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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL  31-3-2008       #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

Intervistato da Newsweek, Walter Veltroni ripropone la sua idea di un governo che può t ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come tenere insieme un futuro programmatico e lo scontro in atto con Berlusconi? Decisione non da poco. Scendere in campo per superare il quindicennio dominato da Silvio è stata la seconda grande intuizione del progetto di rinnovamento di Veltroni (la prima quella di correre da solo). Rifiutare l'antiberlusconismo è un'operazione che ha molte ricadute.

Dov'è finita l'Italia televisiva del Cavaliere? ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ad ogni modo: se Veltroni ha visto bene, il Pd può vincere e forse vincerà le elezioni. Se invece D'Alema non riesce a cambiare ciò che ha visto in Campania, a vincere sarà il Pdl. Resta solo una domanda: ma non ci avevano detto che Berlusconi aveva prima costruito e plasmato per anni con le sue tv, per poi poterne approfittare,

"Dico sì, ma devono parlare l'italiano" ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sembra di sentire Veltroni. "E no, la mia polemica con lui l'ho già fatta: che cosa ha realizzato il governo di centrosinistra per gli immigrati, oltre alle parole? Niente. Noi? Tutto. Il nostro welfare e la nostra sanità sono tra le migliori, vengono qui anche dalle altre regioni a curarsi e ci facciamo carico anche di moltissimi stranieri.

Il Vaffa di Sonia "Sicilia, svegliati" ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E se gli si chiede se non sia un modo di aiutare Berlusconi lui risponde: "E chi se ne frega?! Non ve ne accorgete che sono morti tutti e due, sia Veltroni che Berlusconi? E se anche vince lo Psiconano, scommettiamo che in due anni cade anche lui?". E' convinto che siano allo stremo, che ancora un po' e vien tutto giù: "Sono vecchi, non ce la fanno.

L'Italia non è quella appiattita della televisione ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: "Primo impegno per la cultura" "L'Italia non è quella appiattita della televisione" Nuove adesioni bipartisan all'appello "Rimboccarsi le maniche e riportare in primo piano la cultura e le bellezze dell'Italia", avanzato nei giorni scorsi dal giornalista e scrittore Alain Elkann nelle vesti di presidente della Fondazione Mecenate 90,

[FIRMA]LUIGI GRASSIA In questo weekend il mondo del trasporto aereo è cambiato da così ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gli risponde il leader del Pd, Walter Veltroni: "Parole irresponsabili. È stato presidente del Consiglio per 5 anni e non ha risolto il problema Alitalia. Adesso bisogna andare avanti con Air France". Curiosa uscita di Claudio Lotito: "Datemi 5 anni e io rimetto a posto l'Alitalia".

Il problema non è la par condicio ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alla fine, fateci caso, Veltroni e Berlusconi compariranno direttamente davanti agli italiani meno di altri candidati premier. Meno di Bertinotti, di Casini, della Santanché. Poi, certo, ci sono i telegiornali: quelli seguono le notizie e sanno chi può vincere le elezioni e chi no.

Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: infiniti il segretario Veltroni. Un palazzetto dello sport forse inadatto ad accogliere tutti. E sì che è una terra difficile! Erano le 20.30 e qualche ora dopo sono partito per la gita in Grecia, la gita dell'ultimo anno di scuola prima dell'esame di maturità... il cartellone verde con la scritta "Si può fare" ben in vista sul finestrino del pullman per tutta la durata della gita.

Perché Walter vuole il duello ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mentre Rai Due manderà la tribuna elettorale di Silvio Berlusconi alle 21 e quella di Walter Veltroni alle 21,50. Nessuno dei due è romanista ma, amando entrambi il calcio quanto la politica, malediranno la coincidenza delle loro tribune tv con la Champions. C'è poco da fare, così ha voluto il sorteggio della commissione di vigilanza, prima tocca al Cavaliere,

<Il vostro Pd? Il New Labour del XXI secolo> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma se vince Berlusconi, il famoso detto del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa si trasformerebbe in "nulla può cambiare e tutto peggiora invece di cambiare". Il Wall Street Journal ha attaccato Berlusconi su Alitalia e sembra apprezzare le idee di Veltroni.

Solo due "quasi confronti", su Rai e Mediaset: il primo e l'undici aprile ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: una a Berlusconi, l'altra a Veltroni, della durata di circa quaranta minuti ciascuna", spiega Mentana. Erano circolate voci di un possibile montaggio delle interviste di Berlusconi e Veltroni in parallelo, secondo una modalità sperimentata con successo dalle Iene: una eventualità, questa, smentita decisamente.

Perché il futuro è da questa parte ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tarda vittoria di Berlusconi, in parte è la dimensione che Veltroni sa praticare meglio, ma in parte è anche l'effetto inevitabile di questa immaturità del Pd. Attenzione però, perché personalizzazione non vuol dire solitudine. Tutto si può dire di Veltroni (anche che ha commesso alcuni errori, a partire dalle liste dei candidati e poi forse nel timing delle proposte programmatiche)

<Veltroni è un vero modernizzatore, ma la sua è una rivoluzione dall'alto> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: era anche molto fair play da parte dei due candidati premier, con Veltroni che si era impegnato a non attaccare Berlusconi. Ora la temperatura politica è un po' più calda, si comincia a vedere qualche scontro. In questo Veltroni è avvantaggiato, perché è capace di rimanere calmo anche di fronte agli attacchi di Berlusconi.

Replica di Walter a D'Alema sullo slogan È buono, è stato apprezzato da tutti ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: testa col Pdl al Senato sarebbe possibile dividere il potere con Berlusconi, Veltroni risponde che "lo avevo già proposto alla caduta di Prodi, al fine di fare insieme la riforma della legge elettorale, Berlusconi si rifiutò, e ne porta la responsabilità". Si ripresentasse la possibilità, "probabilmente la prenderei in considerazione".

"Caro Walter, è ora di cambiare passo" ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: grazie a Veltroni, è passato il messaggio che siete soli, liberi, pacificatori. Ma non che siete nuovi: un guaio per il voto "profondo"? "Facendo il Pd noi avevamo un'unica certezza: che da due poltrone ne veniva fuori una, dopodiché abbiamo accettato scissioni, strappi, ma ora dobbiamo saper raffigurare plasticamente il giorno dopo le elezioni.

Nella campagna elettorale del 2006 la cultura aveva la seguente posizione nei programmi dei due prin ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Così finalmente abbiamo sentito Berlusconi e Veltroni plaudire all'iniziativa. Non è un caso che la miccia sia stata accesa da un personaggio come Elkann. Per sua stessa ammissione, è stata soprattutto l'esperienza vissuta a Torino, nella veste di presidente della Fondazione che gestisce e che sta per trasformare radicalmente il Museo Egizio di Torino,

Una bella domenica ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: del passato e dei fondali di cartapesta di Berlusconi e quella vera, fatta di case e di persone e piena di speranza di Veltroni. Le versioni sono due, ma l'Italia è una sola e non è divisa da alcun muro: è quella del lavoro, dei diritti e della solidarietà che non trova da troppi anni la strada del suo futuro.

Veltroni prepara la volata: partita aperta anche alla Camera ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Veltroni prepara la volata: partita aperta anche alla Camera di Maria Zegarelli / Roma Il gazebo del Pdl dall'altra parte della strada conta tre persone. Quello del Pd pullula di gente fin dalle prime ore del mattino. Davanti al motorino giallo parcheggiato sul marciapiede di piazza Fiume c'è una piccola ma costante processione:

La strategia della fiducia Tutti insieme possiamo convincere gli indecisi ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Spero davvero che Veltroni possa rimettere le cose a posto". Per una volta la retorica dei bei tempi andati si incrocia con il disincanto giovanile all'insegna della vittoria del Pd. È Veltroni la parola magica che sembra far credere a tutti che alla fine il Pd ce la farà.

Il ritorno del popolo delle primarie ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Con la faccia di Veltroni?". Esitazione: "Non esageriamo. Volevo quelle con "si può fare"". Purtroppo non ci sono. "Dai mamma, proviamo più avanti" esorta il ragazzo risalendo in macchina. Caccia grossa ai gadget in tutti i gazebo. In piazza Verbano, nel Circolo Salario, mille soci e una buca per "i tuoi suggerimenti",

La Lega soggioga il Pdl E condiziona Berlusconi ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma la stessa cosa la pensa Veltroni che ribadisce come non ci sia aria di large intese ma che le riforme si fanno insieme. Berlusconi non manca di attaccare il suo diretto avversario che è "un grande parlatore ma lo spettacolo è finito". Comunque lui per mettersi al riparo il faccia a faccia in tv con Veltroni conferma di non volerlo fare.

Qui in Germania, un ritorno di Berlusconi è considerato surreale ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: direttore di Die Zeit: "Veltroni? All'estero dà una buona impressione di sé, ma non basta: c'è bisogno di un rinnovamento profondo" "Qui in Germania, un ritorno di Berlusconi è considerato surreale" di Cinzia Zambrano / Roma A voler esagerare si potrebbe anche dire che Berlusconi è una sorta di leit-motiv nella vita di Giovanni di Lorenzo.

Sei milioni in piazza per l'ultima sfida Gazebo in tutto in Paese. Reclutati un milione e 200mila volontari. Bettini: l'arma in più rispetto al Pdl ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, poi, dal gazebo romano di piazza Fiume, spargeva ottimismo sull'esito della campagna elettorale. "Ci sono tutte le possibilità per avere un successo del Pd sia alla Camera che al Senato", spiegava il candidato premier. "Se mobilitiamo tutto il popolo delle primarie possiamo vincere", faceve eco da Trieste,

Gli strateghi fai-da-te Convinceremo gli incerti giocando a burraco ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: età della Napoli bene utilizzerà per convincere gli amici indecisi a scegliere Veltroni. "Ne abbiamo tanti, votavano Fini ma sono delusi da come si è prostrato davanti a Berlusconi. Cercheremo di convincerli durante le partite", racconta lei davanti al gazebo della Villa Comunale. I due coniugi prendono il materiale dalle mani di Patrizia Vaccarella, una vita nel Pci e poi nei Ds,

Malpensa si dà comunque un futuro Il giorno dell'addio, Bonomi rilancia: in un anno 500 nuove frequenze. Penati: non ci arrendiamo ( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Paese dovrebbe essere unito a sostenere la trattativa con Air France - ha detto ieri Walter Veltroni - la crisi di Alitalia non è inziata oggi, per cui (rivolto a Berlusconi, ndr) lezioni non se ne possono fare su questo tema". Dal Pdl continuano ad arrivare richiami alla cordata italiana. "Air France colonizza Alitalia", denuncia Silvio Berlusconi.

Berlusconi scrive ai romani <Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la Capitale> ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 31 pagina 10 Berlusconi scrive ai romani "Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la Capitale" di Redazione Pubblichiamo la lettera che il candidato premier per il Pdl Silvio Berlusconi ha inviato ai cittadini di Roma a sostegno dei candidati del Popolo della Libertà alle elezioni politiche e amministrative del 13-14 aprile 2006.

<Newsweek>: l'Italia si salva solo con la grande coalizione ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: accordo tra Veltroni e Berlusconi come l'unico modo per "portare fuori la spazzatura" dall'Italia. Secondo l'analisi, il timore principale è l'ennesima vittoria parziale, con la nascita di un "governo paralizzato da coalizioni traballanti e litigiose". Meglio dunque "assumersi le responsabilità comuni", così da "risolvere davvero i problemi"

Larghe intese, il leader Pd fa retromarcia ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con Berlusconi. E Veltroni replica ricordando di aver proposto un governo da sostenere "tutti insieme", subito dopo la caduta di Prodi, per fare le riforme istituzionali ed elettorali: Berlusconi si oppose, e ne "porta la responsabilità". E conclude: "If you are asking me if I would consider it again, I would say probably",

Selva: <L'ambulanza? Farò come Guareschi, voglio andare in cella> ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Oltre, ovvio, a Berlusconi, il numero uno". Veltroni? "Un piazzista di se stesso che si offre a tutto. A salvare l'Africa e a modernizzare - da non comunista! - l'Italia. Farà invece quel che ha fatto da sindaco: nulla". Come sindaco di Roma voterai Rutelli o Alemanno che voleva cacciarti da An?

Scalfari corre in tv a fare il vice-Walter ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi non va in televisione, come per altro aveva già fatto Walter Veltroni, e in fedele ottemperanza della legge salta anche l'intervista al leader del Partito democratico. E come recupera l'Annunziata? Con Eugenio Scalfari, il decano dei giornalisti italiani.

Propaganda ( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra" (Alcos editore), il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. A giorni il libro sarà spedito a un milione di romani: si tratta di una rassegna che riporta articoli apparsi sui quotidiani italiani dell'ultimo anno "che hanno denunciato - si legge in una nota dell'ufficio stampa della Alcos - lo scandaloso degrado di Roma,

ROMA Il settimanale americano Newsweek dedica la copertina a  ( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dicendo che solo da un accordo fra Berlusconi e Veltroni può uscire una soluzione ai problemi italiani. Entrambi i leader, però, si affrettano a smentire questa eventualità. "Niente governissimi", avverte Veltroni, "larghe intese sono possibili solo per fare le riforme". Berlusconi, che a sua volta nega la grande coalizione, attacca: "Walter è solo un parolaio,

Il sindaco e il mogul Newsweek tifa accordo ( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con un fotomontaggio dei due volti di Veltroni e Berlusconi. All'interno anche due interviste gemelle in cui si chiede ai candidati come reagirebbero ad un figlio omosessuale. "Lo circonderei ancora più di amore, so a quali difficoltà andrebbe incontro", risponde Berlusconi. "Semplicemente non vedo il problema", dice Veltroni.

Larghe intese, no di Veltroni e Berlusconi ( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I due sfidanti rispondono a Newsweek. Casini: "Bossi la spina nel fianco di Silvio. Pdl e Pd sono i nuovi gattopardi" Larghe intese, no di Veltroni e Berlusconi Ma è duello sulle riforme. Il leader Pd: sì al dialogo. Il Cavaliere: niente di niente.

Chiamami Mario, sarò il tuo candidato ( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Probabile che tutto ciò derivi dal vezzo, romano, di chiamare Walter il sindaco Veltroni. Di rimando, Berlusconi che vuole fare il giovane, si fa chiamare anche lui Silvio. Tutto questo rimanda a un vecchio sketch di satira politica con Billi e Riva. Uno era un poveraccio in cera di aiuto e l'altro un politico in cerca di voti.

Anche se perdo non mollo ( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ipotesi di una divisione di responsabilità con Berlusconi?"". E questa la risposta di Veltroni: "Quando è caduto il governo Prodi io ho proposto di formare un governo con Berlusconi per fare le riforme istituzionali e cambiare la legge elettorale. La destra, soprattutto Berlusconi, si è opposta e ne porta la responsabilità.

Pacifisti, cioè di sinistra ( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: devo aiutare Veltroni altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un "moderato". Dunque: evitare il peggio. Come rispondi? Penso che se si affloscia il soggetto di classe, il soggetto proletario, non c'è Walter Veltroni che tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di lavoratori sono scesi in politica:

Pacifisti, cioè di sinistra ( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: devo aiutare Veltroni altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un "moderato". Dunque: evitare il peggio. Come rispondi? Penso che se si affloscia il soggetto di classe, il soggetto proletario, non c'è Walter Veltroni che tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di lavoratori sono scesi in politica:

La sfida impossibile chiamata Sicilia ( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E a proposito del "nostro avversario principale", il Berlusconi mai citato, Veltroni dice che gli sembra di assistere a un film comico: "Noi proponiamo 400 euro per le pensioni più basse, e lui che fa? Raddoppia, proprio come nella film in cui Totò detta la lettera a De Filippo: 'punto, punto e virgola, due punti, ma sì abbondiamo'".

Berlusconi e Veltroni: no alle larghe intese ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-31 num: - pag: 1 autore: di RAFFAELLA POLATO categoria: REDAZIONALE Politica Dopo che Newsweek ha auspicato il "veltrusconi" Berlusconi e Veltroni: no alle larghe intese Confalonieri "I miei 35 anni con Silvio" A PAGINA 15.

Veltroni: no a larghe intese Ma le riforme vanno fatte ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Il Pd Replica a D'Alema sullo "slogan moscio": no, è una grande trovata Veltroni: no a larghe intese Ma le riforme vanno fatte "Caso Campania, dopo le elezioni serve discontinuità" Affondo contro il Cavaliere: al Paese serve un leader serio, non uno che fa le corna nelle foto ROMA - Domenica mattina tutti fermi. Niente pullman.

E Newsweek tifa per il <Veltrusconi> ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni lascia intendere che potrebbe anche farlo", mentre Berlusconi "rifiuta l'idea per il momento, ma, scherzando, ha ammesso che su tante questioni le loro politiche sono così vicine che Veltroni sta rubandogli il programma". In verità, nemmeno il settimanale americano nega la difficoltà di una grande coalizione tra due personaggi dalla storia,

Luttwak: Silvio rischia l'effetto Hillary ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: rifiutando il duello in tv con Veltroni, Berlusconi segue la regola aurea dei consulenti elettorali Usa: non esporsi al confronto diretto quando si è il candidato più forte. Ma la regola ha un'eccezione: se il candidato più debole porta idee nuove e il più forte rifiuta il duello, gli elettori possono pensare che abbia paura.

ROMA - E' ancora tutta in salita e sono ancora molti i punti critici, ma la trattativa ( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha detto il leader del Pd, Walter Veltroni.Mentre Silvio Berlusconi, il leader del Pdl rilancia: "Spero che appartenga a un gruppo di imprenditori italiani. Credo che un Paese come l'Italia, dove il turismo rappresenta una parte importante del pil, non possa rinunciare a una compagnia di bandiera".

BerluscHouse per amico ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che sa solo esprimere un clone di Alberto Sordi come Veltroni. Certo, loro votano Berlusconi, ma lo vorrebbero meno seduttore insicuro che vive di consensi e più leader impietoso: insomma un BerluscHouse. E per gli altri politici? Suggeriamo alcuni modelli: Di Pietro come il sempreverde e stazzonato Colombo;

Alitalia, trattativa verso i tempi supplementari ( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Spinetta: ora tavoli separati. Berlusconi: resti italiana.Veltroni: Paese unito nel dialogo coi francesi.

<Disastro Roma> In arrivo un libro-denuncia ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In arrivo un libro-denuncia Partirà il 2 aprile, e sarà indirizzato anche ai principali "bersagli" Veltroni e Rutelli, il libro del Pdl con la prefazione di Silvio Berlusconi ai romani: 92 pagine con foto e articoli di giornale, per denunciare quello che viene definito il "disastro Roma" delle giunte di centrosinistra. A PAGINA 2.

"Veltrusconi", la creatura politica frutto dell'unione fra Veltroni e Berlusconi, ha ( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract:

ROMA - Nessun inciucio, nessun governo di larghe intese, ma le riforme istituzionali, in cas ( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Walter Veltroni, intervistato dal settimanale "Newsweek", tocca uno dei tasti più delicati, che potrebbero profilarsi il 13 e 14 aprile, Silvio Berlusconi avverte: "Se otterremo un'ampia maggioranza, se l'abbiamo in tutte e due le Camere, saremo in grado di operare".

Veltroni torna a Roma: <Spirito delle primarie> ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: hanno atteso l'arrivo del candidato del Pd alla presidenza del Consiglio, Walter Veltroni ( foto accanto Jpeg). Con l'ex sindaco, la candidata a Lazio1 Marianna Madia e Enrico Gasbarra Piazza Fiume, tanta gente per Veltroni. Flavia Prisco e le parole di Berlusconi sulle donne ai fornelli: "Io non ho cucinato...".

Torlonia family, tasse & sorprese ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo aver avuto come ospiti nella sede dell'agenzia Massimo D'Alema e Gianfranco Fini , avrebbe cercato di portare in redazione anche Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Ebbene, il Cavaliere è andato a piazza Mastai cinque giorni fa. Al leader del Pd, a quanto pare, toccherà domani. Giuseppe Marra p_foschi@yahoo.it.

Berlusconi scrive a un milione di famiglie ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi scrive a un milione di famiglie Libro dossier su ambiente e sicurezza Il 2 aprile il Pdl spedirà a casa dei romani, compresi Veltroni e Rutelli, il libro con la prefazione di Berlusconi Adesso che è stato completato, con l'ultima stesura delle bozze fatta ieri ad Arcore, il libro- dossier del Pdl con la prefazione di Silvio Berlusconi è pronto ad arrivare nelle case del

L'analisi ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con Berlusconi tycoon giovanile, estroverso e ringiovanito dalla chirurgia estetica, Veltroni più grigio ma dalla lunga e astuta carriera politica. Ma insomma, se si deve agire per il bene del Paese, tutto è superabile. O no? A sentire il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti, no, non lo è affatto: "Non ci saranno intese né larghe né strette,

Il leader pdl: degrado di Roma in un libro ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria: BREVI Il leader pdl: degrado di Roma in un libro Sarà spedito a un milione di romani il libro con introduzione di Berlusconi intitolato "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra" (foto), in cui si denuncia "lo scandaloso degrado della città".

Bossi: sul voto agli immigrati è un no secco ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche perché il rapporto tra i due rimane solido, e ora tocca a Veltroni, "amico di Prodi" e a "quelle grandi teste di cazzo della sinistra: dovrebbero dare i soldi ai Comuni perché comprino il pane e lo distribuiscano. Ormai i nostri vecchi rubano nei supermercati e nascondono la fettina sotto la giacca".

Confalonieri: i no a Silvio? Poi però aveva ragione lui ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E sì: grazie anche al fatto che "di là" c'è oggi Walter Veltroni, politico "che stimo, col quale si può dialogare". Primo aprile '73, dottor Confalonieri. Com'è che un giorno Berlusconi le dice: "Vieni a lavorare con me"? "Veramente era un po' che ne parlavamo. Io avevo delle attività per conto mio.

Berlusconi: dovremo fare anche cose impopolari ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se avremo un'ampia maggioranza potremo agire Berlusconi: dovremo fare anche cose impopolari "Chi vince ha il dovere di governare. Walter, un parolaio" "Io molto più prudente perché sono realista". E invia una lettera ai romani contro Rutelli e Veltroni ROMA - "Niente larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente.

Il Cavaliere risponde ai lettori sulla videochat del Corriere ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I prossimi appuntamenti già fissati sono: il 2 aprile con Roberto Maroni (Lega); il 4 aprile con Emma Bonino (Pd); il 7 aprile con Pier Ferdinando Casini (Udc); l'8 aprile con Fabio Mussi (Sa) e il 10 aprile con il leader del Partito democratico Walter Veltroni.

Quello slogan di Lanese candidato per l'Udc ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ACQUA ALLA GOLA V Ostenta fiducia, ma pare che Silvio Berlusconi tema davvero la rimonta di Veltroni: ieri gli ha chiesto di togliere il costume Speedo. LANESE: CASINI V Coraggiosa scelta di Tullio Lanese, l'ex presidente degli arbitri ai tempi di Moggi, candidato per l'Udc in Sicilia. Come slogan ha scelto: "Calciopoli?

Politica ( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-31 num: - pag: 56 categoria: BREVI Politica "No alle larghe intese" Per la rivista americana Newsweek, se Berlusconi e Veltroni si mettessero insieme a formare un "Veltrusconi", i problemi dell'Italia potrebbero essere risolti. Ma i due avversari dicono "no alle larghe intese".

"alitalia, poco spazio per trattare" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni: "Il paese deve essere unito nella trattativa con Air France". Ma ancor prima di entrare nel merito delle proposte, i sindacati intendono ribaltare la logica del confronto: "Spinetta - dice Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt-Cgil - pensa di chiudere la trattativa, noi pensiamo, innanzitutto,

Veltroni: "mai le larghe intese" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è da puntualizzare il passaggio relativo alla disponibilità a condividere il governo con Berlusconi in caso di pareggio: "Se lo prenderei in considerazione ancora? Probabilmente sì", gli attribuisce il periodico Usa. E invece Veltroni, proprio davanti al gazebo di Piazza Fiume, corregge il tiro: "Non c'è nessuna possibilità che dopo il voto si crei un governo delle larghe intese.

Newsweek: i due leader insieme potrebbero salvare l'italia dai suoi guai ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se Berlusconi e Veltroni unissero le forze potrebbero salvare l'Italia dai suoi guai. A sostenerlo è il settimanale Usa "Newsweek" che in copertina torna a mettere la situazione politica italiana intervistando gli sfidanti. Il magazine americano pubblica le foto dei due candidati unite in un fotomontaggio fino formare una sola faccia con il titolo "

"non si può continuare a ballare sul titanic" walter lancia lo sprint finale contro berlusconi - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter lancia lo sprint finale contro Berlusconi "Anche se perdo resto leader fino alle nuove primarie" Veltroni tra i gazebo. Attacco alla Lega: il lunedì criticano Roma, il martedì mangiano L'Italia ha bisogno di persone serie che non fanno le corna nelle foto con i capi di Stato Parlava di me come fossi Giolitti e ora, in campagna elettorale,

La moglie flavia: mi pesa la solitudine, però sul pullman mi diverto un sacco ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Se fosse la moglie di Berlusconi, Flavia Prisco in Veltroni che al gazebo di piazza Fiume se ne sta in disparte, jeans, scarpe basse e neppure un filo di trucco, non avrebbe certo vita facile. Lei che a mezzogiorno e mezza di una domenica di sole, scortata dal cognato tra i sorrisi dei militanti, a domanda precisa sul menu riservato al marito segretario finalmente a Roma,

Il punteruolo guzzanti, riondino e una sera di poesia ( da "Riformista, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: pubblicato libri con Einaudi o Mondadori da quando Berlusconi ne è il proprietario". Massimo Cacciari, comunque, che con Casarini fa veramente una strana coppia - dalla prefazione al libro di Casarini, vuol far concorrenza a Veltroni?, all'appoggio per le case occupate - va su tutte le furie quando qualcuno ritira fuori il tema della "impubblicabilità" con Mondadori se si è di sinistra.

DIRITTI PER UN VENTENNE DI OGGI L'ATTUALITà DELLA NOSTRA CARTA ( da "Riformista, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: signori Veltroni e Berlusconi e di chiunque sia d'accordo con loro, si perde tempo. A questo proposito non si può non citare la lettera di dimissioni dal Senato di Franca Rame, un documento che per l'amarezza e il senso di fatiscenza che trasmette può trovare un proprio simile forse solo nel De reditu suo di Rutilio Numaziano: le desolanti rovine del crepuscolare Impero Romano d'

"veltrusconi" nelle parole di evita stasera sul palco al mercadante ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I discorsi di Berlusconi e di Veltroni, secondo il regista napoletano, non dovrebbero stonare sulle labbra di Evita Peron, emblema di un populismo d'altri tempi. "Non ho alcun interesse per la polemica politica contingente", chiarisce Corsicato. "Voglio però sottolineare, con la dovuta ironia, quanto il linguaggio della politica sia debitore a quello dello spettacolo.

Alemanno: "caschi gratis e meno tasse ai motociclisti" ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E intanto Berlusconi invierà nei prossimi giorni nelle case romane un milione di copie di "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni", con i titoli dei giornali a denunciare il degrado e una lettera del Cavaliere con gli impegni per la Capitale.

Veltroni guarda al dopo bassolino - dario del porto ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: segno che le energie sono tutte proiettate sulla sfida finale con Silvio Berlusconi. Ma intanto Stefano Caldoro, numero 3 della lista del Pdl in Campania 1, chiede a Veltroni di "essere chiaro. Ci faccia sapere se quando parla di "discontinuità" significa che chiederà la dimissioni di Bassolino e Iervolino. Altrimenti è solo ipocrisia.

Trecentomila per il "d-day" il popolo di walter nelle piazze - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Una campagna ora tesa al 9 aprile, quando Walter Veltroni sarà nel pomeriggio in piazza del Plebiscito per misurare i passi in avanti e verificare la temperatura della città cinque giorni dopo lo sbarco di Berlusconi e Fini, che saranno il 4 anche loro al Plebiscito. La campagna finalmente comincia a scaldarsi.

Berlusconi lancia l'affondo "finita la fiction di veltroni" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi lancia l'affondo "Finita la fiction di Veltroni" "Ma dovremo fare anche cose molto impopolari" GIANLUCA LUZI ROMA - Un milione di lettere ai cittadini di Roma per denunciare "i disastri di Veltroni" e una intervista al settimanale americano Newsweek Berlusconi per sferrare un duro attacco al suo competitor: Veltroni "

<Anche se perdo non mollo> ( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ipotesi di una divisione di responsabilità con Berlusconi?"". E questa la risposta di Veltroni: "Quando è caduto il governo Prodi io ho proposto di formare un governo con Berlusconi per fare le riforme istituzionali e cambiare la legge elettorale. La destra, soprattutto Berlusconi, si è opposta e ne porta la responsabilità.

Chi di par condicio ferisce ( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi non ha interesse a confrontarsi con Walter Veltroni, essendo in vantaggio nei sondaggi. E a chi cerca di stanarlo dice: bene, abolite la par condicio. I candidati premier sono 15 e non è possibile accontentarli tutti come vuole la legge.

L'altra metà del voto ( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Viaggio nel voto locale, con qualche sorpresa e due certezze: Veltroni ci punta per occultare l'annunciata sconfitta alle politiche. Per Berlusconi, invece, contano soprattutto Roma e il Lazio. "Non ci restano che i ballottaggi". Al Loft, quartier generale veltroniano, è lo scoramento il sentimento più diffuso.

Fine del partito e della guerra civile italiana ( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per questo Silvio Berlusconi è stato chiamato populista e il suo metodo politico giudicato immorale. Ma, almeno, con Walter Veltroni si è capito che con la fine delle ideologie e delle militanze, con la morte del partito come riserva morale, è finita in principio la lunga guerra civile italiana che aveva percorso Ottocento e Novecento.

Prodi e il vizietto di svendere patrimoni ( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi. La difesa dell'italianità della compagnia aerea ha regalato al Pdl un punto e mezzo in tutti i sondaggi. E gli sforzi del tour di Walter Veltroni nel profondo Nord sono stati del tutto vanificati. A questo punto anche se l'intesa con i francesi andrà in porto (ma è difficile) il Cavaliere potrà sempre dire che il suo no ha migliorato le condizioni della vendita per l'

Perline ( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Roberto Calderoli: "Veltroni ha una tale nostalgia di Roma che quando viene al Nord porta le comparse di Cinecittà a fare le truppe cammellate". "La Repubblica", 19 marzo 2008. Rissa verbale tra Polito Solatto di An e Antonio Tajani di Forza Italia. Solatto si sfoga per la bocciatura delle liste civiche collegate a Gianni Alemanno.

La Russa: Non è con "i figli di" e copiando i programmi che Veltroni vincerà ( da "Panorama.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che è anche in [4] pole position per un posto nell'esecutivo di [5] Silvio Berlusconi. La Russa, in Lombardia il Pd schiera il giovane Colaninno. Che duello vi aspetta? Matteo è un bravo ragazzo. Ma credo sia sceso in pista perché si chiama Colaninno. Non è colpa sua: è Veltroni che vuole gettare fumo negli occhi dei cittadini.

Così Prodi ha regalato il Paese ai clandestini ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, lettera ai romani: "Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la capitale" Roma - è l'immigrazione clandestina, irregolare, non controllata la vera piaga per l'Italia, non l'immigrazione. E gli ultimi dati dicono che la tendenza è quella di un aumento degli stranieri "abusivi" in libertà, con una diminuzione delle espulsioni e un'

Berlusconi: "Lo show di Veltroni è finito" ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 31 pagina 0 Berlusconi: "Lo show di Veltroni è finito" di Fabrizio De Feo Il leader del Pdl: "Ci sono due sinistre che significano 67 nuove tasse e diminuzione della sicurezza". Sulle larghe intese Veltroni fa retromarcia: "chi vince governa" Roma - "Walter Veltroni è un grande chiacchierone, ma il suo spettacolo è finito".

Voto (amministrativo) agli immigrati: il primo nodo del prossimo Parlamento ( da "Panorama.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pd di Veltroni si dice favorevole; la [2] Sinistra Arcobaleno afferma si tratti addirittura di una misura ovvia. Il [3] Pdl di Berlusconi per ora ha confermato un'apertura. E la [4] Lega? Contrarissima. Non parliamo poi de [5] La Destra: "Sono impazziti a dare il voto agli immigrati", commenta, col suo solito modo diretto,

22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

Confronto in tv, Veltroni attacca il Cavaliere ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Così Walter Veltroni torna sul confronto tv con Silvio Berlusconi. Ospite di "Viva voce" su Radio 24, il leader del Pd attacca Berlusconi accusandolo di ingannare gli italiani mentendo sul confronto televisivo. "Ogni sera ci sono confronti tra Bertinotti e Casini e tra altri esponenti politico.

QUARANTENNI ( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali?


Articoli

Intervistato da Newsweek, Walter Veltroni ripropone la sua idea di un governo che può t (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rovare una base comune di lavoro. Ieri mattina, a commento dell'intervista, mentre precisava che "non esiste nessun inciucio", confermava però che "esiste la necessità di fare, con larghe intese, le riforme istituzionali e la riforma elettorale". Chiarezza e precisazione insieme, per una volta, invece di contraddirsi, paiono un perfetto specchio della biforcazione cui è arrivata la campagna elettorale del leader del Pd alla soglia dello sprint finale: come tenere insieme un futuro programmatico e lo scontro in atto con Berlusconi? Decisione non da poco. Scendere in campo per superare il quindicennio dominato da Silvio è stata la seconda grande intuizione del progetto di rinnovamento di Veltroni (la prima quella di correre da solo). Rifiutare l'antiberlusconismo è un'operazione che ha molte ricadute. Un risultato, evidente, è quello di sciogliere una sinistra dallo scoglio cui è aggrappata (l'anti-Silvio) e riportarla in mare aperto. Con il vantaggio di farle ritrovare il gusto di affrontare molti temi, e anche di farla passare, tatticamente, dalla posizione di chi è contro qualcosa, dunque in difesa, a quella di chi è a favore di qualcosa, dunque in vantaggio. Ma risultato ancora migliore è che la tattica di sganciarsi dal "totem", alla fine riesce a sganciarti anche dalla persona: il dimenticare Berlusconi (anche nominalmente) come un modo per liberarsi da Berlusconi stesso. La riconciliazione nazionale non come un gesto di bontà, ma come sottile tattica per detronizzare l'avversario dalla sua centralità politica. Finora questa idea ha funzionato. Veltroni sembra infatti essere riuscito a riportare nelle sue mani il messaggio dell'apertura e lasciare in quelle di Berlusconi il messaggio del risentimento. Parte di questo successo è dovuto anche alla fiducia che gli hanno dato le forze più radicalmente antiberlusconiane del centro-sinistra, che sembrano aver capito i vantaggi di questa rottura. Almeno finora. Più ci si avvicina alla data delle elezioni, infatti, e più è difficile per Veltroni mantenere la sua rotta. Il primo nemico dei suoi propositi è Berlusconi stesso, che ha fatto salire il tono delle polemiche, tornando sui temi preferiti, dai "comunisti" ai giudici, e riproponendo in pieno il suo doppio ruolo di uomo d'affari e leader politico. Al punto che, a quindici giorni dalle urne, nel dibattito nazionale è quasi scomparsa ogni traccia d'intesa politica bipartisan per il futuro del Paese, se si eccettua la brillante opinione di Giulio Tremonti. La ripresa di vigore dello scontro sui terreni più tradizionali sta provocando però anche nel centro sinistra più di un prurito, e di sicuro una complicazione: Veltroni è stato infatti negli anni passati il politico cui si è ispirata la sinistra più antiberlusconiana, quella stessa che ha sempre vissuto D'Alema come un "inciucione". Questa sinistra ha finora dato fiducia a Walter, ma diventa sempre più difficile agli occhi dell'elettore del Pd sostenere - a fronte della nuova attivizzazione di Silvio, ad esempio sull'Alitalia - che la critica a Berlusconi sia solo una "malformazione culturale". Davanti a un Berlusconi che ripropone il suo modello cresce nel centro sinistra dunque la voglia di seguirlo sul suo stesso terreno. È in questa atmosfera che vengono date le ultime carte della campagna. Sul tavolo delle war rooms dei due schieramenti le indagini di voto arrivano comunque, per quanto ne sia proibita la pubblicazione. Numeri che sembrano misurare una sorta di apice raggiunto dalla battaglia finora, un trend di progressivo ravvicinamento fra i due schieramenti, con in mezzo un buon numero d'indecisi. Come conquistare questi voti è ora il problema dello sprint finale. Qui nasce l'ultima decisione. Silvio Berlusconi ha certamente ritrovato il suo vigore nell'imboccare la strada del "fare", quella appunto del politico e imprenditore, anche se dà segni di nervosismo nel suo continuo attacco a Casini per la dispersione di voti. Veltroni invece si trova a un punto più complicato: la sua rassicurazione che non ci sarà "un inciucio" è la prova che ha bisogno d'inviare messaggi a chi dei suoi comincia a non capire più il suo approccio. D'altra parte, il ripresentare a interlocutori rilevanti come Newsweek l'idea di un governo comune con il Pdl, sia pure solo per le riforme, non è casuale. E se questa è la direzione per rassicurare il mondo internazionale, non può certo ora bruciarla in una lotta corpo a corpo con Berlusconi, cancellando ogni possibile ricostruzione futura di un clima di salvezza nazionale. Come fronteggiare allora l'esuberante Berlusconi e, insieme, il nervosismo di un elettorato che ancora teme il leader del Pdl? Cosa serve di più nel conquistare gli indecisi? Andare allo scontro con Silvio o rimanere fermo sull'idea di un governo che aiuti l'Italia? Una decisione non da poco. Sarà un comunicatore così esperto Walter da riuscire ad aggirare tutte le trappole che gli apre Silvio? Può essere. Ma anche no. Lo studio del tipo di campagna del Cavaliere prova che la sua tattica è quella di concentrare nelle ultime ore dello scontro sorprese e colpi di scena. Allacciamo le cinture dunque: la sfida vera, in qualche modo, comincia ora.

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Dov'è finita l'Italia televisiva del Cavaliere? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Taccuino elettorale Marcello Sorgi Dov'è finita l'Italia televisiva del Cavaliere? I n una lettera alla "Repubblica" e in un articolo del "Corriere della Sera", Walter Veltroni e Massimo D'Alema hanno toccato il polso, a loro giudizio, alla campagna elettorale ormai avviata verso la corsa finale. Veltroni, che scrive avendo visitato 80 province italiane, a sorpresa sostiene che "in Italia, l'Italia della televisione non c'è. C'è un Paese diverso. I modelli, i valori, le parole e il linguaggio non sono quelli che si ascoltano sul divano di casa". D'Alema, che è al lavoro nella difficile frontiera napoletana e campana della monnezza e di Bassolino accusato di esserne quasi l'unico responsabile, ha spiegato che "bisogna criticare e allo stesso tempo rincuorare", e poi ha dato un consiglio agli amministratori locali impegnati a recuperare voti tra la gente che li contesta: "Se votassero solo quelli che leggono i giornali, non ci sarebbe partita. Non parliamo se votassero quelli che leggono i libri. Ma vige il suffragio universale, state attenti: è nella fascia meno acculturata che sfonda la destra". Singolari e chiaramente in contraddizione, le due teorie hanno il merito di essere costruite su una diretta osservazione del campo e della realtà. Il leader del Pd, probabilmente, pensa all'Italia rappresentata nel film di Paolo Virzì "Tutta la vita davanti", dedicato alla dimensione del precariato e alla rabbia dei giovani senza futuro, e ritiene che in quest'area, e non solo, il suo partito possa ancora crescere molto. Il ministro degli Esteri forse ha vissuto nell'incontro con le fasce più marginali della società meridionale, con il ribellismo monnezzaro di quelli che magari gridano davanti alle telecamere e poi aggiungono i loro sacchetti ai cumuli abbandonati per strada. l'incubo che può portare il neonato maggior partito di centrosinistra al collasso elettorale anche in zone in cui godeva di solidi appoggi. Ad ogni modo: se Veltroni ha visto bene, il Pd può vincere e forse vincerà le elezioni. Se invece D'Alema non riesce a cambiare ciò che ha visto in Campania, a vincere sarà il Pdl. Resta solo una domanda: ma non ci avevano detto che Berlusconi aveva prima costruito e plasmato per anni con le sue tv, per poi poterne approfittare, un'Italia a sua immagine e somiglianza? E dov'è finita quell'Italia?.

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"Dico sì, ma devono parlare l'italiano" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LE CONDIZIONI Intervista Giancarlo Galan Il governatore del Veneto: la Lega si adegui "Partecipino alle amministrative se si integrano" Chi è "Dico sì, ma devono parlare l'italiano" GIGI PADOVANI Tra un pranzo elettorale e una festa nel Polesine, Giancarlo Galan continua la sua campagna elettorale nel suo Veneto, che se lo tiene come governatore da ben 13 anni. Adesso sta riprovando l'avventura per Roma: come nel 2006, si ricandida al Senato. Sarà di nuovo eletto, c'è da giurare, e ancora una volta dovrà scegliere tra Palazzo Madama e il Canal Grande. Se Berlusconi ce la farà, c'è da giurare, sarà il ministro del Nord-Est di cui si parla. Il solito Bossi, tanto per seminare zizzania, ha giusto parlato di una donna, l'altro giorno. E Galan, fisico possente, amante della tavola, della pesca e delle belle donne, ha davvero poco di femminile. Ma se deve dire quel che pensa alla Lega, non si tira indietro. Presidente Galan, ha letto? Berlusconi vuol dare il voto agli immigrati. La Lega tuona. E lei che cosa dice? Non mi dica che è d'accordo... "Ma certo, perché?". Giusto. Non vuole contraddire il Cavaliere. "Non è questo, figuriamoci. Il problema è un altro e si chiama Europa". Prego? "Ha capito bene: noi guardiamo al Nord Europa, alla Francia e alla Germania. E là ci sono regole precise. Dobbiamo adeguarci a quelle norme. Il voto agli immigrati è previsto". Anche alle politiche? "Non esageriamo. Qui si parla di amministrative, mi pare che anche Fini lo abbia chiarito. E Berlusconi ha spiegato che dobbiamo essere aperti, ma nel rispetto della legalità". E quindi? "Quindi la prima condizione è che si tratti di persone che desiderano integrarsi e che vogliono adeguarsi alle nostre regole: rispetto reciproco. E devono sapere l'italiano". Scusi, Galan, ma non è proprio in Veneto che ci sono sindaci pronti a usare il randello contro gli stranieri? "Facciamo chiarezza. Se c'è qualche coglione della Lega che parla di espulsioni, è meglio dimenticarselo. La mia regione sta cambiando, siamo alla terza fase: dopo i pionieri e i fruitori del benessere, adesso devono nascere i nuovi veneti. Lo sa che ormai siamo quasi cinque milioni e circa 500 mila sono stranieri? E dove pensa che li dobbiamo mettere? Nei ghetti?". Dica lei... "Serve una politica di accoglienza, servono case, servono scuole, serve una nuova urbanistica. Altro che razzismo. La Caritas sostiene che il Veneto, e proprio Treviso, è una delle zone d'Italia dove la qualità di integrazione è più alta. Il primo luogo in cui deve nascere questo nuovo rapporto sono le aule scolastiche". Sembra di sentire Veltroni. "E no, la mia polemica con lui l'ho già fatta: che cosa ha realizzato il governo di centrosinistra per gli immigrati, oltre alle parole? Niente. Noi? Tutto. Il nostro welfare e la nostra sanità sono tra le migliori, vengono qui anche dalle altre regioni a curarsi e ci facciamo carico anche di moltissimi stranieri. Però non ci danno le risorse: questo è il problema. E' la ragione per la quale vado a bussare a Roma". Dicono che vada a fare il ministro, se vince il Pdl. "Senta, io ho posto 10 condizioni, per il Veneto, nei confronti di qualunque governo. Il primo è l'autonomia fiscale. Altrimenti la nostra strada sarà diversa, quella del Partito del Nord-Est, con tutti quelli che credono in un progetto federalista vero". Lei ha già annunciato che toglierà le deleghe agli assessori Udc, litiga con la Lega: cos'è? Un super-Galan? "Anche la Lega, lo ripeto, si deve adeguare. Per tutto il resto, ovviamente, ne riparleremo dopo il voto...".

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Il Vaffa di Sonia "Sicilia, svegliati" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Personaggio Una campagna condotta via Internet Il Vaffa di Sonia "Sicilia, svegliati" FEDERICO GEREMICCA INVIATO A PALERMO Rita Borsellino ci ha provato fino all'ultimo a impedire che l'esperimento avesse luogo proprio lì, consapevole che si sarebbe trasformato in un'altra rogna nella già disperata guerra siciliana: ha scritto a Beppe Grillo e gli ha chiesto di lasciar perdere. Naturalmente, sapeva che era difficile e che la cosa era ormai molto avanti: infatti era stato proprio a lei, all'inizio, che avevano chiesto di benedire il battesimo elettorale dei "grillini" che scendono in politica. "Amici di Beppe Grillo con Rita Borsellino presidente": la lista avrebbe dovuto chiamarsi così, con l'obiettivo dichiarato di incanalare la rabbia e la delusione dell'antipolitica contro Raffaele Lombardo e Anna Finocchiaro, lanciati nella corsa alla presidenza della Regione Siciliana. Ma Rita Borsellino ha detto no, ha scelto di unirsi al Pd nella resistenza alla marcia del centrodestra e ora, seduta al tavolino di un bar, ecco chi ha preso il suo posto alla guida dei "grillini" di Sicilia. Si chiama Sonia Alfano, ha 36 anni, tre figli, una bell'aria tosta e la mafia le uccise il padre - Beppe, un giornalista - due giorni dopo la Befana del 1993. Racconta di Grillo e della lista, e sembra di star ad ascoltare un tecnico informatico: rete, post, meetUp, blog, e-mail... E in effetti è ancora attraverso la rete - dopo l'epopea disordinata del Grillo Uno, cioè il Vday e l'attacco alla "casta" - che il Grillo Due prova a dar ordine ai suoi seguaci. "L'idea della lista è nata dalla rete, quando a Palermo si riunirono i responsabili dei meetUp provinciali. La domenica dopo mi chiamarono e mi chiesero se volevo candidarmi alla presidenza della Regione alla guida dei "grillini". Loro erano già in contatto con Beppe, come del resto anch'io: ci siamo tutti più o meno conosciuti in rete, e poi di persona, nelle battaglie del movimento "E adesso ammazzateci tutti", in difesa di De Magistris e contro Mastella". Il cellulare suona a ripetizione, Sonia non risponde. "Telefonai a Beppe. Lui mi disse "state attenti, siate prudenti, queste elezioni sono un gioco al massacro"... Di lì in poi, però, passo passo assieme. Il nome della lista, gli slogan, il tipo di campagna...". Beppe Grillo ha esaminato i certificati penali di tutti i "grillini" candidati. E via via s'è tanto appassionato all'avventura siciliana da trasformarla in una sorta di laboratorio delle possibilità di mutare l'antipolitica in "altra politica": cioè, eleggere "grillini" nelle istituzioni. In istituzioni importanti. Anche per questo l'ultimo fine settimana l'ha passato qui, sull'isola, in un duro tour tra Caltanissetta e Catania, Palermo e Messina, non diversamente da un qualunque altro leader in campagna elettorale. Le sue uscite, però, non sono né comizi né spettacoli: sono randellate, sberleffi a Psiconano e Topo Gigio, invettive contro una certa idea di modernità e gavettoni e sputi a giornalisti e cameramen assiepati sotto il palco. Il prossimo Vday, il 25 aprile, sarà contro l'informazione. E Grillo, urlando dal palco, lo prepara così, indicando ai "grillini" il prossimo nemico: "Giornalisti merde. Se stiamo sprofondando è colpa dei politici ma anche vostra. Ho esagerato chiamandoli merde? Va bene, diciamo merdine...". Naturalmente, quando uno poi scende in politica - anche se in nome di un'"altra politica" - rischia dei mezzi scivoloni, identici a quelli dei politici "veri". Per esempio: l'indicazione di Grillo ai suoi amici per le elezioni del nuovo Parlamento è di non andare a votare ("Dieci anni fa avrei avuto vergogna a dirlo: oggi ne vado fiero"), ma in Sicilia sì. O meglio sì per Sonia Alfano alla Regione, ma no per chiunque altro a Camera e Senato. E se gli si chiede se non sia un modo di aiutare Berlusconi lui risponde: "E chi se ne frega?! Non ve ne accorgete che sono morti tutti e due, sia Veltroni che Berlusconi? E se anche vince lo Psiconano, scommettiamo che in due anni cade anche lui?". E' convinto che siano allo stremo, che ancora un po' e vien tutto giù: "Sono vecchi, non ce la fanno. Hanno paura: hanno preso il mio Vday e lo stanno applicando alla lettera: non vogliono più l'auto blu, si riducono gli stipendi, rinunciano ai loro privilegi... Fanno ridere, sono morti e non se ne sono accorti". Anche in Sicilia sono morti? Sonia Alfano dice di sì, ma non deve esserne granché convinta, se ha chiesto l'arrivo di osservatori internazionali che vigilino sulla regolarità delle elezioni. "Nei quartieri più poveri è già cominciata da un pezzo la compravendita dei voti - dice -. Le città sono tappezzate di manifesti abusivi e la settimana scorsa un sondaggio ha rivelato che solo il 20% dei siciliani sa dell'esistenza della nostra lista. Noi sappiamo che non vinceremo le elezioni, ma vorremmo - almeno - perdere senza imbrogli". Comunque sia: due settimane e vedremo quanti sono gli amici di Grillo in Sicilia (i sondaggi oscillano intorno al 2 per cento) e che futuro attende l'antipolitica che cerca di farsi "altra politica". Con Beppe e i suoi amici si può essere in disaccordo su tante cose, ma sul rischio brogli no. Due presidenti di seggio sono in carcere da 4 giorni per aver falsato le elezioni comunali dell'anno scorso: avevano votato e infilato nelle urne centinaia di schede per fare eleggere parenti e amici. Insomma, altro che morti.

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L'Italia non è quella appiattita della televisione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: "Primo impegno per la cultura" "L'Italia non è quella appiattita della televisione" Nuove adesioni bipartisan all'appello "Rimboccarsi le maniche e riportare in primo piano la cultura e le bellezze dell'Italia", avanzato nei giorni scorsi dal giornalista e scrittore Alain Elkann nelle vesti di presidente della Fondazione Mecenate 90, in collaborazione con la Fondazione Rosselli. Prima è venuto il sì di Silvio Berlusconi: "Sono convinto che innanzi tutto è necessario sentire il primato dell'Italia - considerata universalmente il più grande museo a cielo aperto del mondo - ed esserne orgogliosi". E ieri, in una lunga lettera a "Repubblica" Walter Veltroni ha criticato l'appiattimento dell'Italia, così come la si vede in tv. E ha promesso, se vincerà le elezioni, di lavorare perchè "alla cultura non si faccia la carità", perchè non sia "un costo oneroso, ma un'opportunità di lavoro e una fonte di orgoglio e benessere per tutti".

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[FIRMA]LUIGI GRASSIA In questo weekend il mondo del trasporto aereo è cambiato da così (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A così, e nelle prossime settimane cambierà ancora un bel po'. In Italia abbiamo avviato il trasloco da Milano a Fiumicino del 70% delle rotte di Alitalia ed è scattato l'orario estivo. Allargando l'orizzonte alle relazioni inter-atlantiche, ieri è partita la rivoluzione dei "Cieli aperti" fra l'Europa e gli Stati Uniti, un accordo grazie al quale qualunque compagnia potrà collegare un continente all'altro senza vincoli di partenza; quindi (ad esempio) la Air France farà decollare voli per New York e Los Angeles non solo da Parigi ma anche da Londra, e la British Airways farà la stesso da Parigi. E un'accentuata concorrenza è in arrivo anche sulle rotte nazionali perché Ryanair, la compagnia irlandese a prezzi stracciati, che fino ad ora aveva sempre operato in Europa da Paese a Paese, ha appena annunciato l'apertura della sua prima rotta interna in Germania (fra Berlino e Francoforte) e il 2 maggio lancerà il suo primo collegamento franco-francese tra Beauvais (in Normandia) e Marsiglia. Ryanair, ovviamente, non ha neanche bisogno di appellarsi ai Cieli aperti Usa-Ue, perché essendo europea gode già del mercato libero continentale. Se e quando la compagnia irlandese deciderà di lanciare rotte interne anche in Italia, i giochi si spariglieranno pure per Ali-Air France; ma nel frattempo Alitalia subirà, da subito, una pressione concorrenziale accresciuta dallo stesso accordo "Open skies", perché le americane United e American Airlines cominceranno a operare in Europa aprendo (di fatto) rotte fra Stato e Stato del Vecchio continente, cosa che finora non potevano fare. Sarà permesso, infatti, il "cabotaggio": cioè un volo di linea, poniamo, in arrivo da Chicago a Madrid, potrà proseguire per Roma imbarcando nuovi passeggeri e quindi, di fatto, opererà su una rotta inter-europea. Restano vietati invece i collegamenti all'interno di un singolo Paese. Oggi alla Magliana riparte (in salita) il confronto fra i sindacati e il numero uno di Air France, Jean-Cyril Spinetta. Ci saranno tutte e nove le sigle, compresa l'Anpac dei piloti che aveva minacciato di disertare l'incontro. Quindi la linea è trattare, e non mettersi di traverso. Silvio Berlusconi rivendica: "Il mio appello agli imprenditori italiani è servito, perché Air France aveva detto al governo e ai sindacati "prendere o lasciare" ma dopo il nostro intervento ha dovuto cambiare strategia e trattare senza ultimatum. Anche se ancora non basta". Gli risponde il leader del Pd, Walter Veltroni: "Parole irresponsabili. È stato presidente del Consiglio per 5 anni e non ha risolto il problema Alitalia. Adesso bisogna andare avanti con Air France". Curiosa uscita di Claudio Lotito: "Datemi 5 anni e io rimetto a posto l'Alitalia". Ma il presidente della Lazio ha aggiunto di non essere parte di alcuna cordata.

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Il problema non è la par condicio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

(gio.co.) La notizia è che il duello tv non ci sarà. Il rammarico è che a perderci saranno soprattutto gli italiani. Nel 2006 furono 16 milioni quelli che si misero in poltrona per farsi un'idea. Quest'anno niente, Berlusconi non vuole. La par condicio è solo un pretesto: nel 2006 la legge in vigore era la stessa e il duello tv si è fatto. Altra cosa è il regolamento della Vigilanza che interpreta in modo amb i g u o quella legge e che, per paradosso, finisce per favorire i p i c c o l i partiti a danno dei grandi. Alla fine, fateci caso, Veltroni e Berlusconi compariranno direttamente davanti agli italiani meno di altri candidati premier. Meno di Bertinotti, di Casini, della Santanché. Poi, certo, ci sono i telegiornali: quelli seguono le notizie e sanno chi può vincere le elezioni e chi no. C'è qualcuno che vorrebbe vedere Bruno de Vita, leader dell'Unione democratica dei consumatori, tutte le sere al Tg1? Qui nessuno vuole abiurare la par condicio. Nessuno chiede il farwest che consenta a chi ha più soldi di dettar legge anche in tv, soprattutto se la tv è casa sua. In tutti i paesi occidentali il peso dei partiti conta. E il confronto tv tra i due leader più importanti è un appuntamento fisso. Anzi, un dovere nei confronti dei cittadini.

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Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I'm young, I'm Pd Fare politica a 18 anni non è facile. I coetanei spesso non ti capiscono e i grandi non sempre ti ascoltano, ma io la faccio lo stesso perché mi diverto. Come in altre campagne elettorali ho passato pomeriggi interi a piegare volantini, a imbustare lettere e a discutere con gli amici indecisi per convincerli della validità del nostro progetto. È venuto a trovarci nel ricco nord-est, a Pordenone per essere precisi, il ministro Damiano; grande partecipazione e grande disponibilità del ministro a scambiare qualche parola con me sulla precarietà. Ma l'emozione più grande c'è stata qualche settimana fa: 4000 persone a sommergere con applausi infiniti il segretario Veltroni. Un palazzetto dello sport forse inadatto ad accogliere tutti. E sì che è una terra difficile! Erano le 20.30 e qualche ora dopo sono partito per la gita in Grecia, la gita dell'ultimo anno di scuola prima dell'esame di maturità... il cartellone verde con la scritta "Si può fare" ben in vista sul finestrino del pullman per tutta la durata della gita... una buona campagna elettorale per gli italiani residenti in Grecia! Io ci credo, grazie Walter per l'attenzione verso i giovani e grazie a tutti quelli che ci mettono il cuore! NICOLA89 Forza ragazzi, divertiamoci! "L'impossibile è qualcosa di molto divertente da fare": potrebbe essere un altro slogan da affiancare ai già fortunatissimi "Si può fare" e "Mi fido di te". Perché, a stare a quanto emerge dai sondaggi, nel confronto con "il maggior esponente del partito a noi avverso", il gradimento e il giudizio di credibilità riscossi da Veltroni sono in costante e strabiliante ascesa. Se, al momento della sua nascita, la fiducia nutrita dagli elettori nei confronti del Pd veniva stimata di 12-15 punti sotto quella riconosciuta al Pdl, oggi più di un istituto demoscopico afferma che quel distacco si è ridotto a qualcosa che starebbe tra il 6,5 ed il 5 per cento....E allora forza, ragazzi: da oggi, mettiamocela tutta, e "divertiamoci" come pazzi!!! SISSIMARINA Alitalia, avanti miei ...Prodi L'unica vera cordata che sta emergendo con stupore, per salvare Alitalia, sembra essere l'asse Berlusconi-Bertinotti, i due candidati premier anziani. Complimenti ragazzi, se va avanti così il Pd rischia veramente di vincerle queste elezioni. E poi Silvio sembra veramente "sull'orlo di una crisi di nervi", convinto come era che non c'era bisogno di fare campagna elettorale perché aveva già vinto due mesi fa. Si ritrova invece con i sondaggi avversi, non riesce più a stupire e a far sognare una parte di italiani e non è neppure più in grado di presentarsi in Tv, se non per fare l'Orlando furioso. ...Avanti miei Prodi FROSSI2006 (www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).

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Perché Walter vuole il duello (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A DUE SETTIMANE DAL VOTO Berlusconi non molla con la scusa della par condicio ma si tenta ancora Perché Walter vuole il duello Martedì sera il primo confronto ravvicinato: due tribune elettorali (separate) in concomitanza con la partita Roma-Manchester. Il leader del Pd vede nel match tv lo strumento migliore per convincere il 30% che non ha ancora deciso. Berlusconi si nega: "È vietato dalla legge". Ma Gentiloni lo smentisce ancora. MARIO LAVIA Ci si mette pure Roma-Manchester. Tutto esaurito all'Olimpico, probabile altissima audience televisiva, come si conviene per un big match calcistico. Che c'entra? C'entra. Il fatto è che la partita di calcio verrà trasmessa su Rai Uno martedì sera alle 20,30, mentre Rai Due manderà la tribuna elettorale di Silvio Berlusconi alle 21 e quella di Walter Veltroni alle 21,50. Nessuno dei due è romanista ma, amando entrambi il calcio quanto la politica, malediranno la coincidenza delle loro tribune tv con la Champions. C'è poco da fare, così ha voluto il sorteggio della commissione di vigilanza, prima tocca al Cavaliere, poi al leader del Pd. Altro che faccia a faccia, al massimo i due si incroceranno quando il primo lascerà lo studio di Saxa Rubra e il secondo vi entrerà, "buonasera", "buonasera", tutto qui. Sarà comunque il primo confronto ravvicinato, separato da un break pubblicitario, stessa formula, stessa durata, stessi giornalisti (Riotta, Mazza, Sorgi e Folli), probabilmente lo stesso pubblico, decimale in più decimale in meno. Ma Veltroni vuole altro. Il duello tv. La strada migliore per parlare a chi non ha ancora scelto da che parte stare, il format giusto per conquistare quei consensi che nessun pullman, nessuna piazza, e nemmeno nessuna apparizione televisiva "in solitaria" può portare. Il candidato premier peraltro sa benissimo che Berlusconi in tv è un avversario duro, uno che avrebbe in serbo qualche sorpresina (Prodi se la ricorderà per sempre quell' "aboliremo l'Ici, avete capito bene" di due anni fa): e però è consapevole di avere più argomenti oltre che le physique du role. A pochi metri dal traguardo, il leader dem "sente" di potercela fare. Ha chiesto ai suoi di portargli i dati degli ultimi sondaggi ufficiali di due anni fa: ha visto che il distacco di Prodi su Berlusconi era più ampio di quello che oggi i sondaggi assegnano al cavaliere su di lui. Si può fare. Walter ci punta, sul match tv, ma ci spera sempre meno. Berlusconi a meno di svolte improvvise, come un pulzella dei romanzi d'appendice non si concederà. A meno che... A meno che, il Cavaliere non capisca che opporre ulteriori dinieghi può apparire controproducente agli occhi dell'opinione pubblica "sua", può sembrare un atteggiamento di paura e quindi di resa senza combattere: non sarebbe da lui. L'appello di Bossi ad accettare il faccia a faccia televisivo è stato interpretato al loft esattamente in questo senso: attento Silvio, del voto non v'è certezza, devi scontrarti a mani nude contro il tuo avversario. Ma lui non se ne dà per inteso: "Veltroni sarebbe estremamente agevole metterlo sotto " e comunque "è un confronto impossibile perché vietato dalla legge". Prontamente smentito da Paolo Gentiloni: "Non c'è ovviamente alcun divieto nei programmi giornalistici. Continuano infatti a svolgersi decine di confronti tra leaders politici inclusi i candidati premier. Possibile che il divieto riguardi solo Berlusconi? ". "Certo non ce lo possiamo portare col guinzaglio", dicono i collaboratori del leader Pd. Il quale ribadisce ma senza forzare: "Non è un problema di campagna elettorale, ma di concezione della democrazia. È un dovere, in campagna elettorale, mettere i cittadini in condizione di poter valutare le diverse posizioni". Di certo, appare impensabile che il Cavaliere non sappia quello che sa Veltroni, e cioè che la massa degli indecisi, dopo una fase di relativa diminuzione, è ripresa a crescere, mantenendosi sul livello altissimo del 30 per cento, cosa che lascia presupporre che le persone che sceglieranno come votare solo all'ultimo momento saranno tantissime. Tutte molto influenzabili dalle performance televisive, specie se "dirette". Veltroni continuerà a picchiare su questo tasto, nell'ambito di una guerra psicologica che punta a mettere il Cavaliere nel cono d'ombra di chi comincia ad avere paura.

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<Il vostro Pd? Il New Labour del XXI secolo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL PD VISTO DAGLI ALTRI/1 Denis MacShane, ex ministro per l'Europa di Blair: "Sarete un modello per la sinistra continentale" "Il vostro Pd? Il New Labour del XXI secolo" DANIELE CASTELLANI PERELLI Ammette che la campagna elettorale italiana non appassiona i britannici quanto l'epico scontro tra Hillary e Obama, soprattutto a causa di Berlusconi: "Fa impressione che sia ancora lì. Pensavamo tutti che si fosse ritirato, e ritrovarcelo ancora è come riportare indietro gli orologi ai tempi di Chirac e Aznar". Ma Denis MacShane ? ministro per l'Europa di Tony Blair dal 2002 al 2005, oggi deputato laburista e editorialista del Guardian ? ci tiene a sottolineare che l'avventura di Veltroni invece lo entusiasma eccome e che il Partito democratico, soprattutto se riuscisse a strappare la vittoria al centrodestra, diventerebbe un modello per il centrosinistra europeo. Due anni fa lei ha calorosamente lodato il Pd in un saggio apparso sul sito Opendemocracy. Pensa ancora che rappresenti "un punto di svolta per i progressisti europei "? Se il Pd vincerà, come spero, allora rappresenterà davvero una rottura per il centrosinistra europeo. Sia in Germania sia in Francia, la sinistra si sta guardando intorno in cerca di ispirazione, e le nuove idee che produrrebbe un Pd di governo potrebbero dare il via a una nuova era politica. Ma se vince Berlusconi, il famoso detto del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa si trasformerebbe in "nulla può cambiare e tutto peggiora invece di cambiare". Il Wall Street Journal ha attaccato Berlusconi su Alitalia e sembra apprezzare le idee di Veltroni. Come spiega questa sorta di "endorsement" da parte di un giornale conservatore? Il punto è che la stampa finanziaria internazionale, come il Wsj e l'Economist, è sempre stata molto critica verso i modi occulti con cui Mr B. tratta le questioni finanziarie. Il Wsj vuole che i politici facciano i politici, che gli imprenditori facciano gli imprenditori, e che le due categorie non si mischino. Il Pd è ormai un partito liberale, favorevole al libero mercato come il New Labour di Blair. Ma non è troppo tardi? Molti partiti di centrosinistra, come la Spd e il Labour di Brown, non stanno svoltando un po' a sinistra? In Francia e in Germania c'è un grande dibattito sull'eventualità che il Ps o la Spd si spostino decisamente più a sinistra. Ma ogni volta che la Spd flirta con la sinistra nazionalista, protezionista, isolazionista e antieuropea cala nei sondaggi. Gli elettori di sinistra si sentono sempre più insicuri, e vedono in crisi il modello capitalista. Ma la sinistra radicale offre false soluzioni, mentre la sinistra riformista non si sta ancora ponendo le domande giuste. Il Pd ha fatto bene quindi a non allearsi con la sinistra radicale? Certo. La sinistra radicale promette il paradiso, ma un governo moderno deve fare i conti con la realtà terrena. Tutti i grandi partiti riformatori di centrosinistra che siano stati al governo in Europa, dalla Spd di Willy Brandt al Psoe di Felipe González fino ai socialisti di Olaf Palme, hanno rinunciato all'alleanza con la sinistra dura e pura, che agisce come un cancro sulla politica socialdemocratica e progressista. Che tipo di relazione dovrebbe avere il centrosinistra con i sindacati? I sindacati devono reinventarsi. Il drammatico calo degli iscritti e la crisi della loro rappresentatività in Europa e nel mondo sono un grande problema, in una società in cui i lavoratori sono sempre più sfruttati e non hanno nessuno che difenda i loro interessi. Il modello del sindacato del 20esimo secolo non va più bene per il nuovo mondo del lavoro. Tutto ciò rappresenta per la sinistra una grande questione, vista la loro storica alleanza con i sindacati, che però oggi sono troppo deboli per partecipare al dibattito. Cosa può imparare il Pd dall'esperienza del New Labour? Il New Labour sta affrontando oggi una crisi perché dopo undici anni di successi al governo gli elettori vogliono facce nuove. Il New Labour degli anni novanta sosteneva un'economia forte per ricostruire un tessuto sociale distrutto dagli anni della Thatcher. Sono in troppi a sinistra a concentrarsi sulle questioni culturali e sociali e a sottrarsi al confronto con il mondo reale. La sinistra deve costruire un'alleanza con le forze economiche della nazione. Deve rappresentare chi ha ambizioni e aspirazioni oltre a sviluppare programmi che aiutino i poveri. Il progetto del New Labour girava anche intorno all'identità nazionale britannica e a un'idea di nazione di successo. Sosteneva le differenti comunità etniche e razziali, ma era anche orgoglioso dell'identità nazionale britannica. Cosa succede se vince Berlusconi? L'Europa rispetterà ovviamente il voto degli italiani, ma nella nuova Europa del trattato di Lisbona penso che Sarkozy e Merkel trovino più facile lavorare con leader progressisti come Brown o Zapatero. La sorprende che Veltroni abbia un po' preso le distanze, in campagna elettorale, dall'esperienza del governo Prodi? Sono rimasto sorpreso quando Prodi è tornato a fare politica attiva in Italia dopo la presidenza della Commissione europea. È stato un errore. Avrebbe dovuto lasciare spazio a una nuova generazione di leader. Prodi è stato uno dei più grandi politici della recente storia europea, ma la sinistra ha bisogno di rinnovarsi. Come valuta l'ipotesi di una grande coalizione? Il Pd rischierebbe di perdere consensi a sinistra, come sta succedendo in Germania alla Spd? Penso sia sempre meglio stare al governo che all'opposizione. Willy Brandt ha impiegato con successo il suo tempo negli anni sessanta, quando con la Grande coalizione ha dimostrato che la Spd era capace di governare bene e di educare i propri elettori alla realtà del potere. Dobbiamo accettare il fatto che la destra e la sinistra protezionista e populista attireranno sostenitori sedotti da slogan facili e promesse disoneste. La sinistra democratica deve rimanere profondamente e chiaramente europeista. In Francia i socialisti hanno perso a causa della campagna anti-europea condotta nel 2005 da Laurent Fabius e Arnoud Montbourgh. Il Pd non deve fare lo stesso errore, deve essere risolutamente europeista. Anche se Berlusconi facesse bene, vedremmo solo una riedizione dell'Italia dei primi anni di questo millennio. Il vostro paese merita di più, e il Pd rimane la migliore speranza per il presente e per il futuro.

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Solo due "quasi confronti", su Rai e Mediaset: il primo e l'undici aprile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

TELEVISIONE   IL CAVALIERE BLOCCA DI NUOVO LA PRESENZA DEL LEADER DEL PD SU RAITRE. I DUELLI IN TV TRA I DUE BIG SARANNO SOLO A DISTANZA Solo due "quasi confronti", su Rai e Mediaset: il primo e l'undici aprile FRANCESCO LO SARDO Berlusconi non molla, anzi fa ancora più muro. Dopo aver fatto saltare la puntata di oggi di In mezz'ora con Veltroni ospite di Lucia Annunziata, il Cavaliere s'è chiamato fuori anche dalla puntata speciale di Ballarò prevista per domenica 6 aprile. Con il suo ultimo no Berlusconi ha così impedito la presenza del leader del Pd, che aveva dato la sua disponibilità a partecipare alla serata organizzata da Floris in un altro programma cult di Raitre. Il rifiuto di Berlusconi al confronto televisivo con il suo avversario democratico sta terremotando palinsesti e programmazioni tv, costringendo soprattutto il servizio pubblico Rai a fare i conti con i contraccolpi organizzativi delle fughe del Cavaliere: oggi a In mezz'ora anziché Veltroni ci sarà Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica e sorta di teorico ante litteram di un Pd italiano. Ieri intanto Enrico Mentana, smontando le illazioni che erano circolate nelle ultime ventiquattr'ore, ha smentito di essere riuscito nel miracolo dell'organizzazione del supermatch nella puntata di Matrix di venerdì 11 aprile, l'ultima giornata di campagna elettorale. L'ex direttore del Tg5, naturalmente, incrocia ancora le dita. Ma sa bene che un ripensamento di Berlusconi è un evento che si colloca ben oltre i confini della realtà. Resta il fatto che per ora quel che più assomiglia a un duello tra i due big, ancorché a distanza, resta il suo programma in onda in seconda serata su Canale5. "Si tratterà di due mie interviste separate e distinte, una a Berlusconi, l'altra a Veltroni, della durata di circa quaranta minuti ciascuna", spiega Mentana. Erano circolate voci di un possibile montaggio delle interviste di Berlusconi e Veltroni in parallelo, secondo una modalità sperimentata con successo dalle Iene: una eventualità, questa, smentita decisamente. Le interviste saranno registrate ma in nessun modo tagliate e alterate in fase di montaggio, assicurano a Matrix. Altre due coppie di doppie interviste (Bertinotti-Boselli e Casini-Santanchè) andranno in onda nelle precedenti puntate di Matrix di martedì 8 e mercoledì 9 aprile. Nello staff di Berlusconi c'è solo un dubbio al momento: il Cavaliere rischia di oscurarsi da solo essendo stato invitato per una intervista su Raitre proprio nella seconda serata di venerdì 11, all'indomani di un'analoga intervista di Veltroni alla stessa ora sulla stessa rete. Le ipotesi sono due: invertire le rispettive presenze alle interviste, con un improbabile gentlemen agreement con Veltroni o, più realisticamente, passare la mano a Fini. In calendario, per la verità, c'è anche un altro duello a distanza, assai simile a quello organizzato da Mentana. È quello che andrà in onda martedì primo aprile su Raidue con una doppia intervista a Berlusconi e a Veltroni, in onda rispettivamente alle 21 e alle 21 e 50 nell'ambito delle conferenze stampa organizzate dai servizi parlamentari della Rai: la differenza è che la serata di venerdì chez Mentana è stata "pensata" in quanto tale, quella su Raidue è invece frutto della assoluta casualità di un sorteggio che ha fatto sì che per il turno del primo aprile, tra i ben quindici aspiranti premier da inserire nel ciclo delle tribune, fossero estratti i nomi di Silvio e Walter. In questo contesto, con buona pace di Umberto Bossi che ha invitato Berlusconi a sottoporsi al confronto con Veltroni "per convincere gli indecisi", utilizzando anche lo spazio messo a disposizione "dal buon vespone", all'anfitrione di Porta a Porta non resterà che la possibilità di ospitare in solitaria i due leader del Pd e del Pdl, in due distinte puntate e in serate: mercoledì 9 toccherà a Veltroni, giovedì 10 a Berlusconi.

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Perché il futuro è da questa parte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STEFANO MENICHINI Non è né azzardo né propaganda scrivere oggi, a quindici giorni dal voto, che Silvio Berlusconi ha già perso le elezioni. Perché ce lo dicono tutti i segnali politici, gli ultimi sondaggi, i bachi della legge elettorale, gli umori del paese e perfino gli umori dello stesso leader della destra. Esattamente come è capitato a Romano Prodi due anni fa, Berlusconi rischia di perdere le elezioni nel rush finale, e comunque (proprio come Prodi) arriva con quest'ultimo voto alla fine della sua parabola da uomo politico. C'è una verità intrinseca nell'argomento polemico di Veltroni sull'anagrafe, che per essere colta va però spiegata e completata: la presenza di Berlusconi sulla scena italiana di questi quindici anni ha avuto effettiv a m e n t e qualcosa di magico, di speciale, di ineguagliabile. Se nel 2008 esiste un popolo di centrodestra di oltre quindici milioni di persone che ancora vuole votare compatto per Berlusconi premier, nonostante tutte le prove offerte e le delusioni patite, vuol dire che un miracolo il Cavaliere l'ha compiuto veramente: ha dato vita a un attore collettivo proponendogli con successo una profonda immedesimazione nel leader. Nella forza del rapporto personale con Berlusconi e di questo reiterato e per certi aspetti irrazionale affidamento, ci sono anche il limite e la fine di questa avventura storica. Non avremo una sesta replica del candidato Berlusconi, già lo sappiamo, come sappiamo che la prossima legislatura sarà molto breve. Dunque il Pdl come lo osserviamo oggi è alla sua ultima rappresentazione: è durato un'ora di più dell'Ulivo prodiano, ma lo seguirà presto in archivio. Senza aver cambiato in meglio l'Italia di un'oncia, il che segna il suo vero grave fallimento. Il ciclo berlusconiano non ha migliorato l'Italia, in compenso ha alla fine obbligato (a forza di testate contro il muro) il centrosinistra italiano a migliorare molto se stesso. Dopo aver consumato tutti gli argomenti della demonizzazione dell'avversario, il Partito democratico che troviamo in questa campagna elettorale è finalmente una proposta matura di governo del paese. Una forza libera dall'ossessione di mettere insieme qualsiasi contraddizione pur di piegare il nemico. Un partito consapevole dei tanti errori commessi in passato da sinistra nell'analisi della società e quindi pronto a maneggiare senza tabù né esitazioni temi come la sicurezza, il successo delle imprese, la flessibilità del lavoro, le responsabilità internazionali del paese. Un partito, infine, destinato a restare in piedi e al centro della scena comunque vadano le cose il 13 e 14 aprile. Se dunque diciamo oggi che il Pd, esattamente al contrario di Berlusconi, "ha già vinto", non è per autoconsolazione né per una questione di asticelle da superare. Certo che sotto una certa soglia non si può scendere (e il Pd non scenderà), ma la cosa più importante è che si sta fondando in giro per l'Italia un soggetto politico che non avrà rivali alla sua altezza per tutta la prossima stagione. Non è che non ne vediamo, anche qui, i limiti. Essi risiedono tutti nella eccezionalità della situazione, che ha proiettato sul proscenio il protagonista più adatto ? Walter Veltroni, come Europa scriveva ormai tre anni fa ? senza che intorno a lui fosse neanche nato un organismo collettivo pronto ad accompagnarlo. Se c'è una forte personalizzazione in questa campagna elettorale del Pd, in parte è un'altra tarda vittoria di Berlusconi, in parte è la dimensione che Veltroni sa praticare meglio, ma in parte è anche l'effetto inevitabile di questa immaturità del Pd. Attenzione però, perché personalizzazione non vuol dire solitudine. Tutto si può dire di Veltroni (anche che ha commesso alcuni errori, a partire dalle liste dei candidati e poi forse nel timing delle proposte programmatiche), tranne che giri per l'Italia "da solo", visto che è casomai accompagnato da folle che il centrosinistra non incontrava più da decenni. Italiani che si muovono sapendo molto bene che cosa Veltroni va dicendo su sicurezza, lavoro, tasse, insomma sulla discontinuità che il Pd ha voluto segnare col passato anche recente. La giornata di oggi, il Democratic Day, ne sarà una conferma crediamo clamorosa. Come già per le primarie del 14 ottobre, questa domanda popolare è il patrimonio inestimabile che dovrà essere conservato e valorizzato. Potrebbe spingere già alla vittoria fra quindici giorni, ed è possibile, oppure non essere ancora sufficiente. Ma senza dubbio è l'unico fenomeno veramente nuovo che si muova in Italia intorno alla politica. Anche per questo Berlusconi ha già perso: perché finalmente il nuovo non è più roba sua.

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<Veltroni è un vero modernizzatore, ma la sua è una rivoluzione dall'alto> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL PD VISTO DAGLI ALTRI/2   INTERVISTA A GEOFF ANDREWS, POLITOLOGO DELLA OPEN UNIVERSITY E AUTORE DI "NOT A NORMAL COUNTRY: ITALY AFTER BERLUSCONI" "Veltroni è un vero modernizzatore, ma la sua è una rivoluzione dall'alto" LAZZARO PIETRAGNOLI Londra Vista dalla Gran Bretagna, la situazione politica italiana resta poco chiara, anche per chi di professione si occupa di studiarla e di spiegarla a un pubblico più vasto: "Troppi partiti, divisioni interne, compromessi, poca differenza nei programmi delle coalizioni " elenca Geoff Andrews, docente di politica alla Open University ed esperto di questioni italiane, che nel 2006 con Not a normal Country: Italy after Berlusconi (Un paese anormale, Effepi Libri) analizzò i mutamenti sociali e culturali dell'Italia contemporanea. "Per un cittadino europeo è difficile capire le differenze sostanziali che ci sono tra partiti, coalizioni, programmi. Lo sforzo di muoversi verso un sistema bipolare in Italia è ancora in una fase confusa: certo, il Partito democratico ha fatto un passo avanti, con la creazione di un unico partito del centrosinistra, mentre dall'altra parte c'è ancora una accozzaglia di coalizione, con la Lega, i postfascisti, i veri fascisti? Ma mi pare che la competizione ormai sia più tra due leader che non tra due partiti". E qui si vedono le differenze? La differenza è colossale: da un lato c'è un venditore, dall'altro un uomo di stato. Veltroni, nonostante sia un politico di lungo corso, è sempre stato un modernizzatore della politica: cita Kennedy, Obama, Zapatero e si rifà alla migliore tradizione della sinistra europea. Per quanto il Pd sia stata una rivoluzione dall'alto, che non ha realmente coinvolto movimenti e altre forme organizzate diverse da Ds e Margherita, Veltroni ha comunque cercato di portare nel partito prima, e nelle liste ora, facce nuove e esponenti della società civile. La sua decisione di rompere con la sinistra e di allearsi con Di Pietro, inoltre, è una scelta coerente con la sua impostazione politica, che dà al Pd un chiaro profilo di impegno sui temi della riforma della politica e della legalità. Vedo ancora incertezze e difficoltà sul piano delle politiche economiche, ma una chiara agenda programmatica di riforme istituzionali e di sistema è la condizione necessaria per risolvere anche i problemi economici: per modernizzare l'economia italiana, infatti, serve un cambiamento radicale delle politiche e delle pratiche sociali. Crede che si stiano preparando le condizioni perché succeda anche in Italia quello che è successo in Gran Bretagna con il New Labour? Veltroni è stato un precursore della Terza via, un convinto sostenitore della riforma della sinistra molto prima di Tony Blair, ma la situazione italiana oggi è molto diversa da quella inglese di quindici anni fa. Le trade union inglesi negli anni '90 erano meno forti e radicate dei sindacati italiani di oggi, e non fu comunque facile per Blair imporre sulle loro rivendicazioni le priorità politiche riformiste. Per Veltroni sarà molto difficile portare avanti la propria agenda riformista e vincere le resistenze del mondo sindacale. Inoltre le culture della sinistra e del centrosinistra italiano sono molto più diversificate e radicate nel paese di quanto non fosse l'ideologia del Labour: per modernizzare davvero il partito Walter deve tenere insieme e riformare differenti identità e situazioni. Egli comunque è più sofisticato di quanto non fosse Blair, e anche capace di maggiori mediazioni: deve mettere in campo tutte queste sue abilità approfittando anche della nuova generazione, delle donne, dei movimenti. Ma al tempo stesso è chiaro che anche l'eredità di Blair oggi non è più così limpida, e che l'Italia arriva a questo appuntamento con dieci anni di ritardo: non è possibile quindi prendere semplicemente idee che hanno funzionato in altre parti di Europa e del mondo nel decennio scorso e applicarle qui ora. Bisogna ripensare complessivamente la sinistra europea: dalla sua esperienza di sindaco Veltroni ha sviluppato un grande rispetto per la diversità, un genuino interesse per gli scambi culturali, la capacità di capire il mondo globale. Sono caratteristiche importanti che lo possono aiutare in questa operazione. Come due anni fa, lei è stato in Italia per seguire dal vivo la campagna elettorale: che ne pensa? Mi sembra meno attiva del passato: ci vedo una sorta di deriva americana, con siti web, magliette, gadget, ma meno entusiasmo, meno partecipazione. E grande attesa per gli scontri televisivi. All'inizio c'era anche molto fair play da parte dei due candidati premier, con Veltroni che si era impegnato a non attaccare Berlusconi. Ora la temperatura politica è un po' più calda, si comincia a vedere qualche scontro. In questo Veltroni è avvantaggiato, perché è capace di rimanere calmo anche di fronte agli attacchi di Berlusconi.

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Replica di Walter a D'Alema sullo slogan È buono, è stato apprezzato da tutti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Replica di Walter a D'Alema sullo slogan "È buono, è stato apprezzato da tutti" [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Eccolo il Veltrusconi, assemblato con la parte destra del volto di Walter e la sinistra di Silvio: campeggia sulla copertina del settimanale "Newsweek". Appena arrivato in edicola, è sembrato "mostruoso" anche a Veltroni, e ha animato un dibattito. Il settimanale americano affianca le interviste ai due leader. E quando la giornalista Barbie Nadau, che ha intervistato Veltroni pochi giorni fa nel rollio del pulmann, chiede se in caso di testa-a-testa col Pdl al Senato sarebbe possibile dividere il potere con Berlusconi, Veltroni risponde che "lo avevo già proposto alla caduta di Prodi, al fine di fare insieme la riforma della legge elettorale, Berlusconi si rifiutò, e ne porta la responsabilità". Si ripresentasse la possibilità, "probabilmente la prenderei in considerazione". Per parte sua, nell'incontro col giornalista Jacopo Barigazzi, a una domanda più netta sulla condivisione del governo, Berlusconi risponde "se avrò una larga maggioranza, e in entrambe le Camere, sarò in condizione di governare". Ma il settimanale, nel pezzo di cornice alle intervista, chiosa "ecco i due leader che, insieme al governo, potrebbero affrontare i gravi problemi dell'Italia". Apriti cielo. Veltroni è costretto a ribadire che "io parlavo di intese per la riforma della legge elettorale, governerà chi ha un solo voto in più, nessun inciucio, niente larghe intese", e lo stesso per Berlusconi fa sapere il portavoce Paolo Bonaiuti. Jo LaPalombara, politologo americano, sfoglia "Newsweek" e ne deduce che "siamo al non-sense: bisogna proprio non sapere nulla della cultura politica e del sistema italiano per fare una cover così sul Veltrusconi". Anche Pier Ferdinando Casini è saltato sulla sedia, con ironia: "Il mostro Veltrusconi è una mia invenzione, sono stato io il primo a puntare il dito". Su "Newsweek", comunque, Berlusconi dà a Veltroni del "gran chiacchierone", "un affabulatore ma lo show che sta mettendo in scena è finito"; e si dice sicuro di vincere "perché gli italiani hanno capito che ci sono due sinistre ed entrambe significano 67 nuove tasse, meno sicurezza, e rifiuti per strada". Gli italiani, e come la pensa il Cavaliere è noto, "mi conoscono per quello che ho fatto in cinque anni di governo". Veltroni coglie l'occasione per lanciare due messaggi. Entrambi per Massimo D'Alema, vero destinatario del "resterò segretario del Pd anche se perdiamo": Veltroni è al corrente delle voci dalemiane secondo le quali in caso di sconfitta, il giorno dopo gliene verrà chiesto conto, e precisa che per disarcionarlo "bisognerà rifare le primarie". D'Alema poi aveva comunicato in una cena elettorale a Napoli di non aver gradito lo slogan troppo poco assertivo "Si può fare" ("Sarebbe stato meglio sì, possiamo"). No, replica Veltroni, "lo slogan è buono ed è stato apprezzato da tutti". Soprattutto, "sta andando benissimo, possiamo farcela anche in Senato". A dargli una mano anche Eugenio Scalfari, che ospite ieri a "In mezz'ora" di Lucia Annunziata ha parlato di dati riservatissimi in base ai quali "gli indecisi voteranno per il Pd", aprendo il vaso di Pandora dell'anti-berlusconismo concreto, subito raccolto da Veltroni. Che ieri ha chiamato per nome il suo avversario, ha detto "servono persone serie, che non fanno le corna ai vertici Ue", l'ha accusato di "irresponsabilità sull'Alitalia", di "non aver fatto niente per la compagnia di bandiera in cinque anni di governo", e di essere "infastidito dalla sua doppiezza, mentre parlavamo di riforme elettorali mi faceva i complimenti, oggi mi aggredisce". Soprattutto, "io farò un governo nuovo, Berlusconi lo stesso del '94". Oggi infine Franco Bassanini presenterà la sua legge-deregulation che d'un sol colpo ne cancella 5000, "è una legge delega di dieci pagine, che ha lo scopo anzitutto di snellire le procedure burocratiche per le piccole e medie imprese".

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"Caro Walter, è ora di cambiare passo" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GLI IMPRENDITORI IL DOPO ELEZIONI Intervista Pierluigi Bersani "Caro Walter, è ora di cambiare passo" "Adesso ci stimano perché non abbiamo più i Pecoraro e Bertinotti" "Chi vince ha sempre ragione, ma non sempre chi perde ha torto" FABIO MARTINI ROMA Pierluigi Bersani lo dice con il lessico posato del vecchio Pci, ma lo dice: "Dobbiamo ammettere che fatichiamo ad arrivare a una certa fascia di elettorato e per questo dobbiamo essere capaci di dare un colpo di reni, dicendo con chiarezza: cari elettori del centro-destra incerti, cari imprenditori che stavolta riconoscete quanto siamo stati seri, bene, anche se non siete del tutto convinti, cavolo, aiutateci, scommettete su di noi, siamo l'unica novità in campo. Noi abbiamo rischiato, rischiate anche voi. Altrimenti torniamo tutti nella palude". Ministro, vuol dire che gli elettori incerti e moderati andrebbero corteggiati più esplicitamente? "Sì, se vogliamo i loro voti, bisogna dirglielo. Non bisogna che lo sappiano per sentito dire". Dice questo perché anche lei avverte, per il Pd, lo stallo segnalato dai sondaggi? "No, girando, percepisco un'aria buona. Più che dei sondaggi, mi fido del mio orecchio a terra e dico che questa storia dello stop del nostro messaggio non è vera. Per via carsica continua a passare. Penso che se riusciamo a collocarci al fotofinish, a quel punto vinciamo noi, perché al fotofinish chi rimonta vince. Abbiamo davanti una possibilità, dobbiamo saperla afferrare". Sì, ma gli ultimi sondaggi pubblicabili non evocavano un fotofinish, raccontavano di una volata solitaria di Berlusconi... "Quel che dobbiamo saper fare ora è metterci due occhiali. Quelli nostri, ma anche quelli di un'area piuttosto vasta perimetrata così: ci sono quelli che hanno deciso di non votare, gli indecisi e c'è un pezzo di elettorato di centrodestra che percepisce la caduta della spinta propulsiva di Berlusconi. Tutta quest'area sta assistendo ad una campagna elettorale che a noi pare brillante e vivace, ma a loro è un pochino estranea". Perché estranea? "Loro guardano la tv. Un giorno vedono Alitalia, un giorno c'è la mozzarella, un giorno la polemica televisiva, un altro giorno c'è chi dice "di più" sulle pensioni. Ma alla fine il baricentro, il cuore, l'oggetto di questa accidenti di campagna elettorale ancora non gli è arrivato. Fin qui Walter ha fatto bene e perciò siamo nelle condizioni di andare al fotofinish. Ma come sempre alla fine delle campagne elettorali, dobbiamo battere su uno o due chiodi". E quale è il chiodo capace di incrinare il muro? "Noi dobbiamo far capire ancora meglio che il Pd è la reazione e la risposta a istituzioni che non decidono, a una politica sputtanata, a riforme che non si fanno perché venti partiti non accettano di morire. Noi questo rischio ce lo siamo preso. Per dire: ancora oggi non sappiamo se entriamo nell'Internazionale socialista...". Finora, grazie a Veltroni, è passato il messaggio che siete soli, liberi, pacificatori. Ma non che siete nuovi: un guaio per il voto "profondo"? "Facendo il Pd noi avevamo un'unica certezza: che da due poltrone ne veniva fuori una, dopodiché abbiamo accettato scissioni, strappi, ma ora dobbiamo saper raffigurare plasticamente il giorno dopo le elezioni. Capisco che Berlusconi possa piacere, ma deve diventare più chiaro a tutti che se vince lui, la ruota gira indietro, si torna al già visto". Chi, come lei, ha incontrato in questi giorni gli imprenditori del Nord ne ha ricavato l'impressione che ci vorrà tempo per dissipare il muro di diffidenza di questi ultimi anni. E' così? "La situazione è cambiata. Agli imprenditori del Nord-Est che ora ci stimano perché non ci sono più Bertinotti e Pecoraro Scanio, dico: oh, ragazzi, ma se ci stimate dovete darci un aiutino, perché altrimenti il cambio di sistema ve lo sognate. Per quel che sento in giro, bazzicando in casa altrui, il punto è questo: chi vota di là, sente che non c'è più spinta propulsiva. E invece se vinciamo noi, governa un solo gruppo parlamentare, in sei mesi ci saranno in Italia soltanto quattro partiti e finalmente si faranno le riforme istituzionali e quella elettorale. Noi possiamo essere la palla di neve che provoca la valanga". Lei che ha il profilo per succedere a Veltroni in caso di (improbabile) débâcle del Pd, come Goffredo Bettini pensa che sotto il 35% il leader dovrebbe lasciare? "Noi abbiamo fatto un partito per il nuovo secolo, che è alla sua prima prova. Bisogna vincere, ma non affiderei ai numeri derivate politiche. Abbiamo un secolo davanti! Veltroni sta facendo bene e quel che abbiamo già fatto è molto. Non vedo ultime spiagge. Nella storia chi vince ha sempre ragione, ma chi perde non sempre ha torto".

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Nella campagna elettorale del 2006 la cultura aveva la seguente posizione nei programmi dei due prin (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cipali contendenti: in quello di Berlusconi era assente, in quello di Prodi era presente con un capitoletto collocato al penultimo posto, prima dello sport. Nell'associazione Cidac (che riunisce le città italiane d'arte e cultura) dicemmo: "Però, niente male per un paese che è noto in tutto il mondo soprattutto per il suo patrimonio culturale!". Allora prendemmo carta e penna e invitammo le parti politiche a cercare di fare uno sforzo mentale per capire che l'economia del nostro paese ha una sola possibilità di tornare a essere competitiva e questa consiste non già nella produzione di massa a basso costo bensì in quella di qualità, profittando anche dei nuovi mercati che si sono creati proprio in quelle stesse aree geografiche. Ma da dove deriva la capacità degli italiani di produrre qualità? Chi vive nel paesaggio che era il più bello del mondo e che forse potrebbe tornare a esserlo, nuotando fin dalla prima infanzia nel 60% dei beni culturali prodotti dall'intera umanità, ha nel suo imprinting la bellezza e il buon gusto. Quindi abbiamo chiesto alla politica di sdoganare la cultura dalla sua collocazione di pura voce di spesa da tagliare a ogni stormire di crisi. Dobbiamo considerarla - dicemmo, l'unico vero punto di forza del nostro paese. In molti consigli comunali italiani, compreso quello di Torino, un documento contenente questi concetti è stato portato alla discussione e approvato quasi ovunque all'unanimità. Che cosa sta succedendo durante la campagna elettorale in corso? Come niente si fosse detto in passato, i due programmi fino a pochi giorni fa avevano praticamente ignorato la cultura, con la stessa sfumatura di due anni fa: l'uno del tutto, l'altro quasi. Poi Alain Elkann è uscito allo scoperto con un documento scritto nel suo consueto linguaggio bello e semplice e tutti i media gli hanno fatto eco. Così finalmente abbiamo sentito Berlusconi e Veltroni plaudire all'iniziativa. Non è un caso che la miccia sia stata accesa da un personaggio come Elkann. Per sua stessa ammissione, è stata soprattutto l'esperienza vissuta a Torino, nella veste di presidente della Fondazione che gestisce e che sta per trasformare radicalmente il Museo Egizio di Torino, a indurlo a rompere il silenzio sulla cultura, che di nuovo stava gravando sulla campagna elettorale. Grazie a quell'esperienza ha potuto non solo conoscere da vicino che cosa significa per un paese come il nostro essere depositario di un patrimonio culturale immenso, al servizio di tutta l'umanità, ma ha potuto verificare quanto la cultura possa servire alla trasformazione di una città in pericolo di recessione in una città ammirata per la sua voglia di riscatto e per la sua capacità di invertire di 180° l'immagine dimessa e rinunciataria che le veniva attribuita da tanto tempo. Nell'appello di Elkann c'è tutto il senso della rigenerazione di Torino e del Piemonte e anche per questo ha avuto le risposte che abbiamo detto. Ora, che cosa succederà dopo le elezioni? Ci si ricorderà di questi ragionamenti, di queste condivisioni o si tornerà velocemente ad attribuire alla cultura il ruolo di palla al piede? * assessore alla Cultura.

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Una bella domenica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Una bella domenica Pietro Spataro Questo è il bello della democrazia, vedere giovani e anziani insieme in dodicimila piazze d'Italia impegnati in un'impresa che fino a qualche settimana fa sembrava impossibile: vincere le elezioni e battere la scombinata macchina di Berlusconi. Ieri lo hanno fatto distribuendo volantini, parlando e spiegando agli indecisi che la partita è tutta aperta e che non è detto che il 14 aprile il Cavaliere canterà vittoria. Da Palermo a Bolzano l'Italia è stata per una giornata un grande cantiere democratico. E in questo cantiere un posto in prima fila l'ha avuto "l'Unità", tornata a grandi fasci sulle braccia dei militanti per una grande diffusione che segna sicuramente una nuova fase della sua lunga vita. Ha ragione Walter Veltroni quando dice che ""l'Unità" non ha mai mancato l'appuntamento con le svolte del Paese". E il giornale che ieri era nelle mani di centinaia di migliaia di persone è infatti un giornale nuovo, vivo e battagliero. Per questo apprezzato e amato. Mancano ormai due settimane al 13 aprile. La bella domenica di ieri dimostra che in questi quindici giorni si può fare molto per non lasciare nemmeno la più piccola incertezza, nemmeno la minima tentazione di restarsene a casa. La bella domenica di ieri dimostra anche un'altra cosa: che dell'Italia esistono due versioni. Quella della paura, del passato e dei fondali di cartapesta di Berlusconi e quella vera, fatta di case e di persone e piena di speranza di Veltroni. Le versioni sono due, ma l'Italia è una sola e non è divisa da alcun muro: è quella del lavoro, dei diritti e della solidarietà che non trova da troppi anni la strada del suo futuro. Il Pd ora ha un'arma in più: da ieri altre centinaia di migliaia di volontari saranno la voce di questa "grande città". Di tutti quelli che, come noi, sono stanchi di tenere la testa ancora rivolta all'indietro. pspataro@unita.it.

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Veltroni prepara la volata: partita aperta anche alla Camera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni prepara la volata: partita aperta anche alla Camera di Maria Zegarelli / Roma Il gazebo del Pdl dall'altra parte della strada conta tre persone. Quello del Pd pullula di gente fin dalle prime ore del mattino. Davanti al motorino giallo parcheggiato sul marciapiede di piazza Fiume c'è una piccola ma costante processione: Goffredo Bettini, coordinatore nazionale del Pd risponde alle domande del popolo dei democratici e annota mentalmente i suggerimenti. Risponde ai cronisti su grande coalizione, conflitto d'interessi. Ma è di Democratic-Day che vuole parlare. "Oggi è una giornata bellissima, molto importante. Negli ultimi 10 giorni metteremo in campo un'arma che nessun altro ha: la mobilitazione di migliaia di donne e uomini per il grande sorpasso". Un applauso annuncia che Walter Veltroni è arrivato. La piazza è piena zeppa di gente. "Walter-Walter-Walter". Lui, il candidato premier delle mille piazze e cento province, arriva con passo veloce. Abbraccia "Goffredino", "come stai? Sta andando alla grande". Yes we can urla un signore. "Sei un tipoooo" dice Marco che sventola l'Unità. Strette di mano, baci. "Walter, sei stanco?". "No, non sono stanco, sarà l'adrenalina". C'è chi vuole essere rassicurato: "Niente accordi con il Berlusca', mi raccomando". "Tranquilli, non ci saranno grande coalizione o inciuci. Governa chi vince. L'ho detto lo ripeto: la mia posizione non è cambiata. Le riforme istituzionali, invece, si devono fare insieme, anche se vinciamo noi", risponde smentendo quando riportato in un'intervista con il settimanale "Newsweek". Ci sono la ministra Giovanna Melandri, l'attrice Lunetta Savino, Erminia Manfredi, il numero due del Pd Dario Franceschini, il candidato al Senato per il Lazio Ignazio Marino, la regista Cristina Comencini. "Oggi il D-Day serve per dare l'ultima spinta, con lo stesso spirito e la stessa novità del 14 ottobre" - dice Veltroni. E chi l'ha detto che soltanto al Senato il Pdl è in bilico? "Speriamo innanzitutto che il Senato non sia in bilico. Comunque, la mia opinione è che ogni giorno che passa cresce la possibilità che il Senato non sia in bilico, perché ho l'impressione che c'è una crescente convinzione nel paese sul fatto che si può veramente cambiare. Nonostante quella legge elettorale folle, penso ci siano tutte le possibilità per avere un successo del Pd sia alla Camera sia al Senato". Cappello bluette, paltò grigio, ecco Oreste Lionello. "Bravo Walter, avanti così". Toni pacati fino alla fine? "Sì, lo faccio nell'interesse del Paese, non si può continuare come negli ultimi quindici anni, sempre ballando sull'orlo del Titanic. Loro insultino, aggrediscano, noi continueremo a parlare al Paese". Walter e della Campania che ci dici?, domanda un militante. "In Campania faremo una grande innovazione. Ma la filiera delle responsabilità è lunga" e il centrodestra è stato al governo per cinque anni senza far nulla. Più tardi durante la lunga intervista a Sky Tg24 annuncia che in caso di sconfitta elettorale guiderà il partito fino a quando non ci saranno nuove primarie. "Ho preso l'impegno per fare un grande partito e continuerò ad assolvere al vincolo assunto il 14 ottobre con 3,5 milioni di elettori". Quanto al suo "principale avversario", cioè Silvio Berlusconi, mai citato direttamente, confessa di "provare fastidio per la doppiezza di certi uomini politici. Prendiamo ad esempio le riforme, quando parlava di me come se fossi Giolitti. Ora, invece, in campagna elettorale dice di me tutto il peggio possibile". Altro stile, quello di Walter, che non frequenta "quella parte di trash della politica". L'Italia "ha bisogno di leadership di tipo europeo. Servono persone serie e responsabili, non persone che fanno le corna nelle foto con i capi di Stato". E non serve un governo fotocopia di quello del '94. "I quattro nomi che si conoscono sono quelli quelli di Tremonti, Bossi, Maroni e Calderoli. Io farò un governo del 2008". Inizia ad essere convinto di potercela fare, "gli indecisi si stanno spostando verso il Pd". E a Massimo D'Alema, che ha definito, "si può fare" uno slogan "moscio". "È giusto che ognuno abbia le sue opinioni, ma lo slogan ha funzionato, è entrato nel parlare corrente, ha un effetto evocativo e tutti i pubblicitari hanno detto che è stata una grande trovata".

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La strategia della fiducia Tutti insieme possiamo convincere gli indecisi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del QUI TOSCANA Grande folla a Firenze, Siena, Lucca... La strategia della fiducia "Tutti insieme possiamo convincere gli indecisi..." di Sonia Renzini / Firenze C'È CHI CHIEDE più sicurezza in città e chi più garanzie per il futuro. Ma una cosa è certa: il popolo delle primarie ieri in Toscana è tornato in massa a dire la sua. Non solo. C'erano anche tanti indecisi. Giovani, soprattutto, che di politica hanno sempre parlato poco e solo per dirne male. "Voglio sapere se è vero che se Veltroni vince sarà ridotto il numero dei parlamentari - chiede una ragazza nel circolo del centro storico a Lucca - perché se è così lo eleggo". Questo voto almeno è sicuro, come è certo che l'appello del Pd alla mobilitazione qui non è caduto nel vuoto: a Firenze la gente è accorsa nei gazebo sparsi per la città fin dal primo mattino. Hanno preso volantini e messo l'Unità sotto braccio (50mila le copie distribuite), si sono informati sull'agenda politica e sui sondaggi elettorali in uno scambio di opinioni da anni '70 che ha coinvolto tutti: i politici impegnati in prima linea a livello nazionale e i segretari di sezione, i simpatizzanti e i volontari. Tantissimi: 8mila in tutto, presenti in oltre 500 gazebo e numerosi circoli. "Questa mobilitazione dimostra la fiducia che sta crescendo - dice il segretario del Pd della Toscana Andrea Manciulli - Vogliamo conquistare i voti degli indecisi uno ad uno e riportare la fiducia nella politica in coloro che l'hanno perduta negli anni. Per questo è decisivo l'impegno di ognuno dei nostri militanti". In piazza dei Ciompi a Firenze Manciulli è stato tra i primi ad accorrere e a rispondere alle domande della gente, insieme al capolista per il Senato Vannino Chiti. Sono stati raggiunti poco dopo anche dal sindaco di Firenze Leonardo Domenici, dal vignettista Sergio Staino e dal comico Paolo Hendel. Ma personalità note erano presenti più o meno in tutti i punti d'incontro: dal filosofo Sergio Givone allo scrittore Sandro Veronesi, al demografo Massimo Livi Bacci. "Il problema è che così non si campa più - dice Alfredo, pensionato delle ferrovie - qui i soldi non bastano e i giovani che votano Berlusconi lo fanno perché pensano di diventare ricchi come lui. Per loro contano solo i soldi, una volta era diverso". Accanto a lui un ragazzo con i capelli lunghi e il foulard al collo scuote la testa: "È sempre la solita solfa, ma come si fa a parlare dei valori dei giovani di oggi quando noi non avremo mai un centesimo e la pensione ce la potremo solo sognare. Spero davvero che Veltroni possa rimettere le cose a posto". Per una volta la retorica dei bei tempi andati si incrocia con il disincanto giovanile all'insegna della vittoria del Pd. È Veltroni la parola magica che sembra far credere a tutti che alla fine il Pd ce la farà. A Grosseto il candidato alla Camera Luca Sani dice che erano anni che non vedeva un entusiasmo del genere per il partito. In piazza Esperanto i volantini sono andati via a migliaia in pochissimo tempo. "La cosa incredibile è che era la gente a venire a chiederli", dice Sani. A Lucca, invece, gli opuscoli distribuiti negli 8 circoli rimasti aperti per tutto il giorno sono stati 20mila, 120 gli iscritti impegnati, 500 le copie dell'Unità offerte. Il bilancio è talmente positivo che per il 4 aprile è stata perfino organizzata una notte bianca dei circoli del Pd che rimarranno aperti fino a tardi. "Voterò Pd perché voglio che il mondo del lavoro conti di più nelle decisioni", dice Vincenzo, operaio di 47 anni. Per Diana, invece, 29 anni, prima di scegliere deve saperne di più sulla politica del Pd in materia di sanità. A Pisa sono i temi della sicurezza a tenere banco nei 16 gazebo allestiti. Dalla centralissima piazza del Carmine alle Piagge, i cittadini hanno chiesto garanzie sulla presenza dei campi rom e sul manto stradale. Al candidato sindaco per il Pd Marco Fillippeschi, soprattutto, in giro tutto il giorno per i gazebo a discutere del Pd e del suo programma per la città. "Mi piace che finalmente la sicurezza sia un tema anche di sinistra - dice Luca, 37 anni, precario di un call center - non ne potevo più di sentire sempre la destra calcare questo tema come se fosse solo roba sua". A Siena la mobilitazione si è concentrata soprattutto nella festa alla sezione Borri nella contrada del Nicchio dove, nello spirito godereccio delle feste dell'Unità, tutto si è concluso con una abbondante grigliata di salsicce ad opera di Pino, ex insegnante di lettere. "Vinceremo certamente, e allora per l'occasione farò i bomboloni e li offrirò a Berlusconi, almeno si addolcirà un po'".

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Il ritorno del popolo delle primarie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del QUI ROMA Tra i gazebo caccia grossa ai gadget Volantina per la prima volta "Il Pd va costruito e voglio esserci anch'io..." Il ritorno del popolo delle primarie di Federica Fantozzi / Roma UNA DONNA e un adolescente parcheggiano davanti al banchetto. Scendono: "Avete le magliette?". "Con la faccia di Veltroni?". Esitazione: "Non esageriamo. Volevo quelle con "si può fare"". Purtroppo non ci sono. "Dai mamma, proviamo più avanti" esorta il ragazzo risalendo in macchina. Caccia grossa ai gadget in tutti i gazebo. In piazza Verbano, nel Circolo Salario, mille soci e una buca per "i tuoi suggerimenti", volontarie al lavoro: alle 11 un centinaio di "passanti interessati". Pina Cipriani prepara amorevolmente i kit dell'elettore e illustra il cartellone-patchwork con facsimili di schede gialle e rosa. Tutte donne: "Facciamo anche le crostate come consiglia Berlusconi" ride Fiorella Casciotti. Poi si dispera: "Sono finite le copie delle liste dei candidati e le copisterie sono chiuse, come risolvo?". Soccorre un giovane candidato con pacco nuovo di zecca. In Piazza Santa Emerenziana altro tendone, tra la chiesa e i famosi cornetti del bar Romoli. Rosa Torriglia Ricci, camicetta viola e occhiali sur ton, dopo una vita nell'associazionismo volantina per sé: "A 53 anni mi presento per la prima volta. Il Pd va costruito e voglio esserci anch'io". Una cinquantina di persone si informa sul programma e su come si vota. Arriva Giovanna Melandri, jeans e casco in mano: "La forza d'urto di una giornata così è potente". Abbraccia Franca Pieraccioni, ex dirigente delle Ferrovie, che "alla tenera età di 65 anni" si è iscritta a un partito. Di nuovo, molte donne: "Nel 2001 ci hanno voltato le spalle - ragiona la Melandri - Nel 2006 ci hanno rivotato. Oggi sono una fetta importante degli indecisi. Il nostro programma non è uguale al PdL: loro premiano le famiglie dove le donne non lavorano, noi abbiamo un'idea di società diversa". Ride: "Poi, gli gnocchi per le Feste dell'Unità si fanno sempre, ci mancherebbe". Luigi Perini è un ex dirigente socialista: "Sono stato nel Psi per 35 anni, riformista da sempre. Il Pd è sulla mia linea, Veltroni mi piace e mi sono iscritto al circolo Sebino. Mi trovo molto bene, sono entusiasta". In piazza del Popolo ore 15 è un po' fiacca, ma la mattinata è andata benone. Un americano chiede dove sia l'Hard Rock Café. Elena, giovane e bionda, risponde in inglese sciolto. I suoi figli e nipoti - Anna, Francesco e Veronica - lavorano alla grande: inseguono, fermano, offrono depliant, regalano foglietti - "omaggio, omaggio" - sfidando la concorrenza dei venditori di rose e bolle di sapone. Un architetto si duole della postazione in pieno sole: "A ottobre eravamo sotto la chiesa, all'ombra. Ci hanno sbattuto qui, e al nostro posto c'è Alemanno". Un signore vorrebbe firmare. Un altro chiede "le penne per i bambini" e ottiene gli adesivi verde piddì. In via dei Giubbonari, ex sezione storica della Quercia nel centro, Gianna Pieragostini è una forza della natura: "Posso suggerire un voto per Veltroni?". "Già lo voto, signò, non si preoccupi". Un vecchietto: "Io voto Rc". Lei insiste: "Il voto utile...". Lui sbotta: "Non ricominciamo". La moglie lo trascina via, si volta: "Io sono per Walter". Irene Scarpati, candidata e sorella del "medico in famiglia", spiega la faccenda preferenze. Massimo Broglia è un militante neofita : "Mai stato iscritto prima a un partito o un sindacato. Il mio non è un voto contro, il progetto Pd mi attrae". In piazza San Cosimato, nel cuore trasteverino, transitano 6-700 persone. Riunione, al luminoso primo piano della "casa dei democratici": Silvana Cosentino, Manuela Melito, Margherita Totaro (e Matteo Carrai, unica "quota azzurra") fanno i conti. Una sola pecca: la scarsa comunicazione sul voto degli immigrati che obbliga a registrarsi prima,e molti non si sono lamentati di non poter esercitare questo diritto. "Sono voti persi" si dispiace Iside Castagnola. Nella sua carrozzina adesivata Pd sua figlia Costanza, cinque mesi, fa gioiosamente a pezzi la pubblicità del candidato alla Provincia Zingaretti.

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La Lega soggioga il Pdl E condiziona Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La Lega soggioga il Pdl E condiziona Berlusconi di Marcella Ciarnelli Convinti come sono di vincere le elezioni, già cominciano a litigare. Per così dire, si avvantaggiano. La compattezza del Popolo della libertà già si incrina urtando contro lo scoglio immigrati. Silvio Berlusconi con la consueta disinvoltura se n'è uscito con la proposta di dare il voto nelle amministrative a chi vive in Italia da più di cinque anni. A ruota l'ha seguito Gianfranco Fini da tempo convinto che i tempi siano maturi per norme in questo senso e disposto, nel caso ci sia "una maggioranza in tal senso in Parlamento", ad arrivare ad una legge. Ma la Lega non ci sta. La "stramberia" del Cavaliere, per dirla con Roberto Calderoli, è diventata "un principio molto pericoloso" per Roberto Castelli. "Fini teorizza il non rispetto del programma" continua il presidente della Lega Nord che non ci sta ad "arrendersi all'immigrazione selvaggia" come sembrano invece aver fatto il gran capo ed il suo vice. "Ormai più andiamo avanti e più emerge con chiarezza che l'unica forza politica che mantiene un principio di fermezza contro i problemi derivanti dalla massiccia immigrazione è la Lega Nord". Urge un summit ad Arcore per cercare di recuperare l'unità. Almeno di facciata. Il messaggio della Lega agli elettori è chiaro: riflette per chi votare. E dateci molti voti. Diventa palese la candidatura a condizionare pesantemente l'ipotetico esecutivo a guida Berlusconi. Il partito di Bossi "peserà su un eventuale governo del Pdl come una golden share" stiletta Pierferdinando Casini che non tralascia ogni possibilità per attaccare i suoi ex alleati impegnati, a suo parere, in quelle "comiche finali" di cui Fini aveva per primo parlato per poi diventarne attore, peraltro in una parte secondaria. E il leader dell'Udc, accusato ogni volta che può da Berlusconi di essere alla guida di un partito che negli anni di governo ha difeso ad oltranza la par condicio, ne approfitta per girare il coltello nella piaga. "Senza la par condicio oggi saremmo già virtualmente in una specie di dittaura della comunicazione politica. Accettarne l'abolizione sarebbe stato il vero marchio d'infamia". Ecco servito su un piatto d'argento un altro elemento di polemica contro gli ex alleati che hanno scelto di correre da soli compiendo "tre errori capitali" stando al Sandro Bondi pensiero. E cioè "il logoramento dall'interno del governo Berlusconi, fino a teorizzare la discontinuità; il rifiuto di stipulare una federazione tra Forza Italia e Udc e, infine, la mancanza di lungimiranza politica con la mancata adesione al partito dei moderati" che non si capisce bene qual è dato che è oggettiva e visibile la scivolata a destra del Pdl. Silvio Berlusconi continua a sventolare sondaggi positivi. "Avremo almeno trenta senatori in più" assicurando i suoi che "non ci saranno larghe intese o una larga coalizione. Chi prende più voti e più seggi ha il dovere di governare" ma la stessa cosa la pensa Veltroni che ribadisce come non ci sia aria di large intese ma che le riforme si fanno insieme. Berlusconi non manca di attaccare il suo diretto avversario che è "un grande parlatore ma lo spettacolo è finito". Comunque lui per mettersi al riparo il faccia a faccia in tv con Veltroni conferma di non volerlo fare. "C'è la par condicio. Altrimenti mi dovrei confrontare con tutti gli altri candidati e siamo in quattordici" afferma sapendo che non è così e che le regole dicono altro. Ma gli conviene affermarlo per giustificare la sua fuga. L'attacco a Veltroni Silvio Berlusconi lo porta anche con una lettera, questa volta ai romani, in cui va giù ad elencare tutte le nefandezze che avrebbe compiuto il leader del Pd durante i dette anni da sindaco della Capitale. Numeri, dati, foto. E un verdetto che non lascia scampo, secondo lo stile apocalittico del Cavaliere, "tremano le vene ai polsi al solo pensiero che un sindaco che lascia questa eredità abbia la velleità di guidare l'Italia".

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Qui in Germania, un ritorno di Berlusconi è considerato surreale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del GIOVANNI DI LORENZOL'italo-tedesco, direttore di Die Zeit: "Veltroni? All'estero dà una buona impressione di sé, ma non basta: c'è bisogno di un rinnovamento profondo" "Qui in Germania, un ritorno di Berlusconi è considerato surreale" di Cinzia Zambrano / Roma A voler esagerare si potrebbe anche dire che Berlusconi è una sorta di leit-motiv nella vita di Giovanni di Lorenzo. Sull'ascesa mediatica del tycoon milanese, di Lorenzo, 49 anni, mamma tedesca papà italiano, ha scritto la sua tesi di laurea. Alcuni anni dopo si è ritrovato di nuovo ad occuparsi di Berlusconi. Stavolta però, nella veste di direttore di "Die Zeit", autorevole settimanale tedesco che dirige dal 2004, e dalle cui colonne non ha risparmiato critiche al Cavaliere versione premier. Di Lorenzo, in Italia i sondaggi danno favorito Berlusconi. È la quinta volta che si candida a guidare il Paese. La prima volta era nel '94, allora in Germania c'era Kohl, in Spagna Gonzalez, in Francia Mitterrand. Oggi abbiamo Merkel, Zapatero, Sarkozy... E noi ancora con Berlusconi. Lei, da italiano, ma anche da osservatore estero, come vede questa candidatura? "Il fatto che Berlusconi si presenti per la quinta volta alle elezioni è talmente incomprensibile ai tedeschi, che c'è persino una certa resistenza a spiegarlo. In Germania una cosa simile è impensabile, un cancelliere che viene sconfitto sparisce per sempre da un'eventuale futura corsa alla Cancelleria. Come è stato incomprensibile qui il fatto che l'ultimo governo fosse costituito da 9 partiti, di cui 2 dichiaratamente comunisti. Anche per queste ragioni le elezioni passano inosservate sulla stampa tedesca". Anche sul suo giornale? "In parte sì". E per cos'altro ancora? "La mancanza di ricambio della classe politica. In Germania si fa molta fatica a trovare un politico che abbia più di 65 anni e sia ancora attivo. In Italia, no. Oltretutto mi sembra di percepire un vero abisso tra la classe politica e la realtà del Paese. Devo ammetterlo, per noi giornalisti c'è una certa difficoltà a capire alcune cose e dunque anche a spiegarle ai nostri lettori". Esempi? "La candidatura di Berlusconi per la quinta volta, un conflitto di interessi irrisolto, che non è rintracciabile in nessun'altra democrazia nel mondo. Se Berlusconi dovesse vincere, il problema si proporrà in forma ancora più drammatica, perché forse ci sarà qualche conto da saldare. A meno che, non si vada verso una Grande Coalizione...". Lei vedrebbe di buon occhio una Grande Coalizione? "Sempre meglio che il ritorno alla spaccatura del Paese. A Veltroni si riconosce una spinta nuova, la rinuncia per esempio di correre da solo sganciandosi dalla sinistra radicale, ma non si può sostenere che è un personaggio nuovo. Quello che mi preoccupa è la sfiducia e lo sconforto della gente, erano decenni che non percepivo un tale smarrimento e una disaffezione politica". Il Wall Street Journal ha bocciato Berlusconi e ha fatto invece un'importante apertura di credito a Veltroni. Die Zeit cosa farà? "Faremo un articolo di fondo questa settimana...". Mi anticipa il contenuto? "Spiegheremo la situazione politica in Italia. La tesi di base è che un ritorno al governo di Berlusconi, Fini e Bossi, per tutti gli ambienti politici tedeschi, conservatori e socialdemocratici, è surreale. Di certo non ci sarà quell'apertura e quel rinnovamento di cui l'Italia invece avrebbe tanto bisogno". Si ritroverà a fare titoli come: "Bella Berlusconia, l'Italia si trasforma in un paese autoritario", come in passato... "Un titolo precedente alla mia direzione della Zeit, che speriamo di non dover rifare. Ma rimanere critici con Berlusconi è facile: basta vedere la sua presa di posizione sull'Alitalia, un conservatore che diventa protezionista è un controsenso. Io però mi auguro davvero di poter segnalare dall'Italia qualcosa di nuovo. Per quanto riguarda Veltroni, ho la sensazione che la "rivoluzione" che lui vuole attuare abbia fatto breccia solo negli ambienti a lui già vicini. C'è da dire comunque che all'estero dà una buona impressione, poi bisogna vedere nei fatti. Veltroni ha di buono il fatto che vuole conciliare il Paese, dall'altra parte però ha una certa propensione ad accontentare tutti. Questo non funziona. Schröder ha rinnovato il Paese ma ha pagato un prezzo molto alto. L'Italia è in una situazione talmente grave che chi andrà al governo dovrà prendere decisioni drastiche per risanarlo. Le promesse inutili non servono". Ultima cosa, è vero che ha fatto una tesi di laurea sull'ascesa mediatica di Berlusconi? "Sì, ma faccio un'autocritica: a quei tempi avevo capito ben poco".

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Sei milioni in piazza per l'ultima sfida Gazebo in tutto in Paese. Reclutati un milione e 200mila volontari. Bettini: l'arma in più rispetto al Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Sei milioni in piazza per l'ultima sfida Gazebo in tutto in Paese. "Reclutati" un milione e 200mila volontari. Bettini: l'arma in più rispetto al Pdl di Ninni Andriolo / Roma DEMOCRATIC DAY per 6 milioni di italiani. "È scesa in campo l'arma in più che abbiamo rispetto all'avversario", commenta Goffredo Bettini. Il Pd chiama a raccolta il popolo delle primarie per renderlo "protagonista" nella volata finale della campagna elettora- le. Più che soddisfatti al loft di Piazza Sant'Anastasia per "lo straordinario successo" di una domenica contrassegnata da "centinaia di migliaia di cittadini appassionati e disinteressati che credono in una speranza di rinnovamento". Da oggi "ci sarà una spinta ulteriore verso una grande affermazione del Partito democratico", assicura Bettini, coordinatore nazionale del Pd. Ed eccole le cifre che raccontano il 30 marzo del 2008, giornata preelettorale "di festa e di partecipazione", illuminata da un piacevole sole primaverile a Roma e in molte città della Penisola. Dodici mila gazebo retti da centomila volontari. Ma, soprattutto, sei milioni di cittadini entrati in contatto con il Partito democratico in tutta Italia. E dal loft di Sant'Anastasia si guarda con soddisfazione anche al milione e duecentomila che "simpatizza" dichiarandosi disponibile - e fornendo nome, cognome e indirizzo - a dare un contributo nella fase finale della campagna elettorale. Un esercito di volontari. Benzina nel motore di un Partito democratico che accelera con l'obiettivo di raggiungere e superare il Pdl di Berlusconi e che ha bisogno di forze fresche da mettere in campo per convincere gli elettori ancora indecisi. "È iniziata la volata finale della campagna elettorale - commenta Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd - Da molti anni non si vedeva una mobilitazione elettorale di tali proporzioni. Il successo del Democratic day dimostra che gli italiani hanno fiducia in noi e nel futuro del Paese". Per Andrea Orlando, che dirige il settore organizzazione, il Pd "ha fatto Bingo" perché "ovunque si è registrata una grande adesione, in un clima di partecipazione, di festa e di fiducia". L'offensiva di fine marzo che punta a "mettere in moto il popolo delle primarie" e convincere gli incerti a votare Pd, dava "buoni frutti" fin dalla prima mattinata di ieri, Veltroni, poi, dal gazebo romano di piazza Fiume, spargeva ottimismo sull'esito della campagna elettorale. "Ci sono tutte le possibilità per avere un successo del Pd sia alla Camera che al Senato", spiegava il candidato premier. "Se mobilitiamo tutto il popolo delle primarie possiamo vincere", faceve eco da Trieste, Piero Fassino. Le cifre fornite dal loft democratico parlano di cento milioni di "pezzi" di propaganda distribuiti. Tra questi il vademecum sulle "12 azioni per cambiare l'Italia", suggerimenti che tutti possono mettere in pratica per diffondere idee e ragioni del Pd: dall'aperitivo democratico, alla cena per convincere cinque amici, al video fai da te da mandare in rete, dalle bandierine con il logo da porre sulla bici o sull'auto. Molti i leader Pd che hanno partecipato alla giornata dei gazebo. Walter Veltroni e Dario Franceschini si sono recati in quello romano di piazza Fiume, Prodi a Bologna in piazza Santo Stefano, insieme alla candidata Pd, Sandra Zampa; Massimo D'Alema a Cerignola; Fassino ha visitato le postazioni triestine di Barcola, San Giacomo e di piazza Borsa; Francesco Rutelli quella di piazza Adenauer, nel quartiere Eur di Roma; Leonardo Domenici e Vannino Chiti in piazza dei Ciompi a Firenze; Sergio Cofferati a Bologna in piazza Ravegnana, sotto le Due torri. Insieme ai cittadini e ai leader del Pd, davanti ai gazebo anche tanti testimonial del mondo dello spettacolo e della cultura. Francesca Reggiani a Bologna; Rosalia Porcaro, Ivan Cotroneo, Francesco Paolantoni, Enrico Caria e Massimo Andrei a Napoli; Vittorio De Seta a Catanzaro; Maria Sole Tognazzi, Alberto Barbera, Steve Della Casa, Bruno Gambarotta a Torino; Antonello Fassari a Sanremo; Antonio Catania a Trieste, Paolo Hendel a Firenze, Sandro Veronesi a Pisa. Mentre a Roma hanno sfilato davanti ai gazebo Pd, tra gli altri, Francesca Archibugi, Maddalena Crippa, Zeudi Araya, Paolo ed Emilio Taviani, Massimo Wertmuller, Giulio Scarpati, Maria Rosaria Omaggio, Enzo De Caro, Ferzan Ozpetek, Simona Marchini, Riccardo Rossi, Gianmarco Tognazzi, Daniele Lucchetti, Lunetta Savino Erminia Manfredi, Nini Bruschetta e Roberto Citran.

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Gli strateghi fai-da-te Convinceremo gli incerti giocando a burraco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del QUI NAPOLI Al rione Sanità arriva Olga D'Antona Gli strateghi fai-da-te "Convinceremo gli incerti giocando a burraco" di Andrea Carugati inviato a Napoli AL BURRACO gli strateghi del Pd proprio non avevano pensato. Eppure è questa la carta che una coppia di mezza età della Napoli bene utilizzerà per convincere gli amici indecisi a scegliere Veltroni. "Ne abbiamo tanti, votavano Fini ma sono delusi da come si è prostrato davanti a Berlusconi. Cercheremo di convincerli durante le partite", racconta lei davanti al gazebo della Villa Comunale. I due coniugi prendono il materiale dalle mani di Patrizia Vaccarella, una vita nel Pci e poi nei Ds, che insieme alla figlia Alessia ha messo su il tendone in una delle zone più chic di Napoli. Accanto a loro Maria Fortuna Incostante, deputato uscente e ora candidata al Senato, non si ferma un attimo. Rincorre tutti i passanti, la battuta pronta: madri col passeggino, padri che giocano a pallone, per tutti un volantino. Grandi manifesti di D'Alema attorno al gazebo: "Sud, non sudditi". Patrizia è entusiasta, ha pure la sua foto col leader sul telefonino: "Se non ci fosse Massimo sarebbe molto ma molto più dura, lui sta facendo una campagna vecchio stile, capillare". Il Pd a Napoli ancora non ha preso forma: lo tsunami rifiuti ha congelato tutto (ma ora di spazzatura in giro per il centro non se ne vede più), si fa campagna come si può, ognuno con i suoi canali. "Con la Margherita ancora non ci siamo mescolati", dice Patrizia. "Dopo le elezioni 'sto partito dovremo costruirlo davvero". Bassolino e Iervolino ai gazebo ieri non c'erano. Il presidente comparirà a piazza Plebiscito, il 9 aprile, con Veltroni. Eppure Bassolino è al centro di tanti discorsi. C'è il pensionato dell'Atan, con la moglie Carmela sotto braccio: "All'inizio l'ho appoggiato, ma ora sono disorientato". Voterà Pd, confida, ma a denti stretti. Più sereno Ciro Criscuolo, classe 1926, ex dirigente dell'Uisp, che invita a "non buttare il bambino con l'acqua sporca: Bassolino ha fatto centinaia di cose buone, ma noi napoletani siamo fatti così: prima ti portiamo al settimo cielo, poi basta niente e ti facciamo precipitare". Al Rione Sanità il gazebo è presidiato da Titina Cantiello e Romeo, coppia storica del quartiere dagli anni Cinquanta. Davanti alla chiesa di San Vincenzo è un via vai di gente, "i compagni del quartiere sono venuti quasi tutti..". Arriva pure la giovane madre con bimbo che vuole la tessera Pd. "Ma non le abbiamo ancora, devi aspettare, magari vieni domani sera che facciamo un incontro...", le risponde Anna De Gregorio. Romeo e Titina raccontano di quando "qui veniva a fare campagna elettorale Giorgio Napolitano, eravamo noi a portarlo in giro per il quartiere, anche a prendere le sfogliatelle alla Brasiliana". Passa anche Olga D'Antona, stringe mani. Romeo non nasconde i problemi, ma per adesso si combatte: "Noi copriamo tutto, ma poi chi ha sbagliato dovrà pagare". A fine giornata dallo stato maggiore del Pd campano c'è soddisfazione: 300mila persone ai gazebo in tutta la regione.

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Malpensa si dà comunque un futuro Il giorno dell'addio, Bonomi rilancia: in un anno 500 nuove frequenze. Penati: non ci arrendiamo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Malpensa si dà comunque un futuro Il giorno dell'addio, Bonomi rilancia: in un anno 500 nuove frequenze. Penati: non ci arrendiamo di Bianca di Giovanni / Roma RISCOSSA "Malpensa avrà comunque un futuro. Non ci vogliamo arrendere". Così il presidente della provincia di Milano Filippo Penati "esorcizza" il giorno dell'addio di Alitalia allo scalo varesino. Sulla stessa rotta il presidente Sea Giuseppe Bonomi. "In un anno siamo sicuri di recuperare 510 movimenti settimanali". Insomma, ai vertici delle istituzioni lombarde si respira aria di riscossa. Quei voli Alitalia trasferiti da ieri su Fiumicino (886 collegamenti settimanali in meno) non fanno paura alle istituzioni locali. Preoccupano, certo, i 900 addetti Sea finiti in cassa integrazione di 24 mesi e ancora di più l'indotto dell'aeroporto, bar, taxi, alberghi, dove si calcola un calo d'affari del 30%. Ma non tutto è perduto, spiegano alla Sea. Bonomi chiede esplicitamente al prossimo governo di liberalizzare i diritti di volo, per aprire la strada ad altri vettori. L'Alitalia, infatti, porta con sé anche l'impegno dell'Enac a mantenere inalterati i diritti sui voli intercontinetali gestiti da accordi bilaterali tra governi. Sono 11 le destinazioni extraeuropee per cui oggi la Magliana ha l'esclusiva. C'è una novità sul fronte degli Usa: grazie all'intesa "open sky" attiva da ieri, le rotte americane sono liberalizzate. Tanto che Air One ha già annunciato voli da Malpensa verso Boston (dal 14 giugno) e Chicago (21 giugno). La compagnia di Carlo Toto attiverà da oggi da Malpensa nuove rotte per altre 9 destinazioni sempre nazionali (Palermo, Bari, Lamezia Terme) e internazionali (Berlino, Bruxelles, Atene e Salonicco). Insomma, per lo scalo varesino il passaggio è difficile ma niente affatto disperato. Soprattutto se il prossimo governo saprà aprire nuove rotte intercontinentali. Intanto da Fiumicino arrivano i primi dati sulle destinazioni appena attivate, che hanno registrato ieri il tutto esaurito. Oggi i riflettori saranno puntati sull'incontro tra AirFrance-Klm e sindacati, fissato alla Magliana alle 14. All'incontro ci saranno tutte e nove le sigle di categoria, anche l'Anpac, che, appena ricevuto il documento, aveva addirittura minacciato di disertare l'incontro. Difficile prevedere, a fronte dei numeri messi sul piatto da Air France, da quelli del taglio della flotta agli esuberi, quale carta Spinetta giocherà per tentate di imbastire un negoziato. Nel documento inviato l'altro giorno da Parigi il numero uno del gruppo aveva dichiarato che quei numeri (2.100 eusberi) sono inevitabili. Di contro, i sindacati vogliono modificarli. Ad allentare, temporaneamente, la tensione di una vertenza che, come se non bastasse tutto il resto, ha avuto anche la sfortuna di incappare nella bagarre della campagna elettorale, è stata la boccata d'ossigeno dei 148 milioni che Alitalia rastrellerà grazie alla cessione delle sue azioni in Air France-Klm, per circa 79 milioni di euro, e al rimborso da parte dello Stato di un credito d'imposta Irpeg di 69 milioni. Contemporaneamente la partita dei cieli continua a tenere banco nel dibattito pre-elettorale. "Il Paese dovrebbe essere unito a sostenere la trattativa con Air France - ha detto ieri Walter Veltroni - la crisi di Alitalia non è inziata oggi, per cui (rivolto a Berlusconi, ndr) lezioni non se ne possono fare su questo tema". Dal Pdl continuano ad arrivare richiami alla cordata italiana. "Air France colonizza Alitalia", denuncia Silvio Berlusconi.

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Berlusconi scrive ai romani <Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la Capitale> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 13 del 2008-03-31 pagina 10 Berlusconi scrive ai romani "Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la Capitale" di Redazione Pubblichiamo la lettera che il candidato premier per il Pdl Silvio Berlusconi ha inviato ai cittadini di Roma a sostegno dei candidati del Popolo della Libertà alle elezioni politiche e amministrative del 13-14 aprile 2006. La missiva è contenuta in un libro sulla Capitale dal titolo C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni - L'eredità della sinistra, diffuso in un milione di copie. Il volume raccoglie una rassegna di articoli dei maggiori quotidiani italiani (dal Corriere della Sera al Giornale, Repubblica e Messaggero) che hanno denunciato il degrado di Roma nell'ultimo anno. La rassegna stampa è il frutto di un lavoro condotto dal coordinatore azzurro del Lazio Francesco Giro e del suo staff, che ha tenuto sotto costante monitoraggio gli appelli lanciati dai media. Il libro è stato realizzato dalla casa editrice milanese guidata da Alberto Costa già editore di La storia Italiana e La vera Storia Italiana. Le cifre contenute nel dossier di 96 pagine, suddivise in cinque capitoli (ambiente, sicurezza, sociale, sanità ed economia) parlano chiaro: 37mila famiglie senza casa, oltre 50mila bambini da 0 ai 3 anni senza asilo nido, 535mila anziani over 65 senza assistenza, 9mila disperati costretti a vivere nelle baraccopoli, un allarmante aumento della pressione fiscale per abitante passata da 412 a 655 euro. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Newsweek>: l'Italia si salva solo con la grande coalizione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 13 del 2008-03-31 pagina 8 "Newsweek": l'Italia si salva solo con la grande coalizione di Redazione La rivista Usa lancia il governo "Veltrusconi": può dare speranza e affrontare i problemi da Milano Visto così, come ricreato sulla copertina del numero del 7 aprile della rivista americana Newsweek, Veltrusconi fa spavento. Eppure, un'unione tra i maggiori due candidati premier della politica italiana sembra l'unica soluzione possibile per il giornale del gruppo "Washington Post". La teoria avanzata nell'edizione europea è semplice: "Solo un governo di grande coalizione potrebbe salvare l'Italia". In realtà, i giornalisti si spingono più in là, definendo l'accordo tra Veltroni e Berlusconi come l'unico modo per "portare fuori la spazzatura" dall'Italia. Secondo l'analisi, il timore principale è l'ennesima vittoria parziale, con la nascita di un "governo paralizzato da coalizioni traballanti e litigiose". Meglio dunque "assumersi le responsabilità comuni", così da "risolvere davvero i problemi" arrestando "il pazzo declino" del Paese. Insomma, solo in questo primo accenno di bipartitismo Newsweek intravede "una vera speranza per il futuro". Reazioni fredde sia da Pdl che da Pd. Il ministro della Difesa Arturo Parisi ha sottolineato che "le riforme si possono fare insieme, ma senza un governo di larghe intese". Stesso concetto espresso dal portavoce del Cavaliere Paolo Bonaiuti: "Governerà chi vincerà. E tutti i dati dicono che sarà il Partito della libertà a farlo, sia alla Camera sia al Senato". Critico invece Pier Ferdinando Casini: "Finalmente l'hanno capito anche in Usa. Sono io che ho sempre parlato dell'inciucio". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Larghe intese, il leader Pd fa retromarcia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 13 del 2008-03-31 pagina 8 Larghe intese, il leader Pd fa retromarcia di Laura Cesaretti da Roma Restare alla guida del Pd, anche in caso di sconfitta elettorale, per Walter Veltroni è "un dovere etico". Il candidato premier lo spiega chiaro e tondo, ai microfoni di Sky Tg, al culmine di una giornata fitta di interviste, comizi e incontri con gli elettori ai gazebo del "D-Day" democratico. "Ho preso l'impegno per fare un grande partito, e continuerò ad assolvere al vincolo assunto il 14 ottobre con 3 milioni e mezzo di persone". Un impegno che "potrà essere considerato superato" solo da "una scadenza analoga", ossia nuove elezioni primarie altrettanto partecipate. Fino ad allora, manda a dire Veltroni ai maggiorenti del suo partito, nessuno pensi di commissariarlo o spodestarlo per vie traverse o convocando congressi, perché lui resterà a fare il suo "dovere etico". Ma è un altro tema toccato da Veltroni a scuotere il mondo politico e a mobilitare i cronisti in questa tiepida domenica di fine marzo: in mattinata, il settimanale statunitense Newsweek anticipa due interviste parallele ai due sfidanti per la premiership in Italia. E una risposta del leader Pd rilancia l'ipotesi delle "larghe intese". La giornalista di Newsweek gli chiede se, nel caso di un testa a testa elettorale che renda incerta la maggioranza, lui sarebbe disponibile a "dividere il potere" con Berlusconi. E Veltroni replica ricordando di aver proposto un governo da sostenere "tutti insieme", subito dopo la caduta di Prodi, per fare le riforme istituzionali ed elettorali: Berlusconi si oppose, e ne "porta la responsabilità". E conclude: "If you are asking me if I would consider it again, I would say probably", "se mi chiede se lo riprenderei in considerazione, direi probabilmente". È un sì a un eventuale governo di responsabilità nazionale? Qualcuno così la interpreta, e dalla sinistra radicale si comincia subito a sparare contro "la beffa dell'inciucio", mentre il ministro prodiano Parisi mette le mani avanti e dice che le riforme si possono fare "con Veltroni capo della maggioranza democratica e Berlusconi capo dell'opposizione democratica, o anche, al limite, l'opposto". E lo stesso leader del Pd si affretta a precisare: "Non esiste nessuna grande coalizione - scandisce - non esistono governi di larghe intese. Esiste la necessità di fare, con larghe intese, le riforme istituzionali". Ai giornalisti che lo attendono al gazebo Pd di piazza Fiume a Roma, il candidato premier spiega che "chi vince governa, poi le riforme si fanno insieme, ma nessuna larga intesa, nessun inciucio. La mia è una idea anglosassone della democrazia ed è la differenza tra governo e riforme istituzionali". Cosa ben diversa dalle "larghe intese" per governare il Paese che, ribadisce Veltroni, "è un tema che non esiste". Insiste anche da Sky: il governo lo fa chi vince, "anche di un solo voto", dunque "niente pasticci". Ma "sta all'intelligenza di tutti capire che servono le riforme". Dall'altro fronte, il portavoce di Silvio Berlusconi usa gli stessi toni: "Non ci saranno intese né larghe né strette, non ci saranno coalizioni né grandi né piccole. Governerà chi vincerà, e tutti i dati indicano che il Pdl ha un netto e saldo vantaggio", dice Paolo Bonaiuti. Veltroni, dal canto suo, assicura che "siamo in rimonta, e penso ci possa essere un esito sorprendente", perché "gli indecisi si stanno spostando verso il Pd". Attacca la "doppiezza di certi uomini politici", e senza nominare Berlusconi accusa: "Durante la discussione sulle riforme parlava di me come se fossi Giolitti. Ora che c'è la campagna elettorale dice quanto di peggio possibile. Io do giudizi politici, non personali". E per lui "l'Italia ha bisogno di una leadership responsabile e seria, di gente che non faccia le corna nelle foto coi capi di Stato". Ce n'è anche per Casini, che "se avesse avuto coraggio politico" avrebbe dovuto appoggiare il governo Marini. "Che ora dia lezioni di antiberlusconismo è singolare". Nomi per il suo governo ancora non ne fa, ma "saranno nuovi", al contrario di quelli del Pdl: "Tremonti, Bossi, Calderoli, Maroni: sono gli stessi del '94. Io farò un governo del 2008". L'ultima frecciata è per D'Alema, che definisce "moscio" lo slogan obamiano "Si può fare": "Ognuno ha le sue opinioni, ma per migliaia di persone ha un effetto evocativo molto importante". E poi, "tutti i pubblicitari hanno detto che è stata una grande trovata". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Selva: <L'ambulanza? Farò come Guareschi, voglio andare in cella> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 13 del 2008-03-31 pagina 14 Selva: "L'ambulanza? Farò come Guareschi, voglio andare in cella" di Giancarlo Perna Il senatore uscente condannato per aver usato l'automedica come un taxi: "A 82 anni ho diritto ai domiciliari, ma non li voglio" Dopo avere fatto il giro dello studio che si fa girando su stessi per mancanza di spazio, Gustavo Selva e io concordiamo: il Senato lo ha relegato in un abbaino. Grazioso e con le travi al soffitto, ma sempre un buco. "Qui, se succede qualcosa, non c'è via di fuga", dice Gustavo con l'occhio esperto dell'ingegnere mancato. Nel dopoguerra, ventenne e già orfano di entrambi i genitori, si iscrisse a Ingegneria per volontà dello zio tutore. Ma il parente si suicidò e Gustavo interruppe gli studi per mantenersi, prima correttore di bozze, poi giornalista. "Che iella!", dico. "A me, le disgrazie vengono a grappoli", dice alludendo ad attuali amarezze che esulano dall'intervista. "Hai avuto tante soddisfazioni. Vai per gli 82, sei stato un temuto giornalista e a 68 anni, quando sembravi al tramonto, sei entrato in Parlamento con An per quattro legislature", lo consolo. "E ora che lascio, ho il piacere di avere un'intervista da te", dice e sediamo su due poltrone dirimpettaie così vicine che le nostre ginocchia si toccano. "Pigli per i fondelli". "Ti sono grato. L'intervista mi distrae dai guai privati". Gli anni non hanno cambiato Selva. Conserva il profilo leonino con i capelli lunghetti all'indietro che divenne noto ai tempi della sua direzione di Rai2 tra il '75 e l'81, ribattezzata "Radio Belva" per i feroci editoriali anti Pci. "Il ricordo migliore dei tuoi 14 anni in Parlamento?". "La visita a Montecitorio di Wojtyla. Casini, che presiedeva la Camera, mi presentò e il Papa disse: "Lo conosco bene"". "Com'è?". "Quando ero corrispondente Rai per l'Est europeo, Wischinsky, il primate anticomunista della Polonia, volle presentarmi "un giovane prelato di Cracovia". Era lui. Così, unico direttore Rai, feci preparare una biografia di Wojtyla durante il conclave. Quando a sorpresa fu eletto, i redattori mi dissero: "Sei un mago"". "Quale ricordo pensi di lasciare tu in Parlamento?". "Nessuno. La politica è la cosa più inumana che si possa immaginare. Non è posto dove si creano legami", dice amaro. "Temo ti ricorderanno per la fesseria dell'anno scorso. Fingesti un malore per salire su un'autoambulanza e arrivare in tempo a un talk show". "Il malore c'era stato. Cercai di reprimerlo con la pillola allarga coronarie che porto con me. Non bastò. Allora, salii sull'ambulanza di stanza a Palazzo Chigi dove mi trovavo. Ma dovetti aspettare diciassette minuti che scendesse la dottoressa di turno per partire. Intanto, cominciavo a sentirmi meglio". "Potevi scendere". "Ero ormai prigioniero del meccanismo sanitario. Partimmo per il vicino Ospedale San Giacomo. Ma, stando bene, la prospettiva di essere ricoverato mi ripugnava". "E cominciasti a insultare i barellieri". "Mi limitai a rimproverarli per avermi fatto aspettare 17 minuti a bordo. Poi, per liberarmi dalla costrizione di essere ospedalizzato, ho commesso una leggerezza. Detti l'indirizzo della tv, dicendo che lì c'era il mio cardiologo". "E, una volta in tv, ti sei vantato di avere usato "un trucchetto da giornalista"". "Non davanti alle telecamere. Dietro le quinte dissi di avere usato un "escamotage". C'era il giornalista che conduceva, Bobo Craxi, Daniele Capezzone e altri che, lì per lì, non trovarono niente da ridire. Solo l'indomani La7 montò il caso. Mi fece insultare da Livia Turco, Alemanno, Calderoli, senza però interpellarmi. Fu un fulmine a ciel sereno". "Non ti senti in colpa?". "Non ho danneggiato nessuno. L'ambulanza era riservata a Palazzo Chigi, non l'ho sottratta a nessun cittadino". "Tua moglie e i tuoi quattro figli che ti hanno detto?". "Che sono stato ingenuo e che avevo dato l'impressione di vantarmi. Non nego che su di me è prevalso l'istinto del giornalista di non mancare un avvenimento. Anche perché dovevo sostituire in tv il senatore Mantica di An e mi sentivo impegnato". "Calderoli ti ha augurato il contrappasso. Ossia un malore senza che ci sia l'ambulanza perché un altro parlamentare imbecille l'ha presa per andare in tv". "Consiglierei a Calderoli di non farsi la fama di iettatore". "Alemanno, tuo compagno di partito, chiese la tua espulsione da An. In che rapporti sei rimasto?". "All'inizio, freddi. Poi è venuto a stringermi la mano. Fini, piuttosto...". "Cioè?". "Quando gli feci rilevare che Alemanno aveva chiesto tre volte la mia defenestrazione e che c'erano cose più importanti da fare, si limitò a dire: "Forse esagera". Troppo poco". "In un primo momento hai dato le dimissioni da senatore, poi le hai rimangiate. Attaccato alla poltrona?". "Fu il mio capogruppo, Matteoli, a impormi di non dimettermi perché sarebbe subentrato, tale Danieli, che allora pareva simpatizzante del transfuga di An, Ciccio Storace". "Col senno di poi, come ti giudichi?". "Un coglione. L'ora del coglione arriva per tutti almeno una volta nella vita". Su questa conclusione filosofica, Gustavo si alza per sgranchirsi ma sbatte con la testa nel trave dell'abbaino e ripiomba sulla poltrona. Ora, ti hanno rifilato sei mesi per truffa ai danni dello Stato. Accetti pentito o farai appello? "La truffa non c'è perché non ho avuto vantaggi economici. Farò appello. Anzi, se la colpa è davvero così grave, vorrei scontare la pena come fece Guareschi nella causa con De Gasperi. Ma ho 82 anni e la legge mi concede i domiciliari. Eppure l'esperienza del carcere mi solletica". Sei uno sbruffone. Dì una frase memorabile per mettere una pietra sulla faccenda. "Chiedo scusa se qualcuno ha sofferto per la mia intemperanza. Scuse sincere, anche se so che nessuno ha sofferto". Un mese dopo la fesseria hai lasciato An per Fi. Chi ha propiziato il passaggio? "Berlusconi. Mi telefonò dicendo: "Se hai problemi con An, sappi che le porte di Fi sono aperte. Per te spalancate"". Non hai voluto ricandidarti. Hai messo le mani avanti temendo di non esserlo? "Ero stato convocato dal notaio per firmare la mia ricandidatura. Ma ho voluto dimostrare che chi ha pendenze si ritira. Con mio dispiacere, ho risposto all'invito di Beppe Grillo". Non ami Grillo? "Un demagogo, espressione della peggiore antipolitica". Con te, la sinistra si è stracciata le vesti. Ma tace su Bassolino che ha inguaiato due generazioni di napoletani. "Il nostro è il Paese della retorica e dei due pesi e due misure". Ogni tanto fai una scemata. Trent'anni fa ti sei iscritto alla P2. "Mai. Tre sentenze lo dichiarano. Dario Fo che osò dirlo mi ha dovuto pagare 20 milioni di lire. Sempre pochi per il mio nome. Se però avessi saputo che nella P2 c'erano tanti galantuomini, prefetti, questori, militari, mi sarei iscritto anch'io". E ridalli! Fai il provocatore. Perché, tu giornalista dc per una vita, entrando in politica hai scelto gli eredi del Msi? "Nel '94, la Dc era scomparsa. Io, poi, ero sempre stato contro l'"arco costituzionale" che escludeva la destra. Fu un atto di tardiva solidarietà verso il Msi". Sei stato tra i traghettatori del Msi in An. "Io e i cattolici di An. Fini ha poi enfatizzato le tesi di Fiuggi definendo il Fascismo "male assoluto". Le leggi razziali, d'accordo. Ma il Fascismo non è l'orrore del Comunismo, di Pol Pot o Castro". Come ti sei trovato in An? "Bene. Col tempo però i cattolici cofondatori di An e garanti del suo ingresso nel Ppe, sono stati emarginati. Io, Publio Fiori, Riccardo Pedrizzi, Gaetano Rebecchini". Fini o il Cav? "È stato Berlusconi a dare a Fini la rispettabilità politica che gli ipocriti gli negavano. La II Repubblica è nata con Silvio ed è fondata sulle sue idee". Da 50 anni osservi il Palazzo. Quale personaggi ti hanno colpito? "Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Giorgio Almirante". Oggi, chi è paragonabile a quelli? "Si parva licet, Letizia Moratti come sindaco; Giulio Tremonti, come un Vanoni del tempo che fu, Fini per la politica atlantica. Oltre, ovvio, a Berlusconi, il numero uno". Veltroni? "Un piazzista di se stesso che si offre a tutto. A salvare l'Africa e a modernizzare - da non comunista! - l'Italia. Farà invece quel che ha fatto da sindaco: nulla". Come sindaco di Roma voterai Rutelli o Alemanno che voleva cacciarti da An? "Alemanno. Studia i problemi". Con te è stato odioso. "Be', se fosse per la simpatia non dovrei votarlo. Ma in un politico è marginale. In ogni caso, il mio è un voto sprecato. Non sarà eletto". Alle politiche come voti? "Pdl al Senato. Alla Camera, Giuliano Ferrara per la sua contrarietà all'aborto". So che vuoi continuare a dare una mano al Pdl. E se invece fossero felici di essersi liberati di te? "Se gli va, sono qui. Non vorrei però essere escluso con la solita solfa che sono vecchio. Ci sono giovani vecchi e vecchi giovani. Inoltre, le mie ammiratrici sarebbero deluse". Hai ammiratrici? "Numerose e non tutte mie coetanee". Dannato vecchietto, ti brillano gli occhi. "Ti stupirò. Mi sto comprando una barca a Barcellona dove abita un mio figlio e vivrò a bordo varie settimane l'anno". Con tante belle panchine a Villa Borghese?! "Tié!" © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Scalfari corre in tv a fare il vice-Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 13 del 2008-03-31 pagina 9 Scalfari corre in tv a fare il vice-Walter di Redazione La par condicio non è di sinistra, la Rai sì. Silvio Berlusconi non va in televisione, come per altro aveva già fatto Walter Veltroni, e in fedele ottemperanza della legge salta anche l'intervista al leader del Partito democratico. E come recupera l'Annunziata? Con Eugenio Scalfari, il decano dei giornalisti italiani. Bene, la par condicio è salva, peccato che poi Scalfari, esattamente come fece Benigni per le elezioni del 2001, sostituisca Veltroni con uno spirito più militante di quello che avrebbe avuto lo stesso ex sindaco di Roma. Lo Scalfari veltroniano si scatena, fa professione di appartenenza al Pd e si lancia in una lunga dissertazione contro il Cavaliere e i mali dell'Italia berlusconiana. E fin qui, per quanto discutibile, siamo ancora nella legalità. Ma Scalfari deve essersi troppo immedesimato nella parte di Veltroni o forse deve piacergli troppo e, nonostante abbia da tempo raggiunto l'età della saggezza, perde il controllo e comincia a citare sondaggi proibiti, la cui unica certificazione è data dalla sua parola. Nessuna parola, invece, su Romano Prodi, l'uomo che ha governato il Paese fino a ieri. Non pervenuto. Ma d'altra parte come si fa a suggerire la scaletta a Eugenio Scalfari? Ci pensa lui, non con l'autorevolezza di chi è al di sopra della parti, ma con il piglio di chi tifa e combatte una sua battaglia politica. Ovviamente quella per il Pd. Non c'è nulla da aggiungere o commentare, se non ricordare ai girotondini arrabbiati, ai falsi garanti, a quelli che "siamo il Paese del conflitto di interesse", ai doppiopesisti che strepitano ad ogni sussurro del Cavaliere gridando alla violazione delle regole, cosa sarebbe accaduto se al posto di Berlusconi avessero invitato Emilio Fede e gli avessero consentito uno spot elettorale, con tanto di sondaggi fuorilegge, come quello di Scalfari, in favore del suo leader preferito e di sua moglie, candidata nelle liste del Pdl? Non è accaduto e non accadrà. Ma noi abbiamo un consiglio ancora più perfido per l'Annunziata, se vuole aprire la strada al Pdl così come l'ha spianata al Pd: inviti l'uomo che più di tutti può aiutare Berlusconi, Romano Prodi. E gli faccia finalmente raccontare tutte le magnificenze dei suoi quasi due anni di governo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Propaganda (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Propaganda Berlusconi vuole la capitale 1 milione di libri ai romani È un libro fotografico, in tutto 96 pagine, composto da cinque capitoli. A scrivere le quattro pagine che introducono il volume intitolato "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra" (Alcos editore), il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. A giorni il libro sarà spedito a un milione di romani: si tratta di una rassegna che riporta articoli apparsi sui quotidiani italiani dell'ultimo anno "che hanno denunciato - si legge in una nota dell'ufficio stampa della Alcos - lo scandaloso degrado di Roma, capitale del nostro paese e patrimonio artistico e storico mondiale". Da un anno lo staff del leader del Pdl, coordinato dal deputato azzurro Francesco Giro, "ha tenuto sotto costante monitoraggio gli appelli che i media lanciavano ed è nato così il libro realizzato dalla casa editrice milanese guidata da Alberto Costa", già editore de "La Storia italiana" e "La vera Storia Italiana", i due libri fotografici sulla storia del presidente del Pdl, distribuiti durante le ultime due campagne elettorali. Sulla copertina della nuova pubblicazione campeggia un'immagine del Colosseo: all'interno, oltre 120 titoli di quotidiani tra cui "Il Corriere della Sera, Il Giornale, La Repubblica, Il Sole 24 ore, L'Unità, Il Messaggero e Il Tempo" suddivisi in cinque capitoli (ambiente, sicurezza, sociale, sanità ed economia).

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ROMA Il settimanale americano Newsweek dedica la copertina a  (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA Il settimanale americano Newsweek dedica la copertina a "Veltrusconi", dicendo che solo da un accordo fra Berlusconi e Veltroni può uscire una soluzione ai problemi italiani. Entrambi i leader, però, si affrettano a smentire questa eventualità. "Niente governissimi", avverte Veltroni, "larghe intese sono possibili solo per fare le riforme". Berlusconi, che a sua volta nega la grande coalizione, attacca: "Walter è solo un parolaio, ma il suo show ormai è alla fine". Casini sfida il Cavaliere: Bossi, avverte, sarà sempre la spina nel fianco del suo governo.

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Il sindaco e il mogul Newsweek tifa accordo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stampa Usa "Il sindaco e il mogul" Newsweek tifa accordo "Se i candidati vogliono seriamente risolvere i problemi dell'Italia lasceranno la porta spalancata alla possibilità di una grande coalizione anche se nessuno dei due è disposto a dirlo apertamente in pubblico". Così Newsweek, il settimanale americano che nel numero in edicola ieri dedica la copertina al "Veltrusconi" con un fotomontaggio dei due volti di Veltroni e Berlusconi. All'interno anche due interviste gemelle in cui si chiede ai candidati come reagirebbero ad un figlio omosessuale. "Lo circonderei ancora più di amore, so a quali difficoltà andrebbe incontro", risponde Berlusconi. "Semplicemente non vedo il problema", dice Veltroni.

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Larghe intese, no di Veltroni e Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I due sfidanti rispondono a Newsweek. Casini: "Bossi la spina nel fianco di Silvio. Pdl e Pd sono i nuovi gattopardi" Larghe intese, no di Veltroni e Berlusconi Ma è duello sulle riforme. Il leader Pd: sì al dialogo. Il Cavaliere: niente di niente.

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Chiamami Mario, sarò il tuo candidato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Allo specchio Chiamami Mario, sarò il tuo candidato Marco Giusti Ma è vero che è "la campagna politica più brutta di tutti i tempi" come hanno sostenuto Fausto Bertinotti e Daniela Santanché? Più che probabile, ma non per questo (anzi...) qualche momento divertente lo stiamo vivendo. Anche se Berlusconi ci aveva promesso cento camion in giro per l'Italia con i suoi striscioni e non ne abbiamo visto uno. Ma per le strade della grandi città, in mezzo a una serie di taxi griffati dal logo del Pdl, compare un taxi Smart con il faccione di Casini e la scritta "In Italia non c'è spazio solo per due. Io c'entro". Dove? Ovviamente nella Smart. Solo a Milano domina lo strepitoso manifesto bossiano con il capo indiano ricoperto di penne e la scritta "Loro hanno subito l'immigrazione. Ora vivono nelle riserve". SEGUE A PAGINA 2 Si riconosce lo stile del vecchio capo leghista. Di culto totale, anche se qualche indiano potrebbe tirare fuori l'ascia di guerra all'idea che il massacro sistematico di un popolo sia descritto come un problema d'immigrazione. C'è anche chi la butta sul calcio. Alemanno, a Roma, promette due stadi, uno per la Roma e uno per la Lazio. Meglio il candidato Cochi, che si presenta come inserito in una figurina Panini e la scritta "Di nuovo in campo". Di destra o di sinistra? Boh. Dalla maglietta sembrerebbe laziale... Anche Rutelli è laziale. Certo è difficile riconoscere dalle facce da che parte stiano i candidati. E anche i claim elettorali non aiutano molto. Pensiamo al candidato pizzuto, il giovane Fabio Nobile, che trionfa sotto la scritta "La memoria è futuro". Non è di destra, è della Sinistra Arcobaleno. Mentre De Bosi, che si mostra insieme al figlio al ritmo di "La sicurezza ci rende liberi" è del Pd. Invece "Una forza mai vista prima" è il claim del nuove detersivo per stoviglie Pril e "Noi ci mettiamo la faccia" è quello delle pompe di benzina Erg, che lanciano nel manifesto proprio il volto del benzinaio che ti sta servendo. Solo che quel volto è confuso in mezzo ai faccioni elettorali che vediamo un po' ovunque. C'è quello di Bobo Craxi ricostruito proprio a imitazione di una celebre foto elettorale del padre, ravvicinatissimo. C'è quello di Grillini candidato sindaco a Roma col motto "Roma laica Roma libera". Ecco le signore bionde della destra romana, certa Mennuni e Perrella, le more della sinistra, come la Cririnnà, certa Corpora Patrizia, scritto proprio così, un certo Di Cesare detto "Gegé" che si lancia sulla Tuscolana in direzione di Cinecittà. Di Oscar Tortosa, che si candida con Di Pietro, invece non si vede la faccia. Forse qualcuno potrebbe riconoscerlo come vecchio candidato del Psdi. Forte della propria popolarità romana ecco invece il faccione di un candidato che si lancia con un dumasiano "Il ritorno di Athos": ma il cognome com'era? Ecco, proprio sull'uso eccessivo dei nomi, da Silvio e Walter a quello della giovane Marianna, leaderina della sinistra romana, ci sarebbe qualcosa da dire. Gli anni passati nessuno avrebbe osato scrivere solo Silvio sulla testata di un giornale o chiamare un rivale politico col nome. Quest'anno si fa. Lo abbiamo visto e sentito. Probabile che tutto ciò derivi dal vezzo, romano, di chiamare Walter il sindaco Veltroni. Di rimando, Berlusconi che vuole fare il giovane, si fa chiamare anche lui Silvio. Tutto questo rimanda a un vecchio sketch di satira politica con Billi e Riva. Uno era un poveraccio in cera di aiuto e l'altro un politico in cerca di voti. Chiamami quando vuoi, hai capito?". "Grazie, onorevole". "Ma quale onorevole, chiamami Mario". Solo che tutto ciò viveva solo per la ripresa televisiva. Appena era finita, il povero Billi cercava inutilmente di entrare nello studio di Riva urlando "A Mario! A Mario!!". Ma chi si ricorda più di Billi e Riva? Marco Giusti.

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Anche se perdo non mollo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni avverte i suoi avversari interni: per sostituirmi ci vorrebbero altre primarie "Anche se perdo non mollo" Ma il segretario insiste: possiamo ancora vincere, o pareggiare, situazione simile al 2006, siamo in rimonta. E insieme a Berlusconi solo le riforme: se ce la fa governi con un voto in più Andrea Fabozzi Roma Eletto dalle primarie, sostituibile solo con altre primarie. Il messaggio che Walter Veltroni consegna a due settimane dalla fine della campagna elettorale non è rivolto agli elettori ma ai colonnelli del partito democratico. Resterà segretario anche se perderà le elezioni. Una eventualità nemmeno presa in considerazione, com'è naturale, durante le uscite pubbliche della campagna, ma che è ben presente nei ragionamenti privati del leader democratico e dei suoi compagni di partito. Nel giorno stesso in cui polemizza con Massimo D'Alema sullo slogan scelto dal Pd, Veltroni spiega a SkyTg24 di aver "preso un impegno per fare un grande partito" e che dunque è sua intenzione continuare ad "assolvere il vincolo stabilito il 14 ottobre scorso con 3 milioni e mezzo di persone". "Questo impegno - chiarisce - potrà essere considerato superato da una scadenza analoga, ma fino ad allora ho il dovere etico di guidare il partito democratico". Veltroni così corregge quanto dichiarato solo tre giorni fa dal suo consigliere e stratega numero uno, Goffredo Bettini, che aveva fissato al 35% la soglia del successo o dell'insuccesso. Sotto quella percentuale, se ne poteva dedurre, Veltroni si sarebbe dimesso. E invece il segretario spiega adesso che lui non farà il primo passo e che i suoi avversari interni al Pd - oggi silenziosi in nome della pax elettorale - dovranno avere la forza di organizzargli contro non solo un congresso ma anche nuove primarie. Difficile. Una piccola replica delle primarie è stata la giornata di ieri del partito democratico, battezzata il D-day del Pd: secondo l'organizzazione del partito circa centomila volontari - anzi, "wolontari" - hanno permesso l'apertura di 12mila punti di incontro nelle città italiane dove è stato distribuito materiale per la propaganda incluso il vademecum con le 12 azioni per conquistare voti, per esempio l'aperitivo elettorale con i vicini di casa. Impossibile fare un confronto con le primarie del 14 ottobre quando i tre milioni e mezzo di elettori furono registrati, ci si può solo affidare alle stime degli organizzatori che parlano di sei milioni di cittadini "contattati" e di un milione e duecentomila volontari "reclutati per la fase finale della campagna elettorale". I prossimi quindici giorni nei quali Veltroni spera di portare a compimento la sua rimonta. Non sarebbero ottime le notizie che i sondaggi riservati - ne è ormai proibita la pubblicazione - stanno consegnando allo stato maggiore del Pd. Tra Pd e Pdl la distanza si assottiglia ma resta intorno ai sei punti percentuali quella tra le due coalizioni. Pd + Lista Di Pietro da una parte, Pdl + Lega nord dall'altra. La brutta notizia per Veltroni sarebbe che il blocco del 30% di indecisi e potenziali astensionisti comincia sì a sgretolarsi ma per distribuirsi ugualmente tra le due grandi coalizioni. E invece l'unica speranza del Pd secondo un vecchio calcolo era quella di convincere almeno sette indecisi su dieci. A questo punto anche l'ipotesi del pareggio al senato appare lontana, Berlusconi manterrebbe il suo vantaggio di 30 senatori. Veltroni com'è giusto continua a crederci. "Siamo in rimonta e penso ci possa essere un risultato sorprendente - ha detto ieri -, il vantaggio del Pdl si è assottigliato fino a ridursi ad una cifra pari a quella che nel 2006, a 15 giorni dal voto, il centrosinistra aveva sulla Casa delle libertà, e cioè il 5,5%. Poi sappiamo com'è finita". E' finita appunto con un pareggio, ipotesi che apre il capitolo immediatamente successivo: cosa fare in quel caso? Con una risposta affidata all'inviata di Newsweek, pubblicata ieri all'interno di un ampio servizio di copertina nel quale il settimanale americano si schiera a favore di un'intesa tra i due principali sfidanti del 13 aprile, Veltroni è sembrato riaprire all'ipotesi di un governissimo con Berlusconi. Questa la domanda: "Se le elezioni si concludessero senza un'ampia maggioranza, come la volta scorsa, come valuterebbe l'ipotesi di una divisione di responsabilità con Berlusconi?"". E questa la risposta di Veltroni: "Quando è caduto il governo Prodi io ho proposto di formare un governo con Berlusconi per fare le riforme istituzionali e cambiare la legge elettorale. La destra, soprattutto Berlusconi, si è opposta e ne porta la responsabilità. Se lei mi chiede se rifarei la proposta rispondo è probabile". Poi Veltroni ha chiarito che il suo pensiero corretto è un altro: "Se si riesce a governare anche con un solo voto di maggioranza si governa. Ma le riforme si fanno insieme anche in caso di larga maggioranza". Il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti nel frattempo chiudeva ogni spiraglio: "I sondaggio indicano che il Popolo della libertà ha un netto e saldo vantaggio sia alla camera sia al cenato. Tutte le chiacchiere e le voci su ipotesi di parità sono messe in giro dalla disinformazione della sinistra". Conclusione amara dunque per Veltroni. "Durante la fase delle riforme il mio avversario parlava di me come se fossi Giolitti, ora in campagna elettorale dice di me tutto il peggio possibile. Provo fastidio per la doppiezza di certi uomini politici".

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Pacifisti, cioè di sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pietro Ingrao: "Io accuso la lentezza e la fragilità con cui affrontiamo la questione guerra" Pacifisti, cioè di sinistra Il nostro paese è stato coinvolto in conflitti offensivi. Silenzio dai custodi della Costituzione e il popolo non si è ribellato. La pace sembra impossibile o inutile. Invece è il bene primo Tommaso Di Francesco "Coprifuoco a Baghdad". Il titolo della notizia potrebbe essere datato all'aprile di cinque anni fa, nelle ore sanguinose dell'aggressione angloamericana all'Iraq già devastato da dieci anni di embargo. Invece no, sono i giorni e le ore che attraversano adesso il nostro quotidiano. La guerra è una coazione a ripetere, l'asse ormai di una politica bipartisan che ne fa la prova costituente della capacità di governare il mondo. Ci resta addosso l'eredità della guerra, quasi un fatto generazionale. Forse Barak Obama e i democratici vinceranno le elezioni americane. Ma cambierà qualcosa sulla politica internazionale e in tema di "interventismo umanitario", visto che Gorge W. Bush lascia in eredità un bilancio della difesa di più di 600 miliardi di dollari che supera perfino quello della Guerra fredda? E ad ogni conferma della guerra il movimento della pace, già sorprendente "potenza mondiale", entra nel cono d'ombra della sua impotenza e dei suoi troppi limiti. Come è evidente il limite rappresentato dal tentativo, per gran parte fallito, di condizionare e spostare sui contenuti della guerra e della pace l'agire del governo Prodi. Che si è dissolto e, poi, abbiamo scoperto dalle parole di lancio del Pd di Walter Veltroni che quel tentativo della sinistra era "solo zavorra". Mentre cresce il rischio, concreto, dell'astensionismo di sinistra anche a causa dei nodi non sciolti della guerra e della pace, come non parlare di tutto questo con l'uomo che considera la lotta contro la guerra l'impegno più più alto e necessario per un nuovo radicamento della sinistra? Incontriamo Pietro Ingrao a casa sua in via Balzani, dove vive oramai da più di cinquant'anni salvo le dolci estati che trascorre al paese natio. Pietro proprio oggi (ieri per chi legge) compie 93 anni: tanti auguri. Ci riceve nella stanza dove usa conversare con familiari, amici e compagni. E' una stanza luminosa, le pareti coperte di libri ed immagini dove fanno spicco un ritratto di Laura e l'amico forse più caro di Pietro, Luigi Nono, così presto sottratto dalla morte alle sue straordinarie invenzioni musicali, e accanto a essi disegni o opere di Guttuso e Turcato. C'è poi un piccolo ritratto d'epoca: su una tribuna si vede un giovanotto (un pischelletto direbbero a Roma) magro come un chiodo; e a fianco di lui, in attesa di prendere la parola Togliatti. Noi però vogliamo parlare con lui non della guerra che aveva incendiato il mondo nel primo mezzo secolo, ma di quella che era tornata dopo, e ancora continua oggi: quasi da sembrare eterna. E avanziamo la domanda amara che più ci assilla. C'è un evento che dura da sempre e sembra incancellabile dalla via degli uomini: la guerra, l'urto armato. C'è un libro piccino, che abbiamo amato molto anche noi che siamo venuti dopo di te, "Le lettere dei condannati a morte della Resistenza". Lo leggemmo come una straordinaria speranza. Prometteva di uscire da una catastrofe ed evocava un cambiamento radicale per i sopravvissuti. Invece la pace fu breve: come di un solo istante. E ancora oggi continua l'uccidere di massa: e non in un lembo sperduto della terra, ma in fasce cruciali del globo. E attori dell'urto sono le più grandi potenze mondiali. Perché? E perché così pochi nel mondo si pongono questa domanda? Perché, anche dopo l'affossamento di Hitler e Mussolini e la disarticolazione degli spaventosi apparati di morte che quei due dittatori avevano apprestato, il confronto armato non è mai cessato nel globo: sia come guerre in atto in un grande continente come l'Asia, sia come costruzione di enormi apparati militari, in terra, in cielo e in mare. Ti riferisci al conflitto che si accese in Vietnam ..? Sì. E penso alla straordinaria opera di "supplenza" che svolsero gli Stati uniti intervenendo in guerra in Vietnam, ma anche alla guerra di Corea e allo scontro fra sovietici e cinesi sull'Ussuri. Insomma al fatale sviluppo che dalle guerre napoleoniche ha portato all'incendio dell'Asia sconfinata. Quanto al nostro paese sono stati cancellati arbitrariamente vincoli costituenti: nonostante l'art. 11 della Costituzione, l'Italia è stata coinvolta in conflitti che non avevano alcun carattere difensivo. E i custodi della Costituzione hanno taciuto. E non c'è stata nemmeno ribellione di popolo. La pace sembra impossibile o inutile. E invece non dovrebbe essere il bene primo? Ci sono anche gli aspetti di politica interna: aumento della spesa militare in finanziaria 2007; nuove e pericolose servitù militari; adesione allo scudo di Bush; presenza militare in Afghanistan in zone ormai di guerra ma "non in guerra", e purtroppo inseriti nei comandi internazionali che determinano la guerra dei raid aerei e i suoi obiettivi in un territorio lacerato dove è miscela esplosiva la commistione d'intervento civile e militare. Per quanto possa essere avaro, c'è un ordinamento di fatto del mondo: al centro di questo sistema regolativo c'è l'atto armato, sviluppato in modo dominante: in terra, in cielo e in mare. È un agire che si vale di un mezzo straordinario: l'uccidere di massa. Questo specifico agire - dopo la sconfitta dell'Unione sovietica - ha oggi un centro focale che sono gli Stati Uniti d'America. E tale è il ruolo regolatore e dominante con cui gli Usa intendono questo potere armato, che ad esso hanno dato persino un alto e fatale compito di prevenzione: sicché dalla guerra motivata sempre (o quasi) in termini di difesa si è passati - da parte della grande potenza americana - alla evocazione della guerra preventiva (Bush). E prevenire la guerra altrui comporta di scatenare in anticipo la guerra propria: cioè realizzare l'uccidere di massa in terra altrui. Come ha fatto Bush in Iraq, e per tutto un periodo anche l'Italia, stracciando appunto l'articolo 11 della Costituzione repubblicana. Tu guardi ora alla tragica vicenda mediorientale. È vero però che in quel lembo del mondo si sono intrecciati - in modo che sembra inestricabile - storie e conflitti di fedi e di popoli: dalla questione ebraica alle lotte interarabe alla potenza laica turca. E su tutto sono scattati i riflessi obbligati dell'enorme questione asiatica. Su tali eventi l'incidenza delle assemblee internazionali - dalle Nazioni unite all'assemblea d'Europa - è stata quasi nulla. Tale è il mondo su cui si è fatto largo l'impero americano. In fondo l'Italia è stata un breve satellite. Conosciamo tu ed io le dipendenze pesanti che - ancora dopo la fine del nazismo - hanno segnato il cammino del nostro paese, e quanto hanno inciso su di esso persino le grandi potenze spirituali. Eppure c'è stata una sottovalutazione, una carenza grave anche dal mondo italiano: e non sta solo nella sciagurata partecipazione alla guerra in Iraq. Sta nella lentezza e fragilità con cui abbiamo affrontato la questione in sé della guerra: dell'uccidere di massa. Certo: si trattava di ripensare la sostanza e l'insieme dell'agire politico, e quindi anche del soggetto proletario: dei processi della sua liberazione. E invece pesava e agiva ancora dentro di noi l'eredità del leninismo. Tu sai però che larghe fasce del popolo di sinistra pensano: devo aiutare Veltroni altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un "moderato". Dunque: evitare il peggio. Come rispondi? Penso che se si affloscia il soggetto di classe, il soggetto proletario, non c'è Walter Veltroni che tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di lavoratori sono scesi in politica: la liberazione del lavoro. E almeno sino a questo tardo momento della mia lunga vita non rinunzio a questa grande speranza. Non sopporto l'ipocrisia di versare lacrime sugli operai assassinati della Thyssen e poi di non ingaggiare lotta contro i loro assassini. Quei caduti non possono essere dimenticati nel momento in cui il popolo italiano è chiamato a esprimere con il voto sua volontà politica: e a indicare i membri delle future assemblee parlamentari: quindi a eleggere poteri decisivi nella vita del nostro paese. C'è oggi una discussione anche pesante su chi deve affrontare questi problemi e assumere la guida del paese. E ci sono italiani che accettano l'opzione per Veltroni ritenendolo più in grado di impedire una vittoria di Berlusconi. Ho rispetto per Veltroni, ma lo considero dichiaratamente un moderato. E invece anche per la lotta contro Berlusconi io ritengo essenziale la forza di una sinistra di classe. Perciò sostengo i candidati della Sinistra e invito a questa scelta. E nel tempo del voto ricordo che prima di ogni altro è in questo modo che si definiscono una parte essenziale dei poteri. Il proletariato italiano ha alleati potenziali, nel nostro paese e nel mondo, molto più di quanto pensi un Berlusconi. E le organizzazioni politiche di classe - se si uniscono - possono dilatare fortemente la loro capacità di influenza. Noi però soffriamo di un difetto grave: siamo divisi e usiamo vocabolari frantumati. Unire questa sinistra di classe: nelle speranze e nei programmi. Tale è il mio auspicio ardente. Tale è il modo alto di ridare voce, nel nostro sentire e agire, agli assassinati della Thyssen e a quei due bambini sprofondati nel fondo di un pozzo, senza più nemmeno la voce per un grido.

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Pacifisti, cioè di sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pietro Ingrao: "Io accuso la lentezza e la fragilità con cui affrontiamo la questione guerra" Pacifisti, cioè di sinistra Il nostro paese è stato coinvolto in conflitti offensivi. Silenzio dai custodi della Costituzione e il popolo non si è ribellato. La pace sembra impossibile o inutile. Invece è il bene primo Tommaso Di Francesco "Coprifuoco a Baghdad". Il titolo della notizia potrebbe essere datato all'aprile di cinque anni fa, nelle ore sanguinose dell'aggressione angloamericana all'Iraq già devastato da dieci anni di embargo. Invece no, sono i giorni e le ore che attraversano adesso il nostro quotidiano. La guerra è una coazione a ripetere, l'asse ormai di una politica bipartisan che ne fa la prova costituente della capacità di governare il mondo. Ci resta addosso l'eredità della guerra, quasi un fatto generazionale. Forse Barak Obama e i democratici vinceranno le elezioni americane. Ma cambierà qualcosa sulla politica internazionale e in tema di "interventismo umanitario", visto che Gorge W. Bush lascia in eredità un bilancio della difesa di più di 600 miliardi di dollari che supera perfino quello della Guerra fredda? E ad ogni conferma della guerra il movimento della pace, già sorprendente "potenza mondiale", entra nel cono d'ombra della sua impotenza e dei suoi troppi limiti. Come è evidente il limite rappresentato dal tentativo, per gran parte fallito, di condizionare e spostare sui contenuti della guerra e della pace l'agire del governo Prodi. Che si è dissolto e, poi, abbiamo scoperto dalle parole di lancio del Pd di Walter Veltroni che quel tentativo della sinistra era "solo zavorra". Mentre cresce il rischio, concreto, dell'astensionismo di sinistra anche a causa dei nodi non sciolti della guerra e della pace, come non parlare di tutto questo con l'uomo che considera la lotta contro la guerra l'impegno più più alto e necessario per un nuovo radicamento della sinistra? Incontriamo Pietro Ingrao a casa sua in via Balzani, dove vive oramai da più di cinquant'anni salvo le dolci estati che trascorre al paese natio. Pietro proprio oggi (ieri per chi legge) compie 93 anni: tanti auguri. Ci riceve nella stanza dove usa conversare con familiari, amici e compagni. E' una stanza luminosa, le pareti coperte di libri ed immagini dove fanno spicco un ritratto di Laura e l'amico forse più caro di Pietro, Luigi Nono, così presto sottratto dalla morte alle sue straordinarie invenzioni musicali, e accanto a essi disegni o opere di Guttuso e Turcato. C'è poi un piccolo ritratto d'epoca: su una tribuna si vede un giovanotto (un pischelletto direbbero a Roma) magro come un chiodo; e a fianco di lui, in attesa di prendere la parola Togliatti. Noi però vogliamo parlare con lui non della guerra che aveva incendiato il mondo nel primo mezzo secolo, ma di quella che era tornata dopo, e ancora continua oggi: quasi da sembrare eterna. E avanziamo la domanda amara che più ci assilla. C'è un evento che dura da sempre e sembra incancellabile dalla via degli uomini: la guerra, l'urto armato. C'è un libro piccino, che abbiamo amato molto anche noi che siamo venuti dopo di te, "Le lettere dei condannati a morte della Resistenza". Lo leggemmo come una straordinaria speranza. Prometteva di uscire da una catastrofe ed evocava un cambiamento radicale per i sopravvissuti. Invece la pace fu breve: come di un solo istante. E ancora oggi continua l'uccidere di massa: e non in un lembo sperduto della terra, ma in fasce cruciali del globo. E attori dell'urto sono le più grandi potenze mondiali. Perché? E perché così pochi nel mondo si pongono questa domanda? Perché, anche dopo l'affossamento di Hitler e Mussolini e la disarticolazione degli spaventosi apparati di morte che quei due dittatori avevano apprestato, il confronto armato non è mai cessato nel globo: sia come guerre in atto in un grande continente come l'Asia, sia come costruzione di enormi apparati militari, in terra, in cielo e in mare. Ti riferisci al conflitto che si accese in Vietnam ..? Sì. E penso alla straordinaria opera di "supplenza" che svolsero gli Stati uniti intervenendo in guerra in Vietnam, ma anche alla guerra di Corea e allo scontro fra sovietici e cinesi sull'Ussuri. Insomma al fatale sviluppo che dalle guerre napoleoniche ha portato all'incendio dell'Asia sconfinata. Quanto al nostro paese sono stati cancellati arbitrariamente vincoli costituenti: nonostante l'art. 11 della Costituzione, l'Italia è stata coinvolta in conflitti che non avevano alcun carattere difensivo. E i custodi della Costituzione hanno taciuto. E non c'è stata nemmeno ribellione di popolo. La pace sembra impossibile o inutile. E invece non dovrebbe essere il bene primo? Ci sono anche gli aspetti di politica interna: aumento della spesa militare in finanziaria 2007; nuove e pericolose servitù militari; adesione allo scudo di Bush; presenza militare in Afghanistan in zone ormai di guerra ma "non in guerra", e purtroppo inseriti nei comandi internazionali che determinano la guerra dei raid aerei e i suoi obiettivi in un territorio lacerato dove è miscela esplosiva la commistione d'intervento civile e militare. Per quanto possa essere avaro, c'è un ordinamento di fatto del mondo: al centro di questo sistema regolativo c'è l'atto armato, sviluppato in modo dominante: in terra, in cielo e in mare. È un agire che si vale di un mezzo straordinario: l'uccidere di massa. Questo specifico agire - dopo la sconfitta dell'Unione sovietica - ha oggi un centro focale che sono gli Stati Uniti d'America. E tale è il ruolo regolatore e dominante con cui gli Usa intendono questo potere armato, che ad esso hanno dato persino un alto e fatale compito di prevenzione: sicché dalla guerra motivata sempre (o quasi) in termini di difesa si è passati - da parte della grande potenza americana - alla evocazione della guerra preventiva (Bush). E prevenire la guerra altrui comporta di scatenare in anticipo la guerra propria: cioè realizzare l'uccidere di massa in terra altrui. Come ha fatto Bush in Iraq, e per tutto un periodo anche l'Italia, stracciando appunto l'articolo 11 della Costituzione repubblicana. Tu guardi ora alla tragica vicenda mediorientale. È vero però che in quel lembo del mondo si sono intrecciati - in modo che sembra inestricabile - storie e conflitti di fedi e di popoli: dalla questione ebraica alle lotte interarabe alla potenza laica turca. E su tutto sono scattati i riflessi obbligati dell'enorme questione asiatica. Su tali eventi l'incidenza delle assemblee internazionali - dalle Nazioni unite all'assemblea d'Europa - è stata quasi nulla. Tale è il mondo su cui si è fatto largo l'impero americano. In fondo l'Italia è stata un breve satellite. Conosciamo tu ed io le dipendenze pesanti che - ancora dopo la fine del nazismo - hanno segnato il cammino del nostro paese, e quanto hanno inciso su di esso persino le grandi potenze spirituali. Eppure c'è stata una sottovalutazione, una carenza grave anche dal mondo italiano: e non sta solo nella sciagurata partecipazione alla guerra in Iraq. Sta nella lentezza e fragilità con cui abbiamo affrontato la questione in sé della guerra: dell'uccidere di massa. Certo: si trattava di ripensare la sostanza e l'insieme dell'agire politico, e quindi anche del soggetto proletario: dei processi della sua liberazione. E invece pesava e agiva ancora dentro di noi l'eredità del leninismo. Tu sai però che larghe fasce del popolo di sinistra pensano: devo aiutare Veltroni altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un "moderato". Dunque: evitare il peggio. Come rispondi? Penso che se si affloscia il soggetto di classe, il soggetto proletario, non c'è Walter Veltroni che tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di lavoratori sono scesi in politica: la liberazione del lavoro. E almeno sino a questo tardo momento della mia lunga vita non rinunzio a questa grande speranza. Non sopporto l'ipocrisia di versare lacrime sugli operai assassinati della Thyssen e poi di non ingaggiare lotta contro i loro assassini. Quei caduti non possono essere dimenticati nel momento in cui il popolo italiano è chiamato a esprimere con il voto sua volontà politica: e a indicare i membri delle future assemblee parlamentari: quindi a eleggere poteri decisivi nella vita del nostro paese. C'è oggi una discussione anche pesante su chi deve affrontare questi problemi e assumere la guida del paese. E ci sono italiani che accettano l'opzione per Veltroni ritenendolo più in grado di impedire una vittoria di Berlusconi. Ho rispetto per Veltroni, ma lo considero dichiaratamente un moderato. E invece anche per la lotta contro Berlusconi io ritengo essenziale la forza di una sinistra di classe. Perciò sostengo i candidati della Sinistra e invito a questa scelta. E nel tempo del voto ricordo che prima di ogni altro è in questo modo che si definiscono una parte essenziale dei poteri. Il proletariato italiano ha alleati potenziali, nel nostro paese e nel mondo, molto più di quanto pensi un Berlusconi. E le organizzazioni politiche di classe - se si uniscono - possono dilatare fortemente la loro capacità di influenza. Noi però soffriamo di un difetto grave: siamo divisi e usiamo vocabolari frantumati. Unire questa sinistra di classe: nelle speranze e nei programmi. Tale è il mio auspicio ardente. Tale è il modo alto di ridare voce, nel nostro sentire e agire, agli assassinati della Thyssen e a quei due bambini sprofondati nel fondo di un pozzo, senza più nemmeno la voce per un grido. Tommaso Di Francesco "Coprifuoco a Baghdad". Il titolo della notizia potrebbe essere datato all'aprile di cinque anni fa, nelle ore sanguinose dell'aggressione angloamericana all'Iraq già devastato da dieci anni di embargo. Invece no, sono i giorni e le ore che attraversano adesso il nostro quotidiano. La guerra è una coazione a ripetere, l'asse ormai di una politica bipartisan che ne fa la prova costituente della capacità di governare il mondo. Ci resta addosso l'eredità della guerra, quasi un fatto generazionale. Forse Barak Obama e i democratici vinceranno le elezioni americane. Ma cambierà qualcosa sulla politica internazionale e in tema di "interventismo umanitario", visto che Gorge W. Bush lascia in eredità un bilancio della difesa di più di 600 miliardi di dollari che supera perfino quello della Guerra fredda? E ad ogni conferma della guerra il movimento della pace, già sorprendente "potenza mondiale", entra nel cono d'ombra della sua impotenza e dei suoi troppi limiti. Come è evidente il limite rappresentato dal tentativo, per gran parte fallito, di condizionare e spostare sui contenuti della guerra e della pace l'agire del governo Prodi. Che si è dissolto e, poi, abbiamo scoperto dalle parole di lancio del Pd di Walter Veltroni che quel tentativo della sinistra era "solo zavorra". Mentre cresce il rischio, concreto, dell'astensionismo di sinistra anche a causa dei nodi non sciolti della guerra e della pace, come non parlare di tutto questo con l'uomo che considera la lotta contro la guerra l'impegno più più alto e necessario per un nuovo radicamento della sinistra? Incontriamo Pietro Ingrao a casa sua in via Balzani, dove vive oramai da più di cinquant'anni salvo le dolci estati che trascorre al paese natio. Pietro proprio oggi (ieri per chi legge) compie 93 anni: tanti auguri. Ci riceve nella stanza dove usa conversare con familiari, amici e compagni. E' una stanza luminosa, le pareti coperte di libri ed immagini dove fanno spicco un ritratto di Laura e l'amico forse più caro di Pietro, Luigi Nono, così presto sottratto dalla morte alle sue straordinarie invenzioni musicali, e accanto a essi disegni o opere di Guttuso e Turcato. C'è poi un piccolo ritratto d'epoca: su una tribuna si vede un giovanotto (un pischelletto direbbero a Roma) magro come un chiodo; e a fianco di lui, in attesa di prendere la parola Togliatti. Noi però vogliamo parlare con lui non della guerra che aveva incendiato il mondo nel primo mezzo secolo, ma di quella che era tornata dopo, e ancora continua oggi: quasi da sembrare eterna. E avanziamo la domanda amara che più ci assilla. C'è un evento che dura da sempre e sembra incancellabile dalla via degli uomini: la guerra, l'urto armato. C'è un libro piccino, che abbiamo amato molto anche noi che siamo venuti dopo di te, "Le lettere dei condannati a morte della Resistenza". Lo leggemmo come una straordinaria speranza. Prometteva di uscire da una catastrofe ed evocava un cambiamento radicale per i sopravvissuti. Invece la pace fu breve: come di un solo istante. E ancora oggi continua l'uccidere di massa: e non in un lembo sperduto della terra, ma in fasce cruciali del globo. E attori dell'urto sono le più grandi potenze mondiali. Perché? E perché così pochi nel mondo si pongono questa domanda? Perché, anche dopo l'affossamento di Hitler e Mussolini e la disarticolazione degli spaventosi apparati di morte che quei due dittatori avevano apprestato, il confronto armato non è mai cessato nel globo: sia come guerre in atto in un grande continente come l'Asia, sia come costruzione di enormi apparati militari, in terra, in cielo e in mare. Ti riferisci al conflitto che si accese in Vietnam ..? Sì. E penso alla straordinaria opera di "supplenza" che svolsero gli Stati uniti intervenendo in guerra in Vietnam, ma anche alla guerra di Corea e allo scontro fra sovietici e cinesi sull'Ussuri. Insomma al fatale sviluppo che dalle guerre napoleoniche ha portato all'incendio dell'Asia sconfinata. Quanto al nostro paese sono stati cancellati arbitrariamente vincoli costituenti: nonostante l'art. 11 della Costituzione, l'Italia è stata coinvolta in conflitti che non avevano alcun carattere difensivo. E i custodi della Costituzione hanno taciuto. E non c'è stata nemmeno ribellione di popolo. La pace sembra impossibile o inutile. E invece non dovrebbe essere il bene primo? Ci sono anche gli aspetti di politica interna: aumento della spesa militare in finanziaria 2007; nuove e pericolose servitù militari; adesione allo scudo di Bush; presenza militare in Afghanistan in zone ormai di guerra ma "non in guerra", e purtroppo inseriti nei comandi internazionali che determinano la guerra dei raid aerei e i suoi obiettivi in un territorio lacerato dove è miscela esplosiva la commistione d'intervento civile e militare. Per quanto possa essere avaro, c'è un ordinamento di fatto del mondo: al centro di questo sistema regolativo c'è l'atto armato, sviluppato in modo dominante: in terra, in cielo e in mare. È un agire che si vale di un mezzo straordinario: l'uccidere di massa. Questo specifico agire - dopo la sconfitta dell'Unione sovietica - ha oggi un centro focale che sono gli Stati Uniti d'America. E tale è il ruolo regolatore e dominante con cui gli Usa intendono questo potere armato, che ad esso hanno dato persino un alto e fatale compito di prevenzione: sicché dalla guerra motivata sempre (o quasi) in termini di difesa si è passati - da parte della grande potenza americana - alla evocazione della guerra preventiva (Bush). E prevenire la guerra altrui comporta di scatenare in anticipo la guerra propria: cioè realizzare l'uccidere di massa in terra altrui. Come ha fatto Bush in Iraq, e per tutto un periodo anche l'Italia, stracciando appunto l'articolo 11 della Costituzione repubblicana. Tu guardi ora alla tragica vicenda mediorientale. È vero però che in quel lembo del mondo si sono intrecciati - in modo che sembra inestricabile - storie e conflitti di fedi e di popoli: dalla questione ebraica alle lotte interarabe alla potenza laica turca. E su tutto sono scattati i riflessi obbligati dell'enorme questione asiatica. Su tali eventi l'incidenza delle assemblee internazionali - dalle Nazioni unite all'assemblea d'Europa - è stata quasi nulla. Tale è il mondo su cui si è fatto largo l'impero americano. In fondo l'Italia è stata un breve satellite. Conosciamo tu ed io le dipendenze pesanti che - ancora dopo la fine del nazismo - hanno segnato il cammino del nostro paese, e quanto hanno inciso su di esso persino le grandi potenze spirituali. Eppure c'è stata una sottovalutazione, una carenza grave anche dal mondo italiano: e non sta solo nella sciagurata partecipazione alla guerra in Iraq. Sta nella lentezza e fragilità con cui abbiamo affrontato la questione in sé della guerra: dell'uccidere di massa. Certo: si trattava di ripensare la sostanza e l'insieme dell'agire politico, e quindi anche del soggetto proletario: dei processi della sua liberazione. E invece pesava e agiva ancora dentro di noi l'eredità del leninismo. Tu sai però che larghe fasce del popolo di sinistra pensano: devo aiutare Veltroni altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un "moderato". Dunque: evitare il peggio. Come rispondi? Penso che se si affloscia il soggetto di classe, il soggetto proletario, non c'è Walter Veltroni che tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di lavoratori sono scesi in politica: la liberazione del lavoro. E almeno sino a questo tardo momento della mia lunga vita non rinunzio a questa grande speranza. Non sopporto l'ipocrisia di versare lacrime sugli operai assassinati della Thyssen e poi di non ingaggiare lotta contro i loro assassini. Quei caduti non possono essere dimenticati nel momento in cui il popolo italiano è chiamato a esprimere con il voto sua volontà politica: e a indicare i membri delle future assemblee parlamentari: quindi a eleggere poteri decisivi nella vita del nostro paese. C'è oggi una discussione anche pesante su chi deve affrontare questi problemi e assumere la guida del paese. E ci sono italiani che accettano l'opzione per Veltroni ritenendolo più in grado di impedire una vittoria di Berlusconi. Ho rispetto per Veltroni, ma lo considero dichiaratamente un moderato. E invece anche per la lotta contro Berlusconi io ritengo essenziale la forza di una sinistra di classe. Perciò sostengo i candidati della Sinistra e invito a questa scelta. E nel tempo del voto ricordo che prima di ogni altro è in questo modo che si definiscono una parte essenziale dei poteri. Il proletariato italiano ha alleati potenziali, nel nostro paese e nel mondo, molto più di quanto pensi un Berlusconi. E le organizzazioni politiche di classe - se si uniscono - possono dilatare fortemente la loro capacità di influenza. Noi però soffriamo di un difetto grave: siamo divisi e usiamo vocabolari frantumati. Unire questa sinistra di classe: nelle speranze e nei programmi. Tale è il mio auspicio ardente. Tale è il modo alto di ridare voce, nel nostro sentire e agire, agli assassinati della Thyssen e a quei due bambini sprofondati nel fondo di un pozzo, senza più nemmeno la voce per un grido.

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La sfida impossibile chiamata Sicilia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tre giorni sul pullman del Pd. Nella terra di Totò Cuffaro, dove la destra sembra sicura di poter vincere ancora La sfida impossibile chiamata Sicilia Da Trapani a Catania, passando per tutte le altre province. Tra linguaggio "nuovo" e candidature un po' "vecchie". Veltroni e la Finocchiaro provano a scuotere l'isola, soprattutto parlando di lavoro e mafia Massimo Giannetti Palermo Il cosiddetto "bagno di folla", quello che fa brillare davvero gli occhi di Walter Veltroni, si materializza a Messina, penultima tappa del calvario siciliano. Il suo tour nella roccaforte del nemico, pardon dell'avversario, se si esclude Trapani, rimasta pressoché indifferente, ha avuto un risultato tutto sommato positivo. Non è stato esaltante ovunque, è andato discretamente in alcune città (Agrigento e Siracusa), abbastanza bene in altre (Palermo, Caltanisetta e Enna) e forse più che bene in altre ancora (Ragusa e Catania). Ma attenzione, stiamo parlando di piazze, non di urne. Se restiamo ai sondaggi, il "partito nuovo", il "partito del fare" non attecchisce granché nell'isola del centrodestra. Certo, anche nel profondo sud vengono segnalati moltissimi casi di indecisi (il 20%), ma a due settimane dal 13 aprile, secondo le più recenti rilevazioni, la situazione sarebbe più o meno questa: Pd più Di Pietro al 30%, Pdl più Mpa oltre il 51. Lo scarto sarebbe insomma di una ventina di punti. Per Berlusconi il premio di maggioranza non sarebbe dunque in discussione. I riflettori sono però puntati sul voto dell'Udc di Casini al senato, dove il capolista è un Totò Cuffaro fresco di condanna e che, paradossalmente, rischia di essere eletto a palazzo Madama e diventare, pensate un po', addirittura ago della bilancia per le sorti del Paese. Cose da non credere. Ma torniamo alla realtà. Anzi sul pullman che porta Veltroni nel buco nero della Sicilia, dove neanche la Sinistra arcobaleno, in lotta per l'8%, se la passa tanto bene. Il viaggio del candidato premier dura tre giorni, da martedì a giovedì. Tocca nove città, tutti i capoluoghi di provincia, e ogni tappa, ogni piazza, potrebbe essere la radiografia del partito. Un partito che per come si presenta all'elettorato, per come cioè sono state composte le liste dei candidati (tra quelli spediti da Roma e quelli imposti dai big locali) sembra più proiettato a conservare l'esistente anziché tentare di modificarlo radicalmente. Di facce nuove non se ne vedono molte. Semmai se ne ritrovano parecchie che sanno un po' troppo di vecchio e qualcuna perfino chiacchierata. Se questa è anche la convinzione mai confessata di Veltroni, la sua missione siciliana assume un duplice scopo: ridurre i danni alle politiche e dare una mano ad Anna Finocchiaro per le regionali. La candidata del centro sinistra al governo della Sicilia, sempre in base ai sondaggi, sarebbe messa un po' meglio rispetto al suo partito, ma l'esercito che sostiene Raffaele Lombardo, il suo sfidante dell'Mpa, è un'armata potentissima (tutta la ex Cdl) che può essere battuta soltanto se si verificasse un moto popolare, una rivoluzione culturale anche, che al momento in Sicilia purtroppo ancora non si avverte. Anna Finocchiaro ne è ovviamente consapevole, ma è in piena forma e graffia come una tigre: "I sondaggi non mi preoccupano affatto, ci vuole ben altro per mettermi paura", ripete a ogni comizio. Nelle piazze le questioni nazionali si intrecciano con le emergenze locali. E tra queste ultime c'è l'imbarazzo della scelta: disocupazione più alta d'Italia, lavoro precario a fiumi, povertà diffusissima, evasione scolastica, clientelismo imperante, sanità mangiasoldi, spreco del denaro pubblico. E poi c'è soprattuto la mafia, la mafia che ricatta imprese e commercianti, la mafia dei colletti bianchi, collusa e in affari con la politica, il voto di scambio: "I mafiosi scelgano pure per chi votare, ma non votino il Pd, noi i loro voti non li vogliamo", è la frase che ripeterà spesso Veltroni. Ma è a Palermo, davanti alle circa settemila persone di piazza Verdi che il leadere del Pd lancia il suo primo, durissimo attacco "ai mafiosi, ai criminali, agli assassini che uccidono i bambini", ridadendo il "pieno sostegno" alla svolta antipizzo della Confindustria siciliana di Ivan Lo Bello. E' il pane giusto per i denti di Caltanissetta, dove tre anni fa è nata la rivolta degli imprenditori e appoggiata dal comune. Qui, a fare gli onori di casa c'è il sindaco Salvatore Messana, ex Dl, concorrente alle primarie per la segreteria del partito vinte da Francantonio Genovese, sindaco di Messina dimissionato di recente dal Tar. Messana ambiva alla candidatura, ma non l'ha ottenuta. I suoi dicono che sia piuttosto arrabbiato con Roma, ma accoglie Veltroni con tutti i crismi: saranno due gli appuntamenti organizzati al suo arrivo: uno al centro polivalente, dove il tema centrale è proprio la lotta alla mafia (partecipano gli stessi imprenditori che si sono ribellati al racket del pizzo e per questo minacciati di morte e ora sotto scorta); e l'altro all'auditorium. Entrambi strapieni, nonostante l'orario. E l'ora del pranzo e dopo Caltanissetta si sale ancora, si va a Enna, la città più alta d'Italia. Siamo a mille metri e fa un freddo cane. Da queste parti il "pezzo da novanta" del Pd, anzi il "senatore della nostra terra" come recita un gigantesco poster elettorale, è Vladimiro Crisafulli, detto "Mirello", più di cento chili di stazza e un'ombra funesta finita nei documenti dell'antimafia: un paio d'anni fa venne ripreso dalle telecamere di un albergo della zona mentre si intratteneva a colloquio con il boss mafioso ora al 41 bis. "E' una storia strumentalizzata - dicono al Pd regionale - tant'è che è stata archiviata dalla stessa procura, e lui, Mirello da indagato è diventato teste d'accusa al processo contro il boss". Di sicuro Crisafulli è un personaggio singolare, più volte deputato regionale e parlamentare nazionale uscente: è un boss politico a tutti gli effetti, che in quel di Enna, comune e provincia governati dal centrosinistra, prende una barca di voti. Al comizio di Veltroni è nelle prime file, ma non è sul palco, si mescola alle migliaia di persone che nonostante il gelo gremiscono la piazza fino a tarda sera. Si riparte, si torna al livello del mare, altre due ore di strada verso Ragusa, altra città del centrodestra. Qui due anni fa la Provincia era amministrata dal centrosinistra, ma Ds e Dl litigarono di brutto e la giunta entrò in crisi. Adesso di nuovo tornata alla destra. Sono passate le 22 e la piazza del duomo è stracolma, più di Enna. Veltroni è gasato: "Sono alla settantasettesima tappa del giro d'Italia e non sono per niente stanco. Neanche Bartali e Coppi messi insieme potrebbero battermi". E' vero, ha energie da vendere. Intrattiene la piazza per quasi un'ora, tra cose serie e battute spiritose. Parla dei giovani precari che non hanno futuro, di crisi mondiale dell'economia, della recessione alle porte e attribuisce la reponsabilità a Bush, "il faro del centrodestra italiano". E a proposito del "nostro avversario principale", il Berlusconi mai citato, Veltroni dice che gli sembra di assistere a un film comico: "Noi proponiamo 400 euro per le pensioni più basse, e lui che fa? Raddoppia, proprio come nella film in cui Totò detta la lettera a De Filippo: 'punto, punto e virgola, due punti, ma sì abbondiamo'". La piazza ride. Anna Finocchiaro cita Antonio Gramsci e scuote il pessimismo: "Una classe dirigente deve stabilire una relazione sentimentare con il popolo. Dobbiamo superare la fase 'del tanto non cambia niente' e passare a quella del possiamo farcela". Si è fatta quasi mezzanotte, ma non è ancora finita. Si va a dormire a Siracusa, dove l'indomani mattina non andrà benissimo. Piove e la piazza un po' ne risente. Anche qui il comune è di centrodestra, mentre la provincia è di centrosinistra. Anche nel Pd locale sono arrabbiati con Roma: nelle liste nazionali non è stato inserito nessun esponete del siracusano. A metterci una toppa ci ha provato la Finocchiaro candidando il presidente della provincia Marziale alle regionali, ma è evidente che non è la stessa cosa. Il risultato si vedrà nelle urne. Intanto andiamo a Taormina, al forum della Confagricoltura, e subito dopo di corsa a Messina. La città dello Stretto - tornata di grande attualità con la riproposizione del ponte da parte di Berlusconi e Lombardo - stupisce tutti. Il palazzetto dello sport è gremito, ci saranno quasi diecimila persone che sventolano bandiere e invocano il leader. Il mi fido di te di Jovanotti, l'inno che apre ogni manifestazione (chiusa da Fratelli d'Italia), amplifica l'entusiasmo. Sugli spalti e nel parterre il pubblico è misto, gente di mezza età, anziani, molti giovani. Anche i ceti sociali a occhio sono variamente presenti. Effetto Veltroni o è tutto merito di Genovese? Il segretario regionale, candidato anche lui alla camera, non sta nella pelle. Ha fatto bella figura e Veltroni lo ringrazia "davvero di cuore". La prova del ponte è superata, ora manca quella del fuoco per Anna Finocchiaro. Stiamo andando a Catania, la sua città, che però è anche l'epicentro elettorale del fenomeno Lombardo. Il comizio di Veltroni è previsto in piazza dell'Università, ma mentre siamo in pullman avvertono che è stato spostato per la pioggia. Si va al coperto, in un teatro da 1500 posti a sedere. L'ex ministro ed ex sindaco Enzo Bianco, che rivendica la scelta del nuovo spazio, ha combinato un disastro: più del doppio delle altre persone che si presentano all'incontro non riusciranno mai a entrare, né a sentire alcunché. Complimenti. Alla Finocchiaro, s'intende.

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Berlusconi e Veltroni: no alle larghe intese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-31 num: - pag: 1 autore: di RAFFAELLA POLATO categoria: REDAZIONALE Politica Dopo che Newsweek ha auspicato il "veltrusconi" Berlusconi e Veltroni: no alle larghe intese Confalonieri "I miei 35 anni con Silvio" A PAGINA 15.

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Veltroni: no a larghe intese Ma le riforme vanno fatte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il Pd Replica a D'Alema sullo "slogan moscio": no, è una grande trovata Veltroni: no a larghe intese Ma le riforme vanno fatte "Caso Campania, dopo le elezioni serve discontinuità" Affondo contro il Cavaliere: al Paese serve un leader serio, non uno che fa le corna nelle foto ROMA - Domenica mattina tutti fermi. Niente pullman. Veltroni scende di casa e va al gazebo più vicino, quello di piazza Fiume, scelto per celebrare il D-Day del Partito democratico. Un gazebo a dir la verità un po' sfortunato perché si voleva piazzare al posto di quello del Ps, ma non vi è riuscito. Arrivato troppo tardi, con grande soddisfazione di Daniela Brancati, capolista dei socialisti al Comune di Roma: "Siamo stati come Davide contro Golia". C'è anche una tenda di Forza Italia, dall'altra parte della strada, ma non sembra molto frequentata. La folla veltroniana se ne sta all'imbocco di via Piave, pressata in uno spazio angusto, vera e propria tortura per i fans, che invocano, giovani e anziani, sotto il sole che picchia: "Walter riguardati, non ti stancare troppo ". C'è anche un signore che gli regala una poesia i cui capilettera compongono "Walter sei il nostro futuro". Insomma, atmosfera da "santo subito ", politico si intende. Il segretario del Pd si mostra tutto sommato fresco, nonostante le oltre 80 provincie italiane visitate: "è l'effetto dell'adrenalina elettorale", commenta. Arrivano Giovanna Melandri, la capolista nel Lazio, Marianna Madia, il medico Ignazio Marino insieme a tanti altri. A Newsweek non aveva escluso, in caso di pareggio con il Pdl, le larghe intese: "Quando il governo Prodi è caduto proposi un governo a Berlusconi per fare le riforme. Ma rifiutò. Se mi si chiede se lo considererei ancora, direi probabilmente ". Ma davanti al gazebo le boccia: "Lo escludo assolutamente. Non esiste nessuna grande coalizione. Parlavo di riforme istituzionali: quelle si fanno insieme, maggioranza e opposizione, ma nessun inciucio". Ad un certo punto spunta fuori anche la questione campana, la bufera dei rifiuti con tutte le polemiche che hanno coinvolto il governatore Antonio Bassolino. E confessa: "Dopo le elezioni bisogna avviare una profonda discontinuità con il passato: ci vuole una grande innovazione". Poco più tardi, intervistato da Sky Tg 24, non resiste ad una battuta contro Silvio Berlusconi: "L'Italia ha bisogno di leader di tipo europeo, non di persone che fanno le corna nelle foto con i Capi di Stato". E, sempre negli studi di Sky, risponde anche a Massimo D'Alema, che sul Corriere aveva criticato lo slogan della sua campagna elettorale: "è giusto che su questa materia ognuno abbia la sua opinione, ma il nostro "si può fare" è ormai entrato nel linguaggio corrente. E poi tutti i pubblicitari hanno detto che è stata una grande trovata". Infine, il suo futuro politico. Che farà se dovesse perdere? "Resterò alla guida del Pd. Almeno fino a quando non si faranno altre primarie". A fine giornata, dal Loft, Ermete Realacci gli porta le cifre del D-Day: "Circa 12 mila gazebo in tutta Italia che hanno visto la partecipazione di 100 mila attivisti, il contatto con 6 milioni di persone, la distribuzione di 100 milioni tra volantini e altri stampati di propaganda. Mentre un milione e 200 mila volontari dovrebbero sostenere la volata finale della campagna elettorale". Soddisfatto? "Noto solo che, due anni fa, a 14 giorni dal voto il centrosinistra era dato in vantaggio di 6 punti. Poi c'è stato il recupero degli avversari. Lo stesso potrebbe accadere a noi". A proposito, Gianni Letta potrebbe convincere il Cavaliere ad accettare il duello televisivo? "Vedremo, ma al momento mi sembra molto difficile... ". Roberto Zuccolini.

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E Newsweek tifa per il <Veltrusconi> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 12 categoria: BREVI E Newsweek tifa per il "Veltrusconi" ROMA - A vederla così, quella facciona che mette assieme i volti di Veltroni e Berlusconi, più che allettare spaventa. Ma la grande foto che occupa la copertina di Newsweek, con sullo sfondo un notturno Colosseo e alla base la scritta tra virgolette "Veltrusconi", secondo il settimanale americano altro non è che l'ultima speranza per un'Italia sempre più in crisi. Per salvare il Belpaese assediato da rifiuti e mozzarelle alla diossina, con l'Alitalia a un passo dal crack, una crescita prossima allo zero e i salari tra i più bassi d'Europa, serve - scrivono i columnist del settimanale - proprio un governo "Veltrusconi", un "esecutivo di larghe intese" in cui si mettano assieme le forze per affrontare assieme le debolezze di un sistema allo stremo. "Se Silvio Berlusconi e Walter Veltroni si mettessero insieme, potrebbero forse essere in grado di salvare l'Italia", è l'incipit dell'articolo del magazine, che intervista i due candidati premier e ne deduce che, al di là di quanto viene dichiarato ufficialmente, "la più grande paura per loro potrebbe essere proprio... quella di vincere". Perché, in tal caso, si troverebbero "a dover guidare l'ennesimo governo italiano azzoppato da partiti politici divisi e coalizioni traballanti in entrambi i rami del Parlamento" e questo con "l'economia ferma, sull'orlo della recessione". Per questo, continua Newsweek nella sua analisi, "se i candidati sono seriamente intenzionati a risolvere i problemi dell'Italia, devono lasciare la porta spalancata alla possibilità di una "grande coalizione" una volta che i voti saranno contati", e anche se "nessuno è disposto ad ammetterlo in pubblico, Veltroni lascia intendere che potrebbe anche farlo", mentre Berlusconi "rifiuta l'idea per il momento, ma, scherzando, ha ammesso che su tante questioni le loro politiche sono così vicine che Veltroni sta rubandogli il programma". In verità, nemmeno il settimanale americano nega la difficoltà di una grande coalizione tra due personaggi dalla storia, l'espe.

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Luttwak: Silvio rischia l'effetto Hillary (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il no al duello tv Luttwak: Silvio rischia l'effetto Hillary WASHINGTON - Secondo Edward Luttwak (foto), rifiutando il duello in tv con Veltroni, Berlusconi segue la regola aurea dei consulenti elettorali Usa: non esporsi al confronto diretto quando si è il candidato più forte. Ma la regola ha un'eccezione: se il candidato più debole porta idee nuove e il più forte rifiuta il duello, gli elettori possono pensare che abbia paura. Il politologo ricorda che Berlusconi disse "no" al duello in tv con Rutelli nel 2001 e "sì" a quello con Prodi nel 2006: "Una delle sue caratteristiche è di unire le astuzie della politica italiana alle tecniche delle elezioni Usa. Ma il dibattito televisivo va negato all'avversario in maniera da non potere essere accusato di temerlo". Come? "Proponendo date, temi, condizioni inaccettabili all'altro, insomma con tutti i trucchi del mestiere. Non gli deve mai consentire di porsi al suo livello: Berlusconi queste tecniche le apprese venti anni fa quando importò in Italia una business school all'americana per i media e creò i suoi network televisivi". Luttwak ricorda il precedente che fece scuola: "Nel '60, Nixon si sentì così forte da accettare il confronto diretto con Kennedy e venne sconfitto alle elezioni. Adesso quasi tutti seguono i consigli dei loro guru". Ma tutto cambia se il candidato più debole appare un innovatore. "è il caso di Hillary Clinton. Non volle il dibattito alla tv con Obama e perse terreno, perché il senatore nero impersonava il cambiamento. Ora lo sollecita e Obama, pur essendo in vantaggio nei sondaggi, non può tirarsi indietro perché ne andrebbe di mezzo la sua credibilità". Potrebbe essere il caso di Berlusconi? "Veltroni non è Obama. Ma è vero che rappresenta una novità: non va sottovalutato". Ennio Caretto.

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ROMA - E' ancora tutta in salita e sono ancora molti i punti critici, ma la trattativa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ROBERTA AMORUSO ROMA - E' ancora tutta in salita e sono ancora molti i punti critici, ma la trattativa tra Air France e i sindacati sembra avviarsi verso i tempi supplementari. Sarebbe questo il risultato dei contatti del week end tra il presidente di Alitalia, Maurizio Prato, e i piloti della compagnia in vista dell'incontro di oggi con tutte le sigle sindacali. Il tavolo di oggi sarà dunque cruciale, ma non decisivo. Secondo fonti vicine al dossier ci sarebbero infatti le premesse per continuare a trattare, nonostante il fronte dei piloti rimanga quello più duro del confronto. Al punto che il numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta, avrebbe già chiesto degli incontri separati con le singole categorie. E allora su tavolo finiranno almeno tre nodi: un taglio agli esuberi, chiesto con forza soprattutto dai piloti (507 quelli previsti nell'ultima versione di piano, 2.120 quelli di tutto il gruppo); un anticipo del rilancio attraverso più investimenti nella flotta; e garanzie della riconversione delle attività che rimangono nel perimetro di Fintecna, a partire dall'Atitech di Napoli. Su questi fronti i sindacati chiederanno a Spinetta uno sforzo in più per arrivare a un accordo. E chiederanno più tempo a Prato. Nonostante il presidente continui a lanciare allarmi sulla criticità della situazione di Alitalia e non sia disposto a rinvii, se non limitatissimi (di giorni) per chiarire il quadro complessivo. Erano i piloti a rappresentare nei giorni scorsi il vero ostacolo al proseguimento del tavolo. A un ammorbidimento delle posizioni dell'Anpac, appunto, era dunque legata anche la decisione di "un eventuale contenuto slittamento del termine del 31 marzo" per l'ok dei sindacati al piano di Parigi, come definito nel contratto. Si capirà oggi, dunque, fino a che punto i piloti si sono avvicinati al "rinsavimento", sperato da Prato e da Spinetta. Ma si capirà anche se la posizione di Spinetta ("Non posso fare di più), avrà quel minimo di apertura attesa dall'Anpac. Salvo colpi di scena, oggi il numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta si siederà al tavolo con i sindacati con in mano l'ultimo documento trasmesso venerdì scorso. Un documento nel quale ci sono già passi "avanti importanti", visti da Parigi, e che non lasciamo spazio ad ulteriori manovre, se non "molto limitate". Come dire: "Ho fatto tanto, ma continuiamo a trattare, anche a oltranza". E allora è proprio su quelle manovre "molto limitate" che le nove sigle sindacali cercheranno di fare leva. In che direzione? I piloti chiedono una moratoria sul cargo, in vista della chiusura del 2010, più spazio e modalità più dirette per i piloti che possono essere riassorbiti in Air France (180 nell'ultima versione del piano di Parigi) e più aerei nuovi da far volare sul lungo raggio, prima del 2010, la data fissata nel piano di Parigi. Da parte lo, Cgil, Cisl e Uil, hanno preso atto della reinternalizzazione dell'handling e della manutenzione di Fiumicino nel perimetro di Alitalia (circa 1.300 persone) e hanno accolto con favore anche gli sforzi di Prato di recuperare cassa (148 milioni tra rimborsi Irpeg e la vendita delle azioni Air France a Fintecna) per guadagnare tempo per evitare il commissariamento. Ma ora chiedono tempi più stretti per il rilancio, con più investimenti nella flotta. Ma puntano a spuntare maggiori garanzie anche sul perimetro del gruppo, in particolare maggiori assicurazioni sul futuro dell'occupazione in Atitech, anche in caso di vendita a un terzo operatore. Sullo sfondo, rimane il confronto politico sul dossier Alitalia. "Il Paese dovrebbe essere unito a sostenere la trattativa con Air France". ha detto il leader del Pd, Walter Veltroni.Mentre Silvio Berlusconi, il leader del Pdl rilancia: "Spero che appartenga a un gruppo di imprenditori italiani. Credo che un Paese come l'Italia, dove il turismo rappresenta una parte importante del pil, non possa rinunciare a una compagnia di bandiera".

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BerluscHouse per amico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-03-31 num: - pag: 33 categoria: REDAZIONALE CALENDARIO di RANIERI POLESE BerluscHouse per amico Politica e Tv: non è solo "Porta a porta", grazie al cielo. Sono ormai i personaggi delle serie Tv a creare modelli politici. Per questo, i ragazzi più svegli della destra dedicano un numero della rivista "Charta minuta" al Dr House. Che - si legge nell'editoriale - "incarna il volto crudo e ruvido della decisione orientata a un criterio di verità". è lui, l'anti dottor Terzilli, ciò che manca alla politica italiana, che sa solo esprimere un clone di Alberto Sordi come Veltroni. Certo, loro votano Berlusconi, ma lo vorrebbero meno seduttore insicuro che vive di consensi e più leader impietoso: insomma un BerluscHouse. E per gli altri politici? Suggeriamo alcuni modelli: Di Pietro come il sempreverde e stazzonato Colombo; Casini come un medico di E.R. Per papà Simpson, data la somiglianza, concorrono Dini e De Mita. Se Daniela Santanché ricorda Alexis di "Dynasty", il ruolo della rossa Bree Van de Camp ("Desperate Housewives") se lo è già aggiudicato Maria Vittoria Brambilla.

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Alitalia, trattativa verso i tempi supplementari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spinetta: ora tavoli separati. Berlusconi: resti italiana.Veltroni: Paese unito nel dialogo coi francesi.

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<Disastro Roma> In arrivo un libro-denuncia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-31 num: - pag: 1 autore: di ERNESTO MENICUCCI categoria: REDAZIONALE Pdl "Disastro Roma" In arrivo un libro-denuncia Partirà il 2 aprile, e sarà indirizzato anche ai principali "bersagli" Veltroni e Rutelli, il libro del Pdl con la prefazione di Silvio Berlusconi ai romani: 92 pagine con foto e articoli di giornale, per denunciare quello che viene definito il "disastro Roma" delle giunte di centrosinistra. A PAGINA 2.

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"Veltrusconi", la creatura politica frutto dell'unione fra Veltroni e Berlusconi, ha (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il copyright di Casini. "Lo sapevo", ha ironizzato ieri il leader centrista. "Sono stato io che ho dato al Newsweek questa cosa. Sono io che parlo di Veltrusconi, mica loro. Finalmente hanno capito, come capiranno gli italiani dopo il 14 aprile".

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ROMA - Nessun inciucio, nessun governo di larghe intese, ma le riforme istituzionali, in cas (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA - Nessun inciucio, nessun governo di larghe intese, ma le riforme istituzionali, in caso di un risicato risultato elettorale, si devono fare. Questa è "l'ultima chance" per l'Italia. Se Walter Veltroni, intervistato dal settimanale "Newsweek", tocca uno dei tasti più delicati, che potrebbero profilarsi il 13 e 14 aprile, Silvio Berlusconi avverte: "Se otterremo un'ampia maggioranza, se l'abbiamo in tutte e due le Camere, saremo in grado di operare". Comunque, definisce l'avversario del Pd, "un parolaio". E poi nel corso di un'altra intervista a un quotidiano, boccia a sua volta l'ipotesi: "Niente larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente". Altrettanto fa il portavoce, Paolo Bonaiuti. L'argomento è stato sollevato dal settimanale Usa che dedica, ai due leader, una lunga analisi dove si afferma che i tanti problemi italiani (dall'Alitalia ai rifiuti di Napoli, alle mozzarelle inquinate) sarebbero risolti, o quasi, da una "grande coalizione". Pubblica anche un'immagine dei due leader, con la scritta: "Veltrusconi". Interpellato dal settimanale, in un primo tempo Veltroni ha risposto, "probabilmente". Poi ha chiarito che non i governi ma "le riforme istituzionali vanno fatte insieme, in ogni caso, quale che sia il risultato". E spiega di volerle fare anche se ci sono "200 voti in più". Quanto, invece, a governi di "larghe intese", il leader del Pd, ne "esclude assolutamente" qualsiasi volontà o ipotesi. D'altronde, fa notare, lo aveva già proposto alla caduta del governo Prodi, ma "la destra, nello specifico Berlusconi, si è opposta, loro ne portano la responsabilità". Aggiungendo subito dopo: "Se mi sta chiedendo se prenderei ciò in considerazione di nuovo, direi: probabilmente". Ma per Romano Prodi, che ieri sera ha fatto visita a un gazebo della sua capo ufficio stampa, Sandra Zampa, l'ipotesi non esiste. Si può vincere, gli hanno chiesto. Risposta: "Vincere sì". Il segretario del Pd puntualizza altre questioni: se perde, spiega, "ho il dovere" di continuare a guidare il Pd; attacca Berlusconi, "servono leader seri, non chi fa le corna". Diversamente dal Cavaliere, sottolinea, lui "rispetta la Cei". Veltroni batte poi sul tasto della serietà nella leadership, di cui ha necessità il Paese. "Ha bisogno" di "gente che non faccia le corna nelle foto con i capi di Stato". E di Berlusconi lo infastidisce, rivela, "la doppiezza". Perchè, in passato, "durante la discussione sulle riforme, parlava di me come se fossi Giolitti. Ora che c'è la campagna elettorale dice quanto di peggio possibile". Veltroni, sugli uomini politici, distingue, esprimendo solo giudizi "politici, mai personali". Rimarrà sulla tolda di comando del Pd anche in caso di sconfitta. "Ho preso un impegno per fare un grande partito, il Pd, e continuerò ad assolvere l'impegno preso il 14 ottobre con tre milioni e mezzo di persone". Le critiche mosse dal quotidiano "Avvenire", sulla campagna per il voto, non toccano Veltroni, "per una parte le condivido", ma diversamente da Berlusconi, "io rispetto quello che pensa la Cei, ascolto quello che dice e non mi permetterei mai di dire pubblicamente che, quello che pensa questo o quell'esponente della Cei, sia riferibile alle mie posizioni". Quanto a Pier Ferdinando Casini, autodefinitosi sentinella "anti-inciucio", Veltroni ritiene che ciò "faccia parte del teatrino" della campagna, ma se il leader Udc "avesse avuto coraggio politico, nel momento del tentativo del governo Marini, avrebbe dovuto rompere. Ora fare lezioni di anti-berlusconismo è un po' singolare". La legge sulla par-condicio può essere migliorata, collegandola alla riforma Gentiloni, ma non va abrogata, perchè significherebbe solo "sì alle mani libere". Un fatto è certo: in caso di vittoria, a Palazzo Chigi porterà "molte donne" e "personalità indipendenti". Nei prossimi giorni svelerà le loro identità. "Saranno nomi nuovi, mentre ho sentito quattro nomi del governo" Berlusconi: "Tremonti, Bossi, che con la sua proverbiale simpatia, ha detto che ci saranno i "soliti Maroni e Calderoli". Ecco, il mio sarà il governo del 2008, il loro quello del 1994". Tuttavia, anche Berlusconi non lesina giudizi sull'avversario. E sempre dalle colonne di "Newsweek", definisce l'ex sindaco di Roma "un grande affabulatore, ma lo spettacolo che sta mettendo in scena è finito. Gli italiani hanno capito che in Italia ci sono due sinistre. Che la sinistra significa 67 nuove tasse, una pressione fiscale più alta, frontiere aperte con un crollo della sicurezza, la tragedia dei rifiuti di Napoli e lo stop" ai cantieri pubblici. "Questi sono i fatti della sinistra, poi ci sono le belle parole e le promesse della sinistra di Veltroni".

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Veltroni torna a Roma: <Spirito delle primarie> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Pd Enrico Gasbarra: "C'è la convinzione, possiamo farcela" Veltroni torna a Roma: "Spirito delle primarie" Piazza Fiume invasa per il Democratic day L'uomo del gazebo di Forza Italia, proprio sull'altro lato della strada, poco dopo mezzogiorno si muove coi suoi pantaloni gialli e chiede ai vigili urbani d'intervenire: "Bloccano la strada, è una vergogna". Cosa ci sia di vergognoso, in questa mattinata di sole e persone, è difficile da capire: perché piazza Fiume è invasa dalla gente, ecco tutto, signori senza cravatta e signore senza trucco, una ragazza con gli occhi blu e la felpa nera, un ragazzino col labrador color miele al guinzaglio, anziani che chiedono di non spingere; ecco tutto, persone, romani, accorsi nell'epicentro capitolino del democratic day, il gazebo dov'è atteso Walter Veltroni. L'uomo coi pantaloni gialli, sull'altro lato della piazza, osserva e cammina avanti e indietro, parla al telefonino, non si dà pace mai. Le agenzie dicono che si tratta di "qualche centinaia" di persone, ma il punto, forse, non è nei numeri che pure bruciano all'omino in pantaloni gialli: sono qui per chiedere niente, queste persone. "Sembra di essere alle primarie, c'è quello spirito lì", dice con la sua voce esile Marianna Madia, capolista a Lazio1. Arriva anche Enrico Gasbarra: "Gli elettori ci chiedono di far ripartire il Paese. Sicurezza, salari, prospettive per i giovani: sono le cose che con Veltroni si faranno". Molte le donne, in questa piazza. Tra loro, alcune commentano le esternazioni di Berlusconi sulle donne Pdl che devono "cucinare ai seggi". Queste, di donne, non l'hanno presa bene: si dicono innamorate ma indipendenti, lontane dallo stereotipo dei fornelli. Flavia Veltroni, in perfetto stile di famiglia, evita di nominare "il capo dello schieramento a noi avverso"; eppure, ugualmente, indirettamente, con un sorriso, gli risponde. Perché accade che le chiedano cos'abbia cucinato per suo marito, e lei, senza esitare: "Non ho cucinato, avrei dovuto?". Dipende da quale idea si abbia delle donne, ovviamente. Flavia Veltroni - niente trucco, foulard, scarpe basse racconta un poco di sé, e anche del fatto che da quando il marito è candidato "non ci vediamo mai". La gente continua ad arrivare. Qualcuno, nella calca, s'avvicina al gazebo di Forza Italia, ed è costretto ad andare via subito. Insultato dall'uomo coi pantaloni gialli. Alessandro Capponi Entusiasmo Alcune centinaia di persone, ieri mattina sotto il sole, hanno atteso l'arrivo del candidato del Pd alla presidenza del Consiglio, Walter Veltroni ( foto accanto Jpeg). Con l'ex sindaco, la candidata a Lazio1 Marianna Madia e Enrico Gasbarra Piazza Fiume, tanta gente per Veltroni. Flavia Prisco e le parole di Berlusconi sulle donne ai fornelli: "Io non ho cucinato...".

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Torlonia family, tasse & sorprese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-31 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Capitalisti della Capitale di PAOLO FOSCHI Torlonia family, tasse & sorprese Anche i nobili hanno a che fare con cose terrene come le tasse. Lo sanno bene nella famiglia Torlonia, che fra le varie attività controlla la prosperosa Banca del Fucino, guidata da Alessandro e Carlo Torlonia, insieme al direttore generale Giuseppe Di Paola. Leggendo il bilancio 2007 della Società romana di partecipazioni sociali, la "cassaforte" del casato dal sangue blu, nella relazione si legge che "un contributo significativo al risultato di esercizio (oltre 540 mila euro di utile, ndr) è derivato dall'avvenuto rimborso di crediti di imposta Irpeg (la vecchia tassa sulle persone giuridiche) e relativi interessi di annualità remote per circa 200 mila euro che si erano ritenuti non più esigibili". Quando si dice il fisco amico. Del resto Vincenzo Visco lo aveva promesso appena insediato il governo Prodi: "Cercheremo di metterci in pari con gli arretrati dei rimborsi". Per i Torlonia obiettivo raggiunto. Ma il fisco sa essere anche crudele. E così la stessa società sempre nel 2007 ha perso un ricorso: dovrà pagare 75 mila euro al Comune di tasse per occupazione di suolo pubblico. La cartella esattoriale risale al 1994, all'inizio del primo mandato di Francesco Rutelli. Dalle banche alla politica. Due settimane fa avevamo scritto che Giuseppe Marra (nella foto), editore dell'Adnkronos, dopo aver avuto come ospiti nella sede dell'agenzia Massimo D'Alema e Gianfranco Fini , avrebbe cercato di portare in redazione anche Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Ebbene, il Cavaliere è andato a piazza Mastai cinque giorni fa. Al leader del Pd, a quanto pare, toccherà domani. Giuseppe Marra p_foschi@yahoo.it.

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Berlusconi scrive a un milione di famiglie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Pdl Le repliche di Storace e Baldi: non siamo una colonia Berlusconi scrive a un milione di famiglie Libro dossier su ambiente e sicurezza Il 2 aprile il Pdl spedirà a casa dei romani, compresi Veltroni e Rutelli, il libro con la prefazione di Berlusconi Adesso che è stato completato, con l'ultima stesura delle bozze fatta ieri ad Arcore, il libro- dossier del Pdl con la prefazione di Silvio Berlusconi è pronto ad arrivare nelle case del milione di famiglie di romani. E, tra questi, ci sono due destinatari particolari: Walter Veltroni e Francesco Rutelli che, al pari dei loro concittadini, si vedranno recapitare (bello incellophanato) l'opera del loro rivale numero uno, curata dal coordinatore romano di Forza Italia Francesco Giro e edita da Alberto Costa. La spedizione partirà il 2 aprile, e nelle 92 pagine, divise in cinque capitoli (ambiente, sicurezza, sanità, economia, sociale), il "modello Roma" di Rutelli e Veltroni viene ribattezzato "disastro Roma" e l'attacco contro l'ex sindaco è frontale: "Tremano le vene ai polsi - scrive Berlusconi - al pensiero che un sindaco che lascia questa eredità abbia la velleità di guidare l'Italia. Veltroni e Prodi per me pari sono. Roma è un patrimonio del mondo e ne siamo orgogliosi: è la sinistra che se n'è dimenticata ". Berlusconi inizia con un "cara amica, caro amico", finisce con "un forte, cordiale abbraccio ", e definisce il voto per il Pdl "un atto di profondo amore per Roma". I dati snocciolati sono impietosi: "37 mila famiglie senza casa, 50 mila bambini senza asilo nido, 3,7 milioni spesi per i campi rom, la pressione fiscale cresciuta, i termovalozzitori assenti, il rischio rifiuti, 9 miliardi di debito". A Berlusconi, però, ha risposto in maniera molto dura Michele Baldi, ex capogruppo di Forza Italia al Campidoglio, e ora candidato sindaco con la sua Lista Civica: "Mi auguro che la lettera contenga le sue scuse ai romani per aver disatteso gli impegni assunti lo scorso 21 aprile. Ho un dvd con la sua viva voce e le innumerevoli promesse non mantenute: Berlusconi riservi le sue lettere ai milanesi ". Polemico anche Francesco Storace, candidato sindaco de "La Destra": "Roma non è una colonia di Milano e i romani non chiedono consigli interessati a un milanese su chi votare come sindaco. Roma, dopo 15 anni di chiacchiere della sinistra, ha bisogno di autonomia e non promette nulla di buono la sponsorizzazione fasulla di un governo ricattato dalla Lega". Ernesto Menicucci Il libro Silvio Berlusconi e la copertina del libro che invierà a un milione di romani.

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L'analisi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria: BREVI L'analisi rienza, il carattere e l'indole così diversa, con Berlusconi tycoon giovanile, estroverso e ringiovanito dalla chirurgia estetica, Veltroni più grigio ma dalla lunga e astuta carriera politica. Ma insomma, se si deve agire per il bene del Paese, tutto è superabile. O no? A sentire il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti, no, non lo è affatto: "Non ci saranno intese né larghe né strette, non ci saranno coalizioni né grandi né piccole. Governerà chi vincerà" e "tutti i dati indicano che il Popolo della Libertà ha un netto e saldo vantaggio sia alla Camera sia al Senato". La conclusione? E' che "tutte le chiacchiere e le voci su ipotesi di parità sono messe in giro dalla disinformazione della sinistra". In verità, anche dal centro, più precisamente da Pier Ferdinando Casini, l'ipotesi del Veltrusconi viene presa sul serio: "Lo sapevo - dice il candidato premier dell'Udc -. Sono stato io che ho dato a Newsweek questa cosa. Sono io che parlo di Veltrusconi, mica loro. Loro finalmente hanno capito, come capiranno gli italiani dopo il 14 aprile. Noi l'abbiamo capito prima, però, per questo vale di più". Varrà dunque la pena di chiedere lumi all'uomo, Giulio Tremonti, che è stato un po' il "papà" della Grande coalizione, avendone parlato per primo già nel 2003 e avendo profetizzato la sua realizzazione in Germania anche prima dei tedeschi. Ma, interpellato, il possibile prossimo ministro dell'Economia si rifugia in un più che sibillino "mi spiace, non posso rispondere, soffro di amnesie... ". E dunque? Dunque è probabile che la vera analisi della situazione in queste ore, nelle stanze che contano del Pd e del Pdl, sia quella che non si può fare ad alta voce in campagna elettorale: l'ipotesi di grande coalizione c'è eccome, ma è legata a due variabili. La prima, quale sarà lo stato dell'economia dopo il voto, se cioè la crisi mondiale evidente avrà mostrato qualche altra crepa nel sistema italiano che non può che essere sanata da un governo di emergenza nazionale. E se, naturalmente, la probabile vittoria di Berlusconi sarà di misura (quattro-cinque senatori in più) o larga (sopra i quindici- venti). Nel primo caso, non serviranno le parole dei leader: saranno piuttosto i fatti a consigliare di imboccare la strada che non per primo, e certamente non ultimo, Newsweek oggi indica come l'unica possibile. Paola Di Caro "Se Walter e Silvio si mettono insieme forse sono in grado di salvare l'Italia".

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Il leader pdl: degrado di Roma in un libro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria: BREVI Il leader pdl: degrado di Roma in un libro Sarà spedito a un milione di romani il libro con introduzione di Berlusconi intitolato "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra" (foto), in cui si denuncia "lo scandaloso degrado della città".

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Bossi: sul voto agli immigrati è un no secco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Stop all'alleato Bossi: sul voto agli immigrati è un no secco DAL NOSTRO INVIATO REGGIO EMILIA - "Ci salviddio dal voto agli immigrati. Berlusconi non va preso troppo sul serio. Va a Piacenza e vuole piacere, va a Lodi e vuole lodare, va in Calabria e si mette a fare colpi di testa". Umberto Bossi arriva a Reggio Emilia con due ore di ritardo, come ai vecchi tempi, e non usa mezzi termini contro Silvio Berlusconi, reo di avere ventilato, tra mille cautele, la possibilità di concedere il voto amministrativo agli immigrati. è un Bossi combattivo, che dopo le punture di spillo dei giorni scorso contro il Cavaliere, dà lo stop su un tema che è il core business della strategia elettorale del Carroccio. Già Calderoli e Maroni hanno anticipato il no della Lega, ma il Senatur ci tiene a dirlo con parole sue: "Passeranno secoli prima di dare diritti agli immigrati, queste terre sono nostre, ci hanno lavorato i nostri vecchi. Noi vogliamo essere padroni a casa nostra". E se il Cavaliere e Fini vogliono proseguire nell'insana idea, Bossi ha già pronta la contromisura: "Quattro persone da sole non possono decidere per tutti e fare un Parlamento di matti. Noi faremo i sondaggi nei gazebo, andremo sempre ai referendum e sono sicuro che i cittadini diranno di no al voto agli immigrati". Bossi ha ben chiaro il ruolo che avrà la Lega: "Saremo alleati, sì, ma non taciturni. Del resto a Berlusconi va bene una Lega forte, che lo fa tirare dritto". Bossi raccoglie gli applausi della sala, davanti alla scritta "Via Oriana Fallaci", e prosegue: "Noi saremo una spina nel fianco di Berlusconi". Esattamente come ha preconizzato Pier Ferdinando Casini. L'intemerata contro il Cavaliere può bastare, anche perché il rapporto tra i due rimane solido, e ora tocca a Veltroni, "amico di Prodi" e a "quelle grandi teste di cazzo della sinistra: dovrebbero dare i soldi ai Comuni perché comprino il pane e lo distribuiscano. Ormai i nostri vecchi rubano nei supermercati e nascondono la fettina sotto la giacca". Alessandro Trocino.

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Confalonieri: i no a Silvio? Poi però aveva ragione lui (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE L'intervista I 35 anni insieme: io il suo mastro Don Gesualdo onesto Confalonieri: i no a Silvio? Poi però aveva ragione lui "Non sono così diplomatico. Se c'è da menare, meno" MILANO - Trentacinque anni. Vissuti di corsa, sì. E però, dice lui, "non allarghiamoci: io stavo sul sedile di dietro". Pressato, poi, perché va bene il low profile ma lo sanno tutti da quanti fuoripista abbia recuperato quell'auto, Fedele Confalonieri concede: "Va beh, non è che stessi proprio solo a guardare. Ogni tanto la mia la dicevo". Era più che "ogni tanto", naturalmente. E solo "ogni tanto" Silvio Berlusconi non lo stava a sentire. Anche se lui, pure qui, schiva: "Ma mica c'è stata solo quella volta della discesa in campo… Comunque, faceva bene: i fatti hanno sempre dimostrato che aveva ragione lui". Lo dimostreranno anche adesso, scommette il presidente di Mediaset. "Sposato" professionalmente al Cav. da più tempo di quanto durino molti matrimoni, ossia da quel primo aprile 1973 in cui iniziò a lavorare per l'amico, ne è sicuro: "Non credo agli inciuci, non ce ne saranno. Però vedrete, se Silvio non vi stupirà ancora". Non con una "grande coalizione" al governo, se vincerà ("Come penso", ovvio): "Con un diverso rapporto maggioranza- opposizione per fare le riforme di cui il Paese ha bisogno". E sì: grazie anche al fatto che "di là" c'è oggi Walter Veltroni, politico "che stimo, col quale si può dialogare". Primo aprile '73, dottor Confalonieri. Com'è che un giorno Berlusconi le dice: "Vieni a lavorare con me"? "Veramente era un po' che ne parlavamo. Io avevo delle attività per conto mio. E lui: "Ma perché stai lì a tribolare?". Dai e dai, la convince. "Avevo 35 anni. E nel mezzo del cammin di nostra vita, per dirla con Dante, bisognava cambiare ". Non siete mai stati soci, però: perché lui non gliel'ha chiesto, o perché lei non ha voluto? "Perché lui era già Berlusconi. Un imprenditore di successo che stava già finendo Milano 2". Lei che faceva? Subito braccio destro del capo? "Di tutto, agli inizi. L'assistente, il responsabile del personale, le relazioni istituzionali…". Quelle che poi faranno di lei non più Fedele: "Fidel". "C'era in ballo il piano regolatore di Milano 3. E mi creda: destreggiarsi a Basiglio, 500 anime, non è stato più facile che combattere alla Camera per le leggi tv". Appunto: Fidel il diplomatico. Da quel dì. "Ma no, non sono così diplomatico. Se c'è da menare, meno". Però con stile, dicono tutti: un mediatore nato. "Nemmeno. Però, evidentemente, allora e dopo ho saputo creare rapporti di fiducia. Legittimando. Facendo capire quanto di positivo c'era nel "prodotto Mediaset" e quanto sarebbe stato negativo per il Paese perderlo". Lei e Berlusconi agli inizi: i momenti più esaltanti? "Potrei dirle le cavalcate dei fatturati, all'inizio della Tv: 12 miliardi il primo anno, 70 il secondo, 210 il terzo, poi 500… Roba da new economy, e senza "bolla". Ma c'è stato anche, nel '76, l'ingresso nel Giornale, di cui più tardi sono diventato amministratore delegato. Si ricordi il quadro. Pieno compromesso storico. Tipografi molto sindacalizzati, che consideravano "fascista" il quotidiano e lo boicottavano appena potevano. Berlusconi ha fatto una nuova tipografia e molti investimenti, conservando intorno a Montanelli il meglio dell'intelligenza liberale". Quante volte ha fatto da "cuscinetto " tra i due? "In effetti… La prima, direi, è stato con la P2. Montatura tremenda, e Silvio naturalmente voleva un po' di difesa. Indro naturalmente non gliel'ha data. Ammettendo però sempre di non aver mai avuto un editore più liberale di Silvio Berlusconi". Prima le città. Poi un giornale. Infine il salto: la Tv. "Il Cavaliere è partito con Galliani, Dell'Utri, Bernasconi. Io sono entrato più tardi: comunicazione e lobbying". Dai manovali e dai geometri a star e starlette... "Silvio si era preso un modello da superare: la Rai. Ci è riuscito. Inventandosi un nuovo mercato, un nuovo settore industriale, una nuova ricchezza anche per il Paese. Dicono che l'ha fatto da pirata, da corsaro? Col cavolo: secondo i precetti del vero liberalismo, è consentito quanto non è espressamente vietato. Questo è il reale spartiacque, anche in politica: Berlusconi parla di mercato non perché l'ha letto sui libri, ma perché è stato la sua vita di ogni giorno. Nei cantieri controllava anche il filo d'erba, negli studi le luci, le scene, i costumi, i dialoghi ". Però un giorno vi "oscurano ": senza Craxi, il mercato… "La verità? C'era un oggetto del desiderio: Rete4. L'avevamo comprata da Mondadori, che rischiava di fallire in quell'avventura. E tra parentesi: Berlusconi avrebbe potuto aspettarlo, il fallimento, e portarsela via per due lire". Chi l'avrebbe voluta? "Non è un mistero: la sinistra dc. A Ciriaco De Mita sarebbe piaciuta una Rete4 in mano a Calisto Tanzi". Mentre Craxi tifava per voi. "Craxi non tifava: Craxi è stato un elemento di modernità. Era l'uomo che avrebbe trattato per Moro, che si è smarcato dal compromesso storico, che ha svegliato l'Italia narcotizzata dai consociativismi. Era il pre-Blair". E questo c'entra, con il decreto anti-oscuramento? "Certo. Uno, non ci ha regalato niente, anzi. Due, senza quel decreto sarebbe continuato il monopolio Rai. E comunque: qualcuno ricorda che, la prima volta, fu bocciato? Passò solo quando al Pci fu "data" la terza rete. E alla Dc i pieni poteri del già potentissimo Biagio Agnes". Perché in Spagna e Francia non avete avuto successo? "La Spagna veramente va benissimo. In Francia… Ci chiamò Mitterrand. Poi vinse Chirac, e smontò tutto". Se adesso i francesi subissero la legge del contrappasso? Alitalia, Berlusconi, a loro non la vuole proprio dare. Oppure, lo ammetta: è solo campagna elettorale? "Ammetto che, se lo fosse, sarebbe comunque geniale. Ma non credo lo sia. Silvio si è impegnato, potrebbe stupirci una volta di più. Poi, obiettivamente: si è mai vista una trattativa così? E Berlusconi un successo l'ha già raggiunto: Air France sta migliorando le sue condizioni". Francese prima, italiano oggi, ma sempre di interventismo pubblico stiamo parlando. Anche con Berlusconi. "Alt. L'interventismo francese presuppone uno Stato efficiente. Da noi, c'è una sinistra che la macchina dello Stato non l'ha voluta cambiare". Ma Veltroni l'ha scaricata. E di Veltroni lei ha detto… "Confermo tutto. Mi è simpatico, lo conosco bene, è capace. E con D'Alema è stato uno dei primi a capire che Mediaset è un patrimonio del Paese". Elogio da spot: nemmeno un difetto uno? "Il mercato, per lui, è un concetto studiato sui libri. E qualche retaggio del passato gli rimane. Poi, non capisco perché abbia imbarcato Di Pietro. Resta il pm di "io a quello lo sfascio": parafrasando von Clausewitz, per lui la politica è la prosecuzione di Mani Pulite con altri mezzi". Le è spiaciuto l'addio di Casini al Pdl? "Di Casini sono amico, a dispiacermi è la sua acidità. Ma forse si spiega con Freud: uccidi il padre ". Dice mai a Berlusconi, in questi giorni, "stai esagerando"? " Ti esagera, in milanese, potrebbe essere il suo motto. Ma negli Usa lo tradurrebbero in think big: pensa in grande. E lui, a differenza di tanti, pensa e fa". E lei? Dopo 35 anni con S.B., nessuna tentazione di pensione? "Ma io di Silvio sono solo un Mastro Don Gesualdo onesto. E per tornare a Dante: se il mezzo del cammin di nostra vita erano 35 anni, oggi vogliamo fare almeno 50?". Raffaella Polato \\ Di Casini sono amico, a dispiacermi è la sua acidità. Ma forse si spiega con Freud: uccidi il padre \\ Veltroni mi è simpatico, è capace. E D'Alema è stato uno dei primi a capire che Mediaset è un patrimonio del Paese.

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Berlusconi: dovremo fare anche cose impopolari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il Pdl Il leader: se avremo un'ampia maggioranza potremo agire Berlusconi: dovremo fare anche cose impopolari "Chi vince ha il dovere di governare. Walter, un parolaio" "Io molto più prudente perché sono realista". E invia una lettera ai romani contro Rutelli e Veltroni ROMA - "Niente larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente. Chi prende più voti e più seggi ha il dovere di governare". Silvio Berlusconi si mostra ottimista, crede nella vittoria alle politiche del 13 e 14 aprile tanto che in un'intervista al Quotidiano nazionale esclude l'eventualità di un pareggio, convinto cioè di ottenere una larga maggioranza anche al Senato, cosa che afferma con assoluta nettezza in un colloquio con il corrispondente italiano di Newsweek, Jacopo Barigazzi: "Se avremo un'ampia maggioranza e se l'avremo in entrambe le Camere, saremo in grado di agire". Il suo tono, però, è meno baldanzoso. Anzi, nota l'intervistatore, è più prudente del passato, asserzione confermata dall'ex premier che infatti osserva: "Sono molto più prudente adesso perché la situazione è quella che è e io sono realista", tant'è che, ieri, collegandosi per telefono con una festa del Pdl ad Adria annuncia che "dovremo fare anche molte cose impopolari, dovremo rivitalizzare la pubblica amministrazione, abolire gli enti inutili come le province, dimezzare il numero di parlamentari e consiglieri regionali. Fare un forte contrasto all'evasione, chiamando anche i Comuni a verificare la congruità del tenore di vita di certuni con le dichiarazioni dei redditi". Ma per tradurre in atti concreti questi propositi Berlusconi esorta i cittadini "a dare un voto intelligente", a non sprecarlo scegliendo i "partiti minori del centrodestra che esistono soltanto per la voglia di sopravvivenza dei loro leader". Il Cavaliere, nel rush finale della campagna elettorale, si concentra su due obiettivi: mobilitare il Popolo della libertà e picchiare duro tentando di "distruggere " l'immagine del suo competitor Walter Veltroni ("un grande affabulatore ma la sua recita sta finendo", dice ancora al settimanale americano), partendo proprio dalla sua esperienza di sindaco di Roma. Ed è per questo che nei prossimi giorni il capo del centrodestra invierà ai cittadini della Capitale un milione di copie di un libro sui guasti compiuti dal leader del Pd in città. Veltroni, scrive il Cavaliere nella prefazione, "è per Roma ciò che Prodi è per l'Italia. Veltroni e Prodi pari sono. Altro che "modello Roma", anche qui è stato applicato solo il "modello Visco", quello del "tassa e spendi". E anche qui ha fatto danni: Roma è tra le città più tartassate d'Italia, la pressione fiscale per abitante è passata da 412 euro a 665". Insomma, è la constatazione di Berlusconi, "tremano le vene ai polsi al solo pensiero che un sindaco del genere abbia la velleità di guidare l'Italia ". Berlusconi descrive una situazione a dir poco allarmante. "A Roma - osserva - la sinistra nonostante quel che pretende di fare credere ha costruito una città egoista. Siamo noi che vogliamo una città solidale. Del resto, la sinistra ha premiato i poteri forti, anzi i più forti. Noi, invece, vogliamo una città realmente vicina ai deboli, meno diseguale, una città di qualità ". Insomma "i numeri del fallimento della sinistra" (dalle famiglie senza casa ai bambini senza asilo nido e agli anziani privi dell'assistenza comunale) "parlano non di un "modello Roma" ma di un "disastro Roma" ". Lorenzo Fuccaro L'affabulatore Il Cavaliere: il candidato premier del Pd è un grande affabulatore, ma la sua recita sta finendo.

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Il Cavaliere risponde ai lettori sulla videochat del Corriere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Questa mattina dalle 13.15 Il Cavaliere risponde ai lettori sulla videochat del Corriere MILANO - Le domande hanno cominciato ad arrivare numerose già da ieri sera. Obiettivo: ottenere una risposta dal candidato premier del Popolo della libertà Silvio Berlusconi, che oggi a partire dalle 13.15 sarà in videochat con i lettori del Corriere.it. Modererà l'incontro digitale Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera. Per il numero due del Pdl, Gianfranco Fini, che è stato ospite il 20 marzo, sono arrivate oltre 2.500 domande e per il candidato premier della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti si è sfiorata quota 1.300. Tra gli ospiti degli incontri digitali, esponenti di tutti gli schieramenti: Daniela Santanchè (La Destra), Matteo Colaninno (Pd), Antonio Di Pietro (Idv), Flavia D'Angeli (Sc), Enrico Boselli (Ps), Massimo Calearo (Pd) e Giuliano Ferrara (Pro life). I prossimi appuntamenti già fissati sono: il 2 aprile con Roberto Maroni (Lega); il 4 aprile con Emma Bonino (Pd); il 7 aprile con Pier Ferdinando Casini (Udc); l'8 aprile con Fabio Mussi (Sa) e il 10 aprile con il leader del Partito democratico Walter Veltroni.

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Quello slogan di Lanese candidato per l'Udc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-03-31 num: - pag: 51 autore: di LUCA BOTTURA categoria: BREVI Quello slogan di Lanese candidato per l'Udc ALL'IMPROVVISO LA COSCIENZA V "All'autogrill non so cosa sia successo, quindi fare dei commenti diventa molto difficile" (Urbano Cairo, "Skycalcioshow ", dopo aver commentato per alcuni lunghi minuti ciò che non sapeva come fosse successo). BOTTE ROSA V Buon successo su Italia 1 per il match di boxe femminile Bianchini- Galassi, trasmesso sabato. è andata così bene che tra sette giorni si replica con un altro combattimento tra donne: Santanché-Mussolini. IL VANGELO DE LUCA V Mossa astuta di Massimo De Luca dopo lo spostamento della "Domenica Sportiva" su Raitre per far posto al reality di Simona Ventura: pur di tornare su Raidue, ha proposto di chiamarla "1X2 Factor". SCONCERTANTI V Walter Novellino (ammiccante) "Ho anche dei begli occhi... " Mario Sconcerti: "Beh, allora pensiamo a un fine settimana insieme, Walter... ". Ilaria D'Amico: "Vi lascio da soli dopo, ora parliamo di calcio" ("Skycalcioshow "). CAOS ALDO V Problemi di espatrio per Aldo Biscardi: pare che la Francia sia intenzionata a mantenere l'embargo solo per le bufale che piazza lui. FIGURE DI MEDUSA V "L'Empoli sta colando a picco come una scalcinata zattera della medusa" (Emanuele Dotto, Empoli- Sampdoria, "Tutto il calcio minuto per minuto"). ACQUA ALLA GOLA V Ostenta fiducia, ma pare che Silvio Berlusconi tema davvero la rimonta di Veltroni: ieri gli ha chiesto di togliere il costume Speedo. LANESE: CASINI V Coraggiosa scelta di Tullio Lanese, l'ex presidente degli arbitri ai tempi di Moggi, candidato per l'Udc in Sicilia. Come slogan ha scelto: "Calciopoli? Io c'entro". ODDO VOLANTE V "A questo punto voi del Milan avreste bisogno di un'iniezione di fiducia... di un'iniezione di qualunque cosa..." (Ilaria D'Amico sfida la Procura antidoping, "Skycalcioshow"). SENZA LUCE V Impazza durante i Gp trasmessi su Italia 1 la pubblicità dell'Enel: una presa che entra nella Ducati di MotoGp e lo slogan "Ducati corre con una nuova potenza". Ora è chiaro perché Stoner da un po' di tempo va così piano: anche lui teme la bolletta. PEEP STOP V Sconcerto di Bernie Ecclestone dopo che il News of the World ha pubblicato le immagini del suo eterno avversario, il presidente della Fia Mosley, impegnato in un'orgia sadomaso: "Non sapevo che gli piacesse la Foca". PEPERON DE' PEPERONI V "Attenzione che si impeperona Pasini!" (Guido Meda, Italia 1, telecronaca delle 250: qualunque cosa abbia voluto dire).

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Politica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-31 num: - pag: 56 categoria: BREVI Politica "No alle larghe intese" Per la rivista americana Newsweek, se Berlusconi e Veltroni si mettessero insieme a formare un "Veltrusconi", i problemi dell'Italia potrebbero essere risolti. Ma i due avversari dicono "no alle larghe intese".

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"alitalia, poco spazio per trattare" - roberto mania (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia "Alitalia, poco spazio per trattare" Riparte il negoziato, Spinetta avvisa i sindacati. Bonanni: il piano va cambiato ROBERTO MANIA ROMA - "I margini per la trattativa sono ristrettissimi": è con questa premessa che il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, atterrerà questa mattina a Roma per avviare con i sindacati (nove le sigle presenti) il negoziato sulla ristrutturazione dell'Alitalia. L'accordo è difficile perché il piano è pesante sotto il profilo degli esuberi (oltre 2.000 i lavoratori eccedenti, pari al 12 per cento dell'intera manodopera) e perché ridimensiona la prospettiva industriale della compagnia, appesantita dai debiti (1,7 miliardi di rosso finanziario) e senza più redditività (perde un milione al giorno). A parte l'abbandono di Malpensa, sono previsti il taglio dei collegamenti a lungo raggio, la chiusura del cargo, l'assottigliamento del cosiddetto perimetro aziendale. Un'Alitalia regionalizzata, senza più un profilo internazionale. Ecco perché il leader della Cisl, Raffaele Bonanni ha rilanciato: "Il piano va cambiato. Io - aggiunge - non conosco cosa sia stato pattuito con i venditori, ma so di certo che la ricchezza del mercato del volo italiano è ben superiore a quello che pensa Air France. La prospettiva industriale per Alitalia è davvero troppo striminzita". Negoziato in salita, dunque, anche se non ci sono più vincoli temporali strettissimi dopo che le casse dell'Alitalia sono meno vuote, grazie ai 148 milioni arrivati dalla cessione di sue azioni Air France e dal rimborso di un credito di imposta Irpeg. L'ad della Magliana, Maurizio Prato, minaccia di portare i libri in tribunale di fronte a tattiche dilatorie, ma l'obiettivo di tutti (anche dei francesi che l'hanno posta tra le condizioni per lanciare l'ops finale) è l'intesa. E se il negoziato dovesse decollare, pure il fronte politico sarà costretto a indietreggiare, insieme, in particolare, all'ipotetica cordata di imprenditori tricolori sponsorizzata dal leader del Pdl, Silvio Berlusconi. Dando così tregua alle incredibili oscillazioni del titolo in Borsa (tra sospensioni e riammissioni alle contrattazioni) che ha portato al Consob a richiamare tutti al rispetto delle regole. Anche da qui la mossa dei sindacati: vogliamo trattare perché per ora non c'è alcuna alternativa ai francesi. Iniziativa subito colta dal leader del Pd, Walter Veltroni: "Il paese deve essere unito nella trattativa con Air France". Ma ancor prima di entrare nel merito delle proposte, i sindacati intendono ribaltare la logica del confronto: "Spinetta - dice Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt-Cgil - pensa di chiudere la trattativa, noi pensiamo, innanzitutto, che si debba fare". Che vuole dire ridiscutere il piano industriale, rivedere la strategia, e solo al termine individuare gli esuberi e, infine, quali ammortizzatori sociali utilizzare. La scorsa settimana, invece, Spinetta ha inviato ai sindacati un pacchetto chiuso: prendere o lasciare. "Pensando - sostiene Rossi - di stringerci la corda al collo. Ma noi riteniamo che per conquistare il mercato italiano Parigi debba rivedere quel piano. Può fare un ottimo fare, ma non l'affare del secolo". Da verificare infine la tenuta del fronte sindacale: oggi al tavolo ci saranno anche i piloti dell'Anpac. Ma proprio da loro (all'inizio gli unici a sostenere il progetto francese) è arrivato il no totale al piano di ristrutturazione. Per la prima volta, infatti, c'è in campo l'ipotesi di ricorrere alla cigs e alla mobilità per i 507 piloti in esubero.

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Veltroni: "mai le larghe intese" - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: "Mai le larghe intese" D-Day, folla ai gazebo del Pd: "Sei milioni di contatti" CARMELO LOPAPA ROMA - Sei milioni di elettori contattati, ma soprattutto un milione 200 mila volontari reclutati per il battage delle ultime due settimane, quello decisivo per convincere gli indecisi. E i numeri del D-day, diffusi dallo stato maggiore del Pd al termine della giornata in cui 100 mila volontari hanno allestito e animato i 12 mila gazebo, fanno presto a trasformarsi in un'iniezione di fiducia e ottimismo. Di entusiasmo ce n'è tanto da far dire a Walter Veltroni che "ci sono tutte le possibilità per avere un successo del Pd sia alla Camera che al Senato". Insomma, "siamo in rimonta, a prescindere dai sondaggi", la partita per quanto lo riguarda è "quanto mai aperta". Al candidato premier tocca tornare sulle frasi dell'intervista al settimanale Newsweek pubblicata ieri, c'è da puntualizzare il passaggio relativo alla disponibilità a condividere il governo con Berlusconi in caso di pareggio: "Se lo prenderei in considerazione ancora? Probabilmente sì", gli attribuisce il periodico Usa. E invece Veltroni, proprio davanti al gazebo di Piazza Fiume, corregge il tiro: "Non c'è nessuna possibilità che dopo il voto si crei un governo delle larghe intese. Non esiste nessuna coalizione e non esiste nessun governo delle larghe intese, né inciucio, ma esiste la necessità di fare le riforme istituzionali con le larghe intese". Perché "chi vince, anche di un solo voto, governa". Detto questo, scandisce Veltroni, "le riforme si fanno insieme". Ma tutto questo fa parte del dopo. Intanto al quartier generale esultano. "Il Democratic day ha fatto bingo" dicono. "Da anni non si vedeva in Italia una mobilitazione elettorale di tali proporzioni - racconta Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd - Sono stati esauriti tutti i materiali di propaganda, abbiamo reclutato 1,2 milioni di volontari per la fase finale della campagna". I numeri lievitano. "Cento milioni di pezzi di propaganda distribuiti". Va forte soprattutto il pieghevole con le "12 azioni per cambiare l'Italia", un vademecum di suggerimenti per convincere gli indecisi, del tipo "invita a cena cinque amici e spiega perché è importante votare Pd", oppure "con il tuo cellulare fai una foto al simbolo Pd e inviala a cinque persone", o ancora "organizza una festa elettorale". E via consigliando. Ai gazebo c'è uno stuolo di testimonial. A Roma i registi Paolo e Emilio Taviani, Ferzan Ozpetek, Francesca Archibugi, Gianmarco Tognazzi, Daniele Lucchetti. A Bologna Francesca Reggiani, a Napoli Francesco Paolantoni, a Torino Bruno Gambarotta, a Catanzaro Vittorio De Seta. Tra i 500 banchetti allestiti in Toscana, a distribuire volantini, l'attore Paolo Hendel, il vignettista Sergio Staino, lo scrittore Sandro Veronesi. Stando ai numeri diramati dalle segreterie del Pd in 50 mila si sono presentati ai 191 gazebo a Bologna, con il sindaco Cofferati al banchetto delle Due Torri. In Liguria 25 mila militanti ai 220 gazebo, il sindaco Marta Vincenzi nel quartiere di San Teodoro, dove venivano distribuite focacce e salame. Presenze al di sotto delle previsioni invece a Torino: 60 mila a fronte dei 170 mila delle primarie. Nei 600 punti allestiti in Campania 250 mila persone, nei 500 siciliani distribuiti 30 mila segnalibro e 24 mila adesivi, affollatissimo quello in riva al mare di Mondello (la giornata era quasi estiva) ma elettori e curiosi anche nei quartieri difficili di Borgo Nuovo e Zen. Materiale elettorale esaurito alle 14 a Bari. Smantellati i gazebo, da oggi mobilitato il milione e passa di volontari.

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Newsweek: i due leader insieme potrebbero salvare l'italia dai suoi guai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il caso Newsweek: i due leader insieme potrebbero salvare l'Italia dai suoi guai ROMA - Se Berlusconi e Veltroni unissero le forze potrebbero salvare l'Italia dai suoi guai. A sostenerlo è il settimanale Usa "Newsweek" che in copertina torna a mettere la situazione politica italiana intervistando gli sfidanti. Il magazine americano pubblica le foto dei due candidati unite in un fotomontaggio fino formare una sola faccia con il titolo "Veltrusconi". Con le due interviste, anche un pezzo intitolato "Portare fuori la spazzatura". Per questo vengono ipotizzate le larghe intese a urne chiuse: "se i candidati sono abbastanza seri nelle loro intenzioni di risolvere i problemi dell'Italia, lasceranno la porta largamente aperta alla possibilità di una grande coalizione".

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"non si può continuare a ballare sul titanic" walter lancia lo sprint finale contro berlusconi - giovanna vitale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attacco frontale Doppiezza di Silvio "Non si può continuare a ballare sul Titanic" Walter lancia lo sprint finale contro Berlusconi "Anche se perdo resto leader fino alle nuove primarie" Veltroni tra i gazebo. Attacco alla Lega: il lunedì criticano Roma, il martedì mangiano L'Italia ha bisogno di persone serie che non fanno le corna nelle foto con i capi di Stato Parlava di me come fossi Giolitti e ora, in campagna elettorale, dice il peggio Io non sono così GIOVANNA VITALE ROMA - A mezzogiorno il gazebo di piazza Fiume tracima di gente in attesa. Walter Veltroni, per tutti ancora "il nostro sindaco", è tornato a casa, a Roma, pit-stop necessario in occasione del D-Day, e loro vogliono vederlo, incontrarlo, mentre le bandiere del Pd appassiscono al sole. Goffredo Bettini è appollaiato su un motorino che stride sotto il suo peso, Giovanna Melandri in scarpe da jogging racconta la spola con la Liguria dov'è capolista, Enrico Gasbarra si guarda intorno soddisfatto, Marianna Madia arriva un po' di corsa. Il leader si fa aspettare poco, un quarto d'ora ed "eccolo, è qui" applaudono forte i militanti, lui scende dalla macchina, Dario Franceschini dietro, e si capisce subito che qualcosa è cambiato. Pochi passi, poi l'assedio. "Forza Walter" gridano i più giovani, "fagliela vedere" lo incitano due signore di mezz'età. Veltroni si fa largo nella ressa, "ohi, come stai?" bacia gli amici; "io mi ricordo di lei quand'era un giovanotto che distribuiva l'Unità" lo abbraccia una vecchina. Ma non c'è spazio per l'amarcord, adesso. Il tempo del fair play è scaduto, è ora di menare qualche pugno vero. Newsweek ha appena scritto che per salvare l'Italia lui e Berlusconi devono unire le forze. "Le larghe intese sono un tema che non esiste", taglia corto il segretario preparando l'affondo. "Chi vince anche di un solo voto governa, poi le riforme istituzionali si fanno insieme, ma nessun inciucio. La mia è una idea anglosassone della democrazia ed è la differenza tra governo e riforme istituzionali". Berlusconi si può battere e il Veltroni del gazebo muta strategia, passa all'assalto frontale. "Serve una leadership di tipo europeo, seria e responsabile, non persone che fanno le corna nelle foto con i capi di Stato" attacca. Non è solo una questione di stile. "Il nostro è un modo nuovo di fare politica e campagna elettorale rispetto alle parole d'odio invecchiate di quindici anni", ribadisce il segretario. Perciò lui è venuto qui, oggi, "per dare l'ultima spinta", lanciare "un messaggio di speranza e di innovazione, perché si possa fare in Italia quello che è stato fatto in altri Paesi con leader che hanno più o meno la mia età. Paesi che mentre noi passavamo il tempo a litigare hanno costruito strade, reti per l'energia e infrastrutture, mangiandoci 11 punti di Pil. E invece in Italia si continua a ballare sul Titanic mentre ci sarebbero tutte le potenzialità per ripartire". Una nazione che si merita altro, non certo "i dirigenti della Lega Nord", ragiona, "che pensano solo al loro futuro e non a quello di chi li vota", personaggi che "il lunedì attaccano Roma, ma il martedì seduti nei ristoranti romani la attaccano molto meno". Per non parlare di Berlusconi, accusato di doppiezza: "Il mio principale avversario" spiega Veltroni senza mai pronunciare il nome del Cavaliere, "quando si discuteva di riforme parlava di me come se fossi Giolitti, ora che c'è la campagna elettorale dice quanto di peggio è possibile". Intorno la folla si accalca. "Devi vincere, non mollare" lo incita. E Veltroni tira fuori le unghie. "Credo onestamente che questa sia la nostra ultima chance. Ci sono tutti i margini per avere successo sia alla Camera sia al Senato". E se questo dovesse succedere "farei subito un governo con 12 ministri e 60 persone in tutto, molte donne e alcune personalità indipendenti", un esecutivo "del 2008 e non del 1996 con Tremonti, Bossi, Maroni e Castelli", elenca il segretario citando alcuni nomi indicati nei giorni scorsi. Altro che pareggio: "Il Senato non sarà in bilico", prevede. "Ogni giorno che passa cresce la possibilità che non sia così. Sono andato a vedermi i sondaggi di due anni fa, esattamente 15 giorni prima del voto: davano l'Unione 6 punti avanti la Cdl, proprio come oggi a parti invertite, e poi sanno tutti com'è andata a finire. Nel Paese si sta facendo largo la convinzione che si possa veramente cambiare, nonostante una legge elettorale folle". E se il risultato dovesse essere negativo? "Ho preso un impegno per fare un grande partito, il Pd, e continuerò ad assolvere al vincolo preso il 14 ottobre con 3 milioni e mezzo di persone", rassicura il segretario in tv. "Questo impegno potrà essere considerato superato da una scadenza analoga. Ma fino ad allora ho il dovere etico di guidare il Partito democratico".

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La moglie flavia: mi pesa la solitudine, però sul pullman mi diverto un sacco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La compagna del candidato premier del Pd: spero si riposi, non è mica Superman La moglie Flavia: mi pesa la solitudine, però sul pullman mi diverto un sacco "C'è un clima molto bello, tanta gente alle manifestazioni, ma non so dire se vinceremo le elezioni" ROMA - Se fosse la moglie di Berlusconi, Flavia Prisco in Veltroni che al gazebo di piazza Fiume se ne sta in disparte, jeans, scarpe basse e neppure un filo di trucco, non avrebbe certo vita facile. Lei che a mezzogiorno e mezza di una domenica di sole, scortata dal cognato tra i sorrisi dei militanti, a domanda precisa sul menu riservato al marito segretario finalmente a Roma, risponde con candore: "Boh, non so, non ho ancora preparato niente". Uno schiaffo inconsapevole al "leader dello schieramento avverso", come il capo del Pd si ostina a definire il Cavaliere, che non meno di tre giorni fa aveva affidato alle donne, "padrone assolute tra le mura domestiche", una "missione speciale per i giorni del voto: cucinate!". Per Flavia, invece, la cosa più importante a due settimane dal 13 aprile, nel pieno di una campagna elettorale che l'ha lasciata "molto sola" ammette, è un'altra: "Spero che dopo il gazebo se ne rimanga a casa almeno un po', per riposarsi. In questo periodo le ore di sonno sono poche. Lui non sente la fatica, è entusiasta del calore e dell'affetto dimostrati dalla gente ovunque vada, però non è che sia Superman...". Anche perché lei, la moglie, lo vede il suo supereroe le poche volte che torna alla base. "Cosa fa? Si sdraia" mima con le mani il gesto di chi, dopo 85 province e migliaia di chilometri macinati sul pullman, può concedersi il lusso di un letto. Sempre un passo indietro, discreta e di buon umore, Flavia chiacchiera con amici e cittadini che, non potendo raggiungere il marito tanto la folla che c'è, si avvicinano a lei per farle coraggio. Saluta tutti e stringe mani, raccontando con allegra rassegnazione le sue lunghe giornate intorno a un focolare ormai deserto più per scelta altrui che non sua. "Io e Walter non ci vediamo mai", fa spallucce, "le figlie sono fuori: la più piccola negli Stati Uniti a studiare, la grande a Torino per lavoro. Adesso però me ne vado con lui qualche giorno in Sardegna". E le labbra si schiudono in un sorriso radioso: "Quando sono sul pullman mi diverto un sacco", confida. "C'è un clima molto bello, un gruppo coeso che sta bene insieme. E poi la gente... Ne ho sempre vista tanta...". Tuttavia di fare pronostici proprio non se la sente. Scaramanzia? Anche: "Sarebbe presuntuoso da parte mia, non ho elementi per dire con certezza se si vince o si perde" argomenta, ma dietro la schiena incrocia le dita. "Adesso arriviamo al 14 aprile e poi vediamo". E nel frattempo? "Non cambia niente", sospira: "Di cose da sola ne ho sempre fatte tante...". (g.v.).

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Il punteruolo guzzanti, riondino e una sera di poesia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il punteruolo guzzanti, riondino e una sera di poesia Sabina fa il ponte tra le due rive di Cuba Che Sabina Guzzanti stia pensando a un film Viva Castro? lo testimonia il trasporto con cui ha seguito, venerdì sera, all'associazione Apollo 11, a Roma, il certamen di improvvisazioni poetiche tra cubani dell'Avana e cubani di Miami. Applaudiva spesso a scatola chiusa - chiedendo spesso, dopo l'applauso, la traduzione a una ragazza mulatta, vicina di posto - e soprattutto il cubano. Quando è toccato al pubblico suggerire il tema delle improvvisazioni, è stata la prima a farsi avanti: parliamo della "liberalizzazione dei cellulari" a Cuba, ha suggerito. Un fatto importante, ha ribattuto, al poeta decano degli improvvisatori, Efrain Riberón, da Miami, poco entusiasta all'idea di cantare le virtù castriste, in questo caso di Raúl. Alexis Dias Pimienta, protagonista della "decima" cubana, dall'Avana, ha invece raccolto subito: "No es que era prohibido el celular en la mano tener/ es que el gobierno el oido del cubano queria proteger" (Non è che era proibito il cellulare da tenere nella mano, è che il governo l'udito del cubano voleva proteggere). Gli altri temi? Essere o non essere una voce, un Obama per Cuba, il futuro (Alexis dell'Avana ha ribadito che il "futuro non esiste"), l'amore capitalista e Guantanamo. L'altro poeta di Miami, Robertico García, nato a Cienfuegos, poi emigrato a Miami, ha picchiato duro su Castro, chiamandolo "il caimano". E d'altronde Cuba stessa ha la forma del caimano. Credendo forse che si riferisse al Berlusconi morettiano, alla Guzzanti è scappato qualche applauso anche a Robertico, anche se il suo caimano era rivolto a Fidel. La serata, comunque, è stato un successo e la dimostrazione, fuor di retorica, che un dialogo è sempre possibile: in cultura, oltre la politica. Un plauso, dunque, a David Riondino e all'Accademia dell'ottava, che hanno messo assieme un evento unico: far incontrare le "due rive" dei cubani in terra neutra. Se le sono dette di santa ragione, senza esclusione di colpi, ma sempre con il rispetto per l'avversario. Peccato, però, che il quarto poeta dell'Avana - erano due da Cuba e due da Miami - Emiliano Sardinias, non sia potuto venire. Il regime ha fatto storie sul visto. Ma non si poteva chiamarlo al cellulare? Avrà pensato la Guzzanti. Psicosi faustiana. È tornata la psicosi faustiana - Goethe, non Bertinotti - del fare cultura col diabolico Silvio Berlusconi: ovverossia vendere l'anima. Non siamo agli anni della Grande Indignazione girotondina, ma comunque il noir, brutto, di Luca Casarini, pubblicato da Mondadori e le uscite di Carlo Vanzina, al primo ciak del suo cine-cocomero, hanno rimesso in campo falsi pudori e pruriti vari. Casarini dice che pubblica con Berlusconi perché così ammortizza le spese per il processo intentatogli dalla presidenza del Consiglio al tempo di Berlusconi e del G8 di Genova. Da sinistra, riceve non poche critiche e sberleffi. Il Veneto si spacca: il governatore Galan attacca gli scrittori di sinistra che pubblicano con Mondadori, ci infila anche Sandro Veronesi, che replica: "Ho lasciato la Mondadori nella primavera di 1994, subito dopo l'elezione di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio a causa del conflitto di interessi che si era automaticamente prodotto". Si chiama fuori dalla "lista di nomi da basso impero degli scrittori che hanno pubblicato libri con Einaudi o Mondadori da quando Berlusconi ne è il proprietario". Massimo Cacciari, comunque, che con Casarini fa veramente una strana coppia - dalla prefazione al libro di Casarini, vuol far concorrenza a Veltroni?, all'appoggio per le case occupate - va su tutte le furie quando qualcuno ritira fuori il tema della "impubblicabilità" con Mondadori se si è di sinistra. A rincarare la dose, Carlo Vanzina, presentando il suo cine-cocomero - a quando un cine-castagno? Un cine-uovo-di-Pasqua? - spara contro chi sputa nel piatto berlusconiano in cui mangia: "Ringrazio mille volte Berlusconi e mi dispiace solo che spesso ha finanziato con la Medusa dei film su cui poi chi li ha fatti ha sputato sopra". Poi precisa: "Naturalmente parlo solo di stima professionale e il mio non è un giudizio politico". Naturalmente. 31/03/2008.

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DIRITTI PER UN VENTENNE DI OGGI L'ATTUALITà DELLA NOSTRA CARTA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Conserviamo una sana e robusta Costituzione Un processo democratico può essere considerato inutile? Quest'anno tra un bicchiere di champagne e una fetta di cotechino, ne abbiamo festeggiato il sessantesimo anniversario, anche se le celebrazioni non sono state esattamente in pompa magna: la classe politica aveva altro a cui pensare e in gennaio certamente si è parlato più della signora Lonardo in Mastella che non dei costituenti tutti, più di legge elettorale che non di legge fondamentale dello Stato. Comprensibile: il mondo dopotutto va avanti e non si può rimanere ancorati al passato, a patto che questo resti sempre a futura memoria e ispirazione. I nostri cari - in tutti i sensi - onorevoli, invece, hanno individuato come una priorità la riscrittura della nostra Carta, da tutti i giuristi descritta come un capolavoro di ingegneria costituzionale per equilibrio tra i poteri e tutela dei diritti individuali; da questo orecchio la politica però non ci sente: il Paese è "ingovernabile", "ingestibile", serve "qualcuno che decida" in tempi rapidi. A braccetto Pd e Pdl inseriscono nei propri programmi una serie di riforme istituzionali e costituzionali per 'sveltire i processi decisionali'; in Francia, dopotutto, è già successo. Nelle aule di Camera e Senato, dunque, a detta dei signori Veltroni e Berlusconi e di chiunque sia d'accordo con loro, si perde tempo. A questo proposito non si può non citare la lettera di dimissioni dal Senato di Franca Rame, un documento che per l'amarezza e il senso di fatiscenza che trasmette può trovare un proprio simile forse solo nel De reditu suo di Rutilio Numaziano: le desolanti rovine del crepuscolare Impero Romano d'Occidente del V secolo ben si accostano a quelle della democrazia italiana nel XXI. Se "a egregie cose il forte animo accendono l'urne dei forti", a cosa accendono un animo debole? Credo si potrebbero registrare diversi sommovimenti di rabbia nelle urne dei costituenti, a sentire certe cose. Un processo democratico può essere considerato inutile? E se lo diventa, la colpa è delle regole o di chi compone le istituzioni che quelle regole hanno creato? Cosa dobbiamo aspettarci da una politica che si mostra insofferente verso i pilastri della democrazia? Stiamo assistendo, più che ad un accordo politico, ad un accordo di cartello: i due partiti maggiori fanno di tutto per garantirsi regole che assegnino maggiore potere ai propri leader presenti e futuri in caso di affermazione elettorale, il tutto nella strenua opposizione degli altri partiti, animati però il più delle volte non da amor patrio ma da spirito di sopravvivenza. Ed ecco che tornano alla mente alcuni fotogrammi: i gruppi di studio sulla riforma del centro-destra, le manifestazioni in cui i leader dell'allora - e probabilmente futura - opposizione ci chiamarono alle barricate per difendere la Carta dagli scempi del federalismo e di quella deriva presidenzialista passata sotto silenzio in nome della devolution. Ci avevano detto che il premierato forte era antidemocratico, che il "Senato federale" era un'idiozia, che la nostra Costituzione andava bene così com'era. Ci sentivamo i paladini della democrazia, e ci sembrava di fare una manifestazione non in nome della sinistra, ma nel nome dell'Italia. Sapevamo anche che in teoria non dovrebbe esistere un'idea di Costituzione di destra e una di sinistra, ma vista la particolare situazione del nostro povero Paese ci speravamo tanto. Oggi invece Walter Veltroni e tutto il Pd hanno riesumato ampi stralci di quel tentativo - ricordiamo, sonoramente bocciato in un referendum - nel nome delle 'riforme istituzionali', da attuarsi ovviamente a braccetto con Silvio Berlusconi e i suoi. Niente è rimasto della battaglia referendaria di un paio di anni fa, ma tant'è - non è rimasto nulla nemmeno del progetto politico messo in piedi allora. Francamente ritengo ci sia un certo gap fra il valore politico dell'attuale classe dirigente e quella costituente: non per fare il grillo parlante ma Bertinotti non è Togliatti, Berlusconi - checché ne pensi lui - non è De Gasperi, Veltroni non è? neanche mi viene in mente un paragone? forse anche lui sogna un futuro da De Gasperi. Per noi ormai è finita, ma siamo sicuri di voler propinare un po' di Calderoli anche ai nostri figli? Cambiare la Costituzione non è un delitto in assoluto, si badi bene; è un delitto però farlo in un momento storico che non lo richiede, per motivi di potere e senza nemmeno averne la capacità (ricordo che nella riforma di due anni fa un articolo presentava non solo un bis, già di per sé ridicolo in una Costituzione, ma addirittura un ter, un quater e un quinquies!). Gli unici articoli che richiederebbero una revisione, quelli davvero anacronistici - il 7 e l'8, come titolava un film di qualche anno fa - sono invece automaticamente esclusi da qualsiasi pensiero di riforma. Inoltre, a meno che tutti i libri scolastici, da quello di educazione civica delle elementari in poi, non siano scritti da tendenziosi bolscevichi retrogradi, la nostra è una Costituzione straordinaria. Le modifiche che i due partiti maggiori vorrebbero apportarvi non servirebbero che a stravolgerne l'architettura e gli equilibri: quando l'Assemblea optò per un sistema parlamentare avevano ancora vividi nella memoria gli effetti che in questo Paese ha l'assegnazione di poteri eccessivi all'esecutivo. Inoltre tutte le dittature, da Napoleone III in poi, cominciano con un piatto della bilancia istituzionale che pende maggiormente dal lato di una sola persona. Sorrido amaramente quando sento che per l'Italia sarebbe più adatto un sistema in cui il primo ministro avesse più potere perché penso alla straordinaria capacità del Bel Paese di sfornare quattro o cinque aspiranti duci ogni secolo, le cui brame sono rimaste parzialmente deluse da quelle che alcuni chiamano lungaggini ma che io chiamo garanzie democratiche. Dopo il sorriso amaro un brivido mi attraversa la schiena se penso a cosa avrebbero potuto Craxi o Berlusconi senza il freno imposto dalle aule parlamentari. Non posso che asciugarmi le lacrime e tornare a sognare un 'arco costituzionale' degno di questo nome. Anzi, in realtà vorrei tanto che questa convergenza non si verificasse, tutto rimanesse così e il Paese continuasse ad avere "una sana e robusta Costituzione", come scrivevamo nei giorni della protesta. C'è un accordo monopolistico da impedire. E c'è da ringraziare i costituenti per aver pensato di inserire, più di tutti gli altri, l'articolo 139; chissà che un giorno anche quello non venga rimesso in discussione: la democrazia fa perdere un sacco di tempo, dopotutto. Le vie del Signore sono infinite, ma anche quelle verso la tirannide non sono poche. Matteo Marchetti, 20 anni, Roma 31/03/2008.

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"veltrusconi" nelle parole di evita stasera sul palco al mercadante (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli Lo spettacolo "Veltrusconi" nelle parole di Evita stasera sul palco al Mercadante Magari parlerà di "televisione in mano ai comunisti" o di "nuovo patto sociale per il paese". Le scapperà un "mi consenta" o un "si può fare". L'Eva Peron interpretata da Iaia Forte, da stasera al Mercadante, salterà a piedi uniti nella campagna elettorale. "Il testo di Copi - spiega Pappi Corsicato, regista dello spettacolo - rievoca le ultime ore di vita di una donna che il popolo argentino venerava come una divinità. Nella lettura grottesca e surreale di Copi, sembra quasi più preoccupata di tramontare come diva che non di morire di cancro. Nel testo ho inserito slogan della campagna elettorale in corso, frasi ricorrenti dei due principali candidati premier. Con spirito perfettamente bipartisan". I discorsi di Berlusconi e di Veltroni, secondo il regista napoletano, non dovrebbero stonare sulle labbra di Evita Peron, emblema di un populismo d'altri tempi. "Non ho alcun interesse per la polemica politica contingente", chiarisce Corsicato. "Voglio però sottolineare, con la dovuta ironia, quanto il linguaggio della politica sia debitore a quello dello spettacolo. Quando parlava al suo popolo, Evita recitava. Seguendo la campagna elettorale americana, di cui quella italiana è un'imitazione mal riuscita, mi sono accorto di quanto anche Hillary Clinton sappia recitare. I contenuti sono del tutto secondari rispetto alle tecniche. Credo che stia accadendo in Italia e da regista lo trovo interessante". (antonio tricomi).

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Alemanno: "caschi gratis e meno tasse ai motociclisti" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina X - Roma E intanto Berlusconi spedisce ai romani un milione di copie di un libro sul "degrado della città" Alemanno: "Caschi gratis e meno tasse ai motociclisti" Un casco ai romani che compreranno un motorino nuovo e tasse minime per chi usa le due ruote, ma anche incrementare con incentivi il numero dei motocicli, portando le attuali 68mila immatricolazioni annue a 100 mila; creare 30 mila nuovi posti moto che si aggiungono ai 27 mila già delimitati, di cui almeno 10 mila nella Ztl ma anche messa in sicurezza dei parcheggi a 2 ruote già esistenti con un sistema di videosorveglianza e rifacimento del manto stradale. Sono le proposte di Gianni Alemanno, candidato sindaco del Pdl, arrivate ieri al termine della settimana della mobilità proclamato nella Capitale dal partito di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. "I motociclisti devono crescere - ha aggiunto Alemanno - devono moltiplicarsi perché permettono di avere una città più libera dal traffico e più veloce. Ma allora perché dargli schiaffi da tutte le parti?". Inevitabile l'accenno alle buche: "Io e Antoniozzi (candidato presidente della provincia per il Pdl, ndr) saremo i vigili urbani delle strade di Roma - ha continuato Alemanno - controlleremo le buche e vedremo se il grande appalto dato dal Comune di Roma offre concrete risposte perché noi non facciamo favori ai grandi gruppi". In mattinata Alemanno aveva visitato il mercato di Porta Portese, spiegando che "qui bisogna riuscire a conciliare le richieste dei residenti e quelle degli operatori: 900 banchi mi sembra l'equilibrio giusto". E intanto Berlusconi invierà nei prossimi giorni nelle case romane un milione di copie di "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni", con i titoli dei giornali a denunciare il degrado e una lettera del Cavaliere con gli impegni per la Capitale. (g. i.).

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Veltroni guarda al dopo bassolino - dario del porto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli Veltroni guarda al dopo Bassolino Il leader: "Fatte le elezioni, in Campania discontinuità e innovazione" DARIO DEL PORTO Prima gli aveva suggerito di "affidarsi alla sua coscienza civile". Poi aveva sollecitato "un segno di discontinuità" indicando nella fine dell'emergenza rifiuti lo spartiacque fra presente e futuro. Ora il segretario del Pd Walter Veltroni, pur senza nominare Antonio Bassolino, si spinge oltre e individua nella fase che seguirà le elezioni politiche il momento giusto per avviare in Campania non solo "un'azione di profonda discontinuità" ma anche "una grande innovazione". Dunque il candidato premier lancia un nuovo segnale all'inquilino di Santa Lucia. Il messaggio, affidato ai microfoni di Sky nei pressi di uno dei gazebo allestiti dal Pd nella capitale, rende più chiara la linea del leader: prima ci sono le consultazioni del 13 aprile da portare a termine, poi arriverà il momento di sciogliere il nodo Campania. Il riferimento a una "grande innovazione" induce a ritenere che il cambiamento non potrà non interessare la poltrona di presidente della Regione. Questo anche se Veltroni non ha mai perso occasione per ribadire amicizia e stima per Bassolino. Ieri il segretario del Pd ha parlato della crisi dei rifiuti come "di una vicenda lunga, che si perde in una lunga filiera di responsabilità". Veltroni ha colto l'occasione per sottolineare il "buon lavoro" del commissario straordinario Gianni De Gennaro ricordandone il "mandato a termine" e invitando a "tenere separato" questo argomento dalla "vicenda G8", per la quale l'ex capo della polizia è stato raggiunto dalla richiesta di rinvio a giudizio firmata dai pm di Genova con l'ipotesi di induzione alla falsa testimonianza. Poi più nulla, segno che le energie sono tutte proiettate sulla sfida finale con Silvio Berlusconi. Ma intanto Stefano Caldoro, numero 3 della lista del Pdl in Campania 1, chiede a Veltroni di "essere chiaro. Ci faccia sapere se quando parla di "discontinuità" significa che chiederà la dimissioni di Bassolino e Iervolino. Altrimenti è solo ipocrisia. E lo dica prima del voto", conclude Caldoro. Nel mirino di Arturo Scotto, della Sinistra Arcobaleno, finisce invece l'assessore alla Sanità della giunta Bassolino, Angelo Montemarano, demitiano: "Deve dimettersi", dice Scotto, dopo che De Mita ha definito "una contraddizione positiva il fatto che alcuni assessori siano vicini a lui e all'Udc e poi siano in giunta con il Pd". Bassolino ha già ripetuto di non avere alcuna intenzione di passare la mano. Non prima, almeno, di aver portato a termine alcune scadenze cruciali come quelle dei fondi comunitari. Posizione che mal si concilia con l'ultima esternazione di Veltroni. In realtà, una soluzione in grado di mettere tutti d'accordo ci sarebbe: la scadenza del Parlamento europeo, in programma nella primavera del 2009.

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Trecentomila per il "d-day" il popolo di walter nelle piazze - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Napoli Gazebo con materiale elettorale in Campania. Marciano: "Successo oltre le previsioni" Trecentomila per il "D-day" il popolo di Walter nelle piazze OTTAVIO LUCARELLI (segue dalla prima di cronaca) In trecentomila ai gazebo del Partito democratico, per il "D-day". In trecentomila tra sole, vento e seicento strutture dove i volontari del Pd hanno distribuito, dalle montagne del Sannio alle coste del Cilento, circa ottocentomila pezzi di materiale di propaganda, dalla "lettera" di Veltroni agli elettori, al programma elettorale. Tra i testimonial Rosalia Porcaro, Ivan Cotroneo, Francesco Paolantoni, Enrico Caria e Massimo Andrei. "Una grande mobilitazione - commenta il segretario del Pd Tino Iannuzzi che ha trascorso la mattinata nella sua Salerno - che ha messo in campo nuove energie e tanti, tantissimi volontari per queste ultime due settimane di campagna elettorale". Soddisfatto anche Antonio Marciano, responsabile dell'organizzazione del Pd campano: "Una giornata che ha segnato un successo superiore ad ogni previsione. Basti pensare che abbiamo dovuto stampare tanto materiale in più rispetto a quanto previsto inizialmente. Ed è andato tutto esaurito. Una spinta determinante per la campagna dei prossimi giorni". Una campagna ora tesa al 9 aprile, quando Walter Veltroni sarà nel pomeriggio in piazza del Plebiscito per misurare i passi in avanti e verificare la temperatura della città cinque giorni dopo lo sbarco di Berlusconi e Fini, che saranno il 4 anche loro al Plebiscito. La campagna finalmente comincia a scaldarsi. E ieri Paolo Russo, commissario di Forza Italia, ricandidato alla Camera con il Pdl, ha denunciato: "D-day? No, P-day. E la "P" sta per prevaricazione, imbroglio, violazione delle regole. Qui l'allestimento dei gazebo nelle piazze è regolato da un accordo interpartitico sottoscritto con la Prefettura di Napoli. Un patto che i democratici di Veltroni hanno disatteso. Eppure le regole, sottoscritte anche da loro, parlano chiaro, I gazebo non possono contenere striscioni, drappi, manifesti e quant'altro sia riconducibile a forma di propaganda elettorale a carattere fisso. Al massimo, spiega bene il protocollo, si conviene sul possibile utilizzo della bandiera o di un solo manifesto al fine esclusivo di identificazione del gazebo stesso. Nulla di tutto questo è stato rispettato". Oggi il Popolo della libertà, dopo la visita dei giorni scorsi a Bagnoli, si sposta nell'area orientale per denunciare, nel cantiere dell'Ospedale del mare a Ponticelli, l'emergenza sanità e il mancato decollo del polo ospedaliero. Nel fine settimana, intanto, i socialisti di Boselli guidati dall'ex assessore regionale Marco Di Lello hanno distribuito più di diecimila sacchetti per la raccolta differenziata ai cittadini di Chiaia, del Vomero, dei Decumani nell'operazione "Voto pulito" che ha visto impegnati i socialisti in sei gazebo allestiti in sei piazze: Dante, Trieste e Trento, Martiri, Gesù, Vanvitelli e Amedeo. "La gente - commenta Di Lello - comincia a essere stufa della cappa calata su queste elezioni dal 'veltrusconismo' e mostra interesse per le tematiche del programma socialista. A Napoli abbiamo distribuito le buste per la differenziata, contenenti un decalogo per una corretta raccolta, cercando di dare il buon esempio di fronte a un'emergenza ambientale che è conseguenza diretta dello scarso spirito riformista che ha caratterizzato le ultime fasi del governo regionale. Riformismo significa fare delle scelte e sul problema dei rifiuti questo non è quasi accaduto in Campania".

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Berlusconi lancia l'affondo "finita la fiction di veltroni" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi lancia l'affondo "Finita la fiction di Veltroni" "Ma dovremo fare anche cose molto impopolari" GIANLUCA LUZI ROMA - Un milione di lettere ai cittadini di Roma per denunciare "i disastri di Veltroni" e una intervista al settimanale americano Newsweek Berlusconi per sferrare un duro attacco al suo competitor: Veltroni "è un grande affabulatore ma lo spettacolo, la fiction, il gioco di prestigio, che sta mettendo in scena è finito". E una volta al governo "dovremo fare molte cose impopolari". Gli italiani, spiega il leader del Pdl "hanno capito che in Italia ci sono due sinistre. Che la sinistra significa 67 nuove tasse, una pressione fiscale più alta, frontiere aperte con un crollo della sicurezza, la tragedia dei rifiuti di Napoli e lo stop alle grandi opere pubbliche. Questi sono i fatti della sinistra. Poi ci sono le belle parole e le promesse e quella è la sinistra di Veltroni". Qualcosa comunque è cambiato anche a sinistra, per esempio - nota il settimanale americano - con la rinuncia all'anti-berlusconismo. "La sinistra ha semplicemente capito che utilizzare questi metodi era un boomerang", risponde il Cavaliere. "Credo gli italiani mi conoscano per quello che sono, per quello che ho fatto". Cioè, spiega autoelogiandosi, "dopo cinque anni di governo Berlusconi non possono pensare a qualcuno più liberale di me. Guardando i canali televisivi e leggendo i giornali che la mia famiglia ancora possiede, - aggiunge aggiustando un po' la realtà a beneficio dei lettori americani - sanno che non c'è mai un attacco contro la sinistra. Vedono che sono l'editore più liberale. Credo che questi attacchi degli estremisti abbiano creato una repulsione e che la sinistra abbia capito che non era più conveniente continuare". Ma il settimanale Usa sostiene in un lungo articolo che per l'Italia in questo momento la soluzione ideale sarebbe un governo di larghe intese. Berlusconi nelle risposte dell'intervista non ne parla direttamente, ma d'altra parte a due settimane dal voto nessuna delle due parti in competizione può dare il proprio avallo a un esito del genere: sembrerebbe una ammissione di debolezza molto pericolosa. Quindi il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, si incarica di sgombrare il campo dall'ipotesi rilanciata da Newsweek. "Non ci saranno intese né larghe né strette, non ci saranno coalizioni né grandi né piccole. - annuncia Bonaiuti - Governerà chi vincerà. E tutti i dati indicano che il Popolo della Libertà ha un netto e saldo vantaggio sia alla Camera sia al Senato. Tutte le chiacchiere e le voci su ipotesi di parità sono messe in giro dalla disinformazione della sinistra". Di cui evidentemente fa parte anche il settimanale americano. Oltre che al pubblico americano Berlusconi si rivolge agli elettori romani che dovranno scegliere il nuovo sindaco, e anche in questo caso il Cavaliere spara a zero contro Veltroni con un verdetto senza appello: "Tremano le vene ai polsi al solo pensiero che un sindaco che lascia questa eredità abbia la velleità di guidare l'Italia". Si tratta di un volume fotografico di cui il leader del Pdl ha firmato la prefazione e che tra pochi giorni verrà spedito a un milione di romani. 92 pagine costruite sulla base di articoli e fotografie pubblicate da tutti giornali su Roma e ordinati in cinque capitoli: ambiente, sicurezza, sanità, economia, sociale. L'analisi della gestione Veltroni è come si può immaginare impietosa e il pamphlet elettorale suggerisce il parallelo tra il governo Prodi e l'amministrazione Veltroni. Alla fine gli impegni del centrodestra per Roma: anello ferroviario, parcheggi, metropolitane, asili nido, 25mila nuove case per i redditi bassi, chiusura dei campi nomadi, raccolta differenziata, chiusura della discarica di Malagrotta.

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<Anche se perdo non mollo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Anche se perdo non mollo" Veltroni avverte i suoi avversari interni: per sostituirmi ci vorrebbero altre primarie Ma il segretario insiste: possiamo ancora vincere, o pareggiare, situazione simile al 2006, siamo in rimonta. E insieme a Berlusconi solo le riforme: se ce la fa governi con un voto in più Andrea Fabozzi Roma Eletto dalle primarie, sostituibile solo con altre primarie. Il messaggio che Walter Veltroni consegna a due settimane dalla fine della campagna elettorale non è rivolto agli elettori ma ai colonnelli del partito democratico. Resterà segretario anche se perderà le elezioni. Una eventualità nemmeno presa in considerazione, com'è naturale, durante le uscite pubbliche della campagna, ma che è ben presente nei ragionamenti privati del leader democratico e dei suoi compagni di partito. Nel giorno stesso in cui polemizza con Massimo D'Alema sullo slogan scelto dal Pd, Veltroni spiega a SkyTg24 di aver "preso un impegno per fare un grande partito" e che dunque è sua intenzione continuare ad "assolvere il vincolo stabilito il 14 ottobre scorso con 3 milioni e mezzo di persone". "Questo impegno - chiarisce - potrà essere considerato superato da una scadenza analoga, ma fino ad allora ho il dovere etico di guidare il partito democratico". Veltroni così corregge quanto dichiarato solo tre giorni fa dal suo consigliere e stratega numero uno, Goffredo Bettini, che aveva fissato al 35% la soglia del successo o dell'insuccesso. Sotto quella percentuale, se ne poteva dedurre, Veltroni si sarebbe dimesso. E invece il segretario spiega adesso che lui non farà il primo passo e che i suoi avversari interni al Pd - oggi silenziosi in nome della pax elettorale - dovranno avere la forza di organizzargli contro non solo un congresso ma anche nuove primarie. Difficile. Una piccola replica delle primarie è stata la giornata di ieri del partito democratico, battezzata il D-day del Pd: secondo l'organizzazione del partito circa centomila volontari - anzi, "wolontari" - hanno permesso l'apertura di 12mila punti di incontro nelle città italiane dove è stato distribuito materiale per la propaganda incluso il vademecum con le 12 azioni per conquistare voti, per esempio l'aperitivo elettorale con i vicini di casa. Impossibile fare un confronto con le primarie del 14 ottobre quando i tre milioni e mezzo di elettori furono registrati, ci si può solo affidare alle stime degli organizzatori che parlano di sei milioni di cittadini "contattati" e di un milione e duecentomila volontari "reclutati per la fase finale della campagna elettorale". I prossimi quindici giorni nei quali Veltroni spera di portare a compimento la sua rimonta. Non sarebbero ottime le notizie che i sondaggi riservati - ne è ormai proibita la pubblicazione - stanno consegnando allo stato maggiore del Pd. Tra Pd e Pdl la distanza si assottiglia ma resta intorno ai sei punti percentuali quella tra le due coalizioni. Pd + Lista Di Pietro da una parte, Pdl + Lega nord dall'altra. La brutta notizia per Veltroni sarebbe che il blocco del 30% di indecisi e potenziali astensionisti comincia sì a sgretolarsi ma per distribuirsi ugualmente tra le due grandi coalizioni. E invece l'unica speranza del Pd secondo un vecchio calcolo era quella di convincere almeno sette indecisi su dieci. A questo punto anche l'ipotesi del pareggio al senato appare lontana, Berlusconi manterrebbe il suo vantaggio di 30 senatori. Veltroni com'è giusto continua a crederci. "Siamo in rimonta e penso ci possa essere un risultato sorprendente - ha detto ieri -, il vantaggio del Pdl si è assottigliato fino a ridursi ad una cifra pari a quella che nel 2006, a 15 giorni dal voto, il centrosinistra aveva sulla Casa delle libertà, e cioè il 5,5%. Poi sappiamo com'è finita". E' finita appunto con un pareggio, ipotesi che apre il capitolo immediatamente successivo: cosa fare in quel caso? Con una risposta affidata all'inviata di Newsweek, pubblicata ieri all'interno di un ampio servizio di copertina nel quale il settimanale americano si schiera a favore di un'intesa tra i due principali sfidanti del 13 aprile, Veltroni è sembrato riaprire all'ipotesi di un governissimo con Berlusconi. Questa la domanda: "Se le elezioni si concludessero senza un'ampia maggioranza, come la volta scorsa, come valuterebbe l'ipotesi di una divisione di responsabilità con Berlusconi?"". E questa la risposta di Veltroni: "Quando è caduto il governo Prodi io ho proposto di formare un governo con Berlusconi per fare le riforme istituzionali e cambiare la legge elettorale. La destra, soprattutto Berlusconi, si è opposta e ne porta la responsabilità. Se lei mi chiede se rifarei la proposta rispondo è probabile". Poi Veltroni ha chiarito che il suo pensiero corretto è un altro: "Se si riesce a governare anche con un solo voto di maggioranza si governa. Ma le riforme si fanno insieme anche in caso di larga maggioranza". Il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti nel frattempo chiudeva ogni spiraglio: "I sondaggio indicano che il Popolo della libertà ha un netto e saldo vantaggio sia alla camera sia al cenato. Tutte le chiacchiere e le voci su ipotesi di parità sono messe in giro dalla disinformazione della sinistra". Conclusione amara dunque per Veltroni. "Durante la fase delle riforme il mio avversario parlava di me come se fossi Giolitti, ora in campagna elettorale dice di me tutto il peggio possibile. Provo fastidio per la doppiezza di certi uomini politici".

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Chi di par condicio ferisce (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FUORI PORTA Chi di par condicio ferisce... BRUNO VESPA La norma approvata per ingabbiare Silvio Berlusconi alla vigilia degli appuntamenti elettorali consente oggi al Cavaliere di farsi beffe dei suoi autori. Di par condicio si cominciò a parlare dopo la vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni del 1994. Ai partiti tradizionali parve inconcepibile che un magnate delle televisioni potesse usarle per farsi propaganda. In realtà la Mediaset, che prima della discesa in campo di Berlusconi cercava di mantenere un rapporto cordiale con tutti i partiti, applicava tariffe bassissime uguali per ogni concorrente. Con la nascita di Forza Italia si verificarono due anomalie: la prima è che Berlusconi aveva più soldi degli altri e quindi poteva finanziare più spot, la seconda era che pur a tariffe assai basse finiva per guadagnarci. Quando fin dal 1995 il governo di Lamberto Dini cercò di porvi riparo, la questione centrale era quella pubblicitaria. Non ci si poneva il problema delle presenze nei dibattiti perché il sistema era sostanzialmente bipolare e nessuno contestava il diritto di chi aspirava a guidare il Paese di andare in televisione o in un confronto diretto oppure in singole presenze calibrate. Alla fine della campagna elettorale del 1996 le due squadre di governo potenziali guidate da Berlusconi e Romano Prodi si confrontarono insieme in una trasmissione di Lucia Annunziata, mentre a Porta a porta misi a confronto Berlusconi e Gianfranco Fini da un lato, Massimo D'Alema e Dini dall'altro (Prodi rinunciò). Terzo incomodo in studio, Umberto Bossi che con la storia "Roma Polo, Roma Ulivo" fece bingo e raggiunse il 10 per cento su base nazionale. La legge approvata dal governo D'Alema il 22 febbraio 2000 e tuttora in vigore fu immaginata per proibire definitivamente a Berlusconi la possibilità di fare spot in televisione sia alle elezioni regionali dello stesso anno sia alle politiche del 2001. Non si pose il problema delle presenze televisive che fu agevolmente regolamentato da noi stessi. Francesco Rutelli, indietro nei sondaggi, chiese il confronto. Berlusconi glielo negò, come aveva fatto Tony Blair in Gran Bretagna con il suo avversario. "Il ciclista che è in testa" mi disse Berlusconi "non aspetta l'avversario per giocarsi poi la corsa in volata". Nel 2006 le parti si invertirono. L'opposizione di Marco Follini e di Pier Ferdinando Casini non aveva consentito a Berlusconi di rivedere le regole della par condicio. Di spot, dunque, nemmeno a parlarne. Ma il Cavaliere, pur essendo presidente del Consiglio, si trovò intrappolato per la prima volta anche nelle presenze televisive. Era sotto nei sondaggi, aveva un grande bisogno di visibilità. Però con una diabolica interpretazione delle legge gli strateghi dell'Unione gli impedirono di partecipare ai dibattiti nelle due settimane decisive della campagna elettorale. Non solo tutti i leader di partito (con l'eccezione di Oliviero Diliberto) si rifiutarono d'incontrarlo, ma non accettarono nemmeno di venire in trasmissione da soli per impedire che Berlusconi potesse fare altrettanto. Il Cavaliere perciò restò all'asciutto. Berlusconi, da inseguitore, aveva bisogno del confronto, ma Prodi glielo concesse solo quando il Cavaliere rinunciò a dire l'ultima parola che gli spettava di diritto nell'ultima conferenza stampa televisiva prima del voto. Non solo: gli uomini di Prodi, non fidandosi dei conduttori Rai, imposero per il confronto regole così rigide da renderlo uno spettacolo vicino al ridicolo. Ora si torna al copione del 2001. Berlusconi non ha interesse a confrontarsi con Walter Veltroni, essendo in vantaggio nei sondaggi. E a chi cerca di stanarlo dice: bene, abolite la par condicio. I candidati premier sono 15 e non è possibile accontentarli tutti come vuole la legge. Morale: la norma fatta per ingabbiare il Cavaliere gli consente di farsi beffe dei suoi autori.

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L'altra metà del voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'altra metà del voto CARLO PUCA Amministrative La faida politica di Piazzolo. La grande coalizione di Venafro. L'imprevedibilità di Beppe Grillo... Viaggio nel voto locale, con qualche sorpresa e due certezze: Veltroni ci punta per occultare l'annunciata sconfitta alle politiche. Per Berlusconi, invece, contano soprattutto Roma e il Lazio. "Non ci restano che i ballottaggi". Al Loft, quartier generale veltroniano, è lo scoramento il sentimento più diffuso. I sondaggi? Crudeli. Le speranze di vincere le politiche? Poche, pochissime. Ma ci sono pur sempre le amministrative: la madre, anzi la madrina, di tutte le rivincite. Fu così anche nel 2001. Silvio Berlusconi si impose alle elezioni generali e 15 giorni dopo il centrosinistra trionfò in quelle locali. La sconfitta divenne dolce; i commentatori parlarono di riequilibrio tra i poli; Francesco Rutelli, lo sconfitto nazionale, avocò a sé il successo locale, compresa l'elezione a sindaco di Roma di Walter Veltroni. Che ora si prepara a rivendicare il successo del candidato Rutelli. In politica tutto torna. Anche troppo. Dunque, mentre l'opinione pubblica è distratta dalle promesse sulle pensioni, forte anche dell'accordo locale con la Sinistra arcobaleno di Fausto Bertinotti, il Partito democratico sta giocando con tutte le sue forze la partita delle amministrative. Partita decisiva per Veltroni, praticamente irrilevante per Berlusconi, da sempre indifferente al voto locale. Al Cavaliere interessa soltanto il Lazio, ma in chiave nazionale. Su Roma, comune e provincia, persino su paesoni come Fiumicino, Tivoli e Velletri, si gioca gran parte della stabilità futura della maggioranza al Senato. Si legge Lazio ma s'intende Palazzo Madama. "Le amministrative sono un traino per le politiche" ha ammonito il Cavaliere "stiamo attenti a non sottovalutarle". Perciò si è speso personalmente per il candidato sindaco di Viterbo, Giulio Marini, comiziando mercoledì scorso contro un pezzo grosso come Giulio Sposetti, ex tesoriere dei Ds, che corre per la stessa poltrona. Perciò il Cavaliere ostenta vicinanza a Gianni Alemanno, gira imperterrito la città e chiuderà qui la campagna elettorale. Perciò Gianfranco Fini per una settimana intera non si muoverà dalla capitale. Tutta colpa del terzo incomodo, Francesco Storace, che da capolista al Senato e candidato sindaco della Destra sottrae voti al Pdl. E si diverte. Compreso il Lazio, voterà per le amministrative del 13 e 14 aprile un quinto degli italiani. Casi a parte le regioni a statuto speciale. In Sicilia si voterà a giugno. Le province chiamate alle urne saranno Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo e Siracusa. Si tratta complessivamente di 3.956.899 elettori. Alle province vanno aggiunti 143 comuni, per un totale di 1.134.425 elettori. Anche in Sardegna (35 comuni), Friuli-Venezia Giulia (otto comuni compreso Udine) e a Bronzolo, in Trentino-Alto Adige, si voterà a giugno. Altro giro, altra corsa: in Italia si vota sempre. Ad aprile il comune non capoluogo col più alto numero di abitanti è Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, con 97.999 residenti. Il comune al voto col minor numero di residenti è Piazzolo, nel Bergamasco, che conta appena 99 abitanti. Piazzolo, piena Val Brembana, ha una storia curiosa. Viene spontaneo pensare che 99 abitanti si mettano facilmente d'accordo su chi eleggere. E invece no, vale la regola delle assemblee di condominio: sono addirittura tre gli aspiranti sindaco. La popolazione può scegliere tra 34 candidati al consiglio comunale. E c'è anche la lista del Grillo parlante, una delle grandi novità di questa tornata amministrativa. Già, perché se Piazzolo è elettoralmente marginale, assai meno lo sono i 5 milioni di residenti in Sicilia. Oltre che per comuni e province, si vota infatti anche per due regioni: Friuli-Venezia Giulia e appunto in Sicilia per il rinnovo delle assemblee regionali (in Valle d'Aosta l'appuntamento è per il 25 maggio). E se in Friuli la conferma di Riccardo Illy del Partito democratico appare probabile, nell'isola l'ultimo sondaggio, firmato dalla Swg, dice che Raffaele Lombardo (Pdl, Udc e Movimento per l'autonomia) è tra il 49 e il 52 per cento, Anna Finocchiaro (Pd e Sinistra arcobaleno) intorno al 42,5. A minare la possibile rimonta di Finocchiaro è una insospettabile carneade: Sonia Alfano. Chi è? La candidata governatrice degli Amici di Beppe Grillo, lista che oscilla tra il 4,5 e il 5,5 per cento. Tutti voti drenati al centrosinistra, come quelli dei No Dal Molin a Vicenza, che candida a sindaco la leader del Presidio permanente Cinzia Bottene. Poi, per la serie "facciamoci del male", il Partito democratico si presenta diviso a Massa-Carrara: due i candidati per il comune, due per la provincia, dove il Pdl candida il coordinatore-poeta Sandro Bondi. Chi spera invece di drenare voti al Popolo della libertà è l'Udc. Tranne che in Sicilia e pochi altri casi, Pier Ferdinando Casini ha portato lo scudocrociato fuori dal centrodestra. Ma a Carovigno, in provincia di Brindisi, è successo qualcosa di strano e diverso. Il sindaco centristra ha abbandonato l'Udc per confluire nel Pdl, si dice con il sostegno di Cosimo Mele, il deputato coinvolto nel noto festino a luci rosse di via Veneto. Ragion per la quale Mele è stato escluso dalla lista casiniana anche in loco. Ora Mele sostiene Zizza. Già, perché il sindaco in questione si chiama proprio così, Vittorio Zizza. Un nome troppo attraente. Un altro mitologico paese, Ceppaloni, non vedrà la candidatura del primo cittadino uscente Clemente Mastella. Sono due le liste in campo: Uniti per Ceppaloni, che fa capo all'ex guardasigilli ed è guidata da Claudio Cataudo; Unità democratica, che candida uno storico avversario dell'Udeur, l'ex ds Nino Rossi. Quanto alla provincia di Benevento, dopo la crisi di governo si era detto che mai e poi mai Clemente avrebbe rifrequentato il centrosinistra. E invece Mastella sostiene, con ben due liste, il candidato presidente del Partito democratico, Aniello Cimitile. Chissà se Romano Prodi approva. Ma il più grande esperimento politico italiano (si fa per dire) arriva da Venafro, in provincia di Isernia, il terzo comune del Molise. Qui il candidato favorito è Nicandro Cotugno, a capo di una civica composta tra Forza Italia, Alleanza nazionale, Partito democratico e Italia dei valori. La grande coalizione è servita, il Veltrusconi pure.

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Fine del partito e della guerra civile italiana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CONTROCAMPO Fine del partito e della guerra civile italiana GIANNI BAGET BOZZO Questa campagna elettorale mostra ancora una volta che il partito del Novecento, il grande strumento che realizzò democrazia ed eguaglianza sociale, non esiste più. L'elettore partecipa alla lotta elettorale guardando le tv; e le televisioni non trasmettono concetti ma immagini, non creano il sentimento di identità ma al massimo quello di adesione. Siamo arrivati così a un regime che supera la democrazia parlamentare e tende verso quella diretta. Il termine di questo uso diretto della democrazia non è l'indicazione di un programma, bensì la scelta di un volto. Di fronte a questo volto non sta la comunità politica dei militanti, sta il consenso o il dissenso degli ascoltatori e degli elettori come singole persone. Oggi il consenso e il dissenso vengono registrati dal telecomando. È questo che dà la sensazione che la politica sia diventata immorale, ma non è vero che sia così. Al contrario l'ideologia e la militanza hanno creato l'odio politico e ne sono nate tutte le più terribili forme totalitarie. La militanza è caduta, la candidatura è un prodotto dell'immagine televisiva. La democrazia interna finisce perché i gruppi dirigenti, autoreferenziali, scelgono essi il loro pubblico e i loro rappresentanti con riferimento all'indice del consenso e non alla partecipazione politica. Per questo Silvio Berlusconi è stato chiamato populista e il suo metodo politico giudicato immorale. Ma, almeno, con Walter Veltroni si è capito che con la fine delle ideologie e delle militanze, con la morte del partito come riserva morale, è finita in principio la lunga guerra civile italiana che aveva percorso Ottocento e Novecento. (bagetbozzo@ragionpolitica.it ).

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Prodi e il vizietto di svendere patrimoni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL PEGGIORE Prodi e il vizietto di svendere patrimoni AUGUSTO MINZOLINI Se Romano Prodi avesse voluto dare una mano alle elezioni al Cavaliere, non avrebbe potuto far di meglio: la cocciutaggine con cui lui e il suo fido ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, stanno tentando di favorire la vendita dell'Alitalia all'Air France ha offerto un ottimo argomento di propaganda a Silvio Berlusconi. La difesa dell'italianità della compagnia aerea ha regalato al Pdl un punto e mezzo in tutti i sondaggi. E gli sforzi del tour di Walter Veltroni nel profondo Nord sono stati del tutto vanificati. A questo punto anche se l'intesa con i francesi andrà in porto (ma è difficile) il Cavaliere potrà sempre dire che il suo no ha migliorato le condizioni della vendita per l'Italia alzando il prezzo e il livello occupazionale rispetto all'offerta iniziale. Siamo di fronte, quindi, all'ennesimo capolavoro politico di Prodi. Ma quali sono le ragioni dell'ostinazione del Professore? Tutti, ma proprio tutti, da Berlusconi a Fausto Bertinotti, a un imprenditore amico di Veltroni come Carlo De Benedetti, hanno definito la trattativa tra governo e Air France "opaca" o "sbagliata". Un'operazione condotta esclusivamente da Palazzo Chigi e da personaggi di stretta osservanza prodiana come il presidente dell'Alitalia, Maurizio Prato. Addirittura c'è un uomo del Professore anche sul versante dei compratori: Francesco Mengozzi, personaggio dell'Iri di Prodi, che nel 2001 era salito al vertice dell'Alitalia sponsorizzato dal braccio destro del Professore, Enrico Micheli, è stato infatti il principale consigliere dell'Air France come advisor della banca d'affari Lehman Brothers. Già, quindi, un'occhiata fugace alle biografie dei personaggi in scena fa sorgere parecchi dubbi. Il loro comportamento poi li moltiplica. Prodi e Padoa-Schioppa, infatti, hanno escluso fin dall'inizio gli altri potenziali compratori, a cominciare da Air One e Lufthansa, e assecondato tutte le richieste di Parigi: dal depotenziamento della presenza dell'Alitalia a Malpensa alla drastica riduzione del personale. Ultimo elemento da non sottovalutare è la caparbietà con cui il Professore sta cercando di chiudere l'accordo prima delle elezioni. Insomma, ci sarebbero tanti motivi per pensar male. Tanto più che il Professore non è nuovo a svendite del patrimonio nazionale. Trent'anni fa si affacciò alle luci della ribalta tentando di regalare (anche in quell'occasione il Cavaliere si mise di traverso) la Sme a De Benedetti. Il Professore non ha perso il vizio e vuole chiudere la carriera, appunto, come l'ha cominciata.

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Perline (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Perline perline ENZINO MEUCCI "Corriere della sera", 19 marzo 2008. Giovanni Sartori: "Certo una economia "troppo libera" crea ricchi troppo ricchi e poveri troppo poveri. Ma questo è un problema di ridistribuzione, come il socialismo riformista ha capito e il Bertinottismo no. Il Bertinottismo dipende (anche se non lo sa) dall'aiuto di Gesù Bambino". "La Repubblica", 19 marzo 2008. Emma Bonino: "Se per la convivenza con i radicali del Pd la Binetti si sente a disagio, si prenda una camomilla". "Corriere della sera", 19 marzo 2008. Silvio Berlusconi: "La legge sulla par condico è contro la democrazia, colpa dell'Udc, se c'è ancora". "Il Messaggero", 18 marzo 2008. Ciriaco De Mita: "Il Pd è solo un atto di fede che ha l'unico merito di avere rotto lo schema delle coalizioni contrapposte, poi è finito". "Resto del Carlino", 18 marzo 2008. Roberto Calderoli: "Veltroni ha una tale nostalgia di Roma che quando viene al Nord porta le comparse di Cinecittà a fare le truppe cammellate". "La Repubblica", 19 marzo 2008. Rissa verbale tra Polito Solatto di An e Antonio Tajani di Forza Italia. Solatto si sfoga per la bocciatura delle liste civiche collegate a Gianni Alemanno. Parla di "bidonate" da parte di quelli di Forza Italia. Tajani si alza di scatto e reagisce usando espressioni pesanti: "Sciacquati la bocca quando parli di Forza Italia". Solatto risponde a tono, Tajani s'infuria, volano le offese. In serata un comunicato congiunto: "Solo un battibecco tra amici". "La Stampa", 18 febbraio 2008. Manifestazione leghista alla Malpensa. Un cartello: "Sarkozy, giù le mani, Malpensa è mica Carla Bruni". "La Repubblica", 10 marzo 2008. Giulio Tremonti: "Ho sentito Veltroni dire che c'è un vento di sinistra in Europa. Vuol dire che andrà a godersi questo vento per una lunga vacanza in Spagna dopo il 14 aprile".

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La Russa: Non è con "i figli di" e copiando i programmi che Veltroni vincerà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - La Russa: Non è con "i figli di" e copiando i programmi che Veltroni vincerà Posted By vasco_pirri_ardizzone On 31/3/2008 @ 10:31 In Apertura#3 | No Comments Nonostante le difficoltà della sua squadra del cuore, l'Inter, [1] Ignazio La Russa non si scoraggia e si dice pronto al derby politico con il giovane [2] Matteo Colaninno che si oppone a lui nelle liste del [3] Pd della Camera in Lombardia. Panorama.it ha intervistato il presidente dei deputati di Alleanza Nazionale, che è anche in [4] pole position per un posto nell'esecutivo di [5] Silvio Berlusconi. La Russa, in Lombardia il Pd schiera il giovane Colaninno. Che duello vi aspetta? Matteo è un bravo ragazzo. Ma credo sia sceso in pista perché si chiama Colaninno. Non è colpa sua: è Veltroni che vuole gettare fumo negli occhi dei cittadini. Gli auguro tutto il successo possibile come deputato, ma mi ha deluso che si sia fatto usare per il suo cognome da Veltroni, che spara piccoli fuochi d'artificio che attirano l'attenzione per un attimo e poi lasciano il buio. Per cosa si batterà nella prossima legislatura in Parlamento? Faccio politica da tanti anni. Diciamo che sono un professionista non prestato alla politica, ma uno che fa sia il parlamentare che il professionista: e per questo penso che non ci siano solo pochi obiettivi da realizzare. Non vado in Parlamento per piccoli ruoli, ma guardo a 360 gradi a tutti i problemi dei cittadini. Ma il primo problema da risolvere? Beh, direi senza dubbio la sicurezza. Ma non lo considero un punto del nostro programma: bensì una precondizione di libertà. Avete moltissimi [6] manifesti proprio su questo tema. Ho convinto io il Pdl a fare due 6×3: il primo dice "Niente sconti di pena, chi sbaglia deve pagare". E il secondo? "Mai più clandestini sotto casa". Noi diamo la massima apertura e accoglienza a chi viene per lavorare onestamente, ma siamo durissimi contro chi delinque. La Russa, si parla di lei come del prossimo ministro della Difesa. Sarei bugiardo se non dicessi che sono onorato. Ma in politica chi entra papa, esce cardinale. Diciamo che preferisco non parlarne. Non smentisce. Non smentisco, ma sono tra i pochi in Italia ad aver rinunciato a fare il ministro per motivi di amicizia: sarei dovuto subentrare a Maurizio Gasparri, ma non l'ho fatto, perché non volevo sostituire un amico. Per quale motivo un cittadino lombardo dovrebbe votare lei e non Colaninno? Mi auguro che i cittadini scelgano sulla base dei valori di riferimento. I programmi potranno anche sembrare uguali, visto che Veltroni cerca di farli assomigliare in tutti i modi, ma i valori in cui crediamo sono diversi. Per esempio? Se tutti e due diciamo che vogliamo abbassare le tasse, poi dobbiamo vedere che esempi pratici diamo: loro candidano tutti i ministri di Prodi, ovvero quelli che hanno aumentato il peso fiscale in questi anni. Stesso discorso vale per la giustizia e la certezza della pena: Veltroni può provare a copiarci, ma è pronto a modificare [7] la legge Gozzini? È pronto a dire che i recidivi devono essere puniti? E i suoi deputati sono pronti a votare queste modifiche in Parlamento? Secondo tutte le simulazioni il vero gioco, la vera partita, sarà al Senato. Rischiate uno stallo come durante i due anni di Prodi? Alla Camera ci basterà un voto in più e stravinceremo. E al Senato avremo anche più voti. Però, ricordo che questo sistema elettorale non lo abbiamo voluto noi Ma non lo avete approvato proprio voi al termine della scorsa legislatura? Sì, ma Ciampi ci chiese di attribuire il premio di maggioranza in maniera diversa tra Camera e Senato. La Russa, dall'alto della sua lunga carriera, si sente di dare un consiglio a Colaninno che arriverà alla Camera per la prima volta? Sbagliando si impara.

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Così Prodi ha regalato il Paese ai clandestini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 13 del 2008-03-31 pagina 0 Così Prodi ha regalato il Paese ai clandestini di Emanuela Fontana Il flop del progetto di legge Amato Ferrero: rimpatriati solo tre irregolari individuati su dieci La Caritas: il 2006 anno horribilis. E le cifre sui reati commessi dagli stranieri s'impennano. Berlusconi, lettera ai romani: "Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la capitale" Roma - è l'immigrazione clandestina, irregolare, non controllata la vera piaga per l'Italia, non l'immigrazione. E gli ultimi dati dicono che la tendenza è quella di un aumento degli stranieri "abusivi" in libertà, con una diminuzione delle espulsioni e un'impennata di reati commessi proprio da chi non è in regola. In questi ultimi due anni non c'è stata nessuna legge che abbia migliorato la politica dell'immigrazione e cifre della Caritas e numeri del Viminale concordano: le maglie del controllo sono sfilacciate al punto che su dieci clandestini rintracciati, circa sette rimangono liberi e soltanto tre sono rimpatriati. Il progetto di legge Amato-Ferrero non è mai stato approvato dalle Camere e, a parte una norma estensiva del ricongiungimento familiare per gli immigrati, il governo Prodi ha varato un decreto flussi 2007 che prevede l'assunzione di 170mila stranieri. Ma le domande presentate a dicembre sono state 540mila in più. Cgil, Cisl e Uil hanno recentemente chiesto all'esecutivo un nuovo decreto per smaltirle, il ministro Ferrero ha promesso una mediazione. La richiesta però si è persa nel vuoto. E così le 540mila domande in eccedenza andranno a finire nella matassa di problemi del nuovo governo. Con un'emergenza criminalità legata ai clandestini che cresce. Alcuni esempi: il 32% degli omicidi nel 2006 in Italia sono stati commessi da stranieri (442), ma di questi il 74% erano clandestini. Una rapina su quattro è stata opera di non italiani, ma di questi 8 su 10 erano irregolari. Stesso dicasi per i furti: il 39% dei ladri sono extracomunitari, ma di questi ben l'84% sono clandestini. I dati contenuti nell'ultimo "rapporto sulla criminalità" del Viminale parlano molto chiaro: sono le fasce irregolari della popolazione straniera, quelle più in difficoltà, senza permesso di soggiorno, arrivate in modo non legale, le più pericolose. Ma quanti sono i clandestini in Italia? I dossier indicano cifre enormi. Nel solo 2006, secondo l'ultimo documento della Caritas, sono stati rintracciati 124.383 irregolari. Gli espulsi sono stati poco più di 45mila: allontanati alla frontiera o rimpatriati. Ma 78.934 non sono stati ricondotti nel loro Paese. Il documento li chiama "non ottemperanti": gente che non è più andata via dall'Italia. Il 2006, secondo il dossier Caritas, è stato l'anno più fallimentare (manca ancora il dato 2007) nel contenimento all'immigrazione irregolare: solo il 36,5% dei clandestini rintracciati sono stati rimpatriati e allontanati, contro il 45,3% del 2005, il 56,8% del 2004 e il 61,6% del 2003. Secondo una stima effettuata dalla Caritas i clandestini che vivrebbero stabilmente nel nostro Paese sarebbero almeno 500mila. E dichiarazioni e proclami su aumenti o diminuzioni di sbarchi sulle coste siciliane lasciano il tempo che trovano: solo il 13% dei clandestini in Italia sono arrivati qui via mare. è il documento del ministero del Viminale a scriverlo: "Nel nostro Paese la figura dell'immigrato irregolare è inestricabilmente collegata all'immagine delle cosiddette “carrette del mare”". Ma questo è un modo di arrivo "marginale". Gli incontrollabili sono infatti quegli immigrati che gli esperti chiamano "overstayers": "Una parte consistente di stranieri - si legge nel dossier - non ha bisogno di varcare fraudolentemente le frontiere; non ne hanno bisogno, infatti, tutti coloro per i quali è sufficiente un visto turistico. Una parte consistente dell'immigrazione irregolare nel nostro Paese è costituita da stranieri entrati regolarmente ma rimasti in Italia oltre la scadenza prevista dal visto". Sono il 64%, oltre 6 su 10, dei rintracciati nel 2006: turisti "a oltranza". Ma in questi anni si è sempre parlato, troppo, degli sbarchi, senza badare alla massa in crescita degli "overstayers". Senza contare che la frontiera di più difficile controllo, in realtà, è quella terrestre: il 23% dei clandestini è entrato in Italia non con le barche, ma dai confini del nord-est del Paese. Quasi il doppio degli ingressi via mare. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: "Lo show di Veltroni è finito" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 13 del 2008-03-31 pagina 0 Berlusconi: "Lo show di Veltroni è finito" di Fabrizio De Feo Il leader del Pdl: "Ci sono due sinistre che significano 67 nuove tasse e diminuzione della sicurezza". Sulle larghe intese Veltroni fa retromarcia: "chi vince governa" Roma - "Walter Veltroni è un grande chiacchierone, ma il suo spettacolo è finito". Silvio Berlusconi in un'intervista al settimanale Newsweek scatta la sua fotografia delle due sinistre italiane: quella di governo e quella di propaganda, quella dei fatti e quella delle parole. Due sinistre che sono, in realtà, un unico soggetto, capace di cambiare abito e identità a seconda delle circostanze e interpretare due parti in commedia. "Gli italiani - dice Berlusconi -hanno capito che in Italia ci sono due sinistre, che le sinistre significano 67 nuove tasse, aumentodella pressione fiscale, apertura dei confini con una caduta della sicurezza, la tragedia dei rifiuti e lo stop ai cantieri dei lavori pubblici. Questi sono i fatti della sinistra. Ci sono le belle parole e le promesse - prosegue - e questa è la sinistra di Veltroni. Per quanto mi riguarda, invece, gli italiani mi conoscono per quello che sono e per quello che ho fatto dopo cinque anni di governo". Illustrate le credenziali dei due candidati premier, Berlusconi si sofferma sulle condizioni economiche in cui si dibatte l'Italia, un Paese che più di altri rischia di soffrire della crisieconomica. "Lo scenario è negativo in generale. In particolare è negativo per l'Europa e l'Italia ha più fattori negativi. Ma gli altri non sono in una situazionepiù semplice: l'economia mondiale sta facendo i conti con una crisi finanziaria negli Stati Uniti. Poi c'è il petrolio. A tutti questi fattori, l'Europa deve aggiungere l'ipervalutazione dell'euro che crea un enorme difficoltà per l'esportazione". In questo quadro, "l'Italia ha più fattori negativi. Abbiamo infrastrutture insufficienti - spiega - un'amministrazione pubblica inefficiente. C'è un alto debito pubblico. Inoltre con la politica della sinistra, che ha aperto i nostri confini, abbiamo una presenza di immigrati clandestini più alta che in altri Paesi, e questo significa un alto grado di criminalità". "I dati - prosegue il Cavaliere - dimostrano che il 36% dei crimini commessi in Italia sono commessi da immigrati clandestini, e in alcune città del Nord, come Treviso, la percentuale cresce al 50%. Senza dimenticare che nell'immagine mondiale, la spazzatura di Napoli ha mostrato un'Italiacome un Paese coperto da immondizia, che danneggia la nostra industria turistica". Riuscirà l'Italia a risolvere i suoi problemi? "Se avremo una larga maggioranza, e se avremo entrambelecamere - conclude il leader del Pdl - saremo capaci di operare". Al settimanale che gli fa notare come questa campagna elettorale veda all'opera un Berlusconi più prudente rispetto al passato, il leader del Pdl replica secco:"Orasono molto più prudente perché la situazione è quella che è. Sono un realista". L'intervistatore sottopone al leader del centrodestra un altro interrogativo: quello sulla presunta fine dell' antiberlusconismo. "La sinistra ha semplicemente capito che utilizzare questi metodi era un boomerang. D'altra parte ormai credo gli italiani mi conoscano per quello che sono, per quello che ho fatto. Dopo cinque anni di governo Berlusconinon possono pensare a qualcuno più liberale dime.Guardandole televisioni e leggendo i giornali che sono di proprietà della mia famiglia sanno che non c'è mai stato un attacco contro la sinistra. Credo che gli attacchi radicali creino rifiuto, che questi attacchi degli estremisti abbiano creato una repulsione e che la sinistra abbia capito che non era più conveniente continuare". Berlusconi ribadisce anche il suo auspicio per il futuro di Alitalia, sottolineando la necessità dinonfarsi "colonizzare" da Air France."Spero che la nostra compagnia di bandiera appartenga a un gruppodi imprenditori italiani. Credo che un Paese come l'Italia, dove il turismo rappresenta una parte importante del Pil,nonpossa rinunciare a una compagnia di bandieraperché se AirFrance colonizza Alitalia,noncredo che questi turisti verrannoinprimoluogoaRoma, FirenzeoNapoli. Pensoche vadano prima in Francia". Infine uno sguardo sugli scenari del dopo voto, quello che Berlusconi lancia in una intervista al Quotidiano nazionale, con il quale chiude la porta a possibili inteseconilPdall'indomani del voto. "I sondaggi in nostro possesso ci danno un margine più che tranquillizzante anche al Senato: da 28a30 e più senatori. Quindi niente larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente. Chi prende più voti, e più seggi, ha il dovere di governare". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Voto (amministrativo) agli immigrati: il primo nodo del prossimo Parlamento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Voto (amministrativo) agli immigrati: il primo nodo del prossimo Parlamento Posted By redazione On 31/3/2008 @ 14:26 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments Il [1] Pd di Veltroni si dice favorevole; la [2] Sinistra Arcobaleno afferma si tratti addirittura di una misura ovvia. Il [3] Pdl di Berlusconi per ora ha confermato un'apertura. E la [4] Lega? Contrarissima. Non parliamo poi de [5] La Destra: "Sono impazziti a dare il voto agli immigrati", commenta, col suo solito modo diretto, su Aria Pulita (7 Gold - Telecity), Daniela Santanché. "Oggi con la situazione d'emergenza clandestini che c'è in Italia" ha proseguito la candidata del partito di Storace "dare il voto agli immigrati non è la nostra precedenza. La destra si preoccuperà della casa per gli italiani, dei mutui, del precariato, del carovita e dei pensionati.". Insomma, il voto amministrativo per gli immigrati fa esplodere la polemica. Soprattutto nel centrodestra, dopo mesi di concordia pre-elettorale. A far nascere il caso sono le parole del Cavaliere collegato telefonicamente con i [6] Nuovi italiani, una associazione di immigrati che ha deciso di aderire al Pdl: "Prossimamente sotto il mio Governo ci sarà la discussione sulla concessione del voto amministrativo ai cittadini stranieri. Vedremo come fare per stabilire i criteri per riconoscere questo diritto di voto". Non una novità, perché i criteri sono quelli già altre volte richiamati (conoscenza dell'italiano, competenze professionali, la condivisione dei "nostri modelli di vita") anche da Gianfranco Fini, oggi socio del Cavaliere nella sua nuova impresa politica. Ma tanto basta a provocare un deciso altolà della Lega Nord che, con Roberto Calderoli avverte: "Abbiamo fatto un patto su quello che è il contenuto del programma e delle stramberie come il voto agli immigrati non c'è traccia. Abbiamo una Costituzione che prevede che il voto è solo per i cittadini italiani e abbiamo una legge che regolamenta l'acquisizione della cittadinanza italiana, fissando regole precise". A dire il vero, prima di cadere, il governo Prodi aveva messo in agenda l'approvazione da parte del Parlamento (il 26 settembre scorso, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, era iniziato l'iter alla per la modifica del Testo Unico che regolamenta le politiche sull'immigrazione) il disegno di legge Amato-Ferrero, che avrebbe dato [7] diritto di voto attivo e passivo (cioè di eleggere ed essere eletti) più di un milione di stranieri. Il dato fu calcolato (e pubblicato) dagli esperti del [8] Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes (qui il .pdf). Secondo le stime, il numero dei votanti oscillerebbe tra il milione e 100 mila e il milione e 250 mila: a votare infatti sarebbero gli stranieri comunitari e extracomunitari residenti in Italia da almeno 5 anni. "L'ago straniero della bilancia non è uno scherzo" scrive per esempio il mensile di strada [9] Terre di Mezzo nel numero di dicembre. "A Milano, ad esempio, oggi sono circa 100mila i maggiorenni che potrebbero votare. Alle ultime elezioni il sindaco Letizia Moratti ha vinto con uno scarto di meno di 40mila voti.". Vuol dire, per esempio, che il prossimo sindaco meneghino dovrà anche preoccuparsi di piacere ai cinesi del [10] quartiere di via Paolo Sarpi, soprattutto dopo il caos dell'aprile scorso. Il Dossier statistico ha calcolato la cifra di oltre un milione di elettori stranieri sommando più fattori. Innanzitutto i 606mila immigrati che già possono accedere alle urne: 224mila comunitari "di prima generazione" (quelli che dal 1992, a seguito del Trattato di Maastricht, hanno diritto di voto sia alle amministrative che alle elezioni del Parlamento europeo) ai quali vanno aggiunti i 342mila romeni e i 20mila bulgari residenti in Italia e che dal 1 dicembre 2007 sono cittadini europei. Infine faranno somma i futuri elettori extracomunitari ([11] qui la mappa del numero 50 di Panorama), compresi tra i 500mila e i 650mila, che possono vantare almeno cinque anni di residenza in Italia, condizione necessaria per il voto locale secondo il disegno di legge dei ministri dell'Interno e della Solidarietà. Che a questo punto diventa uno dei capitoli parlamentari più scottanti per l'anno che verrà.

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22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

21,05 Telefilm SENZA TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21 Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

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Confronto in tv, Veltroni attacca il Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 13 del 2008-03-31 pagina 0 Confronto in tv, Veltroni attacca il Cavaliere di Redazione Il leader del Pd: "Ieri Berlusconi ha detto che il confronto tv non si può fare. Non è vero?". E promette: "Cancelleremo 5mila leggi" Roma - S'infiammano i toni della campagna elettorale. Lo scontro va avanti non tanto sui programmi ma sui dibattiti in tv. Nel rispetto della "par condicio" visto che i candidati alla presidenza del Consiglio sono più di dieci, bisognerebbe organizzare dei confronti tv talmente lunghi e spezzettati da rendere, di fatto, quasi impossibile la loro gestione. Ma al contempo limitare solo a Veltroni e Berlusconi il confronto in tv violerebbe palesemente la par condicio, perché non sono solo loro due in corsa per Palazzo Chigi. L'occasione è comunque ghiotta per fare polemica, rinfacciando all'avversario la colpa del mancato incontro. Veltroni coglie la palla al balzo e attacca Berlusconi. "Ieri il candidato alla presidenza del Consiglio dello schieramento a noi avversario ha detto cose false agli italiani. Ha detto che il confronto tv non si può fare. Non è vero! Ma dove sta scritto?". Così Walter Veltroni torna sul confronto tv con Silvio Berlusconi. Ospite di "Viva voce" su Radio 24, il leader del Pd attacca Berlusconi accusandolo di ingannare gli italiani mentendo sul confronto televisivo. "Ogni sera ci sono confronti tra Bertinotti e Casini e tra altri esponenti politico. Perché mai - incalza Veltroni - non potremmo fare altrettanto noi? Il leader dello schieramento a noi avversario non può dire 'spacco tutto' e poi dire cose false agli italiani". Ministri indipendenti Veltroni ribadisce che prima del voto annuncerà "i nomi dei ministri indipendenti" della sua squadra di governo in caso di vittoria. "Non farò i nomi dei ministri politici, ma prima del voto indicherò - spiega il candidato premier del Pd - qualche nome di personalità indipendenti" che faranno parte dell'eventuale governo dei Democratici. Prodi e l'Unione "Romano Prodi ha risanato i conti pubblici dopo una situazione disastrosa - osserva Veltroni -. E' un merito che gli va riconosciuto ma aveva una maggioranza che non poteva aprire una stagione riformista. Per questo abbiamo deciso di andare da soli - ha spiegato il leader del Pd - segnando un'innovazione forte e assumendoci una grande responsabilità, ma a giudicare dai sondaggi si capisce che è stata una scelta per uscire da un collo di imbuto durato 15 anni". La promessa: "Cancelleremo 5mila leggi" Abrogare 5 mila leggi entro il 2008 e ridurre tutte le leggi e i regolamenti dello Stato a non più di cento testi unici e non più di mille leggi speciali entro il 2010. è quanto prevede un disegno di legge delega che il Pd è pronto ad adottare, in caso di vittoria nella prima riunione del Consiglio dei ministri. "Con queste misure si otterrà una riduzione dei costi normativi e burocratici per le imprese che raggiungerà 9-9,5 miliardi annui alla fine del quadriennio 2009-2012 - annuncia Veltroni - e un effetto positivo sulla crescita economica che si può stimare in un aumento di circa 0,5 punti di Pil all'anno e un risparmio di spesa pubblica a regime di circa 3-3,5 miliardi di euro all'anno". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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QUARANTENNI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 31-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL CRETINO NON HA ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta, ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla presenza di candidati "under 40". Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali? Che a 53 o a 72 anni hai l'età giusta per guidare il Paese, ma che a 40 sei già troppo vecchio persino per ricevere un finanziamento per la ricerca? Cosa ne facciamo di tutti quelli che, essendo tra i 40 e i 50, sentono di poter mettere a frutto in pienezza di energie la loro esperienza maturata con fatica? Cassonetto differenziato per il quarantenne brizzolato? Il vero pericolo è quello di una politica che getta fumo negli occhi senza cambiare. Brassens cantava che "Le temps ne fait rien à l'affaire / Quand on est con, on est con /Qu'on ait vingt ans, qu'on soit grand-père /Quand on est con, on est con": il tempo non c'entra / quando si è cretini si è cretini / che si sia ventenni o nonni, quando si è cretini si è cretini. La giovinezza non garantisce né l'onestà, né la competenza e neppure il cambiamento. Questo "largo ai giovani" non ha niente di rivoluzionario. Sono quasi certo che la scelta dei due schieramenti cadrà su volti freschi, da presentare come un nuovo intonaco sulla facciata di un edificio decrepito, un intonaco nuovo che è ancora privo di una propria forma, che non è difficile far aderire perfettamente alle vecchia struttura. Grazie alla demagogia dell'età, non sono i giovani a farsi largo, ma sono i vecchi a replicare se stessi, a clonarsi attraverso investiture mirate. Non ci bastano i volti nuovi, ci servono idee nuove.

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