HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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IN EVIDENZA
Tiene banco l'ipotesi di «larghe intese». Ma i due
leader precisano: solo sulle riforme. E il clima poi si scalda
NEW YORK - Grandi intese in caso di pareggio alle elezioni?
La risposta di Veltroni è: «Probabilmente». «Se mi chiede se le prenderei
ancora in considerazione, direi probabilmente». Il leader del Pd (che ai
microfoni di Sky Tg24 fa sapere che in caso di sconfitta guiderà il Pd
fino a quando non ci saranno nuove primarie che sceglieranno un altro
segretario) dichiara al settimanale Newsweek cosa pensa dell'eventualità
delle larghe intese in caso che dalle urne non dovesse uscire una forte
maggioranza, come accaduto alle elezioni del 2006. Ma poi il clima torna a
essere più caldo. Veltroni a Sky Tg24 dice che «servono persone serie e
responsabili, che non fanno le corna nelle foto con i capi di Stato».
«SOLO INTESE PER LE RIFORME» - «Quando il governo Prodi
è caduto - spiega il leader del Pd nell'intervista al settimanale - ho proposto
a Berlusconi di formare un governo assieme, tutti insieme,
per fare le riforme istituzionali e approvare una riforma elettorale. La
destra, e nello specifico Berlusconi, si è opposta. Loro ne portano la
responsabilità». «Non esiste
nessuna grande coalizione - ha precisato poi Veltroni - non esistono governi di
larghe intese. Esiste la necessità di fare, con larghe intese, le riforme
istituzionali». Ai giornalisti che lo attendono al gazebo di piazza Fiume per
il D-Day, il leader del Pd precisa qual'è la sua idea
in merito a quanto può succedere dopo il voto in caso di un risultato non
netto. I giornalisti insistono per capire meglio quanto riportato da Newsweek:
«Chi vince governa - afferma Veltroni -, poi le
riforme istituzionali si fanno insieme, ma nessuna larga intesa, nessun
inciucio. La mia è un'idea anglosassone della democrazia ed è la differenza tra
governo e riforme istituzionali». Queste ultime «si devono fare tutti insieme». Ma è una cosa ben diversa dalle «larghe
intese» per governare il paese che, ribadisce Veltroni, «è un tema che non
esiste».
«ULTIMA CHANCE PER IL PAESE» - «Onestamente credo che siamo davanti
all'ultima possibilià». Walter Veltroni risponde così all'intervistatore che
gli chiede se questa sia l'ultima chance per l'Italia visti i problemi
economici e infrastrutturali del Paese. Per il candidato premier del Pd «abbiamo imprenditori di talento, abbiamo grandi lavoratori
ma è tutto bloccato da un sistema politico che lo ha tenuto bloccato per un
lungo periodo. E questo rende impossibile trovare una soluzione sia nel settore
istituzionale che in quello politico e realizzare
quello che qualsiasi altro Paese occidentale sembra riuscire a fare: un periodo
di riforme».
CORNA - Nell'intervista a Sky Tg24, Veltroni ripete in parte le
tesi su riforme e futuro del Paese. Ma aggiunge in modo esplicito che l'Italia
ha bisogno di cambiare anche la classe dirigente: «Abbiamo
bisogno di una leadership di tipo europeo. Servono persone serie e
responsabili, non persone che fanno le corna nelle foto con i capi di Stato», esplicito riferimento al famoso gesto di Berlusconi
immortalato in varie foto. E aggiunge: «Mi dà fastidio
la doppiezza di certi uomini politici. Il mio principale avversario politico,
durante la discussione sulle riforme parlava di me come se fossi Giolitti. Ora
che c'è la campagna elettorale dice quanto di peggio possibile. Io dò giudizi
politici, mai personali. Io distinguo. È quella parte trash - ha concluso -
della vita politica che io non frequento, è la differenza tra una rissa e
un'aggressione».
BERLUSCONI: «IL TEMPO DEL SUO SPETTACOLO È FINITO» - «È un grande
affabulatore ma lo spettacolo che sta mettendo in scena è finito» ha detto
Silvio Berlusconi dell'avversario al settimanale Newsweek. «Gli italiani - continua il candidato premier del Pdl -
hanno capito che in Italia ci sono due sinistre. Che la sinistra significa 67
nuove tasse, una pressione fiscale più alta, frontiere aperte con un crollo
della sicurezza, la tragedia dei rifiuti di Napoli e lo stop» ai cantieri «dei
lavori pubblici. Questi sono i fatti della sinistra. Poi ci sono le belle
parole e le promesse e quella è la sinistra di Veltroni».
IL CAVALIERE ESCLUDE OGNI INTESA - «Niente
larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente. Chi prende più voti,
e più seggi, ha il dovere di governare». Silvio Berlusconi, in un’intervista
rilasciata al Quotidiano Nazionale, esclude ogni impotesi in questa
direzione. Poi parla di sondaggi: «I sondaggi in nostro possesso - aggiunge il
leader del Pdl - ci danno un margine di vantaggio più che tranquillizzante
anche al Senato: da
LA TESI DI «NEWSWEEK» - In conclusione - è la tesi di Newsweek
- se Berlusconi e Veltroni unissero le forze potrebbero salvare l'Italia dai
suoi guai. Il settimanale pubblica una copertina sulla situazione politica
italiana intervistando i maggiori contendenti alle elezioni del 13-14 aprile. Il
magazine mette in copertina le foto dei due candidati unite in un fotomontaggio
fino formare una sola faccia con il titolo «Veltrusconi». All'interno, assieme
alle due interviste, un pezzo intitolato «Portare fuori la spazzatura» con il
sottotitolo «Se Silvio Berlusconi e Walter Veltroni si unissero potrebbero
salvare l'Italia».
30 marzo 2008
Alza la voce Walter, alza la voce
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: governata da Berlusconi. Intendiamoci. L'antiberlusconismo è il male che ha corroso giorno dopo giorno le intelligenze del centrosinistra e ne ha bloccato per lustri il rinnovamento. La cosa migliore che Veltroni abbia fatto fin qui è proprio la fuoriuscita definitiva da quell'ideologia nefasta, dalla mostrificazione del nemico.
<Qualcosa
sta cambiando> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di un pareggio al senato che anche Berlusconi considera ormai esplicitamente una possibilità concreta. Anche i commentatori cominciano a prendere contezza che in Italia qualcosa sta cambiando, afferma soddisfatto il candidato democrat. Nelle tappe calabresi, Veltroni riprende i toni che si erano sentiti spesso in Sicilia.
Effetto
petrolio su gas e luce ( da "Stampa,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: scontro Berlusconi-Lega. Veltroni: nuovo patto sociale La corsa delle bollette di luce e gas, spinte dall'effetto petrolio, subisce un'altra accelerazione. L'Autorità per l'energia ha infatti reso noto che da martedì primo aprile le tariffe registreranno un rialzo del 4,1% per l'elettricità e del 4,2% per il metano.
L'agricoltura
chiama la banca non risponde ( da "Stampa, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: tra le visite dei tre candidati premier Veltroni, Casini e Berlusconi, si è parlato del futuro di un settore che sta prepotentemente riemergendo nell'economia internazionale. E una leva strategica in questo processo è il credito. "L'impresa agricola moderna, che aumenta la propria dimensione economica, investe, diversifica, si specializza, guarda con interesse all'
Due
in fuga verso il Pdl e Borea torna a tremare
( da "Stampa,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pare che i due non abbiano gradito che il sindaco sia salito sul palco di Veltroni (invitato peraltro dal medesimo), in occasione del comizio sanremese del leader Pd. Ma è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. "La vittoria del Pdl - incalzano - garantirebbe l'elezione di un consistente e qualificato numero di parlamentari del nostro territorio con forti ricadute positive.
Sindacati
dietrofront "Si tratta con Parigi"
( da "Stampa,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dirà di sì a un accordo solo per rendere la vita facile a Prodi e Veltroni e per andare contro Berlusconi: "Non firmeremo un'intesa per considerazioni politiche ma solo di merito, nell'interesse dei lavoratori. E a questo riguardo non sono ottimista. Padoa-Schioppa ha gestito la trattativa con Air France in una maniera che neanche un amministratore di condominio si sarebbe sognato.
Bertinotti,
mission impossible in sicilia "niente desistenza, voto utile è per
noi" - umberto rosso ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E via allora con i siluri alla conferenza operaia di Veltroni a Brescia, nello stesso giorno in cui anche la sinistra tiene la propria a Milano. Pd partito dei lavoratori? "Neanche la Dc aveva mai messo in lista uno dei padroni più anti-operai, come ha fatto Veltroni con Calearo. La Dc, almeno, il senso del conflitto degli interessi fra lavoratori e padroni ce l'aveva".
Air
france e sindacati, prove d'intesa epifani: "non
ci sono alternative" - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Duello Veltroni-Berlusconi, dall'Ugl no alla cordata italiana Banche, Salza ribadisce: "Intesa SanPaolo non partecipa a nessuna alleanza" ROBERTO MANIA ROMA - L'appuntamento è per domani mattina. Air France e sindacati riprenderanno il negoziato per far passare l'Alitalia nell'orbita di Parigi ed evitare il fallimento con le sue ricadute sociali.
Dal
ministro l'appoggio di zapatero ovazione in sala, il gelo della binetti
( da "Repubblica, La" del
30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come dicono Veltroni e Barack Obama". E ancora: "Per la Spagna è essenziale che in Italia ci sia un governo progressista che faccia avanzare l'idea di un'Europa sociale". Berlusconi per lui è un mistero: "Non capisco come la Chiesa possa appoggiare uno con i suoi valori" E non capisce nemmeno la difesa dell'italianità nel caso Alitalia:
Duello,
berlusconi dice no il leader pd: poca responsabilità - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nel suo contenitore su Canale 5 per Berlusconi e Veltroni, anticipa, "non ci saranno interviste col bilancino o domande uguali, né un'intervista doppia in stile Iene". In Rai invece martedì partiranno le conferenze stampa in diretta e inizieranno proprio Berlusconi (alle 21) e Veltroni (alle 21,50).
Nuove
scintille tra cuffaro e micciché ( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Orleans Anna Finocchiaro: "Curiosa amnesia, quella di Berlusconi. Dovrebbe sapere che la legalità in questa terra è condizione essenziale per lo sviluppo". A difesa di Berlusconi sono scesi in campo, fra gli altri, Pippo Fallica ("Veltroni parla, il nostro leader la combatte") e Salvo Fleres ("chi lo critica fa retorica").
I
candidati da non votare - nino alongi
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: In questo senso il rifiuto dei voti della 'ndrangheta, gridato a Catanzaro da Walter Veltroni, che promette mano dura contro ogni illegalità e criminalità, può essere solo una trovata retorica, tuttavia è di buon auspicio. Altri leader non lo hanno fatto o non lo hanno fatto ancora. Nemmeno Berlusconi ieri a Taormina.
Pd,
seicento gazebo in campania bettini: anche qui la partita è aperta - angelo
carotenuto ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dopo le tende
sotto le quali Berlusconi raccolse firme contro Prodi e Bassolino, adesso
arrivano quelle di Veltroni. è il Democratic day, il
giorno in cui si rianimano in tutt'Italia le suggestioni delle primarie del 14
ottobre, con 600 punti di raccolta in Campania, soltanto
Il
pd alla conquista di boccadasse "in liguria ci giochiamo le elezioni"
- raffaele niri ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ottimismo della ragione e della volontà - sintetizza il segretario del Pd Victor Rasetto - è il sorriso sul volto dei volontari che si sono divertiti da Nervi al Porto Antico. La gente ci fermava, chiedeva informazioni, faceva un tratto di strada con noi. La parola d'ordine di Veltroni in piazza Matteotti, divertitevi, sta veramente facendo presa".
Casini
critica berlusconi ( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Casini fa sapere anche di volere un confronto Tv proprio con Berlusconi: "Veltroni è la brutta copia di Berlusconi e io alla copia preferisco l'originale". Ma chiarisce anche che, in caso di mancata maggioranza al Senato, l'Udc "non è disponibile a togliere le castagne dal fuoco a chi, avendo proclamato la propria autosufficienza, dovrà fare i conti con se stesso".
Se
la campagna diventa un film "così vediamo walter e silvio"
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: tutto girato in Toscana tra i gazebo di Berlusconi, le iniziative della Sinistra L'Arcobaleno, le tappe del pullman di Walter Veltroni. Amici fin dai tempi del liceo, Lapo e Clemente, oggi trentaquattrenni, hanno messo su insieme un gruppo di lavoro creativo, "La Zona", con cui realizzano spot, video e cortometraggi.
"so
che molti ci stanno pensando"
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La scelta coraggiosa di Veltroni di cambiare un sistema politico che non regge più spinge molti, anche a sinistra, verso una grande forza riformista capace di costruire l'alternativa a Berlusconi". E non le pare strano che uno si candidi da una parte e inviti a votare da un'altra?
D'alema:
"il patto sul sud? al limite solo con
berlusconi" - lello parise ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, candidato premier del Pd, vuole rivoltarlo come un calzino, il Sud, a cominciare dalle infrastrutture giacché come stanno le cose il 45 per cento della spesa nazionale che doveva essere investita da queste parti è un sogno fatto da svegli.
"fitto
non conta niente" ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sei parlamentari del Pd intanto presentano il disegno di legge per il Mezzogiorno elaborato da Veltroni. Delle prime tre opere considerate prioritarie, due riguardano la Puglia: l'alta velocità ferroviaria da Bari a Napoli e l'ammodernamento della statale 106 da Taranto a Reggio Calabria. ALLE PAGINE II E III.
Le
lezioni di calcio di henry e stroppa - gianni mura
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E poi, ho pensato, se uno come Berlusconi dice una cosa del genere, qualche motivo dovrà pure averlo. Va be' che se Pato è l'erede di Pelè Veltroni può pure essere presentato come il nipote (secchione) di Stalin. A chi avrà pensato Berlusconi come rappresentante della sinistra, diciamo pure dei comunisti?
"su
ruini atto di barbarie di silvio comunque non gli voterò la fiducia" -
claudio tito ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Perché Veltroni e Berlusconi non lo stanno facendo? "Veramente il segretario del Pd ha voluto fare una campagna fotocopia del leader Pdl. Ha scelto gli effetti speciali anziché la sostanza, la finzione anziché la verità. Ma tra l'originale e la copia, vince sempre l'originale".
Berlusconi,
ricetta per risanare "venderò i beni demaniali" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni lancia alla 'ndrangheta l'ammonimento a non votare per il Partito democratico. Berlusconi replica sparando a zero contro il suo avversario politico: "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso. Nessuno ci dia lezioni su come combattere la criminalità", e per dimostrare di avere le carte in regola cita un suo vecchio intervento in un comizio di
Apocalisse
politichese dal porcellum ai "valori" trionfano osteria e finzioni -
filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni con la Stampa si è vantato di non nominare mai il nome di Berlusconi, per giunta qualificando tale sua scelta come "rottura epistemologica"; mentre nei suoi giri in Campania davanti a Repubblica D'Alema, che pure non è napoletano, ha accennato al proverbio sugli "scarrafoni", ossia sugli scarafaggi sempre belli agli occhi della loro mamma;
La
campagna del testimonial Bersani Al fotofinish vince chi è in rimonta
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi può piacere, ma lì non c'è traccia di futuro". Invece, la pozione magica di Veltroni mischia "un elemento di strappo, di rischio, di sofferenza e di avvenire". È il "baricentro" di una campagna elettorale ancora confusa tra Alitalia e bufale (bovine e non): "Il Paese per la prima volta sarebbe guidato da una grande forza riformista.
Bianchi
e Dolci votano Pd, bufera nella Sinistra arcobaleno Piccolo tsunami nel Pdci a
Reggio Emilia: radiata la segretaria. Zani annuncia voto disgiunto
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Tutti e due lasciano la Sinistra arcobaleno per Veltroni. Lei, assessore provinciale a Reggio Emilia, è addirittura candidata con Sa, settima in lista alla Camera in Emilia, posizione non eleggibile. Eppure voterà Pd alla Camera e al Senato. "Così faranno anche il capogruppo in Comune Matteo Riva e quello in Provincia William Marastoni", dice la Dolci.
A
volte i giovani scroccano "l'Unità" ma va bene così
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è tutta la questione delle votazioni e allora si fa il contrasto: c'è quello che dice che Berlusconi è una bufala, vedi quella che ha preso a Corviale con quel comizio che non c'è andato nessuno, c'è quello che dice che Veltroni è fortissimo e che ce la farà... vedremo". Anche giovani: "A volte qualcuno l'Unità se la legge a sbafo.
Il
conflitto perfetto ( da "Unita, L'"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: e lo dice con disprezzo rivolto a Veltroni, che è stato, con successo, sindaco della città più bella ma anche più complicata d'Europa. Chiunque annunciasse una cordata che non esiste, mentre piovono smentite, comprese quelle grosse come una casa di Eni e Mediobanca, sarebbe considerato un "pataccaro", termine romano per coloro che tentano di vendere il Colosseo.
Pannella
senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore, alcuni giornali, r
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: lasciata soltanto a qualche esponente sindacale o al solo candidato premier del Partito democratico, Walter Veltroni. Nelle ultime settimane prima del voto decisivo del 13 e 14 aprile, a difesa dell'autonomia e unità sindacale e contro il ripetersi di comportamenti negativi, è necessario che scendano in campo soprattutto i lavoratori attivi politicamente e il quadro sindacale di base.
La
partita è apertissima Destra prigioniera del passato
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni di Bruno Miserendinoinviato a Brescia "Una settimana fa avrei detto che la partita è aperta, adesso dico che la partita è più che mai aperta. Sono assolutamente ottimista. Sono loro che parlano di pareggio..." Prima di andare alla conferenza operaia di Brescia, davanti a migliaia di lavoratori e di sindacalisti,
Alitalia,
i tg Mediaset vedono solo il Salvatore nostrano
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come ha già fatto con il programma di Veltroni. Ma c'è poco da scherzare, la recita è tragica: nessuna "cordata" si farà mai viva per accollarsi un'azienda carica di debiti avvenire. Quindi, delle due l'una: o ristruttureranno come Spinetta o Berlusconi (che, per ora, è solo un "ex") ha già promesso che li coprirà di soldi pescati, guarda caso,
Scommettere
su legalità e sviluppo La sfida Pd nella Calabria in bilico
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La prospettiva di un governo Berlusconi "nordista" come quello prospettato dalle parole degli esponenti del Pdl preoccupa molto anche Agazio Loiero. Il presidente della regione ha anche deciso di scrivere una lettera a Veltroni per chiedere al leader del Pd un impegno per un federalismo fiscale che aiuti e non penalizzi il Mezzogiorno.
La
paura del Pdl che parla di brogli
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: per dare senso compiuto al remake berlusconiano di una campagna elettorale già vista che torna a proporre il repertorio di argomenti piu' consono al Cavaliere. Dalla Sicilia, dalle cui piazze Veltroni aveva lanciato dure reprimende contro la mafia, Berlusconi si è guardato bene dal pronunciare parole chiare sulla piovra che soffoca l'isola e azzoppa il Mezzogiorno.
Santanché,
Casini, Berlusconi, Veltroni, Bertinotti... su Internet impazza la moda dei
cartelloni elettorali ritoccati ( da "Unita, L'"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stai consultando l'edizione del Santanché, Casini, Berlusconi, Veltroni, Bertinotti... su Internet impazza la moda dei cartelloni elettorali ritoccati.
Fini
sembra scomparso. Veltroni a valanga: Sposare un figlio di Berlusconi? Si può
fare ( da "Unita, L'"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stai consultando l'edizione del Fini sembra scomparso. Veltroni a valanga: "Sposare un figlio di Berlusconi? Si può fare".
Manifesto
taroccato, passione mia Io credo... nella protesi al silicone
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mentre i manifesti su Veltroni sono una valanga. Da quelli in romanesco: "Daje oggi, daje domani. Vedrai che j'e a' famo". A Veltroni con lo slogan: "un milione di figli di Berlusconi. Sposare il figlio di Berlusconi? Si può fare". A guardar bene sono i meno feroci e cattivi.
GIUSEPPE
BERTOLUCCI REGISTA È appena nato quindi ancora innocente
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: REGISTA Ho fiducia in Veltroni Voterò Pd sottoscrivendo una sorta di cambiale in bianco nel partito che sento meno lontano da me. È un atto di fiducia soprattutto nella persona di Veltroni per due motivi. Il primo e forse più importante perché in tutta la sua esperienza di politico ed amministratore pubblico è sempre stato attento ai temi dei diritti civili e della laicità dello Stato.
Padovani:
Veltroni ha avuto coraggio e va premiato
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni ha avuto coraggio e va premiato di Toni Fontana "La Francia guarda con grandissimo interesse al laboratorio politico italiano, perché Veltroni ha saputo rischiare e sta costruendo il Pd passo dopo passo". È l'opinione di Marcelle Padovani, corrispondente dall'Italia di Nouvel Observateur che abbiamo raggiunto all'
Crediamoci
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per superare Berlusconi basterebbe che Veltroni riuscisse ad assicurarsi un po' più della metà degli indecisi-votanti: due milioni e mezzo di voti in due settimane. Certo che è difficile. Certo che si può fare e a questo serve la Domenica dei Democratici con 12mila gazebo sparsi nelle piazze di 6mila comuni italiani.
DOSSIER
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha 20 anni di meno di Berlusconi, può quindi aspirare a governare al futuro mentre Berlusconi rappresenta il passato. CLAUDIO SABATINI PROPRIETARIO DELLA VIRTUS PALLACANESTRO BOLOGNA Voto Veltroni perché ama il basket Voterò Walter Veltroni, come dovrebbero fare tutti quelli che amano la pallacanestro: per l'attenzione e la passione che ha dimostrato di saper dare al nostro sport.
La
Palombara: punto sul Pd perché crede nel nuovo
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni ha dimostrato di avere questo coraggio. Per questo va sostenuto". A parlare è uno dei più autorevoli politologi americani: Joseph La Palombara, professore di Scienze politiche alla Yale University. Professor La Palombara, perché sostenere il Partito Democratico di Walter Veltroni?
Savater:
in Italia avete la peggior destra d'Europa
( da "Unita,
L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che quella di Walter Veltroni sia una forza progressista di tipo nuovo, affidabile e concreta e soprattutto che non scelga la divisione e il frazionamento. Mi pare che anche in Italia non manchino le incomprensioni tra chi si oppone alla destra. Qui in Spagna ne sappiamo qualcosa con Izquierda Unida".
Ora
Lega e Pdl litigano sul voto agli immigrati
( da "Stampa,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: e costringendo Berlusconi a tenere il punto, "quando saremo al governo ne parleremo". Quanto al duello tv, sfumata anche l'ipotesi Mentana, dopo che Berlusconi non è potuto andare da Vespa per la disdetta di Veltroni, e così a parti rovesciate per la trasmissione di Annunziata, Berlusconi è tornato a dire "Non si può fare,
Sfida
d'immagine ( da "Giornale.it, Il"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che arriva dopo la sconfitta subita due anni fa contro Walter Veltroni. "Dove eravamo rimasti?", è il grido di battaglia con cui Alemanno si ripresenta ai romani. E allora via con il frenetico giro dei municipi e nei gazebo del Pdl. Via con il riproporre buona parte del programma del 2006, seppur in versione attualizzata e corretta.
Calabria,
l'ultimo risiko nell'ex feudo di Mancini
( da "Stampa, La" del
30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di voti separano Berlusconi da Veltroni nella regione più in bilico d'Italia. Nessuno sa quantificarla con precisione, ma sembra che ci siano settemila voti ballerini a favore dei Democratici. Un soffio. Basta un piccolo Comune che cambia segno, una 'ndrina che posa la sua mano su una lista, un cacicco locale vendicativo: sono in ballo 6 senatori che valgono oro per chi vincerà.
B
isogna assolutamente trovare la strada per alcune fondamentali scelte
condivise, volte ad elevare ( da "Stampa, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ora invece Veltroni e Berlusconi si promettono, anche in caso di pareggio, disponibilità per costruire una collaborazione in Parlamento per fare le riforme necessarie in modo, appunto, bipartisan. Ce ne sarebbero, in effetti, materie su cui confrontarsi: a cominciare da quelle economiche ricordate dal Presidente Napolitano,
Lenzuolate
e troppi partiti Alle urne si rischia il caos
( da "Giornale.it,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il cerchio con il nome di Silvio Berlusconi e quello con il nome di Walter Veltroni rischiano di finire annegati in mezzo a macchie di colore tanto fantasiose quanto dispersive, dal Movimento europeo diversamente abili, il Meda di tal Sergio Riboldi che è riuscito a candidarsi in più circoscrizioni dalla Calabria all'Umbria al Veneto,
<Ogni
voto a noi è contro la mafia Tre anni fa il Pd meno schizzinoso>
( da "Giornale.it,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E la replica a Walter Veltroni - che proprio da Catanzaro venerdì aveva chiesto alla 'ndrangheta di "non votare il Pd" - è durissima. "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso", dice riferendosi alle ultime elezioni regionali e ai guai giudiziari della giunta guidata da Agazio Loiero.
Montiglio
presenta le liste ( da "Stampa, La"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: già presente alla tappa astigiana del tour di Veltroni. Berrettino arancio calato sulla fronte e sorriso scanzonato, si è fatto ritrarre con Di Pietro che gli ha scherzosamente levato il cappello con l'invito "E fatti vedere bene...". Ancora strette di mano e ultime foto dei supporters con i cellulari e poi il ministro è partito, diretto a Bergamo per il suo tour in Lombardia.
Pdl,
pressing sugli indecisi Zacchera punzecchia la Lega
( da "Stampa,
La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Bisogna convincere quelli con la puzzetta sotto il naso a non votare Veltroni, che ha ricandidato chi ha dissanguato l'Italia - ha esortato il gran capo piemontese di An Ugo Martinat -: grazie a Prodi siamo l'unico Paese in Europa che non ha firmato la moratoria per bloccare per altri due anni l'ingresso dei romeni senza contratto di lavoro".
Berlusconi:
duello tv impossibile E apre sul voto agli immigrati
( da "Corriere
della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: insiste Berlusconi, il quale afferma di non temere un eventuale faccia a faccia con Veltroni: "Mi sarebbe agevole metterlo sotto. Del resto sono riuscito nel '94, digiuno di politica, a battere l'allora capo dei comunisti Achille Occhetto". Berlusconi reagisce stizzito alle accuse di Pier Ferdinando Casini di avere strumentalizzato le parole dell'
Don
Sciortino: non si usa il cardinale Ruini
( da "Corriere
della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma è meglio Berlusconi o Veltroni? "Questo lo decideranno gli elettori liberamente sulla base dei programmi presentati. Ben sapendo che a promettere sono tutti bravi, ma raramente le promesse vengono mantenute". Questa è antipolitica? "No. Ai miei lettori io ho dato il consiglio di esercitare comunque, al di là delle delusioni,
Caracciolo:
io e <Ciarra> amici da vent'anni Lui fascista? Da bambino
( da "Corriere
della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Luci ed ombre di Walter Veltroni. "Mi è piaciuta la decisione di presentarsi da solo. Addio al coacervo di infinite alleanze che ha immobilizzato Prodi. La scelta ha giovato a Veltroni e ha chiarito il quadro politico. Ha costretto Berlusconi a fare lo stesso e a privarsi dell'aiuto di Casini.
Bondi:
allora Silvio affitti un cinema ( da "Corriere della Sera"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: unica possibilità di vedere Silvio Berlusconi e Walter Veltroni in contemporanea in un programma tivù è quella a cui sta lavorando Enrico Mentana per il suo Matrix dell'11 aprile: due interviste parallele ai leader della durata di tre quarti d'ora circa. Di sfida a due all'ultimo sangue, tra i fedelissimi di Berlusconi no, non si vuole nemmeno sentire parlare.
Veltroni
e Letta: <Ti ho cercato>. <Sentiamoci domani>
( da "Corriere
della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: alludendo all'innominato rivale, Silvio Berlusconi. Poi, però, avvicinandosi alla prima fila, Veltroni ha incontrato anche Gianni Letta, che di Berlusconi è il primo consigliere. Tra i due è seguito un breve conciliabolo. "Ti ho cercato oggi... ", avrebbe detto Veltroni a Letta facendo ampi gesti con le braccia.
Malpensa
<svuotata>, Alitalia se ne va
( da "Corriere
della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il leader del Pd, Walter Veltroni, non ha mancato di ribadire che la trattativa con Air France-Klm "deve andare avanti perché è unica e autentica ", ma deve salvare Malpensa "perché in un grande Paese ci possono essere due grandi aeroporti". Ma intanto per lo scalo di Varese oggi è la giornata degli addii.
<Comunismo
addio Mi piacerebbe rifare il ministro>
( da "Corriere
della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Comunismo addio Mi piacerebbe rifare il ministro" ROMA - Che ci fa un comunista duro e puro sul pullman di Veltroni? "Sono stato in Calabria con Walter e c'era un fiume di gente... La vittoria del Pd è a portata di mano". E così, folgorato sulla via del loft, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi si è convertito, da falce e martello al tricolore democratico.
ROMA
Silvio Berlusconi invierà ai romani una sua lettera e un libro nel quale
denuncia ( da "Messaggero, Il"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dalle tasse, che secondo il Cavaliere sono cresciute a dismisura, ai rifiuti e ai termovalorizzatori mai visti. Sino "ai nove mila "disperati" che vivono nelle baraccopoli". 92 pagine, divise in 5 capitoli, e molte fotografie che segnano un salto di qualità nel duello elettorale con Veltroni.
ROMA
Conferenza operaia ieri a Brescia. Da qui il leader del Pd, Walter Veltroni, ha
lanciato un ap ( da "Messaggero, Il"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha sottolineato Veltroni, il quale ha anche sostenuto che "aumentare i salari e gli stipendi è la prima emergenza nazionale". Intanto, è scontro sul voto cattolico. All'indomani delle affermazioni di Berlusconi secondo il quale il cardinale Ruini "sa" che il voto utile sarebbe quello dato al Pdl, interviene Casini.
Veltroni:
ora serve un nuovo patto sociale Casini: Berlusconi strumentalizza la Chiesa
( da "Messaggero,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Appello del leader Pd al voto operaio a Brescia: siamo il partito del lavoro. Sull'antimafia duello tra i poli Veltroni: ora serve un nuovo patto sociale Casini: Berlusconi strumentalizza la Chiesa.
ROMA
- La parola magica si chiama moratoria. Ovvero congelamento della trattativa
fino a dopo il vot ( da "Messaggero, Il"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ieri Walter Veltroni si è mosso proprio in questa direzione. Stessa cosa hanno fatto altri esponenti del Pd. Il timore, paventato anche dal presidente di Alitalia Prato, è che Parigi, dopo le bordate di Berlusconi e il "no" secco dei piloti, decida di mollare, lasciando la compagnia di bandiera con pochissimi soldi in cassa e lo spettro del fallimento alle porte.
ROMA
- Non ci sono alternative alla vendita e per ora di offerta seria c
( da "Messaggero,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il rapporto tra il ministro delle Attività Produttive e Walter Veltroni è stato strettissimo. Così come quello tra lo stesso Bersani e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, il quale ha atteso qualche giorno che si sgonfiasse l'ipotesi della cordata alternativa ipotizzata da Berlusconi per lanciare un ultimatum alla Cisl di Raffaele Bonanni.
ROMA
- L'appuntamento per discutere probabilmente del faccia a faccia televisivo, Wa
( da "Messaggero,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Lter Veltroni e Gianni Letta lo hanno fissato ieri pomeriggio all'hotel Excelsior durante il ricevimento per i 60 anni della nascita dello stato d'Israele. "Ti ho cercato...", ha esordito il segretario Pd. "Lo so, vediamo. Domani", ha ribattuto il più stretto collaboratore di Berlusconi.
Di
CORRADO GIUSTINIANI Per la tenzone elettorale sul lavoro i quattro cavalieri in
( da "Messaggero,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Compenso minimo legale da 1000 euro e misure a favore delle donne, per Veltroni e il Partito democratico. "Stage in azienda" degli studenti delle scuole professionali, e di quelli universitari di qualsiasi facoltà, per l'Udc di Pierferdinando Casini, secondo un meccanismo a tre livelli che porti i più meritevoli a conquistare un contratto a tempo indeterminato.
Dal
nostro inviato TAORMINA Un Silvio Berlusconi alla camomilla. Preoccupato,
cauto, ( da "Messaggero, Il"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi veste i panni dell'antimafia: "Ogni voto dato a noi è un voto contro la mafia". E per favore, "Veltroni eviti di darci lezioni in materia, i Ds non furono così schizzinosi tre anni fa". Era giunto a Taormina accolto da uno splendido sole, il Cavaliere, con alcuni giovani che esibivano cartelli che però han provocato qualche interrogativo:
BRESCIA
- Con la platea di tute blu, l'abbraccio di Walter Veltroni è stato lunghi
( da "Messaggero,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E' tornato anche sulla questione mafia: "Ho detto che se la mafia decide per chi votare, non voti per noi che la vogliamo distruggere". E sull'analogo appello di Berlusconi, il pd Giuseppe Lumia replica: "Però non ha detto se i voti della mafia, rifiutati da Veltroni, li rifiuta anche lui".
ROMA
Non sarà importante come quella di S.Paolo apostolo, pietra miliare ne
( da "Messaggero,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: firmata da Silvio Berlusconi non è la traccia del Nuovo Testamento ma certo rappresenta un caposaldo del duello elettorale con Veltroni. Si parla di Roma perchè suocera (l'Italia) intenda, e si prendono i classici due piccioni: attaccando il "modello Roma" veltroniano, si tira la volata ad Alemanno contro Rutelli, si combatte contemporaneamente per il Parlamento e per il sindaco.
"La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20% È nella storia del Pd"
( da "Giornale.it,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Come spiega la generosità di Veltroni su tasse, pensioni, famiglia e quant'altro? "La grande differenza fra Veltroni e Berlusconi è che Veltroni pensa di perdere, Berlusconi pensa di vincere. Dopo aver perduto il conto del disastro adesso Veltroni promette il “miracolo”
Berlusconi:
"Ogni voto a noi è contro la mafia, tre anni fa il Pd meno
schizzinoso" ( da "Giornale.it, Il"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E la replica a Walter Veltroni - che proprio da Catanzaro venerdì aveva chiesto alla 'ndrangheta di "non votare il Pd" - è durissima. "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso", dice riferendosi alle ultime elezioni regionali e ai guai giudiziari della giunta guidata da Agazio Loiero.
22,50
Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti
( da "Stampa, La" del
30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
IMMIGRATI
ALLE URNE, è SCONTRO PDL-LEGA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma a tenere banco è anche uno scontro a distanza tra il Cavaliere e Veltroni. Quest'ultimo venerdì in Calabria tuonava: "Non vogliamo i voti dei mafiosi". Ventiquatt'ore dopo, sempre all'estrema punta dello Stivale, ecco la replica del Cavaliere: "Peccato che 3 anni fa il suo partito, i Ds, non sia stato così schizzinoso.
DUELLO
IN TV, L'ULTIMO PRESSING DI VELTRONI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sono pronto ad andare anche a Mediaset" aveva detto nei giorni scorsi Veltroni. E la trattativa si è incardinata giovedì scorso quanto Mentana ha chiamato il segretario del Pd chiedendo conferma della sua disponibilità ed assicurando che "Berlusconi ci sta pensando, non esclude affatto la possibilità del faccia a faccia".
VOTO
E CHIESA, CASINI ATTACCA BERLUSCONI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma solo con il Cavaliere perché Veltroni è la brutta copia di Berlusconi e alla copia preferisco l'originale" -, ribadisce che non voterà la fiducia ad un eventuale governo di centrodestra, definisce Berlusconi e Veltroni i "ladri di Pisa, che il giorno litigano e la notte vanno a rubare insieme" e chiama a raccolta tutti i moderati: "Agli elettori di Fi,
MA
FERRERO: IRRICEVIBILE LA PROPOSTA DI PARIGI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Però, Veltroni, è sempre stato piuttosto cauto su Air France... "Si chiariscano fra di loro. Uno è il presidente e l'altro il segretario del partito che è stato l'azionista di maggioranza del governo. Questo, naturalmente, non vuole affatto dire che la crisi di Alitalia sia attribuibile al Pd.
ALITALIA,
DOMANI ROUND DECISIVO. I SINDACATI PUNTANO SULLA TRATTATIVA. DUELLO TRA
BERLUSCONI E VELTRONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: IL RISIKO DEI CIELI Alitalia, domani round decisivo. I sindacati puntano sulla trattativa. Duello tra Berlusconi e Veltroni I leader di Cgil, Cisl e Uil insistono: faremo di tutto per cambiare il piano Anpac: distanze eccessive.
EPIFANI:
NON C'è ALTERNATIVA AD AIR FRANCE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni e quello del Pdl, Silvio Berlusconi. L'ex sindaco di Roma si schiera per il negoziato con Parigi anche se chiede salvaguardie per Malpensa. Il Cavaliere, pur insistendo sulla cordata italiana, gioca in difesa e osserva: "Io non c'entro più nulla, ormai la palla è nelle mani degli imprenditori".
LE
ASSENZE DEL SUD ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sull'altra sponda Veltroni quando va al Nord fa il "nordista" e nel Veneto per la bisogna ha candidato un esponente della confindustria, Calearo, insieme ai segretari della Cgil Nerozzi e della Cisl, Baretta. E ha promesso, nientemeno, un ministro per il Nord-Est.
QUARANTENNI
( da "Stampa, La" del
30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949;
Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo
"largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il
Tremonti: "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20%"
( da "Giornale.it,
Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Come spiega la generosità di Veltroni su tasse, pensioni, famiglia e quant'altro? "La grande differenza fra Veltroni e Berlusconi è che Veltroni pensa di perdere, Berlusconi pensa di vincere. Dopo aver perduto il conto del disastro adesso Veltroni promette il “miracolo”
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Che poi è un titolo
improprio, perché riprende uno slogan da curva indirizzato verso oppositori
trattati da conigli. Cosa che con Walter Veltroni
proprio non si può fare: tutto si potrà dire del candidato del Pd, tranne che
non abbia forza e coraggio da vendere. Infatti non di derisione si tratta, ma dell'invocazione
di un cambio di passo, dell'apertura di una fase finale della campagna
elettorale nella quale alle sottigliezze contro "il n o s t r o principale
competitore " si sostituisca la denuncia alta e forte dei rischi
drammatici ai quali va incontro un'Italia di nuovo (non) governata
da Berlusconi. Intendiamoci. L'antiberlusconismo è il male che ha corroso
giorno dopo giorno le intelligenze del centrosinistra e ne ha bloccato per
lustri il rinnovamento. La cosa migliore che Veltroni abbia
fatto fin qui è proprio la fuoriuscita definitiva da quell'ideologia nefasta,
dalla mostrificazione del nemico. Dopo di che, Berlusconi
è ancora lì (anche grazie agli antiberlusconiani di lotta e di governo) e non
consola affatto la circostanza già denunciata da più parti che egli non voglia
in realtà tornare a governare l'Italia. Dati i problemi del paese, sarebbe
meglio avere davanti il Cavaliere animoso ancorché truffaldino del 2001, che
questo spento del 2008, alla ricerca solo del ferrariano happy end. Come dimostrano
Alitalia e lo stallo quasi certo del senato, ora sappiamo con certezza che in
caso di vittoria del Pdl il paese non avrà un brutto governo di destra, bensì
non avrà alcun governo. Gli ultimi sondaggi (da oggi oggetto di spaccio
clandestino, come i liquori a Chicago negli anni '30) dicono che Veltroni ha una potenzialità espansiva superiore a quella di
Berlusconi. Questo grazie al suo stile, che è dunque
un dato acquisito. Ciò che va acquisito adesso, per trasformare l'apprezzamento
in decisione di voto, non è più lo stile, ma una buona e solida ragione per
impedire a Berlusconi di vincere. Difficile far
passare questo messaggio se non parlando (parecchio) male dell'avversario.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VELTRONI IN CALABRIA
Si alzano i toni: "I nostri consensi aumentano. La destra pensa solo a
dividersi il potere" "Qualcosa sta cambiando" RUDY FRANCESCO
CALVO inviato a Vibo Valentia Walter Veltroni guarda i
titoli dei quotidiani, legge di un distacco che si affievolisce, di un pareggio al senato che anche Berlusconi
considera ormai esplicitamente una possibilità concreta. Anche i commentatori
cominciano a prendere contezza che in Italia qualcosa sta cambiando, afferma
soddisfatto il candidato democrat. Nelle tappe calabresi, Veltroni riprende i toni che si erano sentiti spesso in Sicilia. Se
dalla platea arrivano fischi rivolti "al principale esponente dello
schieramento a noi avverso", lui li blocca subito, "perché noi non
vogliamo una politica della contrapposizione", ma dal palco non si riserva
di lanciare stoccate a tutto campo al Cavaliere: tv, politica estera, Alitalia,
contraddizioni del Pdl. Obiettivo: portare al voto quegli indecisi che ieri il
Sole 24 ore dava in maggioranza orientati a scegliere il Pd e ampliare il più
possibile il loro numero, fino a renderli determinanti. "Erano state
raccontate previsioni molto diverse", rimprovera a un Berlusconi
che inizia a dare segni di difficoltà. Invece "ogni sondaggio che arriva ?
spiega ai suoi sostenitori di Vibo Valentia ? man mano che si riduce il numero
degli indecisi, aumenta il nostro consenso". A dare man forte al Pd è
arrivato ieri anche il ministro Alessandro Bianchi, ex indipendente indicato
dal Pdci che, dopo aver discusso una "separazione consensuale " con
Diliberto, ha annunciato a Reggio Calabria la sua decisione: "Scelgo persone
come Luigi De Sena (che qui è capolista alla camera per il Pd, ndr), Anna
Finocchiaro, Giuseppe Lumia. Scelgo Walter Veltroni e
il suo Pd". Il segretario lo ringrazia per un sostegno che Bianchi
garantisce "sulla base della propria coscienza e non per ricevere in
cambio una candidatura ". Anche questo è un segnale che "sta
crescendo un'onda di cambiamento, una ripulsa per la politica degli ultimi 15
anni", quella del tutti contro tutti. Dall'altra parte, dice invece Veltroni, rimane una destra "divisa su tutto", una
"stanchezza politica" che li porta a ripetere "le stesse parole
del '94: i brogli, gli stalinisti" ("salvo poi scoprire oggi che a
Palermo sono stati scoperti gli autori di alcuni brogli e stanno dalla parte di
chi li denuncia", aggiunge riferendosi all'arresto di due presidenti di
seggio accusati di aver moltiplicato i voti per il sindaco Cammarata). Per il
candidato del Pd, "l'Italia ha bisogno di energie nuove. Quando un paese
deve scuotersi, come il nostro, deve aprire un ciclo com'è successo in
Inghilterra con la Thatcher e poi con Blair o in Germania con Schröder. In
Italia possiamo farlo solo noi, per motivi anagrafici e politici, perché siamo
gli unici a poter dire che avremo in parlamento un gruppo unico".
Dall'altra parte, invece, c'è una destra che "pensa solo a spartirsi il
potere. Hanno già deciso che Bossi sarà il ministro per le riforme
istituzionali e Tremonti dell'economia. Sono esattamente gli stessi del
'94". Al centro dello scontro rimane anche il faccia a faccia televisivo,
che Berlusconi continua a negare. "Non è affatto
vero che bisogna farlo con tutti ? spiega Veltroni ?
Casini e Bertinotti hanno discusso tante volte in tv, perché noi non possiamo
farlo? È come pic indolor, in un'ora si fa e poi passa tutto". Il Cavaliere
preferisce invece i suoi annunci in solitaria, anche quelli che poi si rivelano
presto dei bluff, come denuncia Veltroni riguardo ad
Alitalia: "Era stata annunciata una cordata italiana al termine di una
serata di bisbocce e invece non c'è; aveva detto "ci sono i miei
figli" e poi ha detto che non era vero; ha annunciato quattro nomi e tre
di questi hanno smentito. Si può giocare così?". Mancano due settimane e
tutto è ancora possibile. Berlusconi accetterà la
sfida?.
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Da aprile altri
rincari per le tariffe di elettricità e metano: +4%. Ogni famiglia spenderà 58
euro in più all'anno Effetto petrolio su gas e luce Voto agli stranieri, scontro Berlusconi-Lega. Veltroni: nuovo patto sociale La corsa delle bollette di luce e gas,
spinte dall'effetto petrolio, subisce un'altra accelerazione. L'Autorità per l'energia
ha infatti reso noto che da martedì primo aprile le tariffe registreranno un
rialzo del 4,1% per l'elettricità e del 4,2% per il metano. L'impennata
comporterà una maggiore spesa annuale per una famiglia tipo di 58 euro. A
riscaldare i prezzi del secondo trimestre, spiega l'Authority, è come sempre il
caro greggio, con un aumento che da gennaio del 2007 "è stato del 93 per
cento". Sull'aggiornamento tariffario, poi, ha influito anche la
particolare situazione degli approvvigionamenti del nostro Paese e il mix delle
fonti di produzione. Intanto si infiamma la campagna elettorale con lo scontro
tra Berlusconi e la Lega sul voto agli immigrati. Il
Cavaliere apre uno spiraglio: "Gli stranieri in regola potranno recarsi
alle urne per le amministrative a patto che ci siano determinati requisiti come
la volontà di integrazione, il lavoro certo, la competenza professionale e la
conoscenza della lingua". Bocciatura immediata da parte del Carroccio:
"Sono stramberie". Sul fronte Pd, Veltroni,
nel suo tour elettorale, parla di lavoro e salari e lancia "un nuovo patto
elettorale per rilanciare il Paese". DA PAG.
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CONFAGRI PUNTA ANCHE
SULLE ASSICURAZIONI L'agricoltura chiama la banca non risponde [FIRMA]VANNI
CORNERO INVIATO A TAORMINA Al Forum di Confagricoltura di Taormina, tra le visite dei tre candidati premier Veltroni, Casini e
Berlusconi, si è parlato del futuro di un settore che sta prepotentemente
riemergendo nell'economia internazionale. E una leva strategica in questo
processo è il credito. "L'impresa agricola moderna, che aumenta la propria
dimensione economica, investe, diversifica, si specializza, guarda con
interesse all'estero, deve puntare sui temi del credito - dice il
presidente della Confederazione, Federico Vecchioni -. La finanza di impresa
sta diventando sempre più importante anche per il nostro settore, così come
diventa fondamentale un sistema assicurativo in grado di offrire servizi
qualificati, adeguati alle nuove realtà aziendali". L'aggregazione, fisica
ed economica, ha consentito di migliorare la concentrazione delle produzioni:
ormai il 27% delle imprese, su un totale di 1,8 milioni, rappresentano il 66%
della produzione ed il 71% del valore aggiunto, con una occupazione del 90% del
lavoro dipendente. E oggi siamo di fronte ad un'agricoltura sempre più
specializzata, che ha bisogno di strumenti mirati e innovativi, come testimonia
l'incremento del ricorso ai finanziamenti: dagli ultimi dati sul credito
(settembre 2007), gli impieghi creditizi per l'agricoltura hanno superato i 35
miliardi, con un trend in aumento del 6,4% sul 2006. E' segno che si investe
guardando al domani, ma ci sono ancora aspetti da migliorare nel rapporto tra
banche e imprese agricole. Finora la concessione di finanziamenti si è basata
su garanzie legate al patrimonio fondiario più che alla potenzialità del
reddito. Uno degli aspetti da migliorare è quello delle garanzie sul credito:
il Fondo di garanzia dell'Ismea per le imprese agricole è uno strumento
importante, ma ha una dotazione finanziaria di soli 70 milioni. Servono anche
strumenti efficaci di tipo privatistico, come i consorzi fidi e servizi
assicurativi qualificati per attenuare i rischi commerciali e quelli
atmosferici. Insomma, l'agricoltura moderna sta cambiando velocemente e per
crescere e rispondere alle nuove sfide della globalizzazione è necessario un
solido e sincero rapporto con il mondo finanziario e assicurativo. Proprio a
proposito di questo rapporto Corrado Faissola, presidente di Abi, ha spiegato:
"I vecchi istituti di credito specializzati in agricoltura hanno fatto il
loro tempo. Nell'ambito dei grandi gruppi bancari esisteranno invece dei nuclei
specializzati sulle esigenze dell'agricoltura odierna: le banche devono
riacquistare un ruolo di interlocutore con le imprese del settore". Sul
tema della dimensione aziendale si è soffermato Enrico Salza, presidente del
consiglio di gestione di Intesa San Paolo: "Aumentare la dimensione - ha
detto - è una condizione preliminare per poter avere le "spalle"
finanziarie, ma anche manageriali, per poter portare avanti le strategie vincenti
necessarie. Un processo di aggregazione nel mondo agricolo potrebbe essere un
mezzo potentissimo per rafforzare la competitività". Si inserisce in
questo filone l'intesa firmata da Vecchioni e dal presidente di Unacoma,
Massimo Goldoni, in materia di internazionalizzazione con "la
collaborazione di sistema e di filiera alle nostre aziende soprattutto
attraverso le fiere di settore nei Paesi in via di sviluppo". L'importanza
per il settore agricolo di "creare un tavolo politico, e non solo tecnico,
per individuare le risposte da dare all'economia" è stata sottolineata da
Fabio Cerchiai, presidente di Ania. Ma la conclusione sta in una frase di Carlo
Fratta Pasini, presidente di Banca Popolare Verona e Novara, che ha ammesso:
"In banca manca la coscienza di come l'agricoltura sta cambiando".
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Politica Falcioni e
Rossi ora si dichiarano consiglieri autonomi GIANNI MICALETTO Due in fuga verso
il Pdl e Borea torna a tremare SANREMO Un nuovo terremoto scuote la fragile
Amministrazione Borea: i consiglieri Piergiorgio Falcioni e Fabrizio Rossi, eletti
nella lista civica che porta il nome del sindaco e fra i promotori del gruppo
dei Moderati per Sanremo, sposano la causa del Pdl. Per ora è solo un'adesione
ideologica (o tattica?), senza tessere, ma è sufficiente per aprire un'altra
crepa nella risicatissima maggioranza di Palazzo Bellevue. Che già si trovava a
convivere con un partito schierato a livello nazionale dalla parte di Berlusconi, la Dc per le autonomie, e un altro consigliere,
Luigi Patrone, passato all'Udc in forza della fresca candidatura alla Camera.
E' l'on. Eugenio Minasso, plenipotenziario di An in provincia, il tessitore
della trama politica che ha convinto il bancario Falcioni e l'esercente Rossi a
uscire allo scoperto prima delle elezioni del 13 e 14 aprile. Ma, ovviamente,
l'operazione è benedetta dall'on. Claudio Scajola e dal coordinatore
provinciale di Fi, Maurizio Zoccarato, sotto il tetto della nuova casa comune
del Pdl. I due "transfughi" spiegano la loro scelta in una nota
rivolta "ai numerosi cittadini che il 14 e 15 giugno 2004 alle elezioni
europee votarono per il centrodestra e alle Amministrative per Borea".
Sottolineano: "Abbiamo sempre avuto ben presente le motivazioni non
politiche, ma puramente amministrative e programmatiche di tale scelta di voto,
oltre che di fiducia verso i candidati. In occasione delle elezioni del 13 e 14
aprile, alla luce degli ultimi avvenimenti che possono creare dubbi sulla
nostra coerenza politica, rivendichiamo il diritto di confermare i valori che
ci hanno sempre contraddistinto e che troviamo rappresentati nella nuova
formazione politica del Popolo della Libertà". Pare
che i due non abbiano gradito che il sindaco sia salito sul palco di Veltroni (invitato peraltro dal medesimo), in occasione del comizio
sanremese del leader Pd. Ma è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
"La vittoria del Pdl - incalzano - garantirebbe l'elezione di un
consistente e qualificato numero di parlamentari del nostro territorio con
forti ricadute positive. Auspichiamo la presenza di un rappresentante
della nostra provincia nel prossimo governo (Scajola, ndr). Ed esprimiamo
apprezzamento per la stima espressa nei nostri confronti, e da noi ricambiata,
dall'on. Minasso, con il quale ci troviamo in sintonia su molte
tematiche". Quanto allo scenario amministrativo, Rossi e Falcioni prendono
atto che "l'attuale composizione della maggioranza rispecchia sempre meno
la connotazione civica originale", e nel rispetto "del vincolo di
mandato a suo tempo ricevuto" s'impegnano "a portare avanti con
sempre più incisività e in piena autonomia i punti programmatici più pregnanti:
maggiore sicurezza, rilancio dell'economia con particolare attenzione alle
categorie produttive, riqualificazione urbana e del litorale, viabilità e
parcheggi". Insomma, non fanno cadere Borea (almeno per ora), ma vogliono
tenerlo sotto scacco. Si sgretola così il gruppo dei Moderati (cosa faranno ora
gli assessori Formaggini, Biancheri e Parsi?), il cui leader Romeo Giacon ha
già fatto un passo indietro, disimpegnandosi dall'attività politica dopo essere
stato fra gli artefici della vittoria di Borea (e poi assessore per un paio
d'anni), per tornare a occuparsi soltanto della presidenza cittadina di
Confcommercio. "Finalmente si è ricucito lo strappo del 2004 - commenta
Zoccarato -. Tutti i moderati di Sanremo si possono ritrovare in un unico
grande partito che s'ispira ai valori del Ppe. Abbiamo sempre detto che le
porte sono aperte, il Popolo della Libertà è e dev'essere la casa di tutti i
moderati. Per cui, accogliamo con piacere tutti coloro che credono in questo
grande progetto di libertà. Una grande vittoria del Pdl vorrebbe dire far
diventare la nostra provincia ancora più importante e nuovamente
protagonista". E il sindaco? Fa il pompiere, come al solito. "Fin
dall'inizio si sapeva che nella Lista Borea c'era una forte componente vicina
al centrodestra - dice - L'obiettivo è sempre stato il progetto amministrativo
e per me non è cambiato. I miei comportamenti restano fedeli a quella
connotazione civica iniziale. Non mi stupisce quest'uscita di Falcioni e Rossi:
già un anno fa erano andati, assieme ad altri, al congresso di Forza Italia. I
temi che oggi evidenziano mi trovano d'accordo: sono prioritari anche per
me".
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA La parola
d'ordine è "trattare con Air France". All'indomani della bocciatura
del nuovo piano di Spinetta per l'acquisizione di Alitalia, i sindacati
ammettono che (al momento) non c'è altra possibilità se non quella di tornare
al tavolo con il presidente del colosso franco-olandese. Però è possibile
cogliere qualche distinguo fra la posizione delle confederazioni, che sembrano
già quasi pronte ad accettare l'inevitabile, e le sigle di categoria che alla
fine (probabilmente) berranno anche loro l'amaro calice, con tanto di esuberi e
scorporo di attività, ma giurano che non firmeranno accordi che equivalgano a
vendere l'anima. "Allo stato non c'è alternativa a trattare con Air
France" dice il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.
"Non ci vuole una soluzione nazionale - aggiunge Epifani, negando
consistenza al tentativo di Berlusconi - ma una
soluzione attenta agli interessi nazionali". Sulla stessa lunghezza d'onda
il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: "Noi non abbiamo
problemi di passaporto, va bene qualsiasi impresa che voglia rilanciare
Alitalia". Apre ai francesi anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni:
"Trattiamo con l'unico interlocutore che c'è per migliorare il piano,
negoziando punto su punto". Quanto a una eventuale cordata italiana,
"quando si vedrà si valuterà". Secondo Renata Polverini dell'Ugl, il
sindacato ha "il dovere di trattare" perché "il fallimento
porterebbe a scenari peggiori". A livello di sindacati di settore si
vivono, comprensibilmente, dei tormenti ulteriori. Pur negando che ci sia una
reale differenza di posizioni rispetto a Epifani, al telefono Fabrizio Solari,
segretario generale della Filt Cgil, fa chiaramente intendere che l'epoca del
sindacato come cinghia di trasmissione della volontà del partito è finita per
sempre e che la sua sigla non dirà di sì a un accordo solo
per rendere la vita facile a Prodi e Veltroni e per
andare contro Berlusconi: "Non firmeremo un'intesa per considerazioni politiche ma
solo di merito, nell'interesse dei lavoratori. E a questo riguardo non sono
ottimista. Padoa-Schioppa ha gestito la trattativa con Air France in una maniera
che neanche un amministratore di condominio si sarebbe sognato. Non ha
messo alcun paletto, e alla fine ha negoziato una vendita senza quelle
salvaguardie che avevano preteso e ottenuto gli olandesi di Klm quando hanno
fatto il loro accordo con Air France. A questo punto - conclude Solari - noi
tratteremo fino all'ultimo munito per migliorare le condizioni. Ma anche se non
siamo il partito del fallimento di Alitalia, non firmeremo mai accordi che
equivalgano a vendere l'anima, neanche di fronte allo spettro del
fallimento". Il mondo della politica continua a dividersi. Il candidato
premier del Pd, Walter Veltroni, lancia una appello
perché "la trattativa vada avanti, con i sindacati impegnati affinché ci
sia il minore impatto possibile sui lavoratori e sull'aeroporto di
Malpensa". Berlusconi torna a bollare come
"inaccettabile, irricevibile, e addirittura offensiva" la proposta di
Air France-Klm per Alitalia: "Speravo in un accordo tra Air France e
Alitalia che mantenesse il nome, la bandiera, il management e l'identità
italiana - ribadisce Berlusconi - ma così non è
stato", di qui l'appello "ai colleghi imprenditori" per una
cordata nazionale. \.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il candidato della
Sinistra arcobaleno: "Dobbiamo rimotivare i nostri, frustrati dal governo
Prodi " Bertinotti, mission impossible in Sicilia "Niente desistenza,
voto utile è per noi" Il 2 per cento dei nostri elettori non andrà a
votare: per noi non è trascurabile UMBERTO ROSSO PALERMO - Il gran ritorno,
sotto mentite spoglie, della desistenza a sinistra? "Macché, non esiste. E
se qualcuno dalle parti del Pd proprio è tentato dal voto utile, sappia che può
essere solo e soltanto unilaterale". Nel senso che, presidente Bertinotti?
"Unica direzione di marcia. Dal Pd verso la Sinistra arcobaleno. Per
intenderci, come ha annunciato di voler fare Mauro Zani, che non è uno
qualunque ma un pezzo di storia del Pci in Emilia". Presunzione, superbia
politica del candidato premier, impegnato in Sicilia in una mission impossible
rosso-verde? No, conti e tabelle alla mano, giura il presidente della Camera,
"il voto alla sinistra è sempre, ovunque, un voto sottratto alla Pdl e non
al Pd, un voto perciò per fermare la destra e Berlusconi".
Giunto in fondo allo stivale, con al fianco la capolista Rita Borsellino che in
Sicilia per la presidenza della Regione fa ticket con la Finocchiaro mentre in
Emilia le due sono in competizione per il Senato, Fausto sbarra la strada agli
"scambisti", i fautori di una collaborazione nel segreto dell'urna
fra Pd e sinistra radicale. E via allora con i siluri alla
conferenza operaia di Veltroni a Brescia, nello stesso giorno in cui anche la sinistra tiene la
propria a Milano. Pd partito dei lavoratori? "Neanche la Dc aveva mai
messo in lista uno dei padroni più anti-operai, come ha fatto Veltroni con Calearo. La Dc, almeno, il senso del conflitto degli
interessi fra lavoratori e padroni ce l'aveva". Bertinotti spara a
zero da Palermo e nel frattempo Franco Giordano, sotto la Madonnina, lancia la
proposta di riscrivere in dieci punti il paniere per fotografare un'inflazione
reale. Mentre la corda con Veltroni si fa più tesa, si
metteno a tacere le sirene della non-belligeranza. Idea, raccontano all'interno
del Prc, che piace a Bersani e ai dalemiani ma non a Bettini e ai veltroniani,
che puntano a incassare quanto più possibile come partito "e - aggiungono,
arrabbiati, i rifondaroli - a umiliare la sinistra, per farla uscire domani di
scena". Risultato: nemmeno a taccuino chiuso, nelle valutazioni più
riservate, lo stato maggiore prende in considerazione forme di desistenza, più
o meno mascherate. Liquidata con una battuta: "è una trappola". Un
giudizio che attraversa le argomentazioni di Bertinotti. Le seguenti. Se il
cartello dei quattro partiti si gioca il match sul filo dell'8%, invece di
veleggiare tranquillo sopra il 10 come la somma dei soci avrebbe dovuto
produrre, è frutto avvelenato di un combinato disposto. La frustrazione
nell'elettorato di sinistra per il governo Prodi e, appunto, l'erosione verso
il Pd da richiamo al voto utile. Da questo momento, la campagna del candidato
premier punterà su entrambi i fronti al massimo della contrapposizione. Giocata
d'azzardo, rischi? Bertinotti la mette così: "Siamo ovunque sopra l'8%,
solo in tre regioni la partita del Senato per noi è sul filo: Toscana, Emilia e
in qualche misura anche in Lombardia. Ma il problema vero non è il voto utile,
non credo a un'emorragia verso il Pd. Solo qualche frangia, che so fra i verdi,
o casi isolati come quello del ministro Bianchi". Qual è allora il cuore
del problema, l'ansia che sale a sinistra? Riprendersi i "propri"
voti che rischiano di perdersi nel nulla, nell'astensionismo. "Il 2% dei
nostri elettori - lancia l'allarme Bertinotti - delusi e frustati
dall'esperienza di governo al momento, secondo i sondaggi, non ha intenzione di
andare a votare. Una percentuale che per un piccolo partito fa la
differenza". Eccolo l'obiettivo del rush finale del presidente della
Camera, "rimotivare i nostri, riconquistarli", e non lo fai di certo prefigurando
accordi con il Pd. "Lo fai in tutt'altro modo: spiegando che noi staremo
all'opposizione, che con Prodi ci abbiamo provato ma è stato inutile".
Come del resto il presidente della Camera deve aver sentito sulla propria
pelle, fra i mercati di Messina o fra i giovani universitari di Rende, in un
bar di Rosarno o nei vicoli di Palermo, toccando con la mano la delusione e la
rabbia del sud, contro tutti i politici, nessuno escluso. E in certi casi, la
contestazione non fa sconti. "Anche tu Bertinotti, tornatene a casa".
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Air France
e sindacati, prove d'intesa Epifani: "Non ci sono alternative" Duello Veltroni-Berlusconi, dall'Ugl no alla cordata italiana Banche, Salza ribadisce:
"Intesa SanPaolo non partecipa a nessuna alleanza" ROBERTO MANIA ROMA
- L'appuntamento è per domani mattina. Air France e sindacati riprenderanno il
negoziato per far passare l'Alitalia nell'orbita di Parigi ed evitare il
fallimento con le sue ricadute sociali. Trattativa difficile, con
margini risicatissimi, ma l'unica possibile. Almeno per ora. Come ha detto ieri
il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: "Allo stato non c'è alternativa
alla trattativa con Air France. Non esiste una soluzione nazionale ma bisogna
cercare una soluzione attenta agli interessi nazionali, questo è il
punto". L'ultima versione del piano di ristrutturazione presentato dal
presidente di Air France, Jean Cyril Spinetta (oltre 2.000 esuberi da gestire
con gli ammortizzatori sociali, tagli alle rotte e agli aerei) è stato bocciato
da tutte le nove organizzazioni sindacali. Eppure, se si escludono i piloti
dell'Anpac che ancora ieri parlavano di "distanze incolmabili",
l'obiettivo condiviso è quello di trovare un'intesa con i francesi, sapendo che
comunque il piano non potrà essere indolore. Per questo il segretario generale
della Cisl, Raffaele Bonanni, ha preannunciato "un negoziato punto su
punto". Perché le possibilità di migliorare il progetto-Spinetta andranno
ricercate nelle pieghe delle sedici cartelle considerate dai francesi già il
massimo possibile. I 148 milioni arrivati nelle casse dell'Alitalia grazie a un
rimborso di un credito di imposta Irpeg e alla vendita di un pacchetto di
azioni Air France, permettono anche di dilatare un po' i tempi del confronto.
Qualche giorno in più rispetto al precedente ultimatum che sarebbe scaduto
proprio domani. Ma le eventuali tattiche dilatorie non saranno ammesse. Perché
in quel caso il capo azienda, Maurizio Prato, è pronto a portare i libri in
tribunale e chiedere l'amministrazione straordinaria. La stessa strada della
Parmalat con la differenza che a Collecchio c'era una profonda crisi
finanziaria ma una solidità industriale che l'Alitalia, invece, non ha. La
ripresa della trattativa sindacale dovrebbe suggerire una pausa nella polemica
politica. Fino a ieri debordante. Il leader del Popolo delle libertà, Silvio Berlusconi, ha rilanciato l'idea della cordata italiana.
"La cordata è nei fatti", ha detto. "Sono sicuro che si
realizzerà. Io però non c'entro nulla, ormai è nelle mani degli industriali
italiani". I nomi non si conoscono. Mentre si allunga la lista di chi si
tira fuori: "Io - ha dichiarato Gianmarco Moratti, marito del sindaco di
Milano Letizia Moratti - faccio il petroliere, non so fare altro". Per il
leghista Roberto Calderoli, la cordata sarà "padana" con know how
Lufthansa. Ma senza le risorse di Intesa Sanpaolo. Perché, come ha ribadito il
presidente del Consiglio di gestione, Enrico Salza, il gruppo bancario
"non sta in nessuna cordata". E allora "c'è d'augurarsi che se
ci saranno i cavalieri bianchi che almeno mettano i soldi loro, perché di
cavalier con i soldi pubblici non ne abbiamo proprio bisogno" (Pier
Ferdinando Casini). Così che la bocciatura più sonora alle voci sulla cordata
tricolore (a parte il "Berlusconi peggio del mago
Do Nascimento", di Antonio Di Pietro) è arrivata dal sindacato più vicino
alla destra. Ha detto Renata Polverni, segretario dell'Ugl: "Le ipotetiche
e fumose soluzioni alternative ventilate in queste settimane non superano i
confini della campagna elettorale". Insomma - secondo il segretario del
Pd, Walter Veltroni - "sull'Alitalia qualcuno si
è comportato come Fregoli". Mentre dalla SinistraArcobaleno è arrivata la
proposta di rilanciare l'intervento pubblico per salvare l'Alitalia.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La polemica Dal ministro
l'appoggio di Zapatero ovazione in sala, il gelo della Binetti brescia -
"Qualche settimana fa l'Italia guardava con speranza alle elezioni
spagnole. Oggi e' la Spagna che guarda con speranza all'Italia e al Pd. Porto
tutto il sostegno al Pd. Cosi' mi ha chiesto Zapatero e così faccio".
Jesus Caldera, ministro del Lavoro spagnolo, si prende applausi caldissimi.
Solo la Binetti resta immobile, silenziosa. Il Pd, riunito a Brescia, spera di
ripetere il miracolo di Madrid. "Un miracolo laico", precisa Caldera:
"Anzi, dobbiamo ringraziare i vescovi spagnoli che, con il loro tentativo
di ingerenza nell'ultima fase elettorale, ci hanno dato una mano." Caldera
ci mette tutto il suo "corazon": "C'è una grande necessità -
dice - di governi progressisti in Europa. Sono convinto che "se
puede", si può fare, si può vincere, come dicono Veltroni e Barack Obama". E ancora: "Per la Spagna è essenziale
che in Italia ci sia un governo progressista che faccia avanzare l'idea di
un'Europa sociale". Berlusconi per lui è un mistero: "Non capisco come la Chiesa possa
appoggiare uno con i suoi valori" E non capisce nemmeno la difesa
dell'italianità nel caso Alitalia: "Noi abbiamo partecipazioni
nella British Airways, gli italiani dell'Enel e di Telecom sono in Spagna. Qual
è il problema? Siamo todos europei!".
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Duello, Berlusconi dice no il leader Pd: poca responsabilità Prodi:
rinuncio alla conferenza finale per coerenza e pulizia Il Cavaliere: colpa
della par condicio Veltroni: è la sua concezione della
democrazia CARMELO LOPAPA ROMA - Il tormentone del confronto tv finisce qui.
Finisce con Berlusconi che dice basta, spazza via
indiscrezioni e ambiguità e confessa apertamente che il duello lui non lo farà.
Confessione che arriva proprio nel momento in cui si erano fatte insistenti le
voci di un possibile via libera al faccia a faccia sollecitato a più riprese da
Veltroni. Con il Pd che parla di vulnus democratico e
di un avversario impaurito. La via d'uscita imboccata da Berlusconi
è ancora una volta quella della tanto vituperata par condicio. Lo ha annunciato
nel corso del comizio di Catanzaro: "Il confronto televisivo con Veltroni è impossibile per colpa della legge della par
condicio, una legge insulsa. Secondo questa legge - ha aggiunto - dovrei fare
più di 100 confronti con i vari leader". Non se ne parla. Tutto questo,
per Veltroni, resta "un atto di scarsa
responsabilità: ero disposto anche ad andare sulle sue tv, che dovevo fare di
più? Ma è un problema di concezione della democrazia. Perché è un dovere
mettere i cittadini in condizione di poter valutare le diverse posizioni.
Volevo semplicemente fare come si fa in tutti i Paesi europei, ma la risposta è
stata negativa". E poi, ha chiuso il leader del Pd, Berlusconi
dovrebbe stare tranquillo, "conoscendomi sarebbe stato un confronto molto
sereno". Sarebbe stato, appunto. La verità, gli fa eco Ermete Realacci,
"è che ormai il Cavaliere è un miles pavidus, teme il faccia a
faccia". Eppure, proprio ieri i contatti tra le due diplomazie, le
aperture possibiliste (ma esclusivamente sottotraccia) dello staff
berlusconiano, avevano perfino indotto Piero Fassino a sbilanciarsi: "Mi
pare che in queste ore stiano maturando decisioni per definirne la data e
l'ora", il faccia a faccia "non solo auspicabile, ma scontato".
Ma subito era arrivato il rimbrotto e la presa di distanza dal Pdl. Enrico
Mentana, che venerdì sera ha annunciata una puntata di Matrix per l'11 aprile
con interviste separate e ai due principali candidati premier, del mancato
duello se ne fa una ragione: "In Italia non è mai successo che i confronti
tv abbiano modificato l'esito delle elezioni". Nel suo
contenitore su Canale 5 per Berlusconi e Veltroni, anticipa, "non ci saranno interviste col bilancino o
domande uguali, né un'intervista doppia in stile Iene". In Rai invece
martedì partiranno le conferenze stampa in diretta e inizieranno proprio Berlusconi (alle 21) e Veltroni (alle 21,50). Resta
il rammarico dei candidati minori, perché è chiaro che a questo punto i due big
non si confronteranno con alcuno di loro. "Ingiusto, illiberale e
antidemocratico" per il socialista Enrico Boselli. Pier Ferdinando Casini,
leader dei centristi, si era pure premurato a dire che il faccia a faccia lo
avrebbe fatto con il leader del Pdl non con quello del Pd "perché Veltroni è la brutta copia di Berlusconi".
Nulla da fare, anche per lui. Romano Prodi invece è tornato sulla rinuncia alla
conferenza stampa finale per ribadire che è stata dettata "da una semplice
ragione di coerenza, di pulizia", rispetto a quanto accaduto due anni fa.
Nel 2006, dopo l'ultimo faccia a faccia tra lui e Berlusconi,
"l'ex premier aveva chiesto una conferenza, una trasmissione tv: allora
protestai, stavolta mi sono trovato nella situazione opposta e già un mese fa dissi:
non facciamola". Il portavoce di Berlusconi,
Paolo Bonaiuti, parla di scelta dettata "non da ragione alta e nobile, ma
politica: Veltroni non vuole la sua faccia in tv alla
vigilia del voto". Attacchi "offensivi", fa quadrato il Pd con
Goffredo Bettini, "ancora una volta da Prodi un atto di sensibilità e
rispetto per gli avversari". Il Professore non terrà la conferenza stampa
ma il comizio di chiusura sì, nella "sua" Bologna, il 9 aprile. E in
quell'occasione potrebbe anche lasciare la presidenza del Pd, per lasciare il
partito interamente nelle mani di Veltroni.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Palermo
L'ex governatore: "Se vince l'Udc voglio fare il ministro
dell'Agricoltura, con la Regione ho chiuso" Nuove scintille tra Cuffaro e
Micciché Berlusconi a Taormina. La Finocchiaro:
"Tace sulla mafia" L'attacco al vicerè "La regia dietro le sue
decisioni è stata di Dell'Utri e di altri" SIlvio Berlusconi
parla solo di politica nazionale nel suo intervento al forum taorminese di
Confagricoltura. E allora è Salvatore Cuffaro a prendersi la scena regionale.
Prima per una dichiarazione di intenti: "Per la prima volta non sono
d'accordo con Casini - dice Cuffaro - con tutto l'affetto che ho per De Castro,
che è un amico, se vinciamo le elezioni il ministro dell'Agricoltura voglio
farlo io". Poi per l'ennesimo attacco a Gianfranco Miccichè: "I
rapporti con Berlusconi sono buoni, la regia dietro
Gianfranco Micciché è di altri, di Dell'Utri e di altri - afferma Cuffaro - Io
Miccichè non l'ho più sentito da quando ha chiesto le mie dimissioni. Ma non ho
risentimenti nei suoi confronti, io non provo risentimenti per mia natura.
Voglio solo dire che credo di essere sempre stato leale con Miccichè e non ho
proprio capito perché glielo hanno fatto fare. è una delle cose che ritengo
doveroso rimuovere ma ripeto di non avere risentimenti nei suoi
confronti". Quanto a Dell'Utri, Cuffaro sostiene di non avere capito
l'attacco dell'ex presidente di Publitalia il giorno dopo la sentenza. Miccichè
replica da Lercara Friddi rivolgendosi al sindaco Udc del paese: "A Cuffaro
devi dire che dietro la mia presa di posizione non c'è stato nessun complotto,
la mia è stata una reazione al suo irresponsabile atteggiamento tenuto dopo la
sentenza. Piuttosto che fare dietrologia - ha aggiunto il presidente uscente
dell'Ars, nella testa di lista del Pdl per la Camera - Cuffaro dovrebbe
concretamente dare qualche segnale di pentimento rispetto all'assurdo
comportamento tenuto dopo la sentenza di condanna. Solo così io, e tantissimi
altri siciliani, potremmo non avere più risentimenti nei suoi confronti".
Il blitz mattutino di Berlusconi in Sicilia si è
portato strascichi per tutta la giornata e per tutto il Paese. Il candidato del
Pdl, nel suo intervento da Taormina, non ha parlato di mafia, circostanza non
sfuggita agli "osservatori" del centrosinistra seduti in platea che
hanno subito girato l'informazione a chi di dovere. Da lì gli attacchi di Veltroni, di Giuseppe Lumia, vicepresidente dell'Antimafia,
del segretario regionale del Pd, Francantonio Genovese ("per loro la lotta
alla mafia non è una priorità") e della candidata a Palazzo d'Orleans Anna Finocchiaro: "Curiosa amnesia, quella di Berlusconi. Dovrebbe sapere che la legalità in questa terra è condizione
essenziale per lo sviluppo". A difesa di Berlusconi sono
scesi in campo, fra gli altri, Pippo Fallica ("Veltroni parla, il
nostro leader la combatte") e Salvo Fleres ("chi lo critica fa
retorica"). m. l.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XIII -
Palermo I CANDIDATI DA NON VOTARE NINO ALONGI eno comprensibile è racchiudere
in uno stesso giudizio negativo l'intero schieramento partitico. Un tempo le differenze
tra le diverse formazioni erano segnate rigidamente dalle appartenenze
ideologiche. Il resto non contava. Oggi i criteri di giudizio sono cambiati,
anche se le ideologie, pur differentemente camuffate, permangono nel sottofondo
e continuano a incidere più di quanto pensiamo. Quello che conta e fa la
differenza è legato sempre di più, comunque, ai programmi e ai comportamenti
che di volta in volta i partiti e i loro leader assumono, ma è legato anche
alla rete di rapporti, non sempre trasparenti, che si stabiliscono tra il mondo
della politica e quello degli affari, delle professioni, del lavoro,
dell'economia e della cultura. Un certo ruolo ha la stessa fede religiosa,
spesso però più immaginata e raccontata che testimoniata. Se sono questi i criteri
che determinano il voto, l'elettore deluso, ma libero e profondamente
democratico, più che decidere di disertare le urne, che sarebbe una facile
quanto liberante fuga dalle proprie responsabilità, dovrebbe armarsi,
viceversa, di buona volontà e scegliere il proprio orientamento elettorale
esclusivamente in base a un preventivo giudizio di merito: guardando e
discriminando rigorosamente quanto il ventaglio partitico propone e realizza.
Una scelta dove, più che la passione politica, contano l'intelligenza, lo
spirito di osservazione, la memoria e una buona dote di informazioni che in
mille modi si possono raccogliere. Come procedere su questa strada non è poi
così difficile. Si potrebbe cominciare, ad esempio, decidendo di non votare per
chi ha progettato e votato l'attuale legge elettorale che è universalmente
considerata del tutto inadeguata, foriera di cronica instabilità. Potrebbe
essere già questo un modo per restringere il ventaglio di possibilità e,
quindi, di scelta. Altro criterio sarebbe quello di evitare parlamentari
condannati o sotto processo o solo riciclati. è bene chiarire che non si
intende così mettere in discussione l'intero mondo della politica, semmai
metterne in discussione una parte seppur rilevante. Lo stesso procedimento
selettivo si potrebbe fare per il rinnovo dell'Assemblea siciliana. Anche in
questo caso non è difficile discriminare e scegliere. Non si è molto
soddisfatti, giustamente, delle liste presentate sia a livello regionale che
nazionale. Ma la candidatura di Anna Finocchiaro è di alto profilo umano e
culturale che sarebbe esiziale non solo non enfatizzare, ma - peggio -
snobbare. Una candidatura che accontenta quanti hanno teorizzato per la Regione
una personalità finalmente autorevole e motivata, una vera discontinuità rispetto
al personale politico che siamo abituati vedere affollare il Palazzo, e che
viene incontro a quanti ipotizzano da tempo, quasi come segno salvifico, una
presenza femminile forte ai vertici dell'istituto autonomistico. Analogo
discorso andrebbe fatto per quanto riguarda l'elezione dei deputati che
affolleranno Sala d'Ercole. Il degrado attuale della Regione è pur sempre il
frutto di una cattiva politica fatta di atti e di nomi che tutti conoscono. Dal
momento che nell'Isola la legge elettorale ha mantenuto il voto di preferenza,
una selezione sarebbe possibile, pur nel contesto compromissorio che presenta
il mondo politico siciliano. Si possono evitare i transfughi di professione, i
parlamentari compromessi, quanti hanno alle spalle più legislature e promuovere,
di contro, le nuove leve presenti nelle liste, nella speranza che siano
migliori dei padri. Il dibattito elettorale, come sappiamo, è ristretto ai
leader nazionali. Il resto del mondo dei partiti tace. Non è uno spettacolo
edificante. Questo limite, per quanto deprecabile, accresce però l'attenzione
attorno ai vertici delle varie formazioni politiche. In
questo senso il rifiuto dei voti della 'ndrangheta, gridato a Catanzaro da
Walter Veltroni, che promette mano dura contro ogni illegalità e criminalità,
può essere solo una trovata retorica, tuttavia è di buon auspicio. Altri leader
non lo hanno fatto o non lo hanno fatto ancora. Nemmeno Berlusconi ieri a Taormina.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Napoli
Oggi il Democratic day. Domani a Napoli il coordinatore dell'esecutivo
nazionale Pd, seicento gazebo in Campania Bettini: anche qui la partita è
aperta ANGELO CAROTENUTO I gazebo in piazza, oggi, sono del Partito
democratico. Dopo le tende sotto le quali Berlusconi raccolse firme contro Prodi e Bassolino, adesso arrivano quelle
di Veltroni. è il Democratic day, il giorno in cui si rianimano in
tutt'Italia le suggestioni delle primarie del 14 ottobre, con 600 punti di
raccolta in Campania, soltanto
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Genova
Ieri la marcia da Nervi al Porto Antico, oggi appuntamento ai seggi delle
Primarie Il Pd alla conquista di Boccadasse "In Liguria ci giochiamo le
elezioni" RAFFAELE NIRI "Signori, in Liguria ci giochiamo il
risultato elettorale". Sarà che è una donna pratica, ma Giovanna Melandri
non usa perifrasi: poche balle, è qui che si vince. O si perde. Fa un caldo
pazzesco, all'una a Boccadasse, e il clima è da Helzapoppin: centinaia di
ragazzi accaldati con la maglietta verde (Gh'a femmo, traduzione genovese di Si
può fare, traduzione italiana di Yes, we can), il braccio destro di Visco
Stefano Fassina che legge serio serio il "Patto per la Liguria" che
firmano - uno dopo l'altro - i candidati del Pd, militanti in pattini o in bicicletta,
due coppie di sposi a Boccadasse con gli invitati che si mischiano, bimbi con
lo zucchero filato, Fossati che torna a cantare "alzati che si sta alzando
la canzone popolare" dagli altoparlanti troppo alti, troppo parlanti.
Pezzi di torta fatta in casa, focaccia e vino bianco, Ivan Scalfarotto che
ride, "un partito in movimento con allegria e passione" come
sintetizza bene Michela Tassistro, una che nella vita alterna podismo e
politica. Ci sono tutti, i candidati del Pd: dalla coppia di bionde Pinotti-Melandri
(più tendente al rosso la prima, più al cenere la seconda) ai giovani
lanciatissimi come Andrea Orlando o Stefano Fassina, dal segretario Mario Tullo
ad un affannato Luigi Lusi, che arriva verso la fine. Sintetizza l'economista
Stefano Fassina, quello che ha concretizzato l'extragettito (e quindi la
possibilità, per Genova, di creare veramente infrastrutture): "Ci
impegnamo a mantenere, una volta eletti, un rapporto costante e strutturato con
i territori della Liguria, mettendo le nostre competenze al servizio degli
elettori". Seguono sette punti concreti, con le rispettive proposte:
lavoro sicuro, 400 euro in più sulle pensioni, ampliamento del federalismo
fiscale, turismo, un bonus fiscale di 2.500 euro l'anno sul primo figlio,
detrazione fiscale aggiuntiva per le mamme lavoratrici. "Oggi ho letto
dichiarazioni di Berlusconi che risalgono a
quarant'anni fa - attacca la Melandri - lui invita le donne del suo partito ad
andare a cucinare ai seggi. Mentre lui le chiama a cucinare, noi le chiamiamo a
contribuire al rilancio, alla crescita, allo sviluppo del Paese. Programmi
fotocopia? Noi sosteniamo la famiglia senza penalizzare quella in cui la donna
lavora. Aiutiamo il lavoro delle donne, loro invece pensano ad aiutare le donne
che stanno a casa. E' l'opposto". Sarà anche per ragioni anagrafiche, ma
il giovane Andrea Orlando, uno che nel 2001 era in corteo, attacca sul tema del
G8: "Sono perfettamente d'accordo con quello che ha detto l'ex sindaco
Pericu: occorre chiarezza senza speculazioni politiche, occorre un alto
consesso internazionale che spieghi cosa è successo. Cosa poi ci facessero i
dirigenti di An nelle caserme sarebbe bello saperlo". Orlando, poi,
attacca frontalmente il centrodestra ligure: "Noi, vincendo, porteremo
rappresentanti di tutte e quattro le province ligure, loro di appena due città:
ovviamente Imperia e poi Genova". Spira una buona aria, nelle vele del
Partito Democratico e la riprova arriverà oggi, col Democratic Day: riaprono i
seggi delle Primarie e almeno diecimila elettori genovesi sono chiamati a
tornare dove hanno votato il 14 ottobre per ritirare il materiale elettorale.
"E' l'ottimismo della ragione e della volontà -
sintetizza il segretario del Pd Victor Rasetto - è il sorriso sul volto dei
volontari che si sono divertiti da Nervi al Porto Antico. La gente ci fermava,
chiedeva informazioni, faceva un tratto di strada con noi. La parola d'ordine
di Veltroni in piazza Matteotti, divertitevi, sta veramente facendo
presa".
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Firenze
L'Udc Casini critica Berlusconi "Il fatto che Berlusconi diventi il portavoce del cardinale Ruini la dice
lunga sul senso di rispetto che ha per la Chiesa italiana e per i
cattolici". Il candidato premier dell'Udc Pierferdinando Casini sbarca a
Campi Bisenzio. Allo Spazio Reale di San Donnino, gestito da don Giovanni
Momigli. E come prima cosa attacca il candidato premier del Pdl. "Ha una
grande sensibilità ecclesiale...", dice Casini con tono sarcastico, Le
parole pronunciate da Berlusconi circa le concordanze
tra il programma del Pdl e le idee della Chiesa, al leader dell'Udc proprio non
vanno giù: "E' una cosa che, francamente, ritengo un infortunio di
primissima categoria". A fianco dello stato maggiore dell'Udc fiorentino e
toscano, Casini fa sapere anche di volere un confronto Tv
proprio con Berlusconi: "Veltroni è la brutta copia di Berlusconi e io
alla copia preferisco l'originale". Ma chiarisce anche che, in caso di
mancata maggioranza al Senato, l'Udc "non è disponibile a togliere le
castagne dal fuoco a chi, avendo proclamato la propria autosufficienza, dovrà
fare i conti con se stesso". E a scanso di equivoci il candidato
premier Casini aggiunge a San Donnino: "Le alleanze si fanno prima del
voto e noi siamo fedeli al patto di lealtà che assumiamo con i nostri
elettori".
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Firenze
Il caso "Lost in election" è il titolo dell'instant movie girato da
due giovani registi fiorentini Se la campagna diventa un film "Così
vediamo Walter e Silvio" "Lost in election", persi dentro le
elezioni. "Mica è solo il titolo parodia di un film famoso", spiegano
subito i due registi fiorentini Lapo Ristori e Clemente Bicocchi. "Lost è
uno stato d'animo che rispecchia benissimo questa campagna elettorale".
Che loro stanno trasformando in un documentario, tutto
girato in Toscana tra i gazebo di Berlusconi, le
iniziative della Sinistra L'Arcobaleno, le tappe del pullman di Walter Veltroni. Amici fin dai tempi del liceo, Lapo e Clemente, oggi
trentaquattrenni, hanno messo su insieme un gruppo di lavoro creativo, "La
Zona", con cui realizzano spot, video e cortometraggi. "Questo
durerà 50 minuti", raccontano, "e finirà con le scene girate dentro i
seggi il 13 e 14 aprile. Il finale è aperto, decidiamo dopo aver visto i
risultati". L'opera è in costruzione, ogni giorno nuove riprese in un
posto diverso e qualche idea che si aggiunge lungo il cammino. "Faremo
vedere una carrellata di spazi pubblicitari vuoti che man mano si riempiono di
manifesti e poi la preparazione degli eventi con le riunioni degli attivisti, i
volantinaggi, gli incontri con esponenti politici nazionali e locali". Ci
sarà molta Firenze in questo lavoro che è stato sostenuto da Mediateca
regionale e che Lapo e Clemente vorrebbero vendere alle tv, anche sui circuiti
nazionali. Cresce bene il film? "A noi sembra di sì, nonostante la
fiacchezza di questa campagna e la forte disillusione che avvertiamo nelle
persone che intervistiamo e facciamo parlare davanti alla cinepresa. Vorremmo
che questo viaggio attraverso le elezioni diventasse una sorta di diario
filmato, un dialogo tra la gente che cammina per strada, fa la spesa al
mercato, prende l'autobus e quei politici che siamo nuovamente chiamati a
votare e che sembrano muoversi in un iperspazio, fuori dalla realtà, lontani
dalle preoccupazioni quotidiane e capaci spesso di parlare un linguaggio
incomprensibile per gli elettori". La raccolta dei materiali è immensa,
spiegano i due registi, "c'è anche un sacco di roba che non utilizzeremo,
che alla fine butteremo via. Ma le domande no, quelle le lasceremo, perché
partono dal cuore della gente. Dai precari, dai delusi, dagli incavolati, primi
tra tutti i ragazzi della nostra età che magari, come noi, a vent'anni erano
appassionati di politica e invece oggi non riescono più a credere nel futuro.
Siamo bloccati, demotivati, incupiti. Sarà solo colpa nostra?". Il senso di
un instant movie si gioca nella fase del montaggio. "Negli occhi dei
candidati cerchiamo una luce, nelle loro parole delle risposte, qualcosa che ci
stimoli a votarli, che ci spinga a fidarci ancora una volta". Sullo sfondo
- immancabile in un anno di ricorrenza - il fantasma del '68: "Quelli che
allora sognavano di rovesciare il mondo ora sono nei posti di comando. Ormai
vecchi ma ancora decisissimi a non mollare ruolo e privilegi. Anche di loro
vorremmo parlare nel nostro film, metterli un po' a nudo e, perché no,
immortalare qualche clamoroso strafalcione grammaticale". (s.p.).
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Bologna
L'intervista Caronna sulle defezioni Pdci "So che molti ci stanno
pensando" Che effetto fa al segretario del Pd Salvatore Caronna il
clamoroso "non votate me, né l'Arcobaleno" di Loredana Dolci?
"Un ragionamento che sento da molte persone. La scelta
coraggiosa di Veltroni di cambiare un sistema politico che non regge più spinge molti,
anche a sinistra, verso una grande forza riformista capace di costruire
l'alternativa a Berlusconi". E non le pare strano che uno si candidi da una parte e
inviti a votare da un'altra? "Immagino sia il frutto di una
riflessione travagliata e di un malessere nell'Arcobaleno". Entrerà nel
Pd? "Non corriamo. Ho letto la notizia sul vostro giornale. E Dolci invita
a votare il Pd non chiede di cambiare partito". Dopo Bianchi, porte aperte
ai transfughi del Pdci? "E' una scelta autonoma che rispetto e di cui
prendo atto". Pensa che aiuterà la campagna sul "voto utile"
contro la destra? "Più che al voto, penso che guardi alla prospettiva strategica
di un partito di sinistra riformista alternativa al Pdl". Eppure a
sinistra c'è chi propone il voto disgiunto, Pd alla Camera, Arcobaleno al
Senato, per togliere seggi decisivi a Berlusconi.
"Idee cervellotiche, frutto di un distacco dalla società. La gente chiede
una politica più semplice, più veloce, più concreta, non astruserie".
Anche tra gli ex Dc del Pd serpeggia, insieme al malumore, l'idea di sostenere
al senato la Cosa Bianca. Non teme un'emorragia di voti? "Emorragia? Se
qualcuno ha di questi pensieri si trova nel sottile strato del ceto politico.
Sottilissimo strato. Quasi trasparente. Ripeto gli elettori non ragionano
così". Vuol dire che il voto disgiunto non avrà effetti? "Nessun
effetto sul voto reale". L'esempio di Dolci verrà seguito da altri?
"Non ne ho idea. Quando dico di sentire molti di questi ragionamenti, mi
riferisco alla gente normale. La novità Pd piace e convince. A sinistra e anche
a delusi di Berlusconi". Eppure la spinta di
novità di un mese fa sembra indebolita. "Un'impressione sbagliata. In
Emilia-Romagna abbiamo già raggiunto 150 mila iscritti, 10 mila più di quanti
ne avessero Ds e Margherita insieme. In soli tre mesi. E ovunque vedo tanti
giovani e gente mai vista prima". Prima con l'Ulivo? "Ci sono giovanissimi,
oggi ne ho incontrati più di cento a Imola, che sanno tutto delle proposte di Veltroni sul digitale, ma neppure sanno cosa fosse
l'Ulivo". (l.n.).
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Bari
D'Alema: "Il patto sul Sud? Al limite solo con Berlusconi"
Il ministro: "Fitto è un ragazzo creativo" I candidati del Pd
presentato la legge: al primo posto opere e detassazione LELLO PARISE Arsenico
e vecchi stiletti. Alla fine il vicepremier nonché ministro degli Esteri che
"vivo la campagna elettorale come un pendolare meridionale" - fa la spola
tra la Campania e la Puglia: in tutte e due le regioni è il capolista del Pd -
, si accorge dell'esistenza di Raffaele Fitto e ne approfitta per tirargli le
orecchie. L'aveva fatto il giorno prima il segretario dei Democratici,
Emiliano, sempre a proposito del patto bipartisan per il Sud suggerito dal
coordinatore di Fi, ma le parole che D'Alema rovescia da Margherita di Savoia
sul giovane ex governatore sono come una doccia gelata. Al confronto le accuse
di "malafede, tradimento, ipocrisia" lanciate da Michele il
Gladiatore, sembrano carezze. Il "lìder Massimo" è tagliente come una
raspa che leviga il legno: "Fitto è un ragazzo creativo, ma nonostante
l'affetto che si può avere per lui ha trovate furbesche prive di
sostanza". L'alleanza tra Pdl e Pd in nome della rinascita del
Mezzogiorno? "Se proprio dovessi stringere un patto lo farei con Berlusconi, che almeno conta qualcosa, e non con Fitto, che
non conta nulla". Più chiaro di così. "Occupiamoci di cose
serie" avverte D'Alema, mentre Fitto tenta di alimentare una polemica a
distanza imputando allo stesso D'Alema di avere "posizioni
propagandistiche e di retroguardia" e di essere schierato con "la
parte decisamente miope del Pd". Il titolare della Farnesina non si
scompone più di tanto: certo che è necessario un patto destinato al rilancio
del Meridione, ma "con i cittadini" e per "impedire alla Lega
Nord di diventare padrona del Paese". Anche perché "la destra non ha
mai voluto fare insieme le riforme fondamentali: quella elettorale, della
Costituzione... L'onorevole Berlusconi e tutti quelli
che lo accompagnano, compresi gli epigoni locali, non hanno voluto". Può
darsi che in futuro ci sia "un maggior grado di civiltà", però
"finora non è accaduto". Accade invece che il Pd presenta un disegno
di legge per il Mezzogiorno, pronto per essere approvato "già un'ora dopo
le elezioni" spiega D'Alema, che puntualizza: "Non sono
promesse". Da Bari, sei candidati - da Nicola Latorre a Francesco Boccia,
da Antonio Gaglione a Gero Grassi, da Ludovico Vico a Enzo Lavarra - la definiscono
"una terapia d'urto": si tratta di un numero limitato d'interventi
per "dimezzare entro il
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina I - Bari Il
ministro degli Esteri boccia il patto. I candidati del Pd presentano il disegno
di legge "Fitto non conta niente" D'Alema: il Sud? Al limite parlo
con Berlusconi Massimo D'Alema boccia un eventuale
accordo bipartisan per il rilancio del Sud proposto dal coordinatore di Fi,
Fitto: "Sono trovate furbesche, ma prive di sostanza. Se proprio dovessi stringere
un patto lo farei con Berlusconi, che almeno conta
qualcosa, e non con Fitto, che non conta nulla". Sei
parlamentari del Pd intanto presentano il disegno di legge per il Mezzogiorno
elaborato da Veltroni. Delle prime tre opere considerate prioritarie, due riguardano
la Puglia: l'alta velocità ferroviaria da Bari a Napoli e l'ammodernamento
della statale 106 da Taranto a Reggio Calabria. ALLE PAGINE II E III.
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sport SETTE GIORNI
DI CATTIVI PENSIERI LE LEZIONI DI CALCIO di HENRY e stroppa GIANNI MURA C'è
gente che ha avuto mille cose (è di moda copiare i cantautori e ci marcio) e
noi abbiamo Berlusconi. Giovedì ha aperto gli occhi
alla nazione: la Rai è tutta in mano alla sinistra. Un vero scoop. Ormai, lo
ammetto, non mi fido neanche di me stesso. Così ho chiesto a mia moglie. Dice
che non se ne è mai accorta. Neanch'io. Anzi, con quel po' di memoria che mi
resta non ricordo di aver mai visto tanta fiction affollata di tonache e
divise. Preti, suore, frati, santi, beati che nemmeno ai tempi della Dc
trionfante. Poliziotti, carabinieri, marinai, Ris che nemmeno ai tempi di
Scelba. Certo, in casa ci possiamo sbagliare, mica siamo un osservatorio
qualificato. E poi, ho pensato, se uno come Berlusconi dice una cosa del genere, qualche motivo dovrà pure averlo. Va
be' che se Pato è l'erede di Pelè Veltroni può pure
essere presentato come il nipote (secchione) di Stalin. A chi avrà pensato Berlusconi come rappresentante della sinistra, diciamo pure dei comunisti?
Santoro? Può darsi. Ho un amico molto indaffarato. Quando lo sarà un po' meno,
dice che scriverà un libro. Di sicuro per ora c'è solo il titolo, vagamente
provocatorio e anche lunghetto, alla Lina Wertmuller: "Se Michele Santoro
è di sinistra io sono un facocero". Non ha ancora trovato un editore,
forse perché sono tutti di sinistra. Comunque per me Berlusconi
ha preso un granchio: quelli di sinistra sono altrove, e glielo dico. La 7. Se
alla Rai, sia pure vagamente, ci fossero tutte queste vagonate di sinistra,
avrebbero mandato in onda un grande servizio da Bari sulla giornata contro
tutte le mafie. Se ne è ben guardata, la Rai. E questo è un indizio. La
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Casini: "Può
fargli perdere il voto dei cattolici, la dice lunga sulla sua concezione della
religione" "Su Ruini atto di barbarie di Silvio comunque non gli
voterò la fiducia" Veltroni ha fatto una campagna
fotocopia, puntando sugli effetti speciali "Silvio non si rende conto di
quel che dice: fa parte della sua leggerezza" CLAUDIO TITO ROMA -
"Quando ho letto le prime parole sul Cardinal Ruini sono davvero
trasecolato. Ma quando ho controllato tutta la dichiarazione ho capito che mi
trovavo di fronte all'insostenibile leggerezza dell'essere di Berlusconi. Non si rende conto di quello che dice".
Pier Ferdinando Casini spara alzo zero contro il Cavaliere. Gli appunti mossi
all'ex presidente della Cei non gli sono affatto piaciuti. "Un atto di
barbarie" che "la dice lunga sulla concezione che Berlusconi
ha della religione". Il leader centrista difende a spada tratta la sua
squadra, è sicuro che i moderati "resisteranno all'attacco: pure al Senato
ci saremo con almeno 10 senatori". E poi conferma: "anche se vincerà
il leader forzista, comunque non gli voterò la fiducia". Le critiche al
Vicario di Roma avranno effetti sul voto cattolico? "Beh, certo può fargli
perdere dei voti. Sono cose dannose". Magari può farne guadagnare a voi?
"Io ne avrei fatto volentieri a meno perché tirare nel mezzo dello scontro
elettorale una figura come Sua Eminenza è un atto di vera barbarie. Io ho
ottimi rapporti con il Cardinal Ruini, ma non mi sono mai nemmeno sognato di
tirarlo in ballo per queste cose". Il Cavaliere in questo modo si è
giocato anche quell'ultima possibilità di riallacciare il dialogo con il suo
partito? "In che senso?" Di recente si è augurato di poter tornare ad
essere alleati dopo le elezioni. "Le sue liste sono piene di
"ribaltonisti". Io invece sono sempre stato leale agli impegni presi.
Anche per questo non ho fatto nascere il governo Marini pur avendone la
possibilità. Nessun italiano mi può rimproverare di essere passato da una parte
all'altra. E sarà così anche stavolta". Quindi non voterà la fiducia ad un
eventuale esecutivo Berlusconi? "Non esiste. Il
nostro mandato è quello di costruire il centro moderato. Punto e basta". E
in caso di pareggio? "Chi non vince, intanto, dovrà mettersi da parte. Poi
si vedrà. Non dico adesso cosa faremo. Ora, io ho il dovere di cercare di
onorare il mio mandato di candidato premier". Perché Veltroni e Berlusconi non lo stanno facendo? "Veramente il segretario del Pd ha
voluto fare una campagna fotocopia del leader Pdl. Ha scelto gli effetti
speciali anziché la sostanza, la finzione anziché la verità. Ma tra l'originale
e la copia, vince sempre l'originale". Cioè vince il Cavaliere?
"Penso di sì, i sondaggi in questo non sbagliano". Anche al Senato?
"Magari lì avrà qualche difficoltà in più". E allora perché il
Cavaliere sembra preoccupato? "Perché rispetto alle ipotesi iniziali vede
ridimensionarsi il suo successo. E poi per la Lega". Cioè? "L'unico
vero vincitore del Pdl è Bossi. Comunque sarà determinante alla Camera e a
Palazzo Madama. Silvio sarà suo ostaggio per la legislatura. E lo sa
bene". Per questo è uscita fuori anche l'ipotesi del voto disgiunto?
"Ma quella è solo un altro espediente che non toccherà affatto gli
italiani. Al massimo riguarderà qualche centinaio di politologi". Il
vostro obiettivo allora qual è? "Non abbiamo l'aspirazione di fare gli
aghi della bilancia. Il nostro obiettivo è mettere in crisi un bipartitismo
costruito su due finti partiti e su due finti programmi. Resistere a chi vuol
farci fuori. Ci stanno provando ma vedrete che noi al Senato ci saremo e
prenderemo almeno 10 senatori". A Roma invece come vi comporterete? Cosa
farete se ci sarà il ballottaggio tra Rutelli e Alemanno? "Saranno gli
iscritti dell'Udc di Roma a decidere. Dimostreremo che l'Unione di centro da
voce ai militanti. Altro che partito del predellino". Nel frattempo la
campagna elettorale si sta concentrando sul caso Alitalia. Lei appoggia la
soluzione Air France? "No, è una trattativa nata male. Solo un po' di tempo
fa avremmo potuto realizzare un'intesa paritaria e ricevere il 30% dell'azienda
francese". Quindi è per la cordata italiana? "Io dico solo che
bisogna porre le condizioni perché la compagnia di bandiera stia sul mercato.
Ora i francesi ci stanno prendendo per la gola. Ma la politica può fare di
peggio: può provocare il fallimento dell'azienda. Berlusconi
sta strumentalizzando questa vicenda per la campagna elettorale. Se il governo
uscente ha sbagliato, chi si candida a succedergli non può solo speculare sui
lavoratori e avere un supplemento di sensibilità e di discrezione".
Un'ultima domanda. Ciarrapico ha detto che lei fa pena. "Io mi occupo solo
di cose serie. Controllate le nostre reciproche fedine penali".
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi, ricetta per risanare "Venderò
i beni demaniali" "I voti a me sono contro la mafia". Immigrati,
la Lega attacca "Il Pd sul voto della 'ndrangheta due anni fa non è stato
così schizzinoso" GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO CATANZARO - La sfida
passa dalla Calabria, regione "in bilico" e i toni si fanno sempre
più accesi. Veltroni lancia alla 'ndrangheta l'ammonimento a non votare per il
Partito democratico. Berlusconi replica sparando a zero contro il suo avversario politico:
"Peccato che tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso.
Nessuno ci dia lezioni su come combattere la criminalità", e per
dimostrare di avere le carte in regola cita un suo vecchio intervento in un
comizio di quattordici anni fa a Palermo: "Ogni vostro voto è un
voto contro la mafia". Berlusconi arriva a
Catanzaro dopo una tappa a Taormina, dove al convegno della Confagricoltura
rilancia un suo cavallo di battaglia della campagna elettorale: dalla
dismissione del patrimonio demaniale inutilizzato "si potrà recuperare un
punto di Pil ogni anno. In questo modo si potrebbe portare in cinque anni il
debito pubblico sotto il 5% del Pil". Poi un suo intervento telefonico a
una assemblea di immigrati sulla possibilità di istituire il voto
amministrativo per gli stranieri suscita la dura reazione della Lega. Calderoli
parla di "stramberie" che non sono previste nel programma del Pdl.
Quando l'aereo della flotta Mediaset atterra a Lamezia ad accogliere il leader
del Pdl c'è il segretario repubblicano Nucara che gli illustra il programma per
la Calabria, e un corteo di una ventina di Tir strombazzanti tappezzati da
megamanifesti elettorali, organizzati dal deputato Pino Galati, ex Udc passato
al Pdl. Una giornata che si conclude a tarda sera a Cosenza: "Abbiamo la
vittoria in tasca - proclama in piazza - Mi sarebbe agevole mettere sotto Veltroni in un confronto, ma voi non maltrattatelo perché ha
la mission impossible di far dimenticare il comunismo e il governo Prodi".
Parole di fuoco a proposito della sua frase su una ipotetica contrarietà di
Ruini sulla dispersione dei voti: "Non l'ho mai detto, Casini non sa più a
cosa attaccarsi". Ma il tema del giorno, dopo la sfida di Veltroni, è la legalità. Berlusconi
lo affronta con un duro attacco al centrosinistra. "Il primo dovere di uno
Stato è quello di garantire la legalità, senza la quale non c'è la libertà. Una
questione che il governo Prodi ha totalmente dimenticato", accusa il
leader del Pdl alzando il livello della polemica e dello scontro. "E'
assolutamente intollerabile - aggiunge - che non vengano garantite le
condizioni di sicurezza ai cittadini e soprattutto alle imprese che, sotto
questo aspetto, devono poter contare su uno Stato che dia le massime
garanzie". Ma chi ha ragione tra la Confindustria siciliana che caccia chi
paga il pizzo e quella calabrese che sostiene che le imprese non possono essere
"avamposto della legalità"? "Hanno ragione tutte e due" non
si sbilancia il Cavaliere che sferra un altro attacco: "Le imprese, per
avere comportamenti coraggiosi, devono avere al loro fianco uno Stato. Cosa che
finora non è accaduta". Nel mirino di Berlusconi
non c'è solo il governo Prodi ma anche le Regioni Campania e Calabria.
"Tra i primi atti che saranno adottati dal nostro governo ci sarà la
valutazione se sussistono gli estremi per arrivare a uno scioglimento del
Consiglio regionale della Calabria", perché "non è tollerabile che la
maggioranza dei consiglieri regionali, i due terzi, siano o arrestati o
indagati. E' una situazione che non ho avuto ancora modo di approfondire, ma
che mi riprometto di valutare con molta attenzione". Sulle pensioni
l'ultima stoccata all'avversario: "Veltroni ha
detto che avrebbe aumentato di 400 euro le pensioni minime. In tanti hanno
pensato che si trattasse di un dato mensile, invece è annuale: vuol dire 30
euro al mese, un euro al giorno. Un po' poco, mi sembra...".
( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Apocalisse
politichese dal Porcellum ai "Valori" trionfano osteria e finzioni La
Crusca: così cambia la lingua dei partiti Una deriva spesso con volgarità
contagiose, come il "coglioni" detto da Berlusconi
FILIPPO CECCARELLI A pensarci bene, suona come un tenero e perfino commovente
segno di speranza che la prestigiosa Accademia fiorentina della Crusca abbia
dedicato un volume di oltre 600 pagine, venti saggi tematici, analisi,
monitoraggi, interviste a illustri glottologi e responsabili della
comunicazione dei principali partiti, ecco, tutto questo sul linguaggio
dell'ultima campagna elettorale (2006). L'italiano al voto, s'intitola il
librone non ancora in commercio, ma per quanto emerge da un paio di lanci
d'agenzia offre fin troppi spunti a chi, pur con la più cauta e paziente
serenità, ritiene che la politica italiana versi anche nelle sue forme
espressive in uno stato di totale regressione. L'analisi della Crusca, in
effetti, sottolinea l'uso generale di moduli sempre più aspri e semplificati,
costanti forzature di concetti a slogan e diffusi scambi d'insulti che un tempo
si sarebbero detti "da osteria" (non a caso Berlusconi
paragonò Prodi a un ubriaco) e conseguenti contagiose volgarità, vedi la deriva
testicolare innescata dal Cavaliere, "chi vota a sinistra è un
coglione", cui si rispose anche con cartelli "io sono un
coglione". Sulla linea per così dire divisoria, il centrodestra risultava
a parole più emotivo, l'Unione più analitica. Ma nel complesso il linguaggio
elettorale era già ben contrassegnato da un colorito, caotico, involuto e
sterile immiserimento. Metafore mutuate dallo sport ("tridente",
"tempi supplementari", "derby", "big-match"), tecnicismi
("cuneo fiscale", "quoziente famigliare"), non di rado
questi ultimi riadattati dall'inglese (non solo "bipartisan" e
"governance", ma anche "Laziogate" e perfino
"Storacegate"). I giornalisti ovviamente hanno le loro grandi colpe,
e basti pensare all'orrore che ancora oggi suscitano espressioni non più
attuali come "aennino", "rosapugnone" o
"margherito". Ma le responsabilità della classe politica, con Prodi
che nel
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IN VIAGGIO NEL NORD EST La campagna del "testimonial"
Bersani "Al fotofinish vince chi è in rimonta" A uno studente di
Peschiera che si lamenta delle troppe barche a motore sul lago, sbotta: "È
fuori dal mondo che il Garda non abbia una governance, via, chi se lo
aspetterebbe?". Nella Bassa Veronese, a certi mugugni sulle tasse taglia
corto: "Non siamo Robespierre, vogliamo solo riportare la fedeltà fiscale
nella media europea". Macché partito della spesa pubblica: "Un
cavallo magro corre meglio". Dribbla i temi etici proponendo che il Pd
"organizzi luoghi di discussioni e il Parlamento decida dopo istruttorie
pubbliche, non a colpi di referendum". Ma basta una domanda sul caso Welby
per fargli dire come la pensa: "Scusate, se inventano un frullatore che
girandoci dentro nudo si vive, sono obbligato a entrarci?". Parla così
Pierluigi Bersani, nonostante la morbida cadenza piacentina: chiaro e senza
"lisciare il pelo". E poi cala l'asso: "Io il Nord Est l'ho
succhiato nel latte". Fa campagna da testimonial, il ministro dello
Sviluppo Economico: candidato nella sua Emilia, gira il Veneto e il Friuli,
Milano e la Brescia della conferenza operaia, la Trieste di Illy fino alla
Liguria in bilico. Una campagna da "tessitore" per l'uomo chiave del
Pd nel Lombardo-Veneto, a botte di sei comizi al giorno intervallati da mezzo
sigaro e una canzone di Vasco. Chiamato a rinverdire il mitico viaggio nei
distretti industriali quando mobilifici e calzaturieri soffrivano la
concorrenza estera. A farsi capire da piccoli imprenditori e commercialisti, da
padroncini e operai, dai mobilieri di Lissone impauriti dall'Ikea, da
piastrellisti e muratori che hanno spostato il loro voto da sinistra alla Lega
perché insofferenti della manodopera low cost albanese e rumena. Bersani fende
la provincia profonda, dove il Carroccio sfiora il 70%, con una consapevolezza:
"I centometristi sanno che al fotofinish vince chi era in rimonta".
La missione degli ultimi 15 giorni è convincere gli indecisi "a dare un
aiutino", a crederci, e il ministro non si tira indietro. Il giovane
coordinatore del Pd veronese Giandomenico Allegri (esemplare tipico della sua
terra: imprenditore informatico partito dalla taverna dei genitori e approdato
a una ditta con nove dipendenti) lo guida attraverso il Veneto, terra di
delicati equilibri tra Giulietta e Gardaland. Dai gerani di Lazise, grazioso
comune lacustre che con i suoi mille anni si fregia di essere il più antico
d'Italia, al bar centrale di Nogara, dove ha sede il maggiore stabilimento
europeo della Coca Cola. A tutti Bersani presenta il "bambino nuovo",
il Pd concepito di corsa da genitori che "non sapevano dove sarebbero
andati a finire, ma questo è un vanto" (altro che il film Juno: un elogio
della nascita che convincerebbe anche Giuliano Ferrara). Quello che, nell'idea,
"è il partito del secolo". La svolta in grado di autoriformare
l'intero sistema: "Noi ci siamo stracciati la giacca, abbiamo pagato il
prezzo. Ora se vinciamo in sei mesi ci saranno 4 partiti e in altri sei le
riforme. Se vincono loro, invece, la ruota torna indietro". Il Pd come unica
speranza di uscire dall'estenuante transizione incompiuta: "Berlusconi può piacere, ma lì non c'è traccia di futuro". Invece, la
pozione magica di Veltroni mischia "un elemento di strappo, di rischio, di sofferenza
e di avvenire". È il "baricentro" di una campagna elettorale
ancora confusa tra Alitalia e bufale (bovine e non): "Il Paese per la
prima volta sarebbe guidato da una grande forza riformista. Bisogna
lottare contro quel distacco micidiale tra politica e cittadini che è la
questione settentrionale ma anche il tema dell'Italia". Lo abbraccia Paolo
Giaretta, coordinatore della battaglia nordista: "Abbiamo lavorato insieme
al ministero, ci siamo divertiti a mettere in atto un "progetto
Italia" con la pazienza dei riformisti". I connotati del progetto
sono noti: lenzuolate di liberalizzazioni, consumatore "trattato come Dio
comanda", P.A. al suo servizio, meno tasse pagate da tutti, civismo senza
cinismo. Non si dica che è un discorso nordista: "Io parlo la stessa
lingua anche al Sud. Modernizzare significa ridurre tutte le intermediazioni
amministrative, e i benefici vanno dove ce n'erano troppe". Bersani parla
solo dell'oggi, del rush finale e della vittoria senza subordinate. Sullo
sfondo però aleggia il domani. Se da sconfitti, Veltroni
avrebbe qualche difficoltà e sui giornali avanzano future leadership... "A
due settimane dal voto accetto solo la domanda se mi piacerà ancora fare il
ministro". Le piacerà? "Sono affezionato ai giochi di squadra,
decideremo insieme. Mi va bene tutto". Al Pd però pensa sempre:
"Potrà essere il partito del lavoro e della cittadinanza. Dovrà essere
popolare, stare in mezzo alla gente. Dopo il 14 aprile dovremo dedicarci
all'organizzazione, a capire che tipo di partito vogliamo, a creare momenti di
discussione". A Cerea, retta fino all'anno scorso da una peculiare giunta
Ds-An, nell'ex area industriale Perfosfati riqualificata grazie ai fondi
europei dall'allora sindaco e oggi consigliere regionale Franco Bonfante, si
svolge la prima Festa dei Democratici. Quella che era la Festa dell'Unità:
"Io non abbandonerei il logo - sbuffa Bersani - si può arricchirlo. I
marchi possono evolvere, ma attenti alla troppa facilità negli strappi".
Lo stesso timore traspare a chiedergli se rinnega l'esperienza nel governo: "Non
sono pentito, abbiamo seminato una traccia profonda. Prodi ha impedito un
ventennio berlusconiano e ci ha portati in Europa. Non accetterò mai la sua
damnatio memoriae". Anche se "non avrei voglia di rifarlo, in quelle
condizioni era troppo faticoso". Solo sull'indulto, un'esitazione:
"Qualche riflessione più attenta ci avrebbe portato a diversa
conclusione". La criminalità è un tema sentito. I giornali di questi
giorni trattano dei pensionati che rubano nei supermarket e dibattono se sia
per fame o per noia. A Verona il sindaco leghista Tosi si è fatto riprendere
dalle telecamere mentre scavalcava una finestra durante uno sgombero. Ma nella
stessa città il comizio di Umberto Bossi a Piazza Dante ha richiamato solo 300
persone. Lo scrive L'Arena, non proprio vicina al centrosinistra, e nella sala
della Perfosfati, tra una costata e una lasagna al musso, ricomincia con
pazienza riformista la conta degli "incerti da convincere".
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
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l'edizione del Bianchi e Dolci votano Pd, bufera nella Sinistra arcobaleno
Piccolo tsunami nel Pdci a Reggio Emilia: radiata la segretaria. Zani annuncia
voto disgiunto di Andrea Carugati / Roma LEI, LOREDANA DOLCI, fino a ieri
segretario del Pdci in Emilia-Romagna, è già stata radiata dal partito. Lui, il
ministro Alessandro Bianchi, no, perché era un indipendente, e dunque non c'era
modo di radiarlo. "La sua è una scelta legittima", ha detto Manuela
Palermi. Tutti e due lasciano la Sinistra arcobaleno per Veltroni. Lei, assessore provinciale a Reggio Emilia, è addirittura
candidata con Sa, settima in lista alla Camera in Emilia, posizione non
eleggibile. Eppure voterà Pd alla Camera e al Senato. "Così faranno anche
il capogruppo in Comune Matteo Riva e quello in Provincia William
Marastoni", dice la Dolci. Riva, in realtà, frena: "Sono e
resto del Pdci". Ma tant'è. Un piccolo tsunami ha decapitato il partito
reggiano. La Dolci la spiega così: "Una scelta dolorosa e sofferta, ma
quando ho visto Berlusconi in tv dire a una precaria
che doveva sposare un miliardario non ho resistito: mi ripugna l'idea di altri
cinque anni con lui e Fini al governo, mi vengono degli attacchi di vomito. E
l'unico argine è il Pd. Nella Sinistra arcobaleno si usano toni esasperati
contro il Pd, si dice che è uguale al Pdl. Io penso di no, credo che la gente
lo percepisca come un partito di sinistra. Per il momento non mi iscrivo, e non
condivido tutte le proposte di Veltroni. Ma è stato così
anche con Prodi e Padoa Schioppa, eppure quel governo l'abbiamo sostenuto fino
in fondo. La politica è l'arte del possibile, e il Pdci è nato proprio per
sostenere Prodi e il centrosinistra nel 1998. I nostri elettori sono più vicini
a una cultura di governo che alle posizioni di Rifondazione". Il programma
della Sinistra arcobaleno non la convince? "Concettualmente sì, ma è
abbastanza inutile fare belle proposte quando si sa che non si possono
realizzare, è un po' un raccontarcela tra noi. Credo che sia molto più utile
impedire che Berlusconi vada al governo". Non c'è
solo l'antiberlusconismo a motivare la scelta della Dolci: "Alla Camera
non ci sono donne del Pdci in posizioni eleggibili, eppure nello statuto è
prevista la parità tra i sessi. Alla fine saranno eletti dieci deputati e tutti
uomini". Il Pdci replica dicendo che questa affermazione "è falsa, le
donne parlamentari saranno almeno il 30%". I vertici della Sa dell'Emilia
la accusano di "trasformismo". "Ha scelto il più forte dopo aver
fatto di tutto per avere un posto eleggibile alla Camera e dopo un attento
calcolo su cosa le sarà più conveniente per il futuro". Dall'incarico di
assessore provinciale al Bilancio non si è dimessa: "Non spetta a me
decidere", spiega. Ma è convinta che la sua non sia una scelta isolata:
"Oggi ho ricevuto molte telefonate, da compagni del Pdci che hanno
importanti incarichi in altre città, e credo che faranno scelte analoghe. Del
resto anche i sondaggi lo dimostrano: c'è una parte di elettorato di sinistra,
in particolare del Pdci, che voterà Pd. Mancava solo qualcuno che avesse il
coraggio di dirlo in modo aperto". Di segno opposto la decisione di Mauro
Zani, europarlamentare del Pd ed ex segretario regionale dei Ds emiliani, che
annuncia un voto disgiunto: al Senato per la Sinistra e alla Camera per il Pd.
"Lo faccio per indebolire la destra. Sempre più politici e intellettuali
(anche Gianfranco Pasquino, ndr) voteranno Sinistra al Senato con lo scopo
chiaro di impedire l'avanzata del Pdl".
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del SEGUE DALLA PRIMA "A volte i giovani scroccano
"l'Unità" ma va bene così..." "Arrivano, prendono l'Unità e
si mettono a discutere", racconta Altero: "Si parla dell'attualità.
Adesso c'è tutta la questione delle votazioni e allora si
fa il contrasto: c'è quello che dice che Berlusconi è una
bufala, vedi quella che ha preso a Corviale con quel comizio che non c'è andato
nessuno, c'è quello che dice che Veltroni è
fortissimo e che ce la farà... vedremo". Anche giovani: "A volte
qualcuno l'Unità se la legge a sbafo. Pazienza, a noi basta che la
leggano. Se poi la comprano ci fa più piacere, anche perché, come nel passato,
all'edicola c'abbiamo ancora uno sconticino di pochi centesimi e quello che
avanza ci aiuta a coprire le piccole spese. Negli anni neri con quei soldi ci
abbiamo fatto le porte con ivetri blindati contro gli attentati... e meno male
perché una volta c'hanno provato a sfondare ma non ci sono
riusciti"Mariagrazia Gerina.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
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l'edizione del Il conflitto perfetto Furio Colombo Segue dalla Prima G li
risponde (La Repubblica, 26 marzo) Michele Serra: "Un quadro grave che amerei
molto poter alleggerire, non fosse che è piuttosto realistico, anche perché
descrive processi degenerativi della democrazia già ampiamente in atto".
Mi sembra però necessario chiarire un punto della previsione triste di Flores
d'Arcais. Il chiarimento è questo. Il conflitto di interessi non è un vecchio
signore di Arcore che vuole tornare a governare. Il conflitto di interessi è il
centro di tutto e si ripete e moltiplica in ogni azione, iniziativa,
dichiarazione o atto che Berlusconi compie. In altre
parole il vero scandalo - adesso, e in un deprecabile futuro che dobbiamo
essere capaci di rendere impossibile - è la continuazione del reato.
Continuando, quel reato si allarga, occupa spazi sempre nuovi e attrae
sottomissioni sempre più vaste, come si nota già adesso, osservando con quanto
zelo una parte della borghesia italiana già va a mettersi a disposizione, dalla
collocazione in lista ai favori, pur di farsi trovare nel posto giusto in caso
di vittoria. Sa benissimo che, se Berlusconi tornerà
alle sue ville a i suoi cactus, con il centro sinistra non perde niente. Ma con
un leader vendicativo come l'uomo di Mediaset, è bene non farsi trovare dalla
parte sbagliata. Questo hanno notato i grandi giornali stranieri, da The
Economist a The Wall Street Journal, esprimendo, persino con candore, la
meraviglia per i sondaggi italiani. Si stanno chiedendo ad alta voce:
"possibile?". Possibile che gli italiani preferiscano il prodotto
usato pur avendo la certificazione internazionale del niente (con danno) che è
stato il "berlusconismo"? È ricordato, sempre e da tutti, per
l'amabile dialogo dell'allora presidente del Consiglio italiano e presidente
del Consiglio d'Europa, con l'eurodeputato tedesco Martin Shultz, definito
spiritosamente "Kapò"" dall'uomo di Arcore che ha poi descritto
l'intero Parlamento europeo come un luogo frequentato dai "turisti della
democrazia" solo perché non lo applaudivano come alle feste a pagamento di
Forza Italia e, adesso, del "Popolo delle Libertà"? *** Ma questo
stato di sorpresa, condivisa nell'opinione pubblica europea ripetuta e
manifestata dalla Spagna del Pais allo Zeit di Amburgo, è esso stesso prova
delle conseguenza (in questo caso percezione distorta dei fatti) del conflitto
di interessi. E il conflitto di interessi, proprio mentre deborda dal suo alveo
"normale" (notizie false o taroccate che si sovrappongono alle
notizie vere e da cancellare a causa del controllo completo di tutte le fonti
di informazione e della gigantesca intimidazione sugli operatori tecnicamente
"liberi" che ne consegue) va mostrando, come una malattia non curata,
la sua capacità di espandersi e perfezionarsi. L'espansione si verifica nel
momento in cui Berlusconi si impadronisce senza alcuna
cautela del problema Alitalia, ne fa una questione elettorale, benché ogni sua
dichiarazione abbia riflessi immediati sull'andamento del titolo in Borsa. E
annuncia un suo modo di risolvere il problema che è due volte fuori legge. Una
prima volta perché il candidato presidente del Consiglio (che oggettivamente è già
in conflitto di interesse in quanto è l'uomo più ricco ed economicamente
potente in ogni campo del Paese che vuole governare) non esita ad affermare che
i suoi figli (i suoi figli) faranno parte di una cordata italiana che
sostituirà la sola trattativa finora reale ed esistente, quella con Air France.
Una seconda volta perché nega, pur avendone parlato enfaticamente in
televisione, di avere mai nominato i suoi figli, e annuncia in modo disinvolto,
con l'espediente di "svelare qualche segreto" a un bravo reporter,
una serie di nomi che sarebbero parte della nuova, grande avventura d'affari.
Tutto ciò avviene in un articolo di prima pagina, de La Stampa (27 marzo) che
reca la firma di un provato specialista delle confidenze di Berlusconi,
Augusto Minzolini. Ma Augusto Minzolini è anche un buon amico, o meglio questa
è la condizione per continuare a ricevere confidenze. Il 28 marzo si lascia
benevolmente smentire. E benevolmente le varie Tv pubbliche e private stanno al
gioco, che avrebbe stroncato altrove qualunque candidato: a mano a mano che le
persone o gruppi indicati come partner della "cordata" smentiscono.
Tutti si prestano a mettere in onda, senza precisazioni ulteriori, l'ultima
notizia che Berlusconi decide di dare di se stesso.
Afferma che non ha mai detto i nomi che ha detto. A tutti va bene così. Eccoci
dunque di fronte al conflitto di interessi perfetto. Primo, non riguarda solo
le notizie, ma - come era stato ripetuto dagli allarmisti solitari che non
hanno mai smesso di denunciare questo male terminale della democrazia - si
estende apertamente a questioni economiche di grande rilevanza. Secondo, mentre
fa campagna elettorale per diventare presidente del Consiglio, Berlusconi non esita a restare con le mani in pasta in
affari che lo riguardano, al punto di coinvolgere i suoi figli. Terzo, nel
farlo altera drammaticamente e gravemente il corso del valore delle azioni
Alitalia, una iniziativa che sarebbe duramente contestata e punita in ogni
legislazione che non consente il conflitto di interessi, e dunque lo
"insider trading" (influenzare il corso di un valore azionario
attraverso l'uso delle informazioni che hai o che generi). Quarto, Berlusconi torna tranquillamente e indisturbato al primo
tipo di conflitto di interessi, quello sul controllo delle fonti delle notizie.
Di fronte alle smentite e alla prova di ciò che ha detto, annunciato, promesso
da candidato elettorale, ma anche potente uomo d'affari, nega tutto. Non solo
nega, ma attribuisce a Prodi e al suo governo il reato di cui lui si è reso colpevole.
Insinua che lo svolgersi della trattativa in corso fra Alitalia e Air France,
approvata dal governo italiano, sarebbe - quella e non le sue piazzate - la
causa di un oscillazione dei valori azionari dell'Alitalia. Detta così la balla
è un po' grossa. Ma per Berlusconi non c'è problema. I
mezzi di comunicazione scritti, radiofonici, televisivi glielo passano, e non
c'è autorità della concorrenza o le comunicazioni, che, finora, si sia fatta
sentire. La vita continua e la probabilità che questo campione usato del
conflitto di interessi vinca di nuovo le elezioni, alle quali si candida per la
quinta volta benché "over Seventy", è considerata da molti troppo
rischiosa per contraddirlo, per dare prova di ciò che ha effettivamente detto,
dopo ogni smentita. *** Vale la pena di osservarlo bene mentre dice - di nuovo
senza il minimo riscontro - "Io sono un uomo di fatti, gli altri offrono
solo parole", e lo dice con disprezzo rivolto a Veltroni, che è stato, con successo, sindaco della città più bella ma anche
più complicata d'Europa. Chiunque annunciasse una cordata che non esiste,
mentre piovono smentite, comprese quelle grosse come una casa di Eni e
Mediobanca, sarebbe considerato un "pataccaro", termine romano per
coloro che tentano di vendere il Colosseo. Nel gergo americano il
pataccaro è un "con-man" abbreviazione di
"confidential-man", persona che a parole, ma solo a parole, guadagna
attenzione e interesse per qualcosa che è falso o non esiste e comunque
nasconde un imbroglio. "L'uomo dei fatti" se la cava, perché per le
sue parole non esiste posto di blocco. Ripeto: è questo il conflitto di
interessi perfetto. Ma la storia diventa più interessante se uno si domanda,
con la insistenza tipica della stampa americana: "fatti? quali
fatti?". Si potrebbe fare una bella celebrazione dei "fatti di Berlusconi" ricordando come tutto comincia. Comincia
prima con un oscura ricchezza divisa in tanti depositi intestati a pensionate,
segretarie e sconosciuti vari. Poi con una legge, speciale, unica, quella del
governo Craxi, per consentire alle sue tante stazioni Tv locali di diventare
"reti". Poi con un periodo di duro ed efficace controllo della
televisione di Stato, sua unica concorrente in modo da tenere il concorrente
nei limiti desiderati. È l'unico vero risultato dei cinque anni del suo
governo, oltre alle leggi ad personam. Con quelle leggi "l'uomo dei
fatti" si mette al riparo, attraverso una ulteriore estensione del
conflitto di interessi (questa volta fra imputato e giustizia) dalle
conseguenze penali di tutte le scorciatoie, sentenze acquistate, corruzione di
giudici, falsi in bilancio, fondi neri, in modo da non dover mai pagare le
conseguenze delle sue disinvolte iniziative (i fatti di cui si vanta sono quasi
sempre reati) o a causa della prescrizione guadagnata dai suoi bravi avvocati,
che fanno durare troppo i suoi processi (con la sarcastica collaborazione del
premier che si presenta per dire "non lo vedete che devo governare e ho
cose più importanti da fare che farmi giudicare?"). O perché i reati sono
stati cancellati dal Codice con l'operosa attività dei suoi avvocati divenuti,
intanto, membri o presidenti delle Commissioni Giustizia della Camera e Senato.
Ma è proprio su questo nuovo e interessante fatto politico che il conflitto di
interessi, ormai maturo e solido puntello della vita privata, pubblica e
politica di Berlusconi (e forse la vera ragione che
gli fa desiderare di non abbandonare la politica) mostra tutta la sua forza. Mi
riferisco a una dichiarazione di Gianfranco Fini che ha annunciato, senza
ripercussioni e smentite istituzionali che "il 13 aprile sarà la data in
cui celebreremo finalmente la vera liberazione d'Italia". Il 13 aprile è
il primo dei due giorni delle prossime elezioni, che Fini presume di vincere.
Poiché quella dichiarazione è di un post-fascista, l'ostinazione a smentirlo e
dunque a vincere queste elezioni dovrebbe farsi ancora più tenace e ostinata,
per tanti di noi. Nessun giornale o tv ha autorevolmente detto a Fini che
l'Italia è già stata liberata, il 25 aprile, e liberata proprio
dall'oppressione degli antenati e predecessori politici del postfascismo. Sul
momento non sapevamo che la frase di Fini precedeva di poco l'annuncio della
candidatura sotto le bandiere di Berlusconi (a cui si
è piegato e sottomesso anche Fini) del fascista Ciarrapico, che della sua fede
fondata sul delitto (Matteotti, Gobetti, Rosselli, Gramsci, Fosse Ardeatine)
sulla persecuzione dei nemici politici, sulle leggi razziali, fa un vanto
orgoglioso e pubblico. Lo fa, in romanesco bonario, nella città che il 16
ottobre
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Pannella senatore a vita? Ecco perché dico di no Caro Direttore,
alcuni giornali, ritenendo di interpretare le intenzioni del presidente
Napolitano, fanno il nome di Marco Pannella come prossimo senatore a vita. In
proposito, l'articolo 59 della Costituzione, per quanto breve e chiaro, è stato
spesso interpretato arbitrariamente. Dice: "Il Presidente della Repubblica
può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria
per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e
letterario". Circa il numero, Pertini volle intendere che ogni presidente
potesse nominarne cinque. Gli venne dietro allegramente Cossiga, per cui il
numero dei senatori a vita si impennò. Finalmente, Scalfaro e Ciampi hanno
rimesso le cose in ordine, tornando alla corretta interpretazione tradizionale.
Ma pochi hanno ben inteso i requisiti costituzionalmente richiesti, nominando
proprio coloro che non li avevano: i politici. Il Senato, una sorta di cimitero
degli elefanti della politica. La casta anche in questo ha riprodotto se
stessa, mentre i costituenti volevano esaltare scienziati, artisti, poeti,
letterati, non premiare i politici, che in Parlamento dovrebbero andarci da eletti.
Pertanto, con tutta la stima per Pannella, vorremmo che il presidente della
Repubblica rispettasse finalmente la Costituzione. Ezio Pelino Si pretenda dai
candidati rispetto per l'unità e l'autonomia sindacale Cara Unità, certi toni e
affermazioni usati nella campagna elettorale da esponenti della Sinistra
arcobaleno, e innanzitutto da quelli provenienti da Rifondazione comunista,
hanno già provocato giuste risposte tra i lavoratori e tra le articolate
strutture dei sindacati italiani. Risposte inevitabili a coloro che pretendono
di presentarsi come rappresentanti diretti ed esclusivi degli interessi dei
lavoratori, siano questi occupati o precari o disoccupati. A parte le scarse
percentuali di gradimento di questi esponenti nel mondo del lavoro, e specialmente
nelle zone del Nord a più alta densità industriale, quella presunzione è
comunque manifestazione di intenzioni preoccupanti, quasi che dal voto ottenuto
in qualche parte del Paese essi possano sentirsi autorizzati a voler
determinare in futuro, secondo le loro convenienze politiche, il contenuto e la
condotta delle vertenze sociali, che vanno invece lasciate alla gestione dei
lavoratori e alla guida delle loro organizzazioni sindacali unitarie. Di quella
pretesa del resto abbiamo già avuto una cattiva esperienza nell'autunno scorso
durante la vertenza e le trattative sulla riforma del welfare. Allora gli
esponenti della attuale Sinistra arcobaleno, guidati soprattutto da
Rifondazione comunista, si misero contro le confederazioni sindacali e contro
l'accordo stipulato durante una difficile trattativa con il governo e le altre
parti sociali, perfino dopo che l'accorso era stato approvato dall'80 per cento
dei 5 milioni di lavoratori che parteciparono al referendum. Creando così tra
l'altro le premesse di una inevitabile crisi politica sfociata nel gennaio
passato nelle dimissioni del governo Prodi. Si espressero allora da parte di
frange estremistiche perfino conati di scissione, nell'idea di creare un
piccolo sindacato ideologico che dovrebbe porsi come un cuneo contro gli altri
sindacati e la stessa unità sindacale. Credo che una più esplicita e diffusa
risposta non debba essere lasciata soltanto a qualche
esponente sindacale o al solo candidato premier del Partito democratico, Walter
Veltroni. Nelle ultime settimane prima del voto decisivo del 13 e 14
aprile, a difesa dell'autonomia e unità sindacale e contro il ripetersi di
comportamenti negativi, è necessario che scendano in campo soprattutto i
lavoratori attivi politicamente e il quadro sindacale di base. Sarà
importante spingere per un largo voto a favore del Partito democratico, come
garanzia che nelle vertenze sociali predomini la volontà della grande
maggioranza dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, e non gli impulsi
originati da settori politici minoritari. Tali spinte infatti renderebbero
inevitabile e automatico l'intervento nelle vertenze anche di altri partiti e
gruppi di interessi, trasformando ogni questione da fatto sindacale a momento
degli equilibri parlamentari e di governo, e quindi complicando o rendendo
quasi impossibile la soluzione positiva di conflitti e trattative. Andrea
Pirandello, Roma Queste sono le mie buone ragioni per votare Pd Cara Unità, a
chi mi chiede perché voto PD rispondo: per dare continuità all'azione iniziata
dal governo Prodi, per non buttare alle ortiche il lavoro di 20 mesi di governo
di centrosinistra, per cominciare a raccogliere quanto seminato dando
continuità all'azione politica in un Paese abituato a vivere alla giornata,
senza un progetto complessivo, senza una prospettiva di futuro perché bloccato
dai veti incrociati degli interessi di parte in una condizione di emergenza
permanente (reale o presunta che sia).Voto PD perché ho la speranza di riuscire
finalmente a vivere in un Paese "normale", dove la politica progetta
il futuro e non si accontenta di amministrare il contingente; voto PD per
evitare un salto nel buio con la nostra fragile democrazia nata dalla lotta di
liberazione, riconsegnata nelle mani di una destra sempre più fascista e sempre
meno pentita. Per queste ragioni e tante altre ancora voto PD e spero che come
me il 13 e 14 aprile lo facciano tanti altri cittadini con la
"voglia" di restare liberi. Claudio Gandolfi, Bologna
clgand@libero.it La memoria corta di Berlusconi sulla
par condicio Berlusconi continua a ripetere che il
bavaglio della par condicio è una vergogna, che uno dei primi provvedimenti del
suo governo sarà quella d'abolirla. Possibile che un partito con il 3% possa
avere gli stessi spazi del "popolo delle libertà"? Mi chiedo quando
nel '94 il Cavaliere fondò Forza Italia che spazi televisivi doveva avere?.
Zero! O giù di lì. Inutile dire come finì la storia, il telepredicatore e le
sue reti se ne fregarono della par condicio. In tre mesi dal nulla Berlusconi diventò presidente del Consiglio. Con tre reti
televisive, quotidiani, settimanali e quant'altro il cavaliere ora teme la non
visibilità. No comment. Cordiali saluti Casaccio G. Luigi, Brescia.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "La partita è apertissima Destra prigioniera del
passato" Veltroni di Bruno Miserendinoinviato a Brescia "Una settimana fa
avrei detto che la partita è aperta, adesso dico che la partita è più che mai
aperta. Sono assolutamente ottimista. Sono loro che parlano di
pareggio..." Prima di andare alla conferenza operaia di Brescia, davanti a
migliaia di lavoratori e di sindacalisti, Veltroni
fa colazione in uno storico albergo dal nome bene augurante (Vittoria), e si
vede che ha un'aria soddisfatta. Sondaggi? Ormai non si possono più rendere
noti, però è chiaro che sente il Pd di nuovo in crescita e la famosa forbice
che si accorcia. Veltroni, oggi il d-day vede il
ritorno in piazza del popolo delle primarie. Cosa vi aspettate da questa
mobilitazione e che umori percepite? "Mi pare che si stia progressivamente
apprezzando il fatto che a partire da quel 14 ottobre delle primarie molte cose
in questo paese sono cambiate e se si esamina la vita politica italiana prima e
dopo quella data, si vede che questa mutazione dipende in gran parte dalla
novità costituita dalle idee, dai contenuti e dai programmi del partito
democratico. Il 14 ottobre fu un risultato inaspettato, come quasi tutto in
questo nostro paese, non se l'aspettavano la politica, i media, i sondaggisti.
In quella partecipazione c'era la volontà di imprimere un'accelerazione a un
processo che si avvertiva come essenziale per lo sblocco della democrazia
italiana. C'era una presa in carico dei destini del paese, una risposta
all'antipolitica, una sfida razionale di innovazione. Il 14 aprile saranno
passati sei mesi, e la mia grande gioia è vedere che in meno di mezzo anno si è
fatta l'identità di un partito: valori, idee, programmi, energie nuove.
Pensiamo ai giovani che parlano nelle nostre manifestazioni. Da questa giornata
di mobilitazione mi aspetto che parta un'altra grande spinta di protagonismo e
di innovazione. Protagonismo diffuso, non la politica come mestiere, per
addetti ai lavori, ma esperienza civile, passione. Se questo messaggio riparte
dai 3 milioni e mezzo delle primarie può davvero diventare l'onda che travolge".
Chi sono gli indecisi? I delusi del centrosinistra, i tentati
dall'antipolitica? "No, secondo me sono più elettori di centrodestra. Lo
dicono i dati. Man mano che noi cresciamo scendono gli indecisi, o
viceversa". Però il dato del Pdl non si erode. "Si erode ogni
settimana. E comunque io mi sono fatto portare i sondaggi del
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Alitalia, i tg Mediaset vedono solo il Salvatore nostrano Tutti
i telegiornali di Silvio Berlusconi rispettano la
consegna: l'Alitalia non deve "diventare francese", tutti i grandi
paesi hanno una loro compagnia aerea, l'uomo della Provvidenza metterà assieme
una "cordata" salvifica che difenderà l'onore nazionale offeso e -
sia ben chiaro - quando andrà al governo, Spinetta dovrà sloggiare e in fretta.
Ora, siamo certi che i francesi non vedano questi tg, altrimenti non si spiega
come mai siano ancora lì a trattare con il rischio che, una volta firmato un
qualsiasi foglio di carta, arrivi questo anziano minaccioso a strapparlo, come ha già fatto con il programma di Veltroni. Ma c'è
poco da scherzare, la recita è tragica: nessuna "cordata" si farà mai
viva per accollarsi un'azienda carica di debiti avvenire. Quindi, delle due
l'una: o ristruttureranno come Spinetta o Berlusconi (che,
per ora, è solo un "ex") ha già promesso che li coprirà di soldi
pescati, guarda caso, nelle tasche degli italiani. Ma tutto questo i tg Mediaset
non lo diranno mai: suonano il tamburo del nazionalismo, plaudono con largo
anticipo al Salvatore e mostrano - orrore - Fede commosso al ricordo dei voli
di gioventù. Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del REPORTAGE Minniti: "La 'ndrangheta succhia energie alla
regione, e fa male all'intero paese" Scommettere su legalità e sviluppo La
sfida Pd nella Calabria in bilico "Nomini la Calabria, e il primo pensiero
è la 'ndrangheta. Il secondo i morti ammazzati". Per Marco Minniti il voto
del 13 e 14 aprile dovrà contribuire a cambiare anche questo, perché la
criminalità organizzata "non solo succhia energie alla regione, ma
contemporaneamente diffonde un'immagine che in epoca globale pesa come un
macigno su questa terra e sull'intero paese". E proprio la Calabria,
regione data in bilico che assegna 10 seggi per il Senato, può essere decisiva
in questo senso. Nel 2006 il centrosinistra vinse alla Camera 56,7% contro il
42,8% della Cdl e 56,8% contro 42,6% al Senato. Rispetto ad allora però il quadro
politico è totalmente cambiato. Il Partito democratico si presenta alleato con
Di Pietro e con in lista esponenti dei Radicali, e per la sfida di Palazzo
Madama farà a meno dei voti che nel 2006 portarono la sinistra radicale
(11,5%), Udeur (4,2%), Socialisti Craxi (2,8%). Ma nonostante questo, assicura
il coordinatore regionale del Pd Minniti, la partita con il Pdl è tutta da
giocare. E questo, dice, per il messaggio che Walter Veltroni
e il suo partito stanno diffondendo nella regione. "Legalità e sviluppo
troppo a lungo qui sono stati considerati come indipendenti uno dall'altra, e
anzi c'è stato anche chi ha teorizzato che svincolata dai lacci e lacciuoli
delle leggi questa terra potesse ottenere una crescita maggiore", dice il
viceministro dell'Interno muovendosi tra Cosenza e Castrovillari. "Il
messaggio che sta lanciando il Partito democratico è invece che non c'è
sviluppo senza legalità, che solo sconfiggendo il potere criminale è possibile
attirare investimenti, far fiorire l'imprenditoria sana, infondere la fiducia
che il merito viene premiato e fermare la continua emorragia di giovani
cervelli". Ma tutto questo, dice il coordinatore regionale del Pd
sorridendo quando gli riferiscono delle prime parole pronunciate da Berlusconi appena atterrato all'aeroporto di Lamezia Terme
("Mi fate lavorare troppo"), "è possibile solo se c'è un governo
interessato alle sorti del Mezzogiorno, un governo amico e responsabile, perché
è chiaro che la Calabria verrebbe stritolata dall'asse Tremonti-Lega
nord". Perché al di là dei risultati ottenuti dal governo Prodi nel campo
della lotta alla criminalità organizzata (Minniti cita con non poco orgoglio il
fatto che per la prima volta nella storia delle cosche un'intera cupola, quella
facente capo a Bernardo Provenzano, è tutta dietro le sbarre) e al di là dei
segnali dati dal Pd anche attraverso le liste - non solo il fatto che capolista
per la Camera è lo stesso viceministro dell'Interno e per il Senato l'ex
prefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena, ma anche l'assenza di candidature
sospettate di rapporti con la malavita, a influire è anche la politica
economica prospettata dagli schieramenti. E in effetti da queste parti hanno
suscitato una non lieve preoccupazione le esternazioni di Tremonti e del
governatore della Lombardia Roberto Formigoni su un federalismo fiscale secondo
il quale ogni regione potrebbe contare soltanto sul proprio reddito fiscale. La prospettiva di un governo Berlusconi
"nordista" come quello prospettato dalle parole degli esponenti del
Pdl preoccupa molto anche Agazio Loiero. Il presidente della regione ha anche
deciso di scrivere una lettera a Veltroni per
chiedere al leader del Pd un impegno per un federalismo fiscale che aiuti e non
penalizzi il Mezzogiorno. Il governatore della Calabria sottolinea che
"molte cose buone sono state fatte" ma anche che "una
quotidianità tragica inghiotte come in un cratere senza fondo tutte queste
positività polverizzandole e restituendo al paese un'immagine repulsiva di
noi". Loiero ha consegnato a Veltroni anche un
altro messaggio: "Già in base a uno studio di economisti, se venisse
approvato il testo di legge sul federalismo fiscale del centrosinistra, per la
Calabria gli effetti sarebbero mortali. Figuriamoci cosa avverrebbe se
l'ipotesi del centrodestra favorita da questa demonizzazione di massa del
Mezzogiorno diventasse legge dello Stato". Un "difficile nodo"
che il governatore ha messo nelle mani di Veltroni, e
che il leader del Pd ha provveduto a sciogliere arrivato a Reggio Calabria:
"Il federalismo fiscale non può significare la spaccatura del paese",
è stata la rassicurazione. E non è mancato l'abbraccio tra i due al teatro
Odeon, tra gli applausi di una platea affollata di simpatizzanti. Un gesto
pubblico che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a più d'uno nel Pd
calabrese. La composizione delle liste aveva infatti lasciato insoddisfatti sia
Loiero che Pietro Fuda, che nel 2006 con la Lista consumatori aveva incassato
oltre 52 mila voti, il 5,3% del totale. Entrambi nelle passate settimane
avevano tuonato di fronte all'esclusione dalle liste di personalità proposte da
loro. Poi c'è stato un chiarimento sulla necessità di garantire anche
attraverso le candidature il rinnovamento prospettato da Veltroni.
L'accordo sul sostegno al Pd c'è stato, l'abbraccio anche. La partita è
all'ultimo voto e per il risultato bisognerà aspettare il 14 aprile.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La paura del Pdl che parla di brogli di Ninni Andriolo Mancava
la pantomima sui "brogli" per dare senso compiuto
al remake berlusconiano di una campagna elettorale già vista che torna a
proporre il repertorio di argomenti piu' consono al Cavaliere. Dalla Sicilia,
dalle cui piazze Veltroni aveva lanciato dure reprimende contro la mafia, Berlusconi si è guardato bene dal pronunciare parole chiare sulla piovra
che soffoca l'isola e azzoppa il Mezzogiorno. L'avevamo messo nel conto,
pur sperando di essere smentiti. Delusi dai silenzi di ieri, auspichiamo ancora
che il candidato premier del Pdl, intento già a sorseggiare "l'amaro
calice" di Palazzo Chigi, possa spendere qualche parola di condanna nei
confronti dei clan contro i quali si ribellano industriali e commercianti
siciliani. Non possiamo dimenticare, però, che Berlusconi
ha stretto alleanza con Lombardo e, per suo tramite, con Cuffaro, condannato
dai giudici a 5 anni per "favoreggiamento", ma graziato dall'amico
candidato governatore Pdl-Mpa dell'isola. Per Lombardo "Totò" ha
commesso solo una "grande leggerezza", visto che "lo accusano di
aver informato due amici" e "può non aver saputo che fossero caduti
nelle spire della mafia". 'Ndrangheta, camorra e Cosa nostra? L'unica
emergenza, per il Cavaliere, è la "microcriminalità" che
"colpisce le persone piu' deboli come gli anziani''. La stessa piaga che,
sotto il governo Cdl, avrebbe diminuito la presa. Al di là delle statistiche
che raccontano una verità opposta, ricordiamo bene gli ordini impartiti ai
direttori dei Tg perché oscurassero delitti e rapine e dessero dell'Italia
un'immagine conveniente al centrodestra allora governante. Per il Cavaliere, in
ogni caso, la criminalità organizzata che attanaglia il Sud non rappresenta
un'emergenza. Lo sono i "brogli", però. Visto che Berlusconi
ha arruolato un esercito di "120mila persone per difendere il voto degli
italiani", messo in pericolo della sinistra che usa "tecniche"
tanto raffinate da riempirci "un libro". In questa sorta di Bignami
del bravo scrutatore azzurro non troverà posto, scommettiamo, il racconto di
ciò che è accaduto a Palermo. Proprio i giornali di ieri - per uno scherzo che
il destino, anch'esso comunista, ha giocato al Cavaliere - davano conto
dell'arresto di due presidenti di seggio per la falsificazione a favore di
Forza Italia di schede e verbali relativi alle amministrative 2007.
Falsificazioni che, secondo i magistrati, "hanno cagionato la integrale compromissione
degli esiti delle elezioni, alterandone i risultati". Non sappiamo se
l'accusa di Berlusconi "a certi protagonisti
delle Procure che utilizzano il potere ai fini di lotta politica", sia
collegata anche all'imbarazzante caso saltato fuori a Palermo. Ma c'è da
chiedersi se il Pdl, gridando "al lupo, al lupo", non voglia mettere
in realtà le mani avanti. Lungi dal ritenere che il fantasma dei
"brogli" immaginari della sinistra porti ad organizzare
"brogli" veri - preventivi - Pdl, notiamo tuttavia che lo spauracchio
del pareggio al Senato crea una certa agitazione dalle parti di Arcore. Da lì
ci si prepara a spiegare l'eventuale flop con i soliti argomenti (vedi
falsificazioni elettorali orchestrate dagli "stalinisti"). Come
spiega Prodi, "la battaglia" del 13 aprile "è tutta
aperta". Ed è lo stesso Berlusconi, d'altra
parte, ad ammettere che le distanze con il Pd si accorceranno ulteriormente.
"Qualcosa diminuirà", spiega, prendendosela con la "par
condicio". La stessa legge che dovrebbe essere "liberticida" per
il Pdl come per Veltroni. Per un Pd che, a dispetto di
quelle norme, fa avvertire ugualmente al Cavaliere un fastidioso fiato sul
collo. La giornata.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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consultando l'edizione del Santanché, Casini, Berlusconi, Veltroni, Bertinotti...
su Internet impazza la moda dei cartelloni elettorali ritoccati.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Fini sembra scomparso. Veltroni a valanga:
"Sposare un figlio di Berlusconi? Si può
fare".
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Manifesto taroccato, passione mia "Io credo... nella
protesi al silicone" di Roberto Cotroneo/ Roma Questa campagna elettorale
sarà ricordata per molti motivi. Non ultimo che è stata la campagna elettorale
dei manifesti ritoccati. La prima dove i programmi di ritocco foto dei computer
hanno svolto un ruolo di ironia, scherzo, spesso scherno, e in un certo senso
hanno dato voce in modo originale, diverso e acuto al dissenso e alla satira.
Da ormai quasi un mese infatti la rete di internet è piena di manifesti
politici che hanno qualche dettaglio diverso dagli originali: negli slogan
elettorali, nelle immagini dei leader, nel lettering dei testi. Molti di questi
sono degni di copywriter, altri sono forse un po' più semplici e banali. Ma
tutti dicono qualcosa. Dicono innanzitutto che quel distacco dalla politica che
pensavamo ci fosse in realtà se è un distacco, si tratta di un ironico
distacco. La seconda cosa che esce da questa nuova moda dei manifesti
ritoccati, è che sono presi di mira i politici che producono messaggi
elettorali che possono apparire falsi e strumentali. Basti solo guardare quante
sono le contraffazioni, chiamiamole così, della campagna elettorale della
Destra di Storace e Santanché. Soprattutto la serie di manifesti dove la
candidata premier del partito di Storace dice: "io credo". Troppo
facile aggiungerci cose tipo: "io credo nella protesi al silicone".
Ma è una sorta di contrappasso inevitabile per tutti. Vale per Pierferdinando
Casini, ad esempio, che è molto preso di mira, forse più di tutti, ed è preso
di mira soprattutto quel suo porsi rassicurante e patinato. Giocando sul tema
della famiglia. "Sono dalla parte della famiglia (e soprattutto delle
mamme, specie se giovani)". O sullo slogan "Io c'entro". E nella
graduatoria dei manifesti ritoccati non si perdonano a Casini due cose: una
sorta di ipocrisia sui temi della famiglia, e soprattutto Totò Cuffaro in
Sicilia. In uno dei manifesti Casini appare con una coppola in testa e degli
occhiali scuri, e sotto la scritta: "I picciotti non sono in
vendita". Il manifesto ritoccato dice anche altre cose, sottili e
interessanti. Non ci sono immagini di Gianfranco Fini, come se il leader di An
fosse letteralmente scomparso dalla campagna elettorale. Soltanto in uno, Fini
appare assieme a Maurizio Gasparri, come fosse un fumetto. Ed entrambi
commentano che Ciarrapico, Berlusconi e la Mussolini
sono molto più fascisti di loro. Ma è un manifesto ritoccato dalla locandina
cinematografica di Fascisti su Marte e non particolarmente acuto e brillante.
Per il resto nulla. Come poco o nulla c'è sulla Lega Nord, che per anni era
stata sempre e comunque motivo di scherno, battute e ironie. Molto facili,
peraltro, visto il tipo di campagne elettorali che ha sempre fatto la Lega.
L'immagine di Bossi non ispira più molto, e nessuno ha voglia di scherzarci
troppo. La fotografia di Bossi è quella con il pugno dei manifesti elettorali.
Il resto è un arrancare dietro qualche slogan. Con Silvio Berlusconi
le cose invece cambiano, ma in un modo diverso che nel passato. Gli anni li ha
tutti, e l'immagine del presidente-operaio è diventata vecchia. La campagna,
come tutti sappiamo, si basa sulla frase rialzati Italia, e "La sinistra
ha messo il paese in ginocchio". Manifesti grafici, con il simbolo e la
matita che vota: Berlusconi Presidente. Nient'altro.
Su questo tema era prevedibile che molti si sarebbero inventati varianti
divertenti. La migliore certamente è: "la sinistra ha messo il paese in
ginocchio, noi v'asfartamo", che tradotto dal romanesco, significa
"noi vi asfaltiamo". Oppure: "la sinistra ha messo il paese in
ginocchio, meglio così, più gnocca a buon mercato per mio figlio". La
storia della ragazza precaria alla quale Berlusconi
dice di sposare il figlio di Berlusconi per risolvere
i problemi e tra i leit motiv ricorrenti dei manifesti, forse l'elemento che
scatena più ironie, dimostrando in realtà che la gaffe del leader del centro
destra è più pesante di quanto lui stesso possa supporre. Da: "A.A.A.
Cercaci moglie precaria". A: "Non chiederti cosa puoi fare per la tua
famiglia. Chiediti cosa puoi fare per la mia: partecipa a sposa mio figlio e
metti fine al precarariato". Andando sull'altro schieramento, la Sinistra
Arcobaleno raccoglie poche sfottiture. Segno di una visibilità politica
piuttosto incerta, nonostante tutto. L'unico manifesto contraffatto degno di
nota ironizza su certo snobismo rifondarolo riconducibile a Fausto Bertinotti:
"Pregiato Cachemire o squallida lana pettinata? Fai una scelta di classe.
Vota Sinistra Arcobaleno". Mentre i manifesti su Veltroni sono una valanga. Da quelli in romanesco: "Daje oggi, daje
domani. Vedrai che j'e a' famo". A Veltroni con lo
slogan: "un milione di figli di Berlusconi.
Sposare il figlio di Berlusconi? Si può fare". A guardar bene sono i meno feroci e cattivi.
Potrebbe essere semplicemente che gli artisti del fotoritocco del manifesto
sono tutti di sinistra. Ma è più probabile che slogan, grafica e immagini dei
manifesti del centro destra siano molto più divertenti. Certo, una cosa
andrebbe fatta: alla fine della campagna andrebbero tutti raccolti e analizzati
alla luce dei risultati elettorali. Perché anche il fotoritocco aiuta a capire
un po' la politica italiana. roberto@robertocotroneo.it.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del GIUSEPPE BERTOLUCCI REGISTA È appena nato quindi ancora
innocente Voto Partito Democratico perché mi sembra l'unica opzione ragionevole
e nella quale riesco a riconoscere, anche se in modo parziale, buona parte
delle mie convinzioni e delle mie attese. E poi, per essere un partito appena
nato, è ancora molto innocente e non gli possiamo rimproverare quasi nulla.
GIGI PROIETTI ATTORE Mi piace l'idea di unire socialisti e cattolici Voto Pd e
non è un mistero. Diciamo che continuo la tradizione... I perché sono più
complessi: al di là delle cose più specifiche, mi sembra che sia un progetto,
anche culturale, che rispetti in prospettiva certe istanze che vengono da
lontano. Intanto è stato formato un partito e non più delle coalizioni e questo
ne fa un riferimento più serio e riconoscibile per l'elettore comune, quale io
sono. E poi, all'interno c'è un grande pregio secondo me - anche se per i
detrattori è un difetto- : la voglia di riunificare certe posizioni culturali,
ritrovare valori condivisi nell'area di radice socialista e in quella cattolica
che si rifà alle origini. Questo mi piace molto. Speriamo di non rimanere
delusi, ma lo trovo un valore aggiunto. RENZO ULIVIERI ALLENATORE Faccio una
scelta di generosità Votare per il Pd è una scelta di generosità. Io, che sono
stato eletto nella costituente nazionale, non ho avuto esitazioni ad aderire
sin da subito a questo partito, che rappresenta il punto di arrivo di un
percorso lungo e talvolta non facile. Io l'ho vissuto dal di dentro, con
entusiasmo e convinzione, perché sono sempre stato di sinistra, e in questa
formazione ho ritrovato valori, affetti e principi per cui mi sono sempre
battuto. Il Pd rappresenta il modo giusto per affrontare i problemi e
rapportarsi all'attuale scenario nel nostro Paese: l'unica maniera, a mio
avviso, per rimanere a sinistra in modo costruttivo e per non lasciare da parte
un bagaglio di esperienze e valori prezioso per tante persone. Un bagaglio che
serve all'Italia per proseguire il suo cammino con nuovo slancio. Il Pd è una
realtà importante: aiutiamolo a crescere, e a far crescere il Paese. MAURO
COVACICH SCRITTORE Perché l'Italia deve essere governata Voterò Pd perché
questo è un paese che ha bisogno di essere governato. È troppo facile
criticare, spaccare il capello in quattro, è difficile invece organizzare
qualcosa di concreto. E il progetto del Pd va in questa direzione. Mi ha
convinto l'unione di due forze che hanno rinunciato al narcisismo, al proprio
simbolo per dare vita a una nuova esperienza. Mi sembra una svolta positiva, un
segnale di novità. Non sopportavo più il quotidiano stillicidio del governo
Prodi, lo spettacolo avvilente di ministri che sparavano contro il governo di
cui erano parte; non tollero più che ogni partitino dello 0,5 per cento abbia
le proprie strutture, sedi, segreterie, uffici e sono disgustato dalla politica
dei veti incrociati. Sento il bisogno che qualcuno faccia le cose in cui credo,
sento l'esigenza della governabilità. NICOLETTA CONTI DIRETTORE D'ORCHESTRA
Concretezze per l'uguaglianza fra sessi Voterò Pd perché mi aspetto attenzione
e concretezza in tema di uguaglianza tra i sessi. Un obiettivo che lo stesso Veltroni ha mostrato di ritenere fondamentale. Le donne sono
in difficoltà. Per raggiungere il vertice della piramide non è sufficiente
neanche il triplo della fatica rispetto agli uomini: è semplicemente
impossibile. L'ho vissuto sulla mia pelle nel mondo della musica ma è un
discorso che estendo a tutti i settori. Servono regole certe come nei paesi
anglosassoni che, attraverso le quote, tutelino l'accesso delle donne nel
mercato del lavoro. ANDREA SEGRÈ PROFESSORE Per fare dell'ambiente occasione di
sviluppo Di fronte all'atomizzazione della società che investe anche il nostro
Paese è necessario ricostruire il tessuto sociale, innescare processi di
coesione civica. Allora la sfida ambientale, che pone responsabilità individuali
e collettive - anche e soprattutto in una prospettiva futura - e che pervade la
società, può rappresentare un volano di partecipazione alla vita pubblica,
un'opportunità di crescita del senso civico: lo sviluppo sostenibile come
occasione di democrazia e modernizzazione. In questo contesto, l'agricoltura si
colloca in una posizione strategica e di frontiera nel favorire la
sostenibilità del rapporto tra uomo e natura proponendosi in qualità di
erogatrice di servizi ambientali alla società civile. Per promuovere questi
valori, e tanti altri, vale la pena votare PD. ANDREA ADRIATICO REGISTA Ho fiducia in Veltroni Voterò Pd
sottoscrivendo una sorta di cambiale in bianco nel partito che sento meno
lontano da me. È un atto di fiducia soprattutto nella persona di Veltroni per due motivi. Il primo e forse più importante perché in tutta
la sua esperienza di politico ed amministratore pubblico è sempre stato attento
ai temi dei diritti civili e della laicità dello Stato. Il secondo
perché da sindaco di Roma è riuscito a dimostrare che la cultura può essere
anche un formidabile motore di sviluppo economico per la comunità. IVANO
MARESCOTTI ATTORE Mi convince l'idea di provarci "senza rete" Intanto
voto Pd perché sono profondamente convinto della validità della sua proposta
politica: ho partecipato al processo costituente del partito e credo che la sua
nascita sia stata un formidabile elemento di innovazione nella politica di
questo paese. Mi convince anche la scelta di Veltroni
di presentarsi alle elezioni "senza rete", forte solo delle idee e
del programma. La gente non ne può più di coalizioni il cui unico scopo è
quello di raccogliere voti a prescindere dai programmi, la politica non si fa
contro qualcuno ma per qualcosa. Però, su questo, mi sia consentita un'eccezione
che vale per i dubbiosi di sinistra ai quali dico di considerare la forza del
voto utile. Non scopro niente dicendo che le possibilità di vittoria le hanno
unicamente il Pd e il Pdl. Allora mi chiedo: a che serve votare sinistra
arcobaleno ben sapendo che questo favorirebbe Berlusconi?
Dobbiamo essere consapevoli che, se vincerà il Pdl, nel nostro orizzonte ci
sono cinque anni di Berlusconi al governo e
probabilmente altri sette anni di Berlusconi al
Quirinale. Un incubo nel quale non ripiombare. GIUSEPPE CAMPOS VENUTI URBANISTA
Dal Partito d'Azione al Partito democratico Sono arrivato al Partito
democratico attraverso un'esperienza storica cominciata nel Partito d'Azione e
in cui ho sempre privilegiato la scelta delle migliori forze riformiste presenti
sul campo. Come urbanista, le ho trovate nei democristiani di sinistra, nei
socialisti e nei comunisti italiani. Allo stesso modo oggi il Pd raccoglie le
spinte migliori, da quelle del compianto Nino Andreatta e di Romano Prodi, a
quelle dei democratici di sinistra, la parte da cui io provengo. Del resto
Walter Veltroni, nel 2000, quando era segretario dei
Ds, parlò dei fratelli Rosselli come forza fondante del riformismo italiano. Fu
una scelta che approvai e trovo che oggi il Pd sia profondamente legato a
questa linea. CLAUDIO NUNZIATA EX MAGISTRATO Contro la decadenza e per la
legalità Per salvare questo paese dalla decadenza e dalla crisi di legalità e
di valori condivisi in cui versa, è necessario ritrovare lo spirito unitario
che animò la fase costituente, nello sforzo continuo - necessario in democrazia
- di comprendere le ragioni degli altri e di rendere attuali i principi
solidaristici affermati nella Costituzione. Per questo motivo voterò per il
Partito democratico che questo obiettivo persegue. FRANCESCO BERTI ARNOALDI
VELI PARTIGIANO FIAP C'è da evitare il ritorno del Caimano Sono entrato nel Pd
come uno dei pochi superstiti della Resistenza dopo un'astinenza di
sessant'anni,durante i quali non ho mai aderito a nessun partito. Sentivo l'urgenza
di essere insieme a tanti amici, fra i quali anche vecchi compagni di lotta
partigiana che con me entrarono a Bologna il 21 aprile 1945, e che come me non
si erano mai iscritti a nessun gruppo. Ora abbiamo tutti il bisogno di
partecipare alla vita politica, anche se in maniera simbolica, portando in
questa nuova realtà il valore di una testimonianza. Voterò Pd perché è l'unica
grande formazione antifascista in grado di salvare l'Italia dalla catastrofe
che rappresenterebbe la vittoria del "Caimano". YURI CHECHI GINNASTA
Servono persone più ottimiste Ho aderito da subito al Pd, perché rappresenta
davvero una buona novità nel panorama politico italiano. Un progetto
importante, che sostiene idee di valore e che ha un leader come Veltroni, in cui ripongo la massima fiducia. Credo che lui
sia l'uomo giusto per tirare fuori il Paese da una situazione non facile. Veltroni ha saputo ridare speranze e fornire proposte nuove
a una nazione che ha bisogno di innovazione e di ottimismo, e ha l'esperienza e
il carisma per diventare il nuovo premier. C'è tanto da fare in Italia, in
tutti i settori. Compreso lo sport, dove il passato esecutivo ha già fatto cose
importanti. Il ministro per lo Sport Giovanna Melandri, di cui sono stato
consigliere, ha varato riforme di cui c'era grande necessità, e che hanno
svecchiato un mondo appesantito da schemi antiquati. Ora quel prezioso lavoro
non va disperso. Veltroni e il Pd sanno come portare
avanti e migliorare quell'opera di innovazione. In queste settimane ho già
notato i primi effetti positivi del loro impegno. Le persone sono più
ottimiste, hanno più slancio verso il futuro. Sfruttiamo questo entusiasmo, e
andiamo a votare per il Pd. MAURIZIO CALVESI STORICO DELL'ARTE Un partito
compatto e di buon senso Voto Pd perché è l'unico partito in grado di
fronteggiare Berlusconi e, in caso di vittoria, di
condurre con equilibrio il governo del paese. Il nuovo soggetto è una garanzia:
non presenta nessuna di quelle divaricazioni interne che hanno tormentato la
stagione di Prodi. Il Pd è un partito compatto, una compattezza che, mi piace
dirlo, si basa sul buon senso. Un partito scarsamente ideologico che si occupa
dei problemi delle gente e senza estremismi inutili e controproducenti. ERNESTO
GISMONDI IMPRENDITORE Forte equilibrio e grande responsabilità Voto Partito
democratico anche per una ragione di continuità rispetto al governo precedente,
che aveva dato segnali importanti e che è stato fatto cadere in malo modo.
Spero in un risultato che possa consentire un governo più stabile. Ho fiducia
anche perché il programma presentato è condivisibile: mi riferisco al disegno
generale di forte equilibrio, di grande responsabilità, alle prese noi tutti
con una situazione interna e internazionale di grande difficoltà. Sono convinto
che la globalizzazione sia stata e sia ancora una opportunità, che ad esempio
per noi ha voluto dire la possibilità di produrre anche all'estero. Ma
globalizzazione significa anche immigrazione di tanti che chiedono a noi
lavoro. È un paesaggio contradditorio. Mi pare che il programma del Pd cerchi
di indicare qualche risposta. Nel segno dell'equilibrio, appunto.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Padovani: Veltroni ha avuto coraggio e va premiato di Toni Fontana "La Francia
guarda con grandissimo interesse al laboratorio politico italiano, perché Veltroni ha saputo rischiare e sta costruendo il Pd passo dopo
passo". È l'opinione di Marcelle Padovani, corrispondente dall'Italia di
Nouvel Observateur che abbiamo raggiunto all'aeroporto di Orly mentre
stava per imbarcarsi per l'Italia. A Parigi ti chiedono cosa succede in Italia?
"Certo, ciò che più attira l'attenzione è il "laboratorio
politico" italiano. L'Italia ha sperimentato per prima il "populismo
europeo", 14 anni fa. In Francia è accaduto successivamente". Sarkozy
è andato a scuola da Berlusconi... "I due
personaggi si assomigliano, mancano di stile, di credibilità, non indicano
soluzioni, parlano solo per conquistare voti. In Francia tuttavia il
"populismo berlusconiano" importato è in crisi. Sarkzoy è ai minimi
storici, non è passato neppure un anno dalla sua elezione e i sondaggi lo danno
al 38%". La vittoria dei socialisti alle amministrative rappresenta dunque
un segnale importante? "Certamente e ciò ha accresciuto l'interesse per
l'Italia, attira l'attenzione la capacità di inventare soluzioni nuove. In
Francia tutto è bloccato, sclerotizzato. C'è un grande partito socialista, che
però non riesce ad indicare un progetto, non esprime un leader. Veltroni ha invece fatto un salto nel vuoto, il Pd è un
salto nel vuoto. Veltroni si è sottoposto giudizio dei
cittadini, non dei militanti, sta costruendo un partito e neppure lui sa quale
sarà l'approdo finale. Per la prima volta in un Paese democratico e occidentale
si sta costruendo un partito passo dopo passo, seguendo l'itinerario di un
pullman verde che sta attraversando 110 province. Ho seguito alcuni viaggi di Veltroni, in Liguria e in Emilia Romagna e ho parlato con
lui, gli ho chiesto quale sarà il punto di approdo finale. Mi ha detto che
anche lui non sa che cosa troverà alla fine di questa corsa, ma ha aggiunto:
"questo è il partito che sognavo". Mi pare una bella frase. Non è
stato facile superare due filoni storici del pensiero politico italiano, quello
del cattolicesimo sociale e quello comunista, del Pci, entrambi forti nella
pratica politica e nell'ideologia". Veltroni è
stato il sindaco di Roma, Delanoe è il primo cittadino di Parigi... "I
francesi che conoscono Veltroni sono sempre di più e,
sempre più spesso si sente fare un paragone tra l'operato dei due sindaci.
Delanoe è stato rieletto con un grandissimo consenso, come Veltroni.
Nel 2012 potrebbe essere, e lo spero, il candidato della sinistra alle
presidenziali". Stai per prendere un volo Alitalia o Air France?
"Oggi ho scelto una compagnia low cost. Tifo comunque per la soluzione
francese, l'unico piano industriale in campo è quello di Air France. Gli utenti
come me sono da tempo abituati a prenotare Air France e volare Alitalia. La
fusione è già operativa, chi viaggia tra Roma e Parigi lo sa da tempo".
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Crediamoci Antonio Padellaro Nelle cento e più dichiarazioni di
voto per il Pd raccolte dall'"Unità" c'è l'Italia che non si
rassegna, l'Italia che ci crede, l'Italia che ce la può fare. Un paio di mesi
fa, probabilmente, molti degli interpellati avrebbero preferito non rispondere
per comprensibile sfiducia. Del resto, nelle ore dell'agguato a Prodi,- al
governo del risanamento e dei conti in ordine -, nei giorni bui dei pugnalatori
prezzolati, delle arroganti dichiarazioni del principale esponente del fronte
opposto, dei sondaggi a picco, chi avrebbe mai scommesso sulla possibilità di
una rimonta sul Pdl? Recupero, invece, che tra due settimane, il 13 di aprile,
potrebbe diventare uno straordinario sorpasso sul filo di lana. Sicuramente
Walter Veltroni sta trasformando una sicura sconfitta
in una possibile vittoria in tre mosse. La decisione di far correre il Pd da
solo accantonando l'alleanza con la sinistra radicale e sulla base di un
programma riformista. Un grande cambiamento in un sistema stagnante che sta
convincendo numerosi cittadini ad uscire da limbo dell'antipolitica. Il pullman
del leader che alla fine del viaggio avrà toccato da un capo all'altro della
penisola 108 province italiane. Un rapporto diretto con le persone che ha
invecchiato di colpo il solito copione delle campagne televisive restituendo
agli elettori il diritto a una democrazia autentica e non taroccata. La
crescita non solo numerica del Pd che soltanto un anno dopo lo scioglimento di
Ds e Margherita è ormai stabilmente un pilastro portante del sistema politico
italiano. Mentre il futuro del centrodestra è sempre più nelle mani di un
ultrasettantenne presidente-padrone. Ma adesso il gioco si fa duro e lo sforzo
della intera squadra Pd (D'Alema, Fassino, Franceschini, Bersani, Bindi,
Rutelli, Finocchiaro e le altre centinaia di candidati) deve concentrarsi sugli
indecisi (se votare) e sugli incerti (per chi votare) puntando a convincerne il
maggior numero possibile. Sono, secondo gli ultimi sondaggi, il 10%: 3,8
milioni di elettori, la maggior parte dei quali orientati verso il Pd. Per superare Berlusconi basterebbe che Veltroni riuscisse ad assicurarsi un po' più della metà degli
indecisi-votanti: due milioni e mezzo di voti in due settimane. Certo che è
difficile. Certo che si può fare e a questo serve la Domenica dei Democratici
con 12mila gazebo sparsi nelle piazze di 6mila comuni italiani. Questa
volta però dobbiamo crederci tutti e non solo chi è impegnato direttamente
nella campagna elettorale. Mai come in queste elezioni diventa fondamentale la
figura dell'elettore che si fa parte attiva, che si mobilita per spiegare qual
è la posta in gioco e per convincere chi ancora non lo è. In questa
mobilitazione appassionata e capillare, fondamentale come sempre il ruolo
dell'"Unità": 750mila copie sono oggi in piazza con il Pd, tiratura
che ricorda quella degli anni eroici e delle grandi vittorie. Un'altra
dimostrazione della forza e della insostituibilità di un giornale che da 84
anni è parte della storia migliore del nostro paese. Il giornale del lavoro e
della libertà.
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del DOSSIER LIDIA RAVERA SCRITTRICE Voto Pd perché promette onestà Perché
voterò partito democratico? Perché il Partito Democratico si è dotato di un
codice etico che promette onestà, sobrietà, democrazia nella rappresentanza,
spirito di servizio, severità verso chi accumula cariche, fa prevalere il suo
interesse privato sul bene comune, è rinviato a giudizio o condannato. Voterò
Partito Democratico perché spero che questo codice venga applicato, e che la
moralizzazione della classe dirigente e di governo incominci proprio di lì.
Avrei voluto vedere in lista più nomi della società civile, più donne , più
femministe. Avrei voluto poter esprimere una preferenza (il fattore umano è
così importante in politica!), la dò idealmente, a Giovanni Bachelet, numero 14
della lista Lazio
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La Palombara: punto sul Pd perché crede nel nuovo di Umberto De
Giovannangeli "Ciò che va premiato è il coraggio dell'innovazione. È la
determinazione a operare per realizzare anche in Italia una struttura politica
bipolare. Walter Veltroni ha
dimostrato di avere questo coraggio. Per questo va sostenuto". A parlare è
uno dei più autorevoli politologi americani: Joseph La Palombara, professore di
Scienze politiche alla Yale University. Professor La Palombara, perché
sostenere il Partito Democratico di Walter Veltroni?
"Per il coraggio dimostrato nel mettere mano a quello che ritengo il
"cancro" della vita politica italiana: la frammentazione delle forze
politiche. La nascita del Pd è un ammirevole tentativo di realizzare in Italia
una struttura bipolare. Mi lasci aggiungere che il "cancro" della
frammentazione ha inciso soprattutto nel campo progressista e di sinistra, la
cui frammentazione ideologica ha avuto nefaste ricadute nella frantumazione
partitica. Non è cosa di tutti i giorni decidere il superamento di due forze
politiche radicate, con un significativo bacino di consensi, quali erano i Ds e
la Margherita. Un atto di innovazione, politica, culturale, identitaria, tanto
più ammirevole perché il Pd non intende essere e non è la mera sommatoria dei
due partiti sciolti né un ragionieristico assemblaggio di vecchi apparati. È
qualcosa di ben più ambizioso, e questo coraggio di innovare è degno di essere
sostenuto. Ma c'è un'altra ragione, non meno importante, per la quale il Pd
merita sostegno...". Qual è questa seconda ragione? "Evitare un
ritorno al passato. Lo dico da cittadino americano prim'ancora che da
politologo. Una Italia che si affida al vecchio, e non è una sottolineatura
anagrafica ma politico, Silvio Berlusconi è una Italia
che resta ancorata ad una concezione subalterna, se non prona, nel suo rapporto
con gli Stati Uniti. Sarebbe davvero amaramente anacronistico constatare che
mentre l'America saluta senza rimpianti, ma con sollievo, la fine della
Presidenza Bush, l'Italia riproponga alla sua guida un leader che aveva
acriticamente avallato il fallimentare uinalteralismo dell'amministrazione
Bush". In Italia si discute anche sull'ipotesi di un "pareggio" il
14 aprile. Se così dovessere essere, quale priorità il Pd dovrebbe darsi?
"Quella di essere parte diligente nel rimettere mano alla terribile legge
elettorale in vigore, giustamente definita una "porcata". Riformare
la legge elettorale in modo da ridurre fortemente il numero dei partitini. Un
impegno a cui sono certo Veltroni non si sottrarrà,
nella consapevolezza che la riforma elettorale è parte fondamentale di una più
generale riforma della politica e delle istituzioni repubblicane".
( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Savater: in Italia avete la peggior destra d'Europa di Toni
Fontana Fernando Savater, filosofo e scrittore (tra gli spagnoli è il più
tradotto in Italia e nel mondo) è soddisfatto per il "grande
successo" del piccolo partito, Union Progreso y democrazia, che ha fondato
assieme a un gruppo di intellettuali progressisti. Snobbato dalle tv e privo di
finanziamenti ha ottenuto più di 300mila voti ed eletto un deputato. "Non
vengo nel vostro Paese da quasi un anno, ma ci verrò presto. Leggo, mi tengo
aggiornato, consulto i giornali che, in questo periodo, sono stati la mia unica
fonte di informazione sull'Italia". E che idea si è fatto? "Beh, è
sorprendente e preoccupante che la destra di Silvio Berlusconi
possa rappresentare ancora un'opzione, una scelta. Questo mi pare decisamente il
rischio maggiore che sta correndo il vostro Paese. È altrettanto evidente che
le forze di centrosinistra, progressiste, non sono state in grado di cementare
un'allenza sufficiente solida. C'è di che preoccuparsi davvero". Che cosa
non le piace di Berlusconi?. "Quella italiana è
la peggiore destra dell'Europa, la meno affidabile, è una destra che ha puntato
sulla manipolazione dei mezzi di comunicazione, che non può attirare consensi,
che non ha alcun fascino, che fonda il proprio pensiero solo sui soldi. Non
vorremmo davvero rivedere l'Italia degli scandali". In Spagna il PD è
oggetto di molte attenzioni sulla stampa. Lei che è idea si è fatto sulle
affinità e sulle differenze con la forze del centrosinistra spagnolo?
"Ogni Paese ha la sua storia e soprattutto la sua classe politica. I
partiti spagnoli sono differenti da quelli italiani. Credo, e mi auguro, che quella di Walter Veltroni sia una
forza progressista di tipo nuovo, affidabile e concreta e soprattutto che non
scelga la divisione e il frazionamento. Mi pare che anche in Italia non
manchino le incomprensioni tra chi si oppone alla destra. Qui in Spagna ne
sappiamo qualcosa con Izquierda Unida". Come valuta il risultato
del suo partito nelle recenti elezioni spagnole? "Sono molto soddisfatto,
abbiamo dovuto affrontare molte e serie dufficoltà, ci siamo scontrati con il
silenzio dei mass media e tuttavia siamo riusciti ad eleggere un deputato ed
abbiamo ottenuto più voti di altri partiti che hanno eletto sei parlamentari,
ad esempio del Pnv (partito nazionale basco Ndr). Posso dire che, in queste
condizioni, il nostro è stato un ottimo risultato". Quando verrà in
Italia? "Il 20 aprile, nell'ambito del Festival della Filosofia,
parteciperò ad una tavola rotonda sul tema "etiche della rivolta.
1968-1989" che si terrà all'Auditorium di Roma".
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi apre, ma Calderoli: stramberie No
al duello tv: "Non si può, è la legge" [FIRMA]ANTONELLA RAMPINO ROMA
In una campagna che è uno stanco road-show ieri svettavano due temi, la
polemica Berlusconi-Calderoli sul voto agli immigrati,
e quell'araba fenice che è diventato il confronto tv Berlusconi-Veltroni. Il Cavaliere ha lanciato l'idea di "stabilire
i criteri per il voto degli immigrati alle amministrative", e tra questi
anche la conoscenza della lingua italiana oltre al posto di lavoro, e Calderoli
l'ha rimbrottato a muso duro, "stramberie, la Lega è contraria".
Subordinando quel voto all'acquisizione di cittadinanza, e
costringendo Berlusconi a tenere il punto, "quando saremo al governo ne
parleremo". Quanto al duello tv, sfumata anche l'ipotesi Mentana, dopo che
Berlusconi non è potuto andare da Vespa per la disdetta di Veltroni, e così a parti rovesciate per la trasmissione di Annunziata, Berlusconi è tornato a dire "Non si può fare, è la legge che lo
vieta". Immediata replica dei veltroniani tutti, al grido "Berlusconi ha paura", e di Veltroni
medesimo, "è un dovere di democrazia". Il fatto è che al centro
dell'attenzione dei politici c'è il voto disgiunto. Fausto Bertinotti lo ripete
ogni volta che può: "In Lazio, il voto per noi è utilissimo: se il Pd va
bene e noi pure, togliamo un seggio a Berlusconi, e in
Emilia Romagna, scontati i due senatori nostri, ne potremmo strappare anche qui
uno in più al Pdl". E' lo splitting: chi vota Pd nelle regioni in cui notoriamente
è forte, Toscana, Emilia Romagna, Umbria non disperde il voto se lo dà, per
Palazzo Madama, alla Sinistra Arcobaleno. Più a rischio invece il discorso
nelle undici Regioni contendibili (e tra queste c'è anche il Lazio, dove il Pd
era dato in rimonta solo nelle ultimissime ipotesi). Tant'è che Veltroni ha cominciato a sfumare il messaggio sul "voto
utile", e prossimamente parlerà di "voto per il governo". Ma
ieri era "l'Unità" a dar voce in mezza pagina a "Udc e sinistra
che tolgono il sonno al Pdl". Per carità, nessun accordo politico con la
Sinistra, anche perché sarebbe impossibile orientare il voto mirandolo al
risultato, ma l'establishment del partito, vedi in Emilia Pierluigi Bersani e
Mauro Zani, ha già strizzato l'occhio "sinistro". "E' ovvio che
non c'è nessuno scambio possibile di voto, e tuttavia in molte Regioni, e in
particolare quelle in cui la vittoria del Pd è certa, ogni seggio conquistato
alla Sinistra arcobaleno è un seggio tolto alla destra", osserva Franco
Giordano. L'esempio principe che fa il segretario di Rifondazione è la
Lombardia: "Se passiamo con l'8 per cento prendiamo 4 senatori: uno lo
togliamo al Pd, ma a Berlusconi gliene facciamo fuori
3". Lo splitting interessa anche il Cavaliere, che ieri ha lanciato un
grido, "informatevi sulla legge elettorale prima di votare", e ha
martellato contro Casini, "ogni voto non dato al Pdl va dritto a Veltroni". Casini è perfettamente consapevole di poter
esser beneficiario di splitting: "L'obiettivo di chi magari alla Camera
vota Pdl e in Senato per noi potrebbe essere quello di limare un po' le unghie
a Berlusconi e, soprattutto, alla Lega",
ragionano nel suo staff. E Berlusconi lo stesso
pericolo lo corre, ovviamente, anche con Storace-Santanchè. La campagna
elettorale procede dunque con duelli a distanza. Veltroni
si concentrerà prossimamente sui costi della politica, "è il tema più
forte del momento, specie se messo a confronto col crescere del costo della
vita", assicura Stefano Ceccanti. Berlusconi ha
ieri tentato di anticiparlo con un flebile messaggio, "se abolissimo le
Province, senza licenziare nessuno, risparmieremmo dieci milioni di euro
l'anno", come dire una goccia in meno nel mare. Ma tenendo il punto con la
Lega sul voto agli immigrati, il Cavaliere dimostra cosa teme: l'addio al voto
moderato, e il via allo splitting con l'Udc.
( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 77 del 2008-03-30
pagina 3 sfida d'immagine di Omar Sherif H. Rida Forse non tutti sanno che
Gianni Alemanno oltre a essere il candidato sindaco di Roma del Pdl è un
appassionato di alpinismo, nonché iscritto al Club Alpino, nonché nel 2004 capo
spedizione onorario nella scalata del K2 per il cinquantenario della conquista
italiana della seconda vetta del mondo. Il suo sogno, ha confessato più volte,
è quello di "conquistare" almeno una volta un ottomila, vale a dire
una delle grandi montagne himalaiane. Provetto paracadutista, Alemanno vive in
un attico alla Balduina mentre il suo rivale nella corsa al Campidoglio,
Francesco Rutelli, abita agli antipodi della capitale, all'Eur, in una villa
super-blindata, ha una passione per la Lazio, per le vacanze all'Ultima
Spiaggia di Capalbio, i week-end a Sabaudia e negli ultimi giorni, pare, per il
ciclismo. Anche se si fa fotografare in bici sul greto del Tevere con il
cavalletto abbassato. Il primo turno del 13 e 14 aprile si avvicina e mentre le
pagine dei quotidiani abbondano di righe sui programmi e sui temi che dominano
l'agenda della campagna (rifiuti, sicurezza, trasporti, eccetera) sottotraccia
si sta giocando un'altra sfida, altrettanto fondamentale nell'epoca della
videopolitica. La cosiddetta sfida dell'immagine, una partita parallela che
vincerà chi dei due riuscirà a fare presa sul lato emozionale, istintivo
dell'elettorato, in cui privato e pubblico inevitabilmente si mescolano e in
cui ogni dichiarazione, gesto, azione rimanda a un significato che è sì
metapolitico ma altrettanto capace di spostare voti. Questa volta ad aprire le
danze è stato Francesco Rutelli. Impermeabile chiaro d'ordinanza, taccuino da
cronista d'agenzia alla mano, con il suo tour d'ascolto della città pre-discesa
in campo il candidato del Pd ha recitato il ruolo di colui che tornava sul
luogo del delitto, dell'ex sindaco che dopo sette anni trascorsi sulla ribalta
politica nazionale ricominciava da lì dove tutto era cominciato. Una
costruzione scenica ideata a tavolino: "Ascolterò la gente e poi deciderò
se candidarmi", ripeteva freneticamente il vicepremier uscente. Ma si
trattava di un bluff. Perché mentre teneva tutti con il fiato sospeso, nel
centrosinistra l'accordo sulla sua nuova scalata al Campidoglio era in realtà già
blindato da settimane. Differente invece il percorso che la storia di questa
campagna ha riservato a Gianni Alemanno. Dapprima il valzer delle candidature
all'interno del Popolo della Libertà: Franco Frattini, Giorgia Meloni, Giuliano
Ferrara, Maurizio Gasparri erano di volta in volta in pole position per il
Campidoglio. Un momento in cui il "federale" ricopre il ruolo di
tessitore d'alleanze. Poi improvvisa, ecco la "nuova chiamata" che arriva dopo la sconfitta subita due anni fa contro Walter Veltroni. "Dove eravamo rimasti?", è il grido di battaglia con
cui Alemanno si ripresenta ai romani. E allora via con il frenetico giro dei
municipi e nei gazebo del Pdl. Via con il riproporre buona parte del programma
del 2006, seppur in versione attualizzata e corretta. Proprio come in
una campagna pubblicitaria, la trama è cambiata una volta esaurita la fase di
lancio del prodotto. Così nelle ultime settimane i due contendenti hanno
abbandonato impermeabili chiari e scarpe comode per recuperare il loro aplomb
istituzionale. Rutelli ministro dei Beni culturali sblocca i lavori della Metro
C nella tratta centrale "per fare un regalo alla città". Alemanno
firma a Corviale il "Patto per Roma" con Berlusconi
e Fini, incassa l'appoggio dell'Ump di Sarkozy ed evoca la "tolleranza
zero" adottata da Rudy Giuliani a New York per affrontare il tema
sicurezza. L'escalation del conflitto mediatico ci sarà invece martedì 8
aprile, quando scoccherà l'ora dello "scontro finale": il primo
confronto diretto tra i due alla Casa dell'Architettura. Poi (forse) verranno
le sfide televisive con tanto di inevitabili citazioni del celebre duello tv
Kennedy-Nixon del 1960. "Cicciobello" contro "Lupomanno".
La lista degli under 30 contro quella del "patto delle quattro S"
targata Assoforum (sicurezza, salute, solidarietà, sviluppo). L'Ultima Spiaggia
contro il K2. E allora tutti in poltrona perché, c'è da scommetterci, non sarà
solo politica... ma forse qualcosa di ancora più importante. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I potenti di Cosenza
alla finestra: voto col cuore in gola per i 6 senatori Una manciata di voti separano Berlusconi da Veltroni nella regione più in bilico d'Italia. Nessuno sa quantificarla
con precisione, ma sembra che ci siano settemila voti ballerini a favore dei
Democratici. Un soffio. Basta un piccolo Comune che cambia segno, una 'ndrina
che posa la sua mano su una lista, un cacicco locale vendicativo: sono in ballo
6 senatori che valgono oro per chi vincerà. "La situazione è in
equilibrio, non c'è stata ancora una vera mobilitazione nel territorio",
ammetteva l'altro giorno a Reggio Calabria Nicola Adamo (capogruppo del Pd alla
Regione ed ex segretario Ds) mentre aspettava Veltroni
sotto la pioggia. Ma la domanda che davanti al cinema Odeon si facevano tutti
era: "Agazio è venuto?". Eccolo Agazio Loiero sul palco accanto a Veltroni: un ottimo segnale per i Democratici perché il
presidente della Regione e i suoi uomini possono decidere la partita. Eppure
fino a qualche giorno fa lo trattavano come uno da far dimenticare: come capita
a Prodi. Ma Loiero i voti ce l'ha in proprio e sono più di quella manciata. E
allora è cominciato un appassionato corteggiamento. Telefonate di recupero da
parte di Marco Minniti e Veltroni che hanno commesso
l'errore di non candidare i portatori di voti pesanti del Partito Democratico
Meridionale (ora confluito nel Pd) come il senatore di Reggio Calabria Pietro
Fuda e Ottavio Bruni. Quest'ultimo si è dimesso da presidente della provincia
di Vibo Valentia pensando di correre per la Camera. Invece è rimasto a spasso.
Per recuperare Bruni, già con un piede nell'Udc, Loiero lo ha nominato
sottosegretario alla presidenza. Venerdì scorso Veltroni
stava parlando pacatamente nell'ex convento domenicano di Vibo. In un angolo del
chiostro Bruni si sfogava in modo meno pacato: "Questa è la seconda volta
che ci fregano. Anche nel 2006 Vibo non ha avuto un suo rappresentante. Non
dico che debba essere io, il nome non conta...". Certo, il nome non conta
mai.... Ma il signor Bruni, che con uno schiocco di dita raccoglie 8 mila voti,
aggiungeva sibillino: "Noi, per senso di appartenenza, votiamo Pd, ma il
15 aprile faremo i conti". Tanto per capirci: Minniti dovrà rimangiarsi di
aver detto che nel 2009 si torna a votare alla Regione. Tutti gli uomini di
Loiero sono ex Margherita scissionisti. Tra questi quello che preoccupa di più
è Mario Pirillo, potente assessore all'Agricoltura con base elettorale a
Cosenza. In fondo Bruni e lo stesso Loiero si daranno da fare perché sono stati
compensati con la candidatura di due fedelissimi alla presidenza delle province
di Catanzaro e di Vibo. "Se va male per il Pd - spiega Loiero davanti al
teatro Politeama di Catanzaro - anche io ne subisco le conseguenze. Possiamo
vincere, ma qui conta l'insediamento elettorale nel territorio". Eccome se
conta. A Cosenza, per l'appunto, è Mario Pirillo a fare la differenza. E lui,
che non ha potuto candidare se stesso o un suo uomo, è ancora fermo sulla riva
del fiume con i suoi 10 mila voti. Potrà sembrare paradossale, ma in questa
terra martoriata da omicidi, disoccupazione a due cifre, arresti di politici,
malasanità, c'è il "fattore Pirillo" che potrebbe decidere a chi
andranno quei 6 senatori che valgono oro. Ed è quindi Cosenza, l'ex fortezza rossa
della Calabria, ex feudo socialista di Giacomo Mancini, che Berlusconi
deve espugnare. Qui si concentra il 42% dell'elettorato calabrese ed è
custodito il tesoretto di voti del Pd. L'altro giorno è dovuto venire Minniti a
rianimare i passivi ex compagni Ds. Nella lista del Senato, nei primi sei
posti, gli amici della Margherita hanno fatto la parte del leone mentre di loro
non c'é traccia. Adamo sdrammatizza con ironia: "Non è vero. A
rappresentare gli ex Ds c'è Franco Bruno...". Si dà il caso che Franco
Bruno è l'ex segretario regionale della Margherita, numero due dopo il prefetto
De Sena. Che bisogna espugnare la città dei Bruzi lo hanno spiegato bene a Berlusconi e lui ieri sera come un'aquila è piombato a
Piazza Fera e l'ha riempita. "Io ho insistito molto affinché venisse e lui
ha capito subito l'importanza della sua presenza", ci racconta il senatore
Antonio Gentile che per il momento ha messo da parte gli acidi contrasti con
Jole Santelli. Che dopo il comizio di Berlusconi
esulta felice: "Cosenza è stata espugnata e ora possiamo conquistare tutta
la Calabria". I Democratici hanno subito preso le contromisure. L'8 aprile
a Cosenza arriva Veltroni e vogliono riempire un'altra
grande piazza, quella davanti al Municipio, con in prima fila il sindaco Pd
Salvatore Perugini. Hanno chiesto e ottenuto da Veltroni
di spostare il suo comizio dalle 10,30 al pomeriggio per potere anche loro fare
il pieno. Non sarà facile per il Pdl agguantare la Calabria, anche se il
capolista al Senato Nitto Palma sfodera un sondaggio che lo dà avanti di un
punto e mezzo. Non mancano vecchie faide e gli arrabbiati. L'ex Udc Nucera,
passato al Pdl con Galati, è finito al settimo posto nella corsa per Palazzo
Madama. L'ex sindaco di Crotone, Pasquale Senatore, ha lasciato An per
candidarsi con La Destra di Storace. E poi quell'entusiasmo che i berlusconiani
vogliono vendersi, non si vede in giro. "C'è apatia, indifferenza,
rassegnazione, delusione per le promesse mancate. I tentacoli della piovra sono
ovunque, la Calabria è sotto il dominio della 'ndrangheta. Ma noi abbiamo il
dovere di rianimare la speranza, altrimenti sprofonderemo nell'abisso".
Parola di monsignor Salvatore Nunnari, vescovo di Cosenza.
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La competitività del
sistema, politiche che non siano di breve periodo, che abbiano una conclusione
e una continuità". In visita del Nord Est, in una delle aree del Paese
economicamente più vivaci, Giorgio Napolitano ha esortato a trovare punti di
incontro su questioni su cui si gioca l'interesse del Paese. Per una curiosa coincidenza,
l'appello del Capo dello Stato è caduto nei giorni in cui la campagna
elettorale, cominciata con reciproche promesse di rispetto per gli avversari e
controllo dei toni della propaganda, sta tornando al vecchio stile
quarantottesco italiano. "Bipartisan", cioè condiviso da entrambe le
parti: questa è stata per molto tempo la parola magica. Negli anni della Prima
Repubblica, ad esempio, bipartisan era considerata la politica estera, e
nessuno, anche all'opposizione, si sognava di mettere in discussione la
collocazione internazionale dell'Italia. Bipartisan è stato fino a un certo
punto il rispetto della Costituzione e del Parlamento, così come la
concertazione con le parti sociali. Poi è cominciata l'epoca in cui ogni
schieramento, appena arriva al governo, si dedica a cancellare le riforme fatte
da chi lo ha preceduto (vedi le pensioni), invece di proporne di nuove e
cercare il consenso dell'opposizione. Ora invece Veltroni e Berlusconi si promettono, anche in caso di pareggio, disponibilità per
costruire una collaborazione in Parlamento per fare le riforme necessarie in
modo, appunto, bipartisan. Ce ne sarebbero, in effetti, materie su cui
confrontarsi: a cominciare da quelle economiche ricordate dal Presidente
Napolitano, dalla flessibilità in materia di lavoro, dalle politiche
culturali (è di questi giorni un appello in senso bipartisan proposto dallo
scrittore Alain Elkann e firmato da oltre un centinaio di noti intellettuali e
professionisti di tutte le parti). Chissà se queste promesse saranno mantenute,
dopo il 14 aprile. Oppure se un minuto dopo la pubblicazione dei risultati, le
risse dentro e fuori il governo, quale che sia il governo, riprenderanno come e
peggio di prima. Sarebbe molto importante riscoprire che governare è
innanzitutto fare quel che si deve, e non ciò che si vuole.
( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 77 del 2008-03-30
pagina 10 Lenzuolate e troppi partiti Alle urne si rischia il caos di Paola
Setti Dal "Loto" al "Meda" proliferano i contrassegni
sconosciuti. Non aiuta l'election day che accorpa amministrative e politiche.
Caso limite a Palermo: 42 liste fra Regione, Camera e Senato da Milano Il Sacro
Romano Impero e il Nucleo Tremmista Nazionale non ci saranno. Insieme a circa
150 altri sconosciuti signori che hanno fatto la faticaccia burocratica di
depositare il simbolo al Viminale, ma poi non sono riusciti a presentare le
liste. E per fortuna. Già così c'è una tale confusione che l'allarme è
bipartisan, da Silvio Berlusconi a Francesco Rutelli
tutti si stanno premurando di mettere in guardia gli elettori. Perché già i
simboli dei due partiti maggiori, Pd e Pdl, sono inediti sulla scheda
elettorale, e per farli memorizzare altro non si può fare che proseguire con il
martellamento mediatico, mostrandoli ogni volta che si può. Di più, il cerchio con il nome di Silvio Berlusconi e quello
con il nome di Walter Veltroni rischiano di finire annegati in mezzo a macchie di colore tanto
fantasiose quanto dispersive, dal Movimento europeo diversamente abili, il Meda
di tal Sergio Riboldi che è riuscito a candidarsi in più circoscrizioni dalla
Calabria all'Umbria al Veneto, alla Lista dei Grilli parlanti che,
confusione nella confusione, non ha nulla a che fare con Beppe Grillo e infatti
indica Renzo Rabellino candidato premier, a svariate liste che spuntano qua e
là, a seconda delle regioni. E poi c'è l'aggravante election day. Lo aveva
detto, osteggiandolo, il centrodestra all'unisono, che costringere i cittadini
a votare nello stesso giorno anche per Comuni, Province e Regioni, oltre che
per Camera e Senato, sarebbe stato come mandarli allo sbaraglio. Poi, potenza
di un Paese dove ogni euro va risparmiato, nessuno se l'è sentita di
differenziare le date. Risultato: più di 9 milioni di italiani, in 8 province e
426 comuni, sono chiamati a scegliere la metà del mondo, dal consigliere di
circoscrizione al premier. In Friuli Venezia Giulia e in Sicilia si vota anche
per la Regione. Così adesso siamo agli avvisi. Quello di Francesco Rutelli, per
dire, che da candidato sindaco di Roma è preoccupato: "Le elezioni del 13
e 14 aprile saranno complicate per gli elettori che avranno 5 schede. Spero che
non ci siano troppi affollamenti nei seggi, credo che si stia facendo tutto il
possibile al ministero degli Interni perché non si ripeta quello che è accaduto
alcuni anni fa quando ci fu grande caos". E un appello al Viminale lo ha
lanciato anche Berlusconi. Per l'allarme brogli, sì
perché c'è pure quello: "Chiediamo un impegno al ministero dell'Interno in
considerazione del fatto che in un gran numero di seggi si è seguita una
procedura assolutamente irregolare" ha detto annunciando che "stiamo
arruolando i difensori del voto, gente con capacità dialettica in grado di
restare lì dal sabato fino a quando si apriranno le schede per controllarne la
regolarità". Poi il leader del Pdl l'ha detta con una battuta: "Io
penso per esempio a Roma dove ci sono schede lenzuolo e penso alla difficoltà
che potranno avere le persone anziane come me". Prendere i siciliani per
credere. Dovranno raccapezzarsi fra cinque candidati alla presidenza della
Regione, a Palermo, per dire, le liste collegate sono dodici. Sulla scheda per
la Camera e per il Senato troveranno altri 15 simboli, compresi il partito
liberale italiano e la lista per il bene comune, tanto per non sbagliare. Non
va meglio nel resto d'Italia. La media dei simboli presenti sulla scheda per il
Parlamento è di 16, e ogni regione ha le sue stravaganze, dalla lotta per lo
zero virgola in Lazio de "Il Loto" a quella fra i partiti radicati
sul territorio, Sardigna Natzione e Partito Sardo d'Azione in Sardegna, Union
fur sudtirol e Die freiheitlichen in Trentino Alto Adige, l'Intesa veneta e la
Liga Veneta Repubblica in Veneto. E chi più ne ha più ne metta. Istituire dei
premi per chi azzecca tutte le croci sulla scheda? © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 77 del 2008-03-30
pagina 6 "Ogni voto a noi è contro la mafia Tre anni fa il Pd meno
schizzinoso" di Adalberto Signore nostro inviato a Catanzaro Una qualche dimestichezza
con le campagne elettorali il Cavaliere ce l'ha. Eppure, durante la lunga
trasferta calabrese, più d'una volta Silvio Berlusconi
non nasconde una certa sorpresa. Pochi minuti dopo l'atterraggio a Lamezia
Terme, per esempio, quando sulla statale che lo porta al T Hotel per un veloce
cambio d'abito oltre venti enormi tir quasi bloccano il traffico strombazzando.
Sui lunghi autoarticolati campeggia enorme la scritta "Presidente, la
Calabria è con te" e il simbolo del Pdl. Tanto gradisce il Cavaliere la
sorpresa che gli ha organizzato l'ex Udc Pino Galati che arrivato in albergo
decide di godersi la sfilata dal terrazzo della sua stanza. E pure a Catanzaro
un pizzico interdetto rimane quando una cronista locale si prende la briga di
"una breve premessa" alla sua domanda: "Presidente, lei è
bellissimo...". Eppoi a sera c'è la rossa Cosenza con l'ultimo bagno di
folla in piazza Bilotti dove lo accolgono ventimila persone. Un certo effetto
lo fanno anche a chi con le platee importanti ha confidenza. "Una piazza -
spiega l'azzurra Jole Santelli - che riempiva solo Almirante. Il termometro del
fatto che in Calabria sarà un successo". Insomma, una trasferta un po'
fuori dagli schemi quella in terra di Calabria. Con un Berlusconi
che non a caso sprizza buon umore. "Mi hanno strattonato, abbracciato e
baciato. I colpi di rossetto sono di rigore", dice aprendo la conferenza
stampa a Catanzaro. Eppoi rivolto al presidente dell'ordine dei giornalisti
calabrese che gli sta a fianco: "Venga anche lei sul palco, altrimenti
dicono che è un nano...". E quando sbaglia la citazione di una
trasmissione tv (Colorado Cafè va in onda su Italia 1 e non su Canale 5, lo
correggono) rilancia: "Vedete che di televisione non capisco nulla. Ho
fatto bene a cambiare lavoro...". Della campagna elettorale, però, non si
dimentica. E la replica a Walter Veltroni - che
proprio da Catanzaro venerdì aveva chiesto alla 'ndrangheta di "non votare
il Pd" - è durissima. "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia
stato così schizzinoso", dice riferendosi alle ultime elezioni regionali e
ai guai giudiziari della giunta guidata da Agazio Loiero. Sul punto è
stato debitamente aggiornato durante un conciliabolo in aereo con il segretario
del Pri Francesco Nucara. "Non è ammissibile - continua - che due terzi
dei consiglieri regionali siano indagati, forse ci sono gli estremi per lo
scioglimento e il commissariamento della Regione". E ancora: "Il
primo dovere di uno Stato è garantire la legalità, senza la quale non c'è la
libertà. Una questione che il governo Prodi ha totalmente dimenticato".
Insomma, attacca il Cavaliere, "nessuno ci dia lezioni su come combattere
la criminalità" perché "ogni nostro voto fa un voto contro la
mafia". Si parla anche del confronto tv con Veltroni.
Che, dice l'ex premier, "è impossibile perché vietato da una legge insulsa
come quella sulla par condicio" che impone il faccia a faccia non con uno
ma con tutti i candidati premier. Insomma, "sarebbero più di cento
confronti tra i vari leader". Detto questo, "non ho paura di
nessuno", tantomeno del segretario del Pd. "Mi sarebbe agevole
metterlo sotto - dice - perché lui è uomo di parole mentre io sono uomo di
fatti". Poi affonda sulla pensioni: "Veltroni
ha detto che avrebbe aumentato di 400 euro le minime. In tanti hanno pensato
che si trattasse di un dato mensile, invece è annuale. Vuol dire 30 euro al
mese, un euro al giorno. Mi pare un po' poco...". E ironizza sui sondaggi:
"È dall'inizio della campagna elettorale che sento Veltroni
annunciare il suo progresso e il nostro regresso, a quest'ora sarà sopra di noi
del 130%...". Sceglie invece di non rilanciare la polemica su Camillo
Ruini, dopo le critiche arrivate da Pier Ferdinando Casini: "A lui non
replico, essendoci di mezzo un cardinale che stimo molto. Loro hanno detto una
cosa di lui che non era vera e io l'ho solo difeso. Non sanno più a cosa
attaccarsi". Perplesso, poi, sui troppi simboli che saranno sulla scheda
elettorale: "Trentacinque sarà un disastro". E apre a Gianfranco Fini
sulla possibilità di "valutare la concessione del voto amministrativo agli
stranieri": il prossimo governo "valuterà i criteri". Infine,
una rassicurazione: "Se vinciamo le elezioni mi impegno a governare cinque
anni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Comunali Montiglio
presenta le liste [FIRMA]ENRICA CERRATO ASTI Tamburi di Palio, sventolar di
bandiere dei borghigiani di San Secondo, astigiani al mercato e campane suonate
a distesa da don Gallo: questa l'immagine di Asti che il ministro Antonio Di
Pietro porterà con sè come ricordo del suo tour elettorale in Piemonte.
Arrivato quasi puntuale alle
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
STRESA. AL
PALACONGRESSI L'EX MINISTRO STANCA Pdl, pressing sugli indecisi Zacchera
punzecchia la Lega [FIRMA]MARIA ELISA GUALANDRIS STRESA "Mi rivolgo a voi
perché sappiate convincere quel trenta per cento di elettori ancora
indecisi". Così il senatore Lucio Stanca, ex ministro per l'Innovazione
tecnologica del governo Berlusconi e candidato alle
prossime politiche ha aperto il suo intervento ieri al Palacongressi di Stresa
nel corso del convegno del Popolo delle Libertà. Stanca ha illustrato i punti
chiave del programma: "Innanzitutto l'identità, che è quella della grande
famiglia dei popolari europei. I valori sono libertà, individuo e famiglia
contro il relativismo della sinistra". Secondo punto è lo sviluppo:
"Abbiamo perso la capacità di competere per l'eccessiva pressione fiscale,
la mancanza di infrastrutture e la burocrazia". Infine, sicurezza e
giustizia: "Non si può vivere con la paura a girare la sera in
città". Accanto al coordinatore provinciale di Forza Italia Valerio
Cattaneo, in lista per la Camera, che ha espresso soddisfazione per i 600 presenti,
i parlamentari Marco Zacchera (ricandidato alla Camera) e Valter Zanetta (in
corsa per il Senato). Zacchera, che ha sottolineato la partecipazione di molti
giovani al convegno, ha aggiunto una nota polemica nei confronti della Lega
Nord: "Non bisogna votare chi fa la campagna elettorale con le battute di
spirito". "Abbiamo tre candidati del Vco in posizione eleggibile:
significa che a Torino la provincia è molto considerata", ha affermato
Zanetta. "Dobbiamo restituire alle persone la fiducia", ha annunciato
il coordinatore regionale di Forza Italia Guido Crosetto. L'ex presidente della
Regione Enzo Ghigo ha parlato di un'amministrazione piemontese tornata al
"Torinocentrismo". "Bisogna convincere
quelli con la puzzetta sotto il naso a non votare Veltroni, che ha
ricandidato chi ha dissanguato l'Italia - ha esortato il gran capo piemontese
di An Ugo Martinat -: grazie a Prodi siamo l'unico Paese in Europa che non ha
firmato la moratoria per bloccare per altri due anni l'ingresso dei romeni
senza contratto di lavoro". L'unico leghista in sala era il sindaco
di Domodossola Michele Marinello che, interrogato sulle parole di Zacchera, ha
risposto con un "non ho sentito niente". Durante il dibattito è anche
stato presentato il candidato sindaco a Villadossola, espressione del Pdl,
Roberto Viroletti.
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi: duello tv impossibile E apre
sul voto agli immigrati "Pier Ferdinando non sa più a che cosa attaccarsi"
Il Cavaliere a Veltroni: nessuno può darci lezioni
sulla mafia. Tre anni fa il partito di Walter non fu poi così schizzinoso
CATANZARO - Silvio Berlusconi arriva in Calabria, una
delle regioni in bilico tra centrosinistra e centrodestra, e lancia un duro
atto d'accusa a Walter Veltroni che proprio qui
venerdì aveva tuonato contro la 'ndrangheta: mafiosi non votateci. Il Cavaliere
ribadisce la sua contrarietà a un duello tv con il leader del Pd ("è
impossibile, la par condicio lo vieta "), e a sorpresa lancia l'idea di
dare il voto agli immigrati per le amministrative. Il tema della legalità in
una regione che ha molti consiglieri sotto inchiesta e alcuni in prigione
diventa un argomento di battaglia elettorale. Il capo del Pdl, infatti, oppone
all'avvertimento del suo competitor una constatazione aspra: "Peccato che
tre anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso". E subito dopo
aggiunge: "Nessuno può darci lezioni su come combattere la mafia. Oggi non
posso che confermare quanto dissi nel
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Il direttore di "Famiglia cristiana": il
capo del Pdl vuole ammaliarci ma è di cattivo gusto Don Sciortino: non si usa
il cardinale Ruini ROMA - "E' una strumentalizzazione. Un espediente per
ammaliare i cattolici e portarli dalla propria parte ". E' duro don
Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, nei confronti delle parole
di Silvio Berlusconi sul cardinal Ruini (sa "che
i voti dati a partiti diversi dal pdl sono persi"). Perché? "E' stata
un'uscita fuori luogo e fuori posto" Non crede che Berlusconi
abbia davvero riferito le parole di Ruini? "Per quel che ne so io il
cardinal Ruini non ha mai detto cose del genere. Quindi quando Berlusconi riporta il suo pensiero ne fa un uso indebito ai
fini della campagna politica". Un equivoco in buona fede? "La buona
fede in politica è tutta da dimostrare. Non si dice nulla se non c'è un
interesse a riguardo. Questo però in generale". E in questo caso specifico?
"Credo sia stato fatto un uso improprio della figura del cardinale.
Nessuno ha autorizzato Berlusconi a farsene
portavoce". Nel bene o nel male Ruini è molto presente nelle dichiarazioni
dei politici in questa campagna elettorale. "In alcuni casi ci si lamenta
che la Chiesa fa ingerenze. Quando fa comodo però la si tira in ballo". E
stavolta? "E' stata proprio tirata per i capelli". Sorpreso?
"No. In campagna elettorale tutti usano tutti i mezzi a propria
disposizione per avere consenso. Quanto questo serva al bene comune è tutto da
dimostrare". Ma la Chiesa appoggia o no Casini? "Come ha detto
monsignor Betori, segretario generale della Cei: la Chiesa non si
schiera". Però che Ruini sia lo sponsor di Casini è stato scritto.
"E' una forzatura". Ma è meglio Berlusconi o Veltroni? "Questo lo decideranno gli elettori liberamente sulla base
dei programmi presentati. Ben sapendo che a promettere sono tutti bravi, ma
raramente le promesse vengono mantenute". Questa è antipolitica? "No.
Ai miei lettori io ho dato il consiglio di esercitare comunque, al di là delle
delusioni, il diritto di voto. Ma pensiamo alle promesse di tutela della
famiglia: le hanno fatte tutti e abbiamo tasse scandinave e servizi da sud del
mondo ". Ma, sotto sotto, la Chiesa per chi tifa? "Monsignor Betori
l'ha detto: un Don Antonio Sciortino po' in tutti i partiti ci sono esponenti
cattolici. Quello che sta a cuore alla Chiesa è che i politici cattolici
dovranno tenere conto dopo le elezioni, della difesa della vita, della famiglia
e della dottrina sociale". Pensa che davvero ne terranno conto? "La
coerenza è un lusso per una politica ottusa e avida che continua ad aumentare i
propri privilegi senza rendersi conto che le famiglie sono diventate davvero
molto più povere e se non si farà qualcosa ci sarà una reazione molto
forte". Lei ha già deciso per chi voterà? "Un'idea ce l'ho. C'è
sempre il principio del minor male possibile". Casini? "Il voto è
segreto. Doppiamente per me che oltre agli elettori devo pensare ai miei
lettori". Virginia Piccolillo \\ Si accusa la Chiesa di ingerenze ma
quando fa comodo la si tira in ballo.
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Verso il voto Personaggi Caracciolo: io e "Ciarra" amici
da vent'anni Lui fascista? Da bambino "Ci piace mangiare la pajata. E'
diretto, forse troppo" ROMA - Ufficio di Carlo Caracciolo, viale
Cristoforo Colombo. Un luminoso doppio Schifano ravviva la raffinata stanza. La
candidatura di Ciarrapico è uno dei piatti forti della campagna elettorale.
Parliamo di un suo amico. Primo incontro? "Non lo ricordo. Forse vent'anni
fa. Nulla di memorabile". Primo impatto? "Persona subito simpatica.
Forse un po' troppo diretta, anche nelle sue manifestazioni verbali". Lei
è un principe Caracciolo. Ciarrapico è Ciarrapico. Mai avvertita una
differenza, diciamo, "sociale "? "Per niente". Ma lei,
Caracciolo, è stato un partigiano. Ciarrapico non ha mai rinnegato le sue
simpatie fasciste. Che amicizia è? "Normale. Dalla guerra è passato tanto
tempo. Nel '44 Ciarrapico aveva 10 anni. Forse sarebbe stato un insopportabile
bambino. Fascista, magari, ma bambino. E poi se ho chiuso i conti con Ajmone
Finestra, sindaco di Latina...". E cosa c'entra Ajmone Finestra? "Quando
comprai la tenuta a Cisterna di Latina scoprii che il sindaco era l'uomo della
Repubblica Sociale che nel
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE L'idea Bondi: allora Silvio affitti un cinema ROMA - Al momento, l'unica possibilità di vedere Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni in contemporanea in un programma tivù è quella a cui sta
lavorando Enrico Mentana per il suo Matrix dell'11 aprile: due interviste
parallele ai leader della durata di tre quarti d'ora circa. Di sfida a due
all'ultimo sangue, tra i fedelissimi di Berlusconi no, non
si vuole nemmeno sentire parlare. "Non si può fare, c'è la par
condicio", dice secco Sandro Bondi, l'unico in verità a prospettare una
mezza apertura: "In tivù non se ne parla, ma magari chissà, in un cinema,
un teatro, un luogo pubblico si potrebbe pure organizzare un faccia a faccia.
Perché mica Berlusconi ha paura di Veltroni,
ci mancherebbe altro...". E però l'idea, pur suggestiva, non convince
Fabrizio Cicchitto: "Un dibattito lo fai in tivù, o non lo fai, ma non si
vede perché noi dovremmo cedere al pressing di questi signori...", e
nemmeno Paolo Bonaiuti: "Di dibattito non se ne parla, perché la loro par
condicio non lo consente. Se la cancellano, facciamo tutto quello che vogliono,
non abbiamo certo paura di Veltroni, che non è Rocky
Marciano. Ma non è che le regole si applicano solo quando fanno comodo a
loro". La verità, ragiona Giulio Tremonti, allora è forse un'altra:
"Di questo dibattito non importa a nessuno, nemmeno a Veltroni
che ne sta facendo una sceneggiata. E questo perché in Italia, dove sotto gli
ottomila campanili la geografia politica è statica, nessun duello tv è in grado
di influenzare il voto. I giochi sono fatti, chiedere ai bookmaker inglesi per
conferma...". Paola Di Caro.
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Alle celebrazioni per Israele Fini: lo Stato ebraico ha il diritto
di reazione. Walter a Gianfranco: tu fai la vice-fatica Veltroni
e Letta: "Ti ho cercato". "Sentiamoci domani" ROMA - In
attesa dei faccia a faccia televisivi, se mai si faranno, il primo incontro
diretto c'è stato ieri sera, all'Hotel Excelsior, tra Walter Veltroni
e Gianfranco Fini, alla conferenza organizzata dall'associazione Keren Hayesod
di Roma per il sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele.
Entrando nella sala gremita, in mezzo a rabbini e ambasciatori, Veltroni ha salutato il portavoce di An, Andrea Ronchi
insieme ad Elisabetta Tulliani, la neomamma e compagna di Fini, senza
accorgersi però di avere alle spalle proprio il presidente di An. Allora
Ronchi, ridendo, gli ha detto: "Ti posso presentare un ragazzo?".
Stretta di mano tra i due leader e ampi sorrisi, malgrado la tensione della
campagna elettorale in corso: "Ma non eri a Brescia?", ha chiesto
Fini a Veltroni. E lui, allargando le braccia:
"Se è per questo sono stato anche a Latina ". E Fini, allora:
"Io oggi ho fatto Ancona, poi Ascoli e ora sono qui". Pronta, infine,
la risposta ironica di "Uolter": "Va beh, ma tu devi fare la
vice-fatica ", alludendo all'innominato rivale, Silvio
Berlusconi. Poi, però, avvicinandosi alla prima fila, Veltroni ha incontrato anche Gianni Letta, che di Berlusconi è il primo consigliere. Tra i due è seguito un breve
conciliabolo. "Ti ho cercato oggi... ", avrebbe detto Veltroni a Letta facendo ampi gesti con le braccia. E lui:
"Lo so, vediamo domani". Qualcuno in realtà avrebbe captato la frase
veltroniana in un altro modo: "L'ho cercato oggi...", con riferimento
forse proprio al Cavaliere. Ma interpellato sull'argomento, Gianni Letta ha
glissato con la consueta eleganza. Poi è cominciata la conferenza, con
l'intervento di Richard Perle, ex sottosegretario alla Difesa americano e
leader neocon molto amico di Bush, che ha parlato del pericolo rappresentato
dal-l'Iran e i fondamentalisti di Hamas. E proprio su questo punto, poi, ha
parlato lo stesso Fini, riscuotendo parecchi applausi. "Il diritto di
autodifesa di una democrazia dev'essere riconosciuto - ha detto il leader di An
-. Io ho sempre rifiutato di chiamare "muro" la barriera costruita da
Israele per difendersi dagli attentati. E questo vale anche per il diritto di
rappresaglia. Se un Paese individua i covi o le rampe dalle quali partono i
missili, quella democrazia ha il diritto di intervenire per sradicare il
terrorismo". Sul-l'Iran, poi, è stato ancora più esplicito: "Che
l'Italia con la Germania sia il partner economico più autorevole dell'Iran non
può essere oggi l'alibi per assumere posizioni soft e non assumere le necessarie
responsabilità a livello internazionale. La storia dovrebbe aver insegnato
qualcosa: a chi dice che Ahmadinejad, Hezbollah o Hamas devono essere degli
interlocutori perché hanno vinto le elezioni, bisogna ricordare che in Europa
ci fu chi vinse le elezioni e non fece propriamente una politica di
amicizia". Riferimento chiaro al nazismo e ad Adolf Hitler. Fabrizio
Caccia Dialogo Gianni Letta e Walter Veltroni ieri
all'hotel Excelsior di Roma per la festa di Israele.
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Malpensa "svuotata", Alitalia se ne va I voli della
compagnia passano da
( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Bianchi, neo pd "Comunismo addio Mi
piacerebbe rifare il ministro" ROMA - Che ci fa un comunista duro e puro
sul pullman di Veltroni? "Sono stato in Calabria con Walter e c'era un fiume di
gente... La vittoria del Pd è a portata di mano". E così, folgorato sulla
via del loft, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi si è convertito, da
falce e martello al tricolore democratico. "Non chiamiamola
conversione - implora il professore, che Diliberto ha voluto nel governo Prodi
come unico ministro del Pdci -. Io sono entrato come indipendente, con Oliviero
non esistevano vincoli e la separazione è stata consensuale". Lui nella
sinistra "di lotta e di governo" ci aveva creduto davvero e ora la
delusione per la fine dell'Unione e "gli eccessi di antagonismo" di
Bertinotti è troppo intensa per restare a sinistra. Meglio Veltroni
con la sua campagna "nuova, positiva, aggressiva". E se Walter farà
il miracolo, chissà che non ci scappi un ministero: "Mi piacerebbe poter
continuare un'esperienza in cui ho seminato molto e raccolto poco". Si è
lasciato alle spalle Diliberto e il comunismo, ma non l'antiberlusconismo.
"Io non ho nulla contro la figura dell'ex premier, però Berlusconi
è portatore di disvalori, ha usato il potere per i suoi interessi personali.
Tra me e lui ci sono differenze antropologiche". Sono troppe tre reti per
Mediaset? "Non è così che va posta la questione, ma è evidente che c'è un
gigantesco conflitto di interessi. L'anomalia italiana va rimossa". Sembra
di sentir parlare Diliberto... "Io sono fieramente antiberlusconiano, come
lui". Di essere stato comunista per 40 anni non si pente, ma ora il
comunismo "è un messaggio superato". Falce e martello addio? "Mi
terrò cari i miei ricordi, ma so stare alla realtà delle cose". Monica
Guerzoni.
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I mali della città. Dalle tasse, che secondo il Cavaliere sono cresciute a dismisura,
ai rifiuti e ai termovalorizzatori mai visti. Sino "ai nove mila
"disperati" che vivono nelle baraccopoli". 92 pagine, divise in
5 capitoli, e molte fotografie che segnano un salto di qualità nel duello
elettorale con Veltroni.
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pello forte al voto
operaio. "Noi siamo il partito del lavoro e della sicurezza", ha sottolineato Veltroni, il quale ha anche
sostenuto che "aumentare i salari e gli stipendi è la prima emergenza
nazionale". Intanto, è scontro sul voto cattolico. All'indomani delle
affermazioni di Berlusconi secondo il quale il cardinale Ruini "sa" che il voto
utile sarebbe quello dato al Pdl, interviene Casini. "Il Cavaliere",
accusa il leader Udc, "strumentalizza la Chiesa. E' irrispettoso, si
improvvisa portavoce di Ruini". Dello stesso tenore le dichiarazioni degli
altri centristi, a cominciare da Pezzotta e Buttiglione.
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Appello
del leader Pd al voto operaio a Brescia: siamo il partito del lavoro.
Sull'antimafia duello tra i poli Veltroni: ora serve un
nuovo patto sociale Casini: Berlusconi strumentalizza
la Chiesa.
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
O. E' l'idea che ai
sindacati, Cisl, Cgil e Uil, piace di più. Consente di trattare senza la
pistola puntata alla tempia e di aver più tempo per "ammorbidire" Air
France. Sempre che i francesi accettino di proseguire il negoziato dopo
l'incontro-chiave di lunedì. Ieri Walter Veltroni si è mosso proprio in questa direzione. Stessa cosa hanno fatto
altri esponenti del Pd. Il timore, paventato anche dal presidente di Alitalia
Prato, è che Parigi, dopo le bordate di Berlusconi e il
"no" secco dei piloti, decida di mollare, lasciando la compagnia di
bandiera con pochissimi soldi in cassa e lo spettro del fallimento alle porte.
Del resto il Cavaliere e i suoi insistono, ribadendo che la cordata tricolore
c'è e che decollerà dopo il 14 aprile. Un avviso che nel quartier generale
della compagnia transalpina stanno valutando con molta attenzione. Tant'è che
l'idea della moratoria potrebbe anche essere presa in considerazione. Spinetta
potrebbe giocarsela sul tavolo già domani. Magari solo come opzione tattica.
Visto che i numeri del piano con i 2.100 esuberi non dovrebbero subire grosse
variazioni. In attesa di un segnale Bonanni attacca: "Lotteremo punto su
punto per migliorare il piano". Angeletti va più in profondità:
"L'obiettivo è ridurre il numero degli esuberi perchè questi esuberi
significano anche riduzione di attività e quindi riduzione di fatturato. Noi
vogliamo che volino più aerei". Se Cisl e Uil cercano l'accerchiamneto, la
Cgil prova a mediare. Epifani fa esercizio di realismo: per ora non c'è
alternativa ad Air France. Come dire che la scelta è obbligata. Insomma, meglio
non rompere. L'ipotesi di utilizzare per Alitalia la stessa legge usata per
Parmalat, per Angeletti, "non è una cosa semplice perchè in quel caso
c'era una crisi finanziaria ma la parte industriale funzionava, qui invece la
parte industriale produce perdite". Prato lo detto mille volte ai
sindacati. Augurandosi un "rinsavimento" dalle posizioni di netta
rottuta di questi giorni. Un messaggio che è arrivato. La porta stretta
dell'accordo ruota comunque su quattro punti: 1)la riduzione degli esuberi; 2)
il ruolo della società al 100% Alitalia che doverebbe gestire i servizi; 3) le
garanzie che Air France deve mettere sul tavolo sul fronte strategico. Bonanni
non vuole infatti che i francesi una volta ottenuta la polpa, cioè rotte,
piloti, hub, abbandonino al loro destino le altre attività; 4) il futuro di
Malpensa. Nodi cruciali. Che Fini ritiene irrisolvibili: "Qui non siamo a
una trattativa con Air France, il rischio reale è di una svendita". Un piano
alternativo che secondo Frattini potrebbe materializzarsi solo dopo lunedì. E
che tiene i sindacati in allarme. Anche Casini interviene: "Se ci saranno
i cavalieri bianchi per Alitalia che almeno mettano soldi loro, perchè di
cavalieri con i soldi pubblici non ne abbiamo proprio bisogno". "Oggi
tutti si improvvisano medici al capezzale di Alitalia - ha aggiunto Casini - ma
se Alitalia è un tumore la colpa è di quelli che hanno praticato la politica
del rinvio. È stato un pianto sulla scrivania di Berlusconi
per cinque anni, poi è passato su quella di Prodi". Piero Fassino attacca:
l'annuncio di Berlusconi di voler escludere, in caso
di vittoria alle elezioni, qualsiasi possibilità per Air France
"rappresenta una vera e propria turbativa di un negoziato in corso".
U. Man.
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARCO CONTI ROMA
- "Non ci sono alternative alla vendita e per ora di offerta seria c'è
solo quella di Air France. E' vero che paga poco le azioni, ma si carica di tre
miliardi di debiti e assicura investimenti per otto miliardi. Un'alternativa è
sempre possibile, ma la base è la proposta di Air France". Dopo giorni di
tentennamenti e silenzi i ragionamenti di Pierluigi Bersani hanno fatto breccia
sia nel sindacato che ai piani alti del loft. In questi giorni di trattative e
di ipotetiche cordate, il rapporto tra il ministro delle
Attività Produttive e Walter Veltroni è stato strettissimo. Così
come quello tra lo stesso Bersani e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani,
il quale ha atteso qualche giorno che si sgonfiasse l'ipotesi della cordata
alternativa ipotizzata da Berlusconi per lanciare un ultimatum
alla Cisl di Raffaele Bonanni. "Noi ci sediamo al tavolo e
trattiamo, tu che fai?". Troppo rischioso sfilarsi anche per la Cisl.
Troppo pericoloso farlo in assenza di alternative e con gli olandesi di Klm che
premono sui soci francesi ricordando loro che "noi l'esperienza con gli
italiani l'abbiamo già fatta". Un'esperienza costosa (250 milioni di euro)
fu per Klm il mancato accordo del '96 con l'Alitalia di Cempella. Ora nel Pd la
linea è quella della "responsabilità" e dell'aperto appoggio alla
trattativa con Air France, anche perchè il sindacato ha rotto gli indugi e si
siede al tavolo, Ugl compresa. Un passo indietro lo hanno fatto i piloti di
Anpac e Up e nel Pd c'è chi sospetta che dietro i ripensamenti ci sia lo
zampino "di qualche leader del Pdl che prova ad usarli come fece con i
tassisti". Il presidente di Air France Spinettà ha fretta di vedere se c'è
voglia di chiudere la trattativa e non sembra molto interessato allo
slittamento di date deciso dal cda della Compagnia. Al punto che il cda di
Alitalia non ha fissato nuove date e il presidente Prato tiene ben stretta la
spada di Damocle del fallimento sulla testa di sindacati e partiti. Sempre
Prato ieri l'altro ha spiegato nuovamente a Bersani che se salta l'accordo sarà
costretto a portare i libri in tribunale e che toccherà al ministro delle
Attività Produttive nominare un commissario. Lo "showdown" è quindi
molto vicino e ai francesi la scadenza elettorale italiana sembra interessare poco.
Se domani non vedranno i piloti al tavolo della trattativa, sono pronti a
prenderne atto. A quel punto la faccenda si sposta sul tavolo del nuovo
governo, ma a quel punto la strada della liquidazione potrebbe essere l'unica.
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lter
Veltroni e Gianni Letta lo hanno fissato
ieri pomeriggio all'hotel Excelsior durante il ricevimento per i 60 anni della
nascita dello stato d'Israele. "Ti ho cercato...", ha esordito il
segretario Pd. "Lo so, vediamo. Domani", ha ribattuto il più stretto
collaboratore di Berlusconi. Il Cavaliere continua ad
attribuire alla par condicio l'impossibilità del duello, ma non è detto che,
fuori da uno studio televisivo e dalla diretta, non si possa fare. E' quindi
possibile che le diplomazie stiano lavorando per individuare un terreno neutro
di confronto. Resta però da vedere se il leader del Pdl ha veramente voglia di
confrontarsi e dare al suo più diretto competitor un'occasione non da poco.
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CORRADO
GIUSTINIANI Per la tenzone elettorale sul lavoro i quattro cavalieri in lizza
affilano e riaffilano le loro armi, con messe a punto dell'ultima ora. Compenso minimo legale da 1000 euro e misure a favore delle
donne, per Veltroni e il Partito democratico. "Stage in azienda" degli
studenti delle scuole professionali, e di quelli universitari di qualsiasi
facoltà, per l'Udc di Pierferdinando Casini, secondo un meccanismo a tre
livelli che porti i più meritevoli a conquistare un contratto a tempo
indeterminato. Straordinari, premi, incentivi, indennità di funzione
tassati solo al 10 per cento, per il Partito della libertà di Berlusconi e Fini, in modo da rilanciare la produttività e i
consumi. E reddito annuo minimo garantito da 8 mila 500 euro per la Sinistra
Arcobaleno di Fausto Bertinotti, che contesta al Pd di non aver indicato la
copertura del suo "compenso minimo legale". Secondo la proposta della
Sinistra, lo Stato interverrà a integrare i redditi sotto la soglia annua
fissata. Costo, 10 miliardi di euro, trovati inasprendo l'aliquota sulle
rendite finanziarie. Si parla poco dell'articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori, che tanto aveva acceso gli animi all'inizio di questo secolo. Se
cioè sia giusto continuare a prevedere il reintegro del lavoratore in azienda,
in caso di licenziamento senza giustificato motivo. La Sinistra Arcobaleno è
l'unica a intervenire, sostenendo che non solo è giusto, ma che le tutele
dell'articolo 18 vanno estese ai lavoratori dell'edilizia e del commercio. Il
Pd, che al lavoro rispetto agli altri dedica più spazio nel programma, vuole
incentivare il lavoro degli "over 50" rimasti disoccupati. Anche
l'Udc avverte questo drammatico problema, e abbassa la soglia delle
agevolazioni addirittura agli "over 45".
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
NINO BERTOLONI MELI dal
nostro inviato TAORMINA Un Silvio Berlusconi alla
camomilla. Preoccupato, cauto, guardingo, che ha bisogno di evocare il Tg3 per
darsi la carica, "lo guardo così mi arrabbio e divento più pugnace";
che arriva a dire, lui l'uomo dei sogni, che "non si può avere la
bacchetta magica" per risolvere i problemi; che si fa paladino della lotta
all'evasione fiscale ("è giusto che tutti paghino le tasse"); che
chiede un ruolo di protagonista per l'Europa "ora che gli Usa sono ridotti
male per la loro recessione e hanno perso influenza nel mondo"; e che, in
un passaggio a cuore aperto, si lascia andare a un "ma chi glielo fa fare,
direte voi". E invece sì, il Cavaliere voglia di fare ne serba ancora e
annuncia: "Siamo pronti ad assumerci di nuovo responsabilità di governo, i
sondaggi ci danno sempre avanti", aggiungendo subito dopo cautamente
"ma la situazione si è fatta più difficile". Ci pensa anche lui a
complicarsela, la situazione, visto che annuncia a sorpresa di voler
"regolare il voto amministrativo per i cittadini stranieri"
provocando la semi insurrezione della Lega. La platea di Confagricoltura che
dopo Veltroni e Casini lo ha invitato per ultimo a
chiudere di fatto il meeting ascolta partecipe, applaude più volte ma non si
scalda più di tanto. Non si scalda neanche quando il Cavaliere torna a evocare
i famosi "brogli della sinistra" che l'altra volta "ci
sottrassero un milione di voti". Questa tornata però scenderà in campo una
sorta di esercito della salvezza di 120 mila persone pronte a vigilare nei seggi.
E si scalda assai meno la platea quando l'ex premier torna a puntare il dito
accusatore contro l'Udc che, sostiene adesso il Cavaliere, rifiutò di entrare
nel Pdl "per calcoli personali", poi "disse no all'intesa
venerdì e già lunedì c'erano i manifesti elettorali in giro con la faccia del
loro leader", e rea anche, l'Udc, di aver sabotato l'abolizione della par
condicio, per non parlare di quei ribaldi di Buttiglione e Follini "che
applicando la linea di Casini ci fecero perdere le elezioni sostenendo che
occorreva una discontinuità nella linea di governo". Di qui a tornare a
chiedere il voto utile il passo è breve: "Nessuna formazione del
centrodestra oltre il Pdl è in grado di superare lo sbarramento". Polemica
con Casini anche sul tema cattolici, dopo che il leader Udc ha accusato il
Cavaliere di "strumentalizzare" la Chiesa: "Casini non sa più a
cosa attaccarsi, e si stacca dalla realtà". E a Catanzaro, tra gente
osannante che lo porta di nuovo sul predellino dell'auto, Berlusconi veste i
panni dell'antimafia: "Ogni voto dato a noi è un voto contro la
mafia". E per favore, "Veltroni eviti di
darci lezioni in materia, i Ds non furono così schizzinosi tre anni fa".
Era giunto a Taormina accolto da uno splendido sole, il Cavaliere, con alcuni
giovani che esibivano cartelli che però han provocato qualche interrogativo:
alla base c'era scritto "il buongoverno.com" e qualche locale ignaro
si è messo a chiedere "ma che significa, buongoverno comunista?", e
qualcun altro pronto a suggerire in lingua "ammucciatilu,
ammucciatilu" (nascondetelo, nascondetelo). Poi era stato tutto un tubare
con il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni: "Per
l'agricoltura l'attenzione dev'essere di tutto il governo, lei si tenga
l'interim", aveva buttato lì quest'ultimo, e Berlusconi
in un passaggio lo aveva lunsingato "lei sarebbe un ottimo politico",
frase subito letta come un'offerta ministeriale a Vecchioni medesimo.
L'ovazione, la platea di imprenditori agricoli l'aveva riservata quando il
Cavaliere aveva puntato il dito contro "l'ecologismo fanatico",
quell'ambientalismo che aveva fatto dire a Pecoraro Scanio, per opporsi al
ponte sullo Stretto, che l'opera "avrebbe distrutto le millenarie rotte
dei delfini". Commento finale di Berlusconi:
"Noi ci abbiamo messo cinque anni per costruire, loro cinque minuti per
distruggere".
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal nostro inviato
FABRIZIO RIZZI BRESCIA - Con la platea di tute blu, l'abbraccio di Walter Veltroni è stato lunghissimo. Bandiere, striscioni hanno
sventolato per tutta la durata della "conferenza operaia", la prima
del Pd, a Brescia, cuore produttivo del Nord. C'è stato feeling anche con i
leader sindacali, Epifani, Angeletti, Bonanni ai quali il leader del Pd ha
garantito che la lotta al precariato è in cima alla propria agenda, che bisogna
"rendere più forte la capacità di acquisto di salari e pensioni" i
quali rappresentano una "vera emergenza nazionale". Ed ha proposto un
nuovo patto tra i produttori, "solo così l'Italia può crescere".
Perchè il Pd "è un grande partito del lavoro". Gli applausi sono
arrivati anche quando il candidato premier ha citato il giuslavorista Pietro
Ichino, vittima di minacce durante un'udienza del processo contro le nuove Br.
Contro il terrorismo "occorre tenere sempre la guardia molto alta",
ha avvertito, indicando una vecchia ferita bresciana, la strage di piazza della
Loggia, come "luogo della democrazia italiana". Con un Palabrescia
affollato all'inverosimile, il segretario Pd ha dovuto improvvisare un pezzo di
comizio all'esterno, per coloro che non sono riusciti a prendere posto.
"Quando vengo in Lombardia bisogna che si prevedano due discorsi, uno
dentro, un altro all'esterno". Se la trasferta bresciana ha messo in luce
il forte legame di programmi e proposte con la base sindacale (Epifani, secondo
la sua segreteria, ha "apprezzato", dando una "valutazione
assolutamente positiva per il segnale di attenzione"), quella successiva,
a Latina, è stata punteggiata da una contestazione messa in opera, in piazza
del Popolo, dalla rete civica "No turbogas", che ha alzato striscioni
("La turbogas di Aprilia non se po' fa'") contro la scelta del
governo di dare il via libera alla realizzazione della centrale. Veltroni ha rassicurato, "analizzero la vicenda, non mi
sono mai sottratto, né mi sottrarrò al confronto". Ma a Brescia, il
candidato premier del Pd ha ricevuto affetto e calore da migliaia di persone.
Ha fatto appello al voto delle fabbriche (qui disseminate nelle vallate).
"Gli operai sono persone concrete, sanno anche che dal loro voto dipende
l'esito delle elezioni". E per toccare le corde di questa base, ha messo
al centro la questione della sicurezza, che va declinata nei suoi vari aspetti.
"Sicurezza sul lavoro, sicurezza sociale, ambientale e sicurezza
tout-court, quella figlia della legalità e del principio che afferma
l'importanza dei diritti ma anche quella dei doveri". Dopo aver ascoltato
i leader confederali (Bonanni ha detto "lavoreremo di più, ma vogliamo
guadagnare molto di più" manifestando contrarietà alle tasse sul secondo
livello di contrattazione, mentre Epifani ha sollecitato di poter fruire del
"mitico tesoretto" almeno in parte per il Welfare, dicendo no
all'abbattimento dell'Ici per chi "guadagna alte cifre"), Veltroni ha ricordato: "Tutti i premier europei hanno
la mia età", a sottolineare l'anzianità del rivale, "in campo dal
'94". Quindi, ha piazzato le sue proposte. La principale è quella di
vendere le case popolari a prezzi calmierati, con il ricavo si possono
costruire nuove abitazioni. "C'è un milione di appartamenti di edilizia
popolare occupati da inquilini. Se tutti gli enti locali, d'intesa con il
governo, facessero una dismissione volontaria, a prezzi calmierati, si
potrebbero usare le nuove risorse per fare dei nuovi piani di edilizia
popolare. Noi abbiamo bisogno di migliaia di case in affitto". La lotta
alla precarietà è una questione di civiltà, "basta con i giovani ostaggio
della paura". Da oggi, insieme a Tiziano Treu, ha completato il
"disegno di legge in cui viene istituita la figura del compenso minimo legale"
per chi dovrà essere avviato al lavoro. Ed ha ricordato l'operaio della
Thyssen, suicidatosi a 39 anni, perchè perdendo il lavoro, aveva "perso
anche la dignità". Vanno aiutati pure i cinquantenni, che vengono
licenziati, "non solo attraverso la formazione ma anche occupandoli nei
sistemi sociali". Per questo occorre un nuovo patto tra produttori,
"artigiani, piccoli e medi imprenditori che sono coloro che mandano avanti
l'Italia". Un punto è fermo, il lavoro rappresenta "l'identità del
Pd". E' tornato anche sulla questione mafia: "Ho
detto che se la mafia decide per chi votare, non voti per noi che la vogliamo
distruggere". E sull'analogo appello di Berlusconi, il pd
Giuseppe Lumia replica: "Però non ha detto se i voti della mafia,
rifiutati da Veltroni, li rifiuta anche lui".
( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA Non sarà importante come quella di S.Paolo apostolo, pietra miliare nella
storia della Chiesa. La "Lettera ai romani" firmata
da Silvio Berlusconi non è la traccia del Nuovo Testamento ma certo rappresenta un
caposaldo del duello elettorale con Veltroni. Si parla
di Roma perchè suocera (l'Italia) intenda, e si prendono i classici due
piccioni: attaccando il "modello Roma" veltroniano, si tira la volata
ad Alemanno contro Rutelli, si combatte contemporaneamente per il Parlamento e
per il sindaco. La lettera è stata pensata come corredo ad un
libro-rivista titolato, per scelta diretta del Cavaliere, "C'era una volta
il modello Roma di Rutelli e Veltroni, l'eredità della
sinistra". Libro già in stampa, tra pochissimi giorni verrà spedito al
quasi milione di famiglie romane. La decisione di trasformare la prefazione in
una "lettera ai romani" e di farne un manifesto della campagna
elettorale l'ha presa Silvio pochissimi giorni fa. Ma era da un anno che lo
staff del Cavaliere aiutato dall'onorevole romano Giro metteva da parte
articoli e fotografie presi dai giornali di destra e sinistra sul degrado della
Capitale. Raccolti in alcuni scatoloni sono stati spediti a Milano,
scannerizzati, digitalizzati e confezionati alal bisogna. E', infatti, un libro
fotografico, 92 pagine, 5 capitoli (ambiente, sicurezza, sociale, sanità ed
economia), costato "diverse centinaia di migliaia di euro". Certo
meno dell'autobiografico "La Storia italiana" e de "La vera
storia italiana" (dedicato al governo 2001-2006 di Berlusca), sempre editi
da Alberto Costa, che furono spediti per la penisola a 18 milioni di famiglie.
L'attacco all'ex sindaco-candidato premier è secco e tambureggiante. Lo stile
soprendentemente asciutto, senza concessioni ai tipici bizantinismi della
politica italiana. Composto quindi non solo di giudizi politici, ma soprattutto
corredato di dati, cifre, che alla fonte definiscono "veri, certificati, e
più volte denunciati pubblicamente dallo stesso Berlusconi"
nei quattro interventi dedicati a Roma nell'ultimo anno. La sinistra ha
"dimenticato" che Roma è "città patrimonio del mondo", Veltroni lascia "un'eredità pesante", "la
sinistra ha premiato i poteri forti", mentre "noi vogliamo una città
vicina ai più deboli". Altro che "modello Roma", casomai è
"distrastro Roma". Ed ecco l'elenco berlusconiano: 37 mila famiglie
senza casa, 50 mila bambini senza asili nido, 9 mila disperati nelle
baraccopoli, 3,7 milioni di euro spesi per i campi nomadi e solo 5 milioni
spesi per l'emergenza abitativa nel 2006. "Veltroni
e Prodi pari sono", la Capitale è fra le città più "tartassate"
d'Italia, con una pressione fiscale passata da
( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 77 del 2008-03-30
pagina 0 "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20% è
nella storia del Pd" di Gian Battista Bozzo Tremonti: dietro i proclami
della campagna elettorale si nasconde un'altra stangata sulle rendite. è come
dire: offro io ma pagate voi. Chi tene per i suoi soldi deve votare Pdl da Roma
Professor Tremonti, come va la campagna del 13 aprile? Davvero è così
influenzata dalla legge elettorale? "Cerchiamo d'essere realisti. In
questo momento, il problema non è tanto quello di una buona legge elettorale,
quanto di una buona campagna elettorale. Ogettivamente questa legge elettorale non
è il massimo, sulla dimensione dei collegi e sul meccanismo del Senato. In ogni
caso, è stata fin troppo demonizzata. Faccio un esempio: la sinistra ha
attribuito alla legge elettorale il fallimento del governo Prodi, basato su una
coalizione troppo ampia, dunque troppo disomogenea, una coalizione forzata
proprio dal meccanismo elettorale. Adesso il Partito democratico si presenta in
alternativa a quella formula, con una coalizione più piccola ma più omogenea.
C'è un dettaglio. La legge elettorale è sempre la stessa e non ha impedito,
all'opposto ha consentito, il passaggio dalla coalizione “sbagliata” alla
coalizione “giusta”. Segno che la legge elettorale non c'entra niente, e che il
governo Prodi non è caduto per causa sua, ma per causa di un errore politico".
Al voto mancano solo due settimane. Due anni fa, alla vigilia delle politiche
2006, c'incontrammo all'Ecofin di Vienna e lei confidò di conoscere un
sondaggio americano che dava le due coalizioni alla pari. Ha per caso qualche
sondaggio americano nascosto in tasca anche stavolta? "Flashback: i
sondaggi “americani” non erano americani, ma italiani. Di “americana” c'era
solo l'analisi. Un'analisi molto semplice, che arrivava a questa conclusione:
il fattore cruciale sarebbe stato costituito dall'affluenza al voto. Se fosse
andato a votare più dell'80% degli elettori, la partita si sarebbe giocata
intorno ai 20mila voti. Così è stato. In questi termini, la strategia da
applicare da parte della Cdl non era quella di conquistare nuovi voti ma di
riprendere i voti vecchi, riportando a votare il nostro elettorato. Ci siamo
riusciti grazie all'impegno straordinario del presidente Berlusconi,
ma anche grazie al fattore Vicenza. Lì, al convegno della Confindustria, ci fu
l'errore di Prodi. Alla domanda “come coprirai la tua promessa sul cuneo
fiscale?”, la risposta fu nel dare un numero che si poteva coprire solo con le
tasse. Prodi a Vicenza ha fatto come quello che entra al bar e dice “pago da
bere per tutti”. Poi uno gli chiede “ma chi paga?”, e lui risponde “voi”. In
questi termini, per noi fu sufficiente rendere noto il numero fiscale di Prodi:
più tasse e più contributi, cosa che è puntualmente accaduta. A Porta a Porta
dissi che avrebbe tassato le rendite finanziarie, cioè Bot e Cct. Credo che
anche questa paura abbia riportato l'elettorato al voto". E oggi?
"Dietro le “promesse” di Veltroni, la copertura
non cambia, è sempre la stessa: la tassazione delle rendite, cioè la tassazione
del risparmio popolare, dal 12,50 al 20%. Si scrivono “promesse”, si leggono “tasse”.
L'incompiuta di Prodi sulle rendite è nell'ideologia del Partito
democratico". E questo vuol dire che... "Chi, il 13 e 14 di aprile
vuole stare tranquillo sulla sorte del suo risparmio, non deve farsi scappare
la mano, ed evitare accuratamente di votare per il Partito democratico. Vede, Veltroni gira l'Italia come, una volta, facevano i
venditori: per ogni piazza una promessa, unguenti miracolosi buoni per tutto e
per tutti, per uomini e animali. Sembrerà provinciale, ma glielo dico in tre
lingue, in inglese, italiano e greco. I democratici fanno come i venditori
ambulanti americani, per cui si dice "Lie the day, fly the night".
Menti di giorno, scappa di notte. "Esatto. In italiano: non vengo da Lodi
per lodarvi, non vengo da Piacenza per piacervi... Quanto al greco, Veltroni si rifà a una commedia di Aristofane, “il Venditore
di decreti”. A ogni domanda corrisponde come risposta un decreto salvifico:
1000 dollari per tutti, per i giovani, per i pensionati... E le coperture
arrivano con due voci, i fondi globali, che nella Finanziaria di Prodi non ci
sono, e le tasse. Voti oggi, paghi domani". A proposito, quella voce di un
ritorno di Vincenzo Visco come eventuale ministro tecnico delle Finanze nel
governo Veltroni? "Veltroni
dice che al primo Consiglio dei ministri varerà dieci decreti, ma non dice chi
sarà il ministro dell'Economia che li firmerà. Intanto, quella voce non è stata
smentita". Governare l'economia, di questi tempi, non sarà semplice. Si
aspetta brutte sorprese quando i conti dello Stato saranno verificati?
"Sono un po' stanco di andare ai dibattiti e sentire serie di numeri
imparati a memoria. I numeri veri sono quelli ufficiali, appena comunicarti dal
governo Prodi: crescita economica 0; inflazione 3-5%; pressione fiscale al
massimo storico, verso il 44%; deficit pubblico che tende verso il limite
europeo del 3%. Sono numeri che escludono il risanamento dell'economia e dei
conti pubblici". Ma dicono che anche voi non avete fatto molto meglio.
"Una sola risposta: negli anni del governo Berlusconi,
a causa della congiuntura economica negativa che ha impattato sull'intera
Europa, i conti pubblici per cui la commissione Prodi ha proposto le sanzioni
non sono stati quelli italiani, ma quelli francesi e tedeschi. Ho l'impressione
che Prodi avrebbe preferito sanzionare l'Italia, non la Francia o la Germania.
Credo che questo sia un argomento decisivo, e ricordo che quando abbiamo
lasciato il governo nel
( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 77 del 2008-03-30
pagina 0 Berlusconi: "Ogni voto a noi è contro la
mafia, tre anni fa il Pd meno schizzinoso" di Adalberto Signore Il leader del
Pdl: "Non è ammissibile che nella Calabria governata dal centrosinistra
due terzi dei consiglieri regionali siano indagati. Valuteremo i criteri per la
concessione del diritto di voto amministrativo ai cittadini stranieri"
nostro inviato a Catanzaro Una qualche dimestichezza con le campagne elettorali
il Cavaliere ce l'ha. Eppure, durante la lunga trasferta calabrese, più d'una
volta Silvio Berlusconi non nasconde una certa
sorpresa. Pochi minuti dopo l'atterraggio a Lamezia Terme, per esempio, quando
sulla statale che lo porta al T Hotel per un veloce cambio d'abito oltre venti
enormi tir quasi bloccano il traffico strombazzando. Sui lunghi autoarticolati
campeggia enorme la scritta "Presidente, la Calabria è con te" e il
simbolo del Pdl. Tanto gradisce il Cavaliere la sorpresa che gli ha organizzato
l'ex Udc Pino Galati che arrivato in albergo decide di godersi la sfilata dal
terrazzo della sua stanza. E pure a Catanzaro un pizzico interdetto rimane
quando una cronista locale si prende la briga di "una breve premessa"
alla sua domanda: "Presidente, lei è bellissimo...". Eppoi a sera c'è
la rossa Cosenza con l'ultimo bagno di folla in piazza Bilotti dove lo
accolgono ventimila persone. Un certo effetto lo fanno anche a chi con le
platee importanti ha confidenza. "Una piazza - spiega l'azzurra Jole
Santelli - che riempiva solo Almirante. Il termometro del fatto che in Calabria
sarà un successo". Insomma, una trasferta un po' fuori dagli schemi quella
in terra di Calabria. Con un Berlusconi che non a caso
sprizza buon umore. "Mi hanno strattonato, abbracciato e baciato. I colpi
di rossetto sono di rigore", dice aprendo la conferenza stampa a
Catanzaro. Eppoi rivolto al presidente dell'ordine dei giornalisti calabrese
che gli sta a fianco: "Venga anche lei sul palco, altrimenti dicono che è
un nano...". E quando sbaglia la citazione di una trasmissione tv
(Colorado Cafè va in onda su Italia 1 e non su Canale 5, lo correggono)
rilancia: "Vedete che di televisione non capisco nulla. Ho fatto bene a cambiare
lavoro...". Della campagna elettorale, però, non si dimentica. E la replica a Walter Veltroni - che
proprio da Catanzaro venerdì aveva chiesto alla 'ndrangheta di "non votare
il Pd" - è durissima. "Peccato che tre anni fa il suo partito non sia
stato così schizzinoso", dice riferendosi alle ultime elezioni regionali e
ai guai giudiziari della giunta guidata da Agazio Loiero. Sul punto è
stato debitamente aggiornato durante un conciliabolo in aereo con il segretario
del Pri Francesco Nucara. "Non è ammissibile - continua - che due terzi
dei consiglieri regionali siano indagati, forse ci sono gli estremi per lo
scioglimento e il commissariamento della Regione". E ancora: "Il
primo dovere di uno Stato è garantire la legalità, senza la quale non c'è la libertà.
Una questione che il governo Prodi ha totalmente dimenticato". Insomma,
attacca il Cavaliere, "nessuno ci dia lezioni su come combattere la
criminalità" perché "ogni nostro voto fa un voto contro la
mafia". Si parla anche del confronto tv con Veltroni.
Che, dice l'ex premier, "è impossibile perché vietato da una legge insulsa
come quella sulla par condicio" che impone il faccia a faccia non con uno
ma con tutti i candidati premier. Insomma, "sarebbero più di cento
confronti tra i vari leader". Detto questo, "non ho paura di
nessuno", tantomeno del segretario del Pd. "Mi sarebbe agevole
metterlo sotto - dice - perché lui è uomo di parole mentre io sono uomo di
fatti". Poi affonda sulla pensioni: "Veltroni
ha detto che avrebbe aumentato di 400 euro le minime. In tanti hanno pensato
che si trattasse di un dato mensile, invece è annuale. Vuol dire 30 euro al
mese, un euro al giorno. Mi pare un po' poco...". E ironizza sui sondaggi:
"è dall'inizio della campagna elettorale che sento Veltroni
annunciare il suo progresso e il nostro regresso, a quest'ora sarà sopra di noi
del 130%...". Sceglie invece di non rilanciare la polemica su Camillo
Ruini, dopo le critiche arrivate da Pier Ferdinando Casini: "A lui non
replico, essendoci di mezzo un cardinale che stimo molto. Loro hanno detto una
cosa di lui che non era vera e io l'ho solo difeso. Non sanno più a cosa
attaccarsi". Perplesso, poi, sui troppi simboli che saranno sulla scheda
elettorale: "Trentacinque sarà un disastro". E apre a Gianfranco Fini
sulla possibilità di "valutare la concessione del voto amministrativo agli
stranieri": il prossimo governo "valuterà i criteri". Infine,
una rassicurazione: "Se vinciamo le elezioni mi impegno a governare cinque
anni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
21,05 Telefilm SENZA
TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21
Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico
Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità
PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele
Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI
POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità
ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE
con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De
Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Immigrati alle urne,
è scontro Pdl-Lega ADOLFO PAPPALARDO La prima frizione all'interno del Pdl è
sul voto agli immigrati. Ad innescarla è Silvio Berlusconi
che ieri lo dà praticamente per certo: "Sotto il mio governo ci sarà la
discussione sulla concessione del voto amministrativo ai cittadini
stranieri". Secca la replica del Carroccio per bocca di un irritato Roberto
Calderoli: "Nel programma non vi è traccia: solo una stramberia".
Gianfranco Fini, che per primo all'interno della ex Cdl aveva aperto a questa
possibilità, preferisce tenersi fuori e durante un comizio ad Ancona, anche
quando parla di immigrazione, si sofferma solo sull'integrazione dei valori
senza toccare l'argomento-voto messo improvvisamente sul tavolo dall'alleato. Ma a tenere banco è anche uno scontro a distanza tra il Cavaliere
e Veltroni. Quest'ultimo venerdì in Calabria tuonava: "Non vogliamo i voti
dei mafiosi". Ventiquatt'ore dopo, sempre all'estrema punta dello Stivale,
ecco la replica del Cavaliere: "Peccato che 3 anni fa il suo partito, i
Ds, non sia stato così schizzinoso...Io confermo cosa dissi nel '94:
ogni nostro voto sarà contro la mafia". Sono altri, però, i problemi che
preoccupano l'ex premier: i brogli. In Campania e Calabria, soprattutto. Negli
ultimi mesi non ha fatto altro che ricordarlo ma, ieri mattina a Taormina
davanti alla platea di Confagricoltura, rilancia un allarme a cui Massimo
D'Alema nel pomeriggio risponderà ironico: "Sono stati indagati due
esponenti di Forza Italia per brogli elettorali a Palermo. È un tema sul quale
effettivamente bisogna stare attenti!". Eppure il Cavaliere parla "di
un milione di voti sottratti al centrodestra nelle ultime elezioni".
"In Campania e in Calabria sparirono le schede bianche perché - accusa
l'ex premier - furono utilizzate per dare i voti alla sinistra. Loro hanno
persone che conoscono tecniche per modificare i risultati". Sempre a Taormina
rilancia il voto utile al Senato per il Pdl "e non ai partiti minori del
centrodestra altrimenti si determina la vittoria della sinistra". Nel
pomeriggio, poi, la frizione sul voto agli immigrati: un'uscita che spiazza la
Lega. "Sotto il mio governo ci sarà la discussione sulla concessione del
voto amministrativo ai cittadini stranieri. Vedremo come fare per stabilire i
criteri per riconoscere questo diritto di voto" dice Berlusconi
durante un intervento telefonico durante una convention di immigrati a Parma
vicini al Pdl. "Credo che per dare il voto ai nuovi italiani occorra la
conoscenza della lingua e la condivisione di nostri certi modelli di vita.
Spero che - conclude - ci possano essere delle soluzioni che vadano nella
direzione a cui voi aspirate". Secco stop del Carroccio che, sotto
elezioni, di ipotesi del genere non ne vuole nemmeno sentir parlare.
"Stramberie" le bolla Roberto Calderoli che spiega: "Abbiamo
sottoscritto un patto su quello che è il contenuto del programma e delle
stramberie come il voto agli immigrati non c'è traccia. C'è poi la
Costituzione, il voto è solo per i cittadini italiani e abbiamo una legge che
regolamenta l'acquisizione della cittadinanza fissando regole precise. Questa
discussione sul voto agli immigrati quindi si è aperta ma si è anche già
chiusa".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Diplomazie ancora al
lavoro, l'ex sindaco si rivolge a Letta Il Cav insiste: il confronto a due è
vietato dalla par condicio TERESA BARTOLI Roma. "Avrei voluto discutere di
tutto in un duello tv. Io vorrei, ma si fa fatica ad organizzare" ha
ripetuto ieri Walter Veltroni da Brescia. Il leader
del Pd ci spera ancora. "Ti ho cercato" ha detto ieri sera
incrociando Gianni Letta alla celebrazione del sessantesimo anniversario dello
Stato di Israele. "Lo so, vediamo domani" gli ha risposto il
consigliere principe di Silvio Berlusconi. I due, in
questi giorni si sono parlati più volte e Letta è tra chi consiglia a Berlusconi di affrontare l'avversario sul piccolo schermo.
Ma lui ribadisce il suo no trincerandosi dietro la legge della par condicio:
"Non lo permette". Una spiegazione contestata dai democratici. Ci
sperano ancora. Tanto al loft di Sant'Anastasia quanto negli studi tv di Enrico
Mentana e Bruno Vespa. "Sono pronto ad andare anche a
Mediaset" aveva detto nei giorni scorsi Veltroni. E la
trattativa si è incardinata giovedì scorso quanto Mentana ha chiamato il
segretario del Pd chiedendo conferma della sua disponibilità ed assicurando che
"Berlusconi ci sta pensando, non esclude affatto la possibilità del faccia a
faccia". Il conduttore di Matrix aveva anche spiegato che, se fosse
fallita l'eventualità del confronto diretto, avrebbe registrato due interviste
gemelle da mandare in onda venerdì prossimo. Tanto che il "promo"
della trasmissione mandato in onda venerdì scorso era tanto ambiguo da far
pensare che il faccia a faccia fosse stato davvero concordato. Veltroni ieri ha insistito: "Io ho dato la
disponibilità da sempre, non dipende da me. Il confronto non è un problema di
campagna elettorale ma di concezione della democrazia, perché è un dovere
mettere i cittadini nelle condizioni di fare le proprie valutazioni". E
Piero Fassino all'ora di pranzo aveva assicurato che "in queste ore stanno
maturando decisioni per definire la data e l'ora" del duello tv. A metà
pomeriggio la gelata del Cavaliere. "Il confronto Tv - ha detto da
Catanzaro il leader del Pdl - è impossibile perché è vietato dalla legge, una
legge liberticida ed insulsa" che prevede pari condizioni per tutti e
dunque "ci dovrebbero essere più di cento confronti televisivi, una cosa
impossibile". Poi aveva puntualizzato: "Non ho paura di incrociare le
lame con nessuno. Veltroni sarebbe estremamente
agevole metterlo sotto perché è un uomo di parole e nella vita ha fatto solo
questo mentre io sono un uomo con concretezza". Al loft del Pd allargavano
le braccia. "Si trincera dietro la legge" dicevano i collaboratori di
Veltroni ieri sera sottolineando come anche Mentana
avesse in qualche modo coperto la decisione di Berlusconi
dicendo che si stava attrezzando per interviste parallele salvo l'esser pronto
al faccia a faccia. Insomma un ribaltamento delle priorità. Poi sono stati
Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni ed Ermete Realacci a provare a
stanare "il principale esponente del fronte a noi avverso" come Veltroni continua a chiamare Berlusconi.
"Non c'è alcun divieto per il confronto tv, il problema è la paura"
ha detto il primo mentre il secondo definiva l'avversario un "miles
pavidus" che ha deciso di "privare gli italiani di quello che è un
loro diritto". La risposta dal Pdl è arrivata per bocca di Paolo Romani,
titolare del settore informazione di Forza Italia e Paolo Bonaiuti, portavoce
del cavaliere. "C'è da aver paura - sostiene Romani - dell'atteggiamento
di Gentiloni perché un ministro che non rispetta la legge quando gli fa comodo
che ministro è?". "Da un lato ci imbavagliano e dall'altro gridano
libertà libertà" dice invece Bonaiuti sostenendo che "in nessun paese
d'Europa, tantomeno negli Stati Uniti, esiste una legge illiberale e faziosa
come la par condicio voluta dalla sinistra per imbavagliare in tv Berlusconi". La speranza è l'ultima a morire ma i toni
del Pdl ieri sera suonavano decisamente ultimativi.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Voto e Chiesa,
Casini attacca Berlusconi ALESSIO FANUZZI "Adesso
strumentalizza anche la Chiesa". "Balle, non sa più a cosa attaccarsi".
Lo scontro post rottura tra Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi
si arricchisce di una nuova puntata. Tutta incentrata sulla conquista
dell'elettorato cattolico. Perché ieri, dal palco del teatro Politeama di
Napoli, il leader dell'Udc ha risposto a muso duro al candidato premier del Pdl
che venerdì aveva chiamato in causa il cardinale Ruini dicendosi sicuro della
sua contrarietà alla dispersione dei voti: "È una persona di estrema
competenza, intelligenza e ragionevolezza - aveva detto Berlusconi
in un'intervista concessa a "Italia Oggi" - e non può che considerare
la realtà. Cioè che i voti dati ad altri partiti del centrodestra, che non
siano il Pdl, sono voti utili al centrosinistra". Pronta - e piccata - la
replica di Casini: "C'è qualcuno - attacca senza mai pronunciare il nome
del Cavaliere - che s'è nominato portavoce del cardinale Ruini per esprimere la
posizione della Chiesa. Non vorrei che andando avanti di questo passo si
nominasse anche portavoce del Papa". La platea applaude, l'ex presidente
della Camera rilancia: "Tutto questo - continua - la dice lunga sul grande
rispetto che Berlusconi ha per la Chiesa italiana.
Credo che tutti i cattolici abbiano la testimonianza dell'uso strumentale che
fa del suo rapporto con la Chiesa e con le persone". Un attacco frontale
respinto, poche ore dopo, dal Cavaliere: "Non sanno più a cosa attaccarsi,
anche staccandosi dalla realtà", ha detto l'ex premier da Catanzaro
sollecitato dalle domande dei cronisti. Il faccia a faccia virtuale tra i leader
dell'Udc e del Pdl, dunque, continua. Con il primo determinato a respingere le
accuse e le proposte del secondo. Così, se Berlusconi
attribuisce a "interessei personali" dei vertici Udc il mancato
accordo con il Pdl e parla di voto disgiunto, Casini dice che il Cavaliere
"ha disgiunto la propria intelligenza dalla realtà"; se Berlusconi sciorina sondaggi che danno l'Udc sotto la soglia
dell'8%, Casini replica che "i sondaggi veri sono quelli che faranno gli
italiani il 13 e il 14 aprile"; e se Berlusconi
attribuisce ai centristi le colpe della par condicio, Casini evita risposte
"perché io le baggianate non le commento". Ribatte punto su punto, il
candidato premier dell'Udc. Si dice disponibile al confronto tv - "ma solo con il Cavaliere perché Veltroni è la
brutta copia di Berlusconi e alla copia preferisco l'originale" -, ribadisce che non
voterà la fiducia ad un eventuale governo di centrodestra, definisce Berlusconi e Veltroni i "ladri di Pisa, che il giorno litigano e la notte vanno a
rubare insieme" e chiama a raccolta tutti i moderati: "Agli elettori
di Fi, An, Ds e Margherita - incalza - dico di non farsi
strumentalizzare e di contribuire alla costruzione di un partito di centro. I
due grandi blocchi sono partiti finti, costruiti sul nulla. Noi in Parlamento
non faremo l'ago della bilancia e non riproporremo la vecchia politica dei due
forni". In prima fila Pezzotta, De Mita e Adornato applaudono convinti.
Casini riparte, diretto verso Campi Bisenzio, nel Fiorentino, forte anche del
sostegno di Pasquale Tripodi, consigliere regionale della Calabria, ex Udeur,
da ieri iscritto all'Udc. Da Massafra, invece, il segretario nazionale Lorenzo
Cesa rilancia l'impegno per la tutela del diritto alla vita: "Fa parte del
genoma del partito - spiega -. Per questo motivo, faremo tutto il possibile per
ottenere correzioni della legge 194 e proporremo da subito una seria riforma
dei consultori familiari".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ma Ferrero:
irricevibile la proposta di Parigi ANTONIO TROISE Roma. "La proposta di
Air France è irricevibile. Così com'è non può essere accettata". Il
ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, esponente di punta di
Rifondazione comunista e della Sinistra arcobaleno, è preoccupato. E non
nasconde la sua irritazione per le mosse di Berlusconi:
"Se davvero esiste una cordata italiana alternativa ad Air France è
positiva. Ma deve venire fuori subito, per poter avviare la stretta finale
della trattativa con più ipotesi sul tappeto". E se la proposta tricolore
non arriva? "I sindacati devono continuare a trattare. Non è sufficiente
bocciare la proposta per chiudere definitivamente il confronto. Ma quello che
davvero non capisco è l'iniziativa di Berlusconi. Se
la cordata non esistesse il leader del Pdl sarebbe un vero criminale politico.
Non si può scherzare sulla pelle della gente. Qui non siamo in presenza di una
partita a Monopoli. La posta in gioco riguarda il destino di migliaia di
lavoratori. Si insiste molto su Malpensa, ma i punti che rischiano di essere
più colpiti dal piano di Air France sono quelli di Roma e di Napoli". Per
questo spera che la cordata italiana possa rimettere le cose a posto?
"Vedremo. Con due ipotesi sul tappeto si può scegliere quale sia la
migliore". Resta il fatto, però, che anche se si raggiungesse un accordo,
l'ultima parola spetterà al prossimo governo. "Questo è vero. Ma è
necessario creare subito condizioni di chiarezza. Dobbiamo sapere con
precisione quale sarà il destino della compagnia e dei lavoratori". Scusi,
ma secondo lei il dossier Alitalia è stato gestito nel migliore dei modi? O,
come dicono i sindacati, forse il governo avrebbe potuto fare qualcosa in più
per rendere meno complessa la trattativa? "Penso che ci sia stato un
eccesso di affidamento sul versante Air France sia da parte del ministro
dell'Economia che del presidente del Consiglio. Una critica che, tra l'altro, è
già stata esplicitata dal ministro dei Trasporti Bianchi. Forse, il Pd, avrebbe
fatto meglio a puntare su una trattativa aperta a più cordate". Però, Veltroni, è sempre stato piuttosto cauto su Air France... "Si
chiariscano fra di loro. Uno è il presidente e l'altro il segretario del
partito che è stato l'azionista di maggioranza del governo. Questo,
naturalmente, non vuole affatto dire che la crisi di Alitalia sia attribuibile
al Pd. La compagnia è stata letteralmente devastata nei cinque anni del
governo Berlusconi. La destra ha responsabilità
galattiche. E non vorrei che oggi, le cordate di imprenditori legati ad An e
alla Lega, continuino a scommettere sul fallimento di Alitalia solo per
accaparrarsi pezzi di mercato e nuove rendite di posizione". Torniamo alla
trattativa di lunedì. Quali sono i punti da cambiare? "Non c'è solo un
problema di esuberi e di tagli all'occupazione. Ma anche di politiche
industriali. Bisognerà capire se l'Alitalia diventerà semplicemente un marchio o
continuerà ad avere un cuore pulsante nel nostro Paese. Sono questi gli assi su
cui misurare le proposte di Air France".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL
RISIKO DEI CIELI Alitalia, domani round decisivo. I sindacati puntano sulla
trattativa. Duello tra Berlusconi e Veltroni I leader di
Cgil, Cisl e Uil insistono: faremo di tutto per cambiare il piano Anpac:
distanze eccessive.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Epifani: non c'è
alternativa ad Air France Roma. Il round decisivo per l'Alitalia è previsto per
domani, quando i sindacati si troveranno di nuovo faccia a faccia con
l'amministratore delegato di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta. Certo, la
strada per un accordo è tutta in salita. Il piano messo a punto da Parigi, con
gli oltre duemila esuberi, il ridimensionamento delle attività
"Cargo" e l'addio a Malpensa, non va proprio giù ai lavoratori della
compagnia. Ma il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, da Brescia spiega che,
per ora, "non c'è alcuna alternativa alla trattativa con Air France".
Insomma, il confronto prosegue e la Cisl, annuncia il segretario generale,
Raffaele Bonanni, "lotterà punto per punto per migliorare il piano".
Il nodo che bisogna sciogliere, aggiunge il numero uno della Uil, Luigi
Angeletti, "non è tanto la questione degli esuberi ma la riduzione delle
attività che comporta un ridimensionamento dell'operatività". Più duri i
piloti. La principale associazione, l'Anpac, sarà presente al tavolo della
trattativa dopo aver disertato il vertice sindacale di venerdì. Ma nei giorni
scorsi non ha nascosto il suo scetticismo preferendo, per la compagnia, la
strada del fallimento rispetto al piano Air France. Cgil, Cisl e Uil, invece,
preferiscono trattare proprio per evitare che nella cabina di guida della
società si sistemi un commissario nominato dal tribunale. Il dossier Alitalia
continua a tenere banco nella campagna elettorale. Ieri l'ennesimo duello a
distanza fra il leader del Pd, Walter Veltroni e quello del Pdl, Silvio Berlusconi. L'ex
sindaco di Roma si schiera per il negoziato con Parigi anche se chiede salvaguardie
per Malpensa. Il Cavaliere, pur insistendo sulla cordata italiana, gioca in
difesa e osserva: "Io non c'entro più nulla, ormai la palla è nelle mani
degli imprenditori". Una posizione che non basta ad evitare nuove
bordate da parte del segretario del Partito democratico: "Qualcuno si è
comportato come Fregoli - spiega Veltroni riferendosi
ovviamente a Berlusconi - Ha annunciato che esisteva
una cordata, poi che era difficile da fare, poi ci ha messo dentro i parenti e,
infine, sui giornali si è detto che c'erano quattro imprenditori pronti a
parteciparvi e in un'ora e mezzo è arrivata la smentita da parte di tre".
Critiche rilanciate anche da Massimo D'Alema: "La cosa stupefacente è che
dopo un anno dall'avvio della procedura di vendita, dopo non aver proposto
nulla, Berlusconi si è accorto in campagna elettorale
che c'è il problema Alitalia". Sull'altro fronte, il Cavaliere, anche se
con un pizzico di prudenza in più, non fa dietrofront: "La cordata è nei
fatti e sono sicuro che si realizzerà una volta chiusa la trattativa con Air
France". Tempi che, però, potrebbero essere addirittura più stretti. Per
il numero due della commissione Ue, Franco Frattini, gli imprenditori
potrebbero farsi avanti già entro questa settimana. Roberto Calderoli, della
Lega, annuncia che la cordata padana già esiste: "Non faccio nomi di chi
ha detto sì per non bruciare la possibilità che altri se ne aggiungano".
Mentre il leader del carroccio, Umberto Bossi ha una tesi tutta sua: "Se Berlusconi non investe su Alitalia è solo perchè c'è la
contrarierà assoluta da parte della sinistra". Scettico, invece, il
segretario dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: "Non abbiamo bisogno di
cavalieri bianchi che salvano l'Alitalia con i soldi pubblici". Anche
Piero Fassino non lesina critiche al Cavaliere, arrivando ad accusarlo di
"turbativa" del negoziato. Secca la replica di Fabrizio Cicchitto
(Fi) che ricordando i "saliscendi" del titolo Telecom durante la
scalata del "capitano coraggioso" ammonisce l'ex segretario diessino
dal fare "lo spiritoso su problemi che riguardano l'insider trading".
an.tr.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le assenze del Sud
Certo non è una novità che l'asse Berlusconi-Bossi
incarni quel nordismo che vede il Sud come zavorra da governare con le
clientele locali ereditate dal doroteismo democristiano, da fasce degradate dal
socialismo meridionale e dai discendenti del laurismo e della destra missina.
In questo coacervo di centrodestra infatti l'anima del liberalismo meridionale
che fu dei Guido Cortese e dei Chinchino Compagna è assente. E anche l'anima
liberalconservatrice è solo testimoniata dalla presenza di Antonio Martino. Sull'altra sponda Veltroni quando va
al Nord fa il "nordista" e nel Veneto per la bisogna ha candidato un
esponente della confindustria, Calearo, insieme ai segretari della Cgil Nerozzi
e della Cisl, Baretta. E ha promesso, nientemeno, un ministro per il Nord-Est.
La verità è che si vuole lisciare il pelo a quella parte della "nuova
borghesia" del Nord che non ha una visione nazionale anche perchè è
attratta oggettivamente dai mercati europei e globalizzati mentre nei momenti
di difficoltà invoca, con Tremonti, un protezionismo "moderno" che
però richiama quello antico avversato dal meridionale Ugo La Malfa. Il Pd al
Nord non ha contrapposto una politica in cui possono riconoscersi le forze produttive
e progressiste del Sud e del Nord in una visione nazionale ed europea. Nella
contrapposizione tra il Pd e PdL , al Nord, il Sud non c'è. Ma continua a
esserci per tutti la monnezza napoletana esposta quotidianamente dalle Tv, la
mozzarella intossicata, i cannoli mafiosi di Cuffaro e i morti ammazzati in
Calabria. In questo quadro non stupisce il fatto che una parte notevole di
lavoratori si rifugia nel nordismo protezionista e nell'antipolitica. Insomma,
non mi stupisce che la destra identifichi la questione meridionale con il ponte
di Messina. Mi stupisce che una politica nazionale e meridionalista non l'abbia
il centrosinistra (Pd e Arcobaleno). Il Psi è stato emarginato. I due partiti
insieme governano le Regioni in Campania, Puglia, Calabria e Lucania. E insieme
si presentano, con le candidature in ticket di Anna Finocchiaro e Rita
Borsellino, alle elezioni regionali siciliane. Questi partiti, quindi, sono
insieme in tutte le regioni del Sud ma adottano politiche economiche e sociali
nettamente divaricate sul piano nazionale. E hanno una prospettiva politica
generale contrapposta, in Italia e in Europa. Come faranno con queste
contraddizioni a prospettare una politica comune nel Mezzogiorno? Faccio un
solo esempio. Tra il 2007 e il 2013 arriveranno dall'Europa 100 miliardi di
euro per lo sviluppo del Sud, come saranno impiegati? Con quali programmi per
non disperdere in mille rivoli queste risorse? Teniamo ben presente il fatto
che le Regioni così come sono oggi contribuiscono a dare un immagine del Sud in
cui prevale lo sperpero del denaro pubblico, il clientelismo, la complicità o
l'impotenza di fronte all'aggressività mafiosa. Ma una riforma delle strutture
e un rinnovamento dei gruppi dirigenti regionali non sono stati nemmeno
pensati. Non basta che Veltroni in Calabria, con
passione autentica, gridi alla mafia di non votare il suo partito perchè ha
come obbiettivo l'annientamente della mafia. La quale, però, come ben sappiamo,
non si può distruggere se non c'è un insediamento politico e sociale, in tutti
i gangli della società, di forze in grado di contrapporsi quotidianamente
all'insediamento e alla cultura mafiosa. E se i comportamenti di chi governa
non sono adeguati a questi obiettivi. Purtroppo oggi le cose stanno
diversamente. E forse sarebbe stato meglio che Veltroni,
anche autocriticamente, dicesse che in Calabria e altrove voleva distruggere la
mafia avviando anche un cambiamento del modo d'essere del suo partito nel Sud.
Insomma tra il dire e il fare nel Sud più che altrove occorre coerenza. Tra
pochi giorni si chiudono le urne e comunque vadano le elezioni a mio avviso il
problema di una politica nazionale di cui il Sud sia parte integrante è aperto.
Drammaticamente aperto. Emanuele Macaluso.
( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL CRETINO NON HA
ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI
GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi
l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli
splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie
si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un
finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come
dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha
messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello
che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta,
ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo
avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna
elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla
presenza di candidati "under 40". Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936;
Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955.
Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra
il 1955 e il
( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 77 del 2008-03-30
pagina 0 Tremonti: "La ricetta Veltroni? Bot e
Cct al 20%" di Gian Battista Bozzo L'ex ministro dell'Econimia: dietro i
proclami della campagna elettorale si nasconde un'altra stangata sulle rendite.
è come dire: offro io ma pagate voi. Chi tene per i suoi soldi deve votare Pdl
da Roma Professor Tremonti, come va la campagna del 13 aprile? Davvero è così
influenzata dalla legge elettorale? "Cerchiamo d'essere realisti. In
questo momento, il problema non è tanto quello di una buona legge elettorale,
quanto di una buona campagna elettorale. Ogettivamente questa legge elettorale
non è il massimo, sulla dimensione dei collegi e sul meccanismo del Senato. In
ogni caso, è stata fin troppo demonizzata. Faccio un esempio: la sinistra ha
attribuito alla legge elettorale il fallimento del governo Prodi, basato su una
coalizione troppo ampia, dunque troppo disomogenea, una coalizione forzata
proprio dal meccanismo elettorale. Adesso il Partito democratico si presenta in
alternativa a quella formula, con una coalizione più piccola ma più omogenea.
C'è un dettaglio. La legge elettorale è sempre la stessa e non ha impedito,
all'opposto ha consentito, il passaggio dalla coalizione “sbagliata” alla
coalizione “giusta”. Segno che la legge elettorale non c'entra niente, e che il
governo Prodi non è caduto per causa sua, ma per causa di un errore
politico". Al voto mancano solo due settimane. Due anni fa, alla vigilia
delle politiche 2006, c'incontrammo all'Ecofin di Vienna e lei confidò di
conoscere un sondaggio americano che dava le due coalizioni alla pari. Ha per
caso qualche sondaggio americano nascosto in tasca anche stavolta?
"Flashback: i sondaggi “americani” non erano americani, ma italiani. Di
“americana” c'era solo l'analisi. Un'analisi molto semplice, che arrivava a
questa conclusione: il fattore cruciale sarebbe stato costituito dall'affluenza
al voto. Se fosse andato a votare più dell'80% degli elettori, la partita si
sarebbe giocata intorno ai 20mila voti. Così è stato. In questi termini, la
strategia da applicare da parte della Cdl non era quella di conquistare nuovi
voti ma di riprendere i voti vecchi, riportando a votare il nostro elettorato.
Ci siamo riusciti grazie all'impegno straordinario del presidente Berlusconi, ma anche grazie al fattore Vicenza. Lì, al
convegno della Confindustria, ci fu l'errore di Prodi. Alla domanda “come
coprirai la tua promessa sul cuneo fiscale?”, la risposta fu nel dare un numero
che si poteva coprire solo con le tasse. Prodi a Vicenza ha fatto come quello
che entra al bar e dice “pago da bere per tutti”. Poi uno gli chiede “ma chi
paga?”, e lui risponde “voi”. In questi termini, per noi fu sufficiente rendere
noto il numero fiscale di Prodi: più tasse e più contributi, cosa che è
puntualmente accaduta. A Porta a Porta dissi che avrebbe tassato le rendite
finanziarie, cioè Bot e Cct. Credo che anche questa paura abbia riportato
l'elettorato al voto". E oggi? "Dietro le “promesse” di Veltroni, la copertura non cambia, è sempre la stessa: la
tassazione delle rendite, cioè la tassazione del risparmio popolare, dal 12,50
al 20%. Si scrivono “promesse”, si leggono “tasse”. L'incompiuta di Prodi sulle
rendite è nell'ideologia del Partito democratico". E questo vuol dire
che... "Chi, il 13 e 14 di aprile vuole stare tranquillo sulla sorte del
suo risparmio, non deve farsi scappare la mano, ed evitare accuratamente di
votare per il Partito democratico. Vede, Veltroni gira
l'Italia come, una volta, facevano i venditori: per ogni piazza una promessa,
unguenti miracolosi buoni per tutto e per tutti, per uomini e animali. Sembrerà
provinciale, ma glielo dico in tre lingue, in inglese, italiano e greco. I
democratici fanno come i venditori ambulanti americani, per cui si dice
"Lie the day, fly the night". Menti di giorno, scappa di notte.
"Esatto. In italiano: non vengo da Lodi per lodarvi, non vengo da Piacenza
per piacervi... Quanto al greco, Veltroni si rifà a
una commedia di Aristofane, “il Venditore di decreti”. A ogni domanda
corrisponde come risposta un decreto salvifico: 1000 dollari per tutti, per i
giovani, per i pensionati... E le coperture arrivano con due voci, i fondi
globali, che nella Finanziaria di Prodi non ci sono, e le tasse. Voti oggi,
paghi domani". A proposito, quella voce di un ritorno di Vincenzo Visco
come eventuale ministro tecnico delle Finanze nel governo Veltroni?
"Veltroni dice che al primo Consiglio dei
ministri varerà dieci decreti, ma non dice chi sarà il ministro dell'Economia
che li firmerà. Intanto, quella voce non è stata smentita". Governare
l'economia, di questi tempi, non sarà semplice. Si aspetta brutte sorprese quando
i conti dello Stato saranno verificati? "Sono un po' stanco di andare ai
dibattiti e sentire serie di numeri imparati a memoria. I numeri veri sono
quelli ufficiali, appena comunicarti dal governo Prodi: crescita economica 0;
inflazione 3-5%; pressione fiscale al massimo storico, verso il 44%; deficit
pubblico che tende verso il limite europeo del 3%. Sono numeri che escludono il
risanamento dell'economia e dei conti pubblici". Ma dicono che anche voi
non avete fatto molto meglio. "Una sola risposta: negli anni del governo Berlusconi, a causa della congiuntura economica negativa che
ha impattato sull'intera Europa, i conti pubblici per cui la commissione Prodi
ha proposto le sanzioni non sono stati quelli italiani, ma quelli francesi e
tedeschi. Ho l'impressione che Prodi avrebbe preferito sanzionare l'Italia, non
la Francia o la Germania. Credo che questo sia un argomento decisivo, e ricordo
che quando abbiamo lasciato il governo nel