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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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tARTICOLI DEL 31-3-2008 #TOP
Intervistato
da Newsweek, Walter Veltroni ripropone la sua idea di un governo che può t
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come tenere
insieme un futuro programmatico e lo scontro in atto con Berlusconi? Decisione
non da poco. Scendere in campo per superare il quindicennio dominato da Silvio
è stata la seconda grande intuizione del progetto di rinnovamento di Veltroni
(la prima quella di correre da solo). Rifiutare l'antiberlusconismo è
un'operazione che ha molte ricadute.
Dov'è
finita l'Italia televisiva del Cavaliere?
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ad ogni modo:
se Veltroni ha visto bene, il Pd può vincere e forse vincerà le elezioni. Se
invece D'Alema non riesce a cambiare ciò che ha visto in Campania, a vincere
sarà il Pdl. Resta solo una domanda: ma non ci avevano detto che Berlusconi
aveva prima costruito e plasmato per anni con le sue tv, per poi poterne
approfittare,
"Dico
sì, ma devono parlare l'italiano"
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sembra di
sentire Veltroni. "E no, la mia polemica con lui l'ho già fatta: che cosa
ha realizzato il governo di centrosinistra per gli immigrati, oltre alle
parole? Niente. Noi? Tutto. Il nostro welfare e la nostra sanità sono tra le
migliori, vengono qui anche dalle altre regioni a curarsi e ci facciamo carico
anche di moltissimi stranieri.
Il
Vaffa di Sonia "Sicilia, svegliati"
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E se gli si
chiede se non sia un modo di aiutare Berlusconi lui risponde: "E chi se ne
frega?! Non ve ne accorgete che sono morti tutti e due, sia Veltroni che
Berlusconi? E se anche vince lo Psiconano, scommettiamo che in due anni cade
anche lui?". E' convinto che siano allo stremo, che ancora un po' e vien
tutto giù: "Sono vecchi, non ce la fanno.
L'Italia
non è quella appiattita della televisione
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
"Primo impegno per la cultura" "L'Italia non è quella appiattita
della televisione" Nuove adesioni bipartisan all'appello "Rimboccarsi
le maniche e riportare in primo piano la cultura e le bellezze
dell'Italia", avanzato nei giorni scorsi dal giornalista e scrittore Alain
Elkann nelle vesti di presidente della Fondazione Mecenate 90,
[FIRMA]LUIGI
GRASSIA In questo weekend il mondo del trasporto aereo è cambiato da così
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Gli risponde
il leader del Pd, Walter Veltroni: "Parole irresponsabili. È stato
presidente del Consiglio per 5 anni e non ha risolto il problema Alitalia.
Adesso bisogna andare avanti con Air France". Curiosa uscita di Claudio
Lotito: "Datemi 5 anni e io rimetto a posto l'Alitalia".
Il
problema non è la par condicio ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Alla fine,
fateci caso, Veltroni e Berlusconi compariranno direttamente davanti agli
italiani meno di altri candidati premier. Meno di Bertinotti, di Casini, della
Santanché. Poi, certo, ci sono i telegiornali: quelli seguono le notizie e
sanno chi può vincere le elezioni e chi no.
Il
popolo del Pd racconta on line la sua campagna
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
infiniti il
segretario Veltroni. Un palazzetto dello sport forse inadatto ad accogliere
tutti. E sì che è una terra difficile! Erano le 20.30 e qualche ora dopo sono
partito per la gita in Grecia, la gita dell'ultimo anno di scuola prima
dell'esame di maturità... il cartellone verde con la scritta "Si può
fare" ben in vista sul finestrino del pullman per tutta la durata della
gita.
Perché
Walter vuole il duello ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mentre Rai
Due manderà la tribuna elettorale di Silvio Berlusconi alle 21 e quella di
Walter Veltroni alle 21,50. Nessuno dei due è romanista ma, amando entrambi il
calcio quanto la politica, malediranno la coincidenza delle loro tribune tv con
la Champions. C'è poco da fare, così ha voluto il sorteggio della commissione
di vigilanza, prima tocca al Cavaliere,
<Il
vostro Pd? Il New Labour del XXI secolo>
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma se vince
Berlusconi, il famoso detto del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa si
trasformerebbe in "nulla può cambiare e tutto peggiora invece di
cambiare". Il Wall Street Journal ha attaccato Berlusconi su Alitalia e
sembra apprezzare le idee di Veltroni.
Solo
due "quasi confronti", su Rai e Mediaset: il primo e l'undici aprile
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
una a
Berlusconi, l'altra a Veltroni, della durata di circa quaranta minuti
ciascuna", spiega Mentana. Erano circolate voci di un possibile montaggio
delle interviste di Berlusconi e Veltroni in parallelo, secondo una modalità
sperimentata con successo dalle Iene: una eventualità, questa, smentita
decisamente.
Perché
il futuro è da questa parte ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tarda
vittoria di Berlusconi, in parte è la dimensione che Veltroni sa praticare
meglio, ma in parte è anche l'effetto inevitabile di questa immaturità del Pd.
Attenzione però, perché personalizzazione non vuol dire solitudine. Tutto si
può dire di Veltroni (anche che ha commesso alcuni errori, a partire dalle
liste dei candidati e poi forse nel timing delle proposte programmatiche)
<Veltroni
è un vero modernizzatore, ma la sua è una rivoluzione dall'alto>
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
era anche
molto fair play da parte dei due candidati premier, con Veltroni che si era
impegnato a non attaccare Berlusconi. Ora la temperatura politica è un po' più
calda, si comincia a vedere qualche scontro. In questo Veltroni è
avvantaggiato, perché è capace di rimanere calmo anche di fronte agli attacchi
di Berlusconi.
Replica
di Walter a D'Alema sullo slogan È buono, è stato apprezzato da tutti
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
testa col Pdl
al Senato sarebbe possibile dividere il potere con Berlusconi, Veltroni
risponde che "lo avevo già proposto alla caduta di Prodi, al fine di fare
insieme la riforma della legge elettorale, Berlusconi si rifiutò, e ne porta la
responsabilità". Si ripresentasse la possibilità, "probabilmente la
prenderei in considerazione".
"Caro
Walter, è ora di cambiare passo"
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
grazie a
Veltroni, è passato il messaggio che siete soli, liberi, pacificatori. Ma non
che siete nuovi: un guaio per il voto "profondo"? "Facendo il Pd
noi avevamo un'unica certezza: che da due poltrone ne veniva fuori una,
dopodiché abbiamo accettato scissioni, strappi, ma ora dobbiamo saper
raffigurare plasticamente il giorno dopo le elezioni.
Nella
campagna elettorale del 2006 la cultura aveva la seguente posizione nei
programmi dei due prin ( da "Stampa, La"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Così
finalmente abbiamo sentito Berlusconi e Veltroni plaudire all'iniziativa. Non è
un caso che la miccia sia stata accesa da un personaggio come Elkann. Per sua
stessa ammissione, è stata soprattutto l'esperienza vissuta a Torino, nella
veste di presidente della Fondazione che gestisce e che sta per trasformare
radicalmente il Museo Egizio di Torino,
Una
bella domenica ( da "Unita, L'"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
del passato e
dei fondali di cartapesta di Berlusconi e quella vera, fatta di case e di
persone e piena di speranza di Veltroni. Le versioni sono due, ma l'Italia è
una sola e non è divisa da alcun muro: è quella del lavoro, dei diritti e della
solidarietà che non trova da troppi anni la strada del suo futuro.
Veltroni
prepara la volata: partita aperta anche alla Camera
( da "Unita,
L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Veltroni prepara la volata: partita aperta anche alla Camera di Maria Zegarelli
/ Roma Il gazebo del Pdl dall'altra parte della strada conta tre persone.
Quello del Pd pullula di gente fin dalle prime ore del mattino. Davanti al
motorino giallo parcheggiato sul marciapiede di piazza Fiume c'è una piccola ma
costante processione:
La
strategia della fiducia Tutti insieme possiamo convincere gli indecisi
( da "Unita,
L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Spero davvero
che Veltroni possa rimettere le cose a posto". Per una volta la retorica
dei bei tempi andati si incrocia con il disincanto giovanile all'insegna della
vittoria del Pd. È Veltroni la parola magica che sembra far credere a tutti che
alla fine il Pd ce la farà.
Il
ritorno del popolo delle primarie
( da "Unita,
L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Con la
faccia di Veltroni?". Esitazione: "Non esageriamo. Volevo quelle con
"si può fare"". Purtroppo non ci sono. "Dai mamma, proviamo
più avanti" esorta il ragazzo risalendo in macchina. Caccia grossa ai
gadget in tutti i gazebo. In piazza Verbano, nel Circolo Salario, mille soci e
una buca per "i tuoi suggerimenti",
La
Lega soggioga il Pdl E condiziona Berlusconi
( da "Unita,
L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma la stessa
cosa la pensa Veltroni che ribadisce come non ci sia aria di large intese ma
che le riforme si fanno insieme. Berlusconi non manca di attaccare il suo
diretto avversario che è "un grande parlatore ma lo spettacolo è
finito". Comunque lui per mettersi al riparo il faccia a faccia in tv con
Veltroni conferma di non volerlo fare.
Qui
in Germania, un ritorno di Berlusconi è considerato surreale
( da "Unita,
L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
direttore di
Die Zeit: "Veltroni? All'estero dà una buona impressione di sé, ma non
basta: c'è bisogno di un rinnovamento profondo" "Qui in Germania, un
ritorno di Berlusconi è considerato surreale" di Cinzia Zambrano / Roma A
voler esagerare si potrebbe anche dire che Berlusconi è una sorta di leit-motiv
nella vita di Giovanni di Lorenzo.
Sei
milioni in piazza per l'ultima sfida Gazebo in tutto in Paese. Reclutati un
milione e 200mila volontari. Bettini: l'arma in più rispetto al Pdl
( da "Unita,
L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni,
poi, dal gazebo romano di piazza Fiume, spargeva ottimismo sull'esito della
campagna elettorale. "Ci sono tutte le possibilità per avere un successo
del Pd sia alla Camera che al Senato", spiegava il candidato premier.
"Se mobilitiamo tutto il popolo delle primarie possiamo vincere",
faceve eco da Trieste,
Gli
strateghi fai-da-te Convinceremo gli incerti giocando a burraco
( da "Unita,
L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
età della
Napoli bene utilizzerà per convincere gli amici indecisi a scegliere Veltroni.
"Ne abbiamo tanti, votavano Fini ma sono delusi da come si è prostrato
davanti a Berlusconi. Cercheremo di convincerli durante le partite",
racconta lei davanti al gazebo della Villa Comunale. I due coniugi prendono il
materiale dalle mani di Patrizia Vaccarella, una vita nel Pci e poi nei Ds,
Malpensa
si dà comunque un futuro Il giorno dell'addio, Bonomi rilancia: in un anno 500
nuove frequenze. Penati: non ci arrendiamo
( da "Unita,
L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Paese
dovrebbe essere unito a sostenere la trattativa con Air France - ha detto ieri
Walter Veltroni - la crisi di Alitalia non è inziata oggi, per cui (rivolto a
Berlusconi, ndr) lezioni non se ne possono fare su questo tema". Dal Pdl
continuano ad arrivare richiami alla cordata italiana. "Air France
colonizza Alitalia", denuncia Silvio Berlusconi.
Berlusconi
scrive ai romani <Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la Capitale>
( da "Giornale.it,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
31 pagina 10
Berlusconi scrive ai romani "Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la
Capitale" di Redazione Pubblichiamo la lettera che il candidato premier
per il Pdl Silvio Berlusconi ha inviato ai cittadini di Roma a sostegno dei
candidati del Popolo della Libertà alle elezioni politiche e amministrative del
13-14 aprile 2006.
<Newsweek>:
l'Italia si salva solo con la grande coalizione
( da "Giornale.it,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
accordo tra
Veltroni e Berlusconi come l'unico modo per "portare fuori la
spazzatura" dall'Italia. Secondo l'analisi, il timore principale è l'ennesima
vittoria parziale, con la nascita di un "governo paralizzato da coalizioni
traballanti e litigiose". Meglio dunque "assumersi le responsabilità
comuni", così da "risolvere davvero i problemi"
Larghe
intese, il leader Pd fa retromarcia
( da "Giornale.it,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con
Berlusconi. E Veltroni replica ricordando di aver proposto un governo da
sostenere "tutti insieme", subito dopo la caduta di Prodi, per fare
le riforme istituzionali ed elettorali: Berlusconi si oppose, e ne "porta
la responsabilità". E conclude: "If you are
asking me if I would consider it again, I would say probably",
Selva:
<L'ambulanza? Farò come Guareschi, voglio andare in cella>
( da "Giornale.it,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Oltre, ovvio,
a Berlusconi, il numero uno". Veltroni? "Un piazzista di se stesso
che si offre a tutto. A salvare l'Africa e a modernizzare - da non comunista! -
l'Italia. Farà invece quel che ha fatto da sindaco: nulla". Come sindaco
di Roma voterai Rutelli o Alemanno che voleva cacciarti da An?
Scalfari
corre in tv a fare il vice-Walter
( da "Giornale.it,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi non va in televisione, come per altro aveva già fatto Walter
Veltroni, e in fedele ottemperanza della legge salta anche l'intervista al
leader del Partito democratico. E come recupera l'Annunziata? Con Eugenio
Scalfari, il decano dei giornalisti italiani.
Propaganda
( da "Manifesto,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
volta il
modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra" (Alcos
editore), il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. A giorni il libro sarà spedito
a un milione di romani: si tratta di una rassegna che riporta articoli apparsi
sui quotidiani italiani dell'ultimo anno "che hanno denunciato - si legge in
una nota dell'ufficio stampa della Alcos - lo scandaloso degrado di Roma,
ROMA
Il settimanale americano Newsweek dedica la copertina a ( da "Messaggero, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dicendo che
solo da un accordo fra Berlusconi e Veltroni può uscire una soluzione ai
problemi italiani. Entrambi i leader, però, si affrettano a smentire questa
eventualità. "Niente governissimi", avverte Veltroni, "larghe
intese sono possibili solo per fare le riforme". Berlusconi, che a sua
volta nega la grande coalizione, attacca: "Walter è solo un parolaio,
Il
sindaco e il mogul Newsweek tifa accordo
( da "Manifesto,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con un
fotomontaggio dei due volti di Veltroni e Berlusconi. All'interno anche due
interviste gemelle in cui si chiede ai candidati come reagirebbero ad un figlio
omosessuale. "Lo circonderei ancora più di amore, so a quali difficoltà
andrebbe incontro", risponde Berlusconi. "Semplicemente non vedo il
problema", dice Veltroni.
Larghe
intese, no di Veltroni e Berlusconi
( da "Messaggero,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
I due
sfidanti rispondono a Newsweek. Casini: "Bossi la spina nel fianco di
Silvio. Pdl e Pd sono i nuovi gattopardi" Larghe intese, no di Veltroni e
Berlusconi Ma è duello sulle riforme. Il leader Pd: sì al dialogo. Il
Cavaliere: niente di niente.
Chiamami
Mario, sarò il tuo candidato ( da "Manifesto, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Probabile che
tutto ciò derivi dal vezzo, romano, di chiamare Walter il sindaco Veltroni. Di
rimando, Berlusconi che vuole fare il giovane, si fa chiamare anche lui Silvio.
Tutto questo rimanda a un vecchio sketch di satira politica con Billi e Riva.
Uno era un poveraccio in cera di aiuto e l'altro un politico in cerca di voti.
Anche
se perdo non mollo ( da "Manifesto, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ipotesi di
una divisione di responsabilità con Berlusconi?"". E questa la
risposta di Veltroni: "Quando è caduto il governo Prodi io ho proposto di
formare un governo con Berlusconi per fare le riforme istituzionali e cambiare
la legge elettorale. La destra, soprattutto Berlusconi, si è opposta e ne porta
la responsabilità.
Pacifisti,
cioè di sinistra ( da "Manifesto, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
devo aiutare
Veltroni altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un
"moderato". Dunque: evitare il peggio. Come rispondi? Penso che se si
affloscia il soggetto di classe, il soggetto proletario, non c'è Walter
Veltroni che tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di
lavoratori sono scesi in politica:
Pacifisti,
cioè di sinistra ( da "Manifesto, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
devo aiutare
Veltroni altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un
"moderato". Dunque: evitare il peggio. Come rispondi? Penso che se si
affloscia il soggetto di classe, il soggetto proletario, non c'è Walter
Veltroni che tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di
lavoratori sono scesi in politica:
La
sfida impossibile chiamata Sicilia
( da "Manifesto,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E a proposito
del "nostro avversario principale", il Berlusconi mai citato,
Veltroni dice che gli sembra di assistere a un film comico: "Noi
proponiamo 400 euro per le pensioni più basse, e lui che fa? Raddoppia, proprio
come nella film in cui Totò detta la lettera a De Filippo: 'punto, punto e
virgola, due punti, ma sì abbondiamo'".
Berlusconi
e Veltroni: no alle larghe intese
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-31 num: - pag: 1
autore: di RAFFAELLA POLATO categoria: REDAZIONALE Politica Dopo che Newsweek
ha auspicato il "veltrusconi" Berlusconi e Veltroni: no alle larghe
intese Confalonieri "I miei 35 anni con Silvio" A PAGINA 15.
Veltroni:
no a larghe intese Ma le riforme vanno fatte
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Il Pd Replica a D'Alema sullo "slogan moscio": no, è una grande
trovata Veltroni: no a larghe intese Ma le riforme vanno fatte "Caso
Campania, dopo le elezioni serve discontinuità" Affondo contro il
Cavaliere: al Paese serve un leader serio, non uno che fa le corna nelle foto
ROMA - Domenica mattina tutti fermi. Niente pullman.
E
Newsweek tifa per il <Veltrusconi>
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
lascia intendere che potrebbe anche farlo", mentre Berlusconi
"rifiuta l'idea per il momento, ma, scherzando, ha ammesso che su tante
questioni le loro politiche sono così vicine che Veltroni sta rubandogli il
programma". In verità, nemmeno il settimanale americano nega la difficoltà
di una grande coalizione tra due personaggi dalla storia,
Luttwak:
Silvio rischia l'effetto Hillary ( da "Corriere della Sera"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
rifiutando il
duello in tv con Veltroni, Berlusconi segue la regola aurea dei consulenti
elettorali Usa: non esporsi al confronto diretto quando si è il candidato più
forte. Ma la regola ha un'eccezione: se il candidato più debole porta idee
nuove e il più forte rifiuta il duello, gli elettori possono pensare che abbia
paura.
ROMA
- E' ancora tutta in salita e sono ancora molti i punti critici, ma la
trattativa ( da "Messaggero, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha detto il
leader del Pd, Walter Veltroni.Mentre Silvio Berlusconi, il leader del Pdl
rilancia: "Spero che appartenga a un gruppo di imprenditori italiani.
Credo che un Paese come l'Italia, dove il turismo rappresenta una parte
importante del pil, non possa rinunciare a una compagnia di bandiera".
BerluscHouse
per amico ( da "Corriere della Sera"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che sa solo
esprimere un clone di Alberto Sordi come Veltroni. Certo, loro votano
Berlusconi, ma lo vorrebbero meno seduttore insicuro che vive di consensi e più
leader impietoso: insomma un BerluscHouse. E per gli altri politici? Suggeriamo
alcuni modelli: Di Pietro come il sempreverde e stazzonato Colombo;
Alitalia,
trattativa verso i tempi supplementari
( da "Messaggero,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Spinetta: ora
tavoli separati. Berlusconi: resti italiana.Veltroni: Paese unito nel dialogo
coi francesi.
<Disastro
Roma> In arrivo un libro-denuncia
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In arrivo un
libro-denuncia Partirà il 2 aprile, e sarà indirizzato anche ai principali
"bersagli" Veltroni e Rutelli, il libro del Pdl con la prefazione di
Silvio Berlusconi ai romani: 92 pagine con foto e articoli di giornale, per
denunciare quello che viene definito il "disastro Roma" delle giunte
di centrosinistra. A PAGINA 2.
"Veltrusconi",
la creatura politica frutto dell'unione fra Veltroni e Berlusconi, ha
( da "Messaggero,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ROMA
- Nessun inciucio, nessun governo di larghe intese, ma le riforme
istituzionali, in cas ( da "Messaggero, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se Walter
Veltroni, intervistato dal settimanale "Newsweek", tocca uno dei
tasti più delicati, che potrebbero profilarsi il 13 e 14 aprile, Silvio
Berlusconi avverte: "Se otterremo un'ampia maggioranza, se l'abbiamo in
tutte e due le Camere, saremo in grado di operare".
Veltroni
torna a Roma: <Spirito delle primarie>
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
hanno atteso
l'arrivo del candidato del Pd alla presidenza del Consiglio, Walter Veltroni (
foto accanto Jpeg). Con l'ex sindaco, la candidata a Lazio1 Marianna Madia e
Enrico Gasbarra Piazza Fiume, tanta gente per Veltroni. Flavia Prisco e le
parole di Berlusconi sulle donne ai fornelli: "Io non ho
cucinato...".
Torlonia
family, tasse & sorprese ( da "Corriere della Sera"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dopo aver
avuto come ospiti nella sede dell'agenzia Massimo D'Alema e Gianfranco Fini ,
avrebbe cercato di portare in redazione anche Silvio Berlusconi e Walter
Veltroni. Ebbene, il Cavaliere è andato a piazza Mastai cinque giorni fa. Al
leader del Pd, a quanto pare, toccherà domani. Giuseppe Marra
p_foschi@yahoo.it.
Berlusconi
scrive a un milione di famiglie ( da "Corriere della Sera"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
scrive a un milione di famiglie Libro dossier su ambiente e sicurezza Il 2
aprile il Pdl spedirà a casa dei romani, compresi Veltroni e Rutelli, il libro
con la prefazione di Berlusconi Adesso che è stato completato, con l'ultima
stesura delle bozze fatta ieri ad Arcore, il libro- dossier del Pdl con la
prefazione di Silvio Berlusconi è pronto ad arrivare nelle case del
L'analisi
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con
Berlusconi tycoon giovanile, estroverso e ringiovanito dalla chirurgia
estetica, Veltroni più grigio ma dalla lunga e astuta carriera politica. Ma
insomma, se si deve agire per il bene del Paese, tutto è superabile. O no? A
sentire il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti, no, non lo è affatto:
"Non ci saranno intese né larghe né strette,
Il
leader pdl: degrado di Roma in un libro
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
data:
2008-03-31 num: - pag: 13 categoria: BREVI Il leader pdl: degrado di Roma in un
libro Sarà spedito a un milione di romani il libro con introduzione di
Berlusconi intitolato "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e
Veltroni. L'eredità della sinistra" (foto), in cui si denuncia "lo
scandaloso degrado della città".
Bossi:
sul voto agli immigrati è un no secco
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
anche perché il
rapporto tra i due rimane solido, e ora tocca a Veltroni, "amico di
Prodi" e a "quelle grandi teste di cazzo della sinistra: dovrebbero
dare i soldi ai Comuni perché comprino il pane e lo distribuiscano. Ormai i
nostri vecchi rubano nei supermercati e nascondono la fettina sotto la
giacca".
Confalonieri:
i no a Silvio? Poi però aveva ragione lui
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E sì: grazie
anche al fatto che "di là" c'è oggi Walter Veltroni, politico
"che stimo, col quale si può dialogare". Primo aprile '73, dottor
Confalonieri. Com'è che un giorno Berlusconi le dice: "Vieni a lavorare
con me"? "Veramente era un po' che ne parlavamo. Io avevo delle
attività per conto mio.
Berlusconi:
dovremo fare anche cose impopolari
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se avremo
un'ampia maggioranza potremo agire Berlusconi: dovremo fare anche cose impopolari
"Chi vince ha il dovere di governare. Walter, un parolaio" "Io
molto più prudente perché sono realista". E invia una lettera ai romani
contro Rutelli e Veltroni ROMA - "Niente larghe intese, niente grande
coalizione, niente di niente.
Il
Cavaliere risponde ai lettori sulla videochat del Corriere
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
I prossimi
appuntamenti già fissati sono: il 2 aprile con Roberto Maroni (Lega); il 4
aprile con Emma Bonino (Pd); il 7 aprile con Pier Ferdinando Casini (Udc); l'8
aprile con Fabio Mussi (Sa) e il 10 aprile con il leader del Partito
democratico Walter Veltroni.
Quello
slogan di Lanese candidato per l'Udc
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ACQUA ALLA
GOLA V Ostenta fiducia, ma pare che Silvio Berlusconi tema davvero la rimonta
di Veltroni: ieri gli ha chiesto di togliere il costume Speedo. LANESE: CASINI
V Coraggiosa scelta di Tullio Lanese, l'ex presidente degli arbitri ai tempi di
Moggi, candidato per l'Udc in Sicilia. Come slogan ha scelto: "Calciopoli?
Politica
( da "Corriere
della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
NAZIONALE -
sezione: Due Minuti - data: 2008-03-31 num: - pag: 56 categoria: BREVI Politica
"No alle larghe intese" Per la rivista americana Newsweek, se
Berlusconi e Veltroni si mettessero insieme a formare un
"Veltrusconi", i problemi dell'Italia potrebbero essere risolti. Ma i
due avversari dicono "no alle larghe intese".
"alitalia,
poco spazio per trattare" - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni: "Il paese deve essere unito nella trattativa con Air
France". Ma ancor prima di entrare nel merito delle proposte, i sindacati
intendono ribaltare la logica del confronto: "Spinetta - dice Mauro Rossi,
segretario nazionale della Filt-Cgil - pensa di chiudere la trattativa, noi
pensiamo, innanzitutto,
Veltroni:
"mai le larghe intese" - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è da
puntualizzare il passaggio relativo alla disponibilità a condividere il governo
con Berlusconi in caso di pareggio: "Se lo prenderei in considerazione
ancora? Probabilmente sì", gli attribuisce il periodico Usa. E invece
Veltroni, proprio davanti al gazebo di Piazza Fiume, corregge il tiro:
"Non c'è nessuna possibilità che dopo il voto si crei un governo delle
larghe intese.
Newsweek:
i due leader insieme potrebbero salvare l'italia dai suoi guai
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se Berlusconi
e Veltroni unissero le forze potrebbero salvare l'Italia dai suoi guai. A
sostenerlo è il settimanale Usa "Newsweek" che in copertina torna a
mettere la situazione politica italiana intervistando gli sfidanti. Il magazine
americano pubblica le foto dei due candidati unite in un fotomontaggio fino
formare una sola faccia con il titolo "
"non
si può continuare a ballare sul titanic" walter lancia lo sprint finale
contro berlusconi - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter lancia
lo sprint finale contro Berlusconi "Anche se perdo resto leader fino alle
nuove primarie" Veltroni tra i gazebo. Attacco alla Lega: il lunedì
criticano Roma, il martedì mangiano L'Italia ha bisogno di persone serie che
non fanno le corna nelle foto con i capi di Stato Parlava di me come fossi
Giolitti e ora, in campagna elettorale,
La
moglie flavia: mi pesa la solitudine, però sul pullman mi diverto un sacco
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se fosse la
moglie di Berlusconi, Flavia Prisco in Veltroni che al gazebo di piazza Fiume
se ne sta in disparte, jeans, scarpe basse e neppure un filo di trucco, non
avrebbe certo vita facile. Lei che a mezzogiorno e mezza di una domenica di
sole, scortata dal cognato tra i sorrisi dei militanti, a domanda precisa sul
menu riservato al marito segretario finalmente a Roma,
Il
punteruolo guzzanti, riondino e una sera di poesia
( da "Riformista,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
pubblicato libri
con Einaudi o Mondadori da quando Berlusconi ne è il proprietario".
Massimo Cacciari, comunque, che con Casarini fa veramente una strana coppia -
dalla prefazione al libro di Casarini, vuol far concorrenza a Veltroni?,
all'appoggio per le case occupate - va su tutte le furie quando qualcuno ritira
fuori il tema della "impubblicabilità" con Mondadori se si è di
sinistra.
DIRITTI
PER UN VENTENNE DI OGGI L'ATTUALITà DELLA NOSTRA CARTA
( da "Riformista,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
signori
Veltroni e Berlusconi e di chiunque sia d'accordo con loro, si perde tempo. A
questo proposito non si può non citare la lettera di dimissioni dal Senato di
Franca Rame, un documento che per l'amarezza e il senso di fatiscenza che
trasmette può trovare un proprio simile forse solo nel De reditu suo di Rutilio
Numaziano: le desolanti rovine del crepuscolare Impero Romano d'
"veltrusconi"
nelle parole di evita stasera sul palco al mercadante
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
I discorsi di
Berlusconi e di Veltroni, secondo il regista napoletano, non dovrebbero stonare
sulle labbra di Evita Peron, emblema di un populismo d'altri tempi. "Non
ho alcun interesse per la polemica politica contingente", chiarisce
Corsicato. "Voglio però sottolineare, con la dovuta ironia, quanto il
linguaggio della politica sia debitore a quello dello spettacolo.
Alemanno:
"caschi gratis e meno tasse ai motociclisti"
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E intanto
Berlusconi invierà nei prossimi giorni nelle case romane un milione di copie di
"C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni", con i titoli
dei giornali a denunciare il degrado e una lettera del Cavaliere con gli
impegni per la Capitale.
Veltroni
guarda al dopo bassolino - dario del porto
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
segno che le
energie sono tutte proiettate sulla sfida finale con Silvio Berlusconi. Ma
intanto Stefano Caldoro, numero 3 della lista del Pdl in Campania 1, chiede a
Veltroni di "essere chiaro. Ci faccia sapere se quando parla di
"discontinuità" significa che chiederà la dimissioni di Bassolino e
Iervolino. Altrimenti è solo ipocrisia.
Trecentomila
per il "d-day" il popolo di walter nelle piazze - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Una campagna
ora tesa al 9 aprile, quando Walter Veltroni sarà nel pomeriggio in piazza del
Plebiscito per misurare i passi in avanti e verificare la temperatura della
città cinque giorni dopo lo sbarco di Berlusconi e Fini, che saranno il 4 anche
loro al Plebiscito. La campagna finalmente comincia a scaldarsi.
Berlusconi
lancia l'affondo "finita la fiction di veltroni" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
lancia l'affondo "Finita la fiction di Veltroni" "Ma dovremo
fare anche cose molto impopolari" GIANLUCA LUZI ROMA - Un milione di
lettere ai cittadini di Roma per denunciare "i disastri di Veltroni"
e una intervista al settimanale americano Newsweek Berlusconi per sferrare un
duro attacco al suo competitor: Veltroni "
<Anche
se perdo non mollo> ( da "Manifesto, Il"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ipotesi di
una divisione di responsabilità con Berlusconi?"". E questa la
risposta di Veltroni: "Quando è caduto il governo Prodi io ho proposto di
formare un governo con Berlusconi per fare le riforme istituzionali e cambiare
la legge elettorale. La destra, soprattutto Berlusconi, si è opposta e ne porta
la responsabilità.
Chi
di par condicio ferisce ( da "Panorama"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
non ha interesse a confrontarsi con Walter Veltroni, essendo in vantaggio nei
sondaggi. E a chi cerca di stanarlo dice: bene, abolite la par condicio. I
candidati premier sono 15 e non è possibile accontentarli tutti come vuole la
legge.
L'altra
metà del voto ( da "Panorama"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Viaggio nel
voto locale, con qualche sorpresa e due certezze: Veltroni ci punta per
occultare l'annunciata sconfitta alle politiche. Per Berlusconi, invece,
contano soprattutto Roma e il Lazio. "Non ci restano che i
ballottaggi". Al Loft, quartier generale veltroniano, è lo scoramento il
sentimento più diffuso.
Fine
del partito e della guerra civile italiana
( da "Panorama"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per questo
Silvio Berlusconi è stato chiamato populista e il suo metodo politico giudicato
immorale. Ma, almeno, con Walter Veltroni si è capito che con la fine delle
ideologie e delle militanze, con la morte del partito come riserva morale, è
finita in principio la lunga guerra civile italiana che aveva percorso
Ottocento e Novecento.
Prodi
e il vizietto di svendere patrimoni
( da "Panorama"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi.
La difesa dell'italianità della compagnia aerea ha regalato al Pdl un punto e
mezzo in tutti i sondaggi. E gli sforzi del tour di Walter Veltroni nel
profondo Nord sono stati del tutto vanificati. A questo punto anche se l'intesa
con i francesi andrà in porto (ma è difficile) il Cavaliere potrà sempre dire
che il suo no ha migliorato le condizioni della vendita per l'
Perline
( da "Panorama"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Roberto
Calderoli: "Veltroni ha una tale nostalgia di Roma che quando viene al
Nord porta le comparse di Cinecittà a fare le truppe cammellate". "La
Repubblica", 19 marzo 2008. Rissa verbale tra Polito Solatto di An e
Antonio Tajani di Forza Italia. Solatto si sfoga per la bocciatura delle liste
civiche collegate a Gianni Alemanno.
La
Russa: Non è con "i figli di" e copiando i programmi che Veltroni
vincerà ( da "Panorama.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che è anche
in [4] pole position per un posto nell'esecutivo di [5] Silvio Berlusconi. La
Russa, in Lombardia il Pd schiera il giovane Colaninno. Che duello vi aspetta?
Matteo è un bravo ragazzo. Ma credo sia sceso in pista perché si chiama
Colaninno. Non è colpa sua: è Veltroni che vuole gettare fumo negli occhi dei
cittadini.
Così
Prodi ha regalato il Paese ai clandestini
( da "Giornale.it,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
lettera ai romani: "Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la
capitale" Roma - è l'immigrazione clandestina, irregolare, non controllata
la vera piaga per l'Italia, non l'immigrazione. E gli ultimi dati dicono che la
tendenza è quella di un aumento degli stranieri "abusivi" in libertà,
con una diminuzione delle espulsioni e un'
Berlusconi:
"Lo show di Veltroni è finito"
( da "Giornale.it,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
31 pagina 0
Berlusconi: "Lo show di Veltroni è finito" di Fabrizio De Feo Il
leader del Pdl: "Ci sono due sinistre che significano 67 nuove tasse e
diminuzione della sicurezza". Sulle larghe intese Veltroni fa retromarcia:
"chi vince governa" Roma - "Walter Veltroni è un grande
chiacchierone, ma il suo spettacolo è finito".
Voto
(amministrativo) agli immigrati: il primo nodo del prossimo Parlamento
( da "Panorama.it"
del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pd di
Veltroni si dice favorevole; la [2] Sinistra Arcobaleno afferma si tratti
addirittura di una misura ovvia. Il [3] Pdl di Berlusconi per ora ha confermato
un'apertura. E la [4] Lega? Contrarissima. Non parliamo poi de [5] La Destra:
"Sono impazziti a dare il voto agli immigrati", commenta, col suo
solito modo diretto,
22,50
Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e S.
Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI
POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con
Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca
22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
Confronto
in tv, Veltroni attacca il Cavaliere
( da "Giornale.it,
Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Così Walter
Veltroni torna sul confronto tv con Silvio Berlusconi. Ospite di "Viva
voce" su Radio 24, il leader del Pd attacca Berlusconi accusandolo di
ingannare gli italiani mentendo sul confronto televisivo. "Ogni sera ci
sono confronti tra Bertinotti e Casini e tra altri esponenti politico.
QUARANTENNI
( da "Stampa,
La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949;
Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo
"largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rovare una base
comune di lavoro. Ieri mattina, a commento dell'intervista, mentre precisava
che "non esiste nessun inciucio", confermava però che "esiste la
necessità di fare, con larghe intese, le riforme istituzionali e la riforma
elettorale". Chiarezza e precisazione insieme, per una volta, invece di
contraddirsi, paiono un perfetto specchio della biforcazione cui è arrivata la
campagna elettorale del leader del Pd alla soglia dello sprint finale: come tenere insieme un futuro programmatico e lo scontro in atto
con Berlusconi? Decisione non da poco. Scendere in campo per superare il
quindicennio dominato da Silvio è stata la seconda grande intuizione del
progetto di rinnovamento di Veltroni (la prima quella di correre
da solo). Rifiutare l'antiberlusconismo è un'operazione che ha molte ricadute.
Un risultato, evidente, è quello di sciogliere una sinistra dallo scoglio cui è
aggrappata (l'anti-Silvio) e riportarla in mare aperto. Con il vantaggio di
farle ritrovare il gusto di affrontare molti temi, e anche di farla passare,
tatticamente, dalla posizione di chi è contro qualcosa, dunque in difesa, a
quella di chi è a favore di qualcosa, dunque in vantaggio. Ma risultato ancora
migliore è che la tattica di sganciarsi dal "totem", alla fine riesce
a sganciarti anche dalla persona: il dimenticare Berlusconi
(anche nominalmente) come un modo per liberarsi da Berlusconi
stesso. La riconciliazione nazionale non come un gesto di bontà, ma come
sottile tattica per detronizzare l'avversario dalla sua centralità politica.
Finora questa idea ha funzionato. Veltroni sembra
infatti essere riuscito a riportare nelle sue mani il messaggio dell'apertura e
lasciare in quelle di Berlusconi il messaggio del
risentimento. Parte di questo successo è dovuto anche alla fiducia che gli
hanno dato le forze più radicalmente antiberlusconiane del centro-sinistra, che
sembrano aver capito i vantaggi di questa rottura. Almeno finora. Più ci si
avvicina alla data delle elezioni, infatti, e più è difficile per Veltroni mantenere la sua rotta. Il primo nemico dei suoi
propositi è Berlusconi stesso, che ha fatto salire il
tono delle polemiche, tornando sui temi preferiti, dai "comunisti" ai
giudici, e riproponendo in pieno il suo doppio ruolo di uomo d'affari e leader
politico. Al punto che, a quindici giorni dalle urne, nel dibattito nazionale è
quasi scomparsa ogni traccia d'intesa politica bipartisan per il futuro del
Paese, se si eccettua la brillante opinione di Giulio Tremonti. La ripresa di
vigore dello scontro sui terreni più tradizionali sta provocando però anche nel
centro sinistra più di un prurito, e di sicuro una complicazione: Veltroni è stato infatti negli anni passati il politico cui
si è ispirata la sinistra più antiberlusconiana, quella stessa che ha sempre
vissuto D'Alema come un "inciucione". Questa sinistra ha finora dato
fiducia a Walter, ma diventa sempre più difficile agli occhi dell'elettore del
Pd sostenere - a fronte della nuova attivizzazione di Silvio, ad esempio
sull'Alitalia - che la critica a Berlusconi sia solo
una "malformazione culturale". Davanti a un Berlusconi
che ripropone il suo modello cresce nel centro sinistra dunque la voglia di
seguirlo sul suo stesso terreno. È in questa atmosfera che vengono date le
ultime carte della campagna. Sul tavolo delle war rooms dei due schieramenti le
indagini di voto arrivano comunque, per quanto ne sia proibita la
pubblicazione. Numeri che sembrano misurare una sorta di apice raggiunto dalla
battaglia finora, un trend di progressivo ravvicinamento fra i due
schieramenti, con in mezzo un buon numero d'indecisi. Come conquistare questi
voti è ora il problema dello sprint finale. Qui nasce l'ultima decisione.
Silvio Berlusconi ha certamente ritrovato il suo
vigore nell'imboccare la strada del "fare", quella appunto del
politico e imprenditore, anche se dà segni di nervosismo nel suo continuo
attacco a Casini per la dispersione di voti. Veltroni
invece si trova a un punto più complicato: la sua rassicurazione che non ci
sarà "un inciucio" è la prova che ha bisogno d'inviare messaggi a chi
dei suoi comincia a non capire più il suo approccio. D'altra parte, il
ripresentare a interlocutori rilevanti come Newsweek l'idea di un governo
comune con il Pdl, sia pure solo per le riforme, non è casuale. E se questa è
la direzione per rassicurare il mondo internazionale, non può certo ora
bruciarla in una lotta corpo a corpo con Berlusconi,
cancellando ogni possibile ricostruzione futura di un clima di salvezza
nazionale. Come fronteggiare allora l'esuberante Berlusconi
e, insieme, il nervosismo di un elettorato che ancora teme il leader del Pdl?
Cosa serve di più nel conquistare gli indecisi? Andare allo scontro con Silvio
o rimanere fermo sull'idea di un governo che aiuti l'Italia? Una decisione non
da poco. Sarà un comunicatore così esperto Walter da riuscire ad aggirare tutte
le trappole che gli apre Silvio? Può essere. Ma anche no. Lo studio del tipo di
campagna del Cavaliere prova che la sua tattica è quella di concentrare nelle
ultime ore dello scontro sorprese e colpi di scena. Allacciamo le cinture
dunque: la sfida vera, in qualche modo, comincia ora.
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Taccuino elettorale
Marcello Sorgi Dov'è finita l'Italia televisiva del Cavaliere? I n una lettera
alla "Repubblica" e in un articolo del "Corriere della
Sera", Walter Veltroni e Massimo D'Alema hanno
toccato il polso, a loro giudizio, alla campagna elettorale ormai avviata verso
la corsa finale. Veltroni, che scrive avendo visitato
80 province italiane, a sorpresa sostiene che "in Italia, l'Italia della
televisione non c'è. C'è un Paese diverso. I modelli, i valori, le parole e il
linguaggio non sono quelli che si ascoltano sul divano di casa". D'Alema,
che è al lavoro nella difficile frontiera napoletana e campana della monnezza e
di Bassolino accusato di esserne quasi l'unico responsabile, ha spiegato che
"bisogna criticare e allo stesso tempo rincuorare", e poi ha dato un
consiglio agli amministratori locali impegnati a recuperare voti tra la gente
che li contesta: "Se votassero solo quelli che leggono i giornali, non ci
sarebbe partita. Non parliamo se votassero quelli che leggono i libri. Ma vige
il suffragio universale, state attenti: è nella fascia meno acculturata che
sfonda la destra". Singolari e chiaramente in contraddizione, le due
teorie hanno il merito di essere costruite su una diretta osservazione del
campo e della realtà. Il leader del Pd, probabilmente, pensa all'Italia rappresentata
nel film di Paolo Virzì "Tutta la vita davanti", dedicato alla
dimensione del precariato e alla rabbia dei giovani senza futuro, e ritiene che
in quest'area, e non solo, il suo partito possa ancora crescere molto. Il
ministro degli Esteri forse ha vissuto nell'incontro con le fasce più marginali
della società meridionale, con il ribellismo monnezzaro di quelli che magari
gridano davanti alle telecamere e poi aggiungono i loro sacchetti ai cumuli
abbandonati per strada. l'incubo che può portare il neonato maggior partito di
centrosinistra al collasso elettorale anche in zone in cui godeva di solidi
appoggi. Ad ogni modo: se Veltroni ha visto
bene, il Pd può vincere e forse vincerà le elezioni. Se invece D'Alema non
riesce a cambiare ciò che ha visto in Campania, a vincere sarà il Pdl. Resta
solo una domanda: ma non ci avevano detto che Berlusconi aveva
prima costruito e plasmato per anni con le sue tv, per poi poterne
approfittare, un'Italia a sua immagine e somiglianza? E dov'è finita
quell'Italia?.
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LE CONDIZIONI
Intervista Giancarlo Galan Il governatore del Veneto: la Lega si adegui
"Partecipino alle amministrative se si integrano" Chi è "Dico
sì, ma devono parlare l'italiano" GIGI PADOVANI Tra un pranzo elettorale e
una festa nel Polesine, Giancarlo Galan continua la sua campagna elettorale nel
suo Veneto, che se lo tiene come governatore da ben 13 anni. Adesso sta
riprovando l'avventura per Roma: come nel 2006, si ricandida al Senato. Sarà di
nuovo eletto, c'è da giurare, e ancora una volta dovrà scegliere tra Palazzo
Madama e il Canal Grande. Se Berlusconi ce la farà,
c'è da giurare, sarà il ministro del Nord-Est di cui si parla. Il solito Bossi,
tanto per seminare zizzania, ha giusto parlato di una donna, l'altro giorno. E
Galan, fisico possente, amante della tavola, della pesca e delle belle donne,
ha davvero poco di femminile. Ma se deve dire quel che pensa alla Lega, non si
tira indietro. Presidente Galan, ha letto? Berlusconi
vuol dare il voto agli immigrati. La Lega tuona. E lei che cosa dice? Non mi
dica che è d'accordo... "Ma certo, perché?". Giusto. Non vuole
contraddire il Cavaliere. "Non è questo, figuriamoci. Il problema è un
altro e si chiama Europa". Prego? "Ha capito bene: noi guardiamo al
Nord Europa, alla Francia e alla Germania. E là ci sono regole precise.
Dobbiamo adeguarci a quelle norme. Il voto agli immigrati è previsto".
Anche alle politiche? "Non esageriamo. Qui si parla di amministrative, mi
pare che anche Fini lo abbia chiarito. E Berlusconi ha
spiegato che dobbiamo essere aperti, ma nel rispetto della legalità". E
quindi? "Quindi la prima condizione è che si tratti di persone che
desiderano integrarsi e che vogliono adeguarsi alle nostre regole: rispetto
reciproco. E devono sapere l'italiano". Scusi, Galan, ma non è proprio in
Veneto che ci sono sindaci pronti a usare il randello contro gli stranieri?
"Facciamo chiarezza. Se c'è qualche coglione della Lega che parla di
espulsioni, è meglio dimenticarselo. La mia regione sta cambiando, siamo alla
terza fase: dopo i pionieri e i fruitori del benessere, adesso devono nascere i
nuovi veneti. Lo sa che ormai siamo quasi cinque milioni e circa 500 mila sono
stranieri? E dove pensa che li dobbiamo mettere? Nei ghetti?". Dica lei...
"Serve una politica di accoglienza, servono case, servono scuole, serve
una nuova urbanistica. Altro che razzismo. La Caritas sostiene che il Veneto, e
proprio Treviso, è una delle zone d'Italia dove la qualità di integrazione è
più alta. Il primo luogo in cui deve nascere questo nuovo rapporto sono le aule
scolastiche". Sembra di sentire Veltroni. "E no, la mia polemica con lui l'ho già fatta: che cosa ha
realizzato il governo di centrosinistra per gli immigrati, oltre alle parole?
Niente. Noi? Tutto. Il nostro welfare e la nostra sanità sono tra le migliori,
vengono qui anche dalle altre regioni a curarsi e ci facciamo carico anche di
moltissimi stranieri. Però non ci danno le risorse: questo è il
problema. E' la ragione per la quale vado a bussare a Roma". Dicono che
vada a fare il ministro, se vince il Pdl. "Senta, io ho posto 10
condizioni, per il Veneto, nei confronti di qualunque governo. Il primo è
l'autonomia fiscale. Altrimenti la nostra strada sarà diversa, quella del
Partito del Nord-Est, con tutti quelli che credono in un progetto federalista
vero". Lei ha già annunciato che toglierà le deleghe agli assessori Udc,
litiga con la Lega: cos'è? Un super-Galan? "Anche la Lega, lo ripeto, si
deve adeguare. Per tutto il resto, ovviamente, ne riparleremo dopo il
voto...".
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Personaggio Una
campagna condotta via Internet Il Vaffa di Sonia "Sicilia, svegliati"
FEDERICO GEREMICCA INVIATO A PALERMO Rita Borsellino ci ha provato fino
all'ultimo a impedire che l'esperimento avesse luogo proprio lì, consapevole
che si sarebbe trasformato in un'altra rogna nella già disperata guerra
siciliana: ha scritto a Beppe Grillo e gli ha chiesto di lasciar perdere.
Naturalmente, sapeva che era difficile e che la cosa era ormai molto avanti:
infatti era stato proprio a lei, all'inizio, che avevano chiesto di benedire il
battesimo elettorale dei "grillini" che scendono in politica.
"Amici di Beppe Grillo con Rita Borsellino presidente": la lista
avrebbe dovuto chiamarsi così, con l'obiettivo dichiarato di incanalare la
rabbia e la delusione dell'antipolitica contro Raffaele Lombardo e Anna
Finocchiaro, lanciati nella corsa alla presidenza della Regione Siciliana. Ma
Rita Borsellino ha detto no, ha scelto di unirsi al Pd nella resistenza alla
marcia del centrodestra e ora, seduta al tavolino di un bar, ecco chi ha preso
il suo posto alla guida dei "grillini" di Sicilia. Si chiama Sonia
Alfano, ha 36 anni, tre figli, una bell'aria tosta e la mafia le uccise il
padre - Beppe, un giornalista - due giorni dopo la Befana del 1993. Racconta di
Grillo e della lista, e sembra di star ad ascoltare un tecnico informatico:
rete, post, meetUp, blog, e-mail... E in effetti è ancora attraverso la rete -
dopo l'epopea disordinata del Grillo Uno, cioè il Vday e l'attacco alla
"casta" - che il Grillo Due prova a dar ordine ai suoi seguaci.
"L'idea della lista è nata dalla rete, quando a Palermo si riunirono i
responsabili dei meetUp provinciali. La domenica dopo mi chiamarono e mi
chiesero se volevo candidarmi alla presidenza della Regione alla guida dei
"grillini". Loro erano già in contatto con Beppe, come del resto
anch'io: ci siamo tutti più o meno conosciuti in rete, e poi di persona, nelle
battaglie del movimento "E adesso ammazzateci tutti", in difesa di De
Magistris e contro Mastella". Il cellulare suona a ripetizione, Sonia non
risponde. "Telefonai a Beppe. Lui mi disse "state attenti, siate
prudenti, queste elezioni sono un gioco al massacro"... Di lì in poi,
però, passo passo assieme. Il nome della lista, gli slogan, il tipo di
campagna...". Beppe Grillo ha esaminato i certificati penali di tutti i
"grillini" candidati. E via via s'è tanto appassionato all'avventura
siciliana da trasformarla in una sorta di laboratorio delle possibilità di
mutare l'antipolitica in "altra politica": cioè, eleggere
"grillini" nelle istituzioni. In istituzioni importanti. Anche per
questo l'ultimo fine settimana l'ha passato qui, sull'isola, in un duro tour
tra Caltanissetta e Catania, Palermo e Messina, non diversamente da un
qualunque altro leader in campagna elettorale. Le sue uscite, però, non sono né
comizi né spettacoli: sono randellate, sberleffi a Psiconano e Topo Gigio,
invettive contro una certa idea di modernità e gavettoni e sputi a giornalisti
e cameramen assiepati sotto il palco. Il prossimo Vday, il 25 aprile, sarà
contro l'informazione. E Grillo, urlando dal palco, lo prepara così, indicando
ai "grillini" il prossimo nemico: "Giornalisti merde. Se stiamo
sprofondando è colpa dei politici ma anche vostra. Ho esagerato chiamandoli
merde? Va bene, diciamo merdine...". Naturalmente, quando uno poi scende
in politica - anche se in nome di un'"altra politica" - rischia dei
mezzi scivoloni, identici a quelli dei politici "veri". Per esempio:
l'indicazione di Grillo ai suoi amici per le elezioni del nuovo Parlamento è di
non andare a votare ("Dieci anni fa avrei avuto vergogna a dirlo: oggi ne
vado fiero"), ma in Sicilia sì. O meglio sì per Sonia Alfano alla Regione,
ma no per chiunque altro a Camera e Senato. E se gli si
chiede se non sia un modo di aiutare Berlusconi lui
risponde: "E chi se ne frega?! Non ve ne accorgete che sono morti tutti e
due, sia Veltroni che Berlusconi? E se anche vince lo Psiconano, scommettiamo che in due anni
cade anche lui?". E' convinto che siano allo stremo, che ancora un po' e
vien tutto giù: "Sono vecchi, non ce la fanno. Hanno paura: hanno
preso il mio Vday e lo stanno applicando alla lettera: non vogliono più l'auto
blu, si riducono gli stipendi, rinunciano ai loro privilegi... Fanno ridere,
sono morti e non se ne sono accorti". Anche in Sicilia sono morti? Sonia
Alfano dice di sì, ma non deve esserne granché convinta, se ha chiesto l'arrivo
di osservatori internazionali che vigilino sulla regolarità delle elezioni.
"Nei quartieri più poveri è già cominciata da un pezzo la compravendita
dei voti - dice -. Le città sono tappezzate di manifesti abusivi e la settimana
scorsa un sondaggio ha rivelato che solo il 20% dei siciliani sa dell'esistenza
della nostra lista. Noi sappiamo che non vinceremo le elezioni, ma vorremmo -
almeno - perdere senza imbrogli". Comunque sia: due settimane e vedremo
quanti sono gli amici di Grillo in Sicilia (i sondaggi oscillano intorno al 2
per cento) e che futuro attende l'antipolitica che cerca di farsi "altra
politica". Con Beppe e i suoi amici si può essere in disaccordo su tante
cose, ma sul rischio brogli no. Due presidenti di seggio sono in carcere da 4
giorni per aver falsato le elezioni comunali dell'anno scorso: avevano votato e
infilato nelle urne centinaia di schede per fare eleggere parenti e amici.
Insomma, altro che morti.
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: "Primo impegno per la
cultura" "L'Italia non è quella appiattita della televisione"
Nuove adesioni bipartisan all'appello "Rimboccarsi le maniche e riportare
in primo piano la cultura e le bellezze dell'Italia", avanzato nei giorni
scorsi dal giornalista e scrittore Alain Elkann nelle vesti di presidente della
Fondazione Mecenate
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A così, e nelle
prossime settimane cambierà ancora un bel po'. In Italia abbiamo avviato il
trasloco da Milano a Fiumicino del 70% delle rotte di Alitalia ed è scattato
l'orario estivo. Allargando l'orizzonte alle relazioni inter-atlantiche, ieri è
partita la rivoluzione dei "Cieli aperti" fra l'Europa e gli Stati
Uniti, un accordo grazie al quale qualunque compagnia potrà collegare un
continente all'altro senza vincoli di partenza; quindi (ad esempio) la Air
France farà decollare voli per New York e Los Angeles non solo da Parigi ma
anche da Londra, e la British Airways farà la stesso da Parigi. E un'accentuata
concorrenza è in arrivo anche sulle rotte nazionali perché Ryanair, la
compagnia irlandese a prezzi stracciati, che fino ad ora aveva sempre operato
in Europa da Paese a Paese, ha appena annunciato l'apertura della sua prima
rotta interna in Germania (fra Berlino e Francoforte) e il 2 maggio lancerà il
suo primo collegamento franco-francese tra Beauvais (in Normandia) e Marsiglia.
Ryanair, ovviamente, non ha neanche bisogno di appellarsi ai Cieli aperti
Usa-Ue, perché essendo europea gode già del mercato libero continentale. Se e
quando la compagnia irlandese deciderà di lanciare rotte interne anche in
Italia, i giochi si spariglieranno pure per Ali-Air France; ma nel frattempo
Alitalia subirà, da subito, una pressione concorrenziale accresciuta dallo
stesso accordo "Open skies", perché le americane United e American
Airlines cominceranno a operare in Europa aprendo (di fatto) rotte fra Stato e
Stato del Vecchio continente, cosa che finora non potevano fare. Sarà permesso,
infatti, il "cabotaggio": cioè un volo di linea, poniamo, in arrivo da
Chicago a Madrid, potrà proseguire per Roma imbarcando nuovi passeggeri e
quindi, di fatto, opererà su una rotta inter-europea. Restano vietati invece i
collegamenti all'interno di un singolo Paese. Oggi alla Magliana riparte (in
salita) il confronto fra i sindacati e il numero uno di Air France, Jean-Cyril
Spinetta. Ci saranno tutte e nove le sigle, compresa l'Anpac dei piloti che
aveva minacciato di disertare l'incontro. Quindi la linea è trattare, e non
mettersi di traverso. Silvio Berlusconi rivendica:
"Il mio appello agli imprenditori italiani è servito, perché Air France
aveva detto al governo e ai sindacati "prendere o lasciare" ma dopo
il nostro intervento ha dovuto cambiare strategia e trattare senza ultimatum.
Anche se ancora non basta". Gli risponde il leader del
Pd, Walter Veltroni: "Parole irresponsabili. È stato presidente del Consiglio
per 5 anni e non ha risolto il problema Alitalia. Adesso bisogna andare avanti
con Air France". Curiosa uscita di Claudio Lotito: "Datemi 5 anni e
io rimetto a posto l'Alitalia". Ma il presidente della Lazio ha
aggiunto di non essere parte di alcuna cordata.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
(gio.co.) La notizia
è che il duello tv non ci sarà. Il rammarico è che a perderci saranno
soprattutto gli italiani. Nel 2006 furono 16 milioni quelli che si misero in
poltrona per farsi un'idea. Quest'anno niente, Berlusconi
non vuole. La par condicio è solo un pretesto: nel 2006 la legge in vigore era
la stessa e il duello tv si è fatto. Altra cosa è il regolamento della
Vigilanza che interpreta in modo amb i g u o quella legge e che, per paradosso,
finisce per favorire i p i c c o l i partiti a danno dei grandi. Alla fine, fateci caso, Veltroni e Berlusconi compariranno direttamente davanti agli italiani meno di altri
candidati premier. Meno di Bertinotti, di Casini, della Santanché. Poi, certo,
ci sono i telegiornali: quelli seguono le notizie e sanno chi può vincere le
elezioni e chi no. C'è qualcuno che vorrebbe vedere Bruno de Vita,
leader dell'Unione democratica dei consumatori, tutte le sere al Tg1? Qui
nessuno vuole abiurare la par condicio. Nessuno chiede il farwest che consenta
a chi ha più soldi di dettar legge anche in tv, soprattutto se la tv è casa
sua. In tutti i paesi occidentali il peso dei partiti conta. E il confronto tv
tra i due leader più importanti è un appuntamento fisso. Anzi, un dovere nei
confronti dei cittadini.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I'm young, I'm Pd
Fare politica a 18 anni non è facile. I coetanei spesso non ti capiscono e i
grandi non sempre ti ascoltano, ma io la faccio lo stesso perché mi diverto.
Come in altre campagne elettorali ho passato pomeriggi interi a piegare
volantini, a imbustare lettere e a discutere con gli amici indecisi per
convincerli della validità del nostro progetto. È venuto a trovarci nel ricco
nord-est, a Pordenone per essere precisi, il ministro Damiano; grande
partecipazione e grande disponibilità del ministro a scambiare qualche parola
con me sulla precarietà. Ma l'emozione più grande c'è stata qualche settimana
fa: 4000 persone a sommergere con applausi infiniti il
segretario Veltroni. Un palazzetto dello sport forse inadatto ad accogliere tutti. E
sì che è una terra difficile! Erano le 20.30 e qualche ora dopo sono partito
per la gita in Grecia, la gita dell'ultimo anno di scuola prima dell'esame di
maturità... il cartellone verde con la scritta "Si può fare" ben in
vista sul finestrino del pullman per tutta la durata della gita... una
buona campagna elettorale per gli italiani residenti in Grecia! Io ci credo,
grazie Walter per l'attenzione verso i giovani e grazie a tutti quelli che ci
mettono il cuore! NICOLA89 Forza ragazzi, divertiamoci! "L'impossibile è
qualcosa di molto divertente da fare": potrebbe essere un altro slogan da
affiancare ai già fortunatissimi "Si può fare" e "Mi fido di
te". Perché, a stare a quanto emerge dai sondaggi, nel confronto con
"il maggior esponente del partito a noi avverso", il gradimento e il
giudizio di credibilità riscossi da Veltroni sono in
costante e strabiliante ascesa. Se, al momento della sua nascita, la fiducia
nutrita dagli elettori nei confronti del Pd veniva stimata di 12-15 punti sotto
quella riconosciuta al Pdl, oggi più di un istituto demoscopico afferma che
quel distacco si è ridotto a qualcosa che starebbe tra il 6,5 ed il 5 per
cento....E allora forza, ragazzi: da oggi, mettiamocela tutta, e
"divertiamoci" come pazzi!!! SISSIMARINA Alitalia, avanti miei
...Prodi L'unica vera cordata che sta emergendo con stupore, per salvare
Alitalia, sembra essere l'asse Berlusconi-Bertinotti,
i due candidati premier anziani. Complimenti ragazzi, se va avanti così il Pd
rischia veramente di vincerle queste elezioni. E poi Silvio sembra veramente
"sull'orlo di una crisi di nervi", convinto come era che non c'era
bisogno di fare campagna elettorale perché aveva già vinto due mesi fa. Si
ritrova invece con i sondaggi avversi, non riesce più a stupire e a far sognare
una parte di italiani e non è neppure più in grado di presentarsi in Tv, se non
per fare l'Orlando furioso. ...Avanti miei Prodi FROSSI2006
(www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A DUE SETTIMANE DAL
VOTO Berlusconi non molla con la scusa della par
condicio ma si tenta ancora Perché Walter vuole il duello Martedì sera il primo
confronto ravvicinato: due tribune elettorali (separate) in concomitanza con la
partita Roma-Manchester. Il leader del Pd vede nel match tv lo strumento
migliore per convincere il 30% che non ha ancora deciso. Berlusconi
si nega: "È vietato dalla legge". Ma Gentiloni lo smentisce ancora.
MARIO LAVIA Ci si mette pure Roma-Manchester. Tutto esaurito all'Olimpico,
probabile altissima audience televisiva, come si conviene per un big match
calcistico. Che c'entra? C'entra. Il fatto è che la partita di calcio verrà
trasmessa su Rai Uno martedì sera alle 20,30, mentre Rai
Due manderà la tribuna elettorale di Silvio Berlusconi alle 21
e quella di Walter Veltroni alle 21,50. Nessuno dei due è romanista ma, amando entrambi il
calcio quanto la politica, malediranno la coincidenza delle loro tribune tv con
la Champions. C'è poco da fare, così ha voluto il sorteggio della commissione
di vigilanza, prima tocca al Cavaliere, poi al leader del Pd. Altro che
faccia a faccia, al massimo i due si incroceranno quando il primo lascerà lo
studio di Saxa Rubra e il secondo vi entrerà, "buonasera",
"buonasera", tutto qui. Sarà comunque il primo confronto ravvicinato,
separato da un break pubblicitario, stessa formula, stessa durata, stessi
giornalisti (Riotta, Mazza, Sorgi e Folli), probabilmente lo stesso pubblico,
decimale in più decimale in meno. Ma Veltroni vuole
altro. Il duello tv. La strada migliore per parlare a chi non ha ancora scelto
da che parte stare, il format giusto per conquistare quei consensi che nessun
pullman, nessuna piazza, e nemmeno nessuna apparizione televisiva "in
solitaria" può portare. Il candidato premier peraltro sa benissimo che Berlusconi in tv è un avversario duro, uno che avrebbe in
serbo qualche sorpresina (Prodi se la ricorderà per sempre quell'
"aboliremo l'Ici, avete capito bene" di due anni fa): e però è
consapevole di avere più argomenti oltre che le physique du role. A pochi metri
dal traguardo, il leader dem "sente" di potercela fare. Ha chiesto ai
suoi di portargli i dati degli ultimi sondaggi ufficiali di due anni fa: ha
visto che il distacco di Prodi su Berlusconi era più
ampio di quello che oggi i sondaggi assegnano al cavaliere su di lui. Si può
fare. Walter ci punta, sul match tv, ma ci spera sempre meno. Berlusconi a meno di svolte improvvise, come un pulzella dei
romanzi d'appendice non si concederà. A meno che... A meno che, il Cavaliere
non capisca che opporre ulteriori dinieghi può apparire controproducente agli
occhi dell'opinione pubblica "sua", può sembrare un atteggiamento di
paura e quindi di resa senza combattere: non sarebbe da lui. L'appello di Bossi
ad accettare il faccia a faccia televisivo è stato interpretato al loft
esattamente in questo senso: attento Silvio, del voto non v'è certezza, devi
scontrarti a mani nude contro il tuo avversario. Ma lui non se ne dà per
inteso: "Veltroni sarebbe estremamente agevole
metterlo sotto " e comunque "è un confronto impossibile perché
vietato dalla legge". Prontamente smentito da Paolo Gentiloni: "Non
c'è ovviamente alcun divieto nei programmi giornalistici. Continuano infatti a
svolgersi decine di confronti tra leaders politici inclusi i candidati premier.
Possibile che il divieto riguardi solo Berlusconi?
". "Certo non ce lo possiamo portare col guinzaglio", dicono i
collaboratori del leader Pd. Il quale ribadisce ma senza forzare: "Non è
un problema di campagna elettorale, ma di concezione della democrazia. È un
dovere, in campagna elettorale, mettere i cittadini in condizione di poter
valutare le diverse posizioni". Di certo, appare impensabile che il
Cavaliere non sappia quello che sa Veltroni, e cioè
che la massa degli indecisi, dopo una fase di relativa diminuzione, è ripresa a
crescere, mantenendosi sul livello altissimo del 30 per cento, cosa che lascia
presupporre che le persone che sceglieranno come votare solo all'ultimo momento
saranno tantissime. Tutte molto influenzabili dalle performance televisive,
specie se "dirette". Veltroni continuerà a
picchiare su questo tasto, nell'ambito di una guerra psicologica che punta a
mettere il Cavaliere nel cono d'ombra di chi comincia ad avere paura.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL PD VISTO DAGLI
ALTRI/1 Denis MacShane, ex ministro per l'Europa di Blair: "Sarete un
modello per la sinistra continentale" "Il vostro Pd? Il New Labour
del XXI secolo" DANIELE CASTELLANI PERELLI Ammette che la campagna
elettorale italiana non appassiona i britannici quanto l'epico scontro tra
Hillary e Obama, soprattutto a causa di Berlusconi:
"Fa impressione che sia ancora lì. Pensavamo tutti che si fosse ritirato,
e ritrovarcelo ancora è come riportare indietro gli orologi ai tempi di Chirac
e Aznar". Ma Denis MacShane ? ministro per l'Europa di Tony Blair dal 2002
al 2005, oggi deputato laburista e editorialista del Guardian ? ci tiene a
sottolineare che l'avventura di Veltroni invece lo
entusiasma eccome e che il Partito democratico, soprattutto se riuscisse a
strappare la vittoria al centrodestra, diventerebbe un modello per il
centrosinistra europeo. Due anni fa lei ha calorosamente lodato il Pd in un
saggio apparso sul sito Opendemocracy. Pensa ancora che rappresenti "un
punto di svolta per i progressisti europei "? Se il Pd vincerà, come
spero, allora rappresenterà davvero una rottura per il centrosinistra europeo.
Sia in Germania sia in Francia, la sinistra si sta guardando intorno in cerca
di ispirazione, e le nuove idee che produrrebbe un Pd di governo potrebbero
dare il via a una nuova era politica. Ma se vince Berlusconi, il famoso detto del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa si
trasformerebbe in "nulla può cambiare e tutto peggiora invece di
cambiare". Il Wall Street Journal ha attaccato Berlusconi su
Alitalia e sembra apprezzare le idee di Veltroni.
Come spiega questa sorta di "endorsement" da parte di un giornale
conservatore? Il punto è che la stampa finanziaria internazionale, come il Wsj
e l'Economist, è sempre stata molto critica verso i modi occulti con cui Mr B.
tratta le questioni finanziarie. Il Wsj vuole che i politici facciano i
politici, che gli imprenditori facciano gli imprenditori, e che le due
categorie non si mischino. Il Pd è ormai un partito liberale, favorevole al
libero mercato come il New Labour di Blair. Ma non è troppo tardi? Molti
partiti di centrosinistra, come la Spd e il Labour di Brown, non stanno
svoltando un po' a sinistra? In Francia e in Germania c'è un grande dibattito
sull'eventualità che il Ps o la Spd si spostino decisamente più a sinistra. Ma
ogni volta che la Spd flirta con la sinistra nazionalista, protezionista,
isolazionista e antieuropea cala nei sondaggi. Gli elettori di sinistra si
sentono sempre più insicuri, e vedono in crisi il modello capitalista. Ma la
sinistra radicale offre false soluzioni, mentre la sinistra riformista non si
sta ancora ponendo le domande giuste. Il Pd ha fatto bene quindi a non allearsi
con la sinistra radicale? Certo. La sinistra radicale promette il paradiso, ma
un governo moderno deve fare i conti con la realtà terrena. Tutti i grandi
partiti riformatori di centrosinistra che siano stati al governo in Europa,
dalla Spd di Willy Brandt al Psoe di Felipe González fino ai socialisti di Olaf
Palme, hanno rinunciato all'alleanza con la sinistra dura e pura, che agisce
come un cancro sulla politica socialdemocratica e progressista. Che tipo di
relazione dovrebbe avere il centrosinistra con i sindacati? I sindacati devono
reinventarsi. Il drammatico calo degli iscritti e la crisi della loro
rappresentatività in Europa e nel mondo sono un grande problema, in una società
in cui i lavoratori sono sempre più sfruttati e non hanno nessuno che difenda i
loro interessi. Il modello del sindacato del 20esimo secolo non va più bene per
il nuovo mondo del lavoro. Tutto ciò rappresenta per la sinistra una grande
questione, vista la loro storica alleanza con i sindacati, che però oggi sono
troppo deboli per partecipare al dibattito. Cosa può imparare il Pd
dall'esperienza del New Labour? Il New Labour sta affrontando oggi una crisi
perché dopo undici anni di successi al governo gli elettori vogliono facce
nuove. Il New Labour degli anni novanta sosteneva un'economia forte per ricostruire
un tessuto sociale distrutto dagli anni della Thatcher. Sono in troppi a
sinistra a concentrarsi sulle questioni culturali e sociali e a sottrarsi al
confronto con il mondo reale. La sinistra deve costruire un'alleanza con le
forze economiche della nazione. Deve rappresentare chi ha ambizioni e
aspirazioni oltre a sviluppare programmi che aiutino i poveri. Il progetto del
New Labour girava anche intorno all'identità nazionale britannica e a un'idea
di nazione di successo. Sosteneva le differenti comunità etniche e razziali, ma
era anche orgoglioso dell'identità nazionale britannica. Cosa succede se vince Berlusconi? L'Europa rispetterà ovviamente il voto degli
italiani, ma nella nuova Europa del trattato di Lisbona penso che Sarkozy e
Merkel trovino più facile lavorare con leader progressisti come Brown o
Zapatero. La sorprende che Veltroni abbia un po' preso
le distanze, in campagna elettorale, dall'esperienza del governo Prodi? Sono
rimasto sorpreso quando Prodi è tornato a fare politica attiva in Italia dopo
la presidenza della Commissione europea. È stato un errore. Avrebbe dovuto
lasciare spazio a una nuova generazione di leader. Prodi è stato uno dei più
grandi politici della recente storia europea, ma la sinistra ha bisogno di
rinnovarsi. Come valuta l'ipotesi di una grande coalizione? Il Pd rischierebbe
di perdere consensi a sinistra, come sta succedendo in Germania alla Spd? Penso
sia sempre meglio stare al governo che all'opposizione. Willy Brandt ha
impiegato con successo il suo tempo negli anni sessanta, quando con la Grande
coalizione ha dimostrato che la Spd era capace di governare bene e di educare i
propri elettori alla realtà del potere. Dobbiamo accettare il fatto che la
destra e la sinistra protezionista e populista attireranno sostenitori sedotti
da slogan facili e promesse disoneste. La sinistra democratica deve rimanere
profondamente e chiaramente europeista. In Francia i socialisti hanno perso a
causa della campagna anti-europea condotta nel 2005 da Laurent Fabius e Arnoud
Montbourgh. Il Pd non deve fare lo stesso errore, deve essere risolutamente
europeista. Anche se Berlusconi facesse bene, vedremmo
solo una riedizione dell'Italia dei primi anni di questo millennio. Il vostro
paese merita di più, e il Pd rimane la migliore speranza per il presente e per
il futuro.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
TELEVISIONE
IL CAVALIERE BLOCCA DI NUOVO LA PRESENZA DEL LEADER DEL PD SU RAITRE. I DUELLI
IN TV TRA I DUE BIG SARANNO SOLO A DISTANZA Solo due "quasi
confronti", su Rai e Mediaset: il primo e l'undici aprile FRANCESCO LO
SARDO Berlusconi non molla, anzi fa ancora più muro.
Dopo aver fatto saltare la puntata di oggi di In mezz'ora con Veltroni ospite di Lucia Annunziata, il Cavaliere s'è
chiamato fuori anche dalla puntata speciale di Ballarò prevista per domenica 6
aprile. Con il suo ultimo no Berlusconi ha così
impedito la presenza del leader del Pd, che aveva dato la sua disponibilità a
partecipare alla serata organizzata da Floris in un altro programma cult di
Raitre. Il rifiuto di Berlusconi al confronto
televisivo con il suo avversario democratico sta terremotando palinsesti e
programmazioni tv, costringendo soprattutto il servizio pubblico Rai a fare i
conti con i contraccolpi organizzativi delle fughe del Cavaliere: oggi a In
mezz'ora anziché Veltroni ci sarà Eugenio Scalfari,
fondatore di Repubblica e sorta di teorico ante litteram di un Pd italiano.
Ieri intanto Enrico Mentana, smontando le illazioni che erano circolate nelle
ultime ventiquattr'ore, ha smentito di essere riuscito nel miracolo
dell'organizzazione del supermatch nella puntata di Matrix di venerdì 11
aprile, l'ultima giornata di campagna elettorale. L'ex direttore del Tg5,
naturalmente, incrocia ancora le dita. Ma sa bene che un ripensamento di Berlusconi è un evento che si colloca ben oltre i confini della
realtà. Resta il fatto che per ora quel che più assomiglia a un duello tra i
due big, ancorché a distanza, resta il suo programma in onda in seconda serata
su Canale5. "Si tratterà di due mie interviste separate e distinte, una a Berlusconi, l'altra a Veltroni, della durata di circa
quaranta minuti ciascuna", spiega Mentana. Erano circolate voci di un
possibile montaggio delle interviste di Berlusconi e Veltroni in parallelo, secondo una modalità sperimentata con successo
dalle Iene: una eventualità, questa, smentita decisamente. Le interviste
saranno registrate ma in nessun modo tagliate e alterate in fase di montaggio,
assicurano a Matrix. Altre due coppie di doppie interviste (Bertinotti-Boselli
e Casini-Santanchè) andranno in onda nelle precedenti puntate di Matrix di
martedì 8 e mercoledì 9 aprile. Nello staff di Berlusconi
c'è solo un dubbio al momento: il Cavaliere rischia di oscurarsi da solo
essendo stato invitato per una intervista su Raitre proprio nella seconda
serata di venerdì 11, all'indomani di un'analoga intervista di Veltroni alla stessa ora sulla stessa rete. Le ipotesi sono
due: invertire le rispettive presenze alle interviste, con un improbabile
gentlemen agreement con Veltroni o, più
realisticamente, passare la mano a Fini. In calendario, per la verità, c'è
anche un altro duello a distanza, assai simile a quello organizzato da Mentana.
È quello che andrà in onda martedì primo aprile su Raidue con una doppia
intervista a Berlusconi e a Veltroni,
in onda rispettivamente alle 21 e alle 21 e 50 nell'ambito delle conferenze
stampa organizzate dai servizi parlamentari della Rai: la differenza è che la
serata di venerdì chez Mentana è stata "pensata" in quanto tale,
quella su Raidue è invece frutto della assoluta casualità di un sorteggio che
ha fatto sì che per il turno del primo aprile, tra i ben quindici aspiranti
premier da inserire nel ciclo delle tribune, fossero estratti i nomi di Silvio
e Walter. In questo contesto, con buona pace di Umberto Bossi che ha invitato Berlusconi a sottoporsi al confronto con Veltroni
"per convincere gli indecisi", utilizzando anche lo spazio messo a
disposizione "dal buon vespone", all'anfitrione di Porta a Porta non
resterà che la possibilità di ospitare in solitaria i due leader del Pd e del
Pdl, in due distinte puntate e in serate: mercoledì 9 toccherà a Veltroni, giovedì
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
STEFANO MENICHINI
Non è né azzardo né propaganda scrivere oggi, a quindici giorni dal voto, che
Silvio Berlusconi ha già perso le elezioni. Perché ce
lo dicono tutti i segnali politici, gli ultimi sondaggi, i bachi della legge
elettorale, gli umori del paese e perfino gli umori dello stesso leader della
destra. Esattamente come è capitato a Romano Prodi due anni fa, Berlusconi rischia di perdere le elezioni nel rush finale, e
comunque (proprio come Prodi) arriva con quest'ultimo voto alla fine della sua
parabola da uomo politico. C'è una verità intrinseca nell'argomento polemico di
Veltroni sull'anagrafe, che per essere colta va però
spiegata e completata: la presenza di Berlusconi sulla
scena italiana di questi quindici anni ha avuto effettiv a m e n t e qualcosa
di magico, di speciale, di ineguagliabile. Se nel 2008 esiste un popolo di
centrodestra di oltre quindici milioni di persone che ancora vuole votare
compatto per Berlusconi premier, nonostante tutte le
prove offerte e le delusioni patite, vuol dire che un miracolo il Cavaliere
l'ha compiuto veramente: ha dato vita a un attore collettivo proponendogli con
successo una profonda immedesimazione nel leader. Nella forza del rapporto
personale con Berlusconi e di questo reiterato e per
certi aspetti irrazionale affidamento, ci sono anche il limite e la fine di
questa avventura storica. Non avremo una sesta replica del candidato Berlusconi, già lo sappiamo, come sappiamo che la prossima
legislatura sarà molto breve. Dunque il Pdl come lo osserviamo oggi è alla sua
ultima rappresentazione: è durato un'ora di più dell'Ulivo prodiano, ma lo
seguirà presto in archivio. Senza aver cambiato in meglio l'Italia di un'oncia,
il che segna il suo vero grave fallimento. Il ciclo berlusconiano non ha
migliorato l'Italia, in compenso ha alla fine obbligato (a forza di testate
contro il muro) il centrosinistra italiano a migliorare molto se stesso. Dopo
aver consumato tutti gli argomenti della demonizzazione dell'avversario, il
Partito democratico che troviamo in questa campagna elettorale è finalmente una
proposta matura di governo del paese. Una forza libera dall'ossessione di
mettere insieme qualsiasi contraddizione pur di piegare il nemico. Un partito
consapevole dei tanti errori commessi in passato da sinistra nell'analisi della
società e quindi pronto a maneggiare senza tabù né esitazioni temi come la
sicurezza, il successo delle imprese, la flessibilità del lavoro, le
responsabilità internazionali del paese. Un partito, infine, destinato a
restare in piedi e al centro della scena comunque vadano le cose il 13 e 14
aprile. Se dunque diciamo oggi che il Pd, esattamente al contrario di Berlusconi, "ha già vinto", non è per
autoconsolazione né per una questione di asticelle da superare. Certo che sotto
una certa soglia non si può scendere (e il Pd non scenderà), ma la cosa più
importante è che si sta fondando in giro per l'Italia un soggetto politico che
non avrà rivali alla sua altezza per tutta la prossima stagione. Non è che non
ne vediamo, anche qui, i limiti. Essi risiedono tutti nella eccezionalità della
situazione, che ha proiettato sul proscenio il protagonista più adatto ? Walter
Veltroni, come Europa scriveva ormai tre anni fa ?
senza che intorno a lui fosse neanche nato un organismo collettivo pronto ad
accompagnarlo. Se c'è una forte personalizzazione in questa campagna elettorale
del Pd, in parte è un'altra tarda vittoria di Berlusconi, in parte è la dimensione che Veltroni sa
praticare meglio, ma in parte è anche l'effetto inevitabile di questa
immaturità del Pd. Attenzione però, perché personalizzazione non vuol dire
solitudine. Tutto si può dire di Veltroni (anche
che ha commesso alcuni errori, a partire dalle liste dei candidati e poi forse
nel timing delle proposte programmatiche), tranne che giri per l'Italia
"da solo", visto che è casomai accompagnato da folle che il
centrosinistra non incontrava più da decenni. Italiani che si muovono sapendo
molto bene che cosa Veltroni va dicendo su sicurezza,
lavoro, tasse, insomma sulla discontinuità che il Pd ha voluto segnare col
passato anche recente. La giornata di oggi, il Democratic Day, ne sarà una
conferma crediamo clamorosa. Come già per le primarie del 14 ottobre, questa
domanda popolare è il patrimonio inestimabile che dovrà essere conservato e
valorizzato. Potrebbe spingere già alla vittoria fra quindici giorni, ed è
possibile, oppure non essere ancora sufficiente. Ma senza dubbio è l'unico
fenomeno veramente nuovo che si muova in Italia intorno alla politica. Anche
per questo Berlusconi ha già perso: perché finalmente
il nuovo non è più roba sua.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL PD VISTO DAGLI
ALTRI/2 INTERVISTA A GEOFF ANDREWS, POLITOLOGO DELLA OPEN UNIVERSITY E
AUTORE DI "NOT A NORMAL COUNTRY: ITALY AFTER BERLUSCONI" "Veltroni è un vero modernizzatore, ma la sua è una
rivoluzione dall'alto" LAZZARO PIETRAGNOLI Londra Vista dalla Gran
Bretagna, la situazione politica italiana resta poco chiara, anche per chi di
professione si occupa di studiarla e di spiegarla a un pubblico più vasto:
"Troppi partiti, divisioni interne, compromessi, poca differenza nei
programmi delle coalizioni " elenca Geoff Andrews, docente di politica
alla Open University ed esperto di questioni italiane, che nel 2006 con Not a
normal Country: Italy after Berlusconi (Un paese
anormale, Effepi Libri) analizzò i mutamenti sociali e culturali dell'Italia
contemporanea. "Per un cittadino europeo è difficile capire le differenze
sostanziali che ci sono tra partiti, coalizioni, programmi. Lo sforzo di
muoversi verso un sistema bipolare in Italia è ancora in una fase confusa:
certo, il Partito democratico ha fatto un passo avanti, con la creazione di un
unico partito del centrosinistra, mentre dall'altra parte c'è ancora una
accozzaglia di coalizione, con la Lega, i postfascisti, i veri fascisti? Ma mi
pare che la competizione ormai sia più tra due leader che non tra due
partiti". E qui si vedono le differenze? La differenza è colossale: da un
lato c'è un venditore, dall'altro un uomo di stato. Veltroni,
nonostante sia un politico di lungo corso, è sempre stato un modernizzatore
della politica: cita Kennedy, Obama, Zapatero e si rifà alla migliore
tradizione della sinistra europea. Per quanto il Pd sia stata una rivoluzione
dall'alto, che non ha realmente coinvolto movimenti e altre forme organizzate
diverse da Ds e Margherita, Veltroni ha comunque
cercato di portare nel partito prima, e nelle liste ora, facce nuove e
esponenti della società civile. La sua decisione di rompere con la sinistra e
di allearsi con Di Pietro, inoltre, è una scelta coerente con la sua
impostazione politica, che dà al Pd un chiaro profilo di impegno sui temi della
riforma della politica e della legalità. Vedo ancora incertezze e difficoltà
sul piano delle politiche economiche, ma una chiara agenda programmatica di
riforme istituzionali e di sistema è la condizione necessaria per risolvere anche
i problemi economici: per modernizzare l'economia italiana, infatti, serve un
cambiamento radicale delle politiche e delle pratiche sociali. Crede che si
stiano preparando le condizioni perché succeda anche in Italia quello che è
successo in Gran Bretagna con il New Labour? Veltroni
è stato un precursore della Terza via, un convinto sostenitore della riforma
della sinistra molto prima di Tony Blair, ma la situazione italiana oggi è
molto diversa da quella inglese di quindici anni fa. Le trade union inglesi
negli anni '90 erano meno forti e radicate dei sindacati italiani di oggi, e
non fu comunque facile per Blair imporre sulle loro rivendicazioni le priorità
politiche riformiste. Per Veltroni sarà molto
difficile portare avanti la propria agenda riformista e vincere le resistenze
del mondo sindacale. Inoltre le culture della sinistra e del centrosinistra
italiano sono molto più diversificate e radicate nel paese di quanto non fosse
l'ideologia del Labour: per modernizzare davvero il partito Walter deve tenere
insieme e riformare differenti identità e situazioni. Egli comunque è più
sofisticato di quanto non fosse Blair, e anche capace di maggiori mediazioni:
deve mettere in campo tutte queste sue abilità approfittando anche della nuova
generazione, delle donne, dei movimenti. Ma al tempo stesso è chiaro che anche
l'eredità di Blair oggi non è più così limpida, e che l'Italia arriva a questo
appuntamento con dieci anni di ritardo: non è possibile quindi prendere
semplicemente idee che hanno funzionato in altre parti di Europa e del mondo
nel decennio scorso e applicarle qui ora. Bisogna ripensare complessivamente la
sinistra europea: dalla sua esperienza di sindaco Veltroni
ha sviluppato un grande rispetto per la diversità, un genuino interesse per gli
scambi culturali, la capacità di capire il mondo globale. Sono caratteristiche
importanti che lo possono aiutare in questa operazione. Come due anni fa, lei è
stato in Italia per seguire dal vivo la campagna elettorale: che ne pensa? Mi
sembra meno attiva del passato: ci vedo una sorta di deriva americana, con siti
web, magliette, gadget, ma meno entusiasmo, meno partecipazione. E grande
attesa per gli scontri televisivi. All'inizio c'era anche
molto fair play da parte dei due candidati premier, con Veltroni che si era impegnato a non attaccare Berlusconi. Ora la
temperatura politica è un po' più calda, si comincia a vedere qualche scontro.
In questo Veltroni è avvantaggiato, perché è capace di rimanere calmo anche di
fronte agli attacchi di Berlusconi.
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Replica di Walter a
D'Alema sullo slogan "È buono, è stato apprezzato da tutti"
[FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA Eccolo il Veltrusconi, assemblato con la parte
destra del volto di Walter e la sinistra di Silvio: campeggia sulla copertina
del settimanale "Newsweek". Appena arrivato in edicola, è sembrato
"mostruoso" anche a Veltroni, e ha animato
un dibattito. Il settimanale americano affianca le interviste ai due leader. E
quando la giornalista Barbie Nadau, che ha intervistato Veltroni
pochi giorni fa nel rollio del pulmann, chiede se in caso di testa-a-testa col Pdl al Senato sarebbe possibile dividere il potere con Berlusconi, Veltroni risponde che "lo avevo già proposto alla caduta di Prodi,
al fine di fare insieme la riforma della legge elettorale, Berlusconi si rifiutò, e ne porta la responsabilità". Si ripresentasse
la possibilità, "probabilmente la prenderei in considerazione".
Per parte sua, nell'incontro col giornalista Jacopo Barigazzi, a una domanda
più netta sulla condivisione del governo, Berlusconi
risponde "se avrò una larga maggioranza, e in entrambe le Camere, sarò in
condizione di governare". Ma il settimanale, nel pezzo di cornice alle
intervista, chiosa "ecco i due leader che, insieme al governo, potrebbero
affrontare i gravi problemi dell'Italia". Apriti cielo. Veltroni
è costretto a ribadire che "io parlavo di intese per la riforma della
legge elettorale, governerà chi ha un solo voto in più, nessun inciucio, niente
larghe intese", e lo stesso per Berlusconi fa
sapere il portavoce Paolo Bonaiuti. Jo LaPalombara, politologo americano,
sfoglia "Newsweek" e ne deduce che "siamo al non-sense: bisogna
proprio non sapere nulla della cultura politica e del sistema italiano per fare
una cover così sul Veltrusconi". Anche Pier Ferdinando Casini è saltato
sulla sedia, con ironia: "Il mostro Veltrusconi è una mia invenzione, sono
stato io il primo a puntare il dito". Su "Newsweek", comunque, Berlusconi dà a Veltroni del
"gran chiacchierone", "un affabulatore ma lo show che sta
mettendo in scena è finito"; e si dice sicuro di vincere "perché gli
italiani hanno capito che ci sono due sinistre ed entrambe significano 67 nuove
tasse, meno sicurezza, e rifiuti per strada". Gli italiani, e come la
pensa il Cavaliere è noto, "mi conoscono per quello che ho fatto in cinque
anni di governo". Veltroni coglie l'occasione per
lanciare due messaggi. Entrambi per Massimo D'Alema, vero destinatario del
"resterò segretario del Pd anche se perdiamo": Veltroni
è al corrente delle voci dalemiane secondo le quali in caso di sconfitta, il
giorno dopo gliene verrà chiesto conto, e precisa che per disarcionarlo
"bisognerà rifare le primarie". D'Alema poi aveva comunicato in una
cena elettorale a Napoli di non aver gradito lo slogan troppo poco assertivo
"Si può fare" ("Sarebbe stato meglio sì, possiamo"). No,
replica Veltroni, "lo slogan è buono ed è stato
apprezzato da tutti". Soprattutto, "sta andando benissimo, possiamo
farcela anche in Senato". A dargli una mano anche Eugenio Scalfari, che
ospite ieri a "In mezz'ora" di Lucia Annunziata ha parlato di dati
riservatissimi in base ai quali "gli indecisi voteranno per il Pd",
aprendo il vaso di Pandora dell'anti-berlusconismo concreto, subito raccolto da
Veltroni. Che ieri ha chiamato per nome il suo
avversario, ha detto "servono persone serie, che non fanno le corna ai
vertici Ue", l'ha accusato di "irresponsabilità sull'Alitalia",
di "non aver fatto niente per la compagnia di bandiera in cinque anni di
governo", e di essere "infastidito dalla sua doppiezza, mentre
parlavamo di riforme elettorali mi faceva i complimenti, oggi mi
aggredisce". Soprattutto, "io farò un governo nuovo, Berlusconi lo stesso del '94". Oggi infine Franco
Bassanini presenterà la sua legge-deregulation che d'un sol colpo ne cancella
5000, "è una legge delega di dieci pagine, che ha lo scopo anzitutto di
snellire le procedure burocratiche per le piccole e medie imprese".
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
GLI IMPRENDITORI IL
DOPO ELEZIONI Intervista Pierluigi Bersani "Caro Walter, è ora di cambiare
passo" "Adesso ci stimano perché non abbiamo più i Pecoraro e
Bertinotti" "Chi vince ha sempre ragione, ma non sempre chi perde ha
torto" FABIO MARTINI ROMA Pierluigi Bersani lo dice con il lessico posato
del vecchio Pci, ma lo dice: "Dobbiamo ammettere che fatichiamo ad
arrivare a una certa fascia di elettorato e per questo dobbiamo essere capaci di
dare un colpo di reni, dicendo con chiarezza: cari elettori del centro-destra
incerti, cari imprenditori che stavolta riconoscete quanto siamo stati seri,
bene, anche se non siete del tutto convinti, cavolo, aiutateci, scommettete su
di noi, siamo l'unica novità in campo. Noi abbiamo rischiato, rischiate anche
voi. Altrimenti torniamo tutti nella palude". Ministro, vuol dire che gli
elettori incerti e moderati andrebbero corteggiati più esplicitamente?
"Sì, se vogliamo i loro voti, bisogna dirglielo. Non bisogna che lo
sappiano per sentito dire". Dice questo perché anche lei avverte, per il
Pd, lo stallo segnalato dai sondaggi? "No, girando, percepisco un'aria
buona. Più che dei sondaggi, mi fido del mio orecchio a terra e dico che questa
storia dello stop del nostro messaggio non è vera. Per via carsica continua a
passare. Penso che se riusciamo a collocarci al fotofinish, a quel punto
vinciamo noi, perché al fotofinish chi rimonta vince. Abbiamo davanti una
possibilità, dobbiamo saperla afferrare". Sì, ma gli ultimi sondaggi
pubblicabili non evocavano un fotofinish, raccontavano di una volata solitaria
di Berlusconi... "Quel che dobbiamo saper fare
ora è metterci due occhiali. Quelli nostri, ma anche quelli di un'area
piuttosto vasta perimetrata così: ci sono quelli che hanno deciso di non
votare, gli indecisi e c'è un pezzo di elettorato di centrodestra che
percepisce la caduta della spinta propulsiva di Berlusconi.
Tutta quest'area sta assistendo ad una campagna elettorale che a noi pare
brillante e vivace, ma a loro è un pochino estranea". Perché estranea?
"Loro guardano la tv. Un giorno vedono Alitalia, un giorno c'è la
mozzarella, un giorno la polemica televisiva, un altro giorno c'è chi dice
"di più" sulle pensioni. Ma alla fine il baricentro, il cuore,
l'oggetto di questa accidenti di campagna elettorale ancora non gli è arrivato.
Fin qui Walter ha fatto bene e perciò siamo nelle condizioni di andare al
fotofinish. Ma come sempre alla fine delle campagne elettorali, dobbiamo
battere su uno o due chiodi". E quale è il chiodo capace di incrinare il
muro? "Noi dobbiamo far capire ancora meglio che il Pd è la reazione e la
risposta a istituzioni che non decidono, a una politica sputtanata, a riforme
che non si fanno perché venti partiti non accettano di morire. Noi questo
rischio ce lo siamo preso. Per dire: ancora oggi non sappiamo se entriamo
nell'Internazionale socialista...". Finora, grazie a Veltroni, è passato il messaggio che siete soli, liberi, pacificatori. Ma
non che siete nuovi: un guaio per il voto "profondo"? "Facendo
il Pd noi avevamo un'unica certezza: che da due poltrone ne veniva fuori una,
dopodiché abbiamo accettato scissioni, strappi, ma ora dobbiamo saper
raffigurare plasticamente il giorno dopo le elezioni. Capisco che Berlusconi possa piacere, ma deve diventare più chiaro a
tutti che se vince lui, la ruota gira indietro, si torna al già visto".
Chi, come lei, ha incontrato in questi giorni gli imprenditori del Nord ne ha
ricavato l'impressione che ci vorrà tempo per dissipare il muro di diffidenza
di questi ultimi anni. E' così? "La situazione è cambiata. Agli
imprenditori del Nord-Est che ora ci stimano perché non ci sono più Bertinotti
e Pecoraro Scanio, dico: oh, ragazzi, ma se ci stimate dovete darci un aiutino,
perché altrimenti il cambio di sistema ve lo sognate. Per quel che sento in
giro, bazzicando in casa altrui, il punto è questo: chi vota di là, sente che
non c'è più spinta propulsiva. E invece se vinciamo noi, governa un solo gruppo
parlamentare, in sei mesi ci saranno in Italia soltanto quattro partiti e
finalmente si faranno le riforme istituzionali e quella elettorale. Noi
possiamo essere la palla di neve che provoca la valanga". Lei che ha il
profilo per succedere a Veltroni in caso di
(improbabile) débâcle del Pd, come Goffredo Bettini pensa che sotto il 35% il
leader dovrebbe lasciare? "Noi abbiamo fatto un partito per il nuovo
secolo, che è alla sua prima prova. Bisogna vincere, ma non affiderei ai numeri
derivate politiche. Abbiamo un secolo davanti! Veltroni
sta facendo bene e quel che abbiamo già fatto è molto. Non vedo ultime spiagge.
Nella storia chi vince ha sempre ragione, ma chi perde non sempre ha
torto".
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cipali contendenti:
in quello di Berlusconi era assente, in quello di
Prodi era presente con un capitoletto collocato al penultimo posto, prima dello
sport. Nell'associazione Cidac (che riunisce le città italiane d'arte e
cultura) dicemmo: "Però, niente male per un paese che è noto in tutto il
mondo soprattutto per il suo patrimonio culturale!". Allora prendemmo
carta e penna e invitammo le parti politiche a cercare di fare uno sforzo
mentale per capire che l'economia del nostro paese ha una sola possibilità di
tornare a essere competitiva e questa consiste non già nella produzione di
massa a basso costo bensì in quella di qualità, profittando anche dei nuovi
mercati che si sono creati proprio in quelle stesse aree geografiche. Ma da
dove deriva la capacità degli italiani di produrre qualità? Chi vive nel
paesaggio che era il più bello del mondo e che forse potrebbe tornare a
esserlo, nuotando fin dalla prima infanzia nel 60% dei beni culturali prodotti
dall'intera umanità, ha nel suo imprinting la bellezza e il buon gusto. Quindi
abbiamo chiesto alla politica di sdoganare la cultura dalla sua collocazione di
pura voce di spesa da tagliare a ogni stormire di crisi. Dobbiamo considerarla
- dicemmo, l'unico vero punto di forza del nostro paese. In molti consigli
comunali italiani, compreso quello di Torino, un documento contenente questi
concetti è stato portato alla discussione e approvato quasi ovunque
all'unanimità. Che cosa sta succedendo durante la campagna elettorale in corso?
Come niente si fosse detto in passato, i due programmi fino a pochi giorni fa
avevano praticamente ignorato la cultura, con la stessa sfumatura di due anni
fa: l'uno del tutto, l'altro quasi. Poi Alain Elkann è uscito allo scoperto con
un documento scritto nel suo consueto linguaggio bello e semplice e tutti i media
gli hanno fatto eco. Così finalmente abbiamo sentito Berlusconi e Veltroni plaudire all'iniziativa. Non è un caso che la miccia sia stata
accesa da un personaggio come Elkann. Per sua stessa ammissione, è stata
soprattutto l'esperienza vissuta a Torino, nella veste di presidente della
Fondazione che gestisce e che sta per trasformare radicalmente il Museo Egizio
di Torino, a indurlo a rompere il silenzio sulla cultura, che di nuovo
stava gravando sulla campagna elettorale. Grazie a quell'esperienza ha potuto
non solo conoscere da vicino che cosa significa per un paese come il nostro
essere depositario di un patrimonio culturale immenso, al servizio di tutta
l'umanità, ma ha potuto verificare quanto la cultura possa servire alla
trasformazione di una città in pericolo di recessione in una città ammirata per
la sua voglia di riscatto e per la sua capacità di invertire di 180° l'immagine
dimessa e rinunciataria che le veniva attribuita da tanto tempo. Nell'appello
di Elkann c'è tutto il senso della rigenerazione di Torino e del Piemonte e
anche per questo ha avuto le risposte che abbiamo detto. Ora, che cosa
succederà dopo le elezioni? Ci si ricorderà di questi ragionamenti, di queste
condivisioni o si tornerà velocemente ad attribuire alla cultura il ruolo di
palla al piede? * assessore alla Cultura.
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Una bella domenica Pietro Spataro Questo è il bello della
democrazia, vedere giovani e anziani insieme in dodicimila piazze d'Italia
impegnati in un'impresa che fino a qualche settimana fa sembrava impossibile:
vincere le elezioni e battere la scombinata macchina di Berlusconi.
Ieri lo hanno fatto distribuendo volantini, parlando e spiegando agli indecisi
che la partita è tutta aperta e che non è detto che il 14 aprile il Cavaliere
canterà vittoria. Da Palermo a Bolzano l'Italia è stata per una giornata un
grande cantiere democratico. E in questo cantiere un posto in prima fila l'ha
avuto "l'Unità", tornata a grandi fasci sulle braccia dei militanti
per una grande diffusione che segna sicuramente una nuova fase della sua lunga
vita. Ha ragione Walter Veltroni quando dice che
""l'Unità" non ha mai mancato l'appuntamento con le svolte del
Paese". E il giornale che ieri era nelle mani di centinaia di migliaia di
persone è infatti un giornale nuovo, vivo e battagliero. Per questo apprezzato
e amato. Mancano ormai due settimane al 13 aprile. La bella domenica di ieri
dimostra che in questi quindici giorni si può fare molto per non lasciare
nemmeno la più piccola incertezza, nemmeno la minima tentazione di restarsene a
casa. La bella domenica di ieri dimostra anche un'altra cosa: che dell'Italia
esistono due versioni. Quella della paura, del passato e
dei fondali di cartapesta di Berlusconi e quella vera, fatta di
case e di persone e piena di speranza di Veltroni. Le
versioni sono due, ma l'Italia è una sola e non è divisa da alcun muro: è
quella del lavoro, dei diritti e della solidarietà che non trova da troppi anni
la strada del suo futuro. Il Pd ora ha un'arma in più: da ieri altre
centinaia di migliaia di volontari saranno la voce di questa "grande
città". Di tutti quelli che, come noi, sono stanchi di tenere la testa
ancora rivolta all'indietro. pspataro@unita.it.
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Veltroni prepara la volata: partita
aperta anche alla Camera di Maria Zegarelli / Roma Il gazebo del Pdl dall'altra
parte della strada conta tre persone. Quello del Pd pullula di gente fin dalle
prime ore del mattino. Davanti al motorino giallo parcheggiato sul marciapiede
di piazza Fiume c'è una piccola ma costante processione: Goffredo
Bettini, coordinatore nazionale del Pd risponde alle domande del popolo dei
democratici e annota mentalmente i suggerimenti. Risponde ai cronisti su grande
coalizione, conflitto d'interessi. Ma è di Democratic-Day che vuole parlare.
"Oggi è una giornata bellissima, molto importante. Negli ultimi 10 giorni
metteremo in campo un'arma che nessun altro ha: la mobilitazione di migliaia di
donne e uomini per il grande sorpasso". Un applauso annuncia che Walter Veltroni è arrivato. La piazza è piena zeppa di gente.
"Walter-Walter-Walter". Lui, il candidato premier delle mille piazze
e cento province, arriva con passo veloce. Abbraccia "Goffredino",
"come stai? Sta andando alla grande". Yes we can urla un signore.
"Sei un tipoooo" dice Marco che sventola l'Unità. Strette di mano,
baci. "Walter, sei stanco?". "No, non sono stanco, sarà
l'adrenalina". C'è chi vuole essere rassicurato: "Niente accordi con
il Berlusca', mi raccomando". "Tranquilli, non ci saranno grande
coalizione o inciuci. Governa chi vince. L'ho detto lo ripeto: la mia posizione
non è cambiata. Le riforme istituzionali, invece, si devono fare insieme, anche
se vinciamo noi", risponde smentendo quando riportato in un'intervista con
il settimanale "Newsweek". Ci sono la ministra Giovanna Melandri,
l'attrice Lunetta Savino, Erminia Manfredi, il numero due del Pd Dario
Franceschini, il candidato al Senato per il Lazio Ignazio Marino, la regista
Cristina Comencini. "Oggi il D-Day serve per dare l'ultima spinta, con lo
stesso spirito e la stessa novità del 14 ottobre" - dice Veltroni. E chi l'ha detto che soltanto al Senato il Pdl è
in bilico? "Speriamo innanzitutto che il Senato non sia in bilico.
Comunque, la mia opinione è che ogni giorno che passa cresce la possibilità che
il Senato non sia in bilico, perché ho l'impressione che c'è una crescente
convinzione nel paese sul fatto che si può veramente cambiare. Nonostante
quella legge elettorale folle, penso ci siano tutte le possibilità per avere un
successo del Pd sia alla Camera sia al Senato". Cappello bluette, paltò
grigio, ecco Oreste Lionello. "Bravo Walter, avanti così". Toni
pacati fino alla fine? "Sì, lo faccio nell'interesse del Paese, non si può
continuare come negli ultimi quindici anni, sempre ballando sull'orlo del
Titanic. Loro insultino, aggrediscano, noi continueremo a parlare al
Paese". Walter e della Campania che ci dici?, domanda un militante.
"In Campania faremo una grande innovazione. Ma la filiera delle
responsabilità è lunga" e il centrodestra è stato al governo per cinque
anni senza far nulla. Più tardi durante la lunga intervista a Sky Tg24 annuncia
che in caso di sconfitta elettorale guiderà il partito fino a quando non ci
saranno nuove primarie. "Ho preso l'impegno per fare un grande partito e
continuerò ad assolvere al vincolo assunto il 14 ottobre con 3,5 milioni di
elettori". Quanto al suo "principale avversario", cioè Silvio Berlusconi, mai citato direttamente, confessa di
"provare fastidio per la doppiezza di certi uomini politici. Prendiamo ad
esempio le riforme, quando parlava di me come se fossi Giolitti. Ora, invece,
in campagna elettorale dice di me tutto il peggio possibile". Altro stile,
quello di Walter, che non frequenta "quella parte di trash della
politica". L'Italia "ha bisogno di leadership di tipo europeo.
Servono persone serie e responsabili, non persone che fanno le corna nelle foto
con i capi di Stato". E non serve un governo fotocopia di quello del '94.
"I quattro nomi che si conoscono sono quelli quelli di Tremonti, Bossi,
Maroni e Calderoli. Io farò un governo del 2008". Inizia ad essere
convinto di potercela fare, "gli indecisi si stanno spostando verso il
Pd". E a Massimo D'Alema, che ha definito, "si può fare" uno
slogan "moscio". "È giusto che ognuno abbia le sue opinioni, ma
lo slogan ha funzionato, è entrato nel parlare corrente, ha un effetto
evocativo e tutti i pubblicitari hanno detto che è stata una grande
trovata".
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del QUI TOSCANA Grande folla a Firenze, Siena, Lucca... La strategia
della fiducia "Tutti insieme possiamo convincere gli indecisi..." di
Sonia Renzini / Firenze C'È CHI CHIEDE più sicurezza in città e chi più garanzie
per il futuro. Ma una cosa è certa: il popolo delle primarie ieri in Toscana è
tornato in massa a dire la sua. Non solo. C'erano anche tanti indecisi.
Giovani, soprattutto, che di politica hanno sempre parlato poco e solo per
dirne male. "Voglio sapere se è vero che se Veltroni
vince sarà ridotto il numero dei parlamentari - chiede una ragazza nel circolo
del centro storico a Lucca - perché se è così lo eleggo". Questo voto
almeno è sicuro, come è certo che l'appello del Pd alla mobilitazione qui non è
caduto nel vuoto: a Firenze la gente è accorsa nei gazebo sparsi per la città
fin dal primo mattino. Hanno preso volantini e messo l'Unità sotto braccio
(50mila le copie distribuite), si sono informati sull'agenda politica e sui
sondaggi elettorali in uno scambio di opinioni da anni '70 che ha coinvolto
tutti: i politici impegnati in prima linea a livello nazionale e i segretari di
sezione, i simpatizzanti e i volontari. Tantissimi: 8mila in tutto, presenti in
oltre 500 gazebo e numerosi circoli. "Questa mobilitazione dimostra la
fiducia che sta crescendo - dice il segretario del Pd della Toscana Andrea
Manciulli - Vogliamo conquistare i voti degli indecisi uno ad uno e riportare
la fiducia nella politica in coloro che l'hanno perduta negli anni. Per questo
è decisivo l'impegno di ognuno dei nostri militanti". In piazza dei Ciompi
a Firenze Manciulli è stato tra i primi ad accorrere e a rispondere alle
domande della gente, insieme al capolista per il Senato Vannino Chiti. Sono
stati raggiunti poco dopo anche dal sindaco di Firenze Leonardo Domenici, dal
vignettista Sergio Staino e dal comico Paolo Hendel. Ma personalità note erano
presenti più o meno in tutti i punti d'incontro: dal filosofo Sergio Givone
allo scrittore Sandro Veronesi, al demografo Massimo Livi Bacci. "Il
problema è che così non si campa più - dice Alfredo, pensionato delle ferrovie
- qui i soldi non bastano e i giovani che votano Berlusconi
lo fanno perché pensano di diventare ricchi come lui. Per loro contano solo i
soldi, una volta era diverso". Accanto a lui un ragazzo con i capelli
lunghi e il foulard al collo scuote la testa: "È sempre la solita solfa,
ma come si fa a parlare dei valori dei giovani di oggi quando noi non avremo
mai un centesimo e la pensione ce la potremo solo sognare. Spero
davvero che Veltroni possa rimettere le cose a posto". Per una volta la retorica
dei bei tempi andati si incrocia con il disincanto giovanile all'insegna della
vittoria del Pd. È Veltroni la parola magica che sembra far credere a tutti che alla fine il
Pd ce la farà. A Grosseto il candidato alla Camera Luca Sani dice che
erano anni che non vedeva un entusiasmo del genere per il partito. In piazza
Esperanto i volantini sono andati via a migliaia in pochissimo tempo. "La
cosa incredibile è che era la gente a venire a chiederli", dice Sani. A
Lucca, invece, gli opuscoli distribuiti negli 8 circoli rimasti aperti per
tutto il giorno sono stati 20mila, 120 gli iscritti impegnati, 500 le copie
dell'Unità offerte. Il bilancio è talmente positivo che per il 4 aprile è stata
perfino organizzata una notte bianca dei circoli del Pd che rimarranno aperti
fino a tardi. "Voterò Pd perché voglio che il mondo del lavoro conti di
più nelle decisioni", dice Vincenzo, operaio di 47 anni. Per Diana,
invece, 29 anni, prima di scegliere deve saperne di più sulla politica del Pd
in materia di sanità. A Pisa sono i temi della sicurezza a tenere banco nei 16
gazebo allestiti. Dalla centralissima piazza del Carmine alle Piagge, i
cittadini hanno chiesto garanzie sulla presenza dei campi rom e sul manto
stradale. Al candidato sindaco per il Pd Marco Fillippeschi, soprattutto, in
giro tutto il giorno per i gazebo a discutere del Pd e del suo programma per la
città. "Mi piace che finalmente la sicurezza sia un tema anche di sinistra
- dice Luca, 37 anni, precario di un call center - non ne potevo più di sentire
sempre la destra calcare questo tema come se fosse solo roba sua". A Siena
la mobilitazione si è concentrata soprattutto nella festa alla sezione Borri
nella contrada del Nicchio dove, nello spirito godereccio delle feste
dell'Unità, tutto si è concluso con una abbondante grigliata di salsicce ad
opera di Pino, ex insegnante di lettere. "Vinceremo certamente, e allora
per l'occasione farò i bomboloni e li offrirò a Berlusconi,
almeno si addolcirà un po'".
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del QUI ROMA Tra i gazebo caccia grossa ai gadget Volantina per la
prima volta "Il Pd va costruito e voglio esserci anch'io..." Il
ritorno del popolo delle primarie di Federica Fantozzi / Roma UNA DONNA e un
adolescente parcheggiano davanti al banchetto. Scendono: "Avete le
magliette?". "Con la faccia di Veltroni?". Esitazione: "Non esageriamo. Volevo quelle con
"si può fare"". Purtroppo non ci sono. "Dai mamma, proviamo
più avanti" esorta il ragazzo risalendo in macchina. Caccia grossa ai
gadget in tutti i gazebo. In piazza Verbano, nel Circolo Salario, mille soci e
una buca per "i tuoi suggerimenti", volontarie al lavoro: alle
11 un centinaio di "passanti interessati". Pina Cipriani prepara
amorevolmente i kit dell'elettore e illustra il cartellone-patchwork con
facsimili di schede gialle e rosa. Tutte donne: "Facciamo anche le
crostate come consiglia Berlusconi" ride Fiorella
Casciotti. Poi si dispera: "Sono finite le copie delle liste dei candidati
e le copisterie sono chiuse, come risolvo?". Soccorre un giovane candidato
con pacco nuovo di zecca. In Piazza Santa Emerenziana altro tendone, tra la
chiesa e i famosi cornetti del bar Romoli. Rosa Torriglia Ricci, camicetta
viola e occhiali sur ton, dopo una vita nell'associazionismo volantina per sé:
"A 53 anni mi presento per la prima volta. Il Pd va costruito e voglio
esserci anch'io". Una cinquantina di persone si informa sul programma e su
come si vota. Arriva Giovanna Melandri, jeans e casco in mano: "La forza d'urto
di una giornata così è potente". Abbraccia Franca Pieraccioni, ex
dirigente delle Ferrovie, che "alla tenera età di 65 anni" si è
iscritta a un partito. Di nuovo, molte donne: "Nel 2001 ci hanno voltato
le spalle - ragiona la Melandri - Nel 2006 ci hanno rivotato. Oggi sono una
fetta importante degli indecisi. Il nostro programma non è uguale al PdL: loro
premiano le famiglie dove le donne non lavorano, noi abbiamo un'idea di società
diversa". Ride: "Poi, gli gnocchi per le Feste dell'Unità si fanno
sempre, ci mancherebbe". Luigi Perini è un ex dirigente socialista:
"Sono stato nel Psi per 35 anni, riformista da sempre. Il Pd è sulla mia
linea, Veltroni mi piace e mi sono iscritto al circolo
Sebino. Mi trovo molto bene, sono entusiasta". In piazza del Popolo ore 15
è un po' fiacca, ma la mattinata è andata benone. Un americano chiede dove sia
l'Hard Rock Café. Elena, giovane e bionda, risponde in inglese sciolto. I suoi
figli e nipoti - Anna, Francesco e Veronica - lavorano alla grande: inseguono,
fermano, offrono depliant, regalano foglietti - "omaggio, omaggio" -
sfidando la concorrenza dei venditori di rose e bolle di sapone. Un architetto
si duole della postazione in pieno sole: "A ottobre eravamo sotto la
chiesa, all'ombra. Ci hanno sbattuto qui, e al nostro posto c'è Alemanno".
Un signore vorrebbe firmare. Un altro chiede "le penne per i bambini"
e ottiene gli adesivi verde piddì. In via dei Giubbonari, ex sezione storica
della Quercia nel centro, Gianna Pieragostini è una forza della natura: "Posso
suggerire un voto per Veltroni?". "Già lo
voto, signò, non si preoccupi". Un vecchietto: "Io voto Rc". Lei
insiste: "Il voto utile...". Lui sbotta: "Non
ricominciamo". La moglie lo trascina via, si volta: "Io sono per
Walter". Irene Scarpati, candidata e sorella del "medico in
famiglia", spiega la faccenda preferenze. Massimo Broglia è un militante
neofita : "Mai stato iscritto prima a un partito o un sindacato. Il mio
non è un voto contro, il progetto Pd mi attrae". In piazza San Cosimato,
nel cuore trasteverino, transitano 6-700 persone. Riunione, al luminoso primo
piano della "casa dei democratici": Silvana Cosentino, Manuela
Melito, Margherita Totaro (e Matteo Carrai, unica "quota azzurra")
fanno i conti. Una sola pecca: la scarsa comunicazione sul voto degli immigrati
che obbliga a registrarsi prima,e molti non si sono lamentati di non poter
esercitare questo diritto. "Sono voti persi" si dispiace Iside
Castagnola. Nella sua carrozzina adesivata Pd sua figlia Costanza, cinque mesi,
fa gioiosamente a pezzi la pubblicità del candidato alla Provincia Zingaretti.
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La Lega soggioga il Pdl E condiziona Berlusconi
di Marcella Ciarnelli Convinti come sono di vincere le elezioni, già cominciano
a litigare. Per così dire, si avvantaggiano. La compattezza del Popolo della
libertà già si incrina urtando contro lo scoglio immigrati. Silvio Berlusconi con la consueta disinvoltura se n'è uscito con la
proposta di dare il voto nelle amministrative a chi vive in Italia da più di
cinque anni. A ruota l'ha seguito Gianfranco Fini da tempo convinto che i tempi
siano maturi per norme in questo senso e disposto, nel caso ci sia "una
maggioranza in tal senso in Parlamento", ad arrivare ad una legge. Ma la
Lega non ci sta. La "stramberia" del Cavaliere, per dirla con Roberto
Calderoli, è diventata "un principio molto pericoloso" per Roberto
Castelli. "Fini teorizza il non rispetto del programma" continua il
presidente della Lega Nord che non ci sta ad "arrendersi all'immigrazione
selvaggia" come sembrano invece aver fatto il gran capo ed il suo vice.
"Ormai più andiamo avanti e più emerge con chiarezza che l'unica forza
politica che mantiene un principio di fermezza contro i problemi derivanti
dalla massiccia immigrazione è la Lega Nord". Urge un summit ad Arcore per
cercare di recuperare l'unità. Almeno di facciata. Il messaggio della Lega agli
elettori è chiaro: riflette per chi votare. E dateci molti voti. Diventa palese
la candidatura a condizionare pesantemente l'ipotetico esecutivo a guida Berlusconi. Il partito di Bossi "peserà su un eventuale
governo del Pdl come una golden share" stiletta Pierferdinando Casini che
non tralascia ogni possibilità per attaccare i suoi ex alleati impegnati, a suo
parere, in quelle "comiche finali" di cui Fini aveva per primo
parlato per poi diventarne attore, peraltro in una parte secondaria. E il
leader dell'Udc, accusato ogni volta che può da Berlusconi
di essere alla guida di un partito che negli anni di governo ha difeso ad
oltranza la par condicio, ne approfitta per girare il coltello nella piaga.
"Senza la par condicio oggi saremmo già virtualmente in una specie di
dittaura della comunicazione politica. Accettarne l'abolizione sarebbe stato il
vero marchio d'infamia". Ecco servito su un piatto d'argento un altro
elemento di polemica contro gli ex alleati che hanno scelto di correre da soli
compiendo "tre errori capitali" stando al Sandro Bondi pensiero. E
cioè "il logoramento dall'interno del governo Berlusconi,
fino a teorizzare la discontinuità; il rifiuto di stipulare una federazione tra
Forza Italia e Udc e, infine, la mancanza di lungimiranza politica con la
mancata adesione al partito dei moderati" che non si capisce bene qual è
dato che è oggettiva e visibile la scivolata a destra del Pdl. Silvio Berlusconi continua a sventolare sondaggi positivi.
"Avremo almeno trenta senatori in più" assicurando i suoi che
"non ci saranno larghe intese o una larga coalizione. Chi prende più voti
e più seggi ha il dovere di governare" ma la stessa
cosa la pensa Veltroni che ribadisce come non ci sia aria di large intese ma che le
riforme si fanno insieme. Berlusconi non manca di attaccare il
suo diretto avversario che è "un grande parlatore ma lo spettacolo è
finito". Comunque lui per mettersi al riparo il faccia a faccia in tv con Veltroni conferma di non volerlo fare. "C'è la par condicio.
Altrimenti mi dovrei confrontare con tutti gli altri candidati e siamo in
quattordici" afferma sapendo che non è così e che le regole dicono altro.
Ma gli conviene affermarlo per giustificare la sua fuga. L'attacco a Veltroni Silvio Berlusconi lo porta
anche con una lettera, questa volta ai romani, in cui va giù ad elencare tutte
le nefandezze che avrebbe compiuto il leader del Pd durante i dette anni da
sindaco della Capitale. Numeri, dati, foto. E un verdetto che non lascia
scampo, secondo lo stile apocalittico del Cavaliere, "tremano le vene ai
polsi al solo pensiero che un sindaco che lascia questa eredità abbia la
velleità di guidare l'Italia".
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del GIOVANNI DI LORENZOL'italo-tedesco, direttore
di Die Zeit: "Veltroni? All'estero dà una buona impressione di sé, ma non basta: c'è
bisogno di un rinnovamento profondo" "Qui in Germania, un ritorno di Berlusconi è considerato surreale" di Cinzia Zambrano / Roma A voler
esagerare si potrebbe anche dire che Berlusconi è una sorta
di leit-motiv nella vita di Giovanni di Lorenzo. Sull'ascesa mediatica
del tycoon milanese, di Lorenzo, 49 anni, mamma tedesca papà italiano, ha
scritto la sua tesi di laurea. Alcuni anni dopo si è ritrovato di nuovo ad
occuparsi di Berlusconi. Stavolta però, nella veste di
direttore di "Die Zeit", autorevole settimanale tedesco che dirige
dal 2004, e dalle cui colonne non ha risparmiato critiche al Cavaliere versione
premier. Di Lorenzo, in Italia i sondaggi danno favorito Berlusconi.
È la quinta volta che si candida a guidare il Paese. La prima volta era nel
'94, allora in Germania c'era Kohl, in Spagna Gonzalez, in Francia Mitterrand.
Oggi abbiamo Merkel, Zapatero, Sarkozy... E noi ancora con Berlusconi.
Lei, da italiano, ma anche da osservatore estero, come vede questa candidatura?
"Il fatto che Berlusconi si presenti per la
quinta volta alle elezioni è talmente incomprensibile ai tedeschi, che c'è
persino una certa resistenza a spiegarlo. In Germania una cosa simile è
impensabile, un cancelliere che viene sconfitto sparisce per sempre da
un'eventuale futura corsa alla Cancelleria. Come è stato incomprensibile qui il
fatto che l'ultimo governo fosse costituito da 9 partiti, di cui 2
dichiaratamente comunisti. Anche per queste ragioni le elezioni passano
inosservate sulla stampa tedesca". Anche sul suo giornale? "In parte
sì". E per cos'altro ancora? "La mancanza di ricambio della classe
politica. In Germania si fa molta fatica a trovare un politico che abbia più di
65 anni e sia ancora attivo. In Italia, no. Oltretutto mi sembra di percepire
un vero abisso tra la classe politica e la realtà del Paese. Devo ammetterlo,
per noi giornalisti c'è una certa difficoltà a capire alcune cose e dunque
anche a spiegarle ai nostri lettori". Esempi? "La candidatura di Berlusconi per la quinta volta, un conflitto di interessi
irrisolto, che non è rintracciabile in nessun'altra democrazia nel mondo. Se Berlusconi dovesse vincere, il problema si proporrà in forma
ancora più drammatica, perché forse ci sarà qualche conto da saldare. A meno
che, non si vada verso una Grande Coalizione...". Lei vedrebbe di buon
occhio una Grande Coalizione? "Sempre meglio che il ritorno alla
spaccatura del Paese. A Veltroni si riconosce una
spinta nuova, la rinuncia per esempio di correre da solo sganciandosi dalla
sinistra radicale, ma non si può sostenere che è un personaggio nuovo. Quello
che mi preoccupa è la sfiducia e lo sconforto della gente, erano decenni che
non percepivo un tale smarrimento e una disaffezione politica". Il Wall
Street Journal ha bocciato Berlusconi e ha fatto
invece un'importante apertura di credito a Veltroni.
Die Zeit cosa farà? "Faremo un articolo di fondo questa
settimana...". Mi anticipa il contenuto? "Spiegheremo la situazione
politica in Italia. La tesi di base è che un ritorno al governo di Berlusconi, Fini e Bossi, per tutti gli ambienti politici
tedeschi, conservatori e socialdemocratici, è surreale. Di certo non ci sarà
quell'apertura e quel rinnovamento di cui l'Italia invece avrebbe tanto
bisogno". Si ritroverà a fare titoli come: "Bella Berlusconia,
l'Italia si trasforma in un paese autoritario", come in passato...
"Un titolo precedente alla mia direzione della Zeit, che speriamo di non
dover rifare. Ma rimanere critici con Berlusconi è
facile: basta vedere la sua presa di posizione sull'Alitalia, un conservatore
che diventa protezionista è un controsenso. Io però mi auguro davvero di poter
segnalare dall'Italia qualcosa di nuovo. Per quanto riguarda Veltroni,
ho la sensazione che la "rivoluzione" che lui vuole attuare abbia
fatto breccia solo negli ambienti a lui già vicini. C'è da dire comunque che
all'estero dà una buona impressione, poi bisogna vedere nei fatti. Veltroni ha di buono il fatto che vuole conciliare il Paese,
dall'altra parte però ha una certa propensione ad accontentare tutti. Questo
non funziona. Schröder ha rinnovato il Paese ma ha pagato un prezzo molto alto.
L'Italia è in una situazione talmente grave che chi andrà al governo dovrà
prendere decisioni drastiche per risanarlo. Le promesse inutili non
servono". Ultima cosa, è vero che ha fatto una tesi di laurea sull'ascesa
mediatica di Berlusconi? "Sì, ma faccio
un'autocritica: a quei tempi avevo capito ben poco".
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Sei milioni in piazza per l'ultima sfida Gazebo in tutto in
Paese. "Reclutati" un milione e 200mila volontari. Bettini: l'arma in
più rispetto al Pdl di Ninni Andriolo / Roma DEMOCRATIC DAY per 6 milioni di
italiani. "È scesa in campo l'arma in più che abbiamo rispetto
all'avversario", commenta Goffredo Bettini. Il Pd chiama a raccolta il
popolo delle primarie per renderlo "protagonista" nella volata finale
della campagna elettora- le. Più che soddisfatti al loft di Piazza
Sant'Anastasia per "lo straordinario successo" di una domenica
contrassegnata da "centinaia di migliaia di cittadini appassionati e
disinteressati che credono in una speranza di rinnovamento". Da oggi
"ci sarà una spinta ulteriore verso una grande affermazione del Partito
democratico", assicura Bettini, coordinatore nazionale del Pd. Ed eccole
le cifre che raccontano il 30 marzo del 2008, giornata preelettorale "di
festa e di partecipazione", illuminata da un piacevole sole primaverile a
Roma e in molte città della Penisola. Dodici mila gazebo retti da centomila
volontari. Ma, soprattutto, sei milioni di cittadini entrati in contatto con il
Partito democratico in tutta Italia. E dal loft di Sant'Anastasia si guarda con
soddisfazione anche al milione e duecentomila che "simpatizza"
dichiarandosi disponibile - e fornendo nome, cognome e indirizzo - a dare un
contributo nella fase finale della campagna elettorale. Un esercito di
volontari. Benzina nel motore di un Partito democratico che accelera con
l'obiettivo di raggiungere e superare il Pdl di Berlusconi
e che ha bisogno di forze fresche da mettere in campo per convincere gli
elettori ancora indecisi. "È iniziata la volata finale della campagna
elettorale - commenta Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd - Da
molti anni non si vedeva una mobilitazione elettorale di tali proporzioni. Il
successo del Democratic day dimostra che gli italiani hanno fiducia in noi e nel
futuro del Paese". Per Andrea Orlando, che dirige il settore
organizzazione, il Pd "ha fatto Bingo" perché "ovunque si è
registrata una grande adesione, in un clima di partecipazione, di festa e di
fiducia". L'offensiva di fine marzo che punta a "mettere in moto il
popolo delle primarie" e convincere gli incerti a votare Pd, dava
"buoni frutti" fin dalla prima mattinata di ieri, Veltroni, poi, dal
gazebo romano di piazza Fiume, spargeva ottimismo sull'esito della campagna
elettorale. "Ci sono tutte le possibilità per avere un successo del Pd sia
alla Camera che al Senato", spiegava il candidato premier. "Se
mobilitiamo tutto il popolo delle primarie possiamo vincere", faceve eco
da Trieste, Piero Fassino. Le cifre fornite dal loft democratico parlano
di cento milioni di "pezzi" di propaganda distribuiti. Tra questi il
vademecum sulle "12 azioni per cambiare l'Italia", suggerimenti che
tutti possono mettere in pratica per diffondere idee e ragioni del Pd:
dall'aperitivo democratico, alla cena per convincere cinque amici, al video fai
da te da mandare in rete, dalle bandierine con il logo da porre sulla bici o
sull'auto. Molti i leader Pd che hanno partecipato alla giornata dei gazebo.
Walter Veltroni e Dario Franceschini si sono recati in
quello romano di piazza Fiume, Prodi a Bologna in piazza Santo Stefano, insieme
alla candidata Pd, Sandra Zampa; Massimo D'Alema a Cerignola; Fassino ha
visitato le postazioni triestine di Barcola, San Giacomo e di piazza Borsa;
Francesco Rutelli quella di piazza Adenauer, nel quartiere Eur di Roma;
Leonardo Domenici e Vannino Chiti in piazza dei Ciompi a Firenze; Sergio
Cofferati a Bologna in piazza Ravegnana, sotto le Due torri. Insieme ai
cittadini e ai leader del Pd, davanti ai gazebo anche tanti testimonial del
mondo dello spettacolo e della cultura. Francesca Reggiani a Bologna; Rosalia
Porcaro, Ivan Cotroneo, Francesco Paolantoni, Enrico Caria e Massimo Andrei a
Napoli; Vittorio De Seta a Catanzaro; Maria Sole Tognazzi, Alberto Barbera,
Steve Della Casa, Bruno Gambarotta a Torino; Antonello Fassari a Sanremo;
Antonio Catania a Trieste, Paolo Hendel a Firenze, Sandro Veronesi a Pisa.
Mentre a Roma hanno sfilato davanti ai gazebo Pd, tra gli altri, Francesca
Archibugi, Maddalena Crippa, Zeudi Araya, Paolo ed Emilio Taviani, Massimo
Wertmuller, Giulio Scarpati, Maria Rosaria Omaggio, Enzo De Caro, Ferzan
Ozpetek, Simona Marchini, Riccardo Rossi, Gianmarco Tognazzi, Daniele
Lucchetti, Lunetta Savino Erminia Manfredi, Nini Bruschetta e Roberto Citran.
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del QUI NAPOLI Al rione Sanità arriva Olga D'Antona Gli strateghi
fai-da-te "Convinceremo gli incerti giocando a burraco" di Andrea
Carugati inviato a Napoli AL BURRACO gli strateghi del Pd proprio non avevano
pensato. Eppure è questa la carta che una coppia di mezza età
della Napoli bene utilizzerà per convincere gli amici indecisi a scegliere Veltroni. "Ne abbiamo tanti, votavano Fini ma sono delusi da come si
è prostrato davanti a Berlusconi. Cercheremo di convincerli durante le partite", racconta
lei davanti al gazebo della Villa Comunale. I due coniugi prendono il materiale
dalle mani di Patrizia Vaccarella, una vita nel Pci e poi nei Ds, che
insieme alla figlia Alessia ha messo su il tendone in una delle zone più chic
di Napoli. Accanto a loro Maria Fortuna Incostante, deputato uscente e ora
candidata al Senato, non si ferma un attimo. Rincorre tutti i passanti, la
battuta pronta: madri col passeggino, padri che giocano a pallone, per tutti un
volantino. Grandi manifesti di D'Alema attorno al gazebo: "Sud, non
sudditi". Patrizia è entusiasta, ha pure la sua foto col leader sul
telefonino: "Se non ci fosse Massimo sarebbe molto ma molto più dura, lui
sta facendo una campagna vecchio stile, capillare". Il Pd a Napoli ancora
non ha preso forma: lo tsunami rifiuti ha congelato tutto (ma ora di spazzatura
in giro per il centro non se ne vede più), si fa campagna come si può, ognuno
con i suoi canali. "Con la Margherita ancora non ci siamo mescolati",
dice Patrizia. "Dopo le elezioni 'sto partito dovremo costruirlo
davvero". Bassolino e Iervolino ai gazebo ieri non c'erano. Il presidente
comparirà a piazza Plebiscito, il 9 aprile, con Veltroni.
Eppure Bassolino è al centro di tanti discorsi. C'è il pensionato dell'Atan,
con la moglie Carmela sotto braccio: "All'inizio l'ho appoggiato, ma ora
sono disorientato". Voterà Pd, confida, ma a denti stretti. Più sereno
Ciro Criscuolo, classe 1926, ex dirigente dell'Uisp, che invita a "non
buttare il bambino con l'acqua sporca: Bassolino ha fatto centinaia di cose
buone, ma noi napoletani siamo fatti così: prima ti portiamo al settimo cielo,
poi basta niente e ti facciamo precipitare". Al Rione Sanità il gazebo è
presidiato da Titina Cantiello e Romeo, coppia storica del quartiere dagli anni
Cinquanta. Davanti alla chiesa di San Vincenzo è un via vai di gente, "i
compagni del quartiere sono venuti quasi tutti..". Arriva pure la giovane
madre con bimbo che vuole la tessera Pd. "Ma non le abbiamo ancora, devi
aspettare, magari vieni domani sera che facciamo un incontro...", le
risponde Anna De Gregorio. Romeo e Titina raccontano di quando "qui veniva
a fare campagna elettorale Giorgio Napolitano, eravamo noi a portarlo in giro
per il quartiere, anche a prendere le sfogliatelle alla Brasiliana". Passa
anche Olga D'Antona, stringe mani. Romeo non nasconde i problemi, ma per adesso
si combatte: "Noi copriamo tutto, ma poi chi ha sbagliato dovrà
pagare". A fine giornata dallo stato maggiore del Pd campano c'è
soddisfazione: 300mila persone ai gazebo in tutta la regione.
( da "Unita, L'" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Malpensa si dà comunque un futuro Il giorno dell'addio, Bonomi
rilancia: in un anno 500 nuove frequenze. Penati: non ci arrendiamo di Bianca
di Giovanni / Roma RISCOSSA "Malpensa avrà comunque un futuro. Non ci
vogliamo arrendere". Così il presidente della provincia di Milano Filippo
Penati "esorcizza" il giorno dell'addio di Alitalia allo scalo
varesino. Sulla stessa rotta il presidente Sea Giuseppe Bonomi. "In un
anno siamo sicuri di recuperare 510 movimenti settimanali". Insomma, ai
vertici delle istituzioni lombarde si respira aria di riscossa. Quei voli
Alitalia trasferiti da ieri su Fiumicino (886 collegamenti settimanali in meno)
non fanno paura alle istituzioni locali. Preoccupano, certo, i 900 addetti Sea
finiti in cassa integrazione di 24 mesi e ancora di più l'indotto
dell'aeroporto, bar, taxi, alberghi, dove si calcola un calo d'affari del 30%.
Ma non tutto è perduto, spiegano alla Sea. Bonomi chiede esplicitamente al
prossimo governo di liberalizzare i diritti di volo, per aprire la strada ad
altri vettori. L'Alitalia, infatti, porta con sé anche l'impegno dell'Enac a
mantenere inalterati i diritti sui voli intercontinetali gestiti da accordi
bilaterali tra governi. Sono 11 le destinazioni extraeuropee per cui oggi la
Magliana ha l'esclusiva. C'è una novità sul fronte degli Usa: grazie all'intesa
"open sky" attiva da ieri, le rotte americane sono liberalizzate.
Tanto che Air One ha già annunciato voli da Malpensa verso Boston (dal 14
giugno) e Chicago (21 giugno). La compagnia di Carlo Toto attiverà da oggi da
Malpensa nuove rotte per altre 9 destinazioni sempre nazionali (Palermo, Bari,
Lamezia Terme) e internazionali (Berlino, Bruxelles, Atene e Salonicco).
Insomma, per lo scalo varesino il passaggio è difficile ma niente affatto
disperato. Soprattutto se il prossimo governo saprà aprire nuove rotte
intercontinentali. Intanto da Fiumicino arrivano i primi dati sulle
destinazioni appena attivate, che hanno registrato ieri il tutto esaurito. Oggi
i riflettori saranno puntati sull'incontro tra AirFrance-Klm e sindacati,
fissato alla Magliana alle 14. All'incontro ci saranno tutte e nove le sigle di
categoria, anche l'Anpac, che, appena ricevuto il documento, aveva addirittura
minacciato di disertare l'incontro. Difficile prevedere, a fronte dei numeri
messi sul piatto da Air France, da quelli del taglio della flotta agli esuberi,
quale carta Spinetta giocherà per tentate di imbastire un negoziato. Nel
documento inviato l'altro giorno da Parigi il numero uno del gruppo aveva
dichiarato che quei numeri (2.100 eusberi) sono inevitabili. Di contro, i
sindacati vogliono modificarli. Ad allentare, temporaneamente, la tensione di
una vertenza che, come se non bastasse tutto il resto, ha avuto anche la
sfortuna di incappare nella bagarre della campagna elettorale, è stata la boccata
d'ossigeno dei 148 milioni che Alitalia rastrellerà grazie alla cessione delle
sue azioni in Air France-Klm, per circa 79 milioni di euro, e al rimborso da
parte dello Stato di un credito d'imposta Irpeg di 69 milioni.
Contemporaneamente la partita dei cieli continua a tenere banco nel dibattito
pre-elettorale. "Il Paese dovrebbe essere unito a
sostenere la trattativa con Air France - ha detto ieri Walter Veltroni - la crisi di Alitalia non è inziata oggi, per cui (rivolto a Berlusconi, ndr) lezioni non se ne possono fare su questo tema". Dal
Pdl continuano ad arrivare richiami alla cordata italiana. "Air France
colonizza Alitalia", denuncia Silvio Berlusconi.
( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 13 del 2008-03-31 pagina 10 Berlusconi scrive ai romani
"Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la Capitale" di Redazione
Pubblichiamo la lettera che il candidato premier per il Pdl Silvio Berlusconi ha inviato ai cittadini di Roma a sostegno dei candidati del
Popolo della Libertà alle elezioni politiche e amministrative del 13-14 aprile
2006. La missiva è contenuta in un libro sulla Capitale dal titolo C'era
una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni -
L'eredità della sinistra, diffuso in un milione di copie. Il volume raccoglie
una rassegna di articoli dei maggiori quotidiani italiani (dal Corriere della
Sera al Giornale, Repubblica e Messaggero) che hanno denunciato il degrado di
Roma nell'ultimo anno. La rassegna stampa è il frutto di un lavoro condotto dal
coordinatore azzurro del Lazio Francesco Giro e del suo staff, che ha tenuto
sotto costante monitoraggio gli appelli lanciati dai media. Il libro è stato
realizzato dalla casa editrice milanese guidata da Alberto Costa già editore di
La storia Italiana e La vera Storia Italiana. Le cifre contenute nel dossier di
96 pagine, suddivise in cinque capitoli (ambiente, sicurezza, sociale, sanità
ed economia) parlano chiaro: 37mila famiglie senza casa, oltre 50mila bambini
da 0 ai 3 anni senza asilo nido, 535mila anziani over 65 senza assistenza,
9mila disperati costretti a vivere nelle baraccopoli, un allarmante aumento
della pressione fiscale per abitante passata da
( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 13 del 2008-03-31
pagina 8 "Newsweek": l'Italia si salva solo con la grande coalizione
di Redazione La rivista Usa lancia il governo "Veltrusconi": può dare
speranza e affrontare i problemi da Milano Visto così, come ricreato sulla
copertina del numero del 7 aprile della rivista americana Newsweek, Veltrusconi
fa spavento. Eppure, un'unione tra i maggiori due candidati premier della
politica italiana sembra l'unica soluzione possibile per il giornale del gruppo
"Washington Post". La teoria avanzata nell'edizione europea è
semplice: "Solo un governo di grande coalizione potrebbe salvare
l'Italia". In realtà, i giornalisti si spingono più in là, definendo l'accordo tra Veltroni e Berlusconi come
l'unico modo per "portare fuori la spazzatura" dall'Italia. Secondo
l'analisi, il timore principale è l'ennesima vittoria parziale, con la nascita
di un "governo paralizzato da coalizioni traballanti e litigiose".
Meglio dunque "assumersi le responsabilità comuni", così da
"risolvere davvero i problemi" arrestando "il pazzo
declino" del Paese. Insomma, solo in questo primo accenno di bipartitismo
Newsweek intravede "una vera speranza per il futuro". Reazioni fredde
sia da Pdl che da Pd. Il ministro della Difesa Arturo Parisi ha sottolineato
che "le riforme si possono fare insieme, ma senza un governo di larghe
intese". Stesso concetto espresso dal portavoce del Cavaliere Paolo
Bonaiuti: "Governerà chi vincerà. E tutti i dati dicono che sarà il
Partito della libertà a farlo, sia alla Camera sia al Senato". Critico
invece Pier Ferdinando Casini: "Finalmente l'hanno capito anche in Usa.
Sono io che ho sempre parlato dell'inciucio". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 13 del 2008-03-31
pagina 8 Larghe intese, il leader Pd fa retromarcia di Laura Cesaretti da Roma
Restare alla guida del Pd, anche in caso di sconfitta elettorale, per Walter Veltroni è "un dovere etico". Il candidato premier
lo spiega chiaro e tondo, ai microfoni di Sky Tg, al culmine di una giornata
fitta di interviste, comizi e incontri con gli elettori ai gazebo del
"D-Day" democratico. "Ho preso l'impegno per fare un grande
partito, e continuerò ad assolvere al vincolo assunto il 14 ottobre con 3
milioni e mezzo di persone". Un impegno che "potrà essere considerato
superato" solo da "una scadenza analoga", ossia nuove elezioni
primarie altrettanto partecipate. Fino ad allora, manda a dire Veltroni ai maggiorenti del suo partito, nessuno pensi di
commissariarlo o spodestarlo per vie traverse o convocando congressi, perché
lui resterà a fare il suo "dovere etico". Ma è un altro tema toccato
da Veltroni a scuotere il mondo politico e a
mobilitare i cronisti in questa tiepida domenica di fine marzo: in mattinata,
il settimanale statunitense Newsweek anticipa due interviste parallele ai due
sfidanti per la premiership in Italia. E una risposta del leader Pd rilancia
l'ipotesi delle "larghe intese". La giornalista di Newsweek gli
chiede se, nel caso di un testa a testa elettorale che renda incerta la
maggioranza, lui sarebbe disponibile a "dividere il potere" con Berlusconi. E Veltroni replica ricordando di aver proposto un governo da sostenere
"tutti insieme", subito dopo la caduta di Prodi, per fare le riforme
istituzionali ed elettorali: Berlusconi si oppose, e ne
"porta la responsabilità". E conclude: "If you are asking me if
I would consider it again, I would say probably", "se mi
chiede se lo riprenderei in considerazione, direi probabilmente". È un sì
a un eventuale governo di responsabilità nazionale? Qualcuno così la
interpreta, e dalla sinistra radicale si comincia subito a sparare contro
"la beffa dell'inciucio", mentre il ministro prodiano Parisi mette le
mani avanti e dice che le riforme si possono fare "con Veltroni
capo della maggioranza democratica e Berlusconi capo
dell'opposizione democratica, o anche, al limite, l'opposto". E lo stesso
leader del Pd si affretta a precisare: "Non esiste nessuna grande
coalizione - scandisce - non esistono governi di larghe intese. Esiste la
necessità di fare, con larghe intese, le riforme istituzionali". Ai
giornalisti che lo attendono al gazebo Pd di piazza Fiume a Roma, il candidato
premier spiega che "chi vince governa, poi le riforme si fanno insieme, ma
nessuna larga intesa, nessun inciucio. La mia è una idea anglosassone della
democrazia ed è la differenza tra governo e riforme istituzionali". Cosa
ben diversa dalle "larghe intese" per governare il Paese che,
ribadisce Veltroni, "è un tema che non
esiste". Insiste anche da Sky: il governo lo fa chi vince, "anche di
un solo voto", dunque "niente pasticci". Ma "sta
all'intelligenza di tutti capire che servono le riforme". Dall'altro
fronte, il portavoce di Silvio Berlusconi usa gli
stessi toni: "Non ci saranno intese né larghe né strette, non ci saranno
coalizioni né grandi né piccole. Governerà chi vincerà, e tutti i dati indicano
che il Pdl ha un netto e saldo vantaggio", dice Paolo Bonaiuti. Veltroni, dal canto suo, assicura che "siamo in
rimonta, e penso ci possa essere un esito sorprendente", perché "gli
indecisi si stanno spostando verso il Pd". Attacca la "doppiezza di
certi uomini politici", e senza nominare Berlusconi
accusa: "Durante la discussione sulle riforme parlava di me come se fossi
Giolitti. Ora che c'è la campagna elettorale dice quanto di peggio possibile.
Io do giudizi politici, non personali". E per lui "l'Italia ha
bisogno di una leadership responsabile e seria, di gente che non faccia le
corna nelle foto coi capi di Stato". Ce n'è anche per Casini, che "se
avesse avuto coraggio politico" avrebbe dovuto appoggiare il governo
Marini. "Che ora dia lezioni di antiberlusconismo è singolare". Nomi
per il suo governo ancora non ne fa, ma "saranno nuovi", al contrario
di quelli del Pdl: "Tremonti, Bossi, Calderoli, Maroni: sono gli stessi
del '94. Io farò un governo del 2008". L'ultima frecciata è per D'Alema,
che definisce "moscio" lo slogan obamiano "Si può fare":
"Ognuno ha le sue opinioni, ma per migliaia di persone ha un effetto
evocativo molto importante". E poi, "tutti i pubblicitari hanno detto
che è stata una grande trovata". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 13 del 2008-03-31
pagina 14 Selva: "L'ambulanza? Farò come Guareschi, voglio andare in
cella" di Giancarlo Perna Il senatore uscente condannato per aver usato
l'automedica come un taxi: "A 82 anni ho diritto ai domiciliari, ma non li
voglio" Dopo avere fatto il giro dello studio che si fa girando su stessi
per mancanza di spazio, Gustavo Selva e io concordiamo: il Senato lo ha
relegato in un abbaino. Grazioso e con le travi al soffitto, ma sempre un buco.
"Qui, se succede qualcosa, non c'è via di fuga", dice Gustavo con
l'occhio esperto dell'ingegnere mancato. Nel dopoguerra, ventenne e già orfano
di entrambi i genitori, si iscrisse a Ingegneria per volontà dello zio tutore.
Ma il parente si suicidò e Gustavo interruppe gli studi per mantenersi, prima
correttore di bozze, poi giornalista. "Che iella!", dico. "A me,
le disgrazie vengono a grappoli", dice alludendo ad attuali amarezze che
esulano dall'intervista. "Hai avuto tante soddisfazioni. Vai per gli 82,
sei stato un temuto giornalista e a 68 anni, quando sembravi al tramonto, sei
entrato in Parlamento con An per quattro legislature", lo consolo. "E
ora che lascio, ho il piacere di avere un'intervista da te", dice e
sediamo su due poltrone dirimpettaie così vicine che le nostre ginocchia si
toccano. "Pigli per i fondelli". "Ti sono grato. L'intervista mi
distrae dai guai privati". Gli anni non hanno cambiato Selva. Conserva il
profilo leonino con i capelli lunghetti all'indietro che divenne noto ai tempi
della sua direzione di Rai2 tra il '75 e l'81, ribattezzata "Radio
Belva" per i feroci editoriali anti Pci. "Il ricordo migliore dei
tuoi 14 anni in Parlamento?". "La visita a Montecitorio di Wojtyla.
Casini, che presiedeva la Camera, mi presentò e il Papa disse: "Lo conosco
bene"". "Com'è?". "Quando ero corrispondente Rai per
l'Est europeo, Wischinsky, il primate anticomunista della Polonia, volle
presentarmi "un giovane prelato di Cracovia". Era lui. Così, unico
direttore Rai, feci preparare una biografia di Wojtyla durante il conclave.
Quando a sorpresa fu eletto, i redattori mi dissero: "Sei un
mago"". "Quale ricordo pensi di lasciare tu in
Parlamento?". "Nessuno. La politica è la cosa più inumana che si
possa immaginare. Non è posto dove si creano legami", dice amaro.
"Temo ti ricorderanno per la fesseria dell'anno scorso. Fingesti un malore
per salire su un'autoambulanza e arrivare in tempo a un talk show".
"Il malore c'era stato. Cercai di reprimerlo con la pillola allarga
coronarie che porto con me. Non bastò. Allora, salii sull'ambulanza di stanza a
Palazzo Chigi dove mi trovavo. Ma dovetti aspettare diciassette minuti che
scendesse la dottoressa di turno per partire. Intanto, cominciavo a sentirmi
meglio". "Potevi scendere". "Ero ormai prigioniero del
meccanismo sanitario. Partimmo per il vicino Ospedale San Giacomo. Ma, stando
bene, la prospettiva di essere ricoverato mi ripugnava". "E
cominciasti a insultare i barellieri". "Mi limitai a rimproverarli
per avermi fatto aspettare 17 minuti a bordo. Poi, per liberarmi dalla
costrizione di essere ospedalizzato, ho commesso una leggerezza. Detti
l'indirizzo della tv, dicendo che lì c'era il mio cardiologo". "E,
una volta in tv, ti sei vantato di avere usato "un trucchetto da giornalista"".
"Non davanti alle telecamere. Dietro le quinte dissi di avere usato un
"escamotage". C'era il giornalista che conduceva, Bobo Craxi, Daniele
Capezzone e altri che, lì per lì, non trovarono niente da ridire. Solo
l'indomani La7 montò il caso. Mi fece insultare da Livia Turco, Alemanno,
Calderoli, senza però interpellarmi. Fu un fulmine a ciel sereno".
"Non ti senti in colpa?". "Non ho danneggiato nessuno.
L'ambulanza era riservata a Palazzo Chigi, non l'ho sottratta a nessun cittadino".
"Tua moglie e i tuoi quattro figli che ti hanno detto?". "Che
sono stato ingenuo e che avevo dato l'impressione di vantarmi. Non nego che su
di me è prevalso l'istinto del giornalista di non mancare un avvenimento. Anche
perché dovevo sostituire in tv il senatore Mantica di An e mi sentivo
impegnato". "Calderoli ti ha augurato il contrappasso. Ossia un
malore senza che ci sia l'ambulanza perché un altro parlamentare imbecille l'ha
presa per andare in tv". "Consiglierei a Calderoli di non farsi la
fama di iettatore". "Alemanno, tuo compagno di partito, chiese la tua
espulsione da An. In che rapporti sei rimasto?". "All'inizio, freddi.
Poi è venuto a stringermi la mano. Fini, piuttosto...". "Cioè?".
"Quando gli feci rilevare che Alemanno aveva chiesto tre volte la mia
defenestrazione e che c'erano cose più importanti da fare, si limitò a dire:
"Forse esagera". Troppo poco". "In un primo momento hai
dato le dimissioni da senatore, poi le hai rimangiate. Attaccato alla
poltrona?". "Fu il mio capogruppo, Matteoli, a impormi di non
dimettermi perché sarebbe subentrato, tale Danieli, che allora pareva
simpatizzante del transfuga di An, Ciccio Storace". "Col senno di
poi, come ti giudichi?". "Un coglione. L'ora del coglione arriva per
tutti almeno una volta nella vita". Su questa conclusione filosofica,
Gustavo si alza per sgranchirsi ma sbatte con la testa nel trave dell'abbaino e
ripiomba sulla poltrona. Ora, ti hanno rifilato sei mesi per truffa ai danni
dello Stato. Accetti pentito o farai appello? "La truffa non c'è perché
non ho avuto vantaggi economici. Farò appello. Anzi, se la colpa è davvero così
grave, vorrei scontare la pena come fece Guareschi nella causa con De Gasperi.
Ma ho 82 anni e la legge mi concede i domiciliari. Eppure l'esperienza del
carcere mi solletica". Sei uno sbruffone. Dì una frase memorabile per
mettere una pietra sulla faccenda. "Chiedo scusa se qualcuno ha sofferto
per la mia intemperanza. Scuse sincere, anche se so che nessuno ha
sofferto". Un mese dopo la fesseria hai lasciato An per Fi. Chi ha propiziato
il passaggio? "Berlusconi. Mi telefonò dicendo:
"Se hai problemi con An, sappi che le porte di Fi sono aperte. Per te
spalancate"". Non hai voluto ricandidarti. Hai messo le mani avanti
temendo di non esserlo? "Ero stato convocato dal notaio per firmare la mia
ricandidatura. Ma ho voluto dimostrare che chi ha pendenze si ritira. Con mio
dispiacere, ho risposto all'invito di Beppe Grillo". Non ami Grillo?
"Un demagogo, espressione della peggiore antipolitica". Con te, la
sinistra si è stracciata le vesti. Ma tace su Bassolino che ha inguaiato due
generazioni di napoletani. "Il nostro è il Paese della retorica e dei due
pesi e due misure". Ogni tanto fai una scemata. Trent'anni fa ti sei
iscritto alla P2. "Mai. Tre sentenze lo dichiarano. Dario Fo che osò dirlo
mi ha dovuto pagare 20 milioni di lire. Sempre pochi per il mio nome. Se però
avessi saputo che nella P2 c'erano tanti galantuomini, prefetti, questori,
militari, mi sarei iscritto anch'io". E ridalli! Fai il provocatore.
Perché, tu giornalista dc per una vita, entrando in politica hai scelto gli
eredi del Msi? "Nel '94, la Dc era scomparsa. Io, poi, ero sempre stato
contro l'"arco costituzionale" che escludeva la destra. Fu un atto di
tardiva solidarietà verso il Msi". Sei stato tra i traghettatori del Msi
in An. "Io e i cattolici di An. Fini ha poi enfatizzato le tesi di Fiuggi
definendo il Fascismo "male assoluto". Le leggi razziali, d'accordo.
Ma il Fascismo non è l'orrore del Comunismo, di Pol Pot o Castro". Come ti
sei trovato in An? "Bene. Col tempo però i cattolici cofondatori di An e
garanti del suo ingresso nel Ppe, sono stati emarginati. Io, Publio Fiori,
Riccardo Pedrizzi, Gaetano Rebecchini". Fini o il Cav? "È stato Berlusconi a dare a Fini la rispettabilità politica che gli
ipocriti gli negavano. La II Repubblica è nata con Silvio ed è fondata sulle
sue idee". Da 50 anni osservi il Palazzo. Quale personaggi ti hanno
colpito? "Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Giorgio Almirante".
Oggi, chi è paragonabile a quelli? "Si parva licet, Letizia Moratti come
sindaco; Giulio Tremonti, come un Vanoni del tempo che fu, Fini per la politica
atlantica. Oltre, ovvio, a Berlusconi, il
numero uno". Veltroni? "Un piazzista di se stesso che si offre a tutto. A salvare
l'Africa e a modernizzare - da non comunista! - l'Italia. Farà invece quel che
ha fatto da sindaco: nulla". Come sindaco di Roma voterai Rutelli o
Alemanno che voleva cacciarti da An? "Alemanno. Studia i
problemi". Con te è stato odioso. "Be', se fosse per la simpatia non
dovrei votarlo. Ma in un politico è marginale. In ogni caso, il mio è un voto
sprecato. Non sarà eletto". Alle politiche come voti? "Pdl al Senato.
Alla Camera, Giuliano Ferrara per la sua contrarietà all'aborto". So che
vuoi continuare a dare una mano al Pdl. E se invece fossero felici di essersi
liberati di te? "Se gli va, sono qui. Non vorrei però essere escluso con
la solita solfa che sono vecchio. Ci sono giovani vecchi e vecchi giovani.
Inoltre, le mie ammiratrici sarebbero deluse". Hai ammiratrici?
"Numerose e non tutte mie coetanee". Dannato vecchietto, ti brillano
gli occhi. "Ti stupirò. Mi sto comprando una barca a Barcellona dove abita
un mio figlio e vivrò a bordo varie settimane l'anno". Con tante belle
panchine a Villa Borghese?! "Tié!" © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 13 del 2008-03-31
pagina 9 Scalfari corre in tv a fare il vice-Walter di Redazione La par
condicio non è di sinistra, la Rai sì. Silvio Berlusconi non va in televisione, come per altro aveva già fatto Walter Veltroni, e in fedele ottemperanza della legge salta anche l'intervista
al leader del Partito democratico. E come recupera l'Annunziata? Con Eugenio
Scalfari, il decano dei giornalisti italiani. Bene, la par condicio è
salva, peccato che poi Scalfari, esattamente come fece Benigni per le elezioni
del 2001, sostituisca Veltroni con uno spirito più
militante di quello che avrebbe avuto lo stesso ex sindaco di Roma. Lo Scalfari
veltroniano si scatena, fa professione di appartenenza al Pd e si lancia in una
lunga dissertazione contro il Cavaliere e i mali dell'Italia berlusconiana. E
fin qui, per quanto discutibile, siamo ancora nella legalità. Ma Scalfari deve
essersi troppo immedesimato nella parte di Veltroni o
forse deve piacergli troppo e, nonostante abbia da tempo raggiunto l'età della
saggezza, perde il controllo e comincia a citare sondaggi proibiti, la cui
unica certificazione è data dalla sua parola. Nessuna parola, invece, su Romano
Prodi, l'uomo che ha governato il Paese fino a ieri. Non pervenuto. Ma d'altra
parte come si fa a suggerire la scaletta a Eugenio Scalfari? Ci pensa lui, non
con l'autorevolezza di chi è al di sopra della parti, ma con il piglio di chi
tifa e combatte una sua battaglia politica. Ovviamente quella per il Pd. Non
c'è nulla da aggiungere o commentare, se non ricordare ai girotondini
arrabbiati, ai falsi garanti, a quelli che "siamo il Paese del conflitto
di interesse", ai doppiopesisti che strepitano ad ogni sussurro del
Cavaliere gridando alla violazione delle regole, cosa sarebbe accaduto se al
posto di Berlusconi avessero invitato Emilio Fede e
gli avessero consentito uno spot elettorale, con tanto di sondaggi fuorilegge,
come quello di Scalfari, in favore del suo leader preferito e di sua moglie,
candidata nelle liste del Pdl? Non è accaduto e non accadrà. Ma noi abbiamo un
consiglio ancora più perfido per l'Annunziata, se vuole aprire la strada al Pdl
così come l'ha spianata al Pd: inviti l'uomo che più di tutti può aiutare Berlusconi, Romano Prodi. E gli faccia finalmente raccontare
tutte le magnificenze dei suoi quasi due anni di governo. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Propaganda Berlusconi vuole la capitale 1 milione di libri ai romani È
un libro fotografico, in tutto 96 pagine, composto da cinque capitoli. A
scrivere le quattro pagine che introducono il volume intitolato "C'era una
volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra" (Alcos editore), il leader del
Pdl, Silvio Berlusconi. A giorni il libro sarà spedito a un milione di romani: si
tratta di una rassegna che riporta articoli apparsi sui quotidiani italiani
dell'ultimo anno "che hanno denunciato - si legge in una nota dell'ufficio
stampa della Alcos - lo scandaloso degrado di Roma, capitale del nostro
paese e patrimonio artistico e storico mondiale". Da un anno lo staff del
leader del Pdl, coordinato dal deputato azzurro Francesco Giro, "ha tenuto
sotto costante monitoraggio gli appelli che i media lanciavano ed è nato così
il libro realizzato dalla casa editrice milanese guidata da Alberto
Costa", già editore de "La Storia italiana" e "La vera
Storia Italiana", i due libri fotografici sulla storia del presidente del
Pdl, distribuiti durante le ultime due campagne elettorali. Sulla copertina
della nuova pubblicazione campeggia un'immagine del Colosseo: all'interno,
oltre 120 titoli di quotidiani tra cui "Il Corriere della Sera, Il
Giornale, La Repubblica, Il Sole 24 ore, L'Unità, Il Messaggero e Il
Tempo" suddivisi in cinque capitoli (ambiente, sicurezza, sociale, sanità
ed economia).
( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA Il settimanale
americano Newsweek dedica la copertina a "Veltrusconi", dicendo che solo da un accordo fra Berlusconi e Veltroni può uscire una soluzione ai problemi italiani. Entrambi i
leader, però, si affrettano a smentire questa eventualità. "Niente
governissimi", avverte Veltroni, "larghe intese sono
possibili solo per fare le riforme". Berlusconi, che a
sua volta nega la grande coalizione, attacca: "Walter è solo un parolaio,
ma il suo show ormai è alla fine". Casini sfida il Cavaliere: Bossi,
avverte, sarà sempre la spina nel fianco del suo governo.
( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stampa Usa "Il
sindaco e il mogul" Newsweek tifa accordo "Se i candidati vogliono
seriamente risolvere i problemi dell'Italia lasceranno la porta spalancata alla
possibilità di una grande coalizione anche se nessuno dei due è disposto a
dirlo apertamente in pubblico". Così Newsweek, il settimanale americano
che nel numero in edicola ieri dedica la copertina al "Veltrusconi" con un fotomontaggio dei due volti di Veltroni e Berlusconi. All'interno anche due interviste gemelle in cui si chiede ai
candidati come reagirebbero ad un figlio omosessuale. "Lo circonderei
ancora più di amore, so a quali difficoltà andrebbe incontro", risponde Berlusconi. "Semplicemente non vedo il problema", dice Veltroni.
( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I
due sfidanti rispondono a Newsweek. Casini: "Bossi la spina nel fianco di
Silvio. Pdl e Pd sono i nuovi gattopardi" Larghe intese, no di Veltroni e Berlusconi Ma è duello
sulle riforme. Il leader Pd: sì al dialogo. Il Cavaliere: niente di niente.
( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Allo specchio
Chiamami Mario, sarò il tuo candidato Marco Giusti Ma è vero che è "la
campagna politica più brutta di tutti i tempi" come hanno sostenuto Fausto
Bertinotti e Daniela Santanché? Più che probabile, ma non per questo (anzi...)
qualche momento divertente lo stiamo vivendo. Anche se Berlusconi
ci aveva promesso cento camion in giro per l'Italia con i suoi striscioni e non
ne abbiamo visto uno. Ma per le strade della grandi città, in mezzo a una serie
di taxi griffati dal logo del Pdl, compare un taxi Smart con il faccione di
Casini e la scritta "In Italia non c'è spazio solo per due. Io
c'entro". Dove? Ovviamente nella Smart. Solo a Milano domina lo strepitoso
manifesto bossiano con il capo indiano ricoperto di penne e la scritta
"Loro hanno subito l'immigrazione. Ora vivono nelle riserve". SEGUE A
PAGINA 2 Si riconosce lo stile del vecchio capo leghista. Di culto totale,
anche se qualche indiano potrebbe tirare fuori l'ascia di guerra all'idea che
il massacro sistematico di un popolo sia descritto come un problema
d'immigrazione. C'è anche chi la butta sul calcio. Alemanno, a Roma, promette
due stadi, uno per la Roma e uno per la Lazio. Meglio il candidato Cochi, che
si presenta come inserito in una figurina Panini e la scritta "Di nuovo in
campo". Di destra o di sinistra? Boh. Dalla maglietta sembrerebbe
laziale... Anche Rutelli è laziale. Certo è difficile riconoscere dalle facce
da che parte stiano i candidati. E anche i claim elettorali non aiutano molto.
Pensiamo al candidato pizzuto, il giovane Fabio Nobile, che trionfa sotto la
scritta "La memoria è futuro". Non è di destra, è della Sinistra
Arcobaleno. Mentre De Bosi, che si mostra insieme al figlio al ritmo di
"La sicurezza ci rende liberi" è del Pd. Invece "Una forza mai
vista prima" è il claim del nuove detersivo per stoviglie Pril e "Noi
ci mettiamo la faccia" è quello delle pompe di benzina Erg, che lanciano
nel manifesto proprio il volto del benzinaio che ti sta servendo. Solo che quel
volto è confuso in mezzo ai faccioni elettorali che vediamo un po' ovunque. C'è
quello di Bobo Craxi ricostruito proprio a imitazione di una celebre foto
elettorale del padre, ravvicinatissimo. C'è quello di Grillini candidato
sindaco a Roma col motto "Roma laica Roma libera". Ecco le signore
bionde della destra romana, certa Mennuni e Perrella, le more della sinistra,
come la Cririnnà, certa Corpora Patrizia, scritto proprio così, un certo Di
Cesare detto "Gegé" che si lancia sulla Tuscolana in direzione di
Cinecittà. Di Oscar Tortosa, che si candida con Di Pietro, invece non si vede
la faccia. Forse qualcuno potrebbe riconoscerlo come vecchio candidato del
Psdi. Forte della propria popolarità romana ecco invece il faccione di un
candidato che si lancia con un dumasiano "Il ritorno di Athos": ma il
cognome com'era? Ecco, proprio sull'uso eccessivo dei nomi, da Silvio e Walter
a quello della giovane Marianna, leaderina della sinistra romana, ci sarebbe
qualcosa da dire. Gli anni passati nessuno avrebbe osato scrivere solo Silvio
sulla testata di un giornale o chiamare un rivale politico col nome. Quest'anno
si fa. Lo abbiamo visto e sentito. Probabile che tutto ciò
derivi dal vezzo, romano, di chiamare Walter il sindaco Veltroni. Di rimando, Berlusconi che vuole fare il
giovane, si fa chiamare anche lui Silvio. Tutto questo rimanda a un vecchio
sketch di satira politica con Billi e Riva. Uno era un poveraccio in cera di
aiuto e l'altro un politico in cerca di voti. Chiamami quando vuoi, hai
capito?". "Grazie, onorevole". "Ma quale onorevole,
chiamami Mario". Solo che tutto ciò viveva solo per la ripresa televisiva.
Appena era finita, il povero Billi cercava inutilmente di entrare nello studio
di Riva urlando "A Mario! A Mario!!". Ma chi si ricorda più di Billi
e Riva? Marco Giusti.
( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni avverte i suoi avversari interni:
per sostituirmi ci vorrebbero altre primarie "Anche se perdo non
mollo" Ma il segretario insiste: possiamo ancora vincere, o pareggiare,
situazione simile al 2006, siamo in rimonta. E insieme a Berlusconi
solo le riforme: se ce la fa governi con un voto in più Andrea Fabozzi Roma
Eletto dalle primarie, sostituibile solo con altre primarie. Il messaggio che
Walter Veltroni consegna a due settimane dalla fine
della campagna elettorale non è rivolto agli elettori ma ai colonnelli del
partito democratico. Resterà segretario anche se perderà le elezioni. Una
eventualità nemmeno presa in considerazione, com'è naturale, durante le uscite
pubbliche della campagna, ma che è ben presente nei ragionamenti privati del
leader democratico e dei suoi compagni di partito. Nel giorno stesso in cui
polemizza con Massimo D'Alema sullo slogan scelto dal Pd, Veltroni
spiega a SkyTg24 di aver "preso un impegno per fare un grande
partito" e che dunque è sua intenzione continuare ad "assolvere il vincolo
stabilito il 14 ottobre scorso con 3 milioni e mezzo di persone".
"Questo impegno - chiarisce - potrà essere considerato superato da una
scadenza analoga, ma fino ad allora ho il dovere etico di guidare il partito
democratico". Veltroni così corregge quanto
dichiarato solo tre giorni fa dal suo consigliere e stratega numero uno,
Goffredo Bettini, che aveva fissato al 35% la soglia del successo o
dell'insuccesso. Sotto quella percentuale, se ne poteva dedurre, Veltroni si sarebbe dimesso. E invece il segretario spiega
adesso che lui non farà il primo passo e che i suoi avversari interni al Pd -
oggi silenziosi in nome della pax elettorale - dovranno avere la forza di
organizzargli contro non solo un congresso ma anche nuove primarie. Difficile.
Una piccola replica delle primarie è stata la giornata di ieri del partito
democratico, battezzata il D-day del Pd: secondo l'organizzazione del partito
circa centomila volontari - anzi, "wolontari" - hanno permesso l'apertura
di 12mila punti di incontro nelle città italiane dove è stato distribuito
materiale per la propaganda incluso il vademecum con le 12 azioni per
conquistare voti, per esempio l'aperitivo elettorale con i vicini di casa.
Impossibile fare un confronto con le primarie del 14 ottobre quando i tre
milioni e mezzo di elettori furono registrati, ci si può solo affidare alle
stime degli organizzatori che parlano di sei milioni di cittadini
"contattati" e di un milione e duecentomila volontari "reclutati
per la fase finale della campagna elettorale". I prossimi quindici giorni
nei quali Veltroni spera di portare a compimento la
sua rimonta. Non sarebbero ottime le notizie che i sondaggi riservati - ne è
ormai proibita la pubblicazione - stanno consegnando allo stato maggiore del
Pd. Tra Pd e Pdl la distanza si assottiglia ma resta intorno ai sei punti
percentuali quella tra le due coalizioni. Pd + Lista Di Pietro da una parte,
Pdl + Lega nord dall'altra. La brutta notizia per Veltroni
sarebbe che il blocco del 30% di indecisi e potenziali astensionisti comincia
sì a sgretolarsi ma per distribuirsi ugualmente tra le due grandi coalizioni. E
invece l'unica speranza del Pd secondo un vecchio calcolo era quella di
convincere almeno sette indecisi su dieci. A questo punto anche l'ipotesi del
pareggio al senato appare lontana, Berlusconi
manterrebbe il suo vantaggio di 30 senatori. Veltroni
com'è giusto continua a crederci. "Siamo in rimonta e penso ci possa
essere un risultato sorprendente - ha detto ieri -, il vantaggio del Pdl si è
assottigliato fino a ridursi ad una cifra pari a quella che nel
( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pietro Ingrao:
"Io accuso la lentezza e la fragilità con cui affrontiamo la questione
guerra" Pacifisti, cioè di sinistra Il nostro paese è stato coinvolto in
conflitti offensivi. Silenzio dai custodi della Costituzione e il popolo non si
è ribellato. La pace sembra impossibile o inutile. Invece è il bene primo
Tommaso Di Francesco "Coprifuoco a Baghdad". Il titolo della notizia
potrebbe essere datato all'aprile di cinque anni fa, nelle ore sanguinose
dell'aggressione angloamericana all'Iraq già devastato da dieci anni di
embargo. Invece no, sono i giorni e le ore che attraversano adesso il nostro
quotidiano. La guerra è una coazione a ripetere, l'asse ormai di una politica
bipartisan che ne fa la prova costituente della capacità di governare il mondo.
Ci resta addosso l'eredità della guerra, quasi un fatto generazionale. Forse
Barak Obama e i democratici vinceranno le elezioni americane. Ma cambierà
qualcosa sulla politica internazionale e in tema di "interventismo umanitario",
visto che Gorge W. Bush lascia in eredità un bilancio della difesa di più di
600 miliardi di dollari che supera perfino quello della Guerra fredda? E ad
ogni conferma della guerra il movimento della pace, già sorprendente
"potenza mondiale", entra nel cono d'ombra della sua impotenza e dei
suoi troppi limiti. Come è evidente il limite rappresentato dal tentativo, per
gran parte fallito, di condizionare e spostare sui contenuti della guerra e
della pace l'agire del governo Prodi. Che si è dissolto e, poi, abbiamo
scoperto dalle parole di lancio del Pd di Walter Veltroni
che quel tentativo della sinistra era "solo zavorra". Mentre cresce
il rischio, concreto, dell'astensionismo di sinistra anche a causa dei nodi non
sciolti della guerra e della pace, come non parlare di tutto questo con l'uomo
che considera la lotta contro la guerra l'impegno più più alto e necessario per
un nuovo radicamento della sinistra? Incontriamo Pietro Ingrao a casa sua in
via Balzani, dove vive oramai da più di cinquant'anni salvo le dolci estati che
trascorre al paese natio. Pietro proprio oggi (ieri per chi legge) compie 93
anni: tanti auguri. Ci riceve nella stanza dove usa conversare con familiari,
amici e compagni. E' una stanza luminosa, le pareti coperte di libri ed
immagini dove fanno spicco un ritratto di Laura e l'amico forse più caro di
Pietro, Luigi Nono, così presto sottratto dalla morte alle sue straordinarie
invenzioni musicali, e accanto a essi disegni o opere di Guttuso e Turcato. C'è
poi un piccolo ritratto d'epoca: su una tribuna si vede un giovanotto (un
pischelletto direbbero a Roma) magro come un chiodo; e a fianco di lui, in
attesa di prendere la parola Togliatti. Noi però vogliamo parlare con lui non
della guerra che aveva incendiato il mondo nel primo mezzo secolo, ma di quella
che era tornata dopo, e ancora continua oggi: quasi da sembrare eterna. E
avanziamo la domanda amara che più ci assilla. C'è un evento che dura da sempre
e sembra incancellabile dalla via degli uomini: la guerra, l'urto armato. C'è
un libro piccino, che abbiamo amato molto anche noi che siamo venuti dopo di
te, "Le lettere dei condannati a morte della Resistenza". Lo leggemmo
come una straordinaria speranza. Prometteva di uscire da una catastrofe ed
evocava un cambiamento radicale per i sopravvissuti. Invece la pace fu breve:
come di un solo istante. E ancora oggi continua l'uccidere di massa: e non in
un lembo sperduto della terra, ma in fasce cruciali del globo. E attori
dell'urto sono le più grandi potenze mondiali. Perché? E perché così pochi nel
mondo si pongono questa domanda? Perché, anche dopo l'affossamento di Hitler e
Mussolini e la disarticolazione degli spaventosi apparati di morte che quei due
dittatori avevano apprestato, il confronto armato non è mai cessato nel globo:
sia come guerre in atto in un grande continente come l'Asia, sia come
costruzione di enormi apparati militari, in terra, in cielo e in mare. Ti
riferisci al conflitto che si accese in Vietnam ..? Sì. E penso alla
straordinaria opera di "supplenza" che svolsero gli Stati uniti
intervenendo in guerra in Vietnam, ma anche alla guerra di Corea e allo scontro
fra sovietici e cinesi sull'Ussuri. Insomma al fatale sviluppo che dalle guerre
napoleoniche ha portato all'incendio dell'Asia sconfinata. Quanto al nostro
paese sono stati cancellati arbitrariamente vincoli costituenti: nonostante
l'art. 11 della Costituzione, l'Italia è stata coinvolta in conflitti che non
avevano alcun carattere difensivo. E i custodi della Costituzione hanno
taciuto. E non c'è stata nemmeno ribellione di popolo. La pace sembra
impossibile o inutile. E invece non dovrebbe essere il bene primo? Ci sono
anche gli aspetti di politica interna: aumento della spesa militare in
finanziaria 2007; nuove e pericolose servitù militari; adesione allo scudo di
Bush; presenza militare in Afghanistan in zone ormai di guerra ma "non in
guerra", e purtroppo inseriti nei comandi internazionali che determinano
la guerra dei raid aerei e i suoi obiettivi in un territorio lacerato dove è
miscela esplosiva la commistione d'intervento civile e militare. Per quanto
possa essere avaro, c'è un ordinamento di fatto del mondo: al centro di questo
sistema regolativo c'è l'atto armato, sviluppato in modo dominante: in terra,
in cielo e in mare. È un agire che si vale di un mezzo straordinario:
l'uccidere di massa. Questo specifico agire - dopo la sconfitta dell'Unione
sovietica - ha oggi un centro focale che sono gli Stati Uniti d'America. E tale
è il ruolo regolatore e dominante con cui gli Usa intendono questo potere
armato, che ad esso hanno dato persino un alto e fatale compito di prevenzione:
sicché dalla guerra motivata sempre (o quasi) in termini di difesa si è passati
- da parte della grande potenza americana - alla evocazione della guerra
preventiva (Bush). E prevenire la guerra altrui comporta di scatenare in
anticipo la guerra propria: cioè realizzare l'uccidere di massa in terra
altrui. Come ha fatto Bush in Iraq, e per tutto un periodo anche l'Italia,
stracciando appunto l'articolo 11 della Costituzione repubblicana. Tu guardi
ora alla tragica vicenda mediorientale. È vero però che in quel lembo del mondo
si sono intrecciati - in modo che sembra inestricabile - storie e conflitti di
fedi e di popoli: dalla questione ebraica alle lotte interarabe alla potenza
laica turca. E su tutto sono scattati i riflessi obbligati dell'enorme
questione asiatica. Su tali eventi l'incidenza delle assemblee internazionali -
dalle Nazioni unite all'assemblea d'Europa - è stata quasi nulla. Tale è il
mondo su cui si è fatto largo l'impero americano. In fondo l'Italia è stata un
breve satellite. Conosciamo tu ed io le dipendenze pesanti che - ancora dopo la
fine del nazismo - hanno segnato il cammino del nostro paese, e quanto hanno
inciso su di esso persino le grandi potenze spirituali. Eppure c'è stata una
sottovalutazione, una carenza grave anche dal mondo italiano: e non sta solo
nella sciagurata partecipazione alla guerra in Iraq. Sta nella lentezza e
fragilità con cui abbiamo affrontato la questione in sé della guerra:
dell'uccidere di massa. Certo: si trattava di ripensare la sostanza e l'insieme
dell'agire politico, e quindi anche del soggetto proletario: dei processi della
sua liberazione. E invece pesava e agiva ancora dentro di noi l'eredità del
leninismo. Tu sai però che larghe fasce del popolo di sinistra pensano: devo aiutare Veltroni altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un "moderato". Dunque: evitare il
peggio. Come rispondi? Penso che se si affloscia il soggetto di classe, il
soggetto proletario, non c'è Walter Veltroni che
tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di lavoratori
sono scesi in politica: la liberazione del lavoro. E almeno sino a
questo tardo momento della mia lunga vita non rinunzio a questa grande
speranza. Non sopporto l'ipocrisia di versare lacrime sugli operai assassinati
della Thyssen e poi di non ingaggiare lotta contro i loro assassini. Quei
caduti non possono essere dimenticati nel momento in cui il popolo italiano è
chiamato a esprimere con il voto sua volontà politica: e a indicare i membri
delle future assemblee parlamentari: quindi a eleggere poteri decisivi nella
vita del nostro paese. C'è oggi una discussione anche pesante su chi deve
affrontare questi problemi e assumere la guida del paese. E ci sono italiani che
accettano l'opzione per Veltroni ritenendolo più in
grado di impedire una vittoria di Berlusconi. Ho
rispetto per Veltroni, ma lo considero dichiaratamente
un moderato. E invece anche per la lotta contro Berlusconi
io ritengo essenziale la forza di una sinistra di classe. Perciò sostengo i
candidati della Sinistra e invito a questa scelta. E nel tempo del voto ricordo
che prima di ogni altro è in questo modo che si definiscono una parte
essenziale dei poteri. Il proletariato italiano ha alleati potenziali, nel
nostro paese e nel mondo, molto più di quanto pensi un Berlusconi.
E le organizzazioni politiche di classe - se si uniscono - possono dilatare
fortemente la loro capacità di influenza. Noi però soffriamo di un difetto
grave: siamo divisi e usiamo vocabolari frantumati. Unire questa sinistra di
classe: nelle speranze e nei programmi. Tale è il mio auspicio ardente. Tale è
il modo alto di ridare voce, nel nostro sentire e agire, agli assassinati della
Thyssen e a quei due bambini sprofondati nel fondo di un pozzo, senza più
nemmeno la voce per un grido.
( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pietro Ingrao:
"Io accuso la lentezza e la fragilità con cui affrontiamo la questione
guerra" Pacifisti, cioè di sinistra Il nostro paese è stato coinvolto in
conflitti offensivi. Silenzio dai custodi della Costituzione e il popolo non si
è ribellato. La pace sembra impossibile o inutile. Invece è il bene primo
Tommaso Di Francesco "Coprifuoco a Baghdad". Il titolo della notizia
potrebbe essere datato all'aprile di cinque anni fa, nelle ore sanguinose
dell'aggressione angloamericana all'Iraq già devastato da dieci anni di
embargo. Invece no, sono i giorni e le ore che attraversano adesso il nostro
quotidiano. La guerra è una coazione a ripetere, l'asse ormai di una politica
bipartisan che ne fa la prova costituente della capacità di governare il mondo.
Ci resta addosso l'eredità della guerra, quasi un fatto generazionale. Forse
Barak Obama e i democratici vinceranno le elezioni americane. Ma cambierà
qualcosa sulla politica internazionale e in tema di "interventismo
umanitario", visto che Gorge W. Bush lascia in eredità un bilancio della
difesa di più di 600 miliardi di dollari che supera perfino quello della Guerra
fredda? E ad ogni conferma della guerra il movimento della pace, già
sorprendente "potenza mondiale", entra nel cono d'ombra della sua
impotenza e dei suoi troppi limiti. Come è evidente il limite rappresentato dal
tentativo, per gran parte fallito, di condizionare e spostare sui contenuti
della guerra e della pace l'agire del governo Prodi. Che si è dissolto e, poi,
abbiamo scoperto dalle parole di lancio del Pd di Walter Veltroni
che quel tentativo della sinistra era "solo zavorra". Mentre cresce
il rischio, concreto, dell'astensionismo di sinistra anche a causa dei nodi non
sciolti della guerra e della pace, come non parlare di tutto questo con l'uomo
che considera la lotta contro la guerra l'impegno più più alto e necessario per
un nuovo radicamento della sinistra? Incontriamo Pietro Ingrao a casa sua in
via Balzani, dove vive oramai da più di cinquant'anni salvo le dolci estati che
trascorre al paese natio. Pietro proprio oggi (ieri per chi legge) compie 93
anni: tanti auguri. Ci riceve nella stanza dove usa conversare con familiari,
amici e compagni. E' una stanza luminosa, le pareti coperte di libri ed
immagini dove fanno spicco un ritratto di Laura e l'amico forse più caro di
Pietro, Luigi Nono, così presto sottratto dalla morte alle sue straordinarie
invenzioni musicali, e accanto a essi disegni o opere di Guttuso e Turcato. C'è
poi un piccolo ritratto d'epoca: su una tribuna si vede un giovanotto (un
pischelletto direbbero a Roma) magro come un chiodo; e a fianco di lui, in
attesa di prendere la parola Togliatti. Noi però vogliamo parlare con lui non
della guerra che aveva incendiato il mondo nel primo mezzo secolo, ma di quella
che era tornata dopo, e ancora continua oggi: quasi da sembrare eterna. E
avanziamo la domanda amara che più ci assilla. C'è un evento che dura da sempre
e sembra incancellabile dalla via degli uomini: la guerra, l'urto armato. C'è
un libro piccino, che abbiamo amato molto anche noi che siamo venuti dopo di
te, "Le lettere dei condannati a morte della Resistenza". Lo leggemmo
come una straordinaria speranza. Prometteva di uscire da una catastrofe ed
evocava un cambiamento radicale per i sopravvissuti. Invece la pace fu breve:
come di un solo istante. E ancora oggi continua l'uccidere di massa: e non in
un lembo sperduto della terra, ma in fasce cruciali del globo. E attori
dell'urto sono le più grandi potenze mondiali. Perché? E perché così pochi nel
mondo si pongono questa domanda? Perché, anche dopo l'affossamento di Hitler e
Mussolini e la disarticolazione degli spaventosi apparati di morte che quei due
dittatori avevano apprestato, il confronto armato non è mai cessato nel globo:
sia come guerre in atto in un grande continente come l'Asia, sia come
costruzione di enormi apparati militari, in terra, in cielo e in mare. Ti
riferisci al conflitto che si accese in Vietnam ..? Sì. E penso alla
straordinaria opera di "supplenza" che svolsero gli Stati uniti
intervenendo in guerra in Vietnam, ma anche alla guerra di Corea e allo scontro
fra sovietici e cinesi sull'Ussuri. Insomma al fatale sviluppo che dalle guerre
napoleoniche ha portato all'incendio dell'Asia sconfinata. Quanto al nostro
paese sono stati cancellati arbitrariamente vincoli costituenti: nonostante
l'art. 11 della Costituzione, l'Italia è stata coinvolta in conflitti che non
avevano alcun carattere difensivo. E i custodi della Costituzione hanno
taciuto. E non c'è stata nemmeno ribellione di popolo. La pace sembra
impossibile o inutile. E invece non dovrebbe essere il bene primo? Ci sono
anche gli aspetti di politica interna: aumento della spesa militare in
finanziaria 2007; nuove e pericolose servitù militari; adesione allo scudo di
Bush; presenza militare in Afghanistan in zone ormai di guerra ma "non in
guerra", e purtroppo inseriti nei comandi internazionali che determinano
la guerra dei raid aerei e i suoi obiettivi in un territorio lacerato dove è
miscela esplosiva la commistione d'intervento civile e militare. Per quanto
possa essere avaro, c'è un ordinamento di fatto del mondo: al centro di questo
sistema regolativo c'è l'atto armato, sviluppato in modo dominante: in terra,
in cielo e in mare. È un agire che si vale di un mezzo straordinario:
l'uccidere di massa. Questo specifico agire - dopo la sconfitta dell'Unione
sovietica - ha oggi un centro focale che sono gli Stati Uniti d'America. E tale
è il ruolo regolatore e dominante con cui gli Usa intendono questo potere
armato, che ad esso hanno dato persino un alto e fatale compito di prevenzione:
sicché dalla guerra motivata sempre (o quasi) in termini di difesa si è passati
- da parte della grande potenza americana - alla evocazione della guerra
preventiva (Bush). E prevenire la guerra altrui comporta di scatenare in
anticipo la guerra propria: cioè realizzare l'uccidere di massa in terra
altrui. Come ha fatto Bush in Iraq, e per tutto un periodo anche l'Italia,
stracciando appunto l'articolo 11 della Costituzione repubblicana. Tu guardi
ora alla tragica vicenda mediorientale. È vero però che in quel lembo del mondo
si sono intrecciati - in modo che sembra inestricabile - storie e conflitti di
fedi e di popoli: dalla questione ebraica alle lotte interarabe alla potenza
laica turca. E su tutto sono scattati i riflessi obbligati dell'enorme
questione asiatica. Su tali eventi l'incidenza delle assemblee internazionali -
dalle Nazioni unite all'assemblea d'Europa - è stata quasi nulla. Tale è il
mondo su cui si è fatto largo l'impero americano. In fondo l'Italia è stata un
breve satellite. Conosciamo tu ed io le dipendenze pesanti che - ancora dopo la
fine del nazismo - hanno segnato il cammino del nostro paese, e quanto hanno
inciso su di esso persino le grandi potenze spirituali. Eppure c'è stata una
sottovalutazione, una carenza grave anche dal mondo italiano: e non sta solo
nella sciagurata partecipazione alla guerra in Iraq. Sta nella lentezza e
fragilità con cui abbiamo affrontato la questione in sé della guerra:
dell'uccidere di massa. Certo: si trattava di ripensare la sostanza e l'insieme
dell'agire politico, e quindi anche del soggetto proletario: dei processi della
sua liberazione. E invece pesava e agiva ancora dentro di noi l'eredità del
leninismo. Tu sai però che larghe fasce del popolo di sinistra pensano: devo aiutare Veltroni altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un "moderato". Dunque: evitare il
peggio. Come rispondi? Penso che se si affloscia il soggetto di classe, il
soggetto proletario, non c'è Walter Veltroni che
tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di lavoratori
sono scesi in politica: la liberazione del lavoro. E almeno sino a
questo tardo momento della mia lunga vita non rinunzio a questa grande
speranza. Non sopporto l'ipocrisia di versare lacrime sugli operai assassinati
della Thyssen e poi di non ingaggiare lotta contro i loro assassini. Quei
caduti non possono essere dimenticati nel momento in cui il popolo italiano è
chiamato a esprimere con il voto sua volontà politica: e a indicare i membri
delle future assemblee parlamentari: quindi a eleggere poteri decisivi nella
vita del nostro paese. C'è oggi una discussione anche pesante su chi deve
affrontare questi problemi e assumere la guida del paese. E ci sono italiani
che accettano l'opzione per Veltroni ritenendolo più
in grado di impedire una vittoria di Berlusconi. Ho
rispetto per Veltroni, ma lo considero dichiaratamente
un moderato. E invece anche per la lotta contro Berlusconi
io ritengo essenziale la forza di una sinistra di classe. Perciò sostengo i
candidati della Sinistra e invito a questa scelta. E nel tempo del voto ricordo
che prima di ogni altro è in questo modo che si definiscono una parte
essenziale dei poteri. Il proletariato italiano ha alleati potenziali, nel
nostro paese e nel mondo, molto più di quanto pensi un Berlusconi.
E le organizzazioni politiche di classe - se si uniscono - possono dilatare
fortemente la loro capacità di influenza. Noi però soffriamo di un difetto
grave: siamo divisi e usiamo vocabolari frantumati. Unire questa sinistra di
classe: nelle speranze e nei programmi. Tale è il mio auspicio ardente. Tale è
il modo alto di ridare voce, nel nostro sentire e agire, agli assassinati della
Thyssen e a quei due bambini sprofondati nel fondo di un pozzo, senza più
nemmeno la voce per un grido. Tommaso Di Francesco "Coprifuoco a
Baghdad". Il titolo della notizia potrebbe essere datato all'aprile di
cinque anni fa, nelle ore sanguinose dell'aggressione angloamericana all'Iraq
già devastato da dieci anni di embargo. Invece no, sono i giorni e le ore che
attraversano adesso il nostro quotidiano. La guerra è una coazione a ripetere,
l'asse ormai di una politica bipartisan che ne fa la prova costituente della
capacità di governare il mondo. Ci resta addosso l'eredità della guerra, quasi
un fatto generazionale. Forse Barak Obama e i democratici vinceranno le
elezioni americane. Ma cambierà qualcosa sulla politica internazionale e in
tema di "interventismo umanitario", visto che Gorge W. Bush lascia in
eredità un bilancio della difesa di più di 600 miliardi di dollari che supera
perfino quello della Guerra fredda? E ad ogni conferma della guerra il
movimento della pace, già sorprendente "potenza mondiale", entra nel
cono d'ombra della sua impotenza e dei suoi troppi limiti. Come è evidente il
limite rappresentato dal tentativo, per gran parte fallito, di condizionare e
spostare sui contenuti della guerra e della pace l'agire del governo Prodi. Che
si è dissolto e, poi, abbiamo scoperto dalle parole di lancio del Pd di Walter Veltroni che quel tentativo della sinistra era "solo
zavorra". Mentre cresce il rischio, concreto, dell'astensionismo di
sinistra anche a causa dei nodi non sciolti della guerra e della pace, come non
parlare di tutto questo con l'uomo che considera la lotta contro la guerra
l'impegno più più alto e necessario per un nuovo radicamento della sinistra?
Incontriamo Pietro Ingrao a casa sua in via Balzani, dove vive oramai da più di
cinquant'anni salvo le dolci estati che trascorre al paese natio. Pietro
proprio oggi (ieri per chi legge) compie 93 anni: tanti auguri. Ci riceve nella
stanza dove usa conversare con familiari, amici e compagni. E' una stanza
luminosa, le pareti coperte di libri ed immagini dove fanno spicco un ritratto
di Laura e l'amico forse più caro di Pietro, Luigi Nono, così presto sottratto
dalla morte alle sue straordinarie invenzioni musicali, e accanto a essi
disegni o opere di Guttuso e Turcato. C'è poi un piccolo ritratto d'epoca: su
una tribuna si vede un giovanotto (un pischelletto direbbero a Roma) magro come
un chiodo; e a fianco di lui, in attesa di prendere la parola Togliatti. Noi
però vogliamo parlare con lui non della guerra che aveva incendiato il mondo
nel primo mezzo secolo, ma di quella che era tornata dopo, e ancora continua
oggi: quasi da sembrare eterna. E avanziamo la domanda amara che più ci
assilla. C'è un evento che dura da sempre e sembra incancellabile dalla via
degli uomini: la guerra, l'urto armato. C'è un libro piccino, che abbiamo amato
molto anche noi che siamo venuti dopo di te, "Le lettere dei condannati a
morte della Resistenza". Lo leggemmo come una straordinaria speranza.
Prometteva di uscire da una catastrofe ed evocava un cambiamento radicale per i
sopravvissuti. Invece la pace fu breve: come di un solo istante. E ancora oggi
continua l'uccidere di massa: e non in un lembo sperduto della terra, ma in
fasce cruciali del globo. E attori dell'urto sono le più grandi potenze
mondiali. Perché? E perché così pochi nel mondo si pongono questa domanda?
Perché, anche dopo l'affossamento di Hitler e Mussolini e la disarticolazione
degli spaventosi apparati di morte che quei due dittatori avevano apprestato,
il confronto armato non è mai cessato nel globo: sia come guerre in atto in un
grande continente come l'Asia, sia come costruzione di enormi apparati
militari, in terra, in cielo e in mare. Ti riferisci al conflitto che si accese
in Vietnam ..? Sì. E penso alla straordinaria opera di "supplenza"
che svolsero gli Stati uniti intervenendo in guerra in Vietnam, ma anche alla
guerra di Corea e allo scontro fra sovietici e cinesi sull'Ussuri. Insomma al
fatale sviluppo che dalle guerre napoleoniche ha portato all'incendio dell'Asia
sconfinata. Quanto al nostro paese sono stati cancellati arbitrariamente
vincoli costituenti: nonostante l'art. 11 della Costituzione, l'Italia è stata
coinvolta in conflitti che non avevano alcun carattere difensivo. E i custodi
della Costituzione hanno taciuto. E non c'è stata nemmeno ribellione di popolo.
La pace sembra impossibile o inutile. E invece non dovrebbe essere il bene
primo? Ci sono anche gli aspetti di politica interna: aumento della spesa
militare in finanziaria 2007; nuove e pericolose servitù militari; adesione
allo scudo di Bush; presenza militare in Afghanistan in zone ormai di guerra ma
"non in guerra", e purtroppo inseriti nei comandi internazionali che
determinano la guerra dei raid aerei e i suoi obiettivi in un territorio
lacerato dove è miscela esplosiva la commistione d'intervento civile e
militare. Per quanto possa essere avaro, c'è un ordinamento di fatto del mondo:
al centro di questo sistema regolativo c'è l'atto armato, sviluppato in modo
dominante: in terra, in cielo e in mare. È un agire che si vale di un mezzo
straordinario: l'uccidere di massa. Questo specifico agire - dopo la sconfitta
dell'Unione sovietica - ha oggi un centro focale che sono gli Stati Uniti
d'America. E tale è il ruolo regolatore e dominante con cui gli Usa intendono
questo potere armato, che ad esso hanno dato persino un alto e fatale compito
di prevenzione: sicché dalla guerra motivata sempre (o quasi) in termini di
difesa si è passati - da parte della grande potenza americana - alla evocazione
della guerra preventiva (Bush). E prevenire la guerra altrui comporta di
scatenare in anticipo la guerra propria: cioè realizzare l'uccidere di massa in
terra altrui. Come ha fatto Bush in Iraq, e per tutto un periodo anche
l'Italia, stracciando appunto l'articolo 11 della Costituzione repubblicana. Tu
guardi ora alla tragica vicenda mediorientale. È vero però che in quel lembo
del mondo si sono intrecciati - in modo che sembra inestricabile - storie e
conflitti di fedi e di popoli: dalla questione ebraica alle lotte interarabe
alla potenza laica turca. E su tutto sono scattati i riflessi obbligati
dell'enorme questione asiatica. Su tali eventi l'incidenza delle assemblee
internazionali - dalle Nazioni unite all'assemblea d'Europa - è stata quasi
nulla. Tale è il mondo su cui si è fatto largo l'impero americano. In fondo
l'Italia è stata un breve satellite. Conosciamo tu ed io le dipendenze pesanti
che - ancora dopo la fine del nazismo - hanno segnato il cammino del nostro
paese, e quanto hanno inciso su di esso persino le grandi potenze spirituali.
Eppure c'è stata una sottovalutazione, una carenza grave anche dal mondo italiano:
e non sta solo nella sciagurata partecipazione alla guerra in Iraq. Sta nella
lentezza e fragilità con cui abbiamo affrontato la questione in sé della
guerra: dell'uccidere di massa. Certo: si trattava di ripensare la sostanza e
l'insieme dell'agire politico, e quindi anche del soggetto proletario: dei
processi della sua liberazione. E invece pesava e agiva ancora dentro di noi
l'eredità del leninismo. Tu sai però che larghe fasce del popolo di sinistra
pensano: devo aiutare Veltroni
altrimenti vince Berlusconi. E Veltroni è chiaramente un "moderato". Dunque: evitare il
peggio. Come rispondi? Penso che se si affloscia il soggetto di classe, il
soggetto proletario, non c'è Walter Veltroni che
tenga. Sbiadisce la grande questione per cui nel secolo milioni di lavoratori
sono scesi in politica: la liberazione del lavoro. E almeno sino a
questo tardo momento della mia lunga vita non rinunzio a questa grande
speranza. Non sopporto l'ipocrisia di versare lacrime sugli operai assassinati
della Thyssen e poi di non ingaggiare lotta contro i loro assassini. Quei
caduti non possono essere dimenticati nel momento in cui il popolo italiano è
chiamato a esprimere con il voto sua volontà politica: e a indicare i membri
delle future assemblee parlamentari: quindi a eleggere poteri decisivi nella
vita del nostro paese. C'è oggi una discussione anche pesante su chi deve
affrontare questi problemi e assumere la guida del paese. E ci sono italiani
che accettano l'opzione per Veltroni ritenendolo più
in grado di impedire una vittoria di Berlusconi. Ho
rispetto per Veltroni, ma lo considero dichiaratamente
un moderato. E invece anche per la lotta contro Berlusconi
io ritengo essenziale la forza di una sinistra di classe. Perciò sostengo i
candidati della Sinistra e invito a questa scelta. E nel tempo del voto ricordo
che prima di ogni altro è in questo modo che si definiscono una parte
essenziale dei poteri. Il proletariato italiano ha alleati potenziali, nel
nostro paese e nel mondo, molto più di quanto pensi un Berlusconi.
E le organizzazioni politiche di classe - se si uniscono - possono dilatare
fortemente la loro capacità di influenza. Noi però soffriamo di un difetto
grave: siamo divisi e usiamo vocabolari frantumati. Unire questa sinistra di
classe: nelle speranze e nei programmi. Tale è il mio auspicio ardente. Tale è
il modo alto di ridare voce, nel nostro sentire e agire, agli assassinati della
Thyssen e a quei due bambini sprofondati nel fondo di un pozzo, senza più nemmeno
la voce per un grido.
( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tre giorni sul pullman
del Pd. Nella terra di Totò Cuffaro, dove la destra sembra sicura di poter
vincere ancora La sfida impossibile chiamata Sicilia Da Trapani a Catania,
passando per tutte le altre province. Tra linguaggio "nuovo" e
candidature un po' "vecchie". Veltroni e la
Finocchiaro provano a scuotere l'isola, soprattutto parlando di lavoro e mafia
Massimo Giannetti Palermo Il cosiddetto "bagno di folla", quello che
fa brillare davvero gli occhi di Walter Veltroni, si
materializza a Messina, penultima tappa del calvario siciliano. Il suo tour
nella roccaforte del nemico, pardon dell'avversario, se si esclude Trapani,
rimasta pressoché indifferente, ha avuto un risultato tutto sommato positivo.
Non è stato esaltante ovunque, è andato discretamente in alcune città (Agrigento
e Siracusa), abbastanza bene in altre (Palermo, Caltanisetta e Enna) e forse
più che bene in altre ancora (Ragusa e Catania). Ma attenzione, stiamo parlando
di piazze, non di urne. Se restiamo ai sondaggi, il "partito nuovo",
il "partito del fare" non attecchisce granché nell'isola del
centrodestra. Certo, anche nel profondo sud vengono segnalati moltissimi casi
di indecisi (il 20%), ma a due settimane dal 13 aprile, secondo le più recenti
rilevazioni, la situazione sarebbe più o meno questa: Pd più Di Pietro al 30%,
Pdl più Mpa oltre il 51. Lo scarto sarebbe insomma di una ventina di punti. Per
Berlusconi il premio di maggioranza non sarebbe dunque
in discussione. I riflettori sono però puntati sul voto dell'Udc di Casini al
senato, dove il capolista è un Totò Cuffaro fresco di condanna e che,
paradossalmente, rischia di essere eletto a palazzo Madama e diventare, pensate
un po', addirittura ago della bilancia per le sorti del Paese. Cose da non
credere. Ma torniamo alla realtà. Anzi sul pullman che porta Veltroni
nel buco nero della Sicilia, dove neanche la Sinistra arcobaleno, in lotta per
l'8%, se la passa tanto bene. Il viaggio del candidato premier dura tre giorni,
da martedì a giovedì. Tocca nove città, tutti i capoluoghi di provincia, e ogni
tappa, ogni piazza, potrebbe essere la radiografia del partito. Un partito che
per come si presenta all'elettorato, per come cioè sono state composte le liste
dei candidati (tra quelli spediti da Roma e quelli imposti dai big locali)
sembra più proiettato a conservare l'esistente anziché tentare di modificarlo
radicalmente. Di facce nuove non se ne vedono molte. Semmai se ne ritrovano
parecchie che sanno un po' troppo di vecchio e qualcuna perfino chiacchierata.
Se questa è anche la convinzione mai confessata di Veltroni,
la sua missione siciliana assume un duplice scopo: ridurre i danni alle
politiche e dare una mano ad Anna Finocchiaro per le regionali. La candidata
del centro sinistra al governo della Sicilia, sempre in base ai sondaggi,
sarebbe messa un po' meglio rispetto al suo partito, ma l'esercito che sostiene
Raffaele Lombardo, il suo sfidante dell'Mpa, è un'armata potentissima (tutta la
ex Cdl) che può essere battuta soltanto se si verificasse un moto popolare, una
rivoluzione culturale anche, che al momento in Sicilia purtroppo ancora non si
avverte. Anna Finocchiaro ne è ovviamente consapevole, ma è in piena forma e
graffia come una tigre: "I sondaggi non mi preoccupano affatto, ci vuole
ben altro per mettermi paura", ripete a ogni comizio. Nelle piazze le
questioni nazionali si intrecciano con le emergenze locali. E tra queste ultime
c'è l'imbarazzo della scelta: disocupazione più alta d'Italia, lavoro precario
a fiumi, povertà diffusissima, evasione scolastica, clientelismo imperante,
sanità mangiasoldi, spreco del denaro pubblico. E poi c'è soprattuto la mafia,
la mafia che ricatta imprese e commercianti, la mafia dei colletti bianchi,
collusa e in affari con la politica, il voto di scambio: "I mafiosi
scelgano pure per chi votare, ma non votino il Pd, noi i loro voti non li
vogliamo", è la frase che ripeterà spesso Veltroni.
Ma è a Palermo, davanti alle circa settemila persone di piazza Verdi che il
leadere del Pd lancia il suo primo, durissimo attacco "ai mafiosi, ai
criminali, agli assassini che uccidono i bambini", ridadendo il
"pieno sostegno" alla svolta antipizzo della Confindustria siciliana
di Ivan Lo Bello. E' il pane giusto per i denti di Caltanissetta, dove tre anni
fa è nata la rivolta degli imprenditori e appoggiata dal comune. Qui, a fare
gli onori di casa c'è il sindaco Salvatore Messana, ex Dl, concorrente alle
primarie per la segreteria del partito vinte da Francantonio Genovese, sindaco
di Messina dimissionato di recente dal Tar. Messana ambiva alla candidatura, ma
non l'ha ottenuta. I suoi dicono che sia piuttosto arrabbiato con Roma, ma
accoglie Veltroni con tutti i crismi: saranno due gli
appuntamenti organizzati al suo arrivo: uno al centro polivalente, dove il tema
centrale è proprio la lotta alla mafia (partecipano gli stessi imprenditori che
si sono ribellati al racket del pizzo e per questo minacciati di morte e ora
sotto scorta); e l'altro all'auditorium. Entrambi strapieni, nonostante
l'orario. E l'ora del pranzo e dopo Caltanissetta si sale ancora, si va a Enna,
la città più alta d'Italia. Siamo a mille metri e fa un freddo cane. Da queste
parti il "pezzo da novanta" del Pd, anzi il "senatore della
nostra terra" come recita un gigantesco poster elettorale, è Vladimiro
Crisafulli, detto "Mirello", più di cento chili di stazza e un'ombra
funesta finita nei documenti dell'antimafia: un paio d'anni fa venne ripreso
dalle telecamere di un albergo della zona mentre si intratteneva a colloquio
con il boss mafioso ora al 41 bis. "E' una storia strumentalizzata -
dicono al Pd regionale - tant'è che è stata archiviata dalla stessa procura, e
lui, Mirello da indagato è diventato teste d'accusa al processo contro il
boss". Di sicuro Crisafulli è un personaggio singolare, più volte deputato
regionale e parlamentare nazionale uscente: è un boss politico a tutti gli
effetti, che in quel di Enna, comune e provincia governati dal centrosinistra,
prende una barca di voti. Al comizio di Veltroni è
nelle prime file, ma non è sul palco, si mescola alle migliaia di persone che
nonostante il gelo gremiscono la piazza fino a tarda sera. Si riparte, si torna
al livello del mare, altre due ore di strada verso Ragusa, altra città del
centrodestra. Qui due anni fa la Provincia era amministrata dal centrosinistra,
ma Ds e Dl litigarono di brutto e la giunta entrò in crisi. Adesso di nuovo
tornata alla destra. Sono passate le 22 e la piazza del duomo è stracolma, più
di Enna. Veltroni è gasato: "Sono alla
settantasettesima tappa del giro d'Italia e non sono per niente stanco. Neanche
Bartali e Coppi messi insieme potrebbero battermi". E' vero, ha energie da
vendere. Intrattiene la piazza per quasi un'ora, tra cose serie e battute
spiritose. Parla dei giovani precari che non hanno futuro, di crisi mondiale
dell'economia, della recessione alle porte e attribuisce la reponsabilità a
Bush, "il faro del centrodestra italiano". E a
proposito del "nostro avversario principale", il Berlusconi mai citato, Veltroni dice che gli sembra di
assistere a un film comico: "Noi proponiamo 400 euro per le pensioni più basse,
e lui che fa? Raddoppia, proprio come nella film in cui Totò detta la lettera a
De Filippo: 'punto, punto e virgola, due punti, ma sì abbondiamo'".
La piazza ride. Anna Finocchiaro cita Antonio Gramsci e scuote il pessimismo:
"Una classe dirigente deve stabilire una relazione sentimentare con il
popolo. Dobbiamo superare la fase 'del tanto non cambia niente' e passare a
quella del possiamo farcela". Si è fatta quasi mezzanotte, ma non è ancora
finita. Si va a dormire a Siracusa, dove l'indomani mattina non andrà
benissimo. Piove e la piazza un po' ne risente. Anche qui il comune è di
centrodestra, mentre la provincia è di centrosinistra. Anche nel Pd locale sono
arrabbiati con Roma: nelle liste nazionali non è stato inserito nessun esponete
del siracusano. A metterci una toppa ci ha provato la Finocchiaro candidando il
presidente della provincia Marziale alle regionali, ma è evidente che non è la
stessa cosa. Il risultato si vedrà nelle urne. Intanto andiamo a Taormina, al
forum della Confagricoltura, e subito dopo di corsa a Messina. La città dello
Stretto - tornata di grande attualità con la riproposizione del ponte da parte
di Berlusconi e Lombardo - stupisce tutti. Il
palazzetto dello sport è gremito, ci saranno quasi diecimila persone che
sventolano bandiere e invocano il leader. Il mi fido di te di Jovanotti, l'inno
che apre ogni manifestazione (chiusa da Fratelli d'Italia), amplifica
l'entusiasmo. Sugli spalti e nel parterre il pubblico è misto, gente di mezza
età, anziani, molti giovani. Anche i ceti sociali a occhio sono variamente
presenti. Effetto Veltroni o è tutto merito di
Genovese? Il segretario regionale, candidato anche lui alla camera, non sta
nella pelle. Ha fatto bella figura e Veltroni lo
ringrazia "davvero di cuore". La prova del ponte è superata, ora
manca quella del fuoco per Anna Finocchiaro. Stiamo andando a Catania, la sua
città, che però è anche l'epicentro elettorale del fenomeno Lombardo. Il
comizio di Veltroni è previsto in piazza
dell'Università, ma mentre siamo in pullman avvertono che è stato spostato per
la pioggia. Si va al coperto, in un teatro da 1500 posti a sedere. L'ex
ministro ed ex sindaco Enzo Bianco, che rivendica la scelta del nuovo spazio,
ha combinato un disastro: più del doppio delle altre persone che si presentano
all'incontro non riusciranno mai a entrare, né a sentire alcunché. Complimenti.
Alla Finocchiaro, s'intende.
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-31 num: - pag: 1
autore: di RAFFAELLA POLATO categoria: REDAZIONALE Politica Dopo che Newsweek
ha auspicato il "veltrusconi" Berlusconi e Veltroni: no alle
larghe intese Confalonieri "I miei 35 anni con Silvio" A PAGINA 15.
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il Pd Replica a D'Alema sullo "slogan
moscio": no, è una grande trovata Veltroni: no a
larghe intese Ma le riforme vanno fatte "Caso Campania, dopo le elezioni
serve discontinuità" Affondo contro il Cavaliere: al Paese serve un leader
serio, non uno che fa le corna nelle foto ROMA - Domenica mattina tutti fermi.
Niente pullman. Veltroni scende di casa e va al
gazebo più vicino, quello di piazza Fiume, scelto per celebrare il D-Day del
Partito democratico. Un gazebo a dir la verità un po' sfortunato perché si
voleva piazzare al posto di quello del Ps, ma non vi è riuscito. Arrivato
troppo tardi, con grande soddisfazione di Daniela Brancati, capolista dei
socialisti al Comune di Roma: "Siamo stati come Davide contro Golia".
C'è anche una tenda di Forza Italia, dall'altra parte della strada, ma non
sembra molto frequentata. La folla veltroniana se ne sta all'imbocco di via Piave,
pressata in uno spazio angusto, vera e propria tortura per i fans, che
invocano, giovani e anziani, sotto il sole che picchia: "Walter
riguardati, non ti stancare troppo ". C'è anche un signore che gli regala
una poesia i cui capilettera compongono "Walter sei il nostro
futuro". Insomma, atmosfera da "santo subito ", politico si
intende. Il segretario del Pd si mostra tutto sommato fresco, nonostante le
oltre 80 provincie italiane visitate: "è l'effetto dell'adrenalina
elettorale", commenta. Arrivano Giovanna Melandri, la capolista nel Lazio,
Marianna Madia, il medico Ignazio Marino insieme a tanti altri. A Newsweek non
aveva escluso, in caso di pareggio con il Pdl, le larghe intese: "Quando
il governo Prodi è caduto proposi un governo a Berlusconi
per fare le riforme. Ma rifiutò. Se mi si chiede se lo considererei ancora,
direi probabilmente ". Ma davanti al gazebo le boccia: "Lo escludo
assolutamente. Non esiste nessuna grande coalizione. Parlavo di riforme
istituzionali: quelle si fanno insieme, maggioranza e opposizione, ma nessun
inciucio". Ad un certo punto spunta fuori anche la questione campana, la
bufera dei rifiuti con tutte le polemiche che hanno coinvolto il governatore
Antonio Bassolino. E confessa: "Dopo le elezioni bisogna avviare una profonda
discontinuità con il passato: ci vuole una grande innovazione". Poco più
tardi, intervistato da Sky Tg 24, non resiste ad una battuta contro Silvio Berlusconi: "L'Italia ha bisogno di leader di tipo
europeo, non di persone che fanno le corna nelle foto con i Capi di
Stato". E, sempre negli studi di Sky, risponde anche a Massimo D'Alema,
che sul Corriere aveva criticato lo slogan della sua campagna elettorale:
"è giusto che su questa materia ognuno abbia la sua opinione, ma il nostro
"si può fare" è ormai entrato nel linguaggio corrente. E poi tutti i
pubblicitari hanno detto che è stata una grande trovata". Infine, il suo
futuro politico. Che farà se dovesse perdere? "Resterò alla guida del Pd.
Almeno fino a quando non si faranno altre primarie". A fine giornata, dal
Loft, Ermete Realacci gli porta le cifre del D-Day: "Circa 12 mila gazebo
in tutta Italia che hanno visto la partecipazione di 100 mila attivisti, il
contatto con 6 milioni di persone, la distribuzione di 100 milioni tra
volantini e altri stampati di propaganda. Mentre un milione e 200 mila
volontari dovrebbero sostenere la volata finale della campagna
elettorale". Soddisfatto? "Noto solo che, due anni fa, a 14 giorni
dal voto il centrosinistra era dato in vantaggio di 6 punti. Poi c'è stato il
recupero degli avversari. Lo stesso potrebbe accadere a noi". A proposito,
Gianni Letta potrebbe convincere il Cavaliere ad accettare il duello
televisivo? "Vedremo, ma al momento mi sembra molto difficile... ".
Roberto Zuccolini.
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 12 categoria:
BREVI E Newsweek tifa per il "Veltrusconi" ROMA - A vederla così,
quella facciona che mette assieme i volti di Veltroni
e Berlusconi, più che allettare spaventa. Ma la grande
foto che occupa la copertina di Newsweek, con sullo sfondo un notturno Colosseo
e alla base la scritta tra virgolette "Veltrusconi", secondo il
settimanale americano altro non è che l'ultima speranza per un'Italia sempre
più in crisi. Per salvare il Belpaese assediato da rifiuti e mozzarelle alla diossina,
con l'Alitalia a un passo dal crack, una crescita prossima allo zero e i salari
tra i più bassi d'Europa, serve - scrivono i columnist del settimanale -
proprio un governo "Veltrusconi", un "esecutivo di larghe
intese" in cui si mettano assieme le forze per affrontare assieme le
debolezze di un sistema allo stremo. "Se Silvio Berlusconi
e Walter Veltroni si mettessero insieme, potrebbero
forse essere in grado di salvare l'Italia", è l'incipit dell'articolo del
magazine, che intervista i due candidati premier e ne deduce che, al di là di
quanto viene dichiarato ufficialmente, "la più grande paura per loro
potrebbe essere proprio... quella di vincere". Perché, in tal caso, si
troverebbero "a dover guidare l'ennesimo governo italiano azzoppato da
partiti politici divisi e coalizioni traballanti in entrambi i rami del
Parlamento" e questo con "l'economia ferma, sull'orlo della
recessione". Per questo, continua Newsweek nella sua analisi, "se i
candidati sono seriamente intenzionati a risolvere i problemi dell'Italia,
devono lasciare la porta spalancata alla possibilità di una "grande
coalizione" una volta che i voti saranno contati", e anche se
"nessuno è disposto ad ammetterlo in pubblico, Veltroni lascia
intendere che potrebbe anche farlo", mentre Berlusconi
"rifiuta l'idea per il momento, ma, scherzando, ha ammesso che su tante
questioni le loro politiche sono così vicine che Veltroni sta
rubandogli il programma". In verità, nemmeno il settimanale americano nega
la difficoltà di una grande coalizione tra due personaggi dalla storia,
l'espe.
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Il no al duello tv Luttwak: Silvio rischia l'effetto Hillary
WASHINGTON - Secondo Edward Luttwak (foto), rifiutando il
duello in tv con Veltroni, Berlusconi segue la regola aurea dei consulenti elettorali Usa: non esporsi
al confronto diretto quando si è il candidato più forte. Ma la regola ha
un'eccezione: se il candidato più debole porta idee nuove e il più forte
rifiuta il duello, gli elettori possono pensare che abbia paura. Il
politologo ricorda che Berlusconi disse "no"
al duello in tv con Rutelli nel 2001 e "sì" a quello con Prodi nel
2006: "Una delle sue caratteristiche è di unire le astuzie della politica
italiana alle tecniche delle elezioni Usa. Ma il dibattito televisivo va negato
all'avversario in maniera da non potere essere accusato di temerlo". Come?
"Proponendo date, temi, condizioni inaccettabili all'altro, insomma con
tutti i trucchi del mestiere. Non gli deve mai consentire di porsi al suo
livello: Berlusconi queste tecniche le apprese venti
anni fa quando importò in Italia una business school all'americana per i media
e creò i suoi network televisivi". Luttwak ricorda il precedente che fece
scuola: "Nel '60, Nixon si sentì così forte da accettare il confronto
diretto con Kennedy e venne sconfitto alle elezioni. Adesso quasi tutti seguono
i consigli dei loro guru". Ma tutto cambia se il candidato più debole
appare un innovatore. "è il caso di Hillary Clinton. Non volle il
dibattito alla tv con Obama e perse terreno, perché il senatore nero
impersonava il cambiamento. Ora lo sollecita e Obama, pur essendo in vantaggio
nei sondaggi, non può tirarsi indietro perché ne andrebbe di mezzo la sua
credibilità". Potrebbe essere il caso di Berlusconi?
"Veltroni non è Obama. Ma è vero che rappresenta
una novità: non va sottovalutato". Ennio Caretto.
( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ROBERTA AMORUSO
ROMA - E' ancora tutta in salita e sono ancora molti i punti critici, ma la
trattativa tra Air France e i sindacati sembra avviarsi verso i tempi
supplementari. Sarebbe questo il risultato dei contatti del week end tra il
presidente di Alitalia, Maurizio Prato, e i piloti della compagnia in vista
dell'incontro di oggi con tutte le sigle sindacali. Il tavolo di oggi sarà
dunque cruciale, ma non decisivo. Secondo fonti vicine al dossier ci sarebbero
infatti le premesse per continuare a trattare, nonostante il fronte dei piloti
rimanga quello più duro del confronto. Al punto che il numero uno di Air
France-Klm, Jean Cyril Spinetta, avrebbe già chiesto degli incontri separati
con le singole categorie. E allora su tavolo finiranno almeno tre nodi: un
taglio agli esuberi, chiesto con forza soprattutto dai piloti (507 quelli
previsti nell'ultima versione di piano, 2.120 quelli di tutto il gruppo); un
anticipo del rilancio attraverso più investimenti nella flotta; e garanzie
della riconversione delle attività che rimangono nel perimetro di Fintecna, a
partire dall'Atitech di Napoli. Su questi fronti i sindacati chiederanno a
Spinetta uno sforzo in più per arrivare a un accordo. E chiederanno più tempo a
Prato. Nonostante il presidente continui a lanciare allarmi sulla criticità
della situazione di Alitalia e non sia disposto a rinvii, se non limitatissimi
(di giorni) per chiarire il quadro complessivo. Erano i piloti a rappresentare
nei giorni scorsi il vero ostacolo al proseguimento del tavolo. A un
ammorbidimento delle posizioni dell'Anpac, appunto, era dunque legata anche la
decisione di "un eventuale contenuto slittamento del termine del 31
marzo" per l'ok dei sindacati al piano di Parigi, come definito nel
contratto. Si capirà oggi, dunque, fino a che punto i piloti si sono avvicinati
al "rinsavimento", sperato da Prato e da Spinetta. Ma si capirà anche
se la posizione di Spinetta ("Non posso fare di più), avrà quel minimo di
apertura attesa dall'Anpac. Salvo colpi di scena, oggi il numero uno di Air
France-Klm, Jean Cyril Spinetta si siederà al tavolo con i sindacati con in
mano l'ultimo documento trasmesso venerdì scorso. Un documento nel quale ci
sono già passi "avanti importanti", visti da Parigi, e che non
lasciamo spazio ad ulteriori manovre, se non "molto limitate". Come
dire: "Ho fatto tanto, ma continuiamo a trattare, anche a oltranza".
E allora è proprio su quelle manovre "molto limitate" che le nove
sigle sindacali cercheranno di fare leva. In che direzione? I piloti chiedono
una moratoria sul cargo, in vista della chiusura del 2010, più spazio e
modalità più dirette per i piloti che possono essere riassorbiti in Air France
(180 nell'ultima versione del piano di Parigi) e più aerei nuovi da far volare
sul lungo raggio, prima del 2010, la data fissata nel piano di Parigi. Da parte
lo, Cgil, Cisl e Uil, hanno preso atto della reinternalizzazione dell'handling
e della manutenzione di Fiumicino nel perimetro di Alitalia (circa 1.300
persone) e hanno accolto con favore anche gli sforzi di Prato di recuperare
cassa (148 milioni tra rimborsi Irpeg e la vendita delle azioni Air France a
Fintecna) per guadagnare tempo per evitare il commissariamento. Ma ora chiedono
tempi più stretti per il rilancio, con più investimenti nella flotta. Ma
puntano a spuntare maggiori garanzie anche sul perimetro del gruppo, in
particolare maggiori assicurazioni sul futuro dell'occupazione in Atitech,
anche in caso di vendita a un terzo operatore. Sullo sfondo, rimane il
confronto politico sul dossier Alitalia. "Il Paese dovrebbe essere unito a
sostenere la trattativa con Air France". ha detto il
leader del Pd, Walter Veltroni.Mentre Silvio Berlusconi, il leader del Pdl
rilancia: "Spero che appartenga a un gruppo di imprenditori italiani.
Credo che un Paese come l'Italia, dove il turismo rappresenta una parte
importante del pil, non possa rinunciare a una compagnia di bandiera".
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-03-31 num: - pag: 33 categoria:
REDAZIONALE CALENDARIO di RANIERI POLESE BerluscHouse per amico Politica e Tv:
non è solo "Porta a porta", grazie al cielo. Sono ormai i personaggi
delle serie Tv a creare modelli politici. Per questo, i ragazzi più svegli
della destra dedicano un numero della rivista "Charta minuta" al Dr
House. Che - si legge nell'editoriale - "incarna il volto crudo e ruvido
della decisione orientata a un criterio di verità". è lui, l'anti dottor
Terzilli, ciò che manca alla politica italiana, che sa solo
esprimere un clone di Alberto Sordi come Veltroni. Certo,
loro votano Berlusconi, ma lo vorrebbero meno seduttore insicuro che vive di consensi e
più leader impietoso: insomma un BerluscHouse. E per gli altri politici?
Suggeriamo alcuni modelli: Di Pietro come il sempreverde e stazzonato Colombo;
Casini come un medico di E.R. Per papà Simpson, data la somiglianza, concorrono
Dini e De Mita. Se Daniela Santanché ricorda Alexis di "Dynasty", il
ruolo della rossa Bree Van de Camp ("Desperate Housewives") se lo è
già aggiudicato Maria Vittoria Brambilla.
( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spinetta:
ora tavoli separati. Berlusconi: resti
italiana.Veltroni: Paese unito
nel dialogo coi francesi.
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-31 num: - pag: 1 autore: di
ERNESTO MENICUCCI categoria: REDAZIONALE Pdl "Disastro Roma" In arrivo un libro-denuncia Partirà il 2 aprile, e sarà
indirizzato anche ai principali "bersagli" Veltroni e
Rutelli, il libro del Pdl con la prefazione di Silvio Berlusconi ai
romani: 92 pagine con foto e articoli di giornale, per denunciare quello che
viene definito il "disastro Roma" delle giunte di centrosinistra. A
PAGINA 2.
( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il copyright di
Casini. "Lo sapevo", ha ironizzato ieri il leader centrista.
"Sono stato io che ho dato al Newsweek questa cosa. Sono io che parlo di
Veltrusconi, mica loro. Finalmente hanno capito, come capiranno gli italiani
dopo il 14 aprile".
( da "Messaggero, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI
ROMA - Nessun inciucio, nessun governo di larghe intese, ma le riforme
istituzionali, in caso di un risicato risultato elettorale, si devono fare.
Questa è "l'ultima chance" per l'Italia. Se
Walter Veltroni, intervistato dal settimanale "Newsweek", tocca uno
dei tasti più delicati, che potrebbero profilarsi il 13 e 14 aprile, Silvio Berlusconi avverte: "Se otterremo un'ampia maggioranza, se l'abbiamo
in tutte e due le Camere, saremo in grado di operare". Comunque,
definisce l'avversario del Pd, "un parolaio". E poi nel corso di
un'altra intervista a un quotidiano, boccia a sua volta l'ipotesi: "Niente
larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente". Altrettanto fa
il portavoce, Paolo Bonaiuti. L'argomento è stato sollevato dal settimanale Usa
che dedica, ai due leader, una lunga analisi dove si afferma che i tanti
problemi italiani (dall'Alitalia ai rifiuti di Napoli, alle mozzarelle
inquinate) sarebbero risolti, o quasi, da una "grande coalizione".
Pubblica anche un'immagine dei due leader, con la scritta:
"Veltrusconi". Interpellato dal settimanale, in un primo tempo Veltroni ha risposto, "probabilmente". Poi ha
chiarito che non i governi ma "le riforme istituzionali vanno fatte
insieme, in ogni caso, quale che sia il risultato". E spiega di volerle
fare anche se ci sono "200 voti in più". Quanto, invece, a governi di
"larghe intese", il leader del Pd, ne "esclude
assolutamente" qualsiasi volontà o ipotesi. D'altronde, fa notare, lo
aveva già proposto alla caduta del governo Prodi, ma "la destra, nello
specifico Berlusconi, si è opposta, loro ne portano la
responsabilità". Aggiungendo subito dopo: "Se mi sta chiedendo se
prenderei ciò in considerazione di nuovo, direi: probabilmente". Ma per
Romano Prodi, che ieri sera ha fatto visita a un gazebo della sua capo ufficio
stampa, Sandra Zampa, l'ipotesi non esiste. Si può vincere, gli hanno chiesto.
Risposta: "Vincere sì". Il segretario del Pd puntualizza altre
questioni: se perde, spiega, "ho il dovere" di continuare a guidare
il Pd; attacca Berlusconi, "servono leader seri,
non chi fa le corna". Diversamente dal Cavaliere, sottolinea, lui
"rispetta la Cei". Veltroni batte poi sul
tasto della serietà nella leadership, di cui ha necessità il Paese. "Ha
bisogno" di "gente che non faccia le corna nelle foto con i capi di
Stato". E di Berlusconi lo infastidisce, rivela,
"la doppiezza". Perchè, in passato, "durante la discussione
sulle riforme, parlava di me come se fossi Giolitti. Ora che c'è la campagna
elettorale dice quanto di peggio possibile". Veltroni,
sugli uomini politici, distingue, esprimendo solo giudizi "politici, mai
personali". Rimarrà sulla tolda di comando del Pd anche in caso di
sconfitta. "Ho preso un impegno per fare un grande partito, il Pd, e
continuerò ad assolvere l'impegno preso il 14 ottobre con tre milioni e mezzo
di persone". Le critiche mosse dal quotidiano "Avvenire", sulla
campagna per il voto, non toccano Veltroni, "per
una parte le condivido", ma diversamente da Berlusconi,
"io rispetto quello che pensa la Cei, ascolto quello che dice e non mi
permetterei mai di dire pubblicamente che, quello che pensa questo o
quell'esponente della Cei, sia riferibile alle mie posizioni". Quanto a
Pier Ferdinando Casini, autodefinitosi sentinella "anti-inciucio", Veltroni ritiene che ciò "faccia parte del
teatrino" della campagna, ma se il leader Udc "avesse avuto coraggio
politico, nel momento del tentativo del governo Marini, avrebbe dovuto rompere.
Ora fare lezioni di anti-berlusconismo è un po' singolare". La legge sulla
par-condicio può essere migliorata, collegandola alla riforma Gentiloni, ma non
va abrogata, perchè significherebbe solo "sì alle mani libere". Un
fatto è certo: in caso di vittoria, a Palazzo Chigi porterà "molte donne"
e "personalità indipendenti". Nei prossimi giorni svelerà le loro
identità. "Saranno nomi nuovi, mentre ho sentito quattro nomi del
governo" Berlusconi: "Tremonti, Bossi, che
con la sua proverbiale simpatia, ha detto che ci saranno i "soliti Maroni
e Calderoli". Ecco, il mio sarà il governo del 2008, il loro quello del
1994". Tuttavia, anche Berlusconi non lesina
giudizi sull'avversario. E sempre dalle colonne di "Newsweek",
definisce l'ex sindaco di Roma "un grande affabulatore, ma lo spettacolo
che sta mettendo in scena è finito. Gli italiani hanno capito che in Italia ci
sono due sinistre. Che la sinistra significa 67 nuove tasse, una pressione
fiscale più alta, frontiere aperte con un crollo della sicurezza, la tragedia
dei rifiuti di Napoli e lo stop" ai cantieri pubblici. "Questi sono i
fatti della sinistra, poi ci sono le belle parole e le promesse della sinistra
di Veltroni".
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-31 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Pd Enrico Gasbarra: "C'è la convinzione, possiamo
farcela" Veltroni torna a Roma: "Spirito
delle primarie" Piazza Fiume invasa per il Democratic day L'uomo del
gazebo di Forza Italia, proprio sull'altro lato della strada, poco dopo
mezzogiorno si muove coi suoi pantaloni gialli e chiede ai vigili urbani
d'intervenire: "Bloccano la strada, è una vergogna". Cosa ci sia di
vergognoso, in questa mattinata di sole e persone, è difficile da capire:
perché piazza Fiume è invasa dalla gente, ecco tutto, signori senza cravatta e
signore senza trucco, una ragazza con gli occhi blu e la felpa nera, un
ragazzino col labrador color miele al guinzaglio, anziani che chiedono di non
spingere; ecco tutto, persone, romani, accorsi nell'epicentro capitolino del
democratic day, il gazebo dov'è atteso Walter Veltroni.
L'uomo coi pantaloni gialli, sull'altro lato della piazza, osserva e cammina
avanti e indietro, parla al telefonino, non si dà pace mai. Le agenzie dicono
che si tratta di "qualche centinaia" di persone, ma il punto, forse,
non è nei numeri che pure bruciano all'omino in pantaloni gialli: sono qui per
chiedere niente, queste persone. "Sembra di essere alle primarie, c'è
quello spirito lì", dice con la sua voce esile Marianna Madia, capolista a
Lazio1. Arriva anche Enrico Gasbarra: "Gli elettori ci chiedono di far ripartire
il Paese. Sicurezza, salari, prospettive per i giovani: sono le cose che con Veltroni si faranno". Molte le donne, in questa piazza.
Tra loro, alcune commentano le esternazioni di Berlusconi
sulle donne Pdl che devono "cucinare ai seggi". Queste, di donne, non
l'hanno presa bene: si dicono innamorate ma indipendenti, lontane dallo
stereotipo dei fornelli. Flavia Veltroni, in perfetto
stile di famiglia, evita di nominare "il capo dello schieramento a noi
avverso"; eppure, ugualmente, indirettamente, con un sorriso, gli
risponde. Perché accade che le chiedano cos'abbia cucinato per suo marito, e
lei, senza esitare: "Non ho cucinato, avrei dovuto?". Dipende da
quale idea si abbia delle donne, ovviamente. Flavia Veltroni
- niente trucco, foulard, scarpe basse racconta un poco di sé, e anche del
fatto che da quando il marito è candidato "non ci vediamo mai". La
gente continua ad arrivare. Qualcuno, nella calca, s'avvicina al gazebo di
Forza Italia, ed è costretto ad andare via subito. Insultato dall'uomo coi
pantaloni gialli. Alessandro Capponi Entusiasmo Alcune centinaia di persone,
ieri mattina sotto il sole, hanno atteso l'arrivo del
candidato del Pd alla presidenza del Consiglio, Walter Veltroni ( foto accanto Jpeg). Con l'ex sindaco, la candidata a Lazio1
Marianna Madia e Enrico Gasbarra Piazza Fiume, tanta gente per Veltroni. Flavia Prisco e le parole di Berlusconi sulle
donne ai fornelli: "Io non ho cucinato...".
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-31 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Capitalisti della Capitale di PAOLO FOSCHI Torlonia family, tasse
& sorprese Anche i nobili hanno a che fare con cose terrene come le tasse.
Lo sanno bene nella famiglia Torlonia, che fra le varie attività controlla la
prosperosa Banca del Fucino, guidata da Alessandro e Carlo Torlonia, insieme al
direttore generale Giuseppe Di Paola. Leggendo il bilancio 2007 della Società
romana di partecipazioni sociali, la "cassaforte" del casato dal
sangue blu, nella relazione si legge che "un contributo significativo al risultato
di esercizio (oltre 540 mila euro di utile, ndr) è derivato dall'avvenuto
rimborso di crediti di imposta Irpeg (la vecchia tassa sulle persone
giuridiche) e relativi interessi di annualità remote per circa 200 mila euro
che si erano ritenuti non più esigibili". Quando si dice il fisco amico.
Del resto Vincenzo Visco lo aveva promesso appena insediato il governo Prodi:
"Cercheremo di metterci in pari con gli arretrati dei rimborsi". Per
i Torlonia obiettivo raggiunto. Ma il fisco sa essere anche crudele. E così la stessa
società sempre nel
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-31 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Pdl Le repliche di Storace e Baldi: non siamo una colonia Berlusconi scrive a un milione di famiglie Libro dossier su ambiente e
sicurezza Il 2 aprile il Pdl spedirà a casa dei romani, compresi Veltroni e Rutelli, il libro con la prefazione di Berlusconi Adesso che è stato completato, con l'ultima stesura delle bozze
fatta ieri ad Arcore, il libro- dossier del Pdl con la prefazione di Silvio Berlusconi è pronto ad arrivare nelle case del milione di famiglie
di romani. E, tra questi, ci sono due destinatari particolari: Walter Veltroni e Francesco Rutelli che, al pari dei loro
concittadini, si vedranno recapitare (bello incellophanato) l'opera del loro
rivale numero uno, curata dal coordinatore romano di Forza Italia Francesco
Giro e edita da Alberto Costa. La spedizione partirà il 2 aprile, e nelle 92
pagine, divise in cinque capitoli (ambiente, sicurezza, sanità, economia,
sociale), il "modello Roma" di Rutelli e Veltroni
viene ribattezzato "disastro Roma" e l'attacco contro l'ex sindaco è
frontale: "Tremano le vene ai polsi - scrive Berlusconi
- al pensiero che un sindaco che lascia questa eredità abbia la velleità di
guidare l'Italia. Veltroni e Prodi per me pari sono.
Roma è un patrimonio del mondo e ne siamo orgogliosi: è la sinistra che se n'è
dimenticata ". Berlusconi inizia con un
"cara amica, caro amico", finisce con "un forte, cordiale
abbraccio ", e definisce il voto per il Pdl "un atto di profondo
amore per Roma". I dati snocciolati sono impietosi: "37 mila famiglie
senza casa, 50 mila bambini senza asilo nido, 3,7 milioni spesi per i campi
rom, la pressione fiscale cresciuta, i termovalozzitori assenti, il rischio
rifiuti, 9 miliardi di debito". A Berlusconi,
però, ha risposto in maniera molto dura Michele Baldi, ex capogruppo di Forza
Italia al Campidoglio, e ora candidato sindaco con la sua Lista Civica:
"Mi auguro che la lettera contenga le sue scuse ai romani per aver
disatteso gli impegni assunti lo scorso 21 aprile. Ho un dvd con la sua viva
voce e le innumerevoli promesse non mantenute: Berlusconi
riservi le sue lettere ai milanesi ". Polemico anche Francesco Storace,
candidato sindaco de "La Destra": "Roma non è una colonia di
Milano e i romani non chiedono consigli interessati a un milanese su chi votare
come sindaco. Roma, dopo 15 anni di chiacchiere della sinistra, ha bisogno di
autonomia e non promette nulla di buono la sponsorizzazione fasulla di un
governo ricattato dalla Lega". Ernesto Menicucci Il libro Silvio Berlusconi e la copertina del libro che invierà a un milione
di romani.
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria:
BREVI L'analisi rienza, il carattere e l'indole così diversa, con Berlusconi tycoon giovanile, estroverso e ringiovanito dalla chirurgia
estetica, Veltroni più grigio ma dalla lunga e astuta carriera politica. Ma
insomma, se si deve agire per il bene del Paese, tutto è superabile. O no? A
sentire il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti, no, non lo è affatto:
"Non ci saranno intese né larghe né strette, non ci saranno
coalizioni né grandi né piccole. Governerà chi vincerà" e "tutti i
dati indicano che il Popolo della Libertà ha un netto e saldo vantaggio sia
alla Camera sia al Senato". La conclusione? E' che "tutte le
chiacchiere e le voci su ipotesi di parità sono messe in giro dalla
disinformazione della sinistra". In verità, anche dal centro, più
precisamente da Pier Ferdinando Casini, l'ipotesi del Veltrusconi viene presa
sul serio: "Lo sapevo - dice il candidato premier dell'Udc -. Sono stato
io che ho dato a Newsweek questa cosa. Sono io che parlo di Veltrusconi, mica
loro. Loro finalmente hanno capito, come capiranno gli italiani dopo il 14
aprile. Noi l'abbiamo capito prima, però, per questo vale di più". Varrà
dunque la pena di chiedere lumi all'uomo, Giulio Tremonti, che è stato un po'
il "papà" della Grande coalizione, avendone parlato per primo già nel
2003 e avendo profetizzato la sua realizzazione in Germania anche prima dei
tedeschi. Ma, interpellato, il possibile prossimo ministro dell'Economia si
rifugia in un più che sibillino "mi spiace, non posso rispondere, soffro
di amnesie... ". E dunque? Dunque è probabile che la vera analisi della
situazione in queste ore, nelle stanze che contano del Pd e del Pdl, sia quella
che non si può fare ad alta voce in campagna elettorale: l'ipotesi di grande
coalizione c'è eccome, ma è legata a due variabili. La prima, quale sarà lo
stato dell'economia dopo il voto, se cioè la crisi mondiale evidente avrà
mostrato qualche altra crepa nel sistema italiano che non può che essere sanata
da un governo di emergenza nazionale. E se, naturalmente, la probabile vittoria
di Berlusconi sarà di misura (quattro-cinque senatori
in più) o larga (sopra i quindici- venti). Nel primo caso, non serviranno le
parole dei leader: saranno piuttosto i fatti a consigliare di imboccare la
strada che non per primo, e certamente non ultimo, Newsweek oggi indica come
l'unica possibile. Paola Di Caro "Se Walter e Silvio si mettono insieme forse
sono in grado di salvare l'Italia".
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: -
pag: 13 categoria: BREVI Il leader pdl: degrado di Roma in un libro Sarà
spedito a un milione di romani il libro con introduzione di Berlusconi intitolato "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni. L'eredità della sinistra" (foto), in cui si denuncia
"lo scandaloso degrado della città".
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Stop all'alleato Bossi: sul voto agli immigrati è un no secco DAL
NOSTRO INVIATO REGGIO EMILIA - "Ci salviddio dal voto agli immigrati. Berlusconi non va preso troppo sul serio. Va a Piacenza e
vuole piacere, va a Lodi e vuole lodare, va in Calabria e si mette a fare colpi
di testa". Umberto Bossi arriva a Reggio Emilia con due ore di ritardo,
come ai vecchi tempi, e non usa mezzi termini contro Silvio Berlusconi,
reo di avere ventilato, tra mille cautele, la possibilità di concedere il voto
amministrativo agli immigrati. è un Bossi combattivo, che dopo le punture di
spillo dei giorni scorso contro il Cavaliere, dà lo stop su un tema che è il
core business della strategia elettorale del Carroccio. Già Calderoli e Maroni
hanno anticipato il no della Lega, ma il Senatur ci tiene a dirlo con parole
sue: "Passeranno secoli prima di dare diritti agli immigrati, queste terre
sono nostre, ci hanno lavorato i nostri vecchi. Noi vogliamo essere padroni a
casa nostra". E se il Cavaliere e Fini vogliono proseguire nell'insana
idea, Bossi ha già pronta la contromisura: "Quattro persone da sole non
possono decidere per tutti e fare un Parlamento di matti. Noi faremo i sondaggi
nei gazebo, andremo sempre ai referendum e sono sicuro che i cittadini diranno
di no al voto agli immigrati". Bossi ha ben chiaro il ruolo che avrà la
Lega: "Saremo alleati, sì, ma non taciturni. Del resto a Berlusconi va bene una Lega forte, che lo fa tirare
dritto". Bossi raccoglie gli applausi della sala, davanti alla scritta
"Via Oriana Fallaci", e prosegue: "Noi saremo una spina nel
fianco di Berlusconi". Esattamente come ha
preconizzato Pier Ferdinando Casini. L'intemerata contro il Cavaliere può
bastare, anche perché il rapporto tra i due rimane solido,
e ora tocca a Veltroni, "amico di Prodi" e a "quelle grandi teste di
cazzo della sinistra: dovrebbero dare i soldi ai Comuni perché comprino il pane
e lo distribuiscano. Ormai i nostri vecchi rubano nei supermercati e nascondono
la fettina sotto la giacca". Alessandro Trocino.
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE L'intervista I 35 anni insieme: io il suo mastro Don Gesualdo
onesto Confalonieri: i no a Silvio? Poi però aveva ragione lui "Non sono
così diplomatico. Se c'è da menare, meno" MILANO - Trentacinque anni. Vissuti
di corsa, sì. E però, dice lui, "non allarghiamoci: io stavo sul sedile di
dietro". Pressato, poi, perché va bene il low profile ma lo sanno tutti da
quanti fuoripista abbia recuperato quell'auto, Fedele Confalonieri concede:
"Va beh, non è che stessi proprio solo a guardare. Ogni tanto la mia la
dicevo". Era più che "ogni tanto", naturalmente. E solo
"ogni tanto" Silvio Berlusconi non lo stava
a sentire. Anche se lui, pure qui, schiva: "Ma mica c'è stata solo quella
volta della discesa in campo… Comunque, faceva bene: i fatti hanno sempre
dimostrato che aveva ragione lui". Lo dimostreranno anche adesso,
scommette il presidente di Mediaset. "Sposato" professionalmente al
Cav. da più tempo di quanto durino molti matrimoni, ossia da quel primo aprile
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il Pdl Il leader: se avremo un'ampia
maggioranza potremo agire Berlusconi: dovremo fare anche cose
impopolari "Chi vince ha il dovere di governare. Walter, un parolaio"
"Io molto più prudente perché sono realista". E invia una lettera ai
romani contro Rutelli e Veltroni ROMA - "Niente larghe intese, niente grande coalizione,
niente di niente. Chi prende più voti e più seggi ha il dovere di
governare". Silvio Berlusconi si mostra
ottimista, crede nella vittoria alle politiche del 13 e 14 aprile tanto che in
un'intervista al Quotidiano nazionale esclude l'eventualità di un pareggio,
convinto cioè di ottenere una larga maggioranza anche al Senato, cosa che
afferma con assoluta nettezza in un colloquio con il corrispondente italiano di
Newsweek, Jacopo Barigazzi: "Se avremo un'ampia maggioranza e se l'avremo
in entrambe le Camere, saremo in grado di agire". Il suo tono, però, è
meno baldanzoso. Anzi, nota l'intervistatore, è più prudente del passato,
asserzione confermata dall'ex premier che infatti osserva: "Sono molto più
prudente adesso perché la situazione è quella che è e io sono realista",
tant'è che, ieri, collegandosi per telefono con una festa del Pdl ad Adria
annuncia che "dovremo fare anche molte cose impopolari, dovremo
rivitalizzare la pubblica amministrazione, abolire gli enti inutili come le
province, dimezzare il numero di parlamentari e consiglieri regionali. Fare un
forte contrasto all'evasione, chiamando anche i Comuni a verificare la
congruità del tenore di vita di certuni con le dichiarazioni dei redditi".
Ma per tradurre in atti concreti questi propositi Berlusconi
esorta i cittadini "a dare un voto intelligente", a non sprecarlo
scegliendo i "partiti minori del centrodestra che esistono soltanto per la
voglia di sopravvivenza dei loro leader". Il Cavaliere, nel rush finale
della campagna elettorale, si concentra su due obiettivi: mobilitare il Popolo
della libertà e picchiare duro tentando di "distruggere " l'immagine
del suo competitor Walter Veltroni ("un grande
affabulatore ma la sua recita sta finendo", dice ancora al settimanale
americano), partendo proprio dalla sua esperienza di sindaco di Roma. Ed è per
questo che nei prossimi giorni il capo del centrodestra invierà ai cittadini
della Capitale un milione di copie di un libro sui guasti compiuti dal leader
del Pd in città. Veltroni, scrive il Cavaliere nella
prefazione, "è per Roma ciò che Prodi è per l'Italia. Veltroni
e Prodi pari sono. Altro che "modello Roma", anche qui è stato
applicato solo il "modello Visco", quello del "tassa e
spendi". E anche qui ha fatto danni: Roma è tra le città più tartassate
d'Italia, la pressione fiscale per abitante è passata da 412 euro a 665".
Insomma, è la constatazione di Berlusconi,
"tremano le vene ai polsi al solo pensiero che un sindaco del genere abbia
la velleità di guidare l'Italia ". Berlusconi
descrive una situazione a dir poco allarmante. "A Roma - osserva - la
sinistra nonostante quel che pretende di fare credere ha costruito una città
egoista. Siamo noi che vogliamo una città solidale. Del resto, la sinistra ha
premiato i poteri forti, anzi i più forti. Noi, invece, vogliamo una città
realmente vicina ai deboli, meno diseguale, una città di qualità ".
Insomma "i numeri del fallimento della sinistra" (dalle famiglie
senza casa ai bambini senza asilo nido e agli anziani privi dell'assistenza
comunale) "parlano non di un "modello Roma" ma di un
"disastro Roma" ". Lorenzo Fuccaro L'affabulatore Il Cavaliere:
il candidato premier del Pd è un grande affabulatore, ma la sua recita sta
finendo.
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-31 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Questa mattina dalle 13.15 Il Cavaliere risponde ai lettori sulla
videochat del Corriere MILANO - Le domande hanno cominciato ad arrivare
numerose già da ieri sera. Obiettivo: ottenere una risposta dal candidato
premier del Popolo della libertà Silvio Berlusconi,
che oggi a partire dalle 13.15 sarà in videochat con i lettori del Corriere.it.
Modererà l'incontro digitale Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere
della Sera. Per il numero due del Pdl, Gianfranco Fini, che è stato ospite il
20 marzo, sono arrivate oltre 2.500 domande e per il candidato premier della
Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti si è sfiorata quota 1.300. Tra gli ospiti
degli incontri digitali, esponenti di tutti gli schieramenti: Daniela Santanchè
(La Destra), Matteo Colaninno (Pd), Antonio Di Pietro (Idv), Flavia D'Angeli
(Sc), Enrico Boselli (Ps), Massimo Calearo (Pd) e Giuliano Ferrara (Pro life). I prossimi appuntamenti già fissati sono: il 2 aprile con Roberto
Maroni (Lega); il 4 aprile con Emma Bonino (Pd); il 7 aprile con Pier
Ferdinando Casini (Udc); l'8 aprile con Fabio Mussi (Sa) e il 10 aprile con il
leader del Partito democratico Walter Veltroni.
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-03-31 num: - pag: 51 autore: di LUCA
BOTTURA categoria: BREVI Quello slogan di Lanese candidato per l'Udc
ALL'IMPROVVISO LA COSCIENZA V "All'autogrill non so cosa sia successo,
quindi fare dei commenti diventa molto difficile" (Urbano Cairo,
"Skycalcioshow ", dopo aver commentato per alcuni lunghi minuti ciò
che non sapeva come fosse successo). BOTTE ROSA V Buon successo su Italia 1 per
il match di boxe femminile Bianchini- Galassi, trasmesso sabato. è andata così
bene che tra sette giorni si replica con un altro combattimento tra donne:
Santanché-Mussolini. IL VANGELO DE LUCA V Mossa astuta di Massimo De Luca dopo
lo spostamento della "Domenica Sportiva" su Raitre per far posto al
reality di Simona Ventura: pur di tornare su Raidue, ha proposto di chiamarla
"1X2 Factor". SCONCERTANTI V Walter Novellino (ammiccante) "Ho
anche dei begli occhi... " Mario Sconcerti: "Beh, allora pensiamo a
un fine settimana insieme, Walter... ". Ilaria D'Amico: "Vi lascio da
soli dopo, ora parliamo di calcio" ("Skycalcioshow "). CAOS ALDO
V Problemi di espatrio per Aldo Biscardi: pare che la Francia sia intenzionata
a mantenere l'embargo solo per le bufale che piazza lui. FIGURE DI MEDUSA V
"L'Empoli sta colando a picco come una scalcinata zattera della
medusa" (Emanuele Dotto, Empoli- Sampdoria, "Tutto il calcio minuto
per minuto"). ACQUA ALLA GOLA V Ostenta fiducia, ma
pare che Silvio Berlusconi tema davvero la rimonta di Veltroni: ieri gli
ha chiesto di togliere il costume Speedo. LANESE: CASINI V Coraggiosa scelta di
Tullio Lanese, l'ex presidente degli arbitri ai tempi di Moggi, candidato per
l'Udc in Sicilia. Come slogan ha scelto: "Calciopoli? Io
c'entro". ODDO VOLANTE V "A questo punto voi del Milan avreste bisogno
di un'iniezione di fiducia... di un'iniezione di qualunque cosa..."
(Ilaria D'Amico sfida la Procura antidoping, "Skycalcioshow"). SENZA
LUCE V Impazza durante i Gp trasmessi su Italia 1 la pubblicità dell'Enel: una
presa che entra nella Ducati di MotoGp e lo slogan "Ducati corre con una
nuova potenza". Ora è chiaro perché Stoner da un po' di tempo va così
piano: anche lui teme la bolletta. PEEP STOP V Sconcerto di Bernie Ecclestone
dopo che il News of the World ha pubblicato le immagini del suo eterno avversario,
il presidente della Fia Mosley, impegnato in un'orgia sadomaso: "Non
sapevo che gli piacesse la Foca". PEPERON DE' PEPERONI V "Attenzione
che si impeperona Pasini!" (Guido Meda, Italia 1, telecronaca delle 250:
qualunque cosa abbia voluto dire).
( da "Corriere della Sera" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-31 num: -
pag: 56 categoria: BREVI Politica "No alle larghe intese" Per la
rivista americana Newsweek, se Berlusconi e Veltroni si mettessero insieme a formare un "Veltrusconi", i
problemi dell'Italia potrebbero essere risolti. Ma i due avversari dicono
"no alle larghe intese".
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia
"Alitalia, poco spazio per trattare" Riparte il negoziato, Spinetta
avvisa i sindacati. Bonanni: il piano va cambiato ROBERTO MANIA ROMA - "I
margini per la trattativa sono ristrettissimi": è con questa premessa che
il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, atterrerà questa mattina
a Roma per avviare con i sindacati (nove le sigle presenti) il negoziato sulla
ristrutturazione dell'Alitalia. L'accordo è difficile perché il piano è pesante
sotto il profilo degli esuberi (oltre 2.000 i lavoratori eccedenti, pari al 12
per cento dell'intera manodopera) e perché ridimensiona la prospettiva
industriale della compagnia, appesantita dai debiti (1,7 miliardi di rosso
finanziario) e senza più redditività (perde un milione al giorno). A parte l'abbandono
di Malpensa, sono previsti il taglio dei collegamenti a lungo raggio, la
chiusura del cargo, l'assottigliamento del cosiddetto perimetro aziendale.
Un'Alitalia regionalizzata, senza più un profilo internazionale. Ecco perché il
leader della Cisl, Raffaele Bonanni ha rilanciato: "Il piano va cambiato.
Io - aggiunge - non conosco cosa sia stato pattuito con i venditori, ma so di
certo che la ricchezza del mercato del volo italiano è ben superiore a quello
che pensa Air France. La prospettiva industriale per Alitalia è davvero troppo
striminzita". Negoziato in salita, dunque, anche se non ci sono più
vincoli temporali strettissimi dopo che le casse dell'Alitalia sono meno vuote,
grazie ai 148 milioni arrivati dalla cessione di sue azioni Air France e dal
rimborso di un credito di imposta Irpeg. L'ad della Magliana, Maurizio Prato,
minaccia di portare i libri in tribunale di fronte a tattiche dilatorie, ma
l'obiettivo di tutti (anche dei francesi che l'hanno posta tra le condizioni
per lanciare l'ops finale) è l'intesa. E se il negoziato dovesse decollare,
pure il fronte politico sarà costretto a indietreggiare, insieme, in
particolare, all'ipotetica cordata di imprenditori tricolori sponsorizzata dal
leader del Pdl, Silvio Berlusconi. Dando così tregua
alle incredibili oscillazioni del titolo in Borsa (tra sospensioni e
riammissioni alle contrattazioni) che ha portato al Consob a richiamare tutti
al rispetto delle regole. Anche da qui la mossa dei sindacati: vogliamo
trattare perché per ora non c'è alcuna alternativa ai francesi. Iniziativa
subito colta dal leader del Pd, Walter Veltroni: "Il paese deve essere unito nella trattativa con Air
France". Ma ancor prima di entrare nel merito delle proposte, i sindacati
intendono ribaltare la logica del confronto: "Spinetta - dice Mauro Rossi,
segretario nazionale della Filt-Cgil - pensa di chiudere la trattativa, noi
pensiamo, innanzitutto, che si debba fare". Che vuole dire
ridiscutere il piano industriale, rivedere la strategia, e solo al termine
individuare gli esuberi e, infine, quali ammortizzatori sociali utilizzare. La
scorsa settimana, invece, Spinetta ha inviato ai sindacati un pacchetto chiuso:
prendere o lasciare. "Pensando - sostiene Rossi - di stringerci la corda
al collo. Ma noi riteniamo che per conquistare il mercato italiano Parigi debba
rivedere quel piano. Può fare un ottimo fare, ma non l'affare del secolo".
Da verificare infine la tenuta del fronte sindacale: oggi al tavolo ci saranno
anche i piloti dell'Anpac. Ma proprio da loro (all'inizio gli unici a sostenere
il progetto francese) è arrivato il no totale al piano di ristrutturazione. Per
la prima volta, infatti, c'è in campo l'ipotesi di ricorrere alla cigs e alla
mobilità per i 507 piloti in esubero.
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: "Mai le larghe intese"
D-Day, folla ai gazebo del Pd: "Sei milioni di contatti" CARMELO
LOPAPA ROMA - Sei milioni di elettori contattati, ma soprattutto un milione 200
mila volontari reclutati per il battage delle ultime due settimane, quello
decisivo per convincere gli indecisi. E i numeri del D-day, diffusi dallo stato
maggiore del Pd al termine della giornata in cui 100 mila volontari hanno
allestito e animato i 12 mila gazebo, fanno presto a trasformarsi in
un'iniezione di fiducia e ottimismo. Di entusiasmo ce n'è tanto da far dire a
Walter Veltroni che "ci sono tutte le possibilità
per avere un successo del Pd sia alla Camera che al Senato". Insomma,
"siamo in rimonta, a prescindere dai sondaggi", la partita per quanto
lo riguarda è "quanto mai aperta". Al candidato premier tocca tornare
sulle frasi dell'intervista al settimanale Newsweek pubblicata ieri, c'è da puntualizzare il passaggio relativo alla disponibilità a
condividere il governo con Berlusconi in caso di pareggio:
"Se lo prenderei in considerazione ancora? Probabilmente sì", gli
attribuisce il periodico Usa. E invece Veltroni, proprio
davanti al gazebo di Piazza Fiume, corregge il tiro: "Non c'è nessuna
possibilità che dopo il voto si crei un governo delle larghe intese. Non
esiste nessuna coalizione e non esiste nessun governo delle larghe intese, né
inciucio, ma esiste la necessità di fare le riforme istituzionali con le larghe
intese". Perché "chi vince, anche di un solo voto, governa".
Detto questo, scandisce Veltroni, "le riforme si
fanno insieme". Ma tutto questo fa parte del dopo. Intanto al quartier
generale esultano. "Il Democratic day ha fatto bingo" dicono.
"Da anni non si vedeva in Italia una mobilitazione elettorale di tali
proporzioni - racconta Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd -
Sono stati esauriti tutti i materiali di propaganda, abbiamo reclutato 1,2
milioni di volontari per la fase finale della campagna". I numeri
lievitano. "Cento milioni di pezzi di propaganda distribuiti". Va
forte soprattutto il pieghevole con le "12 azioni per cambiare
l'Italia", un vademecum di suggerimenti per convincere gli indecisi, del
tipo "invita a cena cinque amici e spiega perché è importante votare
Pd", oppure "con il tuo cellulare fai una foto al simbolo Pd e
inviala a cinque persone", o ancora "organizza una festa
elettorale". E via consigliando. Ai gazebo c'è uno stuolo di testimonial.
A Roma i registi Paolo e Emilio Taviani, Ferzan Ozpetek, Francesca Archibugi,
Gianmarco Tognazzi, Daniele Lucchetti. A Bologna Francesca Reggiani, a Napoli
Francesco Paolantoni, a Torino Bruno Gambarotta, a Catanzaro Vittorio De Seta.
Tra i 500 banchetti allestiti in Toscana, a distribuire volantini, l'attore
Paolo Hendel, il vignettista Sergio Staino, lo scrittore Sandro Veronesi.
Stando ai numeri diramati dalle segreterie del Pd in 50 mila si sono presentati
ai 191 gazebo a Bologna, con il sindaco Cofferati al banchetto delle Due Torri.
In Liguria 25 mila militanti ai 220 gazebo, il sindaco Marta Vincenzi nel
quartiere di San Teodoro, dove venivano distribuite focacce e salame. Presenze
al di sotto delle previsioni invece a Torino: 60 mila a fronte dei 170 mila
delle primarie. Nei 600 punti allestiti in Campania 250 mila persone, nei 500
siciliani distribuiti 30 mila segnalibro e 24 mila adesivi, affollatissimo
quello in riva al mare di Mondello (la giornata era quasi estiva) ma elettori e
curiosi anche nei quartieri difficili di Borgo Nuovo e Zen. Materiale
elettorale esaurito alle
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il caso Newsweek: i
due leader insieme potrebbero salvare l'Italia dai suoi guai ROMA - Se Berlusconi e Veltroni unissero le forze potrebbero salvare l'Italia dai suoi guai. A
sostenerlo è il settimanale Usa "Newsweek" che in copertina torna a
mettere la situazione politica italiana intervistando gli sfidanti. Il magazine
americano pubblica le foto dei due candidati unite in un fotomontaggio fino
formare una sola faccia con il titolo "Veltrusconi". Con le
due interviste, anche un pezzo intitolato "Portare fuori la
spazzatura". Per questo vengono ipotizzate le larghe intese a urne chiuse:
"se i candidati sono abbastanza seri nelle loro intenzioni di risolvere i
problemi dell'Italia, lasceranno la porta largamente aperta alla possibilità di
una grande coalizione".
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attacco frontale
Doppiezza di Silvio "Non si può continuare a ballare sul Titanic" Walter lancia lo sprint finale contro Berlusconi
"Anche se perdo resto leader fino alle nuove primarie" Veltroni tra i gazebo. Attacco alla Lega: il lunedì criticano Roma, il
martedì mangiano L'Italia ha bisogno di persone serie che non fanno le corna
nelle foto con i capi di Stato Parlava di me come fossi Giolitti e ora, in
campagna elettorale, dice il peggio Io non sono così GIOVANNA VITALE
ROMA - A mezzogiorno il gazebo di piazza Fiume tracima di gente in attesa.
Walter Veltroni, per tutti ancora "il nostro
sindaco", è tornato a casa, a Roma, pit-stop necessario in occasione del
D-Day, e loro vogliono vederlo, incontrarlo, mentre le bandiere del Pd
appassiscono al sole. Goffredo Bettini è appollaiato su un motorino che stride
sotto il suo peso, Giovanna Melandri in scarpe da jogging racconta la spola con
la Liguria dov'è capolista, Enrico Gasbarra si guarda intorno soddisfatto,
Marianna Madia arriva un po' di corsa. Il leader si fa aspettare poco, un
quarto d'ora ed "eccolo, è qui" applaudono forte i militanti, lui
scende dalla macchina, Dario Franceschini dietro, e si capisce subito che
qualcosa è cambiato. Pochi passi, poi l'assedio. "Forza Walter"
gridano i più giovani, "fagliela vedere" lo incitano due signore di
mezz'età. Veltroni si fa largo nella ressa, "ohi,
come stai?" bacia gli amici; "io mi ricordo di lei quand'era un
giovanotto che distribuiva l'Unità" lo abbraccia una vecchina. Ma non c'è
spazio per l'amarcord, adesso. Il tempo del fair play è scaduto, è ora di
menare qualche pugno vero. Newsweek ha appena scritto che per salvare l'Italia
lui e Berlusconi devono unire le forze. "Le
larghe intese sono un tema che non esiste", taglia corto il segretario
preparando l'affondo. "Chi vince anche di un solo voto governa, poi le
riforme istituzionali si fanno insieme, ma nessun inciucio. La mia è una idea
anglosassone della democrazia ed è la differenza tra governo e riforme
istituzionali". Berlusconi si può battere e il Veltroni del gazebo muta strategia, passa all'assalto
frontale. "Serve una leadership di tipo europeo, seria e responsabile, non
persone che fanno le corna nelle foto con i capi di Stato" attacca. Non è
solo una questione di stile. "Il nostro è un modo nuovo di fare politica e
campagna elettorale rispetto alle parole d'odio invecchiate di quindici
anni", ribadisce il segretario. Perciò lui è venuto qui, oggi, "per
dare l'ultima spinta", lanciare "un messaggio di speranza e di
innovazione, perché si possa fare in Italia quello che è stato fatto in altri
Paesi con leader che hanno più o meno la mia età. Paesi che mentre noi
passavamo il tempo a litigare hanno costruito strade, reti per l'energia e infrastrutture,
mangiandoci 11 punti di Pil. E invece in Italia si continua a ballare sul
Titanic mentre ci sarebbero tutte le potenzialità per ripartire". Una
nazione che si merita altro, non certo "i dirigenti della Lega Nord",
ragiona, "che pensano solo al loro futuro e non a quello di chi li
vota", personaggi che "il lunedì attaccano Roma, ma il martedì seduti
nei ristoranti romani la attaccano molto meno". Per non parlare di Berlusconi, accusato di doppiezza: "Il mio principale
avversario" spiega Veltroni senza mai pronunciare
il nome del Cavaliere, "quando si discuteva di riforme parlava di me come
se fossi Giolitti, ora che c'è la campagna elettorale dice quanto di peggio è
possibile". Intorno la folla si accalca. "Devi vincere, non mollare"
lo incita. E Veltroni tira fuori le unghie.
"Credo onestamente che questa sia la nostra ultima chance. Ci sono tutti i
margini per avere successo sia alla Camera sia al Senato". E se questo
dovesse succedere "farei subito un governo con 12 ministri e 60 persone in
tutto, molte donne e alcune personalità indipendenti", un esecutivo
"del 2008 e non del 1996 con Tremonti, Bossi, Maroni e Castelli",
elenca il segretario citando alcuni nomi indicati nei giorni scorsi. Altro che
pareggio: "Il Senato non sarà in bilico", prevede. "Ogni giorno
che passa cresce la possibilità che non sia così. Sono andato a vedermi i
sondaggi di due anni fa, esattamente 15 giorni prima del voto: davano l'Unione
6 punti avanti la Cdl, proprio come oggi a parti invertite, e poi sanno tutti
com'è andata a finire. Nel Paese si sta facendo largo la convinzione che si
possa veramente cambiare, nonostante una legge elettorale folle". E se il
risultato dovesse essere negativo? "Ho preso un impegno per fare un grande
partito, il Pd, e continuerò ad assolvere al vincolo preso il 14 ottobre con 3
milioni e mezzo di persone", rassicura il segretario in tv. "Questo
impegno potrà essere considerato superato da una scadenza analoga. Ma fino ad
allora ho il dovere etico di guidare il Partito democratico".
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La compagna del
candidato premier del Pd: spero si riposi, non è mica Superman La moglie
Flavia: mi pesa la solitudine, però sul pullman mi diverto un sacco "C'è
un clima molto bello, tanta gente alle manifestazioni, ma non so dire se
vinceremo le elezioni" ROMA - Se fosse la moglie di Berlusconi, Flavia Prisco in Veltroni che al
gazebo di piazza Fiume se ne sta in disparte, jeans, scarpe basse e neppure un
filo di trucco, non avrebbe certo vita facile. Lei che a mezzogiorno e mezza di
una domenica di sole, scortata dal cognato tra i sorrisi dei militanti, a
domanda precisa sul menu riservato al marito segretario finalmente a Roma,
risponde con candore: "Boh, non so, non ho ancora preparato niente".
Uno schiaffo inconsapevole al "leader dello schieramento avverso",
come il capo del Pd si ostina a definire il Cavaliere, che non meno di tre
giorni fa aveva affidato alle donne, "padrone assolute tra le mura
domestiche", una "missione speciale per i giorni del voto:
cucinate!". Per Flavia, invece, la cosa più importante a due settimane dal
13 aprile, nel pieno di una campagna elettorale che l'ha lasciata "molto
sola" ammette, è un'altra: "Spero che dopo il gazebo se ne rimanga a
casa almeno un po', per riposarsi. In questo periodo le ore di sonno sono
poche. Lui non sente la fatica, è entusiasta del calore e dell'affetto
dimostrati dalla gente ovunque vada, però non è che sia Superman...".
Anche perché lei, la moglie, lo vede il suo supereroe le poche volte che torna
alla base. "Cosa fa? Si sdraia" mima con le mani il gesto di chi,
dopo 85 province e migliaia di chilometri macinati sul pullman, può concedersi
il lusso di un letto. Sempre un passo indietro, discreta e di buon umore,
Flavia chiacchiera con amici e cittadini che, non potendo raggiungere il marito
tanto la folla che c'è, si avvicinano a lei per farle coraggio. Saluta tutti e
stringe mani, raccontando con allegra rassegnazione le sue lunghe giornate
intorno a un focolare ormai deserto più per scelta altrui che non sua. "Io
e Walter non ci vediamo mai", fa spallucce, "le figlie sono fuori: la
più piccola negli Stati Uniti a studiare, la grande a Torino per lavoro. Adesso
però me ne vado con lui qualche giorno in Sardegna". E le labbra si
schiudono in un sorriso radioso: "Quando sono sul pullman mi diverto un
sacco", confida. "C'è un clima molto bello, un gruppo coeso che sta
bene insieme. E poi la gente... Ne ho sempre vista tanta...". Tuttavia di
fare pronostici proprio non se la sente. Scaramanzia? Anche: "Sarebbe
presuntuoso da parte mia, non ho elementi per dire con certezza se si vince o
si perde" argomenta, ma dietro la schiena incrocia le dita. "Adesso
arriviamo al 14 aprile e poi vediamo". E nel frattempo? "Non cambia
niente", sospira: "Di cose da sola ne ho sempre fatte tante...".
(g.v.).
( da "Riformista, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il punteruolo
guzzanti, riondino e una sera di poesia Sabina fa il ponte tra le due rive di
Cuba Che Sabina Guzzanti stia pensando a un film Viva Castro? lo testimonia il
trasporto con cui ha seguito, venerdì sera, all'associazione Apollo
( da "Riformista, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Conserviamo una sana
e robusta Costituzione Un processo democratico può essere considerato inutile?
Quest'anno tra un bicchiere di champagne e una fetta di cotechino, ne abbiamo
festeggiato il sessantesimo anniversario, anche se le celebrazioni non sono
state esattamente in pompa magna: la classe politica aveva altro a cui pensare
e in gennaio certamente si è parlato più della signora Lonardo in Mastella che
non dei costituenti tutti, più di legge elettorale che non di legge
fondamentale dello Stato. Comprensibile: il mondo dopotutto va avanti e non si
può rimanere ancorati al passato, a patto che questo resti sempre a futura
memoria e ispirazione. I nostri cari - in tutti i sensi - onorevoli, invece,
hanno individuato come una priorità la riscrittura della nostra Carta, da tutti
i giuristi descritta come un capolavoro di ingegneria costituzionale per
equilibrio tra i poteri e tutela dei diritti individuali; da questo orecchio la
politica però non ci sente: il Paese è "ingovernabile",
"ingestibile", serve "qualcuno che decida" in tempi rapidi.
A braccetto Pd e Pdl inseriscono nei propri programmi una serie di riforme
istituzionali e costituzionali per 'sveltire i processi decisionali'; in
Francia, dopotutto, è già successo. Nelle aule di Camera e Senato, dunque, a
detta dei signori Veltroni e Berlusconi e di chiunque sia d'accordo con loro, si perde tempo. A questo
proposito non si può non citare la lettera di dimissioni dal Senato di Franca
Rame, un documento che per l'amarezza e il senso di fatiscenza che trasmette
può trovare un proprio simile forse solo nel De reditu suo di Rutilio
Numaziano: le desolanti rovine del crepuscolare Impero Romano d'Occidente
del V secolo ben si accostano a quelle della democrazia italiana nel XXI. Se
"a egregie cose il forte animo accendono l'urne dei forti", a cosa
accendono un animo debole? Credo si potrebbero registrare diversi sommovimenti
di rabbia nelle urne dei costituenti, a sentire certe cose. Un processo
democratico può essere considerato inutile? E se lo diventa, la colpa è delle
regole o di chi compone le istituzioni che quelle regole hanno creato? Cosa
dobbiamo aspettarci da una politica che si mostra insofferente verso i pilastri
della democrazia? Stiamo assistendo, più che ad un accordo politico, ad un
accordo di cartello: i due partiti maggiori fanno di tutto per garantirsi
regole che assegnino maggiore potere ai propri leader presenti e futuri in caso
di affermazione elettorale, il tutto nella strenua opposizione degli altri
partiti, animati però il più delle volte non da amor patrio ma da spirito di
sopravvivenza. Ed ecco che tornano alla mente alcuni fotogrammi: i gruppi di
studio sulla riforma del centro-destra, le manifestazioni in cui i leader
dell'allora - e probabilmente futura - opposizione ci chiamarono alle barricate
per difendere la Carta dagli scempi del federalismo e di quella deriva
presidenzialista passata sotto silenzio in nome della devolution. Ci avevano
detto che il premierato forte era antidemocratico, che il "Senato
federale" era un'idiozia, che la nostra Costituzione andava bene così
com'era. Ci sentivamo i paladini della democrazia, e ci sembrava di fare una
manifestazione non in nome della sinistra, ma nel nome dell'Italia. Sapevamo
anche che in teoria non dovrebbe esistere un'idea di Costituzione di destra e
una di sinistra, ma vista la particolare situazione del nostro povero Paese ci
speravamo tanto. Oggi invece Walter Veltroni e tutto
il Pd hanno riesumato ampi stralci di quel tentativo - ricordiamo, sonoramente
bocciato in un referendum - nel nome delle 'riforme istituzionali', da attuarsi
ovviamente a braccetto con Silvio Berlusconi e i suoi.
Niente è rimasto della battaglia referendaria di un paio di anni fa, ma tant'è
- non è rimasto nulla nemmeno del progetto politico messo in piedi allora.
Francamente ritengo ci sia un certo gap fra il valore politico dell'attuale
classe dirigente e quella costituente: non per fare il grillo parlante ma
Bertinotti non è Togliatti, Berlusconi - checché ne
pensi lui - non è De Gasperi, Veltroni non è? neanche
mi viene in mente un paragone? forse anche lui sogna un futuro da De Gasperi.
Per noi ormai è finita, ma siamo sicuri di voler propinare un po' di Calderoli
anche ai nostri figli? Cambiare la Costituzione non è un delitto in assoluto,
si badi bene; è un delitto però farlo in un momento storico che non lo
richiede, per motivi di potere e senza nemmeno averne la capacità (ricordo che
nella riforma di due anni fa un articolo presentava non solo un bis, già di per
sé ridicolo in una Costituzione, ma addirittura un ter, un quater e un
quinquies!). Gli unici articoli che richiederebbero una revisione, quelli
davvero anacronistici - il 7 e l'8, come titolava un film di qualche anno fa -
sono invece automaticamente esclusi da qualsiasi pensiero di riforma. Inoltre,
a meno che tutti i libri scolastici, da quello di educazione civica delle
elementari in poi, non siano scritti da tendenziosi bolscevichi retrogradi, la
nostra è una Costituzione straordinaria. Le modifiche che i due partiti
maggiori vorrebbero apportarvi non servirebbero che a stravolgerne
l'architettura e gli equilibri: quando l'Assemblea optò per un sistema
parlamentare avevano ancora vividi nella memoria gli effetti che in questo
Paese ha l'assegnazione di poteri eccessivi all'esecutivo. Inoltre tutte le
dittature, da Napoleone III in poi, cominciano con un piatto della bilancia
istituzionale che pende maggiormente dal lato di una sola persona. Sorrido
amaramente quando sento che per l'Italia sarebbe più adatto un sistema in cui
il primo ministro avesse più potere perché penso alla straordinaria capacità
del Bel Paese di sfornare quattro o cinque aspiranti duci ogni secolo, le cui
brame sono rimaste parzialmente deluse da quelle che alcuni chiamano lungaggini
ma che io chiamo garanzie democratiche. Dopo il sorriso amaro un brivido mi
attraversa la schiena se penso a cosa avrebbero potuto Craxi o Berlusconi senza il freno imposto dalle aule parlamentari.
Non posso che asciugarmi le lacrime e tornare a sognare un 'arco
costituzionale' degno di questo nome. Anzi, in realtà vorrei tanto che questa
convergenza non si verificasse, tutto rimanesse così e il Paese continuasse ad
avere "una sana e robusta Costituzione", come scrivevamo nei giorni
della protesta. C'è un accordo monopolistico da impedire. E c'è da ringraziare
i costituenti per aver pensato di inserire, più di tutti gli altri, l'articolo
139; chissà che un giorno anche quello non venga rimesso in discussione: la
democrazia fa perdere un sacco di tempo, dopotutto. Le vie del Signore sono
infinite, ma anche quelle verso la tirannide non sono poche. Matteo Marchetti,
20 anni, Roma 31/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli
Lo spettacolo "Veltrusconi" nelle parole di Evita stasera sul palco
al Mercadante Magari parlerà di "televisione in mano ai comunisti" o
di "nuovo patto sociale per il paese". Le scapperà un "mi consenta"
o un "si può fare". L'Eva Peron interpretata da Iaia Forte, da
stasera al Mercadante, salterà a piedi uniti nella campagna elettorale.
"Il testo di Copi - spiega Pappi Corsicato, regista dello spettacolo -
rievoca le ultime ore di vita di una donna che il popolo argentino venerava
come una divinità. Nella lettura grottesca e surreale di Copi, sembra quasi più
preoccupata di tramontare come diva che non di morire di cancro. Nel testo ho
inserito slogan della campagna elettorale in corso, frasi ricorrenti dei due
principali candidati premier. Con spirito perfettamente bipartisan". I discorsi di Berlusconi e di Veltroni, secondo il regista napoletano, non dovrebbero stonare sulle
labbra di Evita Peron, emblema di un populismo d'altri tempi. "Non ho
alcun interesse per la polemica politica contingente", chiarisce
Corsicato. "Voglio però sottolineare, con la dovuta ironia, quanto il
linguaggio della politica sia debitore a quello dello spettacolo. Quando
parlava al suo popolo, Evita recitava. Seguendo la campagna elettorale americana,
di cui quella italiana è un'imitazione mal riuscita, mi sono accorto di quanto
anche Hillary Clinton sappia recitare. I contenuti sono del tutto secondari
rispetto alle tecniche. Credo che stia accadendo in Italia e da regista lo
trovo interessante". (antonio tricomi).
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina X - Roma E
intanto Berlusconi spedisce ai romani un milione di
copie di un libro sul "degrado della città" Alemanno: "Caschi
gratis e meno tasse ai motociclisti" Un casco ai romani che compreranno un
motorino nuovo e tasse minime per chi usa le due ruote, ma anche incrementare
con incentivi il numero dei motocicli, portando le attuali 68mila
immatricolazioni annue a 100 mila; creare 30 mila nuovi posti moto che si
aggiungono ai 27 mila già delimitati, di cui almeno 10 mila nella Ztl ma anche
messa in sicurezza dei parcheggi a 2 ruote già esistenti con un sistema di
videosorveglianza e rifacimento del manto stradale. Sono le proposte di Gianni
Alemanno, candidato sindaco del Pdl, arrivate ieri al termine della settimana
della mobilità proclamato nella Capitale dal partito di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. "I motociclisti devono
crescere - ha aggiunto Alemanno - devono moltiplicarsi perché permettono di
avere una città più libera dal traffico e più veloce. Ma allora perché dargli
schiaffi da tutte le parti?". Inevitabile l'accenno alle buche: "Io e
Antoniozzi (candidato presidente della provincia per il Pdl, ndr) saremo i
vigili urbani delle strade di Roma - ha continuato Alemanno - controlleremo le
buche e vedremo se il grande appalto dato dal Comune di Roma offre concrete
risposte perché noi non facciamo favori ai grandi gruppi". In mattinata
Alemanno aveva visitato il mercato di Porta Portese, spiegando che "qui
bisogna riuscire a conciliare le richieste dei residenti e quelle degli operatori:
900 banchi mi sembra l'equilibrio giusto". E intanto Berlusconi invierà nei prossimi giorni nelle case romane un milione di
copie di "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni", con i titoli dei giornali a denunciare il degrado e una
lettera del Cavaliere con gli impegni per la Capitale. (g. i.).
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli Veltroni guarda al dopo Bassolino Il leader: "Fatte le
elezioni, in Campania discontinuità e innovazione" DARIO DEL PORTO Prima
gli aveva suggerito di "affidarsi alla sua coscienza civile". Poi
aveva sollecitato "un segno di discontinuità" indicando nella fine
dell'emergenza rifiuti lo spartiacque fra presente e futuro. Ora il segretario
del Pd Walter Veltroni, pur senza nominare Antonio
Bassolino, si spinge oltre e individua nella fase che seguirà le elezioni
politiche il momento giusto per avviare in Campania non solo "un'azione di
profonda discontinuità" ma anche "una grande innovazione".
Dunque il candidato premier lancia un nuovo segnale all'inquilino di Santa
Lucia. Il messaggio, affidato ai microfoni di Sky nei pressi di uno dei gazebo
allestiti dal Pd nella capitale, rende più chiara la linea del leader: prima ci
sono le consultazioni del 13 aprile da portare a termine, poi arriverà il momento
di sciogliere il nodo Campania. Il riferimento a una "grande
innovazione" induce a ritenere che il cambiamento non potrà non
interessare la poltrona di presidente della Regione. Questo anche se Veltroni non ha mai perso occasione per ribadire amicizia e
stima per Bassolino. Ieri il segretario del Pd ha parlato della crisi dei
rifiuti come "di una vicenda lunga, che si perde in una lunga filiera di
responsabilità". Veltroni ha colto l'occasione
per sottolineare il "buon lavoro" del commissario straordinario
Gianni De Gennaro ricordandone il "mandato a termine" e invitando a
"tenere separato" questo argomento dalla "vicenda G8", per
la quale l'ex capo della polizia è stato raggiunto dalla richiesta di rinvio a
giudizio firmata dai pm di Genova con l'ipotesi di induzione alla falsa
testimonianza. Poi più nulla, segno che le energie sono
tutte proiettate sulla sfida finale con Silvio Berlusconi. Ma
intanto Stefano Caldoro, numero 3 della lista del Pdl in Campania 1, chiede a Veltroni di "essere chiaro. Ci faccia sapere se quando parla di
"discontinuità" significa che chiederà la dimissioni di Bassolino e
Iervolino. Altrimenti è solo ipocrisia. E lo dica prima del voto",
conclude Caldoro. Nel mirino di Arturo Scotto, della Sinistra Arcobaleno,
finisce invece l'assessore alla Sanità della giunta Bassolino, Angelo
Montemarano, demitiano: "Deve dimettersi", dice Scotto, dopo che De
Mita ha definito "una contraddizione positiva il fatto che alcuni
assessori siano vicini a lui e all'Udc e poi siano in giunta con il Pd".
Bassolino ha già ripetuto di non avere alcuna intenzione di passare la mano.
Non prima, almeno, di aver portato a termine alcune scadenze cruciali come
quelle dei fondi comunitari. Posizione che mal si concilia con l'ultima
esternazione di Veltroni. In realtà, una soluzione in
grado di mettere tutti d'accordo ci sarebbe: la scadenza del Parlamento
europeo, in programma nella primavera del 2009.
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Napoli
Gazebo con materiale elettorale in Campania. Marciano: "Successo oltre le
previsioni" Trecentomila per il "D-day" il popolo di Walter
nelle piazze OTTAVIO LUCARELLI (segue dalla prima di cronaca) In trecentomila
ai gazebo del Partito democratico, per il "D-day". In trecentomila
tra sole, vento e seicento strutture dove i volontari del Pd hanno distribuito,
dalle montagne del Sannio alle coste del Cilento, circa ottocentomila pezzi di
materiale di propaganda, dalla "lettera" di Veltroni
agli elettori, al programma elettorale. Tra i testimonial Rosalia Porcaro, Ivan
Cotroneo, Francesco Paolantoni, Enrico Caria e Massimo Andrei. "Una grande
mobilitazione - commenta il segretario del Pd Tino Iannuzzi che ha trascorso la
mattinata nella sua Salerno - che ha messo in campo nuove energie e tanti,
tantissimi volontari per queste ultime due settimane di campagna
elettorale". Soddisfatto anche Antonio Marciano, responsabile
dell'organizzazione del Pd campano: "Una giornata che ha segnato un
successo superiore ad ogni previsione. Basti pensare che abbiamo dovuto
stampare tanto materiale in più rispetto a quanto previsto inizialmente. Ed è
andato tutto esaurito. Una spinta determinante per la campagna dei prossimi
giorni". Una campagna ora tesa al 9 aprile, quando
Walter Veltroni sarà nel pomeriggio in piazza del Plebiscito per misurare i
passi in avanti e verificare la temperatura della città cinque giorni dopo lo
sbarco di Berlusconi e Fini, che saranno il 4 anche loro al Plebiscito. La campagna
finalmente comincia a scaldarsi. E ieri Paolo Russo, commissario di
Forza Italia, ricandidato alla Camera con il Pdl, ha denunciato: "D-day?
No, P-day. E la "P" sta per prevaricazione, imbroglio, violazione
delle regole. Qui l'allestimento dei gazebo nelle piazze è regolato da un
accordo interpartitico sottoscritto con la Prefettura di Napoli. Un patto che i
democratici di Veltroni hanno disatteso. Eppure le
regole, sottoscritte anche da loro, parlano chiaro, I gazebo non possono
contenere striscioni, drappi, manifesti e quant'altro sia riconducibile a forma
di propaganda elettorale a carattere fisso. Al massimo, spiega bene il
protocollo, si conviene sul possibile utilizzo della bandiera o di un solo
manifesto al fine esclusivo di identificazione del gazebo stesso. Nulla di
tutto questo è stato rispettato". Oggi il Popolo della libertà, dopo la
visita dei giorni scorsi a Bagnoli, si sposta nell'area orientale per
denunciare, nel cantiere dell'Ospedale del mare a Ponticelli, l'emergenza
sanità e il mancato decollo del polo ospedaliero. Nel fine settimana, intanto,
i socialisti di Boselli guidati dall'ex assessore regionale Marco Di Lello
hanno distribuito più di diecimila sacchetti per la raccolta differenziata ai
cittadini di Chiaia, del Vomero, dei Decumani nell'operazione "Voto pulito"
che ha visto impegnati i socialisti in sei gazebo allestiti in sei piazze:
Dante, Trieste e Trento, Martiri, Gesù, Vanvitelli e Amedeo. "La gente -
commenta Di Lello - comincia a essere stufa della cappa calata su queste
elezioni dal 'veltrusconismo' e mostra interesse per le tematiche del programma
socialista. A Napoli abbiamo distribuito le buste per la differenziata,
contenenti un decalogo per una corretta raccolta, cercando di dare il buon
esempio di fronte a un'emergenza ambientale che è conseguenza diretta dello
scarso spirito riformista che ha caratterizzato le ultime fasi del governo
regionale. Riformismo significa fare delle scelte e sul problema dei rifiuti
questo non è quasi accaduto in Campania".
( da "Repubblica, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi lancia l'affondo "Finita la
fiction di Veltroni" "Ma
dovremo fare anche cose molto impopolari" GIANLUCA LUZI ROMA - Un milione
di lettere ai cittadini di Roma per denunciare "i disastri di Veltroni" e una
intervista al settimanale americano Newsweek Berlusconi per sferrare
un duro attacco al suo competitor: Veltroni "è un grande affabulatore ma lo
spettacolo, la fiction, il gioco di prestigio, che sta mettendo in scena è
finito". E una volta al governo "dovremo fare molte cose
impopolari". Gli italiani, spiega il leader del Pdl "hanno capito che
in Italia ci sono due sinistre. Che la sinistra significa 67 nuove tasse, una
pressione fiscale più alta, frontiere aperte con un crollo della sicurezza, la
tragedia dei rifiuti di Napoli e lo stop alle grandi opere pubbliche. Questi
sono i fatti della sinistra. Poi ci sono le belle parole e le promesse e quella
è la sinistra di Veltroni". Qualcosa comunque è
cambiato anche a sinistra, per esempio - nota il settimanale americano - con la
rinuncia all'anti-berlusconismo. "La sinistra ha semplicemente capito che
utilizzare questi metodi era un boomerang", risponde il Cavaliere.
"Credo gli italiani mi conoscano per quello che sono, per quello che ho
fatto". Cioè, spiega autoelogiandosi, "dopo cinque anni di governo Berlusconi non possono pensare a qualcuno più liberale di
me. Guardando i canali televisivi e leggendo i giornali che la mia famiglia
ancora possiede, - aggiunge aggiustando un po' la realtà a beneficio dei
lettori americani - sanno che non c'è mai un attacco contro la sinistra. Vedono
che sono l'editore più liberale. Credo che questi attacchi degli estremisti
abbiano creato una repulsione e che la sinistra abbia capito che non era più
conveniente continuare". Ma il settimanale Usa sostiene in un lungo
articolo che per l'Italia in questo momento la soluzione ideale sarebbe un
governo di larghe intese. Berlusconi nelle risposte
dell'intervista non ne parla direttamente, ma d'altra parte a due settimane dal
voto nessuna delle due parti in competizione può dare il proprio avallo a un
esito del genere: sembrerebbe una ammissione di debolezza molto pericolosa.
Quindi il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, si
incarica di sgombrare il campo dall'ipotesi rilanciata da Newsweek. "Non
ci saranno intese né larghe né strette, non ci saranno coalizioni né grandi né
piccole. - annuncia Bonaiuti - Governerà chi vincerà. E tutti i dati indicano
che il Popolo della Libertà ha un netto e saldo vantaggio sia alla Camera sia
al Senato. Tutte le chiacchiere e le voci su ipotesi di parità sono messe in
giro dalla disinformazione della sinistra". Di cui evidentemente fa parte
anche il settimanale americano. Oltre che al pubblico americano Berlusconi si rivolge agli elettori romani che dovranno
scegliere il nuovo sindaco, e anche in questo caso il Cavaliere spara a zero
contro Veltroni con un verdetto senza appello:
"Tremano le vene ai polsi al solo pensiero che un sindaco che lascia
questa eredità abbia la velleità di guidare l'Italia". Si tratta di un
volume fotografico di cui il leader del Pdl ha firmato la prefazione e che tra
pochi giorni verrà spedito a un milione di romani. 92 pagine costruite sulla
base di articoli e fotografie pubblicate da tutti giornali su Roma e ordinati
in cinque capitoli: ambiente, sicurezza, sanità, economia, sociale. L'analisi
della gestione Veltroni è come si può immaginare
impietosa e il pamphlet elettorale suggerisce il parallelo tra il governo Prodi
e l'amministrazione Veltroni. Alla fine gli impegni
del centrodestra per Roma: anello ferroviario, parcheggi, metropolitane, asili
nido, 25mila nuove case per i redditi bassi, chiusura dei campi nomadi,
raccolta differenziata, chiusura della discarica di Malagrotta.
( da "Manifesto, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Anche se perdo
non mollo" Veltroni avverte i suoi avversari
interni: per sostituirmi ci vorrebbero altre primarie Ma il segretario insiste:
possiamo ancora vincere, o pareggiare, situazione simile al 2006, siamo in
rimonta. E insieme a Berlusconi solo le riforme: se ce
la fa governi con un voto in più Andrea Fabozzi Roma Eletto dalle primarie,
sostituibile solo con altre primarie. Il messaggio che Walter Veltroni consegna a due settimane dalla fine della campagna
elettorale non è rivolto agli elettori ma ai colonnelli del partito democratico.
Resterà segretario anche se perderà le elezioni. Una eventualità nemmeno presa
in considerazione, com'è naturale, durante le uscite pubbliche della campagna,
ma che è ben presente nei ragionamenti privati del leader democratico e dei
suoi compagni di partito. Nel giorno stesso in cui polemizza con Massimo
D'Alema sullo slogan scelto dal Pd, Veltroni spiega a
SkyTg24 di aver "preso un impegno per fare un grande partito" e che
dunque è sua intenzione continuare ad "assolvere il vincolo stabilito il
14 ottobre scorso con 3 milioni e mezzo di persone". "Questo impegno
- chiarisce - potrà essere considerato superato da una scadenza analoga, ma
fino ad allora ho il dovere etico di guidare il partito democratico". Veltroni così corregge quanto dichiarato solo tre giorni fa
dal suo consigliere e stratega numero uno, Goffredo Bettini, che aveva fissato
al 35% la soglia del successo o dell'insuccesso. Sotto quella percentuale, se
ne poteva dedurre, Veltroni si sarebbe dimesso. E
invece il segretario spiega adesso che lui non farà il primo passo e che i suoi
avversari interni al Pd - oggi silenziosi in nome della pax elettorale -
dovranno avere la forza di organizzargli contro non solo un congresso ma anche
nuove primarie. Difficile. Una piccola replica delle primarie è stata la
giornata di ieri del partito democratico, battezzata il D-day del Pd: secondo
l'organizzazione del partito circa centomila volontari - anzi,
"wolontari" - hanno permesso l'apertura di 12mila punti di incontro
nelle città italiane dove è stato distribuito materiale per la propaganda
incluso il vademecum con le 12 azioni per conquistare voti, per esempio
l'aperitivo elettorale con i vicini di casa. Impossibile fare un confronto con
le primarie del 14 ottobre quando i tre milioni e mezzo di elettori furono
registrati, ci si può solo affidare alle stime degli organizzatori che parlano
di sei milioni di cittadini "contattati" e di un milione e
duecentomila volontari "reclutati per la fase finale della campagna
elettorale". I prossimi quindici giorni nei quali Veltroni
spera di portare a compimento la sua rimonta. Non sarebbero ottime le notizie
che i sondaggi riservati - ne è ormai proibita la pubblicazione - stanno
consegnando allo stato maggiore del Pd. Tra Pd e Pdl la distanza si assottiglia
ma resta intorno ai sei punti percentuali quella tra le due coalizioni. Pd +
Lista Di Pietro da una parte, Pdl + Lega nord dall'altra. La brutta notizia per
Veltroni sarebbe che il blocco del 30% di indecisi e
potenziali astensionisti comincia sì a sgretolarsi ma per distribuirsi
ugualmente tra le due grandi coalizioni. E invece l'unica speranza del Pd
secondo un vecchio calcolo era quella di convincere almeno sette indecisi su
dieci. A questo punto anche l'ipotesi del pareggio al senato appare lontana, Berlusconi manterrebbe il suo vantaggio di 30 senatori. Veltroni com'è giusto continua a crederci. "Siamo in
rimonta e penso ci possa essere un risultato sorprendente - ha detto ieri -, il
vantaggio del Pdl si è assottigliato fino a ridursi ad una cifra pari a quella
che nel
( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FUORI PORTA Chi di
par condicio ferisce... BRUNO VESPA La norma approvata per ingabbiare Silvio Berlusconi alla vigilia degli appuntamenti elettorali
consente oggi al Cavaliere di farsi beffe dei suoi autori. Di par condicio si
cominciò a parlare dopo la vittoria di Silvio Berlusconi
alle elezioni del 1994. Ai partiti tradizionali parve inconcepibile che un
magnate delle televisioni potesse usarle per farsi propaganda. In realtà la
Mediaset, che prima della discesa in campo di Berlusconi
cercava di mantenere un rapporto cordiale con tutti i partiti, applicava
tariffe bassissime uguali per ogni concorrente. Con la nascita di Forza Italia
si verificarono due anomalie: la prima è che Berlusconi
aveva più soldi degli altri e quindi poteva finanziare più spot, la seconda era
che pur a tariffe assai basse finiva per guadagnarci. Quando fin dal 1995 il
governo di Lamberto Dini cercò di porvi riparo, la questione centrale era
quella pubblicitaria. Non ci si poneva il problema delle presenze nei dibattiti
perché il sistema era sostanzialmente bipolare e nessuno contestava il diritto
di chi aspirava a guidare il Paese di andare in televisione o in un confronto
diretto oppure in singole presenze calibrate. Alla fine della campagna
elettorale del 1996 le due squadre di governo potenziali guidate da Berlusconi e Romano Prodi si confrontarono insieme in una
trasmissione di Lucia Annunziata, mentre a Porta a porta misi a confronto Berlusconi e Gianfranco Fini da un lato, Massimo D'Alema e
Dini dall'altro (Prodi rinunciò). Terzo incomodo in studio, Umberto Bossi che
con la storia "Roma Polo, Roma Ulivo" fece bingo e raggiunse il 10
per cento su base nazionale. La legge approvata dal governo D'Alema il 22
febbraio 2000 e tuttora in vigore fu immaginata per proibire definitivamente a Berlusconi la possibilità di fare spot in televisione sia
alle elezioni regionali dello stesso anno sia alle politiche del 2001. Non si
pose il problema delle presenze televisive che fu agevolmente regolamentato da
noi stessi. Francesco Rutelli, indietro nei sondaggi, chiese il confronto. Berlusconi glielo negò, come aveva fatto Tony Blair in Gran
Bretagna con il suo avversario. "Il ciclista che è in testa" mi disse
Berlusconi "non aspetta l'avversario per giocarsi
poi la corsa in volata". Nel 2006 le parti si invertirono. L'opposizione
di Marco Follini e di Pier Ferdinando Casini non aveva consentito a Berlusconi di rivedere le regole della par condicio. Di
spot, dunque, nemmeno a parlarne. Ma il Cavaliere, pur essendo presidente del
Consiglio, si trovò intrappolato per la prima volta anche nelle presenze
televisive. Era sotto nei sondaggi, aveva un grande bisogno di visibilità. Però
con una diabolica interpretazione delle legge gli strateghi dell'Unione gli
impedirono di partecipare ai dibattiti nelle due settimane decisive della
campagna elettorale. Non solo tutti i leader di partito (con l'eccezione di
Oliviero Diliberto) si rifiutarono d'incontrarlo, ma non accettarono nemmeno di
venire in trasmissione da soli per impedire che Berlusconi
potesse fare altrettanto. Il Cavaliere perciò restò all'asciutto. Berlusconi, da inseguitore, aveva bisogno del confronto, ma
Prodi glielo concesse solo quando il Cavaliere rinunciò a dire l'ultima parola
che gli spettava di diritto nell'ultima conferenza stampa televisiva prima del
voto. Non solo: gli uomini di Prodi, non fidandosi dei conduttori Rai, imposero
per il confronto regole così rigide da renderlo uno spettacolo vicino al
ridicolo. Ora si torna al copione del 2001. Berlusconi non ha
interesse a confrontarsi con Walter Veltroni, essendo
in vantaggio nei sondaggi. E a chi cerca di stanarlo dice: bene, abolite la par
condicio. I candidati premier sono 15 e non è possibile accontentarli tutti
come vuole la legge. Morale: la norma fatta per ingabbiare il Cavaliere
gli consente di farsi beffe dei suoi autori.
( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'altra metà del
voto CARLO PUCA Amministrative La faida politica di Piazzolo. La grande
coalizione di Venafro. L'imprevedibilità di Beppe Grillo... Viaggio nel voto locale, con qualche sorpresa e due certezze: Veltroni ci punta per occultare l'annunciata sconfitta alle politiche.
Per Berlusconi, invece, contano soprattutto Roma e il Lazio. "Non ci
restano che i ballottaggi". Al Loft, quartier generale veltroniano, è lo
scoramento il sentimento più diffuso. I sondaggi? Crudeli. Le speranze
di vincere le politiche? Poche, pochissime. Ma ci sono pur sempre le
amministrative: la madre, anzi la madrina, di tutte le rivincite. Fu così anche
nel 2001. Silvio Berlusconi si impose alle elezioni
generali e 15 giorni dopo il centrosinistra trionfò in quelle locali. La
sconfitta divenne dolce; i commentatori parlarono di riequilibrio tra i poli;
Francesco Rutelli, lo sconfitto nazionale, avocò a sé il successo locale,
compresa l'elezione a sindaco di Roma di Walter Veltroni.
Che ora si prepara a rivendicare il successo del candidato Rutelli. In politica
tutto torna. Anche troppo. Dunque, mentre l'opinione pubblica è distratta dalle
promesse sulle pensioni, forte anche dell'accordo locale con la Sinistra
arcobaleno di Fausto Bertinotti, il Partito democratico sta giocando con tutte le
sue forze la partita delle amministrative. Partita decisiva per Veltroni, praticamente irrilevante per Berlusconi,
da sempre indifferente al voto locale. Al Cavaliere interessa soltanto il
Lazio, ma in chiave nazionale. Su Roma, comune e provincia, persino su paesoni
come Fiumicino, Tivoli e Velletri, si gioca gran parte della stabilità futura
della maggioranza al Senato. Si legge Lazio ma s'intende Palazzo Madama.
"Le amministrative sono un traino per le politiche" ha ammonito il
Cavaliere "stiamo attenti a non sottovalutarle". Perciò si è speso
personalmente per il candidato sindaco di Viterbo, Giulio Marini, comiziando
mercoledì scorso contro un pezzo grosso come Giulio Sposetti, ex tesoriere dei
Ds, che corre per la stessa poltrona. Perciò il Cavaliere ostenta vicinanza a
Gianni Alemanno, gira imperterrito la città e chiuderà qui la campagna
elettorale. Perciò Gianfranco Fini per una settimana intera non si muoverà
dalla capitale. Tutta colpa del terzo incomodo, Francesco Storace, che da
capolista al Senato e candidato sindaco della Destra sottrae voti al Pdl. E si
diverte. Compreso il Lazio, voterà per le amministrative del 13 e 14 aprile un
quinto degli italiani. Casi a parte le regioni a statuto speciale. In Sicilia
si voterà a giugno. Le province chiamate alle urne saranno Agrigento,
Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo e Siracusa. Si tratta
complessivamente di 3.956.899 elettori. Alle province vanno aggiunti 143
comuni, per un totale di 1.134.425 elettori. Anche in Sardegna (35 comuni), Friuli-Venezia
Giulia (otto comuni compreso Udine) e a Bronzolo, in Trentino-Alto Adige, si
voterà a giugno. Altro giro, altra corsa: in Italia si vota sempre. Ad aprile
il comune non capoluogo col più alto numero di abitanti è Giugliano in
Campania, in provincia di Napoli, con 97.999 residenti. Il comune al voto col
minor numero di residenti è Piazzolo, nel Bergamasco, che conta appena 99
abitanti. Piazzolo, piena Val Brembana, ha una storia curiosa. Viene spontaneo
pensare che 99 abitanti si mettano facilmente d'accordo su chi eleggere. E
invece no, vale la regola delle assemblee di condominio: sono addirittura tre
gli aspiranti sindaco. La popolazione può scegliere tra 34 candidati al
consiglio comunale. E c'è anche la lista del Grillo parlante, una delle grandi
novità di questa tornata amministrativa. Già, perché se Piazzolo è
elettoralmente marginale, assai meno lo sono i 5 milioni di residenti in
Sicilia. Oltre che per comuni e province, si vota infatti anche per due
regioni: Friuli-Venezia Giulia e appunto in Sicilia per il rinnovo delle
assemblee regionali (in Valle d'Aosta l'appuntamento è per il 25 maggio). E se
in Friuli la conferma di Riccardo Illy del Partito democratico appare
probabile, nell'isola l'ultimo sondaggio, firmato dalla Swg, dice che Raffaele
Lombardo (Pdl, Udc e Movimento per l'autonomia) è tra il 49 e il 52 per cento,
Anna Finocchiaro (Pd e Sinistra arcobaleno) intorno al 42,5. A minare la
possibile rimonta di Finocchiaro è una insospettabile carneade: Sonia Alfano.
Chi è? La candidata governatrice degli Amici di Beppe Grillo, lista che oscilla
tra il 4,5 e il 5,5 per cento. Tutti voti drenati al centrosinistra, come
quelli dei No Dal Molin a Vicenza, che candida a sindaco la leader del Presidio
permanente Cinzia Bottene. Poi, per la serie "facciamoci del male",
il Partito democratico si presenta diviso a Massa-Carrara: due i candidati per
il comune, due per la provincia, dove il Pdl candida il coordinatore-poeta
Sandro Bondi. Chi spera invece di drenare voti al Popolo della libertà è l'Udc.
Tranne che in Sicilia e pochi altri casi, Pier Ferdinando Casini ha portato lo
scudocrociato fuori dal centrodestra. Ma a Carovigno, in provincia di Brindisi,
è successo qualcosa di strano e diverso. Il sindaco centristra ha abbandonato
l'Udc per confluire nel Pdl, si dice con il sostegno di Cosimo Mele, il
deputato coinvolto nel noto festino a luci rosse di via Veneto. Ragion per la
quale Mele è stato escluso dalla lista casiniana anche in loco. Ora Mele
sostiene Zizza. Già, perché il sindaco in questione si chiama proprio così,
Vittorio Zizza. Un nome troppo attraente. Un altro mitologico paese, Ceppaloni,
non vedrà la candidatura del primo cittadino uscente Clemente Mastella. Sono
due le liste in campo: Uniti per Ceppaloni, che fa capo all'ex guardasigilli ed
è guidata da Claudio Cataudo; Unità democratica, che candida uno storico
avversario dell'Udeur, l'ex ds Nino Rossi. Quanto alla provincia di Benevento,
dopo la crisi di governo si era detto che mai e poi mai Clemente avrebbe
rifrequentato il centrosinistra. E invece Mastella sostiene, con ben due liste,
il candidato presidente del Partito democratico, Aniello Cimitile. Chissà se
Romano Prodi approva. Ma il più grande esperimento politico italiano (si fa per
dire) arriva da Venafro, in provincia di Isernia, il terzo comune del Molise.
Qui il candidato favorito è Nicandro Cotugno, a capo di una civica composta tra
Forza Italia, Alleanza nazionale, Partito democratico e Italia dei valori. La
grande coalizione è servita, il Veltrusconi pure.
( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CONTROCAMPO Fine del
partito e della guerra civile italiana GIANNI BAGET BOZZO Questa campagna
elettorale mostra ancora una volta che il partito del Novecento, il grande
strumento che realizzò democrazia ed eguaglianza sociale, non esiste più.
L'elettore partecipa alla lotta elettorale guardando le tv; e le televisioni
non trasmettono concetti ma immagini, non creano il sentimento di identità ma
al massimo quello di adesione. Siamo arrivati così a un regime che supera la
democrazia parlamentare e tende verso quella diretta. Il termine di questo uso
diretto della democrazia non è l'indicazione di un programma, bensì la scelta
di un volto. Di fronte a questo volto non sta la comunità politica dei
militanti, sta il consenso o il dissenso degli ascoltatori e degli elettori
come singole persone. Oggi il consenso e il dissenso vengono registrati dal
telecomando. È questo che dà la sensazione che la politica sia diventata
immorale, ma non è vero che sia così. Al contrario l'ideologia e la militanza
hanno creato l'odio politico e ne sono nate tutte le più terribili forme
totalitarie. La militanza è caduta, la candidatura è un prodotto dell'immagine
televisiva. La democrazia interna finisce perché i gruppi dirigenti,
autoreferenziali, scelgono essi il loro pubblico e i loro rappresentanti con
riferimento all'indice del consenso e non alla partecipazione politica. Per questo Silvio Berlusconi è stato
chiamato populista e il suo metodo politico giudicato immorale. Ma, almeno, con
Walter Veltroni si è capito che con la fine delle ideologie e delle militanze,
con la morte del partito come riserva morale, è finita in principio la lunga
guerra civile italiana che aveva percorso Ottocento e Novecento.
(bagetbozzo@ragionpolitica.it ).
( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL PEGGIORE Prodi e
il vizietto di svendere patrimoni AUGUSTO MINZOLINI Se Romano Prodi avesse
voluto dare una mano alle elezioni al Cavaliere, non avrebbe potuto far di
meglio: la cocciutaggine con cui lui e il suo fido ministro dell'Economia,
Tommaso Padoa-Schioppa, stanno tentando di favorire la vendita dell'Alitalia
all'Air France ha offerto un ottimo argomento di propaganda a Silvio Berlusconi. La difesa dell'italianità della compagnia aerea ha regalato al
Pdl un punto e mezzo in tutti i sondaggi. E gli sforzi del tour di Walter Veltroni nel profondo Nord sono stati del tutto vanificati. A questo
punto anche se l'intesa con i francesi andrà in porto (ma è difficile) il
Cavaliere potrà sempre dire che il suo no ha migliorato le condizioni della
vendita per l'Italia alzando il prezzo e il livello occupazionale
rispetto all'offerta iniziale. Siamo di fronte, quindi, all'ennesimo capolavoro
politico di Prodi. Ma quali sono le ragioni dell'ostinazione del Professore?
Tutti, ma proprio tutti, da Berlusconi a Fausto
Bertinotti, a un imprenditore amico di Veltroni come
Carlo De Benedetti, hanno definito la trattativa tra governo e Air France
"opaca" o "sbagliata". Un'operazione condotta
esclusivamente da Palazzo Chigi e da personaggi di stretta osservanza prodiana
come il presidente dell'Alitalia, Maurizio Prato. Addirittura c'è un uomo del
Professore anche sul versante dei compratori: Francesco Mengozzi, personaggio
dell'Iri di Prodi, che nel 2001 era salito al vertice dell'Alitalia
sponsorizzato dal braccio destro del Professore, Enrico Micheli, è stato
infatti il principale consigliere dell'Air France come advisor della banca
d'affari Lehman Brothers. Già, quindi, un'occhiata fugace alle biografie dei
personaggi in scena fa sorgere parecchi dubbi. Il loro comportamento poi li
moltiplica. Prodi e Padoa-Schioppa, infatti, hanno escluso fin dall'inizio gli
altri potenziali compratori, a cominciare da Air One e Lufthansa, e assecondato
tutte le richieste di Parigi: dal depotenziamento della presenza dell'Alitalia
a Malpensa alla drastica riduzione del personale. Ultimo elemento da non
sottovalutare è la caparbietà con cui il Professore sta cercando di chiudere
l'accordo prima delle elezioni. Insomma, ci sarebbero tanti motivi per pensar
male. Tanto più che il Professore non è nuovo a svendite del patrimonio
nazionale. Trent'anni fa si affacciò alle luci della ribalta tentando di
regalare (anche in quell'occasione il Cavaliere si mise di traverso) la Sme a
De Benedetti. Il Professore non ha perso il vizio e vuole chiudere la carriera,
appunto, come l'ha cominciata.
( da "Panorama" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Perline perline
ENZINO MEUCCI "Corriere della sera", 19 marzo 2008. Giovanni Sartori:
"Certo una economia "troppo libera" crea ricchi troppo ricchi e
poveri troppo poveri. Ma questo è un problema di ridistribuzione, come il socialismo
riformista ha capito e il Bertinottismo no. Il Bertinottismo dipende (anche se
non lo sa) dall'aiuto di Gesù Bambino". "La Repubblica", 19
marzo 2008. Emma Bonino: "Se per la convivenza con i radicali del Pd la
Binetti si sente a disagio, si prenda una camomilla". "Corriere della
sera", 19 marzo 2008. Silvio Berlusconi: "La
legge sulla par condico è contro la democrazia, colpa dell'Udc, se c'è
ancora". "Il Messaggero", 18 marzo 2008. Ciriaco De Mita:
"Il Pd è solo un atto di fede che ha l'unico merito di avere rotto lo
schema delle coalizioni contrapposte, poi è finito". "Resto del
Carlino", 18 marzo 2008. Roberto Calderoli: "Veltroni ha una tale nostalgia di Roma che quando viene al Nord porta le
comparse di Cinecittà a fare le truppe cammellate". "La
Repubblica", 19 marzo 2008. Rissa verbale tra Polito Solatto di An e
Antonio Tajani di Forza Italia. Solatto si sfoga per la bocciatura delle liste
civiche collegate a Gianni Alemanno. Parla di "bidonate" da
parte di quelli di Forza Italia. Tajani si alza di scatto e reagisce usando
espressioni pesanti: "Sciacquati la bocca quando parli di Forza
Italia". Solatto risponde a tono, Tajani s'infuria, volano le offese. In
serata un comunicato congiunto: "Solo un battibecco tra amici".
"La Stampa", 18 febbraio 2008. Manifestazione leghista alla Malpensa.
Un cartello: "Sarkozy, giù le mani, Malpensa è mica Carla Bruni".
"La Repubblica", 10 marzo 2008. Giulio Tremonti: "Ho sentito Veltroni dire che c'è un vento di sinistra in Europa. Vuol
dire che andrà a godersi questo vento per una lunga vacanza in Spagna dopo il
14 aprile".
( da "Panorama.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - La Russa: Non è con "i figli di" e
copiando i programmi che Veltroni vincerà Posted By
vasco_pirri_ardizzone On 31/3/2008 @ 10:31 In Apertura#3 | No Comments
Nonostante le difficoltà della sua squadra del cuore, l'Inter, [1] Ignazio La
Russa non si scoraggia e si dice pronto al derby politico con il giovane [2]
Matteo Colaninno che si oppone a lui nelle liste del [3] Pd della Camera in
Lombardia. Panorama.it ha intervistato il presidente dei deputati di Alleanza
Nazionale, che è anche in [4] pole position per un posto
nell'esecutivo di [5] Silvio Berlusconi. La Russa, in Lombardia
il Pd schiera il giovane Colaninno. Che duello vi aspetta? Matteo è un bravo
ragazzo. Ma credo sia sceso in pista perché si chiama Colaninno. Non è colpa
sua: è Veltroni che vuole gettare fumo negli occhi dei cittadini. Gli
auguro tutto il successo possibile come deputato, ma mi ha deluso che si sia
fatto usare per il suo cognome da Veltroni, che spara
piccoli fuochi d'artificio che attirano l'attenzione per un attimo e poi
lasciano il buio. Per cosa si batterà nella prossima legislatura in Parlamento?
Faccio politica da tanti anni. Diciamo che sono un professionista non prestato
alla politica, ma uno che fa sia il parlamentare che il professionista: e per
questo penso che non ci siano solo pochi obiettivi da realizzare. Non vado in
Parlamento per piccoli ruoli, ma guardo a 360 gradi a tutti i problemi dei
cittadini. Ma il primo problema da risolvere? Beh, direi senza dubbio la
sicurezza. Ma non lo considero un punto del nostro programma: bensì una
precondizione di libertà. Avete moltissimi [6] manifesti proprio su questo
tema. Ho convinto io il Pdl a fare due 6×3: il primo dice "Niente sconti
di pena, chi sbaglia deve pagare". E il secondo? "Mai più clandestini
sotto casa". Noi diamo la massima apertura e accoglienza a chi viene per
lavorare onestamente, ma siamo durissimi contro chi delinque. La Russa, si
parla di lei come del prossimo ministro della Difesa. Sarei bugiardo se non
dicessi che sono onorato. Ma in politica chi entra papa, esce cardinale.
Diciamo che preferisco non parlarne. Non smentisce. Non smentisco, ma sono tra
i pochi in Italia ad aver rinunciato a fare il ministro per motivi di amicizia:
sarei dovuto subentrare a Maurizio Gasparri, ma non l'ho fatto, perché non
volevo sostituire un amico. Per quale motivo un cittadino lombardo dovrebbe
votare lei e non Colaninno? Mi auguro che i cittadini scelgano sulla base dei
valori di riferimento. I programmi potranno anche sembrare uguali, visto che Veltroni cerca di farli assomigliare in tutti i modi, ma i
valori in cui crediamo sono diversi. Per esempio? Se tutti e due diciamo che
vogliamo abbassare le tasse, poi dobbiamo vedere che esempi pratici diamo: loro
candidano tutti i ministri di Prodi, ovvero quelli che hanno aumentato il peso
fiscale in questi anni. Stesso discorso vale per la giustizia e la certezza
della pena: Veltroni può provare a copiarci, ma è
pronto a modificare [7] la legge Gozzini? È pronto a dire che i recidivi devono
essere puniti? E i suoi deputati sono pronti a votare queste modifiche in
Parlamento? Secondo tutte le simulazioni il vero gioco, la vera partita, sarà
al Senato. Rischiate uno stallo come durante i due anni di Prodi? Alla Camera
ci basterà un voto in più e stravinceremo. E al Senato avremo anche più voti.
Però, ricordo che questo sistema elettorale non lo abbiamo voluto noi Ma non lo
avete approvato proprio voi al termine della scorsa legislatura? Sì, ma Ciampi
ci chiese di attribuire il premio di maggioranza in maniera diversa tra Camera
e Senato. La Russa, dall'alto della sua lunga carriera, si sente di dare un
consiglio a Colaninno che arriverà alla Camera per la prima volta? Sbagliando
si impara.
( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 13 del 2008-03-31
pagina 0 Così Prodi ha regalato il Paese ai clandestini di Emanuela Fontana Il
flop del progetto di legge Amato Ferrero: rimpatriati solo tre irregolari
individuati su dieci La Caritas: il 2006 anno horribilis. E le cifre sui reati
commessi dagli stranieri s'impennano. Berlusconi, lettera ai romani:
"Così Veltroni e Rutelli hanno distrutto la capitale" Roma - è
l'immigrazione clandestina, irregolare, non controllata la vera piaga per
l'Italia, non l'immigrazione. E gli ultimi dati dicono che la tendenza è quella
di un aumento degli stranieri "abusivi" in libertà, con una
diminuzione delle espulsioni e un'impennata di reati commessi proprio da
chi non è in regola. In questi ultimi due anni non c'è stata nessuna legge che
abbia migliorato la politica dell'immigrazione e cifre della Caritas e numeri
del Viminale concordano: le maglie del controllo sono sfilacciate al punto che
su dieci clandestini rintracciati, circa sette rimangono liberi e soltanto tre
sono rimpatriati. Il progetto di legge Amato-Ferrero non è mai stato approvato
dalle Camere e, a parte una norma estensiva del ricongiungimento familiare per
gli immigrati, il governo Prodi ha varato un decreto flussi 2007 che prevede
l'assunzione di 170mila stranieri. Ma le domande presentate a dicembre sono
state 540mila in più. Cgil, Cisl e Uil hanno recentemente chiesto all'esecutivo
un nuovo decreto per smaltirle, il ministro Ferrero ha promesso una mediazione.
La richiesta però si è persa nel vuoto. E così le 540mila domande in eccedenza
andranno a finire nella matassa di problemi del nuovo governo. Con un'emergenza
criminalità legata ai clandestini che cresce. Alcuni esempi: il 32% degli
omicidi nel
( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 13 del 2008-03-31 pagina 0 Berlusconi: "Lo show di Veltroni è finito" di Fabrizio De Feo Il leader del Pdl: "Ci
sono due sinistre che significano 67 nuove tasse e diminuzione della
sicurezza". Sulle larghe intese Veltroni fa
retromarcia: "chi vince governa" Roma - "Walter Veltroni è un grande chiacchierone, ma il suo spettacolo è finito".
Silvio Berlusconi in un'intervista al settimanale
Newsweek scatta la sua fotografia delle due sinistre italiane: quella di
governo e quella di propaganda, quella dei fatti e quella delle parole. Due
sinistre che sono, in realtà, un unico soggetto, capace di cambiare abito e
identità a seconda delle circostanze e interpretare due parti in commedia.
"Gli italiani - dice Berlusconi -hanno capito che
in Italia ci sono due sinistre, che le sinistre significano 67 nuove tasse,
aumentodella pressione fiscale, apertura dei confini con una caduta della
sicurezza, la tragedia dei rifiuti e lo stop ai cantieri dei lavori pubblici.
Questi sono i fatti della sinistra. Ci sono le belle parole e le promesse -
prosegue - e questa è la sinistra di Veltroni. Per
quanto mi riguarda, invece, gli italiani mi conoscono per quello che sono e per
quello che ho fatto dopo cinque anni di governo". Illustrate le
credenziali dei due candidati premier, Berlusconi si
sofferma sulle condizioni economiche in cui si dibatte l'Italia, un Paese che
più di altri rischia di soffrire della crisieconomica. "Lo scenario è
negativo in generale. In particolare è negativo per l'Europa e l'Italia ha più
fattori negativi. Ma gli altri non sono in una situazionepiù semplice:
l'economia mondiale sta facendo i conti con una crisi finanziaria negli Stati
Uniti. Poi c'è il petrolio. A tutti questi fattori, l'Europa deve aggiungere
l'ipervalutazione dell'euro che crea un enorme difficoltà per
l'esportazione". In questo quadro, "l'Italia ha più fattori negativi.
Abbiamo infrastrutture insufficienti - spiega - un'amministrazione pubblica
inefficiente. C'è un alto debito pubblico. Inoltre con la politica della
sinistra, che ha aperto i nostri confini, abbiamo una presenza di immigrati
clandestini più alta che in altri Paesi, e questo significa un alto grado di
criminalità". "I dati - prosegue il Cavaliere - dimostrano che il 36%
dei crimini commessi in Italia sono commessi da immigrati clandestini, e in
alcune città del Nord, come Treviso, la percentuale cresce al 50%. Senza
dimenticare che nell'immagine mondiale, la spazzatura di Napoli ha mostrato
un'Italiacome un Paese coperto da immondizia, che danneggia la nostra industria
turistica". Riuscirà l'Italia a risolvere i suoi problemi? "Se avremo
una larga maggioranza, e se avremo entrambelecamere - conclude il leader del
Pdl - saremo capaci di operare". Al settimanale che gli fa notare come
questa campagna elettorale veda all'opera un Berlusconi
più prudente rispetto al passato, il leader del Pdl replica secco:"Orasono
molto più prudente perché la situazione è quella che è. Sono un realista".
L'intervistatore sottopone al leader del centrodestra un altro interrogativo:
quello sulla presunta fine dell' antiberlusconismo. "La sinistra ha
semplicemente capito che utilizzare questi metodi era un boomerang. D'altra
parte ormai credo gli italiani mi conoscano per quello che sono, per quello che
ho fatto. Dopo cinque anni di governo Berlusconinon
possono pensare a qualcuno più liberale dime.Guardandole televisioni e leggendo
i giornali che sono di proprietà della mia famiglia sanno che non c'è mai stato
un attacco contro la sinistra. Credo che gli attacchi radicali creino rifiuto,
che questi attacchi degli estremisti abbiano creato una repulsione e che la
sinistra abbia capito che non era più conveniente continuare". Berlusconi ribadisce anche il suo auspicio per il futuro di
Alitalia, sottolineando la necessità dinonfarsi "colonizzare" da Air
France."Spero che la nostra compagnia di bandiera appartenga a un gruppodi
imprenditori italiani. Credo che un Paese come l'Italia, dove il turismo
rappresenta una parte importante del Pil,nonpossa rinunciare a una compagnia di
bandieraperché se AirFrance colonizza Alitalia,noncredo che questi turisti
verrannoinprimoluogoaRoma, FirenzeoNapoli. Pensoche vadano prima in
Francia". Infine uno sguardo sugli scenari del dopo voto, quello che Berlusconi lancia in una intervista al Quotidiano nazionale,
con il quale chiude la porta a possibili inteseconilPdall'indomani del voto.
"I sondaggi in nostro possesso ci danno un margine più che
tranquillizzante anche al Senato: da 28a30 e più senatori. Quindi niente larghe
intese, niente grande coalizione, niente di niente. Chi prende più voti, e più
seggi, ha il dovere di governare". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Panorama.it" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Voto (amministrativo) agli immigrati: il primo
nodo del prossimo Parlamento Posted By redazione On 31/3/2008 @ 14:26 In
Apertura#1, NotiziaHome | No Comments Il [1] Pd di Veltroni si dice favorevole; la [2] Sinistra Arcobaleno afferma si tratti
addirittura di una misura ovvia. Il [3] Pdl di Berlusconi per ora
ha confermato un'apertura. E la [4] Lega? Contrarissima. Non parliamo poi de
[5] La Destra: "Sono impazziti a dare il voto agli immigrati",
commenta, col suo solito modo diretto, su Aria Pulita (7 Gold -
Telecity), Daniela Santanché. "Oggi con la situazione d'emergenza
clandestini che c'è in Italia" ha proseguito la candidata del partito di
Storace "dare il voto agli immigrati non è la nostra precedenza. La destra
si preoccuperà della casa per gli italiani, dei mutui, del precariato, del
carovita e dei pensionati.". Insomma, il voto amministrativo per gli
immigrati fa esplodere la polemica. Soprattutto nel centrodestra, dopo mesi di
concordia pre-elettorale. A far nascere il caso sono le parole del Cavaliere
collegato telefonicamente con i [6] Nuovi italiani, una associazione di
immigrati che ha deciso di aderire al Pdl: "Prossimamente sotto il mio
Governo ci sarà la discussione sulla concessione del voto amministrativo ai
cittadini stranieri. Vedremo come fare per stabilire i criteri per riconoscere
questo diritto di voto". Non una novità, perché i criteri sono quelli già
altre volte richiamati (conoscenza dell'italiano, competenze professionali, la
condivisione dei "nostri modelli di vita") anche da Gianfranco Fini,
oggi socio del Cavaliere nella sua nuova impresa politica. Ma tanto basta a
provocare un deciso altolà della Lega Nord che, con Roberto Calderoli avverte: "Abbiamo
fatto un patto su quello che è il contenuto del programma e delle stramberie
come il voto agli immigrati non c'è traccia. Abbiamo una Costituzione che
prevede che il voto è solo per i cittadini italiani e abbiamo una legge che
regolamenta l'acquisizione della cittadinanza italiana, fissando regole
precise". A dire il vero, prima di cadere, il governo Prodi aveva messo in
agenda l'approvazione da parte del Parlamento (il 26 settembre scorso, dopo il
via libera del Consiglio dei Ministri, era iniziato l'iter alla per la modifica
del Testo Unico che regolamenta le politiche sull'immigrazione) il disegno di
legge Amato-Ferrero, che avrebbe dato [7] diritto di voto attivo e passivo
(cioè di eleggere ed essere eletti) più di un milione di stranieri. Il dato fu
calcolato (e pubblicato) dagli esperti del [8] Dossier statistico immigrazione
Caritas/Migrantes (qui il .pdf). Secondo le stime, il numero dei votanti
oscillerebbe tra il milione e 100 mila e il milione e 250 mila: a votare
infatti sarebbero gli stranieri comunitari e extracomunitari residenti in
Italia da almeno 5 anni. "L'ago straniero della bilancia non è uno
scherzo" scrive per esempio il mensile di strada [9] Terre di Mezzo nel
numero di dicembre. "A Milano, ad esempio, oggi sono circa 100mila i
maggiorenni che potrebbero votare. Alle ultime elezioni il sindaco Letizia
Moratti ha vinto con uno scarto di meno di 40mila voti.". Vuol dire, per
esempio, che il prossimo sindaco meneghino dovrà anche preoccuparsi di piacere
ai cinesi del [10] quartiere di via Paolo Sarpi, soprattutto dopo il caos
dell'aprile scorso. Il Dossier statistico ha calcolato la cifra di oltre un
milione di elettori stranieri sommando più fattori. Innanzitutto i 606mila
immigrati che già possono accedere alle urne: 224mila comunitari "di prima
generazione" (quelli che dal
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
21,05 Telefilm SENZA
TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21 Telefilm
COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico Varriale
21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità PROTESTANTESIMO
con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele Santoro 22,50 Telefilm
CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità
ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE
con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De
Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 13 del 2008-03-31
pagina 0 Confronto in tv, Veltroni attacca il
Cavaliere di Redazione Il leader del Pd: "Ieri Berlusconi
ha detto che il confronto tv non si può fare. Non è vero?". E promette:
"Cancelleremo 5mila leggi" Roma - S'infiammano i toni della campagna
elettorale. Lo scontro va avanti non tanto sui programmi ma sui dibattiti in
tv. Nel rispetto della "par condicio" visto che i candidati alla
presidenza del Consiglio sono più di dieci, bisognerebbe organizzare dei
confronti tv talmente lunghi e spezzettati da rendere, di fatto, quasi
impossibile la loro gestione. Ma al contempo limitare solo a Veltroni
e Berlusconi il confronto in tv violerebbe palesemente
la par condicio, perché non sono solo loro due in corsa per Palazzo Chigi.
L'occasione è comunque ghiotta per fare polemica, rinfacciando all'avversario
la colpa del mancato incontro. Veltroni coglie la
palla al balzo e attacca Berlusconi. "Ieri il
candidato alla presidenza del Consiglio dello schieramento a noi avversario ha
detto cose false agli italiani. Ha detto che il confronto tv non si può fare.
Non è vero! Ma dove sta scritto?". Così Walter Veltroni torna sul confronto tv con Silvio Berlusconi. Ospite
di "Viva voce" su Radio 24, il leader del Pd attacca Berlusconi accusandolo di ingannare gli italiani mentendo sul confronto
televisivo. "Ogni sera ci sono confronti tra Bertinotti e Casini e tra
altri esponenti politico. Perché mai - incalza Veltroni
- non potremmo fare altrettanto noi? Il leader dello schieramento a noi
avversario non può dire 'spacco tutto' e poi dire cose false agli
italiani". Ministri indipendenti Veltroni
ribadisce che prima del voto annuncerà "i nomi dei ministri
indipendenti" della sua squadra di governo in caso di vittoria. "Non
farò i nomi dei ministri politici, ma prima del voto indicherò - spiega il
candidato premier del Pd - qualche nome di personalità indipendenti" che
faranno parte dell'eventuale governo dei Democratici. Prodi e l'Unione
"Romano Prodi ha risanato i conti pubblici dopo una situazione disastrosa
- osserva Veltroni -. E' un merito che gli va
riconosciuto ma aveva una maggioranza che non poteva aprire una stagione
riformista. Per questo abbiamo deciso di andare da soli - ha spiegato il leader
del Pd - segnando un'innovazione forte e assumendoci una grande responsabilità,
ma a giudicare dai sondaggi si capisce che è stata una scelta per uscire da un
collo di imbuto durato 15 anni". La promessa: "Cancelleremo 5mila
leggi" Abrogare 5 mila leggi entro il 2008 e ridurre tutte le leggi e i
regolamenti dello Stato a non più di cento testi unici e non più di mille leggi
speciali entro il 2010. è quanto prevede un disegno di legge delega che il Pd è
pronto ad adottare, in caso di vittoria nella prima riunione del Consiglio dei
ministri. "Con queste misure si otterrà una riduzione dei costi normativi
e burocratici per le imprese che raggiungerà 9-9,5 miliardi annui alla fine del
quadriennio 2009-2012 - annuncia Veltroni - e un
effetto positivo sulla crescita economica che si può stimare in un aumento di
circa 0,5 punti di Pil all'anno e un risparmio di spesa pubblica a regime di
circa 3-3,5 miliardi di euro all'anno". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 31-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL CRETINO NON HA
ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI
GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi
l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli
splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie
si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un
finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come
dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha
messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello
che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta,
ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo
avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna
elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla
presenza di candidati "under 40". Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936;
Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955.
Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra
il 1955 e il