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IN EVIDENZA
1) 2)
Veltroni
sfida le mafie: 5punti per annientare la criminalità di Nicoletta Cottone (Il Sole 24 Ore
4-4-2008)
Berlusconi: «Se non ci saranno brogli vinceremo» di Nicoletta Cottone (Il Sole
24 Ore 4-5-2008)
Veltroni sfida le mafie. Da Trentola Ducenta, in provincia di Caserta, da una
villa confiscata a un boss del clan del Casalesi trasformata in casa famiglia,
il leader del Pd Walter Veltroni lancia una sfida alle mafie, presentando
disegno di legge in 5 punti per contrastare la criminalità. Nel provvedimento
il divieto di ottenere contributi per gli imprenditori condannati, accompagnato
da una tutela per gli imprenditori sotto il ricatto della mafia che abbiano il
coraggio di denunciare. La denuncia darà accesso a misure di controllo e
sostegno, accompagnata da contributi specificamente stanziati. La mancata
denuncia, invece, comporterà il sequestro e la confisca di prevenzione. Il
provvedimento introduce anche la revisione della confisca di prevenzione e il
concetto di pericolosità del bene. Inserita, poi, la possibilità di aggredire
il patrimonio mafioso anche in caso di morte. Vengono rafforzati gli uffici
giudiziari in zone a rischio e incentivati i magistrati che accettano di
esercitare in zone ad alto tasso di criminalità.
«Noi siamo una forza di governo che vuole annientare i poteri criminali che
succhiano energie a questa terra», ha detto Veltroni, ricordando che il
proprietario della villa si è macchiato di 99 omicidi e proprio nella villa nel
casertano definì alcune strategie di morte. «Il fatto che sia stato trasformato
in un luogo di accoglienza e di vita - ha detto Veltroni - è la ratio della
legge della confisca dei beni». Confisca che, prevede il ddl, va accelerata
attraverso l'istituzione di una agenzia che faciliti l'assegnazione allo Stato.
«Dobbiamo annientare la camorra, la mafia e la 'ndrangheta - ha sottolineato
Veltroni - sradicarle dalla vita di questi paesi e se un candidato premier non
si propone questo impegno non svolge fino in fondo il suo dovere. Bisogna fare
una lotta senza quartiere, senza ambiguità né reticenze e zone d'ombre con aree
della politica che strizzano l'occhio a questi poteri per un pacchetto di
voti».
Su Alitalia la destra è cieca. Dopo essere stata per cinque anni al
governo senza risolvere il problema Alitalia ancora cerca di impedire una
soluzione. Veltroni dal palco di Caserta attacca sul comportamento del Pdl
nella vicenda Alitalia. «Il dossier Alitalia - ha ricordato il leader del Pd -
è stato per cinque anni sul tavolo del governo di centrodestra, ma non è stato
risolto e si sono buttati 2,5 miliardi di euro, ma ancora cercano di impedire
una soluzione che è necessaria».
Responsabilità allargate sui rifiuti. Tutti sono responsabili
dell'emergenza rifiuti in Campania, centrosinistra compreso. Ma, alludendo a
Berlusconi, veltroni ha detto che «è responsabile anche chi è stato al Governo
nazionale per cinque anni e ha organizzato manifestazioni contro». Insomma, «tutti
hanno una parte di responsabilità. Bisogna fare autocritica. Ma la
responsabilità principale è di un Paese che vive di rinvii e ideologia: ora è
giunto il momento del pragmatismo e delle decisioni».
Il leader del Pdl ha già sprecato la fiducia degli italiani. Il leader
del Pdl, che si candida per la quinta volta alla guida del Paese ha già avuto
la fiducia degli italiani e l'ha sprecata. Senza mai nominare il Cavaliere,
Veltroni sottolinea la differenza tra il Pd e la destra. «Se vincesse la destra
sarebbe la continuazione di quello che è già stato, con i litigi e i conflitti.
Io ho l'onere della prova, ma loro li abbiamo già visti. Hanno governato per
sei anni e nessuno ricorda cambiamenti e innovazioni, anzi l'Italia ha
peggiorato la sua situazione economica, sono stati anni durissimi e non per
caso gli italiani hanno deciso di cambiare governo.
4 aprile 2008
Senza brogli, vinciamo. Così il leader del Pdl Silvio Berlusconi è tornato a
parlare del timore di brogli alle prossime elezioni nel corso di un intervento
dinanzi alla platea di Confapi, sottolineando la necessità di uno spoglio
scheda per scheda per evitare questo problema. Il Cavaliere ricorda che una
circolare del ministero dell'Interno segnala che chi non rispetta questa regola
è passibile di carcere da
Berlusconi dice che avrà le istituzioni contro. «Ci sono da fare tante, troppe
cose per un governo che avrà contro molto, se non tutto, il sistema
istituzionale italiano: credo che la prima cosa da cambiare sarà la nostra
architettura istituzionale». E torna a criticare il presidente emerito della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Fu, dice, una «interpretazione dubbia del
Quirinale» a imporre nel porcellum il premio di maggioranza su base regionale,
creando così «una situazione francamente preoccupante» per il rischio di
ingovernabilità dopo il voto.
Alitalia. Per Alitalia la strada migliore resta quella "italiana.
Il Cavaliere ribadisce: "Ho rivolto un appello all'orgoglio degli
imprenditori italiani affinché Alitalia rimanga italiana come compagnia di
bandiera del nostro Paese. Credo che la strada migliore sia continuare in
quella direzione". Poi attacca il partito di Veltroni. "Votare Pd
vuol dire anche lasciare che i francesi colonizzino l'Italia".
Ici. Il primo provvedimento che andrà in Consiglio dei ministri sarà
l'abolizione dell'Ici. Oltre ad abolire l'imposta sulla prima casa, Berlusconi
ha intenzione di detassare premi e incentivi di produzione, straordinari
compresi. In questo modo – ha spiegato Berlusconi in una intervista all'Agi - i
capifamiglia, lavorando di più, potranno avere al cento per cento ciò che
l'impresa gli dà, in modo da avere più soldi da destinare ai consumi della
famiglia».
Evasione. Dopo le polemiche suscitate dalle dichiarazioni del Cavaliere
sull'evasione fiscale, Berlusconi ha precisato che «l'evasione fiscale è sempre
ingiusta, anche quando la richiesta dello Stato è esagerata», sottolineando che
intende «riportare le aliquote a un livello che il cittadino considera giusto,
e questo significa anche avere dei contribuenti onesti».
Giustizia. Votare Pd, ha detto Berlusconi, vuol dire una serie di cose
negative come avere Antonio Di Pietro ministro della giustizia, continuare col
sistema delle intercettazioni, che viola la nostra privacy.
Pensioni. L'unica modifica che intende apportare sul fronde delle
pensioni è adeguare le pensioni sotto i mille euro all'aumento del costo della
vita. Nessun intervento, annuncia, sull'età lavorativa. «Non si può continuare
a cambiare perché chi sta per andare in pensione deve fissare degli orizzonti,
dei traguardi che non possono essere cambianti ad ogni cambio del Governo».
Pizza. Importante, per il Cavaliere, che Pizza abbia rinunciato a
chiedere il rinvio delle elezioni. «Non ho avuto bisogno di dare rassicurazioni
a Pizza: ha avuto senso di responsabilità», ora «spero che le tv gli diano
quello spazio che gli é stato finora sottratto».
Tav. Sulla difficoltà di realizzare le Grandi opere Berlusconi ha detto
che «in democrazia non é ammissibile che, con la sopraffazione, si impedisca a
un avversario politico di parlare. Purtroppo é quanto hanno fatto ieri sera i
no Tav in Val di Susa» I lavori, spiega il Cavaliere, saranno portati avanti
«senza militarizzare le valli, ma con la responsabile collaborazione della
popolazione locale, che ha tutto il diritto di essere adeguatamente risarcita,
senza subire i soprusi di una minoranza violenta».
4
aprile 2008
ROMA - Alla fine una sfida tutti contro tutti ci sarà,
ma senza Berlusconi. E anche Veltroni, secondo voci del Pd, sembrerebbe
orientato a non partecipare. Venerdì 11 aprile su Rai 2 andrà in onda un
confronto di 90 minuti in diretta in prima serata con tutti i quindici
candidati premier, ma il capolista del Popolo delle libertà ha detto che non ci
andrà: «Credo che sia una cosa assolutamente controproducente per coloro che
parteciperanno», ha detto il Cavaliere. Il moderatore sarà Bruno Vespa. Il
programma si farà anche se un candidaato deciderà di non presentarsi. Lo ha
chiarito la presidenza della commissione di Vigilanza Rai, la quale ha spiegato
che il candidato primo ministro non può delegare un «sostituto». Veltroni, a
quanto si apprende, sarebbe orientato a non partecipare. Il no - spiegano nel
Pd - sarebbe dovuto al fatto che un confronto fra 15 candidati non consentirebbe
un vero confronto sui programmi.
UDC: «HANNO PAURA» - «Nessuna sopresa per il
no di Berlusconi e Veltroni alla tribuna Rai», commentano fonti dell'Udc.
«È fin troppo evidente che hanno paura che in un contraddittorio le loro
proposte si sciolgano come neve al sole». Anche candidato premier della
Sinistra arcobaleno, Fausto Bertinotti, sta valutando se partecipare. La
decisione verrà resa nota nei prossimi giorni. Ci arà invece il candidato del
Partito socialista, Enrico Boselli. «È un'occasione da non perdere. Io
ci sarò e sarei felice se ci fosse anche Veltroni».
VESPA - Il programma sarà gestito dalla testata Rai
Parlamento, che lo ospiterà nei suoi studi, anche se il direttore, Giuliana Del
Bufalo, lo ha affidato a Vespa per la sua ampia esperienza nel gestire un
elevato numero di ospiti. In base al regolamento della Vigilanza, al confronto
possono fare domande anche giornalisti non appartenenti alla Rai.
MATRIX - Secondo Silvio Berlusconi, la vera »sfida» tra
lui e Walter Veltroni sarà alla trasmissione Matrix su Canale 5 condotta
da Enrico Mentana, «che ha previsto 45 minuti per ciascuno l'ultimo giorno». Il
Cavaliere fa quindi capire che comunque non sarà uno scontro diretto faccia a
faccia. «Tra l'altro Veltroni, come in Rai, avrà il vantaggio di parlare dopo
di me».
04 aprile 2008
Il
popolo del Pd racconta on line la sua campagna
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: PDGIOVANEEUROPA Fronte del Sud Ci è piaciuta la campagna di Veltroni. Questo partito va votato alle prossime elezioni politiche. Berlusconi per il Sud è stato un tappo al cambiamento. Il liberismo berlusconiano ha frenato l'intervento dello stato col risultato, laddove l'economia era già forte, di favorire squilibri reddituali e, laddove l'economia era debole,
Campagna
di pizze, uova, pomodori e mortadelle
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Solo Veltroni fa proposte vere Campagna di pizze, uova, pomodori e mortadelle Le elezioni naufragano, fra rischi di rinvio e aggressioni squadristiche Walter Veltroni ha completato ieri la sua ennesima giornata di folla (in Sardegna) e di proposte concrete (il bonus di 600 euro per i consumi delle famiglie meno abbienti,
Appesi
a Pizza e al pizzettaro ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: della libertà di Berlusconi. Ma da quarantott'ore, da quando cioè il consiglio di stato ha emesso l'ordinanza che annulla la ricusazione del simbolo scudocrociato, Pizza non ha più forni. Sia Veltroni che Berlusconi considerano "una sciagura" l'ipotesi di un rinvio delle elezioni per consentire a Pizza di svolgere la sua campagna elettorale per il senato nelle quindici regioni (
L'ex
Incantatore non è più quello di una volta
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Incantatore non è più quello di una volta MARIO LAVIA Qual è la ragione per cui Silvio Berlusconi, l'inventore della tele-politica, l'altra sera non ha funzionato? Il sorteggio malandrino gli aveva riservato la pole position. Ma lui, partito davanti a Veltroni, a cui la sorte aveva riservato la piazza d'onore, non è scattato, non ha accelerato, non ha vinto e forse neppure convinto.
A
Napoli senza Bassolino ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
DEMOCRATICI
Veltroni verso gli ultimi tornanti, chiusura l'
Ascolti,
vince Walter. Silvio tradito da due spettatori su tre
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: spettatori su tre FRANCESCO SILIATO È netta la preferenza accordata a Walter Veltroni dal popolo della televisione. Almeno di quella parte che segue la politica in tv. È di 3,8 milioni di persone la media d'ascolto della Tribuna con protagonista il leader del Partito democratico (share 13,9 per cento) ed è di 3,1 milioni (share 11,0) l'ascolto prodotto dal leader del Popolo della libertà.
Il
missile a due testate di Silvio ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: e ancor più in caso di vittoria del Partito democratico, non vi venga in mente di sostenere Veltroni, perché vi renderemo la vita impossibile: più di quanto ve l'abbiamo resa nei venti mesi del governo Prodi. Ecco perché l'ipotesi di una vittoria berlusconiana appare perfino ad anime semplici come uno "sfacelo", una prospettiva da "guerra totale".
Il
profumo di pareggio ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il bacino potenziale del Pd non sta nell'elettorato distante dalla politica, come quello che allora votò infine Berlusconi. È invece formato da elettori di sinistra che non si fidano della svolta "centrista" di Veltroni, e preferirebbero una sinistra più radicale. Se vuole vincere, il Pd li deve convincere della maggiore utilità del voto in quella direzione.
Veltroni,
spazza via i ri uti ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La campagna di Veltroni è stata fin qui ottima, né flaccida né timida. Si può discutere questo o quel particolare, ma rimane (e rimarrà) il dato di una ventata di coraggio e vitalità che ha pulito l'aria intorno ai riformisti intossicati e, fino a pochi mesi fa, balbettanti.
Paura
del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Contemporaneamente Veltroni ha anche invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare tutti davanti a un tavolo.
Duello
fuori sync e la Giuliana di Voghera
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni spinge verso l'ottimismo, Berlusconi sta coi piedi per terra. Mr B. sostiene che Veltroni è un grande comunicatore, ma gli italiani non saranno così creduloni. Uolter afferma di essere il nuovo, al contrario dell'" avversario" innominato.
QUARANTENNI
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949;
Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo
"largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il
22,50
Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
Dramma
Alitalia, il governo tenta l'ultima mediazione Ancora 48 ore per riprendere il
negoziato con Air France. Aristide Police eletto presidente della compagnia
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni chiede che la politica non interferisca più. Ma Berlusconi continua a parlare di cordata italiana. I sindacati sembrano disposti a tornare al tavolo "ma non a qualsiasi costo". Intanto il professore Aristide Police prende il posto del dimissionario Prato al vertice di Alitalia.
Berlusconi
si vanta ma nel 2004 quando era premier scelsero Saragozza e non Trieste Fini
dà lezioni ma nel 2003 il suo ministro Alemanno marciò contro l'inceneritore di
Acerra Velt ( da "Unita, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: flop e bugie della destra Berlusconi si vanta ma nel 2004 quando era premier scelsero Saragozza e non Trieste Fini dà lezioni ma nel 2003 il suo ministro Alemanno marciò contro l'inceneritore di Acerra Veltroni: "Governare non è una fatica ma un onore. Loro vogliono spartirsi l'Italia" C'è stato un tempo (non lontano) in cui Berlusconi ha governato l'
Si
vogliono spartire l'Italia, non cambiarla Veltroni incontra gli operai sardi:
Per Berlusconi governare è una croce? Per noi è un onore
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Come il giorno prima Veltroni affonda il dito nella piaga: Berlusconi dice che gli tocca governare, che deve portare la croce? "Non sopporto quei politici - aggiunge Veltroni - che dicono di essere stanchi. Prima di tutto perché gli risponderei: te lo ha ordinato il medico di fare il politico?
Salari,
precarietà, innovazione. E voglia di sviluppo
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: precarietà, pensioni e innovazione: ognuna di queste voci è parte centrale del nostro programma. Quando parlo con loro, alla fine quando mostro il depliant con Veltroni, sento che cedono: "In effetti Veltroni mi piace". Il segretario Pd piace molto più di Berlusconi e questo il Cavaliere lo sa bene". m.ze.
L'endorsement
dell'Economist: gli italiani dovrebbero votare per Veltroni Il settimanale
britannico: Berlusconi non è adatto a governare. El Pais: l'Italia non è un
paese per giova ( da "Unita, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: gli italiani dovrebbero votare per Veltroni Il settimanale britannico: Berlusconi non è adatto a governare. El Pais: l'Italia non è un paese per giovani. Precari e indecisi, nelle loro mani l'esito delle elezioni / Roma "Gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni". Così l'Economist chiude l'editoriale dedicato alle elezioni italiane,
Silvio
lo statista inventa lo show della mortadella... Berlusconi capocomico: con gli
imprenditori chiede soldi per Alitalia, e poi finge un malore mangiando una
bufala ( da "Unita, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Libererò Napoli dai rifiuti e da Bassolino", annuncia Berlusconi in un'intervista che uscirà oggi sul Mattino. La monnezza la toglierà in due mesi, accusa Veltroni di silenzio su Bassolino, però salva il commissario straordinario De Gennaro per non rovinare i rapporti: "ha fatto molto, ne terremo conto".
La
conversione dell'altro Allam: da Rutelli a Berlusconi Già senatore Dl non
ricandidato dal Pd, su Libero attacca Veltroni: È razzista . E oggi protesterà
contro una moschea ( da "Unita, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi Già senatore Dl non ricandidato dal Pd, su "Libero" attacca Veltroni: "È razzista". E oggi protesterà contro una moschea / Roma Sceglie Berlusconi Khaled Fuoad Allam. Il noto scrittore, giornalista e sociologo di origine algerina, docente universitario in vari atenei, esponente di punta dell'Islam democratico che nella passata legislatura è stato eletto al Senato nelle
Il
cavaliere stanco - john lloyd ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: pur tenendo conto degli odierni standard di vecchiaia ? può essere ritenuto giovane. C'è di più: l'avversario più probabile di McCain è Barack Obama, che di anni ne ha 47; l'attuale rivale di Silvio Berlusconi è Walter Veltroni, che ne ha 53. SEGUE A PAGINA 40.
Il
mago Walter ha paura e scappa da Bassolino e da <munnezzopoli>
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dice Silvio Berlusconi che "Veltroni è uno straordinario comunicatore" e "un grande illusionista": ma nemmeno Houdini potrebbe far sparire la Caporetto dell'emergenza rifiuti sotto cui è crollato il consenso del centrosinistra in Campania. Solo tre giorni fa, nel confronto virtuale con il Cavaliere nelle tribune Rai,
Berlusconi:
<Vinceremo E stavolta senza l'Udc sarà un'altra musica>
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che sostiene che "gli italiani dovrebbero votare per Veltroni" perché "Berlusconi è ancora inadatto a governare". "Lo stavo aspettando...", ironizza il Cavaliere con il pensiero a quando nel 2001 il settimanale inglese gli dedicò finanche la copertina. "Solo bugie - aggiungerà più tardi - frutto di un accanimento che non mi spiego".
Elezioni,
pizza rinuncia al rinvio "ma voglio il simbolo nelle liste" - claudio
tito ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sarebbe un inutile vantaggio a Veltroni". Berlusconi ha invitato il segretario Dc a non insistere. "Anche se non partecipi alle elezioni - è stato il ragionamento con cui ha cercato di ammansirlo - resti della coalizione". Sul tavolo avrebbe pure messo qualche posto da sottosegretario nel prossimo governo.
E
i lobbisti fanno i conti "con due partiti più affari" - carmelo
lopapa ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: retorico il linguaggio di Veltroni e quanto invece "sembra abbia preso le distanze dall'elettorato e sia meno coinvolgente che in passato il Berlusconi dello slogan "Rialzati Italia"". Nella saletta, stipati, una quarantina di distinti signori, età media 40 anni, gessato o grigio d'ordinanza, reduci da un'ordinaria giornata di lavoro tra ministeri e uffici pubblici nella veste di "
In
tv il pd batte il pdl crosetto: inammissibile - marco trabucco
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il problema vero è che sia rispettato l'equilibrio fra Veltroni e Berlusconi e questo, in linea di massima, avviene. Lo sbilanciamento a favore di Veltroni si spiega con il fatto che il monitoraggio attribuisce agli schieramenti gli interventi dei soggetti politici indipendentemente dal fatto che ricoprano ruoli istituzionali.
Sfida
veltroni-berlusconi campania ring elettorale
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E il 9 Bassolino
non sarà sul palco Sfida Veltroni-Berlusconi Campania ring elettorale I big in
Campania, oggi, per conquistare le simpatie degli elettori in una regione
decisiva ai fini del risultato nazionale. Alle
I
big nelle piazze alla conquista della campania - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: conquista della Campania La sfida Oggi Veltroni a Caserta, Avellino e Salerno. Fini e Berlusconi in piazza Plebiscito OTTAVIO LUCARELLI Doveva essere la piazza del sognato Rinascimento napoletano, sarà la piazza da cui partiranno segnali opposti. Oggi Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e il Popolo della libertà annunceranno in piazza del Plebiscito la "liberazione da Antonio Bassolino"
Doccia
fredda per il governatore non sarà sul palco con walter - patrizia capua
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: gli risponderà prima di tutto Veltroni, candidato premier come lui". Ma Berlusconi, insiste un cronista, promette di risolvere tutti i problemi di Napoli. Il leader del Pdl dice: "Prendo una casa qui". "E l'ha presa?" ironizza Bassolino. Il presidente della Regione è a Barra, periferia post-industriale di Napoli, ora in balìa della prepotenza camorristica del clan Aprea.
Piaggio,
pignone, lucchini: come vota la classe operaia
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in bilico tra Veltroni e Bertinotti, qualcuno tentato anche da Berlusconi, ma preoccupati soprattutto per il salario che non cresce e per il futuro delle loro famiglie. La classe operaia toscana si avvia alle urne, ma gli animi non sono tranquilli. Fra le tute blu della Piaggio, della Lucchini e della Pignone, le roccaforti della grande industria della regione,
Il
cuore pulsa a sinistra ma quanta incertezza - massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni non è molto diverso da Berlusconi e Bertinotti è un voto perso". Alessio ha finito il turno in ufficio: "Ho deciso di votare, anche se le scatole sono piene: vado e voto Di Pietro, mi sembra il più coerente di tutti". Costantino lavora in officina ma ormai è mentalmente lontano: "Due anni fa ho votato Ulivo,
"ci
si prova un'altra volta poi non voteremo più" - ilaria ciuti
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Antonella "forse Veltroni, ma siamo delusi da tutti". I giovani, martedì scorso ora pranzo, sono con gli altri al bar davanti alla fabbrica. Dentro si legge il giornale, si fanno i video giochi, soprattutto si fa il "grattino" "per vedere di vincere e sbarcare la quarta settimana".
Veltroni,
da domani il weekend pugliese ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pagina VI - Bari Gli appuntamenti Veltroni, da domani il weekend pugliese Un fine settimana all'insegna di Walter Veltroni. Il candidato premier del partito democratico, arriverà in Puglia domani sera, con il suo pullman verde e, in meno di due giorni, toccherà quattro delle sei province pugliesi.
Bestiario
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: crisi italiana è ormai troppo grave per essere risolta senza un governo di salvezza nazionale, da far nascere con un accordo fra gli eserciti che per ora si combattono. Vedo che adesso lo stanno dicendo anche i giornali americani. Devo commentare? Non ci penso neppure. Fate il vostro gioco, Veltroni e Berlusconi. Ne riparleremo la sera del 14 aprile, giorno di santa Luidina Vergine.
QUELLI
CHE IL PAReggio ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è uno zero a zero che tiene in piedi Berlusconi (in accordo con Veltroni) e uno che per il Cavaliere sarebbe l'inizio della fine. C'è la Grande coalizione Berlusconi-Veltroni fondata sul patto tra Pdl e Pd, il 'Veltrusconi' auspicato da 'Newsweek'. E c'è, al contrario, un governo appoggiato dalle principali forze politiche, a partire dall'Udc di Pier Ferdinando Casini,
Sindacati
in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air France
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: riprendere il negoziato con i francesi è partito da palazzo Chigi cui il leader del Pd, Walter Veltroni, ha chiesto di richiamare le parti "al senso di responsabilità". Il suo timore è che il fallimento di Alitalia si abbatta sul voto con effetti nefasti. L'appello ha trovato una sponda nei sindacati protagonisti della rottura, che si sono detti disponibili a "una vera trattativa ".
Riservato
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: impossibile faccia a faccia tv tra Veltroni e Berlusconi, o quelli, improbabili, tra il Cavaliere e Casini o tra Uòlter e Bertinotti: davvero la par condicio li consentirebbe e sono solo i veti politici a bloccarli? Ed è corretto che un leader come Veltroni, ritirandosi, possa far cancellare la puntata di un talk-show del suo avversario?
Pressing
del Loft: ora linea dura E parte la <campagna indecisi>
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il ministro per le Comunicazioni Paolo Gentiloni non ha dubbi: bisogna inasprire i toni su Berlusconi, "altrimenti gli indecisi non si muovono, restano a casa". Il coordinatore del Pd Goffredo Bettini va ancora più in là. Lui che è stato il primo a sposare questa linea spiega: il buonismo mi ha "rotto le scatole". Walter Veltroni è su una posizione più soft.
Veltroni,
appello al <voto utile> <Silvio è stanco e vecchio>
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma anche per Berlusconi". Vista da Walter Veltroni invece la questione è seria e si potrebbe sintetizzare con l'espressione "voto utile". Davanti ai lavoratori della Alcoa di Portoscuso il segretario si appella agli elettori e chiede loro, in modo assai sfumato, di stare o di qua o di là, meglio se con il Pd piuttosto che con il Pdl:
Italiani
in piedi! ( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è accaduto infatti che il leader del Pdl Berlusconi abbia riassunto il proprio messaggio agli elettori con lo slogan "rialzati, Italia!". Ma un'analoga immagine è stata richiamata da Walter Veltroni che, in una lettera agli elettori, si appella a un'Italia "in piedi" ma "lenta, incapace di prendere le decisioni necessarie (.
I
brividi che suscitano le aggressioni
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: a partire dal Pd veltroniano a Rifondazione comunista; sia di Pier Ferdinando Casini, latore di un iperbolico messaggio d'amore ("Amo Ferrara"); sia del Pdl, al quale è vicino. Gli unici a dire quello che probabilmente altri pensano, senza avere il coraggio di confessarlo, sono stati alcuni esponenti del Partito dei comunisti italiani.
Piazza
Tuscolo Il ritorno di Caradonna ( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come Veltroni. Si dichiara "un devoto amico" di Giuseppe Ciarrapico e gli piacerebbe diventare "un consigliere di Berlusconi per aiutarlo a scegliere meglio gli uomini sul campo: Alemanno, per esempio, bravo figlio ma...". é venuto con la febbre e con le stampelle e l'accompagna fedele ormai da quasi 30 anni la moglie Ortensia.
ROMA
- Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi
( da "Messaggero,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come vorrebbe Veltroni. Un'intesa che permetterebbe al futuro governo di dire l'ultima parola. Dopo giorni di martellante invocazione di cordate alternative, ieri si respirava aria più cauta tra i più stretti collaboratori di Berlusconi. Al punto che il socialista Bobo Craxi, arriva a sospettare un "accordo sottobanco" tra Pdl e francesi.
ROMA-
Basta una fiche . Per Silvio Berlusconi non ci voglioni milioni di mi
( da "Messaggero,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni torna ad accusare il Cavaliere, senza mai citarlo: "Basta con interferenze politiche, che sono state micidiali per la trattativa". E sollecita una ripresa del negoziato da parte di Palazzo Chigi. "Tante interferenze hanno provocato un clima di ostilità nei confronti di un partner che stava trattando.
ROMA
- Mercoledì nero per la Rai: i dati Auditel hanno riservato stamattina non
poche amarezze ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Cifre ben lontane ovviamente da quelle di Berlusconi e Veltroni e dalla media di rete. "Le programmazioni elettorali di Rai Parlamento sono obblighi istituzionali fissati dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai" ha commentato il direttore generale della Rai Claudio Cappon.
La
lingua dei segni ( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Però sono una persona sorda e non mi è stata la data la possibilità di seguire la conferenza stampa in tv di Berlusconi e Veltroni, perché non c'erano sottotitoli né una finestrella con la traduzione nella lingua dei segni. Virginio Castelnuovo virginiocastelnuovo@ fastwebnet.it.
ROMA
Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente
del ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: concede più Walter Veltroni al principale esponente dello schieramento avversario, al secolo Silvio Berlusconi. "Va dicendo che non ha voglia di andare al governo, che è stanco. Ma scherziamo? Governare su mandato dei cittadini è il massimo onore che possa esserci, altro che stanchezza", ha detto davanti ad alcuni minatori sardi,
Rivolta
per la discarica, scontri in campania - dario del porto
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Incidenti in Irpinia E oggi nella regione le visite di Berlusconi e Veltroni DARIO DEL PORTO dal nostro inviato Ariano irpino - Alle otto della sera, quando manifestanti e forze dell'ordine vengono a contatto nei pressi del sito di Pustarza, la tensione che aveva scandito l'interminabile giornata di ieri a Ariano Irpino raggiunge il punto più alto: gli abitanti che si oppongono all'
"governare
è un onore, non una croce" - dal nsotro inviato alessandra longo
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: non una croce" Veltroni replica a Berlusconi. E a Cagliari vince la sfida delle piazze con Fini Incontro con gli operai: "Politici stanchi? Stanchi siete voi che vi alzate all'alba" DAL NSOTRO INVIATO ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Succede che la sera si trovino a due passi l'uno dall'altro.
"voto
utile o il senato sarà a rischio" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Oggi Berlusconi sarà a Napoli. "Libererò la Campania dai rifiuti e da Bassolino che con la Iervolino e Prodi ha fatto soltanto danni", annuncia il candidato premier del Pdl. Dopo aver attaccato "il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su Bassolino", Berlusconi ammette che sul problema "risalire la china sarà durissimo".
Show
del cavaliere con le feluche ue "nel governo vedrei bene molti di
sinistra" - alberto mattone ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E un'altra feluca giura che non ha mai attaccato nemmeno Veltroni. Persino sui rifiuti di Napoli ha glissato. Solo contro la sinistra radicale ha picchiato duro: "Ha creato molti problemi - ha tuonato il leader del Pdl - ha impedito che si facesse una politica incisiva sulla sicurezza". L'incontro è durato due ore.
L'economist:
silvio inadatto meglio veltroni - enrico franceschini
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Silvio inadatto meglio Veltroni L'ex direttore Bill Emmott: se vince Berlusconi spero che ci riesca per un soffio ENRICO FRANCESCHINI dal nostro corrispondente LONDRA - L'Economist vota Veltroni. Il settimanale scrive in un editoriale sul numero oggi in edicola che "gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni, l'avversario di centrosinistra"
Friuli,
la difficile sfida di tondo contro "illy potter" il trasversale -
alberto statera ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: veltroniano:"Ho preferito discutere un po' di più e non andare alle elezioni da solo come ha fatto Veltroni". Infatti il 13 aprile va con tutti e anche con Roberto Antonaz, leader locale di Rifondazione, assessore regionale alla Cultura, l'unico comunista più elegante di Bertinotti, con quella "sinistra radicale" che Veltroni ha espunto dal Pd e che Illy ha invece tenuto e terrà
"Che
ci aspetta fuori dal tunnel? Le saghe mentali"
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Di Berlusconi o Veltroni non mi sono fatto una grande opinione e soprattutto se nel primo caso il signore e il suo partito hanno avuto cinque anni di governo per dimostrarci cosa potevano fare senza farlo, nel secondo anche se il personaggio sembrerebbe positivo non mi convince fino in fondo.
Morgando:
il periodo monitorato era quello del tour del leader Pd in tutto il Piemonte
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni ha battuto Silvio Berlusconi 45,54% a 28,19%. Il discorso riguarda il terreno, assai scivoloso, delle apparizioni riferibili ai candidati premier di Pd e Pdl sulle tv locali: compresa la testata regionale Rai. Sempre secondo l'indagine, la presenza degli schieramenti facenti capo a Fausto Bertinotti e a Pier Ferdinando Casini è stata marginale.
E
Veltroni fugge da Bassolino ( da "Giornale.it, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dice Silvio Berlusconi che "Veltroni è uno straordinario comunicatore" e "un grande illusionista": ma nemmeno Houdini potrebbe far sparire la Caporetto dell'emergenza rifiuti sotto cui è crollato il consenso del centrosinistra in Campania. Solo tre giorni fa, nel confronto virtuale con il Cavaliere nelle tribune Rai,
Il
voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù.
Il
muro anti-rom di Grezzago ( da "Manifesto, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Fino al prossimo sgombero, al prossimo muro, filo spinato, o qualsiasi altro espediente per tenerla lontana "E' emergenza sicurezza", dice Silvio Berlusconi in questa moscissima campagna elettorale. "Chi sbaglia deve pagare", gli fa eco Walter Veltroni. E questa è la Padania bellezza.
Ciro,
dalla strage al parlamento ( da "Manifesto, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: candidato a reti unificate da Veltroni. Fiom il primo, Uilm il secondo "In fabbrica c'è delusione per quel che il governo non ha fatto e per quel che ha fatto. Io riesco a parlare con gli operai perché mi riconoscono. Unità a sinistra. Senza forzature" Loris Campetti Torino "Se vado davanti a una fabbrica con i volantini a parlare agli operai non mi fischiano.
Scripta
manent ( da "Manifesto, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Celentano attacca Letizia Moratti e gli alberi da quaranta piani dell'Expo (il molleggiato vota Veltroni) e lui, Walter in persona, si intenerisce, telefona a Paolo (Mieli) e ne approfitta per fare il trottolino amoroso du-du-du-da-da-da sulla prima pagina del Corriere della Sera. "Caro Adriano, mi ha fatto molto piacere leggere sul tuo blog ciò che hai scritto sul mio impegno.
Il
Pd ritenta: al voto senza Bassolino
( da "Manifesto,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per questo Silvio Berlusconi ha anche organizzato 1500 difensori del voto, allenati con un cd "istruttivo". Dopo l'Alitalia, l'immondizia della Campania è, infatti, l'argomento hit della campagna Pdl, nonché il nervo più scoperto di Veltroni. Ancora ieri Berlusconi dichiarava, al quotidiano napoletano Il mattino, come anteprima del comizio odierno in piazza Plescito:
"Per
noi la questione morale resta al centro della politica"
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e Berlusconi hanno proposte talmente simili da accusarsi a vicenda di aver copiato il programma. E una volta al governo, indipendentemente dall'esito delle urne, dovranno per forza di cose fare le riforme insieme. La politica italiana ha subito un vero e proprio tsunami, basti pensare al fatto che uno stesso partito riunisce oggi ex comunisti ed ex democristiani"
Elezioni,
la data non cambia ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: UGO MAGRI ROMA La campagna elettorale procede come se nulla fosse, Berlusconi e Veltroni continuano a punzecchiarsi e a lanciare promesse. Ma se andremo alle urne il 13-14 aprile, ormai dipende dalla Cassazione. Sarà la Suprema corte a decidere, l'8 aprile prossimo, se il Consiglio di Stato ha fatto bene a riammettere in gara lo Scudo crociato.
Melandri-Scajola
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha promesso l'annuncio di alcuni membri del governo prima delle elezioni, Berlusconi non può perchè siete 10 forze politiche distinte e dovrete mettervi d'accordo", ha ribattuto Melandri. "Faremo gruppi parlamentari uniti il 29 aprile quando ci presenteremo in aula e poi faremo il percorso costituente per la dirigenza del partito"
Diliberto:
"Grazie a Veltroni se Berlusca vince"
( da "Giornal.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nessun ideale e ha permesso a Veltroni di correre solitario in questa campagna elettorale. Dovremo ringraziare lui se Berlusconi dovesse governare per cinque anni il nostro Paese" così Oliviero Diliberto sprona i molti "compagni" accorsi alla CGIL ieri. Fortissime le critiche rivolte a Valter Veltroni, il cui programma è stato definito sostanzialmente speculare a quello di Berlusconi.
Flop
"Tribune" ascolti mai così in basso
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Con i due leader Berlusconi e Veltroni gli esperti che decidono i piani di programmazione della tv di Stato puntavano sul 23 per cento, un dato che avrebbe poi compensato gli inevitabili ascolti di poco conto dei candidati premier minori. E invece è andata come è andata, al 13 o giù di lì.
Veltroni
preme su Prodi "Risolvila prima del 13"
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni da Roma lo incalza anche in modo brusco: "Il governo deve intervenire, deve assumere una capacità di regìa". Silvio Berlusconi, invece, rilancia l'appello agli imprenditori per dar vita ad una cordata italiana: "Nel loro interesse bisogna salvare Alitalia.
BERLUSCONI-VELTRONI,
DUELLO IN CAMPANIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma sulla scheda ci saremo È di scena oggi in Campania il duello tra Berlusconi e Veltroni. Il pullman del Pd sarà a Caserta, Avellino e Salerno e domani a Benevento. Il 9 comizio a Napoli senza Bassolino sul palco. Oggi a Napoli invece in Piazza del Plebiscito ci saranno Berlusconi e Fini. Nuovo attacco al governo sui rifiuti e sulla mozzarella.
Governo
e sindacati <Torni Air France>
( da "Manifesto,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Romano Prodi da Bucarest ha auspicato il proseguimento della trattativa, ribadendo che "una ristrutturazione era comunque indispensabile per Alitalia". "Il governo deve intervenire e richiamare tutte le parti al loro senso di responsabilità", commenta Veltroni. Mentre Silvio Berlusconi rinnova il suo appello agli imprenditori italiani, "basta una fiche...".
Rupture
il cupio dissolvi di Giuliano ( da "Riformista, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come Veltroni, Bertinotti, Cofferati, Prodi, Cicchitto e tutto il centro-destra. Ci sono quelli che dicono che le intemperanze non vanno bene ma Ferrara se l'è cercata, come settori della Sinistra Arcobaleno. C'è quello che non sa che dire perché non ha capito quello che vogliono i suoi elettori, come Di Pietro che invita a "
Segue
prodi ( da "Riformista, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: obiettivo politico è mettere a paragone la rete di sostegno internazionale a Veltroni con l'isolamento di Berlusconi, appena rigiudicato unfit dall'Economist dopo gli attacchi di Financial Times e Wall Street Journal : "Anche se non dobbiamo mai dimenticare - ricorda Pistelli - che sono gli italiani a votare". Stefano Cappellini 04/04/2008.
UN
ALTRO SEGNALE DI WALTER DOPO IL PRESSING SULLA DISCONTINUITà MA DAL PARTITO SI PUNTUALIZZA:
STESSO CRITERIO ANCHE IN ALTRE CITTà
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni ha il merito, in questa fase, di aver interpretato tutte le istanze dei vari candidati che si erano presentati come aspiranti leader del Pd. In coerenza col nostro leader, da questo momento dobbiamo sentirci tutti candidati. Con il voto al Pd, alla Camera e al Senato, nel prossimo 13 e 14 aprile rafforziamo questa speranza innovatrice,
PDL,
IL DOPPIO ATTACCO DI BERLUSCONI E FINI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: contro Walter Veltroni e contro il governatore Antonio Bassolino". L'incontro, voluto e promosso dall'eurodeputato di Forza Italia e del Ppe Riccardo Ventre, ha visto la partecipazione di Ermanno Russo (Presidente commissione speciale di controllo sulle politiche giovanili, disagio sociale ed occupazione della Regione) e di rappresentanti delle professioni,
LEADERISMO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi ha cominciato a mandare segnali a Casini, mentre la campagna elettorale di Veltroni negli ultimi giorni ha assunto toni più tradizionalmente di sinistra. Il secondo effetto perverso riguarda la torsione presidenzialistica di una legge che prevede l'indicazione del premier sulla scheda e non consente ai cittadini di scegliere i parlamentari.
L'ECONOMIST
CON WALTER IL CAVALIERE è INADATTO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Gli italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni", così l'Economist conclude il suo editoriale dedicato alle elezioni italiane in cui si nota che Silvio Berlusconi "è ancora inadatto a governare l'Italia". Il settimanale britannico, nel numero che sarà in edicola oggi, osserva che "i segni" dicono "che l'Italia sarà governata dal Cavaliere.
SULL'ETICA
VELTRONI HA FALLITO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e Berlusconi hanno modellato i rispettivi partiti sulla loro immagine ma in questo modo non ci sono le condizioni per governare il Paese". È questo il motivo per cui avete lasciato Berlusconi? "No, è questo il motivo per cui Berlusconi ha lasciato noi.
Alitalia,
diplomazie a lavoro: mercoledì nuovo incontro azienda-sindacati
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Anche Veltroni è intervenuto facendo notare che "il dossier Alitalia, per cinque anni, è stato sul tavolo della destra che non ha risolto il problema e si sono buttati 2,5 miliardi di euro, e ancora oggi si cerca di impedire la soluzione". Il titolo dell'aviolinea resta sospeso in Borsa fino all'8 aprile (compreso),
Berlusconi:
"Senza brogli vinceremo anche al Senato"
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni fa sapere che i Democratici volevano "fare le riforme invece che le elezioni". "Mi stupisco di tanta sfiducia nei confronti del popolo e poi, aggiungo - ribatte Berlusconi - sono convinto che si volesse solo perdere tempo e prolungare la permanenza della sinistra al potere a tempo indeterminato,
L'Economist
lancia Veltroni e (ri)scomunica Berlusconi. Un déjà vu del 2001
( da "Panorama.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Economist lancia Veltroni e (ri)scomunica Berlusconi. Un déjà vu del 2001 Posted By Renzo Rosati On 4/4/2008 @ 16:48 In Apertura#1 | No Comments Puntuale come un treno svizzero, ecco la [1] scomunica elettorale dell'Economist per Silvio Berlusconi: "Inadatto a governare una moderna democrazia, gli italiani dovrebbero votare per il suo avversario di centrosinistra Walter Veltroni"
Elezioni,
l'altra metà del voto: quello locale
( da "Panorama.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Partita decisiva per Veltroni, praticamente irrilevante per Berlusconi, da sempre indifferente al voto locale. Al Cavaliere interessa soltanto il Lazio, ma in chiave nazionale. Su Roma, comune e provincia, persino su paesoni come Fiumicino, Tivoli e Velletri, si gioca gran parte della stabilità futura della maggioranza al Senato.
Elezioni,
spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari
( da "Padania,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: un danno economico enorme per il rinnovo di tutte le operazioni elettorali, ma questo sarebbe ancora niente rispetto al danno di un Paese che continua ad essere governato da Prodi ovvero il presta nome di Veltroni". Castelli: "Questa eventualità costituirebbe una violazione della nostra Costituzione". Berlusconi e Veltroni uniti nel no [Data pubblicazione: 03/04/2008].
L
immigrazione: costi altissimi, nessun vantaggio
( da "Padania,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: non piaceranno certo a Walter Veltroni. Al Regno Unito l immigrazione non fa bene, anzi fa male, aumentando il deficit della sanità e della scuola, rendendo inaccessibili i prezzi delle case e condizionando l accesso al lavoro". Prosegue l esponente del Carroccio: "Il documento va letto perchè fotografa una realtà non solo britannica,
La
Parola ai lettori ( da "Padania, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni dice: salvo Prodi, non l'Unione! Capisco quindi che Prodi è positivo per Veltroni: bene, è il Presidente del Consiglio in carica, gli dica alcune cose del suo programma e le faccia fare subito. Il problema Cina? Il Ministro degli esteri cosa dice?
Lacrime,
sangue e gaffes: il programma del Cavaliere
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il leader della destra non ha specificato quali, limitandosi a chiedere "buoni numeri sia alla camera che al senato". Nel comizio Berlusconi ha poi commesso alcuni errori: particolarmente evidente ? e ridicolo ? quello su san Pietro scambiato per san Paolo a proposito della folgorazione sulla via di Damasco che avrebbe colpito Walter Veltroni.
<Li
cancelleremo>. Veltroni dichiara guerra alla camorra
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni dichiara guerra alla camorra In Campania scontro ravvicinato con Berlusconi. Che attacca su Bassolino Veltroni dichiara "lotta senza quartiere" alla camorra. Dopo gli appelli contro mafia e 'ndrangheta, il candidato del Pd rinnova anche in Campania l'impegno contro la criminalità organizzata,
Nessun
duello finale tra Berlusconi e Veltroni in tv
( da "Panorama.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: it/italia - Nessun duello finale tra Berlusconi e Veltroni in tv Posted By redazione On 4/4/2008 @ 23:23 In Apertura#2 | No Comments Nessun confronto finale in televisione tra Berlusconi e Veltroni, neanche insieme agli altri candidati premier, ospiti di Bruno Vespa venerdì prossimo.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Fronte del Nord Probabilmente
è vero che è caduto il muro tra il Nordest e il centrosinistra riformista; il
Pd, però, non sta sfondando. È ciò che ha sembrato voler dire anche Bersani in
una recente intervista. Al Pd sembra mancare più la capacità di sviluppare fino
in fondo un dialogo con i ceti produttivi e di creare consenso che la
creatività nel proporre soluzioni. D'altra parte, questi ultimi dieci giorni di
campagna elettorale possono servire proprio per non abbandonare al Pdl tutto
ciò che sta a nord del Po. Magari non si tratta di una sfida risolutiva per la
battaglia del senato, ma è un passo fondamentale per pensare seriamente al
radicamento del partito dopo le elezioni. PDGIOVANEEUROPA
Fronte del Sud Ci è piaciuta la campagna di Veltroni. Questo partito va votato alle prossime elezioni politiche. Berlusconi per il Sud è stato un tappo
al cambiamento. Il liberismo berlusconiano ha frenato l'intervento dello stato
col risultato, laddove l'economia era già forte, di favorire squilibri
reddituali e, laddove l'economia era debole, di perpetuare nelle mani
del ceto politico la gestione dell'esistente quando invece era necessario
smantellarla per avviare altri sviluppi autocentrati. I nodi prima o poi
verranno al pettine e coi fondi Ue si potrà coprire, rinviare, ma non eliminare
tale esito. Il Pd deve proporsi come alternativa a tale modello di mediazione
dissipativa. I suoi candidati, il radicamento nel territorio, i gruppi
dirigenti sono all'altezza di tale compito? No, il cammino è ancora lungo.
GIOVANNI DI GIRGENTI (www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Un brivido dalla
pseudo-Dc, violenze contro Ferrara. Solo Veltroni fa proposte vere Campagna di
pizze, uova, pomodori e mortadelle Le elezioni naufragano, fra rischi di rinvio
e aggressioni squadristiche Walter Veltroni ha completato ieri la sua ennesima giornata di folla (in
Sardegna) e di proposte concrete (il bonus di 600 euro per i consumi delle
famiglie meno abbienti, anticipato da Europa martedì). Ma la fatica di
condurre una campagna elettorale "normale" si fa improba, in un paese
che appare travolto dall'irrazionalità. La giornata è stata dominata dalla
sentenza del Consiglio di stato che, riammettendo la pseudo- Dc inventata da
Pizza e sostenuta da Berlusconi per sabotare l'Udc, ha
messo a rischio il regolare svolgimento delle elezioni il 13 e 14 aprile. Il
Viminale è ricorso in Cassazione, tutti i partiti chiedono il rispetto dei
tempi, anche Berlusconi che è all'origine del
pasticcio. Notizia più drammatica da Bologna, dopo molti militanti dei gruppi
femministi e antagonisti di sinistra hanno aggredito il comizio di Giuliano
Ferrara, tirandogli uova, pomodori e mortadelle e costringendolo a lasciare il
palco senza parlare dopo aver travolto un cordone di polizia.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LE ELEZIONI IN
BILICO Pressing di Berlusconi, sdoganatore della
miniDc, sull'alleato "Pino": "Fai un passo indietro" Appesi
a Pizza e al pizzettaro FRANCESCO LO SARDO E se andasse a finire che il 13 e 14
aprile si vota per le amministrative e due settimane dopo, ai ballottaggi, si
vota per le politiche? Tutto può essere. Ma in cima alla lista delle ipotesi
c'è quella del no del governo a ogni rinvio, ricorrendo a tutti i possibili
strumenti giuridici e sentito il Quirinale, in ossequio alle gerarchia delle
fonti e della norma costituzionale sullo scioglimento delle camere che prevale
su ogni altra regola. Magari, un minuto prima della decisione ultima del
governo, Pizza farebbe un nobile passo indietro. Chissà. Nel 2006, garante
Angelone Rovati, l'epicentro del sisma, Pizza Giuseppe detto "Pino"
s'era alleato con l'Unione di Prodi. Il mese scorso ha cambiato sponda, alleandosi
col Popolo della libertà di Berlusconi. Ma da quarantott'ore, da quando cioè il consiglio di stato ha
emesso l'ordinanza che annulla la ricusazione del simbolo scudocrociato, Pizza
non ha più forni. Sia Veltroni che Berlusconi considerano "una sciagura" l'ipotesi di un rinvio
delle elezioni per consentire a Pizza di svolgere la sua campagna elettorale
per il senato nelle quindici regioni (escluse Piemonte, Marche, Veneto e
Friuli) in cui ha presentato le liste scudocrociate. L'Italia è appesa a Pizza ma,
al di là delle diatribe giuridiche e costituzionali sull'inestricabile caso, la
soluzione potrebbe avercela in tasca il Cavaliere. È lui il
"pizzettaro", l'uomo che ha rimesso in pista come alleato del Pdl
Pino Pizza col simbolo scudocrociato in funzione anti- Udc, ed è lui infatti
che da ieri mattina s'è messo all'opera per disinnescare la mina: ha invitato
Pizza a "un atto di responsabilità " e ha dato ordine ai suoi di
convincerlo a far retromarcia pensando che fosse una passeggiata: ma il
pressing, finora, non ha avuto successo. Pizza non molla. La vicenda dai
contorni farseschi, peraltro, alimenta sospetti e veleni. "Non vorrei che
il rinvio della data delle elezioni ? dice Veltroni ?
fosse un auspicio del Pdl, visto che l'aria è cambiata". "Noi che
siamo avvantaggiati giocare al rinvio? Non sta né in cielo né in terra ",
gli replica il Pdl. Mentre Berlusconi dirotta
maliziosamente i sospetti su Prodi: "Il rinvio sarebbe un dramma, un altro
regalo di questo governo. Se per caso si rinviano le elezioni il rischio è che
noi e il Pd andiamo giù e gli altri partiti più piccoli vanno su". Sarà,
ma questa campagna elettorale non piace a nessuno e nessuno vuol tirarla per le
lunghe. Da Rifondazione alla Lega all'Udc è tutto un coro trasversale di no al
rinvio delle elezioni quello che sale dal Palazzo: "La costituzione non lo
consente", dice il partito di Casini usando il più robusto degli argomenti
contro lo slittamento del voto. L'Udc coglie l'occasione per sbertucciare il
Cavaliere, che è il primo e unico responsabile della "frittata"
Pizza. "Il possibile rinvio delle elezioni scopre un Berlusconi
nudo che prima le prova tutte, compresa l'ascesa al mercato dei simboli pur di
confondere gli elettori, poi si accorge del clamoroso boomerang che gli sta
tornando indietro e che rischia, questo sì, di fargli perdere le
elezioni", se la ride l'udc umbro Maurizio Ronconi. Ancora più duro
Storace che accusa il Cavaliere di aver segnato il "più clamoroso
autogoal". Dopo aver chiesto il voto utile per il Pdl o per il Pd,
"adesso si deve inginocchiare di fronte a un simbolo che ha inventato per
dar fastidio a Casini, per poter evitare il rinvio delle elezioni". Ma Berlusconi non ammette mai l'errore. Ieri, anzi, nel pieno
della bufera attorno alla mini-Dc di Pizza, il Cavaliere tuonava dal palco di
piazza Del papa ad Ancona: "Basta coi partitini della politica per cui
siamo diventati la favola ridicola dell'Europa". Da giorni però, il
Cavaliere avverte un fastidioso senso di malessere politico. Confida di sentirsi
già imprigionato in una sorta di "magma istituzionale ". Dal no del
Viminale al simbolo di Pizza e il sì a quello di Storace che fa perder voti al
Pdl, al richiamo di Napolitano che dice "ogni voto è utile", il
Cavaliere si sente già immerso in una gelatina da pareggio: con la palla
passata al Quirinale e, forse, ancora ai senatori a vita. Di qui la presunta
gaffe col Colle, che era invece un messaggio del tutto intenzionale, di un
leader pasticcione nervoso, preoccupato e con poca memoria: il Porcellum che
crea ingovernabilità, a Casini l'ha regalato lui.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DUELLO TV L'ex Incantatore non è più quello di una volta MARIO LAVIA Qual è la
ragione per cui Silvio Berlusconi, l'inventore della tele-politica, l'altra sera non ha
funzionato? Il sorteggio malandrino gli aveva riservato la pole position. Ma
lui, partito davanti a Veltroni, a cui la sorte aveva riservato la piazza d'onore, non è
scattato, non ha accelerato, non ha vinto e forse neppure convinto. Pare
insomma che il Cavaliere in tv non sia più quello di una volta. Persino nel
primo match televisivo contro Prodi, due anni fa, quando andò in modo
disastroso, Berlusconi era Berlusconi.
Perse il duello proprio perché era troppo Berlusconi,
super-verboso, arrogante, nervoso: calatissimo nella parte. Pochi giorni dopo
ebbe la sua rivincita, con il colpo dell'"aboliremo l'Ici, avete capito
bene". Ma stavolta no. È apparso quasi distratto, caimanesco giusto per
qualche secondo (la ribadita gaffe sul Quirinale che a questo punto non è più
una gaffe ma un segnale politico preciso di un attacco premeditato al capo
dello stato e ai suoi predecessori al Colle, d'altronde "non è
un'opinione, la sinistra ha messo le mani su tutte le istituzioni"), ma
soprattutto preoccupato. Ecco, il "nuovo" Berlusca è preoccupato.
D'altronde lo dice lui stesso: mi toccherà governare, con tutti questi
problemi... "Ha paura di vincere? ", gli ha chiesto uno dei
"domandatori", come li ha chiamati lui, Marcello Sorgi. "No, è
che l'eredità della sinistra è pesante...". Funziona, funzionerà, il
Grande seduttore senza sogni, il Venditore Preoccupato? Piaceranno ai suoi
elettori quei muri delle nostre città nude delle sue immaginone? Risuonerà
nella testa dei cittadini quel blando "rialzati, Italia" ben lontano
dalla suggestione di altri, ancorché demagogici, richiami? L'atteggiamento tenuto
l'altra sera a Tribuna politica ? secondo alcuni ? è quello di chi pensa di
aver già vinto senza bisogno di fare fuoco e fiamme e promettere la luna a
tutti. Sarà. E tuttavia non sembra sensatissimo proporre ai giovani precari di
mettersi a fare gli imprenditori, loro che non alzano che poche centinaia di
euro al mese, se le alzano. Quello della precarietà è un tema che per lui si
conferma impossibile: semplicemente, non lo comprende. Così come reiterare
"le cose buone fatte dal mio governo" non pare avere molto appeal,
giacché tutti sanno che: uno, quel ricordo non è un bel ricordo e, due, che
roba come il poliziotto di quartiere è da quel dì che è andata in soffitta.
"Schemi ingialliti", li ha definiti qualche minuto dopo Veltroni seduto sulla medesima seggiola (ma senza cuscino,
levato di mezzo dal tecnico immortalato per sempre da una sbadata telecamera).
Gli ascolti hanno premiato il leader dem: "Il paese è stanco di sentir
dire le stesse cose da quindici anni, gli stessi toni. E probabilmente è più
incuriosito di sentire ciò che può riguardare il futuro e non il passato".
Insomma, tutto già visto, consumato, digerito. "Istituzionale", Berlusconi, come ha detto qualcuno? Uno che se la prende in
quel modo col Quirinale, che parla di brogli passati e futuri, di
"ortodossia marxista"? Sembrano al contrario indizi di nervosismo. Ma
meno campagna c'è meglio è per lui, osservano. Può darsi. Però così resta un
uomo solo in campo, Veltroni: e se il voto si depura
dall'ansia referendaria pro o contro il Cavaliere è un bene per tutti ma
soprattutto per il Pd, e non a caso Walter fa di tutto (anche l'altra sera) per
imporre un mood diverso alla campagna elettorale. Finora la gente sta gradendo.
E il Grande Incantatore che seduceva l'Italia ora pare un anziano uomo politico
che ha paura.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DEMOCRATICI
Veltroni verso gli
ultimi tornanti, chiusura l'
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DUELLO TV PIÙ
DELLA METÀ DEL PUBBLICO (5,3 MILIONI SU 11,4) HA SEGUITO ENTRAMBE LE TRIBUNE
Ascolti, vince Walter. Silvio tradito da due spettatori su
tre FRANCESCO SILIATO È netta la preferenza accordata a Walter Veltroni dal popolo della televisione.
Almeno di quella parte che segue la politica in tv. È di 3,8 milioni di persone
la media d'ascolto della Tribuna con protagonista il leader del Partito
democratico (share 13,9 per cento) ed è di 3,1 milioni (share 11,0) l'ascolto
prodotto dal leader del Popolo della libertà. Il prevalere di Walter Veltroni sul concorrente non si ferma a questo; un dato
rilevante nell'analizzare gli ascolti riguarda la "permanenza" ovvero
il tempo, in percentuale, che i telespettatori dedicano a quanto stanno
seguendo. Le due tribune hanno una durata di 46 minuti ciascuna, la Tribuna del
Partito democratico è stata seguita per il 46 per cento della sua durata,
quella del Popolo della libertà per il 34; una differenza significativa, misura
dell'interesse e dell'attenzione suscitata dall'uno rispetto all'altro, dal
nuovo rispetto al vecchio. La permanenza viene utilizzata nel marketing
televisivo per effettuare predizioni sugli andamenti di un programma, a
permanenza maggiore corrisponde un miglior risultato futuro, e viceversa. La
Tribuna di Berlusconi è andata in onda per prima, in
un'ora di maggior ascolto, e infatti ha prodotto un superiore numero di
"contatti", persone che ne hanno seguito anche solo un minuto (9
contro 8,3 milioni). Constatare che nonostante questo maggior potenziale
l'ascolto sia inferiore conferma il minor interessamento di gran parte del
popolo della televisione verso le parole del leader del centrodestra. Le
Tribune sono seguite da particolari fattispecie di pubblici: quelli interessati
alla politica, a prescindere; quelli che affrontano seriamente il loro dovere
di elettori e nell'indecisione si informano direttamente dalla viva voce dei
contendenti; quelli che seguono il loro candidato preferito e da lui attendono
motivazioni, stimoli e parole da utilizzare a loro volta in ufficio, con gli
amici al bar, e là dove capiti che il logos della politica prevalga su altri
argomenti. I tre pubblici non sono quantificabili. Tuttavia, con i software a
disposizione del mercato televisivo, possiamo effettuare alcune elaborazioni
suppletive. Su 11,4 milioni di persone che hanno seguito uno qualsiasi dei
minuti compresi all'interno delle due tribune, sono 5,3 milioni quelle che le
hanno seguite entrambe, più della metà quindi. Le persone che hanno seguito
almeno un minuto della Tribuna del centrodestra sono state 3,5 milioni e sono
2,7 i milioni che hanno seguito soltanto la Tribuna del Pd. Abbiamo anche
indagato sulle preferenze televisive di chi ha seguito la prima trasmissione:
in testa troviamo Viva Radio 2 e il Tg1 della sera, poi il calcio e quindi
Ballarò e Anno zero; segue il Tg1 delle 13.30 e, più distante, il Tg5 della
sera. Chi ha seguito Veltroni ha le stesse preferenze
per le prime due posizioni, poi Ballarò e il calcio, a posizioni invertite
quindi, seguono Anno zero e il Tg1 giorno; il Tg5 è invece molto più distante
nelle suepreferenze di quanto lo sia nel pubblico della prima Tribuna. La
ripartizione geografica degli ascolti mostra il prevalere in tutte le aree del
paese per la tribuna del Pd. Tra le regioni soltanto in Piemonte ha più seguito
la Tribuna del leader del centrodestra, in tutte le altre regioni ha prodotto
più ascolto la tribuna del Pd.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
QUIRINALE E SENATORI
A VITA Il missile a due testate di Silvio FEDERICO ORLANDO Primo atto: i giornali
berlusconiani più oltranzisti spingono la loro campagna di demonizzazione della
politica e della sua casta fino a individuare nel presidente della repubblica
il numero uno della cupola: che non potrà non essere travolta il giorno in cui
la (fantomatica) maggioranza grillesca- berlusconiana darà la spallata al
sistema. Atto secondo, scena prima: Berlusconi prende
la parola, per dire agli spettatori che sta combattendo una battaglia ad armi
impari, perché "loro (noi) hanno già la presidenza della repubblica".
Gelido silenzio del Quirinale. Seconda scena: Berlusconi
torna a piangere e racconta che vincerà le elezioni ma che il suo governo
"dovrà passare sotto le forche caudine del Quirinale". Il Colle
stavolta replica a schiaffoni, affermando che "La presidenza della
repubblica, chiunque ne fosse il titolare, ha sempre esercitato una funzione di
garanzia nell'ambito delle competenze attribuitele dalla Costituzione, senza
mai sottoporre a interferenze improprie le decisioni di alcun governo, e
considera grave che le si possano attribuire pregiudizi ostili nei confronti di
qualsiasi parte politica". Scena terza: il Cavaliere disarcionato precisa
di non avercela con Napolitano: "Mi riferivo ai cinque anni del mio
governo, durante i quali abbiamo avuto un rapporto dialettico con il presidente
Ciampi". Peggio di prima. Infatti: scena quarta, Ciampi gli fa rimangiare
la "dialettica" ricordando d'aver rinviato al governo le leggi
Gasparri sulla tv e Castelli sulla giustizia per palese incostituzionalità, e
d'avergli ricordato che la Costituzione prescrive che i senatori siano eletti
su base regionale: senza suggerire se col porcellum berlusconiano o con sistemi
più civili. Domanda dello spettatore: questa violenza da caimano decadente è
figlia della stanchezza o della paura del sempre più probabile risultato di
parità al senato (e forse non solo)? A costo di farci classificare fra "le
voci velenose della sinistra" che, secondo il Corriere della Sera di ieri,
"vogliono vedere in una probabile vittoria del centrodestra l'inizio di
un'offensiva per destabilizzare il Quirinale", è proprio questa la
"visione" che le non estemporanee sceneggiate giornali-Cavaliere ci
propongono, come abbiamo già scritto su Europa di domenica ("Attacco al
parlamento e al Quirinale per un colpo di mano presidenzialista"). Abbiamo
solo da integrare il nostro discorso. La prima parte di quest'opera non buffa
aveva la non recondita intenzione o speranza di arrivare ? sull'onda della
questione morale, sollevata dagli immorali ? ad una crisi istituzionale che
anticipasse l'uscita di Napolitano dal Quirinale (Segni, Leone,Cossiga per
ragioni varie non completarono il settennio). È questo il solo modo perché il
parlamento del 13 aprile, se a maggioranza berlusconiana, possa portare il
Cavaliere tra i corazzieri: il settennio di Napolitano, infatti, scade qualche
mese dopo il quinquennio del parlamento; e non è detto che quello che gli
succederà nel 2013 sarà a maggioranza di centrodestra. Con Berlusconi
al Quirinale, la presidenza della repubblica parlamentare cesserebbe di essere
"un potere neutro, nel senso che sta in mezzo ai poteri attivi per
moderarli", come si esprimeva Antonio Baldassarre quando, prima
dell'innamoramento per la destra e per la Rai, faceva benissimo lo studioso di
diritto costituzionale e per un po' il presidente della Corte. E realizzerebbe
la repubblica presidenzialista di fatto, con l'inquilino del Quirinale che di
fatto governerebbe, e con quello di Palazzo Chigi che ne eseguirebbe le
direttive. Modello Putin-Medvedev rovesciato. L'ultima parte dell'opera non
buffa, tuttavia, integra questo scenario, giacché il missile a una testata,
puntato sul Quirinale, è ora diventato missile a due testate, una sul Quirinale
e una su Palazzo Madama. Almeno per chi non crede che il Cavaliere dica parole
in libertà. Mai ha detto parole in libertà, nemmeno kapò, uso criminale della
tv, comunisti che mangiano i bambini. L'attacco a Ciampi non è un maldestro
rimedio per scusarsi con Napolitano. È un perfetto preannuncio di guerra a
tutti i senatori a vita: in caso di pareggio al senato, e
ancor più in caso di vittoria del Partito democratico, non vi venga in mente di
sostenere Veltroni, perché
vi renderemo la vita impossibile: più di quanto ve l'abbiamo resa nei venti
mesi del governo Prodi. Ecco perché l'ipotesi di una vittoria berlusconiana
appare perfino ad anime semplici come uno "sfacelo", una prospettiva
da "guerra totale". Veltroni fa bene
a dire che i discorsi del suo avversario rimettono l'orologio indietro di 15
anni, all'inizio della crisi e della transizione, che il progetto del Pd
vorrebbe chiudere per avviare una democrazia repubblicana compiuta, della
semplificazione e dell'alternanza nella normalità. Ma, restando lui nel suo
stile nuovo, consentirà che altri replichino alla vecchia maniera? Magari con
"parole in libertà"?.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
COME ANDÒ NEL 2006
Il profumo di pareggio PAOLO NATALE Secondo le ultime notizie demoscopiche
pubblicate prima del black out informativo, il distacco tra le due principali
mini-coalizioni era quantificabile in circa 5-7 punti percentuali, in favore
dei partiti facenti capo a Berlusconi. Qualcosa quindi
di molto simile a quanto accadde, a parti invertite, in occasione delle ultime
elezioni politiche, nel 2006, quando il supposto vantaggio dell'Unione
viaggiava intorno al 5-6 per cento secondo i più accreditati istituti di
ricerca. Arrivò poi la rimonta, e l'inaspettato "pareggio" finale che
sorprese un po' tutti. È forse oggi utile ricordare gli accadimenti di
quell'ultima cruciale settimana. Quella settimana pre-elettorale convinse una
fetta significativa di elettorato di centrodestra a ritornare alle urne per
ribadire la propria adesione alla coalizione della Casa delle Libertà. Potremmo
forse trovare qualche suggerimento per affrontare gli ultimi giorni che ci
avvicinano al voto del 13-14 aprile (o forse della settimana successiva,
secondo un'ipotesi che sta circolando dopo il reintegro della Dc di Pizza).
Dunque. Le stime che segretamente circolavano a una settimana esatta dal voto
del 2006 parlavano appunto di un vantaggio di Prodi di circa 5-6 punti, con una
vittoria che, sia pur meno larga di quanto pareva soltanto un paio di mesi
prima, era reputata ormai acquisita. Il lunedì sera successe qualcosa: il
secondo faccia-afaccia tra i due leader delle coalizioni, sebbene meno seguito
rispetto al precedente, ebbe un grande impatto sulla popolazione elettoralmente
più vicina a Berlusconi, che fino ad allora tendeva a
nascondersi nelle quotidiane indagini telefoniche. Questi elettori si
mantenevano incerti, molti di loro dichiaravano che non sarebbero andati alle
urne, che il leader di Forza Italia li aveva un po' delusi e che difficilmente
lo avrebbero rivotato. Il dibattito però ebbe come effetto immediato quello di
riavvicinarli sensibilmente al loro personaggio di riferimento: saranno state
alcune parole d'ordine ben azzeccate (il richiamo all'abolizione dell'Ici),
sarà stato il tono nel contempo rassicurante e aggressivo nei confronti
dell'avversario, sarà stato il risveglio di una flebile appartenenza, oppure
ancora (molto più probabilmente) il timore di vedersi governati per i
successivi cinque anni da una sinistra che avanzava proposte per loro
inaccettabili (il matrimonio gay, il distacco dalla Chiesa, l'incremento della
pressione fiscale). O infine, seguendo le spiegazioni di un gruppo di analisti,
potrebbe essere stata la conseguenza di un clima di opinione che
improvvisamente non si mostrava più così sfavorevole a Berlusconi:
mentre cioè fino a poche settimane prima, il voto per il premier uscente
sarebbe stato un comportamento "socialmente riprovevole" (e quindi difficilmente
dichiarato nelle interviste), poco alla volta il clima andava modificandosi,
permettendo a quel 3-4 per cento di elettori di ammettere senza più problemi la
propria adesione a quella parte politica. Nei due-tre giorni successivi al
dibattito, si respirava in alcuni istituti di ricerca, tra i quali anche quello
con cui io personalmente collaboravo, una sorta di "profumo di
pareggio", che avevo peraltro anticipato in un articolo per Europa giusto
il giovedì prima del voto. Ma quel profumo poco dopo svanì: Berlusconi
ebbe alcune uscite non particolarmente felici, circondate dalla riprovazione
dei media e dell'elettorato più schierato. Il silenzio demoscopico tornò ad
essere il comportamento abituale di quella fetta di elettorato che era tornata
a dichiarare la propria vicinanza a Forza Italia. Che però si era ormai
convinta. E il giorno del voto si comportò di conseguenza, dando la chance di
pareggio alla Casa delle Libertà. Tutto questo può accadere anche oggi, a ruoli
invertiti? La mia personale convinzione è che questi ruoli non possano
invertirsi: il bacino potenziale del Pd non sta
nell'elettorato distante dalla politica, come quello che allora votò infine Berlusconi. È invece formato da elettori
di sinistra che non si fidano della svolta "centrista" di Veltroni, e preferirebbero una sinistra
più radicale. Se vuole vincere, il Pd li deve convincere della maggiore utilità
del voto in quella direzione. Ma non sarà per nulla facile.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La
campagna di Veltroni è stata fin qui ottima, né
flaccida né timida. Si può discutere questo o quel particolare, ma rimane (e
rimarrà) il dato di una ventata di coraggio e vitalità che ha pulito l'aria
intorno ai riformisti intossicati e, fino a pochi mesi fa, balbettanti. La rottura e la discontinuità
promesse da Veltroni si sono fin qui palesate su due
dimensioni. Quella strettamente politica, con la decisione mai abbastanza
benedetta e sicuramente irreversibile di rompere con la sinistra della
senatrice Palermi (quella che "a Ferrara lo dovrebbero trattare così in
tutte le piazze"). E quella comunicativa di tenere la campagna del Pd
lontana dalla demonizzazione dell'avversario. Oggi Veltroni
potrebbe (ma non è nella sua agenda del giorno) tentare un altro gesto di
rottura. Che sarebbe insieme politico, simbolico e fortemente comunicativo.
Secondo noi, potrebbe essere un momento clamoroso e forte di una campagna che
si è caratterizzata per aver voluto toccare "l'Italia vera". Il
pullman arriva in Campania. Caserta, Avellino, Salerno, domani Benevento. Non
siamo ancora a Napoli. Ma siamo ormai nella terra martoriata di spazzatura e
mozzarelle avariate. Questo non è solo il luogo per definizione del fallimento
della politica. È il luogo del fallimento del centrosinistra, che ha tradito
per inefficienza, cecità ideologica e lotte intestine una fiducia più volte
ribadita dagli elettori. Una fiducia che il 13 aprile verrà prevedibilmente e
meritatamente ritirata (per girarla, ahinoi, a una destra di qualità ancora
inferiore). Pazienza se lo dice Berlusconi, perché lo
sappiamo benissimo anche da soli: lo scandalo dei rifiuti ha sporcato tutta
l'Italia, e c'è poco da scaricare le responsabilità sugli altri. Non
occuparsene è impossibile: nell'ultimo anno, nel mondo, di Italia si è parlato
quasi solo per questo motivo. Per questo Veltroni
dovrebbe dare un segno forte. Andare fisicamente nei posti dello scandalo,
compresi i paesi delle discariche, quelli bloccati dall'illegalità diffusa dei
cittadini esasperati e dall'illegalità scientifica della camorra. E qui, allo
stesso tempo, riconoscere tutte le responsabilità della politica e anche quelle
del Pd, assumendo l'impegno solenne a spezzare la catena del malgoverno: la
Campania è "Italia vera" tanto e purtroppo anche più del fondale
idilliaco del discorso di Spello. Abbiamo presente tutte le controindicazioni
di un simile gesto: qualche rischio di fischi e contestazioni (micidiale per un
candidato); l'interpretazione dietrologica in chiave di scontro politico
locale; la presenza/assenza di Bassolino, De Mita, D'Alema... Appunto, però: se
il coraggio non diventa anche fisico oltre che simbolico, e se la rottura
politica non si pratica oltre che annunciarla, sarà difficile che la gente (i
campani e tutti gli italiani) possa andare oltre l'apprezzamento, fino a
quell'atto di rinnovata fiducia che è la concessione del voto.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alitalia, Police presidente
per tornare a trattare. Il Cavaliere la offre ai coltivatori Paura del crack, i
sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna Azienda, governo e Pd vogliono
recuperare Air France. Berlusconi no Dietrofront dei sindacati.
Dopo neanche 24 ore dalla rottura della trattativa con AirFrance per la vendita
di Alitalia, i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto un appello alla
compagnia francese affinché torni a negoziare. Un cambiamento di rotta
radicale, dovuto dalla presa d'atto che quella transalpina è l'unica proposta
seria in campo. Ma anche effetto del pressing del Pd, che non ha attaccato le
confederazioni bensì le ha sollecitate a tornare sui loro passi. Contemporaneamente Veltroni ha anche invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al
negoziato. E il governo, dal canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di
riannodare i fili della trattativa: il sottosegretario alla presidenza del
consiglio Letta ha avviato contatti con i sindacati e con i francesi per
verificare se è possibile tornare tutti davanti a un tavolo. ieri sera è
stato nominato un nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina
l'Alitalia ha convocato i sindacati. Intanto Berlusconi
continua con le boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli
agricoltori di Coldiretti. A PAGINA 4.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L A T E L E D I P E
N D E N T E Duello fuori sync e la Giuliana di Voghera STEFANIA CARINI Uno in,
uno out Fuori sync. Un confronto in differita. Nemmeno Ghezzi si sarebbe
immaginato una cosa simile. I due leader del Pd e Pdl pronti a fronteggiarsi
l'uno contro l'altro, ma fuori sincrono, sfalsati, uno dopo l'altro. È successo
su Raidue, durante la prima deprimente Tribuna elettorale condotta da Giuliana
Del Bufalo con domande di Stefano Folli, Mauro Mazza, Gianni Riotta, Marcello
Sorgi. Quando Berlusconi finisce e grida "È come
dal dentista, avanti il prossimo!", entra Veltroni.
La compresenza perciò c'era, solo che uno era in onda e uno dietro le quinte.
Uno in, uno out. Fuori sync. In differita. Eppure sarebbe bastato sincronizzare
tutto, e chissà che quelli di Blob non lo facciano. Basterebbe montare in
alternanza Veltroni e Berlusconi,
e magicamente ottenere una falsa sincronia. Uno di quei trucchi che ogni
montatore conosce fin troppo bene, e sul quale hanno teorizzato proprio quei
registi russi tanto amati da Grezzi & Co. Fuori sync. In differita. Vorrà
dire qualcosa? Il paese è fuori sync? La politica non è sincronizzata con la
realtà? E se la realtà fosse avanti di 5 minuti, e i discorsi dei politici
fossero quindi già vecchi? Uno dietro l'altro, Berlusconi
e Veltroni. Nessuna alternanza, nessun confronto. Per
colpa della par condicio, per colpa di ripicche e controripicche. L'immagine
televisiva pare riflettere una certa staticità della campagna elettorale, senza
alcuna sorpresa. Ecco, l'unica alternanza sta nelle parti. Veltroni spinge verso l'ottimismo, Berlusconi sta coi piedi per terra. Mr B. sostiene che Veltroni è un grande comunicatore, ma
gli italiani non saranno così creduloni. Uolter afferma di essere il nuovo, al
contrario dell'" avversario" innominato. Che la destra e
sinistra siano fuori sync rispetto loro passato? Stando a certi scambi di
ruoli, parrebbe proprio di sì. Che sia questa la novità? Lei e i colleghi
maschi A Giuliana Del Bufalo non pareva vero di condurre l'evento. È donna,
quindi (?), dice, al contrario dei suoi colleghi, vuole parlare di quel che
accade alla gente. Pensa ai giovani, agli anziani, e fa una domanda sulla
giustizia che è lunga e laboriosa, e chiede: ve ne occuperete di questa roba? E
ancora: non bisogna cambiare la nostra mentalità e dire ai giovani che bisogna
lottare? Abbiamo sperato che Mr B. le chiedesse di fare una crostata. A Uolter,
invece, la Del Bufalo di rosso vestita ribadisce di essersi ritagliata il ruolo
della casalinga di Voghera. Parla da genitore: ma non è che abbiamo tirato su
una generazione di viziati? Non è che ci vuole il ritorno alla responsabilità?
È questo che si chiede la gente, e lei lo sa: "Faccio la spesa al
supermercato, mica come voi" (voi? uomini? giornalisti? persone
impegnate?). Abbiamo sperato che Uolter le offrisse un posto come capolista a
Roma.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL CRETINO NON HA
ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI
GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi
l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli
splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie
si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un
finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come
dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha
messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello
che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta,
ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo
avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna
elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla
presenza di candidati "under 40". Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora
questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
21,05 Telefilm SENZA
TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21
Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico
Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità
PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele
Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI
POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS
con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S.
Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità
ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con
Francesco Facchinetti.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Dramma Alitalia, il governo tenta l'ultima mediazione Ancora 48
ore per riprendere il negoziato con Air France. Aristide Police eletto presidente
della compagnia Palazzo Chigi cerca di ricucire lo strappo con Parigi. Ma il
tempo per non far precipitare definitivamente Alitalia è poco. 48 ore al
massimo. Se non riparte, e soprattutto se non si concluderà positivamente il
nuovo negoziato con Air France l'alternativa sarà il commissariamento. Prodi
auspica che prevalga il buon senso. Veltroni chiede che la politica non interferisca più. Ma Berlusconi continua a parlare di cordata
italiana. I sindacati sembrano disposti a tornare al tavolo "ma non a
qualsiasi costo". Intanto il professore Aristide Police prende il posto
del dimissionario Prato al vertice di Alitalia. Masocco, R. Rossi e Di
Giovanni alle pagine 2 e 3.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Expo e rifiuti, flop e bugie della destra Berlusconi si vanta ma nel 2004 quando
era premier scelsero Saragozza e non Trieste Fini dà lezioni ma nel 2003 il suo
ministro Alemanno marciò contro l'inceneritore di Acerra Veltroni: "Governare non è una
fatica ma un onore. Loro vogliono spartirsi l'Italia" C'è stato un tempo
(non lontano) in cui Berlusconi ha governato l'Italia. L'ha fatto per lunghi, interi 5 anni.
E non sono mancate bugie, omissioni e clamorose sconfitte. Come quella
dell'Expo 2008. Il mondo doveva decidere se tenerla a Saragozza o a Trieste.
Era il 2004. La diplomazia delle corna e delle pacche sulle spalle fallì
clamorosamente la missione. Vinsero gli spagnoli. 4 anni dopo, con Prodi e
D'Alema, l'Italia con Milano ha battuto Smirne per l'Expo
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Si vogliono spartire l'Italia, non cambiarla" Veltroni incontra gli operai sardi: "Per Berlusconi governare è una croce? Per noi è un onore"
di Bruno Miserendinoinviato a Cagliari LO DICE PRIMA davanti ai ricercatori di
un centro di eccellenza, a Pula, a pochi passi dal mare, dove si lavora in
tecnologie grafiche computerizzate ai massimi livelli mondiali, poi davanti
agli operai dell'Alcoa, una fabbrica dell'alluminio, nota nel mondo: "No,
non vedrete qui il leader dello schieramento a noi avverso. Lui è stanco, non
ha più voglia". Come il giorno prima Veltroni affonda il dito nella piaga: Berlusconi dice che gli tocca governare,
che deve portare la croce? "Non sopporto quei politici - aggiunge Veltroni - che dicono di essere stanchi.
Prima di tutto perché gli risponderei: te lo ha ordinato il medico di fare il
politico? E poi si stanca quell'operaio che si alza alle 4 di mattina
per andare a lavorare". Applausi a scroscio. Veltroni
insiste: "Governare non è una croce, è il massimo degli onori".
Eccolo il leit motiv del viaggio sardo. Noi, dice il leader del Pd, parliamo
all'Italia che lavora, ai pensionati, ai precari, "noi chiediamo il voto
per cambiare l'Italia, per noi la vittoria è un mezzo, loro vogliono vincere
per spartirsi il potere". La spinta a Veltroni
gliela danno gli ultimi dati, che non si possono rivelare e lui infatti non
dice, ma che sono buoni. Sente che è il momento di spingere sull'acceleratore
mostrando le differenze, di programma e di valore, tra i due schieramenti. Dopo
una manifestazione gremitissima a Oristano di prima mattina, si ritagli nel
vorticoso tour due visite "mirate". La prima è al centro di ricerche
Polaris. Veltroni scortato da Renato Soru, sempre
applauditissimo e Antonello Cabras, si intrattiene coi ricercatori che gli
spiegano le meraviglie del centro. Non è un caso che qui presenti una proposta,
che diventerà disegno di legge in caso di vittoria elettorale, per il sostegno
alla ricerca: contratti apposti per i giovani "leader" della ricerca.
Non è un caso che Veltroni riceva anche la telefonata
di Rita Levi Montalcini per questo impegno. D'altra parte, nota, di ricerca
parlano tutti, ma che poi è la Cenerentola in tutte le finanziarie. L'altra visita
mirata alle Fonderie Alcoa, un marchio che fabbrica il telaio della Ferrari.
Qui lavorano 600 operai, e la prima cosa che chiede Veltroni
ai rappresentanti sindacali, dopo un incontro con manager e dirigenti, è sulla
sicurezza. "Bisogna, tutti insieme, imprese, manager, sindacati
lavoratori, tenere alta la guardia". Qui Veltroni
parla ancora di lavoro, di precari, e di stipendi che si possono alzare subito,
se l'extragettito sarà impiegato come prevede la Finanziaria. È qui che rilancia
il patto tra produttori che ha subito critiche da sinistra, ma che invece dagli
operai delle Fonderie viene capito. È qui che ripete lo slogano del tour: non è
l'Italia che si deve rialzare, perché chi lavora si alza molto presto. Finale
del tour a Cagliari dove Veltroni vince la sfida delle
piazze con Fini: 10mila persone per il leader Pd, 4mila per quello di An.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del MARINA SERENIStaff rosa per il pulmino verde in campo contro gli
indecisi: "Siamo riusciti a coinvolgere molti che erano rimasti fuori dalla
politica attiva..." "Salari, precarietà, innovazione. E voglia di
sviluppo" dall'inviata a Foligno "In fondo l'Umbria è l'Italia in
piccolo". Ragion per cui se Walter Veltroni gira
il Paese con il suo pullman verde di ultima generazione, per Marina Sereni,
capolista alla Camera, va benissimo anche il pulmino della Polisportiva
disabili di Foligno preso in affitto per tutta la campagna elettorale con le
foto di Sereni e del candidato premier sulle fiancate. Una piccola
efficientissima macchina da guerra. Staff tutto rosa: Fernanda Alvaro,
Antonella Venti e Loredana Massimi. Sereni, l'Umbria roccaforte della sinistra
sarà una delle regioni colonna del Pd? "Il Pd qui ha raccolto molto più
delle forze Ds e Margherita. È una regione dove si mescolano tradizione
democratica e innovazione, ma c'è un notevole aumento dell'elettorato di
opinione, soprattutto tra le nuove generazioni che scelgono in base alle
proposte programmatiche. Per questo bisogna esserci, non dare nulla per
scontato. Sono sicura che è possibile prendere molti più voti che in passato
anche qui". Lei, durante i suoi comizi invita tutti a convincere gli
indecisi. Quali sono gli argomenti su cui bisogna puntare? "Anzitutto
sulla nostra proposta: siamo credibili perché siamo un unico partito con un programma
condiviso dalla prima all'ultima riga, non come è avvenuto durante la
legislatura che si sta concludendo. Non dobbiamo più mediare tra le posizioni
di Mastella e quelle di Turigliatto. Veltroni ha fatto
una scelta coraggiosa: correre liberi. Ha detto cose concrete: il Paese ha
bisogno di crescita e sviluppo, non serve solo il risanamento. Il nostro è un
Paese grande, avanzato, e l'idea che possa tornare di nuovo nella palude crea
angoscia a tutti: imprenditori, famiglie, giovani. E il rischio, se vince il
Pdl, è fortissimo perché è una coalizione disomogenea, molto spostata a destra,
con Bossi pronto a dare battaglia ogni volta che Berlusconi
non sarà sulle sue posizioni. Adesso anche loro si rendono conto che sarebbe
stato meglio fare la riforma elettorale". Questa è una campagna elettorale
inedita, un nuovo partito, che corre da solo, con un unico vero concorrente.
Quanto attrae il Pd? "Questa è davvero una campagna elettorale nuova,
anche per noi politici. La facciamo per il Pd che ha appena sei mesi di vita e
un radicamento nel territorio che invece sembra già consolidato nel tempo. La
vera novità è che siamo riusciti a coinvolgere nella politica attiva tantissime
persone che se ne erano allontanate o non se ne erano mai interessate".
Goffredo Bettini ha messo una soglia, il 35%. C'è già chi parla di resa dei
conti se non si dovesse raggiungere. "Io faccio campagna elettorale per
vincere e questo dovrebbe essere l'obiettivo di tutti. Non è impossibile,
possiamo farcela davvero. Girando in lungo e in largo in Umbria ho avuto la
conferma che gli indecisi vogliono essere convinti con motivazioni serie,
concrete. Salari, precarietà, pensioni e innovazione:
ognuna di queste voci è parte centrale del nostro programma. Quando parlo con
loro, alla fine quando mostro il depliant con Veltroni, sento che cedono: "In effetti Veltroni mi piace". Il segretario Pd piace molto più di Berlusconi e questo il Cavaliere lo sa
bene". m.ze.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del L'endorsement dell'Economist: gli italiani
dovrebbero votare per Veltroni Il settimanale britannico: Berlusconi non è adatto a governare. El Pais: l'Italia non è un paese per giovani.
Precari e indecisi, nelle loro mani l'esito delle elezioni / Roma "Gli
italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni". Così l'Economist chiude l'editoriale dedicato alle
elezioni italiane, che sottolinea che Berlusconi
"è ancora inadatto a governare". Il settimanale britannico, oggi in
edicola, osserva che "i segni" dicono "che l'Italia sarà
governata da Silvio Berlusconi. Aggrappandosi a ciò
che è familiare, gli italiani sperano paradossalmente nel cambiamento? Il loro,
dopo tutto è un Paese dove "tutto deve cambiare affinchè tutto resti
uguale"". L'Economist ricorda che Berlusconi
"ha ottenuto modesti miglioramenti nel sistema pensionistico e nel mercato
del lavoro inflessibile dell'Italia. Ma la maggior parte della sua energia è
stata dedicata a curare i propri interessi o quelli dei suoi amici". Il
sistema elettorale di Berlusconi "ha portato a un
Parlamento con una pletora di partiti rappresentati e a un governo con una
maggioranza fina come un carpaccio". Ora agli italiani si chiede
"come sempre quando Berlusconi è stato candidato,
di votare per chi è semplicemente inadatto a governare una moderna
democrazia". È ancora "uomo più ricco d'Italia, ancora assediato da
conflitti di interesse, ancora inadatto, anche fosse un gran riformatore, a
governare l'Italia. Gli italiani dovrebbero invece votare per Walter Veltroni, il suo avversario del centrosinistra". Per il
Pais di ieri "L'Italia non è un paese per giovani": ha "più
contratti provvisori che fissi" e "i salari più bassi
dell'eurozona". Un viaggio tra i precari, "carne da cannone,
manodopera europea e qualificata a prezzi da terzo mondo", oltre che
"persone senza presente, inchiodate a lavori umili e una vita
sobria". Molti tra i precari sono indecisi: il tema sarà "una delle
chiavi delle elezioni".
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Silvio lo statista inventa lo show della mortadella... Berlusconi capocomico: con gli imprenditori chiede soldi per
Alitalia, e poi finge un malore mangiando una bufala di Natalia Lombardo/ Roma
SILVIO CLOWN Agli imprenditori italiani Berlusconi
chiede una fiche per Alitalia, ma davanti ai produttori di mozzarella simula un
accidente causa diossina. Ennesimo show del leader del Pdl, ieri mattina ospite
della Coldiretti a Roma: un tavolo imbandito con mozzarelle di bufala e una
grossa mortadella, Berlusconi si esibisce in una gag,
dopo aver parlato per un'ora e mezza di tasse, di situazione internazionale, e
lanciando la questua per mettere su la cordata italiana per salvare Alitalia.
Di fronte al banchetto con i prodotti tipici, azzanna un'ovolina di bufala, se
ne riempie la bocca poi si mette una mano sul petto e si rieversa all'indietro,
fingendo un malore. Come i bambini. E tutti risero, magari amaramente. Ma
l'occasione più ghiotta la sfrutta alla vista della mortadella. Sinonimo
indigesto di Romano Prodi, per l'ex premier. Eh no, questa no, commenta. Poi
parte all'attacco e si fa aiutare: ancora masticando mozzarella
"s'incolla" (come si dice a Roma) sulle braccia la mortadella intera
e la fa sparire sotto il tavolo, per la felicità del produttore... Non si
dev'essere accorto, però, della bella treccia d'aglio, che a Silvio fa lo
stesso effetto di repulsione che suscita in un vampiro... In compenso dopo aver
pranzato con gli ambasciatori dei paesi della Ue, dipana la grana Pizza in solo
mezz'ora a Palazzo Grazioli, convincendolo con le solite arti persuasive, anche
se il Dc nega di aver trattato su un'eventuale poltrona di governo. E
concordando la strategia di presenza del simbolo sui manifesti, sempre per
togliere voti all'Udc. L'attacco alla "stampa comunista" è
quotidiano: sarebbe questa a "descrivermi come un nano", dice Berlusconi alla Coldiretti, "ma io sono più alto di
Putin e Aznar". Un metro e
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La "conversione" dell'altro Allam: da Rutelli a Berlusconi Già senatore Dl non
ricandidato dal Pd, su "Libero" attacca Veltroni: "È razzista". E oggi protesterà contro una moschea /
Roma Sceglie Berlusconi
Khaled Fuoad Allam. Il noto scrittore, giornalista e sociologo di origine
algerina, docente universitario in vari atenei, esponente di punta dell'Islam
democratico che nella passata legislatura è stato eletto al Senato nelle
file della Margherita si sente abbandonato e guarda al Popolo delle libertà. La
ragione? "Nel presepe del Pd è totalmente assente l'islam moderato. Io
valgo meno di un portaborse" afferma in una lunga
"intervista-sfogo" al quotidiano Libero. Lo fa senza nascondere il
motivo della sua delusione e della sua arrabbiatura per la mancata candidatura
alle prossime elezioni. Chiuse le liste elettorali, lo dice chiaramente. Lui,
in caso di vittoria del centrodestra, non ha preclusioni. Se gli arrivasse una
proposta di collaborazione da un Silvio Berlusconi
premier da "esperto" non si tirerebbe certo indietro. E non nasconde
la sua ambizione: quella di essere nominato sottosegretario all'immigrazione o
di avere la delega per il Magreb-Mashrek il Medio Oriente. È un Khaled Fuoad
Allam che carica a testa bassa il Pd e il suo candidato leader, Walter Veltroni. Lo definisce "razzista". E tutto per
quella esclusione dalla lista per lui e per chi potrebbe rappresentare in
Parlamento il mondo degli immigrati. "Hanno usato il criterio
dell'appartenenza al gruppo ed io non appartengo ad alcun clan - commenta -.
Trovo assurdo che Veltroni abbia voluto rappresentare
nel Pd qualunque categoria, dall'imprenditore all'operaio e abbia sottovalutato
il plusvalore che avrebbe dare uno come me". E bolla questo atteggiamento
come "una forma di razzismo nascosto". "Per gente come noi -
rimarca - la cosa peggiore è trovarsi davanti al razzismo che non dice il suo
nome". Lo mette in chiaro: "È una ferita molto forte che ho
subito". E allora si cambia. Sarà stata la telefonata di solidarietà
apprezzatissima, arrivatagli da Gianfranco Fini. "È un gesto che gli
veniva dal cuore" commenta. Sarà stato come per Magdi Cristiano Allam una
"conversione" maturata da tempo, è un fatto che l'intellettuale gira
le spalle al centrosinistra. "Le risposte all'immigrazione non hanno
colore, non sono né di destra, né di sinistra". Così, chi si era imposto
come figura autorevole di riferimento per l'islam moderato e veniva posto in
contrapposizione al fondamentalista Magdi Allam, oggi vive la "sua"
conversione. Assicura: non al cattolicesimo come Magdi. Anche se è fresca la
sua collaborazione con il quotidiano vaticano l'Osservatore Romano. Ora si
considera "l'unica voce dell'islam democratico in Italia". Intanto
oggi sarà a Siena per protestare contro la costruzione della moschea di Colle
val d'Elsa. La manifestazione è organizzata dal senatore "azzurro"
Gaetano Quagliariello, presidente dell'associazione Magna Carta, la stessa cui
aderisce Magdi Allam. r.m.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il personaggio Il
Cavaliere stanco JOHN LLOYD Per un caso puramente fortuito, due uomini che di
questi tempi si stanno candidando alla massima carica politica dei loro
rispettivi Paesi sono nati a un mese esatto di distanza, nel 1936. John McCain
è nato il 29 agosto 1936 e Silvio Berlusconi il 29
settembre
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 81 del 2008-04-04
pagina 10 Il mago Walter ha paura e scappa da Bassolino e da
"munnezzopoli" di Luca Telese Veltroni
arriva oggi in Campania ma non incontra il governatore. E i gravi problemi di
Napoli per il Pd rimangono senza risposta da Roma No, we can't, a quanto pare
non si può fare, Walter non ce la fa. E ancora una volta il nodo irrisolto
resta, la "bassolineide" continua. Walter Veltroni
sbarca in Campania oggi, ma non chiuderà il caso di Antonio Bassolino, e delle sue
ormai leggendarie dimissioni: per ora non lo incontrerà nemmeno, rimanda al 9
aprile, quando tornerà a Napoli, la scelta difficilissima se mostrarsi al suo
fianco dopo lo sfacelo di "munnezzopoli". Che il leader del Pd
avrebbe baciato per terra pur di ottenere una defezione "spontanea" è
noto. Che Bassolino non ci pensi nemmeno, è altrettanto chiaro. La genesi dei
rapporti fra l'ex sindaco e il governatore, è lunga e tormentata, una storia
nata nei tempi antichi, a metà degli anni ottanta, nella segreteria del Pci. E
deve essere probabilmente anche questo legame para-familiare, a rendere sempre
più difficile il ben servito che Veltroni dovrebbe
dare - ma non riesce - a Bassolino. Di solito i governatori locali sono il
patrimonio del consenso, e mostrarsi al loro fianco vuol dire ottenere dei
testimonial. Solo in questa incredibile campagna elettorale del Pd i nuovi
candidati fanno sfracelli ogni volta che aprono bocca, e i vecchi sponsor
sarebbe meglio averli contro che a favore. Dice Silvio Berlusconi che "Veltroni è uno straordinario
comunicatore" e "un grande illusionista": ma nemmeno Houdini
potrebbe far sparire la Caporetto dell'emergenza rifiuti sotto cui è crollato
il consenso del centrosinistra in Campania. Solo tre giorni fa, nel confronto virtuale
con il Cavaliere nelle tribune Rai, Veltroni ha
avuto un sorprendente (per lui) attimo di sbandamento proprio per una domanda
del direttore del Tg2 Mario Mazza sul suo viaggio elettorale in Campania.
Mazza, con fantastica malizia, sapendo che Veltroni preferirebbe
mille volte morire piuttosto che farsi fotografare con l'ex sindaco di Napoli,
ha infatti chiesto: "Ha già deciso se salirà sul palco insieme con
Bassolino?". Perfido, ma efficacissimo. E infatti il leader del
centrosinistra per un attimo ha balbettato: "Francamente... al palco...
non ci ho ancora pensato". Delizioso. Se non altro perché da almeno un
mese quel palco è diventato il più rovente di tutto il tour veltroniano. L'ex
sindaco di Roma, nel primo programma del pullman avrebbe dovuto salirci sopra
il 31 marzo. Poi al Loft è scattato un allarme, perché si voleva evitare che Berlusconi arrivasse in Campania subito dopo. La data del
viaggio in Campania è slittata al 5 aprile. E poi al 9 (il paventato viaggio di
Berlusconi, alla fine, avverrà prima). In realtà, in
una campagna che Veltroni voleva consegnare alla
categoria del "coraggio" (corriamo da soli) le dimissioni di
Bassolino e il ricambio della giunta che aveva sulle spalle il più grande
disastro eco-ambientale sembravano una mossa obbligata. Veltroni
le avrebbe preferite molto prima del voto, ma non è riuscito a ottenerle
nemmeno nel momento di massima forza, dopo le primarie. La sua prima visita a
Napoli dopo l'investitura a leader, avvenne alla stazione fluviale, e produsse
un primo difficile compromesso. Sul palco salirono solo i volti nuovi del Pd, i
magistrati-coraggio, i ragazzi di Scampia, Bassolino e la Jervolino accettarono
a denti stretti di restare in prima fila. Non riuscendo a risolvere le
contraddizioni con una scelta, insomma, si cercava di mimetizzarle con una
coreografia. Con il risultato tragicomico che la manifestazione fu interrotta
da un commerciante che aveva perso il figlio e non aveva trovato aiuto dalle
istituzioni (attimi drammatici, durante l'intervento a sorpresa), e poi col
paradosso dei ragazzi di Scampia che misero in imbarazzo sindaco e governatore
raccontando la storia di uno stadio promesso dalle giunte, costato miliardi e
mai realizzato; e col dettaglio curioso che persino la comica invitata per
alleggerire la situazione faceva battute sulle eco balle (con Antonio e Rosetta
che ci ridevano su). L'altro giro di boa nel tormentato braccio di ferro si
compie un mese fa col rinvio a giudizio di Bassolino. Anche stavolta Veltroni vorrebbe le dimissioni e - sia pure in forma velata
- le chiede ("Mi aspetto un gesto di responsabilità"). Anche stavolta
Bassolino risponde picche. Quando si varano le liste, per giorni il capolista
dovrebbe essere il ministro Niccolais, volto nuovo della politica campana ed ex
assessore della giunta Bassolino. Ma il governatore non ci sta, si attacca al
telefono. Anche stavolta Veltroni si piega al we can't
e decide di accettare il compromesso, con Massimo D'Alema (che
"garantisce" Bassolino) numero uno, e "il rinnovatore"
Niccolais retrocesso. A questo punto però si salda l'asse dalemo-bassoliniano e
parte il contropiede: a Napoli arriva come assessore al turismo Claudio
Velardi. Ma Velardi è molto più che un rimpiazzo, più che l'ex guru di Massimo
D'Alema, uno che convince Bassolino alla prima uscita pubblica dopo 4 mesi di
auto-reclusione. Parla alla stazione marittima il governatore, e non gli va
male: così Bassolino ritrova il coraggio di andare avanti fino all'arrivo di
Walter, e al relativo momento-verità. Ma la partita si fa più complessa.
D'Alema ha lanciato segnali di distanziamento da Veltroni,
e dopo il voto, se Walter scende sotto il 35%, si apre la resa dei conti nel
Pd. Bassolino spera di tenere in Campania. "Quando si dimetterà lo può
decidere da solo", spiegava ieri Velardi. We can't. No, non si può fare. E
così i rifiuti peseranno anche sui consensi di Veltroni.
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 81 del 2008-04-04
pagina 8 Berlusconi: "Vinceremo E stavolta senza
l'Udc sarà un'altra musica" di Redazione Il Cavaliere: "C'è un'unità
ritrovata con gli alleati. Al governo ho realizzato solo l'85% del programma
perché Buttiglione faceva il "signor no"" Adalberto Signore da
Roma L'occasione è ghiotta in tutti i sensi. Così, quando Silvio Berlusconi si ritrova a girare per gli stand della
Coldiretti davanti a una carrellata di prodotti tipici non resiste alla
tentazione. Si avvicina a un piatto di mozzarelle di bufala, né addenta una e
improvvisamente si mette una mano sul petto ironizzando sull'incubo diossina.
Risate generali, mentre il Cavaliere prosegue la gag misurandosi le pulsazioni.
Poi, lo sguardo gli cade su un'enorme mortadella e questa volta il siparietto
che segue è per Prodi. Con Berlusconi che gesticola un
po' mostrandosi contrariato, si avvicina al balcone e - aiutato dal presidente
di Coldiretti - nasconde la mortadella sotto il tavolo. Sulla questione delle
mozzarelle alla diossina, d'altra parte, l'ex premier si sofferma a lungo
durante il suo intervento davanti agli agricoltori. La "gestione del
problema" da parte del governo, attacca, "è stata dissennata
dall'inizio alla fine", frutto di "incapacità pura", perché
"bisognava prima fare le verifiche e solo alla fine colpire".
Insomma, "hanno provocato danni incalcolabili per tutto il made in
Italy". Un argomento su cui tornerà certamente anche oggi durante il
comizio con Fini a Napoli. Non a caso, il Cavaliere ribadisce che, nel caso
vincesse le elezioni, tra i suoi primi compiti c'è quello di "togliere i
rifiuti dalle strade di Napoli" per "riconsegnare pulita l'immagine
della città e di tutta l'Italia". Un problema, spiegava qualche giorno fa
a chi nel suo staff gli consigliava di farsi riprendere dalle tv in mezzo ai
rifiuti, "sul quale non si può speculare". Così, oggi a Napoli si limiterà
a un comizio in piazza Plebiscito. Su Alitalia, invece, torna ad appellarsi
"all'orgoglio dei nostri imprenditori" perché "per partecipare
non servono milioni ma basta una fiche". Poi conferma che "la tassa
di successione sarà abolita nel primo Consiglio dei ministri" e ironizza
su Veltroni che presenta "un programma da
opposizione al governo in carica". La giornata del Cavaliere va avanti tra
un faccia a faccia a Palazzo Grazioli con Giuseppe Pizza, un pranzo con gli
ambasciatori dei Paesi Ue e la cena elettorale a sostegno di Antoniozzi,
candidato del Pdl alla provincia di Roma. A via del Plebiscito, con un suo
collaboratore l'ex premier si sofferma anche sull'Economist, che sostiene che "gli italiani dovrebbero votare per Veltroni" perché "Berlusconi è ancora inadatto a
governare". "Lo stavo aspettando...", ironizza il Cavaliere con
il pensiero a quando nel 2001 il settimanale inglese gli dedicò finanche la
copertina. "Solo bugie - aggiungerà più tardi - frutto di un accanimento che
non mi spiego". D'altra parte, dice il senatore azzurro Casoli,
"quando c'è la campagna elettorale diventa il foglio preferito del
centrosinistra". Con gli ambasciatori, Berlusconi,
si dice sicuro del risultato elettorale e promette "un governo saldo e in
grado di fare le riforme". Secondo l'ex premier, racconta chi era presente
al pranzo, il centrodestra "avrà almeno venti senatori in più"
rispetto all'opposizione e "potrà godere di una ritrovata unità con gli
alleati". D'altra parte, "la scorsa legislatura ho realizzato solo
l'85% del programma" perché "in Consiglio dei ministri c'era
Buttiglione che faceva il "signor no"". Insomma, senza l'Udc di
Casini e con un "partner affidabile" come l'Mpa di Lombardo
"vedrete che la musica cambierà". Anche perché, dirà a tarda sera,
senza "un'ampia maggioranza non vale la pena di iniziare a cambiare le
cose... ". Eppoi, spiega durante un'intervista all'emittente romana T9,
"i cattolici si ritrovano nel Pdl". "Dopo quello che ha detto il
generale Del Vecchio sui militari gay - aggiunge - anche il Pd probabilmente
non sarà più così ben voluto in Vaticano". Sulla politica estera, invece,
grande appoggio a Putin che "è da comprendere" se alza i toni perché
si sente "accerchiato" dalla Nato mentre è alle prese con "il
difficile compito" di "costruire una democrazia". Il pranzo si
chiude con una barzelletta sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a
leggere i giornali, ma di farsi fare una rassegna stampa dei soli articoli
favorevoli. "Il giorno dopo chiamo Paolino (Bonaiuti, ndr) e gli chiedo di
avere solo i ritagli dei giornali che parlano bene di me. Non l'ho più visto
per un mese...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni, Pizza
rinuncia al rinvio "Ma voglio il simbolo nelle liste" Amato:
soluzione pericolosa, aspettiamo la Cassazione Il Cavaliere bacchetta il
segretario Dc: così fai rinviare il voto CLAUDIO TITO ROMA - "Serve una
soluzione che elimini qualsiasi equivoco". Il ministro degli Interni,
Giuliano Amato, è stato netto. Il "caso Pizza" si deve risolvere nel
modo più netto possibile. Senza margini di ambiguità. E in base alle
valutazioni dell'Avvocatura dello Stato e dei giuristi consultati dal governo,
la decisione della Cassazione convocata per martedì prossimo dovrebbe emettere una
parola definitiva. Sta di fatto che il governo non intende accettare la
soluzione prospettata dal segretario della Dc di lasciare inalterata la data
delle elezioni inserendo però nelle schede il simbolo dello Scudocrociato.
"Per senso dello Stato vogliamo che non ci sia un rinvio - dice Giuseppe
Pizza - per evitare un trauma al Paese. Ci accontentiamo di fare una campagna
elettorale di una settimana". Un'ipotesi, però, che al Viminale
considerano appunto impraticabile. Non tanto per la necessità di ristampare
milioni di schede elettorali (tecnicamente possibile) ma per le potenziali
conseguenze. A partire dalla circostanza che i militari e i diplomatici
impegnati all'estero stanno già esprimendo il loro voto e qualsiasi modifica
esporrebbe al rischio di un ricorso: tutti coloro che hanno già votato
potrebbero appellarsi e invalidare addirittura tutte le elezioni. Un pericolo
che Amato non vuole correre. Un rischio, unico nella storia, di cui non si
vuole assumere la responsabilità. Quindi preferisce attendere le scelte della
Cassazione ed eventualmente quella del Tar. E quindi attenersi scrupolosamente
ad esse. Ma, come fa notare l'Avvocatura dello Stato, "le operazioni voto
sono già iniziate" e quindi la giurisdizione non spetta al Tribunale amministrativo,
quello che ha ordinato il reinserimento del simbolo di Pizza. In sostanza, al
ministero degli Interni preferiscono attendere la prossima settimana per
chiudere "definitivamente" la vicenda. Un iter di cui Amato ha
informato tutti i leader dell'opposizione. Anche Silvio Berlusconi
è d'accordo nel seguire il percorso indicato dal Viminale. Non a caso nel
colloquio avuto oggi pomeriggio con Giuseppe Pizza, il capo del Pdl ha
tranciato tutte le aspettative dell'interlocutore. "Io non sono disposto a
fare pressioni su Amato per farvi inserire nelle schede. Se lo facessi, il
risultato sarebbe il rinvio delle elezioni. E io non voglio ritardare il voto
di due o tre settimane. Sarebbe un inutile vantaggio a Veltroni". Berlusconi ha invitato il segretario Dc
a non insistere. "Anche se non partecipi alle elezioni - è stato il
ragionamento con cui ha cercato di ammansirlo - resti della coalizione".
Sul tavolo avrebbe pure messo qualche posto da sottosegretario nel prossimo
governo. Anche se nei colloqui informali, i vertici democristiani
avrebbero pure sottolineato la perdita dei contributi elettorali. "Ci
mancherebbe pure - si lamenta il Cavaliere in riferimento all'ipotetico
slittamento delle urne - che apparissimo sul panorama internazionale come un
paese costretto a rimandare le elezioni". Proprio in base alla risposta
negativa del leader pidiellino, Pizza ha dunque virato sull'ultima subordinata:
quella di mantenere il voto il 13 aprile aggiungendo il suo simbolo nelle
schede. Sebbene, anche questa strada sia stata sbarrata dal Ministero degli
Interni. Del resto, Amato è forte della convergenza di quasi tutti i partiti.
Oltre al Pdl, infatti, anche il Pd e la Sinistra Arcobaleno sono decisi a non
far slittare l'appuntamento elettorale. "Si deve fare di tutto e in fretta
perché il voto sia confermato. Nel mondo nessuno ci capirebbe". Anzi,
rincara la dose Fausto Bertinotti, "aprirebbe una vera e propria crisi
istituzionale". L'unico che non si sbilancia è Pier Ferdinando Casini,
parte in causa perché tutto nasce dalla somiglianza tra il simbolo dell'Udc e
quello della Dc. "Se non ci fosse da ridere - dice - ci sarebbe da
piangere. è una telenovela ridicola. Se però ci vogliono dare 10 giorni in più
va bene perchè così possiamo convincere altri indecisi".
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
In un circolo romano
riunione riservata di una quarantina di "intermediari" E i lobbisti
fanno i conti "Con due partiti più affari" CARMELO LOPAPA ROMA -
Quelli che con la politica fanno "affari", che nell'anticamera dei
Consigli dei ministri e a Montecitorio sono di casa, che la politica debole di
questi anni la condizionano e non poco, ecco, loro hanno deciso. Il partito che
fa da ponte tra la finanza e il Parlamento, quello dei lobbisti italiani, si è
schierato. Per il "voto utile": Pd o Pdl che sia, "purché
finalmente si possa dialogare e trattare con un paio di soggetti che da soli
rappresenteranno il 70-75 per cento". Il 13-14 aprile, dicono, per loro
segnerà una svolta professionale. Ed è per questo che per la prima volta, alla
vigilia di una tornata elettorale, si sono dati appuntamento col pretesto di un
aperitivo per guardarsi in faccia e decidere come muoversi, tutti insieme. Lo
hanno fatto ieri sera in un circolo di via dei Coronari a Roma, a due passi da
Palazzo Madama. Prima del momento conviviale, in platea ad ascoltare il
professore Roberto D'Alimonte, grande esperto di sistemi elettorali che spiega
loro quanto contraddittorio, claudicante e dall'esito incerto possa essere
(soprattutto al Senato) il "porcellum". Ma anche il sondaggista
Antonio Noto di Ipr-Marketing, a illustrare i rilevamenti delle ultime ore,
quelli top secret che sui giornali e in tv non potranno passare, e l'esperto di
comunicazione Mario Rodriguez, a raccontare quanto sia immaginifico e
positivamente retorico il linguaggio di Veltroni e quanto invece "sembra
abbia preso le distanze dall'elettorato e sia meno coinvolgente che in passato
il Berlusconi dello slogan
"Rialzati Italia"". Nella saletta, stipati, una quarantina di
distinti signori, età media 40 anni, gessato o grigio d'ordinanza, reduci da
un'ordinaria giornata di lavoro tra ministeri e uffici pubblici nella veste di
"comunicatori-intermediari" per conto delle aziende. Lobbisti,
insomma. Figura professionale riconosciuta e disciplinata all'estero, ancora
avvolta da un'aura indistinta e quasi misteriosa (ma non meno influente) in
Italia. Come si muoveranno? Per chi voteranno? "La nostra convinzione, da
lobbisti che operano da 12 anni sul mercato è che dopo questo voto nulla sarà
più come prima - racconta Fabio Bistoncini, promotore dell'iniziativa, tra i
decani in Italia e responsabile della "Fb Comunicazione", società di
intermediazione per British gas e tante altre multinazionali - Non è vero che
noi preferiamo la confusione in politica, vogliamo un orizzonte certo sul quale
poterci muovere con agilità. E la semplificazione che per la prima volta si
prospetta, il superamento della frammentazione, vale una rivoluzione".
Quanto al voto, glissa, "è un luogo comune che il lobbista lavori meglio
con il centrodestra, anzi, un bravo intermediario tratta e opera a 360
gradi". Non solo, racconta a fine incontro Roberto Scrivo, responsabile
dei rapporti istituzionali di Fastweb, "a fronte di troppi deputati che in
questi anni si improvvisano lobbisti, che pretendono di trattare direttamente
con le aziende, preferiamo il politico di professione. Ben vengano dunque i due
grossi partiti: per noi significherà chiudere con l'esigenza di accontentare
più persone e miriadi di piccole sigle". Vinca Berlusconi
o Veltroni, per loro sarà comunque un successo.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Torino Negarville:
par condicio sostanzialmente rispettata, ma pesano gli spot elettorali In tv il
Pd batte il Pdl Crosetto: inammissibile Il Corecom: penalizzati i partiti
minori Su Videogruppo tutti gli spazi ai democratici Il coordinatore Fi: il
caso Tgr MARCO TRABUCCO Una televisione, Videogruppo, addirittura ha dedicato
il 100 per cento degli spazi politici al Pd. Ma tutte o quasi le televisioni
private del Piemonte in questa campagna elettorale sembrano privilegiare il
Partito democratico, sia pur di poco sul Pdl, mentre scompaiono, o quasi, gli
altri partiti. Lo dice il Corecom (il comitato regionale di controllo sulle
telecomunicazioni) che ha controllato le trasmissioni nella settimana dal 16 al
23 marzo. "Con quindici candidati premier, però - osserva il presidente
Massimo Negarville - rispettare la par condicio è estremamente difficile. Il problema vero è che sia rispettato l'equilibrio fra Veltroni e Berlusconi e questo, in linea di massima, avviene. Lo sbilanciamento a
favore di Veltroni si
spiega con il fatto che il monitoraggio attribuisce agli schieramenti gli
interventi dei soggetti politici indipendentemente dal fatto che ricoprano
ruoli istituzionali. In Piemonte le tre cariche istituzionali più
visibili, presidente della Regione, presidente della Provincia di Torino,
sindaco di Torino, sono tutte riferibili al Pd. La lieve prevalenza del leader
del Pd discende quindi dal necessario diritto di cronaca istituzionale delle
emittenti. Ma poiché anche la comunicazione istituzionale influenza i consensi
dovrebbe essere ricondotta all'indispensabile e quando possibile
all'anonimato". Tuttavia, conclude Negarville, la questione vera è
un'altra: "La possibilità degli annunci a pagamento altera fortemente
tutto l'equilibrio, favorendo chi ha più risorse da investire". Parole che
piacciono molto poco alla Sinistra Arcobaleno, tra i partiti più penalizzati:
"è evidente che anche i mass media - dice Maurizio Trombotto - vogliono
costruire un sistema bipartito che non solo non piace agli italiani, ma che
crea anche rischi gravi per la democrazia. C'è il pericolo soprattutto di una
progressiva disaffezione". Durissimo però è anche Guido Crosetto,
coordinatore regionale di Forza Italia: "è una situazione vergognosa e
inaccettabile: in Piemonte, a partire dal servizio pubblico del Tgr Rai, le
televisioni locali fanno a gara per aiutare la campagna elettorale del Pd.
Persino una televisione vicina al mondo cattolico come Telesubalpina preferisce
il Pd alla Pdl nonostante tra i Democratici sia candidata una fiera
anticlericale come Emma Bonino".
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina I - Napoli Il
Cavaliere e Fini al Plebiscito, il leader Pd in altre città. E il 9 Bassolino non sarà sul palco Sfida Veltroni-Berlusconi Campania ring elettorale I big in Campania, oggi, per
conquistare le simpatie degli elettori in una regione decisiva ai fini del
risultato nazionale. Alle
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Napoli I
big nelle piazze alla conquista della Campania La sfida
Oggi Veltroni a Caserta,
Avellino e Salerno. Fini e Berlusconi in piazza Plebiscito OTTAVIO LUCARELLI Doveva essere la piazza
del sognato Rinascimento napoletano, sarà la piazza da cui partiranno segnali
opposti. Oggi Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e il Popolo della libertà annunceranno in
piazza del Plebiscito la "liberazione da Antonio Bassolino"
che pure al Senato due mesi fa si salvò da una mozione di sfiducia grazie ai
vuoti tra i banchi di Forza Italia. Il 9 aprile toccherà a Walter Veltroni, che oggi sarà intanto a Caserta, Avellino e
Salerno e che, dopo aver proclamato a ripetizione la necessità di una svolta in
Campania, per evitare equivoci ha annunciato a sorpresa che su quel palco con
lui ci saranno quella sera solo i capilista Massimo D'Alema per la Camera e
Marco Follini per il Senato. Non ci sarà spazio, dunque, per Bassolino. Una
scelta mirata. Non ci sarà Bassolino che pure nei giorni scorsi aveva detto:
"Il 9 aprile sarà una bella piazza". Una bella piazza, ma senza di
lui. Come accadde il 31 dicembre quando il presidente della Regione in piena
crisi rifiuti disertò il tradizionale brindisi di fine anno. Una piazza, un
simbolo per le sorti della città e della Campania. Un passaggio obbligato. Per Berlusconi e Veltroni che in
quell'emiciclo misureranno la febbre della città. Per il leader del Pdl, che
ieri ha giocato con la mozzarella, è annunciato l'arrivo alle
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Napoli
Esclusa il 9 aprile la presenza in piazza Plebiscito. Bassolino: no comment
Doccia fredda per il governatore non sarà sul palco con Walter "Una battaglia
difficile, ma giorno dopo giorno saliamo qualche gradino" PATRIZIA CAPUA
"Non lo so, non ho ancora letto, perciò come è mio costume, per adesso non
commento". Il governatore Antonio Bassolino liquida i giornalisti e
s'infila nell'auto scuro in volto. Un'agenzia Ansa da Roma dice che accanto a
Walter Veltroni sul palco, il 9 aprile a Napoli in
piazza del Plebiscito, ci saranno il capolista in Campania 1 Massimo D'Alema,
al quale proprio Veltroni ha chiesto l'impegno
elettorale a causa dell'emergenza rifiuti, e il capolista al Senato, Marco
Follini. La scelta di far salire sul palco solo i capilista, nelle 4 città
scelte per l'ultimo appello elettorale, risolverebbe il dilemma sulla presenza
di Bassolino. Il governatore non vuole nemmeno replicare a Berlusconi
che alla vigilia della sua venuta a Napoli, ha annunciato: "Libererò la
Campania dai rifiuti e da Bassolino che con la Iervolino e Prodi ha fatto
soltanto danni". Bassolino taglia corto: "Lo ascolto, gli risponderà prima di tutto Veltroni, candidato premier come lui". Ma Berlusconi, insiste un cronista, promette di risolvere tutti i problemi di
Napoli. Il leader del Pdl dice: "Prendo una casa qui". "E l'ha
presa?" ironizza Bassolino. Il presidente della Regione è a Barra,
periferia post-industriale di Napoli, ora in balìa della prepotenza
camorristica del clan Aprea. Parla della campagna elettorale in corso.
Palestra della scuola media Rodinò, in via Mastellone, scuola aperta di
pomeriggio, stretta tra i famigerati bipiani della ricostruzione. Il quartiere
c'è, giovani e anziani, ex operai della Cirio e di altre industrie conserviere
emigrate, e dell'Alfa Sud di Pomigliano. Precari. In forze è arrivato anche il
popolo della sanità campana, manager e direttori sanitari. Accanto a Bassolino,
con Alfonsina De Felice, neo incaricata alle Politiche sociali, c'è il potente
assessore Angelo Montemarano. Sul maxi schermo sfila un video sull'efficienza
delle strutture sanitarie in Campania, troppo perfette per essere vere, tanto
che sembra più che altro un surreale viaggio "second life".
Manifestazione promossa dalle donne del giornale "Filo di Perle" e
della cooperativa "Un pomeriggio di primavera" che nella Rodinò,
eletta a presidio democratico, ha attrezzato laboratori di pittura, tessitura e
lavorazione di preziosi. Con l'aiuto di artisti come Vittorio Avella. Dodici
donne, alcune che a 35 anni sono già nonne, separate, o con i mariti in
carcere. Che dialogano con le immigrate palestinesi e albanesi, e con il
ministro delle Politiche sociali francese Fadela Amara, sulla ghettizzazione
delle periferie. Campagna elettorale "curiosa", dice Bassolino,
"come se non ci fosse. Una battaglia difficile, ma giorno dopo giorno
saliamo qualche gradino, ognuno dando il proprio contributo". Il nostro
impegno, sottolinea, "è rafforzare e rinnovare le istituzioni locali. E il
governo del Paese. Rinnovare per andare avanti, non per tornare indietro, per
non consegnare questa realtà a forze di destra che in tutti questi anni non
hanno mai dimostrato di sapersi porre come forza di governo". Invoca
l'orgoglio. Del resto, sottolinea, "cosa sarebbe successo nelle scorse
settimane se anche sotto l'urto e l'onda avessi detto "e va bene
basta"? Cosa sarebbe successo con la programmazione di fondi europei, con
gli investimenti per i termovalorizzatori, nella sanità, nella campagna
elettorale? Abbiamo fatto la scelta più difficile ma quella più giusta e
doverosa e quella che più mette in primo piano gli interessi dei nostri
cittadini".
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina I - Firenze
Piaggio, Pignone, Lucchini: come vota la classe operaia Disillusi dai partiti,
con il cuore che batte ancora a sinistra ma pieni di incertezze, in bilico tra Veltroni e Bertinotti, qualcuno tentato anche da Berlusconi, ma preoccupati soprattutto
per il salario che non cresce e per il futuro delle loro famiglie. La classe
operaia toscana si avvia alle urne, ma gli animi non sono tranquilli. Fra le
tute blu della Piaggio, della Lucchini e della Pignone, le roccaforti della
grande industria della regione, serpeggiano mugugni e sogni infranti,
speranze e pessimismo. Voteranno, gli operai, "perché è un nostro diritto,
un modo per far sentire la nostra voce", ma per qualcuno potrebbe anche
essere l'ultima volta, "poi basta, non ci vado più, tanto non cambia
niente, guardo la busta paga e le tasse sono sempre più alte" si mormora
all'uscita delle fabbriche. SERVIZI ALLE PAGINE II E III.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Firenze
Pignone Nella storica fabbrica fiorentina, un tempo roccaforte Pci Il cuore
pulsa a sinistra ma quanta incertezza "Siamo in molti ad essere delusi,
tanto chi governa mira solo a fare il suo interesse" MASSIMO VANNI
"Andrò a votare e di sicuro non voterò a destra, non la considero neppure
un'alternativa. Ma i dubbi li ho", dice Francesco, trent'anni e un posto
in officina. "Anche io penso di andare, l'Italia è veramente messa male,
dobbiamo essere contenti che un lavoro qui ce l'abbiamo", racconta Marta,
impiegata, trafelata per il ritardo. Sono le 14 meno un quarto davanti ai
cancelli della Pignone. Orario di uscita e di entrata per una delle maggiori
realtà industriali della città. Una volta qui ci abitavano le "tute
blu", il Pci aveva una delle sezioni più agguerrite e i capannelli davanti
ai cancelli erano quasi la normalità. Oggi si costruiscono ancora turbine a gas
e a vapore ma il blu è un colore di minoranza, appartiene per lo più agli
operai delle ditte esterne, i dipendenti sfrecciano a gran velocità nei due
sensi con cartellino plastificato appeso al collo e il Pd non conta neppure un
circolo costituito. "Se andrò a votare? Sono ancora indeciso, alla fine
penso che voterò per Veltroni, chi altri? Però la
delusione c'è, ne parlavamo giusto poco fa con i miei colleghi, chi ci governa
tira parecchio a fare il suo", racconta Andrea, giovane ingegnere.
"Ho due figli e guadagno 1.300 euro, l'Italia non è in buone condizioni e
certo, rispetto a chi sta fuori, non ci si può lamentare, speriamo che
duri", sibila prima di infilare il cancello. "Non ci si può
lamentare": è una frase che risuona spesso, che segnala uno scetticismo verso
il futuro, prima ancora che verso la politica. Un vago sentimento di declino
rimbomba nelle voci di chi si sofferma per un attimo a parlare prima di dire:
"Scusi, adesso devo andare, sono in ritardo". "Cosa voterò? Il
Pd mi pare l'unico progetto credibile", sussurra Massimiliano, anche lui
ingegnere. Graziano invece no, è un passo indietro: "Mi sa che questa
volta non voto, Veltroni non è
molto diverso da Berlusconi
e Bertinotti è un voto perso". Alessio ha finito il turno in ufficio:
"Ho deciso di votare, anche se le scatole sono piene: vado e voto Di
Pietro, mi sembra il più coerente di tutti". Costantino lavora in officina
ma ormai è mentalmente lontano: "Due anni fa ho votato Ulivo,
adesso però sono davvero deluso dall'Italia. Una volta tornano dalle ferie per
votare: adesso penso di andarmene, conto di trasferirmi in Uganda entro il
2008". Uganda? "Sì, Uganda, ho trovato laggiù un lavoro come
agrotecnico, sono stufo di stare qui, ci porterò poi anche la mia
famiglia", sostiene. Elena è di quelle con pochi dubbi: "Sono sempre
stata a sinistra e non mai pensato di cambiare sponda, voterò Veltroni". Sergio, che fa l'operaio per una ditta
esterna, è invece indeciso. Molto indeciso: "L'ultima volta ho votato
centrosinistra, considerando però che non hanno fatto niente o quasi per
migliorare la nostra vita, questa volta non so cosa fare: non votare è una cosa
che non mi va". Giacomo, impiegato, sembra avere le idee più chiare:
"Provo delusione per il precedente governo, mi sa che voto Berlusconi: questo paese ha bisogno di un periodo di
ricostruzione e non mi sembra che la sinistra abbia la capacità di risollevare
questo paese". Lorenzo, ingegnere in servizio alla Pignone da 4 anni, è
infuriato per le tasse: "Sto pagando più tasse di prima, lo vedo sulla
busta paga, guadagno 1.200 euro, forse dobbiamo votare il Pdl". Armando
arriva di gran carriera, l'orario sta per scattare: "Lo so, di delusione
ne sento tanta anche io, ma io consiglio sempre di stare attenti: il rimedio
potrebbe essere perfino peggiore del male, per sicurezza meglio votare
Pd". SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Firenze
"Ci si prova un'altra volta poi non voteremo più" Alla Piaggio la
battaglia quotidiana è sui soldi "Bertinotti era sempre ai cancelli, poi
ha preso la poltrona ed è sparito" ILARIA CIUTI PONTEDERA - "Fosse
per me a votare non andrei". E allora per quale ragione Luca Vitale,
operaio Piaggio di 34 anni con l'orecchino, a votare ci andrà? "Perché è
un diritto. E perché devo brontolare". E vota per chi? "Sono tutti
uguali. Ma voto a sinistra: sono di famiglia operaia, a Livorno a Berlusconi non gli si vuole bene. Voto Arcobaleno. Ma perché
ci voglio credere. Bertinotti veniva sempre sui cancelli poi ha avuto la
poltrona e chi l'ha più visto? Vorrei soldi, con mille euro al mese non mi
sposo e la mia fidanzata mi fa fretta. Vorrei anche un po' più di
soddisfazione. I motori non li fanno i capi, li facciamo noi, tutto il giorno
in piedi alla catena. Ma tanto comandano loro e io, quello che mi dicono lo
faccio". Angelo di anni ne ha
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina
VI - Bari Gli appuntamenti Veltroni, da domani il
weekend pugliese Un fine settimana all'insegna di Walter Veltroni. Il candidato
premier del partito democratico, arriverà in Puglia domani sera, con il suo
pullman verde e, in meno di due giorni, toccherà quattro delle sei province
pugliesi.
L'aveva promesso e ha mantenuto la promessa l'ex sindaco di Roma, che in Puglia
ci sarebbe tornato una settimana prima del voto. Programma ovviamente intenso.
Si comincia alla mezzanotte di domani, a Conversano in piazza Castello dove Veltroni terrà un incontro aperto al pubblico. L'evento sarà
introdotto dalle note dell'orchestra diretta dal maestro Ambrogio Sparagna, a
partire dalle 22.30. Domenica 6 aprile, alle 10.30, nel teatro Kursaal
Santalucia di Bari, sarà impegnato in un dibattito con il forum nazionale del
terzo settore. A mezzogiorno, appuntamento in piazza Diaz, sul lungomare di
Bari, dove il candidato premier del Pd farà un comizio pubblico. Comizio nel
pomeriggio anche a Brindisi, alle 16.30, in piazza Cairoli. La giornata di
domenica si concluderà a Lecce, dove alle 19 sarà impegnato in piazza Sant'Oronzo.
La tappa pugliese si concluderà lunedì mattina a Taranto: alle 11 comizio in
piazza Maria Immacolata. Per il Pdl, invece, oggi arriva Claudio Scajola. L'ex
ministro del governo Berlusconi, con il coordinatore
regionale di Forza Italia, Raffaele Fitto, sarà alle
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
OPINIONI BESTIARIO E
se a Vincere fosse Walter? di Giampaolo Pansa Il leader del Pd ci crede. Ecco
allora cosa lo attende dopo lo sbarco a Palazzo Chigi. Con un però... Ne avevo
sentito parlare, ma pensavo a una bufala. Poi ho dovuto ricredermi quando ho
visto che era una promessa elettorale con tanto di certificato d'origine. Stava
stampata sulla prima pagina dell''Unità'. E accanto a un Walter Veltroni sorridente, versione allegra del buon Garrone di
'Cuore', c'era scritto: "Costruiremo 700.000 case da affittare da
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità ELEZIONI /
CONTO ALLA ROVESCIA QUELLI CHE IL PAReggio confindustria. vescovi. centristi. E
PURE GLI osservatori internazionali. crescE iL PARTITO del risultato senza
vincitori. E C'è CHI GI progetta un governo di larghe intese. NON GUIDATO DAL
cavaliere Nel Pd abbiamo coniato due slogan, uno in caso di vittoria, uno in
caso di sconfitta. 'Yes, we can', se vinciamo: sì, possiamo. 'Yes, week-end',
se perdiamo: non avremo più niente da fare, passeremo un sacco di belle
giornate al mare... Accomodato su un manifestino verde, uno di quelli con su
scritto Veltroni presidente che accompagnano il tour
del leader in giro per la Penisola, Massimo D'Alema non trattiene il sarcasmo
sul messaggio con cui Walter Veltroni sta affrontando
da ormai quasi due mesi la campagna elettorale. Anche se il ministro degli
Esteri, in realtà, non ha nessuna intenzione di darsi alla vita marinara anzitempo.
Più si avvicina la data del 13 aprile più i notabili del Pd cominciano a
ostentare in pubblico il loro scetticismo sulle reali possibilità che la
creatura di Veltroni possa vincere davvero le
elezioni. E si preparano a giocare la partita nello scenario post-elettorale su
cui puntano le loro carte. Quello evocato dalla cover story del settimanale
americano 'Newsweek': la Grande coalizione che può mettere fine all''Italy's
chaos', per difendere la fragile economia italiana dalla recessione e scrivere le
riforme istituzionali. L'esito preferito del Terzo partito, il partito del
Pareggio, quello che non si candida alle elezioni ma conta parecchio e che
scommette senza incertezza sul segno X in schedina, sul nulla di fatto: con la
Camera assegnata a un vincitore e il Senato di nuovo ingovernabile. Quello che
fin dall'inizio, dalla caduta del governo Prodi, ritiene che il risultato
migliore sarebbe l'equilibrio tra i due maggiori partiti, come premessa
indispensabile per ripartire da capo dopo il voto. E che ha lavorato in modo
attivo perché la campagna elettorale non decollasse. "Sa perché queste
elezioni sono così povere, pochi manifesti, poche cene, pochi spot alla
radio?", chiede un lobbysta di una famosa multinazionale del tabacco:
"Le aziende, grandi e piccole, tutte, nel 2006 si sono dissanguate per
sostenere i partiti, nell'aspettativa di un governo stabile che facesse le cose
che ci stavano a cuore. Invece, dalle urne è uscito il governo Prodi appeso al
voto di Turigliatto. E ora, cosa pensa che possa cambiare con il ritorno di Berlusconi? Niente, non cambierà niente. Il Cavaliere ormai
non lo sopporta più nessuno, non c'è su di lui l'interesse del 2001. E allora
ci siamo consultati tra di noi e abbiamo deciso di tagliare i fondi. Se la
facciano loro, la campagna elettorale. Noi aspettiamo le elezioni e
vedremo". Non è la conversione delle lobby al verbo dell'anti-politica. Il
Terzo partito raccoglie ambienti molto lontani tra loro: imprenditori,
osservatori presunti imparziali, organi di stampa internazionali, uomini di
Chiesa. E, naturalmente, segretari di partito e singoli leader. Uniti dalla
previsione, e dalla speranza, che dalle urne non uscirà un responso netto.
Tutti convinti, per paradosso, che un risultato incerto eviterebbe una stagione
di instabilità e costringerebbe i partiti a cercare un accordo tra loro. Anche
se poi, sulla ricetta da applicare in caso di stallo, le idee sono diverse. C'è
pareggio e pareggio. C'è uno zero a zero che tiene in piedi
Berlusconi (in accordo con Veltroni) e uno che per il Cavaliere
sarebbe l'inizio della fine. C'è la Grande coalizione Berlusconi-Veltroni
fondata sul patto tra Pdl e Pd, il 'Veltrusconi' auspicato da 'Newsweek'. E
c'è, al contrario, un governo appoggiato dalle principali forze politiche, a partire
dall'Udc di Pier Ferdinando Casini, come prevede un'altra autorevole
testata anglosassone, il 'Financial Times' ("Casini sarà centrale in ogni
trattativa"), che presuppone un passo indietro dei principali protagonisti
della campagna elettorale, Berlusconi e Veltroni. Sulla prima exit strategy, quella di un accordo
diretto tra Berlusconi e Veltroni,
si è espresso in tempi non sospetti un esponente di punta del Pd, il sindaco di
Torino Sergio Chiamparino: "Se il voto degli italiani incoraggerà questo sforzo,
il Pd deve proporre un governo di larghe intese con Forza Italia. Non riesco a
vedere un centrodestra che si sostituisce al centrosinistra e tutto resta come
prima", ha detto quando il voto era ancora lontano. Smentito da Veltroni, Goffredo Bettini, Anna Finocchiaro, Dario
Franceschini e da tutti i capi del Pd. Ma Chiamparino non arretra, anzi:
"Ho solo detto in pubblico quello che tutti ripetono in privato. A
cominciare da Montezemolo". Anche il secondo scenario, quello che punta
sull'indebolimento elettorale della coppia Berlusconi-Veltroni, ruota sul presidente di Confindustria. Proprio
lui, Montezemolo, è considerato da più parti il leader occulto del partito del
Pareggio. è l'oggetto di desiderio dei due schieramenti, più volte tirato in
ballo dagli uomini del loft o di palazzo Grazioli come papabile ministro di un
governo Berlusconi (alle Attività produttive) o di un
governo Veltroni (agli Esteri accorpati al Commercio
internazionale, come ha proposto di recente lo stesso Montezemolo). Di certo sarebbe
in testa alla lista dei nomi di un governo delle larghe intese. Qualcuno, anzi,
lo indica come il probabile premier del governissimo: per il leader dell'Udc
Casini, ad esempio, è il personaggio ideale per archiviare la lunga stagione
berlusconiana. Di fatto, la Confindustria montezemoliana ha evitato
accuratamente di farsi trascinare nella contesa elettorale. Ma in queste
settimane il presidente uscente di via dell'Astronomia ha picchiato sempre
sullo stesso tasto. Prima il decalogo sulla crescita e il bene comune, da
ricercare "senza colorazioni politiche", con la richiesta di nuove
liberalizzazioni, la riduzione complessiva delle tasse locali e nazionali, la
semplificazione burocratica, i rigassificatori, le infrastrutture, la lotta al racket,
l'aumento degli investimenti sulla ricerca: un programma di governo. Poi, due
settimane fa, l'appello ad aprire una stagione di "nuovo
patriottismo", con un attacco alla classe politica degna di Beppe Grillo:
"I politici si dichiarano favorevoli al principio del merito, ma non lo
applicano a se stessi: nelle liste c'è un'abbuffata di portaborse".
Infine, il martellamento di dichiarazioni quasi quotidiane sull'esigenza di un
governo che affronti "scelte, decisioni impopolari, decisioni vere per il
futuro del paese". E giù botte sulle "promesse a costo zero",
l'abbassamento delle tasse (Berlusconi) o l'aumento
delle pensioni da luglio (Veltroni), prontamente
rimbeccate dal confindustriale 'Sole 24 Ore' per mancanza di copertura
finanziaria. Difficile per Luca tirarsi indietro in caso di chiamata della
patria. O, almeno, del Quirinale. Nel partito del Pareggio milita il mondo
cattolico più vicino al cardinale Camillo Ruini. Anche il presidente dei
vescovi Angelo Bagnasco all'ultimo consiglio permanente della Cei ha presentato
il suo decalogo (aumento dei salari minimi, difesa del potere d'acquisto delle
pensioni, emergenza abitativa, maggiore sicurezza nei posti di lavoro) e la sua
soluzione: "Vorremmo che all'indomani del voto ci fosse una spinta
convergente per affrontare queste questioni". Una dichiarazione esplicita
a favore delle larghe intese, completata dall'invito del segretario generale
monsignor Giuseppe Betori a riformare la legge elettorale e tornare alla
possibilità per gli elettori di votare i candidati con le preferenze: in
sintonia con i giudizi sferzanti di Montezemolo sulla classe politica. In
Vaticano non si limitano a tifare per il governissimo: operano perché il
desiderio si avveri. Con un abile intreccio di benedizioni promesse ai tanti
soggetti che si contendono il voto dei cattolici. E con il gioco delle
candidature di personaggi in posizione strategica nelle varie liste, il Pdl, il
Pd, l'Udc, pronti a colpire uniti dopo le elezioni, in nome dei valori,
naturalmente. Forze rimaste prudentemente in attesa sono pronte a uscire allo
scoperto in caso di risultato ballerino. Per un governo di emergenza nazionale,
oltre al presidente di Confindustria, potrebbero spuntare i nomi di Mario Monti
e del governatore di Bankitalia Mario Draghi. Con l'appoggio dell'Udc di
Casini, ma anche di quella parte del Pd che prima delle elezioni puntava a
costruire un nuovo centrosinistra, l'alleanza dei riformisti con i moderati, in
testa Massimo D'Alema. Nomi che costringerebbero Berlusconi
a risvegliarsi dal sogno di tornare a palazzo Chigi per la terza volta,
nonostante la probabile vittoria del Pdl alla Camera. è stato il Cavaliere a
spingere per le elezioni anticipate con la vecchia legge elettorale, nella
speranza di un trionfo facile. Se la scommessa fallisce e il centrodestra resta
appeso al ricatto di pochi senatori e della Lega, per l'ex premier rimane
un'unica alternativa: un accordo con Veltroni che gli
permetta di restare l'uomo che distribuisce le carte al tavolo della politica
italiana. Raccontano che il Cavaliere ci stia pensando da sempre e che la tappa
elettorale sia solo un passaggio per trattare con il leader del Pd il grande
accordo da posizioni di forza. Difficile, però, che possa essere lui a gestire
in prima persona il risultato elettorale. E anche Veltroni
potrebbe avere qualche difficoltà: D'Alema aspetta il 13 aprile per tornare a
tessere la tela. Tante scelte di Walter degli ultimi mesi hanno trovato Massimo
a dir poco freddo, ma la campagna elettorale è il momento peggiore per aprire
la resa dei conti. Dopo, ci sarà il tempo. Soprattutto se gli entusiastici we
can del Pd dovessero lasciare il posto a ben più malinconici week-end di
opposizione. n Il governo Letta-Letta di Edmondo Berselli Largo al governo del
pareggio, l'ultima trovata inciucista, con Walter Veltroni,
il buonista, che continua a ripetere correttamente che chi ha un voto in più
governa, altro che storie, e il Cavaliere trionfante, che ha assunto la veste
del padre di famiglia preoccupato, e predica sobrietà quasi prodiana, pronto, secondo
un pesce d'aprile, a cooptare Massimo Cacciari e Mario Monti. Già, il filosofo
sindaco di Venezia, magari con barzellette annesse: "Com'è tua moglie a
letto?". "Mah, c'è chi ne dice bene, c'è chi ne dice male.".
Mentre in realtà questo è il momento dell'incertezza, ed è per questo che
vengono fuori le strategie che una volta si sarebbero dette, da destra,
'consociative'. Il governo meraviglioso, secondo l'area terzista e
compromissoria, degli ottimati, dei poteri forti, delle stupende leccate reciproche.
Gianni Letta, un uomo di Stato! Enrico Letta, suo nipote! Il governo
Letta-Letta, che sciccheria mondana! Da far fremere le Angiolillo e le Verusio,
e i salotti e i party e gli happy hour, in un tripudio bipartisan. Eppure come
si può dimenticare che è sempre la solita storia del 'governo dei migliori'?
Quella che periodicamente rispunta fuori in un paese che non vuole saperne di
conflitti, regolati o no, e che preferisce il concordato, i lodo, il
compromesso più o meno storico, la solidarietà, la garanzia, quell'area, come
scrisse ripetutamente il bocconiano Mario Monti, corteggiato da Veltroni e indicato da Berlusconi,
che ha ben presente quali sono le riforme da fare, al di là della destra e
della sinistra. E mai nessuno che ricordi che il governo dei migliori, come
scrisse ripetutamente Norberto Bobbio, "è una vecchia truffa
reazionaria". E, se non si vuole essere accusati di ideologia, o di
sinistrismo, di radicalismo deteriore e di mancanza di patriottismo e di
identità nonché di orgoglio nazionale, occorrerà ricordare che non ci sono
ricette condivise. Queste sono astrazioni. Si potranno condividere vaghe idee
sulla riforma liberale del mercato del lavoro, o sulla riforma delle aliquote
fiscali, ma poi ogni misura va parametrata sui dettagli. E sui dettagli casca
l'asino. Sempre. E allora bisognerà spiegare, se proprio ci fosse la disgrazia
del pareggio, che Berlusconi è stato ingordo, non ha
avuto la pazienza civile di impegnarsi in una semplice riforma elettorale. E
quindi, chi è causa del suo mal, con quel che segue. Insomma, se esce il segno
del pareggio, altro che pensare ai Montezemolo, ai Marchionne, agli ottimati:
non possiamo immaginare che l'unica soluzione per l'Italia è il governo di
Dagospia. (O forse sì: ma allora ditelo, e che non sia solo un gossip
elettorale).
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Sindacati in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air
France Letta "ambasciatore" con Parigi Police (Tesoro) prende il
posto di Prato Titolo sospeso fino all'8 aprile. Il neo presidente quarantenne
è un "enfant prodige" del diritto amministrativo ROMA - Alitalia ha
un nuovo presidente, il giurista Aristide Police. E cinque giorni per
riprendere il bandolo della trattativa con Air France-Klm, interrotta mercoledì
dopo il rilancio dei sindacati. Il cda della compagnia, riunitosi ieri per
prendere atto delle dimissioni del presidente Maurizio Prato, non ha aperto le
pratiche per il commissariamento, come il Tesoro aveva ventilato, ma ha
rinviato ogni decisione all'8 aprile. La data, che è la stessa in cui il titolo
rientrerà in contrattazione, sarebbe legata alla disponibilità offerta dai
francesi. Una boccata d'aria. Poi tutti gli scenari saranno possibili, compreso
il fallimento. Il tentativo di riprendere il negoziato con
i francesi è partito da palazzo Chigi cui il leader del Pd, Walter Veltroni, ha chiesto di richiamare le
parti "al senso di responsabilità". Il suo timore è che il fallimento
di Alitalia si abbatta sul voto con effetti nefasti. L'appello ha trovato una
sponda nei sindacati protagonisti della rottura, che si sono detti disponibili
a "una vera trattativa ". La loro accusa infatti è che il
Tesoro abbia da tempo fissato con Air France-Klm la proposta definitiva.
"Con noi non c'è mai stata trattativa" hanno sostenuto. Il loro
ultimo rilancio sarebbe stato necessario per stanare i francesi: "La
nostra proposta non è ultimativa - ha detto Fabrizio Solari (Filt-Cgil) -. E la
loro?". è stato il sottosegretario Enrico Letta a prendere in mano la
situazione, in assenza del premier Prodi, in visita in Romania. Una riunione
con i ministri Tommaso Padoa-Schioppa (Economia), Pier Luigi Bersani (Sviluppo
economico) e Alessandro Bianchi (Trasporti) ha focalizzato l'obiettivo: non far
fallire la compagnia. E la strategia: riportare al tavolo Spinetta assicurando
ai sindacati un margine di trattativa. Nel frattempo l'azienda andrà governata.
Nell'ultimo mese, secondo fonti di mercato, il livello delle prenotazioni di
voli intercontinentali e internazionali si sarebbe ridoto del 40%. Questo vuol
dire che, malgrado la boccata d'ossigeno dei 148 milioni incassati, c'è il
rischio che Alitalia non regga l'imminente verifica dei conti. I primi contatti
di Letta con i francesi sono stati difficili: Spinetta sarebbe irritato per il
tempo perduto e per i modi spicci dei sindacati. La disponibilità sarebbe
perciò limitata a domenica. Da Bucarest Prodi lo ha incoraggiato, definendo la
proposta di ristrutturazione di Air France "non certo più severa" di
quella subita da altri vettori. Vicenda chiusa, invece, per Silvio Berlusconi. "La già difficile situazione italiana
poteva essere più grave - ha commentato in serata il leader del Pdl -, almeno
si è interrotta la trattativa con Air France...ho evitato la catastrofe ".
L'ex premier ha poi confermato l'appello agli imprenditori perché entrino nella
cordata italiana: "Basta anche una fiche "dice, alimentando il
sospetto che l'intervento sia pensato per un'Alitalia già ridimensionata da un
commissario. La russa Aeroflot si è detta pronta a esaminare proposte
"vantaggiose". Antonella Baccaro.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità SENATORI E
FISCO Calderoli Il deduttore Molti cittadini il 19 marzo, letti i giornali, si
sono chiesti come abbia potuto il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli
dichiarare per il 2006 un reddito imponibile di appena 29.529 euro. Molto poco,
per un parlamentare erede di nota dinastia di medici dentisti bergamaschi, che
nella dichiarazione al fisco segnala un reddito complessivo di 234 mila euro.
Interpellato, il senatore della Lega Nord ha detto di aver dedotto le spese
dovute alla sua separazione dalla moglie. L'interessata, l'attrice-autrice
Sabina Negri, nota anche per i vivaci duetti con Piero Chiambretti a
'Markette', è separata dal marito dal marzo 2006. Ma non beneficia di un
assegno di mantenimento, che sarebbe sì deducibile dal reddito imponibile. La
signora risulta però aver ricevuto, come da accordo, un assegno una tantum da
200 mila euro (in attesa di una seconda tranche da negoziare al momento del
divorzio). E l'assegno una tantum, secondo la legge, non può essere portato in
deduzione (così come non costituisce reddito per il coniuge destinatario).
Quali magìe ha dunque sortito, per depennarsi i 200 mila euro dal reddito
imponibile l'abile senatore Calderoli, o chi lo consiglia? La curiosità rimane,
soprattutto tra i famosi "contribuenti tartassati", cui la Lega fa
volentieri riferimento. E. A. Attualità MiTo anche in Svezia Dopo il successo
di Settembre Musica, il festival gemellato tra Milano e Torino, e in paziente
attesa dell'Alta velocità ferroviaria, l'idea di MiTo sbarca in Svezia. Dal 1
maggio al Moderna Museet di Stoccolma le due città saranno insieme nella mostra
'Time&Place, Milan/Turin 1958-1968', a cura di Luca Massimo Barbero. Con
tutti gli eroi degli anni '60, dall'informale all'arte povera, da Fontana a
Melotti, da Baj a Merz. Attualità CASO CIARRAPICO Un po' fascio un po' nazi
Panzer all'attacco, 'Dongo: l'ultima autoblinda', 'Le Waffen SS' (testo
sicuramente poco gradito alla collega di partito Fiamma Nirenstein), 'Lettere
dei condannati a morte della Rsi', 'I fascisti sconosciuti', sono alcuni dei
titoli delle Edizioni Ciarrapico, l'editrice che il candidato al Senato per il
Pdl, Giuseppe Ciarrapico, fondò circa 30 anni fa. Giorgio Almirante scrisse per
'Ciarra' la biografia del capo falangista José Antonio Primo de Rivera. Un
catalogo ispirato alla memorialistica fascista che oltre ai tre volumi su 'Gli
anni del fascismo' ha due chicche, la ristampa di 'Signal', la rivista del
ministero della Propaganda del Terzo Reich, e 'Der Adler', la rivista della
Luftwaffe. Giornali cari a Joseph Goebbels e Hermann Goering. G. S. Attualità
Giochini Preziosi Mentre il Genoa gli dà grandi soddisfazioni in campionato, il
patron Enrico Preziosi è costretto a fare i conti con la scomoda eredità del suo
turbolento passato. Entro l'estate potrebbe arrivare a sentenza il processo per
il fallimento del Como, in cui Preziosi è accusato di bancarotta fraudolenta. E
adesso una nuova grana arriva da Monza, dove il fondatore della Giochi Preziosi
è stato rinviato a giudizio per truffa. A denunciarlo è stato il calciatore
Alessandro Colasante, già in forze al Genoa e, dal gennaio 2004, al Como.
Secondo l'accusa, a convincerlo a trasferirsi dal club gialloblù a quello
lombardo fu proprio Preziosi, che di fatto li controllava entrambi, promettendo
un sostanzioso incremento dell'ingaggio. Solo che di lì a poco il Como fallì e
Colasante rimase senza stipendio. L'imprenditore, invece, che conosceva i conti
della società comasca, "si procurava", si legge nell'atto di rinvio a
giudizio, "l'ingiusto profitto consistente nell'ottenere il trasferimento
del Colasante dal Genoa al Como calcio". Un'operazione che fruttò alla
squadra ligure 750 mila euro. V. M. Attualità PROPOSTE URBANE VEDI NAPOLI E POI
COPIA Una città in 'bella copia' grazie a un Pin. Si chiama Programma
Innovazione Napoli ed è un volume elaborato da otto autori (due architetti e
sei avvocati) che per due anni hanno studiato 30 città del mondo per importare
soluzioni innovative. Niente politici né sponsor: l'associazione Ego di Napoli
rappresenta l'iceberg di una società civile che dice basta al malgoverno. Così
da Londra verrebbe trasferito in blocco il programma 'Safer Neighbourhoods'
(Vicinato sicuro) per distribuire meglio i vigili urbani (ora sono in strada solo
450 su 2.160); da Parigi il sistema di trasporto, con il ritorno del
controllore e l'introduzione della tessera prepagata al posto dei biglietti; da
Cannes la trasformazione del Lungomare in Promenade; da Milano il sistema di
raccolta differenziata porta a porta; dall'Islanda e dal Giappone l'utilizzo di
dissociatori molecolari al posto dei termovalorizzatori; da Genova
l'azzeramento, anno per anno, del bilancio comunale. M. F. Attualità Toga di
salvataggio Su Internet c'è una raccolta di sue foto con la didascalia 'La
nuova bomba sexy del Parlamento' e un'altra sotto il titolo 'miss Sinistra'.
Daniela Melchiorre, fresca di dimissioni da sottosegretario alla Giustizia del
governo Prodi, è però passata a destra e oggi è candidata con il Pdl in
Campania in quota Liberaldemocratici, il movimento politico di Lamberto Dini.
La Melchiorre è sostituto procuratore militare presso il Tribunale di Torino,
attualmente fuori ruolo. L'ultima Finanziaria del centrosinistra ha deciso un
taglio ai giudici militari da
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Dietro le quinte Bettini: il buonismo ha rotto le scatole Pressing
del Loft: ora linea dura E parte la "campagna indecisi" ROMA - I
sondaggi passano di mano in mano: il risultato è sempre lo stesso: Walter Veltroni distacca la sua micro coalizione di diversi punti.
Per dirla in parole povere il Pd non riesce a seguire il passo del candidato
premier. Riunione informale, al Partito democratico, con una coda di telefonate
per sentire tutti i maggiorenti del nuovo soggetto politico, sparsi per ogni
dove a fare la campagna elettorale. Il ministro per le
Comunicazioni Paolo Gentiloni non ha dubbi: bisogna inasprire i toni su Berlusconi, "altrimenti gli
indecisi non si muovono, restano a casa". Il coordinatore del Pd Goffredo
Bettini va ancora più in là. Lui che è stato il primo a sposare questa linea
spiega: il buonismo mi ha "rotto le scatole". Walter Veltroni è su una posizione più soft.
Non è convinto che l'affondo contro il Cavaliere paghi. Ermete Realacci è
sicuro, che no, non paga: "Non trasformiamolo in una vittima, perché così
rischiamo di dargli un'arma in più". Veltroni un
po' gli dà retta un po' no. Vorrebbe che fossero gli altri dirigenti del
partito ad attaccare il Cavaliere, mentre preferirebbe ritagliarsi un ruolo
meno da falco. Massimo D'Alema non c'è, ma il suo pensiero lo ha ripetuto più
volte ai dirigenti del Pd, Veltroni incluso,
ovviamente: in questa fase "bisogna motivare di più il nostro
elettorato" che non ama "subire gli insulti" senza una reazione.
Il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani è assai più cauto. Lui
spera ancora di conquistare gli elettori disillusi dal Cavaliere. E lo ha detto
anche al segretario: "Bisogna dire ai moderati, rimanete anche
berlusconiani nel fondo del vostro cuore, ma investite su questo partito nuovo
che per voi rappresenta una possibilità ". Insomma, a un certo punto il Pd
si è trovato di fronte a un bivio. Come affrontare gli ultimi scampoli della
campagna elettorale? Dentro il partito si sono affrontate due linee diverse.
Alla fine ha vinto la linea dura, anche se Veltroni
chiosa così con gli uomini del Loft: non deve essere "un ritorno alla vecchia
campagna elettorale antiberlusconiana ". Ciò detto, anche il segretario
ammette che "ci sono ancora molti incerti" e che occorre conquistare
non solo quelli che dichiarano di voler restare a casa il 13 e 14 aprile
("quello è tutto elettorato nostro, gente che ha votato per il
centrosinistra"), ma anche i cosiddetti grillini. "In fondo -
spiegano al Loft - Grillo e tutto un tipo di antipolitica sono meno presenti di
prima sulla scena, quindi quei voti ora potrebbero finire al Pd". Dunque,
in Sardegna il leader del Partito democratico inasprisce i toni. Lo aveva fatto
anche in Sicilia, per poi tornare indietro, preoccupato che un eccesso di
antiberlusconismo non aiutasse la sua campagna. L'obiettivo è uno solo:
convincere una parte almeno degli indecisi ad andare a votare, perché il guaio
è, come rivelano i sondaggi, che l'astensionismo rischia di pena-lizzare, e non
di poco, il Pd. Perché se è vero che il leader piace, è altrettanto vero che il
nuovo partito non convince. "Lo scontro deve essere tra me e Berlusconi ", dice il numero uno del Pd. "Bisogna
trasformare la disfida elettorale in un duello tra Veltroni
e il Cavaliere: è l'unica", spiega Bettini ai compagni di partito. Per
questa ragione il segretario del Pd dice che vuole chiudere la campagna elettorale
portando con sé sul palco solo i capilista. Niente Romano Prodi o altri
maggiorenti. Ma a ben guardare i maggiorenti, tra i capilista ci sono tutti i
pezzi da 90: da Fioroni a D'Alema. è il compromesso che Veltroni
ha dovuto accettare. L'"one man show" che il segretario avrebbe
voluto non andava bene agli altri big del Pd. Come non andava bene al
segretario la sponsorizzazione del voto disgiunto (alla Camera al Partito
democratico, al Senato alla sinistra) che facevano gli emiliani. Bersani aveva
assicurato a Franco Giordano che così sarebbe stato e l'europarlamentare Mauro
Zani l'aveva auspicato pubblicamene. Perciò Bettini, proprio a Bologna, va a
dire "no al voto disgiunto ". Servono tutti i voti. Ma proprio tutti.
Ancora Bettini: "I socialisti lavorano sui decimali, la vera sfida è solo
quella tra Veltroni e Berlusconi".
Certo, il leader del Pd è convinto che "se gli indecisi andranno a votare
lo faranno per favorire noi, non Boselli o Casini ", ma non si sa mai,
meglio ripetere, come fa appunto Bettini, che tutti gli altri voti "non
sono inutili ma sbagliati ". Con i minatori Il leader del Pd Walter Veltroni ieri in Sardegna (Chianura/Agf) Maria Teresa Meli.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Veltroni, appello al "voto
utile" "Silvio è stanco e vecchio" Affondo sul Cavaliere:
governare è un onore, non una croce E per fermare la "fuga dei
cervelli" annuncia contratti da 250 mila euro l'anno per "i giovani
leader scientifici" DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Per strappare una risata
il comico Crozza la metterebbe così: "Votate per me, ma
anche per Berlusconi".
Vista da Walter Veltroni
invece la questione è seria e si potrebbe sintetizzare con l'espressione
"voto utile". Davanti ai lavoratori della Alcoa di Portoscuso il
segretario si appella agli elettori e chiede loro, in modo assai sfumato, di
stare o di qua o di là, meglio se con il Pd piuttosto che con il Pdl:
"Astenersi vuol dire non capire che la sfida è concentrata su due grandi
forze". Quando si è messo in viaggio c'erano da recuperare 22 punti, ma
adesso "manca poco ", invoca l'ultimo sforzo lo sfidante di Berlusconi, al secondo e ultimo giorno di tour de force in
Sardegna. Una delle quattro regioni, con Lazio, Abruzzo e Marche, dove secondo
il Veltroni intervistato da Panorama si decide chi
governerà. Lui è in pieno "scatto di reni " mentre l'avversario, così
lo dipinge, è pronto per la pensione. "Io non sopporto gli uomini politici
che ogni giorno dicono che sono stanchi, come se ci stessero facendo una
grazia". Coro di buuh, applausi, risate, una signora grida "è
vecchio!" e il segretario annuisce: "Non ha più energia, ecco perché
non verrà da voi. Ha detto che non può pensare di dover portare di nuovo la
croce, ma governare non è una crocifissione, è il massimo degli onori!".
Dagli operai che lavorano carbone e alluminio parla da sindacalista, promette
sicurezza e salari più alti e ricorda quella "persona per bene" che
era il sardo Enrico Berlinguer. Dai ricercatori della Polaris, il parco
tecnologico di Pula che Veltroni paragona all'Ucla di
Los Angeles, annuncia che gli Einstein in erba italiani godranno di
"contratti di ricerca per giovani leader scientifici": 250 mila euro
l'anno per fermare la fuga all' estero dei nostri cervelli. "Vi sembra
giusto che un giovane ricercatore guadagni poche migliaia di euro mentre il
vincitore del Grande fratello mezzo milione? ". La circumnavigazione della
Sardegna, dove il segretario è convinto di farcela, finisce a sera col duello
delle due piazze. Veltroni contro Fini, comizi in
simultanea. Chi ha vinto la sfida dei numeri? "Noi,
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-04-04 num: - pag: 47 categoria:
REDAZIONALE CALENDARIO di GIOVANNI BELARDELLI Italiani in piedi! "In piedi
e seduti" è il titolo del volume che nel 1948 Leo Longanesi dedicò a una
rievocazione, in chiave ironica, del ventennio fascista. Ma un titolo del
genere potrebbe anche sintetizzare una campagna elettorale che sarà ricordata
come una delle più noiose e prive di contenuti dell'intera storia repubblicana.
è accaduto infatti che il leader del Pdl Berlusconi abbia riassunto il proprio
messaggio agli elettori con lo slogan "rialzati, Italia!". Ma
un'analoga immagine è stata richiamata da Walter Veltroni che, in una lettera agli elettori, si appella a un'Italia
"in piedi" ma "lenta, incapace di prendere le decisioni
necessarie (...) allo sviluppo": dunque in realtà, anche per lui,
bisognosa di rialzarsi. Curiosamente (e inconsapevolmente) entrambi i leader
riprendono un noto slogan mussoliniano (che dava appunto il titolo al libro di
Longanesi). Nessuno dei due sembra però intenzionato a spiegare come faccia un
Paese che sta diventando il fanalino di coda dell'Europa a rialzarsi davvero.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-04 num: - pag: 44 autore: di
MASSIMO FRANCO categoria: BREVI I brividi che suscitano le aggressioni LE CONTESTAZIONI
A GIULIANO FERRARA SEGUE DALLA PRIMA C'è uno scarto evidente fra l'isolamento
che circonda la sua lista contro l'aborto, e la solidarietà che gli è arrivata
dopo la contestazione violenta di mercoledì in piazza Maggiore, a Bologna. è il
segno del comportamento inaccettabile di chi lo ha accolto con insulti e lanci
di uova, pomodori e perfino bottiglie; e dell'abilità di Ferrara a provocare e
fare emergere gli istinti peggiori ma latenti di una certa sinistra che lui
conosce bene. Il saldo è quello di una quasi unità nazionale che si cementa per
fargli scudo: anche se dietro si scorge qualche coda di paglia. "Le offese
a lei mi colpiscono due volte: come uomo di governo e come cittadino
bolognese". La ciliegina sulla torta del suo vittorioso supplizio sono
state queste parole del cittadino politicamente più illustre di Bologna, anche
se probabilmente non il più popolare, oggi: Romano Prodi. Il presidente del
Consiglio le ha affidate ad una lettera speditagli dal vertice della Nato in
corso a Bucarest, in Romania. La sua vicinanza, seppure da avversario, è stata
solennizzata da quel "lei" rispettoso; e preceduta e seguita da
manifestazioni simili da parte sia del centrosinistra, a
partire dal Pd veltroniano a Rifondazione comunista; sia di Pier Ferdinando
Casini, latore di un iperbolico messaggio d'amore ("Amo Ferrara");
sia del Pdl, al quale è vicino. Gli unici a dire quello che probabilmente altri
pensano, senza avere il coraggio di confessarlo, sono stati alcuni esponenti
del Partito dei comunisti italiani. Il loro "ben fatto"
rivolto ai centri sociali e alle femministe che hanno inveito contro il
capolista di "Aborto? No grazie", è una prova di sincerità
estremistica. Rappresenta la rivendicazione di una sorta di diritto
all'intolleranza nei confronti di un personaggio che per quel mondo malato di
ideologia rappresenta un'intolleranza ancora più odiosa; e dunque da zittire e,
se possibile, cancellare. La variante moderata di questa strategia è Antonio Di
Pietro, secondo il quale Ferrara andrebbe ignorato per "farlo parlare al
muro". Con una punta di lucida invidia, il socialista Enrico Boselli fa
notare che con la contestazione "si rivitalizza una lista abortita".
Può essere. Ma l'effetto collaterale di quanto è successo mercoledì e si è
ripetuto ieri nel comizio a Pesaro, nelle Marche, con altre proteste arginate
dalla polizia, passa in secondo piano. Conta di più uno scontro che può
increspare e rovinare gli ultimi giorni di una campagna elettorale noiosa ma
finora civile; e soprattutto fa venire qualche brivido su quanto potrebbe
avvenire dopo il voto. C'è da chiedersi se l'astio sia alimentato, oltre che
dalla cultura degli aggressori, dall'antipatia che Ferrara è capace di
suscitare nei nemici suoi e di Silvio Berlusconi; dal
tema culturalmente lacerante che ha deciso di brandire; o da entrambe le cose.
Comunque, gli va riconosciuto il merito di essere riuscito a calamitare contro
di sé il risentimento dell'area dell'estremismo: quello frustrato da due anni
di "antagonismo" alleato del governo Prodi; e radicalizzato dalla
prospettiva di un probabile ritorno del centrodestra al potere. Gli alleati
politici di Ferrara debbono essergli grati, e infatti lo abbracciano. I suoi
avversari, almeno alcuni, lo difendono anche per non trovarsi in cattiva compagnia.
E la Chiesa cattolica, sebbene fredda sulla sua lista antiabortista, lo
difende. Anche perché nell'intolleranza contro di lui tende a vedere non solo i
residui del comunismo, ma una degenerazione del laicismo.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
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ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-04 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Pdl Piazza Tuscolo Il ritorno di Caradonna Giulio Caradonna, 81
anni, "il Federale di Roma ", ieri pomeriggio è tornato dopo tanto
tempo a piazza Tuscolo, quartiere Appio, l'ex sede missina distrutta col
tritolo nel '77. Di quegli anni di piombo è rimasta una lapide all'ingresso che
ricorda "la sezione Angelo Mancia e il circolo Mario Zicchieri" del
Fronte della Gioventù. Due dei morti di quella guerra assurda. Tra l'inno di An
("Libertà è camminare insieme...") e i nuovi manifesti bianco-azzurri
del Popolo della Libertà, Caradonna si commuove: "Piazza Tuscolo è il
simbolo di tante battaglie di piazza. Con amici fidati, come Domenico Gramazio
e Tommaso Luzzi, pronti a sbaragliare le strade per non farsi sopraffare dai
comunisti...". A invitarlo, è stato proprio il senatore Gramazio,
impegnato ora a tirare la volata a suo figlio Luca, candidato Pdl al Comune di
Roma, che ha solo 27 anni e confessa candidamente: "Qua intorno a me oggi
incontro dei nomi che ho letto sui libri... ". In effetti, sono presenti
in sala fascisti storici come Alberto Rossi dei Volontari Nazionali
("Saluto il mio capo...", dice rivolto a Caradonna), Marcello Moscato
ex pilota degli S79, Massimo Anderson della Giovane Italia e lo stesso Tommaso
Luzzi, che oggi è consigliere regionale del Lazio. Caradonna, deputato missino
dal '58 al '94, "il più anziano deputato di Roma escluso Andreotti ",
quest'anno in cuor suo voterebbe per Forza nuova, confessa, ma appoggia il Pdl
"per non disperdere i voti" ed evitare di avere "un bolscevico a
Palazzo Chigi" come Veltroni. Si dichiara "un devoto amico" di Giuseppe Ciarrapico
e gli piacerebbe diventare "un consigliere di Berlusconi per aiutarlo a scegliere meglio gli uomini sul campo: Alemanno,
per esempio, bravo figlio ma...". é venuto con la febbre e con le
stampelle e l'accompagna fedele ormai da quasi 30 anni la moglie Ortensia.
Gramazio in suo onore ha fatto restaurare un vecchio manifesto del
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARCO CONTI ROMA
- Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi e
al sottosegretario Letta. Infine al leader Cgil Guglielmo Epifani.
Ricominciando a telefonare in ordine inverso in serata, prima di lasciare la
Sardegna. La preoccupazione di Walter Veltroni per la
piega che sta prendendo la vicenda Alitalia, ieri mattina si è trasformata in
un fortissimo pressing su governo e sindacati affinchè tornino al più presto al
tavolo della trattativa. Un invito rivolto di prima mattina anche al cda di
Alitalia per far rientrare le dimissioni del presidente Prato o provvedere,
come avvenuto, alla sua sostituzione in modo da ristabilire "le condizioni
per una trattativa normale". Dopo qualche giorno di incertezza, legata più
che altro all'attesa per la più volte annunciata "cordata italiana",
tutto il Pd è ormai schierato per l'intesa con Air France. Merito di Bersani,
che continua a spiegare che "non ci sono alternative o cordate alla
Toto" e che ieri, con la nomina di Police, si ritrova con un uomo di
fiducia al vertice della Compagnia. "Riaprire subito la trattativa" è
quindi il primo obiettivo del candidato premier del Pd, che non a caso ha
voluto che fosse Enrico Letta ad occuparsi full-time della faccenda azzerando
di fatto la linea Prato-Padoa Schioppa-Prodi. Annullati gli impegni elettorali,
Letta ha ripreso ieri mattina a ritessere il filo della trattativa, mentre il
portavoce Sircana continuava a tenere informato Prodi che, impegnato al vertice
Nato di Bucarest, ha avuto modo di parlare della faccenda con Sarkozy. Veltroni ha più di una critica da sollevare al governo per
come non ha gestito le fasi più delicate del confronto tra il presidente di Air
France Spinettà e le otto sigle sindacali. Soprattutto per non aver svolto,
anche tramite i vertici di Alitalia, sino in fondo un ruolo di mediazione tra
Spinettà e i sindacati. Un errore tenersi completamente fuori dal confronto, un
errore ancora più grosso l'attacco a testa bassa contro i sindacati a dieci
giorni dal voto. Nel colloquio con Epifani, chiamato anche per le condoglianze
dovute alla scomparsa del papà del leader sindacale, Veltroni
ha dovuto incassare più di una rampogna per come non sarebbe stato
adeguatamente sostenuto lo sforzo del sindacato. "Serve senso di
responsabilità", continua a ripetere Veltroni che
teme i contraccolpi del naufragio della trattativa e dell'avvio della gestione
commissariale che immediatamente, a tutela degli azionisti, dovrebbe muoversi
per tenere in pareggio tutte le attività dell'azienda, così come prevede la
legge Marzano. Gli effetti del lavoro dell'eventuale commissario straordinario
si farebbero sentire subito con immediati tagli alle rotte meno redditizie, al
personale e ai servizi resi dalla Compagnia. Un vero e proprio disastro che, a
pochi giorni dal voto produrrebbe effetti devastanti sulla campagna elettorale
del Pd. Molto diversi sarebbero invece gli effetti se invece si potesse
arrivare alla stipula di un preaccordo tra sindacati ed Air France, come vorrebbe Veltroni. Un'intesa che permetterebbe al futuro governo di dire l'ultima
parola. Dopo giorni di martellante invocazione di cordate alternative, ieri si
respirava aria più cauta tra i più stretti collaboratori di Berlusconi. Al punto che il socialista
Bobo Craxi, arriva a sospettare un "accordo sottobanco" tra Pdl e
francesi.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI
ROMA- "Basta una fiche". Per Silvio Berlusconi
non ci voglioni "milioni di milioni" per salvare Alitalia, è
sufficiente una semplice "fiche", evidentemente da tavolo verde, di
cui non precisa l'ammontare. E rinnova un "appello agli
imprenditori", stimolando il loro "orgoglio". Conferma l'avvio
dei contatti con "tantissimi colleghi imprenditori, che, una volta chiusa
definitivamente la trattativa con Air France, chiederanno di fare una "due
diligence"". Ripete che la proposta Air France era "irrecivibile
e offensiva". Aggiunge: "Siamo stati zitti quando pensavamo che il
governo, con un minimo di senno, trattasse con Parigi un accordo che desse ad Alitalia
pari dignità". Poi, più tardi, ad una cena elettorale aggiunge: "La
già difficile situazione italiana poteva essere più grave, almeno si è
interrotta la trattativa con Air France... ho evitato la catastrofe". E
mentre le parole di Berlusconi continuano a suscitare
forti critiche nel Partito democratico, soprattutto per l'assenza
dell'annunciata cordata di salvataggio, il portavoce Paolo Bonaiuti spiega che
"prima di mettere in moto una compagine di imprenditori, occorre una
perfetta conoscenza dello stato dei conti". Walter Veltroni torna ad accusare il Cavaliere,
senza mai citarlo: "Basta con interferenze politiche, che sono state
micidiali per la trattativa". E sollecita una ripresa del negoziato da
parte di Palazzo Chigi. "Tante interferenze hanno provocato un clima di
ostilità nei confronti di un partner che stava trattando. All'inizio si
è parlato di una cordata che non c'è mai stata, poi si è detto che a questa
avrebbero partecipato i suoi congiunti. Ha citato quattro nomi, ma tre di
questi hanno detto che non era vero niente. Il messaggio era chiaro: Air France
via. E Air France è andata via. Ora la politica resti fuori". A sua volta,
Enrico Morando, accusa per le "fiche": "Purtroppo chi gioca è
lui, chi perde, è il Paese". Antonio Di Pietro chiede alla Consob e ai
giudici di valutare le responsabilità di Berlusconi,
per "il grave tentativo di manipolazione del mercato" avendo
"illuso le parti in causa, portandole a una esasperazione così
conflittuale". Anche Dario Franceschini sottolinea come "la questione
Alitalia" sia stata "utilizzata per fare campagna elettorale"
mentre adesso "della cordata di cui parla Berlusconi
non c'è neppure l'ombra". Emma Bonino, come Prodi, ha accusato
"l'irresponsabilità del massimalismo sindacale", ma a Fausto
Bertinotti le critiche del premier alle confederazioni, non sono andate giù.
"Dovrebbe tenere un atteggiamento più rispettoso".
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alla tv pubblica
soprattutto per il risultato delle conferenze stampa elettorali su Raidue. Solo
il 4% del pubblico (poco più di un milione di telespettatori) ha seguito le
dichiarazioni dei candidati della Lista dei grilli parlanti e Per il bene
comune, trasmesse in prima serata. Cifre ben lontane
ovviamente da quelle di Berlusconi e Veltroni e
dalla media di rete. "Le programmazioni elettorali di Rai Parlamento sono
obblighi istituzionali fissati dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza
sulla Rai" ha commentato il direttore generale della Rai Claudio Cappon.
Siamo stati preoccupati - ha aggiunto - quando si pensava di occupare il
palinsesto della prima serata di Raiuno per quasi un mese. Questo avrebbe avuto
conseguenze in termini economici e di eventi che saltavano come gli obblighi
contrattuali che avevamo con la Champions. Grazie alla programmazione di due
conferenze su Raidue lo spazio di tempo è più limitato anche con un numero di
candidati premier elevato. Resta un onere significativo - ha concluso Cappon -
ma credo che il dovere della Rai sia anche questo, svolgere un servizio che
nessun altro farebbe". Al. Gu.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-04 num: - pag: 45
categoria: BREVI La lingua dei segni Sono un cittadino italiano e pago
regolarmente il canone Rai. Però sono una persona sorda e
non mi è stata la data la possibilità di seguire la conferenza stampa in tv di Berlusconi e Veltroni, perché non c'erano sottotitoli né una finestrella con la
traduzione nella lingua dei segni. Virginio Castelnuovo virginiocastelnuovo@
fastwebnet.it.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente dello schieramento
avversario, al secolo Silvio Berlusconi. "Va dicendo che non ha voglia di andare al governo, che è
stanco. Ma scherziamo? Governare su mandato dei cittadini è il massimo onore
che possa esserci, altro che stanchezza", ha detto davanti ad alcuni
minatori sardi, e dalla sala una signora ha gridato tra applausi e
risate "è vecchio" all'indirizzo del Cavaliere contumace. In terra
sarda il leader del Pd ha deciso di cambiare passo per l'ultimo tratto di
campagna elettorale. Via il bon ton, il confronto, il guanto di velluto,
l'ulivo nel senso di ramoscello, e giù a menare fendenti sul Cavaliere, il suo
programma e le sue sortite. In successione, Veltroni
ha preso a rinfacciargli l'attacco al Quirinale, le sparate su Alitalia, la
retromarcia sul fisco e sulle tasse ("Prima ha detto che vanno pagate, poi
che se sono troppo alte è giusto non farlo"), la politica estera filo Bush
"fino a farne un'icona, unico Paese in Europa". Veltroni
cattivo? Da agnello per tre quarti di campagna ha deciso di farsi lupo per
l'ultima settimana? Al loft sede del Pd ne hanno discusso in questi giorni,
alcuni malumori critiche insoddisfazioni erano anche arrivati per la campagna
"moscia", la questione era in sostanza già calda. Ma c'è un dato
politico che ha convinto Veltroni a cambiare passo: i
sondaggi riservati sul bacino indecisi davano tutti lo stesso responso:
quest'area grigia di perplessi è quasi tutta di elettori di centrosinistra
delusi e per motivarli al voto il modo migliore, se non esclusivo, è di agitare
il drappo rosso del "dàgli al Cavaliere". "Una gran fetta dei
nostri elettori non ama subire gli insulti della destra", ha spiegato
Nicola Latorre dalemiano di prima cerchia. Se n'è discusso, nel Pd, e di fronte
a un Ermete Realacci restio alla linea dura e a un Paolo Gentiloni invece per
la condotta pugnace, con i dalemiani pugnaci anche loro, Dario Franceschini nel
mezzo e Goffredo Bettini propenso alla linea d'attacco che è andato proprio a
Bologna a frenare sul voto disgiunto, alla fine Veltroni
ha deciso per la condotta bellicosa, per bipolarizzare al massimo lo scontro
finale, "ma con misura, non possiamo mica dare l'idea che si torni
all'antico, quando c'era una coalizione che aveva nell'antiberlusconismo il suo
unico collante", ha precisato il leader. Un cambio di passo che dovrebbe
servire a portare dalla propria il risultato definito "decisivo" in
quattro regioni: Lazio, Sardegna, Marche e Abruzzo, dove poche centinaia di
voti possono decidere dell'esito finale al Senato. Una linea condivisa anche da
Pierluigi Bersani che si è sentito con Veltroni
ripetutamente in questi giorni e non solo per Alitalia, e che di suo ci ha
aggiunto un corollario non da poco: lo sfondamento nel campo avverso.
"Rimanete pure berlusconiani nell'animo, se volete, ma premiate questa
proposta innovativa del Pd che vuole cambiare profondamente il sistema
politico, le decisioni, i tempi delle scelte, dateci un aiutino", va
dicendo il ministro in città come Trieste, Gorizia, Udine agli elettori di
centrodestra.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cronaca Rivolta per
la discarica, scontri in Campania Lanci di sassi e cariche: un ferito. Gli
ambientalisti tedeschi: no ai rifiuti da Napoli Incidenti
in Irpinia E oggi nella regione le visite di Berlusconi e Veltroni
DARIO DEL PORTO dal nostro inviato Ariano irpino - Alle otto della sera, quando
manifestanti e forze dell'ordine vengono a contatto nei pressi del sito di
Pustarza, la tensione che aveva scandito l'interminabile giornata di ieri a
Ariano Irpino raggiunge il punto più alto: gli abitanti che si oppongono all'apertura
della discarica di località Savignano, dopo una marcia durata quattro ore sotto
una temperatura gelida, tentano di forzare l'ultimo cordone di polizia e
carabinieri. Parte una carica, vengono lanciati lacrimogeni e un ambientalista,
Anselmo La Manna, rimane contuso. è l'ultimo atto di un braccio di ferro che
già alle 10 del mattino aveva fatto registrare un episodio allarmante: un
Defender dei carabinieri era stato bersagliato, nei pressi della stazione
ferroviaria di Savignano, da un lancio di sassi che aveva scheggiato il parabrezza
e ferito a un occhio, per fortuna in modo non grave, il conducente del veicolo.
"Un'aggressione ingiustificata", l'ha definita il comandante
provinciale dell'Arma di Avellino, Gianmarco Sottili: "C'è da essere
preoccupati per questo clima da caccia alle streghe - ha commentato l'ufficiale
- colpire con tanta violenza un'auto che stava solo effettuando un servizio di
controllo è davvero grave e spiacevole". Dunque il termometro
dell'emergenza rifiuti oltrepassa nuovamente i livelli di guardia proprio alla
vigilia della trasferta campana dei due candidati premier dei principali
schieramenti in campo, con Berlusconi che sarà a
Napoli nel pomeriggio e Veltroni in tour tra Caserta,
Avellino e Salerno. Si è aperto anche un caso diplomatico con la Germania, dove
ieri sono arrivati in Sassonia i primi treni provenienti dalla Campania, sette
convogli ciascuno con un carico fra le 650 e le 750 tonnellate di spazzatura:
l'associazione berlinese "Aiuto dell'ambiente" chiede una moratoria
all'invio dei rifiuti campani fino a quando le autorità locali non si saranno
impegnate a monitorare le attività delle società interessate. L'associazione
teme che i rifiuti destinati ad essere bruciati nei termovalorizzatori
finiscano invece nelle discariche provocando danni all'ambiente. Ma se in
Germania il problema rimane sul piano politico, in Irpinia è sul terreno che la
situazione si è fatta ancora una volta incandescente: la gente di Ariano e
Savignano è decisa a impedire con ogni mezzo l'apertura della discarica regionale.
Un volantino anonimo arriva addirittura a paragonare i savignanesi "agli
Spartani alle Termopili" e "le ruspe ai persiani". Si evoca la
"lotta a oltranza" e si minaccia "lo sciopero elettorale".
Il sindaco di Ariano, Domenico Gambacorta, insieme a dodici tra amministratori
e consiglieri comunali, ha inviato un documento al prefetto di Avellino per
chiedere di sospendere l'allestimento della discarica. "Si devono fermare
le ruspe - dice il sindaco - per avviare un confronto, altrimenti la situazione
potrebbe finire fuori controllo". Una delle conseguenze potrebbe essere
"il distacco tra cittadini e istituzioni che non consente la serena
espressione del voto". Nel pomeriggio di ieri i manifestanti, fra i quali
donne, anziani, bambini e il parroco del rione Martiri, hanno prima bloccato la
statale 90 "Delle Puglie". Poi il corteo di almeno duemila persone ha
percorso a piedi dodici di chilometri per raggiungere Pustarza. Dopo aver
superato due blocchi, la manifestazione è arrivata alle porte del sito dove si
sono registrati i momenti di attrito con le forze dell'ordine. "Non ci
arrendiamo", avvertono i manifestanti. Vicino alla discarica, sventola un
tricolore listato a lutto.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Governare è un
onore, non una croce" Veltroni replica a Berlusconi. E a Cagliari vince la sfida delle piazze con Fini Incontro con
gli operai: "Politici stanchi? Stanchi siete voi che vi alzate
all'alba" DAL NSOTRO INVIATO ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI
- Succede che la sera si trovino a due passi l'uno dall'altro. Due
comizi, la stessa città: Cagliari. Ecco Walter Veltroni
a piazza Garibaldi. Schiera le sue truppe. Seimila persone, secondo i calcoli
della questura, diecimila per gli organizzatori; ecco Gianfranco Fini, a piazza
del Carmine, roccaforte della destra, decisamente meno affollata, con un
manipolo precettato da luogotenenti isolani, spaventatissimi per la loro sorte
dopo il flop che è costato la testa ai colleghi siciliani. Sfida dei numeri.
Fini parla davanti a 2500 persone. Il presidente di An ironizza: "Dov'è il
pullman di Walter? Non l'avrà mica parcheggiato in divieto di sosta? E avverte:
"Può girare quanto vuole, tanto vinceremo noi". Veltroni
snobba il numero due del Pdl, attacca invece il suo diretto avversario. Al suo
secondo giorno in terra di Sardegna ("Mi gioco tutto in quattro regioni,
qui, nel Lazio, nell'Abruzzo e nelle Marche") il leader del Pd fa di una
frase del Cavaliere il tormentone di tutti gli appuntamenti elettorali:
"C'è chi ha detto che si rassegnerà a portare la croce di Palazzo Chigi.
Io non sopporto parole del genere. Ma quale croce, quale sacrificio, quasi
fosse una concessione divina ai sudditi! Governare l'Italia è invece il massimo
degli onori, la cosa più bella che possa capitare. Bisogna avere l'amore per il
proprio Paese, la determinazione e l'energia per farlo. E la destra, questa
destra, non ce l'ha". "Berlusconi è
vecchio!", urla la platea di minatori e operai riuniti nel pomeriggio in
un capannone dell'acciaieria Alcoa di Portoscuso. Vecchio, l'avete detto voi.
"Non sta facendo nemmeno la campagna elettorale, non lo vedrete qui, non
ha voglia, è stanco. Non sopporto i politici stanchi. Stanchi siete voi che vi
alzate all'alba". Berlusconi sempre lo stesso,
con gli stessi difetti. Uno che dichiara "legittima l'evasione
fiscale", ricorda Veltroni, "un
irresponsabile che viene meno al suo dovere" di capo di una comunità. Un
ex premier, tanto per dirne un'altra, che, nel 2001, quando arrivò l'euro, non
attivò "un doveroso controllo sui prezzi", con le conseguenze tutte
italiane che sappiamo. Quasi gli contrappone la figura di un sardo
"perbene" come Enrico Berlinguer, "un uomo che tutti gli
italiani, indipendentemente dalle loro appartenenze politiche, hanno stimato e
ricordano". Un uomo serio che diceva cose serie, uno dei suoi ultimi comizi
fu proprio qui, a Portoscuso, prima di morire, 24 anni fa. E Veltroni
ci tiene a precisare che anche il suo è un approccio solido, concreto, quando
affronta i temi del lavoro, della precarietà, del necessario ritocco di salari
e stipendi, quando evoca il declino delle famiglie, l'immagine dei pensionati
che vendono l'oro di casa, la sorte ingiusta dei ragazzi meridionali, costretti
a cercarsi lavoro altrove. Rigore anche sul tema della sicurezza nelle
fabbriche. E qui il leader del Pd ricorda i 1400 morti all'anno, l'atroce fine
degli operai della Thyssen, raccontata da Ezio Mauro e diventata un testo
teatrale. Operai e padroni, piccoli, medi imprenditori. Torna con la sua
fissazione: "Pensate davvero che si possa separare la sorte dei primi da
quella dei secondi? Chi crede ancora ai padroni dell'Ottocento fa un errore
gravissimo". Applaudono, sia pur più cautamente. Veltroni
disegna, girando col pullman tra le ginestre in fiore di Oristano, Sant'Anna
Arresi e Villacidro, uno scenario di riscatto per l'isola, dove "sviluppo
economico e riconversione ambientale sono possibili", grazie anche alla
politica di Soru, "grazie a Renato", come lo chiama lui, governatore
applaudito su tutte le piazze con gran calore. La Polaris di Pula, centro d'eccellenza
per la ricerca, lo entusiasma, "meglio di Los Angeles". Da questo
laboratorio del futuro, benedetto da Rubbia, merita annunciare un disegno di
legge che garantirà 250 mila euro all'anno a progetti di giovani ricercatori
"reputati eccellenti". Sì, governare l'Italia e farla crescere si
può: "So che ho l'onere della prova, me lo assumo volentieri".
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
BREVIARIO "Voto
utile o il Senato sarà a rischio" Berlusconi
contro l'Udc. "Va bloccato il turn over nella pubblica
amministrazione" GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi
lancia un nuovo appello al "voto utile" agli elettori di centrodestra
perché evitino il rischio di un "frazionamento", soprattutto al
Senato, a favore di "forze minori che non hanno avuto alcun effetto
positivo per l'Italia e che sono stati un puro fatto di sopravvivenza per
singoli leader". E' sempre l'Udc di Casini il chiodo fisso del Cavaliere
in questa campagna elettorale: "Non potrà mai farcela a superare la soglia
di sbarramento e ogni voto disperso è un regalo a Veltroni",
spiega puntigliosamente in ogni comizio. E "se al Senato non si potrà
disporre di una maggioranza vasta - avverte - non si potranno prendere le
decisioni necessarie e in profondità per cambiare l'architettura istituzionale
e il sistema statuale", per esempio "il blocco del turn-over nella
pubblica amministrazione. Chi va a casa non sia automaticamente sostituito da
un nuovo assunto". In caso di ritorno a Palazzo Chigi il leader del Pdl
non vuole trovarsi nella stessa situazione del suo precedente governo in cui
"ho realizzato solo l'85% del programma, perchè nel Consiglio dei ministri
Buttiglione faceva il "signor no"". La colpa quindi è dei
"partiti minori che, guardando al loro egoistico interesse, non ce l'hanno
fatto fare". Casini ha attaccato Berlusconi per
la frase sull'evasione fiscale "un po' giustificata" dal peso
eccessivo del fisco. Ma il leader pdl nega di averla detta in questi termini e
di essere stato "impiccato a una frase". Berlusconi
sostiene di aver detto che "laddove l'aliquota massima è al 33% ciò
produce un aumento delle entrate dell'erario", mentre quando la soglia è
molto più alta "ciò scatena una voglia di elusione ed evasione, non ho
detto che la giustifica". Berlusconi si lamenta
che "me ne fanno una al giorno. Ma sopravvivrò anche alla stampa".
Con una citazione di Baudelaire, "se bisognasse reinventare la modernità,
non dovremmo reinventare i giornalisti...", il Cavaliere si rivolge
direttamente ai media: "Vedo molti giornalisti contenti di diventare
disoccupati. Ahimè, non capiterà. Ho il difetto - conclude - che con l'età sono
diventato assolutamente sincero. Ma forse c'è una parte di verità in quello che
dice qualcuno, secondo il quale lo faccio perchè non mi ricordo più tutte le
bugie che ho detto...". Ma non solo i giornalisti italiani gliene fanno
"una al giorno". Anche l'Economist continua a giudicarlo unfit,
"inadatto" a governare l'Italia. "Dall'Economist provengono solo
bugie, nessuna verità su di me e sul mio gruppo", replica Berlusconi che non sa spiegarsi l'"accanimento" e
ricorda: "Siamo anche in causa con questo settimanale". Incurante del
giudizio del settimanale britannico, Berlusconi si
dice pronto a tornare a Palazzo Chigi nonostante "davanti non c'è mai
stata una situazione così difficile" e dunque "la croce che dovrò
portare non è mai stata così pesante". Berlusconi
resta convinto di essere indispensabile anche nel centrodestra: "Purtroppo
ancora non si è trovato un mio sostituto che possa tenere insieme tutti i
moderati, i liberali, i cattolici, i laici e i riformisti che costituiscono il
Popolo delle Libertà. Sono, in una parola, ancora infungibile". Oggi Berlusconi sarà a Napoli. "Libererò la Campania dai rifiuti e da
Bassolino che con la Iervolino e Prodi ha fatto soltanto danni", annuncia
il candidato premier del Pdl. Dopo aver attaccato "il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su
Bassolino", Berlusconi
ammette che sul problema "risalire la china sarà durissimo".
Quanto al commissario straordinario De Gennaro "ha fatto più di Bassolino
e della Iervolino messi insieme. Ne terremo conto".
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pranzo a Villa
Almone, sede dell'ambasciata tedesca. E col padrone di casa scherza: "Lei
ha lo stesso accento di Ratzinger" Show del Cavaliere con le feluche Ue
"Nel governo vedrei bene molti di sinistra" Stoccatina a Bush: gli
avrei consigliato toni meno duri con Mosca sulla Nato ALBERTO MATTONE ROMA - La
battuta pronta, come sempre. E una performance da grande affabulatore, davanti
a una tavola imbandita per gli ambasciatori dei paesi dell'Unione europea.
Colazione di lavoro con Silvio Berlusconi a villa Almone,
la residenza a Roma del rappresentante di Berlino Michael Steiner, per dare
modo al candidato del Pdl di spiegare cosa farà quando lui diventerà premier.
Omelette agli spinaci, bistecca con fagiolini, gelato, il sobrio menu. Le
feluche europee raccontano di un Berlusconi
spumeggiante, pieno di fiducia sul risultato elettorale, anche se un po'
affaticato. L'ambasciatore tedesco ha dato il benvenuto in un italiano
stentato, e Silvio ha piazzato la prima stoccata: "Lei ha la stessa
pronuncia di un altro bavarese che vive a Roma da qualche anno", ha
scherzato il leader del Pdl. Steiner ha ringraziato commosso per l'accostamento
a papa Ratzinger. La politica estera, innanzitutto. "Berlusconi
ha parlato come se fosse già stato eletto", racconta uno degli ambasciatori
presenti al pranzo. "Oggi - ha incalzato l'ex premier - non ci sono più
grandi figure in Europa come Chirac e Blair. I leader del futuro - ha chiosato
- siamo io, la Merkel e Sarkozy. Insieme, potremo creare quel club che ha fatto
grande il Vecchio continente". Il Cavaliere ha volato alto. Tanto che uno
dei commensali ha commentato: "A noi si è proposto come un leader
mondiale". Una teoria, questa, suffragata, secondo Berlusconi,
dalla sua esperienza internazionale quando era premier. "Ho visto Putin,
Bush, ho lavorato per avvicinare la Nato alla Russia", ha argomentato. Poi
una stoccatina "all'amico George": "Se avessi potuto parlare a
Bush, gli avrei consigliato di usare toni meno duri con Mosca sulla questione
dell'ingresso di Ucraina e Georgia nell'Alleanza atlantica". "Io - ha
spiegato il Cavaliere - lavorerò per l'unità europea. E non mi farò logorare
dalla gestione quotidiana del mio governo com'è successo in passato".
"Starò a palazzo Chigi per cinque anni, per fare le riforme. Lascerò - ha
aggiunto - da grande statista, dopo aver cambiato il mio Paese". Il
discorso, così, è scivolato inevitabilmente sulla politica italiana. Per aplomb
diplomatico nessuna domanda diretta su una possibile Grande coalizione. Solo un
ambasciatore ha chiesto al Cavaliere cosa ne pensasse dell'esperimento di
Sarkozy di avere ministri del campo avversario nel suo governo. Berlusconi ha fatto un'imprevedibile apertura: "C'è una
lunga lista di uomini di sinistra - ha detto il capo del Pdl - che in un mio
esecutivo potrebbero fare bella figura". Il Berlusconi
bipartisan non è finito qui. "Al contrario di altre volte - nota un
ambasciatore - l'ex premier non ha parlato male di Prodi". E un'altra feluca giura che non ha mai attaccato nemmeno Veltroni. Persino sui rifiuti di Napoli
ha glissato. Solo contro la sinistra radicale ha picchiato duro: "Ha
creato molti problemi - ha tuonato il leader del Pdl - ha impedito che si
facesse una politica incisiva sulla sicurezza". L'incontro è durato due
ore. Il pranzo è terminato col brindisi, tra sorrisi e pacche sulle
spalle. Il Cavaliere ha alzato il calice, e ha lanciato un invito, senza
pronunciare il "se vincerò": "La prossima colazione la offrirò
io a Palazzo Chigi", ha promesso. A villa Almone, Berlusconi
ha fatto la sua prima uscita da premier.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La replica: solo
bugie L'Economist: Silvio inadatto meglio Veltroni L'ex direttore Bill Emmott: se
vince Berlusconi spero che
ci riesca per un soffio ENRICO FRANCESCHINI dal nostro corrispondente LONDRA -
L'Economist vota Veltroni. Il
settimanale scrive in un editoriale sul numero oggi in edicola che "gli
italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni, l'avversario di centrosinistra" di Silvio Berlusconi, nelle elezioni del 13 e 14 aprile. Sul quale Berlusconi, l'Economist non cambia idea rispetto alla
copertina con cui lo definì "unfit", inadatto, a governare il nostro
paese. "Agli italiani viene chiesto di votare per qualcuno che è
semplicemente inadatto a governare una moderna democrazia", afferma il
giornale. "L'Economist, che chiese le sue dimissioni già nel 1994,
dichiarò che Berlusconi era inadatto a governare
l'Italia. La sua risposta fu una denuncia per diffamazione. La nostra opinione
è stata ampiamente provata. Non solo sono continuate le accuse e i conflitti
d'interesse, ma lo stesso è stato per gli attacchi contro i giudici,
accompagnati da leggi per impedire che alcuna condanna possa sporcare il suo
nome". Berlusconi, continua il settimanale,
"è ancora l'uomo più ricco d'Italia, ancora assediato da conflitti
d'interesse, ancora inadatto a governare. Gli italiani dovrebbero piuttosto
votare per Walter Veltroni, suo avversario del
centrosinistra". L'Economist riconosce all'ultimo governo Berlusconi solo "modesti miglioramenti nel sistema
pensionistico e nel mercato del lavoro", sottolineando che "la
maggior parte delle sue energie è stata dedicata a curare gli interessi propri
o dei suoi amici". Forse, conclude l'editoriale, ora che si è liberato
della maggior parte dei guai legali, Berlusconi
potrebbe "pensare di più al suo posto nella storia e meno a come restare
fuori dal carcere, potrebbe pensare di non aver nulla da perdere attaccando
l'immobilismo che c'è dietro il relativo declino dell'economia italiana. Ma è
improbabile. Berlusconi non ha mai mostrato molto
interesse per le riforme. Più probabilmente (in caso di vittoria, ndr) punterà
a una via populista alla presidenza". Parole analoghe da Bill Emmott,
ex-direttore dell'Economist, che Berlusconi definì
"comunista" per le copertine contro di lui: "Se vincerà, spero
vinca di un soffio, che il suo governo duri poco e che questo sia il suo ultimo
urrà, affinché l'Italia, entro breve, possa andare avanti senza di lui".
Il Cavaliere replica parlando di "accanimento" da parte del
settimanale col quale è già in contenzioso: "Dall'Economist provengono
solo bugie, nessuna verità su di me e sul mio gruppo".
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Friuli, la difficile
sfida di Tondo contro "Illy Potter" il trasversale La campagna
elettorale è in perfetto stile austroungarico, surgelata L'imprenditore del
caffè governa col Prc, ma è stimato dal Pdl e ruba il mestiere alla Lega
ALBERTO STATERA DAL NOSTRO INVIATO TRIESTE - "Illy Potter", come
qualche bello spirito aveva soprannominato il presidente uscente del Friuli
Venezia Giulia Riccardo Illy, cambia marchio e diventa "Caffè freddo in
lattina" nella campagna elettorale più paradossale tra quelle che in ogni
parte d'Italia ci accompagneranno - ahinoi - fino al 13 aprile. Dov'è mai qui
la sinistra? E la destra? E la concitazione preelettorale del resto d'Italia?
Illy Potter, come chiunque immagina, è quel simil-maghetto che da cinque anni
governa col centrosinistra, compresi i "trinariciuti" della sinistra
radicale, la regione più a destra d'Italia e con loro, trascurando il magnifico
isolamento veltroniano, si ricandida a governare per il prossimo quinquennio.
"Caffè freddo in lattina" è l'ultimo inedito prodotto della Illy
Caffè in fase di lancio sul mercato mondiale insieme alla Coca Cola - il
massimo dell'americanismo - dall'azienda di famiglia di colui che l'avversario
di centrodestra Renzo Tondo, albergatore di Tolmezzo che con la figlia Giulia
serve ai tavoli frico con la polenta ai clienti, definisce "il nostro
miliardario despota". Freddo, Illy è freddino. Ma la campagna elettorale è
addirittura surgelata. Da Udine a Pordenone, da Gorizia a Trieste, in una
competizione regionale che, a occhio e croce, dovrebbe essere al calor bianco
perché inverte - come dire? - i ruoli di destra e sinistra ancora bene o male
codificati nella partita nazionale, prevale il gelo. Vai a Pescara, come a
Torino o a Palermo, e trovi le città inondate di manifesti per le elezioni
politiche, i candidati delle opposte fazioni che si scannano verbalmente con
insulti sanguinosi. Qui niente, nonostante l'election day preveda anche le
regionali. Qualche rispettoso spot televisivo, qualche pacata polemica sulla
Friulia, la finanziaria regionale di cui la stragrande maggioranza degli
elettori ignora persino l'esistenza, sul reddito di cittadinanza, sulle corsie
dell'Autostrada A4, o sull'Euroregione, che Illy vuole lanciare, con Carinzia,
con Slovenia e Croazia spalleggiato dal collega veneto di Forza Italia
Giancarlo Galan, ma che fa venire il mal di pancia ai leghisti. Per il resto è
calma piatta, fair play, persino dagli ex missini, tra i più cattivi d'Italia,
capeggiati da quel Roberto Menia ritratto nelle fotografie con il braccio
alzato nel saluto romano. Sarà per l'antico stile austroungarico, sarà per
l'atipicità del contesto, sarà per l'esito previsto di una partita che molti
danno per scontata, ma qui è come in barca a vela in un giorno di bonaccia.
Arriva in pullman Walter Veltroni nel suo infinito
tour pastorale. E Illy che fa? Si rinchiude nel Palazzo della Regione, ex
proprietà del Lloyd Austriaco, appena finito di restaurare in Piazza dell'Unità
d'Italia e, sotto i ritratti di Francesco Giuseppe e della principessa Sissi,
fa finta che il leader del Pd non sia a comiziare sotto le sue finestre.
Walter, smagato, non fa una piega per l'incontro eluso dal governatore, che si
è guardato bene dall'iscriversi dl Partito Democratico, e anzi lo giustifica
come si farebbe con lo scolaro più bravo e un po' secchione: "Illy -
scolpisce - è uno dei migliori rappresentanti istituzionali di cui l'Italia
possa godere, credo sia giusto che lavori nella sua posizione e abbia con noi
un rapporto di grande attenzione e con me di grande affetto e amicizia, ma in
una posizione autonoma e di garanzia per tutta la coalizione". Insomma,
sarà anche un po' rompiscatole, come diceva Romano Prodi ogni volta che da Trieste
veniva il verdetto critico del primo della classe sull'azione di governo, ma
non disturbate il manovratore, che qui fa faville nelle file avversarie
incarnando una specie di miracolo friulano. Che altro si potrebbe dire di colui
che, con il 21,3 per cento, ha portato prima del Pd i migliori risultati
nazionali della Margherita? E Illy, freddo freddo, a commento del partito unico
veltroniano:"Ho preferito discutere un po' di più e
non andare alle elezioni da solo come ha fatto Veltroni". Infatti il 13 aprile va con tutti e anche con Roberto
Antonaz, leader locale di Rifondazione, assessore regionale alla Cultura,
l'unico comunista più elegante di Bertinotti, con quella "sinistra
radicale" che Veltroni
ha espunto dal Pd e che Illy ha invece tenuto e terrà in giunta
imponendo una disciplina quasi militaresca. Renzo Tondo, l'avversario, già
brevemente presidente della Regione prima di essere silurato dal fuoco amico e
deputato uscente di Forza Italia, il montanaro che si definisce "figlio
del popolo", è un signore equilibrato e cortese come pochi. Chi lo avesse
visto in giacca di velluto e cappellaccio pedemontano alla Via Crucis di Erto e
Casso, non avrebbe potuto fare a meno di andare lì a confortarlo, a offrirgli
"un'ombra" e a dirgli, "dai, forza ce la farai col Caffè freddo
di Trieste". Ma come recuperare quell'almeno 5 per cento di "valore
aggiunto" del triestino, che gode del voto disgiunto dei suoi colleghi
industriali, degli operai dei distretti pordenonesi e delle "babe" e delle
"mule" berlusconiane? Ce la mette tutta Tondo, sperando
nell'esaurirsi della "novità" rappresentata dall'industriale prestato
alla politica, nei mercatini friulani, tra gli operai, rivendicando lui,
"figlio del popolo", il voto popolare contro "la Casta
illyana". Ma come fare se l'uomo più trasversale d'Italia, pur
capitalista, dà ai poveracci il "reddito di cittadinanza" e, leghista
senza Lega, consegna persino lo studio del friulano nelle scuole, rubando il
mestiere agli uomini di Bossi, che qui non battono un chiodo? Così Tondo, che
diversamente da quasi tutto il resto d'Italia qui corre anche con l'Udc di
Casini, è come accerchiato nell'unica vera enclave di centrosinistra del Nord,
che intercetta gran parte dell'intercettabile, dalle classi alte a quelle
"periferiche", quel ceto operaio che oggi si dice sia in gran parte
berlusconiano. Come si fa, se tutto l'impianto di argomenti proposto dal
centrodestra è stato elaborato al meglio dall'altra parte? Racconta la
candidata alle regionali Daniela Pillon: "Prendo il caffè al bar e
incontro un amico della Lega che legge un'intervista di Illy sul giornale. Lo
sbatte via e sbotta: "Bossi voleva il federalismo, Illy l'ha
fatto"". Perché mai, la destra, preponderante largamente nell'anima
del 60 per cento dei cittadini di questa regione, dovrebbe votare per un
candidato diverso dall'apparentemente gelido signore del caffè che è oggi in
carica? Tanto più che Illy riesce a mantenere una sorta di militaresca unità
dei partiti che lo sostengono, una unità che Tondo si sogna. Roberto Antonione,
ex presidente della Regione, ex sottosegretario agli Esteri benvoluto da Carlo
Azeglio Ciampi e soprattutto ex coordinatore nazionale di Forza Italia non
riesce a nascondere la stima per l'avversario freddino e sentite che cosa dice
invece dei suoi: "Una piovra, qui c'è una piovra cui Illy dà fastidio,
perché bisogna fare i conti con lui. Quelli bravi meglio che stiano dall'altra
parte, così è più facile mantenere l'onorata "carega"". Quale
carega (poltrona, ndr)? Ma quella di Giulio Camber, capolista del Popolo della
libertà al Senato, antico sottosegretario nel governo Craxi, bon vivant un po'
misterioso che comanda chiuso in un castelletto triestino tra velluti e arie
d'opera, con una protesi operativa in Massimo Paniccia, presidente della
Fondazione Cassa di Risparmio e della multiutility Acegas. Sono loro la testa
della piovra evocata da Antonione? Camber, Antonione, "quelli lì sono
tutti figli miei" ci ha detto Manlio Cecovini, ultranovantenne Gran
Maestro onorario del Grande Oriente d'Italia ed ex sindaco triestino del
Melone, che non sembra oggi guardare con particolare simpatia i suoi antichi
figliocci rispetto al presidente che con la sinistra governa una regione di
destra. "Eh sì, a Illy, liberista e decisionista, manca solo di dichiararsi
di "Forza Italia" - ride Antonione - non sta con noi solo perché noi
purtroppo abbiamo la Piovra Giuliana". "Riccardo - replica il
segretario del Pd regionale Bruno Zvech - è semplicemente un vero liberale
attento al sociale". Poi a destra, nelle retrovie di Tondo, c'è la
continua diaspora della Lega. Alessandra Guerra, la leghista che anticipò a
destra i fasti autoreggenti di Michela Brambilla, fu candidata nel 2003 alla
presidenza friulana contro Illy al posto di Tondo perché Bossi lo pretese da Berlusconi. Stavolta Roberto Calderoli, l'ha collocata
troppo in giù nelle liste per la Camera, a favore dell'altra pasionaria
maroniana Federica Seganti. Lei se ne andata sbattendo la porta. E sta pensando
di mettersi con chi? Con Illy Potter, naturalmente, l'uomo più felicemente
trasversale d'Italia.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Personaggio Album e
libro per Michele Salvemini in arte Caparezza Patti Smith "Dream of
life" "Che ci aspetta fuori dal tunnel? Le saghe mentali" Il
cantante: piacerò a tutti solo quando morirò LUCA DONDONI MILANO Caparezza è
uno dei personaggi più strani e insieme interessanti del nostro panorama
discografico. Un "pezzo unico", un talento fresco e puro per quanto
puri si possa rimanere in questo mondo fatto di note e bilanci sempre più in
rosso. A giorni esce il quarto album della carriera di questo pugliese di
Molfetta. Si intitola Le dimensioni del mio caos e il gioco di parole riporta
al disordine che regna sovrano nel mondo di Michele Salvemini (il vero nome del
cantautore) domiciliato in un garage arredato con giocattoli o ammennicoli
colorati e ingombranti. "E' il primo fonoromanzo nella storia della musica
italiana - dice subito Capa - e trae ispirazione da un racconto presente nel
mio primo libro dal titolo Saghe mentali (anche qui il doppio senso è dietro
l'angolo; ndr) in uscita per Rizzoli". Il disco è diviso in 14 "audio
capitoli", noi le chiameremmo semplicemente canzoni, e racconta le
avventure di Caparezza e di due personaggi singolari come lui: Ilaria
Condizionata e Luigi delle Bicocche. I brani poi sono legati l'uno all'altro da
momenti recitati affidati ai doppiatori più importanti di casa nostra. Quelli,
per intenderci, che danno la voce italiana a Nicolas Cage, Anthony Hopkins,
Clint Eastwood giusto per citarne alcuni. Caro Caparezza, parliamo subito di
elezioni così ci leviamo il dente. Lei esteticamente ci ricorda certi anarchici
di un tempo. Per chi vota? "Assolutamente Beppe Grillo. Di Berlusconi
o Veltroni non mi sono
fatto una grande opinione e soprattutto se nel primo caso il signore e il suo
partito hanno avuto cinque anni di governo per dimostrarci cosa potevano fare
senza farlo, nel secondo anche se il personaggio sembrerebbe positivo non mi
convince fino in fondo. Comunque se mi fa mandare un messaggio ai
ragazzi dico che bisogna assolutamente andare a votare. Non farlo sarebbe sbagliato
concettualmente e un errore folle". Ok capito, torniamo alla musica. Pur
essendo al quarto disco lei sembra ancora abbastanza distante dalla
"massa". Crede che Le dimensioni del mio caos arriverà al grande
pubblico? "Arriverò al grande pubblico solo quando morirò".
Dichiarazione un po' forte. "Lo dico per davvero. L'Italia ha scoperto
Rino Gaetano solo dopo morto e grazie a una fiction che peraltro non lo ha
dipinto nemmeno troppo bene. Succederà anche a me". Non la facevamo così
pessimista. "Mi lasci esagerare un po', sennò che Caparezza sarei".
Qualcuno la considera l'erede italiano di Frank Zappa, le piace il paragone?
"Non solo mi piace; mi lusinga. Forse però mi avvicinano a quel grande
artista più per la mia testona di capelli ricci e neri che per altre cose. E
poi io rappo, non canto". Nel cd c'è un pezzo che parla delle scimmie
Bonobo (non sono aggressive e passano tutto il tempo a fare sesso) come dell'
animale che ha capito tutto della vita. "Sì perché il il senso della vita
è quello di accoppiarsi così che la vita possa continuare. L'unico modo per far
morire la vita è smettere di far l'amore e anche la Chiesa dovrebbe saperlo e
capirlo. Sbaglio o anche i Santi sono nati da un atto d'amore?" Patti
Smith plana su Bologna con due concerti (uno dei quali con Tom Verlaine e
Giovanni Sollima) proiezioni, mostre e due dischi in arrivo. "Sto per
mettermi al lavoro su un nuovo album, con Flea dei Red Hot Chili Peppers, sarà
un disco rock molto forte e potente, politicamente orientato". L'altro
progetto, in uscita a maggio, è intitolato The coral sea e la vede impegnata
con Kevin Shields dei My Bloody Valentine. "Ogni concerto è diverso,
perché dipende dal pubblico, dall'energia, dall'atmosfera che si crea lì per
lì". Sul palco, insieme a lei, il figlio Jackson: "E' un ottimo
musicista, e poi è bellO suonare con qualcuno che a volte mi ricorda mio
marito, a volte me stessa". Per le prossime elezioni sosterrà Obama:
"Sono rimasta colpita dal suo discorso sulle razze. Gli Stati Uniti sono
in una situazione difficile, il morale è basso, c'è bisogno di nuova energia.
Detto questo, se Hillary Clinton diventasse presidente non avremmo niente da
temere, è un politico di prima categoria".\.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]ALESSANDRO MONDO
Polemica sugli spazi televisivi in campagna elettorale nella settimana dal 16
al 23 marzo. A innescare la miccia è il monitoraggio predisposto dal Corecom
Piemonte, affidato all'Osservatorio di Pavia. Risultato: Walter
Veltroni ha battuto Silvio Berlusconi 45,54% a 28,19%. Il discorso
riguarda il terreno, assai scivoloso, delle apparizioni riferibili ai candidati
premier di Pd e Pdl sulle tv locali: compresa la testata regionale Rai. Sempre
secondo l'indagine, la presenza degli schieramenti facenti capo a Fausto
Bertinotti e a Pier Ferdinando Casini è stata marginale. Altri hanno
dovuto accontentarsi di qualche citazione. Come precisa Massimo Negarville,
presidente Corecom Piemonte, nel monitoraggio sono state conteggiate le
trasmissioni giornalistiche e quelle di approfondimento politico (non gli spazi
a pagamento). Anche così, sottolinea "un marcato disequilibrio a favore di
Veltroni", pur rilevando che "parte dello
sbilanciamento discende dal necessario diritto di cronaca istituzionale che
vede in Piemonte le tre cariche istituzionali più visibili, presidenti di
Regione, Provincia e sindaco del capoluogo, riferibili al Pd". Tutto
chiaro? Fino a un certo punto. Il Corecom, infatti, precisa come anche la
comunicazione istituzionale abbia peso nella possibilità di raccogliere
consensi. Quanto basta per suggerire di ricondurla "a caratteristiche di
indispensabilità e, quando possibile, di anonimato". Eventuali interventi
saranno decisi sulla base dei nuovi riscontri. Critico sui dati Guido Crosetto,
coordinatore regionale Fi-Popolo della Libertà: "Alla faccia
dell'equilibrio imposto per legge sugli spazi per i candidati premier. In
Piemonte, a partire dal servizio pubblico del Tgr Rai, tutte le tv locali fanno
a gara per sostenere il Pd. E' una vera scorrettezza, una situazione vergognosa
ed inaccettabile". Prudente Gianfranco Morgando, segretario regionale del
Pd: "La settimana monitorata è stata caratterizzata dal tour piemontese di
Veltroni, forse questo ha fatto la differenza. In ogni
caso, significa che il Pd è riuscito ad organizzare più eventi e dibattiti
seguiti dai media".
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 81 del 2008-04-04
pagina 0 E Veltroni fugge da Bassolino di Luca Telese Veltroni arriva oggi in Campania ma non incontra il
governatore. E i gravi problemi di Napoli per il Pd rimangono senza risposta da
Roma No, we can't, a quanto pare non si può fare, Walter non ce la fa. E ancora
una volta il nodo irrisolto resta, la "bassolineide" continua. Walter
Veltroni sbarca in Campania oggi, ma non chiuderà il
caso di Antonio Bassolino, e delle sue ormai leggendarie dimissioni: per ora
non lo incontrerà nemmeno, rimanda al 9 aprile, quando tornerà a Napoli, la
scelta difficilissima se mostrarsi al suo fianco dopo lo sfacelo di
"munnezzopoli". Che il leader del Pd avrebbe baciato per terra pur di
ottenere una defezione "spontanea" è noto. Che Bassolino non ci pensi
nemmeno, è altrettanto chiaro. La genesi dei rapporti fra l'ex sindaco e il
governatore, è lunga e tormentata, una storia nata nei tempi antichi, a metà
degli anni ottanta, nella segreteria del Pci. E deve essere probabilmente anche
questo legame para-familiare, a rendere sempre più difficile il ben servito che
Veltroni dovrebbe dare - ma non riesce - a Bassolino.
Di solito i governatori locali sono il patrimonio del consenso, e mostrarsi al
loro fianco vuol dire ottenere dei testimonial. Solo in questa incredibile
campagna elettorale del Pd i nuovi candidati fanno sfracelli ogni volta che
aprono bocca, e i vecchi sponsor sarebbe meglio averli contro che a favore. Dice Silvio Berlusconi che "Veltroni è uno straordinario comunicatore" e "un grande
illusionista": ma nemmeno Houdini potrebbe far sparire la Caporetto
dell'emergenza rifiuti sotto cui è crollato il consenso del centrosinistra in
Campania. Solo tre giorni fa, nel confronto virtuale con il Cavaliere nelle
tribune Rai, Veltroni ha avuto un sorprendente
(per lui) attimo di sbandamento proprio per una domanda del direttore del Tg2
Mario Mazza sul suo viaggio elettorale in Campania. Mazza, con fantastica
malizia, sapendo che Veltroni preferirebbe mille volte
morire piuttosto che farsi fotografare con l'ex sindaco di Napoli, ha infatti
chiesto: "Ha già deciso se salirà sul palco insieme con Bassolino?".
Perfido, ma efficacissimo. E infatti il leader del centrosinistra per un attimo
ha balbettato: "Francamente... al palco... non ci ho ancora pensato".
Delizioso. Se non altro perché da almeno un mese quel palco è diventato il più
rovente di tutto il tour veltroniano. L'ex sindaco di Roma, nel primo programma
del pullman avrebbe dovuto salirci sopra il 31 marzo. Poi al Loft è scattato un
allarme, perché si voleva evitare che Berlusconi
arrivasse in Campania subito dopo. La data del viaggio in Campania è slittata
al 5 aprile. E poi al 9 (il paventato viaggio di Berlusconi,
alla fine, avverrà prima). In realtà, in una campagna che Veltroni
voleva consegnare alla categoria del "coraggio" (corriamo da soli) le
dimissioni di Bassolino e il ricambio della giunta che aveva sulle spalle il
più grande disastro eco-ambientale sembravano una mossa obbligata. Veltroni le avrebbe preferite molto prima del voto, ma non è
riuscito a ottenerle nemmeno nel momento di massima forza, dopo le primarie. La
sua prima visita a Napoli dopo l'investitura a leader, avvenne alla stazione
fluviale, e produsse un primo difficile compromesso. Sul palco salirono solo i
volti nuovi del Pd, i magistrati-coraggio, i ragazzi di Scampia, Bassolino e la
Jervolino accettarono a denti stretti di restare in prima fila. Non riuscendo a
risolvere le contraddizioni con una scelta, insomma, si cercava di mimetizzarle
con una coreografia. Con il risultato tragicomico che la manifestazione fu
interrotta da un commerciante che aveva perso il figlio e non aveva trovato
aiuto dalle istituzioni (attimi drammatici, durante l'intervento a sorpresa), e
poi col paradosso dei ragazzi di Scampia che misero in imbarazzo sindaco e
governatore raccontando la storia di uno stadio promesso dalle giunte, costato
miliardi e mai realizzato; e col dettaglio curioso che persino la comica
invitata per alleggerire la situazione faceva battute sulle eco balle (con
Antonio e Rosetta che ci ridevano su). L'altro giro di boa nel tormentato
braccio di ferro si compie un mese fa col rinvio a giudizio di Bassolino. Anche
stavolta Veltroni vorrebbe le dimissioni e - sia pure
in forma velata - le chiede ("Mi aspetto un gesto di
responsabilità"). Anche stavolta Bassolino risponde picche. Quando si
varano le liste, per giorni il capolista dovrebbe essere il ministro Niccolais,
volto nuovo della politica campana ed ex assessore della giunta Bassolino. Ma
il governatore non ci sta, si attacca al telefono. Anche stavolta Veltroni si piega al we can't e decide di accettare il
compromesso, con Massimo D'Alema (che "garantisce" Bassolino) numero
uno, e "il rinnovatore" Niccolais retrocesso. A questo punto però si
salda l'asse dalemo-bassoliniano e parte il contropiede: a Napoli arriva come
assessore al turismo Claudio Velardi. Ma Velardi è molto più che un rimpiazzo,
più che l'ex guru di Massimo D'Alema, uno che convince Bassolino alla prima
uscita pubblica dopo 4 mesi di auto-reclusione. Parla alla stazione marittima
il governatore, e non gli va male: così Bassolino ritrova il coraggio di andare
avanti fino all'arrivo di Walter, e al relativo momento-verità. Ma la partita
si fa più complessa. D'Alema ha lanciato segnali di distanziamento da Veltroni, e dopo il voto, se Walter scende sotto il 35%, si
apre la resa dei conti nel Pd. Bassolino spera di tenere in Campania.
"Quando si dimetterà lo può decidere da solo", spiegava ieri Velardi.
We can't. No, non si può fare. E così i rifiuti peseranno anche sui consensi di
Veltroni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ne ha accennato su
questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del
Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del
nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si
limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria
santissima, immaginando una lettera aperta a firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego
che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte
partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del
magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale
la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha
colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente
elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla
plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come
una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto
che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul
relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un
libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria
(era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale
essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi
della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e
non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della
candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex
presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto
avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra
Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di
diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha
raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio.
Capisco che le elezioni siano arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra
non abbia potuto prevedere la concomitanza. Ma mi chiedo se fosse davvero
opportuno far coincidere molte sue tappe elettorali con la presentazione del
bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" uscito in
occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle.
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( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Come a Padova, nella
periferia est di Milano l'amministrazione di centrosinistra usa il pugno di
ferro Il muro anti-rom di Grezzago Settemila euro per tenere alla larga gli
accampamenti di zingari. Recintato un parcheggio con barriere e un fossato per
impedire l'ingresso alle roulotte. Nella "provincia bene" una
campagna elettorale razzista, xenofoba e bipartisan Alessandro Braga Grezzago
(Milano) Una lunga muraglia di cemento rende ormai impossibile l'accesso alla
zona. I camion sono arrivati, qualche giorno fa, con il loro carico di
discriminazione. Le gru hanno scaricato: uno, due, cinquanta, cento blocchi di
new jersey, quei panettoni di cemento che di solito suddividono le corsie
autostradali. Ora c'è un lungo serpentone grigiastro a delimitare l'area.
Minaccioso, taglia la strada come una ferita, a spartire il "di qui"
dal "di là". Il "di qui" è la strada, il paese, la campagna
della pianura padana. Il "di là", un parcheggio, un centinaio di
posti auto, nella zona industriale di Grezzago, profonda provincia orientale di
Milano. Cento, duecento metri, forse più, a rendere chiaro il concetto: qui,
voi, non ci potete stare. Keep out, limite invalicabile, eingang verboten. I
voi, manco a dirlo, sono rom. La loro colpa era di utilizzare quello spazio
come campo per le loro roulotte. Che poi, avessero potuto scegliere, magari
neanche si sarebbero più piazzati in quel posto. Quei manifesti della Lega
Nord, uno rappresentante un Alberto da Giussano minaccioso col suo spadone
sguainato, il secondo col suo messaggio di odio, "Mai il voto agli
immigrati", sono vicini di casa poco piacevoli. Invece no, anche questa
volta sono stati altri a scegliere per loro. La giunta comunale del paese, una
lista civica (ma vicina al centrosinistra) con un atto di indirizzo ha votato
un documento che impegnava l'ufficio tecnico e l'ufficio lavori pubblici a
individuare misure per risolvere i problemi igienico-sanitari della zona,
causati dalla continua presenza nell'area di nomadi. Che, "ovvio",
sporcano e inquinano. E poi, a sentire qualche cittadino del paese, "si sa
che gli zingari", o meglio "i strolegh", come vengono chiamati
in dialetto milanese (che richiama anche un po' nel suono la parola streghe, e
infatti un tempo venivano bruciate), rubano. Allora, pressati dalle continue
richieste dell'opposizione leghista (molto forte e sempre agguerrita contro
qualsiasi diverso) e dai cittadini ("che quelli lì sono solo buoni a
rubare e chiedere l'elemosina, quasi invidio quelli che hanno il
terremoto", dice un signore benvestito vicino alla chiesa parrocchiale),
gli amministratori locali hanno deciso di usare il pugno di ferro. Quello che
ne è uscito è una muraglia cinese in miniatura, un piccolo muro come quello di
Padova, ma efficace nella sua semplicità: ora i rom lì non ci possono più
andare. Di più, per impedire che i furbi zingari entrino nel parcheggio dalla
vicina strada provinciale, separata dall'area da un tratto erboso, la zelante
giunta ha pensato bene di far scavare un piccolo fossato lungo la strada. Per i
coccodrilli, ci si sta attrezzando, ma da buoni animalisti hanno qualche
problema di coscienza. Non sia mai che, non abituati al freddo umido della
pianura padana, i poveri rettili abbiano ripercussioni sulla loro salute. Mica
sono rom, loro. E a breve, ai due ingressi del parcheggio, verranno anche messi
degli archetti d'acciaio che permetteranno il passaggio alla restante parte del
parcheggio solo alle auto. Caravan e roulotte resteranno fuori. I loro
proprietari, pure. Costo totale dell'operazione, circa 7mila euro. E sì che
Grezzago non sembra proprio un posto dove i bravi cittadini (che si chiamano
grezzaghesi, sebbene qualche scelta dei loro amministratori possa essere
considerata anche grezza) debbano aver paura a uscire la sera. Niente
ecomostri, niente quartieri malavitosi, niente che possa far pensare a stupri
collettivi, rapine a mano armata o che altro. Anzi: villettine ben tinteggiate
con ampi giardini, un centro storico pulito e ordinato, la fontana zampillante
davanti al municipio. Le persone, quando si incontrano per strada, si salutano
educate. Forse perché si conoscono tutti, e molti sono tra loro parenti. Sarà
per questo che il diverso fa paura, e il benvenuto allo straniero è ben
raccontato dalle scritte che appaiono su un grande muro a uno degli ingressi
del paese: "Sveglia lombardi, basta zingari!!!". E di più, in un
crescendo di intolleranza che unisce ogni xenofobia: "Siamo stati
coglioni!! (e se lo dicono loro), No merda comunista di Napoli, No rom, No
Islam". E poi, dice il sindaco, "noi abbiamo già due campi stanziali,
credo sia abbastanza". Anche se in quei campi non ci abitano rom: in uno,
un gruppo di bergamaschi; nell'altro, dei siciliani. Nell'area incriminata, ora
ci sono solo fabbriche, le auto dei lavoratori, due lunghe fila di lampioni. E
le tracce del passaggio di quei pericolosi delinquenti: bottiglie di plastica,
cocci di bottiglie in frantumi, qualche pacchetto di sigarette. Poco più dei
resti di una qualsiasi famigliola padana dopo un pic nic nel fine settimana di
Pasqua. Vicino al marciapiede, la ruota di una bicicletta da bambino, uno
stivaletto (misura 34), e un maglioncino rosa. La bimba che lo indossava, ora,
starà giocando in un altro parcheggio. Fino al prossimo
sgombero, al prossimo muro, filo spinato, o qualsiasi altro espediente per
tenerla lontana "E' emergenza sicurezza", dice Silvio Berlusconi in questa moscissima campagna
elettorale. "Chi sbaglia deve pagare", gli fa eco Walter Veltroni. E questa è la Padania
bellezza.
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il voto operaio a
Torino dopo la tragedia ThyssenKrupp. Confronto a distanza tra Argentino,
comunista e "mod", candidato della Sinistra, e Antonio Boccuzzi, candidato a reti unificate da Veltroni. Fiom il primo, Uilm il secondo "In fabbrica c'è delusione
per quel che il governo non ha fatto e per quel che ha fatto. Io riesco a
parlare con gli operai perché mi riconoscono. Unità a sinistra. Senza
forzature" Loris Campetti Torino "Se vado davanti a una fabbrica con
i volantini a parlare agli operai non mi fischiano. Perché sono della
ThyssenKrupp, mi riconoscono". E' per un sentimento di rispetto e di
solidarietà, più che per lo schieramento che l'ha candidato - Sinistra
Arcobaleno - che Ciro riesce a fare con successo campagna elettorale nelle
fabbriche. Nella sua, quel che ne resta, dopo l'incendio in cui sono morti 7
suoi compagni, al petrolchimico di Gela, alla Fiat di Cassino, a Mirafiori.
"Cosa mi resta di quella maledetta notte? Il volto di Antonio, Antonio
Schiavone, l'unico amico vero che avessi in fabbrica. Era uno skin ma non di
destra, ci capivamo. Aveva due bambini piccoli e una bambina di due mesi. Pensa
che anche suo padre era morto sul lavoro". Durante la tragedia, un
compagno dopo l'altro che se ne andava, Ciro Argentino ha appreso la notizia
che sua moglie aspetta un bambino, il primo: "Pensa come posso essermi
sentito, un impasto di gioia e disperazione. La bandiera rossa sul Cremlino 37
anni, il delegato Fiom più votato dai lavoratori e oggi capolista della
Sinistra Arcobaleno alla Camera, Piemonte 1, Ciro non è nuovo alla politica.
Non si sente il coniglio (brutta parola per un operaio torinese) tolto dal
cilindro per strumentalizzare a fini elettorali i sette operai bruciati, anche
se c'è voluto il gesto clamoroso di Diliberto per farlo risalire dalla sesta
posizione ("che rispettosamente avevo rifiutato") al primo posto.
"Forse strumentalizzato all'1%, altri lo sono al 99%", non dice di
chi parla ma non ci vuole molto a capirlo. Lui si è fatto la trafila classica,
dalla Lega studenti medi della Fgci ("all'Ipsa Galileo Galilei, un
professionale anche se la mia passione è la storia, avrei voluto fare il
liceo") al terremoto dell'89, lo scioglimento del Pci e infine "la
bandiera rossa ammainata dal Cremlino. "Leggevo l'Unità e il manifesto per
capire che fine avrebbe fatto quella bandiera". Scelta conseguente,
Rifondazione, fino al '98, con la rottura si schiera con il Pdci. Un'esperienza
alle spalle da consigliere provinciale. "Speriamo che adesso si apra una
fase costituente vera per fare un soggetto unico di sinistra. Ma senza
semplificazioni, condivido la posizione di Paolo Ferrero; avremo molto tempo
per costruire, senza l'assillo del governo. Non è più stagione del partito di
lotta e di governo. Se il Prc tenterà forzature non impiegheremo molto tempo a
riprenderci simbolo e libertà e confluire nel gruppo misto. Ma non è questo che
spero. Anzi, lavoro per convincere i miei compagni di partito a fare campagna
elettorale, magari con due bandiere e il doppio simbolo". E, soprattutto,
"falce e martello, che non sono un orpello". Non bisogna pensare a
Ciro come a un comunista vecchia maniera. Nel suo cuore c'è posto per tante
cose, per la musica ad esempio. E' un Mod orgoglioso d'esserlo, che vuol dire
avere "una concezione diversa della vita, contro la sua mercificazione e
contro i valori piccoli borghesi". Musica, raduni, fanzine, divisa
classica, Sting più working class, il giaccone parka ("un po' come il
vecchio eskimo, ma molto meglio") che ogni Mod vorrebbe indossare quando
arriverà la sua ora. Del suo compagno di lavoro Antonio Boccuzzi, candidato a
reti unificate da Veltroni, preferisce non parlare,
"con Tony abbiamo stretto un patto di non aggressione per tutta la
campagna elettorale". Avremmo voluto parlarci noi con Antonio e l'abbiamo
inseguito per giorni senza riuscirci, vuoi per motivi di salute vuoi per
ragioni che non conosciamo. Sappiamo di lui quel che i suoi compagni di lavoro
ci hanno raccontato. Che è il coordinatore della Uilm alla ThyssenKrupp, che
negli anni Novanta si era impegnato per aprire un club di Forza Italia pur non
essendo organico a Berlusconi ma poi, quando i Ds
arruolarono decine e decine di iscritti alla Uilm nelle fabbriche per impedire
che la sinistra interna avesse il sopravvento, Antonio fu della partita e
"arrivò con i santini Ds in fabbrica", mi racconta un operaio. Quando
nel 2006 la Fiom chiese un'assemblea, la direzione della Thyssen negò il
permesso, "in aperta violazione sulla legge 300, con la scusa che in
seguito a un'incendio nello stabilimento tedesco avevano bisogno di aumentare
la produzione qui da noi", raccontano in Fiom. "E sai chi testimoniò
a favore dell'azienda e contro di noi? Antonio Boccuzzi". La Fiom fece
causa all'azienda che alla fine scelse di patteggiare "e ci ridettero le
ore d'assemblea. Per noi fu un successo, molti operai cambiarono tessera e
vennero in Fiom". Ma di queste cose Ciro non vuol parlare, della serie
"sono un comunista e non ho altro da dichiarare". Anzi, ci tiene a
precisare che "quando la Thyssen aprì la crisi a marzo, per dirci a giugno
che avrebbe chiuso Torino come noi della Fiom avevamo denunciato dal primo
momento, io chiamai i coordinatori di Fim e Uilm e dissi: adesso basta con le
storie del passato, dobbiamo lottare uniti, andare avanti insieme. Andò così, e
anche con Antonio recuperai un rapporto". E' uno tosto, Ciro. E' delegato
da un solo anno perché la destra Fiom in fabbrica non lo vedeva di buon occhio.
Invece Antonio è un vecchio delegato, Rsu e Rsl. Adesso tutti e due,
separatamente, girano le fabbriche e i mercati per chiedere voti per due
schieramenti diversi. Ma torniamo a Ciro, che non non fa il prezioso e
racconta, racconta, non lo fermi più. "C'è una grossa incazzatura operaia,
e ai cancelli, per esempio al petrolchimico di Gela, incontri qualche problema.
Se riesco a parlare dappertutto è perché mi riconoscono come uno della
ThyssenKrupp. Pesano le cose non fatte e quelle fatte in due anni di governo.
Ieri ero alla Alstom di Savigliano, sai la vecchia Fiat Ferroviaria venduta ai
francesi? Bene, lì ho trovato un clima migliore, forse perché c'è una lotta in
piedi contro 150 tagli, gli operai si fermano a parlare". La solita
storia: dove c'è un conflitto, la rabbia non si trasforma in chiusura e rifiuto
della politica come capita a Mirafiori. "Alla Michelin, invece, è stata
più dura. C'è un clima brutto nelle fabbriche e noi abbiamo grosse
responsabilità su welfare, precarietà e pensioni. Sulla distribuzione della
ricchezza sempre più a vantaggio dei padroni. Pure come sindacati abbiamo le nostre
colpe: quel referendum sul welfare era finto. Anche la nuova legge sulla
sicurezza del lavoro di Damiano, pur essendo una delle cose meno peggio fatte
dal nostro governo, non va bene fino in fondo, sulle sanzioni non ci
siamo". E' figlio d'arte, Ciro. I suoi genitori arrivano a Torino dal
Napoletano ("sai, la zona dove stanno i 99 posse"), il papà entra in
Fiat nell'autunno caldo, Mirafiori meccaniche, sala prova motori, poi Ferriere,
quindi ThyssenKrupp: "E' uscito in pensione dodici anni fa, due mesi dopo
che sono entrato io. Giusto il tempo per passarmi il testimone. Mia madre
invece è entrata in Fiat nel '78 con l'ultima tornata di assunzioni prima dei
35 giorni dell'80 e la cassa integrazione per 24 mila. Ha resistito a tutte le
offerte di danaro perché si togliesse dai piedi. Invece nell'86 è rientrata al
lavoro, ora è in pensione. Lei è una che ha studiato con i corsi delle 150 ore,
una delle conquiste più importanti del Pci e della Cgil". "Legami
d'acciaio" Dopo un po' di lavoretti, dunque, Ciro entra alla Thyssen. Fa
un po' di tutto perché essendo "un rompiballe" viene spesso spostato.
Alla fine la sua mansione è da collaudatore "come mio padre". Addetto
al reparto dov'è esplosa la tragedia ai trattamenti termici e dacablaggi
chimici, addetto macchina. Un buono stipendio, 1.700 euro al mese. Lo
incontriamo di ritorno dall'azienda dove è andato a firmare per l'integrazione
della cassa integrazione (che non raggiunge i 1000 euro). "Quella mattina
alle 5,30 ero davanti alla fabbrica per iniziare il primo turno. Ai cancelli ho
scoperto quel che era successo. Alle
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent Trottolino
amoroso Luca Fazio Cosa preferite? Pizza alla bufala, Ferrara alla coque, un
trancio di generale del Pd cui sta a cuore il pisellino in libera uscita della
truppa, oppure il Re degli Ignoranti? Ok, questa è facile. Celentano
attacca Letizia Moratti e gli alberi da quaranta piani dell'Expo (il
molleggiato vota Veltroni)
e lui, Walter in persona, si intenerisce, telefona a Paolo (Mieli) e ne
approfitta per fare il trottolino amoroso du-du-du-da-da-da sulla prima pagina
del Corriere della Sera. "Caro Adriano, mi ha fatto molto piacere leggere
sul tuo blog ciò che hai scritto sul mio impegno...le tue amichevoli
parole mi incoraggiano...". Poi, dopo un pasticcio indigesto farcito
di...amo, cittadino speciale, sincerità, bellezza, allegria, popolo, bello,
bella, cose belle (ripetere più volte), ecco la sbrodolata finale: "Ce la
possiamo fare: grazie per la spinta che ci dai. Lo sai meglio di me, tutto
dipende da ciò che succederà a mezzanotte e tre. Lasciati abbracciare".
Una carezza in un pugno (1968), finezza! Quanto ai pugni, ci pensa Roberto
Formigoni, che dalle colonne dello stesso giornale spedisce in via Gluck un
telegramma piuttosto freddino, "I migliori architetti del mondo non fanno
colate di cemento". Impudente! Solo Berlusconi,
che in fondo è quasi collega, sa quanto sia pericoloso in questo paese
prendersela con Adriano Celentano. E rimedia alla sua maniera, spiazzando su
Libero: "Le dico una cosa: ho visto progetti di grattacieli elaborati da
architetti stranieri, storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto
milanese e la sua tradizione urbanistica. Parlo da milanese: spero non sia
questa l'idea moderna di Milano, altrimenti la protesta dei milanesi nascerà
spontanea e giusta. E io mi metterò alla testa di questa protesta". No
global. Torniamo sul principale quotidiano italiano, solo per segnalare l'unica
persona che si è sdraiata più di Walter, la trans Maurizia Paradiso:
"Tenta di baciare Bossi: Maurizia sviene". Non cambiamo argomento,
perché il trash tira sempre ed è così che La Stampa si guadagna la miglior
prima pagina della giornata. Sotto il titolo "Un giorno in campagna",
tre fotografie inguardabili tagliate in verticale, sono la "fiammata
improvvisa che vivacizza il confronto elettorale": Giuseppe Pizza con in
mano gli occhiali, Giuliano Ferrara con in mano un pomodoro e Mauro Del Vecchio
con la mano sui pantaloni. La fiammata del generale del Pd, che da bravo
militare non vuole smidollati nelle caserme e nei bordelli, come racconta la
Repubblica, era solo una gaffe, un semplice peccatuccio di inesperienza. E le
dichiarazioni un po' indignate "prova a fermarle Veltroni
in persona". In persona: "Sono parole assolutamente sbagliate e
lontane anni luce dai valori del Pd, ma ho visto che il generale le ha
rapidamente corrette, confermando l'adesione al programma". Così sbagliate
che anche l'Unità (e questo è scoop), con una vignetta di Staino, e niente di
più, attacca per la prima volta un candidato del Pd. Dice il padre: "C'è
il rischio di rinvio delle elezioni". Domanda la figlia: "Per dare
tempo a Veltroni di sostituire il generale Del
Vecchio?". Prima di passare alla questione più delicata, solo un'altra
cosetta in pillole, a pagina 9, infilata tra Ferrara e Del Vecchio: il parere
di uno psichiatra dell'Università di Chieti: "La campagna elettorale
deprime gli italiani. Disillusione, ansia e depressione". Detto questo (e
ci dissociamo), è solo per dovere di cronaca che riportiamo le farneticanti e
pericolose dichiarazioni che un altro professore ha rilasciato a El Pais. Quale
futuro per l'Italia? "Dipende dal fatto che muoiano una decina di persone
che sono ormai molto grandi, è un fatto biologico. Siamo il paese con la classe
politica più anziana del mondo". E no, caro Umberto Eco, giù le mani dal
ragazzo della via Gluck!.
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Campania Il Pd
ritenta: al voto senza Bassolino Il governatore Dimissioni prima del 13? Chi lo
conosce risponde: impossibile. L'uscita di scena ci sarà, ma il dubbio è sui
tempi Francesca Pilla Napoli Riparte il pressing dimissioni su Antonio
Bassolino? Il Pd smentisce. Il presidente della Campania al massimo potrebbe
anticipare lo scioglimento della giunta e portare i cittadini alle elezioni in
novembre. Niente coupe de scene dell'ultima ora dunque. Eppure quando ormai
sembrava assodato che la questione sarebbe stata dibattuta a scrutinio
avvenuto, anche per dare la possibilità al presidente di fare la sua campagna
per le europee (sempre più in forse), qualcosa nel Partito democratico si
muove. Walter Veltroni ha riaperto il caso e ha
riparlato, a più riprese, della necessità di "una nuova stagione".
Perché? Speranza di uno "scoop" elettorale o impossibilità di rendere
plausibile la scelta di Bassolino agli occhi degli elettori? Nel partito in
affanno per accorciare le distanze, sanno che se il governatore annunciasse le
sue dimissioni prima del voto potrebbe spostare l'ago della bilancia. Il suo
ritiro sarebbe quella "trovata" in grado di spostare qualche migliaio
di voti sia al nord sia in Campania. Per questo Silvio Berlusconi ha anche organizzato 1500
difensori del voto, allenati con un cd "istruttivo". Dopo l'Alitalia,
l'immondizia della Campania è, infatti, l'argomento hit della campagna Pdl,
nonché il nervo più scoperto di Veltroni. Ancora ieri Berlusconi dichiarava, al quotidiano napoletano Il mattino, come anteprima
del comizio odierno in piazza Plescito: "Mi ha colpito il lungo
silenzio di Veltroni sui rifiuti e su Bassolino; se
avesse voluto rendersi davvero credibile come leader e come candidato premier,
aveva una chance formidabile e cioè imporgli le dimissioni". Oggi a Napoli
si aspettano il solito one man show del "vi libererò da Bassolino,
Iervolino e Pecoraro". Ma se dopo una settimana il governatore si
dimettesse "in diretta" dal palco di Veltroni
in questa stessa piazza il 9 aprile, il colpo sarebbe ineguagliabile. E a
Silvio Berlusconi non basterebbe mangiare un quintale
di mozzarelle, come ha fatto ancora ieri, rifiutando la mortadella, in una gag
tragicomica alla Coldiretti di Roma. Chi lo conosce replica: impossibile,
Bassolino non lo farebbe mai. Chi l'ha visto alla conferenza stampa di Teatro
festival Italia conferma: è fantapolitica. Nel Castel dell'Ovo il governatore,
infatti, ha frainteso la domanda di un rappresentate spagnolo che gli chiedeva
della vittoria del centro destra in Campania e ha fatto una scenata: "Qui
si è già votato e ha vinto chi ha vinto". Era sabato. Dopo Bassolino ha
dovuto incassare le nuove dichiarazioni di Veltroni,
nonché l'attacco arrivato perfino da Famiglia Cristiana che per il caso rifiuti
ha spedito la regione nel medioevo facendola retrocedere dal "rinascimento"
bassoliniano degli anni '90. Da parte sua Bassolino ha già dovuto cedere in
questa settimana, se non altro in orgoglio. Ha abbracciato i suoi acerrimi
nemici e ha abbassato la testa nel confronto con Vincenzo De Luca e Luigi
Nicolais, lasciando Massimo D'Alema a fargli da "copertura"
diplomatica. Quindi si è seduto al fianco del sindaco di Salerno per firmare
l'accordo "finale" sui fondi per l'inceneritore provinciale. Ha
stretto la mano al ministro uscente, dopo oltre tre mesi di gelo. Ha parlato
alla tv tedesca della sua esperienza politica come se fosse già in pensione con
frasi del tipo "ho dato tanto" e "favorirò il ricambio
generazionale". Che vuole uscire di scena e spianare il terreno a Nicolais
o De Luca, con D'Alema da mediatore, l'hanno capito anche le pietre. Ma sono i
tempi che possono fare la differenza.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO LE ELEZIONI.IL
RICHIAMO DI DILIBERTO A BERLINGUER "Per noi la questione morale resta al
centro della politica" [FIRMA]GLORIA POZZO VERCELLI L'appuntamento
elettorale vercellese di oggi è con Umberto Bossi. Il leader della Lega parlerà
alle 18,30, in piazza dei Pesci, affiancato dal numero uno piemontese del
Carroccio Roberto Cota. Durante la manifestazione con Bossi saranno presentati
i candidati locali della Lega alle elezioni: il sindaco di Varallo e vice
presidente della Provincia Gianluca Buonanno, numero tre nella lista del
Piemonte 2, e quindi con ottime chance di elezione. Quindi, sempre per la
Camera Arturo Fontanella, di Arborio. Per il Senato, invece, Ercole Fossale,
figura "storica" della Lega vercellese, il vice sindaco di Varallo
Enrica Longhetti e il consigliere comunale di Tronzano Antonello Grolla. A
partire dalle 13, alla Zegna Baruffa Lane di Borgosesia, sarà invece presente
per il Pd il ministro del Lavoro Cesare Damiano. La giornata politica di ieri è
stata invece animata dal segretario del Pdci Oliviero Diliberto, affiancato dai
giovani candidati alla Camera per la Sinistra Arcobaleno Fabiana Porta e
Giovanni Taverna. "Dopo decenni di divisioni e litigi la sinistra è
riuscita ad unire quattro partiti, oltre a tutti coloro che si riconoscono
negli stessi valori. Il Partito Democratico - ha esordito Diliberto - ha scelto
di non allearsi con noi, preferendoci Di Pietro, i radicali, ed esponenti
politici che vanno dalla Binetti agli industriali. Di tutto, insomma, tranne
che la sinistra". E proprio sulla somiglianza tra i programmi del Pd e del
Pdl è incentrata la campagna elettorale dell'Arcobaleno: "Veltroni e Berlusconi hanno proposte talmente simili da accusarsi a vicenda di aver
copiato il programma. E una volta al governo, indipendentemente dall'esito
delle urne, dovranno per forza di cose fare le riforme insieme. La politica
italiana ha subito un vero e proprio tsunami, basti pensare al fatto che uno
stesso partito riunisce oggi ex comunisti ed ex democristiani".
Come fare per ricostruire una vera politica di sinistra? "Innanzitutto
riscoprendo le battaglie per le idee e per i valori, occupandosi davvero delle
persone e dei loro problemi, e non pensando a loro solo come numeri dell'Istat.
E opponendosi a quel qualunquismo che vede i politici tutti uguali". Come
modello politico Diliberto si richiama ad Enrico Berlinguer, "va
recuperato e praticato l'insegnamento di chi ha messo la questione morale al
centro della politica". Ridurre le tasse? "Impossibile, almeno fino a
quando non le pagheranno tutti: la lotta all'evasione è fondamentale, ed è
preoccupante che il Pd abbia silurato proprio Visco". La prossima
settimana il calendario elettorale apre lunedì alle 11 con l'incontro con il
ministro Emma Bonino, capolista per il Pd al Senato, alla Confesercenti in via
Meucci, e prosegue alle 19 con la presidente della Regione Mercedes Bresso, al
ristorante Cavalli & Stalloni insieme ai candidati del Pd Bobba, Verri,
Donetti e Ranghino.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI ROMA La campagna elettorale procede come se nulla fosse,
Berlusconi e Veltroni continuano a punzecchiarsi e a
lanciare promesse. Ma se andremo alle urne il 13-14 aprile, ormai dipende dalla
Cassazione. Sarà la Suprema corte a decidere, l'8 aprile prossimo, se il
Consiglio di Stato ha fatto bene a riammettere in gara lo Scudo crociato.
Se dice no, come i precedenti autorizzano a prevedere, il "caso
Pizza" affoga nel ridicolo, le elezioni si tengono regolarmente, il
simbolo Dc scompare dalle schede. Qualora dicesse sì, invece... A quel punto 33
milioni di schede finirebbero al macero, altrettante andrebbero ristampate di
gran carriera, distribuite in pochi giorni a 60 mila sezioni elettorali. E
forse la corsa contro il tempo neppure basterebbe, poiché Pizza inviperito
pretenderebbe a quel punto il rinvio del voto per non aver avuto il tempo di
far propaganda. Tutto fa credere che la Cassazione confermerà le date,
cancellando per sempre la Dc. Però, con gli "ermellini" della Suprema
corte, vai a sapere. Magari danno ragione a Pizza. In quel caso, le elezioni slittano
a ottobre. E Berlusconi (che già si sente con un piede
a Palazzo Chigi) resta con un palmo di naso, per il giubilo di Veltroni. Il quale formalmente non c'entra nulla con
l'eventuale rinvio, anzi lo condanna come ipotesi deprecabile, però avrebbe più
tempo per completare la rincorsa. Non a caso, il Cavaliere molto si prodiga per
far rientrare la protesta del suo alleato minore. Ieri ha perfino ricevuto
Pizza in pompa magna, qualcuno insinua per promettergli una poltrona di governo
in cambio della ritirata. E, fino a una cert'ora, la pressione sembrava avere
avuto effetto. Il Cavaliere ha sottolineato: "Pizza sta dimostrando grande
senso di responsabilità". Pareva fatta, con l'uomo della dc disposto ad
"accontentarsi" di fare propaganda di qui al 13 aprile: in pratica,
guadagnandosi una conferenza stampa Rai a titolo di compensazione. Pizza
sperava che in cambio della rinuncia al rinvio, presentata come un
"sacrificio per senso dello Stato", gli venisse garantito il simbolo
sulla scheda. E tutto faceva credere che la richiesta venisse accolta. Plauso
del centrodestra, da Fini a Mussolini, da Formigoni a Tremonti, ma anche del
centro (Buttiglione: "Tutti hanno coscienza") e del Pd (Bettini:
"Ha prevalso il buonsenso"). Sipario? Non ancora. Più tardi è piombata
la notizia del ricorso di Amato davanti alla Cassazione. Sostiene l'Avvocatura
che le operazioni di voto per gli italiani in missione all'estero sono già
iniziate, dunque la sentenza amministrativa che ricicla Pizza è fuori tempo
massimo, insomma niente Pizza sulla scheda. Amato è la stessa persona che due
giorni fa aveva dato l'allarme con l'annuncio-shock: "Le elezioni
potrebbero venire rinviate". A quel punto Pizza è ritornato a minacciare
pesantemente governo e Colle. Il simbolo, avverte, dev'essere inserito nelle
schede entro le 14 di oggi, altrimenti lui tornerà a chiedere il rinvio del
voto. Ma ormai la Cassazione è stata attivata, disinnescarla non si può più,
bisogna attendere martedì. Il resto della politica: Veltroni
sparge ottimismo, "lo scatto di reni è già in corso, decisive per la
vittoria in Senato saranno 4 regioni (Lazio, Sardegna, Abruzzo e Marche)".
Chiunque vinca, servirà "una stagione costituente". Berlusconi insiste ad attaccare Prodi sulla mozzarella
("Una gestione dissennata, incapacità pura") e Veltroni
per le dichiarazioni del suo candidato, il generale Del Vecchio ("Ora
conosciamo il loro programma, fuori i gay dall'Esercito e bordelli per i
soldati..."). Bertinotti contende palmo a palmo il territorio della
sinistra al Pd, e propone di innalzare le pensioni minime a 800 euro. Casini
giura che, in caso di pareggio, l'Udc non farà la stampella al Cavaliere. La
Svp invece si mostra possibilista. Durnwalder, governatore altoatesino: "A
noi Berlusconi non fa paura".
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]ALESSANDRA PIERACCI
GENOVA Acceso faccia a faccia televisivo tra Giovanna Melandri, capolista alla
Camera per il Pd, e Claudio Scajola, di fatto anch'egli capolista (dietro Berlusconi e Fini) in Liguria, per il Pdl. Intervistati dal
direttore di Primocanale, Mario Paternostro, con Davide Lentini, i due
esponenti politici hanno affrontato i temi principali della campagna
elettorale, e in particolare il caso Alitalia, la questione del carovita, il
problema di stipendi, pensioni, tassazione e aiuti alle famiglie. Unici punti
su cui è stato trovato quasi un accordo, scendendo su temi più locali, il sì
alla realizzazione di un termovalorizzatore a Genova e l'abolizione delle
Province per tagliare i costi della politica. Rivendicando quanto fatto per la
Liguria dal governo Prodi, ovvero il federalismo fiscale attraverso
l'extragettito, Melandri ha sottolineato che il "Patto per la
Liguria" sottoscritto dai candidati del Pd prevede "la proposta per
questa regione degli obiettivi nazionali", mentre Scajola ha parlato di
realizzazione della gronda di Genova, Terzo valico, raddoppio della ferrovia a
Ponente, creazione di un'unica autorità portuale per il sistema porti della
regione. "Ci presentiamo con una proposta politica diversa dalla
coalizione che ha sostenuto Prodi - ha detto Melandri prendendo le distanze dal
governo uscente -. Abbiamo capito che non si può governare il Paese con una
coalizione che va da Mastella a Pecoraro, a Diliberto. Questo ha corroso
l'azione di governo giorno dopo giorno. Avremo dodici ministri di uno stesso
gruppo parlamentare". "Una scelta epocale dovuta alla crisi di un
modello che non funzionava", la replica di Scajola. "Veltroni ha promesso l'annuncio di
alcuni membri del governo prima delle elezioni, Berlusconi non può perchè siete 10 forze politiche distinte e dovrete
mettervi d'accordo", ha ribattuto Melandri. "Faremo gruppi
parlamentari uniti il 29 aprile quando ci presenteremo in aula e poi faremo il
percorso costituente per la dirigenza del partito", ha detto ancora
Scajola. Sulla scelta delle candidature, l'ex ministro del governo Berlusconi ha dichiarato: "Abbiamo fatto una lista
competitiva, scegliendo persone che hanno maggiore consenso in ognuna delle
province". "I nostri candidati non sono tutti liguri - ha risposto
Melandri -, ma hanno molto lavorato per questa regione come Stefano Fassina,
giovane economista brillante che ha inventato il meccanismo dell'extragettico.
Mi sento onorata, non catapultata in Liguria". Roventi le reciproche
accuse sulla legge elettorale e sulle previsioni di vittoria. A chi gli
chiedeva se fosse fondamentale nella strategia del Paese l'aeroporto di
Albenga, Scajola ha risposto: "Ritengo strategico aumentare tutte le
comunicazione, gli aeroporti regionali sono risorsa fondamentale. A Genova c'è
un aeroporto scandaloso".
( da "Giornal.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Non mi
riconosco più in questa sinistra, è demagogica, non ha più nessun
ideale e ha permesso a Veltroni di correre solitario in questa campagna elettorale. Dovremo
ringraziare lui se Berlusconi dovesse governare per cinque anni il nostro Paese" così
Oliviero Diliberto sprona i molti "compagni" accorsi alla CGIL ieri.
Fortissime le critiche rivolte a Valter Veltroni, il cui programma è stato definito sostanzialmente speculare a
quello di Berlusconi.
" Diliberto ha voluto andare avanti da solo. In questo modo sa già di
perdere le elezioni in partenza. Io sono ancora legato alla vecchia figura di
politico mosso da ideali, ma,ormai, nelle figure odierne dei politici, di
ideali ne vedo ben pochi". Non sono poi mancate le frecciate alla figura
del politico-imprenditore e un attacco frontale ad un Paese in cui la
meritocrazia è svanita del tutto, "ormai ciò che conta è quanto denaro
riesci a produrre, non il valore che si ha sul posto di lavoro. Se non produci
abbastanza non sei nessuno e vieni subito messo da parte". Riflessioni anche
sull'attuale condizione di precariato dei giovani ("se una madre o un
padre oggi mi chiedono che futuro avranno i propri figli, io non so più cosa
rispondere") e un ricordo di Enrico Berlinguer, figura storica della
Sinistra italiana. Alla fine Diliberto si è prestato a firmare autografi un pò
per tutti.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Peggio, molto peggio
dell'ultimo Sanremo. Alla Rai è considerata una vera e propria emergenza, il
tracollo delle Tribune politiche. Al povero Stefano Montanari della Lista per
il bene comune è toccato l'altra sera il record negativo del 4 per cento di spettatori,
per un soffio sopra il milione. Ha fatto meglio di qualche decimale di punto
Renzo Rabellino della Lista No euro-I grilli parlanti. Non è un gran segnale,
per il rinvigorimento di un agone politico e mediatico sempre più spento. Ed è
anche un bel problema di denaro. La Rai è già piena di guai in questo
"periodo di garanzia", nei giorni dell'anno in cui viene cioè
garantito un certo ascolto agli utenti pubblicitari. Nel caso della rete Due,
dove sono state confinate le Tribune più importanti, l'ascolto dovrebbe essere
del 10,20 per cento in media. Da lì al 4 fa una bella differenza. Con i due leader Berlusconi e Veltroni
gli esperti che decidono i piani di programmazione della tv di Stato puntavano
sul 23 per cento, un dato che avrebbe poi compensato gli inevitabili ascolti di
poco conto dei candidati premier minori. E invece è andata come è andata, al 13
o giù di lì. C'è poco da mediare. Così l'altro giorno il direttore di
una primaria rete è arrivato a sentenziare in una riunione: "Sono robe da
pazzi! Trasmissioni degne della peggiore televisione locale". Certo è la
politica in generale che ha perso molto appeal, e in particolare la liturgia
della politica in tv che si ripete sempre uguale. Persino i leaderini
improvvisati si concedono automaticamente ai peggiori tic e vizi del
politichese. Ma questa edizione delle Tribune, sul piano anche solo
tecnico-televisivo, fa acqua da tutte le parti. Sfuggono persino disarmanti
particolari del dietro le quinte, come l'estrazione del cuscino tra Berlusconi e Veltroni. La
sensazione più evocata è la fretta, i discorsi vengono quasi troncati con
l'intercalare di espressioni tipo: "abbiamo pochi minuti ancora",
"c'è spazio per una battuta veloce", "passiamo a un'altra
domanda." La scena stessa non aiuta a far emergere il carisma, sempre che
ce ne sia ancora traccia. I grandi leader negli Stati Uniti in queste occasioni
stanno isolati, in piedi, al massimo davanti a un leggio, o affianco ai
duellanti. Pochi colori, chiaroscuri netti, nessun elemento scenico di distrazione.
Rispondono a domande precise, di grande interesse pubblico, poco gergali o
tecnicistiche. Se c'è un conduttore, è lo stesso per tutti i leader e magari un
personaggio di grande spessore. La Rai ne avrebbe in casa più di uno, e pure di
orientamenti diversi: Vespa e Floris, per dire, o perché no una donna come
Lucia Annunziata. Sono stati lasciati a riposo forzato. Di moderatori grandi
firme come Gianni Granzotto, Giorgio Vecchietti e Jader Jacobelli, alla Rai non
c'è più traccia dall'epoca d'oro delle tribune politiche con quindici milioni
di spettatori. Giuliana Del Bufalo, che ora dirige la struttura Rai Parlamento,
si è scelta l'ingrato compito di condurre per prima. Già protagonista della
battaglia sindacale nel giornalismo italiano, anticomunista di ferro, vera e
propria zarina Rai prima con Letizia Moratti e più di recente con l'ex
direttore generale Cattaneo, la Del Bufalo sa essere anche una donna spiritosa
e accattivante: ma forse si è azzardata ad indossare di colpo, alla vigilia del
1° aprile, i panni del Grande Conduttore e per giunta del Giornalista
anti-Casta. Quando s'è impancata populista con Veltroni
sottolineando "io che a fare la spesa ci vado, io", con il suo bel
regolare tailluerino rosso e l'autoblu fuori, non è apparsa proprio molto
credibile. Così qualche vocina maliziosa rimpiange persino l'affettazione
kitsch di Anna La Rosa, e lancia nei corridoi il cattivissimo slogan:
"dopo l'emergenza mozzarella, la tribuna Del Bufala". Piccole
malignità, degne di questa fiacca Italia pre-elettorale.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La scena dei Palazzi
della politica attorno alla crisi Alitalia è a dir poco surreale. Romano Prodi
da Bucarest parla uno strano linguaggio: fa sapere che il governo segue la
questione "con attenzione ma non si attiva". Walter
Veltroni da Roma lo incalza
anche in modo brusco: "Il governo deve intervenire, deve assumere una
capacità di regìa". Silvio Berlusconi, invece, rilancia l'appello agli imprenditori per dar vita ad
una cordata italiana: "Nel loro interesse bisogna salvare Alitalia.
Dico che non bisogna partecipare con milioni e milioni, basta una fiche".
Queste sono le prese di posizione ufficiali. Dietro le quinte, invece, tutti
continuano a perseguire il loro gioco: Romano Prodi vuole portare a casa a
tutti i costi l'intesa con Air France e sulla stessa lunghezza d'onda, dato che
l'argomento ha cominciato ad avere una forte valenza elettorale, si muove Veltroni; Silvio Berlusconi,
invece, vuole rinviare la soluzione al "dopo-voto" e affidarla al
prossimo governo che magari sarà il suo. "Per mettere su una cordata -
sono le uniche frasi che il Cavaliere ha dedicato al problema con i suoi - c'è
bisogno di tempo. Ci vogliono almeno tre-quattro settimane per leggere i
bilanci, per studiare un piano industriale e per vedere chi dopo aver dato la
sua disponibilità aderirà davvero". E le posizioni del Cavaliere su questo
tema sono, paradossalmente, più coniugabili con quelle di Fausto Bertinotti che
non con quelle del governo o del Pd. Il leader della sinistra massimalista,
infatti, dopo aver criticato governo e Air France, ha caldeggiato "una
soluzione ponte che copra la situazione dell'Alitalia fino all'avvio di un
nuovo negoziato, con Air France o con chi si farà avanti". Dietro a questi
atteggiamenti c'è la questione Alitalia, ma anche le sue ripercussioni
elettorali. Veltroni non vuole arrivare alla vigilia
del voto senza nulla in mano su una questione che ha caratterizzato l'ultimo
scorcio di questa campagna elettorale. Per seguire Prodi ha dovuto rinunciare
alla bandiera della difesa dell'italianità, ma ora, se la trattativa con Air
France fallisse prima della voto, si ritroverebbe senza argomenti alla mercè
del suo avversario: all'accusa di aver "svenduto" la compagnia di
bandiera si potrebbe aggiungere quella di incapacità. "Veltroni
- afferma uno dei consiglieri più ascoltati dal Cavaliere - è terrorizzato. A
una settimana del voto rischia di ritrovarsi con il sistema aeroportuale nel
caos. Senza una strategia. Con la trattativa con Air France che si sta
trasformando in una roulette russa". Da qui la pressione nei confronti di
Prodi, del governo e del sindacato per rimettere in piedi il tavolo con i
francesi. Il leader del Pd ha giocato molto sul tasto della drammatizzazione
accettando lo schema del Professore, ma contemporaneamente ha preteso dei
risultati, come minimo la ripresa del negoziato. E Prodi e i ministri del Pd -
a cominciare dal nuovo arrivato, quello dei trasporti Bianchi - si sono dati
molto da fare. Il premier italiano ne ha parlato addirittura con Sarkozy al
vertice Nato di Bucarest. Il cda di Alitalia ha sostituito il presidente
dimissionario Prato con un uomo di Bersani, Aristide Police, e ha rilanciato la
trattativa con Air France. E dopo tanti sforzi ieri sera il Professore ha
cominciato ad essere meno pessimista: "Mi sembra che le posizioni del
sindacato - ha detto facendo il punto da Bucarest con i suoi - si siano
ammorbidite. Questo permetterà all'Air France di risedersi al tavolo. Spero che
prima o al massimo lunedì ricominci la trattativa". E la clausola posta da
Parigi che l'intesa deve ricevere anche l'assenso del nuovo governo? Sembra che
nella voglia di chiudere al più presto quella condizione abbia sempre meno
importanza. Almeno è quello che pensa Palazzo Chigi. "Con tutto il caos
che circonda questa trattativa - confida uno dei consiglieri di Prodi - anche i
francesi sembrano dargli meno importanza. Altrimenti avrebbero smesso di
trattare da un pezzo. Loro vogliono arrivare al confronto con il prossimo
governo avendo in tasca l'accordo con il sindacato". L'ottimismo per il
Professore è d'obbligo (per la verità a Parigi non sono d'accordo) almeno per
rincuorare Veltroni: arrivare alla vigilia del voto
senza avere nulla in mano su una vicenda che è sotto i riflettori sarebbe un
altro colpo alla credibilità di questo governo e del Pd. Berlusconi,
invece, ha l'obiettivo esattamente opposto: è convinto che Air France non farà
grandi concessioni e che la trattativa - se riprenderà - è destinata comunque
ad arenarsi o a mantenere i caratteri di una svendita di Alitalia. Per ora non
andrà oltre l'appello agli imprenditori. Magari qualcuno di loro nell'ultima
settimana si farà pure avanti. Ma l'obiettivo dichiarato del Cavaliere è quello
di rinviare la questione al prossimo governo continuando a difendere
l'italianità della nostra compagnia di bandiera. "Non potrebbe essere
altrimenti - spiega Fabrizio Cicchitto -. Gli imprenditori che vogliono
impegnarsi vogliono prima essere sicuri dell'esito delle elezioni. Perché
dovrebbero rischiare a una settimana dal voto?". Così Alitalia continuerà
a far parte del cocktail di questa coda di campagna elettorale. Del resto i
fuochi di artificio non mancheranno: il ministro Pecoraro Scanio,
giustizialista convinto, dovrà vedersela con le accuse del giudice Woodcock:
secondo il magistrato usava il ministero per fare viaggi e vacanze gratis;
mentre Amato ha scritto a Di Pietro per comunicargli che la società Condotte
(una delle più importanti nel settore delle infrastrutture) potrebbe veder
sospeso il certificato anti-mafia per quello che sta emergendo nell'ambito
un'inchiesta calabrese. È tradizione: nel nostro Paese ogni vigilia elettorale
si porta dietro le sue inchieste.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il pullman del Pd a
Caserta, Avellino e Salerno. Domani a Benevento, il
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Governo e sindacati
"Torni Air France" La partita Alitalia pare riaprirsi dopo la brusca
battuta d'arresto di due giorni fa. Il governo vuole far rientrare in pista Air
France, i sindacati pronti a sedersi al tavolo. Il cda intanto ha eletto il
nuovo presidente: Aristide Police Letta incaricato di riallacciare con i
francesi. I sindacati disposti a trattare, "ma non a tutti i costi".
Titolo sospeso in borsa fino all'8 aprile Sara Farolfi Il giorno dopo la
rottura, si tenta di ritessere il filo. Alitalia è in alto mare, suggerisce Le
monde. Il fallimento incombe e con esso l'amministrazione controllata. Così
mentre otto sigle sindacali (resta fuori la Uil) comunicano di essere pronte
"a riprendere la trattativa con Air France", il governo dà quaranto
otto ore di tempo al sottosegretario Enrico Letta per riallacciare le fila del
confronto. Nulla trapela da oltralpe ma i contatti, anche tra Prodi e il
premier francese Sarkozy, sono in corso. Il ministero del Tesoro, che detiene
il pacchetto di controllo della compagnia aerea, ha accolto le dimissioni del
presidente di Alitalia, Maurizio Prato. Il consiglio di amministrazione
dell'azienda, conclusosi dopo una lunga seduta, ha nominato nuovo presidente
Aristide Police - rinnovando la fiducia nei confronti della compagnia franco
olandese, "idonea ad assicurare a Alitalia una crescita profittevole"
- e si è dato appuntamento all'8 aprile per l'analisi della situazione
finanziaria. Ieri il titolo Alitalia è rimasto sospeso in borsa per tutta la
giornata, e lo sarà fino all'8 aprile. Ma la patata bollente è nelle mani delle
nove sigle sindacali, che questa mattina incontreranno i vertici aziendali di
Alitalia. I sindacati ieri hanno ribadito nella sostanza la proposta avanzata a
Jean Cyrill Spinetta, di fronte alla quale mercoledì, tempo un quarto d'ora, il
presidente e amministratore delegato di Af-Klm ha girato i tacchi per fare
ritorno con volo Alitalia a Parigi: l'accordo con i sindacati italiani era
stata una delle prime condizioni poste dai francesi per l'acquisizione della
maggioranza di Alitalia. "La nostra proposta non è stata pensata per
bloccare il confronto con Air France, tutt'altro - dice Fabrizio Solari (Filt
Cgil) - Partiamo dal fatto che accettiamo le linee principali del piano
francese, cosa che in un'altra condizione non avremmo mai fatto, chiediamo solo
che sia compatibile con la sopportabilità di chi in Alitalia lavora". I
sindacati sono cioè pronti a ripartire con la trattativa, ma non a tutte le
condizioni: "Il fatto che non ci sia un'alternativa non significa che
accetteremo una proposta che ammazza l'azienda". Anche sul rischio
fallimento e amministrazione controllata, si tratta di "un'ultima
ratio", aggiunge Solari, precisando però che "un eventuale accordo
capestro non farebbe poi tutta questa differenza". Il contropiano
sindacale (Cgil, Cisl, Sdl, Anpac, Anpav, Avia, Up e Ugl) verte sostanzialmente
sul ruolo di Fintecna ("ma se ci fosse qualcun altro al suo posto,
andrebbe bene ugualmente", dice Claudiani della Cisl): la società di
proprietà dello Stato, in possesso del 49% di Az Servizi, dovrebbe partecipare
alla ricapitalizzazione di Alitalia, con un aumento di capitale che potrebbe
essere pari a 2-300 milioni di euro (1 miliardo è quello previsto dal piano Air
France). Questo consentirebbe di mantenere l'attuale perimetro aziendale,
garantirebbe maggiori investimenti sulla flotta (Malpensa inclusa), con un
impatto decisamente più soft per i lavoratori (niente cassa integrazione per i
piloti, mantenimento del settore cargo e dismissione di un numero minore di
aeromobili di medio raggio). La partecipazione della società statale alla Nuova
Alitalia sarebbe limitata alla fase di rilancio, fino al 2010 (e si
concluderebbe con la detenzione di un pacchetto azionario di minoranza della
nuova compagnia), e non comporterebbe "nessuna interferenza nella gestione
del piano". "Siamo forse statalisti nel chiedere questo?", è la
conclusione delle otto sigle. Di una cosa non si può dare torto al francese
Spinetta: si tratta evidentemente di un'ipotesi ben differente da quella
dell'accordo quadro firmato da Air France. Ma il tempo stringe, le elezioni
sono alle porte, Alitalia non ha praticamente più liquidità e Padoa Schioppa
continua a subordinare la concessione di un prestito ponte al raggiungimento di
un accordo con i sindacati. Ieri Letta ha incontrato a due riprese i ministri
Padoa Schioppa, Bianchi e Bersani. Romano Prodi da Bucarest
ha auspicato il proseguimento della trattativa, ribadendo che "una
ristrutturazione era comunque indispensabile per Alitalia". "Il
governo deve intervenire e richiamare tutte le parti al loro senso di
responsabilità", commenta Veltroni. Mentre Silvio Berlusconi rinnova il suo appello agli imprenditori italiani, "basta
una fiche...".
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rupture il cupio
dissolvi di Giuliano Dedicato a quelli che "Ferrara se la cerca" Ci
sono idee che non si possono pensare? Ci sono quelli che hanno dato solidarietà
immediata a Giuliano Ferrara, come Veltroni, Bertinotti, Cofferati, Prodi,
Cicchitto e tutto il centro-destra. Ci sono quelli che dicono che le
intemperanze non vanno bene ma Ferrara se l'è cercata, come settori della
Sinistra Arcobaleno. C'è quello che non sa che dire perché non ha capito quello
che vogliono i suoi elettori, come Di Pietro che invita a "ignorare"
Ferrara. Ci sono quelli che picchierebbero Ferrara come l'ineffabile Manuela
Palermi che, sulla scia del suo leader Diliberto, ogni volta che può dire una
stupidata che faccia rumore non si lascia sfuggire l'occasione. C'è poi Beppe
Grillo, modernariato puro, attrattiva per i collezionisti. Questo spettro di
reazioni dice molte cose. Molte cose antiche e alcune nuove. Le cose antiche
sono le contestazioni violente. C'è sottotraccia nella società politica italiana,
non solo ai suoi margini, una gran voglia di menare le mani. Del resto tre mesi
di moratoria traballante sugli insulti non possono fare miracoli. Di
particolarmente vecchio e di tragicamente moderno è la contestazione alle
"idee che offendono". Qual è l'accusa che mette assieme Grillo, la
Palermi, Katia Zanotti di Sinistra Arcobaleno e i contestatori di Bologna?
L'idea che Ferrara abbia non solo idee che a loro appaiono sbagliate ma che il
raccontarle costituisca una violenza. Qui c'è sia la tentazione di stabilire a
priori ciò che si può dire e ciò che non si può dire, ma anche (ma anche, per
l'appunto?) l'idea che ci siano idee politicamente scorrette che non vanno
neppure pensate. Emerge una cultura totalitaria che è un pezzo non eliminato
della cultura di una certa sinistra radicale. Lo schema è: le tue idee mi
offendono, turbano il mio equilibrio, mi provocano e quindi agisco contro di te
legittimamente. Con queste premesse si può arrivare a qualunque reazione. I
cattivi maestri nascono così. Ferrara ha capito che questo è il mondo che gli
si oppone. Ferrara è un uomo geniale e coraggioso. Affronta la vita e le idee
senza ipocrisia, persino con un pizzico di autolesionismo e di "cupio
dissolvi". Le sue parole sono forti, la sua vita è mite. Se vede idee incartapecorite
vuole svolgere la pergamena. Ama i segnali robusti e i protagonisti robusti.
Craxi, Berlusconi, Ratzinger rappresentano personaggi
a loro modo rivoluzionari. È la novità del nostro tempo. La sinistra
tradizionale ha paura di tutto e sta ferma, chi gli si oppone esalta la
"rupture". Ho messo in elenco personalità diverse. Il papa è un
protagonista più complesso e sofferto ma rappresenta sicuramente un uomo di
rottura contro le culture che si pacificano ignorando il conflitto, mentre il
papa fonda sulla ragione la diversità e il dialogo. Ferrara si colloca su
questo versante del lavoro politico-intellettuale. La sua battaglia per la
moratoria non vuole negare la 194, vuole affermare quella che anche a me pare
una sovrana verità: non adagiamoci, riscopriamo i valori, riscopriamo la vita e
andiamo incontro al tema dell'aborto senza dimenticare il cumulo di sofferenze
che porta con sé. Così Giuliano ha affrontato un tema presente in molte
famiglie, nelle coscienze di molti di noi ma che non doveva essere sollevato. E
più si accorgeva che non doveva essere sollevato più Giuliano ha pensato che
andasse proclamato rumorosamente fino a farci su una battaglia
politico-elettorale, lui che ama il proscenio ma detesta gli incarichi. Sono
due Italie estreme a confronto: una attivisticamente conservatrice, un'altra
attivamente rivoluzionaria. Venti giorni fa avevamo scritto sul Riformista che
bisognava contrastare i primi segnali della contestazione a Ferrara perché
pericolosi. Avevamo visto giusto. Intendiamoci. Non c'è nulla che non ci sia
già stato altrove. Lo scontro abortisti e anti-abortisti ha una tradizione
recente negli Usa abbastanza violenta e degenerata. Qui si stava presentando
come un'occasione di discussione. Le tesi di Ferrara non avevano trovato porte
chiuse. Ma Ferrara sapeva che nel sottofondo della cultura di una certa
sinistra e di un certo laicismo oltre che nel femminismo d'antan c'era una gran
voglia di sfidare la ragione e li ha sfidati lui. La novità italiana è che il
confine fra progresso e conservazione, fra destra e sinistra, fra democratici e
no sta diventando estremamente mobile. Nessuno vive di rendita. Il passato non
garantisce, anche perché il passato spesso è la cosa più importante da
accantonare. 04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue prodi La
presenza del Prof a Londra è un'occasione per ricucire qualche rapporto incrinato
già ai tempi della presidenza della Commissione europea e semina più di un
indizio sulle sue aspirazioni lontano da palazzo Chigi, dato che difficilmente
il futuro lo vedrà nei panni del nonno a tempo a pieno. Ma anche per Walter Veltroni l'appuntamento londinese è un passaggio cruciale,
perché il consesso di Policy Network - col suo mix di socialisti, democratici e
democristiani - è quanto di più simile a quella nuova Internazionale di cui il
Pd ha bisogno se vuole sottrarsi alla brutale (e insolubile) alternativa Pse
sì-Pse no. Veltroni ha deciso di non volare in
Inghilterra, un po' per non allontanarsi in questi giorni di rush finale, un
po' perché il suo status di semplice leader di partito lo avrebbe confinato
nelle seconde file della tavola rotonda di sabato. Ma un intervento in suo
sostegno di Olaf Cramme, acting director di Policy Network, è già pronto per le
colonne di Repubblica . E la missione della delegazione italiana, di cui è
capofila l'eurodeputato Lapo Pistelli, punta a raccogliere endorsement
eccellenti per il candidato premier. Pistelli e altri sherpa italiani, tra cui
il consigliere diplomatico prodiano Fernando Gentilini, hanno già preso
contatti con alcuni partecipanti per videoregistrare messaggi di appoggio alla
corsa di Veltroni. L'idea che circola al Loft è
utilizzare il materiale il 9 aprile a Bologna, quando "Romano" e
"Walter" saliranno insieme sul palco a Bologna, e per il comizio
finale a Roma dell'11. Sicura la disponibilità delle presidenti sudamericane,
Bachelet e Kirchner, ma è aperto il canale per portare a casa un
incoraggiamento dalla viva voce di Clinton e di Zapatero, se gli impegni di
quest'ultimo non lo tratterranno a Madrid. In ogni caso, il messaggio del
premier spagnolo dovrebbe arrivare in altro modo. La videosfilata garantisce il
9 aprile un copione internazionale al duo Prodi-Veltroni,
anche grazie alla presenza sul palco del sindaco socialista di Parigi Bertrand
Delanoë. Nell'entourage di Veltroni è circolato
qualche dubbio sull'opportunità di chiudere la campagna insieme al premier,
anche se i rispettivi staff assicurano che l'impegno comune è stato preso
"in pochi minuti e senza trattative di sorta". La scia di Policy
Network offre una copertura a entrambi: tra Bologna e Roma andrà in scena il
"mondo per Veltroni", col Prof nei panni di
ambasciatore tra i potenti prima che in quelli, molto più scomodi per le
esigenze della campagna veltroniana, di premier uscente. In più si accrediterà
al Pd un ruolo di apripista: "Noi siamo all'avanguardia per la felice contaminazione
tra le culture politiche riunite a Londra", rivendica Sandro Gozi,
candidato prodiano del Pd e altro sherpa italiano del seminario. L'obiettivo politico è mettere a paragone la rete di sostegno
internazionale a Veltroni
con l'isolamento di Berlusconi, appena rigiudicato unfit dall'Economist dopo gli attacchi di
Financial Times e Wall Street Journal : "Anche se non dobbiamo mai
dimenticare - ricorda Pistelli - che sono gli italiani a votare". Stefano
Cappellini 04/04/2008.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Un altro segnale di
Walter dopo il pressing sulla "discontinuità" Ma dal partito si
puntualizza: stesso criterio anche in altre città Pace (Sinistra Arcobaleno).
"Nel nuovo parlamento occorrerà porre rimedio al mancato avvio del
riassorbimento del precariato nella scuola, con la messa a regime della
riduzione degli organici nel quinquennio per un totale di 47mila cattedre, ed
alla mancata definizione sia di un funzionale sostegno all'integrazione dei
portatori di handicap sia della riforma degli Organi Collegiali" Bolognese
(Destra). "La Destra fa sul serio. Dopo aver incontrato i leader Storace e
Santanchè, ora siamo pronti ad inaugurare nuove sedi sul territorio. Lo stesso
Storace ha avuto parole di incoraggiamento per il nostro lavoro e noi stiamo
creando un movimento attivo e forte". Migliore (Sinistra Arcobaleno).
"Sui mutui si intervenga subito per impedire speculazioni da parte delle
banche. La crisi finanziaria non può essere pagata da chi ha sottoscritto un
mutuo e che oggi non è adeguatamente protetto". Cuzzolino (Pdl).
"Presenteremo un documento nelle mani del presidente Berlusconi,
chiedendo un suo impegno politico nella risoluzione della vertenza tra Comune
di Napoli e aziende edili che non ricevono i regolari pagamenti". Compagna
(Pdl). "Grazie al governo Berlusconi, la XIV
Legislatura è stata caratterizzata da una profonda e incisiva riforma della
scuola italiana, mentre nella XV Legislatura è bastato un voto di fiducia al
governo Prodi per cancellare, senza neanche dibattito parlamentare, quella
riforma. Di qui una autentica emergenza educativa che vede l'Italia sempre più
lontana dall'Europa fino a degradare le nostre istituzioni scolastiche a corsia
privilegiata in vista della disoccupazione intellettuale". Vaccaro (Pd).
"Walter Veltroni ha il merito, in questa fase, di aver interpretato tutte le
istanze dei vari candidati che si erano presentati come aspiranti leader del
Pd. In coerenza col nostro leader, da questo momento dobbiamo sentirci tutti candidati.
Con il voto al Pd, alla Camera e al Senato, nel prossimo 13 e 14 aprile
rafforziamo questa speranza innovatrice, perchè è grazie al contributo
dinoi tutti che si può fare". Izzo (Pdl). "Desidero manifestare il
mio compiacimento al direttore generale dell'Asl Bn 1 Bruno De Stefano, il
quale è riuscito a dimostrare che, pur nello sfacelo generale del servizio
sanitario di una Campania sommersa dai rifiuti e dalla incapacità politica del
governatore Bassolino e dell'intero centrosinistra, è ancora possibile lavorare
in maniera efficace per la salute dei cittadini". Papa (Pdl). "Le
questioni sul tappeto vogliono costituire un punto di partenza per un futuro
impegno per il mondo professionale, per l'Avvocatura e sui temi della
Giustizia. L'inizio di una piattaforma su concreti temi di riforma aperta a
tutti gli operatori ed al mondo professionale".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pdl, il doppio
attacco di Berlusconi e Fini SALVO SAPIO La guerra dei
numeri si scatenerà poco dopo la fine del doppio comizio di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini in piazza del Plebiscito.
L'obiettivo dichiarato degli organizzatori è superare le 50mila presenze del 12
luglio quando a Napoli fu presente solo il presidente di Forza Italia. Appena
terminato l'appuntamento (con inizio alle 17, con parentesi musicale affidata a
Guido Lembo) si inizierà a contare i presenti, si misurerà la distanza del
palco (montato con le spalle alla basilica di San Francesco da Paola) dal
centro della piazza, si indulgerà su gadget quali le mutande contro le tasse di
Prodi. Evento centrale della campagna elettorale del Pdl, il doppio comizio è
atteso per l'attacco frontale che sarà sferrato da Fini e Berlusconi
a Bassolino e al Pd. Il candidato premier del Pdl, in questi giorni e
nell'intervista rilasciata al Mattino, ha più volte ribadito di ritenere prioritaria
la risoluzione della questione rifiuti. "Se non la risolverò in due mesi -
ha dichiarato - mi sentirò responsabile di quei rifiuti". "Come ha
detto Berlusconi - spiega Mario Landolfi, coordinatore
regionale di An - dopo aver vinto le elezioni, nel giro di pochi mesi
risolveremo l'emergenza rifiuti. Per questo motivo delegheremo un
sottosegretario all'emergenza rifiuti, perché è un problema che andrà seguito
ventiquattro ore su ventiquattro fino a quando non verrà risolto. Occorre
avviare il ciclo industriale dei rifiuti, rimuovendo gli ostacoli che
impediscono l'avvio dei termovalorizzatori, rimettendo a posto i Cdr che
attualmente non funzionano bene, facendo così in modo che anche in Campania i
rifiuti producano ricchezza come avviene nel resto d'Italia". Per
rilanciare l'immagine dell'Italia, Landolfi ha assicurato che il nuovo governo
"inserirà Napoli in una vetrina internazionale. Ma nel modo del
centrodestra: con la verità e la forza dei fatti". Ma il tema politico
centrale sarà l'attacco a Bassolino. Argomento rilanciato ieri da Paolo Russo e
Nicola Cosentino: "In Campania si voti due volte: contro
Walter Veltroni e contro il
governatore Antonio Bassolino". L'incontro, voluto e promosso
dall'eurodeputato di Forza Italia e del Ppe Riccardo Ventre, ha visto la
partecipazione di Ermanno Russo (Presidente commissione speciale di controllo
sulle politiche giovanili, disagio sociale ed occupazione della Regione) e di
rappresentanti delle professioni, dell'imprenditoria, dell'università e
della politica locale. "I danni alla filiera turistica e agro-alimentare
erano prevedibili - ha ribadito Paolo Russo - l'immagine dell'Italia va in
frantumi ogni giorno davanti alle speculazioni degli altri Stati, che hanno
trovato il modo più comodo per farci concorrenza". "In Campania si
gioca una partita doppia - ha concluso Nicola Cosentino - la sinistra non
vorrebbe che questa tornata elettorale si trasformasse in un referendum su
malgoverno di Bassolino e della Iervolino, ma è giusto che sia così. Ecco perché
chiediamo ai cittadini di questa regione due voti e non uno. Un voto contro il
Pd di Veltroni e uno contro Bassolino". Sul palco
del Plebiscito parola solo ai due leader, ma in tanti coglieranno l'occasione
per sottoporre le proprie istanze. "Le donne della Campania - afferma la
coordinatrice per la Campania delle Donne Azzurre, Clorinda Boccia Burattino -
indipendentemente dal ruolo e dalla professione che quotidianamente sono
chiamate a svolgere, chiedono che sia restituita loro la dignità che spetta a
qualsiasi cittadino di un paese civile". E in città ci sarà anche Santo
Versace, lo stilista candidato dal Pdl in Calabria.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Leaderismo... Dal
canto suo, Berlusconi ha annunciato la fine dei
condoni e ha riscoperto l'importanza dell'intervento pubblico preannunciando
tempi duri e ammonendo sull'impossibilità di fare miracoli. Ciascuno dei due
leader ha scelto insomma di enfatizzare temi ritenuti funzionali ad
intercettare voti moderati al di fuori dei rispettivi bacini tradizionali,
adeguando ad essi anche i propri toni. Se però dal piano programmatico ci si sposta
a quello politico-elettorale, di questo duplice "sfondamento al
centro" restano poche tracce. Per quanto riguarda il Partito democratico,
dai sondaggi risulta evidente che l'incremento di voti rispetto al 2006 avviene
a spese della Sinistra arcobaleno. Il paradosso del Pd appare così quello di un
partito che sul terreno programmatico si è spostato al centro mentre su quello
elettorale si è spostato a sinistra. Un partito che ha abbandonato
l'antiberlusconismo ma che intercetta consensi nuovi soprattutto da chi sceglie
di votarlo presumibilmente più per evitare un successo di Berlusconi
che perché ne condivida il programma o apprezzi candidature come quelle di
Calearo e di Ichino. Il processo in atto nel centro-destra è di natura
differente ma altrettanto paradossale. Gli ultimi sondaggi disponibili lasciano
immaginare una certa (anche se modesta) capacità del Pdl di attingere al di
fuori dell'elettorato tradizionale di Forza Italia e An, presumibilmente
"pescando" sia nel bacino dell'Udc sia tra gli elettori dell'Unione e
compensando così l'inevitabile spostamento di una parte (minoritaria) dei voti
di An verso la Destra. Inoltre, se Berlusconi otterrà
la maggioranza nelle due camere ciò sarà avvenuto grazie al voto determinante
del Mezzogiorno, che nel 2006 fu decisivo per il successo di Prodi. In questo
caso il paradosso è tutto politico. La scelta di un profilo più moderato
avviene infatti nel quadro di una rottura politica con l'Udc (il che non
rappresenta solo una contraddizione ma costituisce un ostacolo alla capacità di
espansione al centro del Pdl) e di un assetto della coalizione che affiderà un
ruolo determinante alla Lega. Con il risultato che i nuovi elettori moderati
meridionali che sceglieranno il Popolo della libertà renderanno possibile la
nascita di un esecutivo assai più spostato a destra e più "nordista"
dei precedenti governi Berlusconi. La vera ragione del
carattere fiacco e poco appassionante della campagna elettorale risiede in
questo suo carattere poco "centrato", che rivela una scarsa coerenza
tra la dimensione politica, quella programmatica e quella elettorale. Tale
scollamento è riconducibile in gran parte agli effetti perversi della legge
elettorale. L'effetto positivo determinato dalla minore dimensione delle
coalizioni viene infatti ampiamente compensato in negativo da una duplice
possibilità offerta dal premio di maggioranza. Da un lato, quella di fare leva
sulla sua ampiezza (e quindi sul ricatto del "voto utile") per
mettere di fronte all'aut-aut annessione-irrilevanza proprio le forze
politicamente più affini. Dall'altro, la possibilità di "pescare" in
un elettorato diverso da quello verso cui è rivolta la propria proposta
politico-programmatica. Per di più, poiché i processi politici non possono
essere surrogati dall'utilizzo dei meccanismi elettorali, entrambe le
operazioni alla lunga rivelano una intima fragilità. Non a caso, Berlusconi ha cominciato a mandare
segnali a Casini, mentre la campagna elettorale di Veltroni negli ultimi giorni ha assunto toni più tradizionalmente di
sinistra. Il secondo effetto perverso riguarda la torsione presidenzialistica
di una legge che prevede l'indicazione del premier sulla scheda e non consente
ai cittadini di scegliere i parlamentari. Il risultato è quello di
svuotare la funzione dei partiti e il ruolo dei candidati, spostando tutta
l'attenzione sui leader e rendendo assai più difficile, a dispetto di una
libertà di manovra solo apparente, uscire dal confine dei rispettivi blocchi
politico-elettorali di riferimento. Quest'ultima è infatti un'operazione assai
complessa, che richiede un paziente lavoro sul territorio e la presenza di una
classe politica diffusa adeguata al compito, e non può essere surrogata dalle
doti comunicative di un leader o dall'"investitura" di singoli esponenti
dei diversi mondi che si intende "conquistare". Entrambi gli effetti
perversi che abbiamo individuato rimandano in ultima analisi ad un deficit di
rappresentanza. D'altronde, quello di ricostruire i circuiti della
rappresentanza è proprio il problema principale di un paese lacerato come il
nostro. Esso richiederebbe la costruzione di partiti veri di tipo europeo. Ma
finché ci sarà una legge elettorale che disincentiva tale risultato, dovremo
accontentarci di campagne elettorali come questa. Roberto Gualtieri.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'Economist con
Walter "Il Cavaliere è inadatto" "Gli
italiani dovrebbero votare per Walter Veltroni", così l'Economist conclude il suo editoriale dedicato alle
elezioni italiane in cui si nota che Silvio Berlusconi "è ancora inadatto a governare l'Italia". Il
settimanale britannico, nel numero che sarà in edicola oggi, osserva che
"i segni" dicono "che l'Italia sarà governata dal Cavaliere.
Aggrappandosi a ciò che è familiare, sperano paradossalmente nel cambiamento?
Il loro, dopo tutto è un Paese dove "tutto deve cambiare affinché tutto
resti quale, secondo Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l'autore del Gattopardo, il
grande romanzo siciliano. Forse sperano che riportando Berlusconi
al potere si possa invertire questa massima e mantenere tutto uguale così da
promuovere le riforme. Se è così, saranno delusi". L'Economist cita anche
"il conflitto di interessi e le vicissitudini giudiziarie" di Berlusconi dal
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Sull'etica Veltroni ha fallito" ALESSIO FANUZZI "Rifiutando
alleanze, Veltroni cercava maggiore omogeneità.
Evidentemente così non è". Non usa mezzi termini, Rocco Buttiglione.
Presidente dell'Udc, si dice d'accordo con le dichiarazioni della Binetti e
critica il candidato premier dei democratici. Mercoledì Del Vecchio, ieri la
Binetti. Cosa succede nel Pd? "Succede che il progetto di Veltroni è fallito ancor prima di cominciare. Aveva lanciato
il Pd da solo pensando di avere maggiore omogeneità ma mi pare che tutto ci sia
tranne l'omogeneità. La verità è che, nel Pd come nel Pdl, c'è una sottile vena
fascista". Addirittura? "Sì e penso alla grande opera di De Felice.
Il fascismo è contenuto nell'idea di fascio: Pd e Pdl hanno fatto un fascio,
hanno messo insieme cattolici e anticlericali, monarchici e repubblicani. Ma ad
una condizione: l'assoluta sottomissione al capo. Chi c'è oggi nel Pd? Solo i
tifosi di Veltroni. E nel Pdl? I fan di Berlusconi. Certo, c'è un codicilllo". Quale?
"Quando il capo sostiene che quello che dici è sbagliato ti devi
sottomettere. Altrimenti salta il partito. Vede, in altri paesi sono le forze
politiche che esprimono i leader. Da noi no. Veltroni e Berlusconi
hanno modellato i rispettivi partiti sulla loro immagine ma in questo modo non
ci sono le condizioni per governare il Paese". È questo il motivo per cui
avete lasciato Berlusconi?
"No, è questo il motivo per cui Berlusconi ha lasciato noi. Lo ha detto lui stesso: "Non mi
hanno fatto fare tutto quello che volevo". Adesso che non ci saremo più
noi, il Cavaliere cederà il passo alla Lega Nord. Per questo dico agli
elettori: diffidate di mettere tutto il potere nelle mani di Berlusconi.
Che democrazia sarebbe questa?".
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 81 del 2008-04-04
pagina 0 Alitalia, diplomazie a lavoro: mercoledì nuovo incontro
azienda-sindacati di Redazione Il governo conta di poter convincere Air France
a sedersi nuovamente al tavolo del negoziato e le prossime ore saranno decisive
per il futuro della compagnia di bandiera Roma - Diplomazie al lavoro per
ricucire lo strappo e riprendere così il confronto interrotto nei giorni
scorsi: il governo conta di poter convincere Air France a sedersi nuovamente al
tavolo del negoziato e le prossime ore saranno decisive per il futuro di
Alitalia. Il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta ha confermato che ci
sono contatti in corso in queste ore con Parigi: "Non vogliamo immaginare
scenari drammatici, ma certo l'alternativa a un'intesa positiva con Air France
- ha spiegato - non è un alternativa rosea, ecco perchè fino in fondo vogliamo
cercare di trovare questa intesa" Il ministro dello Sviluppo economico
Pier Luigi Bersani ha dal canto suo spiegato che "è importante cercare di
capire se questa rottura che c'è stata nelle trattative sia da considerarsi
definitiva o se ci sia uno spazio per riprendere un terreno d'accordo. In
queste ore stiamo verificando questo". Anche i sindacati, ha precisato il
vicepremier Massimo D'Alema, vorrebbero riprendere il confronto. E quindi, in
attesa di novità, i rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato oggi stesso
i vertici dell'azienda e hanno ribadito la loro posizione: il segretario nazionale
della Filt Cgil Mauro Rossi ha spiegato che le esigenze da loro indicate
"restano ma sono negoziabili". Insomma, "nessun passo
indietro", resta allo stesso tempo la volontà di aprire un confronto. Il
prossimo "round" tra Alitalia e sindacati sul piano industriale messo
a punto dall'ex presidente, Maurizio Prato è previsto per mercoledì prossimo 9
aprile alle 11, dopo la riunione del Cda dell'aviolinea che martedì dovrebbe
garantire la continuità aziendale. La trattativa insomma proseguirà per mettere
a punto le necessarie operazioni per realizzare a pieno il piano industriale.
Nel corso dell'incontro di oggi, i rappresentanti dei lavoratori avrebbero
lamentato il comportamento dei dirigenti che, nelle manifestazioni di ieri,
hanno appoggiato il piano Air France cercando di delegittimare le
organizzazioni sindacali. Su Alitalia, restano alti i toni anche della polemica
politica: D'Alema ha criticato l'appello di Berlusconi
agli imprenditori di offrire una "fiche" per Alitalia. La fiche, ha
detto il vicepremier, va bene "per giocare a poker, sulla pelle dei
lavoratori e degli interessi del Paese. è veramente una cosa vergognosa".
Pronta la replica del candidato premier del Pdl: "D'Alema ne dice
tante...". Anche Veltroni è intervenuto facendo notare che "il dossier Alitalia, per
cinque anni, è stato sul tavolo della destra che non ha risolto il problema e
si sono buttati 2,5 miliardi di euro, e ancora oggi si cerca di impedire la
soluzione". Il titolo dell'aviolinea resta sospeso in Borsa fino all'8 aprile
(compreso), quando sarà pronta la ricognizione sulla situazione
patrimoniale e finanziaria della società Alitalia e sindacati si incontreranno
il 9 aprile per discutere l'eventuale attuazione del piano "stand
alone" che era stato messo a punto dall'ex presidente, Maurizio Prato,
secondo una fonte sindacale. L'8 aprile è previsto un cda Alitalia. Al momento
le trattative con Air France per la cessione del 49,9% di Alitalia in mano al
Tesoro sono interrotte. "Ci sarà un nuovo incontro mercoledì dopo il cda
sulla continuità aziendale. Acquisita la continuità si proseguirà a fare il
confronto su quello che c'è da fare per attuare ed eventualmente ottimizzare il
piano Prato", ha riferito stamani una fonte sindacale a margine di un
incontro con l'azienda. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 81 del 2008-04-04
pagina 0 Berlusconi: "Senza brogli vinceremo
anche al Senato" di Redazione Il Cavaliere assicura: "Non ci sarà
pareggio, ogni seggio sarà presidiato". Le priorità del Pdl: redditi delle
famiglie ed emergenza rifiuti a Napoli Roma - "Non ci sarà nessun
pareggio. Tutti ma proprio tutti i sondaggi ci danno 8-10 punti di vantaggio
sul Pd e quindi dovremmo raggiungere la vittoria alla Camera e al Senato, se
non ci saranno brogli". Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi,
snocciala buoni risultati ai microfoni di Affaritaliani.it e si dice ottimista
per i risultati alle urne "purché non vi siano brogli" ad alterarne
il risultato. Il dialogo col Pd Il presidente azzurro ricorda che il
centrodestra ha "messo in campo un esercito" di 120mila volontari
"a difesa del voto degli italiani". "Ogni seggio sarà
presidiato", assicura il Cavaliere che già guarda al dopo-voto. "Noi
siamo sempre stati aperti al dialogo. A condizione che per dialogo non si
intenda supina accettazione dei loro diktat". Veltroni fa sapere che i Democratici volevano "fare le riforme
invece che le elezioni". "Mi stupisco di tanta sfiducia nei confronti
del popolo e poi, aggiungo - ribatte Berlusconi - sono convinto che si volesse solo perdere tempo e prolungare
la permanenza della sinistra al potere a tempo indeterminato, con la
scusa delle riforme". Quanto alle riforme, Berlusconi
punta il dito contro Veltroni e il Pd colpevoli di
aver "fatto propria la gran parte dei temi della riforma costituzionale che
noi avevamo approvato nella scorsa legislatura e che loro, solo due anni fa,
vollero cancellare con un referendum". "Forse hanno riconosciuto il
loro grave errore, senza il quale oggi avremmo già dimezzato il numero di
deputati e senatori. Per il resto noi e il partito di Prodi e di Veltroni siamo alternativi", continua l'ex premier
augurandosi che "il Pd voglia svolgere un'opposizione costruttiva e non
seguire la linea della protesta estremista tenuta tra il 2001 e il 2006".
Le priorità del Pdl Accrescere il potere d'acquisto delle famiglie italiane e
ripulire le strade di Napoli e della Campania dai rifiuti: sono queste le sue
priorità in caso di vittoria alle prossime Politiche per Silvio Berlusconi. "Il governo Prodi - spiega il Cavaliere -
ha reso le famiglie italiane più povere, come già aveva fatto nel 1996, quando Veltroni era il suo vice. Per dare un pò di ossigeno gli
italiani aboliremo l'Ici sulla prima casa e detasseremo gli straordinari e i
premi aziendali. L'altra priorità è ripulire le strade di Napoli e della
Campania dalla vergogna dei rifiuti. Stiamo lavorando con un'equipe di esperti
per individuare le soluzioni per l'emergenza. Intanto accelereremo al massimo
la realizzazione dei termovalorizzatori, non soltanto quello di Aversa, ma tutti
quelli necessari, in Campania e non solo". E i motivi che devono indurre
gli italiani a votare Pdl? "Prodi ha trovato 110 modi per far pagare più
tasse. Ecco 110 motivi per votare per noi. Prodi non ha voluto nemmeno tenere
la conferenza stampa che tradizionalmente spetta al premier uscente alla
vigilia delle elezioni. Lui ha detto che non voleva dare un ingiusto vantaggio
al Pd, mentre Veltroni ha capito un giusto vantaggio
al Pdl e l'ha pregato di non tenerla. Al di là dell'ironia, oggi si confrontano
due Italie. Una rassegnata al declino del nostro Paese, che ha cercato di
svendere la compagnia di bandiera ad Air France, che vuole chiudere Malpensa,
che ha umiliato Napoli, la Campania, il Sud e l'Italia intera sotto la vergogna
di una montagna di rifiuti. L'altra che cerca il riscatto del Paese, che lotta
per difendere il nostro prestigio nel mondo, che ottiene l'attribuzione
dell'Expo 2015 per Milano, che non vuole chiudere un aeroporto internazionale
come Malpensa e non si rassegna all'idea di non avere una compagnia di
bandiera. La sinistra ha messo in ginocchio il Paese, noi diciamo Rialzati,
Italia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Panorama.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - L'Economist lancia Veltroni e (ri)scomunica Berlusconi. Un déjà vu del 2001 Posted
By Renzo Rosati On 4/4/2008 @ 16:48 In Apertura#1 | No Comments Puntuale come
un treno svizzero, ecco la [1] scomunica elettorale dell'Economist per Silvio Berlusconi: "Inadatto a governare
una moderna democrazia, gli italiani dovrebbero votare per il suo avversario di
centrosinistra Walter Veltroni". Quella tra il settimanale britannico e il
Cavaliere è un lungo contenzioso. [2] Già nel 1994 e poi nel
( da "Panorama.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Elezioni, l'altra metà del voto: quello locale
Posted By redazione On 4/4/2008 @ 17:55 In Apertura#3 | No Comments "Non
ci restano che i ballottaggi". Al Loft, quartier generale veltroniano, è
lo scoramento il sentimento più diffuso. I sondaggi? Crudeli. Le speranze di
vincere le politiche? Poche, pochissime. Ma ci sono pur sempre le
amministrative: la madre, anzi la madrina, di tutte le rivincite. Fu così anche
nel 2001. Silvio Berlusconi si impose alle elezioni
generali e 15 giorni dopo il centrosinistra trionfò in quelle locali. La
sconfitta divenne dolce; i commentatori parlarono di riequilibrio tra i poli;
Francesco Rutelli, lo sconfitto nazionale, avocò a sé il successo locale,
compresa l'elezione a sindaco di Roma di Walter Veltroni.
Che ora si prepara a rivendicare il successo del candidato Rutelli. In politica
tutto torna. Anche troppo. Dunque, mentre l'opinione pubblica è distratta dalle
promesse sulle pensioni, stessa poltrona. Perciò il Cavaliere ostenta vicinanza
a Gianni Alemanno, gira imperterrito la città e chiuderà qui la campagna
elettorale. Perciò Gianfranco Fini per una settimana intera non si muoverà
dalla capitale. Tutta colpa del terzo incomodo, Francesco Storace, che da
capolista al Senato e candidato sindaco della Destra sottrae voti al Pdl. E si
diverte. Compreso il Lazio, voterà per le amministrative del 13 e 14 aprile un
quinto deforte anche dell'accordo locale con la Sinistra arcobaleno di Fausto
Bertinotti, il Partito democratico sta giocando con tutte le sue forze la
partita delle amministrative. Partita decisiva per Veltroni, praticamente irrilevante per Berlusconi, da sempre indifferente al
voto locale. Al Cavaliere interessa soltanto il Lazio, ma in chiave nazionale.
Su Roma, comune e provincia, persino su paesoni come Fiumicino, Tivoli e
Velletri, si gioca gran parte della stabilità futura della maggioranza al
Senato. Si legge Lazio ma s'intende Palazzo Madama. "Le
amministrative sono un traino per le politiche" ha ammonito il Cavaliere
"stiamo attenti a non sottovalutarle ". Perciò si è speso
personalmente per il candidato sindaco di Viterbo, Giulio Marini, comiziando
mercoledì scorso contro un pezzo grosso come Giulio Sposetti, ex tesoriere dei
Ds, che corre per la gli italiani. Casi a parte le regioni a statuto speciale.
In Sicilia si voterà a giugno. Le province chiamate alle urne saranno Agrigento,
Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo e Siracusa. Si tratta
complessivamente di 3.956.899 elettori. Alle province vanno aggiunti 143
comuni, per un totale di 1.134.425 elettori. Anche in Sardegna (35 comuni),
Friuli-Venezia Giulia (otto comuni compreso Udine) e a Bronzolo, in
Trentino-Alto Adige, voto si voterà a giugno. Altro giro, altra corsa: in
Italia si vota sempre. Ad aprile il comune non capoluogo col più alto numero di
abitanti è Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, con 97.999 residenti.
Il comune al voto col minor numero di residenti è Piazzolo, nel Bergamasco, che
conta appena 99 abitanti. Piazzolo, piena Val Brembana, ha una storia curiosa.
Viene spontaneo pensare che 99 abitanti si mettano facilmente d'accordo su chi
eleggere. E invece no, vale la regola delle assemblee di condominio: sono
addirittura tre gli aspiranti sindaco. La popolazione può scegliere tra 34
candidati al consiglio comunale. E c'è anche la lista del Grillo parlante, una
delle grandi novità di questa tornata amministrativa. Già, perché se Piazzolo è
elettoralmente marginale, assai meno lo sono i 5 milioni di residenti in
Sicilia. Oltre che per comuni e province, si vota infatti anche per due
regioni: Friuli-Venezia Giulia e appunto in Sicilia per il rinnovo delle
assemblee regionali (in Valle d'Aosta l'appuntamento è per il 25 maggio). E se
in Friuli la conferma di Riccardo Illy del Partito democratico appare
probabile, nell'isola l'ultimo sondaggio, firmato dalla Swg, dice che Raffaele
Lombardo (Pdl, Udc e Movimento per l'autonomia) è tra il 49 e il 52 per cento,
Anna Finocchiaro (Pd e Sinistra arcobaleno) intorno al 42,5. A minare la
possibile rimonta di Finocchiaro è una insospettabile carneade: Sonia Alfano.
Chi è? La candidata governatrice degli Amici di Beppe Grillo, lista che oscilla
tra il 4,5 e il 5,5 per cento. Tutti voti drenati al centrosinistra, come
quelli dei No Dal Molin a Vicenza, che candida a sindaco la leader del Presidio
permanente Cinzia Bottene. Poi, per la serie "facciamoci del male",
il Partito democratico si presenta diviso a Massa-Carrara: due i candidati per
il comune, due per la provincia, dove il Pdl candida il coordinatorepoeta
Sandro Bondi. Chi spera invece di drenare voti al Popolo della libertà è l'Udc.
Tranne che in Sicilia e pochi altri casi, Pier Ferdinando Casini ha portato lo
scudocrociato fuori dal centrodestra. Ma a Carovigno, in provincia di Brindisi,
è successo qualcosa di strano e diverso. Il sindaco centristra ha abbandonato
l'Udc per confluire nel Pdl, si dice con il sostegno di Cosimo Mele, il
deputato coinvolto nel noto festino a luci rosse di via Veneto. Ragion per la
quale Mele è stato escluso dalla lista casiniana anche in loco. Ora Mele
sostiene Zizza. Già, perché il sindaco in questione si chiama proprio così,
Vittorio Zizza. Un nome troppo attraente. Un altro mitologico paese, Ceppaloni,
non vedrà la candidatura del primo cittadino uscente Clemente Mastella. Sono
due le liste in campo: Uniti per Ceppaloni, che fa capo all'ex guardasigilli ed
è guidata da Claudio Cataudo; Unità democratica, che candida uno storico
avversario dell'Udeur, l'ex ds Nino Rossi. Quanto alla provincia di Benevento,
dopo la crisi di governo si era detto che mai e poi mai Clemente avrebbe
rifrequentato il centrosinistra. E invece Mastella sostiene, con ben due liste,
il candidato presidente del Partito democratico, Aniello Cimitile. Chissà se
Romano Prodi approva. Ma il più grande esperimento politico italiano (si fa per
dire) arriva da Venafro, in provincia di Isernia, il terzo comune del Molise.
Qui il candidato favorito è Nicandro Cotugno, a capo di una civica composta tra
Forza Italia, Alleanza nazionale, Partito democratico e Italia dei valori. La
grande coalizione è servita, il Veltrusconi in salsa locale pure.
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Riamessa la Dc di Pizza
Elezioni, spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari Roma - Il rischio
di un rinvio delle elezioni evocato da Giuliano Amato ha compattato i due
principali partiti. Sia il Popolo della libertà, con Silvio Berlusconi,
sia il Partito democratico, con Walter Veltroni,
giudicano improponibile un rinvio del voto. Dopo il polverone sollevato nella
mattinata di ieri, Amato sta tentando la scalata a una parete di cristallo: nel
tardo pomeriggio, dopo ore convulse, giunge la notizia che il Viminale ha incaricato
l Avvocatura dello Stato di avanzare istanza di revoca dell ordinanza con cui
la V sezione del Consiglio di Stato ha riammesso le liste della Democrazia
cristiana di Giuseppe Pizza nella competizione elettorale. Al contempo, il
Viminale ha dato incarico all Avvocatura dello Stato di proporre ricorso alle
sezioni unite della Corte di Cassazione per regolamento preventivo di
giurisdizione, affinché sia risolta una volta per tutte la questione della
competenza a giudicare sul processo elettorale. La questione è sempre più
controversa. I due principali partiti convergono anche sulla preoccupazione per
il danno che un rinvio del voto (o la mera ipotesi dello spostamento)
provocherebbe all immagine dell Italia nel mondo, già penalizzata dall
emergenza rifiuti e dai casi Alitalia e mozzarella di bufala. Di certo Pizza
aveva pensato a un pesce d aprile. E invece la notizia ha l ufficialità del
Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso presentato dallo stesso Pizza e
ha disposto l ammissione della lista alla consultazione elettorale del 13-14
aprile dalle quali era stata esclusa qualche settimana fa dal Viminale. Troppo
confondibile con il simbolo di un altro partito della galassia ex Dc e cioè l
Udc di Pier Ferdinando Casini, aveva sentenziato il dicastero guidato da Amato.
Nonostante la magistratura avesse sancito la legittimità dell uso da parte di
Pizza del simbolo della vecchia Democrazia cristiana. La sentenza del Consiglio
di Stato rischia adesso di deflagrare nella competizione elettorale già avviata,
destabilizzandola. "Spetta al governo e al ministro Amato rimetterci in
condizione di svolgere la campagna elettorale, al pari di tutti gli altri
partiti", aveva anticipato a caldo Pizza al Velino, adombrando l ipotesi
del rinvio delle consultazioni. La Dc, infatti, ha meno di 15 giorni per
condurre la campagna elettorale contro i 30 previsti per legge. La Dc di Pizza,
prima di essere esclusa dalla competizione, aveva raggiunto un accordo con il
Pdl al Senato in quindici regioni. La decisione finale nel merito, comunque
spetterà al Tar del Lazio anche se, ha segnalato Amato, "è possibile che
su questo procedimento si innesti un regolamento di giurisdizione da parte
della Cassazione per valutare se i Tar sono o no competenti a intervenire nel
procedimento elettorale". L ipotesi di far slittare il voto non piace a Berlusconi che si appella alla Dc: "Il Paese ha bisogno
di un governo immediatamente operativo". Per il leghista Roberto Castelli
l eventuale rinvio "costituirebbe una violazione della Costituzione".
Per il collega di partito Calderoli rappresenterebbe "un
danno economico enorme per il rinnovo di tutte le operazioni elettorali, ma
questo sarebbe ancora niente rispetto al danno di un Paese che continua ad
essere governato da Prodi ovvero il presta nome di Veltroni". Castelli: "Questa eventualità costituirebbe una
violazione della nostra Costituzione". Berlusconi e Veltroni
uniti nel no [Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Mirko Molteni In
Gran Bretagna, dove l immigrazione è una realtà da decenni, solo martedì è
stata pubblicata la prima inchiesta parlamentare sul fenomeno. Compilato dal
comitato economico della Camera dei Lords, il rapporto L impatto economico dell
immigrazione demolisce le ottimistiche convinzioni dei buonisti partigiani dei
migranti, dimostrando che gli intrusi non portano vantaggi apprezzabili al
Paese. L europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio ha colto nel segno
commentando: "In Europa la verità sui costi socio-economici dell
immigrazione viene finalmente a galla. Le conclusioni del documento, tantopiù
significativo in quanto proviene da un Paese accogliente come la Gran Bretagna,
non piaceranno certo a Walter Veltroni. Al Regno Unito l immigrazione non fa bene, anzi fa male,
aumentando il deficit della sanità e della scuola, rendendo inaccessibili i prezzi
delle case e condizionando l accesso al lavoro". Prosegue l esponente del
Carroccio: "Il documento va letto perchè fotografa una realtà non solo
britannica, ma ormai europea. L ho già spedito a Silvio Berlusconi, nella speranza che ne faccia tesoro per la sua
futura attività di Capo del Governo". Ma anche Bruxelles ci deve
riflettere profondamente, tanto che Borghezio conclude: "Inviterò gli
autorevoli esperti conservatori che hanno realizzato il rapporto perchè lo
espongano al Parlamento Europeo. Anche attraverso questo canale, spero che la
riflessione giunga al PDL, che proprio assieme ai conservatori inglesi si
riconosce nel Partito Popolare Europeo. Del resto, la recente boutade di Berlusconi sul voto agli immigrati la considero solo un
tentativo di caccia al voto dei moderati, nulla di più". Seguiamo quindi l
esortazione di Borghezio e sfogliamo il documento. Fin dalle prime pagine si
percepisce la preoccupazione crescente degli inglesi. "L immigrazione
annua in Gran Bretagna - vi si legge - è passata da 100.000 persone intorno al
1990 alle 300.000 del 2006, raggiungendo una scala senza precedenti nella
nostra storia. Nello stesso periodo la percentuale di adulti che considera l
immigrazione e le relazioni fra le razze come il più importante problema del
Paese è balzata dal 5 % al 40 %". Non c è da stupirsi, dato che i disagi
causati dal fenomeno sono sotto gli occhi di tutti, non solo a Londra, ma anche
a Milano, Berlino o Parigi. E tutto questo per quali vantaggi? Il rapporto
inglese non ha dubbi: "Non troviamo alcuna evidenza empirica che
suggerisca che l immigrazione crei importanti benefici per la popolazione
residente del Regno Unito". In particolare saltano all occhio le
conseguenze negative sulla retribuzione: "Per ogni incremento dell 1% nella
percentuale di immigrati tra la popolazione in età lavorativa, c è in media un
calo dello 0,5 % nel livello degli stipendi". Il copione è dunque
arcinoto. Troppi datori di lavoro sfruttano l immigrazione per disporre di una
manodopera più economica. Falsa, o almeno discutibile, è poi l affermazione che
i giovani britannici doc non vogliano più fare lavori considerati umili .
Precisa infatti il rapporto della Camera dei Lords: "Le argometazioni
secondo cui l immigrazione è necessaria perchè i locali non possono o non
vogliono fare certi lavori è difettosa. Ignora le potenziali alternative all
immigrazione, inclusi l adattamento dei prezzi di un mercato del lavoro
competitivo e l associato aumento nella fornitura della locale manodopera che
ci si aspetterebbe in assenza di immigrazione". Il documento sottolinea
che si può rimediare anche migliorando l apprendistato per i giovani. Passando
all ovvio impatto sui servizi pubblici, "in particolare scuole e
salute", si confuta anche la presunta utilità degli immmigrati per il
sistema previdenziale: "La tesi che essi aiutino a pagare le pensioni non
sta in piedi perchè basata sull irragionevole assunto che l età di
pensionamento resti invariata, mentre anche gli stessi immigrati
invecchiano". Per finire, inutile aggiungere che il sovraffollamento del
territorio turba il mercato immobiliare: "Tutto ciò contribuisce a una
maggiore richiesta di case e a più alti prezzi. Prevediamo che nei prossimi 20
anni il prezzo delle case sarà del 10 % più alto che se non ci fosse immigrazione".
[Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pene durissime per
chi delinque N. VIRETTI Genova Bisognerà che il prossimo governo inasprisca le
pene per chi delinque e faccia in modo che esse vengano scontate fino
all'ultima ora. Si è visto che il "buonismo" caro alle teorie social
progressiste non paga, anzi, favorisce il proliferare della delinquenza a tutti
i livelli. Secondo le teorie filosofiche comuniste, il delinquente è solo il
frutto di una società malata, ingiusta, corrotta ecc. ecc., per cui da
condannare è la società e non l'individuo che ne è il frutto. Sarà anche vero,
però qualcuno, magari Veltroni, mi spieghi come mai in
Europa la delinquenza è aumentata in modo esponenziale dopo che dai
"paradisi sociali" comunisti dei Paesi dell'est ex comunista, sono
arrivati qui da noi torme di immigrati delinquenti disposti e rotti a tutto e
non invece l'Uomo Nuovo allevato ed educato secondo le meraviglie del sistema
socio-economico comunista operante colà nell'ultimo mezzo secolo. È la prova
dell'ennesima bufala socialprogressista. Essere italiani è una colpa? MARIA
GIOVANNA CAGNAN Egregio Direttore, vorrei che tutti i candidati della Lega Nord
si impegnassero a modificare la legge 388 (credo), varata dal governo Amato,
che consente a tutti coloro che risiedono nel territorio italiano di percepire
la pensione sociale di 580 Euro, se privi di reddito. Dal 2001 molti immigrati
fanno arrivare i genitori, che ottengono la residenza in virtù della legge sul
ricongiungimento familiare, poi chiedono la pensione, et voilà, il gioco è
fatto. I poveri genitori ritornano al loro paese dove 580 euro sono una bella
cifra.. Altrettanto dicasi degli assegni familiari, soprattutto per i musulmani
che possono arrivare a 900 euro mensili extra, visto che hanno molti figli da
più mogli. Gli enti locali non effettuano alcun controllo, forse perché non ne
hanno materialmente i mezzi, sull'effettiva residenza in Italia. Questi assegni
possono erogati anche ai parenti fino al II grado. Ho sessantasei anni e lavoro
ancora (ho chiesto la proroga biennale dopo i 65 anni), per avere meno problemi
in futuro con la continua svalutazione delle pensioni e ora scopro che, con le
mie tasse, pago le pensioni ai miei coetanei di tutto il mondo, perfino agli
zingari. Altra chicca: mia figlia, terminato il periodo di astensione dal
lavoro dopo la nascita di suo figlio, è stata costretta a chiedere il tempo
parziale, per conciliare l'orario di lavoro con quelli dell'asilo nido.
Percepisce 600 euro mensili, che versa integralmente all'asilo nido privato (in
quello comunale non c'era posto). Dalla dichiarazione dei redditi le vengon
detratti circa 380 euro annui. Praticamente è senza reddito, ma deve pagare le
tasse su una spesa essenziale (è possibile lasciare un bambino di un anno?).
Senza contare che anche la proprietà dell'asilo nido è tassata sui guadagni
netti. Comincio a credere che avere un figlio, se si è italiani, è una colpa
imperdonabile! Chiedo, quindi, ai candidati, un impegno solenne su queste
questioni, visto che, quando erano al governo, non si sono accorti di tante
storture. Veltroni è come Prodi LEOPOLDO CHIAPPINI
GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, Molti del Pd cercano
di far dimenticare agli italiani che attualmente essi sono al Governo e che la
normale gestione, dovuta alle elezioni, non significa non poter fare qualcosa.
Sento tante parole e tanti impegni, ma perché non andiamo ad iniziarla la
favola di questo... paese di Bengodi? Prendiamo per esempio la sicurezza o i
campi irregolari alle periferie: chi impedisce al Ministro responsabile di dare
disposizioni in merito (compatibili con le leggi già vigenti)? Non servono
maggioranze o commissioni parlamentari, basta la volontà di farlo! Veltroni dice: salvo Prodi, non
l'Unione! Capisco quindi che Prodi è positivo per Veltroni: bene, è il Presidente del Consiglio in carica, gli dica alcune
cose del suo programma e le faccia fare subito. Il problema Cina? Il Ministro
degli esteri cosa dice? O si pensa che D'Alema nel futuro, improbabile
governo, non ci sia? Il punto è fare, fare cose concrete e possibili del
programma, ma farle subito: "Si può fare" è diverso da " Si
fa". Voglio un segnale per credere: oggi il mio voto ha valore,
domani...sarà un pezzo di carta negli scantinati governativi! Evidenziamo il
nostro simbolo PIERO CORRADI Verona Nelle imminenti elezioni politiche la Lega
Nord di Bossi molto probabilmente otterrà un buon risultato, quale le spetta,
in modo particolare a Verona, città governata da Tosi, il supersindaco della
Lega Nord. Innanzitutto perché non ha cambiato nome, è sempre rimasta Lega
Nord. Poi per la sua riconosciuta coerenza: per il federalismo, per la
giustizia, per la sicurezza, per la difesa dei diritti dei settentrionali e
contro l immigrazione clandestina. Infine perché corre soltanto al Nord con un
simbolo chiaro: Lega Nord Bossi. Simbolo che dovrebbe far capire a tutti gli
elettori che vogliono dare il voto a Bossi, che la Lega Nord è proprio la Lega
di Bossi. Considerato tuttavia che il Carroccio corre solo al Nord, credo
sarebbe utile per via Bellerio pubblicizzare il territorio del Nord. Per tale
propaganda televisiva proporrei: in alto la scritta ( Il Nord oppure Questo è
il Nord ), sotto lo stivale completo con il territorio del Nord colorato di
verde, come sopra, in trasparenza, un grande simbolo Lega Nord-Bossi in modo
che risalti la delimitazione del Nord e soprattutto che si legga chiaramente la
scritta Lega Nord Bossi . Zingari, tutto è permesso? LISETTA ALBERTI Agrate
Brianza La distanza che separa il comune sentire dei giudici dai cittadini
ormai si misura in anni luce come la Terra di Marte. Questa suprema corte ha
solennemente stabilito che chi allontana uno zingaro con male parole è soggetto
a procedimento penale; cosa da restare di sasso, e poi quel ciarlatano di Veltroni ci viene a raccontare che bisogna eliminare 5000
leggi. Lo vada a dire ai giudici della cassazione. Se per caso uno zingaro si
dovesse introdurre in casa mia, gli preparerò un caffè, lo farò sedere e gli
dirò signor zingaro rubi pure, faccia tutto quello che vuole, mi stupri, mi
violenti, e perché no, mi uccida. Tanto questi giudici la libereranno subito.
Se poi sapranno che sono leghista, gli daranno pure la medaglia d oro. Non è
ironia la mia, ma se non posso dire neanche una parola per cacciarlo via questa
è la fine che dovrò fare. Diamo visibilità alla Lega DOLFINI BRUNO Cari Padani,
ammetto di essere molto preoccupato: i cosiddetti mass-media mi pare che
cerchino di tagliar fuori la Lega Nord e di oscurarne l'esistenza
appropriandosi dei modi e dei simboli da essa assunti in passato. I gazebo
ormai sono simbolo di tutti. Il Pd ha scippato anche il colore verde. Se
qualcuno ha fatto caso ai telegiornali del 30 marzo, è sembrato che la gran
"Gazebata" sia stata tutta attuata dal Pd con tanto di colore verde,
con un contorno di Pdl. La Lega Nord, almeno nei telegiornali, non ha avuto la
minima evidenza. L'unico che fa pubblicità alla Lega Nord è Casini: asserendo
che, quando Berlusconi andrà a governare sarà ostaggio
della Lega Nord afferma due cose: che il Centrodestra andrà al Governo e la
Lega Nord pure. Denigrando la Lega Nord ne conferma la forza. Però c'è da
preoccuparsi in fatto di visibilità: bisogna arrivare al popolo, al volgo,
all'uomo della strada! Bossi, pensa anche ai pensionati UN GRUPPO DI PENSIONATI
Siamo disgustati dal sentir sempre parlare delle pensioni più basse o pensioni
sociali. Desideriamo, una volta per tutte, sentire parlare della perdita, in
generale, del 50% del potere d acquisto di tutti coloro che hanno lavorato per
30-40 anni con tanto di contributi versati, ricambiati oggi, con 750,00-800,00
euro al mese di pensione. Ci farebbe piacere, far vivere un politico con una
cifra del genere, provvedendo anche al mantenimento della vita di tutti i
giorni. Altro che andare a votare! Perché? Per chi? Per che cosa? Siamo 20
milioni di pensionati, con tanta voglia di valorizzare, prima voi politici,
però prima dobbiamo, dignitosamente, stare bene noi! Che ne abbiamo tanto
bisogno. Se le nostre pensioni, oggi avessero il valore di due milioni di lire,
non vediamo il perché, non debbano essere raddoppiate in euro. Un caloroso
abbraccio a Bossi e grazie per l ospitalità. Tutti contro il Carroccio LETTERA
FIRMATA Novara A pochi giorni dalle elezioni viene alla luce l accordo europeo
fatto ed esteso alle nazioni senza il consenso e all oscuro dei popoli interessati
tanto che senza regole l accordo impone la multirazzialità, il decentramento
delle imprese senza alcuna politica e la globalizzazione sempre con politiche
oscure. Ora che la Lega tenta di mettere in ordine e di creare una politica
federalista padana ecco che solo ora hanno messo in cassa integrazione l
Alitalia di Malpensa (Padania), solo ora hanno alimentato il costo dei servizi
ed inoltre il blocco di alcuni commerci creando un debito insostenibile per le
famiglie lavoratrici. [Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Napoli, oltre alle
prevedibili frasi polemiche contro il centrosinistra che governa la città
(trovando anche il modo di offendere Rosa Iervolino) e la regione, Silvio Berlusconi ha annunciato che "nel corso dei primi
consigli dei ministri prenderemo anche provvedimenti duri e impopolari".
La prima seduta ? ha detto ? si terrà proprio a Napoli. Il
leader della destra non ha specificato quali, limitandosi a chiedere
"buoni numeri sia alla camera che al senato". Nel comizio Berlusconi ha poi commesso alcuni errori:
particolarmente evidente ? e ridicolo ? quello su san Pietro scambiato per san
Paolo a proposito della folgorazione sulla via di Damasco che avrebbe colpito
Walter Veltroni.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader del Pd:
"Sui ri uti facciamo autocritica, ma basta coi processi a uno solo"
"Li cancelleremo". Veltroni dichiara guerra alla camorra In Campania scontro ravvicinato con
Berlusconi. Che attacca su
Bassolino Veltroni dichiara
"lotta senza quartiere" alla camorra. Dopo gli appelli contro mafia e
'ndrangheta, il candidato del Pd rinnova anche in Campania l'impegno contro la
criminalità organizzata, presentando un apposito disegno di legge, che
colpisce in primo luogo gli interessi economici delle cosche e rafforza la
presenza della magistratura nelle aree più a rischio. Mentre Berlusconi
a Napoli (dove Veltroni sarà mercoledì) risale sul
predellino per attaccare Bassolino sui rifiuti, Veltroni
riconosce che "tutti hanno una parte di responsabilità, anche il
centrosinistra ", ma certo non può essere immune "chi è stato al governo
nazionale per cinque anni e ha organizzato manifestazioni contro ".
( da "Panorama.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Nessun duello finale tra Berlusconi e Veltroni in tv Posted By redazione On 4/4/2008 @ 23:23 In Apertura#2 | No
Comments Nessun confronto finale in televisione tra Berlusconi e Veltroni,
neanche insieme agli altri candidati premier, ospiti di Bruno Vespa venerdì
prossimo. Il Cavaliere questa sera lo ha detto a chiare lettere che non
ci sarà. E in questo senso è orientato anche il leader del Pd. Gli elettori
potranno seguire i botta e risposta tra Berlusconi e Veltroni solo a distanza, tutt'al più con un faccia a faccia
televisivo virtuale. "Credo che sia una cosa controproducente per coloro
che parteciperanno" dice Berlusconi commentando
la possibilità di confrontare idee e programmi in uno studio tv insieme agli
altri candidati premier". "Credo che quello previsto a Matrix sarà il
confronto", spiega il Cavaliere, ricordando che per la trasmissione di
Enrico Mentana è previsto che i leader del Pdl e del Pd intervengano per quarantacinque
minuti ciascuno, uno dopo l'altro. Anche Veltroni non
è orientato a partecipare al confronto di gruppo. Questa presa di posizione
nasce dal fatto, sottolineano nel Pd, che questa formula non ha le
caratteristiche di un vero confronto sui programmi. Quanto agli altri leader,
Fausto Bertinotti starebbe valutando in queste ore l'evolversi della situazione
. In casa Udc gli uomini vicini a Pier Ferdinando Casini ci tengono a
sottolineare che Veltroni e Berlusconi
sono scappati ogni volta dal confronto diretto. Enrico Boselli da Vespa ci sarà
e non rinuncia ad una battuta polemica verso Berlusconi:
"Il confronto è controproducente per chi ha tre televisioni a
disposizione". "Per me" aggiunge il candidato premier del
Partito Socialista "che devo fare le denunce all'Agcom per avere degli
spazi minimi, questa è un occasione da non perdere e soprattutto un'occasione
di confronto utile. In democrazia il confronto tra le idee non puó mai essere
svantaggioso per nessuno, sopratutto se si guarda all'interesse degli elettori
e non a quelli propri o di partito. Quindi io ci sarò e sarei felice se ci
fosse anche Walter Veltroni". La sfida finale fra
tutti gli aspiranti alla presidenza del Consiglio si farà anche se uno o più
candidati non si presenteranno all'appuntamento, come ha chiarito (su richiesta
della Rai) la presidenza della commissione di Vigilanza. La Vigilanza ha
spiegato che il candidato premier non può delegare un suo 'sostituto' e che il
confronto si 'deve' fare, anche se uno o più leader danno forfait. Il programma
di novanta minuti in diretta sarà gestito dalla testata Rai Parlamento, che lo
ospiterà nei suoi studi, anche se il direttore Giuliana Del Bufalo lo ha
affidato a Vespa per la sua ampia esperienza nel gestire un elevato numero di
ospiti. In base al regolamento della Vigilanza, al confronto possono fare
domande anche giornalisti non appartenenti alla Rai. LEGGI ANCHE: [1] Faccia a
faccia tra il candidato Veltroni e il direttore
Belpietro.