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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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tARTICOLI DEL 4-4-2008      #TOP


IN EVIDENZA                             

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Veltroni sfida le mafie: 5punti per annientare la criminalità  di Nicoletta Cottone (Il Sole 24 Ore 4-4-2008)
Berlusconi: «Se non ci saranno brogli vinceremo» di Nicoletta Cottone (Il Sole 24 Ore 4-5-2008)


Veltroni sfida le mafie. Da Trentola Ducenta, in provincia di Caserta, da una villa confiscata a un boss del clan del Casalesi trasformata in casa famiglia, il leader del Pd Walter Veltroni lancia una sfida alle mafie, presentando disegno di legge in 5 punti per contrastare la criminalità. Nel provvedimento il divieto di ottenere contributi per gli imprenditori condannati, accompagnato da una tutela per gli imprenditori sotto il ricatto della mafia che abbiano il coraggio di denunciare. La denuncia darà accesso a misure di controllo e sostegno, accompagnata da contributi specificamente stanziati. La mancata denuncia, invece, comporterà il sequestro e la confisca di prevenzione. Il provvedimento introduce anche la revisione della confisca di prevenzione e il concetto di pericolosità del bene. Inserita, poi, la possibilità di aggredire il patrimonio mafioso anche in caso di morte. Vengono rafforzati gli uffici giudiziari in zone a rischio e incentivati i magistrati che accettano di esercitare in zone ad alto tasso di criminalità.

«Noi siamo una forza di governo che vuole annientare i poteri criminali che succhiano energie a questa terra», ha detto Veltroni, ricordando che il proprietario della villa si è macchiato di 99 omicidi e proprio nella villa nel casertano definì alcune strategie di morte. «Il fatto che sia stato trasformato in un luogo di accoglienza e di vita - ha detto Veltroni - è la ratio della legge della confisca dei beni». Confisca che, prevede il ddl, va accelerata attraverso l'istituzione di una agenzia che faciliti l'assegnazione allo Stato. «Dobbiamo annientare la camorra, la mafia e la 'ndrangheta - ha sottolineato Veltroni - sradicarle dalla vita di questi paesi e se un candidato premier non si propone questo impegno non svolge fino in fondo il suo dovere. Bisogna fare una lotta senza quartiere, senza ambiguità né reticenze e zone d'ombre con aree della politica che strizzano l'occhio a questi poteri per un pacchetto di voti».

Su Alitalia la destra è cieca. Dopo essere stata per cinque anni al governo senza risolvere il problema Alitalia ancora cerca di impedire una soluzione. Veltroni dal palco di Caserta attacca sul comportamento del Pdl nella vicenda Alitalia. «Il dossier Alitalia - ha ricordato il leader del Pd - è stato per cinque anni sul tavolo del governo di centrodestra, ma non è stato risolto e si sono buttati 2,5 miliardi di euro, ma ancora cercano di impedire una soluzione che è necessaria».

Responsabilità allargate sui rifiuti. Tutti sono responsabili dell'emergenza rifiuti in Campania, centrosinistra compreso. Ma, alludendo a Berlusconi, veltroni ha detto che «è responsabile anche chi è stato al Governo nazionale per cinque anni e ha organizzato manifestazioni contro». Insomma, «tutti hanno una parte di responsabilità. Bisogna fare autocritica. Ma la responsabilità principale è di un Paese che vive di rinvii e ideologia: ora è giunto il momento del pragmatismo e delle decisioni».

Il leader del Pdl ha già sprecato la fiducia degli italiani. Il leader del Pdl, che si candida per la quinta volta alla guida del Paese ha già avuto la fiducia degli italiani e l'ha sprecata. Senza mai nominare il Cavaliere, Veltroni sottolinea la differenza tra il Pd e la destra. «Se vincesse la destra sarebbe la continuazione di quello che è già stato, con i litigi e i conflitti. Io ho l'onere della prova, ma loro li abbiamo già visti. Hanno governato per sei anni e nessuno ricorda cambiamenti e innovazioni, anzi l'Italia ha peggiorato la sua situazione economica, sono stati anni durissimi e non per caso gli italiani hanno deciso di cambiare governo.                                                                      
4 aprile 2008                                                                                                      

 

 


Senza brogli, vinciamo. Così il leader del Pdl Silvio Berlusconi è tornato a parlare del timore di brogli alle prossime elezioni nel corso di un intervento dinanzi alla platea di Confapi, sottolineando la necessità di uno spoglio scheda per scheda per evitare questo problema. Il Cavaliere ricorda che una circolare del ministero dell'Interno segnala che chi non rispetta questa regola è passibile di carcere da 3 a 6 mesi. Invita i suoi a un controllo nei seggi per evitare il rischio brogli. Assicura che se non ci saranno blogli «in scala larghissima, credo potremo avere la vittoria con due premi di maggioranza sia alla Camera che al Senato». Una maggioranza che serve, dice Berlusconi, «perchè la situazione economica è difficile». Se non mi fanno cambiare l'Italia, dice Berlusconi, vado a casa. «Io non sono un passacarte. Questa è l'ultima chance». Dopo le elezioni il leader del Pdl Silvio Berlusconi ha la speranza di avere una «ampia maggioranza» per risolvere i mali dell'Italia.

Berlusconi dice che avrà le istituzioni contro. «Ci sono da fare tante, troppe cose per un governo che avrà contro molto, se non tutto, il sistema istituzionale italiano: credo che la prima cosa da cambiare sarà la nostra architettura istituzionale». E torna a criticare il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Fu, dice, una «interpretazione dubbia del Quirinale» a imporre nel porcellum il premio di maggioranza su base regionale, creando così «una situazione francamente preoccupante» per il rischio di ingovernabilità dopo il voto.

Alitalia. Per Alitalia la strada migliore resta quella "italiana. Il Cavaliere ribadisce: "Ho rivolto un appello all'orgoglio degli imprenditori italiani affinché Alitalia rimanga italiana come compagnia di bandiera del nostro Paese. Credo che la strada migliore sia continuare in quella direzione". Poi attacca il partito di Veltroni. "Votare Pd vuol dire anche lasciare che i francesi colonizzino l'Italia".

Ici. Il primo provvedimento che andrà in Consiglio dei ministri sarà l'abolizione dell'Ici. Oltre ad abolire l'imposta sulla prima casa, Berlusconi ha intenzione di detassare premi e incentivi di produzione, straordinari compresi. In questo modo – ha spiegato Berlusconi in una intervista all'Agi - i capifamiglia, lavorando di più, potranno avere al cento per cento ciò che l'impresa gli dà, in modo da avere più soldi da destinare ai consumi della famiglia».

Evasione. Dopo le polemiche suscitate dalle dichiarazioni del Cavaliere sull'evasione fiscale, Berlusconi ha precisato che «l'evasione fiscale è sempre ingiusta, anche quando la richiesta dello Stato è esagerata», sottolineando che intende «riportare le aliquote a un livello che il cittadino considera giusto, e questo significa anche avere dei contribuenti onesti».

Giustizia. Votare Pd, ha detto Berlusconi, vuol dire una serie di cose negative come avere Antonio Di Pietro ministro della giustizia, continuare col sistema delle intercettazioni, che viola la nostra privacy.

Pensioni. L'unica modifica che intende apportare sul fronde delle pensioni è adeguare le pensioni sotto i mille euro all'aumento del costo della vita. Nessun intervento, annuncia, sull'età lavorativa. «Non si può continuare a cambiare perché chi sta per andare in pensione deve fissare degli orizzonti, dei traguardi che non possono essere cambianti ad ogni cambio del Governo».

Pizza. Importante, per il Cavaliere, che Pizza abbia rinunciato a chiedere il rinvio delle elezioni. «Non ho avuto bisogno di dare rassicurazioni a Pizza: ha avuto senso di responsabilità», ora «spero che le tv gli diano quello spazio che gli é stato finora sottratto».

Tav. Sulla difficoltà di realizzare le Grandi opere Berlusconi ha detto che «in democrazia non é ammissibile che, con la sopraffazione, si impedisca a un avversario politico di parlare. Purtroppo é quanto hanno fatto ieri sera i no Tav in Val di Susa» I lavori, spiega il Cavaliere, saranno portati avanti «senza militarizzare le valli, ma con la responsabile collaborazione della popolazione locale, che ha tutto il diritto di essere adeguatamente risarcita, senza subire i soprusi di una minoranza violenta».    

4 aprile 2008


Su Rai2 la sfida finale tra i 15 candidati premier. Berlusconi: «Io non vado» In onda venerdì 11, modera Bruno Vespa: 90 minuti in diretta in prima serata. Sarà fatta anche se qualcuno non vi parteciperà. Veltroni incerto. Il Cavaliere: «La vera sfida è a Matrix» (Il Corriere della Sera 4-4-2008)

 

ROMA - Alla fine una sfida tutti contro tutti ci sarà, ma senza Berlusconi. E anche Veltroni, secondo voci del Pd, sembrerebbe orientato a non partecipare. Venerdì 11 aprile su Rai 2 andrà in onda un confronto di 90 minuti in diretta in prima serata con tutti i quindici candidati premier, ma il capolista del Popolo delle libertà ha detto che non ci andrà: «Credo che sia una cosa assolutamente controproducente per coloro che parteciperanno», ha detto il Cavaliere. Il moderatore sarà Bruno Vespa. Il programma si farà anche se un candidaato deciderà di non presentarsi. Lo ha chiarito la presidenza della commissione di Vigilanza Rai, la quale ha spiegato che il candidato primo ministro non può delegare un «sostituto». Veltroni, a quanto si apprende, sarebbe orientato a non partecipare. Il no - spiegano nel Pd - sarebbe dovuto al fatto che un confronto fra 15 candidati non consentirebbe un vero confronto sui programmi.

UDC: «HANNO PAURA» - «Nessuna sopresa per il no di Berlusconi e Veltroni alla tribuna Rai», commentano fonti dell'Udc. «È fin troppo evidente che hanno paura che in un contraddittorio le loro proposte si sciolgano come neve al sole». Anche candidato premier della Sinistra arcobaleno, Fausto Bertinotti, sta valutando se partecipare. La decisione verrà resa nota nei prossimi giorni. Ci arà invece il candidato del Partito socialista, Enrico Boselli. «È un'occasione da non perdere. Io ci sarò e sarei felice se ci fosse anche Veltroni».

VESPA - Il programma sarà gestito dalla testata Rai Parlamento, che lo ospiterà nei suoi studi, anche se il direttore, Giuliana Del Bufalo, lo ha affidato a Vespa per la sua ampia esperienza nel gestire un elevato numero di ospiti. In base al regolamento della Vigilanza, al confronto possono fare domande anche giornalisti non appartenenti alla Rai.

MATRIX - Secondo Silvio Berlusconi, la vera »sfida» tra lui e Walter Veltroni sarà alla trasmissione Matrix su Canale 5 condotta da Enrico Mentana, «che ha previsto 45 minuti per ciascuno l'ultimo giorno». Il Cavaliere fa quindi capire che comunque non sarà uno scontro diretto faccia a faccia. «Tra l'altro Veltroni, come in Rai, avrà il vantaggio di parlare dopo di me».


04 aprile 2008


Report "Veltroni/Berlusconi"

Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: PDGIOVANEEUROPA Fronte del Sud Ci è piaciuta la campagna di Veltroni. Questo partito va votato alle prossime elezioni politiche. Berlusconi per il Sud è stato un tappo al cambiamento. Il liberismo berlusconiano ha frenato l'intervento dello stato col risultato, laddove l'economia era già forte, di favorire squilibri reddituali e, laddove l'economia era debole,

Campagna di pizze, uova, pomodori e mortadelle ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Solo Veltroni fa proposte vere Campagna di pizze, uova, pomodori e mortadelle Le elezioni naufragano, fra rischi di rinvio e aggressioni squadristiche Walter Veltroni ha completato ieri la sua ennesima giornata di folla (in Sardegna) e di proposte concrete (il bonus di 600 euro per i consumi delle famiglie meno abbienti,

Appesi a Pizza e al pizzettaro ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: della libertà di Berlusconi. Ma da quarantott'ore, da quando cioè il consiglio di stato ha emesso l'ordinanza che annulla la ricusazione del simbolo scudocrociato, Pizza non ha più forni. Sia Veltroni che Berlusconi considerano "una sciagura" l'ipotesi di un rinvio delle elezioni per consentire a Pizza di svolgere la sua campagna elettorale per il senato nelle quindici regioni (

L'ex Incantatore non è più quello di una volta ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Incantatore non è più quello di una volta MARIO LAVIA Qual è la ragione per cui Silvio Berlusconi, l'inventore della tele-politica, l'altra sera non ha funzionato? Il sorteggio malandrino gli aveva riservato la pole position. Ma lui, partito davanti a Veltroni, a cui la sorte aveva riservato la piazza d'onore, non è scattato, non ha accelerato, non ha vinto e forse neppure convinto.

A Napoli senza Bassolino ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: DEMOCRATICI Veltroni verso gli ultimi tornanti, chiusura l'11 a Roma con sorpresa A Napoli senza Bassolino MARIO LAVIA In una situazione diventata improvvisamente surreale in cui teoricamente il voto può slittare, Veltroni continua a macinare chilometri e a preparare i prossimi appuntamenti.

Ascolti, vince Walter. Silvio tradito da due spettatori su tre ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: spettatori su tre FRANCESCO SILIATO È netta la preferenza accordata a Walter Veltroni dal popolo della televisione. Almeno di quella parte che segue la politica in tv. È di 3,8 milioni di persone la media d'ascolto della Tribuna con protagonista il leader del Partito democratico (share 13,9 per cento) ed è di 3,1 milioni (share 11,0) l'ascolto prodotto dal leader del Popolo della libertà.

Il missile a due testate di Silvio ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e ancor più in caso di vittoria del Partito democratico, non vi venga in mente di sostenere Veltroni, perché vi renderemo la vita impossibile: più di quanto ve l'abbiamo resa nei venti mesi del governo Prodi. Ecco perché l'ipotesi di una vittoria berlusconiana appare perfino ad anime semplici come uno "sfacelo", una prospettiva da "guerra totale".

Il profumo di pareggio ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il bacino potenziale del Pd non sta nell'elettorato distante dalla politica, come quello che allora votò infine Berlusconi. È invece formato da elettori di sinistra che non si fidano della svolta "centrista" di Veltroni, e preferirebbero una sinistra più radicale. Se vuole vincere, il Pd li deve convincere della maggiore utilità del voto in quella direzione.

Veltroni, spazza via i ri uti ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La campagna di Veltroni è stata fin qui ottima, né flaccida né timida. Si può discutere questo o quel particolare, ma rimane (e rimarrà) il dato di una ventata di coraggio e vitalità che ha pulito l'aria intorno ai riformisti intossicati e, fino a pochi mesi fa, balbettanti.

Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Contemporaneamente Veltroni ha anche invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare tutti davanti a un tavolo.

Duello fuori sync e la Giuliana di Voghera ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni spinge verso l'ottimismo, Berlusconi sta coi piedi per terra. Mr B. sostiene che Veltroni è un grande comunicatore, ma gli italiani non saranno così creduloni. Uolter afferma di essere il nuovo, al contrario dell'" avversario" innominato.

QUARANTENNI ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali?

22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

Dramma Alitalia, il governo tenta l'ultima mediazione Ancora 48 ore per riprendere il negoziato con Air France. Aristide Police eletto presidente della compagnia ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni chiede che la politica non interferisca più. Ma Berlusconi continua a parlare di cordata italiana. I sindacati sembrano disposti a tornare al tavolo "ma non a qualsiasi costo". Intanto il professore Aristide Police prende il posto del dimissionario Prato al vertice di Alitalia.

Berlusconi si vanta ma nel 2004 quando era premier scelsero Saragozza e non Trieste Fini dà lezioni ma nel 2003 il suo ministro Alemanno marciò contro l'inceneritore di Acerra Velt ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: flop e bugie della destra Berlusconi si vanta ma nel 2004 quando era premier scelsero Saragozza e non Trieste Fini dà lezioni ma nel 2003 il suo ministro Alemanno marciò contro l'inceneritore di Acerra Veltroni: "Governare non è una fatica ma un onore. Loro vogliono spartirsi l'Italia" C'è stato un tempo (non lontano) in cui Berlusconi ha governato l'

Si vogliono spartire l'Italia, non cambiarla Veltroni incontra gli operai sardi: Per Berlusconi governare è una croce? Per noi è un onore ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Come il giorno prima Veltroni affonda il dito nella piaga: Berlusconi dice che gli tocca governare, che deve portare la croce? "Non sopporto quei politici - aggiunge Veltroni - che dicono di essere stanchi. Prima di tutto perché gli risponderei: te lo ha ordinato il medico di fare il politico?

Salari, precarietà, innovazione. E voglia di sviluppo ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: precarietà, pensioni e innovazione: ognuna di queste voci è parte centrale del nostro programma. Quando parlo con loro, alla fine quando mostro il depliant con Veltroni, sento che cedono: "In effetti Veltroni mi piace". Il segretario Pd piace molto più di Berlusconi e questo il Cavaliere lo sa bene". m.ze.

L'endorsement dell'Economist: gli italiani dovrebbero votare per Veltroni Il settimanale britannico: Berlusconi non è adatto a governare. El Pais: l'Italia non è un paese per giova ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: gli italiani dovrebbero votare per Veltroni Il settimanale britannico: Berlusconi non è adatto a governare. El Pais: l'Italia non è un paese per giovani. Precari e indecisi, nelle loro mani l'esito delle elezioni / Roma "Gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni". Così l'Economist chiude l'editoriale dedicato alle elezioni italiane,

Silvio lo statista inventa lo show della mortadella... Berlusconi capocomico: con gli imprenditori chiede soldi per Alitalia, e poi finge un malore mangiando una bufala ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Libererò Napoli dai rifiuti e da Bassolino", annuncia Berlusconi in un'intervista che uscirà oggi sul Mattino. La monnezza la toglierà in due mesi, accusa Veltroni di silenzio su Bassolino, però salva il commissario straordinario De Gennaro per non rovinare i rapporti: "ha fatto molto, ne terremo conto".

La conversione dell'altro Allam: da Rutelli a Berlusconi Già senatore Dl non ricandidato dal Pd, su Libero attacca Veltroni: È razzista . E oggi protesterà contro una moschea ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi Già senatore Dl non ricandidato dal Pd, su "Libero" attacca Veltroni: "È razzista". E oggi protesterà contro una moschea / Roma Sceglie Berlusconi Khaled Fuoad Allam. Il noto scrittore, giornalista e sociologo di origine algerina, docente universitario in vari atenei, esponente di punta dell'Islam democratico che nella passata legislatura è stato eletto al Senato nelle

Il cavaliere stanco - john lloyd ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: pur tenendo conto degli odierni standard di vecchiaia ? può essere ritenuto giovane. C'è di più: l'avversario più probabile di McCain è Barack Obama, che di anni ne ha 47; l'attuale rivale di Silvio Berlusconi è Walter Veltroni, che ne ha 53. SEGUE A PAGINA 40.

Il mago Walter ha paura e scappa da Bassolino e da <munnezzopoli> ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dice Silvio Berlusconi che "Veltroni è uno straordinario comunicatore" e "un grande illusionista": ma nemmeno Houdini potrebbe far sparire la Caporetto dell'emergenza rifiuti sotto cui è crollato il consenso del centrosinistra in Campania. Solo tre giorni fa, nel confronto virtuale con il Cavaliere nelle tribune Rai,

Berlusconi: <Vinceremo E stavolta senza l'Udc sarà un'altra musica> ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che sostiene che "gli italiani dovrebbero votare per Veltroni" perché "Berlusconi è ancora inadatto a governare". "Lo stavo aspettando...", ironizza il Cavaliere con il pensiero a quando nel 2001 il settimanale inglese gli dedicò finanche la copertina. "Solo bugie - aggiungerà più tardi - frutto di un accanimento che non mi spiego".

Elezioni, pizza rinuncia al rinvio "ma voglio il simbolo nelle liste" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sarebbe un inutile vantaggio a Veltroni". Berlusconi ha invitato il segretario Dc a non insistere. "Anche se non partecipi alle elezioni - è stato il ragionamento con cui ha cercato di ammansirlo - resti della coalizione". Sul tavolo avrebbe pure messo qualche posto da sottosegretario nel prossimo governo.

E i lobbisti fanno i conti "con due partiti più affari" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: retorico il linguaggio di Veltroni e quanto invece "sembra abbia preso le distanze dall'elettorato e sia meno coinvolgente che in passato il Berlusconi dello slogan "Rialzati Italia"". Nella saletta, stipati, una quarantina di distinti signori, età media 40 anni, gessato o grigio d'ordinanza, reduci da un'ordinaria giornata di lavoro tra ministeri e uffici pubblici nella veste di "

In tv il pd batte il pdl crosetto: inammissibile - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il problema vero è che sia rispettato l'equilibrio fra Veltroni e Berlusconi e questo, in linea di massima, avviene. Lo sbilanciamento a favore di Veltroni si spiega con il fatto che il monitoraggio attribuisce agli schieramenti gli interventi dei soggetti politici indipendentemente dal fatto che ricoprano ruoli istituzionali.

Sfida veltroni-berlusconi campania ring elettorale ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E il 9 Bassolino non sarà sul palco Sfida Veltroni-Berlusconi Campania ring elettorale I big in Campania, oggi, per conquistare le simpatie degli elettori in una regione decisiva ai fini del risultato nazionale. Alle 18 in piazza del Plebiscito il comizio di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che vedrà sul palco tutti i candidati di Camera e Senato.

I big nelle piazze alla conquista della campania - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: conquista della Campania La sfida Oggi Veltroni a Caserta, Avellino e Salerno. Fini e Berlusconi in piazza Plebiscito OTTAVIO LUCARELLI Doveva essere la piazza del sognato Rinascimento napoletano, sarà la piazza da cui partiranno segnali opposti. Oggi Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e il Popolo della libertà annunceranno in piazza del Plebiscito la "liberazione da Antonio Bassolino"

Doccia fredda per il governatore non sarà sul palco con walter - patrizia capua ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: gli risponderà prima di tutto Veltroni, candidato premier come lui". Ma Berlusconi, insiste un cronista, promette di risolvere tutti i problemi di Napoli. Il leader del Pdl dice: "Prendo una casa qui". "E l'ha presa?" ironizza Bassolino. Il presidente della Regione è a Barra, periferia post-industriale di Napoli, ora in balìa della prepotenza camorristica del clan Aprea.

Piaggio, pignone, lucchini: come vota la classe operaia ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in bilico tra Veltroni e Bertinotti, qualcuno tentato anche da Berlusconi, ma preoccupati soprattutto per il salario che non cresce e per il futuro delle loro famiglie. La classe operaia toscana si avvia alle urne, ma gli animi non sono tranquilli. Fra le tute blu della Piaggio, della Lucchini e della Pignone, le roccaforti della grande industria della regione,

Il cuore pulsa a sinistra ma quanta incertezza - massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni non è molto diverso da Berlusconi e Bertinotti è un voto perso". Alessio ha finito il turno in ufficio: "Ho deciso di votare, anche se le scatole sono piene: vado e voto Di Pietro, mi sembra il più coerente di tutti". Costantino lavora in officina ma ormai è mentalmente lontano: "Due anni fa ho votato Ulivo,

"ci si prova un'altra volta poi non voteremo più" - ilaria ciuti ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Antonella "forse Veltroni, ma siamo delusi da tutti". I giovani, martedì scorso ora pranzo, sono con gli altri al bar davanti alla fabbrica. Dentro si legge il giornale, si fanno i video giochi, soprattutto si fa il "grattino" "per vedere di vincere e sbarcare la quarta settimana".

Veltroni, da domani il weekend pugliese ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pagina VI - Bari Gli appuntamenti Veltroni, da domani il weekend pugliese Un fine settimana all'insegna di Walter Veltroni. Il candidato premier del partito democratico, arriverà in Puglia domani sera, con il suo pullman verde e, in meno di due giorni, toccherà quattro delle sei province pugliesi.

Bestiario ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: crisi italiana è ormai troppo grave per essere risolta senza un governo di salvezza nazionale, da far nascere con un accordo fra gli eserciti che per ora si combattono. Vedo che adesso lo stanno dicendo anche i giornali americani. Devo commentare? Non ci penso neppure. Fate il vostro gioco, Veltroni e Berlusconi. Ne riparleremo la sera del 14 aprile, giorno di santa Luidina Vergine.

QUELLI CHE IL PAReggio ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è uno zero a zero che tiene in piedi Berlusconi (in accordo con Veltroni) e uno che per il Cavaliere sarebbe l'inizio della fine. C'è la Grande coalizione Berlusconi-Veltroni fondata sul patto tra Pdl e Pd, il 'Veltrusconi' auspicato da 'Newsweek'. E c'è, al contrario, un governo appoggiato dalle principali forze politiche, a partire dall'Udc di Pier Ferdinando Casini,

Sindacati in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air France ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: riprendere il negoziato con i francesi è partito da palazzo Chigi cui il leader del Pd, Walter Veltroni, ha chiesto di richiamare le parti "al senso di responsabilità". Il suo timore è che il fallimento di Alitalia si abbatta sul voto con effetti nefasti. L'appello ha trovato una sponda nei sindacati protagonisti della rottura, che si sono detti disponibili a "una vera trattativa ".

Riservato ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: impossibile faccia a faccia tv tra Veltroni e Berlusconi, o quelli, improbabili, tra il Cavaliere e Casini o tra Uòlter e Bertinotti: davvero la par condicio li consentirebbe e sono solo i veti politici a bloccarli? Ed è corretto che un leader come Veltroni, ritirandosi, possa far cancellare la puntata di un talk-show del suo avversario?

Pressing del Loft: ora linea dura E parte la <campagna indecisi> ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il ministro per le Comunicazioni Paolo Gentiloni non ha dubbi: bisogna inasprire i toni su Berlusconi, "altrimenti gli indecisi non si muovono, restano a casa". Il coordinatore del Pd Goffredo Bettini va ancora più in là. Lui che è stato il primo a sposare questa linea spiega: il buonismo mi ha "rotto le scatole". Walter Veltroni è su una posizione più soft.

Veltroni, appello al <voto utile> <Silvio è stanco e vecchio> ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma anche per Berlusconi". Vista da Walter Veltroni invece la questione è seria e si potrebbe sintetizzare con l'espressione "voto utile". Davanti ai lavoratori della Alcoa di Portoscuso il segretario si appella agli elettori e chiede loro, in modo assai sfumato, di stare o di qua o di là, meglio se con il Pd piuttosto che con il Pdl:

Italiani in piedi! ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è accaduto infatti che il leader del Pdl Berlusconi abbia riassunto il proprio messaggio agli elettori con lo slogan "rialzati, Italia!". Ma un'analoga immagine è stata richiamata da Walter Veltroni che, in una lettera agli elettori, si appella a un'Italia "in piedi" ma "lenta, incapace di prendere le decisioni necessarie (.

I brividi che suscitano le aggressioni ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a partire dal Pd veltroniano a Rifondazione comunista; sia di Pier Ferdinando Casini, latore di un iperbolico messaggio d'amore ("Amo Ferrara"); sia del Pdl, al quale è vicino. Gli unici a dire quello che probabilmente altri pensano, senza avere il coraggio di confessarlo, sono stati alcuni esponenti del Partito dei comunisti italiani.

Piazza Tuscolo Il ritorno di Caradonna ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come Veltroni. Si dichiara "un devoto amico" di Giuseppe Ciarrapico e gli piacerebbe diventare "un consigliere di Berlusconi per aiutarlo a scegliere meglio gli uomini sul campo: Alemanno, per esempio, bravo figlio ma...". é venuto con la febbre e con le stampelle e l'accompagna fedele ormai da quasi 30 anni la moglie Ortensia.

ROMA - Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come vorrebbe Veltroni. Un'intesa che permetterebbe al futuro governo di dire l'ultima parola. Dopo giorni di martellante invocazione di cordate alternative, ieri si respirava aria più cauta tra i più stretti collaboratori di Berlusconi. Al punto che il socialista Bobo Craxi, arriva a sospettare un "accordo sottobanco" tra Pdl e francesi.

ROMA- Basta una fiche . Per Silvio Berlusconi non ci voglioni milioni di mi ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni torna ad accusare il Cavaliere, senza mai citarlo: "Basta con interferenze politiche, che sono state micidiali per la trattativa". E sollecita una ripresa del negoziato da parte di Palazzo Chigi. "Tante interferenze hanno provocato un clima di ostilità nei confronti di un partner che stava trattando.

ROMA - Mercoledì nero per la Rai: i dati Auditel hanno riservato stamattina non poche amarezze ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Cifre ben lontane ovviamente da quelle di Berlusconi e Veltroni e dalla media di rete. "Le programmazioni elettorali di Rai Parlamento sono obblighi istituzionali fissati dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai" ha commentato il direttore generale della Rai Claudio Cappon.

La lingua dei segni ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Però sono una persona sorda e non mi è stata la data la possibilità di seguire la conferenza stampa in tv di Berlusconi e Veltroni, perché non c'erano sottotitoli né una finestrella con la traduzione nella lingua dei segni. Virginio Castelnuovo virginiocastelnuovo@ fastwebnet.it.

ROMA Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente del ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: concede più Walter Veltroni al principale esponente dello schieramento avversario, al secolo Silvio Berlusconi. "Va dicendo che non ha voglia di andare al governo, che è stanco. Ma scherziamo? Governare su mandato dei cittadini è il massimo onore che possa esserci, altro che stanchezza", ha detto davanti ad alcuni minatori sardi,

Rivolta per la discarica, scontri in campania - dario del porto ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Incidenti in Irpinia E oggi nella regione le visite di Berlusconi e Veltroni DARIO DEL PORTO dal nostro inviato Ariano irpino - Alle otto della sera, quando manifestanti e forze dell'ordine vengono a contatto nei pressi del sito di Pustarza, la tensione che aveva scandito l'interminabile giornata di ieri a Ariano Irpino raggiunge il punto più alto: gli abitanti che si oppongono all'

"governare è un onore, non una croce" - dal nsotro inviato alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non una croce" Veltroni replica a Berlusconi. E a Cagliari vince la sfida delle piazze con Fini Incontro con gli operai: "Politici stanchi? Stanchi siete voi che vi alzate all'alba" DAL NSOTRO INVIATO ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Succede che la sera si trovino a due passi l'uno dall'altro.

"voto utile o il senato sarà a rischio" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Oggi Berlusconi sarà a Napoli. "Libererò la Campania dai rifiuti e da Bassolino che con la Iervolino e Prodi ha fatto soltanto danni", annuncia il candidato premier del Pdl. Dopo aver attaccato "il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su Bassolino", Berlusconi ammette che sul problema "risalire la china sarà durissimo".

Show del cavaliere con le feluche ue "nel governo vedrei bene molti di sinistra" - alberto mattone ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E un'altra feluca giura che non ha mai attaccato nemmeno Veltroni. Persino sui rifiuti di Napoli ha glissato. Solo contro la sinistra radicale ha picchiato duro: "Ha creato molti problemi - ha tuonato il leader del Pdl - ha impedito che si facesse una politica incisiva sulla sicurezza". L'incontro è durato due ore.

L'economist: silvio inadatto meglio veltroni - enrico franceschini ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio inadatto meglio Veltroni L'ex direttore Bill Emmott: se vince Berlusconi spero che ci riesca per un soffio ENRICO FRANCESCHINI dal nostro corrispondente LONDRA - L'Economist vota Veltroni. Il settimanale scrive in un editoriale sul numero oggi in edicola che "gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni, l'avversario di centrosinistra"

Friuli, la difficile sfida di tondo contro "illy potter" il trasversale - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: veltroniano:"Ho preferito discutere un po' di più e non andare alle elezioni da solo come ha fatto Veltroni". Infatti il 13 aprile va con tutti e anche con Roberto Antonaz, leader locale di Rifondazione, assessore regionale alla Cultura, l'unico comunista più elegante di Bertinotti, con quella "sinistra radicale" che Veltroni ha espunto dal Pd e che Illy ha invece tenuto e terrà

"Che ci aspetta fuori dal tunnel? Le saghe mentali" ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di Berlusconi o Veltroni non mi sono fatto una grande opinione e soprattutto se nel primo caso il signore e il suo partito hanno avuto cinque anni di governo per dimostrarci cosa potevano fare senza farlo, nel secondo anche se il personaggio sembrerebbe positivo non mi convince fino in fondo.

Morgando: il periodo monitorato era quello del tour del leader Pd in tutto il Piemonte ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha battuto Silvio Berlusconi 45,54% a 28,19%. Il discorso riguarda il terreno, assai scivoloso, delle apparizioni riferibili ai candidati premier di Pd e Pdl sulle tv locali: compresa la testata regionale Rai. Sempre secondo l'indagine, la presenza degli schieramenti facenti capo a Fausto Bertinotti e a Pier Ferdinando Casini è stata marginale.

E Veltroni fugge da Bassolino ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dice Silvio Berlusconi che "Veltroni è uno straordinario comunicatore" e "un grande illusionista": ma nemmeno Houdini potrebbe far sparire la Caporetto dell'emergenza rifiuti sotto cui è crollato il consenso del centrosinistra in Campania. Solo tre giorni fa, nel confronto virtuale con il Cavaliere nelle tribune Rai,

Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.

Il muro anti-rom di Grezzago ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fino al prossimo sgombero, al prossimo muro, filo spinato, o qualsiasi altro espediente per tenerla lontana "E' emergenza sicurezza", dice Silvio Berlusconi in questa moscissima campagna elettorale. "Chi sbaglia deve pagare", gli fa eco Walter Veltroni. E questa è la Padania bellezza.

Ciro, dalla strage al parlamento ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidato a reti unificate da Veltroni. Fiom il primo, Uilm il secondo "In fabbrica c'è delusione per quel che il governo non ha fatto e per quel che ha fatto. Io riesco a parlare con gli operai perché mi riconoscono. Unità a sinistra. Senza forzature" Loris Campetti Torino "Se vado davanti a una fabbrica con i volantini a parlare agli operai non mi fischiano.

Scripta manent ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Celentano attacca Letizia Moratti e gli alberi da quaranta piani dell'Expo (il molleggiato vota Veltroni) e lui, Walter in persona, si intenerisce, telefona a Paolo (Mieli) e ne approfitta per fare il trottolino amoroso du-du-du-da-da-da sulla prima pagina del Corriere della Sera. "Caro Adriano, mi ha fatto molto piacere leggere sul tuo blog ciò che hai scritto sul mio impegno.

Il Pd ritenta: al voto senza Bassolino ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per questo Silvio Berlusconi ha anche organizzato 1500 difensori del voto, allenati con un cd "istruttivo". Dopo l'Alitalia, l'immondizia della Campania è, infatti, l'argomento hit della campagna Pdl, nonché il nervo più scoperto di Veltroni. Ancora ieri Berlusconi dichiarava, al quotidiano napoletano Il mattino, come anteprima del comizio odierno in piazza Plescito:

"Per noi la questione morale resta al centro della politica" ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi hanno proposte talmente simili da accusarsi a vicenda di aver copiato il programma. E una volta al governo, indipendentemente dall'esito delle urne, dovranno per forza di cose fare le riforme insieme. La politica italiana ha subito un vero e proprio tsunami, basti pensare al fatto che uno stesso partito riunisce oggi ex comunisti ed ex democristiani"

Elezioni, la data non cambia ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: UGO MAGRI ROMA La campagna elettorale procede come se nulla fosse, Berlusconi e Veltroni continuano a punzecchiarsi e a lanciare promesse. Ma se andremo alle urne il 13-14 aprile, ormai dipende dalla Cassazione. Sarà la Suprema corte a decidere, l'8 aprile prossimo, se il Consiglio di Stato ha fatto bene a riammettere in gara lo Scudo crociato.

Melandri-Scajola ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha promesso l'annuncio di alcuni membri del governo prima delle elezioni, Berlusconi non può perchè siete 10 forze politiche distinte e dovrete mettervi d'accordo", ha ribattuto Melandri. "Faremo gruppi parlamentari uniti il 29 aprile quando ci presenteremo in aula e poi faremo il percorso costituente per la dirigenza del partito"

Diliberto: "Grazie a Veltroni se Berlusca vince" ( da "Giornal.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nessun ideale e ha permesso a Veltroni di correre solitario in questa campagna elettorale. Dovremo ringraziare lui se Berlusconi dovesse governare per cinque anni il nostro Paese" così Oliviero Diliberto sprona i molti "compagni" accorsi alla CGIL ieri. Fortissime le critiche rivolte a Valter Veltroni, il cui programma è stato definito sostanzialmente speculare a quello di Berlusconi.

Flop "Tribune" ascolti mai così in basso ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Con i due leader Berlusconi e Veltroni gli esperti che decidono i piani di programmazione della tv di Stato puntavano sul 23 per cento, un dato che avrebbe poi compensato gli inevitabili ascolti di poco conto dei candidati premier minori. E invece è andata come è andata, al 13 o giù di lì.

Veltroni preme su Prodi "Risolvila prima del 13" ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni da Roma lo incalza anche in modo brusco: "Il governo deve intervenire, deve assumere una capacità di regìa". Silvio Berlusconi, invece, rilancia l'appello agli imprenditori per dar vita ad una cordata italiana: "Nel loro interesse bisogna salvare Alitalia.

BERLUSCONI-VELTRONI, DUELLO IN CAMPANIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma sulla scheda ci saremo È di scena oggi in Campania il duello tra Berlusconi e Veltroni. Il pullman del Pd sarà a Caserta, Avellino e Salerno e domani a Benevento. Il 9 comizio a Napoli senza Bassolino sul palco. Oggi a Napoli invece in Piazza del Plebiscito ci saranno Berlusconi e Fini. Nuovo attacco al governo sui rifiuti e sulla mozzarella.

Governo e sindacati <Torni Air France> ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Romano Prodi da Bucarest ha auspicato il proseguimento della trattativa, ribadendo che "una ristrutturazione era comunque indispensabile per Alitalia". "Il governo deve intervenire e richiamare tutte le parti al loro senso di responsabilità", commenta Veltroni. Mentre Silvio Berlusconi rinnova il suo appello agli imprenditori italiani, "basta una fiche...".

Rupture il cupio dissolvi di Giuliano ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come Veltroni, Bertinotti, Cofferati, Prodi, Cicchitto e tutto il centro-destra. Ci sono quelli che dicono che le intemperanze non vanno bene ma Ferrara se l'è cercata, come settori della Sinistra Arcobaleno. C'è quello che non sa che dire perché non ha capito quello che vogliono i suoi elettori, come Di Pietro che invita a "

Segue prodi ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: obiettivo politico è mettere a paragone la rete di sostegno internazionale a Veltroni con l'isolamento di Berlusconi, appena rigiudicato unfit dall'Economist dopo gli attacchi di Financial Times e Wall Street Journal : "Anche se non dobbiamo mai dimenticare - ricorda Pistelli - che sono gli italiani a votare". Stefano Cappellini 04/04/2008.

UN ALTRO SEGNALE DI WALTER DOPO IL PRESSING SULLA DISCONTINUITà MA DAL PARTITO SI PUNTUALIZZA: STESSO CRITERIO ANCHE IN ALTRE CITTà ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha il merito, in questa fase, di aver interpretato tutte le istanze dei vari candidati che si erano presentati come aspiranti leader del Pd. In coerenza col nostro leader, da questo momento dobbiamo sentirci tutti candidati. Con il voto al Pd, alla Camera e al Senato, nel prossimo 13 e 14 aprile rafforziamo questa speranza innovatrice,

PDL, IL DOPPIO ATTACCO DI BERLUSCONI E FINI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: contro Walter Veltroni e contro il governatore Antonio Bassolino". L'incontro, voluto e promosso dall'eurodeputato di Forza Italia e del Ppe Riccardo Ventre, ha visto la partecipazione di Ermanno Russo (Presidente commissione speciale di controllo sulle politiche giovanili, disagio sociale ed occupazione della Regione) e di rappresentanti delle professioni,

LEADERISMO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha cominciato a mandare segnali a Casini, mentre la campagna elettorale di Veltroni negli ultimi giorni ha assunto toni più tradizionalmente di sinistra. Il secondo effetto perverso riguarda la torsione presidenzialistica di una legge che prevede l'indicazione del premier sulla scheda e non consente ai cittadini di scegliere i parlamentari.

L'ECONOMIST CON WALTER IL CAVALIERE è INADATTO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni", così l'Economist conclude il suo editoriale dedicato alle elezioni italiane in cui si nota che Silvio Berlusconi "è ancora inadatto a governare l'Italia". Il settimanale britannico, nel numero che sarà in edicola oggi, osserva che "i segni" dicono "che l'Italia sarà governata dal Cavaliere.

SULL'ETICA VELTRONI HA FALLITO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi hanno modellato i rispettivi partiti sulla loro immagine ma in questo modo non ci sono le condizioni per governare il Paese". È questo il motivo per cui avete lasciato Berlusconi? "No, è questo il motivo per cui Berlusconi ha lasciato noi.

Alitalia, diplomazie a lavoro: mercoledì nuovo incontro azienda-sindacati ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche Veltroni è intervenuto facendo notare che "il dossier Alitalia, per cinque anni, è stato sul tavolo della destra che non ha risolto il problema e si sono buttati 2,5 miliardi di euro, e ancora oggi si cerca di impedire la soluzione". Il titolo dell'aviolinea resta sospeso in Borsa fino all'8 aprile (compreso),

Berlusconi: "Senza brogli vinceremo anche al Senato" ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni fa sapere che i Democratici volevano "fare le riforme invece che le elezioni". "Mi stupisco di tanta sfiducia nei confronti del popolo e poi, aggiungo - ribatte Berlusconi - sono convinto che si volesse solo perdere tempo e prolungare la permanenza della sinistra al potere a tempo indeterminato,

L'Economist lancia Veltroni e (ri)scomunica Berlusconi. Un déjà vu del 2001 ( da "Panorama.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Economist lancia Veltroni e (ri)scomunica Berlusconi. Un déjà vu del 2001 Posted By Renzo Rosati On 4/4/2008 @ 16:48 In Apertura#1 | No Comments Puntuale come un treno svizzero, ecco la [1] scomunica elettorale dell'Economist per Silvio Berlusconi: "Inadatto a governare una moderna democrazia, gli italiani dovrebbero votare per il suo avversario di centrosinistra Walter Veltroni"

Elezioni, l'altra metà del voto: quello locale ( da "Panorama.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Partita decisiva per Veltroni, praticamente irrilevante per Berlusconi, da sempre indifferente al voto locale. Al Cavaliere interessa soltanto il Lazio, ma in chiave nazionale. Su Roma, comune e provincia, persino su paesoni come Fiumicino, Tivoli e Velletri, si gioca gran parte della stabilità futura della maggioranza al Senato.

Elezioni, spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: un danno economico enorme per il rinnovo di tutte le operazioni elettorali, ma questo sarebbe ancora niente rispetto al danno di un Paese che continua ad essere governato da Prodi ovvero il presta nome di Veltroni". Castelli: "Questa eventualità costituirebbe una violazione della nostra Costituzione". Berlusconi e Veltroni uniti nel no [Data pubblicazione: 03/04/2008].

L immigrazione: costi altissimi, nessun vantaggio ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non piaceranno certo a Walter Veltroni. Al Regno Unito l immigrazione non fa bene, anzi fa male, aumentando il deficit della sanità e della scuola, rendendo inaccessibili i prezzi delle case e condizionando l accesso al lavoro". Prosegue l esponente del Carroccio: "Il documento va letto perchè fotografa una realtà non solo britannica,

La Parola ai lettori ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni dice: salvo Prodi, non l'Unione! Capisco quindi che Prodi è positivo per Veltroni: bene, è il Presidente del Consiglio in carica, gli dica alcune cose del suo programma e le faccia fare subito. Il problema Cina? Il Ministro degli esteri cosa dice?

Lacrime, sangue e gaffes: il programma del Cavaliere ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader della destra non ha specificato quali, limitandosi a chiedere "buoni numeri sia alla camera che al senato". Nel comizio Berlusconi ha poi commesso alcuni errori: particolarmente evidente ? e ridicolo ? quello su san Pietro scambiato per san Paolo a proposito della folgorazione sulla via di Damasco che avrebbe colpito Walter Veltroni.

<Li cancelleremo>. Veltroni dichiara guerra alla camorra ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni dichiara guerra alla camorra In Campania scontro ravvicinato con Berlusconi. Che attacca su Bassolino Veltroni dichiara "lotta senza quartiere" alla camorra. Dopo gli appelli contro mafia e 'ndrangheta, il candidato del Pd rinnova anche in Campania l'impegno contro la criminalità organizzata,

Nessun duello finale tra Berlusconi e Veltroni in tv ( da "Panorama.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: it/italia - Nessun duello finale tra Berlusconi e Veltroni in tv Posted By redazione On 4/4/2008 @ 23:23 In Apertura#2 | No Comments Nessun confronto finale in televisione tra Berlusconi e Veltroni, neanche insieme agli altri candidati premier, ospiti di Bruno Vespa venerdì prossimo.


Articoli

Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Fronte del Nord Probabilmente è vero che è caduto il muro tra il Nordest e il centrosinistra riformista; il Pd, però, non sta sfondando. È ciò che ha sembrato voler dire anche Bersani in una recente intervista. Al Pd sembra mancare più la capacità di sviluppare fino in fondo un dialogo con i ceti produttivi e di creare consenso che la creatività nel proporre soluzioni. D'altra parte, questi ultimi dieci giorni di campagna elettorale possono servire proprio per non abbandonare al Pdl tutto ciò che sta a nord del Po. Magari non si tratta di una sfida risolutiva per la battaglia del senato, ma è un passo fondamentale per pensare seriamente al radicamento del partito dopo le elezioni. PDGIOVANEEUROPA Fronte del Sud Ci è piaciuta la campagna di Veltroni. Questo partito va votato alle prossime elezioni politiche. Berlusconi per il Sud è stato un tappo al cambiamento. Il liberismo berlusconiano ha frenato l'intervento dello stato col risultato, laddove l'economia era già forte, di favorire squilibri reddituali e, laddove l'economia era debole, di perpetuare nelle mani del ceto politico la gestione dell'esistente quando invece era necessario smantellarla per avviare altri sviluppi autocentrati. I nodi prima o poi verranno al pettine e coi fondi Ue si potrà coprire, rinviare, ma non eliminare tale esito. Il Pd deve proporsi come alternativa a tale modello di mediazione dissipativa. I suoi candidati, il radicamento nel territorio, i gruppi dirigenti sono all'altezza di tale compito? No, il cammino è ancora lungo. GIOVANNI DI GIRGENTI (www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).

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Campagna di pizze, uova, pomodori e mortadelle (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Un brivido dalla pseudo-Dc, violenze contro Ferrara. Solo Veltroni fa proposte vere Campagna di pizze, uova, pomodori e mortadelle Le elezioni naufragano, fra rischi di rinvio e aggressioni squadristiche Walter Veltroni ha completato ieri la sua ennesima giornata di folla (in Sardegna) e di proposte concrete (il bonus di 600 euro per i consumi delle famiglie meno abbienti, anticipato da Europa martedì). Ma la fatica di condurre una campagna elettorale "normale" si fa improba, in un paese che appare travolto dall'irrazionalità. La giornata è stata dominata dalla sentenza del Consiglio di stato che, riammettendo la pseudo- Dc inventata da Pizza e sostenuta da Berlusconi per sabotare l'Udc, ha messo a rischio il regolare svolgimento delle elezioni il 13 e 14 aprile. Il Viminale è ricorso in Cassazione, tutti i partiti chiedono il rispetto dei tempi, anche Berlusconi che è all'origine del pasticcio. Notizia più drammatica da Bologna, dopo molti militanti dei gruppi femministi e antagonisti di sinistra hanno aggredito il comizio di Giuliano Ferrara, tirandogli uova, pomodori e mortadelle e costringendolo a lasciare il palco senza parlare dopo aver travolto un cordone di polizia.

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Appesi a Pizza e al pizzettaro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LE ELEZIONI IN BILICO Pressing di Berlusconi, sdoganatore della miniDc, sull'alleato "Pino": "Fai un passo indietro" Appesi a Pizza e al pizzettaro FRANCESCO LO SARDO E se andasse a finire che il 13 e 14 aprile si vota per le amministrative e due settimane dopo, ai ballottaggi, si vota per le politiche? Tutto può essere. Ma in cima alla lista delle ipotesi c'è quella del no del governo a ogni rinvio, ricorrendo a tutti i possibili strumenti giuridici e sentito il Quirinale, in ossequio alle gerarchia delle fonti e della norma costituzionale sullo scioglimento delle camere che prevale su ogni altra regola. Magari, un minuto prima della decisione ultima del governo, Pizza farebbe un nobile passo indietro. Chissà. Nel 2006, garante Angelone Rovati, l'epicentro del sisma, Pizza Giuseppe detto "Pino" s'era alleato con l'Unione di Prodi. Il mese scorso ha cambiato sponda, alleandosi col Popolo della libertà di Berlusconi. Ma da quarantott'ore, da quando cioè il consiglio di stato ha emesso l'ordinanza che annulla la ricusazione del simbolo scudocrociato, Pizza non ha più forni. Sia Veltroni che Berlusconi considerano "una sciagura" l'ipotesi di un rinvio delle elezioni per consentire a Pizza di svolgere la sua campagna elettorale per il senato nelle quindici regioni (escluse Piemonte, Marche, Veneto e Friuli) in cui ha presentato le liste scudocrociate. L'Italia è appesa a Pizza ma, al di là delle diatribe giuridiche e costituzionali sull'inestricabile caso, la soluzione potrebbe avercela in tasca il Cavaliere. È lui il "pizzettaro", l'uomo che ha rimesso in pista come alleato del Pdl Pino Pizza col simbolo scudocrociato in funzione anti- Udc, ed è lui infatti che da ieri mattina s'è messo all'opera per disinnescare la mina: ha invitato Pizza a "un atto di responsabilità " e ha dato ordine ai suoi di convincerlo a far retromarcia pensando che fosse una passeggiata: ma il pressing, finora, non ha avuto successo. Pizza non molla. La vicenda dai contorni farseschi, peraltro, alimenta sospetti e veleni. "Non vorrei che il rinvio della data delle elezioni ? dice Veltroni ? fosse un auspicio del Pdl, visto che l'aria è cambiata". "Noi che siamo avvantaggiati giocare al rinvio? Non sta né in cielo né in terra ", gli replica il Pdl. Mentre Berlusconi dirotta maliziosamente i sospetti su Prodi: "Il rinvio sarebbe un dramma, un altro regalo di questo governo. Se per caso si rinviano le elezioni il rischio è che noi e il Pd andiamo giù e gli altri partiti più piccoli vanno su". Sarà, ma questa campagna elettorale non piace a nessuno e nessuno vuol tirarla per le lunghe. Da Rifondazione alla Lega all'Udc è tutto un coro trasversale di no al rinvio delle elezioni quello che sale dal Palazzo: "La costituzione non lo consente", dice il partito di Casini usando il più robusto degli argomenti contro lo slittamento del voto. L'Udc coglie l'occasione per sbertucciare il Cavaliere, che è il primo e unico responsabile della "frittata" Pizza. "Il possibile rinvio delle elezioni scopre un Berlusconi nudo che prima le prova tutte, compresa l'ascesa al mercato dei simboli pur di confondere gli elettori, poi si accorge del clamoroso boomerang che gli sta tornando indietro e che rischia, questo sì, di fargli perdere le elezioni", se la ride l'udc umbro Maurizio Ronconi. Ancora più duro Storace che accusa il Cavaliere di aver segnato il "più clamoroso autogoal". Dopo aver chiesto il voto utile per il Pdl o per il Pd, "adesso si deve inginocchiare di fronte a un simbolo che ha inventato per dar fastidio a Casini, per poter evitare il rinvio delle elezioni". Ma Berlusconi non ammette mai l'errore. Ieri, anzi, nel pieno della bufera attorno alla mini-Dc di Pizza, il Cavaliere tuonava dal palco di piazza Del papa ad Ancona: "Basta coi partitini della politica per cui siamo diventati la favola ridicola dell'Europa". Da giorni però, il Cavaliere avverte un fastidioso senso di malessere politico. Confida di sentirsi già imprigionato in una sorta di "magma istituzionale ". Dal no del Viminale al simbolo di Pizza e il sì a quello di Storace che fa perder voti al Pdl, al richiamo di Napolitano che dice "ogni voto è utile", il Cavaliere si sente già immerso in una gelatina da pareggio: con la palla passata al Quirinale e, forse, ancora ai senatori a vita. Di qui la presunta gaffe col Colle, che era invece un messaggio del tutto intenzionale, di un leader pasticcione nervoso, preoccupato e con poca memoria: il Porcellum che crea ingovernabilità, a Casini l'ha regalato lui.

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L'ex Incantatore non è più quello di una volta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DUELLO TV L'ex Incantatore non è più quello di una volta MARIO LAVIA Qual è la ragione per cui Silvio Berlusconi, l'inventore della tele-politica, l'altra sera non ha funzionato? Il sorteggio malandrino gli aveva riservato la pole position. Ma lui, partito davanti a Veltroni, a cui la sorte aveva riservato la piazza d'onore, non è scattato, non ha accelerato, non ha vinto e forse neppure convinto. Pare insomma che il Cavaliere in tv non sia più quello di una volta. Persino nel primo match televisivo contro Prodi, due anni fa, quando andò in modo disastroso, Berlusconi era Berlusconi. Perse il duello proprio perché era troppo Berlusconi, super-verboso, arrogante, nervoso: calatissimo nella parte. Pochi giorni dopo ebbe la sua rivincita, con il colpo dell'"aboliremo l'Ici, avete capito bene". Ma stavolta no. È apparso quasi distratto, caimanesco giusto per qualche secondo (la ribadita gaffe sul Quirinale che a questo punto non è più una gaffe ma un segnale politico preciso di un attacco premeditato al capo dello stato e ai suoi predecessori al Colle, d'altronde "non è un'opinione, la sinistra ha messo le mani su tutte le istituzioni"), ma soprattutto preoccupato. Ecco, il "nuovo" Berlusca è preoccupato. D'altronde lo dice lui stesso: mi toccherà governare, con tutti questi problemi... "Ha paura di vincere? ", gli ha chiesto uno dei "domandatori", come li ha chiamati lui, Marcello Sorgi. "No, è che l'eredità della sinistra è pesante...". Funziona, funzionerà, il Grande seduttore senza sogni, il Venditore Preoccupato? Piaceranno ai suoi elettori quei muri delle nostre città nude delle sue immaginone? Risuonerà nella testa dei cittadini quel blando "rialzati, Italia" ben lontano dalla suggestione di altri, ancorché demagogici, richiami? L'atteggiamento tenuto l'altra sera a Tribuna politica ? secondo alcuni ? è quello di chi pensa di aver già vinto senza bisogno di fare fuoco e fiamme e promettere la luna a tutti. Sarà. E tuttavia non sembra sensatissimo proporre ai giovani precari di mettersi a fare gli imprenditori, loro che non alzano che poche centinaia di euro al mese, se le alzano. Quello della precarietà è un tema che per lui si conferma impossibile: semplicemente, non lo comprende. Così come reiterare "le cose buone fatte dal mio governo" non pare avere molto appeal, giacché tutti sanno che: uno, quel ricordo non è un bel ricordo e, due, che roba come il poliziotto di quartiere è da quel dì che è andata in soffitta. "Schemi ingialliti", li ha definiti qualche minuto dopo Veltroni seduto sulla medesima seggiola (ma senza cuscino, levato di mezzo dal tecnico immortalato per sempre da una sbadata telecamera). Gli ascolti hanno premiato il leader dem: "Il paese è stanco di sentir dire le stesse cose da quindici anni, gli stessi toni. E probabilmente è più incuriosito di sentire ciò che può riguardare il futuro e non il passato". Insomma, tutto già visto, consumato, digerito. "Istituzionale", Berlusconi, come ha detto qualcuno? Uno che se la prende in quel modo col Quirinale, che parla di brogli passati e futuri, di "ortodossia marxista"? Sembrano al contrario indizi di nervosismo. Ma meno campagna c'è meglio è per lui, osservano. Può darsi. Però così resta un uomo solo in campo, Veltroni: e se il voto si depura dall'ansia referendaria pro o contro il Cavaliere è un bene per tutti ma soprattutto per il Pd, e non a caso Walter fa di tutto (anche l'altra sera) per imporre un mood diverso alla campagna elettorale. Finora la gente sta gradendo. E il Grande Incantatore che seduceva l'Italia ora pare un anziano uomo politico che ha paura.

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A Napoli senza Bassolino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DEMOCRATICI Veltroni verso gli ultimi tornanti, chiusura l'11 a Roma con sorpresa A Napoli senza Bassolino MARIO LAVIA In una situazione diventata improvvisamente surreale in cui teoricamente il voto può slittare, Veltroni continua a macinare chilometri e a preparare i prossimi appuntamenti. Ieri e oggi in Sardegna, regione in bilico dove appare in testa la destra, il candidato premier del Pd guarda alle giornate clou, in particolare alle tappe campane, le più insidiose, le più temute, forse le più attese. In Campania Veltroni arriverà domani (Caserta, Avellino e Salerno) mentre sabato sarà a Benevento. E in serata a Conversano (Bari), per l'"esperimento" del comizio a mezzanotte. L'appuntamento di Napoli è stato spostato (era originariamente previsto per sabato 5) proprio per "chiudere" con il poker delle più importanti città italiane: e dunque, Napoli il 9 pomeriggio, Bologna (con Prodi e il sindaco di Parigi Delanoë) la sera, Milano il 10 e gran finale a piazza del Popolo a Roma l'11. Gli organizzatori ci stanno lavorando, sarà una grande kermesse, "con sospresa finale", si sente dire. Forse ospiti importanti e inattesi. Di certo, molti notissimi cantanti, fra cui Jovanotti, a cantare insieme quello che è diventato l'inno veltroniano, Mi fido di te. La scommessa di piazza Plebiscito Veltroni ci scommette: anche Napoli sarà un bagno di folla. Per questo ha scelto l'enorme piazza Plebiscito, un'arena da centomila persone, un roba da evento di prima grandezza. Sul palco vuole stare da solo. Non ci sarà dietro di lui né Bassolino né altri. L'ha posta quasi come una condizione e così sarà. È una location insidiosa: memorabile il flop di Berlusconi nel 2006 con i tecnici costretti a "ridurre" la piazza spostando più in là il grande palco. Walter non ha soggezione del clima pesante che in questi mesi ? non solo metaforicamente ? ha avviluppato la città partenopea. La sua linea è chiara: bene che Bassolino nel momento dell'emergenza (che si sta via via superando) resti al suo posto ma deve essere chiaro che il Pd intende dare avvio ad un "processo di rinnovamento ". Condiviso da tutto il partito. Un patto Bassolino - De Luca? Proprio su quest'ultima indicazione però si registrano movimenti di tipo diverso. Mentre il leader del Pd pensa a Luigi Nicolais per la nuova leadership campana, i bassoliniani potrebbero cercare un patto con il nemico di sempre, l'uomo forte di Salerno Vincenzo De Luca, con la mediazione di Massimo D'Alema, impegnatissimo in questi giorni a "battere" la Campania per restituire competitività ai dem. Secondo alcune fonti, in questa operazione per una staffetta Bassolino - De Luca starebbe giocando un ruolo non secondario Claudio Velardi. Va bene in Liguria, male in Calabria Stando alle valutazioni che in queste ore si fanno al loft, i democrat potrebbero conquistare la Liguria. "Sono abbastanza ottimista ? dice la capolista al senato Roberta Pinotti ? oggi sono nell'imperiese, la zona per noi più difficile, e persino qui c'è una mobilitazione che non avevo mai visto". Secondo previsioni attendibili il Pd dovrebbe ottenere 5 senatori, 1 la Sinistra arcobaleno e 2 la destra. Non buone invece le voci sulla Calabria (dà 6 senatori a chi vince, 4 a chi perde), malgrado il successo del pullman la settimana scorsa e le innovazioni nelle liste. Veltroni non a caso sarà a Cosenza martedì prossimo.

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Ascolti, vince Walter. Silvio tradito da due spettatori su tre (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DUELLO TV   PIÙ DELLA METÀ DEL PUBBLICO (5,3 MILIONI SU 11,4) HA SEGUITO ENTRAMBE LE TRIBUNE Ascolti, vince Walter. Silvio tradito da due spettatori su tre FRANCESCO SILIATO È netta la preferenza accordata a Walter Veltroni dal popolo della televisione. Almeno di quella parte che segue la politica in tv. È di 3,8 milioni di persone la media d'ascolto della Tribuna con protagonista il leader del Partito democratico (share 13,9 per cento) ed è di 3,1 milioni (share 11,0) l'ascolto prodotto dal leader del Popolo della libertà. Il prevalere di Walter Veltroni sul concorrente non si ferma a questo; un dato rilevante nell'analizzare gli ascolti riguarda la "permanenza" ovvero il tempo, in percentuale, che i telespettatori dedicano a quanto stanno seguendo. Le due tribune hanno una durata di 46 minuti ciascuna, la Tribuna del Partito democratico è stata seguita per il 46 per cento della sua durata, quella del Popolo della libertà per il 34; una differenza significativa, misura dell'interesse e dell'attenzione suscitata dall'uno rispetto all'altro, dal nuovo rispetto al vecchio. La permanenza viene utilizzata nel marketing televisivo per effettuare predizioni sugli andamenti di un programma, a permanenza maggiore corrisponde un miglior risultato futuro, e viceversa. La Tribuna di Berlusconi è andata in onda per prima, in un'ora di maggior ascolto, e infatti ha prodotto un superiore numero di "contatti", persone che ne hanno seguito anche solo un minuto (9 contro 8,3 milioni). Constatare che nonostante questo maggior potenziale l'ascolto sia inferiore conferma il minor interessamento di gran parte del popolo della televisione verso le parole del leader del centrodestra. Le Tribune sono seguite da particolari fattispecie di pubblici: quelli interessati alla politica, a prescindere; quelli che affrontano seriamente il loro dovere di elettori e nell'indecisione si informano direttamente dalla viva voce dei contendenti; quelli che seguono il loro candidato preferito e da lui attendono motivazioni, stimoli e parole da utilizzare a loro volta in ufficio, con gli amici al bar, e là dove capiti che il logos della politica prevalga su altri argomenti. I tre pubblici non sono quantificabili. Tuttavia, con i software a disposizione del mercato televisivo, possiamo effettuare alcune elaborazioni suppletive. Su 11,4 milioni di persone che hanno seguito uno qualsiasi dei minuti compresi all'interno delle due tribune, sono 5,3 milioni quelle che le hanno seguite entrambe, più della metà quindi. Le persone che hanno seguito almeno un minuto della Tribuna del centrodestra sono state 3,5 milioni e sono 2,7 i milioni che hanno seguito soltanto la Tribuna del Pd. Abbiamo anche indagato sulle preferenze televisive di chi ha seguito la prima trasmissione: in testa troviamo Viva Radio 2 e il Tg1 della sera, poi il calcio e quindi Ballarò e Anno zero; segue il Tg1 delle 13.30 e, più distante, il Tg5 della sera. Chi ha seguito Veltroni ha le stesse preferenze per le prime due posizioni, poi Ballarò e il calcio, a posizioni invertite quindi, seguono Anno zero e il Tg1 giorno; il Tg5 è invece molto più distante nelle suepreferenze di quanto lo sia nel pubblico della prima Tribuna. La ripartizione geografica degli ascolti mostra il prevalere in tutte le aree del paese per la tribuna del Pd. Tra le regioni soltanto in Piemonte ha più seguito la Tribuna del leader del centrodestra, in tutte le altre regioni ha prodotto più ascolto la tribuna del Pd.

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Il missile a due testate di Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

QUIRINALE E SENATORI A VITA Il missile a due testate di Silvio FEDERICO ORLANDO Primo atto: i giornali berlusconiani più oltranzisti spingono la loro campagna di demonizzazione della politica e della sua casta fino a individuare nel presidente della repubblica il numero uno della cupola: che non potrà non essere travolta il giorno in cui la (fantomatica) maggioranza grillesca- berlusconiana darà la spallata al sistema. Atto secondo, scena prima: Berlusconi prende la parola, per dire agli spettatori che sta combattendo una battaglia ad armi impari, perché "loro (noi) hanno già la presidenza della repubblica". Gelido silenzio del Quirinale. Seconda scena: Berlusconi torna a piangere e racconta che vincerà le elezioni ma che il suo governo "dovrà passare sotto le forche caudine del Quirinale". Il Colle stavolta replica a schiaffoni, affermando che "La presidenza della repubblica, chiunque ne fosse il titolare, ha sempre esercitato una funzione di garanzia nell'ambito delle competenze attribuitele dalla Costituzione, senza mai sottoporre a interferenze improprie le decisioni di alcun governo, e considera grave che le si possano attribuire pregiudizi ostili nei confronti di qualsiasi parte politica". Scena terza: il Cavaliere disarcionato precisa di non avercela con Napolitano: "Mi riferivo ai cinque anni del mio governo, durante i quali abbiamo avuto un rapporto dialettico con il presidente Ciampi". Peggio di prima. Infatti: scena quarta, Ciampi gli fa rimangiare la "dialettica" ricordando d'aver rinviato al governo le leggi Gasparri sulla tv e Castelli sulla giustizia per palese incostituzionalità, e d'avergli ricordato che la Costituzione prescrive che i senatori siano eletti su base regionale: senza suggerire se col porcellum berlusconiano o con sistemi più civili. Domanda dello spettatore: questa violenza da caimano decadente è figlia della stanchezza o della paura del sempre più probabile risultato di parità al senato (e forse non solo)? A costo di farci classificare fra "le voci velenose della sinistra" che, secondo il Corriere della Sera di ieri, "vogliono vedere in una probabile vittoria del centrodestra l'inizio di un'offensiva per destabilizzare il Quirinale", è proprio questa la "visione" che le non estemporanee sceneggiate giornali-Cavaliere ci propongono, come abbiamo già scritto su Europa di domenica ("Attacco al parlamento e al Quirinale per un colpo di mano presidenzialista"). Abbiamo solo da integrare il nostro discorso. La prima parte di quest'opera non buffa aveva la non recondita intenzione o speranza di arrivare ? sull'onda della questione morale, sollevata dagli immorali ? ad una crisi istituzionale che anticipasse l'uscita di Napolitano dal Quirinale (Segni, Leone,Cossiga per ragioni varie non completarono il settennio). È questo il solo modo perché il parlamento del 13 aprile, se a maggioranza berlusconiana, possa portare il Cavaliere tra i corazzieri: il settennio di Napolitano, infatti, scade qualche mese dopo il quinquennio del parlamento; e non è detto che quello che gli succederà nel 2013 sarà a maggioranza di centrodestra. Con Berlusconi al Quirinale, la presidenza della repubblica parlamentare cesserebbe di essere "un potere neutro, nel senso che sta in mezzo ai poteri attivi per moderarli", come si esprimeva Antonio Baldassarre quando, prima dell'innamoramento per la destra e per la Rai, faceva benissimo lo studioso di diritto costituzionale e per un po' il presidente della Corte. E realizzerebbe la repubblica presidenzialista di fatto, con l'inquilino del Quirinale che di fatto governerebbe, e con quello di Palazzo Chigi che ne eseguirebbe le direttive. Modello Putin-Medvedev rovesciato. L'ultima parte dell'opera non buffa, tuttavia, integra questo scenario, giacché il missile a una testata, puntato sul Quirinale, è ora diventato missile a due testate, una sul Quirinale e una su Palazzo Madama. Almeno per chi non crede che il Cavaliere dica parole in libertà. Mai ha detto parole in libertà, nemmeno kapò, uso criminale della tv, comunisti che mangiano i bambini. L'attacco a Ciampi non è un maldestro rimedio per scusarsi con Napolitano. È un perfetto preannuncio di guerra a tutti i senatori a vita: in caso di pareggio al senato, e ancor più in caso di vittoria del Partito democratico, non vi venga in mente di sostenere Veltroni, perché vi renderemo la vita impossibile: più di quanto ve l'abbiamo resa nei venti mesi del governo Prodi. Ecco perché l'ipotesi di una vittoria berlusconiana appare perfino ad anime semplici come uno "sfacelo", una prospettiva da "guerra totale". Veltroni fa bene a dire che i discorsi del suo avversario rimettono l'orologio indietro di 15 anni, all'inizio della crisi e della transizione, che il progetto del Pd vorrebbe chiudere per avviare una democrazia repubblicana compiuta, della semplificazione e dell'alternanza nella normalità. Ma, restando lui nel suo stile nuovo, consentirà che altri replichino alla vecchia maniera? Magari con "parole in libertà"?.

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Il profumo di pareggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

COME ANDÒ NEL 2006 Il profumo di pareggio PAOLO NATALE Secondo le ultime notizie demoscopiche pubblicate prima del black out informativo, il distacco tra le due principali mini-coalizioni era quantificabile in circa 5-7 punti percentuali, in favore dei partiti facenti capo a Berlusconi. Qualcosa quindi di molto simile a quanto accadde, a parti invertite, in occasione delle ultime elezioni politiche, nel 2006, quando il supposto vantaggio dell'Unione viaggiava intorno al 5-6 per cento secondo i più accreditati istituti di ricerca. Arrivò poi la rimonta, e l'inaspettato "pareggio" finale che sorprese un po' tutti. È forse oggi utile ricordare gli accadimenti di quell'ultima cruciale settimana. Quella settimana pre-elettorale convinse una fetta significativa di elettorato di centrodestra a ritornare alle urne per ribadire la propria adesione alla coalizione della Casa delle Libertà. Potremmo forse trovare qualche suggerimento per affrontare gli ultimi giorni che ci avvicinano al voto del 13-14 aprile (o forse della settimana successiva, secondo un'ipotesi che sta circolando dopo il reintegro della Dc di Pizza). Dunque. Le stime che segretamente circolavano a una settimana esatta dal voto del 2006 parlavano appunto di un vantaggio di Prodi di circa 5-6 punti, con una vittoria che, sia pur meno larga di quanto pareva soltanto un paio di mesi prima, era reputata ormai acquisita. Il lunedì sera successe qualcosa: il secondo faccia-afaccia tra i due leader delle coalizioni, sebbene meno seguito rispetto al precedente, ebbe un grande impatto sulla popolazione elettoralmente più vicina a Berlusconi, che fino ad allora tendeva a nascondersi nelle quotidiane indagini telefoniche. Questi elettori si mantenevano incerti, molti di loro dichiaravano che non sarebbero andati alle urne, che il leader di Forza Italia li aveva un po' delusi e che difficilmente lo avrebbero rivotato. Il dibattito però ebbe come effetto immediato quello di riavvicinarli sensibilmente al loro personaggio di riferimento: saranno state alcune parole d'ordine ben azzeccate (il richiamo all'abolizione dell'Ici), sarà stato il tono nel contempo rassicurante e aggressivo nei confronti dell'avversario, sarà stato il risveglio di una flebile appartenenza, oppure ancora (molto più probabilmente) il timore di vedersi governati per i successivi cinque anni da una sinistra che avanzava proposte per loro inaccettabili (il matrimonio gay, il distacco dalla Chiesa, l'incremento della pressione fiscale). O infine, seguendo le spiegazioni di un gruppo di analisti, potrebbe essere stata la conseguenza di un clima di opinione che improvvisamente non si mostrava più così sfavorevole a Berlusconi: mentre cioè fino a poche settimane prima, il voto per il premier uscente sarebbe stato un comportamento "socialmente riprovevole" (e quindi difficilmente dichiarato nelle interviste), poco alla volta il clima andava modificandosi, permettendo a quel 3-4 per cento di elettori di ammettere senza più problemi la propria adesione a quella parte politica. Nei due-tre giorni successivi al dibattito, si respirava in alcuni istituti di ricerca, tra i quali anche quello con cui io personalmente collaboravo, una sorta di "profumo di pareggio", che avevo peraltro anticipato in un articolo per Europa giusto il giovedì prima del voto. Ma quel profumo poco dopo svanì: Berlusconi ebbe alcune uscite non particolarmente felici, circondate dalla riprovazione dei media e dell'elettorato più schierato. Il silenzio demoscopico tornò ad essere il comportamento abituale di quella fetta di elettorato che era tornata a dichiarare la propria vicinanza a Forza Italia. Che però si era ormai convinta. E il giorno del voto si comportò di conseguenza, dando la chance di pareggio alla Casa delle Libertà. Tutto questo può accadere anche oggi, a ruoli invertiti? La mia personale convinzione è che questi ruoli non possano invertirsi: il bacino potenziale del Pd non sta nell'elettorato distante dalla politica, come quello che allora votò infine Berlusconi. È invece formato da elettori di sinistra che non si fidano della svolta "centrista" di Veltroni, e preferirebbero una sinistra più radicale. Se vuole vincere, il Pd li deve convincere della maggiore utilità del voto in quella direzione. Ma non sarà per nulla facile.

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Veltroni, spazza via i ri uti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La campagna di Veltroni è stata fin qui ottima, né flaccida né timida. Si può discutere questo o quel particolare, ma rimane (e rimarrà) il dato di una ventata di coraggio e vitalità che ha pulito l'aria intorno ai riformisti intossicati e, fino a pochi mesi fa, balbettanti. La rottura e la discontinuità promesse da Veltroni si sono fin qui palesate su due dimensioni. Quella strettamente politica, con la decisione mai abbastanza benedetta e sicuramente irreversibile di rompere con la sinistra della senatrice Palermi (quella che "a Ferrara lo dovrebbero trattare così in tutte le piazze"). E quella comunicativa di tenere la campagna del Pd lontana dalla demonizzazione dell'avversario. Oggi Veltroni potrebbe (ma non è nella sua agenda del giorno) tentare un altro gesto di rottura. Che sarebbe insieme politico, simbolico e fortemente comunicativo. Secondo noi, potrebbe essere un momento clamoroso e forte di una campagna che si è caratterizzata per aver voluto toccare "l'Italia vera". Il pullman arriva in Campania. Caserta, Avellino, Salerno, domani Benevento. Non siamo ancora a Napoli. Ma siamo ormai nella terra martoriata di spazzatura e mozzarelle avariate. Questo non è solo il luogo per definizione del fallimento della politica. È il luogo del fallimento del centrosinistra, che ha tradito per inefficienza, cecità ideologica e lotte intestine una fiducia più volte ribadita dagli elettori. Una fiducia che il 13 aprile verrà prevedibilmente e meritatamente ritirata (per girarla, ahinoi, a una destra di qualità ancora inferiore). Pazienza se lo dice Berlusconi, perché lo sappiamo benissimo anche da soli: lo scandalo dei rifiuti ha sporcato tutta l'Italia, e c'è poco da scaricare le responsabilità sugli altri. Non occuparsene è impossibile: nell'ultimo anno, nel mondo, di Italia si è parlato quasi solo per questo motivo. Per questo Veltroni dovrebbe dare un segno forte. Andare fisicamente nei posti dello scandalo, compresi i paesi delle discariche, quelli bloccati dall'illegalità diffusa dei cittadini esasperati e dall'illegalità scientifica della camorra. E qui, allo stesso tempo, riconoscere tutte le responsabilità della politica e anche quelle del Pd, assumendo l'impegno solenne a spezzare la catena del malgoverno: la Campania è "Italia vera" tanto e purtroppo anche più del fondale idilliaco del discorso di Spello. Abbiamo presente tutte le controindicazioni di un simile gesto: qualche rischio di fischi e contestazioni (micidiale per un candidato); l'interpretazione dietrologica in chiave di scontro politico locale; la presenza/assenza di Bassolino, De Mita, D'Alema... Appunto, però: se il coraggio non diventa anche fisico oltre che simbolico, e se la rottura politica non si pratica oltre che annunciarla, sarà difficile che la gente (i campani e tutti gli italiani) possa andare oltre l'apprezzamento, fino a quell'atto di rinnovata fiducia che è la concessione del voto.

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Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alitalia, Police presidente per tornare a trattare. Il Cavaliere la offre ai coltivatori Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna Azienda, governo e Pd vogliono recuperare Air France. Berlusconi no Dietrofront dei sindacati. Dopo neanche 24 ore dalla rottura della trattativa con AirFrance per la vendita di Alitalia, i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto un appello alla compagnia francese affinché torni a negoziare. Un cambiamento di rotta radicale, dovuto dalla presa d'atto che quella transalpina è l'unica proposta seria in campo. Ma anche effetto del pressing del Pd, che non ha attaccato le confederazioni bensì le ha sollecitate a tornare sui loro passi. Contemporaneamente Veltroni ha anche invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare tutti davanti a un tavolo. ieri sera è stato nominato un nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina l'Alitalia ha convocato i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di Coldiretti. A PAGINA 4.

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Duello fuori sync e la Giuliana di Voghera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L A T E L E D I P E N D E N T E Duello fuori sync e la Giuliana di Voghera STEFANIA CARINI Uno in, uno out Fuori sync. Un confronto in differita. Nemmeno Ghezzi si sarebbe immaginato una cosa simile. I due leader del Pd e Pdl pronti a fronteggiarsi l'uno contro l'altro, ma fuori sincrono, sfalsati, uno dopo l'altro. È successo su Raidue, durante la prima deprimente Tribuna elettorale condotta da Giuliana Del Bufalo con domande di Stefano Folli, Mauro Mazza, Gianni Riotta, Marcello Sorgi. Quando Berlusconi finisce e grida "È come dal dentista, avanti il prossimo!", entra Veltroni. La compresenza perciò c'era, solo che uno era in onda e uno dietro le quinte. Uno in, uno out. Fuori sync. In differita. Eppure sarebbe bastato sincronizzare tutto, e chissà che quelli di Blob non lo facciano. Basterebbe montare in alternanza Veltroni e Berlusconi, e magicamente ottenere una falsa sincronia. Uno di quei trucchi che ogni montatore conosce fin troppo bene, e sul quale hanno teorizzato proprio quei registi russi tanto amati da Grezzi & Co. Fuori sync. In differita. Vorrà dire qualcosa? Il paese è fuori sync? La politica non è sincronizzata con la realtà? E se la realtà fosse avanti di 5 minuti, e i discorsi dei politici fossero quindi già vecchi? Uno dietro l'altro, Berlusconi e Veltroni. Nessuna alternanza, nessun confronto. Per colpa della par condicio, per colpa di ripicche e controripicche. L'immagine televisiva pare riflettere una certa staticità della campagna elettorale, senza alcuna sorpresa. Ecco, l'unica alternanza sta nelle parti. Veltroni spinge verso l'ottimismo, Berlusconi sta coi piedi per terra. Mr B. sostiene che Veltroni è un grande comunicatore, ma gli italiani non saranno così creduloni. Uolter afferma di essere il nuovo, al contrario dell'" avversario" innominato. Che la destra e sinistra siano fuori sync rispetto loro passato? Stando a certi scambi di ruoli, parrebbe proprio di sì. Che sia questa la novità? Lei e i colleghi maschi A Giuliana Del Bufalo non pareva vero di condurre l'evento. È donna, quindi (?), dice, al contrario dei suoi colleghi, vuole parlare di quel che accade alla gente. Pensa ai giovani, agli anziani, e fa una domanda sulla giustizia che è lunga e laboriosa, e chiede: ve ne occuperete di questa roba? E ancora: non bisogna cambiare la nostra mentalità e dire ai giovani che bisogna lottare? Abbiamo sperato che Mr B. le chiedesse di fare una crostata. A Uolter, invece, la Del Bufalo di rosso vestita ribadisce di essersi ritagliata il ruolo della casalinga di Voghera. Parla da genitore: ma non è che abbiamo tirato su una generazione di viziati? Non è che ci vuole il ritorno alla responsabilità? È questo che si chiede la gente, e lei lo sa: "Faccio la spesa al supermercato, mica come voi" (voi? uomini? giornalisti? persone impegnate?). Abbiamo sperato che Uolter le offrisse un posto come capolista a Roma.

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QUARANTENNI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL CRETINO NON HA ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta, ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla presenza di candidati "under 40". Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali? Che a 53 o a 72 anni hai l'età giusta per guidare il Paese, ma che a 40 sei già troppo vecchio persino per ricevere un finanziamento per la ricerca? Cosa ne facciamo di tutti quelli che, essendo tra i 40 e i 50, sentono di poter mettere a frutto in pienezza di energie la loro esperienza maturata con fatica? Cassonetto differenziato per il quarantenne brizzolato? Il vero pericolo è quello di una politica che getta fumo negli occhi senza cambiare. Brassens cantava che "Le temps ne fait rien à l'affaire / Quand on est con, on est con /Qu'on ait vingt ans, qu'on soit grand-père /Quand on est con, on est con": il tempo non c'entra / quando si è cretini si è cretini / che si sia ventenni o nonni, quando si è cretini si è cretini. La giovinezza non garantisce né l'onestà, né la competenza e neppure il cambiamento. Questo "largo ai giovani" non ha niente di rivoluzionario. Sono quasi certo che la scelta dei due schieramenti cadrà su volti freschi, da presentare come un nuovo intonaco sulla facciata di un edificio decrepito, un intonaco nuovo che è ancora privo di una propria forma, che non è difficile far aderire perfettamente alle vecchia struttura. Grazie alla demagogia dell'età, non sono i giovani a farsi largo, ma sono i vecchi a replicare se stessi, a clonarsi attraverso investiture mirate. Non ci bastano i volti nuovi, ci servono idee nuove.

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22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

21,05 Telefilm SENZA TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21 Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

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Dramma Alitalia, il governo tenta l'ultima mediazione Ancora 48 ore per riprendere il negoziato con Air France. Aristide Police eletto presidente della compagnia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Dramma Alitalia, il governo tenta l'ultima mediazione Ancora 48 ore per riprendere il negoziato con Air France. Aristide Police eletto presidente della compagnia Palazzo Chigi cerca di ricucire lo strappo con Parigi. Ma il tempo per non far precipitare definitivamente Alitalia è poco. 48 ore al massimo. Se non riparte, e soprattutto se non si concluderà positivamente il nuovo negoziato con Air France l'alternativa sarà il commissariamento. Prodi auspica che prevalga il buon senso. Veltroni chiede che la politica non interferisca più. Ma Berlusconi continua a parlare di cordata italiana. I sindacati sembrano disposti a tornare al tavolo "ma non a qualsiasi costo". Intanto il professore Aristide Police prende il posto del dimissionario Prato al vertice di Alitalia. Masocco, R. Rossi e Di Giovanni alle pagine 2 e 3.

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Berlusconi si vanta ma nel 2004 quando era premier scelsero Saragozza e non Trieste Fini dà lezioni ma nel 2003 il suo ministro Alemanno marciò contro l'inceneritore di Acerra Velt (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Expo e rifiuti, flop e bugie della destra Berlusconi si vanta ma nel 2004 quando era premier scelsero Saragozza e non Trieste Fini dà lezioni ma nel 2003 il suo ministro Alemanno marciò contro l'inceneritore di Acerra Veltroni: "Governare non è una fatica ma un onore. Loro vogliono spartirsi l'Italia" C'è stato un tempo (non lontano) in cui Berlusconi ha governato l'Italia. L'ha fatto per lunghi, interi 5 anni. E non sono mancate bugie, omissioni e clamorose sconfitte. Come quella dell'Expo 2008. Il mondo doveva decidere se tenerla a Saragozza o a Trieste. Era il 2004. La diplomazia delle corna e delle pacche sulle spalle fallì clamorosamente la missione. Vinsero gli spagnoli. 4 anni dopo, con Prodi e D'Alema, l'Italia con Milano ha battuto Smirne per l'Expo 2015. C'è poi il bluff sui rifiuti. Oggi la destra cavalca l'emergenza Campania. Ma il 15 febbraio 2003 a guidare la protesta contro l'impianto di Acerra c'era l'allora ministro dell'Agricoltura Gianni Alemanno. Intanto dalla Sardegna il leader del Pd Veltroni attacca la destra che non ha a cuore l'Italia, ma ha solo voglia di "spartirsi" il potere. Andriolo, Di Blasi e Miserendino alle pagine 4 e 5.

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Si vogliono spartire l'Italia, non cambiarla Veltroni incontra gli operai sardi: Per Berlusconi governare è una croce? Per noi è un onore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Si vogliono spartire l'Italia, non cambiarla" Veltroni incontra gli operai sardi: "Per Berlusconi governare è una croce? Per noi è un onore" di Bruno Miserendinoinviato a Cagliari LO DICE PRIMA davanti ai ricercatori di un centro di eccellenza, a Pula, a pochi passi dal mare, dove si lavora in tecnologie grafiche computerizzate ai massimi livelli mondiali, poi davanti agli operai dell'Alcoa, una fabbrica dell'alluminio, nota nel mondo: "No, non vedrete qui il leader dello schieramento a noi avverso. Lui è stanco, non ha più voglia". Come il giorno prima Veltroni affonda il dito nella piaga: Berlusconi dice che gli tocca governare, che deve portare la croce? "Non sopporto quei politici - aggiunge Veltroni - che dicono di essere stanchi. Prima di tutto perché gli risponderei: te lo ha ordinato il medico di fare il politico? E poi si stanca quell'operaio che si alza alle 4 di mattina per andare a lavorare". Applausi a scroscio. Veltroni insiste: "Governare non è una croce, è il massimo degli onori". Eccolo il leit motiv del viaggio sardo. Noi, dice il leader del Pd, parliamo all'Italia che lavora, ai pensionati, ai precari, "noi chiediamo il voto per cambiare l'Italia, per noi la vittoria è un mezzo, loro vogliono vincere per spartirsi il potere". La spinta a Veltroni gliela danno gli ultimi dati, che non si possono rivelare e lui infatti non dice, ma che sono buoni. Sente che è il momento di spingere sull'acceleratore mostrando le differenze, di programma e di valore, tra i due schieramenti. Dopo una manifestazione gremitissima a Oristano di prima mattina, si ritagli nel vorticoso tour due visite "mirate". La prima è al centro di ricerche Polaris. Veltroni scortato da Renato Soru, sempre applauditissimo e Antonello Cabras, si intrattiene coi ricercatori che gli spiegano le meraviglie del centro. Non è un caso che qui presenti una proposta, che diventerà disegno di legge in caso di vittoria elettorale, per il sostegno alla ricerca: contratti apposti per i giovani "leader" della ricerca. Non è un caso che Veltroni riceva anche la telefonata di Rita Levi Montalcini per questo impegno. D'altra parte, nota, di ricerca parlano tutti, ma che poi è la Cenerentola in tutte le finanziarie. L'altra visita mirata alle Fonderie Alcoa, un marchio che fabbrica il telaio della Ferrari. Qui lavorano 600 operai, e la prima cosa che chiede Veltroni ai rappresentanti sindacali, dopo un incontro con manager e dirigenti, è sulla sicurezza. "Bisogna, tutti insieme, imprese, manager, sindacati lavoratori, tenere alta la guardia". Qui Veltroni parla ancora di lavoro, di precari, e di stipendi che si possono alzare subito, se l'extragettito sarà impiegato come prevede la Finanziaria. È qui che rilancia il patto tra produttori che ha subito critiche da sinistra, ma che invece dagli operai delle Fonderie viene capito. È qui che ripete lo slogano del tour: non è l'Italia che si deve rialzare, perché chi lavora si alza molto presto. Finale del tour a Cagliari dove Veltroni vince la sfida delle piazze con Fini: 10mila persone per il leader Pd, 4mila per quello di An.

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Salari, precarietà, innovazione. E voglia di sviluppo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del MARINA SERENIStaff rosa per il pulmino verde in campo contro gli indecisi: "Siamo riusciti a coinvolgere molti che erano rimasti fuori dalla politica attiva..." "Salari, precarietà, innovazione. E voglia di sviluppo" dall'inviata a Foligno "In fondo l'Umbria è l'Italia in piccolo". Ragion per cui se Walter Veltroni gira il Paese con il suo pullman verde di ultima generazione, per Marina Sereni, capolista alla Camera, va benissimo anche il pulmino della Polisportiva disabili di Foligno preso in affitto per tutta la campagna elettorale con le foto di Sereni e del candidato premier sulle fiancate. Una piccola efficientissima macchina da guerra. Staff tutto rosa: Fernanda Alvaro, Antonella Venti e Loredana Massimi. Sereni, l'Umbria roccaforte della sinistra sarà una delle regioni colonna del Pd? "Il Pd qui ha raccolto molto più delle forze Ds e Margherita. È una regione dove si mescolano tradizione democratica e innovazione, ma c'è un notevole aumento dell'elettorato di opinione, soprattutto tra le nuove generazioni che scelgono in base alle proposte programmatiche. Per questo bisogna esserci, non dare nulla per scontato. Sono sicura che è possibile prendere molti più voti che in passato anche qui". Lei, durante i suoi comizi invita tutti a convincere gli indecisi. Quali sono gli argomenti su cui bisogna puntare? "Anzitutto sulla nostra proposta: siamo credibili perché siamo un unico partito con un programma condiviso dalla prima all'ultima riga, non come è avvenuto durante la legislatura che si sta concludendo. Non dobbiamo più mediare tra le posizioni di Mastella e quelle di Turigliatto. Veltroni ha fatto una scelta coraggiosa: correre liberi. Ha detto cose concrete: il Paese ha bisogno di crescita e sviluppo, non serve solo il risanamento. Il nostro è un Paese grande, avanzato, e l'idea che possa tornare di nuovo nella palude crea angoscia a tutti: imprenditori, famiglie, giovani. E il rischio, se vince il Pdl, è fortissimo perché è una coalizione disomogenea, molto spostata a destra, con Bossi pronto a dare battaglia ogni volta che Berlusconi non sarà sulle sue posizioni. Adesso anche loro si rendono conto che sarebbe stato meglio fare la riforma elettorale". Questa è una campagna elettorale inedita, un nuovo partito, che corre da solo, con un unico vero concorrente. Quanto attrae il Pd? "Questa è davvero una campagna elettorale nuova, anche per noi politici. La facciamo per il Pd che ha appena sei mesi di vita e un radicamento nel territorio che invece sembra già consolidato nel tempo. La vera novità è che siamo riusciti a coinvolgere nella politica attiva tantissime persone che se ne erano allontanate o non se ne erano mai interessate". Goffredo Bettini ha messo una soglia, il 35%. C'è già chi parla di resa dei conti se non si dovesse raggiungere. "Io faccio campagna elettorale per vincere e questo dovrebbe essere l'obiettivo di tutti. Non è impossibile, possiamo farcela davvero. Girando in lungo e in largo in Umbria ho avuto la conferma che gli indecisi vogliono essere convinti con motivazioni serie, concrete. Salari, precarietà, pensioni e innovazione: ognuna di queste voci è parte centrale del nostro programma. Quando parlo con loro, alla fine quando mostro il depliant con Veltroni, sento che cedono: "In effetti Veltroni mi piace". Il segretario Pd piace molto più di Berlusconi e questo il Cavaliere lo sa bene". m.ze.

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L'endorsement dell'Economist: gli italiani dovrebbero votare per Veltroni Il settimanale britannico: Berlusconi non è adatto a governare. El Pais: l'Italia non è un paese per giova (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'endorsement dell'Economist: gli italiani dovrebbero votare per Veltroni Il settimanale britannico: Berlusconi non è adatto a governare. El Pais: l'Italia non è un paese per giovani. Precari e indecisi, nelle loro mani l'esito delle elezioni / Roma "Gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni". Così l'Economist chiude l'editoriale dedicato alle elezioni italiane, che sottolinea che Berlusconi "è ancora inadatto a governare". Il settimanale britannico, oggi in edicola, osserva che "i segni" dicono "che l'Italia sarà governata da Silvio Berlusconi. Aggrappandosi a ciò che è familiare, gli italiani sperano paradossalmente nel cambiamento? Il loro, dopo tutto è un Paese dove "tutto deve cambiare affinchè tutto resti uguale"". L'Economist ricorda che Berlusconi "ha ottenuto modesti miglioramenti nel sistema pensionistico e nel mercato del lavoro inflessibile dell'Italia. Ma la maggior parte della sua energia è stata dedicata a curare i propri interessi o quelli dei suoi amici". Il sistema elettorale di Berlusconi "ha portato a un Parlamento con una pletora di partiti rappresentati e a un governo con una maggioranza fina come un carpaccio". Ora agli italiani si chiede "come sempre quando Berlusconi è stato candidato, di votare per chi è semplicemente inadatto a governare una moderna democrazia". È ancora "uomo più ricco d'Italia, ancora assediato da conflitti di interesse, ancora inadatto, anche fosse un gran riformatore, a governare l'Italia. Gli italiani dovrebbero invece votare per Walter Veltroni, il suo avversario del centrosinistra". Per il Pais di ieri "L'Italia non è un paese per giovani": ha "più contratti provvisori che fissi" e "i salari più bassi dell'eurozona". Un viaggio tra i precari, "carne da cannone, manodopera europea e qualificata a prezzi da terzo mondo", oltre che "persone senza presente, inchiodate a lavori umili e una vita sobria". Molti tra i precari sono indecisi: il tema sarà "una delle chiavi delle elezioni".

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Silvio lo statista inventa lo show della mortadella... Berlusconi capocomico: con gli imprenditori chiede soldi per Alitalia, e poi finge un malore mangiando una bufala (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Silvio lo statista inventa lo show della mortadella... Berlusconi capocomico: con gli imprenditori chiede soldi per Alitalia, e poi finge un malore mangiando una bufala di Natalia Lombardo/ Roma SILVIO CLOWN Agli imprenditori italiani Berlusconi chiede una fiche per Alitalia, ma davanti ai produttori di mozzarella simula un accidente causa diossina. Ennesimo show del leader del Pdl, ieri mattina ospite della Coldiretti a Roma: un tavolo imbandito con mozzarelle di bufala e una grossa mortadella, Berlusconi si esibisce in una gag, dopo aver parlato per un'ora e mezza di tasse, di situazione internazionale, e lanciando la questua per mettere su la cordata italiana per salvare Alitalia. Di fronte al banchetto con i prodotti tipici, azzanna un'ovolina di bufala, se ne riempie la bocca poi si mette una mano sul petto e si rieversa all'indietro, fingendo un malore. Come i bambini. E tutti risero, magari amaramente. Ma l'occasione più ghiotta la sfrutta alla vista della mortadella. Sinonimo indigesto di Romano Prodi, per l'ex premier. Eh no, questa no, commenta. Poi parte all'attacco e si fa aiutare: ancora masticando mozzarella "s'incolla" (come si dice a Roma) sulle braccia la mortadella intera e la fa sparire sotto il tavolo, per la felicità del produttore... Non si dev'essere accorto, però, della bella treccia d'aglio, che a Silvio fa lo stesso effetto di repulsione che suscita in un vampiro... In compenso dopo aver pranzato con gli ambasciatori dei paesi della Ue, dipana la grana Pizza in solo mezz'ora a Palazzo Grazioli, convincendolo con le solite arti persuasive, anche se il Dc nega di aver trattato su un'eventuale poltrona di governo. E concordando la strategia di presenza del simbolo sui manifesti, sempre per togliere voti all'Udc. L'attacco alla "stampa comunista" è quotidiano: sarebbe questa a "descrivermi come un nano", dice Berlusconi alla Coldiretti, "ma io sono più alto di Putin e Aznar". Un metro e 71 cm, assicura, mentre Casini dal suo 1,83 chiede un confronto a piedi nudi. Berlusconi elargisce promesse, come l'abolizione della tassa di successione ai primi consigli dei ministri (Prodi l'ha tolta per le eredità dirette fino a un milione di euro ) e rivendica su Di Pietro il merito del comitato per "l'alta sorveglianza" delle Grandi Opere. . Oggi ci sarà la calata su Napoli: comizio con Gianfranco Fini (uno dei pochi eventi fatti comuni, il leader di An sta scomparendo). "Libererò Napoli dai rifiuti e da Bassolino", annuncia Berlusconi in un'intervista che uscirà oggi sul Mattino. La monnezza la toglierà in due mesi, accusa Veltroni di silenzio su Bassolino, però salva il commissario straordinario De Gennaro per non rovinare i rapporti: "ha fatto molto, ne terremo conto". Da Secondigliano finisce alle agenzie, chissà com'è, una lettera appello del parroco della chiesa Santi Cosma e Damiano, Fulvio D'Angelo: "Caro Presidente, ci aiuti, venga a trovare questa fetta di Napoli" in disgrazia. Insomma, Silvio, facci 'o miracolo... E lui ci crede.

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La conversione dell'altro Allam: da Rutelli a Berlusconi Già senatore Dl non ricandidato dal Pd, su Libero attacca Veltroni: È razzista . E oggi protesterà contro una moschea (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La "conversione" dell'altro Allam: da Rutelli a Berlusconi Già senatore Dl non ricandidato dal Pd, su "Libero" attacca Veltroni: "È razzista". E oggi protesterà contro una moschea / Roma Sceglie Berlusconi Khaled Fuoad Allam. Il noto scrittore, giornalista e sociologo di origine algerina, docente universitario in vari atenei, esponente di punta dell'Islam democratico che nella passata legislatura è stato eletto al Senato nelle file della Margherita si sente abbandonato e guarda al Popolo delle libertà. La ragione? "Nel presepe del Pd è totalmente assente l'islam moderato. Io valgo meno di un portaborse" afferma in una lunga "intervista-sfogo" al quotidiano Libero. Lo fa senza nascondere il motivo della sua delusione e della sua arrabbiatura per la mancata candidatura alle prossime elezioni. Chiuse le liste elettorali, lo dice chiaramente. Lui, in caso di vittoria del centrodestra, non ha preclusioni. Se gli arrivasse una proposta di collaborazione da un Silvio Berlusconi premier da "esperto" non si tirerebbe certo indietro. E non nasconde la sua ambizione: quella di essere nominato sottosegretario all'immigrazione o di avere la delega per il Magreb-Mashrek il Medio Oriente. È un Khaled Fuoad Allam che carica a testa bassa il Pd e il suo candidato leader, Walter Veltroni. Lo definisce "razzista". E tutto per quella esclusione dalla lista per lui e per chi potrebbe rappresentare in Parlamento il mondo degli immigrati. "Hanno usato il criterio dell'appartenenza al gruppo ed io non appartengo ad alcun clan - commenta -. Trovo assurdo che Veltroni abbia voluto rappresentare nel Pd qualunque categoria, dall'imprenditore all'operaio e abbia sottovalutato il plusvalore che avrebbe dare uno come me". E bolla questo atteggiamento come "una forma di razzismo nascosto". "Per gente come noi - rimarca - la cosa peggiore è trovarsi davanti al razzismo che non dice il suo nome". Lo mette in chiaro: "È una ferita molto forte che ho subito". E allora si cambia. Sarà stata la telefonata di solidarietà apprezzatissima, arrivatagli da Gianfranco Fini. "È un gesto che gli veniva dal cuore" commenta. Sarà stato come per Magdi Cristiano Allam una "conversione" maturata da tempo, è un fatto che l'intellettuale gira le spalle al centrosinistra. "Le risposte all'immigrazione non hanno colore, non sono né di destra, né di sinistra". Così, chi si era imposto come figura autorevole di riferimento per l'islam moderato e veniva posto in contrapposizione al fondamentalista Magdi Allam, oggi vive la "sua" conversione. Assicura: non al cattolicesimo come Magdi. Anche se è fresca la sua collaborazione con il quotidiano vaticano l'Osservatore Romano. Ora si considera "l'unica voce dell'islam democratico in Italia". Intanto oggi sarà a Siena per protestare contro la costruzione della moschea di Colle val d'Elsa. La manifestazione è organizzata dal senatore "azzurro" Gaetano Quagliariello, presidente dell'associazione Magna Carta, la stessa cui aderisce Magdi Allam. r.m.

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Il cavaliere stanco - john lloyd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il personaggio Il Cavaliere stanco JOHN LLOYD Per un caso puramente fortuito, due uomini che di questi tempi si stanno candidando alla massima carica politica dei loro rispettivi Paesi sono nati a un mese esatto di distanza, nel 1936. John McCain è nato il 29 agosto 1936 e Silvio Berlusconi il 29 settembre 1936. L'italiano è più giovane dell'americano di un mese spaccato, ma nessuno dei due ? pur tenendo conto degli odierni standard di vecchiaia ? può essere ritenuto giovane. C'è di più: l'avversario più probabile di McCain è Barack Obama, che di anni ne ha 47; l'attuale rivale di Silvio Berlusconi è Walter Veltroni, che ne ha 53. SEGUE A PAGINA 40.

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Il mago Walter ha paura e scappa da Bassolino e da <munnezzopoli> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 81 del 2008-04-04 pagina 10 Il mago Walter ha paura e scappa da Bassolino e da "munnezzopoli" di Luca Telese Veltroni arriva oggi in Campania ma non incontra il governatore. E i gravi problemi di Napoli per il Pd rimangono senza risposta da Roma No, we can't, a quanto pare non si può fare, Walter non ce la fa. E ancora una volta il nodo irrisolto resta, la "bassolineide" continua. Walter Veltroni sbarca in Campania oggi, ma non chiuderà il caso di Antonio Bassolino, e delle sue ormai leggendarie dimissioni: per ora non lo incontrerà nemmeno, rimanda al 9 aprile, quando tornerà a Napoli, la scelta difficilissima se mostrarsi al suo fianco dopo lo sfacelo di "munnezzopoli". Che il leader del Pd avrebbe baciato per terra pur di ottenere una defezione "spontanea" è noto. Che Bassolino non ci pensi nemmeno, è altrettanto chiaro. La genesi dei rapporti fra l'ex sindaco e il governatore, è lunga e tormentata, una storia nata nei tempi antichi, a metà degli anni ottanta, nella segreteria del Pci. E deve essere probabilmente anche questo legame para-familiare, a rendere sempre più difficile il ben servito che Veltroni dovrebbe dare - ma non riesce - a Bassolino. Di solito i governatori locali sono il patrimonio del consenso, e mostrarsi al loro fianco vuol dire ottenere dei testimonial. Solo in questa incredibile campagna elettorale del Pd i nuovi candidati fanno sfracelli ogni volta che aprono bocca, e i vecchi sponsor sarebbe meglio averli contro che a favore. Dice Silvio Berlusconi che "Veltroni è uno straordinario comunicatore" e "un grande illusionista": ma nemmeno Houdini potrebbe far sparire la Caporetto dell'emergenza rifiuti sotto cui è crollato il consenso del centrosinistra in Campania. Solo tre giorni fa, nel confronto virtuale con il Cavaliere nelle tribune Rai, Veltroni ha avuto un sorprendente (per lui) attimo di sbandamento proprio per una domanda del direttore del Tg2 Mario Mazza sul suo viaggio elettorale in Campania. Mazza, con fantastica malizia, sapendo che Veltroni preferirebbe mille volte morire piuttosto che farsi fotografare con l'ex sindaco di Napoli, ha infatti chiesto: "Ha già deciso se salirà sul palco insieme con Bassolino?". Perfido, ma efficacissimo. E infatti il leader del centrosinistra per un attimo ha balbettato: "Francamente... al palco... non ci ho ancora pensato". Delizioso. Se non altro perché da almeno un mese quel palco è diventato il più rovente di tutto il tour veltroniano. L'ex sindaco di Roma, nel primo programma del pullman avrebbe dovuto salirci sopra il 31 marzo. Poi al Loft è scattato un allarme, perché si voleva evitare che Berlusconi arrivasse in Campania subito dopo. La data del viaggio in Campania è slittata al 5 aprile. E poi al 9 (il paventato viaggio di Berlusconi, alla fine, avverrà prima). In realtà, in una campagna che Veltroni voleva consegnare alla categoria del "coraggio" (corriamo da soli) le dimissioni di Bassolino e il ricambio della giunta che aveva sulle spalle il più grande disastro eco-ambientale sembravano una mossa obbligata. Veltroni le avrebbe preferite molto prima del voto, ma non è riuscito a ottenerle nemmeno nel momento di massima forza, dopo le primarie. La sua prima visita a Napoli dopo l'investitura a leader, avvenne alla stazione fluviale, e produsse un primo difficile compromesso. Sul palco salirono solo i volti nuovi del Pd, i magistrati-coraggio, i ragazzi di Scampia, Bassolino e la Jervolino accettarono a denti stretti di restare in prima fila. Non riuscendo a risolvere le contraddizioni con una scelta, insomma, si cercava di mimetizzarle con una coreografia. Con il risultato tragicomico che la manifestazione fu interrotta da un commerciante che aveva perso il figlio e non aveva trovato aiuto dalle istituzioni (attimi drammatici, durante l'intervento a sorpresa), e poi col paradosso dei ragazzi di Scampia che misero in imbarazzo sindaco e governatore raccontando la storia di uno stadio promesso dalle giunte, costato miliardi e mai realizzato; e col dettaglio curioso che persino la comica invitata per alleggerire la situazione faceva battute sulle eco balle (con Antonio e Rosetta che ci ridevano su). L'altro giro di boa nel tormentato braccio di ferro si compie un mese fa col rinvio a giudizio di Bassolino. Anche stavolta Veltroni vorrebbe le dimissioni e - sia pure in forma velata - le chiede ("Mi aspetto un gesto di responsabilità"). Anche stavolta Bassolino risponde picche. Quando si varano le liste, per giorni il capolista dovrebbe essere il ministro Niccolais, volto nuovo della politica campana ed ex assessore della giunta Bassolino. Ma il governatore non ci sta, si attacca al telefono. Anche stavolta Veltroni si piega al we can't e decide di accettare il compromesso, con Massimo D'Alema (che "garantisce" Bassolino) numero uno, e "il rinnovatore" Niccolais retrocesso. A questo punto però si salda l'asse dalemo-bassoliniano e parte il contropiede: a Napoli arriva come assessore al turismo Claudio Velardi. Ma Velardi è molto più che un rimpiazzo, più che l'ex guru di Massimo D'Alema, uno che convince Bassolino alla prima uscita pubblica dopo 4 mesi di auto-reclusione. Parla alla stazione marittima il governatore, e non gli va male: così Bassolino ritrova il coraggio di andare avanti fino all'arrivo di Walter, e al relativo momento-verità. Ma la partita si fa più complessa. D'Alema ha lanciato segnali di distanziamento da Veltroni, e dopo il voto, se Walter scende sotto il 35%, si apre la resa dei conti nel Pd. Bassolino spera di tenere in Campania. "Quando si dimetterà lo può decidere da solo", spiegava ieri Velardi. We can't. No, non si può fare. E così i rifiuti peseranno anche sui consensi di Veltroni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: <Vinceremo E stavolta senza l'Udc sarà un'altra musica> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 81 del 2008-04-04 pagina 8 Berlusconi: "Vinceremo E stavolta senza l'Udc sarà un'altra musica" di Redazione Il Cavaliere: "C'è un'unità ritrovata con gli alleati. Al governo ho realizzato solo l'85% del programma perché Buttiglione faceva il "signor no"" Adalberto Signore da Roma L'occasione è ghiotta in tutti i sensi. Così, quando Silvio Berlusconi si ritrova a girare per gli stand della Coldiretti davanti a una carrellata di prodotti tipici non resiste alla tentazione. Si avvicina a un piatto di mozzarelle di bufala, né addenta una e improvvisamente si mette una mano sul petto ironizzando sull'incubo diossina. Risate generali, mentre il Cavaliere prosegue la gag misurandosi le pulsazioni. Poi, lo sguardo gli cade su un'enorme mortadella e questa volta il siparietto che segue è per Prodi. Con Berlusconi che gesticola un po' mostrandosi contrariato, si avvicina al balcone e - aiutato dal presidente di Coldiretti - nasconde la mortadella sotto il tavolo. Sulla questione delle mozzarelle alla diossina, d'altra parte, l'ex premier si sofferma a lungo durante il suo intervento davanti agli agricoltori. La "gestione del problema" da parte del governo, attacca, "è stata dissennata dall'inizio alla fine", frutto di "incapacità pura", perché "bisognava prima fare le verifiche e solo alla fine colpire". Insomma, "hanno provocato danni incalcolabili per tutto il made in Italy". Un argomento su cui tornerà certamente anche oggi durante il comizio con Fini a Napoli. Non a caso, il Cavaliere ribadisce che, nel caso vincesse le elezioni, tra i suoi primi compiti c'è quello di "togliere i rifiuti dalle strade di Napoli" per "riconsegnare pulita l'immagine della città e di tutta l'Italia". Un problema, spiegava qualche giorno fa a chi nel suo staff gli consigliava di farsi riprendere dalle tv in mezzo ai rifiuti, "sul quale non si può speculare". Così, oggi a Napoli si limiterà a un comizio in piazza Plebiscito. Su Alitalia, invece, torna ad appellarsi "all'orgoglio dei nostri imprenditori" perché "per partecipare non servono milioni ma basta una fiche". Poi conferma che "la tassa di successione sarà abolita nel primo Consiglio dei ministri" e ironizza su Veltroni che presenta "un programma da opposizione al governo in carica". La giornata del Cavaliere va avanti tra un faccia a faccia a Palazzo Grazioli con Giuseppe Pizza, un pranzo con gli ambasciatori dei Paesi Ue e la cena elettorale a sostegno di Antoniozzi, candidato del Pdl alla provincia di Roma. A via del Plebiscito, con un suo collaboratore l'ex premier si sofferma anche sull'Economist, che sostiene che "gli italiani dovrebbero votare per Veltroni" perché "Berlusconi è ancora inadatto a governare". "Lo stavo aspettando...", ironizza il Cavaliere con il pensiero a quando nel 2001 il settimanale inglese gli dedicò finanche la copertina. "Solo bugie - aggiungerà più tardi - frutto di un accanimento che non mi spiego". D'altra parte, dice il senatore azzurro Casoli, "quando c'è la campagna elettorale diventa il foglio preferito del centrosinistra". Con gli ambasciatori, Berlusconi, si dice sicuro del risultato elettorale e promette "un governo saldo e in grado di fare le riforme". Secondo l'ex premier, racconta chi era presente al pranzo, il centrodestra "avrà almeno venti senatori in più" rispetto all'opposizione e "potrà godere di una ritrovata unità con gli alleati". D'altra parte, "la scorsa legislatura ho realizzato solo l'85% del programma" perché "in Consiglio dei ministri c'era Buttiglione che faceva il "signor no"". Insomma, senza l'Udc di Casini e con un "partner affidabile" come l'Mpa di Lombardo "vedrete che la musica cambierà". Anche perché, dirà a tarda sera, senza "un'ampia maggioranza non vale la pena di iniziare a cambiare le cose... ". Eppoi, spiega durante un'intervista all'emittente romana T9, "i cattolici si ritrovano nel Pdl". "Dopo quello che ha detto il generale Del Vecchio sui militari gay - aggiunge - anche il Pd probabilmente non sarà più così ben voluto in Vaticano". Sulla politica estera, invece, grande appoggio a Putin che "è da comprendere" se alza i toni perché si sente "accerchiato" dalla Nato mentre è alle prese con "il difficile compito" di "costruire una democrazia". Il pranzo si chiude con una barzelletta sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a leggere i giornali, ma di farsi fare una rassegna stampa dei soli articoli favorevoli. "Il giorno dopo chiamo Paolino (Bonaiuti, ndr) e gli chiedo di avere solo i ritagli dei giornali che parlano bene di me. Non l'ho più visto per un mese...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Elezioni, pizza rinuncia al rinvio "ma voglio il simbolo nelle liste" - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni, Pizza rinuncia al rinvio "Ma voglio il simbolo nelle liste" Amato: soluzione pericolosa, aspettiamo la Cassazione Il Cavaliere bacchetta il segretario Dc: così fai rinviare il voto CLAUDIO TITO ROMA - "Serve una soluzione che elimini qualsiasi equivoco". Il ministro degli Interni, Giuliano Amato, è stato netto. Il "caso Pizza" si deve risolvere nel modo più netto possibile. Senza margini di ambiguità. E in base alle valutazioni dell'Avvocatura dello Stato e dei giuristi consultati dal governo, la decisione della Cassazione convocata per martedì prossimo dovrebbe emettere una parola definitiva. Sta di fatto che il governo non intende accettare la soluzione prospettata dal segretario della Dc di lasciare inalterata la data delle elezioni inserendo però nelle schede il simbolo dello Scudocrociato. "Per senso dello Stato vogliamo che non ci sia un rinvio - dice Giuseppe Pizza - per evitare un trauma al Paese. Ci accontentiamo di fare una campagna elettorale di una settimana". Un'ipotesi, però, che al Viminale considerano appunto impraticabile. Non tanto per la necessità di ristampare milioni di schede elettorali (tecnicamente possibile) ma per le potenziali conseguenze. A partire dalla circostanza che i militari e i diplomatici impegnati all'estero stanno già esprimendo il loro voto e qualsiasi modifica esporrebbe al rischio di un ricorso: tutti coloro che hanno già votato potrebbero appellarsi e invalidare addirittura tutte le elezioni. Un pericolo che Amato non vuole correre. Un rischio, unico nella storia, di cui non si vuole assumere la responsabilità. Quindi preferisce attendere le scelte della Cassazione ed eventualmente quella del Tar. E quindi attenersi scrupolosamente ad esse. Ma, come fa notare l'Avvocatura dello Stato, "le operazioni voto sono già iniziate" e quindi la giurisdizione non spetta al Tribunale amministrativo, quello che ha ordinato il reinserimento del simbolo di Pizza. In sostanza, al ministero degli Interni preferiscono attendere la prossima settimana per chiudere "definitivamente" la vicenda. Un iter di cui Amato ha informato tutti i leader dell'opposizione. Anche Silvio Berlusconi è d'accordo nel seguire il percorso indicato dal Viminale. Non a caso nel colloquio avuto oggi pomeriggio con Giuseppe Pizza, il capo del Pdl ha tranciato tutte le aspettative dell'interlocutore. "Io non sono disposto a fare pressioni su Amato per farvi inserire nelle schede. Se lo facessi, il risultato sarebbe il rinvio delle elezioni. E io non voglio ritardare il voto di due o tre settimane. Sarebbe un inutile vantaggio a Veltroni". Berlusconi ha invitato il segretario Dc a non insistere. "Anche se non partecipi alle elezioni - è stato il ragionamento con cui ha cercato di ammansirlo - resti della coalizione". Sul tavolo avrebbe pure messo qualche posto da sottosegretario nel prossimo governo. Anche se nei colloqui informali, i vertici democristiani avrebbero pure sottolineato la perdita dei contributi elettorali. "Ci mancherebbe pure - si lamenta il Cavaliere in riferimento all'ipotetico slittamento delle urne - che apparissimo sul panorama internazionale come un paese costretto a rimandare le elezioni". Proprio in base alla risposta negativa del leader pidiellino, Pizza ha dunque virato sull'ultima subordinata: quella di mantenere il voto il 13 aprile aggiungendo il suo simbolo nelle schede. Sebbene, anche questa strada sia stata sbarrata dal Ministero degli Interni. Del resto, Amato è forte della convergenza di quasi tutti i partiti. Oltre al Pdl, infatti, anche il Pd e la Sinistra Arcobaleno sono decisi a non far slittare l'appuntamento elettorale. "Si deve fare di tutto e in fretta perché il voto sia confermato. Nel mondo nessuno ci capirebbe". Anzi, rincara la dose Fausto Bertinotti, "aprirebbe una vera e propria crisi istituzionale". L'unico che non si sbilancia è Pier Ferdinando Casini, parte in causa perché tutto nasce dalla somiglianza tra il simbolo dell'Udc e quello della Dc. "Se non ci fosse da ridere - dice - ci sarebbe da piangere. è una telenovela ridicola. Se però ci vogliono dare 10 giorni in più va bene perchè così possiamo convincere altri indecisi".

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E i lobbisti fanno i conti "con due partiti più affari" - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

In un circolo romano riunione riservata di una quarantina di "intermediari" E i lobbisti fanno i conti "Con due partiti più affari" CARMELO LOPAPA ROMA - Quelli che con la politica fanno "affari", che nell'anticamera dei Consigli dei ministri e a Montecitorio sono di casa, che la politica debole di questi anni la condizionano e non poco, ecco, loro hanno deciso. Il partito che fa da ponte tra la finanza e il Parlamento, quello dei lobbisti italiani, si è schierato. Per il "voto utile": Pd o Pdl che sia, "purché finalmente si possa dialogare e trattare con un paio di soggetti che da soli rappresenteranno il 70-75 per cento". Il 13-14 aprile, dicono, per loro segnerà una svolta professionale. Ed è per questo che per la prima volta, alla vigilia di una tornata elettorale, si sono dati appuntamento col pretesto di un aperitivo per guardarsi in faccia e decidere come muoversi, tutti insieme. Lo hanno fatto ieri sera in un circolo di via dei Coronari a Roma, a due passi da Palazzo Madama. Prima del momento conviviale, in platea ad ascoltare il professore Roberto D'Alimonte, grande esperto di sistemi elettorali che spiega loro quanto contraddittorio, claudicante e dall'esito incerto possa essere (soprattutto al Senato) il "porcellum". Ma anche il sondaggista Antonio Noto di Ipr-Marketing, a illustrare i rilevamenti delle ultime ore, quelli top secret che sui giornali e in tv non potranno passare, e l'esperto di comunicazione Mario Rodriguez, a raccontare quanto sia immaginifico e positivamente retorico il linguaggio di Veltroni e quanto invece "sembra abbia preso le distanze dall'elettorato e sia meno coinvolgente che in passato il Berlusconi dello slogan "Rialzati Italia"". Nella saletta, stipati, una quarantina di distinti signori, età media 40 anni, gessato o grigio d'ordinanza, reduci da un'ordinaria giornata di lavoro tra ministeri e uffici pubblici nella veste di "comunicatori-intermediari" per conto delle aziende. Lobbisti, insomma. Figura professionale riconosciuta e disciplinata all'estero, ancora avvolta da un'aura indistinta e quasi misteriosa (ma non meno influente) in Italia. Come si muoveranno? Per chi voteranno? "La nostra convinzione, da lobbisti che operano da 12 anni sul mercato è che dopo questo voto nulla sarà più come prima - racconta Fabio Bistoncini, promotore dell'iniziativa, tra i decani in Italia e responsabile della "Fb Comunicazione", società di intermediazione per British gas e tante altre multinazionali - Non è vero che noi preferiamo la confusione in politica, vogliamo un orizzonte certo sul quale poterci muovere con agilità. E la semplificazione che per la prima volta si prospetta, il superamento della frammentazione, vale una rivoluzione". Quanto al voto, glissa, "è un luogo comune che il lobbista lavori meglio con il centrodestra, anzi, un bravo intermediario tratta e opera a 360 gradi". Non solo, racconta a fine incontro Roberto Scrivo, responsabile dei rapporti istituzionali di Fastweb, "a fronte di troppi deputati che in questi anni si improvvisano lobbisti, che pretendono di trattare direttamente con le aziende, preferiamo il politico di professione. Ben vengano dunque i due grossi partiti: per noi significherà chiudere con l'esigenza di accontentare più persone e miriadi di piccole sigle". Vinca Berlusconi o Veltroni, per loro sarà comunque un successo.

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In tv il pd batte il pdl crosetto: inammissibile - marco trabucco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Torino Negarville: par condicio sostanzialmente rispettata, ma pesano gli spot elettorali In tv il Pd batte il Pdl Crosetto: inammissibile Il Corecom: penalizzati i partiti minori Su Videogruppo tutti gli spazi ai democratici Il coordinatore Fi: il caso Tgr MARCO TRABUCCO Una televisione, Videogruppo, addirittura ha dedicato il 100 per cento degli spazi politici al Pd. Ma tutte o quasi le televisioni private del Piemonte in questa campagna elettorale sembrano privilegiare il Partito democratico, sia pur di poco sul Pdl, mentre scompaiono, o quasi, gli altri partiti. Lo dice il Corecom (il comitato regionale di controllo sulle telecomunicazioni) che ha controllato le trasmissioni nella settimana dal 16 al 23 marzo. "Con quindici candidati premier, però - osserva il presidente Massimo Negarville - rispettare la par condicio è estremamente difficile. Il problema vero è che sia rispettato l'equilibrio fra Veltroni e Berlusconi e questo, in linea di massima, avviene. Lo sbilanciamento a favore di Veltroni si spiega con il fatto che il monitoraggio attribuisce agli schieramenti gli interventi dei soggetti politici indipendentemente dal fatto che ricoprano ruoli istituzionali. In Piemonte le tre cariche istituzionali più visibili, presidente della Regione, presidente della Provincia di Torino, sindaco di Torino, sono tutte riferibili al Pd. La lieve prevalenza del leader del Pd discende quindi dal necessario diritto di cronaca istituzionale delle emittenti. Ma poiché anche la comunicazione istituzionale influenza i consensi dovrebbe essere ricondotta all'indispensabile e quando possibile all'anonimato". Tuttavia, conclude Negarville, la questione vera è un'altra: "La possibilità degli annunci a pagamento altera fortemente tutto l'equilibrio, favorendo chi ha più risorse da investire". Parole che piacciono molto poco alla Sinistra Arcobaleno, tra i partiti più penalizzati: "è evidente che anche i mass media - dice Maurizio Trombotto - vogliono costruire un sistema bipartito che non solo non piace agli italiani, ma che crea anche rischi gravi per la democrazia. C'è il pericolo soprattutto di una progressiva disaffezione". Durissimo però è anche Guido Crosetto, coordinatore regionale di Forza Italia: "è una situazione vergognosa e inaccettabile: in Piemonte, a partire dal servizio pubblico del Tgr Rai, le televisioni locali fanno a gara per aiutare la campagna elettorale del Pd. Persino una televisione vicina al mondo cattolico come Telesubalpina preferisce il Pd alla Pdl nonostante tra i Democratici sia candidata una fiera anticlericale come Emma Bonino".

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Sfida veltroni-berlusconi campania ring elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina I - Napoli Il Cavaliere e Fini al Plebiscito, il leader Pd in altre città. E il 9 Bassolino non sarà sul palco Sfida Veltroni-Berlusconi Campania ring elettorale I big in Campania, oggi, per conquistare le simpatie degli elettori in una regione decisiva ai fini del risultato nazionale. Alle 18 in piazza del Plebiscito il comizio di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che vedrà sul palco tutti i candidati di Camera e Senato. Una manifestazione che vede mobilitato il centrodestra per "dare la spallata" ad Antonio Bassolino. Il centrosinistra risponde con Walter Veltroni, che non tocca Napoli, ma gli altri capoluoghi della Campania. Stamane il leader del Pd è a Caserta, nel pomeriggio ad Avellino e, la sera, a Salerno. Domani invece Veltroni sarà a Benevento. Il 9 aprile anche il candidato premier del Pd sarà in piazza del Plebiscito, ma sul palco non salirà Bassolino: nelle 4 città scelte per l'appello finale agli elettori sono stati ammessi solo i capilista. DA PAGINA II A PAGINA V.

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I big nelle piazze alla conquista della campania - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Napoli I big nelle piazze alla conquista della Campania La sfida Oggi Veltroni a Caserta, Avellino e Salerno. Fini e Berlusconi in piazza Plebiscito OTTAVIO LUCARELLI Doveva essere la piazza del sognato Rinascimento napoletano, sarà la piazza da cui partiranno segnali opposti. Oggi Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e il Popolo della libertà annunceranno in piazza del Plebiscito la "liberazione da Antonio Bassolino" che pure al Senato due mesi fa si salvò da una mozione di sfiducia grazie ai vuoti tra i banchi di Forza Italia. Il 9 aprile toccherà a Walter Veltroni, che oggi sarà intanto a Caserta, Avellino e Salerno e che, dopo aver proclamato a ripetizione la necessità di una svolta in Campania, per evitare equivoci ha annunciato a sorpresa che su quel palco con lui ci saranno quella sera solo i capilista Massimo D'Alema per la Camera e Marco Follini per il Senato. Non ci sarà spazio, dunque, per Bassolino. Una scelta mirata. Non ci sarà Bassolino che pure nei giorni scorsi aveva detto: "Il 9 aprile sarà una bella piazza". Una bella piazza, ma senza di lui. Come accadde il 31 dicembre quando il presidente della Regione in piena crisi rifiuti disertò il tradizionale brindisi di fine anno. Una piazza, un simbolo per le sorti della città e della Campania. Un passaggio obbligato. Per Berlusconi e Veltroni che in quell'emiciclo misureranno la febbre della città. Per il leader del Pdl, che ieri ha giocato con la mozzarella, è annunciato l'arrivo alle 17 in un albergo del lungomare per ritrovarsi dopo le 18 al Plebiscito con Gianfranco Fini che, invece, come antipasto ha organizzato alle 15 un incontro con gli abitanti di Miano al rione don Guanella. Sul palco del Plebiscito tutti i candidati di Camera e Senato, da Italo Bocchino a Sergio De Gregorio che ieri, alla convention di Italiani nel mondo hanno annunciato: "In Campania torneremo presto a votare per la Regione". Una piazza che stasera sarà invasa anche da decine di giornalisti arrivati da mezza Europa, dalla Russia alla Svezia fino al Canton Ticino assieme all'inviato di "Famiglia Cristiana", il settimanale che nei giorni scorsi ha distribuito censure a tutti, da Berlusconi a Bassolino a cui ha chiesto di dimettersi. Stasera Berlusconi e Fini, il 9 aprile Veltroni che già oggi, comunque, dà il via al suo tour in Campania: alle 10.30 a Trentola Ducenta, a mezzogiorno a Caserta, nel pomeriggio ad Avellino e in serata a Salerno mentre domani alle 16.30 parlerà all'Arco di Traiano a Benevento. La prima tappa in una villa confiscata alla camorra. La "Compagnia dei felicioni" di Trentola. Un casa famiglia nata nel 2002 e gestita dalla comunità di Capodarco che con i suoi operatori sta attuando un progetto disegnato dal Comune che nove anni fa sequestrò l'immobile al boss Dario De Simone, oggi collaboratore di giustizia, il quale si è accusato di novantanove omicidi. Prima esperienza nella provincia di Caserta di utilizzo a fini sociali di un bene confiscato e gestito senza il sostegno di finanziamenti pubblici. I bambini che arrivano nella casa famiglia provengono da esperienze di disagio quasi sempre legate a situazioni con problemi economici e scarsi sostegni sociali. Una casa famiglia convenzionata con l'Università Suor Orsola Benincasa per il tirocinio degli studenti della facoltà di Scienze dell'educazione. A mezzogiorno Veltroni sarà in piazza Ruggiero a Caserta, il pranzo in un appartamento con una famiglia del capoluogo. Quindi di corsa ad Avellino alle 16.30 in piazza Castello per chiudere a Salerno dove è atteso alle 18.30 in piazza Portanova e dove farà anche una passeggiata tra la gente nell'isola pedonale assieme al sindaco Vincenzo De Luca.

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Doccia fredda per il governatore non sarà sul palco con walter - patrizia capua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Napoli Esclusa il 9 aprile la presenza in piazza Plebiscito. Bassolino: no comment Doccia fredda per il governatore non sarà sul palco con Walter "Una battaglia difficile, ma giorno dopo giorno saliamo qualche gradino" PATRIZIA CAPUA "Non lo so, non ho ancora letto, perciò come è mio costume, per adesso non commento". Il governatore Antonio Bassolino liquida i giornalisti e s'infila nell'auto scuro in volto. Un'agenzia Ansa da Roma dice che accanto a Walter Veltroni sul palco, il 9 aprile a Napoli in piazza del Plebiscito, ci saranno il capolista in Campania 1 Massimo D'Alema, al quale proprio Veltroni ha chiesto l'impegno elettorale a causa dell'emergenza rifiuti, e il capolista al Senato, Marco Follini. La scelta di far salire sul palco solo i capilista, nelle 4 città scelte per l'ultimo appello elettorale, risolverebbe il dilemma sulla presenza di Bassolino. Il governatore non vuole nemmeno replicare a Berlusconi che alla vigilia della sua venuta a Napoli, ha annunciato: "Libererò la Campania dai rifiuti e da Bassolino che con la Iervolino e Prodi ha fatto soltanto danni". Bassolino taglia corto: "Lo ascolto, gli risponderà prima di tutto Veltroni, candidato premier come lui". Ma Berlusconi, insiste un cronista, promette di risolvere tutti i problemi di Napoli. Il leader del Pdl dice: "Prendo una casa qui". "E l'ha presa?" ironizza Bassolino. Il presidente della Regione è a Barra, periferia post-industriale di Napoli, ora in balìa della prepotenza camorristica del clan Aprea. Parla della campagna elettorale in corso. Palestra della scuola media Rodinò, in via Mastellone, scuola aperta di pomeriggio, stretta tra i famigerati bipiani della ricostruzione. Il quartiere c'è, giovani e anziani, ex operai della Cirio e di altre industrie conserviere emigrate, e dell'Alfa Sud di Pomigliano. Precari. In forze è arrivato anche il popolo della sanità campana, manager e direttori sanitari. Accanto a Bassolino, con Alfonsina De Felice, neo incaricata alle Politiche sociali, c'è il potente assessore Angelo Montemarano. Sul maxi schermo sfila un video sull'efficienza delle strutture sanitarie in Campania, troppo perfette per essere vere, tanto che sembra più che altro un surreale viaggio "second life". Manifestazione promossa dalle donne del giornale "Filo di Perle" e della cooperativa "Un pomeriggio di primavera" che nella Rodinò, eletta a presidio democratico, ha attrezzato laboratori di pittura, tessitura e lavorazione di preziosi. Con l'aiuto di artisti come Vittorio Avella. Dodici donne, alcune che a 35 anni sono già nonne, separate, o con i mariti in carcere. Che dialogano con le immigrate palestinesi e albanesi, e con il ministro delle Politiche sociali francese Fadela Amara, sulla ghettizzazione delle periferie. Campagna elettorale "curiosa", dice Bassolino, "come se non ci fosse. Una battaglia difficile, ma giorno dopo giorno saliamo qualche gradino, ognuno dando il proprio contributo". Il nostro impegno, sottolinea, "è rafforzare e rinnovare le istituzioni locali. E il governo del Paese. Rinnovare per andare avanti, non per tornare indietro, per non consegnare questa realtà a forze di destra che in tutti questi anni non hanno mai dimostrato di sapersi porre come forza di governo". Invoca l'orgoglio. Del resto, sottolinea, "cosa sarebbe successo nelle scorse settimane se anche sotto l'urto e l'onda avessi detto "e va bene basta"? Cosa sarebbe successo con la programmazione di fondi europei, con gli investimenti per i termovalorizzatori, nella sanità, nella campagna elettorale? Abbiamo fatto la scelta più difficile ma quella più giusta e doverosa e quella che più mette in primo piano gli interessi dei nostri cittadini".

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Piaggio, pignone, lucchini: come vota la classe operaia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina I - Firenze Piaggio, Pignone, Lucchini: come vota la classe operaia Disillusi dai partiti, con il cuore che batte ancora a sinistra ma pieni di incertezze, in bilico tra Veltroni e Bertinotti, qualcuno tentato anche da Berlusconi, ma preoccupati soprattutto per il salario che non cresce e per il futuro delle loro famiglie. La classe operaia toscana si avvia alle urne, ma gli animi non sono tranquilli. Fra le tute blu della Piaggio, della Lucchini e della Pignone, le roccaforti della grande industria della regione, serpeggiano mugugni e sogni infranti, speranze e pessimismo. Voteranno, gli operai, "perché è un nostro diritto, un modo per far sentire la nostra voce", ma per qualcuno potrebbe anche essere l'ultima volta, "poi basta, non ci vado più, tanto non cambia niente, guardo la busta paga e le tasse sono sempre più alte" si mormora all'uscita delle fabbriche. SERVIZI ALLE PAGINE II E III.

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Il cuore pulsa a sinistra ma quanta incertezza - massimo vanni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Firenze Pignone Nella storica fabbrica fiorentina, un tempo roccaforte Pci Il cuore pulsa a sinistra ma quanta incertezza "Siamo in molti ad essere delusi, tanto chi governa mira solo a fare il suo interesse" MASSIMO VANNI "Andrò a votare e di sicuro non voterò a destra, non la considero neppure un'alternativa. Ma i dubbi li ho", dice Francesco, trent'anni e un posto in officina. "Anche io penso di andare, l'Italia è veramente messa male, dobbiamo essere contenti che un lavoro qui ce l'abbiamo", racconta Marta, impiegata, trafelata per il ritardo. Sono le 14 meno un quarto davanti ai cancelli della Pignone. Orario di uscita e di entrata per una delle maggiori realtà industriali della città. Una volta qui ci abitavano le "tute blu", il Pci aveva una delle sezioni più agguerrite e i capannelli davanti ai cancelli erano quasi la normalità. Oggi si costruiscono ancora turbine a gas e a vapore ma il blu è un colore di minoranza, appartiene per lo più agli operai delle ditte esterne, i dipendenti sfrecciano a gran velocità nei due sensi con cartellino plastificato appeso al collo e il Pd non conta neppure un circolo costituito. "Se andrò a votare? Sono ancora indeciso, alla fine penso che voterò per Veltroni, chi altri? Però la delusione c'è, ne parlavamo giusto poco fa con i miei colleghi, chi ci governa tira parecchio a fare il suo", racconta Andrea, giovane ingegnere. "Ho due figli e guadagno 1.300 euro, l'Italia non è in buone condizioni e certo, rispetto a chi sta fuori, non ci si può lamentare, speriamo che duri", sibila prima di infilare il cancello. "Non ci si può lamentare": è una frase che risuona spesso, che segnala uno scetticismo verso il futuro, prima ancora che verso la politica. Un vago sentimento di declino rimbomba nelle voci di chi si sofferma per un attimo a parlare prima di dire: "Scusi, adesso devo andare, sono in ritardo". "Cosa voterò? Il Pd mi pare l'unico progetto credibile", sussurra Massimiliano, anche lui ingegnere. Graziano invece no, è un passo indietro: "Mi sa che questa volta non voto, Veltroni non è molto diverso da Berlusconi e Bertinotti è un voto perso". Alessio ha finito il turno in ufficio: "Ho deciso di votare, anche se le scatole sono piene: vado e voto Di Pietro, mi sembra il più coerente di tutti". Costantino lavora in officina ma ormai è mentalmente lontano: "Due anni fa ho votato Ulivo, adesso però sono davvero deluso dall'Italia. Una volta tornano dalle ferie per votare: adesso penso di andarmene, conto di trasferirmi in Uganda entro il 2008". Uganda? "Sì, Uganda, ho trovato laggiù un lavoro come agrotecnico, sono stufo di stare qui, ci porterò poi anche la mia famiglia", sostiene. Elena è di quelle con pochi dubbi: "Sono sempre stata a sinistra e non mai pensato di cambiare sponda, voterò Veltroni". Sergio, che fa l'operaio per una ditta esterna, è invece indeciso. Molto indeciso: "L'ultima volta ho votato centrosinistra, considerando però che non hanno fatto niente o quasi per migliorare la nostra vita, questa volta non so cosa fare: non votare è una cosa che non mi va". Giacomo, impiegato, sembra avere le idee più chiare: "Provo delusione per il precedente governo, mi sa che voto Berlusconi: questo paese ha bisogno di un periodo di ricostruzione e non mi sembra che la sinistra abbia la capacità di risollevare questo paese". Lorenzo, ingegnere in servizio alla Pignone da 4 anni, è infuriato per le tasse: "Sto pagando più tasse di prima, lo vedo sulla busta paga, guadagno 1.200 euro, forse dobbiamo votare il Pdl". Armando arriva di gran carriera, l'orario sta per scattare: "Lo so, di delusione ne sento tanta anche io, ma io consiglio sempre di stare attenti: il rimedio potrebbe essere perfino peggiore del male, per sicurezza meglio votare Pd". SEGUE A PAGINA V.

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"ci si prova un'altra volta poi non voteremo più" - ilaria ciuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Firenze "Ci si prova un'altra volta poi non voteremo più" Alla Piaggio la battaglia quotidiana è sui soldi "Bertinotti era sempre ai cancelli, poi ha preso la poltrona ed è sparito" ILARIA CIUTI PONTEDERA - "Fosse per me a votare non andrei". E allora per quale ragione Luca Vitale, operaio Piaggio di 34 anni con l'orecchino, a votare ci andrà? "Perché è un diritto. E perché devo brontolare". E vota per chi? "Sono tutti uguali. Ma voto a sinistra: sono di famiglia operaia, a Livorno a Berlusconi non gli si vuole bene. Voto Arcobaleno. Ma perché ci voglio credere. Bertinotti veniva sempre sui cancelli poi ha avuto la poltrona e chi l'ha più visto? Vorrei soldi, con mille euro al mese non mi sposo e la mia fidanzata mi fa fretta. Vorrei anche un po' più di soddisfazione. I motori non li fanno i capi, li facciamo noi, tutto il giorno in piedi alla catena. Ma tanto comandano loro e io, quello che mi dicono lo faccio". Angelo di anni ne ha 54, ha famiglia, un figlio, lavora anche lui alla più grande fabbrica di scooter d'Italia, a Pontedera. Vota Pd, riassume i sentimenti di quasi tutti quelli di sinistra, qualsiasi schieramento votino: "Ci si riprova un'altra volta. Poi basta, non si vota più". Annuiscono gli operai Piaggio che erano 12.000 negli anni '80 e ora, di ristrutturazione in ristrutturazione, sono diventati 3.800 di cui 800 impiegati e stagionali a termine. "Il Pd è l'ultima possibilità - dice Angelo - L'unica novità. Se non funziona, noi non si vota più. Noi operai: ci va sempre tutto peggio, non esistiamo neanche più se non come problema". Il sondaggio Demos-Coop sul voto delle categorie socio-professionali pubblicato da Repubblica il 21 marzo scorso dice che gli operai sono sempre più poveri e che il 46% vota a destra. "Non in Toscana anche se qualcuno anche qui alla Piaggio c'è. Ma il pericolo è l'astensionismo. Tra i giovani soprattutto", commentano gli operai. Di 35 intervistati, tre votano a destra. Andrea Bartoletti, 31 anni "perché Berlusconi salverà l'Italia", Giuseppe Inserillo, 44, che vota Forza Nuova e un altro trentenne che dice: "Di destra in fabbrica ce n'è ma hanno paura a dirlo". Tutti chiedono più salario e dicono: "Sono tutti uguali: promettono e non mantengono". La maggioranza, seppure di scarsa voglia tranne Debora Pratali che al Pd ci crede "al centro per cento", voterà Pd e ancora di più Arcobaleno: la Piaggio ha una tradizione di sinistra radicale, è una delle poche fabbriche toscane dove c'è la Rete 28 aprile di Cremaschi (la sinistra della sinistra della Fiom): dei 14 delegati Fiom nella rsu 6 sono della Rete e due della sinistra sindacale. Il resto sono 9 Uilm, 8 Cisl e 2 Ugl. "Di crisi in crisi noi abbiamo dovuto sempre mediare - dice Luca Cionini delegato Fiom - E così si sono affermati quelli più radicali". Ora, dall'entrata di Colaninno, la Piaggio ha ricominciato a girare. Lo dicono anche gli operai ma continuano ad avere paura: e se la Vespa la faranno in Vietnam? A proposito, nelle liste Pd c'è anche il figlio del "padrone", Matteo. "Non mi garba - dice Piero - Ma il Pd non può essere solo il partito degli operai, sennò non si vincerà mai. Il mondo è cambiato. Era più bello quando eravamo in 12.000, il padrone era il padrone e gli operai gli operai. Ma ora votare Arcobaleno è un voto perso". Indeciso quello che legge il giornale: "L'Arcobaleno è più vicino agli operai, ma al governo non hanno fatto niente". Elisa e Rosy, precarie - "e menomale che sennò chi ci pensa ai figli?" - darebbero "fuoco a tutti", ma voteranno a sinistra. Antonella "forse Veltroni, ma siamo delusi da tutti". I giovani, martedì scorso ora pranzo, sono con gli altri al bar davanti alla fabbrica. Dentro si legge il giornale, si fanno i video giochi, soprattutto si fa il "grattino" "per vedere di vincere e sbarcare la quarta settimana". Aleandro e Enrico hanno 28 e 27 anni. "Io a destra mai, ma anche gli altri ci hanno deluso", dice Enrico. "Ho sempre votato a sinistra, ma se mi dessero 2.000 invece di 1.000 euro voterei a destra". Vogliono mettere su famiglia. I ventenni invece non rispondono, mugulano: "La politica mi interessa il giusto". "Sono precari, hanno paura", spiega Belinda che alla Piaggio è un'istituzione sindacale e politica e ora, come un bravo cane da pastore, porta uno per uno gli operai a parlare con Passoni, sindacalista Cgil e candidato del Pd in Toscana, approdato verso le 13,30 alla Piaggio. I capannelli chiedono, rimproverano, più che applaudire.

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Veltroni, da domani il weekend pugliese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Bari Gli appuntamenti Veltroni, da domani il weekend pugliese Un fine settimana all'insegna di Walter Veltroni. Il candidato premier del partito democratico, arriverà in Puglia domani sera, con il suo pullman verde e, in meno di due giorni, toccherà quattro delle sei province pugliesi. L'aveva promesso e ha mantenuto la promessa l'ex sindaco di Roma, che in Puglia ci sarebbe tornato una settimana prima del voto. Programma ovviamente intenso. Si comincia alla mezzanotte di domani, a Conversano in piazza Castello dove Veltroni terrà un incontro aperto al pubblico. L'evento sarà introdotto dalle note dell'orchestra diretta dal maestro Ambrogio Sparagna, a partire dalle 22.30. Domenica 6 aprile, alle 10.30, nel teatro Kursaal Santalucia di Bari, sarà impegnato in un dibattito con il forum nazionale del terzo settore. A mezzogiorno, appuntamento in piazza Diaz, sul lungomare di Bari, dove il candidato premier del Pd farà un comizio pubblico. Comizio nel pomeriggio anche a Brindisi, alle 16.30, in piazza Cairoli. La giornata di domenica si concluderà a Lecce, dove alle 19 sarà impegnato in piazza Sant'Oronzo. La tappa pugliese si concluderà lunedì mattina a Taranto: alle 11 comizio in piazza Maria Immacolata. Per il Pdl, invece, oggi arriva Claudio Scajola. L'ex ministro del governo Berlusconi, con il coordinatore regionale di Forza Italia, Raffaele Fitto, sarà alle 17,45 a Corato presso il cinema Elia, alle 19 a Molfetta presso la Fabbrica di San Domenico e alle 20 a Foggia nella sala Amgas.

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Bestiario (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

OPINIONI BESTIARIO E se a Vincere fosse Walter? di Giampaolo Pansa Il leader del Pd ci crede. Ecco allora cosa lo attende dopo lo sbarco a Palazzo Chigi. Con un però... Ne avevo sentito parlare, ma pensavo a una bufala. Poi ho dovuto ricredermi quando ho visto che era una promessa elettorale con tanto di certificato d'origine. Stava stampata sulla prima pagina dell''Unità'. E accanto a un Walter Veltroni sorridente, versione allegra del buon Garrone di 'Cuore', c'era scritto: "Costruiremo 700.000 case da affittare da 300 a 500 euro al mese. Con noi vince la famiglia". Lì per lì sono rimasto perplesso. E subito dopo ho scoperto di essere un elettore infastidito dalla grancassa di questa campagna elettorale. So bene che, per vincere, si arriva a promettere di tutto. Ma adesso, a pochi giorni dal voto, il troppo sta stroppiando. I due primari candidati si rincorrono sul terreno delle sparate sensazionali. Il più fantasmagorico, un vero mago degli effetti speciali, rimane Silvio Berlusconi. La sua ultima trovata è di promettere una drastica riduzione dell'aliquota fiscale massima che verrà portata (dice S. B.) al 33 per cento. E come riuscirà in questo miracolo? Nel modo più banale: facendo pagare le tasse agli evasori. Come tanti elettori, anch'io mi sento preso per i fondelli. E ogni giorno mi cresce la voglia di non andare a votare. Che cosa farò il 13 aprile non lo so, ho ancora qualche giorno per rifletterci. La verità è che sono incuriosito dal finale della gara. Una gara sempre più aperta. Tanto che Veltroni comincia a dire che a vincere può essere lui con il suo PD. Dieci giorni fa non lo diceva, oggi sì. Per di più, chi l'ha incontrato di recente racconta di averlo visto convintissimo di battere il Cavaliere. Ma allora proviamo a immaginare Superwalter a Palazzo Chigi. Che cosa può succedere? Prima di tutto dovrà vincere subito un'altra guerra, persino più difficile di quella contro il Cavaliere. Parlo del braccio di ferro interno al Pd sulla composizione del governo. Veltroni ha promesso una squadra snella: appena dodici ministri e un numero ridotto di sottosegretari. Per un totale di eccellenze che non superi quota sessanta, vale a dire quasi la metà dello squadrone di Romano Prodi. Per di più, alcuni dei dodici ministri verranno dalla società civile (seconda promessa di Walter). Con una conseguenza fatale: una notte dei lunghi coltelli dentro il partito, dal momento che molte eminenze democratiche non si faranno tagliar fuori senza combattere sino all'ultima goccia di sangue. Comunque, a vincere questo round sarà di sicuro Veltroni, perché il trionfo sull'odiato Caimano lo avrà reso più forte di Superman. Il bello, o il brutto, verrà dopo. Quando il nuovo premier dovrà aprire la pila di dossier che troverà sul tavolo, per decidere le prime mosse del governo. Come si usa dire, avrà soltanto l'imbarazzo della scelta. Proviamo a elencare, un po' a caso, ricordando gli impegni presi da lui in campagna elettorale. Prima di tutto, la sconfitta della precarietà. Poi l'adeguamento all'inflazione di stipendi, salari e pensioni. Una lotta sempre più decisa all'evasione fiscale e alla corruzione ritornata dilagante. I rifiuti di Napoli. Il rebus di Alitalia e di Malpensa. Quello delle grandi infrastrutture, a cominciare dalla rogna suprema della Tav in val di Susa. Il rilancio dell'economia e dei consumi. Lo snellimento di Camera e Senato. La riduzione dei privilegi ai parlamentari. La riforma elettorale. La riforma della Rai. Le cinquemila leggi da abrogare. La guerra alla criminalità, per garantire un minimo di sicurezza ai cittadini. E a proposito di sicurezza, metterei nel conto anche un decisivo contenimento della violenza dentro e attorno i campi di calcio. Da attuare non con la sociologia, ma con le manette e il pugno duro sulle bande di ultrà e sui loro siti Internet, dove si incita alla guerriglia permanente. Ecco una lista molto incompleta delle cose da fare. Che di proposito non cita quisquilie come le settecento mila case da costruire e poi affittare a poco prezzo. Se fossi Veltroni, ne sarei terrorizzato. Ma sono soltanto un giornalista e non un aspirante premier. Superwalter potrebbe rispondermi che la vittoria secca gli consentirà di governare per cinque anni. Un tempo sufficiente per realizzare la Grande Svolta che ha promesso all'Italia. Gli auguro di avere ragione. Però. Già, c'è un però. Di che cosa si tratti lo vado spiegando da tempo nel Bestiario. Continuo a pensare che nessuno dei due blocchi oggi in gara sia in grado di farcela da solo. Perché la crisi italiana è ormai troppo grave per essere risolta senza un governo di salvezza nazionale, da far nascere con un accordo fra gli eserciti che per ora si combattono. Vedo che adesso lo stanno dicendo anche i giornali americani. Devo commentare? Non ci penso neppure. Fate il vostro gioco, Veltroni e Berlusconi. Ne riparleremo la sera del 14 aprile, giorno di santa Luidina Vergine.

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QUELLI CHE IL PAReggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità ELEZIONI / CONTO ALLA ROVESCIA QUELLI CHE IL PAReggio confindustria. vescovi. centristi. E PURE GLI osservatori internazionali. crescE iL PARTITO del risultato senza vincitori. E C'è CHI GI progetta un governo di larghe intese. NON GUIDATO DAL cavaliere Nel Pd abbiamo coniato due slogan, uno in caso di vittoria, uno in caso di sconfitta. 'Yes, we can', se vinciamo: sì, possiamo. 'Yes, week-end', se perdiamo: non avremo più niente da fare, passeremo un sacco di belle giornate al mare... Accomodato su un manifestino verde, uno di quelli con su scritto Veltroni presidente che accompagnano il tour del leader in giro per la Penisola, Massimo D'Alema non trattiene il sarcasmo sul messaggio con cui Walter Veltroni sta affrontando da ormai quasi due mesi la campagna elettorale. Anche se il ministro degli Esteri, in realtà, non ha nessuna intenzione di darsi alla vita marinara anzitempo. Più si avvicina la data del 13 aprile più i notabili del Pd cominciano a ostentare in pubblico il loro scetticismo sulle reali possibilità che la creatura di Veltroni possa vincere davvero le elezioni. E si preparano a giocare la partita nello scenario post-elettorale su cui puntano le loro carte. Quello evocato dalla cover story del settimanale americano 'Newsweek': la Grande coalizione che può mettere fine all''Italy's chaos', per difendere la fragile economia italiana dalla recessione e scrivere le riforme istituzionali. L'esito preferito del Terzo partito, il partito del Pareggio, quello che non si candida alle elezioni ma conta parecchio e che scommette senza incertezza sul segno X in schedina, sul nulla di fatto: con la Camera assegnata a un vincitore e il Senato di nuovo ingovernabile. Quello che fin dall'inizio, dalla caduta del governo Prodi, ritiene che il risultato migliore sarebbe l'equilibrio tra i due maggiori partiti, come premessa indispensabile per ripartire da capo dopo il voto. E che ha lavorato in modo attivo perché la campagna elettorale non decollasse. "Sa perché queste elezioni sono così povere, pochi manifesti, poche cene, pochi spot alla radio?", chiede un lobbysta di una famosa multinazionale del tabacco: "Le aziende, grandi e piccole, tutte, nel 2006 si sono dissanguate per sostenere i partiti, nell'aspettativa di un governo stabile che facesse le cose che ci stavano a cuore. Invece, dalle urne è uscito il governo Prodi appeso al voto di Turigliatto. E ora, cosa pensa che possa cambiare con il ritorno di Berlusconi? Niente, non cambierà niente. Il Cavaliere ormai non lo sopporta più nessuno, non c'è su di lui l'interesse del 2001. E allora ci siamo consultati tra di noi e abbiamo deciso di tagliare i fondi. Se la facciano loro, la campagna elettorale. Noi aspettiamo le elezioni e vedremo". Non è la conversione delle lobby al verbo dell'anti-politica. Il Terzo partito raccoglie ambienti molto lontani tra loro: imprenditori, osservatori presunti imparziali, organi di stampa internazionali, uomini di Chiesa. E, naturalmente, segretari di partito e singoli leader. Uniti dalla previsione, e dalla speranza, che dalle urne non uscirà un responso netto. Tutti convinti, per paradosso, che un risultato incerto eviterebbe una stagione di instabilità e costringerebbe i partiti a cercare un accordo tra loro. Anche se poi, sulla ricetta da applicare in caso di stallo, le idee sono diverse. C'è pareggio e pareggio. C'è uno zero a zero che tiene in piedi Berlusconi (in accordo con Veltroni) e uno che per il Cavaliere sarebbe l'inizio della fine. C'è la Grande coalizione Berlusconi-Veltroni fondata sul patto tra Pdl e Pd, il 'Veltrusconi' auspicato da 'Newsweek'. E c'è, al contrario, un governo appoggiato dalle principali forze politiche, a partire dall'Udc di Pier Ferdinando Casini, come prevede un'altra autorevole testata anglosassone, il 'Financial Times' ("Casini sarà centrale in ogni trattativa"), che presuppone un passo indietro dei principali protagonisti della campagna elettorale, Berlusconi e Veltroni. Sulla prima exit strategy, quella di un accordo diretto tra Berlusconi e Veltroni, si è espresso in tempi non sospetti un esponente di punta del Pd, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino: "Se il voto degli italiani incoraggerà questo sforzo, il Pd deve proporre un governo di larghe intese con Forza Italia. Non riesco a vedere un centrodestra che si sostituisce al centrosinistra e tutto resta come prima", ha detto quando il voto era ancora lontano. Smentito da Veltroni, Goffredo Bettini, Anna Finocchiaro, Dario Franceschini e da tutti i capi del Pd. Ma Chiamparino non arretra, anzi: "Ho solo detto in pubblico quello che tutti ripetono in privato. A cominciare da Montezemolo". Anche il secondo scenario, quello che punta sull'indebolimento elettorale della coppia Berlusconi-Veltroni, ruota sul presidente di Confindustria. Proprio lui, Montezemolo, è considerato da più parti il leader occulto del partito del Pareggio. è l'oggetto di desiderio dei due schieramenti, più volte tirato in ballo dagli uomini del loft o di palazzo Grazioli come papabile ministro di un governo Berlusconi (alle Attività produttive) o di un governo Veltroni (agli Esteri accorpati al Commercio internazionale, come ha proposto di recente lo stesso Montezemolo). Di certo sarebbe in testa alla lista dei nomi di un governo delle larghe intese. Qualcuno, anzi, lo indica come il probabile premier del governissimo: per il leader dell'Udc Casini, ad esempio, è il personaggio ideale per archiviare la lunga stagione berlusconiana. Di fatto, la Confindustria montezemoliana ha evitato accuratamente di farsi trascinare nella contesa elettorale. Ma in queste settimane il presidente uscente di via dell'Astronomia ha picchiato sempre sullo stesso tasto. Prima il decalogo sulla crescita e il bene comune, da ricercare "senza colorazioni politiche", con la richiesta di nuove liberalizzazioni, la riduzione complessiva delle tasse locali e nazionali, la semplificazione burocratica, i rigassificatori, le infrastrutture, la lotta al racket, l'aumento degli investimenti sulla ricerca: un programma di governo. Poi, due settimane fa, l'appello ad aprire una stagione di "nuovo patriottismo", con un attacco alla classe politica degna di Beppe Grillo: "I politici si dichiarano favorevoli al principio del merito, ma non lo applicano a se stessi: nelle liste c'è un'abbuffata di portaborse". Infine, il martellamento di dichiarazioni quasi quotidiane sull'esigenza di un governo che affronti "scelte, decisioni impopolari, decisioni vere per il futuro del paese". E giù botte sulle "promesse a costo zero", l'abbassamento delle tasse (Berlusconi) o l'aumento delle pensioni da luglio (Veltroni), prontamente rimbeccate dal confindustriale 'Sole 24 Ore' per mancanza di copertura finanziaria. Difficile per Luca tirarsi indietro in caso di chiamata della patria. O, almeno, del Quirinale. Nel partito del Pareggio milita il mondo cattolico più vicino al cardinale Camillo Ruini. Anche il presidente dei vescovi Angelo Bagnasco all'ultimo consiglio permanente della Cei ha presentato il suo decalogo (aumento dei salari minimi, difesa del potere d'acquisto delle pensioni, emergenza abitativa, maggiore sicurezza nei posti di lavoro) e la sua soluzione: "Vorremmo che all'indomani del voto ci fosse una spinta convergente per affrontare queste questioni". Una dichiarazione esplicita a favore delle larghe intese, completata dall'invito del segretario generale monsignor Giuseppe Betori a riformare la legge elettorale e tornare alla possibilità per gli elettori di votare i candidati con le preferenze: in sintonia con i giudizi sferzanti di Montezemolo sulla classe politica. In Vaticano non si limitano a tifare per il governissimo: operano perché il desiderio si avveri. Con un abile intreccio di benedizioni promesse ai tanti soggetti che si contendono il voto dei cattolici. E con il gioco delle candidature di personaggi in posizione strategica nelle varie liste, il Pdl, il Pd, l'Udc, pronti a colpire uniti dopo le elezioni, in nome dei valori, naturalmente. Forze rimaste prudentemente in attesa sono pronte a uscire allo scoperto in caso di risultato ballerino. Per un governo di emergenza nazionale, oltre al presidente di Confindustria, potrebbero spuntare i nomi di Mario Monti e del governatore di Bankitalia Mario Draghi. Con l'appoggio dell'Udc di Casini, ma anche di quella parte del Pd che prima delle elezioni puntava a costruire un nuovo centrosinistra, l'alleanza dei riformisti con i moderati, in testa Massimo D'Alema. Nomi che costringerebbero Berlusconi a risvegliarsi dal sogno di tornare a palazzo Chigi per la terza volta, nonostante la probabile vittoria del Pdl alla Camera. è stato il Cavaliere a spingere per le elezioni anticipate con la vecchia legge elettorale, nella speranza di un trionfo facile. Se la scommessa fallisce e il centrodestra resta appeso al ricatto di pochi senatori e della Lega, per l'ex premier rimane un'unica alternativa: un accordo con Veltroni che gli permetta di restare l'uomo che distribuisce le carte al tavolo della politica italiana. Raccontano che il Cavaliere ci stia pensando da sempre e che la tappa elettorale sia solo un passaggio per trattare con il leader del Pd il grande accordo da posizioni di forza. Difficile, però, che possa essere lui a gestire in prima persona il risultato elettorale. E anche Veltroni potrebbe avere qualche difficoltà: D'Alema aspetta il 13 aprile per tornare a tessere la tela. Tante scelte di Walter degli ultimi mesi hanno trovato Massimo a dir poco freddo, ma la campagna elettorale è il momento peggiore per aprire la resa dei conti. Dopo, ci sarà il tempo. Soprattutto se gli entusiastici we can del Pd dovessero lasciare il posto a ben più malinconici week-end di opposizione. n Il governo Letta-Letta di Edmondo Berselli Largo al governo del pareggio, l'ultima trovata inciucista, con Walter Veltroni, il buonista, che continua a ripetere correttamente che chi ha un voto in più governa, altro che storie, e il Cavaliere trionfante, che ha assunto la veste del padre di famiglia preoccupato, e predica sobrietà quasi prodiana, pronto, secondo un pesce d'aprile, a cooptare Massimo Cacciari e Mario Monti. Già, il filosofo sindaco di Venezia, magari con barzellette annesse: "Com'è tua moglie a letto?". "Mah, c'è chi ne dice bene, c'è chi ne dice male.". Mentre in realtà questo è il momento dell'incertezza, ed è per questo che vengono fuori le strategie che una volta si sarebbero dette, da destra, 'consociative'. Il governo meraviglioso, secondo l'area terzista e compromissoria, degli ottimati, dei poteri forti, delle stupende leccate reciproche. Gianni Letta, un uomo di Stato! Enrico Letta, suo nipote! Il governo Letta-Letta, che sciccheria mondana! Da far fremere le Angiolillo e le Verusio, e i salotti e i party e gli happy hour, in un tripudio bipartisan. Eppure come si può dimenticare che è sempre la solita storia del 'governo dei migliori'? Quella che periodicamente rispunta fuori in un paese che non vuole saperne di conflitti, regolati o no, e che preferisce il concordato, i lodo, il compromesso più o meno storico, la solidarietà, la garanzia, quell'area, come scrisse ripetutamente il bocconiano Mario Monti, corteggiato da Veltroni e indicato da Berlusconi, che ha ben presente quali sono le riforme da fare, al di là della destra e della sinistra. E mai nessuno che ricordi che il governo dei migliori, come scrisse ripetutamente Norberto Bobbio, "è una vecchia truffa reazionaria". E, se non si vuole essere accusati di ideologia, o di sinistrismo, di radicalismo deteriore e di mancanza di patriottismo e di identità nonché di orgoglio nazionale, occorrerà ricordare che non ci sono ricette condivise. Queste sono astrazioni. Si potranno condividere vaghe idee sulla riforma liberale del mercato del lavoro, o sulla riforma delle aliquote fiscali, ma poi ogni misura va parametrata sui dettagli. E sui dettagli casca l'asino. Sempre. E allora bisognerà spiegare, se proprio ci fosse la disgrazia del pareggio, che Berlusconi è stato ingordo, non ha avuto la pazienza civile di impegnarsi in una semplice riforma elettorale. E quindi, chi è causa del suo mal, con quel che segue. Insomma, se esce il segno del pareggio, altro che pensare ai Montezemolo, ai Marchionne, agli ottimati: non possiamo immaginare che l'unica soluzione per l'Italia è il governo di Dagospia. (O forse sì: ma allora ditelo, e che non sia solo un gossip elettorale).

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Sindacati in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air France (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Sindacati in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air France Letta "ambasciatore" con Parigi Police (Tesoro) prende il posto di Prato Titolo sospeso fino all'8 aprile. Il neo presidente quarantenne è un "enfant prodige" del diritto amministrativo ROMA - Alitalia ha un nuovo presidente, il giurista Aristide Police. E cinque giorni per riprendere il bandolo della trattativa con Air France-Klm, interrotta mercoledì dopo il rilancio dei sindacati. Il cda della compagnia, riunitosi ieri per prendere atto delle dimissioni del presidente Maurizio Prato, non ha aperto le pratiche per il commissariamento, come il Tesoro aveva ventilato, ma ha rinviato ogni decisione all'8 aprile. La data, che è la stessa in cui il titolo rientrerà in contrattazione, sarebbe legata alla disponibilità offerta dai francesi. Una boccata d'aria. Poi tutti gli scenari saranno possibili, compreso il fallimento. Il tentativo di riprendere il negoziato con i francesi è partito da palazzo Chigi cui il leader del Pd, Walter Veltroni, ha chiesto di richiamare le parti "al senso di responsabilità". Il suo timore è che il fallimento di Alitalia si abbatta sul voto con effetti nefasti. L'appello ha trovato una sponda nei sindacati protagonisti della rottura, che si sono detti disponibili a "una vera trattativa ". La loro accusa infatti è che il Tesoro abbia da tempo fissato con Air France-Klm la proposta definitiva. "Con noi non c'è mai stata trattativa" hanno sostenuto. Il loro ultimo rilancio sarebbe stato necessario per stanare i francesi: "La nostra proposta non è ultimativa - ha detto Fabrizio Solari (Filt-Cgil) -. E la loro?". è stato il sottosegretario Enrico Letta a prendere in mano la situazione, in assenza del premier Prodi, in visita in Romania. Una riunione con i ministri Tommaso Padoa-Schioppa (Economia), Pier Luigi Bersani (Sviluppo economico) e Alessandro Bianchi (Trasporti) ha focalizzato l'obiettivo: non far fallire la compagnia. E la strategia: riportare al tavolo Spinetta assicurando ai sindacati un margine di trattativa. Nel frattempo l'azienda andrà governata. Nell'ultimo mese, secondo fonti di mercato, il livello delle prenotazioni di voli intercontinentali e internazionali si sarebbe ridoto del 40%. Questo vuol dire che, malgrado la boccata d'ossigeno dei 148 milioni incassati, c'è il rischio che Alitalia non regga l'imminente verifica dei conti. I primi contatti di Letta con i francesi sono stati difficili: Spinetta sarebbe irritato per il tempo perduto e per i modi spicci dei sindacati. La disponibilità sarebbe perciò limitata a domenica. Da Bucarest Prodi lo ha incoraggiato, definendo la proposta di ristrutturazione di Air France "non certo più severa" di quella subita da altri vettori. Vicenda chiusa, invece, per Silvio Berlusconi. "La già difficile situazione italiana poteva essere più grave - ha commentato in serata il leader del Pdl -, almeno si è interrotta la trattativa con Air France...ho evitato la catastrofe ". L'ex premier ha poi confermato l'appello agli imprenditori perché entrino nella cordata italiana: "Basta anche una fiche "dice, alimentando il sospetto che l'intervento sia pensato per un'Alitalia già ridimensionata da un commissario. La russa Aeroflot si è detta pronta a esaminare proposte "vantaggiose". Antonella Baccaro.

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Riservato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità SENATORI E FISCO Calderoli Il deduttore Molti cittadini il 19 marzo, letti i giornali, si sono chiesti come abbia potuto il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli dichiarare per il 2006 un reddito imponibile di appena 29.529 euro. Molto poco, per un parlamentare erede di nota dinastia di medici dentisti bergamaschi, che nella dichiarazione al fisco segnala un reddito complessivo di 234 mila euro. Interpellato, il senatore della Lega Nord ha detto di aver dedotto le spese dovute alla sua separazione dalla moglie. L'interessata, l'attrice-autrice Sabina Negri, nota anche per i vivaci duetti con Piero Chiambretti a 'Markette', è separata dal marito dal marzo 2006. Ma non beneficia di un assegno di mantenimento, che sarebbe sì deducibile dal reddito imponibile. La signora risulta però aver ricevuto, come da accordo, un assegno una tantum da 200 mila euro (in attesa di una seconda tranche da negoziare al momento del divorzio). E l'assegno una tantum, secondo la legge, non può essere portato in deduzione (così come non costituisce reddito per il coniuge destinatario). Quali magìe ha dunque sortito, per depennarsi i 200 mila euro dal reddito imponibile l'abile senatore Calderoli, o chi lo consiglia? La curiosità rimane, soprattutto tra i famosi "contribuenti tartassati", cui la Lega fa volentieri riferimento. E. A. Attualità MiTo anche in Svezia Dopo il successo di Settembre Musica, il festival gemellato tra Milano e Torino, e in paziente attesa dell'Alta velocità ferroviaria, l'idea di MiTo sbarca in Svezia. Dal 1 maggio al Moderna Museet di Stoccolma le due città saranno insieme nella mostra 'Time&Place, Milan/Turin 1958-1968', a cura di Luca Massimo Barbero. Con tutti gli eroi degli anni '60, dall'informale all'arte povera, da Fontana a Melotti, da Baj a Merz. Attualità CASO CIARRAPICO Un po' fascio un po' nazi Panzer all'attacco, 'Dongo: l'ultima autoblinda', 'Le Waffen SS' (testo sicuramente poco gradito alla collega di partito Fiamma Nirenstein), 'Lettere dei condannati a morte della Rsi', 'I fascisti sconosciuti', sono alcuni dei titoli delle Edizioni Ciarrapico, l'editrice che il candidato al Senato per il Pdl, Giuseppe Ciarrapico, fondò circa 30 anni fa. Giorgio Almirante scrisse per 'Ciarra' la biografia del capo falangista José Antonio Primo de Rivera. Un catalogo ispirato alla memorialistica fascista che oltre ai tre volumi su 'Gli anni del fascismo' ha due chicche, la ristampa di 'Signal', la rivista del ministero della Propaganda del Terzo Reich, e 'Der Adler', la rivista della Luftwaffe. Giornali cari a Joseph Goebbels e Hermann Goering. G. S. Attualità Giochini Preziosi Mentre il Genoa gli dà grandi soddisfazioni in campionato, il patron Enrico Preziosi è costretto a fare i conti con la scomoda eredità del suo turbolento passato. Entro l'estate potrebbe arrivare a sentenza il processo per il fallimento del Como, in cui Preziosi è accusato di bancarotta fraudolenta. E adesso una nuova grana arriva da Monza, dove il fondatore della Giochi Preziosi è stato rinviato a giudizio per truffa. A denunciarlo è stato il calciatore Alessandro Colasante, già in forze al Genoa e, dal gennaio 2004, al Como. Secondo l'accusa, a convincerlo a trasferirsi dal club gialloblù a quello lombardo fu proprio Preziosi, che di fatto li controllava entrambi, promettendo un sostanzioso incremento dell'ingaggio. Solo che di lì a poco il Como fallì e Colasante rimase senza stipendio. L'imprenditore, invece, che conosceva i conti della società comasca, "si procurava", si legge nell'atto di rinvio a giudizio, "l'ingiusto profitto consistente nell'ottenere il trasferimento del Colasante dal Genoa al Como calcio". Un'operazione che fruttò alla squadra ligure 750 mila euro. V. M. Attualità PROPOSTE URBANE VEDI NAPOLI E POI COPIA Una città in 'bella copia' grazie a un Pin. Si chiama Programma Innovazione Napoli ed è un volume elaborato da otto autori (due architetti e sei avvocati) che per due anni hanno studiato 30 città del mondo per importare soluzioni innovative. Niente politici né sponsor: l'associazione Ego di Napoli rappresenta l'iceberg di una società civile che dice basta al malgoverno. Così da Londra verrebbe trasferito in blocco il programma 'Safer Neighbourhoods' (Vicinato sicuro) per distribuire meglio i vigili urbani (ora sono in strada solo 450 su 2.160); da Parigi il sistema di trasporto, con il ritorno del controllore e l'introduzione della tessera prepagata al posto dei biglietti; da Cannes la trasformazione del Lungomare in Promenade; da Milano il sistema di raccolta differenziata porta a porta; dall'Islanda e dal Giappone l'utilizzo di dissociatori molecolari al posto dei termovalorizzatori; da Genova l'azzeramento, anno per anno, del bilancio comunale. M. F. Attualità Toga di salvataggio Su Internet c'è una raccolta di sue foto con la didascalia 'La nuova bomba sexy del Parlamento' e un'altra sotto il titolo 'miss Sinistra'. Daniela Melchiorre, fresca di dimissioni da sottosegretario alla Giustizia del governo Prodi, è però passata a destra e oggi è candidata con il Pdl in Campania in quota Liberaldemocratici, il movimento politico di Lamberto Dini. La Melchiorre è sostituto procuratore militare presso il Tribunale di Torino, attualmente fuori ruolo. L'ultima Finanziaria del centrosinistra ha deciso un taglio ai giudici militari da 103 a 58 unità, ma con un emendamento dell'ultimo minuto sono stati salvati i fuori ruolo al 28 settembre 2007: appena tre magistrati, tra i quali c'è proprio la Melchiorre. Se dovesse andarle male in politica, tornerà a fare il procuratore con le stellette. G. Mas. Attualità BANANA REPUBLIC Valori principeschi DI GUIDO QUARANTA E così, anche Emanuele Filiberto di Savoia figura tra i tanti candidati al nuovo Parlamento. C'era da aspettarselo. Da quando, tempo fa, insieme agli augusti genitori, è entrato in Italia, dall'esilio svizzero, non si è limitato a pretendere la restituzione dei beni di famiglia (e a improvvisarsi testimonial di un'azienda produttrice di olive da aperitivo): ha pure proclamato che volentieri si sarebbe dato alla vita politica. E, infatti, partita la corsa del 13 aprile, s'è messo alla testa di una lista elettorale, intitolata come una canzonetta del Festival di Sanremo, 'Valori e futuro'. Naturalmente, per simbolo, ha scelto il nodo sabaudo. Si è presentato oltre confine a chiedere consensi agli italiani all'estero, nella circoscrizione Europa. E ha già dichiarato che, dopo le elezioni, si schiererà a destra, con Silvio Berlusconi. Finora pare che stia mietendo scarsi successi (giovedì 20 marzo, a Bellinzona, nel Canton Ticino, voleva parlare a un gruppo di ferrovieri italiani in sciopero da 15 giorni, ma è stato costretto alla ritirata, al grido di "Vergogna, fascista!"). Può darsi, tuttavia, che alla fine venga eletto e possa occupare un seggio alla Camera. Se ci riuscirà, chissà come si applicherà nel nuovo ruolo di deputato. Dati i precedenti familiari, potrebbe forse presentare qualche provvedimento a favore dei congiunti: una proposta di legge, ad esempio, per restituire al suo bisnonno, Vittorio Emanuele III, gli altisonanti titoli di imperatore d'Etiopia e re d'Albania: ci teneva tanto. Attualità PARLAMENTARI Disegni astratti Irriducibili della proposta di legge o ritardatari ispirati al "facciamo vedere che abbiamo fatto qualcosa"? Ce lo si chiede nel considerare i circa 30 disegni di legge che deputati e senatori hanno presentato a Parlamento sciolto. Giorgio Napolitano ha messo fine alla legislatura il 6 febbraio. Eppure c'è stato chi ha continuato a depositare proposte fino al 17 marzo. Iniziative inutili in quanto decadranno. L'onorevole Giorgio Jannone di Forza Italia il 6 febbraio ne ha presentate ben due, fra cui quella impegnativa di una commissione d'inchiesta parlamentare sui collaboratori di giustizia. L'ha firmata anche Stefania Craxi. Il leghista Paolo Grimoldi, invece, si è ricordato dell'urgenza di istituire un Museo storico dei motori a Monza che definisce con ispirazione "Tempio della velocità". G. S. Attualità CASI LETTERARI Guareschi integrale Il centenario della nascita di Giovannino Guareschi porta con sé uno scoop letterario che gli appassionati di Seconda guerra mondiale attendono da tempo. A giugno Rizzoli pubblicherà 'Il grande diario' dello scrittore emiliano negli anni 1943-45. Ovvero la versione completa, riccamente ampliata nei testi e nei disegni, rispetto al famoso (ma parziale) 'Diario clandestino' uscito nel 1949 e ristampato sino a oggi. Sono gli anni più drammatici dell'autore, gli anni della prigionia in Polonia e Germania nei campi per internati militari, dopo che l'ufficiale di artiglieria Guareschi, fedele al re, fu arrestato in seguito all'8 settembre. Il completamento dei diari avviene grazie ai figli, Carlotta e Alberto Guareschi. E. A. Attualità Venezia: abusivi ma solo un po' Da occupanti abusivi di case a occupanti con il benestare di Massimo Cacciari, alle prese con le scarse risorse per l'edilizia pubblica. A Venezia un'esperienza di autorecupero bioarchitettonico da illegale è diventata un progetto dell'assessorato alla Casa di Mara Rumiz per ristrutturare alloggi Erp. Tutto è nato tre anni fa, da un gruppo di cittadini guidati da due architetti veneziani, Giulio Grillo e Paola Fachin. Prima del biorecupero, in sette anni avevano già ristrutturato abusivamente 50 alloggi, dopo aver mappato le case gestite dall'Ater (l'Azienda per l'edilizia residenziale) non assegnabili perché in stato di abbandono. Ora il primo esempio, a San Piero di Castello, a pochi passi dalla Biennale, del restyling di un appartamento. Autofinanziato eludendo i tentativi di sgombero, di fatto senza ostacoli da parte del Comune, che ha poi sposato l'esperimento. N. R. Attualità SIGNORNò Il precedente Napolitano di Marco Travaglio Nel loro tour elettorale in Calabria, Veltroni e Berlusconi hanno detto lodevoli cose contro le mafie. Ma nemmeno una parola sui furti di denaro pubblico scoperchiati dal pm Luigi De Magistris, recentemente punito dal Csm unanime con la censura e il trasferimento di sede e di funzione. Solo Di Pietro ha solidarizzato con lui, offrendogli pure una candidatura che il pm ha declinato. Da quando la sua sentenza è stata depositata, politica e magistratura l'hanno accolta con uno strano silenzio. Eppure il giudice Felice Lima la smonta punto per punto su 'Micromega' e un bel libro fresco di stampa, 'Il caso De Magistris' di Antonio Massari (ed. Aliberti), dimostra che è basata addirittura su un falso. Uno degli addebiti che sono costati la condanna al pm è l'iscrizione segretata di due indagati eccellenti: il Sen. Avv. Giancarlo Pittelli (Fi) e il generale Walter Cretella. Anziché annotare i due nomi sul registro, De Magistris custodì l'atto d'iscrizione in cassaforte, riservandosi di riportarlo sul libro della Procura in un secondo momento. Motivo: Pittelli, indagato e difensore di Cretella, è intimo amico del procuratore Mariano Lombardi. Il figlio della convivente del procuratore è addirittura socio di Pittelli. E De Magistris ha denunciato il suo capo alla Procura di Salerno, accusandolo di aver informato Pittelli delle indagini su altri clienti del Sen. Avv. Il Pg della Cassazione Vito D'Ambrosio, chiedendo al Csm la condanna di De Magistris, ha affernato: "Io non ho mai visto un atto secretato con la chiusura in armadio blindato dell'ufficio. Non solo, nego che ci possa essere". Ma, come risulta dallo scoop di Massari, quell'iscrizione blindata ha un precedente illustre che riguarda proprio il presidente del Csm che ha condannato De Magistris: il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Nel 1994 i pm napoletani Rosario Cantelmo e Nicola Quatrano raccolgono una testimonianza su un presunto finanziamento illecito di 200 milioni di lire alla corrente migliorista del Pci guidata da Napolitano. è solo una voce, ma i pm hanno l'obbligo di verificarla e di iscrivere Napolitano sul registro degli indagati. Cosa che fanno, ma in via riservata per evitare fughe di notizie destabilizzanti. Come? Con un atto sigillato e blindato in cassaforte, collegato a una sigla in codice annotata sul registro degli indagati. E bene fanno: la notizia si rivelerà non provata. Il Csm non si sognerà mai di punire i due pm, che han garantito i diritti dell'indagato e la riservatezza delle indagini. Proprio come ha fatto De Magistris, che però non temeva talpe esterne, ma interne. Lui però l'hanno punito. Intanto, vedi ultima puntata di 'Report', i furti di denaro pubblico in Calabria continuano. Ma tutti i politici indagati da De Magistris sono stati ricandidati, dal Pd e dal Pdl: torneranno felicemente in Parlamento. Attualità TELEFONIA FISSA ASPETTANDO TELECOM Un anno di attesa per avere l'allaccio del telefono. Assurdo, ma sta capitando un po' troppo spesso, denuncia Aduc. Un megacondominio di 400 appartamenti, a Firenze, ha richiesto a Telecom Italia il telefono a febbraio 2007; l'ha avuto solo a marzo 2008. Un famiglia milanese attende ancora da agosto 2007; in questi mesi si è dovuta arrangiare con diversi cellulari. Più 'fortunato' un utente di Roma: a maggio ha fatto richiesta e ha avuto il telefono a marzo. "Le storie", scrive Aduc, "narrano una odissea fatta di appuntamenti non rispettati e continui rimandi". Questi problemi sono "la conferma che negli ultimi anni la società non ha fatto investimenti". In realtà Telecom ha investito, come risulta dai bilanci, ma pare non sia bastato. Ora intende rimboccarsi le maniche. Nel prossimo biennio investirà 100 milioni solo per prevenire guasti; ha messo in piedi una nuova organizzazione per rendere più efficiente la fornitura del servizio e la gestione della rete. A. L. Attualità CINEMA E SPONSOR Tra gli sponsor dell'ultimo film di Carlo Verdone non poteva mancare l'acqua Lete. Lete è lo sponsor ufficiale del Napoli calcio presieduto da Aurelio De Laurentiis, produttore di 'Grande Grosso e Verdone', diretto e interpretato dall'attore romano che, sfegatato tifoso romanista, ha dovuto digerire l'acqua bevuta nel ritiro degli azzurri partenopei. Le bottiglie di Lete fanno bella mostra in più scene e l'azienda viene anche ringraziata nei titoli di coda. Non c'è invece la birra Moretti, sponsor dell'omonimo torneo estivo di calcio che si gioca al San Paolo di Napoli e vede la squadra di casa tra le protagoniste. Le bottiglie di Moretti (e quelle di Lete) avevano strappato diverse inquadrature in 'Manuale d'amore 2', con Riccardo Scamarcio e Monica Bellucci, ovviamente targato Filmauro di De Laurentiis. G. Mas. Attualità PUBBLICITà AZZURRO E VERDONE Assai frequenti, in Campania, i mega cartelloni 6x3 con sfondo azzurro e titolone: 'Rialzati Italia'. Chi li guarda pensa subito a Berlusconi e allo slogan elettorale del Pdl. Ma poi il cartellone continua: "Il carovita ha messo il Paese in ginocchio: scegli Alvi". C'è dunque un candidato Alvi? Niente affatto. Ci sono dei discount. Il cartellone reclamizza (nelle scritte in piccolo) una catena di supermercati di proprietà del presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani, che sta nel Partito democratico. L. F. Attualità Le radio più ascoltate La classifica delle emittenti nazionali nel primo bimestre 2008 Emittenti Ascolto giornaliero Rai Radiouno 6.874 Radio Deejay 5.362 Rtl 102.5 5.358 Rds 4.879 Rai Radiodue 4.752 Radio 105 3.887 Radio Italia 3.785 Radio 24 2.225 Radio Kiss Kiss 2.207 Radio R101 2.065 Rai Radiotre 1.900 Radio Maria 1.836 Rmc 1.764 Radio Capital 1.671 Virgin Radio 1.651 m2o 1.391 Isoradio 1.267 Dati Audiradio (utenti espressi in migliaia). Indagine campionaria, realizzata con interviste telefoniche Attualità GELA notizie per le cosche "Adesso la mafia sa che per ammazzarmi deve mirare alla testa: complimenti all'Ansa e alle tv siciliane.". Rosario Crocetta sfoga con 'L'espresso' la rabbia per la pubblicazione di una notizia che sperava rimanesse segreta, quella del suo giubbotto antiproiettile. Il Venerdì santo il sindaco di Gela, sotto scorta per le minacce di morte ricevute dalle cosche del Nisseno, si è trovato a sfilare in processione a pochi metri dal presunto boss Carmelo Barbieri, condannato per mafia a 24 anni di galera, ma ancora in libertà per il grave ritardo con il quale il giudice Edi Pinatto ha depositato la sentenza. Finita la processione, Crocetta è andato al ristorante dove va di solito con i poliziotti ed è stato raggiunto da un cronista che voleva sapere che effetto gli avesse fatto la presenza ravvicinata di Barbieri. Crocetta ha raccontato il suo stupore, accresciuto quando ha letto sull'Ansa del suo giubbotto appoggiato su una sedia. E ora dice: "Adesso la campagna elettorale come la faccio? Chiuso in casa o con il casco sulla testa?". F. B. Attualità GALILEO SI MERITA UN GIUBILEO Tira aria di disgelo tra Chiesa cattolica e comunità scientifica, dopo la fase di tensione per la mancata visita alla Sapienza di Benedetto XVI. Monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Consiglio pontificio per la cultura, ha annunciato un incontro per mettere a confronto su Darwin e l'evoluzionismo studiosi di diversa estrazione. Non meno storica l'occasione che si profila per il prossimo anno a Firenze su Galilei. In una prima riunione tenutasi nei giorni scorsi, una ventina di autorevoli istituzioni culturali laiche ed ecclesiali hanno abbozzato un programma comune che potrebbe prevedere persino l'intervento del papa (a Ratzinger si deve la relazione in base alla quale Wojtyla 'sdoganò' Galileo). Per i 400 anni dall'invenzione del cannocchiale astronomico, Unesco, Onu e presidenza della Repubblica italiana hanno indetto un giubileo galileiano; all'evento clou fiorentino lavorano, tra gli altri, Lincei, Inaf, Normale, Compagnia di Gesù, Pontificia accademia delle scienze, Specola Vaticana. Scopo dichiarato, aiutare a risolvere "tensioni e conflittualità" nei "rapporti tra la Chiesa e le istituzioni di ricerca scientifica". L. B. Attualità MEDIA E REGOLAMENTI telecamere nella giungla L'impossibile faccia a faccia tv tra Veltroni e Berlusconi, o quelli, improbabili, tra il Cavaliere e Casini o tra Uòlter e Bertinotti: davvero la par condicio li consentirebbe e sono solo i veti politici a bloccarli? Ed è corretto che un leader come Veltroni, ritirandosi, possa far cancellare la puntata di un talk-show del suo avversario? Sono questioni che anche in questa tornata elettorale suscitano un mare di polemiche. Alla ricerca di risposte convincenti, i politici scartabellano codici e pandette. In loro aiuto arriva in libreria uno studio della costituzionalista Anna Chimenti, 'L'ordinamento radiotelevisivo italiano' (Giappichelli editore), che illustra la giungla di norme sulla politica nel piccolo schermo, dalla Mammì alla Gasparri e fino alle proposte Gentiloni. L. Q. Attualità Meno tasse per il pop Al grido di 'Non sono solo canzonette' alcuni tra i maggiori big della musica leggera impegnata, da Jovanotti a Piero Pelù, da Dolcenera alla Bandabardò, sono scesi in campo per reclamare una legge che riconosca loro la pari dignità con la musica classica. La sfida parte dalla Regione Toscana che, prima in Italia, su iniziativa del consigliere Pd Enzo Brogi, approverà, dopo le elezioni, una legge per sostenere "il valore artistico, culturale e socio-economico della musica pop contemporanea". Tra i massimi ispiratori della legge c'è Jovanotti: "Bisogna agevolare i musicisti, soprattutto i giovani, e detassare gli imprenditori che fanno esibire i giovani nei loro locali, favorendo l'accesso alla musica per tutti". M. La.

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Pressing del Loft: ora linea dura E parte la <campagna indecisi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Bettini: il buonismo ha rotto le scatole Pressing del Loft: ora linea dura E parte la "campagna indecisi" ROMA - I sondaggi passano di mano in mano: il risultato è sempre lo stesso: Walter Veltroni distacca la sua micro coalizione di diversi punti. Per dirla in parole povere il Pd non riesce a seguire il passo del candidato premier. Riunione informale, al Partito democratico, con una coda di telefonate per sentire tutti i maggiorenti del nuovo soggetto politico, sparsi per ogni dove a fare la campagna elettorale. Il ministro per le Comunicazioni Paolo Gentiloni non ha dubbi: bisogna inasprire i toni su Berlusconi, "altrimenti gli indecisi non si muovono, restano a casa". Il coordinatore del Pd Goffredo Bettini va ancora più in là. Lui che è stato il primo a sposare questa linea spiega: il buonismo mi ha "rotto le scatole". Walter Veltroni è su una posizione più soft. Non è convinto che l'affondo contro il Cavaliere paghi. Ermete Realacci è sicuro, che no, non paga: "Non trasformiamolo in una vittima, perché così rischiamo di dargli un'arma in più". Veltroni un po' gli dà retta un po' no. Vorrebbe che fossero gli altri dirigenti del partito ad attaccare il Cavaliere, mentre preferirebbe ritagliarsi un ruolo meno da falco. Massimo D'Alema non c'è, ma il suo pensiero lo ha ripetuto più volte ai dirigenti del Pd, Veltroni incluso, ovviamente: in questa fase "bisogna motivare di più il nostro elettorato" che non ama "subire gli insulti" senza una reazione. Il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani è assai più cauto. Lui spera ancora di conquistare gli elettori disillusi dal Cavaliere. E lo ha detto anche al segretario: "Bisogna dire ai moderati, rimanete anche berlusconiani nel fondo del vostro cuore, ma investite su questo partito nuovo che per voi rappresenta una possibilità ". Insomma, a un certo punto il Pd si è trovato di fronte a un bivio. Come affrontare gli ultimi scampoli della campagna elettorale? Dentro il partito si sono affrontate due linee diverse. Alla fine ha vinto la linea dura, anche se Veltroni chiosa così con gli uomini del Loft: non deve essere "un ritorno alla vecchia campagna elettorale antiberlusconiana ". Ciò detto, anche il segretario ammette che "ci sono ancora molti incerti" e che occorre conquistare non solo quelli che dichiarano di voler restare a casa il 13 e 14 aprile ("quello è tutto elettorato nostro, gente che ha votato per il centrosinistra"), ma anche i cosiddetti grillini. "In fondo - spiegano al Loft - Grillo e tutto un tipo di antipolitica sono meno presenti di prima sulla scena, quindi quei voti ora potrebbero finire al Pd". Dunque, in Sardegna il leader del Partito democratico inasprisce i toni. Lo aveva fatto anche in Sicilia, per poi tornare indietro, preoccupato che un eccesso di antiberlusconismo non aiutasse la sua campagna. L'obiettivo è uno solo: convincere una parte almeno degli indecisi ad andare a votare, perché il guaio è, come rivelano i sondaggi, che l'astensionismo rischia di pena-lizzare, e non di poco, il Pd. Perché se è vero che il leader piace, è altrettanto vero che il nuovo partito non convince. "Lo scontro deve essere tra me e Berlusconi ", dice il numero uno del Pd. "Bisogna trasformare la disfida elettorale in un duello tra Veltroni e il Cavaliere: è l'unica", spiega Bettini ai compagni di partito. Per questa ragione il segretario del Pd dice che vuole chiudere la campagna elettorale portando con sé sul palco solo i capilista. Niente Romano Prodi o altri maggiorenti. Ma a ben guardare i maggiorenti, tra i capilista ci sono tutti i pezzi da 90: da Fioroni a D'Alema. è il compromesso che Veltroni ha dovuto accettare. L'"one man show" che il segretario avrebbe voluto non andava bene agli altri big del Pd. Come non andava bene al segretario la sponsorizzazione del voto disgiunto (alla Camera al Partito democratico, al Senato alla sinistra) che facevano gli emiliani. Bersani aveva assicurato a Franco Giordano che così sarebbe stato e l'europarlamentare Mauro Zani l'aveva auspicato pubblicamene. Perciò Bettini, proprio a Bologna, va a dire "no al voto disgiunto ". Servono tutti i voti. Ma proprio tutti. Ancora Bettini: "I socialisti lavorano sui decimali, la vera sfida è solo quella tra Veltroni e Berlusconi". Certo, il leader del Pd è convinto che "se gli indecisi andranno a votare lo faranno per favorire noi, non Boselli o Casini ", ma non si sa mai, meglio ripetere, come fa appunto Bettini, che tutti gli altri voti "non sono inutili ma sbagliati ". Con i minatori Il leader del Pd Walter Veltroni ieri in Sardegna (Chianura/Agf) Maria Teresa Meli.

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Veltroni, appello al <voto utile> <Silvio è stanco e vecchio> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Veltroni, appello al "voto utile" "Silvio è stanco e vecchio" Affondo sul Cavaliere: governare è un onore, non una croce E per fermare la "fuga dei cervelli" annuncia contratti da 250 mila euro l'anno per "i giovani leader scientifici" DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Per strappare una risata il comico Crozza la metterebbe così: "Votate per me, ma anche per Berlusconi". Vista da Walter Veltroni invece la questione è seria e si potrebbe sintetizzare con l'espressione "voto utile". Davanti ai lavoratori della Alcoa di Portoscuso il segretario si appella agli elettori e chiede loro, in modo assai sfumato, di stare o di qua o di là, meglio se con il Pd piuttosto che con il Pdl: "Astenersi vuol dire non capire che la sfida è concentrata su due grandi forze". Quando si è messo in viaggio c'erano da recuperare 22 punti, ma adesso "manca poco ", invoca l'ultimo sforzo lo sfidante di Berlusconi, al secondo e ultimo giorno di tour de force in Sardegna. Una delle quattro regioni, con Lazio, Abruzzo e Marche, dove secondo il Veltroni intervistato da Panorama si decide chi governerà. Lui è in pieno "scatto di reni " mentre l'avversario, così lo dipinge, è pronto per la pensione. "Io non sopporto gli uomini politici che ogni giorno dicono che sono stanchi, come se ci stessero facendo una grazia". Coro di buuh, applausi, risate, una signora grida "è vecchio!" e il segretario annuisce: "Non ha più energia, ecco perché non verrà da voi. Ha detto che non può pensare di dover portare di nuovo la croce, ma governare non è una crocifissione, è il massimo degli onori!". Dagli operai che lavorano carbone e alluminio parla da sindacalista, promette sicurezza e salari più alti e ricorda quella "persona per bene" che era il sardo Enrico Berlinguer. Dai ricercatori della Polaris, il parco tecnologico di Pula che Veltroni paragona all'Ucla di Los Angeles, annuncia che gli Einstein in erba italiani godranno di "contratti di ricerca per giovani leader scientifici": 250 mila euro l'anno per fermare la fuga all' estero dei nostri cervelli. "Vi sembra giusto che un giovane ricercatore guadagni poche migliaia di euro mentre il vincitore del Grande fratello mezzo milione? ". La circumnavigazione della Sardegna, dove il segretario è convinto di farcela, finisce a sera col duello delle due piazze. Veltroni contro Fini, comizi in simultanea. Chi ha vinto la sfida dei numeri? "Noi, 6000 a 2500" giurano quelli del pullman. E il leader di An, dal palco: "Speriamo non abbia parcheggiato in divieto di sosta...". Monica Guerzoni.

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Italiani in piedi! (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-04-04 num: - pag: 47 categoria: REDAZIONALE CALENDARIO di GIOVANNI BELARDELLI Italiani in piedi! "In piedi e seduti" è il titolo del volume che nel 1948 Leo Longanesi dedicò a una rievocazione, in chiave ironica, del ventennio fascista. Ma un titolo del genere potrebbe anche sintetizzare una campagna elettorale che sarà ricordata come una delle più noiose e prive di contenuti dell'intera storia repubblicana. è accaduto infatti che il leader del Pdl Berlusconi abbia riassunto il proprio messaggio agli elettori con lo slogan "rialzati, Italia!". Ma un'analoga immagine è stata richiamata da Walter Veltroni che, in una lettera agli elettori, si appella a un'Italia "in piedi" ma "lenta, incapace di prendere le decisioni necessarie (...) allo sviluppo": dunque in realtà, anche per lui, bisognosa di rialzarsi. Curiosamente (e inconsapevolmente) entrambi i leader riprendono un noto slogan mussoliniano (che dava appunto il titolo al libro di Longanesi). Nessuno dei due sembra però intenzionato a spiegare come faccia un Paese che sta diventando il fanalino di coda dell'Europa a rialzarsi davvero.

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I brividi che suscitano le aggressioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-04 num: - pag: 44 autore: di MASSIMO FRANCO categoria: BREVI I brividi che suscitano le aggressioni LE CONTESTAZIONI A GIULIANO FERRARA SEGUE DALLA PRIMA C'è uno scarto evidente fra l'isolamento che circonda la sua lista contro l'aborto, e la solidarietà che gli è arrivata dopo la contestazione violenta di mercoledì in piazza Maggiore, a Bologna. è il segno del comportamento inaccettabile di chi lo ha accolto con insulti e lanci di uova, pomodori e perfino bottiglie; e dell'abilità di Ferrara a provocare e fare emergere gli istinti peggiori ma latenti di una certa sinistra che lui conosce bene. Il saldo è quello di una quasi unità nazionale che si cementa per fargli scudo: anche se dietro si scorge qualche coda di paglia. "Le offese a lei mi colpiscono due volte: come uomo di governo e come cittadino bolognese". La ciliegina sulla torta del suo vittorioso supplizio sono state queste parole del cittadino politicamente più illustre di Bologna, anche se probabilmente non il più popolare, oggi: Romano Prodi. Il presidente del Consiglio le ha affidate ad una lettera speditagli dal vertice della Nato in corso a Bucarest, in Romania. La sua vicinanza, seppure da avversario, è stata solennizzata da quel "lei" rispettoso; e preceduta e seguita da manifestazioni simili da parte sia del centrosinistra, a partire dal Pd veltroniano a Rifondazione comunista; sia di Pier Ferdinando Casini, latore di un iperbolico messaggio d'amore ("Amo Ferrara"); sia del Pdl, al quale è vicino. Gli unici a dire quello che probabilmente altri pensano, senza avere il coraggio di confessarlo, sono stati alcuni esponenti del Partito dei comunisti italiani. Il loro "ben fatto" rivolto ai centri sociali e alle femministe che hanno inveito contro il capolista di "Aborto? No grazie", è una prova di sincerità estremistica. Rappresenta la rivendicazione di una sorta di diritto all'intolleranza nei confronti di un personaggio che per quel mondo malato di ideologia rappresenta un'intolleranza ancora più odiosa; e dunque da zittire e, se possibile, cancellare. La variante moderata di questa strategia è Antonio Di Pietro, secondo il quale Ferrara andrebbe ignorato per "farlo parlare al muro". Con una punta di lucida invidia, il socialista Enrico Boselli fa notare che con la contestazione "si rivitalizza una lista abortita". Può essere. Ma l'effetto collaterale di quanto è successo mercoledì e si è ripetuto ieri nel comizio a Pesaro, nelle Marche, con altre proteste arginate dalla polizia, passa in secondo piano. Conta di più uno scontro che può increspare e rovinare gli ultimi giorni di una campagna elettorale noiosa ma finora civile; e soprattutto fa venire qualche brivido su quanto potrebbe avvenire dopo il voto. C'è da chiedersi se l'astio sia alimentato, oltre che dalla cultura degli aggressori, dall'antipatia che Ferrara è capace di suscitare nei nemici suoi e di Silvio Berlusconi; dal tema culturalmente lacerante che ha deciso di brandire; o da entrambe le cose. Comunque, gli va riconosciuto il merito di essere riuscito a calamitare contro di sé il risentimento dell'area dell'estremismo: quello frustrato da due anni di "antagonismo" alleato del governo Prodi; e radicalizzato dalla prospettiva di un probabile ritorno del centrodestra al potere. Gli alleati politici di Ferrara debbono essergli grati, e infatti lo abbracciano. I suoi avversari, almeno alcuni, lo difendono anche per non trovarsi in cattiva compagnia. E la Chiesa cattolica, sebbene fredda sulla sua lista antiabortista, lo difende. Anche perché nell'intolleranza contro di lui tende a vedere non solo i residui del comunismo, ma una degenerazione del laicismo.

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Piazza Tuscolo Il ritorno di Caradonna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-04 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Pdl Piazza Tuscolo Il ritorno di Caradonna Giulio Caradonna, 81 anni, "il Federale di Roma ", ieri pomeriggio è tornato dopo tanto tempo a piazza Tuscolo, quartiere Appio, l'ex sede missina distrutta col tritolo nel '77. Di quegli anni di piombo è rimasta una lapide all'ingresso che ricorda "la sezione Angelo Mancia e il circolo Mario Zicchieri" del Fronte della Gioventù. Due dei morti di quella guerra assurda. Tra l'inno di An ("Libertà è camminare insieme...") e i nuovi manifesti bianco-azzurri del Popolo della Libertà, Caradonna si commuove: "Piazza Tuscolo è il simbolo di tante battaglie di piazza. Con amici fidati, come Domenico Gramazio e Tommaso Luzzi, pronti a sbaragliare le strade per non farsi sopraffare dai comunisti...". A invitarlo, è stato proprio il senatore Gramazio, impegnato ora a tirare la volata a suo figlio Luca, candidato Pdl al Comune di Roma, che ha solo 27 anni e confessa candidamente: "Qua intorno a me oggi incontro dei nomi che ho letto sui libri... ". In effetti, sono presenti in sala fascisti storici come Alberto Rossi dei Volontari Nazionali ("Saluto il mio capo...", dice rivolto a Caradonna), Marcello Moscato ex pilota degli S79, Massimo Anderson della Giovane Italia e lo stesso Tommaso Luzzi, che oggi è consigliere regionale del Lazio. Caradonna, deputato missino dal '58 al '94, "il più anziano deputato di Roma escluso Andreotti ", quest'anno in cuor suo voterebbe per Forza nuova, confessa, ma appoggia il Pdl "per non disperdere i voti" ed evitare di avere "un bolscevico a Palazzo Chigi" come Veltroni. Si dichiara "un devoto amico" di Giuseppe Ciarrapico e gli piacerebbe diventare "un consigliere di Berlusconi per aiutarlo a scegliere meglio gli uomini sul campo: Alemanno, per esempio, bravo figlio ma...". é venuto con la febbre e con le stampelle e l'accompagna fedele ormai da quasi 30 anni la moglie Ortensia. Gramazio in suo onore ha fatto restaurare un vecchio manifesto del 1969, in cui si legge "anno della riscossa nazionale". Lo slogan era di Caradonna. Il "Federale di Roma" alla fine raccoglie tanti applausi e conclude: "Mi auguro che anche gli scontenti riprendano forza volontà e speranza. Coraggio e avanti". Giulio Caradonna Fabrizio Caccia.

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ROMA - Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARCO CONTI ROMA - Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi e al sottosegretario Letta. Infine al leader Cgil Guglielmo Epifani. Ricominciando a telefonare in ordine inverso in serata, prima di lasciare la Sardegna. La preoccupazione di Walter Veltroni per la piega che sta prendendo la vicenda Alitalia, ieri mattina si è trasformata in un fortissimo pressing su governo e sindacati affinchè tornino al più presto al tavolo della trattativa. Un invito rivolto di prima mattina anche al cda di Alitalia per far rientrare le dimissioni del presidente Prato o provvedere, come avvenuto, alla sua sostituzione in modo da ristabilire "le condizioni per una trattativa normale". Dopo qualche giorno di incertezza, legata più che altro all'attesa per la più volte annunciata "cordata italiana", tutto il Pd è ormai schierato per l'intesa con Air France. Merito di Bersani, che continua a spiegare che "non ci sono alternative o cordate alla Toto" e che ieri, con la nomina di Police, si ritrova con un uomo di fiducia al vertice della Compagnia. "Riaprire subito la trattativa" è quindi il primo obiettivo del candidato premier del Pd, che non a caso ha voluto che fosse Enrico Letta ad occuparsi full-time della faccenda azzerando di fatto la linea Prato-Padoa Schioppa-Prodi. Annullati gli impegni elettorali, Letta ha ripreso ieri mattina a ritessere il filo della trattativa, mentre il portavoce Sircana continuava a tenere informato Prodi che, impegnato al vertice Nato di Bucarest, ha avuto modo di parlare della faccenda con Sarkozy. Veltroni ha più di una critica da sollevare al governo per come non ha gestito le fasi più delicate del confronto tra il presidente di Air France Spinettà e le otto sigle sindacali. Soprattutto per non aver svolto, anche tramite i vertici di Alitalia, sino in fondo un ruolo di mediazione tra Spinettà e i sindacati. Un errore tenersi completamente fuori dal confronto, un errore ancora più grosso l'attacco a testa bassa contro i sindacati a dieci giorni dal voto. Nel colloquio con Epifani, chiamato anche per le condoglianze dovute alla scomparsa del papà del leader sindacale, Veltroni ha dovuto incassare più di una rampogna per come non sarebbe stato adeguatamente sostenuto lo sforzo del sindacato. "Serve senso di responsabilità", continua a ripetere Veltroni che teme i contraccolpi del naufragio della trattativa e dell'avvio della gestione commissariale che immediatamente, a tutela degli azionisti, dovrebbe muoversi per tenere in pareggio tutte le attività dell'azienda, così come prevede la legge Marzano. Gli effetti del lavoro dell'eventuale commissario straordinario si farebbero sentire subito con immediati tagli alle rotte meno redditizie, al personale e ai servizi resi dalla Compagnia. Un vero e proprio disastro che, a pochi giorni dal voto produrrebbe effetti devastanti sulla campagna elettorale del Pd. Molto diversi sarebbero invece gli effetti se invece si potesse arrivare alla stipula di un preaccordo tra sindacati ed Air France, come vorrebbe Veltroni. Un'intesa che permetterebbe al futuro governo di dire l'ultima parola. Dopo giorni di martellante invocazione di cordate alternative, ieri si respirava aria più cauta tra i più stretti collaboratori di Berlusconi. Al punto che il socialista Bobo Craxi, arriva a sospettare un "accordo sottobanco" tra Pdl e francesi.

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ROMA- Basta una fiche . Per Silvio Berlusconi non ci voglioni milioni di mi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA- "Basta una fiche". Per Silvio Berlusconi non ci voglioni "milioni di milioni" per salvare Alitalia, è sufficiente una semplice "fiche", evidentemente da tavolo verde, di cui non precisa l'ammontare. E rinnova un "appello agli imprenditori", stimolando il loro "orgoglio". Conferma l'avvio dei contatti con "tantissimi colleghi imprenditori, che, una volta chiusa definitivamente la trattativa con Air France, chiederanno di fare una "due diligence"". Ripete che la proposta Air France era "irrecivibile e offensiva". Aggiunge: "Siamo stati zitti quando pensavamo che il governo, con un minimo di senno, trattasse con Parigi un accordo che desse ad Alitalia pari dignità". Poi, più tardi, ad una cena elettorale aggiunge: "La già difficile situazione italiana poteva essere più grave, almeno si è interrotta la trattativa con Air France... ho evitato la catastrofe". E mentre le parole di Berlusconi continuano a suscitare forti critiche nel Partito democratico, soprattutto per l'assenza dell'annunciata cordata di salvataggio, il portavoce Paolo Bonaiuti spiega che "prima di mettere in moto una compagine di imprenditori, occorre una perfetta conoscenza dello stato dei conti". Walter Veltroni torna ad accusare il Cavaliere, senza mai citarlo: "Basta con interferenze politiche, che sono state micidiali per la trattativa". E sollecita una ripresa del negoziato da parte di Palazzo Chigi. "Tante interferenze hanno provocato un clima di ostilità nei confronti di un partner che stava trattando. All'inizio si è parlato di una cordata che non c'è mai stata, poi si è detto che a questa avrebbero partecipato i suoi congiunti. Ha citato quattro nomi, ma tre di questi hanno detto che non era vero niente. Il messaggio era chiaro: Air France via. E Air France è andata via. Ora la politica resti fuori". A sua volta, Enrico Morando, accusa per le "fiche": "Purtroppo chi gioca è lui, chi perde, è il Paese". Antonio Di Pietro chiede alla Consob e ai giudici di valutare le responsabilità di Berlusconi, per "il grave tentativo di manipolazione del mercato" avendo "illuso le parti in causa, portandole a una esasperazione così conflittuale". Anche Dario Franceschini sottolinea come "la questione Alitalia" sia stata "utilizzata per fare campagna elettorale" mentre adesso "della cordata di cui parla Berlusconi non c'è neppure l'ombra". Emma Bonino, come Prodi, ha accusato "l'irresponsabilità del massimalismo sindacale", ma a Fausto Bertinotti le critiche del premier alle confederazioni, non sono andate giù. "Dovrebbe tenere un atteggiamento più rispettoso".

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ROMA - Mercoledì nero per la Rai: i dati Auditel hanno riservato stamattina non poche amarezze (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alla tv pubblica soprattutto per il risultato delle conferenze stampa elettorali su Raidue. Solo il 4% del pubblico (poco più di un milione di telespettatori) ha seguito le dichiarazioni dei candidati della Lista dei grilli parlanti e Per il bene comune, trasmesse in prima serata. Cifre ben lontane ovviamente da quelle di Berlusconi e Veltroni e dalla media di rete. "Le programmazioni elettorali di Rai Parlamento sono obblighi istituzionali fissati dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai" ha commentato il direttore generale della Rai Claudio Cappon. Siamo stati preoccupati - ha aggiunto - quando si pensava di occupare il palinsesto della prima serata di Raiuno per quasi un mese. Questo avrebbe avuto conseguenze in termini economici e di eventi che saltavano come gli obblighi contrattuali che avevamo con la Champions. Grazie alla programmazione di due conferenze su Raidue lo spazio di tempo è più limitato anche con un numero di candidati premier elevato. Resta un onere significativo - ha concluso Cappon - ma credo che il dovere della Rai sia anche questo, svolgere un servizio che nessun altro farebbe". Al. Gu.

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La lingua dei segni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-04 num: - pag: 45 categoria: BREVI La lingua dei segni Sono un cittadino italiano e pago regolarmente il canone Rai. Però sono una persona sorda e non mi è stata la data la possibilità di seguire la conferenza stampa in tv di Berlusconi e Veltroni, perché non c'erano sottotitoli né una finestrella con la traduzione nella lingua dei segni. Virginio Castelnuovo virginiocastelnuovo@ fastwebnet.it.

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ROMA Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente del (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di NINO BERTOLONI MELI ROMA Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente dello schieramento avversario, al secolo Silvio Berlusconi. "Va dicendo che non ha voglia di andare al governo, che è stanco. Ma scherziamo? Governare su mandato dei cittadini è il massimo onore che possa esserci, altro che stanchezza", ha detto davanti ad alcuni minatori sardi, e dalla sala una signora ha gridato tra applausi e risate "è vecchio" all'indirizzo del Cavaliere contumace. In terra sarda il leader del Pd ha deciso di cambiare passo per l'ultimo tratto di campagna elettorale. Via il bon ton, il confronto, il guanto di velluto, l'ulivo nel senso di ramoscello, e giù a menare fendenti sul Cavaliere, il suo programma e le sue sortite. In successione, Veltroni ha preso a rinfacciargli l'attacco al Quirinale, le sparate su Alitalia, la retromarcia sul fisco e sulle tasse ("Prima ha detto che vanno pagate, poi che se sono troppo alte è giusto non farlo"), la politica estera filo Bush "fino a farne un'icona, unico Paese in Europa". Veltroni cattivo? Da agnello per tre quarti di campagna ha deciso di farsi lupo per l'ultima settimana? Al loft sede del Pd ne hanno discusso in questi giorni, alcuni malumori critiche insoddisfazioni erano anche arrivati per la campagna "moscia", la questione era in sostanza già calda. Ma c'è un dato politico che ha convinto Veltroni a cambiare passo: i sondaggi riservati sul bacino indecisi davano tutti lo stesso responso: quest'area grigia di perplessi è quasi tutta di elettori di centrosinistra delusi e per motivarli al voto il modo migliore, se non esclusivo, è di agitare il drappo rosso del "dàgli al Cavaliere". "Una gran fetta dei nostri elettori non ama subire gli insulti della destra", ha spiegato Nicola Latorre dalemiano di prima cerchia. Se n'è discusso, nel Pd, e di fronte a un Ermete Realacci restio alla linea dura e a un Paolo Gentiloni invece per la condotta pugnace, con i dalemiani pugnaci anche loro, Dario Franceschini nel mezzo e Goffredo Bettini propenso alla linea d'attacco che è andato proprio a Bologna a frenare sul voto disgiunto, alla fine Veltroni ha deciso per la condotta bellicosa, per bipolarizzare al massimo lo scontro finale, "ma con misura, non possiamo mica dare l'idea che si torni all'antico, quando c'era una coalizione che aveva nell'antiberlusconismo il suo unico collante", ha precisato il leader. Un cambio di passo che dovrebbe servire a portare dalla propria il risultato definito "decisivo" in quattro regioni: Lazio, Sardegna, Marche e Abruzzo, dove poche centinaia di voti possono decidere dell'esito finale al Senato. Una linea condivisa anche da Pierluigi Bersani che si è sentito con Veltroni ripetutamente in questi giorni e non solo per Alitalia, e che di suo ci ha aggiunto un corollario non da poco: lo sfondamento nel campo avverso. "Rimanete pure berlusconiani nell'animo, se volete, ma premiate questa proposta innovativa del Pd che vuole cambiare profondamente il sistema politico, le decisioni, i tempi delle scelte, dateci un aiutino", va dicendo il ministro in città come Trieste, Gorizia, Udine agli elettori di centrodestra.

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Rivolta per la discarica, scontri in campania - dario del porto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cronaca Rivolta per la discarica, scontri in Campania Lanci di sassi e cariche: un ferito. Gli ambientalisti tedeschi: no ai rifiuti da Napoli Incidenti in Irpinia E oggi nella regione le visite di Berlusconi e Veltroni DARIO DEL PORTO dal nostro inviato Ariano irpino - Alle otto della sera, quando manifestanti e forze dell'ordine vengono a contatto nei pressi del sito di Pustarza, la tensione che aveva scandito l'interminabile giornata di ieri a Ariano Irpino raggiunge il punto più alto: gli abitanti che si oppongono all'apertura della discarica di località Savignano, dopo una marcia durata quattro ore sotto una temperatura gelida, tentano di forzare l'ultimo cordone di polizia e carabinieri. Parte una carica, vengono lanciati lacrimogeni e un ambientalista, Anselmo La Manna, rimane contuso. è l'ultimo atto di un braccio di ferro che già alle 10 del mattino aveva fatto registrare un episodio allarmante: un Defender dei carabinieri era stato bersagliato, nei pressi della stazione ferroviaria di Savignano, da un lancio di sassi che aveva scheggiato il parabrezza e ferito a un occhio, per fortuna in modo non grave, il conducente del veicolo. "Un'aggressione ingiustificata", l'ha definita il comandante provinciale dell'Arma di Avellino, Gianmarco Sottili: "C'è da essere preoccupati per questo clima da caccia alle streghe - ha commentato l'ufficiale - colpire con tanta violenza un'auto che stava solo effettuando un servizio di controllo è davvero grave e spiacevole". Dunque il termometro dell'emergenza rifiuti oltrepassa nuovamente i livelli di guardia proprio alla vigilia della trasferta campana dei due candidati premier dei principali schieramenti in campo, con Berlusconi che sarà a Napoli nel pomeriggio e Veltroni in tour tra Caserta, Avellino e Salerno. Si è aperto anche un caso diplomatico con la Germania, dove ieri sono arrivati in Sassonia i primi treni provenienti dalla Campania, sette convogli ciascuno con un carico fra le 650 e le 750 tonnellate di spazzatura: l'associazione berlinese "Aiuto dell'ambiente" chiede una moratoria all'invio dei rifiuti campani fino a quando le autorità locali non si saranno impegnate a monitorare le attività delle società interessate. L'associazione teme che i rifiuti destinati ad essere bruciati nei termovalorizzatori finiscano invece nelle discariche provocando danni all'ambiente. Ma se in Germania il problema rimane sul piano politico, in Irpinia è sul terreno che la situazione si è fatta ancora una volta incandescente: la gente di Ariano e Savignano è decisa a impedire con ogni mezzo l'apertura della discarica regionale. Un volantino anonimo arriva addirittura a paragonare i savignanesi "agli Spartani alle Termopili" e "le ruspe ai persiani". Si evoca la "lotta a oltranza" e si minaccia "lo sciopero elettorale". Il sindaco di Ariano, Domenico Gambacorta, insieme a dodici tra amministratori e consiglieri comunali, ha inviato un documento al prefetto di Avellino per chiedere di sospendere l'allestimento della discarica. "Si devono fermare le ruspe - dice il sindaco - per avviare un confronto, altrimenti la situazione potrebbe finire fuori controllo". Una delle conseguenze potrebbe essere "il distacco tra cittadini e istituzioni che non consente la serena espressione del voto". Nel pomeriggio di ieri i manifestanti, fra i quali donne, anziani, bambini e il parroco del rione Martiri, hanno prima bloccato la statale 90 "Delle Puglie". Poi il corteo di almeno duemila persone ha percorso a piedi dodici di chilometri per raggiungere Pustarza. Dopo aver superato due blocchi, la manifestazione è arrivata alle porte del sito dove si sono registrati i momenti di attrito con le forze dell'ordine. "Non ci arrendiamo", avvertono i manifestanti. Vicino alla discarica, sventola un tricolore listato a lutto.

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"governare è un onore, non una croce" - dal nsotro inviato alessandra longo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Governare è un onore, non una croce" Veltroni replica a Berlusconi. E a Cagliari vince la sfida delle piazze con Fini Incontro con gli operai: "Politici stanchi? Stanchi siete voi che vi alzate all'alba" DAL NSOTRO INVIATO ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Succede che la sera si trovino a due passi l'uno dall'altro. Due comizi, la stessa città: Cagliari. Ecco Walter Veltroni a piazza Garibaldi. Schiera le sue truppe. Seimila persone, secondo i calcoli della questura, diecimila per gli organizzatori; ecco Gianfranco Fini, a piazza del Carmine, roccaforte della destra, decisamente meno affollata, con un manipolo precettato da luogotenenti isolani, spaventatissimi per la loro sorte dopo il flop che è costato la testa ai colleghi siciliani. Sfida dei numeri. Fini parla davanti a 2500 persone. Il presidente di An ironizza: "Dov'è il pullman di Walter? Non l'avrà mica parcheggiato in divieto di sosta? E avverte: "Può girare quanto vuole, tanto vinceremo noi". Veltroni snobba il numero due del Pdl, attacca invece il suo diretto avversario. Al suo secondo giorno in terra di Sardegna ("Mi gioco tutto in quattro regioni, qui, nel Lazio, nell'Abruzzo e nelle Marche") il leader del Pd fa di una frase del Cavaliere il tormentone di tutti gli appuntamenti elettorali: "C'è chi ha detto che si rassegnerà a portare la croce di Palazzo Chigi. Io non sopporto parole del genere. Ma quale croce, quale sacrificio, quasi fosse una concessione divina ai sudditi! Governare l'Italia è invece il massimo degli onori, la cosa più bella che possa capitare. Bisogna avere l'amore per il proprio Paese, la determinazione e l'energia per farlo. E la destra, questa destra, non ce l'ha". "Berlusconi è vecchio!", urla la platea di minatori e operai riuniti nel pomeriggio in un capannone dell'acciaieria Alcoa di Portoscuso. Vecchio, l'avete detto voi. "Non sta facendo nemmeno la campagna elettorale, non lo vedrete qui, non ha voglia, è stanco. Non sopporto i politici stanchi. Stanchi siete voi che vi alzate all'alba". Berlusconi sempre lo stesso, con gli stessi difetti. Uno che dichiara "legittima l'evasione fiscale", ricorda Veltroni, "un irresponsabile che viene meno al suo dovere" di capo di una comunità. Un ex premier, tanto per dirne un'altra, che, nel 2001, quando arrivò l'euro, non attivò "un doveroso controllo sui prezzi", con le conseguenze tutte italiane che sappiamo. Quasi gli contrappone la figura di un sardo "perbene" come Enrico Berlinguer, "un uomo che tutti gli italiani, indipendentemente dalle loro appartenenze politiche, hanno stimato e ricordano". Un uomo serio che diceva cose serie, uno dei suoi ultimi comizi fu proprio qui, a Portoscuso, prima di morire, 24 anni fa. E Veltroni ci tiene a precisare che anche il suo è un approccio solido, concreto, quando affronta i temi del lavoro, della precarietà, del necessario ritocco di salari e stipendi, quando evoca il declino delle famiglie, l'immagine dei pensionati che vendono l'oro di casa, la sorte ingiusta dei ragazzi meridionali, costretti a cercarsi lavoro altrove. Rigore anche sul tema della sicurezza nelle fabbriche. E qui il leader del Pd ricorda i 1400 morti all'anno, l'atroce fine degli operai della Thyssen, raccontata da Ezio Mauro e diventata un testo teatrale. Operai e padroni, piccoli, medi imprenditori. Torna con la sua fissazione: "Pensate davvero che si possa separare la sorte dei primi da quella dei secondi? Chi crede ancora ai padroni dell'Ottocento fa un errore gravissimo". Applaudono, sia pur più cautamente. Veltroni disegna, girando col pullman tra le ginestre in fiore di Oristano, Sant'Anna Arresi e Villacidro, uno scenario di riscatto per l'isola, dove "sviluppo economico e riconversione ambientale sono possibili", grazie anche alla politica di Soru, "grazie a Renato", come lo chiama lui, governatore applaudito su tutte le piazze con gran calore. La Polaris di Pula, centro d'eccellenza per la ricerca, lo entusiasma, "meglio di Los Angeles". Da questo laboratorio del futuro, benedetto da Rubbia, merita annunciare un disegno di legge che garantirà 250 mila euro all'anno a progetti di giovani ricercatori "reputati eccellenti". Sì, governare l'Italia e farla crescere si può: "So che ho l'onere della prova, me lo assumo volentieri".

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"voto utile o il senato sarà a rischio" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

BREVIARIO "Voto utile o il Senato sarà a rischio" Berlusconi contro l'Udc. "Va bloccato il turn over nella pubblica amministrazione" GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi lancia un nuovo appello al "voto utile" agli elettori di centrodestra perché evitino il rischio di un "frazionamento", soprattutto al Senato, a favore di "forze minori che non hanno avuto alcun effetto positivo per l'Italia e che sono stati un puro fatto di sopravvivenza per singoli leader". E' sempre l'Udc di Casini il chiodo fisso del Cavaliere in questa campagna elettorale: "Non potrà mai farcela a superare la soglia di sbarramento e ogni voto disperso è un regalo a Veltroni", spiega puntigliosamente in ogni comizio. E "se al Senato non si potrà disporre di una maggioranza vasta - avverte - non si potranno prendere le decisioni necessarie e in profondità per cambiare l'architettura istituzionale e il sistema statuale", per esempio "il blocco del turn-over nella pubblica amministrazione. Chi va a casa non sia automaticamente sostituito da un nuovo assunto". In caso di ritorno a Palazzo Chigi il leader del Pdl non vuole trovarsi nella stessa situazione del suo precedente governo in cui "ho realizzato solo l'85% del programma, perchè nel Consiglio dei ministri Buttiglione faceva il "signor no"". La colpa quindi è dei "partiti minori che, guardando al loro egoistico interesse, non ce l'hanno fatto fare". Casini ha attaccato Berlusconi per la frase sull'evasione fiscale "un po' giustificata" dal peso eccessivo del fisco. Ma il leader pdl nega di averla detta in questi termini e di essere stato "impiccato a una frase". Berlusconi sostiene di aver detto che "laddove l'aliquota massima è al 33% ciò produce un aumento delle entrate dell'erario", mentre quando la soglia è molto più alta "ciò scatena una voglia di elusione ed evasione, non ho detto che la giustifica". Berlusconi si lamenta che "me ne fanno una al giorno. Ma sopravvivrò anche alla stampa". Con una citazione di Baudelaire, "se bisognasse reinventare la modernità, non dovremmo reinventare i giornalisti...", il Cavaliere si rivolge direttamente ai media: "Vedo molti giornalisti contenti di diventare disoccupati. Ahimè, non capiterà. Ho il difetto - conclude - che con l'età sono diventato assolutamente sincero. Ma forse c'è una parte di verità in quello che dice qualcuno, secondo il quale lo faccio perchè non mi ricordo più tutte le bugie che ho detto...". Ma non solo i giornalisti italiani gliene fanno "una al giorno". Anche l'Economist continua a giudicarlo unfit, "inadatto" a governare l'Italia. "Dall'Economist provengono solo bugie, nessuna verità su di me e sul mio gruppo", replica Berlusconi che non sa spiegarsi l'"accanimento" e ricorda: "Siamo anche in causa con questo settimanale". Incurante del giudizio del settimanale britannico, Berlusconi si dice pronto a tornare a Palazzo Chigi nonostante "davanti non c'è mai stata una situazione così difficile" e dunque "la croce che dovrò portare non è mai stata così pesante". Berlusconi resta convinto di essere indispensabile anche nel centrodestra: "Purtroppo ancora non si è trovato un mio sostituto che possa tenere insieme tutti i moderati, i liberali, i cattolici, i laici e i riformisti che costituiscono il Popolo delle Libertà. Sono, in una parola, ancora infungibile". Oggi Berlusconi sarà a Napoli. "Libererò la Campania dai rifiuti e da Bassolino che con la Iervolino e Prodi ha fatto soltanto danni", annuncia il candidato premier del Pdl. Dopo aver attaccato "il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su Bassolino", Berlusconi ammette che sul problema "risalire la china sarà durissimo". Quanto al commissario straordinario De Gennaro "ha fatto più di Bassolino e della Iervolino messi insieme. Ne terremo conto".

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Show del cavaliere con le feluche ue "nel governo vedrei bene molti di sinistra" - alberto mattone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pranzo a Villa Almone, sede dell'ambasciata tedesca. E col padrone di casa scherza: "Lei ha lo stesso accento di Ratzinger" Show del Cavaliere con le feluche Ue "Nel governo vedrei bene molti di sinistra" Stoccatina a Bush: gli avrei consigliato toni meno duri con Mosca sulla Nato ALBERTO MATTONE ROMA - La battuta pronta, come sempre. E una performance da grande affabulatore, davanti a una tavola imbandita per gli ambasciatori dei paesi dell'Unione europea. Colazione di lavoro con Silvio Berlusconi a villa Almone, la residenza a Roma del rappresentante di Berlino Michael Steiner, per dare modo al candidato del Pdl di spiegare cosa farà quando lui diventerà premier. Omelette agli spinaci, bistecca con fagiolini, gelato, il sobrio menu. Le feluche europee raccontano di un Berlusconi spumeggiante, pieno di fiducia sul risultato elettorale, anche se un po' affaticato. L'ambasciatore tedesco ha dato il benvenuto in un italiano stentato, e Silvio ha piazzato la prima stoccata: "Lei ha la stessa pronuncia di un altro bavarese che vive a Roma da qualche anno", ha scherzato il leader del Pdl. Steiner ha ringraziato commosso per l'accostamento a papa Ratzinger. La politica estera, innanzitutto. "Berlusconi ha parlato come se fosse già stato eletto", racconta uno degli ambasciatori presenti al pranzo. "Oggi - ha incalzato l'ex premier - non ci sono più grandi figure in Europa come Chirac e Blair. I leader del futuro - ha chiosato - siamo io, la Merkel e Sarkozy. Insieme, potremo creare quel club che ha fatto grande il Vecchio continente". Il Cavaliere ha volato alto. Tanto che uno dei commensali ha commentato: "A noi si è proposto come un leader mondiale". Una teoria, questa, suffragata, secondo Berlusconi, dalla sua esperienza internazionale quando era premier. "Ho visto Putin, Bush, ho lavorato per avvicinare la Nato alla Russia", ha argomentato. Poi una stoccatina "all'amico George": "Se avessi potuto parlare a Bush, gli avrei consigliato di usare toni meno duri con Mosca sulla questione dell'ingresso di Ucraina e Georgia nell'Alleanza atlantica". "Io - ha spiegato il Cavaliere - lavorerò per l'unità europea. E non mi farò logorare dalla gestione quotidiana del mio governo com'è successo in passato". "Starò a palazzo Chigi per cinque anni, per fare le riforme. Lascerò - ha aggiunto - da grande statista, dopo aver cambiato il mio Paese". Il discorso, così, è scivolato inevitabilmente sulla politica italiana. Per aplomb diplomatico nessuna domanda diretta su una possibile Grande coalizione. Solo un ambasciatore ha chiesto al Cavaliere cosa ne pensasse dell'esperimento di Sarkozy di avere ministri del campo avversario nel suo governo. Berlusconi ha fatto un'imprevedibile apertura: "C'è una lunga lista di uomini di sinistra - ha detto il capo del Pdl - che in un mio esecutivo potrebbero fare bella figura". Il Berlusconi bipartisan non è finito qui. "Al contrario di altre volte - nota un ambasciatore - l'ex premier non ha parlato male di Prodi". E un'altra feluca giura che non ha mai attaccato nemmeno Veltroni. Persino sui rifiuti di Napoli ha glissato. Solo contro la sinistra radicale ha picchiato duro: "Ha creato molti problemi - ha tuonato il leader del Pdl - ha impedito che si facesse una politica incisiva sulla sicurezza". L'incontro è durato due ore. Il pranzo è terminato col brindisi, tra sorrisi e pacche sulle spalle. Il Cavaliere ha alzato il calice, e ha lanciato un invito, senza pronunciare il "se vincerò": "La prossima colazione la offrirò io a Palazzo Chigi", ha promesso. A villa Almone, Berlusconi ha fatto la sua prima uscita da premier.

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L'economist: silvio inadatto meglio veltroni - enrico franceschini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La replica: solo bugie L'Economist: Silvio inadatto meglio Veltroni L'ex direttore Bill Emmott: se vince Berlusconi spero che ci riesca per un soffio ENRICO FRANCESCHINI dal nostro corrispondente LONDRA - L'Economist vota Veltroni. Il settimanale scrive in un editoriale sul numero oggi in edicola che "gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni, l'avversario di centrosinistra" di Silvio Berlusconi, nelle elezioni del 13 e 14 aprile. Sul quale Berlusconi, l'Economist non cambia idea rispetto alla copertina con cui lo definì "unfit", inadatto, a governare il nostro paese. "Agli italiani viene chiesto di votare per qualcuno che è semplicemente inadatto a governare una moderna democrazia", afferma il giornale. "L'Economist, che chiese le sue dimissioni già nel 1994, dichiarò che Berlusconi era inadatto a governare l'Italia. La sua risposta fu una denuncia per diffamazione. La nostra opinione è stata ampiamente provata. Non solo sono continuate le accuse e i conflitti d'interesse, ma lo stesso è stato per gli attacchi contro i giudici, accompagnati da leggi per impedire che alcuna condanna possa sporcare il suo nome". Berlusconi, continua il settimanale, "è ancora l'uomo più ricco d'Italia, ancora assediato da conflitti d'interesse, ancora inadatto a governare. Gli italiani dovrebbero piuttosto votare per Walter Veltroni, suo avversario del centrosinistra". L'Economist riconosce all'ultimo governo Berlusconi solo "modesti miglioramenti nel sistema pensionistico e nel mercato del lavoro", sottolineando che "la maggior parte delle sue energie è stata dedicata a curare gli interessi propri o dei suoi amici". Forse, conclude l'editoriale, ora che si è liberato della maggior parte dei guai legali, Berlusconi potrebbe "pensare di più al suo posto nella storia e meno a come restare fuori dal carcere, potrebbe pensare di non aver nulla da perdere attaccando l'immobilismo che c'è dietro il relativo declino dell'economia italiana. Ma è improbabile. Berlusconi non ha mai mostrato molto interesse per le riforme. Più probabilmente (in caso di vittoria, ndr) punterà a una via populista alla presidenza". Parole analoghe da Bill Emmott, ex-direttore dell'Economist, che Berlusconi definì "comunista" per le copertine contro di lui: "Se vincerà, spero vinca di un soffio, che il suo governo duri poco e che questo sia il suo ultimo urrà, affinché l'Italia, entro breve, possa andare avanti senza di lui". Il Cavaliere replica parlando di "accanimento" da parte del settimanale col quale è già in contenzioso: "Dall'Economist provengono solo bugie, nessuna verità su di me e sul mio gruppo".

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Friuli, la difficile sfida di tondo contro "illy potter" il trasversale - alberto statera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Friuli, la difficile sfida di Tondo contro "Illy Potter" il trasversale La campagna elettorale è in perfetto stile austroungarico, surgelata L'imprenditore del caffè governa col Prc, ma è stimato dal Pdl e ruba il mestiere alla Lega ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO TRIESTE - "Illy Potter", come qualche bello spirito aveva soprannominato il presidente uscente del Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy, cambia marchio e diventa "Caffè freddo in lattina" nella campagna elettorale più paradossale tra quelle che in ogni parte d'Italia ci accompagneranno - ahinoi - fino al 13 aprile. Dov'è mai qui la sinistra? E la destra? E la concitazione preelettorale del resto d'Italia? Illy Potter, come chiunque immagina, è quel simil-maghetto che da cinque anni governa col centrosinistra, compresi i "trinariciuti" della sinistra radicale, la regione più a destra d'Italia e con loro, trascurando il magnifico isolamento veltroniano, si ricandida a governare per il prossimo quinquennio. "Caffè freddo in lattina" è l'ultimo inedito prodotto della Illy Caffè in fase di lancio sul mercato mondiale insieme alla Coca Cola - il massimo dell'americanismo - dall'azienda di famiglia di colui che l'avversario di centrodestra Renzo Tondo, albergatore di Tolmezzo che con la figlia Giulia serve ai tavoli frico con la polenta ai clienti, definisce "il nostro miliardario despota". Freddo, Illy è freddino. Ma la campagna elettorale è addirittura surgelata. Da Udine a Pordenone, da Gorizia a Trieste, in una competizione regionale che, a occhio e croce, dovrebbe essere al calor bianco perché inverte - come dire? - i ruoli di destra e sinistra ancora bene o male codificati nella partita nazionale, prevale il gelo. Vai a Pescara, come a Torino o a Palermo, e trovi le città inondate di manifesti per le elezioni politiche, i candidati delle opposte fazioni che si scannano verbalmente con insulti sanguinosi. Qui niente, nonostante l'election day preveda anche le regionali. Qualche rispettoso spot televisivo, qualche pacata polemica sulla Friulia, la finanziaria regionale di cui la stragrande maggioranza degli elettori ignora persino l'esistenza, sul reddito di cittadinanza, sulle corsie dell'Autostrada A4, o sull'Euroregione, che Illy vuole lanciare, con Carinzia, con Slovenia e Croazia spalleggiato dal collega veneto di Forza Italia Giancarlo Galan, ma che fa venire il mal di pancia ai leghisti. Per il resto è calma piatta, fair play, persino dagli ex missini, tra i più cattivi d'Italia, capeggiati da quel Roberto Menia ritratto nelle fotografie con il braccio alzato nel saluto romano. Sarà per l'antico stile austroungarico, sarà per l'atipicità del contesto, sarà per l'esito previsto di una partita che molti danno per scontata, ma qui è come in barca a vela in un giorno di bonaccia. Arriva in pullman Walter Veltroni nel suo infinito tour pastorale. E Illy che fa? Si rinchiude nel Palazzo della Regione, ex proprietà del Lloyd Austriaco, appena finito di restaurare in Piazza dell'Unità d'Italia e, sotto i ritratti di Francesco Giuseppe e della principessa Sissi, fa finta che il leader del Pd non sia a comiziare sotto le sue finestre. Walter, smagato, non fa una piega per l'incontro eluso dal governatore, che si è guardato bene dall'iscriversi dl Partito Democratico, e anzi lo giustifica come si farebbe con lo scolaro più bravo e un po' secchione: "Illy - scolpisce - è uno dei migliori rappresentanti istituzionali di cui l'Italia possa godere, credo sia giusto che lavori nella sua posizione e abbia con noi un rapporto di grande attenzione e con me di grande affetto e amicizia, ma in una posizione autonoma e di garanzia per tutta la coalizione". Insomma, sarà anche un po' rompiscatole, come diceva Romano Prodi ogni volta che da Trieste veniva il verdetto critico del primo della classe sull'azione di governo, ma non disturbate il manovratore, che qui fa faville nelle file avversarie incarnando una specie di miracolo friulano. Che altro si potrebbe dire di colui che, con il 21,3 per cento, ha portato prima del Pd i migliori risultati nazionali della Margherita? E Illy, freddo freddo, a commento del partito unico veltroniano:"Ho preferito discutere un po' di più e non andare alle elezioni da solo come ha fatto Veltroni". Infatti il 13 aprile va con tutti e anche con Roberto Antonaz, leader locale di Rifondazione, assessore regionale alla Cultura, l'unico comunista più elegante di Bertinotti, con quella "sinistra radicale" che Veltroni ha espunto dal Pd e che Illy ha invece tenuto e terrà in giunta imponendo una disciplina quasi militaresca. Renzo Tondo, l'avversario, già brevemente presidente della Regione prima di essere silurato dal fuoco amico e deputato uscente di Forza Italia, il montanaro che si definisce "figlio del popolo", è un signore equilibrato e cortese come pochi. Chi lo avesse visto in giacca di velluto e cappellaccio pedemontano alla Via Crucis di Erto e Casso, non avrebbe potuto fare a meno di andare lì a confortarlo, a offrirgli "un'ombra" e a dirgli, "dai, forza ce la farai col Caffè freddo di Trieste". Ma come recuperare quell'almeno 5 per cento di "valore aggiunto" del triestino, che gode del voto disgiunto dei suoi colleghi industriali, degli operai dei distretti pordenonesi e delle "babe" e delle "mule" berlusconiane? Ce la mette tutta Tondo, sperando nell'esaurirsi della "novità" rappresentata dall'industriale prestato alla politica, nei mercatini friulani, tra gli operai, rivendicando lui, "figlio del popolo", il voto popolare contro "la Casta illyana". Ma come fare se l'uomo più trasversale d'Italia, pur capitalista, dà ai poveracci il "reddito di cittadinanza" e, leghista senza Lega, consegna persino lo studio del friulano nelle scuole, rubando il mestiere agli uomini di Bossi, che qui non battono un chiodo? Così Tondo, che diversamente da quasi tutto il resto d'Italia qui corre anche con l'Udc di Casini, è come accerchiato nell'unica vera enclave di centrosinistra del Nord, che intercetta gran parte dell'intercettabile, dalle classi alte a quelle "periferiche", quel ceto operaio che oggi si dice sia in gran parte berlusconiano. Come si fa, se tutto l'impianto di argomenti proposto dal centrodestra è stato elaborato al meglio dall'altra parte? Racconta la candidata alle regionali Daniela Pillon: "Prendo il caffè al bar e incontro un amico della Lega che legge un'intervista di Illy sul giornale. Lo sbatte via e sbotta: "Bossi voleva il federalismo, Illy l'ha fatto"". Perché mai, la destra, preponderante largamente nell'anima del 60 per cento dei cittadini di questa regione, dovrebbe votare per un candidato diverso dall'apparentemente gelido signore del caffè che è oggi in carica? Tanto più che Illy riesce a mantenere una sorta di militaresca unità dei partiti che lo sostengono, una unità che Tondo si sogna. Roberto Antonione, ex presidente della Regione, ex sottosegretario agli Esteri benvoluto da Carlo Azeglio Ciampi e soprattutto ex coordinatore nazionale di Forza Italia non riesce a nascondere la stima per l'avversario freddino e sentite che cosa dice invece dei suoi: "Una piovra, qui c'è una piovra cui Illy dà fastidio, perché bisogna fare i conti con lui. Quelli bravi meglio che stiano dall'altra parte, così è più facile mantenere l'onorata "carega"". Quale carega (poltrona, ndr)? Ma quella di Giulio Camber, capolista del Popolo della libertà al Senato, antico sottosegretario nel governo Craxi, bon vivant un po' misterioso che comanda chiuso in un castelletto triestino tra velluti e arie d'opera, con una protesi operativa in Massimo Paniccia, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio e della multiutility Acegas. Sono loro la testa della piovra evocata da Antonione? Camber, Antonione, "quelli lì sono tutti figli miei" ci ha detto Manlio Cecovini, ultranovantenne Gran Maestro onorario del Grande Oriente d'Italia ed ex sindaco triestino del Melone, che non sembra oggi guardare con particolare simpatia i suoi antichi figliocci rispetto al presidente che con la sinistra governa una regione di destra. "Eh sì, a Illy, liberista e decisionista, manca solo di dichiararsi di "Forza Italia" - ride Antonione - non sta con noi solo perché noi purtroppo abbiamo la Piovra Giuliana". "Riccardo - replica il segretario del Pd regionale Bruno Zvech - è semplicemente un vero liberale attento al sociale". Poi a destra, nelle retrovie di Tondo, c'è la continua diaspora della Lega. Alessandra Guerra, la leghista che anticipò a destra i fasti autoreggenti di Michela Brambilla, fu candidata nel 2003 alla presidenza friulana contro Illy al posto di Tondo perché Bossi lo pretese da Berlusconi. Stavolta Roberto Calderoli, l'ha collocata troppo in giù nelle liste per la Camera, a favore dell'altra pasionaria maroniana Federica Seganti. Lei se ne andata sbattendo la porta. E sta pensando di mettersi con chi? Con Illy Potter, naturalmente, l'uomo più felicemente trasversale d'Italia.

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"Che ci aspetta fuori dal tunnel? Le saghe mentali" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Personaggio Album e libro per Michele Salvemini in arte Caparezza Patti Smith "Dream of life" "Che ci aspetta fuori dal tunnel? Le saghe mentali" Il cantante: piacerò a tutti solo quando morirò LUCA DONDONI MILANO Caparezza è uno dei personaggi più strani e insieme interessanti del nostro panorama discografico. Un "pezzo unico", un talento fresco e puro per quanto puri si possa rimanere in questo mondo fatto di note e bilanci sempre più in rosso. A giorni esce il quarto album della carriera di questo pugliese di Molfetta. Si intitola Le dimensioni del mio caos e il gioco di parole riporta al disordine che regna sovrano nel mondo di Michele Salvemini (il vero nome del cantautore) domiciliato in un garage arredato con giocattoli o ammennicoli colorati e ingombranti. "E' il primo fonoromanzo nella storia della musica italiana - dice subito Capa - e trae ispirazione da un racconto presente nel mio primo libro dal titolo Saghe mentali (anche qui il doppio senso è dietro l'angolo; ndr) in uscita per Rizzoli". Il disco è diviso in 14 "audio capitoli", noi le chiameremmo semplicemente canzoni, e racconta le avventure di Caparezza e di due personaggi singolari come lui: Ilaria Condizionata e Luigi delle Bicocche. I brani poi sono legati l'uno all'altro da momenti recitati affidati ai doppiatori più importanti di casa nostra. Quelli, per intenderci, che danno la voce italiana a Nicolas Cage, Anthony Hopkins, Clint Eastwood giusto per citarne alcuni. Caro Caparezza, parliamo subito di elezioni così ci leviamo il dente. Lei esteticamente ci ricorda certi anarchici di un tempo. Per chi vota? "Assolutamente Beppe Grillo. Di Berlusconi o Veltroni non mi sono fatto una grande opinione e soprattutto se nel primo caso il signore e il suo partito hanno avuto cinque anni di governo per dimostrarci cosa potevano fare senza farlo, nel secondo anche se il personaggio sembrerebbe positivo non mi convince fino in fondo. Comunque se mi fa mandare un messaggio ai ragazzi dico che bisogna assolutamente andare a votare. Non farlo sarebbe sbagliato concettualmente e un errore folle". Ok capito, torniamo alla musica. Pur essendo al quarto disco lei sembra ancora abbastanza distante dalla "massa". Crede che Le dimensioni del mio caos arriverà al grande pubblico? "Arriverò al grande pubblico solo quando morirò". Dichiarazione un po' forte. "Lo dico per davvero. L'Italia ha scoperto Rino Gaetano solo dopo morto e grazie a una fiction che peraltro non lo ha dipinto nemmeno troppo bene. Succederà anche a me". Non la facevamo così pessimista. "Mi lasci esagerare un po', sennò che Caparezza sarei". Qualcuno la considera l'erede italiano di Frank Zappa, le piace il paragone? "Non solo mi piace; mi lusinga. Forse però mi avvicinano a quel grande artista più per la mia testona di capelli ricci e neri che per altre cose. E poi io rappo, non canto". Nel cd c'è un pezzo che parla delle scimmie Bonobo (non sono aggressive e passano tutto il tempo a fare sesso) come dell' animale che ha capito tutto della vita. "Sì perché il il senso della vita è quello di accoppiarsi così che la vita possa continuare. L'unico modo per far morire la vita è smettere di far l'amore e anche la Chiesa dovrebbe saperlo e capirlo. Sbaglio o anche i Santi sono nati da un atto d'amore?" Patti Smith plana su Bologna con due concerti (uno dei quali con Tom Verlaine e Giovanni Sollima) proiezioni, mostre e due dischi in arrivo. "Sto per mettermi al lavoro su un nuovo album, con Flea dei Red Hot Chili Peppers, sarà un disco rock molto forte e potente, politicamente orientato". L'altro progetto, in uscita a maggio, è intitolato The coral sea e la vede impegnata con Kevin Shields dei My Bloody Valentine. "Ogni concerto è diverso, perché dipende dal pubblico, dall'energia, dall'atmosfera che si crea lì per lì". Sul palco, insieme a lei, il figlio Jackson: "E' un ottimo musicista, e poi è bellO suonare con qualcuno che a volte mi ricorda mio marito, a volte me stessa". Per le prossime elezioni sosterrà Obama: "Sono rimasta colpita dal suo discorso sulle razze. Gli Stati Uniti sono in una situazione difficile, il morale è basso, c'è bisogno di nuova energia. Detto questo, se Hillary Clinton diventasse presidente non avremmo niente da temere, è un politico di prima categoria".\.

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Morgando: il periodo monitorato era quello del tour del leader Pd in tutto il Piemonte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]ALESSANDRO MONDO Polemica sugli spazi televisivi in campagna elettorale nella settimana dal 16 al 23 marzo. A innescare la miccia è il monitoraggio predisposto dal Corecom Piemonte, affidato all'Osservatorio di Pavia. Risultato: Walter Veltroni ha battuto Silvio Berlusconi 45,54% a 28,19%. Il discorso riguarda il terreno, assai scivoloso, delle apparizioni riferibili ai candidati premier di Pd e Pdl sulle tv locali: compresa la testata regionale Rai. Sempre secondo l'indagine, la presenza degli schieramenti facenti capo a Fausto Bertinotti e a Pier Ferdinando Casini è stata marginale. Altri hanno dovuto accontentarsi di qualche citazione. Come precisa Massimo Negarville, presidente Corecom Piemonte, nel monitoraggio sono state conteggiate le trasmissioni giornalistiche e quelle di approfondimento politico (non gli spazi a pagamento). Anche così, sottolinea "un marcato disequilibrio a favore di Veltroni", pur rilevando che "parte dello sbilanciamento discende dal necessario diritto di cronaca istituzionale che vede in Piemonte le tre cariche istituzionali più visibili, presidenti di Regione, Provincia e sindaco del capoluogo, riferibili al Pd". Tutto chiaro? Fino a un certo punto. Il Corecom, infatti, precisa come anche la comunicazione istituzionale abbia peso nella possibilità di raccogliere consensi. Quanto basta per suggerire di ricondurla "a caratteristiche di indispensabilità e, quando possibile, di anonimato". Eventuali interventi saranno decisi sulla base dei nuovi riscontri. Critico sui dati Guido Crosetto, coordinatore regionale Fi-Popolo della Libertà: "Alla faccia dell'equilibrio imposto per legge sugli spazi per i candidati premier. In Piemonte, a partire dal servizio pubblico del Tgr Rai, tutte le tv locali fanno a gara per sostenere il Pd. E' una vera scorrettezza, una situazione vergognosa ed inaccettabile". Prudente Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd: "La settimana monitorata è stata caratterizzata dal tour piemontese di Veltroni, forse questo ha fatto la differenza. In ogni caso, significa che il Pd è riuscito ad organizzare più eventi e dibattiti seguiti dai media".

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E Veltroni fugge da Bassolino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 81 del 2008-04-04 pagina 0 E Veltroni fugge da Bassolino di Luca Telese Veltroni arriva oggi in Campania ma non incontra il governatore. E i gravi problemi di Napoli per il Pd rimangono senza risposta da Roma No, we can't, a quanto pare non si può fare, Walter non ce la fa. E ancora una volta il nodo irrisolto resta, la "bassolineide" continua. Walter Veltroni sbarca in Campania oggi, ma non chiuderà il caso di Antonio Bassolino, e delle sue ormai leggendarie dimissioni: per ora non lo incontrerà nemmeno, rimanda al 9 aprile, quando tornerà a Napoli, la scelta difficilissima se mostrarsi al suo fianco dopo lo sfacelo di "munnezzopoli". Che il leader del Pd avrebbe baciato per terra pur di ottenere una defezione "spontanea" è noto. Che Bassolino non ci pensi nemmeno, è altrettanto chiaro. La genesi dei rapporti fra l'ex sindaco e il governatore, è lunga e tormentata, una storia nata nei tempi antichi, a metà degli anni ottanta, nella segreteria del Pci. E deve essere probabilmente anche questo legame para-familiare, a rendere sempre più difficile il ben servito che Veltroni dovrebbe dare - ma non riesce - a Bassolino. Di solito i governatori locali sono il patrimonio del consenso, e mostrarsi al loro fianco vuol dire ottenere dei testimonial. Solo in questa incredibile campagna elettorale del Pd i nuovi candidati fanno sfracelli ogni volta che aprono bocca, e i vecchi sponsor sarebbe meglio averli contro che a favore. Dice Silvio Berlusconi che "Veltroni è uno straordinario comunicatore" e "un grande illusionista": ma nemmeno Houdini potrebbe far sparire la Caporetto dell'emergenza rifiuti sotto cui è crollato il consenso del centrosinistra in Campania. Solo tre giorni fa, nel confronto virtuale con il Cavaliere nelle tribune Rai, Veltroni ha avuto un sorprendente (per lui) attimo di sbandamento proprio per una domanda del direttore del Tg2 Mario Mazza sul suo viaggio elettorale in Campania. Mazza, con fantastica malizia, sapendo che Veltroni preferirebbe mille volte morire piuttosto che farsi fotografare con l'ex sindaco di Napoli, ha infatti chiesto: "Ha già deciso se salirà sul palco insieme con Bassolino?". Perfido, ma efficacissimo. E infatti il leader del centrosinistra per un attimo ha balbettato: "Francamente... al palco... non ci ho ancora pensato". Delizioso. Se non altro perché da almeno un mese quel palco è diventato il più rovente di tutto il tour veltroniano. L'ex sindaco di Roma, nel primo programma del pullman avrebbe dovuto salirci sopra il 31 marzo. Poi al Loft è scattato un allarme, perché si voleva evitare che Berlusconi arrivasse in Campania subito dopo. La data del viaggio in Campania è slittata al 5 aprile. E poi al 9 (il paventato viaggio di Berlusconi, alla fine, avverrà prima). In realtà, in una campagna che Veltroni voleva consegnare alla categoria del "coraggio" (corriamo da soli) le dimissioni di Bassolino e il ricambio della giunta che aveva sulle spalle il più grande disastro eco-ambientale sembravano una mossa obbligata. Veltroni le avrebbe preferite molto prima del voto, ma non è riuscito a ottenerle nemmeno nel momento di massima forza, dopo le primarie. La sua prima visita a Napoli dopo l'investitura a leader, avvenne alla stazione fluviale, e produsse un primo difficile compromesso. Sul palco salirono solo i volti nuovi del Pd, i magistrati-coraggio, i ragazzi di Scampia, Bassolino e la Jervolino accettarono a denti stretti di restare in prima fila. Non riuscendo a risolvere le contraddizioni con una scelta, insomma, si cercava di mimetizzarle con una coreografia. Con il risultato tragicomico che la manifestazione fu interrotta da un commerciante che aveva perso il figlio e non aveva trovato aiuto dalle istituzioni (attimi drammatici, durante l'intervento a sorpresa), e poi col paradosso dei ragazzi di Scampia che misero in imbarazzo sindaco e governatore raccontando la storia di uno stadio promesso dalle giunte, costato miliardi e mai realizzato; e col dettaglio curioso che persino la comica invitata per alleggerire la situazione faceva battute sulle eco balle (con Antonio e Rosetta che ci ridevano su). L'altro giro di boa nel tormentato braccio di ferro si compie un mese fa col rinvio a giudizio di Bassolino. Anche stavolta Veltroni vorrebbe le dimissioni e - sia pure in forma velata - le chiede ("Mi aspetto un gesto di responsabilità"). Anche stavolta Bassolino risponde picche. Quando si varano le liste, per giorni il capolista dovrebbe essere il ministro Niccolais, volto nuovo della politica campana ed ex assessore della giunta Bassolino. Ma il governatore non ci sta, si attacca al telefono. Anche stavolta Veltroni si piega al we can't e decide di accettare il compromesso, con Massimo D'Alema (che "garantisce" Bassolino) numero uno, e "il rinnovatore" Niccolais retrocesso. A questo punto però si salda l'asse dalemo-bassoliniano e parte il contropiede: a Napoli arriva come assessore al turismo Claudio Velardi. Ma Velardi è molto più che un rimpiazzo, più che l'ex guru di Massimo D'Alema, uno che convince Bassolino alla prima uscita pubblica dopo 4 mesi di auto-reclusione. Parla alla stazione marittima il governatore, e non gli va male: così Bassolino ritrova il coraggio di andare avanti fino all'arrivo di Walter, e al relativo momento-verità. Ma la partita si fa più complessa. D'Alema ha lanciato segnali di distanziamento da Veltroni, e dopo il voto, se Walter scende sotto il 35%, si apre la resa dei conti nel Pd. Bassolino spera di tenere in Campania. "Quando si dimetterà lo può decidere da solo", spiegava ieri Velardi. We can't. No, non si può fare. E così i rifiuti peseranno anche sui consensi di Veltroni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco che le elezioni siano arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non abbia potuto prevedere la concomitanza. Ma mi chiedo se fosse davvero opportuno far coincidere molte sue tappe elettorali con la presentazione del bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 183 ) " (23 votes, average: 4.65 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Amato "ministro" della liturgia, Fisichella al Sant'Uffizio Cambio della guardia in vista alla Congregazione per il Culto divino e la Disciplima dei sacramenti, il "ministero della liturgia" vaticano: il cardinale nigeriano Francis Arinze (ha compiuto 75 anni lo scorso novembre) potrebbe presto lasciare e al suo posto arrivare - il condizionale è d'obbligo - l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Incarico quest'ultimo che si libererebbe per monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Da tempo si sapeva che Amato, il quale ha preso il posto lasciato da Bertone nel 2003, era candidato a un incarico cardinalizio. Ma il suo arrivo al culto rappresenterebbe una sorpresa, dato che fino ad oggi il suo nome veniva fatto per il dicastero dei santi o dell'educazione cattolica. In molti, infatti, ritenevano che il candidato "naturale" alla successione di Arinze fosse l'attuale Segretario della congregazione, l'arcivescovo cingalese Malcom Ranjith Patabendige Don, il quale era già stato nella Curia romana come numero due del cardinale Sepe a Propaganda Fide, era stato poi inviato in Indonesia come nunzio apostolico, era stato nuovamente richiamato a Roma da Benedetto XVI che aveva voluto nominarlo al culto divino, un dicastero-chiave nella visione di Papa Ratzinger. Ranjith non ha mai fatto mistero delle sue idee: sul motu proprio che liberalizzava la messa tridentina, sul dialogo con i lefebrviani, sugli abusi liturgici da combattere. E' anche vero che per prassi curiale solo in rari casi il numero due diventa Prefetto dello stesso dicastero e che Ranjith ha appena compiuto 60 anni. Se questa ipotesi si avvererà, Fisichella potrebbe essere il successore di Amato come numero due all'ex Sant'Uffizio. Ruolo cruciale e di rilievo. Scritto in Varie Commenti ( 175 ) " (18 votes, average: 4.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 221 ) " (20 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Mar 08 Un abbraccio a Magdi Allam e un dubbio La notte di Pasqua il vicedirettore del "Corriere della Sera" Magdi Allam ha ricevuto il battesimo da Benedetto XVI divenendo cristiano. Ha scelto proprio Cristiano come nome di battesimo. A lui, costretto a vivere sotto scorta, va un abbraccio fraterno e l'augurio di Buona Pasqua. Vengo al dubbio: viste le posizioni molto forti (e molto contestate) prese da Magdi Allam contro il fondamentalismo e le sue infiltrazioni in Occidente, mi chiedo se fosse davvero opportuno che il battesimo avvenisse in San Pietro con il Pontefice come celebrante. Già il fatto che Allam si sia convertito ha un alto valore simbolico, data la storia del suo protagonista. La celebrazione del Papa nella veglia di Pasqua amplifica enormemente questo simbolismo, la cui portata sarebbe stata ridotta se Allam avesse ricevuto il battesimo nella sua parrocchia, senza le telecamere. Stamattina ho parlato di questo con un amico che occupa un posto di responsabilità in Vaticano di questo mio dubbio: mi ha assicurato che - ovviamente - la portata del gesto era stata tenuta ben presente al momento della decisione. Mi fido dunque della saggezza di chi governa la Chiesa, della decisione del Papa e dei suoi collaboratori. Scritto in Varie Commenti ( 199 ) " (22 votes, average: 3.86 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Mar 08 Buona Pasqua ai naviganti Cari amici, vi scrivo da Roma solo per augurare a tutti Buona Pasqua di resurrezione. L'evento misterioso avvenuto in questa notte è il Big Bang che sta all'origine del cristianesimo: un gruppetto di persone sconsolate, afflitte, impaurite dopo aver visto il loro Maestro morire ammazzato sul peggiore dei supplizi, la croce, improvvisamente e inspiegabilmente diventano instancabili annunciatori della sua resurrezione e affermano di averlo visto vivo. Raccontano di aver mangiato e bevuto con lui. La fede cristiana sta o cade interamente sulla storicità dell'evento accaduto in questa notte. Non si poggia su un'idea (per quanto bella e rivoluzionaria), né su una filosofia, né su norme morali (per quanto buone e utili), né su un sentimento religioso (per quanto naturale): si fonda su un avvenimento storico, accaduto in un determinato momento del tempo. Da duemila anni - e anche oggi, purtroppo persino certa teologia - si cerca di svuotare la portata di questo evento e la sua storicità. Auguro a me stesso e a tutti voi la semplicità dello sguardo di fede di Giovanni, che entrato subito dopo Pietro nel sepolcro, "vide e credette". Buona Pasqua. Scritto in Varie Commenti ( 33 ) " (17 votes, average: 4.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Il professore di Padova e la Sindone Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con il prof. Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all'università di Padova, che sta per pubblicare (uscirà a giorni) un poderoso volume di 608 pagine sulla Sindone e sulle ricerche scientifiche più avanzate che la riguardano. Il professore prova che la datazione al radiocarbonio è stata falsata da contaminazioni esterne (e per far quadrare un certo risultato è stato cambiato un numero): rifacendo i calcoli si scopre che l'età medioevale ha un'attendibilità pari all'1,2 per cento, cioè praticamente nulla! Inoltre, il professore ha studiato e sta studiando la formazione della misteriosa immagine. L'unica conclusione è che si sia creata per irradiazione, come in un lampo di luce. Vi invito a leggere l'intervista e soprattutto il libro. Scritto in Varie Commenti ( 164 ) " (18 votes, average: 4.39 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Mar 08 L'inascoltato grido del Papa sull'Irak, le polemiche sul Tibet Domenica scorsa, al termine della liturgia delle Palme, Benedetto XVI ha pronunciato un appello vibrante per l'Irak, con parole che suonano come un giudizio chiarissimo su ciò che in quel Paese è accaduto in questi anni e sugli effetti devastanti di una guerra che la Santa Sede ha fatto di tutto per evitare. Questo è l'articolo che ho scritto e che lo riporta integralmente. In particolare, vi segnalo la frase: "Elevo un appello al popolo iracheno, che da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e sociale: amato popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale!". Leggo in queste parole, tra l'altro, la piena continuità tra i pontificati di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger. Purtroppo, nelle ultime ore, non è stata la lucidità e la chiarezza di questo appello ad avere spazio sui media, ma il fatto che domenica il Papa non abbia accennato alla situazione del Tibet. Trovo strano che chi accusa la Chiesa di ingerenza e critica ogni appello papale, poi faccia le pulci ai messaggi del Pontefice se non contengono cià che qualcuno si aspettava. La Santa Sede domenica scorsa non aveva informazioni dirette e precise su ciò che stava avvenendo in Tibet e sono convinto che un accenno Benedetto XVI lo farà nei prossimi giorni, magari nel messaggio pasquale Urbi et Orbi. A questo propovito vi segnalo l'intervista che ho fatto a padre Bernardo Cervellera. Scritto in Varie Commenti ( 141 ) " (20 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Mar 08 Violenze e minacce, dobbiamo vigilare Due notizie. La prima riguarda un episodio avvenuto ieri, nella prima tappa della due giorni veneta di Giuliano Ferrara per la campagna elettorale. Come sapere, il direttore del Foglio ha presentato una lista per una moratoria sull'aborto. A Conegliano è accaduta una cosa incredibile: non solo violenze verbali dei "democratici" dei centri sociali, ma si è pasatti anche alle mani. Il giornalista Francesco Agnoli è stato aggredito con due pugni e si è visto strappare tutti i libri e volantini che aveva con sè; alla candidata Maria Luisa Tezza ed a un simpatizzante hanno conficcato in bocca prezzemolo e tirato addossa uova e vernice rossa. Lo stesso trattamento l'ha ricevuto qualche comune cittadino che era lì solo per ascoltare. Alle proteste di Agnoli contro il questore, si è sentito rispondere: "Questi sono gli ordini. Dobbiamo solo contenere, perchè se reagiamo scoppia il finimondo". Oggi Ferrara è a Padova. Speriamo bene. La seconda notizia riguarda Pacifico Gammella, frequentatore da un paio di mesi di questo blog. Spesso e volentieri le sue riflessioni e i suoi commenti hanno provocato accesissimi dibattiti. Bene, Gammella e la sua famiglia hanno ricevuto minacce. Mi ha chiesto di cancellare dal blog ogni suo commento. Nessuno deve essere minacciato, nessuno aggredito, per aver espresso le proprie opinioni. Esprimo tutta la mia (e credo anche la vostra) solidarietà, agli aggrediti di Conegliano e a Gammella. Aggiungo oggi (Venerdì Santo) che ho letto la denuncia di Gammella ai carabinieri: è stato minacciato a mano armata e gli è stato detto di non scrivere più sui vari siti Internet. Per questo mi ha chiesto di cancellare i suoi post. Lo farò subito. Scritto in Varie Commenti ( 243 ) " (87 votes, average: 4.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14Mar 08 In memoria di Edoardo Luciani Lunedì scorso, alle 21.00, è morto improvvisamente a causa di un'embolia Edoardo Luciani, fratello di Giovanni Paolo I. Era stato ricoverato dal sabato precedente all'ospedale di Belluno ed era stato appena sottoposto a un intervento - riuscito - di angioplastica. Edoardo, detto "maestro Berto", aveva quasi 91 anni. Lo conoscevo bene da una decina d'anni, mi aveva aiutato a scrivere la biografia del fratello che pubblicai in occasione dei vent'anni dell'elezione e della morte. Lo incontravo due volte l'anno, nella sua casa di Natale d'Agordo, accanto alla stufa di maiolica, nella stessa stanza in cui era nato Albino. Ogni volta che mi salutava, dopo avermi dato l'immancabile regalo dei funghi che lui stesso aveva raccolto, mi diceva: "Arrivederci, qui o in cielo.". L'ho incontrato l'ultima volta il 31 dicembre. Erano appena stati da lui due signori venuti appositamente da Milano per portargli i saluti di Papa Giovanni Paolo I, ricevuti - dicevano - attraverso un medium. Lui li aveva ascoltati con pazienza, fingendo di credere loro, per buona educazione. Era divertito mentre me lo raccontava: "Quanta gente strana c'è al mondo. Mi hanno detto: 'Suo fratello le manda i saluti e le vuole far sapere che sta bene dove sta.' Pensa!". Era rimasto solo, dopo la morte della moglie. Finalmente ha potuto riabbracciarla e riabbracciare Albino, che una sera del settembre 1978, accompagnandolo all'ascensore, volle stringerlo a sé come per un addio. Berto, che era in partenza per l'Australia, non capì quel gesto inconsueto per due montanari schivi quali erano. Lo comprese pochi giorni dopo, quando lo raggiunsero telefonicamete a Sindney per comunicargli che suo fratello Papa si era spento nella notte. Dopo soli 33 giorni di pontificato. Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (14 votes, average: 4.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (160) Ultime discussioni annarita: Savigni, lo sa che non è mai stata abolita la scomunica verso chi apoggia i partiti di stampo comunista?... Raffaele Savigni: Aggiungo un'osservazione: siamo costretti a votare con questa legge elettorale vergognosa... Raffaele Savigni: Rispondo ai rilievi di Federico e di altri. In questa occasione io voto Veltroni come "male... Garlyc: Don Farinella fa una cosa che non avrebbe dovuto fare, e la fa con pessimo gusto. Però, Federico, se dici... fulvia: Ammetto che mi disgusta ciò che ha fatto don farinella e non per visioni politiche, ma perché è un... Gli articoli più inviati Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Il Motu proprio? 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Il muro anti-rom di Grezzago (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Come a Padova, nella periferia est di Milano l'amministrazione di centrosinistra usa il pugno di ferro Il muro anti-rom di Grezzago Settemila euro per tenere alla larga gli accampamenti di zingari. Recintato un parcheggio con barriere e un fossato per impedire l'ingresso alle roulotte. Nella "provincia bene" una campagna elettorale razzista, xenofoba e bipartisan Alessandro Braga Grezzago (Milano) Una lunga muraglia di cemento rende ormai impossibile l'accesso alla zona. I camion sono arrivati, qualche giorno fa, con il loro carico di discriminazione. Le gru hanno scaricato: uno, due, cinquanta, cento blocchi di new jersey, quei panettoni di cemento che di solito suddividono le corsie autostradali. Ora c'è un lungo serpentone grigiastro a delimitare l'area. Minaccioso, taglia la strada come una ferita, a spartire il "di qui" dal "di là". Il "di qui" è la strada, il paese, la campagna della pianura padana. Il "di là", un parcheggio, un centinaio di posti auto, nella zona industriale di Grezzago, profonda provincia orientale di Milano. Cento, duecento metri, forse più, a rendere chiaro il concetto: qui, voi, non ci potete stare. Keep out, limite invalicabile, eingang verboten. I voi, manco a dirlo, sono rom. La loro colpa era di utilizzare quello spazio come campo per le loro roulotte. Che poi, avessero potuto scegliere, magari neanche si sarebbero più piazzati in quel posto. Quei manifesti della Lega Nord, uno rappresentante un Alberto da Giussano minaccioso col suo spadone sguainato, il secondo col suo messaggio di odio, "Mai il voto agli immigrati", sono vicini di casa poco piacevoli. Invece no, anche questa volta sono stati altri a scegliere per loro. La giunta comunale del paese, una lista civica (ma vicina al centrosinistra) con un atto di indirizzo ha votato un documento che impegnava l'ufficio tecnico e l'ufficio lavori pubblici a individuare misure per risolvere i problemi igienico-sanitari della zona, causati dalla continua presenza nell'area di nomadi. Che, "ovvio", sporcano e inquinano. E poi, a sentire qualche cittadino del paese, "si sa che gli zingari", o meglio "i strolegh", come vengono chiamati in dialetto milanese (che richiama anche un po' nel suono la parola streghe, e infatti un tempo venivano bruciate), rubano. Allora, pressati dalle continue richieste dell'opposizione leghista (molto forte e sempre agguerrita contro qualsiasi diverso) e dai cittadini ("che quelli lì sono solo buoni a rubare e chiedere l'elemosina, quasi invidio quelli che hanno il terremoto", dice un signore benvestito vicino alla chiesa parrocchiale), gli amministratori locali hanno deciso di usare il pugno di ferro. Quello che ne è uscito è una muraglia cinese in miniatura, un piccolo muro come quello di Padova, ma efficace nella sua semplicità: ora i rom lì non ci possono più andare. Di più, per impedire che i furbi zingari entrino nel parcheggio dalla vicina strada provinciale, separata dall'area da un tratto erboso, la zelante giunta ha pensato bene di far scavare un piccolo fossato lungo la strada. Per i coccodrilli, ci si sta attrezzando, ma da buoni animalisti hanno qualche problema di coscienza. Non sia mai che, non abituati al freddo umido della pianura padana, i poveri rettili abbiano ripercussioni sulla loro salute. Mica sono rom, loro. E a breve, ai due ingressi del parcheggio, verranno anche messi degli archetti d'acciaio che permetteranno il passaggio alla restante parte del parcheggio solo alle auto. Caravan e roulotte resteranno fuori. I loro proprietari, pure. Costo totale dell'operazione, circa 7mila euro. E sì che Grezzago non sembra proprio un posto dove i bravi cittadini (che si chiamano grezzaghesi, sebbene qualche scelta dei loro amministratori possa essere considerata anche grezza) debbano aver paura a uscire la sera. Niente ecomostri, niente quartieri malavitosi, niente che possa far pensare a stupri collettivi, rapine a mano armata o che altro. Anzi: villettine ben tinteggiate con ampi giardini, un centro storico pulito e ordinato, la fontana zampillante davanti al municipio. Le persone, quando si incontrano per strada, si salutano educate. Forse perché si conoscono tutti, e molti sono tra loro parenti. Sarà per questo che il diverso fa paura, e il benvenuto allo straniero è ben raccontato dalle scritte che appaiono su un grande muro a uno degli ingressi del paese: "Sveglia lombardi, basta zingari!!!". E di più, in un crescendo di intolleranza che unisce ogni xenofobia: "Siamo stati coglioni!! (e se lo dicono loro), No merda comunista di Napoli, No rom, No Islam". E poi, dice il sindaco, "noi abbiamo già due campi stanziali, credo sia abbastanza". Anche se in quei campi non ci abitano rom: in uno, un gruppo di bergamaschi; nell'altro, dei siciliani. Nell'area incriminata, ora ci sono solo fabbriche, le auto dei lavoratori, due lunghe fila di lampioni. E le tracce del passaggio di quei pericolosi delinquenti: bottiglie di plastica, cocci di bottiglie in frantumi, qualche pacchetto di sigarette. Poco più dei resti di una qualsiasi famigliola padana dopo un pic nic nel fine settimana di Pasqua. Vicino al marciapiede, la ruota di una bicicletta da bambino, uno stivaletto (misura 34), e un maglioncino rosa. La bimba che lo indossava, ora, starà giocando in un altro parcheggio. Fino al prossimo sgombero, al prossimo muro, filo spinato, o qualsiasi altro espediente per tenerla lontana "E' emergenza sicurezza", dice Silvio Berlusconi in questa moscissima campagna elettorale. "Chi sbaglia deve pagare", gli fa eco Walter Veltroni. E questa è la Padania bellezza.

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Ciro, dalla strage al parlamento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il voto operaio a Torino dopo la tragedia ThyssenKrupp. Confronto a distanza tra Argentino, comunista e "mod", candidato della Sinistra, e Antonio Boccuzzi, candidato a reti unificate da Veltroni. Fiom il primo, Uilm il secondo "In fabbrica c'è delusione per quel che il governo non ha fatto e per quel che ha fatto. Io riesco a parlare con gli operai perché mi riconoscono. Unità a sinistra. Senza forzature" Loris Campetti Torino "Se vado davanti a una fabbrica con i volantini a parlare agli operai non mi fischiano. Perché sono della ThyssenKrupp, mi riconoscono". E' per un sentimento di rispetto e di solidarietà, più che per lo schieramento che l'ha candidato - Sinistra Arcobaleno - che Ciro riesce a fare con successo campagna elettorale nelle fabbriche. Nella sua, quel che ne resta, dopo l'incendio in cui sono morti 7 suoi compagni, al petrolchimico di Gela, alla Fiat di Cassino, a Mirafiori. "Cosa mi resta di quella maledetta notte? Il volto di Antonio, Antonio Schiavone, l'unico amico vero che avessi in fabbrica. Era uno skin ma non di destra, ci capivamo. Aveva due bambini piccoli e una bambina di due mesi. Pensa che anche suo padre era morto sul lavoro". Durante la tragedia, un compagno dopo l'altro che se ne andava, Ciro Argentino ha appreso la notizia che sua moglie aspetta un bambino, il primo: "Pensa come posso essermi sentito, un impasto di gioia e disperazione. La bandiera rossa sul Cremlino 37 anni, il delegato Fiom più votato dai lavoratori e oggi capolista della Sinistra Arcobaleno alla Camera, Piemonte 1, Ciro non è nuovo alla politica. Non si sente il coniglio (brutta parola per un operaio torinese) tolto dal cilindro per strumentalizzare a fini elettorali i sette operai bruciati, anche se c'è voluto il gesto clamoroso di Diliberto per farlo risalire dalla sesta posizione ("che rispettosamente avevo rifiutato") al primo posto. "Forse strumentalizzato all'1%, altri lo sono al 99%", non dice di chi parla ma non ci vuole molto a capirlo. Lui si è fatto la trafila classica, dalla Lega studenti medi della Fgci ("all'Ipsa Galileo Galilei, un professionale anche se la mia passione è la storia, avrei voluto fare il liceo") al terremoto dell'89, lo scioglimento del Pci e infine "la bandiera rossa ammainata dal Cremlino. "Leggevo l'Unità e il manifesto per capire che fine avrebbe fatto quella bandiera". Scelta conseguente, Rifondazione, fino al '98, con la rottura si schiera con il Pdci. Un'esperienza alle spalle da consigliere provinciale. "Speriamo che adesso si apra una fase costituente vera per fare un soggetto unico di sinistra. Ma senza semplificazioni, condivido la posizione di Paolo Ferrero; avremo molto tempo per costruire, senza l'assillo del governo. Non è più stagione del partito di lotta e di governo. Se il Prc tenterà forzature non impiegheremo molto tempo a riprenderci simbolo e libertà e confluire nel gruppo misto. Ma non è questo che spero. Anzi, lavoro per convincere i miei compagni di partito a fare campagna elettorale, magari con due bandiere e il doppio simbolo". E, soprattutto, "falce e martello, che non sono un orpello". Non bisogna pensare a Ciro come a un comunista vecchia maniera. Nel suo cuore c'è posto per tante cose, per la musica ad esempio. E' un Mod orgoglioso d'esserlo, che vuol dire avere "una concezione diversa della vita, contro la sua mercificazione e contro i valori piccoli borghesi". Musica, raduni, fanzine, divisa classica, Sting più working class, il giaccone parka ("un po' come il vecchio eskimo, ma molto meglio") che ogni Mod vorrebbe indossare quando arriverà la sua ora. Del suo compagno di lavoro Antonio Boccuzzi, candidato a reti unificate da Veltroni, preferisce non parlare, "con Tony abbiamo stretto un patto di non aggressione per tutta la campagna elettorale". Avremmo voluto parlarci noi con Antonio e l'abbiamo inseguito per giorni senza riuscirci, vuoi per motivi di salute vuoi per ragioni che non conosciamo. Sappiamo di lui quel che i suoi compagni di lavoro ci hanno raccontato. Che è il coordinatore della Uilm alla ThyssenKrupp, che negli anni Novanta si era impegnato per aprire un club di Forza Italia pur non essendo organico a Berlusconi ma poi, quando i Ds arruolarono decine e decine di iscritti alla Uilm nelle fabbriche per impedire che la sinistra interna avesse il sopravvento, Antonio fu della partita e "arrivò con i santini Ds in fabbrica", mi racconta un operaio. Quando nel 2006 la Fiom chiese un'assemblea, la direzione della Thyssen negò il permesso, "in aperta violazione sulla legge 300, con la scusa che in seguito a un'incendio nello stabilimento tedesco avevano bisogno di aumentare la produzione qui da noi", raccontano in Fiom. "E sai chi testimoniò a favore dell'azienda e contro di noi? Antonio Boccuzzi". La Fiom fece causa all'azienda che alla fine scelse di patteggiare "e ci ridettero le ore d'assemblea. Per noi fu un successo, molti operai cambiarono tessera e vennero in Fiom". Ma di queste cose Ciro non vuol parlare, della serie "sono un comunista e non ho altro da dichiarare". Anzi, ci tiene a precisare che "quando la Thyssen aprì la crisi a marzo, per dirci a giugno che avrebbe chiuso Torino come noi della Fiom avevamo denunciato dal primo momento, io chiamai i coordinatori di Fim e Uilm e dissi: adesso basta con le storie del passato, dobbiamo lottare uniti, andare avanti insieme. Andò così, e anche con Antonio recuperai un rapporto". E' uno tosto, Ciro. E' delegato da un solo anno perché la destra Fiom in fabbrica non lo vedeva di buon occhio. Invece Antonio è un vecchio delegato, Rsu e Rsl. Adesso tutti e due, separatamente, girano le fabbriche e i mercati per chiedere voti per due schieramenti diversi. Ma torniamo a Ciro, che non non fa il prezioso e racconta, racconta, non lo fermi più. "C'è una grossa incazzatura operaia, e ai cancelli, per esempio al petrolchimico di Gela, incontri qualche problema. Se riesco a parlare dappertutto è perché mi riconoscono come uno della ThyssenKrupp. Pesano le cose non fatte e quelle fatte in due anni di governo. Ieri ero alla Alstom di Savigliano, sai la vecchia Fiat Ferroviaria venduta ai francesi? Bene, lì ho trovato un clima migliore, forse perché c'è una lotta in piedi contro 150 tagli, gli operai si fermano a parlare". La solita storia: dove c'è un conflitto, la rabbia non si trasforma in chiusura e rifiuto della politica come capita a Mirafiori. "Alla Michelin, invece, è stata più dura. C'è un clima brutto nelle fabbriche e noi abbiamo grosse responsabilità su welfare, precarietà e pensioni. Sulla distribuzione della ricchezza sempre più a vantaggio dei padroni. Pure come sindacati abbiamo le nostre colpe: quel referendum sul welfare era finto. Anche la nuova legge sulla sicurezza del lavoro di Damiano, pur essendo una delle cose meno peggio fatte dal nostro governo, non va bene fino in fondo, sulle sanzioni non ci siamo". E' figlio d'arte, Ciro. I suoi genitori arrivano a Torino dal Napoletano ("sai, la zona dove stanno i 99 posse"), il papà entra in Fiat nell'autunno caldo, Mirafiori meccaniche, sala prova motori, poi Ferriere, quindi ThyssenKrupp: "E' uscito in pensione dodici anni fa, due mesi dopo che sono entrato io. Giusto il tempo per passarmi il testimone. Mia madre invece è entrata in Fiat nel '78 con l'ultima tornata di assunzioni prima dei 35 giorni dell'80 e la cassa integrazione per 24 mila. Ha resistito a tutte le offerte di danaro perché si togliesse dai piedi. Invece nell'86 è rientrata al lavoro, ora è in pensione. Lei è una che ha studiato con i corsi delle 150 ore, una delle conquiste più importanti del Pci e della Cgil". "Legami d'acciaio" Dopo un po' di lavoretti, dunque, Ciro entra alla Thyssen. Fa un po' di tutto perché essendo "un rompiballe" viene spesso spostato. Alla fine la sua mansione è da collaudatore "come mio padre". Addetto al reparto dov'è esplosa la tragedia ai trattamenti termici e dacablaggi chimici, addetto macchina. Un buono stipendio, 1.700 euro al mese. Lo incontriamo di ritorno dall'azienda dove è andato a firmare per l'integrazione della cassa integrazione (che non raggiunge i 1000 euro). "Quella mattina alle 5,30 ero davanti alla fabbrica per iniziare il primo turno. Ai cancelli ho scoperto quel che era successo. Alle 6 l'incendio era stato domato e dal quel momento è iniziata la conta dei morti. Dolore e rabbia, perché sai che quella strage è figlia della chiusura, dei disinvestimenti, dell'abbandono dei criteri minimi di sicurezza. Mi è rimasta negli occhi quella tragedia, insieme allo sguardo del mio amico Antonio Schiavone. Vado spesso a trovare la sua compagna, e i suoi tre bambini". Adesso Ciro è preso dalla campagna elettorale. Crede molto nella politica, si impegna a fondo per battere le resistenze dei suoi compagni di partito a cui la lista unitaria con Rifondazione, Verdi e Sinistra democratica va un po' stretta. Non è strumentalizzato, al massimo utilizza la sua riconoscibilità, il suo essere ThyssenKrupp, per parlare con altri operai, con quelli che si sentono abbandonati, lasciati soli da una politica che degli operai si ricorda solo in campagna elettorale, che si accorge che esistono quando muoiono in massa, come i topi nella nave che affonda. "Il mondo del lavoro c'è ancora, magari è diverso ma la classe operaia esiste, mica balle. Persino i contadini esistono ancora, come quelli che muoiono schiacciati dal trattore". Gira come una trottola, Ciro, tra fabbriche, mostre fotografiche e spettacoli teatrali sulla tragedia che gli ha sconvolto la vita, "adesso facciamo il sito Legami d'acciaio". Ma è forte, è allegro, è un Mod. E poi la sua compagna aspetta un bambino. La vita continua. (2/fine. l'altra puntata è uscita ieri 3 aprile).

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Scripta manent (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Trottolino amoroso Luca Fazio Cosa preferite? Pizza alla bufala, Ferrara alla coque, un trancio di generale del Pd cui sta a cuore il pisellino in libera uscita della truppa, oppure il Re degli Ignoranti? Ok, questa è facile. Celentano attacca Letizia Moratti e gli alberi da quaranta piani dell'Expo (il molleggiato vota Veltroni) e lui, Walter in persona, si intenerisce, telefona a Paolo (Mieli) e ne approfitta per fare il trottolino amoroso du-du-du-da-da-da sulla prima pagina del Corriere della Sera. "Caro Adriano, mi ha fatto molto piacere leggere sul tuo blog ciò che hai scritto sul mio impegno...le tue amichevoli parole mi incoraggiano...". Poi, dopo un pasticcio indigesto farcito di...amo, cittadino speciale, sincerità, bellezza, allegria, popolo, bello, bella, cose belle (ripetere più volte), ecco la sbrodolata finale: "Ce la possiamo fare: grazie per la spinta che ci dai. Lo sai meglio di me, tutto dipende da ciò che succederà a mezzanotte e tre. Lasciati abbracciare". Una carezza in un pugno (1968), finezza! Quanto ai pugni, ci pensa Roberto Formigoni, che dalle colonne dello stesso giornale spedisce in via Gluck un telegramma piuttosto freddino, "I migliori architetti del mondo non fanno colate di cemento". Impudente! Solo Berlusconi, che in fondo è quasi collega, sa quanto sia pericoloso in questo paese prendersela con Adriano Celentano. E rimedia alla sua maniera, spiazzando su Libero: "Le dico una cosa: ho visto progetti di grattacieli elaborati da architetti stranieri, storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica. Parlo da milanese: spero non sia questa l'idea moderna di Milano, altrimenti la protesta dei milanesi nascerà spontanea e giusta. E io mi metterò alla testa di questa protesta". No global. Torniamo sul principale quotidiano italiano, solo per segnalare l'unica persona che si è sdraiata più di Walter, la trans Maurizia Paradiso: "Tenta di baciare Bossi: Maurizia sviene". Non cambiamo argomento, perché il trash tira sempre ed è così che La Stampa si guadagna la miglior prima pagina della giornata. Sotto il titolo "Un giorno in campagna", tre fotografie inguardabili tagliate in verticale, sono la "fiammata improvvisa che vivacizza il confronto elettorale": Giuseppe Pizza con in mano gli occhiali, Giuliano Ferrara con in mano un pomodoro e Mauro Del Vecchio con la mano sui pantaloni. La fiammata del generale del Pd, che da bravo militare non vuole smidollati nelle caserme e nei bordelli, come racconta la Repubblica, era solo una gaffe, un semplice peccatuccio di inesperienza. E le dichiarazioni un po' indignate "prova a fermarle Veltroni in persona". In persona: "Sono parole assolutamente sbagliate e lontane anni luce dai valori del Pd, ma ho visto che il generale le ha rapidamente corrette, confermando l'adesione al programma". Così sbagliate che anche l'Unità (e questo è scoop), con una vignetta di Staino, e niente di più, attacca per la prima volta un candidato del Pd. Dice il padre: "C'è il rischio di rinvio delle elezioni". Domanda la figlia: "Per dare tempo a Veltroni di sostituire il generale Del Vecchio?". Prima di passare alla questione più delicata, solo un'altra cosetta in pillole, a pagina 9, infilata tra Ferrara e Del Vecchio: il parere di uno psichiatra dell'Università di Chieti: "La campagna elettorale deprime gli italiani. Disillusione, ansia e depressione". Detto questo (e ci dissociamo), è solo per dovere di cronaca che riportiamo le farneticanti e pericolose dichiarazioni che un altro professore ha rilasciato a El Pais. Quale futuro per l'Italia? "Dipende dal fatto che muoiano una decina di persone che sono ormai molto grandi, è un fatto biologico. Siamo il paese con la classe politica più anziana del mondo". E no, caro Umberto Eco, giù le mani dal ragazzo della via Gluck!.

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Il Pd ritenta: al voto senza Bassolino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Campania Il Pd ritenta: al voto senza Bassolino Il governatore Dimissioni prima del 13? Chi lo conosce risponde: impossibile. L'uscita di scena ci sarà, ma il dubbio è sui tempi Francesca Pilla Napoli Riparte il pressing dimissioni su Antonio Bassolino? Il Pd smentisce. Il presidente della Campania al massimo potrebbe anticipare lo scioglimento della giunta e portare i cittadini alle elezioni in novembre. Niente coupe de scene dell'ultima ora dunque. Eppure quando ormai sembrava assodato che la questione sarebbe stata dibattuta a scrutinio avvenuto, anche per dare la possibilità al presidente di fare la sua campagna per le europee (sempre più in forse), qualcosa nel Partito democratico si muove. Walter Veltroni ha riaperto il caso e ha riparlato, a più riprese, della necessità di "una nuova stagione". Perché? Speranza di uno "scoop" elettorale o impossibilità di rendere plausibile la scelta di Bassolino agli occhi degli elettori? Nel partito in affanno per accorciare le distanze, sanno che se il governatore annunciasse le sue dimissioni prima del voto potrebbe spostare l'ago della bilancia. Il suo ritiro sarebbe quella "trovata" in grado di spostare qualche migliaio di voti sia al nord sia in Campania. Per questo Silvio Berlusconi ha anche organizzato 1500 difensori del voto, allenati con un cd "istruttivo". Dopo l'Alitalia, l'immondizia della Campania è, infatti, l'argomento hit della campagna Pdl, nonché il nervo più scoperto di Veltroni. Ancora ieri Berlusconi dichiarava, al quotidiano napoletano Il mattino, come anteprima del comizio odierno in piazza Plescito: "Mi ha colpito il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su Bassolino; se avesse voluto rendersi davvero credibile come leader e come candidato premier, aveva una chance formidabile e cioè imporgli le dimissioni". Oggi a Napoli si aspettano il solito one man show del "vi libererò da Bassolino, Iervolino e Pecoraro". Ma se dopo una settimana il governatore si dimettesse "in diretta" dal palco di Veltroni in questa stessa piazza il 9 aprile, il colpo sarebbe ineguagliabile. E a Silvio Berlusconi non basterebbe mangiare un quintale di mozzarelle, come ha fatto ancora ieri, rifiutando la mortadella, in una gag tragicomica alla Coldiretti di Roma. Chi lo conosce replica: impossibile, Bassolino non lo farebbe mai. Chi l'ha visto alla conferenza stampa di Teatro festival Italia conferma: è fantapolitica. Nel Castel dell'Ovo il governatore, infatti, ha frainteso la domanda di un rappresentate spagnolo che gli chiedeva della vittoria del centro destra in Campania e ha fatto una scenata: "Qui si è già votato e ha vinto chi ha vinto". Era sabato. Dopo Bassolino ha dovuto incassare le nuove dichiarazioni di Veltroni, nonché l'attacco arrivato perfino da Famiglia Cristiana che per il caso rifiuti ha spedito la regione nel medioevo facendola retrocedere dal "rinascimento" bassoliniano degli anni '90. Da parte sua Bassolino ha già dovuto cedere in questa settimana, se non altro in orgoglio. Ha abbracciato i suoi acerrimi nemici e ha abbassato la testa nel confronto con Vincenzo De Luca e Luigi Nicolais, lasciando Massimo D'Alema a fargli da "copertura" diplomatica. Quindi si è seduto al fianco del sindaco di Salerno per firmare l'accordo "finale" sui fondi per l'inceneritore provinciale. Ha stretto la mano al ministro uscente, dopo oltre tre mesi di gelo. Ha parlato alla tv tedesca della sua esperienza politica come se fosse già in pensione con frasi del tipo "ho dato tanto" e "favorirò il ricambio generazionale". Che vuole uscire di scena e spianare il terreno a Nicolais o De Luca, con D'Alema da mediatore, l'hanno capito anche le pietre. Ma sono i tempi che possono fare la differenza.

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"Per noi la questione morale resta al centro della politica" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO LE ELEZIONI.IL RICHIAMO DI DILIBERTO A BERLINGUER "Per noi la questione morale resta al centro della politica" [FIRMA]GLORIA POZZO VERCELLI L'appuntamento elettorale vercellese di oggi è con Umberto Bossi. Il leader della Lega parlerà alle 18,30, in piazza dei Pesci, affiancato dal numero uno piemontese del Carroccio Roberto Cota. Durante la manifestazione con Bossi saranno presentati i candidati locali della Lega alle elezioni: il sindaco di Varallo e vice presidente della Provincia Gianluca Buonanno, numero tre nella lista del Piemonte 2, e quindi con ottime chance di elezione. Quindi, sempre per la Camera Arturo Fontanella, di Arborio. Per il Senato, invece, Ercole Fossale, figura "storica" della Lega vercellese, il vice sindaco di Varallo Enrica Longhetti e il consigliere comunale di Tronzano Antonello Grolla. A partire dalle 13, alla Zegna Baruffa Lane di Borgosesia, sarà invece presente per il Pd il ministro del Lavoro Cesare Damiano. La giornata politica di ieri è stata invece animata dal segretario del Pdci Oliviero Diliberto, affiancato dai giovani candidati alla Camera per la Sinistra Arcobaleno Fabiana Porta e Giovanni Taverna. "Dopo decenni di divisioni e litigi la sinistra è riuscita ad unire quattro partiti, oltre a tutti coloro che si riconoscono negli stessi valori. Il Partito Democratico - ha esordito Diliberto - ha scelto di non allearsi con noi, preferendoci Di Pietro, i radicali, ed esponenti politici che vanno dalla Binetti agli industriali. Di tutto, insomma, tranne che la sinistra". E proprio sulla somiglianza tra i programmi del Pd e del Pdl è incentrata la campagna elettorale dell'Arcobaleno: "Veltroni e Berlusconi hanno proposte talmente simili da accusarsi a vicenda di aver copiato il programma. E una volta al governo, indipendentemente dall'esito delle urne, dovranno per forza di cose fare le riforme insieme. La politica italiana ha subito un vero e proprio tsunami, basti pensare al fatto che uno stesso partito riunisce oggi ex comunisti ed ex democristiani". Come fare per ricostruire una vera politica di sinistra? "Innanzitutto riscoprendo le battaglie per le idee e per i valori, occupandosi davvero delle persone e dei loro problemi, e non pensando a loro solo come numeri dell'Istat. E opponendosi a quel qualunquismo che vede i politici tutti uguali". Come modello politico Diliberto si richiama ad Enrico Berlinguer, "va recuperato e praticato l'insegnamento di chi ha messo la questione morale al centro della politica". Ridurre le tasse? "Impossibile, almeno fino a quando non le pagheranno tutti: la lotta all'evasione è fondamentale, ed è preoccupante che il Pd abbia silurato proprio Visco". La prossima settimana il calendario elettorale apre lunedì alle 11 con l'incontro con il ministro Emma Bonino, capolista per il Pd al Senato, alla Confesercenti in via Meucci, e prosegue alle 19 con la presidente della Regione Mercedes Bresso, al ristorante Cavalli & Stalloni insieme ai candidati del Pd Bobba, Verri, Donetti e Ranghino.

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Elezioni, la data non cambia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA La campagna elettorale procede come se nulla fosse, Berlusconi e Veltroni continuano a punzecchiarsi e a lanciare promesse. Ma se andremo alle urne il 13-14 aprile, ormai dipende dalla Cassazione. Sarà la Suprema corte a decidere, l'8 aprile prossimo, se il Consiglio di Stato ha fatto bene a riammettere in gara lo Scudo crociato. Se dice no, come i precedenti autorizzano a prevedere, il "caso Pizza" affoga nel ridicolo, le elezioni si tengono regolarmente, il simbolo Dc scompare dalle schede. Qualora dicesse sì, invece... A quel punto 33 milioni di schede finirebbero al macero, altrettante andrebbero ristampate di gran carriera, distribuite in pochi giorni a 60 mila sezioni elettorali. E forse la corsa contro il tempo neppure basterebbe, poiché Pizza inviperito pretenderebbe a quel punto il rinvio del voto per non aver avuto il tempo di far propaganda. Tutto fa credere che la Cassazione confermerà le date, cancellando per sempre la Dc. Però, con gli "ermellini" della Suprema corte, vai a sapere. Magari danno ragione a Pizza. In quel caso, le elezioni slittano a ottobre. E Berlusconi (che già si sente con un piede a Palazzo Chigi) resta con un palmo di naso, per il giubilo di Veltroni. Il quale formalmente non c'entra nulla con l'eventuale rinvio, anzi lo condanna come ipotesi deprecabile, però avrebbe più tempo per completare la rincorsa. Non a caso, il Cavaliere molto si prodiga per far rientrare la protesta del suo alleato minore. Ieri ha perfino ricevuto Pizza in pompa magna, qualcuno insinua per promettergli una poltrona di governo in cambio della ritirata. E, fino a una cert'ora, la pressione sembrava avere avuto effetto. Il Cavaliere ha sottolineato: "Pizza sta dimostrando grande senso di responsabilità". Pareva fatta, con l'uomo della dc disposto ad "accontentarsi" di fare propaganda di qui al 13 aprile: in pratica, guadagnandosi una conferenza stampa Rai a titolo di compensazione. Pizza sperava che in cambio della rinuncia al rinvio, presentata come un "sacrificio per senso dello Stato", gli venisse garantito il simbolo sulla scheda. E tutto faceva credere che la richiesta venisse accolta. Plauso del centrodestra, da Fini a Mussolini, da Formigoni a Tremonti, ma anche del centro (Buttiglione: "Tutti hanno coscienza") e del Pd (Bettini: "Ha prevalso il buonsenso"). Sipario? Non ancora. Più tardi è piombata la notizia del ricorso di Amato davanti alla Cassazione. Sostiene l'Avvocatura che le operazioni di voto per gli italiani in missione all'estero sono già iniziate, dunque la sentenza amministrativa che ricicla Pizza è fuori tempo massimo, insomma niente Pizza sulla scheda. Amato è la stessa persona che due giorni fa aveva dato l'allarme con l'annuncio-shock: "Le elezioni potrebbero venire rinviate". A quel punto Pizza è ritornato a minacciare pesantemente governo e Colle. Il simbolo, avverte, dev'essere inserito nelle schede entro le 14 di oggi, altrimenti lui tornerà a chiedere il rinvio del voto. Ma ormai la Cassazione è stata attivata, disinnescarla non si può più, bisogna attendere martedì. Il resto della politica: Veltroni sparge ottimismo, "lo scatto di reni è già in corso, decisive per la vittoria in Senato saranno 4 regioni (Lazio, Sardegna, Abruzzo e Marche)". Chiunque vinca, servirà "una stagione costituente". Berlusconi insiste ad attaccare Prodi sulla mozzarella ("Una gestione dissennata, incapacità pura") e Veltroni per le dichiarazioni del suo candidato, il generale Del Vecchio ("Ora conosciamo il loro programma, fuori i gay dall'Esercito e bordelli per i soldati..."). Bertinotti contende palmo a palmo il territorio della sinistra al Pd, e propone di innalzare le pensioni minime a 800 euro. Casini giura che, in caso di pareggio, l'Udc non farà la stampella al Cavaliere. La Svp invece si mostra possibilista. Durnwalder, governatore altoatesino: "A noi Berlusconi non fa paura".

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Melandri-Scajola (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]ALESSANDRA PIERACCI GENOVA Acceso faccia a faccia televisivo tra Giovanna Melandri, capolista alla Camera per il Pd, e Claudio Scajola, di fatto anch'egli capolista (dietro Berlusconi e Fini) in Liguria, per il Pdl. Intervistati dal direttore di Primocanale, Mario Paternostro, con Davide Lentini, i due esponenti politici hanno affrontato i temi principali della campagna elettorale, e in particolare il caso Alitalia, la questione del carovita, il problema di stipendi, pensioni, tassazione e aiuti alle famiglie. Unici punti su cui è stato trovato quasi un accordo, scendendo su temi più locali, il sì alla realizzazione di un termovalorizzatore a Genova e l'abolizione delle Province per tagliare i costi della politica. Rivendicando quanto fatto per la Liguria dal governo Prodi, ovvero il federalismo fiscale attraverso l'extragettito, Melandri ha sottolineato che il "Patto per la Liguria" sottoscritto dai candidati del Pd prevede "la proposta per questa regione degli obiettivi nazionali", mentre Scajola ha parlato di realizzazione della gronda di Genova, Terzo valico, raddoppio della ferrovia a Ponente, creazione di un'unica autorità portuale per il sistema porti della regione. "Ci presentiamo con una proposta politica diversa dalla coalizione che ha sostenuto Prodi - ha detto Melandri prendendo le distanze dal governo uscente -. Abbiamo capito che non si può governare il Paese con una coalizione che va da Mastella a Pecoraro, a Diliberto. Questo ha corroso l'azione di governo giorno dopo giorno. Avremo dodici ministri di uno stesso gruppo parlamentare". "Una scelta epocale dovuta alla crisi di un modello che non funzionava", la replica di Scajola. "Veltroni ha promesso l'annuncio di alcuni membri del governo prima delle elezioni, Berlusconi non può perchè siete 10 forze politiche distinte e dovrete mettervi d'accordo", ha ribattuto Melandri. "Faremo gruppi parlamentari uniti il 29 aprile quando ci presenteremo in aula e poi faremo il percorso costituente per la dirigenza del partito", ha detto ancora Scajola. Sulla scelta delle candidature, l'ex ministro del governo Berlusconi ha dichiarato: "Abbiamo fatto una lista competitiva, scegliendo persone che hanno maggiore consenso in ognuna delle province". "I nostri candidati non sono tutti liguri - ha risposto Melandri -, ma hanno molto lavorato per questa regione come Stefano Fassina, giovane economista brillante che ha inventato il meccanismo dell'extragettico. Mi sento onorata, non catapultata in Liguria". Roventi le reciproche accuse sulla legge elettorale e sulle previsioni di vittoria. A chi gli chiedeva se fosse fondamentale nella strategia del Paese l'aeroporto di Albenga, Scajola ha risposto: "Ritengo strategico aumentare tutte le comunicazione, gli aeroporti regionali sono risorsa fondamentale. A Genova c'è un aeroporto scandaloso".

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Diliberto: "Grazie a Veltroni se Berlusca vince" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornal.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Non mi riconosco più in questa sinistra, è demagogica, non ha più nessun ideale e ha permesso a Veltroni di correre solitario in questa campagna elettorale. Dovremo ringraziare lui se Berlusconi dovesse governare per cinque anni il nostro Paese" così Oliviero Diliberto sprona i molti "compagni" accorsi alla CGIL ieri. Fortissime le critiche rivolte a Valter Veltroni, il cui programma è stato definito sostanzialmente speculare a quello di Berlusconi. " Diliberto ha voluto andare avanti da solo. In questo modo sa già di perdere le elezioni in partenza. Io sono ancora legato alla vecchia figura di politico mosso da ideali, ma,ormai, nelle figure odierne dei politici, di ideali ne vedo ben pochi". Non sono poi mancate le frecciate alla figura del politico-imprenditore e un attacco frontale ad un Paese in cui la meritocrazia è svanita del tutto, "ormai ciò che conta è quanto denaro riesci a produrre, non il valore che si ha sul posto di lavoro. Se non produci abbastanza non sei nessuno e vieni subito messo da parte". Riflessioni anche sull'attuale condizione di precariato dei giovani ("se una madre o un padre oggi mi chiedono che futuro avranno i propri figli, io non so più cosa rispondere") e un ricordo di Enrico Berlinguer, figura storica della Sinistra italiana. Alla fine Diliberto si è prestato a firmare autografi un pò per tutti.

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Flop "Tribune" ascolti mai così in basso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Peggio, molto peggio dell'ultimo Sanremo. Alla Rai è considerata una vera e propria emergenza, il tracollo delle Tribune politiche. Al povero Stefano Montanari della Lista per il bene comune è toccato l'altra sera il record negativo del 4 per cento di spettatori, per un soffio sopra il milione. Ha fatto meglio di qualche decimale di punto Renzo Rabellino della Lista No euro-I grilli parlanti. Non è un gran segnale, per il rinvigorimento di un agone politico e mediatico sempre più spento. Ed è anche un bel problema di denaro. La Rai è già piena di guai in questo "periodo di garanzia", nei giorni dell'anno in cui viene cioè garantito un certo ascolto agli utenti pubblicitari. Nel caso della rete Due, dove sono state confinate le Tribune più importanti, l'ascolto dovrebbe essere del 10,20 per cento in media. Da lì al 4 fa una bella differenza. Con i due leader Berlusconi e Veltroni gli esperti che decidono i piani di programmazione della tv di Stato puntavano sul 23 per cento, un dato che avrebbe poi compensato gli inevitabili ascolti di poco conto dei candidati premier minori. E invece è andata come è andata, al 13 o giù di lì. C'è poco da mediare. Così l'altro giorno il direttore di una primaria rete è arrivato a sentenziare in una riunione: "Sono robe da pazzi! Trasmissioni degne della peggiore televisione locale". Certo è la politica in generale che ha perso molto appeal, e in particolare la liturgia della politica in tv che si ripete sempre uguale. Persino i leaderini improvvisati si concedono automaticamente ai peggiori tic e vizi del politichese. Ma questa edizione delle Tribune, sul piano anche solo tecnico-televisivo, fa acqua da tutte le parti. Sfuggono persino disarmanti particolari del dietro le quinte, come l'estrazione del cuscino tra Berlusconi e Veltroni. La sensazione più evocata è la fretta, i discorsi vengono quasi troncati con l'intercalare di espressioni tipo: "abbiamo pochi minuti ancora", "c'è spazio per una battuta veloce", "passiamo a un'altra domanda." La scena stessa non aiuta a far emergere il carisma, sempre che ce ne sia ancora traccia. I grandi leader negli Stati Uniti in queste occasioni stanno isolati, in piedi, al massimo davanti a un leggio, o affianco ai duellanti. Pochi colori, chiaroscuri netti, nessun elemento scenico di distrazione. Rispondono a domande precise, di grande interesse pubblico, poco gergali o tecnicistiche. Se c'è un conduttore, è lo stesso per tutti i leader e magari un personaggio di grande spessore. La Rai ne avrebbe in casa più di uno, e pure di orientamenti diversi: Vespa e Floris, per dire, o perché no una donna come Lucia Annunziata. Sono stati lasciati a riposo forzato. Di moderatori grandi firme come Gianni Granzotto, Giorgio Vecchietti e Jader Jacobelli, alla Rai non c'è più traccia dall'epoca d'oro delle tribune politiche con quindici milioni di spettatori. Giuliana Del Bufalo, che ora dirige la struttura Rai Parlamento, si è scelta l'ingrato compito di condurre per prima. Già protagonista della battaglia sindacale nel giornalismo italiano, anticomunista di ferro, vera e propria zarina Rai prima con Letizia Moratti e più di recente con l'ex direttore generale Cattaneo, la Del Bufalo sa essere anche una donna spiritosa e accattivante: ma forse si è azzardata ad indossare di colpo, alla vigilia del 1° aprile, i panni del Grande Conduttore e per giunta del Giornalista anti-Casta. Quando s'è impancata populista con Veltroni sottolineando "io che a fare la spesa ci vado, io", con il suo bel regolare tailluerino rosso e l'autoblu fuori, non è apparsa proprio molto credibile. Così qualche vocina maliziosa rimpiange persino l'affettazione kitsch di Anna La Rosa, e lancia nei corridoi il cattivissimo slogan: "dopo l'emergenza mozzarella, la tribuna Del Bufala". Piccole malignità, degne di questa fiacca Italia pre-elettorale.

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Veltroni preme su Prodi "Risolvila prima del 13" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La scena dei Palazzi della politica attorno alla crisi Alitalia è a dir poco surreale. Romano Prodi da Bucarest parla uno strano linguaggio: fa sapere che il governo segue la questione "con attenzione ma non si attiva". Walter Veltroni da Roma lo incalza anche in modo brusco: "Il governo deve intervenire, deve assumere una capacità di regìa". Silvio Berlusconi, invece, rilancia l'appello agli imprenditori per dar vita ad una cordata italiana: "Nel loro interesse bisogna salvare Alitalia. Dico che non bisogna partecipare con milioni e milioni, basta una fiche". Queste sono le prese di posizione ufficiali. Dietro le quinte, invece, tutti continuano a perseguire il loro gioco: Romano Prodi vuole portare a casa a tutti i costi l'intesa con Air France e sulla stessa lunghezza d'onda, dato che l'argomento ha cominciato ad avere una forte valenza elettorale, si muove Veltroni; Silvio Berlusconi, invece, vuole rinviare la soluzione al "dopo-voto" e affidarla al prossimo governo che magari sarà il suo. "Per mettere su una cordata - sono le uniche frasi che il Cavaliere ha dedicato al problema con i suoi - c'è bisogno di tempo. Ci vogliono almeno tre-quattro settimane per leggere i bilanci, per studiare un piano industriale e per vedere chi dopo aver dato la sua disponibilità aderirà davvero". E le posizioni del Cavaliere su questo tema sono, paradossalmente, più coniugabili con quelle di Fausto Bertinotti che non con quelle del governo o del Pd. Il leader della sinistra massimalista, infatti, dopo aver criticato governo e Air France, ha caldeggiato "una soluzione ponte che copra la situazione dell'Alitalia fino all'avvio di un nuovo negoziato, con Air France o con chi si farà avanti". Dietro a questi atteggiamenti c'è la questione Alitalia, ma anche le sue ripercussioni elettorali. Veltroni non vuole arrivare alla vigilia del voto senza nulla in mano su una questione che ha caratterizzato l'ultimo scorcio di questa campagna elettorale. Per seguire Prodi ha dovuto rinunciare alla bandiera della difesa dell'italianità, ma ora, se la trattativa con Air France fallisse prima della voto, si ritroverebbe senza argomenti alla mercè del suo avversario: all'accusa di aver "svenduto" la compagnia di bandiera si potrebbe aggiungere quella di incapacità. "Veltroni - afferma uno dei consiglieri più ascoltati dal Cavaliere - è terrorizzato. A una settimana del voto rischia di ritrovarsi con il sistema aeroportuale nel caos. Senza una strategia. Con la trattativa con Air France che si sta trasformando in una roulette russa". Da qui la pressione nei confronti di Prodi, del governo e del sindacato per rimettere in piedi il tavolo con i francesi. Il leader del Pd ha giocato molto sul tasto della drammatizzazione accettando lo schema del Professore, ma contemporaneamente ha preteso dei risultati, come minimo la ripresa del negoziato. E Prodi e i ministri del Pd - a cominciare dal nuovo arrivato, quello dei trasporti Bianchi - si sono dati molto da fare. Il premier italiano ne ha parlato addirittura con Sarkozy al vertice Nato di Bucarest. Il cda di Alitalia ha sostituito il presidente dimissionario Prato con un uomo di Bersani, Aristide Police, e ha rilanciato la trattativa con Air France. E dopo tanti sforzi ieri sera il Professore ha cominciato ad essere meno pessimista: "Mi sembra che le posizioni del sindacato - ha detto facendo il punto da Bucarest con i suoi - si siano ammorbidite. Questo permetterà all'Air France di risedersi al tavolo. Spero che prima o al massimo lunedì ricominci la trattativa". E la clausola posta da Parigi che l'intesa deve ricevere anche l'assenso del nuovo governo? Sembra che nella voglia di chiudere al più presto quella condizione abbia sempre meno importanza. Almeno è quello che pensa Palazzo Chigi. "Con tutto il caos che circonda questa trattativa - confida uno dei consiglieri di Prodi - anche i francesi sembrano dargli meno importanza. Altrimenti avrebbero smesso di trattare da un pezzo. Loro vogliono arrivare al confronto con il prossimo governo avendo in tasca l'accordo con il sindacato". L'ottimismo per il Professore è d'obbligo (per la verità a Parigi non sono d'accordo) almeno per rincuorare Veltroni: arrivare alla vigilia del voto senza avere nulla in mano su una vicenda che è sotto i riflettori sarebbe un altro colpo alla credibilità di questo governo e del Pd. Berlusconi, invece, ha l'obiettivo esattamente opposto: è convinto che Air France non farà grandi concessioni e che la trattativa - se riprenderà - è destinata comunque ad arenarsi o a mantenere i caratteri di una svendita di Alitalia. Per ora non andrà oltre l'appello agli imprenditori. Magari qualcuno di loro nell'ultima settimana si farà pure avanti. Ma l'obiettivo dichiarato del Cavaliere è quello di rinviare la questione al prossimo governo continuando a difendere l'italianità della nostra compagnia di bandiera. "Non potrebbe essere altrimenti - spiega Fabrizio Cicchitto -. Gli imprenditori che vogliono impegnarsi vogliono prima essere sicuri dell'esito delle elezioni. Perché dovrebbero rischiare a una settimana dal voto?". Così Alitalia continuerà a far parte del cocktail di questa coda di campagna elettorale. Del resto i fuochi di artificio non mancheranno: il ministro Pecoraro Scanio, giustizialista convinto, dovrà vedersela con le accuse del giudice Woodcock: secondo il magistrato usava il ministero per fare viaggi e vacanze gratis; mentre Amato ha scritto a Di Pietro per comunicargli che la società Condotte (una delle più importanti nel settore delle infrastrutture) potrebbe veder sospeso il certificato anti-mafia per quello che sta emergendo nell'ambito un'inchiesta calabrese. È tradizione: nel nostro Paese ogni vigilia elettorale si porta dietro le sue inchieste.

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BERLUSCONI-VELTRONI, DUELLO IN CAMPANIA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il pullman del Pd a Caserta, Avellino e Salerno. Domani a Benevento, il 9 a Napoli senza Bassolino sul palco Berlusconi-Veltroni, duello in Campania Oggi in piazza del Plebiscito comizio con Fini. Attacco al governo sulla mozzarella Elezioni confermate il 13 aprile. La Dc di Pizza rinuncia al ricorso: ma sulla scheda ci saremo È di scena oggi in Campania il duello tra Berlusconi e Veltroni. Il pullman del Pd sarà a Caserta, Avellino e Salerno e domani a Benevento. Il 9 comizio a Napoli senza Bassolino sul palco. Oggi a Napoli invece in Piazza del Plebiscito ci saranno Berlusconi e Fini. Nuovo attacco al governo sui rifiuti e sulla mozzarella. Elezioni confermate il 13 e 14 aprile. La Dc di Pizza ha rinunciato al ricorso: ma sulla scheda ci saremo. MAINIERO, MILANESIO E SAPIO PAGINE 4, 5, 40 E 41.

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Governo e sindacati <Torni Air France> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Governo e sindacati "Torni Air France" La partita Alitalia pare riaprirsi dopo la brusca battuta d'arresto di due giorni fa. Il governo vuole far rientrare in pista Air France, i sindacati pronti a sedersi al tavolo. Il cda intanto ha eletto il nuovo presidente: Aristide Police Letta incaricato di riallacciare con i francesi. I sindacati disposti a trattare, "ma non a tutti i costi". Titolo sospeso in borsa fino all'8 aprile Sara Farolfi Il giorno dopo la rottura, si tenta di ritessere il filo. Alitalia è in alto mare, suggerisce Le monde. Il fallimento incombe e con esso l'amministrazione controllata. Così mentre otto sigle sindacali (resta fuori la Uil) comunicano di essere pronte "a riprendere la trattativa con Air France", il governo dà quaranto otto ore di tempo al sottosegretario Enrico Letta per riallacciare le fila del confronto. Nulla trapela da oltralpe ma i contatti, anche tra Prodi e il premier francese Sarkozy, sono in corso. Il ministero del Tesoro, che detiene il pacchetto di controllo della compagnia aerea, ha accolto le dimissioni del presidente di Alitalia, Maurizio Prato. Il consiglio di amministrazione dell'azienda, conclusosi dopo una lunga seduta, ha nominato nuovo presidente Aristide Police - rinnovando la fiducia nei confronti della compagnia franco olandese, "idonea ad assicurare a Alitalia una crescita profittevole" - e si è dato appuntamento all'8 aprile per l'analisi della situazione finanziaria. Ieri il titolo Alitalia è rimasto sospeso in borsa per tutta la giornata, e lo sarà fino all'8 aprile. Ma la patata bollente è nelle mani delle nove sigle sindacali, che questa mattina incontreranno i vertici aziendali di Alitalia. I sindacati ieri hanno ribadito nella sostanza la proposta avanzata a Jean Cyrill Spinetta, di fronte alla quale mercoledì, tempo un quarto d'ora, il presidente e amministratore delegato di Af-Klm ha girato i tacchi per fare ritorno con volo Alitalia a Parigi: l'accordo con i sindacati italiani era stata una delle prime condizioni poste dai francesi per l'acquisizione della maggioranza di Alitalia. "La nostra proposta non è stata pensata per bloccare il confronto con Air France, tutt'altro - dice Fabrizio Solari (Filt Cgil) - Partiamo dal fatto che accettiamo le linee principali del piano francese, cosa che in un'altra condizione non avremmo mai fatto, chiediamo solo che sia compatibile con la sopportabilità di chi in Alitalia lavora". I sindacati sono cioè pronti a ripartire con la trattativa, ma non a tutte le condizioni: "Il fatto che non ci sia un'alternativa non significa che accetteremo una proposta che ammazza l'azienda". Anche sul rischio fallimento e amministrazione controllata, si tratta di "un'ultima ratio", aggiunge Solari, precisando però che "un eventuale accordo capestro non farebbe poi tutta questa differenza". Il contropiano sindacale (Cgil, Cisl, Sdl, Anpac, Anpav, Avia, Up e Ugl) verte sostanzialmente sul ruolo di Fintecna ("ma se ci fosse qualcun altro al suo posto, andrebbe bene ugualmente", dice Claudiani della Cisl): la società di proprietà dello Stato, in possesso del 49% di Az Servizi, dovrebbe partecipare alla ricapitalizzazione di Alitalia, con un aumento di capitale che potrebbe essere pari a 2-300 milioni di euro (1 miliardo è quello previsto dal piano Air France). Questo consentirebbe di mantenere l'attuale perimetro aziendale, garantirebbe maggiori investimenti sulla flotta (Malpensa inclusa), con un impatto decisamente più soft per i lavoratori (niente cassa integrazione per i piloti, mantenimento del settore cargo e dismissione di un numero minore di aeromobili di medio raggio). La partecipazione della società statale alla Nuova Alitalia sarebbe limitata alla fase di rilancio, fino al 2010 (e si concluderebbe con la detenzione di un pacchetto azionario di minoranza della nuova compagnia), e non comporterebbe "nessuna interferenza nella gestione del piano". "Siamo forse statalisti nel chiedere questo?", è la conclusione delle otto sigle. Di una cosa non si può dare torto al francese Spinetta: si tratta evidentemente di un'ipotesi ben differente da quella dell'accordo quadro firmato da Air France. Ma il tempo stringe, le elezioni sono alle porte, Alitalia non ha praticamente più liquidità e Padoa Schioppa continua a subordinare la concessione di un prestito ponte al raggiungimento di un accordo con i sindacati. Ieri Letta ha incontrato a due riprese i ministri Padoa Schioppa, Bianchi e Bersani. Romano Prodi da Bucarest ha auspicato il proseguimento della trattativa, ribadendo che "una ristrutturazione era comunque indispensabile per Alitalia". "Il governo deve intervenire e richiamare tutte le parti al loro senso di responsabilità", commenta Veltroni. Mentre Silvio Berlusconi rinnova il suo appello agli imprenditori italiani, "basta una fiche...".

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Rupture il cupio dissolvi di Giuliano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rupture il cupio dissolvi di Giuliano Dedicato a quelli che "Ferrara se la cerca" Ci sono idee che non si possono pensare? Ci sono quelli che hanno dato solidarietà immediata a Giuliano Ferrara, come Veltroni, Bertinotti, Cofferati, Prodi, Cicchitto e tutto il centro-destra. Ci sono quelli che dicono che le intemperanze non vanno bene ma Ferrara se l'è cercata, come settori della Sinistra Arcobaleno. C'è quello che non sa che dire perché non ha capito quello che vogliono i suoi elettori, come Di Pietro che invita a "ignorare" Ferrara. Ci sono quelli che picchierebbero Ferrara come l'ineffabile Manuela Palermi che, sulla scia del suo leader Diliberto, ogni volta che può dire una stupidata che faccia rumore non si lascia sfuggire l'occasione. C'è poi Beppe Grillo, modernariato puro, attrattiva per i collezionisti. Questo spettro di reazioni dice molte cose. Molte cose antiche e alcune nuove. Le cose antiche sono le contestazioni violente. C'è sottotraccia nella società politica italiana, non solo ai suoi margini, una gran voglia di menare le mani. Del resto tre mesi di moratoria traballante sugli insulti non possono fare miracoli. Di particolarmente vecchio e di tragicamente moderno è la contestazione alle "idee che offendono". Qual è l'accusa che mette assieme Grillo, la Palermi, Katia Zanotti di Sinistra Arcobaleno e i contestatori di Bologna? L'idea che Ferrara abbia non solo idee che a loro appaiono sbagliate ma che il raccontarle costituisca una violenza. Qui c'è sia la tentazione di stabilire a priori ciò che si può dire e ciò che non si può dire, ma anche (ma anche, per l'appunto?) l'idea che ci siano idee politicamente scorrette che non vanno neppure pensate. Emerge una cultura totalitaria che è un pezzo non eliminato della cultura di una certa sinistra radicale. Lo schema è: le tue idee mi offendono, turbano il mio equilibrio, mi provocano e quindi agisco contro di te legittimamente. Con queste premesse si può arrivare a qualunque reazione. I cattivi maestri nascono così. Ferrara ha capito che questo è il mondo che gli si oppone. Ferrara è un uomo geniale e coraggioso. Affronta la vita e le idee senza ipocrisia, persino con un pizzico di autolesionismo e di "cupio dissolvi". Le sue parole sono forti, la sua vita è mite. Se vede idee incartapecorite vuole svolgere la pergamena. Ama i segnali robusti e i protagonisti robusti. Craxi, Berlusconi, Ratzinger rappresentano personaggi a loro modo rivoluzionari. È la novità del nostro tempo. La sinistra tradizionale ha paura di tutto e sta ferma, chi gli si oppone esalta la "rupture". Ho messo in elenco personalità diverse. Il papa è un protagonista più complesso e sofferto ma rappresenta sicuramente un uomo di rottura contro le culture che si pacificano ignorando il conflitto, mentre il papa fonda sulla ragione la diversità e il dialogo. Ferrara si colloca su questo versante del lavoro politico-intellettuale. La sua battaglia per la moratoria non vuole negare la 194, vuole affermare quella che anche a me pare una sovrana verità: non adagiamoci, riscopriamo i valori, riscopriamo la vita e andiamo incontro al tema dell'aborto senza dimenticare il cumulo di sofferenze che porta con sé. Così Giuliano ha affrontato un tema presente in molte famiglie, nelle coscienze di molti di noi ma che non doveva essere sollevato. E più si accorgeva che non doveva essere sollevato più Giuliano ha pensato che andasse proclamato rumorosamente fino a farci su una battaglia politico-elettorale, lui che ama il proscenio ma detesta gli incarichi. Sono due Italie estreme a confronto: una attivisticamente conservatrice, un'altra attivamente rivoluzionaria. Venti giorni fa avevamo scritto sul Riformista che bisognava contrastare i primi segnali della contestazione a Ferrara perché pericolosi. Avevamo visto giusto. Intendiamoci. Non c'è nulla che non ci sia già stato altrove. Lo scontro abortisti e anti-abortisti ha una tradizione recente negli Usa abbastanza violenta e degenerata. Qui si stava presentando come un'occasione di discussione. Le tesi di Ferrara non avevano trovato porte chiuse. Ma Ferrara sapeva che nel sottofondo della cultura di una certa sinistra e di un certo laicismo oltre che nel femminismo d'antan c'era una gran voglia di sfidare la ragione e li ha sfidati lui. La novità italiana è che il confine fra progresso e conservazione, fra destra e sinistra, fra democratici e no sta diventando estremamente mobile. Nessuno vive di rendita. Il passato non garantisce, anche perché il passato spesso è la cosa più importante da accantonare. 04/04/2008.

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Segue prodi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue prodi La presenza del Prof a Londra è un'occasione per ricucire qualche rapporto incrinato già ai tempi della presidenza della Commissione europea e semina più di un indizio sulle sue aspirazioni lontano da palazzo Chigi, dato che difficilmente il futuro lo vedrà nei panni del nonno a tempo a pieno. Ma anche per Walter Veltroni l'appuntamento londinese è un passaggio cruciale, perché il consesso di Policy Network - col suo mix di socialisti, democratici e democristiani - è quanto di più simile a quella nuova Internazionale di cui il Pd ha bisogno se vuole sottrarsi alla brutale (e insolubile) alternativa Pse sì-Pse no. Veltroni ha deciso di non volare in Inghilterra, un po' per non allontanarsi in questi giorni di rush finale, un po' perché il suo status di semplice leader di partito lo avrebbe confinato nelle seconde file della tavola rotonda di sabato. Ma un intervento in suo sostegno di Olaf Cramme, acting director di Policy Network, è già pronto per le colonne di Repubblica . E la missione della delegazione italiana, di cui è capofila l'eurodeputato Lapo Pistelli, punta a raccogliere endorsement eccellenti per il candidato premier. Pistelli e altri sherpa italiani, tra cui il consigliere diplomatico prodiano Fernando Gentilini, hanno già preso contatti con alcuni partecipanti per videoregistrare messaggi di appoggio alla corsa di Veltroni. L'idea che circola al Loft è utilizzare il materiale il 9 aprile a Bologna, quando "Romano" e "Walter" saliranno insieme sul palco a Bologna, e per il comizio finale a Roma dell'11. Sicura la disponibilità delle presidenti sudamericane, Bachelet e Kirchner, ma è aperto il canale per portare a casa un incoraggiamento dalla viva voce di Clinton e di Zapatero, se gli impegni di quest'ultimo non lo tratterranno a Madrid. In ogni caso, il messaggio del premier spagnolo dovrebbe arrivare in altro modo. La videosfilata garantisce il 9 aprile un copione internazionale al duo Prodi-Veltroni, anche grazie alla presenza sul palco del sindaco socialista di Parigi Bertrand Delanoë. Nell'entourage di Veltroni è circolato qualche dubbio sull'opportunità di chiudere la campagna insieme al premier, anche se i rispettivi staff assicurano che l'impegno comune è stato preso "in pochi minuti e senza trattative di sorta". La scia di Policy Network offre una copertura a entrambi: tra Bologna e Roma andrà in scena il "mondo per Veltroni", col Prof nei panni di ambasciatore tra i potenti prima che in quelli, molto più scomodi per le esigenze della campagna veltroniana, di premier uscente. In più si accrediterà al Pd un ruolo di apripista: "Noi siamo all'avanguardia per la felice contaminazione tra le culture politiche riunite a Londra", rivendica Sandro Gozi, candidato prodiano del Pd e altro sherpa italiano del seminario. L'obiettivo politico è mettere a paragone la rete di sostegno internazionale a Veltroni con l'isolamento di Berlusconi, appena rigiudicato unfit dall'Economist dopo gli attacchi di Financial Times e Wall Street Journal : "Anche se non dobbiamo mai dimenticare - ricorda Pistelli - che sono gli italiani a votare". Stefano Cappellini 04/04/2008.

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UN ALTRO SEGNALE DI WALTER DOPO IL PRESSING SULLA DISCONTINUITà MA DAL PARTITO SI PUNTUALIZZA: STESSO CRITERIO ANCHE IN ALTRE CITTà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Un altro segnale di Walter dopo il pressing sulla "discontinuità" Ma dal partito si puntualizza: stesso criterio anche in altre città Pace (Sinistra Arcobaleno). "Nel nuovo parlamento occorrerà porre rimedio al mancato avvio del riassorbimento del precariato nella scuola, con la messa a regime della riduzione degli organici nel quinquennio per un totale di 47mila cattedre, ed alla mancata definizione sia di un funzionale sostegno all'integrazione dei portatori di handicap sia della riforma degli Organi Collegiali" Bolognese (Destra). "La Destra fa sul serio. Dopo aver incontrato i leader Storace e Santanchè, ora siamo pronti ad inaugurare nuove sedi sul territorio. Lo stesso Storace ha avuto parole di incoraggiamento per il nostro lavoro e noi stiamo creando un movimento attivo e forte". Migliore (Sinistra Arcobaleno). "Sui mutui si intervenga subito per impedire speculazioni da parte delle banche. La crisi finanziaria non può essere pagata da chi ha sottoscritto un mutuo e che oggi non è adeguatamente protetto". Cuzzolino (Pdl). "Presenteremo un documento nelle mani del presidente Berlusconi, chiedendo un suo impegno politico nella risoluzione della vertenza tra Comune di Napoli e aziende edili che non ricevono i regolari pagamenti". Compagna (Pdl). "Grazie al governo Berlusconi, la XIV Legislatura è stata caratterizzata da una profonda e incisiva riforma della scuola italiana, mentre nella XV Legislatura è bastato un voto di fiducia al governo Prodi per cancellare, senza neanche dibattito parlamentare, quella riforma. Di qui una autentica emergenza educativa che vede l'Italia sempre più lontana dall'Europa fino a degradare le nostre istituzioni scolastiche a corsia privilegiata in vista della disoccupazione intellettuale". Vaccaro (Pd). "Walter Veltroni ha il merito, in questa fase, di aver interpretato tutte le istanze dei vari candidati che si erano presentati come aspiranti leader del Pd. In coerenza col nostro leader, da questo momento dobbiamo sentirci tutti candidati. Con il voto al Pd, alla Camera e al Senato, nel prossimo 13 e 14 aprile rafforziamo questa speranza innovatrice, perchè è grazie al contributo dinoi tutti che si può fare". Izzo (Pdl). "Desidero manifestare il mio compiacimento al direttore generale dell'Asl Bn 1 Bruno De Stefano, il quale è riuscito a dimostrare che, pur nello sfacelo generale del servizio sanitario di una Campania sommersa dai rifiuti e dalla incapacità politica del governatore Bassolino e dell'intero centrosinistra, è ancora possibile lavorare in maniera efficace per la salute dei cittadini". Papa (Pdl). "Le questioni sul tappeto vogliono costituire un punto di partenza per un futuro impegno per il mondo professionale, per l'Avvocatura e sui temi della Giustizia. L'inizio di una piattaforma su concreti temi di riforma aperta a tutti gli operatori ed al mondo professionale".

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PDL, IL DOPPIO ATTACCO DI BERLUSCONI E FINI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pdl, il doppio attacco di Berlusconi e Fini SALVO SAPIO La guerra dei numeri si scatenerà poco dopo la fine del doppio comizio di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini in piazza del Plebiscito. L'obiettivo dichiarato degli organizzatori è superare le 50mila presenze del 12 luglio quando a Napoli fu presente solo il presidente di Forza Italia. Appena terminato l'appuntamento (con inizio alle 17, con parentesi musicale affidata a Guido Lembo) si inizierà a contare i presenti, si misurerà la distanza del palco (montato con le spalle alla basilica di San Francesco da Paola) dal centro della piazza, si indulgerà su gadget quali le mutande contro le tasse di Prodi. Evento centrale della campagna elettorale del Pdl, il doppio comizio è atteso per l'attacco frontale che sarà sferrato da Fini e Berlusconi a Bassolino e al Pd. Il candidato premier del Pdl, in questi giorni e nell'intervista rilasciata al Mattino, ha più volte ribadito di ritenere prioritaria la risoluzione della questione rifiuti. "Se non la risolverò in due mesi - ha dichiarato - mi sentirò responsabile di quei rifiuti". "Come ha detto Berlusconi - spiega Mario Landolfi, coordinatore regionale di An - dopo aver vinto le elezioni, nel giro di pochi mesi risolveremo l'emergenza rifiuti. Per questo motivo delegheremo un sottosegretario all'emergenza rifiuti, perché è un problema che andrà seguito ventiquattro ore su ventiquattro fino a quando non verrà risolto. Occorre avviare il ciclo industriale dei rifiuti, rimuovendo gli ostacoli che impediscono l'avvio dei termovalorizzatori, rimettendo a posto i Cdr che attualmente non funzionano bene, facendo così in modo che anche in Campania i rifiuti producano ricchezza come avviene nel resto d'Italia". Per rilanciare l'immagine dell'Italia, Landolfi ha assicurato che il nuovo governo "inserirà Napoli in una vetrina internazionale. Ma nel modo del centrodestra: con la verità e la forza dei fatti". Ma il tema politico centrale sarà l'attacco a Bassolino. Argomento rilanciato ieri da Paolo Russo e Nicola Cosentino: "In Campania si voti due volte: contro Walter Veltroni e contro il governatore Antonio Bassolino". L'incontro, voluto e promosso dall'eurodeputato di Forza Italia e del Ppe Riccardo Ventre, ha visto la partecipazione di Ermanno Russo (Presidente commissione speciale di controllo sulle politiche giovanili, disagio sociale ed occupazione della Regione) e di rappresentanti delle professioni, dell'imprenditoria, dell'università e della politica locale. "I danni alla filiera turistica e agro-alimentare erano prevedibili - ha ribadito Paolo Russo - l'immagine dell'Italia va in frantumi ogni giorno davanti alle speculazioni degli altri Stati, che hanno trovato il modo più comodo per farci concorrenza". "In Campania si gioca una partita doppia - ha concluso Nicola Cosentino - la sinistra non vorrebbe che questa tornata elettorale si trasformasse in un referendum su malgoverno di Bassolino e della Iervolino, ma è giusto che sia così. Ecco perché chiediamo ai cittadini di questa regione due voti e non uno. Un voto contro il Pd di Veltroni e uno contro Bassolino". Sul palco del Plebiscito parola solo ai due leader, ma in tanti coglieranno l'occasione per sottoporre le proprie istanze. "Le donne della Campania - afferma la coordinatrice per la Campania delle Donne Azzurre, Clorinda Boccia Burattino - indipendentemente dal ruolo e dalla professione che quotidianamente sono chiamate a svolgere, chiedono che sia restituita loro la dignità che spetta a qualsiasi cittadino di un paese civile". E in città ci sarà anche Santo Versace, lo stilista candidato dal Pdl in Calabria.

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LEADERISMO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Leaderismo... Dal canto suo, Berlusconi ha annunciato la fine dei condoni e ha riscoperto l'importanza dell'intervento pubblico preannunciando tempi duri e ammonendo sull'impossibilità di fare miracoli. Ciascuno dei due leader ha scelto insomma di enfatizzare temi ritenuti funzionali ad intercettare voti moderati al di fuori dei rispettivi bacini tradizionali, adeguando ad essi anche i propri toni. Se però dal piano programmatico ci si sposta a quello politico-elettorale, di questo duplice "sfondamento al centro" restano poche tracce. Per quanto riguarda il Partito democratico, dai sondaggi risulta evidente che l'incremento di voti rispetto al 2006 avviene a spese della Sinistra arcobaleno. Il paradosso del Pd appare così quello di un partito che sul terreno programmatico si è spostato al centro mentre su quello elettorale si è spostato a sinistra. Un partito che ha abbandonato l'antiberlusconismo ma che intercetta consensi nuovi soprattutto da chi sceglie di votarlo presumibilmente più per evitare un successo di Berlusconi che perché ne condivida il programma o apprezzi candidature come quelle di Calearo e di Ichino. Il processo in atto nel centro-destra è di natura differente ma altrettanto paradossale. Gli ultimi sondaggi disponibili lasciano immaginare una certa (anche se modesta) capacità del Pdl di attingere al di fuori dell'elettorato tradizionale di Forza Italia e An, presumibilmente "pescando" sia nel bacino dell'Udc sia tra gli elettori dell'Unione e compensando così l'inevitabile spostamento di una parte (minoritaria) dei voti di An verso la Destra. Inoltre, se Berlusconi otterrà la maggioranza nelle due camere ciò sarà avvenuto grazie al voto determinante del Mezzogiorno, che nel 2006 fu decisivo per il successo di Prodi. In questo caso il paradosso è tutto politico. La scelta di un profilo più moderato avviene infatti nel quadro di una rottura politica con l'Udc (il che non rappresenta solo una contraddizione ma costituisce un ostacolo alla capacità di espansione al centro del Pdl) e di un assetto della coalizione che affiderà un ruolo determinante alla Lega. Con il risultato che i nuovi elettori moderati meridionali che sceglieranno il Popolo della libertà renderanno possibile la nascita di un esecutivo assai più spostato a destra e più "nordista" dei precedenti governi Berlusconi. La vera ragione del carattere fiacco e poco appassionante della campagna elettorale risiede in questo suo carattere poco "centrato", che rivela una scarsa coerenza tra la dimensione politica, quella programmatica e quella elettorale. Tale scollamento è riconducibile in gran parte agli effetti perversi della legge elettorale. L'effetto positivo determinato dalla minore dimensione delle coalizioni viene infatti ampiamente compensato in negativo da una duplice possibilità offerta dal premio di maggioranza. Da un lato, quella di fare leva sulla sua ampiezza (e quindi sul ricatto del "voto utile") per mettere di fronte all'aut-aut annessione-irrilevanza proprio le forze politicamente più affini. Dall'altro, la possibilità di "pescare" in un elettorato diverso da quello verso cui è rivolta la propria proposta politico-programmatica. Per di più, poiché i processi politici non possono essere surrogati dall'utilizzo dei meccanismi elettorali, entrambe le operazioni alla lunga rivelano una intima fragilità. Non a caso, Berlusconi ha cominciato a mandare segnali a Casini, mentre la campagna elettorale di Veltroni negli ultimi giorni ha assunto toni più tradizionalmente di sinistra. Il secondo effetto perverso riguarda la torsione presidenzialistica di una legge che prevede l'indicazione del premier sulla scheda e non consente ai cittadini di scegliere i parlamentari. Il risultato è quello di svuotare la funzione dei partiti e il ruolo dei candidati, spostando tutta l'attenzione sui leader e rendendo assai più difficile, a dispetto di una libertà di manovra solo apparente, uscire dal confine dei rispettivi blocchi politico-elettorali di riferimento. Quest'ultima è infatti un'operazione assai complessa, che richiede un paziente lavoro sul territorio e la presenza di una classe politica diffusa adeguata al compito, e non può essere surrogata dalle doti comunicative di un leader o dall'"investitura" di singoli esponenti dei diversi mondi che si intende "conquistare". Entrambi gli effetti perversi che abbiamo individuato rimandano in ultima analisi ad un deficit di rappresentanza. D'altronde, quello di ricostruire i circuiti della rappresentanza è proprio il problema principale di un paese lacerato come il nostro. Esso richiederebbe la costruzione di partiti veri di tipo europeo. Ma finché ci sarà una legge elettorale che disincentiva tale risultato, dovremo accontentarci di campagne elettorali come questa. Roberto Gualtieri.

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L'ECONOMIST CON WALTER IL CAVALIERE è INADATTO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'Economist con Walter "Il Cavaliere è inadatto" "Gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni", così l'Economist conclude il suo editoriale dedicato alle elezioni italiane in cui si nota che Silvio Berlusconi "è ancora inadatto a governare l'Italia". Il settimanale britannico, nel numero che sarà in edicola oggi, osserva che "i segni" dicono "che l'Italia sarà governata dal Cavaliere. Aggrappandosi a ciò che è familiare, sperano paradossalmente nel cambiamento? Il loro, dopo tutto è un Paese dove "tutto deve cambiare affinché tutto resti quale, secondo Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l'autore del Gattopardo, il grande romanzo siciliano. Forse sperano che riportando Berlusconi al potere si possa invertire questa massima e mantenere tutto uguale così da promuovere le riforme. Se è così, saranno delusi". L'Economist cita anche "il conflitto di interessi e le vicissitudini giudiziarie" di Berlusconi dal 1994 in poi.

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SULL'ETICA VELTRONI HA FALLITO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Sull'etica Veltroni ha fallito" ALESSIO FANUZZI "Rifiutando alleanze, Veltroni cercava maggiore omogeneità. Evidentemente così non è". Non usa mezzi termini, Rocco Buttiglione. Presidente dell'Udc, si dice d'accordo con le dichiarazioni della Binetti e critica il candidato premier dei democratici. Mercoledì Del Vecchio, ieri la Binetti. Cosa succede nel Pd? "Succede che il progetto di Veltroni è fallito ancor prima di cominciare. Aveva lanciato il Pd da solo pensando di avere maggiore omogeneità ma mi pare che tutto ci sia tranne l'omogeneità. La verità è che, nel Pd come nel Pdl, c'è una sottile vena fascista". Addirittura? "Sì e penso alla grande opera di De Felice. Il fascismo è contenuto nell'idea di fascio: Pd e Pdl hanno fatto un fascio, hanno messo insieme cattolici e anticlericali, monarchici e repubblicani. Ma ad una condizione: l'assoluta sottomissione al capo. Chi c'è oggi nel Pd? Solo i tifosi di Veltroni. E nel Pdl? I fan di Berlusconi. Certo, c'è un codicilllo". Quale? "Quando il capo sostiene che quello che dici è sbagliato ti devi sottomettere. Altrimenti salta il partito. Vede, in altri paesi sono le forze politiche che esprimono i leader. Da noi no. Veltroni e Berlusconi hanno modellato i rispettivi partiti sulla loro immagine ma in questo modo non ci sono le condizioni per governare il Paese". È questo il motivo per cui avete lasciato Berlusconi? "No, è questo il motivo per cui Berlusconi ha lasciato noi. Lo ha detto lui stesso: "Non mi hanno fatto fare tutto quello che volevo". Adesso che non ci saremo più noi, il Cavaliere cederà il passo alla Lega Nord. Per questo dico agli elettori: diffidate di mettere tutto il potere nelle mani di Berlusconi. Che democrazia sarebbe questa?".

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Alitalia, diplomazie a lavoro: mercoledì nuovo incontro azienda-sindacati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 81 del 2008-04-04 pagina 0 Alitalia, diplomazie a lavoro: mercoledì nuovo incontro azienda-sindacati di Redazione Il governo conta di poter convincere Air France a sedersi nuovamente al tavolo del negoziato e le prossime ore saranno decisive per il futuro della compagnia di bandiera Roma - Diplomazie al lavoro per ricucire lo strappo e riprendere così il confronto interrotto nei giorni scorsi: il governo conta di poter convincere Air France a sedersi nuovamente al tavolo del negoziato e le prossime ore saranno decisive per il futuro di Alitalia. Il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta ha confermato che ci sono contatti in corso in queste ore con Parigi: "Non vogliamo immaginare scenari drammatici, ma certo l'alternativa a un'intesa positiva con Air France - ha spiegato - non è un alternativa rosea, ecco perchè fino in fondo vogliamo cercare di trovare questa intesa" Il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha dal canto suo spiegato che "è importante cercare di capire se questa rottura che c'è stata nelle trattative sia da considerarsi definitiva o se ci sia uno spazio per riprendere un terreno d'accordo. In queste ore stiamo verificando questo". Anche i sindacati, ha precisato il vicepremier Massimo D'Alema, vorrebbero riprendere il confronto. E quindi, in attesa di novità, i rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato oggi stesso i vertici dell'azienda e hanno ribadito la loro posizione: il segretario nazionale della Filt Cgil Mauro Rossi ha spiegato che le esigenze da loro indicate "restano ma sono negoziabili". Insomma, "nessun passo indietro", resta allo stesso tempo la volontà di aprire un confronto. Il prossimo "round" tra Alitalia e sindacati sul piano industriale messo a punto dall'ex presidente, Maurizio Prato è previsto per mercoledì prossimo 9 aprile alle 11, dopo la riunione del Cda dell'aviolinea che martedì dovrebbe garantire la continuità aziendale. La trattativa insomma proseguirà per mettere a punto le necessarie operazioni per realizzare a pieno il piano industriale. Nel corso dell'incontro di oggi, i rappresentanti dei lavoratori avrebbero lamentato il comportamento dei dirigenti che, nelle manifestazioni di ieri, hanno appoggiato il piano Air France cercando di delegittimare le organizzazioni sindacali. Su Alitalia, restano alti i toni anche della polemica politica: D'Alema ha criticato l'appello di Berlusconi agli imprenditori di offrire una "fiche" per Alitalia. La fiche, ha detto il vicepremier, va bene "per giocare a poker, sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del Paese. è veramente una cosa vergognosa". Pronta la replica del candidato premier del Pdl: "D'Alema ne dice tante...". Anche Veltroni è intervenuto facendo notare che "il dossier Alitalia, per cinque anni, è stato sul tavolo della destra che non ha risolto il problema e si sono buttati 2,5 miliardi di euro, e ancora oggi si cerca di impedire la soluzione". Il titolo dell'aviolinea resta sospeso in Borsa fino all'8 aprile (compreso), quando sarà pronta la ricognizione sulla situazione patrimoniale e finanziaria della società Alitalia e sindacati si incontreranno il 9 aprile per discutere l'eventuale attuazione del piano "stand alone" che era stato messo a punto dall'ex presidente, Maurizio Prato, secondo una fonte sindacale. L'8 aprile è previsto un cda Alitalia. Al momento le trattative con Air France per la cessione del 49,9% di Alitalia in mano al Tesoro sono interrotte. "Ci sarà un nuovo incontro mercoledì dopo il cda sulla continuità aziendale. Acquisita la continuità si proseguirà a fare il confronto su quello che c'è da fare per attuare ed eventualmente ottimizzare il piano Prato", ha riferito stamani una fonte sindacale a margine di un incontro con l'azienda. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: "Senza brogli vinceremo anche al Senato" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 81 del 2008-04-04 pagina 0 Berlusconi: "Senza brogli vinceremo anche al Senato" di Redazione Il Cavaliere assicura: "Non ci sarà pareggio, ogni seggio sarà presidiato". Le priorità del Pdl: redditi delle famiglie ed emergenza rifiuti a Napoli Roma - "Non ci sarà nessun pareggio. Tutti ma proprio tutti i sondaggi ci danno 8-10 punti di vantaggio sul Pd e quindi dovremmo raggiungere la vittoria alla Camera e al Senato, se non ci saranno brogli". Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, snocciala buoni risultati ai microfoni di Affaritaliani.it e si dice ottimista per i risultati alle urne "purché non vi siano brogli" ad alterarne il risultato. Il dialogo col Pd Il presidente azzurro ricorda che il centrodestra ha "messo in campo un esercito" di 120mila volontari "a difesa del voto degli italiani". "Ogni seggio sarà presidiato", assicura il Cavaliere che già guarda al dopo-voto. "Noi siamo sempre stati aperti al dialogo. A condizione che per dialogo non si intenda supina accettazione dei loro diktat". Veltroni fa sapere che i Democratici volevano "fare le riforme invece che le elezioni". "Mi stupisco di tanta sfiducia nei confronti del popolo e poi, aggiungo - ribatte Berlusconi - sono convinto che si volesse solo perdere tempo e prolungare la permanenza della sinistra al potere a tempo indeterminato, con la scusa delle riforme". Quanto alle riforme, Berlusconi punta il dito contro Veltroni e il Pd colpevoli di aver "fatto propria la gran parte dei temi della riforma costituzionale che noi avevamo approvato nella scorsa legislatura e che loro, solo due anni fa, vollero cancellare con un referendum". "Forse hanno riconosciuto il loro grave errore, senza il quale oggi avremmo già dimezzato il numero di deputati e senatori. Per il resto noi e il partito di Prodi e di Veltroni siamo alternativi", continua l'ex premier augurandosi che "il Pd voglia svolgere un'opposizione costruttiva e non seguire la linea della protesta estremista tenuta tra il 2001 e il 2006". Le priorità del Pdl Accrescere il potere d'acquisto delle famiglie italiane e ripulire le strade di Napoli e della Campania dai rifiuti: sono queste le sue priorità in caso di vittoria alle prossime Politiche per Silvio Berlusconi. "Il governo Prodi - spiega il Cavaliere - ha reso le famiglie italiane più povere, come già aveva fatto nel 1996, quando Veltroni era il suo vice. Per dare un pò di ossigeno gli italiani aboliremo l'Ici sulla prima casa e detasseremo gli straordinari e i premi aziendali. L'altra priorità è ripulire le strade di Napoli e della Campania dalla vergogna dei rifiuti. Stiamo lavorando con un'equipe di esperti per individuare le soluzioni per l'emergenza. Intanto accelereremo al massimo la realizzazione dei termovalorizzatori, non soltanto quello di Aversa, ma tutti quelli necessari, in Campania e non solo". E i motivi che devono indurre gli italiani a votare Pdl? "Prodi ha trovato 110 modi per far pagare più tasse. Ecco 110 motivi per votare per noi. Prodi non ha voluto nemmeno tenere la conferenza stampa che tradizionalmente spetta al premier uscente alla vigilia delle elezioni. Lui ha detto che non voleva dare un ingiusto vantaggio al Pd, mentre Veltroni ha capito un giusto vantaggio al Pdl e l'ha pregato di non tenerla. Al di là dell'ironia, oggi si confrontano due Italie. Una rassegnata al declino del nostro Paese, che ha cercato di svendere la compagnia di bandiera ad Air France, che vuole chiudere Malpensa, che ha umiliato Napoli, la Campania, il Sud e l'Italia intera sotto la vergogna di una montagna di rifiuti. L'altra che cerca il riscatto del Paese, che lotta per difendere il nostro prestigio nel mondo, che ottiene l'attribuzione dell'Expo 2015 per Milano, che non vuole chiudere un aeroporto internazionale come Malpensa e non si rassegna all'idea di non avere una compagnia di bandiera. La sinistra ha messo in ginocchio il Paese, noi diciamo Rialzati, Italia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'Economist lancia Veltroni e (ri)scomunica Berlusconi. Un déjà vu del 2001 (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - L'Economist lancia Veltroni e (ri)scomunica Berlusconi. Un déjà vu del 2001 Posted By Renzo Rosati On 4/4/2008 @ 16:48 In Apertura#1 | No Comments Puntuale come un treno svizzero, ecco la [1] scomunica elettorale dell'Economist per Silvio Berlusconi: "Inadatto a governare una moderna democrazia, gli italiani dovrebbero votare per il suo avversario di centrosinistra Walter Veltroni". Quella tra il settimanale britannico e il Cavaliere è un lungo contenzioso. [2] Già nel 1994 e poi nel 2001 l'Economist gratificò il leader del centrodestra di una copertina e di un celebre titolo: "Why Berlusconi is unfit to lead Italy", accusandolo di voler proteggere con ogni mezzo lecito o illecito i propri interessi aziendali. Ne seguì l'accusa (impropria) di comunismo per il giornale e soprattutto un'azione legale a tutela della Fininvest, che dura tuttora. Dopo la vittoria del 2001 qualche approccio ci fu (altra copertina, possibilista: "So, Mr. Berlusconi.", subito rinfoderato. Oggi l'Economist riconosce al Cavaliere "modesti miglioramenti nel sistema pensionistico e nel mercato del lavoro". Curiosamente si tratta di leggi che proprio il centrosinistra con Romano Prodi ed il Partito democratico hanno smantellato. Ora, il nuovo affondo. Con l'ex direttore Bill Emmot che aggiunge: "Se proprio vincerà spero sia per un soffio, che il suo governo duri poco e che l'Italia possa andare avanti senza di lui". L'articolo dell'Economist - cui si aggiungono le critiche del Wall Street Journal per la vicenda Alitalia - rischia di riesumare la polemica un po' provincialotta tra politica italiana e giornali stranieri. All'estro non si bada molto a ciò che scrivono i commentatori esteri. Da noi le critiche e gli apprezzamenti vengono regolarmente piegate alla lotta interna e quasi diventano argomento da bar: chi le subisce vi scorge un complotto di poteri più o meno forti, chi indirettamente ne beneficia se ne fa una medaglia. Anche Romano Prodi è stato spesso scorticato dalla stampa straniera, sia come presidente dell'Unione europea sia come capo del governo. Certo, non per l'accusa di conflitto d'interessi: ma anche lui è caduto nel vittimismo. Il paradosso è che nella stragrande maggioranza dei casi dietro a queste critiche c'è, com'è giusto, solo chi le firma. Né lobby né establishment. Se c'è un governo europeo con il quale Berlusconi è andato d'accordo, quando era a palazzo Chigi, è stato quello inglese di Tony Blair. La questione può anche essere vista al contrario. La stampa italiana, come gran parte di quella europea, ha preso sistematicamente di mira la Casa Bianca di George W. Bush. Eppure sono stati gli anni dell'asse tra centrodestra italiano e Stati Uniti. Meglio così: significa che i giornali sono una cosa, i governi un'altra. Ma poiché queste scomuniche e benedizioni il più delle volte non ci prendono o non portano bene (va ricordato l'endorsement del direttore del Corriere della Sera per Prodi, oggi rinnegato dal suo stesso autore), significa anche che gli elettori votano senza tener conto delle opinioni dei giornali. In Italia, ma anche negli Usa e in Francia. Il che non si sa se deponga a favore dell'autonomia di giudizio dei cittadini, o della scarsa capacità di convinzione dei mass media. Soprattutto dei più "autorevoli".

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Elezioni, l'altra metà del voto: quello locale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, l'altra metà del voto: quello locale Posted By redazione On 4/4/2008 @ 17:55 In Apertura#3 | No Comments "Non ci restano che i ballottaggi". Al Loft, quartier generale veltroniano, è lo scoramento il sentimento più diffuso. I sondaggi? Crudeli. Le speranze di vincere le politiche? Poche, pochissime. Ma ci sono pur sempre le amministrative: la madre, anzi la madrina, di tutte le rivincite. Fu così anche nel 2001. Silvio Berlusconi si impose alle elezioni generali e 15 giorni dopo il centrosinistra trionfò in quelle locali. La sconfitta divenne dolce; i commentatori parlarono di riequilibrio tra i poli; Francesco Rutelli, lo sconfitto nazionale, avocò a sé il successo locale, compresa l'elezione a sindaco di Roma di Walter Veltroni. Che ora si prepara a rivendicare il successo del candidato Rutelli. In politica tutto torna. Anche troppo. Dunque, mentre l'opinione pubblica è distratta dalle promesse sulle pensioni, stessa poltrona. Perciò il Cavaliere ostenta vicinanza a Gianni Alemanno, gira imperterrito la città e chiuderà qui la campagna elettorale. Perciò Gianfranco Fini per una settimana intera non si muoverà dalla capitale. Tutta colpa del terzo incomodo, Francesco Storace, che da capolista al Senato e candidato sindaco della Destra sottrae voti al Pdl. E si diverte. Compreso il Lazio, voterà per le amministrative del 13 e 14 aprile un quinto deforte anche dell'accordo locale con la Sinistra arcobaleno di Fausto Bertinotti, il Partito democratico sta giocando con tutte le sue forze la partita delle amministrative. Partita decisiva per Veltroni, praticamente irrilevante per Berlusconi, da sempre indifferente al voto locale. Al Cavaliere interessa soltanto il Lazio, ma in chiave nazionale. Su Roma, comune e provincia, persino su paesoni come Fiumicino, Tivoli e Velletri, si gioca gran parte della stabilità futura della maggioranza al Senato. Si legge Lazio ma s'intende Palazzo Madama. "Le amministrative sono un traino per le politiche" ha ammonito il Cavaliere "stiamo attenti a non sottovalutarle ". Perciò si è speso personalmente per il candidato sindaco di Viterbo, Giulio Marini, comiziando mercoledì scorso contro un pezzo grosso come Giulio Sposetti, ex tesoriere dei Ds, che corre per la gli italiani. Casi a parte le regioni a statuto speciale. In Sicilia si voterà a giugno. Le province chiamate alle urne saranno Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo e Siracusa. Si tratta complessivamente di 3.956.899 elettori. Alle province vanno aggiunti 143 comuni, per un totale di 1.134.425 elettori. Anche in Sardegna (35 comuni), Friuli-Venezia Giulia (otto comuni compreso Udine) e a Bronzolo, in Trentino-Alto Adige, voto si voterà a giugno. Altro giro, altra corsa: in Italia si vota sempre. Ad aprile il comune non capoluogo col più alto numero di abitanti è Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, con 97.999 residenti. Il comune al voto col minor numero di residenti è Piazzolo, nel Bergamasco, che conta appena 99 abitanti. Piazzolo, piena Val Brembana, ha una storia curiosa. Viene spontaneo pensare che 99 abitanti si mettano facilmente d'accordo su chi eleggere. E invece no, vale la regola delle assemblee di condominio: sono addirittura tre gli aspiranti sindaco. La popolazione può scegliere tra 34 candidati al consiglio comunale. E c'è anche la lista del Grillo parlante, una delle grandi novità di questa tornata amministrativa. Già, perché se Piazzolo è elettoralmente marginale, assai meno lo sono i 5 milioni di residenti in Sicilia. Oltre che per comuni e province, si vota infatti anche per due regioni: Friuli-Venezia Giulia e appunto in Sicilia per il rinnovo delle assemblee regionali (in Valle d'Aosta l'appuntamento è per il 25 maggio). E se in Friuli la conferma di Riccardo Illy del Partito democratico appare probabile, nell'isola l'ultimo sondaggio, firmato dalla Swg, dice che Raffaele Lombardo (Pdl, Udc e Movimento per l'autonomia) è tra il 49 e il 52 per cento, Anna Finocchiaro (Pd e Sinistra arcobaleno) intorno al 42,5. A minare la possibile rimonta di Finocchiaro è una insospettabile carneade: Sonia Alfano. Chi è? La candidata governatrice degli Amici di Beppe Grillo, lista che oscilla tra il 4,5 e il 5,5 per cento. Tutti voti drenati al centrosinistra, come quelli dei No Dal Molin a Vicenza, che candida a sindaco la leader del Presidio permanente Cinzia Bottene. Poi, per la serie "facciamoci del male", il Partito democratico si presenta diviso a Massa-Carrara: due i candidati per il comune, due per la provincia, dove il Pdl candida il coordinatorepoeta Sandro Bondi. Chi spera invece di drenare voti al Popolo della libertà è l'Udc. Tranne che in Sicilia e pochi altri casi, Pier Ferdinando Casini ha portato lo scudocrociato fuori dal centrodestra. Ma a Carovigno, in provincia di Brindisi, è successo qualcosa di strano e diverso. Il sindaco centristra ha abbandonato l'Udc per confluire nel Pdl, si dice con il sostegno di Cosimo Mele, il deputato coinvolto nel noto festino a luci rosse di via Veneto. Ragion per la quale Mele è stato escluso dalla lista casiniana anche in loco. Ora Mele sostiene Zizza. Già, perché il sindaco in questione si chiama proprio così, Vittorio Zizza. Un nome troppo attraente. Un altro mitologico paese, Ceppaloni, non vedrà la candidatura del primo cittadino uscente Clemente Mastella. Sono due le liste in campo: Uniti per Ceppaloni, che fa capo all'ex guardasigilli ed è guidata da Claudio Cataudo; Unità democratica, che candida uno storico avversario dell'Udeur, l'ex ds Nino Rossi. Quanto alla provincia di Benevento, dopo la crisi di governo si era detto che mai e poi mai Clemente avrebbe rifrequentato il centrosinistra. E invece Mastella sostiene, con ben due liste, il candidato presidente del Partito democratico, Aniello Cimitile. Chissà se Romano Prodi approva. Ma il più grande esperimento politico italiano (si fa per dire) arriva da Venafro, in provincia di Isernia, il terzo comune del Molise. Qui il candidato favorito è Nicandro Cotugno, a capo di una civica composta tra Forza Italia, Alleanza nazionale, Partito democratico e Italia dei valori. La grande coalizione è servita, il Veltrusconi in salsa locale pure.

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Elezioni, spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Riamessa la Dc di Pizza Elezioni, spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari Roma - Il rischio di un rinvio delle elezioni evocato da Giuliano Amato ha compattato i due principali partiti. Sia il Popolo della libertà, con Silvio Berlusconi, sia il Partito democratico, con Walter Veltroni, giudicano improponibile un rinvio del voto. Dopo il polverone sollevato nella mattinata di ieri, Amato sta tentando la scalata a una parete di cristallo: nel tardo pomeriggio, dopo ore convulse, giunge la notizia che il Viminale ha incaricato l Avvocatura dello Stato di avanzare istanza di revoca dell ordinanza con cui la V sezione del Consiglio di Stato ha riammesso le liste della Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza nella competizione elettorale. Al contempo, il Viminale ha dato incarico all Avvocatura dello Stato di proporre ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione per regolamento preventivo di giurisdizione, affinché sia risolta una volta per tutte la questione della competenza a giudicare sul processo elettorale. La questione è sempre più controversa. I due principali partiti convergono anche sulla preoccupazione per il danno che un rinvio del voto (o la mera ipotesi dello spostamento) provocherebbe all immagine dell Italia nel mondo, già penalizzata dall emergenza rifiuti e dai casi Alitalia e mozzarella di bufala. Di certo Pizza aveva pensato a un pesce d aprile. E invece la notizia ha l ufficialità del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso presentato dallo stesso Pizza e ha disposto l ammissione della lista alla consultazione elettorale del 13-14 aprile dalle quali era stata esclusa qualche settimana fa dal Viminale. Troppo confondibile con il simbolo di un altro partito della galassia ex Dc e cioè l Udc di Pier Ferdinando Casini, aveva sentenziato il dicastero guidato da Amato. Nonostante la magistratura avesse sancito la legittimità dell uso da parte di Pizza del simbolo della vecchia Democrazia cristiana. La sentenza del Consiglio di Stato rischia adesso di deflagrare nella competizione elettorale già avviata, destabilizzandola. "Spetta al governo e al ministro Amato rimetterci in condizione di svolgere la campagna elettorale, al pari di tutti gli altri partiti", aveva anticipato a caldo Pizza al Velino, adombrando l ipotesi del rinvio delle consultazioni. La Dc, infatti, ha meno di 15 giorni per condurre la campagna elettorale contro i 30 previsti per legge. La Dc di Pizza, prima di essere esclusa dalla competizione, aveva raggiunto un accordo con il Pdl al Senato in quindici regioni. La decisione finale nel merito, comunque spetterà al Tar del Lazio anche se, ha segnalato Amato, "è possibile che su questo procedimento si innesti un regolamento di giurisdizione da parte della Cassazione per valutare se i Tar sono o no competenti a intervenire nel procedimento elettorale". L ipotesi di far slittare il voto non piace a Berlusconi che si appella alla Dc: "Il Paese ha bisogno di un governo immediatamente operativo". Per il leghista Roberto Castelli l eventuale rinvio "costituirebbe una violazione della Costituzione". Per il collega di partito Calderoli rappresenterebbe "un danno economico enorme per il rinnovo di tutte le operazioni elettorali, ma questo sarebbe ancora niente rispetto al danno di un Paese che continua ad essere governato da Prodi ovvero il presta nome di Veltroni". Castelli: "Questa eventualità costituirebbe una violazione della nostra Costituzione". Berlusconi e Veltroni uniti nel no [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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L immigrazione: costi altissimi, nessun vantaggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Mirko Molteni In Gran Bretagna, dove l immigrazione è una realtà da decenni, solo martedì è stata pubblicata la prima inchiesta parlamentare sul fenomeno. Compilato dal comitato economico della Camera dei Lords, il rapporto L impatto economico dell immigrazione demolisce le ottimistiche convinzioni dei buonisti partigiani dei migranti, dimostrando che gli intrusi non portano vantaggi apprezzabili al Paese. L europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio ha colto nel segno commentando: "In Europa la verità sui costi socio-economici dell immigrazione viene finalmente a galla. Le conclusioni del documento, tantopiù significativo in quanto proviene da un Paese accogliente come la Gran Bretagna, non piaceranno certo a Walter Veltroni. Al Regno Unito l immigrazione non fa bene, anzi fa male, aumentando il deficit della sanità e della scuola, rendendo inaccessibili i prezzi delle case e condizionando l accesso al lavoro". Prosegue l esponente del Carroccio: "Il documento va letto perchè fotografa una realtà non solo britannica, ma ormai europea. L ho già spedito a Silvio Berlusconi, nella speranza che ne faccia tesoro per la sua futura attività di Capo del Governo". Ma anche Bruxelles ci deve riflettere profondamente, tanto che Borghezio conclude: "Inviterò gli autorevoli esperti conservatori che hanno realizzato il rapporto perchè lo espongano al Parlamento Europeo. Anche attraverso questo canale, spero che la riflessione giunga al PDL, che proprio assieme ai conservatori inglesi si riconosce nel Partito Popolare Europeo. Del resto, la recente boutade di Berlusconi sul voto agli immigrati la considero solo un tentativo di caccia al voto dei moderati, nulla di più". Seguiamo quindi l esortazione di Borghezio e sfogliamo il documento. Fin dalle prime pagine si percepisce la preoccupazione crescente degli inglesi. "L immigrazione annua in Gran Bretagna - vi si legge - è passata da 100.000 persone intorno al 1990 alle 300.000 del 2006, raggiungendo una scala senza precedenti nella nostra storia. Nello stesso periodo la percentuale di adulti che considera l immigrazione e le relazioni fra le razze come il più importante problema del Paese è balzata dal 5 % al 40 %". Non c è da stupirsi, dato che i disagi causati dal fenomeno sono sotto gli occhi di tutti, non solo a Londra, ma anche a Milano, Berlino o Parigi. E tutto questo per quali vantaggi? Il rapporto inglese non ha dubbi: "Non troviamo alcuna evidenza empirica che suggerisca che l immigrazione crei importanti benefici per la popolazione residente del Regno Unito". In particolare saltano all occhio le conseguenze negative sulla retribuzione: "Per ogni incremento dell 1% nella percentuale di immigrati tra la popolazione in età lavorativa, c è in media un calo dello 0,5 % nel livello degli stipendi". Il copione è dunque arcinoto. Troppi datori di lavoro sfruttano l immigrazione per disporre di una manodopera più economica. Falsa, o almeno discutibile, è poi l affermazione che i giovani britannici doc non vogliano più fare lavori considerati umili . Precisa infatti il rapporto della Camera dei Lords: "Le argometazioni secondo cui l immigrazione è necessaria perchè i locali non possono o non vogliono fare certi lavori è difettosa. Ignora le potenziali alternative all immigrazione, inclusi l adattamento dei prezzi di un mercato del lavoro competitivo e l associato aumento nella fornitura della locale manodopera che ci si aspetterebbe in assenza di immigrazione". Il documento sottolinea che si può rimediare anche migliorando l apprendistato per i giovani. Passando all ovvio impatto sui servizi pubblici, "in particolare scuole e salute", si confuta anche la presunta utilità degli immmigrati per il sistema previdenziale: "La tesi che essi aiutino a pagare le pensioni non sta in piedi perchè basata sull irragionevole assunto che l età di pensionamento resti invariata, mentre anche gli stessi immigrati invecchiano". Per finire, inutile aggiungere che il sovraffollamento del territorio turba il mercato immobiliare: "Tutto ciò contribuisce a una maggiore richiesta di case e a più alti prezzi. Prevediamo che nei prossimi 20 anni il prezzo delle case sarà del 10 % più alto che se non ci fosse immigrazione". [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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La Parola ai lettori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pene durissime per chi delinque N. VIRETTI Genova Bisognerà che il prossimo governo inasprisca le pene per chi delinque e faccia in modo che esse vengano scontate fino all'ultima ora. Si è visto che il "buonismo" caro alle teorie social progressiste non paga, anzi, favorisce il proliferare della delinquenza a tutti i livelli. Secondo le teorie filosofiche comuniste, il delinquente è solo il frutto di una società malata, ingiusta, corrotta ecc. ecc., per cui da condannare è la società e non l'individuo che ne è il frutto. Sarà anche vero, però qualcuno, magari Veltroni, mi spieghi come mai in Europa la delinquenza è aumentata in modo esponenziale dopo che dai "paradisi sociali" comunisti dei Paesi dell'est ex comunista, sono arrivati qui da noi torme di immigrati delinquenti disposti e rotti a tutto e non invece l'Uomo Nuovo allevato ed educato secondo le meraviglie del sistema socio-economico comunista operante colà nell'ultimo mezzo secolo. È la prova dell'ennesima bufala socialprogressista. Essere italiani è una colpa? MARIA GIOVANNA CAGNAN Egregio Direttore, vorrei che tutti i candidati della Lega Nord si impegnassero a modificare la legge 388 (credo), varata dal governo Amato, che consente a tutti coloro che risiedono nel territorio italiano di percepire la pensione sociale di 580 Euro, se privi di reddito. Dal 2001 molti immigrati fanno arrivare i genitori, che ottengono la residenza in virtù della legge sul ricongiungimento familiare, poi chiedono la pensione, et voilà, il gioco è fatto. I poveri genitori ritornano al loro paese dove 580 euro sono una bella cifra.. Altrettanto dicasi degli assegni familiari, soprattutto per i musulmani che possono arrivare a 900 euro mensili extra, visto che hanno molti figli da più mogli. Gli enti locali non effettuano alcun controllo, forse perché non ne hanno materialmente i mezzi, sull'effettiva residenza in Italia. Questi assegni possono erogati anche ai parenti fino al II grado. Ho sessantasei anni e lavoro ancora (ho chiesto la proroga biennale dopo i 65 anni), per avere meno problemi in futuro con la continua svalutazione delle pensioni e ora scopro che, con le mie tasse, pago le pensioni ai miei coetanei di tutto il mondo, perfino agli zingari. Altra chicca: mia figlia, terminato il periodo di astensione dal lavoro dopo la nascita di suo figlio, è stata costretta a chiedere il tempo parziale, per conciliare l'orario di lavoro con quelli dell'asilo nido. Percepisce 600 euro mensili, che versa integralmente all'asilo nido privato (in quello comunale non c'era posto). Dalla dichiarazione dei redditi le vengon detratti circa 380 euro annui. Praticamente è senza reddito, ma deve pagare le tasse su una spesa essenziale (è possibile lasciare un bambino di un anno?). Senza contare che anche la proprietà dell'asilo nido è tassata sui guadagni netti. Comincio a credere che avere un figlio, se si è italiani, è una colpa imperdonabile! Chiedo, quindi, ai candidati, un impegno solenne su queste questioni, visto che, quando erano al governo, non si sono accorti di tante storture. Veltroni è come Prodi LEOPOLDO CHIAPPINI GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, Molti del Pd cercano di far dimenticare agli italiani che attualmente essi sono al Governo e che la normale gestione, dovuta alle elezioni, non significa non poter fare qualcosa. Sento tante parole e tanti impegni, ma perché non andiamo ad iniziarla la favola di questo... paese di Bengodi? Prendiamo per esempio la sicurezza o i campi irregolari alle periferie: chi impedisce al Ministro responsabile di dare disposizioni in merito (compatibili con le leggi già vigenti)? Non servono maggioranze o commissioni parlamentari, basta la volontà di farlo! Veltroni dice: salvo Prodi, non l'Unione! Capisco quindi che Prodi è positivo per Veltroni: bene, è il Presidente del Consiglio in carica, gli dica alcune cose del suo programma e le faccia fare subito. Il problema Cina? Il Ministro degli esteri cosa dice? O si pensa che D'Alema nel futuro, improbabile governo, non ci sia? Il punto è fare, fare cose concrete e possibili del programma, ma farle subito: "Si può fare" è diverso da " Si fa". Voglio un segnale per credere: oggi il mio voto ha valore, domani...sarà un pezzo di carta negli scantinati governativi! Evidenziamo il nostro simbolo PIERO CORRADI Verona Nelle imminenti elezioni politiche la Lega Nord di Bossi molto probabilmente otterrà un buon risultato, quale le spetta, in modo particolare a Verona, città governata da Tosi, il supersindaco della Lega Nord. Innanzitutto perché non ha cambiato nome, è sempre rimasta Lega Nord. Poi per la sua riconosciuta coerenza: per il federalismo, per la giustizia, per la sicurezza, per la difesa dei diritti dei settentrionali e contro l immigrazione clandestina. Infine perché corre soltanto al Nord con un simbolo chiaro: Lega Nord Bossi. Simbolo che dovrebbe far capire a tutti gli elettori che vogliono dare il voto a Bossi, che la Lega Nord è proprio la Lega di Bossi. Considerato tuttavia che il Carroccio corre solo al Nord, credo sarebbe utile per via Bellerio pubblicizzare il territorio del Nord. Per tale propaganda televisiva proporrei: in alto la scritta ( Il Nord oppure Questo è il Nord ), sotto lo stivale completo con il territorio del Nord colorato di verde, come sopra, in trasparenza, un grande simbolo Lega Nord-Bossi in modo che risalti la delimitazione del Nord e soprattutto che si legga chiaramente la scritta Lega Nord Bossi . Zingari, tutto è permesso? LISETTA ALBERTI Agrate Brianza La distanza che separa il comune sentire dei giudici dai cittadini ormai si misura in anni luce come la Terra di Marte. Questa suprema corte ha solennemente stabilito che chi allontana uno zingaro con male parole è soggetto a procedimento penale; cosa da restare di sasso, e poi quel ciarlatano di Veltroni ci viene a raccontare che bisogna eliminare 5000 leggi. Lo vada a dire ai giudici della cassazione. Se per caso uno zingaro si dovesse introdurre in casa mia, gli preparerò un caffè, lo farò sedere e gli dirò signor zingaro rubi pure, faccia tutto quello che vuole, mi stupri, mi violenti, e perché no, mi uccida. Tanto questi giudici la libereranno subito. Se poi sapranno che sono leghista, gli daranno pure la medaglia d oro. Non è ironia la mia, ma se non posso dire neanche una parola per cacciarlo via questa è la fine che dovrò fare. Diamo visibilità alla Lega DOLFINI BRUNO Cari Padani, ammetto di essere molto preoccupato: i cosiddetti mass-media mi pare che cerchino di tagliar fuori la Lega Nord e di oscurarne l'esistenza appropriandosi dei modi e dei simboli da essa assunti in passato. I gazebo ormai sono simbolo di tutti. Il Pd ha scippato anche il colore verde. Se qualcuno ha fatto caso ai telegiornali del 30 marzo, è sembrato che la gran "Gazebata" sia stata tutta attuata dal Pd con tanto di colore verde, con un contorno di Pdl. La Lega Nord, almeno nei telegiornali, non ha avuto la minima evidenza. L'unico che fa pubblicità alla Lega Nord è Casini: asserendo che, quando Berlusconi andrà a governare sarà ostaggio della Lega Nord afferma due cose: che il Centrodestra andrà al Governo e la Lega Nord pure. Denigrando la Lega Nord ne conferma la forza. Però c'è da preoccuparsi in fatto di visibilità: bisogna arrivare al popolo, al volgo, all'uomo della strada! Bossi, pensa anche ai pensionati UN GRUPPO DI PENSIONATI Siamo disgustati dal sentir sempre parlare delle pensioni più basse o pensioni sociali. Desideriamo, una volta per tutte, sentire parlare della perdita, in generale, del 50% del potere d acquisto di tutti coloro che hanno lavorato per 30-40 anni con tanto di contributi versati, ricambiati oggi, con 750,00-800,00 euro al mese di pensione. Ci farebbe piacere, far vivere un politico con una cifra del genere, provvedendo anche al mantenimento della vita di tutti i giorni. Altro che andare a votare! Perché? Per chi? Per che cosa? Siamo 20 milioni di pensionati, con tanta voglia di valorizzare, prima voi politici, però prima dobbiamo, dignitosamente, stare bene noi! Che ne abbiamo tanto bisogno. Se le nostre pensioni, oggi avessero il valore di due milioni di lire, non vediamo il perché, non debbano essere raddoppiate in euro. Un caloroso abbraccio a Bossi e grazie per l ospitalità. Tutti contro il Carroccio LETTERA FIRMATA Novara A pochi giorni dalle elezioni viene alla luce l accordo europeo fatto ed esteso alle nazioni senza il consenso e all oscuro dei popoli interessati tanto che senza regole l accordo impone la multirazzialità, il decentramento delle imprese senza alcuna politica e la globalizzazione sempre con politiche oscure. Ora che la Lega tenta di mettere in ordine e di creare una politica federalista padana ecco che solo ora hanno messo in cassa integrazione l Alitalia di Malpensa (Padania), solo ora hanno alimentato il costo dei servizi ed inoltre il blocco di alcuni commerci creando un debito insostenibile per le famiglie lavoratrici. [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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Lacrime, sangue e gaffes: il programma del Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Napoli, oltre alle prevedibili frasi polemiche contro il centrosinistra che governa la città (trovando anche il modo di offendere Rosa Iervolino) e la regione, Silvio Berlusconi ha annunciato che "nel corso dei primi consigli dei ministri prenderemo anche provvedimenti duri e impopolari". La prima seduta ? ha detto ? si terrà proprio a Napoli. Il leader della destra non ha specificato quali, limitandosi a chiedere "buoni numeri sia alla camera che al senato". Nel comizio Berlusconi ha poi commesso alcuni errori: particolarmente evidente ? e ridicolo ? quello su san Pietro scambiato per san Paolo a proposito della folgorazione sulla via di Damasco che avrebbe colpito Walter Veltroni.

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<Li cancelleremo>. Veltroni dichiara guerra alla camorra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader del Pd: "Sui ri uti facciamo autocritica, ma basta coi processi a uno solo" "Li cancelleremo". Veltroni dichiara guerra alla camorra In Campania scontro ravvicinato con Berlusconi. Che attacca su Bassolino Veltroni dichiara "lotta senza quartiere" alla camorra. Dopo gli appelli contro mafia e 'ndrangheta, il candidato del Pd rinnova anche in Campania l'impegno contro la criminalità organizzata, presentando un apposito disegno di legge, che colpisce in primo luogo gli interessi economici delle cosche e rafforza la presenza della magistratura nelle aree più a rischio. Mentre Berlusconi a Napoli (dove Veltroni sarà mercoledì) risale sul predellino per attaccare Bassolino sui rifiuti, Veltroni riconosce che "tutti hanno una parte di responsabilità, anche il centrosinistra ", ma certo non può essere immune "chi è stato al governo nazionale per cinque anni e ha organizzato manifestazioni contro ".

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Nessun duello finale tra Berlusconi e Veltroni in tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Nessun duello finale tra Berlusconi e Veltroni in tv Posted By redazione On 4/4/2008 @ 23:23 In Apertura#2 | No Comments Nessun confronto finale in televisione tra Berlusconi e Veltroni, neanche insieme agli altri candidati premier, ospiti di Bruno Vespa venerdì prossimo. Il Cavaliere questa sera lo ha detto a chiare lettere che non ci sarà. E in questo senso è orientato anche il leader del Pd. Gli elettori potranno seguire i botta e risposta tra Berlusconi e Veltroni solo a distanza, tutt'al più con un faccia a faccia televisivo virtuale. "Credo che sia una cosa controproducente per coloro che parteciperanno" dice Berlusconi commentando la possibilità di confrontare idee e programmi in uno studio tv insieme agli altri candidati premier". "Credo che quello previsto a Matrix sarà il confronto", spiega il Cavaliere, ricordando che per la trasmissione di Enrico Mentana è previsto che i leader del Pdl e del Pd intervengano per quarantacinque minuti ciascuno, uno dopo l'altro. Anche Veltroni non è orientato a partecipare al confronto di gruppo. Questa presa di posizione nasce dal fatto, sottolineano nel Pd, che questa formula non ha le caratteristiche di un vero confronto sui programmi. Quanto agli altri leader, Fausto Bertinotti starebbe valutando in queste ore l'evolversi della situazione . In casa Udc gli uomini vicini a Pier Ferdinando Casini ci tengono a sottolineare che Veltroni e Berlusconi sono scappati ogni volta dal confronto diretto. Enrico Boselli da Vespa ci sarà e non rinuncia ad una battuta polemica verso Berlusconi: "Il confronto è controproducente per chi ha tre televisioni a disposizione". "Per me" aggiunge il candidato premier del Partito Socialista "che devo fare le denunce all'Agcom per avere degli spazi minimi, questa è un occasione da non perdere e soprattutto un'occasione di confronto utile. In democrazia il confronto tra le idee non puó mai essere svantaggioso per nessuno, sopratutto se si guarda all'interesse degli elettori e non a quelli propri o di partito. Quindi io ci sarò e sarei felice se ci fosse anche Walter Veltroni". La sfida finale fra tutti gli aspiranti alla presidenza del Consiglio si farà anche se uno o più candidati non si presenteranno all'appuntamento, come ha chiarito (su richiesta della Rai) la presidenza della commissione di Vigilanza. La Vigilanza ha spiegato che il candidato premier non può delegare un suo 'sostituto' e che il confronto si 'deve' fare, anche se uno o più leader danno forfait. Il programma di novanta minuti in diretta sarà gestito dalla testata Rai Parlamento, che lo ospiterà nei suoi studi, anche se il direttore Giuliana Del Bufalo lo ha affidato a Vespa per la sua ampia esperienza nel gestire un elevato numero di ospiti. In base al regolamento della Vigilanza, al confronto possono fare domande anche giornalisti non appartenenti alla Rai. LEGGI ANCHE: [1] Faccia a faccia tra il candidato Veltroni e il direttore Belpietro.

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