HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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IN
EVIDENZA
12:22
Bonaiuti:
"Da Veltroni cannonate sparate a salve"
"Diciassette
punti recuperati? Boom, che cannonata a salve. Invece di sparare queste botte
alla tv, perchè Veltroni non si rende utile ai romani? Vada sul colle del
Gianicolo alle 12 e così risparmierà la polvere da sparo del cannone che
segnala l'ora ai romani tutti i giorni. Sarebbe anche un modo per cominciare
finalmente a tagliare le spese del comune di Roma". Lo dice Paolo
Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi.
12:20
Diliberto:
"Spero che Pd la faccia pagare a Veltroni"
"Lo
dico esplicitamente: credo che Veltroni, tagliando fuori la sinistra, si sia
assunto una pesantissima responsabilità storica di fronte all'Italia
consegnando il paese a Berlusconi, e spero che dopo le elezioni dentro al Pd
gliela facciano pagare". Lo ha detto Oliviero Diliberto, uno dei leader
della Sinistra Arcobaleno, dopo avere incontrato gli elettori a Torino al
mercato di corso Palestro.
12:07
Veltroni:
"Bertinotti ha segato l'albero del governo Prodi"
Bertinotti?
''E' sempre lo stesso... lo e' stato nel 1998 creando i problemi che sappiamo,
e ha segato l'albero del governo Prodi dal primo giorno in cui è cominciata
questa legislatura''. Lo ha detto Walter Veltroni, replicando in maniera durissima
ai giudizi che il leader di Rifondazione Comunista e di Sinistra Arcobaleno
Fausto Bertinotti ha oggi rivolto allo stesso Veltroni. Definendolo un
superficiale e pronosticando la sua sconfitta.
12:01
Storace:
"Rimborsi elettorali per 5 anni, una rapina"
"Il
primo atto che deve fare il nuovo Parlamento è costringere la casta a
restituire 400 milioni di euro ai cittadini. Lo scandalo dei rimborsi
elettorali per cinque anni, quando la legislatura ne è durata due, assume
contorni più che imbarazzanti. Ci sono partiti che prendono dieci volte i soldi
che dicono di aver speso. E' Una rapina che va sotto il nome della legge".
E' quanto dichiara Francesco Storace.
11:50
Tg
Mesiaset, netta prevalenza del Pdl
Sempre
secondo i dati elaborati dal Centro d'ascolto per l'informazione
radiotelevisiva, sui Tg Mediset il Pdl ha ottenuto il 37,67% degli ascolti; il
Pd il 24,8%; la Sinistra Arcobaleno l'8%; l'Udc il 7,56%.
11:48
Nei
Tg Rai Pd e Pdl totalizzano 57% degli spazi
Nei
Tg della Rai Pdl e Pd hanno spazi ed ascolti molto superiori a quelli degli
altri partiti. I dati dei primi 50 giorni di campagna elettorale (7 febbraio-27
marzo), elaborati dal Centro d'ascolto per l'informazione radiotelevisiva,
evidenziano che il Pdl ha il 29,29% degli ascolti; il Pd il 27,67%; l'Udc il
12,43%; la Sinistra arcobaleno il 10,75%.
11:44
Gentiloni:
"In Senato Pdl non avrà maggioranza"
"Il
centrodestra non avrà la maggioranza al Senato" e ci sono "tutte le
condizioni per una rimonta e un'affermazione del Partito democratico e di
Veltroni alla Camera". E' la "sensazione" espressa dal ministro
delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, a margine di un convegno a Catania.
11:32
D'Alema:
"E' il Pd la forza anticamorra"
"E'
giusto quel che ha detto Walter Veltroni" sulla camorra, "perchè è un
modo forte di dire che noi non intendiamo subire condizionamenti e
inquinamenti, perchè il Pd è la forza anticamorra". Lo ha detto il
ministro degli Esteri Massimo D'Alema conversando con i cronisti alla stazione
centrale di Napoli.
11:32
Tabacci:
"Campagna elettorale vuota di contenuti"
Da
Villa d'Este, a Cernobbio, Bruno Tabacci della Rosa Bianca definisce quella in
corso "una campagna elettorale vuota di contenuti, con le stesse persone e
le stesse vuote promesse''. Tabacci ricorda anche che è la quinta volta che
Silvio Berlusconi si presenta alle elezioni, ''contro Prodi o amici di Prodi.
Letta e Tremonti mi spieghino come mai non hanno ancora risolto i nostri
problemi. Loro hanno guidato il Paese per quindici anni''.
11:30
Di
Pietro: "Voto utile è quello che aiuta il buon governo"
Antonio
Di Pietro, oggi a Siracusa, interviene nella polemica sul "voto
utile": "non è voto utile esprimere la preferenza solo per le due
piu' grosse liste, è utile esprimere una preferenza che incida sul buon governo
e la stabilità dello stesso per il Paese".
11:28
Veltroni:
"Non investire in cultura è un suicidio"
"Per
l'Italia, con la sua storia e le sue bellezze artistiche, non investire in
cultura significa suicidarsi". Lo dice Walter Veltroni in una
videointervista realizzata a Brescia e trasmessa stamani alla seconda giornata
dell'incontro promosso dal Pd al teatro Litta, e dedicato alla cultura.
11:16
D'Alema:
"Berlusconi a Napoli? Già troppi problemi..."
"Berlusconi
a Napoli? Mi pare che la città abbia già abbastanza problemi...". Con
questa battuta Massimo D'Alema ha risposto alle domande dei giornalisti
sull'impegno annunciato ieri dal leader del Pdl di trasferirsi nel capoluogo
campano, in caso di vittoria alle elezioni.
11:15
Franceschini:
"Berlusconi è vecchio per governare"
Per
Dario Franceschini, vicesegretario del Pd, "Berlusconi è vecchio per
guidare il Paese". A Pordenone per incontri elettorali, Franceschini ha
detto che "una cosa era Berlusconi nel 1994, quando aveva 57 anni ed era
la prima volta che si candidava. Un conto è la situazione odierna, che lo vede
candidarsi per la quinta volta all'età di 71 anni: non ci sono paesi in cui uno
si presenta cinque volte".
11:14
Bossi
arriva a Pontida per il giuramento
Il
leader della Lega Umberto Bossi è appena arrivato a Pontida dove questa mattina
si riproporrà il famoso giuramento che nel 1167 sancì l'alleanza tra i comuni
lombardi contro il Sacro romano impero. Questa mattina saranno chiamati a
giurare davanti a Bossi i circa 500 candidato della Lega Nord alle prossime
elezioni. Sono presenti anche Roberto Maroni, Roberto Castelli e Roberto
Calderoli.
11:11
Maroni:
"Un Cdm anche a Malpensa"
"Silvio
Berlusconi ha proposto di fare il primo Consiglio dei ministri a Napoli per
l'emergenza rifiuti. Questo va bene ma io propongo che il secondo si faccia
Malpensa". A lanciare l'idea è Roberto Maroni.
11:10
Maroni:
"Da Prodi ereditiamo situazione drammatica"
"Contrariamente
da quanto previsto dal governo Prodi la situazione economica è molto negativa,
quindi vinceremo le elezioni ed erediteremo una situazione drammatica dei conti
pubblici e dei conti privati delle famiglie": lo ha detto Roberto Maroni
conversando con i giornalisti a margine della manifestazione della Lega a
Pontida.
10:47
Calderoli:
"Veltroni sa di avere perso"
Walter
Veltroni "ha una rabbia tremenda e sa di aver perso": così Roberto
Calderoli replica alle critiche mosse dal leader del Pd all'alleanza tra Lega
Nord e Movimento di Lombardo al Sud.
"Chi fa l'accordo con la Lega al nord - ha spiegato Calderoli - e il
Movimento per le autonomie al sud ha già vinto. Veltroni sa di aver già
perso".
10:45
Franceschini:
"Berlusconi sta scappando a gambe levate"
"Berlusconi
sta scappando a gambe levate": lo ha detto Dario Franceschini,
vicesegretario del Pd, oggi a Pordenone. Prendendo spunto dall'abbandono del
candidato presidente del Friuli Venezia Giulia per il centrodestra, Renzo
Tondo, Franceschini osserva che "in tutti i Paesi del mondo esistono delle
regole base e c'è il confronto diretto tra i due candidati. Questo vale sia per
la presidenza di una Regione sia per guidare il Paese. Gli italiani devono
capire che chi scappa a gambe levate e si sottrae al confronto evidentemente
pensa di non essere più credibile di fronte agli elettori. Berlusconi sta
scappando a gambe levate".
10:28
Casini:
"Chi pensava di schiacciarci ora ha paura"
"Gli
elettori non solo hanno capito la nostra decisione, ma la sostengono e i
consensi crescono". Lo afferma in un'intervista al Messaggero di Ancona
Pier Ferdinando Casini, oggi nelle Marche in campagna elettorale. "Chi
pensava di schiacciarci - continua - si è dovuto ricredere, e ora ha paura.
Tanti italiani si stanno rendendo conto che l'unica alternativa, da un lato a
una sinistra che ha fallito nella storia e nell'esperienza di governo,
dall'altro a una destra populista e ostaggio della Lega, è un centro vero e
moderato"
09:42
Veltroni:
"Binetti esprime sua singola opinione"
"In
un grande partito è normale che ci siano più voci. Paola Binetti esprime la sua
opinione ma è quella di un singolo parlamentare mentre la novità è che se
vinceremo ci sarà un solo gruppo parlamentare". Walter Veltroni spiega
così le parole espresse dalla senatrice su coppie di fatto e temi etici. E
ribadisce che con i Cus "si è fatto un lavoro positivo importante che può
essere una base di partenza condivisa" in parlamento
09:24
Veltroni:
"No ad altro indulto, sì a carceri efficienti"
Walter
Veltroni dice no a un eventuale altro indulto e rilancia sulla necessità di
costruire nuove carceri: "Non sono per un provvedimento come l'indulto ma
quella era una situazione di emergenza. Io sono per fare un'altra cosa: carceri
efficienti e moderne. Bisogna dare un segnale di rigore e responsabilità".
09:18
Bertinotti:
"Veltroni perderà, è troppo superficiale"
Il
verdetto del 13 e 14 aprile è scritto: "Sicuramente Veltroni perderà le
elezioni". Ne è certo Fausto Bertinotti che in un'intervista al
"Giornale" spiega perché il leader del Pd non vincerà la competizione
elettorale: "Con la sua linea non entra nel profondo della società. Ci
riesce meglio il centrodestra. Ha, sì, un'immagine molto forte, ma resta in
superficie, non fa sognare, e quindi non entra in contatto, per esempio, con la
classe operaia". E poi ha un handicap: "La coalizione ripropone le
liti del passato: Binetti contro radicali, Di Pietro, etc...".
09:10
Veltroni:
"Bertinotti ha segato l'albero del governo Prodi"
"Bertinotti
ha fatto cadere il governo nel '
09:03
Veltroni:
"Berlusconi, campagna elettorale incivile"
"Il
modo di fare campagna elettorale di Berlusconi è assolutamente incivile".
Lo ha detto Walter Veltroni a 'Omnibus' riferendosi in particolare l'emergenza
rifiuti a Napoli: "C'è un problema? Lo risolvo io. Ma in piazza contro i
termovalorizzatori c'erano l'estrema destra e l'estrema sinistra, Alemanno e i
sindaci di Forza Italia. Vediamole bene queste responsabilità". Quanto a
Antonio Bassolino, ha ribadito che nel momento dell'emergenza è stato giusto
che non andasse via "perché sarebbe stato un atto di irresponsabilità che
avrebbe creato una crisi istituzionale. Subito dopo, invece, bisognerà aprire
una forte discontinuità".
08:55
Veltroni:
"Farò solo alcuni nomi ministri indipendenti"
"In
nessun paese europeo si dicono i ministri prima delle elezioni" anche se
"in Italia è un tale disastro che capisco perché vengano
sollecitazioni" in questa direzione. Quindi, "non escludo che io
faccia nomi di indipendenti perché sarà un governo nuovo e forte". Lo ha
detto Walter Veltroni a 'Omnibus', su La7. "Ciò che conta è cosa si vuole
fare per il paese e la coerenza con i programmi".
08:53
Veltroni:
"Tutti i voti sono utili, importante è votare"
"Io
non parlo di voto utile. L'importante è andare a votare. Non c'è nulla di
peggio dell'indifferenza". Lo ha detto Walter Veltroni, ospite di
"Omnibus" su La7, precisando che a suo parere il voto delle prossime
elezioni "segnerà la svolta": "l'Italia o cambia o perde. Non
serve una normale amministrazione", ma un cambiamento ambizioso. Se la
destra prenderà un voto in più, governerà. Se noi prenderemo un voto in più,
governeremo".
08:49
Veltroni:
"Elettorato mobile, penso a una sorpresa"
"Oggi
l'elettorato è molto mobile e può darsi che io mi sbagli, ma ho l'impressione
che il Paese darà una sorpresa. Si stanno redistribuendo gli indecisi e gran
parte sta scegliendo noi". Così Walter Veltroni ospite del programma
"Omnibus" di La7. "Gli italiani - spiega - sono preoccupati per
la situazione internazionale e capiscono che devono girare pagina". Quanto
a un'eventuale squadra di governo, conferma che farà "alcuni nomi di personaggi
indipendenti". E sui nomi di un eventuale governo del Pdl: "Abbiamo
letto i nomi di Tremonti, Bossi e Maroni ma lo sapevamo dal '94... Non mi sembra un grande scoop''
Paura
del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna
( da "EUROPA
ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Contemporaneamente
Veltroni ha anche invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato.
E il governo, dal canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare
i fili della trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta
ha avviato contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è
possibile tornare tutti davanti a un tavolo.
Zingaretti
batte Berlusconi e pure Veltroni ( da "EUROPA ON-LINE"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nel suo
"taccuino elettorale" Marcello Sorgi offre ai lettori i risultati di
ascolto. Veltroni ha fatto più share di Berlusconi. Ma entrambi, sottolinea,
sono stati sconfitti dal commissario Montalbano. Si potrebbe scrivere che
Zingaretti ha battuto Berlusconi e pure Veltroni.
Trattativa
più vicina ( da "EUROPA ON-LINE"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ALITALIA
Veltroni pungola il governo e fa asse con i sindacati per non perdere AirFrance
Pressing del Pd. Trattativa più vicina GIANNI DEL VECCHIO Fare della moral
suasion nei confronti dei sindacati affinché mettano da parte qualche pretesa e
riannodino i fili con AirFrance.
Il
fallimento, spettro bipartisan, turba la politica
( da "EUROPA
ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e a ben
vedere anche per Berlusconi potrebbe essere un problema calare le carte,
soprattutto se in mano avesse solo una coppia non vestita: insomma un bluff.
Mentre già si intravede il palleggio delle responsabilità, Walter Veltroni
reclama "la regia" del governo ma si dice convinto che "la
politica deve stare fuori".
Nel
Pdl riparte l'operazione Pizza ( da "EUROPA ON-LINE"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
una
conferenzastampa di 50 minuti analoga a quelle tenute da Berlusconi e Veltroni.
La sua conferenza concluderà il ciclo e avrà la collocazione che,
tradizionalmente, spetta a quella conclusiva del presidente del consiglio.
Berlusconi, passato lo spavento che l'operazione Pizza potesse provocare il
rinvio del voto, ieri s'è tonificato coi calcoli sui possibili danni per
Casini.
Rifiuti,
duello tra veltroni e il cavaliere
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader pd:
distruggerò i clan Rifiuti, duello tra Veltroni e il Cavaliere NAPOLI - Duello
a distanza tra Veltroni e Berlusconi, entrambi in Campania per la campagna
elettorale. Il Cavaliere attacca il centrosinistra e annuncia: "Farò il
primo Consiglio dei ministri qui a Napoli sulla questione rifiuti".
Veltroni:
"distruggeremo la camorra" - goffredo de marchis
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A pochi
chilometri, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini attaccano da Piazza Plebiscito,
Napoli, sul disastro spazzatura e sulla gestione Bassolino. Veltroni accenna
solo una volta al governatore. Per difenderlo. "Non si può accusare
soltanto una persona per quello che accade in Campania.
Come
misurare la libertà del voto - giovanni valentini
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
24 Ore in cui
non si perita di chiedere una "discontinuità con il passato",
insinuando una distinzione fra Veltroni e Gentiloni. E con un esplicito
ammiccamento dichiara: "Chi conosce il settore della comunicazione come
Veltroni, non può partire dalla Gentiloni. Il programma del Pd sul sistema
televisivo, per quello che si legge, è un progetto non punitivo".
"un
referendum sul percorso compensazioni? parliamone" - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi le
ha inviato la sua solidarietà. Come commenta? "Lo ringrazio come ringrazio
tutti coloro, da Fassino a Veltroni, che hanno fatto altrettanto". Il
leader del Pdl propone riduzioni fiscali alle famiglie della Val di Susa per i
disagi dei cantieri.
Lazio,
il match decisivo tra pd e pdl - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Popolo Walter
Veltroni chiuderà la sua campagna a piazza del Popolo venerdì 11 alle 17.
Giovedì al Colosseo Berlusconi e Fini Lazio, il match decisivo tra Pd e Pdl Chi
vince anche per un solo voto si aggiudica 15 dei 27 senatori GIOVANNA VITALE è
talmente decisiva la partita del Senato nel Lazio, che Walter Veltroni ha
deciso di chiudere a Roma il suo tour nelle 110 provincie d'
Party
e piazze semivuote la campagna elettorale fa flop - antonella romano
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Palermo Party
e piazze semivuote la campagna elettorale fa flop Poca gente per i big, domani
arriva Berlusconi I dati della Digos "Mai più di 2 mila persone ai
comizi" Alle feste solo gente selezionata ANTONELLA ROMANO PER Veltroni e
la Finocchiaro 1.800 presenze in piazza Massimo, per Casini all'Astoria erano
in mille, Bertinotti ne ha portati in piazza 1.
Partita
a scacchi senza certezze - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Certo il 9
aprile anche Walter Veltroni metterà il suo popolo alla prova di piazza
Plebiscito. Intanto però il confronto di ieri consegna una doppia immagine: i
pullman azzurri di Berlusconi che calano su Napoli e quello verde di Veltroni a
peregrinare nella regione, accontentandosi di appuntamenti più domestici.
E
in irpinia attacca de mita - dario del porto
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
specie quando
Veltroni sceglie, in maniera studiata, di non nominare mai Berlusconi
limitandosi a parlare del "candidato premier dello schieramento a noi
avverso". A Salerno, il segretario del Pd trova il sindaco Vincenzo De
Luca, fino a ieri oppositore principe di Antonio Bassolino ma oggi, auspice
anche Massimo D'Alema,
La
promessa di berlusconi "consiglio dei ministri a napoli" - ottavio
lucarelli ( da "Repubblica, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
prende posizione sulla camorra: "La sinistra a Napoli e in Campania resta
lì nelle sue posizioni di potere. Bassolino non intende dimettersi e Walter
Veltroni insiste a dire che noi nei nostri incontri non abbiamo fatto i nomi
della mafia e della camorra.
"oj
silvio, oj silvio mio..." ma non è un plebiscito - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
giovani del
Pd scattano foto dai telefonini per informare Veltroni: non c'è nessuno...
Siamo più di 70 mila, ma i sindaci si guardano smarriti E l'impianto acustico
fa i capricci Ho sofferto come e più di voi per la tragedia della spazzatura.
Le televisioni di tutto il mondo dipingevano un'Italia sotto i rifiuti Veltroni
ci ha fatto credere che il cambiamento a sinistra era possibile,
Sfida
su camorra e rifiuti ( da "Repubblica, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pagina I -
Napoli Il Cavaliere: "Primo Cdm a Palazzo Reale, resto finché c'è
emergenza". Il capo Pd: "Da lui solo offese. E non cita le
cosche" Sfida su camorra e rifiuti Berlusconi: governerò da Napoli.
Veltroni: legge anticlan.
Pagina
X - Napoli (segue dalla prima di cronaca) na differenza di stile, alla quale si
aggiunge una ... ( da "Repubblica, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
impugna la spada della lotta alla criminalità, Berlusconi la ramazza di chi
vuole spazzare via i rifiuti. Eppure, dietro i proclami, resta la sensazione di
una campagna elettorale debole, con il rischio serio di un vasto astensionismo,
nella quale echeggia un generale "vorrei ma non posso", checché dica
lo slogan veltroniano.
Il
sillabario del regista b come bugie di berlusconi p come paura dell'illegalità
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quella è la
zavorra, tutti ce ne dobbiamo liberare: è un elogio della leggerezza, intesa
non come comtrario della serietà, ma come contrario della pesantezza"
eltroni - "Non c'è la V di Veltroni? Peccato". Vittimismo - "Uno
dei peggiori vizi italiani: la colpa è sempre di un altro".
Il
cavaliere getta la rete per il dopo voto "accordo con il pd per sbloccare
il paese" - (segue dalla prima pagina) claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Davanti alle
feluche si è scagliato contro la sinistra radicale, ma nei confronti di
Veltroni e di Prodi solo commenti ovattati. Da tempo Berlusconi spiega ai suoi
che "Walter è il meglio che una sinistra moderna possa offrire in
Italia". Frasi puntate, appunto, in primo luogo a "sdoganare" il
rapporto con l'ex sindaco di Roma.
Confronto
tra leader in tv subito "dimezzato" - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni non vanno da Vespa. La Dc di Pizza bocciata dal Tar siciliano CARMELO
LOPAPA ROMA - Tutti contro tutti. In novanta minuti, il tempo di una partita di
calcio. Solo che a disputarsela dovrebbero essere in quindici: l'intera sfilza
di candidati premier che questa campagna elettorale ha gettato nella mischia.
Massoni
divisi tra walter e silvio "ma per le riforme sì a larghe intese" -
alberto statera ( da "Repubblica, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi?
Veltroni? O magari Veltrusconi, in nome della fratellanza? Parliamone
fraternamente nel tempio con un fraterno coltello puntato alla schiena, si
dicono i fratelli alla Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia, arringati, come
se fosse lo stesso, dall'ordinario di Filosofia della Scienza all'Università di
Milano e da Alessandro Meluzzi,
Ho
un sogno, il Sud senza mafia e camorra Veltroni in Campania attacca Berlusconi:
quando eri al governo, non hai fatto nulla sui rifiuti
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del "Ho un sogno, il Sud senza mafia e
camorra" Veltroni in Campania attacca Berlusconi: quando eri al governo,
non hai fatto nulla sui rifiuti di Andrea Carugatiinviato a Salerno/ Segue
dalla prima È LA SEDE PIÙ ADATTA per dire, ancora una volta, che lui a dare per
scontate mafia e camorra non ci sta.
Berlusconi
stoppa il faccia a faccia. E in Rai mandano tutti i candidati da Vespa
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Del resto
Berlusconi non ha mai accettato di sfidare in tv Veltroni. E così la Rai,
dietro indicazione della commissione di Vigilanza, ha deciso che da Vespa per
90 minuti ci saranno tutti i candidati premier. Che sono ben 15. Un'incredibile
ammucchiata a cui Berlusconi ha già detto che sicuramente non parteciperà
optando per Matrix su Canale 5.
Piove
a Napoli: occhio alla mezza piazza piena
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il gioco si
fa duro e la par condicio non esiste più, è nebulizzata) qualche brandello di
Veltroni e capiamo perché non li vedremo mai faccia a faccia: Berlusconi non
riesce a far dimenticare Berlusconi; Veltroni appare come uno capace di farti
riamare il tuo paese. E l'Altissimo sa che non ci sarebbe lotta. Paolo Ojetti.
Ripartiamo
dal Sud ( da "Unita, L'"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
appello di
Veltroni a non accettare il voto inquinato. Legalità e sviluppo sono due facce
della stessa medaglia e sviluppo del sud significa innanzitutto infrastrutture.
L'intero sistema infrastrutturale (ferrovie, strade, porti e aeroporti) deve
essere messo nelle condizioni di garantire il flusso delle merci dal
mediterraneo ai mercati del nord,
Se
Boselli e Bertinotti ( da "Unita, L'"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
inconvenienti
sarebbe meno peggio della vittoria di Berlusconi o di una grande coalizione
(premier Berlusconi e vice Veltroni??!!). Queste considerazioni di umorismo
nero non tolgono le speranze a chi vorrebbe un rinnovato socialismo oltre alla
sconfitta di Berlusconi. Ripeto l'aforismo di Guglielmo D'Orange: "Non c'è
bisogno di sperare per iniziare, né di riuscire per perseverare"
Malattie
e paura ( da "Unita, L'"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E dunque così
come Berlusconi può vantare dieci punti di vantaggio, Veltroni potrebbe
benissimo annunciare il sorpasso dell'avversario. Ma per il cavaliere tutto ciò
non conta. Del resto, dieci anni fa, dopo la prima affermazione di Prodi
contestò i voti degli elettori sostenendo che gli unici veritieri erano i voti
dei suoi sondaggisti.
Penultimo
venerdì istruzioni per l'uso ( da "Unita, L'"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
tuona contro la delinquenza organizzata da Caserta e preannuncia un Ddl
specifico. Si dirà: e grazie, tutti forti agli orali. Calma. Berlusconi chiede
un'Alitalia nostrana dopo aver detto e contraddetto esponendo al ludibrio una
faccenda già massacrata di suo.
Ossessionato
dalla sconfitta E dal governo istituzionale
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a cui fare
appello in caso di replica che gli arriva, come monito dal suo diretto
avversario, Walter Veltroni che non manca di ricordargli che le istituzioni,
per definizione, non sono di parte ma "rappresentano tutti gli italiani.
Così è stato con Ciampi, così è con Napolitano, così è la Corte Costituzionale
e i presidenti di Camera e Senato".
Vieni
avanti decretino ( da "Unita, L'"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
L'entourage
di Veltroni, scrive il Corriere, si è reso conto che l'ultima settimana di
campagna elettorale dev'essere giocata all'attacco di Berlusconi, per
"mobilitare gli indecisi". "Il buonismo avrebbe detto Goffredo
Bettini mi ha rotto le scatole". Meglio tardi che mai.
Telefono
azzurro: in un anno 923 casi di abusi
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per
contrastare il fenomeno dell'abuso, Telefono azzurro promuove la campagna
"Aprile azzurro" e ieri, tramite il suo presidente Ernesto Caffo, ha
chiesto aiuto alla politica, "perché esistono carenze gravi sugli
interventi nei confronti dei minori". Tra i primi a rispondere ieri,
Walter Veltroni e Silvio Berlusconi.
Tra
bici, pattini e tir i candidati in moto per non restare a piedi
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il pullman di
Veltroni in Liguria ha fatto apparizione ad inizio marzo, mentre l'Udc ha
scelto le Smart in controtendenza con " i candidati di peso", come
gli ha definiti Casini. Nonostante il nostro mare, nessuno ha mai pensato alle
barche. Solo Berlusconi partì da Genova con la Nave Azzurra nel 2000, lanciando
Biasotti alla conquista della Regione.
Vola
la campagna antisindacale dell'Alitalia
( da "Manifesto,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Magari è
proprio questo il disegno di Veltroni. I lavoratori di Alitalia, con le loro
paure, ragioni e contraddizioni, sono soli. Sotto una campagna che fa sembrare
di sinistra persino il buon senso di Cesare Romiti, che si domanda perché non
si possa far continuare a lavorare l'azienda, tagliando gli sprechi ma
conservando il patrimonio industriale,
Nani
in alto ( da "Manifesto, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
1,71 (ha detto il vero), Romano Prodi 1,74, Walter Veltroni 1,83, Pier
Ferdinando Casini 1,83, Vladimir Putin 1,67, Nicolas Sarkozy 1,65. Ma l'unità
di misura è del tutto relativa, come spiega la showgirl Ramona Badescu sulle
colonnine de la Repubblica: "Napoleone era un bambino rispetto a
Berlusconi".
Roma,
centrosinistra o morte ( da "Manifesto, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bernardo
Bertolucci suggerì a Veltroni di promuovere un luogo transculturale, una sorta
di laboratorio aperto a tutti. Veltroni rispose enumerando quello che già c'è:
Auditorium, Palazzo delle Esposizioni, Casa del Cinema, Casa del jazz, tutte
cose che erogano servizi culturali ma non fanno un laboratorio.
I
conti con la sconfitta ( da "Manifesto, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
si è fatto
convincere dal voto utile ed era pronto a votare Veltroni, ma adesso ha di
nuovo cambiato idea: visto che Berlusconi vincerà in ogni caso tanto vale dare
un po' di forza in più alla Sinistra: voterà per Bertinotti. Sembra deciso. Che
Veltroni perderà, Giuseppe lo mette anche nero su bianco con le percentuali,
ecco la previsione del professore di Reggio Calabria: Pdl 44,
Un
Silvio poco pop alla sfida campana
( da "Manifesto,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche se
questa volta Silvio Berlusconi arriva in trionfo nella Napoli sommersa dalla
spazzatura, non sarebbe stato il caso di rischiare con Veltroni a poche decine
di chilometri, a Caserta prima, Salerno e Avellino dopo. Se il Pd riempie e il
centrodestra fa flop a casa di un Bassolino alle corde, è la fine.
Rai,
mega confronto tra i candidati premier
( da "Manifesto,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
assolutamente
disponibile a fare un confronto tv con Walter Veltroni, ma la legge non lo
rende possibile". Il duello per Berlusconi sarà quello a distanza su
Matrix, sempre l'11 aprile, 45 minuti per ciascuno, prima l'uno poi l'altro.
"E Veltroni, come è già successo in Rai, avrà il vantaggio di parlare dopo
di me", sottolinea il leader del Pdl.
Expo,
superpoteri alla Moratti Domani festa in Buenos Aires
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma nè il
candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, nè il candidato del Pd, Walter
Veltroni, hanno preso contatti con lo staff del Comitato. "Questa è una
festa che appartiene al popolo milanese - attacca il portavoce Roberto Pesenti-
e la folla che parteciperà dimostrerà la coesione di Milano per l'Expo".
Tremonti:
protezionismo? Sì, ma <alla Bonino>
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Economist a
favore del Pd di Veltroni? "Il Partito democratico si sta spostando su
posizioni liberali - risponde Tremonti - e credo che loro abbiano voluto
evidenziare questo. Ma secondo me si tratta di un cambiamento di rotta
superficiale". Un parere sulla vicenda Alitalia: "La posta in gioco
non è solo l'azienda, ma il mercato del traffico aereo nel nostro Paese,
E
Veltroni chiese l'aiuto di Epifani: serve uno sforzo
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il solco si
evidenzia nei conversari tra il leader democratico e il segretario della Cgil,
perché mentre Veltroni definisce "insostenibile" la rottura delle
trattative con Air France, Epifani si appella alla necessità di tenere saldo il
sindacato: con il possibile arrivo di Berlusconi a palazzo Chigi, "non
possiamo impiccarci ora ad una soluzione".
Storace:
io il Pannella della Bonino-Santanché
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
invece è più falso di una banconota da 110 euro. Peggio di Fini, che è
inoffensivo; Veltroni è spietato. Gli preferisco Rutelli, che a Roma è una
minestra riscaldata ma se si fosse candidato a Palazzo Chigi avrebbe
vinto". L'orgia di asce bipenni e motti fascisti di Casa Pound, occupata
dai ragazzi di destra che ospitano in cortile le ambulanze della Protezione
Civile,
<Walter
folgorato come San Pietro> ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ci
ha fatto credere" che il cambiamento a sinistra era possibile, che lui era
"stato folgorato sulla via per Damasco come San Pietro". Gaffe
biblica per Silvio Berlusconi che, durante il comizio a Napoli, ha scambiato
San Pietro con San Paolo: fu infatti quest'ultimo (nella foto) che, mentre a
cavallo si recava a Damasco per arrestare i cristiani fuggiti da Gerusalemme,
Berlusconi:
terrò a Napoli il primo Consiglio dei ministri
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a Veltroni:
"Gli consiglierei di cambiare il suo slogan da "se pò fà" in
"se pò bleffà" ". In un'intervista all'agenzia Agi invece un
giudizio sugli elettori della sinistra: se 2 anni fa, anche se con problemi di
interpretazione, spese la parola "coglione", oggi dice che "chi
vota gli altri è in buona fede,
Berlusconi:
primo esecutivo a Napoli Veltroni: annienteremo tutte le mafie
( da "Messaggero,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Rifiuti e
criminalità, scontro in Campania. No dei leader Pdl e Pd al confronto da Vespa
Berlusconi: primo esecutivo a Napoli Veltroni: annienteremo tutte le mafie.
ROMA
Guerra a distanza su rifiuti e criminalità tra Berlusconi e Veltroni. Il primo,
parlando ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader del
Pd, Veltroni, invece, parlando in una villa confiscata ad un boss camorrista,
ha presentato un disegno di legge contro tutte le mafie che opprimono il
Mezzogiorno, mafia, camorra e 'ndrangheta. E ha inoltre ammonito: basta
processi ai singoli sul problema dei rifiuti, sono tutti responsabili.
ROMA
- Nella Sinistra Arcobaleno, non solo tra i Verdi, l'imbarazzo si taglia a
fette per l
(
da "Messaggero,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Si riserva
una stoccata velenosa il socialista Enrico Boselli che definisce "
assordante" il silenzio di Veltroni e Berlusconi su questa storia.
"Prima hanno taciuto su Mastella, adesso tacciono su Pecoraro Scanio. Il
loro è un garantismo a targhe alterne". S.So.
LO
SAPPIAMO, Nicolas Sarkozy è riuscito a sciacquare nelle acque del Tamigi i
panni sporchi ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il dibattito
seguito allo scambio epistolare tra Berlusconi e la moglie Veronica, lo scorso
anno, in seguito alle frasi pronunciate da Silvio durante una cena di gala? E
ancora: vent'anni fa sarebbe stata ipotizzabile un'intervista come quella
rilasciata dalla moglie di Veltroni, Flavia, che ha confessato di essere ben
gelosa del marito?
O
rmai ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quando
polemizza con Walter Veltroni dicendogli che "può promettere tutto quello
che vuole, tanto non governerà", riconosce il sentiero stretto sul quale
chiunque vinca dovrà camminare. Per questo risponde al segretario del Pd che lo
ha accusato di considerare un sacrificio il ruolo di premier, ribadendo:
"Per me è davvero una croce".
Veltroni
nella Campania dei rifiuti: emergenza, non ha colpa uno solo
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
dice che in due mesi risolverà tutto, ma perché non l'ha fatto quando era
Presidente del Consiglio?". Per la prima volta Veltroni difende con una
certa forza Bassolino. Ma non lo cita mai. E, fatto ancor più significativo,
finora il governatore campano non si è fatto vedere sul palco dei suoi comizi,
Sfida
in tv tra candidati premier Sono in 15, no da Silvio e Walter
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Niente Silvio
Berlusconi né Walter Veltroni. Dice Berlusconi: "Dico di no. Secondo me è
controproducente per chi parteciperà. Il vero confronto sarà a Matrix con 45
minuti a testa ". Veltroni fa sapere di essere orientato a non
partecipare. Pier Ferdinando Casini e Fausto Bertinotti sono incertissimi,
Casini è in attesa di capire "cosa faranno davvero quei due"
Bertinotti
accusa <Veltrusconi> <Per loro la sinistra rischia la vita>
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Silvio Berlusconi, non è ovviamente mai andato giù. Ma finora contro lo spettro
del "Veltrusconismo " non aveva mai usato toni così drammatici come
quelli adoperati ieri, nel corso di una puntata di Otto e mezzo su La7: "è
un rischio drammatico che esiste, la sinistra rischia di essere messa fuori
gioco dall'americanizzazione della politica e di questa campagna elettorale,
Francesco
Rutelli, candidato a sindaco del centrosinistra, ricorda che Roma non è
Beirut& ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come riporta
testualmente il libello berlusconiano, denuncia chiaramente che chi ha pensato
e scritto il tutto non ha la più pallida idea di che cosa sia Roma".
Berlusconi ha dichiarato: "Veltroni ha aumentato del 243% le spese per le
consulenze". La risposta di Marco Causi, ex assessore al Bilancio:
"Berlusconi continua a fornire cifre sbagliate.
Il
dossier del Popolo della libertà su quello che viene definito il fallimento de
( da "Messaggero,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
era una volta
il modello Roma di Rutelli e Veltroni" è stato scelto da Berlusconi".
"La rivista, con la lettera di Berlusconi - ha detto ancora Francesco Giro
- è il frutto del lavoro che l'opposizione ha svolto in un anno". Di cosa
si tratta, come è stata realizzato il dossier? Si tratta del collage dei titoli
delle cronache romane di alcuni quotidiani.
Visti
dai francesi ( da "Riformista, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
affrontement
entre Silvio Berlusconi et Walter Veltroni n'a jamais véritablement débuté. Le
candidat du Parti démocrate qui, dans les premières semaines, avait réellement
créé une dynamique en faisant le choix courageux de se présenter seul devant
les électeurs s'est essoufflé faute de propositions concrètes et d'une rupture
complète et assumée.
Segue
balladur ( da "Riformista, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
dovrebbe saperlo meglio di ogni altro: la sua proposta di riforma elettorale,
elaborata da Vassallo e accettata da Berlusconi, è fallita per gli slittamenti
progressivi ai quali è stato costretto a causa delle spinte
"corporative" delle diverse componenti del suo schieramento.
Dal
nostro inviato CATANIA Lo chiamano 'Mmazzapatri, come tutti
( da "Messaggero,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni ha voluto sul palco solo la Finocchiaro e ha sempre citato insieme
"Anna e Rita", la sua candidata presidente e la Borsellino che è in
lista con la Sinistra arcobaleno, divisa dal Pd ovunque tranne che in Sicilia
(le due sono pure candidate in competizione in Emilia Romagna, entrambe al
Senato).
Criminal
minds roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani
( da "Riformista,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Cosa
sarebbero Berlusconi, Bertinotti, Bosetti, Casini, Ferrara, Santanché e
Veltroni se fossero attori? O medici? Ad Alajmo, abile nel noir, è venuto in
mente di raccontarceli come criminali, assassini. "Il gioco è gioco, e nel
gioco "se fosse" vale tutto.
Segue
ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa
( da "Riformista,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Segue ma non
esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e
Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta
una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco di
prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala.
NAPOLI
- Nelle vesti di re Ferdinando di Borbone, Silvio Berlusconi ieri pomeriggio ha
prome ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Fini arrivano nel capoluogo campano appena sgomberato dai cumuli di pattume.
Veltroni li tallona da vicino parlando a Caserta, e la Campania torna ad essere
regione chiave per il risultato elettorale. Appena arrivato in città il leader
di An si reca subito a Scampia per incontrare il parroco anticamorra,
Gaffe
sulla salama: Rutelli finisce affettato dai ferraresi
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Finocchio il
candidato sindaco di Roma attacca Silvio Berlusconi, comparando l'insaccato con
un dossier curato dal centrodestra e critico nei confronti dell'amministrazione
capitolina, passata dalle mani di Rutelli a quelle di Veltroni. Documento che
verrà distribuito ai romani. "A giorni arriverà la "salama" di
Berlusconi, il libro che dipinge Roma come una città sottosviluppata -
Il
professore di Padova e la Sindone
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
Berlusconi:
"Faremo il primo Cdm a Napoli"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
82 del
2008-04-05 pagina 0 Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli" di
Adalberto Signore Il leader del Pdl: "Serve un largo consenso perché
prenderemo subito provvedimenti impopolari". Veltroni in Campania:
"Una legge contro le mafie". Ma Saviano lo inchioda Per "senso
di responsabilità", spiegava nei giorni scorsi in privato,
Rimborsi
elettorali: così i micro-partiti divorano 11,5 milioni
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a
dimostrazione che nonostante gli esorcismi contro il bipartitismo, le paure che
il Pdl di Berlusconi e il Pd di Veltroni finiscano col fagocitare ogni
cespuglio, il nostro è ancora il Paese del particulare e dei mille campanili.
Piccolo sarà anche brutto, ma rende. Sono una cinquantina, i partiti che non ci
sono ma che consumano come se ci fossero.
1.
Il tour di Walter Veltroni ha fatto tappa ieri in Campania. In una giornata
sotto la pioggia, il ( da "Stampa, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha minacciato
Veltroni. 2. Il commissario straordinario per l'emergenza immondizia in
Campania, il prefetto Gianni De Gennaro. 3. Per una curiosa coincidenza, anche
il Popolo della Libertà, ieri in Campania. Più precisamente a Napoli dove il
candidato premier Silvio Berlusconi ha tenuto un comizio in Piazza del
Plebiscito con Gianfranco Fini.
"Antonio
non c'era perché gli elettori non lo amano più"
( da "Stampa,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mai sentito
nelle precedenti 95 tappe e così accade il finimondo quando Walter Veltroni
attacca seppur di striscio Silvio Berlusconi: "Oggi è tornato a dire,
"come sono stanco, governare per me è un sacrificio, è come portare la
croce", come se governare l'Italia fosse una gentile concessione. Ma
governare è il massimo onore per un italiano e per farlo bisogna avere energia,
forza.
Gli
sfidanti dicono no al salotto di Vespa
( da "Stampa,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
BERLUSCONI:
ISTITUZIONI CONTRO DI ME. E VELTRONI: NON CAPISCE CHE SONO DI TUTTI Gli
sfidanti dicono no al salotto di Vespa [FIRMA]UGO MAGRI ROMA L'incubo brogli
turba i sogni del Cavaliere. Lui e i suoi collaboratori sospettano di Amato.
Non piace come il ministro dell'Interno affronta il "caso Pizza",
In
ginocchio da Air France ( da "Padania, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per uscire
dall angolo Walter Veltroni prova a cavarsela nel solito modo, cioé chiedendo
alla politica di farsi da parte e di lasciare la vicenda ai protagonisti
istituzionali, ma la difficoltà del candidato premier è palpabile. Come quella
dei sindacati, sui quali Romano Prodi mercoledì sera ha rovesciato l accusa di
"avere commesso un grave errore"
La
sinistra radicale incalza Romano Prodi E il falco Calearo fa arrossire Veltroni
( da "Padania,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ministro del
Nordest di Walter Veltroni, Massimo Calearo, per cui "il fallimento di
Alitalia non è un tabù ed anzi potrebbe essere il modo per ripartire e tornare
sul mercato in modo sano". Apriti cielo! "Calearo lo proponga alle
sue aziende e il Pd lo vada a spiegare ai 12mila lavoratori che rischiano il
posto di lavoro - replica inviperito il socialista ex diessino Gavino Angius -
Tv
piemontesi sbilanciate su Veltroni
( da "Padania,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni batte Silvio Berlusconi 45,54% a 28,19%. Non sono i dati dell ultimo
sondaggio commissionato a qualche istituto di rilevamento, ma la percentuale di
apparizioni nella settimana tra il 16 e il 23 marzo degli schieramenti
riferibili ai candidati premier di Pd e Pdl sulle tv locali piemontesi,
compresa la testata regionale della Rai,
Porcellum
atto secondo personaggi e interpreti Mi sorge un dubbio: i simboli di Pd e Pdl
p ( da "Stampa, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
Presidente" e "Berlusconi Presidente" facendo riferimento al
fatto che in caso di vittoria di uno o dell'altro schieramento le due persone
indicate saranno i futuri presidenti del Consiglio. La Costituzione recita
all'articolo 92: "Il governo della Repubblica è composto dal Presidente
del Consiglio e dei ministri,
Il
Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a non dimettersi gli abbia
fatto un favore ( da "Stampa, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
almeno da
queste parti per Berlusconi i giochi sono fatti. La sinistra, Veltroni e
D'Alema, catapultato da queste parti per salvare il salvabile, non hanno
scampo. "Con Bassolino che non vuole dimettersi - spara il Cavaliere -
Veltroni insiste a dire che noi non abbiamo mai parlato di mafia e camorra.
Ministro
Luigi Nicolais, Veltroni in Campania ha detto che sulla questione rifiuti
nessuno può ( da "Stampa, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Ma no,
Veltroni ha detto quello che andiamo ripetendo tutti noi da mesi. Il nodo
risale a quando è stato fatto il piano rifiuti che prevedeva il
termovalorizzatore di Acerra, che non è stato fatto. E poi non è stata mai
avviata una vera raccolta differenziata.
La
gente è perplessa. C'è chi dice, più o meno convintamente, io questa vo
( da "Stampa,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dal momento
che né Berlusconi né Veltroni hanno il coraggio di riconoscere i drammatici
errori di cui è costellato il passato recente dei loro partiti. Come credere
nel cambiamento, se chi lo propone si ostina a difendere l'azione di governi
che hanno fallito? In queste condizioni l'elettore può compiere un atto di
fede,
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alitalia, Police
presidente per tornare a trattare. Il Cavaliere la offre ai coltivatori Paura
del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna Azienda, governo e Pd
vogliono recuperare Air France. Berlusconi no
Dietrofront dei sindacati. Dopo neanche 24 ore dalla rottura della trattativa
con AirFrance per la vendita di Alitalia, i rappresentanti dei lavoratori hanno
fatto un appello alla compagnia francese affinché torni a negoziare. Un
cambiamento di rotta radicale, dovuto dalla presa d'atto che quella transalpina
è l'unica proposta seria in campo. Ma anche effetto del pressing del Pd, che
non ha attaccato le confederazioni bensì le ha sollecitate a tornare sui loro
passi. Contemporaneamente Veltroni ha anche
invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal
canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della
trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato
contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare
tutti davanti a un tavolo. ieri sera è stato nominato un nuovo
presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina l'Alitalia ha convocato
i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le
boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di
Coldiretti.
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
S C R I P T A M A N
E N T Zingaretti batte Berlusconi e pure Veltroni PANORAMIX La metafora Il miglior titolo è, senza
dubbio, quello del Riformista: "L'Italia è di nuovo nelle mani della
Dc". Si può sorridere, ma certo non c'è da stare allegri, come scrive
Massimo Franco nella sua nota sul Corriere della Sera: "Il simbolo di un
partito quasi invisibile che si richiama nostalgicamente alla Dc potrebbe
bloccare il voto del 13 e 14 aprile prossimi. E questo proprio nel giorno in
cui Air France abbandona la trattativa per l'acquisto di Alitalia, ritenendo
"inaccettabili" le richieste dei sindacati. Sembra la nemesi
grottesca di tutto quello che si è cercato di esorcizzare nelle settimane
scorse: il ricatto delle forze minori, i fantasmi di un ritorno al passato, e
il declino progressivo dell'immagine del paese a livello internazionale. Non è
facile spiegare all'estero, ma anche all'opinione pubblica italiana, che forse
non si voterà perché il Consiglio di stato ha riammesso a dieci giorni dal voto
un partitino escluso dal Viminale. Una volta tanto, sembrano tutti d'accordo: è
una vicenda che rischia di coprire di ridicolo l'Italia". Riemerso dal
sottobosco scudocrociato col simbolo della Dc, il movimento guidato da Giuseppe
Pizza, scrive ancora Franco, "per ora tiene tutti col fiato sospeso".
E chiede che Amato ammetta di essersi sbagliato: "Il ministro non lo fa. E
il titolare dello scudocrociato, conteso dall'Udc, fa capire che potrebbe
accontentarsi di una campagna elettorale abbreviata, in cambio di un sostanzioso
risarcimento politico". Conclusione: "È una trattativa emblematica,
nella sua scarsa trasparenza, giocata tra formalismi giuridici e promesse
sottobanco. Il problema è che dilata la sensazione di una politica prigioniera
dei propri riti e della propria impotenza; assorbita da questioni marginali, e
condannata a perdere di vista scelte strategiche per l'economia del
paese". Sistema-paese Che fine ha fatto l'interesse generale? E il metodo
che ha portato l'Italia ad aggiudicarsi con Milano l'Expo 2015? Perché questa
vittoria, che segue di pochi mesi l'altro successo conseguito all'Assemblea
generale dell'Onu con la moratoria sulla pena di morte, scrive Giovanni
Sabbatucci sul Messaggero, "lascerà molto probabilmente una traccia
positiva negli scenari del dopoelezioni e potrà anche rappresentare un
precedente significativo, un modello di gestione comune di alcune questioni di
interesse nazionale!. Potrebbe servire, ad esempio nella vicenda Alitalia.
Serve "a un paese in difficoltà". Sabbatucci non sta parlando
"di una grande coalizione come panacea di tutti i mali italiani" ma
sceglie l'orizzonte di un bipolarismo maturo che sappia declinare l'interesse
generale, senza quella contrapposizione muscolare che ha caratterizzato tre
lustri della vita politica italiana. Il terzo incomodo Per finire, una
segnalazione dalla Stampa all'indomani delle conferenze stampa tv dei due
principali candidati a Palazzo Chigi. Nel suo
"taccuino elettorale" Marcello Sorgi offre ai lettori i risultati di
ascolto. Veltroni ha fatto più share di Berlusconi. Ma
entrambi, sottolinea, sono stati sconfitti dal commissario Montalbano. Si
potrebbe scrivere che Zingaretti ha battuto Berlusconi e pure Veltroni.
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ALITALIA
Veltroni pungola il governo e fa asse con i
sindacati per non perdere AirFrance Pressing del Pd. Trattativa più vicina
GIANNI DEL VECCHIO Fare della moral suasion nei confronti dei sindacati
affinché mettano da parte qualche pretesa e riannodino i fili con AirFrance. E contemporaneamente spingere il
governo a intervenire attivamente nella vicenda per agevolare una nuova
partenza della trattativa. Su questo doppio binario si articola la strategia
veltroniana per uscire dall'empasse in cui s'è infilato il negoziato sulla
vendita di Alitalia. Con qualche primo apprezzabile risultato, visto che sia i
sindacati che il governo si sono attivati per riprendere il dialogo con la
società transalpina. Tutti hanno notato che dal momento in cui l'ad Spinetta ha
deciso di alzarsi dal tavolo e prendere il primo volo per tornare Parigi,
mercoledì sera, l'unica forza politica, insieme ovviamente alla Sinistra
arcobaleno, che non ha buttato la croce addosso ai sindacati è stato il Partito
democratico. Contemporaneamente mentre ieri sui giornali impazzavano articoli e
dichiarazioni incandescenti nei confronti della controproposta sindacale al
piano francese, il leader del Pd ha ricordato che la vera responsabilità della
rottura è da attribuire a Berlusconi e al suo
atteggiamento ostile verso AirFrance. Parole molto diverse da quelle di Prodi,
che invece ha individuato nei rappresentanti dei lavoratori gli unici
responsabili, nonostante sia lui che l'ad Prato fossero a conoscenza del piano
sindacale. Una dicotomia, quella Prodi-Veltroni, che è
continuata per tutta la giornata e che si spiega con la volontà del leader del
Pd di non incrinare i buonissimi rapporti che ha ormai stretto con le tre
confederazioni. Basti pensare alla totale sintonia che si respirava sabato
scorso alla Conferenza operaia di Brescia del Partito democratico. Una specie
di luna di miele, confermata indirettamente anche dalle dichiarazioni dei
segretari di categoria di Cgil e Cisl. "Le parole di Prodi sono state
vergognose mentre quelle di Veltroni sono di buon
senso; l'ex sindaco di Roma è l'unico che non ha strumentalizzato
Alitalia", confida Mauro Rossi della Filt-Cgil. "Quella del Pd è una
posizione seria, peccato che invece il governo fa lo scaricabarile",
aggiunge Claudio Claudiani della Fit- Cisl. Del resto al loft sono convinti che
in una situazione come questa inimicarsi il sindacato avrebbe solo l'effetto di
portare più velocemente la compagnia di bandiera verso il commissariamento. E
che l'unica soluzione sia collaborare con i rappresentanti dei lavoratori per
non farsi sfuggire AirFrance. Una strategia che per ora ha dato i primi frutti:
tutte e nove le sigle sindacali hanno fatto sapere di voler riprendere la
trattativa con i francesi. "La mossa di Spinetta ? spiega Claudiani ? è
tipica di una trattativa complessa come questa. Non vedo una chiusura netta ma
uno solo uno stop intermedio. Si può riprendere in qualsiasi momento a
negoziare". "Siamo a disposizione ? aggiunge Rossi ? e siamo anche
disponibili a dare ai francesi il tempo necessario per riflettere sulla nostra
proposta". Contestualmente alla collaborazione con i sindacati, Veltroni pretende anche che il governo esca dall'ombra per
incidere attivamente sulla trattativa: "Mi auguro che l'esecutivo assuma
la regia per evitare a molti lavoratori dell'Alitalia e dell'indotto gravi
difficoltà". Anche in questo caso il leader del Pd si associa alle
critiche portate dai sindacati circa l'assenteismo governativo. Il segretario
della Cisl, Bonanni, ha infatti accusato Prodi di averli lasciati soli a
negoziare con Spinetta. Anche stavolta gli stimoli veltroniani hanno provocato
effetti immediati: il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico
Letta, è stato incaricato di trovare entro 48 ore una mediazione fra sindacati
e compagnia francese per poter riavviare la trattativa in empasse.
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
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LA CAMPAGNA
ELETTORALE Il fallimento, spettro bipartisan, turba la politica MARIO LAVIA La
politica vuole scottarsi il meno possibile con la patata bollente-Alitalia. Non
è il momento. Non fosse altro perché, con tutta evidenza, non sa bene che pesci
prendere. L'idea del fallimento però terrorizza tutti, e a
ben vedere anche per Berlusconi potrebbe essere un problema calare le carte, soprattutto se in
mano avesse solo una coppia non vestita: insomma un bluff. Mentre già si
intravede il palleggio delle responsabilità, Walter Veltroni reclama
"la regia" del governo ma si dice convinto che "la politica deve
stare fuori". È uno spazio strettissimo. Ed è comprensibile la sua
cautela: il Pd maledice la rottura della trattativa coi francesi ma non può
prendersela esplicitamente con i sindacati. Il candidato del Pd ha spiegato il
suo pensiero: "Questa è una mina per tutti. Con la differenza che noi
siamo responsabili e non facciamo polemiche né con i sindacati né con Air
France. Loro invece giocano con una questione drammatica". Per ora Berlusconi se la gode: ha lavorato per il fallimento della
trattativa con Spinetta e ancor di più per mettere in imbarazzo il governo
Prodi. Ieri se n'è uscito così: "Rivolgo nuovamente l'appello all'orgoglio
degli imprenditori. Nel loro interesse bisogna salvare l'Alitalia. Agli
imprenditori dico che non bisognapartecipare con milioni e milioni, basta una
fiche". Ora, perché il Cavaliere sente il bisogno di fare un appello se ha
da giorni i nomi della cordata in tasca? La domanda è dunque sempre la stessa:
chi c'è ? se c'è ? dietro Bruno Ermolli? Il fantasma dell'iniziativa italiana
aleggia ma continua a non materializzarsi, si può star certi che sarà così per
un bel pezzo. Intanto Alitalia è nel caos, ma chi se ne importa della
prospettiva del fallimento: "La domanda va posta a chi ha responsabilità di
governo. Io sono all'opposizione". Carte ancora coperte, dunque, ma è una
non-politica. È propaganda elettorale. E Casini approfitta della vicenda
Alitalia per confermare la sua lettura politica generale: Berlusconi
paga dazio alla Lega, vera colpevole del disastro Malpensa-Alitalia. I democrat
hanno un'altra linea. Piazza sant'Anastasia non mai mai creduto che quella del
31 marzo fosse una dead line realistica, anche se certo non si ipotizzava una
rottura della trattativa come quella di due giorni fa: si pensava che lo spazio
fosse più ampio, forse indotti da un certo semplicismo dei sindacati. Ora,
l'unica carta in mano a Veltroni è quella della
ripresa del negoziato con i francesi. Uno che ha passato la vita ai tavoli
delle trattative come Franco Marini vede ancora spazi: "L'appello che
faccio e lo dico prima alla parte italiana, i sindacati ed anche ad Air France
di far prevalere la razionalità e ricucire questo strappo così drammatico che
c'è stato". È la posizione di Veltroni, e dello
stesso Prodi, mentre D'Alema attacca Berlusconi:
"Si è fatto di tutto per far fallire l'unica prospettiva possibile
agitando alternative che non appaiono e il rischio è che alla fine noi
resteremo senza compagnia aerea". Lui lo aveva in un certo senso previsto
già il 19 marzo, quando il capo della destra lanciò l'ipotesi della cordata
italiana: "Il Cavaliere la vuole far fallire per poi comprarsela a due
soldi...". Ci si chiede con una qualche apprensione se la vicenda Alitalia
potrà avere una conseguenza sul risultato elettorale. Con Prodi e
Padoa-Schioppa, a torto o a ragione, in difficoltà e con un Cavaliere lancia in
resta all'insegna della difesa dell'italianità della compagnia, per il Pd
potrebbe profilarsi un brutto affare. A meno che la questione, nella sua
drammaticità, non venga re-incanalata nei binari del dialogo sociale e finisca
nel cono di luce di una possibile via d'uscita. Sempre nella speranza che la
trattativa riprenda, cosa su cui nessuno può scommettere un soldo bucato.
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
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CENTRODESTRA
L'alleato del Cavaliere rinuncia al rinvio del voto: ma vuole essere in lista.
L'Udc è isterica Nel Pdl riparte l'operazione Pizza FRANCESCO LO SARDO Sarà,
come dice Casini, "una telenovela ridicola" ma intanto l'Udc è
isterica. Già perché Berlusconi, pur di fare un
dispetto a Casini, aveva messo su un marchingegno che alla fine ha rischiato di
far saltare la data delle elezioni politiche. Convinto dal Cavaliere, senza
grandi difficoltà, Giuseppe Pizza ieri ha rinunciato a chiedere lo slittamento
del voto: ma la brutta notizia per l'Udc è che il neo-alleato del Pdl
presenterà liste del suo scudocrociato al senato in dodici regioni. A parte
Casini, che fa il guascone, nessuno dei suoi colleghi udc trova che ci sia
alcunché da ridere: "Questo signore non ha titolo morale, giuridico e
politico per rivendicare il simbolo dello scudo crociato ? tuona Rocco
Buttiglione ? Pizza è stato inventato da Prodi e comprato da Berlusconi".
Parole pesanti quelle del presidente dell'Udc, dove da ventiquattr'ore è scattato
di nuovo l'allarme Pizza. Vero è che Pizza fu alleato dell'Unione nel 2006 ma
Prodi si guardò bene dal consentirgli di presentare il simbolo: la Dc siglò un
accordo con la Lista consumatori che sosteneva il Professore e amen. Con Berlusconi è tutta un'altra storia. E da ieri l'operazione
Pizza 2008 riparte là dove l'ufficio elettorale del Viminale l'aveva stoppata
ricusando il simbolo della Dc giudicato troppo simile a quello dell'Udc.
"Tutto è bene quel che finisce bene", ha detto Berlusconi
? l'apprendista stregone del piano per trarre in inganno qualche sprovveduto
elettore udiccino ? all'amico Pizza, ricevuto con tutti gli onori a palazzo
Grazioli. Il Pdl intero, da Fini a Formigoni, alla Mussolini ieri s'è inchinato
"all'alto senso dello stato" e alla "responsabilità" di
Pizza in odore però, si sospetta, "di poltrone di governo o
sottogoverno", come insinua Stefano Morselli della Destra. La Lega tace,
avendo sempre storto il naso rispetto all'uso del simbolo di Pizza alleato del
Pdl in funzione anti-Udc. Lo scudocrociato godrà cioè dello stesso privilegio
del Carroccio: quell'apparentamento al Popolo della libertà che fu negato a
Casini. Intanto dalla prossima settimana Pizza entrerà nel Ghota dei candidati
premier, sedicesimo del più lungo elenco di aspiranti al governo mai visto.
Sarà intervistato al pari degli altri leader di partito sulla Rai e avrà
diritto a una conferenzastampa di 50 minuti analoga a
quelle tenute da Berlusconi e Veltroni. La sua conferenza concluderà il ciclo e avrà la collocazione
che, tradizionalmente, spetta a quella conclusiva del presidente del consiglio.
Berlusconi, passato lo spavento che l'operazione Pizza potesse provocare il
rinvio del voto, ieri s'è tonificato coi calcoli sui possibili danni per
Casini. "Mentre al senato il Pd s'organizza per bastonarlo col
pareggio ? avverte l'udc Ronconi ? lui s'è impuntato a far la guerra a
noi".
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
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Il
leader pd: distruggerò i clan Rifiuti, duello tra Veltroni e il Cavaliere
NAPOLI - Duello a distanza tra Veltroni e Berlusconi, entrambi in
Campania per la campagna elettorale. Il Cavaliere attacca il centrosinistra e
annuncia: "Farò il primo Consiglio dei ministri qui a Napoli sulla
questione rifiuti". Il leader del Pd: "Annienteremo tutte le mafie". ALLE
PAGINE 4, 6 E 7.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
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Veltroni: "Distruggeremo la
camorra" Tour in Campania, Bassolino assente. "Sui rifiuti non si può
accusare una sola persona" "Guerra al pizzo e sostegno a chi lo
denuncia e pugno duro invece con chi tace" GOFFREDO DE MARCHIS DAL NOSTRO
INVIATO SALERNO - Dice che "solo i programmi idealisti si
realizzano". Quelli "terra terra, pragmatici, non vanno mai in
porto". Martin Luther King (ieri trent'anni dal suo assassinio),
nell'America razzista degli anni '60 aveva un sogno e "oggi il nero Obama
può diventare presidente degli Stati uniti". Perciò non è un'utopia
"cancellare, distruggere, annientare la camorra, la mafia, la
'ndrangheta". Insomma, si può e si deve fare. Il viaggio di Walter Veltroni in Campania, la terra dell'immondizia, della
mozzarella alla diossina, dei poteri criminali, la terra dove la rimonta sul
Pdl appare davvero impossibile, comincia dalla visita di un bene confiscato al
boss De Simone accusato di 99 omicidi. C'è ancora la spazzatura e tanta sulla
strada che porta a Trentola-Ducenta, provincia di Caserta. Ma la villa blindata
del capocosca, cancellata alta due metri con i rostri, portone blindato, adesso
ospita una casa-famiglia legata all'associazione Libera che accoglie sei
bambini maltrattati. La gestiscono Antonio e Fortuna, una coppia giovane, che
non ha intenzione di andare via, vuole rimanere qui "nella nostra
terra". Ma un qui diverso, migliore. Veltroni
accetta la sfida, la fa sua. Spiega che Roberto Saviano ha raccontato bene
quello che succede in queste zone e usa la stessa tecnica dello scrittore
campano: fare nomi e cognomi. Per esempio, dice che il recupero della legalità
passa anche attraverso la cattura di due latitanti storici: Antonio Iovine e
Michele Zagaria. Annuncia i provvedimenti del suo eventuale governo: guerra al
pizzo con il sostegno a chi lo denuncia e il pugno duro per chi invece tace,
rafforzamento degli uffici giudiziari nell'aree più calde, niente difensore
d'ufficio e gratuito per i boss che si presume siano ricchissimi, stop ai
contributi statali per imprenditori che abbiano sulle spalle condanne o
patteggiamenti, controllo a tappeto del voto di scambio. Ma non è solo per una
lotta al crimine ancora poco praticata che il Pd deve recuperare uno svantaggio
pesante in una regione che era diventata rossa come l'Emilia. A pochi chilometri, Silvio Berlusconi e
Gianfranco Fini attaccano da Piazza Plebiscito, Napoli, sul disastro spazzatura
e sulla gestione Bassolino. Veltroni accenna solo una volta al
governatore. Per difenderlo. "Non si può accusare soltanto una persona per
quello che accade in Campania. Le colpe sono di tutti. Del
centrosinistra e di chi ha governato per cinque anni, spendendo due miliardi e
mezzo di euro, senza risolvere nulla". Di emergenza-immondizia, Veltroni parlerà probabilmente mercoledì quando il sarà a
Napoli, stessa piazza del Cavaliere, per una delle chiusure della campagna
elettorale. Bassolino è fragorosamente assente in questa prima giornata del
tour campano che tocca Caserta, Avellino e Salerno. Si nota e parecchio la sua
sparizione, mentre. appena l'altro giorno, Renato Soru in Sardegna faceva da
cicerone al segretario. E Veltroni ieri lo ha portato
ad esempio di un talento che si è fatto da solo. Bassolino invece non sarà sul
palco neppure mercoledì e non è un mistero per nessuno che Veltroni
aspetti le dimissioni del presidente della regione già da un po'. Il giro del
pullman nell'interno della Campania, fino allo sbocco sul golfo di Salerno,
avviene sotto la pioggia. Comizio bagnato a Caserta davanti a un migliaio di
persone, ad Avellino il teatro Gesualdo è stracolmo e qui Veltroni
tira fuori l'argomento Lega. "Faccio tutto questo per la bandiera che è
sempre al mio fianco, per l'Italia, per l'inno che suoniamo alla fine dei
nostri appuntamenti. Loro non possono neanche cantarlo perché c'è sempre un
leghista che rimane muto come un pesce". Attacca Berlusconi
ricordandogli che "le istituzioni, a cominciare dal Quirinale, non sono di
una parte ma di tutti". Strappa un applauso per Ettore Scola, avellinese
"diventato un regista del cinema mondiale". Parla di "diritto al
sorriso" però non è la ricetta della felicità, è l'annuncio di un fondo
per le cure odontoiatriche. Berlusconi è il vecchio,
si candida per la quinta volta, "in Europa i leader hanno la mia età, così
possono aprire un ciclo". In Irpinia il convitato di pietra è Ciriaco De
Mita, escluso dalla liste del Pd. Veltroni non lo
nomina mai, ma ci pensa un ragazzo del pubblico a cogliere l'assist del
segretario. "La semplicità è un valore. Bisogna parlare facendosi capire,
con il linguaggio che si usa in famiglia.". "Diglielo a De
Mita.", urla una voce e la platea ride. Per la rimonta Veltroni
non rinuncia nemmeno a un affondo inedito e diretto contro i vecchi alleati:
"Andando da soli non dovremo discutere più con Bertinotti, Diliberto,
Pecoraro, Mastella.". E a Salerno arriva un appello al voto utile:
"Ormai in campo ci sono solo due partiti, dobbiamo conquistare gli
indecisi del Pdl, soprattutto di An, e i voti dell'estrema sinistra".
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
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Commenti IL SABATO
DEL VILLAGGIO COME MISURARE LA LIBERTà DEL VOTO GIOVANNI VALENTINI Con un gesto
tanto inusuale quanto apprezzabile, il ministro uscente delle Comunicazioni,
Paolo Gentiloni, ha diffuso nei giorni scorsi via e-mail il "resoconto
sommario" della sua attività nei ventidue mesi del governo Prodi. "Sono
soddisfatto - scrive Gentiloni - di quanto siamo riusciti a fare in un tempo
così breve e sono particolarmente orgoglioso di alcuni risultati come ad
esempio l'introduzione del Wi-max, le nuove leggi sul sostegno a cinema e
fiction e sui diritti tv del calcio, il rilancio della transizione alla tv
digitale, i rilevanti investimenti pubblici per la banda larga, il censimento
che ha consentito la prima gara sulle frequenze tv". Poi, lui stesso
ammette: "L'interruzione della Legislatura non ha consentito di portare a termine
la modifica della legge Gasparri e la riforma della Rai, argomenti al centro di
un aspro conflitto politico e parlamentare sul quale si sono fatti sentire sia
l'ostruzionismo di una destra dominata dal conflitto di interessi, sia le
incertezze di una parte della nostra stessa maggioranza". E conclude con
l'impegnativa indicazione che "gli obiettivi di un mercato tv più aperto e
pluralista e di una Rai più autonoma dai partiti e diversa dalla tv commerciale
restano, assieme alla diffusione generale della banda larga, tra le sfide
maggiori della prossima Legislatura". Quanto alla riforma antitrust, il
ministro ricorda che il suo disegno di legge (n.1825) "è stato giudicato
idoneo dall'Unione europea a sanare le distorsioni provocate dalla legge
Gasparri e in grado di evitare così l'irrogazione delle sanzioni che la
procedura d'infrazione in corso prevede a carico dei contribuenti
italiani". Il medesimo provvedimento, per citare ancora le parole di
Gentiloni, "costituisce una risposta efficace al problema del conflitto
tra le leggi nazionali in materia televisiva e l'ordinamento comunitario, messo
in luce dalla recente sentenza della Corte di Giustizia europea sul caso Europa
7". Aggiungiamo pure per completezza che a parte Europa
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
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Pagina III - Torino
La consultazione La chiarezza Chiamparino: "Non è mai successo che ad un
partito venisse impedito il comizio" "Un referendum sul percorso
Compensazioni? Parliamone" Dovrebbero esprimersi tutte le popolazioni
coinvolte fino a Settimo. A confronto le varie opzioni che emergono dal lavoro
dell'Osservatorio C'è meno oscurità rispetto al passato. La vicenda sta
dividendo chi è favorevole al progetto da coloro che puntano soltanto ad
allungare i tempi PAOLO GRISERI (segue dalla prima di cronaca) Signor sindaco,
perché giovedì sera avete rinunciato al dibattito? "Perché non avevamo
intenzione di causare incidenti. Io avrei anche potuto presentarmi da solo e
discutere con i manifestanti. Ma se uno solo avesse deciso di alzare le mani la
polizia sarebbe stata costretta a intervenire". Perché organizzare proprio
ora una manifestazione sulla Tav? "Per dare voce a coloro che nella valle
sono favorevoli a questa opera in un contesto in cui per molti anni si sono
sentite solo le posizioni di chi è contrario. Questo non è stato possibile
perché qualcuno ha scelto di interporsi tra noi e la popolazione. Un
atteggiamento che umilia chi lo compie". Fascisti travestiti? "Questa
è un'espressione che ha usato Mercedes Bresso". Lei quale utilizzerebbe
invece? "Diciannovisti". Come dire prefascisti? "è il termine
con cui Enrico Berlinguer definì gli indiani metropolitani che avevano impedito
a Luciano Lama di parlare all'università. Visto che in certe aree politiche va
assai di moda ricordare Berlinguer, questa volta lo faccio io". A onor del
vero va detto che l'altra sera Almese era piena di gente assolutamente normale.
Non c'erano solo i presunti professionisti dello scontro, anzi.... "Questo
è vero. Ma la miscela è stata decisiva". Da chi era composta, a suo parere,
la miscela? "Da tre ingredienti: il millenarismo catastrofista di Alberto
Perino, il radicalismo politico della Fiom e la goliardia dei centri
sociali". C'erano anche le signore vestite da statuine del presepe. Dove
le inseriamo? "Dietro le statuine del presepe c'era chi girava con il
bastone. In ogni caso senza la presenza dei centri sociali, anche il dialogo
con chi manifestava sarebbe stato possibile". Politicamente come si esce
da questa situazione? "Intanto mi aspetto che tutti, ma proprio tutti i
partiti condannino la grave violazione delle regole della democrazia. Non sono
ammissibili distinguo o atteggiamenti cerchiobottisti da 'Né con lo Stato né
con le Br'. Non era mai successo che a un partito venisse impedito di tenere un
comizio elettorale. Per mesi ci siamo detti che non si può fare la Tav con i
carabinieri nei cantieri. Anche la campagna elettorale non si può fare con le
forze dell'ordine che proteggono i comizi". E sul merito? "Sul merito
questa vicenda sta facendo chiarezza. Sta dividendo chi è favorevole alla Tav
da coloro che puntano all'impaludamento, all'allungamento dei tempi". Nei
giorni scorsi Roberto Della Seta, candidato del Pd al Senato, la accusava di
cercare la contrapposizione sulla Tav. Come risponde? "Preferisco non
replicare a Della Seta. Capisco che abbia il problema della coerenza con le sue
posizioni precedenti". Chi è che gioca all'impaludamento? "Il rischio
è sempre dietro l'angolo. Anche in occasione dell'ultima riunione del tavolo
politico a Palazzo Chigi c'era chi non voleva discutere di scenari e tracciati.
Per fortuna invece si è deciso diversamente. L'Osservatorio di Virano, che
finora ha lavorato bene, deve ora passare alla fase decisiva". E quando
l'Osservatorio avrà concluso i suoi lavori? "Allora si potrà fare il
referendum tra le popolazioni interessate, da Settimo alla Val di Susa. Anche
mettendo a confronto le diverse opzioni che dovessero emergere". Dopo quel
che è accaduto giovedì sera il centrodestra gioisce. Dice: "Chi semina
vento raccoglie tempesta". Come risponde? "In questa storia il vento
lo hanno seminato loro. Hanno usato la forza per evitare di discutere con le
popolazioni e poi hanno dovuto accettare la soluzione da noi proposta
dell'Osservatorio tecnico". Berlusconi le ha inviato la sua
solidarietà. Come commenta? "Lo ringrazio come ringrazio tutti coloro, da
Fassino a Veltroni, che hanno fatto altrettanto". Il leader del Pdl propone
riduzioni fiscali alle famiglie della Val di Susa per i disagi dei cantieri.
è una buona idea? "Si può discuterne. Anche Saitta sta studiando ipotesi
di compensazione. Non sono contrario alle compensazioni. Del resto io sono uno
dei tre Re magi. Se portiamo un po' di oro, non guasta".
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina X - Roma
Piazza del Popolo Walter Veltroni chiuderà
la sua campagna a piazza del Popolo venerdì 11 alle 17. Giovedì al Colosseo Berlusconi e Fini Lazio, il match decisivo tra Pd e Pdl Chi vince anche per
un solo voto si aggiudica 15 dei 27 senatori GIOVANNA VITALE è talmente
decisiva la partita del Senato nel Lazio, che Walter Veltroni ha deciso
di chiudere a Roma il suo tour nelle 110 provincie d'Italia. Con una
grande manifestazione in piazza del Popolo, capienza massima 50mila persone,
dove alle 17.30 di venerdì 11 il Pd è sicuro di fare il pieno. Mentre il Pdl
celebrerà nella capitale solo la penultima tappa elettorale (l'ultima sarà
Napoli): con Berlusconi e Fini, giovedì 10, davanti
all'arco di Costantino. Da settimane esperti e politologi ripetono che il Lazio
è una delle tre regioni (insieme a Liguria e Abruzzo) che può fare la differenza:
determinando l'esito della competizione nazionale. Qui infatti si eleggono ben
27 senatori: basta essere avanti di un solo voto per aggiudicarsi il premio di
maggioranza, che il Porcellum assegna su base regionale. Chi vince conquista 15
senatori: da distribuire, in caso di successo democratico, tra Pd e Lista Di
Pietro (che avrà tra uno e due seggi), altrimenti sarà il Pdl a fare l'en
plein. I restanti 12 posti saranno invece divisi tra tutti i partiti che
raggiungeranno il quorum: la maggior parte andrà al Pd o al Pdl, che però non è
detto centrino la dozzina. Tutto dipenderà dal risultato degli altri simboli:
se, come potrebbe accadere, Sinistra Arcobaleno e Udc riusciranno a
oltrepassare quota 8%, strapperanno almeno 2 seggi ciascuno al "miglior
perdente" (tra Pd e Pdl, appunto). Senza considerare l'incognita Storace:
se pure la Destra dovesse superare il quorum, chi arriva secondo potrebbe
ottenere non più di 6 senatori. Consegnando a Palazzo Madama, solo per effetto
del Lazio, una differenza tra i 7 e i 9 parlamentari in meno. Un bel bottino,
non c'è che dire. Alle politiche del
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
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Pagina IV - Palermo Party e piazze semivuote la campagna elettorale fa flop
Poca gente per i big, domani arriva Berlusconi I dati
della Digos "Mai più di 2 mila persone ai comizi" Alle feste solo
gente selezionata ANTONELLA ROMANO PER Veltroni e la
Finocchiaro 1.800 presenze in piazza Massimo, per Casini all'Astoria erano in
mille, Bertinotti ne ha portati in piazza 1.200. E poi il flop alla
convention organizzata per Fini, con sole 300 persone e più della metà di
poltrone vuote all'Imperia. Sono i dati sulle presenze alle manifestazioni
elettorali forniti dalla Digos e confermano che questa è la campagna elettorale
più sottotono degli ultimi anni. Con pochi manifesti e pochi comizi in piazza,
con molte riunioni politiche anche affollate nei cinema ma meno feste in
discoteca, con più incontri riservati in locali e pub e tante cene private a
dispetto delle grandi abbuffate per le regionali passate. A guardare numeri e
impressioni questo scorcio finale di campagna non ha nulla a che vedere con
quella per le Regionali di due anni fa quando le piazze e il palasport si
riempirono e i party dei candidati registravano numeri da record. Quest'anno ad
aprire l'ultima settimana di campagna elettorale sarà Silvio Berlusconi
e i forzisti, con negli occhi ancora il flop di Fini al cine Imperia, hanno
fatto le cose in grande. A fare da contorno alla convention di domani alla
Fiera del Mediterraneo, un "villaggio" allestito per accogliere alle
11 il leader del Pdl. Bandiere, gadget, panelle e animazione. E inviti mandati
a tappeto. "è il grande evento che coinvolge tutti i candidati a Camera,
Senato e regionali. Da Caltanissetta, Agrigento e Trapani arriveranno decine di
pullman. Nel pomeriggio si prosegue a Catania. Sarà un successo che durerà
un'intera giornata", scommette il coordinatore regionale Angelino Alfano.
Una campagna elettorale, al di là dei grandi eventi, al risparmio. Folla solo
agli incontri dei ras del voto o di qualche new entry. "Ci sono state meno
feste. Del resto era prevedibile, sono passati solo due anni dal voto
precedente", sostiene Stapino Greco, Mpa. "Tutto il settore ha
registrato un calo di appuntamenti e serate organizzate", conferma Alberto
Coppola del Kalhesa, locale scelto dai candidati del centrosinistra, come
Antonello Cracolici, Anna Finocchiaro, Rita Borsellino ma anche dal forzista
Francesco Scoma. "Mentre da Fini erano in pochi io ho radunato al Tiffany
duemila persone - afferma Scoma, nel 2006 il più votato del suo partito -
Viaggio a una media di mille persone al giorno. L'interesse in giro c'è".
Giovedì sera Cracolici era al Solemar, con invitati ristretti, e Scoma al
Telimar per un cocktail rivolto ai giovani universitari e professionisti
organizzato dai fratelli Giuseppe, Chiara e Francesco Stassi. Ieri Davide
Faraone, ex consigliere comunale che prova il salto all'Ars, si è cimentato in
un comizio alla Tonnara Florio, un altro dei locali più gettonati. Più di 4
mila gli inviti distribuiti. "Non una festa ma un appuntamento politico. Non
è tempo di musica. La gente è disillusa, c'è un clima di sfiducia, per questo
si avverte meno partecipazione agli incontri - dice Faraone - Ma io non mi
posso lamentare". Pino Apprendi ha riempito villa Scalea, offrendo
salsiccia e vino. Per Saverio Romano festa da Volo in via Libertà organizzata
dal movimento giovanile dell'Udc, con la consigliera comunale Doriana Ribaudo
scatenata al karaoke. Totò Cianciolo, candidato in una delle liste di Lombardo,
ha invitato gli amici al Buddha bar, il tempo di una bicchierata. Target
giovane nell'ultimo dei locali alla moda, il Reloj, con schermo gigante per gli
spot del segretario della Cisl Giuseppe Lupo, che si candida all'Ars per il Pd.
Circa seicento persone, una consumazione gratis a ingresso, e discorso. "è
tutta gente selezionata, giovani medici, avvocati, professionisti e tanti
indecisi. Comune denominatore? Detestiamo la politica delle clientele. Vengono
per conoscere dal vivo il candidato", dice Paola Sorgi, curatrice della
serata, figlia del segretario organizzativo della Cisl Nino Sorgi. Antonella
Monastra, candidata all'Ars per Rifondazione comunista, ieri ha fatto un
aperitivo al campo da golf a villa Airoldi, giovedì una cena privata da amici.
"C'è meno movimento, lo stiamo avvertendo tutti. La gente cerca però
quelle occasioni, come le cene, dove può avere uno scambio diretto con il
candidato", osserva la Monastra. Feste a Santa Rosalia, ai Danisinni e in
via Serradifalco, quest'ultima giovedì con cinquecento persone, per il
consigliere Fabrizio Ferrandelli, in lista per l'Ars con la Sinistra
arcobaleno, sponsorizzato dai Verdi Angelo Ribaudo e Marcello Capetta,
candidato alla Camera. "La gente si mobilita se alla base c'è un progetto.
E il nostro è nato da anni di lavoro nelle scuole, dentro l'Università e nel
territorio, con un nuovo modo di far politica", spiega Capetta.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina I - Napoli
L'analisi Partita a scacchi senza certezze ROBERTO FUCCILLO LA piazza dei
grandi raduni contro il pranzo a otto della signora Clotilde. Certo il 9 aprile anche Walter Veltroni metterà
il suo popolo alla prova di piazza Plebiscito. Intanto però il confronto di
ieri consegna una doppia immagine: i pullman azzurri di Berlusconi che calano su Napoli e quello verde di Veltroni a
peregrinare nella regione, accontentandosi di appuntamenti più domestici.
SEGUE A PAGINA X.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli
Nel pomeriggio tour e bagno di folla ad Avellino e a Salerno dove elogia il
sindaco De Luca E in Irpinia attacca De Mita Botta e risposta a distanza:
"Walter? Uno che non pensa" Qui puntiamo sulla Picierno, una ragazza,
non una persona da 45 anni in parlamento DARIO DEL PORTO DAL NOSTRO INVIATO
SALERNO - L'Irpinia che, sotto la pioggia, accoglie Walter Veltroni
nella seconda tappa del suo tour in Campania evoca uno dei temi-cardine della
campagna elettorale, l'addio al Partito democratico di Ciriaco De Mita. Ma se
prova di forza doveva essere, quella tra i nostalgici dell'uomo di Nusco e i
sostenitori della nuova formazione politica, sembra proprio che ad
aggiudicarsela siano questi ultimi, pigiati uno sull'altro alle porte del
teatro Gesualdo, che neanche con la visita del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano era apparso tanto piccolo. "L'Irpinia è dei suoi
cittadini, che hanno dato prova di avere grandi capacità", risponde Veltroni quando, prima di risalire sul pullman e fare rotta
su Salerno, gli viene chiesto di De Mita e dello strappo più doloroso consumato
in Campania al momento della compilazione delle liste. Il candidato premier
però dimostra di non voler più guardare al passato. E ad Avellino come a
Salerno sceglie di "incoronare" il futuro: "Stiamo portando
avanti un'innovazione politica coraggiosa. Il fatto che la nostra capolista
alla Camera in questo collegio non sia una persona che da 45 anni sta in
Parlamento, ma una ragazza di 26 anni, Pina Picierno, ne è il segno visibile".
Una puntura di spillo indirizzata proprio a De Mita il quale, intervenendo a
Napoli a un incontro organizzato dalla Cisl, non risparmia invece una bordata
al leader del Pd: "Veltroni non candida musulmani
perché non portano voti. Dimostra di non pensare, e chi non pensa non può
governare". A pochi chilometri di distanza da Avellino, tra Ariano e
Savignano, la tensione legata all'emergenza rifiuti sembra sul punto di
esplodere nuovamente dopo gli scontri di giovedì sera tra manifestanti e polizia.
Veltroni dedica alla crisi un passaggio quando ricorda
i lacci e i veti incrociati che bloccano il Paese: "Quando non si riescono
a prendere decisioni in tempi brevi, succede come in Campania, dove poi si è
creata l'emergenza rifiuti". In piazza comunque Veltroni
trova solo una folla entusiasta che riempie il teatro Gesualdo già un'ora prima
dell'arrivo del segretario del Pd, al punto che anche sindaci ed altri
esponenti politici incontrano grandi difficoltà prima di riuscire a guadagnare
l'ingresso. Sul palco, il candidato premier chiama "un figlio di questa
terra, che è diventato uno dei più grandi registi italiani, Ettore Scola".
E rimarca la capacità con la quale l'Irpinia ha saputo "sempre produrre
energie intellettuali forti, temperamenti forti, e ha saputo donare in certi
momenti alla storia di questo Paese il senso della sua grandezza". Poi
però avverte la platea che parlerà "dell'Italia". L'intervento vola
alto, ricorda il quarantesimo anniversario dell'omicidio di Martin Luther King,
il suo memorabile "I have a dream" che sembrava, sottolinea Veltroni, "il discorso di un idealista e invece oggi è
realtà perché Barack Obama è candidato alla presidenza degli Stati Uniti".
Evoca quelle parole, il candidato del Pd, per lanciare il suo monito alla
malavita organizzata e rivolgere alle mafie l'invito "a non votare per
noi". Più volte l'ex sindaco di Roma viene interrotto dagli applausi e
anche da qualche sorriso, specie quando Veltroni sceglie, in maniera studiata, di non nominare mai Berlusconi limitandosi a parlare del "candidato premier dello
schieramento a noi avverso". A Salerno, il segretario del Pd trova il
sindaco Vincenzo De Luca, fino a ieri oppositore principe di Antonio Bassolino
ma oggi, auspice anche Massimo D'Alema, pronto ad accantonare l'antica
divisione in attesa di quel "segnale di discontinuità" al vertice
della Regione Campania che più volte, in questi giorni di campagna elettorale,
è stato evocato proprio da Veltroni. La pioggia fa
trasferire il comizio da piazza Portanova al chiuso del teatro Augusteo. Qui il
leader del Pd elogia immediatamente "questa bella città governata dal mio
amico De Luca", seduto in prima fila assieme al segretario regionale del
Partito, Tino Iannuzzi, che sarà poi pubblicamente ringraziato da Veltroni alla fine del suo intervento. L'ex sindaco di Roma
prende ad esempio i "giovani di Salerno, chissà quanti sono stati
costretti ad andare via, quelli che ad esempio hanno studiato in questa
università che rappresenta un prototipo e un modello" eppure hanno dovuto
lasciare il Mezzogiorno per trovare un'occupazione. "Non possiamo
permettere che un giovane di talento non trovi opportunità di lavoro",
sottolinea Veltroni. E poi ricorda la Salerno-Reggio
Calabria, una eterna incompiuta che, sbotta il segretario "prima o poi,
Dio buono, dovrà pure finire. E noi ci impegneremo per questo". Ma gli
applausi più convinti, come ad Avellino, arrivano quando si parla di sanità, la
ferita sulla quale ha sparso sale la vicenda giudiziaria che nei mesi scorsi ha
coinvolto lady Mastella. "So che ci sono tanti manager di Asl nominati pur
avendo esperienza in altri campi. Io dico che la politica deve scegliere il
ministro e l'assessore alla Sanità. Poi basta. E non mi interessa se un
primario è di destra o di sinistra. Mi interessa solo che sia bravo".
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Napoli
La promessa di Berlusconi "Consiglio dei ministri
a Napoli" Il Cavaliere: in due mesi risolverò l'emergenza rifiuti Fini:
"Il 13 e il 14 aprile ci sarà l'avviso di sfratto per Bassolino"
"Il mio posto di lavoro sarà qui finché non si tornerà alla
normalità" OTTAVIO LUCARELLI "prendo davanti a voi un impegno. Sarò
qui a lavorare per Napoli e la Campania e il primo Consiglio dei ministri si
terrà nel Palazzo Reale di Napoli. Il posto di lavoro del presidente del Consiglio
resterà qui finché non sarà concretamente avviata la soluzione per il ritorno
di Napoli e della Campania alla normalità". è l'impegno di Silvio Berlusconi davanti ad alcune migliaia di persone arrivate in
piazza del Plebiscito da diverse aree della regione ma soprattutto dalla
provincia di Caserta. Sul palco Berlusconi e
Gianfranco Fini parlano in serata dopo il violento acquazzone e dopo aver
incontrato in un albergo del lungomare i candidati alle politiche e alle
comunali oltre a una delegazione di ex Udeur, compreso il cognato di Mastella
Pasquale Giuditta, che ha deciso di sostenere il Pdl nell'ultima settimana di
campagna elettorale. "Non dico - aggiunge Berlusconi
- che risolverò il problema in due mesi. Dico solo che dopo due mesi, se non ci
saranno segni evidenti di una soluzione concreta, la responsabilità comincerà
ad essere anche mia". "La Costituzione - spiega il leader Pdl -
consente di portare il Consiglio dei ministri occasionalmente altrove e al
presidente del Consiglio di eleggere come luogo di lavoro un'altra sede e,
dunque, avrò una sede operativa nella prefettura di Napoli dove mi interesserò
direttamente e personalmente di risolvere il problema dei rifiuti. Ho fatto
un'indagine e un uomo delle istituzioni come Gianni Letta ha preparato una
relazione scritta. è assolutamente possibile. Avrò qui una sede operativa e mi
interesserò di avviare questo problema a soluzione fino a quando l'immagine di
Napoli non sarà ripulita". Parla un'ora dal palco Silvio Berlusconi: "Ho sofferto come e più di voi per la
tragedia dei rifiuti. Le tv di tutto il mondo dipingevano una Italy under
trash, un'Italia sotto la spazzatura. Nell'immaginario del mondo il nostro non
è più il paese della bellezza, ma il paese che non è riuscito neppure a
smaltire i suoi rifiuti. Non solo. Anche l'emergenza diossina che ha colpito la
produzione della mozzarella di bufala è stata gestita in maniera folle. Chi ha
gestito il caso ha gettato il rischio su tutta la produzione di questo elemento
importante che fa parte della nostra economia e dell'economia della vostra
regione. Poi si vede che alla fine c'erano solo tre aziende e invece hanno
rovinato il mercato della mozzarella per tutti". Un impegno con la città
e, a ruota, le accuse alla classe dirigente locale. "Napoli e la Campania
- annuncia il leader del Pdl - questa volta saranno dalla parte della libertà.
Mi rifiuto di pensare che i cittadini, dopo il malgoverno di cui sono
testimoni, possano ancora dare fiducia e responsabilità alla sinistra che ha
dimostrato a Napoli e in Campania di non saper governare". Duro sul
presidente della Regione: "Il Partito democratico ha candidato qui un
certo Massimo D'Alema per coprire l'immagine di Bassolino". Ironico sul
sindaco Rosa Russo Iervolino: "Pensavo che i napoletani non la eleggessero
perché, così amanti della musica, ero certo che avessero un orecchio fine. E
anche l'orecchio vuole la sua parte". Berlusconi prende
posizione sulla camorra: "La sinistra a Napoli e in Campania resta lì
nelle sue posizioni di potere. Bassolino non intende dimettersi e Walter Veltroni insiste a dire che noi nei nostri incontri non abbiamo fatto i
nomi della mafia e della camorra. Devono vergognarsi perché metà dei
consiglieri regionali qui sono indagati e purtroppo in Campania c'è il record
dei consigli comunali sciolti per camorra". Quindi alterna barzellette e
gaffes. Una clamorosa: "Veltroni ci ha fatto
credere che il cambiamento a sinistra era possibile, che lui era stato
folgorato sulla via per Damasco come San Pietro". Scambiando, appunto, San
Pietro con San Paolo. Parla invece solo dieci minuti Gianfranco Fini, senza
barzellette e senza gaffes: "Il voto del 13 e del 14 aprile non sarà
soltanto lo sfratto esecutivo di Prodi da Palazzo Chigi ma anche l'avviso di
sfratto per Bassolino". In mattinata a Benevento Fini aveva affrontato il
nodo rifiuti: "Ho stima per il commissario Gianni De Gennaro, ma il suo è
un mandato a termine e così deve rimanere. Il suo lavoro, che secondo me è
stato positivo, finirà. Il problema dei rifiuti non può continuare ad essere
gestito con i commissariamenti straordinari". Anticipando dunque l'impegno
serale di Berlusconi. Sarà lui direttamente, se eletto
premier, a risolvere la crisi rifiuti lavorando in piazza del Plebiscito tra la
prefettura e Palazzo Reale.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli
I telefonini La gaffe La sofferenza I capricci "Oj Silvio, oj Silvio
mio..." ma non è un Plebiscito Duecento pullman, tutti da altre province I
giovani del Pd scattano foto dai telefonini per informare Veltroni: non c'è nessuno... Siamo più di 70 mila, ma i sindaci si
guardano smarriti E l'impianto acustico fa i capricci Ho sofferto come e più di
voi per la tragedia della spazzatura. Le televisioni di tutto il mondo
dipingevano un'Italia sotto i rifiuti Veltroni ci ha
fatto credere che il cambiamento a sinistra era possibile, che lui era
folgorato per la via di Damasco come San Pietro ANGELO CAROTENUTO è come
scambiare il pubblico di Milan-Arsenal con quello di Napoli-Chieti. "Siamo
70mila persone". Anzi no. "Siamo 75mila", la sparano lì gli
organizzatori. Solo che pare una folla da partita di serie C1, tutta compressa
nel recinto che il Pdl ha ritagliato dentro il Plebiscito. Metà piazza è vuota
alle spalle del palco, piazzato giusto al centro. Motivi di sicurezza, dicono.
Una fila di transenne spezza l'accesso dal versante di Santa Lucia. I gazebo
dove si distribuiscono fac-simile di scheda elettorale, gadget e magliette,
segano un'altra area sotto Palazzo Reale. Molti vanno a ripararsi lì sotto.
"Siamo pochi, eh?", si guardano smarriti consiglieri comunali e
regionali, amministratori vari di centrodestra, i sindaci di Terzigno e Volla,
con il candidato sindaco di Casoria che riesce a trovarsi al momento giusto sul
percorso di Berlusconi, gli taglia la strada, lo
ferma, lo abbraccia, e poi scopre che la macchina fotografica non era carica.
Duecento pullman parcheggiati tra porto, lungomare e Molosiglio. Gli altri 400
annunciati saranno in garage. Più che un popolo della libertà, pare una ciurma.
C'è poca Napoli. "Diciamo che è colpa della pioggia?". Effetto liste.
Gli esclusi ci sono, il loro mondo no. C'è molta provincia e dintorni: lo
dicono i cartelli. Santa Maria a Vico, Casola, San Potito Sannitico. Da Ailano
vengono con la banda del paese, "come a luglio scorso - dice Covelli, il
maestro che dirige - quando ogni tanto ci chiedevano una marcetta per riempire
i vuoti, ma stavolta non facciamo il juke box". Calitri, Angri, Trentola,
il paese in cui è andato Veltroni e da dove arrivano
con l'immagine di un Silvio che schiaccia un diavolo. In Sicilia, solo pochi
giorni fa, un paio di dirigenti locali sono saltati per il flop di una
manifestazione di Gianfranco Fini. Così, prima di finire sotto accusa, Paolo
Russo si affretta a fare il bilancio di quella che lui ha visto come "la
più grande manifestazione nella storia dei partiti politici italiani, possibile
grazie all'organizzazione predisposta dal Pdl". Caldoro si ferma al
"grande entusiasmo". è un'organizzazione che dinanzi alle cattive
previsioni meteo, monta un palco scoperto. L'impianto acustico non si spinge
fino a piazza Trieste e Trento, dove i passanti non possono cogliere la grande
novità che Berlusconi aveva promesso. Non arriva dal
discorso. Dove parla di rifiuti, e vabbè. Dell'avviso di sfratto a Bassolino,
aveva già detto. Dei brogli, pure. La gag sulla voce della Iervolino è vecchia.
La storia dei comunisti, non ne parliamo. La vera svolta che Silvio Berlusconi offre dal palco del Plebiscito, sta nell'addio
alla chitarra di Mariano Apicella e l'apertura a Guido Lembo. Un'era che si
chiude, il nuovo che avanza. Lembo sa come ripagare. Oj vita mia diventa
"Oj Silvio, oj Silvio mio". Ride. Gli pare una bella invenzione.
"Battete le mani. Tutti. Su le mani". Bravo, e l'ombrello? Arriva la
Mussolini, e allora canta "'a cchiù bbella 'e tutt'e bbelle". è una
platea di molti coetanei, quella che si trova davanti Silvio Berlusconi,
72 anni,
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina
I - Napoli Il Cavaliere: "Primo Cdm a Palazzo Reale, resto finché c'è emergenza".
Il capo Pd: "Da lui solo offese. E non cita le cosche" Sfida su
camorra e rifiuti Berlusconi: governerò da
Napoli. Veltroni: legge
anticlan.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina X - Napoli
(segue dalla prima di cronaca) na differenza di stile, alla quale si aggiunge
una differenza di parole d'ordine. Veltroni impugna la spada della
lotta alla criminalità, Berlusconi la ramazza di chi vuole spazzare via i rifiuti. Eppure, dietro i
proclami, resta la sensazione di una campagna elettorale debole, con il rischio
serio di un vasto astensionismo, nella quale echeggia un generale "vorrei
ma non posso", checché dica lo slogan veltroniano. Il Pd campano è
avviluppato nella contraddizione di Bassolino, che non è fatta solo di rifiuti.
Negli ultimi giorni, ieri compreso, Veltroni gli ha
concesso più che mai la teoria delle responsabilità multiple. Ma il problema è che
la costruzione politica di Bassolino, la sua "grosse Koalition", vede
ormai Mastella confinato a Ceppaloni e De Mita emigrato nell'Udc. Le sue
mancate dimissioni sanno di "perseverare diabolicum", ma dietro la
fine del suo progetto politico c'è una prospettiva di governo dai tratti
indefiniti. All'epoca delle primarie il partito era ancora largamente quello
"vecchio" di Bassolino e De Mita, quello "nuovo" ora è una
incognita. Non a caso Fini è intervenuto ieri sul riproporsi di vecchie
alleanze (Udeur e Rifondazione comprese) alle amministrative, e ha contestato a
Veltroni l'ennesimo "ma anche". Non sta
meglio la Sinistra arcobaleno. Soprattutto Rifondazione ha passato questi
ultimi mesi chiusa in una sua Elsinore, a chiedersi se sia più ferale l'abbraccio
a Bassolino o lo staccare la spina da una giunta dove il partito detiene un
assessorato di rilievo. Dall'altra parte il vento sembra in poppa. Già due anni
fa, a dispetto del ferreo "sistema di potere" bassoliniano, la Casa
delle libertà perse al Senato per soli 15666 voti, la miseria di 52 centesimi
di punto percentuale (dati finali convalidati dal Senato). Ovvio che il Pdl
consideri sua ormai la Campania. Ma il trionfalismo copre un vuoto anche qui. Berlusconi ripete che lui rimarrà a Napoli per risolvere la
questione rifiuti: la cosa apre il cuore al suo popolo, ma significa anche che
troppe speranze sulla classe dirigente locale non ce ne sono. Il "ghe
pensi mi" del Cavaliere è anche un benservito a Gianni De Gennaro:
"Accelereremo al massimo la realizzazione dei termovalorizzatori"
significa che sin qui si è andati pianino. Anche Fini loda De Gennaro, ma gli
dà i trenta giorni: "Il suo mandato è a termine". Dopo ci penserà
direttamente il governo. Non senza contraddizioni. Perché nella Hogsworth berlusconiana
Bassolino sarà anche il Voldemort di turno, ma Silvio "Potter" ripete
da tempo che risolverà tutto in due mesi, salvo però specificare che "la
bacchetta magica non ce l'ha nessuno". Rifiuti, mozzarelle e quant'altro
hanno ridimensionato l'immagine della Campania nel mondo, ma anche il suo peso
relativo nello scacchiere nazionale, fino a renderla semmai un problema in più
per chi deve governare il paese. Ora Veltroni e Berlusconi si contendono di fatto 15mila sporchi voti, ma il
13 aprile è una data che sa di colonne d'Ercole: oltre, per la Campania, si
profila un fitto mistero.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Falso liberale Il
sillabario del regista B come bugie di Berlusconi P
come paura dell'illegalità Il leader del Pdl ha osato anche dire al settimanale
"Newsweek" di essere il più liberale di tutti perché i giornali della
sua famiglia non attaccano mai la sinistra Tra politica, cinema e vita privata
il "Sillabario della felicità" di Nanni Moretti. Il regista porta con
sé a Napoli alcuni suoi cortometraggi: dopo l'incontro il pubblico, circa
seicento persone divise in due sale, li guarderà con attenzione. Moretti lascia
Napoli con una copia della raccolta di racconti di Andrej Longo
"Dieci", regalo degli organizzatori. Ma ecco il Sillabario personale
del regista romano. Antipatia - "Per le persone di spettacolo che non
vanno a votare sostenendo che non hanno tempo. E in genere per tutti quelli che
dicono che tanto i partiti sono tutti uguali". erlusconi, Bugia, Brogli,
Boomerang - "In un'intervista a Newsweek, Berlusconi
ha detto che mai nei suoi giornali e nelle sue televisioni viene attaccata la
sinistra. Chi parla continuamente di brogli mina le base della democrazia.
Qualunque cosa si dica in campagna elettorale, può diventare un
boomerang". oerenza - "Trovo stupida e prepotente la frase: la
coerenza è la virtù degli imbecilli" Elezioni - "Non voglio ferire la
sensibilità di nessuno, ma ho una speranza precisa". Felicità -
"Quando nel traffico qualcuno non ti guarda con odio. Quando un barista fa
bene e con dignità il suo lavoro". rillo - "No, proprio no".
Italia - "è anche quella dei dodici docenti universitari che rifiutarono
l'adesione al fascismo. Dodici su millecento". Linguaggio - "Le
parole sono importanti, come ho detto nel mio film "Palombella
rossa". Tanto importanti che di questo potremmo parlare per ore".
Messaggio - "Non c'entra con il cinema, è troppo univoco". Nemico -
"Ne ho già parlato alla voce Newsweek" (cioè Berlusconi).
Opinione pubblica - "è la cosa che manca di più in Italia, ogni giorno di
più". Paura - "La mia paura è che oggi il disprezzo delle regole sia
un dato biologico degli italiani". ualità - "La ricerca della qualità
è sempre vincente. Se una televisione si ponesse questo obiettivo, si
scoprirebbe con sorpresa che sono in molti a seguirla". Rete - "Per
me la Rete non è democrazia". Televisione - "Vedi alla B di
boomerang: oggi nessuno ricorda che c'è un candidato premier che possiede tre
televisioni". Terrorismo - "Dieci anni fa interpretai e produssi il
fil di Mimmo Calopresti "La seconda volta". E quando ai dibattiti
dicevo che erano assassini andava bene, quando poi dicevo che erano anche
idioti per il tipo di comunicazione che diffondevo, i ragazzi si ribellavano.
Penso che i terroristi siano stati assassini e anche scemi". erapia -
"Fare film per me non è mai stata una terapia, talvolta alcuni miei lavori
sono nati da mie nevrosi, ma per me non è mai stato terapeutico". Zavorra
- "Alla fine del film "Aprile", con mossa abile il mio
personaggio si libera dei ritagli di stampa tirandoli fuori dal bagagliaio
della Vespa. Quella è la zavorra, tutti ce ne dobbiamo
liberare: è un elogio della leggerezza, intesa non come comtrario della
serietà, ma come contrario della pesantezza" eltroni - "Non c'è la V
di Veltroni? Peccato". Vittimismo - "Uno dei peggiori vizi
italiani: la colpa è sempre di un altro".
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ex premier e
l'incubo di incassare una vittoria "inutile": ecco da dove nasce il
piano del dialogo Il Cavaliere getta la rete per il dopo voto "Accordo con
il Pd per sbloccare il paese" Il profilo di alcuni possibili ministri come
Frattini e Castellaneta è un "segnale" Il leader del Pdl ai suoi
fedelissimi: "Non voglio ritro-varmi imbrigliato come Prodi" (SEGUE
DALLA PRIMA PAGINA) CLAUDIO TITO Passo dopo passo il Cavaliere tesse la tela,
prepara il terreno per lanciare subito dopo il voto l'offensiva per irretire
Walter Veltroni e costringerlo a collaborare, a
condividere la responsabilità di un governo che dovrà affrontare la recessione
economica e aprire "la stagione delle riforme". Una stagione che
potrebbe anche creare le condizioni per portarlo al Quirinale. Convinto che, a
prescindere dal risultato, la prossima legislatura sarà una delle più difficili
che il Paese abbia mai affrontato, Berlusconi ha
ripreso con forza questi ragionamenti con il gruppo più ristretto dei suoi
fedelissimi. "Noi vinceremo e saremo noi a fare il governo - tranquillizza
i suoi uomini - ma non possiamo pensare di cambiare il Paese avendo tutti
contro". Le incognite del Senato, poi, si confermano sempre più un brutto
sogno per il leader forzista. Una coalizione blindata a Palazzo Madama non è
più una certezza per Berlusconi. Ma gli interrogativi
riguardano pure "il Paese fuori dalle Camere". E lì, a suo giudizio,
l'elenco dei potenziali "rematori contro" resta lungo: i sindacati,
la pubblica amministrazione, i salotti della finanza, i cosiddetti "poteri
forti", i vertici istituzionali. Compreso il capo dello Stato che il Cavaliere
non riesce a considerare completamente neutrale. Tante rischiano di essere pure
le spine, come l'Alitalia. Nodi che Berlusconi non
vorrebbe sciogliere da solo. "Se vogliamo davvero cambiare il Paese - è il
refrain ripetuto in ogni staff meeting - bisogna costruire un clima di
dialogo". Prima di tutto in Parlamento. "Senza una maggioranza ampia,
non si può fare niente". E l'idea di fare i conti con la crisi economica,
le liberalizzazioni e le riforme istituzionali in un'atmosfera conflittuale,
non lascia affatto tranquillo Berlusconi. "Non
voglio ritrovarmi imbrigliato come lo è stato Romano Prodi in questi due
anni". Tutto il suo staff ancora ricorda le parole piene di comprensione
pronunciate dopo aver incrociato il premier uscente ad una cerimonia militare:
"In fondo lo capisco, non è stato e non è facile stare in quella
posizione". Non è un caso, allora, che in una recente cena a Milano si sia
sfogato meravigliando i commensali: "Se potessi io cercherei in ogni caso,
visto che la mia vittoria sarà piena, un grande accordo anche sull'esecutivo.
Ma non so se sarà possibile". Negli ultimi giorni il Cavaliere non dà
nemmeno per scontato che la legislatura duri effettivamente cinque anni:
"Non ho lo sfera di cristallo", sospira davanti alle domande. Se poi
il risultato del Pdl sarà meno brillante di quanto gli dicono i suoi
sondaggisti e il pareggio si rivelasse realtà il 14 aprile, allora il percorso
di un governo tecnico sostenuto insieme al Pd diventerebbe un'opzione
inevitabile. "è ovvio - ha ammesso in pubblico cinque giorni fa - che in
caso di pareggio non ci può essere un governo di parte". Così, il faccia a
faccia di dicembre con il segretario democratico per Berlusconi
è una sorta di architrave su cui costruire i prossimi cinque anni. Lo considera
un momento di "svolta" per i rapporti tra gli schieramenti. Da allora
non hai mai smesso di versare miele, in privato, sul suo
"avversario". Lo ha fatto persino l'altro ieri nel corso del
ricevimento con gli ambasciatori dell'Unione europea organizzata a Villa
Almone, sede della diplomazia tedesca. Davanti alle feluche
si è scagliato contro la sinistra radicale, ma nei confronti di Veltroni e di Prodi solo commenti ovattati. Da tempo Berlusconi spiega ai suoi che "Walter è il meglio che una sinistra
moderna possa offrire in Italia". Frasi puntate, appunto, in primo luogo a
"sdoganare" il rapporto con l'ex sindaco di Roma. Del resto,
con lo scioglimento delle Camere il leader forzista ha decisamente virato su
una campagna fatta di colpi di fioretto piuttosto che di clava. Non è più il
'94 o il '96, e non è nemmeno il 2001 o il 2006. Tant'è che negli ultimi giorni
si è lamentato dei toni, a suo dire, troppo hard del segretario Pd: "Perché
esagera così? Perché insiste sulla mia età? Non ce n'è bisogno". Il suo
obiettivo resta comunque quello di non ritrovarsi il 14 aprile con un
Parlamento in "stato di guerra". "Altrimenti le riforme non le
facciamo e il Paese non lo cambiamo". Non per niente, la lista dei
ministri che già si trova nella sua tasca sembra stilata proprio per non
indispettire l'eventuale futura minoranza. Basti pensare che Gianni Letta - se
il Pdl vincerà - sarà il vicepremier unico, un moderato come Franco Frattini
andrà agli Interni e agli Esteri un "quasi-tecnico" come Gianni
Castallaneta, il suo ex consigliere diplomatico quando sedeva ancora a Palazzo
Chigi, poi nominato ambasciatore a Washington, ma non sostituito da Massimo
D'Alema. Ogni passo, dunque, è studiato per pervenire ad "una convergenza
almeno sui grandi temi". Lo ha spiegato pure ai diplomatici europei
mercoledì scorso: "Lascerò da grande statista dopo aver fatto le
riforme". E molti di quelli che lo ascoltavano hanno pensato che fosse il
primo atto ufficiale per una candidatura al Quirinale. Che, secondo i
fedelissimi della prima ora, è ormai diventata una "ossessione". Al
punto che c'è chi gli rimprovera di compiere ogni mossa in quell'ottica:
"Corteggia Veltroni per essere sdoganato".
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Confronto tra leader
in tv subito "dimezzato" Berlusconi e Veltroni non vanno da Vespa. La Dc di Pizza bocciata dal Tar siciliano
CARMELO LOPAPA ROMA - Tutti contro tutti. In novanta minuti, il tempo di una
partita di calcio. Solo che a disputarsela dovrebbero essere in quindici:
l'intera sfilza di candidati premier che questa campagna elettorale ha gettato
nella mischia. La sfida, in prima serata su Raidue, è in programma
venerdì 11 aprile, alla vigilia del voto, Bruno Vespa chiamato a moderare. La
Vigilanza ha dettato le regole, la Rai vi dà esecuzione. Ma a Viale Mazzini
ieri sera non hanno fatto in tempo a spedire gli inviti che hanno dovuto
incassare già il forfait dei due principali sfidanti. Né Silvio Berlusconi né Walter Veltroni
parteciperanno a questa singolare disputa (e non potranno delegare un
sostituto). I due non andranno per gli stessi motivi, di principio, ma anche
pratici: saranno entrambi a quell'ora su Canale 5. "Non parteciperò, dico
no alla Rai - spiega il leader del Pdl - Secondo me è controproducente per chi
parteciperà. Sarei assolutamente disponibile a fare un confronto tv con Walter Veltroni, ma la legge (sulla par condicio, ndr) non lo
permette. "Matrix" ha previsto 45 minuti per ciascuno l'ultimo giorno
e credo che quello sarà il confronto tra me e Veltroni.
Tra l'altro, Veltroni come è già successo in Rai avrà
il vantaggio di parlare dopo di me". Discorso chiuso, il simil confronto
ci sarà ma sulla sua tv. Fausto Bertinotti, leader della Sinistra Arcobaleno,
sta valutando e deciderà a giorni se partecipare l'
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rimini, stati
generali del Grande Oriente. In vista del voto anatema contro teocon e teodem
Massoni divisi tra Walter e Silvio "Ma per le riforme sì a larghe
intese" Un messaggio di solidarietà a Napolitano dopo l'attacco di Berlusconi ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO RIMINI - Caino
e Abele, Romolo e Remo, i due fratelli irlandesi di Ken Loach e persino i due
pezzi del Visconte Dimezzato di Italo Calvino, che poi era solo uno, irrompono,
evocati dal filosofo Giulio Giorello, nel grande show annuale e stavolta
sciaguratamente preelettorale della massoneria italiana intitolato "Tu sei
mio fratello". Mio fratello? Tu scherzi, io ti accoltello. Mai fare la
Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani alla vigilia
delle elezioni, perché tra i fratelli uno è sempre di troppo e spesso finisce
ammazzato dal consanguineo. Altro che fratelli. Il format diventa
sanguinosamente "Fratelli coltelli". Berlusconi? Veltroni? O magari Veltrusconi, in nome della fratellanza? Parliamone
fraternamente nel tempio con un fraterno coltello puntato alla schiena, si
dicono i fratelli alla Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia, arringati, come
se fosse lo stesso, dall'ordinario di Filosofia della Scienza all'Università di
Milano e da Alessandro Meluzzi, psichiatra uscito dal format tivù
"Isola dei famosi", ex parlamentare berlusconiano e prossimo
religioso all'orecchio di quell'ex prete accusato di abusi sessuali. Sono due o
tremila qui al Palacongressi di Rimini a invocare - chissà quanti con animo
massonicamente puro - la fratellanza in uno sconfinato simil-tempio massonico
tutto dipinto di blu, sormontato da simboli esoterici, colonne, compassi,
fraterne mani che s'intrecciano nel motto "libertà, uguaglianza,
fratellanza". Fuori i banchetti business-oriented carichi di spadoni,
distintivi, gagliardetti, talismani, francobolli, occhi di dio, calendari
aztechi, piatti, ritratti di Garibaldi e quant'altro un'anima libera desideri
liberamente acquistare. Incedono, attratti dalla merce, qualche barba
mazziniana e soprattutto tanti, ma tanti berluscotti in blu simil-Caraceni. Che
oggi le prendono dure dal Gran Maestro del Grande Oriente Gustavo Raffi, in
carica da quasi un decennio, un capo che gli assalitori sembra vogliano spedire
a casa dopo due mandati, in vista della nuova esaltante stagione berlusconiana.
Una stagione che richiede probabilmente un Gran Maestro più coinvolto nella
causa. Avvocato di Ravenna, repubblicano lamalfiano ("Ugo, Ugo" tiene
a precisare, aggiungendo interrogativo "Giorgio chi?"), allievo prediletto
di Randolfo Pacciardi, che fu accusato di fascismo, ma che "ai fascisti
sparò per primo", Raffi, nel tripudio della Gran Loggia, se la deve vedere
con la "miserrima" politica politicante, che incede senza rispetto
nel Tempio alla vigilia del 13 aprile. S'insinua tra i filosofi che nel blu
della sala volteggiano tra Platone e San Tommaso, il "caso Bianchi",
nel senso di Massimo Bianchi, Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente, ex
funzionario del Psi, ex vicesindaco socialista di Livorno, tradizionale capitale
massonica, che si è candidato alla Camera con i socialisti di Boselli, De
Michelis e Bobo Craxi. Ha lui la scena mediatica tra i banchetti dei compassi e
degli spadoni. Si poteva candidare no? Ha inflitto o no un vulnus alla
massoneria a-politica e a-religiosa? Senza scomodare Garibaldi e tutti i gran
maestri che hanno fatto i parlamentari, "chiedetelo magari a Denis
Verdini", fa il Gran Maestro Raffi, cui non si può negare un senso
dell'umorismo assai poco massonico-mazziniano. Questo Verdini pare sia quel
massone boss toscano, coinvolto nelle aziende di famiglia di Berlusconi,
che da Firenze a Livorno, da Arezzo a Siena, fa il bello e il cattivo tempo,
persino con quei banchieri alteri del Monte dei Paschi di Siena e che adesso ha
deciso, alla vigilia delle elezioni, di coinvolgere anche il Grande Oriente
nella sua campagna elettorale. Per il Parlamento, ma anche per Villa Medici del
Vascello, la residenza romana che guarda la Cupola di San Pietro e che Raffi
pare vorrebbe tenere occupata per un altro mandato. Tornano forse i tempi della
P2 di Licio Gelli - affari sporchi e politica - cui Berlusconi
fu iscritto, con suo grande scorno, come semplice muratore? "Altro che
muratore! - disse. Io ho costruito intere città!". Una cosa è certa -
garantisce il Gran Maestro - che se c'è una negazione dei più sani principii
della massoneria, questo si chiama Berlusconi:
"Le sembra forse un uomo con aspirazioni pedagogiche, quelle che a noi
stanno più a cuore?" Francamente non ci sembra. Ma il Gran Maestro mazziniano,
se la deve vedere in casa con un Verdini qualunque? Non batteva risolutamente a
sinistra l'autentico cuore massonico? "Guardi, non sono io, ma è la nostra
storia stessa a dire che il nostro cuore batte a sinistra. Anche Bakunin era
massone. Ma dal tempio la politica resta fuori, ciascuno vota chi crede",
garantisce Raffi, che, al massimo, fornisce una ricetta personale, non della
libera muratoria che rappresenta: "In questa campagna elettorale tutti
vendono la stessa saponetta, per cui ci toccherà votare turandoci il naso, come
diceva Montanelli. Poi ci sono quelli che demonizzano le istituzioni, come
Beppe Grillo, che non si sa dove ci possono portare negando i partiti, che sono
il sale della democrazia, e gli amorali come Giuliano Ferrara, escrescenza di
un paese che si divide tra laici, credenti, intolleranti e opportunisti, cinici
del cattolicesimo ateo". O "atei devoti", come li chiamò
Benedetto Croce. O, peggio, orfani dell'Enciclica "Mirari Vos" di
Gregorio XVI, come ce ne sono nel Partito Democratico di Walter Veltroni. Quelli che considerano la libertà di coscienza
come "errore velenosissimo". Per Raffi, la verità è che non bisogna
distinguere tra laici e cattolici, ma tra "bigotti e non", che
bisogna capire chi sta occupando veramente la società italiana, che non è,
"purtroppo", dice lui, la massoneria, ma "teocom" e
"teodem". Più affaristi vari: per esempio Comunione e Liberazione, la
Compagnia delle Opere, che nella sanità e in tante altre realtà stanno diventando
egemoni, con la complicità di Berlusconi, che era
partito con un'impostazione liberista, ma che oscilla ora ad ogni vento. Per
chi votano dunque il 13 e 14 aprile questi qui riuniti a Rimini nel tempio blu
del Gran Maestro mazziniano dalla lingua arguta? Mandano i complimenti al presidente
Giorgio Napolitano, baluardo democratico che Berlusconi
ha appena attaccato, ne ricevono da Palazzo Chigi, trasmessi dal
sottosegretario Elidio De Paoli, anche se quest'anno tra i relatori non figura
lo storico Palo Prodi, fratello del presidente del Consiglio uscente.
Diciannovemila grembiulini, maestri, maestrini, gran maestri, muratori.
Realisticamente diciamo che forse voteranno metà e metà. Con un'avvertenza:
trovare "soluzioni condivise", ma "senza pateracchi".
Fratellanza, ci vuole comunque fratellanza. Ma nessuno degli esimi filosofi
ingaggiati dal Gran Maestro ha spiegato come si fa a vincere l'eterna sindrome
dell'umanità Caino-Abele.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del "Ho un sogno, il Sud senza mafia e
camorra" Veltroni in Campania
attacca Berlusconi: quando eri al
governo, non hai fatto nulla sui rifiuti di Andrea Carugatiinviato a Salerno/
Segue dalla prima È LA SEDE PIÙ ADATTA per dire, ancora una volta, che lui a
dare per scontate mafia e camorra non ci sta. "Anche Martin Luther King
passava per idealista, quando sognava un bambino bianco e uno nero per mano.
Sono questi i programmi che si realiz- zano, perché indicano una luce".
Come ha già detto in Sicilia, ribadisce che il Pd, al governo, lotterà per
distruggere le mafie, sradicarle, liberare il Mezzogiorno da questa piovra che
succhia le energie del sud e impedisce la crescita". Cita l'impegno di
Tano Grasso, la Confindustria siciliana che ha deciso di espellere chi paga il
pizzo e anche lo scrittore Roberto Saviano, che proprio ieri gli ha scritto una
lettera sul Mattino: "Più coraggio su potere e affari, oggi arrivi in una
terra che chiede speranza, è possibile vincere la sfida ai boss". Veltroni non gli risponde direttamente, ma il senso del suo
viaggio campano è proprio questo: battere e ribattere sulla sfida alla camorra,
e l'applauso del teatro augusteo di Avellino, gremito ed entusiasta, è una
conferma che il messaggio passa. Ma ancora più sorprendete è la folla
all'appuntamento serale a Salerno. Centinaia di persone restano fuori dal
teatro. Veltroni commenta: "In soli quattro mesi
questo partito ha affermato la sua identità. La partecipazione è
straordinaria". Nella casa confiscata di Caserta Veltroni
presenta anche un ddl per il "contrasto della criminalità
organizzata": cinque punti di una futura legge che mira a tutelare le
imprese che si ribellano, rafforzare gli uffici giudiziari nelle aree più
critiche con incentivi ai magistrati, assumere testimoni di giustizia nella PA,
impedire il patrocinio legale a spese dello stato per chi è stato condannato
per gravi reati., ad esempio la mafia. Nella sua lettera Saviano tocca anche un
altro tasto delicato: la questione rifiuti: "È necessario saper confessare
anche gli errori della propria parte, il sogno di Bassolino è finito",
dice lo scrittore. Veltroni non esclude, dopo
l'emergenza, la possibilità di "novità", anzi. Ma inserisce la
questione rifiuti in un discorso più ampio, la necessità di costruire un paese
che "decida in tempi certi, in cui le responsabilità,a tutti i livelli,
siano chiare e le scelte rapide". Alla destra che attacca il governatore
manda a dire: "Basta con i processi solo contro una parte o una persona.
Perché Berlusconi non ha risolto l'emergenza nei
cinque anni di governo? Tutti hanno una parte di responsabilità sui rifiuti e
quella principale è di avere un paese dell'ideologia e dei rinvii. Con noi sarà
il tempo della decisione". No, Veltroni non ci
sta ad accettare lezioni di buon governo da Berlusconi.
A Caserta ricorda la sua esperienza da sindaco di Roma e su Alitalia attacca:
"Per 5 anni non hanno risolto nulla, anzi hanno buttato 2,5 miliardi di
euro". Il leader Pd attacca la destra anche sull'alleanza con la Lega:
"Sul palco tutti insieme non possono cantare l'inno di Mameli, perché il
leghista non ce la fa. Noi vogliamo un paese unito". Parla della famiglia
di Caserta di Vito Ferrajolo, professore disabile, sua moglie casalinga, il
figlio di 5 anni adottato: "Persone intense, serene, che dimostrano ogni
giorno che l'Italia è un paese fantastico". Alle polemiche di Berlusconi replica: "Alle contumelie che mi rivolgono
non rispondo, e così farò fino alla fine. Per questo loro impazziscono" (e
riceve uno degli applausi più robusti). Però "non gli riesce a entrare in
testa l'idea che le istituzioni non sono di parte, ma rappresentano tutti gli
italiani". Questa sera Veltroni terrà il
"comizio bianco" di mezzanotte a Conversano.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi stoppa il faccia a faccia. E
in Rai mandano tutti i candidati da Vespa L'appuntamento è stato fissato.
venerdì 11 aprile alle 21 su Rai 2. Padrone di casa sarà Bruno Vespa. Ma
davanti al conduttore di "Porta a Porta" , eccezionalmente in trasferta
di rete, non andrà in onda il tanto atteso faccia a faccia fra i due leader di
Pdl e Pd. Del resto Berlusconi non ha
mai accettato di sfidare in tv Veltroni. E così la Rai, dietro
indicazione della commissione di Vigilanza, ha deciso che da Vespa per 90
minuti ci saranno tutti i candidati premier. Che sono ben 15. Un'incredibile
ammucchiata a cui Berlusconi ha già detto che sicuramente non parteciperà optando per Matrix
su Canale 5. E anche dallo staff di Veltroni
fanno sapere che il leader Pd non ha intenzione di partecipare a un confronto
che rischia solo di alimentare confusione fra i telespettatori.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Piove a Napoli: occhio alla mezza piazza piena Berlusconi parlava a Napoli. Piazza Plebiscito era mezzo
vuota, causa pioggia o causa ripetitività del Cavaliere o - può anche essere -
perché i napoletani ne hanno viste talmente tante che neanche l'Altissimo li
scuote più. Ma le telecamere amiche prestavano la massima attenzione:
inquadrature strette, sotto tiro solo la mezza piazza piena. E, ovviamente, i
tg domestici hanno esagerato: Berlusconi qui, Berlusconi lì, entusiasmo, deliri, folle oceaniche e grandi
notizie. Una, riportata come cosa eccezionale di cui il mondo intero parlerà,
ce la segniamo: Berlusconi promette di tenere il suo
primo Consiglio dei ministri (ha già vinto? Ricordiamo Trapattoni: non dire
gatto se non l'hai nel sacco) a Napoli e di restare inchiodato lì finché non
avrà raccolto l'ultimo mozzicone di immondizia. In questi telegiornali
berlusconiani, fa capolino (il gioco si fa duro e la par condicio
non esiste più, è nebulizzata) qualche brandello di Veltroni e capiamo
perché non li vedremo mai faccia a faccia: Berlusconi non
riesce a far dimenticare Berlusconi; Veltroni appare come uno capace di farti riamare il tuo paese. E
l'Altissimo sa che non ci sarebbe lotta. Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Ripartiamo dal Sud Nicola Latorre Segue dalla Prima Per noi è
invece l'unica vera grande questione nazionale. L'Italia non può vincere la
sfida più difficile, quella della competitività, se non riesce a superare
definitivamente il divario tra nord e sud. Solo un'Italia unita ce la può fare.
L'unità nazionale, dunque, non è solo un valore fondante sancito nella carta
costituzionale ma è anche una necessità. D'altro canto la stessa collocazione
geografica del Mezzogiorno, al centro di un Mediterraneo che torna ad essere il
luogo dei grandi traffici commerciali, rende il meridione la grande opportunità
che ha l'Italia. Dunque la questione meridionale come questione centrale nelle
politiche nazionali. Le vicende che in questi mesi hanno riportato il sud e i
suoi problemi all'attenzione del dibattito pubblico fornendo l'occasione per
una nuova campagna razzista contro il Mezzogiorno, ripropongono peraltro anche
una riflessione sulla attuale crisi delle classi dirigenti meridionali (intendendo
per classi dirigenti non solo i politici ma anche gli imprenditori, gli
intellettuali, i professionisti). Preso atto della fine delle politiche di
intervento straordinario si è affermata nel mezzogiorno la convinzione di
potercela fare puntando solo sulle proprie forze. Così nella seconda metà degli
anni 90 si è riaccesa una speranza. L'elezione diretta dei sindaci, il successo
dell'Ulivo, l'unità delle forze meridionalistiche, aprivano certamente una
nuova fase politica per il mezzogiorno. L'ingresso dell'Italia nell'euro, la
stagione dei patti territoriali, dei contratti d'area, dello sviluppo locale,
davano i primi frutti positivi. Ma la mancanza di una visione nazionale entro
cui collocare queste politiche ha via via esaurito quelle speranze. Aver deciso
di puntare solo sulle proprie forze, sullo sviluppo dal basso, si è rivelato
velleitario, proprio perché il sud non può affrontare e vincere da solo questa
sfida, fuori da una visione e un contesto nazionale. Troppo profondi e
strutturali i problemi, troppo forte il divario con il resto del Paese. Così il
localismo è andato degenerando in un deteriore municipalismo e la politica nel
sud si è rinsecchita riducendosi spesso a un nominificio. Facendo tesoro di
questa riflessione, la questione meridionale va riproposta come grande
questione nazionale concependo l'Italia come un corpo unico e alimentando il
progetto politico e di governo per il Paese di una costante sensibilità
meridionalistica. Ecco allora che il programma del partito Democratico punta
per il Mezzogiorno a una politica nazionale di rilancio incentrata su quattro
fattori fondamentali: la lotta all'illegalità, un piano per le infrastrutture,
il sostegno alle imprese, l'investimento sui giovani. La lotta contro le mafie
e ogni forma di illegalità è per noi la "conditio sine qua non" per
ridare fiato a un'economia nella quale ora le imprese mafiose o attigue alla
criminalità organizzata insidiano le aziende sane; per ristabilire il principio
dell'efficienza nella Pubblica amministrazione; per rilanciare il valore del
merito, per utilizzare in modo trasparente ed efficace le risorse finanziarie
pubbliche. Preoccupa che le altre forze politiche abbiano ignorato l'appello di Veltroni a non accettare il voto inquinato. Legalità e sviluppo sono due
facce della stessa medaglia e sviluppo del sud significa innanzitutto
infrastrutture. L'intero sistema infrastrutturale (ferrovie, strade, porti e
aeroporti) deve essere messo nelle condizioni di garantire il flusso delle
merci dal mediterraneo ai mercati del nord, oltre alle vie di
collegamento verso le tante città d'arte di cultura e di turismo marino. Noi
abbiamo individuato con precisione gli interventi necessari nel disegno di
legge sul Mezzogiorno illustrato da Veltroni. Quanto
alle politiche di sviluppo, il sostegno alle imprese deve fondarsi su un uso
della leva fiscale che automaticamente premia le aziende che investono per
crescere di dimensione, innovare e assumere e non le imprese che incassano
truffando lo Stato e l'Unione Europea per poi fallire. Ma la più grande risorsa
del sud sono le sue ragazze e i suoi ragazzi. Il sud è la parte più giovane
dell'Italia ed è terribile pensare che ogni anno 200.000 giovani abbandonano il
nostro territorio in cerca di occupazione. Per combattere la precarietà e la
disoccupazione giovanile vanno incentivate le assunzioni a tempo indeterminato
nelle imprese, l'istituzione di un salario minimo di riferimento e il
microcredito per sostenere i talenti che abbiano voglia di rischiare in
proprio. La destra non ha proposto nulla per il sud, solo qualche slogan ed un
probabile nuovo plastico del Ponte sullo Stretto. E del resto, dopo che nei
cinque anni di Governo Berlusconi ha definanziato o
cancellato qualsiasi strumento di sostegno allo sviluppo del Mezzogiorno, non è
nelle condizioni di fare altro. Lì è chiaro chi ora detta legge. Bossi con la
Lega nord, mossa da un esplicito sentimento antimeridionale e con un'idea di
riassetto federale dello Stato che divide l'Italia e penalizza il sud. Dunque
ancor più guardando dal Mezzogiorno,il Pd, con la sua idea di futuro, il
progetto che propone appare l'unica vera novità politica che può favorire
l'emergere anche al sud di una nuova classe dirigente. Ben oltre il 13 e 14
aprile il Pd è destinato a segnare, con Veltroni, il
corso politico in una visione unitaria del Paese.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Se Boselli e Bertinotti... Giuseppe Tamburrano Nei giorni scorsi
Bertinotti ha rivolto delle avances a Boselli: facciano un incontro allo scopo
di trovare un'intesa per la difesa dei valori del laicismo e dei diritti dei cittadini.
Borselli ha accolto l'invito ponendo come condizione che il confronto avvenga
prima delle elezioni. Ignoro il seguito. Qualche tempo fa, l'ipotesi di un
accordo elettorale tra i Socialisti e la Sinistra è stato discusso nelle due
case. Ma veti personali e vecchie ruggini hanno fatto naufragare quella
prospettiva. La quale riemerge ora a pochi giorni dal voto. Vorrei cercare di
capire il motivo di questa resipiscenza e riflettere sulle possibili
conseguenze di un accordo tra i due soggetti politici. Al fondo vi è un
inconscio o meglio istintivo desiderio di preservare un patrimonio di valori i
quali se non sono comuni hanno in comune le radici: il socialismo, la sinistra.
Le liti e le divisioni storiche non ne hanno distrutto il carattere "familiare".
Questo patrimonio è a rischio scomparsa. Anche negli altri paesi europei i
valori del socialismo sono sbiaditi. Ma - a parte che sono in crescita partiti
e movimenti caratterizzati da idee e programmi di sinistra, come la Sinistra
tedesca - in tutti i paesi europei sopravvivono i partiti della vecchia
famiglia socialista, con programmi certo impalliditi, ma pur sempre con le loro
strutture e i loro simboli. Soggetti che, per il fatto di esistere, possono
essere rianimati e possono adottare progetti socialisti all'altezza dei tempi.
Qualora se ne creino le condizioni. La crisi del capitalismo liberista e
globalizzato e l'aggravarsi della questione sociale aprono nuovi terreni alla
iniziativa teorica, politica e sociale dei partiti. In Italia si stanno dissolvendo
i partiti del socialismo, e con essi le speranze di una rinascita. Nessuno può
negare che si tratta di un problema importante. Certo non è questa la ragione
fondamentale del dialogo Bertinotti-Boselli. Vi è un altro motivo più pratico:
portare in Parlamento un congruo numero di rappresentanti dei due partiti. Qual
è lo scenario che si presenta a noi? In caso di vittoria di Berlusconi
o di Veltroni non vi saranno problemi. Ma se la
vittoria - dell'uno o dell'altro - è zoppa al Senato le cose si complicano e le
soluzioni diventano tre: 1) si torna a votare; 2) si dà vita ad una
"grande coalizione" tra i due partiti ed altri; 3) si trova un
rincalzo omogeneo, una ingessatura o una stampella che consenta di assicurare
la maggioranza anche al Senato. Nel caso che il vincitore claudicante sia il
Pd, Veltroni potrebbe trovare il necessario sostegno
di senatori alla sua sinistra. Ed ecco il punto. Se Boselli e Bertinotti
decidono il voto disgiunto, cioè una desistenza generalizzata nelle regioni in
cui la somma dei voti al Senato attribuibile ai due partiti sulla base delle
previsioni elettorali supera l'otto per cento, questa pattuglia di senatori può
negoziare una intesa con il Pd e consentire la nascita di un governo assistito
e garantito da una solida maggioranza. Una intesa tra i due soggetti che avesse
la forza di un grande messaggio quale "vogliamo la rinascita del
socialismo e della sinistra" potrebbe indurre ad andare a votare un numero
elevato di indecisi e cioè coloro che si sentono orfani dei loro valori
socialisti e di sinistra. Sarebbero questi voti sottratti non al Pd, al quale
non appartengono, ma all'astensione. Le osservazioni a questa ipotesi sono
almeno due e pesanti. La prima: è difficile che a pochi giorni dal voto quel
messaggio possa essere diffuso e seguito da elettorati divisi da antichi
rancori: invece di una somma di voti potrebbe provocare una sottrazione. La
seconda si avrebbe una soluzione non molto diversa da quella del governo Prodi,
con un Veltroni costretto - dopo averne respinto l'ipotesi
- a negoziare con Di Pietro, Bonino, Bertinotti e Boselli. Ma gli scherzi degli
esiti elettorali sono frequenti. Nel diritto di successione francese vi è
l'aforismo: le mort saisit le vif. Traduzione: la vendetta di Prodi! Con i suoi
inconvenienti sarebbe meno peggio della vittoria di Berlusconi o di una grande coalizione (premier Berlusconi e vice Veltroni??!!). Queste considerazioni di umorismo nero non tolgono le
speranze a chi vorrebbe un rinnovato socialismo oltre alla sconfitta di Berlusconi. Ripeto l'aforismo di Guglielmo D'Orange: "Non c'è bisogno
di sperare per iniziare, né di riuscire per perseverare".
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Malattie e paura Antonio Padellaro Segue dalla Prima S ostiene
di avere già vinto perché "tutti i sondaggi" gli danno un vantaggio
incolmabile per quantità di voti e di parlamentari. Quegli stessi sondaggi
elettorali che in passato si sono dimostrati assai fallibili, come nel 2006
quando vaticinarono il trionfo dell'Unione di Prodi però salvata solo da un
pugno di voti. Previsioni che anche ultimamente hanno brillato per vaghezza
segnalando un trenta per cento di indecisi che in campo statistico non sono
proprio un dettaglio. Da una settimana, poi, chiunque può dare i numeri visto
che i sondaggi dovrebbero restare riservati per legge. E
dunque così come Berlusconi può vantare dieci punti di vantaggio, Veltroni potrebbe
benissimo annunciare il sorpasso dell'avversario. Ma per il cavaliere tutto ciò
non conta. Del resto, dieci anni fa, dopo la prima affermazione di Prodi
contestò i voti degli elettori sostenendo che gli unici veritieri erano i voti
dei suoi sondaggisti. Brogli. Il sillogismo è d'acciaio. Vinco
certamente io ma se dovessi perdere sarà per i maneggi dei soliti comunisti.
Non è una barzelletta ma una minaccia ricorrente. Nel 2005, prima delle
Regionali disse che a sinistra c'era "una vecchia professionalità nel
cambiare i voti nelle schede". Nel '96 giurò, "ce ne hanno tolti un
milione e 705mila". Alla vigilia del voto del 2006 chiese nientemeno
l'intervento degli osservatori dell'Onu per vigilare sui "professionisti
dei brogli della sinistra". Dopo, non ha mai riconosciuto la vittoria di
Prodi e ha continuato a denunciare colossali imbrogli ai danni della Cdl. Anche
se resta il sospetto che i numeri li abbia falsificati qualcun altro ai danni
del centrosinistra. L'esercito dei 120mila volontari nei seggi per conto di
Silvio è probabilmente un'esagerazione. Che però serve a preparare un clima nel
caso il Pdl dovesse perdere o anche solo pareggiare. Un brutto clima che Berlusconi surriscalda accusando le istituzioni di giocargli
contro. A cominciare dal Quirinale, arbitro del confronto politico, che ha
chiamato in causa con l'accusa poi rimangiata di parzialità. Non c'è dubbio: le
minacce di Berlusconi si spiegano con la paura per un
esito elettorale all'inizio strombazzato come una tranquilla passeggiata e
adesso non più così sicuro. Resta la sensazione, spiacevole, di una democrazia
da un quindicennio tenuta costantemente in ansia da un capopopolo degno dello
Zimbabwe. Per questo fa bene il loft veltroniano a sposare, come abbiamo letto,
la linea dura. Non un espediente momentaneo per motivare l'elettorato e
smuovere gli incerti. E neppure un antiberlusconismo di maniera e fine a se
stesso. Dura e rigorosa deve essere invece la posizione di chi pretende da
ciascuno il rispetto delle regole non permettendo a nessuno di spaccare il
Paese. apadellaro@unita.it.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Penultimo venerdì istruzioni per l'uso Ora che anche Pizza
"quattro stagioni" ha scelto la sua confermando la scadenza, diamo
un'occhiata al penultimo venerdì elettorale. Veltroni tuona
contro la delinquenza organizzata da Caserta e preannuncia un Ddl specifico. Si
dirà: e grazie, tutti forti agli orali. Calma. Berlusconi chiede
un'Alitalia nostrana dopo aver detto e contraddetto esponendo al ludibrio una
faccenda già massacrata di suo. Si dirà: qualcuno ormai non è più
neppure forte agli orali. Calma. Da Parma parte una richiesta di rinvio a
giudizio per estorsione nell'ambito del crac Parmalat per Cesare Geronzi,
tuttora capataz di Mediobanca nonostante una lunga biografia penalmente
rivisitata. Per bancarotta. Un pregiudicato, via. Bravo, amico di molti,
burattinaio di Fazio invece che il contrario, specialista in denaro, azioni e
calcio, ma non esattamente un esempio da seguire. Che c'entra Geronzi con Veltroni? Bella domanda. Che io sappia nulla almeno
ufficialmente. Che c'entra Geronzi con Berlusconi?
Ecco, qui ci sarebbe da fare un lavoretto di fino, di ricostruzione di un
percorso. Forse spiegare agli elettori chi c'entra con Geronzi e perché sarebbe
un ottimo distinguo programmatico. O no? Oliviero Beha.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Ossessionato dalla sconfitta E dal governo istituzionale di
Marcella Ciarnelli L'ossessione della sconfitta. La cavalcata solitaria verso
la vittoria che si è trasformata in una corsa con l'avversario alle costele. A
un passo. Il Cavaliere lo avverte quasi fisicamente il rischio di non farcela.
Per uno come lui che ha cantato vittoria fin dall'inizio e che, anzi, le
elezioni anticipate le ha volute a tutti i costi, rifiutando qualunque dialogo
su un possibile governo per le riforme (ma ora va sostenendo che sono stati
Fini e Bossi a dargli lo stop), anche il pareggio sarebbe una sconfitta. La
legge sulla par condicio vieta la diffusione dei sondaggi ad un passo dal voto.
Ma Berlusconi i suoi fogli e i suoi numeri se li
rigira tra le mani ed è evidente che non ci trova nulla di buono. Per lui e per
la sua coalizione. Ci sono le regioni a rischio Porcellum per il centrodestra.
Quelle in cui gli ex amici dell'Udc di Casini e la Destra di Storace e
Santanchè potrebbero superare l'8 per cento al Senato e dargli qualche cocente
dispiacere. A dargli una mano potrebbe non essere stato sufficiente l'aver
calato nel Lazio l'asso Ciarrapico che, a modo suo, segna la partecipazione
alla partita nel ruolo di attaccante: "Sono ancora valide la scomunica del
Beato Pio IX contro gli occupanti del Quirinale e quella del Servo di Dio Pio
XII ai comunisti". O l'aver sostenuto Pizza nella sua battaglia
confermando, dopo aver costruito ad arte un pasticcio, di aver "dato un
contributo" affinchè ritrovasse "il senso di responsabilità".
"Siamo avanti di 8-10 punti" annuncia disinvolto il Cavaliere, alla
faccia di quelle norme sempre contestate a tranquillamente violate. Ma,
evidentemente, l'ottimismo esibito non ha niente a che vedere con il pessimismo
dietro le quinte. Altrimenti, se non fosse così, non ci sarebbe ragione alcuna
per l'evidente e crescente nervosismo del Cavaliere che urla continuamente
contro il rischio brogli, tanto da indurlo a metter su uno staff apposito per
studiare tutte le possibili contromosse all'azione dell'avversario. E che,
ancora una volta, non manca di difendere anticipatamente il suo governo
"che avrà contro molto, se non tutto, il sistema istituzionale". Di
nuovo. Con il parcadute di quel "molto" a cui
fare appello in caso di replica che gli arriva, come monito dal suo diretto
avversario, Walter Veltroni che non manca di ricordargli che le istituzioni, per
definizione, non sono di parte ma "rappresentano tutti gli italiani. Così
è stato con Ciampi, così è con Napolitano, così è la Corte Costituzionale e i
presidenti di Camera e Senato". Il dopo voto potrebbe trasformarsi
in un incubo. Se il paventato pareggio dovesse diventare una realtà concreta
con cui fare i conti potrebbe ridiventare possibile da percorrere, lo ricorda
Francesco Cossiga, la strada di un governo istituzionale. Con una personalità
terza (Monti, Draghi?) a rendere indigesto il piatto freddo della vendetta del
Cavaliere. In Fondo a Destra.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Vieni avanti decretino Marco Travaglio Ottime notizie dal loft
del Pd. Pessime invece da Palazzo Chigi. L'entourage di Veltroni, scrive il Corriere, si è reso conto che l'ultima settimana di
campagna elettorale dev'essere giocata all'attacco di Berlusconi, per
"mobilitare gli indecisi". "Il buonismo avrebbe detto Goffredo
Bettini mi ha rotto le scatole". Meglio tardi che mai. Ora però
il rischio è che, dopo mesi di dialogo dissennato con l'avversario che
rispondeva a colpi d'intrighi e insulti, un'improvvisa impennata polemica suoni
fasulla. E non sortisca l'effetto sperato. Dopo aver rimosso per anni i
rapporti del Cainano con la mafia, le mazzette ai giudici, i bilanci truccati,
le leggi vergogna, le menzogne su tutto e su tutti (da Alitalia alla statura:
ha ricominciato a dire di esser alto
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del MINORI Telefono azzurro: in un anno 923 casi di abusi ROMA È
emergenza abusi in Italia nei confronti dei minori. Telefono azzurro ha
presentato ieri a Roma i dati raccolti dal proprio centro nazionale di ascolto
relativi al 2007: su 3.495 casi gestiti, 923, il 26,4% del totale, riguardano
abusi. In tutto, sono state 1.155 le forme di abuso rilevate (alcuni minori
hanno subito più abusi) tra quelle fisiche (32,5%), sessuali (12,2%),
psicologiche (34,5%) e di grave trascuratezza (20,8%). Le principali vittime
sono le femmine (54,6%) e, in generale, i bambini fino a 10 anni (56,6%),
trascurati (72,5%) e vittime di abusi psicologici (58,6%); la maggior parte dei
ragazzi tra gli 11 e i 14 anni è invece vittima di abusi fisici (33,7%), mentre
la classe adolescenziale subisce abusi fisici (20,3%) e sessuali (21,8%). I
principali responsabili di queste situazioni sono il padre (45,8%) o la madre
(41%). Dei 3.168 casi trattati, il 17% denuncia un abuso, soprattutto fisico
(39,2% dei casi) e psicologico (28,6%). In generale le chiamate arrivate l'anno
scorso provenivano da Lombardia (15,3%), Lazio (13%), Sicilia (11,8%), Puglia e
Campania (9,6%) e Veneto (7,2%). Per contrastare il
fenomeno dell'abuso, Telefono azzurro promuove la campagna "Aprile
azzurro" e ieri, tramite il suo presidente Ernesto Caffo, ha chiesto aiuto
alla politica, "perché esistono carenze gravi sugli interventi nei
confronti dei minori". Tra i primi a rispondere ieri, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi.
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 82 del 2008-04-05
pagina 2 Tra bici, pattini e tir i candidati in moto per non restare a piedi di
Federico Casabella La Fontanabuona si gira pedalando C'è chi usa l'auto
elettrica e chi preferisce far ricorso al car sharing "Con la forza delle
gambe!". Nessuno ci aveva ancora pensato, una campagna elettorale fatta in
bicicletta. Neanche chi, da leader nazionale, si faceva fotografare
sull'appennino emiliano vestito come Chiappucci, ma poi girava per lo stivale
in pullman o seguito da tir con studi ultraconfortevoli. Antonio Pagallo,
sostenitore de "La Destra", la bici l'ha scelta per davvero. Sarà che
il suo partito appena nato non dispone di auto blu, sarà che chi la passione
per il ciclismo ce l'ha veramente dalla sella è difficile farlo scendere, ma
questo sostenitore della Santanchè, ogni giorno fa il sali scendi per le
colline della Fontanabuona sventolando la bandiera del partito e ditribuendo
volantini a raffica. Da Lumarzo a Moconesi, da Lorsica a Gattorna non esiste
paesino che il Bartali della Fontanabuona non abbia toccato, ogni giorno con un
gran premio della montagna differente. Non è l'unico ad utilizzare metodi
"non convenzionali" per pubblicizzare il suo partito. Da qualche anno
a questa parte abbiamo visto di tutto: dagli aerei della libertà sulle spiagge
dall'Adriatico al mar Ligure, al treno di Rutelli, dal gozzo usato da Mastella,
ai pullman di Prodi. In questa campagna elettorale nessuno si è fatto mancare
niente: in Liguria girano in camper gli azzurri Alessandro Gianmoena, Michele
Scandroglio e Gabriella Mondello, mentre più comodo sul Suv personale è Giorgio
Bornacin. Sandro Biasotti gira con un furgone della sua scuderia, logato di
Arancione corre da Imperia alla Spezia macinando chilometri. Non gli costerà
molto una revisione in officina. Ha fatto le cose più in grande il Partito
Socialista di Boselli, che ha lanciato la sua campagna elettorale proprio a
Genova, con un tir rosso fuoco ma con il rischio che il suo partito rimanga a
piedi dopo le elezioni. Il pullman di Veltroni in Liguria ha fatto apparizione ad inizio marzo, mentre l'Udc ha
scelto le Smart in controtendenza con " i candidati di peso", come
gli ha definiti Casini. Nonostante il nostro mare, nessuno ha mai pensato alle
barche. Solo Berlusconi partì da Genova con la Nave Azzurra nel 2000, lanciando Biasotti
alla conquista della Regione. Chissà se Enrico Musso gira ancora con la
sua bici elettrica? Intanto sono quelli della Sinistra che oggi si muoveranno
con biciclette e macchine elettriche per lanciare la "Carovana
Arcobaleno" a Genova tra Sampierdarena e Pegli. Al Pd non ha portata
fortuna marciare, visto che erano al massimo 50 gli aderenti alla marcia
podistica di una settimana fa. Ma chi batte tutti in originalità a questo giro
è Giulia Costigliolo, candidata alla Camera del Popolo della libertà che
distribuisce volantini sui roller blade. Chi può dimenticare il trenino di
Casella bardato d' azzurro nella festa che sostenne Renata Oliveri per la sua
corsa a palazzo Spinola? Sempre in area Pdl, alla Spezia c'è chi fa karaoke
grazie al furgone con mega schermo di Morgillo che proietta il video tormentone
"Meno male che Silvio c'è". La Lega Nord a Genova ha affittato le
auto al Car Sharing, a loro sarà più facile trovare posto in centro città.
Manca ancora qualche giorno, nessuno ha pensato alla mongolfiera? © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'opinione Vola la
campagna antisindacale dell'Alitalia Giorgio Cremaschi Da Prodi a Padoa
Schioppa, dai più importanti quotidiani al tg1, si sono tutti scatenati contro
l'irrigidimento sindacale che ha fatto fuggire Air France e provocato quindi la
crisi finale di Alitalia. In qualsiasi altro paese questa sarebbe una classica
campagna della destra. Da noi la guidano prima di tutto i poteri economici e
culturali aggregati attorno al centrosinistra. Ma veniamo alla sostanza. Dopo
il fallimento bipartitico della gestione di Alitalia, si è deciso di vendere al
meglio (al peggio) alla principale compagnia estera concorrente. Come sa chi
conosce l'abc dei mercati e dei loro effetti sulle condizioni di lavoro, è chiaro
che una vendita organizzata in questo modo consegna all'acquirente tutto il
potere e lascia al venduto solo il compito di chiedere pietà. Inoltre il
ministro del Tesoro ha incentivato le rigidità di Air France. Minacciando la
chiusura dell'azienda se non si fossero accettate le condizioni dei francesi.
Da quel che abbiamo capito Air France non ha neppure iniziato un negoziato, ma
ha riaffermato la propria impostazione chiedendo al sindacato e al governo di
smussarne gli angoli con gli ammortizzatori sociali. Non c'è nulla di cui
stupirsi: le multinazionali, quando comprano, all'inizio promettono mari e
monti, ma poi in concreto tagliano, chiudono, licenziano. Così fa l'Electrolux,
contro la quale hanno scioperato il 4 aprile tutti i dipendenti italiani, così
Nokia e Thyssen, così fan tutte. Toccherebbe allora alla politica porre dei
limiti, sia sul piano delle strategie industriali, sia su quelle
dell'occupazione. Nulla di tutto questo c'è stato. Berlusconi
ha fatto il baüscia vantando inesistenti cordate, Prodi e Padoa Schioppa hanno
sostenuto i francesi e minacciato i sindacati. Ora invece si preferisce dare la
colpa al corporativismo sindacale. E' vero che i sindacati dei trasporti sono
stati spesso coinvolti in pratiche cogestionali e corporative, volute dai
dirigenti aziendali sia di destra che di sinistra. E' vero che i sindacati
confederali spesso hanno rinunciato al conflitto e al consenso democratico dei
lavoratori, per essere associati al potere delle aziende. Non solo in Alitalia,
ma nelle Ferrovie, nelle municipalizzate (l'8 aprile a Firenze scioperano i
dipendenti dell'Ataf contro un accordo che non ha il consenso né delle Rsu né
dei lavoratori). E' vero che con la concertazione e la cogestione è passata
un'adesione sindacale a strategie aziendali sbagliate. Ma è paradossale che
proprio questa volta che sindacati dell'Alitalia, tutti assieme, propongono
alla controparte un negoziato responsabile sulle politiche industriali e
sull'occupazione, costruito con il consenso dei lavoratori, sono sotto accusa.
E' questo il segnale di quanto stia precipitando a destra l'asse sociale,
politico e culturale del paese. Il segno di quanto la politica fin qui seguita
dal centrosinistra prepari un'accelerazione liberista tanto fuori tempo, vista
la crisi economica mondiale, quanto pervicacemente acclamata. I giornali
esaltano i "quadri" aziendali che si schierano con i francesi e
contro il sindacato, mentre per tutti gli altri lavoratori si alimenta la
paura. Ripartirà la campagna contro i privilegi di chi lavora, perché in Italia
l'unico lavoratore che raccoglie attenzione e rispetto è quello che muore negli
incidenti sul lavoro. Tutti gli altri sono o invisibili o corporativi. Se ogni
diritto e ogni condizione di miglior favore diventano privilegio, cosa vogliono
quelli dell'Alitalia? Conservare uno stipendio decente e un minimo di scurezza
sul lavoro? Che imparino dai precari dei call center. Ancora il solito tg1 ha
mostrato tutto contento i lavoratori licenziati da Swissair, che si sono dati
da fare per trovare un'occupazione. E' utile ricordare che la distruzione del
sindacato e di tutti i diritti dei lavoratori americani cominciò nel 1980,
quando Reagan licenziò in un sol colpo 18 mila controllori di volo: anche
quelli erano lavoratori privilegiati. Dobbiamo percorrere allora tutti i
passaggi del disastro sociale negli Usa, perché le parole di Obama divengano
concrete da noi? Magari è proprio questo il disegno di Veltroni. I lavoratori di Alitalia, con le loro paure, ragioni e
contraddizioni, sono soli. Sotto una campagna che fa sembrare di sinistra
persino il buon senso di Cesare Romiti, che si domanda perché non si possa far
continuare a lavorare l'azienda, tagliando gli sprechi ma conservando il
patrimonio industriale, forzando tutte le regole del mercato come si è
fatto per la Fiat. Ma oramai siamo in attesa del ritorno di Spinetta che, nuovo
Carlo D'Angiò, venga a salvare l'Italia. Che classe dirigente inetta e priva di
capacità e dignità. Che vergogna scaricare tutto sui lavoratori. Non sappiamo
come finirà questa vertenza, ma una cosa è chiara: grazie a Prodi e a Padoa
Schioppa il sindacato della concertazione, della cogestione, della
collaborazione con governo e azienda è morto. Anche se non è un risultato da
essi voluto, grazie a loro niente diventa più utile, serio e attuale del
conflitto sociale e dell'indipendenza del sindacato dai governi, dai partiti e
dalle aziende.
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Nani
in alto Luca Fazio Non facciamone una questione di centimetri, anche se la
triste campagna elettorale si trascina tra pochi alti e molti bassi. "Sono
più alto di Aznar e di Putin, sono 1,71 come Prodi, ma per la stampa di
sinistra continuo a essere una nano". Solo il Corriere della Sera però si
dimostra all'altezza della situazione andando a misurare "la statura dei
leader". Berlusconi 1,71 (ha detto il vero), Romano Prodi 1,74, Walter Veltroni 1,83, Pier Ferdinando Casini 1,83, Vladimir Putin 1,67, Nicolas
Sarkozy 1,65. Ma l'unità di misura è del tutto relativa, come spiega la
showgirl Ramona Badescu sulle colonnine de la Repubblica: "Napoleone era
un bambino rispetto a Berlusconi". Infatti, è troppo furbo il Cavaliere per non
sapere che c'è nano è nano. Alcuni sono malefici, altri fanno quasi tenerezza.
Prendiamo Fini, l'eterno secondo (e dire che gli annetti continuano a passare).
Alzandosi sulla punta dei piedi, il futuro boh? del centrodestra si guadagna
uno spazio proprio sotto la foto dei leader: "Mediaticamente ci ho
rimesso: potrei stare stare tutti i giorni in prima pagina. Invece è chiaro che
Silvio compare molto di più". Sembra mammolo. Altri nani invece sono
piuttosto ingombranti e pieni di amici piccoletti che lavorano nei giornali.
Come Giuliano Ferrara, che gira l'Italia argomentando con i dovuti modi che le
donne sono assassine, l'ingrediente necessario per farsi cucinare addosso la
frittatina dell'unità nazionale, perché bastano due uova strapazzate per
mettere a rischio la nostra democrazia. E' toccato a Riccardo Barenghi, su La
Stampa, lui che di estremismi intemperanti se ne intendeva, dire "Scusate
se difendiamo Ferrara". Prego: "Peccato che quelli che gli tirano le
uova, pomodori e ortaggi vari, tanto intelligenti non siano. Più che altro
ricordano quei cretini di epoche passate che passavano il tempo facendo finta
di far politica. Per carità, in democrazia si può e si deve discutere,
polemizzare anche aspramente, contestare anche duramente (Ferrara ne è teorico
e maestro), ma non si può oltrepassare il limite che la stessa democrazia
impone, ossia consentire all'avversario di poter parlare...". Il Ferrara
strapazzato messo in scena a Bologna, tornando su la Repubblica, ha scandalizzato
anche il misurato Michele Serra, che si sfoga senza freni: "Penso che
impedirgli di parlare sia una cosa schifosa". E c'è anche un minaccioso
post scriptum ad personam: "Quello che, nel parapiglia, ha ferito
accidentalmente con una sediata in testa il mio amico Michele Smargiassi è,
accidentalmente, un coglione totale". Accidenti. Fatta la frittata, il
nano gigante, dopo essersi leccato le dita, ha salutato tutti sul suo Foglio
(nano), che è uscito con un uovo spiaccicato al posto della O (bravo, è bravo).
Grazie a Romano Prodi, sconcertato perché ha saputo "di una intolleranza e
di una inciviltà che per nulla somigliano alla città amica e pacifica che
incontro nelle mie passeggiate domenicali". E poi: "Grazie. Un grazie
da estendere a Giorgio Napolitano, Franco Marini, Walter Veltroni,
Goffredo Bettini, Francesco Rutelli, Sergio Cofferati". Ma il nano più
inquietante, anzi la nana con la bava alla bocca che si alza sui tacchi a
spillo per farsi vedere, però è stato intervistato da Liberazione, bel colpo
perché le chiacchiere con i nemici (pardon, avversari) sono sempre
interessanti. Daniela Santanché, "La donna verticale che marcia con
Storace" - e che qualche problemino lo pone: "Convertirò la destra al
femminismo" - è stata incalzata da Laura Eduati, e ne è uscita alla
grande. I suoi picchiano? "La politica si fa con la testa rivolta in
avanti, non con la nostalgia. Picchia chi ha torto". Camere a gas?
"Sono l'unica politica che si batte per la libertà delle donne musulmane,
sono l'unico candidato premier che vuole boicottare le olimpiadi cinesi per la
libertà del Tibet. Le cose di cui mi parla sono così distanti da me che nemmeno
le sento". Madre e femminista? "Gli insegno il rispetto per le
donne". E la destra maschilista? "Li convertirò, non si
preoccupi". I primi provvedimenti al governo? "Molte cose, tra le
quali un governo di sole donne e un solo maschio, alle pari opportunità".
Cucciola.
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Niente divisione tra
quella che fu l'Unione nelle elezioni per il sindaco della capitale. Incontro
con Francesco Rutelli, che spiega perché "è tornato in città", su
quali basi vuole governare e prova a rispondere alle obiezioni di sinistra
"Roma, centrosinistra o morte" In questa città o si governa dal
centrosinistra o vince una destra pericolosa. Troviamo il modo per gestire i conflitti
e i tanti disagi Io sindaco del Vaticano e dei palazzinari? Sarò il sindaco di
Roma, proseguendo ciò che abbiamo fatto dal '
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tutti al mare I
conti con la sconfitta Andrea Fabozzi Rassegnati alla vittoria di Berlusconi. Mancano otto giorni alle elezioni ed è questa
poco piacevole certezza che orienta le scelte dei nostri nove astensionisti.
Quattro di loro ormai ex astensionisti, mentre gli altri cinque resistono sul
non voto. C'è Alessandro, il napoletano, che aveva votato Di Pietro nel 2006,
aveva poi annunciato l'astensione quando abbiamo iniziato questa rubrica cinque
settimane fa, dopo un po' si è fatto convincere dal voto
utile ed era pronto a votare Veltroni, ma adesso ha di nuovo
cambiato idea: visto che Berlusconi vincerà in ogni caso tanto vale dare un po' di forza in più alla
Sinistra: voterà per Bertinotti. Sembra deciso. Che Veltroni perderà,
Giuseppe lo mette anche nero su bianco con le percentuali, ecco la previsione
del professore di Reggio Calabria: Pdl 44,8%; Pd 40,1; Sinistra 5,9%.E
lui resiste con l'astensione, anche se qualche giorno fa, racconta, si è
"lasciato coinvolgere" in un'iniziativa del partito comunista dei
lavoratori di Marco Ferrando. I nostri nove compagni di viaggio, sono così:
totalmente laici nel rapporto con il voto, molto pratici: se Alessandro si
sposta in corsa dal Pd alla Sinistra, Anna Lisa che è tornata a Bari dal
viaggio in Africa ha "una gran voglia di portare la mia scelta di
astenermi fino in fondo" ma pensa ancora che "un voto più
radicale" (nel 2006 scelse i Ds) potrebbe alla fine tentarla. Tra i
resistenti c'è Elena, la genovese, che combatte le "crisi di panico"
che le provocano i politici di destra in tv ripensando alle delusioni del
governo Prodi: "Per me - spiega - sarebbe la prima astensione, ma più si
avvicina la data più ho l'impressione che sarà la mia prima astensione".
Resiste a suo modo anche Silvio, il fotografo di Palermo che partito come
astensionista si è trasformato in un attivista del "votate comunque, ogni
astensione è un voto dato al vincitore". Lui, l'ha detto, voterà per
Sinistra critica "perché è un voto tolto alla destra, non è un rospo da
ingoiare come il Pd, e non è un voto alla "moda" di sinistra com'è
l'Arcobaleno". Voteranno invece per la sinistra di Bertinotti il padovano
Sebastiano e il milanese Giacomo, per entrambi un ritorno alla scelta del 2006.
"E se come pare la Sinistra non avrà un risultato buono - dice Giacomo - a
maggior ragione bisognerà lavorare per costruirne una nuova, unita, con
principi saldi, un programma forte e soprattutto una nuova generazione
politica". "Sempre più convinta della decisione di non andare a
votare" è Ilenia, da Roma. Convinto che vincerà Berlusconi
e deciso di non andare comunque a votare resta anche Giulio, il bolognese. A
questo punto la discussione è sul dopo. Se sconfitti, Bertinotti e Veltroni dovranno passare la mano? Qualcuno ricorda che
Bertinotti in ogni caso ha annunciato che non avrà incarichi, qualcun altro
aggiunge che aveva anche annunciato in tv che avrebbe "fatto il
nonno" prima di candidarsi a premier. Tutti pensano che Veltroni
dovrebbe la guida del Pd, ma tutti pensano che non lo farà, tranne Giulio che
trova giusto che per sostituire un segretario eletto con le primarie servano
nuove primarie. Primarie però che un po' a sorpresa non piacciono al nostro
campione di elettori che in netta maggioranza (sette su nove) le bocciano.
"Uno strumento calato dall'alto e pretestuoso" riassume per tutti
Giacomo. Tra sette giorni l'ultima chiamata: con le urne dietro l'angolo ogni
cambiamento di opinione è possibile.
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi a Napoli non fa il pieno. Promette
che ai rifiuti penserà lui, riunendo il consiglio dei ministri nel capoluogo
campano. Ma non è più tempo di miracoli: "I nostri primi provvedimenti
saranno duri e impopolari" Un Silvio poco pop alla sfida campana Confronto
a distanza con Veltroni, che a Caserta difende
Bassolino. E il Cavaliere rilancia: "Devono vergognarsi" Francesca
Pilla Napoli Il palco del Plebiscito è stato montato a tre quarti della piazza,
come nel 2006, perché tra la Basilica di San Francesco e il palazzo Reale ci
possono stare fino a 180 mila persone. Troppe. Anche se
questa volta Silvio Berlusconi arriva in trionfo nella Napoli sommersa dalla spazzatura, non
sarebbe stato il caso di rischiare con Veltroni a poche
decine di chilometri, a Caserta prima, Salerno e Avellino dopo. Se il Pd
riempie e il centrodestra fa flop a casa di un Bassolino alle corde, è la fine.
Senza dimenticare che Valter arriverà in questa stessa piazza tra cinque giorni
e in una regione che si vuole scippare ai "democratici", il
palcometro potrebbe contare più di cento sondaggi. Una scelta che paga perché
alla fine qualche migliaio di persone con ombrelli e bandiere sembrano una
folla, un "plebiscito". Ma non basta. Sarà la pioggia, il vento
gelido, ma non c'è il tripudio atteso. Anzi. Giovani hostess sotto l'acqua in
imbarazzo, giornali distribuiti al posto di volantini (tra cui la Discussione,
fondato da Alcide De Gasperi) finiscono spugnati nelle pozzanghere o a fare da
copricapo a signore impettite. I disoccupati di Lavoro e dignità, che si dicono
apolitici, fanno una mini-contestazione arrampicati sul balcone del palazzo
Reale. Nessuno se li fila e un ragazzo con la bandiera di Forza Italia
attorcigliata al collo urla: "Buttatevi". I pochi gadget, le
magliette del Pdl e i cappelli, vanno esauriti un'ora prima dell'arrivo di
Silvio. Pochi anche i ragazzi di Azione giovane vestiti di nero - che ridono
dell'interpretazione di Alessandra Mussolini, candidata in un posto sicuro a
Montecitorio. Che poteva risparmiarsi di duettare con Guido Lembo, il sostituto
caprese di Apicella, e cantare A tazza 'e caffè. Insomma quasi un disastro.
Nonostante la schiera di bus-vela a fare da cornice alla piazza. Nonostante il
solito slogan che cambia di città in città e che questa volta è "Rialzati
Campania". Nonostante il partito abbia chiamato a raccolta base e
dirigenza con decine di pullman, treni, navi e tante macchine blu. Non ci sono
nemmeno i supporter da stadio dei quartieri spagnoli. Una tristezza, con il
mago Gabriel a distribuire biglietti da visita perché lui in vico Petraio di
San Felice a Cancello garantisce "legamenti e ritorni d'amore". Così
quando parte l'inno di Mameli è quasi una botta di vita. Il leader venti minuti
dopo l'orario previsto è sul palco con la prima gaffe: "Lascio la parola a
uno che non mi è tanto simpatico perché sta alla mia sinistra". E'
Gianfranco Fini che si fa scuro in volto. Berlusconi
tenta di correggersi e sbaglia nuovamente: "Sì ma alla vostra destra...
rispetto al palco". Fini parla, parla, ma le persone applaudono solo
quando offende il centrosinistra. Non va tanto bene e dopo una mezz'ora chiama
quello che definisce "il nuovo premier". E il momento di Silvio, il
suo show sembra una copia di quello di due anni fa. Nel 2006 doveva trovare
casa a Napoli, ora promette che ci resterà finché l'emergenza rifiuti non sarà
risolta e qui riunirà anche il consiglio dei ministri. Allora aveva attaccato
la Iervolino per la sua voce, questa volta pure. Due anni fa la sinistra si
doveva vergognare per la questione sicurezza, ieri per l'immondizia. Si
corregge solo sui "coglioni" che votano il Pd, promossi a uomini di
buona fede. La seconda gaffe è sui santi folgorati sulla via di Damasco, con
Pietro messo al posto di Paolo. Ma non è solo il solito Silvio. Perché non è più
tempo di miracoli, e Berlusconi mette le mani avanti:
"Prenderemo nel corso dei primi consigli dei ministri anche provvedimenti
duri e impopolari". Cosa gli manca? Le invettive contro il rivale. E giù
con un "Walterino sette doppiezze" al solito comunista. Da Avellino
Walter gli manda solo a dire: "Io non rispondo e loro impazziscono".
Sulla Campania il leader del Pd aveva già parlato in mattinata difendendo per
la prima volta Bassolino: "Basta con i processi verso una sola persona.
Tutti hanno una parte di responsabilità compreso il centrosinistra e chi è
stato al governo per 5 anni e ha organizzato manifestazioni contro è ora che
faccia autocritica". Una difesa d'ufficio visto che ha già
"radiato" il governatore dal palco: il 9 non sarà al comizio napoletano.
Ma Berlusconi rilancia: "Bassolino e Veltroni devono vergognarsi. Uno non si vuole dimettere,
l'altro insiste a dire che noi nei nostri incontri non abbiamo mai fatto il
nome della mafia e della camorra. Devono vergognarsi perché metà dei consiglieri
comunali a Napoli sono indagati e purtroppo in Campania c'è il record dei
consigli comunali sciolti per camorra". Però Silvio dimentica che quel
record è stato raggiunto grazie ai consigli in maggioranza del suo
schieramento. E nel rush finale si rifiuta di pensare "che dopo il
malgoverno di questi anni i campani diano ancora fiducia alla sinistra".
Se lo fanno sono dei coglioni e degli uomini in buona fede?.
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ma senza Silvio e
Walter Il confronto tra candidati premier si farà, moderato da Bruno Vespa,
venerdì 11 aprile alle 21 su Raidue. Ma non si tratterà di un duello, in campo,
per 90 minuti, saranno tutti contro tutti. Anzi, non tutti. Partecipa chi
vuole, tra gli aspiranti presidenti del consiglio, e non si accettano
sostituti. Ma Silvio Berlusconi già dà forfait:
"Non parteciperò, dico di no. Secondo me è controproducente per chi
parteciperà". Insomma, niente faccia a faccia né facce a facce, perché
ovviamente il Cavaliere sarebbe "assolutamente
disponibile a fare un confronto tv con Walter Veltroni, ma la legge
non lo rende possibile". Il duello per Berlusconi sarà
quello a distanza su Matrix, sempre l'11 aprile, 45 minuti per ciascuno, prima
l'uno poi l'altro. "E Veltroni, come è già successo in
Rai, avrà il vantaggio di parlare dopo di me", sottolinea il leader del
Pdl. Anche Veltroni è orientato a disertare la
serata Rai. Ufficilamente non per l'assenza del Cav. ma perché il
"multiplex" renderebbe difficile discutere i programmi. E Fausto
Bertinotti ci sarà? Il candidato arcobaleno si riserva di decidere.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-05 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE L'evento Partenza da piazza Oberdan. Il sindaco sfila su
un pullman scoperto Expo, superpoteri alla Moratti Domani festa in Buenos Aires
Il Comitato Grazie Milano: niente bandiere di partito, parata per i cittadini
Festival del gusto con assaggi di cibi tipici. Dalle 10.15 spettacoli
internazionali. Alle 15 parte il pullman scoperto Niente bandiere di partito e
un solo striscione. Quello del Comitato Grazie Milano 2015. Milano si prepara a
festeggiare la "vincitrice", Letizia Moratti. Manca solo l'Arco di
Trionfo, ma per il resto c'è tutto. L'arrivo su un pullman scoperto (quelli
rossi che portano i turisti in giro per Milano), le tappe di avvicinamento, le
majorettes, i cannoni che sparano coriandoli, il discorso alla città. Victory
Parade. Moratti-Expo. Ormai un'uguaglianza. Paolo Glisenti, segretario
(confermato) del Comitato di Pianificazione spiega che al sindaco verranno dati
i poteri commissariali per la gestione dell'evento. Anzi dell'Evento. E che in
tre mesi si arriverà alla costituzione della società che gestirà la grande
operazione 2015. Per quella data dovrà essere pronto anche il masterplan. Nel
frattempo si "marcia ". Domani, il punto di ritrovo è il casello
daziario di piazza Oberdan. Per adesso i grandi nomi non si sono ancora fatti
avanti. La tentazione, in piena campagna elettorale, potrebbe essere forte. Ma nè il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, nè il candidato del Pd, Walter Veltroni, hanno
preso contatti con lo staff del Comitato. "Questa è una festa che
appartiene al popolo milanese - attacca il portavoce Roberto Pesenti- e la
folla che parteciperà dimostrerà la coesione di Milano per l'Expo".
Proprio per questo saranno "ammesse" solo bandiere italiane e
bandiere con il simbolo dell'Expo. Nessuno può impedire la distribuzione di
materiale elettorale, ma chi disturberà - assicurano gli organizzatori - verrà
allontanato. Ci saranno i politici, ma la loro sarà una presenza discreta.
"Parteciperò - attacca Ignazio La Russa, leader milanese di An - e
offriremo bevande e ristoro nel nostro Pdl point di largo Argentina, ma la
nostra sarà una presenza discreta ". Parteciperà anche Marilena Adamo,
capogruppo del Pd in consiglio comunale, in pieno spirito bipartisan. "Noi
abbiamo affisso dei manifesti con un messaggio chiaro: l'Expo a Milano è una
bella vittoria di tutti. Quindi la festa deve essere una bella festa di
tutti". Marcia lenta. Dedicata al tema dell'Expo: il cibo. Marcia slow
food, festival del gusto. Con 200 gazebo di espositori stranieri, ognuno con il
proprio piatto tipico, 400 ospiti di etnie diverse, 30 consoli, 55 associazioni
culturali da tutto il continente. I "trionfatori" sfileranno sul
pullman aperto. Fino a piazza Argentina. Tutti? Forse, il presidente della
Provincia, Filippo Penati, preferirà al carro del trionfo una bella passeggiata
a piedi. M. Gian. La vittoria Uno dei manifesti che sono affissi in città con
cui il Comune ricorda l'assegnazione dell'Expo e ringrazia i cittadini.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Videochat Tremonti: protezionismo? Sì, ma "alla Bonino"
Incontri digitali su Giulio Tremonti MILANO - "Faremo come la Bonino".
Giulio Tremonti, durante la videochat con i lettori di Corriere.it, cita un
esempio a sorpresa: "Sostenere i dazi per i compressori d'aria, come ha
fatto il ministro per il Commercio internazionale - spiega il vicepresidente di
Forza Italia ed esponente di punta del Pdl - è una scelta giusta. Peccato,
però, che poi la stessa Bonino si dichiari contraria a certe misure". Il
fatto è, ribadisce Tremonti, che per proteggere determinati prodotti "i
dazi sono utili". L'ex ministro del governo Berlusconi
(pronto a riprendersi il dicastero dell'Economia in caso di vittoria
elettorale) non ci sta però a passare per "protezionista", e a
proposito del suo discusso libro La paura e la speranza ci tiene a
puntualizzare: "L'ho scritto nell'autunno del 2007. Non è un libro
politico". E dunque? "Bisogna essere pratici, evitare i dogmatismi.
Fermo restando che in Europa il protezionismo nazionale è vietato, bisogna
seguire l'esempio americano. Se c'è una merce che soffre a causa della
concorrenza sleale o asimmetrica, bisogna intervenire. Insomma: il mercato fin
dove è possibile, il governo quando è necessario". Non le ha dato fastidio
l'apertura di credito dell'Economist a favore del Pd di Veltroni? "Il Partito democratico si sta spostando su posizioni
liberali - risponde Tremonti - e credo che loro abbiano voluto evidenziare
questo. Ma secondo me si tratta di un cambiamento di rotta superficiale".
Un parere sulla vicenda Alitalia: "La posta in gioco non è solo l'azienda,
ma il mercato del traffico aereo nel nostro Paese, che fa gola a
tanti". Cosa farete sul fronte della lotta all'evasione fiscale?
"Punteremo sul coinvolgimento dei Comuni. Inoltre è fondamentale avere
aliquote basse associate a una riscossione seria". E per il ricambio della
classe politica? "La storia è piena di gente vecchia che ha fatto cose
giuste e di giovani che hanno fatto cose terribili, come Hitler e
Mussolini". Un lettore chiede come mai abbia sempre un'espressione
"arrabbiata", e Tremonti risponde con un sorriso amaro: "Gestire
il terzo debito del mondo senza essere la terza economia del mondo è una cosa
che ti prova nella psiche e nel fisico...". Germano Antonucci.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Sette giorni E Veltroni chiese l'aiuto di
Epifani: serve uno sforzo SEGUE DALLA PRIMA Quei quattrocento sono la metafora
della divisione tra il Pd e le organizzazioni del lavoro, tra chi vuol innovare
e si è rinnovato e chi invece stenta a farlo. Il solco si
evidenzia nei conversari tra il leader democratico e il segretario della Cgil,
perché mentre Veltroni definisce "insostenibile" la rottura delle trattative
con Air France, Epifani si appella alla necessità di tenere saldo il sindacato:
con il possibile arrivo di Berlusconi a palazzo Chigi, "non
possiamo impiccarci ora ad una soluzione". Alitalia è per Veltroni la vera sfida di governo, è una prova che vale più della
stesura del programma. Certo l'ha colpito l'escalation di proteste dopo la
"marcia dei 400", lo sciopero della fame iniziato da alcuni
lavoratori della società aerea, e vorrebbe solidarizzare apertamente con loro:
"Ma in questo momento - come ha spiegato ai dirigenti del partito - non
possiamo cadere nella trappola di una polemica tra noi e il sindacato. Andrà
chiesto anche a loro uno sforzo, devono sapere che non si potranno fare sconti,
però se la politica non si assume la propria parte di responsabilità, non può
chiederla solo ad altri". Il leader del Pd chiama in causa il Cavaliere, e
avrà ragione Tonini - uno dei consiglieri di Veltroni
- a sottolineare le colpe di Berlusconi, che con i
suoi rilanci "populisti " ha "spiazzato e destabilizzato il sindacato,
costringendolo a diventare più realista del re". Tuttavia è lo stesso
Tonini a riconoscere che quei 400 colletti bianchi, "sono il segno della
Caporetto" di Cgil Cisl e Uil: "D'altronde, quando i lavoratori
manifestano chiedendo ai sindacati "dove ci state portando",
evidenziano una crisi di credibilità delle organizzazioni". Il punto è che
in ballo c'è anche la credibilità del Pd, e "per ragioni strategiche-
spiega Follini - non possiamo finire nella spirale di un nuovo collateralismo
alla rovescia. Questo è un passaggio decisivo per noi, che va oltre la stessa
sfida elettorale ". Il rischio infatti è che i democratici vengano
risucchiati su posizioni arretrate. Non a caso l'affaire Alitalia ricorda a
Tonini "la fase drammatica del decreto di san Valentino sulla scala
mobile", quando il sindacato e la sinistra si spaccarono. A quei tempi
Tonini stava nella Cisl, e visse accanto a Carniti la vicenda: "Oggi siamo
dinanzi a una nuova strettoia, simile a quella del decreto di san Valentino.
Solo che allora c'erano il Psi e il Pci, oggi ci sono il Pd e la Sinistra
arcobaleno". E il Pd oggi sta con i 400, nel senso che coglie l'occasione
della protesta per premere sui confederali. Lo s'intuisce dal ragionamento
svolto da Fassino sul Sole 24 Ore: "Dal sindacato mi aspetto un sussulto
di responsabilità. Bisogna liberarsi dalla convinzione che ci sia sempre tempo
per trovare un escamotage e non fare i conti con la realtà". Altrimenti la
protesta è destinata a dilagare, come dimostra la nascita del "Comitato pro
Air France" a cui avrebbero aderito 250 lavoratori pronti a strappare le
tessere sindacali. Le colpe vanno divise in parti uguali, anche la politica e
il management hanno gravi responsabilità e devono addossarsele, "però -
sottolinea il ministro Lanzillotta - i sindacati non lo stanno facendo. E i
lavoratori iniziano a contestare la loro impostazione ". Giustamente
Baretta, una carriera in Cisl alle spalle e un futuro da deputato del Pd,
invita a non generalizzare, "perché giorni fa Sarkozy - a fronte della
crisi cantieristica francese - ha detto che affiderebbe la gestione del settore
alla Fincantieri. Anche Fincantieri è un'azienda pubblica come Az, e anche lì
ci sono i sindacati". Anche Baretta tuttavia sostiene la necessità che la
trattativa con Air France "vada avanti". In gioco c'è la tenuta del
sistema, posti di lavoro "ma anche" il futuro del Pd. E sorprende che
in questa fase drammatica si stagli a palazzo Chigi l'immagine solitaria di
Enrico Letta, che preme sul sindacato perché "si rimetta in sintonia con
il Paese ". "Questo è il secondo tempo della partita iniziata con il
protocollo sulle pensioni ", ha spiegato il sottosegretario ai dirigenti
confederali: "E allora mostraste coraggio ". è una sfida di governo.
è la sfida riformista di Veltroni. Francesco Verderami
Guarda la videoinchiesta su Malpensa sul sito www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE La sfida della Destra Comizio nostalgico a "Littoria"
come Ciarrapico: gli ho detto che rischia di fare una figura patetica. Mi sa
che voterà Fiamma Storace: io il Pannella della Bonino-Santanché DAL NOSTRO
INVIATO LATINA - Campagna all'antica, Latina ovviamente ribattezzata Littoria
nel comizio, i manifesti nel baule, i militanti stipati nell'auto del capo che
li incita: "Camerati, facciamo fare un bel pezzo di colore al giornalista
antifascista, cantiamo: "Duce Duce, chi non saprà morir"".
Niente colore. Perché la nostalgia di Francesco Storace non è per il fascismo
ma per il Msi: "Noi per Almirante eravamo pronti a morire! " grida ai
duemila militanti nel teatro. Perché il risultato della Destra è determinante
nell'unica partita davvero aperta di queste elezioni, il premio di maggioranza
nel Lazio e nelle regioni del Sud, e quindi la fiducia a Berlusconi
al Senato. E perché la campagna di Storace è un grumo di sentimenti, di dolori
talora rancorosi, di amori traditi. "Fini non ha tradito me, ma suo padre.
E non in senso metaforico. Il padre di Fini è stato un combattente della
Repubblica sociale, uno degli eroi scesi nella battaglia sapendo di perderla, e
suo figlio l'ha calpestato. Ora Fini ha detto a Berlusconi
che mi vuole morto. Ma il morto è lui. Finita An, lui è uno dei tanti
funzionari del Pdl. Anche la sua immagine si è appannata: io sono l'unico
leader del centrodestra regolarmente sposato, ma rispetto il dolore di una
separazione; Fini però l'ha fatto senza stile, e per mettersi con l'ex donna di
Gaucci...". Storace, con Fini eravate amici fraterni. "è vero. Fino a
quando io non vinsi nel Lazio, nel 2000. Lui, contro Rutelli aveva perso. Non mi
perdonò di voler fare il presidente della Regione a modo mio, senza favori di
sottogoverno, senza obbedire. Me la ricordo, Daniela Fini, quando insisteva per
quel laboratorio di analisi al Tuscolano... Solo dopo ho scoperto che era suo,
della moglie, e anche del fratello, della cognata, del portaborse. Ora Fini fa
il pulitino, dice che non sapeva nulla... non scherziamo. E poi si è messo al
fianco quell'Andrea Ronchi, che ha sparso zizzania tra lui e me, e anche con
gli altri dirigenti...". Ovunque, a Formia, a Ceprano, a Ferentino
("un comizio alle 11 di sera? Ma non ci saranno solo le nigeriane?"),
Storace trova piazze piene. è la destra profonda, che non sempre ha accettato
la fusione tra An e Berlusconi. "Eppure dicevano
che mi pagava lui, il Cavaliere. Una persona poco seria. è simpatico, consuma
scatole di Viagra, è amato, ma è un uomo senza valori. Lo ricordo, quando mi
disse: "Questi di Rifondazione sono matti, capaci di far cadere il governo
per i loro princìpi". Gli risposi: embé? Ma lui è così, non concepisce che
si possa essere mossi da altro che dal tornaconto personale. Se saremo al
Senato, non gli voteremo la fiducia. E Silvio non ha umiliato solo noi; ha
tradito prima Mastella, che gli aveva portato la testa di Prodi, e poi Casini,
che gli aveva dato quella di Marini. Il primo governo Berlusconi
della legislatura cadrà presto, per il referendum elettorale e per i ricatti
interni. Noi sosterremo il secondo governo Berlusconi,
quello del centrodestra riunito e del Fini definitivamente neutralizzato".
A Latina, al comizio tonitruante che comincia con "Buona destra" e
finisce con "se son fiamme bruceranno ", ci sono in prima fila
parecchi transfughi di An e Ajmone Finestra, ex sindaco visto anche accanto a
Ciarrapico. "Al Ciarra- racconta Storace - ho detto che non l'hanno
trattato molto bene: è in lista dietro a persone che lo odiano, rischia di non
essere eletto, di risultare patetico. Mi sa che alla fine non resiste e vota
Fiamma pure lui. Di sicuro ci vota donna Assunta. Non lo dice, ma mi sta mandando
una marea di gente". La Mussolini? "Mi chiese un incontro. La feci
venire nel mio ufficio di senatore. Mi propose di scordare il passato e di
allearci. Presi tempo. Pochi giorni dopo era al corteo di An, a vomitare contro
di me". La nuova Madonna nera è la Santanché. "Candidarla premier è
stato un colpo di genio. Lo schema è lo stesso di Pannella con la Bonino: in
vetrina la donna, e Daniela è la numero uno d'Italia; dietro le quinte il capo
politico, che non ha bisogno dei gradi per comandare. Non vorrei un ministero.
Piuttosto, l'Antimafia. O, meglio, tornare alla Vigilanza Rai". Alemanno,
suo ex compagno di corrente, ora come lei candidato a sindaco di Roma?
"Che delusione. Io non avrei mai fatto il killer per conto terzi contro
Alemanno. Avrei capito Gasparri, non lui. La città è piena dei suoi manifesti.
All'evidenza, dopo che l'opposizione ha lasciato approvare in due giorni il
piano regolatore, i soldi da qualche parte sono arrivati". E gli avversari
di sinistra? "D'Alema è come appare. Veltroni invece è
più falso di una banconota da 110 euro. Peggio di Fini, che è inoffensivo; Veltroni è spietato. Gli preferisco Rutelli, che a Roma è una minestra
riscaldata ma se si fosse candidato a Palazzo Chigi avrebbe vinto".
L'orgia di asce bipenni e motti fascisti di Casa Pound, occupata dai ragazzi di
destra che ospitano in cortile le ambulanze della Protezione Civile, lo
lascia indifferente. Non la sezione di Gaeta, dove lo attendono il ritratto e
le quattro figlie di Nino Gelso, "il nostro grande camerata imbarcato
sulla X Mas!", come lo ricorda la leader locale. Storace si commuove.
"Camerata lo diciamo solo dei caduti. L'unico busto del Duce che ho mai
tenuto in casa me lo regalò uno dei nostri vecchi, dopo Fiuggi. Quella svolta
l'avevano accettata: basta che ci rispettiate, dicevano. Questa, no. Ho capito
che me ne sarei dovuto andare dopo il viaggio di Fini a Gerusalemme. Io sono
stato al museo dell'Olocausto prima di lui, ma senza telecamere e senza
offendere la storia. Io so che non la pensa così: in pubblico siamo sempre
stati attentissimi a non far trasparire nulla, ma in privato era diverso.
Quando Le Pen andò al ballottaggio, Fini era ringalluzzito: "France', hai
visto? Gajardo!". Ricordo un comizio ad Alcamo. Il presidente del circolo
di An, ex segretario del Msi, ex gerarca, lo fa salire sul balcone. Fini era
imbarazzatissimo, e quello attacca: "Da questo balcone, tanto tempo fa
parlò un altro grande, l'Uomo che fece l'Italia...", lui sempre più
pallido, ma il gerarca a sorpresa fa: "Sto parlando del nostro eroe, di
Giuseppe Garibaldi!". Per il sollievo, a Fini scappò un "minchia
" che fece ridere tutta la piazza. Ma questa gliela racconterebbe meglio
Gianfranco...". E dagli occhi di nuovo lucidi si intuisce qual è la vera
nostalgia di Storace. Aldo Cazzullo Casa Pound Francesco Storace nei locali ex
Enel occupati dai ragazzi di Casa Pound.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Gaffe biblica del Cavaliere "Walter folgorato come San
Pietro" NAPOLI - "Veltroni ci ha fatto credere" che il cambiamento a sinistra era
possibile, che lui era "stato folgorato sulla via per Damasco come San
Pietro". Gaffe biblica per Silvio Berlusconi che,
durante il comizio a Napoli, ha scambiato San Pietro con San Paolo: fu infatti
quest'ultimo (nella foto) che, mentre a cavallo si recava a Damasco per
arrestare i cristiani fuggiti da Gerusalemme, sarebbe caduto a terra
accecato da una luce intensa, sentendo la voce di Gesù che gli chiedeva il
motivo di tanto accanimento.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Il Pdl "Walterino sette doppiezze cambi il suo slogan da
"se pò fà" a "se pò bleffà"" Berlusconi:
terrò a Napoli il primo Consiglio dei ministri La sfida: rifiuti, un disastro
colpa della sinistra "Il mio esecutivo avrà tutte le istituzioni contro.
Chi vota per gli altri è in buona fede, non un coglione" DAL NOSTRO
INVIATO NAPOLI - "Lavorerò a Napoli e per Napoli dal primo giorno di
governo, dalla sera della nomina. Terrò qui il primo consiglio dei ministri del
mio governo, in prefettura o a Palazzo Reale, non me ne andrò sino a quando
l'emergenza non sarà risolta, finché non tornerà la normalità, affinché la
città torni al suo splendore e alla sua bellezza". In piazza del
Plebiscito Silvio Berlusconi si rivolge ai suoi
elettori, con a fianco Gianfranco Fini, investendo tutto quello può investire
politicamente sul consenso della Campania. Due anni fa qui perse le elezioni,
la settimana prossima qui conta di vincerle. I sondaggi, dicono i suoi, lo
incoraggiano nella scommessa. E il Cavaliere ci si butta a capofitto, non solo
con la promessa, ma anche con la garanzia di un'empatia: "In questi mesi
ho sofferto con voi per la vicenda dei rifiuti". Del resto quello
dell'immondizia della Campania è stato uno dei punti chiave della campagna
elettorale, "un disastro che ha rovinato l'immagine dell'Italia nel
mondo". E anche per questo è convinto che "il voto del 13 aprile darà
la vittoria a questa città e alla regione. Anche perché mi rifiuto di pensare
che dopo il malgoverno di cui è stata testimone la Campania i cittadini possano
dare ancora fiducia alla sinistra". Scontato il passaggio al livello delle
responsabilità, ovvero a quella "sinistra che resta attaccata alle
poltrone", "al presidente della Regione che non intende
dimettersi", al "capo del Pd che ha il coraggio di dire che non
abbiamo mai nominato la mafia e la camorra": "Devono vergognarsi
visto che la metà degli esponenti nel consiglio campano è indagato e la
Campania ha il record per consigli comunali sciolti per camorra ". Il
Cavaliere aggiunge di essere "certo della vittoria se non ci saranno
brogli", e invita tutti a vigilare nei seggi: "Bisogna essere
presenti dall'inizio alla fine. Chi vuole votare scheda bianca non si lamenti
poi se qualcosa non riuscirà a funzionare ". Quindi, dopo averlo
rinominato "Valterino sette doppiezze ", un consiglio in romanesco, a Veltroni: "Gli consiglierei di cambiare il suo slogan da "se pò
fà" in "se pò bleffà" ". In un'intervista all'agenzia Agi
invece un giudizio sugli elettori della sinistra: se 2 anni fa, anche se con
problemi di interpretazione, spese la parola "coglione", oggi dice
che "chi vota gli altri è in buona fede, non certo coglione".
E sulla futura azione di governo: "Avrò contro tutte le istituzioni".
Marco Galluzzo.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rifiuti
e criminalità, scontro in Campania. No dei leader Pdl e Pd al confronto da
Vespa Berlusconi: primo esecutivo a Napoli Veltroni: annienteremo
tutte le mafie.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Napoli insieme a
Fini, ha annunciato che proprio lì si terrà la prima seduta del governo ma
dovrà varare provvedimenti impopolari, oltre che occuparsi di lotta ai rifiuti
e togliere l'Ici. Fini: "Ripuliremo la Campania dalla camorra". Il leader del Pd, Veltroni, invece,
parlando in una villa confiscata ad un boss camorrista, ha presentato un
disegno di legge contro tutte le mafie che opprimono il Mezzogiorno, mafia,
camorra e 'ndrangheta. E ha inoltre ammonito: basta processi ai singoli sul
problema dei rifiuti, sono tutti responsabili. I due leader hanno poi
detto no al confronto finale nella tribuna elettorale della Rai che sarà
condotta da Vespa. Andranno da Matrix di Mentana su Canale 5 ma per due
distinti interventi.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA - Nella
Sinistra Arcobaleno, non solo tra i Verdi, l'imbarazzo si taglia a fette per
l'intera mattinata. Non certo perchè qualcuno abbia dubbi sulla rettitudine di
Alfonso. Quanto, piuttosto, perchè una parola in più sulla magistratura, su
questo o quel magistrato, magari dettata dall'impulsività del momento, possa
provocare ulteriori danni. La corsa elettorale è al rush finale e le
conseguenze potrebbero essere davvero pesanti specialmente in Puglia dove
Pecoraro Scanio è capolista alla Camera. Così la mattinata trascorre tra la voglia
di dire e la necessità di star zitti. Fino a quando il leader dei Verdi dirà:
"Non voglio ombre, rinuncerò all'immunità, massima fiducia nella
magistratura". La linea ora è chiara. E a prenderne le difese arriva il
candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, che giudica la
rinuncia all'immunità di Pecoraro come una dimostrazione di sensibilità
democratica. "Il segno distintivo - sottolinea - che noi della Sinistra
Arcobaleno guardiamo alla magistratura con rispetto non formale ma sostanziale".
Nessuna giustizia a orologeria. Eppure, eppure. "Che capiti in campagna
elettorale è un pò sconveniente - dice Bertinotti - sarebbe meglio che
accadesse o prima o dopo. Ma non faccio polemiche. Nessuno mi sentirà mai
avanzare il sospetto sulla magistratura. Mai". Tocca poi ad Angelo
Bonelli, portavoce dei Verdi che, "a nome di tutto il partito" si
dice stupito che "le accuse appaiano su tutti i giornali a pochi giorni
dal voto. Ma siamo sereni e abbiamo massima fiducia nella magistratura".
Toni soft, d'accordo, ma alla polemica sui tempi di questa vicenda non si
poteva rinunciare più di tanto. Uno dopo l'altro i leader di partiti della
Sinistra Arcobaleno esternano la loro solidarietà a Pecoraro. Franco Giordano,
Rifondazione, nutre massima fiducia sia nella magistratura che nel ministro
dell'Ambiente". Per i Comunisti italiani, Oliviero Diliberto confida che
"la vicenda sia chiusa al più presto" e, con Fabio Mussi, sottolinea
come Alfonso, rinunciando sin d'ora all'immunità "abbia fatto la cosa giusta".
Si riserva una stoccata velenosa il socialista Enrico
Boselli che definisce " assordante" il silenzio di Veltroni e Berlusconi su questa storia. "Prima hanno taciuto su Mastella, adesso
tacciono su Pecoraro Scanio. Il loro è un garantismo a targhe alterne".
S.So.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ANGELO MELLONE LO
SAPPIAMO, Nicolas Sarkozy è riuscito a sciacquare nelle acque del Tamigi i
panni sporchi e antipatizzanti, della raffigurazione di coppia trasmessa finora
da lui e dalla nuova moglie Carla, che ancora attende d'essere adottata come
Carlà dai francesi, riluttanti e riluttati. Ci volevano il baciamano di Carlo,
la complicità snob dei giornali inglesi, una mise modello Jacqueline e un
rapido tour privo di qualsiasi sbavatura, per rivoltare le frittate di immagine
che, sms dopo sms, parolacce e vacanze kitsch, Sarko ha inanellato dal giorno
in cui ha deciso di rifarsi una moglie possibilmente meno scalpitante della
penultima, Cécilia. Attendiamo la prossima, croccante puntata di questa storia
che potrebbe ancora appassionare le folle. Indugiare così tanto sul triangolo
Carla-Sarko-Cécilia a che serve? Questa vicenda mostra in forme quasi esplosive
che il processo di "pubblicizzazione" della vita privata dei leader
politici è ormai arrivato a compimento. Non a un punto morto, tutt'altro, ma è
approdato a una nuova fase in cui il retroscena s'è pappato la scena dello
spettacolo politico o, che è lo stesso, l'ha surrogata. E così, nel ciclo
internazionale di disseminazione delle notizie, le vicende personali e quelle
istituzionali, i gossip e i comunicati ufficiali, le indiscrezioni e le
interpretazioni delle indiscrezioni, non vengono più classificati sotto voci
diverse dai giornalisti, o intercettati da media diversi per pubblici
differenti: no, entrano invece a far parte del menù che media sempre più
bulimici, e con le papille gustative rovinate dall'eccesso di calorie cattive
che sono costretti a ingurgitare, consumano quotidianamente. I media italiani,
per strano che sia, sono ancora a uno stadio di equilibro accettabile tra le
notizie serie, quelle hard, e le notizie facete, le soft news. Gettarsi addosso
cenere è tempo sprecato. Tanto vale provare a ragionare sugli effetti futuri
della pubblicizzazione della vita privata dei leader. Il primo e uno dei più
importanti, messo plasticamente in luce dalla storia Carla-Nicolas Sarko, è la
centralità della first lady (o del first lord, casomai una donna diventasse
megapresidente di qualcosa) nei processi di costruzione dell'immagine del
leader e di copertura giornalistica del leader stesso. Non è sempre stato così,
e difatti presidenti un po' più anzianotti di Sarko, come Chirac o Bush, hanno
consentito alle loro mogli di rivestire quel ruolo di tappezzeria logodotata
che storicamente è stato assegnato alle "mogli di". Con Sarko è
diverso, così come lo è stato con Tony Blair, la cui Cherie, nel bene e nel
male, ne ha accompagnato gesta e gesticolate lungo l'intero arco dei dieci anni
di premiership. E come dimenticare l'attenzione della stampa americana per
Michelle Obama, quasi a misurare l'affidabilità di Barack tarandola sulle
apparizioni pubbliche della moglie? E come dimenticare, in Italia, il dibattito seguito allo scambio epistolare tra Berlusconi e la moglie Veronica, lo scorso anno, in seguito alle frasi
pronunciate da Silvio durante una cena di gala? E ancora: vent'anni fa sarebbe
stata ipotizzabile un'intervista come quella rilasciata dalla moglie di Veltroni, Flavia, che ha confessato di essere ben gelosa del marito?
No, non sarebbe entrata nel novero delle interviste possibili. E invece oggi i
media cercano dettagli della vita privata come merce preziosissima, abbattendo
ogni barriera tra pubblico e privato. E in questo nuovo scenario, che i media
prediligono e i leader politici assecondano, la first lady, rinnovando la sua
tradizionale funzione, è quella che letteralmente "apre la porta di
casa" alla curiosità giornalistica, magari raccomandando di non mettere
troppa confusione nel salotto dei sentimenti. Ecco perché la storia del
triangolo sarkozista è così succosa e morbosamente narrata. Un tempo si diceva
che un uomo si scopre dalla moglie che gli sta accanto. E pensate un po' se,
così per dire, Hillary Clinton dovesse diventare Presidente degli Stati Uniti.
Quanto pagherebbero, quanto pagheremmo per un servizio in cui il marito Bill,
magari in grembiule da cucina, sax e fornelli, l'accoglie la sera al ritorno
dalle fatiche istituzionali?.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Il Cavaliere recalcitrante mette le
"mani avanti" temendo l'impopolarità O rmai si colgono alcune
costanti da non sottovalutare, nelle parole elettorali di Silvio Berlusconi. Sono quelle che riguardano non tanto gli
avversari, ma la sua figura di presidente del Consiglio, se vincerà il 13 e 14
aprile. La prima è che arriverà a palazzo Chigi con l'atteggiamento di chi fa
un favore al Paese ed un dispetto a se stesso, perché la situazione è pessima.
"Gli elettori del centrodestra dovrebbero già essermi grati per avere
assunto questo impegno", ha detto ieri. La seconda è che, al contrario del
passato, non giura di restare premier per l'intera legislatura: quando glielo
chiedono, risponde evasivo di "non avere la sfera di cristallo ". Se
ne potrebbe dedurre che il candidato del Pdl non ha nessuna voglia di tornare a
guidare il governo; e che comunque non esclude di lasciarlo dopo un certo
periodo di tempo. Berlusconi è consapevole di
ereditare non tanto, e comunque non solo quelli che chiama "i disastri del
governo Prodi". A spaventarlo è la congiuntura internazionale. Il gruppo
di disoccupati napoletani che ieri lo aspettavano davanti al suo albergo
partenopeo per gridargli "lavoro, lavoro", sono le avanguardie
rumorose di un Paese impoverito ed inquieto. La "strategia delle mani
avanti" serve dunque a prevenire le critiche. Il Cavaliere si rende conto
che rischia un'ondata di impopo-larità alla quale non sarà mai pronto. Quando polemizza con Walter Veltroni
dicendogli che "può promettere tutto quello che vuole, tanto non governerà",
riconosce il sentiero stretto sul quale chiunque vinca dovrà camminare. Per
questo risponde al segretario del Pd che lo ha accusato di considerare un
sacrificio il ruolo di premier, ribadendo: "Per me è davvero una
croce". Se ha deciso di portarla, dipende soltanto dal fatto che
per il momento nel centrodestra "mi considerano ancora infungibile",
sostiene. La controprova di questa preoccupazione latente è l'atteggiamento del
suo candidato al ministero dell'Economia. Ieri Giulio Tremonti ha voluto
ricordare che "è più facile fare il ministro quando le cose vanno
bene". Non solo. Sempre ieri, sul palco del comizio del Pdl a Napoli si è
presentato un Cavaliere nuovo non per avere annunciato che abolirà subito
l'Ici; o per avere assicurato che risolverà l'emergenza della spazzatura
seguendola da vicino giorno per giorno, "fino a quando l'immagine di
Napoli sarà pulita". La vera novità sta nel suo annuncio che "il
primo Consiglio dei ministri del nostro governo" si riunirà nella capitale
del Sud prendendo "provvedimenti duri e impopolari ". Per questo, a
suo avviso, è necessario per il Pdl un consenso largo che garantisca buoni
numeri sia alla Camera che al Senato". Un Berlusconi
che chiede voti in nome di "atti impopolari" appare una
contraddizione in termini; di più, quasi un tentativo inconscio di scoraggiare
gli elettori, spingendoli a disertare le urne per favorire un pareggio col Pd
al Senato. Ma, paradossi a parte, l'annuncio del Cavaliere dimostra che non può
esimersi dal preparare l'opinione pubblica ad una fase priva di sogni; e che
sotto sotto, forse, non disdegnerebbe di condividere le responsabilità e gli
oneri con una parte dell'opposizione. Il suo dramma è che potrebbe ritrovarsi
condannato a governare da solo, con il lascito della coalizione prodiana come
alibi in grado di reggere mesi, non anni. Pier Ferdinando Casini gli ha già
ricordato che una trattativa Alitalia ancora aperta dopo il 14 aprile sarebbe
"una polpetta avvelenata" per il suo o un altro governo. Berlusconi stesso ha ammesso che "fra due o tre
mesi" i rifiuti in Campania diventeranno una sua emergenza. L'addio
malinconico di Romano Prodi agli altri capi di Stato, ieri a Bucarest, alla
fine del vertice Nato, dunque, non è soltanto l'uscita di scena di un
avversario storico: è anche un monito sui rischi che il Cavaliere correrà
prendendo il suo posto a palazzo Chigi. \\ A Napoli il leader del Pdl annuncia:
se governo scelte dure e impopolari.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il Pd Attacco al rivale pdl: risolve tutto in due mesi? Perché non
l'ha fatto da premier? Veltroni nella Campania dei
rifiuti: emergenza, non ha colpa uno solo Il segretario e il "nodo"
Bassolino: non lo cita mai e ai comizi non c'è Pienone di folla ad Avellino.
Walter sceso dal palco: "L'Irpinia non è di De Mita: è degli
irpini..." DAL NOSTRO INVIATO SALERNO - Lo accompagna nel paesaggio del
suo primo, atteso, giro in Campania. Da Caserta a Salerno, passando per
Avellino: si chiama mondezza. Se ne vede ancora tanta, troppa in giro per le
strade. E qui sono proprio i rifiuti il vero tema della campagna elettorale,
materia che ha fatto scatenare la bufera su un ministro, Pecoraro Scanio, ma
anche su un governatore, Bassolino, che proviene dal suo stesso ex partito, i
Ds. Veltroni lo sa bene, sa che non può evitare
l'argomento e l'affronta alla prima tappa, a Caserta: "C'è un'emergenza,
ma non si possono dare le colpe ad un solo uomo". Cioè Bassolino.
"Perché - denuncia il segretario del Pd - è un'emergenza che esiste da
anni. E in tutti questi anni sono passati governi nazionali e locali, sia di
centrodestra che di centrosinistra. Berlusconi dice che in due mesi
risolverà tutto, ma perché non l'ha fatto quando era Presidente del
Consiglio?". Per la prima volta Veltroni difende
con una certa forza Bassolino. Ma non lo cita mai. E, fatto ancor più
significativo, finora il governatore campano non si è fatto vedere sul palco
dei suoi comizi, nè sembra atteso anche oggi pomeriggio a Benevento. Del
resto, nei giorni scorsi il leader del Partito Democratico ha ripetuto più
volte che "occorre discontinuità " nell'affrontare l'emergenza
rifiuti, in altre parole che bisogna voltare pagina. Insomma, non si può far
finta di niente, anche Bassolino lo sa, ma tutto è rinviato a dopo le elezioni.
In tutte e tre le tappe del primo giro campano Veltroni
torna inoltre a puntare il dito contro la camorra sfidando gli altri candidati
premier a "dire pubblicamente che non vogliono i loro voti", come
quelli di mafia e 'ndrangheta. E visita, a Trentola Ducenta (Caserta), un bene
confiscato alla camorra, dove ora è stata aperta una casa famiglia per bambini
in difficoltà. Gran pienone di folla ad Avellino, già feudo di Ciriaco De Mita.
Gli chiedono, sceso dal palco, perché non ha parlato di lui. E Walter: "Ma
l'Irpinia non è di De Mita: è degli irpini... ". Roberto Zuccolini.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Diretta su Raidue In onda l'11 sera, condurrà Vespa: sarà tra le
cose più complicate della mia vita Sfida in tv tra candidati premier Sono in
15, no da Silvio e Walter Il Cavaliere: controproducente. Anche Casini verso il
rifiuto Anche la Santanché medita il forfeit. Diretta di un'ora e mezzo,
rischio flop. Del Bufalo: l'audience non c'entra ROMA - E se la sfida finale in
diretta tra candidati premier su Raidue l'11 aprile si risolvesse in in un clamoroso
flop televisivo, in un appuntamento ridotto ai minimi termini per progressivo
abbandono del campo? L'ipotesi, da ieri sera, è molto concreta. Niente Silvio Berlusconi né Walter Veltroni. Dice Berlusconi: "Dico di no. Secondo me è controproducente per chi
parteciperà. Il vero confronto sarà a Matrix con 45 minuti a testa ". Veltroni fa sapere di essere orientato a non partecipare. Pier Ferdinando
Casini e Fausto Bertinotti sono incertissimi, Casini è in attesa di capire
"cosa faranno davvero quei due", ovvero Silvio e Walter.
Bertinotti è consapevole degli impegni già fissati per l'ultima serata della
campagna elettorale: avrebbe preferito una serie di appelli finali senza
conduttore, ma il regolamento della Vigilanza non prevede correzioni di rotta
rispetto al regolamento votato. Anche Daniela Santanchè non intende disdire i
comizi finali per una serata Rai che si annuncia poco redditizia sul piano
dell'audience. Invece ci sarà il socialista Enrico Boselli. La commissione di
Vigilanza Rai ieri ha ricordato che, secondo le direttive approvate a marzo, in
assenza dei faccia a faccia, la Rai dovrà trasmettere un confronto collettivo
tra i quindici candidati premier (i rappresentanti delle coalizioni che si
presentano in almeno un quarto delle circoscrizioni elettorali nazionali).
Novanta minuti in diretta dalle 21 alle
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Arcobaleno Il leader contestato dal transgender Velena Bertinotti
accusa "Veltrusconi" "Per loro la sinistra rischia la vita"
ROMA - Ne aveva già parlato in cento comizi, con accenti più o meno polemici,
perché a Fausto Bertinotti il discorso sul "voto utile ", invocato
all'unisono da Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, non è ovviamente mai andato giù. Ma finora contro lo spettro
del "Veltrusconismo " non aveva mai usato toni così drammatici come
quelli adoperati ieri, nel corso di una puntata di Otto e mezzo su La7: "è
un rischio drammatico che esiste, la sinistra rischia di essere messa fuori
gioco dall'americanizzazione della politica e di questa campagna elettorale,
e dal bipartitismo". I pressanti inviti di Veltroni
e Berlusconi a votare solo i due schieramenti maggiori
significa di fatto, per il leader della Sinistra Arcobaleno, "azzerare la
Repubblica parlamentare ". Solitamente pacato, anche quando fa trapelare
la passione, Bertinotti ieri sera ha usato anche il sarcasmo: "Attenzione
a questa riduzione impressionante della democrazia: da due coalizioni si passa
a due partiti, poi a due persone. E il rischio è che alla fine si pensi che può
bastare una persona sola... Finiremo con lo scegliere il tiranno, così le
decisioni sono garantite ". Onestamente, alla fine Bertinotti finisce però
per ammettere che la frammentazione è un "vizio antico" della
sinistra italiana. "La ragione nobile è l'identità, ma questa diventa
devastante quando impedisce il rapporto e il dialogo fra le diverse
componenti". L'analisi che il candidato premier della Sinistra fa è la
stessa fin dall'inizio della campagna elettorale: Popolo della libertà e
Partito democratico "competono al centro, e quindi i loro programmi reali
sono comuni. Perché prevedono il primato del mercato, mentre la sinistra mette
in discussione questo sistema ". Certo, quel termine che detesta,
"Veltrusconismo", è solo una "formula corsara" inventata
dai giornali, ammette. "Ma con una sua verità interna". E dunque il
successo della Sinistra Arcobaleno "è essenziale per spezzare
l'incantesimo e sottrarsi a questa droga della grande coalizione". E se
invece per il Pd ci fosse una sconfitta? "Sarebbe costretto a un ripensamento
significativo della sua linea politica", ammonisce il presidente della
Camera uscente. Un allarme ripreso, anche se con toni meno forti di quelli
usati da Bertinotti, da Cesare Salvi, capogruppo al Senato della Sinistra
democratica e ora candidato della Sa. "Noi - dice - siamo sicuramente
vicini alla quota dell'8%, ma se questa soglia non fosse raggiunta, i nostri
voti verrebbero di fatto dispersi, e i nostri seggi andrebbero al partito più
forte fra i "perdenti" di ciascuna regione. Siamo l'unica forza politica
di sinistra in Italia - rivendica con orgoglio - avendo il Pd scelto un'altra
collocazione". Unico fra i candidati alle elezioni, Fausto Bertinotti ieri
pomeriggio è andato al circolo Mario Mieli di Roma, luogo storico per gli
omosessuali. Una visita non rituale, e nemmeno facile: c'era molto scetticismo,
in sala. E anche qualche critica più dura. Opera di Helena Velena, transgender
piuttosto nota nell'ambiente. "Ti occupi di froci solo in campagna
elettorale, durante la legislatura invece ti dimentichi di noi", gli ha
gridato. Cercando poi di impedire l'incontro. Bertinotti non si è scomposto più
di tanto: "Come potete capire questo è un luogo libero, dove tutti sono
liberi di contestare". Ma anche senza grida, la platea era rimasta
comunque piuttosto scettica: l'unico applauso che aveva interrotto l'intervento
del candidato era stato quando Bertinotti aveva ammesso la robusta omofobia che
pervadeva il vecchio partito comunista. Giuliano Gallo Ieri al circolo Fausto
Bertinotti, Saverio Aversa e Helena Velena.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Francesco Rutelli,
candidato a sindaco del centrosinistra, ricorda che "Roma non è
Beirut", Enrico Gasbarra, presidente della Provincia uscente, va oltre e
accusa Berlusconi di non conoscere a sufficienza la
Capitale. Non solo: in molti ironizzano sull'opuscolo con il collage di titoli
di giornale, diffuso dal Pdl, a causa di una serie di errori che
testimonierebbero una lontananza dalla Capitale Enrico Gasbarra, presidente
della Provincia uscente: "Berlusconi dovrebbe
sapere quanto la città è cresciuta, diventando la locomotiva d'Italia. I romani
e gli italiani sono stanchi di una politica vecchia, basata sulle paure, sulla
negatività, senza una proposta costruttiva e matura. Dipingere ancora una volta
la Capitale d'Italia come sta facendo il Pdl è un'offesa all'immagine che la
città ha nel mondo". Lionello Cosentino, parlamentare del Pd, ironizza:
"Sin dalla prima pagina, si capisce che l'opuscolo è stato fatto da chi
non conosce, nè ama, la nostra città. Su dieci luoghi citati ci sono tre errori:
passi per Villa Lazzaroni minuscola, matita rossa; passi anche l'acca in più
per Villa Pamphilj, da errore blu; ma chiamare Castel S. Angelo "Castello
Sant'Angelo", come riporta testualmente il libello
berlusconiano, denuncia chiaramente che chi ha pensato e scritto il tutto non
ha la più pallida idea di che cosa sia Roma". Berlusconi ha
dichiarato: "Veltroni ha aumentato del 243% le spese per le consulenze". La
risposta di Marco Causi, ex assessore al Bilancio: "Berlusconi continua a fornire cifre sbagliate. Il debito del Comune
di Roma è di 6.700 milioni di euro e non di 9.000 milioni come lui ha
affermato. Il rapporto tra debito e Pil si è ridotto a Roma durante la
consiliatura Veltroni, mentre cresceva in Italia
durante i governi Berlusconi. Continua a confondere le
spese per le consulenze, che il Comune di Roma ha ridotto del 60%, con gli
incarichi per la progettazione delle opere pubbliche e, soprattutto, delle
nuove linee metropolitane".
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MAURO EVANGELISTI
Il dossier del Popolo della libertà su quello che viene definito il
"fallimento del Modello Roma di Rutelli e Veltroni"
è pronto. Prefazione, una lettera di Silvio Berlusconi
ai romani, in cui s'impegna a restituire "dignità all'Italia e alla sua
Capitale". In una conferenza stampa ieri i vertici del Popolo della
Libertà (Francesco Giro, coordinatore di Forza Italia per Roma e Lazio,
l'eurodeputato Antonio Tajani e il candidato del Pdl alla Provincia, Alfredo
Antoniozzi) hanno diffuso l'opuscolo e annunciato che "arriverà nelle case
di 951.757 famiglie". "Il titolo, "C'era una
volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni" è
stato scelto da Berlusconi". "La rivista, con la lettera di Berlusconi - ha detto ancora Francesco Giro - è il frutto del lavoro che
l'opposizione ha svolto in un anno". Di cosa si tratta, come è stata
realizzato il dossier? Si tratta del collage dei titoli delle cronache romane
di alcuni quotidiani. Complessivamente sono stati riprodotti 112 titoli.
Un centinaio di foto che testimoniano il degrado sono state attinte anch'esse
dai quotidiani ("è una sorta di rassegna stampa", è stata la
definizione di Giro). E la rivista, 98 pagine, è stata suddivisa in cinque
capitoli con questi temi: "Il degrado della città", "Sicurezza
in città", "Malgoverno e disservizi", "Malasanità",
"Economia della famiglia". C'è anche, a chiudere, uno speciale
Trastevere (anche se la gran parte dei titoli riportati sono dedicati alle
notti agitate di Campo de' Fiori). Nel dossier appaiono titoli e foto che
illustrano molti dei mali di Roma: le baracche sul Tevere, le strade sporche, i
rifiuti, la criminalità, le bancarelle che fanno capo a grandi famiglie e
assediano il centro storico, i venditori abusivi, lo smog. Alfredo Antoniozzi: "Ciò
che è rappresentato in questo giornale - il dossier - è la punta dell'iceberg,
c'è di peggio soprattutto in provincia". Antonio Tajani ha parlato di
"un atto di amore nei confronti di una città ferita" "Roma - ha
proseguito Tajani - è una città che soffre. Rutelli parla di sicurezza e
intanto lascia a lavorare negli uffici 5 mila vigili urbani su 7 mila, chiede
di combattere l'abusivismo commerciale e non permette alla polizia municipale
di dotarsi non dico di un'arma, ma almeno di uno sfollagente. Anche la mancata
assegnazione delle Olimpiadi a Roma sta a significare che una città
amministrata dal centrosinistra non offre adeguate garanzie nell'organizzazione
dei grandi eventi, a differenza di Milano, governata dal centrodestra, che si è
aggiudicata l'Expo 2015". "Le spedizioni della rivista - ha
raccontato ancora Francesco Giro - sono cominciate, presto arriverà nella casa
dei romani. E' un'operazione verità". Cosa spiega il leader del Pdl nella
lettera ai romani? Berlusconi ricorda che "la
sinistra ha costruito una città egoista, siamo noi che vogliamo una città
solidale". "Dal resto la sinistra - continua Berlusconi
- ha premiato i poteri forti, anzi i più forti". Vengono citate anche
alcune cifre: 37 mila famiglie senza casa; 50 mila bambini su 75 mila senza
asilo nido; "9 mila disperati costretti ancora a vivere in condizione di
assoluto degrado in baraccopoli lungo le sponde del Tevere" (ma questa
cifra, secondo gli ultimi dati più attendibili, andrebbe spalmata su tutto il
territorio romano, non solo sulle rive del fiume). Berlusconi
ricorda anche che "la pressione fiscale per abitante è passata da
( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Visti dai francesi
Rarement aussi ennuyeuse A un peu plus d'une semaine du scrutin, un sentiment
domine la fin de la campagne pour les Législatives italiennes: le soulagement.
Rarement bataille électorale aura en effet été aussi terme et ennuyeuse. La comparaison
avec les duels espagnol entre José Luis Zapatero et Martino Rajoy ou français
entre Nicolas Sarkozy et Ségolène Royal est impitoyable. L'affrontement
entre Silvio Berlusconi et Walter Veltroni n'a jamais véritablement débuté. Le candidat du Parti démocrate
qui, dans les premières semaines, avait réellement créé une dynamique en
faisant le choix courageux de se présenter seul devant les électeurs s'est
essoufflé faute de propositions concrètes et d'une rupture complète et assumée.
L'ancien maire de Rome peut encore compter sur l'usure de son adversaire pour
rassembler sur son nom mais il a sans doute échoué à faire flotter un vent
nouveau sur le pays. On est malheureusement loin de la campagne audacieuse de
Barak Obama. Quant à Silvio Berlusconi, qui postule
pour la cinquième fois, il incarne le recul de l'Italie sur la scène
internationale. En 1994, le président français François Mitterrand s'était ému
de l'arrivée du Cavaliere au pouvoir en lâchant "attention, danger".
Aujourd'hui sa candidature ne fait même plus peur à l'étranger y compris auprès
de The Economist qui semble avant tout jeter l'anathème ("unfit to lead
Italia") par habitude. Elle marque en revanche l'incompréhension pour le
pays et sa classe politique. Et au delà une triste et préoccupante indifférence
pour l'Italie. corrispondente da Roma di Libération 05/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue balladur di
Gaetano Quagliariello Resta la riforma della Costituzione, per la quale bisogna
indicare un metodo e definire un'agenda. Per quanto riguarda il primo, una
suggestione mi è provenuta da una visita pre-elettorale svolta in Francia,
ospite dei vertici dell'Ump. Dai numerosi incontri ho tratto una convinzione:
in Italia si è parlato troppo del rapporto Attali, che in coscienza mi è parso
un catalogo di riforme non privo di una certa banalità. Mentre è passato quasi
inosservato il lavoro della Commissione Balladur che ha avuto il compito di
mettere a punto la riforma della Costituzione. È stata composta da politici di
grande esperienza di entrambi gli schieramenti (Balladur stesso e Jack Lang, ad
esempio), da giuristi e da "pratici" del diritto. Ha lavorato per
alcuni mesi in modo serrato. E dopo una lunga discussione ha votato una sola
volta all'unanimità il rapporto finale, per poi trasmetterlo al governo che a
sua volta è pronto per sottoporlo alla discussione delle Camere. A questo
punto, certamente le difficoltà non mancheranno. Ma vi sono aspetti sia di
metodo che di merito per i quali l'esperienza francese in Italia non dovrebbe
passare inosservata. Per quanto riguarda il metodo, quello seguito dalla
Commissione Balladur consentirebbe di sveltire non poco l'iter e, soprattutto,
tenerlo al riparo dall'influenza degli interessi corporativi che rischiano di
minare alla base ogni serio tentativo di riforma. Veltroni dovrebbe
saperlo meglio di ogni altro: la sua proposta di riforma elettorale, elaborata
da Vassallo e accettata da Berlusconi, è fallita per gli
slittamenti progressivi ai quali è stato costretto a causa delle spinte
"corporative" delle diverse componenti del suo schieramento.
Anche per quanto riguarda il merito, però, il rapporto Balladur non è privo
d'interesse. É il tentativo di secolarizzare il "presidenzialismo
possibile" restando nello schema della V Repubblica. Per questo, rafforza
la corrispondenza tra Presidente e maggioranza parlamentare già spontaneamente
provocata dal "quinquennato" e ripartisce meglio i poteri tra il
Presidente e il Parlamento, accrescendo quelli di quest'ultimo che in Francia
sono attualmente assai limitati. Anche noi abbiamo la necessità prioritaria
(anche se non esclusiva) di razionalizzare ciò che nei fatti si è già prodotto:
nel nostro caso, rendere efficiente il governo del premier. Per questo, dovremo
muoverci in una direzione per molti versi opposta a quella dei nostri cugini
transalpini, con lo scopo, però, di giungere a un approdo non troppo distante.
Il rapporto non consiste solo in questo, ma questo è essenziale. Dopo
un'esposizione minuziosa e i calorosi saluti per Berlusconi,
Balladur mi rinnova per l'ultima volta un'esortazione: fate presto! Dal
colloquio esco con una convinzione e con una preoccupazione. Ho sempre ritenuto
che nel '95, eleggendo Chirac in sua vece, la Francia abbia perso una grande
occasione; ora ne sono certo. Con riferimento alla sua ultima fatica, penso
che, come ora si usa dire a sinistra, "si può fare". Anche in Italia.
Il problema maggiore? Trovare un Balladur italiano. 05/04/2008.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
NINO BERTOLONI MELI
dal nostro inviato CATANIA Lo chiamano 'Mmazzapatri, come tutti quelli di
Grammichele, il suo paese d'origine nel catanese. Ma di uccisore di padri,
Raffaele Lombardo non sembra avere l'impronta. Vero è che nel Seicento il
principe di Butera che ricostruì Grammichele devastata dal terremoto (allora si
chiamava Occhiolà) fu lo stesso che ordì la congiura contro il vicerè per
sostituirsi a lui salvo poi ritirarsi a Bagheria. Ma tant'è: Lombardo Raffaele
più che un congiuratore è un tessitore, più che 'Mmazzapatri è paterno,
filiale, avvolgente. Quanto a lei, Anna Finocchiaro la sfidante, catanese pur
essa, appena sbarcata nell'isola ha annunciato di voler trattare i siciliani "come
una madre", formula che non ha più ripreso, comunque. Una sfida tra
catanesi con grosse ripercussioni nazionali. In un'isola dove più che mai il
tempo sembra essersi fermato, al punto che quanto in tutta Italia è al momento
diviso, quaggiù in Sicilia risulta unito. L'isola è l'unico posto di una certa
importanza dove l'Udc è alleata con il Pdl per la conquista del governo
regionale. Il tramite è Totò Cuffaro, grande amico di Lombardo, che da bravo e
fedele soldato si è presentato al Senato dove teoricamente rischia l'elezione
se l'Udc non supera la fatidica soglia dell'8 per cento. Ma già in tutta
l'isola, e non solo tra le file dell'opposizione, si parla sussurra vocifera di
un patto segreto tra Lombardo e Cuffaro: quest'ultimo aiuterebbe il candidato presidente
a mietere suffragi per conquistare palazzo dei Normanni; Lombardo, a sua volta,
farebbe convergere sull'amico Totò quei voti buoni da metterlo in zona
sicurezza. Lombardo è un maestro, di più, un mago nel controllo scientifico del
consenso: garantì a Berlusconi l'elezione di
Scapagnini sindaco di Catania e la ottenne presentando quattro liste al comune
di novanta candidati ciascuna, "un esercito per sconfiggere Bianco",
ancora se lo ricordano. Non è stato da meno adesso per la Regione, dove a lui
fanno riferimento tre liste: Mpa, il suo movimento; la Lista del presidente;
Democratici autonomisti che ha imbarcato anche ex esponenti della Margherita.
Scenario inedito anche dalle parti del Pd. In ogni comizio nell'isola, Walter Veltroni ha voluto sul palco solo la Finocchiaro e ha sempre citato
insieme "Anna e Rita", la sua candidata presidente e la Borsellino
che è in lista con la Sinistra arcobaleno, divisa dal Pd ovunque tranne che in
Sicilia (le due sono pure candidate in competizione in Emilia Romagna, entrambe
al Senato). E se la Borsellino l'ultima volta ottenne il 41 per cento
dei consensi, l'obiettivo di Anna la caparbia, come confessa lei stessa, è di
"riportare un voto in più per dimostrare la bontà dell'operazione Pd messa
in atto da Walter". La Finocchiaro insegue Lombardo che fa la lepre, lui
rifiuta ogni occasione di duello diretto, evita accuratamente di incrociare la
spada, alle critiche della competitora risponde facendo il galante, "le
manderò dei fiori". "Ma mi fa rispondere da Cuffaro", racconta
la candidata del Pd. E "Totò vasa vasa", di solito cordiale con
tutti, con Anna la catanese va giù pesante: "I siciliani non si faranno
infinocchiare dalla Finocchiaro", è l'ultima che ha escogitato. Ma non è
che dalle parti del centrodestra le cose marcino lisce. C'è stata la guerra
della nomination alla presidenza che ha lasciato ferite non rimarginate.
Gianfranco Micciché, proconsole locale di Forza Italia, dice di sostenere
Lombardo, si fa pure vedere insieme a lui, ma a Totò l'ha giurata: "Mai
Cuffaro". E proprio ieri altro strale: "Spero che Lombardo si
dimostri totalmente diverso da Cuffaro", ha detto dopo ave appreso della
nomina del fratello di Totò a vice direttore dell'Agenzia per l'impiego.
Micciché voleva correre lui da presidente, puntò i piedi, resistè, creò grossi
grattacapi al Cavaliere, e quando vide che si marciava su Lombardo tentò
l'estrema carta, lanciò la candidatura di Stefania Prestigiacomo che capì
subito l'antifona e inviò al collega di partito un Sms secco e conciso: "Stronzo".
Micciché si fece alla fine convincere da Berlusconi in
cambio, sussurrano, della promessa del ministero per il Mezzogiorno. Ma le
acque restano agitate. La fronda miccichese continua, tanto che un neo adepto
di Lombardo, quel Ferdinando Pinto ex direttore del Petruzzelli di Bari e ora
capolista al Senato in Puglia per l'Mpa, denuncia senza giri di parole:
"In Sicilia certe segreterie propugnano il voto dissociato, sì al tale
candidato per il Parlamento, ma no a Lombardo alla Regione. In settori del partito
di Berlusconi l'ascesa di Raffaele è vista come fumo
negli occhi". Problemi ha anche la Finocchiaro, che avverte la difficoltà di
una campagna unitaria nell'isola mentre nel resto del Paese il Pd ha rotto con
la sinistra, per non parlare dei candidati catapultati in Sicilia al seguito di
Beppe Fioroni capolista alla Camera e proconsole pro tempore nell'isola per la
ex Margherita. "La mia non la considero una missione impossibile,
complicata direi, ma anche qui "si può fare", certo il blocco di
potere è ferreo, è dura battersi per una "Sicilia normale"",
chiosa la Finocchiaro.
( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Criminal minds
roberto alajmo ha redatto sette profili dei leader italiani Se i nostri
politici fossero dei serial killer Roberto Alajmo è un professionista. Come un
serial killer senza scrupoli morali, come un calciatore cui non si restringe
mai la porta. Dopo aver apprezzato il perfetto È stato il figlio e un attimo
prima di tuffarci nella La mossa del morto affogato , il suo nuovo romanzo,
uscito per Mondadori, abbiamo letto e gustato il gioco letterario che gli è
stato commissionato dalla rivista Giudizio universale - sempre ricca di spunti.
Il tema è cambiare mestiere ai politici. Cosa sarebbero Berlusconi, Bertinotti, Bosetti, Casini, Ferrara, Santanché e Veltroni se fossero attori? O medici? Ad Alajmo, abile nel noir, è venuto
in mente di raccontarceli come criminali, assassini. "Il gioco è gioco, e
nel gioco "se fosse" vale tutto. Vale persino l'ipotesi: e se
fossero altrettanti criminali? - scrive Alajmo - in questo caso, almeno
sapremmo di che morte ci tocca morire". Alajmo immagina di essere un
investigatore che raccoglie prove da esaminare, non solo al microscopio ma
anche al "microscopio dell'anima". Modello Csi dunque e, perché no,
modello Crepet. Alajmo immagina che il capo - Remo Bassetti, direttore di
Giudizio universale - abbia dato al suo reparto la rogna di tracciare sette
profili di altrettanti assassini, alcuni dei quali seriali. Berlusconi
Silvio, il missionario. Alajmo suggerisce di procedere caso per caso,
"escludendo per il momento che fra gli assassini sotto esame possano
insorgere alleanze". Sulla base della letteratura investigativa, Alajmo ha
pochi dubbi: "Berlusconi Silvio appartiene alla
categoria che i criminologi definiscono serial killer missionari. Gente che
uccide convinta di dover compiere una missione, come da investitura
divina". Qualcosa di simile all'albino del Codice Da Vinci di Dan Brown,
per intenderci. Spesso questa missione, continua Alajmo, "consiste nel
ripulire la società da una determinata categoria di individui. In questo caso
si tratta dei cosiddetti "comunisti". Ma potrebbero ugualmente essere
tutte le donne bionde, o gli uomini coi baffi: qualsiasi categoria, in nome
della vocazione". In questo caso, prevenire ciascun delitto è
"particolarmente difficoltoso, perché nella definizione di
"comunista" la mente dell'omicida tende a far rientrare qualsiasi
soggetto, ad esclusione dei propri familiari o dipendenti. Oltre che, spesso,
dei comunisti medesimi". Nel profilo del serial killer missionario si
riscontrano talvolta elementi di visionarietà, e sono proprio questi a renderlo
simpatico al grande pubblico". Pensando a un modello cinematografico, nel
box di "criminali da film" Alajmo indica Seven . Bertinotti Fausto,
il visionario. Dai missionari ai visionari, passando sempre da Porta a Porta ,
si arriva a "Bertinotti Fausto. Il tipico killer visionario uccide seguendo
le istruzioni di voci che provengono dalla sua mente, voci che soltanto lui
riesce a sentire. Nel caso in esame, la vocazione allucinatoria sembra tingersi
di una particolare sfumatura: le voci gli ordinano di schierarsi dalla parte
dei più deboli, suggerendogli sempre il modo più dannoso per farlo". Il
film di riferimento è Totò, Peppino e i fuorilegge , dove il Torchio accetta di
liberare l'ostaggio in cambio di una intervista. E non c'era ancora Porta a
Porta ! Boselli Enrico, lo snob - continua Alajmo, con l'elenco tra lo
scolastico e il carabinieresco - non è un omicida seriale. Non nel senso
proprio del termine. "È un criminale elitista, uno snob che va a caccia
dell'omicidio perfetto, allo scopo di dimostrare che solo a pochi è riservato
il privilegio di commetterne uno. Usa metodi asettici, che possibilmente
evitino il contatto con la vittima: un veleno che non lasci traccia, o un
sottile filo di nylon passato intorno al collo". È difficile da
individuare perché il suo comportamento ha modalità "random".
"Chi avrebbe potuto immaginare il tentativo di assimilare Mastella
Clemente alla tradizione socialista?". Il film di Boselli è Nodo alla gola
di Hitchock, dove una coppia di giovani uccide per dimostrare che il delitto è
un privilegio riservato a pochi. Casini Pierferdinando. Il meglio, Alajmo lo
riserva a Casini Pierferdinando. Il "caso da manuale". Nelle
"scuole di polizia si studia il suo profilo per capire il comportamento
del classico killer organizzato. Sono criminali lucidi, spesso molto
intelligenti, metodici nella pianificazione e nell'esecuzione del delitto.
(...) Seguono con attenzione l'andamento delle indagini attraverso i mezzi di
comunicazione, vi si specchiano e se ne compiacciono. Sono individui
insospettabili, che si confondono con l'ambiente circostante". È difficile
individuarli, perché spesso svolgono una "vita sociale del tutto
ordinaria. Hanno di solito una famiglia felice alle spalle, e spesso anche più
di una". Se pensa a un film, scrive Alajmo, gli viene in mente Match point
, Casini è il "killer fighetto". Ferrara Giuliano è senza dubbio,
sostiene Alajmo, un "killer edonista con tendenze cannibalesche".
Perché ricava dai delitti "un enorme piacere, una sorta di estasi
intellettuale che sublima divorando i corpi delle povere vittime, in preda a
una sorta di bulimia. Sono donne, in prevalenza, ma anche qualche uomo che
venga a trovarsi lungo la sua strada. Prima ancora che nel delitto vero e
proprio, il killer edonista prova un piacere nelle varie fasi della caccia. Il
piacere consiste nell'approssimarsi dell'uccisione, non tanto nell'uccisione in
sé". Sono "incostanti", sempre alla ricerca di una preda nuova e
sempre diversa. Se fosse un film, sarebbe Il silenzio degli innocenti .
Santanché Daniela , come la maggior parte delle donne che uccidono, nota
Alajmo, "non lo fa per moventi sessuali o spinta dalla convinzione di
essere investita di una missione di un qualche tipo. Uccide per interesse, per
liberarsi magari di un compagno che le era d'ostacolo". C'è un caso
esemplare, secondo Alajmo: "Il caso del delitto Fini". Attenzione,
non bisogna sottovalutare "questa tipologia omicida femminile: se è vero
che è l'unica a uccidere sempre per un movente ben preciso, è pur vero che
tende a reiterare il delitto". In quest'ottica, per una volta, l'investigatore
Alajmo suggerisce di mettere al riparo da Daniela la prossima vittima.
"Risulta essere tale Storace Francesco". Il film di riferimento è La
vedova nera . Veltroni Walter. Quelli come lui, scrive
Alajmo - imponenedosi quale maggior criminologo per raffinatezza psicologica,
altro che il Bruno di Bruno Vespa - "uccidono, per quanto possa apparire
insensato, a scopo umanitario". Uccidono, scrive Alajmo, "per aiutare
le vecchiette, i pensionati, le donne sole e gli individui in difficoltà.
Uccidono le persone che si dichiarano stanche di vivere, ma per eccesso di zelo
presto o tardi si spingono a sterminare anche quelle che vorrebbero soltanto
una mano per vivere meglio. Loro magari si lamentano, e lui: zac. Pietosamente,
dolcissimamente". Il killer pietoso uccide "adoperando un veleno
incolore e insapore, che si scioglie nell'acqua, non lascia tracce e consente
alla vittima di morire senza dolore. Quasi sempre si incarica egli stesso di
somministrare il veleno. Lo fa col sorriso sulle labbra, sussurrando
all'orecchio della vittima la sua tipica frase ossessiva: yes, you can (rest in
peace)". Il film che lo ritrae, alla perfezione, è Arsenico e vecchi
merletti (1944), di Frank Capra, dove due vecchiette sterminano i pensionati
col vino di sambuco avvelenato Luca Mastrantonio 05/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue
ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e Berlusconi, due vecchi
ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta una rapida riflessione
ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco di prestigio del
cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala. Ora il Mago e il Vago sono scesi
in campo sul terreno del Expò a Milano stimolati dal molleggiato ammortizzato
Adriano Celentano. I grattacieli sono solo dei grattacapi, W le catacombe! Il
Mago dice: "No ai grattacieli storti". Tipo la Torre di Pisa per
intenderci. Il Vago: "Lotta all'abusivismo". Ora uno si chiede che
c'entrano i grattacieli con l'abusivismo? Si sono costruiti enormi casermoni
abusivi, villette e capannoni ma grattacieli non mi pare. Si potrebbe anzi dire
che il vero abuso edilizio in Italia è stato quello d'impedire la nascita di
una vera architettura contemporanea, di aver congelato le nostre città, anche
le più brutte, in una preistoria dello sviluppo. In ogni caso l'abusivismo
stile via Gluck non ha niente a che fare con un progetto di ampliamento
illuminato di una metropoli contemporanea e già abbastanza brutta come Milano.
"La dove c'era il verde ora c'è una città" cantava Celentano e noi
vorremmo aggiungere "per fortuna". In realtà spesso dove c'era il
verde non sono nate città ma periferie scombinate e mal progettate proprio per
una male intesa difesa del "bello". Per impedire la nascita di una
bellezza contemporanea l'Italia si è arenata in una palude del brutto senza
tempo. Ma veniamo ai grattacieli storti. Come la storia dei turisti che non
vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con
l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e anche
l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di
prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi. Basta andare a Shangai,
New York, Chicago, Pechino, Tokyo per capire che non volere ai nostri tempi un
edificio storto ma solo quelli diritti come fusi, dei quali per altro non se ne
capiscono gli esclusivi vantaggi, è come dire di voler impedire di costruire
una strada con le curve in Casentino o nelle Marche. Presto il Mago dichiarerà
la lotta a tutte le curve a gomito e dei dossi sulle strade provinciali. Il
Vago però sfugga alla tentazione di usare una terminologia così poco
"obamiana" come abusivismo, precariato o magari circonvallazione. Veltroni abbracci senza timori la propria vaghezza e
vagheggi e ci faccia vagheggiare. Facci sognare Walter città contemporanee che
crescano come foreste nel paesaggio piatto e brumoso della padania o dietro le
montagne nelle valli abruzzesi e molisane. Facci sognare un ponte di Messina
migliore di quello mai aperto e già dismesso a Venezia di Calatrava. Vago is
good! Vago è buono! Dovrebbe essere il motto di questi ultimi giorni di
campagna elettorale. Chi Vago mangia le mele! parafrasando l'antica pubblicità
della Piaggio. Nel cilindro del Mago non ci sono più tanti conigli, colombe e
fazzoletti. Vago, a differenza dell'Aliltalia, facci volare! Volare oltre
l'abusivismo, sopra boschi di grattacieli un po' storti e un po' diritti a
seconda delle loro necessità e natura. 05/04/2008.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal nostro inviato
MARCO CONTI NAPOLI - Nelle vesti di re Ferdinando di Borbone, Silvio Berlusconi ieri pomeriggio ha promesso ad una folla di
elettori infreddoliti e non certo numerosi, di fare del palazzo Reale di Napoli
la sede dove convocare almeno una volta al mese il consiglio dei ministri del
suo futuro governo. "La prima riunione - spiega il leader della Pdl con a
fianco Gianfranco Fini - sarà a Napoli, e vi devo dire che già dalla prima
riunione toccherà prendere provvedimenti duri e impopolari. Per questo il 13 e
14 aprile è necessario per il Pdl un consenso largo". L'appuntamento in
piazza Plebiscito è un "must" della campagna elettorale del leader di
centrodestra, ma stavolta in città si coglie un bel po' di disincanto per la
politica e le piazze ne risentano. Berlusconi e Fini arrivano nel
capoluogo campano appena sgomberato dai cumuli di pattume. Veltroni li tallona da vicino parlando a Caserta, e la Campania torna ad
essere regione chiave per il risultato elettorale. Appena arrivato in città il
leader di An si reca subito a Scampia per incontrare il parroco anticamorra,
don Aniello Manganiello e regalare ai giovani un migliaio di palloni con lo
slogan "dai un calcio alla droga". A Berlusconi
tocca invece incontrare all'hotel Vesuvio un nutrito gruppo di parlamentari ex
Udeur, guidati da Fabris e Giuditta, che fanno professione di fedeltà e stilano
un preciso rapporto sulla campagna elettorale che stanno facendo,
"malgrado Mastella", in favore della Pdl. L'arrivo in piazza per il
comizio tarda sino alle sei e mezza per colpa della pioggia e l'occhio ne
risente, malgrado il gran numero di bandiere e un rumoroso gruppetto di
"disoccupati organizzati" che issano striscioni e gridano slogan. Il
primo a parlare è Fini che attacca Bassolino, sostiene che la sicurezza dei
cittadini sarà il primo impegno del suo governo e promette lotta alla camorra.
Si alza la musica, e sul palco sale Berlusconi. La
sfida a distanza con Veltroni si accende
sull'emergenza rifiuti. Il Cavaliere promette dal palco "provvedimenti
radicali". Non cita Barbara Contini come prossimo membro del governo
deputato a risolvere definitivamente il problema, ma chiede "al Pd di
vergognarsi per come ha ridotto la Campania", tirando anche in ballo il
problema delle mozzarelle alla diossina. Sarà quindi anche vero per il
Cavaliere che "chi vota Pd non è più un coglione, ma è in buona
fede", ma resta per Berlusconi la difficoltà a
fidarsi di "Walterino settedoppiezze che promette e non mantiene" e
che "ci ha fatto credere" che il cambiamento a sinistra era possibile
e che lui era "stato folgorato sulla via per Damasco come San
Pietro". Non avendo "teodem" nello schieramento, lo scambio di
San Pietro con il folgorato San Paolo, non dovrebbe procurare eccessivi guai a Berlusconi. Qualcuno in più, forse con la Lega, per la
decisione di portare a Napoli i consigli dei ministri. Qualche guaio potrebbero
invece esserci, sostiene il leader del Pdl, se ci fossero anche stavolta i
brogli. Berlusconi ne parla anche a Napoli e sotto
questa preoccupazione si coglie il timore del Cavaliere per un risultato
elettorale a metà. E' per questo che insiste per il voto utile e annuncia che
"nessuno dei piccoli partiti entrerà al Senato". Le promesse non mancano,
a cominciare dal taglio dell'Ici e dalla detassazione di straordinari e premi,
ribadita anche in mattinata all'assemblea della Confapi. Quindi, prima di
concludere e recarsi in vista a "Il Mattino", il solito elenco di
domande che chiamano "sì" e "no" pronunciati spesso con
tono non proprio convinto.
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 82 del 2008-04-05
pagina 4 Gaffe sulla salama: Rutelli finisce affettato dai ferraresi di
Francesco Rutelli da Roma Salama letale per Francesco Rutelli (nella foto) che,
con un paragone improprio, scatena l'ira di chef ed estimatori del prodotto,
tipico di Ferrara. Durante un discorso tenuto, guarda il caso, alla Borgata Finocchio il candidato sindaco di Roma attacca Silvio Berlusconi, comparando l'insaccato con un dossier curato dal centrodestra e
critico nei confronti dell'amministrazione capitolina, passata dalle mani di
Rutelli a quelle di Veltroni. Documento che verrà distribuito ai romani. "A giorni
arriverà la "salama" di Berlusconi, il
libro che dipinge Roma come una città sottosviluppata - dice Rutelli -
Ma noi non abboccheremo a questo tipo di polemiche". Chi non abbocca alle
polemiche è Silvio Berlusconi mentre si infuriano
cittadini e buongustai di Ferrara, che si sollevano compatti contro Rutelli in
difesa della loro salama. "Denigrare in questo modo il nostro fiore
all'occhiello osannato da Mario Soldati e presidio Slow food è davvero
un'esagerazione" attacca Igles Corelli, maestro della cucina d'autore e
chef di una famosa locanda in provincia di Ferrara. Pure gli organizzatori
della sagra della Salamina da sugo accusano Rutelli di "non conoscere la
salama" e dunque lo invitano ad assaggiarla. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ne ha accennato su
questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del
Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del
nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si
limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria
santissima, immaginando una lettera aperta a firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per
abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà
non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le
coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua
attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo
aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità
- data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano -
della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio
della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale
dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima
Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità
occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la
partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio
Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato
in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima
che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come
una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima
che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo
farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che
riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho
condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice,
autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di
conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono
arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza
né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se
fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo
bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in
occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle),
con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale.
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( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 82 del 2008-04-05 pagina 0 Berlusconi:
"Faremo il primo Cdm a Napoli" di Adalberto Signore Il leader del
Pdl: "Serve un largo consenso perché prenderemo subito provvedimenti
impopolari". Veltroni in Campania: "Una legge contro le mafie". Ma Saviano
lo inchioda Per "senso di responsabilità", spiegava nei giorni scorsi
in privato, ha preferito non cedere alle insistenze di quanti lo avevano
invitato a farsi una passeggiata tra i rifiuti in compagnia delle telecamere,
così da rilanciare quell'emergenza che in Campania e non solo ha contribuito a
mettere in ginocchio il centrosinistra. La "nostra credibilità
all'estero", era stato il ragionamento del Cavaliere, "è già
compromessa" e un gesto del genere certo non gioverebbe. Di rifiuti, però,
a Napoli l'ex premier parla a lungo. E tanto si dice "preoccupato"
che in caso di vittoria "il primo Consiglio dei ministri" del nuovo
governo "si terrà" proprio a Napoli, dove "avrò una sede
operativa" e dove "lavorerò finché non avremo ottenuto dei
risultati". Un annuncio, quello del Cavaliere, che arriva a chiusura del
comizio in piazza Plebiscito, battuto soprattutto nel primo quarto d'ora da una
fitta pioggerellina ("allacciatevi i salvagenti" e "grazie di
essere venuti fin qui nuotando", scherza Berlusconi).
Un'idea, quella del Cavaliere, tutt'altro che improvvisata se rientrato
all'Hotel Vesuvio ci tiene a dire che la questione è stata "studiata con
cura da Gianni Letta". Insomma, "la Costituzione consente di portare
il Consiglio dei ministri occasionalmente altrove" e al premier di
"eleggere come luogo di lavoro un'altra sede" che "potrebbe
essere Palazzo Reale dove abbiamo già fatto il G8". Di certo,
"resterò a Napoli non solo finché non ci saranno più rifiuti ma fino a
quando sulle tv di tutto il mondo l'immagine della città non sarà tornata
pulita". E a proposito dei provvedimenti da prendere nei primi Consigli
dei ministri, Berlusconi ribadisce che ce ne saranno
anche di "duri e impopolari". Per questo, spiega, "il 13 e 14
aprile ci serve un consenso largo che assicuri buoni numeri sia alla Camera che
al Senato". Così, l'ex premier insiste sulla necessità del voto utile
perché scegliere i piccoli partiti di centrodestra come Udc o La Destra è
"assolutamente inutile". Pochi dubbi, invece, sul risultato della
sfida elettorale. "Non ci sarà - spiega in mattinata davanti alla platea
di Confapi - nessun pareggio. Tutti i sondaggi ci danno 8-10 punti di vantaggio
sul Pd e quindi, se non ci saranno brogli, dovremmo raggiungere la vittoria
alla Camera e al Senato. Così, gli fa eco Gianfranco Fini durante il comizio in
piazza Plebiscito, "facciamo riposare un po' la sinistra e riflettere sui
propri errori mandandola all'opposizione". E sulla questione brogli, il
Cavaliere torna a più riprese spiegando che "c'è bisogno di uno spoglio
scheda per scheda" visto che "esiste anche una circolare del
ministero dell'Interno" che in caso di inadempienze prevede "dai tre
ai sei mesi di carcere". Pure sul risultato della Campania Berlusconi è ottimista. Forte non solo del fatto che Ciriaco
De Mita ha lasciato il Pd per l'Udc ma pure dell'appoggio dei fuoriusciti
dell'Udeur che guidati da Mauro Fabris incontrano per pochi minuti il Cavaliere
nella sua suite al Vesuvio. E tanto è l'ottimismo che quando Marco Follini
entra nella hall dell'albergo, Italo Bocchino lo accoglie ridendo con una gag.
"Speriamo - dice l'esponente di An rivolto al responsabile informazione
del Pd - che ci sia il pareggio, così torni con noi e abbiamo la maggioranza...".
Berlusconi ritorna anche sul famoso epiteto che tanto
fece discutere la scorsa campagna elettorale, quando davanti ai commercianti
disse che non credeva ci fossero in platea dei personaggi così
"coglioni" da votare contro il proprio interesse. Una battuta che
rilanciò poco prima del voto proprio da piazza Plebiscito. E si spiega: allora
"le mie parole furono travisate", chi vota Pd "non è un
coglione" ma "è in buona fede". Per Walter Veltroni
- che con il suo pullman fa tappa nella vicina Caserta - non mancano però gli
affondi, tanto che lo ribattezza "Walterino sette doppiezze" perché
"ha disatteso tutti gli impegni presi. Ha fatto sette promesse - aggiunge
ricordando che aveva detto di correre da solo - e nessuna di queste ha avuto
seguito". Poi, dopo aver annunciato che il primo viaggio da premier lo
farà in Israele per i festeggiamenti dei 60 anni dalla sua nascita, torna sulla
vicenda Alitalia. E sull'insistenza del governo a trattare con Air France non
nasconde una certa perplessità: "Fare una trattativa di questo genere tra
alti e bassi, l'ultima settimana del voto e con il titolo ancora in Borsa...
Almeno sospendetelo. E invece no, l'hanno riammesso...". © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 82 del 2008-04-05
pagina 0 Rimborsi elettorali: così i micro-partiti divorano 11,5 milioni di
Gianni Pennacchi Il banchetto della politica: una cinquantina le liste
beneficiate dalle grandi formazioni nazionali. Basta l'1 per cento per
spartirsi la torta Roma - Quali spese dovrà mai sostenere il partito
"Insieme per Bresso" per giustificare un finanziamento pubblico di
circa 110mila euro ogni anno? E l'"Unione sudamericana emigrati
italiani" con 9mila, la lista "Associazioni italiane in
Sudamerica" per 63mila euro, "l'Aquilone del presidente" quasi
300mila, la "Civica Piero Marrazzo" che incasserà oltre 300mila euro
almeno sino alle prossime regionali? Non hanno sedi né dipendenti, non stampano
l'ombra di un bollettino e hanno già abbondantemente coperto i costi reali
sostenuti in quei quaranta giorni di campagna elettorale a supporto dei partiti
veri, quelli nazionali, che oltretutto si facevano carico delle spese più
forti. E però partecipano anch'essi al gran banchetto del finanziamento
pubblico della politica, a dimostrazione che nonostante gli
esorcismi contro il bipartitismo, le paure che il Pdl di Berlusconi e il Pd di Veltroni finiscano col fagocitare
ogni cespuglio, il nostro è ancora il Paese del particulare e dei mille
campanili. Piccolo sarà anche brutto, ma rende. Sono una cinquantina, i partiti
che non ci sono ma che consumano come se ci fossero. Tutto regolare
ovviamente, ognuno incassa la sua tranche annuale in proporzione alla forza
dimostrata nelle urne, i più in quelle delle elezioni regionali, alcuni
sommandola a quella delle europee, altri fondando il titolo nel parlamento
nazionale. Ogni anno l'assegno è di 3.818.745 euro. Che va moltiplicato per tre
(gli anni che mancano alla fine naturale della legislatura da poco conclusa).
Totale: 11,5 milioni di euro meno qualche spicciolo. Tutto regolare ma
illogico, frutto perverso dell'escamotage messo in piedi dai partiti nazionali
per aggirare il referendum che nel 1993 mise fine al finanziamento dello Stato
ai partiti. Provarono con le firme nelle dichiarazioni dei redditi, ricordate?,
come per le opere religiose: ma dopo due anni, poiché pochi firmavano, anzi
nessuno a confronto dell'Irpef devoluto alle religioni, insabbiarono tutto
puntando sui "rimborsi elettorali". Fittizi e nominali ovviamente,
perché oggi si è arrivati a 5 euro per ogni iscritto alle liste elettorali
(indipendentemente dall'esercizio effettivo del voto) che si moltiplicano ad
ogni elezione della Camera, del Senato, delle Regioni e dell'Europarlamento. Un
mare di soldi, 200 milioni d'euro all'anno a copertura più che abbondante delle
spese sostenute per le elezioni, ma che servono principalmente a sostenere la
vita quotidiana dei partiti, tra un turno elettorale e l'altro. "Rimborsi
elettorali" però, si devono chiamare. Per non evocare il
"finanziamento pubblico" vietato dal popolo sovrano. E per
giustificare la finzione, occorre sopportare che del marchingegno approfittino
anche partitini nati all'inizio di una campagna elettorale e svaniti con
l'elezione di uno o più consiglieri, quando va bene un parlamentare e spesso
nemmeno quello. Gli eletti poi stanno a posto, prendono indennità, usano uffici
e personale dell'istituzione, della loro lista nessuno si ricorda più. Lista
che però risorge ogni anno all'incasso della quota di finanziamento pubblico.
Chiamatela anomalia se volete, paradosso della politica nostrana. Paradossale,
del resto, è che i nostri partiti nella Finanziaria approvata prima di Natale
abbiano fatto il bel gesto di tagliarsi il 10% del finanziamento pubblico annuale,
sbandierando urbi et orbi che rinunciavano così a 20 milioni d'euro su
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Candidato del Pd si
è fermato a Salerno, Avellino e Caserta.E ha colto l'occasione per attaccare le
mafie: "Vi annienteremo", ha minacciato Veltroni. 2. Il commissario straordinario per l'emergenza immondizia in
Campania, il prefetto Gianni De Gennaro. 3. Per una curiosa coincidenza, anche
il Popolo della Libertà, ieri in Campania. Più precisamente a Napoli dove il
candidato premier Silvio Berlusconi ha tenuto un comizio in Piazza del Plebiscito con Gianfranco
Fini. Durante la manifestazione ha mostrato un cartello sul quale, in
fotomontaggio, è raffigurato un angelo con il viso del leader del Pdl, che con
un piede tiene fermo a terra un diavolo. 4. Anche se Veltroni
non è passato da Napoli (sarà nel capoluogo campano mercoledì), durante il suo
tour non ha potuto evitare l'immondizia abbandonata ai lati delle strade.
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]FABIO MARTINI
INVIATO A SALERNO Nel teatro Augusteo ci sono duemila persone, fuori ne sono
restate altre mille, nell'aria c'è un pathos mai sentito
nelle precedenti 95 tappe e così accade il finimondo quando Walter Veltroni attacca seppur di striscio Silvio Berlusconi:
"Oggi è tornato a dire, "come sono stanco, governare per me è un
sacrificio, è come portare la croce", come se governare l'Italia fosse una
gentile concessione. Ma governare è il massimo onore per un italiano e per
farlo bisogna avere energia, forza. E io l'energia e la forza ce
l'ho!". A questo punto, dall'Augusteo di Salerno sale lo scroscio di
applausi più fragoroso di tutto il tour veltroniano, dalla platea parte un
"Wal-ter, Wal-ter, Wal-ter" come una "Ola" da stadio, una
roba che non si era mai sentita. Curioso, davvero curioso contrappasso: Walter Veltroni è approdato ieri per la prima volta in Campania, la
regione flagellata dai rifiuti e governata da Antonio Bassolino, eppure il
leader del Pd si è ritrovato davanti le folle più appassionate di tutta Italia.
Forse soltanto a Varese, la città di Umberto Bossi, c'era stato lo stesso
entusiasmo misurabile sia ad Avellino (la città di Ciriaco De Mita) sia a
Salerno, città amministrata da un sindaco molto amato, l'ex Ds Vincenzo De
Luca. Per altri versi, ma altrettanto sorprendente è stato l'approccio di Veltroni al tema più sensibile che riguarda la Campania: i
rifiuti. Nei suoi tre discorsi - Caserta, Avellino, Benevento - la questione è
stata affrontata di striscio, mentre il Governatore Bassolino non è stato mai
citato per nome, ma chiamato in causa indirettamente. E' capitato a Caserta, in
un comizio in piazza sotto la pioggia: "Basta con i processi verso una
sola persona. Tutti hanno una parte di responsabilità, il centrosinistra ma
anche chi è stato al governo per cinque anni e chi ha organizzato
manifestazioni contro. Tutti devono fare autocritica". Tradotto dal
politichese: basta processi a Bassolino, che pure ha le sue colpe, ma in ogni
caso non possono tirarsi indietro l'ex premier Berlusconi
e neppure alcuni dei suoi colonnelli, come Gianni Alemanno, che ha organizzato
cortei contro i termovalorizzatori. Ma la rimozione di Antonio Bassolino è
stata un piccolo "capolavoro" di elusione oratoria. Né attaccato né
difeso, mai citato. Veltroni di solito è molto parco
nelle citazioni personali e in tutta Italia i notabili anche di peso sono stati
via via avvertiti di non farsi vedere sul palco, ma paradossalmente proprio in
Campania il segretario Pd ha fatto un'eccezione e si è dilungato in
ringraziamenti, al sindaco di Salerno De Luca, alla capolista di Campania Pina
Picierno 2, al segretario del Partito campano Tino Iannuzzi. Veltroni
ha ringraziato persino il regista Ettore Scola, nato da queste parti, ma
Bassolino no. E mercoledì prossimo al governatore della Campania toccherà una
piccola umiliazione, considerando che Bassolino è ancora in carica: in
occasione della chiusura della campagna elettorale nel Mezzogiorno fissata a
Napoli, sul palco potranno salire soltanto i capilista ma non il presidente
della Regione Campania. Ma dalla Campania, a 10 giorni esatti dalle elezioni,
Walter Veltroni ha deciso per davvero di cambiare
passo. Non tanto nell'inasprimento dei toni (che non c'è mai stato), ma nella
decisione di indicare con estrema precisione gli elettori ai quali si rivolge:
"Dobbiamo rivolgerci agli indecisi e agli incerti di centro-destra,
specialmente quelli di Alleanza nazionale che si sentono frustrati, mortificati
e anche penalizzati da un'alleanza che gli ha fatto tanti torti". Un
appello così esplicito (evidentemente suggerito dai sondaggi) Veltroni non l'aveva mai fatto e proprio questa è la vera,
grossa novità del tour campano, una novità destinata a suscitare reazioni. Una
novità eloquente: se Veltroni ha deciso di giocare le
armi "non convenzionali", evidentemente pensa che la partita per la
Camera sia ancora aperta. Sul percorso attraversato dal pullman di immondizia
se ne è vista molto poca e anche per questo le parole più forti Veltroni le ha scandite, una volta ancora sulla criminalità.
Per ribadire la richiesta a tutte le mafie "di non votare Pd", perché
"noi la camorra vogliamo annientarla, distruggerla!".
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
BERLUSCONI:
ISTITUZIONI CONTRO DI ME. E VELTRONI: NON CAPISCE CHE SONO DI TUTTI Gli
sfidanti dicono no al salotto di Vespa [FIRMA]UGO MAGRI ROMA L'incubo brogli
turba i sogni del Cavaliere. Lui e i suoi collaboratori sospettano di Amato.
Non piace come il ministro dell'Interno affronta il "caso Pizza", tantomeno come gestisce la
macchina elettorale. Il berlusconiano Crosetto arriva a dire: "Si sta
cercando di boicottare le elezioni in qualunque modo...". Cicchitto e
Gasparri rammentano puntigliosamente al ministro i suoi doveri, specie per
quanto riguarda il divieto di spoglio delle schede non ad una ad una, come
vuole la legge, ma per "mucchietti" (il Viminale promette una
circolare apposita). Berlusconi pretende che i
trasgressori siano puniti con la galera. E alimenta un clima che, in altre
stagioni, si sarebbe definito di "vigilanza democratica". Ogni seggio
"andrà presidiato, bisognerà essere presenti dal primo all'ultimo minuto,
sorvegliare". Un po' della tensione cede per merito di D'Alema e della
lunga nota che la Farnesina ha diramato per chiarire certe irregolarità venute
a galla nel voto all'estero. Ma a spargere nuovi veleni provvede Pizza.
Denunciando "un piano sotterraneo per far saltare le elezioni",
ordito chiaramente da Amato che rifiuta di stampare lo Scudo crociato sulle
schede fino a quando non avrà (se lo avrà) un via libera della Cassazione,
martedì prossimo. L'azzurro Fontana protesta, "si sta mettendo in campo il
broglio preventivo". Berlusconi ruggisce,
"c'è da rispettare la Costituzione che impone le elezioni entro 70 giorni
dallo scioglimento delle Camere". Come stupirsi se il Cavaliere carica a
testa bassa i vertici dello Stato? "Al governo avremo contro molto, se non
tutto, il sistema istituzionale italiano. La prima cosa da cambiare sarà
proprio l'architettura istituzionale...". Eccolo che ricomincia gli
attacchi a Napolitano, perde la pazienza Anna Finocchiaro. Veltroni
non gliela passa liscia: "Proprio non riesce a entrare nell'idea che le
istituzioni rappresentano tutti". Il segretario Pd polemizza col fioretto:
"Mi coprono di contumelie ma non rispondo". L'altro maneggia la
clava. L'unico epiteto che risparmia agli avversari è quello, storico, di
"coglioni": chi li vota è "in buona fede". Con Veltroni scende sul personale: "Walterino sette
doppiezze promette tutto, tanto non governerà... E' passato dal "si può
fare" al "si può bluffare". Da lui mai sentita una critica al
passato comunista. Se vincono, Di Pietro sarà ministro della Giustizia, non si
farà il ponte sullo Stretto e i francesi colonizzeranno l'Italia". A
proposito di grandi opere: Berlusconi prova a sedurre
gli abitanti della Val di Susa e della Val Sangone. Non ostacolate la Tav,
"e la vostra collaborazione sarà ampiamente ripagata con una fiscalità
agevolata per i disagi dei prossimi anni". Solidarietà a Bresso,
Chiamparino e Saitta, "vittime di una violenta minoranza no-Tav". Non
vedremo Silvio e Walter al duello collettivo, 15 candidati premier invitati da
Vespa l'11 aprile su RaiDue, in quella che si annuncia come una rissa da saloon
western. Berlusconi taglia corto: "Non vado,
sarebbe controproducente". Veltroni risulta della
stessa idea. Chissà se vedremo invece Casini, ieri in silenzio stampa ma solo
perché gli è nato il figlio Francesco. In sua assenza Buttiglione ha commesso
una gaffe, dicendo che forse, non subito, l'Udc potrà tornare con Berlusconi. Cesa s'è imbufalito. L'uomo di Arcore, se vince,
diventa una calamita. La stessa Bonino (radicale, in lista col Pd) non esclude
a priori di accettare un incarico dal Cavaliere, "purché sia un ruolo di
livello europeo e internazionale". Domani alle 13 videochat con
Pierferdinando Casini Mandate le domande fin da ora su www.lastampa.it.
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PALAZZO CHIGI GIOCA
la carta della disperazione In ginocchio da Air France Mandato a Enrico Letta
per ricucire il dialogo. E i sindacati fanno marcia indietro ALESSANDRO
MONTANARI Roma - In ginocchio da Air France, costretti dai conti ma anche da
ragioni di mera opportunità politica. La rottura con il gruppo franco-olandese
mette infatti in forte imbarazzo il Partito Democratico, che vede l ombra del
fallimento di Alitalia calare come una spada di Damocle sulle elezioni
politiche e sulle amministrative di Roma. Per uscire dall
angolo Walter Veltroni prova a cavarsela nel solito modo, cioé chiedendo alla politica
di farsi da parte e di lasciare la vicenda ai protagonisti istituzionali, ma la
difficoltà del candidato premier è palpabile. Come quella dei sindacati, sui
quali Romano Prodi mercoledì sera ha rovesciato l accusa di "avere commesso
un grave errore", prontamente seguita dalla seccata replica del
segretario della Cisl Raffaele Bonanni: "Il Governo ci ha lasciato nudi di
fronte ai francesi". Di fronte all ira di elettori e lavoratori, però,
tutti, ieri, hanno deciso di fare un passo indietro. L agonia della compagnia
di bandiera riparte dunque dal disperato tentativo di Palazzo Chigi di ricucire
un dialogo con Jean-Cyrill Spinetta. L uomo incaricato per la delicata missione
diplomatica, prescelto al termine di una riunione di quasi due ore, è il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che avrà a
disposizione 48 ore. Provano a fargli strada con dichiarazioni concilianti lo
stesso Prodi, "auspico che prevalga il buon senso e riprenda il filo delle
trattative", e il presidente del Senato Franco Marini, il quale si appella
ad Air France e ai sindacati - ma in particolare alla sua Cisl - affinché
"facciano prevalere la razionalità". Per prima cosa, però, l
Esecutivo deve assicurarsi che qualcuno riprenda in mano il timone di Alitalia,
lasciato drammaticamente vacante dalle dimissioni del prodiano Maurizio Prato.
Da qui l invito al consiglio d amministrazione di via della Magliana, riunitosi
nel primo pomeriggio di ieri in sessione straordinaria, a "provvedere a
porre in essere tempestive iniziative in grado di assicurare il ripristino di
un adeguato e completo sistema di governo dell azienda e, in ogni caso, l
imprescindibile continuità nelle azioni di alta direzione della società".
Il cda risponde nominando presidente, dopo cinque ore di riunione, l avvocato
Aristide Police, professore di diritto amministrativo e membro del consiglio d
amministrazione. La prospettiva di caricarsi sulle spalle la responsabilità
politica del fallimento della compagnia, intanto, fa tremare i polsi ai
sindacati, messi sull avviso da una manifestazione spontanea dei colletti
bianchi della Az Fly, da uno sciopero di pochi minuti indetto dal personale
Alitalia in Francia e dall auto-incatenamento ai cancelli di Fiumicino di un
giovane steward. Convocate per le 11 di questa mattina a via della Magliana, le
parti sociali decidono quindi di lanciare messaggi distensivi ai vertici del
gruppo franco-olandese, facendo loro sapere che la controproposta presentata è
"negoziabile e non ultimativa". "Resta ed è necessaria una
trattativa con Air France - spiega il segretario generale della Filt-Cgil,
Fabrizio Solari - ma penso ad una trattativa classica, cioè con opinioni che si
confrontano". E per rendere più convincente il messaggio un altro ramo
della Cgil, la sezione bancaria Fisac, annuncia di avere presentato un esposto
denuncia contro Silvio Berlusconi per turbativa d
asta. Il Cavaliere, dal canto suo, conferma l appello agli imprenditori
italiani, chiamandoli a versare per la causa anche solo "una fiche",
ma non scopre ancora le carte. Berlusconi precisa
infatti che entrerà in campo ufficialmente solo quando e se sarà primo
ministro. Adesso, ribadisce anche Giulio Tremonti, sono affari del Governo e
del Pd, cioè di Prodi e Veltroni. [Data pubblicazione:
04/04/2008].
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Roma - La rottura
con Air France fa scoppiare la resa dei conti nel centrosinistra: Prodi attacca
i sindacati, la sinistra radicale attacca Prodi e i socialisti tornano a
scagliarsi contro il falco di Confindustria Calearo. Tutto comincia con l accusa,
rivolta dal premier alla Triplice, di avere commesso "un grave
errore" provocando l addio di Air France. Accusa che Fausto Bertinotti
rispedisce al mittente con fastidio: "Non capisco - dice - come si possa
pensare che la colpa sia dei sindacati". Rincara la dose l ex leader del
Correntone diessino Cesare Salvi: "Il comportamento del Governo non mi è
piaciuto per niente: sembrava che stesse sulla luna mentre i sindacati si
confrontavano con Air France. Perchè non ha partecipato alle trattative?".
A gettare altra benzina sul fuoco è il ministro del Nordest
di Walter Veltroni, Massimo Calearo, per cui "il fallimento di Alitalia non è
un tabù ed anzi potrebbe essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in
modo sano". Apriti cielo! "Calearo lo proponga alle sue aziende e il
Pd lo vada a spiegare ai 12mila lavoratori che rischiano il posto di lavoro -
replica inviperito il socialista ex diessino Gavino Angius -. La cinica
leggerezza con cui auspica il fallimento di Alitalia, infischiandosene dei
lavoratori, dimostra che il candidato del Pd più che un falco è un
avvoltoio". E meno male che c è Berlusconi.
Perché la colpa del fallimento della trattativa, per D Alema e la Pd company,
ovviamente è della cordata fantasma del Cavaliere... [Data pubblicazione:
04/04/2008].
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FABIO GROSSO Si
accende la polemica elettorale in Piemonte sugli spazi televisivi. Walter Veltroni batte Silvio Berlusconi 45,54% a 28,19%. Non sono
i dati dell ultimo sondaggio commissionato a qualche istituto di rilevamento,
ma la percentuale di apparizioni nella settimana tra il 16 e il 23 marzo degli
schieramenti riferibili ai candidati premier di Pd e Pdl sulle tv locali
piemontesi, compresa la testata regionale della Rai, emersa dal
monitoraggio predisposto dal Corecom del Piemonte e affidato all Osservatorio
di Pavia. Secondo l indagine, inoltre, risulta marginale la presenza degli
schieramenti facenti capo a Fausto Bertinotti e a Pier Ferdinando Casini mentre
per gli altri schieramenti non si va al di là addirittura di qualche citazione.
A rendere noti i risultati il presidente del Corecom Piemonte Massimo
Nergaville, che nelle sue osservazioni sottolinea un marcato disequilibrio a
favore del candidato premier Veltroni. Non si lascia
attendere la replica della Lega Nord che, proprio per quanto riguarda l
esposizione mediatica in campagna elettorale, risulta sempre fortemente
penalizzata. "La preponderanza della sinistra nei media nazionali e locali
commenta il capogruppo della Lega in Consiglio Provinciale di Torino Arturo Calligaro
non mi pare sia una grande novità. Forse qualcuno se ne accorge ora perchè la
par condicio dosa con molta precisione tempi e modi della comunicazione
politica. Come Lega Nord possiamo dire di non essere mai stati tra i favoriti
in questo ambito. Di certo però ce la caviamo meglio di tutti gli altri partiti
in piazza e tra la gente. E in questa tornata elettorale questo potrebbe
davvero essere il fattore decisivo". [Data pubblicazione: 04/04/2008].
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ortano la dicitura
"Veltroni Presidente" e "Berlusconi
Presidente" facendo riferimento al fatto che in caso di vittoria di uno o
dell'altro schieramento le due persone indicate saranno i futuri presidenti del
Consiglio. La Costituzione recita all'articolo 92: "Il governo della
Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio e dei ministri, che
costituiscono il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina
il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i
ministri". Non è fuorviante indicare sul simbolo chi sarà il presidente
del Consiglio? In Italia non è in vigore l'elezione diretta del Presidente, che
è una prerogativa del Capo dello Stato. Può essere che chi ha ammesso i simboli
in questione non conosca la Costituzione e tragga così in errore i cittadini?
DANILO ALBERGA Ottima osservazione. Grazie al nome scritto sui simboli
elettorali il premierato, che è l'elezione diretta del Primo Ministro, viene
introdotto nei fatti, a dispetto sia della Costituzione che della volontà
stessa del Parlamento che non ha mai votato tale riforma. Lei si chiede se è
ignoranza della Costituzione. Le rispondo che questo è invece lo specchio del
livello d'ingovernabilità del Paese. Le regole della gestione del governo e
delle istituzioni dello Stato in questi ultimi anni (un decennio, più o meno)
sono state "interpretate" in maniera sempre diversa, con il risultato
che le stessi leggi, le stesse regole hanno piano piano finito con un mutamento
di senso nella quotidianità della politica. Lei ha notato la "forzatura"
del nome, ma se guardiamo a tutto l'impianto di questa campagna elettorale
possiamo notare che la stessa legge, il Porcellum, con cui si è votato due anni
fa è oggi interpretata in modo completamente diverso. Nel 2006 si presentarono,
in risposta all'impostazione maggioritaria, due coalizioni, ciascuna delle
quali composta da partiti nettamente separati, sia nel centro-destra che nel
centro-sinistra. Oggi la legge elettorale è la stessa, ma alla sfida elettorale
si presentano essenzialmente due partiti: le coalizioni, infatti, coagulandosi
in due nuove formazioni, e sciogliendo i vecchi simboli e alleanze, hanno
accelerato il passaggio a un sistema maggioritario più forte, e hanno aperto un
passo al premierato, come lei ha capito. L'esempio serve bene a capire il
rapporto fra ordinamento e volontà della politica: se la politica vuole,
infatti, può sottilmente sempre manovrare le regole. Le faccio un altro
esempio: il Presidente Napolitano è spesso sotto attacco, in questi ultimi
mesi. La scossa di questi attacchi, anche se poi rientrano o sono negati,
destabilizzano lentamente e sottilmente l'istituzione stessa della Presidenza.
Il che costituisce un indebolimento di fatto, che potrebbe preparare altro.
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Criminalità "Noi
non ne abbiamo parlato? Ma se metà dei consiglieri di maggioranza sono
indagati" Il Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a non
dimettersi gli abbia fatto un favore [FIRMA]AUGUSTO MINZOLINI INVIATO A NAPOLI
A sentire i Pronostici de centro-destra in Campania e a Napoli non dovrebbe
esserci partita. Dovrebbe vincere il Pdl quattro a zero. "Al Senato -
prevede Mario Landolfi, presidente della commissione di vigilanza Rai -
dovremmo andare anche oltre il premio di maggioranza perché né l'Udc, né la
sinistra dovrebbero raggiungere l'8% mentre la Pdl da sola potrebbe toccare il
44%". "Io - racconta Alfonso Papa, un posto di primo piano al
ministero della Giustizia negli anni di Castelli e di Mastella - sono
diciottesimo nella lista per la Camera. Si pensava che gli eletti del pdl
sarebbero stati 19, oggi si parla di 21. Qui De Mita non dovrebbe andare oltre
il 2%". Sarà. Forse si illudono. Ma il primo a credere che la Campania gli
regalerà un mare di voti è proprio Silvio Berlusconi.
"Qui è fuori discussione la vittoria - spiega -, non possiamo non vincere
con tutto quello che ha combinato la sinistra sui rifiuti. O dopo la follia che
hanno commesso sulla mozzarella: c'erano tre aziende che avevano dei problemi e
loro hanno messo in crisi un settore. Possiamo perdere solo per i brogli. Come
nel 2006 quando fummo sconfitti al Senato per la Campania e la Calabria. Ve lo
ricordate? Per il ministero dell'Interno eravamo in vantaggio anche in queste
due regioni, un esponente della sinistra parlò, si fermò lo spoglio e la
sinistra qui vinse per una manciata di voti. In compenso sparirono le schede
bianche". Altri tempi. Ora nei piani di Berlusconi
e di Gianfranco Fini la Campania dovrebbe diventare una roccaforte del
centro-destra. Non per nulla ieri i due leader del Pdl hanno organizzato uno
dei comizi più importanti di questa campagna elettorale, proprio a Napoli, in
piazza del Plebiscito. E il Cavaliere ha promesso che se vincerà le elezioni il
capoluogo partenopeo diventerà per qualche settimana, si fa per dire, capitale
d'Italia. "Terremo qui - ha annunciato - il primo Consiglio dei ministri e
io rimarrò a Napoli finché la città e la regione non torneranno alla normalità.
Il dott. Letta ha già fatto le sue indagini e abbiamo appurato che si può fare.
Andrò in prefettura o alla reggia dove mi sono trovato bene anche al G8".
Napoli sede estiva del governo. Nell'immaginario berlusconiano descritto nelle
canzoni di Apicella con testi del Cavaliere, ci sta più che bene. Con la città
ai piedi del Vesuvio Berlusconi, infatti, ha un
rapporto stretto: un tempo addirittura aveva pensato di prender casa.
"Adesso se mi trasferirò qui - confida - me la dovrà prestare Emilio
Fede". Un'eventualità più che probabile: a vedere gli striscioni che
tempestavano ieri piazza del Plebiscito c'è da credere che 14 anni di Bassolino
hanno regalato Napoli a Berlusconi. "Da quanto ne
so - sussurra Landolfi - Veltroni, che parlerà qui il
9 aprile, non farà salire Bassolino neppure sul palco". A conti fatti le
dimissioni mancate del governatore sono state un aiuto formidabile per il
Cavaliere che collega il nome di Bassolino immancabilmente ai rifiuti.
"Vinceremo le politiche - è la previsione del leader del Pdl -. Poi daremo
lo sfratto a Bassolino. E dopo anche alla Iervolino". E Berlusconi
non risparmia un'ironia sulla voce stridula del sindaco di Napoli. "A dir
la verità - osserva - non ho mai capito come possa essere stata eletta. Pensavo
che i napoletani così amanti della musica, avessero l'orecchio fino. Anche
l'orecchio vuole la sua parte...". Insomma, almeno da
queste parti per Berlusconi i giochi sono fatti. La sinistra, Veltroni e
D'Alema, catapultato da queste parti per salvare il salvabile, non hanno
scampo. "Con Bassolino che non vuole dimettersi - spara il Cavaliere - Veltroni insiste a dire che noi non abbiamo mai parlato di mafia e
camorra. Sono loro che debbono vergognarsi: metà dei consiglieri
comunali a Napoli sono indagati e purtroppo in Campania c'è il record dei
Consigli comunali sciolti per camorra". Berlusconi
nella foga di attaccare un Veltroni "folgorato
sulla via di Damasco" scambia San Paolo con San Pietro. Cose che capitano
a chi è sicuro di avere la vittoria in mano. E Berlusconi
è convinto di averla. Non per nulla attacca l'avversario più sul filo
dell'ironia che non dell'insulto. Lo definisce "Walterino sette
doppiezze" e lo invita a cambiare lo slogan ""se pò fà" in
"se pò bleffà"". E poi via con l'armamentario della sinistra che
promette in campagna elettorale e chiuse le urne straccia i programmi. Appunto,
per lui non c'è partita in Campania e non solo. Nella sua testa Veltroni, Prodi e l'intero gruppo dirigente della sinistra
mostrano i loro limiti ogni giorno. "Avete visto oggi alla Confapi -
domanda - quante mani si sono alzate quando ho chiesto chi era pronto a mettere
la sua fiche per Alitalia? Invece, il governo, imperterrito, tenta di
riprendere la trattativa con Air France. Io non voglio dir niente altrimenti la
Consob... Ma come si fa a trattare quando il titolo va su e giù e manca appena
una settimana alle elezioni? Almeno avessero sospeso il titolo,
invece...". Tra i rifiuti, le mozzarelle e Alitalia, per Berlusconi la vittoria del Pd non è solo improbabile, ma
impossibile. Ecco perché non sembra neppure troppo interessato alla campagna
elettorale in Tv. "Questo confronto finale tra tutti i candidati - spiega
- di cui si parla, è meglio non farlo per non dare un'ulteriore immagine
negativa al paese. Io non ci andrò. Semmai possiamo andare a Matrix io e Veltroni, 45 minuti a lui e
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scagliare la prima
pietra. Che insomma c'è una responsabilità politica che riguarda sia il
centrosinistra che il centrodestra. E' un modo per coprire le responsabilità di
Bassolino? "Ma no, Veltroni ha detto
quello che andiamo ripetendo tutti noi da mesi. Il nodo risale a quando è stato
fatto il piano rifiuti che prevedeva il termovalorizzatore di Acerra, che non è
stato fatto. E poi non è stata mai avviata una vera raccolta differenziata.
I vari governi locali hanno posto scarsa attenzione al problema. La verità è
che in questi anni tutti hanno deciso di non decidere. Per cui nessuno è esente
da colpe. Bisogna ripartire dalla condivisione con i cittadini delle scelte e
non solo dei problemi". Ma perché Bassolino non si è fatto vedere ai
comizi di Veltroni? Teme di far perdere voti al Pd?
"Ci sono stati attriti in questo periodo e Bassolino aveva dichiarato che
non avrebbe fatto campagna elettorale". Si riferisce agli attriti nel Pd,
cioè al fatto che a Piazza Santa Anastasia c'era chi voleva le dimissioni di
Bassolino? "Questo non lo so. Gli attriti ci sono stati con l'opinione
pubblica che era contrariata. Bassolino non è al massimo dei consensi, diciamo
così. Ma comunque rappresenta un pezzo importante del centrosinistra in
Campania e in Italia". Ma è vero, come dice D'Alema, che il Pd sta
recuperando voti in Campania? Risulta anche a lei? "Sì, questo è vero. Sta
andando molto meglio. Man mano che andiamo in giro il numero delle persone che
vengono a sentirci aumenta sempre. E' cambiato il clima e l'entusiasmo".
Ma grazie a cosa e a chi? "Grazie a tutti noi candidati che ci stiamo
impegnando molto". Avete perfino la possibilità di conquistare di nuovo la
Campania? "Debbo dire che in questo momento ci sono tutte le condizioni
per vincere ancora una volta al Senato. Temevamo di più Ciriaco De Mita, ma
Follini ha fatto un ottimo lavoro. E l'Udc va male: si mantiene attorno al
5-5,5 per cento, una percentuale ancora molto bassa per poter immaginare che
possa arrivare a quell'8% che serve per il Senato. Mentre del centrodestra non
vedo nessuno in giro, tranne oggi (ieri per chi legge, ndr) che verranno a
Napoli Fini e Berlusconi".\.
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La gente è
perplessa. C'è chi dice, più o meno convintamente, "io questa volta non
vado a votare". C'è chi ci va, ma solo per votare scheda bianca o nulla.
C'è chi ci va perché considera il voto un dovere civico. E c'è chi ci va perché
crede che se vincono "gli altri" saranno guai. Negli ultimi tempi,
alle perplessità dell'elettore si sono aggiunte ogni sorta di esternazioni.
Grillo dice che per la prima volta non si vergogna di non andare a votare. Veltroni dice che chi non va a votare poi non deve
lamentarsi se le cose vanno male. Qualche commentatore si spinge a dire che chi
non vota accetta lo stato di cose attuale, e che chi vuole davvero il
cambiamento deve andare a votare. Io invece mi rammarico di non essere né
fascista né comunista. Se fossi fascista voterei il partito della Santanchè, se
fossi comunista voterei il partito di Bertinotti. E vivrei sereno, perché
saprei che cosa gli eletti farebbero del mio voto. E invece no, non essendo né
fascista né comunista mi sento preso in trappola. Tutti gli altri partiti,
infatti, mi costringono a fare delle congetture ardite su quel che
effettivamente faranno del mio voto. Come faccio a prevedere come lo useranno?
Devo guardare all'esperienza passata o ai programmi? Prendiamo Berlusconi e il Popolo della libertà. Che cosa possiamo
ragionevolmente aspettarci? Politiche liberiste o politiche stataliste? Tagli
della spesa pubblica nelle regioni più sprecone, o fiumi di denaro pubblico in
opere come il ponte sullo Stretto di Messina? Linea dura sull'immigrazione o
continuità con la Bossi-Fini (che, contrariamente a quel che si crede, ha
consentito un notevole aumento dei delitti)? Sfido chiunque a formulare una
previsione attendibile su quel che succederà in caso di vittoria del Pdl. Ma le
cose stanno meglio nel campo opposto, quello del neonato Partito democratico?
Direi proprio di no. Chi desidera la cancellazione delle cosiddette leggi
vergogna non sa se può contarci oppure no. Chi vorrebbe sapere che fine farà
l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non sa se prevarranno le idee di
Pietro Ichino o quelle della Cgil. Chi vorrebbe meno tasse in busta paga non sa
se Veltroni e Franceschini bluffano, o invece sanno
dove trovare i soldi. Chi si chiede che fine farà lo Stato sociale vorrebbe
sapere se Veltroni pensa veramente di poter tagliare
16 miliardi di spesa pubblica all'anno o se lo dice così, tanto per dire. Non
basta. Chi vota Udc non sa con chi Casini finirebbe per allearsi, nel caso
diventasse l'ago della bilancia. Per non parlare del governissimo, ossia di un
eventuale governo Pd-Pdl, sul modello della Merkel in Germania. Quasi tutti i
leader lo escludono in pubblico, quasi nessuno lo esclude in privato. Se
l'elettore spera nel governissimo, che cosa deve fare? Gli conviene votare per
Pd o Pdl, o viceversa deve votare per Bertinotti-Casini-Santanchè per
indebolire Pd e Pdl, e indurli così a sorreggersi a vicenda? E se non vuole il
governissimo, gli conviene cercare di far stravincere uno dei due partiti
principali, o deve votare le liste minori che si oppongono al governissimo?
Comunque la rigiriamo, noi elettori siamo in trappola. Se non siamo sorretti da
un'ideologia che ci forza a votare il "nostro" partito, ci è
impossibile scegliere su basi razionali. Certo, possiamo pensare che il voto
sia un atto essenzialmente espressivo, di pura identificazione in un simbolo,
in un personaggio, in un'idea astratta, e possiamo quindi limitarci a votare il
leader che più ci scalda il cuore (o meno ci deprime). Ma se per caso siamo
invece affezionati all'idea che il voto sia una scelta razionale, basata sul calcolo
delle conseguenze, dobbiamo rassegnarci: queste elezioni non fanno per noi,
perché nessuno è in grado di prevedere come il ceto politico userà il nostro
voto. Da questo punto di vista la "scelta di non scegliere", in
qualsiasi modo si manifesti (astensione, scheda bianca, scheda nulla), andrebbe
forse guardata con maggiore rispetto. Ci saranno senz'altro i soliti
qualunquisti, ci saranno senz'altro coloro cui l'Italia va bene così com'è. Ma
ci sono anche tanti cittadini normali, onesti e umili, che si rassegnano alla
"non scelta" proprio perché vorrebbero un cambiamento radicale, ma
non sanno come ottenerlo. Sperano che il loro voto venga usato nel modo
migliore, ma hanno imparato dall'esperienza che sarà usato in quello peggiore.
Sperano che la propria parte politica faccia quello che dice, ma temono che li
tradirà. Vorrebbero credere alle promesse, ma sono stati ingannati troppe
volte. Soprattutto, notano che il passato non passa mai, dal
momento che né Berlusconi né Veltroni hanno il coraggio di riconoscere i drammatici errori di cui è
costellato il passato recente dei loro partiti. Come credere nel cambiamento,
se chi lo propone si ostina a difendere l'azione di governi che hanno fallito?
In queste condizioni l'elettore può compiere un atto di fede, e
scommettere su uno dei cinque-sei cavalli in lizza. Ma può anche sentirsi
incapace di fare una scelta razionale e decidere di non andare all'ippodromo.