimo D'Alema, convinto
"distributore" di responsabilità nell'affaire rifiuti. Ma
soprattutto, "chiamato" ad assumere il ruolo anche di capolista nella
prima circoscrizione della Campania per il Pd nel tentativo di arginare l'emorragia
di voti verso il Pdl che i sondaggi registrano grazie ai rifiuti, ma scalzando così il veltroniano Luigi Nicolais. La richiesta che
gli ha fatto Veltroni, ha raccontato, "è avanzata anche dal territorio", a
spingerlo ad accettare è stata poi "la volontà di fare qualcosa per Napoli
". Comunque sia D'Alema, ieri, ad una domanda sulle mancate dimissioni di
Bassolino rispondeva così: "È eticamente inaccettabile questo scarico di
responsabilità su una persona. La gestione del commissariamento fa capo
alla responsabilità del governo nazionale " faceva notare il vicepremier
chiamando in causa, quindi, "l'intera classe dirigente anche nel periodo
in cui ha governato Berlusconi" e invitando tutti
a rendere conto delle scelte fatte in tutti questi anni. Insomma, dice D'Alema,
la lista dei responsabili del disastro campano è lunga, essendosi succedute
varie giunte di destra e di sinistra così come vari commissari. Quanto al
rinvio a giudizio del governatore, per D'Alema le accuse sono "molto
circostanziate, limitate ? minimizza ? non è che è accusato di aver sparso lui
la spazzatura, ma delle gestione del contratto con una azienda. Vedremo"
conclude, assicurando tutto "il sostegno" al lavoro del prefetto De
Gennaro. Due mesi circa separano la conclusione del mandato di De Gennaro.
Quella data è considerata da Bassolino la dead line oltre il quale prendere in
considerazione i risultati ottenuti e le eventuali dimissioni. Nel mezzo ci
saranno però le elezioni. Il Pd non ha fatto nulla per celare tutto l'imbarazzo
per una vicenda che reclamava una presa di distanza più che un arroccamento. Da
ultimo Fassino ha chiesto esplicitamente a Bassolino "un segnale di
responsabilità", Veltroni si è appellato alla
"sua coscienza". Bettini ha invocato il "processo di
rinnovamento" di cui è portatore il Pd. Senza contare l'alleato Di Pietro
che ogni giorno, da quattro mesi, rinnova la richiesta di dimissioni:
"Bassolino ha fatto per dieci anni il sindaco di Napoli e da anni è
governatore della regione Campania, se non la deve togliere lui l'immondizia,
chi la deve togliere? Visto che non c'è riuscito si deve fare da parte "
diceva ancora ieri ricorrendo all'inesorabile risvolto politico dell'elezione
diretta e della relativa assunzione di responsabilità. Quel che è certo, ora, è
che essere riuscito a schierare D'Alema in pole position nella lista del Pd
campano, dà fiato ad una "tregua" per Bassolino. Bisognerà vedere
cosa farà, e dirà, Veltroni nel frattempo e
soprattutto quando il suo pullman farà tappa, il 31 marzo, proprio a Napoli e
Caserta.
( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CASO LIECHTENSTEIN Veltroni non la utilizzerà in campagna elettorale La
lista?Il Pd alza le spalle GIANNI DEL VECCHIO Nessuna strumentalizzazione.
Nessuna caccia alle streghe. Al loft hanno deciso che la pubblicazione o meno
della lista degli evasori fiscali in Liechtenstein non cambierà di una virgola
la campagna elettorale del Pd. Neanche se dovessero venir fuori nomi di
politici del Popolo della libertà. Neanche se ci fosse qualche nome davvero
importante. Il fatto è che Veltroni e i suoi
uomini vogliono rifuggire da due vecchi schemi di campagna elettorale che in
passato hanno fatto più male che bene al centrosinistra. Da una parte la
demonizzazione dell'avversario (Berlusconi in
primis) e l'uso strumentale delle inchieste giudiziarie. Dall'altra il
presentarsi agli occhi degli italiani come quelli delle tasse, dello stato-
Dracula, quelli che, per dirla alla Tremonti, mettono le mani nelle tasche
degli italiani. "La nostra campagna si concentrerà esclusivamente sulle
proposte che servono al paese, nulla più", sottolinea Ermete Realacci,
responsabile comunicazione del Partito democratico. "Abbiamo deciso di
rompere con il passato, non spingeremo sull'acceleratore delle denigrazioni e
degli attacchi ai nostri avversari. Dirò di più: non lo faremo neanche se ci
convenisse, neanche se nelle liste del Liechtenstein ci fossero politici del
centrodestra ". Un'impostazione, questa, che Veltroni
ha voluto dare fin da quando si sono sciolte le camere. E che viene condivisa
anche dagli altri pezzi grossi del Pd. Non a caso ieri D'Alema ha chiuso la
porta a qualsiasi uso improprio della lista. "Ciò che è coperto da segreto
giudiziario non dovrebbe mai essere pubblicato. La lista di evasori italiani va
utilizzata tutelando il diritto alla privacy. Avere un conto nel Liechtenstein
non significa necessariamente aver compiuto un illecito se chi ce l'ha ne ha
fatto menzione nella sua dichiarazione dei redditi. Si tratta di capire se gli
intestatari di questi conti abbiano compiuto dei reati per quanto riguarda il
nostro paese". Dichiarazioni che fanno il paio con quelle fatte domenica
dal braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini:
"Non è compito mio gestire questa lista, ma lo farei con il massimo
riserbo. Non sta a me decidere quando deve uscire, ma meno casi giudiziari ad
orologeria scoppiano durante la campagna elettorale, meglio è". Di
tutt'altra pasta invece l'approccio che sia Di Pietro che quelli della Sinistra
arcobaleno hanno sulla questione. Il leader dell'Italia dei valori ancora ieri
ha ribadito la necessità che i nomi vengano fatti, "perché gli italiani
devono sapere chi sono quelli che fanno i furbi mentre loro pagano le
tasse". Sposando così la tesi del pubblico ludibrio per i grandi evasori,
a più riprese ribadita da Bertinotti. Cosa che mette sulla difensiva il Pdl,
visto che dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che nella lista ci siano
esponenti di centrodestra. Tanto che Berlusconi in via
preventiva ha consigliato a Visco di dare i nomi "ai magistrati e non ai
giornali amici", riferendosi implicitamente a Repubblica. Intanto, per
quanto riguarda il fronte giudiziario, la procura di Roma ha acquisito la lista
dall'Agenzia delle entrate. A quanto si apprende, i titolari dei conti dovrebbero
essere circa 400, con una netta prevalenza di piccoli e medi imprenditori
residenti al Nord. L'entità dei trust varierebbe di molto, da 200mila euro a
svariate decine di milioni. Tante persone fisiche ma anche tanti nomi di
fantasia, che dovranno essere "decodificati" dai magistrati romani.
In questo i pm saranno agevolati dal fatto che potranno sfruttare un primo
lavoro di scrematura fatto dall'Agenzia delle entrate, oltre ovviamente a
godere dell'appoggio della Guardia di finanza. Obiettivo dei magistrati di
piazzale Clodio non sarà solo quello di verificare l'ipotesi di dichiarazione
infedele da parte degli evasori ma anche quella di riciclaggio di denaro
sporco.
( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI L'EX
LEADER DI FEDERMECCANICA IN LISTA? "VELTRONI NEGA I CONFLITTI DI
CLASSE". IL PD: "BASTA IDEOLOGISMI" Scomunica di Bertinotti:
"Con Calearo passato il segno" FRANCESCO LO SARDO "Il Pd nega il
conflitto di classe". "I conflitti sociali e ideologici rientrano in
un'idea vecchia, di cui il paese non ha bisogno". Sono due mondi, due
pianeti che si scontrano. Da un lato Rifondazione comunista e i suoi satelliti,
Pdci Verdi e Sinistra democratica. Dall'altro il Partito democratico, i suoi
alleati politici e ampi settori sindacali di Cgil, Cisl e Uil. La candidatura
di Massimo Calearo, dopo quella di Matteo Colaninno e Pietro Ichino, è
l'ennesima pietra dello scandalo. La compresenza nelle liste del Pd di
Colaninno e di Boccuzzi, operaio della Thyssen-Krupp, aveva già fatto dire a
Bertinotti che "uno dei due è di troppo". Argomenti "da anni
'50", gli aveva replicato Veltroni. Adesso, con
la discesa in campo dell'ex leader di Federmeccanica sotto le insegne del Pd,
la polemica è diventata incandescente. "Massimo Calearo è un falco di
Confindustria ", ha dato il "la" Bertinotti: è seguito un
bombardamento a tappeto contro il Pd da parte di Prc, Pdci, Verdi, Sd e di
tutte le varie frange dell'estrema sinistra, dai trotziski di Turigliatto a
quelli di Ferrando, fino alla Rete 28 aprile del segretario nazionale della
Fiom Giorgio Cremaschi. Le scomuniche da parte di questo variopinto Comintern
sono piovute ininterrottamente anche ieri su sant'Anastasia. A sentire
Bertinotti, che però se l'era presa pure con l'ex presidente dei giovani
confindustriali Colaninno, Calearo non è un imprenditore qualsiasi: è uno dei
protagonisti del braccio di ferro con i metalmeccanici per il rinnovo del
contratto di lavoro "contrastato fino all'ultimo da Federmeccanica".
Un argomenti, nello specifico, contestato proprio dal sindacato. "Come
presidente di Federmeccanica Calearo è sempre stato dalla parte degli
imprenditori più alla ricerca del dialogo", ha ribattuto segretario
generale della Fim- Cisl, Giorgio Caprioli, pur ammettendo che "la sua
candidatura nel Pd provoca indubbiamente un po' di sorpresa. Ma data la
strategia interclassista di questo partito, non c'è nulla da dire sul fatto che
nelle sue liste siano candidati degli imprenditori". La pensa così anche
Angeletti, il capo della Uil: "È stata un'ottima idea e certo non ci
sconvolge se nello stesso partito sono candidati un operaio della Uilm e il
presidente di Federmeccanica". Ma la sinistra grida comunque allo
scandalo: "Il Pd nega il conflitto di classe", è la tesi di Bertinotti.
"Dopo Ichino e Colaninno ? sostiene il segretario di Rifondazione Franco
Giordano ? con Calearo il Pd fa una scelta di posiz i o n a - m e n t o
spostato su Conf i n d u - stria, che apre la strada a qualche forma di accordo
tra Pd e Pdl dopo le elezioni. Quei tre sono candidati-cerniera con il
centrodestra". Replica Antonello Soro, capogruppo dei deputati
democratici: "Il paese non ha bisogno di idee vecchie, ma di superare
antiche divisioni sociali". Nelle stesse ore arrivano conferme della candidature
col Pd di Nerozzi (Cgil) e Baretta (Cisl) scoprendo un altro fronte, quello
sindacale, su cui il Prc perde colpi ed è nervoso. Giordano, dopo la
candidatura di Calearo, invita Epifani a "riflettere bene" sulla sua
vicinanza al Pd. Cremaschi in parallelo annuncia "una campagna per
liberare il sindacato dalle ingerenze del Pd". Da destra, l'ultima mossa di Veltroni viene commentata con
un'alzata di spalle: "Con tutto il rispetto ? dice Fabrizio Cicchitto ?
non è che un Calearo modifica il rapporto di forze nel nord-est che è
schiacciante". Sarà, ma Berlusconi è intervenuto sul caso
con una frase che tradisce qualche preoccupazione: "Nel Pd ci sono
candidature spot per blandire la borghesia. Sono come il bikini,
lasciano scoperto molto ma coprono le parti essenziali del Pd. Sotto sotto,
sono sempre gli stessi". Sotto sotto, pare un esorcismo.
( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
B L O G G E R I A Pd
e Pdl, su web e privacy la differenza c'è MARIO ADINOLFI La banda larga come
luce e acqua Abbiamo passato le ultime settimane a leggere sui giornali le
accuse di Berlusconi al Pd per un presunto
"lavoro di copiato" sul programma presentato agli elettori. Per la
verità anche alcuni editorialisti affermati hanno sostenuto il luogo comune dei
programmi molto simili per via della convergenza verso il centro dei due principali
soggetti della campagna elettorale in corso. In materia di web (e anche sul
tema della privacy) c'è in realtà una decisa differenza che mette
all'avanguardia il Pd, almeno su un aspetto della questione che in questa
rubrica abbiamo curato con attenzione sempre crescente: la diffusione della
banda larga. Per Veltroni "la
banda larga deve essere come la luce e l'acqua", cioè un bene di prima
necessità, da diffondere e garantire. Una priorità Si tratta di una delle
priorità dello snello programma elettorale del nuovo Pd, anche se, come spesso
accade, una volta enunciato nel programma l'obiettivo, si trascura il modo con
cui si dovrà raggiungere. Bisognerà specificare rapidamente, allora, in
caso di vittoria se l'azione di governo prevede di centrare l'obiettivo della
diffusione erga omnes della banda larga con un'iniziativa diretta del pubblico,
incentivando i privati o con partnership pubblico-privato come sta accadendo
nella maggior parte delle regioni italiane, rette dal centrodestra o dal
centrosinistra. Videosorveglianza? Purtroppo, la costruzione di una rete
diffusa e accessibile a tutti a banda larga è messa in forte connessione con le
necessità della videosorveglianza, con una rete diffusa di videocamere per la
sicurezza, dando un'eccessiva importanza a questo strumento, trascurandone gli
aspetti problematici per la privacy dei cittadini. Veltroni
in realtà durante la conferenza stampa di presentazione del programma ha fatto
un passaggio tranquillizzante, spiegando che non immagina violazioni
sistematiche della privacy. Ma resta il fatto che in questo il programma del
maggiore partito di centrosinistra non si differenzia da quello di molte
amministrazioni locali di centrodestra. A Berlusconi
non interessa La proposta elettorale di Berlusconi e
del suo Pdl è invece poco sensibile al problema della diffusione della banda
larga ma, forse per le sue anche recenti vicissitudini personali, molto attenta
al problema della tutela della privacy nelle comunicazioni, limitando i casi in
cui si possa ricorrere alle intercettazioni su richiesta dell'autorità
giudiziaria. Si tratta di una conversione tardiva al tema della privacy, poiché
Berlusconi e i suoi, durante l'esperienza di governo,
hanno varato una legislazione distruttiva della privacy dei cittadini, allo
scopo (secondo loro) di combattere il terrorismo, consentendo la conservazione
per tempi troppo lunghi dei dati delle telefonate e della navigazione Internet.
Insomma, sul web la differenza c'è e si vede. E la rete saprà valutarla .
www.marioadinolfi.it.
( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista Michele
Tiraboschi (Fondazione Biagi) "Per la grande svolta non bastano Pd e Pdl
Serve il sì della Cgil" MARCO CASTELNUOVO Giusto cambiare lo Statuto,
ma...". Ma? "Per questo tipo di riforme serve consenso sociale".
Quindi? "Dipende tutto dalla Cgil. È lei che ha le spalle al muro. Deve
decidere se continuare a guardare il passato o accettare la sfida. Temo che si spaccherà, ma se il grosso seguirà Veltroni, vivremo un periodo di riforme". Michele Tiraboschi, 43
anni, storico collaboratore di Marco Biagi e ora Presidente della Fondazione
che porta il suo nome, sa cosa comporta toccare lo Statuto. Ma pensa che per i
partiti non ci sia altra scelta. Cancellare in toto, o basta qualche
correzione? "Superarlo, con uno Statuto dei lavori, come già prevedono
Pacchetto Treu e legge Biagi. In fondo lo Statuto è del 1970, come si fa a non
accorgersi che è tutto cambiato?". Da dove partire? Si rischia di restare
inchiodati come l'altra volta. "È l'impostazione generale da superare. Lo
Statuto divide l'impiego in pubblico e privato. Quello privato, è solo quello
dei dipendenti. Oggi il mondo del lavoro è sempre più individualizzato, vario,
diverso. Non è possibile non tutelare ancora i flessibili, i precari, e fare
finta di non sapere che il 27% della nostra economia è in nero". Berlusconi va nella direzione giusta. E il Pd? "Anche.
La candidatura dell' "eretico" Ichino rappresenta una breccia nella
sinistra. Ichino vuole che tutte le nuove assunzioni avvengano con un contratto
a tempo indeterminato, ma con grado di stabilità crescente nel tempo. Mi dice
cosa cambia rispetto alle innovazioni che si volevano introdurre con le
modifiche all'articolo 18? Sono differenze semantiche, non di sostanza".
( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rilancia Tremonti
per il prossimo governo: sarà il nostro ministro dell'Economia Berlusconi: Alitalia deve restare italiana [FIRMA]AMEDEO LA
MATTINA ROMA Un po' statalista-protezionista, un po' iperliberista. Sulle sorti
dell'Alitalia, Silvio Berlusconi non vede di buon
occhio la trattativa con Air France e sostiene che il nostro Paese "non
dovrebbe privarsi di una compagnia di bandiera". Sullo Statuto dei
lavoratori, è convinto che bisogna rigirarlo come un calzino e "introdurre
nuove regole più moderne". Il "ma anche" del Cavaliere è andato
in onda ieri in un'intervista su "Sky Tg24 Pomeriggio": ha annunciato
che Tremonti, orecchio assai attento alle istanze del Nord, sarà il ministro
dell'Economia nel suo futuro governo; ha ribadito la promessa di abolire la
tassa di successione; non ha risparmiato stilettate al suo avversario che
candida "insieme operai e padroni", il sopravvissuto della Thyssen e
il presidente della Ferdermeccanica. Secondo l'ex premier Veltroni assembla figurine e promette a Calearo "ti farò
ministro", ma si tratta "solo di trovate elettorali": "Può
fare tutte le promesse che vuole tanto, essendo sicuro di perdere, sa che non
ne manterrà nessuna. Veltroni dovrebbe preoccuparsi, il suo bacino elettorale è sempre stato
quello degli operai e dei sindacati". E' un messaggio che Berlusconi rivolge all'elettorato del Nord tentato di votare
per i Democratici, soprattutto quando difende l'hub di Malpensa. Il Pd e la
Sinistra Arcobaleno dicono che il leader del Popolo delle libertà sia stato
fulminato sulla via di Pontida. Per la verità, gli esponenti di Forza Italia
hanno sempre perorato questa causa. "E quando Umberto Bossi ha chiesto al
Cavaliere di inserire il problema dello scalo milanese nel programma - spiega
l'ex ministro leghista Roberto Calderoli - non ci ha pensato due volte. Ora è
un punto preciso del programma della coalizione. Quanto all'Alitalia, più che
la sorte dell'azienda, alla Lega interessa che ci siano tre anni di tempo per
sostituire la compagnia italiana con altri vettori". Berlusconi
invece preferirebbe che l'Alitalia rimanesse italiana: "Penso che ci
dovrebbero essere degli imprenditori italiani responsabili che si
consorziassero per intervenire. Penso - ha poi aggiunto - che non sia
assolutamente possibile che un hub importante per tutto il Nord come Malpensa
venga privato nei prossimi mesi del 72% di voli". Secondo il leader
azzurro le perdite per l'hub milanese sarebbero di un miliardo di euro
("qualcuno - precisa - dice due miliardi"); per Alitalia
ammonterebbero a 200-300 milioni. Dunque, meglio che rimanga tricolore. Anche
perché "un Paese deve saper anche sopportare delle perdite di una sua
azienda", ha precisato Berlusconi, facendo
intendere che un intervento pubblico o protezionistico non è da escludere. In
fondo, si tratta di "un veicolo di primaria importanza per quanto riguarda
l'economia legata al turismo". Le dichiarazioni dell'ex presidente del
Consiglio, secondo gli analisti, avrebbero provocato il crollo in Borsa dei
titoli Alitalia, ai minimi da oltre dieci anni. Veltroni
non si è fatto scappare l'occasione per puntare l'indice contro lo scarso senso
di responsabilità del suo competitore. E' una "posizione
irresponsabile", ha attaccato a testa bassa Giorgio Tonini. "Dal
leader del Pdl - spiega il responsabile Economia dei Democratici - sentiamo
solo dichiarazioni elettorali e irrealistiche, buone forse per cercare voti ma
destinate a creare illusioni". Per il partito di Veltroni
è invece necessario proseguire con il piano intrapreso dal governo Prodi, cioè
separare i destini di Alitalia da quello dell'aeroporto milanese. "Solo
così - annota Tonini - è possibile dare un ruolo forte alla compagnia di
bandiera e a Malpensa. Per Alitalia bisogna cercare una forte partner europeo,
Air France o altri, che si facciano avanti. Malpensa, liberati gli slot, deve
invece proporsi come un hub per l'Italia settentrionale e per il resto
d'Europa".
( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Retroscena Il
momento cruciale del negoziato ALESSANDRO BARBERA Air France tira dritto
"Una battuta elettorale" ROMA Una battuta dal sapore elettorale. Noi
andiamo avanti con l'offerta, poi si vedrà". All'aeroporto Charles de
Gaulle, dove c'è l'ufficio del numero uno di Air France-Klm Jean-Cyril
Spinetta, le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla
vicenda Alitalia arrivano mentre gli emissari italiani aggiornavano i vertici
transalpini sulle trattative. Le due compagnie stanno attraversando il momento
più delicato del negoziato: mentre sulla necessità di abbandonare Malpensa e
concentrare l'attività su Fiumicino sono andate a braccetto, fra i due
management si sta invece consumando uno scontro sul riassetto di Alitalia
Servizi, la società che controlla tutte le attività di terra della compagnia.
E' un argomento delicatissimo, poiché in gioco ci sono ottomila posti di lavoro
e l'indotto dell'aeroporto romano. La battuta di Berlusconi
ha riportato improvvisamente le lancette indietro di un paio di mesi: a quando
cioè la politica si divideva ancora sul destino di Malpensa. A Parigi però non
sono rimasti troppo sorpresi dalla battuta di Berlusconi.
Sanno qual è la geografia politica, sanno che il governatore della Lombardia
Roberto Formigoni e la Lega stavano facendo una pressione micidiale sul leader
del Partito delle Libertà perché dicesse qualcosa a favore di Malpensa, contro
la trattativa con i franco-olandesi che penalizza lo scalo milanese a scapito
di Fiumicino. A Roma c'è chi ha subito interpretato le parole del Cavaliere
come il segno di una virata a 180 gradi: il segno che ci sarebbe qualche
imprenditore pronto a investire denaro vero a favore del rilancio della
compagnia. Un'autorevole fonte di Forza Italia smonta seccamente la tesi:
"Quella del Cavaliere è stata solo una battuta". Una "frase
dovuta a Formigoni che lo tampinava da giorni", ma che comunque "alza
un po' il prezzo della trattativa con Parigi soprattutto per quanto riguarda
Malpensa". Una rassicurazione che il Pdl ha fatto giungere all'advisor di
Air France a Roma, quel Francesco Mengozzi di Lehman
Brothers che aveva guidato Alitalia nella prima fase del Berlusconi primo. Anche Walter Veltroni, già
preoccupato per le difficoltà della trattativa su Az Servizi, ha voluto in
qualche modo rassicurare delle intenzioni del Pd: "Il Cavaliere è un
irresponsabile", aveva fatto dire - non a caso - alle agenzie il
responsabile economia del partito Giorgio Tonini. I vertici di Air
France-Klm quasi lo attendevano al varco, il Cavaliere. Già qualche giorno fa,
in una conferenza telefonica gli investitori preoccupati per la crisi di
governo in Italia avevano chiesto cosa ne sarebbe stato dell'offerta vincolante
che Parigi si è impegnata a presentare il 14 marzo e che verrà formalizzata in
un cda quattro giorni prima: "Vogliamo anche il consenso del nuovo
governo, altrimenti non proseguiremo", aveva risposto il direttore
generale Gourgeon. Del resto lo stesso Berlusconi, che
in una prima fase aveva speso parole di elogio per l'offerta della cordata
Intesa-Air One, sa bene che se Air France-Klm lasciasse il campo per Alitalia
si concretizzerebbe lo spettro del fallimento entro giugno e si troverebbe
costretto a dedicare i primi cento giorni di governo ad affrontare la crisi e
probabilmente uno scontro fra i sostenitori di Malpensa (la Lega) e quelli di
Fiumicino (Alleanza Nazionale). La "battuta" del Cavaliere ha
comunque messo un nuovo spillone su una trattativa già di per sé travagliata e
sulla quale pesano altre due incognite: la richiesta di risarcimento da più di
un miliardo intentata da Sea contro Alitalia e la sentenza con cui il Consiglio
di Stato ha accolto il ricorso di Air One e rimesso in discussione la gara per
l'acquisto di Volare, la compagnia low cost con base a Malpensa che nel
frattempo era stata acquisita da Alitalia. Per paradosso, l'uscita di Berlusconi a mercati aperti ha però aiutato i francesi ad
abbassare il prezzo dell'Opa su Alitalia: a fine giornata il titolo aveva perso
il 5,2% e valeva appena 0,56 euro, venti centesimi in meno di qualche giorno
fa. Air France-Klm è pronta ad acquistare Alitalia con 35 centesimi ad azione.
( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Prima il colpo al cerchio (Veltroni). Ora alla botte (Berlusconi).
Famiglia cristiana pareggia il conto delle critiche con uno sferzante giudizio
sul Pdl che, diranno i maligni, sembra concepito apposta per orientare
l'elettore cattolico sul terzo incomodo: l'Unione di centro, sintesi di Udc e
Rosa bianca. Il settimanale più letto nelle parrocchie prende di mira
l'agnosticismo del Cavaliere sulle questioni "eticamente sensibili",
non perdona quella sua uscita sul Pdl monarchico (perché comanda lui) e
anarchico (libertà di coscienza sui valori). Bocciato proprio come Walter sette
giorni fa. "Gli elettori cattolici hanno il diritto di sapere che cosa
pensano i loro candidati su aborto, testamento biologico, coppie di fatto"
eccetera, alza il dito Famiglia cristiana, "il richiamo dei vescovi non
assolve nessuno". Sarà perché a sostegno dei centristi si mobilitano le
divisioni del Papa, sul voto aleggia sempre più l'incubo del pareggio. A loro
modo lo riconoscono Veltroni e Berlusconi.
Il primo, prevedendo in quel caso "riforme istituzionali e poi al
voto". Il secondo, anticipando che nel futuro Parlamento qualunque
sostegno (Udc compresa) sarà "benvenuto". Non parla così chi è
certissimo della vittoria. Difatti entrambi hanno parecchi dubbi, e si
domandano come riprendere in mano le redini. Vista coi loro occhi, l'ideale
sarebbe ridurre la campagna a un faccia a faccia Veltroni-Berlusconi. Magari, appunto, organizzandone uno. La novità,
sintomatica, è che per la prima volta Silvio dice sì alla richiesta di
confronto sempre caldeggiata da Walter: "Disponibilissimo".
Aggiungendo, col tono del pugile che vuole accendere i riflettori sul match:
"Al posto di Veltroni, ne avrei il
terrore...". Ma la Commissione di vigilanza non ha appena messo un veto ai
confronti in tivù? Certo. Tuttavia l'idea che si fa strada nel quartier
generale berlusconiano, su cui sono in corso contatti con l'altra sponda, non
prevede per forza un duello in uno studio Rai e Mediaset. E' possibile,
osservano, che si svolga con regole ferree in una sede neutra, magari di fronte
alla stampa estera. A quel punto, l'evento richiamerebbe i media di tutto il
mondo, le nostre tivù non potrebbero evitare di darne conto, la par condicio di
fatto verrebbe forzata. E comunque, per una settimana prima e dopo la politica
non si occuperebbe d'altro. La questione sarà definita da lunedì in avanti. Per
ora il Cavaliere è alle prese con le sue liste, i ras locali che si oppongono
ai "paracadutati" da Roma, i partitini che attendono risposte...
Figurarsi se c'è posto per candidati di grido. Le ultime voci parlano di
sondaggi in corso su Santo Versace, lo stilista, e su Raffaello Vignali,
presidente di Federchimica. No secco, in controtendenza, del giornalista Carlo
Rossella. Supplemento di fatica per Storace e Santanché. Il loro simbolo è tra
i 23 respinti dal ministero dell'Interno perché troppo simili ad altri. Nel
caso della Destra, somiglia troppo a quello di An. Entro domani sera dovrà
essere ritoccato. Idem per la Dc di Pizza e per quella di Sandri (pressoché
identiche), nonché per tre liste ispirate a Beppe Grillo. Bocciatura senza
appello per 9 simboli, gli ammessi all'esame del voto sono 147.
( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Calearo "San
Clemente ha fatto bene a far cadere Prodi" Il candidato del Pd Massimo
Calearo "santifica" Clemente Mastella per aver fatto cadere il
governo Prodi. Nello studio di Ballarò l'imprenditore,
voluto da Veltroni come capolista in Veneto, ha detto: "San Clemente Mastella
ha fatto bene al Paese, perché ha fermato il governo e adesso c'è un partito
come il Pd che ha un programma moderno. Non è vero che tutti gli imprenditori
votano Berlusconi". Calearo non risparmia critiche al vice ministro
dell'Economia Vincenzo Visco. "Per carità di Dio, spero non lo
ricandidino".
( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Taccuino elettorale
Marcello Sorgi Quando si affaccia il timore di vincere La polemica sul pareggio
sta diventando un classico di tutte le elezioni. Chi lo
evoca, come ha fatto ieri Veltroni a "Porta a
porta", è come se dicesse ai suoi elettori: "Ancora un piccolo sforzo
ed è fatta". Chi lo nega, come ha reagito subito Berlusconi a
"Sky Tg 24", vuol dare la sensazione di una sicurezza anche superiore
a quella che in realtà alberga nel suo animo. In genere, le altre volte,
tutto si esauriva solitamente in giornata, o in un paio di giorni, come
qualsiasi argomento elettorale in una campagna che ha bisogno tutti i giorni di
novità. Se non che, la volta scorsa, nel
( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ludwig se ne andava
in giro con la divisa e le stellette. Se poteva, pure il monocolo e i guanti
neri in mano. Ludwig von Wohl. Era il mago che aveva convinto l'Inghilterra:
"Io vi faccio gli oroscopi di Hitler e voi vincete la guerra". I
servizi segreti l'hanno nominato persino capitano, gli hanno comprato una casa
e, soprattutto, gli hanno sempre creduto. Poi, quando non serviva più perché
Hitler aveva perso, hanno continuato a pagarlo perché stesse zitto. La sua
storia è raccontata da documenti dei servizi segreti da poco declassificati.
Tutta la vita a busta paga per sparare cazzate. Un grande. Come si fa non
invidiare un cialtrone come Ludwig von Wohl? La sua fortuna in fondo era solo
nella debolezza dei grandi. Anche Berlusconi dicono
che ha 5 astrologi che gli leggono gli oroscopi. Veltroni, dipende:
ci crede solo se gli dicono che vince, e adesso è dura. Che Hitler andasse
matto per gli oroscopi lo scrivevano pure i libri, non era solo convinzione
comune. Che poi magari non fosse vero era un particolare che allora non
contava. Christopher Andrew, professore di storia a Cambridge ed esperto dei
servizi segreti, ha benevolmente spiegato che bisogna anche tener conto di come
andavano quei giorni: "Le vittorie iniziali di Hitler pareva che avessero qualcosa
di prodigioso: adesso può sembrare strano, ma in quei momenti di crisi non si è
lasciato nulla di intentato". Chiamiamoli miracoli della disperazione. Uno
dei problemi più grandi era l'imprevidibilità di Hitler. Lord Halifax che lo
definiva "questo strano tipo", diceva di lui: "Procede a tentoni
come un cieco che provi a farsi strada in una palude". E allora, non si
buttava via niente per capirlo meglio. Von Wohl capitò in Gran Bretagna nel
1935, dove si era rifugiato per sfuggire alle persecuzioni razziali perché di
origine ebraica. Arrivato nella capitale inglese, si fece passare prima per un
nobile ungherese, poi per il nipote di un direttore d'orchestra austriaco, e
infine per un parente del sindaco di Londra. In società, comunque, era
accreditato come un esperto astrologo e aveva tra i suoi clienti, secondo
quanto rivelato da un rapporto dell'Mi5, "personalità di spicco della
classe dirigente". All'inizio, gli stessi servizi segreti che poi lo
avrebbero assunto lo descrivono come "un ciarlatano e un impostore",
e lo pensano addirittura alle dipendenze dell'Asse. La svolta arriva durante
una cena all'ambasciata di Spagna, quando una duchessa lo pregò di rivelare
l'oroscopo di Hitler a un illustre commensale, il ministro degli Esteri
britannico, Lord Halifax, che era lì che non riusciva mai a capire da che parte
volesse parare quel matto del Führer. Von Wohl deve averlo illuminato. Così, fu
subito arruolato dall'Intelligence del Regno Unito, perché "è sempre utile
sapere cosa dice la gente a un astrologo". Gli venne anche assegnato un
fastoso appartamento a Park Lane. Ogni tanto si metteva alla scrivania e
preparava gli oroscopi su una carta intestata dell'Ufficio Ricerche
Psicologiche. Le previsioni erano quel che erano. Ma lui ripeteva che quel che
contava era altro: capire i meccanismi che muovevano Hitler. E poi si poteva
pure fare propaganda con gli oroscopi. Gli credono così tanto che nel 1941 lo
mandano in missione negli Stati Uniti, per influenzare gli americani a entrare
in guerra contro l'Asse. Il suo compito era quello di screditare una
convenzione di maghi americani filonazisti e divinare oroscopi in cui prevedeva
l'inevitabile sconfitta di Hitler, segnata dagli astri. I giornali gli dettero
un mucchio di spazio. E a giudizio dei suoi superiori il servizio fu svolto
"ottimamente". Anche se fino a prova contraria dovette essere Pearl
Harbor a convincere Roosevelt, non il "fantastico oroscopo" che gli
aveva preparato questo stregone piovuto dal Tamigi. Tornato a Londra, trovò l'appartamento
vuoto, così come il conto in banca. L'Mi5 comincia a storcere il naso, a
chiamarlo "buffone" oppure "ribaldo". Pensano di
nasconderlo in una zona remota del Paese o a internarlo, addirittura, nel
timore che la sua esistenza potesse screditare l'operato dei servizi. Invece,
mai sottovalutare von Wohl. Riesce un'altra volta a convincere lo stato
maggiore dell'ossessione di Hitler per l'astrologia, persuadendo tutti che mai
come in quel momento è importante il suo lavoro: avrebbe studiato gli astri del
leader nazista e svelato i consigli del suo mago, lo svizzero Karl Ernest
Krafft. Gli dicono di sì. E lui si allarga, fa gli oroscopi a tutti. Come in un
documento del 1943: "Gennaio positivo per il maresciallo Timoshenko,
mentre c'è qualche pericolo per il generale Eisenhower. Il periodo dal 7 al 14
è favorevole al generale Montgomery". Non ci azzecca quasi mai. Charles
Hambro, responsabile delle Operazioni Speciali, ha confessato che se andasse a
controllare il suo lavoro scoprirebbe un mucchio di fallimenti: "Ma non ne
ho né il tempo né la voglia". E su una memo riservata c'era scritto che
"von Wohl è chiaramente un pericolo potenziale e non vi è nessuna garanzia
della sua lealtà: probabilmente è guidato soltanto dalla vanità e dagli
interessi personali". Finalmente l'avevano capito. Però Hitler ha perso,
l'Inghilterra ha vinto ed è finita bene per tutti. Testa bassa e occhi bassi,
meglio star zitti e pedalare. Anzi, per essere più sicuri, e far star zitto lui
soprattutto, l'hanno riempito di soldi fino alla sua morte. E poi dicono che
non era un mago.
( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Eggere la parte di
economia che sta a cuore ai propri elettori e liberalizzare quella che sta a
cuore agli elettori dell'avversario. Questa risposta alla globalizzazione, che
si può definire "protezionismo di parte", è sorpassata e rischiosa.
Tipica infatti dei Paesi le cui economie sono cresciute di meno dagli Anni
Novanta e che hanno paura di aprire economia e società agli stimoli della
concorrenza. Ieri Berlusconi ha descritto con un
esempio lampante il "protezionismo di destra": abolire o riscrivere
lo Statuto dei lavoratori, ma salvare imprese nazionali, come Malpensa e
Alitalia, a costo di perdere denaro pubblico. Questo tipo di risposta alla
globalizzazione non funziona. È figlia infatti di un mondo che non esiste più,
in cui capitale e lavoro sono ancora nettamente distinti e in cui i confini
nazionali sono chiusi. Inoltre è destinata a lacerare il Paese anziché
mobilitarne il consenso per le riforme. È lo stesso errore che sta commettendo
Nicolas Sarkozy, pur con minori inclinazioni stataliste, e che ne sta facendo
arenare la spinta riformista e crollare il consenso. Anche nel suo ultimo
governo, Berlusconi seguì lo stesso schema: riuscì a
liberalizzare il mercato del lavoro con la Legge Biagi. Ma dall'altro lato si
sforzò di proteggere le imprese, rinunciando alle privatizzazioni, mancando di
liberalizzare i mercati dei prodotti, dei servizi e degli assetti proprietari,
fino a costruire la più dannosa delle barriere protettive del capitale
nazionale: la depenalizzazione del falso in bilancio di fronte alla quale
qualsiasi investitore è costretto a pensarci due volte prima di appropriarsi di
una società italiana. Esiste ovviamente anche un "protezionismo di sinistra"
che, come nell'ultimo governo, liberalizza servizi e mercati dei prodotti, ma
protegge i diritti dei lavoratori irrigidendo il mercato e arretrando nelle
riforme sociali. E Veltroni deve
ancora dimostrare, al di là delle candidature affiancate di operai e
imprenditori, di sapersene affrancare davvero e di aver colto la lezione del
riformismo a tutto campo. Tuttavia le proposte di Berlusconi di ieri
sul salvataggio a ogni costo di Alitalia e di Malpensa rappresentano un
perfezionamento perverso del protezionismo di parte. In questo caso
infatti si tutelano quasi al chilometro le constituency elettorali degli
alleati: la Lega con Malpensa e Alleanza Nazionale con la compagnia di
bandiera. Sul Corriere Giavazzi ha sintetizzato criticamente il programma del Popolo
della Libertà in termini inquietanti: "Dazi e quote per difendere le
nostre produzioni dalla concorrenza asiatica e protezione delle nostre
industrie e dei nostri capannoni". In filigrana si riconosce la filosofia
"dei rischi e della chiusura" di Giulio Tremonti, a cui infatti Berlusconi intende affidare il ministero dell'Economia.
Tutti i Paesi europei che si sviluppano più rapidamente fanno invece
dell'apertura, non della chiusura, il loro punto di forza. In Svezia e Gran
Bretagna, due dei Paesi meglio funzionanti in Europa, pur diversissimi
politicamente, oltre metà degli investimenti in tecnologia che ne spingono lo
sviluppo sono portati da capitali stranieri. Non a caso sono anche i due Paesi
in cui gli immigrati si integrano meglio. Il Belgio, che è riuscito a
riequilibrare conti pubblici un tempo peggiori di quelli italiani, ha vincolato
gli aumenti salariali nazionali ai divari di produttività rispetto ai Paesi
vicini, delegando dunque perfino parte della propria sovranità salariale. La
Germania è riuscita a ripartire con eccezionale vigore grazie al fatto di aver
"aperto" quasi contemporaneamente sia il mercato del lavoro sia gli
assetti proprietari delle imprese e delle banche, dopo decenni di protezionismo
corporativo di sindacati e capitalisti. Oggi le imprese tedesche non assumono
più lavoratori dequalificati, bensì laureati con stipendi elevati. Alcune
migliaia di imprese italiane sono già riuscite ad agganciare lo sviluppo
globale. Le statistiche sull'andamento dei profitti mostrano grandi
oscillazioni che testimoniano che il processo di "distruzione
creativa", attraverso cui le imprese più capaci prevalgono su quelle che
non reggono la concorrenza, è in corso. L'andamento della crescita economica e
dell'export italiano degli ultimi due anni testimonia che il processo, benché
doloroso, è benefico per l'intero Paese. Fermarlo per dar retta alla retorica
della "chiusura protettiva" e per raccogliere così consenso
elettorale di breve termine, è una garanzia di declino per asfissia del Paese e
una colpa imperdonabile per una forza politica che si pretende liberale.
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il caso Due mesi
dopo, i rifiuti invadono di nuovo anche le strade del centro Napoli, torna la
"monnezza" NAPOLI Non voteranno. Né Veltroni né Berlusconi, né altri. "Non andremo alle urne, nessuno merita la nostra
preferenza, guardate cosa hanno combinato, questa era la terra più bella del
mondo...". Lo dicono con livore nella città, tornata a essere invasa da
montagne di rifiuti dopo una breve tregua. Piramidi di spazzatura dalla
periferia al suo salotto. Da Scampia a via Toledo. Lo ripetono quasi con
rassegnazione nella provincia, mai liberata dall'incubo della spazzatura. Ormai
sommersa dai cumuli, con fermate dei bus trasformate in discariche, panorami
sfregiati dalla monnezza. SEGUE A PAGINA 20 CON UN COMMENTO DI GUIDO VIALE A
PAGINA 30.
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il retroscena Il
piano B di Silvio "Draghi premier" CLAUDIO TITO "Se la
maggioranza al Senato non sarà ampia, io non farò come Prodi". I sondaggi
da tempo ripetono sempre lo stesso ritornello: a Palazzo Madama la vittoria del
Pdl è in bilico. Soprattutto nulla assicura che i numeri per Silvio Berlusconi siano sufficientemente ampi. Dati che il
Cavaliere legge con apprensione. Derivandone una certezza: "Senza una
affermazione netta, non sarò io a formare il governo". L'incubo della
"paralisi" accompagna i suoi sonni. "Senza una coalizione forte,
in Italia non si può fare niente. Contro la sinistra,
contro i sindacati, non si riesce a fare niente". In quel caso, può essere
la volta buona per le larghe intese. O meglio, per le "piccole
intese" con il Pd di Walter Veltroni. SEGUE A
PAGINA 11 SERVIZI DA PAGINA
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Roma
Gianni Alemanno: "Farò una rivoluzione conservatrice" "Via 20
mila immigrati con problemi di giustizia" PAOLO G. BRERA "A Roma
dobbiamo espellere 20mila persone: i nomadi e i clandestini che hanno avuto
problemi con la giustizia". è la "rivoluzione conservatrice" che
Gianni Alemanno, candidato sindaco del Pdl, sogna per la Capitale. Ieri mattina
insieme ad Alfredo Antoniozzi - candidato Pdl alla Provincia - ha incontrato il
presidente di Confcommercio, Cesare Pambianchi, che ha chiesto "più lotta
all'abusivismo commerciale e alle merci contraffatte, il riequilibrio tra
grande distribuzione e negozi di vicinato, uno sforzo sulle infrastrutture per
la mobilità e la creazione di una forza di polizia dedicata al commercio".
"La lotta al degrado e per la sicurezza - replica Alemanno - sarà priorità
con interventi incisivi come le armi ai vigili. E ci piace molto la proposta
degli "ausiliari del commercio": creeremo una forza locale
specializzata in degrado, commercio abusivo e microcriminalità". E
rilancia: "Occorre una mappa delle aree commerciali a rischio in cui
concentrare risorse" e "meno cubature commerciali nel nuovo
Prg". Altro cardine del programma: "La modifica della governance: col
federalismo fiscale l'area metropolitana deve trattenere parte delle risorse
prodotte". E ripropone la moratoria delle "multe pazze". In
attesa del Patto per Roma (il
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Palermo
LE REAZIONI Rivolta della base su nomi e posti: "Il nepotismo ha avuto la
meglio sulla democrazia" "Sembra il Psi di vent'anni fa" Esplode
la rabbia dei militanti Coro di proteste: "Ha vinto l'arroganza dei big"
i giovani Aspettavamo segnali di cambiamento che non sono arrivati Quella che
ha prevalso è la vecchia politica il sindacalista L'operatrice di call center
retrocessa alla nona posizione Mortificato il mondo del lavoro ANTONELLA ROMANO
SI sentono sclusi, delusi, traditi. C'è chi se la prende con Veltroni
e chi addossa la responsabilità a Genovese, chi parla di "pratiche da
prima Repubblica" e chi sostiene che siano stati favoriti i "soliti
gruppi" in barba alla democrazia. è un coro di protesta, quello che si
leva attorno alle candidature del Pd per le politiche. Secondo il componente
dell'assemblea costituente del Pd Renato Ruggiero, l'inserimento tra i sicuri
eletti della figlia di Cardinale fa toccare al partito di Veltroni
il punto più basso. "Portare in parlamento la figlia a tutti sconosciuta
di un ras politico costretto a non candidarsi da un regolamento sacrosanto -
dichiara Ruggiero - è un comportamento di agghiacciante arroganza, che se non
fermato arrecherà danni elettorali gravissimi". Gli Ecodem ieri hanno
chiesto le dimissioni di Francantonio Genovese e del suo vice Tonino Russo,
contestando l'esclusione di Beppe Lumia e di Maria Falcone. Aurelio Angelini,
in una conferenza stampa, ha proposto assieme alla vice presidente
dell'assemblea del Pd Mariolina Bono, di riaprire le liste: "Le liste
approvate calpestano la parità di genere, il rinnovamento generazionale, le
varie sensibilità della società siciliana, e tra queste quella ambientalista,
che alle primarie ha ottenuto il 20 per cento dei consensi". "Non
vorremmo che la scelta di non candidare il vicepresidente dell'Antimafia - dice
Giusto Catania, europarlamentare di Prc - sia dettata dalla
smania di Veltroni di costruire un governo di grande coalizione con Berlusconi e che per questo sia necessario derubricare la questione
morale". E c'è anche il caso della retrocessione di Loredana Ilardi,
l'operatrice dei call center e rappresentante Slc-Cgil, data per capolista e
finita al nono posto. A farlo scoppiare è il segretario della Cgil
Maurizio Calà, che si rivolge a Veltroni non
condividendo la scelta di penalizzare il mondo del lavoro dipendente.
"Fino a qualche giorno fa tutti sapevamo che la capolista in Sicilia era
una lavoratrice part time di un call-center indicata per il valore di
rappresentanza e di attenzione nei confronti del mondo di giovani, donne,
precari e lavoratori. Di contro in Veneto a rappresentare il Pd è c'è il
presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, da sempre in contrapposizione con
i bisogni del mondo del lavoro". Esprime disagio lo scrittore Pasquale
Hamel che si domanda dove sia il nuovo: "Non stiamo assistendo né al
rinnovamento, né all'apertura alla società civile ma a un atto ulteriore di
prepotenza da parte di un mondo che, per suo statuto, tale non dovrebbe
essere". E c'è grande delusione nelle reazioni dei giovani dirigenti che
avevano aderito con "entusiasmo ingenuo". Tra questi Massimiliano
Lombardo: "Ho dato fiducia ed energia per costruire il partito nuovo, quello
che avrebbe dovuto dare più spazio alle nuove generazioni e lanciare un segnale
di cambiamento. Entrambe le cose in Sicilia non sono state realizzate. A
vincere è la vecchia politica del familismo e dei nepotismi". Per Marcello
Capetta, leader della sinistra universitaria, "le candidature della figlia
di Cardinale e della precaria dei call center, che precaria non è,
rappresentano un'offesa al lavoro dei tantissimi giovani impegnati nelle
scuole, nelle università e nella società civile". L'area lettiana accusa il
colpo di non avere candidature in posti di rilevo. "è la dimostrazione che
in questo Pd non vi è agibilità politica, vengono favoriti gruppi esistenti e
le candidature corrispondono agli attaché dei leader", attacca il sindaco
di Pantelleria Salvatore Gabriele. Tra le "intelligenze mortificate"
di cui si parla c'è quella di Angelo Argento, il coordinatore regionale
dell'area lettiana, candidato alla Camera nella Sicilia orientale al numero 11,
posizione utile solo in caso di vittoria. Altre due lettiane, Mila Spicola e
l'assessore di Bagheria Vittoria Casa, che forse rinuncia, sono finite come
riempitivi in fondo alla lista. Dichiara Beppe Bruno: "Sembra di trovarsi
non nel nuovo Partito democratico ma nel Psi del 1987. Chissà se un giorno
qualche inchiesta giudiziaria ci aiuterà a capire con quale logica sono state
fatte queste scelte".
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Napoli
Pina contro Mara, duello rosa e D'Amato pone le condizioni In Campania 2 sfida
Picierno-Carfagna. L'imprenditore vuole un posto nel governo Pdl roberto
fuccillo D'Amato contro D'Alema, Carfagna contro Picierno, Bondi contro
Follini. Il quadro delle sfide è praticamene fatto. Questi dovrebbero essere i
duelli fra capilista rispettivamente in Campania 1, Campania 2 e Senato. Il
"Popolo della libertà" dovrebbe completare e stilare con precisione
le liste domani, ma ormai l'acquisizione dei nomi è quasi al termine, e in
Forza Italia si dà per chiuso l'arrivo in lista dell'ex presidente di
Confindustria. Perfino Berlusconi ieri lo ha pressato:
"Se sarà dei nostri ne saremmo felici, perché quando lui fu presidente
della Confindustria collaborammo molto bene". Resta un dubbio sulla
collocazione. La logica lo vorrebbe al Senato, per non rimanere oscurato dalla
già decisa presenza sia di Berlusconi che di Fini
nella lista alla Camera. Ma in realtà Palazzo Madama è prospettiva lontana, per
lo stesso motivo per il quale D'Amato ancora non conferma. D'Amato attende di
chiudere i dettagli finali della trattativa col Cavaliere. In modo particolare
la definizione del suo futuro. Di certo ambisce anche a un incarico governativo
e non solo a fare numero su uno scranno parlamentare. Cosa che invece lo
investirebbe se al Senato si realizzasse davvero uno scenario di maggioranza
risicata con conseguente obbligo di presenza in aula. Intanto Berlusconi la battaglia di Napoli l'ha già ingaggiata:
"Se vogliono andare avanti con l'archeologia, allora dopo Pompei mettono
D'Alema che è da 45 anni in politica". Ce n'è anche per Follini capolista
al Senato: "Alla faccia della novità: i compagni campani non saranno
contenti di avere come candidato Follini che è stato vicepremier nel mio
governo". Certo appare suggestivo anche il duello al femminile in Campania
2, con Mara Carfagna a incrociare i sentieri di Pina Picierno. Nel frattempo,
aspettando D'Amato, il quadro per il "Popolo della libertà" è quello
delineato nei giorni scorsi. Saranno in pista gli uscenti, gli innesti di altre
formazioni come Sergio De Gregorio, Stefano Caldoro, Giuseppe Scalera, i
prefetti Raffaele Lauro e Maria Elena Stasi e le tante altre designazioni di An
e Forza Italia. Nelle ultime ore si sono aggiunti Raffaele Calabrò, il
cardiologo che fu anche presidente del Consiglio regionale per Forza Italia e
che poi era passato con la Margherita. Poi Sergio Vetrella, presidente del
Centro ricerche aerospaziali di Capua, Gaetano Soglia, proprietario di una nota
catena di resort nel salernitano, infine Marco Pugliese, presidente
dell'Avellino Calcio, e Antonia Ruggiero, figlia del titolare di una nota
tipografia irpina. Confermato invece che sono in via d'uscita Alfredo Vito e
Franco Girfatti, e che non rientreranno affatto Paolo Cirino Pomicino e Giulio
Di Donato. Non ci sarà neanche Carmelo Conte, di cui erano circolate alcune
indiscrezioni che lo volevano verso Forza Italia. Falso: ieri Conte ha
precisato che "non vedo e non sento Cicchitto da circa due anni, non
conosco Bondi e non parlo con Berlusconi da oltre sei
anni" e, di fatto era in attesa semmai delle decisioni del Ps di Boselli,
aspirando a essere suo capolista in Campania 2. Decisioni non ancora prese,
anche perché nel frattempo Boselli non si è fatto sfuggire l'opportunità di un
appello a tornare a casa rivolto ai compagni di "Alleanza riformista"
dopo il maltrattamento subito da Veltroni. Altro
partito in attesa è l'Udc. Nessun problema a Napoli, dove la lista sarà guidata
da Casini e, forse, anche da Cesa, ma i candidati veri alla elezione sono Ciro
Alfano e Michele Pisacane. Pende ancora l'incognita De Mita. Le ultime sortite,
compresa l'intervista di lunedì a "Irpinia tv", hanno
confermato la sua intenzione di essere della partita. Semmai resta l'incognita
fra la corsa in Campania 2 e quella al Senato, dove l'Udc vuole essere sicura
del conseguimento dell'8 per cento. Circostanza sulla quale gli amici di De
Mita non hanno soverchi dubbi, viste anche le numerose visite che vengono
segnalate a Nusco, specie dopo le decisioni veltroniane sulle liste del Pd
(nelle quali figura al Senato anche l'uscente Adriano Msi, frusinate
proveniente dalla Uil, nulla a che vedere con lo storico Aurelio Musi).
Significativo che ieri si sia rifatto vivo anche il sindaco di Avellino,
Giuseppe Galasso: "Ritengo che su De Mita ci sia stato un grosso errore da
parte di Veltroni". La Destra di Storace ha avuto
ieri da fare soprattutto con la bocciatura del suo simbolo, ma è confermato che
la formazione correrà col ticket Santanchè-Pezzella in entrambe le
circoscrizioni della Camera e che a Napoli al numero tre dovrebbero esserci
Bruno Esposito o Paola Ferrari, conduttrice della "Domenica
sportiva", che comunque sarà candidata anche nel Lazio. Infine la Sinistra
arcobaleno. Trattative generali ancora in corso. Pende sempre la possibilità
dei Verdi di portare in Campania Grazia Francescato, nelle ultime ore si è
aggiunto il problema di Oliviero Diliberto: dovrebbe andare in Piemonte, ma non
si esclude la Campania. D'Amato De Mita Calabrò.
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Genova
Prima giornata tutta ligure per Giovanna Melandri, la capolista mandata da Roma
"Genova? L'ho aiutata nel 2004 O forse no, forse era il 2001..."
WANDA VALLI Giovanna Melandri, è bionda, bella, ma non dice sempre sì. Anzi.
L'attuale ministro delle politiche giovanili e dello sport, candidata in
Liguria come capolista alla Camera del Pd, deve proprio a una risposta al
fulmicotone a Silvio Berlusconi in un faccia a faccia
in Tv, il suo successo d'esordio in politica. Era il 1994, Giovanna Melandri,
aveva 32 anni. Da allora è rimasta in Parlamento, ministro due volte (governo
D'Alema e Prodi 2), sempre fedelissima alle idee e allo
stile di Walter Veltroni. Che l'ha voluta capolista in Liguria, e ieri, l'ha
"lanciata" dal palco di piazza Matteotti. Lei lo ha seguito in ogni
tappa della visita in Liguria, ammessa anche alle riunioni più ristrette, come
l'incontro con sindacalisti e rappresentanti dei lavoratori del porto nella
Sala del Camino di Palazzo Ducale. All'uscita, mentre scende veloce le
scale per raggiungere l'atrio, accenna al suo primo giorno da capolista
genovese. Com'è Genova per lei, ministro Melandri? I capelli lisci a caschetto,
un abito in fantasia sotto il cappotto, sorride e spiega: "Non è un
esordio, sono venuta più volte". Quando e in che veste? Melandri risponde:
"come ministro dei Beni Culturali, quando la città era stata
nominata", un attimo di sospensione, "città europea della cultura,
nel 2004, no?" e si gira a guardare la sua collaboratrice. Sì l'anno era
quello, ma nel 2004 il centrosinistra non era al governo. "In effetti i
fondi li stanziammo nel 2001", specifica Giovanna Melandri, sempre
cercando di non saltare il gradino. Poi aggiunge: "voglio fare una
campagna elettorale qui, insieme con Roberta", intesa come Pinotti, la
presidente della Commissione Difesa della Camera, genovese, che guida il Pd al
Senato. Il ministro Melandri tiene a sottolineare un altro aspetto. Dice:
"sono molto soddisfatta che il Partito Democratico abbia scelto due donne,
per guidare la sua corsa in Liguria". E, però, lei ha dovuto lasciare
Roma, la sua città, un sacrificio?. Altri gradini azzeccati, altra risposta che
chiarisce: "Sono candidata anche nel Lazio". Nel collegio della
Magliana di Roma, quello del 1994? "Eh, no, purtroppo i tempi dei collegi
sono finiti, ora sono in Lazio 1". Adesso il suo quartier generale dovrà
spostarsi a Genova. Giovanna Melandri lo conferma e rimanda ai prossimi giorni
il suo incontro ravvicinato con la città: "potrò conoscerla meglio, voglio
conoscerla meglio", promette. Intanto ieri ha incontrato la gente della
Genova che nel Pd vuole credere. Giovanna Melandri è a fianco di Walter Veltroni sul palco, con il cappotto, gli stivali neri,
qualcuno, dal pubblico, con sarcasmo tutto ligure annota: "ma dove va con
quegli stivali? a funghi?". Niente di personale, i genovesi sono fatti
anche così. Criticoni, ma pronti a urlare " Vai Melandri" con
applausi dalla piazza, quando Veltroni la presenta.
Lei sorride. Questa volta dice sì, convinta. Alla sfida del Pd, guidato dalle
dame bionde, Giovanna e Roberta.
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Genova
Viaggio alla scoperta degli uomini non conosciuti sul territorio, schierati dal
centrosinistra per le prossime Politiche Garofani, Fassina, Lusi: Mister X in
lista "Ma non siamo solo dei raccomandati" Il braccio destro di
Visco: "Ho preparato con Burlando la legge sull'extragettito"
L'ultimo direttore del Popolo: "Non è colpa mia se non hanno cambiato la
legge elettorale" Sarà un caso, ma dei tre l'unico ad avere l'elezione già
in tasca è quello che arriva dalla Democrazia Cristiana. Francesco Garofani, 45
anni, non è un giornalista qualsiasi, è l'ultimo direttore del
"Popolo". L'hanno paracadutato al numero tre della Camera, subito
dietro la Melandri e Andrea Orlando, ma davanti a Tullo e alla Rossa. E' mai
stato a Genova, onorevole Garofani? "Non farò l'errore di dire che amo
molto il pesto - scherza lui - Ho fatto in tempo a vivere la stagione del
movimento giovanile Dc e quindi a Genova ho un sacco di amici: Massimiliano Costa,
Luca Parodi, Gianni Vassallo. La legge elettorale fa schifo, abbiamo cercato di
cambiarla fino alla fine, ed è destino di noi "candidati nazionali"
prendere palate di melma perché veniamo paracadutati. Ma chiedete pure agli
elettori di Lombardia 3, se - io che sono romano - li ho rappresentati a dovere
in questo spezzone di legislatura". Scusi, ma allora perché, lei che è
romano ed è stato eletto a Mantova, la mandano a Genova? "Sono un
giornalista prestato alla politica, non sono io che decido la mia traiettoria.
Ma, a prescindere dai territori, sono una persone seria. Dove servo,
vado". Garofani, spiegano gli addetti ai lavori, è l'uomo che due
settimane fa ha organizzato il pubblicizzatissimo (e riuscitissimo) convegno che ha riavvicinato il mondo cattolico al Pd:
vicinissimo al vice di Veltroni, Franceschini, lo definiscono "il più vecchio dei giovani
cattolici del Pd". Gran lavoratore, in questo spezzone di Legislatura ha
presentato una valanga di proposte di legge: la più curiosa è l'istituzione dell'Ente
"Fondazione Musical italiano". Dei quattro Pd paracadutati in
Liguria nei posti chiave (Melandri, Garofani, Lusi e Fassina) l'unico a non
essere parlamentare uscente è lui, Stefano Fassina. Sarà l'assonanza con
l'ultimo segretario Ds, sarà che è il braccio destro dell'espostissimo Visco
("al contrario di quel che si pensa, una persona adorabile,
dolcissima"), sarà che ha profonde radici a sinistra ("subito dopo la
Pantera, sono stato segretario nazionale dei giovani universitari dell'allora
Pds"), ma Fassina - 41 anni, un figlio grandicello e una figlia che
nascerà a ridosso delle elezioni - sembra uno di casa. "A Genova ci sono
spesso - conferma - Col presidente Burlando, per conto del viceministro Visco,
ho preparato tutto l'iter tecnico e legislativo dell'extragettito in porto.
Nelle ultime due Finanziarie ho seguito in particolare i dispositivi legati ai
porti e, su mandato di Visco, mi sono occupato del nuovo regime fiscale per le
imprese minime e marginali, il cosiddetto forfettone". Tradotto, se
trentamila imprese liguri avranno meno problemi col Fisco, il merito è di
questo signore che ha alle spalle cinque anni negli Usa al Fondo monetario
internazionale e l'esordio professionale nel gabinetto dell'allora ministro
dell'economia Carlo Azeglio Ciampi. Scusi, ma con un curriculum così uno
finisce quarto al Senato, così viene eletto solo se il Pd prende il premio di
maggioranza in Liguria? "Sono regole orribili - risponde lui - ma vogliamo
ricordarlo, ogni tanto, che la sinistra voleva cambiarle e Berlusconi
è voluto andare a votare lo stesso?". Il viceministro Visco, rinunciando
al suo settimo mandato parlamentare, ha posto una sola condizione: coinvolgere
Fassina. E a lei, senatore Luigi Lusi, chi la aiuta? "Finora i lupi
marsicani - scherza lui - Nel senso che sono stato eletto in Senato nella zona
della Marsica e da appena 24 ore so di essere diventato "genovese".
Molto onestamente, non mi sento paracadutato da voi: sono uno abituato a
lavorare sul pezzo, dove vado mi prendo carico dei problemi del Collegio. E' la
legge che prevede questo doppio servizio: per il Paese e per il territorio.
Servizio è la mia parola-chiave". Nel curriculum di Lusi, avvocato
abruzzese di 46 anni, tre figli, spiccano sei anni da segretario generale degli
scout cattolici dell'Agesci e l'incarico di tesoriere prima per Rutelli e poi
co-tesoriere (coll'ex Ds Sposetti) dell'Ulivo. Perdoni, ma che c'entra un uomo
di conti con la Liguria? "Della Liguria conoscono i problemi. Mi sono
occupato di porti, di turismo, di infrastrutture. Se c'è una cosa che
rimpiango, da senatore uscente, è di non aver concretizzato i decreti sulla
sicurezza del lavoro. Ma, ricordiamolo, il centrosinistra li voleva e la destra
no. A parole sono bravi tutti. Ma dalla parte di chi lavora ci siamo noi".
(r. n.).
( da "Unita, L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Veltroni: possibile un risultato
clamoroso "Ormai la distanza tra noi e il Pdl è di 4 punti. Gli italiani
stavolta daranno una maggioranza chiara" di Andrea Carugati / Roma
BOOKMAKERS Veltroni lo vede a portata un
"risultato clamoroso". "Ci sono tutte le possibilità", dice
parlando a Genova in piazza Matteotti, nel pomeriggio. E cita i bookmakers
inglesi: "Stanno cominciando a rivedere le cifre sulle elezioni italiane,
nessuno all'inizio della campagna elettorale scommetteva su di noi".
Ospite di Porta a Porta in mattinata, il leader Pd aveva commentato con
soddisfazione i sondaggi di Mannheimer,e non solo. "Tutti dicono che il
distacco tra Pd e Pdl si è ridotto a quattro punti". Tra le coalizioni è
di 6,5 punti, "ma c'è una bella differenza di coesione. Noi con l'Idv
daremo vita a un solo gruppo parlamentare, mentre Pdl e Lega sono divisi su
molti temi". Ma se la grande rimonta dovesse avere successo a metà, con un
pareggio? Veltroni non vede all'orizzonte Grandi
coalizioni: "In quel caso bisognerà fare insieme le riforme e poi tornare
a votare". Una ipotesi, quella del pareggio, che Veltroni
sembra allontanare: "Gli italiani questa volta saranno così saggi da dare
una maggioranza chiara sia alla Camera sia al Senato". Il leader Pd sta
alla larga dalle polemiche sulle liste, ma sottolinea la rapidità con cui il Pd
le ha compilate: "Un record mondiale della politica italiana. In genere si
chiudono la notte prima della scadenza e con un lancio di ortaggi. Noi siamo
riusciti a farle agilmente e con molte novità". Quali? Il
"raddoppio" delle donne elette, prima di tutto, e poi i giovani, una
ventina tra 30 e 40 anni, i grandi nomi della società civile, da Colaninno a
Calearo, Veronesi e il prefetto De Sena. "E per la prima volta entrerà una
persona in carrozzina, Ileana Argentin, una donna che ho avuto al Comune con
me, di straordinaria competenza e umanità". Veltroni tocca al
volo due dei casi di esclusi più eccellenti: Giuseppe Lumia e Stefano Ceccanti.
A entrambi offre un incarico futuro nel Pd, ma "è sbagliato che ciascuno
consideri se stesso l'antimafia". Stoccate per Berlusconi,
definito "un uomo politico, non un uomo di Stato", per non aver
accettato di fare le riforme prima del voto. "Hanno fatto un
partito su un predellino, io sono stato votato da tre milioni di persone. C'è
una certa differenza...". E ancora: "Mi sono rivisto la puntata del
"contratto con gli italiani", nel quale c'era scritto che, se non si
realizzavano 4 punti su 5, il leader del Pdl non si sarebbe candidato...ed
invece siamo al "Berlusconi 2 la
vendetta"". Ce n'è anche per Tremonti, già designato ministro
dell'Economia dal Cavaliere: "Lo è stato già, è tutto già visto, siamo noi
la parte inedita della storia di questo Paese". Molta attenzione al Nord:
"Il programma del Nord è quello del Pd, la parte più produttiva del Paese
ha bisogno di infrastrutture, meno pressione fiscale, formazione e lotta alla
burocrazia, non del parlamento della Padania. La presenza di Calearo con noi
dimostra che qualcosa è cambiato, nel 2006 non avrebbe scelto il
centrosinistra".
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Allarme rosso in
Forza Italia. Ma c'è anche chi ironizza: dopo le critiche al Pd volevano la par
condicio L'affondo spiazza i cattolici azzurri Baget Bozzo: "Accuse
indegne" FRANCESCO BEI ROMA - Stupore, irritazione, preoccupazione.
L'attacco di Famiglia cristiana al Cavaliere investe come una doccia fredda
Forza Italia e, in particolare, quegli esponenti più esposti nel rapporto con
il mondo cattolico. Gianni Baget Bozzo non esita a definire l'editoriale del
settimanale "un grave attacco personale" a Berlusconi,
pieno di accuse "pesanti e indegne". La legislatura 2001-2006, quella
governata dalla Cdl, "è stata in assoluto la più filocattolica della
storia d'Italia - sostiene Don Gianni - , molto più di quelle dominate dalla
DC, che alla fine digerì il divorzio e l'aborto e non tutelò né la famiglia, né
la scuola privata". A riprova, il consigliere berlusconiano ricorda che il
rapporto tra la Cdl e la Cei di Ruini "è sempre stato ottimo". Di
"articolo disinformato" parla Gaetano Quagliariello, che della
riflessione sui rapporti tra la religione e lo spazio pubblico ha fatto la
stella polare della fondazione Magna Carta. "Famiglia Cristiana - osserva
il senatore forzista - mostra non solo il suo pregiudizio ma anche una
grossolana semplificazione dal punto di vista teorico. Sembra di essere tornati
ai tempi della festa di Sant'Ambrogio, quando si facevano i sermoni contro il
pericolo Berlusconi". Per smentire la tesi del
settimanale paolino Quagliariello si richiama "all'evidenza dei fatti:
nella nostra legislatura è stata fatta la legge 40 e si è respinto l'attacco
referendario, la famiglia non è stata insidiata né dai Dico, né dai Pacs, né da
altre diavolerie". Quagliariello ci tiene a distinguere poi la
"scelta relativista" del Pd, che candida Binetti e Veronesi perché
"pensa ci possano essere due verità" e quella "liberale"
del Pdl, che "sui temi della biopolitica prende una posizione precisa,
fatte salve le posizioni di coscienza". Dunque perché
un frontale così diretto contro Berlusconi?
"Forse serviva a "riequilibrare" l'affondo contro Veltroni della settimana scorsa", sospira il senatore. Una tesi
sostenuta con una battuta anche da Maurizio Lupi, che i Paolini chiamano
direttamente in causa in quanto cattolico in partibus infidelium: "Si vede
che Famiglia Cristiana è entrata in regime di par condicio: dopo aver
dato un colpo al cerchio ora deve darlo anche alla botte". Lupi non si
scaglia tuttavia contro il settimanale, anzi definisce "legittime e
giuste" le domande poste ai cattolici del Pdl, con una puntualizzazione:
"La nostra scelta per il Pdl è responsabile e "adulta", perché
il Pdl dei valori cristiani e liberali ha fatto un pilastro". Francesco
Giro, plenipotenziario berlusconiano nella città del Papa, la mette invece sul
piano dei numeri: "Contano i nostri voti: i consensi per Forza Italia sono
in gran parte di provenienza cattolica, significherà qualcosa no? Forse vuol
dire che interpretiamo le aspettative del mondo cattolico in maniera
adeguata". Nessuna "preoccupazione" dunque per Famiglia
Cristiana, almeno a livello ufficiale, "perché quello è un punto di vista
di una minoranza accademica, che non conosce il popolo italiano". Un
popolo che Berlusconi invece "interpreta molto
meglio".
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ex premier Casini
Pisanu Famiglia Cristiana attacca Berlusconi "L'anarchia
dei valori non va bene". Il Cavaliere: cambiare lo statuto dei lavoratori
Per una sorta di panteismo del leader nel Pdl si evitano i temi cattolici La
candidatura di Cuffaro non è un bel segnale di Casini Cosa dice Pisanu, allievo
di Moro, dell'anarchia sui valori? GIANLUCA LUZI ROMA - "Il primato del
fare e l'anarchia dei valori" alla base della politica
di Berlusconi non piacciono a Famiglia cristiana che questa settimana mette il
Cavaliere sul banco degli accusati dopo aver "espresso preoccupazioni"
per i "pasticci in salsa pannelliana" nel Pd di Veltroni. La "trappola" in cui il settimanale dei Paolini non
vuole cadere è "una geopolitica dei valori", quindi stavolta tocca a Berlusconi e l'attacco è particolarmente duro. Dei valori, scrive
Famiglia cristiana, "ci piacerebbe che se ne discutesse anche nel Popolo
della Libertà, dove si ritiene che i valori eticamente sensibili siano una dote
acquisita, una sorta di lascito ottenuto per sorteggio da parte degli
italiani". Per di più, osserva criticamente il settimanale cattolico,
"Berlusconi ha definito il suo partito
"monarchico" (crediamo per via della potenza del leader) e insieme
"anarchico", nel senso che non ha una posizione ufficiale su molti
temi di rilevanza etica e lascia tutto alla libertà di coscienza dei
singoli". Per Famiglia cristiana, quindi, "il "primato del
fare" è riuscito a prevalere su quello del "pensare",
soprattutto in riferimento ai valori e ai temi etici sensibili. E non se ne
discute affatto (o poco) - accusa il settimanale - perché l'unico vero vento da
assecondare per tenere la rotta è la potente parola del capo". Il giornale
cattolico boccia l'intero impianto teorico dell'"anarchia positiva"
che "è un esorcismo che non fa bene al Paese, un pasticcio che non serve
né a prendere le distanze dal fondamentalismo delle magliette anti-islamiche di
Calderoli, né a compensare il laicismo dei radicali che pure albergano nella ex
Casa delle libertà". La libertà di coscienza, per il settimanale dei
Paolini, "deve essere considerata extrema ratio, non una limitazione della
responsabilità e un depotenziamento della politica". Invocare la libertà
di coscienza mettendo a tacere il dibattito "mortifica" i candidati
cattolici del Pdl. Si corre il rischio che "per una sorta di panteismo onnipotente
del leader" nel Pdl si evitino i temi che hanno a che fare "con il
bene comune e la dottrina sociale della Chiesa". Per esempio, chiede
Famiglia cristiana, cosa dicono i cattolici del Pdl "sulla presenza nelle
liste elettorali di inquisiti e condannati? Al di là della "buone"
ragioni addotte - sposta il tiro il settimanale - non sono neppure bei segnali
quelli che vengono dall'Udc con la candidatura dell'ex Governatore della
Sicilia Cuffaro o anche gli abbracci di Casini con il re di Calciopoli Luciano
Moggi". In conclusione "gli elettori del Pdl, soprattutto quelli
cattolici, hanno tutto il diritto di sapere cosa pensano i propri candidati, e
non solo il Capo, su aborto, testamento biologico, coppie di fatto, sulla
flessibilità del lavoro e sulla sussidiarietà". Qualcosa, almeno sugli
ultimi due punti, Berlusconi ieri lo ha detto in tv a
Sky tg24: l'articolo 18? "Credo che bisognerebbe cambiare tutto lo Statuto
con regole nuove e più moderne". E "fra i dieci punti presentati da
Confindustria non ce n'è uno che non sia ricompreso nel nostro programma".
Quanto alla candidatura di Calearo nel Pd "è solo una trovata elettorale
che scontenterà gli operai", mentre al Pdl piacerebbe mettere in lista
D'Amato, l'ex presidente di Confindustria ai tempi del governo Berlusconi. E a proposito di governo, se il Cavaliere
tornerà a Palazzo Chigi, "Tremonti sarà il nostro ministro dell'Economia e
delle Finanze".
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CACCIA AL VOTO
"Quello scudo è solo mio vale un milione di voti" ANTONELLO CAPORALE
Alle nove del mattino casa Pizza è zeppa di corpi. Nelle mani di Pino Pizza
(non si scrive tutto attaccato) è cascato il simbolo della Democrazia Cristiana
che, dicono gli esperti, in qualunque posizione si metta sulla scheda
elettorale attira voti. Pensi che fortuna, dottor Pizza. Lo scudo vale oro.
"Buttiglione, nel '99, senza fare campagna elettorale, raccolse un milione
di voti". Anche se Casini ancora usa la croce. "Mi spiace per Pier
Ferdinando, che ho introdotto io alla politica, ma ha zero possibilità di
resistermi". D'altronde il tribunale ha parlato chiaro. "La sentenza
è qui". Berlusconi è certo di aver trovato in lei un ottimo alleato. "Con la
nostra dignità e il nostro simbolo". Due anni fa era il cocco di Romano
Prodi. "Romano lo conosco bene. Poi è arrivato Veltroni...
". Lo scudocrociato gira tra le mani di troppa gente. Ha visto quel
Sandri?. "E' un accrocchio, non potrebbe proprio. Lui è inibito". Ha
la croce. Sandri pure esibisce la croce rossa. "Sfondo bianco credo...
Mah, non so. Non m'interessa". Casini sfondo azzurro. "Azzurro, ma
non c'è il nome. Solo noi siamo Dc". Rotondi invece è senza croce ma col
nome. "Senza scudo, e il nome è altro". Tutto intero lo scudo è solo
suo. "La sentenza del giudice è limpida". Dottor Pizza: non è che tra
qualche giorno arriva qualcun altro e le frega lo scudo? "Praticamente
impossibile". Ventitrè cause per la successione. "La titolarità è
nostra. Non abbia dubbi". Perché ha rifiutato di ospitare Clemente
Mastella nelle sue liste? "Per Clemente l'avrei fatto, però ho incontrato
una fortissima resistenza tra i miei dirigenti... ". Ma quanti ne siete?
"Venticinquemila iscritti". Caspita! "E cosa credeva lei?".
( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Il Pd Il leader: faccia a faccia doveroso. Bassolino? Dopo
l'emergenza fase nuova Veltroni: se c'è pareggio
riforme insieme, poi al voto "Possiamo farcela, stiamo a 4-7 punti dal
Pdl" A Porta a porta: il Nord ci sceglierà perché siamo un partito aperto.
Nel 2006 Calearo non si sarebbe mai candidato con noi ROMA - Finita la
registrazione Bruno Vespa rinnova l'invito a Walter Veltroni per un terzo round elettorale a Porta a Porta. E il segretario,
calcando gli accenti alla romana: " Another one? ". Sfida a distanza
con Berlusconi in tv, atto secondo. Oggi toccherà al favorito, ma ieri il
leader del Pd ha citato sondaggi che lo danno in rimonta ed è tornato sul tema
di un eventuale pareggio al Senato. Inciuci col Cavaliere non se ne
fanno, giura Veltroni, ma se lo stallo ci sarà la via
da perseguire è quella delle larghe intese per le riforme. "Io penso di
vincere. Gli italiani sanno che questa volta votando un partito si garantisce
governabilità. Ma se non sarà, si dovranno fare insieme le riforme e poi
tornare al voto". In studio Aldo Cazzullo, Stefano Folli, Gianluigi
Paragone, Giovanni Pepi e Renato Mannheimer, dietro le spalle di Veltroni c'è la maxilavagna di carta, si parla di programmi
ma il segretario si rifiuta di alzarsi e scrivere col pennarellone i 12 punti
del programma del Pd. "Per carità Vespa, faccia lei... Mi sono rivisto la
puntata del contratto con gli italiani, dove c'era scritto che se non si
realizzavano 4 punti su 5 il leader del Pdl non si sarebbe ricandidato. E
invece siamo al Berlusconi 2, la vendetta".
All'avversario il leader del Pd rimprovera il no al governo per le riforme
prima del voto: "è qui che si vede la differenza tra un uomo politico e un
uomo di Stato". E Bassolino, deve dimettersi? Nel mezzo della crisi
"non può lasciare", ma quando i cumuli di rifiuti spariranno sì,
servirà "un segno di discontinuità profonda". Una corsa contro il
tempo e contro i pronostici, tra gli studi Rai e le piazze di La Spezia e
Genova. Ed è qui che Veltroni sente salire l'onda.
"Su di noi nessuno avrebbe scommesso un euro. Adesso la distanza è fra i 4
i 7 punti e i bookmaker inglesi hanno rivisto le quotazioni. Dobbiamo
continuare a correre, ci sono tutte le possibilità per un risultato
clamoroso". E il duello tv con Berlusconi?
"Lo riterrei un dovere ". Di Pietro nel Pd? "Nessuna deriva
giustizialista". E la giustizia che va a rilento? "Serve un manager
nei tribunali". E infine, perché mai il Nord dovrebbe scegliere il Pd?
"Perché siamo una forza nuova e aperta. Nel 2006 Massimo Calearo non si
sarebbe mai candidato con noi...". di Filippo Andreatta nelle Opinioni
M.Gu. L'INTERVENTO.
( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10
categoria: BREVI 29 gennaio 2008 Durante le consultazioni al Quirinale per la
crisi del governo Prodi, Veltroni rilancia la
Grande coalizione ma Berlusconi la rifiuta.
( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10
categoria: BREVI 30 novembre 2007 Il segretario del Pd Walter Veltroni e il leader di
FI Silvio Berlusconi si incontrano
per gettare le basi di una riforma condivisa della legge elettorale.
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il piano alternativo
deI leader del Pdl prevede un esecutivo del Governatore per fare le riforme e
affrontare l'emergenza economica Ma Berlusconi prepara
le "piccole intese" "Governo Draghi se il Senato sarà in
bilico" "Senza una coalizione forte, contro la sinistra e i sindacati
in Italia non si fa niente" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CLAUDIO TITO Un
percorso comune ma transitorio per approvare la legge elettorale, rilanciare
l'economia del Paese, varare le liberalizzazioni e infine tornare alle urne.
Due anni per "risolvere i problemi veri dell'Italia". Il modello cui
spesso fa riferimento il Cavaliere è quello post-bellico di De Gasperi e
Togliatti. In questo caso, però, si tratterebbe di un governo
"tecnico" guidato da un "supertecnico" e composto da una
squadra ristretta di ministri "super qualificati" e
"imparziali". Un gabinetto cui - è il ragionamento che Berlusconi sta sottoponendo soltanto agli esponenti di
spicco di Forza Italia - non potrebbe che essere destinato Mario Draghi.
"L'unico", a suo giudizio, in grado di affrontare un processo del
genere. Il Governatore della Banca d'Italia, ripete da giorni l'inquilino di
Palazzo Grazioli agli "amici di sempre", è l'uomo giusto per fare
ordine nei conti pubblici, rivitalizzare il tessuto economico e industriale e
quindi assegnare un nuovo profilo costituzionale alle istituzioni. L'esempio di
Prodi, del resto, per il leader Pdl è come una stella polare al contrario. è
sicuro che a Montecitorio la sua vittoria sia fuori discussione. A Palazzo
Madama la certezza non è ugualmente granitica. E non ne vuol sapere di farsi
cuocere a fuoco lento nell'aula del Senato battagliando con gli "assenti"
o i "traditori". Con i senatori a vita e con gli eletti all'estero.
Soprattutto rabbrividisce all'idea di dover aprire una trattativa con Pier
Ferdinando Casini per allargare la coalizione dopo il 13 aprile: "Mi
farebbe impazzire". Anche perché, proprio al leader centrista aveva per
primo fatto capire i suoi orientamenti. Era il 16 gennaio e si consumava
l'ultimo incontro tra i due a Via del Plebiscito. Per ammansire l'alleato
recalcitrante, il Cavaliere accennò all'ipotesi del "passo indietro":
"vedrai, io poi non è che voglio rimanere per sempre a Palazzo
Chigi". Le cose, però, con i centristi andarono in modo diverso. A questo
punto, è il ragionamento berlusconiano, meglio tenere fede a quell'embrione di
accordo che il 30 novembre scorso aveva siglato con il segretario del Pd. Un
colloquio preceduto nove giorni prima da un pranzo organizzato in gran segreto
nella saletta riservata di un ristorante romano. Due incontri per definire non
solo la possibile riforma elettorale, ma anche per fissare "congiuntamente"
la bussola dei comportamenti futuri. Un patto, quindi, che molti chiamano per
le "piccole intese". E che da allora tiene senza cedimenti.
"Walter e Silvio" non affondano mai i colpi. Il capo forzista ha
addirittura delineato una strategia "pubblicitaria" che per la prima
volta non delegittima l'avversario, semmai spara alzo zero contro i
"partiti minori". Proprio come il dialogo sulla legge elettorale a
novembre puntava a ridimensionare i "piccoli". E, a meno che i
risultati elettorali non gli assegnino una maggioranza "sicura", a
quel "patto" non vuole venire meno. Per Berlusconi, allora, non è un caso che ieri quell'ipotesi abbia fatto
capolino pure nei discorsi di Veltroni. Il Cavaliere, poi, ammette
con i suoi di sentirsi "annoiato" da questa ennesima corsa e di
essersi buttato nella mischia per "puro spirito di servizio".
Così, anche in pubblico fa poco per occultare il "piano B". "Noi
- spiegava l'11 febbraio scorso in un intervista al settimanale
"Tempi", vicino a Cl e in vendita in edicola insieme al "Giornale"
- siamo pronti a scrivere le regole comuni della partita. Una disponibilità che
rinnoviamo per il futuro per le riforme che debbono far compiere all'Italia un
salto di qualità". Stesse parole il 22 febbraio, davanti alle telecamere
di "Matrix" su Canale 5: "Se ci fosse un risultato vicino a
quello di due anni fa, noi offriremo alla sinistra la possibilità di risolvere
insieme i problemi del Paese". Certo, ora la campagna elettorale sta
entrando nel vivo, e queste aperture saranno sempre più rarefatte. Ma il 14
aprile il capitolo potrebbe riaprirsi. Anche perché nei faccia a faccia del
novembre scorso, il Cavaliere ha prospettato all'allora sindaco di Roma un
patto a 360 gradi. La presidenza di una delle due Camere al Pd non è più un
tabù. E l'uomo prescelto sarebbe Massimo D'Alema che si è candidato alla
Camera. Non solo. L'ex premier ha persino superato la sua idiosincresia nei
confronti di Luciano Violante che potrebbe ricevere il via libera del Pdl per
la carica di giudice costituzionale insieme ad un altro giurista, dei
centrodestra, come Gaetano Pecorella. Insomma, tante "piccole intese"
che, secondo il Cavaliere, anche Veltroni sta
agevolando e che potranno determinare un'ultima conseguenza: inserirlo
nell'elenco dei "padri costituenti". E quindi farlo digerire anche
nel Pd come un candidato "potabile" per la successione al Quirinale
nel 2013.
( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: "In caso di pareggio riforme
insieme e poi nuovo voto" Il Cavaliere: ipotesi irrealistica. Ma dice sì
al duello tv Il leader Pd: tutta la politica è fatta di "ma anche". E
poi racconta il suo distacco dal calcio SILVIO BUZZANCA ROMA - "Io penso
di vincere e gli italiani sanno che questa volta è l'occasione nella quale
votando un partito si garantisce governabilità. Ma se non sarà così, si
dovranno fare le riforme insieme e poi tornare al voto". Walter Veltroni dal salotto di Porta a Porta rilancia l'ipotesi di
un accordo sui cambiamenti istituzionali con il Pdl in caso di pareggio
elettorale. Ma la risposta Silvio Berlusconi non è
positiva. Anzi. Il Cavaliere da un altro studio televisivo, quello di Sky Tg24
replica infatti: "Non credo che ci sarà un pareggio. Non mi impegno su
posizioni che non ritengo realistiche". E una totale chiusura arriva anche
da Gianfranco Fini. L'altro leader del Pdl spiega: "Veltroni
non si sforzi perché è inutile che eserciti la fantasia. Non ci sarà nessun
pareggio: noi vinceremo le elezioni". Nella disputa fra i due pesi massimi
si inserisce anche Pierferdinando Casini. Il leader dell'Udc commenta:
"Questa proposta di Veltroni mi sembra una
manifestazione di paura. I grandi partiti fanno gli sbruffoni. Ma credo che
temano di avere un insuccesso rispetto alla vittoria annunciata". Dunque
il Pdl non pensa a riforme condivise con il Pd. Il massimo che Berlusconi concede è un'intesa per cancellare le province
dove sono possibili le aree metropolitane. Troppo poco per Veltroni che insiste: "Le regole si scrivono insieme ma poi si
governa da soli". Il faccia a faccia che forse non ci sarà, va in onda
così a distanza. A questo proposito, Veltroni spiega:
"Il confronto tv con Berlusconi penso sia un dovere, ma
non urlerò se non si farà". Ma anche il Cavaliere si dice pronto ad
affrontare lo scontro tv. Con un pizzico di ironia spiega: "Fossi in lui,
ne avrei il terrore. Ma se vuole farlo, io sono prontissimo". In attesa
del giudizio di Dio, Veltroni commenta anche il caso
Campania. "Finita l'emergenza, però - spiega il leader del Pd - serve un
segno di discontinuità profondo, che deve essere sottoposto al giudizio degli
elettori. Mi aspetto un segnale di discontinuità e mi attendo dalla coscienza
di Bassolino, che è una persona responsabile, che, finita l'emergenza, si apra
una fase nuova". Infine, Veltroni dice no grazie
a Vespa che lo invitava a scrivere sulla lavagna usata da Berlusconi
nel 2001, e ironizza sul tormentone elettorale. "Non voglio fare il
manifesto del "ma anche", ma tutta la politica è fatta di "ma
anche... ", scherza il leader del Pd. E infine una battuta sul calcio.
"Non mi occupo della Juve, - spiega - ho maturato un distacco dal calcio
in questi anni per quello che è successo nel mondo del pallone. Ora sto nel
trip del basket e tifo per la Virtus. Nel basket gli arbitri sono 3 ed è
difficile sbagliare".
( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il settimanale cattolico Famiglia cristiana: nel Pdl c'è anarchia
di valori MILANO - Prima il "pasticcio
veltroniano" con l'alleanza tra il Pd e i Radicali. Ora il Pdl con
"Il primato del fare e l'anarchia sui valori". Questa settimana nel
mirino di Famiglia Cristiana (nella foto la copertina) finisce Silvio Berlusconi. "C'è una trappola nella quale non bisogna finire
impigliati - scrive il settimanale dei Paolini - cioè che esista una
geopolitica dei valori. Se ne discute giustamente nel Pd, ci piacerebbe
che se ne discutesse anche nel Pdl. Berlusconi ha
definito il suo partito "monarchico" e insieme "anarchico",
nel senso che non ha una posizione ufficiale su molti temi di rilevanza etica e
che lascia tutto alla libertà di coscienza dei singoli". Per Famiglia
Cristiana, "la libertà di coscienza non deve essere un depotenziamento
della politica. Invocarla per annullare il dibattito mortifica soprattutto i
candidati cattolici". "Gli elettori cattolici del Pdl - conclude -
hanno il diritto di sapere cosa pensano i propri candidati su aborto,
testamento biologico, coppie di fatto...".
( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Pd e Pdl esorcizzano la prospettiva di
una vittoria a metà N on è ben chiaro se "il pareggio" venga evocato
dai due maggiori partiti perché hanno paura di perdere, o perché temono di
vincere. Ma certamente, se dovesse prendere corpo il bipartitismo sul quale
puntano Pdl e Pd, una delle conseguenze potrebbe essere una loro intesa per
riformare il sistema. Più che una strategia, però, un simile epilogo potrebbe
rivelarsi una necessità. Il centrodestra, pur ritenendosi già quasi vincitore,
sa che sarà comunque difficile guidare il Paese. E dunque non esclude di
trovarsi di fronte una crisi economica troppo profonda per essere gestita da un
solo schieramento. In questo senso si può parlare non tanto di paura di
governare, ma di scenari internazionali che potrebbero consigliare un
coinvolgimento almeno parziale dell'opposizione. Pier Ferdinando Casini,
candidato premier della Costituente di centro, coglie questa difficoltà. Avverte Silvio Berlusconi che "le alleanze si
fanno prima del voto e non dopo ". E accusa Walter Veltroni di pensare ad un governo per le riforme con tutti dentro,
soprattutto perché sente che non ce la farà. Probabilmente, è vero che il Pd
non intravede la vittoria: al massimo può accreditare una rimonta progressiva.
Il suo segretario ieri ha sostenuto che lo scarto si sarebbe ridotto fra
quattro e sette punti percentuali. Ed ha aggiunto che la presidenza di una Camera
dovrà essere data all'opposizione. "Ma con questa affermazione ",
secondo il leghista Roberto Calderoli, "Veltroni
riconosce Gia di avere perso". Può darsi che il punto d'arrivo sia quello
di strappare una sorta di pareggio, per trarne il massimo vantaggio in
Parlamento. Ma si tratterebbe di un esito nel quale si può sperare, senza però
dirlo chiaramente: soprattutto in campagna elettorale. Per questo Veltroni esclude "inciuci" dopo il 14 aprile.
Vuole prevenire i sarcasmi sul "Veltrusconi", l'alleanza di fatto fra
lui e il Cavaliere, additata dagli avversari. Sa che accreditarla
significherebbe irritare una grossa fetta dei rispettivi elettorati. E infatti
il capo della destra, Gianfranco Fini, invita il leader del Pd a non
affaticarsi, perché tanto perderà. Con le sue parole, Fini cerca di cancellare
la sensazione di un patto sotterraneo destinato ad emergere a urne chiuse. Non
solo, però. Vuole anche far capire che se il Pdl vincerà senza sbavature e
handicap al Senato, andrà avanti da solo, evitando stampelle ingombranti. Sono
messaggi cifrati e contraddittori, che riflettono una confusione oggettiva. Il
modo in cui è cambiata la fisionomia delle alleanze lascia un margine di
imprevisto che nessuno appare in grado di quantificare; e che con un sistema
elettorale farraginoso come l'attuale potrebbe riservare qualche sorpresa. C'è
la novità del centro di Casini, che martella sul "duopolio Pdl-Pd",
in polemica soprattutto col Cavaliere che nega l'utilità del voto ai partiti
piccoli. Per il Pd ci sono l'ipoteca dei rifiuti in Campania e l'incognita del
patto coi radicali, irritati perché almeno tre dei nove seggi garantiti da Veltroni sono in bilico. E nel centrodestra si discute su
una leadership berlusconiana che, seppure vincente sulla carta, comunque per
ora dà qualche segno di affanno, se non di appannamento. Il timore più
evidente, nel centrosinistra e nel centrodestra, è che il voto politico
restituisca una situazione difficile da governare; e che dunque le alleanze
spezzatesi dopo la caduta di Romano Prodi, siano costrette a risuscitare in
qualche modo. L'ipotesi che il premier uscente e la sua Unione rinascano dalle
ceneri è altamente improbabile. Ma una sconfitta netta metterebbe sotto il tiro
degli avversari interni la strategia elettorale di Veltroni
e, in prospettiva, la sua segreteria. La rottura col governatore della
Campania, Antonio Bassolino, è solo sospesa: aspetta di essere formalizzata
dopo il 14 aprile. Ma dietro Bassolino si intravedono i cacicchi regionali
frustrati dal modo in cui il Pd ha deciso le liste da Roma. Quanto a Berlusconi, un risultato ambiguo, soprattutto al Senato,
potrebbe consegnare ad un ex alleato come Casini, o perfino all'opposizione, un
margine di manovra inaspettato. Formalmente, si prefigurerebbe un pareggio. Politicamente,
sarebbe difficile non considerarlo una sconfitta. \\ Evocando il pareggio i
partiti maggiori fanno intravedere un esito incerto.
( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il sindaco di Venezia "Con le scelte dall'alto e le signorine
grandi firme non si costruisce un partito" Cacciari: basta spot, Calearo non
sposta voti ROMA - Candidando "le signorine grandi firme" si possono
anche vincere le elezioni ma "non si costruisce un partito". è
durissimo il giudizio di Massimo Cacciari, il sindaco-filosofo di Venezia,
sulla gestione delle candidature, in particolare nel Nord-Est. Veltroni ha estratto per il Veneto una delle sue carte a
sorpresa più riuscite: ha candidato capolista il presidente di Federmeccanica
Massimo Calearo, imprenditore di simpatie di centrodestra. "Premetto che
non lo conosco personalmente, Massimo Calearo, e dunque non dò un giudizio
sulla persona ". Ma... "Ma non credo che possa spostare un solo voto
verso di noi. O meglio, la somma algebrica di qualcosa recuperato a destra e di
qualche voto perso a sinistra sarà zero". Resta il fatto che ha un valore simbolico.
"Il simbolo di una scelta imposta dall'alto, da Roma. Ma non è con i
simboli che si fa un partito: se vogliamo costruire un partito dobbiamo
radicarci sul territorio, con giovani e donne che rappresentino realtà
culturali e anche imprenditoriali e non con le signorine grandi firme".
Aver candidato Calearo infrange un tabù: la sinistra non parla agli
imprenditori del Nord est. "Ma stiamo scherzando? Ci sono da sempre
imprenditori veneti con simpatie per il centrosinistra. Abbiamo avuto Massimo
Carraro candidato governatore della Regione. E poi ci sono stati i Marzotto,
Pietro e Paolo, e Benetton che era con i repubblicani. Ma non è con questi
imprenditori, anche di spessore culturale, che si modificano le traiettorie
storiche in questa regione. Non le modifichi con gli escamotage. Bisogna saper
parlare con 10 mila piccoli imprenditori, avere strutture di partito credibili,
fare in modo che loro possano avere fiducia in te. Il resto sono fesserie alla Berlusconi. Noi vogliamo assomigliare a Berlusconi?"
Insomma lei Calearo non l'avrebbe voluto in lista. "Non mi interessa
parlare di Calearo o di un altro, per giunta non lo conosco. E lungi da me
gettare la croce su Tizio o Caio. Sto facendo un discorso di prospettiva:
dobbiamo capire se vogliamo costruire un partito con scelte di impegno e di
sostanza o solo con l'immagine. è pur vero che molto dipende dal fatto che c'è
questa legge elettorale che spinge a fare le liste pessimamente ". La
legge è brutta, ma un po' di discrezionalità ai segretari, anzi molta, nel fare
le liste la garantisce. "La legge elettorale spinge a centralizzare le
candidature, anche se si parte con le migliori buone intenzioni si finisce
male. Bisognerebbe essere obbligati a tenere conto dell'espressione del
territorio. Io credo che una grande, enorme, responsabilità ce l'ha il governo
Prodi: quella di non aver fatto una riforma elettorale che cambiasse questo
meccanismo perverso". Si dovevano fare le primarie per i candidati?
"Ma no, era impensabile fare le primarie, ma così sono decise tutte le
candidature al centro e con logiche di corrente ". è vero che il Partito
democratico in autunno era partito con un forte coinvolgimento del territorio,
delle forze giovani. "Ma adesso io voglio sapere se Veltroni
vuole fare un partito o un movimento a spot tipo quello del Cavaliere. Se si va
in questa direzione, fottiamocene di donne e giovani e facciamoli fuori per
paracadutare uno in un posto solo perché ha una buona immagine. Dobbiamo deciderci su cosa vogliamo fare da grandi: Berlusconi con questa logica dell'immagine ha vinto due volte ma noi credo
vogliamo fare un partito e non Forza Italia o Forza Milan ". Lei crede
nella rimonta? "Veltroni ha una bella immagine, sa comunicare. Mi auguro che possa anche
vincere. Ma io guardo al di là del mio naso, e mal me ne incoglie ogni
volta, e mi domando: quando cambierà la legge elettorale, che prima o poi
cambierà, cambierà il modo di scegliere i candidati o questa è una scelta
culturale? " E cosa risponde? "è presto per dirlo". Gianna
Fregonara.
( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il Pdl Berlusconi: saremo noi a governare.
Fini: Walter non si sforzi, è inutile Il Cavaliere: sì al duello tv Mi candido
per l'ultima volta Su Mastella: ci avrebbe fatto perdere l'8-12% dei consensi
ROMA - "Non credo proprio che ci sarà un pareggio. Abbiamo dieci punti di
vantaggio e questi punti ci daranno il diritto ma soprattutto il dovere di
governare. Quindi non mi impegno su ipotesi non realistiche. Siamo al 45 e
qualcosa per cento contro il 35 di Veltroni". Silvio Berlusconi replica così al leader
del Pd che ha immaginato, nel caso di un pareggio alle politiche di primavera,
di dare vita a un governo di larghe intese per poi tornare al voto. E definisce
"inelegante" il rilievo dello stesso Veltroni di
"non essere un uomo di stato" per essersi opposto alla nascita di un
esecutivo per fare le riforme. Anche Gianfranco Fini la pensa come Berlusconi e invita il sindaco di Roma a risparmiare energie:
"Non si sforzi, è inutile che eserciti la fantasia, non ci sarà alcun
pareggio perché vinceremo noi". L'ex premier parla dagli schermi di Sky
Tg24. Annuncia di essere disposto a incontrare il segretario del Pd in un
faccia a faccia televisivo, ma avverte: "Se fossi in Veltroni
avrei terrore a confrontarmi con me in tv. Io comunque sono disponibilissimo
". Il Cavaliere rivela che "faremo un nuovo contratto con gli
italiani in cinque punti, indicando le cose che faremo, per altre dovremo
invece verificare le condizioni economiche". In questo contesto, ricorda
che a guidare il ministero dell'Economia sarà ancora una volta Giulio Tremonti
e sottolinea che tra le clausole vi sarà anche "l'impegno a non
ripresentarmi". Berlusconi, insomma, non è
preoccupato. Ironizza sulla scelta del Pd di candidare Massimo Calearo:
"La sinistra mette insieme agli operai i padroni, e non un semplice
padrone ma un presidente della Federmeccanica. Quindi credo che qualcuno non la
prenderà bene". Irride Massimo D'Alema che corre in Campania e che lo
aveva canzonato definendolo un reperto antico: "Se vogliano andare avanti
con l'archeologia allora dopo Pompei mettono D'Alema che è da 45 anni in
politica". Insiste nel sostenere che i piccoli partiti "non
riusciranno ad arrivare al 4 e all'8 per cento", non arriveranno cioè a
superare la soglia di sbarramento per accedere alla Camera e al Senato. Ecco
perché invita ancora una volta a non votarli "perché toglierebbero
consensi alla grande forza del Pdl favorendo il Pd di Veltroni".
Berlusconi rivela infine perché ha negato
l'apparentamento con l'Udeur di Clemente Mastella benché fosse l'unico
"che non ha mai manifestato invidia o odio verso di me: i sondaggi ci
hanno mostrato impietosamente che le difficoltà erano molto elevate, con Mastella
avremmo perso dagli 8 ai 12 punti. E questi sondaggi hanno influenzato anche
Roberto Maroni e Gianfranco Fini". Lorenzo Fuccaro.
( da "Unita, L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Elezioni: se Zapatero, se Veltroni Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima Q uesta impennata di
informazioni e di attenzioni è, poi, naturalmente, più probabile in occasioni
elettorali quando la posta in gioco è piuttosto consistente. Nel fine settimana
che sta arrivando, gli elettori spagnoli dovranno scegliere, in una
competizione chiaramente bipolare (pur tenendo conto che, poi, anche i voti
della sinistra e di alcuni partiti regionalisti potranno avere un certo, al
momento indefinibile, peso nella Camera dei deputati), fra il Partito
socialista del Presidente del governo José Luis Zapatero e il Partito Popolare
di Mariano Rajoy, attualmente all'opposizione. Nei duelli televisivi, Zapatero
ha avuto, seppur di poco, la meglio, ma, come dovremmo avere già imparato, le
elezioni si vincono e si perdono anche "semplicemente" portando alle
urne tutti i propri elettori. Nel frattempo, negli Stati Uniti d'America si
stanno dipanando appassionanti elezioni veramente primarie per la scelta della
candidatura democratica (quella repubblicana sembra già essere appannaggio del
settantunenne eroe di guerra John McCain) alla Presidenza della Repubblica. È innegabile
che quella parte di elettorato italiano che vota a sinistra senta affinità per
il Psoe e per i Democratici Usa e abbia molta simpatia per i loro candidati.
Non è una manifestazione di provincialismo quanto, semmai, di opportuno
consapevole cosmopolitismo: quanto succede altrove interessa anche l'Italia e
può influenzarne la politica e l'economia. Non è questione di ideologia, ma di
convinzioni simili, di collocazione, di politiche che, certamente con qualche
diversità, dai socialisti spagnoli ai democratici americani, sono, nei limiti
del possibile, non troppo diverse, ma piuttosto lontane da quelle dei Popolari
spagnoli e dei Repubblicani americani. E' anche fuori di dubbio che gli
elettori potenziali del Partito Democratico italiano preferiscano, non
soltanto, "ma anche", per il nome del partito, i candidati
democratici USA e, almeno per le posizioni politiche e nel confronto con i
Popolari, abbiano una chiara propensione a sperare nella riconferma di Zapatero
al governo della Spagna. Ma, quanto quegli avvenimenti possono incidere sulla
campagna elettorale italiana e sul suo esito il 13 e 14 aprile? Non c'è nessun
dubbio che le vittorie dei Democratici Usa hanno abitualmente esercitato un
effetto positivo sulle fortune dei partiti riformisti delle democrazie
occidentali. Per utilizzare un termine oggi molto diffuso, quelle vittorie
aprivano la strada alla speranza di cambiamenti praticabili, una strada sulla
quale diventava più facile per i riformisti incamminarsi e che veniva percorsa
anche con la benevola attenzione dei democratici USA. Che Walter Veltroni creda nella possibilità che una eventuale,
nient'affatto improbabile, vittoria di Obama, risulti importante anche per le
sorti del Partito Democratico italiano e, in special modo, che esistano affinità
da evidenziare e da sfruttare, appare lampante fin dal ricorso allo slogan
inventato da Obama e cantato dai suoi sostenitori: "Yes, we can". Un
democratico alla Casa Bianca, soprattutto quel democratico che, come ha scritto
Empedocle Maffia nell'introduzione ai discorsi del Senatore dell'Illinois,
rappresenta "l'ultima declinazione del sogno americano", darebbe un
segnale politico di grande importanza a favore del cambiamento. Tuttavia, per
le elezioni italiane arriverebbe troppo tardi. Invece quello che succederà in
Spagna domenica 9 marzo può influenzarci più direttamente e più immediatamente.
A confronto con un possente Partito Popolare, sostenuto con vigore e furore
dalla Chiesa cattolica, Zapatero non ha manifestato nessun cedimento in materia
di laicità. Ha anche attuato politiche economiche di sviluppo tanto che la
Spagna si sta avvicinando all'Italia a grandi falcate. Ha persino mirato al
contenimento e alla riduzione delle disuguaglianze, in parte inevitabili
ogniqualvolta si vivano situazioni di notevole accelerato sviluppo. Una
vittoria della destra, che agita la sua campagna negativa basata sulla paura,
ringalluzzirebbe il Popolo berlusconiano delle Libertà e i sedicenti atei più o
meno devoti. Al contrario, la seconda vittoria di Zapatero e del Partito
Socialista Operaio Spagnolo, sarebbe di conforto in Italia a quanti, e sono
molti, credono che un partito riformista sia in grado di attuare politiche
innovative e con quelle politiche, che sono buone perché non scontentano
affatto tutti, sia possibile vincere e rivincere le elezioni. Se si può fare in
Spagna, perché non anche in Italia?.
( da "Unita, L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi chiude sul futuro di
Alitalia: no ad Air France di Roberto Rossi /Roma MADE IN ITALY La pietra
tombale sul futuro di Alitalia e sul suo passaggio ad Air France l'ha messa
ieri Silvio Berlusconi. Il leader del Popolo delle
Libertà, rompendo un silenzio lungo mesi, ha auspicato una soluzione italiana
per il salvataggio della compa- gnia di bandiera. "L'Italia non deve
privarsi della sua compagnia di bandiera - ha detto Berlusconi,
ieri ospite a Sky Tg24 Pomeriggio -. Semmai sarebbe meglio mettere in piedi un
consorzio di imprenditori italiani". Le parole di Berlusconi
- che ieri è stato pesantemente criticato da Famiglia Cristiana ("Primato
del fare e anarchia dei valori") - gettano una pesante ombra sui destini
del vettore. Il gruppo ha forti problemi di liquidità, entro maggio servono 750
milioni di euro per garantire la continuità aziendale. E ha anche bisogno al
più presto di un partner solido. Air France è l'unico che risponda ai
requisiti. La compagnia francese entro il 14 marzo deve presentare un'offerta
vincolante. Che a questo punto non è scontata vista l'ostilità. Un'ipotesi che
a Piazza Affari non è piaciuta tanto che il titolo Alitalia è stato affossato
(-5,54% a 56 centesimi). Con la sua uscita Berlusconi,
poi, si è legato mani e piedi, ancora una volta, alla tesi della Lega Nord,
riassumibile nello slogan "Salvare Alitalia e salvare Malpensa".
Occorre "insistere su Malpensa come hub - ha detto Berlusconi
- e quindi come aeroporto internazionale". I due problemi però sono
incompatibili. Mantenere gli stessi voli che presenta oggi sullo scalo di
Varese porterebbe Alitalia a perdere dai 200 ai 300 milioni all'anno. Un costo,
però, che per Berlusconi "un Paese deve anche
saper sopportare. Bisogna insistere su Malpensa". "Sulla vicenda
Alitalia-Malpensa Berlusconi ha una posizione
irresponsabile" ha fatto sapere Giorgio Tonini responsabile Economia del
Partito Democratico. Sono "solo dichiarazioni elettorali e irrealistiche.
Noi pensiamo che per dare un ruolo forte alla compagnia di bandiera e
all'aeroporto di Malpensa i loro destini vadano separati". Ma quella su
Alitalia non è stata la sola novità del giorno. L'altra Berlusconi
l'ha riservata allo Statuto dei lavoratori una delle battaglie perse nelle
passata legislatura. "Bisognerebbe avere il coraggio di andare addosso a
tutto lo Statuto dei lavoratori e a questa contrattazione nazionale" ha
detto il leader della Pdl. "Credo bisognerebbe cambiarlo tutto con regole
nuove e più moderne". Lo Statuto dei lavoratori comunque non farà parte
del programma. Che è del tutto simile a quello di Confindustria. Lo
"ricalca" ha detto Berlusconi. Il quale,
poi, oltre a confermare Giulio Tremonti al ministero dell'Economia, si è anche
detto sicuro di vincere. "Io sono sicuro che il vantaggio è rimasto di
circa 10 punti per noi, noi siamo al 45% contro il 35% del Pd". E, sempre
sondaggi alla mano, Berlusconi ha anche scaricato
Clemente Mastella: con lui "avremmo perso dall'8 al 12%". Sul tema
candidature in serata è arrivato il sì dell'ex presidente di Confindustria
Antonio D'Amato che proprio Berlusconi aveva
auspicato. Un pensiero è stato rivolto all'Udc, che potrebbe essere recuperato
poi, e anche al Partito democratico con il quale si dice pronto a collaborare
per "abolire le province" almeno per le aree metropolitane. Berlusconi, inoltre, ha anche aperto a un confronto televisivo con Veltroni. "Io sono disponibile. Se fossi in lui avrei terrore a
confrontarmi con me in tv". Infine l'ultima promessa: "Metterò una
clausola particolare e mi impegnerò a non ripresentarmi più. Poi adesso
c'è anche l'età (72 anni, ndr) ed è una clausola molto facile da
rispettare...".
( da "Unita, L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Il Tg5 e il simbolo strappato Storace? uno di meno Emilio Fede
era molto preoccupato. Prima - angosciato dalla par condicio - ha cronometrato i secondi dati a Berlusconi e
quelli a Veltroni, per dimostrare il perfetto equilibrio della sua gestione. Dopo,
preoccupazione ancor maggiore è andata all'arrivo del maltempo, tanto che ci
aspettavamo un susseguente Berlusconi con la promessa di far
tornare il sole e il caldo e inserirla nel contratto con gli italiani.
Invece niente, il Cavaliere è apparso più tardi, riciclato da Sky News proprio
nel momento (vedi le combinazioni) in cui una ignota giornalista bionda gli
stava chiedendo: "Lei è sempre circondato dall'affetto della gente.".
Berlusconi, alle corde, ha risposto: "No, mi
odiano tutti, a volte mi sputazzano in faccia e mi fanno le corna. Sono
disperato". Abbiamo scherzato, Berlusconi ha
risposto: "Sì". Nel catastrofico (nel senso che ha selezionato solo i
disastri nazionali) Studio Aperto, due lampi di politica: Berlusconi
che vuole salvare operai e Malpensa e Veltroni, che
non riesce a salvare nemmeno Emma Bonino. Per il Tg5 non si salva nemmeno
Storace: il suo simbolo sa di taroccaggio ai danni di An. Un concorrente di
meno.Paolo Ojetti.
( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Il decalogo di
Confindustria è il mio". E straccia anche lo Statuto dei lavoratori Berlusconi: Luca mi copia Micaela Bongi Vuole salvare
Alitalia da Air France-Klm e Malpensa dal ridimensionamento, per accontentare
Umberto Bossi. E dicendolo atterra i titoli della ex compagnia di bandiera.
Vuole salvare Ronaldo perché "è giovanissimo, se vuole può restare con
noi". Vuole invece buttare a mare tutto lo Statuto dei lavoratori, perché Francesco Giavazzi sul Corriere della sera rimprovera a Walter Veltroni di non averne proposto lui l'abolizione, dimostrando così poco
coraggio, e allora Silvio Berlusconi ne approfitta rispondendo
ecco, sono qui apposta, cancellare l'articolo 18 non basta. Il suo programma,
rivendica poi il Cavaliere ospite di Sky, contiene già tutti i punti del
decalogo stilato da Luca di Montezemolo. E ognuno faccia la sua parte:
il segretario del Partito democratico si preoccupasse "del suo bacino
elettorale che è sempre stato costituito da operai e sindacalisti, mentre ora
sceglie un padrone, e non un padrone qualsiasi" come Massimo Calearo, stuzzica
il leader del Popolo della libertà. Un po' di programma, con la riproposizione
del "contratto" e la conferma che Giulio Tremonti in caso di vittoria
sarà ancora ministro dell'economia. Qualche preoccupazione per l'incombere
della lista degli evasori del Liechtenstein: "I nomi siano dati tutti
insieme alla magistratura. Non devono venire fuori uno dopo l'altro per
interessi specifici o per fare una strumentalizzazione politica". E una
tirata d'orecchi a Massimo D'Alema che si è schierato per Hillary Clinton e
"non è da uomo di stato". In realtà Berlusconi
non ha assorbito la frecciata del ministro degli esteri uscente che all'ultima
costituente del Pd lo ha bollato come reperto di "archeologia
politica". E così, il Cavaliere, dimostrando un certo affanno, mentre
accusa il Pd di copiare il suo programma si ritrova a copiare le battute: in
Campania, "se vogliono andare avanti con l'archeologia allora dopo Pompei
mettono D'Alema che è da 45 anni in politica". Scarsino. Del resto, il
Cavaliere - giurando che questa è l'ultima volta che si candiderà e "data
l'età è una clausola molto facile da rispettare", ammette - continua sì a
assicurare che i sondaggi danno il suo schieramento avanti di 10 punti rispetto
a quello di Veltroni. Ma mette anche le mani avanti: il
distacco potrà ridursi, anche se di poco, a causa della par condicio, sostiene.
E per fortuna che il Pdl non ha imbarcato Clemente Mastella, perché gli avrebbe
fatto perdere - assicura il leader di Arcore - dagli 8 ai 12 punti. Ma il
pareggio è lì che aleggia, ne parla apertamente anche il segretario del Pd
ipotizzando un "veltrusconi" per fare le riforme e tornare subito al
voto, e allora questa volta il Cavaliere fa il duro della coppia. Sfidando
anche il suo rivale a un faccia a faccia in tv: "Se fossi in Veltroni avrei terrore a confrontarmi con me. Io comunque
sono disponibilissimo". Forse il Cavaliere confida nel fatto che il
regolamento della par condicio stilato dalla commisisone di vigilanza non
prevede i duelli sulle reti Rai, così come quello approvato ieri dall'Authority
delle comunicazioni - con l'opposizione del commissario dell'Udc Gianluigi
Magri che minaccia addirittura le dimissioni - non li contempla per le
emittenti private, autorizzando invece un "tutti contro tutti". Se poi
la vigilanza darà altre indicazioni, l'Agcom si muoverà di conseguenza. E
comunque, come sostiene il presidente dell'Authority Corrado Calabrò, i faccia
a faccia si potrebbero organizzare all'interno dei normali programmi di
informazione. Ma i leader di Pd e Pdl sono realmente intenzionati a
affrontarsi? Per il momento la Rai si preoccupa per le conferenza stampa dei
candidati premier che, come scrive il direttore generale Claudio Cappon al
presidente della vigilanza Mario Landolfi, andando in onda in prima serata costerebbero
all'azienda 40-50 milioni di euro di mancati introiti pubblicitari.
( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nel Nord Est la
carica degli ex Dc spazza via tutti, compresi rutelliani e Anna Serafini
Veneto, sotto Calearo c'è la rissa Ernesto Milanesi Venezia Abbagliati da
Massimo Calearo Ciman capolista, un po' tutti hanno perso di vista la faida
interna al Partito Democratico che si è consumata prima, durante e dopo la
definizione delle liste elettorali nel Veneto. "Chiedetevi perché
l'imprenditore vicentino è finito alla camera. Va bene l'operazione
politica di Veltroni. Va bene anche la sfida aperta al governatore Galan. Ma a
palazzo Madama serviranno fedelissimi blindati con qualsiasi scenario. Lui
voleva un seggio al senato. Dovrà accontentarsi di essere il numero uno in una
delle due circoscrizioni di Montecitorio" sibila uno dei massimi dirigenti
del Pd. Ha fatto la spola fra Roma e Venezia nelle riunioni ristrette.
Ufficialmente sbandiera entusiasmo, ma in privato si rivela più deluso
dell'incontentabile Massimo Cacciari... Affiorano così altri retroscena sul
puzzle delle candidature. Quelle vere, cioè assicurate anche nella peggiore
delle ipotesi. Mentre era appena scattata la "consultazione
virtuale", il Pd del Veneto aveva già rispedito al mittente la
super-deroga personalizzata per Anna Serafini. Nel 2006, c'era ancora la
Quercia e Piero Fassino poteva "paracadutarla" a Nord Est dove poi
non si è praticamente più rivista. Ma ora sul nome di Serafini si sono
registrati i veti congiunti e tattici di tutti: la signora Fassino deve
emigrare in Sicilia. Risolto un problema, ne è spuntato subito un altro.
Politicamente imbarazzante, eticamente sensibile, democraticamente rilevante.
Il conflitto d'interesse di Paolo Giaretta, coordinatore regionale del Pd:
ultimo a poter decidere le candidature, ma anche il primo ad aver bisogno di
una deroga . Ex sindaco di Padova negli anni '90, senatore della Margherita,
confermato con una breve parentesi da sottosegretario nel governo Prodi,
avrebbe dovuto dare il buon esempio con un passo indietro. Gli era stato
chiesto e suggerito, con inviti sempre più espliciti e meno diplomatici. Ma
Giaretta ha puntato i piedi fino ad ottenere il nuovo mandato, mentre al tavolo
delle trattative cadevano teste del calibro di Cesare De Piccoli e Laura
Fincato. Esplicito messaggio per il loft romano: in Veneto non si può
prescindere dall'anima degli ex Dc. La prova del nove è la parte alta delle
liste, con Rosi Bindi che finalmente porta in parlamento anche Margherita
Miotto (donna, ma tutt'altro che nuova alla luce della collezione di mandati e
poltrone). Al contrario, vengono sacrificati senza pietà i deputati della
Margherita Andrea Colasio e Gabriele Frigato: hanno il numero 9 e 10 e pagano
rispettivamente la fedeltà a Rutelli e l'adesione ai Pacs. Clamorosa, poi, la
rivolta nei confronti di Sandro Gozi. Era stato imposto l'ultima volta,
digerito a denti stretti perché nello staff di Prodi a Bruxelles. Per farlo
accomodare a Montecitorio avevano rinunciato all'elezione in Veneto il premier,
Rutelli e De Piccoli. Non è mai piaciuto lo stile "europeo"
dell'onorevole Gozi che adesso è pure alle prese con l'inchiesta Why Not in
Calabria e al moltiplicarsi delle voci maliziose anche a Nord Est. "Ancora
Gozi? No, grazie. L'immunità parlamentare se la procuri altrove. Ci pensi
Romano..." hanno replicato i pasdaran veltroniani del Veneto. Il diretto
interessato non ha battuto ciglio: si è limitato ad aspettare le decisioni
nell'ultimo summit di Roma. E infatti trasloca in Umbria, dove la conferma a
Montecitorio è fuori discussione. Alle spalle, però, Gozi sembra lasciare terra
bruciata: "Uno così nessuno lo rimpiange, soprattutto se si vuol davvero
perseguire una diversa politica che non si può esaurire con Calearo"
sentenzia un consigliere regionale. Sul fronte opposto, invece, è un via vai di
fax. Tanto più che occorre cucire insieme Forza Italia e An, i circoli della
Brambilla e qualche personalità di richiamo. Niccolò Ghedini, avvocato di
fiducia di Berlusconi, ha incontrato ieri mattina
nella sede regionale azzurra il governatore Giancarlo Galan proprio per fare il
punto sulle liste. Prevista per oggi, infine, la fumata bianca in casa
arcobaleno. Con Gino Sperandio di Rifondazione capolista in una circoscrizione,
mentre ai Verdi (con Luana Zanella?) spetta l'altra. A meno che Alessandro Zan
(giovane consigliere comunale gay a Padova per Sinistra laica) non riesca a far
prevalere il "diritto a un cambiamento di fatto".
( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dialoghi sulla
politica/1 La sinistra e la "questione urbana". Parla l'urbanista
Edoardo Salzano "Le città, luoghi dell'alternativa" Oggi anche le
istituzioni, come la politica, sono appiattite sul breve periodo: quello
spendibile alla scadenza del mandato amministrativo. Se non c'è più un progetto
di società come può essercene uno di città? Francesco Indovina Edoardo Salzano,
pianificatore, già preside della facoltà di Pianificazione, è autore di molti
saggi. L'ultimo è Ma dove vivi? La città raccontata. Continua l'indifferenza
della "politica" per la città. Nessun programma si occupa della
questione, neanche quello della Sinistra. Non ti pare che questa indifferenza
sia molto grave, non solo per la città ma per la stessa qualità della politica,
essendo la città il luogo della "condensazione", delle contraddizioni
e ineguaglianze della nostra società? È grave e incomprensibile. Non solo per
le ragioni che dici tu, ma anche perché la città è il luogo della possibile
speranza. Le contraddizioni e le ineguaglianze possono essere risolti in tanti
modi: emarginandone i portatori, cioè espellendo e ghettizzando i soggetti più
deboli oppure trasformando la protesta che nasce dal disagio e dalla sofferenza
in una carica di rinnovamento. La prima strada è quella seguita dalle destre
italiane (quella di Berlusconi e
quella di Veltroni), che la persegue abbandonando la città al mercato, al potere
degli immobiliaristi, alla deregolamentazione e alla rinuncia del potere
pubblico. Non afferrare il nodo della questione urbana significa perciò per la
sinistra abdicare a una delle poche possibilità di rappresentare
un'alternativa. D'accordo, anche perché nella città si costruisce il
senso collettivo, senza il quale non c'è politica, non c'è rappresentanza, ma
solo rappresentazione. Si dice che l'intervento pianificato nella città sia di
ostacolo allo sviluppo, alla crescita, fa fuggire investitori, mentre noi
insegniamo che un intervento ordinatore crea opportunità non di speculazione ma
di crescita ordinata, quindi socialmente più produttiva. Come mai questo
semplice concetto non riesce a fare breccia nell'opinione pubblica? Se andiamo
al fondo delle cose troviamo che esistono concetti e connessioni che non sono
veri, ma sono diventati, nell'ideologia corrente, verità assolute. Tra queste
due pesano particolarmente nell'annebbiare e distorcere la consapevolezza della
condizione urbana. La prima è la convinzione (il dogma) che ci sia una
connessione ineliminabile tra sviluppo economico dell'economia data (ritenuta
l'unica ipotizzabile), crescita di determinate grandezze (quelle misurate con
il termometro del Pil), e il mercato (cioè la libertà per qualsiasi
proprietario di qualsiasi cosa di farne ciò che vuole). È solo il mercato che
consente, attraverso la crescita, di conseguire uno sviluppo (quello sviluppo).
Quindi, viva il mercato. Questo dogma è anche molto comodo perché rinunciare,
nel campo dell'organizzazione urbana, alla pianificazione e abbandonarsi alla
spontaneità del mercato riduce la responsabilità del politico, e gli consente
di giocare a tutto campo sulla "scena urbana" per svolgere il suo
ruolo di "rappresentazione". La seconda verità è l'annebbiamento di
una delle due componenti ineliminabili della natura dell'uomo moderno, cioè
della sua dimensione pubblica. La bilancia si è nettamente spostata sulla
dimensione individuale (vedi Richard Sennett, Il declino dell'uomo pubblico).
Questo è nefasto per la città, la quale può esistere, può essere trasformata
secondo una logica olistica (quale è quella che la città necessariamente
richiede) solo se l'uomo si sente ed è cittadino. Ove si riduca a cliente,
tutto è perduto. Ma c'è una realtà non eliminabile: nella città ci si rende
conto che non tutto può essere risolto individualmente, la dimensione non solo
della collettività ma anche della soluzione collettiva di molte nostre
necessità si tocca con mano. Non ti pare che mettere in evidenza,
politicamente, questa dimensione sia anche un modo per combattere il declino
dell'"uomo pubblico"? Non c'è dubbio. Ma quella che tu chiami
"realtà non eliminabile" è stata eliminata dalla maggioranza delle
coscienze. Perciò credo che ci sia da compiere in primo luogo un duro lavoro
culturale, non più solo sulle élites universitarie; perciò ho scritto quel
libro che hai citato all'inizio, che è rivolto a tutti. Perciò credo che uno
dei pochi segni di speranza siano in quei comitati, gruppi, associazioni che
nascono per affrontare insieme un, sia pur piccolo, problema comune
nell'assetto della città. Si tratta di lavorare perché imparino a passare dal
particolare al generale e poi dal sociale al politico, perché solo in una
politica rinnovata c'è un futuro accettabile. Com'è oggi la situazione delle
diverse città? Un tempo alcune erano esaltate per il loro livello di
pianificazione e di crescita ordinata. Oggi la situazione è ancora articolata e
differenziata? Molto, molto meno che nel passato. C'è una forte tendenza
all'omogeneizzazione. La politica come spettacolo, l'amministrazione come
rappresentazione, la ricerca di uno "sviluppo" a qualsiasi costo,
perfino l'introduzione della concorrenza contro le altre città come impegno
decisivo (ecco un'altra applicazione ideologica del mercato a realtà che col
mercato non c'entrano), tutto questo mi sembra caratterizzare le città italiane
in modo generalizzato. Ricordo sindaci che legavano il loro ruolo e il loro orgoglio
al fatto di aver dato alla loro città un buon piano regolatore, pur sapendo che
gli effetti di quel progetto di città si sarebbe visto a lunga scadenza. Oggi
anche le istituzioni, come la politica, sono appiattite sul breve periodo:
quello spendibile alla scadenza del mandato amministrativo. Del resto, se non
c'è più un progetto di società come può esserci un progetto di città? Oggi la
città si estende nel territorio, dando luogo a nuove conformazioni urbane. La
comprensione del fenomeno è ancora non piena, la discussione sugli strumenti
vaga. Ci si riferisce con insistenza al "piano di area vasta", ma
senza un'autorità in grado di governarlo rischia di essere solo una speranza.
Lo sviluppo urbano nel territorio quali problemi pone al pianificatore? Invece
di città e territorio, da vedere come due entità separate, preferisco parlare
dell'ambiente della nostra vita sociale come territorio urbanizzato. I principi
da seguire, e anche le regole, secondo me sono le stesse nell'affrontare le
trasformazioni della città e quelle del territorio. Non pone quindi problemi
nuovi dal punto di vista metodologico, ma semplicemente problemi diversi dal
punto di vista dei fenomeni. Direi che gli urbanisti avevano compreso che i
fenomeni urbani richiedevano una capacità di controllo e di governo a livello
di area vasta. La politica non li ha seguiti. Pensa allo stesso tentativo di
riforma della legge 142 del 1990, che prevedeva un riordinamento dell'assetto
territoriale in funzione del diverso assetto delle urbanizzazioni. Una riforma
modesta, che comunque poteva permettere (attraverso le città metropolitane in
alcune aree, un nuovo ruolo delle province altrove) di governare i fenomeni di
diffusione. Ma si è ritenuto che fosse complicato modificare i cristallizzati
equilibri politici tra comuni maggiori e minori, comuni grandi e province e
così via. Si è preferito non applicare la legge. Si è lasciato che l'espansione
delle città, abbandonata agli interessi fondiari e allo spontaneismo,
provocasse quelle nuove estese periferie a bassissima densità (e altissima
domanda di energia) che conosciamo.
( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni "Riforme se pareggio Ma forse
vinciamo" Roma "Un risultato clamoroso è possibile". In serata
arriva a Genova il pullman di Walter Veltroni è il
segretario del partito democratico insiste con l'ottimismo. La rimonta su Berlusconi è partita,
dice, "anche i bookmaker inglesi hanno rivisto le quotazioni". Un rapido controllo sui principali
siti di scommesse britannici non offre però grandi appigli alla fiducia: una
sterlina scommessa su Veltroni è ripagata con tre,
mentre la stessa sterlina su Berlusconi vincitore
guadagnerebbe solo trenta cents. Peggio di Veltroni
nella corsa a palazzo Chigi c'è solo Giovanni Trapattoni, allenatore della
nazionale irlandese che però la sua sfida per la premiership non l'ha (ancora?)
lanciata. Sarà per questo che il segretario del Pd non si azzarda nemmeno a
ipotizzare un successo, al massimo si "augura" che "gli italiani
ci diano la possibilità di governare". Più prudentemente, al mattino durante
la registrazione di Porta a Porta, ipotizza un pareggio, e in quel caso
recupera la sua idea di intesa per le riforme. Se sarà pareggio "si
dovranno riformare insiema le regole del gioco e poi tornare a votare". Ma
niente "inciuci", "le regole del gioco si scrivono insieme ma
per fare una partita in cui ognuno deve vincere per sé". Da Vespa Veltroni inizia a rompere il patto di non aggressione con
Bertinotti: "Fausto è tornato ad usare parole che non si sentivano da
tanti anni, i padroni, fuori l'Italia dalla Nato, noi invece siamo il partito
del centrosinistra, del riformismo che ha detto sì all'alleanza dei
produttori". Tutto questo per giustificare la candidatura del falco di
Confindustria Massimo Calearo. In comizio l'ex sindaco di Roma galvanizza i
suoi usando lo stesso argomento: "Ci viene tutto più facile perché abbiamo
un grande senso di libertà, non dobbiamo più stare attenti a sbagliare una
parole altrimenti qualcuno se ne va". Merito della sua scelta di correre
da solo (a parte Di Pietro e a parte i radicali) che ha rotto il
"teatrino" (usa proprio l'espressione di Berlusconi)
della politica. "Abbiamo perso tempo a parlare di Berlusconi
e della sinistra, ora basta", dice Veltroni che
evidentemente considera speso bene solo il tempo passato a parlare del Pd.
Ottimismo: "Tutti i sondaggi danno solo 4 punti percentuali di distacco
tra i due grandi partiti e tra i sei e i sette punti tra le coalizioni".
Dunque si può puntare in alto, se non alla vittoria al pareggio. E in quel caso
alle riforme finora mancate "per responsabilità del centrodestra che si è
sottratto all'invito-impegno di farle insieme". Perché Berlusconi
"non è un uomo di stato, per lui contano di più i propri interessi che
quelli del paese".
( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Viminale chiede
di cambiare 21 contrassegni Rimandate anche le due Dc e l'Unione di Bordon
Simboli, escluso Storace "Ma la fiamma resterà" Roma No, non poteva
proprio funzionare. "Vota e fai votare il "Sacro romano impero
liberale cattolico giuristi del sacro romano impero cattolico. Movimento
europeo liberale"" sarebbe stato arduo, anche per gli arguti comunicatori assoldati da Berlusconi e Veltroni. Dunque, i funzionari del Viminale hanno dato allo
"Srilcgsric.Mel" quarantotto ore di tempo per rivedere il proprio
simbolo e ripresentarlo riveduto e corretto. Stessa indicazione hanno ricevuto
altri 20 simboli, tra cui "Nel nome della donna lista Stefania Ariosto
partito democratico donna" e molte delle sigle grilline ("Disoccupati
uniti amici di Beppe Grillo", "Forza Grillo" e pure la "No
euro lista del grillo parlante"). Nove simboli, invece, sono stati
definitivamente censurati e non potranno partecipare alle prossime elezioni.
Tra i rimandati a domani ci sono anche tre dei partiti che, chi più chi meno,
guastano i sonni dei leader di centrodestra e centrosinistra: gli scudicrociati
di Giuseppe Pizza e Angelo Sandri, Bordon e Manzione con l'Unione democratica
per i consumatori (spiccicato all'Unione di Prodi)e La Destra con un tondo
azzurro per metà e una piccola fiamma sul davanti. Per Pizza e Sandri è un
doppio smacco. Dopo mesi e forse anni passati a litigare sul chi fosse l'unico
depositario dello scudocrociato sono stati entrambi invitati a presentare un
simbolo riveduto e corretto. Pizza non s'è lasciato prendere dallo scoramento
ed ha accusato l'ufficio elettorale del Viminale di non aver affrontato
"il vero problema sul tappeto: quello relativo alla titolarità dello Scudo
Crociato, utilizzato illegittimamente dall'Udc. Una questione che, invece,
potrebbe essere esaminata dalla corte di Cassazione nelle prossime ore". I
più innervositi sono indubbiamente Francesco Storace e gli altri dirigenti della
Destra, che si trovano a dover cambiare il simbolo, piuttosto simile a quello
di Alleanza nazionale, proprio mentre i sondaggi li danno in risalita e c'è
chi, come Luigi Crespi, li accredita al quattro per cento. L'ufficio elettorale
del Viminale ha chiesto loro di modificare l'azzurro che occupa metà del
simbolo e la fiamma in basso. "Voglio assicurare agli elettori che il
nostro simbolo avrà sia la fiamma sia la fiaccola, sul colore di fondo
potrebbero esserci delle modifiche", spiega Teodoro Buontempo, presidente
del partito e candidato alla presidenza della provincia di Roma: "E'
singolare che questa censura sia arrivata proprio mentre il nostro partito
inizia a raccogliere i primi consensi. Se il simbolo fosse stato accettato, non
ci sarebbero state possibilità di errori visto che An non parteciperà alle
elezioni. Eppoi la fiamma che abbiamo presentato è quella di Fiamma tricolore,
un simbolo che ha partecipato più volte alle elezioni". Sa. M.
( da "Riformista, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Politica estera
questa sconosciuta Nessun leader parla di sicurezza nazionale A Parisi risponde
un lettore di Liberazione L'unico che affronta il tema è il ministro della
Difesa "Se fosse eletto presidente, che cosa farebbe in politica
estera?" a questa domanda, dall'agosto
( da "Riformista, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue pd e calabria
Tra le ipotesi, un arbitrato politico sul rispetto dell'accordo Da Roma tentano
di ricomporre la frattura. Ma nell'ultimo contatto
telefonico tra Loiero e Veltroni, venerdì scorso, si consuma il divorzio. Il governatore
calabrese insiste sulle liste del Pd in Calabria, che a suo dire "sono
troppo deboli". Il segretario democrat, sostenuto da Miniti e anche da
Rosy Bindi, proferisce l'ultimo non possumus . La palma del più
disperato tocca al mancato onorevole Bruni, che ha mollato la presidenza della
provincia di Vibo. "Sono stato immotivatamente escluso. Sono stati
adottati metodi che non sono democratici e ancora una volta è stato oltraggiato
il territorio vibonese. Aspetto di discutere con Loiero. Mi dimetterò da
coordinatore del Pd e valuterò altri passi", ha detto ieri all'Ansa . I
democrat puntano sulle eventuali spaccature nel blocco di fedelissimi (e dei
consensi) del governatore calabrese. C'è anche un'altra strada, teoricamente
impraticabile. Ed è quella che passa dalle liste dell'Italia dei valori, che in
Calabria saranno guidate dalla baronessa antimafia Teresa Cordopatri (Senato) e
da Aurelio Misiti (l'ex pci arrivato al dipietrismo dopo una lunga sosta sul
fronte berlusconiano sarà capolista alla Camera). Paradossalmente, una parte
del bacino di voti "centristi" di Loiero, che è una delle"
vittime" delle inchieste De Magistris, può essere intercettata proprio da
Di Pietro. Ma lui, Agazio Loiero in persona, prenderà un'altra strada. Tommaso
Labate 05/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MAURO EVANGELISTI
"Il decreto per le espulsioni farà parte del Patto per Roma che firmeremo
con Berlusconi e Fini". "Realizzeremo una
mappatura della città, per capire quali sono i quartieri in cui ci sono più
reati e abusivismo commerciale". "Siamo d'accordo nell'istituire gli
ausiliari del commercio". Eccola, in sintesi, la linea tracciata da Gianni
Alemanno, candidato sindaco del Pdl, nella giornata di ieri, divisa fra un
incontro con i vertici di Confcommercio Roma e un convegno dedicato alle
polizie locali. Ormai è chiaro: gran parte dei messaggi che sta lanciando sono
concentrati sul tema sicurezza e decoro. Con una postilla: Alemanno chiede a
Rutelli (e agli altri candidati) il confronto pubblico. Lo ha detto nel corso
dell'incontro con il presidente di Confcommercio Roma, Cesare Pambianchi:
"Ho chiesto al presidente Pambianchi e lo chiederò a tutti gli altri
presidenti delle parti sociali di promuovere confronti diretti fra me e gli
altri candidati per evitare anche questa volta, come avvenne due anni fa, la
mancanza assoluta di confronti diretti". E come antipasto Alemanno ha
anche pungolato il suo avversario candidato del centro sinistra: "Rutelli
è stato mandato a fare il pensionato a Roma. Si ripresenta con la stessa
maggioranza che ha determinato il degrado della città e tutti i veti che hanno
causato immobilismo a Roma". La giornata di Alemanno (insieme al candidato
alla presidenza della Provincia del Pdl, Alfredo Antoniozzi) comincia a Prati,
nella sede della Confcommercio dove nei giorni scorsi era passato anche
Rutelli. Tema: cosa fare per Roma? Richieste di Cesare Pambianchi:
"Combattere l'abusivismo, le merci contraffatte, motivo di degrado per la
città, riequilibrare la programmazione urbanistica degli esercizi commerciali
sul territorio". Le risposte di Alemanno servono ad anticipare i punti più
importanti del programma per il Campidoglio. "Prima di tutto, vogliamo
realizzare una mappatura delle aree commerciali a rischio della capitale e
attraverso una graduatoria che individua eventuali aree rosse creare una rete
di videosorveglianza ed un'unità specializzata di ausiliari del commercio.
Servono interventi mirati a seconda del rischio. Per questo, penso ad ausiliari
del commercio come un vero corpo di polizia locale specializzato in lotta
all'abusivismo, alla microcriminalità e al degrado". C'è poi il nodo dell'espansione
urbanistica della città e il tema dell'incremento delle grandi strutture
commerciali che preoccupa la categoria, soprattutto i piccoli negozianti.
Alemanno: "La programmazione commerciale e quella urbanistica vanno
attuate rivedendo gli articoli 11 - i progetti di riqualificazione delle
periferie - con più residenziale e riduzione delle cubature commerciali".
Accanto ad Alemanno, Antoniozzi insiste sulla necessità di interventi sulla
viabilità, a partire dalla sua proposta di "un secondo raccordo anulare".
Ma di sicurezza e legalità Alemanno parla anche nel pomeriggio, quando
partecipa a un convegno sul ruolo delle polizia locali, al teatro Capranica. La
tesi del candidato del Pdl è nota: bisogna rafforzare lo strumento delle
espulsioni, che riguarderebbe fino a 20 mila fra immigrati e nomadi, secondo
quanto indicato dalle forze dell'ordine. "Per mettere in pratica davvero
le espulsioni serve una legge nazionale perché il Comune da solo non ce la può
fare. Se non c'è questo, si passa alla vecchia logica degli
sgomberi, tipica di Veltroni ed inutile perché è necessario alleggerire le presenze, anche
per favorire i veri processi di integrazione. È davanti agli occhi di tutti
quello che Veltroni e il centro sinistra hanno fatto a Roma".
( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A ad affrontare il
problema della bocciatura del suo simbolo. Ma nel corso della giornata
l'attenzione di Francesco Storace, candidato sindaco, è stata dedicata ad
altro, dopo la visita alla Pineta di Castel Fusano e al centro paraplegici di
Ostia. Con Storace c'era anche il candidato alla Presidenza della Provincia,
Teodoro Buontempo. Ha spiegato Storace, parlando di Castel Fusano:
"Libereremo la pineta dalla baraccopoli, bisogna bonificare l'intera area.
Oggi questo posto è un ricettacolo di immondizia e degrado e nessuno fa
niente". Storace ha insistito sullo stato di abbandono dell'area, parlando
di immondizia, percorsi pedonali in pessime condizioni, assenza di raccoglitori
per rifiuti. E baraccopoli, resti di fuochi accesi ovunque nel tratto di pineta
che va dal canale dei Pescatori alla Colombo. Ha aggiunto l'ex Governatore del
Lazio: "L'amministrazione comunale non ha fatto nulla, ma questo posto noi
lo amiamo. Ecco, noi saremo quelli che faranno". Alla visita a Ostia hanno
partecipato anche i candidati al Parlamento Fabio Sabbatani Schiuma e Paola
Ferrari. E Storace ha concluso: "Il nostro spirito, lo
spirito de La Destra, è sempre lo stesso: contro tutte le caste, contro quella
dell'accordo Veltroni-Berlusconi e contro quella di Rutelli a Roma". In serata, infine, La
Destra ha presentato il manifesto di Buontempo candidato alla presidenza della
Provincia. Slogan scelto: "Un politico affidabile finalmente".
( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Berlusconi avverte che "Alitalia non può essere
sottratta al Paese" e si schiera per il salvataggio dell'aeroporto di
Malpensa. Quindi, dichiara di "voler cambiare lo Statuto dei lavoratori
con regole più moderne". Nel Partito democratico è
polemica con i radicali, che accusano Veltroni di non aver
rispettato i patti per le candidature. Famiglia Cristiana, intanto, avverte il
Popolo della libertà: "No all'anarchia sui valori etici". E il
Viminale ricusa 21 simboli, tra i quali quelli della Destra di Storace e le due
Dc di Pizza e Sandri.
( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA
Il tipo è imprevedibile. Dunque non è detto che il nuovo format inventato da Berlusconi - quello della "politica non
spettacolo", della "politica anti-teatrino", della politica non
più alla Cassano tutta finte, funambolismi e strappi anche di nervi - sia un
prodotto capace di durare fino alla fine della campagna elettorale. Anzi, è
prevedibile che l'inventore della "politica spettacolo", che adesso
reinventa la "politica non spettacolo", decida nelle ultime settimane
prima del 13 aprile di tornare ad essere quel fantasista spumeggiante che
abbiamo sempre conosciuto. Per ora però - bastava vederlo ieri nella
torrenziale intervista su Sky-Tg-24 e poi va rivisto stasera a "Porta a
Porta" - Silvio pare sorprendentemente diventato un gemello di Prodi. Non
si agita. Non buca lo schermo. Non ha paura di annoiare. Parla di cose,
pacatamente, e non tira fuori dal cilindro numeri a sorpresa. E' realistico e
non immaginifico. Quando attacca Walter lo fa solo in
risposta ad un attacco ricevuto ("Veltroni ha
aumentato del 243 per cento le spese per le consulenze al Comune di
Roma"). Non s'atteggia a vittima. Nè fa il cattivo ("Non sono Berlusconi 2, la vendetta") nè fa l'Uomo della Provvidenza ("Non
sono Superman"). Praticamente, ci troviamo di fronte a un Prodi brianzolo!
A un politico non più Dreamer, ma con i piedi per terra e gravato dalla
difficile responsabilità di dover governare un Paese difficilmente governabile.
Sembra quasi, il Berlusconi non spettacolare che
sembra più un Prof. che un Cav., giocare la partita controvoglia o comunque non
ha nessun interesse a movimentarla troppo. Tanto crede di aver già vinto
("La campagna elettorale me l'ha fatta Prodi") e punta a mantenere il
vantaggio giocando di rimessa, senza puntare al gol in acrobazia, al colpaccio
da Fenomeno. Se proprio deve, parla male degli avversari: ma senza esagerare.
Anche per evitare di risvegliare quegli astensionisti di sinistra che, delusi
dal governo Prodi, tornerebbero alle urne solo se ci fosse su piazza il Caimano
pronti a sbranarli. Ma il Caimano non c'è più o non c'è mai stato. Questo
Silvio prodiano e anti-Cassano (che non a caso dice: "Io Cassano non lo
comprerei mai") confonde un po' la sua Curva Sud, nella quale serpeggia
qualche amorevole dubbio: "Ma è ancora lui? Ma ci fa o ci è?". Ci è.
Nel senso che, rinunciando agli scatti d'umore e alle magie da campione, può
tenere basso il ritmo di un match per lui in discesa e da condurre a forza di
melina e di passaggi brevi a centrocampo in attesa del novantesimo minuto. Anche
perchè, lanciarsi in dribbling, colpi di tacco, tunnel e piroette davanti a
Prodi - che è comunicativamente statuario - era un gioco facile. Stordire con
questi stessi artifici Walter - che a sua volta li pratica e li conosce bene -
è di gran lunga più complicato. Il nuovo Silvio seguace della "politica
non spettacolo" nasce anche dall'ansia di distinguersi dagli altri
candidati premier. I quali, da Walter fino alla Santanchè bravissima l'altra
sera ad "Anno zero", puntano sugli effetti speciali. Insomma se
Silvio continua così, oltre ad andare (forse) a Palazzo Chigi, finisce per
diventare uno di quei professori, non avvezzi alle rovesciate volanti e ai
palleggi strabilianti, della ristrettissima e bolognesissima cerchia del
Mulino. Che è la seconda casa di Prodi.
( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Rifarà il
contratto con gli italiani Silvio Berlusconi e metterà
"anche questa volta, una clausola particolare con i punti che vogliamo
realizzare e mi impegnerò a non ripresentarmi più", dice a Sky Tg 24,
spiegando che "adesso poi c'è anche l'età ed è una clausola molto facile
da rispettare. Io, comunque, ho l'intenzione di rispettare tutti i punti del
programma, anche perchè dovremmo avere una maggioranza più coesa dell'altra
volta". Pieno rispetto al cento per cento del programma, dunque, in caso
di vittoria alle elezioni politiche?, gli chiedono i cronisti. E lui: "Al
100 per cento in politica è un pò difficile, tanto è vero che quando nel 2001
presentai il contratto dissi che doveva esser realizzato un tot per cento. Noi poi
superammo quella percentuale". E il giorno dopo la presentazione del
decalogo da parte del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo,
il Cavaliere assicura che "quelle proposte sono già comprese nel programma
elettorale del Pdl". Ma bisognerà anche "cambiare tutto lo Statuto
dei lavoratori, a cominciare dall'articolo 18, per introdurre regole più
moderne". Quindi, avanza una forte critica al modo con cui il governo
Prodi ha condotto la trattativa sul futuro di Alitalia, favorendo i francesi.
"Io penso - spiega- che l'Italia non si dovrebbe privare di una compagnia
di bandiera e vorrei che gli imprenditori si consorziassero. E credo che non
sia assolutamente possibile che un hub come Malpensa venga privato del 72 per
cento dei voli, perchè a fronte di 200-300 milioni di perdite di Alitalia
l'abbandono di Malpensa comporterebbe perdite per oltre 1 miliardo di
euro". E, tornando al "contratto" che intende stipulare con gli
italiani assicura: "Dirò che faremo comunque certe cose come la
continuazione dei lavori e la riapertura per alcuni cantieri, i provvedimenti
fiscali per le famiglia, come la "no tax area", varata quando era al
governo, la detassazione degli straordinari e il versamento dell'Iva non
all'emissione delle fatture ma alla ricezione del relativo pagamento". Berlusconi conferma anche che "Giulio Tremonti sarà
ancora una volta il nostro ministro dell'Economia". E si dichiara
"felice se Antonio D'Amato vorrà essere dei nostri nel Popolo delle
libertà, perchè abbiamo collaborato molto bene quando lui era presidente di
Confindustria" (ed effettivamente D'Amato starebbe valutando con
attenzione se accettare l'offerta). Quindi, ribadisce la sua attenzione per il
Nord, annunciando che "come l'altra volta, i governatori Formigoni e Galan
saranno i nostri capilista al Senato in Lombardia e in Veneto". Ha parole
di apprezzamento anche per Michela Brambilla, "che ammiro perchè ha la
capa tosta. Arriva a farti 5 telefonate in un giorno", ironizza. Tuttavia,
non si sbilancia sulla prospettiva di un posto nel governo per lei: "Non
mettiamo il carro davanti ai buoi", sospira, ammettendo però che "ha
fatto quest'anno una intensissima attività aprendo tantissimi circoli della
libertà". C'è tempo, ovviamente, anche per le
polemiche nei confronti di Veltroni "che è molto
incoerente, visto che candida gli operai e anche i padroni". E, dopo aver
accusato il leader del Pd di "nuovismo", stavolta gli rimprovera di
"candidare in Campania Marco Follini, che era vicepremier del mio governo.
Alla faccia della novità. E' archeologia, come la candidatura di Massimo
D'Alema, che è in politica da 45 anni". Ossia, secondo il Cavaliere, da
quando portava i calzoni corti. Al solito, non manca l'attacco ai partiti
minori, Udc e Destra, "che non riusciranno a far eleggere nè un senatore,
nè un deputato, quindi sarà inutile votarli". Poco dopo però, Berlusconi si dice pronto ad accettare in Parlamento i voti
di tutti, quindi anche dei centristi, "anche se non sarà necessario perchè
vinceremo con un'ampia maggioranza". Comunque, se ce ne dovesse essere
bisogno, "chiunque converga sul nostro programma e dia una mano per
l'approvazione dei provvedimenti della nostra maggioranza sarà benvenuto, non
abbiamo preclusioni", dichiara, ribadendo di non aver attaccato
personalmente il leader centrista, Pier Ferdinando Casini, ma di essere
convinto che "dare il voto ad un piccolo partito del centrodestra
significa togliere un voto al Pdl e darlo a Veltroni".
C.Ter.
( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Re il tentativo di
duopolio messo in atto da Pdl e Pd, entrambi contro il voto ai piccoli partiti
e d'accordo su molti temi.
( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PAOLA OREFICE
ROMA - Pier Ferdinando Casini è sereno. I sondaggi lo rassicurano. Mentre Walter Veltroni e Silvio Berlusconi temono il pareggio e lanciano segnali per possibili alleanze
future. Tanto che dal Pdl arrivano aperture nei confronti del leader dell'Udc.
Al punto che Casini si sente in dovere di riaffermare la propria indipendenza:
"Le alleanze si fanno prima del voto, non dopo il voto. Noi abbiamo
una nostra linea, abbiamo un nostro progetto e non intendiamo fare sconti a
nessuno, nè a Berlusconi nè a Veltroni".
Insiste l'ex presidente della Camera: "Non intendiamo fare sconti a
Veltrusconi". Già, Casini chiama i leader del Pd e del Pdl non con i
propri nomi ma usando una sorta di crasi, tanto è certo che i due sono pronti
all'inciucio. E dice "vogliono creare un duopolio in politica". Come
quello della "Rai e di Mediaset". Attacca ancora. E di più,
definendoli "sbruffoni". Dice il leader dell'Udc: "I grandi
partiti fanno gli sbruffoni ma credo che temano in cuor loro di avere un
insuccesso rispetto alle previsioni di vittoria annunciata. Per questo io
lavoro perchè decolli il nostro progetto nel Paese. Sono molto ottimista.
Naturalmente, non sono un incosciente. Aspettiamo il 13 aprile per vedere cosa
diranno gli italiani che hanno sempre ragione. Guai a quei politici che quando
perdono dicono che la colpa è degli elettori. No, la colpa, se perdi, è
tua". Poi accusa il Pdl di essere populista e il Pd di essere il
contenitore di tutto e del contrario. Non perde il gusto dell'ironia Casini.
Mentre gira per le vie di Lamezia Terme. E poi di Gizzeria, è in Calabria dove
apre la campagna elettorale nella regione, scherza, prende in giro il Cavaliere
e i suoi sondaggi: "Da quando il nostro partito va bene nei sondaggi per Berlusconi i sondaggi non sono più attendibili". Quindi
annuncia una candidatura di spessore. Oggi "presenterò un candidatura
importante". Nomi non ne fa ma dice che ha a che fare con "l'ordine
pubblico, la sicurezza. Un partito giovane deve avere il coraggio di
contrastare camorra, mafia e 'ndrangheta. E fare una battaglia per la
giustizia". E' questione di pochi giorni (tra il 9 e il 10 marzo le liste
devono essere chiuse) e l'Udc renderà note le candidature. Candidature di
giovani. Come quelli che si sono impegnati negli Enti locali della Calabria.
Dice Casini: "Noi dobbiamo dare spazio ai giovani e vediamo se sapranno
meritare il consenso dei loro cittadini. Finora hanno fatto molto bene,
partendo da zero. Sono giovani che hanno grande esperienza e qualità nel
Consiglio regionale e potranno anche manifestarle nel Parlamento
nazionale". Quindi parla dei temi etici a lui molto cari. E degli aiuti
alla famiglia come "la facilitazione per l'acquisto di case per le giovani
coppie" e i contributi per i figli. Infine Casini accusa il governo Prodi
di "egoismo" ambientalista. E ricorda che ha bloccato la Tav così
come la riqualificazione dei rigassificatori con "atti di miopia" che
fanno restare indietro il Paese. Quindi rilancia l'energia nucleare. Altro tema
forte della sua campagna elettorale. Insieme alla giustizia (chiede processi
più veloci) e il lavoro, con la proposta di "agganciare scuola e università
al mondo del lavoro", inserendo un sistema meritocratico nella selezione
dei lavoratori. Intanto Bruno Tabacci accusa Pd e Pdl: "Sembra di essere
nella Russia di Putin: non hanno messo il bavaglio a chi non è d'accordo, ma
poco ci manca". Incalza Savino Pezzotta leader della Rosa Bianca:
"Ciò che scandalizza in questa campagna elettorale sono i mezzi con cui
qualcuno schiaccia e oscura tutto il resto. Ormai siamo di fronte a una forma
di dispotismo morbido".
( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIA TERRACINA
ROMA Onorevole Daniela Santanchè, il Viminale ha bocciato il simbolo della
vostra "Destra". Come lo modificherete? "Semplicemente
aggiungendo il mio nome, come candidata premier. Ma questa sceneggiata è
l'ennesima prova che noi facciamo paura. E' assurdo dire che il nostro logo si
può confondere con quello di An che non c'è più, perchè ormai c'è solo il
Pdl". Evidentemente c'era qualche similitudine di troppo..
"Evidentemente cercano in tutti i modi di metterci i bastoni tra le ruote.
Ma quando la lotta si fa dura i duri cominciano a giocare.. Come dicono i Blues
brothers.. "Io mi sento una blue mother pronta alla guerra, anche se sarei
una donna di pace, di dialogo". Quanto è cambiata la sua vita dopo che si
è avventurata nella Destra? "Moltissimo, ma credo veramente in questa
impresa. Avrei potuto stare tranquillamente in Parlamento, dove sarei stata
rieletta per i prossimi vent'anni. Ma a nome di chi? Con quali valori? Io non
sono nè serva, nè padrona e ho voluto misurarmi con i miei ideali, che spero
siano riconosciuti dagli italiani, soprattutto dalle donne". Chi l'ha più
delusa? Fini o Berlusconi? "Da Fini mi sono
divisa dopo le sue aperture al Corano nelle scuole, al voto agli immigrati,
alla Turchia in Europa, alla fecondazione artificiale. Ma la vera delusione è
stato Berlusconi che ha ceduto al teatrino della
politica". E lei è diversa? "Ho coraggio, perchè ho scelto di farmi
contare. E vorrei anche essere apprezzata per la passione e per la competenza,
visto che sono stata la prima donna relatrice della legge finanziaria". La
sua è una campagna elettorale tutta all'attacco.. "Cerco di uscire dallo
squallore. Che tristezza sentire Veltroni e Berlusconi dire le stesse cose e raccontare tante palle agli italiani. Io
li paragono a due supermercati dove si vende di tutto, senza passare alla
cassa, che però è lì, che aspetta al varco. Io invece sono l'onesto negozietto
sotto casa, che vende solo quello che si può comprare". Lei non fa
promesse? Nessuna bugia? "Io cerco di dire la verità soprattutto alle
donne, che combattono tutti i giorni per fare la spesa, per portare i figli a
scuola, per correre al lavoro. Vorrei più servizi, più sicurezza, trasporti
efficienti. Ma il mio sogno sono gli asili di condominio, dove lasciare i
bambini in tutta tranquillità". Perchè non è riuscita a convincere Flavio
Briatore a candidarsi con la Destra? "Flavio ha avuto parole di grande
apprezzamento e ha dichiarato che voterà per me e gliene sono grata. Per il
resto, tra poco comincia il Gran premio e non avrebbe potuto conciliare il suo
impegni con la campagna elettorale. Anche questa è serietà". Candidati
eccellenti nelle sue liste? "Intanto, Paola Ferrari De Benedetti, poi
l'imprenditrice Lucrezia Iannuzzelli del gruppo Camuzzi e Pagliarini, l'ex
ministro della Lega in Veneto e in Lombardia".
( da "Padania, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SETTE ERRORI NEI
CALCOLI DEL SOLE 24 ORE L articolo pubblicato domenica scorsa sul Sole 24 Ore è
basato su 7 errori, tanto di metodo quanto di merito. Errori che si possono
evidenziare come segue: 1. PRIMO ERRORE L articolo ignora la differenza di base
che c è tra i due programmi. Infatti: a) mentre il programma di Veltroni, scritto sul presupposto non impegnativo della sua
probabile sconfitta contiene promesse formulate in senso assoluto; b)
diversamente il programma di Berlusconi assume l
ipotesi della vittoria e perciò è scritto in termini responsabili. In specie, a
differenza dell altro, quello di Berlusconi è un
programma formulato in base alla clausola di fattibilità-sostenibilità di cui
alla missione n. 7 del programma stesso. 2. SECONDO ERRORE Nell analisi non c è
par-condicio. Infatti: a) mentre il programma di Veltroni
è quantificato in termini di anno; b) invece il programma di Berlusconi
è quantificato in termini di tutto e subito. Questa asimmetria è evidentissima
per esempio nel calcolo di costo della riduzione delle imposte. Ad esempio: aa)
la riduzione Irpef di Veltroni è calcolata dal Sole 24
Ore solo per 6-6/6-8 miliardi di euro. Peccato che sullo stesso Sole 24 Ore del
17 febbraio sia stata calcolata (correttamente) per 20 miliardi! bb) all opposto
la nostra riduzione Irap non solo è stata calcolata subito per l intero, ma il
calcolo è stato fatto ignorando la clausola di riduzione solo graduale e
progressiva, che pure è chiaramente presente nel programma stesso. 3. TERZO
ERRORE Il Sole 24 Ore non solo sovrastima il costo della detassazione degli
straordinari, ma calcola anche il costo della detassazione della
quattordicesima che invece non figura nel programma! 4. QUARTO ERRORE Il
pagamento dell Iva solo al momento dell incasso è stato calcolato con la cifra
iperbolica di 20 miliardi! È un errore clamoroso. L incidenza del
provvedimento, che certo va tecnicamente graduato per contenerlo all interno di
un anno (senza slittamenti al successivo), è infatti puramente finanziaria! 5.
QUINTO ERRORE L abbattimento dell Iva turismo, da noi comunque previsto come
graduale e progressivo, è stato cifrato 9 miliardi. È un eccesso. In ogni caso
è davvero curioso che lo stesso provvedimento, pur parimenti presenti nel
programma di Veltroni, non sia stato calcolato nel
conto di Veltroni! 6. SESTO ERRORE Il quoziente
familiare è stato calcolato per 8-10 miliardi. In realtà non solo ci sono vari
modi per introdurlo così che la cifra ipotizzata è arbitraria, ma nel programma
di Berlusconi il provvedimento è pure ancora previsto
come graduale e progressivo! 7. SETTIMO ERRORE In ordine alle coperture : a)
non solo il recupero di evasione cifrato sul programma di Berlusconi
per soli 3 miliardi su 5 anni è irrisorio; b) ma il provento del nostro piano
straordinario di finanza pubblica, da noi stimato in 700 miliardi sull arco di
5 anni, è stato calcolato dal Sole 24 Ore solo per 30 miliardi. Cifra questa
che non è prudenziale, ma oggettivamente irrealistica! In sintesi conclusiva:
il costo totale del nostro programma è seriamente stimabile pari a circa 20-30
miliardi. E cioè più o meno pari a quello di Veltroni. E tuttavia con tre differenze essenziali: a) nel programma di Berlusconi, a differenza di quello di Veltroni, è
previsto il citato responsabile vincolo di sostenibilità-fattibilità; b) c è
poi, sempre nel programma di Berlusconi, e non in quello di Veltroni, la clausola di gradualità -progressività che seriamente
caratterizza tutti i nostri impegni; c) c è infine, nel programma di Berlusconi, e ben oltre il costo di 20-30 miliardi, la
integrale copertura attraverso il recupero di evasione, il risparmio sui costi
discrezionali e no sociali della Pubblica Amministrazione, la realizzazione del
piano straordinario di finanza pubblica. [Data pubblicazione: 05/03/2008].
( da "Padania, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pochissimo Nord
tanti raccomandati matteo mauri "Abbiamo portato la servitù al
potere". È durissima l accusa lanciata da Peppino Caldarola, ex-direttore
de L Unità, ex dalemiano di ferro, a questo punto diventato anche
ex-neoveltroniano doc. Rispetto alla lista di candidature infarcite di nomi di
figli di , nipoti di , segretari di che caratterizza la ventata di nuovo del
Partito democratico, Caldarola ieri ha rilasciato commenti al vetriolo.
"Volevamo portare la classe operaia al potere, ma scorrendo i nomi di
tante mogli, figlie, portavoce, portaborse, segretari, ragazzi/ragazze pon pon,
penso che al potere abbiamo portato la servitù". Certo, il fatto che
Caldarola sia stato escluso, può far pensare che le sue dichiarazioni al
vetriolo siano frutto della rabbia covata. Certo è che quanto dichiarato dal
dirigente del Pd non è del tutto campato per aria, anzi.. Secondo Caldarola,
gli strateghi del loft "hanno realizzato una missione storica" e
invita tutti a leggere le liste, senza bisogno di aggiungere altri commenti. Ma
che le candidature del Pd siano diventate una cosa grottesca è ormai opinione
diffusa. Si dice che negli ultimi giorni i leader o presunti tali del partito
democratico abbiano passato ore per spingere nel nuovo contenitore della
sinistra veltroniana il maggior numero possibile di propri collaboratori e
familiari. Tra le parlamentari in quanto mogli di spiccano Anna Serafini,
consorte dell esperto di problemi birmani Piero Fassino e Anna Maria Carloni,
sposa del governatore della spazzatura Antonio Bassolino. Per entrambe, che in
questi anni non sono certo balzate agli onori delle cronache per la loro
attività parlamentare, è stata accolta la deroga dei tre mandati. Insomma:
super raccomandate. Il ministro dell Istruzione Giuseppe Fioroni ha invece
aperto un autostrada per la sua segretaria Luciana Pedoto; non da meno la
ministra Rosi Bindi, che ha voluto che fosse inserito il suo collaboratore
Salvatore Russillo. Dario Franceschini ha piazzato il suo portavoce Piero
Martino, mentre perfino la moglie di Romano Prodi (che vuole far eleggere il
suo staff al completo) è riuscita ad avere una sua persona di fiducia in
parlamento: Sandra Zampa. Se certe cose sono permesse la presidente del Pd, può
il segretario essere da meno? Certo che no. E allora Walter
Veltroni infila i fedelissimi Vinicio Peluffo, Francesco Verducci e Walter
Verini. Ma anche al politico più inviso dagli italiani, il viceministro delle
tasse Vincenzo Visco è andato in porto il colpaccio, piazzando Stefano Fassina,
mentre il ministro della Difesa Arturo Parisi si accontenta di Fausto Recchia.
Giovane, ma confermatissima, nella circoscrizione Marche per la Camera, la
capolista è Maria Paola Merloni, figlia dell'industriale Vittorio, la quale, al
pari di Colaninno, è reduce da un incarico di prestigio in Confindustria
(presidente dei giovani industriale marchigiani). Entrerà per la prima volta in
Parlamento a Montecitorio, attraverso la porta della Sicilia occidentale,
Daniela Cardinale, figlia dell'ex-ministro per le Comunicazioni Salvatore, che
per l'occasione ha escogitato l'inedita (o forse no) pratica della
"staffetta" parlamentare, rinunciando al proprio scranno in favore
della prole. Fin qui le varie corti dei miracoli. Patetico, invece è il
tentativo di conquistare il Nord. Intanto non corrisponde a verità il fatto che
sopra il Po siano state scelte candidature straordinarie, capaci di strappare
il consenso dei padani. Il presidente dei giovani di Confindustria Matteo
Colaninno è uno che in televisione o negli incontri pubblici ha sempre peccato
di personalità, citando i meriti del proprio illustre genitore ogni dieci
minuti. E che dire del presidente di Federmeccanica, il vicentino Massimo
Calearo? Ma non era stato accusato di filoleghismo, l estate scorsa, quando
aveva dato ragione ai vertici del Carroccio che avevano lanciato la rivolta
fiscale? Ora viene candidato capolista nel Nordest dal Pd, nell illusione che l
industriale che ha sempre criticato aspramente la sinistra, ora che ha saltato
il fosso possa spostare migliaia di voti. La realtà è che ancora una volta si
dimostra come i vertici di Confindustria siano legati ai poteri forti e quindi
alla sinistra del Pci-Pds-Ds-Pd. Sempre la stessa solfa: la lezione di Vicenza
di due anni fa, quando Silvio Berlusconi ricominciò a
guadagnare consensi, attaccando duramente i vertici confidustriiali, che impassibili
nelle prime file non applaudirono, mentre la base degli industriale tributò una
vera e propria ovazione al Cavaliere, pare non abbia insegnato nulla. [Data
pubblicazione: 05/03/2008].
( da "Padania, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dopo mesi di
silenzio il leader del Pdl sposa la battaglia leghista Partiamo da soli, poi
tutti ci seguono Davide Boni Dopo manifestazioni e mobilitazioni generali da
parte del Nord a difesa del nostro hub, anche Berlusconi
ha deciso di allinearsi alle posizioni assunte dal nostro leader Umberto Bossi,
affermando, dopo mesi di silenzio, che è necessario salvare Malpensa. Un passo
in avanti, certo. Anche perché questo lascia intravedere una situazione
favorevole per il nostro scalo, perché qualora vincesse la coalizione di
centrodestra, avremmo l opportunità concreta di salvare il nostro aeroporto. D
altra parte nel programma della sinistra la difesa del nostro hub non compare
neppure per sbaglio. Altro che girare il Nord in pullman. Ci
spieghi Veltroni dov è finito il nostro sistema aeroportuale e cosa pensa
realmente il suo Pd di Malpensa e di noi lombardi. Non dobbiamo comunque
sorprenderci: la compagine governativa a cui lui, volente o meno, è sempre
appartenuto, non ha mai mosso un dito per difendere Malpensa, limitandosi a
stanziare qualche fondo destinato alla creazione di amortizzatori sociali,
che di certo non serviranno a salvare il nostro hub e tanto meno i nostri posti
di lavoro. Giusto che Berlusconi abbia finalmente
detto quello che ha taciuto per troppo tempo. Certo che bisogna salvare
Malpensa, ma anche le cose più ovvie è sempre meglio sentirsele dire due o
anche tre volte. Per questo mi auguro che in futuro il presidente Berlusconi abbia modo di rimarcare che non si può cancellare
un hub come il nostro, ammettendo anche che la Lega Nord ha avuto ragione ad
iniziare molti mesi fa la sua battaglia, quando ancora in molti ci davano dei
matti. Troppe volte il nostro movimento si è infatti trovato a giocare da solo
alcune partite fondamentali per il Nord. Ma nessuna battaglia a favore del
nostro territorio potrà mai rivelarsi inutile. Questo dobbiamo ricordarcelo
sempre. La Lega Nord si è sempre schierata con coraggio a difesa delle nostre
infrastrutture, quando altrove una cultura legata al centralismo più soffocante
rischiava di metterci in ginocchio. Per noi il Federalismo e la Questione
Settentrionale devono essere messi al primo posto dell agenda politica, così
come tutti devono capire che Malpensa non è mai stata un problema per Alitalia,
perché è la stessa compagnia di bandiera ad essere sempre stata un grosso
problema per il nostro hub, a causa di una gestione inefficiente che l ha
spinta in un baratro profondo. Malpensa non farà mai la fine di Alitalia,
perché il nostro scalo è un crocevia economico fondamentale, una risorsa da
valorizzare, un investimento che in tutti questi anni ha dato i suoi frutti che
non devono essere ora sprecati in nome di una politica prettamente
romanocentrica. [Data pubblicazione: 05/03/2008].
( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Viminale chiede
di cambiare 21 contrassegni Rimandate anche le due Dc e l'Unione di Bordon
Simboli, escluso Storace "Ma la fiamma resterà" Sa. M. Roma No, non
poteva proprio funzionare. "Vota e fai votare il "Sacro romano impero
liberale cattolico giuristi del sacro romano impero cattolico. Movimento
europeo liberale"" sarebbe stato arduo, anche per gli arguti comunicatori assoldati da Berlusconi e Veltroni. Dunque, i funzionari del Viminale hanno dato allo
"Srilcgsric.Mel" quarantotto ore di tempo per rivedere il proprio
simbolo e ripresentarlo riveduto e corretto. Stessa indicazione hanno ricevuto
altri 20 simboli, tra cui "Nel nome della donna lista Stefania Ariosto
partito democratico donna" e molte delle sigle grilline ("Disoccupati
uniti amici di Beppe Grillo", "Forza Grillo" e pure la "No
euro lista del grillo parlante"). Nove simboli, invece, sono stati
definitivamente censurati e non potranno partecipare alle prossime elezioni.
Tra i rimandati a domani ci sono anche tre dei partiti che, chi più chi meno,
guastano i sonni dei leader di centrodestra e centrosinistra: gli scudicrociati
di Giuseppe Pizza e Angelo Sandri, Bordon e Manzione con l'Unione democratica
per i consumatori (spiccicato all'Unione di Prodi)e La Destra con un tondo
azzurro per metà e una piccola fiamma sul davanti. Per Pizza e Sandri è un
doppio smacco. Dopo mesi e forse anni passati a litigare sul chi fosse l'unico
depositario dello scudocrociato sono stati entrambi invitati a presentare un
simbolo riveduto e corretto. Pizza non s'è lasciato prendere dallo scoramento
ed ha accusato l'ufficio elettorale del Viminale di non aver affrontato
"il vero problema sul tappeto: quello relativo alla titolarità dello Scudo
Crociato, utilizzato illegittimamente dall'Udc. Una questione che, invece,
potrebbe essere esaminata dalla corte di Cassazione nelle prossime ore". I
più innervositi sono indubbiamente Francesco Storace e gli altri dirigenti
della Destra, che si trovano a dover cambiare il simbolo, piuttosto simile a
quello di Alleanza nazionale, proprio mentre i sondaggi li danno in risalita e
c'è chi, come Luigi Crespi, li accredita al quattro per cento. L'ufficio
elettorale del Viminale ha chiesto loro di modificare l'azzurro che occupa metà
del simbolo e la fiamma in basso. "Voglio assicurare agli elettori che il
nostro simbolo avrà sia la fiamma sia la fiaccola, sul colore di fondo
potrebbero esserci delle modifiche", spiega Teodoro Buontempo, presidente
del partito e candidato alla presidenza della provincia di Roma: "E' singolare
che questa censura sia arrivata proprio mentre il nostro partito inizia a
raccogliere i primi consensi. Se il simbolo fosse stato accettato, non ci
sarebbero state possibilità di errori visto che An non parteciperà alle
elezioni. Eppoi la fiamma che abbiamo presentato è quella di Fiamma tricolore,
un simbolo che ha partecipato più volte alle elezioni".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PIETRO PERONE Un po'
per fare contento Umberto Bossi in lotta per difendere l'aeroporto di Malpensa,
ma anche per rinverdire l'orgoglio nazionale, Silvio Berlusconi
si mette di traverso alla vendita di Alitalia e chiede il rilancio dello scalo
milanese. Fin da ora Air France e Klm, che conducono le trattative per rilevare
la compagnia di bandiera, sanno che in caso di vittoria il Cavaliere dirà no.
Una doccia fredda per i probabili acquirenti che hanno chiesto che a
pronunciarsi sia anche il futuro governo. Quello che per nascere potrebbe
godere anche di una maggioranza più larga del Pdl: "Non credo che
serviranno i voti dell'Udc in Senato perché vinceremo con un ampio margine.
Comunque chiunque venga sul nostro programma per approvare un nostro provvedimento
sarà il benvenuto e quindi nessuna preclusione in Parlamento", annuncia il
Cavaliere che lancia Giulio Tremonti nuovamente sulla poltrona del ministero
dell'Economia. Lui firmerà intanto un nuovo contratto con gli italiani e anche
questa volta vi sarà la clausola che realizzati i punti del programma non si
ripresenterà: "Poi adesso c'è anche l'età...", dice
nonno Silvio che al più giovane e diretto concorrente manda a dire "se
fossi in Veltroni avrei terrore a confrontarmi con me in tv. Io comunque sono disponibilissimo".
Peccato che l'annuncio arrivi il giorno in cui l'Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni vari il regolamento per l'applicazione della par condicio nelle
tv private: niente faccia a faccia al pari della Rai. Sarà per la
prossima volta, mentre il Cavaliere in un'intervista a Sky spazia a tutto campo
e non dimentica i sondaggi che continua a definire falsi: "Ci sono dieci
punti di differenza, il Pd è al 35, il Pdl al 45 per cento" e consiglia a
Walter di preoccuparsi semmai del suo bacino elettorale "che è sempre
stato costituito da operai e sindacalisti e ora sceglie un padrone, il
presidente di Federmeccanica". Il Cavaliere spera invece nel sì di un
altro industriale, Antonio D'Amato, e annuncia che Mara Carfagna sarà capolista
del Pdl per la Camera in Campania 2 affinché - promette - "il 25 per cento
degli eletti possano essere donne". Tempo venerdì e le liste saranno
ultimate, assicura Berlusconi che annuncia la presenza
di "personalità apprezzate" a differenza dell'ex ministro della Giustizia
escluso dal Popolo delle libertà a causa di sondaggi che "impietosamente
hanno mostrato quanto le difficoltà fossero molto elevate perché con Mastella -
spiega il leader - avremmo perso dagli 8 ai 12 punti. E questi sondaggi hanno
influenzato anche il no di Roberto Maroni e Gianfranco Fini". Ironica la
replica del sindaco di Ceppaloni: "Il Cavaliere esagera, va bene che sono
negativo, ma al punto tale da far perdere dodici punti... Neanche fossi
belzebù". Duetto cortese anche perché Berlusconi
riconosce che il segretario dell'Udeur è stato "l'unico nel centrosinistra
che non ha mai manifestato invidia o odio verso di me", a differenza di
Marco Follini che nei panni di segretario dell'Udc gli ha dato del filo da
torcere e ora corre per il Pd: "Alla faccia della novità, i compagni
campani non saranno contenti di avere come candidato uno che è stato
vicepremier nel mio governo", ricorda Berlusconi
che bacchetta anche Massimo D'Alema. Alle presidenziali Usa fa il tifo per lady
Clinton? "Ha fatto malissimo a espandersi e a indicare delle preferenze,
non è da uomo di Stato". Anzi "altra archeologia dopo Pompei".
Non manca un riferimento agli evasori del Leichtestein, "i cui nomi siano
dati tutti insieme ai magistrati evitando strumentalizzazioni politiche", Berlusconi promette intanto di sostenere i provvedimenti del
governo Prodi sulla sicurezza nel lavoro, pronto invece a cambiare lo statuto
dei lavoratori con "regole più nuove e moderne". Vecchio terreno di
scontro con il sindacato che portò milioni di cittadini in piazza per difendere
la giusta causa nei licenziamenti: correva l'anno 2003, ma la questione, come
spesso in Italia accade, si ripropone.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Famiglia
Cristiana" silura anche il Cavaliere L'affondo: "L'anarchia sui
valori dell'ex premier non fa bene al Paese" ADOLFO
PAPPALARDO E ora nel mirino di "Famiglia Cristiana" finisce anche
Silvio Berlusconi. Perché dopo l'attacco del settimanale cattolico al
"pasticcio veltroniano" ora è la volta della "geometria
variabile sui temi eticamente sensibili" profetizzata dal Cavaliere a
finire sul banco degli accusati e definita, anche in questo caso, "un
pasticcio". Non solo, perché gli affondi più duri sono riservati
alla "mancanza di discussione nel Pdl" e alla "presenza di
condannati e inquisiti nelle liste". Da qui, la chiamata in causa nei
confronti dei cattolici del Pdl: "Cosa ne pensano Formigoni e
Pisanu?". Una critica molto più argomentata, quella pubblicata questa
settimana e dove, sembra, s'intraveda anche una sorta di marcia indietro
rispetto alle annotazioni rivolte a Veltroni.
"C'è una trappola nella quale non bisogna assolutamente finire impigliati
durante la campagna elettorale e cioè - scrive il settimanale - che esista una
geopolitica dei valori. Se ne discute giustamente nel Pd per evitare pasticci
"in salsa pannelliana". Un dibattito andato avanti per giorni ma ci
piacerebbe che se ne discutesse anche nel Pdl, dove si ritiene che i valori
eticamente sensibili siano una dote acquisita, una sorta di lascito ottenuto
per sorteggio da parte degli italiani". Fin qui il primo affondo anche se,
scorrendo l'anticipazione, si scopre che i Paolini di attacchi al Cavaliere ne
serbano ben altri. E anche più duri di quelli riservati al leader del Pd
all'indomani dell'accordo con i Radicali. Accordo che, a questo punto, sembra
ormai digerito da "Famiglia Cristiana" che comunque plaude alla
discussione confluita poi nel compromesso tra l'anima laica e quella cattolica
del partito di Veltroni. Discorso diverso, invece, per
il Cavaliere. "Berlusconi ha definito il suo
partito "monarchico" (crediamo per via della potenza del leader) -
s'ironizza nell'editoriale - e insieme "anarchico", nel senso che non
ha una posizione ufficiale su molti temi di rilevanza etica e che lascia tutto
alla libertà di coscienza dei singoli. Ed ecco il "primato del fare"
prevalere su quello del "pensare", soprattutto in riferimento ai
valori e ai temi etici sensibili. E non se ne discute affatto (o poco) perché
l'unico vento da assecondare per tenere la rotta è la potente parola del capo.
E la teoria dell'anarchia positiva è un esorcismo che non fa bene al Paese, un
pasticcio che non serve né a prendere le distanze dal fondamentalismo delle
magliette antiislamiche di Calderoli, né a compensare il laicismo dei radicali
che pure albergano nella ex Cdl". Ecco quindi l'appello ai cattolici del
partito di centrodestra: "Cosa ne dicono Formigoni, Lupi, Pisanu che pure
è cresciuto alla scuola di Moro e Zaccagnini?". Appello che viene usato
anche quando vengono stigmatizzate alcune candidature. "Che dicono i cattolici
del Pdl sulla presenza nelle liste elettorali di inquisiti e condannati? Che
dicono della legalità? Al di là delle "buone" ragioni addotte, non
sono neppure bei segnali quelli che vengono dall'Udc, con la candidatura
dell'ex governatore della Sicilia Cuffaro, o anche gli abbracci di Casini con
il re di Calciopoli, Luciano Moggi". In conclusione una richiesta:
"Gli elettori del Pdl, soprattutto quelli cattolici hanno tutto il diritto
di sapere cosa pensano i propri candidati, e non solo il capo, su aborto,
testamento biologico, coppie di fatto, sulla flessibilità del lavoro e sulla
sussidiarietà". Il Family Day dello scorso maggio.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cresce l'incertezza,
azioni a picco NANDO SANTONASTASO Due questioni in una, Alitalia e Malpensa.
Almeno per ora. Perché se è vero che la trattativa con Air France-Klm per la
privatizzazione della compagnia di bandiera prevede espressamente il
ridimensionamento dello scalo milanese per ridurre i costi, è altrettanto vero
che la crisi di governo e il voto anticipato potrebbero imporre un finale
diverso. Non a caso la stessa società franco-olandese ha fatto già sapere da
tempo che si rimetterà "comunque" alle decisioni del nuovo esecutivo.
E non è casuale nemmeno il fatto che il leader del Pd
Walter Veltroni, nella lettera al Corriere della Sera del 22 febbraio scorso, ha
parlato con altrettanta chiarezza della necessità di "separare la vicenda
Alitalia dalla vicenda Malpensa la cui interconnessione è stata finora un
elemento di debolezza. Malpensa può e dev'essere un grande hub, non uno
degli hub di Alitalia". In attesa che la politica sciolga dubbi e
incertezze, restano sul tavolo le scadenze della trattativa e il peso
dell'indebitamento di Alitalia per la quale anche ieri in Borsa non è stato un
giorno da incorniciare. Le parole di Berlusconi
contribuscono all'ennesimo crollo del titolo in (-5,2%, aggiornati i minimi
storici a 0,554 euro) mentre Air One formalizza il ricorso al Consiglio di
Stato nel tentativo di riaprire la gara per la privatizzazione, stoppato pochi
giorni fa dal Tar. I conti della compagnia di bandiera diventano sempre più
insostenibili: in un solo mese, a gennaio, il passivo è salito di altri 81
milioni toccando complessivamente 1,26 miliardi di euro. Quanto alla trattativa
con Air France-Klm, gli appuntamenti decisivi sono ormai dietro l'angolo. Il 14
marzo scade il termine delle 8 settimane indicato dal ministero del Tesoro per
la presentazione dell'offerta vincolante di acquisto. Il via libera dovrebbe
arrivare lunedì prossimo, 10 marzo, dal consiglio di amministrazione della
società guidata da Jean Cyril Spinetta che nei giorni scorsi ha affrontato la
spinosa questione degli esuberi con i tecnici del ministero del Lavoro italiano
(si parla di 2-3mila lavoratori tra Alitalia Fly e Alitalia Servizi). È
probabile che ne parleranno domani anche l'ad di Alitalia Maurizio Prato e i
sindacati di categoria Cgil-Cisl-Uil in un incontro particolarmente atteso. Ma
intanto Alitalia ha già iniziato a ridurre la propria presenza a Malpensa, a
cominciare dalla cessione degli slot (le fasce orarie per il decollo e
l'atterraggio). Durissima l'opposizione degli enti locali lombardi che allo
scalo non intendono rinunciare: nelle urne di aprile, assicurano, la protesta
peserà parecchio.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'Italia rassicura
l'Ue: rifiuti via entro aprile ANTONIO TROISE Roma. L'Italia rassicura l'Ue: i
tempi saranno rispettati, entro aprile le strade della Campania torneranno ad
essere pulite. Da ieri, sul tavolo del commissario europeo all'Ambiente, Stavros
Dimas, è arrivata da Roma la risposta ai rilievi mossi da Bruxelles. Un dossier
voluminoso, ricco di allegati e di provvedimenti legislativi, firmato, per
competenza, dal ministro per le Politiche comunitarie, Emma Bonino, ma messo a
punto dal supercommissario, Gianni De Gennaro, e dal presidente della Regione,
Antonio Bassolino. Solo nelle prossime settimane si saprà se gli impegni
assunti saranno sufficienti per fermare sul filo di lana la procedura di
infrazione minacciata dall'esecutivo comunitario. Nel frattempo, il caso
Campania tiene ancora banco nella campagna elettorale. Ieri, dal leader del Pd,
Walter Veltroni, sono arrivate nuove stoccate
all'indirizzo del governatore. Anche se, questa volta, l'ex sindaco di Roma non
parla tout court di dimissioni: "Bassolino ha ragione a sostenere che fino
a quando c'è l'emergenza rifiuti lui resta al suo posto. Ma poi si deve aprire
una fase nuova in Campania con una forte discontinuità". Ci mancherebbe,
aggiunge Veltroni, "che al dramma già in atto
aggiungessimo anche la mancanza di organi istituzionali non in funzione e il
trambusto di una campagna elettorale". Sul fronte caldo della regione
scende in campo anche il vicepremier, Massimo D'Alema, che sarà capolista del
Pd alla Camera. Il ministro degli Esteri tiene a precisare di aver aderito ad
un invito di Veltroni anche "sulla base di una
richiesta che veniva dalla Campania". Non sono qui, ha aggiunto D'Alema,
"per portare via il posto ad un campano ma per accompagnarli verso il
Parlamento. Mi sento molto legato al Sud e quello che mi muove è l'amore verso
il Mezzogiorno e verso Napoli". Secca la replica del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, che ironizza sulla scelta di candidare il ministro degli
Esteri: "Vogliono andare avanti con l'archeologia, così dopo Pompei
mettono D'Alema che è da 45 anni in politica". Il centrodestra ironizza
anche su Veltroni: "Ha inventato la fiducia posticipata nei confronti di
Bassolino". Ma al di là della polemica politica, i riflettori sono
puntati sulle decisioni che nelle prossime settimane saranno prese a Bruxelles.
La posta in gioco è alta: non solo il rischio di una multa salatissima per
violazione delle norme sulla tutela dell'ambiente. Ma anche lo stop ai 330
milioni di euro che l'Ue aveva già promesso alla regione per lo smaltimento dei
rifiuti. Insomma, una doppia stangata che il governo conta, però, di schivare
in extremis. Nel dossier inviato ieri a Bruxelles si conferma, senza mezze
parole, l'impegno a ripulire le strade della regione entro aprile, al termine
cioè del mandato di 120 giorni conferito a De Gennaro. Non a caso, nella sua
memoria, il supercommissario ha riportato le ordinanze emesse negli ultimi
giorni, a cominciare da quelle firmate da Palazzo Chigi. Nel dossier c'è poi un
capitolo dedicato alla raccolta differenziata, uno dei tasti sui quali ha
insistito il commissario Ue Stavros Dimas per dare una risposta duratura
"a problemi che risalgono a più di dieci anni". Nella risposta a
Bruxelles l'Italia ribadisce l'esigenza di "creare un ciclo integrato"
di rifiuti in Campania, completando entro la fine dell'anno il
termovalorizzatore di Acerra. Un impianto per il quale, si ricorda nella
memoria difensiva, è stata avviata la procedura per una nuova gara. Nel
frattempo, assicura De Gennaro, si farà fronte all'emergenza ricorrendo alle
discariche individuate dal governo e trasferendo i rifiuti in altre regioni.
( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Walter Veltroni avrà anche ragione a denunciare un trattamento
iniquo sulla vicenda delle candidature da parte dei giornali (che in verità fin
qui non sono stati ingenerosi con lui; e poi non s'era detto che i giornali non
contavano più nulla?). Lamentarsi però servirà a poco, l'importante è
allontanarsi il più rapidamente possibile dalle secche fastidiose di queste p o
l e m i - che sulle liste. Che sono un gran peccato per Veltroni,
p e r c h é proprio la parata dei nomi e dei volti nuovi doveva servire (e fino
a un certo punto è servito) a dare un'immagine nuova e qualificata del Pd.
L'incidente con Pannella è destinato, visto il personaggio, a rimanere sulle
prime pagine per un po', e a dar fastidio. Forse la questione è stata un po'
sottovalutata, quando si è pensato di ridimensionare per via traversa il peso
di un accordo che una parte del Pd aveva subìto. Verrebbe da dire: la toppa
peggio del buco, se di buco si trattava. Anche a chi non voleva i radicali in
lista, sarebbe convenuto e converrebbe adesso trovare il modo per sopire le
polemiche, invece di trascinarle. Così come per Calearo. Anche la campagne
elettorali meglio pianificate scontano l'imprevisto, e devono saper reagire.
C'è ora da gestire una coincidenza difficile. Da una parte lo scontro con una
Confindustria francamente assurda sul tema scottante della sicurezza sul
lavoro; dall'altra, l'apparizione televisiva di un imprenditore-candidato
troppo schietto (ma quello che Calearo ha detto su e contro Prodi è,
sostanzialmente, il motivo per cui quelli come lui apprezzano il Pd
veltroniano: la rottura di quella continuità). La linearità della campagna qui
si è un po' interrotta, qualche infortunio evitabile nelle liste ha fatto il
resto. C'è tempo per ripartire e nessuno meglio di Veltroni
può farlo. Senza fare troppo l'offeso però, perché usare le armi di Berlusconi va bene, ma fino a un certo punto.
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Per i radicali
tradito il patto sulle candidature. Berlusconi accetta il faccia a
faccia Polemiche su liste e duelli tv. Ma il Pd non si ferma Veltroni non si fa distrarre. "Col pareggio, riforme rapide poi si
rivota" "Ci sono tutte le possibilità di ottenere un risultato che
sarebbe clamoroso". Walter Veltroni da Genova
spiega che "secondo gli esperti la distanza che ci separa è scesa a 4 o 6
o al massimo 7 punti di percentuale". Insomma, il recupero è possibile. E
se le urne dovessere portare a un pareggio con il Pdl (soprattutto al senato),
non ci sarà nessun accordo: "Faremo insieme le riforme e poi subito al
voto", precisa il leader del Pd. Sia Veltroni che
Berlusconi, intanto, si dicono disponibili a un faccia
a faccia in tv, ma sono bloccati dalle norme stabilite dalla commissione di
vigilanza e recepite anche dall'Agcom. Intanto Bonino polemizza: "I patti
vanno rispettati". Bettini ha risposto: "I 9 radicali sono tutti
eleggibili".
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
MARIO RODRIGUEZ In
questa campagna elettorale i sostenitori del Partito democratico hanno un
vantaggio da non sottovalutare, due motivazioni forti da far valere: il
risultato elettorale vero e proprio e la costruzione del partito. Da un lato,
la possibilità di raggiungere un risultato che mantenga al centro della
politica italiana la necessità di una svolta profonda rappresentata dal nuovo
partito e, dall'altro, un risultato che premi la proposta di rilancio della
buona politica basata sulla centralità del cittadino elettore, sulla sua
sovranità nei processi di legittimazione della leadership e delle scelte
importanti. Insomma proprio il Partito democratico in quanto tale e la
leadership veltroniana. Si potrebbe quindi sostenere che insieme al programma
o, addirittura, più del programma stesso, quello che conterà nelle prossime
settimane sarà far vivere quel partito "nuovo" che il Pd ha promesso
di essere. In campagna elettorale, superata la fase della formazione delle
liste, più che una ragionieristica e noiosa elencazioni di cose da fare va
"agito" in modo credibile un nuovo modo di stare tra la gente. Non
bisogna preoccuparsi di toccare tutti, non è necessario rincorrere Berlusconi sul terreno della reclame dei 10mila gazebo che
voteranno guarda caso proprio quello che lui conosceva già da sempre. Bisogna
avere fiducia nel passaparola nella ricostruzione di legami e di relazioni.
Alla presenza finalizzata a presidiare e ad ostentare forza anche nei quartieri
degli "altri" è meglio contrapporre la capacità di trovare credibili
ragioni per confronti interpersonali con i "nostri", quelli che hanno
curiosità e desiderio di essere parte. Il programma deve essere credibile,
possibilmente inattaccabile, ma bisogna ricordare che ha un valore simbolico e
deve sostenere un processo di identificazione basato soprattutto sulla
diffusione di un sentiment positivo, di fiducia, di affidabilità. Ai media
nazionali spetterà il compito della costruzione sociale dei significati che
questa campagna assumerà. E a questo livello potranno agire esclusivamente le
persone degli staff centrali. Ma sul territorio spetta un compito attivo:
quello di dare sostanza ai messaggi mediatici trovando qualcosa da fare che sia
evidenza della novità che il Pd intende rappresentare. Oltre a quello che i
leader nazionali diranno in tv e sarà echeggiato dalla carta stampata, sarà
importante quello che le persone si diranno tra loro commentando quei messaggi,
riportandoli nel proprio vissuto con linguaggi propri. L'obiettivo principale
di una campagna è proprio quello di attivare i convinti a convincere gli
incerti. La campagna elettorale deve quindi essere una grande campagna di
definizione e affermazione del ruolo e della funzione del Pd sul territorio.
Cominciando dai circoli che devono perdere al più presto possibile ogni
riferimento al passato per diventare luoghi a servizio di processi di
socializzazione appropriati alla nuova identità che si desidera affermare.
Fatto il partito si tratta di fare i democratici. I candidati ai quali Veltroni attribuisce un valore simbolico importante non possono essere
come gli indipendenti nelle liste del Pci degli anni '70, gruppo comunque
estraneo, al quale un partito organizzato e generoso, concede una possibilità
di tribuna. Devono fare qualcosa di più, devono contribuire a costruire la
nuova identità di un partito a vocazione maggioritaria che affronta le
ingiustizie e i conflitti della nostra società con un approccio
democratico liberale e non "di classe". Che considera il fatto di
avere tra le proprie fila operai, imprenditori, militari e, soprattutto,
giovani e donne, un tratto di identità e non un espediente tattico. Per questo
è importante che i circoli del Pd si comportino come se avessero i candidati da
far votare, proprio con la tenacia di una competizione uninominale. I candidati
"simbolo" (ma anche gli altri) non devono stare fermi un minuto: per
30 giorni devono fare almeno 100 incontri a testa in circoli diventati per
l'occasione accoglienti punti di aggregazione degli elettori non solo degli
aderenti, infopoint della buona politica. E ci si deve proporre di contattare i
quattro milioni di persone che sono state coinvolte in questi anni nelle varie
"primarie". Il rilancio della politica deve essere credibile, farlo
non è certo semplice. Passa non solo dai media ma anche dall'esperienza diretta
che attraverso il passaparola diventa un sentire diffuso.
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Se è vero, come
tante volte ha scritto anche Europa, che è in queste elezioni che si sta
davvero fondando il Partito democratico, anche la selezione delle candidature
deve essere letta come atto fondativo. I nomi scelti da Veltroni,
Franceschini, Bettini e dagli altri sono dunque l'identikit del Pd, almeno per
come lo vogliono presentare i suoi leader. Tanto più che il tavolo dei
capi-componente ha potuto usufruire, per l'ultima volta si spera, del
meccanismo del Porcellum: autentico sogno degli estensori di liste elettorali,
trasformati in giudici di vita e morte politica. Il lato brutto del Porcellum è
che le esclusioni sono certe, ma hanno anche un padre e una madre. La prima
cosa che va detta per onestà, infatti, è che nessuno dei criteri cosiddetti
oggettivi può essere addotto a giustificazione per quell'inserimento o quella
bocciatura. Anzianità di legislatura, sesso, radicamento nel territorio,
competenza, capacità di portare voti: quando s'è voluto, e per chi s'è voluto,
si è derogato allegramente da questi saldi principi. Si è trattato dunque di
una selezione soggettiva, soprattutto veltroniana si intende. Da questo punto
di vista, c'è un equivoco di fondo nelle tante cose che si sono dette e scritte
in chiave polemica su Calearo, Colaninno, Serra, Ichino, le ragazze più o meno
precarie, il giornalista cattolico, i radicali, Veronesi. Veltroni
è persona troppo esperta per non sapere che nessuna di queste scelte (tranne
forse l'ultima citata) serve a "portare voti". Avrà ragione chi dal
nord-est avverte che Calearo "non sposta voti". Ma non coglie il
punto: con questi nomi Veltroni non cerca voti, vuole
bensì lanciare un messaggio generale sulla natura del Pd. Per adesso, e per il
dopo. Dopo averlo fatto coi discorsi e col programma, ora è con l'album dei
candidati democratici che Veltroni descrive il proprio
partito. Il partito che ne esce è totalmente postideologico, senza una base
sociale privilegiata di riferimento, assai multiculturale, più giovanissimo che
giovane. Catch all party, s'è già detto e scritto. La rottura più rumorosa,
com'è inevitabile, avviene sul fronte della filosofia economica. E più estremo
è il nome, più clamorosa la novità, e più avvelenate le polemiche dalla
sinistra estrema, meglio è per un Veltroni che manda a
dire all'Italia: non siamo più solo quelli del lavoro dipendente, di fabbrica o
di ufficio. Ottimo, è quello che ci voleva. Anche se compiere una rottura del
genere con grossi nomi confindustriali (o con Sangalli della Cna), pur
garantendo un ritorno mediatico, non esaurisce il compito. Sarebbe stato bello
per esempio rompere anche sul fronte delle professioni. A parte questo, come si
sposa questa discontinuità col percorso fin qui seguito per arrivare al Pd? Veltroni ha voluto avocare a sé tutte le novità presentate
in questa campagna elettorale. Anche e soprattutto nella selezione dei
candidati. Tutto ciò che c'è di nuovo rispetto alla vicenda pregressa dei Ds e
della Margherita, risulta portato da lui, o comunque lo ha presentato lui. Come
è giusto, è naturale, ed è soprattutto congeniale alla
efficace corsa di Veltroni contro Berlusconi: che, alla fine, è l'unica cosa che conta adesso. Questa
"esclusiva" veltroniana ha avuto però una conseguenza: e cioè che
tutto ciò che a Ds e Margherita è rimasto da fare in termini di candidature, è
stata la difesa strenua degli uscenti. A quanto pare il risultato è
stato ottenuto, e le quote predefinite sono state rispettate. Al prezzo però di
essere relegati al ruolo di conservatori dell'esistente. È la nemesi,
inevitabile, dei Fassino, dei Rutelli, dei D'Alema, di coloro che ai loro tempi
si presentarono come gli innovatori. Da adesso in poi sarà sempre così? Passato
il 14 aprile, comunque siano andate le elezioni ma in maniera più stringente se
non si sarà completata la rimonta, ci sarà come si dice "da costruire il
partito". Un lavoro che fin qui non è stato fatto. Alla luce di questa
incombenza, come si può leggere la selezione di classe dirigente compiuta in
queste settimane? Pare di capire che nel Pd non si premia né il vecchio
apparato, né la rivoluzione novista e neanche, come da Veltroni
temevano i più, l'allegra brigata dei cantanti-attori- registi. Si premia
invece quel meccanismo che già venne duramente rimproverato a D'Alema, Fassino
e Rutelli nei loro partiti: la logica dello staff. Per capirci: ai tempi di
Sbardella o Mastella capitava che un autista o un addetto stampa facessero carriera
politica e parlamentare. Dovevano però guadagnarsela in casa propria, portando
voti o ereditando quelli dei leader. Questo passaggio intermedio oggi salta,
anche sulla scia dell'esempio berlusconiano. Potrebbe essere perfino un fatto
positivo, se se ne guadagnasse in professionalità e capacità di lavoro. Sarà
così, si spera. Colpisce però che stavolta gli staff non siano stati
"assegnati" alle tra dizionali regioni rosse, bensì paracadutati
prevalentemente al Sud. Questo è un rischio: lì, il necessario rinnovamento dei
gruppi dirigenti deve partire dal radicamento territoriale. Apparizioni aliene
possono compromettere la logica clientelare, ma anche le speranze di ricambio
locale. Come si vede, non parliamo qui delle singole esclusioni che fanno scalpore,
né del caso politico dei radicali. In un caso e nell'altro, questi riflessi
negativi sono tipici della fase delle liste, che non è il momento più alto
della politica. Sarebbe stato forse raccomandabile proteggere i simboli (come
per l'antimafia, che vive anche di simboli); è sicuramente corretto rispettare
gli impegni con gli altri partiti; e infine, a sentire in giro, sarebbe stato
apprezzato un metodo più "umano" nel trattare i singoli casi, anche
di persone che nella costruzione del Pd ha meriti molto più antichi e solidi
dei newcomers. Ma si sa da tempo ? e chi non lo sapeva, adesso lo sa ? che il
candidato buono e sorridente è tale più in pubblico che in privato. Il che,
alla fine, alla "gente" importa poco.
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Molfetta i caduti
sono diventati cinque. Un altro edile è morto ieri. La tragedia non si ferma,
falcia giovani e padri di famiglia. Occorre reagire e la politica forse lo fa,
finalmente, però accanto alle misure concrete si sente anche tanta ipocrisia, e
perfino la strumentalizzazione. Di fronte a queste vittime ci si dovrebbe dare
un limite, evitare di deformare ideologicamente la realtà. Piero Sansonetti
passa per essere un giornalista diretto, schietto. La sua vivacità è molto
apprezzata nei talk show televisivi, presso i quali lo troverete spesso. Ieri
ha deciso giustamente di dare tutta la prima pagina di Liberazione alla
tragedia di Molfetta, certo per lanciare un grido di dolore ma soprattutto per
cosa? Per proporre un'equazione aberrante, talmente aberrante che stavolta non
ha avuto la schiettezza di portarla fino in fondo. L'equazione ? che troverete
alla fine del suo editoriale, come di quello di Loris Campetti sul manifesto ?
è che i morti di Molfetta sono sulla coscienza dei padroni (poco importa che
tra i cinque caduti ci sia proprio il padroncino del rimessaggio), sulla
coscienza di chi ha fermato i decreti sulla sicurezza (poco importa che nessuno
di questi decreti avrebbe impedito la strage, come sarebbe invece accaduto
semplicemente rispettando una legge del 1955), dunque sulla coscienza di
Confindustria (che ha le sue responsabilità e ieri in maniera assurda le ha
persino volute ribadire opponendosi al giusto aggravamento delle sanzioni: ma
sono le sue responsabilità, appunto), dunque su quella di Montezemolo e di
quelli come lui, di Colaninno e di Calearo, infine sulla coscienza del Pd che
li ha candidati. Se l'intero ragionamento zoppica alla verifica dei fatti, e
stride con la realtà di una legislazione avanzata che stenta a imporsi
nell'intero mondo del lavoro, è l'ultimo anello dell'equazione che francamente
indigna, proprio perché proposto in questi giorni di scontro politico e in
coincidenza con simili tragedie. Ne devono aver parlato in redazione, perché
Angela Mauro sulla stessa Liberazione cerca di farlo dire a Nichi Vendola
("C'è un ponte tra industriali e Pd a danno della sicurezza sul lavoro?
") e lui sensatamente svicola. Campetti invece lo
scrive: i costi della rivoluzione liberista "di Veltroni e Berlusconi" ricadono "sui lavoratori che muoiono a grappoli
". Sansonetti lo fa solo capire: la colpa della tragedia è di quei partiti
che riempiendo di padroni le proprie liste fanno credere a Confindustria di
poter fare il proprio comodo, causando il massacro. Per una volta
Sansonetti non è stato abbastanza diretto. Diciamo, un po' allusivo. Da lui ci
saremmo aspettati una frase più chiara. Coraggio, ci vuol poco. Suona bene in
campagna elettorale dire che i cinque di Molfetta li ha uccisi Walter Veltroni.
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, nelle ultime ore tormentate dalla collocazione nelle
liste del Pd dei 9 radicali, Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo
nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia
neanche Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano
ritrovarsi qui, nella città di Gobetti, Gramsci, Einaudi, Saragat e
Bobbio, in una costituente che li unifichi come componente unica del futuro Pd.
Altrimenti, siano 9 o 6 i radicali in parlamento, non riusciranno da soli a far
molto. Saranno contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI,
TORINO Cara signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo
laico" ? come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di
unire i tre partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti
del Psi a laicizzare le due chiese, quella democristiana e quella comunista. Di
quei soggetti politici ora non esistono più nemmeno i nomi, se si esclude il
fantasma boselliano della rosa socialista (davvero il più ectoplasmatico della
grafica elettorale) e qualche nome ereditario (vedi La Malfa, finito però a
destra, il torinese Zanone, escluso dal Pd). Esiste invece ed è attivo nei
media, nel parlamento europeo e nazionale il gruppo radicale, che da oltre 50
anni porta in sé questo sentimento di unificazione delle culture laiche, la cui
diserzione in Italia ha dato spazio a quelle due cose da paese depresso che
sono da una parte gli atei devoti al servizio del papa-re e dall'altra i
pragmatici post-ideologici: dei quali intravediamo, alla spalle di Walter, un
fantasma ancor più ectoplasmatico della rosa di Boselli. Il fatto è che dove
mancano le idee mancano le forze reali; e dobbiamo accontentarci che Walter
realizzi un "partito della società" mettendo insieme alcune facce di
alcune culture, che avranno senso solo se le culture torneranno protagoniste. È
un problema che riguarda anche Berlusconi, dopo le
bacchettate di Famiglia cristiana, che qualcuno, forse sbagliando, ha scambiato
per nostalgia del centro cattolico, d'infausta memoria mitteleuropea. Questo ci
serve a ricordare che il massacro laico di queste elezioni (candidature
radicali a rischio, cacciata dal parlamento di superstiti rappresentanti del
vecchio Pli, nessuna pressione convincente per smuovere i socialisti dal loro
isolazionismo), deve costringere queste "forze" a un'ultima prova di
dignità e di vitalità dopo le elezioni: magari nella confederazione che lei
propone. I soli che potrebbero assumerne l'iniziativa sono Pannella e Bonino,
la cui concretezza di programmi (non solo sui temi etici, ma su molte altre
esigenze di una società postmedievale) s'unisce a capacità organizzativa e di
guida e manovra politica: tre cose che sono frutto di fede e di strategia e che
perciò mancano agli altri scettici protagonisti della sognata costituente
laica. Ciascuno dei quali (ci saranno 20 o 30 "partiti" club o fogli
liberali in Italia, o socialisti, o repubblicani, ecc.), gode d'esser solo al
comando, in uno stanzino, in un cesso, in un soffitto, piuttosto ch'essere in
due o tre a gestire una casa normale o in cinque o sei a governare una
palazzina. Per smuoverli da questa insensibilità morale, occorre fare qualcosa
che interessi molti cittadini, i quali li spingano all'azione coi pungoli, come
si fa coi normali buoi. La costituente può essere la folata di vento o
l'incendio che igienizzi il sottobosco laico. Dove ognuno crede, per niente
laicamente, d'avere lui la verità, quasi fosse il papa o Ferrara.
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LISTE DEMOCRATICHE
"Non tutti i nove sono sicuri, rispettate i patti" Ira radicale, ma
rien ne va plus MARIO LAVIA Sarebbe la prima volta che i radicali ci restano
fregati. Abili quanto nessun altro a trattare (una volta ne fece le spese
persino Berlusconi), questa volta Bonino e Pannella
forse hanno fatto male i conti, forse no, forse esagerano... Il santone
radicale, a sera, ha promesso che non romperà col Pd ma con un tono non
promette nulla di buono: "Noi non rompiamo ma attenti, su questa questione
non ci fottete". Malgrado i termini crudi, ai capi del Pd non è parsa una
sortita irresistibile. La cosa si può aggiustare, e ieri le telefonate fra
sant'Anastasia e Torre Argentina ci sono state, con Goffredo Bettini che chiedeva
ai radicali che calcoli stessero facendo, del perché tanta agitazione. Forse è
solo perché Pannella si sta precostituendo una "sua" campagna
elettorale. La vicenda è un po' complicata ed
inevitabilmente assume sapori da suk, cosa che bene a Veltroni non fa.
Dunque. Il 22 febbraio il Pd ha promesso ai radicali 9 parlamentari ? fra cui
la Bonino capolista. Alla fine della mega-trattativa, conclusasi lunedì sera, è
parso, secondo i calcoli di Torre Argentina, che solo 5 di loro fossero
"sicuri". "Ci hanno fregato", si sono detti l'altra
sera, appena ricevuti i fax da largo del Nazareno. Il calcolo dei dem è
diverso: 7 sicuri,
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO IL 13 APRILE Veltroni: "Insieme si fanno solo le regole. Poi si
torna a votare" Pareggio possibile, inciucio no RUDY FRANCESCO CALVO
Larghe intese? No, grazie. Walter Veltroni chiude
definitivamente la porta a qualsiasi ipotesi di accordo con il Pdl, che vada al
di là delle riforme istituzionali e della legge elettorale. Nella puntata di
Porta a porta andata in onda ieri sera, il leader del Pd ha prospettato
l'ipotesi di un "pareggio" al senato, che impedisca la formazione di
un governo stabile. Se sarà così, ha detto Veltroni,
"si dovranno riformare le regole del gioco e poi tornare a votare".
In ogni caso si tratterebbe "di uno scenario provocato da qualcuno",
ha precisato Veltroni, dato che "c'era la
proposta di fare le riforme, ma qualcuno ha detto no". Il riferimento è
chiaramente a Silvio Berlusconi, colpevole per il
segretario del Pd di aver fatto prevalere i propri interessi personali a quelli
del paese: "Questa è la differenza tra un uomo politico e un uomo di
stato". La possibilità di un pareggio è comunque negata dal leader del
Pdl, che continua ad assicurare: "Abbiamo dieci punti di vantaggio, che ci
daranno non solo il diritto ma soprattutto il dovere di governare". I
sondaggi mostrati da Mannheimer in studio a Veltroni
disegnano però una realtà differente, con una distanza tra le due
mini-coalizioni ridotta a 6,5 punti, mentre, fa notare Veltroni,
"tra Pdl e Pd ci sono quattro punti". Inoltre, "l'alleanza tra
Lega nord e Pdl è differente da noi perché avremo un solo gruppo parlamentare e
un solo programma con Idv. C'è una bella differenza di coesione ". Botta e
risposta tra i due principali candidati premier anche sulla possibilità di un
faccia a faccia televisivo. Veltroni lo ritiene "un dovere" e Berlusconi
ribatte: "Se fossi in lui sarei terrorizzato, ma se lo vuole fare sono
assolutamente disponibile ". L'ipotesi è stata però negata dall'Agcom, che
ha recepito le norme approvate dalla vigilanza Rai sul divieto di confronti tv
tra due soli candidati, estendendole anche alle reti private. "Il
nostro impegno ? ha spiegato il presidente dell'Authority Corrado Calabrò ? è
se ci saranno cambiamenti da parte della commissione parlamentare, anche noi ci
adegueremo rapidamente ". A Porta a porta, Veltroni
parla anche del programma del Pd, assicurando che contiene un'adeguata copertura
finanziaria. E rispetto a quello presentato da Berlusconi
afferma: "Il loro programma non è molto diverso da quello del 2001 ma ora
gli italiani si chiedono come mai, visto che hanno governato per cinque anni,
quel programma non è stato realizzato?". La critica veltroniana, però, è
rivolta anche al vecchio centrosinistra: "Nessuna di queste coalizioni ha
fatto le svolte riformiste di cui il paese ha bisogno" e per questo
"io ho deciso di concludere l'esperienza di quella coalizione". Prima
conseguenza di questa scelta è una rinnovata attenzione per il Nord del paese,
testimoniata dalla candidatura di Massimo Calearo. Il leader democratico si
rivolge però direttamente anche al governatore della Campania, rinviato a
giudizio per il caso rifiuti: "Serve una fase nuova. Bassolino ha ragione
a dire "non me ne vado finché c'è l'emergenza", ma bisogna arrivare
rapidamente a una forte discontinuità e sottoporre agli elettori una proposta
nuova che verrà dal Pd".
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Retroscena Le
scommesse sui candidati Silvio sotto la pari, Walter a 3 Ma le quote dei
bookmakers si basano su Porta a Porta FULVIO MILONE ROMA E se a Palazzo Chigi
salisse il Trap? C'è chi ha pensato a quotare anche lui: una boutade
pubblicitaria, naturalmente, che però dà la misura dell'interesse e della
divertita curiosità con cui i bookmaker d'Oltremanica stanno seguendo il Barnum
della politica italiana. In tempo di campagna elettorale gli inglesi,
tradizionalmente avvezzi a giocarsi anche l'anima, propongono fra i vari
servizi un appassionato toto-premier. La sfida su cui più
si concentrano le scommesse è ovviamente fra Berlusconi e Veltroni. Il primo è favorito, ma lo scarto si è ridotto negli ultimi
dieci giorni. Il 25 febbraio il Cavaliere veniva dato a 1,48 volte la posta, e
l'ex sindaco di Roma era "bancato" a 4; ieri il leader del Pdl ha
raggiunto quota 0,37 contro il 2,85 del Walter nazionale. Seguono a
grande distanza gli altri candidati. Casini è dato a 74, Tabacci, Santanchè,
Bertinotti e Ferrando a 999: fuori gara. Sono piccole soddisfazioni per Veltroni che ci ha pure scherzato su quando l'altra sera ha
accennato proprio ai bookmaker che stanno rivedendo le quote sulle elezioni
italiane: "Su di noi nessuno avrebbe scommesso un euro, adesso la distanza
si accorcia". Sul business del toto-premier si sono buttati a pesce un po'
tutte le agenzie inglesi, a cominciare da Unibet e Sportingbet che fra una
partita di calcio e un torneo di golf hanno proposto giocate sul futuro
inquilino di Palazzo Chigi. Eugenio Zecca, manager di Unibet, spiega che la sua
agenzia fornisce da sempre questo tipo di servizio: "Offriamo scommesse
anche sulle prossime elezioni a sindaco di Roma - dice - dove Rutelli, il
favorito, è a 1,45 mentre il candidato della destra, Alemanno, è a 2,50".
E spiega, Zecca, quali criteri vengono adottati per stabilire le quote. Unibet,
come tutte le altre agenzie, ha i suoi esperti (quotisti, appunto) che si
documentano prima di "bancare" i candidati: "Leggono i giornali
italiani, spulciano gli editoriali, guardano i programmi tv dedicati alla
politica ma soprattutto seguono con attenzione i sondaggi pubblicati".
Sondaggi su cui incombono non poche perplessità. Proprio ieri Nando
Pagnoncelli, presidente dell'Assirm, l'associazione che raggruppa 46 fra i
maggiori istituti di ricerche di mercato, ha lanciato l'allarme sulle
strumentalizzazioni dei sondaggi politico-elettorali: "Sempre più spesso i
risultati vengono usati come armi di propaganda e scagliati contro lo
schieramento avverso". Per questo Pagnoncelli propone "una sorta di
patto etico fra istituti di ricerca, forze politiche e media". Ma i
bookmakers inglesi non sembrano eccessivamente preoccupati, forse perché
considerano il toto-premier un servizio di nicchia. "La vostra politica
mantiene un certo appeal anche sugli scommettitori inglesi: movimenta alcune
centinaia di migliaia di euro, ma è ben poca cosa rispetto al calcio e agli
altri sport", spiega Zecca. E Susanna Piga, manager di Sportingbet,
conferma: "Le quote sono interessanti ma per noi questa è un'attività
decisamente secondaria". Il vero affare sarebbe lanciare il toto-premier.
Ma questo genere di scommesse, loro, non le accettano. Perché? Antonio
Salikali, quotista di Snai: "I Monopoli di Stato non prevedono la voce
"politica"".
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista Pietro
Ichino "Pagelle ai dipendenti e maggiore flessibilità" MARCO
CASTELNUOVO Il giuslavorista Pd: stop ai contratti precari, ma licenziamenti
più facili" Professor Ichino, Berlusconi dice di
voler superare lo Statuto dei Lavoratori. Qual è la posizione del Pd?
"Riformare il nostro diritto del lavoro è indispensabile, sia perché è in
gran parte vecchio di mezzo secolo, sia perché oggi si applica soltanto a metà
dei lavoratori. Il punto è come lo si riforma". Quindi è d'accordo? Anche
quando dice: "Otto impiegati pubblici se ne vanno e se ne assume uno solo"?
"Ma non sappiamo neppure che cosa propone Berlusconi!
Una riforma seria e complessa non può essere improvvisata da un giorno
all'altro, né tanto meno affidata a battute provocatorie, precedute da segnali
diametralmente opposti, come sta accadendo nel Pdl". A che cosa si
riferisce? "Solo quindici giorni fa Giulio Tremonti ha dichiarato: "La questione dell'articolo 18 la lasciamo volentieri a Veltroni"". Dunque il Pd che cosa propone? "Innanzitutto
una scelta di metodo: assumere al tempo stesso la rappresentanza del meglio
dell'imprenditoria italiana e dei lavoratori, per realizzare un'intesa solida e
realistica sulle scelte coraggiose che occorre compiere". Calearo e
Colaninno, ma anche Nerozzi e la precaria del call center. Ma non le sembra sia
come mettere insieme il diavolo e l'acqua santa? "Tra lavoratori e
imprenditori ci può essere conflitto sulla spartizione del frutto del loro
comune lavoro; ma questo conflitto deve risolverlo, in piena autonomia, il
sistema delle relazioni sindacali. Alla politica spetta invece di realizzare
l'interesse di tutti a che la torta da spartire sia più grande possibile; e
fare che in questo grande "gioco a somma positiva" nessuno resti
escluso". Dunque siamo ancora alla concertazione? "Il Pd proprio in
questi giorni sta realizzando qualche cosa di nuovo e diverso: una posizione
politica comune a imprenditori e lavoratori sulle scelte necessarie per
sbloccare il Paese. Poi verrà anche il momento del confronto con i vari gruppi
di interessi organizzati; ma la ricerca del consenso di tutti non può
paralizzare le decisioni urgenti per il rilancio dell'economia nazionale".
Veniamo al concreto. Cosa farà il Pd sul fronte del lavoro? "Nel settore
pubblico, correggerà l'attuale situazione diffusa di inamovibilità di fatto,
che genera posizioni di vera e propria rendita". Come? "Introducendo
la cultura della misurazione e della valutazione, indispensabile per poter
premiare le strutture che lavorano di più e meglio; e costringere ad
riallinearsi quelle che non raggiungono gli obiettivi fissati, a cominciare dai
loro dirigenti". E nel settore privato? "Innanzitutto alcune misure
incisive per portare il tasso di occupazione femminile a livelli europei: per
questo, occorre non solo moltiplicare i servizi alle famiglie, ma agire anche
sulla leva fiscale". Anche il Pdl sostiene le stesse cose. "Su questo
punto, veramente, il programma di Berlusconi va
proprio in direzione opposta, col prevedere il cumulo dei redditi dei coniugi e
quindi la tassazione del secondo reddito con l'aliquota più alta. Poi, occorre
superare con decisione il dualismo fra protetti e non protetti". E si
torna alla questione dello Statuto dei lavoratori. "È tutto il nostro
diritto del lavoro che va ripensato. E non solo per superare l'attuale
indecente regime di apartheid fra protetti e non protetti. Occorre farlo anche
perché ci sono norme scritte quarant'anni fa, prima che arrivassero i computer
e Internet". Solo aggiornamento alle nuove tecnologie? "Non solo
questo. Ma le cose vanno fatte bene, senza gettare via il bambino con l'acqua
sporca". Qual è il bambino e quale l'acqua sporca? "Il modello
indicato dal programma del Pd è quello "della migliore flexicurity
europea". Che significa coniugare il massimo possibile di flessibilità
delle strutture produttive, con il massimo possibile di sicurezza e benessere
dei lavoratori". Ma sulla riforma del diritto del lavoro, fra Pd e PdL,
convergete o divergete? "Per rispondere occorrerebbe prima capire su che
cosa convergono Tremonti e Berlusconi, oppure Alemanno
e Sacconi, che per ora dicono cose tra loro opposte". Lei a cosa sta
lavorando? "A un contratto a tempo indeterminato per tutti i nuovi
rapporti di lavoro dipendente, tranne ovviamente gli stagionali o gli
occasionali, in modo da garantire a tutti una vera eguaglianza di opportunità.
Ma con un sistema di protezione in parte nuovo: è qui che si deve realizzare la
coniugazione di flessibilità per l'impresa e vera sicurezza per il
lavoratore". Spieghi come; e dica che cosa vuole fare dell'articolo 18.
"Dopo un periodo di prova di sei mesi, l'articolo 18 si applica per i
licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito, di
discriminazione o di rappresaglia. Ma il controllo giudiziale deve essere
limitato a questo. Se invece il motivo del licenziamento è economico od organizzativo,
la protezione del lavoratore è costituita da un congruo indennizzo commisurato
all'anzianità e da un'assicurazione contro la disoccupazione di livello
scandinavo". Da sinistra le obiettano che lo Stato non ha i soldi per
questo "lusso" nordico. "L'idea è di attivare questa
assicurazione con un contributo interamente a carico dell'azienda, secondo il
criterio bonus/malus: a ogni licenziamento, l'imprenditore meno capace di
programmare la gestione del personale vede aumentare i costi aziendali".
In questo modo verrebbe escluso il controllo del giudice sui licenziamenti
economico-organizzativi individuali e collettivi? "In questo modo è il
costo del licenziamento a costituire il filtro delle scelte imprenditoriali. Un
filtro molto migliore di quanto non possa essere il controllo giudiziale. Sia
perché è un filtro che può essere modulato in relazione alle diverse esigenze e
situazioni. Sia perché l'aggiustamento strutturale non può attendere una
verifica della durata di sei, otto o persino dieci anni". Da sinistra
obiettano che, in questo modo, tutti i nuovi rapporti di lavoro saranno
precari. "Sbagliano di grosso: sarebbe come dire che tutti i lavoratori
del Centro e Nord-Europa, dove si applicano tecniche di protezione diverse
dall'articolo 18, sono precari". Dunque, flexicurity contro precariato?
"Sì; se si vuole superare la giungla attuale dei contratti precari che
scarica su metà dei lavoratori tutto il peso della flessibilità di cui il
sistema ha vitale bisogno, occorre entrare in questo ordine di idee. Sulle
soluzioni tecniche ovviamente il discorso è apertissimo". Lei pensa che su
una scelta di questo genere il sindacato potrebbe seguirvi? "Se il
sindacato avrà di fronte un governo che garantirà l'equità e il rigore, sarà
più facile ottenerne il consenso. Già con le candidature elettorali il Pd
indica la via di una discussione serena, pragmatica e senza "fuochi di
sbarramento" preventivi, né da una parte né dall'altra".
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA L'ultimo da cui ti aspetteresti la parola "sacrifici" è Berlusconi, l'uomo delle promesse mirabolanti, dell'ottimismo
più sfrenato. Eppure l'ha detta. Ieri sera da Vespa. Perché "i miei
concittadini debbono sapere che siamo già in profonda crisi, una crisi non solo
italiana ma mondiale". E chi si candida a guidare il Paese "non può
fingere di non sapere che siamo in una situazione del genere". Sacrifici,
dunque. Stringere la cinghia. Il Cavaliere si avventura su terreni ignoti,
assume il tono grave dell'uomo di Stato, accetta perfino di farsi includere tra
gli anziani ("All'età che ho, sono un matto ad assumermi la responsabilità
di presidente del Consiglio..."). Qualcuno dell'entourage sostiene che è
la sua vera trovata, concepita apposta per stupire e catturare l'attenzione,
più ancora dei contratti con gli italiani e dei disegnini col pennarello sulla
lavagna (tutto "déjà vu" dal 2001). "Dimezzare gli addetti alla
politica. Eliminare tutte le province. Combattere l'assenteismo incredibile nei
ministeri", nossignori, a chiederlo non è Beppe Grillo, né quel Di Pietro
che vuole tagliare il grasso della politica: stavolta chi denuncia gli
impiegati romani fannulloni ("Si prendono il 39 per cento di vacanze oltre
quelle dovute, mentre a Milano il tasso è del 27"), chi vuole bloccare il
turnover nella pubblica amministrazione ("Per 8 pubblici dipendenti che se
ne vanno, ne deve essere assunto uno solo"), chi addirittura dichiara
guerra agli evasori ("Puntiamo a recuperare una somma pari a 2 punti del
Pil nell'ultimo anno di governo") è lui, Berlusconi.
Addio sorriso a 32 denti, l'ora grave della recessione mondiale impone serietà
e pure qualche marcia indietro, come su Alitalia. Sì, lui resta sempre convinto
che meglio sarebbe una cordata nostrana, nel qual caso "lo Stato potrebbe
dare, eccezionalmente, per un periodo transitorio, un contributo". Però Berlusconi riconosce che pure una "public company con
Air France e Klm può andar bene, purché resti identificabile come compagnia di
bandiera", nel senso di esporre il tricolore sugli aeroplani. Il Cavaliere
che si emenda, si corregge, anche questa una novità. Mai più garantire
l'impossibile: nel futuro contratto con gli elettori ci sarà "solo quello
che realizzeremo al 100 per cento", il resto verrà declassato a
"direzione di marcia". Subito la detassazione degli straordinari e
subito pure l'abolizione dell'Ici, un sollievo per le famiglie da 4 miliardi di
euro. Garanzia che "mai metteremo le mani nelle tasche della gente".
Ma il taglio alle tasse? Forse, dipende. "Cercheremo di ridurre la
pressione fiscale sotto il 40 per cento, per le tredicesime si vedrà se potremo
intervenire quest'anno". L'intenzione c'è, sono i soldi che mancano. E il
Cavaliere non vuole più apparire piazzista di sogni. Né complice della Casta.
"Nel Pd hanno messo in lista le segretarie, i portaborse, i figli
di...". Di nuovo no, non è Nanni Moretti fustigatore dei costumi a
sinistra. E' il Caimano in persona che si lancia perfino in una reprimenda
contro il fiore all'occhiello di Veltroni, quel
Calearo imprenditore anche lui, passato all'altra sponda: "Un ambizioso
che ha sempre confessato di voler fare politica". Del resto, Walter dietro
l'immagine non ha nulla, "è un bravo comunicatore, punto e basta, nella
sua vita ha fatto solo quello, insieme a Rutelli svolge con grande abilità il
compito di far dimenticare il disastro di Prodi". Veltroni
"faccia tosta". Veltroni che "sembra
aver vissuto sulla luna". Veltroni che fa
"della bugia il suo mestiere"... Può sembrare una raffica di insulti,
forse lo è, ma a fin di bene, garantiscono in via del Plebiscito. Perché Silvio
si sente "tranquillo" sui 10 punti di vantaggio, considera
"irrealistico" il pareggio, liquida come "favola" un
governo Draghi, già si sente in grado di promettere la presidenza del Senato
all'opposizione ("Vedremo come si comporta") e della Camera a Fini ("Ci
terrebbe con una certa determinazione"). Però teme, Berlusconi, che il Pd si afflosci come un soufflé, "c'è stato un
rallentamento del consenso verso di loro", nei prossimi giorni prevede che
andrà perfino peggio a Veltroni per colpa della par condicio televisiva, il rischio è che ne possa
profittare Casini per rilanciare il centro. Non sia mai: gli attacchi
diretti a Veltroni servono per tener vivo il
ping-pong, nella speranza che la campagna resti un affare privato tra loro.
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Retroscena Sfoghi
privati del premier sempre più solo L'ira silenziosa di Romano "Questa è
roba da matti" FABIO MARTINI INVIATO A REGGIO EMILIA Sono le nove della
sera, al Palazzetto dello sport le ragazzone della Pallavolo Reggio Emilia e
quelle della Curtatone Ostiano hanno appena finito un'amichevole, in quattro e
quattr'otto quelli di Veltroni tirano su
il palco e alle 21,30 il leader fa il suo ingresso tra ali di pensionati
festanti. Ma Prodi? Dov'è Prodi? Il pullman di Walter è arrivato a Reggio
Emilia, la città del Professore, ma lui non c'è. Non c'è a Reggio e non ci sarà
stasera a Bologna: fisicamente e spiritualmente Romano Prodi non c'è mai stato
nella campagna elettorale di Walter Veltroni.
Il leader del Pd, nei 27 comizi tenuti finora in altrettante città, lo ha
citato il minimo indispensabile, ogni volta per dire che il Professore è stato
bravissimo a rimettere i conti in sesto, nonostante quella coalizione di pazzi.
E con una chiosa, che Veltroni ripete con la
continuità dello slogan: gli ultimi 15 anni di politica e di governi, "di
centrodestra ma anche di centrosinistra" sono tutti da archiviare. Lui,
Prodi, tace. Da quando è iniziata la campagna elettorale non ha mai messo naso
fuori Palazzo Chigi, rintanato in un bunker di riserbo impenetrabile. Anche se
due sere fa, quando ha sentito le parole di Massimo Calearo ("Santo
Mastella che ha fatto cadere il governo"), il Professore in privato si è
espresso con una certa crudezza: "Ma è roba da matti! Ragazzi, questo
signore è un capolista del Partito democratico! Bisogna avere pazienza e io ne
ho tanta. Questi non aspettano altro che io dica qualcosa per potermi accusare
di aver fatto perdere le elezioni...". Poi, ieri mattina, senza pensarci
su, ha dato la linea al suo staff: "Sia chiaro: io su questa vicenda non
dico una parola". Da quando è caduto, il Professore si è dato un aplomb e
non intende sgualcirlo a nessun costo: "Non risponderò a nessuna delle
provocazioni, non farò uscite pubbliche, resterò in silenzio". Una scelta
costosissima. Orgoglioso come è, a Prodi prudono le mani, tutte le volte che
(ogni giorno) Silvio Berlusconi lo attacca
personalmente e acidamente. Prodi sa benissimo che se lui replicasse a Berlusconi, la campagna elettorale cambierebbe di segno, in
un batter d'occhio tornerebbe il duello Professore-Cavaliere. "E io - dice
Prodi - questo regalo a Berlusconi non lo faccio,
anche perché Walter sta facendo una bella campagna elettorale e da qualche
tempo sta valorizzando l'azione del governo". Persino sulla scelta più
controversa, quel corriamo da soli che è una smentita all'Unione prodiana, il
Professore in qualche modo si è convinto: "Io sono la prova vivente che
purtroppo quella esperienza aveva dei limiti". Ma l'atteggiamento del Pd
sulla sortita del dottor Calearo non è piaciuta a Prodi. Certo, il leader del
Pd e il presidente del Consiglio ieri mattina si sono sentiti per telefono, si
sono trovati d'accordo sul fatto che non fosse il caso
"criminalizzare" l'ex leader di Federmeccanica e che fosse il caso di
costringere Calearo a diffondere una precisazione. Ma nei tre comizi di ieri
(mattina a Massa, pomeriggio a Parma, sera a Reggio Emilia), Veltroni
non ha mai pronunciato quel nome, non ha speso una sola parola per censurare
uno dei capolista del suo partito, promotore di una sorta di beatificazione
politica di Clemente Mastella. E Prodi c'è rimasto male: "Mi sarei
aspettato una reazione da parte del partito alle accuse fatte da un
capolista-simbolo al governo e a me che sono pur sempre il presidente dello
partito...". E poi scherzando: "Per fortuna che il ministro della
Difesa ancora una volta ha difeso l'operato del governo, attaccando...".
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Le spine nel Pd cominciano a pungere Veltroni e quella che definisce "la grande rimonta" su Berlusconi. Proprio ora che i sondaggi lo danno in frenata. Innanzitutto il
"caso Calearo", cioè le dichiarazioni fatte a "Ballarò"
dall'ex presidente della Federmeccanica e ora candidato del Pd nel Veneto
("San Clemente Mastella ha fatto bene al Paese, perché ha fermato
il governo"). Parole che hanno scatenato la reazione del ministro della
Difesa, Arturo Parisi, che ha addirittura minacciato di ritirare la sua
candidatura. Poi c'è la vicenda dei 9 Radicali che si sentono penalizzati
perché la loro posizione in lista non garantirebbe l'elezione automatica.
"I patti non sono stati rispettati", grida Pannella. Ma uno stop
definitivo arriva dallo stesso segretario del Pd: "Un accordo politico non
può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si
viene portati...". Le altre spine sono le proteste di chi si è visto
escluso dalle liste e ora accusa Roma di avere paracadutato nelle regioni
segretarie e portavoce. Non mancano infine le insoddisfazioni per il numero
delle donne candidate. "Le liste del Pd non mi piacciono. La presenza
femminile è insufficiente", ha detto ieri la presidente del Piemonte
Mercedes Bresso. A scuotere la giornata è stata la minaccia di Parisi di dare
forfait in seguito alle "gravi e inaccettabili" dichiarazioni di
Calearo". "Non posso far finta di non aver sentito. Non credo - ha
sottolineato Parisi - che la lealtà al voto degli elettori e la valutazione
dell'azione di governo possano essere temi marginali nella proposta
politica". Calearo deve chiarire e la stessa richiesta è venuta da Rosy
Bindi, candidata anche lei nel Veneto. "Il nostro impegno comune, per
essere convincente e credibile, deve poggiare non solo sulla condivisione del
programma ma anche sulla verità dei fatti. Mastella - ha puntualizzato la Bindi
- ha fatto un grave danno al Paese e si è preso la grave responsabilità di
interrompere il buon lavoro del Governo Prodi". In serata Calearo ha
chiuso. Ha spiegato che "l'iniziativa del governo Prodi, per molti versi
positiva, fosse minata da una maggioranza divisa, dalla presenza di tante forze
attente soprattutto a distinguersi e mettersi in mostra". Per questo, ha
concluso Calearo, la crisi aperta da Mastella era inevitabile. Parisi ci ha
pensato su e poi con una nota ha preso atto delle "precisazione e delle
scuse". "Sono sicuro che attorno a questo chiarimento si riconosce
tutto il partito, quelli che hanno parlato e quelli che hanno taciuto", ha
concluso Parisi, riferendosi all'assenza di reprimende pubbliche a Calearo da
parte dei vertici del Pd. In effetti ieri nel partito non sono mancati i mal di
pancia per le uscite dell'industriale veneto che a "Ballarò" ha
tirato in ballo anche Vincenzo Visco ("Per carità di Dio, speriamo che non
lo ricandidino"). Da Visco non una parola. Dal suo staff, però, qualcosa è
venuta fuori: "Siamo in campagna elettorale e si dicono tante cose. Per
noi invece parlano i fatti. Oggi presenteremo il consuntivo 2007 della lotta
all'evasione fiscale. Sono stati recuperati 20 miliardi". Il capitolo
Radicali rimane invece aperto, con Pannella che ha iniziato lo sciopero della
sete. Ma di questo Satyagrà la Bonino non ne sapeva nulla. Nel loft del Pd
dicono che Pannella sta cavalcando la vicenda perché è sempre stato contrario
all'accordo. Comunque, l'aut aut di Veltroni è stato
netto. Ha perfino rivelato quanto sia stato faticoso raggiungere l'intesa,
prima con l'impegno sui soldi che hanno voluto i Radicali, poi con la richiesta
di garantire nove eletti. "Adesso non c'è nessuna trattativa", ha
tagliato corto Veltroni: lo sciopero della sete
"è meglio farlo per grandi battaglie civili, come quella contro la pena di
morte". Pannella non ci sta. Dice che il Pd vuole "scotennare" i
Radicali, buttarli fuori: "Ma il tentativo andrà a vuoto perché noi non ce
ne andiamo", ha detto in una conferenza stampa e infatti otto dei
candidati radicali hanno già firmato dal notaio. Solo la Bonino è ancora in
forse, ma si è limitata ad augurarsi "che Veltroni
ci ripensi". Intanto Stefano Ceccanti viene inserito in lista al posto di
Pietro Larizza, che ha rinunciato; e il giurista dice: "Accetto la
posizione non sicura, ho fiducia nel progetto di Veltroni".
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Colloquio Silvio Berlusconi "Riprendo Sheva e tifo per l'Inter"
LAURA BANDINELLI MILANO Non è ancora arrivato il momento di tirare le somme e
pianificare. Silvio Berlusconi martedì notte ha
preferito cenare da solo, senza Galliani, Ancelotti e i giocatori rossoneri. Ha
fatto tutto per telefono, consolando amici e conoscenti che chiedevano notizie
sulla clamorosa eliminazione in Champions League. Berlusconi
ha rimandato di qualche settimana un probabile summit di mercato che servirà a
definire la rosa della prossima stagione. L'allenatore no: Ancelotti resterà al
suo posto, questa ad oggi è l'intenzione presidenziale. D'altra parte, il
toto-mercato pare stia mettendo a serio rischio la tranquillità di uno
spogliatoio che ieri mattina è sembrato depresso e pure arrabbiato. I senatori
del Milan, infatti, non accettano che si dica sia finito un ciclo e non
vogliono essere etichettati come vecchi. Galliani è salito a Milanello proprio
per questo: per ringraziarli uno a uno e invitarli a non mollare in questo
delicato momento della stagione. La verità però è sotto gli occhi di tutti, anche di Berlusconi, che dopo aver assistito alla puntata di Porta a Porta dove era
ospite Veltroni ha accettato di raccontare il perché della sconfitta contro
l'Arsenal: "Più che in ogni altra occasione si è avvertita la mancanza di
Ronaldo. Per non parlare di Seedorf e della sua capacità straordinaria di
conservare il pallone. In avanti, invece, a parte i primi 20', nessuno è
stato in grado di conservarne uno". Berlusconi ha
una convinzione: "Sarò romantico, ma credo ancora in un ritorno di Ronie
alla piena efficienza fisica. E anche se ci vorrà un anno aspetteremo e ci
penseremo". L'andamento della partita contro gli inglesi ha messo in
evidenza varie lacune. Ma il presidente del Milan si sofferma soprattutto sul
reparto avanzato: "Si è sentita l'assenza di un pilastro in attacco. Per
quest'anno avevamo impostato la squadra con una punta veloce, come Pato o Pippo,
assieme a un altro attaccante prestante fisicamente come Ronaldo". Nessuno
al momento è in grado di fare previsioni sul futuro del Fenomeno. Ecco perché
il Milan è costretto a guardarsi intorno. Uno dei problemi è proprio questo. Berlusconi è convinto che l'uomo giusto per rafforzare la
rosa sia Shevchenko. Ieri sera è stato piuttosto esplicito: "Drogba e
Adebayor sono due grandi giocatori, ma io penso a Sheva. Continuiamo a sentirci
regolarmente e lui ripete di voler tornare al Milan. Abramovich lo lascerà
andare e non ci saranno ostacoli per il suo ritorno. E se i tifosi hanno delle
perplessità, si ricrederanno e capiranno che si tratta della soluzione migliore
per noi". Il déjà-vu da un punto di vista economico è un affare, Galliani
tuttavia si rende conto che per ritornare competitivi sul mercato è necessario
fare degli sforzi superiori. Ecco perché punta a prendere uno tra Drogba e
Amauri, cercando di convincere Berlusconi ad
affrontare investimenti anche onerosi, dato che dalle cessioni non sarà agevole
racimolare liquidità sufficiente. In partenza c'è Dida, con il peso di un
ingaggio decisamente oneroso, e poi Simic. Quanto a Gilardino, potrebbe
rientrare in uno scambio con Frey. Berlusconi ha in
mente anche un altro cavallo di ritorno: "Il Milan ha bisogno di un
attaccante prestante e per questa ragione rientrerà Borriello". Oltre a
Zambrotta dovrà arrivare un difensore. E al di là di ruoli e pedine, Berlusconi insiste con la sua politica conservatrice:
"Credo molto in Gourcuff, che a mio giudizio può trovare una sistemazione
definitiva nella nostra mediana. È anche dotato di un gran tiro".
Ancelotti, all'opposto, non ha fiducia nel francese, e chiederà che venga
sistemato altrove. Nonostante la Milano nerazzurra si sia divertita a riempire
i siti web di sfottò per i rossoneri, Berlusconi
continua a manifestare simpatia per i cugini: "Faccio il tifo per le
squadre italiane e mi auguro che l'Inter vinca la Champions League. Così
festeggeremo insieme". I tifosi del Milan non gradiranno. Berlusconi chiosa convinto: "Sì, lo so. Ma io sono un
tifoso anomalo". Talmente anomalo da avere nel proprio staff una guardia
del corpo che mercoledì notte esibiva fiera i suoi calzettoni dell'Inter.
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista Marco
Ferrando MAURIZIO FICO Il "professore rosso" è candidato premier
SAVONA Il professor Marco Ferrando, 52 anni, leader del Partito comunista dei
lavoratori, residente a Pietra Ligure, insegnante in aspettativa dell'Issel di
Finale, è il primo politico savonese della storia candidato alla presidenza del
Consiglio. Capolista al Senato in tutte le circoscrizioni d'Italia, sfiderà Berlusconi, Veltroni e una decina di altri leader politici alle elezioni del 13 e 14
aprile. Ferrando è già in piena campagna elettorale: primo obiettivo
("ormai molto vicino") il raggiungimento del quorurum minimo di firme
a sostegno della nuova forza politica nata nel maggio del 2006 dopo l'uscita da
Rifondazione comunista. Con Ferrando gli altri candidati savonesi sono
l'avv. Nazareno Siccardi di Albenga (capolista alla Camera), Giorgio Cavallero
(Dego), Giancarla Cerrato (Savona), Francesca Coppo (Savona) e Marco Vigna
(Stella), tutti per la Camera. In corsa per il Senato, assieme a Ferrando,
Giorgio Magni di Dego e Marcello Duce di Savona. Allora professore, sarà il
primo candidato savonese e ligure candidato alla presidenza del Consiglio.
"Sembra proprio di sì". Se fosse eletto, cosa farebbe per la
provincia di Savona? "Le stesse cose che farei nel resto d'Italia,
schierandomi sempre dalla parte dei lavoratori. Obiettivi: cancellare le leggi
vergognose sulla precarietà, regolarizzare tutti i contratti e aumentare lo
stipendio degli operai. Non è possibile vivere con mille euro al mese. Si
dovranno tagliare i cappi usurai dei mutui delle banche, eliminare i debiti di
milioni di famiglie, lottare contro il padronato e i privilegi del
capitalismo". Con quali soldi? "Si deve agire sui poteri forti della
società, con una tassazione progressiva sui grandi redditi e i grandi
patrimoni. E 25 miliardi di euro sono già disponibili, basta toglierli al
bilancio delle spese militari". Tornando a Savona, ci indica due priorità?
"Pensando agli ultimi avvenimenti, una è sicuramente la difesa della
sanità ligure. In particolare dico "giù le mani dal Santa Corona", le
cui eccellenze e il cui status di azienda non si possono amputare in nessun
modo. Un altro settore che necessita di interventi drastici è quello della
scuola. Le carenze sono sotto gli occhi di tutti: tanto per cominciare si
dovrebbero dirottare tutte le risorse alla scuola pubblica, penalizzata anche
dal progressivo taglio degli organici, bloccando gli aiuti agli istituti
privati". Siete rimasti l'ultimo partito con la falce e martello. Non è un
simbolo superato? "E' invece l'immagine più vera e immediata degli
interessi che difendiamo, quelli dei lavoratori. E' questa la nostra
alternativa: una sinistra che dica "se ne vadano tutti e governino i
lavoratori". Chiediamo anche il salario garantito per i disoccupati, la
fine dei privilegi clericali, uno stipendio di duemila euro per i deputati".
Come giudica i due anni del governo Prodi? "Dire che il governo
dell'Unione ha deluso le aspettative del "popolo della sinistra" è un
delicato eufemismo. La verità è che ha risposto alle ragioni del grande
capitale, dei vertici di Confindustria e delle principali banche del Paese. I
due anni del governo Prodi interrogano passato e futuro della sinistra
italiana". Qual è la sua ricetta? "Rompere con la logica del
vassallagio per una sinistra alternativa al sistema candidata a governare l'Italia,
provincia di Savona compresa".
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ale e quindi sta
arrivando l'ora dei sacrifici. Si dovrà inasprire il blocco del turn-over per i
dipendenti pubblici: "Se ne vanno in otto e se ne assume uno solo".
Il leader del Pdl a Porta a Porta ha aggiunto che vuole governare senza mettere
"le mani in tasca agli italiani", con nuove tasse. Intanto nel Pd scoppiano
le polemiche sulla candidatura Calearo, mentre Confindustria precisa la
posizione sul decreto sicurezza: troppe sanzioni favoriscono il lavoro nero. DA
PAG.
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A domanda non sembri
prematura. Sappiamo bene che anche in Italia gran parte dell'azione di governo
ricade ormai sulle spalle del dicastero economico. E già oggi sarebbe utile
conoscere le scelte di chi domani si troverà a fronteggiare una congiuntura
tutt'altro che facile. A destra Berlusconi ha appena
confermato che quella responsabilità sarebbe nuovamente affidata a Giulio
Tremonti. Nel bene e nel male, l'elettore italiano sa già cosa aspettarsi da
lui. Al contrario, niente è dato sapere sul profilo di
colui al quale Veltroni pensa di cedere il timone quotidiano dell'economia. È
un'incertezza che non nasce dal caso e che va ben al di là del ministero di Via
XX Settembre. Perché il Partito democratico non sembra avere ancora sciolto un
dilemma di fondo sulla propria identità, quello tra l'essere una forza di
governo e l'essere un cartello elettorale impegnato soprattutto nell'impresa
di risalire la china dei consensi. Impresa difficile, nella quale Veltroni sta concentrandosi con dedizione assoluta. Tanto da
lasciare sul terreno della rimonta una certa dose di chiarezza sulla qualità
del personale politico a cui sarebbe affidato il governo del Paese dopo una sua
eventuale vittoria. Scorrendo la lista dei candidati democratici, l'elettore si
trova davanti una serie di nomi di forte impatto visivo ma di difficile
valutazione per quanto riguarda la prospettiva di governo. Al di là delle
facili (e legittime) ironie sulla diffusa presenza di uomini e donne di stretta
fiducia dei diversi capi del centrosinistra, quando non addirittura di mogli e
figlie di vario notabilato, il criterio veltroniano sembra essere quello di
rappresentare l'universo prepolitico della società italiana in tutte le sue
componenti. Più che il metodo Cencelli è prevalsa l'ambizione di includere ogni
diversa affiliazione professionale e culturale dentro un contenitore a basso
contenuto di esperienza ma ad alto potenziale di consenso. Di qui la presenza
ai primissimi posti del sindacalista e dell'imprenditore, dell'operaio e del
precario, del regista e del giornalista, dell'omosessuale e del bacchettone,
dello studioso e dello studente. Nello sforzo di sedurre ogni lontano segmento
della comunità nazionale dentro un abbraccio corporativo a cui soltanto il
leader è in grado di garantire una precisa fisionomia politica. Di qui anche
l'investitura pubblica con cui Veltroni ha lanciato
l'unica competenza economica di cui si è fatto personalmente tutore. Quella
dell'ormai celebre e bistrattata Marianna Madia, che il leader ha voluto
presentare come "giovane economista", nel mentre venivano lasciate
nell'incertezza della competizione elettorale figure di tecnici meno fascinosi
ma di provata esperienza e qualità (come Nicola Rossi tra i senior o Stefano Fassina
tra i più giovani). È il modello di un partito plebiscitario che risponde alla
crisi della politica italiana saltando la mediazione e affidandosi mani e piedi
all'infinita sapienza del capo, mentre definisce la propria rappresentanza
parlamentare attraverso la seduzione di piccole e grandi identità di settore. È
qualcosa di radicalmente diverso dal rinnovamento della politica che Veltroni aveva annunciato al Paese, quel rinnovamento che
nelle democrazie normali passa attraverso la vitalità di partiti capaci di
produrre classi dirigenti sempre nuove nel dialogo con la società. Ma è pur
vero che di normale l'Italia ha ben poco e che anche in questo caso dovremo
accontentarci dell'ennesima eccezione nazionale. Così come è indiscutibile
l'abilità del leader democratico nel presentare il proprio prodotto anche in
questa versione geneticamente modificata. D'altra parte ieri aveva annunciato
che il Pd si sarebbe coraggiosamente presentato da solo mentre oggi riesce a
lasciare sullo sfondo l'alleanza stipulata con Antonio Di Pietro e con i
Radicali. Tutto sta a vedere se lo sforzo di riuscire nella "più grande
rimonta elettorale della storia" non andrà a scapito della sua capacità di
governare il Paese. www.lastampa.it/romano.
( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elzeviro Luigi La
Spina Ricolfi e i politici che danno i numeri L'Italia non riesce mai a fare i
conti coi numeri. Poiché la matematica, da noi, non è una scienza, è solo
un'opinione, la diagnosi non è mai una fotografia dell'esistente, ma, secondo
le comodità, può rappresentare l'acquerello dei nostri desideri o l'acquaforte
dei nostri incubi. Come è giusto, in tutto il mondo le ricette politiche e
sociali divergono, ma l'analisi della situazione è sostanzialmente condivisa. I
nostri contrasti, invece, partono addirittura dai numeri, quelli di fantomatici
tesoretti che compaiono e scompaiono, quelli dell'inflazione, una e bina in
attesa di diventare trina, quelli del distacco tra Berlusconi e Veltroni, sul quale si affanna la battaglia elettorale. Ecco perché il
tentativo che in questi anni va compiendo Luca Ricolfi con i suoi
collaboratori, cioè quello di verificare l'attendibilità dei numeri sbandierati
dai politici, si può qualificare con un'ampia latitudine di aggettivi,
dall'ingenuo al provocatorio, ma si potrebbe meglio definirlo con uno
solo: disperato. Quando compaiono i consueti "Rapporti sul cambiamento
sociale" dell'Osservatorio del Nord Ovest, fondato dal professore torinese
nel 2002, come l'ultimo, uscito in questi giorni e sempre edito da Guerini e
associati, la reazione è la stessa: la strumentalizzazione partitica dei
risultati. I medesimi dati, quelli ricavati dagli studi di Ricolfi, sono
verissimi se servono a smentire le cifre fornite dai nostri avversari, sono
frutto di malevola manipolazione se contraddicono quelle esibite dai nostri
amici. Questo rapporto sull'Italia del 2007, cadendo in una primavera
elettorale, rischia, in maniera particolare, un uso propagandistico da parte
della classe politica. Un peccato, perché una attenta lettura delle sue pagine
potrebbe non solo identificare "l'Italia com'è" e non quella Italia
che ci si immagina, ma suggerisce persino una ricetta per affrontare il
problema fondamentale della nostra società, quello della bassa crescita. Il
titolo, "Ostaggi dello Stato", potrebbe forse tradire l'originalità
del lavoro e delle conclusioni che se ne traggono, confondendoli nella ormai
ampia pubblicistica di tono liberistico e liberalizzante. Invece, l'allarme di
Ricolfi parte da una contraddittoria osservazione: l'eccessiva presenza dello
Stato là dove dovrebbe ridursi, cioè nel fisco e nella lottizzazione partitica
della società e la sua assenza là dove dovrebbe pesare di più, nella difesa
della legalità e nella lotta alla criminalità organizzata. Da questo crinale
interpretativo può nascere, allargando il campo dell'analisi, anche una
discussione nuova che sfata un luogo comune di questi tempi: l'Italia rischia
il declino non per troppo welfare, ma per un welfare squilibrato e ingiusto.
Perché è vero che la realtà è sempre più complicata di come ci farebbe comodo,
ma questo non è un buon motivo per ignorarla.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Silvio l'Inseguitore Vincenzo Cerami Cronaca politica Ecco una
lista della spesa in 5 punti sulla storia politica italiana di questi ultimi
mesi. 1) Si uniscono due grandi partiti, nasce il Pd. In seguito
Veltroni pronuncia la decisione storica: il Pd andrà da solo. Berlusconi corre ai ripari: annuncia, subito dopo, l'accordo con Gianfranco
Fini per dar vita a una lista unica, federata con la Lega, che avrà il simbolo
del Popolo della libertà: "Un movimento grande e importante che unisse
tutti i cittadini italiani, liberali e moderati, che non si riconoscono
nella sinistra". segue a pagina 27.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del (Ri)Creatori d'immagine Maria Novella Oppo ANCORA NON SI CAPISCE
come e se si faranno i confronti televisivi diretti tra candidati, secondo il
costume delle democrazie occidentali. Come si ricorderà, in passato Berlusconi non volle affrontare Rutelli perché lo definiva
una sorta di controfigura; in realtà perché era troppo più bello, più alto e
con più capelli di lui. Costretto a dibattere con Prodi, il cavaliere si è
trovato di fronte un osso più duro di quanto credesse, poco disposto alle
manfrine televisive, ma sempre con troppe ragioni e troppi capelli in più. Ora
che dovrebbe affrontare il faccia a faccia con Veltroni, Berlusconi si è dichiarato disponibile, ma ha aggiunto: "Se fossi in
lui avrei il terrore di confrontarmi con me". Un vero e proprio
sdoppiamento della personalità, che in realtà consente a Berlusconi di raddoppiarsi. Sarà che ormai ha quasi completato il
rinfoltimento, ma il suo complesso di superiorità si è ancor più ingigantito.
Ed eccolo, patetico Narciso, travolto dall'immagine di se stesso che un gruppo
di professionisti ben pagati ha creato per lui. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Berlusconi insulta Veltroni "La bugia
è il suo mestiere" A "Porta a porta" attacca l'Udc e offre il
Senato al centrosinistra "Siamo dieci punti avanti, vincerò senza se e
senza ma..." di Marcella Ciarnelli/ Roma ARRIVERÀ un altro contratto con
gli italiani.
Sivio Berlusconi è pronto a firmarlo. Sempre nello
studio di "Porta a Porta". Con Bruno Vespa a far da testimone. Nel
frattempo ospite nello studio di via Teulada, dove è stato accolto come di
consueto con il calo- re che si addice ad un capo dal direttore della rete,
Fabrizio Del Noce, il Cavaliere difende quello firmato sette anni fa la cui
realizzazione gli è stata contestata nella stessa sede da Walter Veltroni. "Ma la bugia è il suo mestiere" ed ha
anche "una grande faccia tosta" attacca il Cavaliere ritrovando
l'aggressività che sembrava non dover essere una caratteristica di questa
campagna elettorale. Il suo avversario "è solo un grande comunicatore e
nulla più" anche perché "nella vita ha fatto solo quello" ed ora
ha messo su un partito in cui hanno trovato posto industriali "che sono
figli di imprenditori ambiziosi che volevano far politica". La stoccata è
andata a Massimo Calearo, il "traditore" che ha scelto il Pd. Ed a
cui ora il Cavaliere annuncia di contrapporre Antonio D'Amato, ex presidente di
Confindustria, cui ha garantito un posto da ministro e che si va ad aggiungere
"ai 22 industriali che già abbiamo in Parlamento". Nelle sue liste ci
sarà rappresentata la società civile. E, comunque, "non ci saranno figli e
mogli di..., segretarie e portaborse come hanno fatto nel Pd". Lui però ha
candidato il nipote del patron di Airone. Questa volta non c'è la scrivania. È
dietro le quinte, almeno per il momento. Spolverata tornerà in scena se e
quando il nuovo contratto sarà pronto. A pochi giorni dal voto, fa molta scena.
Ma compare un grande maxi blocco di carta su cavalletto su cui Berlusconi, come uno scolaretto diligente, illustra al
compiaciuto maestro Vespa quelli che saranno i punti qualificanti del suo
programma: Ici, bonus locazioni, tasse modulate sul quoziente familiare, e via
dicendo. Mostra sicurezza il candidato premier. Anche se preferisce mettere le
mani avanti. Non promette tutto e subito ma ci tiene a precisare che per
ottenere risultati bisognerà tenere presente la congiuntura internazionale. Non
mette neanche nel conto un governo delle larghe intese perché "non ci sarà
un pareggio". I numeri dei sondaggi sono lì a dimostrarlo. "Sbaglia Veltroni quando dice che ci dividono quattro punti, sono
dieci, lo confermano tutti gli istituti di sondaggi". La vittoria è a
portata di mano, lì. "Senza se e senza ma come dicono i politici". Nel
carniere il Cavaliere è sicuro di avere "settanta deputati e trenta
senatori" con la Campania regione certamente riconquistata grazie (dal suo
punto di vista) alla vicenda dei rifiuti che "è un gran danno per tutto il
Paese perché nel mondo si parla di Italia e non di Napoli". Ma a questo
provvederà lui. I numeri, comunque, ci sono tutti per poter governare tanto più
che non c'è più nella coalizione l'alleato che tanto fastidio gli ha dato nei
suoi cinque anni di governo impedendo la realizzazione del programma per
intero, la spina nel fianco per cinque anni che non gli ha consentito, una per
tutte, di cancellare la par condicio. "Casini se n'è andato in modo
autonomo ed ha fatto una scelta che mi ha sorpreso, seguendo sue motivazioni
non politiche ma diverse". Comunque lui e i suoi se ne sono andati. È
meglio così. Il leader dell'Udc aveva perfino sostenuto la necessità della
"discontinuità". Forse gli avrebbe creato problemi sulla leadership
poiché aveva chiesto che ci fosse la possibilità anche di un'altra scelta. Di
nuovo, meglio così. Ne avrebbero creati non pochi di problemi i
fratelli-coltelli dell'Udc, quelli che lo accusano di voler fare il grande
inciucio, il Veltrusconi. Meglio che stiano a distanza. Altro discorso è quello
con Clemente Mastella. "Un accordo di massima c'era ma poi ho scoperto che
metterlo in lista ci avrebbe fatto perdere almeno il 10 per cento dei
voti". Quindi niente da fare. Vicenda Alitalia (ci sarebbero dieci
imprenditori pronti), prossime nomine ai vertici delle aziende che potrebbero
essere bipartisan, la possibilità di rivedere lo statuto dei lavoratori anche
alla luce della detassazione di straordinari e tredicesime, leggi da
modificare, a cominciare dall'assetto della televisione. Il futuro sembra
essere più vicino di quanto sia. Dietro l'angolo. Parla come se Palazzo Chigi
fosse stato già conquistato. Ipotizza anche i nomi di qualche ministro:
Tremonti all'economia, Frattini esteri o interni, Fini alla presidenza della
Camera. Un posto all'opposizione? "Loro si sono accaparrati tutto però io
ho una predisposizione a non seguirli su questa strada". Marini a capo del
Senato? Si vedrà.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del "Per Alitalia deve decidere il mercato" Veltroni: "Dividere i destini di Malpensa da quelli della
compagnia". Berlusconi: un aiuto dello Stato di Roberto Rossi / Roma MERCATO Malpensa e
Alitalia non possono marciare unite. I loro "destini devono essere
sganciati". Altrimenti, secondo Walter Veltroni, leader
del Partito democratico, la sorte dell'hub varesino "potrebbe
essere compromessa dall'esito della questione della compagnia di
bandiera". Che deve essere "collocata secondo il mercato". E il
mercato, in questo momento, è rappresentato da Air France. Che entro il 14
marzo dovrà presentare un'offerta vincolante sulla nostra compagnia di
bandiera. Secondo fonti Alitalia il numero uno del gruppo Jean Cyril-Spinetta
dovrebbe chiudere il dossier entro sabato mattina per poi portarlo in consiglio
di amministrazione il lunedì successivo. Il tutto senza il consenso dei
sindacati, che pure Air France ritiene vincolante. Le confederazioni oggi
vedranno il presidente di Alitalia, Maurizio Prato. Due le questioni sul
tappeto: i servizi terra del gruppo (Az Service) e i tagli al personale. Ma
l'incontro non sarà risolutivo. I sindacati aspettano il faccia a faccia con
Spinetta, che forse non ci sarà mai. Anche perché tra le ipotesi in
circolazione c'era anche quella di un possibile ritiro del vettore francese. Le
voci, per la verità, si erano fatte più intense martedì dopo che Silvio Berlusconi, durante una intervista a Sky, aveva detto che la
compagnia doveva restare italiana. Una posizione che aveva fatto contenta la
Lega ma non il mercato che aveva penalizzato il titolo. 24 ore dopo è arrivata
la correzione. Cambiata trasmissione, ieri a Porta a porta, il leader del
Popolo delle Libertà ha cambiato anche opinione. Anche se "la cosa
migliore per Alitalia sarebbe che dieci imprenditori italiani entrassero in
campo", per Berlusconi è anche possile la
creazione di "una public company con Air France Alitalia e Klm, mantenendo
la compagnia di bandiera italiana". E poi: "Il fatto che si possa
pensare ad una public company con Alitalia, Air France e Klm credo possa essere
possibile, ma mantenendo Alitalia una compagnia di bandiera, con la bandiera
sugli aerei e gli uffici Alitalia nel mondo". Ma Berlusconi
si è spinto anche oltre. Per mantenere Alitalia una compagnia di bandiera
"si potrebbe eccezionalmente e per un periodo transitorio dare un
contributo da parte dello Stato". In Europa, in verità, gli aiuti
governativi non sono ben visti. Con Air France in arrivo, comunque, Malpensa
dovrà ripensare il suo futuro. E in fretta. "Gli slot di Alitalia che
possono essere occupati da altri devono essere liberati - ha detto Veltroni-. Malpensa deve accedere a tutte le offerte".
Anche perché in Italia possono convivere "due hub". Intanto ieri la
Consob ha deciso di accendere un faro sull'andamento altalenante del titolo,
che ieri ha recuperato terreno (+3,16% a 0,58 euro) dopo la caduta di martedì
in seguito alle parole di Berlusconi. Naturalmente mal
interpretate, come sempre.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Per raccogliere i voti degli indecisi ora è
necessario accelerare Cara Unità, sarà pur vero che il Pd con Veltroni sta recuperando voti. Ora però si pone il problema di come
riconquistare il voto dei "delusi" e degli "scettici della
politica". Credo che per recuperare nell'area dell'astensionismo, il
messaggio politico debba essere più deciso e meno conciliante. Il tono
sobrio e corretto non deve impedire una netta demarcazione tra il giusto e
l'ingiusto, tra l'onesto ed il disonesto, tra la laicità ed il clericalismo.
Riportiamo il dibattito sui temi importanti quali la legalità, l' etica, la
degenerazione della politica, l'evasione fiscale; temi sui quali non sarà
facile nemmeno per Berlusconi rilanciare come invece
sta facendo su Ici e tasse. Condanniamo la politica dell'odio, ma non bisogna
subire ogni tipo di attacco senza una reazione decente. Il fenomeno dell'
astensionismo prende forza quando il cittadino incomincia a dubitare che
"tanto si proteggono tutti a vicenda" o che "sono interessati
solo a salvare le loro clientele!". A Veltroni
chiediamo una accelerazione nella campagna elettorale. Gabriele Ganz Un
contributo di idee per aiutare le giovani famiglie Cara Unità, L'iniziativa
promossa dal Forum delle Associazioni familiari dovrebbe essere colta con la
massima sensibilità da parte di tutti i cittadini attenti alle evoluzioni sociali.
Non credo, però, sia sufficiente pensare che il problema possa essere
affrontato soltanto a livello Istituzionale, e questo al di là dei programmi di
governo; è indispensabile acquisire la condivisione popolare in merito alle
scelte prioritarie da compiere in seguito. La proposta del Forum famigliare
punta a un soggetto economico generalizzato per tutte le famiglie con i figli a
carico, attraverso la riduzione delle trattenute Irpef; e questo a prescindere
dalla quantità di reddito disponibile. Devo ricordare che don Milani diceva che
"non c'è maggiore ingiustizia che fare le parti uguali fra
disuguali". A mio parere bisogna puntare, soprattutto sull'incremento
degli assegni familiari da corrispondere in favore dei figli, tenendo conto del
reddito di cui dispone la famiglia. Anche perché una ampia riduzione
dell'imponibile fiscale ridurrebbe le entrate dell'Irpef, con probabile
riduzione dei servizi pubblici ai cittadini per mancanza di fondi statali o
regionali. Con molta schiettezza, e senza alcuna forma di ipocrisia, bisogna
avere il coraggio di affermare che in Italia c'è molta ricchezza, ma che non è
equamente distribuita: anzi, una ampia parte di essa è stata "accumulata
in poche mani". Inoltre, le forti evasioni contributive e fiscali, emerse
nell'ultimo anno, sono una prova evidente di quante risorse vengono sottratte
alle famiglie dei lavoratori, anche attraverso il lavoro nero e, quindi, privo
di tutele sociali, per l'oggi e per il domani. Se, però, vogliamo spingerci
oltre, devo evidenziare che i tanti milioni di pensionati (che non hanno più
minori a carico) percepiscono mediamente dei trattamenti pensionistici che si
avvicinano alle retribuzioni di alcuni milioni di lavoratori dipendenti in
particolare, che hanno certamente dei costi di conduzione familiare di gran
lunga superiore ai pensionati, il cui assegno mensile è, comunque, garantito.
Significa che per aiutare economicamente le giovani famiglie si può, oggi,
chiedere un contributo di solidarietà ai pensionati che superano i livelli medi
di pensione perché la vita abbia a crescere e svilupparsi in un contesto di
maggiore sicurezza sociale. In conclusione. Le giovani generazioni, per la
prima volta nella storia recente, si trovano a incontrare maggiori difficoltà
rispetto alle precedenti. Poiché questo non è assolutamente giusto, dobbiamo,
tutti insieme, ricostruire, un equilibrio solidale fra le diverse generazioni.
Giuseppe Delfrate di Chiari Calearo contro Visco e Prodi Evitiamo confusione e
disorientamento Cara Unità, nonostante i tanti personalismi e gli egoismi di
parte che stanno affiorando in queste settimane, soprattutto a causa
dell'esclusione dalle liste di alcuni personaggi, sono fiducioso che Veltroni ce la possa fare. È necessario però che continui a
essere coerente, a tenere compatto tutto il partito e a bada i nuovi acquisti.
A tale proposito, mi è sembrato deleterio e fuorviante l'intervento di Calearo
contro Visco e il governo Prodi a Ballarò. Episodi come questo servono soltanto
a dare corda agli avversari e a creare confusione e disorientamento tra gli
elettori, soprattutto tra quelli indecisi.Nunziato Adornetto Ferrara scatenato
in tv E nessuno prova a fermarlo Cara Unità, nella trasmissione televisiva
"Otto e mezzo", Giuliano Ferrara ha sostenuto che l'uso della pillola
RU486 e la libertà delle donne di farne uso a casa è uno scandalo per una
società civile che vuole difendere la vita. Sempre Ferrara ha attaccato in modo
sconsiderato la Pollastrini e soprattutto il ministro della salute Livia Turco
la quale, a suo dire, dovrebbe impedire l'uso della suddetta pillola anche
perché cattolica e nativa di Cuneo (sic! e se fosse nata a Roma.?). Né
Lanfranco Pace né Ritanna Armeni gli hanno ricordato, come avrebbero dovuto per
serietà professionale, che la somministrazione della pillola dovrà avvenire
presso un ospedale pubblico, sotto assistenza medica, e che la stessa pillola
non può essere acquistata in farmacia. Luigi Gentilin.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Candidature giovani in un paese di vecchi Lidia Ravera Leggo da
la Repubblica che l'altro ieri Berlusconi ha
incontrato il Partito dei Pensionati all'Hotel Michelangelo di Milano e
"poiché nessun simbolo è lasciato al caso, si suppone che il gesto sia
polemico nei confronti del giovanilismo esibito dall'avversario. L'Italia, alla
fine, non è un paese per giovani". La considerazione è di Curzio Maltese,
spirito sottile, e sottile è l'uso che fa del titolo d'un bel romanzo di
McCorman, recentemente premiato dal cinema e quindi scoperto anche dai
non-lettori, "Questo non è un paese per vecchi", dei fratelli Coen. Se
dobbiamo stare alle statistiche, in effetti, noi siamo, senza dubbio, un paese
di mezz'età, con una fascia anziana in crescita esponenziale. Sono di mezza età
i baby boomers, che sono venuti al mondo fra la fine della seconda guerra
mondiale e la fine degli anni cinquanta, nell'ultima impennata demografica, a
un passo dal declino. Sono vecchi tutti i loro fratelli maggiori e padri e
madri, che, per la prima volta nella storia del ricco occidente, sono ben
lontani dalla decrepitezza e dalla morte, pur navigando fra i settanta e i
novanta. I giovani sono numericamente irrilevanti. I bambini: nella maggioranza
rumeni e albanesi cinesi e via immigrando. La bilancia del tempo si è così
spostata che i trentenni si sentono adolescenti e i quarantenni si sentono giovanotti,
rischiando, entrambi, il ridicolo. In questo panorama che senso ha il
cosiddetto "giovanilismo" di Veltroni? Me le sono chiesta anch'io. Cioè, mi sono chiesta: perché
offrire una candidatura a donne e uomini che hanno 30 anni o meno? Per mettere
una pezza al dramma della loro esclusione dal potere? Per dare il buon esempio?
Per nascondere una verità malinconica, cioè che, nel nostro "paese per
vecchi", i giovani non si interessano affatto della Cosa Pubblica,
se ne sbattono degli affari della polis e non hanno nessuna fiducia nei
partiti? È lecito ringiovanire la politica per decreto, per decisione di
vertice, cooptando e promuovendo chi è a portata di mano? Forse sì, forse no.
Quello che è certo è che questa legge elettorale non consente operazioni più
serie, impedendo ai cittadini di esprimere la loro preferenza per questo o quel
personaggio, giovane vecchio o né giovane né vecchio. Veltroni
ha dovuto prendersi la responsabilità di distribuire segnali di cambiamento
dall'alto, perché le liste le ha composte lui, non ha potuto chiedere agli
elettori: chi preferite? Chi non volete più vedere? Chi è impresentabile? Qual
è il volto nuovo da cui vorreste farvi rappresentare? Forse, se la situazione
non fosse precipitata grazie al bizzarro exministro Mastella, ci sarebbero
state delle Primarie per decidere le candidature. Forse, se ci fosse stato il
tempo, si sarebbe potuto procedere in modo più democratico, non per
consultazioni di vertice, segrete e inopinabili. O forse no. Ma mi piace
pensare di sì. E mi piace, soprattutto, sperare che questa legge elettorale
venga frullata dalla finestra e sostituita con un'altra. È una legge
indissolubilmente legata al "vecchio", per quanti nuovi nomi entrino,
e questo è un paese in cui certi "quasi vecchi" sono terribilmente
giovanili. E, a proposito di questo paese sempre in bilico fra l'operetta e la
televendita di buoni sentimenti, ascoltate che cosa ha detto Tommaso Barbato,
ex Udeur, (passato alla storia per aver sputato in faccia in pieno Senato al
suo collega Nuccio Cusumano, reo di aver confermato la fiducia al Governo Prodi
nonostante gli ordini del boss), annunciando la sua scelta di mollare la nave
che affonda (ancora Mastella) per imbarcarsi, pare, con l'Mpa di Raffaele
Lombardo (e che è?) testualmente: "Lascio perché da uomo semplice ho
vissuto e vivo con sofferenza la mancanza di un disegno politico organico in
grado di dedicarsi (chi? Il disegno politico? Ndr) prima di tutto al bene del
Paese e poi a logiche di schieramento". Toccante vero? E poi i giovani
dovrebbero impegnarsi in Parlamento. giusto perché sono precari o disoccupati!
www.lidiaravera.it Fra le righe.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Silvio l'inseguitore Vincenzo Cerami Segue dalla Prima 2Il Pd
organizza le primarie per scegliere il candidato premier. Berlusconi
organizza i gazebo per scegliere il nome della nuova formazione: Partito della
libertà o Popolo della libertà? L'ex premier ci tiene a sottolineare che non si
tratta di una risposta alla corsa solitaria di Veltroni.
3) Il 25 febbraio Veltroni presenta il programma del
Pd in 12 punti. Il giorno dopo, 26 febbraio, Berlusconi
dichiara che il Pdl presenterà un programma in 10 punti. Un testo che sara'
siglato probabilmente il 29 ad Arcore da tutti i leader della coalizione. L'1
marzo Berlusconi non bada a spese, accelera il passo:
programma in 7 punti, detto "Le Sette missioni per salvare il paese"
4) Veltroni decide di non accogliere nelle liste
elettorali tutti coloro che hanno procedimenti penali in corso o che sono
condannati in via definitiva. Alla domanda: come pensa di ridurre la spesa
pubblica, il Segretario del Pd risponde: abolendo le province e accorpando
alcuni comuni. Berlusconi poi, a Matrix, fa l'indiano,
dice di voler tagliare le province e, seguendo a ruota Veltroni,
dichiara che anche nel Pdl non verranno candidati personaggi con la fedina
penale sporca o con processi in corso. Ovviamente bisognerà fare qualche
eccezione per i reati "di chiara origine politica". 5) Un passo indietro: cade il governo Prodi, Veltroni propone un'intesa con l'opposizione per le riforme:
""Facciamo le riforme, poi andiamo al voto con la nuova legge
elettorale". "No e poi no" urla Berlusconi.
"Elezioni subito!" "È un rischio", insiste Veltroni, "al Senato con questa legge potrebbe succedere quel che è
successo a Prodi. Sarebbe un problema per chiunque governi. Facciamo
un'intesa: prima le riforme, poi le elezioni". "Ho detto no! Nessuna
intesa, elezioni subito, al Senato da soli con ampia maggioranza!"
Dissolvenza. 5 marzo. Visti gli ultimi sondaggi, Berlusconi
dice: "Se la maggioranza al Senato non sarà ampia, io non farò come
Prodi". E ancora: "Senza una affermazione netta, non sarò io a
formare il governo.Senza una coalizione forte, in Italia non si può fare
niente. Contro la sinistra, contro i sindacati, non si riesce a fare
niente".
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del PLURALISMOGiulietti: i candidati premier dicano di attuare le
sentenze sulle frequenze "Europa 7, basta silenzi" Roberto Monteforte
"Tutti i candidati premier vengano negli studi di "Europa 7" a
garantire che, chiunque vincerà le elezioni, si darà finalmente attuazione alle
sentenze della Corte Costituzionale, alle direttive della Commissione europea e
alle pronunce della Corte di Giustizia, che ha riconosciuto il pieno diritto
dell'emittente a vedersi assegnate le frequenze che attende da anni e a
trasmettere". L'appello-sfida lo lancia Giuseppe Giulietti, portavoce di
Articolo 21 e in lista come indipendente nelle fila di Antonio Di Pietro che
faranno gruppo comune con il Pd. Lo fa dagli studi dell'emittente di Francesco
Di Stefano definita "simbolo della battaglia per la legalità, la qualità e
la libertà nel settore dei media". Ora ha avuto giustizia il patron di
"Europa 7", gli ha dato ragione la Corte europea di Strasburgo.
Titolare di una concessione televisiva nazionale dal 1999 non ha mai potuto
trasmettere perché altri, Rete 4, ne ha utilizzato le frequenze. Ora l'alta
Corte europea ha definito inadempiente lo Stato italiano. Sono frequenze da
mettere a disposizione subito senza attendere l'incerto sviluppo del digitale
terrestre che, tra l'altro, rischierebbe di perpetrare un'esclusione. Lo
chiarisce il difensore di "Europa 7", l'avvocato Grandinetti.
L'emittente penalizzata per la forzata inattività e il conseguente mancato
guadagno va anche risarcita. Si va dagli 800 milioni di euro in caso di
assegnazione delle frequenze che consentano di trasmettere, in caso contrario
sarebbero circa 3 i miliardi di euro di risarcimento dovuti dallo Stato e
dall'Autority sulle comunicazioni. "Una "tassa" che finirebbero
per pagare i cittadini per un vantaggio di cui ha goduto il gruppo
Mediaset". I direttori delle reti del gruppo si sentono minacciati, e
hanno subito chiesto e ricevuto rassicurazioni. "Ad altri - commenta
Giulietti - dovrebbero andare le rassicurazioni". A chi pur avendo un
diritto se lo è visto negare. Chiede che i candidati premier da Bertinotti a
Casini, alla Santanché e a Veltroni di far
sentire la loro solidarietà a "Europa 7". Ma si rivolge in modo
particolare al candidato del PdL, Silvio Berlusconi.
"Avendo ottenuto, e non da oggi, rassicurazioni di ogni tipo per Mediaset
- ha sottolineato - potrebbe compiere il gesto di venire in questi studi e di
assumere l'impegno, in caso di vittoria, a recepire in modo immediato
tali sentenze e a garantire i diritti acquisiti. Sarebbe un gesto di grande
civiltà politica e chiuderebbe la stagione del conflitto di interessi nei
media". Le sentenze non vanno taroccate. Prima dell'estate è attesa la
sentenza del Consiglio di Stato.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL RETROSCENAL'errore, forse, è stato proprio quello di
anticipare le liste dei candidati. Lasciando agli scontenti il tempo per le
lamentele e le proteste Sul filo della rottura con i radicali. "Questa
storia va chiusa..." Bruno Miserendino A volte l'entusiasmo non basta. E nonostante
Veltroni immagazzini calore e affetto in ogni tappa
del suo tour per l'Italia, (ora tocca alla rossa Emilia poi andrà nel nordest),
il momento non è proprio entusiasmante. Lui tira dritto, convinto che alla fine
il saldo di tutto sarà positivo, però ieri mentre attraversava col pullman
l'Appennino diretto a Parma, ha toccato con mano di quanta pazienza si deve
armare fino alla fine della corsa elettorale. Infatti un po' di nodi si sono
aggrovigliati, e alcune novità su cui Veltroni ha
insistito tanto, a costo di qualche mugugno nel partito, sembrano ritorcersi
contro. Prima il tira e molla dei radicali, coi quali si è a un passo dalla
rottura, poi il caso Calearo-Parisi, rientrato in serata, poi la delusione
degli esclusi e le critiche più o meno ingenerose sulle liste. Come se non
bastasse, qualche sondaggio, che peraltro al loft considerano inattendibile, dà
il Pd fermo o in discesa di un punto negli ultimi giorni. In realtà il dato dei
sondaggi, a sentire Veltroni e lo staff, non preoccupa
affatto. Intanto perché è bilanciato da altri che continuano a dare il Pd
perfettamente in corsa e a 4-6 punti dal blocco Pdl-Lega, poi perché nella
campagne elettorali c'è sempre un momento di svolta collocabile a due-tre
settimane dal voto. Come dire che è presto per avere previsioni attendibili,
c'è una fisiologica alternanza di umori nell'opinione pubblica, e c'è comunque
tempo per tarare i messaggi. Veltroni è un ottimista
di professione e ieri gli unici lamenti pubblici del segretario si sono
condensati in un paio di frasi. La prima su chi ogni tanto distilla odio,
enfatizzando problemi che non ci sono, la seconda sui troppi personalismi che
accompagnano la politica e anche la corsa del Pd. Veltroni
non fa nomi ma è chiaro che ce l'ha con i De Mita, con gli esclusi dalla liste
che protestano e che polemizzano, con Pannella che fa lo sciopero della sete
per riportare i riflettori su se stesso. Già, i radicali. Ieri si è andati a un
passo dalla rottura e il segretario, per usare un eufemismo, si è molto
arrabbiato con Pannella e il suo tentativo di bazar no-stop mascherato da
"sciopero della sete". Ieri la tentazione di disdire l'accordo ha
percorso il loft a più riprese. Una parte del Pd è convinta che l'accordo coi
radicali ha portato danni elettorali, sottraendo una percentuale di voti
cattolici e aggiungendone pochi, e per questo sarebbe felicissima di "far
scendere dal tram" i radicali. "Non fanno nulla per darti una mano -
avrebbero commentato con Veltroni molti big del
partito - mentre a noi quei nove posti che loro guardano con la puzza sotto il
naso farebbero molto comodo". Non è chiaro come andrà a finire però per Veltroni, che pure ha difeso e difenderà fino all'ultimo
l'accordo con Emma Bonino, "questa storia deve finire subito".
Altrimenti, dice, ognuno si prenderà le sue responsabilità. Il problema è che
se dipendesse da Emma Bonino i problemi non ci sarebbero e al loft lo sanno
benissimo. Rientrato il caso Calearo-Parisi che ha preocupato non poco Veltroni per tutta la giornata, al loft è rimasto l'amaro in
bocca per quanto si è detto e scritto da più parti sulle liste. Franceschini ha
dato fiato agli argomenti del Pd, portando le cifre di un rinnovamento reale,
non finto, però la sostanza è che l'immagine finale rimbalzata sui media non è
quella che si aspettava Veltroni. Al loft allargano le
braccia e il gesto vuol dire questo: quella delle liste è sempre una battaglia,
è fonte di guai e di rancori, di critiche. Forse, ammettono, l'errore è aver
pensato che chiuderla una settimana prima degli altri ci avrebbe permesso di
valorizzare le novità, invece è finita che abbiamo dato più spazio alle
lamentele degli esclusi. La Destra ironizza sulle liste del Pd piene di
"portaborse" e "figli di..."? "Quando vedremo le loro
sì che ci sarà da ridere". Peraltro da ieri sera è
finita anche la parvenza di bon ton che ha caratterizzato il comportamento del
Cavaliere. "La bugia è il suo mestiere", ha detto Berlusconi di Veltroni. Al loft sorridono: "Era chiaro che i toni soft non si
addicevano al leader del Pdl. Avvertite Casini e quanti parlano di
inciuci".
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Mussi: il duopolio Pd-Pdl amputa la democrazia di Simone Collini
/ Roma "Si risale la china", dice con un sospiro di sollievo Fabio
Mussi. Passato un mese da quando è stato sottoposto a un doppio trapianto di
reni, il ministro dell'Università è alle prese con le terapie anti rigetto.
"La scienza italiana, nonostante quello che ci investiamo, raggiunge
straordinari livelli di eccellenza". È questa la cosa che più le dispiace
di questi 20 mesi di governo, che non avete fatto di più per la ricerca?
"Questa, ma anche un'altra, di carattere più generale. Il Partito
democratico aveva 18 ministri su 25, il presidente del Consiglio, due
vicepremier, tutti i ministeri chiave, il gruppo parlamentare più forte, ma non
ha avuto il coraggio e la serietà di assumersi la responsabilità anche di ciò
che è andato storto, addossandola invece tutta agli alleati minori". Veltroni dice che i ministri in piazza non hanno aiutato.
"Non so bene di cosa si parli. Immagino ci si riferisca a Fioroni, che ha
partecipato al Family day contro una legge del governo, i Dico, o alle
manifestazioni di Di Pietro contro l'indulto". Veniamo al futuro: la
Sinistra arcobaleno è data sotto l'8% in diverse regioni. È preoccupato?
"No, sono sondaggi di inizio di campagna elettorale, vedremo alla fine. La
cosa importante, di grande valore strategico, è affermare la presenza
consistente di una sinistra politica rinnovata e unita. Oggi è in corso una
battente campagna tesa a dimostrare che c'è un solo voto utile, che è bene una
riduzione a due del sistema politico italiano, che i voti che non si danno alle
due maggiori formazioni sono sprecati. Campagna che si è spinta fino al paradosso di esponenti del Pd che dicono di votare o Veltroni o Berlusconi". Non se l'aspettava? "No, però lo trovo sintomatico.
Per questo è molto importante, per l'avvenire di questo Paese, che esista una
sinistra politica. Caratterizzazione, quella di sinistra, che mi pare non
interessi minimamente al Pd, come dimostra anche l'intervista di Veltroni al Pais: siamo riformisti, non di sinistra".
Riformisti di centrosinistra, ha precisato. "Sì, va bene. Quel che è certo
è che, se non la parola, è la sostanza che è rimasta incustodita. Ecco perché
non è auspicabile un gioco a due, anche per evitare attrazioni fatali e magari
qualche progetto di riforma costituzionale che veda protagonisti esclusivi il
Pdl e il Pd". È più auspicabile la frammentazione? "Figuriamoci, ma
da venticinque partiti a due c'è un salto che porta all'americanizzazione, che
porta fuori dal quadro europeo dove ovunque c'è bipolarismo e aggancio con le
grandi tradizioni politiche sorte sul continente, e in nessun paese c'è
bipartitismo. Quello che è auspicabile è la presenza di una, per quanto
ridotta, pluralità di soggetti. In un paese come il nostro, escludere gran
parte della rappresentanza politica e di parti sostanziali della società è un
azzardo. Nel duopolio si amputa la democrazia". Addirittura? "Sì, se
si pensa che questa campagna elettorale ha due poste in gioco. La prima è il governo
dei prossimi cinque anni. La seconda, oserei dire persino più importante, sono
gli assetti della democrazia italiana e del sistema politico dei prossimi
cinquanta anni". Vede il rischio di una scomparsa di una sinistra
politica? "Vedo il Pd che fa l'appello a non votare più a sinistra, perché
non gli dispiacerebbe che scomparisse questo competitore, sino a ieri
alleato". Magari non gli dispiace che scomparisse perché, come dice Veltroni, siete dei conservatori e impedite la
modernizzazione del paese. "Questa è una bella boutade. Le categorie
destra e sinistra sono state sostituite con moderno-antico. Categorie
politicamente insignificanti. Anche se quando si sente pronunciare in politica
troppo spesso la parola moderno ci si deve mettere con le spalle al muro,
perché qualcuno cerca di fregarti. In nome della modernità Calearo sostiene che
la legge 30 è ottima e che sarebbe bene abrogare l'articolo 18 dello Statuto
dei lavoratori. Mi ha impressionato". Non è Calearo ma Veltroni
che vi ha detto che siete rimasti agli anni 50. "Non siamo noi, è la
situazione che è tornata quella degli anni 50: morti sul lavoro e salari da
fame. E abbiamo visto la posizione pazzesca assunta da Confindustria, e in
special modo dal suo vicepresidente Bombassei, smontare tutta quella versione
armonica del rapporto tra imprenditori e lavoratori nella quale è impegnato il
Pd. Alla prima prova, di fronte a una strage insopportabile di lavoratori come
quella in corso, Confindustria si è detta contraria ai decreti che rafforzano i
controlli e le sanzioni. Questo a riprova che tra l'imprenditore e il
lavoratore c'è anche qualche conflitto". Però un patto per la crescita tra
imprenditori e operai può incidere sui salari, non crede? "I salari sono
fermi dal 2000. Dal rapporto Mediobanca dello scorso anno emerge che la parte
di valore aggiunto destinata ai salari scende dal 40 al 30%, e i profitti
salgono di 11 punti. Prendiamo il lungo periodo, gli ultimi 35 anni: la quota
del Pil che va al lavoro dipendente scende dal 59 al 48%. E quand'era a questa
percentuale? A metà degli anni 50. Quello che manca ai salari finisce ai
profitti e alle rendite. E lo ritroviamo in altri indicatori, che dicono che in
Italia il 10% dei più ricchi possiede il 45% di tutta la ricchezza mobiliare e
immobiliare privata. La malattia italiana si chiama diseguaglianza, prima
ancora che scarsa crescita". D'alema non esclude in futuro una
collaborazione tra voi e il Pd. Che ne pensa? "Mi fa piacere, vuol dire
che c'è qualcuno che ancora riflette. Neanch'io la escudo, anzi mi auguro che
in futuro si riapra la possibilità di un'alleanza di centrosinistra, perché
altrimenti vedo difficile la possibilità di governare questo Paese. Ma oggi c'è
competizione. Almeno finché non si capisce qual è la posizione del Pd, se quella
di Calearo e Ichino o quella di Paolo Nerozzi, almeno nella versione che ho
conosciuto io". Dice che è diversa da quella odierna? "Fu il
principale organizzatore dei tre milioni in piazza contro l'abrogazione
dell'articolo 18. Oggi è candidato per il Pd in Senato in Veneto, dove c'è
capolista alla Camera Calearo". A proposito di candidature, la Sinistra ne
presenta pochissime di esterni. "Sì, siamo al di qua del necessario e del
possibile. Tuttavia, si fa un passo alla volta".
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Fede si accontenta di Fini "clone" di Berlusconi Avevamo appena scritto che Fini compariva ormai
solo nel Tg2 che, eccolo lì, Emilio Fede lo ospita e ci smentisce. Oddio, il
povero Fini è stato preceduto dal torrenziale conduttore che snocciolava tanti
di quei Berlusconi qui-Berlusconi
là, palazzo Grazioli su e palazzo Grazioli giù, che sembrava uno capitato lì
per caso a fare la bella statuina ed è riuscito solo a dire che lui ha a cuore
la sicurezza dei cittadini, della quale ha da tempo l'unico brevetto. Non una
domandina su Casini che lo ha definito il "clone" di Berlusconi: Fini è entrato clone e clone (copyright P.F.
Casini) è rimasto. Abbiamo anche notato che quando Berlusconi
va nelle altre tv a promettere mari e monti, ma anche quando spara stupidate in
piazza (non quando s'incazza con il Milan, però), Emilio
Fede lo manda e rimanda in onda come fosse la madonna pellegrina in
processione: di Veltroni, che a Porta a Porta ha sbaragliato il campo con cifre e conti
al centesimo, non una parola, non un fotogramma. Il Tg5 fa di peggio: di Veltroni parla solo quando ha qualche gatta radicale da pelare. Lo
antepone persino a Berlusconi. Da non credere, vero? Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
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l'edizione del Lo Statuto dei lavoratori si sente accerchiato Berlusconi riparte all'attacco e arruola D'Amato. E Calearo:
l'articolo 18 si può togliere di Felicia Masocco/ Roma DEJAVÙ Le regole del
lavoro tengono banco in questo avvio di campagna elettorale, da entrambi gli
schieramenti si sente dire che sono stantie. Su come adattarle alle sfide della
modernità fioccano editoriali e dichiarazioni d'intenti. Ultima, quella di
Silvio Berlusconi, per il quale "bisognerebbe
avere il coraggio di andare addosso a tutto lo Statuto dei lavoratori e a
questa contrattazione nazionale". "Credo bisognerebbe cambiarlo tutto
con regole più moderne". Berlusconi quindi si
allarga, non gli basta più mettere le mani sull'articolo 18 che pure così com'è
dispiace ad alcuni candidati del Pd come Pietro Ichino e Massimo Calearo. Né è
bastato al leader del Pdl il dietro-front cui è stato costretto quando, capo
del governo, finì con il dirottare le modifiche all'articolo 18 sul binario
morto della delega 848 bis. Ora ci riprova, forse per questo intende arruolare
l'ex presidente di Confindustria, Antonio D'Amato, già co-protagonista di
quella battaglia. Gli imprenditori però sembrano aver capito che insistere sul
tasto porta più danni che altro. Un sondaggio della Fondazione Istud per
Economy, riferisce che alla domanda se sia il caso di sollevare la questione di
una riforma dello Statuto dei lavoratori invocando più libertà nei
licenziamenti, il 48,9% dei manager e imprenditori intervistati ritiene che la Confindustria
non dovrebbe farlo, favorevole il 43%. È una novità rispetto a qualche anno fa.
L'altra agita il centrosinistra. Quantunque il programma di
Walter Veltroni non faccia cenno allo Statuto dei lavoratori né all'articolo 18,
i candidati Pd Pietro Ichino e Massimo Calearo hanno le loro idee. "Quando
Confindustria voleva eliminare l'articolo 18 gestì male la partita - ha
dichiarato Calearo al Riformista -. Ora, se il tema venisse affrontato
in maniera diversa, l'articolo 18 si potrebbe togliere". A l'Unità Pietro
Ichino aveva invece spiegato che l'articolo 18 potrebbe continuare ad essere
applicato per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito
o di discriminazione. Mentre per motivi economici e organizzativi si potrebbe
licenziare dietro "congruo indennizzo". Sono posizioni criticate dai
sindacati e fortemente osteggiate dalla Sinistra arcobaleno. "Non pensiamo
che la questione dello Statuto dei lavoratori sia fondamentale né nelle
relazioni industriali né per l'economica del Paese", taglia corto il
leader della Uil Luigi Angeletti commentando le parole di Berlusconi.
"Il tema non è d'attualità - gli fa eco per la Cisl il segretario confederale
Giorgio Santini -. Pensiamo piuttosto ad applicare il protocollo firmato a
luglio con il governo Prodi, per estendere le tutele a chi non le ha. Ripescare
certe vicende significa solo creare contrapposizioni distruttive, mentre c'è
molto da costruire". Più secche le reazioni a sinistra: "Nei giorni
scorsi Veltroni ha detto che il Pd non è un partito di
sinistra ma riformista. Le proposte di Calearo sono di destra, adatte ad un
partito di destra, che voglia fare un governo di destra", afferma Paolo Ferrero
(Prc). "Troppo spesso, anche a sinistra, i politici sono servi dei padroni
- torna a dire per il Pdci Marco Rizzo -. Lo Statuto dei lavoratori non si
tocca".
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina X - Palermo
Porcellum alla siciliana AGOSTINO SPATARO (segue dalla prima di cronaca)
Attendiamo adesso di leggere l'elenco dei fortunati "nominati" degli
altri partiti concorrenti, ma già dai nomi che circolano non c'è da fare salti
di gioia. Gli esiti che usciranno da palazzo Grazioli potrebbero essere anche
peggiori di quelli prodotti nel loft del Pd. Comunque vadano le cose, credo
però che non tutti hanno diritto di lamentarsene. Soprattutto coloro che sono
soliti protestare un'ora dopo che la scelta è avvenuta, magari a loro danno.
Chi intimamente sperava che l'esclusione sarebbe toccata ad altri. In quel
caso, niente proteste e minacce di abbandono. Viva il "porcellum", il
loft e quant'altro derivato. Una certa preoccupazione si nota anche nelle parti
più basse delle "testate" poiché se il Pd non dovesse vincere non
scatterebbero i relativi premi e quindi si ridurrebbero i posti sicuri. Ora, a
parte le sorti personali di questo o quel candidato, resta da valutare
l'incidenza di tali dissensi sulla capacità di mobilitazione e sullo stesso
esito elettorale del Pd che certo in Sicilia non naviga nell'abbondanza. Agli
strateghi di questa sorta di sconfitta elettorale programmata, bisogna
ricordare che l'elettorato democratico e di sinistra, checché se ne dica, ha
una spiccata sensibilità democratica; più di altri è abituato a partecipare, in
vario modo, alle decisioni che lo riguardano. Anche ai tempi del
"centralismo democratico" era così. Se non altro per il fatto che la
legge elettorale, allora, prevedeva le preferenze che, per quanto orientate,
affidavano all'elettore la scelta finale del parlamentare da eleggere. E nel
segreto dell'urna. Perciò, risulta piuttosto ostico accettare liste decise da
un vertice lontano e con nomi esterni alla realtà territoriale che dovrebbero
rappresentare in parlamento. Tutto ciò potrà smorzare gli entusiasmi e anche
provocare una pericolosa ripulsa dal voto, a tutto vantaggio degli altri
partiti. Nel campo opposto questo disagio è poco o nulla avvertito poiché gli
elettori del Pdl sanno d'andare a votare per un partito-azienda che quest'anno
si è ingrandito con l'incorporazione di An. Accettano cioè una logica meramente
di potere dove contano solo i blocchi di voti e la fedeltà al padrone.
Pertanto, non è improbabile che questa diffusa insoddisfazione per le
candidature possa danneggiare il Pd e molto meno o nulla il Pdl. Ma tant'è. Al
punto in cui sono giunte le cose, non è facile prevedere una correzione delle
testate di lista. Non per risolvere il singolo caso, ma per farle di più
aderire alle tante risorse del territorio siciliano. Parrebbe di no, a leggere le ultime dichiarazioni di Veltroni.
Tuttavia, l'incresciosa vicenda dovrebbe richiamare tutti alla coerenza dei
comportamenti (anche individuali) e alla necessità di una riforma radicale del
"porcellum", voluto da Berlusconi ma da
tutti fruito, che sta conducendo al degrado il Parlamento repubblicano ovvero
il pilastro portante della democrazia italiana.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
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Pagina VII - Genova
Dall'Opus Dei ai preti di strada, la composita galassia della chiesa alla
vigilia delle elezioni Famiglia Cristiana bacchetta il Cavaliere a Genova
cattolici in ordine sparso Il cerimoniere del Vaticano vicino al centrodestra,
sul fronte opposto don Gallo e don Farinella WANDA VALLI "Famiglia
Cristiana", settimanale cattolico molto attento alla società, ha bacchettato prima Walter Veltroni, per le
candidature ai radicali, adesso Silvio Berlusconi, per
"l'anarchia dei valori" alla base della sua politica. Così si riapre
un tema: dove e come si collocano in politica, cattolici e uomini di fede, a
Genova, affidata al cardinale Angelo Bagnasco, segretario della Cei?.
Avrebbe risposto senza esitazioni, don Antonio Balletto, intellettuale e
teologo, scomparso qualche giorno fa, che non ha mai nascosto la sua adesione a
una politica "dove i cattolici si comportano da laici", per dirla con
Luca Parodi, ex dc ora Pd, uno dei suoi ex giovani allievi. Come Lorenzo Basso
e Raffaele Caruso, arrivati al Pd dalla Margherita. Si sa che i "preti di
strada", i sacerdoti impegnati nelle parrocchie più vicine agli umili,
sono da sempre considerati "di sinistra," mediando il termine dalla
politica. Non si nascondono certo don Andrea Gallo o don Paolo Farinella.
Neppure, don Marino Poggi, prima parroco a Castelletto ora missionario a Cuba,
in contatto con il cattolicesimo democratico moderato di Stefano Zara o Diego
Barontini, schierati con il centrosinistra. Ma su tutti i religiosi grava il
vincolo del silenzio che la Chiesa ha imposto per la campagna elettorale. E
allora per capire come si muove, come reagisce ai moniti della chiesa, la
galassia cattolica, bisogna tornare alla storia di Genova. Città dal cuore
"rosso" con uno stretto legame con la chiesa, nato nel 1943 quando
l'allora cardinale Boetto, che aveva al suo fianco un giovane Giuseppe Siri,
creò i cappellani del lavoro, per proseguire con l'atto di resa dei tedeschi al
Comitato di Liberazione Nazionale firmato a Villa Migone, allora residenza del
cardinal Boetto. E' sempre andata così, reciproco rispetto e aiuto nei momenti
di crisi soprattutto economica e, quindi, sociale della città. Lo ricorda
monsignor Molinari, delegato dell'Arcivescovo ai problemi del lavoro. La
chiesa, la politica, i problemi etici? Monsignor Molinari spiega: "qualche
problema c'è, sulla famiglia, per esempio, sulla sua tenuta, ma questa è una
città laboriosa che investe più sulla sostanza che sull'immagine, e poi Genova
e la chiesa hanno un loro modo di rapportarsi corretto". Lui si preoccupa
della Pasqua e non dice quello che tutti sanno: è stato un punto di riferimento
di Maria Pia Bozzo, presidente del circolo "Aldo Moro", o di
Giancarlo Piombino, ex sindaco, di Giancarlo Mori ex presidente della Regione,
cattolici di sinistra; così come don Tubino è sempre stato il sacerdote vicino
all' Auxilium Caritas. E' su posizioni più conservatrici don Moraglia, oggi
vescovo a Chiavari, don Guido Marini, cerimoniere del Vaticano, don Stefano
Olivastri, parroco di San Luca , ex segretario del cardinal Bertone. In
generale, è il clero diffuso il più favorevole al centrodestra. In pratica si
ripete lo scenario della politica: leader cattolici conosciuti nel
centrosinistra, elettori cattolici per il centro destra. Pier Luigi Vinai, Pdl,
è sovranumerario dell'Opus Dei. Le critiche al programma di Berlusconi?
"Non mi preoccupano e comunque ben vengano, se questo mi aiuta a
dimostrare che il Pdl deve diventare un punto di riferimento della dottrina
sociale, che fa riferimento a principi etici, come l'attenzione ai più
deboli". E' la stessa osservazione di Andrea Chiappori, della Comunità di
Sant' Egidio: "il fatto è che, in generale, la politica non è attenta
nell'affrontare i temi etici. Chi si chiede, per esempio, come viene trattato
un anziano in un istituto? Non interessa, invece è su questi valori che laici e
cattolici dovrebbero concordare. E mettersi d'accordo, per esempio, per non
sfruttare la vita delle persone, zingari o extracomunitari, in campagna
elettorale". Luca Parodi, del coordinamento regionale Pd, ricorda i grandi
Dc, da Moro a Zaccagnini, "legati alla gerarchia cattolica, eppure in
politica sapevano essere laici. Oggi? Non stiamo giocando con le regole giuste,
quel laicismo politico si è perso. Ma i nostri principi non hanno bisogno di
integralismo. Laico o cattolico". SEGUE A PAGINA V.
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-03-06 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Formigoni e Penati Dibattito su Malpensa Il futuro dell'hub? Grande
assente nella corsa al voto Malpensa in campagna elettorale, Milano non è Roma.
Filippo Penati, il democratico che guida la Provincia, ieri ha partecipato da
ospite alla conferenza stampa con cui la Regione ha lanciato la nuova linea
sugli slot dello scalo varesino. Non sempre il presidente della Provincia e
Roberto Formigoni sono d'accordo su tutto. Per esempio, le dure prese di
posizione del governatore nei confronti dell'operazione di Air France, non
hanno mai convinto Penati. E anche sulla "moratoria" del
trasferimento dei voli chiesta con decisione da Roberto Formigoni, l'uomo di
Palazzo Isimbardi ha spesso preferito parlare di "gradualità", ed è
una sfumatura non soltanto lessicale. Però, anche ieri, il presidente della
Provincia era lì, a sostenere la richiesta del leader del centrodestra.
Qualcosa di assai diverso da quanto sta accadendo a Roma, dove alla
rivendicazione di "italianità " per Alitalia
avanzata da Silvio Berlusconi, hanno fatto seguito ieri le prese di posizione di Walter Veltroni: "Decida il mercato" e "separare il destino di
Alitalia da quello di Malpensa". Attenzione: Formigoni ha subito
dichiarato che Berlusconi ha ragione. Mentre le dichiarazioni di Veltroni sembrano
riprese pari pari da quello che Penati ripete da tempo. Insomma, sembra
che per il momento la campagna elettorale da queste parti voglia rimanere fair.
Almeno su questo tema, almeno per il momento. E almeno da parte dei leader, che
su Malpensa sentono comunque la responsabilità di fare sistema. Ma ai rispettivi
schieramenti prudono le mani. Con il centrodestra che smania per adottare il
modello leghista, "Prodi assassino di Malpensa". E il centrosinistra
che va raccogliendo documentazione sul non fatto, sul non realizzato, sul non
mantenuto. Quanto durerà la tregua? M. Cre. Roberto Formigoni Filippo Penati.
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-06 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Parisi contro Calearo. Berlusconi: serviranno sacrifici
Pannella, sciopero della sete Veltroni: basta, liste chiuse ROMA -
Nel Pd scontro Parisi-Calearo. Pannella fa lo sciopero della sete. Veltroni: liste chiuse. Berlusconi: ora sacrifici. DA PAGINA
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Dietro le quinte "Forse a Vicenza sono abituati così".
Sircana: non credo porterà voti Romano gelido. Poi Walter telefona ROMA -
"Romano, hai sentito cos'ha detto Calearo?". La reazione di Romano,
rivista alla moviola, pare sia stata la seguente: prima un'alzata di spalle, poi
un sorriso di traverso e quindi una rassegnata constatazione: "Se ne
sentono di tutti i colori, ne arriveranno anche di peggiori. Calearo? Bah, è un
linguaggio un po' leghista, forse a Vicenza sono abituati così...". Romano
Prodi, l'altra sera, non era davanti alla tivù mentre il vicentino Massimo
Calearo, ex leader di Federmeccanica e "falco" di Confindustria,
battezzava a "Ballarò" la sua fresca candidatura di capolista del Pd
in Veneto per la Camera con una santificazione di Mastella che nemmeno Berlusconi, vista l'aria che tira attorno a ciò che resta
dell'Udeur, mai avrebbe azzardato. "San Clemente ha fatto bene al Paese,
perché ha fermato il governo e adesso c'è un partito, come il Pd, che ha un
programma moderno" ha buttato lì, sapendo di fare rumore, l'imprenditore voluto da Veltroni per
dimostrare che il Nord esiste anche al di sotto del Po, che le partite Iva non
sono territorio esclusivo di Tremonti e che la lotta di classe, quando si parla
di candidature, può aspettare. Ora, con la telefonata riparatrice di Veltroni a Prodi, sembra che il caso sia rientrato. Ma conoscendo
il trasversalismo di Calearo, uno che tempo fa dimostrò comprensione per lo
sciopero fiscale lanciato da Bossi, ne vedremo delle belle da qui al 13 aprile.
Caso rognoso, che rischia di terremotare i segmenti ulivisti del Pd. Arturo
Parisi, nella triplice veste di ministro del governo fatto cadere da Mastella,
grande amico di Prodi e candidato nelle liste veltroniane, è stato ieri il
primo a porre la questione con forza. Arrivando a mettere in discussione la
propria candidatura: "Attendo risposte che ancora non ho avuto" ha
detto minaccioso. Presenza spinosa quella di Calearo. Se sono elettoralmente
scontati gli strali della sinistra radicale, che vede in lui riflessi berlusconiani,
è nel Pd che l'imprenditore vicentino rischia di trovare più nemici che amici.
"L'uomo - spiega il prodiano Sandro Gozi, in lizza per la Camera in Umbria
- ama le battute ad effetto e ogni tanto sbanda...". Resta il fatto che
Prodi, al sentire trasformare l'uomo di Ceppaloni in una sorta di beato,
"c'è rimasto male" rivela Silvio Sircana, portavoce e candidato al
Senato in Campania. E non perché tenga in particolare considerazione l'opinione
di Calearo ("Uno che a Palazzo Chigi - raccontano - non si è mai visto in
questi anni"). Ma perché, e su questo il premier dimissionario non
transige, "Mastella è e resterà un traditore". E qualsiasi tentativo
di riabilitarlo non può che essere letto come una bocciatura del governo,
"cosa - fanno notare i prodiani - che Veltroni
non si è mai sognato di fare: anzi, Walter non perde occasione per sottolineare
i risultati ottenuti in campo economico". E poi chi l'ha detto che Calearo
sia questa calamita di consensi? "Ho sentito parlare di 300 mila voti con
lui, ma io non credo a questa storia dei consensi che restano appiccicati
addosso... " chiude la questione, gelido, Sircana. Francesco Alberti VOTA
il sondaggio sulla candidatura di Calearo nel Pd su www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 8 autore: di
RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE L'analisi Pdl avanti, il Pd sale Ma
solo uno su tre sa già chi votare Gli ultimi sondaggi mostrano una sostanziale
conferma del quadro già emerso nelle scorse settimane: il Pdl mantiene il suo
vantaggio, anche se lo vede in parte diminuire a causa dell'accrescimento
relativo dei consensi per il Pd. La distanza tra Berlusconi e Veltroni è stimata in misura diversa a seconda delle differenti date di
rilevazione e dei vari istituti di ricerca e oscilla da un massimo del 10,1%
(Crespi, 3 marzo) a un minimo del 5% (Swg, 27 febbraio). Peraltro, l'entità
vera del vantaggio è ardua da stimare con precisione, in quanto questo genere
di sondaggi comporta un margine di approssimazione statistica dell'ordine
del 2-3%. Il risultato finale dipenderà soprattutto dalle scelte degli
indecisi. Che sono molti. A tutt'oggi solo il 30% circa dell'elettorato
dichiara di avere stabilito in modo definitivo e senza esitazioni il proprio
voto. Questa percentuale - che potremmo chiamare dei "certi" o
"fedelissimi" - varia però di partito in partito. è più alta a
destra, prima di tutto nel Pdl che conta la quota massima di voti
"certi" (39%), e poi nella Destra (31%); assume valori medi nella
Sinistra Arcobaleno, nella Lega e nel Pd. Ed è più bassa nell'Idv e,
specialmente, nell'Unione di Centro, i cui elettori sono potenzialmente più
infedeli. Tra i restanti elettori, solo il 20% circa dichiara di essere
totalmente indeciso sul comportamento da tenere il prossimo 13 aprile: molti
finiranno probabilmente con l'astenersi. La maggioranza assoluta degli
italiani, viceversa, è già in qualche modo orientata verso un partito, ma, al
tempo stesso, non è ancora sicura della scelta. Tanto che dichiara di
"prendere in considerazione " anche altre forze politiche,
riservandosi la decisione finale negli ultimi giorni. Di solito, si è indecisi
tra due o tre partiti. Ma il 18% dell'elettorato dichiara di "prendere in
considerazione " addirittura quattro o più partiti. Nella gran parte dei
casi, l'indecisione è limitata all'interno dei singoli segmenti del continuum
sinistradestra. Così, il 37% degli elettori del Pd "prende in
considerazione " anche la Sinistra Arcobaleno e il 45% dichiara la
possibilità di votare per Di Pietro. Sul fronte opposto, il 28% dei votanti per
il Pdl "prende in considerazione" la Lega Nord e il 20% valuta la
possibilità di optare per la Destra. Ma c'è anche chi è oggi ancora indeciso se
votare l'uno o l'altro schieramento: si trat.
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena I numeri riservati danno solo 7 seggi in più: a
rischio Liguria, Lazio, Abruzzo e Calabria "Nostalgia" per Casini e
timori sul Senato Il Pdl si sente in bilico in quattro regioni ROMA - La
nostalgia per l'alleanza con l'Udc è un sentimento che alberga nel cuore di
molti dirigenti forzisti. Custodito con grande riservatezza, in queste ore
viene alimentato dai calcoli che gli esperti del Pdl ripetono in modo
maniacale. E che però danno lo stesso risultato: a Palazzo Madama, malgrado il
netto vantaggio nei sondaggi, il margine non è quello di "30 senatori
" annunciato in tv da Berlusconi. I numeri
riservati dicono sette seggi. Il motivo? In alcune regioni importanti, dove il
centrodestra è dato per vincente, il Pd paradossalmente ci guadagna in virtù
dell'attuale sistema di voto. Il caso più eclatante è la Lombardia, dov'è
scontato il successo del Cavaliere, ma dove Veltroni
potrebbe accaparrarsi tutti i seggi di "minoranza", dato che né l'Udc
né la Sinistra arcobaleno dovrebbero raggiungere la soglia dell' 8%. Viceversa
nelle regioni rosse, dove il rassemblement di Bertinotti è forte, il Pdl
sarebbe costretto a dividere con lui i posti assegnati ai "perdenti".
Insomma, nel gioco del "dare e avere" Berlusconi ci rimetterebbe. Quello del Senato è un pasticciaccio brutto,
ecco perché tra i forzisti si avverte il rammarico dello strappo con Casini. Se
l'Udc fosse oggi alleato del Pdl la sfida con Veltroni sarebbe
già chiusa. A suo tempo furono in tanti a cercare di evitare la rottura, da
Gianni Letta a Bonaiuti, da Pisanu a Formigoni. E in questi giorni i
discorsi di allora tornano sotto forma di sussurri. Dunque il divorzio è stato
un errore? "Più che un errore è stata una scelta", commenta Gargani:
"Sbagliare in politica - chiosa sibillino - è un'altra cosa, è
sottovalutare gli effetti di una mossa". Ieri Berlusconi
non ha lasciato trapelare queste ansie, spiegando che lo strappo fu
"deciso da Casini" e che senza di lui "al governo realizzeremo
per intero il nostro programma". Ma il Cavaliere sa che al Senato rischia
una maggioranza risicata, perciò vuole "gente affidabile" e
"culi di pietra ", perciò prepara una strategia mediatica d'attacco nelle
quattro aree chiave del duello: Abruzzo, Calabria, Liguria e soprattutto Lazio,
dove il vantaggio su Veltroni alla Camera è di 6
punti, mentre al Senato è solo dello 0,6%, per effetto del voto disgiunto che
porterebbe gli elettori di sinistra a dare il voto utile al Pd. In queste
regioni Berlusconi e Fini concentreranno la loro
attenzione con iniziative comuni. In Campania invece non ci sarebbe storia: il
leader democratico ieri ha ricevuto un sondaggio disastroso che dà il suo
partito al 26,4%. Epperò vincere potrebbe non bastare al Pdl per avere certezze
al Senato. Certezze che nemmeno gli analisti possono dare, alle prese come sono
con una variabile al momento indecifrabile: il "partito del non
voto", accreditato del 26%. Per ora ci si limita ai flussi, che indicano
un travaso di consensi dai democratici all'Udc, salita al 6% nei sondaggi.
"Ma nel Pd l'emorragia sul territorio è molto più forte", secondo il
leader del Pri Nucara: "Specie al Sud sono in libera uscita anche quadri
dirigenti locali. è lì che il Pdl deve agire capillarmente per intercettare i
consensi moderati. Veltroni ha fatto un gran casino
con le liste". Berlusconi nei colloqui riservati
ha parlato anche del modo "cinico " in cui l'avversario ha
"decimato " gli uscenti. Prova ne era ieri la delusione che si
leggeva sul volto del deputato ulivista Khaled Fouad Allam. Scaricato senza
convenevoli, l'intellettuale dice che tornerà a scrivere: "Mi hanno
proposto di fare l'editorialista dell'Osservatore Romano". La mattanza sta
per consumarsi anche nel Pdl. E se le liste verranno chiuse all'ultimo momento,
sarà proprio per evitare che gli esclusi - soprattutto di An - tentino di
accasarsi con la Destra di Storace. Scottato per le polemiche suscitate dalle
voci sulla candidatura di alcune "veline", il Cavaliere ha scelto il
profilo basso e optato per altri nomi. Raccontano si sia molto irritato per il
caso scoppiato sulla Yespica, e per la battuta della soubrette, che si era
detta pronta a votare per Veltroni: "Hai capito
questa signora...". Ma non è a lei che Berlusconi
sta pensando in queste ore. Semmai a Casini. Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Su "A" Bonolis: voto inutile
ai partiti minori "Io questa volta a votare ci vado eccome", dice
Paolo Bonolis intervistato da "A" in edicola. "Penso che Berlusconi e Veltroni abbiano ragione quando sostengono che il voto dato ai partiti
minori sarà inutile. Hanno capito che gli italiani sono stufi".
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Le lavagne di "Porta a Porta" 2000 2004 2001 I progetti
per l'Italia Non è la prima volta che Silvio Berlusconi
utilizza la lavagna a "Porta a porta" per spiegare i suoi progetti
per l'Italia: nel 2000 aveva indicato quali infrastrutture realizzare, come le
autostrade del mare, nel 2001 spiega il programma con l'ausilio di cartine
geografiche, nel
( da "Manifesto, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Vincerò,
Walter è solo un bugiardo" Per smentire di essere già pronto all'intesa Berlusconi attacca il leader del Pd. Poi lancia Fini alla
presidenza della camera e cambia rotta su Alitalia Micaela Bongi Nessun piano
B, nessuna ipotesi di affidare palazzo Chigi a Mario Draghi - come scriveva
ieri Repubblica - nel caso in cui la vittoria non fosse netta. Il leader del
Pdl - Draghi o non Draghi - aveva detto a Matrix che un risultato analogo a
quello ottenuto dall'Unione di Prodi nel 2006 lo avrebbe portato a proporre le
larghe intese. Ma ora decide di cambiare registro per non dare ai suoi elettori
la conferna di essere già pronto all'"inciucio". Il
"pareggio" è "impossibile", e questo Silvio Berlusconi lo ha già detto e ripetuto, perché i suoi
sondaggi confermano un distacco di dieci punti dal Pd, insiste. L'ipotesi
Draghi? "Sono tutte storie messe in giro, questa è una favola che non mi è
mai passata per la testa". Ma, ospite di Porta a Porta, il Cavaliere si
spinge oltre. E, dopo i buffetti, arriva a descrivere Walter Veltroni come uno
che "mente sapendo di mentire" perché "la bugia è il suo
mestiere" e sarà sì, il segretario democratico, un "comunicatore
abilissimo", ma è perché "in "tutta la sua vita ha fatto solo
quello". E sia Veltroni che Rutelli "hanno un compito difficilissimo, arduo,
impervio e lo svolgono con grande abilità: devono far credere che la sinistra
non ha portato al disastro il paese, che loro non sono mai stati
comunisti. Hanno un coraggio da leoni ma non sanno ancora in che famiglia
politica entrare in Europa". Infine, per smentire indirettamente anche che
l'accordo con Veltroni prevederebbe già di affidare a
Massimo D'Alema la presidenza di Montecitorio, l'ex premier lancia Gianfranco
Fini: "Credo che pensi al ruolo di presidente della camera con una certa
determinazione, un ruolo in cui io lo vedrei benissimo". Comunque
"sono fortemente propenso a una spartizione delle camere, ma vedremo come
si comporterà la sinistra che ha occupato tutte le cariche istituzionali",
aggiunge il leader del Pdl. Mentre Franco Frattini "potrebbe ricoprire in
modo eccellente sia il ruolo di ministro degli esteri che quello di ministro
degli interni". E poi, contro Calearo - "un uomo ambizioso che punta
a fare politica, il suo desiderio inconfessato di sempre" - Berlusconi schiera i suoi "ventidue imprenditori in
parlamento" con la speranza di portaci anche l'ex presidente di
Confindustria Antonio D'Amato che "al 90% sarà con noi" e "conto
di chiedere la sua collaborazione per incarichi di governo". Certo, il
Cavaliere non dimentica di sparare sui "piccoli", che non vanno
votati per "non favorire il Pd", dice adesso dopo avere in altre
occasioni invitato a votare per lui o per Veltroni. E
a Casini riserva le solite bordate: ora la coalizione è coesa, e
"realizzerò tutto il programma perché non c'è più un alleato che mi dice
di no impedendomi di farlo". E ancora: "Più del 50% della classe
dirigente dell'Udc è passata con noi. Di solito succede anche con gli
elettori". Dicendosi pronto a firmare un nuovo contratto con gli italiani
di fronte al notaio Bruno Vespa, che non porta ancora la scrivania ma mette a
disposizione del suo ospite una lavagnetta, Berlusconi
cerca sì di allontanare l'ipotesi pareggio e l'eventualità di condividere la
responsabilità del governo con il Partito democratico. Ma si mostra al tempo
piuttosto preoccupato per un impegno da assumere da solo con il suo Popolo
delle libertà: "Agli italiani dico che siamo già in una profonda crisi,
non solo italiana, ma mondiale. Chi si propone come leader non può non dirsene
a conoscenza". Quindi il programma del Pdl sarà realizzato al 100%,
assicura l'ex premier, ma tenendo conto di "vincoli che attengono alla
situazione economica italiana e mondiale e alle disponibilità che emergeranno
dopo le elezioni". E anche la riduzione delle aliquote dipenderà
"dalle economie dello stato". Dopo aver atterrato, l'altroeri, il
titolo di Alitalia, Berlusconi cerca infine di correre
ai ripari correggendo il tiro sul futuro della compagnia: "Ipotizzare una
public company con Klm e Air France è possibile, ma vorrei che l'Alitalia
continuasse a essere identificata come compagnia di bandiera".
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num:
- pag: 11 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: da noi
né "figli di" né segretarie "Veltroni è
bravissimo ma mente. Fini guiderà Montecitorio. Serviranno sacrifici" Il
Cavaliere: "Avremo 70 deputati e 30 senatori in più. Casini non mi voleva
premier. Una Camera all'opposizione" ROMA - Veltroni?
"La bugia è il suo mestiere". Ancora Veltroni?
"è bravissimo come Rutelli, è un abilissimo comunicatore, ma sa fare solo
questo, comunicare e basta. Lo ha fatto per tutta la vita". Visto da
un'altra angolazione, ancora il leader del Pd? "Bisogna fargli i
complimenti, perché ha un mestiere difficilissimo che sta svolgendo con grande
abilità, ovvero far dimenticare Prodi. Ma non sulle liste: da noi non ci
saranno né segretarie né "figli di"". Berlusconi
a Porta a Porta parla del suo avversario. Per la prima volta lo attacca, gli dà
del bugiardo sulle cifre del contratto con gli italiani del 2001, ma poi gli fa
anche i complimenti, riprende il clima di fair play di questa campagna
elettorale. Soprattutto ostenta comprensione il leader del centrodestra:
"Sono abilissimi, sia lui che Rutelli, perché lavorano pur dovendo far
dimenticare Prodi, che è la carta vincente della nostra campagna elettorale,
l'eredità dell'immondizia di Napoli, dell'insicurezza dei cittadini, delle
tasse aumentate. Riescono pure a far dimenticare che sono stati comunisti, che
ancora oggi non si sa bene se sono liberisti o socialisti, in quale famiglia
politica europea andranno. Infatti in Europa sono ancora apolidi". Per la
prima volta torna la parola "comunista", cavallo di battaglia della
comunicazione passata del Cavaliere. E per la prima volta un attacco personale
contro Veltroni, condito con il rinnovato auspicio ad
un confronto diretto. Quindi l'invito, ormai quasi quotidiano, a non votare i
piccoli partiti; concetto rafforzato, per quanto riguarda l'Udc, con un dato,
ovvero che "il 50% della loro classe dirigente è già passato con noi, di
solito succede anche con gli elettori ". Sull'ex presidente della Camera
anche un'altra notazione: "Disse che voleva una clausola per cui il capo
della coalizione, indicato secondo i criteri di legge, non sarebbe stato
necessariamente il candidato premier". Casini gli risponderà a stretto
giro, definendo quella di Berlusconi
"un'ossessione: parla continuamente di noi perché stiamo crescendo nei
consensi". Il candidato a Palazzo Chigi aggiunge poi di aver fatto un
sondaggio con un campione di 30 mila persone, da cui emergerebbe che "alla
Camera avremo almeno 70 deputati in più e al Senato una maggioranza di 30,
dunque sui numeri siamo tranquilli". Quindi un paio di pronostici. Su
Gianfranco Fini: "Credo che pensi al ruolo di presidente della Camera con
una certa determinazione, io lo vedrei benissimo ". E su Franco Frattini:
"Potrebbe ricoprire in modo eccellente sia il ruolo di ministro degli
Esteri che quello di ministro degli Interni". Sulla possibilità di
assegnare una Camera alla sinistra una formula dubitativa: "Sono
fortemente propenso ad una spartizione delle Camere, ma vedremo come si
comporterà la sinistra, che ha occupato tutte le cariche istituzionali".
Grazie a una lavagna, Berlusconi illustra le prime
misure in caso di vittoria: taglio del-l'Ici sulla prima casa e detassazione
sugli straordinari al primo Consiglio dei ministri, 4 miliardi la spesa di
copertura necessaria. Ma vista la "crisi profonda" che non è soltanto
italiana ma "mondiale", avverte che dovrà "intervenire
sull'azienda Italia e questo comporterà dei sacrifici". Infine una nota
sulle nomine nelle principali aziende a partecipazione pubblica: "Sarebbe
serio non procrastinare le assemblee. Il governo Prodi sta esaminando alcune
persone e ci informerà sulle decisioni finali. Su Eni ci sono state prese di
posizione da parte del consiglio di amministrazione, per alcuni c'è la volontà
di recedere dall'impegno, renderà più facile l'operazione". Marco
Galluzzo.
( da "Manifesto, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il gatto di Deng,
l'iscritto segreto alla Fiom, la mamma di Calearo Massimo visto dai suoi operai
da Vicenza a Bratislava Sogni e incubi Sognava di diventare come Montezemolo ma
non c'è riuscito. Così l'amico Luca l'ha spinto sul Pd. Per fare il ministro?
Loris Campetti In testa ha una sola cosa, e non pensate male. Non è che il
compagno padrone sia disinteressato al genere femminile, ma in testa ha la
pratica dell'obiettivo, e per raggiungerlo è convinto che tutti i mezzi siano
buoni. In una delle numerose interviste che ne hanno accompagnato la nascente
carriera politica fa sua la nota filosofia di Deng Xiao Ping, secondo cui
l'importante non è il colore del gatto ma che il felino sia capace di
acchiappare il topo. Da buon veneto è ben radicato al suolo, il suolo di Isola
Vicentina su cui sorge la pregiata fabbrica di antenne per automobili di
Massimo Calearo. Può votare per Forza Italia o per l'Udeur, può persino
accettare la candidatura nel Partito democratico se serve all'impresa, la sua.
Ma anche all'Impresa con la maiuscola, quella rappresentata dal suo amico e
sponsor Luca Cordero di Montezemolo. Vede come il fumo negli occhi Berlusconi, nonostante il cuore di tutti i suoi sodali batta
per il Cavaliere di Arcore, e lo stesso dicasi per Romano Prodi. Il presidente
uscente della Federmeccanica Massimo Calearo ha grandi ambizioni. Non si
accontenta di fare il deputato da grande, vorrebbe essere incoronato ministro e
non certo allo sport. Destra o sinistra per me pari sono, pure indicazioni
geografiche che in politica non hanno più ragion d'essere, dice, nel senso che
siamo tutti sulla stessa barca. E' in buona (?) compagnia quando propone il
superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, o quando santifica
la legge 30 che istituzionalizza la precarietà. Adora "San Clemente
Mastella" che ha fatto cadere l'odiato Prodi. Non si legga in
quest'affermazione una contraddizione con la sua candidatura nel Pd, perché il
Pd è "una cosa nuova" di cui fidarsi, soprattutto se non metterà
nelle sue liste Vincenzo Visco ("Per la carità di Dio, spero che non lo
ricandidino"), la bestia nera dell'imprenditore veneto. Naturalmente,
questo peso Massimo - che fa scandalo e fa uscire dai gangheri il più noto
Massimo, cioè Cacciari, "ma anche" inorgoglisce chi l'ha voluto con
sé - è convinto che si debbano prevenire gli infortuni sul lavoro ed ha una
ricetta tutta sua: bisognerebbe che in Italia si facesse come nella Slovacchia
che ospita una sua un'azienda a Samorin (dove è stata inaugurata in onore
dell'antennaro "via Vicenza"), a un tiro di schioppo da Bratislava.
Lassù gli ispettori per la sicurezza gli telefonano prima di bussare ai
cancelli, per chiedergli se tutto è in ordine, della serie "dottò, si
metta a posto che arriviamo". Un bello stimolo per l'imprenditore che così
viene invogliato a mettersi in regola. Chi lo conosce e lo frequenta, magari
lavorando nella stessa barca ma nel ruolo di rematore, lo racconta come un
tipico padrone veneto, paternalista e autoritario, uno che parla bene della
Cisl che in Veneto è il sindacato più radicato nelle piccole e medie aziende.
Anche nella sua gli unici iscritti a un sindacato hanno la tessera della Fim,
una trentina su 200 dipendenti e tre delegati Rsu. Fino a un mese fa c'era
anche un iscritto (clandestino) alla Fiom, ma questo il compagno padrone non lo
sapeva perché in busta paga quella tessera non risulta, meglio che non risulti,
meglio pagare la quota brevi manu nella sede dei metalmeccanici della Cgil.
Fidarsi è bene... Da poco la Fiom ha due tesserati alla luce del sole, il padre
e il figlio. Quando all'inizio di gennaio, una settimana prima della firma del
contratto nazionale, la Fim organizzò un presidio davanti i cancelli della
Calearo, ci trovò un altro robusto presidio, della Polizia, chiamata per
garantire l'ingresso ai lavoratori interinali. Ai cancelli c'era anche il
direttore dello stabilimento che accompagnava personalmente al lavoro i
ragazzi. A quel punto, al secondo turno il presidio sindacale fu rafforzato
dalla presenza anche della Fiom provinciale e il direttore del personale riuscì
a convincere ad entrare solo pochissimi giovani. Di fatto, in fabbrica non c'è
contrattazione. Ma l'azienda sta crescendo e ora la famiglia proprietaria
vorrebbe attivare anche un turno di lavoro notturno. E sapete chi fa le
trattative con i rappresentanti sindacali? La madre del neocandidato Pd. Resta
la domanda: che ci fa quel padrone nelle liste del Pd? Il personaggio ha un bel
caratterino e non accetta di buon grado di scendere da cavallo, anzi dai
cavalli. Quello di Federmeccanica e quello di Assindustria di Vicenza. Voleva
fare almeno il vice della non molto amata Emma Marcegalia alla guida di
Confindustria. Ma anche i padroni hanno le loro regole e la sua battaglia non
ha avuto buon esito. Come premio di consolazione, dice chi lo conosce, il suo
vero capo Montezemolo l'ha piazzato in pole position nel Partito democratico
che, giacché avrebbe voluto ospitare la segretaria dell'Ugl (ex Cisnal) Renata
Polverini, giacché ha candidato il giovane Colaninno e l'adulto Ichino, può ben
accogliere nelle sue braccia il capo uscente di Federmeccanica. I soliti ignoti
lo descrivono come un tipico rappresentante dell'antipolitica con forti
venature leghiste di chi riconosce solo la "cultura del fare" e pensa
che le tasse siano la causa di ogni male. Il suo ruolo in Federmeccanica,
almeno nel corso del faticoso contratto firmato poche ore prima della caduta
del governo Prodi, non è stato però quello del falco. Altri sono i soggetti che
fino all'ultimo si sono battuti contro la chiusura del contratto, in testa la
Fiat. Così Calearo, subito dopo la firma, pare abbia confessato: "Mi sono
giocato la vicepresidenza di Confindustria, ma ho fatto vedere i sorci verdi
alla Fiat". Perché di Fiat, a cui il nostro vende le antenne, ce n'è più
d'una, c'è quella del suo sponsor Montezemolo e quella di Paolo Rebaudengo che
ha rappresentato il Lingotto nelle trattative. Se chiedi ai sindacalisti
vicentini cosa pensino i lavoratori vicini al Partito democratico della
candidatura di Massimo Calearo, devi rispettare un minuto di silenzio,
osservare uno sguardo al cielo, e poi registrare poche, prevedibili parole:
"un profondo sconcerto", che tra gli operai più
distanti dal caravanserraglio di Veltroni si
tramuta in incazzatura. Nient'altro che un'ulteriore tappa sulla via della
cancellazione degli interessi dei lavoratori. Le tute blu che sperano nella
sconfitta di Berlusconi non hanno più sogni ma solo un incubo: un governo con Ichino
ministro del lavoro e Calearo ministro dell'industria.
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-06 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE ChiacchiereRai di ILARIA SACCHETTONI Par condicio? C'è il regista
Unico Nevrotica (par) condicio: nella settimana in cui il
Tg1 ospitava gli sfidanti Berlusconi - Veltroni all'edizione delle venti, uno spirito d'imparzialità quasi
frenetico interpellava le coscienze in turno all'impaginazione. Era la sera del
15 febbraio e, avendo Berlusconi "già dato ", toccava a Veltroni. Subito
il rovello: sapremo riprodurre identiche condizioni? A una rapida
ricognizione risultò che il plexiglass scenografico e il titolare della
conduzione ( Attilio Romita) rappresentavano già una garanzia. Dunque quale
vulnus poteva ancora scalfire l'imparzialità delle venti? D'un tratto la
risposta: il regista! L'uomo che, dalla consolle, avrebbe guidato la
"zummata" su Walter, era un altro rispetto al primo che aveva
indugiato sul volto di Silvio. Dunque, verso le diciotto, l'ordine impartito
dal coordinatore Massimo De Strobel: dirottato ad altro notiziario il regista
in turno e prontamente richiamato in servizio quello della serata del
centrodestra. A due anni di distanza nessuno ha ancora dimenticato lo
"choc Isoradio": il politicamente schivo canale d'informazione
stradale, nel 2006, fu principiato ai battage elettorali da Silvio Berlusconi, che s'impossessò dei suoi microfoni per una
mezz'ora, incontrastato. Dalle polemiche che seguirono tutti hanno imparato
quanto sia insidiosa e impervia la strada per il punto "I": quello
dell'Imparzialità (mediatica). Attilio Romita Walter Veltroni.
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-06 num: - pag: 41 categoria:
REDAZIONALE Il caso Nuovo tonfo del titolo, sospeso per eccesso di ribasso.
Cardia: monitoraggio continuo Alitalia, Berlusconi
riapre ai francesi "Ma sia compagnia di bandiera". Veltroni:
separare il suo destino da Malpensa I francesi riuniranno il consiglio per la
decisione sull'offerta vincolante lunedì prossimo MILANO - Silvio Berlusconi, un giorno dopo l'attacco alla trattativa per la
vendita di Alitalia a Air France, ha ieri rivisto i toni. Il leader del Pdl ha
affermato di ritenere possibile, per Alitalia, un futuro da "grande public
company con i francesi e gli olandesi, a patto che resti italiana". Pur
restando ottimale la soluzione di un consorzio tra "dieci imprenditori
italiani" che si facciano carico di una società "che ha molti limiti
e difetti a tutti noti", l'ex premier ha detto che è possibile ipotizzare
un aiuto pubblico per mantenere l'italianità senza rinnegare il proprio credo
liberale. Purché sia eccezionale e limitato nel tempo. Intanto, ieri, dopo aver
aperto con forti rialzi, il titolo Alitalia è passato bruscamente in negativo,
fino a essere sospesa per eccesso di ribasso arrivando a perdere fino al 7,5%.
L'ennesima giornata di altalena ha obbligato anche la Consob ha una presa di
posizione, peraltro informale. La Commissione starebbe monitorando con
attenzione l'andamento del titolo. Fonti interne alla Consob definiscono tale
monitoraggio normale e continuo, data la costante volatilità del titolo, mentre
restano agli atti le tre lettere che negli anni scorsi Lamberto Cardia,
presidente della Commissione, ha rivolto ai politici invitandoli alla prudenza
in materia di società quotate. Sul piano politicosindacale, la polemica è
proseguita lungo tutta la giornata. Al candidato premier del Pdl, prima che lo stesso Berlusconi
tornasse sul tema, aveva risposto da Massa Walter Veltroni: "Si
è fatta una gara e la valutazione del mercato ha portato a una scelta".
"Non ponderate", per il leader del Pd, le parole di Berlusconi. Veltroni ha sottolineato la necessità di disgiungere "il destino di
Alitalia da quello di Malpensa". Per la quale ha auspicato che
"gli slot di Alitalia che possono essere occupati da altri devono essere
liberati. Malpensa deve accedere a tutte le offerte". Mentre si attende il
responso che uscirà dal consiglio di amministrazione di Air France di lunedì
prossimo, i sindacati incontreranno domani Maurizio Prato, in attesa di poter
discutere gli aspetti cruciali del piano di ristrutturazione direttamente con
l'offerente francese. Jacopo Tondelli.
( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MAURO EVANGELISTI
Metodo Attali. Gianni Alemanno, candidato a sindaco del Pdl, ieri ha inserito
un nuovo argomento nell'agenda di questa campagna elettorale. Tentando di
andare oltre ai recinti più consolidati dei refrain come sicurezza, degrado,
mobilità. L'idea presentata guarda alla Francia, a una delle icone della nuova
destra (e non solo), il presidente francese Nicolas Sarkozy, alla sua idea di
insediare una commissione di esperti bipartisan, presieduta appunto
dall'economista Jacques Attali. Missione: proporre una serie di ricette per il
rilancio della Francia. Bene, ieri pomeriggio Alemanno ha fatto una proposta
parallela, ma la cura in questo caso dovrà essere calata su Roma. E per fare
capire che pensa a un gruppo di studiosi che vadano oltre alle corsie di destra
e di sinistra, ha proposto che a guidare questo laboratorio di idee per Roma
sia un socialista: Giuliano Amato, uomo che fino a prova contraria sta
dall'altra parte della barricata. Il candidato del Pdl ha fatto anche un'altra
proposta, rivolta proprio al suo avversario, Francesco Rutelli: "Chiederò
di sottoscrivere un impegno su due o tre punti fondamentali per la crescita di
Roma. Tutti i candidati dovranno impegnarsi a sostenerli, sia che vincano, sia
che perdano. Uno di questi punti dovrà riguardare indubbiamente la legge per
Roma Capitale, che in questi ultimi anni, prima con Prodi e prima ancora con Berlusconi, non è stata fatta". Lo scenario in cui
Alemanno ha presentato la sua doppia proposta e ha annunciato il ritorno in An
di Antongiulio La Starza (era passato a La Destra) è stato quello dell'Hotel
Excelsior. Qui, in mattinata si svolge una tavola rotonda dell'Aspen Institute
(un'associazione internazionale di ricerca di cui fanno parte studiosi,
politici, imprenditori di tutto il mondo e di altissimo livello). Tema,
sviluppato a porte chiuse: la commissione presieduta da Jacques Attali. La
coincidenza vuole che Alemanno sia seduto proprio vicino al ministro
dell'Interno, Giuliano Amato ("ma non ho ho avuto tempo di illustrargli la
mia proposta, di spiegargli che lo vorrei alla guida della commissione per
Roma", spiegherà più tardi il candidato del Pdl). Al termine Alemanno
incontra i giornalisti e illustra la sua proposta: "L'idea mi è venuta
proprio pensando e ragionando sulla commissione Attali. Se sarò eletto a
sindaco di Roma il mio impegno è istituire una commissione che raccolga esperti
a prescindere dalle appartenenze politiche e che crei una grande agenda di
riforme per garantire la modernizzazione di Roma. Mi piacerebbe che fosse
Giuliano Amato a presiedere questa commissione, ha dimostrato in tante
occasioni di essere al di sopra delle parti per l'interesse nazionale. Ancora
non c'è un accordo, è solo un'idea, una proposta. Se lui non potrà, nei
prossimi mesi ragioneremo per capire se c'è una persona che possa condividere
questo impegno. Per le grandi riforme c'è bisogno di un luogo di pensiero in
cui si possa agire concretamente, individuando riforme e strumenti. Una sorta
di marketing territoriale che possa costituirsi accanto a grandi progetti che
valorizzino il ruolo di una grande capitale internazionale come Roma".
Piccola prova sul campo del metodo Attali: in Francia la commissione Attali ha
proposto una serie di riforme liberali. Riguardavano la scuola, il commercio,
la grande distribuzione, per fare alcuni esempi. Ma anche temi che dividono,
come la liberalizzazione dei taxi, tanto che Parigi fu paralizzata dalla
protesta dei tassisti per le idee emerse dalla commissione. Appunto: cosa succederà se il metodo Attali paracadutato su Roma
dovesse proporre un'idea simile? "Non sarà il Vangelo, le proposte
andranno poi valutate. E poi sui tassisti ci ha già pensato Veltroni a nuocere a questa categoria, accusandola in modo sterile di
corporativismo. Una linea che noi non abbiamo mai condiviso".
( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-06 num: - pag: 51
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano IL RITORNO AL NUCLEARE UNA SCELTA
PER IL FUTURO Ho sentito che sia Casini sia Berlusconi
annunciano nei loro rispettivi programmi elettorali un ritorno al nucleare a
fissione. Il professor Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, aveva fatto
notare a Casini nel corso di uno scambio di battute avvenute nella trasmissione
televisiva "Annozero", che l'uranio va esaurendosi e che pertanto i
prezzi aumenteranno per cui andrebbero fatti seri studi di fattibilità e
convenienza. Berlusconi afferma di non ricordare se ha
votato e per cosa al referendum del 1987. De Mita, che pretendeva di
ricandidarsi perché si considera una testa fina, nel 1987 era segretario Dc e
decise con Pci e Psi non solo di non costruire più nuove centrali, ma di dismettere
anche quelle esistenti, andando oltre il mandato del risultato referendario. Di
fronte a problemi così importanti io vorrei solo domandare: a quando la
moratoria del pressappochismo? Michele Putignano michele_putignano@ yahoo.it
Caro Putignano, W inston Churchill disse un giorno, a proposito degli
americani, che finiscono per fare la cosa giusta, ma soltanto dopo avere
tentato tutte le possibili soluzioni sbagliate. Se potessimo dire la stessa
cosa degli uomini politici italiani, sarei disposto a dimenticare gli errori e
le ambiguità del passato. Oggi la "cosa giusta", a mio avviso, è una
maggiore disponibilità all'energia nucleare. Anche Walter Veltroni, sia pure con maggiore prudenza, sembra avere socchiuso una
porta che sembrava essere negli ultimi anni definitivamente sbarrata. Sarebbe
davvero sorprendente che l'Italia desse prova di totale chiusura in un momento
in cui tutti i maggiori Paesi, anche quelli che sono stati per qualche tempo
reticenti, hanno un programma nucleare nel cassetto e stanno facendo
considerevoli investimenti sui reattori dell'ultima generazione. Soltanto
l'ambientalismo più radicale e ideologico può pensare che il mondo possa fare a
meno, in futuro, di questa straordinaria risorsa. Quanto all'affermazione di
Carlo Rubbia sul progressivo esaurimento dell'uranio nel mondo, esistono, come
sempre in questi dibattiti, altre tesi di cui è interessante tenere conto.
Secondo Leonardo Maugeri, autore di "Con tutta l'energia possibile "
(Sperling & Kupfer ed.), "le riserve provate di uranio ammontano a
circa 1 milione di tonnellate, quantità che potrebbe alimentare tutti i
reattori esistenti per altri cinquant'anni, considerando che la produzione
annua di uranio metallico si aggira intorno alle 40.000 tonnellate". Ma
tutto dipende, come nel caso del petrolio, dal prezzo. Se il mercato è disposto
a pagare il kg più di 100 dollari, potremmo contare su altre 800.000
tonnellate. Esistono nuovi giacimenti, scoperti recentemente, che modificano
continuamente i dati mondiali. Su questa pagina, qualche giorno fa, abbiamo
parlato del grande contratto stipulato da un magnate canadese con il governo
del Kazakistan dove sono state scoperte miniere di cui nessuno, fino a pochi
anni fa, conosceva la grande importanza. Esistono poi altri combustibili nucleari,
come il toro e il plutonio, a cui un giorno sarà forse possibile ricorrere. I
maggiori problemi, per il momento, sono altri: il costo delle centrali, le
difficoltà politiche e sociali che precedono l'individuazione del sito, i tempi
della costruzione, il deposito delle scorie e i costi dello smantellamento dopo
la fine del ciclo operativo. Ma chi ha il coraggio di affrontarli acquista
conoscenze e competenze, forma i tecnici e gli ingegneri, produce innovazione e
brevetti, diventa potenziale fornitore di conoscenze e tecnologia ai Paesi che
decidono di seguire la stessa strada. Rinunciare a una qualsiasi politica
nucleare comporta danni che verranno pagati dalle generazioni future.
( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA
Berlusconi spiega che per risolvere la crisi
italiana serviranno "sacrifici". E attacca Veltroni: "È un
grande comunicatore che però dice bugie". Torna poi, il Cavaliere, sulla
vicenda della vendita di Alitalia. Esprime un "sì condizionato
all'acquisto da parte di Air France". Tensione, intanto, sulla formazione delle liste.
L'accordo fra il Pd e i radicali sta per saltare, a causa dello scontento che
il partito pannelliano ha manifestato sulle candidature. E Marco Pannella
annuncia uno sciopero della sete, per protesta contro i democratici che non
vogliono modificare le liste. Veltroni annuncia
infatti: "Non si tratta più".
( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A campagna
elettorale giocando due carte importanti, almeno dal suo punto di vista, per il
risultato elettorale. La prima è appunto di cambiamento: per la prima volta in
modo netto, infatti, il Cavaliere attacca frontalmente il
suo competitor Veltroni. Lo fa sul piano dei numeri, confermando il distacco di dieci
punti del Pdl sul Pd, e anche su quello - assai più significativo - della
distribuzione dei seggi, squadernato con tanto di cifre: 70 in più alla Camera,
30 in più al Senato. Senza dimenticare il fattore identitario perché il
Pd in Europa "è apolide". L'obiettivo è di sbriciolare la sensazione
di recupero che il leader Democratico va spargendo a piene mani. Dunque la
vittoria non solo è possibile ma certa; ogni ipotesi di pareggio "è
irrealistica". La seconda carta, destinata ad incidere in profondità non
solo nell'immaginario collettivo dell'elettorato berlusconian-finiano ma anche
e soprattutto nell'eventuale azione di governo, è invece una conferma. Riguarda
l'abbandono dei toni evocativi, da "sogno", a favore della durezza
delle misure da intraprendere. Berlusconi, cioè,
conferma che adotterà misure anche impopolari perchè la situazione economica
non solo italiana ma anche mondiale è difficile; lo scenario con cui il nuovo
governo dovrà confrontarsi sarà di crisi e dunque attenzione ai costi e
priorità ai tagli. Il che non significa che il Cavaliere intenda rinunciare al
suo asset più popolare, cioè l'abbattimento della tassazione. E' un fronte
nuovo. Si tratta di capire se sarà altrettanto convincente per l'elettorato del
13 aprile.
( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA
Non un Cavaliere tutto diverso dal solito. Ma un Cavaliere che - ieri sera a
"Porta a Porta" - introduce nella sua campagna elettorale due
elementi di novità. Utilizza, forse per la prima volta dentro il suo
vocabolario gonfio in questi decenni soprattutto di sogni, miracoli, magie, la
parola "sacrifici". Che è una svolta semantica e culturale
sorprendente per un ottimista a oltranza com'è lui e per uno che si
autodefinisce un Dreamer e un seguace dell'"Elogio della follia" di
Erasmo da Rotterdam. Insomma: "Per intervenire sull'Italia, servono
sacrifici vista la crisi profonda che attraversa non solo il nostro Paese ma il
mondo intero. La situazione economica generale è cambiata rispetto al passato e
io non posso fingere che non lo sia. Perciò anche io sono cambiato". Nel
segno di un nuovo realismo: il neo-realismo berlusconiano che lo fa parlare di
un "Paese in crisi" e la crisi dell'Italia va aggredita con le
terapie d'urto che "si usano per le aziende in crisi". Più in
piccolo, sembra essere cambiato anche il suo atteggiamento verso l'avversario
Walter. Finora, puro fair play. Adesso, il primo attacco frontale: "Veltroni è bravissimo a comunicare, ma dice bugie. La menzogna è il suo
mestiere". E Silvio in questo affondo insiste più volte lungo la serata
nella quale a fargli le domande Roberto Napoletano (direttore del
"Messaggero"), Lanfranco Vaccari (direttore del "Secolo
XIX"), Marcello Sorgi della "Stampa" e Francesco Carrassi (direttore
della "Nazione"). Entrando negli studi di "Porta a Porta",
l'ex premier scherza molto seriamente: "Non avete idea che croce sia fare
le liste del Pdl. Sembra che ci siano più candidati che elettori. Vedete? Ho i
capelli dritti in testa e non vedo l'ora di finire questo complicatissimo puzzle".
Una cosa però - come dirà in trasmissione - è sicura "al novanta per
cento": "L'imprenditore Antonio D'Amato, con il quale ho collaborato
in maniera eccellente quando era presidente della Confindustria, sarà candidato
con noi. E credo che entrerà nella squadra di governo". Fini? "Lo
vedo benissimo come presidente della Camera". Altra musica, per quanto
riguarda l'Udc: "Gli abbiamo portato via il cinquanta per cento della
classe dirigente e gli possiamo portare via il cinquanta per cento degli elettori".
Non solo. "Il voto ai piccoli partiti aiuta il fronte veltroniano".
Ancora. "Casini voleva una clausola, nel nostro accordo, contro la mia
candidatura a premier. E comunque, non siamo stati noi ad escluderlo. E' lui
che il venerdì a detto no al Pdl e il lunedì ha affisso in tutta l'Italia
manifesti con su scritto "Casini premier"". E via così:
"Ora realizzeremo tutto il programma perchè non ci sono più i partiti che
ci bloccavano a colpi di no". Dunque è tornato ultra-promettente il
Cavaliere che pareva convertito alla sobrietà? Non proprio. Parla
dell'abbassamento delle tasse, con una prudenza inedita: "Il taglio
fiscale dipenderà dalle economie che riusciremo a fare". E ancora:
"La cura anti-crisi dovrà essere rivolta a tutto l'apparato dello Stato, che
costa troppo. Questa cura imporrà dei sacrifici". Questi, per esempio:
"La riduzione delle spese nelle amministrazioni centrali e locali,
riduzione del personale addetto alla politica e turn over nella pubblica
amministrzione dove per ogni otto lavoratori che vanno via se ne assume
uno". Eccolo il neo-realismo del Cav., mentre Walter sventola un possibile
ritorno al "miracolo economico degli anni '60".
( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Veltroni è bravo a
comunicare, ma la bugia è il suo mestiere. Spero D'Amato ci dica sì, sarà nel
governo".
( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
Cavaliere: sì condizionato a Air France Berlusconi: ok ad aiuti
di Stato temporanei. Veltroni: separare la
cessione da Malpensa.
( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ROBERTA AMORUSO
ROMA - Due giorni fa Jean-Cyril Spinetta aveva incassato il colpo senza battere
ciglio. "E' la campagna elettorale italiana", si era limitato a
commentare il numero uno di Air France con i suoi più stretti collaboratori
dopo la sortita del leader della Pdl, Silvio Berlusconi.
Una battuta, niente di più, e poi di nuovo al lavoro, come farebbe solo chi ha
pochi dubbi sull'appoggio politico anche di un futuro governo. "Si va
avanti", è dunque il messaggio che arriva da Parigi. E l'obiettivo è
chiudere il lavori entro sabato. Così, è fissato per oggi l'ultimo passaggio
formale prima che il dossier Alitalia incassi il via libera decisivo del cda di
Air France (lunedì prossimo). Oggi il presidente di Alitalia, Maurizio Prato,
incontrerà le principali sigle sindacali per aggiornarle sulla trattativa. Ma
in pochi si illudono che il presidente di Alitalia alzerà il velo sui dettagli
del piano definitivo di Air France. Una cosa è certa, però, il manager Prato
scatterà una nuova fotografia amara della situazione del gruppo. Una doccia di
realismo per arrivare a fare un appello di collaborazione ai sindacati. Sul
fronte degli esuberi, dovrebbe essere confermato un piano che non superi le
2.000 unità in Az Fly. Ma potrebbero rimanere ancora nell'ombra i particolari
sul destino di Az Servizi, controllata in condominio con Fintecna. Del resto,
Air France deve ancora fare arrivare ufficialmente la sua offerta sul tavolo
del cda di Alitalia (e quindi del Tesoro). E questo è ritenuto un presupposto
indispensabile della presentazione ai sindacati. Intanto, secondo indiscrezioni,
il piano bis che riguarda Az Servizi non comporterebbe un aggravio pesante per
Alitalia in tema di esuberi. E questo, perchè la manutenzione leggera sarebbe
incorporata nel gruppo, mentre l'informatica e l'amministrazione sarebbero già
destinate a Eads e ad Accenture. Fin i principali nodi da affrontare con i
sindacati. Ma intanto, resta critico il leader della Cisl, Raffaele Bonanni:
"Non si capisce perchè in Italia dobbiamo spalancare le porte agli
stranieri", dice. Mentre il segretario generale della Filt-Cgil, Fabrizio
Solari, invita la politica ad "astenersi dall'utilizzare la vicenda
Alitalia a fini elettorali". Nell'offerta di Spinetta ci sarebbero, però,
anche gli ingredienti per superare le perplessità, campagna elettorale a parte,
di un nuovo esecutivo che sia guidato da Berlusconi.
Il primo punto riguarda le garanzie per la tutela dell'identità nazionale di
Alitalia (dalla salvaguardia del brand, alla quota nell'azionariato tra il 3% e
il 5%, fino ai pesi nella governance della holding Air France-Klm). Il secondo
capitolo caldo, dal punto di vista politico, riguarda il nuovo assetto
ridimensionato di Malpensa. Su questo terreno Alitalia non è in grado di fare
passi indietro, e non li farà. Ma Spinetta sa bene di avere una carta
importante a sua disposizione per calmierare le preoccupazioni politiche sul
destino dello scalo milanese: può essere Air France a coprire qualche buco
creato da Alitalia a Malpensa. Soprattutto se la compagnia d'Oltralpe sarà
costretta a contrastare il rafforzamento dei suoi competitors europei nelle
ricche rotte da Milano verso gli Stati Uniti. Ieri, intanto, è stata un'altra
giornata sulle montagne russe in Borsa per la compagnia di
bandiera al centro del dibattito politico: Alitalia ha perso fino al 7,5% prima
di limitare i danni e recuperare un 3% (a 0,583 euro). Sono "parole
affrettate" quelle di Berlusconi sullo stop ad Air France,
ha detto il leader del Pd, Walter Veltroni. Mentre
per il vicepremier Massimo D'Alema un freno ai francesi significherebbe il
fallimento per Alitalia.
( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO NICOTRA
ROMA - Il futuro di Alitalia e di Malpensa scalda l'inizio di campagna
elettorale. Silvio Berlusconi corregge il tiro e apre
all'ipotesi di una public company tra la compagnia, Air France e Klm. Martedì si
era schierato a favore dell'italianità dell'azienda e contro il depotenziamento
dello scalo lombardo. Parole stoppate ieri da Walter Veltroni, che ribadisce di nuovo: il destino di Alitalia va affidato al
mercato e separato dalla sorte di Malpensa. La questione è attualissima perché
sono giorni decisivi per lo sviluppo della trattativa in esclusiva con Air
France-Klm (la scelta fatta a suo tempo dal governo Prodi), che riunirà il 10
marzo il Cda per definire l'offerta vincolante di acquisto di Alitalia. A
testimoniare la delicatezza del momento anche la sensibilità della borsa, che
martedì (dopo la sortita di Berlusconi) ha registrato
un crollo delle azioni della compagnia di bandiera. E' dunque fondamentale, per
tutti gli attori, capire la linea che avrà il futuro governo. Vista l'offensiva
del Pdl, schierato contro i francesi, il Pd risponde. "Il destino di
Malpensa - avverte Veltroni - va sganciato da quello
di Alitalia. La compagnia va collocata secondo il mercato, ma non può tenere
occupati gli slot che possono essere occupati da altri. In Italia possono
esserci due hub". L'ex sindaco di Roma ammette che sarebbe preferibile una
compagnia italiana e tuttavia, aggiunge, ci sono state varie offerte e la
valutazione ha portato a una scelta (quella di Air France-Klm, ndr)".
Anche Massimo D'Alema lancia l'allarme: arrestare il processo di acquisizione
da parte di Air France, "rischia di portare Alitalia al fallimento".
Dopo aver precisato che Air One e Banca Intesa (la cordata concorrente di Air
France) non hanno ora un progetto valido, il vicepremier non resiste alla
battuta sul Cavaliere: "Basta mischiare demagogia e battute. Non stiamo
giocando a poker". In giornata dal Pdl erano arrivate conferme della linea
antifrancese. Il presidente della Lombardia Roberto Formigoni avvertiva i
vertici di Alitalia: "Si fermino perché l'azionista non è più quello che
gli ha dato questi ordini sbagliati". E il leghista Roberto Maroni
stoppava i francesi: "Devono aspettare il nuovo governo". Invece in serata,
a "Porta a porta", l'apertura di Berlusconi:
"E' possibile ipotizzare una public company tra Alitalia, Air France, ma
bisognerebbe mantenere Alitalia come compagnia di bandiera, con la bandiera
sugli aerei e gli uffici nel mondo". Per farlo, aggiunge, si potrebbe
"per un periodo transitorio" ricorrere ad aiuti di Stato. Sempre nel
salotto di Vespa, il Cavaliere precisa che la sua linea non ha nulla a che
vedere con la candidatura del nipote di Carlo Toto (numero uno di Air One) con
il Pdl. A fine trasmissione invita il governo a procedere con la tornata di
nomine nelle società a controllo pubblico quotate in borsa: "Ritengo sia
serio non procrastinare le assemblee". Prodi, aggiunge, ci informerà sulle
decisioni.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia
Alitalia, retromarcia di Berlusconi "Ok a Air
France ma resti compagnia di bandiera". Faro della Consob Veltroni aveva
criticato il suo no agli stranieri. In Borsa un calo del 7%, poi il recupero
LUCIO CILLIS ROMA - In 24 ore Berlusconi cambia idea
sul futuro assetto di Alitalia. E dà il proprio via libera alla trattativa con Air
France, dopo un attacco che aveva messo al palo le speranze di chiudere la
vendita col sigillo del Pdl. Il Cavaliere, che aveva detto no all'intesa con i
francesi, ci ripensa. E spiega quali sono le possibili vie di uscita alla crisi
e al sofferto accordo con Air France-Klm: "Bisogna portare in Alitalia una
modifica dal profondo. I vizi dell'azienda sono tanti" ha detto Berlusconi a Porta a porta: "Ipotizzare una public
company con Klm e Air France penso sia possibile - ha aggiunto - ma bisogna
mantenere Alitalia come compagnia di bandiera, con tricolore sugli aerei e gli
uffici nel mondo". Berlusconi ha anche parlato di
"un contributo dello Stato" (la Ue ci vieta però quelli economici) e
insistito sul bisogno di "continuità tra gli hub di Roma e Milano. Per
questo - ha aggiunto - vorrei che nella trattativa si ponessero chiari questi
punti". Berlusconi è tornato poi sulla sua idea
di coinvolgere degli industriali nazionali nella cordata per salvare il
vettore: "La cosa migliore per Alitalia sarebbe che dieci imprenditori
italiani entrassero in campo". Nel frattempo la trattativa, nonostante i
repentini cambi di direzione, prosegue e sembrano anche dissolversi le voci
circolate nelle ultime ore di un possibile rinvio dei tempi previsti per la
presentazione dell'offerta vincolante (fissata per il 14 marzo). I francesi
marciano per la loro strada e qualche piccolo spiraglio sullo stato della
privatizzazione potrebbe giungere oggi, al termine dell'incontro tra sigle
sindacali e il presidente di via della Magliana Maurizio Prato. Si va, dunque
avanti: in agenda c'è il cda Air France (lunedì) e una probabile visita lampo a
Roma del numero uno del vettore Jean-Cyril Spinetta. Notizie che raffreddano la
febbre al ribasso delle azioni Alitalia: in Borsa ieri il titolo ha oscillato
pericolosamente (fino a meno 7%) prima di chiudere in positivo (+3,16%), con la
Consob che vigila però su movimenti sospetti. Il leader del Pd Walter Veltroni ha insistito sulla necessità di "scindere i problemi
della compagnia da quelli di Malpensa" avvertendo Berlusconi
che deve "decidere il mercato", mentre per Massimo D'Alema "se
si blocca la trattativa con Air France senza alternative concrete, la compagnia
fallisce". Tra i sindacati serpeggia però una certa preoccupazione.
"Consiglierei a tutti - commenta il segretario generale della Filt-Cgil
Fabrizio Solari - di astenersi dall'utilizzare la vicenda Alitalia a fini
elettorali". Per Claudio Genovesi della Fit-Cisl "le parole del Cavaliere
suonano come affermazioni legate al voto". E Marco Veneziani, della Uil
Trasporti ritiene che "l'italianità della compagnia sarebbe una cosa bella
ma non si vede come realizzarla", mentre per Roberto Panella (Ugl)
"il tempo stringe". Molto critici, infine, i piloti Anpac "Ad
oggi, l'offerta Air France è l'unica in grado di evitare il fallimento".
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Il fisco a
caccia dei superevasori oscura il mito di Montecarlo Ma il segreto bancario
copre ancora 35miliardi di capitali italiani In crisi i portinai pagati per
simulare la presenza dei residenti Dopo il Liechtenstein molti pensano a
fuggire e qualcuno sogna lo scudo-bis ETTORE LIVINI DAL NOSTRO INVIATO MONACO -
Agenzia delle Entrate 1 - Principato di Monaco 0. La grande sfida ai presunti
evasori di Montecarlo si gioca sul doppio turno. Andata e ritorno. Ma il fisco
italiano, in trasferta in entrambi i casi, ha già portato a casa un gran bel
risultato: la vittoria finale, o quasi, nella partita dei "residenti per
caso". L'esercito di nostri connazionali che - con la complicità di
portinai compiacenti e fotografi di gossip - ha giocato per anni a nascondino
con la Finanza, prendendo un domicilio (fittizio) nel paradiso fiscale della
riviera francese - dove i redditi delle persone fisiche non sono tassati -
senza aver mai lasciato casa propria nel Belpaese. Marco Van Basten e Ornella
Muti, inchiodata dalle ricevute della sua baby-sitter in Italia, sono solo le
ultime prede della pesca miracolosa del nostro fisco. L'elenco dei supervip o
presunti tali finiti nella rete della Finanza è ricco come l'indice del numero
di Ferragosto di Novella 2000. Si va da Alberto Tomba a Luciano Pavarotti
("faccio come Garibaldi, obbedisco!", aveva detto firmando un assegno
di 12,5 milioni per sanare i debiti con l'erario). C'è Supermario Cipollini -
pizzicato in allenamento quotidiano in Lucchesia malgrado l'indirizzo nel
Principato - che si è visto pignorare coppe e biciclette. Ci sono i re della
velocità come Max Biaggi e Giancarlo Fisichella, fotografato mentre buttava la
spazzatura di casa a Roma nonostante il recapito nel regno dei Grimaldi, ugole
d'oro come Andrea Bocelli e Riccardo Cocciante, attori come Ricky Tognazzi e
Oscar come Ennio Morricone. Risultato? "Che ora questo fenomeno è in via
d'estinzione", certifica l'ambasciatore nel Principato Mario Polverini.
Certo arriverà qualche altro "colpo". Ma ormai il paradiso fiscale a
due passi da Ventimiglia - almeno per i residenti per caso - è diventato un
inferno. Una volta bastavano una bolletta elettrica "made in Monaco"
o un terrazzo verde per esorcizzare il fisco. "Si lasciava una mancia al
portiere per accendere luce e tv la sera e bagnare i gerani et voilà, la casa
sembrava abitata", ricorda Polverini. Oppure ci si faceva paparazzare da
fotografi conniventi un paio di volte l'anno sui terrazzi di Avenue Grace. Oggi
il vento è cambiato. "Servono pezze d'appoggio più credibili - spiega
Fabrizio Carbone, segretario generale dell'Associazione imprenditori italiani a
Monaco- l'iscrizione a scuola dei figli, le ricevute per l'assistenza
sanitaria". Il giocattolo, insomma, si è rotto. Calciatori, piloti,
tennisti, attori e cantanti hanno pagato (o stanno negoziando) i loro conti col
fisco. I portinai continuano la loro omertosa battaglia al fianco di chi è
rimasto ("Renzo Rosso? Non c'è. No, intendo dire che abita qui, ma la casa
è in ristrutturazione?", dice il concierge della Sun Tower di Avenue
Princesse Alice, ultimo indirizzo conosciuto del patron della Diesel). Ma la
lista d'attesa per trovare un domicilio da queste parti - sarà anche perché
affittare 100 metri quadri costa 7mila euro al mese - si è ridotta a zero.
"Prendere la cittadinanza monegasca oggi per non pagare le tasse è
masochismo puro - dice un banchiere da vent'anni su piazza - è come accendere
un riflettore sopra la propria testa e dire al Fisco: "Sono qua!"
Ormai è automatico. Parte la contestazione. Allora meglio portare qui soldi in
nero!". I soldi in nero. Ecco. Archiviata la partita a nascondino con i
finti residenti, l'agenzia delle entrate italiane si è imbarcata adesso in una
caccia al tesoro decisamente più complicata. Obiettivo: "stanare" i
miliardi esportati illegalmente dall'Italia nei forzieri del principato. Dove
il segreto bancario è "quasi" a prova di bomba. Intendiamoci. Non si
può fare di tutta l'erba un fascio: "Non bastano due o tre pecore nere per
etichettarci tutti come evasori - dice Carbone - qui ci sono 1.500
imprenditori, c'è tanta gente che è arrivata negli anni '70 per motivi di
sicurezza o ha scelto il principato per il clima, la posizione e non certo con
i vantaggi fiscali in testa". I residenti Doc, insomma, si chiamano fuori.
"Guardi che non ci sono solo il glamour del Gran premio e il fascino del
paradiso offshore - sostiene anche Polverini - molti lavorano sodo, pensano
allo sviluppo economico del paese". Naturalmente è vero. Per dire, c'è
persino qualche volto noto come Ezio Greggio, Lea Pericoli e Umberto Tozzi che
abita davvero qui. Ma nei forzieri dei 40 istituti monegaschi ci sono circa 35
miliardi con passaporto italiano. Fossero tutti dei 7mila nostri connazionali
residenti (sui 32mila stranieri del Principato) sarebbero 5 milioni a testa,
neonati e pensionati compresi. Un po' troppo. "Le dico solo una cosa. Nei
giorni della svalutazione della lira a inizio anni '90 la gente arrivava qui
con i sacchetti della pattumiera piena di contanti - confessa un banchiere - e
non potendoli lasciare in sala d'attesa per questioni di privacy, li chiudevamo
nei bagni in attesa di depositare i loro soldi". Qui ci sono fortune
legali di intere famiglie residenti (dai Gucci ai Ferruzzi fino ai Crociani) ma
anche tesori miliardari in nero. La vulgata parla di patrimoni sterminati di
costruttori romani, ma anche di piccole fortune di tanti liberi professionisti
e commercianti, dalla Riviera ligure al Veneto. "Beh, non posso negare che
attiriamo tanta gente - ammette il ministro delle Finanze di Monaco Gilles
Tonelli - ma con l'Italia collaboriamo. Alle rogatorie rispondiamo in un mese,
in caso di frodi fiscali passiamo nomi e cognomi ai magistrati". Ma sui
soldi arrivati qui goccia a goccia in nero (non ci sono frontiere) il segreto
bancario è rigidissimo. "L'effetto deterrenza inizia però a sentirsi -
dice un grande banchiere monegasco che per curriculum conosce bene l'Italia -
secondo me i paradisi fiscali europei dureranno ancora poco". Così, qua lo
dicono tutti, di soldi ne arrivano sempre meno. Anzi, nelle ultime settimane
dopo il caso Liechtenstein molti italiani avrebbero iniziato a valutare il
trasloco verso lidi più esotici e blindati, "soprattutto Singapore".
"Ma il Sciur Brambilla con il conto da 2-3 milioni di euro, pochi soldi per
i parametri locali, vuol stare vicino ai suoi "bambini" - assicura il
banchiere - e davanti al trasloco in Asia vacilla. Fossi Berlusconi o Veltroni subito dopo le elezioni farei un nuovo scudo fiscale. Questa
volta aderirebbe il 90% degli esportatori di capitali, non il 10% come nel
2003". E allora Montecarlo - che dalla finanza genera un terzo del suo Pil
- dovrebbe forse davvero pensare cosa fare da grande. Fine, le puntate
precedenti sono uscite l'1 e il 3 marzo.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Per Craxi ai sondaggisti
bisognava "togliergli la licenza". Per Fini "ci si incartano le
patate" Tra bandierine, errori e sfere di cristallo quando la percentuale
diventa un azzardo Un giro ristretto di demoscopi mercenari, ormai beniamini
del sistema mediatico FILIPPO CECCARELLI ROMA - Con i sondaggi, in effetti, da
un mese almeno la campagna elettorale è entrata decisamente nel grottesco. In
pratica non c'è leader che con spudoratezza da record non abbia già
inconfutabilmente vantato storiche vittorie, meravigliose rimonte, distanze
incolmabili, fantastiche crescite, affermazioni comunque straordinarie, nella
loro sostanziale nullità e inadeguatezza numerica. I sondaggi, attenzione,
sempre al plurale, perché due o tre o molti fa più scientifico. S'è capito. Sulle base di rilevazioni da lui stesso certificate attendibili,
secondo Berlusconi è addirittura inutile votare; mentre per Veltroni, cui pure qualche settimana fa era scappato una singolare
ammissione sui sondaggi come "una specie di terno al lotto", la
ripresa del Pd procede a vista d'occhio. Casini poi è sempre più soddisfatto,
come del resto Bertinotti. "Senza un manifesto - ha dichiarato
Storace il 17 febbraio scorso - i sondaggi mi danno da solo al 15 per
cento"; e lo stesso giorno Giulianone Ferrara: "Nei sondaggi la mia
lista è già a quota 6-7 per cento". Tutti insomma appaiono molto sicuri
dei loro risultati. Nessuno si accorge dell'effetto generale e caricaturale per
cui i propri numeri sono sempre "veri" e anche "stabili",
mentre quelli degli altri vengono sistematicamente giudicati irreali, falsi,
taroccati e truffaldini. E sarà buffo, l'andazzo, e perfino scontato, ma l'impressione
è che il massimo della serenità e del buonumore sia, mai come in questa
campagna, patrimonio dei sondaggisti. Che tutto questo roteare di vane e
miratissime cifre, cioè, più che all'ingenuità dei leader torni a vantaggio di
quel giro ristretto di demoscopi mercenari, ormai da tempo beniamini del
sistema mediatico, dei quali è impossibile pensare che non abbiano capito che
il committente politico non compra solamente i loro sondaggi, ma soprattutto i
loro risultati - per quanto precari. Classico patto non confessato, né troppo
confessabile al grande pubblico che pure quelle stentoree rilevazioni finisce
per trangugiare con qualche calcolata spensieratezza. Bene. Ieri, sia pure
probabilmente fuori tempo massimo, il presidente dell'associazione di categoria
Pagnoncelli ha fatto presente che così non si può proprio più andare avanti. E
il proposito di interrompere questa deriva è senz'altro buono. Ma molto più lo
sarebbe se alle sue spalle, e a quelle dei vari Piepoli e Mannheimer e delle
varie Makno, Cirm, Eurisko, Swg, e Directa, Datamedia, Ipsos, Nexus e compagnia
bella, ecco, per quanto tardivo l'appello al calmiere demoscopico di una
persona certo onesta come Pagnoncelli sarebbe più credibile senza la lunga e
istruttiva storia di glorie e legittimi guadagni, sì, ma anche di imbarazzanti
code di paglia e strepitose toppate. E quindi astute autocritiche, invocazioni
di Authority, convegni organizzati con il capo cosparso di cenere. Per cui,
dopo aver spadellato le rilevazioni e fatto mea culpa, di norma i sondaggisti
se ne stanno acquattati per qualche mese, e poi ricominciano a dare i numeri. I
politici, è ovvio, fanno i superiori. Disse Craxi, una volta:
"Bisognerebbe togliergli la licenza". E Prodi: "I sondaggi?
Suvvia!". Fini: "Ci si incartano le patate". Nessuno li vuole,
anche perché scottati, ma poi tutti se li prendono, nel senso che li acquistano
proprio perché sono un'arma. Così il vero dramma - e la fortuna dei sondaggisti
- è la mancanza di memoria, il fatto che il bombardamento di informazioni
accorcia e confonde i ricordi della gente. Forse anche quello della incredibile
notte delle ultime elezioni, appena il 2006, quando i più accreditati
sondaggisti dondolavano rintronati sui trespoli, Vespa rimbrottava Mannheimer e
alle due di notte curiosi esemplari della categoria con la gommina sui capelli
allargavano le braccia. Anche per questo, però, esistono gli archivi, e ora
anche le banche dati elettroniche. E sotto la voce sondaggi, da una ventina
d'anni a questa parte si trovano vicende che in una situazione come quella di
oggi sarebbe ingiusto e forse anche immorale dimenticare. E dunque, in estrema
sintesi. Impressionante disfatta dei sondaggi alle politiche del 1987;
"Caporetto" alle europee del 1989 (la famosa "quinta proiezione");
nel 1990 non previsto il mancato quorum ai referendum su caccia e pesticidi;
inaspettata l'esplosione elettorale della Lega nel 1992. Due anni dopo Berlusconi, un innovatore, scende in campo con la sua
agenzia, Diacron. Nel 1995 Piepoli compare in foto davanti alla classica sfera
di cristallo: è l'inizio della folclorizzazione. Stesso anno, amministrative:
errore pazzesco di Datamedia (Crespi, poi destinato a fare il passo più lungo
della gamba, fino alla bancarotta): invano Emilio Fede piazza le bandierine.
1999: sulla base di proiezioni i politici brindano in diretta tv alla vittoria
di un referendum che in realtà non ha raggiunto il quorum. 2000, regionali:
D'Alema viene convinto della vittoria dalla Swg e quando perde si dimette (la
Swg vince un premio al festival dell'umorismo di Viareggio). E si potrebbe
continuare, dall'operatrice pentita alla grande caccia di Gallipoli 2001, dove
c'erano più sondaggisti che elettori, per concludere con il fuorionda del
presentatore della Nexus 2006: "Non ha più senso questo lavoro di merda:
ti fai un culo come una scimmia e la gente non capisce una sega". Il
materiale davvero non manca. Sogno o sondaggio. Exit-flop. Demoscoppiati.
Forchetta avariata. Sondaggio selvaggio. Mago Otelma. Mago do Nascimiento.
Chili di ritagli di giornale hanno via via avvicinato quest'attività così
praticata dai potenti alla profezia, alla droga, alla scaramanzia, alla
spazzatura, agli oracoli, al casinò, agli oroscopi, alla manipolazione, alla
mistificazione, alla deriva plebiscitaria, alla demagogia scientifica, alla
pornografica, a tutto, a troppo, a niente e così sia. Basta saperlo, in fondo,
e il gioco dei sondaggi può diventare perfino divertente.
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ici e straordinari
Bravo Veltroni Berlusconi: Fini bene a Montecitorio
"Pareggio ipotesi irrealistica ma darei una Camera all'opposizione"
"Casini se n'è andato per ragioni personali, di leadership" Subito
via l'Ici sulla prima casa, la detassazione degli straordinari nel nuovo
contratto con gli italiani Il compito di Veltroni è
difficilissimo e lui lo sta svolgendo con grande abilità. Gli faccio i miei
complimenti GIANLUCA LUZI ROMA - Sarà anche vero che "il pareggio è una
ipotesi irrealistica su cui non impegno il mio cervello", e che di
conseguenza l'ipotesi di Draghi "è una vera e propria favola che non mi è
mai passata per la testa perché in questo momento non sono fungibile".
Però è come se lo scenario del pareggio incombesse su questa campagna
elettorale. Sarà il clima di fair play: "Io sono fortemente propenso ad
una Camera all'opposizione ma vedremo come si comporterà la sinistra. Credo che
Fini pensi al ruolo di presidente della Camera con una certa determinazione, un
ruolo in cui io lo vedrei benissimo". Sarà il continuo, martellante appello
di Berlusconi a votare il Pdl o il Pd ma non Casini e
Storace, ma gli attestati di stima all'avversario sono quasi più degli strali
al leader dell'Udc. "Oltre il 50% della classe dirigente dell'Udc -
punzecchia il Cavaliere - è già passata con noi e di solito succede anche con
gli elettori". La scelta di Casini di non entrare nel Pdl "ci ha
veramente sorpresi. Evidentemente, le sue motivazioni non sono state politiche,
ma di ordine diverso". Personali, di leadership del centrodestra, suppone Berlusconi, tanto è vero che "Casini disse che voleva
una clausola per cui il capo della coalizione indicato secondo i dettami della
legge elettorale non fosse necessariamente il candidato premier". In
conclusione "non siamo stati noi ad avere espulso Casini, è stato lui che
il venerdì ha detto no al Pdl e il lunedì ha affisso in tutta Italia manifesti
con la scritta Casini presidente". E Veltroni?
Sì, certo, "la bugia è il suo mestiere" quando dice che "non ho
realizzato il Contratto con gli italiani, mentre l'Università di Siena
documenta che ho completato l'85 per cento", mentre "la sinistra una
volta preso il potere getta il programma nel cestino". Ma "Veltroni - riconosce Berlusconi - è
un abilissimo comunicatore. Lui e Rutelli sono dei campioni, ma hanno il
compito difficile di far dimenticare quello che c'era prima". E infatti il
Cavaliere non perde mai occasione per definire "il Pd, partito di
Prodi" e ricordare che "la disastrosa eredità del suo governo sarà la
nostra carta vincente". Resta però il riconoscimento che "il compito difficilissimo Veltroni lo sta
svolgendo con grande abilità. Complimenti!". Veltroni ha già
completato le liste dei candidati, Berlusconi ancora
no: "Me ne occupo da domani mattina (stamattina ndr.), anche se ho già
fatto quasi tutto". E alla candidatura nel Pd del presidente di
Federmeccanica Massimo Calearo, "un uomo ambizioso che punta a far
politica", Berlusconi risponde con
l'annuncio che l'ex presidente di Confindutria D'Amato "al 90 per cento
sarà candidato con noi e conto di chiedere anche la sua collaborazione per
futuri incarichi di governo", insieme a Tremonti all'Economia e Frattini
agli Esteri o all'Interno. A Porta a porta ieri sera si parlava di programmi di
governo e il Cavaliere torna alla lavagna. "Chi si propone al governo del
Paese non può non sapere che siamo in una crisi difficilissima", quindi
niente miracoli. Intanto, però, qualche promessa. La prima è che "non
metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani". Poi che "la
riduzione del costo dello Stato ci consentirà di portare la pressione fiscale
sotto il 40 per cento del Pil". L'abolizione dell'Ici sulla prima casa
sarà portata "al primo Consiglio dei ministri". La detassazione degli
straordinari "sarà nel nuovo contratto con gli italiani". E già da
quest'anno "se i conti dello Stato lo permetteranno, vedremo se potremo
intervenire gradualmente già dalla prossima tredicesima". E la riduzione
delle aliquote fiscali dalla Finanziaria 2009? "Questo rientra in quel
graduale e progressivo percorso che dipende dalle economie dello Stato".
( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Amicone: in questa
fase lo spostamento al centro è del Pd "Progressisti e conservatori sono
in ogni schieramento" La linea di confine tra i due più grandi partiti
italiani è culturale CONCETTO VECCHIO ROMA - "I conservatorismi sono ormai
trasversali agli schieramenti". Così la pensa Luigi Amicone, milanese,
direttore di Tempi, settimanale vicino a Comunione e Liberazione. Cosa intende
per conservatorismi? "E' un conservatore chi a sinistra concepisce la
legislazione del lavoro con i cliché della lotta di classe, ma anche chi a
destra afferma che la scuola pubblica coincide con la scuola di Stato.
Progressista è chi si batte per più società e meno Stato. Non mi piace Mario
Monti quando asserisce che l'Italia ha bisogno di più Stato, mentre mi piace
Luca Ricolfi che ritiene questo paese ostaggio dello Stato". Secondo il
Financial Times lo sforzo di conquistare il centro spinge destra e sinistra a
diventare identiche. E' così anche in Italia? "In questa campagna
elettorale stiamo assistendo soprattutto ad uno spostamento del Pd verso il
centro. Del resto è comprensibile: Veltroni deve recuperare posizioni,
e per farlo non può che pescare nel campo avversario, come dimostra la
candidatura di Calearo". Ma se lei dovesse spiegare ad uno straniero le
differenze tra il Pd e il Pdl da dove partirebbe? "Gli direi che il
Partito democratico dispone di più opinion leader, capaci d'influenzare il
sentimento culturale di massa, mentre il Popolo delle libertà è più
strutturato nelle imprese, nella scuola e nell'organizzazione sociale, solo che
non ha la cultura per documentare quest'esperienza. Infatti, s'identifica
essenzialmente con il leader, Berlusconi. Quando c'è
da fare una battaglia delle idee, come quella che sta facendo Giuliano Ferrara
sull'aborto, ne prende le distanze, incapace di cogliere le ragioni forti di
una battaglia per la vita, che è poi una battaglia per la libertà tout
court.". E quindi ha ragione Famiglia cristiana quando gli imputa
un'anarchia dei valori? "Sì, anche se Famiglia Cristiana pecca di
cerchiobottismo, oltretutto dimenticando che su molte questione etiche il Pd è
molto più distante del Pdl". SEGUE A PAGINA 5.
( da "Padania, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Alitalia, ora
stop alle trattative" ROBERTO MARONI: Sul futuro di Malpensa siamo stanchi
di essere presi in giro SIMONE GIRARDIN "Air France non pensi di chiudere
accordi sottobanco nei prossimi giorni". E ancora: "Alitalia fermi
subito il trasferimento dei voli da Malpensa a Fiumicino". E un doppio
altolà quello di Roberto Maroni, varesino doc e capogruppo della Lega alla
Camera. L ex ministro del Welfare sente puzza di inciucio: lunedì la compagnia
francese ha convocato un Cda straordinario. "C è la possibilità - secondo
Maroni - che i vertici di Parigi "diano il via libera al piano per
acquistare Alitalia e affossare lo scalo lombardo". Maroni è fin troppo
chiaro: "Il nostro altolà serve soprattutto per arginare i danni che
Malpensa sta subendo". Di fatto il cosiddetto nuovo orario estivo di
Alitalia ridurrà drasticamente i voli sull hub del Varesotto per spostarli
negli scali di Fiumicino e Catania. "Eppure in queste settimane, da
Confindustria alla Sea fino ai sindacati - spiega un infuriato Maroni - si
continua a chiedere ai vertici della Magliana di bloccare questi trasferimenti
fino a quando non si conosceranno le sorti del vettore. Come risposta Alitalia
se ne frega di tutto e di tutti. Non ascolta nessuno e va avanti nei
trasferimenti che penalizzano gravemente Malpensa ma anche la compagnia
stessa". Da qui l affondo su Veltroni:
"Vive sulla luna. Dice l esatto contrario di quello che stanno facendo
Prodi e i suoi ministri. Il problema è che più si avanti così e maggiori
saranno i danni per Malpensa". E "onestamente - chiarisce Maroni -
noi siamo stanchi di questo atteggiamento così arrogante e prevaricatore di una
società romana su una risorsa strategica per il Nord come Malpensa".
Maroni ricorda anche come la class action contro Alitalia non è stata
dimenticata in qualche cassetto. "Hanno tutto in mano i legali della
Provincia di Varese che ora dovranno istruire la pratica. Spero in tempi
brevi". Ma prima - fa capire l ex ministro varesino - Alitalia "deve
bloccare immediatamente i trasferimenti". Sul futuro del vettore Maroni
non si sbilancia: "Qualcuno la dovrà comprare ma non per questo deve
essere per forza Air France. Mi pare che in corsa ci sia anche Air One che ha
appena presentato ricorso al Consiglio di Stato". Di una cosa però Maroni
è certo: "Basta soldi dei contribuenti per tenere in piedi Alitalia".
La compagnia - secondo l esponente leghista - ha sfruttato la propria
"posizione dominante per danneggiare i competitor". Ci sono spazi
anche per un eventuale soluzione made in Italy come quella prospettata da Berlusconi che non dispiace a Maroni sebbene adesso la
priorità sia "fermare tutto per un paio di mesi". Tradotto: aspettare
il risultato delle urne. Nel caso di vittoria del centrodestra, Maroni nelle
scorse settimane aveva fatto sapere che la questione Malpensa sarebbe stata in
testa dall ordine del giorno del primo Consiglio dei Ministri. Un segnale forte
sulle priorità della Lega e del governo di centrodestra. "In qualsiasi
caso - annota ancora il capogruppo dei leghisti alla Camera - Air France deve
capire che qualunque accordo faccia con Alitalia non potrà essere vincolante
per il nuovo Esecutivo". ma soprattutto - tuona Maroni - si sappia che non
ci faremo prendere per i fondelli nè dai francesi nè dai vertici romani di
Alitalia". Più chiaro di così. [Data pubblicazione: 06/03/2008].
( da "Padania, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La battaglia entra
nel vivo Walter il buonista, D Alema il cattivo: nel Pd nessuna novità Stefano
stefani In questi giorni la campagna elettorale sta vivendo un momento
delicatissimo, perché, oltre a mettere a punto le liste e i programmi, i
partiti hanno dato il via al tradizionale incrociare le lame . Insomma, siamo
entrati veramente in campagna elettorale, cioè in quella fase dove i partiti si
confrontano sui programmi, cercando ovviamente di demolire quelli degli
avversari, magnificando i propri. Intendiamoci, è così da sempre, perché questo
fa parte del gioco della democrazia e del libero dibattito. Ma lo spettacolo al
quale ci sta facendo assistere il vertice del Partito democratico merita più d
una considerazione. A partire dal fatto che, vedendo muoversi sui palcoscenici
della politica, Walter Veltroni e Massimo
D Alema si ha l impressione di una delle situazioni più classiche dei telefilm
polizieschi americani, con un poliziotto a fare il buono e l altro a
interpretare la parte del cattivo. E, come scontato, a Veltroni il buono , il giovane , non può che essere toccato il compito di
fare il poliziotto umano, a D Alema quello del poliziotto carogna . Di
esempi le cronache politiche di queste settimane ne offrono a decine e D Alema
è sempre lì, pronto a bacchettare, arrivando molto spesso ad un passo dall
insulto, come bene può testimoniare il presidente Berlusconi,
che comunque non ha bisogno di difensori, sapendo bene far da solo. Che volete,
l uomo-D Alema è fatto così: non accetta contraddittorio, guardando tutti dall
alto di una (presunta) spanna e, quindi, ritenendosi in grado di ergersi a
migliore , un soprannome che qualche problema credo provochi ancora negli ex
comunisti. D Alema è l esempio lampante dell ortodossia del vecchio Pci, non
nel senso politico, ma nell atteggiamento, che riserva spocchia e bacchettate a
chi non la pensa come lui, e, credetemi, sono molti anche all interno del Pd.
Che poi l una e le altre siano giustificate è un fatto tutto ancora da
scoprire. E dire che,nonostante tutto, il vicepremier ha ancora tanti
estimatori. Ma che, evidentemente, sono portati a giudicarlo per l
effervescenza dell eloquio, che non invece per la fondatezza delle sue tesi.
Comunque, niente di nuovo sotto il sole. Anche le pseudobattute a raffica alle
quali ci ha abituato. Come, ad esempio, la sperticata difesa di Bassolino che
non può essere che una battuta, vista l enormità delle responsabilità che
gravano sull immarcescibile quanto inamovibile Governatore della Campania. Ci
vuole coraggio a difendere Bassolino, partendo dall assunto che non può essere
il solo responsabile dello scempio di cui ha piena responsabilità. Il mio
interrogativo è uno e uno soltanto: sarebbe stato, il nostro , altrettanto
garantista se alla guida politico-amministrativa della Campania (e prima ancora
della stessa Napoli) ci fosse stato per decenni un non suo amico? Mi viene
difficile pensare che sarebbe stato così morbido nei toni e nei contenuti; mi
viene difficile pensare che non ne avrebbe chiesto l immediata rimozione, con
tanto di gradi strappati e sciabola spezzata nella piazza d armi mediatica dell
intero Paese. Ma mai dire mai: probabilmente il buon D Alema ci riserverà altri
exploit. Coraggio. [Data pubblicazione: 06/03/2008].
( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue dalla prima un
giornale libero, prezioso per noi socialisti di Enrico Boselli Bertinotti batte
una nuova strada che è quella dei movimenti antagonisti con un tocco di antiamericanismo,
di ambientalismo e di religiosità che lo distingue da una sinistra ortodossa di
tipo comunista. Gli piace Chavez, non critica come dovrebbe Castro e gli piace
frequentare gli uomini di fede. Ispira simpatia ma questa nuova sinistra, che
vota contro la missione militare italiana in Afghanistan, come uno degli ultimi
atti del Parlamento uscente, si è messa fuori da un qualsiasi futuro riformista
di governo. Veltroni invece gioca la carta
dell'antipolitica. Dando per scontata la vittoria di Berlusconi,
punta solo al successo elettorale del Partito democratico. Dice a Orvieto che
il Pd si presenterà da solo. Poi, quando si arriva davvero al dunque, si
smentisce e si allea con Di Pietro. Infine ingloba i radicali per
controbilanciare con la Bonino la Binetti. Tutto l'avvio della sua campagna non
è sulle questioni aperte nel Paese, ma sulla selezione di candidati più o meno
famosi. "Riletta nella serie degli annunci, che quotidianamente Veltroni fa delle nuove candidature, la strategia del leader
del Pd - afferma Marcello Sorgi su La Stampa - ricorda la collezione delle
figurine Panini, a lui cara e presente nella memoria di tante
generazioni". Caccia De Mita perché è troppo vecchio e ingaggia Veronesi
che è pressappoco suo coetaneo. Dice ai socialisti che sono tanto affini da
volerli nelle sue liste, ma si rifiuta di fare con noi un'alleanza riformista.
Tenta così di liquidarci per evitare di avere un avamposto della
socialdemocrazia europea in Italia, che sia una spina nel fianco di un partito come
il Pd, destinato a restare in un limbo politico in Europa. Non hanno contato
nulla né la storia né i comuni rapporti nell'Internazionale socialista. Bel
leader politico è questo Veltroni: non è sincero, è
antisocialista e sotto una superficie da sognatore c'è un grande spregiudicato.
Fin quando resterà alla testa del Partito democratico, non è neppure
immaginabile una ripresa di un'alleanza tra i socialisti e i democratici. Tutto
questo processo viene descritto come l'arrivo dell'America. L'Italia, che è
ormai - e purtroppo - il fanalino di coda in tanti campi, sarebbe invece
all'avanguardia sul fronte della politica. Che ci sarebbe di più avanzato se
non attuare, e per primi nel nostro continente, il modello americano? In realtà
degli Stati Uniti, che sono una grande democrazia, c'è veramente poco o niente.
Basta seguire le primarie americane per rendersene conto. In realtà ciò che
accade in Italia non è di marca americana ma berlusconiana. È Berlusconi, infatti, che ha imposto il modello dei partiti a
immagine e somiglianza del leader, caratterizzati da forme plebiscitarie senza
regole istituzionali e senza collegialità nelle decisioni: una sorta di partito
di plastica ma solo nel senso che è plasmato unicamente dalla leadership. Nulla
di simile accade in nessuna democrazia europee e negli Stati Uniti, dove la
politica è fortemente personalizzata ma esistono fortissimi contropoteri. Il
presidente degli Stati Uniti ha tanti poteri ma è eletto dal popolo e comunque
può fare la guerra ma non la riforma sanitaria. Berlusconi, ancor
prima di affermarsi alle prossime elezioni politiche, ha vinto sul piano
culturale e il suo modello è diventato universale. È vero, sinora Berlusconi è andato alla rincorsa di Veltroni che ogni
giorno ha sfornato una trovata per occupare le pagine dei giornali e gli spazi
della televisione ma ciò è avvenuto perché è stato sfidato sul suo terreno,
con gli stessi metodi e con il suo stesso stile. Così il Partito democratico è
diventato ben distante dall'idea originaria di Prodi e Parisi che volevano una
contaminazione tra diversi riformismi. È, invece, una macchina pubblicitaria
che crea emozioni effimere mentre distrugge storia, memoria e tradizioni.
Persino l'amor di patria non è più quello degli eroi del nostro Risorgimento o
della Resistenza o quello dei nostri soldati impegnati nelle missioni di pace,
ma solo il riflesso ricostruito a tavolino delle passioni vissute dalle
tifoserie negli stadi che gridano "Forza Italia!". La giustificazione
di questa operazione è implicita: o si fa come Berlusconi
o si perde perché nella società dello spettacolo è più importante comunicare
che fare. Ma in questa campagna elettorale si imita Berlusconi
ma si è sicuri di perdere. Noi non abbiamo mai considerato Berlusconi
un nemico da eliminare, magari per via giudiziaria, ma un avversario da
sconfiggere politicamente e comunque mai come un modello da imitare. Questa del
Pd non è una corsa al centro, come accade in tutte le competizioni elettorali.
È più semplicemente un grave errore politico che divide e indebolisce tutti i
riformisti. Così rischia davvero di segnare una sconfitta della sinistra
riformista dalla quale sarà ancora più difficile di oggi ripartire. Prima
del'89 in Italia vi era una democrazia bloccata: infatti, una sinistra nella
quale i comunisti avevano un peso preponderante non poteva essere, e non lo fu,
un'alternativa credibile e praticabile di governo. Successivamente il Psi, il
Psdi e il Pci non colsero l'occasione storica di costruire, come in tutti i
principali paesi europei, un grande partito socialdemocratico, a cui avrebbe
dovuto contrapporsi una Democrazia Cristiana profondamente rinnovata sul
modello degli altri partiti popolari europei. Da allora, la geografia politica
italiana, invece di avvicinarsi, si è ulteriormente allontanata dall'Europa
politica. È questo un forte segno di crisi che rispecchia quella della società
e dell'economia italiana. Non credo che si resterà a lungo legati a questo
modello di fare politica che rende culturalmente subalterna la sinistra
riformista allontanandola dall'essere, se non l'omologo, almeno l'equivalente
della socialdemocrazia europea. Dentro al Partito democratico si vive con un
diffuso malessere questo sradicamento e questo spaesamento. Per l'oggi nessuno
si muove e tutti sono, com'è naturale, ai posti di combattimento. Ma dopo,
tutto - prima o poi - sarà rimesso in discussione. Sarà, però, essenziale che
ci sia in Parlamento un partito socialista come il nostro legato al Partito
socialista europeo capace di confrontarsi con il Partito democratico. Quello
per il Partito socialista è l'unico voto laico che è a disposizione di
elettrici ed elettori per difendere diritti civili, legge sull'aborto, scuola
pubblica e per introdurre il riconoscimento delle unioni di fatto. Ma anche sul
terreno dei diritti sociali i socialisti, che sono stati il partito dello
Statuto dei diritti dei lavoratori, sono una garanzia. Tante volte le minoranze
hanno segnato la storia d'Italia e i socialisti quando sono nati nel 1892 erano
tra queste e solo sulla base delle proprie convinzione e delle proprie lotte
hanno avuto un futuro. Il confronto ha bisogno, però, di luoghi nei quali può
svolgersi e il Riformista è stato finora uno di questi. Questo è stato un
grande merito del suo direttore Paolo Franchi che desidero riconoscergli
apertamente. Con la sua direzione i socialisti hanno potuto, alla pari con
tutti gli altri, portare il proprio contributo. Non vorremmo proprio che questo
sia stato considerato un peccato mortale. 06/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Demo dopo campania e
calabria, ecco una gatta rossa da pelare Al loft scoppia anche un "caso
Marche" Ancona senza eletti, caos liste, Idv a caccia di mastelliani Per
la (lunga) serie "territori sull'orlo di una crisi di nervi" contro il
loft di Sant'Anastasia, dopo il braccio di ferro con la Campania e il divorzio
dal governatore calabrese Agazio Loiero, il Partito democratico si trova alle
prese con un vero e proprio "caso Marche". E il caos scoppiato ad
Ancona all'indomani della presentazione delle liste democrat è tutt'altro che
calmo. Domenica scorsa, nel suo Osservatorio politico sul Sole 24ore , Roberto
D'Alimonte ha annotato che, per evitare il tilt al Senato, il Popolo delle
libertà berlusconiano deve puntare su Liguria e Marche. "Vincendo in undici
regioni su diciassette, il centrodestra avrebbe un senatore in più".
Invece, è lo scenario di D'Alimonte, con Genova e Ancona il vantaggio salirebbe
a dieci. Evidentemente la controffensiva del Pd non si limita alle liste.
Infatti, tra gli eligendi "democratici" in Parlamento, non figura -
prima volta in sessant'anni - nemmeno un anconetano. Escluso il senatore Guido
Calvi, parlamentare dal 1996. Tagliato fuori anche l'ex sindaco del capoluogo,
Renato Galeazzi, che di legislature sul groppone ne aveva appena due mentre di
voti, a quanto pare, ne ha tanti. Racconta quest'ultimo, da
sempre iscritto all'associazione LibertàEguale (la stessa da cui Veltroni ha attinto il fior fiore delle sue teste d'uovo, Tonini e
Morando su tutti): "Nel 1993, durante la prima "stagione dei
sindaci", il sottoscritto Galeazzi Renato è stato il primo cittadino più
votato d'Italia. La percentuale? Settantadue-virgola-quattro-per-cento.
Come sindaco di Ancona, diventai un caso anche in Gran Bretagna, visto che da
Londra arrivarono quelli della Bbc per intervistarmi. Oggi sono stato fatto
fuori da una congiura locale". A sentire le malelingue (indigene e
nazionali), Ancona, e con essa i suoi parlamentari non ricandidati, paga le
recenti disavventure giudiziarie del sindaco attuale, il piddino Fabio Sturani,
che si trova al centro di un'indagine per corruzione (il dossier riguarda
contributi elettorali del 2001 e del 2006). Vera o falsa che sia la storia
dell'imbarazzo del loft nei confronti della giunta comunale anconetana, agli
atti rimane un fatto: il tour elettorale del segretario del Pd - che ha toccato
anche Ascoli, San Benedetto, Falconara e Pesaro - non ha fatto tappa nel
capoluogo marchigiano. Galeazzi, nonostante sia fuori di sé dalla rabbia, tenta
di gettare acqua sul fuoco. "Sono stato vittima di una congiura locale e
forse non sono stato difeso troppo dal partito nazionale. Walter? Lo conosco da
una vita, quando lo incontro sono sempre baci e abbracci. Purtroppo, ho saputo
che si sono chiusi in conclave a compilare le liste. Almeno per me, è stato
impossibile riuscire a parlare con lui". Le liste marchigiane del Pd
saranno guidate da Giorgio Tonini (al Senato) e dalla confindustriale Maria
Paola Merloni (alla Camera). Ma a creare il caos sul territorio sono stati
soprattutto quelli che Galeazzi chiama "i paracadutati dal
nazionale": dall'economista pugliese Nicola Rossi alla focolarina Letizia
De Torre, passando per Fabrizio Morri, per il responsabile del sito internet
del Pd Francesco Verducci e, soprattutto, per il toscano Lapo Pistelli,
uomo-Esteri del loft. "Credo che il mio posto - commenta amareggiato il
parlamentare uscente - fosse quello di numero tre alla Camera. Quello poi
finito a Pistelli". Su quest'ultimo, circolano più versioni. Una su tutte:
quella che spiega lo spostamento della candidatura di Pistelli dalla Toscana
alle Marche come uno stop alla tentazione dell'europarlamentare di correre in
futuro per la poltrona di sindaco di Firenze. Un Pd in difficoltà col
territorio potrebbe pagare un prezzo in termini di voti? Chissà. Di certo, come
per il caso Calabria, anche per far fronte al caos marchigiano il loft punta
più d'una fiche sul "fedele alleato" Tonino Di Pietro. La sua Italia
dei valori, già da qualche settimana, ha iniziato una campagna acquisti nelle
lande centriste, soprattutto tra i portatori di voti che un tempo facevano la
spola tra Ancona e Ceppaloni. Emblematico, da questo punto di vista, il caso
del consigliere regionale dell'Udeur David Favia. Stando a una leggenda
metropolitana, che poi tanto leggenda non è, il mastelliano Favia avrebbe
commissionato a Renato Mannheimer uno studio sulle sue prospettive elettorali,
quelle di un "centrista" nelle rosse Marche. Dalle rilevazioni
sarebbe emersa una sola, semplice, indicazione. In sintesi: "Buttati a
sinistra". E fu così che Favia, che già veniva da Forza Italia, non
potendo saltare fino al Pd, ha preferito accomodarsi nella real casa
italvalorista. Sarà eletto in Parlamento, lui. 06/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Torna il conflitto
d'interessi Veltroni promette
di risolverlo Seppur indispettito perché interrotto in merito da una persona
durante un comizio, ieri Walter Veltroni ha detto
una cosa chiara e condivisibile sul conflitto d'interessi: "Sì, stia
tranquillo, la faremo. La differenza è che lei è rimasto fermo ai 15 anni
scorsi in cui non si è fatto altro che urlare sulla legge sul conflitto d'interessi
e poi non si è mai fatta". Sgombrare, infatti, il campo dai sospetti una
volta per tutte su una questione che ha solo garantito instabilità e veleni nel
centrosinistra è fondamentale. Anche perché ciò consentirebbe definitivamente
di poter dialogare eventualmente con il Pdl berlusconiano al netto di accordi
sottobanco più o meno taciti. In pratica, il candidato-premier del Pd promette
ai suoi elettori di non ripetere l'errore commesso da Massimo D'Alema per fare
la famosa Bicamerale per le riforme istituzionale. Un errore svelato
pubblicamente in Parlamento dal ds Luciano Violante qualche anno fa: "A Berlusconi promettemmo che non avremmo toccato le sue
reti". In fondo, la sgradevole etichetta di inciucio è stata applicata
ogni volta al dialogo bipartisan in virtù di questo peccato originale. E cioè
che il Cavaliere accettasse il dialogo in virtù di una garanzia personale sui
suoi beni e non per l'interesse del paese. E certa sinistra non ha mai fatto
nulla per sfatare questo mito durato appunto quindici anni come ricordato da Veltroni. Per questo, c'è da sperare che il leader del Pd
mantenga fino in fondo la promessa fatta ieri. Allineare l'Italia alle altre
democrazie occidentali in materia di politica e interessi, di candidati che
dispongono di tv e parecchio denaro è una condizione indispensabile per
archiviare la parola inciucio per sempre. Solo così un eventuale dialogo con il
Cavaliere per fare le riforme sarà inattaccabile dagli irriducibili del
girotondismo e dell'antiberlusconismo. Tutto alla luce del sole, senza garanzie
personali su questo o quel bene. 06/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Post-arsenal
postille (e speranze) di un tifoso del cavaliere rossonero Dal calcio totale a
quello integrale (ossia da Silvio a Veltroni?) Non è
solo un modulo o la sua evoluzione. Né basta l'analisi anagrafica per capire
cosa è successo a San Siro. La squadra post-coloniale "rifondata" da
Wenger pratica un nuovo tipo di football e forma nuovi giocatori. Come il Milan
di Sacchi Non c'è sconfitta più dolce di quella maturata per abilità dell'avversario
e non demeriti propri. È giusto che i rossoneri, come ha fatto il primo tifoso,
il Cavaliere, celebrino la vittoria dell'Arsenal come gioioso epitaffio e non
il solito lugubre inno. La sconfitta ha uno strano sapore fatale ed epocale.
Per il luogo, San Siro, un principato d'Europa - quando gioca l'Inter Milano
torna ad essere una provincia italiana - e per il tempo, ovvero l'ultima
apparizione di Paolo Maldini, testimone, nel senso storico e atletico, delle
dinastie milaniste: da Cesare al nipote. Anche se proprio il ritiro di Maldini
dalla nazionale ha permesso a Grosso di emergere e portarci su, oltre la quinta
dimensione dell'area di rigore, sul tetto del mondo, dove il cielo è stato più
azzurro. Ma è troppo semplice usare la chiave anagrafica, sull'"Italia
paese per vecchi", come titolavano i giornali inglesi già prima della
partita. Contro l'Arsenal, squadra di giovani talenti - più talenti che
giovani, dov'era il timore reverenziale per il debutto cruciale alla Scala del
calcio? - Maldini è stato il migliore (e non sia detto con sentimentalismo)
mentre Pato è stato il peggiore (in rapporto alle occasioni che ha avuto per
essere decisivo). La "questione generazionale" del Milan è un falso
problema, formale, anagrafico. È riduttivo tirarla fuori per spiegare questa
sconfitta, che ha molte cause, tecniche e fisiche, ma ha soprattutto la
conformità del fato, del destino, che è superiore. Qualcosa di mitico, più
ancora che storico o cronachistico. L'età anagrafica è stato il mezzo, polvere
da sparo o carne da cannone, con cui l'Arsenal di Capitan Arsène ha travolto il
Milan. Bombardalo, certo, ma ancor più mettendone in panne le manovre, Il
Milan, mai rinunciatario, ma messo "sotto vento", è affondato per un
imprevisto colpo di "obice". Legata alla questione anagrafica, c'è la
"teoria dei cicli". Anch'essa limitata. Al Milan, come una divinità
femminile divenuta sterile, hanno detto che erano finiti i "cicli".
Sono discorsi da mezze stagioni di una volta, signora mia! Prendiamo il caso
più clamoroso, la sconfitta di Istanbul. L'ennesima volta che si parlò di fine
di un ciclo e di Ancelotti tornò perdente. Allenatore che perde si cambia? No,
Ancelotti venne riconfermato e si inventò una squadra tipo araba fenice. Due
anni dopo, il Milan ha riscritto la storia, battendo proprio il Liverpool in
finale. Nessun ciclo si era chiuso, nessun ciclo si era aperto. Le squadre si
inventano, si evolvono, si rifondano (come Wenger ha fatto con i gunners).
Sacchi è stato rivoluzionario, Capello reazionario, Ancelotti riformatore. Il
Milan è da rifondare? A San Siro è finito un modello, non un ciclo. Meglio: un
modello ha mostrato la sua inferiorità rispetto a un nuovo modello (che per
altro deve ancora dimostrare tutto). Non è solo questione di modulo. Il modulo
è analogico, varia, è software, mentre il modello, il format, hardware, è
digitale. L'era in cui siamo. Digitale, cioè pieno d'effetti speciali, è stato
il tiro di Fabregas. Non c'entrano le accelerazioni di Walcott, che tutti hanno
"enfaticamente" visto sfuggire a Maldini. Parlare di calcio è come
usare l'aritmetica per sistemi aperti. È tutto vero fino a prova contraria. E
nel calcio non mancano le prove contrarie o bivi millimetrici per coltivare
"what if" lunghi decenni. Il modello finito a San Siro, almeno per
ora, è il "calcio totale". Di "sacchiana" e forse
"pacchiana" - come suggerisce il correttore automatico di Word -
memoria. "Fondato" da Sacchi, "rivisitato" e (s)corretto,
rovesciandolo, da Capello. Un "pallavolista" che ha costruito sul
muro fisico (Desailly) le sue fortune offensive. Infine, "riformato"
da Ancelotti, centrocampista di Sacchi, allentaore pragmatico,
"sensibile" agli imput di Berlusconi, che ha
sempre voluto una squadra essenzialmente votata a offendere (i grandi
attaccanti del Milan sono sempre stati campioni universali), puntellando questa
spregiudicatezza con difese d'eccellenza (da Baresi a Nesta) e un centro campo
con spine dorsali da vendere. Con la gloria, è arrivata la leziosità. Ma questo
è un altro discorso. Il calcio totale, filosoficamente, era il calcio in cui
tutti i giocatori dovevano saper ricoprire tutti i ruoli. Sacchi, grazie anche
al trio olandese volante - dove Gullit era già il calcio post-coloniale di
oggi, tecnico e potente - ha potuto trapiantare il calcio di PS Eindhoven, Ajax
e Olanda, che però più che totale era diffuso. Con Sacchi s'accorciava il campo
con la difesa alta, si invadevano gli spazi avversarsi con il pressing, si
giocava "a zona", non a uomo, per produrre potenti geometrie
calcistiche. Dal calcio totale, o diffuso, si è passati al calcio integrale,
dove conta il mix di tecnica e forza fisica, omogeneo e coeso, cioè distribuito
in ogni parte del campo, un mix di senso tattico e intensità. Ogni calciatore
deve non necessariamente saper coprire tutti i ruoli, ma saper coniugare
tecnica e forza atletica per tenere alto il ritmo senza sbavature. I ogni ruolo
e in ogni zona del campo, accorciato con una difesa altissima e un pressing
corale per rendere sostenibile lo sforzo. Questa squadra fresca, imprevedibile
e compatta ha affrontato un Milan che era la copia autentica e autorevole ma
logora e prevedibile del Milan che fu - e che ogni volta, vincente, è tornato
ad essere, dando l'illusione di essere immortale, perché invincibile - mentre
quello che è, ora, è una frastagliata dorsale di centrali, incontristi e
fantasisti che, sacrificate le ali, finiscono per trasformare qualsiasi modulo
di gioco, sia esso, rombo o alberto di Natale, in un imbuto nel centro. La
squadra è un aggregato di campioni, di direttori d'orchestra, di fantasisti
condannati alla meraviglia e spossati portatori d'acqua. Ci sarebbero molto
altri aspetti, interessanti. L'Arsenal è una squadra di giocatori emergenti
che, a parte il giovanissimo veterano Fabregas, possono venire formati dall'allenatore
come una ciurma di veterani non potrebbe mai. Sul piano geografico, poi, sono
come "apolidi", cioè giocatori stranieri che non hanno
nell'Inghilterra che una patria provvisoria. Il Milan di Sacchi era coloniale,
cioè prendeva il meglio da fuori - in questo caso i bulbi olandesi - per
trapiantarli. Con Ancelotti il tasso di "brasilianità" ha raggiunto
livelli altissimi (e controversi). L'Arsenal è invece una squadra
post-coloniale, e post-nazionale, dove un bielorusso sto con un giocatore del
Togo. Da tifoso milanista, posso solo sperare che ci sia una inversione di
marcia strutturale, societaria, per tornare a investire, a rischiare. Berlusconi dovrebbe scendere in campo, calcistico però. E
lasciare la politica. È uomo politico totale - non totalitario - cui il tempo e
la storia chiedono di fare il posto al Berlusconi di
sinistra, il politico integrale, il bianconero - nel senso
di Obama italiano, più che juventino - che vuole integrare tutta la società
italiana, Walter Veltroni. Così, e me ne rallegrerei da berlusconiano calcistico, il mio
presidente tornerebbe a occuparsi a tempo pieno del Milan. Per rivoluzionare
ancora tutto. 06/03/2008.
( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Mastella, rimasto
solo, si arrende e si ritira. Ma tornerà Che fatica essere piccoli (ch.g.) A
differenza di altri non lo vogliamo santo subito, anzi pensiamo che un po' di
purgatorio non gli farà male. Ma confessiamo un po' di tenerezza per Clemente
Mastella, combattente di mille battaglie nobili e meno, che dichiara la
sconfitta, si arrende e si ritira: rinuncia a candidarsi, nel prossimo
parlamento non ci sarà. Pensare che solo poche settimane fa era un protagonista
assoluto , l'ago della bilancia, teneva in pugno i destini del governo. Oggi
chissà se rimpiange il giorno in cui ha fischiato la fine alla partita di
Prodi, pensando forse di anticipare così l'incidente successivo, probabilmente
inevitabile quando poche ore dopo in senato sarebbe arrivata la mozione di
sfiducia al ministro Pecoraro Scanio. Tipico del modo di pensare del buon
Clemente, sembra di sentirlo proclamare gesticolando da un divanetto di
Montecitorio: "Pensi di fottere a me? E io ti fotto a te". Solo che
poi sono cominciati i guai. La crisi ha virato precipitosamente verso le urne,
e Mastella è diventato una specie di appestato della politica. Nessuno ci ha
voluto più avere a che fare, come se fosse stato lui l'unico colpevole di un
logoramento che invece aveva molti padri. Veltroni ha deciso
di giocarsela da solo, Berlusconi, se aveva fatto promesse, se le è rimangiate, il centro l'hanno
fatto, ma senza di lui. Arrivederci, dunque. Figuriamoci se Clemente non
rispunta fuori più bello che mai prima che ce lo siamo dimenticato.