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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL   5 e 6 marzo 2008     #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

Grazie al Pd è nito anche il tabù ottocentesco dell'imprenditoria di destra e della lotta di classe ( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la seconda che accusa Veltroni di aver liquidato "due secoli" di lotte sociali e ridotto la democrazia al modello americano (dimenando per un verso che a differenza degli Usa l'Italia ha lo stato sociale e, per contrario, che a differenza dell'Italia gli americani hanno lo stato laico, valore dirimente di cui alla sinistra di classe italiana non è mai importato granché)

Anatemi per il per do Walter ( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se Veltroni non ne ha ancora parlato, deve aver ragionato come Martino sugli evasori: posto che tutti sappiamo che evadere è reato, inutile sprecare il fiato a parlarne. O forse quel che vale per Berlusconi e Martino non vale per Walter. Il quale, nota lo storico della morte della patria, non spreca fiato nemmeno sul secondo aspetto della fine dell'

D'Alema sta con Bassolino ( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: scalzando così il veltroniano Luigi Nicolais. La richiesta che gli ha fatto Veltroni, ha raccontato, "è avanzata anche dal territorio", a spingerlo ad accettare è stata poi "la volontà di fare qualcosa per Napoli ". Comunque sia D'Alema, ieri, ad una domanda sulle mancate dimissioni di Bassolino rispondeva così: "È eticamente inaccettabile questo scarico di responsabilità su una persona.

La lista?Il Pd alza le spalle ( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il fatto è che Veltroni e i suoi uomini vogliono rifuggire da due vecchi schemi di campagna elettorale che in passato hanno fatto più male che bene al centrosinistra. Da una parte la demonizzazione dell'avversario (Berlusconi in primis) e l'uso strumentale delle inchieste giudiziarie.

Scomunica di Bertinotti: <Con Calearo passato il segno> ( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ultima mossa di Veltroni viene commentata con un'alzata di spalle: "Con tutto il rispetto ? dice Fabrizio Cicchitto ? non è che un Calearo modifica il rapporto di forze nel nord-est che è schiacciante". Sarà, ma Berlusconi è intervenuto sul caso con una frase che tradisce qualche preoccupazione: "Nel Pd ci sono candidature spot per blandire la borghesia.

Pd e Pdl, su web e privacy la differenza c'è ( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Veltroni "la banda larga deve essere come la luce e l'acqua", cioè un bene di prima necessità, da diffondere e garantire. Una priorità Si tratta di una delle priorità dello snello programma elettorale del nuovo Pd, anche se, come spesso accade, una volta enunciato nel programma l'obiettivo, si trascura il modo con cui si dovrà raggiungere.

"Per la grande svolta non bastano Pd e Pdl Serve il sì della Cgil" ( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Temo che si spaccherà, ma se il grosso seguirà Veltroni, vivremo un periodo di riforme". Michele Tiraboschi, 43 anni, storico collaboratore di Marco Biagi e ora Presidente della Fondazione che porta il suo nome, sa cosa comporta toccare lo Statuto. Ma pensa che per i partiti non ci sia altra scelta.

Berlusconi: Alitalia deve restare italiana ( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ex premier Veltroni assembla figurine e promette a Calearo "ti farò ministro", ma si tratta "solo di trovate elettorali": "Può fare tutte le promesse che vuole tanto, essendo sicuro di perdere, sa che non ne manterrà nessuna. Veltroni dovrebbe preoccuparsi, il suo bacino elettorale è sempre stato quello degli operai e dei sindacati"

Air France tira dritto "Una battuta elettorale" ( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Francesco Mengozzi di Lehman Brothers che aveva guidato Alitalia nella prima fase del Berlusconi primo. Anche Walter Veltroni, già preoccupato per le difficoltà della trattativa su Az Servizi, ha voluto in qualche modo rassicurare delle intenzioni del Pd: "Il Cavaliere è un irresponsabile", aveva fatto dire - non a caso - alle agenzie il responsabile economia del partito Giorgio Tonini.

Silvio-Walter, duello ma non in tv ( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: UGO MAGRI ROMA Prima il colpo al cerchio (Veltroni). Ora alla botte (Berlusconi). Famiglia cristiana pareggia il conto delle critiche con uno sferzante giudizio sul Pdl che, diranno i maligni, sembra concepito apposta per orientare l'elettore cattolico sul terzo incomodo: l'Unione di centro, sintesi di Udc e Rosa bianca.

San Clemente ha fatto bene a far cadere Prodi ( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nello studio di Ballarò l'imprenditore, voluto da Veltroni come capolista in Veneto, ha detto: "San Clemente Mastella ha fatto bene al Paese, perché ha fermato il governo e adesso c'è un partito come il Pd che ha un programma moderno. Non è vero che tutti gli imprenditori votano Berlusconi".

Quando si affaccia il timore di vincere ( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Chi lo evoca, come ha fatto ieri Veltroni a "Porta a porta", è come se dicesse ai suoi elettori: "Ancora un piccolo sforzo ed è fatta". Chi lo nega, come ha reagito subito Berlusconi a "Sky Tg 24", vuol dare la sensazione di una sicurezza anche superiore a quella che in realtà alberga nel suo animo.

Londra lo arruolò per prevedere le mosse dei capi nazisti fanatici degli oroscopi ( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche Berlusconi dicono che ha 5 astrologi che gli leggono gli oroscopi. Veltroni, dipende: ci crede solo se gli dicono che vince, e adesso è dura. Che Hitler andasse matto per gli oroscopi lo scrivevano pure i libri, non era solo convinzione comune.

Silvio Berlusconi ha espresso ieri in termini molto chiari la sua proposta concreta di governo: prot ( da "Stampa, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni deve ancora dimostrare, al di là delle candidature affiancate di operai e imprenditori, di sapersene affrancare davvero e di aver colto la lezione del riformismo a tutto campo. Tuttavia le proposte di Berlusconi di ieri sul salvataggio a ogni costo di Alitalia e di Malpensa rappresentano un perfezionamento perverso del protezionismo di parte.

Napoli, torna la "monnezza" - napoli ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Né Veltroni né Berlusconi, né altri. "Non andremo alle urne, nessuno merita la nostra preferenza, guardate cosa hanno combinato, questa era la terra più bella del mondo...". Lo dicono con livore nella città, tornata a essere invasa da montagne di rifiuti dopo una breve tregua.

Il piano b di silvio "draghi premier" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Contro la sinistra, contro i sindacati, non si riesce a fare niente". In quel caso, può essere la volta buona per le larghe intese. O meglio, per le "piccole intese" con il Pd di Walter Veltroni. SEGUE A PAGINA 11 SERVIZI DA PAGINA 6 A PAGINA 10.

"via 20 mila immigrati con problemi di giustizia" - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: accordo Veltroni-Berlusconi e quella di Rutelli"? "Lo appoggeremmo al ballottaggio" dice Alemanno. E intanto il presidente di Assoforum, Potito Salatto, sta definendo la lista civica per Alemanno: ci sono il presidente di Convivium 2000, Alfano Ippolito, la giornalista Paola Zanoni, Roberto Cannata, gli assicuratori Domenico Giacchini e Francesco Maria Orsi,

"sembra il psi di vent'anni fa" esplode la rabbia dei militanti - antonella romano ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sia dettata dalla smania di Veltroni di costruire un governo di grande coalizione con Berlusconi e che per questo sia necessario derubricare la questione morale". E c'è anche il caso della retrocessione di Loredana Ilardi, l'operatrice dei call center e rappresentante Slc-Cgil, data per capolista e finita al nono posto.

Pina contro mara, duello rosa e d'amato pone le condizioni - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo il maltrattamento subito da Veltroni. Altro partito in attesa è l'Udc. Nessun problema a Napoli, dove la lista sarà guidata da Casini e, forse, anche da Cesa, ma i candidati veri alla elezione sono Ciro Alfano e Michele Pisacane. Pende ancora l'incognita De Mita. Le ultime sortite, compresa l'intervista di lunedì a "Irpinia tv",

"genova? l'ho aiutata nel 2004 o forse no, forse era il 2001..." - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sempre fedelissima alle idee e allo stile di Walter Veltroni. Che l'ha voluta capolista in Liguria, e ieri, l'ha "lanciata" dal palco di piazza Matteotti. Lei lo ha seguito in ogni tappa della visita in Liguria, ammessa anche alle riunioni più ristrette, come l'incontro con sindacalisti e rappresentanti dei lavoratori del porto nella Sala del Camino di Palazzo Ducale.

Garofani, fassina, lusi: mister x in lista "ma non siamo solo dei raccomandati" ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: convegno che ha riavvicinato il mondo cattolico al Pd: vicinissimo al vice di Veltroni, Franceschini, lo definiscono "il più vecchio dei giovani cattolici del Pd". Gran lavoratore, in questo spezzone di Legislatura ha presentato una valanga di proposte di legge: la più curiosa è l'istituzione dell'Ente "Fondazione Musical italiano".

Veltroni: possibile un risultato clamoroso Ormai la distanza tra noi e il Pdl è di 4 punti. Gli italiani stavolta daranno una maggioranza chiara ( da "Unita, L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni tocca al volo due dei casi di esclusi più eccellenti: Giuseppe Lumia e Stefano Ceccanti. A entrambi offre un incarico futuro nel Pd, ma "è sbagliato che ciascuno consideri se stesso l'antimafia". Stoccate per Berlusconi, definito "un uomo politico, non un uomo di Stato", per non aver accettato di fare le riforme prima del voto.

L'affondo spiazza i cattolici azzurri baget bozzo: "accuse indegne" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dunque perché un frontale così diretto contro Berlusconi? "Forse serviva a "riequilibrare" l'affondo contro Veltroni della settimana scorsa", sospira il senatore. Una tesi sostenuta con una battuta anche da Maurizio Lupi, che i Paolini chiamano direttamente in causa in quanto cattolico in partibus infidelium: "Si vede che Famiglia Cristiana è entrata in regime di par condicio:

Famiglia cristiana attacca berlusconi - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: alla base della politica di Berlusconi non piacciono a Famiglia cristiana che questa settimana mette il Cavaliere sul banco degli accusati dopo aver "espresso preoccupazioni" per i "pasticci in salsa pannelliana" nel Pd di Veltroni. La "trappola" in cui il settimanale dei Paolini non vuole cadere è "una geopolitica dei valori", quindi stavolta tocca a Berlusconi e l'

"quello scudo è solo mio vale un milione di voti" - antonello caporale ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi è certo di aver trovato in lei un ottimo alleato. "Con la nostra dignità e il nostro simbolo". Due anni fa era il cocco di Romano Prodi. "Romano lo conosco bene. Poi è arrivato Veltroni... ". Lo scudocrociato gira tra le mani di troppa gente.

Veltroni: se c'è pareggio riforme insieme, poi al voto ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: invito a Walter Veltroni per un terzo round elettorale a Porta a Porta. E il segretario, calcando gli accenti alla romana: " Another one? ". Sfida a distanza con Berlusconi in tv, atto secondo. Oggi toccherà al favorito, ma ieri il leader del Pd ha citato sondaggi che lo danno in rimonta ed è tornato sul tema di un eventuale pareggio al Senato.

29 gennaio 2008 ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10 categoria: BREVI 29 gennaio 2008 Durante le consultazioni al Quirinale per la crisi del governo Prodi, Veltroni rilancia la Grande coalizione ma Berlusconi la rifiuta.

30 novembre 2007 ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10 categoria: BREVI 30 novembre 2007 Il segretario del Pd Walter Veltroni e il leader di FI Silvio Berlusconi si incontrano per gettare le basi di una riforma condivisa della legge elettorale.

Ma berlusconi prepara le "piccole intese" "governo draghi se il senato sarà in bilico" - (segue dalla prima pagina) claudio tito ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Berlusconi, allora, non è un caso che ieri quell'ipotesi abbia fatto capolino pure nei discorsi di Veltroni. Il Cavaliere, poi, ammette con i suoi di sentirsi "annoiato" da questa ennesima corsa e di essersi buttato nella mischia per "puro spirito di servizio".

Veltroni: "in caso di pareggio riforme insieme e poi nuovo voto" - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Troppo poco per Veltroni che insiste: "Le regole si scrivono insieme ma poi si governa da soli". Il faccia a faccia che forse non ci sarà, va in onda così a distanza. A questo proposito, Veltroni spiega: "Il confronto tv con Berlusconi penso sia un dovere, ma non urlerò se non si farà".

Famiglia cristiana: nel Pdl c'è anarchia di valori ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: pasticcio veltroniano" con l'alleanza tra il Pd e i Radicali. Ora il Pdl con "Il primato del fare e l'anarchia sui valori". Questa settimana nel mirino di Famiglia Cristiana (nella foto la copertina) finisce Silvio Berlusconi. "C'è una trappola nella quale non bisogna finire impigliati - scrive il settimanale dei Paolini - cioè che esista una geopolitica dei valori.

N on ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Avverte Silvio Berlusconi che "le alleanze si fanno prima del voto e non dopo ". E accusa Walter Veltroni di pensare ad un governo per le riforme con tutti dentro, soprattutto perché sente che non ce la farà. Probabilmente, è vero che il Pd non intravede la vittoria: al massimo può accreditare una rimonta progressiva.

Cacciari: basta spot, Calearo non sposta voti ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dobbiamo deciderci su cosa vogliamo fare da grandi: Berlusconi con questa logica dell'immagine ha vinto due volte ma noi credo vogliamo fare un partito e non Forza Italia o Forza Milan ". Lei crede nella rimonta? "Veltroni ha una bella immagine, sa comunicare. Mi auguro che possa anche vincere.

Il Cavaliere: sì al duello tv Mi candido per l'ultima volta ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cento contro il 35 di Veltroni". Silvio Berlusconi replica così al leader del Pd che ha immaginato, nel caso di un pareggio alle politiche di primavera, di dare vita a un governo di larghe intese per poi tornare al voto. E definisce "inelegante" il rilievo dello stesso Veltroni di "non essere un uomo di stato" per essersi opposto alla nascita di un esecutivo per fare le riforme.

Elezioni: se Zapatero, se Veltroni ( da "Unita, L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se Veltroni Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima Q uesta impennata di informazioni e di attenzioni è, poi, naturalmente, più probabile in occasioni elettorali quando la posta in gioco è piuttosto consistente. Nel fine settimana che sta arrivando, gli elettori spagnoli dovranno scegliere, in una competizione chiaramente bipolare (

Berlusconi chiude sul futuro di Alitalia: no ad Air France ( da "Unita, L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, inoltre, ha anche aperto a un confronto televisivo con Veltroni. "Io sono disponibile. Se fossi in lui avrei terrore a confrontarmi con me in tv". Infine l'ultima promessa: "Metterò una clausola particolare e mi impegnerò a non ripresentarmi più.

Il Tg5 e il simbolo strappato Storace? uno di meno ( da "Unita, L'" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha cronometrato i secondi dati a Berlusconi e quelli a Veltroni, per dimostrare il perfetto equilibrio della sua gestione. Dopo, preoccupazione ancor maggiore è andata all'arrivo del maltempo, tanto che ci aspettavamo un susseguente Berlusconi con la promessa di far tornare il sole e il caldo e inserirla nel contratto con gli italiani.

Berlusconi: Luca mi copia ( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Francesco Giavazzi sul Corriere della sera rimprovera a Walter Veltroni di non averne proposto lui l'abolizione, dimostrando così poco coraggio, e allora Silvio Berlusconi ne approfitta rispondendo ecco, sono qui apposta, cancellare l'articolo 18 non basta. Il suo programma, rivendica poi il Cavaliere ospite di Sky, contiene già tutti i punti del decalogo stilato da Luca di Montezemolo.

Veneto, sotto Calearo c'è la rissa ( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: operazione politica di Veltroni. Va bene anche la sfida aperta al governatore Galan. Ma a palazzo Madama serviranno fedelissimi blindati con qualsiasi scenario. Lui voleva un seggio al senato. Dovrà accontentarsi di essere il numero uno in una delle due circoscrizioni di Montecitorio" sibila uno dei massimi dirigenti del Pd.

Le città, luoghi dell'alternativa ( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quella di Berlusconi e quella di Veltroni), che la persegue abbandonando la città al mercato, al potere degli immobiliaristi, alla deregolamentazione e alla rinuncia del potere pubblico. Non afferrare il nodo della questione urbana significa perciò per la sinistra abdicare a una delle poche possibilità di rappresentare un'alternativa.

Riforme se pareggio Ma forse vinciamo ( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni "Riforme se pareggio Ma forse vinciamo" Roma "Un risultato clamoroso è possibile". In serata arriva a Genova il pullman di Walter Veltroni è il segretario del partito democratico insiste con l'ottimismo. La rimonta su Berlusconi è partita, dice, "anche i bookmaker inglesi hanno rivisto le quotazioni".

Simboli, escluso Storace Ma la fiamma resterà ( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: gli arguti comunicatori assoldati da Berlusconi e Veltroni. Dunque, i funzionari del Viminale hanno dato allo "Srilcgsric.Mel" quarantotto ore di tempo per rivedere il proprio simbolo e ripresentarlo riveduto e corretto. Stessa indicazione hanno ricevuto altri 20 simboli, tra cui "Nel nome della donna lista Stefania Ariosto partito democratico donna" e molte delle sigle grilline (

Politica estera questa sconosciuta ( da "Riformista, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: agenda di politica estera e difesa scritto da Veltroni, Berlusconi e Bertinotti; sarebbe pura fantascienza. Nella campagna elettorale italiana è un'impresa trovare qualche riferimento nei programmi di tutti i partiti sul ruolo che l'Italia dovrebbe avere nel mondo, su come dovrebbero essere impiegate (o meno) le sue forze armate, o su che cosa si intende,

Segue pd e calabria ( da "Riformista, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma nell'ultimo contatto telefonico tra Loiero e Veltroni, venerdì scorso, si consuma il divorzio. Il governatore calabrese insiste sulle liste del Pd in Calabria, che a suo dire "sono troppo deboli". Il segretario democrat, sostenuto da Miniti e anche da Rosy Bindi, proferisce l'ultimo non possumus .

Il decreto per le espulsioni farà parte del Patto per Roma che firmeremo con Berl ( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se non c'è questo, si passa alla vecchia logica degli sgomberi, tipica di Veltroni ed inutile perché è necessario alleggerire le presenze, anche per favorire i veri processi di integrazione. È davanti agli occhi di tutti quello che Veltroni e il centro sinistra hanno fatto a Roma".

In serata La Destra, che per le politiche candida a premier Daniela Santanchè, si è trovat ( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lo spirito de La Destra, è sempre lo stesso: contro tutte le caste, contro quella dell'accordo Veltroni-Berlusconi e contro quella di Rutelli a Roma". In serata, infine, La Destra ha presentato il manifesto di Buontempo candidato alla presidenza della Provincia. Slogan scelto: "Un politico affidabile finalmente".

ROMA Berlusconi avverte che Alitalia non può essere sottratta al Paese e si schier ( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel Partito democratico è polemica con i radicali, che accusano Veltroni di non aver rispettato i patti per le candidature. Famiglia Cristiana, intanto, avverte il Popolo della libertà: "No all'anarchia sui valori etici". E il Viminale ricusa 21 simboli, tra i quali quelli della Destra di Storace e le due Dc di Pizza e Sandri.

ROMA Il tipo è imprevedibile. Dunque non è detto che il nuovo format inven ( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quando attacca Walter lo fa solo in risposta ad un attacco ricevuto ("Veltroni ha aumentato del 243 per cento le spese per le consulenze al Comune di Roma"). Non s'atteggia a vittima. Nè fa il cattivo ("Non sono Berlusconi 2, la vendetta") nè fa l'Uomo della Provvidenza ("Non sono Superman"). Praticamente, ci troviamo di fronte a un Prodi brianzolo!

ROMA Rifarà il contratto con gli italiani Silvio Berlusconi e metterà anche questa v ( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche per le polemiche nei confronti di Veltroni "che è molto incoerente, visto che candida gli operai e anche i padroni". E, dopo aver accusato il leader del Pd di "nuovismo", stavolta gli rimprovera di "candidare in Campania Marco Follini, che era vicepremier del mio governo. Alla faccia della novità.

E' la crasi dei nomi di Berlusconi e Veltroni. E' il modo scelto dal leader Udc per indica ( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract:

ROMA - Pier Ferdinando Casini è sereno. I sondaggi lo rassicurano. Mentre Walter Veltroni e Sil ( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mentre Walter Veltroni e Silvio Berlusconi temono il pareggio e lanciano segnali per possibili alleanze future. Tanto che dal Pdl arrivano aperture nei confronti del leader dell'Udc. Al punto che Casini si sente in dovere di riaffermare la propria indipendenza: "Le alleanze si fanno prima del voto, non dopo il voto.

ROMA Onorevole Daniela Santanchè, il Viminale ha bocciato il simbolo della vostr ( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che tristezza sentire Veltroni e Berlusconi dire le stesse cose e raccontare tante palle agli italiani. Io li paragono a due supermercati dove si vende di tutto, senza passare alla cassa, che però è lì, che aspetta al varco. Io invece sono l'onesto negozietto sotto casa, che vende solo quello che si può comprare".

Programmi a confronto: il Pdl non costa di più ( da "Padania, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: meno pari a quello di Veltroni. E tuttavia con tre differenze essenziali: a) nel programma di Berlusconi, a differenza di quello di Veltroni, è previsto il citato responsabile vincolo di sostenibilità-fattibilità; b) c è poi, sempre nel programma di Berlusconi, e non in quello di Veltroni, la clausola di gradualità -progressività che seriamente caratterizza tutti i nostri impegni;

LISTE PD: ( da "Padania, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E allora Walter Veltroni infila i fedelissimi Vinicio Peluffo, Francesco Verducci e Walter Verini. Ma anche al politico più inviso dagli italiani, il viceministro delle tasse Vincenzo Visco è andato in porto il colpaccio, piazzando Stefano Fassina, mentre il ministro della Difesa Arturo Parisi si accontenta di Fausto Recchia.

Partiamo da soli, poi tutti ci seguono ( da "Padania, La" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ci spieghi Veltroni dov è finito il nostro sistema aeroportuale e cosa pensa realmente il suo Pd di Malpensa e di noi lombardi. Non dobbiamo comunque sorprenderci: la compagine governativa a cui lui, volente o meno, è sempre appartenuto, non ha mai mosso un dito per difendere Malpensa, limitandosi a stanziare qualche fondo destinato alla creazione di amortizzatori sociali,

Simboli, escluso Storace <Ma la fiamma resterà> ( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: gli arguti comunicatori assoldati da Berlusconi e Veltroni. Dunque, i funzionari del Viminale hanno dato allo "Srilcgsric.Mel" quarantotto ore di tempo per rivedere il proprio simbolo e ripresentarlo riveduto e corretto. Stessa indicazione hanno ricevuto altri 20 simboli, tra cui "Nel nome della donna lista Stefania Ariosto partito democratico donna" e molte delle sigle grilline (

PIETRO PERONE UN PO' PER FARE CONTENTO UMBERTO BOSSI IN LOTTA PER DIFENDERE L'AEROPORTO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dice nonno Silvio che al più giovane e diretto concorrente manda a dire "se fossi in Veltroni avrei terrore a confrontarmi con me in tv. Io comunque sono disponibilissimo". Peccato che l'annuncio arrivi il giorno in cui l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni vari il regolamento per l'applicazione della par condicio nelle tv private: niente faccia a faccia al pari della Rai.

FAMIGLIA CRISTIANA SILURA ANCHE IL CAVALIERE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ADOLFO PAPPALARDO E ora nel mirino di "Famiglia Cristiana" finisce anche Silvio Berlusconi. Perché dopo l'attacco del settimanale cattolico al "pasticcio veltroniano" ora è la volta della "geometria variabile sui temi eticamente sensibili" profetizzata dal Cavaliere a finire sul banco degli accusati e definita, anche in questo caso, "un pasticcio".

CRESCE L'INCERTEZZA, AZIONI A PICCO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E non è casuale nemmeno il fatto che il leader del Pd Walter Veltroni, nella lettera al Corriere della Sera del 22 febbraio scorso, ha parlato con altrettanta chiarezza della necessità di "separare la vicenda Alitalia dalla vicenda Malpensa la cui interconnessione è stata finora un elemento di debolezza.

L'ITALIA RASSICURA L'UE: RIFIUTI VIA ENTRO APRILE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi, che ironizza sulla scelta di candidare il ministro degli Esteri: "Vogliono andare avanti con l'archeologia, così dopo Pompei mettono D'Alema che è da 45 anni in politica". Il centrodestra ironizza anche su Veltroni: "Ha inventato la fiducia posticipata nei confronti di Bassolino".

Aggiustare, sopire, non fare gli offesi ( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il motivo per cui quelli come lui apprezzano il Pd veltroniano: la rottura di quella continuità). La linearità della campagna qui si è un po interrotta, qualche infortunio evitabile nelle liste ha fatto il resto. C'è tempo per ripartire e nessuno meglio di Veltroni può farlo. Senza fare troppo l'offeso però, perché usare le armi di Berlusconi va bene,

Polemiche su liste e duelli tv. Ma il Pd non si ferma ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi accetta il faccia a faccia Polemiche su liste e duelli tv. Ma il Pd non si ferma Veltroni non si fa distrarre. "Col pareggio, riforme rapide poi si rivota" "Ci sono tutte le possibilità di ottenere un risultato che sarebbe clamoroso".

Il Pd del passaparola ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni attribuisce un valore simbolico importante non possono essere come gli indipendenti nelle liste del Pci degli anni '70, gruppo comunque estraneo, al quale un partito organizzato e generoso, concede una possibilità di tribuna. Devono fare qualcosa di più, devono contribuire a costruire la nuova identità di un partito a vocazione maggioritaria che affronta le ingiustizie

Che partito c'è dietro a quei nomi ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ed è soprattutto congeniale alla efficace corsa di Veltroni contro Berlusconi: che, alla fine, è l'unica cosa che conta adesso. Questa "esclusiva" veltroniana ha avuto però una conseguenza: e cioè che tutto ciò che a Ds e Margherita è rimasto da fare in termini di candidature, è stata la difesa strenua degli uscenti.

È una tragedia, non speculate ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Campetti invece lo scrive: i costi della rivoluzione liberista "di Veltroni e Berlusconi" ricadono "sui lavoratori che muoiono a grappoli ". Sansonetti lo fa solo capire: la colpa della tragedia è di quei partiti che riempiendo di padroni le proprie liste fanno credere a Confindustria di poter fare il proprio comodo, causando il massacro.

Dopo le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia neanche Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano ritrovarsi qui, nella città di Gobetti,

Ira radicale, ma rien ne va plus ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: complicata ed inevitabilmente assume sapori da suk, cosa che bene a Veltroni non fa. Dunque. Il 22 febbraio il Pd ha promesso ai radicali 9 parlamentari ? fra cui la Bonino capolista. Alla fine della mega-trattativa, conclusasi lunedì sera, è parso, secondo i calcoli di Torre Argentina, che solo 5 di loro fossero "sicuri".

Pareggio possibile, inciucio no ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni lo ritiene "un dovere" e Berlusconi ribatte: "Se fossi in lui sarei terrorizzato, ma se lo vuole fare sono assolutamente disponibile ". L'ipotesi è stata però negata dall'Agcom, che ha recepito le norme approvate dalla vigilanza Rai sul divieto di confronti tv tra due soli candidati, estendendole anche alle reti private.

Silvio sotto la pari, Walter a 3 Ma le quote dei bookmakers si basano su Porta a Porta ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La sfida su cui più si concentrano le scommesse è ovviamente fra Berlusconi e Veltroni. Il primo è favorito, ma lo scarto si è ridotto negli ultimi dieci giorni. Il 25 febbraio il Cavaliere veniva dato a 1,48 volte la posta, e l'ex sindaco di Roma era "bancato" a 4; ieri il leader del Pdl ha raggiunto quota 0,37 contro il 2,85 del Walter nazionale.

"Pagelle ai dipendenti e maggiore flessibilità" ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La questione dell'articolo 18 la lasciamo volentieri a Veltroni"". Dunque il Pd che cosa propone? "Innanzitutto una scelta di metodo: assumere al tempo stesso la rappresentanza del meglio dell'imprenditoria italiana e dei lavoratori, per realizzare un'intesa solida e realistica sulle scelte coraggiose che occorre compiere".

"Statali, uno su 8 sarà sostituito" ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Però teme, Berlusconi, che il Pd si afflosci come un soufflé, "c'è stato un rallentamento del consenso verso di loro", nei prossimi giorni prevede che andrà perfino peggio a Veltroni per colpa della par condicio televisiva, il rischio è che ne possa profittare Casini per rilanciare il centro.

L'ira silenziosa di Romano "Questa è roba da matti" ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: otto quelli di Veltroni tirano su il palco e alle 21,30 il leader fa il suo ingresso tra ali di pensionati festanti. Ma Prodi? Dov'è Prodi? Il pullman di Walter è arrivato a Reggio Emilia, la città del Professore, ma lui non c'è. Non c'è a Reggio e non ci sarà stasera a Bologna: fisicamente e spiritualmente Romano Prodi non c'è mai stato nella campagna elettorale di Walter Veltroni.

Veltroni stoppa i radicali E Parisi frena Calearo ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: AMEDEO LA MATTINA ROMA Le spine nel Pd cominciano a pungere Veltroni e quella che definisce "la grande rimonta" su Berlusconi. Proprio ora che i sondaggi lo danno in frenata. Innanzitutto il "caso Calearo", cioè le dichiarazioni fatte a "Ballarò" dall'ex presidente della Federmeccanica e ora candidato del Pd nel Veneto ("San Clemente Mastella ha fatto bene al Paese,

"Riprendo Sheva e tifo per l'Inter" ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche di Berlusconi, che dopo aver assistito alla puntata di Porta a Porta dove era ospite Veltroni ha accettato di raccontare il perché della sconfitta contro l'Arsenal: "Più che in ogni altra occasione si è avvertita la mancanza di Ronaldo. Per non parlare di Seedorf e della sua capacità straordinaria di conservare il pallone.

Il "professore rosso" è candidato premier ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sfiderà Berlusconi, Veltroni e una decina di altri leader politici alle elezioni del 13 e 14 aprile. Ferrando è già in piena campagna elettorale: primo obiettivo ("ormai molto vicino") il raggiungimento del quorurum minimo di firme a sostegno della nuova forza politica nata nel maggio del 2006 dopo l'uscita da Rifondazione comunista.

Berlusconi dimentica i toni morbidi verso Veltroni e ricorda agli italiani che la crisi è mondi ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract:

Chi sarà il prossimo ministro dell'Economia nel caso di una vittoria di Walter Veltroni? L ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di colui al quale Veltroni pensa di cedere il timone quotidiano dell'economia. È un'incertezza che non nasce dal caso e che va ben al di là del ministero di Via XX Settembre. Perché il Partito democratico non sembra avere ancora sciolto un dilemma di fondo sulla propria identità, quello tra l'essere una forza di governo e l'essere un cartello elettorale impegnato soprattutto nell'

Ricolfi e i politici che danno i numeri ( da "Stampa, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quelli del distacco tra Berlusconi e Veltroni, sul quale si affanna la battaglia elettorale. Ecco perché il tentativo che in questi anni va compiendo Luca Ricolfi con i suoi collaboratori, cioè quello di verificare l'attendibilità dei numeri sbandierati dai politici, si può qualificare con un'ampia latitudine di aggettivi, dall'ingenuo al provocatorio,

Silvio l'Inseguitore ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In seguito Veltroni pronuncia la decisione storica: il Pd andrà da solo. Berlusconi corre ai ripari: annuncia, subito dopo, l'accordo con Gianfranco Fini per dar vita a una lista unica, federata con la Lega, che avrà il simbolo del Popolo della libertà: "Un movimento grande e importante che unisse tutti i cittadini italiani,

(Ri)Creatori d'immagine ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dovrebbe affrontare il faccia a faccia con Veltroni, Berlusconi si è dichiarato disponibile, ma ha aggiunto: "Se fossi in lui avrei il terrore di confrontarmi con me". Un vero e proprio sdoppiamento della personalità, che in realtà consente a Berlusconi di raddoppiarsi. Sarà che ormai ha quasi completato il rinfoltimento, ma il suo complesso di superiorità si è ancor più ingigantito.

Berlusconi insulta Veltroni La bugia è il suo mestiere A "Porta a porta" attacca l'Udc e offre il Senato al centrosinistra Siamo dieci punti avanti, vincerò senza se e senza ma ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Berlusconi insulta Veltroni "La bugia è il suo mestiere" A "Porta a porta" attacca l'Udc e offre il Senato al centrosinistra "Siamo dieci punti avanti, vincerò senza se e senza ma..." di Marcella Ciarnelli/ Roma ARRIVERÀ un altro contratto con gli italiani.

Per Alitalia deve decidere il mercato Veltroni: Dividere i destini di Malpensa da quelli della compagnia . Berlusconi: un aiuto dello Stato ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: "Dividere i destini di Malpensa da quelli della compagnia". Berlusconi: un aiuto dello Stato di Roberto Rossi / Roma MERCATO Malpensa e Alitalia non possono marciare unite. I loro "destini devono essere sganciati". Altrimenti, secondo Walter Veltroni, leader del Partito democratico, la sorte dell'hub varesino "

Per raccogliere i voti degli indecisi ora è necessario accelerare Cara Unità, ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Per raccogliere i voti degli indecisi ora è necessario accelerare Cara Unità, sarà pur vero che il Pd con Veltroni sta recuperando voti. Ora però si pone il problema di come riconquistare il voto dei "delusi" e degli "scettici della politica". Credo che per recuperare nell'area dell'astensionismo, il messaggio politico debba essere più deciso e meno conciliante.

Candidature giovani in un paese di vecchi ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: giovanilismo" di Veltroni? Me le sono chiesta anch'io. Cioè, mi sono chiesta: perché offrire una candidatura a donne e uomini che hanno 30 anni o meno? Per mettere una pezza al dramma della loro esclusione dal potere? Per dare il buon esempio? Per nascondere una verità malinconica, cioè che, nel nostro "paese per vecchi",

Silvio l'inseguitore ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Un passo indietro: cade il governo Prodi, Veltroni propone un'intesa con l'opposizione per le riforme: ""Facciamo le riforme, poi andiamo al voto con la nuova legge elettorale". "No e poi no" urla Berlusconi. "Elezioni subito!" "È un rischio", insiste Veltroni, "al Senato con questa legge potrebbe succedere quel che è successo a Prodi.

Europa 7, basta silenzi ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: alla Santanché e a Veltroni di far sentire la loro solidarietà a "Europa 7". Ma si rivolge in modo particolare al candidato del PdL, Silvio Berlusconi. "Avendo ottenuto, e non da oggi, rassicurazioni di ogni tipo per Mediaset - ha sottolineato - potrebbe compiere il gesto di venire in questi studi e di assumere l'impegno,

Sul filo della rottura con i radicali. Questa storia va chiusa ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Peraltro da ieri sera è finita anche la parvenza di bon ton che ha caratterizzato il comportamento del Cavaliere. "La bugia è il suo mestiere", ha detto Berlusconi di Veltroni. Al loft sorridono: "Era chiaro che i toni soft non si addicevano al leader del Pdl. Avvertite Casini e quanti parlano di inciuci".

Mussi: il duopolio Pd-Pdl amputa la democrazia ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: paradosso di esponenti del Pd che dicono di votare o Veltroni o Berlusconi". Non se l'aspettava? "No, però lo trovo sintomatico. Per questo è molto importante, per l'avvenire di questo Paese, che esista una sinistra politica. Caratterizzazione, quella di sinistra, che mi pare non interessi minimamente al Pd, come dimostra anche l'intervista di Veltroni al Pais: siamo riformisti,

Fede si accontenta di Fini clone di Berlusconi ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Emilio Fede lo manda e rimanda in onda come fosse la madonna pellegrina in processione: di Veltroni, che a Porta a Porta ha sbaragliato il campo con cifre e conti al centesimo, non una parola, non un fotogramma. Il Tg5 fa di peggio: di Veltroni parla solo quando ha qualche gatta radicale da pelare. Lo antepone persino a Berlusconi.

Lo Statuto dei lavoratori si sente accerchiato Berlusconi riparte all'attacco e arruola D'Amato. E Calearo: l'articolo 18 si può togliere ( da "Unita, L'" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quantunque il programma di Walter Veltroni non faccia cenno allo Statuto dei lavoratori né all'articolo 18, i candidati Pd Pietro Ichino e Massimo Calearo hanno le loro idee. "Quando Confindustria voleva eliminare l'articolo 18 gestì male la partita - ha dichiarato Calearo al Riformista -.

Porcellum alla siciliana - agostino spataro ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a leggere le ultime dichiarazioni di Veltroni. Tuttavia, l'incresciosa vicenda dovrebbe richiamare tutti alla coerenza dei comportamenti (anche individuali) e alla necessità di una riforma radicale del "porcellum", voluto da Berlusconi ma da tutti fruito, che sta conducendo al degrado il Parlamento repubblicano ovvero il pilastro portante della democrazia italiana.

Famiglia cristiana bacchetta il cavaliere a genova cattolici in ordine sparso - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha bacchettato prima Walter Veltroni, per le candidature ai radicali, adesso Silvio Berlusconi, per "l'anarchia dei valori" alla base della sua politica. Così si riapre un tema: dove e come si collocano in politica, cattolici e uomini di fede, a Genova, affidata al cardinale Angelo Bagnasco, segretario della Cei?

Il futuro dell'hub? Grande assente nella corsa al voto ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per Alitalia avanzata da Silvio Berlusconi, hanno fatto seguito ieri le prese di posizione di Walter Veltroni: "Decida il mercato" e "separare il destino di Alitalia da quello di Malpensa". Attenzione: Formigoni ha subito dichiarato che Berlusconi ha ragione. Mentre le dichiarazioni di Veltroni sembrano riprese pari pari da quello che Penati ripete da tempo.

Pannella, sciopero della sete Veltroni: basta, liste chiuse ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi: serviranno sacrifici Pannella, sciopero della sete Veltroni: basta, liste chiuse ROMA - Nel Pd scontro Parisi-Calearo. Pannella fa lo sciopero della sete. Veltroni: liste chiuse. Berlusconi: ora sacrifici. DA PAGINA 5 A PAGINA 11.

Romano gelido. Poi Walter telefona ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: l'imprenditore voluto da Veltroni per dimostrare che il Nord esiste anche al di sotto del Po, che le partite Iva non sono territorio esclusivo di Tremonti e che la lotta di classe, quando si parla di candidature, può aspettare. Ora, con la telefonata riparatrice di Veltroni a Prodi, sembra che il caso sia rientrato.

Pdl avanti, il Pd sale Ma solo uno su tre sa già chi votare ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni è stimata in misura diversa a seconda delle differenti date di rilevazione e dei vari istituti di ricerca e oscilla da un massimo del 10,1% (Crespi, 3 marzo) a un minimo del 5% (Swg, 27 febbraio). Peraltro, l'entità vera del vantaggio è ardua da stimare con precisione, in quanto questo genere di sondaggi comporta un margine di approssimazione statistica dell'

<Nostalgia> per Casini e timori sul Senato Il Pdl si sente in bilico in quattro regioni ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dare e avere" Berlusconi ci rimetterebbe. Quello del Senato è un pasticciaccio brutto, ecco perché tra i forzisti si avverte il rammarico dello strappo con Casini. Se l'Udc fosse oggi alleato del Pdl la sfida con Veltroni sarebbe già chiusa. A suo tempo furono in tanti a cercare di evitare la rottura, da Gianni Letta a Bonaiuti,

Bonolis: voto inutile ai partiti minori ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 11 categoria: REDAZIONALE Su "A" Bonolis: voto inutile ai partiti minori "Io questa volta a votare ci vado eccome", dice Paolo Bonolis intervistato da "A" in edicola. "Penso che Berlusconi e Veltroni abbiano ragione quando sostengono che il voto dato ai partiti minori sarà inutile. Hanno capito che gli italiani sono stufi".

2000 2004 2001 I progetti per l'Italia ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Mose a Venezia e i trafori del Fréjus e del San Bernardo 2008 Il contratto A Veltroni, che aveva polemizzato per la mancata realizzazione del contratto con gli italiani del 2001, "rispondo con uno studio dell'Università di Siena, che pure è vicina alla sinistra - ha detto il Cavaliere - secondo il quale abbiamo realizzato il precedente contratto all'85 per cento".

Vincerò, Walter è solo un bugiardo ( da "Manifesto, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni come uno che "mente sapendo di mentire" perché "la bugia è il suo mestiere" e sarà sì, il segretario democratico, un "comunicatore abilissimo", ma è perché "in "tutta la sua vita ha fatto solo quello". E sia Veltroni che Rutelli "hanno un compito difficilissimo, arduo, impervio e lo svolgono con grande abilità: devono far credere che la sinistra non ha portato al disastro

Berlusconi: da noi né <figli di> né segretarie ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: da noi né "figli di" né segretarie "Veltroni è bravissimo ma mente. Fini guiderà Montecitorio. Serviranno sacrifici" Il Cavaliere: "Avremo 70 deputati e 30 senatori in più. Casini non mi voleva premier. Una Camera all'opposizione" ROMA - Veltroni?

Massimo visto dai suoi operai da Vicenza a Bratislava ( da "Manifesto, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che tra gli operai più distanti dal caravanserraglio di Veltroni si tramuta in incazzatura. Nient'altro che un'ulteriore tappa sulla via della cancellazione degli interessi dei lavoratori. Le tute blu che sperano nella sconfitta di Berlusconi non hanno più sogni ma solo un incubo: un governo con Ichino ministro del lavoro e Calearo ministro dell'industria.

Par condicio? C'è il regista Unico ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nella settimana in cui il Tg1 ospitava gli sfidanti Berlusconi - Veltroni all'edizione delle venti, uno spirito d'imparzialità quasi frenetico interpellava le coscienze in turno all'impaginazione. Era la sera del 15 febbraio e, avendo Berlusconi "già dato ", toccava a Veltroni. Subito il rovello: sapremo riprodurre identiche condizioni?

Alitalia, Berlusconi riapre ai francesi ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: prima che lo stesso Berlusconi tornasse sul tema, aveva risposto da Massa Walter Veltroni: "Si è fatta una gara e la valutazione del mercato ha portato a una scelta". "Non ponderate", per il leader del Pd, le parole di Berlusconi. Veltroni ha sottolineato la necessità di disgiungere "il destino di Alitalia da quello di Malpensa".

Metodo Attali. Gianni Alemanno, candidato a sindaco del Pdl, ieri ha inserito un nuovo argom ( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Appunto: cosa succederà se il metodo Attali paracadutato su Roma dovesse proporre un'idea simile? "Non sarà il Vangelo, le proposte andranno poi valutate. E poi sui tassisti ci ha già pensato Veltroni a nuocere a questa categoria, accusandola in modo sterile di corporativismo. Una linea che noi non abbiamo mai condiviso".

IL RITORNO AL NUCLEARE UNA SCELTA PER IL FUTURO ( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche Walter Veltroni, sia pure con maggiore prudenza, sembra avere socchiuso una porta che sembrava essere negli ultimi anni definitivamente sbarrata. Sarebbe davvero sorprendente che l'Italia desse prova di totale chiusura in un momento in cui tutti i maggiori Paesi, anche quelli che sono stati per qualche tempo reticenti,

ROMA Berlusconi spiega che per risolvere la crisi italiana serviranno sacrifici . E atta ( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ROMA Berlusconi spiega che per risolvere la crisi italiana serviranno "sacrifici". E attacca Veltroni: "È un grande comunicatore che però dice bugie". Torna poi, il Cavaliere, sulla vicenda della vendita di Alitalia. Esprime un "sì condizionato all'acquisto da parte di Air France".

Un cambiamento. E una conferma: entrambi rilevanti. Silvio Berlusconi entra nel vivo dell ( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: infatti, il Cavaliere attacca frontalmente il suo competitor Veltroni. Lo fa sul piano dei numeri, confermando il distacco di dieci punti del Pdl sul Pd, e anche su quello - assai più significativo - della distribuzione dei seggi, squadernato con tanto di cifre: 70 in più alla Camera, 30 in più al Senato.

ROMA Non un Cavaliere tutto diverso dal solito. Ma un Cavaliere che - ieri sera a Por ( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è bravissimo a comunicare, ma dice bugie. La menzogna è il suo mestiere". E Silvio in questo affondo insiste più volte lungo la serata nella quale a fargli le domande Roberto Napoletano (direttore del "Messaggero"), Lanfranco Vaccari (direttore del "Secolo XIX"), Marcello Sorgi della "Stampa" e Francesco Carrassi (

Berlusconi: serviranno sacrifici per uscire dalla crisi ( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Veltroni è bravo a comunicare, ma la bugia è il suo mestiere. Spero D'Amato ci dica sì, sarà nel governo".

Alitalia, per il Pd deve decidere il mercato ( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Cavaliere: sì condizionato a Air France Berlusconi: ok ad aiuti di Stato temporanei. Veltroni: separare la cessione da Malpensa.

ROMA - Due giorni fa Jean-Cyril Spinetta aveva incassato il colpo senza battere ciglio.  ( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Borsa per la compagnia di bandiera al centro del dibattito politico: Alitalia ha perso fino al 7,5% prima di limitare i danni e recuperare un 3% (a 0,583 euro). Sono "parole affrettate" quelle di Berlusconi sullo stop ad Air France, ha detto il leader del Pd, Walter Veltroni. Mentre per il vicepremier Massimo D'Alema un freno ai francesi significherebbe il fallimento per Alitalia.

ROMA - Il futuro di Alitalia e di Malpensa scalda l'inizio di campagna elettorale. Silv ( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Parole stoppate ieri da Walter Veltroni, che ribadisce di nuovo: il destino di Alitalia va affidato al mercato e separato dalla sorte di Malpensa. La questione è attualissima perché sono giorni decisivi per lo sviluppo della trattativa in esclusiva con Air France-Klm (la scelta fatta a suo tempo dal governo Prodi), che riunirà il 10 marzo il Cda per definire l'

Alitalia, retromarcia di berlusconi - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Economia Alitalia, retromarcia di Berlusconi "Ok a Air France ma resti compagnia di bandiera". Faro della Consob Veltroni aveva criticato il suo no agli stranieri. In Borsa un calo del 7%, poi il recupero LUCIO CILLIS ROMA - In 24 ore Berlusconi cambia idea sul futuro assetto di Alitalia.

Il fisco a caccia dei superevasori oscura il mito di montecarlo - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fossi Berlusconi o Veltroni subito dopo le elezioni farei un nuovo scudo fiscale. Questa volta aderirebbe il 90% degli esportatori di capitali, non il 10% come nel 2003". E allora Montecarlo - che dalla finanza genera un terzo del suo Pil - dovrebbe forse davvero pensare cosa fare da grande.

Tra bandierine, errori e sfere di cristallo quando la percentuale diventa un azzardo - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sulle base di rilevazioni da lui stesso certificate attendibili, secondo Berlusconi è addirittura inutile votare; mentre per Veltroni, cui pure qualche settimana fa era scappato una singolare ammissione sui sondaggi come "una specie di terno al lotto", la ripresa del Pd procede a vista d'occhio. Casini poi è sempre più soddisfatto, come del resto Bertinotti.

Berlusconi: fini bene a montecitorio - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il compito difficilissimo Veltroni lo sta svolgendo con grande abilità. Complimenti!". Veltroni ha già completato le liste dei candidati, Berlusconi ancora no: "Me ne occupo da domani mattina (stamattina ndr.), anche se ho già fatto quasi tutto". E alla candidatura nel Pd del presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, "un uomo ambizioso che punta a far politica"

"progressisti e conservatori sono in ogni schieramento" - concetto vecchio ( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni deve recuperare posizioni, e per farlo non può che pescare nel campo avversario, come dimostra la candidatura di Calearo". Ma se lei dovesse spiegare ad uno straniero le differenze tra il Pd e il Pdl da dove partirebbe? "Gli direi che il Partito democratico dispone di più opinion leader, capaci d'influenzare il sentimento culturale di massa,

<Alitalia, ora stop alle trattative> ( da "Padania, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: l affondo su Veltroni: "Vive sulla luna. Dice l esatto contrario di quello che stanno facendo Prodi e i suoi ministri. Il problema è che più si avanti così e maggiori saranno i danni per Malpensa". E "onestamente - chiarisce Maroni - noi siamo stanchi di questo atteggiamento così arrogante e prevaricatore di una società romana su una risorsa strategica per il Nord come Malpensa"

Walter il buonista, D Alema il cattivo: nel Pd nessuna novità ( da "Padania, La" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni e Massimo D Alema si ha l impressione di una delle situazioni più classiche dei telefilm polizieschi americani, con un poliziotto a fare il buono e l altro a interpretare la parte del cattivo. E, come scontato, a Veltroni il buono , il giovane , non può che essere toccato il compito di fare il poliziotto umano,

Segue dalla prima un giornale libero, prezioso per noi socialisti ( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, ancor prima di affermarsi alle prossime elezioni politiche, ha vinto sul piano culturale e il suo modello è diventato universale. È vero, sinora Berlusconi è andato alla rincorsa di Veltroni che ogni giorno ha sfornato una trovata per occupare le pagine dei giornali e gli spazi della televisione ma ciò è avvenuto perché è stato sfidato sul suo terreno,

Demo dopo campania e calabria, ecco una gatta rossa da pelare ( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da sempre iscritto all'associazione LibertàEguale (la stessa da cui Veltroni ha attinto il fior fiore delle sue teste d'uovo, Tonini e Morando su tutti): "Nel 1993, durante la prima "stagione dei sindaci", il sottoscritto Galeazzi Renato è stato il primo cittadino più votato d'Italia. La percentuale? Settantadue-virgola-quattro-per-cento.

Elezioni ( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: interessi Veltroni promette di risolverlo Seppur indispettito perché interrotto in merito da una persona durante un comizio, ieri Walter Veltroni ha detto una cosa chiara e condivisibile sul conflitto d'interessi: "Sì, stia tranquillo, la faremo. La differenza è che lei è rimasto fermo ai 15 anni scorsi in cui non si è fatto altro che urlare sulla legge sul conflitto d'

Post-arsenal postille (e speranze) di un tifoso del cavaliere rossonero ( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il politico integrale, il bianconero - nel senso di Obama italiano, più che juventino - che vuole integrare tutta la società italiana, Walter Veltroni. Così, e me ne rallegrerei da berlusconiano calcistico, il mio presidente tornerebbe a occuparsi a tempo pieno del Milan. Per rivoluzionare ancora tutto. 06/03/2008.

Che fatica essere piccoli ( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha deciso di giocarsela da solo, Berlusconi, se aveva fatto promesse, se le è rimangiate, il centro l'hanno fatto, ma senza di lui. Arrivederci, dunque. Figuriamoci se Clemente non rispunta fuori più bello che mai prima che ce lo siamo dimenticato.


Articoli

Grazie al Pd è nito anche il tabù ottocentesco dell'imprenditoria di destra e della lotta di classe (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, finalmente anche il nordest comincia a uscire dalla monocultura che per decenni lo ha handicappato. Prima siamo stati tutti democristiani fidando nell'elemosina dei ministri e dei parlamentari (Pi.Ru.Bi. ecc). Poi, grazie anche alla Lega, s'è rotto il monopolio dei "reverendi", è venuto quello della piccola impresa e infine il berlusconismo, nuova religione civile. Calearo ne è stato un predicatore due anni fa, ora ha scelto la concretezza della collaborazione, che è la cultura del Pd invece della lotta sociale, sia quella di classe sia quella di Berlusconi. Mi sembra un buon segno. MASSIMO ALVISE, VERONA Caro Alvise, siamo tutti contenti di questo ripensamento dell'impresa, anche se, prima di Calearo, che rappresenta una parte cospicua del pensiero imprenditoriale, abbiamo avuto con noi imprenditori come Illy, governatore del Friuli, e da qualche settimana un giovane capolista di prestigio come Colaninno. Non voglio attribuire nulla di "salvifico" a queste scelte, né siamo tanto faziosi da ritenere che solo quelle che ci favoriscano siano politicamente valide. Ma per le persone della mia generazione, che hanno visto la lotta di classe con i morti in strada, e poi l'ideologia mortifera del movimentismo antisovietico ma classista degli anni settanta, e le caute medicine che gli Agnelli per un verso e i Lama per un altro cercavano di spalmare sulle cicatrici della società lacerata, è veramente un bel giorno poter vedere questo rimescolamento dei "rapporti di classe", che anche le candidature di imprenditori nel Pd simboleggiano. Del resto, prima che gli imprenditori facessero attenzione al nuovo "centro che guarda a sinistra" (come avrebbe detto De Gasperi), erano stati gli operai a fare l'operazione inversa, guardando a una destra che in verità vedeva solo se stessa, ma sembrava, comunque, una novità: anche nelle regioni a lungo negativamente monoculturali come la sua. Il suffragio degli operai o comunque dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati in favore delle varie edizioni del berlusconismo è stato massiccio, anche se, incredibile, negli anni dell'egemonia berlusconiana c'è stato nel parlamento un solo deputato di origine operaia, Buglio, Ds. Oggi gli imprenditori, gli operai, i pensionati i disoccupati, i giovani che il Pd porterà in parlamento saranno numerosi e daranno una rappresentazione fedele della società, quasi un tentativo di ricostruire lo specchio rotto, come ormai si dice. Non meraviglia, anche se rammarica, che a piangere sulla lotta di classe sia rimasti Fausto Bertinotti e Rossana Rossanda: il primo col suo comizio domenicale in cui, come un marziano non troppo convinto, caricava il suo discorso con partigianerie post-medievali; la seconda che accusa Veltroni di aver liquidato "due secoli" di lotte sociali e ridotto la democrazia al modello americano (dimenando per un verso che a differenza degli Usa l'Italia ha lo stato sociale e, per contrario, che a differenza dell'Italia gli americani hanno lo stato laico, valore dirimente di cui alla sinistra di classe italiana non è mai importato granché). Perché un popolo a cui non è stato insegnato a difendere i miti della sua autonomi a civile dovrebbe difendere i miti del classismo, anche dopo che lo stesso impero fondato su di essi, l'Urss, è crollato lasciando paurose disuguaglianze e ingiustizie? L'assetto culturale e istituzionale di una società nuova per il terzo millennio, senza miti, è il compito che aspetta le generazioni di Veltroni e di altri: non è il caso che noi dell'altro secolo ci mettiamo di traverso.

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Anatemi per il per do Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Tra sabato e domenica, abbiamo passato un allegro week end di lettura. I regali più sostanziosi sono venuti da giornali di volume e prestigio, occupati a far fuoco su Walter: che 24 ore prima aveva assicurato da Siena che non cambierebbe la linea pacata e concreta del suo dialogo col paese, anche se il suo avversario venisse punto dalla tarantola delle antiche querelle (la formula è nostra, naturalmente, mai il leader del Pd avrebbe parlato di punture di ragno). Hanno iniziato il politologo Panebianco e l'economista Martino, fianco a fianco sulla stessa prima pagina: il primo per dire che la campagna elettorale è cominciata con una "civile e garbata caccia all'uomo, per quella specie di lista Mitrokhin del fisco" (rimessa dal Liechtenstein alla Germania e da questa, per la parte che ci riguarda, all'Italia. Ma su questo iter Panebianco sorvola). Fianco a fianco, Martino invoca: "Lunga vita ai paradisi fiscali", per difendere i principi liberali, così li chiama: compreso quello di pagare le tasse sottraendoci al mostro dell'esattore unico, che rischiava di nascere, per dire, dall'armonizzazione fiscale in Europa. Certo, il mio amico Antonio rischia d'essere bollato come difensore degli evasori, ma "cosa dovrei dire per discolparmi? Che l'evasione è un reato? Che sulla lotta all'evasione si fonda la credibilità di uno stato? È così, ma perché sprecare il fiato con le ovvietà? Semmai, il centrodestra alzi la voce per confutare la tesi di Visco che la battaglia per far pagare le tasse sia esclusivo patrimonio culturale della sinistra". Bravo Antonio. Posto che rubare è un reato, inutile ripetercelo, perché così sprechiamo fiato. Ma al suo collega chierico di lungo corso Panebianco (precursore dell'evoluzione dal radicalismo al berlusconismo) non basta. Gradirebbe che in campagna elettorale le liste (del Liechtenstein) fossero insabbiate. Altrimenti succede che se un candidato al parlamento sa di essere anche in quelle liste e non lo dice al partito, il giorno che viene "dato in pasto all'opinione pubblica" si produce "un danno per il partito che incolpevole lo ha candidato". Incolpevole. Come da diffusa e consolidata tradizione di seconda repubblica. Così la questione fisco rischia di essere presente in campagna elettorale in modo sbagliato, e cioè l'evasione, anziché in quello giusto, che è chiedersi se sia possibile rimettere in moto la crescita mantenendo alte le tasse. E, se non è possibile, cosa bisogna fare. Come vedete, nulla resiste alla logica accademica; e davvero non si capisce perché i moralisti ex cathedra, laici o religiosi, non si rivolgano appunto alle cattedre per attingere a nuovi stuoli di predicatori. Forse per non infierire troppo contro Veltroni? Infatti, a ciò basta lo storico Ernesto Galli della Loggia, che domenica ha sparato a palle incatenate contro il candidato premier del Pd, definendo i suoi inni all'Italia "puttanate" (parola fornita dal gentile collega Cacciari). Come si fa a parlare di stato ? si domanda Galli ? se esso, con cinque milioni di processi pendenti, ha di fatto rinunciato a esercitare la giurisdizione? Oddio, si potrebbe pensare che, se Veltroni non ne ha ancora parlato, deve aver ragionato come Martino sugli evasori: posto che tutti sappiamo che evadere è reato, inutile sprecare il fiato a parlarne. O forse quel che vale per Berlusconi e Martino non vale per Walter. Il quale, nota lo storico della morte della patria, non spreca fiato nemmeno sul secondo aspetto della fine dell'Italia come stato: lo sfacelo del Mezzogiorno, l'aggirarsi di Bassolino fra le sue immondizie nel silenzio di Walter. Anche qui, oddio, potrebbe valere il discorso di prima: ammesso e non concesso che silenzio ci sia stato, si potrebbe chiedere ai due candidati premier di fare un patto contro le rispettive "monnezze": quella puzzolente di Napoli e quella mafiosa della Sicilia. Ma la mafia non olet. Tanto che, contestato da un giornalista d'aver messo al bando Casini e d'essersi alleato con Cuffaro, il Cavaliere ha risposto: "Io? E quando mai. Io mi sono alleato con Lombardo, è lui che s'è alleato con Casini". Forse le papille olfattive di Galli della Loggia non colgono l'effluvio mafioso; così come alla sua memoria non arriva il ricordo dei cinque anni di Letizia Moratti alla pubblica istruzione: terza piaga dei silenzi veltroniani, secondo il professore, che accusa Walter di gingillarsi con "le rancide formulette" sulla creatività dei ragazzi senza sapere niente di edifici scolastici in rovina, professori demotivati o impari, disintegrazione del rapporto scuolafamiglia? Tutte cose naturalmente volute da "pedagogisti di regime", senza alcuna allusione alla loro matrice politica. "Ebbene, cosa ne pensa Veltroni, il patriota Veltroni" ? si chiede sdegnato ? di questa sua Italia che rinuncia alla sovranità sul territorio, ad amministrare la giustizia, a preparare i giovani? In attesa di saperlo, faremo più attenzione ai discorsi del Cavaliere. Come penso già facciano i chierici. Così, oltre quanto possiamo intuire dalle note vicende del giusto processo , del vasa- vasa siculo e continentale, della pedagogia morattiana, potremo conosceremo l'avvenire dell'Italia dai discorsi contenutistici e non rancidi del Cavaliere. Come facevano i nostri padri e nonni del Novecento, quando, siccome i chierici se la prendevano sempre e solo con Chamberlain e Roosevelt, dovevano sorbirsi con attenzione i discorsi di Mussolini, Hitler e Stalin per capire dove come e quando sarebbe scoppiata la bufera.

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D'Alema sta con Bassolino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CASO CAMPANIA Il vicepremier lo difende: guiderà il Pd in regione D'Alema sta con Bassolino GABRIELLA MONTELEONE "Va recuperata l'emergenza credibilità ancora prima di quella dei rifiuti" diceva ieri Raffaele Del Giudice, neo direttore di Legambiente Campania in prima fila alla presentazione di quello che è già considerato un film cult, Biutiful cauntri, dopo il passaggio con tanto di menzione speciale al festival di Torino. Il documentario è un impietoso racconto della vita nell'hinterland partenopeo tra discariche fuori norma e una distesa infinita di rifiuti tossici gettati dalla camorra. E il richiamo di Del Giudice all'emergenza "credibilità" mette il dito nella piaga dell'attualità politica, stretta com'è nell'imbarazzo di una emergenza rifiuti che non accenna a diminuire accentuata da un divario sulle risposte, tutte politiche, da dare dopo il rinvio a giudizio per truffa del governatore campano Bassolino. Che, come è noto, non vuol sentire parlare di dimissioni considerandole "una resa" mentre Veltroni le ritiene, e non da oggi, opportune. Il pressing, per il momento, non ha sortito alcun effetto. Anzi. In compenso a fianco del presidente della regione più inguaiata del momento resta saldo Massimo D'Alema, convinto "distributore" di responsabilità nell'affaire rifiuti. Ma soprattutto, "chiamato" ad assumere il ruolo anche di capolista nella prima circoscrizione della Campania per il Pd nel tentativo di arginare l'emorragia di voti verso il Pdl che i sondaggi registrano grazie ai rifiuti, ma scalzando così il veltroniano Luigi Nicolais. La richiesta che gli ha fatto Veltroni, ha raccontato, "è avanzata anche dal territorio", a spingerlo ad accettare è stata poi "la volontà di fare qualcosa per Napoli ". Comunque sia D'Alema, ieri, ad una domanda sulle mancate dimissioni di Bassolino rispondeva così: "È eticamente inaccettabile questo scarico di responsabilità su una persona. La gestione del commissariamento fa capo alla responsabilità del governo nazionale " faceva notare il vicepremier chiamando in causa, quindi, "l'intera classe dirigente anche nel periodo in cui ha governato Berlusconi" e invitando tutti a rendere conto delle scelte fatte in tutti questi anni. Insomma, dice D'Alema, la lista dei responsabili del disastro campano è lunga, essendosi succedute varie giunte di destra e di sinistra così come vari commissari. Quanto al rinvio a giudizio del governatore, per D'Alema le accuse sono "molto circostanziate, limitate ? minimizza ? non è che è accusato di aver sparso lui la spazzatura, ma delle gestione del contratto con una azienda. Vedremo" conclude, assicurando tutto "il sostegno" al lavoro del prefetto De Gennaro. Due mesi circa separano la conclusione del mandato di De Gennaro. Quella data è considerata da Bassolino la dead line oltre il quale prendere in considerazione i risultati ottenuti e le eventuali dimissioni. Nel mezzo ci saranno però le elezioni. Il Pd non ha fatto nulla per celare tutto l'imbarazzo per una vicenda che reclamava una presa di distanza più che un arroccamento. Da ultimo Fassino ha chiesto esplicitamente a Bassolino "un segnale di responsabilità", Veltroni si è appellato alla "sua coscienza". Bettini ha invocato il "processo di rinnovamento" di cui è portatore il Pd. Senza contare l'alleato Di Pietro che ogni giorno, da quattro mesi, rinnova la richiesta di dimissioni: "Bassolino ha fatto per dieci anni il sindaco di Napoli e da anni è governatore della regione Campania, se non la deve togliere lui l'immondizia, chi la deve togliere? Visto che non c'è riuscito si deve fare da parte " diceva ancora ieri ricorrendo all'inesorabile risvolto politico dell'elezione diretta e della relativa assunzione di responsabilità. Quel che è certo, ora, è che essere riuscito a schierare D'Alema in pole position nella lista del Pd campano, dà fiato ad una "tregua" per Bassolino. Bisognerà vedere cosa farà, e dirà, Veltroni nel frattempo e soprattutto quando il suo pullman farà tappa, il 31 marzo, proprio a Napoli e Caserta.

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La lista?Il Pd alza le spalle (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CASO LIECHTENSTEIN Veltroni non la utilizzerà in campagna elettorale La lista?Il Pd alza le spalle GIANNI DEL VECCHIO Nessuna strumentalizzazione. Nessuna caccia alle streghe. Al loft hanno deciso che la pubblicazione o meno della lista degli evasori fiscali in Liechtenstein non cambierà di una virgola la campagna elettorale del Pd. Neanche se dovessero venir fuori nomi di politici del Popolo della libertà. Neanche se ci fosse qualche nome davvero importante. Il fatto è che Veltroni e i suoi uomini vogliono rifuggire da due vecchi schemi di campagna elettorale che in passato hanno fatto più male che bene al centrosinistra. Da una parte la demonizzazione dell'avversario (Berlusconi in primis) e l'uso strumentale delle inchieste giudiziarie. Dall'altra il presentarsi agli occhi degli italiani come quelli delle tasse, dello stato- Dracula, quelli che, per dirla alla Tremonti, mettono le mani nelle tasche degli italiani. "La nostra campagna si concentrerà esclusivamente sulle proposte che servono al paese, nulla più", sottolinea Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Partito democratico. "Abbiamo deciso di rompere con il passato, non spingeremo sull'acceleratore delle denigrazioni e degli attacchi ai nostri avversari. Dirò di più: non lo faremo neanche se ci convenisse, neanche se nelle liste del Liechtenstein ci fossero politici del centrodestra ". Un'impostazione, questa, che Veltroni ha voluto dare fin da quando si sono sciolte le camere. E che viene condivisa anche dagli altri pezzi grossi del Pd. Non a caso ieri D'Alema ha chiuso la porta a qualsiasi uso improprio della lista. "Ciò che è coperto da segreto giudiziario non dovrebbe mai essere pubblicato. La lista di evasori italiani va utilizzata tutelando il diritto alla privacy. Avere un conto nel Liechtenstein non significa necessariamente aver compiuto un illecito se chi ce l'ha ne ha fatto menzione nella sua dichiarazione dei redditi. Si tratta di capire se gli intestatari di questi conti abbiano compiuto dei reati per quanto riguarda il nostro paese". Dichiarazioni che fanno il paio con quelle fatte domenica dal braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini: "Non è compito mio gestire questa lista, ma lo farei con il massimo riserbo. Non sta a me decidere quando deve uscire, ma meno casi giudiziari ad orologeria scoppiano durante la campagna elettorale, meglio è". Di tutt'altra pasta invece l'approccio che sia Di Pietro che quelli della Sinistra arcobaleno hanno sulla questione. Il leader dell'Italia dei valori ancora ieri ha ribadito la necessità che i nomi vengano fatti, "perché gli italiani devono sapere chi sono quelli che fanno i furbi mentre loro pagano le tasse". Sposando così la tesi del pubblico ludibrio per i grandi evasori, a più riprese ribadita da Bertinotti. Cosa che mette sulla difensiva il Pdl, visto che dalle prime indiscrezioni sembrerebbe che nella lista ci siano esponenti di centrodestra. Tanto che Berlusconi in via preventiva ha consigliato a Visco di dare i nomi "ai magistrati e non ai giornali amici", riferendosi implicitamente a Repubblica. Intanto, per quanto riguarda il fronte giudiziario, la procura di Roma ha acquisito la lista dall'Agenzia delle entrate. A quanto si apprende, i titolari dei conti dovrebbero essere circa 400, con una netta prevalenza di piccoli e medi imprenditori residenti al Nord. L'entità dei trust varierebbe di molto, da 200mila euro a svariate decine di milioni. Tante persone fisiche ma anche tanti nomi di fantasia, che dovranno essere "decodificati" dai magistrati romani. In questo i pm saranno agevolati dal fatto che potranno sfruttare un primo lavoro di scrematura fatto dall'Agenzia delle entrate, oltre ovviamente a godere dell'appoggio della Guardia di finanza. Obiettivo dei magistrati di piazzale Clodio non sarà solo quello di verificare l'ipotesi di dichiarazione infedele da parte degli evasori ma anche quella di riciclaggio di denaro sporco.

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Scomunica di Bertinotti: <Con Calearo passato il segno> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI  L'EX LEADER DI FEDERMECCANICA IN LISTA? "VELTRONI NEGA I CONFLITTI DI CLASSE". IL PD: "BASTA IDEOLOGISMI" Scomunica di Bertinotti: "Con Calearo passato il segno" FRANCESCO LO SARDO "Il Pd nega il conflitto di classe". "I conflitti sociali e ideologici rientrano in un'idea vecchia, di cui il paese non ha bisogno". Sono due mondi, due pianeti che si scontrano. Da un lato Rifondazione comunista e i suoi satelliti, Pdci Verdi e Sinistra democratica. Dall'altro il Partito democratico, i suoi alleati politici e ampi settori sindacali di Cgil, Cisl e Uil. La candidatura di Massimo Calearo, dopo quella di Matteo Colaninno e Pietro Ichino, è l'ennesima pietra dello scandalo. La compresenza nelle liste del Pd di Colaninno e di Boccuzzi, operaio della Thyssen-Krupp, aveva già fatto dire a Bertinotti che "uno dei due è di troppo". Argomenti "da anni '50", gli aveva replicato Veltroni. Adesso, con la discesa in campo dell'ex leader di Federmeccanica sotto le insegne del Pd, la polemica è diventata incandescente. "Massimo Calearo è un falco di Confindustria ", ha dato il "la" Bertinotti: è seguito un bombardamento a tappeto contro il Pd da parte di Prc, Pdci, Verdi, Sd e di tutte le varie frange dell'estrema sinistra, dai trotziski di Turigliatto a quelli di Ferrando, fino alla Rete 28 aprile del segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi. Le scomuniche da parte di questo variopinto Comintern sono piovute ininterrottamente anche ieri su sant'Anastasia. A sentire Bertinotti, che però se l'era presa pure con l'ex presidente dei giovani confindustriali Colaninno, Calearo non è un imprenditore qualsiasi: è uno dei protagonisti del braccio di ferro con i metalmeccanici per il rinnovo del contratto di lavoro "contrastato fino all'ultimo da Federmeccanica". Un argomenti, nello specifico, contestato proprio dal sindacato. "Come presidente di Federmeccanica Calearo è sempre stato dalla parte degli imprenditori più alla ricerca del dialogo", ha ribattuto segretario generale della Fim- Cisl, Giorgio Caprioli, pur ammettendo che "la sua candidatura nel Pd provoca indubbiamente un po' di sorpresa. Ma data la strategia interclassista di questo partito, non c'è nulla da dire sul fatto che nelle sue liste siano candidati degli imprenditori". La pensa così anche Angeletti, il capo della Uil: "È stata un'ottima idea e certo non ci sconvolge se nello stesso partito sono candidati un operaio della Uilm e il presidente di Federmeccanica". Ma la sinistra grida comunque allo scandalo: "Il Pd nega il conflitto di classe", è la tesi di Bertinotti. "Dopo Ichino e Colaninno ? sostiene il segretario di Rifondazione Franco Giordano ? con Calearo il Pd fa una scelta di posiz i o n a - m e n t o spostato su Conf i n d u - stria, che apre la strada a qualche forma di accordo tra Pd e Pdl dopo le elezioni. Quei tre sono candidati-cerniera con il centrodestra". Replica Antonello Soro, capogruppo dei deputati democratici: "Il paese non ha bisogno di idee vecchie, ma di superare antiche divisioni sociali". Nelle stesse ore arrivano conferme della candidature col Pd di Nerozzi (Cgil) e Baretta (Cisl) scoprendo un altro fronte, quello sindacale, su cui il Prc perde colpi ed è nervoso. Giordano, dopo la candidatura di Calearo, invita Epifani a "riflettere bene" sulla sua vicinanza al Pd. Cremaschi in parallelo annuncia "una campagna per liberare il sindacato dalle ingerenze del Pd". Da destra, l'ultima mossa di Veltroni viene commentata con un'alzata di spalle: "Con tutto il rispetto ? dice Fabrizio Cicchitto ? non è che un Calearo modifica il rapporto di forze nel nord-est che è schiacciante". Sarà, ma Berlusconi è intervenuto sul caso con una frase che tradisce qualche preoccupazione: "Nel Pd ci sono candidature spot per blandire la borghesia. Sono come il bikini, lasciano scoperto molto ma coprono le parti essenziali del Pd. Sotto sotto, sono sempre gli stessi". Sotto sotto, pare un esorcismo.

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Pd e Pdl, su web e privacy la differenza c'è (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

B L O G G E R I A Pd e Pdl, su web e privacy la differenza c'è MARIO ADINOLFI La banda larga come luce e acqua Abbiamo passato le ultime settimane a leggere sui giornali le accuse di Berlusconi al Pd per un presunto "lavoro di copiato" sul programma presentato agli elettori. Per la verità anche alcuni editorialisti affermati hanno sostenuto il luogo comune dei programmi molto simili per via della convergenza verso il centro dei due principali soggetti della campagna elettorale in corso. In materia di web (e anche sul tema della privacy) c'è in realtà una decisa differenza che mette all'avanguardia il Pd, almeno su un aspetto della questione che in questa rubrica abbiamo curato con attenzione sempre crescente: la diffusione della banda larga. Per Veltroni "la banda larga deve essere come la luce e l'acqua", cioè un bene di prima necessità, da diffondere e garantire. Una priorità Si tratta di una delle priorità dello snello programma elettorale del nuovo Pd, anche se, come spesso accade, una volta enunciato nel programma l'obiettivo, si trascura il modo con cui si dovrà raggiungere. Bisognerà specificare rapidamente, allora, in caso di vittoria se l'azione di governo prevede di centrare l'obiettivo della diffusione erga omnes della banda larga con un'iniziativa diretta del pubblico, incentivando i privati o con partnership pubblico-privato come sta accadendo nella maggior parte delle regioni italiane, rette dal centrodestra o dal centrosinistra. Videosorveglianza? Purtroppo, la costruzione di una rete diffusa e accessibile a tutti a banda larga è messa in forte connessione con le necessità della videosorveglianza, con una rete diffusa di videocamere per la sicurezza, dando un'eccessiva importanza a questo strumento, trascurandone gli aspetti problematici per la privacy dei cittadini. Veltroni in realtà durante la conferenza stampa di presentazione del programma ha fatto un passaggio tranquillizzante, spiegando che non immagina violazioni sistematiche della privacy. Ma resta il fatto che in questo il programma del maggiore partito di centrosinistra non si differenzia da quello di molte amministrazioni locali di centrodestra. A Berlusconi non interessa La proposta elettorale di Berlusconi e del suo Pdl è invece poco sensibile al problema della diffusione della banda larga ma, forse per le sue anche recenti vicissitudini personali, molto attenta al problema della tutela della privacy nelle comunicazioni, limitando i casi in cui si possa ricorrere alle intercettazioni su richiesta dell'autorità giudiziaria. Si tratta di una conversione tardiva al tema della privacy, poiché Berlusconi e i suoi, durante l'esperienza di governo, hanno varato una legislazione distruttiva della privacy dei cittadini, allo scopo (secondo loro) di combattere il terrorismo, consentendo la conservazione per tempi troppo lunghi dei dati delle telefonate e della navigazione Internet. Insomma, sul web la differenza c'è e si vede. E la rete saprà valutarla . www.marioadinolfi.it.

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"Per la grande svolta non bastano Pd e Pdl Serve il sì della Cgil" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista Michele Tiraboschi (Fondazione Biagi) "Per la grande svolta non bastano Pd e Pdl Serve il sì della Cgil" MARCO CASTELNUOVO Giusto cambiare lo Statuto, ma...". Ma? "Per questo tipo di riforme serve consenso sociale". Quindi? "Dipende tutto dalla Cgil. È lei che ha le spalle al muro. Deve decidere se continuare a guardare il passato o accettare la sfida. Temo che si spaccherà, ma se il grosso seguirà Veltroni, vivremo un periodo di riforme". Michele Tiraboschi, 43 anni, storico collaboratore di Marco Biagi e ora Presidente della Fondazione che porta il suo nome, sa cosa comporta toccare lo Statuto. Ma pensa che per i partiti non ci sia altra scelta. Cancellare in toto, o basta qualche correzione? "Superarlo, con uno Statuto dei lavori, come già prevedono Pacchetto Treu e legge Biagi. In fondo lo Statuto è del 1970, come si fa a non accorgersi che è tutto cambiato?". Da dove partire? Si rischia di restare inchiodati come l'altra volta. "È l'impostazione generale da superare. Lo Statuto divide l'impiego in pubblico e privato. Quello privato, è solo quello dei dipendenti. Oggi il mondo del lavoro è sempre più individualizzato, vario, diverso. Non è possibile non tutelare ancora i flessibili, i precari, e fare finta di non sapere che il 27% della nostra economia è in nero". Berlusconi va nella direzione giusta. E il Pd? "Anche. La candidatura dell' "eretico" Ichino rappresenta una breccia nella sinistra. Ichino vuole che tutte le nuove assunzioni avvengano con un contratto a tempo indeterminato, ma con grado di stabilità crescente nel tempo. Mi dice cosa cambia rispetto alle innovazioni che si volevano introdurre con le modifiche all'articolo 18? Sono differenze semantiche, non di sostanza".

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Berlusconi: Alitalia deve restare italiana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rilancia Tremonti per il prossimo governo: sarà il nostro ministro dell'Economia Berlusconi: Alitalia deve restare italiana [FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Un po' statalista-protezionista, un po' iperliberista. Sulle sorti dell'Alitalia, Silvio Berlusconi non vede di buon occhio la trattativa con Air France e sostiene che il nostro Paese "non dovrebbe privarsi di una compagnia di bandiera". Sullo Statuto dei lavoratori, è convinto che bisogna rigirarlo come un calzino e "introdurre nuove regole più moderne". Il "ma anche" del Cavaliere è andato in onda ieri in un'intervista su "Sky Tg24 Pomeriggio": ha annunciato che Tremonti, orecchio assai attento alle istanze del Nord, sarà il ministro dell'Economia nel suo futuro governo; ha ribadito la promessa di abolire la tassa di successione; non ha risparmiato stilettate al suo avversario che candida "insieme operai e padroni", il sopravvissuto della Thyssen e il presidente della Ferdermeccanica. Secondo l'ex premier Veltroni assembla figurine e promette a Calearo "ti farò ministro", ma si tratta "solo di trovate elettorali": "Può fare tutte le promesse che vuole tanto, essendo sicuro di perdere, sa che non ne manterrà nessuna. Veltroni dovrebbe preoccuparsi, il suo bacino elettorale è sempre stato quello degli operai e dei sindacati". E' un messaggio che Berlusconi rivolge all'elettorato del Nord tentato di votare per i Democratici, soprattutto quando difende l'hub di Malpensa. Il Pd e la Sinistra Arcobaleno dicono che il leader del Popolo delle libertà sia stato fulminato sulla via di Pontida. Per la verità, gli esponenti di Forza Italia hanno sempre perorato questa causa. "E quando Umberto Bossi ha chiesto al Cavaliere di inserire il problema dello scalo milanese nel programma - spiega l'ex ministro leghista Roberto Calderoli - non ci ha pensato due volte. Ora è un punto preciso del programma della coalizione. Quanto all'Alitalia, più che la sorte dell'azienda, alla Lega interessa che ci siano tre anni di tempo per sostituire la compagnia italiana con altri vettori". Berlusconi invece preferirebbe che l'Alitalia rimanesse italiana: "Penso che ci dovrebbero essere degli imprenditori italiani responsabili che si consorziassero per intervenire. Penso - ha poi aggiunto - che non sia assolutamente possibile che un hub importante per tutto il Nord come Malpensa venga privato nei prossimi mesi del 72% di voli". Secondo il leader azzurro le perdite per l'hub milanese sarebbero di un miliardo di euro ("qualcuno - precisa - dice due miliardi"); per Alitalia ammonterebbero a 200-300 milioni. Dunque, meglio che rimanga tricolore. Anche perché "un Paese deve saper anche sopportare delle perdite di una sua azienda", ha precisato Berlusconi, facendo intendere che un intervento pubblico o protezionistico non è da escludere. In fondo, si tratta di "un veicolo di primaria importanza per quanto riguarda l'economia legata al turismo". Le dichiarazioni dell'ex presidente del Consiglio, secondo gli analisti, avrebbero provocato il crollo in Borsa dei titoli Alitalia, ai minimi da oltre dieci anni. Veltroni non si è fatto scappare l'occasione per puntare l'indice contro lo scarso senso di responsabilità del suo competitore. E' una "posizione irresponsabile", ha attaccato a testa bassa Giorgio Tonini. "Dal leader del Pdl - spiega il responsabile Economia dei Democratici - sentiamo solo dichiarazioni elettorali e irrealistiche, buone forse per cercare voti ma destinate a creare illusioni". Per il partito di Veltroni è invece necessario proseguire con il piano intrapreso dal governo Prodi, cioè separare i destini di Alitalia da quello dell'aeroporto milanese. "Solo così - annota Tonini - è possibile dare un ruolo forte alla compagnia di bandiera e a Malpensa. Per Alitalia bisogna cercare una forte partner europeo, Air France o altri, che si facciano avanti. Malpensa, liberati gli slot, deve invece proporsi come un hub per l'Italia settentrionale e per il resto d'Europa".

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Air France tira dritto "Una battuta elettorale" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Retroscena Il momento cruciale del negoziato ALESSANDRO BARBERA Air France tira dritto "Una battuta elettorale" ROMA Una battuta dal sapore elettorale. Noi andiamo avanti con l'offerta, poi si vedrà". All'aeroporto Charles de Gaulle, dove c'è l'ufficio del numero uno di Air France-Klm Jean-Cyril Spinetta, le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla vicenda Alitalia arrivano mentre gli emissari italiani aggiornavano i vertici transalpini sulle trattative. Le due compagnie stanno attraversando il momento più delicato del negoziato: mentre sulla necessità di abbandonare Malpensa e concentrare l'attività su Fiumicino sono andate a braccetto, fra i due management si sta invece consumando uno scontro sul riassetto di Alitalia Servizi, la società che controlla tutte le attività di terra della compagnia. E' un argomento delicatissimo, poiché in gioco ci sono ottomila posti di lavoro e l'indotto dell'aeroporto romano. La battuta di Berlusconi ha riportato improvvisamente le lancette indietro di un paio di mesi: a quando cioè la politica si divideva ancora sul destino di Malpensa. A Parigi però non sono rimasti troppo sorpresi dalla battuta di Berlusconi. Sanno qual è la geografia politica, sanno che il governatore della Lombardia Roberto Formigoni e la Lega stavano facendo una pressione micidiale sul leader del Partito delle Libertà perché dicesse qualcosa a favore di Malpensa, contro la trattativa con i franco-olandesi che penalizza lo scalo milanese a scapito di Fiumicino. A Roma c'è chi ha subito interpretato le parole del Cavaliere come il segno di una virata a 180 gradi: il segno che ci sarebbe qualche imprenditore pronto a investire denaro vero a favore del rilancio della compagnia. Un'autorevole fonte di Forza Italia smonta seccamente la tesi: "Quella del Cavaliere è stata solo una battuta". Una "frase dovuta a Formigoni che lo tampinava da giorni", ma che comunque "alza un po' il prezzo della trattativa con Parigi soprattutto per quanto riguarda Malpensa". Una rassicurazione che il Pdl ha fatto giungere all'advisor di Air France a Roma, quel Francesco Mengozzi di Lehman Brothers che aveva guidato Alitalia nella prima fase del Berlusconi primo. Anche Walter Veltroni, già preoccupato per le difficoltà della trattativa su Az Servizi, ha voluto in qualche modo rassicurare delle intenzioni del Pd: "Il Cavaliere è un irresponsabile", aveva fatto dire - non a caso - alle agenzie il responsabile economia del partito Giorgio Tonini. I vertici di Air France-Klm quasi lo attendevano al varco, il Cavaliere. Già qualche giorno fa, in una conferenza telefonica gli investitori preoccupati per la crisi di governo in Italia avevano chiesto cosa ne sarebbe stato dell'offerta vincolante che Parigi si è impegnata a presentare il 14 marzo e che verrà formalizzata in un cda quattro giorni prima: "Vogliamo anche il consenso del nuovo governo, altrimenti non proseguiremo", aveva risposto il direttore generale Gourgeon. Del resto lo stesso Berlusconi, che in una prima fase aveva speso parole di elogio per l'offerta della cordata Intesa-Air One, sa bene che se Air France-Klm lasciasse il campo per Alitalia si concretizzerebbe lo spettro del fallimento entro giugno e si troverebbe costretto a dedicare i primi cento giorni di governo ad affrontare la crisi e probabilmente uno scontro fra i sostenitori di Malpensa (la Lega) e quelli di Fiumicino (Alleanza Nazionale). La "battuta" del Cavaliere ha comunque messo un nuovo spillone su una trattativa già di per sé travagliata e sulla quale pesano altre due incognite: la richiesta di risarcimento da più di un miliardo intentata da Sea contro Alitalia e la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Air One e rimesso in discussione la gara per l'acquisto di Volare, la compagnia low cost con base a Malpensa che nel frattempo era stata acquisita da Alitalia. Per paradosso, l'uscita di Berlusconi a mercati aperti ha però aiutato i francesi ad abbassare il prezzo dell'Opa su Alitalia: a fine giornata il titolo aveva perso il 5,2% e valeva appena 0,56 euro, venti centesimi in meno di qualche giorno fa. Air France-Klm è pronta ad acquistare Alitalia con 35 centesimi ad azione.

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Silvio-Walter, duello ma non in tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Prima il colpo al cerchio (Veltroni). Ora alla botte (Berlusconi). Famiglia cristiana pareggia il conto delle critiche con uno sferzante giudizio sul Pdl che, diranno i maligni, sembra concepito apposta per orientare l'elettore cattolico sul terzo incomodo: l'Unione di centro, sintesi di Udc e Rosa bianca. Il settimanale più letto nelle parrocchie prende di mira l'agnosticismo del Cavaliere sulle questioni "eticamente sensibili", non perdona quella sua uscita sul Pdl monarchico (perché comanda lui) e anarchico (libertà di coscienza sui valori). Bocciato proprio come Walter sette giorni fa. "Gli elettori cattolici hanno il diritto di sapere che cosa pensano i loro candidati su aborto, testamento biologico, coppie di fatto" eccetera, alza il dito Famiglia cristiana, "il richiamo dei vescovi non assolve nessuno". Sarà perché a sostegno dei centristi si mobilitano le divisioni del Papa, sul voto aleggia sempre più l'incubo del pareggio. A loro modo lo riconoscono Veltroni e Berlusconi. Il primo, prevedendo in quel caso "riforme istituzionali e poi al voto". Il secondo, anticipando che nel futuro Parlamento qualunque sostegno (Udc compresa) sarà "benvenuto". Non parla così chi è certissimo della vittoria. Difatti entrambi hanno parecchi dubbi, e si domandano come riprendere in mano le redini. Vista coi loro occhi, l'ideale sarebbe ridurre la campagna a un faccia a faccia Veltroni-Berlusconi. Magari, appunto, organizzandone uno. La novità, sintomatica, è che per la prima volta Silvio dice sì alla richiesta di confronto sempre caldeggiata da Walter: "Disponibilissimo". Aggiungendo, col tono del pugile che vuole accendere i riflettori sul match: "Al posto di Veltroni, ne avrei il terrore...". Ma la Commissione di vigilanza non ha appena messo un veto ai confronti in tivù? Certo. Tuttavia l'idea che si fa strada nel quartier generale berlusconiano, su cui sono in corso contatti con l'altra sponda, non prevede per forza un duello in uno studio Rai e Mediaset. E' possibile, osservano, che si svolga con regole ferree in una sede neutra, magari di fronte alla stampa estera. A quel punto, l'evento richiamerebbe i media di tutto il mondo, le nostre tivù non potrebbero evitare di darne conto, la par condicio di fatto verrebbe forzata. E comunque, per una settimana prima e dopo la politica non si occuperebbe d'altro. La questione sarà definita da lunedì in avanti. Per ora il Cavaliere è alle prese con le sue liste, i ras locali che si oppongono ai "paracadutati" da Roma, i partitini che attendono risposte... Figurarsi se c'è posto per candidati di grido. Le ultime voci parlano di sondaggi in corso su Santo Versace, lo stilista, e su Raffaello Vignali, presidente di Federchimica. No secco, in controtendenza, del giornalista Carlo Rossella. Supplemento di fatica per Storace e Santanché. Il loro simbolo è tra i 23 respinti dal ministero dell'Interno perché troppo simili ad altri. Nel caso della Destra, somiglia troppo a quello di An. Entro domani sera dovrà essere ritoccato. Idem per la Dc di Pizza e per quella di Sandri (pressoché identiche), nonché per tre liste ispirate a Beppe Grillo. Bocciatura senza appello per 9 simboli, gli ammessi all'esame del voto sono 147.

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San Clemente ha fatto bene a far cadere Prodi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Calearo "San Clemente ha fatto bene a far cadere Prodi" Il candidato del Pd Massimo Calearo "santifica" Clemente Mastella per aver fatto cadere il governo Prodi. Nello studio di Ballarò l'imprenditore, voluto da Veltroni come capolista in Veneto, ha detto: "San Clemente Mastella ha fatto bene al Paese, perché ha fermato il governo e adesso c'è un partito come il Pd che ha un programma moderno. Non è vero che tutti gli imprenditori votano Berlusconi". Calearo non risparmia critiche al vice ministro dell'Economia Vincenzo Visco. "Per carità di Dio, spero non lo ricandidino".

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Quando si affaccia il timore di vincere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Taccuino elettorale Marcello Sorgi Quando si affaccia il timore di vincere La polemica sul pareggio sta diventando un classico di tutte le elezioni. Chi lo evoca, come ha fatto ieri Veltroni a "Porta a porta", è come se dicesse ai suoi elettori: "Ancora un piccolo sforzo ed è fatta". Chi lo nega, come ha reagito subito Berlusconi a "Sky Tg 24", vuol dare la sensazione di una sicurezza anche superiore a quella che in realtà alberga nel suo animo. In genere, le altre volte, tutto si esauriva solitamente in giornata, o in un paio di giorni, come qualsiasi argomento elettorale in una campagna che ha bisogno tutti i giorni di novità. Se non che, la volta scorsa, nel 2006, a sorpresa, il pareggio uscì dalle urne, con Prodi vincitore per 24mila voti che fece finta di non accorgersene e spiegò che governare con una maggioranza risicata poteva anche essere più "sexy", e Berlusconi che dopo aver fatto l'offerta di un esecutivo di larghe intese, di fronte al rifiuto del Professore, la ritirò sdegnato, e partì all'attacco con un'opposizione durissima e senza sconti. Il risultato è stato una legislatura di soli venti mesi, un governo stentato che alla fine è caduto rovinosamente, e un'opposizione che ha accumulato un vantaggio elettorale difficile da scalfire. Ammesso, e speriamo non concesso, che Veltroni riesca a realizzare la rimonta come fece Berlusconi nel 2006, e che di nuovo dalle urne del 13 aprile esca un vincitore alla Camera (grazie al premio di maggioranza concesso dal "Porcellum"), ma non al Senato, il leader del Pd si comporterebbe come il Cavaliere la volta scorsa? O inaugurerebbe da subito un'opposizione intransigente? Sul palcoscenico tv più abituato agli annunci importanti, Veltroni è parso cauto, e in qualche modo disponibile a stabilire un'intesa (di governo? tra governo e opposizione stile Bicamerale 1996?, questo non l'ha detto) a tempo con l'avversario: riforme e poi ritorno alle urne. Ed è parso di capire che questa proposta resterebbe in campo sia che il Pd uscisse in pareggio dalla parte della vittoria, sia che si trovasse sconfitto, ma dominante, in un Senato in cui il Pdl non potesse contare su una maggioranza chiara. Il Cavaliere, invece, per ora non vuole neppure prendere in considerazione l'ipotesi, magari per scaramanzia. Parlare di pareggio, per uno che sulla carta è già vincitore, sarebbe un segno di debolezza imperdonabile. Berlusconi e Veltroni infatti corrono per vincere, anche se forse temono allo stesso modo la vittoria.

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Londra lo arruolò per prevedere le mosse dei capi nazisti fanatici degli oroscopi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ludwig se ne andava in giro con la divisa e le stellette. Se poteva, pure il monocolo e i guanti neri in mano. Ludwig von Wohl. Era il mago che aveva convinto l'Inghilterra: "Io vi faccio gli oroscopi di Hitler e voi vincete la guerra". I servizi segreti l'hanno nominato persino capitano, gli hanno comprato una casa e, soprattutto, gli hanno sempre creduto. Poi, quando non serviva più perché Hitler aveva perso, hanno continuato a pagarlo perché stesse zitto. La sua storia è raccontata da documenti dei servizi segreti da poco declassificati. Tutta la vita a busta paga per sparare cazzate. Un grande. Come si fa non invidiare un cialtrone come Ludwig von Wohl? La sua fortuna in fondo era solo nella debolezza dei grandi. Anche Berlusconi dicono che ha 5 astrologi che gli leggono gli oroscopi. Veltroni, dipende: ci crede solo se gli dicono che vince, e adesso è dura. Che Hitler andasse matto per gli oroscopi lo scrivevano pure i libri, non era solo convinzione comune. Che poi magari non fosse vero era un particolare che allora non contava. Christopher Andrew, professore di storia a Cambridge ed esperto dei servizi segreti, ha benevolmente spiegato che bisogna anche tener conto di come andavano quei giorni: "Le vittorie iniziali di Hitler pareva che avessero qualcosa di prodigioso: adesso può sembrare strano, ma in quei momenti di crisi non si è lasciato nulla di intentato". Chiamiamoli miracoli della disperazione. Uno dei problemi più grandi era l'imprevidibilità di Hitler. Lord Halifax che lo definiva "questo strano tipo", diceva di lui: "Procede a tentoni come un cieco che provi a farsi strada in una palude". E allora, non si buttava via niente per capirlo meglio. Von Wohl capitò in Gran Bretagna nel 1935, dove si era rifugiato per sfuggire alle persecuzioni razziali perché di origine ebraica. Arrivato nella capitale inglese, si fece passare prima per un nobile ungherese, poi per il nipote di un direttore d'orchestra austriaco, e infine per un parente del sindaco di Londra. In società, comunque, era accreditato come un esperto astrologo e aveva tra i suoi clienti, secondo quanto rivelato da un rapporto dell'Mi5, "personalità di spicco della classe dirigente". All'inizio, gli stessi servizi segreti che poi lo avrebbero assunto lo descrivono come "un ciarlatano e un impostore", e lo pensano addirittura alle dipendenze dell'Asse. La svolta arriva durante una cena all'ambasciata di Spagna, quando una duchessa lo pregò di rivelare l'oroscopo di Hitler a un illustre commensale, il ministro degli Esteri britannico, Lord Halifax, che era lì che non riusciva mai a capire da che parte volesse parare quel matto del Führer. Von Wohl deve averlo illuminato. Così, fu subito arruolato dall'Intelligence del Regno Unito, perché "è sempre utile sapere cosa dice la gente a un astrologo". Gli venne anche assegnato un fastoso appartamento a Park Lane. Ogni tanto si metteva alla scrivania e preparava gli oroscopi su una carta intestata dell'Ufficio Ricerche Psicologiche. Le previsioni erano quel che erano. Ma lui ripeteva che quel che contava era altro: capire i meccanismi che muovevano Hitler. E poi si poteva pure fare propaganda con gli oroscopi. Gli credono così tanto che nel 1941 lo mandano in missione negli Stati Uniti, per influenzare gli americani a entrare in guerra contro l'Asse. Il suo compito era quello di screditare una convenzione di maghi americani filonazisti e divinare oroscopi in cui prevedeva l'inevitabile sconfitta di Hitler, segnata dagli astri. I giornali gli dettero un mucchio di spazio. E a giudizio dei suoi superiori il servizio fu svolto "ottimamente". Anche se fino a prova contraria dovette essere Pearl Harbor a convincere Roosevelt, non il "fantastico oroscopo" che gli aveva preparato questo stregone piovuto dal Tamigi. Tornato a Londra, trovò l'appartamento vuoto, così come il conto in banca. L'Mi5 comincia a storcere il naso, a chiamarlo "buffone" oppure "ribaldo". Pensano di nasconderlo in una zona remota del Paese o a internarlo, addirittura, nel timore che la sua esistenza potesse screditare l'operato dei servizi. Invece, mai sottovalutare von Wohl. Riesce un'altra volta a convincere lo stato maggiore dell'ossessione di Hitler per l'astrologia, persuadendo tutti che mai come in quel momento è importante il suo lavoro: avrebbe studiato gli astri del leader nazista e svelato i consigli del suo mago, lo svizzero Karl Ernest Krafft. Gli dicono di sì. E lui si allarga, fa gli oroscopi a tutti. Come in un documento del 1943: "Gennaio positivo per il maresciallo Timoshenko, mentre c'è qualche pericolo per il generale Eisenhower. Il periodo dal 7 al 14 è favorevole al generale Montgomery". Non ci azzecca quasi mai. Charles Hambro, responsabile delle Operazioni Speciali, ha confessato che se andasse a controllare il suo lavoro scoprirebbe un mucchio di fallimenti: "Ma non ne ho né il tempo né la voglia". E su una memo riservata c'era scritto che "von Wohl è chiaramente un pericolo potenziale e non vi è nessuna garanzia della sua lealtà: probabilmente è guidato soltanto dalla vanità e dagli interessi personali". Finalmente l'avevano capito. Però Hitler ha perso, l'Inghilterra ha vinto ed è finita bene per tutti. Testa bassa e occhi bassi, meglio star zitti e pedalare. Anzi, per essere più sicuri, e far star zitto lui soprattutto, l'hanno riempito di soldi fino alla sua morte. E poi dicono che non era un mago.

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Silvio Berlusconi ha espresso ieri in termini molto chiari la sua proposta concreta di governo: prot (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Eggere la parte di economia che sta a cuore ai propri elettori e liberalizzare quella che sta a cuore agli elettori dell'avversario. Questa risposta alla globalizzazione, che si può definire "protezionismo di parte", è sorpassata e rischiosa. Tipica infatti dei Paesi le cui economie sono cresciute di meno dagli Anni Novanta e che hanno paura di aprire economia e società agli stimoli della concorrenza. Ieri Berlusconi ha descritto con un esempio lampante il "protezionismo di destra": abolire o riscrivere lo Statuto dei lavoratori, ma salvare imprese nazionali, come Malpensa e Alitalia, a costo di perdere denaro pubblico. Questo tipo di risposta alla globalizzazione non funziona. È figlia infatti di un mondo che non esiste più, in cui capitale e lavoro sono ancora nettamente distinti e in cui i confini nazionali sono chiusi. Inoltre è destinata a lacerare il Paese anziché mobilitarne il consenso per le riforme. È lo stesso errore che sta commettendo Nicolas Sarkozy, pur con minori inclinazioni stataliste, e che ne sta facendo arenare la spinta riformista e crollare il consenso. Anche nel suo ultimo governo, Berlusconi seguì lo stesso schema: riuscì a liberalizzare il mercato del lavoro con la Legge Biagi. Ma dall'altro lato si sforzò di proteggere le imprese, rinunciando alle privatizzazioni, mancando di liberalizzare i mercati dei prodotti, dei servizi e degli assetti proprietari, fino a costruire la più dannosa delle barriere protettive del capitale nazionale: la depenalizzazione del falso in bilancio di fronte alla quale qualsiasi investitore è costretto a pensarci due volte prima di appropriarsi di una società italiana. Esiste ovviamente anche un "protezionismo di sinistra" che, come nell'ultimo governo, liberalizza servizi e mercati dei prodotti, ma protegge i diritti dei lavoratori irrigidendo il mercato e arretrando nelle riforme sociali. E Veltroni deve ancora dimostrare, al di là delle candidature affiancate di operai e imprenditori, di sapersene affrancare davvero e di aver colto la lezione del riformismo a tutto campo. Tuttavia le proposte di Berlusconi di ieri sul salvataggio a ogni costo di Alitalia e di Malpensa rappresentano un perfezionamento perverso del protezionismo di parte. In questo caso infatti si tutelano quasi al chilometro le constituency elettorali degli alleati: la Lega con Malpensa e Alleanza Nazionale con la compagnia di bandiera. Sul Corriere Giavazzi ha sintetizzato criticamente il programma del Popolo della Libertà in termini inquietanti: "Dazi e quote per difendere le nostre produzioni dalla concorrenza asiatica e protezione delle nostre industrie e dei nostri capannoni". In filigrana si riconosce la filosofia "dei rischi e della chiusura" di Giulio Tremonti, a cui infatti Berlusconi intende affidare il ministero dell'Economia. Tutti i Paesi europei che si sviluppano più rapidamente fanno invece dell'apertura, non della chiusura, il loro punto di forza. In Svezia e Gran Bretagna, due dei Paesi meglio funzionanti in Europa, pur diversissimi politicamente, oltre metà degli investimenti in tecnologia che ne spingono lo sviluppo sono portati da capitali stranieri. Non a caso sono anche i due Paesi in cui gli immigrati si integrano meglio. Il Belgio, che è riuscito a riequilibrare conti pubblici un tempo peggiori di quelli italiani, ha vincolato gli aumenti salariali nazionali ai divari di produttività rispetto ai Paesi vicini, delegando dunque perfino parte della propria sovranità salariale. La Germania è riuscita a ripartire con eccezionale vigore grazie al fatto di aver "aperto" quasi contemporaneamente sia il mercato del lavoro sia gli assetti proprietari delle imprese e delle banche, dopo decenni di protezionismo corporativo di sindacati e capitalisti. Oggi le imprese tedesche non assumono più lavoratori dequalificati, bensì laureati con stipendi elevati. Alcune migliaia di imprese italiane sono già riuscite ad agganciare lo sviluppo globale. Le statistiche sull'andamento dei profitti mostrano grandi oscillazioni che testimoniano che il processo di "distruzione creativa", attraverso cui le imprese più capaci prevalgono su quelle che non reggono la concorrenza, è in corso. L'andamento della crescita economica e dell'export italiano degli ultimi due anni testimonia che il processo, benché doloroso, è benefico per l'intero Paese. Fermarlo per dar retta alla retorica della "chiusura protettiva" e per raccogliere così consenso elettorale di breve termine, è una garanzia di declino per asfissia del Paese e una colpa imperdonabile per una forza politica che si pretende liberale.

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Napoli, torna la "monnezza" - napoli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il caso Due mesi dopo, i rifiuti invadono di nuovo anche le strade del centro Napoli, torna la "monnezza" NAPOLI Non voteranno. VeltroniBerlusconi, né altri. "Non andremo alle urne, nessuno merita la nostra preferenza, guardate cosa hanno combinato, questa era la terra più bella del mondo...". Lo dicono con livore nella città, tornata a essere invasa da montagne di rifiuti dopo una breve tregua. Piramidi di spazzatura dalla periferia al suo salotto. Da Scampia a via Toledo. Lo ripetono quasi con rassegnazione nella provincia, mai liberata dall'incubo della spazzatura. Ormai sommersa dai cumuli, con fermate dei bus trasformate in discariche, panorami sfregiati dalla monnezza. SEGUE A PAGINA 20 CON UN COMMENTO DI GUIDO VIALE A PAGINA 30.

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Il piano b di silvio "draghi premier" - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il retroscena Il piano B di Silvio "Draghi premier" CLAUDIO TITO "Se la maggioranza al Senato non sarà ampia, io non farò come Prodi". I sondaggi da tempo ripetono sempre lo stesso ritornello: a Palazzo Madama la vittoria del Pdl è in bilico. Soprattutto nulla assicura che i numeri per Silvio Berlusconi siano sufficientemente ampi. Dati che il Cavaliere legge con apprensione. Derivandone una certezza: "Senza una affermazione netta, non sarò io a formare il governo". L'incubo della "paralisi" accompagna i suoi sonni. "Senza una coalizione forte, in Italia non si può fare niente. Contro la sinistra, contro i sindacati, non si riesce a fare niente". In quel caso, può essere la volta buona per le larghe intese. O meglio, per le "piccole intese" con il Pd di Walter Veltroni. SEGUE A PAGINA 11 SERVIZI DA PAGINA 6 A PAGINA 10.

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"via 20 mila immigrati con problemi di giustizia" - paolo g. brera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Roma Gianni Alemanno: "Farò una rivoluzione conservatrice" "Via 20 mila immigrati con problemi di giustizia" PAOLO G. BRERA "A Roma dobbiamo espellere 20mila persone: i nomadi e i clandestini che hanno avuto problemi con la giustizia". è la "rivoluzione conservatrice" che Gianni Alemanno, candidato sindaco del Pdl, sogna per la Capitale. Ieri mattina insieme ad Alfredo Antoniozzi - candidato Pdl alla Provincia - ha incontrato il presidente di Confcommercio, Cesare Pambianchi, che ha chiesto "più lotta all'abusivismo commerciale e alle merci contraffatte, il riequilibrio tra grande distribuzione e negozi di vicinato, uno sforzo sulle infrastrutture per la mobilità e la creazione di una forza di polizia dedicata al commercio". "La lotta al degrado e per la sicurezza - replica Alemanno - sarà priorità con interventi incisivi come le armi ai vigili. E ci piace molto la proposta degli "ausiliari del commercio": creeremo una forza locale specializzata in degrado, commercio abusivo e microcriminalità". E rilancia: "Occorre una mappa delle aree commerciali a rischio in cui concentrare risorse" e "meno cubature commerciali nel nuovo Prg". Altro cardine del programma: "La modifica della governance: col federalismo fiscale l'area metropolitana deve trattenere parte delle risorse prodotte". E ripropone la moratoria delle "multe pazze". In attesa del Patto per Roma (il 15 a Corviale con Berlusconi, Fini e Antoniozzi), frecciata al rivale: "In bocca al lupo a Rutelli capolista al Senato in Umbria, regione che non può fare a meno di un parlamentare così esperto". Perché, per Alemanno, non è più impossibile la missione Campidoglio fallita due anni fa: "è un'altra città. C'era un consenso bulgaro per Veltroni, anche dal centrodestra. Ma il "modello Roma" è incrinato e lo stesso Rutelli si sta smarcando. La gente vuole cambiare". Una mano arriverà dalla "candidatura molto qualificata" di Mario Baccini (Rosa Bianca): "Arricchisce la sfida e ci aiuta ad arrivare al ballottaggio". E se poi l'anti Rutelli fosse lo Storace che si definisce "contro tutte le caste, quella dell'accordo Veltroni-Berlusconi e quella di Rutelli"? "Lo appoggeremmo al ballottaggio" dice Alemanno. E intanto il presidente di Assoforum, Potito Salatto, sta definendo la lista civica per Alemanno: ci sono il presidente di Convivium 2000, Alfano Ippolito, la giornalista Paola Zanoni, Roberto Cannata, gli assicuratori Domenico Giacchini e Francesco Maria Orsi, l'ingegnere Valerio Moschella, l'avvocato Fabrizio Marini, Sara Altomari, Anna Ovidi, il musicista Giuseppe Flamini e il chirurgo Giancarlo Lombardi de Calice.

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"sembra il psi di vent'anni fa" esplode la rabbia dei militanti - antonella romano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Palermo LE REAZIONI Rivolta della base su nomi e posti: "Il nepotismo ha avuto la meglio sulla democrazia" "Sembra il Psi di vent'anni fa" Esplode la rabbia dei militanti Coro di proteste: "Ha vinto l'arroganza dei big" i giovani Aspettavamo segnali di cambiamento che non sono arrivati Quella che ha prevalso è la vecchia politica il sindacalista L'operatrice di call center retrocessa alla nona posizione Mortificato il mondo del lavoro ANTONELLA ROMANO SI sentono sclusi, delusi, traditi. C'è chi se la prende con Veltroni e chi addossa la responsabilità a Genovese, chi parla di "pratiche da prima Repubblica" e chi sostiene che siano stati favoriti i "soliti gruppi" in barba alla democrazia. è un coro di protesta, quello che si leva attorno alle candidature del Pd per le politiche. Secondo il componente dell'assemblea costituente del Pd Renato Ruggiero, l'inserimento tra i sicuri eletti della figlia di Cardinale fa toccare al partito di Veltroni il punto più basso. "Portare in parlamento la figlia a tutti sconosciuta di un ras politico costretto a non candidarsi da un regolamento sacrosanto - dichiara Ruggiero - è un comportamento di agghiacciante arroganza, che se non fermato arrecherà danni elettorali gravissimi". Gli Ecodem ieri hanno chiesto le dimissioni di Francantonio Genovese e del suo vice Tonino Russo, contestando l'esclusione di Beppe Lumia e di Maria Falcone. Aurelio Angelini, in una conferenza stampa, ha proposto assieme alla vice presidente dell'assemblea del Pd Mariolina Bono, di riaprire le liste: "Le liste approvate calpestano la parità di genere, il rinnovamento generazionale, le varie sensibilità della società siciliana, e tra queste quella ambientalista, che alle primarie ha ottenuto il 20 per cento dei consensi". "Non vorremmo che la scelta di non candidare il vicepresidente dell'Antimafia - dice Giusto Catania, europarlamentare di Prc - sia dettata dalla smania di Veltroni di costruire un governo di grande coalizione con Berlusconi e che per questo sia necessario derubricare la questione morale". E c'è anche il caso della retrocessione di Loredana Ilardi, l'operatrice dei call center e rappresentante Slc-Cgil, data per capolista e finita al nono posto. A farlo scoppiare è il segretario della Cgil Maurizio Calà, che si rivolge a Veltroni non condividendo la scelta di penalizzare il mondo del lavoro dipendente. "Fino a qualche giorno fa tutti sapevamo che la capolista in Sicilia era una lavoratrice part time di un call-center indicata per il valore di rappresentanza e di attenzione nei confronti del mondo di giovani, donne, precari e lavoratori. Di contro in Veneto a rappresentare il Pd è c'è il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, da sempre in contrapposizione con i bisogni del mondo del lavoro". Esprime disagio lo scrittore Pasquale Hamel che si domanda dove sia il nuovo: "Non stiamo assistendo né al rinnovamento, né all'apertura alla società civile ma a un atto ulteriore di prepotenza da parte di un mondo che, per suo statuto, tale non dovrebbe essere". E c'è grande delusione nelle reazioni dei giovani dirigenti che avevano aderito con "entusiasmo ingenuo". Tra questi Massimiliano Lombardo: "Ho dato fiducia ed energia per costruire il partito nuovo, quello che avrebbe dovuto dare più spazio alle nuove generazioni e lanciare un segnale di cambiamento. Entrambe le cose in Sicilia non sono state realizzate. A vincere è la vecchia politica del familismo e dei nepotismi". Per Marcello Capetta, leader della sinistra universitaria, "le candidature della figlia di Cardinale e della precaria dei call center, che precaria non è, rappresentano un'offesa al lavoro dei tantissimi giovani impegnati nelle scuole, nelle università e nella società civile". L'area lettiana accusa il colpo di non avere candidature in posti di rilevo. "è la dimostrazione che in questo Pd non vi è agibilità politica, vengono favoriti gruppi esistenti e le candidature corrispondono agli attaché dei leader", attacca il sindaco di Pantelleria Salvatore Gabriele. Tra le "intelligenze mortificate" di cui si parla c'è quella di Angelo Argento, il coordinatore regionale dell'area lettiana, candidato alla Camera nella Sicilia orientale al numero 11, posizione utile solo in caso di vittoria. Altre due lettiane, Mila Spicola e l'assessore di Bagheria Vittoria Casa, che forse rinuncia, sono finite come riempitivi in fondo alla lista. Dichiara Beppe Bruno: "Sembra di trovarsi non nel nuovo Partito democratico ma nel Psi del 1987. Chissà se un giorno qualche inchiesta giudiziaria ci aiuterà a capire con quale logica sono state fatte queste scelte".

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Pina contro mara, duello rosa e d'amato pone le condizioni - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Napoli Pina contro Mara, duello rosa e D'Amato pone le condizioni In Campania 2 sfida Picierno-Carfagna. L'imprenditore vuole un posto nel governo Pdl roberto fuccillo D'Amato contro D'Alema, Carfagna contro Picierno, Bondi contro Follini. Il quadro delle sfide è praticamene fatto. Questi dovrebbero essere i duelli fra capilista rispettivamente in Campania 1, Campania 2 e Senato. Il "Popolo della libertà" dovrebbe completare e stilare con precisione le liste domani, ma ormai l'acquisizione dei nomi è quasi al termine, e in Forza Italia si dà per chiuso l'arrivo in lista dell'ex presidente di Confindustria. Perfino Berlusconi ieri lo ha pressato: "Se sarà dei nostri ne saremmo felici, perché quando lui fu presidente della Confindustria collaborammo molto bene". Resta un dubbio sulla collocazione. La logica lo vorrebbe al Senato, per non rimanere oscurato dalla già decisa presenza sia di Berlusconi che di Fini nella lista alla Camera. Ma in realtà Palazzo Madama è prospettiva lontana, per lo stesso motivo per il quale D'Amato ancora non conferma. D'Amato attende di chiudere i dettagli finali della trattativa col Cavaliere. In modo particolare la definizione del suo futuro. Di certo ambisce anche a un incarico governativo e non solo a fare numero su uno scranno parlamentare. Cosa che invece lo investirebbe se al Senato si realizzasse davvero uno scenario di maggioranza risicata con conseguente obbligo di presenza in aula. Intanto Berlusconi la battaglia di Napoli l'ha già ingaggiata: "Se vogliono andare avanti con l'archeologia, allora dopo Pompei mettono D'Alema che è da 45 anni in politica". Ce n'è anche per Follini capolista al Senato: "Alla faccia della novità: i compagni campani non saranno contenti di avere come candidato Follini che è stato vicepremier nel mio governo". Certo appare suggestivo anche il duello al femminile in Campania 2, con Mara Carfagna a incrociare i sentieri di Pina Picierno. Nel frattempo, aspettando D'Amato, il quadro per il "Popolo della libertà" è quello delineato nei giorni scorsi. Saranno in pista gli uscenti, gli innesti di altre formazioni come Sergio De Gregorio, Stefano Caldoro, Giuseppe Scalera, i prefetti Raffaele Lauro e Maria Elena Stasi e le tante altre designazioni di An e Forza Italia. Nelle ultime ore si sono aggiunti Raffaele Calabrò, il cardiologo che fu anche presidente del Consiglio regionale per Forza Italia e che poi era passato con la Margherita. Poi Sergio Vetrella, presidente del Centro ricerche aerospaziali di Capua, Gaetano Soglia, proprietario di una nota catena di resort nel salernitano, infine Marco Pugliese, presidente dell'Avellino Calcio, e Antonia Ruggiero, figlia del titolare di una nota tipografia irpina. Confermato invece che sono in via d'uscita Alfredo Vito e Franco Girfatti, e che non rientreranno affatto Paolo Cirino Pomicino e Giulio Di Donato. Non ci sarà neanche Carmelo Conte, di cui erano circolate alcune indiscrezioni che lo volevano verso Forza Italia. Falso: ieri Conte ha precisato che "non vedo e non sento Cicchitto da circa due anni, non conosco Bondi e non parlo con Berlusconi da oltre sei anni" e, di fatto era in attesa semmai delle decisioni del Ps di Boselli, aspirando a essere suo capolista in Campania 2. Decisioni non ancora prese, anche perché nel frattempo Boselli non si è fatto sfuggire l'opportunità di un appello a tornare a casa rivolto ai compagni di "Alleanza riformista" dopo il maltrattamento subito da Veltroni. Altro partito in attesa è l'Udc. Nessun problema a Napoli, dove la lista sarà guidata da Casini e, forse, anche da Cesa, ma i candidati veri alla elezione sono Ciro Alfano e Michele Pisacane. Pende ancora l'incognita De Mita. Le ultime sortite, compresa l'intervista di lunedì a "Irpinia tv", hanno confermato la sua intenzione di essere della partita. Semmai resta l'incognita fra la corsa in Campania 2 e quella al Senato, dove l'Udc vuole essere sicura del conseguimento dell'8 per cento. Circostanza sulla quale gli amici di De Mita non hanno soverchi dubbi, viste anche le numerose visite che vengono segnalate a Nusco, specie dopo le decisioni veltroniane sulle liste del Pd (nelle quali figura al Senato anche l'uscente Adriano Msi, frusinate proveniente dalla Uil, nulla a che vedere con lo storico Aurelio Musi). Significativo che ieri si sia rifatto vivo anche il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso: "Ritengo che su De Mita ci sia stato un grosso errore da parte di Veltroni". La Destra di Storace ha avuto ieri da fare soprattutto con la bocciatura del suo simbolo, ma è confermato che la formazione correrà col ticket Santanchè-Pezzella in entrambe le circoscrizioni della Camera e che a Napoli al numero tre dovrebbero esserci Bruno Esposito o Paola Ferrari, conduttrice della "Domenica sportiva", che comunque sarà candidata anche nel Lazio. Infine la Sinistra arcobaleno. Trattative generali ancora in corso. Pende sempre la possibilità dei Verdi di portare in Campania Grazia Francescato, nelle ultime ore si è aggiunto il problema di Oliviero Diliberto: dovrebbe andare in Piemonte, ma non si esclude la Campania. D'Amato De Mita Calabrò.

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"genova? l'ho aiutata nel 2004 o forse no, forse era il 2001..." - wanda valli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Genova Prima giornata tutta ligure per Giovanna Melandri, la capolista mandata da Roma "Genova? L'ho aiutata nel 2004 O forse no, forse era il 2001..." WANDA VALLI Giovanna Melandri, è bionda, bella, ma non dice sempre sì. Anzi. L'attuale ministro delle politiche giovanili e dello sport, candidata in Liguria come capolista alla Camera del Pd, deve proprio a una risposta al fulmicotone a Silvio Berlusconi in un faccia a faccia in Tv, il suo successo d'esordio in politica. Era il 1994, Giovanna Melandri, aveva 32 anni. Da allora è rimasta in Parlamento, ministro due volte (governo D'Alema e Prodi 2), sempre fedelissima alle idee e allo stile di Walter Veltroni. Che l'ha voluta capolista in Liguria, e ieri, l'ha "lanciata" dal palco di piazza Matteotti. Lei lo ha seguito in ogni tappa della visita in Liguria, ammessa anche alle riunioni più ristrette, come l'incontro con sindacalisti e rappresentanti dei lavoratori del porto nella Sala del Camino di Palazzo Ducale. All'uscita, mentre scende veloce le scale per raggiungere l'atrio, accenna al suo primo giorno da capolista genovese. Com'è Genova per lei, ministro Melandri? I capelli lisci a caschetto, un abito in fantasia sotto il cappotto, sorride e spiega: "Non è un esordio, sono venuta più volte". Quando e in che veste? Melandri risponde: "come ministro dei Beni Culturali, quando la città era stata nominata", un attimo di sospensione, "città europea della cultura, nel 2004, no?" e si gira a guardare la sua collaboratrice. Sì l'anno era quello, ma nel 2004 il centrosinistra non era al governo. "In effetti i fondi li stanziammo nel 2001", specifica Giovanna Melandri, sempre cercando di non saltare il gradino. Poi aggiunge: "voglio fare una campagna elettorale qui, insieme con Roberta", intesa come Pinotti, la presidente della Commissione Difesa della Camera, genovese, che guida il Pd al Senato. Il ministro Melandri tiene a sottolineare un altro aspetto. Dice: "sono molto soddisfatta che il Partito Democratico abbia scelto due donne, per guidare la sua corsa in Liguria". E, però, lei ha dovuto lasciare Roma, la sua città, un sacrificio?. Altri gradini azzeccati, altra risposta che chiarisce: "Sono candidata anche nel Lazio". Nel collegio della Magliana di Roma, quello del 1994? "Eh, no, purtroppo i tempi dei collegi sono finiti, ora sono in Lazio 1". Adesso il suo quartier generale dovrà spostarsi a Genova. Giovanna Melandri lo conferma e rimanda ai prossimi giorni il suo incontro ravvicinato con la città: "potrò conoscerla meglio, voglio conoscerla meglio", promette. Intanto ieri ha incontrato la gente della Genova che nel Pd vuole credere. Giovanna Melandri è a fianco di Walter Veltroni sul palco, con il cappotto, gli stivali neri, qualcuno, dal pubblico, con sarcasmo tutto ligure annota: "ma dove va con quegli stivali? a funghi?". Niente di personale, i genovesi sono fatti anche così. Criticoni, ma pronti a urlare " Vai Melandri" con applausi dalla piazza, quando Veltroni la presenta. Lei sorride. Questa volta dice sì, convinta. Alla sfida del Pd, guidato dalle dame bionde, Giovanna e Roberta.

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Garofani, fassina, lusi: mister x in lista "ma non siamo solo dei raccomandati" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Genova Viaggio alla scoperta degli uomini non conosciuti sul territorio, schierati dal centrosinistra per le prossime Politiche Garofani, Fassina, Lusi: Mister X in lista "Ma non siamo solo dei raccomandati" Il braccio destro di Visco: "Ho preparato con Burlando la legge sull'extragettito" L'ultimo direttore del Popolo: "Non è colpa mia se non hanno cambiato la legge elettorale" Sarà un caso, ma dei tre l'unico ad avere l'elezione già in tasca è quello che arriva dalla Democrazia Cristiana. Francesco Garofani, 45 anni, non è un giornalista qualsiasi, è l'ultimo direttore del "Popolo". L'hanno paracadutato al numero tre della Camera, subito dietro la Melandri e Andrea Orlando, ma davanti a Tullo e alla Rossa. E' mai stato a Genova, onorevole Garofani? "Non farò l'errore di dire che amo molto il pesto - scherza lui - Ho fatto in tempo a vivere la stagione del movimento giovanile Dc e quindi a Genova ho un sacco di amici: Massimiliano Costa, Luca Parodi, Gianni Vassallo. La legge elettorale fa schifo, abbiamo cercato di cambiarla fino alla fine, ed è destino di noi "candidati nazionali" prendere palate di melma perché veniamo paracadutati. Ma chiedete pure agli elettori di Lombardia 3, se - io che sono romano - li ho rappresentati a dovere in questo spezzone di legislatura". Scusi, ma allora perché, lei che è romano ed è stato eletto a Mantova, la mandano a Genova? "Sono un giornalista prestato alla politica, non sono io che decido la mia traiettoria. Ma, a prescindere dai territori, sono una persone seria. Dove servo, vado". Garofani, spiegano gli addetti ai lavori, è l'uomo che due settimane fa ha organizzato il pubblicizzatissimo (e riuscitissimo) convegno che ha riavvicinato il mondo cattolico al Pd: vicinissimo al vice di Veltroni, Franceschini, lo definiscono "il più vecchio dei giovani cattolici del Pd". Gran lavoratore, in questo spezzone di Legislatura ha presentato una valanga di proposte di legge: la più curiosa è l'istituzione dell'Ente "Fondazione Musical italiano". Dei quattro Pd paracadutati in Liguria nei posti chiave (Melandri, Garofani, Lusi e Fassina) l'unico a non essere parlamentare uscente è lui, Stefano Fassina. Sarà l'assonanza con l'ultimo segretario Ds, sarà che è il braccio destro dell'espostissimo Visco ("al contrario di quel che si pensa, una persona adorabile, dolcissima"), sarà che ha profonde radici a sinistra ("subito dopo la Pantera, sono stato segretario nazionale dei giovani universitari dell'allora Pds"), ma Fassina - 41 anni, un figlio grandicello e una figlia che nascerà a ridosso delle elezioni - sembra uno di casa. "A Genova ci sono spesso - conferma - Col presidente Burlando, per conto del viceministro Visco, ho preparato tutto l'iter tecnico e legislativo dell'extragettito in porto. Nelle ultime due Finanziarie ho seguito in particolare i dispositivi legati ai porti e, su mandato di Visco, mi sono occupato del nuovo regime fiscale per le imprese minime e marginali, il cosiddetto forfettone". Tradotto, se trentamila imprese liguri avranno meno problemi col Fisco, il merito è di questo signore che ha alle spalle cinque anni negli Usa al Fondo monetario internazionale e l'esordio professionale nel gabinetto dell'allora ministro dell'economia Carlo Azeglio Ciampi. Scusi, ma con un curriculum così uno finisce quarto al Senato, così viene eletto solo se il Pd prende il premio di maggioranza in Liguria? "Sono regole orribili - risponde lui - ma vogliamo ricordarlo, ogni tanto, che la sinistra voleva cambiarle e Berlusconi è voluto andare a votare lo stesso?". Il viceministro Visco, rinunciando al suo settimo mandato parlamentare, ha posto una sola condizione: coinvolgere Fassina. E a lei, senatore Luigi Lusi, chi la aiuta? "Finora i lupi marsicani - scherza lui - Nel senso che sono stato eletto in Senato nella zona della Marsica e da appena 24 ore so di essere diventato "genovese". Molto onestamente, non mi sento paracadutato da voi: sono uno abituato a lavorare sul pezzo, dove vado mi prendo carico dei problemi del Collegio. E' la legge che prevede questo doppio servizio: per il Paese e per il territorio. Servizio è la mia parola-chiave". Nel curriculum di Lusi, avvocato abruzzese di 46 anni, tre figli, spiccano sei anni da segretario generale degli scout cattolici dell'Agesci e l'incarico di tesoriere prima per Rutelli e poi co-tesoriere (coll'ex Ds Sposetti) dell'Ulivo. Perdoni, ma che c'entra un uomo di conti con la Liguria? "Della Liguria conoscono i problemi. Mi sono occupato di porti, di turismo, di infrastrutture. Se c'è una cosa che rimpiango, da senatore uscente, è di non aver concretizzato i decreti sulla sicurezza del lavoro. Ma, ricordiamolo, il centrosinistra li voleva e la destra no. A parole sono bravi tutti. Ma dalla parte di chi lavora ci siamo noi". (r. n.).

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Veltroni: possibile un risultato clamoroso Ormai la distanza tra noi e il Pdl è di 4 punti. Gli italiani stavolta daranno una maggioranza chiara (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: possibile un risultato clamoroso "Ormai la distanza tra noi e il Pdl è di 4 punti. Gli italiani stavolta daranno una maggioranza chiara" di Andrea Carugati / Roma BOOKMAKERS Veltroni lo vede a portata un "risultato clamoroso". "Ci sono tutte le possibilità", dice parlando a Genova in piazza Matteotti, nel pomeriggio. E cita i bookmakers inglesi: "Stanno cominciando a rivedere le cifre sulle elezioni italiane, nessuno all'inizio della campagna elettorale scommetteva su di noi". Ospite di Porta a Porta in mattinata, il leader Pd aveva commentato con soddisfazione i sondaggi di Mannheimer,e non solo. "Tutti dicono che il distacco tra Pd e Pdl si è ridotto a quattro punti". Tra le coalizioni è di 6,5 punti, "ma c'è una bella differenza di coesione. Noi con l'Idv daremo vita a un solo gruppo parlamentare, mentre Pdl e Lega sono divisi su molti temi". Ma se la grande rimonta dovesse avere successo a metà, con un pareggio? Veltroni non vede all'orizzonte Grandi coalizioni: "In quel caso bisognerà fare insieme le riforme e poi tornare a votare". Una ipotesi, quella del pareggio, che Veltroni sembra allontanare: "Gli italiani questa volta saranno così saggi da dare una maggioranza chiara sia alla Camera sia al Senato". Il leader Pd sta alla larga dalle polemiche sulle liste, ma sottolinea la rapidità con cui il Pd le ha compilate: "Un record mondiale della politica italiana. In genere si chiudono la notte prima della scadenza e con un lancio di ortaggi. Noi siamo riusciti a farle agilmente e con molte novità". Quali? Il "raddoppio" delle donne elette, prima di tutto, e poi i giovani, una ventina tra 30 e 40 anni, i grandi nomi della società civile, da Colaninno a Calearo, Veronesi e il prefetto De Sena. "E per la prima volta entrerà una persona in carrozzina, Ileana Argentin, una donna che ho avuto al Comune con me, di straordinaria competenza e umanità". Veltroni tocca al volo due dei casi di esclusi più eccellenti: Giuseppe Lumia e Stefano Ceccanti. A entrambi offre un incarico futuro nel Pd, ma "è sbagliato che ciascuno consideri se stesso l'antimafia". Stoccate per Berlusconi, definito "un uomo politico, non un uomo di Stato", per non aver accettato di fare le riforme prima del voto. "Hanno fatto un partito su un predellino, io sono stato votato da tre milioni di persone. C'è una certa differenza...". E ancora: "Mi sono rivisto la puntata del "contratto con gli italiani", nel quale c'era scritto che, se non si realizzavano 4 punti su 5, il leader del Pdl non si sarebbe candidato...ed invece siamo al "Berlusconi 2 la vendetta"". Ce n'è anche per Tremonti, già designato ministro dell'Economia dal Cavaliere: "Lo è stato già, è tutto già visto, siamo noi la parte inedita della storia di questo Paese". Molta attenzione al Nord: "Il programma del Nord è quello del Pd, la parte più produttiva del Paese ha bisogno di infrastrutture, meno pressione fiscale, formazione e lotta alla burocrazia, non del parlamento della Padania. La presenza di Calearo con noi dimostra che qualcosa è cambiato, nel 2006 non avrebbe scelto il centrosinistra".

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L'affondo spiazza i cattolici azzurri baget bozzo: "accuse indegne" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Allarme rosso in Forza Italia. Ma c'è anche chi ironizza: dopo le critiche al Pd volevano la par condicio L'affondo spiazza i cattolici azzurri Baget Bozzo: "Accuse indegne" FRANCESCO BEI ROMA - Stupore, irritazione, preoccupazione. L'attacco di Famiglia cristiana al Cavaliere investe come una doccia fredda Forza Italia e, in particolare, quegli esponenti più esposti nel rapporto con il mondo cattolico. Gianni Baget Bozzo non esita a definire l'editoriale del settimanale "un grave attacco personale" a Berlusconi, pieno di accuse "pesanti e indegne". La legislatura 2001-2006, quella governata dalla Cdl, "è stata in assoluto la più filocattolica della storia d'Italia - sostiene Don Gianni - , molto più di quelle dominate dalla DC, che alla fine digerì il divorzio e l'aborto e non tutelò né la famiglia, né la scuola privata". A riprova, il consigliere berlusconiano ricorda che il rapporto tra la Cdl e la Cei di Ruini "è sempre stato ottimo". Di "articolo disinformato" parla Gaetano Quagliariello, che della riflessione sui rapporti tra la religione e lo spazio pubblico ha fatto la stella polare della fondazione Magna Carta. "Famiglia Cristiana - osserva il senatore forzista - mostra non solo il suo pregiudizio ma anche una grossolana semplificazione dal punto di vista teorico. Sembra di essere tornati ai tempi della festa di Sant'Ambrogio, quando si facevano i sermoni contro il pericolo Berlusconi". Per smentire la tesi del settimanale paolino Quagliariello si richiama "all'evidenza dei fatti: nella nostra legislatura è stata fatta la legge 40 e si è respinto l'attacco referendario, la famiglia non è stata insidiata né dai Dico, né dai Pacs, né da altre diavolerie". Quagliariello ci tiene a distinguere poi la "scelta relativista" del Pd, che candida Binetti e Veronesi perché "pensa ci possano essere due verità" e quella "liberale" del Pdl, che "sui temi della biopolitica prende una posizione precisa, fatte salve le posizioni di coscienza". Dunque perché un frontale così diretto contro Berlusconi? "Forse serviva a "riequilibrare" l'affondo contro Veltroni della settimana scorsa", sospira il senatore. Una tesi sostenuta con una battuta anche da Maurizio Lupi, che i Paolini chiamano direttamente in causa in quanto cattolico in partibus infidelium: "Si vede che Famiglia Cristiana è entrata in regime di par condicio: dopo aver dato un colpo al cerchio ora deve darlo anche alla botte". Lupi non si scaglia tuttavia contro il settimanale, anzi definisce "legittime e giuste" le domande poste ai cattolici del Pdl, con una puntualizzazione: "La nostra scelta per il Pdl è responsabile e "adulta", perché il Pdl dei valori cristiani e liberali ha fatto un pilastro". Francesco Giro, plenipotenziario berlusconiano nella città del Papa, la mette invece sul piano dei numeri: "Contano i nostri voti: i consensi per Forza Italia sono in gran parte di provenienza cattolica, significherà qualcosa no? Forse vuol dire che interpretiamo le aspettative del mondo cattolico in maniera adeguata". Nessuna "preoccupazione" dunque per Famiglia Cristiana, almeno a livello ufficiale, "perché quello è un punto di vista di una minoranza accademica, che non conosce il popolo italiano". Un popolo che Berlusconi invece "interpreta molto meglio".

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Famiglia cristiana attacca berlusconi - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ex premier Casini Pisanu Famiglia Cristiana attacca Berlusconi "L'anarchia dei valori non va bene". Il Cavaliere: cambiare lo statuto dei lavoratori Per una sorta di panteismo del leader nel Pdl si evitano i temi cattolici La candidatura di Cuffaro non è un bel segnale di Casini Cosa dice Pisanu, allievo di Moro, dell'anarchia sui valori? GIANLUCA LUZI ROMA - "Il primato del fare e l'anarchia dei valori" alla base della politica di Berlusconi non piacciono a Famiglia cristiana che questa settimana mette il Cavaliere sul banco degli accusati dopo aver "espresso preoccupazioni" per i "pasticci in salsa pannelliana" nel Pd di Veltroni. La "trappola" in cui il settimanale dei Paolini non vuole cadere è "una geopolitica dei valori", quindi stavolta tocca a Berlusconi e l'attacco è particolarmente duro. Dei valori, scrive Famiglia cristiana, "ci piacerebbe che se ne discutesse anche nel Popolo della Libertà, dove si ritiene che i valori eticamente sensibili siano una dote acquisita, una sorta di lascito ottenuto per sorteggio da parte degli italiani". Per di più, osserva criticamente il settimanale cattolico, "Berlusconi ha definito il suo partito "monarchico" (crediamo per via della potenza del leader) e insieme "anarchico", nel senso che non ha una posizione ufficiale su molti temi di rilevanza etica e lascia tutto alla libertà di coscienza dei singoli". Per Famiglia cristiana, quindi, "il "primato del fare" è riuscito a prevalere su quello del "pensare", soprattutto in riferimento ai valori e ai temi etici sensibili. E non se ne discute affatto (o poco) - accusa il settimanale - perché l'unico vero vento da assecondare per tenere la rotta è la potente parola del capo". Il giornale cattolico boccia l'intero impianto teorico dell'"anarchia positiva" che "è un esorcismo che non fa bene al Paese, un pasticcio che non serve né a prendere le distanze dal fondamentalismo delle magliette anti-islamiche di Calderoli, né a compensare il laicismo dei radicali che pure albergano nella ex Casa delle libertà". La libertà di coscienza, per il settimanale dei Paolini, "deve essere considerata extrema ratio, non una limitazione della responsabilità e un depotenziamento della politica". Invocare la libertà di coscienza mettendo a tacere il dibattito "mortifica" i candidati cattolici del Pdl. Si corre il rischio che "per una sorta di panteismo onnipotente del leader" nel Pdl si evitino i temi che hanno a che fare "con il bene comune e la dottrina sociale della Chiesa". Per esempio, chiede Famiglia cristiana, cosa dicono i cattolici del Pdl "sulla presenza nelle liste elettorali di inquisiti e condannati? Al di là della "buone" ragioni addotte - sposta il tiro il settimanale - non sono neppure bei segnali quelli che vengono dall'Udc con la candidatura dell'ex Governatore della Sicilia Cuffaro o anche gli abbracci di Casini con il re di Calciopoli Luciano Moggi". In conclusione "gli elettori del Pdl, soprattutto quelli cattolici, hanno tutto il diritto di sapere cosa pensano i propri candidati, e non solo il Capo, su aborto, testamento biologico, coppie di fatto, sulla flessibilità del lavoro e sulla sussidiarietà". Qualcosa, almeno sugli ultimi due punti, Berlusconi ieri lo ha detto in tv a Sky tg24: l'articolo 18? "Credo che bisognerebbe cambiare tutto lo Statuto con regole nuove e più moderne". E "fra i dieci punti presentati da Confindustria non ce n'è uno che non sia ricompreso nel nostro programma". Quanto alla candidatura di Calearo nel Pd "è solo una trovata elettorale che scontenterà gli operai", mentre al Pdl piacerebbe mettere in lista D'Amato, l'ex presidente di Confindustria ai tempi del governo Berlusconi. E a proposito di governo, se il Cavaliere tornerà a Palazzo Chigi, "Tremonti sarà il nostro ministro dell'Economia e delle Finanze".

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"quello scudo è solo mio vale un milione di voti" - antonello caporale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CACCIA AL VOTO "Quello scudo è solo mio vale un milione di voti" ANTONELLO CAPORALE Alle nove del mattino casa Pizza è zeppa di corpi. Nelle mani di Pino Pizza (non si scrive tutto attaccato) è cascato il simbolo della Democrazia Cristiana che, dicono gli esperti, in qualunque posizione si metta sulla scheda elettorale attira voti. Pensi che fortuna, dottor Pizza. Lo scudo vale oro. "Buttiglione, nel '99, senza fare campagna elettorale, raccolse un milione di voti". Anche se Casini ancora usa la croce. "Mi spiace per Pier Ferdinando, che ho introdotto io alla politica, ma ha zero possibilità di resistermi". D'altronde il tribunale ha parlato chiaro. "La sentenza è qui". Berlusconi è certo di aver trovato in lei un ottimo alleato. "Con la nostra dignità e il nostro simbolo". Due anni fa era il cocco di Romano Prodi. "Romano lo conosco bene. Poi è arrivato Veltroni... ". Lo scudocrociato gira tra le mani di troppa gente. Ha visto quel Sandri?. "E' un accrocchio, non potrebbe proprio. Lui è inibito". Ha la croce. Sandri pure esibisce la croce rossa. "Sfondo bianco credo... Mah, non so. Non m'interessa". Casini sfondo azzurro. "Azzurro, ma non c'è il nome. Solo noi siamo Dc". Rotondi invece è senza croce ma col nome. "Senza scudo, e il nome è altro". Tutto intero lo scudo è solo suo. "La sentenza del giudice è limpida". Dottor Pizza: non è che tra qualche giorno arriva qualcun altro e le frega lo scudo? "Praticamente impossibile". Ventitrè cause per la successione. "La titolarità è nostra. Non abbia dubbi". Perché ha rifiutato di ospitare Clemente Mastella nelle sue liste? "Per Clemente l'avrei fatto, però ho incontrato una fortissima resistenza tra i miei dirigenti... ". Ma quanti ne siete? "Venticinquemila iscritti". Caspita! "E cosa credeva lei?".

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Veltroni: se c'è pareggio riforme insieme, poi al voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il Pd Il leader: faccia a faccia doveroso. Bassolino? Dopo l'emergenza fase nuova Veltroni: se c'è pareggio riforme insieme, poi al voto "Possiamo farcela, stiamo a 4-7 punti dal Pdl" A Porta a porta: il Nord ci sceglierà perché siamo un partito aperto. Nel 2006 Calearo non si sarebbe mai candidato con noi ROMA - Finita la registrazione Bruno Vespa rinnova l'invito a Walter Veltroni per un terzo round elettorale a Porta a Porta. E il segretario, calcando gli accenti alla romana: " Another one? ". Sfida a distanza con Berlusconi in tv, atto secondo. Oggi toccherà al favorito, ma ieri il leader del Pd ha citato sondaggi che lo danno in rimonta ed è tornato sul tema di un eventuale pareggio al Senato. Inciuci col Cavaliere non se ne fanno, giura Veltroni, ma se lo stallo ci sarà la via da perseguire è quella delle larghe intese per le riforme. "Io penso di vincere. Gli italiani sanno che questa volta votando un partito si garantisce governabilità. Ma se non sarà, si dovranno fare insieme le riforme e poi tornare al voto". In studio Aldo Cazzullo, Stefano Folli, Gianluigi Paragone, Giovanni Pepi e Renato Mannheimer, dietro le spalle di Veltroni c'è la maxilavagna di carta, si parla di programmi ma il segretario si rifiuta di alzarsi e scrivere col pennarellone i 12 punti del programma del Pd. "Per carità Vespa, faccia lei... Mi sono rivisto la puntata del contratto con gli italiani, dove c'era scritto che se non si realizzavano 4 punti su 5 il leader del Pdl non si sarebbe ricandidato. E invece siamo al Berlusconi 2, la vendetta". All'avversario il leader del Pd rimprovera il no al governo per le riforme prima del voto: "è qui che si vede la differenza tra un uomo politico e un uomo di Stato". E Bassolino, deve dimettersi? Nel mezzo della crisi "non può lasciare", ma quando i cumuli di rifiuti spariranno sì, servirà "un segno di discontinuità profonda". Una corsa contro il tempo e contro i pronostici, tra gli studi Rai e le piazze di La Spezia e Genova. Ed è qui che Veltroni sente salire l'onda. "Su di noi nessuno avrebbe scommesso un euro. Adesso la distanza è fra i 4 i 7 punti e i bookmaker inglesi hanno rivisto le quotazioni. Dobbiamo continuare a correre, ci sono tutte le possibilità per un risultato clamoroso". E il duello tv con Berlusconi? "Lo riterrei un dovere ". Di Pietro nel Pd? "Nessuna deriva giustizialista". E la giustizia che va a rilento? "Serve un manager nei tribunali". E infine, perché mai il Nord dovrebbe scegliere il Pd? "Perché siamo una forza nuova e aperta. Nel 2006 Massimo Calearo non si sarebbe mai candidato con noi...". di Filippo Andreatta nelle Opinioni M.Gu. L'INTERVENTO.

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29 gennaio 2008 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10 categoria: BREVI 29 gennaio 2008 Durante le consultazioni al Quirinale per la crisi del governo Prodi, Veltroni rilancia la Grande coalizione ma Berlusconi la rifiuta.

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30 novembre 2007 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 10 categoria: BREVI 30 novembre 2007 Il segretario del Pd Walter Veltroni e il leader di FI Silvio Berlusconi si incontrano per gettare le basi di una riforma condivisa della legge elettorale.

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Ma berlusconi prepara le "piccole intese" "governo draghi se il senato sarà in bilico" - (segue dalla prima pagina) claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il piano alternativo deI leader del Pdl prevede un esecutivo del Governatore per fare le riforme e affrontare l'emergenza economica Ma Berlusconi prepara le "piccole intese" "Governo Draghi se il Senato sarà in bilico" "Senza una coalizione forte, contro la sinistra e i sindacati in Italia non si fa niente" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CLAUDIO TITO Un percorso comune ma transitorio per approvare la legge elettorale, rilanciare l'economia del Paese, varare le liberalizzazioni e infine tornare alle urne. Due anni per "risolvere i problemi veri dell'Italia". Il modello cui spesso fa riferimento il Cavaliere è quello post-bellico di De Gasperi e Togliatti. In questo caso, però, si tratterebbe di un governo "tecnico" guidato da un "supertecnico" e composto da una squadra ristretta di ministri "super qualificati" e "imparziali". Un gabinetto cui - è il ragionamento che Berlusconi sta sottoponendo soltanto agli esponenti di spicco di Forza Italia - non potrebbe che essere destinato Mario Draghi. "L'unico", a suo giudizio, in grado di affrontare un processo del genere. Il Governatore della Banca d'Italia, ripete da giorni l'inquilino di Palazzo Grazioli agli "amici di sempre", è l'uomo giusto per fare ordine nei conti pubblici, rivitalizzare il tessuto economico e industriale e quindi assegnare un nuovo profilo costituzionale alle istituzioni. L'esempio di Prodi, del resto, per il leader Pdl è come una stella polare al contrario. è sicuro che a Montecitorio la sua vittoria sia fuori discussione. A Palazzo Madama la certezza non è ugualmente granitica. E non ne vuol sapere di farsi cuocere a fuoco lento nell'aula del Senato battagliando con gli "assenti" o i "traditori". Con i senatori a vita e con gli eletti all'estero. Soprattutto rabbrividisce all'idea di dover aprire una trattativa con Pier Ferdinando Casini per allargare la coalizione dopo il 13 aprile: "Mi farebbe impazzire". Anche perché, proprio al leader centrista aveva per primo fatto capire i suoi orientamenti. Era il 16 gennaio e si consumava l'ultimo incontro tra i due a Via del Plebiscito. Per ammansire l'alleato recalcitrante, il Cavaliere accennò all'ipotesi del "passo indietro": "vedrai, io poi non è che voglio rimanere per sempre a Palazzo Chigi". Le cose, però, con i centristi andarono in modo diverso. A questo punto, è il ragionamento berlusconiano, meglio tenere fede a quell'embrione di accordo che il 30 novembre scorso aveva siglato con il segretario del Pd. Un colloquio preceduto nove giorni prima da un pranzo organizzato in gran segreto nella saletta riservata di un ristorante romano. Due incontri per definire non solo la possibile riforma elettorale, ma anche per fissare "congiuntamente" la bussola dei comportamenti futuri. Un patto, quindi, che molti chiamano per le "piccole intese". E che da allora tiene senza cedimenti. "Walter e Silvio" non affondano mai i colpi. Il capo forzista ha addirittura delineato una strategia "pubblicitaria" che per la prima volta non delegittima l'avversario, semmai spara alzo zero contro i "partiti minori". Proprio come il dialogo sulla legge elettorale a novembre puntava a ridimensionare i "piccoli". E, a meno che i risultati elettorali non gli assegnino una maggioranza "sicura", a quel "patto" non vuole venire meno. Per Berlusconi, allora, non è un caso che ieri quell'ipotesi abbia fatto capolino pure nei discorsi di Veltroni. Il Cavaliere, poi, ammette con i suoi di sentirsi "annoiato" da questa ennesima corsa e di essersi buttato nella mischia per "puro spirito di servizio". Così, anche in pubblico fa poco per occultare il "piano B". "Noi - spiegava l'11 febbraio scorso in un intervista al settimanale "Tempi", vicino a Cl e in vendita in edicola insieme al "Giornale" - siamo pronti a scrivere le regole comuni della partita. Una disponibilità che rinnoviamo per il futuro per le riforme che debbono far compiere all'Italia un salto di qualità". Stesse parole il 22 febbraio, davanti alle telecamere di "Matrix" su Canale 5: "Se ci fosse un risultato vicino a quello di due anni fa, noi offriremo alla sinistra la possibilità di risolvere insieme i problemi del Paese". Certo, ora la campagna elettorale sta entrando nel vivo, e queste aperture saranno sempre più rarefatte. Ma il 14 aprile il capitolo potrebbe riaprirsi. Anche perché nei faccia a faccia del novembre scorso, il Cavaliere ha prospettato all'allora sindaco di Roma un patto a 360 gradi. La presidenza di una delle due Camere al Pd non è più un tabù. E l'uomo prescelto sarebbe Massimo D'Alema che si è candidato alla Camera. Non solo. L'ex premier ha persino superato la sua idiosincresia nei confronti di Luciano Violante che potrebbe ricevere il via libera del Pdl per la carica di giudice costituzionale insieme ad un altro giurista, dei centrodestra, come Gaetano Pecorella. Insomma, tante "piccole intese" che, secondo il Cavaliere, anche Veltroni sta agevolando e che potranno determinare un'ultima conseguenza: inserirlo nell'elenco dei "padri costituenti". E quindi farlo digerire anche nel Pd come un candidato "potabile" per la successione al Quirinale nel 2013.

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Veltroni: "in caso di pareggio riforme insieme e poi nuovo voto" - silvio buzzanca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: "In caso di pareggio riforme insieme e poi nuovo voto" Il Cavaliere: ipotesi irrealistica. Ma dice sì al duello tv Il leader Pd: tutta la politica è fatta di "ma anche". E poi racconta il suo distacco dal calcio SILVIO BUZZANCA ROMA - "Io penso di vincere e gli italiani sanno che questa volta è l'occasione nella quale votando un partito si garantisce governabilità. Ma se non sarà così, si dovranno fare le riforme insieme e poi tornare al voto". Walter Veltroni dal salotto di Porta a Porta rilancia l'ipotesi di un accordo sui cambiamenti istituzionali con il Pdl in caso di pareggio elettorale. Ma la risposta Silvio Berlusconi non è positiva. Anzi. Il Cavaliere da un altro studio televisivo, quello di Sky Tg24 replica infatti: "Non credo che ci sarà un pareggio. Non mi impegno su posizioni che non ritengo realistiche". E una totale chiusura arriva anche da Gianfranco Fini. L'altro leader del Pdl spiega: "Veltroni non si sforzi perché è inutile che eserciti la fantasia. Non ci sarà nessun pareggio: noi vinceremo le elezioni". Nella disputa fra i due pesi massimi si inserisce anche Pierferdinando Casini. Il leader dell'Udc commenta: "Questa proposta di Veltroni mi sembra una manifestazione di paura. I grandi partiti fanno gli sbruffoni. Ma credo che temano di avere un insuccesso rispetto alla vittoria annunciata". Dunque il Pdl non pensa a riforme condivise con il Pd. Il massimo che Berlusconi concede è un'intesa per cancellare le province dove sono possibili le aree metropolitane. Troppo poco per Veltroni che insiste: "Le regole si scrivono insieme ma poi si governa da soli". Il faccia a faccia che forse non ci sarà, va in onda così a distanza. A questo proposito, Veltroni spiega: "Il confronto tv con Berlusconi penso sia un dovere, ma non urlerò se non si farà". Ma anche il Cavaliere si dice pronto ad affrontare lo scontro tv. Con un pizzico di ironia spiega: "Fossi in lui, ne avrei il terrore. Ma se vuole farlo, io sono prontissimo". In attesa del giudizio di Dio, Veltroni commenta anche il caso Campania. "Finita l'emergenza, però - spiega il leader del Pd - serve un segno di discontinuità profondo, che deve essere sottoposto al giudizio degli elettori. Mi aspetto un segnale di discontinuità e mi attendo dalla coscienza di Bassolino, che è una persona responsabile, che, finita l'emergenza, si apra una fase nuova". Infine, Veltroni dice no grazie a Vespa che lo invitava a scrivere sulla lavagna usata da Berlusconi nel 2001, e ironizza sul tormentone elettorale. "Non voglio fare il manifesto del "ma anche", ma tutta la politica è fatta di "ma anche... ", scherza il leader del Pd. E infine una battuta sul calcio. "Non mi occupo della Juve, - spiega - ho maturato un distacco dal calcio in questi anni per quello che è successo nel mondo del pallone. Ora sto nel trip del basket e tifo per la Virtus. Nel basket gli arbitri sono 3 ed è difficile sbagliare".

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Famiglia cristiana: nel Pdl c'è anarchia di valori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il settimanale cattolico Famiglia cristiana: nel Pdl c'è anarchia di valori MILANO - Prima il "pasticcio veltroniano" con l'alleanza tra il Pd e i Radicali. Ora il Pdl con "Il primato del fare e l'anarchia sui valori". Questa settimana nel mirino di Famiglia Cristiana (nella foto la copertina) finisce Silvio Berlusconi. "C'è una trappola nella quale non bisogna finire impigliati - scrive il settimanale dei Paolini - cioè che esista una geopolitica dei valori. Se ne discute giustamente nel Pd, ci piacerebbe che se ne discutesse anche nel Pdl. Berlusconi ha definito il suo partito "monarchico" e insieme "anarchico", nel senso che non ha una posizione ufficiale su molti temi di rilevanza etica e che lascia tutto alla libertà di coscienza dei singoli". Per Famiglia Cristiana, "la libertà di coscienza non deve essere un depotenziamento della politica. Invocarla per annullare il dibattito mortifica soprattutto i candidati cattolici". "Gli elettori cattolici del Pdl - conclude - hanno il diritto di sapere cosa pensano i propri candidati su aborto, testamento biologico, coppie di fatto...".

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N on (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Pd e Pdl esorcizzano la prospettiva di una vittoria a metà N on è ben chiaro se "il pareggio" venga evocato dai due maggiori partiti perché hanno paura di perdere, o perché temono di vincere. Ma certamente, se dovesse prendere corpo il bipartitismo sul quale puntano Pdl e Pd, una delle conseguenze potrebbe essere una loro intesa per riformare il sistema. Più che una strategia, però, un simile epilogo potrebbe rivelarsi una necessità. Il centrodestra, pur ritenendosi già quasi vincitore, sa che sarà comunque difficile guidare il Paese. E dunque non esclude di trovarsi di fronte una crisi economica troppo profonda per essere gestita da un solo schieramento. In questo senso si può parlare non tanto di paura di governare, ma di scenari internazionali che potrebbero consigliare un coinvolgimento almeno parziale dell'opposizione. Pier Ferdinando Casini, candidato premier della Costituente di centro, coglie questa difficoltà. Avverte Silvio Berlusconi che "le alleanze si fanno prima del voto e non dopo ". E accusa Walter Veltroni di pensare ad un governo per le riforme con tutti dentro, soprattutto perché sente che non ce la farà. Probabilmente, è vero che il Pd non intravede la vittoria: al massimo può accreditare una rimonta progressiva. Il suo segretario ieri ha sostenuto che lo scarto si sarebbe ridotto fra quattro e sette punti percentuali. Ed ha aggiunto che la presidenza di una Camera dovrà essere data all'opposizione. "Ma con questa affermazione ", secondo il leghista Roberto Calderoli, "Veltroni riconosce Gia di avere perso". Può darsi che il punto d'arrivo sia quello di strappare una sorta di pareggio, per trarne il massimo vantaggio in Parlamento. Ma si tratterebbe di un esito nel quale si può sperare, senza però dirlo chiaramente: soprattutto in campagna elettorale. Per questo Veltroni esclude "inciuci" dopo il 14 aprile. Vuole prevenire i sarcasmi sul "Veltrusconi", l'alleanza di fatto fra lui e il Cavaliere, additata dagli avversari. Sa che accreditarla significherebbe irritare una grossa fetta dei rispettivi elettorati. E infatti il capo della destra, Gianfranco Fini, invita il leader del Pd a non affaticarsi, perché tanto perderà. Con le sue parole, Fini cerca di cancellare la sensazione di un patto sotterraneo destinato ad emergere a urne chiuse. Non solo, però. Vuole anche far capire che se il Pdl vincerà senza sbavature e handicap al Senato, andrà avanti da solo, evitando stampelle ingombranti. Sono messaggi cifrati e contraddittori, che riflettono una confusione oggettiva. Il modo in cui è cambiata la fisionomia delle alleanze lascia un margine di imprevisto che nessuno appare in grado di quantificare; e che con un sistema elettorale farraginoso come l'attuale potrebbe riservare qualche sorpresa. C'è la novità del centro di Casini, che martella sul "duopolio Pdl-Pd", in polemica soprattutto col Cavaliere che nega l'utilità del voto ai partiti piccoli. Per il Pd ci sono l'ipoteca dei rifiuti in Campania e l'incognita del patto coi radicali, irritati perché almeno tre dei nove seggi garantiti da Veltroni sono in bilico. E nel centrodestra si discute su una leadership berlusconiana che, seppure vincente sulla carta, comunque per ora dà qualche segno di affanno, se non di appannamento. Il timore più evidente, nel centrosinistra e nel centrodestra, è che il voto politico restituisca una situazione difficile da governare; e che dunque le alleanze spezzatesi dopo la caduta di Romano Prodi, siano costrette a risuscitare in qualche modo. L'ipotesi che il premier uscente e la sua Unione rinascano dalle ceneri è altamente improbabile. Ma una sconfitta netta metterebbe sotto il tiro degli avversari interni la strategia elettorale di Veltroni e, in prospettiva, la sua segreteria. La rottura col governatore della Campania, Antonio Bassolino, è solo sospesa: aspetta di essere formalizzata dopo il 14 aprile. Ma dietro Bassolino si intravedono i cacicchi regionali frustrati dal modo in cui il Pd ha deciso le liste da Roma. Quanto a Berlusconi, un risultato ambiguo, soprattutto al Senato, potrebbe consegnare ad un ex alleato come Casini, o perfino all'opposizione, un margine di manovra inaspettato. Formalmente, si prefigurerebbe un pareggio. Politicamente, sarebbe difficile non considerarlo una sconfitta. \\ Evocando il pareggio i partiti maggiori fanno intravedere un esito incerto.

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Cacciari: basta spot, Calearo non sposta voti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il sindaco di Venezia "Con le scelte dall'alto e le signorine grandi firme non si costruisce un partito" Cacciari: basta spot, Calearo non sposta voti ROMA - Candidando "le signorine grandi firme" si possono anche vincere le elezioni ma "non si costruisce un partito". è durissimo il giudizio di Massimo Cacciari, il sindaco-filosofo di Venezia, sulla gestione delle candidature, in particolare nel Nord-Est. Veltroni ha estratto per il Veneto una delle sue carte a sorpresa più riuscite: ha candidato capolista il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, imprenditore di simpatie di centrodestra. "Premetto che non lo conosco personalmente, Massimo Calearo, e dunque non dò un giudizio sulla persona ". Ma... "Ma non credo che possa spostare un solo voto verso di noi. O meglio, la somma algebrica di qualcosa recuperato a destra e di qualche voto perso a sinistra sarà zero". Resta il fatto che ha un valore simbolico. "Il simbolo di una scelta imposta dall'alto, da Roma. Ma non è con i simboli che si fa un partito: se vogliamo costruire un partito dobbiamo radicarci sul territorio, con giovani e donne che rappresentino realtà culturali e anche imprenditoriali e non con le signorine grandi firme". Aver candidato Calearo infrange un tabù: la sinistra non parla agli imprenditori del Nord est. "Ma stiamo scherzando? Ci sono da sempre imprenditori veneti con simpatie per il centrosinistra. Abbiamo avuto Massimo Carraro candidato governatore della Regione. E poi ci sono stati i Marzotto, Pietro e Paolo, e Benetton che era con i repubblicani. Ma non è con questi imprenditori, anche di spessore culturale, che si modificano le traiettorie storiche in questa regione. Non le modifichi con gli escamotage. Bisogna saper parlare con 10 mila piccoli imprenditori, avere strutture di partito credibili, fare in modo che loro possano avere fiducia in te. Il resto sono fesserie alla Berlusconi. Noi vogliamo assomigliare a Berlusconi?" Insomma lei Calearo non l'avrebbe voluto in lista. "Non mi interessa parlare di Calearo o di un altro, per giunta non lo conosco. E lungi da me gettare la croce su Tizio o Caio. Sto facendo un discorso di prospettiva: dobbiamo capire se vogliamo costruire un partito con scelte di impegno e di sostanza o solo con l'immagine. è pur vero che molto dipende dal fatto che c'è questa legge elettorale che spinge a fare le liste pessimamente ". La legge è brutta, ma un po' di discrezionalità ai segretari, anzi molta, nel fare le liste la garantisce. "La legge elettorale spinge a centralizzare le candidature, anche se si parte con le migliori buone intenzioni si finisce male. Bisognerebbe essere obbligati a tenere conto dell'espressione del territorio. Io credo che una grande, enorme, responsabilità ce l'ha il governo Prodi: quella di non aver fatto una riforma elettorale che cambiasse questo meccanismo perverso". Si dovevano fare le primarie per i candidati? "Ma no, era impensabile fare le primarie, ma così sono decise tutte le candidature al centro e con logiche di corrente ". è vero che il Partito democratico in autunno era partito con un forte coinvolgimento del territorio, delle forze giovani. "Ma adesso io voglio sapere se Veltroni vuole fare un partito o un movimento a spot tipo quello del Cavaliere. Se si va in questa direzione, fottiamocene di donne e giovani e facciamoli fuori per paracadutare uno in un posto solo perché ha una buona immagine. Dobbiamo deciderci su cosa vogliamo fare da grandi: Berlusconi con questa logica dell'immagine ha vinto due volte ma noi credo vogliamo fare un partito e non Forza Italia o Forza Milan ". Lei crede nella rimonta? "Veltroni ha una bella immagine, sa comunicare. Mi auguro che possa anche vincere. Ma io guardo al di là del mio naso, e mal me ne incoglie ogni volta, e mi domando: quando cambierà la legge elettorale, che prima o poi cambierà, cambierà il modo di scegliere i candidati o questa è una scelta culturale? " E cosa risponde? "è presto per dirlo". Gianna Fregonara.

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Il Cavaliere: sì al duello tv Mi candido per l'ultima volta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-05 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il Pdl Berlusconi: saremo noi a governare. Fini: Walter non si sforzi, è inutile Il Cavaliere: sì al duello tv Mi candido per l'ultima volta Su Mastella: ci avrebbe fatto perdere l'8-12% dei consensi ROMA - "Non credo proprio che ci sarà un pareggio. Abbiamo dieci punti di vantaggio e questi punti ci daranno il diritto ma soprattutto il dovere di governare. Quindi non mi impegno su ipotesi non realistiche. Siamo al 45 e qualcosa per cento contro il 35 di Veltroni". Silvio Berlusconi replica così al leader del Pd che ha immaginato, nel caso di un pareggio alle politiche di primavera, di dare vita a un governo di larghe intese per poi tornare al voto. E definisce "inelegante" il rilievo dello stesso Veltroni di "non essere un uomo di stato" per essersi opposto alla nascita di un esecutivo per fare le riforme. Anche Gianfranco Fini la pensa come Berlusconi e invita il sindaco di Roma a risparmiare energie: "Non si sforzi, è inutile che eserciti la fantasia, non ci sarà alcun pareggio perché vinceremo noi". L'ex premier parla dagli schermi di Sky Tg24. Annuncia di essere disposto a incontrare il segretario del Pd in un faccia a faccia televisivo, ma avverte: "Se fossi in Veltroni avrei terrore a confrontarmi con me in tv. Io comunque sono disponibilissimo ". Il Cavaliere rivela che "faremo un nuovo contratto con gli italiani in cinque punti, indicando le cose che faremo, per altre dovremo invece verificare le condizioni economiche". In questo contesto, ricorda che a guidare il ministero dell'Economia sarà ancora una volta Giulio Tremonti e sottolinea che tra le clausole vi sarà anche "l'impegno a non ripresentarmi". Berlusconi, insomma, non è preoccupato. Ironizza sulla scelta del Pd di candidare Massimo Calearo: "La sinistra mette insieme agli operai i padroni, e non un semplice padrone ma un presidente della Federmeccanica. Quindi credo che qualcuno non la prenderà bene". Irride Massimo D'Alema che corre in Campania e che lo aveva canzonato definendolo un reperto antico: "Se vogliano andare avanti con l'archeologia allora dopo Pompei mettono D'Alema che è da 45 anni in politica". Insiste nel sostenere che i piccoli partiti "non riusciranno ad arrivare al 4 e all'8 per cento", non arriveranno cioè a superare la soglia di sbarramento per accedere alla Camera e al Senato. Ecco perché invita ancora una volta a non votarli "perché toglierebbero consensi alla grande forza del Pdl favorendo il Pd di Veltroni". Berlusconi rivela infine perché ha negato l'apparentamento con l'Udeur di Clemente Mastella benché fosse l'unico "che non ha mai manifestato invidia o odio verso di me: i sondaggi ci hanno mostrato impietosamente che le difficoltà erano molto elevate, con Mastella avremmo perso dagli 8 ai 12 punti. E questi sondaggi hanno influenzato anche Roberto Maroni e Gianfranco Fini". Lorenzo Fuccaro.

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Elezioni: se Zapatero, se Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Elezioni: se Zapatero, se Veltroni Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima Q uesta impennata di informazioni e di attenzioni è, poi, naturalmente, più probabile in occasioni elettorali quando la posta in gioco è piuttosto consistente. Nel fine settimana che sta arrivando, gli elettori spagnoli dovranno scegliere, in una competizione chiaramente bipolare (pur tenendo conto che, poi, anche i voti della sinistra e di alcuni partiti regionalisti potranno avere un certo, al momento indefinibile, peso nella Camera dei deputati), fra il Partito socialista del Presidente del governo José Luis Zapatero e il Partito Popolare di Mariano Rajoy, attualmente all'opposizione. Nei duelli televisivi, Zapatero ha avuto, seppur di poco, la meglio, ma, come dovremmo avere già imparato, le elezioni si vincono e si perdono anche "semplicemente" portando alle urne tutti i propri elettori. Nel frattempo, negli Stati Uniti d'America si stanno dipanando appassionanti elezioni veramente primarie per la scelta della candidatura democratica (quella repubblicana sembra già essere appannaggio del settantunenne eroe di guerra John McCain) alla Presidenza della Repubblica. È innegabile che quella parte di elettorato italiano che vota a sinistra senta affinità per il Psoe e per i Democratici Usa e abbia molta simpatia per i loro candidati. Non è una manifestazione di provincialismo quanto, semmai, di opportuno consapevole cosmopolitismo: quanto succede altrove interessa anche l'Italia e può influenzarne la politica e l'economia. Non è questione di ideologia, ma di convinzioni simili, di collocazione, di politiche che, certamente con qualche diversità, dai socialisti spagnoli ai democratici americani, sono, nei limiti del possibile, non troppo diverse, ma piuttosto lontane da quelle dei Popolari spagnoli e dei Repubblicani americani. E' anche fuori di dubbio che gli elettori potenziali del Partito Democratico italiano preferiscano, non soltanto, "ma anche", per il nome del partito, i candidati democratici USA e, almeno per le posizioni politiche e nel confronto con i Popolari, abbiano una chiara propensione a sperare nella riconferma di Zapatero al governo della Spagna. Ma, quanto quegli avvenimenti possono incidere sulla campagna elettorale italiana e sul suo esito il 13 e 14 aprile? Non c'è nessun dubbio che le vittorie dei Democratici Usa hanno abitualmente esercitato un effetto positivo sulle fortune dei partiti riformisti delle democrazie occidentali. Per utilizzare un termine oggi molto diffuso, quelle vittorie aprivano la strada alla speranza di cambiamenti praticabili, una strada sulla quale diventava più facile per i riformisti incamminarsi e che veniva percorsa anche con la benevola attenzione dei democratici USA. Che Walter Veltroni creda nella possibilità che una eventuale, nient'affatto improbabile, vittoria di Obama, risulti importante anche per le sorti del Partito Democratico italiano e, in special modo, che esistano affinità da evidenziare e da sfruttare, appare lampante fin dal ricorso allo slogan inventato da Obama e cantato dai suoi sostenitori: "Yes, we can". Un democratico alla Casa Bianca, soprattutto quel democratico che, come ha scritto Empedocle Maffia nell'introduzione ai discorsi del Senatore dell'Illinois, rappresenta "l'ultima declinazione del sogno americano", darebbe un segnale politico di grande importanza a favore del cambiamento. Tuttavia, per le elezioni italiane arriverebbe troppo tardi. Invece quello che succederà in Spagna domenica 9 marzo può influenzarci più direttamente e più immediatamente. A confronto con un possente Partito Popolare, sostenuto con vigore e furore dalla Chiesa cattolica, Zapatero non ha manifestato nessun cedimento in materia di laicità. Ha anche attuato politiche economiche di sviluppo tanto che la Spagna si sta avvicinando all'Italia a grandi falcate. Ha persino mirato al contenimento e alla riduzione delle disuguaglianze, in parte inevitabili ogniqualvolta si vivano situazioni di notevole accelerato sviluppo. Una vittoria della destra, che agita la sua campagna negativa basata sulla paura, ringalluzzirebbe il Popolo berlusconiano delle Libertà e i sedicenti atei più o meno devoti. Al contrario, la seconda vittoria di Zapatero e del Partito Socialista Operaio Spagnolo, sarebbe di conforto in Italia a quanti, e sono molti, credono che un partito riformista sia in grado di attuare politiche innovative e con quelle politiche, che sono buone perché non scontentano affatto tutti, sia possibile vincere e rivincere le elezioni. Se si può fare in Spagna, perché non anche in Italia?.

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Berlusconi chiude sul futuro di Alitalia: no ad Air France (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi chiude sul futuro di Alitalia: no ad Air France di Roberto Rossi /Roma MADE IN ITALY La pietra tombale sul futuro di Alitalia e sul suo passaggio ad Air France l'ha messa ieri Silvio Berlusconi. Il leader del Popolo delle Libertà, rompendo un silenzio lungo mesi, ha auspicato una soluzione italiana per il salvataggio della compa- gnia di bandiera. "L'Italia non deve privarsi della sua compagnia di bandiera - ha detto Berlusconi, ieri ospite a Sky Tg24 Pomeriggio -. Semmai sarebbe meglio mettere in piedi un consorzio di imprenditori italiani". Le parole di Berlusconi - che ieri è stato pesantemente criticato da Famiglia Cristiana ("Primato del fare e anarchia dei valori") - gettano una pesante ombra sui destini del vettore. Il gruppo ha forti problemi di liquidità, entro maggio servono 750 milioni di euro per garantire la continuità aziendale. E ha anche bisogno al più presto di un partner solido. Air France è l'unico che risponda ai requisiti. La compagnia francese entro il 14 marzo deve presentare un'offerta vincolante. Che a questo punto non è scontata vista l'ostilità. Un'ipotesi che a Piazza Affari non è piaciuta tanto che il titolo Alitalia è stato affossato (-5,54% a 56 centesimi). Con la sua uscita Berlusconi, poi, si è legato mani e piedi, ancora una volta, alla tesi della Lega Nord, riassumibile nello slogan "Salvare Alitalia e salvare Malpensa". Occorre "insistere su Malpensa come hub - ha detto Berlusconi - e quindi come aeroporto internazionale". I due problemi però sono incompatibili. Mantenere gli stessi voli che presenta oggi sullo scalo di Varese porterebbe Alitalia a perdere dai 200 ai 300 milioni all'anno. Un costo, però, che per Berlusconi "un Paese deve anche saper sopportare. Bisogna insistere su Malpensa". "Sulla vicenda Alitalia-Malpensa Berlusconi ha una posizione irresponsabile" ha fatto sapere Giorgio Tonini responsabile Economia del Partito Democratico. Sono "solo dichiarazioni elettorali e irrealistiche. Noi pensiamo che per dare un ruolo forte alla compagnia di bandiera e all'aeroporto di Malpensa i loro destini vadano separati". Ma quella su Alitalia non è stata la sola novità del giorno. L'altra Berlusconi l'ha riservata allo Statuto dei lavoratori una delle battaglie perse nelle passata legislatura. "Bisognerebbe avere il coraggio di andare addosso a tutto lo Statuto dei lavoratori e a questa contrattazione nazionale" ha detto il leader della Pdl. "Credo bisognerebbe cambiarlo tutto con regole nuove e più moderne". Lo Statuto dei lavoratori comunque non farà parte del programma. Che è del tutto simile a quello di Confindustria. Lo "ricalca" ha detto Berlusconi. Il quale, poi, oltre a confermare Giulio Tremonti al ministero dell'Economia, si è anche detto sicuro di vincere. "Io sono sicuro che il vantaggio è rimasto di circa 10 punti per noi, noi siamo al 45% contro il 35% del Pd". E, sempre sondaggi alla mano, Berlusconi ha anche scaricato Clemente Mastella: con lui "avremmo perso dall'8 al 12%". Sul tema candidature in serata è arrivato il sì dell'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato che proprio Berlusconi aveva auspicato. Un pensiero è stato rivolto all'Udc, che potrebbe essere recuperato poi, e anche al Partito democratico con il quale si dice pronto a collaborare per "abolire le province" almeno per le aree metropolitane. Berlusconi, inoltre, ha anche aperto a un confronto televisivo con Veltroni. "Io sono disponibile. Se fossi in lui avrei terrore a confrontarmi con me in tv". Infine l'ultima promessa: "Metterò una clausola particolare e mi impegnerò a non ripresentarmi più. Poi adesso c'è anche l'età (72 anni, ndr) ed è una clausola molto facile da rispettare...".

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Il Tg5 e il simbolo strappato Storace? uno di meno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il Tg5 e il simbolo strappato Storace? uno di meno Emilio Fede era molto preoccupato. Prima - angosciato dalla par condicio - ha cronometrato i secondi dati a Berlusconi e quelli a Veltroni, per dimostrare il perfetto equilibrio della sua gestione. Dopo, preoccupazione ancor maggiore è andata all'arrivo del maltempo, tanto che ci aspettavamo un susseguente Berlusconi con la promessa di far tornare il sole e il caldo e inserirla nel contratto con gli italiani. Invece niente, il Cavaliere è apparso più tardi, riciclato da Sky News proprio nel momento (vedi le combinazioni) in cui una ignota giornalista bionda gli stava chiedendo: "Lei è sempre circondato dall'affetto della gente.". Berlusconi, alle corde, ha risposto: "No, mi odiano tutti, a volte mi sputazzano in faccia e mi fanno le corna. Sono disperato". Abbiamo scherzato, Berlusconi ha risposto: "Sì". Nel catastrofico (nel senso che ha selezionato solo i disastri nazionali) Studio Aperto, due lampi di politica: Berlusconi che vuole salvare operai e Malpensa e Veltroni, che non riesce a salvare nemmeno Emma Bonino. Per il Tg5 non si salva nemmeno Storace: il suo simbolo sa di taroccaggio ai danni di An. Un concorrente di meno.Paolo Ojetti.

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Berlusconi: Luca mi copia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Il decalogo di Confindustria è il mio". E straccia anche lo Statuto dei lavoratori Berlusconi: Luca mi copia Micaela Bongi Vuole salvare Alitalia da Air France-Klm e Malpensa dal ridimensionamento, per accontentare Umberto Bossi. E dicendolo atterra i titoli della ex compagnia di bandiera. Vuole salvare Ronaldo perché "è giovanissimo, se vuole può restare con noi". Vuole invece buttare a mare tutto lo Statuto dei lavoratori, perché Francesco Giavazzi sul Corriere della sera rimprovera a Walter Veltroni di non averne proposto lui l'abolizione, dimostrando così poco coraggio, e allora Silvio Berlusconi ne approfitta rispondendo ecco, sono qui apposta, cancellare l'articolo 18 non basta. Il suo programma, rivendica poi il Cavaliere ospite di Sky, contiene già tutti i punti del decalogo stilato da Luca di Montezemolo. E ognuno faccia la sua parte: il segretario del Partito democratico si preoccupasse "del suo bacino elettorale che è sempre stato costituito da operai e sindacalisti, mentre ora sceglie un padrone, e non un padrone qualsiasi" come Massimo Calearo, stuzzica il leader del Popolo della libertà. Un po' di programma, con la riproposizione del "contratto" e la conferma che Giulio Tremonti in caso di vittoria sarà ancora ministro dell'economia. Qualche preoccupazione per l'incombere della lista degli evasori del Liechtenstein: "I nomi siano dati tutti insieme alla magistratura. Non devono venire fuori uno dopo l'altro per interessi specifici o per fare una strumentalizzazione politica". E una tirata d'orecchi a Massimo D'Alema che si è schierato per Hillary Clinton e "non è da uomo di stato". In realtà Berlusconi non ha assorbito la frecciata del ministro degli esteri uscente che all'ultima costituente del Pd lo ha bollato come reperto di "archeologia politica". E così, il Cavaliere, dimostrando un certo affanno, mentre accusa il Pd di copiare il suo programma si ritrova a copiare le battute: in Campania, "se vogliono andare avanti con l'archeologia allora dopo Pompei mettono D'Alema che è da 45 anni in politica". Scarsino. Del resto, il Cavaliere - giurando che questa è l'ultima volta che si candiderà e "data l'età è una clausola molto facile da rispettare", ammette - continua sì a assicurare che i sondaggi danno il suo schieramento avanti di 10 punti rispetto a quello di Veltroni. Ma mette anche le mani avanti: il distacco potrà ridursi, anche se di poco, a causa della par condicio, sostiene. E per fortuna che il Pdl non ha imbarcato Clemente Mastella, perché gli avrebbe fatto perdere - assicura il leader di Arcore - dagli 8 ai 12 punti. Ma il pareggio è lì che aleggia, ne parla apertamente anche il segretario del Pd ipotizzando un "veltrusconi" per fare le riforme e tornare subito al voto, e allora questa volta il Cavaliere fa il duro della coppia. Sfidando anche il suo rivale a un faccia a faccia in tv: "Se fossi in Veltroni avrei terrore a confrontarmi con me. Io comunque sono disponibilissimo". Forse il Cavaliere confida nel fatto che il regolamento della par condicio stilato dalla commisisone di vigilanza non prevede i duelli sulle reti Rai, così come quello approvato ieri dall'Authority delle comunicazioni - con l'opposizione del commissario dell'Udc Gianluigi Magri che minaccia addirittura le dimissioni - non li contempla per le emittenti private, autorizzando invece un "tutti contro tutti". Se poi la vigilanza darà altre indicazioni, l'Agcom si muoverà di conseguenza. E comunque, come sostiene il presidente dell'Authority Corrado Calabrò, i faccia a faccia si potrebbero organizzare all'interno dei normali programmi di informazione. Ma i leader di Pd e Pdl sono realmente intenzionati a affrontarsi? Per il momento la Rai si preoccupa per le conferenza stampa dei candidati premier che, come scrive il direttore generale Claudio Cappon al presidente della vigilanza Mario Landolfi, andando in onda in prima serata costerebbero all'azienda 40-50 milioni di euro di mancati introiti pubblicitari.

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Veneto, sotto Calearo c'è la rissa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nel Nord Est la carica degli ex Dc spazza via tutti, compresi rutelliani e Anna Serafini Veneto, sotto Calearo c'è la rissa Ernesto Milanesi Venezia Abbagliati da Massimo Calearo Ciman capolista, un po' tutti hanno perso di vista la faida interna al Partito Democratico che si è consumata prima, durante e dopo la definizione delle liste elettorali nel Veneto. "Chiedetevi perché l'imprenditore vicentino è finito alla camera. Va bene l'operazione politica di Veltroni. Va bene anche la sfida aperta al governatore Galan. Ma a palazzo Madama serviranno fedelissimi blindati con qualsiasi scenario. Lui voleva un seggio al senato. Dovrà accontentarsi di essere il numero uno in una delle due circoscrizioni di Montecitorio" sibila uno dei massimi dirigenti del Pd. Ha fatto la spola fra Roma e Venezia nelle riunioni ristrette. Ufficialmente sbandiera entusiasmo, ma in privato si rivela più deluso dell'incontentabile Massimo Cacciari... Affiorano così altri retroscena sul puzzle delle candidature. Quelle vere, cioè assicurate anche nella peggiore delle ipotesi. Mentre era appena scattata la "consultazione virtuale", il Pd del Veneto aveva già rispedito al mittente la super-deroga personalizzata per Anna Serafini. Nel 2006, c'era ancora la Quercia e Piero Fassino poteva "paracadutarla" a Nord Est dove poi non si è praticamente più rivista. Ma ora sul nome di Serafini si sono registrati i veti congiunti e tattici di tutti: la signora Fassino deve emigrare in Sicilia. Risolto un problema, ne è spuntato subito un altro. Politicamente imbarazzante, eticamente sensibile, democraticamente rilevante. Il conflitto d'interesse di Paolo Giaretta, coordinatore regionale del Pd: ultimo a poter decidere le candidature, ma anche il primo ad aver bisogno di una deroga . Ex sindaco di Padova negli anni '90, senatore della Margherita, confermato con una breve parentesi da sottosegretario nel governo Prodi, avrebbe dovuto dare il buon esempio con un passo indietro. Gli era stato chiesto e suggerito, con inviti sempre più espliciti e meno diplomatici. Ma Giaretta ha puntato i piedi fino ad ottenere il nuovo mandato, mentre al tavolo delle trattative cadevano teste del calibro di Cesare De Piccoli e Laura Fincato. Esplicito messaggio per il loft romano: in Veneto non si può prescindere dall'anima degli ex Dc. La prova del nove è la parte alta delle liste, con Rosi Bindi che finalmente porta in parlamento anche Margherita Miotto (donna, ma tutt'altro che nuova alla luce della collezione di mandati e poltrone). Al contrario, vengono sacrificati senza pietà i deputati della Margherita Andrea Colasio e Gabriele Frigato: hanno il numero 9 e 10 e pagano rispettivamente la fedeltà a Rutelli e l'adesione ai Pacs. Clamorosa, poi, la rivolta nei confronti di Sandro Gozi. Era stato imposto l'ultima volta, digerito a denti stretti perché nello staff di Prodi a Bruxelles. Per farlo accomodare a Montecitorio avevano rinunciato all'elezione in Veneto il premier, Rutelli e De Piccoli. Non è mai piaciuto lo stile "europeo" dell'onorevole Gozi che adesso è pure alle prese con l'inchiesta Why Not in Calabria e al moltiplicarsi delle voci maliziose anche a Nord Est. "Ancora Gozi? No, grazie. L'immunità parlamentare se la procuri altrove. Ci pensi Romano..." hanno replicato i pasdaran veltroniani del Veneto. Il diretto interessato non ha battuto ciglio: si è limitato ad aspettare le decisioni nell'ultimo summit di Roma. E infatti trasloca in Umbria, dove la conferma a Montecitorio è fuori discussione. Alle spalle, però, Gozi sembra lasciare terra bruciata: "Uno così nessuno lo rimpiange, soprattutto se si vuol davvero perseguire una diversa politica che non si può esaurire con Calearo" sentenzia un consigliere regionale. Sul fronte opposto, invece, è un via vai di fax. Tanto più che occorre cucire insieme Forza Italia e An, i circoli della Brambilla e qualche personalità di richiamo. Niccolò Ghedini, avvocato di fiducia di Berlusconi, ha incontrato ieri mattina nella sede regionale azzurra il governatore Giancarlo Galan proprio per fare il punto sulle liste. Prevista per oggi, infine, la fumata bianca in casa arcobaleno. Con Gino Sperandio di Rifondazione capolista in una circoscrizione, mentre ai Verdi (con Luana Zanella?) spetta l'altra. A meno che Alessandro Zan (giovane consigliere comunale gay a Padova per Sinistra laica) non riesca a far prevalere il "diritto a un cambiamento di fatto".

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Le città, luoghi dell'alternativa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dialoghi sulla politica/1 La sinistra e la "questione urbana". Parla l'urbanista Edoardo Salzano "Le città, luoghi dell'alternativa" Oggi anche le istituzioni, come la politica, sono appiattite sul breve periodo: quello spendibile alla scadenza del mandato amministrativo. Se non c'è più un progetto di società come può essercene uno di città? Francesco Indovina Edoardo Salzano, pianificatore, già preside della facoltà di Pianificazione, è autore di molti saggi. L'ultimo è Ma dove vivi? La città raccontata. Continua l'indifferenza della "politica" per la città. Nessun programma si occupa della questione, neanche quello della Sinistra. Non ti pare che questa indifferenza sia molto grave, non solo per la città ma per la stessa qualità della politica, essendo la città il luogo della "condensazione", delle contraddizioni e ineguaglianze della nostra società? È grave e incomprensibile. Non solo per le ragioni che dici tu, ma anche perché la città è il luogo della possibile speranza. Le contraddizioni e le ineguaglianze possono essere risolti in tanti modi: emarginandone i portatori, cioè espellendo e ghettizzando i soggetti più deboli oppure trasformando la protesta che nasce dal disagio e dalla sofferenza in una carica di rinnovamento. La prima strada è quella seguita dalle destre italiane (quella di Berlusconi e quella di Veltroni), che la persegue abbandonando la città al mercato, al potere degli immobiliaristi, alla deregolamentazione e alla rinuncia del potere pubblico. Non afferrare il nodo della questione urbana significa perciò per la sinistra abdicare a una delle poche possibilità di rappresentare un'alternativa. D'accordo, anche perché nella città si costruisce il senso collettivo, senza il quale non c'è politica, non c'è rappresentanza, ma solo rappresentazione. Si dice che l'intervento pianificato nella città sia di ostacolo allo sviluppo, alla crescita, fa fuggire investitori, mentre noi insegniamo che un intervento ordinatore crea opportunità non di speculazione ma di crescita ordinata, quindi socialmente più produttiva. Come mai questo semplice concetto non riesce a fare breccia nell'opinione pubblica? Se andiamo al fondo delle cose troviamo che esistono concetti e connessioni che non sono veri, ma sono diventati, nell'ideologia corrente, verità assolute. Tra queste due pesano particolarmente nell'annebbiare e distorcere la consapevolezza della condizione urbana. La prima è la convinzione (il dogma) che ci sia una connessione ineliminabile tra sviluppo economico dell'economia data (ritenuta l'unica ipotizzabile), crescita di determinate grandezze (quelle misurate con il termometro del Pil), e il mercato (cioè la libertà per qualsiasi proprietario di qualsiasi cosa di farne ciò che vuole). È solo il mercato che consente, attraverso la crescita, di conseguire uno sviluppo (quello sviluppo). Quindi, viva il mercato. Questo dogma è anche molto comodo perché rinunciare, nel campo dell'organizzazione urbana, alla pianificazione e abbandonarsi alla spontaneità del mercato riduce la responsabilità del politico, e gli consente di giocare a tutto campo sulla "scena urbana" per svolgere il suo ruolo di "rappresentazione". La seconda verità è l'annebbiamento di una delle due componenti ineliminabili della natura dell'uomo moderno, cioè della sua dimensione pubblica. La bilancia si è nettamente spostata sulla dimensione individuale (vedi Richard Sennett, Il declino dell'uomo pubblico). Questo è nefasto per la città, la quale può esistere, può essere trasformata secondo una logica olistica (quale è quella che la città necessariamente richiede) solo se l'uomo si sente ed è cittadino. Ove si riduca a cliente, tutto è perduto. Ma c'è una realtà non eliminabile: nella città ci si rende conto che non tutto può essere risolto individualmente, la dimensione non solo della collettività ma anche della soluzione collettiva di molte nostre necessità si tocca con mano. Non ti pare che mettere in evidenza, politicamente, questa dimensione sia anche un modo per combattere il declino dell'"uomo pubblico"? Non c'è dubbio. Ma quella che tu chiami "realtà non eliminabile" è stata eliminata dalla maggioranza delle coscienze. Perciò credo che ci sia da compiere in primo luogo un duro lavoro culturale, non più solo sulle élites universitarie; perciò ho scritto quel libro che hai citato all'inizio, che è rivolto a tutti. Perciò credo che uno dei pochi segni di speranza siano in quei comitati, gruppi, associazioni che nascono per affrontare insieme un, sia pur piccolo, problema comune nell'assetto della città. Si tratta di lavorare perché imparino a passare dal particolare al generale e poi dal sociale al politico, perché solo in una politica rinnovata c'è un futuro accettabile. Com'è oggi la situazione delle diverse città? Un tempo alcune erano esaltate per il loro livello di pianificazione e di crescita ordinata. Oggi la situazione è ancora articolata e differenziata? Molto, molto meno che nel passato. C'è una forte tendenza all'omogeneizzazione. La politica come spettacolo, l'amministrazione come rappresentazione, la ricerca di uno "sviluppo" a qualsiasi costo, perfino l'introduzione della concorrenza contro le altre città come impegno decisivo (ecco un'altra applicazione ideologica del mercato a realtà che col mercato non c'entrano), tutto questo mi sembra caratterizzare le città italiane in modo generalizzato. Ricordo sindaci che legavano il loro ruolo e il loro orgoglio al fatto di aver dato alla loro città un buon piano regolatore, pur sapendo che gli effetti di quel progetto di città si sarebbe visto a lunga scadenza. Oggi anche le istituzioni, come la politica, sono appiattite sul breve periodo: quello spendibile alla scadenza del mandato amministrativo. Del resto, se non c'è più un progetto di società come può esserci un progetto di città? Oggi la città si estende nel territorio, dando luogo a nuove conformazioni urbane. La comprensione del fenomeno è ancora non piena, la discussione sugli strumenti vaga. Ci si riferisce con insistenza al "piano di area vasta", ma senza un'autorità in grado di governarlo rischia di essere solo una speranza. Lo sviluppo urbano nel territorio quali problemi pone al pianificatore? Invece di città e territorio, da vedere come due entità separate, preferisco parlare dell'ambiente della nostra vita sociale come territorio urbanizzato. I principi da seguire, e anche le regole, secondo me sono le stesse nell'affrontare le trasformazioni della città e quelle del territorio. Non pone quindi problemi nuovi dal punto di vista metodologico, ma semplicemente problemi diversi dal punto di vista dei fenomeni. Direi che gli urbanisti avevano compreso che i fenomeni urbani richiedevano una capacità di controllo e di governo a livello di area vasta. La politica non li ha seguiti. Pensa allo stesso tentativo di riforma della legge 142 del 1990, che prevedeva un riordinamento dell'assetto territoriale in funzione del diverso assetto delle urbanizzazioni. Una riforma modesta, che comunque poteva permettere (attraverso le città metropolitane in alcune aree, un nuovo ruolo delle province altrove) di governare i fenomeni di diffusione. Ma si è ritenuto che fosse complicato modificare i cristallizzati equilibri politici tra comuni maggiori e minori, comuni grandi e province e così via. Si è preferito non applicare la legge. Si è lasciato che l'espansione delle città, abbandonata agli interessi fondiari e allo spontaneismo, provocasse quelle nuove estese periferie a bassissima densità (e altissima domanda di energia) che conosciamo.

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Riforme se pareggio Ma forse vinciamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni "Riforme se pareggio Ma forse vinciamo" Roma "Un risultato clamoroso è possibile". In serata arriva a Genova il pullman di Walter Veltroni è il segretario del partito democratico insiste con l'ottimismo. La rimonta su Berlusconi è partita, dice, "anche i bookmaker inglesi hanno rivisto le quotazioni". Un rapido controllo sui principali siti di scommesse britannici non offre però grandi appigli alla fiducia: una sterlina scommessa su Veltroni è ripagata con tre, mentre la stessa sterlina su Berlusconi vincitore guadagnerebbe solo trenta cents. Peggio di Veltroni nella corsa a palazzo Chigi c'è solo Giovanni Trapattoni, allenatore della nazionale irlandese che però la sua sfida per la premiership non l'ha (ancora?) lanciata. Sarà per questo che il segretario del Pd non si azzarda nemmeno a ipotizzare un successo, al massimo si "augura" che "gli italiani ci diano la possibilità di governare". Più prudentemente, al mattino durante la registrazione di Porta a Porta, ipotizza un pareggio, e in quel caso recupera la sua idea di intesa per le riforme. Se sarà pareggio "si dovranno riformare insiema le regole del gioco e poi tornare a votare". Ma niente "inciuci", "le regole del gioco si scrivono insieme ma per fare una partita in cui ognuno deve vincere per sé". Da Vespa Veltroni inizia a rompere il patto di non aggressione con Bertinotti: "Fausto è tornato ad usare parole che non si sentivano da tanti anni, i padroni, fuori l'Italia dalla Nato, noi invece siamo il partito del centrosinistra, del riformismo che ha detto sì all'alleanza dei produttori". Tutto questo per giustificare la candidatura del falco di Confindustria Massimo Calearo. In comizio l'ex sindaco di Roma galvanizza i suoi usando lo stesso argomento: "Ci viene tutto più facile perché abbiamo un grande senso di libertà, non dobbiamo più stare attenti a sbagliare una parole altrimenti qualcuno se ne va". Merito della sua scelta di correre da solo (a parte Di Pietro e a parte i radicali) che ha rotto il "teatrino" (usa proprio l'espressione di Berlusconi) della politica. "Abbiamo perso tempo a parlare di Berlusconi e della sinistra, ora basta", dice Veltroni che evidentemente considera speso bene solo il tempo passato a parlare del Pd. Ottimismo: "Tutti i sondaggi danno solo 4 punti percentuali di distacco tra i due grandi partiti e tra i sei e i sette punti tra le coalizioni". Dunque si può puntare in alto, se non alla vittoria al pareggio. E in quel caso alle riforme finora mancate "per responsabilità del centrodestra che si è sottratto all'invito-impegno di farle insieme". Perché Berlusconi "non è un uomo di stato, per lui contano di più i propri interessi che quelli del paese".

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Simboli, escluso Storace Ma la fiamma resterà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Viminale chiede di cambiare 21 contrassegni Rimandate anche le due Dc e l'Unione di Bordon Simboli, escluso Storace "Ma la fiamma resterà" Roma No, non poteva proprio funzionare. "Vota e fai votare il "Sacro romano impero liberale cattolico giuristi del sacro romano impero cattolico. Movimento europeo liberale"" sarebbe stato arduo, anche per gli arguti comunicatori assoldati da Berlusconi e Veltroni. Dunque, i funzionari del Viminale hanno dato allo "Srilcgsric.Mel" quarantotto ore di tempo per rivedere il proprio simbolo e ripresentarlo riveduto e corretto. Stessa indicazione hanno ricevuto altri 20 simboli, tra cui "Nel nome della donna lista Stefania Ariosto partito democratico donna" e molte delle sigle grilline ("Disoccupati uniti amici di Beppe Grillo", "Forza Grillo" e pure la "No euro lista del grillo parlante"). Nove simboli, invece, sono stati definitivamente censurati e non potranno partecipare alle prossime elezioni. Tra i rimandati a domani ci sono anche tre dei partiti che, chi più chi meno, guastano i sonni dei leader di centrodestra e centrosinistra: gli scudicrociati di Giuseppe Pizza e Angelo Sandri, Bordon e Manzione con l'Unione democratica per i consumatori (spiccicato all'Unione di Prodi)e La Destra con un tondo azzurro per metà e una piccola fiamma sul davanti. Per Pizza e Sandri è un doppio smacco. Dopo mesi e forse anni passati a litigare sul chi fosse l'unico depositario dello scudocrociato sono stati entrambi invitati a presentare un simbolo riveduto e corretto. Pizza non s'è lasciato prendere dallo scoramento ed ha accusato l'ufficio elettorale del Viminale di non aver affrontato "il vero problema sul tappeto: quello relativo alla titolarità dello Scudo Crociato, utilizzato illegittimamente dall'Udc. Una questione che, invece, potrebbe essere esaminata dalla corte di Cassazione nelle prossime ore". I più innervositi sono indubbiamente Francesco Storace e gli altri dirigenti della Destra, che si trovano a dover cambiare il simbolo, piuttosto simile a quello di Alleanza nazionale, proprio mentre i sondaggi li danno in risalita e c'è chi, come Luigi Crespi, li accredita al quattro per cento. L'ufficio elettorale del Viminale ha chiesto loro di modificare l'azzurro che occupa metà del simbolo e la fiamma in basso. "Voglio assicurare agli elettori che il nostro simbolo avrà sia la fiamma sia la fiaccola, sul colore di fondo potrebbero esserci delle modifiche", spiega Teodoro Buontempo, presidente del partito e candidato alla presidenza della provincia di Roma: "E' singolare che questa censura sia arrivata proprio mentre il nostro partito inizia a raccogliere i primi consensi. Se il simbolo fosse stato accettato, non ci sarebbero state possibilità di errori visto che An non parteciperà alle elezioni. Eppoi la fiamma che abbiamo presentato è quella di Fiamma tricolore, un simbolo che ha partecipato più volte alle elezioni". Sa. M.

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Politica estera questa sconosciuta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Politica estera questa sconosciuta Nessun leader parla di sicurezza nazionale A Parisi risponde un lettore di Liberazione L'unico che affronta il tema è il ministro della Difesa "Se fosse eletto presidente, che cosa farebbe in politica estera?" a questa domanda, dall'agosto 2007 a febbraio 2008, tutti i principali candidati alla presidenza Usa, Romney, Giuliani, McCain, Huckabee, Clinton, Obama e Edwards, hanno provato a dare una risposta sulle pagine della prestigiosa rivista Foreign Affairs . Non si trattava di generiche dichiarazioni, ma di veri e propri articoli, che sono stati poi commentati e criticati sia sulla stampa specializzata sia sui principali canali tv. E la politica estera e di difesa sono le due "facce" della sicurezza nazionale. Fred Kaplan, un eccellente giornalista (con dottorato del Mit di Boston) di Slate ha sezionato pagina per pagina alcuni di questi articoli evidenziandone contraddizioni e sparate propagandistiche sul come garantire la sicurezza nazionale. Ma si sa, l'America è sempre l'America. Da noi, una simile impresa sarebbe impossibile. Non parlo di avere un pezzo sull'agenda di politica estera e difesa scritto da Veltroni, Berlusconi e Bertinotti; sarebbe pura fantascienza. Nella campagna elettorale italiana è un'impresa trovare qualche riferimento nei programmi di tutti i partiti sul ruolo che l'Italia dovrebbe avere nel mondo, su come dovrebbero essere impiegate (o meno) le sue forze armate, o su che cosa si intende, nel nostro Paese, per "sicurezza nazionale". Non c'è nulla di sorprendente, dirà qualcuno, visto che nei programmi elettorali dei maggiori partiti nel 1996, nel 2001 e nel 2006, la politica estera e di difesa si fece "notare per la sua assenza". Anzi, nel primo dibattito tra Berlusconi e Prodi nel 2006, Berlusconi utilizzò il tempo riservato alla domanda di politica estera (sull'Iraq) per tornare al tema delle tasse, mentre Prodi fu di una tale banalità da essere subito dimenticata (anche da chi si occupa della questione). E tutto questo mentre i soldati italiani erano impegnati in Iraq, Afghanistan, Kosovo e Bosnia. Ma, si sa, ci si ricorda di loro solo quando cadono sul campo, quasi fossero vittime di incidenti sul lavoro, stando bene attenti ad enfatizzare il ruolo di "pace" che questi "poveri soldati" svolgono. Su la Repubblica di lunedì, Arturo Parisi, uno dei migliori ministri della Difesa degli ultimi anni, rivendicava il fatto che Pd avesse introdotto nel suo programma il tema della difesa. Ma si tratta, purtroppo, di una mera "consapevolezza" e poco più. È vero che finora dal fronte opposto è giunto qualcosa di molto simile al "nulla". E si che anche Antonio Martino è stato un ministro della Difesa. Nonostante lo stesso Adam Smith abbia ammesso che di fronte alla sicurezza della nazione anche l'economia si piega, Martino nulla poteva contro il superministro Giulio Tremonti, il quale nel biennio 2004-06, ha pensato bene che tagliare il budget per la difesa non avrebbe scontentato nessuno. Infatti così è stato. Tremonti è ora uno dei potenziali candidati al posto di ministro degli Esteri. Dati i presupposti, ci dobbiamo attendere un ministro molto "pacifista"? Parisi è rimasto praticamente l'unico politico di rilievo ad affrontare il tema della sicurezza nazionale e della difesa. Lo aveva già fatto all'inizio del suo mandato, chiedendosi se esistesse una "cultura della difesa", della sicurezza nazionale. Domanda che ha trovato ampia eco in tutta la stampa nazionale e che è stata puntualmente travisata da molti esponenti politici sia a destra sia a sinistra (due dei pochi che hanno cercato di rispondere, in maniera concettuale, alla domanda sono stati Angelo Panebianco e un lettore di Liberazione ). Prima di Parisi, solo Nino Andreatta era stato così esplicito nell'affrontare il problema (Parisi si è poi spinto sino al punto di accettare un confronto diretto con i docenti di relazioni internazionali di alcune università, riuniti per l'occasione a Bologna lo scorso giugno). Oltre questo però, c'è un vuoto desolante sull'argomento. Sicurezza nazionale e difesa sembrerebbero essere temi tradizionali per il centro-destra. Invece il silenzio sul tema, da quella parte, è, a dir poco, "assordante". E non è sufficiente candidare una paio di generali a destra e a sinistra (con tutto il rispetto dovuto al generale Del Vecchio) per affermare di avere a cuore questi temi. Vorrei che questo articolo fosse smentito. Vorrei vedere il futuro presidente del Consiglio affrontare un vero dibattito sull'argomento e spiegare sul serio agli italiani perché i militari del nostro esercito che fanno counterinsurgency in Afghanistan stanno proteggendo la sicurezza nazionale (anche quando non distribuiscono medicinali e cibo, con buona pace della sinistra radicale). Vorrei, ma non succederà nemmeno questa volta. 05/03/2008.

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Segue pd e calabria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue pd e calabria Tra le ipotesi, un arbitrato politico sul rispetto dell'accordo Da Roma tentano di ricomporre la frattura. Ma nell'ultimo contatto telefonico tra Loiero e Veltroni, venerdì scorso, si consuma il divorzio. Il governatore calabrese insiste sulle liste del Pd in Calabria, che a suo dire "sono troppo deboli". Il segretario democrat, sostenuto da Miniti e anche da Rosy Bindi, proferisce l'ultimo non possumus . La palma del più disperato tocca al mancato onorevole Bruni, che ha mollato la presidenza della provincia di Vibo. "Sono stato immotivatamente escluso. Sono stati adottati metodi che non sono democratici e ancora una volta è stato oltraggiato il territorio vibonese. Aspetto di discutere con Loiero. Mi dimetterò da coordinatore del Pd e valuterò altri passi", ha detto ieri all'Ansa . I democrat puntano sulle eventuali spaccature nel blocco di fedelissimi (e dei consensi) del governatore calabrese. C'è anche un'altra strada, teoricamente impraticabile. Ed è quella che passa dalle liste dell'Italia dei valori, che in Calabria saranno guidate dalla baronessa antimafia Teresa Cordopatri (Senato) e da Aurelio Misiti (l'ex pci arrivato al dipietrismo dopo una lunga sosta sul fronte berlusconiano sarà capolista alla Camera). Paradossalmente, una parte del bacino di voti "centristi" di Loiero, che è una delle" vittime" delle inchieste De Magistris, può essere intercettata proprio da Di Pietro. Ma lui, Agazio Loiero in persona, prenderà un'altra strada. Tommaso Labate 05/03/2008.

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Il decreto per le espulsioni farà parte del Patto per Roma che firmeremo con Berl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MAURO EVANGELISTI "Il decreto per le espulsioni farà parte del Patto per Roma che firmeremo con Berlusconi e Fini". "Realizzeremo una mappatura della città, per capire quali sono i quartieri in cui ci sono più reati e abusivismo commerciale". "Siamo d'accordo nell'istituire gli ausiliari del commercio". Eccola, in sintesi, la linea tracciata da Gianni Alemanno, candidato sindaco del Pdl, nella giornata di ieri, divisa fra un incontro con i vertici di Confcommercio Roma e un convegno dedicato alle polizie locali. Ormai è chiaro: gran parte dei messaggi che sta lanciando sono concentrati sul tema sicurezza e decoro. Con una postilla: Alemanno chiede a Rutelli (e agli altri candidati) il confronto pubblico. Lo ha detto nel corso dell'incontro con il presidente di Confcommercio Roma, Cesare Pambianchi: "Ho chiesto al presidente Pambianchi e lo chiederò a tutti gli altri presidenti delle parti sociali di promuovere confronti diretti fra me e gli altri candidati per evitare anche questa volta, come avvenne due anni fa, la mancanza assoluta di confronti diretti". E come antipasto Alemanno ha anche pungolato il suo avversario candidato del centro sinistra: "Rutelli è stato mandato a fare il pensionato a Roma. Si ripresenta con la stessa maggioranza che ha determinato il degrado della città e tutti i veti che hanno causato immobilismo a Roma". La giornata di Alemanno (insieme al candidato alla presidenza della Provincia del Pdl, Alfredo Antoniozzi) comincia a Prati, nella sede della Confcommercio dove nei giorni scorsi era passato anche Rutelli. Tema: cosa fare per Roma? Richieste di Cesare Pambianchi: "Combattere l'abusivismo, le merci contraffatte, motivo di degrado per la città, riequilibrare la programmazione urbanistica degli esercizi commerciali sul territorio". Le risposte di Alemanno servono ad anticipare i punti più importanti del programma per il Campidoglio. "Prima di tutto, vogliamo realizzare una mappatura delle aree commerciali a rischio della capitale e attraverso una graduatoria che individua eventuali aree rosse creare una rete di videosorveglianza ed un'unità specializzata di ausiliari del commercio. Servono interventi mirati a seconda del rischio. Per questo, penso ad ausiliari del commercio come un vero corpo di polizia locale specializzato in lotta all'abusivismo, alla microcriminalità e al degrado". C'è poi il nodo dell'espansione urbanistica della città e il tema dell'incremento delle grandi strutture commerciali che preoccupa la categoria, soprattutto i piccoli negozianti. Alemanno: "La programmazione commerciale e quella urbanistica vanno attuate rivedendo gli articoli 11 - i progetti di riqualificazione delle periferie - con più residenziale e riduzione delle cubature commerciali". Accanto ad Alemanno, Antoniozzi insiste sulla necessità di interventi sulla viabilità, a partire dalla sua proposta di "un secondo raccordo anulare". Ma di sicurezza e legalità Alemanno parla anche nel pomeriggio, quando partecipa a un convegno sul ruolo delle polizia locali, al teatro Capranica. La tesi del candidato del Pdl è nota: bisogna rafforzare lo strumento delle espulsioni, che riguarderebbe fino a 20 mila fra immigrati e nomadi, secondo quanto indicato dalle forze dell'ordine. "Per mettere in pratica davvero le espulsioni serve una legge nazionale perché il Comune da solo non ce la può fare. Se non c'è questo, si passa alla vecchia logica degli sgomberi, tipica di Veltroni ed inutile perché è necessario alleggerire le presenze, anche per favorire i veri processi di integrazione. È davanti agli occhi di tutti quello che Veltroni e il centro sinistra hanno fatto a Roma".

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In serata La Destra, che per le politiche candida a premier Daniela Santanchè, si è trovat (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A ad affrontare il problema della bocciatura del suo simbolo. Ma nel corso della giornata l'attenzione di Francesco Storace, candidato sindaco, è stata dedicata ad altro, dopo la visita alla Pineta di Castel Fusano e al centro paraplegici di Ostia. Con Storace c'era anche il candidato alla Presidenza della Provincia, Teodoro Buontempo. Ha spiegato Storace, parlando di Castel Fusano: "Libereremo la pineta dalla baraccopoli, bisogna bonificare l'intera area. Oggi questo posto è un ricettacolo di immondizia e degrado e nessuno fa niente". Storace ha insistito sullo stato di abbandono dell'area, parlando di immondizia, percorsi pedonali in pessime condizioni, assenza di raccoglitori per rifiuti. E baraccopoli, resti di fuochi accesi ovunque nel tratto di pineta che va dal canale dei Pescatori alla Colombo. Ha aggiunto l'ex Governatore del Lazio: "L'amministrazione comunale non ha fatto nulla, ma questo posto noi lo amiamo. Ecco, noi saremo quelli che faranno". Alla visita a Ostia hanno partecipato anche i candidati al Parlamento Fabio Sabbatani Schiuma e Paola Ferrari. E Storace ha concluso: "Il nostro spirito, lo spirito de La Destra, è sempre lo stesso: contro tutte le caste, contro quella dell'accordo Veltroni-Berlusconi e contro quella di Rutelli a Roma". In serata, infine, La Destra ha presentato il manifesto di Buontempo candidato alla presidenza della Provincia. Slogan scelto: "Un politico affidabile finalmente".

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ROMA Berlusconi avverte che Alitalia non può essere sottratta al Paese e si schier (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA Berlusconi avverte che "Alitalia non può essere sottratta al Paese" e si schiera per il salvataggio dell'aeroporto di Malpensa. Quindi, dichiara di "voler cambiare lo Statuto dei lavoratori con regole più moderne". Nel Partito democratico è polemica con i radicali, che accusano Veltroni di non aver rispettato i patti per le candidature. Famiglia Cristiana, intanto, avverte il Popolo della libertà: "No all'anarchia sui valori etici". E il Viminale ricusa 21 simboli, tra i quali quelli della Destra di Storace e le due Dc di Pizza e Sandri.

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ROMA Il tipo è imprevedibile. Dunque non è detto che il nuovo format inven (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Il tipo è imprevedibile. Dunque non è detto che il nuovo format inventato da Berlusconi - quello della "politica non spettacolo", della "politica anti-teatrino", della politica non più alla Cassano tutta finte, funambolismi e strappi anche di nervi - sia un prodotto capace di durare fino alla fine della campagna elettorale. Anzi, è prevedibile che l'inventore della "politica spettacolo", che adesso reinventa la "politica non spettacolo", decida nelle ultime settimane prima del 13 aprile di tornare ad essere quel fantasista spumeggiante che abbiamo sempre conosciuto. Per ora però - bastava vederlo ieri nella torrenziale intervista su Sky-Tg-24 e poi va rivisto stasera a "Porta a Porta" - Silvio pare sorprendentemente diventato un gemello di Prodi. Non si agita. Non buca lo schermo. Non ha paura di annoiare. Parla di cose, pacatamente, e non tira fuori dal cilindro numeri a sorpresa. E' realistico e non immaginifico. Quando attacca Walter lo fa solo in risposta ad un attacco ricevuto ("Veltroni ha aumentato del 243 per cento le spese per le consulenze al Comune di Roma"). Non s'atteggia a vittima. Nè fa il cattivo ("Non sono Berlusconi 2, la vendetta") nè fa l'Uomo della Provvidenza ("Non sono Superman"). Praticamente, ci troviamo di fronte a un Prodi brianzolo! A un politico non più Dreamer, ma con i piedi per terra e gravato dalla difficile responsabilità di dover governare un Paese difficilmente governabile. Sembra quasi, il Berlusconi non spettacolare che sembra più un Prof. che un Cav., giocare la partita controvoglia o comunque non ha nessun interesse a movimentarla troppo. Tanto crede di aver già vinto ("La campagna elettorale me l'ha fatta Prodi") e punta a mantenere il vantaggio giocando di rimessa, senza puntare al gol in acrobazia, al colpaccio da Fenomeno. Se proprio deve, parla male degli avversari: ma senza esagerare. Anche per evitare di risvegliare quegli astensionisti di sinistra che, delusi dal governo Prodi, tornerebbero alle urne solo se ci fosse su piazza il Caimano pronti a sbranarli. Ma il Caimano non c'è più o non c'è mai stato. Questo Silvio prodiano e anti-Cassano (che non a caso dice: "Io Cassano non lo comprerei mai") confonde un po' la sua Curva Sud, nella quale serpeggia qualche amorevole dubbio: "Ma è ancora lui? Ma ci fa o ci è?". Ci è. Nel senso che, rinunciando agli scatti d'umore e alle magie da campione, può tenere basso il ritmo di un match per lui in discesa e da condurre a forza di melina e di passaggi brevi a centrocampo in attesa del novantesimo minuto. Anche perchè, lanciarsi in dribbling, colpi di tacco, tunnel e piroette davanti a Prodi - che è comunicativamente statuario - era un gioco facile. Stordire con questi stessi artifici Walter - che a sua volta li pratica e li conosce bene - è di gran lunga più complicato. Il nuovo Silvio seguace della "politica non spettacolo" nasce anche dall'ansia di distinguersi dagli altri candidati premier. I quali, da Walter fino alla Santanchè bravissima l'altra sera ad "Anno zero", puntano sugli effetti speciali. Insomma se Silvio continua così, oltre ad andare (forse) a Palazzo Chigi, finisce per diventare uno di quei professori, non avvezzi alle rovesciate volanti e ai palleggi strabilianti, della ristrettissima e bolognesissima cerchia del Mulino. Che è la seconda casa di Prodi.

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ROMA Rifarà il contratto con gli italiani Silvio Berlusconi e metterà anche questa v (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA Rifarà il contratto con gli italiani Silvio Berlusconi e metterà "anche questa volta, una clausola particolare con i punti che vogliamo realizzare e mi impegnerò a non ripresentarmi più", dice a Sky Tg 24, spiegando che "adesso poi c'è anche l'età ed è una clausola molto facile da rispettare. Io, comunque, ho l'intenzione di rispettare tutti i punti del programma, anche perchè dovremmo avere una maggioranza più coesa dell'altra volta". Pieno rispetto al cento per cento del programma, dunque, in caso di vittoria alle elezioni politiche?, gli chiedono i cronisti. E lui: "Al 100 per cento in politica è un pò difficile, tanto è vero che quando nel 2001 presentai il contratto dissi che doveva esser realizzato un tot per cento. Noi poi superammo quella percentuale". E il giorno dopo la presentazione del decalogo da parte del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, il Cavaliere assicura che "quelle proposte sono già comprese nel programma elettorale del Pdl". Ma bisognerà anche "cambiare tutto lo Statuto dei lavoratori, a cominciare dall'articolo 18, per introdurre regole più moderne". Quindi, avanza una forte critica al modo con cui il governo Prodi ha condotto la trattativa sul futuro di Alitalia, favorendo i francesi. "Io penso - spiega- che l'Italia non si dovrebbe privare di una compagnia di bandiera e vorrei che gli imprenditori si consorziassero. E credo che non sia assolutamente possibile che un hub come Malpensa venga privato del 72 per cento dei voli, perchè a fronte di 200-300 milioni di perdite di Alitalia l'abbandono di Malpensa comporterebbe perdite per oltre 1 miliardo di euro". E, tornando al "contratto" che intende stipulare con gli italiani assicura: "Dirò che faremo comunque certe cose come la continuazione dei lavori e la riapertura per alcuni cantieri, i provvedimenti fiscali per le famiglia, come la "no tax area", varata quando era al governo, la detassazione degli straordinari e il versamento dell'Iva non all'emissione delle fatture ma alla ricezione del relativo pagamento". Berlusconi conferma anche che "Giulio Tremonti sarà ancora una volta il nostro ministro dell'Economia". E si dichiara "felice se Antonio D'Amato vorrà essere dei nostri nel Popolo delle libertà, perchè abbiamo collaborato molto bene quando lui era presidente di Confindustria" (ed effettivamente D'Amato starebbe valutando con attenzione se accettare l'offerta). Quindi, ribadisce la sua attenzione per il Nord, annunciando che "come l'altra volta, i governatori Formigoni e Galan saranno i nostri capilista al Senato in Lombardia e in Veneto". Ha parole di apprezzamento anche per Michela Brambilla, "che ammiro perchè ha la capa tosta. Arriva a farti 5 telefonate in un giorno", ironizza. Tuttavia, non si sbilancia sulla prospettiva di un posto nel governo per lei: "Non mettiamo il carro davanti ai buoi", sospira, ammettendo però che "ha fatto quest'anno una intensissima attività aprendo tantissimi circoli della libertà". C'è tempo, ovviamente, anche per le polemiche nei confronti di Veltroni "che è molto incoerente, visto che candida gli operai e anche i padroni". E, dopo aver accusato il leader del Pd di "nuovismo", stavolta gli rimprovera di "candidare in Campania Marco Follini, che era vicepremier del mio governo. Alla faccia della novità. E' archeologia, come la candidatura di Massimo D'Alema, che è in politica da 45 anni". Ossia, secondo il Cavaliere, da quando portava i calzoni corti. Al solito, non manca l'attacco ai partiti minori, Udc e Destra, "che non riusciranno a far eleggere nè un senatore, nè un deputato, quindi sarà inutile votarli". Poco dopo però, Berlusconi si dice pronto ad accettare in Parlamento i voti di tutti, quindi anche dei centristi, "anche se non sarà necessario perchè vinceremo con un'ampia maggioranza". Comunque, se ce ne dovesse essere bisogno, "chiunque converga sul nostro programma e dia una mano per l'approvazione dei provvedimenti della nostra maggioranza sarà benvenuto, non abbiamo preclusioni", dichiara, ribadendo di non aver attaccato personalmente il leader centrista, Pier Ferdinando Casini, ma di essere convinto che "dare il voto ad un piccolo partito del centrodestra significa togliere un voto al Pdl e darlo a Veltroni". C.Ter.

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E' la crasi dei nomi di Berlusconi e Veltroni. E' il modo scelto dal leader Udc per indica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Re il tentativo di duopolio messo in atto da Pdl e Pd, entrambi contro il voto ai piccoli partiti e d'accordo su molti temi.

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ROMA - Pier Ferdinando Casini è sereno. I sondaggi lo rassicurano. Mentre Walter Veltroni e Sil (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PAOLA OREFICE ROMA - Pier Ferdinando Casini è sereno. I sondaggi lo rassicurano. Mentre Walter Veltroni e Silvio Berlusconi temono il pareggio e lanciano segnali per possibili alleanze future. Tanto che dal Pdl arrivano aperture nei confronti del leader dell'Udc. Al punto che Casini si sente in dovere di riaffermare la propria indipendenza: "Le alleanze si fanno prima del voto, non dopo il voto. Noi abbiamo una nostra linea, abbiamo un nostro progetto e non intendiamo fare sconti a nessuno, nè a Berlusconi nè a Veltroni". Insiste l'ex presidente della Camera: "Non intendiamo fare sconti a Veltrusconi". Già, Casini chiama i leader del Pd e del Pdl non con i propri nomi ma usando una sorta di crasi, tanto è certo che i due sono pronti all'inciucio. E dice "vogliono creare un duopolio in politica". Come quello della "Rai e di Mediaset". Attacca ancora. E di più, definendoli "sbruffoni". Dice il leader dell'Udc: "I grandi partiti fanno gli sbruffoni ma credo che temano in cuor loro di avere un insuccesso rispetto alle previsioni di vittoria annunciata. Per questo io lavoro perchè decolli il nostro progetto nel Paese. Sono molto ottimista. Naturalmente, non sono un incosciente. Aspettiamo il 13 aprile per vedere cosa diranno gli italiani che hanno sempre ragione. Guai a quei politici che quando perdono dicono che la colpa è degli elettori. No, la colpa, se perdi, è tua". Poi accusa il Pdl di essere populista e il Pd di essere il contenitore di tutto e del contrario. Non perde il gusto dell'ironia Casini. Mentre gira per le vie di Lamezia Terme. E poi di Gizzeria, è in Calabria dove apre la campagna elettorale nella regione, scherza, prende in giro il Cavaliere e i suoi sondaggi: "Da quando il nostro partito va bene nei sondaggi per Berlusconi i sondaggi non sono più attendibili". Quindi annuncia una candidatura di spessore. Oggi "presenterò un candidatura importante". Nomi non ne fa ma dice che ha a che fare con "l'ordine pubblico, la sicurezza. Un partito giovane deve avere il coraggio di contrastare camorra, mafia e 'ndrangheta. E fare una battaglia per la giustizia". E' questione di pochi giorni (tra il 9 e il 10 marzo le liste devono essere chiuse) e l'Udc renderà note le candidature. Candidature di giovani. Come quelli che si sono impegnati negli Enti locali della Calabria. Dice Casini: "Noi dobbiamo dare spazio ai giovani e vediamo se sapranno meritare il consenso dei loro cittadini. Finora hanno fatto molto bene, partendo da zero. Sono giovani che hanno grande esperienza e qualità nel Consiglio regionale e potranno anche manifestarle nel Parlamento nazionale". Quindi parla dei temi etici a lui molto cari. E degli aiuti alla famiglia come "la facilitazione per l'acquisto di case per le giovani coppie" e i contributi per i figli. Infine Casini accusa il governo Prodi di "egoismo" ambientalista. E ricorda che ha bloccato la Tav così come la riqualificazione dei rigassificatori con "atti di miopia" che fanno restare indietro il Paese. Quindi rilancia l'energia nucleare. Altro tema forte della sua campagna elettorale. Insieme alla giustizia (chiede processi più veloci) e il lavoro, con la proposta di "agganciare scuola e università al mondo del lavoro", inserendo un sistema meritocratico nella selezione dei lavoratori. Intanto Bruno Tabacci accusa Pd e Pdl: "Sembra di essere nella Russia di Putin: non hanno messo il bavaglio a chi non è d'accordo, ma poco ci manca". Incalza Savino Pezzotta leader della Rosa Bianca: "Ciò che scandalizza in questa campagna elettorale sono i mezzi con cui qualcuno schiaccia e oscura tutto il resto. Ormai siamo di fronte a una forma di dispotismo morbido".

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ROMA Onorevole Daniela Santanchè, il Viminale ha bocciato il simbolo della vostr (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIA TERRACINA ROMA Onorevole Daniela Santanchè, il Viminale ha bocciato il simbolo della vostra "Destra". Come lo modificherete? "Semplicemente aggiungendo il mio nome, come candidata premier. Ma questa sceneggiata è l'ennesima prova che noi facciamo paura. E' assurdo dire che il nostro logo si può confondere con quello di An che non c'è più, perchè ormai c'è solo il Pdl". Evidentemente c'era qualche similitudine di troppo.. "Evidentemente cercano in tutti i modi di metterci i bastoni tra le ruote. Ma quando la lotta si fa dura i duri cominciano a giocare.. Come dicono i Blues brothers.. "Io mi sento una blue mother pronta alla guerra, anche se sarei una donna di pace, di dialogo". Quanto è cambiata la sua vita dopo che si è avventurata nella Destra? "Moltissimo, ma credo veramente in questa impresa. Avrei potuto stare tranquillamente in Parlamento, dove sarei stata rieletta per i prossimi vent'anni. Ma a nome di chi? Con quali valori? Io non sono nè serva, nè padrona e ho voluto misurarmi con i miei ideali, che spero siano riconosciuti dagli italiani, soprattutto dalle donne". Chi l'ha più delusa? Fini o Berlusconi? "Da Fini mi sono divisa dopo le sue aperture al Corano nelle scuole, al voto agli immigrati, alla Turchia in Europa, alla fecondazione artificiale. Ma la vera delusione è stato Berlusconi che ha ceduto al teatrino della politica". E lei è diversa? "Ho coraggio, perchè ho scelto di farmi contare. E vorrei anche essere apprezzata per la passione e per la competenza, visto che sono stata la prima donna relatrice della legge finanziaria". La sua è una campagna elettorale tutta all'attacco.. "Cerco di uscire dallo squallore. Che tristezza sentire Veltroni e Berlusconi dire le stesse cose e raccontare tante palle agli italiani. Io li paragono a due supermercati dove si vende di tutto, senza passare alla cassa, che però è lì, che aspetta al varco. Io invece sono l'onesto negozietto sotto casa, che vende solo quello che si può comprare". Lei non fa promesse? Nessuna bugia? "Io cerco di dire la verità soprattutto alle donne, che combattono tutti i giorni per fare la spesa, per portare i figli a scuola, per correre al lavoro. Vorrei più servizi, più sicurezza, trasporti efficienti. Ma il mio sogno sono gli asili di condominio, dove lasciare i bambini in tutta tranquillità". Perchè non è riuscita a convincere Flavio Briatore a candidarsi con la Destra? "Flavio ha avuto parole di grande apprezzamento e ha dichiarato che voterà per me e gliene sono grata. Per il resto, tra poco comincia il Gran premio e non avrebbe potuto conciliare il suo impegni con la campagna elettorale. Anche questa è serietà". Candidati eccellenti nelle sue liste? "Intanto, Paola Ferrari De Benedetti, poi l'imprenditrice Lucrezia Iannuzzelli del gruppo Camuzzi e Pagliarini, l'ex ministro della Lega in Veneto e in Lombardia".

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Programmi a confronto: il Pdl non costa di più (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SETTE ERRORI NEI CALCOLI DEL SOLE 24 ORE L articolo pubblicato domenica scorsa sul Sole 24 Ore è basato su 7 errori, tanto di metodo quanto di merito. Errori che si possono evidenziare come segue: 1. PRIMO ERRORE L articolo ignora la differenza di base che c è tra i due programmi. Infatti: a) mentre il programma di Veltroni, scritto sul presupposto non impegnativo della sua probabile sconfitta contiene promesse formulate in senso assoluto; b) diversamente il programma di Berlusconi assume l ipotesi della vittoria e perciò è scritto in termini responsabili. In specie, a differenza dell altro, quello di Berlusconi è un programma formulato in base alla clausola di fattibilità-sostenibilità di cui alla missione n. 7 del programma stesso. 2. SECONDO ERRORE Nell analisi non c è par-condicio. Infatti: a) mentre il programma di Veltroni è quantificato in termini di anno; b) invece il programma di Berlusconi è quantificato in termini di tutto e subito. Questa asimmetria è evidentissima per esempio nel calcolo di costo della riduzione delle imposte. Ad esempio: aa) la riduzione Irpef di Veltroni è calcolata dal Sole 24 Ore solo per 6-6/6-8 miliardi di euro. Peccato che sullo stesso Sole 24 Ore del 17 febbraio sia stata calcolata (correttamente) per 20 miliardi! bb) all opposto la nostra riduzione Irap non solo è stata calcolata subito per l intero, ma il calcolo è stato fatto ignorando la clausola di riduzione solo graduale e progressiva, che pure è chiaramente presente nel programma stesso. 3. TERZO ERRORE Il Sole 24 Ore non solo sovrastima il costo della detassazione degli straordinari, ma calcola anche il costo della detassazione della quattordicesima che invece non figura nel programma! 4. QUARTO ERRORE Il pagamento dell Iva solo al momento dell incasso è stato calcolato con la cifra iperbolica di 20 miliardi! È un errore clamoroso. L incidenza del provvedimento, che certo va tecnicamente graduato per contenerlo all interno di un anno (senza slittamenti al successivo), è infatti puramente finanziaria! 5. QUINTO ERRORE L abbattimento dell Iva turismo, da noi comunque previsto come graduale e progressivo, è stato cifrato 9 miliardi. È un eccesso. In ogni caso è davvero curioso che lo stesso provvedimento, pur parimenti presenti nel programma di Veltroni, non sia stato calcolato nel conto di Veltroni! 6. SESTO ERRORE Il quoziente familiare è stato calcolato per 8-10 miliardi. In realtà non solo ci sono vari modi per introdurlo così che la cifra ipotizzata è arbitraria, ma nel programma di Berlusconi il provvedimento è pure ancora previsto come graduale e progressivo! 7. SETTIMO ERRORE In ordine alle coperture : a) non solo il recupero di evasione cifrato sul programma di Berlusconi per soli 3 miliardi su 5 anni è irrisorio; b) ma il provento del nostro piano straordinario di finanza pubblica, da noi stimato in 700 miliardi sull arco di 5 anni, è stato calcolato dal Sole 24 Ore solo per 30 miliardi. Cifra questa che non è prudenziale, ma oggettivamente irrealistica! In sintesi conclusiva: il costo totale del nostro programma è seriamente stimabile pari a circa 20-30 miliardi. E cioè più o meno pari a quello di Veltroni. E tuttavia con tre differenze essenziali: a) nel programma di Berlusconi, a differenza di quello di Veltroni, è previsto il citato responsabile vincolo di sostenibilità-fattibilità; b) c è poi, sempre nel programma di Berlusconi, e non in quello di Veltroni, la clausola di gradualità -progressività che seriamente caratterizza tutti i nostri impegni; c) c è infine, nel programma di Berlusconi, e ben oltre il costo di 20-30 miliardi, la integrale copertura attraverso il recupero di evasione, il risparmio sui costi discrezionali e no sociali della Pubblica Amministrazione, la realizzazione del piano straordinario di finanza pubblica. [Data pubblicazione: 05/03/2008].

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LISTE PD: (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pochissimo Nord tanti raccomandati matteo mauri "Abbiamo portato la servitù al potere". È durissima l accusa lanciata da Peppino Caldarola, ex-direttore de L Unità, ex dalemiano di ferro, a questo punto diventato anche ex-neoveltroniano doc. Rispetto alla lista di candidature infarcite di nomi di figli di , nipoti di , segretari di che caratterizza la ventata di nuovo del Partito democratico, Caldarola ieri ha rilasciato commenti al vetriolo. "Volevamo portare la classe operaia al potere, ma scorrendo i nomi di tante mogli, figlie, portavoce, portaborse, segretari, ragazzi/ragazze pon pon, penso che al potere abbiamo portato la servitù". Certo, il fatto che Caldarola sia stato escluso, può far pensare che le sue dichiarazioni al vetriolo siano frutto della rabbia covata. Certo è che quanto dichiarato dal dirigente del Pd non è del tutto campato per aria, anzi.. Secondo Caldarola, gli strateghi del loft "hanno realizzato una missione storica" e invita tutti a leggere le liste, senza bisogno di aggiungere altri commenti. Ma che le candidature del Pd siano diventate una cosa grottesca è ormai opinione diffusa. Si dice che negli ultimi giorni i leader o presunti tali del partito democratico abbiano passato ore per spingere nel nuovo contenitore della sinistra veltroniana il maggior numero possibile di propri collaboratori e familiari. Tra le parlamentari in quanto mogli di spiccano Anna Serafini, consorte dell esperto di problemi birmani Piero Fassino e Anna Maria Carloni, sposa del governatore della spazzatura Antonio Bassolino. Per entrambe, che in questi anni non sono certo balzate agli onori delle cronache per la loro attività parlamentare, è stata accolta la deroga dei tre mandati. Insomma: super raccomandate. Il ministro dell Istruzione Giuseppe Fioroni ha invece aperto un autostrada per la sua segretaria Luciana Pedoto; non da meno la ministra Rosi Bindi, che ha voluto che fosse inserito il suo collaboratore Salvatore Russillo. Dario Franceschini ha piazzato il suo portavoce Piero Martino, mentre perfino la moglie di Romano Prodi (che vuole far eleggere il suo staff al completo) è riuscita ad avere una sua persona di fiducia in parlamento: Sandra Zampa. Se certe cose sono permesse la presidente del Pd, può il segretario essere da meno? Certo che no. E allora Walter Veltroni infila i fedelissimi Vinicio Peluffo, Francesco Verducci e Walter Verini. Ma anche al politico più inviso dagli italiani, il viceministro delle tasse Vincenzo Visco è andato in porto il colpaccio, piazzando Stefano Fassina, mentre il ministro della Difesa Arturo Parisi si accontenta di Fausto Recchia. Giovane, ma confermatissima, nella circoscrizione Marche per la Camera, la capolista è Maria Paola Merloni, figlia dell'industriale Vittorio, la quale, al pari di Colaninno, è reduce da un incarico di prestigio in Confindustria (presidente dei giovani industriale marchigiani). Entrerà per la prima volta in Parlamento a Montecitorio, attraverso la porta della Sicilia occidentale, Daniela Cardinale, figlia dell'ex-ministro per le Comunicazioni Salvatore, che per l'occasione ha escogitato l'inedita (o forse no) pratica della "staffetta" parlamentare, rinunciando al proprio scranno in favore della prole. Fin qui le varie corti dei miracoli. Patetico, invece è il tentativo di conquistare il Nord. Intanto non corrisponde a verità il fatto che sopra il Po siano state scelte candidature straordinarie, capaci di strappare il consenso dei padani. Il presidente dei giovani di Confindustria Matteo Colaninno è uno che in televisione o negli incontri pubblici ha sempre peccato di personalità, citando i meriti del proprio illustre genitore ogni dieci minuti. E che dire del presidente di Federmeccanica, il vicentino Massimo Calearo? Ma non era stato accusato di filoleghismo, l estate scorsa, quando aveva dato ragione ai vertici del Carroccio che avevano lanciato la rivolta fiscale? Ora viene candidato capolista nel Nordest dal Pd, nell illusione che l industriale che ha sempre criticato aspramente la sinistra, ora che ha saltato il fosso possa spostare migliaia di voti. La realtà è che ancora una volta si dimostra come i vertici di Confindustria siano legati ai poteri forti e quindi alla sinistra del Pci-Pds-Ds-Pd. Sempre la stessa solfa: la lezione di Vicenza di due anni fa, quando Silvio Berlusconi ricominciò a guadagnare consensi, attaccando duramente i vertici confidustriiali, che impassibili nelle prime file non applaudirono, mentre la base degli industriale tributò una vera e propria ovazione al Cavaliere, pare non abbia insegnato nulla. [Data pubblicazione: 05/03/2008].

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Partiamo da soli, poi tutti ci seguono (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dopo mesi di silenzio il leader del Pdl sposa la battaglia leghista Partiamo da soli, poi tutti ci seguono Davide Boni Dopo manifestazioni e mobilitazioni generali da parte del Nord a difesa del nostro hub, anche Berlusconi ha deciso di allinearsi alle posizioni assunte dal nostro leader Umberto Bossi, affermando, dopo mesi di silenzio, che è necessario salvare Malpensa. Un passo in avanti, certo. Anche perché questo lascia intravedere una situazione favorevole per il nostro scalo, perché qualora vincesse la coalizione di centrodestra, avremmo l opportunità concreta di salvare il nostro aeroporto. D altra parte nel programma della sinistra la difesa del nostro hub non compare neppure per sbaglio. Altro che girare il Nord in pullman. Ci spieghi Veltroni dov è finito il nostro sistema aeroportuale e cosa pensa realmente il suo Pd di Malpensa e di noi lombardi. Non dobbiamo comunque sorprenderci: la compagine governativa a cui lui, volente o meno, è sempre appartenuto, non ha mai mosso un dito per difendere Malpensa, limitandosi a stanziare qualche fondo destinato alla creazione di amortizzatori sociali, che di certo non serviranno a salvare il nostro hub e tanto meno i nostri posti di lavoro. Giusto che Berlusconi abbia finalmente detto quello che ha taciuto per troppo tempo. Certo che bisogna salvare Malpensa, ma anche le cose più ovvie è sempre meglio sentirsele dire due o anche tre volte. Per questo mi auguro che in futuro il presidente Berlusconi abbia modo di rimarcare che non si può cancellare un hub come il nostro, ammettendo anche che la Lega Nord ha avuto ragione ad iniziare molti mesi fa la sua battaglia, quando ancora in molti ci davano dei matti. Troppe volte il nostro movimento si è infatti trovato a giocare da solo alcune partite fondamentali per il Nord. Ma nessuna battaglia a favore del nostro territorio potrà mai rivelarsi inutile. Questo dobbiamo ricordarcelo sempre. La Lega Nord si è sempre schierata con coraggio a difesa delle nostre infrastrutture, quando altrove una cultura legata al centralismo più soffocante rischiava di metterci in ginocchio. Per noi il Federalismo e la Questione Settentrionale devono essere messi al primo posto dell agenda politica, così come tutti devono capire che Malpensa non è mai stata un problema per Alitalia, perché è la stessa compagnia di bandiera ad essere sempre stata un grosso problema per il nostro hub, a causa di una gestione inefficiente che l ha spinta in un baratro profondo. Malpensa non farà mai la fine di Alitalia, perché il nostro scalo è un crocevia economico fondamentale, una risorsa da valorizzare, un investimento che in tutti questi anni ha dato i suoi frutti che non devono essere ora sprecati in nome di una politica prettamente romanocentrica. [Data pubblicazione: 05/03/2008].

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Simboli, escluso Storace <Ma la fiamma resterà> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Viminale chiede di cambiare 21 contrassegni Rimandate anche le due Dc e l'Unione di Bordon Simboli, escluso Storace "Ma la fiamma resterà" Sa. M. Roma No, non poteva proprio funzionare. "Vota e fai votare il "Sacro romano impero liberale cattolico giuristi del sacro romano impero cattolico. Movimento europeo liberale"" sarebbe stato arduo, anche per gli arguti comunicatori assoldati da Berlusconi e Veltroni. Dunque, i funzionari del Viminale hanno dato allo "Srilcgsric.Mel" quarantotto ore di tempo per rivedere il proprio simbolo e ripresentarlo riveduto e corretto. Stessa indicazione hanno ricevuto altri 20 simboli, tra cui "Nel nome della donna lista Stefania Ariosto partito democratico donna" e molte delle sigle grilline ("Disoccupati uniti amici di Beppe Grillo", "Forza Grillo" e pure la "No euro lista del grillo parlante"). Nove simboli, invece, sono stati definitivamente censurati e non potranno partecipare alle prossime elezioni. Tra i rimandati a domani ci sono anche tre dei partiti che, chi più chi meno, guastano i sonni dei leader di centrodestra e centrosinistra: gli scudicrociati di Giuseppe Pizza e Angelo Sandri, Bordon e Manzione con l'Unione democratica per i consumatori (spiccicato all'Unione di Prodi)e La Destra con un tondo azzurro per metà e una piccola fiamma sul davanti. Per Pizza e Sandri è un doppio smacco. Dopo mesi e forse anni passati a litigare sul chi fosse l'unico depositario dello scudocrociato sono stati entrambi invitati a presentare un simbolo riveduto e corretto. Pizza non s'è lasciato prendere dallo scoramento ed ha accusato l'ufficio elettorale del Viminale di non aver affrontato "il vero problema sul tappeto: quello relativo alla titolarità dello Scudo Crociato, utilizzato illegittimamente dall'Udc. Una questione che, invece, potrebbe essere esaminata dalla corte di Cassazione nelle prossime ore". I più innervositi sono indubbiamente Francesco Storace e gli altri dirigenti della Destra, che si trovano a dover cambiare il simbolo, piuttosto simile a quello di Alleanza nazionale, proprio mentre i sondaggi li danno in risalita e c'è chi, come Luigi Crespi, li accredita al quattro per cento. L'ufficio elettorale del Viminale ha chiesto loro di modificare l'azzurro che occupa metà del simbolo e la fiamma in basso. "Voglio assicurare agli elettori che il nostro simbolo avrà sia la fiamma sia la fiaccola, sul colore di fondo potrebbero esserci delle modifiche", spiega Teodoro Buontempo, presidente del partito e candidato alla presidenza della provincia di Roma: "E' singolare che questa censura sia arrivata proprio mentre il nostro partito inizia a raccogliere i primi consensi. Se il simbolo fosse stato accettato, non ci sarebbero state possibilità di errori visto che An non parteciperà alle elezioni. Eppoi la fiamma che abbiamo presentato è quella di Fiamma tricolore, un simbolo che ha partecipato più volte alle elezioni".

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PIETRO PERONE UN PO' PER FARE CONTENTO UMBERTO BOSSI IN LOTTA PER DIFENDERE L'AEROPORTO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PIETRO PERONE Un po' per fare contento Umberto Bossi in lotta per difendere l'aeroporto di Malpensa, ma anche per rinverdire l'orgoglio nazionale, Silvio Berlusconi si mette di traverso alla vendita di Alitalia e chiede il rilancio dello scalo milanese. Fin da ora Air France e Klm, che conducono le trattative per rilevare la compagnia di bandiera, sanno che in caso di vittoria il Cavaliere dirà no. Una doccia fredda per i probabili acquirenti che hanno chiesto che a pronunciarsi sia anche il futuro governo. Quello che per nascere potrebbe godere anche di una maggioranza più larga del Pdl: "Non credo che serviranno i voti dell'Udc in Senato perché vinceremo con un ampio margine. Comunque chiunque venga sul nostro programma per approvare un nostro provvedimento sarà il benvenuto e quindi nessuna preclusione in Parlamento", annuncia il Cavaliere che lancia Giulio Tremonti nuovamente sulla poltrona del ministero dell'Economia. Lui firmerà intanto un nuovo contratto con gli italiani e anche questa volta vi sarà la clausola che realizzati i punti del programma non si ripresenterà: "Poi adesso c'è anche l'età...", dice nonno Silvio che al più giovane e diretto concorrente manda a dire "se fossi in Veltroni avrei terrore a confrontarmi con me in tv. Io comunque sono disponibilissimo". Peccato che l'annuncio arrivi il giorno in cui l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni vari il regolamento per l'applicazione della par condicio nelle tv private: niente faccia a faccia al pari della Rai. Sarà per la prossima volta, mentre il Cavaliere in un'intervista a Sky spazia a tutto campo e non dimentica i sondaggi che continua a definire falsi: "Ci sono dieci punti di differenza, il Pd è al 35, il Pdl al 45 per cento" e consiglia a Walter di preoccuparsi semmai del suo bacino elettorale "che è sempre stato costituito da operai e sindacalisti e ora sceglie un padrone, il presidente di Federmeccanica". Il Cavaliere spera invece nel sì di un altro industriale, Antonio D'Amato, e annuncia che Mara Carfagna sarà capolista del Pdl per la Camera in Campania 2 affinché - promette - "il 25 per cento degli eletti possano essere donne". Tempo venerdì e le liste saranno ultimate, assicura Berlusconi che annuncia la presenza di "personalità apprezzate" a differenza dell'ex ministro della Giustizia escluso dal Popolo delle libertà a causa di sondaggi che "impietosamente hanno mostrato quanto le difficoltà fossero molto elevate perché con Mastella - spiega il leader - avremmo perso dagli 8 ai 12 punti. E questi sondaggi hanno influenzato anche il no di Roberto Maroni e Gianfranco Fini". Ironica la replica del sindaco di Ceppaloni: "Il Cavaliere esagera, va bene che sono negativo, ma al punto tale da far perdere dodici punti... Neanche fossi belzebù". Duetto cortese anche perché Berlusconi riconosce che il segretario dell'Udeur è stato "l'unico nel centrosinistra che non ha mai manifestato invidia o odio verso di me", a differenza di Marco Follini che nei panni di segretario dell'Udc gli ha dato del filo da torcere e ora corre per il Pd: "Alla faccia della novità, i compagni campani non saranno contenti di avere come candidato uno che è stato vicepremier nel mio governo", ricorda Berlusconi che bacchetta anche Massimo D'Alema. Alle presidenziali Usa fa il tifo per lady Clinton? "Ha fatto malissimo a espandersi e a indicare delle preferenze, non è da uomo di Stato". Anzi "altra archeologia dopo Pompei". Non manca un riferimento agli evasori del Leichtestein, "i cui nomi siano dati tutti insieme ai magistrati evitando strumentalizzazioni politiche", Berlusconi promette intanto di sostenere i provvedimenti del governo Prodi sulla sicurezza nel lavoro, pronto invece a cambiare lo statuto dei lavoratori con "regole più nuove e moderne". Vecchio terreno di scontro con il sindacato che portò milioni di cittadini in piazza per difendere la giusta causa nei licenziamenti: correva l'anno 2003, ma la questione, come spesso in Italia accade, si ripropone.

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FAMIGLIA CRISTIANA SILURA ANCHE IL CAVALIERE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Famiglia Cristiana" silura anche il Cavaliere L'affondo: "L'anarchia sui valori dell'ex premier non fa bene al Paese" ADOLFO PAPPALARDO E ora nel mirino di "Famiglia Cristiana" finisce anche Silvio Berlusconi. Perché dopo l'attacco del settimanale cattolico al "pasticcio veltroniano" ora è la volta della "geometria variabile sui temi eticamente sensibili" profetizzata dal Cavaliere a finire sul banco degli accusati e definita, anche in questo caso, "un pasticcio". Non solo, perché gli affondi più duri sono riservati alla "mancanza di discussione nel Pdl" e alla "presenza di condannati e inquisiti nelle liste". Da qui, la chiamata in causa nei confronti dei cattolici del Pdl: "Cosa ne pensano Formigoni e Pisanu?". Una critica molto più argomentata, quella pubblicata questa settimana e dove, sembra, s'intraveda anche una sorta di marcia indietro rispetto alle annotazioni rivolte a Veltroni. "C'è una trappola nella quale non bisogna assolutamente finire impigliati durante la campagna elettorale e cioè - scrive il settimanale - che esista una geopolitica dei valori. Se ne discute giustamente nel Pd per evitare pasticci "in salsa pannelliana". Un dibattito andato avanti per giorni ma ci piacerebbe che se ne discutesse anche nel Pdl, dove si ritiene che i valori eticamente sensibili siano una dote acquisita, una sorta di lascito ottenuto per sorteggio da parte degli italiani". Fin qui il primo affondo anche se, scorrendo l'anticipazione, si scopre che i Paolini di attacchi al Cavaliere ne serbano ben altri. E anche più duri di quelli riservati al leader del Pd all'indomani dell'accordo con i Radicali. Accordo che, a questo punto, sembra ormai digerito da "Famiglia Cristiana" che comunque plaude alla discussione confluita poi nel compromesso tra l'anima laica e quella cattolica del partito di Veltroni. Discorso diverso, invece, per il Cavaliere. "Berlusconi ha definito il suo partito "monarchico" (crediamo per via della potenza del leader) - s'ironizza nell'editoriale - e insieme "anarchico", nel senso che non ha una posizione ufficiale su molti temi di rilevanza etica e che lascia tutto alla libertà di coscienza dei singoli. Ed ecco il "primato del fare" prevalere su quello del "pensare", soprattutto in riferimento ai valori e ai temi etici sensibili. E non se ne discute affatto (o poco) perché l'unico vento da assecondare per tenere la rotta è la potente parola del capo. E la teoria dell'anarchia positiva è un esorcismo che non fa bene al Paese, un pasticcio che non serve né a prendere le distanze dal fondamentalismo delle magliette antiislamiche di Calderoli, né a compensare il laicismo dei radicali che pure albergano nella ex Cdl". Ecco quindi l'appello ai cattolici del partito di centrodestra: "Cosa ne dicono Formigoni, Lupi, Pisanu che pure è cresciuto alla scuola di Moro e Zaccagnini?". Appello che viene usato anche quando vengono stigmatizzate alcune candidature. "Che dicono i cattolici del Pdl sulla presenza nelle liste elettorali di inquisiti e condannati? Che dicono della legalità? Al di là delle "buone" ragioni addotte, non sono neppure bei segnali quelli che vengono dall'Udc, con la candidatura dell'ex governatore della Sicilia Cuffaro, o anche gli abbracci di Casini con il re di Calciopoli, Luciano Moggi". In conclusione una richiesta: "Gli elettori del Pdl, soprattutto quelli cattolici hanno tutto il diritto di sapere cosa pensano i propri candidati, e non solo il capo, su aborto, testamento biologico, coppie di fatto, sulla flessibilità del lavoro e sulla sussidiarietà". Il Family Day dello scorso maggio.

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CRESCE L'INCERTEZZA, AZIONI A PICCO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cresce l'incertezza, azioni a picco NANDO SANTONASTASO Due questioni in una, Alitalia e Malpensa. Almeno per ora. Perché se è vero che la trattativa con Air France-Klm per la privatizzazione della compagnia di bandiera prevede espressamente il ridimensionamento dello scalo milanese per ridurre i costi, è altrettanto vero che la crisi di governo e il voto anticipato potrebbero imporre un finale diverso. Non a caso la stessa società franco-olandese ha fatto già sapere da tempo che si rimetterà "comunque" alle decisioni del nuovo esecutivo. E non è casuale nemmeno il fatto che il leader del Pd Walter Veltroni, nella lettera al Corriere della Sera del 22 febbraio scorso, ha parlato con altrettanta chiarezza della necessità di "separare la vicenda Alitalia dalla vicenda Malpensa la cui interconnessione è stata finora un elemento di debolezza. Malpensa può e dev'essere un grande hub, non uno degli hub di Alitalia". In attesa che la politica sciolga dubbi e incertezze, restano sul tavolo le scadenze della trattativa e il peso dell'indebitamento di Alitalia per la quale anche ieri in Borsa non è stato un giorno da incorniciare. Le parole di Berlusconi contribuscono all'ennesimo crollo del titolo in (-5,2%, aggiornati i minimi storici a 0,554 euro) mentre Air One formalizza il ricorso al Consiglio di Stato nel tentativo di riaprire la gara per la privatizzazione, stoppato pochi giorni fa dal Tar. I conti della compagnia di bandiera diventano sempre più insostenibili: in un solo mese, a gennaio, il passivo è salito di altri 81 milioni toccando complessivamente 1,26 miliardi di euro. Quanto alla trattativa con Air France-Klm, gli appuntamenti decisivi sono ormai dietro l'angolo. Il 14 marzo scade il termine delle 8 settimane indicato dal ministero del Tesoro per la presentazione dell'offerta vincolante di acquisto. Il via libera dovrebbe arrivare lunedì prossimo, 10 marzo, dal consiglio di amministrazione della società guidata da Jean Cyril Spinetta che nei giorni scorsi ha affrontato la spinosa questione degli esuberi con i tecnici del ministero del Lavoro italiano (si parla di 2-3mila lavoratori tra Alitalia Fly e Alitalia Servizi). È probabile che ne parleranno domani anche l'ad di Alitalia Maurizio Prato e i sindacati di categoria Cgil-Cisl-Uil in un incontro particolarmente atteso. Ma intanto Alitalia ha già iniziato a ridurre la propria presenza a Malpensa, a cominciare dalla cessione degli slot (le fasce orarie per il decollo e l'atterraggio). Durissima l'opposizione degli enti locali lombardi che allo scalo non intendono rinunciare: nelle urne di aprile, assicurano, la protesta peserà parecchio.

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L'ITALIA RASSICURA L'UE: RIFIUTI VIA ENTRO APRILE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'Italia rassicura l'Ue: rifiuti via entro aprile ANTONIO TROISE Roma. L'Italia rassicura l'Ue: i tempi saranno rispettati, entro aprile le strade della Campania torneranno ad essere pulite. Da ieri, sul tavolo del commissario europeo all'Ambiente, Stavros Dimas, è arrivata da Roma la risposta ai rilievi mossi da Bruxelles. Un dossier voluminoso, ricco di allegati e di provvedimenti legislativi, firmato, per competenza, dal ministro per le Politiche comunitarie, Emma Bonino, ma messo a punto dal supercommissario, Gianni De Gennaro, e dal presidente della Regione, Antonio Bassolino. Solo nelle prossime settimane si saprà se gli impegni assunti saranno sufficienti per fermare sul filo di lana la procedura di infrazione minacciata dall'esecutivo comunitario. Nel frattempo, il caso Campania tiene ancora banco nella campagna elettorale. Ieri, dal leader del Pd, Walter Veltroni, sono arrivate nuove stoccate all'indirizzo del governatore. Anche se, questa volta, l'ex sindaco di Roma non parla tout court di dimissioni: "Bassolino ha ragione a sostenere che fino a quando c'è l'emergenza rifiuti lui resta al suo posto. Ma poi si deve aprire una fase nuova in Campania con una forte discontinuità". Ci mancherebbe, aggiunge Veltroni, "che al dramma già in atto aggiungessimo anche la mancanza di organi istituzionali non in funzione e il trambusto di una campagna elettorale". Sul fronte caldo della regione scende in campo anche il vicepremier, Massimo D'Alema, che sarà capolista del Pd alla Camera. Il ministro degli Esteri tiene a precisare di aver aderito ad un invito di Veltroni anche "sulla base di una richiesta che veniva dalla Campania". Non sono qui, ha aggiunto D'Alema, "per portare via il posto ad un campano ma per accompagnarli verso il Parlamento. Mi sento molto legato al Sud e quello che mi muove è l'amore verso il Mezzogiorno e verso Napoli". Secca la replica del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, che ironizza sulla scelta di candidare il ministro degli Esteri: "Vogliono andare avanti con l'archeologia, così dopo Pompei mettono D'Alema che è da 45 anni in politica". Il centrodestra ironizza anche su Veltroni: "Ha inventato la fiducia posticipata nei confronti di Bassolino". Ma al di là della polemica politica, i riflettori sono puntati sulle decisioni che nelle prossime settimane saranno prese a Bruxelles. La posta in gioco è alta: non solo il rischio di una multa salatissima per violazione delle norme sulla tutela dell'ambiente. Ma anche lo stop ai 330 milioni di euro che l'Ue aveva già promesso alla regione per lo smaltimento dei rifiuti. Insomma, una doppia stangata che il governo conta, però, di schivare in extremis. Nel dossier inviato ieri a Bruxelles si conferma, senza mezze parole, l'impegno a ripulire le strade della regione entro aprile, al termine cioè del mandato di 120 giorni conferito a De Gennaro. Non a caso, nella sua memoria, il supercommissario ha riportato le ordinanze emesse negli ultimi giorni, a cominciare da quelle firmate da Palazzo Chigi. Nel dossier c'è poi un capitolo dedicato alla raccolta differenziata, uno dei tasti sui quali ha insistito il commissario Ue Stavros Dimas per dare una risposta duratura "a problemi che risalgono a più di dieci anni". Nella risposta a Bruxelles l'Italia ribadisce l'esigenza di "creare un ciclo integrato" di rifiuti in Campania, completando entro la fine dell'anno il termovalorizzatore di Acerra. Un impianto per il quale, si ricorda nella memoria difensiva, è stata avviata la procedura per una nuova gara. Nel frattempo, assicura De Gennaro, si farà fronte all'emergenza ricorrendo alle discariche individuate dal governo e trasferendo i rifiuti in altre regioni.

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Aggiustare, sopire, non fare gli offesi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 05-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Walter Veltroni avrà anche ragione a denunciare un trattamento iniquo sulla vicenda delle candidature da parte dei giornali (che in verità fin qui non sono stati ingenerosi con lui; e poi non s'era detto che i giornali non contavano più nulla?). Lamentarsi però servirà a poco, l'importante è allontanarsi il più rapidamente possibile dalle secche fastidiose di queste p o l e m i - che sulle liste. Che sono un gran peccato per Veltroni, p e r c h é proprio la parata dei nomi e dei volti nuovi doveva servire (e fino a un certo punto è servito) a dare un'immagine nuova e qualificata del Pd. L'incidente con Pannella è destinato, visto il personaggio, a rimanere sulle prime pagine per un po', e a dar fastidio. Forse la questione è stata un po' sottovalutata, quando si è pensato di ridimensionare per via traversa il peso di un accordo che una parte del Pd aveva subìto. Verrebbe da dire: la toppa peggio del buco, se di buco si trattava. Anche a chi non voleva i radicali in lista, sarebbe convenuto e converrebbe adesso trovare il modo per sopire le polemiche, invece di trascinarle. Così come per Calearo. Anche la campagne elettorali meglio pianificate scontano l'imprevisto, e devono saper reagire. C'è ora da gestire una coincidenza difficile. Da una parte lo scontro con una Confindustria francamente assurda sul tema scottante della sicurezza sul lavoro; dall'altra, l'apparizione televisiva di un imprenditore-candidato troppo schietto (ma quello che Calearo ha detto su e contro Prodi è, sostanzialmente, il motivo per cui quelli come lui apprezzano il Pd veltroniano: la rottura di quella continuità). La linearità della campagna qui si è un po' interrotta, qualche infortunio evitabile nelle liste ha fatto il resto. C'è tempo per ripartire e nessuno meglio di Veltroni può farlo. Senza fare troppo l'offeso però, perché usare le armi di Berlusconi va bene, ma fino a un certo punto.

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Polemiche su liste e duelli tv. Ma il Pd non si ferma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Per i radicali tradito il patto sulle candidature. Berlusconi accetta il faccia a faccia Polemiche su liste e duelli tv. Ma il Pd non si ferma Veltroni non si fa distrarre. "Col pareggio, riforme rapide poi si rivota" "Ci sono tutte le possibilità di ottenere un risultato che sarebbe clamoroso". Walter Veltroni da Genova spiega che "secondo gli esperti la distanza che ci separa è scesa a 4 o 6 o al massimo 7 punti di percentuale". Insomma, il recupero è possibile. E se le urne dovessere portare a un pareggio con il Pdl (soprattutto al senato), non ci sarà nessun accordo: "Faremo insieme le riforme e poi subito al voto", precisa il leader del Pd. Sia Veltroni che Berlusconi, intanto, si dicono disponibili a un faccia a faccia in tv, ma sono bloccati dalle norme stabilite dalla commissione di vigilanza e recepite anche dall'Agcom. Intanto Bonino polemizza: "I patti vanno rispettati". Bettini ha risposto: "I 9 radicali sono tutti eleggibili".

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Il Pd del passaparola (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

MARIO RODRIGUEZ In questa campagna elettorale i sostenitori del Partito democratico hanno un vantaggio da non sottovalutare, due motivazioni forti da far valere: il risultato elettorale vero e proprio e la costruzione del partito. Da un lato, la possibilità di raggiungere un risultato che mantenga al centro della politica italiana la necessità di una svolta profonda rappresentata dal nuovo partito e, dall'altro, un risultato che premi la proposta di rilancio della buona politica basata sulla centralità del cittadino elettore, sulla sua sovranità nei processi di legittimazione della leadership e delle scelte importanti. Insomma proprio il Partito democratico in quanto tale e la leadership veltroniana. Si potrebbe quindi sostenere che insieme al programma o, addirittura, più del programma stesso, quello che conterà nelle prossime settimane sarà far vivere quel partito "nuovo" che il Pd ha promesso di essere. In campagna elettorale, superata la fase della formazione delle liste, più che una ragionieristica e noiosa elencazioni di cose da fare va "agito" in modo credibile un nuovo modo di stare tra la gente. Non bisogna preoccuparsi di toccare tutti, non è necessario rincorrere Berlusconi sul terreno della reclame dei 10mila gazebo che voteranno guarda caso proprio quello che lui conosceva già da sempre. Bisogna avere fiducia nel passaparola nella ricostruzione di legami e di relazioni. Alla presenza finalizzata a presidiare e ad ostentare forza anche nei quartieri degli "altri" è meglio contrapporre la capacità di trovare credibili ragioni per confronti interpersonali con i "nostri", quelli che hanno curiosità e desiderio di essere parte. Il programma deve essere credibile, possibilmente inattaccabile, ma bisogna ricordare che ha un valore simbolico e deve sostenere un processo di identificazione basato soprattutto sulla diffusione di un sentiment positivo, di fiducia, di affidabilità. Ai media nazionali spetterà il compito della costruzione sociale dei significati che questa campagna assumerà. E a questo livello potranno agire esclusivamente le persone degli staff centrali. Ma sul territorio spetta un compito attivo: quello di dare sostanza ai messaggi mediatici trovando qualcosa da fare che sia evidenza della novità che il Pd intende rappresentare. Oltre a quello che i leader nazionali diranno in tv e sarà echeggiato dalla carta stampata, sarà importante quello che le persone si diranno tra loro commentando quei messaggi, riportandoli nel proprio vissuto con linguaggi propri. L'obiettivo principale di una campagna è proprio quello di attivare i convinti a convincere gli incerti. La campagna elettorale deve quindi essere una grande campagna di definizione e affermazione del ruolo e della funzione del Pd sul territorio. Cominciando dai circoli che devono perdere al più presto possibile ogni riferimento al passato per diventare luoghi a servizio di processi di socializzazione appropriati alla nuova identità che si desidera affermare. Fatto il partito si tratta di fare i democratici. I candidati ai quali Veltroni attribuisce un valore simbolico importante non possono essere come gli indipendenti nelle liste del Pci degli anni '70, gruppo comunque estraneo, al quale un partito organizzato e generoso, concede una possibilità di tribuna. Devono fare qualcosa di più, devono contribuire a costruire la nuova identità di un partito a vocazione maggioritaria che affronta le ingiustizie e i conflitti della nostra società con un approccio democratico liberale e non "di classe". Che considera il fatto di avere tra le proprie fila operai, imprenditori, militari e, soprattutto, giovani e donne, un tratto di identità e non un espediente tattico. Per questo è importante che i circoli del Pd si comportino come se avessero i candidati da far votare, proprio con la tenacia di una competizione uninominale. I candidati "simbolo" (ma anche gli altri) non devono stare fermi un minuto: per 30 giorni devono fare almeno 100 incontri a testa in circoli diventati per l'occasione accoglienti punti di aggregazione degli elettori non solo degli aderenti, infopoint della buona politica. E ci si deve proporre di contattare i quattro milioni di persone che sono state coinvolte in questi anni nelle varie "primarie". Il rilancio della politica deve essere credibile, farlo non è certo semplice. Passa non solo dai media ma anche dall'esperienza diretta che attraverso il passaparola diventa un sentire diffuso.

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Che partito c'è dietro a quei nomi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Se è vero, come tante volte ha scritto anche Europa, che è in queste elezioni che si sta davvero fondando il Partito democratico, anche la selezione delle candidature deve essere letta come atto fondativo. I nomi scelti da Veltroni, Franceschini, Bettini e dagli altri sono dunque l'identikit del Pd, almeno per come lo vogliono presentare i suoi leader. Tanto più che il tavolo dei capi-componente ha potuto usufruire, per l'ultima volta si spera, del meccanismo del Porcellum: autentico sogno degli estensori di liste elettorali, trasformati in giudici di vita e morte politica. Il lato brutto del Porcellum è che le esclusioni sono certe, ma hanno anche un padre e una madre. La prima cosa che va detta per onestà, infatti, è che nessuno dei criteri cosiddetti oggettivi può essere addotto a giustificazione per quell'inserimento o quella bocciatura. Anzianità di legislatura, sesso, radicamento nel territorio, competenza, capacità di portare voti: quando s'è voluto, e per chi s'è voluto, si è derogato allegramente da questi saldi principi. Si è trattato dunque di una selezione soggettiva, soprattutto veltroniana si intende. Da questo punto di vista, c'è un equivoco di fondo nelle tante cose che si sono dette e scritte in chiave polemica su Calearo, Colaninno, Serra, Ichino, le ragazze più o meno precarie, il giornalista cattolico, i radicali, Veronesi. Veltroni è persona troppo esperta per non sapere che nessuna di queste scelte (tranne forse l'ultima citata) serve a "portare voti". Avrà ragione chi dal nord-est avverte che Calearo "non sposta voti". Ma non coglie il punto: con questi nomi Veltroni non cerca voti, vuole bensì lanciare un messaggio generale sulla natura del Pd. Per adesso, e per il dopo. Dopo averlo fatto coi discorsi e col programma, ora è con l'album dei candidati democratici che Veltroni descrive il proprio partito. Il partito che ne esce è totalmente postideologico, senza una base sociale privilegiata di riferimento, assai multiculturale, più giovanissimo che giovane. Catch all party, s'è già detto e scritto. La rottura più rumorosa, com'è inevitabile, avviene sul fronte della filosofia economica. E più estremo è il nome, più clamorosa la novità, e più avvelenate le polemiche dalla sinistra estrema, meglio è per un Veltroni che manda a dire all'Italia: non siamo più solo quelli del lavoro dipendente, di fabbrica o di ufficio. Ottimo, è quello che ci voleva. Anche se compiere una rottura del genere con grossi nomi confindustriali (o con Sangalli della Cna), pur garantendo un ritorno mediatico, non esaurisce il compito. Sarebbe stato bello per esempio rompere anche sul fronte delle professioni. A parte questo, come si sposa questa discontinuità col percorso fin qui seguito per arrivare al Pd? Veltroni ha voluto avocare a sé tutte le novità presentate in questa campagna elettorale. Anche e soprattutto nella selezione dei candidati. Tutto ciò che c'è di nuovo rispetto alla vicenda pregressa dei Ds e della Margherita, risulta portato da lui, o comunque lo ha presentato lui. Come è giusto, è naturale, ed è soprattutto congeniale alla efficace corsa di Veltroni contro Berlusconi: che, alla fine, è l'unica cosa che conta adesso. Questa "esclusiva" veltroniana ha avuto però una conseguenza: e cioè che tutto ciò che a Ds e Margherita è rimasto da fare in termini di candidature, è stata la difesa strenua degli uscenti. A quanto pare il risultato è stato ottenuto, e le quote predefinite sono state rispettate. Al prezzo però di essere relegati al ruolo di conservatori dell'esistente. È la nemesi, inevitabile, dei Fassino, dei Rutelli, dei D'Alema, di coloro che ai loro tempi si presentarono come gli innovatori. Da adesso in poi sarà sempre così? Passato il 14 aprile, comunque siano andate le elezioni ma in maniera più stringente se non si sarà completata la rimonta, ci sarà come si dice "da costruire il partito". Un lavoro che fin qui non è stato fatto. Alla luce di questa incombenza, come si può leggere la selezione di classe dirigente compiuta in queste settimane? Pare di capire che nel Pd non si premia né il vecchio apparato, né la rivoluzione novista e neanche, come da Veltroni temevano i più, l'allegra brigata dei cantanti-attori- registi. Si premia invece quel meccanismo che già venne duramente rimproverato a D'Alema, Fassino e Rutelli nei loro partiti: la logica dello staff. Per capirci: ai tempi di Sbardella o Mastella capitava che un autista o un addetto stampa facessero carriera politica e parlamentare. Dovevano però guadagnarsela in casa propria, portando voti o ereditando quelli dei leader. Questo passaggio intermedio oggi salta, anche sulla scia dell'esempio berlusconiano. Potrebbe essere perfino un fatto positivo, se se ne guadagnasse in professionalità e capacità di lavoro. Sarà così, si spera. Colpisce però che stavolta gli staff non siano stati "assegnati" alle tra dizionali regioni rosse, bensì paracadutati prevalentemente al Sud. Questo è un rischio: lì, il necessario rinnovamento dei gruppi dirigenti deve partire dal radicamento territoriale. Apparizioni aliene possono compromettere la logica clientelare, ma anche le speranze di ricambio locale. Come si vede, non parliamo qui delle singole esclusioni che fanno scalpore, né del caso politico dei radicali. In un caso e nell'altro, questi riflessi negativi sono tipici della fase delle liste, che non è il momento più alto della politica. Sarebbe stato forse raccomandabile proteggere i simboli (come per l'antimafia, che vive anche di simboli); è sicuramente corretto rispettare gli impegni con gli altri partiti; e infine, a sentire in giro, sarebbe stato apprezzato un metodo più "umano" nel trattare i singoli casi, anche di persone che nella costruzione del Pd ha meriti molto più antichi e solidi dei newcomers. Ma si sa da tempo ? e chi non lo sapeva, adesso lo sa ? che il candidato buono e sorridente è tale più in pubblico che in privato. Il che, alla fine, alla "gente" importa poco.

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È una tragedia, non speculate (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Molfetta i caduti sono diventati cinque. Un altro edile è morto ieri. La tragedia non si ferma, falcia giovani e padri di famiglia. Occorre reagire e la politica forse lo fa, finalmente, però accanto alle misure concrete si sente anche tanta ipocrisia, e perfino la strumentalizzazione. Di fronte a queste vittime ci si dovrebbe dare un limite, evitare di deformare ideologicamente la realtà. Piero Sansonetti passa per essere un giornalista diretto, schietto. La sua vivacità è molto apprezzata nei talk show televisivi, presso i quali lo troverete spesso. Ieri ha deciso giustamente di dare tutta la prima pagina di Liberazione alla tragedia di Molfetta, certo per lanciare un grido di dolore ma soprattutto per cosa? Per proporre un'equazione aberrante, talmente aberrante che stavolta non ha avuto la schiettezza di portarla fino in fondo. L'equazione ? che troverete alla fine del suo editoriale, come di quello di Loris Campetti sul manifesto ? è che i morti di Molfetta sono sulla coscienza dei padroni (poco importa che tra i cinque caduti ci sia proprio il padroncino del rimessaggio), sulla coscienza di chi ha fermato i decreti sulla sicurezza (poco importa che nessuno di questi decreti avrebbe impedito la strage, come sarebbe invece accaduto semplicemente rispettando una legge del 1955), dunque sulla coscienza di Confindustria (che ha le sue responsabilità e ieri in maniera assurda le ha persino volute ribadire opponendosi al giusto aggravamento delle sanzioni: ma sono le sue responsabilità, appunto), dunque su quella di Montezemolo e di quelli come lui, di Colaninno e di Calearo, infine sulla coscienza del Pd che li ha candidati. Se l'intero ragionamento zoppica alla verifica dei fatti, e stride con la realtà di una legislazione avanzata che stenta a imporsi nell'intero mondo del lavoro, è l'ultimo anello dell'equazione che francamente indigna, proprio perché proposto in questi giorni di scontro politico e in coincidenza con simili tragedie. Ne devono aver parlato in redazione, perché Angela Mauro sulla stessa Liberazione cerca di farlo dire a Nichi Vendola ("C'è un ponte tra industriali e Pd a danno della sicurezza sul lavoro? ") e lui sensatamente svicola. Campetti invece lo scrive: i costi della rivoluzione liberista "di Veltroni e Berlusconi" ricadono "sui lavoratori che muoiono a grappoli ". Sansonetti lo fa solo capire: la colpa della tragedia è di quei partiti che riempiendo di padroni le proprie liste fanno credere a Confindustria di poter fare il proprio comodo, causando il massacro. Per una volta Sansonetti non è stato abbastanza diretto. Diciamo, un po' allusivo. Da lui ci saremmo aspettati una frase più chiara. Coraggio, ci vuol poco. Suona bene in campagna elettorale dire che i cinque di Molfetta li ha uccisi Walter Veltroni.

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Dopo le elezioni una costituente che uni chi laici, liberali, radicali e socialisti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, nelle ultime ore tormentate dalla collocazione nelle liste del Pd dei 9 radicali, Pannella ha chiesto a Veltroni di favorire maieuticamente il parto "del suo e speriamo nostro Partito democratico". È anche l'auspicio mio, pur vedendo che Veltroni è alle prese con un'onda anomala clericale che non risparmia neanche Berlusconi. Comunque spero che dopo il 13 aprile tutti i laici possano ritrovarsi qui, nella città di Gobetti, Gramsci, Einaudi, Saragat e Bobbio, in una costituente che li unifichi come componente unica del futuro Pd. Altrimenti, siano 9 o 6 i radicali in parlamento, non riusciranno da soli a far molto. Saranno contenti i cattolici del Pd, ma noi laici? MIRELLA PAUTASSI, TORINO Cara signora, sento nella sua lettera un'eco di quel "terzo polo laico" ? come si chiamava ai tempi della diarchia Dc-Pci ? il tentativo di unire i tre partiti minori (Pli, Pri e Psdi) per lavorare insieme ai socialisti del Psi a laicizzare le due chiese, quella democristiana e quella comunista. Di quei soggetti politici ora non esistono più nemmeno i nomi, se si esclude il fantasma boselliano della rosa socialista (davvero il più ectoplasmatico della grafica elettorale) e qualche nome ereditario (vedi La Malfa, finito però a destra, il torinese Zanone, escluso dal Pd). Esiste invece ed è attivo nei media, nel parlamento europeo e nazionale il gruppo radicale, che da oltre 50 anni porta in sé questo sentimento di unificazione delle culture laiche, la cui diserzione in Italia ha dato spazio a quelle due cose da paese depresso che sono da una parte gli atei devoti al servizio del papa-re e dall'altra i pragmatici post-ideologici: dei quali intravediamo, alla spalle di Walter, un fantasma ancor più ectoplasmatico della rosa di Boselli. Il fatto è che dove mancano le idee mancano le forze reali; e dobbiamo accontentarci che Walter realizzi un "partito della società" mettendo insieme alcune facce di alcune culture, che avranno senso solo se le culture torneranno protagoniste. È un problema che riguarda anche Berlusconi, dopo le bacchettate di Famiglia cristiana, che qualcuno, forse sbagliando, ha scambiato per nostalgia del centro cattolico, d'infausta memoria mitteleuropea. Questo ci serve a ricordare che il massacro laico di queste elezioni (candidature radicali a rischio, cacciata dal parlamento di superstiti rappresentanti del vecchio Pli, nessuna pressione convincente per smuovere i socialisti dal loro isolazionismo), deve costringere queste "forze" a un'ultima prova di dignità e di vitalità dopo le elezioni: magari nella confederazione che lei propone. I soli che potrebbero assumerne l'iniziativa sono Pannella e Bonino, la cui concretezza di programmi (non solo sui temi etici, ma su molte altre esigenze di una società postmedievale) s'unisce a capacità organizzativa e di guida e manovra politica: tre cose che sono frutto di fede e di strategia e che perciò mancano agli altri scettici protagonisti della sognata costituente laica. Ciascuno dei quali (ci saranno 20 o 30 "partiti" club o fogli liberali in Italia, o socialisti, o repubblicani, ecc.), gode d'esser solo al comando, in uno stanzino, in un cesso, in un soffitto, piuttosto ch'essere in due o tre a gestire una casa normale o in cinque o sei a governare una palazzina. Per smuoverli da questa insensibilità morale, occorre fare qualcosa che interessi molti cittadini, i quali li spingano all'azione coi pungoli, come si fa coi normali buoi. La costituente può essere la folata di vento o l'incendio che igienizzi il sottobosco laico. Dove ognuno crede, per niente laicamente, d'avere lui la verità, quasi fosse il papa o Ferrara.

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Ira radicale, ma rien ne va plus (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LISTE DEMOCRATICHE "Non tutti i nove sono sicuri, rispettate i patti" Ira radicale, ma rien ne va plus MARIO LAVIA Sarebbe la prima volta che i radicali ci restano fregati. Abili quanto nessun altro a trattare (una volta ne fece le spese persino Berlusconi), questa volta Bonino e Pannella forse hanno fatto male i conti, forse no, forse esagerano... Il santone radicale, a sera, ha promesso che non romperà col Pd ma con un tono non promette nulla di buono: "Noi non rompiamo ma attenti, su questa questione non ci fottete". Malgrado i termini crudi, ai capi del Pd non è parsa una sortita irresistibile. La cosa si può aggiustare, e ieri le telefonate fra sant'Anastasia e Torre Argentina ci sono state, con Goffredo Bettini che chiedeva ai radicali che calcoli stessero facendo, del perché tanta agitazione. Forse è solo perché Pannella si sta precostituendo una "sua" campagna elettorale. La vicenda è un po' complicata ed inevitabilmente assume sapori da suk, cosa che bene a Veltroni non fa. Dunque. Il 22 febbraio il Pd ha promesso ai radicali 9 parlamentari ? fra cui la Bonino capolista. Alla fine della mega-trattativa, conclusasi lunedì sera, è parso, secondo i calcoli di Torre Argentina, che solo 5 di loro fossero "sicuri". "Ci hanno fregato", si sono detti l'altra sera, appena ricevuti i fax da largo del Nazareno. Il calcolo dei dem è diverso: 7 sicuri, 2 in bilico ma non "fuori". I posti dei radicali? "Ci sono, ci sono...", diceva in mattinata un incerto Veltroni. Forse c'è stata un po' di mancanza di chiarezza, dicono che "è chiaro che saranno eletti tutti e 9 se andiamo bene. Se perdiamo, invece... I seggi vanno conquistati". Bettini aveva chiuso l'accordo politico, il compito improbo di tradurlo al tavolo delle trattative è spettato a Franceschini. Che ieri, a metà pomeriggio, ha chiuso i giochi: "Non se ne parla, di riaprire le liste". Soro ha rincarato: "Ormai le liste sono queste, chi ha problemi può decidere di non entrare". Mancava poco alla conferenza stampa di Bonino&Pannella alla camera, dopo che i due leader avevano fatto e rifatti conti. Questi. I candidati certissimi sarebbero quattro: la Bonino (n.1 senato Piemonte), Maurizio Turco (n.3 camera, Lombardia), Rita Bernardini (n.4 Sicilia 2 camera) e Marco Beltrandi (n.15, Emilia Romagna, camera). Quattro quelli considerati "fortemente a rischio": Donatella Poretti (senato, Piemonte), Marco Perduca in un posto da ultimo degli eletti in Toscana, Maria Farina Coscioni, n.5 alla camera in Friuli. E posto da ultima degli eletti è anche quello di Elisabetta Zamparutti, numero 3 in Basilicata, regione in cui nel 2006 l'Ulivo ha eletto tre deputati. Infine, ai radicali è stato spiegato che Matteo Mecacci sarebbe entrato grazie al gioco dei resti. Ieri mattina a Radio radicale la Bonino ha tuonato forte: "Non intendo candidarmi in Piemonte, perché non sono un soprammobile che si può prendere e spostare, un oggetto che possa essere ferito e sbrecciato". Della serie "non sono un'accattona", schiena dritta dinanzi ad un Veltroni che non rispetta i patti. Però la replica del Pd deve avuto il senso di una secchiata d'acqua gelata: la trattativa non si riapre. Altrimenti al loft si dovrebbe ridiscutere un serie di altre posizioni, e non sembra il caso, date le rimostranze di queste ore. La richiesta pannelliana è piuttosto secca: tutti i candidati radicali devono essere subito dietro i capilista. Hai detto niente: significa ripensare tutto, o molto. Al loft non ne hanno nessuna voglia, persuasi che "i radicali fanno sempre casino". Adesso c'è un clima un po' sospeso, la situazione resta aperta.. Ma pochissimi scommettono su un'alzata di testa della Bonino, su una rottura. Anzi, nessuno.

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Pareggio possibile, inciucio no (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO IL 13 APRILE Veltroni: "Insieme si fanno solo le regole. Poi si torna a votare" Pareggio possibile, inciucio no RUDY FRANCESCO CALVO Larghe intese? No, grazie. Walter Veltroni chiude definitivamente la porta a qualsiasi ipotesi di accordo con il Pdl, che vada al di là delle riforme istituzionali e della legge elettorale. Nella puntata di Porta a porta andata in onda ieri sera, il leader del Pd ha prospettato l'ipotesi di un "pareggio" al senato, che impedisca la formazione di un governo stabile. Se sarà così, ha detto Veltroni, "si dovranno riformare le regole del gioco e poi tornare a votare". In ogni caso si tratterebbe "di uno scenario provocato da qualcuno", ha precisato Veltroni, dato che "c'era la proposta di fare le riforme, ma qualcuno ha detto no". Il riferimento è chiaramente a Silvio Berlusconi, colpevole per il segretario del Pd di aver fatto prevalere i propri interessi personali a quelli del paese: "Questa è la differenza tra un uomo politico e un uomo di stato". La possibilità di un pareggio è comunque negata dal leader del Pdl, che continua ad assicurare: "Abbiamo dieci punti di vantaggio, che ci daranno non solo il diritto ma soprattutto il dovere di governare". I sondaggi mostrati da Mannheimer in studio a Veltroni disegnano però una realtà differente, con una distanza tra le due mini-coalizioni ridotta a 6,5 punti, mentre, fa notare Veltroni, "tra Pdl e Pd ci sono quattro punti". Inoltre, "l'alleanza tra Lega nord e Pdl è differente da noi perché avremo un solo gruppo parlamentare e un solo programma con Idv. C'è una bella differenza di coesione ". Botta e risposta tra i due principali candidati premier anche sulla possibilità di un faccia a faccia televisivo. Veltroni lo ritiene "un dovere" e Berlusconi ribatte: "Se fossi in lui sarei terrorizzato, ma se lo vuole fare sono assolutamente disponibile ". L'ipotesi è stata però negata dall'Agcom, che ha recepito le norme approvate dalla vigilanza Rai sul divieto di confronti tv tra due soli candidati, estendendole anche alle reti private. "Il nostro impegno ? ha spiegato il presidente dell'Authority Corrado Calabrò ? è se ci saranno cambiamenti da parte della commissione parlamentare, anche noi ci adegueremo rapidamente ". A Porta a porta, Veltroni parla anche del programma del Pd, assicurando che contiene un'adeguata copertura finanziaria. E rispetto a quello presentato da Berlusconi afferma: "Il loro programma non è molto diverso da quello del 2001 ma ora gli italiani si chiedono come mai, visto che hanno governato per cinque anni, quel programma non è stato realizzato?". La critica veltroniana, però, è rivolta anche al vecchio centrosinistra: "Nessuna di queste coalizioni ha fatto le svolte riformiste di cui il paese ha bisogno" e per questo "io ho deciso di concludere l'esperienza di quella coalizione". Prima conseguenza di questa scelta è una rinnovata attenzione per il Nord del paese, testimoniata dalla candidatura di Massimo Calearo. Il leader democratico si rivolge però direttamente anche al governatore della Campania, rinviato a giudizio per il caso rifiuti: "Serve una fase nuova. Bassolino ha ragione a dire "non me ne vado finché c'è l'emergenza", ma bisogna arrivare rapidamente a una forte discontinuità e sottoporre agli elettori una proposta nuova che verrà dal Pd".

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Silvio sotto la pari, Walter a 3 Ma le quote dei bookmakers si basano su Porta a Porta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Retroscena Le scommesse sui candidati Silvio sotto la pari, Walter a 3 Ma le quote dei bookmakers si basano su Porta a Porta FULVIO MILONE ROMA E se a Palazzo Chigi salisse il Trap? C'è chi ha pensato a quotare anche lui: una boutade pubblicitaria, naturalmente, che però dà la misura dell'interesse e della divertita curiosità con cui i bookmaker d'Oltremanica stanno seguendo il Barnum della politica italiana. In tempo di campagna elettorale gli inglesi, tradizionalmente avvezzi a giocarsi anche l'anima, propongono fra i vari servizi un appassionato toto-premier. La sfida su cui più si concentrano le scommesse è ovviamente fra Berlusconi e Veltroni. Il primo è favorito, ma lo scarto si è ridotto negli ultimi dieci giorni. Il 25 febbraio il Cavaliere veniva dato a 1,48 volte la posta, e l'ex sindaco di Roma era "bancato" a 4; ieri il leader del Pdl ha raggiunto quota 0,37 contro il 2,85 del Walter nazionale. Seguono a grande distanza gli altri candidati. Casini è dato a 74, Tabacci, Santanchè, Bertinotti e Ferrando a 999: fuori gara. Sono piccole soddisfazioni per Veltroni che ci ha pure scherzato su quando l'altra sera ha accennato proprio ai bookmaker che stanno rivedendo le quote sulle elezioni italiane: "Su di noi nessuno avrebbe scommesso un euro, adesso la distanza si accorcia". Sul business del toto-premier si sono buttati a pesce un po' tutte le agenzie inglesi, a cominciare da Unibet e Sportingbet che fra una partita di calcio e un torneo di golf hanno proposto giocate sul futuro inquilino di Palazzo Chigi. Eugenio Zecca, manager di Unibet, spiega che la sua agenzia fornisce da sempre questo tipo di servizio: "Offriamo scommesse anche sulle prossime elezioni a sindaco di Roma - dice - dove Rutelli, il favorito, è a 1,45 mentre il candidato della destra, Alemanno, è a 2,50". E spiega, Zecca, quali criteri vengono adottati per stabilire le quote. Unibet, come tutte le altre agenzie, ha i suoi esperti (quotisti, appunto) che si documentano prima di "bancare" i candidati: "Leggono i giornali italiani, spulciano gli editoriali, guardano i programmi tv dedicati alla politica ma soprattutto seguono con attenzione i sondaggi pubblicati". Sondaggi su cui incombono non poche perplessità. Proprio ieri Nando Pagnoncelli, presidente dell'Assirm, l'associazione che raggruppa 46 fra i maggiori istituti di ricerche di mercato, ha lanciato l'allarme sulle strumentalizzazioni dei sondaggi politico-elettorali: "Sempre più spesso i risultati vengono usati come armi di propaganda e scagliati contro lo schieramento avverso". Per questo Pagnoncelli propone "una sorta di patto etico fra istituti di ricerca, forze politiche e media". Ma i bookmakers inglesi non sembrano eccessivamente preoccupati, forse perché considerano il toto-premier un servizio di nicchia. "La vostra politica mantiene un certo appeal anche sugli scommettitori inglesi: movimenta alcune centinaia di migliaia di euro, ma è ben poca cosa rispetto al calcio e agli altri sport", spiega Zecca. E Susanna Piga, manager di Sportingbet, conferma: "Le quote sono interessanti ma per noi questa è un'attività decisamente secondaria". Il vero affare sarebbe lanciare il toto-premier. Ma questo genere di scommesse, loro, non le accettano. Perché? Antonio Salikali, quotista di Snai: "I Monopoli di Stato non prevedono la voce "politica"".

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"Pagelle ai dipendenti e maggiore flessibilità" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista Pietro Ichino "Pagelle ai dipendenti e maggiore flessibilità" MARCO CASTELNUOVO Il giuslavorista Pd: stop ai contratti precari, ma licenziamenti più facili" Professor Ichino, Berlusconi dice di voler superare lo Statuto dei Lavoratori. Qual è la posizione del Pd? "Riformare il nostro diritto del lavoro è indispensabile, sia perché è in gran parte vecchio di mezzo secolo, sia perché oggi si applica soltanto a metà dei lavoratori. Il punto è come lo si riforma". Quindi è d'accordo? Anche quando dice: "Otto impiegati pubblici se ne vanno e se ne assume uno solo"? "Ma non sappiamo neppure che cosa propone Berlusconi! Una riforma seria e complessa non può essere improvvisata da un giorno all'altro, né tanto meno affidata a battute provocatorie, precedute da segnali diametralmente opposti, come sta accadendo nel Pdl". A che cosa si riferisce? "Solo quindici giorni fa Giulio Tremonti ha dichiarato: "La questione dell'articolo 18 la lasciamo volentieri a Veltroni"". Dunque il Pd che cosa propone? "Innanzitutto una scelta di metodo: assumere al tempo stesso la rappresentanza del meglio dell'imprenditoria italiana e dei lavoratori, per realizzare un'intesa solida e realistica sulle scelte coraggiose che occorre compiere". Calearo e Colaninno, ma anche Nerozzi e la precaria del call center. Ma non le sembra sia come mettere insieme il diavolo e l'acqua santa? "Tra lavoratori e imprenditori ci può essere conflitto sulla spartizione del frutto del loro comune lavoro; ma questo conflitto deve risolverlo, in piena autonomia, il sistema delle relazioni sindacali. Alla politica spetta invece di realizzare l'interesse di tutti a che la torta da spartire sia più grande possibile; e fare che in questo grande "gioco a somma positiva" nessuno resti escluso". Dunque siamo ancora alla concertazione? "Il Pd proprio in questi giorni sta realizzando qualche cosa di nuovo e diverso: una posizione politica comune a imprenditori e lavoratori sulle scelte necessarie per sbloccare il Paese. Poi verrà anche il momento del confronto con i vari gruppi di interessi organizzati; ma la ricerca del consenso di tutti non può paralizzare le decisioni urgenti per il rilancio dell'economia nazionale". Veniamo al concreto. Cosa farà il Pd sul fronte del lavoro? "Nel settore pubblico, correggerà l'attuale situazione diffusa di inamovibilità di fatto, che genera posizioni di vera e propria rendita". Come? "Introducendo la cultura della misurazione e della valutazione, indispensabile per poter premiare le strutture che lavorano di più e meglio; e costringere ad riallinearsi quelle che non raggiungono gli obiettivi fissati, a cominciare dai loro dirigenti". E nel settore privato? "Innanzitutto alcune misure incisive per portare il tasso di occupazione femminile a livelli europei: per questo, occorre non solo moltiplicare i servizi alle famiglie, ma agire anche sulla leva fiscale". Anche il Pdl sostiene le stesse cose. "Su questo punto, veramente, il programma di Berlusconi va proprio in direzione opposta, col prevedere il cumulo dei redditi dei coniugi e quindi la tassazione del secondo reddito con l'aliquota più alta. Poi, occorre superare con decisione il dualismo fra protetti e non protetti". E si torna alla questione dello Statuto dei lavoratori. "È tutto il nostro diritto del lavoro che va ripensato. E non solo per superare l'attuale indecente regime di apartheid fra protetti e non protetti. Occorre farlo anche perché ci sono norme scritte quarant'anni fa, prima che arrivassero i computer e Internet". Solo aggiornamento alle nuove tecnologie? "Non solo questo. Ma le cose vanno fatte bene, senza gettare via il bambino con l'acqua sporca". Qual è il bambino e quale l'acqua sporca? "Il modello indicato dal programma del Pd è quello "della migliore flexicurity europea". Che significa coniugare il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive, con il massimo possibile di sicurezza e benessere dei lavoratori". Ma sulla riforma del diritto del lavoro, fra Pd e PdL, convergete o divergete? "Per rispondere occorrerebbe prima capire su che cosa convergono Tremonti e Berlusconi, oppure Alemanno e Sacconi, che per ora dicono cose tra loro opposte". Lei a cosa sta lavorando? "A un contratto a tempo indeterminato per tutti i nuovi rapporti di lavoro dipendente, tranne ovviamente gli stagionali o gli occasionali, in modo da garantire a tutti una vera eguaglianza di opportunità. Ma con un sistema di protezione in parte nuovo: è qui che si deve realizzare la coniugazione di flessibilità per l'impresa e vera sicurezza per il lavoratore". Spieghi come; e dica che cosa vuole fare dell'articolo 18. "Dopo un periodo di prova di sei mesi, l'articolo 18 si applica per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito, di discriminazione o di rappresaglia. Ma il controllo giudiziale deve essere limitato a questo. Se invece il motivo del licenziamento è economico od organizzativo, la protezione del lavoratore è costituita da un congruo indennizzo commisurato all'anzianità e da un'assicurazione contro la disoccupazione di livello scandinavo". Da sinistra le obiettano che lo Stato non ha i soldi per questo "lusso" nordico. "L'idea è di attivare questa assicurazione con un contributo interamente a carico dell'azienda, secondo il criterio bonus/malus: a ogni licenziamento, l'imprenditore meno capace di programmare la gestione del personale vede aumentare i costi aziendali". In questo modo verrebbe escluso il controllo del giudice sui licenziamenti economico-organizzativi individuali e collettivi? "In questo modo è il costo del licenziamento a costituire il filtro delle scelte imprenditoriali. Un filtro molto migliore di quanto non possa essere il controllo giudiziale. Sia perché è un filtro che può essere modulato in relazione alle diverse esigenze e situazioni. Sia perché l'aggiustamento strutturale non può attendere una verifica della durata di sei, otto o persino dieci anni". Da sinistra obiettano che, in questo modo, tutti i nuovi rapporti di lavoro saranno precari. "Sbagliano di grosso: sarebbe come dire che tutti i lavoratori del Centro e Nord-Europa, dove si applicano tecniche di protezione diverse dall'articolo 18, sono precari". Dunque, flexicurity contro precariato? "Sì; se si vuole superare la giungla attuale dei contratti precari che scarica su metà dei lavoratori tutto il peso della flessibilità di cui il sistema ha vitale bisogno, occorre entrare in questo ordine di idee. Sulle soluzioni tecniche ovviamente il discorso è apertissimo". Lei pensa che su una scelta di questo genere il sindacato potrebbe seguirvi? "Se il sindacato avrà di fronte un governo che garantirà l'equità e il rigore, sarà più facile ottenerne il consenso. Già con le candidature elettorali il Pd indica la via di una discussione serena, pragmatica e senza "fuochi di sbarramento" preventivi, né da una parte né dall'altra".

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"Statali, uno su 8 sarà sostituito" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA L'ultimo da cui ti aspetteresti la parola "sacrifici" è Berlusconi, l'uomo delle promesse mirabolanti, dell'ottimismo più sfrenato. Eppure l'ha detta. Ieri sera da Vespa. Perché "i miei concittadini debbono sapere che siamo già in profonda crisi, una crisi non solo italiana ma mondiale". E chi si candida a guidare il Paese "non può fingere di non sapere che siamo in una situazione del genere". Sacrifici, dunque. Stringere la cinghia. Il Cavaliere si avventura su terreni ignoti, assume il tono grave dell'uomo di Stato, accetta perfino di farsi includere tra gli anziani ("All'età che ho, sono un matto ad assumermi la responsabilità di presidente del Consiglio..."). Qualcuno dell'entourage sostiene che è la sua vera trovata, concepita apposta per stupire e catturare l'attenzione, più ancora dei contratti con gli italiani e dei disegnini col pennarello sulla lavagna (tutto "déjà vu" dal 2001). "Dimezzare gli addetti alla politica. Eliminare tutte le province. Combattere l'assenteismo incredibile nei ministeri", nossignori, a chiederlo non è Beppe Grillo, né quel Di Pietro che vuole tagliare il grasso della politica: stavolta chi denuncia gli impiegati romani fannulloni ("Si prendono il 39 per cento di vacanze oltre quelle dovute, mentre a Milano il tasso è del 27"), chi vuole bloccare il turnover nella pubblica amministrazione ("Per 8 pubblici dipendenti che se ne vanno, ne deve essere assunto uno solo"), chi addirittura dichiara guerra agli evasori ("Puntiamo a recuperare una somma pari a 2 punti del Pil nell'ultimo anno di governo") è lui, Berlusconi. Addio sorriso a 32 denti, l'ora grave della recessione mondiale impone serietà e pure qualche marcia indietro, come su Alitalia. Sì, lui resta sempre convinto che meglio sarebbe una cordata nostrana, nel qual caso "lo Stato potrebbe dare, eccezionalmente, per un periodo transitorio, un contributo". Però Berlusconi riconosce che pure una "public company con Air France e Klm può andar bene, purché resti identificabile come compagnia di bandiera", nel senso di esporre il tricolore sugli aeroplani. Il Cavaliere che si emenda, si corregge, anche questa una novità. Mai più garantire l'impossibile: nel futuro contratto con gli elettori ci sarà "solo quello che realizzeremo al 100 per cento", il resto verrà declassato a "direzione di marcia". Subito la detassazione degli straordinari e subito pure l'abolizione dell'Ici, un sollievo per le famiglie da 4 miliardi di euro. Garanzia che "mai metteremo le mani nelle tasche della gente". Ma il taglio alle tasse? Forse, dipende. "Cercheremo di ridurre la pressione fiscale sotto il 40 per cento, per le tredicesime si vedrà se potremo intervenire quest'anno". L'intenzione c'è, sono i soldi che mancano. E il Cavaliere non vuole più apparire piazzista di sogni. Né complice della Casta. "Nel Pd hanno messo in lista le segretarie, i portaborse, i figli di...". Di nuovo no, non è Nanni Moretti fustigatore dei costumi a sinistra. E' il Caimano in persona che si lancia perfino in una reprimenda contro il fiore all'occhiello di Veltroni, quel Calearo imprenditore anche lui, passato all'altra sponda: "Un ambizioso che ha sempre confessato di voler fare politica". Del resto, Walter dietro l'immagine non ha nulla, "è un bravo comunicatore, punto e basta, nella sua vita ha fatto solo quello, insieme a Rutelli svolge con grande abilità il compito di far dimenticare il disastro di Prodi". Veltroni "faccia tosta". Veltroni che "sembra aver vissuto sulla luna". Veltroni che fa "della bugia il suo mestiere"... Può sembrare una raffica di insulti, forse lo è, ma a fin di bene, garantiscono in via del Plebiscito. Perché Silvio si sente "tranquillo" sui 10 punti di vantaggio, considera "irrealistico" il pareggio, liquida come "favola" un governo Draghi, già si sente in grado di promettere la presidenza del Senato all'opposizione ("Vedremo come si comporta") e della Camera a Fini ("Ci terrebbe con una certa determinazione"). Però teme, Berlusconi, che il Pd si afflosci come un soufflé, "c'è stato un rallentamento del consenso verso di loro", nei prossimi giorni prevede che andrà perfino peggio a Veltroni per colpa della par condicio televisiva, il rischio è che ne possa profittare Casini per rilanciare il centro. Non sia mai: gli attacchi diretti a Veltroni servono per tener vivo il ping-pong, nella speranza che la campagna resti un affare privato tra loro.

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L'ira silenziosa di Romano "Questa è roba da matti" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Retroscena Sfoghi privati del premier sempre più solo L'ira silenziosa di Romano "Questa è roba da matti" FABIO MARTINI INVIATO A REGGIO EMILIA Sono le nove della sera, al Palazzetto dello sport le ragazzone della Pallavolo Reggio Emilia e quelle della Curtatone Ostiano hanno appena finito un'amichevole, in quattro e quattr'otto quelli di Veltroni tirano su il palco e alle 21,30 il leader fa il suo ingresso tra ali di pensionati festanti. Ma Prodi? Dov'è Prodi? Il pullman di Walter è arrivato a Reggio Emilia, la città del Professore, ma lui non c'è. Non c'è a Reggio e non ci sarà stasera a Bologna: fisicamente e spiritualmente Romano Prodi non c'è mai stato nella campagna elettorale di Walter Veltroni. Il leader del Pd, nei 27 comizi tenuti finora in altrettante città, lo ha citato il minimo indispensabile, ogni volta per dire che il Professore è stato bravissimo a rimettere i conti in sesto, nonostante quella coalizione di pazzi. E con una chiosa, che Veltroni ripete con la continuità dello slogan: gli ultimi 15 anni di politica e di governi, "di centrodestra ma anche di centrosinistra" sono tutti da archiviare. Lui, Prodi, tace. Da quando è iniziata la campagna elettorale non ha mai messo naso fuori Palazzo Chigi, rintanato in un bunker di riserbo impenetrabile. Anche se due sere fa, quando ha sentito le parole di Massimo Calearo ("Santo Mastella che ha fatto cadere il governo"), il Professore in privato si è espresso con una certa crudezza: "Ma è roba da matti! Ragazzi, questo signore è un capolista del Partito democratico! Bisogna avere pazienza e io ne ho tanta. Questi non aspettano altro che io dica qualcosa per potermi accusare di aver fatto perdere le elezioni...". Poi, ieri mattina, senza pensarci su, ha dato la linea al suo staff: "Sia chiaro: io su questa vicenda non dico una parola". Da quando è caduto, il Professore si è dato un aplomb e non intende sgualcirlo a nessun costo: "Non risponderò a nessuna delle provocazioni, non farò uscite pubbliche, resterò in silenzio". Una scelta costosissima. Orgoglioso come è, a Prodi prudono le mani, tutte le volte che (ogni giorno) Silvio Berlusconi lo attacca personalmente e acidamente. Prodi sa benissimo che se lui replicasse a Berlusconi, la campagna elettorale cambierebbe di segno, in un batter d'occhio tornerebbe il duello Professore-Cavaliere. "E io - dice Prodi - questo regalo a Berlusconi non lo faccio, anche perché Walter sta facendo una bella campagna elettorale e da qualche tempo sta valorizzando l'azione del governo". Persino sulla scelta più controversa, quel corriamo da soli che è una smentita all'Unione prodiana, il Professore in qualche modo si è convinto: "Io sono la prova vivente che purtroppo quella esperienza aveva dei limiti". Ma l'atteggiamento del Pd sulla sortita del dottor Calearo non è piaciuta a Prodi. Certo, il leader del Pd e il presidente del Consiglio ieri mattina si sono sentiti per telefono, si sono trovati d'accordo sul fatto che non fosse il caso "criminalizzare" l'ex leader di Federmeccanica e che fosse il caso di costringere Calearo a diffondere una precisazione. Ma nei tre comizi di ieri (mattina a Massa, pomeriggio a Parma, sera a Reggio Emilia), Veltroni non ha mai pronunciato quel nome, non ha speso una sola parola per censurare uno dei capolista del suo partito, promotore di una sorta di beatificazione politica di Clemente Mastella. E Prodi c'è rimasto male: "Mi sarei aspettato una reazione da parte del partito alle accuse fatte da un capolista-simbolo al governo e a me che sono pur sempre il presidente dello partito...". E poi scherzando: "Per fortuna che il ministro della Difesa ancora una volta ha difeso l'operato del governo, attaccando...".

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Veltroni stoppa i radicali E Parisi frena Calearo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Le spine nel Pd cominciano a pungere Veltroni e quella che definisce "la grande rimonta" su Berlusconi. Proprio ora che i sondaggi lo danno in frenata. Innanzitutto il "caso Calearo", cioè le dichiarazioni fatte a "Ballarò" dall'ex presidente della Federmeccanica e ora candidato del Pd nel Veneto ("San Clemente Mastella ha fatto bene al Paese, perché ha fermato il governo"). Parole che hanno scatenato la reazione del ministro della Difesa, Arturo Parisi, che ha addirittura minacciato di ritirare la sua candidatura. Poi c'è la vicenda dei 9 Radicali che si sentono penalizzati perché la loro posizione in lista non garantirebbe l'elezione automatica. "I patti non sono stati rispettati", grida Pannella. Ma uno stop definitivo arriva dallo stesso segretario del Pd: "Un accordo politico non può essere scambiato con una specie di tram in cui si prenotano i posti e si viene portati...". Le altre spine sono le proteste di chi si è visto escluso dalle liste e ora accusa Roma di avere paracadutato nelle regioni segretarie e portavoce. Non mancano infine le insoddisfazioni per il numero delle donne candidate. "Le liste del Pd non mi piacciono. La presenza femminile è insufficiente", ha detto ieri la presidente del Piemonte Mercedes Bresso. A scuotere la giornata è stata la minaccia di Parisi di dare forfait in seguito alle "gravi e inaccettabili" dichiarazioni di Calearo". "Non posso far finta di non aver sentito. Non credo - ha sottolineato Parisi - che la lealtà al voto degli elettori e la valutazione dell'azione di governo possano essere temi marginali nella proposta politica". Calearo deve chiarire e la stessa richiesta è venuta da Rosy Bindi, candidata anche lei nel Veneto. "Il nostro impegno comune, per essere convincente e credibile, deve poggiare non solo sulla condivisione del programma ma anche sulla verità dei fatti. Mastella - ha puntualizzato la Bindi - ha fatto un grave danno al Paese e si è preso la grave responsabilità di interrompere il buon lavoro del Governo Prodi". In serata Calearo ha chiuso. Ha spiegato che "l'iniziativa del governo Prodi, per molti versi positiva, fosse minata da una maggioranza divisa, dalla presenza di tante forze attente soprattutto a distinguersi e mettersi in mostra". Per questo, ha concluso Calearo, la crisi aperta da Mastella era inevitabile. Parisi ci ha pensato su e poi con una nota ha preso atto delle "precisazione e delle scuse". "Sono sicuro che attorno a questo chiarimento si riconosce tutto il partito, quelli che hanno parlato e quelli che hanno taciuto", ha concluso Parisi, riferendosi all'assenza di reprimende pubbliche a Calearo da parte dei vertici del Pd. In effetti ieri nel partito non sono mancati i mal di pancia per le uscite dell'industriale veneto che a "Ballarò" ha tirato in ballo anche Vincenzo Visco ("Per carità di Dio, speriamo che non lo ricandidino"). Da Visco non una parola. Dal suo staff, però, qualcosa è venuta fuori: "Siamo in campagna elettorale e si dicono tante cose. Per noi invece parlano i fatti. Oggi presenteremo il consuntivo 2007 della lotta all'evasione fiscale. Sono stati recuperati 20 miliardi". Il capitolo Radicali rimane invece aperto, con Pannella che ha iniziato lo sciopero della sete. Ma di questo Satyagrà la Bonino non ne sapeva nulla. Nel loft del Pd dicono che Pannella sta cavalcando la vicenda perché è sempre stato contrario all'accordo. Comunque, l'aut aut di Veltroni è stato netto. Ha perfino rivelato quanto sia stato faticoso raggiungere l'intesa, prima con l'impegno sui soldi che hanno voluto i Radicali, poi con la richiesta di garantire nove eletti. "Adesso non c'è nessuna trattativa", ha tagliato corto Veltroni: lo sciopero della sete "è meglio farlo per grandi battaglie civili, come quella contro la pena di morte". Pannella non ci sta. Dice che il Pd vuole "scotennare" i Radicali, buttarli fuori: "Ma il tentativo andrà a vuoto perché noi non ce ne andiamo", ha detto in una conferenza stampa e infatti otto dei candidati radicali hanno già firmato dal notaio. Solo la Bonino è ancora in forse, ma si è limitata ad augurarsi "che Veltroni ci ripensi". Intanto Stefano Ceccanti viene inserito in lista al posto di Pietro Larizza, che ha rinunciato; e il giurista dice: "Accetto la posizione non sicura, ho fiducia nel progetto di Veltroni".

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"Riprendo Sheva e tifo per l'Inter" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Colloquio Silvio Berlusconi "Riprendo Sheva e tifo per l'Inter" LAURA BANDINELLI MILANO Non è ancora arrivato il momento di tirare le somme e pianificare. Silvio Berlusconi martedì notte ha preferito cenare da solo, senza Galliani, Ancelotti e i giocatori rossoneri. Ha fatto tutto per telefono, consolando amici e conoscenti che chiedevano notizie sulla clamorosa eliminazione in Champions League. Berlusconi ha rimandato di qualche settimana un probabile summit di mercato che servirà a definire la rosa della prossima stagione. L'allenatore no: Ancelotti resterà al suo posto, questa ad oggi è l'intenzione presidenziale. D'altra parte, il toto-mercato pare stia mettendo a serio rischio la tranquillità di uno spogliatoio che ieri mattina è sembrato depresso e pure arrabbiato. I senatori del Milan, infatti, non accettano che si dica sia finito un ciclo e non vogliono essere etichettati come vecchi. Galliani è salito a Milanello proprio per questo: per ringraziarli uno a uno e invitarli a non mollare in questo delicato momento della stagione. La verità però è sotto gli occhi di tutti, anche di Berlusconi, che dopo aver assistito alla puntata di Porta a Porta dove era ospite Veltroni ha accettato di raccontare il perché della sconfitta contro l'Arsenal: "Più che in ogni altra occasione si è avvertita la mancanza di Ronaldo. Per non parlare di Seedorf e della sua capacità straordinaria di conservare il pallone. In avanti, invece, a parte i primi 20', nessuno è stato in grado di conservarne uno". Berlusconi ha una convinzione: "Sarò romantico, ma credo ancora in un ritorno di Ronie alla piena efficienza fisica. E anche se ci vorrà un anno aspetteremo e ci penseremo". L'andamento della partita contro gli inglesi ha messo in evidenza varie lacune. Ma il presidente del Milan si sofferma soprattutto sul reparto avanzato: "Si è sentita l'assenza di un pilastro in attacco. Per quest'anno avevamo impostato la squadra con una punta veloce, come Pato o Pippo, assieme a un altro attaccante prestante fisicamente come Ronaldo". Nessuno al momento è in grado di fare previsioni sul futuro del Fenomeno. Ecco perché il Milan è costretto a guardarsi intorno. Uno dei problemi è proprio questo. Berlusconi è convinto che l'uomo giusto per rafforzare la rosa sia Shevchenko. Ieri sera è stato piuttosto esplicito: "Drogba e Adebayor sono due grandi giocatori, ma io penso a Sheva. Continuiamo a sentirci regolarmente e lui ripete di voler tornare al Milan. Abramovich lo lascerà andare e non ci saranno ostacoli per il suo ritorno. E se i tifosi hanno delle perplessità, si ricrederanno e capiranno che si tratta della soluzione migliore per noi". Il déjà-vu da un punto di vista economico è un affare, Galliani tuttavia si rende conto che per ritornare competitivi sul mercato è necessario fare degli sforzi superiori. Ecco perché punta a prendere uno tra Drogba e Amauri, cercando di convincere Berlusconi ad affrontare investimenti anche onerosi, dato che dalle cessioni non sarà agevole racimolare liquidità sufficiente. In partenza c'è Dida, con il peso di un ingaggio decisamente oneroso, e poi Simic. Quanto a Gilardino, potrebbe rientrare in uno scambio con Frey. Berlusconi ha in mente anche un altro cavallo di ritorno: "Il Milan ha bisogno di un attaccante prestante e per questa ragione rientrerà Borriello". Oltre a Zambrotta dovrà arrivare un difensore. E al di là di ruoli e pedine, Berlusconi insiste con la sua politica conservatrice: "Credo molto in Gourcuff, che a mio giudizio può trovare una sistemazione definitiva nella nostra mediana. È anche dotato di un gran tiro". Ancelotti, all'opposto, non ha fiducia nel francese, e chiederà che venga sistemato altrove. Nonostante la Milano nerazzurra si sia divertita a riempire i siti web di sfottò per i rossoneri, Berlusconi continua a manifestare simpatia per i cugini: "Faccio il tifo per le squadre italiane e mi auguro che l'Inter vinca la Champions League. Così festeggeremo insieme". I tifosi del Milan non gradiranno. Berlusconi chiosa convinto: "Sì, lo so. Ma io sono un tifoso anomalo". Talmente anomalo da avere nel proprio staff una guardia del corpo che mercoledì notte esibiva fiera i suoi calzettoni dell'Inter.

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Il "professore rosso" è candidato premier (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista Marco Ferrando MAURIZIO FICO Il "professore rosso" è candidato premier SAVONA Il professor Marco Ferrando, 52 anni, leader del Partito comunista dei lavoratori, residente a Pietra Ligure, insegnante in aspettativa dell'Issel di Finale, è il primo politico savonese della storia candidato alla presidenza del Consiglio. Capolista al Senato in tutte le circoscrizioni d'Italia, sfiderà Berlusconi, Veltroni e una decina di altri leader politici alle elezioni del 13 e 14 aprile. Ferrando è già in piena campagna elettorale: primo obiettivo ("ormai molto vicino") il raggiungimento del quorurum minimo di firme a sostegno della nuova forza politica nata nel maggio del 2006 dopo l'uscita da Rifondazione comunista. Con Ferrando gli altri candidati savonesi sono l'avv. Nazareno Siccardi di Albenga (capolista alla Camera), Giorgio Cavallero (Dego), Giancarla Cerrato (Savona), Francesca Coppo (Savona) e Marco Vigna (Stella), tutti per la Camera. In corsa per il Senato, assieme a Ferrando, Giorgio Magni di Dego e Marcello Duce di Savona. Allora professore, sarà il primo candidato savonese e ligure candidato alla presidenza del Consiglio. "Sembra proprio di sì". Se fosse eletto, cosa farebbe per la provincia di Savona? "Le stesse cose che farei nel resto d'Italia, schierandomi sempre dalla parte dei lavoratori. Obiettivi: cancellare le leggi vergognose sulla precarietà, regolarizzare tutti i contratti e aumentare lo stipendio degli operai. Non è possibile vivere con mille euro al mese. Si dovranno tagliare i cappi usurai dei mutui delle banche, eliminare i debiti di milioni di famiglie, lottare contro il padronato e i privilegi del capitalismo". Con quali soldi? "Si deve agire sui poteri forti della società, con una tassazione progressiva sui grandi redditi e i grandi patrimoni. E 25 miliardi di euro sono già disponibili, basta toglierli al bilancio delle spese militari". Tornando a Savona, ci indica due priorità? "Pensando agli ultimi avvenimenti, una è sicuramente la difesa della sanità ligure. In particolare dico "giù le mani dal Santa Corona", le cui eccellenze e il cui status di azienda non si possono amputare in nessun modo. Un altro settore che necessita di interventi drastici è quello della scuola. Le carenze sono sotto gli occhi di tutti: tanto per cominciare si dovrebbero dirottare tutte le risorse alla scuola pubblica, penalizzata anche dal progressivo taglio degli organici, bloccando gli aiuti agli istituti privati". Siete rimasti l'ultimo partito con la falce e martello. Non è un simbolo superato? "E' invece l'immagine più vera e immediata degli interessi che difendiamo, quelli dei lavoratori. E' questa la nostra alternativa: una sinistra che dica "se ne vadano tutti e governino i lavoratori". Chiediamo anche il salario garantito per i disoccupati, la fine dei privilegi clericali, uno stipendio di duemila euro per i deputati". Come giudica i due anni del governo Prodi? "Dire che il governo dell'Unione ha deluso le aspettative del "popolo della sinistra" è un delicato eufemismo. La verità è che ha risposto alle ragioni del grande capitale, dei vertici di Confindustria e delle principali banche del Paese. I due anni del governo Prodi interrogano passato e futuro della sinistra italiana". Qual è la sua ricetta? "Rompere con la logica del vassallagio per una sinistra alternativa al sistema candidata a governare l'Italia, provincia di Savona compresa".

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Berlusconi dimentica i toni morbidi verso Veltroni e ricorda agli italiani che la crisi è mondi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ale e quindi sta arrivando l'ora dei sacrifici. Si dovrà inasprire il blocco del turn-over per i dipendenti pubblici: "Se ne vanno in otto e se ne assume uno solo". Il leader del Pdl a Porta a Porta ha aggiunto che vuole governare senza mettere "le mani in tasca agli italiani", con nuove tasse. Intanto nel Pd scoppiano le polemiche sulla candidatura Calearo, mentre Confindustria precisa la posizione sul decreto sicurezza: troppe sanzioni favoriscono il lavoro nero. DA PAG. 4 A PAG. 11.

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Chi sarà il prossimo ministro dell'Economia nel caso di una vittoria di Walter Veltroni? L (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A domanda non sembri prematura. Sappiamo bene che anche in Italia gran parte dell'azione di governo ricade ormai sulle spalle del dicastero economico. E già oggi sarebbe utile conoscere le scelte di chi domani si troverà a fronteggiare una congiuntura tutt'altro che facile. A destra Berlusconi ha appena confermato che quella responsabilità sarebbe nuovamente affidata a Giulio Tremonti. Nel bene e nel male, l'elettore italiano sa già cosa aspettarsi da lui. Al contrario, niente è dato sapere sul profilo di colui al quale Veltroni pensa di cedere il timone quotidiano dell'economia. È un'incertezza che non nasce dal caso e che va ben al di là del ministero di Via XX Settembre. Perché il Partito democratico non sembra avere ancora sciolto un dilemma di fondo sulla propria identità, quello tra l'essere una forza di governo e l'essere un cartello elettorale impegnato soprattutto nell'impresa di risalire la china dei consensi. Impresa difficile, nella quale Veltroni sta concentrandosi con dedizione assoluta. Tanto da lasciare sul terreno della rimonta una certa dose di chiarezza sulla qualità del personale politico a cui sarebbe affidato il governo del Paese dopo una sua eventuale vittoria. Scorrendo la lista dei candidati democratici, l'elettore si trova davanti una serie di nomi di forte impatto visivo ma di difficile valutazione per quanto riguarda la prospettiva di governo. Al di là delle facili (e legittime) ironie sulla diffusa presenza di uomini e donne di stretta fiducia dei diversi capi del centrosinistra, quando non addirittura di mogli e figlie di vario notabilato, il criterio veltroniano sembra essere quello di rappresentare l'universo prepolitico della società italiana in tutte le sue componenti. Più che il metodo Cencelli è prevalsa l'ambizione di includere ogni diversa affiliazione professionale e culturale dentro un contenitore a basso contenuto di esperienza ma ad alto potenziale di consenso. Di qui la presenza ai primissimi posti del sindacalista e dell'imprenditore, dell'operaio e del precario, del regista e del giornalista, dell'omosessuale e del bacchettone, dello studioso e dello studente. Nello sforzo di sedurre ogni lontano segmento della comunità nazionale dentro un abbraccio corporativo a cui soltanto il leader è in grado di garantire una precisa fisionomia politica. Di qui anche l'investitura pubblica con cui Veltroni ha lanciato l'unica competenza economica di cui si è fatto personalmente tutore. Quella dell'ormai celebre e bistrattata Marianna Madia, che il leader ha voluto presentare come "giovane economista", nel mentre venivano lasciate nell'incertezza della competizione elettorale figure di tecnici meno fascinosi ma di provata esperienza e qualità (come Nicola Rossi tra i senior o Stefano Fassina tra i più giovani). È il modello di un partito plebiscitario che risponde alla crisi della politica italiana saltando la mediazione e affidandosi mani e piedi all'infinita sapienza del capo, mentre definisce la propria rappresentanza parlamentare attraverso la seduzione di piccole e grandi identità di settore. È qualcosa di radicalmente diverso dal rinnovamento della politica che Veltroni aveva annunciato al Paese, quel rinnovamento che nelle democrazie normali passa attraverso la vitalità di partiti capaci di produrre classi dirigenti sempre nuove nel dialogo con la società. Ma è pur vero che di normale l'Italia ha ben poco e che anche in questo caso dovremo accontentarci dell'ennesima eccezione nazionale. Così come è indiscutibile l'abilità del leader democratico nel presentare il proprio prodotto anche in questa versione geneticamente modificata. D'altra parte ieri aveva annunciato che il Pd si sarebbe coraggiosamente presentato da solo mentre oggi riesce a lasciare sullo sfondo l'alleanza stipulata con Antonio Di Pietro e con i Radicali. Tutto sta a vedere se lo sforzo di riuscire nella "più grande rimonta elettorale della storia" non andrà a scapito della sua capacità di governare il Paese. www.lastampa.it/romano.

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Ricolfi e i politici che danno i numeri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elzeviro Luigi La Spina Ricolfi e i politici che danno i numeri L'Italia non riesce mai a fare i conti coi numeri. Poiché la matematica, da noi, non è una scienza, è solo un'opinione, la diagnosi non è mai una fotografia dell'esistente, ma, secondo le comodità, può rappresentare l'acquerello dei nostri desideri o l'acquaforte dei nostri incubi. Come è giusto, in tutto il mondo le ricette politiche e sociali divergono, ma l'analisi della situazione è sostanzialmente condivisa. I nostri contrasti, invece, partono addirittura dai numeri, quelli di fantomatici tesoretti che compaiono e scompaiono, quelli dell'inflazione, una e bina in attesa di diventare trina, quelli del distacco tra Berlusconi e Veltroni, sul quale si affanna la battaglia elettorale. Ecco perché il tentativo che in questi anni va compiendo Luca Ricolfi con i suoi collaboratori, cioè quello di verificare l'attendibilità dei numeri sbandierati dai politici, si può qualificare con un'ampia latitudine di aggettivi, dall'ingenuo al provocatorio, ma si potrebbe meglio definirlo con uno solo: disperato. Quando compaiono i consueti "Rapporti sul cambiamento sociale" dell'Osservatorio del Nord Ovest, fondato dal professore torinese nel 2002, come l'ultimo, uscito in questi giorni e sempre edito da Guerini e associati, la reazione è la stessa: la strumentalizzazione partitica dei risultati. I medesimi dati, quelli ricavati dagli studi di Ricolfi, sono verissimi se servono a smentire le cifre fornite dai nostri avversari, sono frutto di malevola manipolazione se contraddicono quelle esibite dai nostri amici. Questo rapporto sull'Italia del 2007, cadendo in una primavera elettorale, rischia, in maniera particolare, un uso propagandistico da parte della classe politica. Un peccato, perché una attenta lettura delle sue pagine potrebbe non solo identificare "l'Italia com'è" e non quella Italia che ci si immagina, ma suggerisce persino una ricetta per affrontare il problema fondamentale della nostra società, quello della bassa crescita. Il titolo, "Ostaggi dello Stato", potrebbe forse tradire l'originalità del lavoro e delle conclusioni che se ne traggono, confondendoli nella ormai ampia pubblicistica di tono liberistico e liberalizzante. Invece, l'allarme di Ricolfi parte da una contraddittoria osservazione: l'eccessiva presenza dello Stato là dove dovrebbe ridursi, cioè nel fisco e nella lottizzazione partitica della società e la sua assenza là dove dovrebbe pesare di più, nella difesa della legalità e nella lotta alla criminalità organizzata. Da questo crinale interpretativo può nascere, allargando il campo dell'analisi, anche una discussione nuova che sfata un luogo comune di questi tempi: l'Italia rischia il declino non per troppo welfare, ma per un welfare squilibrato e ingiusto. Perché è vero che la realtà è sempre più complicata di come ci farebbe comodo, ma questo non è un buon motivo per ignorarla.

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Silvio l'Inseguitore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Silvio l'Inseguitore Vincenzo Cerami Cronaca politica Ecco una lista della spesa in 5 punti sulla storia politica italiana di questi ultimi mesi. 1) Si uniscono due grandi partiti, nasce il Pd. In seguito Veltroni pronuncia la decisione storica: il Pd andrà da solo. Berlusconi corre ai ripari: annuncia, subito dopo, l'accordo con Gianfranco Fini per dar vita a una lista unica, federata con la Lega, che avrà il simbolo del Popolo della libertà: "Un movimento grande e importante che unisse tutti i cittadini italiani, liberali e moderati, che non si riconoscono nella sinistra". segue a pagina 27.

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(Ri)Creatori d'immagine (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del (Ri)Creatori d'immagine Maria Novella Oppo ANCORA NON SI CAPISCE come e se si faranno i confronti televisivi diretti tra candidati, secondo il costume delle democrazie occidentali. Come si ricorderà, in passato Berlusconi non volle affrontare Rutelli perché lo definiva una sorta di controfigura; in realtà perché era troppo più bello, più alto e con più capelli di lui. Costretto a dibattere con Prodi, il cavaliere si è trovato di fronte un osso più duro di quanto credesse, poco disposto alle manfrine televisive, ma sempre con troppe ragioni e troppi capelli in più. Ora che dovrebbe affrontare il faccia a faccia con Veltroni, Berlusconi si è dichiarato disponibile, ma ha aggiunto: "Se fossi in lui avrei il terrore di confrontarmi con me". Un vero e proprio sdoppiamento della personalità, che in realtà consente a Berlusconi di raddoppiarsi. Sarà che ormai ha quasi completato il rinfoltimento, ma il suo complesso di superiorità si è ancor più ingigantito. Ed eccolo, patetico Narciso, travolto dall'immagine di se stesso che un gruppo di professionisti ben pagati ha creato per lui. FRONTE DEL VIDEO.

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Berlusconi insulta Veltroni La bugia è il suo mestiere A "Porta a porta" attacca l'Udc e offre il Senato al centrosinistra Siamo dieci punti avanti, vincerò senza se e senza ma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi insulta Veltroni "La bugia è il suo mestiere" A "Porta a porta" attacca l'Udc e offre il Senato al centrosinistra "Siamo dieci punti avanti, vincerò senza se e senza ma..." di Marcella Ciarnelli/ Roma ARRIVERÀ un altro contratto con gli italiani. Sivio Berlusconi è pronto a firmarlo. Sempre nello studio di "Porta a Porta". Con Bruno Vespa a far da testimone. Nel frattempo ospite nello studio di via Teulada, dove è stato accolto come di consueto con il calo- re che si addice ad un capo dal direttore della rete, Fabrizio Del Noce, il Cavaliere difende quello firmato sette anni fa la cui realizzazione gli è stata contestata nella stessa sede da Walter Veltroni. "Ma la bugia è il suo mestiere" ed ha anche "una grande faccia tosta" attacca il Cavaliere ritrovando l'aggressività che sembrava non dover essere una caratteristica di questa campagna elettorale. Il suo avversario "è solo un grande comunicatore e nulla più" anche perché "nella vita ha fatto solo quello" ed ora ha messo su un partito in cui hanno trovato posto industriali "che sono figli di imprenditori ambiziosi che volevano far politica". La stoccata è andata a Massimo Calearo, il "traditore" che ha scelto il Pd. Ed a cui ora il Cavaliere annuncia di contrapporre Antonio D'Amato, ex presidente di Confindustria, cui ha garantito un posto da ministro e che si va ad aggiungere "ai 22 industriali che già abbiamo in Parlamento". Nelle sue liste ci sarà rappresentata la società civile. E, comunque, "non ci saranno figli e mogli di..., segretarie e portaborse come hanno fatto nel Pd". Lui però ha candidato il nipote del patron di Airone. Questa volta non c'è la scrivania. È dietro le quinte, almeno per il momento. Spolverata tornerà in scena se e quando il nuovo contratto sarà pronto. A pochi giorni dal voto, fa molta scena. Ma compare un grande maxi blocco di carta su cavalletto su cui Berlusconi, come uno scolaretto diligente, illustra al compiaciuto maestro Vespa quelli che saranno i punti qualificanti del suo programma: Ici, bonus locazioni, tasse modulate sul quoziente familiare, e via dicendo. Mostra sicurezza il candidato premier. Anche se preferisce mettere le mani avanti. Non promette tutto e subito ma ci tiene a precisare che per ottenere risultati bisognerà tenere presente la congiuntura internazionale. Non mette neanche nel conto un governo delle larghe intese perché "non ci sarà un pareggio". I numeri dei sondaggi sono lì a dimostrarlo. "Sbaglia Veltroni quando dice che ci dividono quattro punti, sono dieci, lo confermano tutti gli istituti di sondaggi". La vittoria è a portata di mano, lì. "Senza se e senza ma come dicono i politici". Nel carniere il Cavaliere è sicuro di avere "settanta deputati e trenta senatori" con la Campania regione certamente riconquistata grazie (dal suo punto di vista) alla vicenda dei rifiuti che "è un gran danno per tutto il Paese perché nel mondo si parla di Italia e non di Napoli". Ma a questo provvederà lui. I numeri, comunque, ci sono tutti per poter governare tanto più che non c'è più nella coalizione l'alleato che tanto fastidio gli ha dato nei suoi cinque anni di governo impedendo la realizzazione del programma per intero, la spina nel fianco per cinque anni che non gli ha consentito, una per tutte, di cancellare la par condicio. "Casini se n'è andato in modo autonomo ed ha fatto una scelta che mi ha sorpreso, seguendo sue motivazioni non politiche ma diverse". Comunque lui e i suoi se ne sono andati. È meglio così. Il leader dell'Udc aveva perfino sostenuto la necessità della "discontinuità". Forse gli avrebbe creato problemi sulla leadership poiché aveva chiesto che ci fosse la possibilità anche di un'altra scelta. Di nuovo, meglio così. Ne avrebbero creati non pochi di problemi i fratelli-coltelli dell'Udc, quelli che lo accusano di voler fare il grande inciucio, il Veltrusconi. Meglio che stiano a distanza. Altro discorso è quello con Clemente Mastella. "Un accordo di massima c'era ma poi ho scoperto che metterlo in lista ci avrebbe fatto perdere almeno il 10 per cento dei voti". Quindi niente da fare. Vicenda Alitalia (ci sarebbero dieci imprenditori pronti), prossime nomine ai vertici delle aziende che potrebbero essere bipartisan, la possibilità di rivedere lo statuto dei lavoratori anche alla luce della detassazione di straordinari e tredicesime, leggi da modificare, a cominciare dall'assetto della televisione. Il futuro sembra essere più vicino di quanto sia. Dietro l'angolo. Parla come se Palazzo Chigi fosse stato già conquistato. Ipotizza anche i nomi di qualche ministro: Tremonti all'economia, Frattini esteri o interni, Fini alla presidenza della Camera. Un posto all'opposizione? "Loro si sono accaparrati tutto però io ho una predisposizione a non seguirli su questa strada". Marini a capo del Senato? Si vedrà.

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Per Alitalia deve decidere il mercato Veltroni: Dividere i destini di Malpensa da quelli della compagnia . Berlusconi: un aiuto dello Stato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Per Alitalia deve decidere il mercato" Veltroni: "Dividere i destini di Malpensa da quelli della compagnia". Berlusconi: un aiuto dello Stato di Roberto Rossi / Roma MERCATO Malpensa e Alitalia non possono marciare unite. I loro "destini devono essere sganciati". Altrimenti, secondo Walter Veltroni, leader del Partito democratico, la sorte dell'hub varesino "potrebbe essere compromessa dall'esito della questione della compagnia di bandiera". Che deve essere "collocata secondo il mercato". E il mercato, in questo momento, è rappresentato da Air France. Che entro il 14 marzo dovrà presentare un'offerta vincolante sulla nostra compagnia di bandiera. Secondo fonti Alitalia il numero uno del gruppo Jean Cyril-Spinetta dovrebbe chiudere il dossier entro sabato mattina per poi portarlo in consiglio di amministrazione il lunedì successivo. Il tutto senza il consenso dei sindacati, che pure Air France ritiene vincolante. Le confederazioni oggi vedranno il presidente di Alitalia, Maurizio Prato. Due le questioni sul tappeto: i servizi terra del gruppo (Az Service) e i tagli al personale. Ma l'incontro non sarà risolutivo. I sindacati aspettano il faccia a faccia con Spinetta, che forse non ci sarà mai. Anche perché tra le ipotesi in circolazione c'era anche quella di un possibile ritiro del vettore francese. Le voci, per la verità, si erano fatte più intense martedì dopo che Silvio Berlusconi, durante una intervista a Sky, aveva detto che la compagnia doveva restare italiana. Una posizione che aveva fatto contenta la Lega ma non il mercato che aveva penalizzato il titolo. 24 ore dopo è arrivata la correzione. Cambiata trasmissione, ieri a Porta a porta, il leader del Popolo delle Libertà ha cambiato anche opinione. Anche se "la cosa migliore per Alitalia sarebbe che dieci imprenditori italiani entrassero in campo", per Berlusconi è anche possile la creazione di "una public company con Air France Alitalia e Klm, mantenendo la compagnia di bandiera italiana". E poi: "Il fatto che si possa pensare ad una public company con Alitalia, Air France e Klm credo possa essere possibile, ma mantenendo Alitalia una compagnia di bandiera, con la bandiera sugli aerei e gli uffici Alitalia nel mondo". Ma Berlusconi si è spinto anche oltre. Per mantenere Alitalia una compagnia di bandiera "si potrebbe eccezionalmente e per un periodo transitorio dare un contributo da parte dello Stato". In Europa, in verità, gli aiuti governativi non sono ben visti. Con Air France in arrivo, comunque, Malpensa dovrà ripensare il suo futuro. E in fretta. "Gli slot di Alitalia che possono essere occupati da altri devono essere liberati - ha detto Veltroni-. Malpensa deve accedere a tutte le offerte". Anche perché in Italia possono convivere "due hub". Intanto ieri la Consob ha deciso di accendere un faro sull'andamento altalenante del titolo, che ieri ha recuperato terreno (+3,16% a 0,58 euro) dopo la caduta di martedì in seguito alle parole di Berlusconi. Naturalmente mal interpretate, come sempre.

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Per raccogliere i voti degli indecisi ora è necessario accelerare Cara Unità, (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Per raccogliere i voti degli indecisi ora è necessario accelerare Cara Unità, sarà pur vero che il Pd con Veltroni sta recuperando voti. Ora però si pone il problema di come riconquistare il voto dei "delusi" e degli "scettici della politica". Credo che per recuperare nell'area dell'astensionismo, il messaggio politico debba essere più deciso e meno conciliante. Il tono sobrio e corretto non deve impedire una netta demarcazione tra il giusto e l'ingiusto, tra l'onesto ed il disonesto, tra la laicità ed il clericalismo. Riportiamo il dibattito sui temi importanti quali la legalità, l' etica, la degenerazione della politica, l'evasione fiscale; temi sui quali non sarà facile nemmeno per Berlusconi rilanciare come invece sta facendo su Ici e tasse. Condanniamo la politica dell'odio, ma non bisogna subire ogni tipo di attacco senza una reazione decente. Il fenomeno dell' astensionismo prende forza quando il cittadino incomincia a dubitare che "tanto si proteggono tutti a vicenda" o che "sono interessati solo a salvare le loro clientele!". A Veltroni chiediamo una accelerazione nella campagna elettorale. Gabriele Ganz Un contributo di idee per aiutare le giovani famiglie Cara Unità, L'iniziativa promossa dal Forum delle Associazioni familiari dovrebbe essere colta con la massima sensibilità da parte di tutti i cittadini attenti alle evoluzioni sociali. Non credo, però, sia sufficiente pensare che il problema possa essere affrontato soltanto a livello Istituzionale, e questo al di là dei programmi di governo; è indispensabile acquisire la condivisione popolare in merito alle scelte prioritarie da compiere in seguito. La proposta del Forum famigliare punta a un soggetto economico generalizzato per tutte le famiglie con i figli a carico, attraverso la riduzione delle trattenute Irpef; e questo a prescindere dalla quantità di reddito disponibile. Devo ricordare che don Milani diceva che "non c'è maggiore ingiustizia che fare le parti uguali fra disuguali". A mio parere bisogna puntare, soprattutto sull'incremento degli assegni familiari da corrispondere in favore dei figli, tenendo conto del reddito di cui dispone la famiglia. Anche perché una ampia riduzione dell'imponibile fiscale ridurrebbe le entrate dell'Irpef, con probabile riduzione dei servizi pubblici ai cittadini per mancanza di fondi statali o regionali. Con molta schiettezza, e senza alcuna forma di ipocrisia, bisogna avere il coraggio di affermare che in Italia c'è molta ricchezza, ma che non è equamente distribuita: anzi, una ampia parte di essa è stata "accumulata in poche mani". Inoltre, le forti evasioni contributive e fiscali, emerse nell'ultimo anno, sono una prova evidente di quante risorse vengono sottratte alle famiglie dei lavoratori, anche attraverso il lavoro nero e, quindi, privo di tutele sociali, per l'oggi e per il domani. Se, però, vogliamo spingerci oltre, devo evidenziare che i tanti milioni di pensionati (che non hanno più minori a carico) percepiscono mediamente dei trattamenti pensionistici che si avvicinano alle retribuzioni di alcuni milioni di lavoratori dipendenti in particolare, che hanno certamente dei costi di conduzione familiare di gran lunga superiore ai pensionati, il cui assegno mensile è, comunque, garantito. Significa che per aiutare economicamente le giovani famiglie si può, oggi, chiedere un contributo di solidarietà ai pensionati che superano i livelli medi di pensione perché la vita abbia a crescere e svilupparsi in un contesto di maggiore sicurezza sociale. In conclusione. Le giovani generazioni, per la prima volta nella storia recente, si trovano a incontrare maggiori difficoltà rispetto alle precedenti. Poiché questo non è assolutamente giusto, dobbiamo, tutti insieme, ricostruire, un equilibrio solidale fra le diverse generazioni. Giuseppe Delfrate di Chiari Calearo contro Visco e Prodi Evitiamo confusione e disorientamento Cara Unità, nonostante i tanti personalismi e gli egoismi di parte che stanno affiorando in queste settimane, soprattutto a causa dell'esclusione dalle liste di alcuni personaggi, sono fiducioso che Veltroni ce la possa fare. È necessario però che continui a essere coerente, a tenere compatto tutto il partito e a bada i nuovi acquisti. A tale proposito, mi è sembrato deleterio e fuorviante l'intervento di Calearo contro Visco e il governo Prodi a Ballarò. Episodi come questo servono soltanto a dare corda agli avversari e a creare confusione e disorientamento tra gli elettori, soprattutto tra quelli indecisi.Nunziato Adornetto Ferrara scatenato in tv E nessuno prova a fermarlo Cara Unità, nella trasmissione televisiva "Otto e mezzo", Giuliano Ferrara ha sostenuto che l'uso della pillola RU486 e la libertà delle donne di farne uso a casa è uno scandalo per una società civile che vuole difendere la vita. Sempre Ferrara ha attaccato in modo sconsiderato la Pollastrini e soprattutto il ministro della salute Livia Turco la quale, a suo dire, dovrebbe impedire l'uso della suddetta pillola anche perché cattolica e nativa di Cuneo (sic! e se fosse nata a Roma.?). Né Lanfranco Pace né Ritanna Armeni gli hanno ricordato, come avrebbero dovuto per serietà professionale, che la somministrazione della pillola dovrà avvenire presso un ospedale pubblico, sotto assistenza medica, e che la stessa pillola non può essere acquistata in farmacia. Luigi Gentilin.

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Candidature giovani in un paese di vecchi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Candidature giovani in un paese di vecchi Lidia Ravera Leggo da la Repubblica che l'altro ieri Berlusconi ha incontrato il Partito dei Pensionati all'Hotel Michelangelo di Milano e "poiché nessun simbolo è lasciato al caso, si suppone che il gesto sia polemico nei confronti del giovanilismo esibito dall'avversario. L'Italia, alla fine, non è un paese per giovani". La considerazione è di Curzio Maltese, spirito sottile, e sottile è l'uso che fa del titolo d'un bel romanzo di McCorman, recentemente premiato dal cinema e quindi scoperto anche dai non-lettori, "Questo non è un paese per vecchi", dei fratelli Coen. Se dobbiamo stare alle statistiche, in effetti, noi siamo, senza dubbio, un paese di mezz'età, con una fascia anziana in crescita esponenziale. Sono di mezza età i baby boomers, che sono venuti al mondo fra la fine della seconda guerra mondiale e la fine degli anni cinquanta, nell'ultima impennata demografica, a un passo dal declino. Sono vecchi tutti i loro fratelli maggiori e padri e madri, che, per la prima volta nella storia del ricco occidente, sono ben lontani dalla decrepitezza e dalla morte, pur navigando fra i settanta e i novanta. I giovani sono numericamente irrilevanti. I bambini: nella maggioranza rumeni e albanesi cinesi e via immigrando. La bilancia del tempo si è così spostata che i trentenni si sentono adolescenti e i quarantenni si sentono giovanotti, rischiando, entrambi, il ridicolo. In questo panorama che senso ha il cosiddetto "giovanilismo" di Veltroni? Me le sono chiesta anch'io. Cioè, mi sono chiesta: perché offrire una candidatura a donne e uomini che hanno 30 anni o meno? Per mettere una pezza al dramma della loro esclusione dal potere? Per dare il buon esempio? Per nascondere una verità malinconica, cioè che, nel nostro "paese per vecchi", i giovani non si interessano affatto della Cosa Pubblica, se ne sbattono degli affari della polis e non hanno nessuna fiducia nei partiti? È lecito ringiovanire la politica per decreto, per decisione di vertice, cooptando e promuovendo chi è a portata di mano? Forse sì, forse no. Quello che è certo è che questa legge elettorale non consente operazioni più serie, impedendo ai cittadini di esprimere la loro preferenza per questo o quel personaggio, giovane vecchio o né giovane né vecchio. Veltroni ha dovuto prendersi la responsabilità di distribuire segnali di cambiamento dall'alto, perché le liste le ha composte lui, non ha potuto chiedere agli elettori: chi preferite? Chi non volete più vedere? Chi è impresentabile? Qual è il volto nuovo da cui vorreste farvi rappresentare? Forse, se la situazione non fosse precipitata grazie al bizzarro exministro Mastella, ci sarebbero state delle Primarie per decidere le candidature. Forse, se ci fosse stato il tempo, si sarebbe potuto procedere in modo più democratico, non per consultazioni di vertice, segrete e inopinabili. O forse no. Ma mi piace pensare di sì. E mi piace, soprattutto, sperare che questa legge elettorale venga frullata dalla finestra e sostituita con un'altra. È una legge indissolubilmente legata al "vecchio", per quanti nuovi nomi entrino, e questo è un paese in cui certi "quasi vecchi" sono terribilmente giovanili. E, a proposito di questo paese sempre in bilico fra l'operetta e la televendita di buoni sentimenti, ascoltate che cosa ha detto Tommaso Barbato, ex Udeur, (passato alla storia per aver sputato in faccia in pieno Senato al suo collega Nuccio Cusumano, reo di aver confermato la fiducia al Governo Prodi nonostante gli ordini del boss), annunciando la sua scelta di mollare la nave che affonda (ancora Mastella) per imbarcarsi, pare, con l'Mpa di Raffaele Lombardo (e che è?) testualmente: "Lascio perché da uomo semplice ho vissuto e vivo con sofferenza la mancanza di un disegno politico organico in grado di dedicarsi (chi? Il disegno politico? Ndr) prima di tutto al bene del Paese e poi a logiche di schieramento". Toccante vero? E poi i giovani dovrebbero impegnarsi in Parlamento. giusto perché sono precari o disoccupati! www.lidiaravera.it Fra le righe.

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Silvio l'inseguitore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Silvio l'inseguitore Vincenzo Cerami Segue dalla Prima 2Il Pd organizza le primarie per scegliere il candidato premier. Berlusconi organizza i gazebo per scegliere il nome della nuova formazione: Partito della libertà o Popolo della libertà? L'ex premier ci tiene a sottolineare che non si tratta di una risposta alla corsa solitaria di Veltroni. 3) Il 25 febbraio Veltroni presenta il programma del Pd in 12 punti. Il giorno dopo, 26 febbraio, Berlusconi dichiara che il Pdl presenterà un programma in 10 punti. Un testo che sara' siglato probabilmente il 29 ad Arcore da tutti i leader della coalizione. L'1 marzo Berlusconi non bada a spese, accelera il passo: programma in 7 punti, detto "Le Sette missioni per salvare il paese" 4) Veltroni decide di non accogliere nelle liste elettorali tutti coloro che hanno procedimenti penali in corso o che sono condannati in via definitiva. Alla domanda: come pensa di ridurre la spesa pubblica, il Segretario del Pd risponde: abolendo le province e accorpando alcuni comuni. Berlusconi poi, a Matrix, fa l'indiano, dice di voler tagliare le province e, seguendo a ruota Veltroni, dichiara che anche nel Pdl non verranno candidati personaggi con la fedina penale sporca o con processi in corso. Ovviamente bisognerà fare qualche eccezione per i reati "di chiara origine politica". 5) Un passo indietro: cade il governo Prodi, Veltroni propone un'intesa con l'opposizione per le riforme: ""Facciamo le riforme, poi andiamo al voto con la nuova legge elettorale". "No e poi no" urla Berlusconi. "Elezioni subito!" "È un rischio", insiste Veltroni, "al Senato con questa legge potrebbe succedere quel che è successo a Prodi. Sarebbe un problema per chiunque governi. Facciamo un'intesa: prima le riforme, poi le elezioni". "Ho detto no! Nessuna intesa, elezioni subito, al Senato da soli con ampia maggioranza!" Dissolvenza. 5 marzo. Visti gli ultimi sondaggi, Berlusconi dice: "Se la maggioranza al Senato non sarà ampia, io non farò come Prodi". E ancora: "Senza una affermazione netta, non sarò io a formare il governo.Senza una coalizione forte, in Italia non si può fare niente. Contro la sinistra, contro i sindacati, non si riesce a fare niente".

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Europa 7, basta silenzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del PLURALISMOGiulietti: i candidati premier dicano di attuare le sentenze sulle frequenze "Europa 7, basta silenzi" Roberto Monteforte "Tutti i candidati premier vengano negli studi di "Europa 7" a garantire che, chiunque vincerà le elezioni, si darà finalmente attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale, alle direttive della Commissione europea e alle pronunce della Corte di Giustizia, che ha riconosciuto il pieno diritto dell'emittente a vedersi assegnate le frequenze che attende da anni e a trasmettere". L'appello-sfida lo lancia Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 e in lista come indipendente nelle fila di Antonio Di Pietro che faranno gruppo comune con il Pd. Lo fa dagli studi dell'emittente di Francesco Di Stefano definita "simbolo della battaglia per la legalità, la qualità e la libertà nel settore dei media". Ora ha avuto giustizia il patron di "Europa 7", gli ha dato ragione la Corte europea di Strasburgo. Titolare di una concessione televisiva nazionale dal 1999 non ha mai potuto trasmettere perché altri, Rete 4, ne ha utilizzato le frequenze. Ora l'alta Corte europea ha definito inadempiente lo Stato italiano. Sono frequenze da mettere a disposizione subito senza attendere l'incerto sviluppo del digitale terrestre che, tra l'altro, rischierebbe di perpetrare un'esclusione. Lo chiarisce il difensore di "Europa 7", l'avvocato Grandinetti. L'emittente penalizzata per la forzata inattività e il conseguente mancato guadagno va anche risarcita. Si va dagli 800 milioni di euro in caso di assegnazione delle frequenze che consentano di trasmettere, in caso contrario sarebbero circa 3 i miliardi di euro di risarcimento dovuti dallo Stato e dall'Autority sulle comunicazioni. "Una "tassa" che finirebbero per pagare i cittadini per un vantaggio di cui ha goduto il gruppo Mediaset". I direttori delle reti del gruppo si sentono minacciati, e hanno subito chiesto e ricevuto rassicurazioni. "Ad altri - commenta Giulietti - dovrebbero andare le rassicurazioni". A chi pur avendo un diritto se lo è visto negare. Chiede che i candidati premier da Bertinotti a Casini, alla Santanché e a Veltroni di far sentire la loro solidarietà a "Europa 7". Ma si rivolge in modo particolare al candidato del PdL, Silvio Berlusconi. "Avendo ottenuto, e non da oggi, rassicurazioni di ogni tipo per Mediaset - ha sottolineato - potrebbe compiere il gesto di venire in questi studi e di assumere l'impegno, in caso di vittoria, a recepire in modo immediato tali sentenze e a garantire i diritti acquisiti. Sarebbe un gesto di grande civiltà politica e chiuderebbe la stagione del conflitto di interessi nei media". Le sentenze non vanno taroccate. Prima dell'estate è attesa la sentenza del Consiglio di Stato.

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Sul filo della rottura con i radicali. Questa storia va chiusa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL RETROSCENAL'errore, forse, è stato proprio quello di anticipare le liste dei candidati. Lasciando agli scontenti il tempo per le lamentele e le proteste Sul filo della rottura con i radicali. "Questa storia va chiusa..." Bruno Miserendino A volte l'entusiasmo non basta. E nonostante Veltroni immagazzini calore e affetto in ogni tappa del suo tour per l'Italia, (ora tocca alla rossa Emilia poi andrà nel nordest), il momento non è proprio entusiasmante. Lui tira dritto, convinto che alla fine il saldo di tutto sarà positivo, però ieri mentre attraversava col pullman l'Appennino diretto a Parma, ha toccato con mano di quanta pazienza si deve armare fino alla fine della corsa elettorale. Infatti un po' di nodi si sono aggrovigliati, e alcune novità su cui Veltroni ha insistito tanto, a costo di qualche mugugno nel partito, sembrano ritorcersi contro. Prima il tira e molla dei radicali, coi quali si è a un passo dalla rottura, poi il caso Calearo-Parisi, rientrato in serata, poi la delusione degli esclusi e le critiche più o meno ingenerose sulle liste. Come se non bastasse, qualche sondaggio, che peraltro al loft considerano inattendibile, dà il Pd fermo o in discesa di un punto negli ultimi giorni. In realtà il dato dei sondaggi, a sentire Veltroni e lo staff, non preoccupa affatto. Intanto perché è bilanciato da altri che continuano a dare il Pd perfettamente in corsa e a 4-6 punti dal blocco Pdl-Lega, poi perché nella campagne elettorali c'è sempre un momento di svolta collocabile a due-tre settimane dal voto. Come dire che è presto per avere previsioni attendibili, c'è una fisiologica alternanza di umori nell'opinione pubblica, e c'è comunque tempo per tarare i messaggi. Veltroni è un ottimista di professione e ieri gli unici lamenti pubblici del segretario si sono condensati in un paio di frasi. La prima su chi ogni tanto distilla odio, enfatizzando problemi che non ci sono, la seconda sui troppi personalismi che accompagnano la politica e anche la corsa del Pd. Veltroni non fa nomi ma è chiaro che ce l'ha con i De Mita, con gli esclusi dalla liste che protestano e che polemizzano, con Pannella che fa lo sciopero della sete per riportare i riflettori su se stesso. Già, i radicali. Ieri si è andati a un passo dalla rottura e il segretario, per usare un eufemismo, si è molto arrabbiato con Pannella e il suo tentativo di bazar no-stop mascherato da "sciopero della sete". Ieri la tentazione di disdire l'accordo ha percorso il loft a più riprese. Una parte del Pd è convinta che l'accordo coi radicali ha portato danni elettorali, sottraendo una percentuale di voti cattolici e aggiungendone pochi, e per questo sarebbe felicissima di "far scendere dal tram" i radicali. "Non fanno nulla per darti una mano - avrebbero commentato con Veltroni molti big del partito - mentre a noi quei nove posti che loro guardano con la puzza sotto il naso farebbero molto comodo". Non è chiaro come andrà a finire però per Veltroni, che pure ha difeso e difenderà fino all'ultimo l'accordo con Emma Bonino, "questa storia deve finire subito". Altrimenti, dice, ognuno si prenderà le sue responsabilità. Il problema è che se dipendesse da Emma Bonino i problemi non ci sarebbero e al loft lo sanno benissimo. Rientrato il caso Calearo-Parisi che ha preocupato non poco Veltroni per tutta la giornata, al loft è rimasto l'amaro in bocca per quanto si è detto e scritto da più parti sulle liste. Franceschini ha dato fiato agli argomenti del Pd, portando le cifre di un rinnovamento reale, non finto, però la sostanza è che l'immagine finale rimbalzata sui media non è quella che si aspettava Veltroni. Al loft allargano le braccia e il gesto vuol dire questo: quella delle liste è sempre una battaglia, è fonte di guai e di rancori, di critiche. Forse, ammettono, l'errore è aver pensato che chiuderla una settimana prima degli altri ci avrebbe permesso di valorizzare le novità, invece è finita che abbiamo dato più spazio alle lamentele degli esclusi. La Destra ironizza sulle liste del Pd piene di "portaborse" e "figli di..."? "Quando vedremo le loro sì che ci sarà da ridere". Peraltro da ieri sera è finita anche la parvenza di bon ton che ha caratterizzato il comportamento del Cavaliere. "La bugia è il suo mestiere", ha detto Berlusconi di Veltroni. Al loft sorridono: "Era chiaro che i toni soft non si addicevano al leader del Pdl. Avvertite Casini e quanti parlano di inciuci".

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Mussi: il duopolio Pd-Pdl amputa la democrazia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Mussi: il duopolio Pd-Pdl amputa la democrazia di Simone Collini / Roma "Si risale la china", dice con un sospiro di sollievo Fabio Mussi. Passato un mese da quando è stato sottoposto a un doppio trapianto di reni, il ministro dell'Università è alle prese con le terapie anti rigetto. "La scienza italiana, nonostante quello che ci investiamo, raggiunge straordinari livelli di eccellenza". È questa la cosa che più le dispiace di questi 20 mesi di governo, che non avete fatto di più per la ricerca? "Questa, ma anche un'altra, di carattere più generale. Il Partito democratico aveva 18 ministri su 25, il presidente del Consiglio, due vicepremier, tutti i ministeri chiave, il gruppo parlamentare più forte, ma non ha avuto il coraggio e la serietà di assumersi la responsabilità anche di ciò che è andato storto, addossandola invece tutta agli alleati minori". Veltroni dice che i ministri in piazza non hanno aiutato. "Non so bene di cosa si parli. Immagino ci si riferisca a Fioroni, che ha partecipato al Family day contro una legge del governo, i Dico, o alle manifestazioni di Di Pietro contro l'indulto". Veniamo al futuro: la Sinistra arcobaleno è data sotto l'8% in diverse regioni. È preoccupato? "No, sono sondaggi di inizio di campagna elettorale, vedremo alla fine. La cosa importante, di grande valore strategico, è affermare la presenza consistente di una sinistra politica rinnovata e unita. Oggi è in corso una battente campagna tesa a dimostrare che c'è un solo voto utile, che è bene una riduzione a due del sistema politico italiano, che i voti che non si danno alle due maggiori formazioni sono sprecati. Campagna che si è spinta fino al paradosso di esponenti del Pd che dicono di votare o Veltroni o Berlusconi". Non se l'aspettava? "No, però lo trovo sintomatico. Per questo è molto importante, per l'avvenire di questo Paese, che esista una sinistra politica. Caratterizzazione, quella di sinistra, che mi pare non interessi minimamente al Pd, come dimostra anche l'intervista di Veltroni al Pais: siamo riformisti, non di sinistra". Riformisti di centrosinistra, ha precisato. "Sì, va bene. Quel che è certo è che, se non la parola, è la sostanza che è rimasta incustodita. Ecco perché non è auspicabile un gioco a due, anche per evitare attrazioni fatali e magari qualche progetto di riforma costituzionale che veda protagonisti esclusivi il Pdl e il Pd". È più auspicabile la frammentazione? "Figuriamoci, ma da venticinque partiti a due c'è un salto che porta all'americanizzazione, che porta fuori dal quadro europeo dove ovunque c'è bipolarismo e aggancio con le grandi tradizioni politiche sorte sul continente, e in nessun paese c'è bipartitismo. Quello che è auspicabile è la presenza di una, per quanto ridotta, pluralità di soggetti. In un paese come il nostro, escludere gran parte della rappresentanza politica e di parti sostanziali della società è un azzardo. Nel duopolio si amputa la democrazia". Addirittura? "Sì, se si pensa che questa campagna elettorale ha due poste in gioco. La prima è il governo dei prossimi cinque anni. La seconda, oserei dire persino più importante, sono gli assetti della democrazia italiana e del sistema politico dei prossimi cinquanta anni". Vede il rischio di una scomparsa di una sinistra politica? "Vedo il Pd che fa l'appello a non votare più a sinistra, perché non gli dispiacerebbe che scomparisse questo competitore, sino a ieri alleato". Magari non gli dispiace che scomparisse perché, come dice Veltroni, siete dei conservatori e impedite la modernizzazione del paese. "Questa è una bella boutade. Le categorie destra e sinistra sono state sostituite con moderno-antico. Categorie politicamente insignificanti. Anche se quando si sente pronunciare in politica troppo spesso la parola moderno ci si deve mettere con le spalle al muro, perché qualcuno cerca di fregarti. In nome della modernità Calearo sostiene che la legge 30 è ottima e che sarebbe bene abrogare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Mi ha impressionato". Non è Calearo ma Veltroni che vi ha detto che siete rimasti agli anni 50. "Non siamo noi, è la situazione che è tornata quella degli anni 50: morti sul lavoro e salari da fame. E abbiamo visto la posizione pazzesca assunta da Confindustria, e in special modo dal suo vicepresidente Bombassei, smontare tutta quella versione armonica del rapporto tra imprenditori e lavoratori nella quale è impegnato il Pd. Alla prima prova, di fronte a una strage insopportabile di lavoratori come quella in corso, Confindustria si è detta contraria ai decreti che rafforzano i controlli e le sanzioni. Questo a riprova che tra l'imprenditore e il lavoratore c'è anche qualche conflitto". Però un patto per la crescita tra imprenditori e operai può incidere sui salari, non crede? "I salari sono fermi dal 2000. Dal rapporto Mediobanca dello scorso anno emerge che la parte di valore aggiunto destinata ai salari scende dal 40 al 30%, e i profitti salgono di 11 punti. Prendiamo il lungo periodo, gli ultimi 35 anni: la quota del Pil che va al lavoro dipendente scende dal 59 al 48%. E quand'era a questa percentuale? A metà degli anni 50. Quello che manca ai salari finisce ai profitti e alle rendite. E lo ritroviamo in altri indicatori, che dicono che in Italia il 10% dei più ricchi possiede il 45% di tutta la ricchezza mobiliare e immobiliare privata. La malattia italiana si chiama diseguaglianza, prima ancora che scarsa crescita". D'alema non esclude in futuro una collaborazione tra voi e il Pd. Che ne pensa? "Mi fa piacere, vuol dire che c'è qualcuno che ancora riflette. Neanch'io la escudo, anzi mi auguro che in futuro si riapra la possibilità di un'alleanza di centrosinistra, perché altrimenti vedo difficile la possibilità di governare questo Paese. Ma oggi c'è competizione. Almeno finché non si capisce qual è la posizione del Pd, se quella di Calearo e Ichino o quella di Paolo Nerozzi, almeno nella versione che ho conosciuto io". Dice che è diversa da quella odierna? "Fu il principale organizzatore dei tre milioni in piazza contro l'abrogazione dell'articolo 18. Oggi è candidato per il Pd in Senato in Veneto, dove c'è capolista alla Camera Calearo". A proposito di candidature, la Sinistra ne presenta pochissime di esterni. "Sì, siamo al di qua del necessario e del possibile. Tuttavia, si fa un passo alla volta".

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Fede si accontenta di Fini clone di Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Fede si accontenta di Fini "clone" di Berlusconi Avevamo appena scritto che Fini compariva ormai solo nel Tg2 che, eccolo lì, Emilio Fede lo ospita e ci smentisce. Oddio, il povero Fini è stato preceduto dal torrenziale conduttore che snocciolava tanti di quei Berlusconi qui-Berlusconi là, palazzo Grazioli su e palazzo Grazioli giù, che sembrava uno capitato lì per caso a fare la bella statuina ed è riuscito solo a dire che lui ha a cuore la sicurezza dei cittadini, della quale ha da tempo l'unico brevetto. Non una domandina su Casini che lo ha definito il "clone" di Berlusconi: Fini è entrato clone e clone (copyright P.F. Casini) è rimasto. Abbiamo anche notato che quando Berlusconi va nelle altre tv a promettere mari e monti, ma anche quando spara stupidate in piazza (non quando s'incazza con il Milan, però), Emilio Fede lo manda e rimanda in onda come fosse la madonna pellegrina in processione: di Veltroni, che a Porta a Porta ha sbaragliato il campo con cifre e conti al centesimo, non una parola, non un fotogramma. Il Tg5 fa di peggio: di Veltroni parla solo quando ha qualche gatta radicale da pelare. Lo antepone persino a Berlusconi. Da non credere, vero? Paolo Ojetti.

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Lo Statuto dei lavoratori si sente accerchiato Berlusconi riparte all'attacco e arruola D'Amato. E Calearo: l'articolo 18 si può togliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Lo Statuto dei lavoratori si sente accerchiato Berlusconi riparte all'attacco e arruola D'Amato. E Calearo: l'articolo 18 si può togliere di Felicia Masocco/ Roma DEJAVÙ Le regole del lavoro tengono banco in questo avvio di campagna elettorale, da entrambi gli schieramenti si sente dire che sono stantie. Su come adattarle alle sfide della modernità fioccano editoriali e dichiarazioni d'intenti. Ultima, quella di Silvio Berlusconi, per il quale "bisognerebbe avere il coraggio di andare addosso a tutto lo Statuto dei lavoratori e a questa contrattazione nazionale". "Credo bisognerebbe cambiarlo tutto con regole più moderne". Berlusconi quindi si allarga, non gli basta più mettere le mani sull'articolo 18 che pure così com'è dispiace ad alcuni candidati del Pd come Pietro Ichino e Massimo Calearo. Né è bastato al leader del Pdl il dietro-front cui è stato costretto quando, capo del governo, finì con il dirottare le modifiche all'articolo 18 sul binario morto della delega 848 bis. Ora ci riprova, forse per questo intende arruolare l'ex presidente di Confindustria, Antonio D'Amato, già co-protagonista di quella battaglia. Gli imprenditori però sembrano aver capito che insistere sul tasto porta più danni che altro. Un sondaggio della Fondazione Istud per Economy, riferisce che alla domanda se sia il caso di sollevare la questione di una riforma dello Statuto dei lavoratori invocando più libertà nei licenziamenti, il 48,9% dei manager e imprenditori intervistati ritiene che la Confindustria non dovrebbe farlo, favorevole il 43%. È una novità rispetto a qualche anno fa. L'altra agita il centrosinistra. Quantunque il programma di Walter Veltroni non faccia cenno allo Statuto dei lavoratori né all'articolo 18, i candidati Pd Pietro Ichino e Massimo Calearo hanno le loro idee. "Quando Confindustria voleva eliminare l'articolo 18 gestì male la partita - ha dichiarato Calearo al Riformista -. Ora, se il tema venisse affrontato in maniera diversa, l'articolo 18 si potrebbe togliere". A l'Unità Pietro Ichino aveva invece spiegato che l'articolo 18 potrebbe continuare ad essere applicato per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito o di discriminazione. Mentre per motivi economici e organizzativi si potrebbe licenziare dietro "congruo indennizzo". Sono posizioni criticate dai sindacati e fortemente osteggiate dalla Sinistra arcobaleno. "Non pensiamo che la questione dello Statuto dei lavoratori sia fondamentale né nelle relazioni industriali né per l'economica del Paese", taglia corto il leader della Uil Luigi Angeletti commentando le parole di Berlusconi. "Il tema non è d'attualità - gli fa eco per la Cisl il segretario confederale Giorgio Santini -. Pensiamo piuttosto ad applicare il protocollo firmato a luglio con il governo Prodi, per estendere le tutele a chi non le ha. Ripescare certe vicende significa solo creare contrapposizioni distruttive, mentre c'è molto da costruire". Più secche le reazioni a sinistra: "Nei giorni scorsi Veltroni ha detto che il Pd non è un partito di sinistra ma riformista. Le proposte di Calearo sono di destra, adatte ad un partito di destra, che voglia fare un governo di destra", afferma Paolo Ferrero (Prc). "Troppo spesso, anche a sinistra, i politici sono servi dei padroni - torna a dire per il Pdci Marco Rizzo -. Lo Statuto dei lavoratori non si tocca".

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Porcellum alla siciliana - agostino spataro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina X - Palermo Porcellum alla siciliana AGOSTINO SPATARO (segue dalla prima di cronaca) Attendiamo adesso di leggere l'elenco dei fortunati "nominati" degli altri partiti concorrenti, ma già dai nomi che circolano non c'è da fare salti di gioia. Gli esiti che usciranno da palazzo Grazioli potrebbero essere anche peggiori di quelli prodotti nel loft del Pd. Comunque vadano le cose, credo però che non tutti hanno diritto di lamentarsene. Soprattutto coloro che sono soliti protestare un'ora dopo che la scelta è avvenuta, magari a loro danno. Chi intimamente sperava che l'esclusione sarebbe toccata ad altri. In quel caso, niente proteste e minacce di abbandono. Viva il "porcellum", il loft e quant'altro derivato. Una certa preoccupazione si nota anche nelle parti più basse delle "testate" poiché se il Pd non dovesse vincere non scatterebbero i relativi premi e quindi si ridurrebbero i posti sicuri. Ora, a parte le sorti personali di questo o quel candidato, resta da valutare l'incidenza di tali dissensi sulla capacità di mobilitazione e sullo stesso esito elettorale del Pd che certo in Sicilia non naviga nell'abbondanza. Agli strateghi di questa sorta di sconfitta elettorale programmata, bisogna ricordare che l'elettorato democratico e di sinistra, checché se ne dica, ha una spiccata sensibilità democratica; più di altri è abituato a partecipare, in vario modo, alle decisioni che lo riguardano. Anche ai tempi del "centralismo democratico" era così. Se non altro per il fatto che la legge elettorale, allora, prevedeva le preferenze che, per quanto orientate, affidavano all'elettore la scelta finale del parlamentare da eleggere. E nel segreto dell'urna. Perciò, risulta piuttosto ostico accettare liste decise da un vertice lontano e con nomi esterni alla realtà territoriale che dovrebbero rappresentare in parlamento. Tutto ciò potrà smorzare gli entusiasmi e anche provocare una pericolosa ripulsa dal voto, a tutto vantaggio degli altri partiti. Nel campo opposto questo disagio è poco o nulla avvertito poiché gli elettori del Pdl sanno d'andare a votare per un partito-azienda che quest'anno si è ingrandito con l'incorporazione di An. Accettano cioè una logica meramente di potere dove contano solo i blocchi di voti e la fedeltà al padrone. Pertanto, non è improbabile che questa diffusa insoddisfazione per le candidature possa danneggiare il Pd e molto meno o nulla il Pdl. Ma tant'è. Al punto in cui sono giunte le cose, non è facile prevedere una correzione delle testate di lista. Non per risolvere il singolo caso, ma per farle di più aderire alle tante risorse del territorio siciliano. Parrebbe di no, a leggere le ultime dichiarazioni di Veltroni. Tuttavia, l'incresciosa vicenda dovrebbe richiamare tutti alla coerenza dei comportamenti (anche individuali) e alla necessità di una riforma radicale del "porcellum", voluto da Berlusconi ma da tutti fruito, che sta conducendo al degrado il Parlamento repubblicano ovvero il pilastro portante della democrazia italiana.

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Famiglia cristiana bacchetta il cavaliere a genova cattolici in ordine sparso - wanda valli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Genova Dall'Opus Dei ai preti di strada, la composita galassia della chiesa alla vigilia delle elezioni Famiglia Cristiana bacchetta il Cavaliere a Genova cattolici in ordine sparso Il cerimoniere del Vaticano vicino al centrodestra, sul fronte opposto don Gallo e don Farinella WANDA VALLI "Famiglia Cristiana", settimanale cattolico molto attento alla società, ha bacchettato prima Walter Veltroni, per le candidature ai radicali, adesso Silvio Berlusconi, per "l'anarchia dei valori" alla base della sua politica. Così si riapre un tema: dove e come si collocano in politica, cattolici e uomini di fede, a Genova, affidata al cardinale Angelo Bagnasco, segretario della Cei?. Avrebbe risposto senza esitazioni, don Antonio Balletto, intellettuale e teologo, scomparso qualche giorno fa, che non ha mai nascosto la sua adesione a una politica "dove i cattolici si comportano da laici", per dirla con Luca Parodi, ex dc ora Pd, uno dei suoi ex giovani allievi. Come Lorenzo Basso e Raffaele Caruso, arrivati al Pd dalla Margherita. Si sa che i "preti di strada", i sacerdoti impegnati nelle parrocchie più vicine agli umili, sono da sempre considerati "di sinistra," mediando il termine dalla politica. Non si nascondono certo don Andrea Gallo o don Paolo Farinella. Neppure, don Marino Poggi, prima parroco a Castelletto ora missionario a Cuba, in contatto con il cattolicesimo democratico moderato di Stefano Zara o Diego Barontini, schierati con il centrosinistra. Ma su tutti i religiosi grava il vincolo del silenzio che la Chiesa ha imposto per la campagna elettorale. E allora per capire come si muove, come reagisce ai moniti della chiesa, la galassia cattolica, bisogna tornare alla storia di Genova. Città dal cuore "rosso" con uno stretto legame con la chiesa, nato nel 1943 quando l'allora cardinale Boetto, che aveva al suo fianco un giovane Giuseppe Siri, creò i cappellani del lavoro, per proseguire con l'atto di resa dei tedeschi al Comitato di Liberazione Nazionale firmato a Villa Migone, allora residenza del cardinal Boetto. E' sempre andata così, reciproco rispetto e aiuto nei momenti di crisi soprattutto economica e, quindi, sociale della città. Lo ricorda monsignor Molinari, delegato dell'Arcivescovo ai problemi del lavoro. La chiesa, la politica, i problemi etici? Monsignor Molinari spiega: "qualche problema c'è, sulla famiglia, per esempio, sulla sua tenuta, ma questa è una città laboriosa che investe più sulla sostanza che sull'immagine, e poi Genova e la chiesa hanno un loro modo di rapportarsi corretto". Lui si preoccupa della Pasqua e non dice quello che tutti sanno: è stato un punto di riferimento di Maria Pia Bozzo, presidente del circolo "Aldo Moro", o di Giancarlo Piombino, ex sindaco, di Giancarlo Mori ex presidente della Regione, cattolici di sinistra; così come don Tubino è sempre stato il sacerdote vicino all' Auxilium Caritas. E' su posizioni più conservatrici don Moraglia, oggi vescovo a Chiavari, don Guido Marini, cerimoniere del Vaticano, don Stefano Olivastri, parroco di San Luca , ex segretario del cardinal Bertone. In generale, è il clero diffuso il più favorevole al centrodestra. In pratica si ripete lo scenario della politica: leader cattolici conosciuti nel centrosinistra, elettori cattolici per il centro destra. Pier Luigi Vinai, Pdl, è sovranumerario dell'Opus Dei. Le critiche al programma di Berlusconi? "Non mi preoccupano e comunque ben vengano, se questo mi aiuta a dimostrare che il Pdl deve diventare un punto di riferimento della dottrina sociale, che fa riferimento a principi etici, come l'attenzione ai più deboli". E' la stessa osservazione di Andrea Chiappori, della Comunità di Sant' Egidio: "il fatto è che, in generale, la politica non è attenta nell'affrontare i temi etici. Chi si chiede, per esempio, come viene trattato un anziano in un istituto? Non interessa, invece è su questi valori che laici e cattolici dovrebbero concordare. E mettersi d'accordo, per esempio, per non sfruttare la vita delle persone, zingari o extracomunitari, in campagna elettorale". Luca Parodi, del coordinamento regionale Pd, ricorda i grandi Dc, da Moro a Zaccagnini, "legati alla gerarchia cattolica, eppure in politica sapevano essere laici. Oggi? Non stiamo giocando con le regole giuste, quel laicismo politico si è perso. Ma i nostri principi non hanno bisogno di integralismo. Laico o cattolico". SEGUE A PAGINA V.

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Il futuro dell'hub? Grande assente nella corsa al voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Grande Milano - data: 2008-03-06 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Formigoni e Penati Dibattito su Malpensa Il futuro dell'hub? Grande assente nella corsa al voto Malpensa in campagna elettorale, Milano non è Roma. Filippo Penati, il democratico che guida la Provincia, ieri ha partecipato da ospite alla conferenza stampa con cui la Regione ha lanciato la nuova linea sugli slot dello scalo varesino. Non sempre il presidente della Provincia e Roberto Formigoni sono d'accordo su tutto. Per esempio, le dure prese di posizione del governatore nei confronti dell'operazione di Air France, non hanno mai convinto Penati. E anche sulla "moratoria" del trasferimento dei voli chiesta con decisione da Roberto Formigoni, l'uomo di Palazzo Isimbardi ha spesso preferito parlare di "gradualità", ed è una sfumatura non soltanto lessicale. Però, anche ieri, il presidente della Provincia era lì, a sostenere la richiesta del leader del centrodestra. Qualcosa di assai diverso da quanto sta accadendo a Roma, dove alla rivendicazione di "italianità " per Alitalia avanzata da Silvio Berlusconi, hanno fatto seguito ieri le prese di posizione di Walter Veltroni: "Decida il mercato" e "separare il destino di Alitalia da quello di Malpensa". Attenzione: Formigoni ha subito dichiarato che Berlusconi ha ragione. Mentre le dichiarazioni di Veltroni sembrano riprese pari pari da quello che Penati ripete da tempo. Insomma, sembra che per il momento la campagna elettorale da queste parti voglia rimanere fair. Almeno su questo tema, almeno per il momento. E almeno da parte dei leader, che su Malpensa sentono comunque la responsabilità di fare sistema. Ma ai rispettivi schieramenti prudono le mani. Con il centrodestra che smania per adottare il modello leghista, "Prodi assassino di Malpensa". E il centrosinistra che va raccogliendo documentazione sul non fatto, sul non realizzato, sul non mantenuto. Quanto durerà la tregua? M. Cre. Roberto Formigoni Filippo Penati.

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Pannella, sciopero della sete Veltroni: basta, liste chiuse (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-06 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Parisi contro Calearo. Berlusconi: serviranno sacrifici Pannella, sciopero della sete Veltroni: basta, liste chiuse ROMA - Nel Pd scontro Parisi-Calearo. Pannella fa lo sciopero della sete. Veltroni: liste chiuse. Berlusconi: ora sacrifici. DA PAGINA 5 A PAGINA 11.

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Romano gelido. Poi Walter telefona (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte "Forse a Vicenza sono abituati così". Sircana: non credo porterà voti Romano gelido. Poi Walter telefona ROMA - "Romano, hai sentito cos'ha detto Calearo?". La reazione di Romano, rivista alla moviola, pare sia stata la seguente: prima un'alzata di spalle, poi un sorriso di traverso e quindi una rassegnata constatazione: "Se ne sentono di tutti i colori, ne arriveranno anche di peggiori. Calearo? Bah, è un linguaggio un po' leghista, forse a Vicenza sono abituati così...". Romano Prodi, l'altra sera, non era davanti alla tivù mentre il vicentino Massimo Calearo, ex leader di Federmeccanica e "falco" di Confindustria, battezzava a "Ballarò" la sua fresca candidatura di capolista del Pd in Veneto per la Camera con una santificazione di Mastella che nemmeno Berlusconi, vista l'aria che tira attorno a ciò che resta dell'Udeur, mai avrebbe azzardato. "San Clemente ha fatto bene al Paese, perché ha fermato il governo e adesso c'è un partito, come il Pd, che ha un programma moderno" ha buttato lì, sapendo di fare rumore, l'imprenditore voluto da Veltroni per dimostrare che il Nord esiste anche al di sotto del Po, che le partite Iva non sono territorio esclusivo di Tremonti e che la lotta di classe, quando si parla di candidature, può aspettare. Ora, con la telefonata riparatrice di Veltroni a Prodi, sembra che il caso sia rientrato. Ma conoscendo il trasversalismo di Calearo, uno che tempo fa dimostrò comprensione per lo sciopero fiscale lanciato da Bossi, ne vedremo delle belle da qui al 13 aprile. Caso rognoso, che rischia di terremotare i segmenti ulivisti del Pd. Arturo Parisi, nella triplice veste di ministro del governo fatto cadere da Mastella, grande amico di Prodi e candidato nelle liste veltroniane, è stato ieri il primo a porre la questione con forza. Arrivando a mettere in discussione la propria candidatura: "Attendo risposte che ancora non ho avuto" ha detto minaccioso. Presenza spinosa quella di Calearo. Se sono elettoralmente scontati gli strali della sinistra radicale, che vede in lui riflessi berlusconiani, è nel Pd che l'imprenditore vicentino rischia di trovare più nemici che amici. "L'uomo - spiega il prodiano Sandro Gozi, in lizza per la Camera in Umbria - ama le battute ad effetto e ogni tanto sbanda...". Resta il fatto che Prodi, al sentire trasformare l'uomo di Ceppaloni in una sorta di beato, "c'è rimasto male" rivela Silvio Sircana, portavoce e candidato al Senato in Campania. E non perché tenga in particolare considerazione l'opinione di Calearo ("Uno che a Palazzo Chigi - raccontano - non si è mai visto in questi anni"). Ma perché, e su questo il premier dimissionario non transige, "Mastella è e resterà un traditore". E qualsiasi tentativo di riabilitarlo non può che essere letto come una bocciatura del governo, "cosa - fanno notare i prodiani - che Veltroni non si è mai sognato di fare: anzi, Walter non perde occasione per sottolineare i risultati ottenuti in campo economico". E poi chi l'ha detto che Calearo sia questa calamita di consensi? "Ho sentito parlare di 300 mila voti con lui, ma io non credo a questa storia dei consensi che restano appiccicati addosso... " chiude la questione, gelido, Sircana. Francesco Alberti VOTA il sondaggio sulla candidatura di Calearo nel Pd su www.corriere.it.

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Pdl avanti, il Pd sale Ma solo uno su tre sa già chi votare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 8 autore: di RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE L'analisi Pdl avanti, il Pd sale Ma solo uno su tre sa già chi votare Gli ultimi sondaggi mostrano una sostanziale conferma del quadro già emerso nelle scorse settimane: il Pdl mantiene il suo vantaggio, anche se lo vede in parte diminuire a causa dell'accrescimento relativo dei consensi per il Pd. La distanza tra Berlusconi e Veltroni è stimata in misura diversa a seconda delle differenti date di rilevazione e dei vari istituti di ricerca e oscilla da un massimo del 10,1% (Crespi, 3 marzo) a un minimo del 5% (Swg, 27 febbraio). Peraltro, l'entità vera del vantaggio è ardua da stimare con precisione, in quanto questo genere di sondaggi comporta un margine di approssimazione statistica dell'ordine del 2-3%. Il risultato finale dipenderà soprattutto dalle scelte degli indecisi. Che sono molti. A tutt'oggi solo il 30% circa dell'elettorato dichiara di avere stabilito in modo definitivo e senza esitazioni il proprio voto. Questa percentuale - che potremmo chiamare dei "certi" o "fedelissimi" - varia però di partito in partito. è più alta a destra, prima di tutto nel Pdl che conta la quota massima di voti "certi" (39%), e poi nella Destra (31%); assume valori medi nella Sinistra Arcobaleno, nella Lega e nel Pd. Ed è più bassa nell'Idv e, specialmente, nell'Unione di Centro, i cui elettori sono potenzialmente più infedeli. Tra i restanti elettori, solo il 20% circa dichiara di essere totalmente indeciso sul comportamento da tenere il prossimo 13 aprile: molti finiranno probabilmente con l'astenersi. La maggioranza assoluta degli italiani, viceversa, è già in qualche modo orientata verso un partito, ma, al tempo stesso, non è ancora sicura della scelta. Tanto che dichiara di "prendere in considerazione " anche altre forze politiche, riservandosi la decisione finale negli ultimi giorni. Di solito, si è indecisi tra due o tre partiti. Ma il 18% dell'elettorato dichiara di "prendere in considerazione " addirittura quattro o più partiti. Nella gran parte dei casi, l'indecisione è limitata all'interno dei singoli segmenti del continuum sinistradestra. Così, il 37% degli elettori del Pd "prende in considerazione " anche la Sinistra Arcobaleno e il 45% dichiara la possibilità di votare per Di Pietro. Sul fronte opposto, il 28% dei votanti per il Pdl "prende in considerazione" la Lega Nord e il 20% valuta la possibilità di optare per la Destra. Ma c'è anche chi è oggi ancora indeciso se votare l'uno o l'altro schieramento: si trat.

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<Nostalgia> per Casini e timori sul Senato Il Pdl si sente in bilico in quattro regioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il retroscena I numeri riservati danno solo 7 seggi in più: a rischio Liguria, Lazio, Abruzzo e Calabria "Nostalgia" per Casini e timori sul Senato Il Pdl si sente in bilico in quattro regioni ROMA - La nostalgia per l'alleanza con l'Udc è un sentimento che alberga nel cuore di molti dirigenti forzisti. Custodito con grande riservatezza, in queste ore viene alimentato dai calcoli che gli esperti del Pdl ripetono in modo maniacale. E che però danno lo stesso risultato: a Palazzo Madama, malgrado il netto vantaggio nei sondaggi, il margine non è quello di "30 senatori " annunciato in tv da Berlusconi. I numeri riservati dicono sette seggi. Il motivo? In alcune regioni importanti, dove il centrodestra è dato per vincente, il Pd paradossalmente ci guadagna in virtù dell'attuale sistema di voto. Il caso più eclatante è la Lombardia, dov'è scontato il successo del Cavaliere, ma dove Veltroni potrebbe accaparrarsi tutti i seggi di "minoranza", dato che né l'Udc né la Sinistra arcobaleno dovrebbero raggiungere la soglia dell' 8%. Viceversa nelle regioni rosse, dove il rassemblement di Bertinotti è forte, il Pdl sarebbe costretto a dividere con lui i posti assegnati ai "perdenti". Insomma, nel gioco del "dare e avere" Berlusconi ci rimetterebbe. Quello del Senato è un pasticciaccio brutto, ecco perché tra i forzisti si avverte il rammarico dello strappo con Casini. Se l'Udc fosse oggi alleato del Pdl la sfida con Veltroni sarebbe già chiusa. A suo tempo furono in tanti a cercare di evitare la rottura, da Gianni Letta a Bonaiuti, da Pisanu a Formigoni. E in questi giorni i discorsi di allora tornano sotto forma di sussurri. Dunque il divorzio è stato un errore? "Più che un errore è stata una scelta", commenta Gargani: "Sbagliare in politica - chiosa sibillino - è un'altra cosa, è sottovalutare gli effetti di una mossa". Ieri Berlusconi non ha lasciato trapelare queste ansie, spiegando che lo strappo fu "deciso da Casini" e che senza di lui "al governo realizzeremo per intero il nostro programma". Ma il Cavaliere sa che al Senato rischia una maggioranza risicata, perciò vuole "gente affidabile" e "culi di pietra ", perciò prepara una strategia mediatica d'attacco nelle quattro aree chiave del duello: Abruzzo, Calabria, Liguria e soprattutto Lazio, dove il vantaggio su Veltroni alla Camera è di 6 punti, mentre al Senato è solo dello 0,6%, per effetto del voto disgiunto che porterebbe gli elettori di sinistra a dare il voto utile al Pd. In queste regioni Berlusconi e Fini concentreranno la loro attenzione con iniziative comuni. In Campania invece non ci sarebbe storia: il leader democratico ieri ha ricevuto un sondaggio disastroso che dà il suo partito al 26,4%. Epperò vincere potrebbe non bastare al Pdl per avere certezze al Senato. Certezze che nemmeno gli analisti possono dare, alle prese come sono con una variabile al momento indecifrabile: il "partito del non voto", accreditato del 26%. Per ora ci si limita ai flussi, che indicano un travaso di consensi dai democratici all'Udc, salita al 6% nei sondaggi. "Ma nel Pd l'emorragia sul territorio è molto più forte", secondo il leader del Pri Nucara: "Specie al Sud sono in libera uscita anche quadri dirigenti locali. è lì che il Pdl deve agire capillarmente per intercettare i consensi moderati. Veltroni ha fatto un gran casino con le liste". Berlusconi nei colloqui riservati ha parlato anche del modo "cinico " in cui l'avversario ha "decimato " gli uscenti. Prova ne era ieri la delusione che si leggeva sul volto del deputato ulivista Khaled Fouad Allam. Scaricato senza convenevoli, l'intellettuale dice che tornerà a scrivere: "Mi hanno proposto di fare l'editorialista dell'Osservatore Romano". La mattanza sta per consumarsi anche nel Pdl. E se le liste verranno chiuse all'ultimo momento, sarà proprio per evitare che gli esclusi - soprattutto di An - tentino di accasarsi con la Destra di Storace. Scottato per le polemiche suscitate dalle voci sulla candidatura di alcune "veline", il Cavaliere ha scelto il profilo basso e optato per altri nomi. Raccontano si sia molto irritato per il caso scoppiato sulla Yespica, e per la battuta della soubrette, che si era detta pronta a votare per Veltroni: "Hai capito questa signora...". Ma non è a lei che Berlusconi sta pensando in queste ore. Semmai a Casini. Francesco Verderami.

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Bonolis: voto inutile ai partiti minori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Su "A" Bonolis: voto inutile ai partiti minori "Io questa volta a votare ci vado eccome", dice Paolo Bonolis intervistato da "A" in edicola. "Penso che Berlusconi e Veltroni abbiano ragione quando sostengono che il voto dato ai partiti minori sarà inutile. Hanno capito che gli italiani sono stufi".

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2000 2004 2001 I progetti per l'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Le lavagne di "Porta a Porta" 2000 2004 2001 I progetti per l'Italia Non è la prima volta che Silvio Berlusconi utilizza la lavagna a "Porta a porta" per spiegare i suoi progetti per l'Italia: nel 2000 aveva indicato quali infrastrutture realizzare, come le autostrade del mare, nel 2001 spiega il programma con l'ausilio di cartine geografiche, nel 2004 ha illustrato lo stato dei lavori sulle principali infrastrutture autostradali, ricordando l'impegno per le grandi opere come il ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia e i trafori del Fréjus e del San Bernardo 2008 Il contratto A Veltroni, che aveva polemizzato per la mancata realizzazione del contratto con gli italiani del 2001, "rispondo con uno studio dell'Università di Siena, che pure è vicina alla sinistra - ha detto il Cavaliere - secondo il quale abbiamo realizzato il precedente contratto all'85 per cento".

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Vincerò, Walter è solo un bugiardo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Vincerò, Walter è solo un bugiardo" Per smentire di essere già pronto all'intesa Berlusconi attacca il leader del Pd. Poi lancia Fini alla presidenza della camera e cambia rotta su Alitalia Micaela Bongi Nessun piano B, nessuna ipotesi di affidare palazzo Chigi a Mario Draghi - come scriveva ieri Repubblica - nel caso in cui la vittoria non fosse netta. Il leader del Pdl - Draghi o non Draghi - aveva detto a Matrix che un risultato analogo a quello ottenuto dall'Unione di Prodi nel 2006 lo avrebbe portato a proporre le larghe intese. Ma ora decide di cambiare registro per non dare ai suoi elettori la conferna di essere già pronto all'"inciucio". Il "pareggio" è "impossibile", e questo Silvio Berlusconi lo ha già detto e ripetuto, perché i suoi sondaggi confermano un distacco di dieci punti dal Pd, insiste. L'ipotesi Draghi? "Sono tutte storie messe in giro, questa è una favola che non mi è mai passata per la testa". Ma, ospite di Porta a Porta, il Cavaliere si spinge oltre. E, dopo i buffetti, arriva a descrivere Walter Veltroni come uno che "mente sapendo di mentire" perché "la bugia è il suo mestiere" e sarà sì, il segretario democratico, un "comunicatore abilissimo", ma è perché "in "tutta la sua vita ha fatto solo quello". E sia Veltroni che Rutelli "hanno un compito difficilissimo, arduo, impervio e lo svolgono con grande abilità: devono far credere che la sinistra non ha portato al disastro il paese, che loro non sono mai stati comunisti. Hanno un coraggio da leoni ma non sanno ancora in che famiglia politica entrare in Europa". Infine, per smentire indirettamente anche che l'accordo con Veltroni prevederebbe già di affidare a Massimo D'Alema la presidenza di Montecitorio, l'ex premier lancia Gianfranco Fini: "Credo che pensi al ruolo di presidente della camera con una certa determinazione, un ruolo in cui io lo vedrei benissimo". Comunque "sono fortemente propenso a una spartizione delle camere, ma vedremo come si comporterà la sinistra che ha occupato tutte le cariche istituzionali", aggiunge il leader del Pdl. Mentre Franco Frattini "potrebbe ricoprire in modo eccellente sia il ruolo di ministro degli esteri che quello di ministro degli interni". E poi, contro Calearo - "un uomo ambizioso che punta a fare politica, il suo desiderio inconfessato di sempre" - Berlusconi schiera i suoi "ventidue imprenditori in parlamento" con la speranza di portaci anche l'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato che "al 90% sarà con noi" e "conto di chiedere la sua collaborazione per incarichi di governo". Certo, il Cavaliere non dimentica di sparare sui "piccoli", che non vanno votati per "non favorire il Pd", dice adesso dopo avere in altre occasioni invitato a votare per lui o per Veltroni. E a Casini riserva le solite bordate: ora la coalizione è coesa, e "realizzerò tutto il programma perché non c'è più un alleato che mi dice di no impedendomi di farlo". E ancora: "Più del 50% della classe dirigente dell'Udc è passata con noi. Di solito succede anche con gli elettori". Dicendosi pronto a firmare un nuovo contratto con gli italiani di fronte al notaio Bruno Vespa, che non porta ancora la scrivania ma mette a disposizione del suo ospite una lavagnetta, Berlusconi cerca sì di allontanare l'ipotesi pareggio e l'eventualità di condividere la responsabilità del governo con il Partito democratico. Ma si mostra al tempo piuttosto preoccupato per un impegno da assumere da solo con il suo Popolo delle libertà: "Agli italiani dico che siamo già in una profonda crisi, non solo italiana, ma mondiale. Chi si propone come leader non può non dirsene a conoscenza". Quindi il programma del Pdl sarà realizzato al 100%, assicura l'ex premier, ma tenendo conto di "vincoli che attengono alla situazione economica italiana e mondiale e alle disponibilità che emergeranno dopo le elezioni". E anche la riduzione delle aliquote dipenderà "dalle economie dello stato". Dopo aver atterrato, l'altroeri, il titolo di Alitalia, Berlusconi cerca infine di correre ai ripari correggendo il tiro sul futuro della compagnia: "Ipotizzare una public company con Klm e Air France è possibile, ma vorrei che l'Alitalia continuasse a essere identificata come compagnia di bandiera".

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Berlusconi: da noi né <figli di> né segretarie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-06 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: da noi né "figli di" né segretarie "Veltroni è bravissimo ma mente. Fini guiderà Montecitorio. Serviranno sacrifici" Il Cavaliere: "Avremo 70 deputati e 30 senatori in più. Casini non mi voleva premier. Una Camera all'opposizione" ROMA - Veltroni? "La bugia è il suo mestiere". Ancora Veltroni? "è bravissimo come Rutelli, è un abilissimo comunicatore, ma sa fare solo questo, comunicare e basta. Lo ha fatto per tutta la vita". Visto da un'altra angolazione, ancora il leader del Pd? "Bisogna fargli i complimenti, perché ha un mestiere difficilissimo che sta svolgendo con grande abilità, ovvero far dimenticare Prodi. Ma non sulle liste: da noi non ci saranno né segretarie né "figli di"". Berlusconi a Porta a Porta parla del suo avversario. Per la prima volta lo attacca, gli dà del bugiardo sulle cifre del contratto con gli italiani del 2001, ma poi gli fa anche i complimenti, riprende il clima di fair play di questa campagna elettorale. Soprattutto ostenta comprensione il leader del centrodestra: "Sono abilissimi, sia lui che Rutelli, perché lavorano pur dovendo far dimenticare Prodi, che è la carta vincente della nostra campagna elettorale, l'eredità dell'immondizia di Napoli, dell'insicurezza dei cittadini, delle tasse aumentate. Riescono pure a far dimenticare che sono stati comunisti, che ancora oggi non si sa bene se sono liberisti o socialisti, in quale famiglia politica europea andranno. Infatti in Europa sono ancora apolidi". Per la prima volta torna la parola "comunista", cavallo di battaglia della comunicazione passata del Cavaliere. E per la prima volta un attacco personale contro Veltroni, condito con il rinnovato auspicio ad un confronto diretto. Quindi l'invito, ormai quasi quotidiano, a non votare i piccoli partiti; concetto rafforzato, per quanto riguarda l'Udc, con un dato, ovvero che "il 50% della loro classe dirigente è già passato con noi, di solito succede anche con gli elettori ". Sull'ex presidente della Camera anche un'altra notazione: "Disse che voleva una clausola per cui il capo della coalizione, indicato secondo i criteri di legge, non sarebbe stato necessariamente il candidato premier". Casini gli risponderà a stretto giro, definendo quella di Berlusconi "un'ossessione: parla continuamente di noi perché stiamo crescendo nei consensi". Il candidato a Palazzo Chigi aggiunge poi di aver fatto un sondaggio con un campione di 30 mila persone, da cui emergerebbe che "alla Camera avremo almeno 70 deputati in più e al Senato una maggioranza di 30, dunque sui numeri siamo tranquilli". Quindi un paio di pronostici. Su Gianfranco Fini: "Credo che pensi al ruolo di presidente della Camera con una certa determinazione, io lo vedrei benissimo ". E su Franco Frattini: "Potrebbe ricoprire in modo eccellente sia il ruolo di ministro degli Esteri che quello di ministro degli Interni". Sulla possibilità di assegnare una Camera alla sinistra una formula dubitativa: "Sono fortemente propenso ad una spartizione delle Camere, ma vedremo come si comporterà la sinistra, che ha occupato tutte le cariche istituzionali". Grazie a una lavagna, Berlusconi illustra le prime misure in caso di vittoria: taglio del-l'Ici sulla prima casa e detassazione sugli straordinari al primo Consiglio dei ministri, 4 miliardi la spesa di copertura necessaria. Ma vista la "crisi profonda" che non è soltanto italiana ma "mondiale", avverte che dovrà "intervenire sull'azienda Italia e questo comporterà dei sacrifici". Infine una nota sulle nomine nelle principali aziende a partecipazione pubblica: "Sarebbe serio non procrastinare le assemblee. Il governo Prodi sta esaminando alcune persone e ci informerà sulle decisioni finali. Su Eni ci sono state prese di posizione da parte del consiglio di amministrazione, per alcuni c'è la volontà di recedere dall'impegno, renderà più facile l'operazione". Marco Galluzzo.

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Massimo visto dai suoi operai da Vicenza a Bratislava (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il gatto di Deng, l'iscritto segreto alla Fiom, la mamma di Calearo Massimo visto dai suoi operai da Vicenza a Bratislava Sogni e incubi Sognava di diventare come Montezemolo ma non c'è riuscito. Così l'amico Luca l'ha spinto sul Pd. Per fare il ministro? Loris Campetti In testa ha una sola cosa, e non pensate male. Non è che il compagno padrone sia disinteressato al genere femminile, ma in testa ha la pratica dell'obiettivo, e per raggiungerlo è convinto che tutti i mezzi siano buoni. In una delle numerose interviste che ne hanno accompagnato la nascente carriera politica fa sua la nota filosofia di Deng Xiao Ping, secondo cui l'importante non è il colore del gatto ma che il felino sia capace di acchiappare il topo. Da buon veneto è ben radicato al suolo, il suolo di Isola Vicentina su cui sorge la pregiata fabbrica di antenne per automobili di Massimo Calearo. Può votare per Forza Italia o per l'Udeur, può persino accettare la candidatura nel Partito democratico se serve all'impresa, la sua. Ma anche all'Impresa con la maiuscola, quella rappresentata dal suo amico e sponsor Luca Cordero di Montezemolo. Vede come il fumo negli occhi Berlusconi, nonostante il cuore di tutti i suoi sodali batta per il Cavaliere di Arcore, e lo stesso dicasi per Romano Prodi. Il presidente uscente della Federmeccanica Massimo Calearo ha grandi ambizioni. Non si accontenta di fare il deputato da grande, vorrebbe essere incoronato ministro e non certo allo sport. Destra o sinistra per me pari sono, pure indicazioni geografiche che in politica non hanno più ragion d'essere, dice, nel senso che siamo tutti sulla stessa barca. E' in buona (?) compagnia quando propone il superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, o quando santifica la legge 30 che istituzionalizza la precarietà. Adora "San Clemente Mastella" che ha fatto cadere l'odiato Prodi. Non si legga in quest'affermazione una contraddizione con la sua candidatura nel Pd, perché il Pd è "una cosa nuova" di cui fidarsi, soprattutto se non metterà nelle sue liste Vincenzo Visco ("Per la carità di Dio, spero che non lo ricandidino"), la bestia nera dell'imprenditore veneto. Naturalmente, questo peso Massimo - che fa scandalo e fa uscire dai gangheri il più noto Massimo, cioè Cacciari, "ma anche" inorgoglisce chi l'ha voluto con sé - è convinto che si debbano prevenire gli infortuni sul lavoro ed ha una ricetta tutta sua: bisognerebbe che in Italia si facesse come nella Slovacchia che ospita una sua un'azienda a Samorin (dove è stata inaugurata in onore dell'antennaro "via Vicenza"), a un tiro di schioppo da Bratislava. Lassù gli ispettori per la sicurezza gli telefonano prima di bussare ai cancelli, per chiedergli se tutto è in ordine, della serie "dottò, si metta a posto che arriviamo". Un bello stimolo per l'imprenditore che così viene invogliato a mettersi in regola. Chi lo conosce e lo frequenta, magari lavorando nella stessa barca ma nel ruolo di rematore, lo racconta come un tipico padrone veneto, paternalista e autoritario, uno che parla bene della Cisl che in Veneto è il sindacato più radicato nelle piccole e medie aziende. Anche nella sua gli unici iscritti a un sindacato hanno la tessera della Fim, una trentina su 200 dipendenti e tre delegati Rsu. Fino a un mese fa c'era anche un iscritto (clandestino) alla Fiom, ma questo il compagno padrone non lo sapeva perché in busta paga quella tessera non risulta, meglio che non risulti, meglio pagare la quota brevi manu nella sede dei metalmeccanici della Cgil. Fidarsi è bene... Da poco la Fiom ha due tesserati alla luce del sole, il padre e il figlio. Quando all'inizio di gennaio, una settimana prima della firma del contratto nazionale, la Fim organizzò un presidio davanti i cancelli della Calearo, ci trovò un altro robusto presidio, della Polizia, chiamata per garantire l'ingresso ai lavoratori interinali. Ai cancelli c'era anche il direttore dello stabilimento che accompagnava personalmente al lavoro i ragazzi. A quel punto, al secondo turno il presidio sindacale fu rafforzato dalla presenza anche della Fiom provinciale e il direttore del personale riuscì a convincere ad entrare solo pochissimi giovani. Di fatto, in fabbrica non c'è contrattazione. Ma l'azienda sta crescendo e ora la famiglia proprietaria vorrebbe attivare anche un turno di lavoro notturno. E sapete chi fa le trattative con i rappresentanti sindacali? La madre del neocandidato Pd. Resta la domanda: che ci fa quel padrone nelle liste del Pd? Il personaggio ha un bel caratterino e non accetta di buon grado di scendere da cavallo, anzi dai cavalli. Quello di Federmeccanica e quello di Assindustria di Vicenza. Voleva fare almeno il vice della non molto amata Emma Marcegalia alla guida di Confindustria. Ma anche i padroni hanno le loro regole e la sua battaglia non ha avuto buon esito. Come premio di consolazione, dice chi lo conosce, il suo vero capo Montezemolo l'ha piazzato in pole position nel Partito democratico che, giacché avrebbe voluto ospitare la segretaria dell'Ugl (ex Cisnal) Renata Polverini, giacché ha candidato il giovane Colaninno e l'adulto Ichino, può ben accogliere nelle sue braccia il capo uscente di Federmeccanica. I soliti ignoti lo descrivono come un tipico rappresentante dell'antipolitica con forti venature leghiste di chi riconosce solo la "cultura del fare" e pensa che le tasse siano la causa di ogni male. Il suo ruolo in Federmeccanica, almeno nel corso del faticoso contratto firmato poche ore prima della caduta del governo Prodi, non è stato però quello del falco. Altri sono i soggetti che fino all'ultimo si sono battuti contro la chiusura del contratto, in testa la Fiat. Così Calearo, subito dopo la firma, pare abbia confessato: "Mi sono giocato la vicepresidenza di Confindustria, ma ho fatto vedere i sorci verdi alla Fiat". Perché di Fiat, a cui il nostro vende le antenne, ce n'è più d'una, c'è quella del suo sponsor Montezemolo e quella di Paolo Rebaudengo che ha rappresentato il Lingotto nelle trattative. Se chiedi ai sindacalisti vicentini cosa pensino i lavoratori vicini al Partito democratico della candidatura di Massimo Calearo, devi rispettare un minuto di silenzio, osservare uno sguardo al cielo, e poi registrare poche, prevedibili parole: "un profondo sconcerto", che tra gli operai più distanti dal caravanserraglio di Veltroni si tramuta in incazzatura. Nient'altro che un'ulteriore tappa sulla via della cancellazione degli interessi dei lavoratori. Le tute blu che sperano nella sconfitta di Berlusconi non hanno più sogni ma solo un incubo: un governo con Ichino ministro del lavoro e Calearo ministro dell'industria.

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Par condicio? C'è il regista Unico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-06 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE ChiacchiereRai di ILARIA SACCHETTONI Par condicio? C'è il regista Unico Nevrotica (par) condicio: nella settimana in cui il Tg1 ospitava gli sfidanti Berlusconi - Veltroni all'edizione delle venti, uno spirito d'imparzialità quasi frenetico interpellava le coscienze in turno all'impaginazione. Era la sera del 15 febbraio e, avendo Berlusconi "già dato ", toccava a Veltroni. Subito il rovello: sapremo riprodurre identiche condizioni? A una rapida ricognizione risultò che il plexiglass scenografico e il titolare della conduzione ( Attilio Romita) rappresentavano già una garanzia. Dunque quale vulnus poteva ancora scalfire l'imparzialità delle venti? D'un tratto la risposta: il regista! L'uomo che, dalla consolle, avrebbe guidato la "zummata" su Walter, era un altro rispetto al primo che aveva indugiato sul volto di Silvio. Dunque, verso le diciotto, l'ordine impartito dal coordinatore Massimo De Strobel: dirottato ad altro notiziario il regista in turno e prontamente richiamato in servizio quello della serata del centrodestra. A due anni di distanza nessuno ha ancora dimenticato lo "choc Isoradio": il politicamente schivo canale d'informazione stradale, nel 2006, fu principiato ai battage elettorali da Silvio Berlusconi, che s'impossessò dei suoi microfoni per una mezz'ora, incontrastato. Dalle polemiche che seguirono tutti hanno imparato quanto sia insidiosa e impervia la strada per il punto "I": quello dell'Imparzialità (mediatica). Attilio Romita Walter Veltroni.

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Alitalia, Berlusconi riapre ai francesi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-06 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Il caso Nuovo tonfo del titolo, sospeso per eccesso di ribasso. Cardia: monitoraggio continuo Alitalia, Berlusconi riapre ai francesi "Ma sia compagnia di bandiera". Veltroni: separare il suo destino da Malpensa I francesi riuniranno il consiglio per la decisione sull'offerta vincolante lunedì prossimo MILANO - Silvio Berlusconi, un giorno dopo l'attacco alla trattativa per la vendita di Alitalia a Air France, ha ieri rivisto i toni. Il leader del Pdl ha affermato di ritenere possibile, per Alitalia, un futuro da "grande public company con i francesi e gli olandesi, a patto che resti italiana". Pur restando ottimale la soluzione di un consorzio tra "dieci imprenditori italiani" che si facciano carico di una società "che ha molti limiti e difetti a tutti noti", l'ex premier ha detto che è possibile ipotizzare un aiuto pubblico per mantenere l'italianità senza rinnegare il proprio credo liberale. Purché sia eccezionale e limitato nel tempo. Intanto, ieri, dopo aver aperto con forti rialzi, il titolo Alitalia è passato bruscamente in negativo, fino a essere sospesa per eccesso di ribasso arrivando a perdere fino al 7,5%. L'ennesima giornata di altalena ha obbligato anche la Consob ha una presa di posizione, peraltro informale. La Commissione starebbe monitorando con attenzione l'andamento del titolo. Fonti interne alla Consob definiscono tale monitoraggio normale e continuo, data la costante volatilità del titolo, mentre restano agli atti le tre lettere che negli anni scorsi Lamberto Cardia, presidente della Commissione, ha rivolto ai politici invitandoli alla prudenza in materia di società quotate. Sul piano politicosindacale, la polemica è proseguita lungo tutta la giornata. Al candidato premier del Pdl, prima che lo stesso Berlusconi tornasse sul tema, aveva risposto da Massa Walter Veltroni: "Si è fatta una gara e la valutazione del mercato ha portato a una scelta". "Non ponderate", per il leader del Pd, le parole di Berlusconi. Veltroni ha sottolineato la necessità di disgiungere "il destino di Alitalia da quello di Malpensa". Per la quale ha auspicato che "gli slot di Alitalia che possono essere occupati da altri devono essere liberati. Malpensa deve accedere a tutte le offerte". Mentre si attende il responso che uscirà dal consiglio di amministrazione di Air France di lunedì prossimo, i sindacati incontreranno domani Maurizio Prato, in attesa di poter discutere gli aspetti cruciali del piano di ristrutturazione direttamente con l'offerente francese. Jacopo Tondelli.

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Metodo Attali. Gianni Alemanno, candidato a sindaco del Pdl, ieri ha inserito un nuovo argom (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MAURO EVANGELISTI Metodo Attali. Gianni Alemanno, candidato a sindaco del Pdl, ieri ha inserito un nuovo argomento nell'agenda di questa campagna elettorale. Tentando di andare oltre ai recinti più consolidati dei refrain come sicurezza, degrado, mobilità. L'idea presentata guarda alla Francia, a una delle icone della nuova destra (e non solo), il presidente francese Nicolas Sarkozy, alla sua idea di insediare una commissione di esperti bipartisan, presieduta appunto dall'economista Jacques Attali. Missione: proporre una serie di ricette per il rilancio della Francia. Bene, ieri pomeriggio Alemanno ha fatto una proposta parallela, ma la cura in questo caso dovrà essere calata su Roma. E per fare capire che pensa a un gruppo di studiosi che vadano oltre alle corsie di destra e di sinistra, ha proposto che a guidare questo laboratorio di idee per Roma sia un socialista: Giuliano Amato, uomo che fino a prova contraria sta dall'altra parte della barricata. Il candidato del Pdl ha fatto anche un'altra proposta, rivolta proprio al suo avversario, Francesco Rutelli: "Chiederò di sottoscrivere un impegno su due o tre punti fondamentali per la crescita di Roma. Tutti i candidati dovranno impegnarsi a sostenerli, sia che vincano, sia che perdano. Uno di questi punti dovrà riguardare indubbiamente la legge per Roma Capitale, che in questi ultimi anni, prima con Prodi e prima ancora con Berlusconi, non è stata fatta". Lo scenario in cui Alemanno ha presentato la sua doppia proposta e ha annunciato il ritorno in An di Antongiulio La Starza (era passato a La Destra) è stato quello dell'Hotel Excelsior. Qui, in mattinata si svolge una tavola rotonda dell'Aspen Institute (un'associazione internazionale di ricerca di cui fanno parte studiosi, politici, imprenditori di tutto il mondo e di altissimo livello). Tema, sviluppato a porte chiuse: la commissione presieduta da Jacques Attali. La coincidenza vuole che Alemanno sia seduto proprio vicino al ministro dell'Interno, Giuliano Amato ("ma non ho ho avuto tempo di illustrargli la mia proposta, di spiegargli che lo vorrei alla guida della commissione per Roma", spiegherà più tardi il candidato del Pdl). Al termine Alemanno incontra i giornalisti e illustra la sua proposta: "L'idea mi è venuta proprio pensando e ragionando sulla commissione Attali. Se sarò eletto a sindaco di Roma il mio impegno è istituire una commissione che raccolga esperti a prescindere dalle appartenenze politiche e che crei una grande agenda di riforme per garantire la modernizzazione di Roma. Mi piacerebbe che fosse Giuliano Amato a presiedere questa commissione, ha dimostrato in tante occasioni di essere al di sopra delle parti per l'interesse nazionale. Ancora non c'è un accordo, è solo un'idea, una proposta. Se lui non potrà, nei prossimi mesi ragioneremo per capire se c'è una persona che possa condividere questo impegno. Per le grandi riforme c'è bisogno di un luogo di pensiero in cui si possa agire concretamente, individuando riforme e strumenti. Una sorta di marketing territoriale che possa costituirsi accanto a grandi progetti che valorizzino il ruolo di una grande capitale internazionale come Roma". Piccola prova sul campo del metodo Attali: in Francia la commissione Attali ha proposto una serie di riforme liberali. Riguardavano la scuola, il commercio, la grande distribuzione, per fare alcuni esempi. Ma anche temi che dividono, come la liberalizzazione dei taxi, tanto che Parigi fu paralizzata dalla protesta dei tassisti per le idee emerse dalla commissione. Appunto: cosa succederà se il metodo Attali paracadutato su Roma dovesse proporre un'idea simile? "Non sarà il Vangelo, le proposte andranno poi valutate. E poi sui tassisti ci ha già pensato Veltroni a nuocere a questa categoria, accusandola in modo sterile di corporativismo. Una linea che noi non abbiamo mai condiviso".

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IL RITORNO AL NUCLEARE UNA SCELTA PER IL FUTURO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-06 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano IL RITORNO AL NUCLEARE UNA SCELTA PER IL FUTURO Ho sentito che sia Casini sia Berlusconi annunciano nei loro rispettivi programmi elettorali un ritorno al nucleare a fissione. Il professor Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica, aveva fatto notare a Casini nel corso di uno scambio di battute avvenute nella trasmissione televisiva "Annozero", che l'uranio va esaurendosi e che pertanto i prezzi aumenteranno per cui andrebbero fatti seri studi di fattibilità e convenienza. Berlusconi afferma di non ricordare se ha votato e per cosa al referendum del 1987. De Mita, che pretendeva di ricandidarsi perché si considera una testa fina, nel 1987 era segretario Dc e decise con Pci e Psi non solo di non costruire più nuove centrali, ma di dismettere anche quelle esistenti, andando oltre il mandato del risultato referendario. Di fronte a problemi così importanti io vorrei solo domandare: a quando la moratoria del pressappochismo? Michele Putignano michele_putignano@ yahoo.it Caro Putignano, W inston Churchill disse un giorno, a proposito degli americani, che finiscono per fare la cosa giusta, ma soltanto dopo avere tentato tutte le possibili soluzioni sbagliate. Se potessimo dire la stessa cosa degli uomini politici italiani, sarei disposto a dimenticare gli errori e le ambiguità del passato. Oggi la "cosa giusta", a mio avviso, è una maggiore disponibilità all'energia nucleare. Anche Walter Veltroni, sia pure con maggiore prudenza, sembra avere socchiuso una porta che sembrava essere negli ultimi anni definitivamente sbarrata. Sarebbe davvero sorprendente che l'Italia desse prova di totale chiusura in un momento in cui tutti i maggiori Paesi, anche quelli che sono stati per qualche tempo reticenti, hanno un programma nucleare nel cassetto e stanno facendo considerevoli investimenti sui reattori dell'ultima generazione. Soltanto l'ambientalismo più radicale e ideologico può pensare che il mondo possa fare a meno, in futuro, di questa straordinaria risorsa. Quanto all'affermazione di Carlo Rubbia sul progressivo esaurimento dell'uranio nel mondo, esistono, come sempre in questi dibattiti, altre tesi di cui è interessante tenere conto. Secondo Leonardo Maugeri, autore di "Con tutta l'energia possibile " (Sperling & Kupfer ed.), "le riserve provate di uranio ammontano a circa 1 milione di tonnellate, quantità che potrebbe alimentare tutti i reattori esistenti per altri cinquant'anni, considerando che la produzione annua di uranio metallico si aggira intorno alle 40.000 tonnellate". Ma tutto dipende, come nel caso del petrolio, dal prezzo. Se il mercato è disposto a pagare il kg più di 100 dollari, potremmo contare su altre 800.000 tonnellate. Esistono nuovi giacimenti, scoperti recentemente, che modificano continuamente i dati mondiali. Su questa pagina, qualche giorno fa, abbiamo parlato del grande contratto stipulato da un magnate canadese con il governo del Kazakistan dove sono state scoperte miniere di cui nessuno, fino a pochi anni fa, conosceva la grande importanza. Esistono poi altri combustibili nucleari, come il toro e il plutonio, a cui un giorno sarà forse possibile ricorrere. I maggiori problemi, per il momento, sono altri: il costo delle centrali, le difficoltà politiche e sociali che precedono l'individuazione del sito, i tempi della costruzione, il deposito delle scorie e i costi dello smantellamento dopo la fine del ciclo operativo. Ma chi ha il coraggio di affrontarli acquista conoscenze e competenze, forma i tecnici e gli ingegneri, produce innovazione e brevetti, diventa potenziale fornitore di conoscenze e tecnologia ai Paesi che decidono di seguire la stessa strada. Rinunciare a una qualsiasi politica nucleare comporta danni che verranno pagati dalle generazioni future.

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ROMA Berlusconi spiega che per risolvere la crisi italiana serviranno sacrifici . E atta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA Berlusconi spiega che per risolvere la crisi italiana serviranno "sacrifici". E attacca Veltroni: "È un grande comunicatore che però dice bugie". Torna poi, il Cavaliere, sulla vicenda della vendita di Alitalia. Esprime un "sì condizionato all'acquisto da parte di Air France". Tensione, intanto, sulla formazione delle liste. L'accordo fra il Pd e i radicali sta per saltare, a causa dello scontento che il partito pannelliano ha manifestato sulle candidature. E Marco Pannella annuncia uno sciopero della sete, per protesta contro i democratici che non vogliono modificare le liste. Veltroni annuncia infatti: "Non si tratta più".

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Un cambiamento. E una conferma: entrambi rilevanti. Silvio Berlusconi entra nel vivo dell (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A campagna elettorale giocando due carte importanti, almeno dal suo punto di vista, per il risultato elettorale. La prima è appunto di cambiamento: per la prima volta in modo netto, infatti, il Cavaliere attacca frontalmente il suo competitor Veltroni. Lo fa sul piano dei numeri, confermando il distacco di dieci punti del Pdl sul Pd, e anche su quello - assai più significativo - della distribuzione dei seggi, squadernato con tanto di cifre: 70 in più alla Camera, 30 in più al Senato. Senza dimenticare il fattore identitario perché il Pd in Europa "è apolide". L'obiettivo è di sbriciolare la sensazione di recupero che il leader Democratico va spargendo a piene mani. Dunque la vittoria non solo è possibile ma certa; ogni ipotesi di pareggio "è irrealistica". La seconda carta, destinata ad incidere in profondità non solo nell'immaginario collettivo dell'elettorato berlusconian-finiano ma anche e soprattutto nell'eventuale azione di governo, è invece una conferma. Riguarda l'abbandono dei toni evocativi, da "sogno", a favore della durezza delle misure da intraprendere. Berlusconi, cioè, conferma che adotterà misure anche impopolari perchè la situazione economica non solo italiana ma anche mondiale è difficile; lo scenario con cui il nuovo governo dovrà confrontarsi sarà di crisi e dunque attenzione ai costi e priorità ai tagli. Il che non significa che il Cavaliere intenda rinunciare al suo asset più popolare, cioè l'abbattimento della tassazione. E' un fronte nuovo. Si tratta di capire se sarà altrettanto convincente per l'elettorato del 13 aprile.

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ROMA Non un Cavaliere tutto diverso dal solito. Ma un Cavaliere che - ieri sera a Por (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Non un Cavaliere tutto diverso dal solito. Ma un Cavaliere che - ieri sera a "Porta a Porta" - introduce nella sua campagna elettorale due elementi di novità. Utilizza, forse per la prima volta dentro il suo vocabolario gonfio in questi decenni soprattutto di sogni, miracoli, magie, la parola "sacrifici". Che è una svolta semantica e culturale sorprendente per un ottimista a oltranza com'è lui e per uno che si autodefinisce un Dreamer e un seguace dell'"Elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam. Insomma: "Per intervenire sull'Italia, servono sacrifici vista la crisi profonda che attraversa non solo il nostro Paese ma il mondo intero. La situazione economica generale è cambiata rispetto al passato e io non posso fingere che non lo sia. Perciò anche io sono cambiato". Nel segno di un nuovo realismo: il neo-realismo berlusconiano che lo fa parlare di un "Paese in crisi" e la crisi dell'Italia va aggredita con le terapie d'urto che "si usano per le aziende in crisi". Più in piccolo, sembra essere cambiato anche il suo atteggiamento verso l'avversario Walter. Finora, puro fair play. Adesso, il primo attacco frontale: "Veltroni è bravissimo a comunicare, ma dice bugie. La menzogna è il suo mestiere". E Silvio in questo affondo insiste più volte lungo la serata nella quale a fargli le domande Roberto Napoletano (direttore del "Messaggero"), Lanfranco Vaccari (direttore del "Secolo XIX"), Marcello Sorgi della "Stampa" e Francesco Carrassi (direttore della "Nazione"). Entrando negli studi di "Porta a Porta", l'ex premier scherza molto seriamente: "Non avete idea che croce sia fare le liste del Pdl. Sembra che ci siano più candidati che elettori. Vedete? Ho i capelli dritti in testa e non vedo l'ora di finire questo complicatissimo puzzle". Una cosa però - come dirà in trasmissione - è sicura "al novanta per cento": "L'imprenditore Antonio D'Amato, con il quale ho collaborato in maniera eccellente quando era presidente della Confindustria, sarà candidato con noi. E credo che entrerà nella squadra di governo". Fini? "Lo vedo benissimo come presidente della Camera". Altra musica, per quanto riguarda l'Udc: "Gli abbiamo portato via il cinquanta per cento della classe dirigente e gli possiamo portare via il cinquanta per cento degli elettori". Non solo. "Il voto ai piccoli partiti aiuta il fronte veltroniano". Ancora. "Casini voleva una clausola, nel nostro accordo, contro la mia candidatura a premier. E comunque, non siamo stati noi ad escluderlo. E' lui che il venerdì a detto no al Pdl e il lunedì ha affisso in tutta l'Italia manifesti con su scritto "Casini premier"". E via così: "Ora realizzeremo tutto il programma perchè non ci sono più i partiti che ci bloccavano a colpi di no". Dunque è tornato ultra-promettente il Cavaliere che pareva convertito alla sobrietà? Non proprio. Parla dell'abbassamento delle tasse, con una prudenza inedita: "Il taglio fiscale dipenderà dalle economie che riusciremo a fare". E ancora: "La cura anti-crisi dovrà essere rivolta a tutto l'apparato dello Stato, che costa troppo. Questa cura imporrà dei sacrifici". Questi, per esempio: "La riduzione delle spese nelle amministrazioni centrali e locali, riduzione del personale addetto alla politica e turn over nella pubblica amministrzione dove per ogni otto lavoratori che vanno via se ne assume uno". Eccolo il neo-realismo del Cav., mentre Walter sventola un possibile ritorno al "miracolo economico degli anni '60".

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Berlusconi: serviranno sacrifici per uscire dalla crisi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Veltroni è bravo a comunicare, ma la bugia è il suo mestiere. Spero D'Amato ci dica sì, sarà nel governo".

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Alitalia, per il Pd deve decidere il mercato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere: sì condizionato a Air France Berlusconi: ok ad aiuti di Stato temporanei. Veltroni: separare la cessione da Malpensa.

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ROMA - Due giorni fa Jean-Cyril Spinetta aveva incassato il colpo senza battere ciglio.  (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ROBERTA AMORUSO ROMA - Due giorni fa Jean-Cyril Spinetta aveva incassato il colpo senza battere ciglio. "E' la campagna elettorale italiana", si era limitato a commentare il numero uno di Air France con i suoi più stretti collaboratori dopo la sortita del leader della Pdl, Silvio Berlusconi. Una battuta, niente di più, e poi di nuovo al lavoro, come farebbe solo chi ha pochi dubbi sull'appoggio politico anche di un futuro governo. "Si va avanti", è dunque il messaggio che arriva da Parigi. E l'obiettivo è chiudere il lavori entro sabato. Così, è fissato per oggi l'ultimo passaggio formale prima che il dossier Alitalia incassi il via libera decisivo del cda di Air France (lunedì prossimo). Oggi il presidente di Alitalia, Maurizio Prato, incontrerà le principali sigle sindacali per aggiornarle sulla trattativa. Ma in pochi si illudono che il presidente di Alitalia alzerà il velo sui dettagli del piano definitivo di Air France. Una cosa è certa, però, il manager Prato scatterà una nuova fotografia amara della situazione del gruppo. Una doccia di realismo per arrivare a fare un appello di collaborazione ai sindacati. Sul fronte degli esuberi, dovrebbe essere confermato un piano che non superi le 2.000 unità in Az Fly. Ma potrebbero rimanere ancora nell'ombra i particolari sul destino di Az Servizi, controllata in condominio con Fintecna. Del resto, Air France deve ancora fare arrivare ufficialmente la sua offerta sul tavolo del cda di Alitalia (e quindi del Tesoro). E questo è ritenuto un presupposto indispensabile della presentazione ai sindacati. Intanto, secondo indiscrezioni, il piano bis che riguarda Az Servizi non comporterebbe un aggravio pesante per Alitalia in tema di esuberi. E questo, perchè la manutenzione leggera sarebbe incorporata nel gruppo, mentre l'informatica e l'amministrazione sarebbero già destinate a Eads e ad Accenture. Fin i principali nodi da affrontare con i sindacati. Ma intanto, resta critico il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: "Non si capisce perchè in Italia dobbiamo spalancare le porte agli stranieri", dice. Mentre il segretario generale della Filt-Cgil, Fabrizio Solari, invita la politica ad "astenersi dall'utilizzare la vicenda Alitalia a fini elettorali". Nell'offerta di Spinetta ci sarebbero, però, anche gli ingredienti per superare le perplessità, campagna elettorale a parte, di un nuovo esecutivo che sia guidato da Berlusconi. Il primo punto riguarda le garanzie per la tutela dell'identità nazionale di Alitalia (dalla salvaguardia del brand, alla quota nell'azionariato tra il 3% e il 5%, fino ai pesi nella governance della holding Air France-Klm). Il secondo capitolo caldo, dal punto di vista politico, riguarda il nuovo assetto ridimensionato di Malpensa. Su questo terreno Alitalia non è in grado di fare passi indietro, e non li farà. Ma Spinetta sa bene di avere una carta importante a sua disposizione per calmierare le preoccupazioni politiche sul destino dello scalo milanese: può essere Air France a coprire qualche buco creato da Alitalia a Malpensa. Soprattutto se la compagnia d'Oltralpe sarà costretta a contrastare il rafforzamento dei suoi competitors europei nelle ricche rotte da Milano verso gli Stati Uniti. Ieri, intanto, è stata un'altra giornata sulle montagne russe in Borsa per la compagnia di bandiera al centro del dibattito politico: Alitalia ha perso fino al 7,5% prima di limitare i danni e recuperare un 3% (a 0,583 euro). Sono "parole affrettate" quelle di Berlusconi sullo stop ad Air France, ha detto il leader del Pd, Walter Veltroni. Mentre per il vicepremier Massimo D'Alema un freno ai francesi significherebbe il fallimento per Alitalia.

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ROMA - Il futuro di Alitalia e di Malpensa scalda l'inizio di campagna elettorale. Silv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO NICOTRA ROMA - Il futuro di Alitalia e di Malpensa scalda l'inizio di campagna elettorale. Silvio Berlusconi corregge il tiro e apre all'ipotesi di una public company tra la compagnia, Air France e Klm. Martedì si era schierato a favore dell'italianità dell'azienda e contro il depotenziamento dello scalo lombardo. Parole stoppate ieri da Walter Veltroni, che ribadisce di nuovo: il destino di Alitalia va affidato al mercato e separato dalla sorte di Malpensa. La questione è attualissima perché sono giorni decisivi per lo sviluppo della trattativa in esclusiva con Air France-Klm (la scelta fatta a suo tempo dal governo Prodi), che riunirà il 10 marzo il Cda per definire l'offerta vincolante di acquisto di Alitalia. A testimoniare la delicatezza del momento anche la sensibilità della borsa, che martedì (dopo la sortita di Berlusconi) ha registrato un crollo delle azioni della compagnia di bandiera. E' dunque fondamentale, per tutti gli attori, capire la linea che avrà il futuro governo. Vista l'offensiva del Pdl, schierato contro i francesi, il Pd risponde. "Il destino di Malpensa - avverte Veltroni - va sganciato da quello di Alitalia. La compagnia va collocata secondo il mercato, ma non può tenere occupati gli slot che possono essere occupati da altri. In Italia possono esserci due hub". L'ex sindaco di Roma ammette che sarebbe preferibile una compagnia italiana e tuttavia, aggiunge, ci sono state varie offerte e la valutazione ha portato a una scelta (quella di Air France-Klm, ndr)". Anche Massimo D'Alema lancia l'allarme: arrestare il processo di acquisizione da parte di Air France, "rischia di portare Alitalia al fallimento". Dopo aver precisato che Air One e Banca Intesa (la cordata concorrente di Air France) non hanno ora un progetto valido, il vicepremier non resiste alla battuta sul Cavaliere: "Basta mischiare demagogia e battute. Non stiamo giocando a poker". In giornata dal Pdl erano arrivate conferme della linea antifrancese. Il presidente della Lombardia Roberto Formigoni avvertiva i vertici di Alitalia: "Si fermino perché l'azionista non è più quello che gli ha dato questi ordini sbagliati". E il leghista Roberto Maroni stoppava i francesi: "Devono aspettare il nuovo governo". Invece in serata, a "Porta a porta", l'apertura di Berlusconi: "E' possibile ipotizzare una public company tra Alitalia, Air France, ma bisognerebbe mantenere Alitalia come compagnia di bandiera, con la bandiera sugli aerei e gli uffici nel mondo". Per farlo, aggiunge, si potrebbe "per un periodo transitorio" ricorrere ad aiuti di Stato. Sempre nel salotto di Vespa, il Cavaliere precisa che la sua linea non ha nulla a che vedere con la candidatura del nipote di Carlo Toto (numero uno di Air One) con il Pdl. A fine trasmissione invita il governo a procedere con la tornata di nomine nelle società a controllo pubblico quotate in borsa: "Ritengo sia serio non procrastinare le assemblee". Prodi, aggiunge, ci informerà sulle decisioni.

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Alitalia, retromarcia di berlusconi - lucio cillis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Alitalia, retromarcia di Berlusconi "Ok a Air France ma resti compagnia di bandiera". Faro della Consob Veltroni aveva criticato il suo no agli stranieri. In Borsa un calo del 7%, poi il recupero LUCIO CILLIS ROMA - In 24 ore Berlusconi cambia idea sul futuro assetto di Alitalia. E dà il proprio via libera alla trattativa con Air France, dopo un attacco che aveva messo al palo le speranze di chiudere la vendita col sigillo del Pdl. Il Cavaliere, che aveva detto no all'intesa con i francesi, ci ripensa. E spiega quali sono le possibili vie di uscita alla crisi e al sofferto accordo con Air France-Klm: "Bisogna portare in Alitalia una modifica dal profondo. I vizi dell'azienda sono tanti" ha detto Berlusconi a Porta a porta: "Ipotizzare una public company con Klm e Air France penso sia possibile - ha aggiunto - ma bisogna mantenere Alitalia come compagnia di bandiera, con tricolore sugli aerei e gli uffici nel mondo". Berlusconi ha anche parlato di "un contributo dello Stato" (la Ue ci vieta però quelli economici) e insistito sul bisogno di "continuità tra gli hub di Roma e Milano. Per questo - ha aggiunto - vorrei che nella trattativa si ponessero chiari questi punti". Berlusconi è tornato poi sulla sua idea di coinvolgere degli industriali nazionali nella cordata per salvare il vettore: "La cosa migliore per Alitalia sarebbe che dieci imprenditori italiani entrassero in campo". Nel frattempo la trattativa, nonostante i repentini cambi di direzione, prosegue e sembrano anche dissolversi le voci circolate nelle ultime ore di un possibile rinvio dei tempi previsti per la presentazione dell'offerta vincolante (fissata per il 14 marzo). I francesi marciano per la loro strada e qualche piccolo spiraglio sullo stato della privatizzazione potrebbe giungere oggi, al termine dell'incontro tra sigle sindacali e il presidente di via della Magliana Maurizio Prato. Si va, dunque avanti: in agenda c'è il cda Air France (lunedì) e una probabile visita lampo a Roma del numero uno del vettore Jean-Cyril Spinetta. Notizie che raffreddano la febbre al ribasso delle azioni Alitalia: in Borsa ieri il titolo ha oscillato pericolosamente (fino a meno 7%) prima di chiudere in positivo (+3,16%), con la Consob che vigila però su movimenti sospetti. Il leader del Pd Walter Veltroni ha insistito sulla necessità di "scindere i problemi della compagnia da quelli di Malpensa" avvertendo Berlusconi che deve "decidere il mercato", mentre per Massimo D'Alema "se si blocca la trattativa con Air France senza alternative concrete, la compagnia fallisce". Tra i sindacati serpeggia però una certa preoccupazione. "Consiglierei a tutti - commenta il segretario generale della Filt-Cgil Fabrizio Solari - di astenersi dall'utilizzare la vicenda Alitalia a fini elettorali". Per Claudio Genovesi della Fit-Cisl "le parole del Cavaliere suonano come affermazioni legate al voto". E Marco Veneziani, della Uil Trasporti ritiene che "l'italianità della compagnia sarebbe una cosa bella ma non si vede come realizzarla", mentre per Roberto Panella (Ugl) "il tempo stringe". Molto critici, infine, i piloti Anpac "Ad oggi, l'offerta Air France è l'unica in grado di evitare il fallimento".

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Il fisco a caccia dei superevasori oscura il mito di montecarlo - ettore livini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Il fisco a caccia dei superevasori oscura il mito di Montecarlo Ma il segreto bancario copre ancora 35miliardi di capitali italiani In crisi i portinai pagati per simulare la presenza dei residenti Dopo il Liechtenstein molti pensano a fuggire e qualcuno sogna lo scudo-bis ETTORE LIVINI DAL NOSTRO INVIATO MONACO - Agenzia delle Entrate 1 - Principato di Monaco 0. La grande sfida ai presunti evasori di Montecarlo si gioca sul doppio turno. Andata e ritorno. Ma il fisco italiano, in trasferta in entrambi i casi, ha già portato a casa un gran bel risultato: la vittoria finale, o quasi, nella partita dei "residenti per caso". L'esercito di nostri connazionali che - con la complicità di portinai compiacenti e fotografi di gossip - ha giocato per anni a nascondino con la Finanza, prendendo un domicilio (fittizio) nel paradiso fiscale della riviera francese - dove i redditi delle persone fisiche non sono tassati - senza aver mai lasciato casa propria nel Belpaese. Marco Van Basten e Ornella Muti, inchiodata dalle ricevute della sua baby-sitter in Italia, sono solo le ultime prede della pesca miracolosa del nostro fisco. L'elenco dei supervip o presunti tali finiti nella rete della Finanza è ricco come l'indice del numero di Ferragosto di Novella 2000. Si va da Alberto Tomba a Luciano Pavarotti ("faccio come Garibaldi, obbedisco!", aveva detto firmando un assegno di 12,5 milioni per sanare i debiti con l'erario). C'è Supermario Cipollini - pizzicato in allenamento quotidiano in Lucchesia malgrado l'indirizzo nel Principato - che si è visto pignorare coppe e biciclette. Ci sono i re della velocità come Max Biaggi e Giancarlo Fisichella, fotografato mentre buttava la spazzatura di casa a Roma nonostante il recapito nel regno dei Grimaldi, ugole d'oro come Andrea Bocelli e Riccardo Cocciante, attori come Ricky Tognazzi e Oscar come Ennio Morricone. Risultato? "Che ora questo fenomeno è in via d'estinzione", certifica l'ambasciatore nel Principato Mario Polverini. Certo arriverà qualche altro "colpo". Ma ormai il paradiso fiscale a due passi da Ventimiglia - almeno per i residenti per caso - è diventato un inferno. Una volta bastavano una bolletta elettrica "made in Monaco" o un terrazzo verde per esorcizzare il fisco. "Si lasciava una mancia al portiere per accendere luce e tv la sera e bagnare i gerani et voilà, la casa sembrava abitata", ricorda Polverini. Oppure ci si faceva paparazzare da fotografi conniventi un paio di volte l'anno sui terrazzi di Avenue Grace. Oggi il vento è cambiato. "Servono pezze d'appoggio più credibili - spiega Fabrizio Carbone, segretario generale dell'Associazione imprenditori italiani a Monaco- l'iscrizione a scuola dei figli, le ricevute per l'assistenza sanitaria". Il giocattolo, insomma, si è rotto. Calciatori, piloti, tennisti, attori e cantanti hanno pagato (o stanno negoziando) i loro conti col fisco. I portinai continuano la loro omertosa battaglia al fianco di chi è rimasto ("Renzo Rosso? Non c'è. No, intendo dire che abita qui, ma la casa è in ristrutturazione?", dice il concierge della Sun Tower di Avenue Princesse Alice, ultimo indirizzo conosciuto del patron della Diesel). Ma la lista d'attesa per trovare un domicilio da queste parti - sarà anche perché affittare 100 metri quadri costa 7mila euro al mese - si è ridotta a zero. "Prendere la cittadinanza monegasca oggi per non pagare le tasse è masochismo puro - dice un banchiere da vent'anni su piazza - è come accendere un riflettore sopra la propria testa e dire al Fisco: "Sono qua!" Ormai è automatico. Parte la contestazione. Allora meglio portare qui soldi in nero!". I soldi in nero. Ecco. Archiviata la partita a nascondino con i finti residenti, l'agenzia delle entrate italiane si è imbarcata adesso in una caccia al tesoro decisamente più complicata. Obiettivo: "stanare" i miliardi esportati illegalmente dall'Italia nei forzieri del principato. Dove il segreto bancario è "quasi" a prova di bomba. Intendiamoci. Non si può fare di tutta l'erba un fascio: "Non bastano due o tre pecore nere per etichettarci tutti come evasori - dice Carbone - qui ci sono 1.500 imprenditori, c'è tanta gente che è arrivata negli anni '70 per motivi di sicurezza o ha scelto il principato per il clima, la posizione e non certo con i vantaggi fiscali in testa". I residenti Doc, insomma, si chiamano fuori. "Guardi che non ci sono solo il glamour del Gran premio e il fascino del paradiso offshore - sostiene anche Polverini - molti lavorano sodo, pensano allo sviluppo economico del paese". Naturalmente è vero. Per dire, c'è persino qualche volto noto come Ezio Greggio, Lea Pericoli e Umberto Tozzi che abita davvero qui. Ma nei forzieri dei 40 istituti monegaschi ci sono circa 35 miliardi con passaporto italiano. Fossero tutti dei 7mila nostri connazionali residenti (sui 32mila stranieri del Principato) sarebbero 5 milioni a testa, neonati e pensionati compresi. Un po' troppo. "Le dico solo una cosa. Nei giorni della svalutazione della lira a inizio anni '90 la gente arrivava qui con i sacchetti della pattumiera piena di contanti - confessa un banchiere - e non potendoli lasciare in sala d'attesa per questioni di privacy, li chiudevamo nei bagni in attesa di depositare i loro soldi". Qui ci sono fortune legali di intere famiglie residenti (dai Gucci ai Ferruzzi fino ai Crociani) ma anche tesori miliardari in nero. La vulgata parla di patrimoni sterminati di costruttori romani, ma anche di piccole fortune di tanti liberi professionisti e commercianti, dalla Riviera ligure al Veneto. "Beh, non posso negare che attiriamo tanta gente - ammette il ministro delle Finanze di Monaco Gilles Tonelli - ma con l'Italia collaboriamo. Alle rogatorie rispondiamo in un mese, in caso di frodi fiscali passiamo nomi e cognomi ai magistrati". Ma sui soldi arrivati qui goccia a goccia in nero (non ci sono frontiere) il segreto bancario è rigidissimo. "L'effetto deterrenza inizia però a sentirsi - dice un grande banchiere monegasco che per curriculum conosce bene l'Italia - secondo me i paradisi fiscali europei dureranno ancora poco". Così, qua lo dicono tutti, di soldi ne arrivano sempre meno. Anzi, nelle ultime settimane dopo il caso Liechtenstein molti italiani avrebbero iniziato a valutare il trasloco verso lidi più esotici e blindati, "soprattutto Singapore". "Ma il Sciur Brambilla con il conto da 2-3 milioni di euro, pochi soldi per i parametri locali, vuol stare vicino ai suoi "bambini" - assicura il banchiere - e davanti al trasloco in Asia vacilla. Fossi Berlusconi o Veltroni subito dopo le elezioni farei un nuovo scudo fiscale. Questa volta aderirebbe il 90% degli esportatori di capitali, non il 10% come nel 2003". E allora Montecarlo - che dalla finanza genera un terzo del suo Pil - dovrebbe forse davvero pensare cosa fare da grande. Fine, le puntate precedenti sono uscite l'1 e il 3 marzo.

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Tra bandierine, errori e sfere di cristallo quando la percentuale diventa un azzardo - filippo ceccarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Per Craxi ai sondaggisti bisognava "togliergli la licenza". Per Fini "ci si incartano le patate" Tra bandierine, errori e sfere di cristallo quando la percentuale diventa un azzardo Un giro ristretto di demoscopi mercenari, ormai beniamini del sistema mediatico FILIPPO CECCARELLI ROMA - Con i sondaggi, in effetti, da un mese almeno la campagna elettorale è entrata decisamente nel grottesco. In pratica non c'è leader che con spudoratezza da record non abbia già inconfutabilmente vantato storiche vittorie, meravigliose rimonte, distanze incolmabili, fantastiche crescite, affermazioni comunque straordinarie, nella loro sostanziale nullità e inadeguatezza numerica. I sondaggi, attenzione, sempre al plurale, perché due o tre o molti fa più scientifico. S'è capito. Sulle base di rilevazioni da lui stesso certificate attendibili, secondo Berlusconi è addirittura inutile votare; mentre per Veltroni, cui pure qualche settimana fa era scappato una singolare ammissione sui sondaggi come "una specie di terno al lotto", la ripresa del Pd procede a vista d'occhio. Casini poi è sempre più soddisfatto, come del resto Bertinotti. "Senza un manifesto - ha dichiarato Storace il 17 febbraio scorso - i sondaggi mi danno da solo al 15 per cento"; e lo stesso giorno Giulianone Ferrara: "Nei sondaggi la mia lista è già a quota 6-7 per cento". Tutti insomma appaiono molto sicuri dei loro risultati. Nessuno si accorge dell'effetto generale e caricaturale per cui i propri numeri sono sempre "veri" e anche "stabili", mentre quelli degli altri vengono sistematicamente giudicati irreali, falsi, taroccati e truffaldini. E sarà buffo, l'andazzo, e perfino scontato, ma l'impressione è che il massimo della serenità e del buonumore sia, mai come in questa campagna, patrimonio dei sondaggisti. Che tutto questo roteare di vane e miratissime cifre, cioè, più che all'ingenuità dei leader torni a vantaggio di quel giro ristretto di demoscopi mercenari, ormai da tempo beniamini del sistema mediatico, dei quali è impossibile pensare che non abbiano capito che il committente politico non compra solamente i loro sondaggi, ma soprattutto i loro risultati - per quanto precari. Classico patto non confessato, né troppo confessabile al grande pubblico che pure quelle stentoree rilevazioni finisce per trangugiare con qualche calcolata spensieratezza. Bene. Ieri, sia pure probabilmente fuori tempo massimo, il presidente dell'associazione di categoria Pagnoncelli ha fatto presente che così non si può proprio più andare avanti. E il proposito di interrompere questa deriva è senz'altro buono. Ma molto più lo sarebbe se alle sue spalle, e a quelle dei vari Piepoli e Mannheimer e delle varie Makno, Cirm, Eurisko, Swg, e Directa, Datamedia, Ipsos, Nexus e compagnia bella, ecco, per quanto tardivo l'appello al calmiere demoscopico di una persona certo onesta come Pagnoncelli sarebbe più credibile senza la lunga e istruttiva storia di glorie e legittimi guadagni, sì, ma anche di imbarazzanti code di paglia e strepitose toppate. E quindi astute autocritiche, invocazioni di Authority, convegni organizzati con il capo cosparso di cenere. Per cui, dopo aver spadellato le rilevazioni e fatto mea culpa, di norma i sondaggisti se ne stanno acquattati per qualche mese, e poi ricominciano a dare i numeri. I politici, è ovvio, fanno i superiori. Disse Craxi, una volta: "Bisognerebbe togliergli la licenza". E Prodi: "I sondaggi? Suvvia!". Fini: "Ci si incartano le patate". Nessuno li vuole, anche perché scottati, ma poi tutti se li prendono, nel senso che li acquistano proprio perché sono un'arma. Così il vero dramma - e la fortuna dei sondaggisti - è la mancanza di memoria, il fatto che il bombardamento di informazioni accorcia e confonde i ricordi della gente. Forse anche quello della incredibile notte delle ultime elezioni, appena il 2006, quando i più accreditati sondaggisti dondolavano rintronati sui trespoli, Vespa rimbrottava Mannheimer e alle due di notte curiosi esemplari della categoria con la gommina sui capelli allargavano le braccia. Anche per questo, però, esistono gli archivi, e ora anche le banche dati elettroniche. E sotto la voce sondaggi, da una ventina d'anni a questa parte si trovano vicende che in una situazione come quella di oggi sarebbe ingiusto e forse anche immorale dimenticare. E dunque, in estrema sintesi. Impressionante disfatta dei sondaggi alle politiche del 1987; "Caporetto" alle europee del 1989 (la famosa "quinta proiezione"); nel 1990 non previsto il mancato quorum ai referendum su caccia e pesticidi; inaspettata l'esplosione elettorale della Lega nel 1992. Due anni dopo Berlusconi, un innovatore, scende in campo con la sua agenzia, Diacron. Nel 1995 Piepoli compare in foto davanti alla classica sfera di cristallo: è l'inizio della folclorizzazione. Stesso anno, amministrative: errore pazzesco di Datamedia (Crespi, poi destinato a fare il passo più lungo della gamba, fino alla bancarotta): invano Emilio Fede piazza le bandierine. 1999: sulla base di proiezioni i politici brindano in diretta tv alla vittoria di un referendum che in realtà non ha raggiunto il quorum. 2000, regionali: D'Alema viene convinto della vittoria dalla Swg e quando perde si dimette (la Swg vince un premio al festival dell'umorismo di Viareggio). E si potrebbe continuare, dall'operatrice pentita alla grande caccia di Gallipoli 2001, dove c'erano più sondaggisti che elettori, per concludere con il fuorionda del presentatore della Nexus 2006: "Non ha più senso questo lavoro di merda: ti fai un culo come una scimmia e la gente non capisce una sega". Il materiale davvero non manca. Sogno o sondaggio. Exit-flop. Demoscoppiati. Forchetta avariata. Sondaggio selvaggio. Mago Otelma. Mago do Nascimiento. Chili di ritagli di giornale hanno via via avvicinato quest'attività così praticata dai potenti alla profezia, alla droga, alla scaramanzia, alla spazzatura, agli oracoli, al casinò, agli oroscopi, alla manipolazione, alla mistificazione, alla deriva plebiscitaria, alla demagogia scientifica, alla pornografica, a tutto, a troppo, a niente e così sia. Basta saperlo, in fondo, e il gioco dei sondaggi può diventare perfino divertente.

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Berlusconi: fini bene a montecitorio - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ici e straordinari Bravo Veltroni Berlusconi: Fini bene a Montecitorio "Pareggio ipotesi irrealistica ma darei una Camera all'opposizione" "Casini se n'è andato per ragioni personali, di leadership" Subito via l'Ici sulla prima casa, la detassazione degli straordinari nel nuovo contratto con gli italiani Il compito di Veltroni è difficilissimo e lui lo sta svolgendo con grande abilità. Gli faccio i miei complimenti GIANLUCA LUZI ROMA - Sarà anche vero che "il pareggio è una ipotesi irrealistica su cui non impegno il mio cervello", e che di conseguenza l'ipotesi di Draghi "è una vera e propria favola che non mi è mai passata per la testa perché in questo momento non sono fungibile". Però è come se lo scenario del pareggio incombesse su questa campagna elettorale. Sarà il clima di fair play: "Io sono fortemente propenso ad una Camera all'opposizione ma vedremo come si comporterà la sinistra. Credo che Fini pensi al ruolo di presidente della Camera con una certa determinazione, un ruolo in cui io lo vedrei benissimo". Sarà il continuo, martellante appello di Berlusconi a votare il Pdl o il Pd ma non Casini e Storace, ma gli attestati di stima all'avversario sono quasi più degli strali al leader dell'Udc. "Oltre il 50% della classe dirigente dell'Udc - punzecchia il Cavaliere - è già passata con noi e di solito succede anche con gli elettori". La scelta di Casini di non entrare nel Pdl "ci ha veramente sorpresi. Evidentemente, le sue motivazioni non sono state politiche, ma di ordine diverso". Personali, di leadership del centrodestra, suppone Berlusconi, tanto è vero che "Casini disse che voleva una clausola per cui il capo della coalizione indicato secondo i dettami della legge elettorale non fosse necessariamente il candidato premier". In conclusione "non siamo stati noi ad avere espulso Casini, è stato lui che il venerdì ha detto no al Pdl e il lunedì ha affisso in tutta Italia manifesti con la scritta Casini presidente". E Veltroni? Sì, certo, "la bugia è il suo mestiere" quando dice che "non ho realizzato il Contratto con gli italiani, mentre l'Università di Siena documenta che ho completato l'85 per cento", mentre "la sinistra una volta preso il potere getta il programma nel cestino". Ma "Veltroni - riconosce Berlusconi - è un abilissimo comunicatore. Lui e Rutelli sono dei campioni, ma hanno il compito difficile di far dimenticare quello che c'era prima". E infatti il Cavaliere non perde mai occasione per definire "il Pd, partito di Prodi" e ricordare che "la disastrosa eredità del suo governo sarà la nostra carta vincente". Resta però il riconoscimento che "il compito difficilissimo Veltroni lo sta svolgendo con grande abilità. Complimenti!". Veltroni ha già completato le liste dei candidati, Berlusconi ancora no: "Me ne occupo da domani mattina (stamattina ndr.), anche se ho già fatto quasi tutto". E alla candidatura nel Pd del presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, "un uomo ambizioso che punta a far politica", Berlusconi risponde con l'annuncio che l'ex presidente di Confindutria D'Amato "al 90 per cento sarà candidato con noi e conto di chiedere anche la sua collaborazione per futuri incarichi di governo", insieme a Tremonti all'Economia e Frattini agli Esteri o all'Interno. A Porta a porta ieri sera si parlava di programmi di governo e il Cavaliere torna alla lavagna. "Chi si propone al governo del Paese non può non sapere che siamo in una crisi difficilissima", quindi niente miracoli. Intanto, però, qualche promessa. La prima è che "non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani". Poi che "la riduzione del costo dello Stato ci consentirà di portare la pressione fiscale sotto il 40 per cento del Pil". L'abolizione dell'Ici sulla prima casa sarà portata "al primo Consiglio dei ministri". La detassazione degli straordinari "sarà nel nuovo contratto con gli italiani". E già da quest'anno "se i conti dello Stato lo permetteranno, vedremo se potremo intervenire gradualmente già dalla prossima tredicesima". E la riduzione delle aliquote fiscali dalla Finanziaria 2009? "Questo rientra in quel graduale e progressivo percorso che dipende dalle economie dello Stato".

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"progressisti e conservatori sono in ogni schieramento" - concetto vecchio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Amicone: in questa fase lo spostamento al centro è del Pd "Progressisti e conservatori sono in ogni schieramento" La linea di confine tra i due più grandi partiti italiani è culturale CONCETTO VECCHIO ROMA - "I conservatorismi sono ormai trasversali agli schieramenti". Così la pensa Luigi Amicone, milanese, direttore di Tempi, settimanale vicino a Comunione e Liberazione. Cosa intende per conservatorismi? "E' un conservatore chi a sinistra concepisce la legislazione del lavoro con i cliché della lotta di classe, ma anche chi a destra afferma che la scuola pubblica coincide con la scuola di Stato. Progressista è chi si batte per più società e meno Stato. Non mi piace Mario Monti quando asserisce che l'Italia ha bisogno di più Stato, mentre mi piace Luca Ricolfi che ritiene questo paese ostaggio dello Stato". Secondo il Financial Times lo sforzo di conquistare il centro spinge destra e sinistra a diventare identiche. E' così anche in Italia? "In questa campagna elettorale stiamo assistendo soprattutto ad uno spostamento del Pd verso il centro. Del resto è comprensibile: Veltroni deve recuperare posizioni, e per farlo non può che pescare nel campo avversario, come dimostra la candidatura di Calearo". Ma se lei dovesse spiegare ad uno straniero le differenze tra il Pd e il Pdl da dove partirebbe? "Gli direi che il Partito democratico dispone di più opinion leader, capaci d'influenzare il sentimento culturale di massa, mentre il Popolo delle libertà è più strutturato nelle imprese, nella scuola e nell'organizzazione sociale, solo che non ha la cultura per documentare quest'esperienza. Infatti, s'identifica essenzialmente con il leader, Berlusconi. Quando c'è da fare una battaglia delle idee, come quella che sta facendo Giuliano Ferrara sull'aborto, ne prende le distanze, incapace di cogliere le ragioni forti di una battaglia per la vita, che è poi una battaglia per la libertà tout court.". E quindi ha ragione Famiglia cristiana quando gli imputa un'anarchia dei valori? "Sì, anche se Famiglia Cristiana pecca di cerchiobottismo, oltretutto dimenticando che su molte questione etiche il Pd è molto più distante del Pdl". SEGUE A PAGINA 5.

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<Alitalia, ora stop alle trattative> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Alitalia, ora stop alle trattative" ROBERTO MARONI: Sul futuro di Malpensa siamo stanchi di essere presi in giro SIMONE GIRARDIN "Air France non pensi di chiudere accordi sottobanco nei prossimi giorni". E ancora: "Alitalia fermi subito il trasferimento dei voli da Malpensa a Fiumicino". E un doppio altolà quello di Roberto Maroni, varesino doc e capogruppo della Lega alla Camera. L ex ministro del Welfare sente puzza di inciucio: lunedì la compagnia francese ha convocato un Cda straordinario. "C è la possibilità - secondo Maroni - che i vertici di Parigi "diano il via libera al piano per acquistare Alitalia e affossare lo scalo lombardo". Maroni è fin troppo chiaro: "Il nostro altolà serve soprattutto per arginare i danni che Malpensa sta subendo". Di fatto il cosiddetto nuovo orario estivo di Alitalia ridurrà drasticamente i voli sull hub del Varesotto per spostarli negli scali di Fiumicino e Catania. "Eppure in queste settimane, da Confindustria alla Sea fino ai sindacati - spiega un infuriato Maroni - si continua a chiedere ai vertici della Magliana di bloccare questi trasferimenti fino a quando non si conosceranno le sorti del vettore. Come risposta Alitalia se ne frega di tutto e di tutti. Non ascolta nessuno e va avanti nei trasferimenti che penalizzano gravemente Malpensa ma anche la compagnia stessa". Da qui l affondo su Veltroni: "Vive sulla luna. Dice l esatto contrario di quello che stanno facendo Prodi e i suoi ministri. Il problema è che più si avanti così e maggiori saranno i danni per Malpensa". E "onestamente - chiarisce Maroni - noi siamo stanchi di questo atteggiamento così arrogante e prevaricatore di una società romana su una risorsa strategica per il Nord come Malpensa". Maroni ricorda anche come la class action contro Alitalia non è stata dimenticata in qualche cassetto. "Hanno tutto in mano i legali della Provincia di Varese che ora dovranno istruire la pratica. Spero in tempi brevi". Ma prima - fa capire l ex ministro varesino - Alitalia "deve bloccare immediatamente i trasferimenti". Sul futuro del vettore Maroni non si sbilancia: "Qualcuno la dovrà comprare ma non per questo deve essere per forza Air France. Mi pare che in corsa ci sia anche Air One che ha appena presentato ricorso al Consiglio di Stato". Di una cosa però Maroni è certo: "Basta soldi dei contribuenti per tenere in piedi Alitalia". La compagnia - secondo l esponente leghista - ha sfruttato la propria "posizione dominante per danneggiare i competitor". Ci sono spazi anche per un eventuale soluzione made in Italy come quella prospettata da Berlusconi che non dispiace a Maroni sebbene adesso la priorità sia "fermare tutto per un paio di mesi". Tradotto: aspettare il risultato delle urne. Nel caso di vittoria del centrodestra, Maroni nelle scorse settimane aveva fatto sapere che la questione Malpensa sarebbe stata in testa dall ordine del giorno del primo Consiglio dei Ministri. Un segnale forte sulle priorità della Lega e del governo di centrodestra. "In qualsiasi caso - annota ancora il capogruppo dei leghisti alla Camera - Air France deve capire che qualunque accordo faccia con Alitalia non potrà essere vincolante per il nuovo Esecutivo". ma soprattutto - tuona Maroni - si sappia che non ci faremo prendere per i fondelli nè dai francesi nè dai vertici romani di Alitalia". Più chiaro di così. [Data pubblicazione: 06/03/2008].

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Walter il buonista, D Alema il cattivo: nel Pd nessuna novità (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La battaglia entra nel vivo Walter il buonista, D Alema il cattivo: nel Pd nessuna novità Stefano stefani In questi giorni la campagna elettorale sta vivendo un momento delicatissimo, perché, oltre a mettere a punto le liste e i programmi, i partiti hanno dato il via al tradizionale incrociare le lame . Insomma, siamo entrati veramente in campagna elettorale, cioè in quella fase dove i partiti si confrontano sui programmi, cercando ovviamente di demolire quelli degli avversari, magnificando i propri. Intendiamoci, è così da sempre, perché questo fa parte del gioco della democrazia e del libero dibattito. Ma lo spettacolo al quale ci sta facendo assistere il vertice del Partito democratico merita più d una considerazione. A partire dal fatto che, vedendo muoversi sui palcoscenici della politica, Walter Veltroni e Massimo D Alema si ha l impressione di una delle situazioni più classiche dei telefilm polizieschi americani, con un poliziotto a fare il buono e l altro a interpretare la parte del cattivo. E, come scontato, a Veltroni il buono , il giovane , non può che essere toccato il compito di fare il poliziotto umano, a D Alema quello del poliziotto carogna . Di esempi le cronache politiche di queste settimane ne offrono a decine e D Alema è sempre lì, pronto a bacchettare, arrivando molto spesso ad un passo dall insulto, come bene può testimoniare il presidente Berlusconi, che comunque non ha bisogno di difensori, sapendo bene far da solo. Che volete, l uomo-D Alema è fatto così: non accetta contraddittorio, guardando tutti dall alto di una (presunta) spanna e, quindi, ritenendosi in grado di ergersi a migliore , un soprannome che qualche problema credo provochi ancora negli ex comunisti. D Alema è l esempio lampante dell ortodossia del vecchio Pci, non nel senso politico, ma nell atteggiamento, che riserva spocchia e bacchettate a chi non la pensa come lui, e, credetemi, sono molti anche all interno del Pd. Che poi l una e le altre siano giustificate è un fatto tutto ancora da scoprire. E dire che,nonostante tutto, il vicepremier ha ancora tanti estimatori. Ma che, evidentemente, sono portati a giudicarlo per l effervescenza dell eloquio, che non invece per la fondatezza delle sue tesi. Comunque, niente di nuovo sotto il sole. Anche le pseudobattute a raffica alle quali ci ha abituato. Come, ad esempio, la sperticata difesa di Bassolino che non può essere che una battuta, vista l enormità delle responsabilità che gravano sull immarcescibile quanto inamovibile Governatore della Campania. Ci vuole coraggio a difendere Bassolino, partendo dall assunto che non può essere il solo responsabile dello scempio di cui ha piena responsabilità. Il mio interrogativo è uno e uno soltanto: sarebbe stato, il nostro , altrettanto garantista se alla guida politico-amministrativa della Campania (e prima ancora della stessa Napoli) ci fosse stato per decenni un non suo amico? Mi viene difficile pensare che sarebbe stato così morbido nei toni e nei contenuti; mi viene difficile pensare che non ne avrebbe chiesto l immediata rimozione, con tanto di gradi strappati e sciabola spezzata nella piazza d armi mediatica dell intero Paese. Ma mai dire mai: probabilmente il buon D Alema ci riserverà altri exploit. Coraggio. [Data pubblicazione: 06/03/2008].

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Segue dalla prima un giornale libero, prezioso per noi socialisti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue dalla prima un giornale libero, prezioso per noi socialisti di Enrico Boselli Bertinotti batte una nuova strada che è quella dei movimenti antagonisti con un tocco di antiamericanismo, di ambientalismo e di religiosità che lo distingue da una sinistra ortodossa di tipo comunista. Gli piace Chavez, non critica come dovrebbe Castro e gli piace frequentare gli uomini di fede. Ispira simpatia ma questa nuova sinistra, che vota contro la missione militare italiana in Afghanistan, come uno degli ultimi atti del Parlamento uscente, si è messa fuori da un qualsiasi futuro riformista di governo. Veltroni invece gioca la carta dell'antipolitica. Dando per scontata la vittoria di Berlusconi, punta solo al successo elettorale del Partito democratico. Dice a Orvieto che il Pd si presenterà da solo. Poi, quando si arriva davvero al dunque, si smentisce e si allea con Di Pietro. Infine ingloba i radicali per controbilanciare con la Bonino la Binetti. Tutto l'avvio della sua campagna non è sulle questioni aperte nel Paese, ma sulla selezione di candidati più o meno famosi. "Riletta nella serie degli annunci, che quotidianamente Veltroni fa delle nuove candidature, la strategia del leader del Pd - afferma Marcello Sorgi su La Stampa - ricorda la collezione delle figurine Panini, a lui cara e presente nella memoria di tante generazioni". Caccia De Mita perché è troppo vecchio e ingaggia Veronesi che è pressappoco suo coetaneo. Dice ai socialisti che sono tanto affini da volerli nelle sue liste, ma si rifiuta di fare con noi un'alleanza riformista. Tenta così di liquidarci per evitare di avere un avamposto della socialdemocrazia europea in Italia, che sia una spina nel fianco di un partito come il Pd, destinato a restare in un limbo politico in Europa. Non hanno contato nulla né la storia né i comuni rapporti nell'Internazionale socialista. Bel leader politico è questo Veltroni: non è sincero, è antisocialista e sotto una superficie da sognatore c'è un grande spregiudicato. Fin quando resterà alla testa del Partito democratico, non è neppure immaginabile una ripresa di un'alleanza tra i socialisti e i democratici. Tutto questo processo viene descritto come l'arrivo dell'America. L'Italia, che è ormai - e purtroppo - il fanalino di coda in tanti campi, sarebbe invece all'avanguardia sul fronte della politica. Che ci sarebbe di più avanzato se non attuare, e per primi nel nostro continente, il modello americano? In realtà degli Stati Uniti, che sono una grande democrazia, c'è veramente poco o niente. Basta seguire le primarie americane per rendersene conto. In realtà ciò che accade in Italia non è di marca americana ma berlusconiana. È Berlusconi, infatti, che ha imposto il modello dei partiti a immagine e somiglianza del leader, caratterizzati da forme plebiscitarie senza regole istituzionali e senza collegialità nelle decisioni: una sorta di partito di plastica ma solo nel senso che è plasmato unicamente dalla leadership. Nulla di simile accade in nessuna democrazia europee e negli Stati Uniti, dove la politica è fortemente personalizzata ma esistono fortissimi contropoteri. Il presidente degli Stati Uniti ha tanti poteri ma è eletto dal popolo e comunque può fare la guerra ma non la riforma sanitaria. Berlusconi, ancor prima di affermarsi alle prossime elezioni politiche, ha vinto sul piano culturale e il suo modello è diventato universale. È vero, sinora Berlusconi è andato alla rincorsa di Veltroni che ogni giorno ha sfornato una trovata per occupare le pagine dei giornali e gli spazi della televisione ma ciò è avvenuto perché è stato sfidato sul suo terreno, con gli stessi metodi e con il suo stesso stile. Così il Partito democratico è diventato ben distante dall'idea originaria di Prodi e Parisi che volevano una contaminazione tra diversi riformismi. È, invece, una macchina pubblicitaria che crea emozioni effimere mentre distrugge storia, memoria e tradizioni. Persino l'amor di patria non è più quello degli eroi del nostro Risorgimento o della Resistenza o quello dei nostri soldati impegnati nelle missioni di pace, ma solo il riflesso ricostruito a tavolino delle passioni vissute dalle tifoserie negli stadi che gridano "Forza Italia!". La giustificazione di questa operazione è implicita: o si fa come Berlusconi o si perde perché nella società dello spettacolo è più importante comunicare che fare. Ma in questa campagna elettorale si imita Berlusconi ma si è sicuri di perdere. Noi non abbiamo mai considerato Berlusconi un nemico da eliminare, magari per via giudiziaria, ma un avversario da sconfiggere politicamente e comunque mai come un modello da imitare. Questa del Pd non è una corsa al centro, come accade in tutte le competizioni elettorali. È più semplicemente un grave errore politico che divide e indebolisce tutti i riformisti. Così rischia davvero di segnare una sconfitta della sinistra riformista dalla quale sarà ancora più difficile di oggi ripartire. Prima del'89 in Italia vi era una democrazia bloccata: infatti, una sinistra nella quale i comunisti avevano un peso preponderante non poteva essere, e non lo fu, un'alternativa credibile e praticabile di governo. Successivamente il Psi, il Psdi e il Pci non colsero l'occasione storica di costruire, come in tutti i principali paesi europei, un grande partito socialdemocratico, a cui avrebbe dovuto contrapporsi una Democrazia Cristiana profondamente rinnovata sul modello degli altri partiti popolari europei. Da allora, la geografia politica italiana, invece di avvicinarsi, si è ulteriormente allontanata dall'Europa politica. È questo un forte segno di crisi che rispecchia quella della società e dell'economia italiana. Non credo che si resterà a lungo legati a questo modello di fare politica che rende culturalmente subalterna la sinistra riformista allontanandola dall'essere, se non l'omologo, almeno l'equivalente della socialdemocrazia europea. Dentro al Partito democratico si vive con un diffuso malessere questo sradicamento e questo spaesamento. Per l'oggi nessuno si muove e tutti sono, com'è naturale, ai posti di combattimento. Ma dopo, tutto - prima o poi - sarà rimesso in discussione. Sarà, però, essenziale che ci sia in Parlamento un partito socialista come il nostro legato al Partito socialista europeo capace di confrontarsi con il Partito democratico. Quello per il Partito socialista è l'unico voto laico che è a disposizione di elettrici ed elettori per difendere diritti civili, legge sull'aborto, scuola pubblica e per introdurre il riconoscimento delle unioni di fatto. Ma anche sul terreno dei diritti sociali i socialisti, che sono stati il partito dello Statuto dei diritti dei lavoratori, sono una garanzia. Tante volte le minoranze hanno segnato la storia d'Italia e i socialisti quando sono nati nel 1892 erano tra queste e solo sulla base delle proprie convinzione e delle proprie lotte hanno avuto un futuro. Il confronto ha bisogno, però, di luoghi nei quali può svolgersi e il Riformista è stato finora uno di questi. Questo è stato un grande merito del suo direttore Paolo Franchi che desidero riconoscergli apertamente. Con la sua direzione i socialisti hanno potuto, alla pari con tutti gli altri, portare il proprio contributo. Non vorremmo proprio che questo sia stato considerato un peccato mortale. 06/03/2008.

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Demo dopo campania e calabria, ecco una gatta rossa da pelare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Demo dopo campania e calabria, ecco una gatta rossa da pelare Al loft scoppia anche un "caso Marche" Ancona senza eletti, caos liste, Idv a caccia di mastelliani Per la (lunga) serie "territori sull'orlo di una crisi di nervi" contro il loft di Sant'Anastasia, dopo il braccio di ferro con la Campania e il divorzio dal governatore calabrese Agazio Loiero, il Partito democratico si trova alle prese con un vero e proprio "caso Marche". E il caos scoppiato ad Ancona all'indomani della presentazione delle liste democrat è tutt'altro che calmo. Domenica scorsa, nel suo Osservatorio politico sul Sole 24ore , Roberto D'Alimonte ha annotato che, per evitare il tilt al Senato, il Popolo delle libertà berlusconiano deve puntare su Liguria e Marche. "Vincendo in undici regioni su diciassette, il centrodestra avrebbe un senatore in più". Invece, è lo scenario di D'Alimonte, con Genova e Ancona il vantaggio salirebbe a dieci. Evidentemente la controffensiva del Pd non si limita alle liste. Infatti, tra gli eligendi "democratici" in Parlamento, non figura - prima volta in sessant'anni - nemmeno un anconetano. Escluso il senatore Guido Calvi, parlamentare dal 1996. Tagliato fuori anche l'ex sindaco del capoluogo, Renato Galeazzi, che di legislature sul groppone ne aveva appena due mentre di voti, a quanto pare, ne ha tanti. Racconta quest'ultimo, da sempre iscritto all'associazione LibertàEguale (la stessa da cui Veltroni ha attinto il fior fiore delle sue teste d'uovo, Tonini e Morando su tutti): "Nel 1993, durante la prima "stagione dei sindaci", il sottoscritto Galeazzi Renato è stato il primo cittadino più votato d'Italia. La percentuale? Settantadue-virgola-quattro-per-cento. Come sindaco di Ancona, diventai un caso anche in Gran Bretagna, visto che da Londra arrivarono quelli della Bbc per intervistarmi. Oggi sono stato fatto fuori da una congiura locale". A sentire le malelingue (indigene e nazionali), Ancona, e con essa i suoi parlamentari non ricandidati, paga le recenti disavventure giudiziarie del sindaco attuale, il piddino Fabio Sturani, che si trova al centro di un'indagine per corruzione (il dossier riguarda contributi elettorali del 2001 e del 2006). Vera o falsa che sia la storia dell'imbarazzo del loft nei confronti della giunta comunale anconetana, agli atti rimane un fatto: il tour elettorale del segretario del Pd - che ha toccato anche Ascoli, San Benedetto, Falconara e Pesaro - non ha fatto tappa nel capoluogo marchigiano. Galeazzi, nonostante sia fuori di sé dalla rabbia, tenta di gettare acqua sul fuoco. "Sono stato vittima di una congiura locale e forse non sono stato difeso troppo dal partito nazionale. Walter? Lo conosco da una vita, quando lo incontro sono sempre baci e abbracci. Purtroppo, ho saputo che si sono chiusi in conclave a compilare le liste. Almeno per me, è stato impossibile riuscire a parlare con lui". Le liste marchigiane del Pd saranno guidate da Giorgio Tonini (al Senato) e dalla confindustriale Maria Paola Merloni (alla Camera). Ma a creare il caos sul territorio sono stati soprattutto quelli che Galeazzi chiama "i paracadutati dal nazionale": dall'economista pugliese Nicola Rossi alla focolarina Letizia De Torre, passando per Fabrizio Morri, per il responsabile del sito internet del Pd Francesco Verducci e, soprattutto, per il toscano Lapo Pistelli, uomo-Esteri del loft. "Credo che il mio posto - commenta amareggiato il parlamentare uscente - fosse quello di numero tre alla Camera. Quello poi finito a Pistelli". Su quest'ultimo, circolano più versioni. Una su tutte: quella che spiega lo spostamento della candidatura di Pistelli dalla Toscana alle Marche come uno stop alla tentazione dell'europarlamentare di correre in futuro per la poltrona di sindaco di Firenze. Un Pd in difficoltà col territorio potrebbe pagare un prezzo in termini di voti? Chissà. Di certo, come per il caso Calabria, anche per far fronte al caos marchigiano il loft punta più d'una fiche sul "fedele alleato" Tonino Di Pietro. La sua Italia dei valori, già da qualche settimana, ha iniziato una campagna acquisti nelle lande centriste, soprattutto tra i portatori di voti che un tempo facevano la spola tra Ancona e Ceppaloni. Emblematico, da questo punto di vista, il caso del consigliere regionale dell'Udeur David Favia. Stando a una leggenda metropolitana, che poi tanto leggenda non è, il mastelliano Favia avrebbe commissionato a Renato Mannheimer uno studio sulle sue prospettive elettorali, quelle di un "centrista" nelle rosse Marche. Dalle rilevazioni sarebbe emersa una sola, semplice, indicazione. In sintesi: "Buttati a sinistra". E fu così che Favia, che già veniva da Forza Italia, non potendo saltare fino al Pd, ha preferito accomodarsi nella real casa italvalorista. Sarà eletto in Parlamento, lui. 06/03/2008.

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Elezioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Torna il conflitto d'interessi Veltroni promette di risolverlo Seppur indispettito perché interrotto in merito da una persona durante un comizio, ieri Walter Veltroni ha detto una cosa chiara e condivisibile sul conflitto d'interessi: "Sì, stia tranquillo, la faremo. La differenza è che lei è rimasto fermo ai 15 anni scorsi in cui non si è fatto altro che urlare sulla legge sul conflitto d'interessi e poi non si è mai fatta". Sgombrare, infatti, il campo dai sospetti una volta per tutte su una questione che ha solo garantito instabilità e veleni nel centrosinistra è fondamentale. Anche perché ciò consentirebbe definitivamente di poter dialogare eventualmente con il Pdl berlusconiano al netto di accordi sottobanco più o meno taciti. In pratica, il candidato-premier del Pd promette ai suoi elettori di non ripetere l'errore commesso da Massimo D'Alema per fare la famosa Bicamerale per le riforme istituzionale. Un errore svelato pubblicamente in Parlamento dal ds Luciano Violante qualche anno fa: "A Berlusconi promettemmo che non avremmo toccato le sue reti". In fondo, la sgradevole etichetta di inciucio è stata applicata ogni volta al dialogo bipartisan in virtù di questo peccato originale. E cioè che il Cavaliere accettasse il dialogo in virtù di una garanzia personale sui suoi beni e non per l'interesse del paese. E certa sinistra non ha mai fatto nulla per sfatare questo mito durato appunto quindici anni come ricordato da Veltroni. Per questo, c'è da sperare che il leader del Pd mantenga fino in fondo la promessa fatta ieri. Allineare l'Italia alle altre democrazie occidentali in materia di politica e interessi, di candidati che dispongono di tv e parecchio denaro è una condizione indispensabile per archiviare la parola inciucio per sempre. Solo così un eventuale dialogo con il Cavaliere per fare le riforme sarà inattaccabile dagli irriducibili del girotondismo e dell'antiberlusconismo. Tutto alla luce del sole, senza garanzie personali su questo o quel bene. 06/03/2008.

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Post-arsenal postille (e speranze) di un tifoso del cavaliere rossonero (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Post-arsenal postille (e speranze) di un tifoso del cavaliere rossonero Dal calcio totale a quello integrale (ossia da Silvio a Veltroni?) Non è solo un modulo o la sua evoluzione. Né basta l'analisi anagrafica per capire cosa è successo a San Siro. La squadra post-coloniale "rifondata" da Wenger pratica un nuovo tipo di football e forma nuovi giocatori. Come il Milan di Sacchi Non c'è sconfitta più dolce di quella maturata per abilità dell'avversario e non demeriti propri. È giusto che i rossoneri, come ha fatto il primo tifoso, il Cavaliere, celebrino la vittoria dell'Arsenal come gioioso epitaffio e non il solito lugubre inno. La sconfitta ha uno strano sapore fatale ed epocale. Per il luogo, San Siro, un principato d'Europa - quando gioca l'Inter Milano torna ad essere una provincia italiana - e per il tempo, ovvero l'ultima apparizione di Paolo Maldini, testimone, nel senso storico e atletico, delle dinastie milaniste: da Cesare al nipote. Anche se proprio il ritiro di Maldini dalla nazionale ha permesso a Grosso di emergere e portarci su, oltre la quinta dimensione dell'area di rigore, sul tetto del mondo, dove il cielo è stato più azzurro. Ma è troppo semplice usare la chiave anagrafica, sull'"Italia paese per vecchi", come titolavano i giornali inglesi già prima della partita. Contro l'Arsenal, squadra di giovani talenti - più talenti che giovani, dov'era il timore reverenziale per il debutto cruciale alla Scala del calcio? - Maldini è stato il migliore (e non sia detto con sentimentalismo) mentre Pato è stato il peggiore (in rapporto alle occasioni che ha avuto per essere decisivo). La "questione generazionale" del Milan è un falso problema, formale, anagrafico. È riduttivo tirarla fuori per spiegare questa sconfitta, che ha molte cause, tecniche e fisiche, ma ha soprattutto la conformità del fato, del destino, che è superiore. Qualcosa di mitico, più ancora che storico o cronachistico. L'età anagrafica è stato il mezzo, polvere da sparo o carne da cannone, con cui l'Arsenal di Capitan Arsène ha travolto il Milan. Bombardalo, certo, ma ancor più mettendone in panne le manovre, Il Milan, mai rinunciatario, ma messo "sotto vento", è affondato per un imprevisto colpo di "obice". Legata alla questione anagrafica, c'è la "teoria dei cicli". Anch'essa limitata. Al Milan, come una divinità femminile divenuta sterile, hanno detto che erano finiti i "cicli". Sono discorsi da mezze stagioni di una volta, signora mia! Prendiamo il caso più clamoroso, la sconfitta di Istanbul. L'ennesima volta che si parlò di fine di un ciclo e di Ancelotti tornò perdente. Allenatore che perde si cambia? No, Ancelotti venne riconfermato e si inventò una squadra tipo araba fenice. Due anni dopo, il Milan ha riscritto la storia, battendo proprio il Liverpool in finale. Nessun ciclo si era chiuso, nessun ciclo si era aperto. Le squadre si inventano, si evolvono, si rifondano (come Wenger ha fatto con i gunners). Sacchi è stato rivoluzionario, Capello reazionario, Ancelotti riformatore. Il Milan è da rifondare? A San Siro è finito un modello, non un ciclo. Meglio: un modello ha mostrato la sua inferiorità rispetto a un nuovo modello (che per altro deve ancora dimostrare tutto). Non è solo questione di modulo. Il modulo è analogico, varia, è software, mentre il modello, il format, hardware, è digitale. L'era in cui siamo. Digitale, cioè pieno d'effetti speciali, è stato il tiro di Fabregas. Non c'entrano le accelerazioni di Walcott, che tutti hanno "enfaticamente" visto sfuggire a Maldini. Parlare di calcio è come usare l'aritmetica per sistemi aperti. È tutto vero fino a prova contraria. E nel calcio non mancano le prove contrarie o bivi millimetrici per coltivare "what if" lunghi decenni. Il modello finito a San Siro, almeno per ora, è il "calcio totale". Di "sacchiana" e forse "pacchiana" - come suggerisce il correttore automatico di Word - memoria. "Fondato" da Sacchi, "rivisitato" e (s)corretto, rovesciandolo, da Capello. Un "pallavolista" che ha costruito sul muro fisico (Desailly) le sue fortune offensive. Infine, "riformato" da Ancelotti, centrocampista di Sacchi, allentaore pragmatico, "sensibile" agli imput di Berlusconi, che ha sempre voluto una squadra essenzialmente votata a offendere (i grandi attaccanti del Milan sono sempre stati campioni universali), puntellando questa spregiudicatezza con difese d'eccellenza (da Baresi a Nesta) e un centro campo con spine dorsali da vendere. Con la gloria, è arrivata la leziosità. Ma questo è un altro discorso. Il calcio totale, filosoficamente, era il calcio in cui tutti i giocatori dovevano saper ricoprire tutti i ruoli. Sacchi, grazie anche al trio olandese volante - dove Gullit era già il calcio post-coloniale di oggi, tecnico e potente - ha potuto trapiantare il calcio di PS Eindhoven, Ajax e Olanda, che però più che totale era diffuso. Con Sacchi s'accorciava il campo con la difesa alta, si invadevano gli spazi avversarsi con il pressing, si giocava "a zona", non a uomo, per produrre potenti geometrie calcistiche. Dal calcio totale, o diffuso, si è passati al calcio integrale, dove conta il mix di tecnica e forza fisica, omogeneo e coeso, cioè distribuito in ogni parte del campo, un mix di senso tattico e intensità. Ogni calciatore deve non necessariamente saper coprire tutti i ruoli, ma saper coniugare tecnica e forza atletica per tenere alto il ritmo senza sbavature. I ogni ruolo e in ogni zona del campo, accorciato con una difesa altissima e un pressing corale per rendere sostenibile lo sforzo. Questa squadra fresca, imprevedibile e compatta ha affrontato un Milan che era la copia autentica e autorevole ma logora e prevedibile del Milan che fu - e che ogni volta, vincente, è tornato ad essere, dando l'illusione di essere immortale, perché invincibile - mentre quello che è, ora, è una frastagliata dorsale di centrali, incontristi e fantasisti che, sacrificate le ali, finiscono per trasformare qualsiasi modulo di gioco, sia esso, rombo o alberto di Natale, in un imbuto nel centro. La squadra è un aggregato di campioni, di direttori d'orchestra, di fantasisti condannati alla meraviglia e spossati portatori d'acqua. Ci sarebbero molto altri aspetti, interessanti. L'Arsenal è una squadra di giocatori emergenti che, a parte il giovanissimo veterano Fabregas, possono venire formati dall'allenatore come una ciurma di veterani non potrebbe mai. Sul piano geografico, poi, sono come "apolidi", cioè giocatori stranieri che non hanno nell'Inghilterra che una patria provvisoria. Il Milan di Sacchi era coloniale, cioè prendeva il meglio da fuori - in questo caso i bulbi olandesi - per trapiantarli. Con Ancelotti il tasso di "brasilianità" ha raggiunto livelli altissimi (e controversi). L'Arsenal è invece una squadra post-coloniale, e post-nazionale, dove un bielorusso sto con un giocatore del Togo. Da tifoso milanista, posso solo sperare che ci sia una inversione di marcia strutturale, societaria, per tornare a investire, a rischiare. Berlusconi dovrebbe scendere in campo, calcistico però. E lasciare la politica. È uomo politico totale - non totalitario - cui il tempo e la storia chiedono di fare il posto al Berlusconi di sinistra, il politico integrale, il bianconero - nel senso di Obama italiano, più che juventino - che vuole integrare tutta la società italiana, Walter Veltroni. Così, e me ne rallegrerei da berlusconiano calcistico, il mio presidente tornerebbe a occuparsi a tempo pieno del Milan. Per rivoluzionare ancora tutto. 06/03/2008.

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Che fatica essere piccoli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 06-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Mastella, rimasto solo, si arrende e si ritira. Ma tornerà Che fatica essere piccoli (ch.g.) A differenza di altri non lo vogliamo santo subito, anzi pensiamo che un po' di purgatorio non gli farà male. Ma confessiamo un po' di tenerezza per Clemente Mastella, combattente di mille battaglie nobili e meno, che dichiara la sconfitta, si arrende e si ritira: rinuncia a candidarsi, nel prossimo parlamento non ci sarà. Pensare che solo poche settimane fa era un protagonista assoluto , l'ago della bilancia, teneva in pugno i destini del governo. Oggi chissà se rimpiange il giorno in cui ha fischiato la fine alla partita di Prodi, pensando forse di anticipare così l'incidente successivo, probabilmente inevitabile quando poche ore dopo in senato sarebbe arrivata la mozione di sfiducia al ministro Pecoraro Scanio. Tipico del modo di pensare del buon Clemente, sembra di sentirlo proclamare gesticolando da un divanetto di Montecitorio: "Pensi di fottere a me? E io ti fotto a te". Solo che poi sono cominciati i guai. La crisi ha virato precipitosamente verso le urne, e Mastella è diventato una specie di appestato della politica. Nessuno ci ha voluto più avere a che fare, come se fosse stato lui l'unico colpevole di un logoramento che invece aveva molti padri. Veltroni ha deciso di giocarsela da solo, Berlusconi, se aveva fatto promesse, se le è rimangiate, il centro l'hanno fatto, ma senza di lui. Arrivederci, dunque. Figuriamoci se Clemente non rispunta fuori più bello che mai prima che ce lo siamo dimenticato.

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