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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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IN EVIDENZA

Veltroni: «Servono leader seri, non chi fa le corna». Berlusconi: «Affabulatore». Intervista di «Newsweek» aI leader deL Pd E DEL PDL: «iINSIEME SALVEREBBERO L'ITALIA» (Il Corriere della Sera 30-3-2008

 

Tiene banco l'ipotesi di «larghe intese». Ma i due leader precisano: solo sulle riforme. E il clima poi si scalda

NEW YORK - Grandi intese in caso di pareggio alle elezioni? La risposta di Veltroni è: «Probabilmente». «Se mi chiede se le prenderei ancora in considerazione, direi probabilmente». Il leader del Pd (che ai microfoni di Sky Tg24 fa sapere che in caso di sconfitta guiderà il Pd fino a quando non ci saranno nuove primarie che sceglieranno un altro segretario) dichiara al settimanale Newsweek cosa pensa dell'eventualità delle larghe intese in caso che dalle urne non dovesse uscire una forte maggioranza, come accaduto alle elezioni del 2006. Ma poi il clima torna a essere più caldo. Veltroni a Sky Tg24 dice che «servono persone serie e responsabili, che non fanno le corna nelle foto con i capi di Stato».

«SOLO INTESE PER LE RIFORME» - «Quando il governo Prodi è caduto - spiega il leader del Pd nell'intervista al settimanale - ho proposto a Berlusconi di formare un governo assieme, tutti insieme, per fare le riforme istituzionali e approvare una riforma elettorale. La destra, e nello specifico Berlusconi, si è opposta. Loro ne portano la responsabilità». «Non esiste nessuna grande coalizione - ha precisato poi Veltroni - non esistono governi di larghe intese. Esiste la necessità di fare, con larghe intese, le riforme istituzionali». Ai giornalisti che lo attendono al gazebo di piazza Fiume per il D-Day, il leader del Pd precisa qual'è la sua idea in merito a quanto può succedere dopo il voto in caso di un risultato non netto. I giornalisti insistono per capire meglio quanto riportato da Newsweek: «Chi vince governa - afferma Veltroni -, poi le riforme istituzionali si fanno insieme, ma nessuna larga intesa, nessun inciucio. La mia è un'idea anglosassone della democrazia ed è la differenza tra governo e riforme istituzionali». Queste ultime «si devono fare tutti insieme». Ma è una cosa ben diversa dalle «larghe intese» per governare il paese che, ribadisce Veltroni, «è un tema che non esiste».

«ULTIMA CHANCE PER IL PAESE» - «Onestamente credo che siamo davanti all'ultima possibilià». Walter Veltroni risponde così all'intervistatore che gli chiede se questa sia l'ultima chance per l'Italia visti i problemi economici e infrastrutturali del Paese. Per il candidato premier del Pd «abbiamo imprenditori di talento, abbiamo grandi lavoratori ma è tutto bloccato da un sistema politico che lo ha tenuto bloccato per un lungo periodo. E questo rende impossibile trovare una soluzione sia nel settore istituzionale che in quello politico e realizzare quello che qualsiasi altro Paese occidentale sembra riuscire a fare: un periodo di riforme».

CORNA - Nell'intervista a Sky Tg24, Veltroni ripete in parte le tesi su riforme e futuro del Paese. Ma aggiunge in modo esplicito che l'Italia ha bisogno di cambiare anche la classe dirigente: «Abbiamo bisogno di una leadership di tipo europeo. Servono persone serie e responsabili, non persone che fanno le corna nelle foto con i capi di Stato», esplicito riferimento al famoso gesto di Berlusconi immortalato in varie foto. E aggiunge: «Mi dà fastidio la doppiezza di certi uomini politici. Il mio principale avversario politico, durante la discussione sulle riforme parlava di me come se fossi Giolitti. Ora che c'è la campagna elettorale dice quanto di peggio possibile. Io dò giudizi politici, mai personali. Io distinguo. È quella parte trash - ha concluso - della vita politica che io non frequento, è la differenza tra una rissa e un'aggressione».

BERLUSCONI: «IL TEMPO DEL SUO SPETTACOLO È FINITO» - «È un grande affabulatore ma lo spettacolo che sta mettendo in scena è finito» ha detto Silvio Berlusconi dell'avversario al settimanale Newsweek. «Gli italiani - continua il candidato premier del Pdl - hanno capito che in Italia ci sono due sinistre. Che la sinistra significa 67 nuove tasse, una pressione fiscale più alta, frontiere aperte con un crollo della sicurezza, la tragedia dei rifiuti di Napoli e lo stop» ai cantieri «dei lavori pubblici. Questi sono i fatti della sinistra. Poi ci sono le belle parole e le promesse e quella è la sinistra di Veltroni».

IL CAVALIERE ESCLUDE OGNI INTESA - «Niente larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente. Chi prende più voti, e più seggi, ha il dovere di governare». Silvio Berlusconi, in un’intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale, esclude ogni impotesi in questa direzione. Poi parla di sondaggi: «I sondaggi in nostro possesso - aggiunge il leader del Pdl - ci danno un margine di vantaggio più che tranquillizzante anche al Senato: da 28 a 30 e più senatori». Berlusconi fa poi sapere di avere in serbo una sorpresa come quella del 2006, quando all’ultimo momento propose l'abolizione dell'Ici. Ma non vuole scoprire le carte: «Mi spiace ma "wait and see"».

LA TESI DI «NEWSWEEK» - In conclusione - è la tesi di Newsweek - se Berlusconi e Veltroni unissero le forze potrebbero salvare l'Italia dai suoi guai. Il settimanale pubblica una copertina sulla situazione politica italiana intervistando i maggiori contendenti alle elezioni del 13-14 aprile. Il magazine mette in copertina le foto dei due candidati unite in un fotomontaggio fino formare una sola faccia con il titolo «Veltrusconi». All'interno, assieme alle due interviste, un pezzo intitolato «Portare fuori la spazzatura» con il sottotitolo «Se Silvio Berlusconi e Walter Veltroni si unissero potrebbero salvare l'Italia».


30 marzo 2008

 

Report "Veltroni/Berlusconi"


Indice degli articoli

Sezione principale: Veltroni/Berlusconi

Alza la voce Walter, alza la voce ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: governata da Berlusconi. Intendiamoci. L'antiberlusconismo è il male che ha corroso giorno dopo giorno le intelligenze del centrosinistra e ne ha bloccato per lustri il rinnovamento. La cosa migliore che Veltroni abbia fatto fin qui è proprio la fuoriuscita definitiva da quell'ideologia nefasta, dalla mostrificazione del nemico.

<Qualcosa sta cambiando> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di un pareggio al senato che anche Berlusconi considera ormai esplicitamente una possibilità concreta. Anche i commentatori cominciano a prendere contezza che in Italia qualcosa sta cambiando, afferma soddisfatto il candidato democrat. Nelle tappe calabresi, Veltroni riprende i toni che si erano sentiti spesso in Sicilia.

Effetto petrolio su gas e luce ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: scontro Berlusconi-Lega. Veltroni: nuovo patto sociale La corsa delle bollette di luce e gas, spinte dall'effetto petrolio, subisce un'altra accelerazione. L'Autorità per l'energia ha infatti reso noto che da martedì primo aprile le tariffe registreranno un rialzo del 4,1% per l'elettricità e del 4,2% per il metano.

L'agricoltura chiama la banca non risponde ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tra le visite dei tre candidati premier Veltroni, Casini e Berlusconi, si è parlato del futuro di un settore che sta prepotentemente riemergendo nell'economia internazionale. E una leva strategica in questo processo è il credito. "L'impresa agricola moderna, che aumenta la propria dimensione economica, investe, diversifica, si specializza, guarda con interesse all'

Due in fuga verso il Pdl e Borea torna a tremare ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pare che i due non abbiano gradito che il sindaco sia salito sul palco di Veltroni (invitato peraltro dal medesimo), in occasione del comizio sanremese del leader Pd. Ma è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. "La vittoria del Pdl - incalzano - garantirebbe l'elezione di un consistente e qualificato numero di parlamentari del nostro territorio con forti ricadute positive.

Sindacati dietrofront "Si tratta con Parigi" ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dirà di sì a un accordo solo per rendere la vita facile a Prodi e Veltroni e per andare contro Berlusconi: "Non firmeremo un'intesa per considerazioni politiche ma solo di merito, nell'interesse dei lavoratori. E a questo riguardo non sono ottimista. Padoa-Schioppa ha gestito la trattativa con Air France in una maniera che neanche un amministratore di condominio si sarebbe sognato.

Bertinotti, mission impossible in sicilia "niente desistenza, voto utile è per noi" - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E via allora con i siluri alla conferenza operaia di Veltroni a Brescia, nello stesso giorno in cui anche la sinistra tiene la propria a Milano. Pd partito dei lavoratori? "Neanche la Dc aveva mai messo in lista uno dei padroni più anti-operai, come ha fatto Veltroni con Calearo. La Dc, almeno, il senso del conflitto degli interessi fra lavoratori e padroni ce l'aveva".

Air france e sindacati, prove d'intesa epifani: "non ci sono alternative" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Duello Veltroni-Berlusconi, dall'Ugl no alla cordata italiana Banche, Salza ribadisce: "Intesa SanPaolo non partecipa a nessuna alleanza" ROBERTO MANIA ROMA - L'appuntamento è per domani mattina. Air France e sindacati riprenderanno il negoziato per far passare l'Alitalia nell'orbita di Parigi ed evitare il fallimento con le sue ricadute sociali.

Dal ministro l'appoggio di zapatero ovazione in sala, il gelo della binetti ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come dicono Veltroni e Barack Obama". E ancora: "Per la Spagna è essenziale che in Italia ci sia un governo progressista che faccia avanzare l'idea di un'Europa sociale". Berlusconi per lui è un mistero: "Non capisco come la Chiesa possa appoggiare uno con i suoi valori" E non capisce nemmeno la difesa dell'italianità nel caso Alitalia:

Duello, berlusconi dice no il leader pd: poca responsabilità - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel suo contenitore su Canale 5 per Berlusconi e Veltroni, anticipa, "non ci saranno interviste col bilancino o domande uguali, né un'intervista doppia in stile Iene". In Rai invece martedì partiranno le conferenze stampa in diretta e inizieranno proprio Berlusconi (alle 21) e Veltroni (alle 21,50).

Nuove scintille tra cuffaro e micciché ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Orleans Anna Finocchiaro: "Curiosa amnesia, quella di Berlusconi. Dovrebbe sapere che la legalità in questa terra è condizione essenziale per lo sviluppo". A difesa di Berlusconi sono scesi in campo, fra gli altri, Pippo Fallica ("Veltroni parla, il nostro leader la combatte") e Salvo Fleres ("chi lo critica fa retorica").

I candidati da non votare - nino alongi ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In questo senso il rifiuto dei voti della 'ndrangheta, gridato a Catanzaro da Walter Veltroni, che promette mano dura contro ogni illegalità e criminalità, può essere solo una trovata retorica, tuttavia è di buon auspicio. Altri leader non lo hanno fatto o non lo hanno fatto ancora. Nemmeno Berlusconi ieri a Taormina.

Pd, seicento gazebo in campania bettini: anche qui la partita è aperta - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dopo le tende sotto le quali Berlusconi raccolse firme contro Prodi e Bassolino, adesso arrivano quelle di Veltroni. è il Democratic day, il giorno in cui si rianimano in tutt'Italia le suggestioni delle primarie del 14 ottobre, con 600 punti di raccolta in Campania, soltanto 40 a Napoli.

Il pd alla conquista di boccadasse "in liguria ci giochiamo le elezioni" - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ottimismo della ragione e della volontà - sintetizza il segretario del Pd Victor Rasetto - è il sorriso sul volto dei volontari che si sono divertiti da Nervi al Porto Antico. La gente ci fermava, chiedeva informazioni, faceva un tratto di strada con noi. La parola d'ordine di Veltroni in piazza Matteotti, divertitevi, sta veramente facendo presa".

Casini critica berlusconi ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Casini fa sapere anche di volere un confronto Tv proprio con Berlusconi: "Veltroni è la brutta copia di Berlusconi e io alla copia preferisco l'originale". Ma chiarisce anche che, in caso di mancata maggioranza al Senato, l'Udc "non è disponibile a togliere le castagne dal fuoco a chi, avendo proclamato la propria autosufficienza, dovrà fare i conti con se stesso".

Se la campagna diventa un film "così vediamo walter e silvio" ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tutto girato in Toscana tra i gazebo di Berlusconi, le iniziative della Sinistra L'Arcobaleno, le tappe del pullman di Walter Veltroni. Amici fin dai tempi del liceo, Lapo e Clemente, oggi trentaquattrenni, hanno messo su insieme un gruppo di lavoro creativo, "La Zona", con cui realizzano spot, video e cortometraggi.

"so che molti ci stanno pensando" ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La scelta coraggiosa di Veltroni di cambiare un sistema politico che non regge più spinge molti, anche a sinistra, verso una grande forza riformista capace di costruire l'alternativa a Berlusconi". E non le pare strano che uno si candidi da una parte e inviti a votare da un'altra?

D'alema: "il patto sul sud? al limite solo con berlusconi" - lello parise ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, candidato premier del Pd, vuole rivoltarlo come un calzino, il Sud, a cominciare dalle infrastrutture giacché come stanno le cose il 45 per cento della spesa nazionale che doveva essere investita da queste parti è un sogno fatto da svegli.

"fitto non conta niente" ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sei parlamentari del Pd intanto presentano il disegno di legge per il Mezzogiorno elaborato da Veltroni. Delle prime tre opere considerate prioritarie, due riguardano la Puglia: l'alta velocità ferroviaria da Bari a Napoli e l'ammodernamento della statale 106 da Taranto a Reggio Calabria. ALLE PAGINE II E III.

Le lezioni di calcio di henry e stroppa - gianni mura ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E poi, ho pensato, se uno come Berlusconi dice una cosa del genere, qualche motivo dovrà pure averlo. Va be' che se Pato è l'erede di Pelè Veltroni può pure essere presentato come il nipote (secchione) di Stalin. A chi avrà pensato Berlusconi come rappresentante della sinistra, diciamo pure dei comunisti?

"su ruini atto di barbarie di silvio comunque non gli voterò la fiducia" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Perché Veltroni e Berlusconi non lo stanno facendo? "Veramente il segretario del Pd ha voluto fare una campagna fotocopia del leader Pdl. Ha scelto gli effetti speciali anziché la sostanza, la finzione anziché la verità. Ma tra l'originale e la copia, vince sempre l'originale".

Berlusconi, ricetta per risanare "venderò i beni demaniali" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni lancia alla 'ndrangheta l'ammonimento a non votare per il Partito democratico. Berlusconi replica sparando a zero contro il suo avversario politico: "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso. Nessuno ci dia lezioni su come combattere la criminalità", e per dimostrare di avere le carte in regola cita un suo vecchio intervento in un comizio di

Apocalisse politichese dal porcellum ai "valori" trionfano osteria e finzioni - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni con la Stampa si è vantato di non nominare mai il nome di Berlusconi, per giunta qualificando tale sua scelta come "rottura epistemologica"; mentre nei suoi giri in Campania davanti a Repubblica D'Alema, che pure non è napoletano, ha accennato al proverbio sugli "scarrafoni", ossia sugli scarafaggi sempre belli agli occhi della loro mamma;

La campagna del testimonial Bersani Al fotofinish vince chi è in rimonta ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi può piacere, ma lì non c'è traccia di futuro". Invece, la pozione magica di Veltroni mischia "un elemento di strappo, di rischio, di sofferenza e di avvenire". È il "baricentro" di una campagna elettorale ancora confusa tra Alitalia e bufale (bovine e non): "Il Paese per la prima volta sarebbe guidato da una grande forza riformista.

Bianchi e Dolci votano Pd, bufera nella Sinistra arcobaleno Piccolo tsunami nel Pdci a Reggio Emilia: radiata la segretaria. Zani annuncia voto disgiunto ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tutti e due lasciano la Sinistra arcobaleno per Veltroni. Lei, assessore provinciale a Reggio Emilia, è addirittura candidata con Sa, settima in lista alla Camera in Emilia, posizione non eleggibile. Eppure voterà Pd alla Camera e al Senato. "Così faranno anche il capogruppo in Comune Matteo Riva e quello in Provincia William Marastoni", dice la Dolci.

A volte i giovani scroccano "l'Unità" ma va bene così ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è tutta la questione delle votazioni e allora si fa il contrasto: c'è quello che dice che Berlusconi è una bufala, vedi quella che ha preso a Corviale con quel comizio che non c'è andato nessuno, c'è quello che dice che Veltroni è fortissimo e che ce la farà... vedremo". Anche giovani: "A volte qualcuno l'Unità se la legge a sbafo.

Il conflitto perfetto ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e lo dice con disprezzo rivolto a Veltroni, che è stato, con successo, sindaco della città più bella ma anche più complicata d'Europa. Chiunque annunciasse una cordata che non esiste, mentre piovono smentite, comprese quelle grosse come una casa di Eni e Mediobanca, sarebbe considerato un "pataccaro", termine romano per coloro che tentano di vendere il Colosseo.

Pannella senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore, alcuni giornali, r ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lasciata soltanto a qualche esponente sindacale o al solo candidato premier del Partito democratico, Walter Veltroni. Nelle ultime settimane prima del voto decisivo del 13 e 14 aprile, a difesa dell'autonomia e unità sindacale e contro il ripetersi di comportamenti negativi, è necessario che scendano in campo soprattutto i lavoratori attivi politicamente e il quadro sindacale di base.

La partita è apertissima Destra prigioniera del passato ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni di Bruno Miserendinoinviato a Brescia "Una settimana fa avrei detto che la partita è aperta, adesso dico che la partita è più che mai aperta. Sono assolutamente ottimista. Sono loro che parlano di pareggio..." Prima di andare alla conferenza operaia di Brescia, davanti a migliaia di lavoratori e di sindacalisti,

Alitalia, i tg Mediaset vedono solo il Salvatore nostrano ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come ha già fatto con il programma di Veltroni. Ma c'è poco da scherzare, la recita è tragica: nessuna "cordata" si farà mai viva per accollarsi un'azienda carica di debiti avvenire. Quindi, delle due l'una: o ristruttureranno come Spinetta o Berlusconi (che, per ora, è solo un "ex") ha già promesso che li coprirà di soldi pescati, guarda caso,

Scommettere su legalità e sviluppo La sfida Pd nella Calabria in bilico ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La prospettiva di un governo Berlusconi "nordista" come quello prospettato dalle parole degli esponenti del Pdl preoccupa molto anche Agazio Loiero. Il presidente della regione ha anche deciso di scrivere una lettera a Veltroni per chiedere al leader del Pd un impegno per un federalismo fiscale che aiuti e non penalizzi il Mezzogiorno.

La paura del Pdl che parla di brogli ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per dare senso compiuto al remake berlusconiano di una campagna elettorale già vista che torna a proporre il repertorio di argomenti piu' consono al Cavaliere. Dalla Sicilia, dalle cui piazze Veltroni aveva lanciato dure reprimende contro la mafia, Berlusconi si è guardato bene dal pronunciare parole chiare sulla piovra che soffoca l'isola e azzoppa il Mezzogiorno.

Santanché, Casini, Berlusconi, Veltroni, Bertinotti... su Internet impazza la moda dei cartelloni elettorali ritoccati ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Santanché, Casini, Berlusconi, Veltroni, Bertinotti... su Internet impazza la moda dei cartelloni elettorali ritoccati.

Fini sembra scomparso. Veltroni a valanga: Sposare un figlio di Berlusconi? Si può fare ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Fini sembra scomparso. Veltroni a valanga: "Sposare un figlio di Berlusconi? Si può fare".

Manifesto taroccato, passione mia Io credo... nella protesi al silicone ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mentre i manifesti su Veltroni sono una valanga. Da quelli in romanesco: "Daje oggi, daje domani. Vedrai che j'e a' famo". A Veltroni con lo slogan: "un milione di figli di Berlusconi. Sposare il figlio di Berlusconi? Si può fare". A guardar bene sono i meno feroci e cattivi.

GIUSEPPE BERTOLUCCI REGISTA È appena nato quindi ancora innocente ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REGISTA Ho fiducia in Veltroni Voterò Pd sottoscrivendo una sorta di cambiale in bianco nel partito che sento meno lontano da me. È un atto di fiducia soprattutto nella persona di Veltroni per due motivi. Il primo e forse più importante perché in tutta la sua esperienza di politico ed amministratore pubblico è sempre stato attento ai temi dei diritti civili e della laicità dello Stato.

Padovani: Veltroni ha avuto coraggio e va premiato ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha avuto coraggio e va premiato di Toni Fontana "La Francia guarda con grandissimo interesse al laboratorio politico italiano, perché Veltroni ha saputo rischiare e sta costruendo il Pd passo dopo passo". È l'opinione di Marcelle Padovani, corrispondente dall'Italia di Nouvel Observateur che abbiamo raggiunto all'

Crediamoci ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per superare Berlusconi basterebbe che Veltroni riuscisse ad assicurarsi un po' più della metà degli indecisi-votanti: due milioni e mezzo di voti in due settimane. Certo che è difficile. Certo che si può fare e a questo serve la Domenica dei Democratici con 12mila gazebo sparsi nelle piazze di 6mila comuni italiani.

DOSSIER ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha 20 anni di meno di Berlusconi, può quindi aspirare a governare al futuro mentre Berlusconi rappresenta il passato. CLAUDIO SABATINI PROPRIETARIO DELLA VIRTUS PALLACANESTRO BOLOGNA Voto Veltroni perché ama il basket Voterò Walter Veltroni, come dovrebbero fare tutti quelli che amano la pallacanestro: per l'attenzione e la passione che ha dimostrato di saper dare al nostro sport.

La Palombara: punto sul Pd perché crede nel nuovo ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni ha dimostrato di avere questo coraggio. Per questo va sostenuto". A parlare è uno dei più autorevoli politologi americani: Joseph La Palombara, professore di Scienze politiche alla Yale University. Professor La Palombara, perché sostenere il Partito Democratico di Walter Veltroni?

Savater: in Italia avete la peggior destra d'Europa ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che quella di Walter Veltroni sia una forza progressista di tipo nuovo, affidabile e concreta e soprattutto che non scelga la divisione e il frazionamento. Mi pare che anche in Italia non manchino le incomprensioni tra chi si oppone alla destra. Qui in Spagna ne sappiamo qualcosa con Izquierda Unida".

Ora Lega e Pdl litigano sul voto agli immigrati ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e costringendo Berlusconi a tenere il punto, "quando saremo al governo ne parleremo". Quanto al duello tv, sfumata anche l'ipotesi Mentana, dopo che Berlusconi non è potuto andare da Vespa per la disdetta di Veltroni, e così a parti rovesciate per la trasmissione di Annunziata, Berlusconi è tornato a dire "Non si può fare,

Sfida d'immagine ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che arriva dopo la sconfitta subita due anni fa contro Walter Veltroni. "Dove eravamo rimasti?", è il grido di battaglia con cui Alemanno si ripresenta ai romani. E allora via con il frenetico giro dei municipi e nei gazebo del Pdl. Via con il riproporre buona parte del programma del 2006, seppur in versione attualizzata e corretta.

Calabria, l'ultimo risiko nell'ex feudo di Mancini ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di voti separano Berlusconi da Veltroni nella regione più in bilico d'Italia. Nessuno sa quantificarla con precisione, ma sembra che ci siano settemila voti ballerini a favore dei Democratici. Un soffio. Basta un piccolo Comune che cambia segno, una 'ndrina che posa la sua mano su una lista, un cacicco locale vendicativo: sono in ballo 6 senatori che valgono oro per chi vincerà.

B isogna assolutamente trovare la strada per alcune fondamentali scelte condivise, volte ad elevare ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ora invece Veltroni e Berlusconi si promettono, anche in caso di pareggio, disponibilità per costruire una collaborazione in Parlamento per fare le riforme necessarie in modo, appunto, bipartisan. Ce ne sarebbero, in effetti, materie su cui confrontarsi: a cominciare da quelle economiche ricordate dal Presidente Napolitano,

Lenzuolate e troppi partiti Alle urne si rischia il caos ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il cerchio con il nome di Silvio Berlusconi e quello con il nome di Walter Veltroni rischiano di finire annegati in mezzo a macchie di colore tanto fantasiose quanto dispersive, dal Movimento europeo diversamente abili, il Meda di tal Sergio Riboldi che è riuscito a candidarsi in più circoscrizioni dalla Calabria all'Umbria al Veneto,

<Ogni voto a noi è contro la mafia Tre anni fa il Pd meno schizzinoso> ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E la replica a Walter Veltroni - che proprio da Catanzaro venerdì aveva chiesto alla 'ndrangheta di "non votare il Pd" - è durissima. "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso", dice riferendosi alle ultime elezioni regionali e ai guai giudiziari della giunta guidata da Agazio Loiero.

Montiglio presenta le liste ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: già presente alla tappa astigiana del tour di Veltroni. Berrettino arancio calato sulla fronte e sorriso scanzonato, si è fatto ritrarre con Di Pietro che gli ha scherzosamente levato il cappello con l'invito "E fatti vedere bene...". Ancora strette di mano e ultime foto dei supporters con i cellulari e poi il ministro è partito, diretto a Bergamo per il suo tour in Lombardia.

Pdl, pressing sugli indecisi Zacchera punzecchia la Lega ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bisogna convincere quelli con la puzzetta sotto il naso a non votare Veltroni, che ha ricandidato chi ha dissanguato l'Italia - ha esortato il gran capo piemontese di An Ugo Martinat -: grazie a Prodi siamo l'unico Paese in Europa che non ha firmato la moratoria per bloccare per altri due anni l'ingresso dei romeni senza contratto di lavoro".

Berlusconi: duello tv impossibile E apre sul voto agli immigrati ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: insiste Berlusconi, il quale afferma di non temere un eventuale faccia a faccia con Veltroni: "Mi sarebbe agevole metterlo sotto. Del resto sono riuscito nel '94, digiuno di politica, a battere l'allora capo dei comunisti Achille Occhetto". Berlusconi reagisce stizzito alle accuse di Pier Ferdinando Casini di avere strumentalizzato le parole dell'

Don Sciortino: non si usa il cardinale Ruini ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma è meglio Berlusconi o Veltroni? "Questo lo decideranno gli elettori liberamente sulla base dei programmi presentati. Ben sapendo che a promettere sono tutti bravi, ma raramente le promesse vengono mantenute". Questa è antipolitica? "No. Ai miei lettori io ho dato il consiglio di esercitare comunque, al di là delle delusioni,

Caracciolo: io e <Ciarra> amici da vent'anni Lui fascista? Da bambino ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Luci ed ombre di Walter Veltroni. "Mi è piaciuta la decisione di presentarsi da solo. Addio al coacervo di infinite alleanze che ha immobilizzato Prodi. La scelta ha giovato a Veltroni e ha chiarito il quadro politico. Ha costretto Berlusconi a fare lo stesso e a privarsi dell'aiuto di Casini.

Bondi: allora Silvio affitti un cinema ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: unica possibilità di vedere Silvio Berlusconi e Walter Veltroni in contemporanea in un programma tivù è quella a cui sta lavorando Enrico Mentana per il suo Matrix dell'11 aprile: due interviste parallele ai leader della durata di tre quarti d'ora circa. Di sfida a due all'ultimo sangue, tra i fedelissimi di Berlusconi no, non si vuole nemmeno sentire parlare.

Veltroni e Letta: <Ti ho cercato>. <Sentiamoci domani> ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: alludendo all'innominato rivale, Silvio Berlusconi. Poi, però, avvicinandosi alla prima fila, Veltroni ha incontrato anche Gianni Letta, che di Berlusconi è il primo consigliere. Tra i due è seguito un breve conciliabolo. "Ti ho cercato oggi... ", avrebbe detto Veltroni a Letta facendo ampi gesti con le braccia.

Malpensa <svuotata>, Alitalia se ne va ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il leader del Pd, Walter Veltroni, non ha mancato di ribadire che la trattativa con Air France-Klm "deve andare avanti perché è unica e autentica ", ma deve salvare Malpensa "perché in un grande Paese ci possono essere due grandi aeroporti". Ma intanto per lo scalo di Varese oggi è la giornata degli addii.

<Comunismo addio Mi piacerebbe rifare il ministro> ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Comunismo addio Mi piacerebbe rifare il ministro" ROMA - Che ci fa un comunista duro e puro sul pullman di Veltroni? "Sono stato in Calabria con Walter e c'era un fiume di gente... La vittoria del Pd è a portata di mano". E così, folgorato sulla via del loft, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi si è convertito, da falce e martello al tricolore democratico.

ROMA Silvio Berlusconi invierà ai romani una sua lettera e un libro nel quale denuncia ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dalle tasse, che secondo il Cavaliere sono cresciute a dismisura, ai rifiuti e ai termovalorizzatori mai visti. Sino "ai nove mila "disperati" che vivono nelle baraccopoli". 92 pagine, divise in 5 capitoli, e molte fotografie che segnano un salto di qualità nel duello elettorale con Veltroni.

ROMA Conferenza operaia ieri a Brescia. Da qui il leader del Pd, Walter Veltroni, ha lanciato un ap ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha sottolineato Veltroni, il quale ha anche sostenuto che "aumentare i salari e gli stipendi è la prima emergenza nazionale". Intanto, è scontro sul voto cattolico. All'indomani delle affermazioni di Berlusconi secondo il quale il cardinale Ruini "sa" che il voto utile sarebbe quello dato al Pdl, interviene Casini.

Veltroni: ora serve un nuovo patto sociale Casini: Berlusconi strumentalizza la Chiesa ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Appello del leader Pd al voto operaio a Brescia: siamo il partito del lavoro. Sull'antimafia duello tra i poli Veltroni: ora serve un nuovo patto sociale Casini: Berlusconi strumentalizza la Chiesa.

ROMA - La parola magica si chiama moratoria. Ovvero congelamento della trattativa fino a dopo il vot ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ieri Walter Veltroni si è mosso proprio in questa direzione. Stessa cosa hanno fatto altri esponenti del Pd. Il timore, paventato anche dal presidente di Alitalia Prato, è che Parigi, dopo le bordate di Berlusconi e il "no" secco dei piloti, decida di mollare, lasciando la compagnia di bandiera con pochissimi soldi in cassa e lo spettro del fallimento alle porte.

ROMA - Non ci sono alternative alla vendita e per ora di offerta seria c ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il rapporto tra il ministro delle Attività Produttive e Walter Veltroni è stato strettissimo. Così come quello tra lo stesso Bersani e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, il quale ha atteso qualche giorno che si sgonfiasse l'ipotesi della cordata alternativa ipotizzata da Berlusconi per lanciare un ultimatum alla Cisl di Raffaele Bonanni.

ROMA - L'appuntamento per discutere probabilmente del faccia a faccia televisivo, Wa ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lter Veltroni e Gianni Letta lo hanno fissato ieri pomeriggio all'hotel Excelsior durante il ricevimento per i 60 anni della nascita dello stato d'Israele. "Ti ho cercato...", ha esordito il segretario Pd. "Lo so, vediamo. Domani", ha ribattuto il più stretto collaboratore di Berlusconi.

Di CORRADO GIUSTINIANI Per la tenzone elettorale sul lavoro i quattro cavalieri in ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Compenso minimo legale da 1000 euro e misure a favore delle donne, per Veltroni e il Partito democratico. "Stage in azienda" degli studenti delle scuole professionali, e di quelli universitari di qualsiasi facoltà, per l'Udc di Pierferdinando Casini, secondo un meccanismo a tre livelli che porti i più meritevoli a conquistare un contratto a tempo indeterminato.

Dal nostro inviato TAORMINA Un Silvio Berlusconi alla camomilla. Preoccupato, cauto, ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi veste i panni dell'antimafia: "Ogni voto dato a noi è un voto contro la mafia". E per favore, "Veltroni eviti di darci lezioni in materia, i Ds non furono così schizzinosi tre anni fa". Era giunto a Taormina accolto da uno splendido sole, il Cavaliere, con alcuni giovani che esibivano cartelli che però han provocato qualche interrogativo:

BRESCIA - Con la platea di tute blu, l'abbraccio di Walter Veltroni è stato lunghi ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E' tornato anche sulla questione mafia: "Ho detto che se la mafia decide per chi votare, non voti per noi che la vogliamo distruggere". E sull'analogo appello di Berlusconi, il pd Giuseppe Lumia replica: "Però non ha detto se i voti della mafia, rifiutati da Veltroni, li rifiuta anche lui".

ROMA Non sarà importante come quella di S.Paolo apostolo, pietra miliare ne ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: firmata da Silvio Berlusconi non è la traccia del Nuovo Testamento ma certo rappresenta un caposaldo del duello elettorale con Veltroni. Si parla di Roma perchè suocera (l'Italia) intenda, e si prendono i classici due piccioni: attaccando il "modello Roma" veltroniano, si tira la volata ad Alemanno contro Rutelli, si combatte contemporaneamente per il Parlamento e per il sindaco.

"La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20% È nella storia del Pd" ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Come spiega la generosità di Veltroni su tasse, pensioni, famiglia e quant'altro? "La grande differenza fra Veltroni e Berlusconi è che Veltroni pensa di perdere, Berlusconi pensa di vincere. Dopo aver perduto il conto del disastro adesso Veltroni promette il “miracolo”

Berlusconi: "Ogni voto a noi è contro la mafia, tre anni fa il Pd meno schizzinoso" ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E la replica a Walter Veltroni - che proprio da Catanzaro venerdì aveva chiesto alla 'ndrangheta di "non votare il Pd" - è durissima. "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso", dice riferendosi alle ultime elezioni regionali e ai guai giudiziari della giunta guidata da Agazio Loiero.

22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

IMMIGRATI ALLE URNE, è SCONTRO PDL-LEGA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma a tenere banco è anche uno scontro a distanza tra il Cavaliere e Veltroni. Quest'ultimo venerdì in Calabria tuonava: "Non vogliamo i voti dei mafiosi". Ventiquatt'ore dopo, sempre all'estrema punta dello Stivale, ecco la replica del Cavaliere: "Peccato che 3 anni fa il suo partito, i Ds, non sia stato così schizzinoso.

DUELLO IN TV, L'ULTIMO PRESSING DI VELTRONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sono pronto ad andare anche a Mediaset" aveva detto nei giorni scorsi Veltroni. E la trattativa si è incardinata giovedì scorso quanto Mentana ha chiamato il segretario del Pd chiedendo conferma della sua disponibilità ed assicurando che "Berlusconi ci sta pensando, non esclude affatto la possibilità del faccia a faccia".

VOTO E CHIESA, CASINI ATTACCA BERLUSCONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma solo con il Cavaliere perché Veltroni è la brutta copia di Berlusconi e alla copia preferisco l'originale" -, ribadisce che non voterà la fiducia ad un eventuale governo di centrodestra, definisce Berlusconi e Veltroni i "ladri di Pisa, che il giorno litigano e la notte vanno a rubare insieme" e chiama a raccolta tutti i moderati: "Agli elettori di Fi,

MA FERRERO: IRRICEVIBILE LA PROPOSTA DI PARIGI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Però, Veltroni, è sempre stato piuttosto cauto su Air France... "Si chiariscano fra di loro. Uno è il presidente e l'altro il segretario del partito che è stato l'azionista di maggioranza del governo. Questo, naturalmente, non vuole affatto dire che la crisi di Alitalia sia attribuibile al Pd.

ALITALIA, DOMANI ROUND DECISIVO. I SINDACATI PUNTANO SULLA TRATTATIVA. DUELLO TRA BERLUSCONI E VELTRONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: IL RISIKO DEI CIELI Alitalia, domani round decisivo. I sindacati puntano sulla trattativa. Duello tra Berlusconi e Veltroni I leader di Cgil, Cisl e Uil insistono: faremo di tutto per cambiare il piano Anpac: distanze eccessive.

EPIFANI: NON C'è ALTERNATIVA AD AIR FRANCE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni e quello del Pdl, Silvio Berlusconi. L'ex sindaco di Roma si schiera per il negoziato con Parigi anche se chiede salvaguardie per Malpensa. Il Cavaliere, pur insistendo sulla cordata italiana, gioca in difesa e osserva: "Io non c'entro più nulla, ormai la palla è nelle mani degli imprenditori".

LE ASSENZE DEL SUD ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sull'altra sponda Veltroni quando va al Nord fa il "nordista" e nel Veneto per la bisogna ha candidato un esponente della confindustria, Calearo, insieme ai segretari della Cgil Nerozzi e della Cisl, Baretta. E ha promesso, nientemeno, un ministro per il Nord-Est.

QUARANTENNI ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali?

Tremonti: "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20%" ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Come spiega la generosità di Veltroni su tasse, pensioni, famiglia e quant'altro? "La grande differenza fra Veltroni e Berlusconi è che Veltroni pensa di perdere, Berlusconi pensa di vincere. Dopo aver perduto il conto del disastro adesso Veltroni promette il “miracolo”


Articoli

Alza la voce Walter, alza la voce (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Che poi è un titolo improprio, perché riprende uno slogan da curva indirizzato verso oppositori trattati da conigli. Cosa che con Walter Veltroni proprio non si può fare: tutto si potrà dire del candidato del Pd, tranne che non abbia forza e coraggio da vendere. Infatti non di derisione si tratta, ma dell'invocazione di un cambio di passo, dell'apertura di una fase finale della campagna elettorale nella quale alle sottigliezze contro "il n o s t r o principale competitore " si sostituisca la denuncia alta e forte dei rischi drammatici ai quali va incontro un'Italia di nuovo (non) governata da Berlusconi. Intendiamoci. L'antiberlusconismo è il male che ha corroso giorno dopo giorno le intelligenze del centrosinistra e ne ha bloccato per lustri il rinnovamento. La cosa migliore che Veltroni abbia fatto fin qui è proprio la fuoriuscita definitiva da quell'ideologia nefasta, dalla mostrificazione del nemico. Dopo di che, Berlusconi è ancora lì (anche grazie agli antiberlusconiani di lotta e di governo) e non consola affatto la circostanza già denunciata da più parti che egli non voglia in realtà tornare a governare l'Italia. Dati i problemi del paese, sarebbe meglio avere davanti il Cavaliere animoso ancorché truffaldino del 2001, che questo spento del 2008, alla ricerca solo del ferrariano happy end. Come dimostrano Alitalia e lo stallo quasi certo del senato, ora sappiamo con certezza che in caso di vittoria del Pdl il paese non avrà un brutto governo di destra, bensì non avrà alcun governo. Gli ultimi sondaggi (da oggi oggetto di spaccio clandestino, come i liquori a Chicago negli anni '30) dicono che Veltroni ha una potenzialità espansiva superiore a quella di Berlusconi. Questo grazie al suo stile, che è dunque un dato acquisito. Ciò che va acquisito adesso, per trasformare l'apprezzamento in decisione di voto, non è più lo stile, ma una buona e solida ragione per impedire a Berlusconi di vincere. Difficile far passare questo messaggio se non parlando (parecchio) male dell'avversario.

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<Qualcosa sta cambiando> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VELTRONI IN CALABRIA Si alzano i toni: "I nostri consensi aumentano. La destra pensa solo a dividersi il potere" "Qualcosa sta cambiando" RUDY FRANCESCO CALVO inviato a Vibo Valentia Walter Veltroni guarda i titoli dei quotidiani, legge di un distacco che si affievolisce, di un pareggio al senato che anche Berlusconi considera ormai esplicitamente una possibilità concreta. Anche i commentatori cominciano a prendere contezza che in Italia qualcosa sta cambiando, afferma soddisfatto il candidato democrat. Nelle tappe calabresi, Veltroni riprende i toni che si erano sentiti spesso in Sicilia. Se dalla platea arrivano fischi rivolti "al principale esponente dello schieramento a noi avverso", lui li blocca subito, "perché noi non vogliamo una politica della contrapposizione", ma dal palco non si riserva di lanciare stoccate a tutto campo al Cavaliere: tv, politica estera, Alitalia, contraddizioni del Pdl. Obiettivo: portare al voto quegli indecisi che ieri il Sole 24 ore dava in maggioranza orientati a scegliere il Pd e ampliare il più possibile il loro numero, fino a renderli determinanti. "Erano state raccontate previsioni molto diverse", rimprovera a un Berlusconi che inizia a dare segni di difficoltà. Invece "ogni sondaggio che arriva ? spiega ai suoi sostenitori di Vibo Valentia ? man mano che si riduce il numero degli indecisi, aumenta il nostro consenso". A dare man forte al Pd è arrivato ieri anche il ministro Alessandro Bianchi, ex indipendente indicato dal Pdci che, dopo aver discusso una "separazione consensuale " con Diliberto, ha annunciato a Reggio Calabria la sua decisione: "Scelgo persone come Luigi De Sena (che qui è capolista alla camera per il Pd, ndr), Anna Finocchiaro, Giuseppe Lumia. Scelgo Walter Veltroni e il suo Pd". Il segretario lo ringrazia per un sostegno che Bianchi garantisce "sulla base della propria coscienza e non per ricevere in cambio una candidatura ". Anche questo è un segnale che "sta crescendo un'onda di cambiamento, una ripulsa per la politica degli ultimi 15 anni", quella del tutti contro tutti. Dall'altra parte, dice invece Veltroni, rimane una destra "divisa su tutto", una "stanchezza politica" che li porta a ripetere "le stesse parole del '94: i brogli, gli stalinisti" ("salvo poi scoprire oggi che a Palermo sono stati scoperti gli autori di alcuni brogli e stanno dalla parte di chi li denuncia", aggiunge riferendosi all'arresto di due presidenti di seggio accusati di aver moltiplicato i voti per il sindaco Cammarata). Per il candidato del Pd, "l'Italia ha bisogno di energie nuove. Quando un paese deve scuotersi, come il nostro, deve aprire un ciclo com'è successo in Inghilterra con la Thatcher e poi con Blair o in Germania con Schröder. In Italia possiamo farlo solo noi, per motivi anagrafici e politici, perché siamo gli unici a poter dire che avremo in parlamento un gruppo unico". Dall'altra parte, invece, c'è una destra che "pensa solo a spartirsi il potere. Hanno già deciso che Bossi sarà il ministro per le riforme istituzionali e Tremonti dell'economia. Sono esattamente gli stessi del '94". Al centro dello scontro rimane anche il faccia a faccia televisivo, che Berlusconi continua a negare. "Non è affatto vero che bisogna farlo con tutti ? spiega Veltroni ? Casini e Bertinotti hanno discusso tante volte in tv, perché noi non possiamo farlo? È come pic indolor, in un'ora si fa e poi passa tutto". Il Cavaliere preferisce invece i suoi annunci in solitaria, anche quelli che poi si rivelano presto dei bluff, come denuncia Veltroni riguardo ad Alitalia: "Era stata annunciata una cordata italiana al termine di una serata di bisbocce e invece non c'è; aveva detto "ci sono i miei figli" e poi ha detto che non era vero; ha annunciato quattro nomi e tre di questi hanno smentito. Si può giocare così?". Mancano due settimane e tutto è ancora possibile. Berlusconi accetterà la sfida?.

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Effetto petrolio su gas e luce (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Da aprile altri rincari per le tariffe di elettricità e metano: +4%. Ogni famiglia spenderà 58 euro in più all'anno Effetto petrolio su gas e luce Voto agli stranieri, scontro Berlusconi-Lega. Veltroni: nuovo patto sociale La corsa delle bollette di luce e gas, spinte dall'effetto petrolio, subisce un'altra accelerazione. L'Autorità per l'energia ha infatti reso noto che da martedì primo aprile le tariffe registreranno un rialzo del 4,1% per l'elettricità e del 4,2% per il metano. L'impennata comporterà una maggiore spesa annuale per una famiglia tipo di 58 euro. A riscaldare i prezzi del secondo trimestre, spiega l'Authority, è come sempre il caro greggio, con un aumento che da gennaio del 2007 "è stato del 93 per cento". Sull'aggiornamento tariffario, poi, ha influito anche la particolare situazione degli approvvigionamenti del nostro Paese e il mix delle fonti di produzione. Intanto si infiamma la campagna elettorale con lo scontro tra Berlusconi e la Lega sul voto agli immigrati. Il Cavaliere apre uno spiraglio: "Gli stranieri in regola potranno recarsi alle urne per le amministrative a patto che ci siano determinati requisiti come la volontà di integrazione, il lavoro certo, la competenza professionale e la conoscenza della lingua". Bocciatura immediata da parte del Carroccio: "Sono stramberie". Sul fronte Pd, Veltroni, nel suo tour elettorale, parla di lavoro e salari e lancia "un nuovo patto elettorale per rilanciare il Paese". DA PAG. 4 A PAG. 7.

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L'agricoltura chiama la banca non risponde (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CONFAGRI PUNTA ANCHE SULLE ASSICURAZIONI L'agricoltura chiama la banca non risponde [FIRMA]VANNI CORNERO INVIATO A TAORMINA Al Forum di Confagricoltura di Taormina, tra le visite dei tre candidati premier Veltroni, Casini e Berlusconi, si è parlato del futuro di un settore che sta prepotentemente riemergendo nell'economia internazionale. E una leva strategica in questo processo è il credito. "L'impresa agricola moderna, che aumenta la propria dimensione economica, investe, diversifica, si specializza, guarda con interesse all'estero, deve puntare sui temi del credito - dice il presidente della Confederazione, Federico Vecchioni -. La finanza di impresa sta diventando sempre più importante anche per il nostro settore, così come diventa fondamentale un sistema assicurativo in grado di offrire servizi qualificati, adeguati alle nuove realtà aziendali". L'aggregazione, fisica ed economica, ha consentito di migliorare la concentrazione delle produzioni: ormai il 27% delle imprese, su un totale di 1,8 milioni, rappresentano il 66% della produzione ed il 71% del valore aggiunto, con una occupazione del 90% del lavoro dipendente. E oggi siamo di fronte ad un'agricoltura sempre più specializzata, che ha bisogno di strumenti mirati e innovativi, come testimonia l'incremento del ricorso ai finanziamenti: dagli ultimi dati sul credito (settembre 2007), gli impieghi creditizi per l'agricoltura hanno superato i 35 miliardi, con un trend in aumento del 6,4% sul 2006. E' segno che si investe guardando al domani, ma ci sono ancora aspetti da migliorare nel rapporto tra banche e imprese agricole. Finora la concessione di finanziamenti si è basata su garanzie legate al patrimonio fondiario più che alla potenzialità del reddito. Uno degli aspetti da migliorare è quello delle garanzie sul credito: il Fondo di garanzia dell'Ismea per le imprese agricole è uno strumento importante, ma ha una dotazione finanziaria di soli 70 milioni. Servono anche strumenti efficaci di tipo privatistico, come i consorzi fidi e servizi assicurativi qualificati per attenuare i rischi commerciali e quelli atmosferici. Insomma, l'agricoltura moderna sta cambiando velocemente e per crescere e rispondere alle nuove sfide della globalizzazione è necessario un solido e sincero rapporto con il mondo finanziario e assicurativo. Proprio a proposito di questo rapporto Corrado Faissola, presidente di Abi, ha spiegato: "I vecchi istituti di credito specializzati in agricoltura hanno fatto il loro tempo. Nell'ambito dei grandi gruppi bancari esisteranno invece dei nuclei specializzati sulle esigenze dell'agricoltura odierna: le banche devono riacquistare un ruolo di interlocutore con le imprese del settore". Sul tema della dimensione aziendale si è soffermato Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione di Intesa San Paolo: "Aumentare la dimensione - ha detto - è una condizione preliminare per poter avere le "spalle" finanziarie, ma anche manageriali, per poter portare avanti le strategie vincenti necessarie. Un processo di aggregazione nel mondo agricolo potrebbe essere un mezzo potentissimo per rafforzare la competitività". Si inserisce in questo filone l'intesa firmata da Vecchioni e dal presidente di Unacoma, Massimo Goldoni, in materia di internazionalizzazione con "la collaborazione di sistema e di filiera alle nostre aziende soprattutto attraverso le fiere di settore nei Paesi in via di sviluppo". L'importanza per il settore agricolo di "creare un tavolo politico, e non solo tecnico, per individuare le risposte da dare all'economia" è stata sottolineata da Fabio Cerchiai, presidente di Ania. Ma la conclusione sta in una frase di Carlo Fratta Pasini, presidente di Banca Popolare Verona e Novara, che ha ammesso: "In banca manca la coscienza di come l'agricoltura sta cambiando".

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Due in fuga verso il Pdl e Borea torna a tremare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Politica Falcioni e Rossi ora si dichiarano consiglieri autonomi GIANNI MICALETTO Due in fuga verso il Pdl e Borea torna a tremare SANREMO Un nuovo terremoto scuote la fragile Amministrazione Borea: i consiglieri Piergiorgio Falcioni e Fabrizio Rossi, eletti nella lista civica che porta il nome del sindaco e fra i promotori del gruppo dei Moderati per Sanremo, sposano la causa del Pdl. Per ora è solo un'adesione ideologica (o tattica?), senza tessere, ma è sufficiente per aprire un'altra crepa nella risicatissima maggioranza di Palazzo Bellevue. Che già si trovava a convivere con un partito schierato a livello nazionale dalla parte di Berlusconi, la Dc per le autonomie, e un altro consigliere, Luigi Patrone, passato all'Udc in forza della fresca candidatura alla Camera. E' l'on. Eugenio Minasso, plenipotenziario di An in provincia, il tessitore della trama politica che ha convinto il bancario Falcioni e l'esercente Rossi a uscire allo scoperto prima delle elezioni del 13 e 14 aprile. Ma, ovviamente, l'operazione è benedetta dall'on. Claudio Scajola e dal coordinatore provinciale di Fi, Maurizio Zoccarato, sotto il tetto della nuova casa comune del Pdl. I due "transfughi" spiegano la loro scelta in una nota rivolta "ai numerosi cittadini che il 14 e 15 giugno 2004 alle elezioni europee votarono per il centrodestra e alle Amministrative per Borea". Sottolineano: "Abbiamo sempre avuto ben presente le motivazioni non politiche, ma puramente amministrative e programmatiche di tale scelta di voto, oltre che di fiducia verso i candidati. In occasione delle elezioni del 13 e 14 aprile, alla luce degli ultimi avvenimenti che possono creare dubbi sulla nostra coerenza politica, rivendichiamo il diritto di confermare i valori che ci hanno sempre contraddistinto e che troviamo rappresentati nella nuova formazione politica del Popolo della Libertà". Pare che i due non abbiano gradito che il sindaco sia salito sul palco di Veltroni (invitato peraltro dal medesimo), in occasione del comizio sanremese del leader Pd. Ma è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. "La vittoria del Pdl - incalzano - garantirebbe l'elezione di un consistente e qualificato numero di parlamentari del nostro territorio con forti ricadute positive. Auspichiamo la presenza di un rappresentante della nostra provincia nel prossimo governo (Scajola, ndr). Ed esprimiamo apprezzamento per la stima espressa nei nostri confronti, e da noi ricambiata, dall'on. Minasso, con il quale ci troviamo in sintonia su molte tematiche". Quanto allo scenario amministrativo, Rossi e Falcioni prendono atto che "l'attuale composizione della maggioranza rispecchia sempre meno la connotazione civica originale", e nel rispetto "del vincolo di mandato a suo tempo ricevuto" s'impegnano "a portare avanti con sempre più incisività e in piena autonomia i punti programmatici più pregnanti: maggiore sicurezza, rilancio dell'economia con particolare attenzione alle categorie produttive, riqualificazione urbana e del litorale, viabilità e parcheggi". Insomma, non fanno cadere Borea (almeno per ora), ma vogliono tenerlo sotto scacco. Si sgretola così il gruppo dei Moderati (cosa faranno ora gli assessori Formaggini, Biancheri e Parsi?), il cui leader Romeo Giacon ha già fatto un passo indietro, disimpegnandosi dall'attività politica dopo essere stato fra gli artefici della vittoria di Borea (e poi assessore per un paio d'anni), per tornare a occuparsi soltanto della presidenza cittadina di Confcommercio. "Finalmente si è ricucito lo strappo del 2004 - commenta Zoccarato -. Tutti i moderati di Sanremo si possono ritrovare in un unico grande partito che s'ispira ai valori del Ppe. Abbiamo sempre detto che le porte sono aperte, il Popolo della Libertà è e dev'essere la casa di tutti i moderati. Per cui, accogliamo con piacere tutti coloro che credono in questo grande progetto di libertà. Una grande vittoria del Pdl vorrebbe dire far diventare la nostra provincia ancora più importante e nuovamente protagonista". E il sindaco? Fa il pompiere, come al solito. "Fin dall'inizio si sapeva che nella Lista Borea c'era una forte componente vicina al centrodestra - dice - L'obiettivo è sempre stato il progetto amministrativo e per me non è cambiato. I miei comportamenti restano fedeli a quella connotazione civica iniziale. Non mi stupisce quest'uscita di Falcioni e Rossi: già un anno fa erano andati, assieme ad altri, al congresso di Forza Italia. I temi che oggi evidenziano mi trovano d'accordo: sono prioritari anche per me".

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Sindacati dietrofront "Si tratta con Parigi" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA La parola d'ordine è "trattare con Air France". All'indomani della bocciatura del nuovo piano di Spinetta per l'acquisizione di Alitalia, i sindacati ammettono che (al momento) non c'è altra possibilità se non quella di tornare al tavolo con il presidente del colosso franco-olandese. Però è possibile cogliere qualche distinguo fra la posizione delle confederazioni, che sembrano già quasi pronte ad accettare l'inevitabile, e le sigle di categoria che alla fine (probabilmente) berranno anche loro l'amaro calice, con tanto di esuberi e scorporo di attività, ma giurano che non firmeranno accordi che equivalgano a vendere l'anima. "Allo stato non c'è alternativa a trattare con Air France" dice il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. "Non ci vuole una soluzione nazionale - aggiunge Epifani, negando consistenza al tentativo di Berlusconi - ma una soluzione attenta agli interessi nazionali". Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: "Noi non abbiamo problemi di passaporto, va bene qualsiasi impresa che voglia rilanciare Alitalia". Apre ai francesi anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: "Trattiamo con l'unico interlocutore che c'è per migliorare il piano, negoziando punto su punto". Quanto a una eventuale cordata italiana, "quando si vedrà si valuterà". Secondo Renata Polverini dell'Ugl, il sindacato ha "il dovere di trattare" perché "il fallimento porterebbe a scenari peggiori". A livello di sindacati di settore si vivono, comprensibilmente, dei tormenti ulteriori. Pur negando che ci sia una reale differenza di posizioni rispetto a Epifani, al telefono Fabrizio Solari, segretario generale della Filt Cgil, fa chiaramente intendere che l'epoca del sindacato come cinghia di trasmissione della volontà del partito è finita per sempre e che la sua sigla non dirà di sì a un accordo solo per rendere la vita facile a Prodi e Veltroni e per andare contro Berlusconi: "Non firmeremo un'intesa per considerazioni politiche ma solo di merito, nell'interesse dei lavoratori. E a questo riguardo non sono ottimista. Padoa-Schioppa ha gestito la trattativa con Air France in una maniera che neanche un amministratore di condominio si sarebbe sognato. Non ha messo alcun paletto, e alla fine ha negoziato una vendita senza quelle salvaguardie che avevano preteso e ottenuto gli olandesi di Klm quando hanno fatto il loro accordo con Air France. A questo punto - conclude Solari - noi tratteremo fino all'ultimo munito per migliorare le condizioni. Ma anche se non siamo il partito del fallimento di Alitalia, non firmeremo mai accordi che equivalgano a vendere l'anima, neanche di fronte allo spettro del fallimento". Il mondo della politica continua a dividersi. Il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, lancia una appello perché "la trattativa vada avanti, con i sindacati impegnati affinché ci sia il minore impatto possibile sui lavoratori e sull'aeroporto di Malpensa". Berlusconi torna a bollare come "inaccettabile, irricevibile, e addirittura offensiva" la proposta di Air France-Klm per Alitalia: "Speravo in un accordo tra Air France e Alitalia che mantenesse il nome, la bandiera, il management e l'identità italiana - ribadisce Berlusconi - ma così non è stato", di qui l'appello "ai colleghi imprenditori" per una cordata nazionale. \.

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Bertinotti, mission impossible in sicilia "niente desistenza, voto utile è per noi" - umberto rosso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il candidato della Sinistra arcobaleno: "Dobbiamo rimotivare i nostri, frustrati dal governo Prodi " Bertinotti, mission impossible in Sicilia "Niente desistenza, voto utile è per noi" Il 2 per cento dei nostri elettori non andrà a votare: per noi non è trascurabile UMBERTO ROSSO PALERMO - Il gran ritorno, sotto mentite spoglie, della desistenza a sinistra? "Macché, non esiste. E se qualcuno dalle parti del Pd proprio è tentato dal voto utile, sappia che può essere solo e soltanto unilaterale". Nel senso che, presidente Bertinotti? "Unica direzione di marcia. Dal Pd verso la Sinistra arcobaleno. Per intenderci, come ha annunciato di voler fare Mauro Zani, che non è uno qualunque ma un pezzo di storia del Pci in Emilia". Presunzione, superbia politica del candidato premier, impegnato in Sicilia in una mission impossible rosso-verde? No, conti e tabelle alla mano, giura il presidente della Camera, "il voto alla sinistra è sempre, ovunque, un voto sottratto alla Pdl e non al Pd, un voto perciò per fermare la destra e Berlusconi". Giunto in fondo allo stivale, con al fianco la capolista Rita Borsellino che in Sicilia per la presidenza della Regione fa ticket con la Finocchiaro mentre in Emilia le due sono in competizione per il Senato, Fausto sbarra la strada agli "scambisti", i fautori di una collaborazione nel segreto dell'urna fra Pd e sinistra radicale. E via allora con i siluri alla conferenza operaia di Veltroni a Brescia, nello stesso giorno in cui anche la sinistra tiene la propria a Milano. Pd partito dei lavoratori? "Neanche la Dc aveva mai messo in lista uno dei padroni più anti-operai, come ha fatto Veltroni con Calearo. La Dc, almeno, il senso del conflitto degli interessi fra lavoratori e padroni ce l'aveva". Bertinotti spara a zero da Palermo e nel frattempo Franco Giordano, sotto la Madonnina, lancia la proposta di riscrivere in dieci punti il paniere per fotografare un'inflazione reale. Mentre la corda con Veltroni si fa più tesa, si metteno a tacere le sirene della non-belligeranza. Idea, raccontano all'interno del Prc, che piace a Bersani e ai dalemiani ma non a Bettini e ai veltroniani, che puntano a incassare quanto più possibile come partito "e - aggiungono, arrabbiati, i rifondaroli - a umiliare la sinistra, per farla uscire domani di scena". Risultato: nemmeno a taccuino chiuso, nelle valutazioni più riservate, lo stato maggiore prende in considerazione forme di desistenza, più o meno mascherate. Liquidata con una battuta: "è una trappola". Un giudizio che attraversa le argomentazioni di Bertinotti. Le seguenti. Se il cartello dei quattro partiti si gioca il match sul filo dell'8%, invece di veleggiare tranquillo sopra il 10 come la somma dei soci avrebbe dovuto produrre, è frutto avvelenato di un combinato disposto. La frustrazione nell'elettorato di sinistra per il governo Prodi e, appunto, l'erosione verso il Pd da richiamo al voto utile. Da questo momento, la campagna del candidato premier punterà su entrambi i fronti al massimo della contrapposizione. Giocata d'azzardo, rischi? Bertinotti la mette così: "Siamo ovunque sopra l'8%, solo in tre regioni la partita del Senato per noi è sul filo: Toscana, Emilia e in qualche misura anche in Lombardia. Ma il problema vero non è il voto utile, non credo a un'emorragia verso il Pd. Solo qualche frangia, che so fra i verdi, o casi isolati come quello del ministro Bianchi". Qual è allora il cuore del problema, l'ansia che sale a sinistra? Riprendersi i "propri" voti che rischiano di perdersi nel nulla, nell'astensionismo. "Il 2% dei nostri elettori - lancia l'allarme Bertinotti - delusi e frustati dall'esperienza di governo al momento, secondo i sondaggi, non ha intenzione di andare a votare. Una percentuale che per un piccolo partito fa la differenza". Eccolo l'obiettivo del rush finale del presidente della Camera, "rimotivare i nostri, riconquistarli", e non lo fai di certo prefigurando accordi con il Pd. "Lo fai in tutt'altro modo: spiegando che noi staremo all'opposizione, che con Prodi ci abbiamo provato ma è stato inutile". Come del resto il presidente della Camera deve aver sentito sulla propria pelle, fra i mercati di Messina o fra i giovani universitari di Rende, in un bar di Rosarno o nei vicoli di Palermo, toccando con la mano la delusione e la rabbia del sud, contro tutti i politici, nessuno escluso. E in certi casi, la contestazione non fa sconti. "Anche tu Bertinotti, tornatene a casa".

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Air france e sindacati, prove d'intesa epifani: "non ci sono alternative" - roberto mania (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Air France e sindacati, prove d'intesa Epifani: "Non ci sono alternative" Duello Veltroni-Berlusconi, dall'Ugl no alla cordata italiana Banche, Salza ribadisce: "Intesa SanPaolo non partecipa a nessuna alleanza" ROBERTO MANIA ROMA - L'appuntamento è per domani mattina. Air France e sindacati riprenderanno il negoziato per far passare l'Alitalia nell'orbita di Parigi ed evitare il fallimento con le sue ricadute sociali. Trattativa difficile, con margini risicatissimi, ma l'unica possibile. Almeno per ora. Come ha detto ieri il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: "Allo stato non c'è alternativa alla trattativa con Air France. Non esiste una soluzione nazionale ma bisogna cercare una soluzione attenta agli interessi nazionali, questo è il punto". L'ultima versione del piano di ristrutturazione presentato dal presidente di Air France, Jean Cyril Spinetta (oltre 2.000 esuberi da gestire con gli ammortizzatori sociali, tagli alle rotte e agli aerei) è stato bocciato da tutte le nove organizzazioni sindacali. Eppure, se si escludono i piloti dell'Anpac che ancora ieri parlavano di "distanze incolmabili", l'obiettivo condiviso è quello di trovare un'intesa con i francesi, sapendo che comunque il piano non potrà essere indolore. Per questo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha preannunciato "un negoziato punto su punto". Perché le possibilità di migliorare il progetto-Spinetta andranno ricercate nelle pieghe delle sedici cartelle considerate dai francesi già il massimo possibile. I 148 milioni arrivati nelle casse dell'Alitalia grazie a un rimborso di un credito di imposta Irpeg e alla vendita di un pacchetto di azioni Air France, permettono anche di dilatare un po' i tempi del confronto. Qualche giorno in più rispetto al precedente ultimatum che sarebbe scaduto proprio domani. Ma le eventuali tattiche dilatorie non saranno ammesse. Perché in quel caso il capo azienda, Maurizio Prato, è pronto a portare i libri in tribunale e chiedere l'amministrazione straordinaria. La stessa strada della Parmalat con la differenza che a Collecchio c'era una profonda crisi finanziaria ma una solidità industriale che l'Alitalia, invece, non ha. La ripresa della trattativa sindacale dovrebbe suggerire una pausa nella polemica politica. Fino a ieri debordante. Il leader del Popolo delle libertà, Silvio Berlusconi, ha rilanciato l'idea della cordata italiana. "La cordata è nei fatti", ha detto. "Sono sicuro che si realizzerà. Io però non c'entro nulla, ormai è nelle mani degli industriali italiani". I nomi non si conoscono. Mentre si allunga la lista di chi si tira fuori: "Io - ha dichiarato Gianmarco Moratti, marito del sindaco di Milano Letizia Moratti - faccio il petroliere, non so fare altro". Per il leghista Roberto Calderoli, la cordata sarà "padana" con know how Lufthansa. Ma senza le risorse di Intesa Sanpaolo. Perché, come ha ribadito il presidente del Consiglio di gestione, Enrico Salza, il gruppo bancario "non sta in nessuna cordata". E allora "c'è d'augurarsi che se ci saranno i cavalieri bianchi che almeno mettano i soldi loro, perché di cavalier con i soldi pubblici non ne abbiamo proprio bisogno" (Pier Ferdinando Casini). Così che la bocciatura più sonora alle voci sulla cordata tricolore (a parte il "Berlusconi peggio del mago Do Nascimento", di Antonio Di Pietro) è arrivata dal sindacato più vicino alla destra. Ha detto Renata Polverni, segretario dell'Ugl: "Le ipotetiche e fumose soluzioni alternative ventilate in queste settimane non superano i confini della campagna elettorale". Insomma - secondo il segretario del Pd, Walter Veltroni - "sull'Alitalia qualcuno si è comportato come Fregoli". Mentre dalla SinistraArcobaleno è arrivata la proposta di rilanciare l'intervento pubblico per salvare l'Alitalia.

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Dal ministro l'appoggio di zapatero ovazione in sala, il gelo della binetti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La polemica Dal ministro l'appoggio di Zapatero ovazione in sala, il gelo della Binetti brescia - "Qualche settimana fa l'Italia guardava con speranza alle elezioni spagnole. Oggi e' la Spagna che guarda con speranza all'Italia e al Pd. Porto tutto il sostegno al Pd. Cosi' mi ha chiesto Zapatero e così faccio". Jesus Caldera, ministro del Lavoro spagnolo, si prende applausi caldissimi. Solo la Binetti resta immobile, silenziosa. Il Pd, riunito a Brescia, spera di ripetere il miracolo di Madrid. "Un miracolo laico", precisa Caldera: "Anzi, dobbiamo ringraziare i vescovi spagnoli che, con il loro tentativo di ingerenza nell'ultima fase elettorale, ci hanno dato una mano." Caldera ci mette tutto il suo "corazon": "C'è una grande necessità - dice - di governi progressisti in Europa. Sono convinto che "se puede", si può fare, si può vincere, come dicono Veltroni e Barack Obama". E ancora: "Per la Spagna è essenziale che in Italia ci sia un governo progressista che faccia avanzare l'idea di un'Europa sociale". Berlusconi per lui è un mistero: "Non capisco come la Chiesa possa appoggiare uno con i suoi valori" E non capisce nemmeno la difesa dell'italianità nel caso Alitalia: "Noi abbiamo partecipazioni nella British Airways, gli italiani dell'Enel e di Telecom sono in Spagna. Qual è il problema? Siamo todos europei!".

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Duello, berlusconi dice no il leader pd: poca responsabilità - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Duello, Berlusconi dice no il leader Pd: poca responsabilità Prodi: rinuncio alla conferenza finale per coerenza e pulizia Il Cavaliere: colpa della par condicio Veltroni: è la sua concezione della democrazia CARMELO LOPAPA ROMA - Il tormentone del confronto tv finisce qui. Finisce con Berlusconi che dice basta, spazza via indiscrezioni e ambiguità e confessa apertamente che il duello lui non lo farà. Confessione che arriva proprio nel momento in cui si erano fatte insistenti le voci di un possibile via libera al faccia a faccia sollecitato a più riprese da Veltroni. Con il Pd che parla di vulnus democratico e di un avversario impaurito. La via d'uscita imboccata da Berlusconi è ancora una volta quella della tanto vituperata par condicio. Lo ha annunciato nel corso del comizio di Catanzaro: "Il confronto televisivo con Veltroni è impossibile per colpa della legge della par condicio, una legge insulsa. Secondo questa legge - ha aggiunto - dovrei fare più di 100 confronti con i vari leader". Non se ne parla. Tutto questo, per Veltroni, resta "un atto di scarsa responsabilità: ero disposto anche ad andare sulle sue tv, che dovevo fare di più? Ma è un problema di concezione della democrazia. Perché è un dovere mettere i cittadini in condizione di poter valutare le diverse posizioni. Volevo semplicemente fare come si fa in tutti i Paesi europei, ma la risposta è stata negativa". E poi, ha chiuso il leader del Pd, Berlusconi dovrebbe stare tranquillo, "conoscendomi sarebbe stato un confronto molto sereno". Sarebbe stato, appunto. La verità, gli fa eco Ermete Realacci, "è che ormai il Cavaliere è un miles pavidus, teme il faccia a faccia". Eppure, proprio ieri i contatti tra le due diplomazie, le aperture possibiliste (ma esclusivamente sottotraccia) dello staff berlusconiano, avevano perfino indotto Piero Fassino a sbilanciarsi: "Mi pare che in queste ore stiano maturando decisioni per definirne la data e l'ora", il faccia a faccia "non solo auspicabile, ma scontato". Ma subito era arrivato il rimbrotto e la presa di distanza dal Pdl. Enrico Mentana, che venerdì sera ha annunciata una puntata di Matrix per l'11 aprile con interviste separate e ai due principali candidati premier, del mancato duello se ne fa una ragione: "In Italia non è mai successo che i confronti tv abbiano modificato l'esito delle elezioni". Nel suo contenitore su Canale 5 per Berlusconi e Veltroni, anticipa, "non ci saranno interviste col bilancino o domande uguali, né un'intervista doppia in stile Iene". In Rai invece martedì partiranno le conferenze stampa in diretta e inizieranno proprio Berlusconi (alle 21) e Veltroni (alle 21,50). Resta il rammarico dei candidati minori, perché è chiaro che a questo punto i due big non si confronteranno con alcuno di loro. "Ingiusto, illiberale e antidemocratico" per il socialista Enrico Boselli. Pier Ferdinando Casini, leader dei centristi, si era pure premurato a dire che il faccia a faccia lo avrebbe fatto con il leader del Pdl non con quello del Pd "perché Veltroni è la brutta copia di Berlusconi". Nulla da fare, anche per lui. Romano Prodi invece è tornato sulla rinuncia alla conferenza stampa finale per ribadire che è stata dettata "da una semplice ragione di coerenza, di pulizia", rispetto a quanto accaduto due anni fa. Nel 2006, dopo l'ultimo faccia a faccia tra lui e Berlusconi, "l'ex premier aveva chiesto una conferenza, una trasmissione tv: allora protestai, stavolta mi sono trovato nella situazione opposta e già un mese fa dissi: non facciamola". Il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, parla di scelta dettata "non da ragione alta e nobile, ma politica: Veltroni non vuole la sua faccia in tv alla vigilia del voto". Attacchi "offensivi", fa quadrato il Pd con Goffredo Bettini, "ancora una volta da Prodi un atto di sensibilità e rispetto per gli avversari". Il Professore non terrà la conferenza stampa ma il comizio di chiusura sì, nella "sua" Bologna, il 9 aprile. E in quell'occasione potrebbe anche lasciare la presidenza del Pd, per lasciare il partito interamente nelle mani di Veltroni.

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Nuove scintille tra cuffaro e micciché (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Palermo L'ex governatore: "Se vince l'Udc voglio fare il ministro dell'Agricoltura, con la Regione ho chiuso" Nuove scintille tra Cuffaro e Micciché Berlusconi a Taormina. La Finocchiaro: "Tace sulla mafia" L'attacco al vicerè "La regia dietro le sue decisioni è stata di Dell'Utri e di altri" SIlvio Berlusconi parla solo di politica nazionale nel suo intervento al forum taorminese di Confagricoltura. E allora è Salvatore Cuffaro a prendersi la scena regionale. Prima per una dichiarazione di intenti: "Per la prima volta non sono d'accordo con Casini - dice Cuffaro - con tutto l'affetto che ho per De Castro, che è un amico, se vinciamo le elezioni il ministro dell'Agricoltura voglio farlo io". Poi per l'ennesimo attacco a Gianfranco Miccichè: "I rapporti con Berlusconi sono buoni, la regia dietro Gianfranco Micciché è di altri, di Dell'Utri e di altri - afferma Cuffaro - Io Miccichè non l'ho più sentito da quando ha chiesto le mie dimissioni. Ma non ho risentimenti nei suoi confronti, io non provo risentimenti per mia natura. Voglio solo dire che credo di essere sempre stato leale con Miccichè e non ho proprio capito perché glielo hanno fatto fare. è una delle cose che ritengo doveroso rimuovere ma ripeto di non avere risentimenti nei suoi confronti". Quanto a Dell'Utri, Cuffaro sostiene di non avere capito l'attacco dell'ex presidente di Publitalia il giorno dopo la sentenza. Miccichè replica da Lercara Friddi rivolgendosi al sindaco Udc del paese: "A Cuffaro devi dire che dietro la mia presa di posizione non c'è stato nessun complotto, la mia è stata una reazione al suo irresponsabile atteggiamento tenuto dopo la sentenza. Piuttosto che fare dietrologia - ha aggiunto il presidente uscente dell'Ars, nella testa di lista del Pdl per la Camera - Cuffaro dovrebbe concretamente dare qualche segnale di pentimento rispetto all'assurdo comportamento tenuto dopo la sentenza di condanna. Solo così io, e tantissimi altri siciliani, potremmo non avere più risentimenti nei suoi confronti". Il blitz mattutino di Berlusconi in Sicilia si è portato strascichi per tutta la giornata e per tutto il Paese. Il candidato del Pdl, nel suo intervento da Taormina, non ha parlato di mafia, circostanza non sfuggita agli "osservatori" del centrosinistra seduti in platea che hanno subito girato l'informazione a chi di dovere. Da lì gli attacchi di Veltroni, di Giuseppe Lumia, vicepresidente dell'Antimafia, del segretario regionale del Pd, Francantonio Genovese ("per loro la lotta alla mafia non è una priorità") e della candidata a Palazzo d'Orleans Anna Finocchiaro: "Curiosa amnesia, quella di Berlusconi. Dovrebbe sapere che la legalità in questa terra è condizione essenziale per lo sviluppo". A difesa di Berlusconi sono scesi in campo, fra gli altri, Pippo Fallica ("Veltroni parla, il nostro leader la combatte") e Salvo Fleres ("chi lo critica fa retorica"). m. l.

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I candidati da non votare - nino alongi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XIII - Palermo I CANDIDATI DA NON VOTARE NINO ALONGI eno comprensibile è racchiudere in uno stesso giudizio negativo l'intero schieramento partitico. Un tempo le differenze tra le diverse formazioni erano segnate rigidamente dalle appartenenze ideologiche. Il resto non contava. Oggi i criteri di giudizio sono cambiati, anche se le ideologie, pur differentemente camuffate, permangono nel sottofondo e continuano a incidere più di quanto pensiamo. Quello che conta e fa la differenza è legato sempre di più, comunque, ai programmi e ai comportamenti che di volta in volta i partiti e i loro leader assumono, ma è legato anche alla rete di rapporti, non sempre trasparenti, che si stabiliscono tra il mondo della politica e quello degli affari, delle professioni, del lavoro, dell'economia e della cultura. Un certo ruolo ha la stessa fede religiosa, spesso però più immaginata e raccontata che testimoniata. Se sono questi i criteri che determinano il voto, l'elettore deluso, ma libero e profondamente democratico, più che decidere di disertare le urne, che sarebbe una facile quanto liberante fuga dalle proprie responsabilità, dovrebbe armarsi, viceversa, di buona volontà e scegliere il proprio orientamento elettorale esclusivamente in base a un preventivo giudizio di merito: guardando e discriminando rigorosamente quanto il ventaglio partitico propone e realizza. Una scelta dove, più che la passione politica, contano l'intelligenza, lo spirito di osservazione, la memoria e una buona dote di informazioni che in mille modi si possono raccogliere. Come procedere su questa strada non è poi così difficile. Si potrebbe cominciare, ad esempio, decidendo di non votare per chi ha progettato e votato l'attuale legge elettorale che è universalmente considerata del tutto inadeguata, foriera di cronica instabilità. Potrebbe essere già questo un modo per restringere il ventaglio di possibilità e, quindi, di scelta. Altro criterio sarebbe quello di evitare parlamentari condannati o sotto processo o solo riciclati. è bene chiarire che non si intende così mettere in discussione l'intero mondo della politica, semmai metterne in discussione una parte seppur rilevante. Lo stesso procedimento selettivo si potrebbe fare per il rinnovo dell'Assemblea siciliana. Anche in questo caso non è difficile discriminare e scegliere. Non si è molto soddisfatti, giustamente, delle liste presentate sia a livello regionale che nazionale. Ma la candidatura di Anna Finocchiaro è di alto profilo umano e culturale che sarebbe esiziale non solo non enfatizzare, ma - peggio - snobbare. Una candidatura che accontenta quanti hanno teorizzato per la Regione una personalità finalmente autorevole e motivata, una vera discontinuità rispetto al personale politico che siamo abituati vedere affollare il Palazzo, e che viene incontro a quanti ipotizzano da tempo, quasi come segno salvifico, una presenza femminile forte ai vertici dell'istituto autonomistico. Analogo discorso andrebbe fatto per quanto riguarda l'elezione dei deputati che affolleranno Sala d'Ercole. Il degrado attuale della Regione è pur sempre il frutto di una cattiva politica fatta di atti e di nomi che tutti conoscono. Dal momento che nell'Isola la legge elettorale ha mantenuto il voto di preferenza, una selezione sarebbe possibile, pur nel contesto compromissorio che presenta il mondo politico siciliano. Si possono evitare i transfughi di professione, i parlamentari compromessi, quanti hanno alle spalle più legislature e promuovere, di contro, le nuove leve presenti nelle liste, nella speranza che siano migliori dei padri. Il dibattito elettorale, come sappiamo, è ristretto ai leader nazionali. Il resto del mondo dei partiti tace. Non è uno spettacolo edificante. Questo limite, per quanto deprecabile, accresce però l'attenzione attorno ai vertici delle varie formazioni politiche. In questo senso il rifiuto dei voti della 'ndrangheta, gridato a Catanzaro da Walter Veltroni, che promette mano dura contro ogni illegalità e criminalità, può essere solo una trovata retorica, tuttavia è di buon auspicio. Altri leader non lo hanno fatto o non lo hanno fatto ancora. Nemmeno Berlusconi ieri a Taormina.

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Pd, seicento gazebo in campania bettini: anche qui la partita è aperta - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli Oggi il Democratic day. Domani a Napoli il coordinatore dell'esecutivo nazionale Pd, seicento gazebo in Campania Bettini: anche qui la partita è aperta ANGELO CAROTENUTO I gazebo in piazza, oggi, sono del Partito democratico. Dopo le tende sotto le quali Berlusconi raccolse firme contro Prodi e Bassolino, adesso arrivano quelle di Veltroni. è il Democratic day, il giorno in cui si rianimano in tutt'Italia le suggestioni delle primarie del 14 ottobre, con 600 punti di raccolta in Campania, soltanto 40 a Napoli. Tutto alla vigilia dell'arrivo di Goffredo Bettini, il senatore che ha giocato un ruolo di primo piano nella formazione delle liste per il Parlamento. Bettini anticipa: "Ce la giochiamo anche in Campania". Domani pomeriggio sarà al teatro Mediterraneo della Mostra d'Oltremare con Nicolais, Follini e i segretari Iannuzzi e Giammattei. "La partita è aperta - il messaggio del coordinatore dell'esecutivo nazionale del Pd - anche qui stiamo recuperando". Martedì Bettini sarà ancora in regione, a Caserta, dove non esclude di avere Bassolino accanto a sé, prima tappa - questa - di un percorso parallelo in via di definizione tra il Loft romano e Santa Lucia, che dovrà culminare con la presenza di Veltroni e Bassolino insieme il 9 aprile sul palco in piazza Plebiscito. "Uno sforzo organizzativo per dimostrare che la partecipazione è nel dna del nostro partito", questo è il Democratic day per il segretario regionale Iannuzzi. Ai 600 gazebo campani saranno presenti politici e candidati per distribuire agli elettori una lettera di Veltroni e il programma del Pd. Le cifre: 150 punti a Salerno, 130 a Caserta, 70 ad Avellino, 30 a Benevento, solo 40 a Napoli città e 110 in provincia. "Un'occasione per recuperare i dati del popolo delle primarie e dei simpatizzanti del Pd", dice Antonio Marciano, responsabile organizzativo dell'esecutivo. Il partito ha attivato un sistema di registrazione alla banca dati attraverso un numero di telefono (335/639008) al quale si può inviare in sms per ricevere segnalazioni su iniziative politiche ed elettorali. Gli indirizzi dei punti di distribuzione (ma fino a ieri sera l'elenco non era completo) sono sul sito www. pdcampania. it. Il regista Massimo Andrei sarà testimonial alle 11 in Villa comunale, l'attrice Rosalia Porcaro sarà alle 12 al gazebo di via Scarlatti, dove ieri il ministro Nicolais, numero 2 della lista alla Camera nella circoscrizione Campania 1 dietro Massimo D'Alema, ha lanciato la campagna con lo slogan "I Share". "Condividere - le sue parole - ma non per scaricare le responsabilità. Non deve valere solo nelle situazioni di emergenza, ma deve essere la linea di condotta della gestione ordinaria. è la maniera giusta per avere un rapporto stretto e diretto con le comunità, affinché pure le eventuali emergenze possano essere avvertite prima e affrontate nei tempi giusti". Sul suo blog, Nicolais aggiunge: "Cooperare per il bene comune e puntare a risultati importanti per i cittadini, senza nessuna strategia dell'inciucio, ma concertando fino a convincere tutti della bontà degli obiettivi individuati e dei metodi scelti, e quando è il caso correggendo il tiro se si sta sbagliando". In mattinata, Alleanza Riformista, componente socialista del Pd, ha annunciato l'adesione dell'ex ministro Carmelo Conte. "La costituente socialista - le parole di Conte - ha mancato l'obiettivo di un nuovo partito e non ha posto le basi per un riformismo all'altezza dei tempi. Alleanza Riformista rappresenta, invece, una nuova via al socialismo che assuma come propri referenti il Mezzogiorno, gli esclusi e i soggetti deboli della globalizzazione". Tutto ciò a pochi metri di distanza dagli accusati, i socialisti di Boselli, presenti a loro volta nello stesso albergo per una manifestazione elettorale, a sostegno di Fausto Corace e Marco Di Lello, con la federazione regionale dei Giovani socialisti europei.

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Il pd alla conquista di boccadasse "in liguria ci giochiamo le elezioni" - raffaele niri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Genova Ieri la marcia da Nervi al Porto Antico, oggi appuntamento ai seggi delle Primarie Il Pd alla conquista di Boccadasse "In Liguria ci giochiamo le elezioni" RAFFAELE NIRI "Signori, in Liguria ci giochiamo il risultato elettorale". Sarà che è una donna pratica, ma Giovanna Melandri non usa perifrasi: poche balle, è qui che si vince. O si perde. Fa un caldo pazzesco, all'una a Boccadasse, e il clima è da Helzapoppin: centinaia di ragazzi accaldati con la maglietta verde (Gh'a femmo, traduzione genovese di Si può fare, traduzione italiana di Yes, we can), il braccio destro di Visco Stefano Fassina che legge serio serio il "Patto per la Liguria" che firmano - uno dopo l'altro - i candidati del Pd, militanti in pattini o in bicicletta, due coppie di sposi a Boccadasse con gli invitati che si mischiano, bimbi con lo zucchero filato, Fossati che torna a cantare "alzati che si sta alzando la canzone popolare" dagli altoparlanti troppo alti, troppo parlanti. Pezzi di torta fatta in casa, focaccia e vino bianco, Ivan Scalfarotto che ride, "un partito in movimento con allegria e passione" come sintetizza bene Michela Tassistro, una che nella vita alterna podismo e politica. Ci sono tutti, i candidati del Pd: dalla coppia di bionde Pinotti-Melandri (più tendente al rosso la prima, più al cenere la seconda) ai giovani lanciatissimi come Andrea Orlando o Stefano Fassina, dal segretario Mario Tullo ad un affannato Luigi Lusi, che arriva verso la fine. Sintetizza l'economista Stefano Fassina, quello che ha concretizzato l'extragettito (e quindi la possibilità, per Genova, di creare veramente infrastrutture): "Ci impegnamo a mantenere, una volta eletti, un rapporto costante e strutturato con i territori della Liguria, mettendo le nostre competenze al servizio degli elettori". Seguono sette punti concreti, con le rispettive proposte: lavoro sicuro, 400 euro in più sulle pensioni, ampliamento del federalismo fiscale, turismo, un bonus fiscale di 2.500 euro l'anno sul primo figlio, detrazione fiscale aggiuntiva per le mamme lavoratrici. "Oggi ho letto dichiarazioni di Berlusconi che risalgono a quarant'anni fa - attacca la Melandri - lui invita le donne del suo partito ad andare a cucinare ai seggi. Mentre lui le chiama a cucinare, noi le chiamiamo a contribuire al rilancio, alla crescita, allo sviluppo del Paese. Programmi fotocopia? Noi sosteniamo la famiglia senza penalizzare quella in cui la donna lavora. Aiutiamo il lavoro delle donne, loro invece pensano ad aiutare le donne che stanno a casa. E' l'opposto". Sarà anche per ragioni anagrafiche, ma il giovane Andrea Orlando, uno che nel 2001 era in corteo, attacca sul tema del G8: "Sono perfettamente d'accordo con quello che ha detto l'ex sindaco Pericu: occorre chiarezza senza speculazioni politiche, occorre un alto consesso internazionale che spieghi cosa è successo. Cosa poi ci facessero i dirigenti di An nelle caserme sarebbe bello saperlo". Orlando, poi, attacca frontalmente il centrodestra ligure: "Noi, vincendo, porteremo rappresentanti di tutte e quattro le province ligure, loro di appena due città: ovviamente Imperia e poi Genova". Spira una buona aria, nelle vele del Partito Democratico e la riprova arriverà oggi, col Democratic Day: riaprono i seggi delle Primarie e almeno diecimila elettori genovesi sono chiamati a tornare dove hanno votato il 14 ottobre per ritirare il materiale elettorale. "E' l'ottimismo della ragione e della volontà - sintetizza il segretario del Pd Victor Rasetto - è il sorriso sul volto dei volontari che si sono divertiti da Nervi al Porto Antico. La gente ci fermava, chiedeva informazioni, faceva un tratto di strada con noi. La parola d'ordine di Veltroni in piazza Matteotti, divertitevi, sta veramente facendo presa".

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Casini critica berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Firenze L'Udc Casini critica Berlusconi "Il fatto che Berlusconi diventi il portavoce del cardinale Ruini la dice lunga sul senso di rispetto che ha per la Chiesa italiana e per i cattolici". Il candidato premier dell'Udc Pierferdinando Casini sbarca a Campi Bisenzio. Allo Spazio Reale di San Donnino, gestito da don Giovanni Momigli. E come prima cosa attacca il candidato premier del Pdl. "Ha una grande sensibilità ecclesiale...", dice Casini con tono sarcastico, Le parole pronunciate da Berlusconi circa le concordanze tra il programma del Pdl e le idee della Chiesa, al leader dell'Udc proprio non vanno giù: "E' una cosa che, francamente, ritengo un infortunio di primissima categoria". A fianco dello stato maggiore dell'Udc fiorentino e toscano, Casini fa sapere anche di volere un confronto Tv proprio con Berlusconi: "Veltroni è la brutta copia di Berlusconi e io alla copia preferisco l'originale". Ma chiarisce anche che, in caso di mancata maggioranza al Senato, l'Udc "non è disponibile a togliere le castagne dal fuoco a chi, avendo proclamato la propria autosufficienza, dovrà fare i conti con se stesso". E a scanso di equivoci il candidato premier Casini aggiunge a San Donnino: "Le alleanze si fanno prima del voto e noi siamo fedeli al patto di lealtà che assumiamo con i nostri elettori".

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Se la campagna diventa un film "così vediamo walter e silvio" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Firenze Il caso "Lost in election" è il titolo dell'instant movie girato da due giovani registi fiorentini Se la campagna diventa un film "Così vediamo Walter e Silvio" "Lost in election", persi dentro le elezioni. "Mica è solo il titolo parodia di un film famoso", spiegano subito i due registi fiorentini Lapo Ristori e Clemente Bicocchi. "Lost è uno stato d'animo che rispecchia benissimo questa campagna elettorale". Che loro stanno trasformando in un documentario, tutto girato in Toscana tra i gazebo di Berlusconi, le iniziative della Sinistra L'Arcobaleno, le tappe del pullman di Walter Veltroni. Amici fin dai tempi del liceo, Lapo e Clemente, oggi trentaquattrenni, hanno messo su insieme un gruppo di lavoro creativo, "La Zona", con cui realizzano spot, video e cortometraggi. "Questo durerà 50 minuti", raccontano, "e finirà con le scene girate dentro i seggi il 13 e 14 aprile. Il finale è aperto, decidiamo dopo aver visto i risultati". L'opera è in costruzione, ogni giorno nuove riprese in un posto diverso e qualche idea che si aggiunge lungo il cammino. "Faremo vedere una carrellata di spazi pubblicitari vuoti che man mano si riempiono di manifesti e poi la preparazione degli eventi con le riunioni degli attivisti, i volantinaggi, gli incontri con esponenti politici nazionali e locali". Ci sarà molta Firenze in questo lavoro che è stato sostenuto da Mediateca regionale e che Lapo e Clemente vorrebbero vendere alle tv, anche sui circuiti nazionali. Cresce bene il film? "A noi sembra di sì, nonostante la fiacchezza di questa campagna e la forte disillusione che avvertiamo nelle persone che intervistiamo e facciamo parlare davanti alla cinepresa. Vorremmo che questo viaggio attraverso le elezioni diventasse una sorta di diario filmato, un dialogo tra la gente che cammina per strada, fa la spesa al mercato, prende l'autobus e quei politici che siamo nuovamente chiamati a votare e che sembrano muoversi in un iperspazio, fuori dalla realtà, lontani dalle preoccupazioni quotidiane e capaci spesso di parlare un linguaggio incomprensibile per gli elettori". La raccolta dei materiali è immensa, spiegano i due registi, "c'è anche un sacco di roba che non utilizzeremo, che alla fine butteremo via. Ma le domande no, quelle le lasceremo, perché partono dal cuore della gente. Dai precari, dai delusi, dagli incavolati, primi tra tutti i ragazzi della nostra età che magari, come noi, a vent'anni erano appassionati di politica e invece oggi non riescono più a credere nel futuro. Siamo bloccati, demotivati, incupiti. Sarà solo colpa nostra?". Il senso di un instant movie si gioca nella fase del montaggio. "Negli occhi dei candidati cerchiamo una luce, nelle loro parole delle risposte, qualcosa che ci stimoli a votarli, che ci spinga a fidarci ancora una volta". Sullo sfondo - immancabile in un anno di ricorrenza - il fantasma del '68: "Quelli che allora sognavano di rovesciare il mondo ora sono nei posti di comando. Ormai vecchi ma ancora decisissimi a non mollare ruolo e privilegi. Anche di loro vorremmo parlare nel nostro film, metterli un po' a nudo e, perché no, immortalare qualche clamoroso strafalcione grammaticale". (s.p.).

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"so che molti ci stanno pensando" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Bologna L'intervista Caronna sulle defezioni Pdci "So che molti ci stanno pensando" Che effetto fa al segretario del Pd Salvatore Caronna il clamoroso "non votate me, né l'Arcobaleno" di Loredana Dolci? "Un ragionamento che sento da molte persone. La scelta coraggiosa di Veltroni di cambiare un sistema politico che non regge più spinge molti, anche a sinistra, verso una grande forza riformista capace di costruire l'alternativa a Berlusconi". E non le pare strano che uno si candidi da una parte e inviti a votare da un'altra? "Immagino sia il frutto di una riflessione travagliata e di un malessere nell'Arcobaleno". Entrerà nel Pd? "Non corriamo. Ho letto la notizia sul vostro giornale. E Dolci invita a votare il Pd non chiede di cambiare partito". Dopo Bianchi, porte aperte ai transfughi del Pdci? "E' una scelta autonoma che rispetto e di cui prendo atto". Pensa che aiuterà la campagna sul "voto utile" contro la destra? "Più che al voto, penso che guardi alla prospettiva strategica di un partito di sinistra riformista alternativa al Pdl". Eppure a sinistra c'è chi propone il voto disgiunto, Pd alla Camera, Arcobaleno al Senato, per togliere seggi decisivi a Berlusconi. "Idee cervellotiche, frutto di un distacco dalla società. La gente chiede una politica più semplice, più veloce, più concreta, non astruserie". Anche tra gli ex Dc del Pd serpeggia, insieme al malumore, l'idea di sostenere al senato la Cosa Bianca. Non teme un'emorragia di voti? "Emorragia? Se qualcuno ha di questi pensieri si trova nel sottile strato del ceto politico. Sottilissimo strato. Quasi trasparente. Ripeto gli elettori non ragionano così". Vuol dire che il voto disgiunto non avrà effetti? "Nessun effetto sul voto reale". L'esempio di Dolci verrà seguito da altri? "Non ne ho idea. Quando dico di sentire molti di questi ragionamenti, mi riferisco alla gente normale. La novità Pd piace e convince. A sinistra e anche a delusi di Berlusconi". Eppure la spinta di novità di un mese fa sembra indebolita. "Un'impressione sbagliata. In Emilia-Romagna abbiamo già raggiunto 150 mila iscritti, 10 mila più di quanti ne avessero Ds e Margherita insieme. In soli tre mesi. E ovunque vedo tanti giovani e gente mai vista prima". Prima con l'Ulivo? "Ci sono giovanissimi, oggi ne ho incontrati più di cento a Imola, che sanno tutto delle proposte di Veltroni sul digitale, ma neppure sanno cosa fosse l'Ulivo". (l.n.).

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D'alema: "il patto sul sud? al limite solo con berlusconi" - lello parise (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Bari D'Alema: "Il patto sul Sud? Al limite solo con Berlusconi" Il ministro: "Fitto è un ragazzo creativo" I candidati del Pd presentato la legge: al primo posto opere e detassazione LELLO PARISE Arsenico e vecchi stiletti. Alla fine il vicepremier nonché ministro degli Esteri che "vivo la campagna elettorale come un pendolare meridionale" - fa la spola tra la Campania e la Puglia: in tutte e due le regioni è il capolista del Pd - , si accorge dell'esistenza di Raffaele Fitto e ne approfitta per tirargli le orecchie. L'aveva fatto il giorno prima il segretario dei Democratici, Emiliano, sempre a proposito del patto bipartisan per il Sud suggerito dal coordinatore di Fi, ma le parole che D'Alema rovescia da Margherita di Savoia sul giovane ex governatore sono come una doccia gelata. Al confronto le accuse di "malafede, tradimento, ipocrisia" lanciate da Michele il Gladiatore, sembrano carezze. Il "lìder Massimo" è tagliente come una raspa che leviga il legno: "Fitto è un ragazzo creativo, ma nonostante l'affetto che si può avere per lui ha trovate furbesche prive di sostanza". L'alleanza tra Pdl e Pd in nome della rinascita del Mezzogiorno? "Se proprio dovessi stringere un patto lo farei con Berlusconi, che almeno conta qualcosa, e non con Fitto, che non conta nulla". Più chiaro di così. "Occupiamoci di cose serie" avverte D'Alema, mentre Fitto tenta di alimentare una polemica a distanza imputando allo stesso D'Alema di avere "posizioni propagandistiche e di retroguardia" e di essere schierato con "la parte decisamente miope del Pd". Il titolare della Farnesina non si scompone più di tanto: certo che è necessario un patto destinato al rilancio del Meridione, ma "con i cittadini" e per "impedire alla Lega Nord di diventare padrona del Paese". Anche perché "la destra non ha mai voluto fare insieme le riforme fondamentali: quella elettorale, della Costituzione... L'onorevole Berlusconi e tutti quelli che lo accompagnano, compresi gli epigoni locali, non hanno voluto". Può darsi che in futuro ci sia "un maggior grado di civiltà", però "finora non è accaduto". Accade invece che il Pd presenta un disegno di legge per il Mezzogiorno, pronto per essere approvato "già un'ora dopo le elezioni" spiega D'Alema, che puntualizza: "Non sono promesse". Da Bari, sei candidati - da Nicola Latorre a Francesco Boccia, da Antonio Gaglione a Gero Grassi, da Ludovico Vico a Enzo Lavarra - la definiscono "una terapia d'urto": si tratta di un numero limitato d'interventi per "dimezzare entro il 2013 l'inaccettabile divario tra Nord e Sud". Il primo pacchetto ne prevede tre, di cui due che riguardano il tacco d'Italia: l'alta velocità ferroviaria da Bari a Napoli e l'ammodernamento della statale 106, la Ionica, da Taranto a Reggio Calabria. "Non sono dichiarazioni d'intenti" fa sapere Boccia, capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi, che ricorda: "Nei cinque anni in cui ha governato il Cavaliere, dal 2001 al 2006, gli investimenti in queste aree sono diminuiti del 2,5 per cento, intanto quelli al Nord sono cresciuti del 2,1 per cento. Questi sono i dati della Banca d'Italia". Immaginare che Fitto & C. qualora dovessero vincere il 13 e 14 aprile, possano invertire la rotta è come credere ad una missione impossibile. "Io non rinuncio al dialogo" precisa Boccia, tuttavia nessuno si fa illusioni. Nicola Latorre, vicecapogruppo dell'Ulivo a Palazzo Madama, sorride: "Il guaio è che l'egemonia politica all'interno del Pdl è di tipo antimeridionale". Leghisti compresi, nei paraggi di Sua Emittenza si limitano a mandare in onda solo spot per la costruzione del ponte sullo Stretto: "Un'opera che assorbirebbe una quantità enorme di risorse", lasciando a bocca asciutta tutti quanti gli altri meridionali. Veltroni, candidato premier del Pd, vuole rivoltarlo come un calzino, il Sud, a cominciare dalle infrastrutture giacché come stanno le cose il 45 per cento della spesa nazionale che doveva essere investita da queste parti è un sogno fatto da svegli. Latorre continua a sorridere: "Walter non è mica come Berlusconi, che arriva in Puglia, passeggia per un po', racconta qualche barzelletta e va via". Piuttosto, dalla Tav alle strade, "abbiamo proposte sensate" ammonisce D'Alema, che riserva l'ultima stoccata al "ragazzo Fitto": "Siamo persuasi che voterà a favore quando saranno all'esame del Parlamento. Ha o non ha a cuore il Mezzogiorno?".

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"fitto non conta niente" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina I - Bari Il ministro degli Esteri boccia il patto. I candidati del Pd presentano il disegno di legge "Fitto non conta niente" D'Alema: il Sud? Al limite parlo con Berlusconi Massimo D'Alema boccia un eventuale accordo bipartisan per il rilancio del Sud proposto dal coordinatore di Fi, Fitto: "Sono trovate furbesche, ma prive di sostanza. Se proprio dovessi stringere un patto lo farei con Berlusconi, che almeno conta qualcosa, e non con Fitto, che non conta nulla". Sei parlamentari del Pd intanto presentano il disegno di legge per il Mezzogiorno elaborato da Veltroni. Delle prime tre opere considerate prioritarie, due riguardano la Puglia: l'alta velocità ferroviaria da Bari a Napoli e l'ammodernamento della statale 106 da Taranto a Reggio Calabria. ALLE PAGINE II E III.

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Le lezioni di calcio di henry e stroppa - gianni mura (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sport SETTE GIORNI DI CATTIVI PENSIERI LE LEZIONI DI CALCIO di HENRY e stroppa GIANNI MURA C'è gente che ha avuto mille cose (è di moda copiare i cantautori e ci marcio) e noi abbiamo Berlusconi. Giovedì ha aperto gli occhi alla nazione: la Rai è tutta in mano alla sinistra. Un vero scoop. Ormai, lo ammetto, non mi fido neanche di me stesso. Così ho chiesto a mia moglie. Dice che non se ne è mai accorta. Neanch'io. Anzi, con quel po' di memoria che mi resta non ricordo di aver mai visto tanta fiction affollata di tonache e divise. Preti, suore, frati, santi, beati che nemmeno ai tempi della Dc trionfante. Poliziotti, carabinieri, marinai, Ris che nemmeno ai tempi di Scelba. Certo, in casa ci possiamo sbagliare, mica siamo un osservatorio qualificato. E poi, ho pensato, se uno come Berlusconi dice una cosa del genere, qualche motivo dovrà pure averlo. Va be' che se Pato è l'erede di Pelè Veltroni può pure essere presentato come il nipote (secchione) di Stalin. A chi avrà pensato Berlusconi come rappresentante della sinistra, diciamo pure dei comunisti? Santoro? Può darsi. Ho un amico molto indaffarato. Quando lo sarà un po' meno, dice che scriverà un libro. Di sicuro per ora c'è solo il titolo, vagamente provocatorio e anche lunghetto, alla Lina Wertmuller: "Se Michele Santoro è di sinistra io sono un facocero". Non ha ancora trovato un editore, forse perché sono tutti di sinistra. Comunque per me Berlusconi ha preso un granchio: quelli di sinistra sono altrove, e glielo dico. La 7. Se alla Rai, sia pure vagamente, ci fossero tutte queste vagonate di sinistra, avrebbero mandato in onda un grande servizio da Bari sulla giornata contro tutte le mafie. Se ne è ben guardata, la Rai. E questo è un indizio. La 7 l'ha fatto, e questo è un altro indizio. Se ci aggiungiamo i lunghi monologhi di Marco Paolini (lui sì di sinistra, tant'è vero che l'anagramma del cognome è Lin Piao) abbiamo una prova. [Basta politica, adesso. Un po' d'Italia nel mondo. Una decina di tifosi del Siviglia picchia un tifoso dell'Atletico. Tutto il mondo è paese, direte. In parte sì, perché nelle registrazioni si sente uno degli aggressori dire "tirati su" in perfetto italiano. Questo fa pensare che ci sia un turismo per picchiatori. In Italia è più difficile menare qualcuno? Si fa una capatina in Spagna, in Inghilterra, in Polonia, dov'è più facile. C'è di peggio. L'Italia s'è portata in testa alla classifica dei turisti che puntano sesso con minorenni. La faccenda interessa almeno 80.000 persone, di cui i pedofili rappresentano solo il 3%. L'inchiesta (martedì sul Corsera) parla delle destinazioni più ambite: Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Kenya, Senegal, ma anche paesi europei (Bulgaria, Bielorussia, Ucraina). Basta andare dove ci sono più poveri e non si sbaglia. [Thierry Henry povero non è, e nemmeno stupido. Sentite questa definizione del calciatore, tratta da Sport Week: "Per un'ora e mezza facciamo divertire la gente ma non bisogna montarsi la testa. Mica siamo eroi. Chi si batte per il proprio Paese o lotta per trovare un vaccino contro l'Aids, questi possono definirsi eroi e guardarci dall'alto. Non un calciatore". Gli chiedono cosa sia cambiato negli ultimi 15 anni. Risponde: "Tutti vogliono avere il loro pezzettino di giocatore, sapere quello che ha fatto, che fa o che ha intenzione di fare. Ciò che prima accadeva con le rockstar accade con noi". Come calciatore, come prodotto pubblicitario e come equivalente di rockstar è scaduto Ronaldinho. Scommetto che qualcuno lo chiamerà a Milano. Dove, nel settore giovanile del Milan, lavora Giovanni Stroppa (anagramma: pop star). Sulla Libertà, il quotidiano di Piacenza, c'è un episodio che lo riguarda (ringrazio il lettore P.V. per la segnalazione). Partita in un torneo, a Livorno contro lo Spezia. Un giocatore del Milan segna in fuorigioco di parecchi metri. L'arbitro (una donna) convalida. I tifosi spezzini protestano. Stroppa, in qualità di allenatore, entra in campo e dice che il gol è irregolare. L'arbitro lo annulla. Strette di mano e applausi. Commenta Stroppa: "L'ho fatto d'istinto, lo rifarei mille volte. A questi ragazzi non dobbiamo insegnare solo a buttare via il pallone se serve per vincere o che conta solo vincere, non importa come. Dobbiamo insegnare anche i valori della vita, non solo quelli tecnici o, peggio, le scorciatoie per vincere. Devono capire che nella vita ci sono regole precise. Non sono don Chisciotte, a me come a tutti piace vincere, lavoriamo per quello, ma dobbiamo riuscirci nel modo giusto. Ci si lamenta che questo calcio ha perso tutto, che è dominato da situazioni brutte e strane, allora nel mio piccolo cerco di fare qualcosa per invertire la tendenza". Mi sa che con queste idee Stroppa non farà molta carriera, però 7. [E 8 al supplemento dell'Equipe, che dedica la copertina e un servizio di 11 pagine ad atleti preolimpici (marciatori, fiorettisti, ciclisti, judoka, canoisti, saltatori. "Noi non siamo indifferenti" è il titolo. Ogni atleta ha in mano una grande fotografia. In ogni fotografia , volti cinesi e nomi che non a tutti dicono qualcosa (Guo Feixiong, Mao Hengfeng, Zeng Jinyan, Qin Yongmin). Gente finita in galera, nei campi di lavoro. Altra gente, in Francia, che a Pechino ci andrà, ma intanto non fa finta di niente, fa qualcosa.

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"su ruini atto di barbarie di silvio comunque non gli voterò la fiducia" - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Casini: "Può fargli perdere il voto dei cattolici, la dice lunga sulla sua concezione della religione" "Su Ruini atto di barbarie di Silvio comunque non gli voterò la fiducia" Veltroni ha fatto una campagna fotocopia, puntando sugli effetti speciali "Silvio non si rende conto di quel che dice: fa parte della sua leggerezza" CLAUDIO TITO ROMA - "Quando ho letto le prime parole sul Cardinal Ruini sono davvero trasecolato. Ma quando ho controllato tutta la dichiarazione ho capito che mi trovavo di fronte all'insostenibile leggerezza dell'essere di Berlusconi. Non si rende conto di quello che dice". Pier Ferdinando Casini spara alzo zero contro il Cavaliere. Gli appunti mossi all'ex presidente della Cei non gli sono affatto piaciuti. "Un atto di barbarie" che "la dice lunga sulla concezione che Berlusconi ha della religione". Il leader centrista difende a spada tratta la sua squadra, è sicuro che i moderati "resisteranno all'attacco: pure al Senato ci saremo con almeno 10 senatori". E poi conferma: "anche se vincerà il leader forzista, comunque non gli voterò la fiducia". Le critiche al Vicario di Roma avranno effetti sul voto cattolico? "Beh, certo può fargli perdere dei voti. Sono cose dannose". Magari può farne guadagnare a voi? "Io ne avrei fatto volentieri a meno perché tirare nel mezzo dello scontro elettorale una figura come Sua Eminenza è un atto di vera barbarie. Io ho ottimi rapporti con il Cardinal Ruini, ma non mi sono mai nemmeno sognato di tirarlo in ballo per queste cose". Il Cavaliere in questo modo si è giocato anche quell'ultima possibilità di riallacciare il dialogo con il suo partito? "In che senso?" Di recente si è augurato di poter tornare ad essere alleati dopo le elezioni. "Le sue liste sono piene di "ribaltonisti". Io invece sono sempre stato leale agli impegni presi. Anche per questo non ho fatto nascere il governo Marini pur avendone la possibilità. Nessun italiano mi può rimproverare di essere passato da una parte all'altra. E sarà così anche stavolta". Quindi non voterà la fiducia ad un eventuale esecutivo Berlusconi? "Non esiste. Il nostro mandato è quello di costruire il centro moderato. Punto e basta". E in caso di pareggio? "Chi non vince, intanto, dovrà mettersi da parte. Poi si vedrà. Non dico adesso cosa faremo. Ora, io ho il dovere di cercare di onorare il mio mandato di candidato premier". Perché Veltroni e Berlusconi non lo stanno facendo? "Veramente il segretario del Pd ha voluto fare una campagna fotocopia del leader Pdl. Ha scelto gli effetti speciali anziché la sostanza, la finzione anziché la verità. Ma tra l'originale e la copia, vince sempre l'originale". Cioè vince il Cavaliere? "Penso di sì, i sondaggi in questo non sbagliano". Anche al Senato? "Magari lì avrà qualche difficoltà in più". E allora perché il Cavaliere sembra preoccupato? "Perché rispetto alle ipotesi iniziali vede ridimensionarsi il suo successo. E poi per la Lega". Cioè? "L'unico vero vincitore del Pdl è Bossi. Comunque sarà determinante alla Camera e a Palazzo Madama. Silvio sarà suo ostaggio per la legislatura. E lo sa bene". Per questo è uscita fuori anche l'ipotesi del voto disgiunto? "Ma quella è solo un altro espediente che non toccherà affatto gli italiani. Al massimo riguarderà qualche centinaio di politologi". Il vostro obiettivo allora qual è? "Non abbiamo l'aspirazione di fare gli aghi della bilancia. Il nostro obiettivo è mettere in crisi un bipartitismo costruito su due finti partiti e su due finti programmi. Resistere a chi vuol farci fuori. Ci stanno provando ma vedrete che noi al Senato ci saremo e prenderemo almeno 10 senatori". A Roma invece come vi comporterete? Cosa farete se ci sarà il ballottaggio tra Rutelli e Alemanno? "Saranno gli iscritti dell'Udc di Roma a decidere. Dimostreremo che l'Unione di centro da voce ai militanti. Altro che partito del predellino". Nel frattempo la campagna elettorale si sta concentrando sul caso Alitalia. Lei appoggia la soluzione Air France? "No, è una trattativa nata male. Solo un po' di tempo fa avremmo potuto realizzare un'intesa paritaria e ricevere il 30% dell'azienda francese". Quindi è per la cordata italiana? "Io dico solo che bisogna porre le condizioni perché la compagnia di bandiera stia sul mercato. Ora i francesi ci stanno prendendo per la gola. Ma la politica può fare di peggio: può provocare il fallimento dell'azienda. Berlusconi sta strumentalizzando questa vicenda per la campagna elettorale. Se il governo uscente ha sbagliato, chi si candida a succedergli non può solo speculare sui lavoratori e avere un supplemento di sensibilità e di discrezione". Un'ultima domanda. Ciarrapico ha detto che lei fa pena. "Io mi occupo solo di cose serie. Controllate le nostre reciproche fedine penali".

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Berlusconi, ricetta per risanare "venderò i beni demaniali" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi, ricetta per risanare "Venderò i beni demaniali" "I voti a me sono contro la mafia". Immigrati, la Lega attacca "Il Pd sul voto della 'ndrangheta due anni fa non è stato così schizzinoso" GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO CATANZARO - La sfida passa dalla Calabria, regione "in bilico" e i toni si fanno sempre più accesi. Veltroni lancia alla 'ndrangheta l'ammonimento a non votare per il Partito democratico. Berlusconi replica sparando a zero contro il suo avversario politico: "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso. Nessuno ci dia lezioni su come combattere la criminalità", e per dimostrare di avere le carte in regola cita un suo vecchio intervento in un comizio di quattordici anni fa a Palermo: "Ogni vostro voto è un voto contro la mafia". Berlusconi arriva a Catanzaro dopo una tappa a Taormina, dove al convegno della Confagricoltura rilancia un suo cavallo di battaglia della campagna elettorale: dalla dismissione del patrimonio demaniale inutilizzato "si potrà recuperare un punto di Pil ogni anno. In questo modo si potrebbe portare in cinque anni il debito pubblico sotto il 5% del Pil". Poi un suo intervento telefonico a una assemblea di immigrati sulla possibilità di istituire il voto amministrativo per gli stranieri suscita la dura reazione della Lega. Calderoli parla di "stramberie" che non sono previste nel programma del Pdl. Quando l'aereo della flotta Mediaset atterra a Lamezia ad accogliere il leader del Pdl c'è il segretario repubblicano Nucara che gli illustra il programma per la Calabria, e un corteo di una ventina di Tir strombazzanti tappezzati da megamanifesti elettorali, organizzati dal deputato Pino Galati, ex Udc passato al Pdl. Una giornata che si conclude a tarda sera a Cosenza: "Abbiamo la vittoria in tasca - proclama in piazza - Mi sarebbe agevole mettere sotto Veltroni in un confronto, ma voi non maltrattatelo perché ha la mission impossible di far dimenticare il comunismo e il governo Prodi". Parole di fuoco a proposito della sua frase su una ipotetica contrarietà di Ruini sulla dispersione dei voti: "Non l'ho mai detto, Casini non sa più a cosa attaccarsi". Ma il tema del giorno, dopo la sfida di Veltroni, è la legalità. Berlusconi lo affronta con un duro attacco al centrosinistra. "Il primo dovere di uno Stato è quello di garantire la legalità, senza la quale non c'è la libertà. Una questione che il governo Prodi ha totalmente dimenticato", accusa il leader del Pdl alzando il livello della polemica e dello scontro. "E' assolutamente intollerabile - aggiunge - che non vengano garantite le condizioni di sicurezza ai cittadini e soprattutto alle imprese che, sotto questo aspetto, devono poter contare su uno Stato che dia le massime garanzie". Ma chi ha ragione tra la Confindustria siciliana che caccia chi paga il pizzo e quella calabrese che sostiene che le imprese non possono essere "avamposto della legalità"? "Hanno ragione tutte e due" non si sbilancia il Cavaliere che sferra un altro attacco: "Le imprese, per avere comportamenti coraggiosi, devono avere al loro fianco uno Stato. Cosa che finora non è accaduta". Nel mirino di Berlusconi non c'è solo il governo Prodi ma anche le Regioni Campania e Calabria. "Tra i primi atti che saranno adottati dal nostro governo ci sarà la valutazione se sussistono gli estremi per arrivare a uno scioglimento del Consiglio regionale della Calabria", perché "non è tollerabile che la maggioranza dei consiglieri regionali, i due terzi, siano o arrestati o indagati. E' una situazione che non ho avuto ancora modo di approfondire, ma che mi riprometto di valutare con molta attenzione". Sulle pensioni l'ultima stoccata all'avversario: "Veltroni ha detto che avrebbe aumentato di 400 euro le pensioni minime. In tanti hanno pensato che si trattasse di un dato mensile, invece è annuale: vuol dire 30 euro al mese, un euro al giorno. Un po' poco, mi sembra...".

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Apocalisse politichese dal porcellum ai "valori" trionfano osteria e finzioni - filippo ceccarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Apocalisse politichese dal Porcellum ai "Valori" trionfano osteria e finzioni La Crusca: così cambia la lingua dei partiti Una deriva spesso con volgarità contagiose, come il "coglioni" detto da Berlusconi FILIPPO CECCARELLI A pensarci bene, suona come un tenero e perfino commovente segno di speranza che la prestigiosa Accademia fiorentina della Crusca abbia dedicato un volume di oltre 600 pagine, venti saggi tematici, analisi, monitoraggi, interviste a illustri glottologi e responsabili della comunicazione dei principali partiti, ecco, tutto questo sul linguaggio dell'ultima campagna elettorale (2006). L'italiano al voto, s'intitola il librone non ancora in commercio, ma per quanto emerge da un paio di lanci d'agenzia offre fin troppi spunti a chi, pur con la più cauta e paziente serenità, ritiene che la politica italiana versi anche nelle sue forme espressive in uno stato di totale regressione. L'analisi della Crusca, in effetti, sottolinea l'uso generale di moduli sempre più aspri e semplificati, costanti forzature di concetti a slogan e diffusi scambi d'insulti che un tempo si sarebbero detti "da osteria" (non a caso Berlusconi paragonò Prodi a un ubriaco) e conseguenti contagiose volgarità, vedi la deriva testicolare innescata dal Cavaliere, "chi vota a sinistra è un coglione", cui si rispose anche con cartelli "io sono un coglione". Sulla linea per così dire divisoria, il centrodestra risultava a parole più emotivo, l'Unione più analitica. Ma nel complesso il linguaggio elettorale era già ben contrassegnato da un colorito, caotico, involuto e sterile immiserimento. Metafore mutuate dallo sport ("tridente", "tempi supplementari", "derby", "big-match"), tecnicismi ("cuneo fiscale", "quoziente famigliare"), non di rado questi ultimi riadattati dall'inglese (non solo "bipartisan" e "governance", ma anche "Laziogate" e perfino "Storacegate"). I giornalisti ovviamente hanno le loro grandi colpe, e basti pensare all'orrore che ancora oggi suscitano espressioni non più attuali come "aennino", "rosapugnone" o "margherito". Ma le responsabilità della classe politica, con Prodi che nel 2006 ha gettato nell'agone "Qui Quo Qua" ricevendone in cambio l'epiteto di "Ciccio Pasticcio", beh, insomma: più che immaginifica, questa lingua bambinesca e bastarda testimonia l'abbassamento della soglia di decoro della vita pubblica; del tutto in linea, si può aggiungere, con gli effetti del "Porcellum", beffardo latinismo assai citato dalla ponderosa ricerca della Crusca. Ma ecco che deposto idealmente il volume nello scaffale, viene spontaneo rivolgere un pensiero al linguaggio della campagna elettorale in corso. Per restare ai quotidiani di ieri: Veltroni con la Stampa si è vantato di non nominare mai il nome di Berlusconi, per giunta qualificando tale sua scelta come "rottura epistemologica"; mentre nei suoi giri in Campania davanti a Repubblica D'Alema, che pure non è napoletano, ha accennato al proverbio sugli "scarrafoni", ossia sugli scarafaggi sempre belli agli occhi della loro mamma; e se Berlusconi invitava le donne del Pdl a "cucinare cose dolci e squisite, mi raccomando", la Santanché, che di autentico reca il nome, ma non il cognome essendo quello del suo primo marito, ecco la Santanché reiterava l'appello a cacciare "a calci nel sedere" i rom (clandestini). E dunque, a dirla tutta: l'impressione è che in questa campagna "matta e disperatissima", come sempre D'Alema in un empito leopardiano ha voluto ieri definirla, il processo di straniamento semantico, la deriva iper-colloquialistica e un po' anche il degrado lessicale rivelano all'istante un passaggio per certi versi apocalittico. Nel senso che non solo il glorioso e residuale "politichese" sembra finito, ma è la parola stessa che ha cambiato senso, e forse è divenuta inconfessabilmente accessoria, sorpassata, marginale, in qualche misura addirittura trascurabile. Perché ormai sta sotto, la vecchia parola, ai volti dei leader e dei candidati che si affacciano sui muri delle città; poster senza più neanche slogan o cartigli, solo facce e nomi. Ed è sottomessa, la parola, anche ai cambi di costume di scena, scravattamenti, foularini, o scenografie, ambientazioni, paesaggi, sfondi, i borghi medievali con cipressi di Veltroni, i maxi-schermi specchiatissimi del Cavaliere, la carrozzina pro-life di Giuliano Ferrara. Così lontana la vecchia oratoria di una volta, così sorpassati i virtuosi solfeggiatori da comizio. Si tratta di segni, salti, slittamenti a volte impercettibili: a Piacenza Veltroni ha definito "una nostra ammiratrice" quella che un tempo avrebbe chiamato "una giovane militante". Più delle parole contano adesso i gesti: strappare il programma degli avversari, ad esempio, o inginocchiarsi davanti a una tomba, come pure mangiare mozzarella di fronte a una telecamera (il neo-assessore campano Velardi voleva che lo facesse il Capo dello Stato). Accendono la fantasia le storie emblematiche, i personaggi simbolici, i quadri viventi, l'operaio sopravvissuto al rogo, l'abbraccio tra i genitori degli anni di piombo, la ragazza del call-center, ma anche il ricco figlio da far sposare alla precaria. Pullman, tir, magliettine, inni e canzonette. Suoni e luci, mani intrecciate a raffigurare la W di Walter, pance e calvizie da rinfacciarsi "giocosamente" l'un l'altro, vedi l'ultimo esaltante corpo a corpo tra Berlusconi e Bettini. E poi questo epidemico tic dei "Valori", tanto più indeterminati quanto più risonanti, iperbolici, tromboneschi: "il coraggio dei valori", che basta vedere la foto del senatore De Gregorio per dubitare; "i valori che non si vendono" dell'Udc, ma evidentemente si comprano dalle agenzie di pubblicità. Molto impegnativo materiale attende il prossimo studio dell'Accademia della Crusca.

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La campagna del testimonial Bersani Al fotofinish vince chi è in rimonta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IN VIAGGIO NEL NORD EST La campagna del "testimonial" Bersani "Al fotofinish vince chi è in rimonta" A uno studente di Peschiera che si lamenta delle troppe barche a motore sul lago, sbotta: "È fuori dal mondo che il Garda non abbia una governance, via, chi se lo aspetterebbe?". Nella Bassa Veronese, a certi mugugni sulle tasse taglia corto: "Non siamo Robespierre, vogliamo solo riportare la fedeltà fiscale nella media europea". Macché partito della spesa pubblica: "Un cavallo magro corre meglio". Dribbla i temi etici proponendo che il Pd "organizzi luoghi di discussioni e il Parlamento decida dopo istruttorie pubbliche, non a colpi di referendum". Ma basta una domanda sul caso Welby per fargli dire come la pensa: "Scusate, se inventano un frullatore che girandoci dentro nudo si vive, sono obbligato a entrarci?". Parla così Pierluigi Bersani, nonostante la morbida cadenza piacentina: chiaro e senza "lisciare il pelo". E poi cala l'asso: "Io il Nord Est l'ho succhiato nel latte". Fa campagna da testimonial, il ministro dello Sviluppo Economico: candidato nella sua Emilia, gira il Veneto e il Friuli, Milano e la Brescia della conferenza operaia, la Trieste di Illy fino alla Liguria in bilico. Una campagna da "tessitore" per l'uomo chiave del Pd nel Lombardo-Veneto, a botte di sei comizi al giorno intervallati da mezzo sigaro e una canzone di Vasco. Chiamato a rinverdire il mitico viaggio nei distretti industriali quando mobilifici e calzaturieri soffrivano la concorrenza estera. A farsi capire da piccoli imprenditori e commercialisti, da padroncini e operai, dai mobilieri di Lissone impauriti dall'Ikea, da piastrellisti e muratori che hanno spostato il loro voto da sinistra alla Lega perché insofferenti della manodopera low cost albanese e rumena. Bersani fende la provincia profonda, dove il Carroccio sfiora il 70%, con una consapevolezza: "I centometristi sanno che al fotofinish vince chi era in rimonta". La missione degli ultimi 15 giorni è convincere gli indecisi "a dare un aiutino", a crederci, e il ministro non si tira indietro. Il giovane coordinatore del Pd veronese Giandomenico Allegri (esemplare tipico della sua terra: imprenditore informatico partito dalla taverna dei genitori e approdato a una ditta con nove dipendenti) lo guida attraverso il Veneto, terra di delicati equilibri tra Giulietta e Gardaland. Dai gerani di Lazise, grazioso comune lacustre che con i suoi mille anni si fregia di essere il più antico d'Italia, al bar centrale di Nogara, dove ha sede il maggiore stabilimento europeo della Coca Cola. A tutti Bersani presenta il "bambino nuovo", il Pd concepito di corsa da genitori che "non sapevano dove sarebbero andati a finire, ma questo è un vanto" (altro che il film Juno: un elogio della nascita che convincerebbe anche Giuliano Ferrara). Quello che, nell'idea, "è il partito del secolo". La svolta in grado di autoriformare l'intero sistema: "Noi ci siamo stracciati la giacca, abbiamo pagato il prezzo. Ora se vinciamo in sei mesi ci saranno 4 partiti e in altri sei le riforme. Se vincono loro, invece, la ruota torna indietro". Il Pd come unica speranza di uscire dall'estenuante transizione incompiuta: "Berlusconi può piacere, ma lì non c'è traccia di futuro". Invece, la pozione magica di Veltroni mischia "un elemento di strappo, di rischio, di sofferenza e di avvenire". È il "baricentro" di una campagna elettorale ancora confusa tra Alitalia e bufale (bovine e non): "Il Paese per la prima volta sarebbe guidato da una grande forza riformista. Bisogna lottare contro quel distacco micidiale tra politica e cittadini che è la questione settentrionale ma anche il tema dell'Italia". Lo abbraccia Paolo Giaretta, coordinatore della battaglia nordista: "Abbiamo lavorato insieme al ministero, ci siamo divertiti a mettere in atto un "progetto Italia" con la pazienza dei riformisti". I connotati del progetto sono noti: lenzuolate di liberalizzazioni, consumatore "trattato come Dio comanda", P.A. al suo servizio, meno tasse pagate da tutti, civismo senza cinismo. Non si dica che è un discorso nordista: "Io parlo la stessa lingua anche al Sud. Modernizzare significa ridurre tutte le intermediazioni amministrative, e i benefici vanno dove ce n'erano troppe". Bersani parla solo dell'oggi, del rush finale e della vittoria senza subordinate. Sullo sfondo però aleggia il domani. Se da sconfitti, Veltroni avrebbe qualche difficoltà e sui giornali avanzano future leadership... "A due settimane dal voto accetto solo la domanda se mi piacerà ancora fare il ministro". Le piacerà? "Sono affezionato ai giochi di squadra, decideremo insieme. Mi va bene tutto". Al Pd però pensa sempre: "Potrà essere il partito del lavoro e della cittadinanza. Dovrà essere popolare, stare in mezzo alla gente. Dopo il 14 aprile dovremo dedicarci all'organizzazione, a capire che tipo di partito vogliamo, a creare momenti di discussione". A Cerea, retta fino all'anno scorso da una peculiare giunta Ds-An, nell'ex area industriale Perfosfati riqualificata grazie ai fondi europei dall'allora sindaco e oggi consigliere regionale Franco Bonfante, si svolge la prima Festa dei Democratici. Quella che era la Festa dell'Unità: "Io non abbandonerei il logo - sbuffa Bersani - si può arricchirlo. I marchi possono evolvere, ma attenti alla troppa facilità negli strappi". Lo stesso timore traspare a chiedergli se rinnega l'esperienza nel governo: "Non sono pentito, abbiamo seminato una traccia profonda. Prodi ha impedito un ventennio berlusconiano e ci ha portati in Europa. Non accetterò mai la sua damnatio memoriae". Anche se "non avrei voglia di rifarlo, in quelle condizioni era troppo faticoso". Solo sull'indulto, un'esitazione: "Qualche riflessione più attenta ci avrebbe portato a diversa conclusione". La criminalità è un tema sentito. I giornali di questi giorni trattano dei pensionati che rubano nei supermarket e dibattono se sia per fame o per noia. A Verona il sindaco leghista Tosi si è fatto riprendere dalle telecamere mentre scavalcava una finestra durante uno sgombero. Ma nella stessa città il comizio di Umberto Bossi a Piazza Dante ha richiamato solo 300 persone. Lo scrive L'Arena, non proprio vicina al centrosinistra, e nella sala della Perfosfati, tra una costata e una lasagna al musso, ricomincia con pazienza riformista la conta degli "incerti da convincere".

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Bianchi e Dolci votano Pd, bufera nella Sinistra arcobaleno Piccolo tsunami nel Pdci a Reggio Emilia: radiata la segretaria. Zani annuncia voto disgiunto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Bianchi e Dolci votano Pd, bufera nella Sinistra arcobaleno Piccolo tsunami nel Pdci a Reggio Emilia: radiata la segretaria. Zani annuncia voto disgiunto di Andrea Carugati / Roma LEI, LOREDANA DOLCI, fino a ieri segretario del Pdci in Emilia-Romagna, è già stata radiata dal partito. Lui, il ministro Alessandro Bianchi, no, perché era un indipendente, e dunque non c'era modo di radiarlo. "La sua è una scelta legittima", ha detto Manuela Palermi. Tutti e due lasciano la Sinistra arcobaleno per Veltroni. Lei, assessore provinciale a Reggio Emilia, è addirittura candidata con Sa, settima in lista alla Camera in Emilia, posizione non eleggibile. Eppure voterà Pd alla Camera e al Senato. "Così faranno anche il capogruppo in Comune Matteo Riva e quello in Provincia William Marastoni", dice la Dolci. Riva, in realtà, frena: "Sono e resto del Pdci". Ma tant'è. Un piccolo tsunami ha decapitato il partito reggiano. La Dolci la spiega così: "Una scelta dolorosa e sofferta, ma quando ho visto Berlusconi in tv dire a una precaria che doveva sposare un miliardario non ho resistito: mi ripugna l'idea di altri cinque anni con lui e Fini al governo, mi vengono degli attacchi di vomito. E l'unico argine è il Pd. Nella Sinistra arcobaleno si usano toni esasperati contro il Pd, si dice che è uguale al Pdl. Io penso di no, credo che la gente lo percepisca come un partito di sinistra. Per il momento non mi iscrivo, e non condivido tutte le proposte di Veltroni. Ma è stato così anche con Prodi e Padoa Schioppa, eppure quel governo l'abbiamo sostenuto fino in fondo. La politica è l'arte del possibile, e il Pdci è nato proprio per sostenere Prodi e il centrosinistra nel 1998. I nostri elettori sono più vicini a una cultura di governo che alle posizioni di Rifondazione". Il programma della Sinistra arcobaleno non la convince? "Concettualmente sì, ma è abbastanza inutile fare belle proposte quando si sa che non si possono realizzare, è un po' un raccontarcela tra noi. Credo che sia molto più utile impedire che Berlusconi vada al governo". Non c'è solo l'antiberlusconismo a motivare la scelta della Dolci: "Alla Camera non ci sono donne del Pdci in posizioni eleggibili, eppure nello statuto è prevista la parità tra i sessi. Alla fine saranno eletti dieci deputati e tutti uomini". Il Pdci replica dicendo che questa affermazione "è falsa, le donne parlamentari saranno almeno il 30%". I vertici della Sa dell'Emilia la accusano di "trasformismo". "Ha scelto il più forte dopo aver fatto di tutto per avere un posto eleggibile alla Camera e dopo un attento calcolo su cosa le sarà più conveniente per il futuro". Dall'incarico di assessore provinciale al Bilancio non si è dimessa: "Non spetta a me decidere", spiega. Ma è convinta che la sua non sia una scelta isolata: "Oggi ho ricevuto molte telefonate, da compagni del Pdci che hanno importanti incarichi in altre città, e credo che faranno scelte analoghe. Del resto anche i sondaggi lo dimostrano: c'è una parte di elettorato di sinistra, in particolare del Pdci, che voterà Pd. Mancava solo qualcuno che avesse il coraggio di dirlo in modo aperto". Di segno opposto la decisione di Mauro Zani, europarlamentare del Pd ed ex segretario regionale dei Ds emiliani, che annuncia un voto disgiunto: al Senato per la Sinistra e alla Camera per il Pd. "Lo faccio per indebolire la destra. Sempre più politici e intellettuali (anche Gianfranco Pasquino, ndr) voteranno Sinistra al Senato con lo scopo chiaro di impedire l'avanzata del Pdl".

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A volte i giovani scroccano "l'Unità" ma va bene così (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del SEGUE DALLA PRIMA "A volte i giovani scroccano "l'Unità" ma va bene così..." "Arrivano, prendono l'Unità e si mettono a discutere", racconta Altero: "Si parla dell'attualità. Adesso c'è tutta la questione delle votazioni e allora si fa il contrasto: c'è quello che dice che Berlusconi è una bufala, vedi quella che ha preso a Corviale con quel comizio che non c'è andato nessuno, c'è quello che dice che Veltroni è fortissimo e che ce la farà... vedremo". Anche giovani: "A volte qualcuno l'Unità se la legge a sbafo. Pazienza, a noi basta che la leggano. Se poi la comprano ci fa più piacere, anche perché, come nel passato, all'edicola c'abbiamo ancora uno sconticino di pochi centesimi e quello che avanza ci aiuta a coprire le piccole spese. Negli anni neri con quei soldi ci abbiamo fatto le porte con ivetri blindati contro gli attentati... e meno male perché una volta c'hanno provato a sfondare ma non ci sono riusciti"Mariagrazia Gerina.

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Il conflitto perfetto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il conflitto perfetto Furio Colombo Segue dalla Prima G li risponde (La Repubblica, 26 marzo) Michele Serra: "Un quadro grave che amerei molto poter alleggerire, non fosse che è piuttosto realistico, anche perché descrive processi degenerativi della democrazia già ampiamente in atto". Mi sembra però necessario chiarire un punto della previsione triste di Flores d'Arcais. Il chiarimento è questo. Il conflitto di interessi non è un vecchio signore di Arcore che vuole tornare a governare. Il conflitto di interessi è il centro di tutto e si ripete e moltiplica in ogni azione, iniziativa, dichiarazione o atto che Berlusconi compie. In altre parole il vero scandalo - adesso, e in un deprecabile futuro che dobbiamo essere capaci di rendere impossibile - è la continuazione del reato. Continuando, quel reato si allarga, occupa spazi sempre nuovi e attrae sottomissioni sempre più vaste, come si nota già adesso, osservando con quanto zelo una parte della borghesia italiana già va a mettersi a disposizione, dalla collocazione in lista ai favori, pur di farsi trovare nel posto giusto in caso di vittoria. Sa benissimo che, se Berlusconi tornerà alle sue ville a i suoi cactus, con il centro sinistra non perde niente. Ma con un leader vendicativo come l'uomo di Mediaset, è bene non farsi trovare dalla parte sbagliata. Questo hanno notato i grandi giornali stranieri, da The Economist a The Wall Street Journal, esprimendo, persino con candore, la meraviglia per i sondaggi italiani. Si stanno chiedendo ad alta voce: "possibile?". Possibile che gli italiani preferiscano il prodotto usato pur avendo la certificazione internazionale del niente (con danno) che è stato il "berlusconismo"? È ricordato, sempre e da tutti, per l'amabile dialogo dell'allora presidente del Consiglio italiano e presidente del Consiglio d'Europa, con l'eurodeputato tedesco Martin Shultz, definito spiritosamente "Kapò"" dall'uomo di Arcore che ha poi descritto l'intero Parlamento europeo come un luogo frequentato dai "turisti della democrazia" solo perché non lo applaudivano come alle feste a pagamento di Forza Italia e, adesso, del "Popolo delle Libertà"? *** Ma questo stato di sorpresa, condivisa nell'opinione pubblica europea ripetuta e manifestata dalla Spagna del Pais allo Zeit di Amburgo, è esso stesso prova delle conseguenza (in questo caso percezione distorta dei fatti) del conflitto di interessi. E il conflitto di interessi, proprio mentre deborda dal suo alveo "normale" (notizie false o taroccate che si sovrappongono alle notizie vere e da cancellare a causa del controllo completo di tutte le fonti di informazione e della gigantesca intimidazione sugli operatori tecnicamente "liberi" che ne consegue) va mostrando, come una malattia non curata, la sua capacità di espandersi e perfezionarsi. L'espansione si verifica nel momento in cui Berlusconi si impadronisce senza alcuna cautela del problema Alitalia, ne fa una questione elettorale, benché ogni sua dichiarazione abbia riflessi immediati sull'andamento del titolo in Borsa. E annuncia un suo modo di risolvere il problema che è due volte fuori legge. Una prima volta perché il candidato presidente del Consiglio (che oggettivamente è già in conflitto di interesse in quanto è l'uomo più ricco ed economicamente potente in ogni campo del Paese che vuole governare) non esita ad affermare che i suoi figli (i suoi figli) faranno parte di una cordata italiana che sostituirà la sola trattativa finora reale ed esistente, quella con Air France. Una seconda volta perché nega, pur avendone parlato enfaticamente in televisione, di avere mai nominato i suoi figli, e annuncia in modo disinvolto, con l'espediente di "svelare qualche segreto" a un bravo reporter, una serie di nomi che sarebbero parte della nuova, grande avventura d'affari. Tutto ciò avviene in un articolo di prima pagina, de La Stampa (27 marzo) che reca la firma di un provato specialista delle confidenze di Berlusconi, Augusto Minzolini. Ma Augusto Minzolini è anche un buon amico, o meglio questa è la condizione per continuare a ricevere confidenze. Il 28 marzo si lascia benevolmente smentire. E benevolmente le varie Tv pubbliche e private stanno al gioco, che avrebbe stroncato altrove qualunque candidato: a mano a mano che le persone o gruppi indicati come partner della "cordata" smentiscono. Tutti si prestano a mettere in onda, senza precisazioni ulteriori, l'ultima notizia che Berlusconi decide di dare di se stesso. Afferma che non ha mai detto i nomi che ha detto. A tutti va bene così. Eccoci dunque di fronte al conflitto di interessi perfetto. Primo, non riguarda solo le notizie, ma - come era stato ripetuto dagli allarmisti solitari che non hanno mai smesso di denunciare questo male terminale della democrazia - si estende apertamente a questioni economiche di grande rilevanza. Secondo, mentre fa campagna elettorale per diventare presidente del Consiglio, Berlusconi non esita a restare con le mani in pasta in affari che lo riguardano, al punto di coinvolgere i suoi figli. Terzo, nel farlo altera drammaticamente e gravemente il corso del valore delle azioni Alitalia, una iniziativa che sarebbe duramente contestata e punita in ogni legislazione che non consente il conflitto di interessi, e dunque lo "insider trading" (influenzare il corso di un valore azionario attraverso l'uso delle informazioni che hai o che generi). Quarto, Berlusconi torna tranquillamente e indisturbato al primo tipo di conflitto di interessi, quello sul controllo delle fonti delle notizie. Di fronte alle smentite e alla prova di ciò che ha detto, annunciato, promesso da candidato elettorale, ma anche potente uomo d'affari, nega tutto. Non solo nega, ma attribuisce a Prodi e al suo governo il reato di cui lui si è reso colpevole. Insinua che lo svolgersi della trattativa in corso fra Alitalia e Air France, approvata dal governo italiano, sarebbe - quella e non le sue piazzate - la causa di un oscillazione dei valori azionari dell'Alitalia. Detta così la balla è un po' grossa. Ma per Berlusconi non c'è problema. I mezzi di comunicazione scritti, radiofonici, televisivi glielo passano, e non c'è autorità della concorrenza o le comunicazioni, che, finora, si sia fatta sentire. La vita continua e la probabilità che questo campione usato del conflitto di interessi vinca di nuovo le elezioni, alle quali si candida per la quinta volta benché "over Seventy", è considerata da molti troppo rischiosa per contraddirlo, per dare prova di ciò che ha effettivamente detto, dopo ogni smentita. *** Vale la pena di osservarlo bene mentre dice - di nuovo senza il minimo riscontro - "Io sono un uomo di fatti, gli altri offrono solo parole", e lo dice con disprezzo rivolto a Veltroni, che è stato, con successo, sindaco della città più bella ma anche più complicata d'Europa. Chiunque annunciasse una cordata che non esiste, mentre piovono smentite, comprese quelle grosse come una casa di Eni e Mediobanca, sarebbe considerato un "pataccaro", termine romano per coloro che tentano di vendere il Colosseo. Nel gergo americano il pataccaro è un "con-man" abbreviazione di "confidential-man", persona che a parole, ma solo a parole, guadagna attenzione e interesse per qualcosa che è falso o non esiste e comunque nasconde un imbroglio. "L'uomo dei fatti" se la cava, perché per le sue parole non esiste posto di blocco. Ripeto: è questo il conflitto di interessi perfetto. Ma la storia diventa più interessante se uno si domanda, con la insistenza tipica della stampa americana: "fatti? quali fatti?". Si potrebbe fare una bella celebrazione dei "fatti di Berlusconi" ricordando come tutto comincia. Comincia prima con un oscura ricchezza divisa in tanti depositi intestati a pensionate, segretarie e sconosciuti vari. Poi con una legge, speciale, unica, quella del governo Craxi, per consentire alle sue tante stazioni Tv locali di diventare "reti". Poi con un periodo di duro ed efficace controllo della televisione di Stato, sua unica concorrente in modo da tenere il concorrente nei limiti desiderati. È l'unico vero risultato dei cinque anni del suo governo, oltre alle leggi ad personam. Con quelle leggi "l'uomo dei fatti" si mette al riparo, attraverso una ulteriore estensione del conflitto di interessi (questa volta fra imputato e giustizia) dalle conseguenze penali di tutte le scorciatoie, sentenze acquistate, corruzione di giudici, falsi in bilancio, fondi neri, in modo da non dover mai pagare le conseguenze delle sue disinvolte iniziative (i fatti di cui si vanta sono quasi sempre reati) o a causa della prescrizione guadagnata dai suoi bravi avvocati, che fanno durare troppo i suoi processi (con la sarcastica collaborazione del premier che si presenta per dire "non lo vedete che devo governare e ho cose più importanti da fare che farmi giudicare?"). O perché i reati sono stati cancellati dal Codice con l'operosa attività dei suoi avvocati divenuti, intanto, membri o presidenti delle Commissioni Giustizia della Camera e Senato. Ma è proprio su questo nuovo e interessante fatto politico che il conflitto di interessi, ormai maturo e solido puntello della vita privata, pubblica e politica di Berlusconi (e forse la vera ragione che gli fa desiderare di non abbandonare la politica) mostra tutta la sua forza. Mi riferisco a una dichiarazione di Gianfranco Fini che ha annunciato, senza ripercussioni e smentite istituzionali che "il 13 aprile sarà la data in cui celebreremo finalmente la vera liberazione d'Italia". Il 13 aprile è il primo dei due giorni delle prossime elezioni, che Fini presume di vincere. Poiché quella dichiarazione è di un post-fascista, l'ostinazione a smentirlo e dunque a vincere queste elezioni dovrebbe farsi ancora più tenace e ostinata, per tanti di noi. Nessun giornale o tv ha autorevolmente detto a Fini che l'Italia è già stata liberata, il 25 aprile, e liberata proprio dall'oppressione degli antenati e predecessori politici del postfascismo. Sul momento non sapevamo che la frase di Fini precedeva di poco l'annuncio della candidatura sotto le bandiere di Berlusconi (a cui si è piegato e sottomesso anche Fini) del fascista Ciarrapico, che della sua fede fondata sul delitto (Matteotti, Gobetti, Rosselli, Gramsci, Fosse Ardeatine) sulla persecuzione dei nemici politici, sulle leggi razziali, fa un vanto orgoglioso e pubblico. Lo fa, in romanesco bonario, nella città che il 16 ottobre 1943 ha visto scomparire mille e diciassette cittadini ebrei romani (quasi nessuno è tornato) in un silenzio prudente di personaggi piccoli e grandi, un po' come succede adesso. Ecco dove il conflitto di interessi diventa perfetto. Una democrazia libera e normale non dà pace a un finto leader democratico che include con onori e fanfara nelle sue liste un fascista dichiarato con la motivazione "mi servono i suoi giornali" (segue, come sempre, smentita). Invece rispetto e silenzio. Chi vorrebbe farsi espellere disturbando il giocatore avversario che intanto è diventato arbitro (arbitro mentre gioca)? La situazione resterà penosa, umiliante, estranea alla civiltà democratica fino ai giorni 13 e 14 aprile. In quei giorni sarà impegno e dovere di tanti italiani esseri sicuri che Paese e governo tornino a celebrare il 25 aprile, la data in cui Ciarrapico e i padrini del post-fascismo hanno perduto il controllo del Paese e l'Italia è diventata, e potrebbe tornare ad essere, un Paese grande, rispettato e libero. furiocolombo@unita.it.

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Pannella senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore, alcuni giornali, r (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Pannella senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore, alcuni giornali, ritenendo di interpretare le intenzioni del presidente Napolitano, fanno il nome di Marco Pannella come prossimo senatore a vita. In proposito, l'articolo 59 della Costituzione, per quanto breve e chiaro, è stato spesso interpretato arbitrariamente. Dice: "Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". Circa il numero, Pertini volle intendere che ogni presidente potesse nominarne cinque. Gli venne dietro allegramente Cossiga, per cui il numero dei senatori a vita si impennò. Finalmente, Scalfaro e Ciampi hanno rimesso le cose in ordine, tornando alla corretta interpretazione tradizionale. Ma pochi hanno ben inteso i requisiti costituzionalmente richiesti, nominando proprio coloro che non li avevano: i politici. Il Senato, una sorta di cimitero degli elefanti della politica. La casta anche in questo ha riprodotto se stessa, mentre i costituenti volevano esaltare scienziati, artisti, poeti, letterati, non premiare i politici, che in Parlamento dovrebbero andarci da eletti. Pertanto, con tutta la stima per Pannella, vorremmo che il presidente della Repubblica rispettasse finalmente la Costituzione. Ezio Pelino Si pretenda dai candidati rispetto per l'unità e l'autonomia sindacale Cara Unità, certi toni e affermazioni usati nella campagna elettorale da esponenti della Sinistra arcobaleno, e innanzitutto da quelli provenienti da Rifondazione comunista, hanno già provocato giuste risposte tra i lavoratori e tra le articolate strutture dei sindacati italiani. Risposte inevitabili a coloro che pretendono di presentarsi come rappresentanti diretti ed esclusivi degli interessi dei lavoratori, siano questi occupati o precari o disoccupati. A parte le scarse percentuali di gradimento di questi esponenti nel mondo del lavoro, e specialmente nelle zone del Nord a più alta densità industriale, quella presunzione è comunque manifestazione di intenzioni preoccupanti, quasi che dal voto ottenuto in qualche parte del Paese essi possano sentirsi autorizzati a voler determinare in futuro, secondo le loro convenienze politiche, il contenuto e la condotta delle vertenze sociali, che vanno invece lasciate alla gestione dei lavoratori e alla guida delle loro organizzazioni sindacali unitarie. Di quella pretesa del resto abbiamo già avuto una cattiva esperienza nell'autunno scorso durante la vertenza e le trattative sulla riforma del welfare. Allora gli esponenti della attuale Sinistra arcobaleno, guidati soprattutto da Rifondazione comunista, si misero contro le confederazioni sindacali e contro l'accordo stipulato durante una difficile trattativa con il governo e le altre parti sociali, perfino dopo che l'accorso era stato approvato dall'80 per cento dei 5 milioni di lavoratori che parteciparono al referendum. Creando così tra l'altro le premesse di una inevitabile crisi politica sfociata nel gennaio passato nelle dimissioni del governo Prodi. Si espressero allora da parte di frange estremistiche perfino conati di scissione, nell'idea di creare un piccolo sindacato ideologico che dovrebbe porsi come un cuneo contro gli altri sindacati e la stessa unità sindacale. Credo che una più esplicita e diffusa risposta non debba essere lasciata soltanto a qualche esponente sindacale o al solo candidato premier del Partito democratico, Walter Veltroni. Nelle ultime settimane prima del voto decisivo del 13 e 14 aprile, a difesa dell'autonomia e unità sindacale e contro il ripetersi di comportamenti negativi, è necessario che scendano in campo soprattutto i lavoratori attivi politicamente e il quadro sindacale di base. Sarà importante spingere per un largo voto a favore del Partito democratico, come garanzia che nelle vertenze sociali predomini la volontà della grande maggioranza dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, e non gli impulsi originati da settori politici minoritari. Tali spinte infatti renderebbero inevitabile e automatico l'intervento nelle vertenze anche di altri partiti e gruppi di interessi, trasformando ogni questione da fatto sindacale a momento degli equilibri parlamentari e di governo, e quindi complicando o rendendo quasi impossibile la soluzione positiva di conflitti e trattative. Andrea Pirandello, Roma Queste sono le mie buone ragioni per votare Pd Cara Unità, a chi mi chiede perché voto PD rispondo: per dare continuità all'azione iniziata dal governo Prodi, per non buttare alle ortiche il lavoro di 20 mesi di governo di centrosinistra, per cominciare a raccogliere quanto seminato dando continuità all'azione politica in un Paese abituato a vivere alla giornata, senza un progetto complessivo, senza una prospettiva di futuro perché bloccato dai veti incrociati degli interessi di parte in una condizione di emergenza permanente (reale o presunta che sia).Voto PD perché ho la speranza di riuscire finalmente a vivere in un Paese "normale", dove la politica progetta il futuro e non si accontenta di amministrare il contingente; voto PD per evitare un salto nel buio con la nostra fragile democrazia nata dalla lotta di liberazione, riconsegnata nelle mani di una destra sempre più fascista e sempre meno pentita. Per queste ragioni e tante altre ancora voto PD e spero che come me il 13 e 14 aprile lo facciano tanti altri cittadini con la "voglia" di restare liberi. Claudio Gandolfi, Bologna clgand@libero.it La memoria corta di Berlusconi sulla par condicio Berlusconi continua a ripetere che il bavaglio della par condicio è una vergogna, che uno dei primi provvedimenti del suo governo sarà quella d'abolirla. Possibile che un partito con il 3% possa avere gli stessi spazi del "popolo delle libertà"? Mi chiedo quando nel '94 il Cavaliere fondò Forza Italia che spazi televisivi doveva avere?. Zero! O giù di lì. Inutile dire come finì la storia, il telepredicatore e le sue reti se ne fregarono della par condicio. In tre mesi dal nulla Berlusconi diventò presidente del Consiglio. Con tre reti televisive, quotidiani, settimanali e quant'altro il cavaliere ora teme la non visibilità. No comment. Cordiali saluti Casaccio G. Luigi, Brescia.

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La partita è apertissima Destra prigioniera del passato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "La partita è apertissima Destra prigioniera del passato" Veltroni di Bruno Miserendinoinviato a Brescia "Una settimana fa avrei detto che la partita è aperta, adesso dico che la partita è più che mai aperta. Sono assolutamente ottimista. Sono loro che parlano di pareggio..." Prima di andare alla conferenza operaia di Brescia, davanti a migliaia di lavoratori e di sindacalisti, Veltroni fa colazione in uno storico albergo dal nome bene augurante (Vittoria), e si vede che ha un'aria soddisfatta. Sondaggi? Ormai non si possono più rendere noti, però è chiaro che sente il Pd di nuovo in crescita e la famosa forbice che si accorcia. Veltroni, oggi il d-day vede il ritorno in piazza del popolo delle primarie. Cosa vi aspettate da questa mobilitazione e che umori percepite? "Mi pare che si stia progressivamente apprezzando il fatto che a partire da quel 14 ottobre delle primarie molte cose in questo paese sono cambiate e se si esamina la vita politica italiana prima e dopo quella data, si vede che questa mutazione dipende in gran parte dalla novità costituita dalle idee, dai contenuti e dai programmi del partito democratico. Il 14 ottobre fu un risultato inaspettato, come quasi tutto in questo nostro paese, non se l'aspettavano la politica, i media, i sondaggisti. In quella partecipazione c'era la volontà di imprimere un'accelerazione a un processo che si avvertiva come essenziale per lo sblocco della democrazia italiana. C'era una presa in carico dei destini del paese, una risposta all'antipolitica, una sfida razionale di innovazione. Il 14 aprile saranno passati sei mesi, e la mia grande gioia è vedere che in meno di mezzo anno si è fatta l'identità di un partito: valori, idee, programmi, energie nuove. Pensiamo ai giovani che parlano nelle nostre manifestazioni. Da questa giornata di mobilitazione mi aspetto che parta un'altra grande spinta di protagonismo e di innovazione. Protagonismo diffuso, non la politica come mestiere, per addetti ai lavori, ma esperienza civile, passione. Se questo messaggio riparte dai 3 milioni e mezzo delle primarie può davvero diventare l'onda che travolge". Chi sono gli indecisi? I delusi del centrosinistra, i tentati dall'antipolitica? "No, secondo me sono più elettori di centrodestra. Lo dicono i dati. Man mano che noi cresciamo scendono gli indecisi, o viceversa". Però il dato del Pdl non si erode. "Si erode ogni settimana. E comunque io mi sono fatto portare i sondaggi del 2006 a 15 giorni dal voto. Erano proprio come adesso, poi si sa come è andata". Ci fu la promessa di Berlusconi di togliere l'Ici, che conquistò una bella fetta di indecisi, qualche errore di comunicazione del centrosinistra... "Secondo me già allora, 15 giorni prima del voto, le cose non stavano come dicevano i sondaggi. Credo che non avessero percepito del tutto il flusso elettorale, lo spostamento degli elettori. Ora come ora posso solo dire che la situazione, a parti invertite, è molto migliore di allora. Quindi la partita è assolutamente aperta, con ottime possibilità di vittoria". Ma intanto si parla solo di pareggio. "Ma ne parlano loro, che erano partiti con l'idea di una vittoria a mani basse, e già questo indica una difficoltà obiettiva. E d'altra parte in queste settimane quale idea è venuta dalla Destra per l'Italia? Non c'è una proposta innovativa, i nomi dei ministri sono gli stessi del '94, i toni sono quelli di sempre, sui temi concreti non hanno detto nulla, e quando l'hanno fatto si sono divisi. Ogni giorno c'è la ripetizione di un copione logoro, non riescono a trovare nei nostri confronti un punto d'attacco, perchè nessuno dei loro argomenti sembra pagare". Nemmeno su Alitalia? Berlusconi è entrato a gamba tesa nella vicenda, ma a volte, a sinistra, si ha l'impressione che non paghi mai dazio per le cose che fa o dice. "Io penso che come noi ci siamo liberati dal fantasma di Berlusconi, se ne deve liberare anche una parte del mondo degli osservatori. Sull'Alitalia la gente pensa che c'è una gran confusione. Pensa che c'è una trattativa seria in corso, e che improvvisamente è arrivata una proposta strumentale e vaga". A proposito, sulla vicenda Alitalia, dove sono finiti i liberal di questo paese? "In effetti non si sentono. Ma singolare non è solo quel che si dice o accade sulla vicenda Alitalia, è complessivamente singolare la proposta di politica economica della Destra: l'idea di chiamare l'Eni per acquistare la compagnia di bandiera, la politica dei dazi di Bossi e Tremonti, l'idea di far acquistare Alitalia con una cordata con i figli dell'aspirante premier, previo prestito ponte dello Stato, vale a dire una forma di utilizzo di soldi pubblici a fini privati. Vedo un silenzio imbarazzato di tanti che hanno paura di dire quello che pensano. Questo è un problema del paese. Noi abbiamo bisogno del ritorno di una cultura critica non fondata sul principio, anche quello stanco, dell'equidistanza. Anche questo atteggiamento lo considero parte di un tempo che si va esaurendo". Magari un confronto televisivo potrebbe aiutare a capire. L'impressione è che non ci sarà, e nel frattempo Berlusconi mantiene il predominio assoluto nella comunicazione televisiva. Quanto pesa questo squilibrio? "Conta, certo, ma qualunque sia il risultato, non invocherò lo squilibrio come alibi. Io credo che questo non sia un paese di spettatori, ma di cittadini, interessati alla soluzione dei problemi, quelli loro e dei loro figli, non a chi vince il Grande Fratello. Non ho solo il dovere di avere fiducia, ma ho ragione di avere fiducia nei cittadini. Gli italiani nei momenti cruciali hanno sempre mostrato una grande voglia di innovazione. Il nostro mondo si attarda in una concezione un po' piagnona, sempre difensiva. Secondo me sbaglia e credo sia stata una delle cause della perdita di relazione tra il mondo del centrosinistra e la società italiana". Lo squilibrio lo certifica l'Authority. "Certo che c'è, ma penso che gli italiani siano più saggi e avranno la forza di rispondere a una crisi profonda, indicando una soluzione alternativa di tipo europea". Se il risultato non dovesse garantire la governabilità, cosa bisognerebbe fare? "Chi vince governa e se la situazione fosse di assoluto equilibrio, insieme si devono rapidamente approvare le riforme indispensabili. Chi governa capisce che la sua sopravvivenza è legata al senso di responsabilità dell'opposizione. Ma credo che alla gente il dibattito su pareggi e alleanze interessi fino a un certo punto. Ai cittadini interessa avere un sistema governabile. Se non c'è la colpa è della Destra, che ha fatto prevalere gli interessi particolari su quelli generali. Credo che in quel passaggio, nello schieramento a noi avverso, si siano consumati errori gravi. Anche il Centro ha sbagliato. Se Casini avesse rotto allora, invece di farsi mettere alla porta dopo, probabilmente oggi la situazione sarebbe diversa. La realtà è che il tema delle riforme istituzionali sovrasta il paese e non si potrà eludere".

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Alitalia, i tg Mediaset vedono solo il Salvatore nostrano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Alitalia, i tg Mediaset vedono solo il Salvatore nostrano Tutti i telegiornali di Silvio Berlusconi rispettano la consegna: l'Alitalia non deve "diventare francese", tutti i grandi paesi hanno una loro compagnia aerea, l'uomo della Provvidenza metterà assieme una "cordata" salvifica che difenderà l'onore nazionale offeso e - sia ben chiaro - quando andrà al governo, Spinetta dovrà sloggiare e in fretta. Ora, siamo certi che i francesi non vedano questi tg, altrimenti non si spiega come mai siano ancora lì a trattare con il rischio che, una volta firmato un qualsiasi foglio di carta, arrivi questo anziano minaccioso a strapparlo, come ha già fatto con il programma di Veltroni. Ma c'è poco da scherzare, la recita è tragica: nessuna "cordata" si farà mai viva per accollarsi un'azienda carica di debiti avvenire. Quindi, delle due l'una: o ristruttureranno come Spinetta o Berlusconi (che, per ora, è solo un "ex") ha già promesso che li coprirà di soldi pescati, guarda caso, nelle tasche degli italiani. Ma tutto questo i tg Mediaset non lo diranno mai: suonano il tamburo del nazionalismo, plaudono con largo anticipo al Salvatore e mostrano - orrore - Fede commosso al ricordo dei voli di gioventù. Paolo Ojetti.

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Scommettere su legalità e sviluppo La sfida Pd nella Calabria in bilico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del REPORTAGE Minniti: "La 'ndrangheta succhia energie alla regione, e fa male all'intero paese" Scommettere su legalità e sviluppo La sfida Pd nella Calabria in bilico "Nomini la Calabria, e il primo pensiero è la 'ndrangheta. Il secondo i morti ammazzati". Per Marco Minniti il voto del 13 e 14 aprile dovrà contribuire a cambiare anche questo, perché la criminalità organizzata "non solo succhia energie alla regione, ma contemporaneamente diffonde un'immagine che in epoca globale pesa come un macigno su questa terra e sull'intero paese". E proprio la Calabria, regione data in bilico che assegna 10 seggi per il Senato, può essere decisiva in questo senso. Nel 2006 il centrosinistra vinse alla Camera 56,7% contro il 42,8% della Cdl e 56,8% contro 42,6% al Senato. Rispetto ad allora però il quadro politico è totalmente cambiato. Il Partito democratico si presenta alleato con Di Pietro e con in lista esponenti dei Radicali, e per la sfida di Palazzo Madama farà a meno dei voti che nel 2006 portarono la sinistra radicale (11,5%), Udeur (4,2%), Socialisti Craxi (2,8%). Ma nonostante questo, assicura il coordinatore regionale del Pd Minniti, la partita con il Pdl è tutta da giocare. E questo, dice, per il messaggio che Walter Veltroni e il suo partito stanno diffondendo nella regione. "Legalità e sviluppo troppo a lungo qui sono stati considerati come indipendenti uno dall'altra, e anzi c'è stato anche chi ha teorizzato che svincolata dai lacci e lacciuoli delle leggi questa terra potesse ottenere una crescita maggiore", dice il viceministro dell'Interno muovendosi tra Cosenza e Castrovillari. "Il messaggio che sta lanciando il Partito democratico è invece che non c'è sviluppo senza legalità, che solo sconfiggendo il potere criminale è possibile attirare investimenti, far fiorire l'imprenditoria sana, infondere la fiducia che il merito viene premiato e fermare la continua emorragia di giovani cervelli". Ma tutto questo, dice il coordinatore regionale del Pd sorridendo quando gli riferiscono delle prime parole pronunciate da Berlusconi appena atterrato all'aeroporto di Lamezia Terme ("Mi fate lavorare troppo"), "è possibile solo se c'è un governo interessato alle sorti del Mezzogiorno, un governo amico e responsabile, perché è chiaro che la Calabria verrebbe stritolata dall'asse Tremonti-Lega nord". Perché al di là dei risultati ottenuti dal governo Prodi nel campo della lotta alla criminalità organizzata (Minniti cita con non poco orgoglio il fatto che per la prima volta nella storia delle cosche un'intera cupola, quella facente capo a Bernardo Provenzano, è tutta dietro le sbarre) e al di là dei segnali dati dal Pd anche attraverso le liste - non solo il fatto che capolista per la Camera è lo stesso viceministro dell'Interno e per il Senato l'ex prefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena, ma anche l'assenza di candidature sospettate di rapporti con la malavita, a influire è anche la politica economica prospettata dagli schieramenti. E in effetti da queste parti hanno suscitato una non lieve preoccupazione le esternazioni di Tremonti e del governatore della Lombardia Roberto Formigoni su un federalismo fiscale secondo il quale ogni regione potrebbe contare soltanto sul proprio reddito fiscale. La prospettiva di un governo Berlusconi "nordista" come quello prospettato dalle parole degli esponenti del Pdl preoccupa molto anche Agazio Loiero. Il presidente della regione ha anche deciso di scrivere una lettera a Veltroni per chiedere al leader del Pd un impegno per un federalismo fiscale che aiuti e non penalizzi il Mezzogiorno. Il governatore della Calabria sottolinea che "molte cose buone sono state fatte" ma anche che "una quotidianità tragica inghiotte come in un cratere senza fondo tutte queste positività polverizzandole e restituendo al paese un'immagine repulsiva di noi". Loiero ha consegnato a Veltroni anche un altro messaggio: "Già in base a uno studio di economisti, se venisse approvato il testo di legge sul federalismo fiscale del centrosinistra, per la Calabria gli effetti sarebbero mortali. Figuriamoci cosa avverrebbe se l'ipotesi del centrodestra favorita da questa demonizzazione di massa del Mezzogiorno diventasse legge dello Stato". Un "difficile nodo" che il governatore ha messo nelle mani di Veltroni, e che il leader del Pd ha provveduto a sciogliere arrivato a Reggio Calabria: "Il federalismo fiscale non può significare la spaccatura del paese", è stata la rassicurazione. E non è mancato l'abbraccio tra i due al teatro Odeon, tra gli applausi di una platea affollata di simpatizzanti. Un gesto pubblico che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a più d'uno nel Pd calabrese. La composizione delle liste aveva infatti lasciato insoddisfatti sia Loiero che Pietro Fuda, che nel 2006 con la Lista consumatori aveva incassato oltre 52 mila voti, il 5,3% del totale. Entrambi nelle passate settimane avevano tuonato di fronte all'esclusione dalle liste di personalità proposte da loro. Poi c'è stato un chiarimento sulla necessità di garantire anche attraverso le candidature il rinnovamento prospettato da Veltroni. L'accordo sul sostegno al Pd c'è stato, l'abbraccio anche. La partita è all'ultimo voto e per il risultato bisognerà aspettare il 14 aprile.

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La paura del Pdl che parla di brogli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La paura del Pdl che parla di brogli di Ninni Andriolo Mancava la pantomima sui "brogli" per dare senso compiuto al remake berlusconiano di una campagna elettorale già vista che torna a proporre il repertorio di argomenti piu' consono al Cavaliere. Dalla Sicilia, dalle cui piazze Veltroni aveva lanciato dure reprimende contro la mafia, Berlusconi si è guardato bene dal pronunciare parole chiare sulla piovra che soffoca l'isola e azzoppa il Mezzogiorno. L'avevamo messo nel conto, pur sperando di essere smentiti. Delusi dai silenzi di ieri, auspichiamo ancora che il candidato premier del Pdl, intento già a sorseggiare "l'amaro calice" di Palazzo Chigi, possa spendere qualche parola di condanna nei confronti dei clan contro i quali si ribellano industriali e commercianti siciliani. Non possiamo dimenticare, però, che Berlusconi ha stretto alleanza con Lombardo e, per suo tramite, con Cuffaro, condannato dai giudici a 5 anni per "favoreggiamento", ma graziato dall'amico candidato governatore Pdl-Mpa dell'isola. Per Lombardo "Totò" ha commesso solo una "grande leggerezza", visto che "lo accusano di aver informato due amici" e "può non aver saputo che fossero caduti nelle spire della mafia". 'Ndrangheta, camorra e Cosa nostra? L'unica emergenza, per il Cavaliere, è la "microcriminalità" che "colpisce le persone piu' deboli come gli anziani''. La stessa piaga che, sotto il governo Cdl, avrebbe diminuito la presa. Al di là delle statistiche che raccontano una verità opposta, ricordiamo bene gli ordini impartiti ai direttori dei Tg perché oscurassero delitti e rapine e dessero dell'Italia un'immagine conveniente al centrodestra allora governante. Per il Cavaliere, in ogni caso, la criminalità organizzata che attanaglia il Sud non rappresenta un'emergenza. Lo sono i "brogli", però. Visto che Berlusconi ha arruolato un esercito di "120mila persone per difendere il voto degli italiani", messo in pericolo della sinistra che usa "tecniche" tanto raffinate da riempirci "un libro". In questa sorta di Bignami del bravo scrutatore azzurro non troverà posto, scommettiamo, il racconto di ciò che è accaduto a Palermo. Proprio i giornali di ieri - per uno scherzo che il destino, anch'esso comunista, ha giocato al Cavaliere - davano conto dell'arresto di due presidenti di seggio per la falsificazione a favore di Forza Italia di schede e verbali relativi alle amministrative 2007. Falsificazioni che, secondo i magistrati, "hanno cagionato la integrale compromissione degli esiti delle elezioni, alterandone i risultati". Non sappiamo se l'accusa di Berlusconi "a certi protagonisti delle Procure che utilizzano il potere ai fini di lotta politica", sia collegata anche all'imbarazzante caso saltato fuori a Palermo. Ma c'è da chiedersi se il Pdl, gridando "al lupo, al lupo", non voglia mettere in realtà le mani avanti. Lungi dal ritenere che il fantasma dei "brogli" immaginari della sinistra porti ad organizzare "brogli" veri - preventivi - Pdl, notiamo tuttavia che lo spauracchio del pareggio al Senato crea una certa agitazione dalle parti di Arcore. Da lì ci si prepara a spiegare l'eventuale flop con i soliti argomenti (vedi falsificazioni elettorali orchestrate dagli "stalinisti"). Come spiega Prodi, "la battaglia" del 13 aprile "è tutta aperta". Ed è lo stesso Berlusconi, d'altra parte, ad ammettere che le distanze con il Pd si accorceranno ulteriormente. "Qualcosa diminuirà", spiega, prendendosela con la "par condicio". La stessa legge che dovrebbe essere "liberticida" per il Pdl come per Veltroni. Per un Pd che, a dispetto di quelle norme, fa avvertire ugualmente al Cavaliere un fastidioso fiato sul collo. La giornata.

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Santanché, Casini, Berlusconi, Veltroni, Bertinotti... su Internet impazza la moda dei cartelloni elettorali ritoccati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Santanché, Casini, Berlusconi, Veltroni, Bertinotti... su Internet impazza la moda dei cartelloni elettorali ritoccati.

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Fini sembra scomparso. Veltroni a valanga: Sposare un figlio di Berlusconi? Si può fare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Fini sembra scomparso. Veltroni a valanga: "Sposare un figlio di Berlusconi? Si può fare".

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Manifesto taroccato, passione mia Io credo... nella protesi al silicone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Manifesto taroccato, passione mia "Io credo... nella protesi al silicone" di Roberto Cotroneo/ Roma Questa campagna elettorale sarà ricordata per molti motivi. Non ultimo che è stata la campagna elettorale dei manifesti ritoccati. La prima dove i programmi di ritocco foto dei computer hanno svolto un ruolo di ironia, scherzo, spesso scherno, e in un certo senso hanno dato voce in modo originale, diverso e acuto al dissenso e alla satira. Da ormai quasi un mese infatti la rete di internet è piena di manifesti politici che hanno qualche dettaglio diverso dagli originali: negli slogan elettorali, nelle immagini dei leader, nel lettering dei testi. Molti di questi sono degni di copywriter, altri sono forse un po' più semplici e banali. Ma tutti dicono qualcosa. Dicono innanzitutto che quel distacco dalla politica che pensavamo ci fosse in realtà se è un distacco, si tratta di un ironico distacco. La seconda cosa che esce da questa nuova moda dei manifesti ritoccati, è che sono presi di mira i politici che producono messaggi elettorali che possono apparire falsi e strumentali. Basti solo guardare quante sono le contraffazioni, chiamiamole così, della campagna elettorale della Destra di Storace e Santanché. Soprattutto la serie di manifesti dove la candidata premier del partito di Storace dice: "io credo". Troppo facile aggiungerci cose tipo: "io credo nella protesi al silicone". Ma è una sorta di contrappasso inevitabile per tutti. Vale per Pierferdinando Casini, ad esempio, che è molto preso di mira, forse più di tutti, ed è preso di mira soprattutto quel suo porsi rassicurante e patinato. Giocando sul tema della famiglia. "Sono dalla parte della famiglia (e soprattutto delle mamme, specie se giovani)". O sullo slogan "Io c'entro". E nella graduatoria dei manifesti ritoccati non si perdonano a Casini due cose: una sorta di ipocrisia sui temi della famiglia, e soprattutto Totò Cuffaro in Sicilia. In uno dei manifesti Casini appare con una coppola in testa e degli occhiali scuri, e sotto la scritta: "I picciotti non sono in vendita". Il manifesto ritoccato dice anche altre cose, sottili e interessanti. Non ci sono immagini di Gianfranco Fini, come se il leader di An fosse letteralmente scomparso dalla campagna elettorale. Soltanto in uno, Fini appare assieme a Maurizio Gasparri, come fosse un fumetto. Ed entrambi commentano che Ciarrapico, Berlusconi e la Mussolini sono molto più fascisti di loro. Ma è un manifesto ritoccato dalla locandina cinematografica di Fascisti su Marte e non particolarmente acuto e brillante. Per il resto nulla. Come poco o nulla c'è sulla Lega Nord, che per anni era stata sempre e comunque motivo di scherno, battute e ironie. Molto facili, peraltro, visto il tipo di campagne elettorali che ha sempre fatto la Lega. L'immagine di Bossi non ispira più molto, e nessuno ha voglia di scherzarci troppo. La fotografia di Bossi è quella con il pugno dei manifesti elettorali. Il resto è un arrancare dietro qualche slogan. Con Silvio Berlusconi le cose invece cambiano, ma in un modo diverso che nel passato. Gli anni li ha tutti, e l'immagine del presidente-operaio è diventata vecchia. La campagna, come tutti sappiamo, si basa sulla frase rialzati Italia, e "La sinistra ha messo il paese in ginocchio". Manifesti grafici, con il simbolo e la matita che vota: Berlusconi Presidente. Nient'altro. Su questo tema era prevedibile che molti si sarebbero inventati varianti divertenti. La migliore certamente è: "la sinistra ha messo il paese in ginocchio, noi v'asfartamo", che tradotto dal romanesco, significa "noi vi asfaltiamo". Oppure: "la sinistra ha messo il paese in ginocchio, meglio così, più gnocca a buon mercato per mio figlio". La storia della ragazza precaria alla quale Berlusconi dice di sposare il figlio di Berlusconi per risolvere i problemi e tra i leit motiv ricorrenti dei manifesti, forse l'elemento che scatena più ironie, dimostrando in realtà che la gaffe del leader del centro destra è più pesante di quanto lui stesso possa supporre. Da: "A.A.A. Cercaci moglie precaria". A: "Non chiederti cosa puoi fare per la tua famiglia. Chiediti cosa puoi fare per la mia: partecipa a sposa mio figlio e metti fine al precarariato". Andando sull'altro schieramento, la Sinistra Arcobaleno raccoglie poche sfottiture. Segno di una visibilità politica piuttosto incerta, nonostante tutto. L'unico manifesto contraffatto degno di nota ironizza su certo snobismo rifondarolo riconducibile a Fausto Bertinotti: "Pregiato Cachemire o squallida lana pettinata? Fai una scelta di classe. Vota Sinistra Arcobaleno". Mentre i manifesti su Veltroni sono una valanga. Da quelli in romanesco: "Daje oggi, daje domani. Vedrai che j'e a' famo". A Veltroni con lo slogan: "un milione di figli di Berlusconi. Sposare il figlio di Berlusconi? Si può fare". A guardar bene sono i meno feroci e cattivi. Potrebbe essere semplicemente che gli artisti del fotoritocco del manifesto sono tutti di sinistra. Ma è più probabile che slogan, grafica e immagini dei manifesti del centro destra siano molto più divertenti. Certo, una cosa andrebbe fatta: alla fine della campagna andrebbero tutti raccolti e analizzati alla luce dei risultati elettorali. Perché anche il fotoritocco aiuta a capire un po' la politica italiana. roberto@robertocotroneo.it.

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GIUSEPPE BERTOLUCCI REGISTA È appena nato quindi ancora innocente (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del GIUSEPPE BERTOLUCCI REGISTA È appena nato quindi ancora innocente Voto Partito Democratico perché mi sembra l'unica opzione ragionevole e nella quale riesco a riconoscere, anche se in modo parziale, buona parte delle mie convinzioni e delle mie attese. E poi, per essere un partito appena nato, è ancora molto innocente e non gli possiamo rimproverare quasi nulla. GIGI PROIETTI ATTORE Mi piace l'idea di unire socialisti e cattolici Voto Pd e non è un mistero. Diciamo che continuo la tradizione... I perché sono più complessi: al di là delle cose più specifiche, mi sembra che sia un progetto, anche culturale, che rispetti in prospettiva certe istanze che vengono da lontano. Intanto è stato formato un partito e non più delle coalizioni e questo ne fa un riferimento più serio e riconoscibile per l'elettore comune, quale io sono. E poi, all'interno c'è un grande pregio secondo me - anche se per i detrattori è un difetto- : la voglia di riunificare certe posizioni culturali, ritrovare valori condivisi nell'area di radice socialista e in quella cattolica che si rifà alle origini. Questo mi piace molto. Speriamo di non rimanere delusi, ma lo trovo un valore aggiunto. RENZO ULIVIERI ALLENATORE Faccio una scelta di generosità Votare per il Pd è una scelta di generosità. Io, che sono stato eletto nella costituente nazionale, non ho avuto esitazioni ad aderire sin da subito a questo partito, che rappresenta il punto di arrivo di un percorso lungo e talvolta non facile. Io l'ho vissuto dal di dentro, con entusiasmo e convinzione, perché sono sempre stato di sinistra, e in questa formazione ho ritrovato valori, affetti e principi per cui mi sono sempre battuto. Il Pd rappresenta il modo giusto per affrontare i problemi e rapportarsi all'attuale scenario nel nostro Paese: l'unica maniera, a mio avviso, per rimanere a sinistra in modo costruttivo e per non lasciare da parte un bagaglio di esperienze e valori prezioso per tante persone. Un bagaglio che serve all'Italia per proseguire il suo cammino con nuovo slancio. Il Pd è una realtà importante: aiutiamolo a crescere, e a far crescere il Paese. MAURO COVACICH SCRITTORE Perché l'Italia deve essere governata Voterò Pd perché questo è un paese che ha bisogno di essere governato. È troppo facile criticare, spaccare il capello in quattro, è difficile invece organizzare qualcosa di concreto. E il progetto del Pd va in questa direzione. Mi ha convinto l'unione di due forze che hanno rinunciato al narcisismo, al proprio simbolo per dare vita a una nuova esperienza. Mi sembra una svolta positiva, un segnale di novità. Non sopportavo più il quotidiano stillicidio del governo Prodi, lo spettacolo avvilente di ministri che sparavano contro il governo di cui erano parte; non tollero più che ogni partitino dello 0,5 per cento abbia le proprie strutture, sedi, segreterie, uffici e sono disgustato dalla politica dei veti incrociati. Sento il bisogno che qualcuno faccia le cose in cui credo, sento l'esigenza della governabilità. NICOLETTA CONTI DIRETTORE D'ORCHESTRA Concretezze per l'uguaglianza fra sessi Voterò Pd perché mi aspetto attenzione e concretezza in tema di uguaglianza tra i sessi. Un obiettivo che lo stesso Veltroni ha mostrato di ritenere fondamentale. Le donne sono in difficoltà. Per raggiungere il vertice della piramide non è sufficiente neanche il triplo della fatica rispetto agli uomini: è semplicemente impossibile. L'ho vissuto sulla mia pelle nel mondo della musica ma è un discorso che estendo a tutti i settori. Servono regole certe come nei paesi anglosassoni che, attraverso le quote, tutelino l'accesso delle donne nel mercato del lavoro. ANDREA SEGRÈ PROFESSORE Per fare dell'ambiente occasione di sviluppo Di fronte all'atomizzazione della società che investe anche il nostro Paese è necessario ricostruire il tessuto sociale, innescare processi di coesione civica. Allora la sfida ambientale, che pone responsabilità individuali e collettive - anche e soprattutto in una prospettiva futura - e che pervade la società, può rappresentare un volano di partecipazione alla vita pubblica, un'opportunità di crescita del senso civico: lo sviluppo sostenibile come occasione di democrazia e modernizzazione. In questo contesto, l'agricoltura si colloca in una posizione strategica e di frontiera nel favorire la sostenibilità del rapporto tra uomo e natura proponendosi in qualità di erogatrice di servizi ambientali alla società civile. Per promuovere questi valori, e tanti altri, vale la pena votare PD. ANDREA ADRIATICO REGISTA Ho fiducia in Veltroni Voterò Pd sottoscrivendo una sorta di cambiale in bianco nel partito che sento meno lontano da me. È un atto di fiducia soprattutto nella persona di Veltroni per due motivi. Il primo e forse più importante perché in tutta la sua esperienza di politico ed amministratore pubblico è sempre stato attento ai temi dei diritti civili e della laicità dello Stato. Il secondo perché da sindaco di Roma è riuscito a dimostrare che la cultura può essere anche un formidabile motore di sviluppo economico per la comunità. IVANO MARESCOTTI ATTORE Mi convince l'idea di provarci "senza rete" Intanto voto Pd perché sono profondamente convinto della validità della sua proposta politica: ho partecipato al processo costituente del partito e credo che la sua nascita sia stata un formidabile elemento di innovazione nella politica di questo paese. Mi convince anche la scelta di Veltroni di presentarsi alle elezioni "senza rete", forte solo delle idee e del programma. La gente non ne può più di coalizioni il cui unico scopo è quello di raccogliere voti a prescindere dai programmi, la politica non si fa contro qualcuno ma per qualcosa. Però, su questo, mi sia consentita un'eccezione che vale per i dubbiosi di sinistra ai quali dico di considerare la forza del voto utile. Non scopro niente dicendo che le possibilità di vittoria le hanno unicamente il Pd e il Pdl. Allora mi chiedo: a che serve votare sinistra arcobaleno ben sapendo che questo favorirebbe Berlusconi? Dobbiamo essere consapevoli che, se vincerà il Pdl, nel nostro orizzonte ci sono cinque anni di Berlusconi al governo e probabilmente altri sette anni di Berlusconi al Quirinale. Un incubo nel quale non ripiombare. GIUSEPPE CAMPOS VENUTI URBANISTA Dal Partito d'Azione al Partito democratico Sono arrivato al Partito democratico attraverso un'esperienza storica cominciata nel Partito d'Azione e in cui ho sempre privilegiato la scelta delle migliori forze riformiste presenti sul campo. Come urbanista, le ho trovate nei democristiani di sinistra, nei socialisti e nei comunisti italiani. Allo stesso modo oggi il Pd raccoglie le spinte migliori, da quelle del compianto Nino Andreatta e di Romano Prodi, a quelle dei democratici di sinistra, la parte da cui io provengo. Del resto Walter Veltroni, nel 2000, quando era segretario dei Ds, parlò dei fratelli Rosselli come forza fondante del riformismo italiano. Fu una scelta che approvai e trovo che oggi il Pd sia profondamente legato a questa linea. CLAUDIO NUNZIATA EX MAGISTRATO Contro la decadenza e per la legalità Per salvare questo paese dalla decadenza e dalla crisi di legalità e di valori condivisi in cui versa, è necessario ritrovare lo spirito unitario che animò la fase costituente, nello sforzo continuo - necessario in democrazia - di comprendere le ragioni degli altri e di rendere attuali i principi solidaristici affermati nella Costituzione. Per questo motivo voterò per il Partito democratico che questo obiettivo persegue. FRANCESCO BERTI ARNOALDI VELI PARTIGIANO FIAP C'è da evitare il ritorno del Caimano Sono entrato nel Pd come uno dei pochi superstiti della Resistenza dopo un'astinenza di sessant'anni,durante i quali non ho mai aderito a nessun partito. Sentivo l'urgenza di essere insieme a tanti amici, fra i quali anche vecchi compagni di lotta partigiana che con me entrarono a Bologna il 21 aprile 1945, e che come me non si erano mai iscritti a nessun gruppo. Ora abbiamo tutti il bisogno di partecipare alla vita politica, anche se in maniera simbolica, portando in questa nuova realtà il valore di una testimonianza. Voterò Pd perché è l'unica grande formazione antifascista in grado di salvare l'Italia dalla catastrofe che rappresenterebbe la vittoria del "Caimano". YURI CHECHI GINNASTA Servono persone più ottimiste Ho aderito da subito al Pd, perché rappresenta davvero una buona novità nel panorama politico italiano. Un progetto importante, che sostiene idee di valore e che ha un leader come Veltroni, in cui ripongo la massima fiducia. Credo che lui sia l'uomo giusto per tirare fuori il Paese da una situazione non facile. Veltroni ha saputo ridare speranze e fornire proposte nuove a una nazione che ha bisogno di innovazione e di ottimismo, e ha l'esperienza e il carisma per diventare il nuovo premier. C'è tanto da fare in Italia, in tutti i settori. Compreso lo sport, dove il passato esecutivo ha già fatto cose importanti. Il ministro per lo Sport Giovanna Melandri, di cui sono stato consigliere, ha varato riforme di cui c'era grande necessità, e che hanno svecchiato un mondo appesantito da schemi antiquati. Ora quel prezioso lavoro non va disperso. Veltroni e il Pd sanno come portare avanti e migliorare quell'opera di innovazione. In queste settimane ho già notato i primi effetti positivi del loro impegno. Le persone sono più ottimiste, hanno più slancio verso il futuro. Sfruttiamo questo entusiasmo, e andiamo a votare per il Pd. MAURIZIO CALVESI STORICO DELL'ARTE Un partito compatto e di buon senso Voto Pd perché è l'unico partito in grado di fronteggiare Berlusconi e, in caso di vittoria, di condurre con equilibrio il governo del paese. Il nuovo soggetto è una garanzia: non presenta nessuna di quelle divaricazioni interne che hanno tormentato la stagione di Prodi. Il Pd è un partito compatto, una compattezza che, mi piace dirlo, si basa sul buon senso. Un partito scarsamente ideologico che si occupa dei problemi delle gente e senza estremismi inutili e controproducenti. ERNESTO GISMONDI IMPRENDITORE Forte equilibrio e grande responsabilità Voto Partito democratico anche per una ragione di continuità rispetto al governo precedente, che aveva dato segnali importanti e che è stato fatto cadere in malo modo. Spero in un risultato che possa consentire un governo più stabile. Ho fiducia anche perché il programma presentato è condivisibile: mi riferisco al disegno generale di forte equilibrio, di grande responsabilità, alle prese noi tutti con una situazione interna e internazionale di grande difficoltà. Sono convinto che la globalizzazione sia stata e sia ancora una opportunità, che ad esempio per noi ha voluto dire la possibilità di produrre anche all'estero. Ma globalizzazione significa anche immigrazione di tanti che chiedono a noi lavoro. È un paesaggio contradditorio. Mi pare che il programma del Pd cerchi di indicare qualche risposta. Nel segno dell'equilibrio, appunto.

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Padovani: Veltroni ha avuto coraggio e va premiato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Padovani: Veltroni ha avuto coraggio e va premiato di Toni Fontana "La Francia guarda con grandissimo interesse al laboratorio politico italiano, perché Veltroni ha saputo rischiare e sta costruendo il Pd passo dopo passo". È l'opinione di Marcelle Padovani, corrispondente dall'Italia di Nouvel Observateur che abbiamo raggiunto all'aeroporto di Orly mentre stava per imbarcarsi per l'Italia. A Parigi ti chiedono cosa succede in Italia? "Certo, ciò che più attira l'attenzione è il "laboratorio politico" italiano. L'Italia ha sperimentato per prima il "populismo europeo", 14 anni fa. In Francia è accaduto successivamente". Sarkozy è andato a scuola da Berlusconi... "I due personaggi si assomigliano, mancano di stile, di credibilità, non indicano soluzioni, parlano solo per conquistare voti. In Francia tuttavia il "populismo berlusconiano" importato è in crisi. Sarkzoy è ai minimi storici, non è passato neppure un anno dalla sua elezione e i sondaggi lo danno al 38%". La vittoria dei socialisti alle amministrative rappresenta dunque un segnale importante? "Certamente e ciò ha accresciuto l'interesse per l'Italia, attira l'attenzione la capacità di inventare soluzioni nuove. In Francia tutto è bloccato, sclerotizzato. C'è un grande partito socialista, che però non riesce ad indicare un progetto, non esprime un leader. Veltroni ha invece fatto un salto nel vuoto, il Pd è un salto nel vuoto. Veltroni si è sottoposto giudizio dei cittadini, non dei militanti, sta costruendo un partito e neppure lui sa quale sarà l'approdo finale. Per la prima volta in un Paese democratico e occidentale si sta costruendo un partito passo dopo passo, seguendo l'itinerario di un pullman verde che sta attraversando 110 province. Ho seguito alcuni viaggi di Veltroni, in Liguria e in Emilia Romagna e ho parlato con lui, gli ho chiesto quale sarà il punto di approdo finale. Mi ha detto che anche lui non sa che cosa troverà alla fine di questa corsa, ma ha aggiunto: "questo è il partito che sognavo". Mi pare una bella frase. Non è stato facile superare due filoni storici del pensiero politico italiano, quello del cattolicesimo sociale e quello comunista, del Pci, entrambi forti nella pratica politica e nell'ideologia". Veltroni è stato il sindaco di Roma, Delanoe è il primo cittadino di Parigi... "I francesi che conoscono Veltroni sono sempre di più e, sempre più spesso si sente fare un paragone tra l'operato dei due sindaci. Delanoe è stato rieletto con un grandissimo consenso, come Veltroni. Nel 2012 potrebbe essere, e lo spero, il candidato della sinistra alle presidenziali". Stai per prendere un volo Alitalia o Air France? "Oggi ho scelto una compagnia low cost. Tifo comunque per la soluzione francese, l'unico piano industriale in campo è quello di Air France. Gli utenti come me sono da tempo abituati a prenotare Air France e volare Alitalia. La fusione è già operativa, chi viaggia tra Roma e Parigi lo sa da tempo".

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Crediamoci (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Crediamoci Antonio Padellaro Nelle cento e più dichiarazioni di voto per il Pd raccolte dall'"Unità" c'è l'Italia che non si rassegna, l'Italia che ci crede, l'Italia che ce la può fare. Un paio di mesi fa, probabilmente, molti degli interpellati avrebbero preferito non rispondere per comprensibile sfiducia. Del resto, nelle ore dell'agguato a Prodi,- al governo del risanamento e dei conti in ordine -, nei giorni bui dei pugnalatori prezzolati, delle arroganti dichiarazioni del principale esponente del fronte opposto, dei sondaggi a picco, chi avrebbe mai scommesso sulla possibilità di una rimonta sul Pdl? Recupero, invece, che tra due settimane, il 13 di aprile, potrebbe diventare uno straordinario sorpasso sul filo di lana. Sicuramente Walter Veltroni sta trasformando una sicura sconfitta in una possibile vittoria in tre mosse. La decisione di far correre il Pd da solo accantonando l'alleanza con la sinistra radicale e sulla base di un programma riformista. Un grande cambiamento in un sistema stagnante che sta convincendo numerosi cittadini ad uscire da limbo dell'antipolitica. Il pullman del leader che alla fine del viaggio avrà toccato da un capo all'altro della penisola 108 province italiane. Un rapporto diretto con le persone che ha invecchiato di colpo il solito copione delle campagne televisive restituendo agli elettori il diritto a una democrazia autentica e non taroccata. La crescita non solo numerica del Pd che soltanto un anno dopo lo scioglimento di Ds e Margherita è ormai stabilmente un pilastro portante del sistema politico italiano. Mentre il futuro del centrodestra è sempre più nelle mani di un ultrasettantenne presidente-padrone. Ma adesso il gioco si fa duro e lo sforzo della intera squadra Pd (D'Alema, Fassino, Franceschini, Bersani, Bindi, Rutelli, Finocchiaro e le altre centinaia di candidati) deve concentrarsi sugli indecisi (se votare) e sugli incerti (per chi votare) puntando a convincerne il maggior numero possibile. Sono, secondo gli ultimi sondaggi, il 10%: 3,8 milioni di elettori, la maggior parte dei quali orientati verso il Pd. Per superare Berlusconi basterebbe che Veltroni riuscisse ad assicurarsi un po' più della metà degli indecisi-votanti: due milioni e mezzo di voti in due settimane. Certo che è difficile. Certo che si può fare e a questo serve la Domenica dei Democratici con 12mila gazebo sparsi nelle piazze di 6mila comuni italiani. Questa volta però dobbiamo crederci tutti e non solo chi è impegnato direttamente nella campagna elettorale. Mai come in queste elezioni diventa fondamentale la figura dell'elettore che si fa parte attiva, che si mobilita per spiegare qual è la posta in gioco e per convincere chi ancora non lo è. In questa mobilitazione appassionata e capillare, fondamentale come sempre il ruolo dell'"Unità": 750mila copie sono oggi in piazza con il Pd, tiratura che ricorda quella degli anni eroici e delle grandi vittorie. Un'altra dimostrazione della forza e della insostituibilità di un giornale che da 84 anni è parte della storia migliore del nostro paese. Il giornale del lavoro e della libertà.

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DOSSIER (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del DOSSIER LIDIA RAVERA SCRITTRICE Voto Pd perché promette onestà Perché voterò partito democratico? Perché il Partito Democratico si è dotato di un codice etico che promette onestà, sobrietà, democrazia nella rappresentanza, spirito di servizio, severità verso chi accumula cariche, fa prevalere il suo interesse privato sul bene comune, è rinviato a giudizio o condannato. Voterò Partito Democratico perché spero che questo codice venga applicato, e che la moralizzazione della classe dirigente e di governo incominci proprio di lì. Avrei voluto vedere in lista più nomi della società civile, più donne , più femministe. Avrei voluto poter esprimere una preferenza (il fattore umano è così importante in politica!), la dò idealmente, a Giovanni Bachelet, numero 14 della lista Lazio 1, a forte rischio di non entrare in un Parlamento che, secondo me, ha bisogno di gente come lui, soprattutto se, come ragionevolmente temo,il Pd sarà all'opposizione. Voterò Partito Democratico, in definitiva, per lo stesso motivo per cui milioni di donne e di uomini, come me, lo voteranno, mettendo da parte perplessità e critiche: Berlusconi non deve tornare, non deve più essere il Capo del nostro Governo. Ha danneggiato questo Paese, l'ha rapinato, l'ha messo al suo servizio. Non lo vogliamo più. E il Partito Democratico è l'unico partito che ha forza sufficiente per impedire che questa catastrofe si compia. Votiamoli dunque. Poi li aiuteremo a tener fede agli impegni assunti nel corso di quella allegra parentesi, l'assemblea costituente. Con affettuosa severità. (www.lidiaravera.it) LUCIA POLI ATTRICE Spero che salvi l'Italia dal degrado Voto PD perché spero che questo voto abbia una valenza pratica nel risollevare l'Italia dalla condizione di degrado, in primis culturale, in cui versa. Apprezzo l'impegno di Veltroni e di quanti lo seguono in questo percorso, perché si è finalmente tornati a parlare di etica e di valori, di una politica più accorta e meno "sprecona" e di una rinnovata attenzione alle fasce più deboli e in difficoltà. In questo periodo di grande pessimismo ammiro il coraggio, la speranza e l'energia che Veltroni impiega nel portare avanti questo tentativo di riqualificare la politica italiana. Si è tornati a parlare di etica... questo è semplicemente bellissimo! ENRICO ALLEVA SCIENZIATO Pd, perché c'è bisogno di rinnovamento Invito convintamente a votare PD perché faccio parte di quella generazione di ricercatori ultracinquantenni che vedono in una nuova stagione un rinnovamento irrinunciabile per la politica della scienza in Italia. Migliaia di giovani ricercatori, risorsa determinante per il futuro economico dell'Italia, aspettano di partecipare in forma professionalmente stabilizzata alle sorti del Paese. Nel PD vedono, come me, una possibilità di coronamento dei loro sogni: scorgere finalmente una ricerca italiana non stracciona né vittima di perversi nepotismi e clientelismi. Meritano una scuola e un'università che li faccia cittadini europei. Le scienziate e gli scienziati più anziani vogliono vedere emergere il merito nell'assegnazione dei fondi per la ricerca. PAOLO FRESU JAZZISTA È un modo nuovo di fare politica Voto Pd perché ci credo fortemente altrimenti non lo farei e mi sembra l'unica alternativa a una svolta politica fondamentale che serve al paese. Il nuovo modo di intendere la politica. Quello che ho professato di fare quando sono stato nominato coordinatore regionale. Voto Pd perché è il partito che fa una politica diversa, più corretta, etica, nuova. Secondo me un giovane dovrebbe votare Pd perché sta nascendo un nuovo partito che fa politica giovane fatta da giovani e dedicata al mondo che sta cambiando. E quindi per questo bisogna fare una politica che cambia. E poi la motivazione è la speranza di un vero cambiamento per avere un Governo più efficiente e pluralità di pensiero. MARCO BOCCARDI OPERAIO Proposte concrete non slogan Voto PD perché vedo nelle idee di Walter Veltroni un nuovo modo di fare politica. Tornano ad emergere i valori che fin adesso sono rimasti schiacciati dal mondo dell'apparenza. Si torna a parlare, non soltanto di questioni pratiche, ma anche di ideologia, di una morale da trasmettere anche a chi, come i più giovani, non hanno avuto, come me, i valori di una realtà politica ormai scomparsa. C'è bisogno di trovare qualcosa in cui credere e Veltroni ci sta offrendo questa possibilità. Lo fa parlando di fatti concreti e non riempiendoci di slogan. Lo fa parlando di una politica più vicina a chi è in difficoltà, a chi lavora, a tutte quelle persone che non possono emergere per i loro conti in banca, ma che non per questo ne sono meno meritevoli. *della Richard Ginori Sesto Fiorentino NANDO DALLA CHIESA SOCIOLOGO Sto col Pd per cambiare la politica Perché il Partito Democratico? Perché è il miglior progetto politico sorto in Italia dopo la grande crisi dei primi anni novanta. Figlio dell'Ulivo del '95-'96, che rimise tutto in movimento. Sua evoluzione o liberazione in forma partitica nel fuoco delle contraddizioni dell'ultima coalizione di governo. Per quel che mi riguarda, mi sono battuto per la realizzazione di questo progetto sin da quando la storia, internazionale e nazionale, ha abbassato la saracinesca sui partiti della sinistra italiana. L'Ottantanove che ha archiviato il senso del movimento comunista, comunque declinato. Il '92 che ha liquidato, per mano degli elettori e non dei giudici, la concreta esperienza italiana del partito socialista. E al centro la Dc, terremotata dalla fine di ogni rendita di posizione. Il partito democratico si è proposto da subito come l'orizzonte verso il quale guidare le culture e le esperienze ispirate alla democrazia e al progresso civile nate fuori dagli impianti culturali della Prima Repubblica. Bene. Finalmente è nato. E oggi è alla sua prima prova elettorale contro la destra che conosciamo. E l'affronta con il coraggio della battaglia a viso aperto, libera dall'incubo di dovere incerottare alleanze rissose e irresponsabili. Con meno coraggio - qui lo dico e qui non lo nego- nel liberarsi dagli impianti culturali della prima Repubblica. Ma è la sua prima prova e va sostenuto con la stessa responsabilità con cui dopo andrà aiutato a cambiare. www.nandodallachiesa.it MARIA CASSI ATTRICE Voto Pd per la rinascita del Paese Voto Pd perché ancora una volta siamo chiamati a dare un segno di responsabilità civile e di coscienza democratica. È importante andare a votare per continuare a credere nella politica e nel valore umano. Non bisogna far proliferare l'astensionismo, che è frutto degli ultimi difficili anni, ma serve che tutti facciano il proprio dovere di cittadini. Nel mio piccolo andrò a votare Pd, un partito guidato da una persona che ha saputo dare fiducia e creare nuove aspettative, per contribuire a una sorta di rinascita del nostro paese. SERGIO GIVONE FILOSOFO Laicità e pluralismo garantiti dal Pd Le prossime elezioni vedono contrapposti, fondamentalmente, due partiti, che si scontrano non soltanto per quanto riguarda i programmi elettorali, ma proprio per la concezione di fondo della politica e della democrazia. Io voterò Pd perché è in questo partito che io ritrovo i valori nei quali mi riconosco. Valori di laicità, di pluralismo e di solidarietà. Siamo sempre tutti molto attenti al "particulare" che può essere la crisi economica, il problema delle pensioni, il problema del precariato. Tutte tematiche che non possiamo né dobbiamo eludere ma che nascono da uno sfondo comune che, invece, ignoriamo: il rispetto dei valori democratici. Credo che si debba cominciare dalla riscoperta della vera democrazia, del vero spirito della politica per risollevare le sorti del nostro paese; dare uno sguardo al problema fondamentale per poi affrontare anche quelli particolari. NICOLA CACACE ECONOMISTA Nel programma Pd c'è l'uguaglianza I nodi di un capitalismo basato su, finanziarizzazione speculativa, crescita degli Usa trainata dai debiti pagati dai paesi poveri, inquinamento e squilibri sociali crescenti, vengono al pettine senza che l'Europa riformista abbia elaborato una chiara linea politica. Dopo il fallimento dell'unilateralismo americano c'è bisogno di un multilateralismo con l'Europa protagonista nel mondo e quindi c'è bisogno di grandi partiti riformisti ed europeisti. La nascita del Pd può contribuire ad elaborare una critica da sinistra a quel capitalismo finanziario di origine anglosassone oggi in crisi, che da Reagan e Thatcher in poi ha prodotto instabilità monetaria e povertà crescenti. Voterò Pd per le politiche, europeista, di sviluppo sostenibile e di eguaglianza descritte nel programma, programma che, contrariamente a quanti parlano di somiglianze con altri, è l'unico dove la parola eguaglianza compare svariate volte. PAOLO VIRZÌ REGISTA Pd, per battere la rassegnazione Voto Pd perché mi auguro che il Partito Democratico metta in moto un grande processo per coinvolgere le tante persone che finora si sono tenute lontano dalla politica. E che così si aprano nuovi accessi attraverso forme più moderne di partecipazione: ad esempio, io sono iscritto al circolo on line del Pd "Barack Obama". Poco tempo fa è stata organizzata una assemblea in rete, dove sono intervenuti tantissimi giovani che nella loro vita erano sempre rimasti alla larga da qualsiasi militanza politica, ed è venuto fuori un dibattito ricchissimo. In vista delle elezioni politiche, è importante che non prevalga tra la gente la rassegnazione e la sfiducia, anche perché il Pd è l'ultima speranza per un ricambio della classe politica. Serve convinzione per creare una nuova forma di orgoglio patriottico e di comunità. Io penso ancora che la democrazia non sia una cosa da buttare alle ortiche, e che sia ancora il solo metodo con cui si possano affrontare le tante questioni spinose che gravano sull'Italia. Sarebbe terribilmente sbagliato, per risolvere i problemi del nostro paese, confidare in un ricco signore pronto a estrarre il libretto degli assegni. ANGELO GUGLIELMI SCRITTORE Perché Veltroni ha fatto saltare il tavolo Darò il mio voto al Pd perché ho sempre votato Pci e il Pd, pur essendo cosa del tutto diversa, ne è la continuazione. Poi perché Walter Veltroni ha fatto saltare il tavolo, interrompendo una stagione noiosa della politica italiana. Non sappiamo cosa esattamente ci aspetta, ma il primo passo è stato compiuto. Inoltre perché sono amico di Walter dai tempi della "mitica" RAI 3 (di cui anche lui è stato un po' autore). E anche perché rappresenta l'unico voto utile per tentare di impedire il ritorno al governo del Paese di Silvio Berlusconi. REMO BODEI FILOSOFO Si è svincolato dai "nanetti" Di questo nuovo partito mi piace soprattutto che abbia avuto la forza e il coraggio di svincolarsi dai ricatti dei piccoli partiti, dai condizionamenti dei "nanetti". Condivido in pieno la scelta di presentarsi agli elettori da solo, col proprio programma, con la propria coerenza. E mi piace anche che si sia presa finalmente sul serio la parola riformismo. Veltroni ha dimostrato di volere definitivamente mettere da parte le ideologie, di pensare a un rinnovamento della società italiana su basi nuove, affrontandone i problemi senza pregiudizi e schematismi. Non si guida un paese, non si affrontano le moderne problematiche poste dalla concorrenza e dal mercato globale con un paese bloccato e chiuso nel passato. Ecco col Pd si cerca di aprire la società, di lasciarsi alle spalle l'immobilismo, di compiere delle scelte nette. NICCOLÒ AMMANITI SCRITTORE Per premiare la rottura col passato Ho sempre votato a sinistra, ma questa mutazione, questa novità mi ha immediatamente convinto. Mi è parsa un'ottima idea. Insomma, del Pd mi fido. Mi ha convinto la scelta di andare da solo. Una scelta che rappresenta una chiara rottura rispetto al passato, una discontinuità con un certo modo di fare politica basato su compromessi e accordi al ribasso. E ho trovato interessante e positivo che a metterci la faccia, che a rappresentare la nuova formazione sia proprio Veltroni. Spero sinceramente di non dovermi ricredere, di non vivere una disillusione. PIERA DEGLI ESPOSTI ATTRICE Andavo alle feste de l'Unità, sto col Pd Voterò e voterò partito democratico. Vengo da una famiglia di sinistra, sono stata educata andando alle feste dell'Unità, da un padre sindacalista e dalle manifestazioni con Dalla e altri che erano allora ragazzi. Credo di riconoscere quei volti in quelli di del partito democratico di oggi. Tengo per l'uomo felice e le persone che mi hanno umanamente protetto sono sempre state di sinistra. È per me molto naturale stare a sinistra e votare Partito Democratico. ENRICO BELLONE PROFESSORE Per rimettere in piedi la politica Non è l'Italia che deve rimettersi in piedi: è la politica che deve trasformarsi. Questo è il messaggio del PD che mi ha davvero colpito, e che mi ha dato finalmente la speranza che sia possibile modernizzare la nostra Repubblica nella cornice della democrazia. E modernizzare vuol dire entrare - finalmente - in quella società della conoscenza i cui pilastri sono l'efficienza del sistema scolastico e il potenziamento della ricerca, e i cui scopi sono l'arricchimento della nazione e il benessere di tutti i cittadini. Pilastri preziosi, anche perché permettono di tutelare l'ambiente naturale che è minacciato dall'abuso di fonti fossili per produrre l'energia di cui abbiamo bisogno per vivere. Bene fa dunque il PD a insistere sull'ambientalismo del "si" e a respingere quel conservatorismo dei "no" che blocca l'innovazione tecnologica del nostro paese e ci allontana dall'Europa. MASSIMO CACCIARI FILOSOFO Perché Veltroni rappresenta il futuro Voto PD perché è l'unica autentica novità politica degli ultimi 15 anni. La sua sola presenza ha indotto significativi cambiamenti in positivo anche per quanto riguarda il centro-destra. Abbiamo capito che una riforma politica non si ottiene cambiando solo la legge elettorale. Voto PD perché il programma elettorale, pur con dei limiti, non è fatto di più parole che si contraddicono pagina dopo pagina: è un programma di coerente riformismo. Non ci sono più equilibrismi e compromessi pasticciati con forze di conservazione. Mentre quello del centro-destra deve fare equilibrismi e compromessi con la Lega. E poi, il leader del Pd è relativamente giovane: è un politico che ha saputo creare una sua immagine di freschezza. Ed ha 20 anni di meno di Berlusconi, può quindi aspirare a governare al futuro mentre Berlusconi rappresenta il passato. CLAUDIO SABATINI PROPRIETARIO DELLA VIRTUS PALLACANESTRO BOLOGNA Voto Veltroni perché ama il basket Voterò Walter Veltroni, come dovrebbero fare tutti quelli che amano la pallacanestro: per l'attenzione e la passione che ha dimostrato di saper dare al nostro sport.

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La Palombara: punto sul Pd perché crede nel nuovo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La Palombara: punto sul Pd perché crede nel nuovo di Umberto De Giovannangeli "Ciò che va premiato è il coraggio dell'innovazione. È la determinazione a operare per realizzare anche in Italia una struttura politica bipolare. Walter Veltroni ha dimostrato di avere questo coraggio. Per questo va sostenuto". A parlare è uno dei più autorevoli politologi americani: Joseph La Palombara, professore di Scienze politiche alla Yale University. Professor La Palombara, perché sostenere il Partito Democratico di Walter Veltroni? "Per il coraggio dimostrato nel mettere mano a quello che ritengo il "cancro" della vita politica italiana: la frammentazione delle forze politiche. La nascita del Pd è un ammirevole tentativo di realizzare in Italia una struttura bipolare. Mi lasci aggiungere che il "cancro" della frammentazione ha inciso soprattutto nel campo progressista e di sinistra, la cui frammentazione ideologica ha avuto nefaste ricadute nella frantumazione partitica. Non è cosa di tutti i giorni decidere il superamento di due forze politiche radicate, con un significativo bacino di consensi, quali erano i Ds e la Margherita. Un atto di innovazione, politica, culturale, identitaria, tanto più ammirevole perché il Pd non intende essere e non è la mera sommatoria dei due partiti sciolti né un ragionieristico assemblaggio di vecchi apparati. È qualcosa di ben più ambizioso, e questo coraggio di innovare è degno di essere sostenuto. Ma c'è un'altra ragione, non meno importante, per la quale il Pd merita sostegno...". Qual è questa seconda ragione? "Evitare un ritorno al passato. Lo dico da cittadino americano prim'ancora che da politologo. Una Italia che si affida al vecchio, e non è una sottolineatura anagrafica ma politico, Silvio Berlusconi è una Italia che resta ancorata ad una concezione subalterna, se non prona, nel suo rapporto con gli Stati Uniti. Sarebbe davvero amaramente anacronistico constatare che mentre l'America saluta senza rimpianti, ma con sollievo, la fine della Presidenza Bush, l'Italia riproponga alla sua guida un leader che aveva acriticamente avallato il fallimentare uinalteralismo dell'amministrazione Bush". In Italia si discute anche sull'ipotesi di un "pareggio" il 14 aprile. Se così dovessere essere, quale priorità il Pd dovrebbe darsi? "Quella di essere parte diligente nel rimettere mano alla terribile legge elettorale in vigore, giustamente definita una "porcata". Riformare la legge elettorale in modo da ridurre fortemente il numero dei partitini. Un impegno a cui sono certo Veltroni non si sottrarrà, nella consapevolezza che la riforma elettorale è parte fondamentale di una più generale riforma della politica e delle istituzioni repubblicane".

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Savater: in Italia avete la peggior destra d'Europa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Savater: in Italia avete la peggior destra d'Europa di Toni Fontana Fernando Savater, filosofo e scrittore (tra gli spagnoli è il più tradotto in Italia e nel mondo) è soddisfatto per il "grande successo" del piccolo partito, Union Progreso y democrazia, che ha fondato assieme a un gruppo di intellettuali progressisti. Snobbato dalle tv e privo di finanziamenti ha ottenuto più di 300mila voti ed eletto un deputato. "Non vengo nel vostro Paese da quasi un anno, ma ci verrò presto. Leggo, mi tengo aggiornato, consulto i giornali che, in questo periodo, sono stati la mia unica fonte di informazione sull'Italia". E che idea si è fatto? "Beh, è sorprendente e preoccupante che la destra di Silvio Berlusconi possa rappresentare ancora un'opzione, una scelta. Questo mi pare decisamente il rischio maggiore che sta correndo il vostro Paese. È altrettanto evidente che le forze di centrosinistra, progressiste, non sono state in grado di cementare un'allenza sufficiente solida. C'è di che preoccuparsi davvero". Che cosa non le piace di Berlusconi?. "Quella italiana è la peggiore destra dell'Europa, la meno affidabile, è una destra che ha puntato sulla manipolazione dei mezzi di comunicazione, che non può attirare consensi, che non ha alcun fascino, che fonda il proprio pensiero solo sui soldi. Non vorremmo davvero rivedere l'Italia degli scandali". In Spagna il PD è oggetto di molte attenzioni sulla stampa. Lei che è idea si è fatto sulle affinità e sulle differenze con la forze del centrosinistra spagnolo? "Ogni Paese ha la sua storia e soprattutto la sua classe politica. I partiti spagnoli sono differenti da quelli italiani. Credo, e mi auguro, che quella di Walter Veltroni sia una forza progressista di tipo nuovo, affidabile e concreta e soprattutto che non scelga la divisione e il frazionamento. Mi pare che anche in Italia non manchino le incomprensioni tra chi si oppone alla destra. Qui in Spagna ne sappiamo qualcosa con Izquierda Unida". Come valuta il risultato del suo partito nelle recenti elezioni spagnole? "Sono molto soddisfatto, abbiamo dovuto affrontare molte e serie dufficoltà, ci siamo scontrati con il silenzio dei mass media e tuttavia siamo riusciti ad eleggere un deputato ed abbiamo ottenuto più voti di altri partiti che hanno eletto sei parlamentari, ad esempio del Pnv (partito nazionale basco Ndr). Posso dire che, in queste condizioni, il nostro è stato un ottimo risultato". Quando verrà in Italia? "Il 20 aprile, nell'ambito del Festival della Filosofia, parteciperò ad una tavola rotonda sul tema "etiche della rivolta. 1968-1989" che si terrà all'Auditorium di Roma".

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Ora Lega e Pdl litigano sul voto agli immigrati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi apre, ma Calderoli: stramberie No al duello tv: "Non si può, è la legge" [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA In una campagna che è uno stanco road-show ieri svettavano due temi, la polemica Berlusconi-Calderoli sul voto agli immigrati, e quell'araba fenice che è diventato il confronto tv Berlusconi-Veltroni. Il Cavaliere ha lanciato l'idea di "stabilire i criteri per il voto degli immigrati alle amministrative", e tra questi anche la conoscenza della lingua italiana oltre al posto di lavoro, e Calderoli l'ha rimbrottato a muso duro, "stramberie, la Lega è contraria". Subordinando quel voto all'acquisizione di cittadinanza, e costringendo Berlusconi a tenere il punto, "quando saremo al governo ne parleremo". Quanto al duello tv, sfumata anche l'ipotesi Mentana, dopo che Berlusconi non è potuto andare da Vespa per la disdetta di Veltroni, e così a parti rovesciate per la trasmissione di Annunziata, Berlusconi è tornato a dire "Non si può fare, è la legge che lo vieta". Immediata replica dei veltroniani tutti, al grido "Berlusconi ha paura", e di Veltroni medesimo, "è un dovere di democrazia". Il fatto è che al centro dell'attenzione dei politici c'è il voto disgiunto. Fausto Bertinotti lo ripete ogni volta che può: "In Lazio, il voto per noi è utilissimo: se il Pd va bene e noi pure, togliamo un seggio a Berlusconi, e in Emilia Romagna, scontati i due senatori nostri, ne potremmo strappare anche qui uno in più al Pdl". E' lo splitting: chi vota Pd nelle regioni in cui notoriamente è forte, Toscana, Emilia Romagna, Umbria non disperde il voto se lo dà, per Palazzo Madama, alla Sinistra Arcobaleno. Più a rischio invece il discorso nelle undici Regioni contendibili (e tra queste c'è anche il Lazio, dove il Pd era dato in rimonta solo nelle ultimissime ipotesi). Tant'è che Veltroni ha cominciato a sfumare il messaggio sul "voto utile", e prossimamente parlerà di "voto per il governo". Ma ieri era "l'Unità" a dar voce in mezza pagina a "Udc e sinistra che tolgono il sonno al Pdl". Per carità, nessun accordo politico con la Sinistra, anche perché sarebbe impossibile orientare il voto mirandolo al risultato, ma l'establishment del partito, vedi in Emilia Pierluigi Bersani e Mauro Zani, ha già strizzato l'occhio "sinistro". "E' ovvio che non c'è nessuno scambio possibile di voto, e tuttavia in molte Regioni, e in particolare quelle in cui la vittoria del Pd è certa, ogni seggio conquistato alla Sinistra arcobaleno è un seggio tolto alla destra", osserva Franco Giordano. L'esempio principe che fa il segretario di Rifondazione è la Lombardia: "Se passiamo con l'8 per cento prendiamo 4 senatori: uno lo togliamo al Pd, ma a Berlusconi gliene facciamo fuori 3". Lo splitting interessa anche il Cavaliere, che ieri ha lanciato un grido, "informatevi sulla legge elettorale prima di votare", e ha martellato contro Casini, "ogni voto non dato al Pdl va dritto a Veltroni". Casini è perfettamente consapevole di poter esser beneficiario di splitting: "L'obiettivo di chi magari alla Camera vota Pdl e in Senato per noi potrebbe essere quello di limare un po' le unghie a Berlusconi e, soprattutto, alla Lega", ragionano nel suo staff. E Berlusconi lo stesso pericolo lo corre, ovviamente, anche con Storace-Santanchè. La campagna elettorale procede dunque con duelli a distanza. Veltroni si concentrerà prossimamente sui costi della politica, "è il tema più forte del momento, specie se messo a confronto col crescere del costo della vita", assicura Stefano Ceccanti. Berlusconi ha ieri tentato di anticiparlo con un flebile messaggio, "se abolissimo le Province, senza licenziare nessuno, risparmieremmo dieci milioni di euro l'anno", come dire una goccia in meno nel mare. Ma tenendo il punto con la Lega sul voto agli immigrati, il Cavaliere dimostra cosa teme: l'addio al voto moderato, e il via allo splitting con l'Udc.

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Sfida d'immagine (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 77 del 2008-03-30 pagina 3 sfida d'immagine di Omar Sherif H. Rida Forse non tutti sanno che Gianni Alemanno oltre a essere il candidato sindaco di Roma del Pdl è un appassionato di alpinismo, nonché iscritto al Club Alpino, nonché nel 2004 capo spedizione onorario nella scalata del K2 per il cinquantenario della conquista italiana della seconda vetta del mondo. Il suo sogno, ha confessato più volte, è quello di "conquistare" almeno una volta un ottomila, vale a dire una delle grandi montagne himalaiane. Provetto paracadutista, Alemanno vive in un attico alla Balduina mentre il suo rivale nella corsa al Campidoglio, Francesco Rutelli, abita agli antipodi della capitale, all'Eur, in una villa super-blindata, ha una passione per la Lazio, per le vacanze all'Ultima Spiaggia di Capalbio, i week-end a Sabaudia e negli ultimi giorni, pare, per il ciclismo. Anche se si fa fotografare in bici sul greto del Tevere con il cavalletto abbassato. Il primo turno del 13 e 14 aprile si avvicina e mentre le pagine dei quotidiani abbondano di righe sui programmi e sui temi che dominano l'agenda della campagna (rifiuti, sicurezza, trasporti, eccetera) sottotraccia si sta giocando un'altra sfida, altrettanto fondamentale nell'epoca della videopolitica. La cosiddetta sfida dell'immagine, una partita parallela che vincerà chi dei due riuscirà a fare presa sul lato emozionale, istintivo dell'elettorato, in cui privato e pubblico inevitabilmente si mescolano e in cui ogni dichiarazione, gesto, azione rimanda a un significato che è sì metapolitico ma altrettanto capace di spostare voti. Questa volta ad aprire le danze è stato Francesco Rutelli. Impermeabile chiaro d'ordinanza, taccuino da cronista d'agenzia alla mano, con il suo tour d'ascolto della città pre-discesa in campo il candidato del Pd ha recitato il ruolo di colui che tornava sul luogo del delitto, dell'ex sindaco che dopo sette anni trascorsi sulla ribalta politica nazionale ricominciava da lì dove tutto era cominciato. Una costruzione scenica ideata a tavolino: "Ascolterò la gente e poi deciderò se candidarmi", ripeteva freneticamente il vicepremier uscente. Ma si trattava di un bluff. Perché mentre teneva tutti con il fiato sospeso, nel centrosinistra l'accordo sulla sua nuova scalata al Campidoglio era in realtà già blindato da settimane. Differente invece il percorso che la storia di questa campagna ha riservato a Gianni Alemanno. Dapprima il valzer delle candidature all'interno del Popolo della Libertà: Franco Frattini, Giorgia Meloni, Giuliano Ferrara, Maurizio Gasparri erano di volta in volta in pole position per il Campidoglio. Un momento in cui il "federale" ricopre il ruolo di tessitore d'alleanze. Poi improvvisa, ecco la "nuova chiamata" che arriva dopo la sconfitta subita due anni fa contro Walter Veltroni. "Dove eravamo rimasti?", è il grido di battaglia con cui Alemanno si ripresenta ai romani. E allora via con il frenetico giro dei municipi e nei gazebo del Pdl. Via con il riproporre buona parte del programma del 2006, seppur in versione attualizzata e corretta. Proprio come in una campagna pubblicitaria, la trama è cambiata una volta esaurita la fase di lancio del prodotto. Così nelle ultime settimane i due contendenti hanno abbandonato impermeabili chiari e scarpe comode per recuperare il loro aplomb istituzionale. Rutelli ministro dei Beni culturali sblocca i lavori della Metro C nella tratta centrale "per fare un regalo alla città". Alemanno firma a Corviale il "Patto per Roma" con Berlusconi e Fini, incassa l'appoggio dell'Ump di Sarkozy ed evoca la "tolleranza zero" adottata da Rudy Giuliani a New York per affrontare il tema sicurezza. L'escalation del conflitto mediatico ci sarà invece martedì 8 aprile, quando scoccherà l'ora dello "scontro finale": il primo confronto diretto tra i due alla Casa dell'Architettura. Poi (forse) verranno le sfide televisive con tanto di inevitabili citazioni del celebre duello tv Kennedy-Nixon del 1960. "Cicciobello" contro "Lupomanno". La lista degli under 30 contro quella del "patto delle quattro S" targata Assoforum (sicurezza, salute, solidarietà, sviluppo). L'Ultima Spiaggia contro il K2. E allora tutti in poltrona perché, c'è da scommetterci, non sarà solo politica... ma forse qualcosa di ancora più importante. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Calabria, l'ultimo risiko nell'ex feudo di Mancini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I potenti di Cosenza alla finestra: voto col cuore in gola per i 6 senatori Una manciata di voti separano Berlusconi da Veltroni nella regione più in bilico d'Italia. Nessuno sa quantificarla con precisione, ma sembra che ci siano settemila voti ballerini a favore dei Democratici. Un soffio. Basta un piccolo Comune che cambia segno, una 'ndrina che posa la sua mano su una lista, un cacicco locale vendicativo: sono in ballo 6 senatori che valgono oro per chi vincerà. "La situazione è in equilibrio, non c'è stata ancora una vera mobilitazione nel territorio", ammetteva l'altro giorno a Reggio Calabria Nicola Adamo (capogruppo del Pd alla Regione ed ex segretario Ds) mentre aspettava Veltroni sotto la pioggia. Ma la domanda che davanti al cinema Odeon si facevano tutti era: "Agazio è venuto?". Eccolo Agazio Loiero sul palco accanto a Veltroni: un ottimo segnale per i Democratici perché il presidente della Regione e i suoi uomini possono decidere la partita. Eppure fino a qualche giorno fa lo trattavano come uno da far dimenticare: come capita a Prodi. Ma Loiero i voti ce l'ha in proprio e sono più di quella manciata. E allora è cominciato un appassionato corteggiamento. Telefonate di recupero da parte di Marco Minniti e Veltroni che hanno commesso l'errore di non candidare i portatori di voti pesanti del Partito Democratico Meridionale (ora confluito nel Pd) come il senatore di Reggio Calabria Pietro Fuda e Ottavio Bruni. Quest'ultimo si è dimesso da presidente della provincia di Vibo Valentia pensando di correre per la Camera. Invece è rimasto a spasso. Per recuperare Bruni, già con un piede nell'Udc, Loiero lo ha nominato sottosegretario alla presidenza. Venerdì scorso Veltroni stava parlando pacatamente nell'ex convento domenicano di Vibo. In un angolo del chiostro Bruni si sfogava in modo meno pacato: "Questa è la seconda volta che ci fregano. Anche nel 2006 Vibo non ha avuto un suo rappresentante. Non dico che debba essere io, il nome non conta...". Certo, il nome non conta mai.... Ma il signor Bruni, che con uno schiocco di dita raccoglie 8 mila voti, aggiungeva sibillino: "Noi, per senso di appartenenza, votiamo Pd, ma il 15 aprile faremo i conti". Tanto per capirci: Minniti dovrà rimangiarsi di aver detto che nel 2009 si torna a votare alla Regione. Tutti gli uomini di Loiero sono ex Margherita scissionisti. Tra questi quello che preoccupa di più è Mario Pirillo, potente assessore all'Agricoltura con base elettorale a Cosenza. In fondo Bruni e lo stesso Loiero si daranno da fare perché sono stati compensati con la candidatura di due fedelissimi alla presidenza delle province di Catanzaro e di Vibo. "Se va male per il Pd - spiega Loiero davanti al teatro Politeama di Catanzaro - anche io ne subisco le conseguenze. Possiamo vincere, ma qui conta l'insediamento elettorale nel territorio". Eccome se conta. A Cosenza, per l'appunto, è Mario Pirillo a fare la differenza. E lui, che non ha potuto candidare se stesso o un suo uomo, è ancora fermo sulla riva del fiume con i suoi 10 mila voti. Potrà sembrare paradossale, ma in questa terra martoriata da omicidi, disoccupazione a due cifre, arresti di politici, malasanità, c'è il "fattore Pirillo" che potrebbe decidere a chi andranno quei 6 senatori che valgono oro. Ed è quindi Cosenza, l'ex fortezza rossa della Calabria, ex feudo socialista di Giacomo Mancini, che Berlusconi deve espugnare. Qui si concentra il 42% dell'elettorato calabrese ed è custodito il tesoretto di voti del Pd. L'altro giorno è dovuto venire Minniti a rianimare i passivi ex compagni Ds. Nella lista del Senato, nei primi sei posti, gli amici della Margherita hanno fatto la parte del leone mentre di loro non c'é traccia. Adamo sdrammatizza con ironia: "Non è vero. A rappresentare gli ex Ds c'è Franco Bruno...". Si dà il caso che Franco Bruno è l'ex segretario regionale della Margherita, numero due dopo il prefetto De Sena. Che bisogna espugnare la città dei Bruzi lo hanno spiegato bene a Berlusconi e lui ieri sera come un'aquila è piombato a Piazza Fera e l'ha riempita. "Io ho insistito molto affinché venisse e lui ha capito subito l'importanza della sua presenza", ci racconta il senatore Antonio Gentile che per il momento ha messo da parte gli acidi contrasti con Jole Santelli. Che dopo il comizio di Berlusconi esulta felice: "Cosenza è stata espugnata e ora possiamo conquistare tutta la Calabria". I Democratici hanno subito preso le contromisure. L'8 aprile a Cosenza arriva Veltroni e vogliono riempire un'altra grande piazza, quella davanti al Municipio, con in prima fila il sindaco Pd Salvatore Perugini. Hanno chiesto e ottenuto da Veltroni di spostare il suo comizio dalle 10,30 al pomeriggio per potere anche loro fare il pieno. Non sarà facile per il Pdl agguantare la Calabria, anche se il capolista al Senato Nitto Palma sfodera un sondaggio che lo dà avanti di un punto e mezzo. Non mancano vecchie faide e gli arrabbiati. L'ex Udc Nucera, passato al Pdl con Galati, è finito al settimo posto nella corsa per Palazzo Madama. L'ex sindaco di Crotone, Pasquale Senatore, ha lasciato An per candidarsi con La Destra di Storace. E poi quell'entusiasmo che i berlusconiani vogliono vendersi, non si vede in giro. "C'è apatia, indifferenza, rassegnazione, delusione per le promesse mancate. I tentacoli della piovra sono ovunque, la Calabria è sotto il dominio della 'ndrangheta. Ma noi abbiamo il dovere di rianimare la speranza, altrimenti sprofonderemo nell'abisso". Parola di monsignor Salvatore Nunnari, vescovo di Cosenza.

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B isogna assolutamente trovare la strada per alcune fondamentali scelte condivise, volte ad elevare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La competitività del sistema, politiche che non siano di breve periodo, che abbiano una conclusione e una continuità". In visita del Nord Est, in una delle aree del Paese economicamente più vivaci, Giorgio Napolitano ha esortato a trovare punti di incontro su questioni su cui si gioca l'interesse del Paese. Per una curiosa coincidenza, l'appello del Capo dello Stato è caduto nei giorni in cui la campagna elettorale, cominciata con reciproche promesse di rispetto per gli avversari e controllo dei toni della propaganda, sta tornando al vecchio stile quarantottesco italiano. "Bipartisan", cioè condiviso da entrambe le parti: questa è stata per molto tempo la parola magica. Negli anni della Prima Repubblica, ad esempio, bipartisan era considerata la politica estera, e nessuno, anche all'opposizione, si sognava di mettere in discussione la collocazione internazionale dell'Italia. Bipartisan è stato fino a un certo punto il rispetto della Costituzione e del Parlamento, così come la concertazione con le parti sociali. Poi è cominciata l'epoca in cui ogni schieramento, appena arriva al governo, si dedica a cancellare le riforme fatte da chi lo ha preceduto (vedi le pensioni), invece di proporne di nuove e cercare il consenso dell'opposizione. Ora invece Veltroni e Berlusconi si promettono, anche in caso di pareggio, disponibilità per costruire una collaborazione in Parlamento per fare le riforme necessarie in modo, appunto, bipartisan. Ce ne sarebbero, in effetti, materie su cui confrontarsi: a cominciare da quelle economiche ricordate dal Presidente Napolitano, dalla flessibilità in materia di lavoro, dalle politiche culturali (è di questi giorni un appello in senso bipartisan proposto dallo scrittore Alain Elkann e firmato da oltre un centinaio di noti intellettuali e professionisti di tutte le parti). Chissà se queste promesse saranno mantenute, dopo il 14 aprile. Oppure se un minuto dopo la pubblicazione dei risultati, le risse dentro e fuori il governo, quale che sia il governo, riprenderanno come e peggio di prima. Sarebbe molto importante riscoprire che governare è innanzitutto fare quel che si deve, e non ciò che si vuole.

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Lenzuolate e troppi partiti Alle urne si rischia il caos (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 77 del 2008-03-30 pagina 10 Lenzuolate e troppi partiti Alle urne si rischia il caos di Paola Setti Dal "Loto" al "Meda" proliferano i contrassegni sconosciuti. Non aiuta l'election day che accorpa amministrative e politiche. Caso limite a Palermo: 42 liste fra Regione, Camera e Senato da Milano Il Sacro Romano Impero e il Nucleo Tremmista Nazionale non ci saranno. Insieme a circa 150 altri sconosciuti signori che hanno fatto la faticaccia burocratica di depositare il simbolo al Viminale, ma poi non sono riusciti a presentare le liste. E per fortuna. Già così c'è una tale confusione che l'allarme è bipartisan, da Silvio Berlusconi a Francesco Rutelli tutti si stanno premurando di mettere in guardia gli elettori. Perché già i simboli dei due partiti maggiori, Pd e Pdl, sono inediti sulla scheda elettorale, e per farli memorizzare altro non si può fare che proseguire con il martellamento mediatico, mostrandoli ogni volta che si può. Di più, il cerchio con il nome di Silvio Berlusconi e quello con il nome di Walter Veltroni rischiano di finire annegati in mezzo a macchie di colore tanto fantasiose quanto dispersive, dal Movimento europeo diversamente abili, il Meda di tal Sergio Riboldi che è riuscito a candidarsi in più circoscrizioni dalla Calabria all'Umbria al Veneto, alla Lista dei Grilli parlanti che, confusione nella confusione, non ha nulla a che fare con Beppe Grillo e infatti indica Renzo Rabellino candidato premier, a svariate liste che spuntano qua e là, a seconda delle regioni. E poi c'è l'aggravante election day. Lo aveva detto, osteggiandolo, il centrodestra all'unisono, che costringere i cittadini a votare nello stesso giorno anche per Comuni, Province e Regioni, oltre che per Camera e Senato, sarebbe stato come mandarli allo sbaraglio. Poi, potenza di un Paese dove ogni euro va risparmiato, nessuno se l'è sentita di differenziare le date. Risultato: più di 9 milioni di italiani, in 8 province e 426 comuni, sono chiamati a scegliere la metà del mondo, dal consigliere di circoscrizione al premier. In Friuli Venezia Giulia e in Sicilia si vota anche per la Regione. Così adesso siamo agli avvisi. Quello di Francesco Rutelli, per dire, che da candidato sindaco di Roma è preoccupato: "Le elezioni del 13 e 14 aprile saranno complicate per gli elettori che avranno 5 schede. Spero che non ci siano troppi affollamenti nei seggi, credo che si stia facendo tutto il possibile al ministero degli Interni perché non si ripeta quello che è accaduto alcuni anni fa quando ci fu grande caos". E un appello al Viminale lo ha lanciato anche Berlusconi. Per l'allarme brogli, sì perché c'è pure quello: "Chiediamo un impegno al ministero dell'Interno in considerazione del fatto che in un gran numero di seggi si è seguita una procedura assolutamente irregolare" ha detto annunciando che "stiamo arruolando i difensori del voto, gente con capacità dialettica in grado di restare lì dal sabato fino a quando si apriranno le schede per controllarne la regolarità". Poi il leader del Pdl l'ha detta con una battuta: "Io penso per esempio a Roma dove ci sono schede lenzuolo e penso alla difficoltà che potranno avere le persone anziane come me". Prendere i siciliani per credere. Dovranno raccapezzarsi fra cinque candidati alla presidenza della Regione, a Palermo, per dire, le liste collegate sono dodici. Sulla scheda per la Camera e per il Senato troveranno altri 15 simboli, compresi il partito liberale italiano e la lista per il bene comune, tanto per non sbagliare. Non va meglio nel resto d'Italia. La media dei simboli presenti sulla scheda per il Parlamento è di 16, e ogni regione ha le sue stravaganze, dalla lotta per lo zero virgola in Lazio de "Il Loto" a quella fra i partiti radicati sul territorio, Sardigna Natzione e Partito Sardo d'Azione in Sardegna, Union fur sudtirol e Die freiheitlichen in Trentino Alto Adige, l'Intesa veneta e la Liga Veneta Repubblica in Veneto. E chi più ne ha più ne metta. Istituire dei premi per chi azzecca tutte le croci sulla scheda? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Ogni voto a noi è contro la mafia Tre anni fa il Pd meno schizzinoso> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 77 del 2008-03-30 pagina 6 "Ogni voto a noi è contro la mafia Tre anni fa il Pd meno schizzinoso" di Adalberto Signore nostro inviato a Catanzaro Una qualche dimestichezza con le campagne elettorali il Cavaliere ce l'ha. Eppure, durante la lunga trasferta calabrese, più d'una volta Silvio Berlusconi non nasconde una certa sorpresa. Pochi minuti dopo l'atterraggio a Lamezia Terme, per esempio, quando sulla statale che lo porta al T Hotel per un veloce cambio d'abito oltre venti enormi tir quasi bloccano il traffico strombazzando. Sui lunghi autoarticolati campeggia enorme la scritta "Presidente, la Calabria è con te" e il simbolo del Pdl. Tanto gradisce il Cavaliere la sorpresa che gli ha organizzato l'ex Udc Pino Galati che arrivato in albergo decide di godersi la sfilata dal terrazzo della sua stanza. E pure a Catanzaro un pizzico interdetto rimane quando una cronista locale si prende la briga di "una breve premessa" alla sua domanda: "Presidente, lei è bellissimo...". Eppoi a sera c'è la rossa Cosenza con l'ultimo bagno di folla in piazza Bilotti dove lo accolgono ventimila persone. Un certo effetto lo fanno anche a chi con le platee importanti ha confidenza. "Una piazza - spiega l'azzurra Jole Santelli - che riempiva solo Almirante. Il termometro del fatto che in Calabria sarà un successo". Insomma, una trasferta un po' fuori dagli schemi quella in terra di Calabria. Con un Berlusconi che non a caso sprizza buon umore. "Mi hanno strattonato, abbracciato e baciato. I colpi di rossetto sono di rigore", dice aprendo la conferenza stampa a Catanzaro. Eppoi rivolto al presidente dell'ordine dei giornalisti calabrese che gli sta a fianco: "Venga anche lei sul palco, altrimenti dicono che è un nano...". E quando sbaglia la citazione di una trasmissione tv (Colorado Cafè va in onda su Italia 1 e non su Canale 5, lo correggono) rilancia: "Vedete che di televisione non capisco nulla. Ho fatto bene a cambiare lavoro...". Della campagna elettorale, però, non si dimentica. E la replica a Walter Veltroni - che proprio da Catanzaro venerdì aveva chiesto alla 'ndrangheta di "non votare il Pd" - è durissima. "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso", dice riferendosi alle ultime elezioni regionali e ai guai giudiziari della giunta guidata da Agazio Loiero. Sul punto è stato debitamente aggiornato durante un conciliabolo in aereo con il segretario del Pri Francesco Nucara. "Non è ammissibile - continua - che due terzi dei consiglieri regionali siano indagati, forse ci sono gli estremi per lo scioglimento e il commissariamento della Regione". E ancora: "Il primo dovere di uno Stato è garantire la legalità, senza la quale non c'è la libertà. Una questione che il governo Prodi ha totalmente dimenticato". Insomma, attacca il Cavaliere, "nessuno ci dia lezioni su come combattere la criminalità" perché "ogni nostro voto fa un voto contro la mafia". Si parla anche del confronto tv con Veltroni. Che, dice l'ex premier, "è impossibile perché vietato da una legge insulsa come quella sulla par condicio" che impone il faccia a faccia non con uno ma con tutti i candidati premier. Insomma, "sarebbero più di cento confronti tra i vari leader". Detto questo, "non ho paura di nessuno", tantomeno del segretario del Pd. "Mi sarebbe agevole metterlo sotto - dice - perché lui è uomo di parole mentre io sono uomo di fatti". Poi affonda sulla pensioni: "Veltroni ha detto che avrebbe aumentato di 400 euro le minime. In tanti hanno pensato che si trattasse di un dato mensile, invece è annuale. Vuol dire 30 euro al mese, un euro al giorno. Mi pare un po' poco...". E ironizza sui sondaggi: "È dall'inizio della campagna elettorale che sento Veltroni annunciare il suo progresso e il nostro regresso, a quest'ora sarà sopra di noi del 130%...". Sceglie invece di non rilanciare la polemica su Camillo Ruini, dopo le critiche arrivate da Pier Ferdinando Casini: "A lui non replico, essendoci di mezzo un cardinale che stimo molto. Loro hanno detto una cosa di lui che non era vera e io l'ho solo difeso. Non sanno più a cosa attaccarsi". Perplesso, poi, sui troppi simboli che saranno sulla scheda elettorale: "Trentacinque sarà un disastro". E apre a Gianfranco Fini sulla possibilità di "valutare la concessione del voto amministrativo agli stranieri": il prossimo governo "valuterà i criteri". Infine, una rassicurazione: "Se vinciamo le elezioni mi impegno a governare cinque anni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Montiglio presenta le liste (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Comunali Montiglio presenta le liste [FIRMA]ENRICA CERRATO ASTI Tamburi di Palio, sventolar di bandiere dei borghigiani di San Secondo, astigiani al mercato e campane suonate a distesa da don Gallo: questa l'immagine di Asti che il ministro Antonio Di Pietro porterà con sè come ricordo del suo tour elettorale in Piemonte. Arrivato quasi puntuale alle 16 in piazza Alfieri (per poco non si è incontrato con Tremonti che alla stessa ora varcava la soglia del Politeama), è stato accolto dai supporters dell'Italia dei Valori e del Pd: un bagno di folla attraversando il mercato e via Garibaldi e poi la passeggiata si è fermata in piazza San Secondo. Piazza gremita e un grande gazebo al centro, con i "santini" dei candidati alle Provinciali, manifesti e gadget. Il ministro delle Infrastrutture, accompagnato dai candidati locali (guidati dal giovane e agguerrito segretario Mario Collucciello), ha stretto mani e non si è sottratto al rito delle fotografie. Nel suo incedere verso il palco, è stato più volte fermato da ragazzi e anziani. "Sono Cesare il ciclista" lo ha apostrofato un arzillo sessantenne, "già l'altra volta che era venuto ad Asti c'ero a sentirla, mi ha anche portato bene, ho vinto delle gare". Di Pietro sorride e saluta con affetto gli esponenti del Pd (dal consigliere regionale Angela Motta a Fabrizio Brignolo) e infine verso le 17 e 30 sale sul palco con il candidato a presidente della Provincia Roberto Peretti e con gli aspiranti consiglieri della sua lista che appoggiano il sindaco di Villanova. Il suo discorso viene interrotto dagli applausi ma anche dal passaggio del corteo dei paliofili bianco rossi intenti a festeggiare la ricorrenza del martirio del Santo. Al suono dei tamburi il ministro sorride e sospende per alcuni minuti il suo discorso. E poi via libera all'analisi della situazione politica, ai mali dell'Italia e alla sua ricetta di base: quella di fare un repulisti di disonesti "Noi candidiamo solo persone perbene" ha tuonato e non ha lesinato critiche "a quel fascista di Ciarrapico" e a Berlusconi "che si è fatto le leggi ad hoc". Nel mirino anche il suo ex collega Mastella "volevo inserire nuove carceri nel programma delle infrastrutture, ha detto che ci pensava lui e non ha fatto nulla". Applausi intensi quando l'ex Pm ha ricordato di aver votato "contro l'indulto". A battere le mani anche lo scrittore Giorgio Faletti, già presente alla tappa astigiana del tour di Veltroni. Berrettino arancio calato sulla fronte e sorriso scanzonato, si è fatto ritrarre con Di Pietro che gli ha scherzosamente levato il cappello con l'invito "E fatti vedere bene...". Ancora strette di mano e ultime foto dei supporters con i cellulari e poi il ministro è partito, diretto a Bergamo per il suo tour in Lombardia. Campagna elettorale aperta a Montiglio (1501 elettori) e Monastero Bormida (858), dove i cittadini saranno chiamati a rinnovare anche sindaco e Consiglio. A Montiglio, la sfida è tra Salvino Razzano e Piercarlo Negro. Razzano è sostenuto dalla lista "Tre Torri": la squadra si presenta martedì alle 21 al salone scuole. Mercoledì sera toccherà a Negro e alla lista "Uniti per migliorare" (è candidato il sindaco uscente Dimitri Tasso). Due liste anche a Monastero: la "Uniti per Monastero" con Luigi Gallareto, sindaco uscente, e "Lista Grillo, Lega Padana, No Euro" con Marco Bono.\.

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Pdl, pressing sugli indecisi Zacchera punzecchia la Lega (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STRESA. AL PALACONGRESSI L'EX MINISTRO STANCA Pdl, pressing sugli indecisi Zacchera punzecchia la Lega [FIRMA]MARIA ELISA GUALANDRIS STRESA "Mi rivolgo a voi perché sappiate convincere quel trenta per cento di elettori ancora indecisi". Così il senatore Lucio Stanca, ex ministro per l'Innovazione tecnologica del governo Berlusconi e candidato alle prossime politiche ha aperto il suo intervento ieri al Palacongressi di Stresa nel corso del convegno del Popolo delle Libertà. Stanca ha illustrato i punti chiave del programma: "Innanzitutto l'identità, che è quella della grande famiglia dei popolari europei. I valori sono libertà, individuo e famiglia contro il relativismo della sinistra". Secondo punto è lo sviluppo: "Abbiamo perso la capacità di competere per l'eccessiva pressione fiscale, la mancanza di infrastrutture e la burocrazia". Infine, sicurezza e giustizia: "Non si può vivere con la paura a girare la sera in città". Accanto al coordinatore provinciale di Forza Italia Valerio Cattaneo, in lista per la Camera, che ha espresso soddisfazione per i 600 presenti, i parlamentari Marco Zacchera (ricandidato alla Camera) e Valter Zanetta (in corsa per il Senato). Zacchera, che ha sottolineato la partecipazione di molti giovani al convegno, ha aggiunto una nota polemica nei confronti della Lega Nord: "Non bisogna votare chi fa la campagna elettorale con le battute di spirito". "Abbiamo tre candidati del Vco in posizione eleggibile: significa che a Torino la provincia è molto considerata", ha affermato Zanetta. "Dobbiamo restituire alle persone la fiducia", ha annunciato il coordinatore regionale di Forza Italia Guido Crosetto. L'ex presidente della Regione Enzo Ghigo ha parlato di un'amministrazione piemontese tornata al "Torinocentrismo". "Bisogna convincere quelli con la puzzetta sotto il naso a non votare Veltroni, che ha ricandidato chi ha dissanguato l'Italia - ha esortato il gran capo piemontese di An Ugo Martinat -: grazie a Prodi siamo l'unico Paese in Europa che non ha firmato la moratoria per bloccare per altri due anni l'ingresso dei romeni senza contratto di lavoro". L'unico leghista in sala era il sindaco di Domodossola Michele Marinello che, interrogato sulle parole di Zacchera, ha risposto con un "non ho sentito niente". Durante il dibattito è anche stato presentato il candidato sindaco a Villadossola, espressione del Pdl, Roberto Viroletti.

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Berlusconi: duello tv impossibile E apre sul voto agli immigrati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: duello tv impossibile E apre sul voto agli immigrati "Pier Ferdinando non sa più a che cosa attaccarsi" Il Cavaliere a Veltroni: nessuno può darci lezioni sulla mafia. Tre anni fa il partito di Walter non fu poi così schizzinoso CATANZARO - Silvio Berlusconi arriva in Calabria, una delle regioni in bilico tra centrosinistra e centrodestra, e lancia un duro atto d'accusa a Walter Veltroni che proprio qui venerdì aveva tuonato contro la 'ndrangheta: mafiosi non votateci. Il Cavaliere ribadisce la sua contrarietà a un duello tv con il leader del Pd ("è impossibile, la par condicio lo vieta "), e a sorpresa lancia l'idea di dare il voto agli immigrati per le amministrative. Il tema della legalità in una regione che ha molti consiglieri sotto inchiesta e alcuni in prigione diventa un argomento di battaglia elettorale. Il capo del Pdl, infatti, oppone all'avvertimento del suo competitor una constatazione aspra: "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso". E subito dopo aggiunge: "Nessuno può darci lezioni su come combattere la mafia. Oggi non posso che confermare quanto dissi nel 1994 a Palermo. Ogni nostro voto fa un voto contro la mafia". Rivendica a sé il merito di avere adottato misure per rendere più duro il carcere ai boss e di essere riuscito a farne catturare parecchi. Non solo. Berlusconi annuncia che tra i primi atti del futuro governo vi sarà "la valutazione se sussistano gli estremi per arrivare a uno scioglimento del Consiglio regionale della Calabria". In un terra dilaniata dalle faide la domanda di legalità sale prepotentemente. E lo testimonia una giornalista di una tv locale che gli domanda lumi sui diversi atteggiamenti tra la Confindustria siciliana e quella calabrese: la prima espelle i soci che pagano il pizzo, la seconda dichiara che non si può chiederle di essere "avamposto di legalità". Chi ha ragione? "Hanno ragione entrambe - risponde Berlusconi -. Le imprese per avere comportamenti coraggiosi devono avere lo Stato al loro fianco, cosa che finora non è accaduta". Ma il tema del possibile confronto tv incombe. "Un confronto impossibile per colpa della par condicio, una legge insulsa, una legge che li vieta perché se accettassi di farne uno ne dovrei fare almeno un centinaio con tutti gli altri leader ", insiste Berlusconi, il quale afferma di non temere un eventuale faccia a faccia con Veltroni: "Mi sarebbe agevole metterlo sotto. Del resto sono riuscito nel '94, digiuno di politica, a battere l'allora capo dei comunisti Achille Occhetto". Berlusconi reagisce stizzito alle accuse di Pier Ferdinando Casini di avere strumentalizzato le parole dell'ex presidente della Cei Camillo Ruini sul voto utile. "Non replico a Casini - dice - essendoci di mezzo un cardinale che stimo molto. Loro hanno detto una cosa di lui che non era vera e io l'ho solo difeso. Non sanno più a cosa attaccarsi". Tuttavia, in una giornata che lo ha visto volare da Taormina a Catanzaro e poi spostarsi a Cosenza, dove in serata fa un bagno folla, Berlusconi trova il tempo di collegarsi telefonicamente con l'assemblea del Movimento per la vita alla quale ribadisce l'impegno del Pdl a favore dell'applicazione della legge 194 "in tutte le sue parti e a non modificare assolutamente la legge 40 sulla procreazione assistita" dicendosi anche favorevole "al riconoscimento del diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, un principio che l'Onu può fare proprio, così come ha fatto sulla moratoria per la pena di morte". Oltre a questo impegno, in un altro collegamento telefonico annuncia l'idea di avviare uno studio per concedere il voto amministrativo agli immigrati in Italia. Lorenzo Fuccaro DAL NOSTRO INVIATO.

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Don Sciortino: non si usa il cardinale Ruini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il direttore di "Famiglia cristiana": il capo del Pdl vuole ammaliarci ma è di cattivo gusto Don Sciortino: non si usa il cardinale Ruini ROMA - "E' una strumentalizzazione. Un espediente per ammaliare i cattolici e portarli dalla propria parte ". E' duro don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, nei confronti delle parole di Silvio Berlusconi sul cardinal Ruini (sa "che i voti dati a partiti diversi dal pdl sono persi"). Perché? "E' stata un'uscita fuori luogo e fuori posto" Non crede che Berlusconi abbia davvero riferito le parole di Ruini? "Per quel che ne so io il cardinal Ruini non ha mai detto cose del genere. Quindi quando Berlusconi riporta il suo pensiero ne fa un uso indebito ai fini della campagna politica". Un equivoco in buona fede? "La buona fede in politica è tutta da dimostrare. Non si dice nulla se non c'è un interesse a riguardo. Questo però in generale". E in questo caso specifico? "Credo sia stato fatto un uso improprio della figura del cardinale. Nessuno ha autorizzato Berlusconi a farsene portavoce". Nel bene o nel male Ruini è molto presente nelle dichiarazioni dei politici in questa campagna elettorale. "In alcuni casi ci si lamenta che la Chiesa fa ingerenze. Quando fa comodo però la si tira in ballo". E stavolta? "E' stata proprio tirata per i capelli". Sorpreso? "No. In campagna elettorale tutti usano tutti i mezzi a propria disposizione per avere consenso. Quanto questo serva al bene comune è tutto da dimostrare". Ma la Chiesa appoggia o no Casini? "Come ha detto monsignor Betori, segretario generale della Cei: la Chiesa non si schiera". Però che Ruini sia lo sponsor di Casini è stato scritto. "E' una forzatura". Ma è meglio Berlusconi o Veltroni? "Questo lo decideranno gli elettori liberamente sulla base dei programmi presentati. Ben sapendo che a promettere sono tutti bravi, ma raramente le promesse vengono mantenute". Questa è antipolitica? "No. Ai miei lettori io ho dato il consiglio di esercitare comunque, al di là delle delusioni, il diritto di voto. Ma pensiamo alle promesse di tutela della famiglia: le hanno fatte tutti e abbiamo tasse scandinave e servizi da sud del mondo ". Ma, sotto sotto, la Chiesa per chi tifa? "Monsignor Betori l'ha detto: un Don Antonio Sciortino po' in tutti i partiti ci sono esponenti cattolici. Quello che sta a cuore alla Chiesa è che i politici cattolici dovranno tenere conto dopo le elezioni, della difesa della vita, della famiglia e della dottrina sociale". Pensa che davvero ne terranno conto? "La coerenza è un lusso per una politica ottusa e avida che continua ad aumentare i propri privilegi senza rendersi conto che le famiglie sono diventate davvero molto più povere e se non si farà qualcosa ci sarà una reazione molto forte". Lei ha già deciso per chi voterà? "Un'idea ce l'ho. C'è sempre il principio del minor male possibile". Casini? "Il voto è segreto. Doppiamente per me che oltre agli elettori devo pensare ai miei lettori". Virginia Piccolillo \\ Si accusa la Chiesa di ingerenze ma quando fa comodo la si tira in ballo.

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Caracciolo: io e <Ciarra> amici da vent'anni Lui fascista? Da bambino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Verso il voto Personaggi Caracciolo: io e "Ciarra" amici da vent'anni Lui fascista? Da bambino "Ci piace mangiare la pajata. E' diretto, forse troppo" ROMA - Ufficio di Carlo Caracciolo, viale Cristoforo Colombo. Un luminoso doppio Schifano ravviva la raffinata stanza. La candidatura di Ciarrapico è uno dei piatti forti della campagna elettorale. Parliamo di un suo amico. Primo incontro? "Non lo ricordo. Forse vent'anni fa. Nulla di memorabile". Primo impatto? "Persona subito simpatica. Forse un po' troppo diretta, anche nelle sue manifestazioni verbali". Lei è un principe Caracciolo. Ciarrapico è Ciarrapico. Mai avvertita una differenza, diciamo, "sociale "? "Per niente". Ma lei, Caracciolo, è stato un partigiano. Ciarrapico non ha mai rinnegato le sue simpatie fasciste. Che amicizia è? "Normale. Dalla guerra è passato tanto tempo. Nel '44 Ciarrapico aveva 10 anni. Forse sarebbe stato un insopportabile bambino. Fascista, magari, ma bambino. E poi se ho chiuso i conti con Ajmone Finestra, sindaco di Latina...". E cosa c'entra Ajmone Finestra? "Quando comprai la tenuta a Cisterna di Latina scoprii che il sindaco era l'uomo della Repubblica Sociale che nel 1945 mi aveva condannato a morte. Mi disse a Fondotoce, dopo l'arresto sul Lago d'Orta da parte della X Mas: "Ora pulisci i cessi, domattina ti fuciliamo". E io: "Se mi fucilate, io i cessi non vado a pulirli. Possiamo quindi trattare sull'eventuale non fucilazione". Non pulii i cessi e fui portato a Baveno, mi tennero quindici giorni e a Novara mi scambiarono con altri prigionieri. Eravamo ormai nel marzo 1945". E con l'Ajmone Finestra sindaco di Latina come finì? "Con un invito a cena a casa. Il tempo passa. Succede così". In quanto a cene, quali passioni condivide con Ciarrapico? "Io amo un piatto romano, la pajata. Anche lui. Circa il vino, c'è il Brunello di Montalcino da quando mia nipote Marella lo produce con suo marito Sandro Chia". Avete ristoranti di riferimento? "Non particolari. E' più frequente che lui venga a colazione da me". Carboni le regala prosciutti e formaggi. E Ciarrapico? "Due anni fa mi ha regalato una mini-auto elettrica per muovermi sul mio giardino, a Cisterna. Comodissima ". "Ciarra" sarebbe piaciuto a suo cognato Gianni Agnelli? "Avrebbe apprezzato il suo modo diretto. Molto franco". Di cosa parlate quando vi vedete? "Di salute. Di giornali. (ride) Anche di donne. Quando mi devo curare mi rivolgo alla sua clinica, la Quisisana a Roma". Avete amici in comune? "Non molti. Forse Gianni Letta. Venne con noi quando Ciarrapico mi fece conoscere l'Abate di Montecassino. Bella visita. Faticosa. Ottimo pranzo genuino. Molto semplice". A proposito, lei ha studiato dai gesuiti. "Il Massimo", poi il nobile collegio di Mondragone. Si sente cattolico, credente? "Non sono cattolico praticante. Né mi ritengo un credente". Condivide la decisione di Ciarrapico di candidarsi sotto i simboli berlusconiani? Lei non ama Berlusconi... "Non ho condiviso naturalmente la scelta. Ma non gli ho chiesto niente. Capisco che voglia diventare senatore. Aspirazione che il Pd non avrebbe mai potuto realizzare... Berlusconi? Durante l'affare Mondadori disse tante bugie. Pagò i giudici per poter chiudere la vicenda, ma poi tutto è andato in prescrizione. Berlusconi resta quello di sempre. La mia opinione non cambia. Solo in Italia avviene che un uomo così si candidi a guidare il governo". Ciarrapico mediò tra voi e Berlusconi. Cosa ricorda? "Lo incontrai con un pretesto, segnalargli Vissani come chef per la sua Casina Valadier. In realtà volevo chiedergli di spiegare ad Andreotti che la vittoria di Berlusconi su Mondadori si trasformava in una vittoria di Craxi. Si fece di colpo attentissimo. Sentito Andreotti ci convincemmo tutti che Ciarrapico era l'unico mediatore possibile. La situazione era in stallo. Mondadori era in mano a Berlusconi ma le azioni dell'Espresso (che controllava anche Repubblica, i giornali locali e la Manzoni) mie e di Scalfari, erano state sequestrate dal tribunale...". La mediazione si chiuse come tutti sanno. "Espresso" e "Repubblica" a lei e De Benedetti, "Mondadori" e Panorama a Berlusconi. Ciarrapico parteggiò per qualcuno, secondo lei? "No...Mi resta un dispiacere". Quale, Caracciolo? "Aver perso la casa editrice Einaudi ". Non le piace l'attuale linea editoriale? "Sì. Ma i prodotti, con noi, sarebbero certo stati migliori. E poi c'era la mia vecchia amicizia con Giulio Einaudi ". Per chi voterà? "Per il Pd" Tentazioni bertinottiane? "No. Sarebbe un voto buttato. E niente tentazioni radicali". Luci ed ombre di Walter Veltroni. "Mi è piaciuta la decisione di presentarsi da solo. Addio al coacervo di infinite alleanze che ha immobilizzato Prodi. La scelta ha giovato a Veltroni e ha chiarito il quadro politico. Ha costretto Berlusconi a fare lo stesso e a privarsi dell'aiuto di Casini. Ombre? Una campagna elettorale un po' debole. Fin qui priva di idee forti. E mi irrita l'insistenza di certi Teocon. Anche se capisco la necessità di Veltroni di dover tenere un'arco che va dai radicali a quel mondo. è il suo mestiere". La sua idea di un ipotetico governo Veltroni? "Un senso generale laico. Necessariamente stemperato, per me negativamente, da certe frange della ex Margherita. Frange...". Quindi le piacerà il modello Zapatero. "Mi ha molto rallegrato la sua vittoria nonostante la ingerenza della Chiesa. Dovrebbe essere un insegnamento per tutta la sinistra italiana: mai accettare supinamente indicazioni dal mondo ecclesiastico". Visto che siamo in Europa. Cosa pensa di Sarkozy? "Non amo questo suo irrefrenabile desiderio di concludere tutto insieme: cambiare le leggi fiscali, la scuola, sostituire una moglie con un'altra immediatamente...". Davvero non invidia nulla a Sarkozy? "Ovviamente Carla Bruni. Ma non avrei più l'età". Per citare il libro Laterza scritto con Nello Ajello, lei si sente un "editore fortunato". Guardandosi indietro ora, rivivrebbe la stessa vita che ha vissuto? "Ma sì. Rifarei l'editore, non conosco altri mestieri. Non mi sarebbe piaciuto lavorare alle dipendenze di qualcuno. Infatti cominciai come avvocato. Ma poi, i casi della vita...". Berlusconi, sembra, vincerà le elezioni. Medita l'esilio? "Figuriamoci (ride). Il mio posto è qui. E poi mai dare nulla per scontato. Fino all'ultimo momento". Paolo Conti \\ Non ho condiviso la sua scelta ma capisco che voglia diventare senatore Insieme Carlo Caracciolo e Giuseppe Ciarrapico nel 1991: il candidato del Pdl fu mediatore nel caso del Lodo Mondadori.

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Bondi: allora Silvio affitti un cinema (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE L'idea Bondi: allora Silvio affitti un cinema ROMA - Al momento, l'unica possibilità di vedere Silvio Berlusconi e Walter Veltroni in contemporanea in un programma tivù è quella a cui sta lavorando Enrico Mentana per il suo Matrix dell'11 aprile: due interviste parallele ai leader della durata di tre quarti d'ora circa. Di sfida a due all'ultimo sangue, tra i fedelissimi di Berlusconi no, non si vuole nemmeno sentire parlare. "Non si può fare, c'è la par condicio", dice secco Sandro Bondi, l'unico in verità a prospettare una mezza apertura: "In tivù non se ne parla, ma magari chissà, in un cinema, un teatro, un luogo pubblico si potrebbe pure organizzare un faccia a faccia. Perché mica Berlusconi ha paura di Veltroni, ci mancherebbe altro...". E però l'idea, pur suggestiva, non convince Fabrizio Cicchitto: "Un dibattito lo fai in tivù, o non lo fai, ma non si vede perché noi dovremmo cedere al pressing di questi signori...", e nemmeno Paolo Bonaiuti: "Di dibattito non se ne parla, perché la loro par condicio non lo consente. Se la cancellano, facciamo tutto quello che vogliono, non abbiamo certo paura di Veltroni, che non è Rocky Marciano. Ma non è che le regole si applicano solo quando fanno comodo a loro". La verità, ragiona Giulio Tremonti, allora è forse un'altra: "Di questo dibattito non importa a nessuno, nemmeno a Veltroni che ne sta facendo una sceneggiata. E questo perché in Italia, dove sotto gli ottomila campanili la geografia politica è statica, nessun duello tv è in grado di influenzare il voto. I giochi sono fatti, chiedere ai bookmaker inglesi per conferma...". Paola Di Caro.

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Veltroni e Letta: <Ti ho cercato>. <Sentiamoci domani> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Alle celebrazioni per Israele Fini: lo Stato ebraico ha il diritto di reazione. Walter a Gianfranco: tu fai la vice-fatica Veltroni e Letta: "Ti ho cercato". "Sentiamoci domani" ROMA - In attesa dei faccia a faccia televisivi, se mai si faranno, il primo incontro diretto c'è stato ieri sera, all'Hotel Excelsior, tra Walter Veltroni e Gianfranco Fini, alla conferenza organizzata dall'associazione Keren Hayesod di Roma per il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele. Entrando nella sala gremita, in mezzo a rabbini e ambasciatori, Veltroni ha salutato il portavoce di An, Andrea Ronchi insieme ad Elisabetta Tulliani, la neomamma e compagna di Fini, senza accorgersi però di avere alle spalle proprio il presidente di An. Allora Ronchi, ridendo, gli ha detto: "Ti posso presentare un ragazzo?". Stretta di mano tra i due leader e ampi sorrisi, malgrado la tensione della campagna elettorale in corso: "Ma non eri a Brescia?", ha chiesto Fini a Veltroni. E lui, allargando le braccia: "Se è per questo sono stato anche a Latina ". E Fini, allora: "Io oggi ho fatto Ancona, poi Ascoli e ora sono qui". Pronta, infine, la risposta ironica di "Uolter": "Va beh, ma tu devi fare la vice-fatica ", alludendo all'innominato rivale, Silvio Berlusconi. Poi, però, avvicinandosi alla prima fila, Veltroni ha incontrato anche Gianni Letta, che di Berlusconi è il primo consigliere. Tra i due è seguito un breve conciliabolo. "Ti ho cercato oggi... ", avrebbe detto Veltroni a Letta facendo ampi gesti con le braccia. E lui: "Lo so, vediamo domani". Qualcuno in realtà avrebbe captato la frase veltroniana in un altro modo: "L'ho cercato oggi...", con riferimento forse proprio al Cavaliere. Ma interpellato sull'argomento, Gianni Letta ha glissato con la consueta eleganza. Poi è cominciata la conferenza, con l'intervento di Richard Perle, ex sottosegretario alla Difesa americano e leader neocon molto amico di Bush, che ha parlato del pericolo rappresentato dal-l'Iran e i fondamentalisti di Hamas. E proprio su questo punto, poi, ha parlato lo stesso Fini, riscuotendo parecchi applausi. "Il diritto di autodifesa di una democrazia dev'essere riconosciuto - ha detto il leader di An -. Io ho sempre rifiutato di chiamare "muro" la barriera costruita da Israele per difendersi dagli attentati. E questo vale anche per il diritto di rappresaglia. Se un Paese individua i covi o le rampe dalle quali partono i missili, quella democrazia ha il diritto di intervenire per sradicare il terrorismo". Sul-l'Iran, poi, è stato ancora più esplicito: "Che l'Italia con la Germania sia il partner economico più autorevole dell'Iran non può essere oggi l'alibi per assumere posizioni soft e non assumere le necessarie responsabilità a livello internazionale. La storia dovrebbe aver insegnato qualcosa: a chi dice che Ahmadinejad, Hezbollah o Hamas devono essere degli interlocutori perché hanno vinto le elezioni, bisogna ricordare che in Europa ci fu chi vinse le elezioni e non fece propriamente una politica di amicizia". Riferimento chiaro al nazismo e ad Adolf Hitler. Fabrizio Caccia Dialogo Gianni Letta e Walter Veltroni ieri all'hotel Excelsior di Roma per la festa di Israele.

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Malpensa <svuotata>, Alitalia se ne va (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Malpensa "svuotata", Alitalia se ne va I voli della compagnia passano da 177 a 50. I sindacati: nessuna alternativa ad Air France Il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta è consapevole che la trattativa che parte domani è decisiva ROMA - Il piano Air France- Klm fa oggi la sua prima vittima: è l'aeroporto di Malpensa, dove i voli giornalieri di Alitalia vengono ridotti da 177 a 50. Nel contempo a Fiumicino arrivano 12 nuove destinazioni intercontinentali e tutti i voli di alimentazione che lo scalo romano dovrà dimostrare di saper gestire. Intanto la trattativa con i francesi ancora non decolla. Nella giornata di oggi, come è già avvenuto ieri, si cercherà di trovare un punto di caduta del negoziato sui punti più caldi: il perimetro aziendale e gli esuberi. Un modo per mettere d'accordo i sindacati. "Su questo tema molte posizioni stanno cambiando - ha sottolineato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani -. Ma la verità è che allo stato non c'è alcuna alternativa a Air France". Anche ieri i piloti dell'Anpac sono stati i più duri e intransigenti. Hanno rivendicato il ritorno al piano che il presidente Jean-Cyril Spinetta avrebbe disatteso, che non prevedeva, secondo loro, la totale chiusura del cargo e che contava un numero inferiore di esuberi. Tuttavia Fab io Berti, presidente del'Anpac, ha tenuto a precisare che il suo sindacato "non ha mai detto che preferisce il fallimento alla soluzione Air France". Anche se poi ha aggiunto che l'eventuale commissario "prenderebbe come punto di riferimento il piano Prato cosiddetto stand alone che, dal punto di vista del numero di aerei, è sicuramente più di sviluppo rispetto a quello di Air France- Klm". Da Parigi non arrivano repliche, nè dichiarazioni. Si ostenta serenità ma c'è anche la consapevolezza che la trattativa che parte domani è decisiva. Perciò "in queste ore si sta lavorando e limando i dettagli per fare in modo che l'incontro sia utile e profittevole ". Spinetta non mancherà di essere al tavolo con l'obiettivo, dicono i suoi, di "superare lo scoglio e aprire da martedì i negoziati con i singoli settori". E' possibile che qualche apertura sul cargo maturi, anche se già nel piano presentato venerdì figurava uno scaglionamento della messa a terra degli aerei: due subito, altri tre entro il 2010. Resta fondamentale il nodo dei 180 piloti non pensionabili che Air Frace-Klm intende cassintegrare per poi, eventualmente, assorbire nelle linee regionali del gruppo tramite regolari selezioni. I piloti della Uilt fanno notare che il numero degli esuberi resta alto ma che soprattutto lo strumento da adoperare sarebbe la cassa integrazione a rotazione, in modo da evitare la perdita dei brevetti per i quali occorre un certo numero di ore di volo l'anno. "Lotteremo per migliorare il piano Air France" ha dichiarato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Mentre il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, ha richiamato il governo a vegliare sulle condizioni imposte dai francesi al sistema di governance della nuova società. Anche ieri in campagna elettorale si è parlato di Alitalia. Silvio Berlusconi ha ribadito che la cordata si formerà appena chiusa la trattativa con Air France e ha aggiunto: "Io non c'entro più niente: la palla è nelle mani degli industriali italiani", tra cui "decine di colleghi di Confindustria e Confcommercio". Il chiamarsi fuori di Berlusconi suggerisce che il Cavaliere sta cominciando a considerare il conflitto d'interessi in cui metterebbe la cordata da lui ispirata nell'eventualità di un suo approdo a palazzo Chigi. Piero Fassino (Pd) intanto accusa Berlusconi di "turbativa " sul negoziato nel momento in cui il Cavaliere anticipa di voler respingere, una volta eletto premier, il piano di Air France. Da Brescia, dove si trovava per la campagna elettorale, il leader del Pd, Walter Veltroni, non ha mancato di ribadire che la trattativa con Air France-Klm "deve andare avanti perché è unica e autentica ", ma deve salvare Malpensa "perché in un grande Paese ci possono essere due grandi aeroporti". Ma intanto per lo scalo di Varese oggi è la giornata degli addii. A. Bac. Overbooking Ultimo giorno di Alitalia a Malpensa con forti code e problemi di overbooking.

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<Comunismo addio Mi piacerebbe rifare il ministro> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Bianchi, neo pd "Comunismo addio Mi piacerebbe rifare il ministro" ROMA - Che ci fa un comunista duro e puro sul pullman di Veltroni? "Sono stato in Calabria con Walter e c'era un fiume di gente... La vittoria del Pd è a portata di mano". E così, folgorato sulla via del loft, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi si è convertito, da falce e martello al tricolore democratico. "Non chiamiamola conversione - implora il professore, che Diliberto ha voluto nel governo Prodi come unico ministro del Pdci -. Io sono entrato come indipendente, con Oliviero non esistevano vincoli e la separazione è stata consensuale". Lui nella sinistra "di lotta e di governo" ci aveva creduto davvero e ora la delusione per la fine dell'Unione e "gli eccessi di antagonismo" di Bertinotti è troppo intensa per restare a sinistra. Meglio Veltroni con la sua campagna "nuova, positiva, aggressiva". E se Walter farà il miracolo, chissà che non ci scappi un ministero: "Mi piacerebbe poter continuare un'esperienza in cui ho seminato molto e raccolto poco". Si è lasciato alle spalle Diliberto e il comunismo, ma non l'antiberlusconismo. "Io non ho nulla contro la figura dell'ex premier, però Berlusconi è portatore di disvalori, ha usato il potere per i suoi interessi personali. Tra me e lui ci sono differenze antropologiche". Sono troppe tre reti per Mediaset? "Non è così che va posta la questione, ma è evidente che c'è un gigantesco conflitto di interessi. L'anomalia italiana va rimossa". Sembra di sentir parlare Diliberto... "Io sono fieramente antiberlusconiano, come lui". Di essere stato comunista per 40 anni non si pente, ma ora il comunismo "è un messaggio superato". Falce e martello addio? "Mi terrò cari i miei ricordi, ma so stare alla realtà delle cose". Monica Guerzoni.

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ROMA Silvio Berlusconi invierà ai romani una sua lettera e un libro nel quale denuncia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I mali della città. Dalle tasse, che secondo il Cavaliere sono cresciute a dismisura, ai rifiuti e ai termovalorizzatori mai visti. Sino "ai nove mila "disperati" che vivono nelle baraccopoli". 92 pagine, divise in 5 capitoli, e molte fotografie che segnano un salto di qualità nel duello elettorale con Veltroni.

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ROMA Conferenza operaia ieri a Brescia. Da qui il leader del Pd, Walter Veltroni, ha lanciato un ap (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pello forte al voto operaio. "Noi siamo il partito del lavoro e della sicurezza", ha sottolineato Veltroni, il quale ha anche sostenuto che "aumentare i salari e gli stipendi è la prima emergenza nazionale". Intanto, è scontro sul voto cattolico. All'indomani delle affermazioni di Berlusconi secondo il quale il cardinale Ruini "sa" che il voto utile sarebbe quello dato al Pdl, interviene Casini. "Il Cavaliere", accusa il leader Udc, "strumentalizza la Chiesa. E' irrispettoso, si improvvisa portavoce di Ruini". Dello stesso tenore le dichiarazioni degli altri centristi, a cominciare da Pezzotta e Buttiglione.

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Veltroni: ora serve un nuovo patto sociale Casini: Berlusconi strumentalizza la Chiesa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Appello del leader Pd al voto operaio a Brescia: siamo il partito del lavoro. Sull'antimafia duello tra i poli Veltroni: ora serve un nuovo patto sociale Casini: Berlusconi strumentalizza la Chiesa.

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ROMA - La parola magica si chiama moratoria. Ovvero congelamento della trattativa fino a dopo il vot (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

O. E' l'idea che ai sindacati, Cisl, Cgil e Uil, piace di più. Consente di trattare senza la pistola puntata alla tempia e di aver più tempo per "ammorbidire" Air France. Sempre che i francesi accettino di proseguire il negoziato dopo l'incontro-chiave di lunedì. Ieri Walter Veltroni si è mosso proprio in questa direzione. Stessa cosa hanno fatto altri esponenti del Pd. Il timore, paventato anche dal presidente di Alitalia Prato, è che Parigi, dopo le bordate di Berlusconi e il "no" secco dei piloti, decida di mollare, lasciando la compagnia di bandiera con pochissimi soldi in cassa e lo spettro del fallimento alle porte. Del resto il Cavaliere e i suoi insistono, ribadendo che la cordata tricolore c'è e che decollerà dopo il 14 aprile. Un avviso che nel quartier generale della compagnia transalpina stanno valutando con molta attenzione. Tant'è che l'idea della moratoria potrebbe anche essere presa in considerazione. Spinetta potrebbe giocarsela sul tavolo già domani. Magari solo come opzione tattica. Visto che i numeri del piano con i 2.100 esuberi non dovrebbero subire grosse variazioni. In attesa di un segnale Bonanni attacca: "Lotteremo punto su punto per migliorare il piano". Angeletti va più in profondità: "L'obiettivo è ridurre il numero degli esuberi perchè questi esuberi significano anche riduzione di attività e quindi riduzione di fatturato. Noi vogliamo che volino più aerei". Se Cisl e Uil cercano l'accerchiamneto, la Cgil prova a mediare. Epifani fa esercizio di realismo: per ora non c'è alternativa ad Air France. Come dire che la scelta è obbligata. Insomma, meglio non rompere. L'ipotesi di utilizzare per Alitalia la stessa legge usata per Parmalat, per Angeletti, "non è una cosa semplice perchè in quel caso c'era una crisi finanziaria ma la parte industriale funzionava, qui invece la parte industriale produce perdite". Prato lo detto mille volte ai sindacati. Augurandosi un "rinsavimento" dalle posizioni di netta rottuta di questi giorni. Un messaggio che è arrivato. La porta stretta dell'accordo ruota comunque su quattro punti: 1)la riduzione degli esuberi; 2) il ruolo della società al 100% Alitalia che doverebbe gestire i servizi; 3) le garanzie che Air France deve mettere sul tavolo sul fronte strategico. Bonanni non vuole infatti che i francesi una volta ottenuta la polpa, cioè rotte, piloti, hub, abbandonino al loro destino le altre attività; 4) il futuro di Malpensa. Nodi cruciali. Che Fini ritiene irrisolvibili: "Qui non siamo a una trattativa con Air France, il rischio reale è di una svendita". Un piano alternativo che secondo Frattini potrebbe materializzarsi solo dopo lunedì. E che tiene i sindacati in allarme. Anche Casini interviene: "Se ci saranno i cavalieri bianchi per Alitalia che almeno mettano soldi loro, perchè di cavalieri con i soldi pubblici non ne abbiamo proprio bisogno". "Oggi tutti si improvvisano medici al capezzale di Alitalia - ha aggiunto Casini - ma se Alitalia è un tumore la colpa è di quelli che hanno praticato la politica del rinvio. È stato un pianto sulla scrivania di Berlusconi per cinque anni, poi è passato su quella di Prodi". Piero Fassino attacca: l'annuncio di Berlusconi di voler escludere, in caso di vittoria alle elezioni, qualsiasi possibilità per Air France "rappresenta una vera e propria turbativa di un negoziato in corso". U. Man.

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ROMA - Non ci sono alternative alla vendita e per ora di offerta seria c (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARCO CONTI ROMA - "Non ci sono alternative alla vendita e per ora di offerta seria c'è solo quella di Air France. E' vero che paga poco le azioni, ma si carica di tre miliardi di debiti e assicura investimenti per otto miliardi. Un'alternativa è sempre possibile, ma la base è la proposta di Air France". Dopo giorni di tentennamenti e silenzi i ragionamenti di Pierluigi Bersani hanno fatto breccia sia nel sindacato che ai piani alti del loft. In questi giorni di trattative e di ipotetiche cordate, il rapporto tra il ministro delle Attività Produttive e Walter Veltroni è stato strettissimo. Così come quello tra lo stesso Bersani e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, il quale ha atteso qualche giorno che si sgonfiasse l'ipotesi della cordata alternativa ipotizzata da Berlusconi per lanciare un ultimatum alla Cisl di Raffaele Bonanni. "Noi ci sediamo al tavolo e trattiamo, tu che fai?". Troppo rischioso sfilarsi anche per la Cisl. Troppo pericoloso farlo in assenza di alternative e con gli olandesi di Klm che premono sui soci francesi ricordando loro che "noi l'esperienza con gli italiani l'abbiamo già fatta". Un'esperienza costosa (250 milioni di euro) fu per Klm il mancato accordo del '96 con l'Alitalia di Cempella. Ora nel Pd la linea è quella della "responsabilità" e dell'aperto appoggio alla trattativa con Air France, anche perchè il sindacato ha rotto gli indugi e si siede al tavolo, Ugl compresa. Un passo indietro lo hanno fatto i piloti di Anpac e Up e nel Pd c'è chi sospetta che dietro i ripensamenti ci sia lo zampino "di qualche leader del Pdl che prova ad usarli come fece con i tassisti". Il presidente di Air France Spinettà ha fretta di vedere se c'è voglia di chiudere la trattativa e non sembra molto interessato allo slittamento di date deciso dal cda della Compagnia. Al punto che il cda di Alitalia non ha fissato nuove date e il presidente Prato tiene ben stretta la spada di Damocle del fallimento sulla testa di sindacati e partiti. Sempre Prato ieri l'altro ha spiegato nuovamente a Bersani che se salta l'accordo sarà costretto a portare i libri in tribunale e che toccherà al ministro delle Attività Produttive nominare un commissario. Lo "showdown" è quindi molto vicino e ai francesi la scadenza elettorale italiana sembra interessare poco. Se domani non vedranno i piloti al tavolo della trattativa, sono pronti a prenderne atto. A quel punto la faccenda si sposta sul tavolo del nuovo governo, ma a quel punto la strada della liquidazione potrebbe essere l'unica.

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ROMA - L'appuntamento per discutere probabilmente del faccia a faccia televisivo, Wa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lter Veltroni e Gianni Letta lo hanno fissato ieri pomeriggio all'hotel Excelsior durante il ricevimento per i 60 anni della nascita dello stato d'Israele. "Ti ho cercato...", ha esordito il segretario Pd. "Lo so, vediamo. Domani", ha ribattuto il più stretto collaboratore di Berlusconi. Il Cavaliere continua ad attribuire alla par condicio l'impossibilità del duello, ma non è detto che, fuori da uno studio televisivo e dalla diretta, non si possa fare. E' quindi possibile che le diplomazie stiano lavorando per individuare un terreno neutro di confronto. Resta però da vedere se il leader del Pdl ha veramente voglia di confrontarsi e dare al suo più diretto competitor un'occasione non da poco.

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Di CORRADO GIUSTINIANI Per la tenzone elettorale sul lavoro i quattro cavalieri in (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CORRADO GIUSTINIANI Per la tenzone elettorale sul lavoro i quattro cavalieri in lizza affilano e riaffilano le loro armi, con messe a punto dell'ultima ora. Compenso minimo legale da 1000 euro e misure a favore delle donne, per Veltroni e il Partito democratico. "Stage in azienda" degli studenti delle scuole professionali, e di quelli universitari di qualsiasi facoltà, per l'Udc di Pierferdinando Casini, secondo un meccanismo a tre livelli che porti i più meritevoli a conquistare un contratto a tempo indeterminato. Straordinari, premi, incentivi, indennità di funzione tassati solo al 10 per cento, per il Partito della libertà di Berlusconi e Fini, in modo da rilanciare la produttività e i consumi. E reddito annuo minimo garantito da 8 mila 500 euro per la Sinistra Arcobaleno di Fausto Bertinotti, che contesta al Pd di non aver indicato la copertura del suo "compenso minimo legale". Secondo la proposta della Sinistra, lo Stato interverrà a integrare i redditi sotto la soglia annua fissata. Costo, 10 miliardi di euro, trovati inasprendo l'aliquota sulle rendite finanziarie. Si parla poco dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che tanto aveva acceso gli animi all'inizio di questo secolo. Se cioè sia giusto continuare a prevedere il reintegro del lavoratore in azienda, in caso di licenziamento senza giustificato motivo. La Sinistra Arcobaleno è l'unica a intervenire, sostenendo che non solo è giusto, ma che le tutele dell'articolo 18 vanno estese ai lavoratori dell'edilizia e del commercio. Il Pd, che al lavoro rispetto agli altri dedica più spazio nel programma, vuole incentivare il lavoro degli "over 50" rimasti disoccupati. Anche l'Udc avverte questo drammatico problema, e abbassa la soglia delle agevolazioni addirittura agli "over 45".

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Dal nostro inviato TAORMINA Un Silvio Berlusconi alla camomilla. Preoccupato, cauto, (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

NINO BERTOLONI MELI dal nostro inviato TAORMINA Un Silvio Berlusconi alla camomilla. Preoccupato, cauto, guardingo, che ha bisogno di evocare il Tg3 per darsi la carica, "lo guardo così mi arrabbio e divento più pugnace"; che arriva a dire, lui l'uomo dei sogni, che "non si può avere la bacchetta magica" per risolvere i problemi; che si fa paladino della lotta all'evasione fiscale ("è giusto che tutti paghino le tasse"); che chiede un ruolo di protagonista per l'Europa "ora che gli Usa sono ridotti male per la loro recessione e hanno perso influenza nel mondo"; e che, in un passaggio a cuore aperto, si lascia andare a un "ma chi glielo fa fare, direte voi". E invece sì, il Cavaliere voglia di fare ne serba ancora e annuncia: "Siamo pronti ad assumerci di nuovo responsabilità di governo, i sondaggi ci danno sempre avanti", aggiungendo subito dopo cautamente "ma la situazione si è fatta più difficile". Ci pensa anche lui a complicarsela, la situazione, visto che annuncia a sorpresa di voler "regolare il voto amministrativo per i cittadini stranieri" provocando la semi insurrezione della Lega. La platea di Confagricoltura che dopo Veltroni e Casini lo ha invitato per ultimo a chiudere di fatto il meeting ascolta partecipe, applaude più volte ma non si scalda più di tanto. Non si scalda neanche quando il Cavaliere torna a evocare i famosi "brogli della sinistra" che l'altra volta "ci sottrassero un milione di voti". Questa tornata però scenderà in campo una sorta di esercito della salvezza di 120 mila persone pronte a vigilare nei seggi. E si scalda assai meno la platea quando l'ex premier torna a puntare il dito accusatore contro l'Udc che, sostiene adesso il Cavaliere, rifiutò di entrare nel Pdl "per calcoli personali", poi "disse no all'intesa venerdì e già lunedì c'erano i manifesti elettorali in giro con la faccia del loro leader", e rea anche, l'Udc, di aver sabotato l'abolizione della par condicio, per non parlare di quei ribaldi di Buttiglione e Follini "che applicando la linea di Casini ci fecero perdere le elezioni sostenendo che occorreva una discontinuità nella linea di governo". Di qui a tornare a chiedere il voto utile il passo è breve: "Nessuna formazione del centrodestra oltre il Pdl è in grado di superare lo sbarramento". Polemica con Casini anche sul tema cattolici, dopo che il leader Udc ha accusato il Cavaliere di "strumentalizzare" la Chiesa: "Casini non sa più a cosa attaccarsi, e si stacca dalla realtà". E a Catanzaro, tra gente osannante che lo porta di nuovo sul predellino dell'auto, Berlusconi veste i panni dell'antimafia: "Ogni voto dato a noi è un voto contro la mafia". E per favore, "Veltroni eviti di darci lezioni in materia, i Ds non furono così schizzinosi tre anni fa". Era giunto a Taormina accolto da uno splendido sole, il Cavaliere, con alcuni giovani che esibivano cartelli che però han provocato qualche interrogativo: alla base c'era scritto "il buongoverno.com" e qualche locale ignaro si è messo a chiedere "ma che significa, buongoverno comunista?", e qualcun altro pronto a suggerire in lingua "ammucciatilu, ammucciatilu" (nascondetelo, nascondetelo). Poi era stato tutto un tubare con il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni: "Per l'agricoltura l'attenzione dev'essere di tutto il governo, lei si tenga l'interim", aveva buttato lì quest'ultimo, e Berlusconi in un passaggio lo aveva lunsingato "lei sarebbe un ottimo politico", frase subito letta come un'offerta ministeriale a Vecchioni medesimo. L'ovazione, la platea di imprenditori agricoli l'aveva riservata quando il Cavaliere aveva puntato il dito contro "l'ecologismo fanatico", quell'ambientalismo che aveva fatto dire a Pecoraro Scanio, per opporsi al ponte sullo Stretto, che l'opera "avrebbe distrutto le millenarie rotte dei delfini". Commento finale di Berlusconi: "Noi ci abbiamo messo cinque anni per costruire, loro cinque minuti per distruggere".

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BRESCIA - Con la platea di tute blu, l'abbraccio di Walter Veltroni è stato lunghi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal nostro inviato FABRIZIO RIZZI BRESCIA - Con la platea di tute blu, l'abbraccio di Walter Veltroni è stato lunghissimo. Bandiere, striscioni hanno sventolato per tutta la durata della "conferenza operaia", la prima del Pd, a Brescia, cuore produttivo del Nord. C'è stato feeling anche con i leader sindacali, Epifani, Angeletti, Bonanni ai quali il leader del Pd ha garantito che la lotta al precariato è in cima alla propria agenda, che bisogna "rendere più forte la capacità di acquisto di salari e pensioni" i quali rappresentano una "vera emergenza nazionale". Ed ha proposto un nuovo patto tra i produttori, "solo così l'Italia può crescere". Perchè il Pd "è un grande partito del lavoro". Gli applausi sono arrivati anche quando il candidato premier ha citato il giuslavorista Pietro Ichino, vittima di minacce durante un'udienza del processo contro le nuove Br. Contro il terrorismo "occorre tenere sempre la guardia molto alta", ha avvertito, indicando una vecchia ferita bresciana, la strage di piazza della Loggia, come "luogo della democrazia italiana". Con un Palabrescia affollato all'inverosimile, il segretario Pd ha dovuto improvvisare un pezzo di comizio all'esterno, per coloro che non sono riusciti a prendere posto. "Quando vengo in Lombardia bisogna che si prevedano due discorsi, uno dentro, un altro all'esterno". Se la trasferta bresciana ha messo in luce il forte legame di programmi e proposte con la base sindacale (Epifani, secondo la sua segreteria, ha "apprezzato", dando una "valutazione assolutamente positiva per il segnale di attenzione"), quella successiva, a Latina, è stata punteggiata da una contestazione messa in opera, in piazza del Popolo, dalla rete civica "No turbogas", che ha alzato striscioni ("La turbogas di Aprilia non se po' fa'") contro la scelta del governo di dare il via libera alla realizzazione della centrale. Veltroni ha rassicurato, "analizzero la vicenda, non mi sono mai sottratto, né mi sottrarrò al confronto". Ma a Brescia, il candidato premier del Pd ha ricevuto affetto e calore da migliaia di persone. Ha fatto appello al voto delle fabbriche (qui disseminate nelle vallate). "Gli operai sono persone concrete, sanno anche che dal loro voto dipende l'esito delle elezioni". E per toccare le corde di questa base, ha messo al centro la questione della sicurezza, che va declinata nei suoi vari aspetti. "Sicurezza sul lavoro, sicurezza sociale, ambientale e sicurezza tout-court, quella figlia della legalità e del principio che afferma l'importanza dei diritti ma anche quella dei doveri". Dopo aver ascoltato i leader confederali (Bonanni ha detto "lavoreremo di più, ma vogliamo guadagnare molto di più" manifestando contrarietà alle tasse sul secondo livello di contrattazione, mentre Epifani ha sollecitato di poter fruire del "mitico tesoretto" almeno in parte per il Welfare, dicendo no all'abbattimento dell'Ici per chi "guadagna alte cifre"), Veltroni ha ricordato: "Tutti i premier europei hanno la mia età", a sottolineare l'anzianità del rivale, "in campo dal '94". Quindi, ha piazzato le sue proposte. La principale è quella di vendere le case popolari a prezzi calmierati, con il ricavo si possono costruire nuove abitazioni. "C'è un milione di appartamenti di edilizia popolare occupati da inquilini. Se tutti gli enti locali, d'intesa con il governo, facessero una dismissione volontaria, a prezzi calmierati, si potrebbero usare le nuove risorse per fare dei nuovi piani di edilizia popolare. Noi abbiamo bisogno di migliaia di case in affitto". La lotta alla precarietà è una questione di civiltà, "basta con i giovani ostaggio della paura". Da oggi, insieme a Tiziano Treu, ha completato il "disegno di legge in cui viene istituita la figura del compenso minimo legale" per chi dovrà essere avviato al lavoro. Ed ha ricordato l'operaio della Thyssen, suicidatosi a 39 anni, perchè perdendo il lavoro, aveva "perso anche la dignità". Vanno aiutati pure i cinquantenni, che vengono licenziati, "non solo attraverso la formazione ma anche occupandoli nei sistemi sociali". Per questo occorre un nuovo patto tra produttori, "artigiani, piccoli e medi imprenditori che sono coloro che mandano avanti l'Italia". Un punto è fermo, il lavoro rappresenta "l'identità del Pd". E' tornato anche sulla questione mafia: "Ho detto che se la mafia decide per chi votare, non voti per noi che la vogliamo distruggere". E sull'analogo appello di Berlusconi, il pd Giuseppe Lumia replica: "Però non ha detto se i voti della mafia, rifiutati da Veltroni, li rifiuta anche lui".

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ROMA Non sarà importante come quella di S.Paolo apostolo, pietra miliare ne (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Non sarà importante come quella di S.Paolo apostolo, pietra miliare nella storia della Chiesa. La "Lettera ai romani" firmata da Silvio Berlusconi non è la traccia del Nuovo Testamento ma certo rappresenta un caposaldo del duello elettorale con Veltroni. Si parla di Roma perchè suocera (l'Italia) intenda, e si prendono i classici due piccioni: attaccando il "modello Roma" veltroniano, si tira la volata ad Alemanno contro Rutelli, si combatte contemporaneamente per il Parlamento e per il sindaco. La lettera è stata pensata come corredo ad un libro-rivista titolato, per scelta diretta del Cavaliere, "C'era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni, l'eredità della sinistra". Libro già in stampa, tra pochissimi giorni verrà spedito al quasi milione di famiglie romane. La decisione di trasformare la prefazione in una "lettera ai romani" e di farne un manifesto della campagna elettorale l'ha presa Silvio pochissimi giorni fa. Ma era da un anno che lo staff del Cavaliere aiutato dall'onorevole romano Giro metteva da parte articoli e fotografie presi dai giornali di destra e sinistra sul degrado della Capitale. Raccolti in alcuni scatoloni sono stati spediti a Milano, scannerizzati, digitalizzati e confezionati alal bisogna. E', infatti, un libro fotografico, 92 pagine, 5 capitoli (ambiente, sicurezza, sociale, sanità ed economia), costato "diverse centinaia di migliaia di euro". Certo meno dell'autobiografico "La Storia italiana" e de "La vera storia italiana" (dedicato al governo 2001-2006 di Berlusca), sempre editi da Alberto Costa, che furono spediti per la penisola a 18 milioni di famiglie. L'attacco all'ex sindaco-candidato premier è secco e tambureggiante. Lo stile soprendentemente asciutto, senza concessioni ai tipici bizantinismi della politica italiana. Composto quindi non solo di giudizi politici, ma soprattutto corredato di dati, cifre, che alla fonte definiscono "veri, certificati, e più volte denunciati pubblicamente dallo stesso Berlusconi" nei quattro interventi dedicati a Roma nell'ultimo anno. La sinistra ha "dimenticato" che Roma è "città patrimonio del mondo", Veltroni lascia "un'eredità pesante", "la sinistra ha premiato i poteri forti", mentre "noi vogliamo una città vicina ai più deboli". Altro che "modello Roma", casomai è "distrastro Roma". Ed ecco l'elenco berlusconiano: 37 mila famiglie senza casa, 50 mila bambini senza asili nido, 9 mila disperati nelle baraccopoli, 3,7 milioni di euro spesi per i campi nomadi e solo 5 milioni spesi per l'emergenza abitativa nel 2006. "Veltroni e Prodi pari sono", la Capitale è fra le città più "tartassate" d'Italia, con una pressione fiscale passata da 412 a 655 euro. Il parallelo con il governo del centrosinistra tende a saldare il "vecchio" Prodi e il "nuovo" Veltroni: la lettera sostiene che i due propongono "il modello Visco, quello del tassa e spendi". Il Pdl invece "ridurrà le tasse comunali". Veltroni, si scrive, lascia "un debito che l'anno prossimo raggiungerà i 9 miliardi di euro", la tassa sui rifiuti è salita del 30% ma la raccolta differenziata è bloccata al 15%, la metà di Milano. "Nel Lazio ci sono 3 termovalorizzatori contro i 13 della Lombardia". "La città è sempre più sporca e degradata". Conclusione politica: "Tremano le vene ai polsi al solo pensiero che un sindaco che lascia questa eredità abbia la velleità di guidare l'Italia". Le promesse chiudono la terza pagina della missiva: anello ferroviario, parcheggi, metropolitane, asili nido, 25 mila nuove case per i redditi bassi, chiusura dei campi nomadi abusivi e controlli severi su quelli autorizzati, raccolta differenziata dei rifiuti "per scongiurare l'incubo Napoli" e chiusura della discarica di Malagrotta. Roma è tale e quale all'Italia, le promesse sono i capisaldi della campagna elettorale: tasse, sicurezza, emergenza economica e abitativa, mondezza. Paolo Bonaiuti mette la sua ciliegina: "Veltroni non poteva pensare di passarsela liscia dopo la gestione virtuale di Roma".

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"La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20% È nella storia del Pd" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 77 del 2008-03-30 pagina 0 "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20% è nella storia del Pd" di Gian Battista Bozzo Tremonti: dietro i proclami della campagna elettorale si nasconde un'altra stangata sulle rendite. è come dire: offro io ma pagate voi. Chi tene per i suoi soldi deve votare Pdl da Roma Professor Tremonti, come va la campagna del 13 aprile? Davvero è così influenzata dalla legge elettorale? "Cerchiamo d'essere realisti. In questo momento, il problema non è tanto quello di una buona legge elettorale, quanto di una buona campagna elettorale. Ogettivamente questa legge elettorale non è il massimo, sulla dimensione dei collegi e sul meccanismo del Senato. In ogni caso, è stata fin troppo demonizzata. Faccio un esempio: la sinistra ha attribuito alla legge elettorale il fallimento del governo Prodi, basato su una coalizione troppo ampia, dunque troppo disomogenea, una coalizione forzata proprio dal meccanismo elettorale. Adesso il Partito democratico si presenta in alternativa a quella formula, con una coalizione più piccola ma più omogenea. C'è un dettaglio. La legge elettorale è sempre la stessa e non ha impedito, all'opposto ha consentito, il passaggio dalla coalizione “sbagliata” alla coalizione “giusta”. Segno che la legge elettorale non c'entra niente, e che il governo Prodi non è caduto per causa sua, ma per causa di un errore politico". Al voto mancano solo due settimane. Due anni fa, alla vigilia delle politiche 2006, c'incontrammo all'Ecofin di Vienna e lei confidò di conoscere un sondaggio americano che dava le due coalizioni alla pari. Ha per caso qualche sondaggio americano nascosto in tasca anche stavolta? "Flashback: i sondaggi “americani” non erano americani, ma italiani. Di “americana” c'era solo l'analisi. Un'analisi molto semplice, che arrivava a questa conclusione: il fattore cruciale sarebbe stato costituito dall'affluenza al voto. Se fosse andato a votare più dell'80% degli elettori, la partita si sarebbe giocata intorno ai 20mila voti. Così è stato. In questi termini, la strategia da applicare da parte della Cdl non era quella di conquistare nuovi voti ma di riprendere i voti vecchi, riportando a votare il nostro elettorato. Ci siamo riusciti grazie all'impegno straordinario del presidente Berlusconi, ma anche grazie al fattore Vicenza. Lì, al convegno della Confindustria, ci fu l'errore di Prodi. Alla domanda “come coprirai la tua promessa sul cuneo fiscale?”, la risposta fu nel dare un numero che si poteva coprire solo con le tasse. Prodi a Vicenza ha fatto come quello che entra al bar e dice “pago da bere per tutti”. Poi uno gli chiede “ma chi paga?”, e lui risponde “voi”. In questi termini, per noi fu sufficiente rendere noto il numero fiscale di Prodi: più tasse e più contributi, cosa che è puntualmente accaduta. A Porta a Porta dissi che avrebbe tassato le rendite finanziarie, cioè Bot e Cct. Credo che anche questa paura abbia riportato l'elettorato al voto". E oggi? "Dietro le “promesse” di Veltroni, la copertura non cambia, è sempre la stessa: la tassazione delle rendite, cioè la tassazione del risparmio popolare, dal 12,50 al 20%. Si scrivono “promesse”, si leggono “tasse”. L'incompiuta di Prodi sulle rendite è nell'ideologia del Partito democratico". E questo vuol dire che... "Chi, il 13 e 14 di aprile vuole stare tranquillo sulla sorte del suo risparmio, non deve farsi scappare la mano, ed evitare accuratamente di votare per il Partito democratico. Vede, Veltroni gira l'Italia come, una volta, facevano i venditori: per ogni piazza una promessa, unguenti miracolosi buoni per tutto e per tutti, per uomini e animali. Sembrerà provinciale, ma glielo dico in tre lingue, in inglese, italiano e greco. I democratici fanno come i venditori ambulanti americani, per cui si dice "Lie the day, fly the night". Menti di giorno, scappa di notte. "Esatto. In italiano: non vengo da Lodi per lodarvi, non vengo da Piacenza per piacervi... Quanto al greco, Veltroni si rifà a una commedia di Aristofane, “il Venditore di decreti”. A ogni domanda corrisponde come risposta un decreto salvifico: 1000 dollari per tutti, per i giovani, per i pensionati... E le coperture arrivano con due voci, i fondi globali, che nella Finanziaria di Prodi non ci sono, e le tasse. Voti oggi, paghi domani". A proposito, quella voce di un ritorno di Vincenzo Visco come eventuale ministro tecnico delle Finanze nel governo Veltroni? "Veltroni dice che al primo Consiglio dei ministri varerà dieci decreti, ma non dice chi sarà il ministro dell'Economia che li firmerà. Intanto, quella voce non è stata smentita". Governare l'economia, di questi tempi, non sarà semplice. Si aspetta brutte sorprese quando i conti dello Stato saranno verificati? "Sono un po' stanco di andare ai dibattiti e sentire serie di numeri imparati a memoria. I numeri veri sono quelli ufficiali, appena comunicarti dal governo Prodi: crescita economica 0; inflazione 3-5%; pressione fiscale al massimo storico, verso il 44%; deficit pubblico che tende verso il limite europeo del 3%. Sono numeri che escludono il risanamento dell'economia e dei conti pubblici". Ma dicono che anche voi non avete fatto molto meglio. "Una sola risposta: negli anni del governo Berlusconi, a causa della congiuntura economica negativa che ha impattato sull'intera Europa, i conti pubblici per cui la commissione Prodi ha proposto le sanzioni non sono stati quelli italiani, ma quelli francesi e tedeschi. Ho l'impressione che Prodi avrebbe preferito sanzionare l'Italia, non la Francia o la Germania. Credo che questo sia un argomento decisivo, e ricordo che quando abbiamo lasciato il governo nel 2005 l'economia cresceva e parallelamente il deficit vero calava al 2,4%. Dopo due anni di governo Prodi siamo di nuovo verso il 3%". Capitolo promesse elettorali. Come spiega la generosità di Veltroni su tasse, pensioni, famiglia e quant'altro? "La grande differenza fra Veltroni e Berlusconi è che Veltroni pensa di perdere, Berlusconi pensa di vincere. Dopo aver perduto il conto del disastro adesso Veltroni promette il “miracolo”. Responsabilmente, nel programma del Pdl si cita invece la parola “crisi”. Crisi che sta arrivando dagli Stati Uniti e sta impattando sull'Asia, sull'Europa, e per questa via sull'Italia. Vede, io credo che nella formulazione di promesse miracolose ci sia un fattore di irresponsabilità, che destabilizza le basi stesse della democrazia. Se la politica formula promesse impossibili, determina reazioni distruttive, sposta il Paese verso l'antipolitica. La nostra strategia è responsabile: pensiamo che nell'arco della legislatura le condizioni possano invertirsi, passare dal negativo al positivo, e per questo crediamo che il nostro programma sia, nell'insieme, ragionevole. In ogni caso, partiremo con una misura di equità come la detassazione Ici sulla prima casa, trasferendo l'equivalente ai Comuni. E poi con una misura di produttività come la detassazione degli straordinari. Ancora, con una misura a costo zero, come condizionare gli sgravi fatti da Prodi alle banche alla ricontrattazione con criteri più umani dei mutui alle famiglie". C'è una filosofia politica-economica alla base di questi interventi? "I governi europei contemporanei non fanno l'economia. L'economia la fa l'economia: le imprese, i lavoratori, i consumatori. I governi devono e possono fare la piattaforma su cui si sviluppa l'economia. In questa strategia vedo due priorità: riscrivere il Titolo V della Costituzione, stravolto dalla sinistra nel 2000. L'Italia è l'unico Paese che, per Costituzione, stabilisce che le infrastrutture nazionali energetiche e di trasporto sono di competenza concorrente regionale. Questo è un fattore di spiazzamento dell'Italia nella competizione internazionale. La seconda priorità è l'energia. Paghiamo 30 miliardi di bolletta energetica, e questo danneggia tanto le imprese quanto i consumatori. La soluzione non è l'auto a pedali, non è il mulino a vento, non è la magia solare. La voce che manca è il nucleare. Credo che sia realizzabile una strategia italiana di investimento nucleare nei Paesi che stanno sull'altra sponda dell'Adriatico. Per il nucleare europeo di ultima generazione i tempi tecnici non sono lunghi, ma quelli amministrativi e politici sono infiniti. Non è detto che il nucleare italiano debba essere per forza in Italia. Finora le imprese italiane hanno delocalizzato il lavoro. Un'alternativa intelligente potrebbe essere quella di delocalizzare il nucleare per rilocalizzare il lavoro". A proposito di produttività, si può fare qualcosa per la nostra Pubblica amministrazione? "Non puoi fare una legge che abroghi il '68, ma puoi abrogare le leggi fatte dopo il '68 in funzione del '68. è giusto sentire l'opinione della base sindacale, ma non che le basi sindacali condizionino in assoluto le scelte e la produttività di un ufficio pubblico. è necessario ritornare a principi di gerarchia e responsabilità, a quello che una volta si chiamava “capufficio”, responsabile verso i superiori e i cittadini. Non sono necessarie Autorità per il controllo dei fannulloni, anche perché si rischia di scoprire che i fannulloni non mancano neppure lì". E allora, riepilogando, ci dice perché non bisogna votare il Partito democratico? "La formula politica del Pd si basa su tre componenti: discontinuità, unità, novità. Discontinuità: l'effetto si costruisce applicando massicce dosi di bianchetto. Prodi è stato sbianchettato, salvo ritornare in pista per Alitalia; Veltroni si è fabbricata una fedina politica pulita con un indulto ad personam. Non si presenta come capo della maggioranza, come è stato nel 2007, ma come capo dell'opposizione. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato. L'unità: il Pd, da unico, si è già fatto in tre, con Pannella che fa lo sciopero della fame e con i peronisti di Di Pietro che dichiarano, smentendo Veltroni, che non faranno il partito insieme. E dicono che il Pd ha paura di Mani pulite. Resta la novità: il 70% della nomenklatura è in lista, nei posti sicuri, e oltre il 90% degli eletti ne fa parte. Sentir parlare di novità da parte di personale che è in politica dagli anni Settanta e Ottanta fa un certo effetto. Vendere auto usate è cosa onesta. Vendere auto usate spacciandole per nuove, è cosa diversa. C'è da scommettere che il 15 aprile su e-Bay approderà l'offerta di un pullman verde “nuovo”". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: "Ogni voto a noi è contro la mafia, tre anni fa il Pd meno schizzinoso" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 77 del 2008-03-30 pagina 0 Berlusconi: "Ogni voto a noi è contro la mafia, tre anni fa il Pd meno schizzinoso" di Adalberto Signore Il leader del Pdl: "Non è ammissibile che nella Calabria governata dal centrosinistra due terzi dei consiglieri regionali siano indagati. Valuteremo i criteri per la concessione del diritto di voto amministrativo ai cittadini stranieri" nostro inviato a Catanzaro Una qualche dimestichezza con le campagne elettorali il Cavaliere ce l'ha. Eppure, durante la lunga trasferta calabrese, più d'una volta Silvio Berlusconi non nasconde una certa sorpresa. Pochi minuti dopo l'atterraggio a Lamezia Terme, per esempio, quando sulla statale che lo porta al T Hotel per un veloce cambio d'abito oltre venti enormi tir quasi bloccano il traffico strombazzando. Sui lunghi autoarticolati campeggia enorme la scritta "Presidente, la Calabria è con te" e il simbolo del Pdl. Tanto gradisce il Cavaliere la sorpresa che gli ha organizzato l'ex Udc Pino Galati che arrivato in albergo decide di godersi la sfilata dal terrazzo della sua stanza. E pure a Catanzaro un pizzico interdetto rimane quando una cronista locale si prende la briga di "una breve premessa" alla sua domanda: "Presidente, lei è bellissimo...". Eppoi a sera c'è la rossa Cosenza con l'ultimo bagno di folla in piazza Bilotti dove lo accolgono ventimila persone. Un certo effetto lo fanno anche a chi con le platee importanti ha confidenza. "Una piazza - spiega l'azzurra Jole Santelli - che riempiva solo Almirante. Il termometro del fatto che in Calabria sarà un successo". Insomma, una trasferta un po' fuori dagli schemi quella in terra di Calabria. Con un Berlusconi che non a caso sprizza buon umore. "Mi hanno strattonato, abbracciato e baciato. I colpi di rossetto sono di rigore", dice aprendo la conferenza stampa a Catanzaro. Eppoi rivolto al presidente dell'ordine dei giornalisti calabrese che gli sta a fianco: "Venga anche lei sul palco, altrimenti dicono che è un nano...". E quando sbaglia la citazione di una trasmissione tv (Colorado Cafè va in onda su Italia 1 e non su Canale 5, lo correggono) rilancia: "Vedete che di televisione non capisco nulla. Ho fatto bene a cambiare lavoro...". Della campagna elettorale, però, non si dimentica. E la replica a Walter Veltroni - che proprio da Catanzaro venerdì aveva chiesto alla 'ndrangheta di "non votare il Pd" - è durissima. "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso", dice riferendosi alle ultime elezioni regionali e ai guai giudiziari della giunta guidata da Agazio Loiero. Sul punto è stato debitamente aggiornato durante un conciliabolo in aereo con il segretario del Pri Francesco Nucara. "Non è ammissibile - continua - che due terzi dei consiglieri regionali siano indagati, forse ci sono gli estremi per lo scioglimento e il commissariamento della Regione". E ancora: "Il primo dovere di uno Stato è garantire la legalità, senza la quale non c'è la libertà. Una questione che il governo Prodi ha totalmente dimenticato". Insomma, attacca il Cavaliere, "nessuno ci dia lezioni su come combattere la criminalità" perché "ogni nostro voto fa un voto contro la mafia". Si parla anche del confronto tv con Veltroni. Che, dice l'ex premier, "è impossibile perché vietato da una legge insulsa come quella sulla par condicio" che impone il faccia a faccia non con uno ma con tutti i candidati premier. Insomma, "sarebbero più di cento confronti tra i vari leader". Detto questo, "non ho paura di nessuno", tantomeno del segretario del Pd. "Mi sarebbe agevole metterlo sotto - dice - perché lui è uomo di parole mentre io sono uomo di fatti". Poi affonda sulla pensioni: "Veltroni ha detto che avrebbe aumentato di 400 euro le minime. In tanti hanno pensato che si trattasse di un dato mensile, invece è annuale. Vuol dire 30 euro al mese, un euro al giorno. Mi pare un po' poco...". E ironizza sui sondaggi: "è dall'inizio della campagna elettorale che sento Veltroni annunciare il suo progresso e il nostro regresso, a quest'ora sarà sopra di noi del 130%...". Sceglie invece di non rilanciare la polemica su Camillo Ruini, dopo le critiche arrivate da Pier Ferdinando Casini: "A lui non replico, essendoci di mezzo un cardinale che stimo molto. Loro hanno detto una cosa di lui che non era vera e io l'ho solo difeso. Non sanno più a cosa attaccarsi". Perplesso, poi, sui troppi simboli che saranno sulla scheda elettorale: "Trentacinque sarà un disastro". E apre a Gianfranco Fini sulla possibilità di "valutare la concessione del voto amministrativo agli stranieri": il prossimo governo "valuterà i criteri". Infine, una rassicurazione: "Se vinciamo le elezioni mi impegno a governare cinque anni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

21,05 Telefilm SENZA TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21 Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

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IMMIGRATI ALLE URNE, è SCONTRO PDL-LEGA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Immigrati alle urne, è scontro Pdl-Lega ADOLFO PAPPALARDO La prima frizione all'interno del Pdl è sul voto agli immigrati. Ad innescarla è Silvio Berlusconi che ieri lo dà praticamente per certo: "Sotto il mio governo ci sarà la discussione sulla concessione del voto amministrativo ai cittadini stranieri". Secca la replica del Carroccio per bocca di un irritato Roberto Calderoli: "Nel programma non vi è traccia: solo una stramberia". Gianfranco Fini, che per primo all'interno della ex Cdl aveva aperto a questa possibilità, preferisce tenersi fuori e durante un comizio ad Ancona, anche quando parla di immigrazione, si sofferma solo sull'integrazione dei valori senza toccare l'argomento-voto messo improvvisamente sul tavolo dall'alleato. Ma a tenere banco è anche uno scontro a distanza tra il Cavaliere e Veltroni. Quest'ultimo venerdì in Calabria tuonava: "Non vogliamo i voti dei mafiosi". Ventiquatt'ore dopo, sempre all'estrema punta dello Stivale, ecco la replica del Cavaliere: "Peccato che 3 anni fa il suo partito, i Ds, non sia stato così schizzinoso...Io confermo cosa dissi nel '94: ogni nostro voto sarà contro la mafia". Sono altri, però, i problemi che preoccupano l'ex premier: i brogli. In Campania e Calabria, soprattutto. Negli ultimi mesi non ha fatto altro che ricordarlo ma, ieri mattina a Taormina davanti alla platea di Confagricoltura, rilancia un allarme a cui Massimo D'Alema nel pomeriggio risponderà ironico: "Sono stati indagati due esponenti di Forza Italia per brogli elettorali a Palermo. È un tema sul quale effettivamente bisogna stare attenti!". Eppure il Cavaliere parla "di un milione di voti sottratti al centrodestra nelle ultime elezioni". "In Campania e in Calabria sparirono le schede bianche perché - accusa l'ex premier - furono utilizzate per dare i voti alla sinistra. Loro hanno persone che conoscono tecniche per modificare i risultati". Sempre a Taormina rilancia il voto utile al Senato per il Pdl "e non ai partiti minori del centrodestra altrimenti si determina la vittoria della sinistra". Nel pomeriggio, poi, la frizione sul voto agli immigrati: un'uscita che spiazza la Lega. "Sotto il mio governo ci sarà la discussione sulla concessione del voto amministrativo ai cittadini stranieri. Vedremo come fare per stabilire i criteri per riconoscere questo diritto di voto" dice Berlusconi durante un intervento telefonico durante una convention di immigrati a Parma vicini al Pdl. "Credo che per dare il voto ai nuovi italiani occorra la conoscenza della lingua e la condivisione di nostri certi modelli di vita. Spero che - conclude - ci possano essere delle soluzioni che vadano nella direzione a cui voi aspirate". Secco stop del Carroccio che, sotto elezioni, di ipotesi del genere non ne vuole nemmeno sentir parlare. "Stramberie" le bolla Roberto Calderoli che spiega: "Abbiamo sottoscritto un patto su quello che è il contenuto del programma e delle stramberie come il voto agli immigrati non c'è traccia. C'è poi la Costituzione, il voto è solo per i cittadini italiani e abbiamo una legge che regolamenta l'acquisizione della cittadinanza fissando regole precise. Questa discussione sul voto agli immigrati quindi si è aperta ma si è anche già chiusa".

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DUELLO IN TV, L'ULTIMO PRESSING DI VELTRONI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Diplomazie ancora al lavoro, l'ex sindaco si rivolge a Letta Il Cav insiste: il confronto a due è vietato dalla par condicio TERESA BARTOLI Roma. "Avrei voluto discutere di tutto in un duello tv. Io vorrei, ma si fa fatica ad organizzare" ha ripetuto ieri Walter Veltroni da Brescia. Il leader del Pd ci spera ancora. "Ti ho cercato" ha detto ieri sera incrociando Gianni Letta alla celebrazione del sessantesimo anniversario dello Stato di Israele. "Lo so, vediamo domani" gli ha risposto il consigliere principe di Silvio Berlusconi. I due, in questi giorni si sono parlati più volte e Letta è tra chi consiglia a Berlusconi di affrontare l'avversario sul piccolo schermo. Ma lui ribadisce il suo no trincerandosi dietro la legge della par condicio: "Non lo permette". Una spiegazione contestata dai democratici. Ci sperano ancora. Tanto al loft di Sant'Anastasia quanto negli studi tv di Enrico Mentana e Bruno Vespa. "Sono pronto ad andare anche a Mediaset" aveva detto nei giorni scorsi Veltroni. E la trattativa si è incardinata giovedì scorso quanto Mentana ha chiamato il segretario del Pd chiedendo conferma della sua disponibilità ed assicurando che "Berlusconi ci sta pensando, non esclude affatto la possibilità del faccia a faccia". Il conduttore di Matrix aveva anche spiegato che, se fosse fallita l'eventualità del confronto diretto, avrebbe registrato due interviste gemelle da mandare in onda venerdì prossimo. Tanto che il "promo" della trasmissione mandato in onda venerdì scorso era tanto ambiguo da far pensare che il faccia a faccia fosse stato davvero concordato. Veltroni ieri ha insistito: "Io ho dato la disponibilità da sempre, non dipende da me. Il confronto non è un problema di campagna elettorale ma di concezione della democrazia, perché è un dovere mettere i cittadini nelle condizioni di fare le proprie valutazioni". E Piero Fassino all'ora di pranzo aveva assicurato che "in queste ore stanno maturando decisioni per definire la data e l'ora" del duello tv. A metà pomeriggio la gelata del Cavaliere. "Il confronto Tv - ha detto da Catanzaro il leader del Pdl - è impossibile perché è vietato dalla legge, una legge liberticida ed insulsa" che prevede pari condizioni per tutti e dunque "ci dovrebbero essere più di cento confronti televisivi, una cosa impossibile". Poi aveva puntualizzato: "Non ho paura di incrociare le lame con nessuno. Veltroni sarebbe estremamente agevole metterlo sotto perché è un uomo di parole e nella vita ha fatto solo questo mentre io sono un uomo con concretezza". Al loft del Pd allargavano le braccia. "Si trincera dietro la legge" dicevano i collaboratori di Veltroni ieri sera sottolineando come anche Mentana avesse in qualche modo coperto la decisione di Berlusconi dicendo che si stava attrezzando per interviste parallele salvo l'esser pronto al faccia a faccia. Insomma un ribaltamento delle priorità. Poi sono stati Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni ed Ermete Realacci a provare a stanare "il principale esponente del fronte a noi avverso" come Veltroni continua a chiamare Berlusconi. "Non c'è alcun divieto per il confronto tv, il problema è la paura" ha detto il primo mentre il secondo definiva l'avversario un "miles pavidus" che ha deciso di "privare gli italiani di quello che è un loro diritto". La risposta dal Pdl è arrivata per bocca di Paolo Romani, titolare del settore informazione di Forza Italia e Paolo Bonaiuti, portavoce del cavaliere. "C'è da aver paura - sostiene Romani - dell'atteggiamento di Gentiloni perché un ministro che non rispetta la legge quando gli fa comodo che ministro è?". "Da un lato ci imbavagliano e dall'altro gridano libertà libertà" dice invece Bonaiuti sostenendo che "in nessun paese d'Europa, tantomeno negli Stati Uniti, esiste una legge illiberale e faziosa come la par condicio voluta dalla sinistra per imbavagliare in tv Berlusconi". La speranza è l'ultima a morire ma i toni del Pdl ieri sera suonavano decisamente ultimativi.

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VOTO E CHIESA, CASINI ATTACCA BERLUSCONI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Voto e Chiesa, Casini attacca Berlusconi ALESSIO FANUZZI "Adesso strumentalizza anche la Chiesa". "Balle, non sa più a cosa attaccarsi". Lo scontro post rottura tra Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi si arricchisce di una nuova puntata. Tutta incentrata sulla conquista dell'elettorato cattolico. Perché ieri, dal palco del teatro Politeama di Napoli, il leader dell'Udc ha risposto a muso duro al candidato premier del Pdl che venerdì aveva chiamato in causa il cardinale Ruini dicendosi sicuro della sua contrarietà alla dispersione dei voti: "È una persona di estrema competenza, intelligenza e ragionevolezza - aveva detto Berlusconi in un'intervista concessa a "Italia Oggi" - e non può che considerare la realtà. Cioè che i voti dati ad altri partiti del centrodestra, che non siano il Pdl, sono voti utili al centrosinistra". Pronta - e piccata - la replica di Casini: "C'è qualcuno - attacca senza mai pronunciare il nome del Cavaliere - che s'è nominato portavoce del cardinale Ruini per esprimere la posizione della Chiesa. Non vorrei che andando avanti di questo passo si nominasse anche portavoce del Papa". La platea applaude, l'ex presidente della Camera rilancia: "Tutto questo - continua - la dice lunga sul grande rispetto che Berlusconi ha per la Chiesa italiana. Credo che tutti i cattolici abbiano la testimonianza dell'uso strumentale che fa del suo rapporto con la Chiesa e con le persone". Un attacco frontale respinto, poche ore dopo, dal Cavaliere: "Non sanno più a cosa attaccarsi, anche staccandosi dalla realtà", ha detto l'ex premier da Catanzaro sollecitato dalle domande dei cronisti. Il faccia a faccia virtuale tra i leader dell'Udc e del Pdl, dunque, continua. Con il primo determinato a respingere le accuse e le proposte del secondo. Così, se Berlusconi attribuisce a "interessei personali" dei vertici Udc il mancato accordo con il Pdl e parla di voto disgiunto, Casini dice che il Cavaliere "ha disgiunto la propria intelligenza dalla realtà"; se Berlusconi sciorina sondaggi che danno l'Udc sotto la soglia dell'8%, Casini replica che "i sondaggi veri sono quelli che faranno gli italiani il 13 e il 14 aprile"; e se Berlusconi attribuisce ai centristi le colpe della par condicio, Casini evita risposte "perché io le baggianate non le commento". Ribatte punto su punto, il candidato premier dell'Udc. Si dice disponibile al confronto tv - "ma solo con il Cavaliere perché Veltroni è la brutta copia di Berlusconi e alla copia preferisco l'originale" -, ribadisce che non voterà la fiducia ad un eventuale governo di centrodestra, definisce Berlusconi e Veltroni i "ladri di Pisa, che il giorno litigano e la notte vanno a rubare insieme" e chiama a raccolta tutti i moderati: "Agli elettori di Fi, An, Ds e Margherita - incalza - dico di non farsi strumentalizzare e di contribuire alla costruzione di un partito di centro. I due grandi blocchi sono partiti finti, costruiti sul nulla. Noi in Parlamento non faremo l'ago della bilancia e non riproporremo la vecchia politica dei due forni". In prima fila Pezzotta, De Mita e Adornato applaudono convinti. Casini riparte, diretto verso Campi Bisenzio, nel Fiorentino, forte anche del sostegno di Pasquale Tripodi, consigliere regionale della Calabria, ex Udeur, da ieri iscritto all'Udc. Da Massafra, invece, il segretario nazionale Lorenzo Cesa rilancia l'impegno per la tutela del diritto alla vita: "Fa parte del genoma del partito - spiega -. Per questo motivo, faremo tutto il possibile per ottenere correzioni della legge 194 e proporremo da subito una seria riforma dei consultori familiari".

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MA FERRERO: IRRICEVIBILE LA PROPOSTA DI PARIGI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ma Ferrero: irricevibile la proposta di Parigi ANTONIO TROISE Roma. "La proposta di Air France è irricevibile. Così com'è non può essere accettata". Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, esponente di punta di Rifondazione comunista e della Sinistra arcobaleno, è preoccupato. E non nasconde la sua irritazione per le mosse di Berlusconi: "Se davvero esiste una cordata italiana alternativa ad Air France è positiva. Ma deve venire fuori subito, per poter avviare la stretta finale della trattativa con più ipotesi sul tappeto". E se la proposta tricolore non arriva? "I sindacati devono continuare a trattare. Non è sufficiente bocciare la proposta per chiudere definitivamente il confronto. Ma quello che davvero non capisco è l'iniziativa di Berlusconi. Se la cordata non esistesse il leader del Pdl sarebbe un vero criminale politico. Non si può scherzare sulla pelle della gente. Qui non siamo in presenza di una partita a Monopoli. La posta in gioco riguarda il destino di migliaia di lavoratori. Si insiste molto su Malpensa, ma i punti che rischiano di essere più colpiti dal piano di Air France sono quelli di Roma e di Napoli". Per questo spera che la cordata italiana possa rimettere le cose a posto? "Vedremo. Con due ipotesi sul tappeto si può scegliere quale sia la migliore". Resta il fatto, però, che anche se si raggiungesse un accordo, l'ultima parola spetterà al prossimo governo. "Questo è vero. Ma è necessario creare subito condizioni di chiarezza. Dobbiamo sapere con precisione quale sarà il destino della compagnia e dei lavoratori". Scusi, ma secondo lei il dossier Alitalia è stato gestito nel migliore dei modi? O, come dicono i sindacati, forse il governo avrebbe potuto fare qualcosa in più per rendere meno complessa la trattativa? "Penso che ci sia stato un eccesso di affidamento sul versante Air France sia da parte del ministro dell'Economia che del presidente del Consiglio. Una critica che, tra l'altro, è già stata esplicitata dal ministro dei Trasporti Bianchi. Forse, il Pd, avrebbe fatto meglio a puntare su una trattativa aperta a più cordate". Però, Veltroni, è sempre stato piuttosto cauto su Air France... "Si chiariscano fra di loro. Uno è il presidente e l'altro il segretario del partito che è stato l'azionista di maggioranza del governo. Questo, naturalmente, non vuole affatto dire che la crisi di Alitalia sia attribuibile al Pd. La compagnia è stata letteralmente devastata nei cinque anni del governo Berlusconi. La destra ha responsabilità galattiche. E non vorrei che oggi, le cordate di imprenditori legati ad An e alla Lega, continuino a scommettere sul fallimento di Alitalia solo per accaparrarsi pezzi di mercato e nuove rendite di posizione". Torniamo alla trattativa di lunedì. Quali sono i punti da cambiare? "Non c'è solo un problema di esuberi e di tagli all'occupazione. Ma anche di politiche industriali. Bisognerà capire se l'Alitalia diventerà semplicemente un marchio o continuerà ad avere un cuore pulsante nel nostro Paese. Sono questi gli assi su cui misurare le proposte di Air France".

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ALITALIA, DOMANI ROUND DECISIVO. I SINDACATI PUNTANO SULLA TRATTATIVA. DUELLO TRA BERLUSCONI E VELTRONI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL RISIKO DEI CIELI Alitalia, domani round decisivo. I sindacati puntano sulla trattativa. Duello tra Berlusconi e Veltroni I leader di Cgil, Cisl e Uil insistono: faremo di tutto per cambiare il piano Anpac: distanze eccessive.

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EPIFANI: NON C'è ALTERNATIVA AD AIR FRANCE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Epifani: non c'è alternativa ad Air France Roma. Il round decisivo per l'Alitalia è previsto per domani, quando i sindacati si troveranno di nuovo faccia a faccia con l'amministratore delegato di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta. Certo, la strada per un accordo è tutta in salita. Il piano messo a punto da Parigi, con gli oltre duemila esuberi, il ridimensionamento delle attività "Cargo" e l'addio a Malpensa, non va proprio giù ai lavoratori della compagnia. Ma il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, da Brescia spiega che, per ora, "non c'è alcuna alternativa alla trattativa con Air France". Insomma, il confronto prosegue e la Cisl, annuncia il segretario generale, Raffaele Bonanni, "lotterà punto per punto per migliorare il piano". Il nodo che bisogna sciogliere, aggiunge il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, "non è tanto la questione degli esuberi ma la riduzione delle attività che comporta un ridimensionamento dell'operatività". Più duri i piloti. La principale associazione, l'Anpac, sarà presente al tavolo della trattativa dopo aver disertato il vertice sindacale di venerdì. Ma nei giorni scorsi non ha nascosto il suo scetticismo preferendo, per la compagnia, la strada del fallimento rispetto al piano Air France. Cgil, Cisl e Uil, invece, preferiscono trattare proprio per evitare che nella cabina di guida della società si sistemi un commissario nominato dal tribunale. Il dossier Alitalia continua a tenere banco nella campagna elettorale. Ieri l'ennesimo duello a distanza fra il leader del Pd, Walter Veltroni e quello del Pdl, Silvio Berlusconi. L'ex sindaco di Roma si schiera per il negoziato con Parigi anche se chiede salvaguardie per Malpensa. Il Cavaliere, pur insistendo sulla cordata italiana, gioca in difesa e osserva: "Io non c'entro più nulla, ormai la palla è nelle mani degli imprenditori". Una posizione che non basta ad evitare nuove bordate da parte del segretario del Partito democratico: "Qualcuno si è comportato come Fregoli - spiega Veltroni riferendosi ovviamente a Berlusconi - Ha annunciato che esisteva una cordata, poi che era difficile da fare, poi ci ha messo dentro i parenti e, infine, sui giornali si è detto che c'erano quattro imprenditori pronti a parteciparvi e in un'ora e mezzo è arrivata la smentita da parte di tre". Critiche rilanciate anche da Massimo D'Alema: "La cosa stupefacente è che dopo un anno dall'avvio della procedura di vendita, dopo non aver proposto nulla, Berlusconi si è accorto in campagna elettorale che c'è il problema Alitalia". Sull'altro fronte, il Cavaliere, anche se con un pizzico di prudenza in più, non fa dietrofront: "La cordata è nei fatti e sono sicuro che si realizzerà una volta chiusa la trattativa con Air France". Tempi che, però, potrebbero essere addirittura più stretti. Per il numero due della commissione Ue, Franco Frattini, gli imprenditori potrebbero farsi avanti già entro questa settimana. Roberto Calderoli, della Lega, annuncia che la cordata padana già esiste: "Non faccio nomi di chi ha detto sì per non bruciare la possibilità che altri se ne aggiungano". Mentre il leader del carroccio, Umberto Bossi ha una tesi tutta sua: "Se Berlusconi non investe su Alitalia è solo perchè c'è la contrarierà assoluta da parte della sinistra". Scettico, invece, il segretario dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: "Non abbiamo bisogno di cavalieri bianchi che salvano l'Alitalia con i soldi pubblici". Anche Piero Fassino non lesina critiche al Cavaliere, arrivando ad accusarlo di "turbativa" del negoziato. Secca la replica di Fabrizio Cicchitto (Fi) che ricordando i "saliscendi" del titolo Telecom durante la scalata del "capitano coraggioso" ammonisce l'ex segretario diessino dal fare "lo spiritoso su problemi che riguardano l'insider trading". an.tr.

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LE ASSENZE DEL SUD (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Le assenze del Sud Certo non è una novità che l'asse Berlusconi-Bossi incarni quel nordismo che vede il Sud come zavorra da governare con le clientele locali ereditate dal doroteismo democristiano, da fasce degradate dal socialismo meridionale e dai discendenti del laurismo e della destra missina. In questo coacervo di centrodestra infatti l'anima del liberalismo meridionale che fu dei Guido Cortese e dei Chinchino Compagna è assente. E anche l'anima liberalconservatrice è solo testimoniata dalla presenza di Antonio Martino. Sull'altra sponda Veltroni quando va al Nord fa il "nordista" e nel Veneto per la bisogna ha candidato un esponente della confindustria, Calearo, insieme ai segretari della Cgil Nerozzi e della Cisl, Baretta. E ha promesso, nientemeno, un ministro per il Nord-Est. La verità è che si vuole lisciare il pelo a quella parte della "nuova borghesia" del Nord che non ha una visione nazionale anche perchè è attratta oggettivamente dai mercati europei e globalizzati mentre nei momenti di difficoltà invoca, con Tremonti, un protezionismo "moderno" che però richiama quello antico avversato dal meridionale Ugo La Malfa. Il Pd al Nord non ha contrapposto una politica in cui possono riconoscersi le forze produttive e progressiste del Sud e del Nord in una visione nazionale ed europea. Nella contrapposizione tra il Pd e PdL , al Nord, il Sud non c'è. Ma continua a esserci per tutti la monnezza napoletana esposta quotidianamente dalle Tv, la mozzarella intossicata, i cannoli mafiosi di Cuffaro e i morti ammazzati in Calabria. In questo quadro non stupisce il fatto che una parte notevole di lavoratori si rifugia nel nordismo protezionista e nell'antipolitica. Insomma, non mi stupisce che la destra identifichi la questione meridionale con il ponte di Messina. Mi stupisce che una politica nazionale e meridionalista non l'abbia il centrosinistra (Pd e Arcobaleno). Il Psi è stato emarginato. I due partiti insieme governano le Regioni in Campania, Puglia, Calabria e Lucania. E insieme si presentano, con le candidature in ticket di Anna Finocchiaro e Rita Borsellino, alle elezioni regionali siciliane. Questi partiti, quindi, sono insieme in tutte le regioni del Sud ma adottano politiche economiche e sociali nettamente divaricate sul piano nazionale. E hanno una prospettiva politica generale contrapposta, in Italia e in Europa. Come faranno con queste contraddizioni a prospettare una politica comune nel Mezzogiorno? Faccio un solo esempio. Tra il 2007 e il 2013 arriveranno dall'Europa 100 miliardi di euro per lo sviluppo del Sud, come saranno impiegati? Con quali programmi per non disperdere in mille rivoli queste risorse? Teniamo ben presente il fatto che le Regioni così come sono oggi contribuiscono a dare un immagine del Sud in cui prevale lo sperpero del denaro pubblico, il clientelismo, la complicità o l'impotenza di fronte all'aggressività mafiosa. Ma una riforma delle strutture e un rinnovamento dei gruppi dirigenti regionali non sono stati nemmeno pensati. Non basta che Veltroni in Calabria, con passione autentica, gridi alla mafia di non votare il suo partito perchè ha come obbiettivo l'annientamente della mafia. La quale, però, come ben sappiamo, non si può distruggere se non c'è un insediamento politico e sociale, in tutti i gangli della società, di forze in grado di contrapporsi quotidianamente all'insediamento e alla cultura mafiosa. E se i comportamenti di chi governa non sono adeguati a questi obiettivi. Purtroppo oggi le cose stanno diversamente. E forse sarebbe stato meglio che Veltroni, anche autocriticamente, dicesse che in Calabria e altrove voleva distruggere la mafia avviando anche un cambiamento del modo d'essere del suo partito nel Sud. Insomma tra il dire e il fare nel Sud più che altrove occorre coerenza. Tra pochi giorni si chiudono le urne e comunque vadano le elezioni a mio avviso il problema di una politica nazionale di cui il Sud sia parte integrante è aperto. Drammaticamente aperto. Emanuele Macaluso.

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QUARANTENNI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL CRETINO NON HA ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta, ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla presenza di candidati "under 40". Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali? Che a 53 o a 72 anni hai l'età giusta per guidare il Paese, ma che a 40 sei già troppo vecchio persino per ricevere un finanziamento per la ricerca? Cosa ne facciamo di tutti quelli che, essendo tra i 40 e i 50, sentono di poter mettere a frutto in pienezza di energie la loro esperienza maturata con fatica? Cassonetto differenziato per il quarantenne brizzolato? Il vero pericolo è quello di una politica che getta fumo negli occhi senza cambiare. Brassens cantava che "Le temps ne fait rien à l'affaire / Quand on est con, on est con /Qu'on ait vingt ans, qu'on soit grand-père /Quand on est con, on est con": il tempo non c'entra / quando si è cretini si è cretini / che si sia ventenni o nonni, quando si è cretini si è cretini. La giovinezza non garantisce né l'onestà, né la competenza e neppure il cambiamento. Questo "largo ai giovani" non ha niente di rivoluzionario. Sono quasi certo che la scelta dei due schieramenti cadrà su volti freschi, da presentare come un nuovo intonaco sulla facciata di un edificio decrepito, un intonaco nuovo che è ancora privo di una propria forma, che non è difficile far aderire perfettamente alle vecchia struttura. Grazie alla demagogia dell'età, non sono i giovani a farsi largo, ma sono i vecchi a replicare se stessi, a clonarsi attraverso investiture mirate. Non ci bastano i volti nuovi, ci servono idee nuove.

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Tremonti: "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20%" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 77 del 2008-03-30 pagina 0 Tremonti: "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20%" di Gian Battista Bozzo L'ex ministro dell'Econimia: dietro i proclami della campagna elettorale si nasconde un'altra stangata sulle rendite. è come dire: offro io ma pagate voi. Chi tene per i suoi soldi deve votare Pdl da Roma Professor Tremonti, come va la campagna del 13 aprile? Davvero è così influenzata dalla legge elettorale? "Cerchiamo d'essere realisti. In questo momento, il problema non è tanto quello di una buona legge elettorale, quanto di una buona campagna elettorale. Ogettivamente questa legge elettorale non è il massimo, sulla dimensione dei collegi e sul meccanismo del Senato. In ogni caso, è stata fin troppo demonizzata. Faccio un esempio: la sinistra ha attribuito alla legge elettorale il fallimento del governo Prodi, basato su una coalizione troppo ampia, dunque troppo disomogenea, una coalizione forzata proprio dal meccanismo elettorale. Adesso il Partito democratico si presenta in alternativa a quella formula, con una coalizione più piccola ma più omogenea. C'è un dettaglio. La legge elettorale è sempre la stessa e non ha impedito, all'opposto ha consentito, il passaggio dalla coalizione “sbagliata” alla coalizione “giusta”. Segno che la legge elettorale non c'entra niente, e che il governo Prodi non è caduto per causa sua, ma per causa di un errore politico". Al voto mancano solo due settimane. Due anni fa, alla vigilia delle politiche 2006, c'incontrammo all'Ecofin di Vienna e lei confidò di conoscere un sondaggio americano che dava le due coalizioni alla pari. Ha per caso qualche sondaggio americano nascosto in tasca anche stavolta? "Flashback: i sondaggi “americani” non erano americani, ma italiani. Di “americana” c'era solo l'analisi. Un'analisi molto semplice, che arrivava a questa conclusione: il fattore cruciale sarebbe stato costituito dall'affluenza al voto. Se fosse andato a votare più dell'80% degli elettori, la partita si sarebbe giocata intorno ai 20mila voti. Così è stato. In questi termini, la strategia da applicare da parte della Cdl non era quella di conquistare nuovi voti ma di riprendere i voti vecchi, riportando a votare il nostro elettorato. Ci siamo riusciti grazie all'impegno straordinario del presidente Berlusconi, ma anche grazie al fattore Vicenza. Lì, al convegno della Confindustria, ci fu l'errore di Prodi. Alla domanda “come coprirai la tua promessa sul cuneo fiscale?”, la risposta fu nel dare un numero che si poteva coprire solo con le tasse. Prodi a Vicenza ha fatto come quello che entra al bar e dice “pago da bere per tutti”. Poi uno gli chiede “ma chi paga?”, e lui risponde “voi”. In questi termini, per noi fu sufficiente rendere noto il numero fiscale di Prodi: più tasse e più contributi, cosa che è puntualmente accaduta. A Porta a Porta dissi che avrebbe tassato le rendite finanziarie, cioè Bot e Cct. Credo che anche questa paura abbia riportato l'elettorato al voto". E oggi? "Dietro le “promesse” di Veltroni, la copertura non cambia, è sempre la stessa: la tassazione delle rendite, cioè la tassazione del risparmio popolare, dal 12,50 al 20%. Si scrivono “promesse”, si leggono “tasse”. L'incompiuta di Prodi sulle rendite è nell'ideologia del Partito democratico". E questo vuol dire che... "Chi, il 13 e 14 di aprile vuole stare tranquillo sulla sorte del suo risparmio, non deve farsi scappare la mano, ed evitare accuratamente di votare per il Partito democratico. Vede, Veltroni gira l'Italia come, una volta, facevano i venditori: per ogni piazza una promessa, unguenti miracolosi buoni per tutto e per tutti, per uomini e animali. Sembrerà provinciale, ma glielo dico in tre lingue, in inglese, italiano e greco. I democratici fanno come i venditori ambulanti americani, per cui si dice "Lie the day, fly the night". Menti di giorno, scappa di notte. "Esatto. In italiano: non vengo da Lodi per lodarvi, non vengo da Piacenza per piacervi... Quanto al greco, Veltroni si rifà a una commedia di Aristofane, “il Venditore di decreti”. A ogni domanda corrisponde come risposta un decreto salvifico: 1000 dollari per tutti, per i giovani, per i pensionati... E le coperture arrivano con due voci, i fondi globali, che nella Finanziaria di Prodi non ci sono, e le tasse. Voti oggi, paghi domani". A proposito, quella voce di un ritorno di Vincenzo Visco come eventuale ministro tecnico delle Finanze nel governo Veltroni? "Veltroni dice che al primo Consiglio dei ministri varerà dieci decreti, ma non dice chi sarà il ministro dell'Economia che li firmerà. Intanto, quella voce non è stata smentita". Governare l'economia, di questi tempi, non sarà semplice. Si aspetta brutte sorprese quando i conti dello Stato saranno verificati? "Sono un po' stanco di andare ai dibattiti e sentire serie di numeri imparati a memoria. I numeri veri sono quelli ufficiali, appena comunicarti dal governo Prodi: crescita economica 0; inflazione 3-5%; pressione fiscale al massimo storico, verso il 44%; deficit pubblico che tende verso il limite europeo del 3%. Sono numeri che escludono il risanamento dell'economia e dei conti pubblici". Ma dicono che anche voi non avete fatto molto meglio. "Una sola risposta: negli anni del governo Berlusconi, a causa della congiuntura economica negativa che ha impattato sull'intera Europa, i conti pubblici per cui la commissione Prodi ha proposto le sanzioni non sono stati quelli italiani, ma quelli francesi e tedeschi. Ho l'impressione che Prodi avrebbe preferito sanzionare l'Italia, non la Francia o la Germania. Credo che questo sia un argomento decisivo, e ricordo che quando abbiamo lasciato il governo nel 2005 l'economia cresceva e parallelamente il deficit vero calava al 2,4%. Dopo due anni di governo Prodi siamo di nuovo verso il 3%". Capitolo promesse elettorali. Come spiega la generosità di Veltroni su tasse, pensioni, famiglia e quant'altro? "La grande differenza fra Veltroni e Berlusconi è che Veltroni pensa di perdere, Berlusconi pensa di vincere. Dopo aver perduto il conto del disastro adesso Veltroni promette il “miracolo”. Responsabilmente, nel programma del Pdl si cita invece la parola “crisi”. Crisi che sta arrivando dagli Stati Uniti e sta impattando sull'Asia, sull'Europa, e per questa via sull'Italia. Vede, io credo che nella formulazione di promesse miracolose ci sia un fattore di irresponsabilità, che destabilizza le basi stesse della democrazia. Se la politica formula promesse impossibili, determina reazioni distruttive, sposta il Paese verso l'antipolitica. La nostra strategia è responsabile: pensiamo che nell'arco della legislatura le condizioni possano invertirsi, passare dal negativo al positivo, e per questo crediamo che il nostro programma sia, nell'insieme, ragionevole. In ogni caso, partiremo con una misura di equità come la detassazione Ici sulla prima casa, trasferendo l'equivalente ai Comuni. E poi con una misura di produttività come la detassazione degli straordinari. Ancora, con una misura a costo zero, come condizionare gli sgravi fatti da Prodi alle banche alla ricontrattazione con criteri più umani dei mutui alle famiglie". C'è una filosofia politica-economica alla base di questi interventi? "I governi europei contemporanei non fanno l'economia. L'economia la fa l'economia: le imprese, i lavoratori, i consumatori. I governi devono e possono fare la piattaforma su cui si sviluppa l'economia. In questa strategia vedo due priorità: riscrivere il Titolo V della Costituzione, stravolto dalla sinistra nel 2000. L'Italia è l'unico Paese che, per Costituzione, stabilisce che le infrastrutture nazionali energetiche e di trasporto sono di competenza concorrente regionale. Questo è un fattore di spiazzamento dell'Italia nella competizione internazionale. La seconda priorità è l'energia. Paghiamo 30 miliardi di bolletta energetica, e questo danneggia tanto le imprese quanto i consumatori. La soluzione non è l'auto a pedali, non è il mulino a vento, non è la magia solare. La voce che manca è il nucleare. Credo che sia realizzabile una strategia italiana di investimento nucleare nei Paesi che stanno sull'altra sponda dell'Adriatico. Per il nucleare europeo di ultima generazione i tempi tecnici non sono lunghi, ma quelli amministrativi e politici sono infiniti. Non è detto che il nucleare italiano debba essere per forza in Italia. Finora le imprese italiane hanno delocalizzato il lavoro. Un'alternativa intelligente potrebbe essere quella di delocalizzare il nucleare per rilocalizzare il lavoro". A proposito di produttività, si può fare qualcosa per la nostra Pubblica amministrazione? "Non puoi fare una legge che abroghi il '68, ma puoi abrogare le leggi fatte dopo il '68 in funzione del '68. è giusto sentire l'opinione della base sindacale, ma non che le basi sindacali condizionino in assoluto le scelte e la produttività di un ufficio pubblico. è necessario ritornare a principi di gerarchia e responsabilità, a quello che una volta si chiamava “capufficio”, responsabile verso i superiori e i cittadini. Non sono necessarie Autorità per il controllo dei fannulloni, anche perché si rischia di scoprire che i fannulloni non mancano neppure lì". E allora, riepilogando, ci dice perché non bisogna votare il Partito democratico? "La formula politica del Pd si basa su tre componenti: discontinuità, unità, novità. Discontinuità: l'effetto si costruisce applicando massicce dosi di bianchetto. Prodi è stato sbianchettato, salvo ritornare in pista per Alitalia; Veltroni si è fabbricata una fedina politica pulita con un indulto ad personam. Non si presenta come capo della maggioranza, come è stato nel 2007, ma come capo dell'opposizione. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato. L'unità: il Pd, da unico, si è già fatto in tre, con Pannella che fa lo sciopero della fame e con i peronisti di Di Pietro che dichiarano, smentendo Veltroni, che non faranno il partito insieme. E dicono che il Pd ha paura di Mani pulite. Resta la novità: il 70% della nomenklatura è in lista, nei posti sicuri, e oltre il 90% degli eletti ne fa parte. Sentir parlare di novità da parte di personale che è in politica dagli anni Settanta e Ottanta fa un certo effetto. Vendere auto usate è cosa onesta. Vendere auto usate spacciandole per nuove, è cosa diversa. C'è da scommettere che il 15 aprile su e-Bay approderà l'offerta di un pullman verde “nuovo”". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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