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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL5-4-2008        #TOP


IN EVIDENZA

Il leader del Pd confida in un "elettorato molto mobile": "Gli indecisi si stanno redistribuendo e gran parte sta scegliendo il Pd". Accusa l'avversario di strumentalizzare l'emergenza rifiuti a Napoli. Replica di Bonaiuti: "Diassette punti recuperati da Veltroni? Boom...". Oggi Bossi e gli altri leader leghisti oggi a Pontida per il giuramento: "Dopo Napoli, un Cdm anche a Malpensa"Veltroni: "Penso a una sorpresa. E da Berlusconi campagna incivile"  (La Repubblica 5-4-2008)



12:22 Bonaiuti: "Da Veltroni cannonate sparate a salve"

"Diciassette punti recuperati? Boom, che cannonata a salve. Invece di sparare queste botte alla tv, perchè Veltroni non si rende utile ai romani? Vada sul colle del Gianicolo alle 12 e così risparmierà la polvere da sparo del cannone che segnala l'ora ai romani tutti i giorni. Sarebbe anche un modo per cominciare finalmente a tagliare le spese del comune di Roma". Lo dice Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi.

12:20 Diliberto: "Spero che Pd la faccia pagare a Veltroni"

"Lo dico esplicitamente: credo che Veltroni, tagliando fuori la sinistra, si sia assunto una pesantissima responsabilità storica di fronte all'Italia consegnando il paese a Berlusconi, e spero che dopo le elezioni dentro al Pd gliela facciano pagare". Lo ha detto Oliviero Diliberto, uno dei leader della Sinistra Arcobaleno, dopo avere incontrato gli elettori a Torino al mercato di corso Palestro.

12:07 Veltroni: "Bertinotti ha segato l'albero del governo Prodi"

Bertinotti? ''E' sempre lo stesso... lo e' stato nel 1998 creando i problemi che sappiamo, e ha segato l'albero del governo Prodi dal primo giorno in cui è cominciata questa legislatura''. Lo ha detto Walter Veltroni, replicando in maniera durissima ai giudizi che il leader di Rifondazione Comunista e di Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti ha oggi rivolto allo stesso Veltroni. Definendolo un superficiale e pronosticando la sua sconfitta.

12:01 Storace: "Rimborsi elettorali per 5 anni, una rapina"

"Il primo atto che deve fare il nuovo Parlamento è costringere la casta a restituire 400 milioni di euro ai cittadini. Lo scandalo dei rimborsi elettorali per cinque anni, quando la legislatura ne è durata due, assume contorni più che imbarazzanti. Ci sono partiti che prendono dieci volte i soldi che dicono di aver speso. E' Una rapina che va sotto il nome della legge". E' quanto dichiara Francesco Storace.

11:50 Tg Mesiaset, netta prevalenza del Pdl

Sempre secondo i dati elaborati dal Centro d'ascolto per l'informazione radiotelevisiva, sui Tg Mediset il Pdl ha ottenuto il 37,67% degli ascolti; il Pd il 24,8%; la Sinistra Arcobaleno l'8%; l'Udc il 7,56%.

11:48 Nei Tg Rai Pd e Pdl totalizzano 57% degli spazi

Nei Tg della Rai Pdl e Pd hanno spazi ed ascolti molto superiori a quelli degli altri partiti. I dati dei primi 50 giorni di campagna elettorale (7 febbraio-27 marzo), elaborati dal Centro d'ascolto per l'informazione radiotelevisiva, evidenziano che il Pdl ha il 29,29% degli ascolti; il Pd il 27,67%; l'Udc il 12,43%; la Sinistra arcobaleno il 10,75%.

11:44 Gentiloni: "In Senato Pdl non avrà maggioranza"

"Il centrodestra non avrà la maggioranza al Senato" e ci sono "tutte le condizioni per una rimonta e un'affermazione del Partito democratico e di Veltroni alla Camera". E' la "sensazione" espressa dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, a margine di un convegno a Catania.

11:32 D'Alema: "E' il Pd la forza anticamorra"

"E' giusto quel che ha detto Walter Veltroni" sulla camorra, "perchè è un modo forte di dire che noi non intendiamo subire condizionamenti e inquinamenti, perchè il Pd è la forza anticamorra". Lo ha detto il ministro degli Esteri Massimo D'Alema conversando con i cronisti alla stazione centrale di Napoli.

11:32 Tabacci: "Campagna elettorale vuota di contenuti"

Da Villa d'Este, a Cernobbio, Bruno Tabacci della Rosa Bianca definisce quella in corso "una campagna elettorale vuota di contenuti, con le stesse persone e le stesse vuote promesse''. Tabacci ricorda anche che è la quinta volta che Silvio Berlusconi si presenta alle elezioni, ''contro Prodi o amici di Prodi. Letta e Tremonti mi spieghino come mai non hanno ancora risolto i nostri problemi. Loro hanno guidato il Paese per quindici anni''.

11:30 Di Pietro: "Voto utile è quello che aiuta il buon governo"

Antonio Di Pietro, oggi a Siracusa, interviene nella polemica sul "voto utile": "non è voto utile esprimere la preferenza solo per le due piu' grosse liste, è utile esprimere una preferenza che incida sul buon governo e la stabilità dello stesso per il Paese".

11:28 Veltroni: "Non investire in cultura è un suicidio"

"Per l'Italia, con la sua storia e le sue bellezze artistiche, non investire in cultura significa suicidarsi". Lo dice Walter Veltroni in una videointervista realizzata a Brescia e trasmessa stamani alla seconda giornata dell'incontro promosso dal Pd al teatro Litta, e dedicato alla cultura.

11:16 D'Alema: "Berlusconi a Napoli? Già troppi problemi..."

"Berlusconi a Napoli? Mi pare che la città abbia già abbastanza problemi...". Con questa battuta Massimo D'Alema ha risposto alle domande dei giornalisti sull'impegno annunciato ieri dal leader del Pdl di trasferirsi nel capoluogo campano, in caso di vittoria alle elezioni.

11:15 Franceschini: "Berlusconi è vecchio per governare"

Per Dario Franceschini, vicesegretario del Pd, "Berlusconi è vecchio per guidare il Paese". A Pordenone per incontri elettorali, Franceschini ha detto che "una cosa era Berlusconi nel 1994, quando aveva 57 anni ed era la prima volta che si candidava. Un conto è la situazione odierna, che lo vede candidarsi per la quinta volta all'età di 71 anni: non ci sono paesi in cui uno si presenta cinque volte".

11:14 Bossi arriva a Pontida per il giuramento

Il leader della Lega Umberto Bossi è appena arrivato a Pontida dove questa mattina si riproporrà il famoso giuramento che nel 1167 sancì l'alleanza tra i comuni lombardi contro il Sacro romano impero. Questa mattina saranno chiamati a giurare davanti a Bossi i circa 500 candidato della Lega Nord alle prossime elezioni. Sono presenti anche Roberto Maroni, Roberto Castelli e Roberto Calderoli.

11:11 Maroni: "Un Cdm anche a Malpensa"

"Silvio Berlusconi ha proposto di fare il primo Consiglio dei ministri a Napoli per l'emergenza rifiuti. Questo va bene ma io propongo che il secondo si faccia Malpensa". A lanciare l'idea è Roberto Maroni.


11:10 Maroni: "Da Prodi ereditiamo situazione drammatica"

"Contrariamente da quanto previsto dal governo Prodi la situazione economica è molto negativa, quindi vinceremo le elezioni ed erediteremo una situazione drammatica dei conti pubblici e dei conti privati delle famiglie": lo ha detto Roberto Maroni conversando con i giornalisti a margine della manifestazione della Lega a Pontida.

10:47 Calderoli: "Veltroni sa di avere perso"

Walter Veltroni "ha una rabbia tremenda e sa di aver perso": così Roberto Calderoli replica alle critiche mosse dal leader del Pd all'alleanza tra Lega Nord e Movimento di Lombardo al Sud.
"Chi fa l'accordo con la Lega al nord - ha spiegato Calderoli - e il Movimento per le autonomie al sud ha già vinto. Veltroni sa di aver già perso".

10:45 Franceschini: "Berlusconi sta scappando a gambe levate"

"Berlusconi sta scappando a gambe levate": lo ha detto Dario Franceschini, vicesegretario del Pd, oggi a Pordenone. Prendendo spunto dall'abbandono del candidato presidente del Friuli Venezia Giulia per il centrodestra, Renzo Tondo, Franceschini osserva che "in tutti i Paesi del mondo esistono delle regole base e c'è il confronto diretto tra i due candidati. Questo vale sia per la presidenza di una Regione sia per guidare il Paese. Gli italiani devono capire che chi scappa a gambe levate e si sottrae al confronto evidentemente pensa di non essere più credibile di fronte agli elettori. Berlusconi sta scappando a gambe levate".

10:28 Casini: "Chi pensava di schiacciarci ora ha paura"

"Gli elettori non solo hanno capito la nostra decisione, ma la sostengono e i consensi crescono". Lo afferma in un'intervista al Messaggero di Ancona Pier Ferdinando Casini, oggi nelle Marche in campagna elettorale. "Chi pensava di schiacciarci - continua - si è dovuto ricredere, e ora ha paura. Tanti italiani si stanno rendendo conto che l'unica alternativa, da un lato a una sinistra che ha fallito nella storia e nell'esperienza di governo, dall'altro a una destra populista e ostaggio della Lega, è un centro vero e moderato"

09:42 Veltroni: "Binetti esprime sua singola opinione"

"In un grande partito è normale che ci siano più voci. Paola Binetti esprime la sua opinione ma è quella di un singolo parlamentare mentre la novità è che se vinceremo ci sarà un solo gruppo parlamentare". Walter Veltroni spiega così le parole espresse dalla senatrice su coppie di fatto e temi etici. E ribadisce che con i Cus "si è fatto un lavoro positivo importante che può essere una base di partenza condivisa" in parlamento

09:24 Veltroni: "No ad altro indulto, sì a carceri efficienti"

Walter Veltroni dice no a un eventuale altro indulto e rilancia sulla necessità di costruire nuove carceri: "Non sono per un provvedimento come l'indulto ma quella era una situazione di emergenza. Io sono per fare un'altra cosa: carceri efficienti e moderne. Bisogna dare un segnale di rigore e responsabilità".

09:18 Bertinotti: "Veltroni perderà, è troppo superficiale"

Il verdetto del 13 e 14 aprile è scritto: "Sicuramente Veltroni perderà le elezioni". Ne è certo Fausto Bertinotti che in un'intervista al "Giornale" spiega perché il leader del Pd non vincerà la competizione elettorale: "Con la sua linea non entra nel profondo della società. Ci riesce meglio il centrodestra. Ha, sì, un'immagine molto forte, ma resta in superficie, non fa sognare, e quindi non entra in contatto, per esempio, con la classe operaia". E poi ha un handicap: "La coalizione ripropone le liti del passato: Binetti contro radicali, Di Pietro, etc...".

09:10 Veltroni: "Bertinotti ha segato l'albero del governo Prodi"

"Bertinotti ha fatto cadere il governo nel '98, ha segato l'abero del governo Prodi dal primo giorno di questa legislatura". Così Walter Veltroni ospite di 'Omnibus' su La7. Il leader del Pd commenta quanto affermato dal presidente della Camera in un'intervista al "Giornale", dove sostiene che "sicuramente Veltroni perderà le elezioni". "L'auspicio o la previsione che noi non vinciamo le elezioni, le lascio a lui - replica Veltroni - io sono convinto di vincere".

09:03 Veltroni: "Berlusconi, campagna elettorale incivile"

"Il modo di fare campagna elettorale di Berlusconi è assolutamente incivile". Lo ha detto Walter Veltroni a 'Omnibus' riferendosi in particolare l'emergenza rifiuti a Napoli: "C'è un problema? Lo risolvo io. Ma in piazza contro i termovalorizzatori c'erano l'estrema destra e l'estrema sinistra, Alemanno e i sindaci di Forza Italia. Vediamole bene queste responsabilità". Quanto a Antonio Bassolino, ha ribadito che nel momento dell'emergenza è stato giusto che non andasse via "perché sarebbe stato un atto di irresponsabilità che avrebbe creato una crisi istituzionale. Subito dopo, invece, bisognerà aprire una forte discontinuità".

08:55 Veltroni: "Farò solo alcuni nomi ministri indipendenti"

"In nessun paese europeo si dicono i ministri prima delle elezioni" anche se "in Italia è un tale disastro che capisco perché vengano sollecitazioni" in questa direzione. Quindi, "non escludo che io faccia nomi di indipendenti perché sarà un governo nuovo e forte". Lo ha detto Walter Veltroni a 'Omnibus', su La7. "Ciò che conta è cosa si vuole fare per il paese e la coerenza con i programmi".

08:53 Veltroni: "Tutti i voti sono utili, importante è votare"

"Io non parlo di voto utile. L'importante è andare a votare. Non c'è nulla di peggio dell'indifferenza". Lo ha detto Walter Veltroni, ospite di "Omnibus" su La7, precisando che a suo parere il voto delle prossime elezioni "segnerà la svolta": "l'Italia o cambia o perde. Non serve una normale amministrazione", ma un cambiamento ambizioso. Se la destra prenderà un voto in più, governerà. Se noi prenderemo un voto in più, governeremo".

08:49 Veltroni: "Elettorato mobile, penso a una sorpresa"

"Oggi l'elettorato è molto mobile e può darsi che io mi sbagli, ma ho l'impressione che il Paese darà una sorpresa. Si stanno redistribuendo gli indecisi e gran parte sta scegliendo noi". Così Walter Veltroni ospite del programma "Omnibus" di La7. "Gli italiani - spiega - sono preoccupati per la situazione internazionale e capiscono che devono girare pagina". Quanto a un'eventuale squadra di governo, conferma che farà "alcuni nomi di personaggi indipendenti". E sui nomi di un eventuale governo del Pdl: "Abbiamo letto i nomi di Tremonti, Bossi e Maroni ma lo sapevamo dal '94... Non mi sembra un grande scoop''



Report "Veltroni/Berlusconi"

Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Contemporaneamente Veltroni ha anche invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare tutti davanti a un tavolo.

Zingaretti batte Berlusconi e pure Veltroni ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel suo "taccuino elettorale" Marcello Sorgi offre ai lettori i risultati di ascolto. Veltroni ha fatto più share di Berlusconi. Ma entrambi, sottolinea, sono stati sconfitti dal commissario Montalbano. Si potrebbe scrivere che Zingaretti ha battuto Berlusconi e pure Veltroni.

Trattativa più vicina ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ALITALIA Veltroni pungola il governo e fa asse con i sindacati per non perdere AirFrance Pressing del Pd. Trattativa più vicina GIANNI DEL VECCHIO Fare della moral suasion nei confronti dei sindacati affinché mettano da parte qualche pretesa e riannodino i fili con AirFrance.

Il fallimento, spettro bipartisan, turba la politica ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e a ben vedere anche per Berlusconi potrebbe essere un problema calare le carte, soprattutto se in mano avesse solo una coppia non vestita: insomma un bluff. Mentre già si intravede il palleggio delle responsabilità, Walter Veltroni reclama "la regia" del governo ma si dice convinto che "la politica deve stare fuori".

Nel Pdl riparte l'operazione Pizza ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: una conferenzastampa di 50 minuti analoga a quelle tenute da Berlusconi e Veltroni. La sua conferenza concluderà il ciclo e avrà la collocazione che, tradizionalmente, spetta a quella conclusiva del presidente del consiglio. Berlusconi, passato lo spavento che l'operazione Pizza potesse provocare il rinvio del voto, ieri s'è tonificato coi calcoli sui possibili danni per Casini.

Rifiuti, duello tra veltroni e il cavaliere ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader pd: distruggerò i clan Rifiuti, duello tra Veltroni e il Cavaliere NAPOLI - Duello a distanza tra Veltroni e Berlusconi, entrambi in Campania per la campagna elettorale. Il Cavaliere attacca il centrosinistra e annuncia: "Farò il primo Consiglio dei ministri qui a Napoli sulla questione rifiuti".

Veltroni: "distruggeremo la camorra" - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A pochi chilometri, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini attaccano da Piazza Plebiscito, Napoli, sul disastro spazzatura e sulla gestione Bassolino. Veltroni accenna solo una volta al governatore. Per difenderlo. "Non si può accusare soltanto una persona per quello che accade in Campania.

Come misurare la libertà del voto - giovanni valentini ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 24 Ore in cui non si perita di chiedere una "discontinuità con il passato", insinuando una distinzione fra Veltroni e Gentiloni. E con un esplicito ammiccamento dichiara: "Chi conosce il settore della comunicazione come Veltroni, non può partire dalla Gentiloni. Il programma del Pd sul sistema televisivo, per quello che si legge, è un progetto non punitivo".

"un referendum sul percorso compensazioni? parliamone" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi le ha inviato la sua solidarietà. Come commenta? "Lo ringrazio come ringrazio tutti coloro, da Fassino a Veltroni, che hanno fatto altrettanto". Il leader del Pdl propone riduzioni fiscali alle famiglie della Val di Susa per i disagi dei cantieri.

Lazio, il match decisivo tra pd e pdl - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Popolo Walter Veltroni chiuderà la sua campagna a piazza del Popolo venerdì 11 alle 17. Giovedì al Colosseo Berlusconi e Fini Lazio, il match decisivo tra Pd e Pdl Chi vince anche per un solo voto si aggiudica 15 dei 27 senatori GIOVANNA VITALE è talmente decisiva la partita del Senato nel Lazio, che Walter Veltroni ha deciso di chiudere a Roma il suo tour nelle 110 provincie d'

Party e piazze semivuote la campagna elettorale fa flop - antonella romano ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Palermo Party e piazze semivuote la campagna elettorale fa flop Poca gente per i big, domani arriva Berlusconi I dati della Digos "Mai più di 2 mila persone ai comizi" Alle feste solo gente selezionata ANTONELLA ROMANO PER Veltroni e la Finocchiaro 1.800 presenze in piazza Massimo, per Casini all'Astoria erano in mille, Bertinotti ne ha portati in piazza 1.

Partita a scacchi senza certezze - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Certo il 9 aprile anche Walter Veltroni metterà il suo popolo alla prova di piazza Plebiscito. Intanto però il confronto di ieri consegna una doppia immagine: i pullman azzurri di Berlusconi che calano su Napoli e quello verde di Veltroni a peregrinare nella regione, accontentandosi di appuntamenti più domestici.

E in irpinia attacca de mita - dario del porto ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: specie quando Veltroni sceglie, in maniera studiata, di non nominare mai Berlusconi limitandosi a parlare del "candidato premier dello schieramento a noi avverso". A Salerno, il segretario del Pd trova il sindaco Vincenzo De Luca, fino a ieri oppositore principe di Antonio Bassolino ma oggi, auspice anche Massimo D'Alema,

La promessa di berlusconi "consiglio dei ministri a napoli" - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi prende posizione sulla camorra: "La sinistra a Napoli e in Campania resta lì nelle sue posizioni di potere. Bassolino non intende dimettersi e Walter Veltroni insiste a dire che noi nei nostri incontri non abbiamo fatto i nomi della mafia e della camorra.

"oj silvio, oj silvio mio..." ma non è un plebiscito - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: giovani del Pd scattano foto dai telefonini per informare Veltroni: non c'è nessuno... Siamo più di 70 mila, ma i sindaci si guardano smarriti E l'impianto acustico fa i capricci Ho sofferto come e più di voi per la tragedia della spazzatura. Le televisioni di tutto il mondo dipingevano un'Italia sotto i rifiuti Veltroni ci ha fatto credere che il cambiamento a sinistra era possibile,

Sfida su camorra e rifiuti ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pagina I - Napoli Il Cavaliere: "Primo Cdm a Palazzo Reale, resto finché c'è emergenza". Il capo Pd: "Da lui solo offese. E non cita le cosche" Sfida su camorra e rifiuti Berlusconi: governerò da Napoli. Veltroni: legge anticlan.

Pagina X - Napoli (segue dalla prima di cronaca) na differenza di stile, alla quale si aggiunge una ... ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni impugna la spada della lotta alla criminalità, Berlusconi la ramazza di chi vuole spazzare via i rifiuti. Eppure, dietro i proclami, resta la sensazione di una campagna elettorale debole, con il rischio serio di un vasto astensionismo, nella quale echeggia un generale "vorrei ma non posso", checché dica lo slogan veltroniano.

Il sillabario del regista b come bugie di berlusconi p come paura dell'illegalità ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quella è la zavorra, tutti ce ne dobbiamo liberare: è un elogio della leggerezza, intesa non come comtrario della serietà, ma come contrario della pesantezza" eltroni - "Non c'è la V di Veltroni? Peccato". Vittimismo - "Uno dei peggiori vizi italiani: la colpa è sempre di un altro".

Il cavaliere getta la rete per il dopo voto "accordo con il pd per sbloccare il paese" - (segue dalla prima pagina) claudio tito ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Davanti alle feluche si è scagliato contro la sinistra radicale, ma nei confronti di Veltroni e di Prodi solo commenti ovattati. Da tempo Berlusconi spiega ai suoi che "Walter è il meglio che una sinistra moderna possa offrire in Italia". Frasi puntate, appunto, in primo luogo a "sdoganare" il rapporto con l'ex sindaco di Roma.

Confronto tra leader in tv subito "dimezzato" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni non vanno da Vespa. La Dc di Pizza bocciata dal Tar siciliano CARMELO LOPAPA ROMA - Tutti contro tutti. In novanta minuti, il tempo di una partita di calcio. Solo che a disputarsela dovrebbero essere in quindici: l'intera sfilza di candidati premier che questa campagna elettorale ha gettato nella mischia.

Massoni divisi tra walter e silvio "ma per le riforme sì a larghe intese" - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi? Veltroni? O magari Veltrusconi, in nome della fratellanza? Parliamone fraternamente nel tempio con un fraterno coltello puntato alla schiena, si dicono i fratelli alla Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia, arringati, come se fosse lo stesso, dall'ordinario di Filosofia della Scienza all'Università di Milano e da Alessandro Meluzzi,

Ho un sogno, il Sud senza mafia e camorra Veltroni in Campania attacca Berlusconi: quando eri al governo, non hai fatto nulla sui rifiuti ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Ho un sogno, il Sud senza mafia e camorra" Veltroni in Campania attacca Berlusconi: quando eri al governo, non hai fatto nulla sui rifiuti di Andrea Carugatiinviato a Salerno/ Segue dalla prima È LA SEDE PIÙ ADATTA per dire, ancora una volta, che lui a dare per scontate mafia e camorra non ci sta.

Berlusconi stoppa il faccia a faccia. E in Rai mandano tutti i candidati da Vespa ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Del resto Berlusconi non ha mai accettato di sfidare in tv Veltroni. E così la Rai, dietro indicazione della commissione di Vigilanza, ha deciso che da Vespa per 90 minuti ci saranno tutti i candidati premier. Che sono ben 15. Un'incredibile ammucchiata a cui Berlusconi ha già detto che sicuramente non parteciperà optando per Matrix su Canale 5.

Piove a Napoli: occhio alla mezza piazza piena ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il gioco si fa duro e la par condicio non esiste più, è nebulizzata) qualche brandello di Veltroni e capiamo perché non li vedremo mai faccia a faccia: Berlusconi non riesce a far dimenticare Berlusconi; Veltroni appare come uno capace di farti riamare il tuo paese. E l'Altissimo sa che non ci sarebbe lotta. Paolo Ojetti.

Ripartiamo dal Sud ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: appello di Veltroni a non accettare il voto inquinato. Legalità e sviluppo sono due facce della stessa medaglia e sviluppo del sud significa innanzitutto infrastrutture. L'intero sistema infrastrutturale (ferrovie, strade, porti e aeroporti) deve essere messo nelle condizioni di garantire il flusso delle merci dal mediterraneo ai mercati del nord,

Se Boselli e Bertinotti ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: inconvenienti sarebbe meno peggio della vittoria di Berlusconi o di una grande coalizione (premier Berlusconi e vice Veltroni??!!). Queste considerazioni di umorismo nero non tolgono le speranze a chi vorrebbe un rinnovato socialismo oltre alla sconfitta di Berlusconi. Ripeto l'aforismo di Guglielmo D'Orange: "Non c'è bisogno di sperare per iniziare, né di riuscire per perseverare"

Malattie e paura ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E dunque così come Berlusconi può vantare dieci punti di vantaggio, Veltroni potrebbe benissimo annunciare il sorpasso dell'avversario. Ma per il cavaliere tutto ciò non conta. Del resto, dieci anni fa, dopo la prima affermazione di Prodi contestò i voti degli elettori sostenendo che gli unici veritieri erano i voti dei suoi sondaggisti.

Penultimo venerdì istruzioni per l'uso ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni tuona contro la delinquenza organizzata da Caserta e preannuncia un Ddl specifico. Si dirà: e grazie, tutti forti agli orali. Calma. Berlusconi chiede un'Alitalia nostrana dopo aver detto e contraddetto esponendo al ludibrio una faccenda già massacrata di suo.

Ossessionato dalla sconfitta E dal governo istituzionale ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a cui fare appello in caso di replica che gli arriva, come monito dal suo diretto avversario, Walter Veltroni che non manca di ricordargli che le istituzioni, per definizione, non sono di parte ma "rappresentano tutti gli italiani. Così è stato con Ciampi, così è con Napolitano, così è la Corte Costituzionale e i presidenti di Camera e Senato".

Vieni avanti decretino ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'entourage di Veltroni, scrive il Corriere, si è reso conto che l'ultima settimana di campagna elettorale dev'essere giocata all'attacco di Berlusconi, per "mobilitare gli indecisi". "Il buonismo ­ avrebbe detto Goffredo Bettini ­ mi ha rotto le scatole". Meglio tardi che mai.

Telefono azzurro: in un anno 923 casi di abusi ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per contrastare il fenomeno dell'abuso, Telefono azzurro promuove la campagna "Aprile azzurro" e ieri, tramite il suo presidente Ernesto Caffo, ha chiesto aiuto alla politica, "perché esistono carenze gravi sugli interventi nei confronti dei minori". Tra i primi a rispondere ieri, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi.

Tra bici, pattini e tir i candidati in moto per non restare a piedi ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il pullman di Veltroni in Liguria ha fatto apparizione ad inizio marzo, mentre l'Udc ha scelto le Smart in controtendenza con " i candidati di peso", come gli ha definiti Casini. Nonostante il nostro mare, nessuno ha mai pensato alle barche. Solo Berlusconi partì da Genova con la Nave Azzurra nel 2000, lanciando Biasotti alla conquista della Regione.

Vola la campagna antisindacale dell'Alitalia ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Magari è proprio questo il disegno di Veltroni. I lavoratori di Alitalia, con le loro paure, ragioni e contraddizioni, sono soli. Sotto una campagna che fa sembrare di sinistra persino il buon senso di Cesare Romiti, che si domanda perché non si possa far continuare a lavorare l'azienda, tagliando gli sprechi ma conservando il patrimonio industriale,

Nani in alto ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi 1,71 (ha detto il vero), Romano Prodi 1,74, Walter Veltroni 1,83, Pier Ferdinando Casini 1,83, Vladimir Putin 1,67, Nicolas Sarkozy 1,65. Ma l'unità di misura è del tutto relativa, come spiega la showgirl Ramona Badescu sulle colonnine de la Repubblica: "Napoleone era un bambino rispetto a Berlusconi".

Roma, centrosinistra o morte ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bernardo Bertolucci suggerì a Veltroni di promuovere un luogo transculturale, una sorta di laboratorio aperto a tutti. Veltroni rispose enumerando quello che già c'è: Auditorium, Palazzo delle Esposizioni, Casa del Cinema, Casa del jazz, tutte cose che erogano servizi culturali ma non fanno un laboratorio.

I conti con la sconfitta ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: si è fatto convincere dal voto utile ed era pronto a votare Veltroni, ma adesso ha di nuovo cambiato idea: visto che Berlusconi vincerà in ogni caso tanto vale dare un po' di forza in più alla Sinistra: voterà per Bertinotti. Sembra deciso. Che Veltroni perderà, Giuseppe lo mette anche nero su bianco con le percentuali, ecco la previsione del professore di Reggio Calabria: Pdl 44,

Un Silvio poco pop alla sfida campana ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche se questa volta Silvio Berlusconi arriva in trionfo nella Napoli sommersa dalla spazzatura, non sarebbe stato il caso di rischiare con Veltroni a poche decine di chilometri, a Caserta prima, Salerno e Avellino dopo. Se il Pd riempie e il centrodestra fa flop a casa di un Bassolino alle corde, è la fine.

Rai, mega confronto tra i candidati premier ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: assolutamente disponibile a fare un confronto tv con Walter Veltroni, ma la legge non lo rende possibile". Il duello per Berlusconi sarà quello a distanza su Matrix, sempre l'11 aprile, 45 minuti per ciascuno, prima l'uno poi l'altro. "E Veltroni, come è già successo in Rai, avrà il vantaggio di parlare dopo di me", sottolinea il leader del Pdl.

Expo, superpoteri alla Moratti Domani festa in Buenos Aires ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma nè il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, nè il candidato del Pd, Walter Veltroni, hanno preso contatti con lo staff del Comitato. "Questa è una festa che appartiene al popolo milanese - attacca il portavoce Roberto Pesenti- e la folla che parteciperà dimostrerà la coesione di Milano per l'Expo".

Tremonti: protezionismo? Sì, ma <alla Bonino> ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Economist a favore del Pd di Veltroni? "Il Partito democratico si sta spostando su posizioni liberali - risponde Tremonti - e credo che loro abbiano voluto evidenziare questo. Ma secondo me si tratta di un cambiamento di rotta superficiale". Un parere sulla vicenda Alitalia: "La posta in gioco non è solo l'azienda, ma il mercato del traffico aereo nel nostro Paese,

E Veltroni chiese l'aiuto di Epifani: serve uno sforzo ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il solco si evidenzia nei conversari tra il leader democratico e il segretario della Cgil, perché mentre Veltroni definisce "insostenibile" la rottura delle trattative con Air France, Epifani si appella alla necessità di tenere saldo il sindacato: con il possibile arrivo di Berlusconi a palazzo Chigi, "non possiamo impiccarci ora ad una soluzione".

Storace: io il Pannella della Bonino-Santanché ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni invece è più falso di una banconota da 110 euro. Peggio di Fini, che è inoffensivo; Veltroni è spietato. Gli preferisco Rutelli, che a Roma è una minestra riscaldata ma se si fosse candidato a Palazzo Chigi avrebbe vinto". L'orgia di asce bipenni e motti fascisti di Casa Pound, occupata dai ragazzi di destra che ospitano in cortile le ambulanze della Protezione Civile,

<Walter folgorato come San Pietro> ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ci ha fatto credere" che il cambiamento a sinistra era possibile, che lui era "stato folgorato sulla via per Damasco come San Pietro". Gaffe biblica per Silvio Berlusconi che, durante il comizio a Napoli, ha scambiato San Pietro con San Paolo: fu infatti quest'ultimo (nella foto) che, mentre a cavallo si recava a Damasco per arrestare i cristiani fuggiti da Gerusalemme,

Berlusconi: terrò a Napoli il primo Consiglio dei ministri ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a Veltroni: "Gli consiglierei di cambiare il suo slogan da "se pò fà" in "se pò bleffà" ". In un'intervista all'agenzia Agi invece un giudizio sugli elettori della sinistra: se 2 anni fa, anche se con problemi di interpretazione, spese la parola "coglione", oggi dice che "chi vota gli altri è in buona fede,

Berlusconi: primo esecutivo a Napoli Veltroni: annienteremo tutte le mafie ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Rifiuti e criminalità, scontro in Campania. No dei leader Pdl e Pd al confronto da Vespa Berlusconi: primo esecutivo a Napoli Veltroni: annienteremo tutte le mafie.

ROMA Guerra a distanza su rifiuti e criminalità tra Berlusconi e Veltroni. Il primo, parlando ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader del Pd, Veltroni, invece, parlando in una villa confiscata ad un boss camorrista, ha presentato un disegno di legge contro tutte le mafie che opprimono il Mezzogiorno, mafia, camorra e 'ndrangheta. E ha inoltre ammonito: basta processi ai singoli sul problema dei rifiuti, sono tutti responsabili.

ROMA - Nella Sinistra Arcobaleno, non solo tra i Verdi, l'imbarazzo si taglia a fette per l
 ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si riserva una stoccata velenosa il socialista Enrico Boselli che definisce " assordante" il silenzio di Veltroni e Berlusconi su questa storia. "Prima hanno taciuto su Mastella, adesso tacciono su Pecoraro Scanio. Il loro è un garantismo a targhe alterne". S.So.

LO SAPPIAMO, Nicolas Sarkozy è riuscito a sciacquare nelle acque del Tamigi i panni sporchi ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il dibattito seguito allo scambio epistolare tra Berlusconi e la moglie Veronica, lo scorso anno, in seguito alle frasi pronunciate da Silvio durante una cena di gala? E ancora: vent'anni fa sarebbe stata ipotizzabile un'intervista come quella rilasciata dalla moglie di Veltroni, Flavia, che ha confessato di essere ben gelosa del marito?

O rmai ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quando polemizza con Walter Veltroni dicendogli che "può promettere tutto quello che vuole, tanto non governerà", riconosce il sentiero stretto sul quale chiunque vinca dovrà camminare. Per questo risponde al segretario del Pd che lo ha accusato di considerare un sacrificio il ruolo di premier, ribadendo: "Per me è davvero una croce".

Veltroni nella Campania dei rifiuti: emergenza, non ha colpa uno solo ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi dice che in due mesi risolverà tutto, ma perché non l'ha fatto quando era Presidente del Consiglio?". Per la prima volta Veltroni difende con una certa forza Bassolino. Ma non lo cita mai. E, fatto ancor più significativo, finora il governatore campano non si è fatto vedere sul palco dei suoi comizi,

Sfida in tv tra candidati premier Sono in 15, no da Silvio e Walter ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Niente Silvio Berlusconi né Walter Veltroni. Dice Berlusconi: "Dico di no. Secondo me è controproducente per chi parteciperà. Il vero confronto sarà a Matrix con 45 minuti a testa ". Veltroni fa sapere di essere orientato a non partecipare. Pier Ferdinando Casini e Fausto Bertinotti sono incertissimi, Casini è in attesa di capire "cosa faranno davvero quei due"

Bertinotti accusa <Veltrusconi> <Per loro la sinistra rischia la vita> ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Silvio Berlusconi, non è ovviamente mai andato giù. Ma finora contro lo spettro del "Veltrusconismo " non aveva mai usato toni così drammatici come quelli adoperati ieri, nel corso di una puntata di Otto e mezzo su La7: "è un rischio drammatico che esiste, la sinistra rischia di essere messa fuori gioco dall'americanizzazione della politica e di questa campagna elettorale,

Francesco Rutelli, candidato a sindaco del centrosinistra, ricorda che Roma non è Beirut& ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come riporta testualmente il libello berlusconiano, denuncia chiaramente che chi ha pensato e scritto il tutto non ha la più pallida idea di che cosa sia Roma". Berlusconi ha dichiarato: "Veltroni ha aumentato del 243% le spese per le consulenze". La risposta di Marco Causi, ex assessore al Bilancio: "Berlusconi continua a fornire cifre sbagliate.

Il dossier del Popolo della libertà su quello che viene definito il fallimento de ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni" è stato scelto da Berlusconi". "La rivista, con la lettera di Berlusconi - ha detto ancora Francesco Giro - è il frutto del lavoro che l'opposizione ha svolto in un anno". Di cosa si tratta, come è stata realizzato il dossier? Si tratta del collage dei titoli delle cronache romane di alcuni quotidiani.

Visti dai francesi ( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: affrontement entre Silvio Berlusconi et Walter Veltroni n'a jamais véritablement débuté. Le candidat du Parti démocrate qui, dans les premières semaines, avait réellement créé une dynamique en faisant le choix courageux de se présenter seul devant les électeurs s'est essoufflé faute de propositions concrètes et d'une rupture complète et assumée.

Segue balladur ( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni dovrebbe saperlo meglio di ogni altro: la sua proposta di riforma elettorale, elaborata da Vassallo e accettata da Berlusconi, è fallita per gli slittamenti progressivi ai quali è stato costretto a causa delle spinte "corporative" delle diverse componenti del suo schieramento.

Dal nostro inviato CATANIA Lo chiamano 'Mmazzapatri, come tutti ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha voluto sul palco solo la Finocchiaro e ha sempre citato insieme "Anna e Rita", la sua candidata presidente e la Borsellino che è in lista con la Sinistra arcobaleno, divisa dal Pd ovunque tranne che in Sicilia (le due sono pure candidate in competizione in Emilia Romagna, entrambe al Senato).

Criminal minds roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani ( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Cosa sarebbero Berlusconi, Bertinotti, Bosetti, Casini, Ferrara, Santanché e Veltroni se fossero attori? O medici? Ad Alajmo, abile nel noir, è venuto in mente di raccontarceli come criminali, assassini. "Il gioco è gioco, e nel gioco "se fosse" vale tutto.

Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa ( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco di prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala.

NAPOLI - Nelle vesti di re Ferdinando di Borbone, Silvio Berlusconi ieri pomeriggio ha prome ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Fini arrivano nel capoluogo campano appena sgomberato dai cumuli di pattume. Veltroni li tallona da vicino parlando a Caserta, e la Campania torna ad essere regione chiave per il risultato elettorale. Appena arrivato in città il leader di An si reca subito a Scampia per incontrare il parroco anticamorra,

Gaffe sulla salama: Rutelli finisce affettato dai ferraresi ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Finocchio il candidato sindaco di Roma attacca Silvio Berlusconi, comparando l'insaccato con un dossier curato dal centrodestra e critico nei confronti dell'amministrazione capitolina, passata dalle mani di Rutelli a quelle di Veltroni. Documento che verrà distribuito ai romani. "A giorni arriverà la "salama" di Berlusconi, il libro che dipinge Roma come una città sottosviluppata -

Il professore di Padova e la Sindone ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli" ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 82 del 2008-04-05 pagina 0 Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli" di Adalberto Signore Il leader del Pdl: "Serve un largo consenso perché prenderemo subito provvedimenti impopolari". Veltroni in Campania: "Una legge contro le mafie". Ma Saviano lo inchioda Per "senso di responsabilità", spiegava nei giorni scorsi in privato,

Rimborsi elettorali: così i micro-partiti divorano 11,5 milioni ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a dimostrazione che nonostante gli esorcismi contro il bipartitismo, le paure che il Pdl di Berlusconi e il Pd di Veltroni finiscano col fagocitare ogni cespuglio, il nostro è ancora il Paese del particulare e dei mille campanili. Piccolo sarà anche brutto, ma rende. Sono una cinquantina, i partiti che non ci sono ma che consumano come se ci fossero.

1. Il tour di Walter Veltroni ha fatto tappa ieri in Campania. In una giornata sotto la pioggia, il ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha minacciato Veltroni. 2. Il commissario straordinario per l'emergenza immondizia in Campania, il prefetto Gianni De Gennaro. 3. Per una curiosa coincidenza, anche il Popolo della Libertà, ieri in Campania. Più precisamente a Napoli dove il candidato premier Silvio Berlusconi ha tenuto un comizio in Piazza del Plebiscito con Gianfranco Fini.

"Antonio non c'era perché gli elettori non lo amano più" ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mai sentito nelle precedenti 95 tappe e così accade il finimondo quando Walter Veltroni attacca seppur di striscio Silvio Berlusconi: "Oggi è tornato a dire, "come sono stanco, governare per me è un sacrificio, è come portare la croce", come se governare l'Italia fosse una gentile concessione. Ma governare è il massimo onore per un italiano e per farlo bisogna avere energia, forza.

Gli sfidanti dicono no al salotto di Vespa ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: BERLUSCONI: ISTITUZIONI CONTRO DI ME. E VELTRONI: NON CAPISCE CHE SONO DI TUTTI Gli sfidanti dicono no al salotto di Vespa [FIRMA]UGO MAGRI ROMA L'incubo brogli turba i sogni del Cavaliere. Lui e i suoi collaboratori sospettano di Amato. Non piace come il ministro dell'Interno affronta il "caso Pizza",

In ginocchio da Air France ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per uscire dall angolo Walter Veltroni prova a cavarsela nel solito modo, cioé chiedendo alla politica di farsi da parte e di lasciare la vicenda ai protagonisti istituzionali, ma la difficoltà del candidato premier è palpabile. Come quella dei sindacati, sui quali Romano Prodi mercoledì sera ha rovesciato l accusa di "avere commesso un grave errore"

La sinistra radicale incalza Romano Prodi E il falco Calearo fa arrossire Veltroni ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ministro del Nordest di Walter Veltroni, Massimo Calearo, per cui "il fallimento di Alitalia non è un tabù ed anzi potrebbe essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in modo sano". Apriti cielo! "Calearo lo proponga alle sue aziende e il Pd lo vada a spiegare ai 12mila lavoratori che rischiano il posto di lavoro - replica inviperito il socialista ex diessino Gavino Angius -

Tv piemontesi sbilanciate su Veltroni ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni batte Silvio Berlusconi 45,54% a 28,19%. Non sono i dati dell ultimo sondaggio commissionato a qualche istituto di rilevamento, ma la percentuale di apparizioni nella settimana tra il 16 e il 23 marzo degli schieramenti riferibili ai candidati premier di Pd e Pdl sulle tv locali piemontesi, compresa la testata regionale della Rai,

Porcellum atto secondo personaggi e interpreti Mi sorge un dubbio: i simboli di Pd e Pdl p ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni Presidente" e "Berlusconi Presidente" facendo riferimento al fatto che in caso di vittoria di uno o dell'altro schieramento le due persone indicate saranno i futuri presidenti del Consiglio. La Costituzione recita all'articolo 92: "Il governo della Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio e dei ministri,

Il Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a non dimettersi gli abbia fatto un favore ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: almeno da queste parti per Berlusconi i giochi sono fatti. La sinistra, Veltroni e D'Alema, catapultato da queste parti per salvare il salvabile, non hanno scampo. "Con Bassolino che non vuole dimettersi - spara il Cavaliere - Veltroni insiste a dire che noi non abbiamo mai parlato di mafia e camorra.

Ministro Luigi Nicolais, Veltroni in Campania ha detto che sulla questione rifiuti nessuno può ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Ma no, Veltroni ha detto quello che andiamo ripetendo tutti noi da mesi. Il nodo risale a quando è stato fatto il piano rifiuti che prevedeva il termovalorizzatore di Acerra, che non è stato fatto. E poi non è stata mai avviata una vera raccolta differenziata.

La gente è perplessa. C'è chi dice, più o meno convintamente, io questa vo ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dal momento che né Berlusconi né Veltroni hanno il coraggio di riconoscere i drammatici errori di cui è costellato il passato recente dei loro partiti. Come credere nel cambiamento, se chi lo propone si ostina a difendere l'azione di governi che hanno fallito? In queste condizioni l'elettore può compiere un atto di fede,


Articoli

Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alitalia, Police presidente per tornare a trattare. Il Cavaliere la offre ai coltivatori Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna Azienda, governo e Pd vogliono recuperare Air France. Berlusconi no Dietrofront dei sindacati. Dopo neanche 24 ore dalla rottura della trattativa con AirFrance per la vendita di Alitalia, i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto un appello alla compagnia francese affinché torni a negoziare. Un cambiamento di rotta radicale, dovuto dalla presa d'atto che quella transalpina è l'unica proposta seria in campo. Ma anche effetto del pressing del Pd, che non ha attaccato le confederazioni bensì le ha sollecitate a tornare sui loro passi. Contemporaneamente Veltroni ha anche invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare tutti davanti a un tavolo. ieri sera è stato nominato un nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina l'Alitalia ha convocato i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di Coldiretti.

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Zingaretti batte Berlusconi e pure Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

S C R I P T A M A N E N T Zingaretti batte Berlusconi e pure Veltroni PANORAMIX La metafora Il miglior titolo è, senza dubbio, quello del Riformista: "L'Italia è di nuovo nelle mani della Dc". Si può sorridere, ma certo non c'è da stare allegri, come scrive Massimo Franco nella sua nota sul Corriere della Sera: "Il simbolo di un partito quasi invisibile che si richiama nostalgicamente alla Dc potrebbe bloccare il voto del 13 e 14 aprile prossimi. E questo proprio nel giorno in cui Air France abbandona la trattativa per l'acquisto di Alitalia, ritenendo "inaccettabili" le richieste dei sindacati. Sembra la nemesi grottesca di tutto quello che si è cercato di esorcizzare nelle settimane scorse: il ricatto delle forze minori, i fantasmi di un ritorno al passato, e il declino progressivo dell'immagine del paese a livello internazionale. Non è facile spiegare all'estero, ma anche all'opinione pubblica italiana, che forse non si voterà perché il Consiglio di stato ha riammesso a dieci giorni dal voto un partitino escluso dal Viminale. Una volta tanto, sembrano tutti d'accordo: è una vicenda che rischia di coprire di ridicolo l'Italia". Riemerso dal sottobosco scudocrociato col simbolo della Dc, il movimento guidato da Giuseppe Pizza, scrive ancora Franco, "per ora tiene tutti col fiato sospeso". E chiede che Amato ammetta di essersi sbagliato: "Il ministro non lo fa. E il titolare dello scudocrociato, conteso dall'Udc, fa capire che potrebbe accontentarsi di una campagna elettorale abbreviata, in cambio di un sostanzioso risarcimento politico". Conclusione: "È una trattativa emblematica, nella sua scarsa trasparenza, giocata tra formalismi giuridici e promesse sottobanco. Il problema è che dilata la sensazione di una politica prigioniera dei propri riti e della propria impotenza; assorbita da questioni marginali, e condannata a perdere di vista scelte strategiche per l'economia del paese". Sistema-paese Che fine ha fatto l'interesse generale? E il metodo che ha portato l'Italia ad aggiudicarsi con Milano l'Expo 2015? Perché questa vittoria, che segue di pochi mesi l'altro successo conseguito all'Assemblea generale dell'Onu con la moratoria sulla pena di morte, scrive Giovanni Sabbatucci sul Messaggero, "lascerà molto probabilmente una traccia positiva negli scenari del dopoelezioni e potrà anche rappresentare un precedente significativo, un modello di gestione comune di alcune questioni di interesse nazionale!. Potrebbe servire, ad esempio nella vicenda Alitalia. Serve "a un paese in difficoltà". Sabbatucci non sta parlando "di una grande coalizione come panacea di tutti i mali italiani" ma sceglie l'orizzonte di un bipolarismo maturo che sappia declinare l'interesse generale, senza quella contrapposizione muscolare che ha caratterizzato tre lustri della vita politica italiana. Il terzo incomodo Per finire, una segnalazione dalla Stampa all'indomani delle conferenze stampa tv dei due principali candidati a Palazzo Chigi. Nel suo "taccuino elettorale" Marcello Sorgi offre ai lettori i risultati di ascolto. Veltroni ha fatto più share di Berlusconi. Ma entrambi, sottolinea, sono stati sconfitti dal commissario Montalbano. Si potrebbe scrivere che Zingaretti ha battuto Berlusconi e pure Veltroni.

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Trattativa più vicina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ALITALIA Veltroni pungola il governo e fa asse con i sindacati per non perdere AirFrance Pressing del Pd. Trattativa più vicina GIANNI DEL VECCHIO Fare della moral suasion nei confronti dei sindacati affinché mettano da parte qualche pretesa e riannodino i fili con AirFrance. E contemporaneamente spingere il governo a intervenire attivamente nella vicenda per agevolare una nuova partenza della trattativa. Su questo doppio binario si articola la strategia veltroniana per uscire dall'empasse in cui s'è infilato il negoziato sulla vendita di Alitalia. Con qualche primo apprezzabile risultato, visto che sia i sindacati che il governo si sono attivati per riprendere il dialogo con la società transalpina. Tutti hanno notato che dal momento in cui l'ad Spinetta ha deciso di alzarsi dal tavolo e prendere il primo volo per tornare Parigi, mercoledì sera, l'unica forza politica, insieme ovviamente alla Sinistra arcobaleno, che non ha buttato la croce addosso ai sindacati è stato il Partito democratico. Contemporaneamente mentre ieri sui giornali impazzavano articoli e dichiarazioni incandescenti nei confronti della controproposta sindacale al piano francese, il leader del Pd ha ricordato che la vera responsabilità della rottura è da attribuire a Berlusconi e al suo atteggiamento ostile verso AirFrance. Parole molto diverse da quelle di Prodi, che invece ha individuato nei rappresentanti dei lavoratori gli unici responsabili, nonostante sia lui che l'ad Prato fossero a conoscenza del piano sindacale. Una dicotomia, quella Prodi-Veltroni, che è continuata per tutta la giornata e che si spiega con la volontà del leader del Pd di non incrinare i buonissimi rapporti che ha ormai stretto con le tre confederazioni. Basti pensare alla totale sintonia che si respirava sabato scorso alla Conferenza operaia di Brescia del Partito democratico. Una specie di luna di miele, confermata indirettamente anche dalle dichiarazioni dei segretari di categoria di Cgil e Cisl. "Le parole di Prodi sono state vergognose mentre quelle di Veltroni sono di buon senso; l'ex sindaco di Roma è l'unico che non ha strumentalizzato Alitalia", confida Mauro Rossi della Filt-Cgil. "Quella del Pd è una posizione seria, peccato che invece il governo fa lo scaricabarile", aggiunge Claudio Claudiani della Fit- Cisl. Del resto al loft sono convinti che in una situazione come questa inimicarsi il sindacato avrebbe solo l'effetto di portare più velocemente la compagnia di bandiera verso il commissariamento. E che l'unica soluzione sia collaborare con i rappresentanti dei lavoratori per non farsi sfuggire AirFrance. Una strategia che per ora ha dato i primi frutti: tutte e nove le sigle sindacali hanno fatto sapere di voler riprendere la trattativa con i francesi. "La mossa di Spinetta ? spiega Claudiani ? è tipica di una trattativa complessa come questa. Non vedo una chiusura netta ma uno solo uno stop intermedio. Si può riprendere in qualsiasi momento a negoziare". "Siamo a disposizione ? aggiunge Rossi ? e siamo anche disponibili a dare ai francesi il tempo necessario per riflettere sulla nostra proposta". Contestualmente alla collaborazione con i sindacati, Veltroni pretende anche che il governo esca dall'ombra per incidere attivamente sulla trattativa: "Mi auguro che l'esecutivo assuma la regia per evitare a molti lavoratori dell'Alitalia e dell'indotto gravi difficoltà". Anche in questo caso il leader del Pd si associa alle critiche portate dai sindacati circa l'assenteismo governativo. Il segretario della Cisl, Bonanni, ha infatti accusato Prodi di averli lasciati soli a negoziare con Spinetta. Anche stavolta gli stimoli veltroniani hanno provocato effetti immediati: il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Letta, è stato incaricato di trovare entro 48 ore una mediazione fra sindacati e compagnia francese per poter riavviare la trattativa in empasse.

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Il fallimento, spettro bipartisan, turba la politica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LA CAMPAGNA ELETTORALE Il fallimento, spettro bipartisan, turba la politica MARIO LAVIA La politica vuole scottarsi il meno possibile con la patata bollente-Alitalia. Non è il momento. Non fosse altro perché, con tutta evidenza, non sa bene che pesci prendere. L'idea del fallimento però terrorizza tutti, e a ben vedere anche per Berlusconi potrebbe essere un problema calare le carte, soprattutto se in mano avesse solo una coppia non vestita: insomma un bluff. Mentre già si intravede il palleggio delle responsabilità, Walter Veltroni reclama "la regia" del governo ma si dice convinto che "la politica deve stare fuori". È uno spazio strettissimo. Ed è comprensibile la sua cautela: il Pd maledice la rottura della trattativa coi francesi ma non può prendersela esplicitamente con i sindacati. Il candidato del Pd ha spiegato il suo pensiero: "Questa è una mina per tutti. Con la differenza che noi siamo responsabili e non facciamo polemiche né con i sindacati né con Air France. Loro invece giocano con una questione drammatica". Per ora Berlusconi se la gode: ha lavorato per il fallimento della trattativa con Spinetta e ancor di più per mettere in imbarazzo il governo Prodi. Ieri se n'è uscito così: "Rivolgo nuovamente l'appello all'orgoglio degli imprenditori. Nel loro interesse bisogna salvare l'Alitalia. Agli imprenditori dico che non bisognapartecipare con milioni e milioni, basta una fiche". Ora, perché il Cavaliere sente il bisogno di fare un appello se ha da giorni i nomi della cordata in tasca? La domanda è dunque sempre la stessa: chi c'è ? se c'è ? dietro Bruno Ermolli? Il fantasma dell'iniziativa italiana aleggia ma continua a non materializzarsi, si può star certi che sarà così per un bel pezzo. Intanto Alitalia è nel caos, ma chi se ne importa della prospettiva del fallimento: "La domanda va posta a chi ha responsabilità di governo. Io sono all'opposizione". Carte ancora coperte, dunque, ma è una non-politica. È propaganda elettorale. E Casini approfitta della vicenda Alitalia per confermare la sua lettura politica generale: Berlusconi paga dazio alla Lega, vera colpevole del disastro Malpensa-Alitalia. I democrat hanno un'altra linea. Piazza sant'Anastasia non mai mai creduto che quella del 31 marzo fosse una dead line realistica, anche se certo non si ipotizzava una rottura della trattativa come quella di due giorni fa: si pensava che lo spazio fosse più ampio, forse indotti da un certo semplicismo dei sindacati. Ora, l'unica carta in mano a Veltroni è quella della ripresa del negoziato con i francesi. Uno che ha passato la vita ai tavoli delle trattative come Franco Marini vede ancora spazi: "L'appello che faccio e lo dico prima alla parte italiana, i sindacati ed anche ad Air France di far prevalere la razionalità e ricucire questo strappo così drammatico che c'è stato". È la posizione di Veltroni, e dello stesso Prodi, mentre D'Alema attacca Berlusconi: "Si è fatto di tutto per far fallire l'unica prospettiva possibile agitando alternative che non appaiono e il rischio è che alla fine noi resteremo senza compagnia aerea". Lui lo aveva in un certo senso previsto già il 19 marzo, quando il capo della destra lanciò l'ipotesi della cordata italiana: "Il Cavaliere la vuole far fallire per poi comprarsela a due soldi...". Ci si chiede con una qualche apprensione se la vicenda Alitalia potrà avere una conseguenza sul risultato elettorale. Con Prodi e Padoa-Schioppa, a torto o a ragione, in difficoltà e con un Cavaliere lancia in resta all'insegna della difesa dell'italianità della compagnia, per il Pd potrebbe profilarsi un brutto affare. A meno che la questione, nella sua drammaticità, non venga re-incanalata nei binari del dialogo sociale e finisca nel cono di luce di una possibile via d'uscita. Sempre nella speranza che la trattativa riprenda, cosa su cui nessuno può scommettere un soldo bucato.

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Nel Pdl riparte l'operazione Pizza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CENTRODESTRA L'alleato del Cavaliere rinuncia al rinvio del voto: ma vuole essere in lista. L'Udc è isterica Nel Pdl riparte l'operazione Pizza FRANCESCO LO SARDO Sarà, come dice Casini, "una telenovela ridicola" ma intanto l'Udc è isterica. Già perché Berlusconi, pur di fare un dispetto a Casini, aveva messo su un marchingegno che alla fine ha rischiato di far saltare la data delle elezioni politiche. Convinto dal Cavaliere, senza grandi difficoltà, Giuseppe Pizza ieri ha rinunciato a chiedere lo slittamento del voto: ma la brutta notizia per l'Udc è che il neo-alleato del Pdl presenterà liste del suo scudocrociato al senato in dodici regioni. A parte Casini, che fa il guascone, nessuno dei suoi colleghi udc trova che ci sia alcunché da ridere: "Questo signore non ha titolo morale, giuridico e politico per rivendicare il simbolo dello scudo crociato ? tuona Rocco Buttiglione ? Pizza è stato inventato da Prodi e comprato da Berlusconi". Parole pesanti quelle del presidente dell'Udc, dove da ventiquattr'ore è scattato di nuovo l'allarme Pizza. Vero è che Pizza fu alleato dell'Unione nel 2006 ma Prodi si guardò bene dal consentirgli di presentare il simbolo: la Dc siglò un accordo con la Lista consumatori che sosteneva il Professore e amen. Con Berlusconi è tutta un'altra storia. E da ieri l'operazione Pizza 2008 riparte là dove l'ufficio elettorale del Viminale l'aveva stoppata ricusando il simbolo della Dc giudicato troppo simile a quello dell'Udc. "Tutto è bene quel che finisce bene", ha detto Berlusconi ? l'apprendista stregone del piano per trarre in inganno qualche sprovveduto elettore udiccino ? all'amico Pizza, ricevuto con tutti gli onori a palazzo Grazioli. Il Pdl intero, da Fini a Formigoni, alla Mussolini ieri s'è inchinato "all'alto senso dello stato" e alla "responsabilità" di Pizza in odore però, si sospetta, "di poltrone di governo o sottogoverno", come insinua Stefano Morselli della Destra. La Lega tace, avendo sempre storto il naso rispetto all'uso del simbolo di Pizza alleato del Pdl in funzione anti-Udc. Lo scudocrociato godrà cioè dello stesso privilegio del Carroccio: quell'apparentamento al Popolo della libertà che fu negato a Casini. Intanto dalla prossima settimana Pizza entrerà nel Ghota dei candidati premier, sedicesimo del più lungo elenco di aspiranti al governo mai visto. Sarà intervistato al pari degli altri leader di partito sulla Rai e avrà diritto a una conferenzastampa di 50 minuti analoga a quelle tenute da Berlusconi e Veltroni. La sua conferenza concluderà il ciclo e avrà la collocazione che, tradizionalmente, spetta a quella conclusiva del presidente del consiglio. Berlusconi, passato lo spavento che l'operazione Pizza potesse provocare il rinvio del voto, ieri s'è tonificato coi calcoli sui possibili danni per Casini. "Mentre al senato il Pd s'organizza per bastonarlo col pareggio ? avverte l'udc Ronconi ? lui s'è impuntato a far la guerra a noi".

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Rifiuti, duello tra veltroni e il cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader pd: distruggerò i clan Rifiuti, duello tra Veltroni e il Cavaliere NAPOLI - Duello a distanza tra Veltroni e Berlusconi, entrambi in Campania per la campagna elettorale. Il Cavaliere attacca il centrosinistra e annuncia: "Farò il primo Consiglio dei ministri qui a Napoli sulla questione rifiuti". Il leader del Pd: "Annienteremo tutte le mafie". ALLE PAGINE 4, 6 E 7.

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Veltroni: "distruggeremo la camorra" - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: "Distruggeremo la camorra" Tour in Campania, Bassolino assente. "Sui rifiuti non si può accusare una sola persona" "Guerra al pizzo e sostegno a chi lo denuncia e pugno duro invece con chi tace" GOFFREDO DE MARCHIS DAL NOSTRO INVIATO SALERNO - Dice che "solo i programmi idealisti si realizzano". Quelli "terra terra, pragmatici, non vanno mai in porto". Martin Luther King (ieri trent'anni dal suo assassinio), nell'America razzista degli anni '60 aveva un sogno e "oggi il nero Obama può diventare presidente degli Stati uniti". Perciò non è un'utopia "cancellare, distruggere, annientare la camorra, la mafia, la 'ndrangheta". Insomma, si può e si deve fare. Il viaggio di Walter Veltroni in Campania, la terra dell'immondizia, della mozzarella alla diossina, dei poteri criminali, la terra dove la rimonta sul Pdl appare davvero impossibile, comincia dalla visita di un bene confiscato al boss De Simone accusato di 99 omicidi. C'è ancora la spazzatura e tanta sulla strada che porta a Trentola-Ducenta, provincia di Caserta. Ma la villa blindata del capocosca, cancellata alta due metri con i rostri, portone blindato, adesso ospita una casa-famiglia legata all'associazione Libera che accoglie sei bambini maltrattati. La gestiscono Antonio e Fortuna, una coppia giovane, che non ha intenzione di andare via, vuole rimanere qui "nella nostra terra". Ma un qui diverso, migliore. Veltroni accetta la sfida, la fa sua. Spiega che Roberto Saviano ha raccontato bene quello che succede in queste zone e usa la stessa tecnica dello scrittore campano: fare nomi e cognomi. Per esempio, dice che il recupero della legalità passa anche attraverso la cattura di due latitanti storici: Antonio Iovine e Michele Zagaria. Annuncia i provvedimenti del suo eventuale governo: guerra al pizzo con il sostegno a chi lo denuncia e il pugno duro per chi invece tace, rafforzamento degli uffici giudiziari nell'aree più calde, niente difensore d'ufficio e gratuito per i boss che si presume siano ricchissimi, stop ai contributi statali per imprenditori che abbiano sulle spalle condanne o patteggiamenti, controllo a tappeto del voto di scambio. Ma non è solo per una lotta al crimine ancora poco praticata che il Pd deve recuperare uno svantaggio pesante in una regione che era diventata rossa come l'Emilia. A pochi chilometri, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini attaccano da Piazza Plebiscito, Napoli, sul disastro spazzatura e sulla gestione Bassolino. Veltroni accenna solo una volta al governatore. Per difenderlo. "Non si può accusare soltanto una persona per quello che accade in Campania. Le colpe sono di tutti. Del centrosinistra e di chi ha governato per cinque anni, spendendo due miliardi e mezzo di euro, senza risolvere nulla". Di emergenza-immondizia, Veltroni parlerà probabilmente mercoledì quando il sarà a Napoli, stessa piazza del Cavaliere, per una delle chiusure della campagna elettorale. Bassolino è fragorosamente assente in questa prima giornata del tour campano che tocca Caserta, Avellino e Salerno. Si nota e parecchio la sua sparizione, mentre. appena l'altro giorno, Renato Soru in Sardegna faceva da cicerone al segretario. E Veltroni ieri lo ha portato ad esempio di un talento che si è fatto da solo. Bassolino invece non sarà sul palco neppure mercoledì e non è un mistero per nessuno che Veltroni aspetti le dimissioni del presidente della regione già da un po'. Il giro del pullman nell'interno della Campania, fino allo sbocco sul golfo di Salerno, avviene sotto la pioggia. Comizio bagnato a Caserta davanti a un migliaio di persone, ad Avellino il teatro Gesualdo è stracolmo e qui Veltroni tira fuori l'argomento Lega. "Faccio tutto questo per la bandiera che è sempre al mio fianco, per l'Italia, per l'inno che suoniamo alla fine dei nostri appuntamenti. Loro non possono neanche cantarlo perché c'è sempre un leghista che rimane muto come un pesce". Attacca Berlusconi ricordandogli che "le istituzioni, a cominciare dal Quirinale, non sono di una parte ma di tutti". Strappa un applauso per Ettore Scola, avellinese "diventato un regista del cinema mondiale". Parla di "diritto al sorriso" però non è la ricetta della felicità, è l'annuncio di un fondo per le cure odontoiatriche. Berlusconi è il vecchio, si candida per la quinta volta, "in Europa i leader hanno la mia età, così possono aprire un ciclo". In Irpinia il convitato di pietra è Ciriaco De Mita, escluso dalla liste del Pd. Veltroni non lo nomina mai, ma ci pensa un ragazzo del pubblico a cogliere l'assist del segretario. "La semplicità è un valore. Bisogna parlare facendosi capire, con il linguaggio che si usa in famiglia.". "Diglielo a De Mita.", urla una voce e la platea ride. Per la rimonta Veltroni non rinuncia nemmeno a un affondo inedito e diretto contro i vecchi alleati: "Andando da soli non dovremo discutere più con Bertinotti, Diliberto, Pecoraro, Mastella.". E a Salerno arriva un appello al voto utile: "Ormai in campo ci sono solo due partiti, dobbiamo conquistare gli indecisi del Pdl, soprattutto di An, e i voti dell'estrema sinistra".

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Come misurare la libertà del voto - giovanni valentini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO COME MISURARE LA LIBERTà DEL VOTO GIOVANNI VALENTINI Con un gesto tanto inusuale quanto apprezzabile, il ministro uscente delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha diffuso nei giorni scorsi via e-mail il "resoconto sommario" della sua attività nei ventidue mesi del governo Prodi. "Sono soddisfatto - scrive Gentiloni - di quanto siamo riusciti a fare in un tempo così breve e sono particolarmente orgoglioso di alcuni risultati come ad esempio l'introduzione del Wi-max, le nuove leggi sul sostegno a cinema e fiction e sui diritti tv del calcio, il rilancio della transizione alla tv digitale, i rilevanti investimenti pubblici per la banda larga, il censimento che ha consentito la prima gara sulle frequenze tv". Poi, lui stesso ammette: "L'interruzione della Legislatura non ha consentito di portare a termine la modifica della legge Gasparri e la riforma della Rai, argomenti al centro di un aspro conflitto politico e parlamentare sul quale si sono fatti sentire sia l'ostruzionismo di una destra dominata dal conflitto di interessi, sia le incertezze di una parte della nostra stessa maggioranza". E conclude con l'impegnativa indicazione che "gli obiettivi di un mercato tv più aperto e pluralista e di una Rai più autonoma dai partiti e diversa dalla tv commerciale restano, assieme alla diffusione generale della banda larga, tra le sfide maggiori della prossima Legislatura". Quanto alla riforma antitrust, il ministro ricorda che il suo disegno di legge (n.1825) "è stato giudicato idoneo dall'Unione europea a sanare le distorsioni provocate dalla legge Gasparri e in grado di evitare così l'irrogazione delle sanzioni che la procedura d'infrazione in corso prevede a carico dei contribuenti italiani". Il medesimo provvedimento, per citare ancora le parole di Gentiloni, "costituisce una risposta efficace al problema del conflitto tra le leggi nazionali in materia televisiva e l'ordinamento comunitario, messo in luce dalla recente sentenza della Corte di Giustizia europea sul caso Europa 7". Aggiungiamo pure per completezza che a parte Europa 7, l'emittente-fantasma che nel '99 s'aggiudicò una concessione televisiva nazionale e a cui non sono state ancora assegnate le frequenze per trasmettere, la sentenza in questione condanna tutta la normativa italiana in materia televisiva dal '97, cioè dalla legge Maccanico in avanti, e quindi l'intero assetto del settore: non si capisce perciò il motivo per cui, invece di provvedere subito a disapplicare le norme censurate dalla giustizia europea, s'è deciso di chiedere un ulteriore parere al Consiglio di Stato che già aveva chiesto il parere della Corte. Fin qui Gentiloni, al quale va reso merito di ciò che ha fatto, o comunque tentato di fare. Ma che cosa fa, intanto, il governo uscente? Nell'indifferenza generale, il 1° aprile il Consiglio dei ministri approva un decreto-legge per dare esecuzione ad alcune sentenze della Corte di Giustizia europea: "Fra i provvedimenti - come si preoccupa di precisare solo l'Agenzia Italia - non c'è quello riguardante la tv Europa 7". Il ministro per gli Affari europei, Emma Bonino, alla quale certamente non fa velo l'ipotesi di una candidatura bipartisan alla Commissione Ue, dichiara che la questione televisiva non rientra nel decreto "perché non aveva un carattere d'urgenza". E aggiunge testualmente: "Può essere una di quelle, se si trova una soluzione, che può essere presa in considerazione più avanti o in un secondo decreto-legge". Siamo, come si vede, alla farsa pre-elettorale. In questo campo minato, il centrosinistra è evidentemente recidivo. Non essendo riuscito ad approvare né la riforma della Rai, né la normativa antitrust né tantomeno una legge sul conflitto d'interessi dieci anni fa, tra il '96 e il 2001, non ha saputo, voluto o potuto approvarle neppure in questo scorcio di legislatura. E così torniamo alle urne con una tv, dominata dalla concentrazione Rai-Mediaset, che domina a sua volta tutto il sistema dell'informazione e della pubblicità, determina la formazione del consenso e condiziona il voto, in particolare quello degli indecisi. Salvo poi, all'indomani delle elezioni, piangere ancora una volta sul latte versato e invocare il tabù della televisione per esorcizzare un'eventuale sconfitta. Nel frattempo la signora Gina Nieri, agguerrita consigliere di amministrazione di Mediaset, rilascia un'intervista al Sole-24 Ore in cui non si perita di chiedere una "discontinuità con il passato", insinuando una distinzione fra Veltroni e Gentiloni. E con un esplicito ammiccamento dichiara: "Chi conosce il settore della comunicazione come Veltroni, non può partire dalla Gentiloni. Il programma del Pd sul sistema televisivo, per quello che si legge, è un progetto non punitivo". Il che, detto da Mediaset, significa in pratica che lascia la situazione inalterata, non modifica la concentrazione, non introduce norme anti-trust e non risolve neppure il conflitto d'interessi. è francamente sconfortante, a quindici anni dalla fatidica "discesa in campo" di Silvio Berlusconi in politica, ritrovarsi alla casella di partenza. Tanto più che già allora pre-esisteva la concentrazione televisiva privata, con l'occupazione dell'etere, il duopolio tv, la mancanza di pluralismo e di libera concorrenza. E quando il leader del Pd dice oggi che dobbiamo lasciarci alle spalle il quindicennio trascorso, auspicando giustamente il superamento di una contrapposizione frontale, rischia di dimenticare, accantonare o rimuovere la "questione televisiva" come priorità irrinunciabile per qualsiasi confronto da pari a pari, in campagna elettorale e oltre. Ciascun cittadino, allora, ha tutto il diritto di chiedersi se e fino a che punto sono libere le elezioni politiche quando uno dei due principali contendenti detiene direttamente metà della televisione ed è già in grado di influenzare indirettamente l'altra metà, in vista di un ritorno al governo; quando la tv influisce così pesantemente sull'opinione pubblica; quando la "par condicio" viene manomessa o aggirata, ai danni di tutti gli altri concorrenti; e infine, quando le candidature sono imposte dall'alto, in funzione di logiche mediatiche che poco o nulla hanno a che fare con la politica. "Un popolo sovrano - come insegna Giovanni Sartori in una delle sue trenta lezioni di democrazia nel libro citato all'inizio - che non ha nulla di suo da dire, senza opinioni proprie, conta come il due di coppe". (sabatorepubblica. it).

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"un referendum sul percorso compensazioni? parliamone" - paolo griseri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino La consultazione La chiarezza Chiamparino: "Non è mai successo che ad un partito venisse impedito il comizio" "Un referendum sul percorso Compensazioni? Parliamone" Dovrebbero esprimersi tutte le popolazioni coinvolte fino a Settimo. A confronto le varie opzioni che emergono dal lavoro dell'Osservatorio C'è meno oscurità rispetto al passato. La vicenda sta dividendo chi è favorevole al progetto da coloro che puntano soltanto ad allungare i tempi PAOLO GRISERI (segue dalla prima di cronaca) Signor sindaco, perché giovedì sera avete rinunciato al dibattito? "Perché non avevamo intenzione di causare incidenti. Io avrei anche potuto presentarmi da solo e discutere con i manifestanti. Ma se uno solo avesse deciso di alzare le mani la polizia sarebbe stata costretta a intervenire". Perché organizzare proprio ora una manifestazione sulla Tav? "Per dare voce a coloro che nella valle sono favorevoli a questa opera in un contesto in cui per molti anni si sono sentite solo le posizioni di chi è contrario. Questo non è stato possibile perché qualcuno ha scelto di interporsi tra noi e la popolazione. Un atteggiamento che umilia chi lo compie". Fascisti travestiti? "Questa è un'espressione che ha usato Mercedes Bresso". Lei quale utilizzerebbe invece? "Diciannovisti". Come dire prefascisti? "è il termine con cui Enrico Berlinguer definì gli indiani metropolitani che avevano impedito a Luciano Lama di parlare all'università. Visto che in certe aree politiche va assai di moda ricordare Berlinguer, questa volta lo faccio io". A onor del vero va detto che l'altra sera Almese era piena di gente assolutamente normale. Non c'erano solo i presunti professionisti dello scontro, anzi.... "Questo è vero. Ma la miscela è stata decisiva". Da chi era composta, a suo parere, la miscela? "Da tre ingredienti: il millenarismo catastrofista di Alberto Perino, il radicalismo politico della Fiom e la goliardia dei centri sociali". C'erano anche le signore vestite da statuine del presepe. Dove le inseriamo? "Dietro le statuine del presepe c'era chi girava con il bastone. In ogni caso senza la presenza dei centri sociali, anche il dialogo con chi manifestava sarebbe stato possibile". Politicamente come si esce da questa situazione? "Intanto mi aspetto che tutti, ma proprio tutti i partiti condannino la grave violazione delle regole della democrazia. Non sono ammissibili distinguo o atteggiamenti cerchiobottisti da 'Né con lo Stato né con le Br'. Non era mai successo che a un partito venisse impedito di tenere un comizio elettorale. Per mesi ci siamo detti che non si può fare la Tav con i carabinieri nei cantieri. Anche la campagna elettorale non si può fare con le forze dell'ordine che proteggono i comizi". E sul merito? "Sul merito questa vicenda sta facendo chiarezza. Sta dividendo chi è favorevole alla Tav da coloro che puntano all'impaludamento, all'allungamento dei tempi". Nei giorni scorsi Roberto Della Seta, candidato del Pd al Senato, la accusava di cercare la contrapposizione sulla Tav. Come risponde? "Preferisco non replicare a Della Seta. Capisco che abbia il problema della coerenza con le sue posizioni precedenti". Chi è che gioca all'impaludamento? "Il rischio è sempre dietro l'angolo. Anche in occasione dell'ultima riunione del tavolo politico a Palazzo Chigi c'era chi non voleva discutere di scenari e tracciati. Per fortuna invece si è deciso diversamente. L'Osservatorio di Virano, che finora ha lavorato bene, deve ora passare alla fase decisiva". E quando l'Osservatorio avrà concluso i suoi lavori? "Allora si potrà fare il referendum tra le popolazioni interessate, da Settimo alla Val di Susa. Anche mettendo a confronto le diverse opzioni che dovessero emergere". Dopo quel che è accaduto giovedì sera il centrodestra gioisce. Dice: "Chi semina vento raccoglie tempesta". Come risponde? "In questa storia il vento lo hanno seminato loro. Hanno usato la forza per evitare di discutere con le popolazioni e poi hanno dovuto accettare la soluzione da noi proposta dell'Osservatorio tecnico". Berlusconi le ha inviato la sua solidarietà. Come commenta? "Lo ringrazio come ringrazio tutti coloro, da Fassino a Veltroni, che hanno fatto altrettanto". Il leader del Pdl propone riduzioni fiscali alle famiglie della Val di Susa per i disagi dei cantieri. è una buona idea? "Si può discuterne. Anche Saitta sta studiando ipotesi di compensazione. Non sono contrario alle compensazioni. Del resto io sono uno dei tre Re magi. Se portiamo un po' di oro, non guasta".

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Lazio, il match decisivo tra pd e pdl - giovanna vitale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina X - Roma Piazza del Popolo Walter Veltroni chiuderà la sua campagna a piazza del Popolo venerdì 11 alle 17. Giovedì al Colosseo Berlusconi e Fini Lazio, il match decisivo tra Pd e Pdl Chi vince anche per un solo voto si aggiudica 15 dei 27 senatori GIOVANNA VITALE è talmente decisiva la partita del Senato nel Lazio, che Walter Veltroni ha deciso di chiudere a Roma il suo tour nelle 110 provincie d'Italia. Con una grande manifestazione in piazza del Popolo, capienza massima 50mila persone, dove alle 17.30 di venerdì 11 il Pd è sicuro di fare il pieno. Mentre il Pdl celebrerà nella capitale solo la penultima tappa elettorale (l'ultima sarà Napoli): con Berlusconi e Fini, giovedì 10, davanti all'arco di Costantino. Da settimane esperti e politologi ripetono che il Lazio è una delle tre regioni (insieme a Liguria e Abruzzo) che può fare la differenza: determinando l'esito della competizione nazionale. Qui infatti si eleggono ben 27 senatori: basta essere avanti di un solo voto per aggiudicarsi il premio di maggioranza, che il Porcellum assegna su base regionale. Chi vince conquista 15 senatori: da distribuire, in caso di successo democratico, tra Pd e Lista Di Pietro (che avrà tra uno e due seggi), altrimenti sarà il Pdl a fare l'en plein. I restanti 12 posti saranno invece divisi tra tutti i partiti che raggiungeranno il quorum: la maggior parte andrà al Pd o al Pdl, che però non è detto centrino la dozzina. Tutto dipenderà dal risultato degli altri simboli: se, come potrebbe accadere, Sinistra Arcobaleno e Udc riusciranno a oltrepassare quota 8%, strapperanno almeno 2 seggi ciascuno al "miglior perdente" (tra Pd e Pdl, appunto). Senza considerare l'incognita Storace: se pure la Destra dovesse superare il quorum, chi arriva secondo potrebbe ottenere non più di 6 senatori. Consegnando a Palazzo Madama, solo per effetto del Lazio, una differenza tra i 7 e i 9 parlamentari in meno. Un bel bottino, non c'è che dire. Alle politiche del 2006, l'ex Cdl conquistò la regione con circa 130 mila voti di scarto. "Ma da allora loro hanno perso l'Udc e Storace", ragiona Michele Meta, candidato democratico alla Camera, "mentre noi ci presentammo divisi, Ds e Margherita ognuno col proprio simbolo, c'era Rifondazione e non potevamo contare sulla forte innovazione del Pd". Ecco perché adesso al loft sono ottimisti, in base agli ultimi, indicibili sondaggi, che li danno leggermente avanti "con una tendenza a crescere". Il motivo, uguale e contrario, che fa tremare l'azzurro Francesco Giro: "Sarà una battaglia all'ultimo voto", prevede il coordinatore regionale di Fi, "l'altra volta abbiamo vinto per uno 0,3% in più, ma oggi non c'è più né Storace che a Roma va forte né l'Udc che è piuttosto radicata. Secondo noi né l'uno (attestato sul 4%) né l'altra (che sta fra il 5 e il 6) raggiungeranno il quorum, ma il Pdl perde comunque circa 10 punti. E Rifondazione, che prima era nel centrosinistra, potrebbe non bastare a colmare il gap. Senza considerare che noi siamo forti nelle provincie ma non a Roma, dove siamo un po' in ritardo". Ma è su questo che l'analisi del Pdl diverge da quella del Pd. Secondo Meta, infatti, le città del Lazio che due anni fa consumarono tutto il vantaggio conquistato nella capitale, fra dieci giorni potrebbero riservare qualche dispiacere al centrodestra. "E siccome siamo in rimonta" conclude "non è escluso che si possa vincere anche alla Camera". In ballo nella circoscrizione Lazio 1 ci sono 40 deputati: chi arriva primo a livello nazionale ne prende 22. SEGUE A PAGINA VI.

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Party e piazze semivuote la campagna elettorale fa flop - antonella romano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Palermo Party e piazze semivuote la campagna elettorale fa flop Poca gente per i big, domani arriva Berlusconi I dati della Digos "Mai più di 2 mila persone ai comizi" Alle feste solo gente selezionata ANTONELLA ROMANO PER Veltroni e la Finocchiaro 1.800 presenze in piazza Massimo, per Casini all'Astoria erano in mille, Bertinotti ne ha portati in piazza 1.200. E poi il flop alla convention organizzata per Fini, con sole 300 persone e più della metà di poltrone vuote all'Imperia. Sono i dati sulle presenze alle manifestazioni elettorali forniti dalla Digos e confermano che questa è la campagna elettorale più sottotono degli ultimi anni. Con pochi manifesti e pochi comizi in piazza, con molte riunioni politiche anche affollate nei cinema ma meno feste in discoteca, con più incontri riservati in locali e pub e tante cene private a dispetto delle grandi abbuffate per le regionali passate. A guardare numeri e impressioni questo scorcio finale di campagna non ha nulla a che vedere con quella per le Regionali di due anni fa quando le piazze e il palasport si riempirono e i party dei candidati registravano numeri da record. Quest'anno ad aprire l'ultima settimana di campagna elettorale sarà Silvio Berlusconi e i forzisti, con negli occhi ancora il flop di Fini al cine Imperia, hanno fatto le cose in grande. A fare da contorno alla convention di domani alla Fiera del Mediterraneo, un "villaggio" allestito per accogliere alle 11 il leader del Pdl. Bandiere, gadget, panelle e animazione. E inviti mandati a tappeto. "è il grande evento che coinvolge tutti i candidati a Camera, Senato e regionali. Da Caltanissetta, Agrigento e Trapani arriveranno decine di pullman. Nel pomeriggio si prosegue a Catania. Sarà un successo che durerà un'intera giornata", scommette il coordinatore regionale Angelino Alfano. Una campagna elettorale, al di là dei grandi eventi, al risparmio. Folla solo agli incontri dei ras del voto o di qualche new entry. "Ci sono state meno feste. Del resto era prevedibile, sono passati solo due anni dal voto precedente", sostiene Stapino Greco, Mpa. "Tutto il settore ha registrato un calo di appuntamenti e serate organizzate", conferma Alberto Coppola del Kalhesa, locale scelto dai candidati del centrosinistra, come Antonello Cracolici, Anna Finocchiaro, Rita Borsellino ma anche dal forzista Francesco Scoma. "Mentre da Fini erano in pochi io ho radunato al Tiffany duemila persone - afferma Scoma, nel 2006 il più votato del suo partito - Viaggio a una media di mille persone al giorno. L'interesse in giro c'è". Giovedì sera Cracolici era al Solemar, con invitati ristretti, e Scoma al Telimar per un cocktail rivolto ai giovani universitari e professionisti organizzato dai fratelli Giuseppe, Chiara e Francesco Stassi. Ieri Davide Faraone, ex consigliere comunale che prova il salto all'Ars, si è cimentato in un comizio alla Tonnara Florio, un altro dei locali più gettonati. Più di 4 mila gli inviti distribuiti. "Non una festa ma un appuntamento politico. Non è tempo di musica. La gente è disillusa, c'è un clima di sfiducia, per questo si avverte meno partecipazione agli incontri - dice Faraone - Ma io non mi posso lamentare". Pino Apprendi ha riempito villa Scalea, offrendo salsiccia e vino. Per Saverio Romano festa da Volo in via Libertà organizzata dal movimento giovanile dell'Udc, con la consigliera comunale Doriana Ribaudo scatenata al karaoke. Totò Cianciolo, candidato in una delle liste di Lombardo, ha invitato gli amici al Buddha bar, il tempo di una bicchierata. Target giovane nell'ultimo dei locali alla moda, il Reloj, con schermo gigante per gli spot del segretario della Cisl Giuseppe Lupo, che si candida all'Ars per il Pd. Circa seicento persone, una consumazione gratis a ingresso, e discorso. "è tutta gente selezionata, giovani medici, avvocati, professionisti e tanti indecisi. Comune denominatore? Detestiamo la politica delle clientele. Vengono per conoscere dal vivo il candidato", dice Paola Sorgi, curatrice della serata, figlia del segretario organizzativo della Cisl Nino Sorgi. Antonella Monastra, candidata all'Ars per Rifondazione comunista, ieri ha fatto un aperitivo al campo da golf a villa Airoldi, giovedì una cena privata da amici. "C'è meno movimento, lo stiamo avvertendo tutti. La gente cerca però quelle occasioni, come le cene, dove può avere uno scambio diretto con il candidato", osserva la Monastra. Feste a Santa Rosalia, ai Danisinni e in via Serradifalco, quest'ultima giovedì con cinquecento persone, per il consigliere Fabrizio Ferrandelli, in lista per l'Ars con la Sinistra arcobaleno, sponsorizzato dai Verdi Angelo Ribaudo e Marcello Capetta, candidato alla Camera. "La gente si mobilita se alla base c'è un progetto. E il nostro è nato da anni di lavoro nelle scuole, dentro l'Università e nel territorio, con un nuovo modo di far politica", spiega Capetta.

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Partita a scacchi senza certezze - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina I - Napoli L'analisi Partita a scacchi senza certezze ROBERTO FUCCILLO LA piazza dei grandi raduni contro il pranzo a otto della signora Clotilde. Certo il 9 aprile anche Walter Veltroni metterà il suo popolo alla prova di piazza Plebiscito. Intanto però il confronto di ieri consegna una doppia immagine: i pullman azzurri di Berlusconi che calano su Napoli e quello verde di Veltroni a peregrinare nella regione, accontentandosi di appuntamenti più domestici. SEGUE A PAGINA X.

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E in irpinia attacca de mita - dario del porto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli Nel pomeriggio tour e bagno di folla ad Avellino e a Salerno dove elogia il sindaco De Luca E in Irpinia attacca De Mita Botta e risposta a distanza: "Walter? Uno che non pensa" Qui puntiamo sulla Picierno, una ragazza, non una persona da 45 anni in parlamento DARIO DEL PORTO DAL NOSTRO INVIATO SALERNO - L'Irpinia che, sotto la pioggia, accoglie Walter Veltroni nella seconda tappa del suo tour in Campania evoca uno dei temi-cardine della campagna elettorale, l'addio al Partito democratico di Ciriaco De Mita. Ma se prova di forza doveva essere, quella tra i nostalgici dell'uomo di Nusco e i sostenitori della nuova formazione politica, sembra proprio che ad aggiudicarsela siano questi ultimi, pigiati uno sull'altro alle porte del teatro Gesualdo, che neanche con la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano era apparso tanto piccolo. "L'Irpinia è dei suoi cittadini, che hanno dato prova di avere grandi capacità", risponde Veltroni quando, prima di risalire sul pullman e fare rotta su Salerno, gli viene chiesto di De Mita e dello strappo più doloroso consumato in Campania al momento della compilazione delle liste. Il candidato premier però dimostra di non voler più guardare al passato. E ad Avellino come a Salerno sceglie di "incoronare" il futuro: "Stiamo portando avanti un'innovazione politica coraggiosa. Il fatto che la nostra capolista alla Camera in questo collegio non sia una persona che da 45 anni sta in Parlamento, ma una ragazza di 26 anni, Pina Picierno, ne è il segno visibile". Una puntura di spillo indirizzata proprio a De Mita il quale, intervenendo a Napoli a un incontro organizzato dalla Cisl, non risparmia invece una bordata al leader del Pd: "Veltroni non candida musulmani perché non portano voti. Dimostra di non pensare, e chi non pensa non può governare". A pochi chilometri di distanza da Avellino, tra Ariano e Savignano, la tensione legata all'emergenza rifiuti sembra sul punto di esplodere nuovamente dopo gli scontri di giovedì sera tra manifestanti e polizia. Veltroni dedica alla crisi un passaggio quando ricorda i lacci e i veti incrociati che bloccano il Paese: "Quando non si riescono a prendere decisioni in tempi brevi, succede come in Campania, dove poi si è creata l'emergenza rifiuti". In piazza comunque Veltroni trova solo una folla entusiasta che riempie il teatro Gesualdo già un'ora prima dell'arrivo del segretario del Pd, al punto che anche sindaci ed altri esponenti politici incontrano grandi difficoltà prima di riuscire a guadagnare l'ingresso. Sul palco, il candidato premier chiama "un figlio di questa terra, che è diventato uno dei più grandi registi italiani, Ettore Scola". E rimarca la capacità con la quale l'Irpinia ha saputo "sempre produrre energie intellettuali forti, temperamenti forti, e ha saputo donare in certi momenti alla storia di questo Paese il senso della sua grandezza". Poi però avverte la platea che parlerà "dell'Italia". L'intervento vola alto, ricorda il quarantesimo anniversario dell'omicidio di Martin Luther King, il suo memorabile "I have a dream" che sembrava, sottolinea Veltroni, "il discorso di un idealista e invece oggi è realtà perché Barack Obama è candidato alla presidenza degli Stati Uniti". Evoca quelle parole, il candidato del Pd, per lanciare il suo monito alla malavita organizzata e rivolgere alle mafie l'invito "a non votare per noi". Più volte l'ex sindaco di Roma viene interrotto dagli applausi e anche da qualche sorriso, specie quando Veltroni sceglie, in maniera studiata, di non nominare mai Berlusconi limitandosi a parlare del "candidato premier dello schieramento a noi avverso". A Salerno, il segretario del Pd trova il sindaco Vincenzo De Luca, fino a ieri oppositore principe di Antonio Bassolino ma oggi, auspice anche Massimo D'Alema, pronto ad accantonare l'antica divisione in attesa di quel "segnale di discontinuità" al vertice della Regione Campania che più volte, in questi giorni di campagna elettorale, è stato evocato proprio da Veltroni. La pioggia fa trasferire il comizio da piazza Portanova al chiuso del teatro Augusteo. Qui il leader del Pd elogia immediatamente "questa bella città governata dal mio amico De Luca", seduto in prima fila assieme al segretario regionale del Partito, Tino Iannuzzi, che sarà poi pubblicamente ringraziato da Veltroni alla fine del suo intervento. L'ex sindaco di Roma prende ad esempio i "giovani di Salerno, chissà quanti sono stati costretti ad andare via, quelli che ad esempio hanno studiato in questa università che rappresenta un prototipo e un modello" eppure hanno dovuto lasciare il Mezzogiorno per trovare un'occupazione. "Non possiamo permettere che un giovane di talento non trovi opportunità di lavoro", sottolinea Veltroni. E poi ricorda la Salerno-Reggio Calabria, una eterna incompiuta che, sbotta il segretario "prima o poi, Dio buono, dovrà pure finire. E noi ci impegneremo per questo". Ma gli applausi più convinti, come ad Avellino, arrivano quando si parla di sanità, la ferita sulla quale ha sparso sale la vicenda giudiziaria che nei mesi scorsi ha coinvolto lady Mastella. "So che ci sono tanti manager di Asl nominati pur avendo esperienza in altri campi. Io dico che la politica deve scegliere il ministro e l'assessore alla Sanità. Poi basta. E non mi interessa se un primario è di destra o di sinistra. Mi interessa solo che sia bravo".

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La promessa di berlusconi "consiglio dei ministri a napoli" - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Napoli La promessa di Berlusconi "Consiglio dei ministri a Napoli" Il Cavaliere: in due mesi risolverò l'emergenza rifiuti Fini: "Il 13 e il 14 aprile ci sarà l'avviso di sfratto per Bassolino" "Il mio posto di lavoro sarà qui finché non si tornerà alla normalità" OTTAVIO LUCARELLI "prendo davanti a voi un impegno. Sarò qui a lavorare per Napoli e la Campania e il primo Consiglio dei ministri si terrà nel Palazzo Reale di Napoli. Il posto di lavoro del presidente del Consiglio resterà qui finché non sarà concretamente avviata la soluzione per il ritorno di Napoli e della Campania alla normalità". è l'impegno di Silvio Berlusconi davanti ad alcune migliaia di persone arrivate in piazza del Plebiscito da diverse aree della regione ma soprattutto dalla provincia di Caserta. Sul palco Berlusconi e Gianfranco Fini parlano in serata dopo il violento acquazzone e dopo aver incontrato in un albergo del lungomare i candidati alle politiche e alle comunali oltre a una delegazione di ex Udeur, compreso il cognato di Mastella Pasquale Giuditta, che ha deciso di sostenere il Pdl nell'ultima settimana di campagna elettorale. "Non dico - aggiunge Berlusconi - che risolverò il problema in due mesi. Dico solo che dopo due mesi, se non ci saranno segni evidenti di una soluzione concreta, la responsabilità comincerà ad essere anche mia". "La Costituzione - spiega il leader Pdl - consente di portare il Consiglio dei ministri occasionalmente altrove e al presidente del Consiglio di eleggere come luogo di lavoro un'altra sede e, dunque, avrò una sede operativa nella prefettura di Napoli dove mi interesserò direttamente e personalmente di risolvere il problema dei rifiuti. Ho fatto un'indagine e un uomo delle istituzioni come Gianni Letta ha preparato una relazione scritta. è assolutamente possibile. Avrò qui una sede operativa e mi interesserò di avviare questo problema a soluzione fino a quando l'immagine di Napoli non sarà ripulita". Parla un'ora dal palco Silvio Berlusconi: "Ho sofferto come e più di voi per la tragedia dei rifiuti. Le tv di tutto il mondo dipingevano una Italy under trash, un'Italia sotto la spazzatura. Nell'immaginario del mondo il nostro non è più il paese della bellezza, ma il paese che non è riuscito neppure a smaltire i suoi rifiuti. Non solo. Anche l'emergenza diossina che ha colpito la produzione della mozzarella di bufala è stata gestita in maniera folle. Chi ha gestito il caso ha gettato il rischio su tutta la produzione di questo elemento importante che fa parte della nostra economia e dell'economia della vostra regione. Poi si vede che alla fine c'erano solo tre aziende e invece hanno rovinato il mercato della mozzarella per tutti". Un impegno con la città e, a ruota, le accuse alla classe dirigente locale. "Napoli e la Campania - annuncia il leader del Pdl - questa volta saranno dalla parte della libertà. Mi rifiuto di pensare che i cittadini, dopo il malgoverno di cui sono testimoni, possano ancora dare fiducia e responsabilità alla sinistra che ha dimostrato a Napoli e in Campania di non saper governare". Duro sul presidente della Regione: "Il Partito democratico ha candidato qui un certo Massimo D'Alema per coprire l'immagine di Bassolino". Ironico sul sindaco Rosa Russo Iervolino: "Pensavo che i napoletani non la eleggessero perché, così amanti della musica, ero certo che avessero un orecchio fine. E anche l'orecchio vuole la sua parte". Berlusconi prende posizione sulla camorra: "La sinistra a Napoli e in Campania resta lì nelle sue posizioni di potere. Bassolino non intende dimettersi e Walter Veltroni insiste a dire che noi nei nostri incontri non abbiamo fatto i nomi della mafia e della camorra. Devono vergognarsi perché metà dei consiglieri regionali qui sono indagati e purtroppo in Campania c'è il record dei consigli comunali sciolti per camorra". Quindi alterna barzellette e gaffes. Una clamorosa: "Veltroni ci ha fatto credere che il cambiamento a sinistra era possibile, che lui era stato folgorato sulla via per Damasco come San Pietro". Scambiando, appunto, San Pietro con San Paolo. Parla invece solo dieci minuti Gianfranco Fini, senza barzellette e senza gaffes: "Il voto del 13 e del 14 aprile non sarà soltanto lo sfratto esecutivo di Prodi da Palazzo Chigi ma anche l'avviso di sfratto per Bassolino". In mattinata a Benevento Fini aveva affrontato il nodo rifiuti: "Ho stima per il commissario Gianni De Gennaro, ma il suo è un mandato a termine e così deve rimanere. Il suo lavoro, che secondo me è stato positivo, finirà. Il problema dei rifiuti non può continuare ad essere gestito con i commissariamenti straordinari". Anticipando dunque l'impegno serale di Berlusconi. Sarà lui direttamente, se eletto premier, a risolvere la crisi rifiuti lavorando in piazza del Plebiscito tra la prefettura e Palazzo Reale.

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"oj silvio, oj silvio mio..." ma non è un plebiscito - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli I telefonini La gaffe La sofferenza I capricci "Oj Silvio, oj Silvio mio..." ma non è un Plebiscito Duecento pullman, tutti da altre province I giovani del Pd scattano foto dai telefonini per informare Veltroni: non c'è nessuno... Siamo più di 70 mila, ma i sindaci si guardano smarriti E l'impianto acustico fa i capricci Ho sofferto come e più di voi per la tragedia della spazzatura. Le televisioni di tutto il mondo dipingevano un'Italia sotto i rifiuti Veltroni ci ha fatto credere che il cambiamento a sinistra era possibile, che lui era folgorato per la via di Damasco come San Pietro ANGELO CAROTENUTO è come scambiare il pubblico di Milan-Arsenal con quello di Napoli-Chieti. "Siamo 70mila persone". Anzi no. "Siamo 75mila", la sparano lì gli organizzatori. Solo che pare una folla da partita di serie C1, tutta compressa nel recinto che il Pdl ha ritagliato dentro il Plebiscito. Metà piazza è vuota alle spalle del palco, piazzato giusto al centro. Motivi di sicurezza, dicono. Una fila di transenne spezza l'accesso dal versante di Santa Lucia. I gazebo dove si distribuiscono fac-simile di scheda elettorale, gadget e magliette, segano un'altra area sotto Palazzo Reale. Molti vanno a ripararsi lì sotto. "Siamo pochi, eh?", si guardano smarriti consiglieri comunali e regionali, amministratori vari di centrodestra, i sindaci di Terzigno e Volla, con il candidato sindaco di Casoria che riesce a trovarsi al momento giusto sul percorso di Berlusconi, gli taglia la strada, lo ferma, lo abbraccia, e poi scopre che la macchina fotografica non era carica. Duecento pullman parcheggiati tra porto, lungomare e Molosiglio. Gli altri 400 annunciati saranno in garage. Più che un popolo della libertà, pare una ciurma. C'è poca Napoli. "Diciamo che è colpa della pioggia?". Effetto liste. Gli esclusi ci sono, il loro mondo no. C'è molta provincia e dintorni: lo dicono i cartelli. Santa Maria a Vico, Casola, San Potito Sannitico. Da Ailano vengono con la banda del paese, "come a luglio scorso - dice Covelli, il maestro che dirige - quando ogni tanto ci chiedevano una marcetta per riempire i vuoti, ma stavolta non facciamo il juke box". Calitri, Angri, Trentola, il paese in cui è andato Veltroni e da dove arrivano con l'immagine di un Silvio che schiaccia un diavolo. In Sicilia, solo pochi giorni fa, un paio di dirigenti locali sono saltati per il flop di una manifestazione di Gianfranco Fini. Così, prima di finire sotto accusa, Paolo Russo si affretta a fare il bilancio di quella che lui ha visto come "la più grande manifestazione nella storia dei partiti politici italiani, possibile grazie all'organizzazione predisposta dal Pdl". Caldoro si ferma al "grande entusiasmo". è un'organizzazione che dinanzi alle cattive previsioni meteo, monta un palco scoperto. L'impianto acustico non si spinge fino a piazza Trieste e Trento, dove i passanti non possono cogliere la grande novità che Berlusconi aveva promesso. Non arriva dal discorso. Dove parla di rifiuti, e vabbè. Dell'avviso di sfratto a Bassolino, aveva già detto. Dei brogli, pure. La gag sulla voce della Iervolino è vecchia. La storia dei comunisti, non ne parliamo. La vera svolta che Silvio Berlusconi offre dal palco del Plebiscito, sta nell'addio alla chitarra di Mariano Apicella e l'apertura a Guido Lembo. Un'era che si chiude, il nuovo che avanza. Lembo sa come ripagare. Oj vita mia diventa "Oj Silvio, oj Silvio mio". Ride. Gli pare una bella invenzione. "Battete le mani. Tutti. Su le mani". Bravo, e l'ombrello? Arriva la Mussolini, e allora canta "'a cchiù bbella 'e tutt'e bbelle". è una platea di molti coetanei, quella che si trova davanti Silvio Berlusconi, 72 anni, 77 a fine legislatura, quando non nasconde di puntare al Quirinale, dove ambisce a trattenersi fino al compleanno 84. Agostino Bergamo, giunto da Arienzo, ferma Alessandra sotto il palco e le sorride: "Ho fatto il balilla con tuo nonno". Alessandra non è in vena di entusiasmo: "Ah sì?". Tutto finisce in tempo reale sul bus di Walter Veltroni. Il Pd ha organizzato una vera e propria rete, con foto della piazza semivuota e scatti sulla sistemazione del palco, per decidere come regolarsi in vista del 9. Il Pd vuole che la piazza sia più aperta: dunque un palco almeno 5 metri più dietro, oppure sistemato sul lato di Cesario Console. Il vero colpo ad effetto lo preparano i giovani, guidati da Amedeo Cortese. Riempiranno la piazza di cartelli coi nomi dei clan della camorra contro cui gridare il loro no.

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Sfida su camorra e rifiuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina I - Napoli Il Cavaliere: "Primo Cdm a Palazzo Reale, resto finché c'è emergenza". Il capo Pd: "Da lui solo offese. E non cita le cosche" Sfida su camorra e rifiuti Berlusconi: governerò da Napoli. Veltroni: legge anticlan.

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Pagina X - Napoli (segue dalla prima di cronaca) na differenza di stile, alla quale si aggiunge una ... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina X - Napoli (segue dalla prima di cronaca) na differenza di stile, alla quale si aggiunge una differenza di parole d'ordine. Veltroni impugna la spada della lotta alla criminalità, Berlusconi la ramazza di chi vuole spazzare via i rifiuti. Eppure, dietro i proclami, resta la sensazione di una campagna elettorale debole, con il rischio serio di un vasto astensionismo, nella quale echeggia un generale "vorrei ma non posso", checché dica lo slogan veltroniano. Il Pd campano è avviluppato nella contraddizione di Bassolino, che non è fatta solo di rifiuti. Negli ultimi giorni, ieri compreso, Veltroni gli ha concesso più che mai la teoria delle responsabilità multiple. Ma il problema è che la costruzione politica di Bassolino, la sua "grosse Koalition", vede ormai Mastella confinato a Ceppaloni e De Mita emigrato nell'Udc. Le sue mancate dimissioni sanno di "perseverare diabolicum", ma dietro la fine del suo progetto politico c'è una prospettiva di governo dai tratti indefiniti. All'epoca delle primarie il partito era ancora largamente quello "vecchio" di Bassolino e De Mita, quello "nuovo" ora è una incognita. Non a caso Fini è intervenuto ieri sul riproporsi di vecchie alleanze (Udeur e Rifondazione comprese) alle amministrative, e ha contestato a Veltroni l'ennesimo "ma anche". Non sta meglio la Sinistra arcobaleno. Soprattutto Rifondazione ha passato questi ultimi mesi chiusa in una sua Elsinore, a chiedersi se sia più ferale l'abbraccio a Bassolino o lo staccare la spina da una giunta dove il partito detiene un assessorato di rilievo. Dall'altra parte il vento sembra in poppa. Già due anni fa, a dispetto del ferreo "sistema di potere" bassoliniano, la Casa delle libertà perse al Senato per soli 15666 voti, la miseria di 52 centesimi di punto percentuale (dati finali convalidati dal Senato). Ovvio che il Pdl consideri sua ormai la Campania. Ma il trionfalismo copre un vuoto anche qui. Berlusconi ripete che lui rimarrà a Napoli per risolvere la questione rifiuti: la cosa apre il cuore al suo popolo, ma significa anche che troppe speranze sulla classe dirigente locale non ce ne sono. Il "ghe pensi mi" del Cavaliere è anche un benservito a Gianni De Gennaro: "Accelereremo al massimo la realizzazione dei termovalorizzatori" significa che sin qui si è andati pianino. Anche Fini loda De Gennaro, ma gli dà i trenta giorni: "Il suo mandato è a termine". Dopo ci penserà direttamente il governo. Non senza contraddizioni. Perché nella Hogsworth berlusconiana Bassolino sarà anche il Voldemort di turno, ma Silvio "Potter" ripete da tempo che risolverà tutto in due mesi, salvo però specificare che "la bacchetta magica non ce l'ha nessuno". Rifiuti, mozzarelle e quant'altro hanno ridimensionato l'immagine della Campania nel mondo, ma anche il suo peso relativo nello scacchiere nazionale, fino a renderla semmai un problema in più per chi deve governare il paese. Ora Veltroni e Berlusconi si contendono di fatto 15mila sporchi voti, ma il 13 aprile è una data che sa di colonne d'Ercole: oltre, per la Campania, si profila un fitto mistero.

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Il sillabario del regista b come bugie di berlusconi p come paura dell'illegalità (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Falso liberale Il sillabario del regista B come bugie di Berlusconi P come paura dell'illegalità Il leader del Pdl ha osato anche dire al settimanale "Newsweek" di essere il più liberale di tutti perché i giornali della sua famiglia non attaccano mai la sinistra Tra politica, cinema e vita privata il "Sillabario della felicità" di Nanni Moretti. Il regista porta con sé a Napoli alcuni suoi cortometraggi: dopo l'incontro il pubblico, circa seicento persone divise in due sale, li guarderà con attenzione. Moretti lascia Napoli con una copia della raccolta di racconti di Andrej Longo "Dieci", regalo degli organizzatori. Ma ecco il Sillabario personale del regista romano. Antipatia - "Per le persone di spettacolo che non vanno a votare sostenendo che non hanno tempo. E in genere per tutti quelli che dicono che tanto i partiti sono tutti uguali". erlusconi, Bugia, Brogli, Boomerang - "In un'intervista a Newsweek, Berlusconi ha detto che mai nei suoi giornali e nelle sue televisioni viene attaccata la sinistra. Chi parla continuamente di brogli mina le base della democrazia. Qualunque cosa si dica in campagna elettorale, può diventare un boomerang". oerenza - "Trovo stupida e prepotente la frase: la coerenza è la virtù degli imbecilli" Elezioni - "Non voglio ferire la sensibilità di nessuno, ma ho una speranza precisa". Felicità - "Quando nel traffico qualcuno non ti guarda con odio. Quando un barista fa bene e con dignità il suo lavoro". rillo - "No, proprio no". Italia - "è anche quella dei dodici docenti universitari che rifiutarono l'adesione al fascismo. Dodici su millecento". Linguaggio - "Le parole sono importanti, come ho detto nel mio film "Palombella rossa". Tanto importanti che di questo potremmo parlare per ore". Messaggio - "Non c'entra con il cinema, è troppo univoco". Nemico - "Ne ho già parlato alla voce Newsweek" (cioè Berlusconi). Opinione pubblica - "è la cosa che manca di più in Italia, ogni giorno di più". Paura - "La mia paura è che oggi il disprezzo delle regole sia un dato biologico degli italiani". ualità - "La ricerca della qualità è sempre vincente. Se una televisione si ponesse questo obiettivo, si scoprirebbe con sorpresa che sono in molti a seguirla". Rete - "Per me la Rete non è democrazia". Televisione - "Vedi alla B di boomerang: oggi nessuno ricorda che c'è un candidato premier che possiede tre televisioni". Terrorismo - "Dieci anni fa interpretai e produssi il fil di Mimmo Calopresti "La seconda volta". E quando ai dibattiti dicevo che erano assassini andava bene, quando poi dicevo che erano anche idioti per il tipo di comunicazione che diffondevo, i ragazzi si ribellavano. Penso che i terroristi siano stati assassini e anche scemi". erapia - "Fare film per me non è mai stata una terapia, talvolta alcuni miei lavori sono nati da mie nevrosi, ma per me non è mai stato terapeutico". Zavorra - "Alla fine del film "Aprile", con mossa abile il mio personaggio si libera dei ritagli di stampa tirandoli fuori dal bagagliaio della Vespa. Quella è la zavorra, tutti ce ne dobbiamo liberare: è un elogio della leggerezza, intesa non come comtrario della serietà, ma come contrario della pesantezza" eltroni - "Non c'è la V di Veltroni? Peccato". Vittimismo - "Uno dei peggiori vizi italiani: la colpa è sempre di un altro".

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Il cavaliere getta la rete per il dopo voto "accordo con il pd per sbloccare il paese" - (segue dalla prima pagina) claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ex premier e l'incubo di incassare una vittoria "inutile": ecco da dove nasce il piano del dialogo Il Cavaliere getta la rete per il dopo voto "Accordo con il Pd per sbloccare il paese" Il profilo di alcuni possibili ministri come Frattini e Castellaneta è un "segnale" Il leader del Pdl ai suoi fedelissimi: "Non voglio ritro-varmi imbrigliato come Prodi" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CLAUDIO TITO Passo dopo passo il Cavaliere tesse la tela, prepara il terreno per lanciare subito dopo il voto l'offensiva per irretire Walter Veltroni e costringerlo a collaborare, a condividere la responsabilità di un governo che dovrà affrontare la recessione economica e aprire "la stagione delle riforme". Una stagione che potrebbe anche creare le condizioni per portarlo al Quirinale. Convinto che, a prescindere dal risultato, la prossima legislatura sarà una delle più difficili che il Paese abbia mai affrontato, Berlusconi ha ripreso con forza questi ragionamenti con il gruppo più ristretto dei suoi fedelissimi. "Noi vinceremo e saremo noi a fare il governo - tranquillizza i suoi uomini - ma non possiamo pensare di cambiare il Paese avendo tutti contro". Le incognite del Senato, poi, si confermano sempre più un brutto sogno per il leader forzista. Una coalizione blindata a Palazzo Madama non è più una certezza per Berlusconi. Ma gli interrogativi riguardano pure "il Paese fuori dalle Camere". E lì, a suo giudizio, l'elenco dei potenziali "rematori contro" resta lungo: i sindacati, la pubblica amministrazione, i salotti della finanza, i cosiddetti "poteri forti", i vertici istituzionali. Compreso il capo dello Stato che il Cavaliere non riesce a considerare completamente neutrale. Tante rischiano di essere pure le spine, come l'Alitalia. Nodi che Berlusconi non vorrebbe sciogliere da solo. "Se vogliamo davvero cambiare il Paese - è il refrain ripetuto in ogni staff meeting - bisogna costruire un clima di dialogo". Prima di tutto in Parlamento. "Senza una maggioranza ampia, non si può fare niente". E l'idea di fare i conti con la crisi economica, le liberalizzazioni e le riforme istituzionali in un'atmosfera conflittuale, non lascia affatto tranquillo Berlusconi. "Non voglio ritrovarmi imbrigliato come lo è stato Romano Prodi in questi due anni". Tutto il suo staff ancora ricorda le parole piene di comprensione pronunciate dopo aver incrociato il premier uscente ad una cerimonia militare: "In fondo lo capisco, non è stato e non è facile stare in quella posizione". Non è un caso, allora, che in una recente cena a Milano si sia sfogato meravigliando i commensali: "Se potessi io cercherei in ogni caso, visto che la mia vittoria sarà piena, un grande accordo anche sull'esecutivo. Ma non so se sarà possibile". Negli ultimi giorni il Cavaliere non dà nemmeno per scontato che la legislatura duri effettivamente cinque anni: "Non ho lo sfera di cristallo", sospira davanti alle domande. Se poi il risultato del Pdl sarà meno brillante di quanto gli dicono i suoi sondaggisti e il pareggio si rivelasse realtà il 14 aprile, allora il percorso di un governo tecnico sostenuto insieme al Pd diventerebbe un'opzione inevitabile. "è ovvio - ha ammesso in pubblico cinque giorni fa - che in caso di pareggio non ci può essere un governo di parte". Così, il faccia a faccia di dicembre con il segretario democratico per Berlusconi è una sorta di architrave su cui costruire i prossimi cinque anni. Lo considera un momento di "svolta" per i rapporti tra gli schieramenti. Da allora non hai mai smesso di versare miele, in privato, sul suo "avversario". Lo ha fatto persino l'altro ieri nel corso del ricevimento con gli ambasciatori dell'Unione europea organizzata a Villa Almone, sede della diplomazia tedesca. Davanti alle feluche si è scagliato contro la sinistra radicale, ma nei confronti di Veltroni e di Prodi solo commenti ovattati. Da tempo Berlusconi spiega ai suoi che "Walter è il meglio che una sinistra moderna possa offrire in Italia". Frasi puntate, appunto, in primo luogo a "sdoganare" il rapporto con l'ex sindaco di Roma. Del resto, con lo scioglimento delle Camere il leader forzista ha decisamente virato su una campagna fatta di colpi di fioretto piuttosto che di clava. Non è più il '94 o il '96, e non è nemmeno il 2001 o il 2006. Tant'è che negli ultimi giorni si è lamentato dei toni, a suo dire, troppo hard del segretario Pd: "Perché esagera così? Perché insiste sulla mia età? Non ce n'è bisogno". Il suo obiettivo resta comunque quello di non ritrovarsi il 14 aprile con un Parlamento in "stato di guerra". "Altrimenti le riforme non le facciamo e il Paese non lo cambiamo". Non per niente, la lista dei ministri che già si trova nella sua tasca sembra stilata proprio per non indispettire l'eventuale futura minoranza. Basti pensare che Gianni Letta - se il Pdl vincerà - sarà il vicepremier unico, un moderato come Franco Frattini andrà agli Interni e agli Esteri un "quasi-tecnico" come Gianni Castallaneta, il suo ex consigliere diplomatico quando sedeva ancora a Palazzo Chigi, poi nominato ambasciatore a Washington, ma non sostituito da Massimo D'Alema. Ogni passo, dunque, è studiato per pervenire ad "una convergenza almeno sui grandi temi". Lo ha spiegato pure ai diplomatici europei mercoledì scorso: "Lascerò da grande statista dopo aver fatto le riforme". E molti di quelli che lo ascoltavano hanno pensato che fosse il primo atto ufficiale per una candidatura al Quirinale. Che, secondo i fedelissimi della prima ora, è ormai diventata una "ossessione". Al punto che c'è chi gli rimprovera di compiere ogni mossa in quell'ottica: "Corteggia Veltroni per essere sdoganato".

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Confronto tra leader in tv subito "dimezzato" - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Confronto tra leader in tv subito "dimezzato" Berlusconi e Veltroni non vanno da Vespa. La Dc di Pizza bocciata dal Tar siciliano CARMELO LOPAPA ROMA - Tutti contro tutti. In novanta minuti, il tempo di una partita di calcio. Solo che a disputarsela dovrebbero essere in quindici: l'intera sfilza di candidati premier che questa campagna elettorale ha gettato nella mischia. La sfida, in prima serata su Raidue, è in programma venerdì 11 aprile, alla vigilia del voto, Bruno Vespa chiamato a moderare. La Vigilanza ha dettato le regole, la Rai vi dà esecuzione. Ma a Viale Mazzini ieri sera non hanno fatto in tempo a spedire gli inviti che hanno dovuto incassare già il forfait dei due principali sfidanti. Né Silvio Berlusconi né Walter Veltroni parteciperanno a questa singolare disputa (e non potranno delegare un sostituto). I due non andranno per gli stessi motivi, di principio, ma anche pratici: saranno entrambi a quell'ora su Canale 5. "Non parteciperò, dico no alla Rai - spiega il leader del Pdl - Secondo me è controproducente per chi parteciperà. Sarei assolutamente disponibile a fare un confronto tv con Walter Veltroni, ma la legge (sulla par condicio, ndr) non lo permette. "Matrix" ha previsto 45 minuti per ciascuno l'ultimo giorno e credo che quello sarà il confronto tra me e Veltroni. Tra l'altro, Veltroni come è già successo in Rai avrà il vantaggio di parlare dopo di me". Discorso chiuso, il simil confronto ci sarà ma sulla sua tv. Fausto Bertinotti, leader della Sinistra Arcobaleno, sta valutando e deciderà a giorni se partecipare l'11 in Rai. Ci sarà il centrista Pier Ferdinando Casini che intanto accusa: "I due hanno paura". E anche il socialista Enrico Boselli: "Il confronto è controproducente per chi ha tre tv ma è utile per gli elettori". Quando andrà in onda il faccia a faccia multiplo, venerdì prossimo, il caso Pizza-Dc sarà risolto. Se il simbolo dovrà comparire o meno sulla scheda elettorale lo deciderà in ultima istanza martedì la Cassazione. Ieri intanto il Tar di Palermo ha respinto il ricorso presentato dal partito di Giuseppe Pizza contro l'esclusione del simbolo, spiegando che a dover decidere sulle controversie sorte nella fase pre-elettorale sono le giunte delle elezioni di Camera e Senato e non il Consiglio di Stato, intervenuto a dispetto del diniego del Viminale. Proprio contro il ministero dell'Interno si sono scagliati i vertici Dc nella conferenza stampa convocata alla Camera. "C'è un piano sotterraneo per far saltare le elezioni" ha spiegato Paolo Del Mese sostenendo la teoria del complotto. Per evitare ulteriori problemi, rilancia Pizza, il Viminale avrebbe dovuto far pubblicare le schede col simbolo, dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, "e invece da martedì il ministero non ha fatto nulla e ha presentato ricorso in Cassazione". E se la Corte dovesse dare ragione alla Dc, l'8 aprile, il rischio "potrebbe essere quello che le elezioni siano invalidate il giorno dopo: la responsabilità sarebbe tutta del ministro Amato" scandisce Del Mese. Di qui il loro appello al capo dello Stato "per evitare il peggio". In casa Udc si dicono certi dell'esclusione dello scudocrociato avversario, ma di una cosa si dice certo il segretario Lorenzo Cesa: "Dietro Pizza c'è Berlusconi".

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Massoni divisi tra walter e silvio "ma per le riforme sì a larghe intese" - alberto statera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rimini, stati generali del Grande Oriente. In vista del voto anatema contro teocon e teodem Massoni divisi tra Walter e Silvio "Ma per le riforme sì a larghe intese" Un messaggio di solidarietà a Napolitano dopo l'attacco di Berlusconi ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO RIMINI - Caino e Abele, Romolo e Remo, i due fratelli irlandesi di Ken Loach e persino i due pezzi del Visconte Dimezzato di Italo Calvino, che poi era solo uno, irrompono, evocati dal filosofo Giulio Giorello, nel grande show annuale e stavolta sciaguratamente preelettorale della massoneria italiana intitolato "Tu sei mio fratello". Mio fratello? Tu scherzi, io ti accoltello. Mai fare la Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani alla vigilia delle elezioni, perché tra i fratelli uno è sempre di troppo e spesso finisce ammazzato dal consanguineo. Altro che fratelli. Il format diventa sanguinosamente "Fratelli coltelli". Berlusconi? Veltroni? O magari Veltrusconi, in nome della fratellanza? Parliamone fraternamente nel tempio con un fraterno coltello puntato alla schiena, si dicono i fratelli alla Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia, arringati, come se fosse lo stesso, dall'ordinario di Filosofia della Scienza all'Università di Milano e da Alessandro Meluzzi, psichiatra uscito dal format tivù "Isola dei famosi", ex parlamentare berlusconiano e prossimo religioso all'orecchio di quell'ex prete accusato di abusi sessuali. Sono due o tremila qui al Palacongressi di Rimini a invocare - chissà quanti con animo massonicamente puro - la fratellanza in uno sconfinato simil-tempio massonico tutto dipinto di blu, sormontato da simboli esoterici, colonne, compassi, fraterne mani che s'intrecciano nel motto "libertà, uguaglianza, fratellanza". Fuori i banchetti business-oriented carichi di spadoni, distintivi, gagliardetti, talismani, francobolli, occhi di dio, calendari aztechi, piatti, ritratti di Garibaldi e quant'altro un'anima libera desideri liberamente acquistare. Incedono, attratti dalla merce, qualche barba mazziniana e soprattutto tanti, ma tanti berluscotti in blu simil-Caraceni. Che oggi le prendono dure dal Gran Maestro del Grande Oriente Gustavo Raffi, in carica da quasi un decennio, un capo che gli assalitori sembra vogliano spedire a casa dopo due mandati, in vista della nuova esaltante stagione berlusconiana. Una stagione che richiede probabilmente un Gran Maestro più coinvolto nella causa. Avvocato di Ravenna, repubblicano lamalfiano ("Ugo, Ugo" tiene a precisare, aggiungendo interrogativo "Giorgio chi?"), allievo prediletto di Randolfo Pacciardi, che fu accusato di fascismo, ma che "ai fascisti sparò per primo", Raffi, nel tripudio della Gran Loggia, se la deve vedere con la "miserrima" politica politicante, che incede senza rispetto nel Tempio alla vigilia del 13 aprile. S'insinua tra i filosofi che nel blu della sala volteggiano tra Platone e San Tommaso, il "caso Bianchi", nel senso di Massimo Bianchi, Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente, ex funzionario del Psi, ex vicesindaco socialista di Livorno, tradizionale capitale massonica, che si è candidato alla Camera con i socialisti di Boselli, De Michelis e Bobo Craxi. Ha lui la scena mediatica tra i banchetti dei compassi e degli spadoni. Si poteva candidare no? Ha inflitto o no un vulnus alla massoneria a-politica e a-religiosa? Senza scomodare Garibaldi e tutti i gran maestri che hanno fatto i parlamentari, "chiedetelo magari a Denis Verdini", fa il Gran Maestro Raffi, cui non si può negare un senso dell'umorismo assai poco massonico-mazziniano. Questo Verdini pare sia quel massone boss toscano, coinvolto nelle aziende di famiglia di Berlusconi, che da Firenze a Livorno, da Arezzo a Siena, fa il bello e il cattivo tempo, persino con quei banchieri alteri del Monte dei Paschi di Siena e che adesso ha deciso, alla vigilia delle elezioni, di coinvolgere anche il Grande Oriente nella sua campagna elettorale. Per il Parlamento, ma anche per Villa Medici del Vascello, la residenza romana che guarda la Cupola di San Pietro e che Raffi pare vorrebbe tenere occupata per un altro mandato. Tornano forse i tempi della P2 di Licio Gelli - affari sporchi e politica - cui Berlusconi fu iscritto, con suo grande scorno, come semplice muratore? "Altro che muratore! - disse. Io ho costruito intere città!". Una cosa è certa - garantisce il Gran Maestro - che se c'è una negazione dei più sani principii della massoneria, questo si chiama Berlusconi: "Le sembra forse un uomo con aspirazioni pedagogiche, quelle che a noi stanno più a cuore?" Francamente non ci sembra. Ma il Gran Maestro mazziniano, se la deve vedere in casa con un Verdini qualunque? Non batteva risolutamente a sinistra l'autentico cuore massonico? "Guardi, non sono io, ma è la nostra storia stessa a dire che il nostro cuore batte a sinistra. Anche Bakunin era massone. Ma dal tempio la politica resta fuori, ciascuno vota chi crede", garantisce Raffi, che, al massimo, fornisce una ricetta personale, non della libera muratoria che rappresenta: "In questa campagna elettorale tutti vendono la stessa saponetta, per cui ci toccherà votare turandoci il naso, come diceva Montanelli. Poi ci sono quelli che demonizzano le istituzioni, come Beppe Grillo, che non si sa dove ci possono portare negando i partiti, che sono il sale della democrazia, e gli amorali come Giuliano Ferrara, escrescenza di un paese che si divide tra laici, credenti, intolleranti e opportunisti, cinici del cattolicesimo ateo". O "atei devoti", come li chiamò Benedetto Croce. O, peggio, orfani dell'Enciclica "Mirari Vos" di Gregorio XVI, come ce ne sono nel Partito Democratico di Walter Veltroni. Quelli che considerano la libertà di coscienza come "errore velenosissimo". Per Raffi, la verità è che non bisogna distinguere tra laici e cattolici, ma tra "bigotti e non", che bisogna capire chi sta occupando veramente la società italiana, che non è, "purtroppo", dice lui, la massoneria, ma "teocom" e "teodem". Più affaristi vari: per esempio Comunione e Liberazione, la Compagnia delle Opere, che nella sanità e in tante altre realtà stanno diventando egemoni, con la complicità di Berlusconi, che era partito con un'impostazione liberista, ma che oscilla ora ad ogni vento. Per chi votano dunque il 13 e 14 aprile questi qui riuniti a Rimini nel tempio blu del Gran Maestro mazziniano dalla lingua arguta? Mandano i complimenti al presidente Giorgio Napolitano, baluardo democratico che Berlusconi ha appena attaccato, ne ricevono da Palazzo Chigi, trasmessi dal sottosegretario Elidio De Paoli, anche se quest'anno tra i relatori non figura lo storico Palo Prodi, fratello del presidente del Consiglio uscente. Diciannovemila grembiulini, maestri, maestrini, gran maestri, muratori. Realisticamente diciamo che forse voteranno metà e metà. Con un'avvertenza: trovare "soluzioni condivise", ma "senza pateracchi". Fratellanza, ci vuole comunque fratellanza. Ma nessuno degli esimi filosofi ingaggiati dal Gran Maestro ha spiegato come si fa a vincere l'eterna sindrome dell'umanità Caino-Abele.

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Ho un sogno, il Sud senza mafia e camorra Veltroni in Campania attacca Berlusconi: quando eri al governo, non hai fatto nulla sui rifiuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Ho un sogno, il Sud senza mafia e camorra" Veltroni in Campania attacca Berlusconi: quando eri al governo, non hai fatto nulla sui rifiuti di Andrea Carugatiinviato a Salerno/ Segue dalla prima È LA SEDE PIÙ ADATTA per dire, ancora una volta, che lui a dare per scontate mafia e camorra non ci sta. "Anche Martin Luther King passava per idealista, quando sognava un bambino bianco e uno nero per mano. Sono questi i programmi che si realiz- zano, perché indicano una luce". Come ha già detto in Sicilia, ribadisce che il Pd, al governo, lotterà per distruggere le mafie, sradicarle, liberare il Mezzogiorno da questa piovra che succhia le energie del sud e impedisce la crescita". Cita l'impegno di Tano Grasso, la Confindustria siciliana che ha deciso di espellere chi paga il pizzo e anche lo scrittore Roberto Saviano, che proprio ieri gli ha scritto una lettera sul Mattino: "Più coraggio su potere e affari, oggi arrivi in una terra che chiede speranza, è possibile vincere la sfida ai boss". Veltroni non gli risponde direttamente, ma il senso del suo viaggio campano è proprio questo: battere e ribattere sulla sfida alla camorra, e l'applauso del teatro augusteo di Avellino, gremito ed entusiasta, è una conferma che il messaggio passa. Ma ancora più sorprendete è la folla all'appuntamento serale a Salerno. Centinaia di persone restano fuori dal teatro. Veltroni commenta: "In soli quattro mesi questo partito ha affermato la sua identità. La partecipazione è straordinaria". Nella casa confiscata di Caserta Veltroni presenta anche un ddl per il "contrasto della criminalità organizzata": cinque punti di una futura legge che mira a tutelare le imprese che si ribellano, rafforzare gli uffici giudiziari nelle aree più critiche con incentivi ai magistrati, assumere testimoni di giustizia nella PA, impedire il patrocinio legale a spese dello stato per chi è stato condannato per gravi reati., ad esempio la mafia. Nella sua lettera Saviano tocca anche un altro tasto delicato: la questione rifiuti: "È necessario saper confessare anche gli errori della propria parte, il sogno di Bassolino è finito", dice lo scrittore. Veltroni non esclude, dopo l'emergenza, la possibilità di "novità", anzi. Ma inserisce la questione rifiuti in un discorso più ampio, la necessità di costruire un paese che "decida in tempi certi, in cui le responsabilità,a tutti i livelli, siano chiare e le scelte rapide". Alla destra che attacca il governatore manda a dire: "Basta con i processi solo contro una parte o una persona. Perché Berlusconi non ha risolto l'emergenza nei cinque anni di governo? Tutti hanno una parte di responsabilità sui rifiuti e quella principale è di avere un paese dell'ideologia e dei rinvii. Con noi sarà il tempo della decisione". No, Veltroni non ci sta ad accettare lezioni di buon governo da Berlusconi. A Caserta ricorda la sua esperienza da sindaco di Roma e su Alitalia attacca: "Per 5 anni non hanno risolto nulla, anzi hanno buttato 2,5 miliardi di euro". Il leader Pd attacca la destra anche sull'alleanza con la Lega: "Sul palco tutti insieme non possono cantare l'inno di Mameli, perché il leghista non ce la fa. Noi vogliamo un paese unito". Parla della famiglia di Caserta di Vito Ferrajolo, professore disabile, sua moglie casalinga, il figlio di 5 anni adottato: "Persone intense, serene, che dimostrano ogni giorno che l'Italia è un paese fantastico". Alle polemiche di Berlusconi replica: "Alle contumelie che mi rivolgono non rispondo, e così farò fino alla fine. Per questo loro impazziscono" (e riceve uno degli applausi più robusti). Però "non gli riesce a entrare in testa l'idea che le istituzioni non sono di parte, ma rappresentano tutti gli italiani". Questa sera Veltroni terrà il "comizio bianco" di mezzanotte a Conversano.

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Berlusconi stoppa il faccia a faccia. E in Rai mandano tutti i candidati da Vespa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi stoppa il faccia a faccia. E in Rai mandano tutti i candidati da Vespa L'appuntamento è stato fissato. venerdì 11 aprile alle 21 su Rai 2. Padrone di casa sarà Bruno Vespa. Ma davanti al conduttore di "Porta a Porta" , eccezionalmente in trasferta di rete, non andrà in onda il tanto atteso faccia a faccia fra i due leader di Pdl e Pd. Del resto Berlusconi non ha mai accettato di sfidare in tv Veltroni. E così la Rai, dietro indicazione della commissione di Vigilanza, ha deciso che da Vespa per 90 minuti ci saranno tutti i candidati premier. Che sono ben 15. Un'incredibile ammucchiata a cui Berlusconi ha già detto che sicuramente non parteciperà optando per Matrix su Canale 5. E anche dallo staff di Veltroni fanno sapere che il leader Pd non ha intenzione di partecipare a un confronto che rischia solo di alimentare confusione fra i telespettatori.

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Piove a Napoli: occhio alla mezza piazza piena (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Piove a Napoli: occhio alla mezza piazza piena Berlusconi parlava a Napoli. Piazza Plebiscito era mezzo vuota, causa pioggia o causa ripetitività del Cavaliere o - può anche essere - perché i napoletani ne hanno viste talmente tante che neanche l'Altissimo li scuote più. Ma le telecamere amiche prestavano la massima attenzione: inquadrature strette, sotto tiro solo la mezza piazza piena. E, ovviamente, i tg domestici hanno esagerato: Berlusconi qui, Berlusconi lì, entusiasmo, deliri, folle oceaniche e grandi notizie. Una, riportata come cosa eccezionale di cui il mondo intero parlerà, ce la segniamo: Berlusconi promette di tenere il suo primo Consiglio dei ministri (ha già vinto? Ricordiamo Trapattoni: non dire gatto se non l'hai nel sacco) a Napoli e di restare inchiodato lì finché non avrà raccolto l'ultimo mozzicone di immondizia. In questi telegiornali berlusconiani, fa capolino (il gioco si fa duro e la par condicio non esiste più, è nebulizzata) qualche brandello di Veltroni e capiamo perché non li vedremo mai faccia a faccia: Berlusconi non riesce a far dimenticare Berlusconi; Veltroni appare come uno capace di farti riamare il tuo paese. E l'Altissimo sa che non ci sarebbe lotta. Paolo Ojetti.

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Ripartiamo dal Sud (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Ripartiamo dal Sud Nicola Latorre Segue dalla Prima Per noi è invece l'unica vera grande questione nazionale. L'Italia non può vincere la sfida più difficile, quella della competitività, se non riesce a superare definitivamente il divario tra nord e sud. Solo un'Italia unita ce la può fare. L'unità nazionale, dunque, non è solo un valore fondante sancito nella carta costituzionale ma è anche una necessità. D'altro canto la stessa collocazione geografica del Mezzogiorno, al centro di un Mediterraneo che torna ad essere il luogo dei grandi traffici commerciali, rende il meridione la grande opportunità che ha l'Italia. Dunque la questione meridionale come questione centrale nelle politiche nazionali. Le vicende che in questi mesi hanno riportato il sud e i suoi problemi all'attenzione del dibattito pubblico fornendo l'occasione per una nuova campagna razzista contro il Mezzogiorno, ripropongono peraltro anche una riflessione sulla attuale crisi delle classi dirigenti meridionali (intendendo per classi dirigenti non solo i politici ma anche gli imprenditori, gli intellettuali, i professionisti). Preso atto della fine delle politiche di intervento straordinario si è affermata nel mezzogiorno la convinzione di potercela fare puntando solo sulle proprie forze. Così nella seconda metà degli anni 90 si è riaccesa una speranza. L'elezione diretta dei sindaci, il successo dell'Ulivo, l'unità delle forze meridionalistiche, aprivano certamente una nuova fase politica per il mezzogiorno. L'ingresso dell'Italia nell'euro, la stagione dei patti territoriali, dei contratti d'area, dello sviluppo locale, davano i primi frutti positivi. Ma la mancanza di una visione nazionale entro cui collocare queste politiche ha via via esaurito quelle speranze. Aver deciso di puntare solo sulle proprie forze, sullo sviluppo dal basso, si è rivelato velleitario, proprio perché il sud non può affrontare e vincere da solo questa sfida, fuori da una visione e un contesto nazionale. Troppo profondi e strutturali i problemi, troppo forte il divario con il resto del Paese. Così il localismo è andato degenerando in un deteriore municipalismo e la politica nel sud si è rinsecchita riducendosi spesso a un nominificio. Facendo tesoro di questa riflessione, la questione meridionale va riproposta come grande questione nazionale concependo l'Italia come un corpo unico e alimentando il progetto politico e di governo per il Paese di una costante sensibilità meridionalistica. Ecco allora che il programma del partito Democratico punta per il Mezzogiorno a una politica nazionale di rilancio incentrata su quattro fattori fondamentali: la lotta all'illegalità, un piano per le infrastrutture, il sostegno alle imprese, l'investimento sui giovani. La lotta contro le mafie e ogni forma di illegalità è per noi la "conditio sine qua non" per ridare fiato a un'economia nella quale ora le imprese mafiose o attigue alla criminalità organizzata insidiano le aziende sane; per ristabilire il principio dell'efficienza nella Pubblica amministrazione; per rilanciare il valore del merito, per utilizzare in modo trasparente ed efficace le risorse finanziarie pubbliche. Preoccupa che le altre forze politiche abbiano ignorato l'appello di Veltroni a non accettare il voto inquinato. Legalità e sviluppo sono due facce della stessa medaglia e sviluppo del sud significa innanzitutto infrastrutture. L'intero sistema infrastrutturale (ferrovie, strade, porti e aeroporti) deve essere messo nelle condizioni di garantire il flusso delle merci dal mediterraneo ai mercati del nord, oltre alle vie di collegamento verso le tante città d'arte di cultura e di turismo marino. Noi abbiamo individuato con precisione gli interventi necessari nel disegno di legge sul Mezzogiorno illustrato da Veltroni. Quanto alle politiche di sviluppo, il sostegno alle imprese deve fondarsi su un uso della leva fiscale che automaticamente premia le aziende che investono per crescere di dimensione, innovare e assumere e non le imprese che incassano truffando lo Stato e l'Unione Europea per poi fallire. Ma la più grande risorsa del sud sono le sue ragazze e i suoi ragazzi. Il sud è la parte più giovane dell'Italia ed è terribile pensare che ogni anno 200.000 giovani abbandonano il nostro territorio in cerca di occupazione. Per combattere la precarietà e la disoccupazione giovanile vanno incentivate le assunzioni a tempo indeterminato nelle imprese, l'istituzione di un salario minimo di riferimento e il microcredito per sostenere i talenti che abbiano voglia di rischiare in proprio. La destra non ha proposto nulla per il sud, solo qualche slogan ed un probabile nuovo plastico del Ponte sullo Stretto. E del resto, dopo che nei cinque anni di Governo Berlusconi ha definanziato o cancellato qualsiasi strumento di sostegno allo sviluppo del Mezzogiorno, non è nelle condizioni di fare altro. Lì è chiaro chi ora detta legge. Bossi con la Lega nord, mossa da un esplicito sentimento antimeridionale e con un'idea di riassetto federale dello Stato che divide l'Italia e penalizza il sud. Dunque ancor più guardando dal Mezzogiorno,il Pd, con la sua idea di futuro, il progetto che propone appare l'unica vera novità politica che può favorire l'emergere anche al sud di una nuova classe dirigente. Ben oltre il 13 e 14 aprile il Pd è destinato a segnare, con Veltroni, il corso politico in una visione unitaria del Paese.

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Se Boselli e Bertinotti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Se Boselli e Bertinotti... Giuseppe Tamburrano Nei giorni scorsi Bertinotti ha rivolto delle avances a Boselli: facciano un incontro allo scopo di trovare un'intesa per la difesa dei valori del laicismo e dei diritti dei cittadini. Borselli ha accolto l'invito ponendo come condizione che il confronto avvenga prima delle elezioni. Ignoro il seguito. Qualche tempo fa, l'ipotesi di un accordo elettorale tra i Socialisti e la Sinistra è stato discusso nelle due case. Ma veti personali e vecchie ruggini hanno fatto naufragare quella prospettiva. La quale riemerge ora a pochi giorni dal voto. Vorrei cercare di capire il motivo di questa resipiscenza e riflettere sulle possibili conseguenze di un accordo tra i due soggetti politici. Al fondo vi è un inconscio o meglio istintivo desiderio di preservare un patrimonio di valori i quali se non sono comuni hanno in comune le radici: il socialismo, la sinistra. Le liti e le divisioni storiche non ne hanno distrutto il carattere "familiare". Questo patrimonio è a rischio scomparsa. Anche negli altri paesi europei i valori del socialismo sono sbiaditi. Ma - a parte che sono in crescita partiti e movimenti caratterizzati da idee e programmi di sinistra, come la Sinistra tedesca - in tutti i paesi europei sopravvivono i partiti della vecchia famiglia socialista, con programmi certo impalliditi, ma pur sempre con le loro strutture e i loro simboli. Soggetti che, per il fatto di esistere, possono essere rianimati e possono adottare progetti socialisti all'altezza dei tempi. Qualora se ne creino le condizioni. La crisi del capitalismo liberista e globalizzato e l'aggravarsi della questione sociale aprono nuovi terreni alla iniziativa teorica, politica e sociale dei partiti. In Italia si stanno dissolvendo i partiti del socialismo, e con essi le speranze di una rinascita. Nessuno può negare che si tratta di un problema importante. Certo non è questa la ragione fondamentale del dialogo Bertinotti-Boselli. Vi è un altro motivo più pratico: portare in Parlamento un congruo numero di rappresentanti dei due partiti. Qual è lo scenario che si presenta a noi? In caso di vittoria di Berlusconi o di Veltroni non vi saranno problemi. Ma se la vittoria - dell'uno o dell'altro - è zoppa al Senato le cose si complicano e le soluzioni diventano tre: 1) si torna a votare; 2) si dà vita ad una "grande coalizione" tra i due partiti ed altri; 3) si trova un rincalzo omogeneo, una ingessatura o una stampella che consenta di assicurare la maggioranza anche al Senato. Nel caso che il vincitore claudicante sia il Pd, Veltroni potrebbe trovare il necessario sostegno di senatori alla sua sinistra. Ed ecco il punto. Se Boselli e Bertinotti decidono il voto disgiunto, cioè una desistenza generalizzata nelle regioni in cui la somma dei voti al Senato attribuibile ai due partiti sulla base delle previsioni elettorali supera l'otto per cento, questa pattuglia di senatori può negoziare una intesa con il Pd e consentire la nascita di un governo assistito e garantito da una solida maggioranza. Una intesa tra i due soggetti che avesse la forza di un grande messaggio quale "vogliamo la rinascita del socialismo e della sinistra" potrebbe indurre ad andare a votare un numero elevato di indecisi e cioè coloro che si sentono orfani dei loro valori socialisti e di sinistra. Sarebbero questi voti sottratti non al Pd, al quale non appartengono, ma all'astensione. Le osservazioni a questa ipotesi sono almeno due e pesanti. La prima: è difficile che a pochi giorni dal voto quel messaggio possa essere diffuso e seguito da elettorati divisi da antichi rancori: invece di una somma di voti potrebbe provocare una sottrazione. La seconda si avrebbe una soluzione non molto diversa da quella del governo Prodi, con un Veltroni costretto - dopo averne respinto l'ipotesi - a negoziare con Di Pietro, Bonino, Bertinotti e Boselli. Ma gli scherzi degli esiti elettorali sono frequenti. Nel diritto di successione francese vi è l'aforismo: le mort saisit le vif. Traduzione: la vendetta di Prodi! Con i suoi inconvenienti sarebbe meno peggio della vittoria di Berlusconi o di una grande coalizione (premier Berlusconi e vice Veltroni??!!). Queste considerazioni di umorismo nero non tolgono le speranze a chi vorrebbe un rinnovato socialismo oltre alla sconfitta di Berlusconi. Ripeto l'aforismo di Guglielmo D'Orange: "Non c'è bisogno di sperare per iniziare, né di riuscire per perseverare".

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Malattie e paura (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Malattie e paura Antonio Padellaro Segue dalla Prima S ostiene di avere già vinto perché "tutti i sondaggi" gli danno un vantaggio incolmabile per quantità di voti e di parlamentari. Quegli stessi sondaggi elettorali che in passato si sono dimostrati assai fallibili, come nel 2006 quando vaticinarono il trionfo dell'Unione di Prodi però salvata solo da un pugno di voti. Previsioni che anche ultimamente hanno brillato per vaghezza segnalando un trenta per cento di indecisi che in campo statistico non sono proprio un dettaglio. Da una settimana, poi, chiunque può dare i numeri visto che i sondaggi dovrebbero restare riservati per legge. E dunque così come Berlusconi può vantare dieci punti di vantaggio, Veltroni potrebbe benissimo annunciare il sorpasso dell'avversario. Ma per il cavaliere tutto ciò non conta. Del resto, dieci anni fa, dopo la prima affermazione di Prodi contestò i voti degli elettori sostenendo che gli unici veritieri erano i voti dei suoi sondaggisti. Brogli. Il sillogismo è d'acciaio. Vinco certamente io ma se dovessi perdere sarà per i maneggi dei soliti comunisti. Non è una barzelletta ma una minaccia ricorrente. Nel 2005, prima delle Regionali disse che a sinistra c'era "una vecchia professionalità nel cambiare i voti nelle schede". Nel '96 giurò, "ce ne hanno tolti un milione e 705mila". Alla vigilia del voto del 2006 chiese nientemeno l'intervento degli osservatori dell'Onu per vigilare sui "professionisti dei brogli della sinistra". Dopo, non ha mai riconosciuto la vittoria di Prodi e ha continuato a denunciare colossali imbrogli ai danni della Cdl. Anche se resta il sospetto che i numeri li abbia falsificati qualcun altro ai danni del centrosinistra. L'esercito dei 120mila volontari nei seggi per conto di Silvio è probabilmente un'esagerazione. Che però serve a preparare un clima nel caso il Pdl dovesse perdere o anche solo pareggiare. Un brutto clima che Berlusconi surriscalda accusando le istituzioni di giocargli contro. A cominciare dal Quirinale, arbitro del confronto politico, che ha chiamato in causa con l'accusa poi rimangiata di parzialità. Non c'è dubbio: le minacce di Berlusconi si spiegano con la paura per un esito elettorale all'inizio strombazzato come una tranquilla passeggiata e adesso non più così sicuro. Resta la sensazione, spiacevole, di una democrazia da un quindicennio tenuta costantemente in ansia da un capopopolo degno dello Zimbabwe. Per questo fa bene il loft veltroniano a sposare, come abbiamo letto, la linea dura. Non un espediente momentaneo per motivare l'elettorato e smuovere gli incerti. E neppure un antiberlusconismo di maniera e fine a se stesso. Dura e rigorosa deve essere invece la posizione di chi pretende da ciascuno il rispetto delle regole non permettendo a nessuno di spaccare il Paese. apadellaro@unita.it.

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Penultimo venerdì istruzioni per l'uso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Penultimo venerdì istruzioni per l'uso Ora che anche Pizza "quattro stagioni" ha scelto la sua confermando la scadenza, diamo un'occhiata al penultimo venerdì elettorale. Veltroni tuona contro la delinquenza organizzata da Caserta e preannuncia un Ddl specifico. Si dirà: e grazie, tutti forti agli orali. Calma. Berlusconi chiede un'Alitalia nostrana dopo aver detto e contraddetto esponendo al ludibrio una faccenda già massacrata di suo. Si dirà: qualcuno ormai non è più neppure forte agli orali. Calma. Da Parma parte una richiesta di rinvio a giudizio per estorsione nell'ambito del crac Parmalat per Cesare Geronzi, tuttora capataz di Mediobanca nonostante una lunga biografia penalmente rivisitata. Per bancarotta. Un pregiudicato, via. Bravo, amico di molti, burattinaio di Fazio invece che il contrario, specialista in denaro, azioni e calcio, ma non esattamente un esempio da seguire. Che c'entra Geronzi con Veltroni? Bella domanda. Che io sappia nulla almeno ufficialmente. Che c'entra Geronzi con Berlusconi? Ecco, qui ci sarebbe da fare un lavoretto di fino, di ricostruzione di un percorso. Forse spiegare agli elettori chi c'entra con Geronzi e perché sarebbe un ottimo distinguo programmatico. O no? Oliviero Beha.

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Ossessionato dalla sconfitta E dal governo istituzionale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Ossessionato dalla sconfitta E dal governo istituzionale di Marcella Ciarnelli L'ossessione della sconfitta. La cavalcata solitaria verso la vittoria che si è trasformata in una corsa con l'avversario alle costele. A un passo. Il Cavaliere lo avverte quasi fisicamente il rischio di non farcela. Per uno come lui che ha cantato vittoria fin dall'inizio e che, anzi, le elezioni anticipate le ha volute a tutti i costi, rifiutando qualunque dialogo su un possibile governo per le riforme (ma ora va sostenendo che sono stati Fini e Bossi a dargli lo stop), anche il pareggio sarebbe una sconfitta. La legge sulla par condicio vieta la diffusione dei sondaggi ad un passo dal voto. Ma Berlusconi i suoi fogli e i suoi numeri se li rigira tra le mani ed è evidente che non ci trova nulla di buono. Per lui e per la sua coalizione. Ci sono le regioni a rischio Porcellum per il centrodestra. Quelle in cui gli ex amici dell'Udc di Casini e la Destra di Storace e Santanchè potrebbero superare l'8 per cento al Senato e dargli qualche cocente dispiacere. A dargli una mano potrebbe non essere stato sufficiente l'aver calato nel Lazio l'asso Ciarrapico che, a modo suo, segna la partecipazione alla partita nel ruolo di attaccante: "Sono ancora valide la scomunica del Beato Pio IX contro gli occupanti del Quirinale e quella del Servo di Dio Pio XII ai comunisti". O l'aver sostenuto Pizza nella sua battaglia confermando, dopo aver costruito ad arte un pasticcio, di aver "dato un contributo" affinchè ritrovasse "il senso di responsabilità". "Siamo avanti di 8-10 punti" annuncia disinvolto il Cavaliere, alla faccia di quelle norme sempre contestate a tranquillamente violate. Ma, evidentemente, l'ottimismo esibito non ha niente a che vedere con il pessimismo dietro le quinte. Altrimenti, se non fosse così, non ci sarebbe ragione alcuna per l'evidente e crescente nervosismo del Cavaliere che urla continuamente contro il rischio brogli, tanto da indurlo a metter su uno staff apposito per studiare tutte le possibili contromosse all'azione dell'avversario. E che, ancora una volta, non manca di difendere anticipatamente il suo governo "che avrà contro molto, se non tutto, il sistema istituzionale". Di nuovo. Con il parcadute di quel "molto" a cui fare appello in caso di replica che gli arriva, come monito dal suo diretto avversario, Walter Veltroni che non manca di ricordargli che le istituzioni, per definizione, non sono di parte ma "rappresentano tutti gli italiani. Così è stato con Ciampi, così è con Napolitano, così è la Corte Costituzionale e i presidenti di Camera e Senato". Il dopo voto potrebbe trasformarsi in un incubo. Se il paventato pareggio dovesse diventare una realtà concreta con cui fare i conti potrebbe ridiventare possibile da percorrere, lo ricorda Francesco Cossiga, la strada di un governo istituzionale. Con una personalità terza (Monti, Draghi?) a rendere indigesto il piatto freddo della vendetta del Cavaliere. In Fondo a Destra.

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Vieni avanti decretino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Vieni avanti decretino Marco Travaglio Ottime notizie dal loft del Pd. Pessime invece da Palazzo Chigi. L'entourage di Veltroni, scrive il Corriere, si è reso conto che l'ultima settimana di campagna elettorale dev'essere giocata all'attacco di Berlusconi, per "mobilitare gli indecisi". "Il buonismo ­ avrebbe detto Goffredo Bettini ­ mi ha rotto le scatole". Meglio tardi che mai. Ora però il rischio è che, dopo mesi di dialogo dissennato con l'avversario che rispondeva a colpi d'intrighi e insulti, un'improvvisa impennata polemica suoni fasulla. E non sortisca l'effetto sperato. Dopo aver rimosso per anni i rapporti del Cainano con la mafia, le mazzette ai giudici, i bilanci truccati, le leggi vergogna, le menzogne su tutto e su tutti (da Alitalia alla statura: ha ricominciato a dire di esser alto 1 metro e 71, quando supera a fatica il metro e 60), rispolverarli a freddo prima del voto sarebbe controproducente. Come attaccare, allora? Anzitutto sottolineando l'impresentabilità di certe new entry nelle liste del Pdl, che renderebbero ridicolo qualunque programma elettorale, anche il migliore. Anche chi crede ciecamente alle promesse del Cavaliere e dei suoi alleati potrebbe nutrire qualche dubbio sulla possibilità di realizzarlo con Ciarrapico (camicia&fedina nera), il generale Speciale (spigole di Stato e voli di Stato a spese dei contribuenti), gli amici dei mafiosi e dei camorristi (l'ultimo l'han beccato l'altroieri a Milano), lo sputacchiere Barbato, il mortadellaro Strano, il fantasmagorico Pizza, la fisioterapista personale del Capo e le bonazze di contorno. Un po' di sana pubblicità negativa non ha mai guastato, in campagna elettorale. E poi c'è un tema che tutti capiscono e molti condividono, non solo a sinistra: la liberazione della tv dalla politica. Fuori i partiti dalla Rai, fuori Berlusconi da Mediaset o dalla politica, tetto antitrust di una rete per ogni soggetto privato, mercato aperto a nuovi soggetti. E qui veniamo alla cattiva notizia da Palazzo Chigi: il 1° aprile (e quando, se no?) il Consiglio dei ministri ha varato un decreto per l'immediata esecuzione di tutte le sentenze della Corte europea di giustizia di Lussemburgo. Tutte tranne una: quella del 31 gennaio 2008, che dichiara illegittime le nostre leggi sulla tv perché consentono a Rete4 di trasmettere sulle frequenze analogiche che spettano a Europa7 in virtù della celebre gara per le concessioni nazionali del 1999, vinta da Europa7 e persa da Rete4. Perché mai quella sentenza no e tutte le altre sì? "Perché ­ spiega il ministro Emma Bonino - non aveva carattere di urgenza. Se si trova una soluzione, può essere presa in considerazione più avanti o in un secondo decreto". Più avanti? Secondo decreto? Ma il governo è agli sgoccioli e tra un mese ­se tutto va male­ potrebbe insediarsi il governo Berlusconi III. La lasciamo eseguire a lui la sentenza che manda Rete4 su satellite? Cos'è, un pesce d'aprile? Proprio l'altroieri, sul Sole-24 ore, il consigliere di Mediaset Gina Nieri dettava la linea ai partiti. Questa gente è talmente abituata a scriversi le leggi su misura, da avere smarrito ogni pudore. "Nella vulgata dei Grillo e dei Di Pietro ­dice la Nieri- Rete4 è illegale e usurpa le frequenze di Europa7. Ma non lo è affatto: lo provano le leggi approvate dal 2003 in poi". Cioè il decreto salva-Rete4 e la Gasparri, fatte da Berlusconi pro domo sua e bocciate dalla Corte europea, come pure la Maccanico del '97 e il principio ispiratore della Gentiloni, per via dell'infinita "fase transitoria" che mantiene lo status quo in attesa del mitico, anzi mitologico digitale terrestre. Aggiunge la Nieri: "Dai programmi del Pd e del Pdl Mediaset non ha nulla da temere". Anzi quello del Pd le piace tanto perché "non c'è il tetto del 45% alla pubblicità". Insomma, sarebbe ancor più favorevole a Mediaset della già blandissima Gentiloni (peraltro mai approvata). Ecco cosa potrebbe dire Uolter, facendo un po' di compagnia a Di Pietro: che Berlusconi e le sue Gine non han capito nulla: il primo decreto del suo governo raderà al suolo la Gasparri (risparmiando all'Italia l'annunciata supermulta europea di 300 mila euro al giorno, retroattiva dal luglio 2006), libererà la Rai dai partiti e dalla loro Vigilanza, e applicherà la sentenza europea e le due note sentenze della Consulta: cioè leverà le frequenze a Rete4 e le darà a Europa7. Vedi mai che, parlando chiaro sulla tv, si conquistino molti incerti di sinistra e pure qualcuno di destra. Uliwood party.

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Telefono azzurro: in un anno 923 casi di abusi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del MINORI Telefono azzurro: in un anno 923 casi di abusi ROMA È emergenza abusi in Italia nei confronti dei minori. Telefono azzurro ha presentato ieri a Roma i dati raccolti dal proprio centro nazionale di ascolto relativi al 2007: su 3.495 casi gestiti, 923, il 26,4% del totale, riguardano abusi. In tutto, sono state 1.155 le forme di abuso rilevate (alcuni minori hanno subito più abusi) tra quelle fisiche (32,5%), sessuali (12,2%), psicologiche (34,5%) e di grave trascuratezza (20,8%). Le principali vittime sono le femmine (54,6%) e, in generale, i bambini fino a 10 anni (56,6%), trascurati (72,5%) e vittime di abusi psicologici (58,6%); la maggior parte dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni è invece vittima di abusi fisici (33,7%), mentre la classe adolescenziale subisce abusi fisici (20,3%) e sessuali (21,8%). I principali responsabili di queste situazioni sono il padre (45,8%) o la madre (41%). Dei 3.168 casi trattati, il 17% denuncia un abuso, soprattutto fisico (39,2% dei casi) e psicologico (28,6%). In generale le chiamate arrivate l'anno scorso provenivano da Lombardia (15,3%), Lazio (13%), Sicilia (11,8%), Puglia e Campania (9,6%) e Veneto (7,2%). Per contrastare il fenomeno dell'abuso, Telefono azzurro promuove la campagna "Aprile azzurro" e ieri, tramite il suo presidente Ernesto Caffo, ha chiesto aiuto alla politica, "perché esistono carenze gravi sugli interventi nei confronti dei minori". Tra i primi a rispondere ieri, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi.

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Tra bici, pattini e tir i candidati in moto per non restare a piedi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 82 del 2008-04-05 pagina 2 Tra bici, pattini e tir i candidati in moto per non restare a piedi di Federico Casabella La Fontanabuona si gira pedalando C'è chi usa l'auto elettrica e chi preferisce far ricorso al car sharing "Con la forza delle gambe!". Nessuno ci aveva ancora pensato, una campagna elettorale fatta in bicicletta. Neanche chi, da leader nazionale, si faceva fotografare sull'appennino emiliano vestito come Chiappucci, ma poi girava per lo stivale in pullman o seguito da tir con studi ultraconfortevoli. Antonio Pagallo, sostenitore de "La Destra", la bici l'ha scelta per davvero. Sarà che il suo partito appena nato non dispone di auto blu, sarà che chi la passione per il ciclismo ce l'ha veramente dalla sella è difficile farlo scendere, ma questo sostenitore della Santanchè, ogni giorno fa il sali scendi per le colline della Fontanabuona sventolando la bandiera del partito e ditribuendo volantini a raffica. Da Lumarzo a Moconesi, da Lorsica a Gattorna non esiste paesino che il Bartali della Fontanabuona non abbia toccato, ogni giorno con un gran premio della montagna differente. Non è l'unico ad utilizzare metodi "non convenzionali" per pubblicizzare il suo partito. Da qualche anno a questa parte abbiamo visto di tutto: dagli aerei della libertà sulle spiagge dall'Adriatico al mar Ligure, al treno di Rutelli, dal gozzo usato da Mastella, ai pullman di Prodi. In questa campagna elettorale nessuno si è fatto mancare niente: in Liguria girano in camper gli azzurri Alessandro Gianmoena, Michele Scandroglio e Gabriella Mondello, mentre più comodo sul Suv personale è Giorgio Bornacin. Sandro Biasotti gira con un furgone della sua scuderia, logato di Arancione corre da Imperia alla Spezia macinando chilometri. Non gli costerà molto una revisione in officina. Ha fatto le cose più in grande il Partito Socialista di Boselli, che ha lanciato la sua campagna elettorale proprio a Genova, con un tir rosso fuoco ma con il rischio che il suo partito rimanga a piedi dopo le elezioni. Il pullman di Veltroni in Liguria ha fatto apparizione ad inizio marzo, mentre l'Udc ha scelto le Smart in controtendenza con " i candidati di peso", come gli ha definiti Casini. Nonostante il nostro mare, nessuno ha mai pensato alle barche. Solo Berlusconi partì da Genova con la Nave Azzurra nel 2000, lanciando Biasotti alla conquista della Regione. Chissà se Enrico Musso gira ancora con la sua bici elettrica? Intanto sono quelli della Sinistra che oggi si muoveranno con biciclette e macchine elettriche per lanciare la "Carovana Arcobaleno" a Genova tra Sampierdarena e Pegli. Al Pd non ha portata fortuna marciare, visto che erano al massimo 50 gli aderenti alla marcia podistica di una settimana fa. Ma chi batte tutti in originalità a questo giro è Giulia Costigliolo, candidata alla Camera del Popolo della libertà che distribuisce volantini sui roller blade. Chi può dimenticare il trenino di Casella bardato d' azzurro nella festa che sostenne Renata Oliveri per la sua corsa a palazzo Spinola? Sempre in area Pdl, alla Spezia c'è chi fa karaoke grazie al furgone con mega schermo di Morgillo che proietta il video tormentone "Meno male che Silvio c'è". La Lega Nord a Genova ha affittato le auto al Car Sharing, a loro sarà più facile trovare posto in centro città. Manca ancora qualche giorno, nessuno ha pensato alla mongolfiera? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Vola la campagna antisindacale dell'Alitalia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'opinione Vola la campagna antisindacale dell'Alitalia Giorgio Cremaschi Da Prodi a Padoa Schioppa, dai più importanti quotidiani al tg1, si sono tutti scatenati contro l'irrigidimento sindacale che ha fatto fuggire Air France e provocato quindi la crisi finale di Alitalia. In qualsiasi altro paese questa sarebbe una classica campagna della destra. Da noi la guidano prima di tutto i poteri economici e culturali aggregati attorno al centrosinistra. Ma veniamo alla sostanza. Dopo il fallimento bipartitico della gestione di Alitalia, si è deciso di vendere al meglio (al peggio) alla principale compagnia estera concorrente. Come sa chi conosce l'abc dei mercati e dei loro effetti sulle condizioni di lavoro, è chiaro che una vendita organizzata in questo modo consegna all'acquirente tutto il potere e lascia al venduto solo il compito di chiedere pietà. Inoltre il ministro del Tesoro ha incentivato le rigidità di Air France. Minacciando la chiusura dell'azienda se non si fossero accettate le condizioni dei francesi. Da quel che abbiamo capito Air France non ha neppure iniziato un negoziato, ma ha riaffermato la propria impostazione chiedendo al sindacato e al governo di smussarne gli angoli con gli ammortizzatori sociali. Non c'è nulla di cui stupirsi: le multinazionali, quando comprano, all'inizio promettono mari e monti, ma poi in concreto tagliano, chiudono, licenziano. Così fa l'Electrolux, contro la quale hanno scioperato il 4 aprile tutti i dipendenti italiani, così Nokia e Thyssen, così fan tutte. Toccherebbe allora alla politica porre dei limiti, sia sul piano delle strategie industriali, sia su quelle dell'occupazione. Nulla di tutto questo c'è stato. Berlusconi ha fatto il baüscia vantando inesistenti cordate, Prodi e Padoa Schioppa hanno sostenuto i francesi e minacciato i sindacati. Ora invece si preferisce dare la colpa al corporativismo sindacale. E' vero che i sindacati dei trasporti sono stati spesso coinvolti in pratiche cogestionali e corporative, volute dai dirigenti aziendali sia di destra che di sinistra. E' vero che i sindacati confederali spesso hanno rinunciato al conflitto e al consenso democratico dei lavoratori, per essere associati al potere delle aziende. Non solo in Alitalia, ma nelle Ferrovie, nelle municipalizzate (l'8 aprile a Firenze scioperano i dipendenti dell'Ataf contro un accordo che non ha il consenso né delle Rsu né dei lavoratori). E' vero che con la concertazione e la cogestione è passata un'adesione sindacale a strategie aziendali sbagliate. Ma è paradossale che proprio questa volta che sindacati dell'Alitalia, tutti assieme, propongono alla controparte un negoziato responsabile sulle politiche industriali e sull'occupazione, costruito con il consenso dei lavoratori, sono sotto accusa. E' questo il segnale di quanto stia precipitando a destra l'asse sociale, politico e culturale del paese. Il segno di quanto la politica fin qui seguita dal centrosinistra prepari un'accelerazione liberista tanto fuori tempo, vista la crisi economica mondiale, quanto pervicacemente acclamata. I giornali esaltano i "quadri" aziendali che si schierano con i francesi e contro il sindacato, mentre per tutti gli altri lavoratori si alimenta la paura. Ripartirà la campagna contro i privilegi di chi lavora, perché in Italia l'unico lavoratore che raccoglie attenzione e rispetto è quello che muore negli incidenti sul lavoro. Tutti gli altri sono o invisibili o corporativi. Se ogni diritto e ogni condizione di miglior favore diventano privilegio, cosa vogliono quelli dell'Alitalia? Conservare uno stipendio decente e un minimo di scurezza sul lavoro? Che imparino dai precari dei call center. Ancora il solito tg1 ha mostrato tutto contento i lavoratori licenziati da Swissair, che si sono dati da fare per trovare un'occupazione. E' utile ricordare che la distruzione del sindacato e di tutti i diritti dei lavoratori americani cominciò nel 1980, quando Reagan licenziò in un sol colpo 18 mila controllori di volo: anche quelli erano lavoratori privilegiati. Dobbiamo percorrere allora tutti i passaggi del disastro sociale negli Usa, perché le parole di Obama divengano concrete da noi? Magari è proprio questo il disegno di Veltroni. I lavoratori di Alitalia, con le loro paure, ragioni e contraddizioni, sono soli. Sotto una campagna che fa sembrare di sinistra persino il buon senso di Cesare Romiti, che si domanda perché non si possa far continuare a lavorare l'azienda, tagliando gli sprechi ma conservando il patrimonio industriale, forzando tutte le regole del mercato come si è fatto per la Fiat. Ma oramai siamo in attesa del ritorno di Spinetta che, nuovo Carlo D'Angiò, venga a salvare l'Italia. Che classe dirigente inetta e priva di capacità e dignità. Che vergogna scaricare tutto sui lavoratori. Non sappiamo come finirà questa vertenza, ma una cosa è chiara: grazie a Prodi e a Padoa Schioppa il sindacato della concertazione, della cogestione, della collaborazione con governo e azienda è morto. Anche se non è un risultato da essi voluto, grazie a loro niente diventa più utile, serio e attuale del conflitto sociale e dell'indipendenza del sindacato dai governi, dai partiti e dalle aziende.

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Nani in alto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Nani in alto Luca Fazio Non facciamone una questione di centimetri, anche se la triste campagna elettorale si trascina tra pochi alti e molti bassi. "Sono più alto di Aznar e di Putin, sono 1,71 come Prodi, ma per la stampa di sinistra continuo a essere una nano". Solo il Corriere della Sera però si dimostra all'altezza della situazione andando a misurare "la statura dei leader". Berlusconi 1,71 (ha detto il vero), Romano Prodi 1,74, Walter Veltroni 1,83, Pier Ferdinando Casini 1,83, Vladimir Putin 1,67, Nicolas Sarkozy 1,65. Ma l'unità di misura è del tutto relativa, come spiega la showgirl Ramona Badescu sulle colonnine de la Repubblica: "Napoleone era un bambino rispetto a Berlusconi". Infatti, è troppo furbo il Cavaliere per non sapere che c'è nano è nano. Alcuni sono malefici, altri fanno quasi tenerezza. Prendiamo Fini, l'eterno secondo (e dire che gli annetti continuano a passare). Alzandosi sulla punta dei piedi, il futuro boh? del centrodestra si guadagna uno spazio proprio sotto la foto dei leader: "Mediaticamente ci ho rimesso: potrei stare stare tutti i giorni in prima pagina. Invece è chiaro che Silvio compare molto di più". Sembra mammolo. Altri nani invece sono piuttosto ingombranti e pieni di amici piccoletti che lavorano nei giornali. Come Giuliano Ferrara, che gira l'Italia argomentando con i dovuti modi che le donne sono assassine, l'ingrediente necessario per farsi cucinare addosso la frittatina dell'unità nazionale, perché bastano due uova strapazzate per mettere a rischio la nostra democrazia. E' toccato a Riccardo Barenghi, su La Stampa, lui che di estremismi intemperanti se ne intendeva, dire "Scusate se difendiamo Ferrara". Prego: "Peccato che quelli che gli tirano le uova, pomodori e ortaggi vari, tanto intelligenti non siano. Più che altro ricordano quei cretini di epoche passate che passavano il tempo facendo finta di far politica. Per carità, in democrazia si può e si deve discutere, polemizzare anche aspramente, contestare anche duramente (Ferrara ne è teorico e maestro), ma non si può oltrepassare il limite che la stessa democrazia impone, ossia consentire all'avversario di poter parlare...". Il Ferrara strapazzato messo in scena a Bologna, tornando su la Repubblica, ha scandalizzato anche il misurato Michele Serra, che si sfoga senza freni: "Penso che impedirgli di parlare sia una cosa schifosa". E c'è anche un minaccioso post scriptum ad personam: "Quello che, nel parapiglia, ha ferito accidentalmente con una sediata in testa il mio amico Michele Smargiassi è, accidentalmente, un coglione totale". Accidenti. Fatta la frittata, il nano gigante, dopo essersi leccato le dita, ha salutato tutti sul suo Foglio (nano), che è uscito con un uovo spiaccicato al posto della O (bravo, è bravo). Grazie a Romano Prodi, sconcertato perché ha saputo "di una intolleranza e di una inciviltà che per nulla somigliano alla città amica e pacifica che incontro nelle mie passeggiate domenicali". E poi: "Grazie. Un grazie da estendere a Giorgio Napolitano, Franco Marini, Walter Veltroni, Goffredo Bettini, Francesco Rutelli, Sergio Cofferati". Ma il nano più inquietante, anzi la nana con la bava alla bocca che si alza sui tacchi a spillo per farsi vedere, però è stato intervistato da Liberazione, bel colpo perché le chiacchiere con i nemici (pardon, avversari) sono sempre interessanti. Daniela Santanché, "La donna verticale che marcia con Storace" - e che qualche problemino lo pone: "Convertirò la destra al femminismo" - è stata incalzata da Laura Eduati, e ne è uscita alla grande. I suoi picchiano? "La politica si fa con la testa rivolta in avanti, non con la nostalgia. Picchia chi ha torto". Camere a gas? "Sono l'unica politica che si batte per la libertà delle donne musulmane, sono l'unico candidato premier che vuole boicottare le olimpiadi cinesi per la libertà del Tibet. Le cose di cui mi parla sono così distanti da me che nemmeno le sento". Madre e femminista? "Gli insegno il rispetto per le donne". E la destra maschilista? "Li convertirò, non si preoccupi". I primi provvedimenti al governo? "Molte cose, tra le quali un governo di sole donne e un solo maschio, alle pari opportunità". Cucciola.

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Roma, centrosinistra o morte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Niente divisione tra quella che fu l'Unione nelle elezioni per il sindaco della capitale. Incontro con Francesco Rutelli, che spiega perché "è tornato in città", su quali basi vuole governare e prova a rispondere alle obiezioni di sinistra "Roma, centrosinistra o morte" In questa città o si governa dal centrosinistra o vince una destra pericolosa. Troviamo il modo per gestire i conflitti e i tanti disagi Io sindaco del Vaticano e dei palazzinari? Sarò il sindaco di Roma, proseguendo ciò che abbiamo fatto dal '93 in poi Cominciamo fuor di diplomazia. Da più parti, soprattutto a sinistra, la tua candidatura incontra molte riserve: "Come farà a tenere insieme tutti, dal Vaticano a Rifondazione? alla fine prevarranno gli interessi forti". In altre parole: Rutelli sarà il sindaco del Vaticano e degli interessi immobiliari? Per governare Roma ci sono solo due alternative: o ci si affida alla destra populista, o si fa un'alleanza di centrosinistra. Prima del '93, le giunte di sinistra - Argan, Petroselli, Vetere - sono state eccezioni importanti in una storia che ha visto al governo molte coalizioni moderate, appoggiate, più o meno esplicitamente, dalla destra. Dal '93 in poi, io ho sempre scelto con convinzione di costruire un'alleanza fra forze riformiste moderate e forze di sinistra (di una sinistra plurale: non vengo dal Pci e non credo che la sinistra italiana sia tutta riconducibile al Pci). Stavolta c'era un'altra strada possibile, una coalizione più orientata al centro, tipo quella costruita dal Pd per le politiche, e poi un'alleanza con la sinistra al secondo turno. Elettoralmente sarebbe stata una strada perfino più furba, ma politicamente credo che sia giusta la strada del centrosinistra. Intanto perché dal '93 in poi, con l'esperienza di centrosinistra, Roma ha conosciuto un cambiamento vero e disperdere quell'esperienza sarebbe un errore gigantesco. E poi per una ragione che attiene alla natura profonda della città: come diceva Maurizio Ferrara, Roma rischia sempre che affiori un fondo sociale limaccioso, che è compito delle forze progressiste orientare in senso democratico. O si interpreta in senso democratico la pluralità delle culture sociali, oppure quel fondo limaccioso slitta a destra. Di questa pluralità delle culture sociali fa parte il mondo cattolico, che è plurale a sua volta e non è tutto collocato a destra. Don Di Liegro fu il primo a firmare per la mia prima candidatura a sindaco nel '93. Poche sere fa, il cappellano di Rebibbia e il parroco del Tufello sono venuti a una iniziativa della mia campagna elettorale. E qualche giorno fa sono andato a salutare il mio amico padre Stanislao, ex segretario di Wojtyla, testimone di quel rapporto con l'anima popolare, se non popolana, di Roma che Wojtyla ha saputo tenere. Questo vuol dire che sarò il sindaco del Vaticano? No: sarò il sindaco di Roma. Quanto agli interessi immobiliari... beh, sono state le mie giunte a fare le grandi scelte di politica urbanistica degli anni 90 in questa città. La mia prima giunta approvò la variante del piano regolatore, vincolando decine di migliaia di ettari prima edificabili e cancellando quasi 50 milioni di metri cubi di cemento previsti dal piano precedente: un caso unico in Italia. Ma su quali discriminanti si orienta democraticamente la "Roma limacciosa"? Il primo punto è la battaglia contro il populismo. Avete visto il fascicolo di propaganda che Berlusconi sta mandando in giro casa per casa? Roma sembra Beirut dopo le autobombe: degrado, bottiglie per terra, monnezza, furti, spavento. La campagna elettorale del centrodestra parla solo di questo: sicurezza, persone da cacciare via, paura. A Roma il centrodestra fonde assieme il peggio della destra tradizionale e il berlusconismo. E in certi gruppi estremisti - non mi riferisco qui ad An né al Pdl né ad altre sigle politiche - circola una violenza, come si diceva un tempo, di stampo fascista, che va presa molto sul serio: un'anima intollerante che ha cambiato tratti antropologici e semantica, ma rimane e lascia la sua impronta nella campagna elettorale del centro destra. Paura, sicurezza, gente da cacciare: parlano solo di questo. Parliamo di sicurezza, allora. A noi non piace sentirti dire, in materia, "sarò tosto". Fosti tu, da sindaco, ad aprire la strada allo sgombero dei campi Rom, trasferendone uno a Salone, oltre il raccordo anulare: una scelta di isolamento che è come mettere la polvere sotto il tappeto, a giudicare da quello che Salone è diventata. Ci hai ripensato? Vi faccio io una domanda. Che dobbiamo fare se i residenti di Centocelle, cittadini come tutti noi, che pagano le tasse e magari votano il centrosinistra, non possono andare nel parco - una zona archeologica realizzata con investimenti pubblici - perché ogni sera c'è un incendio di copertoni inquinanti? Che dobbiamo fare se nel campo di Tor de' Cenci c'è un'organizzazione di spaccio: prendiamo i responsabili e poi li rimandiamo lì, dove, certo, ci sono famiglie più oneste e corrette che hanno paura di vivere? Trovatemi voi delle soluzioni, ma sapendo che è finita l'epoca della visione romantica dell'emarginazione sociale. "Fuori dal raccordo" - uno slogan di An, non mio - non è una soluzione: un campo può stare dentro o fuori, e la periferia di Roma è diversificatissima. Io penso che dove ci sono illegalità, dobbiamo colpirle, e attualmente non vengono colpite, perché il controllo nei campi nomadi non ce l'hanno le forze dell'ordine. Penso che per chi aggredisce persone anziane o indifese ci vogliono pene certe. Che dobbiamo stabilire regole condivise anche nelle zone di convivenza ad alto rischio. Magari invece che trasferire i campi bisognerebbe trovare le case. "Una casa anche per i Rom" potrebbe essere un tuo slogan? Assolutamente sì, per quelli che lavorano. Molte famiglie di ex zingari hanno avuto un alloggio popolare. Ma dipende da quello che fanno e da come si comportano, perché se gli diamo un appartamento e loro entrano nell'appartamento accanto per rubare... Chi vive male si comporta male di conseguenza. Nelle periferie spesso si vive male, sia nei palazzoni di edilizia popolare sia nei campi. Ma l'architettura popolare dev'essere necessariamente brutta? Il campo rom dev'essere squallido per definizione? Perché per le periferie non è possibile pensare un intervento architettonico ed estetico? Su questo sono d'accordo. Ho proposto ai presidenti dei municipi di rilanciare un'azione di microtrasformazione urbana: dieci microprogetti di riqualificazione in ciascun municipio, da affidare per concorso a giovani architetti. Il progetto delle 100 piazze - poi diventate 200 - che lanciammo anni fa riuscì benissimo. Da Casal Bruciato a Casalotti, da Piazza Gasparri a Ostia a Casal Monastero, tutte ristrutturazioni discusse con i residenti. Il problema poi è la manutenzione: a Testaccio i residenti si prendono cura di Piazza Santa Maria Liberatrice, ma se andate a piazza Balsamo Crivelli a Casalbruciato trovate tutta un'altra situazione. Perciò bisogna avviare un programma di manutenzione partecipata. Con l'aiuto delle nuove tecnologie: nel giro di due anni appronteremo una mappa telematica della città per far sì che chiunque partecipi a un codice del decoro urbano, che chiunque possa sapere a che ora arriva la raccolta differenziata (a proposito, non ci siamo ancora: la media è del 15%, anche se in alcuni quartieri popolari, Decima, Colli Aniene, è un vero successo, col 92% di gradimento), che chiunque possa sapere per tempo se e quando sono previsti dei lavori nel suo quartiere, chiunque possa rintracciare lo stato di una pratica amministrativa. Ancora sulla sicurezza. Tu faresti un provvedimento contro i mendicanti come annunciato a Firenze? Non so bene com'è articolato quel provvedimento. Penso che dobbiamo scongiurare e combattere l'abusivismo e il degrado, ma distinguendo le situazioni di disagio e difficoltà umana dai problemi di sicurezza: sovrapporre i due registri è sbagliato. Vorrei anche rivendicare che a Casalotti c'è uno dei centri di accoglienza dei rifugiati più avanzati d'Europa. Roma deve tenere vive le sue caratteristiche di città aperta e accogliente; la sicurezza va inquadrata in un progetto di civiltà. Penso anche che non dobbiamo farci condizionare dalle questioni di sicurezza nella sfida sulla diversità culturale, su cui ho lavorato molto come ministro della cultura. Ma la diversità culturale non è solo quella organizzata in forme artistiche. C'è una diversità culturale più ruvida da affrontare e permettere... Volete che non lo sappia? I miei figli la sera vanno a divertirsi anche al Villaggio Globale, mica vivono in un acquario! Cambiamo tema. Qualche mese fa, alla Festa del cinema, Bernardo Bertolucci suggerì a Veltroni di promuovere un luogo transculturale, una sorta di laboratorio aperto a tutti. Veltroni rispose enumerando quello che già c'è: Auditorium, Palazzo delle Esposizioni, Casa del Cinema, Casa del jazz, tutte cose che erogano servizi culturali ma non fanno un laboratorio. Invece servirebbe uno scatto: lo apriresti un laboratorio di produzione culturale? Assolutamente sì. Vogliamo istituire uno spazio culturale polifunzionale, di consumo e di produzione, in ognuno dei 19 municipi. E' un progetto cruciale per tutelare Roma dal modello urbano che sta vincendo in tutte le grandi città occidentali, dove un quartiere è fatto solo di case più un centro commerciale. La cultura è un'altra grande discriminante fra noi e la destra. Loro dicono: pulite le strade e non fate la festa del cinema. Io rispondo: puliamo le strade e facciamo la festa del cinema. Che è partita benissimo e - conosco le vostre critiche - può continuare meglio. A Roma la cultura è ormai una risorsa primaria della vita quotidiana. Tuttavia, sono d'accordo che bisogna fare di più sul fronte della produzione. Roma è ricca di musicisti, artisti, ricercatori internazionali. Deve diventare una città di produzione culturale contemporanea. Durante la mia precedente sindacatura ci inventammo gli Enzimi, vi ricordate? Stavolta proporrò che il 21 aprile non sia più solo la festa di Romolo e Remo, ma la giornata della creatività giovanile. Torniamo sul Vaticano. Parli della presenza cattolica a Roma come se fosse sempre la stessa. Però non ci sono solo i Don Di Liegro ma anche le gerarchie. E il papato di Ratzinger non è il papato di Wojtyla... Nel mondo cattolico a Roma c'è di tutto: fa parte della ricchezza di questa città. Ad esempio, ci sono le monache di clausura dei Quattro Santi Coronati che mi hanno raccontato di avere ospitato Antonello Trombadori e le armi dei partigiani durante la Resistenza. A me non piacciono quelli che pretendono di dire ai preti quello che devono fare. Facciano quello che vogliono, dopodiché ognuno li può giudicare. Purché non pretendano di imporre loro quel che si deve fare. Registro delle unioni civili: "né ora né mai", hai detto. Cito dal mio programma: "Saranno garantite pari opportunità alle persone che vivono in unioni di fatto. Nei regolamenti del Comune si dovrà fare riferimento alle risultanze delle convivenze anagrafiche, a prescindere dalle scelte sessuali liberamente adottate dai cittadini e dalle cittadine. L'amministrazione comunale dovrà garantire loro sia il diritto di accesso ai servizi, comprerse le graduatorie per l'accesso alle case popolari, sia il diritto ai programmi di agevolazione.L'amministrazione promuoverà iniziative per sottrarre la condizione omosessuale a qualunque discriminazione". I registri li decide il governo. Ma è Rutelli che ha scritto che intendiamo istituire a Roma un Centro internazionale della cultura omosessuale. Come fu Rutelli a dare il via al Gay village, così come a finanziare la Casa internazionale delle donne. Dopo vent'anni di autogestione. A proposito di donne, è vero che a Roma ci sono solo 50 consultori? Sì, è vero. Sono troppo pochi. Gay Pride: gli darai il patrocinio? Gliel'ho già dato e darò il patrocinio a tutte le manifestazioni, Gay Pride incluso, a condizione che non siano contro qualcuno, né contro una maggioranza, né contro una minoranza. Quello del 2000 fu un Gay Pride contro, perciò non ebbe il patrocinio, che è un marchio che rappresenta la città intera. Ma la libertà di manifestare non sarà mai in discussione. Traffico e inquinamento: le mezze mkisure tipo targhe alterne, non servono più. Qual è la tua proposta? Continuiamo con la "cura del ferro", treni e metro per quanto possibile. E, poi, nuove tecnolgie e più alberi. Il nuovo nemico sono le polveri sottili. Hai rivendicato all'inizio la tua costante alleanza con la sinistra... Tranne che nel 2001, quand'ero candidato premier, e fu Rifondazione a voler andare da sola: se non l'avesse fatto magari avrei battuto Berlusconi. Perdemmo per 450.000 voti. Ma tu sei anche il teorico delle "alleanze di nuovo conio". E il comune di Roma è un laboratorio politico. Se non ce la fai al primo turno con chi cercherai il dialogo? Vedremo. Tireremo le somme, conteremo i risultati e valuteremo. La nostra coalizione è forte, solida, coerente sul piano programmatico e tenuta assieme da qualcosa di più di un patto politico: siamo un gruppo di persone che lavorano bene assieme e che si vogliono bene. L'ho già detto e confermo: ho fatto una scelta coerente con 15 anni di vita e di amministrazione della citta. Senza tenere unito il centrosinistra non ce la faremmo contro il radicalismo di destra di Berlusconi e Alemanno. E' la mia storia, la mia città... Ma c'è anche la tua storia nel governo del tuo paese... Nel mio Paese sono stato ministro per 20 mesi in un governo in cui non nascondo che abbiamo avuto delle difficoltà. In verità soprattutto a opera dei pezzetti trasmigratori che si sono messi contro. E che avevi candidato tu però... D'accordo, ma prima o poi anche voi mi dovrete riconoscere che sono riuscito a prendere dai 4 ai 5 milioni di voti tenendo assieme Bindi, Dini, Realacci, De Mita, Fioroni, Franceschini... continuo? Zanone, Parisi, Binetti, Gentiloni... concedetemi questa lapide di polistirolo: "Rutelli tenne insieme, non si sa come, per cinque anni questa vivace combriccola dentro il centrosinistra"! E sotto ci aggiungiamo: "Poi Veltroni la ruppe"? La sfida del governo comporta che si condividano politica estera, politica economica... ma non è affare mio a questo punto. Qual è la soglia minima perché il Pd possa rivendicare un successo alle politiche? Non la so. Non ve la dico perché non la so. Sto facendo la campagna elettorale per il Campidoglio. Penso che siamo in condizioni di vincere al primo turno, e se sarà così ci metteremo a lavorare subito e dialogheremo anche con chi non fa parte della coalizione, anche Grillini e i socialisti. Attenzione, la partita che si gioca sui due turni non è banale. Al primo turno c'è una coalizione forte e coesa di tutto il centrosinistra. Il ballottaggio è un altro film: è una partita fra due candidati, più personalizzata; ed è una partita che si gioca dopo i risultati delle politiche, con le tensioni e le tossine che si potranno sviluppare quando il centrosinistra farà il bilancio di una competizione nazionale alla quale ha partecipato diviso. Ultima domanda. Come candidato per la terza volta, non pensi di apparire un po' "vecchio", un " riciclato"? Se sarò eletto, sarò al secondo posto nella graduatoria dei sindaci metropolitani più giovani d'Europa. Ho ancora un bel po' di energia, che è un ingrediente importante. Ma è importante anche l'esperienza. E poi, il sindaco lo rifaccio volentieri. Può sembrarvi strano, dopo l'esperienza parlamentare e di governo, ma è così. E' la passione della mia vita. E non mi piace viverla in solitudine, ma in squadra, anche con molti spiriti critici.

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I conti con la sconfitta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tutti al mare I conti con la sconfitta Andrea Fabozzi Rassegnati alla vittoria di Berlusconi. Mancano otto giorni alle elezioni ed è questa poco piacevole certezza che orienta le scelte dei nostri nove astensionisti. Quattro di loro ormai ex astensionisti, mentre gli altri cinque resistono sul non voto. C'è Alessandro, il napoletano, che aveva votato Di Pietro nel 2006, aveva poi annunciato l'astensione quando abbiamo iniziato questa rubrica cinque settimane fa, dopo un po' si è fatto convincere dal voto utile ed era pronto a votare Veltroni, ma adesso ha di nuovo cambiato idea: visto che Berlusconi vincerà in ogni caso tanto vale dare un po' di forza in più alla Sinistra: voterà per Bertinotti. Sembra deciso. Che Veltroni perderà, Giuseppe lo mette anche nero su bianco con le percentuali, ecco la previsione del professore di Reggio Calabria: Pdl 44,8%; Pd 40,1; Sinistra 5,9%.E lui resiste con l'astensione, anche se qualche giorno fa, racconta, si è "lasciato coinvolgere" in un'iniziativa del partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando. I nostri nove compagni di viaggio, sono così: totalmente laici nel rapporto con il voto, molto pratici: se Alessandro si sposta in corsa dal Pd alla Sinistra, Anna Lisa che è tornata a Bari dal viaggio in Africa ha "una gran voglia di portare la mia scelta di astenermi fino in fondo" ma pensa ancora che "un voto più radicale" (nel 2006 scelse i Ds) potrebbe alla fine tentarla. Tra i resistenti c'è Elena, la genovese, che combatte le "crisi di panico" che le provocano i politici di destra in tv ripensando alle delusioni del governo Prodi: "Per me - spiega - sarebbe la prima astensione, ma più si avvicina la data più ho l'impressione che sarà la mia prima astensione". Resiste a suo modo anche Silvio, il fotografo di Palermo che partito come astensionista si è trasformato in un attivista del "votate comunque, ogni astensione è un voto dato al vincitore". Lui, l'ha detto, voterà per Sinistra critica "perché è un voto tolto alla destra, non è un rospo da ingoiare come il Pd, e non è un voto alla "moda" di sinistra com'è l'Arcobaleno". Voteranno invece per la sinistra di Bertinotti il padovano Sebastiano e il milanese Giacomo, per entrambi un ritorno alla scelta del 2006. "E se come pare la Sinistra non avrà un risultato buono - dice Giacomo - a maggior ragione bisognerà lavorare per costruirne una nuova, unita, con principi saldi, un programma forte e soprattutto una nuova generazione politica". "Sempre più convinta della decisione di non andare a votare" è Ilenia, da Roma. Convinto che vincerà Berlusconi e deciso di non andare comunque a votare resta anche Giulio, il bolognese. A questo punto la discussione è sul dopo. Se sconfitti, Bertinotti e Veltroni dovranno passare la mano? Qualcuno ricorda che Bertinotti in ogni caso ha annunciato che non avrà incarichi, qualcun altro aggiunge che aveva anche annunciato in tv che avrebbe "fatto il nonno" prima di candidarsi a premier. Tutti pensano che Veltroni dovrebbe la guida del Pd, ma tutti pensano che non lo farà, tranne Giulio che trova giusto che per sostituire un segretario eletto con le primarie servano nuove primarie. Primarie però che un po' a sorpresa non piacciono al nostro campione di elettori che in netta maggioranza (sette su nove) le bocciano. "Uno strumento calato dall'alto e pretestuoso" riassume per tutti Giacomo. Tra sette giorni l'ultima chiamata: con le urne dietro l'angolo ogni cambiamento di opinione è possibile.

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Un Silvio poco pop alla sfida campana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi a Napoli non fa il pieno. Promette che ai rifiuti penserà lui, riunendo il consiglio dei ministri nel capoluogo campano. Ma non è più tempo di miracoli: "I nostri primi provvedimenti saranno duri e impopolari" Un Silvio poco pop alla sfida campana Confronto a distanza con Veltroni, che a Caserta difende Bassolino. E il Cavaliere rilancia: "Devono vergognarsi" Francesca Pilla Napoli Il palco del Plebiscito è stato montato a tre quarti della piazza, come nel 2006, perché tra la Basilica di San Francesco e il palazzo Reale ci possono stare fino a 180 mila persone. Troppe. Anche se questa volta Silvio Berlusconi arriva in trionfo nella Napoli sommersa dalla spazzatura, non sarebbe stato il caso di rischiare con Veltroni a poche decine di chilometri, a Caserta prima, Salerno e Avellino dopo. Se il Pd riempie e il centrodestra fa flop a casa di un Bassolino alle corde, è la fine. Senza dimenticare che Valter arriverà in questa stessa piazza tra cinque giorni e in una regione che si vuole scippare ai "democratici", il palcometro potrebbe contare più di cento sondaggi. Una scelta che paga perché alla fine qualche migliaio di persone con ombrelli e bandiere sembrano una folla, un "plebiscito". Ma non basta. Sarà la pioggia, il vento gelido, ma non c'è il tripudio atteso. Anzi. Giovani hostess sotto l'acqua in imbarazzo, giornali distribuiti al posto di volantini (tra cui la Discussione, fondato da Alcide De Gasperi) finiscono spugnati nelle pozzanghere o a fare da copricapo a signore impettite. I disoccupati di Lavoro e dignità, che si dicono apolitici, fanno una mini-contestazione arrampicati sul balcone del palazzo Reale. Nessuno se li fila e un ragazzo con la bandiera di Forza Italia attorcigliata al collo urla: "Buttatevi". I pochi gadget, le magliette del Pdl e i cappelli, vanno esauriti un'ora prima dell'arrivo di Silvio. Pochi anche i ragazzi di Azione giovane vestiti di nero - che ridono dell'interpretazione di Alessandra Mussolini, candidata in un posto sicuro a Montecitorio. Che poteva risparmiarsi di duettare con Guido Lembo, il sostituto caprese di Apicella, e cantare A tazza 'e caffè. Insomma quasi un disastro. Nonostante la schiera di bus-vela a fare da cornice alla piazza. Nonostante il solito slogan che cambia di città in città e che questa volta è "Rialzati Campania". Nonostante il partito abbia chiamato a raccolta base e dirigenza con decine di pullman, treni, navi e tante macchine blu. Non ci sono nemmeno i supporter da stadio dei quartieri spagnoli. Una tristezza, con il mago Gabriel a distribuire biglietti da visita perché lui in vico Petraio di San Felice a Cancello garantisce "legamenti e ritorni d'amore". Così quando parte l'inno di Mameli è quasi una botta di vita. Il leader venti minuti dopo l'orario previsto è sul palco con la prima gaffe: "Lascio la parola a uno che non mi è tanto simpatico perché sta alla mia sinistra". E' Gianfranco Fini che si fa scuro in volto. Berlusconi tenta di correggersi e sbaglia nuovamente: "Sì ma alla vostra destra... rispetto al palco". Fini parla, parla, ma le persone applaudono solo quando offende il centrosinistra. Non va tanto bene e dopo una mezz'ora chiama quello che definisce "il nuovo premier". E il momento di Silvio, il suo show sembra una copia di quello di due anni fa. Nel 2006 doveva trovare casa a Napoli, ora promette che ci resterà finché l'emergenza rifiuti non sarà risolta e qui riunirà anche il consiglio dei ministri. Allora aveva attaccato la Iervolino per la sua voce, questa volta pure. Due anni fa la sinistra si doveva vergognare per la questione sicurezza, ieri per l'immondizia. Si corregge solo sui "coglioni" che votano il Pd, promossi a uomini di buona fede. La seconda gaffe è sui santi folgorati sulla via di Damasco, con Pietro messo al posto di Paolo. Ma non è solo il solito Silvio. Perché non è più tempo di miracoli, e Berlusconi mette le mani avanti: "Prenderemo nel corso dei primi consigli dei ministri anche provvedimenti duri e impopolari". Cosa gli manca? Le invettive contro il rivale. E giù con un "Walterino sette doppiezze" al solito comunista. Da Avellino Walter gli manda solo a dire: "Io non rispondo e loro impazziscono". Sulla Campania il leader del Pd aveva già parlato in mattinata difendendo per la prima volta Bassolino: "Basta con i processi verso una sola persona. Tutti hanno una parte di responsabilità compreso il centrosinistra e chi è stato al governo per 5 anni e ha organizzato manifestazioni contro è ora che faccia autocritica". Una difesa d'ufficio visto che ha già "radiato" il governatore dal palco: il 9 non sarà al comizio napoletano. Ma Berlusconi rilancia: "Bassolino e Veltroni devono vergognarsi. Uno non si vuole dimettere, l'altro insiste a dire che noi nei nostri incontri non abbiamo mai fatto il nome della mafia e della camorra. Devono vergognarsi perché metà dei consiglieri comunali a Napoli sono indagati e purtroppo in Campania c'è il record dei consigli comunali sciolti per camorra". Però Silvio dimentica che quel record è stato raggiunto grazie ai consigli in maggioranza del suo schieramento. E nel rush finale si rifiuta di pensare "che dopo il malgoverno di questi anni i campani diano ancora fiducia alla sinistra". Se lo fanno sono dei coglioni e degli uomini in buona fede?.

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Rai, mega confronto tra i candidati premier (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ma senza Silvio e Walter Il confronto tra candidati premier si farà, moderato da Bruno Vespa, venerdì 11 aprile alle 21 su Raidue. Ma non si tratterà di un duello, in campo, per 90 minuti, saranno tutti contro tutti. Anzi, non tutti. Partecipa chi vuole, tra gli aspiranti presidenti del consiglio, e non si accettano sostituti. Ma Silvio Berlusconi già dà forfait: "Non parteciperò, dico di no. Secondo me è controproducente per chi parteciperà". Insomma, niente faccia a faccia né facce a facce, perché ovviamente il Cavaliere sarebbe "assolutamente disponibile a fare un confronto tv con Walter Veltroni, ma la legge non lo rende possibile". Il duello per Berlusconi sarà quello a distanza su Matrix, sempre l'11 aprile, 45 minuti per ciascuno, prima l'uno poi l'altro. "E Veltroni, come è già successo in Rai, avrà il vantaggio di parlare dopo di me", sottolinea il leader del Pdl. Anche Veltroni è orientato a disertare la serata Rai. Ufficilamente non per l'assenza del Cav. ma perché il "multiplex" renderebbe difficile discutere i programmi. E Fausto Bertinotti ci sarà? Il candidato arcobaleno si riserva di decidere.

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Expo, superpoteri alla Moratti Domani festa in Buenos Aires (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-05 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE L'evento Partenza da piazza Oberdan. Il sindaco sfila su un pullman scoperto Expo, superpoteri alla Moratti Domani festa in Buenos Aires Il Comitato Grazie Milano: niente bandiere di partito, parata per i cittadini Festival del gusto con assaggi di cibi tipici. Dalle 10.15 spettacoli internazionali. Alle 15 parte il pullman scoperto Niente bandiere di partito e un solo striscione. Quello del Comitato Grazie Milano 2015. Milano si prepara a festeggiare la "vincitrice", Letizia Moratti. Manca solo l'Arco di Trionfo, ma per il resto c'è tutto. L'arrivo su un pullman scoperto (quelli rossi che portano i turisti in giro per Milano), le tappe di avvicinamento, le majorettes, i cannoni che sparano coriandoli, il discorso alla città. Victory Parade. Moratti-Expo. Ormai un'uguaglianza. Paolo Glisenti, segretario (confermato) del Comitato di Pianificazione spiega che al sindaco verranno dati i poteri commissariali per la gestione dell'evento. Anzi dell'Evento. E che in tre mesi si arriverà alla costituzione della società che gestirà la grande operazione 2015. Per quella data dovrà essere pronto anche il masterplan. Nel frattempo si "marcia ". Domani, il punto di ritrovo è il casello daziario di piazza Oberdan. Per adesso i grandi nomi non si sono ancora fatti avanti. La tentazione, in piena campagna elettorale, potrebbe essere forte. Ma nè il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, nè il candidato del Pd, Walter Veltroni, hanno preso contatti con lo staff del Comitato. "Questa è una festa che appartiene al popolo milanese - attacca il portavoce Roberto Pesenti- e la folla che parteciperà dimostrerà la coesione di Milano per l'Expo". Proprio per questo saranno "ammesse" solo bandiere italiane e bandiere con il simbolo dell'Expo. Nessuno può impedire la distribuzione di materiale elettorale, ma chi disturberà - assicurano gli organizzatori - verrà allontanato. Ci saranno i politici, ma la loro sarà una presenza discreta. "Parteciperò - attacca Ignazio La Russa, leader milanese di An - e offriremo bevande e ristoro nel nostro Pdl point di largo Argentina, ma la nostra sarà una presenza discreta ". Parteciperà anche Marilena Adamo, capogruppo del Pd in consiglio comunale, in pieno spirito bipartisan. "Noi abbiamo affisso dei manifesti con un messaggio chiaro: l'Expo a Milano è una bella vittoria di tutti. Quindi la festa deve essere una bella festa di tutti". Marcia lenta. Dedicata al tema dell'Expo: il cibo. Marcia slow food, festival del gusto. Con 200 gazebo di espositori stranieri, ognuno con il proprio piatto tipico, 400 ospiti di etnie diverse, 30 consoli, 55 associazioni culturali da tutto il continente. I "trionfatori" sfileranno sul pullman aperto. Fino a piazza Argentina. Tutti? Forse, il presidente della Provincia, Filippo Penati, preferirà al carro del trionfo una bella passeggiata a piedi. M. Gian. La vittoria Uno dei manifesti che sono affissi in città con cui il Comune ricorda l'assegnazione dell'Expo e ringrazia i cittadini.

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Tremonti: protezionismo? Sì, ma <alla Bonino> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Videochat Tremonti: protezionismo? Sì, ma "alla Bonino" Incontri digitali su Giulio Tremonti MILANO - "Faremo come la Bonino". Giulio Tremonti, durante la videochat con i lettori di Corriere.it, cita un esempio a sorpresa: "Sostenere i dazi per i compressori d'aria, come ha fatto il ministro per il Commercio internazionale - spiega il vicepresidente di Forza Italia ed esponente di punta del Pdl - è una scelta giusta. Peccato, però, che poi la stessa Bonino si dichiari contraria a certe misure". Il fatto è, ribadisce Tremonti, che per proteggere determinati prodotti "i dazi sono utili". L'ex ministro del governo Berlusconi (pronto a riprendersi il dicastero dell'Economia in caso di vittoria elettorale) non ci sta però a passare per "protezionista", e a proposito del suo discusso libro La paura e la speranza ci tiene a puntualizzare: "L'ho scritto nell'autunno del 2007. Non è un libro politico". E dunque? "Bisogna essere pratici, evitare i dogmatismi. Fermo restando che in Europa il protezionismo nazionale è vietato, bisogna seguire l'esempio americano. Se c'è una merce che soffre a causa della concorrenza sleale o asimmetrica, bisogna intervenire. Insomma: il mercato fin dove è possibile, il governo quando è necessario". Non le ha dato fastidio l'apertura di credito dell'Economist a favore del Pd di Veltroni? "Il Partito democratico si sta spostando su posizioni liberali - risponde Tremonti - e credo che loro abbiano voluto evidenziare questo. Ma secondo me si tratta di un cambiamento di rotta superficiale". Un parere sulla vicenda Alitalia: "La posta in gioco non è solo l'azienda, ma il mercato del traffico aereo nel nostro Paese, che fa gola a tanti". Cosa farete sul fronte della lotta all'evasione fiscale? "Punteremo sul coinvolgimento dei Comuni. Inoltre è fondamentale avere aliquote basse associate a una riscossione seria". E per il ricambio della classe politica? "La storia è piena di gente vecchia che ha fatto cose giuste e di giovani che hanno fatto cose terribili, come Hitler e Mussolini". Un lettore chiede come mai abbia sempre un'espressione "arrabbiata", e Tremonti risponde con un sorriso amaro: "Gestire il terzo debito del mondo senza essere la terza economia del mondo è una cosa che ti prova nella psiche e nel fisico...". Germano Antonucci.

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E Veltroni chiese l'aiuto di Epifani: serve uno sforzo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Sette giorni E Veltroni chiese l'aiuto di Epifani: serve uno sforzo SEGUE DALLA PRIMA Quei quattrocento sono la metafora della divisione tra il Pd e le organizzazioni del lavoro, tra chi vuol innovare e si è rinnovato e chi invece stenta a farlo. Il solco si evidenzia nei conversari tra il leader democratico e il segretario della Cgil, perché mentre Veltroni definisce "insostenibile" la rottura delle trattative con Air France, Epifani si appella alla necessità di tenere saldo il sindacato: con il possibile arrivo di Berlusconi a palazzo Chigi, "non possiamo impiccarci ora ad una soluzione". Alitalia è per Veltroni la vera sfida di governo, è una prova che vale più della stesura del programma. Certo l'ha colpito l'escalation di proteste dopo la "marcia dei 400", lo sciopero della fame iniziato da alcuni lavoratori della società aerea, e vorrebbe solidarizzare apertamente con loro: "Ma in questo momento - come ha spiegato ai dirigenti del partito - non possiamo cadere nella trappola di una polemica tra noi e il sindacato. Andrà chiesto anche a loro uno sforzo, devono sapere che non si potranno fare sconti, però se la politica non si assume la propria parte di responsabilità, non può chiederla solo ad altri". Il leader del Pd chiama in causa il Cavaliere, e avrà ragione Tonini - uno dei consiglieri di Veltroni - a sottolineare le colpe di Berlusconi, che con i suoi rilanci "populisti " ha "spiazzato e destabilizzato il sindacato, costringendolo a diventare più realista del re". Tuttavia è lo stesso Tonini a riconoscere che quei 400 colletti bianchi, "sono il segno della Caporetto" di Cgil Cisl e Uil: "D'altronde, quando i lavoratori manifestano chiedendo ai sindacati "dove ci state portando", evidenziano una crisi di credibilità delle organizzazioni". Il punto è che in ballo c'è anche la credibilità del Pd, e "per ragioni strategiche- spiega Follini - non possiamo finire nella spirale di un nuovo collateralismo alla rovescia. Questo è un passaggio decisivo per noi, che va oltre la stessa sfida elettorale ". Il rischio infatti è che i democratici vengano risucchiati su posizioni arretrate. Non a caso l'affaire Alitalia ricorda a Tonini "la fase drammatica del decreto di san Valentino sulla scala mobile", quando il sindacato e la sinistra si spaccarono. A quei tempi Tonini stava nella Cisl, e visse accanto a Carniti la vicenda: "Oggi siamo dinanzi a una nuova strettoia, simile a quella del decreto di san Valentino. Solo che allora c'erano il Psi e il Pci, oggi ci sono il Pd e la Sinistra arcobaleno". E il Pd oggi sta con i 400, nel senso che coglie l'occasione della protesta per premere sui confederali. Lo s'intuisce dal ragionamento svolto da Fassino sul Sole 24 Ore: "Dal sindacato mi aspetto un sussulto di responsabilità. Bisogna liberarsi dalla convinzione che ci sia sempre tempo per trovare un escamotage e non fare i conti con la realtà". Altrimenti la protesta è destinata a dilagare, come dimostra la nascita del "Comitato pro Air France" a cui avrebbero aderito 250 lavoratori pronti a strappare le tessere sindacali. Le colpe vanno divise in parti uguali, anche la politica e il management hanno gravi responsabilità e devono addossarsele, "però - sottolinea il ministro Lanzillotta - i sindacati non lo stanno facendo. E i lavoratori iniziano a contestare la loro impostazione ". Giustamente Baretta, una carriera in Cisl alle spalle e un futuro da deputato del Pd, invita a non generalizzare, "perché giorni fa Sarkozy - a fronte della crisi cantieristica francese - ha detto che affiderebbe la gestione del settore alla Fincantieri. Anche Fincantieri è un'azienda pubblica come Az, e anche lì ci sono i sindacati". Anche Baretta tuttavia sostiene la necessità che la trattativa con Air France "vada avanti". In gioco c'è la tenuta del sistema, posti di lavoro "ma anche" il futuro del Pd. E sorprende che in questa fase drammatica si stagli a palazzo Chigi l'immagine solitaria di Enrico Letta, che preme sul sindacato perché "si rimetta in sintonia con il Paese ". "Questo è il secondo tempo della partita iniziata con il protocollo sulle pensioni ", ha spiegato il sottosegretario ai dirigenti confederali: "E allora mostraste coraggio ". è una sfida di governo. è la sfida riformista di Veltroni. Francesco Verderami Guarda la videoinchiesta su Malpensa sul sito www.corriere.it.

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Storace: io il Pannella della Bonino-Santanché (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE La sfida della Destra Comizio nostalgico a "Littoria" come Ciarrapico: gli ho detto che rischia di fare una figura patetica. Mi sa che voterà Fiamma Storace: io il Pannella della Bonino-Santanché DAL NOSTRO INVIATO LATINA - Campagna all'antica, Latina ovviamente ribattezzata Littoria nel comizio, i manifesti nel baule, i militanti stipati nell'auto del capo che li incita: "Camerati, facciamo fare un bel pezzo di colore al giornalista antifascista, cantiamo: "Duce Duce, chi non saprà morir"". Niente colore. Perché la nostalgia di Francesco Storace non è per il fascismo ma per il Msi: "Noi per Almirante eravamo pronti a morire! " grida ai duemila militanti nel teatro. Perché il risultato della Destra è determinante nell'unica partita davvero aperta di queste elezioni, il premio di maggioranza nel Lazio e nelle regioni del Sud, e quindi la fiducia a Berlusconi al Senato. E perché la campagna di Storace è un grumo di sentimenti, di dolori talora rancorosi, di amori traditi. "Fini non ha tradito me, ma suo padre. E non in senso metaforico. Il padre di Fini è stato un combattente della Repubblica sociale, uno degli eroi scesi nella battaglia sapendo di perderla, e suo figlio l'ha calpestato. Ora Fini ha detto a Berlusconi che mi vuole morto. Ma il morto è lui. Finita An, lui è uno dei tanti funzionari del Pdl. Anche la sua immagine si è appannata: io sono l'unico leader del centrodestra regolarmente sposato, ma rispetto il dolore di una separazione; Fini però l'ha fatto senza stile, e per mettersi con l'ex donna di Gaucci...". Storace, con Fini eravate amici fraterni. "è vero. Fino a quando io non vinsi nel Lazio, nel 2000. Lui, contro Rutelli aveva perso. Non mi perdonò di voler fare il presidente della Regione a modo mio, senza favori di sottogoverno, senza obbedire. Me la ricordo, Daniela Fini, quando insisteva per quel laboratorio di analisi al Tuscolano... Solo dopo ho scoperto che era suo, della moglie, e anche del fratello, della cognata, del portaborse. Ora Fini fa il pulitino, dice che non sapeva nulla... non scherziamo. E poi si è messo al fianco quell'Andrea Ronchi, che ha sparso zizzania tra lui e me, e anche con gli altri dirigenti...". Ovunque, a Formia, a Ceprano, a Ferentino ("un comizio alle 11 di sera? Ma non ci saranno solo le nigeriane?"), Storace trova piazze piene. è la destra profonda, che non sempre ha accettato la fusione tra An e Berlusconi. "Eppure dicevano che mi pagava lui, il Cavaliere. Una persona poco seria. è simpatico, consuma scatole di Viagra, è amato, ma è un uomo senza valori. Lo ricordo, quando mi disse: "Questi di Rifondazione sono matti, capaci di far cadere il governo per i loro princìpi". Gli risposi: embé? Ma lui è così, non concepisce che si possa essere mossi da altro che dal tornaconto personale. Se saremo al Senato, non gli voteremo la fiducia. E Silvio non ha umiliato solo noi; ha tradito prima Mastella, che gli aveva portato la testa di Prodi, e poi Casini, che gli aveva dato quella di Marini. Il primo governo Berlusconi della legislatura cadrà presto, per il referendum elettorale e per i ricatti interni. Noi sosterremo il secondo governo Berlusconi, quello del centrodestra riunito e del Fini definitivamente neutralizzato". A Latina, al comizio tonitruante che comincia con "Buona destra" e finisce con "se son fiamme bruceranno ", ci sono in prima fila parecchi transfughi di An e Ajmone Finestra, ex sindaco visto anche accanto a Ciarrapico. "Al Ciarra- racconta Storace - ho detto che non l'hanno trattato molto bene: è in lista dietro a persone che lo odiano, rischia di non essere eletto, di risultare patetico. Mi sa che alla fine non resiste e vota Fiamma pure lui. Di sicuro ci vota donna Assunta. Non lo dice, ma mi sta mandando una marea di gente". La Mussolini? "Mi chiese un incontro. La feci venire nel mio ufficio di senatore. Mi propose di scordare il passato e di allearci. Presi tempo. Pochi giorni dopo era al corteo di An, a vomitare contro di me". La nuova Madonna nera è la Santanché. "Candidarla premier è stato un colpo di genio. Lo schema è lo stesso di Pannella con la Bonino: in vetrina la donna, e Daniela è la numero uno d'Italia; dietro le quinte il capo politico, che non ha bisogno dei gradi per comandare. Non vorrei un ministero. Piuttosto, l'Antimafia. O, meglio, tornare alla Vigilanza Rai". Alemanno, suo ex compagno di corrente, ora come lei candidato a sindaco di Roma? "Che delusione. Io non avrei mai fatto il killer per conto terzi contro Alemanno. Avrei capito Gasparri, non lui. La città è piena dei suoi manifesti. All'evidenza, dopo che l'opposizione ha lasciato approvare in due giorni il piano regolatore, i soldi da qualche parte sono arrivati". E gli avversari di sinistra? "D'Alema è come appare. Veltroni invece è più falso di una banconota da 110 euro. Peggio di Fini, che è inoffensivo; Veltroni è spietato. Gli preferisco Rutelli, che a Roma è una minestra riscaldata ma se si fosse candidato a Palazzo Chigi avrebbe vinto". L'orgia di asce bipenni e motti fascisti di Casa Pound, occupata dai ragazzi di destra che ospitano in cortile le ambulanze della Protezione Civile, lo lascia indifferente. Non la sezione di Gaeta, dove lo attendono il ritratto e le quattro figlie di Nino Gelso, "il nostro grande camerata imbarcato sulla X Mas!", come lo ricorda la leader locale. Storace si commuove. "Camerata lo diciamo solo dei caduti. L'unico busto del Duce che ho mai tenuto in casa me lo regalò uno dei nostri vecchi, dopo Fiuggi. Quella svolta l'avevano accettata: basta che ci rispettiate, dicevano. Questa, no. Ho capito che me ne sarei dovuto andare dopo il viaggio di Fini a Gerusalemme. Io sono stato al museo dell'Olocausto prima di lui, ma senza telecamere e senza offendere la storia. Io so che non la pensa così: in pubblico siamo sempre stati attentissimi a non far trasparire nulla, ma in privato era diverso. Quando Le Pen andò al ballottaggio, Fini era ringalluzzito: "France', hai visto? Gajardo!". Ricordo un comizio ad Alcamo. Il presidente del circolo di An, ex segretario del Msi, ex gerarca, lo fa salire sul balcone. Fini era imbarazzatissimo, e quello attacca: "Da questo balcone, tanto tempo fa parlò un altro grande, l'Uomo che fece l'Italia...", lui sempre più pallido, ma il gerarca a sorpresa fa: "Sto parlando del nostro eroe, di Giuseppe Garibaldi!". Per il sollievo, a Fini scappò un "minchia " che fece ridere tutta la piazza. Ma questa gliela racconterebbe meglio Gianfranco...". E dagli occhi di nuovo lucidi si intuisce qual è la vera nostalgia di Storace. Aldo Cazzullo Casa Pound Francesco Storace nei locali ex Enel occupati dai ragazzi di Casa Pound.

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<Walter folgorato come San Pietro> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Gaffe biblica del Cavaliere "Walter folgorato come San Pietro" NAPOLI - "Veltroni ci ha fatto credere" che il cambiamento a sinistra era possibile, che lui era "stato folgorato sulla via per Damasco come San Pietro". Gaffe biblica per Silvio Berlusconi che, durante il comizio a Napoli, ha scambiato San Pietro con San Paolo: fu infatti quest'ultimo (nella foto) che, mentre a cavallo si recava a Damasco per arrestare i cristiani fuggiti da Gerusalemme, sarebbe caduto a terra accecato da una luce intensa, sentendo la voce di Gesù che gli chiedeva il motivo di tanto accanimento.

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Berlusconi: terrò a Napoli il primo Consiglio dei ministri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il Pdl "Walterino sette doppiezze cambi il suo slogan da "se pò fà" a "se pò bleffà"" Berlusconi: terrò a Napoli il primo Consiglio dei ministri La sfida: rifiuti, un disastro colpa della sinistra "Il mio esecutivo avrà tutte le istituzioni contro. Chi vota per gli altri è in buona fede, non un coglione" DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI - "Lavorerò a Napoli e per Napoli dal primo giorno di governo, dalla sera della nomina. Terrò qui il primo consiglio dei ministri del mio governo, in prefettura o a Palazzo Reale, non me ne andrò sino a quando l'emergenza non sarà risolta, finché non tornerà la normalità, affinché la città torni al suo splendore e alla sua bellezza". In piazza del Plebiscito Silvio Berlusconi si rivolge ai suoi elettori, con a fianco Gianfranco Fini, investendo tutto quello può investire politicamente sul consenso della Campania. Due anni fa qui perse le elezioni, la settimana prossima qui conta di vincerle. I sondaggi, dicono i suoi, lo incoraggiano nella scommessa. E il Cavaliere ci si butta a capofitto, non solo con la promessa, ma anche con la garanzia di un'empatia: "In questi mesi ho sofferto con voi per la vicenda dei rifiuti". Del resto quello dell'immondizia della Campania è stato uno dei punti chiave della campagna elettorale, "un disastro che ha rovinato l'immagine dell'Italia nel mondo". E anche per questo è convinto che "il voto del 13 aprile darà la vittoria a questa città e alla regione. Anche perché mi rifiuto di pensare che dopo il malgoverno di cui è stata testimone la Campania i cittadini possano dare ancora fiducia alla sinistra". Scontato il passaggio al livello delle responsabilità, ovvero a quella "sinistra che resta attaccata alle poltrone", "al presidente della Regione che non intende dimettersi", al "capo del Pd che ha il coraggio di dire che non abbiamo mai nominato la mafia e la camorra": "Devono vergognarsi visto che la metà degli esponenti nel consiglio campano è indagato e la Campania ha il record per consigli comunali sciolti per camorra ". Il Cavaliere aggiunge di essere "certo della vittoria se non ci saranno brogli", e invita tutti a vigilare nei seggi: "Bisogna essere presenti dall'inizio alla fine. Chi vuole votare scheda bianca non si lamenti poi se qualcosa non riuscirà a funzionare ". Quindi, dopo averlo rinominato "Valterino sette doppiezze ", un consiglio in romanesco, a Veltroni: "Gli consiglierei di cambiare il suo slogan da "se pò fà" in "se pò bleffà" ". In un'intervista all'agenzia Agi invece un giudizio sugli elettori della sinistra: se 2 anni fa, anche se con problemi di interpretazione, spese la parola "coglione", oggi dice che "chi vota gli altri è in buona fede, non certo coglione". E sulla futura azione di governo: "Avrò contro tutte le istituzioni". Marco Galluzzo.

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Berlusconi: primo esecutivo a Napoli Veltroni: annienteremo tutte le mafie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rifiuti e criminalità, scontro in Campania. No dei leader Pdl e Pd al confronto da Vespa Berlusconi: primo esecutivo a Napoli Veltroni: annienteremo tutte le mafie.

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ROMA Guerra a distanza su rifiuti e criminalità tra Berlusconi e Veltroni. Il primo, parlando (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Napoli insieme a Fini, ha annunciato che proprio lì si terrà la prima seduta del governo ma dovrà varare provvedimenti impopolari, oltre che occuparsi di lotta ai rifiuti e togliere l'Ici. Fini: "Ripuliremo la Campania dalla camorra". Il leader del Pd, Veltroni, invece, parlando in una villa confiscata ad un boss camorrista, ha presentato un disegno di legge contro tutte le mafie che opprimono il Mezzogiorno, mafia, camorra e 'ndrangheta. E ha inoltre ammonito: basta processi ai singoli sul problema dei rifiuti, sono tutti responsabili. I due leader hanno poi detto no al confronto finale nella tribuna elettorale della Rai che sarà condotta da Vespa. Andranno da Matrix di Mentana su Canale 5 ma per due distinti interventi.

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ROMA - Nella Sinistra Arcobaleno, non solo tra i Verdi, l'imbarazzo si taglia a fette per l
 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA - Nella Sinistra Arcobaleno, non solo tra i Verdi, l'imbarazzo si taglia a fette per l'intera mattinata. Non certo perchè qualcuno abbia dubbi sulla rettitudine di Alfonso. Quanto, piuttosto, perchè una parola in più sulla magistratura, su questo o quel magistrato, magari dettata dall'impulsività del momento, possa provocare ulteriori danni. La corsa elettorale è al rush finale e le conseguenze potrebbero essere davvero pesanti specialmente in Puglia dove Pecoraro Scanio è capolista alla Camera. Così la mattinata trascorre tra la voglia di dire e la necessità di star zitti. Fino a quando il leader dei Verdi dirà: "Non voglio ombre, rinuncerò all'immunità, massima fiducia nella magistratura". La linea ora è chiara. E a prenderne le difese arriva il candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, che giudica la rinuncia all'immunità di Pecoraro come una dimostrazione di sensibilità democratica. "Il segno distintivo - sottolinea - che noi della Sinistra Arcobaleno guardiamo alla magistratura con rispetto non formale ma sostanziale". Nessuna giustizia a orologeria. Eppure, eppure. "Che capiti in campagna elettorale è un pò sconveniente - dice Bertinotti - sarebbe meglio che accadesse o prima o dopo. Ma non faccio polemiche. Nessuno mi sentirà mai avanzare il sospetto sulla magistratura. Mai". Tocca poi ad Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi che, "a nome di tutto il partito" si dice stupito che "le accuse appaiano su tutti i giornali a pochi giorni dal voto. Ma siamo sereni e abbiamo massima fiducia nella magistratura". Toni soft, d'accordo, ma alla polemica sui tempi di questa vicenda non si poteva rinunciare più di tanto. Uno dopo l'altro i leader di partiti della Sinistra Arcobaleno esternano la loro solidarietà a Pecoraro. Franco Giordano, Rifondazione, nutre massima fiducia sia nella magistratura che nel ministro dell'Ambiente". Per i Comunisti italiani, Oliviero Diliberto confida che "la vicenda sia chiusa al più presto" e, con Fabio Mussi, sottolinea come Alfonso, rinunciando sin d'ora all'immunità "abbia fatto la cosa giusta". Si riserva una stoccata velenosa il socialista Enrico Boselli che definisce " assordante" il silenzio di Veltroni e Berlusconi su questa storia. "Prima hanno taciuto su Mastella, adesso tacciono su Pecoraro Scanio. Il loro è un garantismo a targhe alterne". S.So.

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LO SAPPIAMO, Nicolas Sarkozy è riuscito a sciacquare nelle acque del Tamigi i panni sporchi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ANGELO MELLONE LO SAPPIAMO, Nicolas Sarkozy è riuscito a sciacquare nelle acque del Tamigi i panni sporchi e antipatizzanti, della raffigurazione di coppia trasmessa finora da lui e dalla nuova moglie Carla, che ancora attende d'essere adottata come Carlà dai francesi, riluttanti e riluttati. Ci volevano il baciamano di Carlo, la complicità snob dei giornali inglesi, una mise modello Jacqueline e un rapido tour privo di qualsiasi sbavatura, per rivoltare le frittate di immagine che, sms dopo sms, parolacce e vacanze kitsch, Sarko ha inanellato dal giorno in cui ha deciso di rifarsi una moglie possibilmente meno scalpitante della penultima, Cécilia. Attendiamo la prossima, croccante puntata di questa storia che potrebbe ancora appassionare le folle. Indugiare così tanto sul triangolo Carla-Sarko-Cécilia a che serve? Questa vicenda mostra in forme quasi esplosive che il processo di "pubblicizzazione" della vita privata dei leader politici è ormai arrivato a compimento. Non a un punto morto, tutt'altro, ma è approdato a una nuova fase in cui il retroscena s'è pappato la scena dello spettacolo politico o, che è lo stesso, l'ha surrogata. E così, nel ciclo internazionale di disseminazione delle notizie, le vicende personali e quelle istituzionali, i gossip e i comunicati ufficiali, le indiscrezioni e le interpretazioni delle indiscrezioni, non vengono più classificati sotto voci diverse dai giornalisti, o intercettati da media diversi per pubblici differenti: no, entrano invece a far parte del menù che media sempre più bulimici, e con le papille gustative rovinate dall'eccesso di calorie cattive che sono costretti a ingurgitare, consumano quotidianamente. I media italiani, per strano che sia, sono ancora a uno stadio di equilibro accettabile tra le notizie serie, quelle hard, e le notizie facete, le soft news. Gettarsi addosso cenere è tempo sprecato. Tanto vale provare a ragionare sugli effetti futuri della pubblicizzazione della vita privata dei leader. Il primo e uno dei più importanti, messo plasticamente in luce dalla storia Carla-Nicolas Sarko, è la centralità della first lady (o del first lord, casomai una donna diventasse megapresidente di qualcosa) nei processi di costruzione dell'immagine del leader e di copertura giornalistica del leader stesso. Non è sempre stato così, e difatti presidenti un po' più anzianotti di Sarko, come Chirac o Bush, hanno consentito alle loro mogli di rivestire quel ruolo di tappezzeria logodotata che storicamente è stato assegnato alle "mogli di". Con Sarko è diverso, così come lo è stato con Tony Blair, la cui Cherie, nel bene e nel male, ne ha accompagnato gesta e gesticolate lungo l'intero arco dei dieci anni di premiership. E come dimenticare l'attenzione della stampa americana per Michelle Obama, quasi a misurare l'affidabilità di Barack tarandola sulle apparizioni pubbliche della moglie? E come dimenticare, in Italia, il dibattito seguito allo scambio epistolare tra Berlusconi e la moglie Veronica, lo scorso anno, in seguito alle frasi pronunciate da Silvio durante una cena di gala? E ancora: vent'anni fa sarebbe stata ipotizzabile un'intervista come quella rilasciata dalla moglie di Veltroni, Flavia, che ha confessato di essere ben gelosa del marito? No, non sarebbe entrata nel novero delle interviste possibili. E invece oggi i media cercano dettagli della vita privata come merce preziosissima, abbattendo ogni barriera tra pubblico e privato. E in questo nuovo scenario, che i media prediligono e i leader politici assecondano, la first lady, rinnovando la sua tradizionale funzione, è quella che letteralmente "apre la porta di casa" alla curiosità giornalistica, magari raccomandando di non mettere troppa confusione nel salotto dei sentimenti. Ecco perché la storia del triangolo sarkozista è così succosa e morbosamente narrata. Un tempo si diceva che un uomo si scopre dalla moglie che gli sta accanto. E pensate un po' se, così per dire, Hillary Clinton dovesse diventare Presidente degli Stati Uniti. Quanto pagherebbero, quanto pagheremmo per un servizio in cui il marito Bill, magari in grembiule da cucina, sax e fornelli, l'accoglie la sera al ritorno dalle fatiche istituzionali?.

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O rmai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Il Cavaliere recalcitrante mette le "mani avanti" temendo l'impopolarità O rmai si colgono alcune costanti da non sottovalutare, nelle parole elettorali di Silvio Berlusconi. Sono quelle che riguardano non tanto gli avversari, ma la sua figura di presidente del Consiglio, se vincerà il 13 e 14 aprile. La prima è che arriverà a palazzo Chigi con l'atteggiamento di chi fa un favore al Paese ed un dispetto a se stesso, perché la situazione è pessima. "Gli elettori del centrodestra dovrebbero già essermi grati per avere assunto questo impegno", ha detto ieri. La seconda è che, al contrario del passato, non giura di restare premier per l'intera legislatura: quando glielo chiedono, risponde evasivo di "non avere la sfera di cristallo ". Se ne potrebbe dedurre che il candidato del Pdl non ha nessuna voglia di tornare a guidare il governo; e che comunque non esclude di lasciarlo dopo un certo periodo di tempo. Berlusconi è consapevole di ereditare non tanto, e comunque non solo quelli che chiama "i disastri del governo Prodi". A spaventarlo è la congiuntura internazionale. Il gruppo di disoccupati napoletani che ieri lo aspettavano davanti al suo albergo partenopeo per gridargli "lavoro, lavoro", sono le avanguardie rumorose di un Paese impoverito ed inquieto. La "strategia delle mani avanti" serve dunque a prevenire le critiche. Il Cavaliere si rende conto che rischia un'ondata di impopo-larità alla quale non sarà mai pronto. Quando polemizza con Walter Veltroni dicendogli che "può promettere tutto quello che vuole, tanto non governerà", riconosce il sentiero stretto sul quale chiunque vinca dovrà camminare. Per questo risponde al segretario del Pd che lo ha accusato di considerare un sacrificio il ruolo di premier, ribadendo: "Per me è davvero una croce". Se ha deciso di portarla, dipende soltanto dal fatto che per il momento nel centrodestra "mi considerano ancora infungibile", sostiene. La controprova di questa preoccupazione latente è l'atteggiamento del suo candidato al ministero dell'Economia. Ieri Giulio Tremonti ha voluto ricordare che "è più facile fare il ministro quando le cose vanno bene". Non solo. Sempre ieri, sul palco del comizio del Pdl a Napoli si è presentato un Cavaliere nuovo non per avere annunciato che abolirà subito l'Ici; o per avere assicurato che risolverà l'emergenza della spazzatura seguendola da vicino giorno per giorno, "fino a quando l'immagine di Napoli sarà pulita". La vera novità sta nel suo annuncio che "il primo Consiglio dei ministri del nostro governo" si riunirà nella capitale del Sud prendendo "provvedimenti duri e impopolari ". Per questo, a suo avviso, è necessario per il Pdl un consenso largo che garantisca buoni numeri sia alla Camera che al Senato". Un Berlusconi che chiede voti in nome di "atti impopolari" appare una contraddizione in termini; di più, quasi un tentativo inconscio di scoraggiare gli elettori, spingendoli a disertare le urne per favorire un pareggio col Pd al Senato. Ma, paradossi a parte, l'annuncio del Cavaliere dimostra che non può esimersi dal preparare l'opinione pubblica ad una fase priva di sogni; e che sotto sotto, forse, non disdegnerebbe di condividere le responsabilità e gli oneri con una parte dell'opposizione. Il suo dramma è che potrebbe ritrovarsi condannato a governare da solo, con il lascito della coalizione prodiana come alibi in grado di reggere mesi, non anni. Pier Ferdinando Casini gli ha già ricordato che una trattativa Alitalia ancora aperta dopo il 14 aprile sarebbe "una polpetta avvelenata" per il suo o un altro governo. Berlusconi stesso ha ammesso che "fra due o tre mesi" i rifiuti in Campania diventeranno una sua emergenza. L'addio malinconico di Romano Prodi agli altri capi di Stato, ieri a Bucarest, alla fine del vertice Nato, dunque, non è soltanto l'uscita di scena di un avversario storico: è anche un monito sui rischi che il Cavaliere correrà prendendo il suo posto a palazzo Chigi. \\ A Napoli il leader del Pdl annuncia: se governo scelte dure e impopolari.

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Veltroni nella Campania dei rifiuti: emergenza, non ha colpa uno solo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il Pd Attacco al rivale pdl: risolve tutto in due mesi? Perché non l'ha fatto da premier? Veltroni nella Campania dei rifiuti: emergenza, non ha colpa uno solo Il segretario e il "nodo" Bassolino: non lo cita mai e ai comizi non c'è Pienone di folla ad Avellino. Walter sceso dal palco: "L'Irpinia non è di De Mita: è degli irpini..." DAL NOSTRO INVIATO SALERNO - Lo accompagna nel paesaggio del suo primo, atteso, giro in Campania. Da Caserta a Salerno, passando per Avellino: si chiama mondezza. Se ne vede ancora tanta, troppa in giro per le strade. E qui sono proprio i rifiuti il vero tema della campagna elettorale, materia che ha fatto scatenare la bufera su un ministro, Pecoraro Scanio, ma anche su un governatore, Bassolino, che proviene dal suo stesso ex partito, i Ds. Veltroni lo sa bene, sa che non può evitare l'argomento e l'affronta alla prima tappa, a Caserta: "C'è un'emergenza, ma non si possono dare le colpe ad un solo uomo". Cioè Bassolino. "Perché - denuncia il segretario del Pd - è un'emergenza che esiste da anni. E in tutti questi anni sono passati governi nazionali e locali, sia di centrodestra che di centrosinistra. Berlusconi dice che in due mesi risolverà tutto, ma perché non l'ha fatto quando era Presidente del Consiglio?". Per la prima volta Veltroni difende con una certa forza Bassolino. Ma non lo cita mai. E, fatto ancor più significativo, finora il governatore campano non si è fatto vedere sul palco dei suoi comizi, nè sembra atteso anche oggi pomeriggio a Benevento. Del resto, nei giorni scorsi il leader del Partito Democratico ha ripetuto più volte che "occorre discontinuità " nell'affrontare l'emergenza rifiuti, in altre parole che bisogna voltare pagina. Insomma, non si può far finta di niente, anche Bassolino lo sa, ma tutto è rinviato a dopo le elezioni. In tutte e tre le tappe del primo giro campano Veltroni torna inoltre a puntare il dito contro la camorra sfidando gli altri candidati premier a "dire pubblicamente che non vogliono i loro voti", come quelli di mafia e 'ndrangheta. E visita, a Trentola Ducenta (Caserta), un bene confiscato alla camorra, dove ora è stata aperta una casa famiglia per bambini in difficoltà. Gran pienone di folla ad Avellino, già feudo di Ciriaco De Mita. Gli chiedono, sceso dal palco, perché non ha parlato di lui. E Walter: "Ma l'Irpinia non è di De Mita: è degli irpini... ". Roberto Zuccolini.

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Sfida in tv tra candidati premier Sono in 15, no da Silvio e Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Diretta su Raidue In onda l'11 sera, condurrà Vespa: sarà tra le cose più complicate della mia vita Sfida in tv tra candidati premier Sono in 15, no da Silvio e Walter Il Cavaliere: controproducente. Anche Casini verso il rifiuto Anche la Santanché medita il forfeit. Diretta di un'ora e mezzo, rischio flop. Del Bufalo: l'audience non c'entra ROMA - E se la sfida finale in diretta tra candidati premier su Raidue l'11 aprile si risolvesse in in un clamoroso flop televisivo, in un appuntamento ridotto ai minimi termini per progressivo abbandono del campo? L'ipotesi, da ieri sera, è molto concreta. Niente Silvio Berlusconi né Walter Veltroni. Dice Berlusconi: "Dico di no. Secondo me è controproducente per chi parteciperà. Il vero confronto sarà a Matrix con 45 minuti a testa ". Veltroni fa sapere di essere orientato a non partecipare. Pier Ferdinando Casini e Fausto Bertinotti sono incertissimi, Casini è in attesa di capire "cosa faranno davvero quei due", ovvero Silvio e Walter. Bertinotti è consapevole degli impegni già fissati per l'ultima serata della campagna elettorale: avrebbe preferito una serie di appelli finali senza conduttore, ma il regolamento della Vigilanza non prevede correzioni di rotta rispetto al regolamento votato. Anche Daniela Santanchè non intende disdire i comizi finali per una serata Rai che si annuncia poco redditizia sul piano dell'audience. Invece ci sarà il socialista Enrico Boselli. La commissione di Vigilanza Rai ieri ha ricordato che, secondo le direttive approvate a marzo, in assenza dei faccia a faccia, la Rai dovrà trasmettere un confronto collettivo tra i quindici candidati premier (i rappresentanti delle coalizioni che si presentano in almeno un quarto delle circoscrizioni elettorali nazionali). Novanta minuti in diretta dalle 21 alle 22.30 in uno spazio della Rai Parlamento guidata da Giuliana Del Bufalo. Sarà Bruno Vespa a condurre la serata per decisione proprio della Del Bufalo ("è l'unico professionista Rai capace di tenere sotto controllo un simile talk-show politico, ha accumulato una enorme esperienza ") condivisa dal direttore generale Claudio Cappon. Vespa annuncia: "Mi meraviglierei se ci fossero tutti. Ho già contattato gli staff di Berlusconi e Veltroni. Allo stato attuale escludo la loro presenza. Sarà comunque una delle esperienze più complicate della mia vita ". Il rischio è che a partecipare con sicurezza all'appuntamento siano i candidati premier minori come Bruno de Vita dell'Unione Democratica Consumatori, Marco Ferrando del Partito Comunista dei Lavoratori, Roberto Fiore di Forza Nuova, Flavia D'Angeli di Sinistra Critica e via dicendo. Spiega Mario Landolfi, An-Pdl, presidente della Vigilanza: "La trasmissione comunque si farà, si tratta di un regolamento votato dalla commissione. Personalmente non lo condivido, è frutto di un emendamento voluto da Francesco Storace, anzi penso che una soluzione del genere non stia né in cielo né in terra. Ma così è. Se dovessero mancare uno o più candidati leader, il tempo non verrà suddiviso tra i presenti ma la trasmissione diventerà più corta in conformità con precedenti deliberazioni della Vigilanza". Raidue, col direttore Antonio Marano, si lamenta del calo di audience della rete per le tribune elettorali. Replica la Del Bufalo: "La Rai non può assicurare la comunicazione politica avendo come punto di riferimento l'audience. Ma con i leader principali gli appuntamenti hanno superato la media di rete". Paolo Conti.

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Bertinotti accusa <Veltrusconi> <Per loro la sinistra rischia la vita> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Arcobaleno Il leader contestato dal transgender Velena Bertinotti accusa "Veltrusconi" "Per loro la sinistra rischia la vita" ROMA - Ne aveva già parlato in cento comizi, con accenti più o meno polemici, perché a Fausto Bertinotti il discorso sul "voto utile ", invocato all'unisono da Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, non è ovviamente mai andato giù. Ma finora contro lo spettro del "Veltrusconismo " non aveva mai usato toni così drammatici come quelli adoperati ieri, nel corso di una puntata di Otto e mezzo su La7: "è un rischio drammatico che esiste, la sinistra rischia di essere messa fuori gioco dall'americanizzazione della politica e di questa campagna elettorale, e dal bipartitismo". I pressanti inviti di Veltroni e Berlusconi a votare solo i due schieramenti maggiori significa di fatto, per il leader della Sinistra Arcobaleno, "azzerare la Repubblica parlamentare ". Solitamente pacato, anche quando fa trapelare la passione, Bertinotti ieri sera ha usato anche il sarcasmo: "Attenzione a questa riduzione impressionante della democrazia: da due coalizioni si passa a due partiti, poi a due persone. E il rischio è che alla fine si pensi che può bastare una persona sola... Finiremo con lo scegliere il tiranno, così le decisioni sono garantite ". Onestamente, alla fine Bertinotti finisce però per ammettere che la frammentazione è un "vizio antico" della sinistra italiana. "La ragione nobile è l'identità, ma questa diventa devastante quando impedisce il rapporto e il dialogo fra le diverse componenti". L'analisi che il candidato premier della Sinistra fa è la stessa fin dall'inizio della campagna elettorale: Popolo della libertà e Partito democratico "competono al centro, e quindi i loro programmi reali sono comuni. Perché prevedono il primato del mercato, mentre la sinistra mette in discussione questo sistema ". Certo, quel termine che detesta, "Veltrusconismo", è solo una "formula corsara" inventata dai giornali, ammette. "Ma con una sua verità interna". E dunque il successo della Sinistra Arcobaleno "è essenziale per spezzare l'incantesimo e sottrarsi a questa droga della grande coalizione". E se invece per il Pd ci fosse una sconfitta? "Sarebbe costretto a un ripensamento significativo della sua linea politica", ammonisce il presidente della Camera uscente. Un allarme ripreso, anche se con toni meno forti di quelli usati da Bertinotti, da Cesare Salvi, capogruppo al Senato della Sinistra democratica e ora candidato della Sa. "Noi - dice - siamo sicuramente vicini alla quota dell'8%, ma se questa soglia non fosse raggiunta, i nostri voti verrebbero di fatto dispersi, e i nostri seggi andrebbero al partito più forte fra i "perdenti" di ciascuna regione. Siamo l'unica forza politica di sinistra in Italia - rivendica con orgoglio - avendo il Pd scelto un'altra collocazione". Unico fra i candidati alle elezioni, Fausto Bertinotti ieri pomeriggio è andato al circolo Mario Mieli di Roma, luogo storico per gli omosessuali. Una visita non rituale, e nemmeno facile: c'era molto scetticismo, in sala. E anche qualche critica più dura. Opera di Helena Velena, transgender piuttosto nota nell'ambiente. "Ti occupi di froci solo in campagna elettorale, durante la legislatura invece ti dimentichi di noi", gli ha gridato. Cercando poi di impedire l'incontro. Bertinotti non si è scomposto più di tanto: "Come potete capire questo è un luogo libero, dove tutti sono liberi di contestare". Ma anche senza grida, la platea era rimasta comunque piuttosto scettica: l'unico applauso che aveva interrotto l'intervento del candidato era stato quando Bertinotti aveva ammesso la robusta omofobia che pervadeva il vecchio partito comunista. Giuliano Gallo Ieri al circolo Fausto Bertinotti, Saverio Aversa e Helena Velena.

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Francesco Rutelli, candidato a sindaco del centrosinistra, ricorda che Roma non è Beirut& (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Francesco Rutelli, candidato a sindaco del centrosinistra, ricorda che "Roma non è Beirut", Enrico Gasbarra, presidente della Provincia uscente, va oltre e accusa Berlusconi di non conoscere a sufficienza la Capitale. Non solo: in molti ironizzano sull'opuscolo con il collage di titoli di giornale, diffuso dal Pdl, a causa di una serie di errori che testimonierebbero una lontananza dalla Capitale Enrico Gasbarra, presidente della Provincia uscente: "Berlusconi dovrebbe sapere quanto la città è cresciuta, diventando la locomotiva d'Italia. I romani e gli italiani sono stanchi di una politica vecchia, basata sulle paure, sulla negatività, senza una proposta costruttiva e matura. Dipingere ancora una volta la Capitale d'Italia come sta facendo il Pdl è un'offesa all'immagine che la città ha nel mondo". Lionello Cosentino, parlamentare del Pd, ironizza: "Sin dalla prima pagina, si capisce che l'opuscolo è stato fatto da chi non conosce, nè ama, la nostra città. Su dieci luoghi citati ci sono tre errori: passi per Villa Lazzaroni minuscola, matita rossa; passi anche l'acca in più per Villa Pamphilj, da errore blu; ma chiamare Castel S. Angelo "Castello Sant'Angelo", come riporta testualmente il libello berlusconiano, denuncia chiaramente che chi ha pensato e scritto il tutto non ha la più pallida idea di che cosa sia Roma". Berlusconi ha dichiarato: "Veltroni ha aumentato del 243% le spese per le consulenze". La risposta di Marco Causi, ex assessore al Bilancio: "Berlusconi continua a fornire cifre sbagliate. Il debito del Comune di Roma è di 6.700 milioni di euro e non di 9.000 milioni come lui ha affermato. Il rapporto tra debito e Pil si è ridotto a Roma durante la consiliatura Veltroni, mentre cresceva in Italia durante i governi Berlusconi. Continua a confondere le spese per le consulenze, che il Comune di Roma ha ridotto del 60%, con gli incarichi per la progettazione delle opere pubbliche e, soprattutto, delle nuove linee metropolitane".

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Il dossier del Popolo della libertà su quello che viene definito il fallimento de (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MAURO EVANGELISTI Il dossier del Popolo della libertà su quello che viene definito il "fallimento del Modello Roma di Rutelli e Veltroni" è pronto. Prefazione, una lettera di Silvio Berlusconi ai romani, in cui s'impegna a restituire "dignità all'Italia e alla sua Capitale". In una conferenza stampa ieri i vertici del Popolo della Libertà (Francesco Giro, coordinatore di Forza Italia per Roma e Lazio, l'eurodeputato Antonio Tajani e il candidato del Pdl alla Provincia, Alfredo Antoniozzi) hanno diffuso l'opuscolo e annunciato che "arriverà nelle case di 951.757 famiglie". "Il titolo, "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni" è stato scelto da Berlusconi". "La rivista, con la lettera di Berlusconi - ha detto ancora Francesco Giro - è il frutto del lavoro che l'opposizione ha svolto in un anno". Di cosa si tratta, come è stata realizzato il dossier? Si tratta del collage dei titoli delle cronache romane di alcuni quotidiani. Complessivamente sono stati riprodotti 112 titoli. Un centinaio di foto che testimoniano il degrado sono state attinte anch'esse dai quotidiani ("è una sorta di rassegna stampa", è stata la definizione di Giro). E la rivista, 98 pagine, è stata suddivisa in cinque capitoli con questi temi: "Il degrado della città", "Sicurezza in città", "Malgoverno e disservizi", "Malasanità", "Economia della famiglia". C'è anche, a chiudere, uno speciale Trastevere (anche se la gran parte dei titoli riportati sono dedicati alle notti agitate di Campo de' Fiori). Nel dossier appaiono titoli e foto che illustrano molti dei mali di Roma: le baracche sul Tevere, le strade sporche, i rifiuti, la criminalità, le bancarelle che fanno capo a grandi famiglie e assediano il centro storico, i venditori abusivi, lo smog. Alfredo Antoniozzi: "Ciò che è rappresentato in questo giornale - il dossier - è la punta dell'iceberg, c'è di peggio soprattutto in provincia". Antonio Tajani ha parlato di "un atto di amore nei confronti di una città ferita" "Roma - ha proseguito Tajani - è una città che soffre. Rutelli parla di sicurezza e intanto lascia a lavorare negli uffici 5 mila vigili urbani su 7 mila, chiede di combattere l'abusivismo commerciale e non permette alla polizia municipale di dotarsi non dico di un'arma, ma almeno di uno sfollagente. Anche la mancata assegnazione delle Olimpiadi a Roma sta a significare che una città amministrata dal centrosinistra non offre adeguate garanzie nell'organizzazione dei grandi eventi, a differenza di Milano, governata dal centrodestra, che si è aggiudicata l'Expo 2015". "Le spedizioni della rivista - ha raccontato ancora Francesco Giro - sono cominciate, presto arriverà nella casa dei romani. E' un'operazione verità". Cosa spiega il leader del Pdl nella lettera ai romani? Berlusconi ricorda che "la sinistra ha costruito una città egoista, siamo noi che vogliamo una città solidale". "Dal resto la sinistra - continua Berlusconi - ha premiato i poteri forti, anzi i più forti". Vengono citate anche alcune cifre: 37 mila famiglie senza casa; 50 mila bambini su 75 mila senza asilo nido; "9 mila disperati costretti ancora a vivere in condizione di assoluto degrado in baraccopoli lungo le sponde del Tevere" (ma questa cifra, secondo gli ultimi dati più attendibili, andrebbe spalmata su tutto il territorio romano, non solo sulle rive del fiume). Berlusconi ricorda anche che "la pressione fiscale per abitante è passata da 412 a 655 euro". "Questo però non ha evitato che il sindaco di Roma ci lasciasse in eredità un debito che il prossimo anno raggiungerà i 9 miliardi di euro". Emergenza rifiuti, spiega Berlusconi: "Nel Lazio ci sono tre termovalorizzatori, contro i 13 della Lombardia. Roma ha la più grande discarica d'Europa, a Malgrotta: doveva chiudere due anni fa, ma continua ad accumulare immondizia perché la sinistra parolaia non vuole costruire i nuovi impianti di smaltimento". A chiusura della rivista sono anche pubblicati i 16 punti del Patto con Roma, sottoscritto il 15 marzo da Berlusconi, Fini, Antoniozzi ed Alemanno.

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Visti dai francesi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Visti dai francesi Rarement aussi ennuyeuse A un peu plus d'une semaine du scrutin, un sentiment domine la fin de la campagne pour les Législatives italiennes: le soulagement. Rarement bataille électorale aura en effet été aussi terme et ennuyeuse. La comparaison avec les duels espagnol entre José Luis Zapatero et Martino Rajoy ou français entre Nicolas Sarkozy et Ségolène Royal est impitoyable. L'affrontement entre Silvio Berlusconi et Walter Veltroni n'a jamais véritablement débuté. Le candidat du Parti démocrate qui, dans les premières semaines, avait réellement créé une dynamique en faisant le choix courageux de se présenter seul devant les électeurs s'est essoufflé faute de propositions concrètes et d'une rupture complète et assumée. L'ancien maire de Rome peut encore compter sur l'usure de son adversaire pour rassembler sur son nom mais il a sans doute échoué à faire flotter un vent nouveau sur le pays. On est malheureusement loin de la campagne audacieuse de Barak Obama. Quant à Silvio Berlusconi, qui postule pour la cinquième fois, il incarne le recul de l'Italie sur la scène internationale. En 1994, le président français François Mitterrand s'était ému de l'arrivée du Cavaliere au pouvoir en lâchant "attention, danger". Aujourd'hui sa candidature ne fait même plus peur à l'étranger y compris auprès de The Economist qui semble avant tout jeter l'anathème ("unfit to lead Italia") par habitude. Elle marque en revanche l'incompréhension pour le pays et sa classe politique. Et au delà une triste et préoccupante indifférence pour l'Italie. corrispondente da Roma di Libération 05/04/2008.

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Segue balladur (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue balladur di Gaetano Quagliariello Resta la riforma della Costituzione, per la quale bisogna indicare un metodo e definire un'agenda. Per quanto riguarda il primo, una suggestione mi è provenuta da una visita pre-elettorale svolta in Francia, ospite dei vertici dell'Ump. Dai numerosi incontri ho tratto una convinzione: in Italia si è parlato troppo del rapporto Attali, che in coscienza mi è parso un catalogo di riforme non privo di una certa banalità. Mentre è passato quasi inosservato il lavoro della Commissione Balladur che ha avuto il compito di mettere a punto la riforma della Costituzione. È stata composta da politici di grande esperienza di entrambi gli schieramenti (Balladur stesso e Jack Lang, ad esempio), da giuristi e da "pratici" del diritto. Ha lavorato per alcuni mesi in modo serrato. E dopo una lunga discussione ha votato una sola volta all'unanimità il rapporto finale, per poi trasmetterlo al governo che a sua volta è pronto per sottoporlo alla discussione delle Camere. A questo punto, certamente le difficoltà non mancheranno. Ma vi sono aspetti sia di metodo che di merito per i quali l'esperienza francese in Italia non dovrebbe passare inosservata. Per quanto riguarda il metodo, quello seguito dalla Commissione Balladur consentirebbe di sveltire non poco l'iter e, soprattutto, tenerlo al riparo dall'influenza degli interessi corporativi che rischiano di minare alla base ogni serio tentativo di riforma. Veltroni dovrebbe saperlo meglio di ogni altro: la sua proposta di riforma elettorale, elaborata da Vassallo e accettata da Berlusconi, è fallita per gli slittamenti progressivi ai quali è stato costretto a causa delle spinte "corporative" delle diverse componenti del suo schieramento. Anche per quanto riguarda il merito, però, il rapporto Balladur non è privo d'interesse. É il tentativo di secolarizzare il "presidenzialismo possibile" restando nello schema della V Repubblica. Per questo, rafforza la corrispondenza tra Presidente e maggioranza parlamentare già spontaneamente provocata dal "quinquennato" e ripartisce meglio i poteri tra il Presidente e il Parlamento, accrescendo quelli di quest'ultimo che in Francia sono attualmente assai limitati. Anche noi abbiamo la necessità prioritaria (anche se non esclusiva) di razionalizzare ciò che nei fatti si è già prodotto: nel nostro caso, rendere efficiente il governo del premier. Per questo, dovremo muoverci in una direzione per molti versi opposta a quella dei nostri cugini transalpini, con lo scopo, però, di giungere a un approdo non troppo distante. Il rapporto non consiste solo in questo, ma questo è essenziale. Dopo un'esposizione minuziosa e i calorosi saluti per Berlusconi, Balladur mi rinnova per l'ultima volta un'esortazione: fate presto! Dal colloquio esco con una convinzione e con una preoccupazione. Ho sempre ritenuto che nel '95, eleggendo Chirac in sua vece, la Francia abbia perso una grande occasione; ora ne sono certo. Con riferimento alla sua ultima fatica, penso che, come ora si usa dire a sinistra, "si può fare". Anche in Italia. Il problema maggiore? Trovare un Balladur italiano. 05/04/2008.

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Dal nostro inviato CATANIA Lo chiamano 'Mmazzapatri, come tutti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

NINO BERTOLONI MELI dal nostro inviato CATANIA Lo chiamano 'Mmazzapatri, come tutti quelli di Grammichele, il suo paese d'origine nel catanese. Ma di uccisore di padri, Raffaele Lombardo non sembra avere l'impronta. Vero è che nel Seicento il principe di Butera che ricostruì Grammichele devastata dal terremoto (allora si chiamava Occhiolà) fu lo stesso che ordì la congiura contro il vicerè per sostituirsi a lui salvo poi ritirarsi a Bagheria. Ma tant'è: Lombardo Raffaele più che un congiuratore è un tessitore, più che 'Mmazzapatri è paterno, filiale, avvolgente. Quanto a lei, Anna Finocchiaro la sfidante, catanese pur essa, appena sbarcata nell'isola ha annunciato di voler trattare i siciliani "come una madre", formula che non ha più ripreso, comunque. Una sfida tra catanesi con grosse ripercussioni nazionali. In un'isola dove più che mai il tempo sembra essersi fermato, al punto che quanto in tutta Italia è al momento diviso, quaggiù in Sicilia risulta unito. L'isola è l'unico posto di una certa importanza dove l'Udc è alleata con il Pdl per la conquista del governo regionale. Il tramite è Totò Cuffaro, grande amico di Lombardo, che da bravo e fedele soldato si è presentato al Senato dove teoricamente rischia l'elezione se l'Udc non supera la fatidica soglia dell'8 per cento. Ma già in tutta l'isola, e non solo tra le file dell'opposizione, si parla sussurra vocifera di un patto segreto tra Lombardo e Cuffaro: quest'ultimo aiuterebbe il candidato presidente a mietere suffragi per conquistare palazzo dei Normanni; Lombardo, a sua volta, farebbe convergere sull'amico Totò quei voti buoni da metterlo in zona sicurezza. Lombardo è un maestro, di più, un mago nel controllo scientifico del consenso: garantì a Berlusconi l'elezione di Scapagnini sindaco di Catania e la ottenne presentando quattro liste al comune di novanta candidati ciascuna, "un esercito per sconfiggere Bianco", ancora se lo ricordano. Non è stato da meno adesso per la Regione, dove a lui fanno riferimento tre liste: Mpa, il suo movimento; la Lista del presidente; Democratici autonomisti che ha imbarcato anche ex esponenti della Margherita. Scenario inedito anche dalle parti del Pd. In ogni comizio nell'isola, Walter Veltroni ha voluto sul palco solo la Finocchiaro e ha sempre citato insieme "Anna e Rita", la sua candidata presidente e la Borsellino che è in lista con la Sinistra arcobaleno, divisa dal Pd ovunque tranne che in Sicilia (le due sono pure candidate in competizione in Emilia Romagna, entrambe al Senato). E se la Borsellino l'ultima volta ottenne il 41 per cento dei consensi, l'obiettivo di Anna la caparbia, come confessa lei stessa, è di "riportare un voto in più per dimostrare la bontà dell'operazione Pd messa in atto da Walter". La Finocchiaro insegue Lombardo che fa la lepre, lui rifiuta ogni occasione di duello diretto, evita accuratamente di incrociare la spada, alle critiche della competitora risponde facendo il galante, "le manderò dei fiori". "Ma mi fa rispondere da Cuffaro", racconta la candidata del Pd. E "Totò vasa vasa", di solito cordiale con tutti, con Anna la catanese va giù pesante: "I siciliani non si faranno infinocchiare dalla Finocchiaro", è l'ultima che ha escogitato. Ma non è che dalle parti del centrodestra le cose marcino lisce. C'è stata la guerra della nomination alla presidenza che ha lasciato ferite non rimarginate. Gianfranco Micciché, proconsole locale di Forza Italia, dice di sostenere Lombardo, si fa pure vedere insieme a lui, ma a Totò l'ha giurata: "Mai Cuffaro". E proprio ieri altro strale: "Spero che Lombardo si dimostri totalmente diverso da Cuffaro", ha detto dopo ave appreso della nomina del fratello di Totò a vice direttore dell'Agenzia per l'impiego. Micciché voleva correre lui da presidente, puntò i piedi, resistè, creò grossi grattacapi al Cavaliere, e quando vide che si marciava su Lombardo tentò l'estrema carta, lanciò la candidatura di Stefania Prestigiacomo che capì subito l'antifona e inviò al collega di partito un Sms secco e conciso: "Stronzo". Micciché si fece alla fine convincere da Berlusconi in cambio, sussurrano, della promessa del ministero per il Mezzogiorno. Ma le acque restano agitate. La fronda miccichese continua, tanto che un neo adepto di Lombardo, quel Ferdinando Pinto ex direttore del Petruzzelli di Bari e ora capolista al Senato in Puglia per l'Mpa, denuncia senza giri di parole: "In Sicilia certe segreterie propugnano il voto dissociato, sì al tale candidato per il Parlamento, ma no a Lombardo alla Regione. In settori del partito di Berlusconi l'ascesa di Raffaele è vista come fumo negli occhi". Problemi ha anche la Finocchiaro, che avverte la difficoltà di una campagna unitaria nell'isola mentre nel resto del Paese il Pd ha rotto con la sinistra, per non parlare dei candidati catapultati in Sicilia al seguito di Beppe Fioroni capolista alla Camera e proconsole pro tempore nell'isola per la ex Margherita. "La mia non la considero una missione impossibile, complicata direi, ma anche qui "si può fare", certo il blocco di potere è ferreo, è dura battersi per una "Sicilia normale"", chiosa la Finocchiaro.

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Criminal minds roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Criminal minds roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani Se i nostri politici fossero dei serial killer Roberto Alajmo è un professionista. Come un serial killer senza scrupoli morali, come un calciatore cui non si restringe mai la porta. Dopo aver apprezzato il perfetto È stato il figlio e un attimo prima di tuffarci nella La mossa del morto affogato , il suo nuovo romanzo, uscito per Mondadori, abbiamo letto e gustato il gioco letterario che gli è stato commissionato dalla rivista Giudizio universale - sempre ricca di spunti. Il tema è cambiare mestiere ai politici. Cosa sarebbero Berlusconi, Bertinotti, Bosetti, Casini, Ferrara, Santanché e Veltroni se fossero attori? O medici? Ad Alajmo, abile nel noir, è venuto in mente di raccontarceli come criminali, assassini. "Il gioco è gioco, e nel gioco "se fosse" vale tutto. Vale persino l'ipotesi: e se fossero altrettanti criminali? - scrive Alajmo - in questo caso, almeno sapremmo di che morte ci tocca morire". Alajmo immagina di essere un investigatore che raccoglie prove da esaminare, non solo al microscopio ma anche al "microscopio dell'anima". Modello Csi dunque e, perché no, modello Crepet. Alajmo immagina che il capo - Remo Bassetti, direttore di Giudizio universale - abbia dato al suo reparto la rogna di tracciare sette profili di altrettanti assassini, alcuni dei quali seriali. Berlusconi Silvio, il missionario. Alajmo suggerisce di procedere caso per caso, "escludendo per il momento che fra gli assassini sotto esame possano insorgere alleanze". Sulla base della letteratura investigativa, Alajmo ha pochi dubbi: "Berlusconi Silvio appartiene alla categoria che i criminologi definiscono serial killer missionari. Gente che uccide convinta di dover compiere una missione, come da investitura divina". Qualcosa di simile all'albino del Codice Da Vinci di Dan Brown, per intenderci. Spesso questa missione, continua Alajmo, "consiste nel ripulire la società da una determinata categoria di individui. In questo caso si tratta dei cosiddetti "comunisti". Ma potrebbero ugualmente essere tutte le donne bionde, o gli uomini coi baffi: qualsiasi categoria, in nome della vocazione". In questo caso, prevenire ciascun delitto è "particolarmente difficoltoso, perché nella definizione di "comunista" la mente dell'omicida tende a far rientrare qualsiasi soggetto, ad esclusione dei propri familiari o dipendenti. Oltre che, spesso, dei comunisti medesimi". Nel profilo del serial killer missionario si riscontrano talvolta elementi di visionarietà, e sono proprio questi a renderlo simpatico al grande pubblico". Pensando a un modello cinematografico, nel box di "criminali da film" Alajmo indica Seven . Bertinotti Fausto, il visionario. Dai missionari ai visionari, passando sempre da Porta a Porta , si arriva a "Bertinotti Fausto. Il tipico killer visionario uccide seguendo le istruzioni di voci che provengono dalla sua mente, voci che soltanto lui riesce a sentire. Nel caso in esame, la vocazione allucinatoria sembra tingersi di una particolare sfumatura: le voci gli ordinano di schierarsi dalla parte dei più deboli, suggerendogli sempre il modo più dannoso per farlo". Il film di riferimento è Totò, Peppino e i fuorilegge , dove il Torchio accetta di liberare l'ostaggio in cambio di una intervista. E non c'era ancora Porta a Porta ! Boselli Enrico, lo snob - continua Alajmo, con l'elenco tra lo scolastico e il carabinieresco - non è un omicida seriale. Non nel senso proprio del termine. "È un criminale elitista, uno snob che va a caccia dell'omicidio perfetto, allo scopo di dimostrare che solo a pochi è riservato il privilegio di commetterne uno. Usa metodi asettici, che possibilmente evitino il contatto con la vittima: un veleno che non lasci traccia, o un sottile filo di nylon passato intorno al collo". È difficile da individuare perché il suo comportamento ha modalità "random". "Chi avrebbe potuto immaginare il tentativo di assimilare Mastella Clemente alla tradizione socialista?". Il film di Boselli è Nodo alla gola di Hitchock, dove una coppia di giovani uccide per dimostrare che il delitto è un privilegio riservato a pochi. Casini Pierferdinando. Il meglio, Alajmo lo riserva a Casini Pierferdinando. Il "caso da manuale". Nelle "scuole di polizia si studia il suo profilo per capire il comportamento del classico killer organizzato. Sono criminali lucidi, spesso molto intelligenti, metodici nella pianificazione e nell'esecuzione del delitto. (...) Seguono con attenzione l'andamento delle indagini attraverso i mezzi di comunicazione, vi si specchiano e se ne compiacciono. Sono individui insospettabili, che si confondono con l'ambiente circostante". È difficile individuarli, perché spesso svolgono una "vita sociale del tutto ordinaria. Hanno di solito una famiglia felice alle spalle, e spesso anche più di una". Se pensa a un film, scrive Alajmo, gli viene in mente Match point , Casini è il "killer fighetto". Ferrara Giuliano è senza dubbio, sostiene Alajmo, un "killer edonista con tendenze cannibalesche". Perché ricava dai delitti "un enorme piacere, una sorta di estasi intellettuale che sublima divorando i corpi delle povere vittime, in preda a una sorta di bulimia. Sono donne, in prevalenza, ma anche qualche uomo che venga a trovarsi lungo la sua strada. Prima ancora che nel delitto vero e proprio, il killer edonista prova un piacere nelle varie fasi della caccia. Il piacere consiste nell'approssimarsi dell'uccisione, non tanto nell'uccisione in sé". Sono "incostanti", sempre alla ricerca di una preda nuova e sempre diversa. Se fosse un film, sarebbe Il silenzio degli innocenti . Santanché Daniela , come la maggior parte delle donne che uccidono, nota Alajmo, "non lo fa per moventi sessuali o spinta dalla convinzione di essere investita di una missione di un qualche tipo. Uccide per interesse, per liberarsi magari di un compagno che le era d'ostacolo". C'è un caso esemplare, secondo Alajmo: "Il caso del delitto Fini". Attenzione, non bisogna sottovalutare "questa tipologia omicida femminile: se è vero che è l'unica a uccidere sempre per un movente ben preciso, è pur vero che tende a reiterare il delitto". In quest'ottica, per una volta, l'investigatore Alajmo suggerisce di mettere al riparo da Daniela la prossima vittima. "Risulta essere tale Storace Francesco". Il film di riferimento è La vedova nera . Veltroni Walter. Quelli come lui, scrive Alajmo - imponenedosi quale maggior criminologo per raffinatezza psicologica, altro che il Bruno di Bruno Vespa - "uccidono, per quanto possa apparire insensato, a scopo umanitario". Uccidono, scrive Alajmo, "per aiutare le vecchiette, i pensionati, le donne sole e gli individui in difficoltà. Uccidono le persone che si dichiarano stanche di vivere, ma per eccesso di zelo presto o tardi si spingono a sterminare anche quelle che vorrebbero soltanto una mano per vivere meglio. Loro magari si lamentano, e lui: zac. Pietosamente, dolcissimamente". Il killer pietoso uccide "adoperando un veleno incolore e insapore, che si scioglie nell'acqua, non lascia tracce e consente alla vittima di morire senza dolore. Quasi sempre si incarica egli stesso di somministrare il veleno. Lo fa col sorriso sulle labbra, sussurrando all'orecchio della vittima la sua tipica frase ossessiva: yes, you can (rest in peace)". Il film che lo ritrae, alla perfezione, è Arsenico e vecchi merletti (1944), di Frank Capra, dove due vecchiette sterminano i pensionati col vino di sambuco avvelenato Luca Mastrantonio 05/04/2008.

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Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco di prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala. Ora il Mago e il Vago sono scesi in campo sul terreno del Expò a Milano stimolati dal molleggiato ammortizzato Adriano Celentano. I grattacieli sono solo dei grattacapi, W le catacombe! Il Mago dice: "No ai grattacieli storti". Tipo la Torre di Pisa per intenderci. Il Vago: "Lotta all'abusivismo". Ora uno si chiede che c'entrano i grattacieli con l'abusivismo? Si sono costruiti enormi casermoni abusivi, villette e capannoni ma grattacieli non mi pare. Si potrebbe anzi dire che il vero abuso edilizio in Italia è stato quello d'impedire la nascita di una vera architettura contemporanea, di aver congelato le nostre città, anche le più brutte, in una preistoria dello sviluppo. In ogni caso l'abusivismo stile via Gluck non ha niente a che fare con un progetto di ampliamento illuminato di una metropoli contemporanea e già abbastanza brutta come Milano. "La dove c'era il verde ora c'è una città" cantava Celentano e noi vorremmo aggiungere "per fortuna". In realtà spesso dove c'era il verde non sono nate città ma periferie scombinate e mal progettate proprio per una male intesa difesa del "bello". Per impedire la nascita di una bellezza contemporanea l'Italia si è arenata in una palude del brutto senza tempo. Ma veniamo ai grattacieli storti. Come la storia dei turisti che non vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi. Basta andare a Shangai, New York, Chicago, Pechino, Tokyo per capire che non volere ai nostri tempi un edificio storto ma solo quelli diritti come fusi, dei quali per altro non se ne capiscono gli esclusivi vantaggi, è come dire di voler impedire di costruire una strada con le curve in Casentino o nelle Marche. Presto il Mago dichiarerà la lotta a tutte le curve a gomito e dei dossi sulle strade provinciali. Il Vago però sfugga alla tentazione di usare una terminologia così poco "obamiana" come abusivismo, precariato o magari circonvallazione. Veltroni abbracci senza timori la propria vaghezza e vagheggi e ci faccia vagheggiare. Facci sognare Walter città contemporanee che crescano come foreste nel paesaggio piatto e brumoso della padania o dietro le montagne nelle valli abruzzesi e molisane. Facci sognare un ponte di Messina migliore di quello mai aperto e già dismesso a Venezia di Calatrava. Vago is good! Vago è buono! Dovrebbe essere il motto di questi ultimi giorni di campagna elettorale. Chi Vago mangia le mele! parafrasando l'antica pubblicità della Piaggio. Nel cilindro del Mago non ci sono più tanti conigli, colombe e fazzoletti. Vago, a differenza dell'Aliltalia, facci volare! Volare oltre l'abusivismo, sopra boschi di grattacieli un po' storti e un po' diritti a seconda delle loro necessità e natura. 05/04/2008.

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NAPOLI - Nelle vesti di re Ferdinando di Borbone, Silvio Berlusconi ieri pomeriggio ha prome (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal nostro inviato MARCO CONTI NAPOLI - Nelle vesti di re Ferdinando di Borbone, Silvio Berlusconi ieri pomeriggio ha promesso ad una folla di elettori infreddoliti e non certo numerosi, di fare del palazzo Reale di Napoli la sede dove convocare almeno una volta al mese il consiglio dei ministri del suo futuro governo. "La prima riunione - spiega il leader della Pdl con a fianco Gianfranco Fini - sarà a Napoli, e vi devo dire che già dalla prima riunione toccherà prendere provvedimenti duri e impopolari. Per questo il 13 e 14 aprile è necessario per il Pdl un consenso largo". L'appuntamento in piazza Plebiscito è un "must" della campagna elettorale del leader di centrodestra, ma stavolta in città si coglie un bel po' di disincanto per la politica e le piazze ne risentano. Berlusconi e Fini arrivano nel capoluogo campano appena sgomberato dai cumuli di pattume. Veltroni li tallona da vicino parlando a Caserta, e la Campania torna ad essere regione chiave per il risultato elettorale. Appena arrivato in città il leader di An si reca subito a Scampia per incontrare il parroco anticamorra, don Aniello Manganiello e regalare ai giovani un migliaio di palloni con lo slogan "dai un calcio alla droga". A Berlusconi tocca invece incontrare all'hotel Vesuvio un nutrito gruppo di parlamentari ex Udeur, guidati da Fabris e Giuditta, che fanno professione di fedeltà e stilano un preciso rapporto sulla campagna elettorale che stanno facendo, "malgrado Mastella", in favore della Pdl. L'arrivo in piazza per il comizio tarda sino alle sei e mezza per colpa della pioggia e l'occhio ne risente, malgrado il gran numero di bandiere e un rumoroso gruppetto di "disoccupati organizzati" che issano striscioni e gridano slogan. Il primo a parlare è Fini che attacca Bassolino, sostiene che la sicurezza dei cittadini sarà il primo impegno del suo governo e promette lotta alla camorra. Si alza la musica, e sul palco sale Berlusconi. La sfida a distanza con Veltroni si accende sull'emergenza rifiuti. Il Cavaliere promette dal palco "provvedimenti radicali". Non cita Barbara Contini come prossimo membro del governo deputato a risolvere definitivamente il problema, ma chiede "al Pd di vergognarsi per come ha ridotto la Campania", tirando anche in ballo il problema delle mozzarelle alla diossina. Sarà quindi anche vero per il Cavaliere che "chi vota Pd non è più un coglione, ma è in buona fede", ma resta per Berlusconi la difficoltà a fidarsi di "Walterino settedoppiezze che promette e non mantiene" e che "ci ha fatto credere" che il cambiamento a sinistra era possibile e che lui era "stato folgorato sulla via per Damasco come San Pietro". Non avendo "teodem" nello schieramento, lo scambio di San Pietro con il folgorato San Paolo, non dovrebbe procurare eccessivi guai a Berlusconi. Qualcuno in più, forse con la Lega, per la decisione di portare a Napoli i consigli dei ministri. Qualche guaio potrebbero invece esserci, sostiene il leader del Pdl, se ci fossero anche stavolta i brogli. Berlusconi ne parla anche a Napoli e sotto questa preoccupazione si coglie il timore del Cavaliere per un risultato elettorale a metà. E' per questo che insiste per il voto utile e annuncia che "nessuno dei piccoli partiti entrerà al Senato". Le promesse non mancano, a cominciare dal taglio dell'Ici e dalla detassazione di straordinari e premi, ribadita anche in mattinata all'assemblea della Confapi. Quindi, prima di concludere e recarsi in vista a "Il Mattino", il solito elenco di domande che chiamano "sì" e "no" pronunciati spesso con tono non proprio convinto.

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Gaffe sulla salama: Rutelli finisce affettato dai ferraresi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 82 del 2008-04-05 pagina 4 Gaffe sulla salama: Rutelli finisce affettato dai ferraresi di Francesco Rutelli da Roma Salama letale per Francesco Rutelli (nella foto) che, con un paragone improprio, scatena l'ira di chef ed estimatori del prodotto, tipico di Ferrara. Durante un discorso tenuto, guarda il caso, alla Borgata Finocchio il candidato sindaco di Roma attacca Silvio Berlusconi, comparando l'insaccato con un dossier curato dal centrodestra e critico nei confronti dell'amministrazione capitolina, passata dalle mani di Rutelli a quelle di Veltroni. Documento che verrà distribuito ai romani. "A giorni arriverà la "salama" di Berlusconi, il libro che dipinge Roma come una città sottosviluppata - dice Rutelli - Ma noi non abboccheremo a questo tipo di polemiche". Chi non abbocca alle polemiche è Silvio Berlusconi mentre si infuriano cittadini e buongustai di Ferrara, che si sollevano compatti contro Rutelli in difesa della loro salama. "Denigrare in questo modo il nostro fiore all'occhiello osannato da Mario Soldati e presidio Slow food è davvero un'esagerazione" attacca Igles Corelli, maestro della cucina d'autore e chef di una famosa locanda in provincia di Ferrara. Pure gli organizzatori della sagra della Salamina da sugo accusano Rutelli di "non conoscere la salama" e dunque lo invitano ad assaggiarla. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il professore di Padova e la Sindone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 106 ) " (6 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 214 ) " (24 votes, average: 4.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Amato "ministro" della liturgia, Fisichella al Sant'Uffizio Cambio della guardia in vista alla Congregazione per il Culto divino e la Disciplima dei sacramenti, il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale nigeriano Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe presto lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo - l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Incarico quest'ultimo che si libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il posto lasciato da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio. Ma il suo arrivo al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi il suo nome veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione cattolica. In molti, infatti, ritenevano che il candidato "naturale" alla successione di Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione, l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato nella Curia romana come numero due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era stato poi inviato in Indonesia come nunzio apostolico, era stato nuovamente richiamato a Roma da Benedetto XVI che aveva voluto nominarlo al culto divino, un dicastero-chiave nella visione di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto mistero delle sue idee: sul motu proprio che liberalizzava la messa tridentina, sul dialogo con i lefebrviani, sugli abusi liturgici da combattere. E' anche vero che per prassi curiale solo in rari casi il numero due diventa Prefetto dello stesso dicastero e che Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa ipotesi si avvererà, Fisichella potrebbe essere il successore di Amato come numero due all'ex Sant'Uffizio. Ruolo cruciale e di rilievo. Scritto in Varie Commenti ( 182 ) " (18 votes, average: 4.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 225 ) " (20 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Mar 08 Un abbraccio a Magdi Allam e un dubbio La notte di Pasqua il vicedirettore del "Corriere della Sera" Magdi Allam ha ricevuto il battesimo da Benedetto XVI divenendo cristiano. Ha scelto proprio Cristiano come nome di battesimo. A lui, costretto a vivere sotto scorta, va un abbraccio fraterno e l'augurio di Buona Pasqua. Vengo al dubbio: viste le posizioni molto forti (e molto contestate) prese da Magdi Allam contro il fondamentalismo e le sue infiltrazioni in Occidente, mi chiedo se fosse davvero opportuno che il battesimo avvenisse in San Pietro con il Pontefice come celebrante. Già il fatto che Allam si sia convertito ha un alto valore simbolico, data la storia del suo protagonista. La celebrazione del Papa nella veglia di Pasqua amplifica enormemente questo simbolismo, la cui portata sarebbe stata ridotta se Allam avesse ricevuto il battesimo nella sua parrocchia, senza le telecamere. Stamattina ho parlato di questo con un amico che occupa un posto di responsabilità in Vaticano di questo mio dubbio: mi ha assicurato che - ovviamente - la portata del gesto era stata tenuta ben presente al momento della decisione. Mi fido dunque della saggezza di chi governa la Chiesa, della decisione del Papa e dei suoi collaboratori. Scritto in Varie Commenti ( 199 ) " (23 votes, average: 3.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Mar 08 Buona Pasqua ai naviganti Cari amici, vi scrivo da Roma solo per augurare a tutti Buona Pasqua di resurrezione. L'evento misterioso avvenuto in questa notte è il Big Bang che sta all'origine del cristianesimo: un gruppetto di persone sconsolate, afflitte, impaurite dopo aver visto il loro Maestro morire ammazzato sul peggiore dei supplizi, la croce, improvvisamente e inspiegabilmente diventano instancabili annunciatori della sua resurrezione e affermano di averlo visto vivo. Raccontano di aver mangiato e bevuto con lui. La fede cristiana sta o cade interamente sulla storicità dell'evento accaduto in questa notte. Non si poggia su un'idea (per quanto bella e rivoluzionaria), né su una filosofia, né su norme morali (per quanto buone e utili), né su un sentimento religioso (per quanto naturale): si fonda su un avvenimento storico, accaduto in un determinato momento del tempo. Da duemila anni - e anche oggi, purtroppo persino certa teologia - si cerca di svuotare la portata di questo evento e la sua storicità. Auguro a me stesso e a tutti voi la semplicità dello sguardo di fede di Giovanni, che entrato subito dopo Pietro nel sepolcro, "vide e credette". Buona Pasqua. Scritto in Varie Commenti ( 33 ) " (17 votes, average: 4.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Il professore di Padova e la Sindone Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con il prof. Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all'università di Padova, che sta per pubblicare (uscirà a giorni) un poderoso volume di 608 pagine sulla Sindone e sulle ricerche scientifiche più avanzate che la riguardano. Il professore prova che la datazione al radiocarbonio è stata falsata da contaminazioni esterne (e per far quadrare un certo risultato è stato cambiato un numero): rifacendo i calcoli si scopre che l'età medioevale ha un'attendibilità pari all'1,2 per cento, cioè praticamente nulla! Inoltre, il professore ha studiato e sta studiando la formazione della misteriosa immagine. L'unica conclusione è che si sia creata per irradiazione, come in un lampo di luce. Vi invito a leggere l'intervista e soprattutto il libro. Scritto in Varie Commenti ( 164 ) " (18 votes, average: 4.39 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Mar 08 L'inascoltato grido del Papa sull'Irak, le polemiche sul Tibet Domenica scorsa, al termine della liturgia delle Palme, Benedetto XVI ha pronunciato un appello vibrante per l'Irak, con parole che suonano come un giudizio chiarissimo su ciò che in quel Paese è accaduto in questi anni e sugli effetti devastanti di una guerra che la Santa Sede ha fatto di tutto per evitare. Questo è l'articolo che ho scritto e che lo riporta integralmente. In particolare, vi segnalo la frase: "Elevo un appello al popolo iracheno, che da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e sociale: amato popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale!". Leggo in queste parole, tra l'altro, la piena continuità tra i pontificati di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger. Purtroppo, nelle ultime ore, non è stata la lucidità e la chiarezza di questo appello ad avere spazio sui media, ma il fatto che domenica il Papa non abbia accennato alla situazione del Tibet. Trovo strano che chi accusa la Chiesa di ingerenza e critica ogni appello papale, poi faccia le pulci ai messaggi del Pontefice se non contengono cià che qualcuno si aspettava. La Santa Sede domenica scorsa non aveva informazioni dirette e precise su ciò che stava avvenendo in Tibet e sono convinto che un accenno Benedetto XVI lo farà nei prossimi giorni, magari nel messaggio pasquale Urbi et Orbi. A questo propovito vi segnalo l'intervista che ho fatto a padre Bernardo Cervellera. Scritto in Varie Commenti ( 141 ) " (20 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Mar 08 Violenze e minacce, dobbiamo vigilare Due notizie. La prima riguarda un episodio avvenuto ieri, nella prima tappa della due giorni veneta di Giuliano Ferrara per la campagna elettorale. Come sapere, il direttore del Foglio ha presentato una lista per una moratoria sull'aborto. A Conegliano è accaduta una cosa incredibile: non solo violenze verbali dei "democratici" dei centri sociali, ma si è pasatti anche alle mani. Il giornalista Francesco Agnoli è stato aggredito con due pugni e si è visto strappare tutti i libri e volantini che aveva con sè; alla candidata Maria Luisa Tezza ed a un simpatizzante hanno conficcato in bocca prezzemolo e tirato addossa uova e vernice rossa. Lo stesso trattamento l'ha ricevuto qualche comune cittadino che era lì solo per ascoltare. Alle proteste di Agnoli contro il questore, si è sentito rispondere: "Questi sono gli ordini. Dobbiamo solo contenere, perchè se reagiamo scoppia il finimondo". Oggi Ferrara è a Padova. Speriamo bene. La seconda notizia riguarda Pacifico Gammella, frequentatore da un paio di mesi di questo blog. Spesso e volentieri le sue riflessioni e i suoi commenti hanno provocato accesissimi dibattiti. Bene, Gammella e la sua famiglia hanno ricevuto minacce. Mi ha chiesto di cancellare dal blog ogni suo commento. Nessuno deve essere minacciato, nessuno aggredito, per aver espresso le proprie opinioni. Esprimo tutta la mia (e credo anche la vostra) solidarietà, agli aggrediti di Conegliano e a Gammella. Aggiungo oggi (Venerdì Santo) che ho letto la denuncia di Gammella ai carabinieri: è stato minacciato a mano armata e gli è stato detto di non scrivere più sui vari siti Internet. Per questo mi ha chiesto di cancellare i suoi post. Lo farò subito. Scritto in Varie Commenti ( 243 ) " (88 votes, average: 4.81 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Mar 08 In memoria di Edoardo Luciani Lunedì scorso, alle 21.00, è morto improvvisamente a causa di un'embolia Edoardo Luciani, fratello di Giovanni Paolo I. Era stato ricoverato dal sabato precedente all'ospedale di Belluno ed era stato appena sottoposto a un intervento - riuscito - di angioplastica. Edoardo, detto "maestro Berto", aveva quasi 91 anni. Lo conoscevo bene da una decina d'anni, mi aveva aiutato a scrivere la biografia del fratello che pubblicai in occasione dei vent'anni dell'elezione e della morte. Lo incontravo due volte l'anno, nella sua casa di Natale d'Agordo, accanto alla stufa di maiolica, nella stessa stanza in cui era nato Albino. Ogni volta che mi salutava, dopo avermi dato l'immancabile regalo dei funghi che lui stesso aveva raccolto, mi diceva: "Arrivederci, qui o in cielo.". L'ho incontrato l'ultima volta il 31 dicembre. Erano appena stati da lui due signori venuti appositamente da Milano per portargli i saluti di Papa Giovanni Paolo I, ricevuti - dicevano - attraverso un medium. Lui li aveva ascoltati con pazienza, fingendo di credere loro, per buona educazione. Era divertito mentre me lo raccontava: "Quanta gente strana c'è al mondo. Mi hanno detto: 'Suo fratello le manda i saluti e le vuole far sapere che sta bene dove sta.' Pensa!". Era rimasto solo, dopo la morte della moglie. Finalmente ha potuto riabbracciarla e riabbracciare Albino, che una sera del settembre 1978, accompagnandolo all'ascensore, volle stringerlo a sé come per un addio. Berto, che era in partenza per l'Australia, non capì quel gesto inconsueto per due montanari schivi quali erano. Lo comprese pochi giorni dopo, quando lo raggiunsero telefonicamete a Sindney per comunicargli che suo fratello Papa si era spento nella notte. Dopo soli 33 giorni di pontificato. Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (14 votes, average: 4.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. 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Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 82 del 2008-04-05 pagina 0 Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli" di Adalberto Signore Il leader del Pdl: "Serve un largo consenso perché prenderemo subito provvedimenti impopolari". Veltroni in Campania: "Una legge contro le mafie". Ma Saviano lo inchioda Per "senso di responsabilità", spiegava nei giorni scorsi in privato, ha preferito non cedere alle insistenze di quanti lo avevano invitato a farsi una passeggiata tra i rifiuti in compagnia delle telecamere, così da rilanciare quell'emergenza che in Campania e non solo ha contribuito a mettere in ginocchio il centrosinistra. La "nostra credibilità all'estero", era stato il ragionamento del Cavaliere, "è già compromessa" e un gesto del genere certo non gioverebbe. Di rifiuti, però, a Napoli l'ex premier parla a lungo. E tanto si dice "preoccupato" che in caso di vittoria "il primo Consiglio dei ministri" del nuovo governo "si terrà" proprio a Napoli, dove "avrò una sede operativa" e dove "lavorerò finché non avremo ottenuto dei risultati". Un annuncio, quello del Cavaliere, che arriva a chiusura del comizio in piazza Plebiscito, battuto soprattutto nel primo quarto d'ora da una fitta pioggerellina ("allacciatevi i salvagenti" e "grazie di essere venuti fin qui nuotando", scherza Berlusconi). Un'idea, quella del Cavaliere, tutt'altro che improvvisata se rientrato all'Hotel Vesuvio ci tiene a dire che la questione è stata "studiata con cura da Gianni Letta". Insomma, "la Costituzione consente di portare il Consiglio dei ministri occasionalmente altrove" e al premier di "eleggere come luogo di lavoro un'altra sede" che "potrebbe essere Palazzo Reale dove abbiamo già fatto il G8". Di certo, "resterò a Napoli non solo finché non ci saranno più rifiuti ma fino a quando sulle tv di tutto il mondo l'immagine della città non sarà tornata pulita". E a proposito dei provvedimenti da prendere nei primi Consigli dei ministri, Berlusconi ribadisce che ce ne saranno anche di "duri e impopolari". Per questo, spiega, "il 13 e 14 aprile ci serve un consenso largo che assicuri buoni numeri sia alla Camera che al Senato". Così, l'ex premier insiste sulla necessità del voto utile perché scegliere i piccoli partiti di centrodestra come Udc o La Destra è "assolutamente inutile". Pochi dubbi, invece, sul risultato della sfida elettorale. "Non ci sarà - spiega in mattinata davanti alla platea di Confapi - nessun pareggio. Tutti i sondaggi ci danno 8-10 punti di vantaggio sul Pd e quindi, se non ci saranno brogli, dovremmo raggiungere la vittoria alla Camera e al Senato. Così, gli fa eco Gianfranco Fini durante il comizio in piazza Plebiscito, "facciamo riposare un po' la sinistra e riflettere sui propri errori mandandola all'opposizione". E sulla questione brogli, il Cavaliere torna a più riprese spiegando che "c'è bisogno di uno spoglio scheda per scheda" visto che "esiste anche una circolare del ministero dell'Interno" che in caso di inadempienze prevede "dai tre ai sei mesi di carcere". Pure sul risultato della Campania Berlusconi è ottimista. Forte non solo del fatto che Ciriaco De Mita ha lasciato il Pd per l'Udc ma pure dell'appoggio dei fuoriusciti dell'Udeur che guidati da Mauro Fabris incontrano per pochi minuti il Cavaliere nella sua suite al Vesuvio. E tanto è l'ottimismo che quando Marco Follini entra nella hall dell'albergo, Italo Bocchino lo accoglie ridendo con una gag. "Speriamo - dice l'esponente di An rivolto al responsabile informazione del Pd - che ci sia il pareggio, così torni con noi e abbiamo la maggioranza...". Berlusconi ritorna anche sul famoso epiteto che tanto fece discutere la scorsa campagna elettorale, quando davanti ai commercianti disse che non credeva ci fossero in platea dei personaggi così "coglioni" da votare contro il proprio interesse. Una battuta che rilanciò poco prima del voto proprio da piazza Plebiscito. E si spiega: allora "le mie parole furono travisate", chi vota Pd "non è un coglione" ma "è in buona fede". Per Walter Veltroni - che con il suo pullman fa tappa nella vicina Caserta - non mancano però gli affondi, tanto che lo ribattezza "Walterino sette doppiezze" perché "ha disatteso tutti gli impegni presi. Ha fatto sette promesse - aggiunge ricordando che aveva detto di correre da solo - e nessuna di queste ha avuto seguito". Poi, dopo aver annunciato che il primo viaggio da premier lo farà in Israele per i festeggiamenti dei 60 anni dalla sua nascita, torna sulla vicenda Alitalia. E sull'insistenza del governo a trattare con Air France non nasconde una certa perplessità: "Fare una trattativa di questo genere tra alti e bassi, l'ultima settimana del voto e con il titolo ancora in Borsa... Almeno sospendetelo. E invece no, l'hanno riammesso...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Rimborsi elettorali: così i micro-partiti divorano 11,5 milioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 82 del 2008-04-05 pagina 0 Rimborsi elettorali: così i micro-partiti divorano 11,5 milioni di Gianni Pennacchi Il banchetto della politica: una cinquantina le liste beneficiate dalle grandi formazioni nazionali. Basta l'1 per cento per spartirsi la torta Roma - Quali spese dovrà mai sostenere il partito "Insieme per Bresso" per giustificare un finanziamento pubblico di circa 110mila euro ogni anno? E l'"Unione sudamericana emigrati italiani" con 9mila, la lista "Associazioni italiane in Sudamerica" per 63mila euro, "l'Aquilone del presidente" quasi 300mila, la "Civica Piero Marrazzo" che incasserà oltre 300mila euro almeno sino alle prossime regionali? Non hanno sedi né dipendenti, non stampano l'ombra di un bollettino e hanno già abbondantemente coperto i costi reali sostenuti in quei quaranta giorni di campagna elettorale a supporto dei partiti veri, quelli nazionali, che oltretutto si facevano carico delle spese più forti. E però partecipano anch'essi al gran banchetto del finanziamento pubblico della politica, a dimostrazione che nonostante gli esorcismi contro il bipartitismo, le paure che il Pdl di Berlusconi e il Pd di Veltroni finiscano col fagocitare ogni cespuglio, il nostro è ancora il Paese del particulare e dei mille campanili. Piccolo sarà anche brutto, ma rende. Sono una cinquantina, i partiti che non ci sono ma che consumano come se ci fossero. Tutto regolare ovviamente, ognuno incassa la sua tranche annuale in proporzione alla forza dimostrata nelle urne, i più in quelle delle elezioni regionali, alcuni sommandola a quella delle europee, altri fondando il titolo nel parlamento nazionale. Ogni anno l'assegno è di 3.818.745 euro. Che va moltiplicato per tre (gli anni che mancano alla fine naturale della legislatura da poco conclusa). Totale: 11,5 milioni di euro meno qualche spicciolo. Tutto regolare ma illogico, frutto perverso dell'escamotage messo in piedi dai partiti nazionali per aggirare il referendum che nel 1993 mise fine al finanziamento dello Stato ai partiti. Provarono con le firme nelle dichiarazioni dei redditi, ricordate?, come per le opere religiose: ma dopo due anni, poiché pochi firmavano, anzi nessuno a confronto dell'Irpef devoluto alle religioni, insabbiarono tutto puntando sui "rimborsi elettorali". Fittizi e nominali ovviamente, perché oggi si è arrivati a 5 euro per ogni iscritto alle liste elettorali (indipendentemente dall'esercizio effettivo del voto) che si moltiplicano ad ogni elezione della Camera, del Senato, delle Regioni e dell'Europarlamento. Un mare di soldi, 200 milioni d'euro all'anno a copertura più che abbondante delle spese sostenute per le elezioni, ma che servono principalmente a sostenere la vita quotidiana dei partiti, tra un turno elettorale e l'altro. "Rimborsi elettorali" però, si devono chiamare. Per non evocare il "finanziamento pubblico" vietato dal popolo sovrano. E per giustificare la finzione, occorre sopportare che del marchingegno approfittino anche partitini nati all'inizio di una campagna elettorale e svaniti con l'elezione di uno o più consiglieri, quando va bene un parlamentare e spesso nemmeno quello. Gli eletti poi stanno a posto, prendono indennità, usano uffici e personale dell'istituzione, della loro lista nessuno si ricorda più. Lista che però risorge ogni anno all'incasso della quota di finanziamento pubblico. Chiamatela anomalia se volete, paradosso della politica nostrana. Paradossale, del resto, è che i nostri partiti nella Finanziaria approvata prima di Natale abbiano fatto il bel gesto di tagliarsi il 10% del finanziamento pubblico annuale, sbandierando urbi et orbi che rinunciavano così a 20 milioni d'euro su 200 a far data dall'anno in corso. Gran successo del Pd e dell'Unione, attenti ai problemi del Paese e in sintonia con la gente che fatica ad arrivare a fine mese, spiegavano le fonti governative. Solo che, dopo nemmeno due mesi, grazie allo scioglimento anticipato del Parlamento, hanno raddoppiato le tranches legate alle elezioni di Camera e Senato sino al 2011, grazie ad una leggina approvata all'unanimità nel 2006. Sino ad allora, era stabilito che se una legislatura s'interrompeva anzi tempo, lì finiva il rimborso in corso e subentrava quello della nuova legislatura. Cosa normale e logica, ma i tesorieri di partito obiettavano che lo scioglimento anticipato comportava un aggravio di spesa. La leggina, dunque, riparava il danno garantendo - oltre al nuovo - anche il completamento del vecchio rimborso. Il risultato è che il montepremi complessivo è sceso a 180 milioni annuali per risalire in un batter d'occhio a 270 già quest'anno. Il risparmio insomma, s'è tramutato in più 70 di costo. E sino al 2011, Camera e Senato fruttano il doppio. Per tutti, grandi e piccini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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1. Il tour di Walter Veltroni ha fatto tappa ieri in Campania. In una giornata sotto la pioggia, il (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Candidato del Pd si è fermato a Salerno, Avellino e Caserta.E ha colto l'occasione per attaccare le mafie: "Vi annienteremo", ha minacciato Veltroni. 2. Il commissario straordinario per l'emergenza immondizia in Campania, il prefetto Gianni De Gennaro. 3. Per una curiosa coincidenza, anche il Popolo della Libertà, ieri in Campania. Più precisamente a Napoli dove il candidato premier Silvio Berlusconi ha tenuto un comizio in Piazza del Plebiscito con Gianfranco Fini. Durante la manifestazione ha mostrato un cartello sul quale, in fotomontaggio, è raffigurato un angelo con il viso del leader del Pdl, che con un piede tiene fermo a terra un diavolo. 4. Anche se Veltroni non è passato da Napoli (sarà nel capoluogo campano mercoledì), durante il suo tour non ha potuto evitare l'immondizia abbandonata ai lati delle strade.

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"Antonio non c'era perché gli elettori non lo amano più" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]FABIO MARTINI INVIATO A SALERNO Nel teatro Augusteo ci sono duemila persone, fuori ne sono restate altre mille, nell'aria c'è un pathos mai sentito nelle precedenti 95 tappe e così accade il finimondo quando Walter Veltroni attacca seppur di striscio Silvio Berlusconi: "Oggi è tornato a dire, "come sono stanco, governare per me è un sacrificio, è come portare la croce", come se governare l'Italia fosse una gentile concessione. Ma governare è il massimo onore per un italiano e per farlo bisogna avere energia, forza. E io l'energia e la forza ce l'ho!". A questo punto, dall'Augusteo di Salerno sale lo scroscio di applausi più fragoroso di tutto il tour veltroniano, dalla platea parte un "Wal-ter, Wal-ter, Wal-ter" come una "Ola" da stadio, una roba che non si era mai sentita. Curioso, davvero curioso contrappasso: Walter Veltroni è approdato ieri per la prima volta in Campania, la regione flagellata dai rifiuti e governata da Antonio Bassolino, eppure il leader del Pd si è ritrovato davanti le folle più appassionate di tutta Italia. Forse soltanto a Varese, la città di Umberto Bossi, c'era stato lo stesso entusiasmo misurabile sia ad Avellino (la città di Ciriaco De Mita) sia a Salerno, città amministrata da un sindaco molto amato, l'ex Ds Vincenzo De Luca. Per altri versi, ma altrettanto sorprendente è stato l'approccio di Veltroni al tema più sensibile che riguarda la Campania: i rifiuti. Nei suoi tre discorsi - Caserta, Avellino, Benevento - la questione è stata affrontata di striscio, mentre il Governatore Bassolino non è stato mai citato per nome, ma chiamato in causa indirettamente. E' capitato a Caserta, in un comizio in piazza sotto la pioggia: "Basta con i processi verso una sola persona. Tutti hanno una parte di responsabilità, il centrosinistra ma anche chi è stato al governo per cinque anni e chi ha organizzato manifestazioni contro. Tutti devono fare autocritica". Tradotto dal politichese: basta processi a Bassolino, che pure ha le sue colpe, ma in ogni caso non possono tirarsi indietro l'ex premier Berlusconi e neppure alcuni dei suoi colonnelli, come Gianni Alemanno, che ha organizzato cortei contro i termovalorizzatori. Ma la rimozione di Antonio Bassolino è stata un piccolo "capolavoro" di elusione oratoria. Né attaccato né difeso, mai citato. Veltroni di solito è molto parco nelle citazioni personali e in tutta Italia i notabili anche di peso sono stati via via avvertiti di non farsi vedere sul palco, ma paradossalmente proprio in Campania il segretario Pd ha fatto un'eccezione e si è dilungato in ringraziamenti, al sindaco di Salerno De Luca, alla capolista di Campania Pina Picierno 2, al segretario del Partito campano Tino Iannuzzi. Veltroni ha ringraziato persino il regista Ettore Scola, nato da queste parti, ma Bassolino no. E mercoledì prossimo al governatore della Campania toccherà una piccola umiliazione, considerando che Bassolino è ancora in carica: in occasione della chiusura della campagna elettorale nel Mezzogiorno fissata a Napoli, sul palco potranno salire soltanto i capilista ma non il presidente della Regione Campania. Ma dalla Campania, a 10 giorni esatti dalle elezioni, Walter Veltroni ha deciso per davvero di cambiare passo. Non tanto nell'inasprimento dei toni (che non c'è mai stato), ma nella decisione di indicare con estrema precisione gli elettori ai quali si rivolge: "Dobbiamo rivolgerci agli indecisi e agli incerti di centro-destra, specialmente quelli di Alleanza nazionale che si sentono frustrati, mortificati e anche penalizzati da un'alleanza che gli ha fatto tanti torti". Un appello così esplicito (evidentemente suggerito dai sondaggi) Veltroni non l'aveva mai fatto e proprio questa è la vera, grossa novità del tour campano, una novità destinata a suscitare reazioni. Una novità eloquente: se Veltroni ha deciso di giocare le armi "non convenzionali", evidentemente pensa che la partita per la Camera sia ancora aperta. Sul percorso attraversato dal pullman di immondizia se ne è vista molto poca e anche per questo le parole più forti Veltroni le ha scandite, una volta ancora sulla criminalità. Per ribadire la richiesta a tutte le mafie "di non votare Pd", perché "noi la camorra vogliamo annientarla, distruggerla!".

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Gli sfidanti dicono no al salotto di Vespa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

BERLUSCONI: ISTITUZIONI CONTRO DI ME. E VELTRONI: NON CAPISCE CHE SONO DI TUTTI Gli sfidanti dicono no al salotto di Vespa [FIRMA]UGO MAGRI ROMA L'incubo brogli turba i sogni del Cavaliere. Lui e i suoi collaboratori sospettano di Amato. Non piace come il ministro dell'Interno affronta il "caso Pizza", tantomeno come gestisce la macchina elettorale. Il berlusconiano Crosetto arriva a dire: "Si sta cercando di boicottare le elezioni in qualunque modo...". Cicchitto e Gasparri rammentano puntigliosamente al ministro i suoi doveri, specie per quanto riguarda il divieto di spoglio delle schede non ad una ad una, come vuole la legge, ma per "mucchietti" (il Viminale promette una circolare apposita). Berlusconi pretende che i trasgressori siano puniti con la galera. E alimenta un clima che, in altre stagioni, si sarebbe definito di "vigilanza democratica". Ogni seggio "andrà presidiato, bisognerà essere presenti dal primo all'ultimo minuto, sorvegliare". Un po' della tensione cede per merito di D'Alema e della lunga nota che la Farnesina ha diramato per chiarire certe irregolarità venute a galla nel voto all'estero. Ma a spargere nuovi veleni provvede Pizza. Denunciando "un piano sotterraneo per far saltare le elezioni", ordito chiaramente da Amato che rifiuta di stampare lo Scudo crociato sulle schede fino a quando non avrà (se lo avrà) un via libera della Cassazione, martedì prossimo. L'azzurro Fontana protesta, "si sta mettendo in campo il broglio preventivo". Berlusconi ruggisce, "c'è da rispettare la Costituzione che impone le elezioni entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere". Come stupirsi se il Cavaliere carica a testa bassa i vertici dello Stato? "Al governo avremo contro molto, se non tutto, il sistema istituzionale italiano. La prima cosa da cambiare sarà proprio l'architettura istituzionale...". Eccolo che ricomincia gli attacchi a Napolitano, perde la pazienza Anna Finocchiaro. Veltroni non gliela passa liscia: "Proprio non riesce a entrare nell'idea che le istituzioni rappresentano tutti". Il segretario Pd polemizza col fioretto: "Mi coprono di contumelie ma non rispondo". L'altro maneggia la clava. L'unico epiteto che risparmia agli avversari è quello, storico, di "coglioni": chi li vota è "in buona fede". Con Veltroni scende sul personale: "Walterino sette doppiezze promette tutto, tanto non governerà... E' passato dal "si può fare" al "si può bluffare". Da lui mai sentita una critica al passato comunista. Se vincono, Di Pietro sarà ministro della Giustizia, non si farà il ponte sullo Stretto e i francesi colonizzeranno l'Italia". A proposito di grandi opere: Berlusconi prova a sedurre gli abitanti della Val di Susa e della Val Sangone. Non ostacolate la Tav, "e la vostra collaborazione sarà ampiamente ripagata con una fiscalità agevolata per i disagi dei prossimi anni". Solidarietà a Bresso, Chiamparino e Saitta, "vittime di una violenta minoranza no-Tav". Non vedremo Silvio e Walter al duello collettivo, 15 candidati premier invitati da Vespa l'11 aprile su RaiDue, in quella che si annuncia come una rissa da saloon western. Berlusconi taglia corto: "Non vado, sarebbe controproducente". Veltroni risulta della stessa idea. Chissà se vedremo invece Casini, ieri in silenzio stampa ma solo perché gli è nato il figlio Francesco. In sua assenza Buttiglione ha commesso una gaffe, dicendo che forse, non subito, l'Udc potrà tornare con Berlusconi. Cesa s'è imbufalito. L'uomo di Arcore, se vince, diventa una calamita. La stessa Bonino (radicale, in lista col Pd) non esclude a priori di accettare un incarico dal Cavaliere, "purché sia un ruolo di livello europeo e internazionale". Domani alle 13 videochat con Pierferdinando Casini Mandate le domande fin da ora su www.lastampa.it.

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In ginocchio da Air France (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PALAZZO CHIGI GIOCA la carta della disperazione In ginocchio da Air France Mandato a Enrico Letta per ricucire il dialogo. E i sindacati fanno marcia indietro ALESSANDRO MONTANARI Roma - In ginocchio da Air France, costretti dai conti ma anche da ragioni di mera opportunità politica. La rottura con il gruppo franco-olandese mette infatti in forte imbarazzo il Partito Democratico, che vede l ombra del fallimento di Alitalia calare come una spada di Damocle sulle elezioni politiche e sulle amministrative di Roma. Per uscire dall angolo Walter Veltroni prova a cavarsela nel solito modo, cioé chiedendo alla politica di farsi da parte e di lasciare la vicenda ai protagonisti istituzionali, ma la difficoltà del candidato premier è palpabile. Come quella dei sindacati, sui quali Romano Prodi mercoledì sera ha rovesciato l accusa di "avere commesso un grave errore", prontamente seguita dalla seccata replica del segretario della Cisl Raffaele Bonanni: "Il Governo ci ha lasciato nudi di fronte ai francesi". Di fronte all ira di elettori e lavoratori, però, tutti, ieri, hanno deciso di fare un passo indietro. L agonia della compagnia di bandiera riparte dunque dal disperato tentativo di Palazzo Chigi di ricucire un dialogo con Jean-Cyrill Spinetta. L uomo incaricato per la delicata missione diplomatica, prescelto al termine di una riunione di quasi due ore, è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che avrà a disposizione 48 ore. Provano a fargli strada con dichiarazioni concilianti lo stesso Prodi, "auspico che prevalga il buon senso e riprenda il filo delle trattative", e il presidente del Senato Franco Marini, il quale si appella ad Air France e ai sindacati - ma in particolare alla sua Cisl - affinché "facciano prevalere la razionalità". Per prima cosa, però, l Esecutivo deve assicurarsi che qualcuno riprenda in mano il timone di Alitalia, lasciato drammaticamente vacante dalle dimissioni del prodiano Maurizio Prato. Da qui l invito al consiglio d amministrazione di via della Magliana, riunitosi nel primo pomeriggio di ieri in sessione straordinaria, a "provvedere a porre in essere tempestive iniziative in grado di assicurare il ripristino di un adeguato e completo sistema di governo dell azienda e, in ogni caso, l imprescindibile continuità nelle azioni di alta direzione della società". Il cda risponde nominando presidente, dopo cinque ore di riunione, l avvocato Aristide Police, professore di diritto amministrativo e membro del consiglio d amministrazione. La prospettiva di caricarsi sulle spalle la responsabilità politica del fallimento della compagnia, intanto, fa tremare i polsi ai sindacati, messi sull avviso da una manifestazione spontanea dei colletti bianchi della Az Fly, da uno sciopero di pochi minuti indetto dal personale Alitalia in Francia e dall auto-incatenamento ai cancelli di Fiumicino di un giovane steward. Convocate per le 11 di questa mattina a via della Magliana, le parti sociali decidono quindi di lanciare messaggi distensivi ai vertici del gruppo franco-olandese, facendo loro sapere che la controproposta presentata è "negoziabile e non ultimativa". "Resta ed è necessaria una trattativa con Air France - spiega il segretario generale della Filt-Cgil, Fabrizio Solari - ma penso ad una trattativa classica, cioè con opinioni che si confrontano". E per rendere più convincente il messaggio un altro ramo della Cgil, la sezione bancaria Fisac, annuncia di avere presentato un esposto denuncia contro Silvio Berlusconi per turbativa d asta. Il Cavaliere, dal canto suo, conferma l appello agli imprenditori italiani, chiamandoli a versare per la causa anche solo "una fiche", ma non scopre ancora le carte. Berlusconi precisa infatti che entrerà in campo ufficialmente solo quando e se sarà primo ministro. Adesso, ribadisce anche Giulio Tremonti, sono affari del Governo e del Pd, cioè di Prodi e Veltroni. [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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La sinistra radicale incalza Romano Prodi E il falco Calearo fa arrossire Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Roma - La rottura con Air France fa scoppiare la resa dei conti nel centrosinistra: Prodi attacca i sindacati, la sinistra radicale attacca Prodi e i socialisti tornano a scagliarsi contro il falco di Confindustria Calearo. Tutto comincia con l accusa, rivolta dal premier alla Triplice, di avere commesso "un grave errore" provocando l addio di Air France. Accusa che Fausto Bertinotti rispedisce al mittente con fastidio: "Non capisco - dice - come si possa pensare che la colpa sia dei sindacati". Rincara la dose l ex leader del Correntone diessino Cesare Salvi: "Il comportamento del Governo non mi è piaciuto per niente: sembrava che stesse sulla luna mentre i sindacati si confrontavano con Air France. Perchè non ha partecipato alle trattative?". A gettare altra benzina sul fuoco è il ministro del Nordest di Walter Veltroni, Massimo Calearo, per cui "il fallimento di Alitalia non è un tabù ed anzi potrebbe essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in modo sano". Apriti cielo! "Calearo lo proponga alle sue aziende e il Pd lo vada a spiegare ai 12mila lavoratori che rischiano il posto di lavoro - replica inviperito il socialista ex diessino Gavino Angius -. La cinica leggerezza con cui auspica il fallimento di Alitalia, infischiandosene dei lavoratori, dimostra che il candidato del Pd più che un falco è un avvoltoio". E meno male che c è Berlusconi. Perché la colpa del fallimento della trattativa, per D Alema e la Pd company, ovviamente è della cordata fantasma del Cavaliere... [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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Tv piemontesi sbilanciate su Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FABIO GROSSO Si accende la polemica elettorale in Piemonte sugli spazi televisivi. Walter Veltroni batte Silvio Berlusconi 45,54% a 28,19%. Non sono i dati dell ultimo sondaggio commissionato a qualche istituto di rilevamento, ma la percentuale di apparizioni nella settimana tra il 16 e il 23 marzo degli schieramenti riferibili ai candidati premier di Pd e Pdl sulle tv locali piemontesi, compresa la testata regionale della Rai, emersa dal monitoraggio predisposto dal Corecom del Piemonte e affidato all Osservatorio di Pavia. Secondo l indagine, inoltre, risulta marginale la presenza degli schieramenti facenti capo a Fausto Bertinotti e a Pier Ferdinando Casini mentre per gli altri schieramenti non si va al di là addirittura di qualche citazione. A rendere noti i risultati il presidente del Corecom Piemonte Massimo Nergaville, che nelle sue osservazioni sottolinea un marcato disequilibrio a favore del candidato premier Veltroni. Non si lascia attendere la replica della Lega Nord che, proprio per quanto riguarda l esposizione mediatica in campagna elettorale, risulta sempre fortemente penalizzata. "La preponderanza della sinistra nei media nazionali e locali commenta il capogruppo della Lega in Consiglio Provinciale di Torino Arturo Calligaro non mi pare sia una grande novità. Forse qualcuno se ne accorge ora perchè la par condicio dosa con molta precisione tempi e modi della comunicazione politica. Come Lega Nord possiamo dire di non essere mai stati tra i favoriti in questo ambito. Di certo però ce la caviamo meglio di tutti gli altri partiti in piazza e tra la gente. E in questa tornata elettorale questo potrebbe davvero essere il fattore decisivo". [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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Porcellum atto secondo personaggi e interpreti Mi sorge un dubbio: i simboli di Pd e Pdl p (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ortano la dicitura "Veltroni Presidente" e "Berlusconi Presidente" facendo riferimento al fatto che in caso di vittoria di uno o dell'altro schieramento le due persone indicate saranno i futuri presidenti del Consiglio. La Costituzione recita all'articolo 92: "Il governo della Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Non è fuorviante indicare sul simbolo chi sarà il presidente del Consiglio? In Italia non è in vigore l'elezione diretta del Presidente, che è una prerogativa del Capo dello Stato. Può essere che chi ha ammesso i simboli in questione non conosca la Costituzione e tragga così in errore i cittadini? DANILO ALBERGA Ottima osservazione. Grazie al nome scritto sui simboli elettorali il premierato, che è l'elezione diretta del Primo Ministro, viene introdotto nei fatti, a dispetto sia della Costituzione che della volontà stessa del Parlamento che non ha mai votato tale riforma. Lei si chiede se è ignoranza della Costituzione. Le rispondo che questo è invece lo specchio del livello d'ingovernabilità del Paese. Le regole della gestione del governo e delle istituzioni dello Stato in questi ultimi anni (un decennio, più o meno) sono state "interpretate" in maniera sempre diversa, con il risultato che le stessi leggi, le stesse regole hanno piano piano finito con un mutamento di senso nella quotidianità della politica. Lei ha notato la "forzatura" del nome, ma se guardiamo a tutto l'impianto di questa campagna elettorale possiamo notare che la stessa legge, il Porcellum, con cui si è votato due anni fa è oggi interpretata in modo completamente diverso. Nel 2006 si presentarono, in risposta all'impostazione maggioritaria, due coalizioni, ciascuna delle quali composta da partiti nettamente separati, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra. Oggi la legge elettorale è la stessa, ma alla sfida elettorale si presentano essenzialmente due partiti: le coalizioni, infatti, coagulandosi in due nuove formazioni, e sciogliendo i vecchi simboli e alleanze, hanno accelerato il passaggio a un sistema maggioritario più forte, e hanno aperto un passo al premierato, come lei ha capito. L'esempio serve bene a capire il rapporto fra ordinamento e volontà della politica: se la politica vuole, infatti, può sottilmente sempre manovrare le regole. Le faccio un altro esempio: il Presidente Napolitano è spesso sotto attacco, in questi ultimi mesi. La scossa di questi attacchi, anche se poi rientrano o sono negati, destabilizzano lentamente e sottilmente l'istituzione stessa della Presidenza. Il che costituisce un indebolimento di fatto, che potrebbe preparare altro.

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Il Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a non dimettersi gli abbia fatto un favore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Criminalità "Noi non ne abbiamo parlato? Ma se metà dei consiglieri di maggioranza sono indagati" Il Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a non dimettersi gli abbia fatto un favore [FIRMA]AUGUSTO MINZOLINI INVIATO A NAPOLI A sentire i Pronostici de centro-destra in Campania e a Napoli non dovrebbe esserci partita. Dovrebbe vincere il Pdl quattro a zero. "Al Senato - prevede Mario Landolfi, presidente della commissione di vigilanza Rai - dovremmo andare anche oltre il premio di maggioranza perché né l'Udc, né la sinistra dovrebbero raggiungere l'8% mentre la Pdl da sola potrebbe toccare il 44%". "Io - racconta Alfonso Papa, un posto di primo piano al ministero della Giustizia negli anni di Castelli e di Mastella - sono diciottesimo nella lista per la Camera. Si pensava che gli eletti del pdl sarebbero stati 19, oggi si parla di 21. Qui De Mita non dovrebbe andare oltre il 2%". Sarà. Forse si illudono. Ma il primo a credere che la Campania gli regalerà un mare di voti è proprio Silvio Berlusconi. "Qui è fuori discussione la vittoria - spiega -, non possiamo non vincere con tutto quello che ha combinato la sinistra sui rifiuti. O dopo la follia che hanno commesso sulla mozzarella: c'erano tre aziende che avevano dei problemi e loro hanno messo in crisi un settore. Possiamo perdere solo per i brogli. Come nel 2006 quando fummo sconfitti al Senato per la Campania e la Calabria. Ve lo ricordate? Per il ministero dell'Interno eravamo in vantaggio anche in queste due regioni, un esponente della sinistra parlò, si fermò lo spoglio e la sinistra qui vinse per una manciata di voti. In compenso sparirono le schede bianche". Altri tempi. Ora nei piani di Berlusconi e di Gianfranco Fini la Campania dovrebbe diventare una roccaforte del centro-destra. Non per nulla ieri i due leader del Pdl hanno organizzato uno dei comizi più importanti di questa campagna elettorale, proprio a Napoli, in piazza del Plebiscito. E il Cavaliere ha promesso che se vincerà le elezioni il capoluogo partenopeo diventerà per qualche settimana, si fa per dire, capitale d'Italia. "Terremo qui - ha annunciato - il primo Consiglio dei ministri e io rimarrò a Napoli finché la città e la regione non torneranno alla normalità. Il dott. Letta ha già fatto le sue indagini e abbiamo appurato che si può fare. Andrò in prefettura o alla reggia dove mi sono trovato bene anche al G8". Napoli sede estiva del governo. Nell'immaginario berlusconiano descritto nelle canzoni di Apicella con testi del Cavaliere, ci sta più che bene. Con la città ai piedi del Vesuvio Berlusconi, infatti, ha un rapporto stretto: un tempo addirittura aveva pensato di prender casa. "Adesso se mi trasferirò qui - confida - me la dovrà prestare Emilio Fede". Un'eventualità più che probabile: a vedere gli striscioni che tempestavano ieri piazza del Plebiscito c'è da credere che 14 anni di Bassolino hanno regalato Napoli a Berlusconi. "Da quanto ne so - sussurra Landolfi - Veltroni, che parlerà qui il 9 aprile, non farà salire Bassolino neppure sul palco". A conti fatti le dimissioni mancate del governatore sono state un aiuto formidabile per il Cavaliere che collega il nome di Bassolino immancabilmente ai rifiuti. "Vinceremo le politiche - è la previsione del leader del Pdl -. Poi daremo lo sfratto a Bassolino. E dopo anche alla Iervolino". E Berlusconi non risparmia un'ironia sulla voce stridula del sindaco di Napoli. "A dir la verità - osserva - non ho mai capito come possa essere stata eletta. Pensavo che i napoletani così amanti della musica, avessero l'orecchio fino. Anche l'orecchio vuole la sua parte...". Insomma, almeno da queste parti per Berlusconi i giochi sono fatti. La sinistra, Veltroni e D'Alema, catapultato da queste parti per salvare il salvabile, non hanno scampo. "Con Bassolino che non vuole dimettersi - spara il Cavaliere - Veltroni insiste a dire che noi non abbiamo mai parlato di mafia e camorra. Sono loro che debbono vergognarsi: metà dei consiglieri comunali a Napoli sono indagati e purtroppo in Campania c'è il record dei Consigli comunali sciolti per camorra". Berlusconi nella foga di attaccare un Veltroni "folgorato sulla via di Damasco" scambia San Paolo con San Pietro. Cose che capitano a chi è sicuro di avere la vittoria in mano. E Berlusconi è convinto di averla. Non per nulla attacca l'avversario più sul filo dell'ironia che non dell'insulto. Lo definisce "Walterino sette doppiezze" e lo invita a cambiare lo slogan ""se pò fà" in "se pò bleffà"". E poi via con l'armamentario della sinistra che promette in campagna elettorale e chiuse le urne straccia i programmi. Appunto, per lui non c'è partita in Campania e non solo. Nella sua testa Veltroni, Prodi e l'intero gruppo dirigente della sinistra mostrano i loro limiti ogni giorno. "Avete visto oggi alla Confapi - domanda - quante mani si sono alzate quando ho chiesto chi era pronto a mettere la sua fiche per Alitalia? Invece, il governo, imperterrito, tenta di riprendere la trattativa con Air France. Io non voglio dir niente altrimenti la Consob... Ma come si fa a trattare quando il titolo va su e giù e manca appena una settimana alle elezioni? Almeno avessero sospeso il titolo, invece...". Tra i rifiuti, le mozzarelle e Alitalia, per Berlusconi la vittoria del Pd non è solo improbabile, ma impossibile. Ecco perché non sembra neppure troppo interessato alla campagna elettorale in Tv. "Questo confronto finale tra tutti i candidati - spiega - di cui si parla, è meglio non farlo per non dare un'ulteriore immagine negativa al paese. Io non ci andrò. Semmai possiamo andare a Matrix io e Veltroni, 45 minuti a lui e 45 a me. Lui avrà anche il vantaggio di parlare dopo di me". Il Cavaliere che è sicuro di aver già vinto, pensa di poterselo permettere. In fondo tutti puntano sulla sua vittoria, dai "bookmakers" di Londra alla gente di Napoli. Ieri al suo arrivo all'hotel Vesuvio la hall era strapiena. C'erano gli "ex" dell'Udeur che gli sono fedeli. C'era Carmen Russo con il compagno ballerino. C'era un'avvocatessa dal seno prorompente che ad una guardia del corpo che tentava di allontanarla, chiedeva indicando l'ampia scollatura: "Vuoi cacciare anche queste?". E c'era l'ex capo della polizia e ora commissario per i rifiuti, Gianni De Gennaro, che è sgattaiolato via dall'albergo. A chi gli ha domandato se con il cambio di governo avrebbe lasciato l'incarico, ha risposto, laconico: "Non lo so. Ma lei sa che paese è questo...".

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Ministro Luigi Nicolais, Veltroni in Campania ha detto che sulla questione rifiuti nessuno può (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scagliare la prima pietra. Che insomma c'è una responsabilità politica che riguarda sia il centrosinistra che il centrodestra. E' un modo per coprire le responsabilità di Bassolino? "Ma no, Veltroni ha detto quello che andiamo ripetendo tutti noi da mesi. Il nodo risale a quando è stato fatto il piano rifiuti che prevedeva il termovalorizzatore di Acerra, che non è stato fatto. E poi non è stata mai avviata una vera raccolta differenziata. I vari governi locali hanno posto scarsa attenzione al problema. La verità è che in questi anni tutti hanno deciso di non decidere. Per cui nessuno è esente da colpe. Bisogna ripartire dalla condivisione con i cittadini delle scelte e non solo dei problemi". Ma perché Bassolino non si è fatto vedere ai comizi di Veltroni? Teme di far perdere voti al Pd? "Ci sono stati attriti in questo periodo e Bassolino aveva dichiarato che non avrebbe fatto campagna elettorale". Si riferisce agli attriti nel Pd, cioè al fatto che a Piazza Santa Anastasia c'era chi voleva le dimissioni di Bassolino? "Questo non lo so. Gli attriti ci sono stati con l'opinione pubblica che era contrariata. Bassolino non è al massimo dei consensi, diciamo così. Ma comunque rappresenta un pezzo importante del centrosinistra in Campania e in Italia". Ma è vero, come dice D'Alema, che il Pd sta recuperando voti in Campania? Risulta anche a lei? "Sì, questo è vero. Sta andando molto meglio. Man mano che andiamo in giro il numero delle persone che vengono a sentirci aumenta sempre. E' cambiato il clima e l'entusiasmo". Ma grazie a cosa e a chi? "Grazie a tutti noi candidati che ci stiamo impegnando molto". Avete perfino la possibilità di conquistare di nuovo la Campania? "Debbo dire che in questo momento ci sono tutte le condizioni per vincere ancora una volta al Senato. Temevamo di più Ciriaco De Mita, ma Follini ha fatto un ottimo lavoro. E l'Udc va male: si mantiene attorno al 5-5,5 per cento, una percentuale ancora molto bassa per poter immaginare che possa arrivare a quell'8% che serve per il Senato. Mentre del centrodestra non vedo nessuno in giro, tranne oggi (ieri per chi legge, ndr) che verranno a Napoli Fini e Berlusconi".\.

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La gente è perplessa. C'è chi dice, più o meno convintamente, io questa vo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La gente è perplessa. C'è chi dice, più o meno convintamente, "io questa volta non vado a votare". C'è chi ci va, ma solo per votare scheda bianca o nulla. C'è chi ci va perché considera il voto un dovere civico. E c'è chi ci va perché crede che se vincono "gli altri" saranno guai. Negli ultimi tempi, alle perplessità dell'elettore si sono aggiunte ogni sorta di esternazioni. Grillo dice che per la prima volta non si vergogna di non andare a votare. Veltroni dice che chi non va a votare poi non deve lamentarsi se le cose vanno male. Qualche commentatore si spinge a dire che chi non vota accetta lo stato di cose attuale, e che chi vuole davvero il cambiamento deve andare a votare. Io invece mi rammarico di non essere né fascista né comunista. Se fossi fascista voterei il partito della Santanchè, se fossi comunista voterei il partito di Bertinotti. E vivrei sereno, perché saprei che cosa gli eletti farebbero del mio voto. E invece no, non essendo né fascista né comunista mi sento preso in trappola. Tutti gli altri partiti, infatti, mi costringono a fare delle congetture ardite su quel che effettivamente faranno del mio voto. Come faccio a prevedere come lo useranno? Devo guardare all'esperienza passata o ai programmi? Prendiamo Berlusconi e il Popolo della libertà. Che cosa possiamo ragionevolmente aspettarci? Politiche liberiste o politiche stataliste? Tagli della spesa pubblica nelle regioni più sprecone, o fiumi di denaro pubblico in opere come il ponte sullo Stretto di Messina? Linea dura sull'immigrazione o continuità con la Bossi-Fini (che, contrariamente a quel che si crede, ha consentito un notevole aumento dei delitti)? Sfido chiunque a formulare una previsione attendibile su quel che succederà in caso di vittoria del Pdl. Ma le cose stanno meglio nel campo opposto, quello del neonato Partito democratico? Direi proprio di no. Chi desidera la cancellazione delle cosiddette leggi vergogna non sa se può contarci oppure no. Chi vorrebbe sapere che fine farà l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non sa se prevarranno le idee di Pietro Ichino o quelle della Cgil. Chi vorrebbe meno tasse in busta paga non sa se Veltroni e Franceschini bluffano, o invece sanno dove trovare i soldi. Chi si chiede che fine farà lo Stato sociale vorrebbe sapere se Veltroni pensa veramente di poter tagliare 16 miliardi di spesa pubblica all'anno o se lo dice così, tanto per dire. Non basta. Chi vota Udc non sa con chi Casini finirebbe per allearsi, nel caso diventasse l'ago della bilancia. Per non parlare del governissimo, ossia di un eventuale governo Pd-Pdl, sul modello della Merkel in Germania. Quasi tutti i leader lo escludono in pubblico, quasi nessuno lo esclude in privato. Se l'elettore spera nel governissimo, che cosa deve fare? Gli conviene votare per Pd o Pdl, o viceversa deve votare per Bertinotti-Casini-Santanchè per indebolire Pd e Pdl, e indurli così a sorreggersi a vicenda? E se non vuole il governissimo, gli conviene cercare di far stravincere uno dei due partiti principali, o deve votare le liste minori che si oppongono al governissimo? Comunque la rigiriamo, noi elettori siamo in trappola. Se non siamo sorretti da un'ideologia che ci forza a votare il "nostro" partito, ci è impossibile scegliere su basi razionali. Certo, possiamo pensare che il voto sia un atto essenzialmente espressivo, di pura identificazione in un simbolo, in un personaggio, in un'idea astratta, e possiamo quindi limitarci a votare il leader che più ci scalda il cuore (o meno ci deprime). Ma se per caso siamo invece affezionati all'idea che il voto sia una scelta razionale, basata sul calcolo delle conseguenze, dobbiamo rassegnarci: queste elezioni non fanno per noi, perché nessuno è in grado di prevedere come il ceto politico userà il nostro voto. Da questo punto di vista la "scelta di non scegliere", in qualsiasi modo si manifesti (astensione, scheda bianca, scheda nulla), andrebbe forse guardata con maggiore rispetto. Ci saranno senz'altro i soliti qualunquisti, ci saranno senz'altro coloro cui l'Italia va bene così com'è. Ma ci sono anche tanti cittadini normali, onesti e umili, che si rassegnano alla "non scelta" proprio perché vorrebbero un cambiamento radicale, ma non sanno come ottenerlo. Sperano che il loro voto venga usato nel modo migliore, ma hanno imparato dall'esperienza che sarà usato in quello peggiore. Sperano che la propria parte politica faccia quello che dice, ma temono che li tradirà. Vorrebbero credere alle promesse, ma sono stati ingannati troppe volte. Soprattutto, notano che il passato non passa mai, dal momento che né BerlusconiVeltroni hanno il coraggio di riconoscere i drammatici errori di cui è costellato il passato recente dei loro partiti. Come credere nel cambiamento, se chi lo propone si ostina a difendere l'azione di governi che hanno fallito? In queste condizioni l'elettore può compiere un atto di fede, e scommettere su uno dei cinque-sei cavalli in lizza. Ma può anche sentirsi incapace di fare una scelta razionale e decidere di non andare all'ippodromo.

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