HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          (www.mauronovelli.it)


DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

Torna all’indice mensile 2008

 

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL  3-4-2008        #TOP



Report "Veltroni/Berlusconi"

Berlusconi a Fini: <Fermare Storace e Udc ad ogni costo> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In attesa dell'ultima carica di Fini, a fare da testa d'ariete per il Pdl nella regione in bilico c'è Alessandra Mussolini, che ripete: "Dare il voto ai partiti minori del centrodestra, la Destra e l'Udc, che secondo i sondaggi non supereranno mai la soglia di sbarramento, vuol dire aiutare Veltroni".

L'ultimo miglio sulla famiglia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: LE PROPOSTE DEL PD Veltroni ha illustrato ieri il piano casa. A breve il patto per il potere d'acquisto L'ultimo miglio sulla famiglia RAFFAELLA CASCIOLI Sbaglierebbe chi pensasse che, a tredici giorni dall'apertura dei seggi, la campagna elettorale si sia incamminata lungo il già tracciato ?

Una lettera di Walter ai giovani sulla cultura (nascosta nelle pagine domenicali di "Repubblica") ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Eugenio Scalfari su Repubblica contro il Tg1 e altri telegiornali pubblici già al guinzaglio del berlusconismo; e per la certezza espressa che il Pd vincerà le elezioni. Forse per il piacere della lettura, mi è sfuggito un articolo di Veltroni sullo stesso numero, in cui esalta il ruolo della cultura sia come qualità morale degli italiani, sia per la sua stessa produttività materiale.

Si apre la bagarre televisiva, Veltroni formato famiglia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi. Ieri sera le due conferenze stampa televisive tra i principali candidati hanno dato il via al rush finale, che il Pd si giocherà sui temi della famiglia. A cominciare dal piano casa, illustrato ieri mattina dallo stesso Veltroni all'Ance, che parte dalla necessità di 100 mila alloggi popolari per 3 miliardi di euro di investimenti ma prevede anche aumenti di detrazioni

Il Lazio in tasca ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni-Rutelli-Zingaretti che nei fatti si aiutano reciprocamente. Pur nella totale autonomia delle rispettive campagne: due giorni fa Rutelli ha toccato un punctum dolens della passata gestione del Campidoglio, "penso che i tassisti a Roma debbano ritrovare un feeling con la città perché abbiamo conosciuto degli episodi molto critici e io penso che la soluzione risieda nel miglioramento

Governo e con itti da risolvere ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: integrazione del programma di cui parla Bersani e che Walter Veltroni dovrebbe spiegare ai riluttanti: intendo a quelli che hanno perso il mito di Berlusconi, non certo a quelle elettrici napoletane che innalzano striscioni a "Silvio, per te anche diagonali", non bastandogli forse l'orizzontalità di cui si offende la Santanché.

"Finalmente i socialisti uniti" ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ora ci siamo: né con Veltroni né con Berlusconi. Il riformismo è nel Dna del Ps. Veltroni mi accusa del mancato accordo con il Pd? Mi hanno promesso un gruppo di deputati a patto che abbandonassimo il nostro simbolo. Le liste del Pd sembrano quelle del ''Grande Fratello''.

QUARANTENNI ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali?

Il mio concorrente è laureato in fiction ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Intercettazioni Berlusconi propende per una stretta sulla possibilità di ordinarle da parte dei magistrati: "Se mi ascoltano le telefonate lascio l'Italia, le intercettazioni vanno limitate ai terroristi e criminali". Le stoccate Nei comizi descrive il rivale Veltroni come "Belloccio, laureato in fiction e apprendista ipnotizzatore".

Berlusconi "giustifica" l'evasione ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni scende in campo e ironizza: "Evidentemente si è spaventato di quello che aveva detto". Rosy Bindi tira le somme: "Si conferma inadatto a governare". Intanto, però, Berlusconi è riuscito nello scopo di rammentare che lui vorrebbe le aliquote massime al 33 per cento, "comunque sotto il 40", e se il suo governo non lo fece la colpa è del solito Casini.

"Il Pd sarà la nuova Dc e Walter il leader adatto" ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche lei come Veltroni non nomina Berlusconi... Ma invece Veltroni, secondo lei, ha le doti che servono a guidare un partito-perno? "Non lo voglio mettere in difficoltà, ma gli riconosco alcune caratteristiche. Lo spirito inclusivo, una certa capacità combinatoria e un tratto di mediazione risoluto quando serve, e per il resto garbato,

Cominciato con quelle di Berlusconi e Veltroni, il ritorno alle conferenze stampa tv vecchia maniera ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ieri infatti è stato tutto un argomentare sui risultati di ascolto dei due maggiori leader in corsa (Veltroni vincitore, con il 13,9%, su Berlusconi, all'11), che oltre a finire sotto al commissario Montalbano (su Rai1 al 21,5%), hanno dovuto battersi anche contro una partita molto attesa come Roma-Manchester. La campagna non appassiona: è vero.

[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Lascio dopo aver lottato con tutte le mie forze nonostant ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: francesi di Berlusconi. Sia il leader del Pd Walter Veltroni, ma soprattutto Prato nella lettera ai dipendenti, puntano il dito contro il Cavaliere: "Con le mie dimissioni intendo dare un segnale che possa indurre il governo a valutare con attenzione il contesto esterno fortemente penalizzante, e in particolare la campagna elettorale"

I n un vicolo cieco: Romano Prodi non riunirà il consiglio dei ministri, perché un c ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Era stato Walter Veltroni poco prima, mentre si appellava al "senso di responsabilità di tutte le parti" a chiedere al governo di "riprendere i fili della trattativa". Deve muoversi o no, il governo? C'è tempo ancora nella mattinata di oggi, prima del consiglio di amministrazione dell'Alitalia che riceverà le dimissioni del presidente Maurizio Prato.

Air France dice no ai sindacati e se ne va Oggi riunione del governo e del consiglio Alitalia. Veltroni: la rottura è colpa di Berlusconi ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: la rottura è colpa di Berlusconi di Bianca Di Giovanni/ Roma FINALE DI PARTITA L'ultima mano è finita nel nulla. I vertici di Air France- Klm hanno respinto la controproposta sindacale sul piano Alitalia, hanno lasciato il tavolo e sono andati via.

Voto a rischio per colpa di Berlusconi La Dc di Pizza, alleata del Pdl, riammessa alle elezioni ora chiede il rinvio Veltroni: risolvano il problema. Prodi: fare di tutto per evita ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Voto a rischio per colpa di Berlusconi La Dc di Pizza, alleata del Pdl, riammessa alle elezioni ora chiede il rinvio Veltroni: risolvano il problema. Prodi: fare di tutto per evitare questo danno Le elezioni potrebbero essere rinviate di 30 giorni dopo che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della Dc di Pizza (alleato di Berlusconi) riconoscendo al suo "

Rischio rinvio, alta tensione sulle elezioni Caos dopo la riammissione della Dc, il Viminale fa ricorso. Veltroni: grana aperta nella destra, la risolvano ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sarebbe un dramma per il paese perdere ulteriore tempo - ha commentato Berlusconi - faccio un appello alla Dc, affinché abbia senso di responsabilità". Anche per questo motivo, dalla Sardegna, Walter Veltroni ha scelto i toni duri: "È una cosa aperta nella destra, la destra la risolva. Spero non sia un tentativo per rinviare le elezioni.

Quel genio di Arcore tra Pizza e Alitalia ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che sarebbe la stessa elegante forma di protesta di Bravehart), ecco cosa accade: molto Berlusconi con "migliaia e migliaia di sostenitori", poco e confuso Veltroni apparentemente solo e abbandonato da tutti e, nell'ordine, il transfuga Giovanardi, Maroni e Tremonti, irriducibili avversari dell'Altissimo, soprattutto l'ultimo, che siede alla sua destra.

Prodi: È stato un grave errore . Padoa-Schioppa: i francesi erano l'ultima chance Il premier duro contro i sindacati e Berlusconi: Ora, se c'erano, saltino fuori le cordate . Il mi ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Cessino le interferenze elettorali - attacca Walter Veltroni senza citare direttamente Berlusconi - Gli annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa fra Air France e sindacati". In mattinata avevano tenuto banco le dichiarazioni di Tommaso Padoa-Schioppa.

Ricette sociali per motivare i delusi dell'ex Unione ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ogni giorno più piccola" da Berlusconi, Veltroni è consapevole della necessità di rendere ancora più chiare le priorità programmatiche e di governo che dovranno servire a migliorare le condizioni di vita di tanti cittadini, costretti a vivere nella precarietà lavorativa o con salari e pensioni che perdono potere d'acquisto.

Voto disgiunto È un giochetto sbagliato e dannoso Cara Unità, ti scrivo per in ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Con Veltroni hanno riscoperto di saper fare i giornalisti, a Berlusconi hanno fatto dire come al solito, solo quello che voleva lui. Ma quanto è patetico questo signore rancoroso e vendicativo. Dovrebbe governarci ancora? Poveri noi! Ha detto che il precariato per i giovani non è un gran male.

Gli sms di Ilka e gli incubi di Cioni ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E dovrebbe indignarsi anche Veltroni, indignarsi e poi tirare le orecchie al Pd fiorentino. Perché? Perché quello che ci differenzia da Berlusconi e la sua armata di coerenti sostenitori del capitalismo senza se, senza ma e senza freni inibitori, è una esasperata sensibilità verso TUTTI I SOCIALMENTE DEBOLI, quelli che non sono,

Elezioni, coro di no all'ipotesi di un rinvio ( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il pericolo c'è, avvisa il Viminale, ma tutti i partiti vorrebbero scongiurarlo. Lo dicono sia il leader Pdl Silvio Berlusconi che quello del Pd Walter Veltroni. Intanto il governo ha presentato ricorso contro la decisione. BEI, BUZZANCA, LOPAPA, POLCHI E TITO ALLE PAGINE 6, 7 E 8.

Walter seduttivo , il leader Pd vince il duello in tv Veltroni batte Berlusconi 3,8 milioni a 3,1. Gli esperti: il primo luminoso e ottimista, il secondo cupo e affaticato ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Walter seduttivo", il leader Pd vince il duello in tv Veltroni batte Berlusconi 3,8 milioni a 3,1. Gli esperti: il primo luminoso e ottimista, il secondo cupo e affaticato.

Davanti allo schermo i precari indecisi scelgono i democratici. Tranne uno ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 06: Berlusconi "appare" ai suoi intervistatori. Alle 21.49 su quella stessa sedia (ma senza il cuscino) si accomoda Veltroni. "Abbronzato al fondotinta", annota subito Mirella su B. "Imbalsamato e in doppiopetto", scrive Ludovica. Mentre Tommaso sottolinea: "È destrorso in tutto, anche sull'uso delle mani".

Settecentomila telespettatori e quasi tre punti di share in più per Veltroni nonostante ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: telespettatori e quasi tre punti di share in più per Veltroni nonostante l'ora tarda. I dati gli attribuiscono il 13,91% contro l'11,02% di Berlusconi. La prima intervista di martedì sera sulla Rai è stata seguita da 3.100mila persone, la seconda da 3.836mila. Anche massmediologi e sondaggisti promuovono il leader del Pd, sottolineando una beffarda nemesi nei confronti del Cavaliere:

E in Sardegna Veltroni passa all'attacco della destra ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi dice bugie e poi smentisce, accusando i giornalisti di non aver capito. È andata così, ricorda Veltroni, sulla gaffe con il Quirinale, è andata così sulle pensioni, è andata ancora peggio sul fisco. "L'ho sentito dire che avrebbe fatto la lotta all'evasione e mi sono detto che dopo tanti condoni era una novità importante.

Eco: sì a Walter ma troppi vecchi in politica ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quando l'intervistatore del Pais gli ha chiesto "E Veltroni?", ha risposto: "Veltroni è uno giovane. Ha 50 anni, ma gli altri sono più vecchi. Berlusconi ha oltre 70 anni. In Italia chi perde le elezioni si ripresenta, è come se Al Gore fosse di nuovo candidato negli Usa o se in Francia si ripresentasse Jospin.

Berlusconi: l'evasione fiscale? Si può, se le tasse son troppe Il capo del Pdl ora se la prende con lo Stato criminogeno Poi il solito dietrofront: Le agenzie di sinistra disinform ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Attacca Veltroni sull'immagine: il signore "belloccio" e "diplomato in fiction", un "apprendista ipnotizzatore" che vorrebbe far sembrare "svizzero il governo Prodi" e via denigrando. Quanto ai lui, gli tocca "portare la croce" del governo, perché "se qualcuno conosce un mio sostituto gli mandi una cartolina",

Elezioni, si rischia il rinvio è battaglia sul simbolo dc - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo scudocrociato nel 1992 Elezioni, si rischia il rinvio è battaglia sul simbolo Dc Veltroni e Berlusconi contrari. Il Viminale ricorre Prodi: l'Italia si metterebbe in cattiva luce Ferrara: se accade mi suicido FRANCESCO BEI ROMA - "Un rinvio delle elezioni oggi metterebbe l'Italia molto, molto in cattiva luce davanti al mondo".

La crisi istituzionale allarma il colle "va evitata una ferita al paese" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Non offriamo a Berlusconi - ha avvertito Veltroni - il pretesto di fare la campagna elettorale su suoi temi". A piazza Santa Anastasia, infatti, tutti sono convinti che lo slittamento del voto consentirebbe al capo pidiellino di rivitalizzare il "gorgo dei veleni", di urlare al "complotto comunista".

Boselli avvisa "appoggio locale ai democratici? non ci sono regole" - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per noi Berlusconi o Veltroni sono uguali". All'offerta di dialogo prospettata dal leader della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti, Boselli risponde: "Il patto andrebbe fatto adesso e non dopo il voto. Bertinotti ha detto che la laicità è tutto. E il nostro è il partito della laicità".

Decoro, case, family card "così il mio sistema roma" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dalle giunte Rutelli e Veltroni, ma consapevoli che c'è ancora molto lavoro da fare", spiega. L'esatto contrario di "chi si limita a proporre una visione distruttiva collocandosi in una posizione di minoranza astiosa". Molte le idee forti contenute nel programma. A partire dalla mobilità: potenziamento della rete del trasporto pubblico per portare la frequenza massima a 20 minuti,

Voti a perdere - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Genova VOTI A PERDERE LA MALFA E L'AGNOSTICO-VELTRONIANO RAFFAELE NIRI Si sono incontrati in trentotto, duri e puri, martedì notte, nella sede di via Ravecca, sotto le icone di Giuseppe Mazzini e La Malfa. Ugo, ovviamente, che il figliolo traditore Giorgio sta con Berlusconi. Sei dei trentotto, che è già una bella percentuale, sono quelli dell'Uaar,

Orlando, pd: "università gratis e gli studenti cresceranno in fretta" - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il ristretto gruppo di collaboratori di Veltroni, perciò, per la campagna elettorale, ha girato non solo tutta la Liguria, ma l'Italia. Anche per questo, spiega, è convinto "che si può fare davvero". Magari grazie ai giovani come lui, i più convinti del nuovo partito, sostiene. I giovani che il G8 con i suoi drammi ha rischiato di allontanare dalla politica.

Ora elezioni a rischio ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma Berlusconi non risparmia la rasoiata contro il premier, considerando l'ipotesi dello slittamento delle elezioni "l'ultimo regalo di Prodi". A questo punto Walter Veltroni chiama in causa proprio il suo avversario. E' Berlusconi che deve risolvere il problema.

Amato: caso Dc, voto a rischio Coro di no: proroga fuorilegge ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi: "Sarebbe un dramma, l'ultimo regalo di Prodi". Contro pure Veltroni da Roma L'annuncio è stato fatto davanti alle telecamere, in occasione del tributo a un socialista riformista, Camillo Prampolini: "Non è escluso il rinvio delle elezioni" ha dichiarato ai microfoni il ministro uscente degli Interni,

Il ritorno del Senatùr: comizi in piazza e tv per conquistare Roma ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E pure sul confronto tv con Walter Veltroni non si è tirato indietro: "Silvio sbaglia. Il faccia a faccia lo deve fare e convincere gli indecisi". Così sulla questione del voto amministrativo agli immigrati, lanciata da Gianfranco Fini e sulla quale Berlusconi ha preferito non chiudere con un "valuteremo", non ha avuto alcun cedimento con un eloquente "ma siamo pazzi.

La verità sulla sfida dell'Auditel ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: risultato degli ascolti ha fatto segnare un vantaggio per Walter Veltroni. Per quest'ultimo, andato in onda dalle 21:49 alle 22:35, 3,8 milioni di spettatori. Per Silvio Berlusconi, intervistato dalle 21:06 alle 21:40, 3,1 milioni. Un dato che ha fatto esultare il numero uno del centrosinistra: "I dati degli ascolti corrispondono a un sentimento di cambiamento che si fa strada".

Il pugliese Placido vuole abolire i politici del Sud ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel 2006 era candidato della lista civica "Roma per Veltroni". Nel Caimano di Nanni Moretti fa la parte dell'attore che rifiuta di impersonare Berlusconi. Del resto non ha mai nascosto le sue simpatie politiche: "Sono di sinistra, voto per l'Unione, l'altra notte ero alla festa di Milano dei Ds - ha detto una volta -.

<La Madonna di Lourdes vota per Veltroni> ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 80 del 2008-04-03 pagina 10 "La Madonna di Lourdes vota per Veltroni" di Diego Pistacchi da Genova Dalla prima lettera della Madonna di Lourdes agli italiani: "I cristiani sono avvertiti in tempo perché dopo non basterà una confessione a lavare la colpa della complicità che diventa anche apologia del fascismo".

Il programma politico di Eco: dieci morti per rilanciare l'Italia ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dieci morti per rilanciare l'Italia di Paolo Bracalini da Milano Veltroni ha un programma in dodici punti? Umberto Eco fa di meglio, il suo ne ha solo dieci. Dieci morti. Tanti sono i decessi necessari per dare un futuro al Paese, secondo l'erudito bolognese. Lo slogan ancora non ce l'ha, ma potrebbe essere: crepa, Italia!

Berlusconi: "se m'intercettano ancora espatrio" - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni è un signore belloccio diplomato in fiction" Berlusconi: "Se m'intercettano ancora espatrio" "Troppe tasse giustificano l'evasione". Casini: le alleanze si fanno prima del voto Continuo a usare il mio telefonino in piena libertà, ma se escono registrazioni espatrio GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO ANCONA - "Veltroni è un signore belloccio,

Veltroni: "buono spesa per tre milioni di famiglie" - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: "Buono spesa per tre milioni di famiglie" "Saranno 600 euro". Ascolti, al leader Pd il duello tv Per l'ex sindaco 3.836.000 ascoltatori, per Berlusconi 3.100.000 GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Buono spesa e share sono le parole di Walter Veltroni quando pensava di essere a meno undici giorni dalle elezioni.

Ricorsi solo il pericolo del rinvio delle urne riapre il canale bipartisan tra Pd e Pdl ( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dice Berlusconi. "Sono assolutamente contrario al rinvio delle elezioni. È un problema aperto nella destra e la destra lo deve risolvere" afferma Walter Veltroni, provando a lasciare il cerino in mano al suo principale avversario. Ma più del rinvio la preoccupazione condivisa sia da Berlusconi che da Veltroni riguarda lo spettro dell'

Analisi ora <più sacrifici per tutti> ( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: profonda differenza tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Chi dice che Veltroni pare aver ereditato la tendenza berlusconiana all'overpromising non sbaglia. Per meglio dire, Veltroni eredita dal primo berlusconismo la tendenza a concepire la politica come lo strumento per operare profonde azioni di mutamento sociale, fino ad arrivare al rapporto tra individuo e spazio pubblico.

Tempesta sul ministro degli interni amato ( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni provi a lasciare in mano il cerino a Berlusconi, definendo il caso Pizza una questione tutta interna al Pdl ("La risolvano loro"), al Loft si affaccia per qualche ora lo spettro di un'altra gaffe pre-elettorale del Viminale, inquilino all'epoca Enzo Bianco, quando l'accorpamento dei seggi deciso al ministero prima del voto del 2001 causò file interminabili ai seggi e una

Alle urne tutti mobilitati per scongiurare il rinvio del voto, il Quirinale sorveglia e segue il viminale ( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi interviene praticamente subito: "Il rinvio delle elezioni sarebbe un dramma. Rivolgo un appello alla Dc perché non si rimandi il voto". Walter Veltroni, impegnato a pranzo a casa di una famiglia sarda, riceve dal portavoce Roberto Roscani la notizia dell'uscita del ministero dell'Interno ma parlerà soltanto un paio d'

Un flop elettorale programmato ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: programmato Norma Rangeri Un compito da facili profeti prevedere chi avrebbe vinto tra il Commissario Montalbano e la coppia Berlusconi-Veltroni. Anche se la differenza si è rivelata molto più marcata delle aspettative: nel caso di Berlusconi quasi un raddoppio: tre milioni e l'11 per cento di share per il Cavaliere, 5 milioni e mezzo con il 21 per cento per il commissario di Camilleri.

Eco: politici vecchi, moriranno ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Parola di Umberto Eco che ieri è stato intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais. "Veltroni è uno giovane - ha detto Eco - ha 50 anni, ma gli altri sono più vecchi. Berlusconi ha oltre 70 anni. In Italia torna sempre il vecchio: è il sintomo di una classe politica che non vuole rinunciare al potere".

Caso Pizza, elezioni a rischio ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni contrari al rinvio. Ora la speranza è una sentenza della Cassazione Sara Menafra Roma Gli occhi speranzosi dell'intero arco costituzionale sono rivolti al Palazzaccio della Cassazione. Le sezioni unite, già questo fine settimana, potrebbero stabilire che non spetta alla giustizia amministrativa giudicare i decreti elettorali e che le elezioni debbano proseguire.

Abbiamo già dato Voto operaio in fuga ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: le sirene di Veltroni e il sogno di Berlusconi Solitudine a Mirafiori La sinistra annaspa, pochi credono alle promesse di abolire la legge 30. Regge il voto nelle comunità operaie dove c'è il conflitto Loris Campetti Torino Torino non è più la città grigia del secolo scorso, caricata come una sveglia sui tempi della sirena Fiat,

Il piazzista dello scudo crociato ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche Veltroni e Berlusconi uniti dalla volontà di cancellare i piccoli partiti e costretti agli straordinari dal più piccolo, immaginario partito. Inseguendo il centro è stato prima a sinistra e poi a destra, era alleato dell'Unione, amico del migliore amico di Prodi (Angelo Rovati) e poi fedelissimo di Berlusconi.

Pizza: rinunciare? Se lo chiede il Colle ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La stizza di Veltroni, l'amarezza di Prodi? "Non sono io che ho sbagliato, è stato il ministero a farlo, mi spiace...". Gli appelli alla "ragionevolezza" di Berlusconi? "Noi con il Pdl abbiamo solo un accordo tecnico, il Cavaliere non l'ho sentito, se perderà voti perché si allunga la campagna elettorale non posso farci nulla.

Berlusconi e Veltroni: no al rinvio delle elezioni ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 2 categoria: REDAZIONALE Berlusconi e Veltroni: no al rinvio delle elezioni Amato e la Dc: rischio slittamento. E ricorre in Cassazione Doppia mossa per non spostare la data. Prodi: rimandare metterebbe l'Italia molto in cattiva luce davanti al mondo ROMA - Un coro di no dei partiti e delle istituzioni - con Berlusconi, Veltroni,

Pd e Pdl contro il Viminale Silvio tratta con il <ribelle> ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Paradossalmente sarà Berlusconi a togliere le castagne dal fuoco all'ex alleato, offrendo a Pizza una congrua "soluzione politica". Paradossalmente è su Berlusconi che Veltroni ieri ha provato a scaricare il costo politico della vicenda: "Non vorrei che il rinvio del voto - ha detto il leader democratico - fosse un auspicio del Pdl,

Veltroni: 600 euro per le famiglie povere con noi al governo ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Veltroni: 600 euro per le famiglie povere con noi al governo "Berlusconi? Lui come Ivan Drago contro Rocky" DAL NOSTRO INVIATO OLBIA - "Vedendo i dati delle due interviste in tv, il principale esponente dello schieramento a noi avverso si è convinto che se il duello non si fa è meglio.

Il leader pd batte in tv il Cavaliere ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Share più alto Il leader pd batte in tv il Cavaliere MILANO - Il leader del Pd Walter Veltroni ha battuto Silvio Berlusconi. Non si tratta di risultati elettorali, ma degli ascolti tv di martedì sera. Il duello di " Conferenze Stampa " separate su Raidue ha visto per il Cavaliere, in onda dalle 21.06 alle 21.40, 3.100.000 spettatori con share dell'11.

L'Economist sceglie Walter <Silvio, un Gattopardo> ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidato va a Walter Veltroni. "Sì, ma come conseguenza, comunque non ho scritto di lui, il focus è su Berlusconi e sul fatto che non merita l'elezione perché quando ne ha avuto la possibilità non ha messo mano alle riforme". Non c'è entusiasmo nemmeno per il Pd, perché all'Economist non sono sicuri che il nuovo partito che corre da solo rappresenti davvero la rottura con il passato.

Eco e i politici <Se ne muore una decina si può ripartire> ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E se salva Veltroni ("Sì, è giovane, ha 50 anni, ma la maggior parte è più vecchia") e boccia Silvio Berlusconi ("Ha più di 70 anni"), poi punta il dito contro il malcostume nazionale: si ricandida anche chi ha perso le elezioni, cosa impensabile negli Usa o in Francia.

No di Air France. Prato: ho fallito, vado via ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: imprenditori e banche promessi da Berlusconi. Spazio al prossimo governo dunque, perché Alitalia resti italiana. Ma intanto però c'è da evitare il fallimento che verrebbe accollato a Prodi: un punto su cui il partito di Walter Veltroni sarebbe stato nettissimo. A. Bac. Rottura Il presidente di Air France-Klm Jean Cyril Spinetta ieri ha preso atto "con rammarico della rottura dei negoziati"

ROMA - Con la proposta di un buono spesa da 600 euro, destinato a 3 milioni di famiglie in d ( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: secondo Walter Veltroni, può consentire di far fare al Paese quel "salto di qualità", verso una maggiore integrazione europea. Se l'origine delle attuali difficoltà deriva dallo scarso controllo fatto dal governo Berlusconi al momento dell'introduzione dell'euro, accusa il leader Pd, la "questione prezzi", che non permette a molte famiglie di arrivare alla quarta settimana,

ROMA - Romano Prodi accusa i sindacati, grave errore quello di rompere perch ( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Attacca Berlusconi. "E' possibile" che Alitalia sia stata vittima della campagna elettorale. Mentre Walter Veltroni sollecita il governo di adoperarsi "per cercare di riprendere i fili della trattativa, richiamando tutte le parti al senso di responsabilità".

ROMA - A Francoforte non hanno mai smesso di crederci. E adesso, dopo la clamoros ( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con il delicato passaggio delle elezioni politiche ormai alle porte, le mosse di Berlusconi e quelle di Veltroni. Dichiarazioni, specialmente quelle del leader del Pdl, che in questi giorni sono state vagliate e radiografate. Ma la condizione-chiave per scendere in pista era ed è sempre stata legata al fallimento della trattativa con Air France.

Elettori come bonzi e guelfi furbacchioni ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: essere felice per come viene utilizzato in Sardegna da Walter Veltroni. Se mi avesse detto di voler nominare Flavio Briatore assessore al turismo, gli avrei creduto di più. I guelfurbi. Se le flessioni di fronte alla Chiesa fossero uno sport olimpico, l'Italia potrebbe ritenersi già sul podio. Questi servilismi, oltretutto, non sono richiesti;

Prodi: cordate fantomatiche, adesso vengano fuori ( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Grave errore dei sindacati rompere". Veltroni: saltato tutto per le interferenze elettorali di Berlusconi.

Alemanno, patto per l'Esquilino ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non sono mancate le critiche del centrodestra: "Scopiazza il nostro - dice Andrea Augello - soprattutto sull'unica società di gestione per il trasporto pubblico, l'esatto contrario di quello che ha fatto Veltroni". Ernesto Menicucci Gianni Alemanno era insieme alla candidata al I Municipio Laura Marsilio e a Federico Mollicone.

Prodi <rompe> con i sindacati <Ora aspetto le cordate fantasma> ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, che in tutte queste settimane ha dovuto subire l'incalzante e spericolata iniziativa di Berlusconi, e in un intervento di palazzo Chigi magari ci sperava. Ha commentato ieri il leader del Partito democratico. "Le interferenze politiche, gli annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa fra Air France e i sindacati.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni: "Contrari". Focus La corsa dell'oro Nel 2007 il costo di un'oncia d'oro è cresciuto del 32%, nei primi mesi di quest'anno del 20% fino a superare i 1.000 dollari. Ma la corsa non sembra destinata a finire, soprattutto per gli acquisti di India e Cina.

Il ritorno del Senatùr nelle piazze e in tv ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E pure sul confronto tv con Walter Veltroni non si è tirato indietro: "Silvio sbaglia. Il faccia a faccia lo deve fare e convincere gli indecisi". Così sulla questione del voto amministrativo agli immigrati, lanciata da Gianfranco Fini e sulla quale Berlusconi ha preferito non chiudere con un "valuteremo", non ha avuto alcun cedimento con un eloquente "ma siamo pazzi.

Ora si scalda Pizza: <Quel simbolo è mio, cancellate Casini> ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E un poco anche a Veltroni...". Amato li avrebbe favoriti? "Come minimo ha fatto un gravissimo errore". Perché eravate presenti solo in 15 regioni? "Per un gentlemen agreement con il Cavaliere, che ci ha chiesto di non sovrapporci dove c'era la Lega". Ora Berlusconi la scongiura di non procrastinare il voto.

Siamo pronti a morire per l'Albania? ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: voce nel deserto: Il problema è uno:battere Veltroni.Poi battere la piazza delle sinistre che cercherà di... matteo: Mi fa rabbrividire l'idea che le possibilità di ritrovare sviluppo per una realtà fondamentale come... Ultime news Rinvio elezioni, il Tar deciderà l'8 aprileBerlusconi: "Intercettato ancora?

Berlusconi: "Intercettato ancora? Lascio l'Italia" ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: criticare Walter Veltroni. "Il re - dice - è nudo visto che non è riuscito a ingannare gli italiani". Dopo aver detto di essere "il nuovo", attacca l'ex premier, "viene fuori che sia lui che Antonio Di Pietro sono due pensionati della politica". "E viene fuori - aggiunge - che questo oculato amministratore ha accumulato come sindaco di Roma nove miliardi di debiti e ha aumentato del 243%

Ciclone Pizza mette a rischio il voto. Con queste conseguenze ( da "Panorama.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni dichiarano all'unisono di non voler sentir parlare di slittamento del voto. E anche dal Quirinale si seguono con attenzione le iniziative del ministero dell'Interno, dopo che proprio il ministro Giuliano Amato, aveva parlato di [1] possibile rinvio, in quanto la [2] Dc di Giuseppe Pizza,

Il day after dell'Alitalia. Brutta faccenda per Veltroni (in attesa del Cav.) ( da "Panorama.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: abbia agito di sponda con Berlusconi. Si tratta, almeno per ora, dell'ultimo atto di una coalizione tra sinistra moderata e sinistra estrema, tra rigore alla Padoa-Schioppa e consociativismo sindacale. Una rappresentazione che per Veltroni doveva ormai essere confinata tra i ricordi del passato: e che invece ricompare come una beffa sulla scena.

Amato: caso Dc, voto a rischio. Coro di no: "Proroga fuorilegge" ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: No di Veltroni e Berlusconi. Ma il segretario Pizza si scalda: "Quel simbolo è mio, cancellate Casini" Roma - L'annuncio è stato fatto davanti alle telecamere, in occasione del tributo a un socialista riformista, Camillo Prampolini: "Non è escluso il rinvio delle elezioni" ha dichiarato ai microfoni il ministro uscente degli Interni,

Pizza rinuncia, la Dc non (ri)corre per evitare il rinvio del voto ( da "Panorama.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Faccio un appello alla Dc affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere ulteriori giorni per la campagna elettorale", aveva detto Berlusconi. Contrario allo slittamento anche Walter Veltroni. Durante il suo tour elettorale in Sardegna il leader del Pd aveva affermato "sarebbe un colpo di immagine gravissimo per il Paese".

Berlusconi: appello all'orgoglio degli imprenditori italiani ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi: appello all'orgoglio degli imprenditori italiani di Alberto Taliani Il leader del Pdl agli imprenditori: non si deve partecipare con milioni e milioni, basta una Fiche. Veltroni: interferenze elettorali. Fini: Walter soffre di amnesia Milano - La drammatica situazione dell'Alitalia, dopo la rottura delle trattative tra Air France sindacati infiamma il dibattito politico.


Articoli

Berlusconi a Fini: <Fermare Storace e Udc ad ogni costo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi a Fini: "Fermare Storace e Udc ad ogni costo" FRANCESCO LO SARDO O Roma o morte. La consegna del Cavaliere è stata perentoria: "Gianfranco, nel Lazio la situazione è delicatissima. Conto su di te e su Alemanno. Storace e Casini possono farci andare sotto...". Sì, i numeri contenuti nelle cartelline dei sondaggisti aggiornati e depositati a intervalli sempre più stretti sul tavolo del Cavaliere parlano chiaro. La distanza tra il Pdl e il Pd s'è assottigliata troppo nel Lazio, una delle regioni in bilico dove incassando il premio di maggioranza si portano a casa quindici senatori. S'era già molto assottigliata il 25 marzo scorso e s'è ridotta a un'ombra nei rilevamenti, non più divulgabili per rispetto della legge sulla par condicio, di lunedì 31. Ieri Berlusconi è tornato a lanciare l'allarme. Altro che trenta senatori di maggioranza a favore del Pdl: "Tutto si decide in poche regioni in bilico ? ripete il Cavaliere smentendo il presunto vantaggio del Pdl a palazzo Madama e accreditando la tesi del pareggio ? quindi non si può essere sicuri che al senato ci sarà una maggioranza per governare". Che fare? L'ordine di Berlusconi è caricare a testa bassa Casini e Storace, ma soprattutto di concentrare il fuoco sull'ex dirigente di An fondatore della Destra il cui elettorato nel Lazio, a differenza di quello dell'Udc, è non solo continguo ma praticamente sovrapposto a quello del Pdl che rischia di subire danni irreparabili dalla concorrenza tra le liste. Berlusconi e Fini, in tandem, hanno perciò già cominciato a battere il Lazio, soprattutto Roma e provincia, fin dalla scorsa settimana. Nei prossimi giorni toccherà a Gianfranco Fini, in squadra con Alemanno, fare il lavoro più pesante. Il rischio di perdere alcune regioni chiave, ammette il leader di An, "c'è ed è per questo che gli ultimi cinque giorni della campagna elettorale, da domenica 6 fino all'undici aprile, li dedicherò tutti al Lazio". Comizi, incontri con gli elettori, ma soprattutto blitz nelle zone di maggior degrado di Roma a fianco del candidato sindaco del Pdl per la capitale Gianni Alemanno: l'agenda e i dettagli della "campagna Lazio" sono allo studio dello staff del leader di An in queste ore. Un lavoro a tappeto, dicono gli uomini di Fini, che precederà il comizio finale con Berlusconi di giovedì 10 aprile al Colosseo. "Fini annuncia che farà l'ultima settimana di campagna elettorale nel Lazio. Ma i comizi contro di me ? ironizza Storace che prepara la manifestazione conclusiva della Destra al Pantheon l'11 aprile ? li farà con Lamberto Dini, suo numero tre al senato, o lo nasconderà agli elettori?". Il capo Udc Casini dal canto suo ribadisce: "La madre di tutte le battaglie è il Lazio". In attesa dell'ultima carica di Fini, a fare da testa d'ariete per il Pdl nella regione in bilico c'è Alessandra Mussolini, che ripete: "Dare il voto ai partiti minori del centrodestra, la Destra e l'Udc, che secondo i sondaggi non supereranno mai la soglia di sbarramento, vuol dire aiutare Veltroni".

Torna all'inizio


L'ultimo miglio sulla famiglia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LE PROPOSTE DEL PD Veltroni ha illustrato ieri il piano casa. A breve il patto per il potere d'acquisto L'ultimo miglio sulla famiglia RAFFAELLA CASCIOLI Sbaglierebbe chi pensasse che, a tredici giorni dall'apertura dei seggi, la campagna elettorale si sia incamminata lungo il già tracciato ? e in parte trito ? cammino delle conferenze stampa televisive. Dei confronti foss'anche asettici e a distanza dei due maggiori candidati che finiscono con l'aumentare il distacco tra l'Italia raccontata e quella reale. Il leader del Pd, Walter Veltroni, non ci sta e intende sottrarsi a questo cliché al punto che avrebbe deciso di caratterizzare il rush finale della campagna elettorale con una serie di proposte a sostegno dei nuclei familiari. Famiglie che, in questi ultimi mesi, sono alle prese con un'inflazione alle stelle soprattutto sui prodotti alimentari e su quelli energetici (al 3,3% mai così alta dal 1996), con retribuzioni in crescita nel periodo gennaiofebbraio del 2,5% in un anno solo a causa dell'entrata in vigore di nuovi contratti e adeguamenti contrattuali, con tariffe rcauto e bollette in costante ascesa, con rate del mutuo a cui non si riesce più a far fronte. Famiglie che stanno contraendo i consumi, che non riescono più non solo a progettare il futuro ma, in alcuni casi, neanche a ragionare al presente. Il Pd ne è consapevole e Veltroni ha iniziato ieri mattina affrontando il problema della casa e proseguendo nel pomeriggio con il piano del Pd per la salute. Forse già oggi dovrebbero essere presentare misure a sostegno del potere d'acquisto delle famiglie. Tuttavia dal loft smentiscono le indiscrezioni di stampa che vedono un Pd pronto a tagliare di netto le tasse universitarie e il costo dei libri così come non trova conferme, anche perché difficilmente applicabile, l'ipotesi dell'abolizione del bollo auto su una macchina a famiglia. E non solo perché si tratta di un'imposta di proprietà di pertinenza regionale. Detto questo se una delle prime esigenze degli italiani è la casa, Veltroni ieri nel corso del suo intervento all'Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha sottolineato la necessità di predisporre un nuovo piano per l'edilizia: "Abbiamo bisogno di centomila nuovi alloggi e questo comporta investimenti per circa 3 miliardi di euro". Per trovare le risorse necessarie al piano di edilizia popolare Veltroni ha proposto di mettere in vendita, su base volontaria, le case popolari agli inquilini a prezzi calmierati e attraverso un'intesa tra enti locali e governo. Tuttavia, il leader del Pd non dimentica gli affitti sottolineando, da un lato, per gli affitti l'introduzione dell'aliquota al 20% per i proprietari e dell'aumento delle detrazioni per gli inquilino con un risparmio di 700 euro rispetto agli attuali 300. Due misure che consentirebbero di far emergere il nero e che dovrebbero essere raccordate all'aumento della quota degli interessi detraibili sui mutui fino al 27% rispetto all'attuale 19%. Al candidato del Pd il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti ha chiesto il rilancio della crescita e della competitività del paese attraverso investimenti in costruzioni. Nel soffermarsi sull'opportunità di predisporre nell'immediato una "normativa fiscale che sostenga la casa", Veltroni all'Ance ha anche sottolineato che si è oggi in un "momento deciso per la vita del paese. L'Italia deve decidere se tornare a essere protagonista sulla scena europea o regredire". Tanto più in un momento in cui gli economisti parlano con sempre maggiore insistenza del rischio stagflazione, ovvero la micidiale miscela di inflazione e stagnazione. Di fronte all'impennata dell'inflazione, ieri il governo ha annunciato una legge anti-rincari da presentare insieme all'opposizione che agisca con la sterilizzazione della quota fiscale di prezzi e tariffe soprattutto sulle componenti speculative dei costi delle materie prime energetiche e alimentari. Tuttavia, dall'opposizione è arrivata una risposta a stretto giro: no grazie. È lo stesso Berlusconi a dire che non se ne farà nulla.

Torna all'inizio


Una lettera di Walter ai giovani sulla cultura (nascosta nelle pagine domenicali di "Repubblica") (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, domenica mi ha entusiasmato Eugenio Scalfari su Repubblica contro il Tg1 e altri telegiornali pubblici già al guinzaglio del berlusconismo; e per la certezza espressa che il Pd vincerà le elezioni. Forse per il piacere della lettura, mi è sfuggito un articolo di Veltroni sullo stesso numero, in cui esalta il ruolo della cultura sia come qualità morale degli italiani, sia per la sua stessa produttività materiale. Da "creativo", sarei interessato a leggere l'articolo, anche se procurarsi un arretrato del giornale pare operazione complessa. ANDREA SINISCALCHI, CASERTA Caro Siniscalchi, è buona norma conservare il giornale 2 ? 3 giorni, non bastano quattro righe di annuncio in prima pagina (come è stato per l'articolo di Veltroni) a richiamare l'attenzione del lettore. Walter dice una cosa che a me sta a cuore più d'ogni altra, ma che non è entrata nella campagna elettorale: che la cultura è la partenza di ogni politica alta. Come diceva Malraux, essa è ciò che ha fatto dell'uomo qualcosa di diverso da un accidente dell'evoluzione. L'attuale struttura politico-culturale in Italia non risponde a questa esigenza. Veltroni constata nel giro delle 110 province che la tv ci racconta un'Italia diversa da quella che è: ci racconta il reality invece della realtà, parla non di noi ma del nostro avatar (il nostro alter ego che ci costruiamo col ricorso all'elettronica, l'io fittizio col quale confidiamo). Tutto è innaturale nella tv di Rai e Mediaset, proprio nel paese dove è la cultura "l'unicità italiana". È solo essa che avvicina i giovani, con la loro creatività, alla problematica del nostro (loro) tempo e del futuro. "Nella spinta verso il cambiamento, non si può fare a meno di spalancare spazi alle nuove idee, alle nuove arti, alle espressioni della nostra contemporaneità, alle ragazze e ai ragazzi curiosi del mondo e che vogliono raccontarsi con ogni forma di comunicazione". Oltre che orgoglio e benessere spirituale, la creatività è opportunità di lavoro, che va definita, sia stabilizzando i profili professionali (l'artista, il creativo, l'imprenditore culturale, lo sperimentatore), sia disboscando la foresta normativa e burocratica che soffoca l'albero della creatività con le liane delle mezze maniche. Chi fa cultura dev'essere sottratto alla precarietà e alla necessità di trovarsi "prima" qualcosa per l'affitto e il pranzo. Il nuovo governo ? e solo il Pd può fare un governo che senta e pensi così ? deve essere convinto che la ricchezza del paese non si misura soltanto in Pil, che "l'artista e il creativo vanno considerati produttori" anche agli effetti retributivi, produttori della "specificità italiana" (non solo moda e design); che l'Expo 2015 di Milano, coi suoi 44 miliardi di euro e 70 mila posti di lavoro dev'essere nuova rispetto alle precedenti creando anche (come vuole nel suo gergo complicato De Rita) "reti brevi e lunghe" invece di Olimpi di ferro o di cristallo, ma creando nuovo rinascimento, dopo le rapine della politica e l'abbandono della cultura alle sue sole capacità e alla spesso connessa bohème. Sì, mi piacerebbe che Veltroni facesse di quell'articolo una lettera da un milione di copie e la mandasse ad altrettanti italiani interessati a conoscerla.

Torna all'inizio


Si apre la bagarre televisiva, Veltroni formato famiglia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'agenda Pd: casa, spese per la salute, libri scolastici, università, bonus per i consumi Si apre la bagarre televisiva, Veltroni formato famiglia Tribune elettorali e prime serate tv servono alla rimonta democratica Negli ultimi giorni di campagna elettorale il leader del Pd Walter Veltroni accelera sulle proposte a sostegno della famiglia, a cominciare dalle famiglie meno abbienti. E lo fa nel giorno in cui si apre in tv il confronto elettorale, sebbene a distanza, con Berlusconi. Ieri sera le due conferenze stampa televisive tra i principali candidati hanno dato il via al rush finale, che il Pd si giocherà sui temi della famiglia. A cominciare dal piano casa, illustrato ieri mattina dallo stesso Veltroni all'Ance, che parte dalla necessità di 100 mila alloggi popolari per 3 miliardi di euro di investimenti ma prevede anche aumenti di detrazioni sugli affitti per gli inquilini e l'introduzione di un'aliquota secca al 20% per i proprietari. Sempre ieri Veltroni ha presentato la proposta del Partito democratico per la sanità che prevede l'ammodernamento degli ospedali, l'abbattimento delle liste d'attesa, un fondo per l'odontoiatria. Ma allo studio vi sarebbero anche misure a sostegno del potere d'acquisto, con un bonus per le famiglie in difficoltà.

Torna all'inizio


Il Lazio in tasca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DEMOCRATICI Franco Marini va a parlare con gli operai edili e batte tutta la regione Il Lazio in tasca MARIO LAVIA "Io la campagna elettorale la faccio soprattutto qui". È candidato ovviamente anche nel "suo" Abruzzo ma Franco Marini l'antifona l'ha capita dal primo momento: bisogna lottare "qui", cioè nel Lazio, dove è capolista del Pd al senato. Scende in campo il numero uno di palazzo Madama, va ovunque lo chiamino, tiene riunioni con gli uomini-macchina dem: "E i manifesti? I volantini? ". L'uomo è fatto così, l'aria della pugna è quella che preferisce, nelle piazze come nella "bomboniera" del senato, dove in questi due anni ne ha viste di cotte e di crude. E l'odore della vittoria, in una regione strategica come il Lazio, l'annusa. Vincere in questa regione, finora appannaggio della destra, per il Pd vorrebbe dire molto, moltissimo. Significa 15 senatori su 27. Se poi Sinistra arcobaleno e Udc, che a sentire i democrat laziali stanno andando bene, riuscissero a superare l'8 per cento prenderebbero due seggi per ciascuno lasciandone a Berlusconi solo 8: 7 in meno del previsto (da lui). Si comprende bene dunque quanto il responso delle urne nel Lazio possa essere determinante per l'esito nazionale del voto sul senato. Il pullman è andato stra-bene a Latina e Rieti, città di destra, ottimamente anche ieri a Frosinone. A Roma si confida su un "effetto tridente" Veltroni-Rutelli-Zingaretti che nei fatti si aiutano reciprocamente. Pur nella totale autonomia delle rispettive campagne: due giorni fa Rutelli ha toccato un punctum dolens della passata gestione del Campidoglio, "penso che i tassisti a Roma debbano ritrovare un feeling con la città perché abbiamo conosciuto degli episodi molto critici e io penso che la soluzione risieda nel miglioramento dell'offerta". Se questo è il quadro generale, si capisce ancora meglio l'impegno diretto del presidente del senato. Eccolo, dunque, ieri mattina, al cantiere di Conca d'oro, a Roma, dove si sta costruendo una linea della metropolitana. Eccolo, Marini, parlare con voce sostenuta agli operai, niente affatto con tono formal-istituzionale: per uno che ha fatto il sindacalista per decenni non può che essere così, è una pelle che non ti levi più. Come viene accolto? Con rispetto, attenzione, e ? ma sarebbe difficile il contrario ? anche lo scetticismo giustificato di chi lavora sodo e ha poco da scialare. "Ecco, si ricordano di noi solo quando devono chiederti il voto", commenta uno di loro a fine assemblea. I mugugni, le lamentele, i prezzi, la qualità del lavoro: ma perché un operaio dovrebbe essere soddisfatto delle cose presenti? Però lo ascoltano, nella sala mensa, qualcuno col panino in mano. Un "contesto" che Marini conosce a menadito. Non promette bubbole, né parla ai cuori. Ma ai cervelli. "Il Pd non ha abbandonato gli operai, il mondo dei lavoratori è il nostro mondo". Eccolo, il vecchio leader della Cisl: "Le imprese hanno pagato meno oneri sociali. Capisco le esigenze delle imprese, che possono aver bisogno di una certa flessibilità. Ma in Italia, dove le imprese hanno pagato meno oneri sociali, questa flessibilità si è allargata troppo. Sono milioni i ragazzi che hanno un contratto a termine e che per questo non possono guardare con nessuna sicurezza al loro futuro". E non è vero che sono tutti uguali, è il suo ragionamento: il governo ha approvato il pacchetto welfare che incoraggia il lavoro a tempo indeterminato e ha approvato (proprio ieri-ndr) le norme sulla sicurezza sul lavoro. Parla un po' più del previsto, il presidente del senato, alla fine brindisi con gli operai. Magari non li ha convinti tutti, ma la maggior parte senz'altro. Poi via per Civitavecchia, in serata a Rieti... Nel Lazio si può fare.

Torna all'inizio


Governo e con itti da risolvere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Non è inopinata l'intervista, di cui si chiacchiera da due giorni, con cui Bersani invita Veltroni a cambiare il passo per il fotofinish e completare il suo messaggio, affinché raggiunga i "riflessivi" del centrodestra, gli indecisi di quella parte, e gli ancora numerosi astensionisti. Inopinata è invece la querelle per il dopo 14 aprile, sulle eventuali incompletezze della linea Veltroni (l'unico leader Pd che fa folla nei comizi), su chi possa fare il segretario del Pd in caso di sconfitta (ma forse, si sottintende, anche in caso di vittoria, insegnando la Dc che un uomo solo non regge a Palazzo Chigi e nel loft). Possiamo dire ai promotori e agli appassionati di questi discorsi che a noi elettori, lontani anni luce dai covi e dagli odii della politica, non interessa un cavolo? Possiamo dire che ci interessano l'unità del Pd, l'impegno di tutti (veltroniani o di altro rito) nella battaglia elettorale, il programma che il leader e gli altri vorranno completare e illustrare agli indecisi e ai riluttanti negli ultimi dieci giorni di campagna? Bersani ha giustamente osservato che la nostra campagna elettorale, che a noi pare brillante e vivace, agli indecisi e astensionisti "è un pochino estranea". Forse ha ragione, l'autoreferenzialità è sempre incinta. E poiché lui è ministro delle attività produttive e delle liberalizzazioni, converrà che continui fino al 13 aprile a dire le cose nuove che ha cominciato a dire ieri sera a Rai News 24. Così ci interessa, lo scriviamo per la seconda volta in pochi giorni, che il ministro Fioroni immetta di forza nella campagna elettorale la scuola e la selezione meritocratica, che sono il doppio volano della ripresa: magari in collegamento con quanto ha scritto Veltroni domenica sul vasto mondo delle arti, sui creativi, gli organizzatori di cultura, cioè della "specificità italiana". Ci permettiamo di aggiungere un'opinione che ha avuto fin qui poca fortuna fuori dai circoli demonizzati come antiberlusconiani e giustizialisti: e cioè che il governo Veltroni sappia governare i conflitti, in modo da debellare o almeno ridurre i nuovi dispotismi e realizzare, o almeno avviare, i nuovi diritti di cittadinanza fin qui bloccati da interessi alla far west, conflittuali con la democrazia. Parliamo di casta politica e burocratica, di comunicazione e finanza, banche e sport, farmaci e monopoli distributivi (dagli autotrasporti alle catene distributive). È qui, per fermarci ai primi che vengono alla mente, che si realizzano gli infiniti nodi che rendono i forti sempre più forti e i meno forti sempre più deboli. È qui che nascono i "nuovi dispotismi" come li chiamava Bobbio ripetendo Montesquieu, che fanno la democrazia sempre più formale e vuota di vera cittadinanza per milioni e milioni di italiani: compresi la maggior parte di quelli che votano centrodestra e non sanno che all'origine di tutto ci sono innumerevoli conflitti d'interesse non risolti e innumerevoli controllori controllati e controllati controllori: a cominciare dai politici, di cui si polemizza sulle prebende, ma non sul fatto che sono essi i soli che giudicano delle proprie eleggibilità e compatibilità, fino al punto di continuare a sedere in parlamento ? per delibera sempre unanime della casta ? anche quando altri sono riconosciuti i veri eletti dai cittadini (vedi il caso dei senatori, radicali e non, dell'ultima legislatura). Si è letto, addirittura, che in un nuovo governo Berlusconi, cioè in un ritorno al vecchio e al peggio riveduti e corretti, l'ex governatore Fazio potrebbe entrare come ministro per opere pie o di varia umanità; e nessuno a ricordare che se i soldi dei risparmiatori sono dirottati dalle banche non verso gli investimenti più redditizi per il cliente ma verso i propri fondi, è anche perché ? detto in pillole ? chi dovrebbe controllare le banche, appunto la Banca d'Italia, ne è controllata, essendone esse gli azionisti. Se il governo nazionale diventa un "comitato d'affari", come il Washington Post definiva l'amministrazione Bush, al punto da poter "rubare" le elezioni del 2004 (Robert F. Kennedy jr nel saggio Was the 2004 Election stolen?, giugno 2006), è evidente che non ci si accorge dei legami tra governatore ciociaro e furbetti del quartierino, né delle dilapidazioni finanziarie di Parmalat, né della cupola sportiva dove finanza e calci di rigore procedono in sintonia, né della commistione nell'industria farmaceutica tra imprese multinazionali, giornalismo scientifico e finanziamento della ricerca: così il prezzo dei farmaci grava sui malati o sull'assistenza pubblica, cioè sulle tasse e sul debito di tutti gli italiani, come il monopolio-duopolio della tv e il connesso racket della pubblicità gravano sempre su tutti noi due volte: come cittadini, per la mala informazione, e come consumatori, per il riversamento del costo della pubblicità sui prodotti. Ci fermiamo a questi esempi elementari, perfino banali, per ricordare che Contro i nuovi dispotismi (Norberto Bobbio, a cura di Marzo e Sbarberi, Dedalo 2008) è necessario Il governo dei conflitti (Paola e Veltri, Longanesi 2008). Potrebbe essere questo il cuore del programma di un centrodestra liberale, ma in Italia non esiste, come scrive Savater. Dovrebbe essere obbligatoriamente il programma di un centrosinistra liberaldemocratico. Forse proprio qui sta l'integrazione del programma di cui parla Bersani e che Walter Veltroni dovrebbe spiegare ai riluttanti: intendo a quelli che hanno perso il mito di Berlusconi, non certo a quelle elettrici napoletane che innalzano striscioni a "Silvio, per te anche diagonali", non bastandogli forse l'orizzontalità di cui si offende la Santanché. Ecco, a Walter non chiediamo di convertire le elettrici diagonali nelle vie di Damasco, sappiamo che non è un taumaturgo, non ci sono taumaturghi nel Pd, ma chiediamo di portare questo discorso alle persone riflessive, ai cittadini ansiosi che non sperano più nel centrodestra e non ancora in noi: spiegando, con le sue parole semplici, che le vittime di questa colossale rimozione, nella quale il centrosinistra ha storiche responsabilità di omissione, sono anche loro, i cittadini, con le loro famiglie e i loro figli dall'incerto avvenire. Incerto fino a quando la vera trama della tela resterà nelle mani delle caste; e ai cittadini sarà chiesto di parteggiare per le ombre del teatrino, dove arlecchino e pulcinella fingono di darsi le botte.

Torna all'inizio


"Finalmente i socialisti uniti" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ALBISOLA SUPERIORE AUDITORIUM GREMITO PER IL LEADER DEL PS "Finalmente i socialisti uniti" [FIRMA]MASSIMO PICONE ALBISOLA SUPERIORE "Le stringo la mano perché lei come me è sempre rimasto socialista: nonostante tutto". Questa rapida ma decisa battuta tra un anziano di Abisola ed Enrico Boselli, alla fine del dibattito che si è svolto l'altra sera nell'affollata sala congressi della Massa di Albisola Superiore, è significativa dell'atmosfera in cui si è svolto l'evento. Albisola quale crocevia del passato e del futuro. Qui a pochi chilometri di distanza è nato Sandro Pertini. L'orgoglio socialista è nella folla dall'età medio-alta. Rimosso anche Bettino Craxi, appena sfiorato in un momento del dettagliato discorso di Boselli che ha parlato senza giacca, in camicia a righe biancoazzurre, indossando una cravatta rosso-vino. Abbigliamento uguale a quello visto e rivisto che sceglieva Craxi. Seduti accanto al "lider maximo" del garofano, i candidati Roberto De Cia, Aldo Tamburini, Renato Giusto, Marina Lombardi. Il vicesindaco di Savona Caviglia, si è concentrato sul Piano dei rifiuti provinciale spiegando che ha più volte trattato con i "compagni del Pd", salvo poi riprendersi per correggere il tiro "un momento, compagni." come sottolineare che il termine fosse troppo fuori luogo per una componente, quella del Partito Democratico, che assomma molti ex democristiani della Margherita e in generale parti dell'Ulivo che di compagni non vogliono sentir parlare. Il vicepresidente provinciale dell'Ordine dei medici Renato Giusto ha arriganto la folla che gremiva l'auditorium contro chi discute la legge 194 sull'aborto e il farmaco RU 486 definito pericoloso da chi, secondo Giusto, vuole tornare al medioevo. "Tengo a sottolineare la rinata unità socialista. In passato molti anziani mi hanno confidato di provare amarezza e delusione nell'essere stati elettori del partito. Oggi occorre smetterla con il vittimismo", ha aggiunto Marina Lombardi, assessore di Stella. Tra i volti noti locali presenti tra il pubblico Marco Pozzo, Roberto Giannotti Furio Chiarbonello, Tonino Paola, Daniela Varini, Adriano Bocca, Pietro Bovero, Luigi Silvestro. Ha concluso Boselli: "Dopo 14 anni ci ripresentiamo finalmente uniti. Con i nostri antichi elettori. Ora ci siamo: né con Veltroni né con Berlusconi. Il riformismo è nel Dna del Ps. Veltroni mi accusa del mancato accordo con il Pd? Mi hanno promesso un gruppo di deputati a patto che abbandonassimo il nostro simbolo. Le liste del Pd sembrano quelle del ''Grande Fratello''. Walter dimentica quando saliva nel camper di Craxi (1982 meeting di Rimini del Psi, ndr.) assieme a D'Alema per cercare alleanze".

Torna all'inizio


QUARANTENNI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL CRETINO NON HA ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta, ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla presenza di candidati "under 40". Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali? Che a 53 o a 72 anni hai l'età giusta per guidare il Paese, ma che a 40 sei già troppo vecchio persino per ricevere un finanziamento per la ricerca? Cosa ne facciamo di tutti quelli che, essendo tra i 40 e i 50, sentono di poter mettere a frutto in pienezza di energie la loro esperienza maturata con fatica? Cassonetto differenziato per il quarantenne brizzolato? Il vero pericolo è quello di una politica che getta fumo negli occhi senza cambiare. Brassens cantava che "Le temps ne fait rien à l'affaire / Quand on est con, on est con /Qu'on ait vingt ans, qu'on soit grand-père /Quand on est con, on est con": il tempo non c'entra / quando si è cretini si è cretini / che si sia ventenni o nonni, quando si è cretini si è cretini. La giovinezza non garantisce né l'onestà, né la competenza e neppure il cambiamento. Questo "largo ai giovani" non ha niente di rivoluzionario. Sono quasi certo che la scelta dei due schieramenti cadrà su volti freschi, da presentare come un nuovo intonaco sulla facciata di un edificio decrepito, un intonaco nuovo che è ancora privo di una propria forma, che non è difficile far aderire perfettamente alle vecchia struttura. Grazie alla demagogia dell'età, non sono i giovani a farsi largo, ma sono i vecchi a replicare se stessi, a clonarsi attraverso investiture mirate. Non ci bastano i volti nuovi, ci servono idee nuove.

Torna all'inizio


Il mio concorrente è laureato in fiction (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Silvio punge "Il mio concorrente è laureato in fiction" Aliquote Il leader del Partito della libertà è tornato a parlare delle aliquote Irpef sostenendo che le vorrebbe al 39 per cento e comunque sotto il 40. Evasione fiscale In tv aveva detto che bisognava serrare la lotta all'evasione fiscale. Però ieri ha confessato che "Col 50, 60 per cento di tasse da pagare l'elusione ti sembra un po' giustificata perché lo Stato a volte è criminogeno". Intercettazioni Berlusconi propende per una stretta sulla possibilità di ordinarle da parte dei magistrati: "Se mi ascoltano le telefonate lascio l'Italia, le intercettazioni vanno limitate ai terroristi e criminali". Le stoccate Nei comizi descrive il rivale Veltroni come "Belloccio, laureato in fiction e apprendista ipnotizzatore".

Torna all'inizio


Berlusconi "giustifica" l'evasione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Chi vota col portafogli in mano ha solo l'imbarazzo di scegliere. Sei alle corde per il caro-prezzi? Veltroni ti lancia un amo parecchio allettante, il "buono spesa annuale" da spendere in negozi convenzionati (250 euro se sei solo e ne guadagni fino a 7500 annui, 400 euro se siete in due ma il reddito non supera gli 11.500, e via scalando). Questi denari ti servono subito subito? Bussa alla Sinistra arcobaleno che presidia in armi il territorio del disagio sociale, e si batte col ministro Ferrero perché i soccorsi ai bassi redditi vengano decisi già dal governo dimissionario. Hai prole vispa e numerosa? Casini fa al caso tuo, l'Udc vuole "dedurre le spese per i figli: dai pannolini ai libri scolastici, ai cibi dei neonati". Sei imbufalito col Fisco? Il Caimano è già lì in agguato, fauci spalancate. Promette Berlusconi che nel primo Consiglio dei ministri dopo la vittoria verrà decisa la detassazione degli straordinari (non la decontribuzione proposta dal Pd, precisa, in quanto scarseggiano i denari). Ma soprattutto torna alla carica col taglio delle aliquote, suo cavallo di sempre. E siccome detto da lui non fa più notizia, la spara grossa in modo che i media siano costretti a parlarne. "Col 50, 60 per cento di tasse da pagare, l'elusione ti sembra un po' giustificata", afferma il leader Pdl. Solo un po', quanto basta per alzare il polverone dello scandalo. Casini gli dà del "pericolo pubblico perché evadere è sempre un reato". Bersani (Pd) lo ribattezza "Mr Ondivago", visto che il giorno prima in tivù Silvio aveva annunciato una lotta serrata contro l'evasione. Veltroni scende in campo e ironizza: "Evidentemente si è spaventato di quello che aveva detto". Rosy Bindi tira le somme: "Si conferma inadatto a governare". Intanto, però, Berlusconi è riuscito nello scopo di rammentare che lui vorrebbe le aliquote massime al 33 per cento, "comunque sotto il 40", e se il suo governo non lo fece la colpa è del solito Casini. A sera, correzione di rotta, "l'evasione è sempre ingiusta, ma a volte lo Stato tende a essere crimonogeno... Quindi: aliquote giuste, contribuenti onesti". Veltroni in fondo dice la stessa cosa, "pagare meno per pagare tutti", solo che Berlusconi è più sboccato. Arriva nelle Marche per un comizio e diluvia, lui coglie la palla al balzo: "Con Prodi a Palazzo Chigi, è proprio il caso di dire: piove, governo ladro". Walter si consola con gli ascolti tivù. Nel confronto indiretto dell'altra sera, il leader Pd è andato meglio, 714 mila ascoltatori in più (Berlusconi ne ha radunati 3 milioni 100 mila, l'11,2 per cento di quelli davanti alla tivù). Secondo Veltroni, che ha battuto pure la Roma su Sky, sono numeri "sorprendenti, confermano la fiducia crescente nel Pd e certo non aiutano a fare il duello vero", il Cavaliere mica è così folle da andare al massacro. Fini scuote la testa, "Veltroni non ha più argomenti". Calderoli gli dà dell'"Obama di Trastevere". I due galli continuano a beccarsi. Berlusconi, forse per invidia, nei comizi dipinge il rivale come "belloccio, laureato in fiction, apprendista ipnotizzatore". E ironizza: "Re Walter è nudo, magari è bello, ma non mi prendo questa responsabilità...". Veltroni ricambia annotando che "in Europa i politici a 60 anni smettono". Il primo dice A ("Se mi ascoltano le telefonate lascio l'Italia, le intercettazioni vanno limitate a terroristi e criminali"), il secondo risponde B ("Le intercettazioni sono necessarie, basta che i nomi non finiscano sui giornali"). Vanno d'amore e d'accordo solo quando si tratta di picchiare sui piccoli partiti. Il Cavaliere martella su Destra e Udc: "Non prenderanno nemmeno un senatore, il voto a loro è letteralmente buttato". Il segretario del Pd brandisce la stessa arma contro Bertinotti, annuncia che "siamo a un bivio chiaro, tutti i voti sono utili", come dice il presidente Napolitano, ma alcuni voti sono più utili degli altri: "La vera partita è su chi governerà questo Paese".

Torna all'inizio


"Il Pd sarà la nuova Dc e Walter il leader adatto" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista Marco Follini ANTONELLA RAMPINO "Il Pd sarà la nuova Dc e Walter il leader adatto" ROMA Abbiamo sperimentato le poche delizie e le molte croci di una democrazia plebiscitaria. Questo è un paese che quando ha avuto un'architrave politica solida ha vissuto momenti felici, da Cavour, a Giolitti, alla Dc. Quando invece il Paese si è diviso in due, in una contesa a chi alzava la barricata più alta, ci siamo persi. Adesso dobbiamo ricostruire un equilibrio. E dobbiamo chiederci: chi sarà capace di farlo?". La domanda di Marco Follini, già segretario di quell'Udc che sottopose a quinquennale verifica Berlusconi con il quale pure era al governo, e che oggi guida il settore informazione del Pd, è evidentemente retorica. Il partito di cui l'Italia ha bisogno, a suo dire, è il Partito democratico di Walter Veltroni. Che Follini descrive come una nuova Dc. Secondo lei, Berlusconi, l'Udc, le altre forze intermedie non hanno i requisiti? "Si cimentano tutti. Ma per come la vedo io chi può ambire a quel ruolo è il Partito democratico. All'Italia occorre un partito-perno, la sfida di queste elezioni è chi riesce a essere quel perno". Il nuovo Pd sarebbe come la Dc? "Da giovane democristiano un po' invecchiato, vedo questa campagna elettorale come un tentativo di imitazione della Dc. L'idea di una forza inclusiva ad ampio spettro è incarnata nel Pd. Ma anche gli altri puntano allo stesso modello, alla forza del pluralismo che aveva la Dc, quel tenere assieme cose diverse ma tra loro affini. Il tema oggi della democrazia italiana è proprio come ricostruire una forza centrale che abbia queste caratteristiche, e largo respiro". Secondo lei anche il Pdl ha la stessa aspirazione? "Solo l'aspirazione, perché poi nel Pdl è all'opera il dèmone di un carattere piuttosto dirompente. Basti pensare all'ultima polemica col Quirinale, al rapporto teso con tante istituzioni, alla difficoltà a ragionare sui corpi intermedi, quelle forze che sono l'ossatura di una democrazia moderna e anche complessa". Follini, anche lei come Veltroni non nomina Berlusconi... Ma invece Veltroni, secondo lei, ha le doti che servono a guidare un partito-perno? "Non lo voglio mettere in difficoltà, ma gli riconosco alcune caratteristiche. Lo spirito inclusivo, una certa capacità combinatoria e un tratto di mediazione risoluto quando serve, e per il resto garbato, rispettoso e tollerante. Diciamo che è tessitore". Di suo però Veltroni tenderebbe a rendere bipartitico il sistema italiano. Condivide? "Un eccesso di schematismo credo proprio non corrisponda al carattere politico del Paese". Crede che l'umore dell'elettorato sia mutato al punto di rendere possibile la vittoria del Pd, come vanno dicendo gli uomini di Veltroni, e Veltroni stesso? "La campagna elettorale è fatta per convincere, e un mutamento di numeri è nelle cose. Soprattutto la condizione del Paese questa volta è più mossa. L'idea che si voti per consuetudine, come rinnovando la propria iscrizione a un club della politica, mi sembra un'idea che non corrisponde al malumore che c'è tra le persone. Dove questo malumore possa approdare non è dato saperlo, ma che possa produrre un risultato elettorale non scritto, mi pare più che probabile".

Torna all'inizio


Cominciato con quelle di Berlusconi e Veltroni, il ritorno alle conferenze stampa tv vecchia maniera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Non segna solo un revival degno di nota, in un Paese con la testa troppo spesso rivolta all'indietro; introduce anche un elemento degno di riflessione, proprio alla fine di una campagna elettorale giudicata irrimediabilmente noiosa e lontana dai problemi veri della gente. Ieri infatti è stato tutto un argomentare sui risultati di ascolto dei due maggiori leader in corsa (Veltroni vincitore, con il 13,9%, su Berlusconi, all'11), che oltre a finire sotto al commissario Montalbano (su Rai1 al 21,5%), hanno dovuto battersi anche contro una partita molto attesa come Roma-Manchester. La campagna non appassiona: è vero. E sicuramente un faccia a faccia diretto tra i due avrebbe attratto più telespettatori. Ma se si guarda il regolamento di attuazione della legge sulla par condicio si capisce pure come i politici, tramite la commissione di Vigilanza, si siano legati da soli attorno al collo il cappio di cui tutti i giorni si lamentano. Inizialmente, infatti, la Commissione aveva deciso che i partiti avrebbero potuto usufruire di tre diversi canali informativi: interviste ai leader o ai loro rappresentanti, da mandare in seconda serata su RaiTre; Tribune politiche pomeridiane con rappresentanti di tre o quattro partiti alla volta su RaiUno o RaiTre; e poi la novità del ritorno delle conferenze stampa vecchia maniera dei singoli leader, in un ordine da decidersi per sorteggio, in prima serata su RaiUno. A quest'ultima decisione, intuendo un danno economico senza pari per quindici serate di bassi ascolti sulla rete ammiraglia, la Rai s'è ribellata. Ne è nato il compromesso che ha convinto la Commissione a spostare le conferenze, sempre in prima serata, su RaiDue, la rete in questo momento meno in forma quanto ad ascolti. Così, la partita politica che si gioca, realmente, tra quattro o cinque partiti verrà diluita in due settimane, e, con l'ausilio dei sorteggi, stravolta con una lente caleidoscopica. Solo il caso ha voluto infatti che nella prima serata i due maggiori leader si trovassero uno dopo l'altro. Venerdì 11, tutti i leader insieme appassionatamente: con un'ultima postilla, decisa dalla Commissione: che se qualcuno - legittimamente - non si presenta, l'ammucchiata si fa lo stesso. Per la gioia (e la confusione finale) degli elettori/ascoltatori.

Torna all'inizio


[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Lascio dopo aver lottato con tutte le mie forze nonostant (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA "Lascio dopo aver lottato con tutte le mie forze nonostante un costante e pressoché generalizzato clima ostile che nulla ha a che vedere con l'effettiva tutela di chi lavora nell'azienda". Roma, ieri, ore 21. Il presidente di Alitalia Maurizio Prato, l'uomo scelto da Romano Prodi per chiudere una volta per tutte la più complicata privatizzazione della storia italiana, annuncia in una lettera ai dipendenti che si è dimesso. Dopo settimane di colloqui con i sindacati, la trattativa con Air France-Klm è fallita. A pochi giorni dalle elezioni, l'ex compagnia di bandiera si avvicina al commissariamento. Secondo alcune fonti il Tesoro potrebbe deciderlo anche oggi, ma ieri sera l'ipotesi più probabile prevedeva che il Governo chieda a Prato entro le 13 (a quell'ora ci sarà il consiglio di amministrazione) di tornare sui suoi passi, garantendo ad Alitalia la continuità fino alle elezioni. Il commento a caldo con le sigle conferma solo che sarà difficile convincerlo: "Questa azienda ha una maledizione, soltanto un esorcista può salvarla". A scanso di equivoci, la Consob ha sospeso il titolo. L'unica cosa certa è che il numero uno transalpino Jean-Cyril Spinetta, dopo aver tentato di far digerire il duro piano di risanamento al quale lavorava dall'autunno, ha abbandonato il tavolo. Ieri sera è ripartito per Parigi con il volo Alitalia delle 21.25. In un comunicato diffuso prima di lasciare Roma dice: "Prendo atto con rammarico della rottura, ma non dipende da noi. E' un progetto nel quale credevo e continuo a credere". In quel "continuo a credere" c'è un messaggio distensivo che il leader della Guglielmo Epifani non pare intenzionato a cogliere: "Il no alla proposta seria e responsabile dei sindacati ha messo fine alle possibilità di un'intesa". La proposta "seria e responsabile" nasce proprio in casa Cgil, ed è il motivo della rottura. Insoddisfatte del piano sin lì prospettato, ieri le otto sigle ancora al tavolo (la Uil era sull'Aventino) hanno presentato a Spinetta un contropiano che prevedeva l'ingresso di Fintecna nel capitale della nuova Alitalia e la conferma di gran parte della compagnia per come è oggi: nessuna chiusura per Cargo, mantenimento di tutte le attività di terra, ma anche rapido ammodernamento della flotta e dismissione di un numero inferiore di aerei. Ieri Spinetta aveva aperto su tutti questi temi, ma in termini (per lui) più sostenibili: ad esempio sul rinnovo più rapido della flotta, rifiutando però l'idea di ridurre drasticamente la messa a riposo dei velivoli più vecchi. "Ne parlerò al consiglio di amministrazione, ma io a questa proposta sono del tutto contrario", dirà ai suoi collaboratori. "Non posso varare un miliardo di aumento di capitale per mantenere in vita attività deficitarie". Che accadrà ora? Massimo D'Alema dice che occorre "riaprire il dialogo con Parigi", ma i margini a questo punto sono pochissimi, soprattutto dopo le sortite anti-francesi di Berlusconi. Sia il leader del Pd Walter Veltroni, ma soprattutto Prato nella lettera ai dipendenti, puntano il dito contro il Cavaliere: "Con le mie dimissioni intendo dare un segnale che possa indurre il governo a valutare con attenzione il contesto esterno fortemente penalizzante, e in particolare la campagna elettorale". Ora "le cordate fantomatiche, se c'erano, devono saltare fuori", diceva ieri da Bucarest Prodi. Le indiscrezioni che circolano in ambienti politici ipotizzano che l'alzata di scudi dei sindacati nasca proprio dalla convinzione delle sigle - e in particolare della Cgil - che dietro l'uscio ci siano pronte tanto Lufthansa quanto Air One, entrambe più gradite alla triade Cgil-Cisl-Uil (e al Cavaliere) di Air France-Klm. Di certo, se Alitalia verrà commissariata, la fila dietro la porta del prossimo Governo sarà lunghissima. Il motivo lo ricordava ieri Padoa-Schioppa nell'ultima audizione da ministro: Swiss è rinata con settemila dipendenti su undicimila, Sabena con seimila su dodicimila. Alitalia oggi ne ha circa diciottomila.

Torna all'inizio


I n un vicolo cieco: Romano Prodi non riunirà il consiglio dei ministri, perché un c (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I n un vicolo cieco: Romano Prodi non riunirà il consiglio dei ministri, perché "un consiglio dei ministri non potrebbe dire nulla". Ma la colpa, dice a sorpresa il capo del governo uscente, è dei sindacati: "Certamente è stato un grave errore quello di rompere, perché la prospettiva era seria e concreta" con Air France, e "i sindacati se ne devono assumere la responsabilità". Per il governo è chiaro, come ha detto Tommaso Padoa-Schioppa ieri alla Camera, che "tutte le carte ormai sono state giocate"; oltre ad Air France per l'Alitalia c'è solo il fallimento. Era stato Walter Veltroni poco prima, mentre si appellava al "senso di responsabilità di tutte le parti" a chiedere al governo di "riprendere i fili della trattativa". Deve muoversi o no, il governo? C'è tempo ancora nella mattinata di oggi, prima del consiglio di amministrazione dell'Alitalia che riceverà le dimissioni del presidente Maurizio Prato. All'insolvenza non si è ancora, c'è ancora qualche soldo in cassa, e un'azienda pubblica non può dichiararsi fallita a una settimana dalle elezioni politiche. "Mi terrò in contatto per vedere le decisioni da prendere, dice ancora Prodi, e ovviamente sfida Silvio Berlusconi a far saltare fuori subito, se esiste, la sua "idea fantomatica di cordata", o altre "proposte di novità". Ma che possa manifestarsi una nuova soluzione ci crede poco anche Umberto Bossi, che del Pdl è alleato: "Berlusconi spera di convincere gli imprenditori ad acquisire l'Alitalia; io credo però che per gli imprenditori ci sia poco da guadagnare". L'idea di Prodi è che le uscite di Berlusconi abbiano indotto alcuni sindacati, non tutti, a spingere al massimo l'azzardo che di ogni negoziato è proprio, fino a quel "gioco sull'orlo del baratro" di cui Padoa-Schioppa aveva parlato giorni fa al Financial Times. Ora davanti al baratro ci siamo proprio, a un passo. Ci vogliono davvero cadere, i sindacati? Forse una notte, e una mattinata, porteranno consiglio. Alitalia è stata vittima della campagna elettorale? "E' possibile - dice Prodi - poi vedremo bene su che cosa si è rotto". Tutto sembra essersi stretto in un unico indistricabile intreccio, campagna elettorale, negoziato tra le parti sociali, e affari, dato che si tratta di una società quotata. Per prudenza, ieri sera la Borsa ha deciso di sospendere il titolo della compagnia aerea. Padoa-Schioppa ha insistito, ieri alla Camera, che nelle settimane scorse in Borsa ci sono stati su Alitalia "movimenti per ordini di grandezza assolutamente inusitati" (con il sospetto di insider trading, dunque) sui quali la Consob ha gli strumenti per indagare. Prima che Prodi parlasse, ieri sera, in una riunione di un'ora nel palazzo di via XX settembre, il ministro dell'Economia, il sottosegretario Massimo Tononi e pochi altri collaboratori avevano fatto il punto delle ipotesi possibili. Versione ufficiale: sarà il consiglio di amministrazione dell'Alitalia a decidere, oggi. Tommaso Padoa-Schioppa ripete che se si va a un commissariamento, secondo la legge Marzano, molti aerei dovranno fermarsi, subito; molto peggio che con Air France. Ma per far scattare la Marzano occorre che l'azienda dichiari l'insolvenza. Per ora non è questo il caso. Padoa-Schioppa resta convinto che la maggior parte del personale dell'Alitalia sia favorevole alla soluzione Air France; mentre alcuni dirigenti sindacali si illudono che si possa andare ancora avanti a forza di denaro pubblico. Un commissariamento a norma della legge Marzano dovrebbe comunque essere preceduto da una dichiarazione di insolvenza; dopodiché, per limitare le perdite, più di metà degli aerei dovrebbero smettere di volare. Con la legge Marzano la Parmalat si è salvata, ma "Parmalat era industrialmente sana e in gravissima crisi finanziaria, mentre Alitalia ha un indebitamento fisiologico ma un conto economico cronicamente in rosso" ha detto il ministro ai deputati ieri. Di rinvio in rinvio, è qui che si è giunti. Con Air France si trattava da anni. "Berlusconi preferì lasciare la patata bollente al governo Prodi" dichiara Pierferdinando Casini, che di quella maggioranza era parte; Prodi ha condotto il negoziato male, ma ora "le cordate preelettorali mi fanno ridere". Berlusconi invece sul tema Alitalia, ieri, ha scelto di non dire nulla, benché pressato dai giornalisti.

Torna all'inizio


Air France dice no ai sindacati e se ne va Oggi riunione del governo e del consiglio Alitalia. Veltroni: la rottura è colpa di Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Air France dice no ai sindacati e se ne va Oggi riunione del governo e del consiglio Alitalia. Veltroni: la rottura è colpa di Berlusconi di Bianca Di Giovanni/ Roma FINALE DI PARTITA L'ultima mano è finita nel nulla. I vertici di Air France- Klm hanno respinto la controproposta sindacale sul piano Alitalia, hanno lasciato il tavolo e sono andati via. Dice tutto il commento a caldo di Maurizio Prato, numero uno Alitalia: "È un'azienda maledetta, solo un esorcista può salvarla". Al tavolo dimezzato il manager ha poi lasciato intendere che a questo punto "serve un segnale personale". Tradotto: possibili dimissioni. Che arrivano puntuali un paio d'ore dopo. Saranno vagliate dal consiglio d'amministrazione fissato per oggi alle 13. Sul fronte politico esulta la destra, che vede i francesi come colonizzatori. Forte preoccupazione tra i sindacati per il destino dei 10mila dipendenti. Le sigle presenti al tavolo chiedono un ultimo tentativo per riaprire, la Uil (che aveva lasciato la trattativa) va all'assalto del governo. Dal centrosinistra il primo big a intervenire è Massimo D'Alema. "Spero che il dialogo si recuperi". In serata ore di fibrillazione: non si sa un miracolo o un esorcismo, possa riaprire la porta. Le parole di Jean-Cyril Spinetta al tavolo avevano fatto sperare qualcuno. "Non posso accettare la proposta - avrebbe detto - perché non ho il mandato a farlo. La presenterò comunque al consiglio d'amministrazione, ma dubito che possa essere accettata". Attorno alle 21 un comunicato della Magliana soffoca qualsiasi speranza. Nel testo si precisa che oggi (ieri, ndr) si è interrotta la trattativa tra la Compagnia, Air France-Klm e i sindacati". Dunque "scade il termine di avveramento delle condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm il 15 marzo scorso che, pertanto, viene meno". In altre parole: il gruppo franco-olandese è fuori dalla porta. Walter Veltroni commenta: gli annunci sconsiderati di Berlusconi hanno fermato la trattativa. In serata in partenza da Fiumicino Spinetta affida tutto a una nota scritta. "Dopo lunghe trattative, le organizzazioni sindacali hanno formulato una proposta nuova che si colloca in un quadro completamente diverso da quello al quale Air France-Klm si è attenuta sin dall'autunno 2007 - si legge - Air France-Klm ha quindi dovuto constatare con dispiacere che non esistevano più le condizioni per il proseguimento delle trattative. Nel merito, questa nuova proposta, volta a mantenere nel perimetro di Alitalia attività pesantemente deficitarie, è incompatibile con l'obiettivo di un rapido ritorno alla redditività". I francesi ricordano che una condizione per l'accordo era l'ok del sindacato, visto che "per esperienza si sa che nessun rilancio è possibile senza il contributo dei lavoratori". Quell'ok non c'è, quindi adieu. Come dire: il cerino, che in molti si sono passati da una mano all'altra in questi giorni, torni in mani italiane. Mentre decollava il volo per Parigi, a Fiumicino il presidente Anpav chiedeva una unità di crisi per gestire l'emergenza aziendale. E al Tesoro Padoa-Schioppa ha tenuto un vertice per valutare la situazione. Si sono subito diffuse voci di un consiglio dei ministri straordinario, chiesto anche dai Verdi. Ma Silvio Sircana ha escluso l'ipotesi. "Il consiglio d'amministrazione valuterà, poi si tireranno le conseguenze", avrebbe detto in Transatlantico. Dopo una riunione intersindacale le otto sigle presenti al tavolo hanno chiesto un immediato intervento del Governo per la soluzione della crisi. "Rivendichiamo - si legge - un ruolo attivo del governo al quale chiediamo un immediato confronto al fine di giungere speditamente alla definizione della soluzione della crisi della Compagnia di Bandiera". Anche tra le sigle di categoria la Uil gioca da sola. E gioca duro. "La rottura era prevedibile - dichiara Giuseppe Caronia che lunedì aveva abbandonato il tavolo - le altre sigle sindacali hanno avuto miopia politica". La giornata era iniziata con le grida d'allarme di Tommaso Padoa-Schioppa alla Camera: o Air France o il fallimento. "Mai una privatizzazione è stata così difficile", ha detto il ministro. In effetti la privatizzazione non è mai arrivata. Alla Magliana il tavolo tra i vertici aziendali e i sindacati , che era stato sospeso nelle 24 ore precedenti, è ripreso non senza qualche nervosismo. "Padoa-Schioppa ci lasci negoziare con calma". Sul tavolo è stata formalizzata una controproposta al piano francese sottoscritta dalle otto sigle sindacali presenti (la Uil si è tenuta fuori). Nel contropiano i rappresentanti dei lavoratori chiedono che non vengano chiuse le attività cargo, che venga dismesso un numero minore di aerei, e che la finanziaria del Tesoro Fintecna partecipi all'aumento di capitale previsto con una quota di minoranza e conferisca l'intera quota che possiede in Az servizi alla "Nuova Alitalia". La carta Fintecna avrebbe consentito di aumentare il peso dell'Italia nel gruppo multinazionale, di allargare il perimetro dell'azienda, includendo anche Atitech e il call center di Fiumicino, e di aumentare le risorse da investire con un soggetto in più a partecipare all'aumento di capitale. La proposta era già stata avanzata alle controparti l'altroieri nei contatti informali. Ne erano stati informati anche Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. Il governo italiano si era mostrato favorevole all'ipotesi. Ma in serata al Tesoro è arrivata la gelata dei francesi: più dubbi che certezze. Il giorno dopo, il precipizio.

Torna all'inizio


Voto a rischio per colpa di Berlusconi La Dc di Pizza, alleata del Pdl, riammessa alle elezioni ora chiede il rinvio Veltroni: risolvano il problema. Prodi: fare di tutto per evita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Voto a rischio per colpa di Berlusconi La Dc di Pizza, alleata del Pdl, riammessa alle elezioni ora chiede il rinvio Veltroni: risolvano il problema. Prodi: fare di tutto per evitare questo danno Le elezioni potrebbero essere rinviate di 30 giorni dopo che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della Dc di Pizza (alleato di Berlusconi) riconoscendo al suo "scudo crociato", in precedenza bocciato per troppa somiglianza col simbolo dell'Udc, di partecipare al voto. È un nuovo "regalo" del Cavaliere che sul simbolo Dc aveva scommesso per portare via voti a Casini. Il ministero dell'Interno chiede l'annullamento della sentenza.Solani e Carugati a pagina 4.

Torna all'inizio


Rischio rinvio, alta tensione sulle elezioni Caos dopo la riammissione della Dc, il Viminale fa ricorso. Veltroni: grana aperta nella destra, la risolvano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Rischio rinvio, alta tensione sulle elezioni Caos dopo la riammissione della Dc, il Viminale fa ricorso. Veltroni: grana aperta nella destra, la risolvano di Massimo Solani/ Roma "È UNA BELLA ROGNA" In tarda serata il commento di un tecnico del Viminale è la fotografia migliore di una giornata convulsa, caotica e confusa. Una bella rogna iniziata due giorni fa con la decisione del Consiglio di Stato di riammettere alla competizione eletto- rale la Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza (in attesa del pronunciamento di merito del Tar del Lazio) e cresciuta come un soufflè dopo le dichiarazioni rese ieri mattina dal ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Al momento - ha spiegato - non posso escludere che essa comporti un rinvio della data delle elezioni". Forse anche di 30 giorni. Parole che hanno scatenato un vero putiferio compattando l'intero fronte politico, unanimamente contrario all'ipotesi di uno slittamento della consultazione. Uno scenario che comunque resta plausibile anche se ieri, dopo ore di fitte consultazioni con i tecnici del Viminale e numerosi giuristi, il ministro Amato ha incaricato in tutta fretta l'avvocatura dello Stato di ricorrere alle Sezioni Unite della Cassazione per chiedere la revoca della decisione del Consiglio di Stato "essendo ormai iniziato il procedimento elettorale". Un groviglio istituzionale da cui il Viminale spera di uscire (la decisione delle Sezioni Unite potrebbe arrivare in pochi giorni) chiedendo alla Cassazione di esprimersi una volta per tutte sulla competenza riguardo ad una materia così complicata e controversa. Anche perché nel frattempo, ed è questo il punto più pericoloso, le operazioni sono già iniziate all'estero dove molti militari, ricercatori, professori universitari e diplomatici hanno già iniziato a votare su schede elettorali in cui il simbolo della Dc di Pizza non compare. Come non compare nemmeno nelle schede già preparate per l'Italia: ristamparle, secondo i calcoli, costerebbe almeno 1,5 milioni di euro. Ma lo slittamento della data elettorale, almeno a detta della gran parte dei giuristi, violerebbe addirittura i dettami costituzionali previsti dall'articolo 61 che fissano in 70 giorni dopo lo scioglimento delle camere il termine massimo per lo svolgimento di nuove elezioni. Una "dead line" per cui il 13 e 14 aprile rappresentano l'ultimo appuntamento disponibile ma che, secondo il sottosegretario alle Riforme Giampaolo D'Andrea, "può essere sospeso". "Tra la difesa del termine previsto dalla Costituzione e il diritto sostanziale a presentarsi alle elezioni - ha spiegato D'Andrea - deve prevalere quest'ultimo, che, peraltro, è un diritto costituzionalmente protetto. Sarebbe possibile poi - ha aggiunto - riprendere a contare i giorni dal momento in cui viene sanato l'atto e di conseguenza considerare sospeso il periodo precedente sotto il profilo del conteggio dei 70 giorni". Tutte argomentazioni che non sembrano spostare troppo la posizione del protagonista dell'intera vicenda. Quel Giuseppe Pizza che, forte della vittoria ottenuta in Consiglio di Stato contro il Viminale, va avanti per la sua strada: "Non ho nessuna intenzione di mollare - spiega - Ben venga il rinvio delle elezioni". Una fermezza che va però a corrente alternata visto che è lo stesso leader della Dc, poco più tardi, ad ammettere di essere "una persona dialogante e mite". "Se dal capo dello Stato arrivasse qualche sollecitazione...", ammicca. Di certo le sollecitazioni sono già arrivate da Silvio Berlusconi, di cui Pizza è alleato fedele, e sono molti in Fi a raccontare di trattative frenetiche avviate già nella mattinata di ieri per convincere Pizza a far marcia indietro come fece due anni fa Alessandra Mussolini alla vigilia delle Regionali nel Lazio. Anche perché la posizione del leader del Pdl è chiara: "Sarebbe un dramma per il paese perdere ulteriore tempo - ha commentato Berlusconi - faccio un appello alla Dc, affinché abbia senso di responsabilità". Anche per questo motivo, dalla Sardegna, Walter Veltroni ha scelto i toni duri: "È una cosa aperta nella destra, la destra la risolva. Spero non sia un tentativo per rinviare le elezioni. La Dc è un loro alleato, quindi - ha aggiunto - se ci vogliono fare un'alleanza insieme, saranno almeno in grado di convincerlo, impedendo all'Italia di fare una brutta figura e di dare una brutta immagine al Paese". Sereno Pierferdinando Casini (il simbolo della Dc fu escluso perché troppo simile a quello dell'Udc): "Quel che sta accadendo è assurdo - ha commentato - Basta guardare i simboli per capire". In ogni caso, su proposta del ministro dell'Interno e con la "controfirma" del presidente della Repubblica, qualora si avverasse la più "nera" delle previsioni spetterebbe al governo fissare una nuova data per le elezioni. Ecco allora che le parole del presidente del Consiglio Romano Prodi suonano come un monito: "Mi sembra - ha commentato - che si debba fare di tutto, nei limiti della legge, per evitare qualsiasi rinvio delle elezioni".

Torna all'inizio


Quel genio di Arcore tra Pizza e Alitalia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Quel genio di Arcore tra Pizza e Alitalia Proprio non ce la fa, è più forte di lui. E più Emilio Fede ripete che lui la par condicio non la condivide, ma la rispetta, ecco che la fa a pezzi. Ieri, tanto per dire, dopo aver dichiarato che si inchina "davanti al garante, e senza girargli le spalle" (che sarebbe la stessa elegante forma di protesta di Bravehart), ecco cosa accade: molto Berlusconi con "migliaia e migliaia di sostenitori", poco e confuso Veltroni apparentemente solo e abbandonato da tutti e, nell'ordine, il transfuga Giovanardi, Maroni e Tremonti, irriducibili avversari dell'Altissimo, soprattutto l'ultimo, che siede alla sua destra. Nel mezzo dei telegiornali Mediaset irrompe la notizia della riammissione della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, resurrezione che rischia di allungare la campagna elettorale giusto il tempo di far ridere tutto il mondo civilizzato. Comunque, non un'anima dei Tg in questione ardisce ricordare che lo scudo crociato di Pizza è nato dalla mente del Cavaliere, solo per dare fastidio a Casini. Assieme alla turbativa della trattativa Alitalia-Air France è un'altra furbata da mettere in conto al Genio di Arcore. Paolo Ojetti.

Torna all'inizio


Prodi: È stato un grave errore . Padoa-Schioppa: i francesi erano l'ultima chance Il premier duro contro i sindacati e Berlusconi: Ora, se c'erano, saltino fuori le cordate . Il mi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Prodi: "È stato un grave errore". Padoa-Schioppa: i francesi erano l'ultima chance Il premier duro contro i sindacati e Berlusconi: "Ora, se c'erano, saltino fuori le cordate". Il ministro critica i governi di vario colore che si sono succeduti negli ultimi 15 anni / Roma b. di g. "SE NE ASSUMANO tutta la responsabilità". Va giù duro Romano Prodi sul tema della rottura Alitalia-Air France. Da Bucarest, dove è in corso il vertice della Nato, il premier ha detto: "Rompere è stato un grande errore dei sindacati. E ora se ne devono assumere la responsabilità". Non solo, il Professore mette da parte l'aplomb istituzionale e attacca Silvio Berlusconi: "È chiaro che tutte le ipotesi, tutte le idee di fantomatiche cordate e di proposte di novità, se c'erano, ora saltino fuori". Da Berlusconi, però, non arrivano segnali. Prodi difende la scelta fatta: "Mi dispiace perché era una trattativa seria, fondata sui fatti, una trattativa che dava in prospettiva una buona riuscita all'Alitalia di vita e di ripresa di cui avevamo bisogno". E, a chi gli chiede se ci sarà un Consiglio dei ministri straordinario, Prodi replica che il governo a questo punto può fare poco. "Cessino le interferenze elettorali - attacca Walter Veltroni senza citare direttamente Berlusconi - Gli annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa fra Air France e sindacati". In mattinata avevano tenuto banco le dichiarazioni di Tommaso Padoa-Schioppa. In Parlamento il ministro dell'Economia aveva dichiarato che l'alternativa ad Air France "è un sogno" e senza un'intesa si concretizzerà solo un incubo: il fallimento. La linea del titolare del Tesoro - la stessa ormai da mesi - ha provocato subito la reazione della Filt-Cgil ("Ci lasci il tempo di trattare in pace" aveva dichiarato Mauro Rossi) e del mondo politico. La destra insisteva sulla svendita, le istituzioni lombarde attaccavano sul declassamento di Malpensa. Ma anche la Sinistra arcobaleno andava all'attacco del ministro, chiedendo un poderoso intervento pubblico. Insomma, prima che alla Magliana, il dramma Alitalia si consumava nel Palazzo della politica. E ora che la partita si avvia verso un'infausta conclusione, provocherà l'ennesimo assalto della destra nella guerra dei cieli. Dopo l'abbandono del tavolo di Jean-Cyril Spinetta i boati del centrodestra sono aumentati. "Ottima notizia", ha dichiarato Bobo Maroni. E Paolo Ferrero di rimando: "Ora Berlusconi renda pubblica cordata". Sul tema della privatizzazione di Alitalia, Padoa-Schioppa ha rilevato come in 15 anni nella compagnia italiana si siano alternati nove amministratori delegati contro i due di Lufthansa e Air France. "E gli amministratori delegati li ha scelti il ministero azionista, in realtà i governi, tutti diversi visto che nel frattempo si sono alternate le varie forze politiche. Fondamentalmente hanno sempre sbagliato". Evidentemente, aveva notato il ministro, Alitalia è una società particolarissima per ruolo e condizioni, diversa da altre grandissime società partecipate dallo stato "come Enel, Finmeccanica, Eni, che invece hanno storie di grande successo". Massimo D'Alema riusciva a sperare in una ripresa della trattativa: "Certo, sarebbe preoccupante se alla fine le pressioni e le interferenze finissero per creare una situazione in cui fallisca quello che allo stato attuale è l'unico tentativo di individuare una prospettiva per Alitalia". Tutto questo pochi minuti prima che giungesse la notizia delle dimissioni di Prato.

Torna all'inizio


Ricette sociali per motivare i delusi dell'ex Unione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Ricette sociali per motivare i delusi dell'ex Unione di Ninni Andriolo Carovita, precarietà, pensioni basse, buste paga sempre più leggere, affitti elevati. L'emergenza sociale che investe fasce rilevanti di cittadini diventa ancora più centrale nella campagna elettorale del Partito democratico. E non a caso visto che, da qualche giorno, Veltroni, D'Alema e gli altri leader Pd lanciano l'allarme sul rischio che un elevato astensionismo lasci incompiuta "la più grande rimonta della storia politica italiana". Se è vero che il Pd è "a un'incollatura, ogni giorno più piccola" da Berlusconi, Veltroni è consapevole della necessità di rendere ancora più chiare le priorità programmatiche e di governo che dovranno servire a migliorare le condizioni di vita di tanti cittadini, costretti a vivere nella precarietà lavorativa o con salari e pensioni che perdono potere d'acquisto. Passa anche dalla consapevolezza di aver compreso le emergenze di chi soffre condizioni di vita sempre più difficili la possibilità di costruire un rapporto di fiducia tra il Pd ed elettori delusi dal centrosinistra al governo. Che oggi - magari - o sono indecisi sulle scelte da compiere o sono orientati a disertare le urne. Anche a questi il Partito democratico sceglie di rivolgersi - nel tentativo di tornare "a dare speranza" - nella volata finale di una campagna elettorale che Berlusconi non ha già vinto. E che, alla fine, il Cavaliere potrebbe assegnarsi solo grazie al non voto di settori di elettorato che nel 2006 favorirono l'Unione. E che sono rimasti scottati dalla litigiosità spesso paralizzante di una maggioranza di governo cui, pure, avevano riposto tante speranze. Si tratta di elettori che non amano Berlusconi e non si lasciano sedurre dalle sue promesse, ma che rifiutano di votare "solo" per esorcizzare il pericolo di un ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi. A questi il Pd è impegnato a rivolgersi nel nome di una "discontinuità" dal recente passato che significa per il futuro "libertà" di attuare ciò che si promette, senza mediazioni a sinistra o al centro. E, assieme, riproponendo la consapevolezza dei problemi economici che colpiscono ceti diversi. Veltroni, in fondo, pose il tema dell'emergenza sociale già all'inizio della sua campagna elettorale. Quando rilanciò la proposta di ridurre la pressione fiscale sui salari intorno alla quale il governo Prodi stava già lavorando. Il leader Pd, in quel momento, propose al centrodestra un'intesa per varare subito un provvedimento ad hoc. Ma, dall'altra parte, le porte rimasero rigorosamente sbarrate. I problemi esistono, in ogni caso, e vanno risolti subito. "A luglio", promette Veltroni, a proposito del caro prezzi e del buono-spesa annuale da distribuire a 3 milioni di famiglie che dovrebbe combatterlo. "Subito", annuncia, in relazione alla precarietà e al compenso minimo legale, "il primo provvedimento che porteremo al Consiglio dei ministri". Insomma, l'Italia ha bisogno di un governo consapevole che l'emergenza sociale non si risolve con le favole dei poveri precari ai quali augurare le nozze con un "buon partito" o con le offerte speciali dei supermarket. Anche per questo - perché occorrono scelte immediate per garantire sviluppo e migliorare le condizioni di vita di tanta gente - Veltroni dice "no" alla slittamento del voto. Il caso Pinza? "È una questione aperta all'interno della destra e la destra la deve risolvere - afferma il leader democratico - Ci manca solo che ora cambino la data delle elezioni". La Giornata.

Torna all'inizio


Voto disgiunto È un giochetto sbagliato e dannoso Cara Unità, ti scrivo per in (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Voto disgiunto È un giochetto sbagliato e dannoso Cara Unità, ti scrivo per invitare tutti gli aderenti e simpatizzanti(in primis) del PD a votare PD anche al Senato e a smettere di alimentare questa inutile polemica circa il voto disgiunto. La campagna elettorale è ormai al termine, la vittoria non è certa per nessuno... I passi falsi sono autogol. Vi ricordate che due anni fa l'Unione vinse di pochissimo? E vi ricordate perché? In quanto ci furono polemiche su polemiche durante la campagna elettorale che diedero l'immagine di un'Unione casinara all'elettorato. Io non voglio che il Paese torni in mano a Berlusconi e ai suoi. E ricordiamoci la SA ha sempre sparato a zero contro il PD, definendolo un mero cartello elettorale. Dunque costoro non hanno bisogno dei nostri voti per superare il quorum dell'8%: esso si supera solo se si conquista la fiducia dell'elettorato e non con questi antiquati, nonché dannosi e poco seri, giochetti. Cordialmente, Michele Brugnatti Canone tv Estendere l'esenzione alle coppie di pensionati Cara Unità, è tempo di elezioni e forse io mi occupo di un problema marginale ma la sorpresa stamani è stata grande quando ho scoperto che l'esenzione del canone RAI, prevista nella finanziaria 2008, riguarda pensionati settancinquenni o di età superiore con reddito complessivo familiare di 516,46. Ciò significa che soltanto i pensionati singoli, che vivono da soli, sono esentati; mentre coppie di pensionati al minimo di pensione, senza altri redditi, dovranno continuare a pagare il canone. Francamente se fosse così non sarebbe un gran provvedimento, a meno che non vengano emanate istruzioni ministeriali con interpretazioni più estensive e più rispondenti al fabbisogno dei pensionati al minimo. Con l'affetto di sempre. Mario Casale, Avezzano "Vieni avanti Gramazio" Quest'articolo mi ha convinto Egregio Senatore Colombo, volevo soltanto esprimerLe il mio entusiasmo per l'articolo pubblicato il 2 Aprile, su L'Unità "Vieni avanti Gramazio". Ovviamente io, come milioni di italiani, non ero informato su questo gravissimo episodio, firmato oltretutto da un senatore. Direi che se prima ero dubbioso in merito all'espressione del mio voto, adesso, grazie al Suo editoriale, ho le idee più chiare, anche se avrei preferito votare con un'altra legge elettorale. La ringrazio molto, e mi scuso per l'intrusione. Distinti saluti Ernesto Calato, Milano Speriamo che gli indecisi valutino bene le proprie scelte Cara Unità, la campagna elettorale Veltroni l'ha impostata nel modo migliore scegliendo con cura gli argomenti importanti esposti con competenza, pacatezza e con astuzia, il fatto di non nominare mai con il cognome il Cavaliere ottiene l'effetto di fargli saltare i nervi. Infatti l'ego ipertrofico del leader Pdl arriva alle stelle, e parla e straparla facendo gaffe colossali (Quirinale, Alitalia e chi più ne ha più ne metta) che poi cerca di smentire ma ottenendo regolarmente l'effetto contrario. Non voglio nemmeno pensare ad altri 5 anni di costoro alla guida del paese, spero pertanto che gli indecisi valutino bene cose e persone, pensando dove sta il Ciarrapico, La nipote dell'innominabile, e le brave personcine della Lega. Avanti sempre. Lara Bologna Sicilia, mille motivi per non votare il cavaliere Cara Unità, sono assiduo lettore del nostro giornale e, sapendo che Silvio lo è pure, non avendo la certezza di farglielo sapere personalmente perché una mia lettera non potrà mai raggiungerlo (verrebbe sicuramente cestinata) vorrei rispondere due cosette alle tante che mi indirizza in quanto siciliano: mi fa sapere che riprenderà il suo impegno per la Sicilia a partire dal ponte sullo Stretto, primo motivo per non votarlo e non farlo votare; siccome è consapevole che la criminalità non si batte con la repressione, mi fa sapere che "daremo vita a nuove intese tra istituzioni per il pieno utilzzo dei fondi comunitari..." (chi ha dimenticato il ministro dei Lavori pubblici quando ci faceva sapere che bisogna convivere con la mafia...), secondo motivo per non votarlo. Mi dice anche: "non promettiamo miracoli" e invece ne elenca una decina, terzo motivo. Potrei continuare con altri motivi ma li risparmio ai lettori. Grazie al Direttore per l'attenzione. Salvatore Astuto Campagna elettorale Parlare anche di pace scuola, salute... Cara Unità, che brutta campagna elettorale! Si sente parlare ogni giorno, sia nei dibattiti politici sia nelle semplici discussioni tra amici in vista del 13-14 aprile, solo d'economia, mercato, pil, prezzi e tasse. Non nego l'importanza di questi argomenti, ma dove sono finiti temi come la pace, la scuola, la salute... dove sono finiti gli "ideali"... dove è finito "l'Uomo"?? Roberta Borciani, Reggio Emilia Il precariato non è un male? Certo, così cambiando lavoro si visita anche l'Italia... Cara Unità, con quale criterio sono stati scelti i giornalisti? Perché i direttori del tg1, del tg2 e non il direttore del tg3? Con Veltroni hanno riscoperto di saper fare i giornalisti, a Berlusconi hanno fatto dire come al solito, solo quello che voleva lui. Ma quanto è patetico questo signore rancoroso e vendicativo. Dovrebbe governarci ancora? Poveri noi! Ha detto che il precariato per i giovani non è un gran male. Forse ha ragione: dopotutto, che sarà mai avere un figlio laureato che, sempre con la valigia in mano, va dove trova un lavoro sempre a tempo determinato? Forse mi risponderebbe che deve essere contento perché così visita l'Italia? Speriamo che gli italiani si sveglino... Imma Fiorillo Berlusconi usi fermezza per combattere la mafia Cara Unità, per Silvio Berlusconi la TAV sarebbe un "diritto di tutti i cittadini", per difendere il quale lo Stato deve usare la forza. Prendendo atto dell'originalità di questa nuova definizione, e pur mantenendo qualche dubbio sul fatto che le truffe siano un diritto, auspico che il Cavaliere usi la medesima fermezza per combattere quei mafiosi che sembra stiano recando ai diritti dei cittadini qualche danno in più rispetto ai NO TAV, e che nel Crotonese (come da molte altre parti) continuano a uccidere e a seminare terrore pressoché impuniti. Il tutto sempre senza troppi commenti da parte dei politici che, per difendere i veri diritti dei cittadini, sembrano assai più restii a usare la forza.Giorgio Perino, Bussoleno (To).

Torna all'inizio


Gli sms di Ilka e gli incubi di Cioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Gli sms di Ilka e gli incubi di Cioni Livia Ravera "Nei giorni scorsi una signora non vedente ha urtato contro un mendicante, è caduta e ha riportato diverse ferite. Poteva inciampare in una delle migliaia di buche di cui è costellata la città del Giglio. O in una delle centinaia di transenne che proteggono l'incolumità dei cittadini dai lavori piccoli e grandi che incominciano sempre e non finiscono mai". L'ho letto su Liberazione che cede titolo e "copertina" alla nuova trovata di Graziano Cioni, Assessore alla Sicurezza di Firenze: "Achtung Banditen: A FIRENZE L'ELEMOSINA È REATO... un nuovo regolamento della polizia municipale per combattere la piaga dei mendicanti". Posso associarmi all'indignazione dell'ultimo "giornale comunista" (così sta scritto in alto a destra, sopra la testata) dell'Italia post moderna? Sì, posso, anzi, devo. E dovreste indignarvi anche voi, lettori di questo giornale non più comunista. E dovrebbe indignarsi anche Veltroni, indignarsi e poi tirare le orecchie al Pd fiorentino. Perché? Perché quello che ci differenzia da Berlusconi e la sua armata di coerenti sostenitori del capitalismo senza se, senza ma e senza freni inibitori, è una esasperata sensibilità verso TUTTI I SOCIALMENTE DEBOLI, quelli che non sono, per i più vari motivi, riusciti ad adeguarsi al passo degli altri, che sono rimasti fuori e sono costretti a chiedere, umiliandosi, per sopravvivere. Chi si ha intenzione di incantare mettendo fuori legge i più poveri in piena campagna elettorale? Non certo la nostra gente. Non chi, per tutta la vita, ha votato a sinistra pensando che fosse un modo per segnalare una impostazione esistenziale banalmente chiara, riassumibile nella formula: "Io sono solidale con gli altri esseri umani". Solidale. Cioè: io non sono soltanto e sempre competitivo, io non sono il tipo che striscia davanti ai potenti e calpesta chi è caduto perché tanto non conta, non vota, non può nuocermi. Io credo che accanirsi contro un essere umano così mal ridotto da chiedere elemosina e pietà non in piedi, non simulando lavoro a un semaforo (nobile tentativo già punito dal Cioni), ma disteso sul marciapiede, sia un comportamento aggressivo, un incitamento all'egoismo e un atto di inciviltà. Tutti possiamo cadere. Se l'inflazione continua a viaggiare a questa velocità, il precariato si espande e il Pil non cresce, può succedere a molte persone per bene, di ritrovarsi senza casa e senza soldi , di dover chiedere, di avere BISOGNO (parola negata) e non solo "desideri da appagare", come consumismo vuole. Provate ad esercitarvi nel nobile gioco dell'empatia: come vi sentiresti ad essere anche multati o, in assenza di danaro per pagare la multa, arrestati? E, a proposito del rischio di cadere: che ne dite del povero Ilkka Kanerva, ministro degli Esteri finlandese, frullato via dal mondo della politica perché, leggo da Il Corriere della sera: "Da quella sera (la sera del suo compleanno, il sessantesimo) dal cellulare di servizio di Kanerva sono partiti 150-200 sms (è sempre la patria della Nokia) che la giovane imprenditrice ha definito suggestivi e rivenduto a una rivista scandalistica". La "giovane imprenditrice" sarebbe una ventinovenne ballerina di striptease, finlandese trasferita in Usa, che, come intrapresa, ha fondato lo "Scandinavian dolls", un giro di pupe biondo grano che si spogliano e sculettano su scala internazionale. Gli sms non brillavano certo per fantasia hard: "Ti va di farlo in un posto eccitante?", "hai tenuto in ordine il giardino?", cose così... anche se il giardino è metaforico e sta posizionato dalle parti del pube, non mi pare poi così scandaloso. Del resto: è noto che a 60 anni gli uomini si accorgono di non essere più giovani (alle donne capita 10 anni prima) e la più diffusa reazione è spesso una breve stagione da puttanieri, terminata la quale ridiventano frequentabili. Non si poteva pazientare un po' col povero Ilkka? Invece l'hanno sostituito con Alexander Stubb, ex collaboratore di Prodi alla Commissione Europea, che, infatti, ha 40 anni e quindi per i prossimi venti dovrebbe presumibilmente concentrarsi sul lavoro e, semmai, frequentare signorine che gli si offrono a titolo gratuito. Un ottimo motivo per abbassare l'età media del politico maschio. E. a proposito: quanti anni ha lo sceriffo di Firenze, Cioni il terribile? Anche il "celodurismo" in materia di solidarietà sociale è un brutto sintomo... www.lidiaravera.it Fra le righe.

Torna all'inizio


Elezioni, coro di no all'ipotesi di un rinvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dopo la riammissione in lista della Dc. Il governo fa ricorso Elezioni, coro di no all'ipotesi di un rinvio ROMA - Coro di no all'ipotesi di un rinvio della data delle elezioni dopo la decisione del Consiglio di Stato di rimettere in corsa per le elezioni politiche il simbolo con lo scudo crociato della Dc di Giuseppe Pizza. Il rischio è infatti che il voto del 13-14 aprile, venga rinviato di almeno 15 giorni per consentire alla Dc di fare campagna elettorale. Il pericolo c'è, avvisa il Viminale, ma tutti i partiti vorrebbero scongiurarlo. Lo dicono sia il leader Pdl Silvio Berlusconi che quello del Pd Walter Veltroni. Intanto il governo ha presentato ricorso contro la decisione. BEI, BUZZANCA, LOPAPA, POLCHI E TITO ALLE PAGINE 6, 7 E 8.

Torna all'inizio


Walter seduttivo , il leader Pd vince il duello in tv Veltroni batte Berlusconi 3,8 milioni a 3,1. Gli esperti: il primo luminoso e ottimista, il secondo cupo e affaticato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Walter seduttivo", il leader Pd vince il duello in tv Veltroni batte Berlusconi 3,8 milioni a 3,1. Gli esperti: il primo luminoso e ottimista, il secondo cupo e affaticato.

Torna all'inizio


Davanti allo schermo i precari indecisi scelgono i democratici. Tranne uno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL CASOGruppo d'ascolto con Tommaso, Mirella e Ludovica: per noi Berlusconi sarebbe la fine, ci vuole barattare con gli anziani Davanti allo schermo i precari "indecisi" scelgono i democratici. Tranne uno... Maristella Iervasi La giornata comincia con il solito tran-tran. Mirella, 28 anni, si "chiude" in un call center. Tommaso si affretta a timbrare il cartellino nel supermercato di una grande catena. E Ludovica tra sbuffi e malumori anche nel giorno del pesce d'aprile spedisce curriculum vitae alle agenzie interinali. Tre amici, tre giovani, tre vite da precarie. Poi l'idea e un sms: "Vediamoci stasera da me - scrive Ludovica -. Pizza al taglio cinese perchè le mie finanze sono quelle che sono, e "gioco" sull'urna del voto. Siamo o non siamo elettori indecisi? - è la spiegazione dell'invito -. Vi aspetto: Silvio C'è "canta" sul 2, poi tocca a Veltroni". Milano, zona stazione. Tommaso, il tuttofare precario del market, arriva alle 20.30. La tavola è apparecchiata, la tv è sintonizzata su Rai 2. Chiede chiarimenti sulle "regole" del gioco e scopre che è un modo per "unire l'utile al dilettevole": stare insieme e magari "scegliere" sul serio, anche se ai tre amici "la politica fa schifo". L'obiettivo della serata è proprio questo: assistere in silenzio al "verbo" dei candidati-premier. Scrivere su un foglietto le impressioni a "caldo", ma il giudizio finale va dato rigorosamente in numeri. Alla fine tirare le somme dei verdetti, e fare una dichiarazione di voto: come se si fosse già al 13 aprile. Con l'impegno però di sugellare sul serio quella "scelta" e tramutarla in croce sulla scheda elettorale. Dopo risate e battute sulle nozze precarie: "Mi son fatto la ceretta per bussare a Piersilvio... ". "Beato te! I miei boccoli botticelliani, invece, hanno dato fuoco alla "madia" del pullman...", in religioso silenzio si guarda la tv. Ore 21.06: Berlusconi "appare" ai suoi intervistatori. Alle 21.49 su quella stessa sedia (ma senza il cuscino) si accomoda Veltroni. "Abbronzato al fondotinta", annota subito Mirella su B. "Imbalsamato e in doppiopetto", scrive Ludovica. Mentre Tommaso sottolinea: "È destrorso in tutto, anche sull'uso delle mani". E ce n'è anche per Veltroni: "Partito nuovo ma è un leader senza sorriso". Ma è l'argomento precarità giovanile che focalizza l'attenzione. Ludovica, sentenzia subito: "Il male assoluto sarà lui!, Meglio i 1000 euro del Pd". Tommaso e Mirella la seguono a ruota: "È proprio vero che Berlusconi è contro i giovani. Il precariato non è il dramma più grande? Che ne sa lui, il pluripremier-imprenditore. Fa il saltimbanco della politica: prima offre sull'altare delle nozze il proprio figlio per catturare la simpatia dei precari come noi; ora cambia amo: meglio i pensionati e gli anziani, sono più numerosi dei giovani e portano voti". Stop ai commenti, si torna a guardare la tv. Sulla scena c'è il leader Pd. Che "pacatamente" sul precariato ribadisce: "È il dramma più grande di questo paese". Da qui la proposta: compenso minimo legale, come avviene in 23 paesi europei su 27, e sostegno fiscale alle imprese che stabilizzano i lavoratori. Ma Tommaso non è convinto: "Eh si! Così da precario divento un morto di fame a vita, mentre il mio capo s'ingrassa con i soldi dello Stato". Il gioco del "Veltrusconi" volge al termine. È l'ora del giudizio. B., è "bocciato": presenza fisica ("vecchiume", "un burocrate con gli appunti") e programma ("opportunista e folkloristico"). Voto finale: 4. W., invece, è promosso in presenza scenica ("elegante e disteso"). Esposizione politica di contenuto: "affidabile e credibile". Lo scrutinio finale è il seguente: Mirella e Ludovica voteranno Piddì. Tommaso, invece, da indeciso elettore incerto è rimasto.

Torna all'inizio


Settecentomila telespettatori e quasi tre punti di share in più per Veltroni nonostante (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del di Federica Fantozzi / Roma Settecentomila telespettatori e quasi tre punti di share in più per Veltroni nonostante l'ora tarda. I dati gli attribuiscono il 13,91% contro l'11,02% di Berlusconi. La prima intervista di martedì sera sulla Rai è stata seguita da 3.100mila persone, la seconda da 3.836mila. Anche massmediologi e sondaggisti promuovono il leader del Pd, sottolineando una beffarda nemesi nei confronti del Cavaliere: in video Veltroni appariva ottimista, luminoso e fiducioso nel futuro. Berlusconi, l'ex "uomo del sole in tasca", cupo e affaticato. "Walter era più glamour - spiega Klaus Davi - elegante nel blazer lucido che gli illuminava la faccia. Rilassato, ironico, solare come da anni non si ricordava un leader della sinistra". Berlusconi, "facilitato dal ruolo di capo dell'opposizione, appariva ficcante e acuto, con un difetto però: era prolisso". Aveva davvero la cravatta viola con sprezzo della malasorte? "Glicine. Più vistosa del solito". Davi apprezza con riserva la formula della conferenza stampa: "Domande equilibrate dai 4 intervistatori che mi sono piaciuti. Penosa invece la disposizione dei tavoli, sembrava il banco di scuola". Il meglio e il peggio: "Per Silvio funzionava l'assimilazione Prodi-Veltroni, non la prolissità. Veltroni mostrava troppa confidenza con i giornalisti che in quel momento rappresentavano gli elettori. Ma irradiava solarità e positività". Ha scippato al rivale il sole pret à porter? "Beh, sa fare il suo mestiere". Mario Morcellini, preside di Scienza della Comunicazione alla Sapienza di Roma, nota "un affaticamento dei temi delle prime quattro settimane di campagna elettorale che forse prelude a parole nuove per gli ultimi dieci giorni". Hanno un po' stufato da Berlusconi il rilievo che Veltroni è in continuità con il governo Prodi, dal leader del Pd l'insistenza sulla "rissosità" del PdL: "Sono due errori di comunicazione che vanno in realtà a svantaggio di chi li commette". Sullo stile, il docente valuta il "nuovo" veltroniano: "Argomenta il suo pensiero in modo lineare, più adatto alla tv che alla Rete. Il fatto che non attacchi l'avversario in modo diretto è una novità sorprendente. Non ha il riflesso pavloviano". I lampi che hanno colpito Morcellini: "Di Veltroni la capacità di autocontrollo del video che prima mancava a tutti i leader del centrosinistra, escluso D'Alema. Di Berlusconi il radicale cambiamento in tv: quando parla per la strada non si ferma ed è spesso costretto ad autocorreggersi, davanti alle telecamere è sorprendentemente cauto. Vive quasi un processo di "veltronizzazione"". Nicola Piepoli, alla guida dell'omonimo istituto demoscopico, assegna la vittoria a Veltroni: "Senza paragone, è andato molto meglio. Più affabile, seduttivo, invitante a quella che chiamiamo intention to buy (intenzione di acquisto, ndr)". E Berlusconi? Resta "molto valido" secondo il sondaggista. Ma "più negativo, più cupo". In una parola "anziano": "La visione della vita e del mondo in entrambi è diversa".

Torna all'inizio


E in Sardegna Veltroni passa all'attacco della destra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del E in Sardegna Veltroni passa all'attacco della destra di Bruno Miserendino inviato a Olbia LO RIPETE ovunque: "Siamo ormai a un'incollatura.". Sarà per via dei sondaggi o semplicemente perché, come gli consigliano in tanti, è arrivata l'ora di attaccare, ma lui, Veltroni, appare su di giri e ottimista. Sbarca in Sardegna, terra in bilico e quindi impor- tante per i seggi del Senato, e si capisce che d'ora in poi si muoverà su due piani: sfornare proposte per i cittadini, non far passare le bugie e gli errori della destra. Esempio numero 1, il confronto mancato con Berlusconi (non lo nomina mai e ormai la gente ride quando parla del "principale leader dello schieramento a noi avverso"). Un confronto c'è stato - dice - ed è sui numeri degli spettatori, che l'altra sera sono cresciuti quando "siamo andati in onda noi". "Anche questo - ironizza Veltroni - conferma il nostro avversario nell'idea di non farlo, il confronto. Ma la cosa che non si può accettare è che lui si sia presentato come l'avversario di Rocky con il classico "ti spiezzo" e poi quando ho detto sono pronto a farlo anche sulle tue reti, cosa che non avviene in nessun paese occidentale perché nessun leader ha tre reti tv, lui ha detto che la par condicio lo impedisce". La gente ride ma lui li rimprovera: "No, non c'è niente da ridere, perché un leader non deve dire bugie, la par condicio non c'entra nulla, c'entra la paura". Applausi in quel di Olbia, dove 3-4000 persone hanno riempito la sala dell'Hotel Melia e altre centinaia sono rimaste fuori. Ma anche all'improvvisato comizio a Villagrande, sul sagrato di una chiesa, e poi a Nuoro, in piazza, e infine a Sassari a tarda sera, davanti a migliaia di persone, il leit motiv sembra questo: Berlusconi dice bugie e poi smentisce, accusando i giornalisti di non aver capito. È andata così, ricorda Veltroni, sulla gaffe con il Quirinale, è andata così sulle pensioni, è andata ancora peggio sul fisco. "L'ho sentito dire che avrebbe fatto la lotta all'evasione e mi sono detto che dopo tanti condoni era una novità importante. Ma si deve essere spaventato perché poi ha subito detto che oltre una certa soglia di tasse l'evasione è legittima". Noi diciamo, sostiene Veltroni "pagare meno pagare tutti, abbiamo una proposta puntuale e coperta di riduzione di Irpef di un punto l'anno, ma facciamo sul serio l'evasione fiscale". Loro promettono di tagliare l'Irap, ma qualcuno, "anche un bambino di dieci anni potrebbe chiedergli, perché non l'hanno tagliata quando erano al governo". In questo rush finale, ecco i paletti: difende con forza Prodi e il risanamento, valorizza le differenze nei programmi e nei valori che, fa capire, ci sono e sono grandi. Come sulla lotta alla mafia, come sul precariato, "una piaga". "La differenza sta qui: questo paese ha bisogno di qualcuno che che parli di precari, non dello stalinismo". Veltroni rinfaccia a Berlusconi anche le parole su Di Pietro: "Ha detto che ne ha orrore, si è dimenticato di dire che lo voleva fare ministro". Gli rinfaccia di non aver rispettato il contratto tranne, guarda caso, che nell'imposta di successione e gli rinfaccia anche l'acritica adesione al modello Bush: "La nostra è stata l'unica Destra in Europa che ne ha fatto un'icona". Adesso Bush, ricorda Veltroni, ci porta la recessione, dopo aver fatto una guerra sbagliata. Un attacco diretto anche a Fini che, dice, ha preso sganassoni: "Gli hanno comunicato l'esistenza di un partito a cui devono aderire.". E un attacco alla Lega: "Ha già annunciato che se danno il voto agli immigrati sarà crisi. Pensate, ancora non abbiamo votato.". Riuscirà il Pd a smuovere l'apatia del paese, gli indecisi e i tentati dall'astensionismo? Veltroni sprona e quello di smascherare a muso duro le bugie degli avversari dev'essere un capitolo del programma. Ieri Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera, che è di casa, e che ha accompagnato nei primi 4 comizi Veltroni insieme al presidente della regione Soru (applausitissimo), Cabras, la Sbarbati e Parisi, ha ricordato un dato indicativo: "Quando Berlusconi ha detto che lui aveva già fatto molto di meglio nella delegificazione, mi sono fatto portare i dati e ho scoperto che lui il numero delle leggi l'ha aumentato". Si riuscirà a farlo sapere?.

Torna all'inizio


Eco: sì a Walter ma troppi vecchi in politica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL CASO Intervista al Pais Eco: sì a Walter ma troppi vecchi in politica Il futuro dell'Italia? Per Umberto Eco "dipende da quando moriranno alcune decine di persone, già anziane; è un fatto biologico. Dopo, dovrebbe arrivare una nuova classe politica. Siamo il paese con la classe politica più anziana del mondo". Quando l'intervistatore del Pais gli ha chiesto "E Veltroni?", ha risposto: "Veltroni è uno giovane. Ha 50 anni, ma gli altri sono più vecchi. Berlusconi ha oltre 70 anni. In Italia chi perde le elezioni si ripresenta, è come se Al Gore fosse di nuovo candidato negli Usa o se in Francia si ripresentasse Jospin. In Italia torna sempre il vecchio: è il sintomo di una classe politica che non vuole rinunciare al potere". Berlusconi "promuove la mancanza di senso dello Stato perché lui stesso non c'è l'ha. È riuscito a instaurare un tipo di potere fondato sulla sfiducia verso la magistratura e la giustizia, per cui può governare anche se ha processi in sospeso". Eco critica anche la stampa: "I giornali hanno molte pagine ma poca informazione. Non ti dicono che cosa ha fatto il governo francese, ma ti danno quattro pagine di pettegolezzi su Carla Bruni e Sarkozy".

Torna all'inizio


Berlusconi: l'evasione fiscale? Si può, se le tasse son troppe Il capo del Pdl ora se la prende con lo Stato criminogeno Poi il solito dietrofront: Le agenzie di sinistra disinform (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi: l'evasione fiscale? Si può, se le tasse son troppe Il capo del Pdl ora se la prende con "lo Stato criminogeno" Poi il solito dietrofront: "Le agenzie di sinistra disinformano..." di Natalia Lombardo inviata ad Ancona È COLPA DELLO STATO "criminogeno" se non si pagano le tasse: Silvio Berlusconi prima autorizza l'evasione fiscale come autodifesa dei cittadini (e degli imprenditori), poi, nel comizio in piazza ad Ancona, vorrebbe smentirsi ma come sempre conferma: per lui l'evasione fiscale è un peccato veniale e inventa le tasse fai da te, osannato dalla folla arrivata con i pullman dalla regione rossa da espugnare. "Abbiamo il record per l'elusione e l'evasione, giustificato dalle aliquote elevate", ha detto il leader del Pdl la mattina ai costruttori dell'Acer. Finché lo Stato chiede "un terzo ti sembra giusto pagare", ma "se ti chiede il 50 o il 60%" è troppo, "ti sembra una cosa indebita e quindi ti senti anche un po' giustificato nel mettere in atto procedure di elusione e qualche volta anche di evasione fiscale" così nelle casse dello Stato non entrano "90 miliardi di euro". Nel pomeriggio, arrivato con l'areo Mediaset ad Ancona, cerca di recuperare, ma invano: "Le mie parole sono state male interpretate dalle agenzie di sinistra". La stessa tiritera del giorno prima sull'attacco al Quirinale, che in modo più soft ripete anche ieri. Parlando dal palco nella piazza del Papa (o del Plebiscito) stracolma, precisa: "L'evasione è sempre ingiusta ma a volte lo Stato tende ad essere criminogeno e tende a portare alcuni cittadini a non pagare le tasse. Allora servono aliquote giuste e cittadini contribuenti onesti". Grande mobilitazione del Pdl nella città governata dal centrosinistra: l'imprenditore Casero mobilita i colleghi (estranei al vicino regno di Tod's) e li porta da Berlusconi all'hotel Palace. Uno di loro porta mozzarelle di bufala marchigiana (diossina free) in un pacchetto verde. Silvio le assaggia per cortesia, poi va in piazza prima che diluvi. "Piove, governo ladro!" esordisce. Sgarra le regole citando sondaggi che lo danno "fra gli 8 e i 10 punti avanti", ma è consapevole del rischio: "Qui siamo al testa a testa, quindi convincete gli indecisi a non votare Udc o la Destra perché farebbero il giuoco della sinistra". È più grintoso che in tv ma senza certezze: "Dovremmo... dovremmo raggiungere la vittoria, salvo i brogli" di cui la sinistra avrebbe imparato l'arte alle "Frattocchie, la scuola de Pci". Attacca Veltroni sull'immagine: il signore "belloccio" e "diplomato in fiction", un "apprendista ipnotizzatore" che vorrebbe far sembrare "svizzero il governo Prodi" e via denigrando. Quanto ai lui, gli tocca "portare la croce" del governo, perché "se qualcuno conosce un mio sostituto gli mandi una cartolina", si compiace. Lo spettro di Pizza si aggira sul rinvio delle elezioni, "sarebbe un danno grave", commenta l'ex premier che sollecita le tv (sue) a dare spazio al Dc riammesso. Ma è preoccupato: "Serve una vasta maggioranza, non potremmo operare con pochi senatori, anche perché la sinistra è sostenuta dai senatori a vita". Divisa casual blu da piazza, scarpe sportive col rialzo, Berlusconi declama le "domandine pensate in aereo", perfezionando il repertorio alla Barabba: "Ne avete abbastanza degli stipendi in lire e i prezzi in eurooo?". "Siii", urla la folla; "e dei privilegi delle coop rossee?" "Siii". La piazza insorge al nome di Pecoraro Scanio, il cui fratello senatore-calciatore giocava nell'Ancona nel '90. Alla fine, sulle note di "Meno male che Silvio c'è" cantate dall'autore col codino, fa un appello ai marchigiani che pensano alla cena: "Adesso tutti a casa a convincere gli infedeli! Diffondete il verbo, il verbo della libertà", grida il mullah di Arcore.

Torna all'inizio


Elezioni, si rischia il rinvio è battaglia sul simbolo dc - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lo scudocrociato nel 1992 Elezioni, si rischia il rinvio è battaglia sul simbolo Dc Veltroni e Berlusconi contrari. Il Viminale ricorre Prodi: l'Italia si metterebbe in cattiva luce Ferrara: se accade mi suicido FRANCESCO BEI ROMA - "Un rinvio delle elezioni oggi metterebbe l'Italia molto, molto in cattiva luce davanti al mondo". Quella di Romano Prodi sembrerebbe una constatazione ovvia su un'ipotesi d'accademia, se non fosse che proprio il rinvio è davvero uno dei possibili esiti di una vicenda kafkiana - maturata in un vortice di ricorsi, sentenze e ordinanze - che nasce dalla riammissione alla corsa elettorale della Dc di Giuseppe Pizza (alleato di Berlusconi) da parte del Consiglio di Stato. Così l'ipotesi rinvio, obbligatoria se si vuole dar modo a Pizza di fare campagna elettorale per tutti i trenta giorni previsti dalla legge, per il ministro dell'Interno Giuliano Amato in mattinata diventa "un'eventualità che non posso escludere". E basta solo evocarla questa "eventualità" per provocare uno shock in tutto il mondo politico, schierato questa volta senza eccezioni - da Veltroni a Berlusconi, a tutti gli altri - a difesa della data prefissata. Per il leader del Pdl il rinvio "sarebbe un dramma" e si appella quindi al suo alleato chiedendogli "un segno di responsabilità". Il Cavaliere vorrebbe che Pizza (che si presenta solo al Senato nelle circoscrizioni italiane) rinunciasse alle sue pretese in cambio di maggiori spazi in tv, ma il segretario della Dc "pocket" per tutto il giorno si mostra irremovibile. Solo in serata Pizza apre uno spiraglio, nel caso "arrivasse una sollecitazione del capo dello Stato". Anche nel Pd la questione si pone con drammatica urgenza: "E' una cosa aperta nella destra - sostiene Veltroni - la destra la risolva. Spero non sia un tentativo per rinviare le elezioni". Giuliano Ferrara minaccia conseguenze drastiche: "Se rinviano le elezioni, mi suicido". Più serio Fausto Bertinotti, che paventa "uno smarrimento nel Paese" in caso di prolungamento della campagna elettorale, perché "verrebbe percepita da tutti come la dilatazione dell'incertezza". Pier Ferdinando Casini, contro cui Pizza ha scagliato i suoi avvocati chiedendo il sequestro del simbolo Udc, liquida le pretese della Dc come "baggianate". A bloccare il simbolo della Dc pizzina perché troppo simile a quello dell'Udc era stato l'ufficio elettorale del Viminale, che ne aveva bocciato lo scorso 4 marzo il simbolo insieme a quello della Dc di Sandri. Entrambi hanno però presentato ricorso in Cassazione, e l'8 marzo l'ufficio centrale elettorale li ha respinti. L'indomito Pizza si è rivolto a questo punto al Tar, sostenendo l'illegittimità dell'esclusione, ricevendo un'altra bocciatura. Quindi l'ennesimo ricorso al Consiglio di Stato, e la decisione di ieri l'altro che ha ribaltato le precedenti. E tuttavia il rinvio non è l'unica strada possibile. Il governo infatti non se né è stato con le mani in mano, consultando giuristi, costituzionalisti, funzionari del Viminale, esperti del Quirinale. Forte anche dell'articolo 61 della Costituzione, che prevede in modo tassativo che le elezioni si svolgano entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere (scadono il 16 aprile), nel pomeriggio, Amato ha dato incarico all'Avvocatura dello Stato di proporre ricorso in Cassazione per chiedere la revoca dell'ordinanza sulla Dc. Il vice avvocato generale, Glauco Nori, sta preparando in effetti due ricorsi, che verranno presentati oggi. Uno alle sezioni unite della Cassazione, per sostenere il difetto di giurisdizione del Consiglio di Stato sulla materia. E un secondo ricorso allo stesso Consiglio di Stato, perché nella sua ordinanza non avrebbe tenuto conto che all'estero le operazioni di voto sono già iniziate (il 26 marzo), con militari e diplomatici che hanno votato su schede prive del simbolo di Pizza. Peraltro, se anche non si rinviasse il voto ma semplicemente venisse riammessa la Dc e i suoi candidati, bisognerebbe ristampare milioni di schede elettorali, con i costi immaginabili. Il Tar del Lazio poi deve ancora pronunciarsi nel merito del caso e, in teoria, potrebbe dare torto a Pizza anche dopo che la Dc abbia partecipato alle elezioni. In quel caso sul risultato elettorale penderebbe la ghigliottina dell'illegittimità, sia che si voti il 13-14 aprile, sia che si rinvii. In questo pasticcio giuridico qualcuno ieri già ricordava il precedente di Messina del 2005 quando - al termine di una battaglia legale dentro al Nuovo Psi - i giudici amministrativi annullarono le elezioni comunali e ordinarono la loro ripetizione.

Torna all'inizio


La crisi istituzionale allarma il colle "va evitata una ferita al paese" - claudio tito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La crisi istituzionale allarma il Colle "Va evitata una ferita al Paese" Amato, moral suasion sulla Cassazione e sul Tar: fare presto Il Viminale ottiene il via libera dal Pdl per agire. Ma il Cavaliere è pronto a parlare di brogli CLAUDIO TITO ROMA - "Una brutta figura da evitare". Giorgio Napolitano parla con Giuliano Amato e con Romano Prodi. Due colloqui lunghi, approfonditi. Il "caso Pizza" è ormai diventata un'emergenza anche per il Quirinale. Il capo dello Stato si fa spiegare tutti gli aspetti di una questione che rischia di diventare esplosiva. I profili normativi e costituzionali. E sia con il premier uscente che il ministro degli Interni non nasconde tutta la sua "preoccupazione". L'ipotesi di rinviare le elezioni è come fumo negli per il Colle. Napolitano vuole rassicurazioni, chiarimenti. Soprattutto li vuole in via definitiva. L'obiettivo, allora, è costruire una soluzione tecnica praticabile che cancelli qualsiasi possibilità di un spostamento del voto. Il ministro degli Interni illustra tutte le soluzioni normative a cominciare dall'istanza alla Cassazione per appurare in tempi brevissimi la giurisdizione relativi a questi casi. Non solo. Per avere la certezza che il caso si possa chiudere nel giro di pochi giorni, al Viminale decidono pure di preparare un'istanza di prelievo per il Tar del Lazio. In modo tale che il tribunale amministrativo, se dovesse servire, possa pronunciarsi con la "massima urgenza". Il governo, infatti, forte anche dei contatti avuti con i leader del Pdl e dell'Unione di centro, sta ponendo le premesse per chiudere la vicenda entro la settimana. Disinnescando giuridicamente il "casus belli" ma senza rinunciare alla "moral suasion" su tutti gli organi chiamati a effettuare la propria valutazione. L'idea di far slittare la data del voto per permettere alla Dc di partecipare alla campagna elettorale, del resto, non convince nessuno. A cominciare, appunto, dal presidente della Repubblica. Nelle telefonate con il premier e con il titolare del Viminale, infatti, nota come esistano solo precedenti a livello amministrativo. Quello di Messina e quello della Basilicata nel 2005. La possibilità, dunque, che dopo un'interruzione traumatica della legislatura si trovi a dover gestire pure una sorta di "crisi delle regole" sui tempi elettorali, allarma non poco il capo dello Stato. Con i due interlocutori istituzionali poi prevede le "gravi" ripercussioni di un eventuale rinvio del voto: le ferite inferte al nostro sistema costituzionale e il colpo all'immagine internazionale già influenzata dalla "querelle" sulla immondizia a Napoli e sulla diossina nelle mozzarelle di bufala. Come dice il presidente del consiglio, insomma, "una cattiva luce da evitare". Senza contare le probabili ripercussioni sul rapporto tra il Colle e Berlusconi, già incrinato dopo l'attrito provocato da una frase critica del Cavaliere. Il quale vedrebbe nello slittamento un attentato al vantaggio acquisito nei sondaggi e un "complotto" organizzato dalla sinistra. L'ex premier, in effetti, non ne vuol sentire parlare di spostare l'appuntamento con gli elettori. è stato ancora Amato ad avvertire Via del Plebiscito di quel che stava accadendo. Il ministro degli Interni ha sentito prima Gianni Letta e poi lo stesso Berlusconi, mentre tornava a Palazzo Grazioli in macchina dall'incontro con l'Ance. L'inquilino del Viminale voleva in primo luogo sondare la posizione del Pdl, alleato della Dc di Pizza. Ha illustrato tutte le alternative senza negare che dal punto di vista tecnico l'opzione-rinvio pur complicata poteva essere praticabile. Per Amato, però, il primo obiettivo era quello di confermare il percorso istituzionale già attivato incassando dall'opposizione il via libera per adottare "tutte le necessarie iniziative" e provare a lasciare invariata la data del 13 aprile. Un disco verde che l'ex premier ha acceso immediatamente. "Sarebbe un colpo alla democrazia", si è lamentato Berlusconi. "Se spostano le elezioni - è il ragionamento svolto con i suoi fedelissimi - allora vuol dire che vogliono organizzare un truffa e sperare di recuperare lo svantaggio". Non a caso per tutta la giornata il Cavaliere ha suonato ripetutamente l'allarme sui "brogli". Nello stesso tempo ha teso la mano proprio a Pizza. Attraverso Sandro Bondi, il coordinatore di Forza Italia, gli ha chiesto di recedere dal suo ricorso spiegando che il Pdl avrebbe poi riconosciuto in futuro (nel governo e alle prossime elezioni europee ) il suo "sacrificio". Eppure, proprio, per disinnescare le armi elettorali che il Cavaliere è già pronto a imbracciare, anche il Pd ha appoggiato l'azione di Amato. "Non offriamo a Berlusconi - ha avvertito Veltroni - il pretesto di fare la campagna elettorale su suoi temi". A piazza Santa Anastasia, infatti, tutti sono convinti che lo slittamento del voto consentirebbe al capo pidiellino di rivitalizzare il "gorgo dei veleni", di urlare al "complotto comunista". Tutto, insomma, tranne che una facilitazione del tentativo di colmare la distanza che i sondaggi indicavano fino alla scorsa settimana. Dinanzi ad un accordo bipartisan, quindi, il responsabile degli Interni ha messo sul tappeto tutte le sue carte. Al Viminale vogliono arrivare ad una soluzione efficace entro la settimana. E attraverso l'avvocatura di Stato hanno chiesto la "massima urgenza" alla Cassazione e al Tar. "Entro la settimana - è la speranza di Amato - deve essere tutto chiarito".

Torna all'inizio


Boselli avvisa "appoggio locale ai democratici? non ci sono regole" - marco trabucco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Torino Il leader del partito socialista Boselli avvisa "Appoggio locale ai Democratici? Non ci sono regole" MARCO TRABUCCO "Se continueremo a dare il nostro appoggio alle giunte di centrosinistra? Vedremo, non c'è una regola nazionale e anche qui a Torino e in Piemonte dipenderà da come si comporteranno nei nostri confronti gli altri partiti, in particolare il Pd. A Roma ad esempio abbiamo un nostro candidato contro Rutelli. Altrove invece i nostri rapporti con i Democratici sono distesi". Lancia un avvertimento a Bresso, Chiamparino e Saitta, Enrico Boselli, leader e candidato premier del Partito socialista che ieri era a Torino per lanciare la sua campagna elettorale. Boselli, che è anche capolista per la Camera nella circoscrizione Piemonte 1, in mattinata ha incontrato i giornalisti nel Tir su cui sta girando l'Italia in piazza Vittorio. Poi in serata ha tenuto un incontro pubblico presso il salone Atc di corso Dante cui hanno partecipato anche gli altri leader socialisti nazionali, Gavino Angius, Ugo Intini, Gianni De Michelis, più tutti i candidati del Piemonte. Fra questi Alberto Nigra, il parlamentare uscente Enrico Buemi, il consigliere regionale Luigi Ricca, il consigliere comunale di Torino Gianluigi Bonino e l'assessore alla Viabilità della Provincia di Torino, Giovanni Ossola. "I socialisti - ha aggiunto Boselli - nel prossimo Parlamento giudicheranno nel merito a chi dare il proprio sostegno. Il nostro programma si basa su tre punti fondamentali: rafforzamento della ricerca e dell'università, promozione della laicità dello Stato e dei diritti civili e attenzione alla tutela della flessibilità del lavoro. Sosterremo a prescindere dal colore chiunque appoggi queste posizioni. Per noi Berlusconi o Veltroni sono uguali". All'offerta di dialogo prospettata dal leader della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti, Boselli risponde: "Il patto andrebbe fatto adesso e non dopo il voto. Bertinotti ha detto che la laicità è tutto. E il nostro è il partito della laicità". Poi la Tav: "La linea Torino-Lione non procede perché in Italia purtroppo prevale l'egoismo. Noi siamo sempre stati favorevoli a realizzare infrastrutture che portino l'Italia davvero in Europa, soprattutto quando possono ridurre l'impatto ambientale e l'inquinamento. Altrove tutti i governi riescono a ottenere i necessari accordi con le comunità locali. Stupisce che in Italia ciò non sia possibile".

Torna all'inizio


Decoro, case, family card "così il mio sistema roma" - giovanna vitale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XIII - Roma Rutelli presenta le 58 pagine del programma. Bus, attesa massima 20 minuti Decoro, case, family card "Così il mio sistema Roma" "Chi invia nelle case la caricatura distruttiva della città vuol dire che ha già perso" GIOVANNA VITALE Orgogliosi di essere romani. Lo ripete più volte, Francesco Rutelli, nel corso della presentazione del programma sulla terrazza della Città del Gusto. Un panorama - il gazometro in primo piano, la Centrale Montemartini sullo sfondo - che racconta meglio di mille argomenti l'evoluzione della città: "Quindici anni fa l'Ostiense era terra di nessuno" dice il candidato sindaco trovando conferma nel sorriso di Dario Argento, ospite a sorpresa, che proprio qui nell'86 girò uno dei suoi film, Demoni 2, perché "c'erano binari divelti, palazzine in rovina, un disastro". Poi però arrivò l'università, il teatro India, alcuni edifici di archeologia industriale furono recuperati e tutto è cambiato. Ma molti sembrano non essersene accorti, ironizza Rutelli. "C'è qualcuno che in questi giorni manda in giro nelle case dei romani una caricatura distruttiva di Roma: vuol dire che hanno già perso le elezioni", passa all'attacco il candidato sindaco. E al pamphlet di Berlusconi sui presunti mali della capitale risponde con 58 pagine di studi e tabelle che approfondiscono le sue idee per il governo della città. Ponendosi in una "prospettiva costruttiva, in continuità con quanto fatto dalle giunte Rutelli e Veltroni, ma consapevoli che c'è ancora molto lavoro da fare", spiega. L'esatto contrario di "chi si limita a proporre una visione distruttiva collocandosi in una posizione di minoranza astiosa". Molte le idee forti contenute nel programma. A partire dalla mobilità: potenziamento della rete del trasporto pubblico per portare la frequenza massima a 20 minuti, estensione delle preferenziali e revisione delle tariffe sulla sosta, che saranno differenti a seconda delle zone e delle funzioni concentrate nei vari quartieri. Ancora: pubblicazione on line dei compensi di ogni singolo consigliere, consulente e incaricato del Comune di Roma; realizzazione della Sala Sistema Roma per intervenire 24 ore su 24 su decoro, pulizia e manutenzione, lotta all'abusivismo commerciale e all'occupazione delle case; costruzione di 10mila alloggi popolari, 6mila per gli studenti, 10mila in affitto agevolato. Interessante anche il capitolo Famiglia: creazione di "centri" di supporto, consulenza e mediazione; attivazione di un registro delle "tate"; istituzione di una Family card per ottenere sconti e agevolazioni. SEGUE A PAGINA VI.

Torna all'inizio


Voti a perdere - raffaele niri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Genova VOTI A PERDERE LA MALFA E L'AGNOSTICO-VELTRONIANO RAFFAELE NIRI Si sono incontrati in trentotto, duri e puri, martedì notte, nella sede di via Ravecca, sotto le icone di Giuseppe Mazzini e La Malfa. Ugo, ovviamente, che il figliolo traditore Giorgio sta con Berlusconi. Sei dei trentotto, che è già una bella percentuale, sono quelli dell'Uaar, l'unione atei ed agnostici razionalisti. I trentotto - trentadue repubblicani europei, sei atei&agnostici - sono unanimi: col Partito Democratico di Veltroni. "Nel programma del Pd c'è il testamento biologico, c'è la regolamentazione delle coppie di fatto, anche omosessuali - spiega il portavoce dei Repubblicani europei, Marco Evangelisti - C'è molta sofferenza, nel partito, per la sovraesposizione delle posizioni cattoliche, a partire da quelle della Binetti. Noi proviamo a bilanciare". Teodem binettiani ma anche agnostici atei e razionalisti, ironizzerebbe Crozza Italia. Con un solo dubbio: atei d'accordo, ma come si può essere - contemporaneamente - agnostici, razionalisti ma anche veltroniani?.

Torna all'inizio


Orlando, pd: "università gratis e gli studenti cresceranno in fretta" - wanda valli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Genova Orlando, Pd: "Università gratis e gli studenti cresceranno in fretta" Il numero due alla Camera: bisogna aiutare i più bravi "Alle nostre manifestazioni vedo più gente che nel 2006. Sono ottimista" WANDA VALLI Andrea Orlando, trentanovenne spezzino, è il numero due nella lista della Camera in Liguria, per il Pd. Fa parte dell'esecutivo nazionale, il ristretto gruppo di collaboratori di Veltroni, perciò, per la campagna elettorale, ha girato non solo tutta la Liguria, ma l'Italia. Anche per questo, spiega, è convinto "che si può fare davvero". Magari grazie ai giovani come lui, i più convinti del nuovo partito, sostiene. I giovani che il G8 con i suoi drammi ha rischiato di allontanare dalla politica. Per loro Andrea Orlando propone: mantenere i più capaci agli studi universitari, e far restituire il costo delle spese allo Stato, appena trovano un posto di lavoro sicuro. Andrea Orlando, arrivati all'ultima settimana di campagna elettorale, qual è la sensazione? "Ho girato l'Italia, ho trovato sempre molto interesse, curiosità. In Liguria, c'è un consenso crescente sulle proposte del Pd, lo giudicano credibile anche molti che non avevano scelto l'Ulivo". Dunque, un Pd che parla soprattutto ai moderati. "Il Pd è l'unica possibilità concreta di battere il centrodestra e di dare un voto utile a un partito che ha avuto il coraggio di riproporre il tema della speranza". A proposito di voto utile, la sinistra ribatte: il Pd si è svenduto l'anima, il voto utile è per noi. "Il voto al Pd è per un partito vero, fatto di gente, con i circoli sul territorio, con le primarie. La sinistra, invece, ha messo in piedi un semplice cartello elettorale". Walter Veltroni ha promesso di aumentare le pensioni, in Liguria sarebbe importante per i molti anziani che la abitano. "Aggiungo: noi deputati in quota "nazionale", abbiamo sottoscritto il "patto per la Liguria". Se lo integriamo con alcune proposte della Regione, per esempio il fondo per non autosufficienti, si realizza un sistema efficace di aiuto agli anziani, a chi vive solo". In Liguria i prezzi salgono ben oltre l'inflazione: siamo al 5 per cento. Come dire che è sempre più difficile arrivare a fine mese. "Il costo della vita è il primo problema che emerge negli incontri con la gente. Sta a noi recuperare la mancata vigilanza del governo Berlusconi quando entrò in vigore l'euro. Non ci furono controlli sul doppio prezzo, non nacquero i comitati con lo stesso compito presso le prefetture. Poi abbiamo incominciato le liberalizzazioni, qualcosa si è ottenuto, ma non basta. Perciò il Pd propone detrazioni fiscali agganciate al "paniere" da ultima settimana del mese. E non solo". Che cosa ancora? "Il contratto nazionale di categoria deve rimanere, perché rappresenta un primo, importante, livello di garanzia. Ma serve una contrattazione aziendale, per tenere conto della produttività, per esempio, e del costo della vita che cambia da città a città". I giovani, destinatari principali del messaggio del Pd, sembrano incerti. Più portati a votare a destra. "In realtà, alle manifestazioni nostre, ne vedo molti di più rispetto al 2006. E ho un progetto che vorrei realizzare, proprio rivolto agli studenti". Qual è? "Vorrei che il governo del Pd concedesse un prestito ai giovani con un buon andamento scolastico, perché possano frequentare gratuitamente l'Università. Loro restituiranno la somma anticipata dallo Stato, appena avranno un posto di lavoro sicuro. Ma perderanno il "bonus", se finiscono gli esami fuori tempo, se non si confermano studenti di alto livello". Il G8 suscita ancora polemiche, Fini accusa Pericu che chiede un consesso internazionale. "E sbaglia, l'idea di Pericu è molto apprezzabile per chiarire le responsabilità di tipo politico, perché era a Genova proprio Fini, il ruolo svolto da Scajola. Il G8 era il debutto di una nuova generazione e ha rischiato di traumatizzare il rapporto di tantissimi giovani proprio con la politica". SEGUE A PAGINA V.

Torna all'inizio


Ora elezioni a rischio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Il Consiglio di Stato riammette la lista della Democrazia Cristiana, il segretario di questo partito (Giuseppe Pizza) chiede di rinviare la data delle elezioni e il ministro dell'Interno Amato conferma che si tratta di un'eventualità che non si può escludere. Sì, perché la Dc avrebbe meno di 15 giorni per fare campagna, contro i 30 previsti per legge. Questa sequenza dei fatti ieri mattina ha fatto scattare l'allarme rosso nei Palazzi e nelle segreterie dei partiti. Consultazioni di giuristi, telefonate tra Quirinale, Palazzo Chigi e Viminale e dichiarazioni di tutti i leader: la data non può essere cambiata. C'è il vincolo posto dall'art. 61 della Costituzione che prevede un massimo di 70 giorni tra lo scioglimento delle Camere e il voto. E poi ormai si vota nelle circoscrizioni estere. Stanno votando per le circoscrizioni italiane anche i militari, gli insegnati temporaneamente all'estero. Il problema è che su queste schede la Dc non c'è e ristamparle comporterebbe una spesa di 1,5 milioni di euro. "Occorre fare di tutto perché un rinvio venga evitato: metterebbe l'Italia in una luce molto cattiva nel mondo", ha sostenuto Romano Prodi appena giunto a Bucarest per il vertice della Nato. Ma ad essere più in difficoltà è Silvio Berlusconi con il quale la lista di Pizza è apparentata. Così il Cavaliere lancia all'alleato un appello affinché abbia "senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere altri giorni in più per la campagna elettorale". Per il leader del Pdl "sarebbe un dramma per il Paese perdere ulteriore tempo". Allora la soluzione per convincere Pizza potrebbe essere quella di far recuperare alla Dc gli spazi televisivi finora persi. Ma Berlusconi non risparmia la rasoiata contro il premier, considerando l'ipotesi dello slittamento delle elezioni "l'ultimo regalo di Prodi". A questo punto Walter Veltroni chiama in causa proprio il suo avversario. E' Berlusconi che deve risolvere il problema. E' lui che ha ingaggiato Pizza per dare fastidio all'Udc: è una questione aperta dentro la destra. "Non vorrei - ha precisato Veltroni - che il rinvio delle elezioni fosse un auspicio del Pdl visto che l'aria è cambiata". In questo bailamme, Pizza ha risposto picche, asserragliato nel suo bunker di Piazza del Gesù. "Non sono in vendita, non ho nessuna intenzione di mollare. Devo difendere gli interessi del mio partito. Ben venga il rinvio delle elezioni. Abbiamo gli stessi diritti degli altri a fare la campagna elettorale con gli stessi tempi. Il Viminale ha sbagliato e si deve assumere le sue responsabilità". Indica una data: "Si potrebbe votare il 27 aprile". E rilancia con la richiesta di sequestro del simbolo scudocrociato dell'Udc. "Sono baggianate", è stata la risposta secca di Pierferdinando Casini. In serata è arrivato l'altro colpo di scena: il ministero dell'Interno ha dato incarico all'Avvocatura dello Stato di fare ricorso in Cassazione per risolvere la questione della competenza a giudicare sul processo elettorale. Il Viminale, inoltre, ha dato incaricato l'Avvocatura di avanzare istanza di revoca dell'ordinanza emessa sulla lista della Dc, essendo ormai iniziato il procedimento elettorale. Sembra che il governo confidi sulla decisione della Cassazione, cioè che venga stabilito che in materia non può essere la magistratura amministrativa, ma quella ordinaria a decidere di riammettere una lista. Se così sarà la macchina elettorale andrebbe avanti regolarmente. Pizza, comunque, non molla, ma uno spiraglio lo ha aperto. Si è autodefinito "una persona dialogante e mite": "Se da parte del Capo dello Stato arrivasse una qualche sollecitazione e il Viminale fosse disposto ad ammettere le sue responsabilità...". La voce che circolava a Piazza del Gesù ieri sera era che la mossa del Viminale serve a sollecitare Berlusconi a fare la sua mossa per far recedere Pizza dalla richiesta del rinvio delle elezioni. Quale? Offrigli un posto nel futuro governo. Il presidente Napolitano ha seguito con molta preoccupazione la vicenda. Il Quirinale teme uno scenario fatto di ricorsi a raffica che potrebbero arrivare. "Il Quirinale segue da vicino i passi intrapresi dal ministero dell'Interno per scongiurare il rinvio delle elezioni" fanno sapere dal Colle. Oggi alle 11 partecipate alla videochat con Emma Bonino su www.lastampa.it.

Torna all'inizio


Amato: caso Dc, voto a rischio Coro di no: proroga fuorilegge (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 3 Amato: caso Dc, voto a rischio Coro di no: proroga fuorilegge di Emanuela Fontana "Ipotesi anticostituzionale". Berlusconi: "Sarebbe un dramma, l'ultimo regalo di Prodi". Contro pure Veltroni da Roma L'annuncio è stato fatto davanti alle telecamere, in occasione del tributo a un socialista riformista, Camillo Prampolini: "Non è escluso il rinvio delle elezioni" ha dichiarato ai microfoni il ministro uscente degli Interni, Giuliano Amato, come se stesse fornendo un aggiornamento tecnico qualsiasi. Del ministro non si ricordano uscite burlone, il primo aprile era passato da più di dodici ore, dunque non stava scherzando. E infatti era serissimo: con il tono della decisione inevitabile, appena più malinconico del solito, il responsabile del Viminale ha spiegato da Reggio Emilia: "Se la cosa rimane su questi binari, io non escludo che il risultato a cui porti sia intanto il rinvio delle elezioni". La "cosa" è l'ordinanza del Consiglio di Stato che ha ridato dignità di concorrente alle elezioni ad Giuseppe Pizza e alla sua Democrazia cristiana, sospendendo la sua esclusione. L'oggetto della decisione è uno dei simboli di partito che ha fatto la storia d'Italia: lo scudo crociato. Secondo il Consiglio di Stato non può essere confuso con lo scudo dell'Udc. Dunque Pizza, che aspira a correre soltanto al Senato (con il Pdl) e il cui simbolo era stato escluso dal Viminale, può rientrare in campo. Ma in teoria sarebbe svantaggiato, perché ha perso giorni e giorni di campagna elettorale, e per questo Amato ha azzardato il rinvio delle elezioni. L'ipotesi è però "anticostituzionale", hanno fatto notare ieri in molti: come spiegavano anche alcuni tecnici del ministero, le Camere sono state sciolte il 6 febbraio, l'articolo 61 della Costituzione prevede che le elezioni si svolgano non oltre 70 giorni da quella data. Quindi non si può andare alle urne più in là del 16 aprile. Un problema reale potrebbe essere invece quello delle schede elettorali: sono già state stampate, confermano al Giornale dal Viminale. Bisognerebbe quindi riaffidare alle tipografie la stampa di milioni di schede nuove, con un costo che potrebbe superare il milione di euro. Come se non bastasse, Antonio Di Pietro, non a proposito di Pizza, ma dello stile grafico, ha minacciato: "Le schede sono disegnate male. Bisogna rifarle! Ci appelliamo al capo dello Stato". In tempi di proclami su tagli ai costi della politica, i contribuenti rischiano di pagare quindi due volte il costo delle schede elettorali. Follie. E ieri il circo politico è impazzito. Dichiarazioni sgomente da tutti i partiti sul rinvio: "Un dramma" per Silvio Berlusconi, "un fatto tragico" anche per il segretario di Rifondazione Franco Giordano. "L'ultimo regalo di Prodi", ha aggiunto Berlusconi, che si è appellato al "senso di responsabilità di Pizza" e, ai media, affinché gli concedano ora più spazio in tv, avendo soltanto nove giorni di campagna elettorale. E poi Walter Veltroni, che dalla Sardegna ha sconfessato Amato: "Sono assolutamente contrario al rinvio". Ma che poi ha scaricato tutto sugli avversari: "È una cosa aperta nella destra, la destra la risolva. Non vorrei che questo del rinvio fosse un auspicio del Pdl". Dal ministero non è più arrivato un commento, finché, con un comunicato in serata, il Viminale ha annunciato di aver dato incarico all'Avvocatura di chiedere al Consiglio di Stato la revoca dell'ordinanza e di fare "ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione" per risolvere "una volta per tutte la questione della competenza". A questo punto la situazione potrebbe ingarbugliarsi ancora di più. Dal ministero si attendono una risposta "in tempi brevissimi": e se la ragione dovesse andare ancora a Pizza? Avrebbe perso altri giorni di campagna elettorale. Nel giorno dei pasticci e delle gaffe, è stato comunque ieri tutto un appellarsi al "buon senso di Pizza", da Alemanno ai Verdi, alla Lega, e al buon senso generale: azzardare un rinvio delle consultazioni è "ipotesi inquietante", ha detto il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. Anche Prodi, dal vertice Nato a Bucarest, ha invocato: "Faremo tutto per evitare il rinvio". Unica eccezione nel coro delle preoccupazioni, Pier Ferdinando Casini: "Se il governo deciderà di rinviare le elezioni per noi non cambia niente, avremo 15 giorni in più di campagna elettorale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Il ritorno del Senatùr: comizi in piazza e tv per conquistare Roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 6 Il ritorno del Senatùr: comizi in piazza e tv per conquistare Roma di Adalberto Signore Il leader del Carroccio riprende il tour in tutto il nord e martedì andrà a "Porta a Porta" quattro anni dopo la malattia. Maroni: "I giovani apprezzano chi lotta, combatte e vince" "È tornato quello di un tempo...", vanno dicendo ormai da settimane a via Bellerio e in tutte le valli del Nord dove l'Umberto ha ricominciato a fare capolino per comizi, feste e lunghe serate in pizzeria tra i militanti. Eppure, a dire il vero, è un po' fargli torto raccontare di un Bossi che brandisce ancora la spada dell'Alberto da Giussano come se il tempo non fosse passato e il fisico non portasse più le cicatrici di quel malanno che l'ha fatto stare per un mese tra la vita e la morte. Bossi è tornato, certo. Perché la campagna elettorale è per lui un tonico straordinario e perché, ebbe a dire Giuseppe Leoni che sbarcò con lui in Parlamento nel lontano 1987, "per Umberto la migliore medicina è la politica". "Il suo elisir di lunga vita", spiega oggi Roberto Maroni. D'altra parte, proprio nei giorni più neri subito dopo la convalescenza, contro i consigli della moglie Manuela e tra le perplessità non dette di molti dirigenti della Lega, il Senatùr scelse di tornare subito in mezzo alla sua gente. Prima affacciandosi a qualche festa nei dintorni di Varese accompagnato da Rosy Mauro e dal sempre presente Maurizio, poi prendendo pian piano confidenza e tornando anche ai comizi. Che oggi sia ancora in pista, dunque, non stupisce. Se non per l'intensità, visto che quello che davvero ha ricominciato a fare Bossi è macinare chilometri per il Nord: due comizi giovedì (a Alessandria e Domodossola), due venerdì (Seveso e Monza), due sabato (Luino e Locarno), due domenica (Reggio Emilia e Piacenza) e via a seguire. Con un'altra costante rispetto agli anni d'oro: i suoi immancabili ritardi, a volte anche di ore. Di sicuro, si farà aspettare un bel po' anche sabato, quando la Lega tornerà in massa sul "sacro prato" per il consueto appuntamento di Pontida. E tanto ha di nuovo preso confidenza con la politica - e pure con il suo fisico che nell'ultimo anno ha fatto progressi straordinari - che Bossi si è pure deciso a tornare in tv. Non a TelePadania, garantito da interviste registrate e preconfezionate, né in collegamento da via Bellerio come fece tempo fa con "Porta a Porta". Ma in studio, ancora una volta da Bruno Vespa, dove solo qualche giorno prima del malore si ritrovò con Clemente Mastella a intonare Maruzzella. Era il 6 marzo del 2004, esattamente quattro anni fa. Martedì Bossi sarà di nuovo lì, insieme ad altri tre ospiti. Come ai vecchi tempi, o quasi. Già, perché in verità il Senatùr di oggi non è affatto quello di allora. Manca l'enfasi del guerriero, mancano le frasi a effetto che sfondano sulle prime pagine dei giornali e gli affondi urlati. La Lega "non ce l'ha più duro", verrebbe da dire. E invece, stando ai sondaggi che danno il Carroccio in decisa salita, il Bossi di oggi è ugualmente efficace. Forse anche perché lo spadone dell'Alberto da Giussano mal si adatterebbe all'uomo che porta con sé i segni della malattia. "Con un coraggio che tutti gli riconoscono", per dirla con le parole di Maroni, tanto che più di ieri (quando la sua era l'immagine del guerriero anti-sistema e quando aveva comunque dieci anni di meno) i giovani si sentono vicini alla Lega. Il 15% del totale su base nazionale stanno con il Carroccio, diceva giorni fa Renato Mannheimer. Perché, spiega Maroni, "sono i giovani i primi ad apprezzare il coraggio di chi, nonostante la malattia, lotta, combatte e vince". Insomma, che Bossi oggi sia un guerriero è nei fatti, non tanto nelle parole. E se è cambiato lo stile, non sono venuti meno gli argomenti. Non mancano, per esempio, le punzecchiature al Cavaliere. "Pensa troppo alla forma e al colore della cravatta", diceva qualche giorno fa. E pure sul confronto tv con Walter Veltroni non si è tirato indietro: "Silvio sbaglia. Il faccia a faccia lo deve fare e convincere gli indecisi". Così sulla questione del voto amministrativo agli immigrati, lanciata da Gianfranco Fini e sulla quale Berlusconi ha preferito non chiudere con un "valuteremo", non ha avuto alcun cedimento con un eloquente "ma siamo pazzi...". Insomma, chiosa Maroni, "come il buon vino, migliora invecchiando". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


La verità sulla sfida dell'Auditel (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 7 La verità sulla sfida dell'Auditel di Redazione Roma. Il duello tra i leader dei due maggiori partiti continua a colpi di Auditel. Nella conferenza stampa andata in onda martedì sera su Raidue, il risultato degli ascolti ha fatto segnare un vantaggio per Walter Veltroni. Per quest'ultimo, andato in onda dalle 21:49 alle 22:35, 3,8 milioni di spettatori. Per Silvio Berlusconi, intervistato dalle 21:06 alle 21:40, 3,1 milioni. Un dato che ha fatto esultare il numero uno del centrosinistra: "I dati degli ascolti corrispondono a un sentimento di cambiamento che si fa strada". Stessa convinzione per il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni: "Il 2% in più di share spiega il motivo percui Berlusconi non vuole il faccia a faccia". Opposto il giudizio di Gianfranco Fini: "Come si fa a sostenere una tesi del genere? Veltroni non capisce che gli ascolti dipendono anche dalla trasmissione in contemporanea di Roma-Manchester: continui così e il 14 avrà un'amara sorpresa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Il pugliese Placido vuole abolire i politici del Sud (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 10 Il pugliese Placido vuole abolire i politici del Sud di Redazione da Milano Doveva essere uno dei candidati "vip" del Partito democratico, insieme ai registi Ettore Scola e Ferzan Ozpetek, usciti dalle liste ancor prima di entrarci, per far posto a ulivisti e prodiani in cerca di seggiole. Eppure, se ci fosse entrato, per coerenza avrebbe dovuto dimettersi all'istante. Perché il pugliese Michele Placido da Ascoli Satriano, provincia di Foggia, pensa che nessun meridionale meriti un posto nel nuovo Parlamento. Fosse per lui ne interdirebbe l'accesso per cinque anni ai politici del Sud, che "hanno dato e danno quotidianamente spettacolo indecente di mafiosità, malaffare e incapacità - ha detto litigando a Tetris (La7) con Raffaele Lombardo del Mpa -. La società dei Sud non può essere rappresentata in Parlamento da questa gente". Ancora un po' e la lite finiva alle mani. Perché Placido è un sanguigno, e poi - dice lui - non è un politico abituato ai dibattiti: si scalda subito. Eppure nel suo curriculum la politica fa sempre capolino. Nel 2006 era candidato della lista civica "Roma per Veltroni". Nel Caimano di Nanni Moretti fa la parte dell'attore che rifiuta di impersonare Berlusconi. Del resto non ha mai nascosto le sue simpatie politiche: "Sono di sinistra, voto per l'Unione, l'altra notte ero alla festa di Milano dei Ds - ha detto una volta -. Ho dato un sostegno forte alla vittoria di Nichi Vendola, nella mia regione, contro i miei amici che mi prendevano in giro dicendo: "Quello è ricchione". Ma non sono mai stato comunista: per una ragione banale, quella per cui non lo sono milioni di italiani che ricordano le file, a Mosca, per un rotolo di carta igienica". Socialista sì, però. Lo chiamò Bettino Craxi in persona, dopo il successo della Piovra, per candidarlo al Parlamento europeo. "Non mi guardava mai negli occhi, era sfuggente, inquieto, sembrava stanco, a pelle sentii che qualcosa in quell'uomo non andava. Mi candidai con Pannella, arrivai secondo dietro di lui". Poi fu il turno di Giorgio La Malfa, segretario dei Repubblicani, che cercò di arruolare quell'attore sanguigno e schietto usando Fellini come persuasore. "Fellini mi disse che votava per il Pri, mi parlò dei repubblicani in Romagna, era un gran bel partito, diceva... Accettai. Quando arrivai a Foggia, che doveva essere il mio collegio sicuro, lasciai perdere. Meglio così". Aperto a tutti, tranne ai meridionali. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


<La Madonna di Lourdes vota per Veltroni> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 10 "La Madonna di Lourdes vota per Veltroni" di Diego Pistacchi da Genova Dalla prima lettera della Madonna di Lourdes agli italiani: "I cristiani sono avvertiti in tempo perché dopo non basterà una confessione a lavare la colpa della complicità che diventa anche apologia del fascismo". La colpa? Votare Berlusconi, perché "un cristiano che vota questi figuri, non può in buona coscienza partecipare all'Eucaristia e ricevere l'assoluzione in confessione perché diventa complice in solido". Dalla prima lettera, sì, perché non si ricordano altre missive di Nostra Signora di Lourdes. Della Madonna anche, perché a garantire è un prete. Don Paolo Farinella, prete in Genova. Praticante, visto che dice regolarmente messa e manda avanti una parrocchia. Ed è tutto verificato perché è stato pubblicato da MicroMega, mica da un corrierino qualsiasi. La data? Non era il primo aprile, il numero è in edicola dal 24 marzo, la "raccomandata tramite messaggero angelico" era datata "Nazareth, 11 marzo 2008". Vietato stupirsi, perché PaoloFarinellaprete aveva chiesto l'intervento della Madonna con una lettera aperta già il 4 febbraio scorso: preoccupato dalla vittoria del centrodestra, spiegava che "non ci resta che la Madonna di Lourdes", visto che in Italia "Padre Pio protegge il clan Mastella", mentre "Santa Agata di Catania si affida alla mafia per la sua onorata processione". Era una raccomandata con accusa ricevuta. Inevitabile che il don facesse conoscere il riscontro ottenuto. E allora eccolo quel vangelo che neppure Dan Brown saprebbe immaginare: "Gesù non ebbe il permesso di soggiorno quando emigrò in Egitto, ricercato dalla polizia di Erode che voleva ucciderlo. Se allora Moratti, Berlusconi, Fini e Casini e Bossi fossero stati al posto di Erode, avrebbero sparato a vista su Gesù bambino, profugo per necessità". Nostra Signora poi aggiunge: "Giuda almeno aveva un ideale di liberazione per il suo popolo, Mastella che ideale cristiano aveva"? A quei cattolici che non possono votare "l'accozzaglia del centrodestra neppure dopo aver fatto i gargarismi con l'acqua benedetta per nove giorni di seguito", cosa resta da fare? La Madonna, impartendo la sua "materna benedizione" spiega che si può solo "votare il Pd di monsignor Dabliu Veltroni, turandosi il naso e tutto il resto", perché "io, la Madonna, voterei per salvare l'Italia dal baratro della barbarie berlusconiana e poi dal giorno dopo le elezioni... sarà un altro giorno". La predica è finita, via col vento. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Il programma politico di Eco: dieci morti per rilanciare l'Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 10 Il programma politico di Eco: dieci morti per rilanciare l'Italia di Paolo Bracalini da Milano Veltroni ha un programma in dodici punti? Umberto Eco fa di meglio, il suo ne ha solo dieci. Dieci morti. Tanti sono i decessi necessari per dare un futuro al Paese, secondo l'erudito bolognese. Lo slogan ancora non ce l'ha, ma potrebbe essere: crepa, Italia! Il professore è così, geniale. Lui vede lontano, ha letto tutto, parla dieci lingue, sanscrito e antico egizio compresi. E ha capito qual è il problema dell'Italia. Lo ha confidato al El Pais: basterebbe che morissero una decina di persone, non di più, e via, l'Italia si sblocca. Dieci persone "molto grandi" che farebbero bene a decedere per lasciare posto a politici più giovani. È una questione biologica, dice lui. "L'Italia ha la classe politica più anziana del mondo" si infiamma il giovane settantaseienne Umberto Eco. Ma chi sono questi vecchioni a cui fare il malocchio? I politici con dodici legislature alle spalle? I senatori a vita? I vegliardi rettori e baroni delle università italiane? Eco non fa i nomi degli ultrasettantenni da terminare. A parte uno. "Silvio Berlusconi promuove la mancanza di senso dello Stato perché lui per primo non ce l'ha - attacca lo scrittore -. Berlusconi è riuscito a instaurare un tipo di potere fondato sulla sfiducia verso la magistratura e la giustizia per cui può governare anche se ha processi in sospeso". L'idea che Berlusconi possa vincere sprofonda Eco in un umore tetro. "Dice che non si devono pagare le tasse! - s'indigna -. Ha potuto arrivare al governo attaccando le forze dell'ordine, stimolando gli istinti più bassi dell'italiano medio. E adesso è vicino ad avere il potere un'altra volta!". È davvero troppo per l'autore di Baudolino, che ormai ha più fiducia nella biologia che nella politica. A questo punto starà compulsando qualche manuale di alchimia medioevale o un testo di astrologia egiziana per vedere se non si possa fare qualcosa per accorciare l'attesa. Già che c'era, nell'intervista con gli spagnoli, ne spara un'altra. Le Brigate rosse? "Avevano una idea giusta di combattere le multinazionali, ma hanno sbagliato nel credere nel terrorismo". Insomma, avevano ragione da vendere i brigatisti, peccato solo per quei mitra e quelle molotov. Messaggi positivi per i giovani. A cui Eco consiglia solo l'eremitismo. Ma sì, come i monaci. "I giovani dovrebbero andare nel deserto e mettere in pratica una vita ecologica. Questo è il massimo che si può fare: non cambiare il mondo, ma ritirarsi". E tornare in Italia solo quando qualche vecchio sarà schiattato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Berlusconi: "se m'intercettano ancora espatrio" - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Telefonino Il leader del Pdl: "Continuerò a usare il mio telefonino con ampia libertà". "Veltroni è un signore belloccio diplomato in fiction" Berlusconi: "Se m'intercettano ancora espatrio" "Troppe tasse giustificano l'evasione". Casini: le alleanze si fanno prima del voto Continuo a usare il mio telefonino in piena libertà, ma se escono registrazioni espatrio GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO ANCONA - "Veltroni è un signore belloccio, diplomato in fiction. Ma il re ormai è nudo, gli italiani non si faranno incantare". Nel forcing finale della corsa elettorale Berlusconi sfida il centrosinistra nella tana del lupo. Ma prima di arrivare aveva già lanciato a Roma un paio di dichiarazioni di quelle che fanno polemica. "Io continuo a usare il mio telefonino con la più ampia libertà, ma se escono di nuovo fuori delle registrazioni, lascio questo paese", aveva avvertito presentando all'Ance il suo progetto sulle intercettazioni "che saranno possibili solo nell'ambito delle indagini sul terrorismo e sulla criminalità organizzata. Per il resto, vale la privacy, in linea con la giurisprudenza europea". Quanto alle sanzioni "sono previsti 5 anni a chi le fa, 5 anni a chi le diffonde e multe salate agli editori che le pubblicano". Sistemate le intercettazioni, Berlusconi ha rispolverato un vecchio cavallo di battaglia delle precedenti elezioni che in questa campagna elettorale ancora non aveva tirato fuori. Anzi finora si era scagliato contro gli evasori fiscali. Ieri li ha "un po' giustificati", come ai vecchi tempi. "C'è una norma di diritto naturale - ha detto - se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni, come accade per molte imprese, ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po' giustificato a mettere in atto procedure di elusione e a volte anche di evasione". Più tardi, dal palco di Ancona, ha in qualche modo cercato di ridimensionare la portata della "giustificazione". "L'evasione è sempre ingiusta, - ha precisato calcando sulla parola "sempre" - ma a volte lo Stato tende ad essere criminogeno e tende a far sentire i cittadini autorizzati a non pagare le tasse che ritengono ingiuste. Quindi - ha aggiunto - aliquote giuste, contribuenti onesti". La pioggia flagella la folla rinforzata dall'arrivo di una cinquantina di pullman da tutta la regione. "Piove governo ladro", scherza il Cavaliere, ma tanto nessuno se ne va e Berlusconi premia tanta fedeltà con l'"investitura" che celebra solo nei comizi più caldi: con un ideale "spadone" nomina tutti "missionari della verità e della libertà", e dopo aver snocciolato la classica serie di "volete voi essere ancora governati da questa sinistra?", a cui aggiunge un inedito "ne avete abbastanza delle cooperative rosse?", congeda tutti con la missione: "E adesso tutti a casa a convincere gli infedeli". Che non sono "i comunisti", ma gli elettori dell'Udc. L'argomento è quello classico: "Ogni voto dato ai piccoli partiti è sottratto al Pdl e disperso perché nessun altro riuscirà a superare la soglia di sbarramento alla Camera e soprattutto al Senato. Quindi è un voto regalato alla sinistra e a Veltroni". Ma Casini tira dritto e si rivolge ai suoi elettori. "Faccio un appello per il Senato, dove in molte Regioni possiamo superare l'8%". Quanto alle "porte aperte, apertissime" di Berlusconi dopo il voto, il leader dell'Udc rimane fermo sulla posizione: "Le alleanze si fanno prima del voto e non dopo". L'insistenza di Berlusconi sul "voto utile" rivela che il rischio di un risultato deludente, almeno al Senato, c'è. E il leader del Pdl comincia a mettere le mani avanti: "Serve una vasta maggioranza perché non potremo operare con un margine di pochi senatori, anche perché la sinistra avrà dalla sua i senatori a vita. Tutti, proprio tutti i sondaggi, ci dicono che abbiamo 8-10 punti di vantaggio su Veltroni e quindi dovremmo raggiungere la vittoria, salvo la possibilità di brogli che dobbiamo sconfiggere".

Torna all'inizio


Veltroni: "buono spesa per tre milioni di famiglie" - goffredo de marchis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: "Buono spesa per tre milioni di famiglie" "Saranno 600 euro". Ascolti, al leader Pd il duello tv Per l'ex sindaco 3.836.000 ascoltatori, per Berlusconi 3.100.000 GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Buono spesa e share sono le parole di Walter Veltroni quando pensava di essere a meno undici giorni dalle elezioni. Cioè prima delle notizie sul recupero della Dc di Giuseppe Pizza e sull'eventualità di un rinvio del voto che un po' sul serio e un po' per scherzo terrorizza il candidato premier del Partito democratico. "Se la data slitta dove mi toccherà andare? In Tunisia, in Marocco? Ormai l'Italia l'ho girata tutta". La misura sul potere d'acquisto coinvolge tre milioni di famiglie, le più povere. Si materializza sotto forma di un "buono spesa" annuale che arriverebbe a casa, dopo la presentazione di una domanda all'Inps. E l'intervento scatterebbe subito dopo l'insediamento di un governo Veltroni, il prossimo 1 luglio. A beneficiarne sarebbero le famiglie con due figli a carico e un reddito non superiore a 18 mila euro l'anno, reddito che verrebbe calcolato su alcuni parametri complessivi come quelli che oggi stabiliscono, per esempio, le graduatorie degli asili nido. Per questa tipologia il buono arriva a 600 euro, diviso per dodici mesi. Quindi, 50 euro al mese e attraverso degli accordi con le associazioni di commercianti, i possessori del buono avrebbero un 5-10 per cento di sconto in più sui prodotti. I 600 euro sono il tetto massimo, poi a scalare ci sono "ticket" di 250 euro per una persona sola con 7550 euro di reddito, per una coppia senza figli che guadagna 11.500 euro il buono è di 390, per una coppia con un solo figlio con un reddito vicino ai 15 mila euro, 500 euro. Veltroni parla di misure, che unite alle altre, tengono insieme quella che è l'ambizione del Pd: "Coniugare crescita economica, ripresa della domanda interna e lotta alla povertà e alla disuguaglianza". Spiega Giorgio Tonini, responsabile economico dei Democratici: "Questa è la nostra filosofia economica di base". E Stefano Fassina, candidato del Pd in Liguria e autore del progetto, garantisce che "il buono non è in contraddizione con le liberalizzazioni". Questa misura fa parte di un pacchetto che resta allo studio del Pd e nel quale trovano posto anche gli interventi sulle tasse universitarie e sui libri scolastici. Il costo dell'operazione è di un miliardo e 400 milioni e la copertura esiste già, nel disegno di legge sugli incapienti. "Mi fa piacere - nota Veltroni - vedere che gli uffici studi economici parlano del nostro programma come del più credibile". Ma non è l'essere affidabili, bensì l'essere nuovi, spiega il segretario del Partito democratico, ad aver determinato il distacco di ascolti dopo le conferenze stampa televisive di Silvio Berlusconi e Veltroni martedì sera. Il Cavaliere ha raccolto 3 milioni e 100 mila spettatori con uno share dell'11,02 per cento. L'ex sindaco lo ha superato con 3 milioni e 800 mila ascoltatori, pari a uno share del 13,91 per cento. Sono 700 mila persone di differenza con l'handicap, spiega Veltroni, di una fascia oraria, la seconda serata, svantaggiosa. Eppoi c'è "un Paese stanco di sentirsi ripetere gli stessi argomenti, le stesse parole e gli stessi toni da 14 anni a questa parte". Quelli del Pd invece, assicura il suo leader, sono concreti e "cresce la fiducia per la campagna elettorale che abbiamo impostato su temi e toni pacati". Ma sul buono spesa la reazione della Sinistra Arcobaleno è poco buonista. Fausto Bertinotti torna ad attaccare Veltroni: "Io sono contro le invenzioni e questa proposta lo è. Sono annunci fatti a spizzichi, sono incoerenti e non convincenti".

Torna all'inizio


Ricorsi solo il pericolo del rinvio delle urne riapre il canale bipartisan tra Pd e Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ricorsi solo il pericolo del rinvio delle urne riapre il canale bipartisan tra Pd e Pdl L'Italia è di nuovo nelle mani della Dc Pizza mette a rischio le elezioni, ma Amato ha pronta la carta della Cassazione Dopo la decisione del Consiglio di Stato di riammettere lo scudocrociato di Pino Pizza alle prossime elezioni, Giuliano Amato, ha paventato ieri per la prima volta l'eventualità che la tornata elettorale del 13 e 14 aprile possa slittare: "Non escludo il rinvio delle elezioni dopo la riammissione della Dc" ha detto il ministro dell'Interno. Ed è subito scattato il panico tra le forze politiche. Nessuno, ad eccezione di Pizza, vuole il rinvio delle elezioni. A partire dai leader dei due principali schieramenti. "Il rinvio delle elezioni sarebbe un dramma. Rivolgo un appello alla Dc perché non si rimandi il voto" dice Berlusconi. "Sono assolutamente contrario al rinvio delle elezioni. È un problema aperto nella destra e la destra lo deve risolvere" afferma Walter Veltroni, provando a lasciare il cerino in mano al suo principale avversario. Ma più del rinvio la preoccupazione condivisa sia da Berlusconi che da Veltroni riguarda lo spettro dell'annullamento del risultato elettorale. Il presidente del Consiglio Romano Prodi e Giuliano Amato avevano definito, sin dalla sera prima, la questione come "particolarmente spinosa". Sempre martedì sera, poi, si è messa in moto la diplomazia parallela tra il loft e palazzo Grazioli. Nel tardo pomeriggio di ieri Amato ha deciso di affidare all'avvocatura di Stato istanza di revoca dell'ordinanza emessa dal Consiglio di Stato. Ma la mossa che il ministro giudica risolutiva è il ricorso in Cassazione, che dovrebbe pronunciarsi - almeno così pensano autorevoli giuristi a lui vicini - sull'incompetenza dei tribunali amministrativi su questioni costituzionali. Questo archivierebbe anche il pericolo di ricorsi ex post che invalidino la regolarità del voto. E in serata la parola d'ordine del Viminale, che ha tutte le intenzioni di chiudere il caso nel più breve tempo possibile, è diventata: "Il rinvio non ci sarà". Cappellini e Labate a pagina 3 03/04/2008.

Torna all'inizio


Analisi ora <più sacrifici per tutti> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Analisi ora "più sacrifici per tutti" La metamorfosi di Berlusconi è vera E' cambiato perché è stato sconfitto Al governo non gli è riuscito ciò che gli è riuscito con la tv Accontentiamoci. Tra i pochi indizi certi di una fase della vita politica in cui identità e appartenenze si rimescolano e dal pentolone delle nuove ricette non sono spuntate ancora formule credibili, una delle poche certezze è che Silvio Berlusconi non ha cambiato solo il look, le sneakers, il palchetto o il colore della camicia da comizio. Ha fatto ben di più, e non riconoscerglielo è scorretto. Primo. S'è costruito una nuova alleanza, dopo aver terremotato la Casa della Libertà, dal perimetro più ristretto, per imitazione o meno del Pd non importa, l'ha fatto e s'è assunto qualche rischio cospicuo sulla possibile maggioranza al Senato. Secondo. S'è dato un profilo programmatico differente rispetto al vulcano che erutta miracoli a cui ci aveva abituati; oggi è il leader che non promette sogni ma ruvide realtà, tanto per parafrasare un noto slogan immobiliare. Terzo. S'è attribuito un'immagine del leader che ancora una volta, e sarà l'ultima volta, deve bere "l'amaro calice" e portarsi sulle spalle ancora una volta il peso del governo di un Paese riluttante a essere governato (lui che è arcitaliano lo sa quant'è difficile l'arte del comando politico nella terra dei mariuoli). Il confronto del Berlusconi che osserviamo all'opera in questa campagna elettorale con il satiro scoppiettante che è entrato nella nostra memoria collettiva, prodigo di promesse, battute, intemerate, spiazzamenti e capovolgimenti semantici, costringe dunque a rivedere un gran numero di luoghi comuni, di pregiudizi assodati che han fatto abitudini e pigrizie del giornalismo e della politologia. Berlusconi oggi è un altro da quello del messaggio videoregistrato che ha aperto la sua discesa in campo nel 1994. Su questo non ci piove e questo, dal punto di vista di un riformista pragmatico, dovrebbe essere, anzi è certamente un bene. Ma si tratta solo di un espediente elettorale, come sostiene chi si attende un ritorno all'antico già negli ultimi giorni di campagna elettorale, o abbiamo a che fare con un mutamento profondo del berlusconismo al tagliando dei quindici anni? C'è un elemento che fa propendere per la seconda ipotesi. Volendo procedere con una forzatura ideologica, si potrebbe pensare che il Berlusconi di oggi sia il frutto e la conseguenza di una sconfitta: Silvio Berlusconi ha perso la sua battaglia per cambiare gli italiani. Più precisamente, ha perso la sfida di trasferire in campo politico, a partire dagli anni Novanta, l'esperimento che gli è riuscito (e bene) nel campo della televisione commerciale a partire dagli anni Ottanta, quello che gli storici definiscono un "cambio di mentalità". In campo televisivo, Berlusconi ha trasformato una platea di spettatori in bianco e nero in un'audience di consumatori di immagini e pubblicità a colori, segnando il passaggio a una fase della storia italiana centrata sull'ottimismo e la scommessa, in buona parte vinta, della modernizzazione. In campo politico, la sua promessa del "nuovo miracolo italiano" presupponeva un mutamento radicale del sistema politico stesso, non solo il sistema elettorale ma anche la forma di governo, la fisionomia dei partiti politici, il rapporto tra cittadini e vita pubblica, fino all'antropologia dell'italiano sì da farlo più ottimista, più competitivo, più internazionale, in una nuova forma di patriottismo. Nulla di tutto ciò è ancora successo, Berlusconi ne ha preso atto e ha rimodulato drasticamente il suo messaggio politico-elettorale. Ciò esercita delle conseguenze in termini di filosofia politica degli schieramenti, più che di coerenti profili programmatici. Esiste infatti una profonda differenza tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Chi dice che Veltroni pare aver ereditato la tendenza berlusconiana all'overpromising non sbaglia. Per meglio dire, Veltroni eredita dal primo berlusconismo la tendenza a concepire la politica come lo strumento per operare profonde azioni di mutamento sociale, fino ad arrivare al rapporto tra individuo e spazio pubblico. Veltroni, pur post-ideologico, resta un costruttivista che concepisce la realtà della politica come un processo di costruzione del Soggetto, anche per via manipolativa. Per questo è tutto un susseguirsi di appelli al sogno e alla speranza. Berlusconi, invece, ha abbandonato assieme al miracolismo anche la follia erasmiana e le pretese dell'utopismo, e si è concentrato sulle meno entusiasmanti frontiere del possibile, trasformandosi in un empirista pragmatico, quasi all'anglosassone. Convinto che la politica, se non può cambiare la forma mentis e il cuore degli individui, può tutt'al più dare qualche fiamma alla passione e mettere un po' d'ordine nella società, quando la società stessa non riesce a riordinarsi per mezzo di spontanei processi autoregolativi. Oggi Berlusconi è un po' più figlio di Edmund Burke e meno di Tommaso Moro, consapevole che ci aspettano anni di lacrime e sangue, in cui persino gli spiriti animali del capitale poco potranno fare per accrescere il benessere della nazione. Gli indizi della svolta empirista di Berlusconi sono tantissimi. La dichiarazione per via televisiva che il tempo dei miracoli è finito ed è arrivato il tempo del "più sacrifici per tutti". L'impostazione iper-realista del programma elettorale, mediazione di tremontismo (il neo-berlusconismo securitario) e brunettismo (il vetero-berlusconismo champagne), pieno di misure e ricette certamente opinabili ma non tacciabili di irenismo. La strategia d'immagine del leader, meno battute e più sobrietà, che gira le piazze su un palchetto ad altezza pubblico, non intasa la televisione e il giorno dopo la vittoria farà un grande appello alla nazione per chiamare alla solidarietà in un momento difficile. L'accantonamento, salvo qualche tic residuale, dell'anticomunismo come costruzione oppositiva dell'identità. Le svolte simboliche di portata storica, nell'ottica del vetero-berlusconismo: quando si ammette che le tasse, sì, potranno essere abbassate, ma con gradualità; quando si prende l'impegno di combattere gli evasori fiscali andandoli a stanare con l'aiuto dei Comuni; quando si prende atto che la globalizzazione è un processo che, se la circolazione della ricchezza o lo scontro di civiltà sfuggono di mano, può produrre dei danni micidiali. L'idea che, prima di tutto, ai cittadini vadano garantite la sicurezza (individuale, sociale, lavorativa) e la protezione (dell'identità, del lavoro, del benessere), evitando di dipingere l'Italia come un eden e, al contrario, utilizzando la battaglia su Alitalia per consolidare l'idea di un Paese che perde pezzo a pezzo, insieme ai colossi economici, anche la sua immagine globale. Un conservatorismo laico nel campo dei costumi che, se prova a interpretare il sentimento (invero diffuso) di rigetto della vecchia cultura post-sessantottina all'insegna di una spinta meritocratica e degli alunni che s'alzano in piedi quando entrano i professori, al tempo stesso non lancia anatemi o chiusure verso un confronto serio sui diritti civili o di altri temi eticamente sensibili. Sono indizi che, nel loro copioso accumularsi, segnano il volto e le caratteristiche del neo-Berlusconi. Un Cavaliere che, si potrebbe dire, interpreta la morte del vetero-berlusconismo come l'occasione per costruirsi un genuino profilo da statista, avete presenti quelli a cui poi dedicano i busti nelle sale conferenze?, uno statista che affonda mani e piedi nella pasta callosa del governo quotidiano di una nazione depressa e scontenta, consapevole che le riforme necessarie implicano necessariamente il passaggio dal Seduttore al Realista. Per sapere a che punto è lo stato di avanzamento dei lavori, ormai, bastano pochi giorni. 03/04/2008.

Torna all'inizio


Tempesta sul ministro degli interni amato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tempesta sul ministro degli interni amato Il Dottore è troppo sottile ci deve pensare la Cassazione La triangolazione telefonica con Prodi e Veltroni Nel suo anno e mezzo di permanenza al Viminale Giuliano Amato ha vissuto giornate molto movimentate. Ma una bufera politica come quella che si è addensata per qualche ora sulla sua testa forse no. È la tarda mattinata di ieri quando Giuliano Amato, a margine di una manifestazione a Reggio Emilia, commenta così la sentenza del Consiglio di Stato che riammette la Dc di Pizza alla competizione elettorale "A noi - dice Amato - viene comunicata una decisione cautelare che potrebbe essere modificata dal giudizio di merito per la riammissione di un simbolo. Questa è una procedura non prevista dalla legge elettorale che può avere tempi indefiniti, alla quale tuttavia bisogna conformarsi, e quindi al momento non posso escludere che essa comporti un rinvio della data delle elezioni". Da qui in avanti è il panico. Anche perché la bomba è esplosa senza preavviso. Non per Romano Prodi, informato fin dalla sera prima dei rischi del caso. "La materia è molto spinosa", avevano concordato il Prof e il Dottor Sottile. Pressato dai cronisti a Bucarest in una pausa del vertice Nato, il premier se la cava dunque a sua volta senza escludere alcuno scenario: "E' un problema da esaminare giuridicamente, ma a mio giudizio un rinvio metterebbe l'Italia in una luce molto cattiva davanti al mondo. Occorre fare di tutto perché venga evitato". Ma nessun leader, ciascuno per le sue ragioni, gradisce l'allungamento della campagna e tutti insieme considerano anche solo l'ipotesi dello spostamento delle urne un assist perfetto per il partito dell'anti-politica e dell'astensione. E Amato ha un problema in più per dolersi dell'accaduto. L'esclusione della Dc di Pizza è infatti figlia delle valutazioni dell'ufficio elettorale del Viminale, confermate poi dalla Cassazione (tra i simboli contestati c'era anche la Destra di Francesco Storace, poi sdoganato dopo le modiche che attenuavano la somiglianza con quello di An). Motivo dell'esclusione di Pizza: lo scudocrociato democristiano doc è considerato troppo simile al simbolo dell'Udc. Una decisione che espone Amato e il governo a una doppia accusa: quella di aver preso una decisione sconfessata dalla giustizia amministrativa e quella di aver fatto fuori Pizza, alleato di Berlusconi, per non danneggiare la corsa solitaria di Casini. Non a caso, le prime dichiarazioni di Silvio Berlusconi sono un attacco diretto all'esecutivo: "Il rinvio sarebbe un danno notevole per un paese che ha bisogno di un governo immediatamente operativo e immediatamente efficace. Sarebbe un altro regalo di questo governo della sinistra che francamente gli italiani non meritano". Ma quando il Cavaliere prende la parola il Viminale ha già imboccato la via decisionista, anche a seguito di una triangolazione telefonica tra Roma e Bucarest, con appendice sarda (dove Veltroni è di tappa per il suo tour). "Se non troviamo una soluzione è un disastro", spiega alla cornetta Veltroni. Idem Prodi dalla Romania. Amato abbandona ogni prudenza "tecnica" e cambia linea: "Il rinvio non ci sarà", diventa la parola d'ordine del Viminale, che si mette al lavoro per chiudere il caso nel tempo più breve possibile. E la dichiarazione possibilista del mattino? "Un atto dovuto", la giustificano fonti vicine al ministro. "Amato ha parlato da giurista, declinando tutti i possibili risvolti della materia, prima che da politico", aggiungono fonti vicine a Prodi. Ma all'interno del Pd si fa largo l'idea che la prima uscita di Amato non sia stata ben ponderata. E sebbene Veltroni provi a lasciare in mano il cerino a Berlusconi, definendo il caso Pizza una questione tutta interna al Pdl ("La risolvano loro"), al Loft si affaccia per qualche ora lo spettro di un'altra gaffe pre-elettorale del Viminale, inquilino all'epoca Enzo Bianco, quando l'accorpamento dei seggi deciso al ministero prima del voto del 2001 causò file interminabili ai seggi e una insofferenza che si tramutò in voti sonanti per Berlusconi. Un rischio da scongiurare in tutti i modi. Nel tardo pomeriggio la prima decisione di Amato è affidare all'Avvocatura di Stato istanza di revoca dell'ordinanza emessa dal Consiglio di Stato. Ma la mossa che il ministro considera risolutiva e che in tarda serata spinge il suo entourage a sbilanciarsi ("Le elezioni si terranno il 13 e 14 aprile, non abbiamo dubbi") è il ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione. La convinzione di Amato, supportata da un giro di opinioni di autorevoli giuristi, è che entro pochi giorni la Cassazione si pronuncerà sulla incompetenza dei tribunali amministrativi su questioni, come quella elettorale, regolate da garanzie costituzionali. Se così fosse, peraltro, la vicenda potrebbe dirsi definitivamente chiusa, senza pericoli di ricorsi ex post che contestino o addirittura invalidino la regolarità del voto. Stefano Cappellini 03/04/2008.

Torna all'inizio


Alle urne tutti mobilitati per scongiurare il rinvio del voto, il Quirinale sorveglia e segue il viminale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alle urne tutti mobilitati per scongiurare il rinvio del voto, il Quirinale sorveglia e segue il viminale Il colpo di Pizza resuscita il canale Veltr-usconi Il Pdl temeva un tranello ma il Pd tiene all'election day "Non escludo il rinvio delle elezioni dopo la riammissione della Dc". Sono da poco passate le 12,30 quando Giuliano Amato, da Reggio Emilia, paventa per la prima volta l'eventualità che la tornata elettorale del 13 e 14 aprile possa slittare. Il riferimento è alla decisione del Consiglio di Stato di riammettere lo scudocrociato di Pino Pizza alla tornata elettorale. Silvio Berlusconi interviene praticamente subito: "Il rinvio delle elezioni sarebbe un dramma. Rivolgo un appello alla Dc perché non si rimandi il voto". Walter Veltroni, impegnato a pranzo a casa di una famiglia sarda, riceve dal portavoce Roberto Roscani la notizia dell'uscita del ministero dell'Interno ma parlerà soltanto un paio d'ore più tardi, dopo un consulto con il titolare del Viminale: "Sono assolutamente contrario al rinvio delle elezioni. È un problema aperto nella destra e la destra lo deve risolvere". Sembra il resoconto di una partita che si è giocata ieri. E invece, la gran parte del lavorio multipartisan per far fronte all'"emergenza Pizza" avviene già martedì sera, praticamente in contemporanea al botta e risposta Berlusconi-Colle sulle "forche caudine". Il canale di comunicazione tra il Loft e Palazzo Grazioli viene attivato subito dopo che le agenzie battono la notizia della sentenza del Consiglio di Stato. Il tutto sarebbe avvenuto, secondo quanto sostiene una qualificata fonte berlusconiana, "sull'asse Bettini-Letta" (anche se dalle parti del coordinatore del Pd la notizia non viene confermata). Il presidente della Repubblica, che contatta il Viminale, segue attentamente la vicenda. Il dossier viene considerato di interesse nazionale: sia gli ambasciatori veltroniani che quello berlusconiano si dichiarano contrari alla prospettiva del rinvio. Dietro "l'analisi della crisi" di entrambe le parti c'è anche un aspetto elettorale: il Pdl è in vantaggio ed è quindi contrario a ricapovolgere la clessidra tarata sul 13 aprile; in casa democrat, invece, preferiscono rinunciare al lucro cessante (il rinvio del voto accorcerebbe il gap dal Pdl) pur di non subire un danno emergente (la concomitanza con le amministrative verrebbe meno). Più che il rinvio, la preoccupazione condivisa sia da Berlusconi che da Veltroni riguarda lo spettro dell'annullamento del risultato elettorale. È vero, come recita l'articolo 66 della Costituzione, che una volta insediata "ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità"; e che quindi sono i parlamentari stessi a decidere la validità o meno della loro elezione. Ma è altrettanto vero, come rivela al Riformista uno sherpa del Cavaliere, "che il Parlamento è sovrano sulla regolarità del voto, non su come sarebbe stato il voto con la Dc di Pizza sulle schede". Se non è un unicum (il caso Messina solo parzialmente gli assomiglia), poco ci manca. Nella notte tra martedì e ieri, a palazzo Grazioli (oltre a prendersela col governo), c'è chi dubita della buona fede dei veltroniani. "E se questi ci fregano? E se puntano dritti sul rinvio?", si riflette nottetempo nella war room berlusconiana. L'uscita di Amato aumenta dubbi che solo la dichiarazione "netta e perentoria" di Veltroni mette a tacere. Il caso resta aperto anche perché Pizza e i suoi aprono con il Pdl una trattativa al rialzo che Berlusconi conta di chiudere, anche se non si sa a quale prezzo. C'è un aspetto che prescinde persino dalla volontà del partito dello scudocrociato postcontemporaneo. "Il consiglio di Stato - confida a metà pomeriggio un autorevole parlamentare azzurro - ammette l'esistenza di un interesse legittimo che, dopo il voto, potrebbe essere sollevato da qualsiasi cittadino". Tesi sostenuta anche dal sottosegretario Giampaolo D'Andrea che nel pomeriggio, conversando a Montecitorio, ammette che non è possibile raggiungere "semplicemente" un accordo politico e "convincere Pizza a desistere dalla sua decisione". Dall'altra parte, i costituzionalisti ufficiali del loft, ribadiscono che la "Costituzione non consente il rinvio del voto" (per tutti Stefano Ceccanti, il primo a citare l'articolo 61 della Carta del '48). In quella Dc che tempo addietro veniva considerata un avamposto del prodismo (Pizza è da sempre legato a Rovati) ci si gode l'attimo di celebrità. Sarà il ricorso finale di Amato a sbloccare l'impasse. Come dimostrano ambienti del Quirinale, che a fine giornata spiegano che "il presidente della Repubblica segue attentamente il lavoro del ministro dell'Interno volto a evitare il rinvio delle elezioni". 03/04/2008.

Torna all'inizio


Un flop elettorale programmato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vespri Un flop elettorale programmato Norma Rangeri Un compito da facili profeti prevedere chi avrebbe vinto tra il Commissario Montalbano e la coppia Berlusconi-Veltroni. Anche se la differenza si è rivelata molto più marcata delle aspettative: nel caso di Berlusconi quasi un raddoppio: tre milioni e l'11 per cento di share per il Cavaliere, 5 milioni e mezzo con il 21 per cento per il commissario di Camilleri. E' andata meglio al leader del Pd, salito a 3 milioni e 800 mila con il 14 per cento di share. Magra consolazione di fronte a un flop. Dovessimo paragonare i deludenti risultati dell'auditel, all'astensionismo che si manifesterà nell'urna, avremmo un dato clamoroso. L'accostamento è improprio anche perché le alternative vincenti del palinsesto (Montalbano, la sfida di Champions) non trovano corrispettivi nello schieramento politico (Casini e Bertinotti non sono campioni di incassi elettorali). Pur non potendo fare un confronto con i sedici milioni di telespettatori che seguirono il faccia a faccia del 2006 (Prodi-Berlusconi), l'anemica media dell'altra sera resta un tonfo. Bassi ascolti spiegabili con la debolezza intrinseca del mezzo. Raidue è in agonia da molti anni e la scelta di spostare sulla rete più depressa le tribune elettorali, scontando già il deludente risultato, è un calcolo economico (si perde meno pubblicità). Pochi telespettatori e l'intenzione masochista di respingere anche qualche volenteroso disposto al sacrificio. Non si piega diversamente l'immagine penitenziale dello studio, delle luci, della scenografia. Come se anziché essere in una tv nazionale, in prima serata e al giro di boa della campagna elettorale, fossimo capitati in una tv locale, in un'ora imprecisata del pomeriggio, durante uno di quei dibattiti regionali tra candidati sconosciuti. Se Raidue non ride, Raiuno addirittura piange lacrime di sconforto. Meno tre punti di share a vantaggio di Canale5 nell'ultima settimana. Il fatto stupisce solo il direttore della rete che, senza alcun intento ironico, passa in rassegna i programmi in calo, meravigliandosi del loro scarso appeal. Perdono Don Matteo, I raccomandati, il backstage di Viva Fiorello e Capri2, ovvero una vecchia fiction che va in onda da molti anni e non ha più la spinta propulsiva, una nuova che è la copia sbiadita della prima edizione. Pensare che i tagli e ritagli di Fiorello potessero in qualche modo eguagliare l'exploit del programma vero e proprio era semplicemente una speranza mal risposta. Invece Del Noce fa sapere di nutrire forti sospetti sui meccanismi di rilevazione dell'auditel (che evidentemente va bene solo quando premia Raiuno). nrangeri@ilmanifesto.it.

Torna all'inizio


Eco: politici vecchi, moriranno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ricambio biologico Eco: politici vecchi, moriranno "Siamo il paese con la classe politica più anziana del mondo. Il ricambio a questo punto è un fatto biologico. Dipende da quando moriranno alcune decine di persone, che già sono anziane. E dopo dovrebbe arrivare una nuova classe politica". Parola di Umberto Eco che ieri è stato intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais. "Veltroni è uno giovane - ha detto Eco - ha 50 anni, ma gli altri sono più vecchi. Berlusconi ha oltre 70 anni. In Italia torna sempre il vecchio: è il sintomo di una classe politica che non vuole rinunciare al potere".

Torna all'inizio


Caso Pizza, elezioni a rischio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Consiglio di stato ammette la Dc alle elezioni politiche. Amato: "Il problema è serio, c'è il rischio che la data elettorale debba slittare". Berlusconi e Veltroni contrari al rinvio. Ora la speranza è una sentenza della Cassazione Sara Menafra Roma Gli occhi speranzosi dell'intero arco costituzionale sono rivolti al Palazzaccio della Cassazione. Le sezioni unite, già questo fine settimana, potrebbero stabilire che non spetta alla giustizia amministrativa giudicare i decreti elettorali e che le elezioni debbano proseguire. Al momento, però, il segretario della Dc Giuseppe Pizza, tiene stretta a se l'ordinanza con cui, martedì scorso, il Consiglio di stato ha riammesso il suo scudo crociato alle prossime elezioni. E ripete che si batterà "fino in fondo, costi quello che costi", per ottenere che le elezioni politiche siano rinviate in modo da garantire anche al suo partito i trenta giorni di campagna elettorale previsti dalla legge. Poco importa se s'arrabbia "l'alleato", Silvio Berlusconi, o se tutti gli altri partiti chiedono di non spostare la consultazione fissata per il 13 e 14 aprile. Ad accorgersi di quanto fosse seria la decisione presa da palazzo Spada è stato, ieri mattina, il ministro degli interni (e costituzionalista) Giuliano Amato: "Al momento non posso escludere che comporti un rinvio delle elezioni", ha detto, sorprendendo tutti: : "La decisione finale di merito deve ancora essere espressa dal tar del Lazio. E' possibile che su questo si innesti un regolamento di giurisdizione da parte della Cassazione". Che il problema sia complicatissimo lo pensano molti accreditati costituzionalisti. Ad esempio, Gaetano Azzariti, docente di Diritto costituzionale all'università La Sapienza di Roma: "La questione esiste ed è seria, riguarda la tutela dei diritti di tutti i soggetti politici, anche quelli minoritari. E' vero che c'è un articolo della Costituzione che stabilisce che tra lo scioglimento delle camere e le elezioni non debbano passare più di 70 giorni, ma è anche vero che quello di cui si discute è un diritto inviolabile". Impossibile, spiegano gli uffici tecnici del Viminale e della presidenza della repubblica, proseguire verso il 13 aprile, col rischio che tra qualche mese, giudicando nel merito, il Tar del Lazio invalidi tutto. E allora Amato ha dato mandato all'avvocatura dello stato perché segua due strade: la prima è una "istanza di revoca" al Consiglio di stato perché annulli la sospensiva appena licenziata. L'altra è un ricorso alle sezioni unite della Cassazione, a cui il Viminale chiede di stabilire una volta per tutte se sia legittimo oppure no che a giudicare i procedimenti elettorali sia la giustizia amministrativa. E' proprio questa ultima strada, la Cassazione, quella su cui il Viminale punta davvero. Anche perché pare che le sezioni unite abbiano già garantito una decisione in tempi rapidissimi. Entro la fine di questa settimana, al massimo lunedì prossimo. La strada migliore secondo Antonio Agosta, docente di Scienza politica all'università Roma Tre: "A istinto non sono convinto che la vicenda rientri nei limiti della giustizia amministrativa. E mi pare invece che questi confini debbano essere fissati con maggiore chiarezza". Michele Ainis, docente di Diritto pubblico a Roma Tre, ricorda che era stato proprio il Consiglio di stato, tre anni fa, con una sentenza del plenum datata novembre 2005, a stabilire che non si potessero impugnare gli atti che precedono i risultati elettorali e che il diritto a votare nella data stabilita fosse una "esigenza primaria": "E' importante garantire che le camere non restino sospese oltre il tempo stabilito dalla costituzione". Diritti o no, i partiti l'hanno presa malissimo. "Sono assolutamente contrario alla possibilità che si rinviino le elezioni che sarebbe per il nostro Paese un colpo di immagine gravissimo e, nella sostanza, una cosa inaccettabile", è saltato su Walter Veltroni. Duro ma conciliante, Silvio Berlusconi: "Non ho sentito Giuseppe Pizza, ma ci sono persone nostre in stretto contatto con lui; io mi auguro che Pizza dia un segno di responsabilità che credo lo premierebbe anche elettoralmente". L'avance non è neppure troppo velata. Con la promessa di un buon posto nel prossimo governo, l'irriducibile Pizza potrebbe capitolare.

Torna all'inizio


Abbiamo già dato Voto operaio in fuga (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Abbiamo già dato" Voto operaio in fuga Le aspettative deluse dal governo aumentano il fossato tra lavoratori e politica. Torino operaia, enclave in un nord smottato a destra, perde identità e fiducia. Le fatiche della Sinistra, le sirene di Veltroni e il sogno di Berlusconi Solitudine a Mirafiori La sinistra annaspa, pochi credono alle promesse di abolire la legge 30. Regge il voto nelle comunità operaie dove c'è il conflitto Loris Campetti Torino Torino non è più la città grigia del secolo scorso, caricata come una sveglia sui tempi della sirena Fiat, 6-14 il primo turno, 14-22 il secondo e 22-6 il notturno, il turno dei "pipistrelli" che poi sono gli operai a cui tocca quella pena. Oggi Torino è colorata, vissuta nei caffé all'aperto fino a tarda sera, poliedrica, non più monoculturale. La Fiat c'è ancora, pesa decisamente meno sulla città e i modi di vivere dei suoi abitanti ma sembra ormai fuori da una crisi che rischiava di essere senza ritorno. Il Lingotto torna a costruire eventi, l'ultimo il lancio in mondovisione della nuova Cinquecento sulle acque del Po. L'era Marchionne ha però poco a che fare con la Fiat di Valletta, o di Romiti, e Torino racconta oggi un'altra storia. Con qualche continuità. Gli operai seguitano a lavorare in fabbrica con gli stessi turni, lo stesso stress e la stessa fatica di sempre. Anzi, le nuove metriche del lavoro aumentano la produttività con il taglio dei tempi morti, spremendoli ancora di più. Gli operai escono poco in città, sono meno riconoscibili o forse meno riconosciuti, almeno come soggetto collettivo. Un'altra continuità con il passato è il colore della città, rosso si sarebbe detto una volta, piuttosto sorda al canto delle sirene berlusconiane e bossiane. Una enclave, in un nord smottato a destra: qui gli operai alle ultime elezioni hanno votato per il centrosinistra o decisamente a sinistra, a differenza della Lombardia e gran parte del Piemonte. Gli operai hanno tenuto perché c'è ancora la sinistra, oppure la sinistra ha retto perché ci sono gli operai? Dipende dai punti di vista. Ma soprattutto, resisterà questa diversità alle prossime elezioni? Siamo andati sotto la Mole a cercare qualche risposta tra gli operai e i candidati nelle liste "non di destra". A Mirafiori, alla Bertone, alla ThyssenKrupp. "Potevate pensarci prima" Il luogo storicamente più difficile è Mirafiori. Un invaso di 15 mila donne e uomini per i quali poco è cambiato da un punto di vista dello sfruttamento, ci si passi il termine. Età media sui cinquant'anni, solo da qualche mese i giovani ricompaiono in officina, dopo la crisi che aveva spopolato e invecchiato la fabbrica. Mirafiori è salva, ma chi la popola è usurato, stanco, sfiduciato, non si sente rappresentato politicamente e anche i sindacati qui hanno vita grama. I confederali vengono fischiati, gli accordi e i contratti bocciati. Resta una rete di delegati che più che rappresentare gli interessi dei gruppi omogenei, ci si passi anche questo rimando al passato, portano in fabbrica la linea della sigla d'appartenenza. Regge la Fiom "perché diciamo agli operai la verità e decidiamo sempre insieme a loro", spiega Giorgio Airaudo, segretario torinese. E regge una pluralità di sigle, Fim, Uilm, Fismic, Ugl, Cobas, ma tutte insieme non hanno più l'egemonia tra i lavoratori. Pochi partiti, almeno finora, sono venuti alla mitica porta 2 a parlare con gli operai, a fare "campagna". Quei pochi sono ignorati, accolti con freddezza. Chi si ferma al cambio turno ribatte ai leader politici della Sinistra Arcobaleno che propongono l'abolizione della legge 30 e il superamento della precarietà: "Perché non l'avete fatto quando eravate al governo?". Sui lavori usuranti questi operai usurati sanno tutto, e sono incazzati. Sanno tutto sugli scalini pensionistici di Damiano, e sono incazzati. Hanno votato contro al referendum sul protocollo "che è stato fatto solo per legittimare un governo screditato", mi dicono in molti. "Paradossalmente - dice Airaudo - sarebbe stato più semplice se il governo fosse caduto sulle questioni sociali". Cioè da sinistra. Qui ogni sciopero è una scommessa, l'ultimo, di un'ora per la sicurezza dopo la morte di un operaio a Melfi è andato male. Dulcis in fundo, conseguenza logica della solitudine e delle delusioni, gli iscritti a Rifondazione sono meno di 10, il Pd non esiste e i Ds erano ridotti a poche decine di tesserati. Qualcuno sta con la Sinistra critica di Turigliatto, come il delegato Fiom e candidato Pasquale Loiacono che parla di "voto frantumato in un clima negativo. Sarà forte l'assenteismo. All'inizio può aver funzionato l'appello di Veltroni al voto utile, ma mettendo in lista Calearo e Colaninno hanno esagerato. I lavoratori non si fermano a parlare, rimarcando una forte distanza dalla politica, sono delusi anche dalla Sinistra Arcobaleno e a Giordano non glie l'hanno mandata a dire. Noi, non so come andremo. Battiamo le fabbriche, i movimenti, la Valle Susa. Vedremo". "Quel che so è quel che mi dicono i nostri delegati che con gli operai hanno un rapporto continuo. Mi parlano di polarizzazione - racconta il segretario della Quinta lega Vittorio De Martino - e la propaganda del Pd sulla semplificazione qualcosa raccoglie. Secondo, i voti che alle ultime elezioni si erano spostati da destra a sinistra torneranno a casa, più a Berlusconi che alla Lega. Sapessi quanti, dopo i due anni di governo Prodi, ti dicono: "Non me ne frega più niente della politica" e aspettano la pensione che si allontana nel tempo. Non è facile fare sindacato in queste condizioni". Più che in passato, "Mirafiori voterà a destra". Lo pensa anche Airaudo, pur sottolineando un lieve miglioramento del clima per la Sinistra nelle fabbriche torinesi, mano a mano che la campagna elettorale entra nel vivo e la novità di Veltroni "si palesa per quel che è, puro marcketing. Ha messo in lista tutto e il suo contrario, capitale e lavoro, strumentalizzando la tragedia della ThyssenKrupp. Il lavoro è usato per fini elettorali e questo spingerà un po' di operai a turarsi il naso e votare Sinistra. La sinistra paga il mancato radicamento: in una città come Torino non sai più dove trovarla, la sinistra, non ci sono luoghi. E il sindacato si riduce troppo spesso a una polizza di assicarazione nelle innumerevoli crisi. Crisi aziendali, mobilità, cassa integrazione occupano l'80% del mio lavoro. So tutto sulle leggi fallimentari, ma qual è il progetto che abbiamo? Credo che alla fine tra gli operai la Sinistra avrà un buon risultato, ma poi avrà pochi mesi di tempo per costruire davvero un soggetto politico unitario. Altrimenti scomparirà". E passerà l'idea che non è più tempo di rappresentanza politica dei lavoratori. Il meglio è alle spalle Insomma, il meglio è alle spalle, come diceva Flaiano? Mirafiori è un caso a sé, qui tutto è estremo nei momenti alti e in quelli bassi del conflitto. Se la sinistra ti delude voti a destra, perché a sinistra c'è una realtà che fa schifo e a destra c'è un sogno. E' come se le tute blu ti dicessero: "Vuoi farmi smettere anche di sognare?". Per questo vincerà la destra, complice una tentazione diffusa a sinistra ad astenersi. I quadri sindacali degli anni Settanta, qui, non hanno passato - sono stati cacciati prima - il testimone. La memoria di una fabbrica troppo vecchia rimanda a una sconfitta storica. Ma anche dove le cose vanno meglio, nelle fabbriche dove l'età media è più giovane, nella Stalingrado torinese che è la zona di Collegno, fatta di tante medie e piccole fabbriche che sono il tessuto connettivo della Fiom, il voto che andrà a sinistra, o comunque non a destra, sarà un voto d'opinione che prescinde dalle condizioni materiali di vita e lavoro che neppure la sinistra ha saputo o voluto migliorare. Un voto affettivo. Alla Bertone si resiste La Bertone è una prestigiosa carrozzeria dove gli operai sono in lotta da anni contro contro la chiusura voluta da una famiglia di padroni spaccata da lotte intestine. Si cercano acquirenti per non mandare in malora un'esperienza industriale e sociale importante. Qui c'è una classe operaia giovane su cui le teorie veltroniane sulla fine della lotta di classe fanno poco breccia, e se avessero fatto breccia, mi suggerisce un "resistente" della Bertone, "questa fabbrica avrebbe già chiuso. Qui il passaggio generazionale del testimone c'è stato. E c'è ancora una "comunità", alle assemblee partecipano 7-800 operai. Pino Viola, delegato Fiom, è candidato per la Sinistra Arcobaleno. "Siamo presi da mille problemi, non ultimo il recupero crediti", cioè stipendi arretrati e Tfr. "Qui non ci sono grossi problemi per la Sinistra e il Pd, ma si tratta di una realtà particolare. I richiami alla semplificazione politica sono poco ascoltati, forse perché siamo dentro una grande battaglia per salvare l'azienda e il nostro lavoro, c'è partecipazione, si discute e il tradizionale voto a sinistra dovrebbe essere confermato. Credo anche che la mia candidatura abbia un ruolo positivo. In altre fabbriche trovo più freddezza tra gli operai. Pesa l'amarezza per le aspettative deluse dal governo che ha dato agli imprenditori i benefici dello scudo fiscale mentre a noi è rimasto il dramma della quarta settimana. Mi ripetono in tanti che il governo ha sposato le teorie della Confindustria: per avere i salari detassati dobbiamo fare gli straordinari, per guadagnare di più dobbiamo lavorare più ore". Viola viene dal Pci, poi una sola tessera Ds nel Correntone. Dopo la scioglimento dei Ds nel Pd ha scelto Sinistra democratica "per costruire una forza unitaria che rappresenti in Parlamento un punto di riferimento per i lavoratori. E' ora di finirla con le liti a sinistra, proprio nel momento in cui Pd e Pdl chiedono il voto su programmi fotocopia. Se perderemo questa sfida aiuteremo il processo di americanizzazione". Viola è favorevole alla candidatura di operai nelle liste di sinistra, o meglio non di destra, purché, aggiunge, non si riducano a fiori all'occhiello: mi interessano i programmi e l'impegno delle forze politiche sui temi nostri, che siano al governo o all'opposizione. Devo dire che per noi faceva di più il Pci all'opposizione che nostri al governo. Io mi ritengo un candidato di servizio, in una battaglia democratica per impedire che la sinistra scompaia dalla scena". Antonio e Ciro La ThyssenKrupp, con la sua tragedia e i suoi candidati - Antonio Boccuzzi per il Pd e Ciro Argentino per la Sinistra Arcobaleno - è una storia a sé. La racconteremo nella prossima puntata. (1/continua).

Torna all'inizio


Il piazzista dello scudo crociato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'uomo chiave Il piazzista dello scudo crociato Voti: 0,2% Blandito da Prodi, passato a destra, ora alza il prezzo per rinunciare A. Fab. Roma Cederà. La sua grande vittoria l'ha già ottenuta. Cercando "pizza" su Google da ieri sera è il primo risultato. Il democristiano sessantenne Giuseppe Pizza batte il cibo più famoso del mondo. E batte, almeno per un po', anche Veltroni e Berlusconi uniti dalla volontà di cancellare i piccoli partiti e costretti agli straordinari dal più piccolo, immaginario partito. Inseguendo il centro è stato prima a sinistra e poi a destra, era alleato dell'Unione, amico del migliore amico di Prodi (Angelo Rovati) e poi fedelissimo di Berlusconi. In realtà Pizza ci ha guadagnato stando fermo: giovane democristiano ai tempi di Fanfani, ammesso nella direzione nazionale del partito, la sua carriera politica non ha superato gli anni Ottanta. Ma lui è rimasto lì anche quando nel 1994 Rocco Buttiglione si portò via dal Ppi il simbolo dello scudo crociato affidandosi al voto del Consiglio nazionale del partito: Pizza lo sapeva che quel voto non era valido e si preparò alla battaglia in tribunale. Conclusa, ma non è sicuro, solo un anno fa. Da allora Pizza possiede lo scudo crociato doc, gli altri come l'Udc di Casini devono aggiungerci qualche volo di vela per farselo accettare. Quanti voti accompagnino Pizza però è un mistero: alle elezioni del 2006 si è arrampicato allo 0,2% ma anche quella è un'illusione. Calabrese, ha preso voti in Calabria dove era incorporato nel partito del governatore Loiero che se n'è servito per eleggere un senatore. Pizza, fino a poco fa, aveva almeno una spalla: Angelo Sandri che oggi invece si proclama segretario nazionale della "vera Dc". La differenza è uno sfondo: azzurro quello dello scudo crociato di Pizza, Bianco quello di Sandri. Bocciati tutti e due dal ministero dell'Interno un mese fa. Peccato per Berlusconi, Pizza gli faceva comodo. Voleva nasconderci dentro Mastella per ricompensarlo di aver fatto cadere Prodi, ma una volta scoperto il gioco si ribellarono tutti: Fini, Bossi e persino Pizza. Mollato Mastella, lanciato verso la vittoria, Berlusconi adesso non ha più bisogno di Pizza. Ha più bisogno di votare subito. Per questo in pubblico si appella al "senso di responsabilità" del mancato alleato e in privato gli avanza promesse. Ma Pizza ha fama di incontentabile, abbracciato allo scudo crociato pensa di poter andare lontano, contratta, sogna un ministero. Le sue doti politiche sono al momento misteriose. Ogni volta che prende la parola lo fa solo per rivendicare di essere il proprietario del vecchio simbolo Dc. Posizioni politiche non ne prende. Più che altro cita sentenze: la numero 19381/2006 terza sezione del tribunale civile di Roma e l'ordinanza della prima sezione civile della corte di appello di Roma del 24 gennaio 2007. Le sentenze che gli hanno restituito lo scudo crociato. Fin che dura, perché Casini ha risposto causa su causa, Sandri si è aggiunto. E' un destino. La notorietà sua notorietà è nelle mani di un tribunale, stavolta amministrativo. Solo un po' di tempo fa era comparso anche nei telegiornali della sera per il congresso del suo nano partito, da lui nominato XX congresso immaginando una continuità democristiana. Ma fu merito di Prodi che da presidente del Consiglio si era scomodato a raggiungere i pochi delegati. Celebrando, allora, un'alleanza dal sicuro avvenire.

Torna all'inizio


Pizza: rinunciare? Se lo chiede il Colle (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Pizza: rinunciare? Se lo chiede il Colle "Vado in fondo". Ma poi: sono ragionevole ROMA - Chi glielo doveva dire a Giuseppe Pizza da Sant'Eufemia d'Aspromonte, dopo 45 anni di onorato servizio nella Dc, in quel partito dei moderati di cui detiene ancora - tenendoselo stretto stretto - un simbolo conteso e strattonato, che sarebbe stato lui l'uomo che potrebbe far saltare la data delle elezioni, l'uomo del giorno, il protagonista assoluto dell'ultimo scorcio di una sonnolenta campagna elettorale. Nome noto più ai cultori delle liste che al grande pubblico, attivo nelle retrovie della vecchia balena Bianca ma mai eletto in Parlamento, il segretario della Democrazia cristiana passa la sua giornata di gloria e di tempesta tra l'ufficio di piazza del Gesù e il bar accanto alla sede, circondato dai suoi fedelissimi festosi e assediato da telecamere, microfoni, telefonini, taccuini, che alle otto di sera gli provocano un drammatico calo della voce, ma non un ripensamento: "Io vado avanti, chiedo lo spostamento del voto, non dico di molto, sono una persona ragionevole, anche una settimana andrebbe bene magari, ma insomma io devo pensare al mio partito, è tutta la vita che lo faccio, potrei mollare adesso?". Alle tre del pomeriggio, davanti a un caffè, i toni (della voce e delle dichiarazioni) erano forse più squillanti, con Amato che ipotizzava lo slittamento e quel Consiglio di Stato che gli dava ragione "su tutta la linea, confermando che ci avevano fatto un'ingiustizia clamorosa, tanto che ci eravamo rivolti perfino all'Ocse per denunciarlo", e dunque Pizza non solo pretendeva tempi e scuse, ma anche "il divieto per Casini di presentarsi con lo scudocrociato, perché a novembre il tribunale ha deciso che è solo nostro". La stizza di Veltroni, l'amarezza di Prodi? "Non sono io che ho sbagliato, è stato il ministero a farlo, mi spiace...". Gli appelli alla "ragionevolezza" di Berlusconi? "Noi con il Pdl abbiamo solo un accordo tecnico, il Cavaliere non l'ho sentito, se perderà voti perché si allunga la campagna elettorale non posso farci nulla. Io devo pensare al mio partito, noi possiamo eleggere tre o quattro senatori in regioni come Campania, Calabria, Puglia, Abruzzo, ma dobbiamo avere tempo di fare la campagna elettorale come gli altri". In serata però un po' la musica è cambiata, e un po' le pressioni, un po' le lusinghe, un po' il contrattacco del Viminale hanno ammorbidito sicuramente le posizioni dell'unico parlamentare del gruppo, Paolo Del Mese, che chiede "un decreto per riaccoglierci, con l'accordo di Berlusconi e Veltroni, anche mantenendo la data del 13 aprile" e un po' anche del pugnace Pizza: "Se il capo dello Stato facesse un appello perché si mantenesse la data del voto? Beh, certo ascolteremmo con rispetto, ma vogliamo anche le scuse del Viminale, e comunque il punto è che non dipende più nemmeno da noi: temo che non ci sarebbero i tempi tecnici per gli adempimenti di legge sulle liste, il risorteggio sulla scheda, e dunque le elezioni dovrebbero essere per forza spostate. Me lo dicono i miei avvocati...". Sì perché, asserragliati a piazza del Gesù, questi democristiani che si trovano al bivio tra un clamoroso ritorno nella storia elettorale "che ci commuove" e la porta chiusa in faccia dalla realpolitik, si attaccano "alla legge", alla "forza dei fatti", al fatto che "finora nessuno ci ha comunicato niente, non è possibile che si perpetri un'altra ingiustizia ai nostri danni". E se arrivasse qualcosa di importante, magari qualche ruolo che conta nel governo prossimo venturo, se insomma in cambio di ringraziamenti formali e sostanziali alla Dc si chiedesse il gran gesto di non presentarsi alle elezioni per bloccare la macchina infernale che si è messa in moto, che farebbe Pizza? "Guardi, io non ho voluto sentire nessuno per non essere influenzato, poi staremo a vedere che succede. Ma le battaglie vanno fatte, abbiamo faticato tanto per arrivare qui...". Paola Di Caro.

Torna all'inizio


Berlusconi e Veltroni: no al rinvio delle elezioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Berlusconi e Veltroni: no al rinvio delle elezioni Amato e la Dc: rischio slittamento. E ricorre in Cassazione Doppia mossa per non spostare la data. Prodi: rimandare metterebbe l'Italia molto in cattiva luce davanti al mondo ROMA - Un coro di no dei partiti e delle istituzioni - con Berlusconi, Veltroni, Prodi e Amato contrarissimi al rinvio delle elezioni del 13 e 14 aprile - ha aperto la strada alla doppia mossa del ministero dell'Interno per tentare di arginare il terremoto politico scatenato dalla possibile riammissione del simbolo della Dc di Giuseppe Pizza ordinata fuori tempo massimo dal Consiglio di Stato. Al termine di una giornata convulsa, il Viminale ha dato mandato all'Avvocatura dello Stato di proporre ricorso, "per regolamento preventivo di giurisdizione", alle Sezioni unite della Cassazione che già martedì dovrebbero decidere una volta per tutte chi è competente a giudicare sul processo elettorale. Ma vista la potenziale incertezza della decisione che verrà presa dai giudici di piazza Cavour, il ministro Giuliano Amato ha conferito anche un secondo mandato all'Avvocatura: avanzare un'istanza di revoca dell'ordinanza emessa dalla V sezione del Consiglio di Stato (presidente relatore: Sergio Santoro) perché giunta quando ormai era iniziato il procedimento elettorale. Il governo, dunque, contesta formalmente la scelta del Consiglio di Stato che ha fatto sentire la sua voce quando le schede erano già state inviate in tutto il mondo e alcuni italiani temporaneamente all'estero (anche i militari impegnati nelle missioni di pace) avevano già espresso il voto. L'esito della partita è incerto ma la strada fin qui percorsa era l'unica possibile. Prima di trovare la probabile quadratura del cerchio, Amato non ha escluso che l'ordinanza del Consiglio di Stato "al momento possa comportare un rinvio della data delle elezioni ". Ma anche dopo aver preso la decisione sul doppio ricorso, il ministro dell'Interno ha continuato a muoversi con prudenza: "Se si dovrà inserire questa lista tra quelle ammesse non c'è dubbio che, avendo già iniziato i procedimenti elettorali con i militari all'estero e gli italiani all'estero, si porrebbero problemi assai delicati di tempi". D'accordo i leader dei due maggiori partiti in lizza: "Siamo assolutamente contrari al rinvio delle elezioni", ha detto Walter Veltroni che non ha mancato di ricordare la vicinanza politica tra Pizza e Berlusconi. E anche il Cavaliere, che ha comunque attaccato la "par condicio", ha parlato di un "rinvio capace di provocare un danno notevole per un Paese che ha bisogno di governo immediatamente operativo". Solo Antonio Di Pietro, non considerando i costi, ha chiesto al Viminale di modificare le schede già stampate, sostenendo che "sono disegnate male". A dire no, poi, è stato il presidente del Consiglio, Romano Prodi: "Mi sembra che, nei limiti della legge, si debba fare tutto per evitare un rinvio che metterebbe l'Italia molto, molto in cattiva luce davanti al mondo". Dino Martirano.

Torna all'inizio


Pd e Pdl contro il Viminale Silvio tratta con il <ribelle> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il retroscena In campo anche Gianni Letta Pd e Pdl contro il Viminale Silvio tratta con il "ribelle" Centrodestra per una "soluzione politica" ROMA - Nel giorno nero di Alitalia, il Quirinale, palazzo Chigi, il Viminale e tutti i leader politici sono con il fiato sospeso. Attendono di sapere se Pizza, leader di un partitino che si chiama Dc, consentirà di andare al voto il 13 aprile, sperano che una vicenda da azzeccagarbugli non s'infili nel ginepraio delle carte da bollo, spostando la data delle urne e scaricando sulle massime cariche istituzionali il peso di un intervento che sarebbe senza precedenti. Il rinvio delle elezioni. Perché il rischio esiste dopo che il Consiglio di Stato ha riammesso il simbolo dello scudocrociato, e soprattutto dopo che ieri Amato ha reso nota l'eventualità. Proprio sul ministro dell'Interno si sono concentrati gli strali. Strali bipartisan, con Veltroni che ha cercato di mettere una distanza tra sé e Amato, e con Berlusconi che ha iniziato a imprecare, perché "in Italia non si capisce mai chi decide: la Consulta, la Cassazione, il Tar, il ministero... Siamo in una repubblica delle banane e questo governo è il suo degno rappresentante ". Il Cavaliere è furibondo perché ritiene che "la responsabilità della panzana" sia del dottor Sottile, e perché sa che ora gli toccherà sbrogliare la matassa, offrendo a Pizza - suo alleato - una "soluzione politica", così da porre fine alla tragicommedia. Di "soluzione politica" parla infatti La Russa, che ieri ha sondato Pizza, amico da una vita. E alla "soluzione politica" accenna anche l'ex mastelliano Del Mese, che è candidato con la Dc: "Premesso che di Berlusconi non mi fido - è la premessa - ci sono due possibilità: che lui faccia votare i nostri candidati dai suoi elettori oppure... No, niente soldi. Ci sono altre strade: incarichi di governo, nomine negli enti pubblici...". La nemesi si abbatte sul Cavaliere, che più voleva disfarsi dei partitini, più è costretto a subirne le richieste. "Ma insomma - sbotta Del Mese - che colpa ne abbiamo se Amato ha cercato di favorire Casini escludendo il nostro simbolo dalle elezioni? Perché di questo si tratta. Amato voleva aiutare Casini, nonostante fior di sentenze gli sconsigliassero di cancellarci. E ora - chiosa in modo assai colorito - ha fatto una figura di m...". La figuraccia in realtà la rischia il Paese, come dice Prodi e come sostiene anche Fini: "Peggio dell'immondizia di Napoli". Già da martedì sera, subito dopo la decisione del Consiglio di Stato, era iniziata una girandola di colloqui per trovare un rimedio: si va da Amato a Gianni Letta, fino al segretario generale della presidenza della Repubblica. Perché Napolitano vuole che si disinneschi l'ordigno, e c'è chi nel Pd interpreta l'attacco di Berlusconi al Colle dell'altro ieri come una sorta di "azione preventiva ". La sentenza a favore della Dc e il rischio di un rinvio del voto preoccupa anzitutto Bertinotti e Casini, che dai sondaggi notano come Pdl e Pd stiano "cannibalizzando" i consensi. Ci sono poi altri motivi: la Sinistra Arcobaleno è ormai senza più fondi per la campagna elettorale, e i centristi si vedono minacciati dalle mosse di Pizza. Il leader della Dc ieri ha chiesto il sequestro del simbolo Udc, ma già la sera prima Casini aveva avvertito Cuffaro del pericolo. Raccontano che l'ex governatore della Sicilia abbia ricevuto una telefonata dall'amico "Pier" mentre stava tenendo un comizio, durante il quale aveva chiesto di votare "per lo scudocrociato". Dopo il colloquio, Cuffaro ha corretto il messaggio: "Solo una cosa dovete tenere a mente, il nome di Casini. Non fissatevi sul simbolo, mettete la croce dove vedete il nome di Casini". Paradossalmente sarà Berlusconi a togliere le castagne dal fuoco all'ex alleato, offrendo a Pizza una congrua "soluzione politica". Paradossalmente è su Berlusconi che Veltroni ieri ha provato a scaricare il costo politico della vicenda: "Non vorrei che il rinvio del voto - ha detto il leader democratico - fosse un auspicio del Pdl, che non sente più sicuro il successo". In realtà, dagli ultimi rilevamenti riservati in suo possesso, Veltroni sa che il Cavaliere al Senato oggi ha un margine vincente che va da 161 a 171 seggi, esclusi i senatori eletti all'estero. Ci ha provato, cos'altro poteva fare? Già si approssima il ciclone Alitalia, e non vorrebbe prendersi in carico anche "l'errore" del Viminale. Peccato che la Sinistra non intenda fargli sconti: "Prima di dire certe cose - commentava ieri il verde Bonelli - Veltroni parlasse con Amato, che ha fatto dichiarazioni avventate, mentre avrebbe dovuto star zitto e consultarsi con il capo dello Stato. è un gaffeur peggiore di Enzo Bianco, un suo predecessore agli Interni. Certe cose non succedono nemmeno nei consigli comunali. Si vada al voto ". Alle urne, alle urne. Per Pizza paga Berlusconi. Francesco Verderami.

Torna all'inizio


Veltroni: 600 euro per le famiglie povere con noi al governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Veltroni: 600 euro per le famiglie povere con noi al governo "Berlusconi? Lui come Ivan Drago contro Rocky" DAL NOSTRO INVIATO OLBIA - "Vedendo i dati delle due interviste in tv, il principale esponente dello schieramento a noi avverso si è convinto che se il duello non si fa è meglio... ". Non è più tempo di concedere sconti, Walter Veltroni sbarca nella Sardegna in bilico tra Pd e Pdl e, a una manciata di chilometri dalla dimora estiva del Cavaliere, ogni frase è uno schiaffo a Berlusconi. Gli dà del bugiardo, ne critica la gaffe sul Quirinale, prevede che "se la destra tornerà al governo farà del male al Paese" e lo paragona al pugile russo Ivan Drago del film Rocky, che minaccia "io Veltroni lo straccio, lo trituro, ma poi scappa dal ring perché ha paura". Pressato dal partito e anche dai fedelissimi, il segretario si è rassegnato ad attaccare. Campagna flaccida? "Non sono d'accordo ". La stanchezza dei giorni scorsi sembra sparita, miracoli di un doppio elisir: il porceddu degustato a Villagrande, terra di centenari, e i dati sul duello di martedì sera in tv. "Lui era prima di me e quindi in posizione di vantaggio, ma il risultato è che tre milioni e 800 mila italiani hanno guardato noi e tre milioni e 100 mila lui". Chissà se è vero che i giorni dello scoramento sono alle spalle, comunque il segretario del Pd sembra aver ripreso fiato tant'è che a Nuoro, con la moglie Flavia dietro il palco, ritrova lo slogan di incitamento prudentemente congelato nelle ultime settimane: "Possiamo fare la più grande rimonta della storia... La nostra vittoria è sempre più probabile". Alza i toni, ma poiché vuole scandire la sua "rivoluzione dolce" con una sorpresa al giorno, rilancia la proposta presentata al mattino a Roma con Giorgio Tonini e Stefano Fassina: "Un disegno di legge importante per fronteggiare l'emergenza del carovita". Se vincerà il Pd, giura il leader democratico, dal primo luglio 2008 tre milioni di famiglie con due figli a carico e reddito sotto i 18 mila euro riceveranno un buono spesa di 600 euro l'anno per i generi di prima necessità. Ed è anche così che Veltroni conta di fermare la spirale recessiva e far ripartire i consumi. Cinque comizi al giorno non gli bastano più e sabato in Puglia ne farà uno a mezzanotte. Berlusconi dice che Di Pietro è "il peggio del peggio"? E lui lo difende: "Nel '94 gli propose di fare il ministro...". Berlusconi smonta pezzo per pezzo l'operato di Prodi? E Veltroni ne rivendica "i miracoli". Omaggia Parisi, Soro, Cabras, Soru e Luciana Sbarbati in pelliccia di visone e quando partono fischi per Lamberto Dini, li ferma con la mano: "Noi non fischiamo nessuno, siamo la parte civile della politica italiana". E stasera a Cagliari sfida a (breve) distanza con Gianfranco Fini. I comizi sono troppo vicini, i veltroniani temono incidenti e cercano una piazza più distante. Monica Guerzoni Novanta Veltroni ieri a Nuoro tra la folla: il leader del Pd ha raggiunto quota 90 tappe nel suo giro elettorale d'Italia \\ La battuta Drago a Rocky: "Io ti spiezzo in due" Il film In Rocky IV (1985) Sylvester Stallone e Dolph Lundgren ( foto) sono Rocky Balboa e Ivan Drago, Usa contro Urss.

Torna all'inizio


Il leader pd batte in tv il Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Share più alto Il leader pd batte in tv il Cavaliere MILANO - Il leader del Pd Walter Veltroni ha battuto Silvio Berlusconi. Non si tratta di risultati elettorali, ma degli ascolti tv di martedì sera. Il duello di " Conferenze Stampa " separate su Raidue ha visto per il Cavaliere, in onda dalle 21.06 alle 21.40, 3.100.000 spettatori con share dell'11.02%; per Veltroni, subito dopo, dalle 21.49 alle 22.35, gli spettatori sono stati 3.836.000 con uno share del 13,9%. "Questi dati vogliono dire che il Paese e gli italiani sono stanchi di sentirsi dire le stesse cose da 14 anni, con le stesse parole, gli stessi argomenti e gli stessi toni, e che invece sono più curiosi e hanno più voglia del futuro", ha commentato Veltroni. Il prime time della serata è stato vinto comunque dal commissario Montalbano che, su Raiuno, ha catalizzato l'attenzione di 5 milioni 488mila telespettatori pari al 21.58 di share.

Torna all'inizio


L'Economist sceglie Walter <Silvio, un Gattopardo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Da Londra La riunione per decidere la linea L'Economist sceglie Walter "Silvio, un Gattopardo" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Tardo pomeriggio nella torre di vetro di St James's Street, sede dell'Economist. John Peet, Europe Editor del settimanale, sta ritoccando l'editoriale sulle elezioni. Due anni fa, sempre ad aprile, la copertina aveva un titolo in italiano "Basta" e sotto: "è tempo di licenziare Berlusconi". Avete cambiato idea? La novità è che questa volta il giudizio non occupa la prima pagina. "Ma nel commento ho scritto che sarebbe sbagliato per gli italiani votare Silvio Berlusconi, secondo noi è sempre inadatto a governare il Paese", dice Peet. Quindi il vostro endorsement, l'investitura a miglior candidato va a Walter Veltroni. "Sì, ma come conseguenza, comunque non ho scritto di lui, il focus è su Berlusconi e sul fatto che non merita l'elezione perché quando ne ha avuto la possibilità non ha messo mano alle riforme". Non c'è entusiasmo nemmeno per il Pd, perché all'Economist non sono sicuri che il nuovo partito che corre da solo rappresenti davvero la rottura con il passato. Ma, come sottolinea il braccio destro per gli affari europei del direttore John Micklethwait, il centro del ragionamento è su Berlusconi. E il titolo? "A Leopard. Spots unchanged. Un gioco di parole per indicare il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, noi diciamo che il leopardo non cambia le macchie sulla pelliccia". Il numero che esce domani avrà un leader (l'editoriale) sull'Italia e un servizio da Roma in cui si mettono a confronto i programmi economici dei due schieramenti. "Contiamo di tornare con un'analisi ampia, diciamo di tre pagine, dopo il voto". Per inciso, Peet ieri sera era convinto che non ci sarà rinvio. Ma come decide la linea editoriale in occasioni come queste il settimanale globale da un milione e trecentomila copie? Ce lo racconta un giornalista dell'Economist che chiede di non essere citato (d'altra parte uno dei punti d'orgoglio è proprio quello di non firmare mai gli articoli, per assicurare un livello di scrittura omogeneo, non da primedonne). "Al lunedì ci si riunisce nella stanza del direttore, al tredicesimo piano. è piccola, siamo una quarantina di solito e ci si siede anche per terra. A volte si comincia discutendo a lungo anche sulle virgole, perché l'uso della punteggiatura è importante. Poi i capi espongono le notizie delle loro sezioni e gli autori degli editoriali presentano le loro idee e si dibatte ". E per Berlusconi-Leopardo maculato com'è andata? "Non è stata una discussione lunga. Nessuno si è messo a dire che Silvio è un bravo ragazzo. Ma ci sono stati dubbi, molti dubbi anche su Veltroni ". Perché allora non aspettare il risultato? "Abbiamo sentito il dovere di riaffermare la nostra posizione perché wait and see sarebbe apparso come aver cambiato idea". Così funziona il più influente settimanale del mondo (meno poderoso in Gran Bretagna, dove naviga sulle 160 mila copie, che non nel resto del pianeta). E oltre alle virgole, qualche volta si dilettano anche con il latino. Fiat justitia, ruat coelum, disse una volta il capo del desk Asia. Perché in molti, direttore in testa, hanno fatto studi classici a Oxford e Cambridge. Guido Santevecchi Nel 2001 L'attacco a Berlusconi.

Torna all'inizio


Eco e i politici <Se ne muore una decina si può ripartire> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Provocazione Eco e i politici "Se ne muore una decina si può ripartire" MILANO - Chi è il nemico dell'Italia? La domanda fu posta a Umberto Eco (foto) da un tassista di New York, come racconta in una lunga intervista al supplemento domenicale dello spagnolo El Pais. La risposta, dopo lunga riflessione, è che "il nostro nemico è interno. Se si guarda alla nostra storia, ci siamo massacrati gli uni con gli altri, questo è anche il nostro modo di intendere la politica. Siamo frammentati in duecentomila partiti differenti, il governo Prodi è caduto per gli alleati non a causa dell'opposizione". Quale sarà dunque il futuro dell'Italia? "Dipende dal fatto che muoiano una decina di persone - ha risposto Eco - che sono ormai molto grandi; è un fatto biologico. Dovrebbe arrivare una nuova classe politica. Siamo il paese con la classe politica più anziana del mondo". E se salva Veltroni ("Sì, è giovane, ha 50 anni, ma la maggior parte è più vecchia") e boccia Silvio Berlusconi ("Ha più di 70 anni"), poi punta il dito contro il malcostume nazionale: si ricandida anche chi ha perso le elezioni, cosa impensabile negli Usa o in Francia. Invece "in Italia torna sempre quello di prima. Questo è il sintomo di una classe politica che non vuole rinunciare al potere". Previsioni sull'esito delle elezioni? "Vincerà Berlusconi - spiega Eco - perché dice che non si devono pagare le tasse! Lui promuove la mancanza di senso dello Stato perché non ce l'ha. è riuscito a instaurare un tipo di potere fondato nella sfiducia verso la magistratura e la giustizia, per cui può governare anche se ha processi in sospeso. Berlusconi non è l'effetto in questo caso, ma è la causa. Ha fatto delle leggi per permettere a chi è processato di arrivare in Parlamento, e attacca continuamente la magistratura. Berlusconi è potuto arrivare al governo attaccando le forze dell'ordine, stimolando gli istinti più bassi dell'italiano medio. E adesso è vicino ad avere il potere un'altra volta".

Torna all'inizio


No di Air France. Prato: ho fallito, vado via (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE No di Air France. Prato: ho fallito, vado via Spinetta: proposta sindacale inaccettabile. Compagnia nel caos. Lo spettro del commissario Azioni sospese in Borsa Il manager francese: "Volevano li accudissi come ha fatto lo Stato" L'ipotesi Lufthansa ROMA - Il volo delle 21.25, ieri sera, ha riportato il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, a Parigi. La trattativa con i sindacati di Alitalia è fallita. I francesi hanno respinto l'ultima proposta avanzata dalle 8 sigle al tavolo. Il capoazienda, Maurizio Prato, si è dimesso. Il cda deciderà se accettare o portare i libri in tribunale. Ma i sindacati s'oppongono: chiedono un "tavolo permanente di crisi" per traghettare la compagnia fino a dopo il voto. E forse già pensano a un'altra trattativa, con un altro acquirente: il più quotato è Lufthansa. E persino al ritorno dei francesi. In un'altra fase. è l'epilogo di una giornata partita male e finita peggio. Eppure tutto era già successo martedì. La proposta killer che ha liquidato i francesi, preparata da Cgil e Cisl, che prevedeva il rientro di tutte le attività di Az Servizi in Alitalia e l'ingresso di Fintecna nel capitale della nuova società, era già scritta. La conosceva Prato, che aveva previsto la contrarietà dei francesi, ma che in un estremo tentativo aveva dato l'assenso informale di Alitalia e Fintecna. La sapeva il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che l'aveva subito avversata e che ieri in un'audizione alla Camera ha ribadito che non c'erano alternative ai francesi. Ne era al corrente soprattutto Spinetta, che aveva anticipato il "no" ai sindacati. Il manager martedì sera era amareggiato: "Non so più cosa fare - confidava ai suoi, a cena -. So cosa vorrebbero i sindacati: sostituire allo Stato italiano, che finora li ha accuditi come un padre, l'aiuto di Air France. Ma io non posso ". Tutto previsto. L'incontro alla Magliana, mentre i lavoratori organizzati dalla Cub protestavano ai cancelli e quelli di Atitech occupavano lo scalo napoletano, la formalizzazione della proposta sindacale unitaria (esclusa la Uil, rimasta fuori dal tavolo), la risposta di Spinetta. "Air France-Klm - recita la nota finale - non ha ricevuto alcun mandato dal consiglio per dar seguito a questo schema completamente nuovo. Nel merito questa proposta, volta a mantenere nel perimetro di Alitalia attività pesantemente deficitarie, è incompatibile con l'obiettivo di un rapido ritorno alla redditività". Spinetta riunirà comunque il consiglio per sottoporgli la proposta ma il manager ha già detto di dubitare che verrà accettata "perché richiede molti mesi di lavoro e di riflessione" mentre i problemi di Alitalia "vanno affrontati oggi". L'abbandono di Air France ha scosso Prato: "Serve una scossa: - avrebbe detto ai sindacati - ho fallito e devo dare un segnale personale". Un preannuncio delle dimissioni che sono arrivate mezzora dopo, alle 20.30, con una lettera affettuosa ai dipendenti che di certo il manager aveva pronta. I sindacati l'hanno atteso fuori dalla porta. Il loro auspicio è che il cda oggi ne respinga le dimissioni e che Prato traghetti la compagnia, anche nelle vesti di commissario, fino a dopo il voto, sfruttando i 178 milioni appena incassati. Non è facile che Prato accetti. Oggi Alitalia sarà sospesa in Borsa. I sindacati, che hanno invitato i lavoratori a sospendere le proteste, hanno in mente uno schema che avrebbe già un consenso politico bipartisan: "Proseguire nel piano stand alone, ricercando condizioni di rinnovato interesse, in un contesto europeo, per un processo industriale di ampio respiro attraverso una vera negoziazione ". Traduzione: lo schema rifiutato ieri da Air France può andar bene a qualcun altro. C'è chi parla di contatti già avviati con Lufthansa. Il tutto in un clima diverso, dopo il voto, facendo emergere imprenditori e banche promessi da Berlusconi. Spazio al prossimo governo dunque, perché Alitalia resti italiana. Ma intanto però c'è da evitare il fallimento che verrebbe accollato a Prodi: un punto su cui il partito di Walter Veltroni sarebbe stato nettissimo. A. Bac. Rottura Il presidente di Air France-Klm Jean Cyril Spinetta ieri ha preso atto "con rammarico della rottura dei negoziati" con i rappresentanti dei sindacati di Alitalia che, ha sottolineato, "non dipende da noi".

Torna all'inizio


ROMA - Con la proposta di un buono spesa da 600 euro, destinato a 3 milioni di famiglie in d (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA - Con la proposta di un buono spesa da 600 euro, destinato a 3 milioni di famiglie in difficoltà, il Partito democratico, secondo Walter Veltroni, può consentire di far fare al Paese quel "salto di qualità", verso una maggiore integrazione europea. Se l'origine delle attuali difficoltà deriva dallo scarso controllo fatto dal governo Berlusconi al momento dell'introduzione dell'euro, accusa il leader Pd, la "questione prezzi", che non permette a molte famiglie di arrivare alla quarta settimana, ha fatto "saltare gli equilibri" che ora vanno ricomposti. Innanzitutto, bisogna coniugare "crescita con lotta alla diseguaglianza". Se Veltroni diventerà premier, a partire da luglio approverà un provvedimento a sostegno dei gruppi familiari più bisognosi. Sono previsti vari livelli di intervento. Un buono di 600 euro per chi ha due figli a carico e un reddito che non supera i 18mila euro l'anno. La misura sarà declinata secondo il numero delle persone. Per una sola, con un reddito di circa 7.500 euro, il buono sarà di 250 euro. Per due persone, con un reddito intorno agli 11.500 euro, il buono sarà di 390 euro. Per due persone con un figlio a carico e un reddito di circa 15mila euro, il buono sarà di 500 euro. Il bonus potrà essere usato nei negozi convenzionati grazie a un accordo con le associazioni di categoria. I negozianti si impegneranno per un ulteriore sconto del 5-10 per cento alle famiglie che pagheranno con il tagliando. Il buono sarà diviso su 12 mesi per un importo di 50 euro ciascuno, le famiglie potranno riceverlo a casa dopo 15 giorni dalla domanda fatta all'Inps, con assistenza gratuita per la compilazione. Il costo dell'operazione è pari a 1,4 miliardi di euro all'anno, ma la copertura è ampiamente prevista nel programma del Pd, nella voce "aiuto agli incapienti". "Non è un'improvvisazione" ha spiegato Stefano Fassina, ma è necessario per tutelare il potere d'acquisto con misure "strutturali". L'importante, ha osservato a sua volta, Giorgio Tonini, è "ridurre il livello di dieseguaglianza che in Italia è più alto" rispetto a tutti i Paesi europei. Rispondendo a Berlusconi secondo il quale "l'evasione è legittima", Veltroni ha puntualizzato la sua ricetta, "pagare meno e pagare tutti, dobbiamo usare la pressione fiscale in questo senso, il problema è aumentare il potere di acquisto per 3 milioni di famiglie". Molte critiche. Secondo Pier Ferdinando Casini, Udc, con questa proposta Veltroni "ha quasi battuto Berlusconi, ma la fiera delle promesse non fa acquistare serietà alla politica". Fausto Bertinotti, Arcobaleno, giudica "incoerente e non convincente" questa ipotesi, "sono contro le invenzioni, soprattutto sulla vita delle persone. Serve serietà".

Torna all'inizio


ROMA - Romano Prodi accusa i sindacati, grave errore quello di rompere perch (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA - Romano Prodi accusa i sindacati, "grave "errore quello di rompere perchè la prospettiva era seria e concreta". E chiede che "le fantomatiche cordate, se c'erano, ora saltino fuori". Attacca Berlusconi. "E' possibile" che Alitalia sia stata vittima della campagna elettorale. Mentre Walter Veltroni sollecita il governo di adoperarsi "per cercare di riprendere i fili della trattativa, richiamando tutte le parti al senso di responsabilità". Punta il dito contro Berlusconi per le "interferenze elettorali" e gli "annunci sconsiderati" che hanno interrotto il negoziato. A tarda sera, quando l'addio di Jean-Cyril Spinetta per acquistare il vettore, è stato avvertito come un terremoto nei palazzi romani, il presidente del Consiglio, in trasferta a Bucarest, per partecipare a un vertice Nato, fa sentire la sua voce, rammaricandosi del fallimento con Air France (era "una trattativa che dava in prospettiva una buona riuscita di vita e di ripresa"). Se da un lato c'è un'accusa al sindacato perchè, secondo il premier, "si devono assumere la responsabilità" della rottura, dall'altro ce n'è, un'altra, per le cordate annunciate da Berlusconi, mai materializzatesi. Chiede: "Ora saltino fuori". Il premier non pensa che il governo possa fare qualcosa. Anzi, "credo che si possa fare ben poco a questo punto. Il Consiglio dei ministri cosa può dire in questa fase? Nulla". Il Professore si terrà in contatto, con il ministro Padoa-Schioppa e con i vertici Alitalia, che hanno convocato per oggi il Cda. Anche Veltroni è sulla stessa lunghezza d'onda del premier, sollecitando: "Cessino immediatamente le interferenze elettorali, lasciando agli organi istituzionali il compito di trovare la soluzione migliore". Senza mai citare Berlusconi o il Pdl, il leader Pd aggiunge: "Le interferenze politiche, gli annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa tra Air France e sindacati". Malgrado gli impegni elettorali in Sardegna, il candidato premier Pd è continuamente rimasto in contatto con esponenti del governo e del sindacato. Quando i "rumors" su un imminente strappo, cominciavano a diffondersi a metà pomeriggio, Veltroni ha parlato con il ministro Bersani. Ed altri leader del Pd hanno iniziato a fare pressing su Epifani, segretario Cgil. Intanto, Umberto Bossi, rileva: "Alitalia è un grosso problema ereditato dal passato. Berlusconi spera di convincere gli imprenditori ad acquisirla, credo però che per gli imprenditori ci sia poco da guadagnare".

Torna all'inizio


ROMA - A Francoforte non hanno mai smesso di crederci. E adesso, dopo la clamoros (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di UMBERTO MANCINI ROMA - A Francoforte non hanno mai smesso di crederci. E adesso, dopo la clamorosa uscita di scena di Air France, stanno scaldando i motori per tornare in gioco da protagonisti. I tedeschi di Lufthansa, che pochi mesi fa avevano partecipato alla gara per l'acquisizione della nostra compagnia di bandiera, hanno il dossier aperto sul tavolo. E già ieri sera, secondo quanto risulta a Il Messaggero, pochi minuti dopo l'annuncio di Spinetta, hanno cominciato a ragionare su come avviare la procedura di avvicinamento ad Alitalia. Per arrivare, in tempi rapidi, ad un accordo condiviso, globale e strategico. Non è escluso che nelle prossime ore, nella massima riservatezza, vengano avviati i primi contatti informali con le autorità italiane e, in un secondo tempo, con i sindacati. Di certo l'esperienza dei francesi potrà essere utile per evitare di compiere passi azzardati. I tedeschi sono infatti decisi a scoprire le carte solo quando il quadro politico sarà più chiaro e, ovviamente, dopo un attenta analisi dei conti del pianeta Alitalia. Per questi viaggeranno a fari spenti. Consapevoli dei rischi e di un eventuale ritorno di fiamma di Parigi, magari in extremis. Fonti vicino al dossier ricordano comunque che la compagnia guidata da Wolfgang Mayrhuber ha sempre seguito con attenzione l'evolversi della trattativa. In sostanza, i tedeschi sono stati alla finestra in attesa di sviluppi, ma hanno contestualmente evitato di pestare i piedi ai concorrenti francesi. Adesso, naturalmente, cambia tutto. Prudenti per natura gli uomini di Lufthansa non vogliono però affrettare i tempi. Tante le variabili oggetto in queste ore di attenta analisi. Prima di tutto quelle politiche, con il delicato passaggio delle elezioni politiche ormai alle porte, le mosse di Berlusconi e quelle di Veltroni. Dichiarazioni, specialmente quelle del leader del Pdl, che in questi giorni sono state vagliate e radiografate. Ma la condizione-chiave per scendere in pista era ed è sempre stata legata al fallimento della trattativa con Air France. Fallimento che si sta consumando dopo il "no" dei sindacati al piano di Spinetta e, fatto non secondario, all'ostilità dichiarata di Silvio Berlusconi. Dati incontrovertibili. Che si uniscono alla necessità, ribadita recentemente proprio dal numero uno di Lufthansa, di crescere su un mercato appetibile come quello italiano. Anche in vista delle prospettive che l'Expò di Milano può creare in termini di traffico aereo e fatturato. I tedeschi, qualora dovessero arrivare al traguardo, punteranno comunque forte sopratutto su Fiumicino, considerato lo snodo principale, l'hub da valorizzare, in questo condividendo la scelta già fatta dai francesi. Per Malpensa immaginano invece uno scenario diverso. Comunque di sviluppo. Sotto il profilo economico Lufthansa si sente tranquilla. "Abbiamo i mezzi - ha spiegato Mayrhuber - tecnici e finanziari per procedere ad acquisizioni e le giuste motivazioni per farlo". Parole pronunciate solo 20 gionni fa. Ora diventate attualissime. Ma i tedeschi scenderanno in campo da soli o con una cordata tricolore? La scelta ovviamente non è stata ancora compiuta, ma una partnership è una ipotesi molto realistica. Lo schema potrebbe essere questo: un socio industriale internazionale forte, i tedeschi appunto, insieme ad un pool di industriali e, magari, alla Air One di Carlo Toto. Proprio quest'ultimo ha accolto certamente con soddisfazione l'addio dei francesi, che ha considerato sin dall'inizio della gara, fin troppo favorito dal governo. Di fatto lo scenario che si profila riapre anche per Air One nuove possibilità. Dal quartier generale della compagnia non trapelano dichiarazioni ufficiali, ma i collaboratori più stretti dell'imprenditore fanno sapere che un piano industriale, aggiornato ed implementato, è già pronto a decollare. Anche qui a patto che il quadro politico si chiarisca. In maniera definitiva. Così come lo scenario legato alla sorte di Alitalia, appesa all'amministrazione straordinaria.

Torna all'inizio


Elettori come bonzi e guelfi furbacchioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-03 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Elettori come bonzi e guelfi furbacchioni M i auguro che l'ammissione della "Lista Pizza" non obblighi a rinviare le elezioni politiche italiane. I vignettisti del pianeta si divertirebbero come pazzi, e ne avrebbero motivo. Non solo. La campagna elettorale è stata talmente soporifera che non riusciremmo a mantenerci civicamente svegli per altri venti giorni: nelle piazze dovrebbero portare cuscini e coperte. Alcuni commentatori hanno notato la mollezza languida; altri hanno sottolineato lo scarso interesse di questa strana vigilia. Non si eccita neppure Bruno Vespa. Sono i Giorni del Grande Sbadiglio. Qualche novità, però, s'è intravista. Sono emerse nuove categorie in tempi brevi; e questo, considerata la velocità moviolistica della politica italiana, è una novità. I bonzelettori (o votanti atarassici). Voteranno per dovere, per abitudine o per antipatia verso l'alternativa: ma hanno rinunciato a ogni illusione. Non conoscono i programmi e non chiedono coerenza. Casini dice che Berlusconi è "un pericolo pubblico sulle tasse" dopo essere stato con lui per 15 anni? Boselli spara a zero sugli ex compagni di coalizione? Guzzanti e Dini insieme in lista dopo essersi scannati su Telekom Serbia? Eh, va be'. I bonzeletti (o candidati gratificati). Sono in buona posizione nelle liste (bloccate), e si preparano a entrare in Parlamento. Di fatto non verranno eletti: sono stati nominati. Si godono la campagna elettorale come gli attori di Hollywood si godono il tappeto rosso nella notte degli Oscar: con la differenza che là, almeno, qualcuno perde. Il candidato, un tempo, mostrava un ovvio nervosismo, un'incertezza che lo rendeva umano. Non più: ha conquistato la sicumera dell'onorevole prima di diventarlo. I prestigiatori. L'abilità con cui i leader hanno fatto sparire la concorrenza interna, a costo di rinunciare ad alleati preziosi, è stupefacente. Penso a Illy (Trieste), Chiamparino (Torino), Penati (Milano), Cofferati (Bologna): chi li ha visti? Ho incontrato a Cagliari Renato Soru, che mi ha assicurato d'essere felice per come viene utilizzato in Sardegna da Walter Veltroni. Se mi avesse detto di voler nominare Flavio Briatore assessore al turismo, gli avrei creduto di più. I guelfurbi. Se le flessioni di fronte alla Chiesa fossero uno sport olimpico, l'Italia potrebbe ritenersi già sul podio. Questi servilismi, oltretutto, non sono richiesti; mi chiedo se siano graditi. I guelfurbi (guelfi + furbi) non hanno la brusca fermezza degli antichi precedessori. Sono opportunisti spirituali. Applaudono la guerra, e difendono la vita. Bazzicano donnine, e s'atteggiano a paladini della famiglia. Mentono, e sventolano i comandamenti. Entrano in chiesa, ma solo se ci sono i fotografi. I guelfurbi sono in aumento, e la faccenda si sta facendo irritante. www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com \\ C'è chi vota senza illusioni, chi ha già vinto, chi si piega alla Chiesa ma razzola male.

Torna all'inizio


Prodi: cordate fantomatiche, adesso vengano fuori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Grave errore dei sindacati rompere". Veltroni: saltato tutto per le interferenze elettorali di Berlusconi.

Torna all'inizio


Alemanno, patto per l'Esquilino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-03 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Pdl L'offensiva nelle zone maggiormente presidiate dalla Destra e da Fiamma tricolore Alemanno, patto per l'Esquilino Tutela del commercio tipico, sicurezza, riqualificazione In dieci punti, il "Patto per l'Esquilino": dalla riqualificazione culturale del quartiere alla lotta per la legalità Se la sicurezza è il centro della battaglia per il Campidoglio, l'Esquilino è il centro del centro. Perché è intorno a piazza Vittorio, che si addensano e si sviluppano quelle che - specie in questo momento storico - vengono viste come delle emergenze da parte dei romani. Ed è qui che La Destra di Storace, con dentro quelli di Fiamma tricolore e casa Pound, "gioca in casa": l'Esquilino, da un po' di tempo a questa parte, è la loro zona preferita di azione, col quartier generale a via Napoleone III e il Cutty Sark (pub "nero" per eccellenza) dietro via Merulana. Quindi, per lanciare un messaggio alla città, ma anche alle anime più a destra di An, non è un caso che il Pdl sia venuto proprio qui per firmare il "Patto per l'Esquilino". Un programma in dieci punti, come se fosse un fratello minore del famoso "Patto per Roma" firmato a Corviale. Lì, Berlusconi, Fini, Alemanno e Antoniozzi, scelsero il "serpentone" costruito dalle giunte di sinistra. Qui, invece, Gianni Alemanno, la candidata al I Municipio Laura Marsilio, il candidato al consiglio comunale Federico Mollicone, hanno puntato sulla storica gelateria "Fassi", di via Principe Eugenio: un tocco di tradizione e di made in Italy, nel quartiere a più alto tasso di immigrazione e di esercizi commerciali gestiti da cinesi o extracomunitari. E proprio sui negozi orientali, tutti simili, tutti con i pannelli bianchi alle pareti, tutti con merce a pochi euro, si concentra l'attenzione del centrodestra. Il secondo punto del Patto parla chiaro: "Bisogna dice Alemanno - chiudere le attività commerciali abusive ed illegali. Con particolare attenzione agli showroom cinesi che non ci convincono tanto: non abbiamo intenti persecutori, ma vogliamo capire qual è il confine tra vendita al dettaglio e all'ingrosso". Nei dieci punti si parla di "tutela del commercio e dell'artigianato atipico", dell'istituzione di "un gruppo interforze formato da polizia, carabinieri, polizia municipale e guardia di finanza e un impegno per contrastare il fenomeno del racket degli affitti in nero", di "riqualificazione di piazza Dante, del Parco di Colle Oppio e di piazza Vittorio", dove tornerà la circolazione rotatoria, di "redistribuzione sul territorio delle strutture di assistenza a emarginati ed immigrati", di "rivitalizzazione con eventi culturali e l'utilizzo dell'Auditorium di Mecenate". Alemanno è molto determinato: "L'Esquilino è un simbolo, il biglietto da visita della capitale che qui si gioca la faccia. Questo quartiere, oggi, è un vortice di problemi: noi saremo inflessibili, anche nell'espellere gli immigrati che hanno violato la legge". "Ma è necessario - ha aggiunto Laura Marsilio - rifinanziare la legge regionale del 2001 per l'Esquilino per rilanciare questo quartiere". Nella giornata della presentazione del programma di Rutelli, non sono mancate le critiche del centrodestra: "Scopiazza il nostro - dice Andrea Augello - soprattutto sull'unica società di gestione per il trasporto pubblico, l'esatto contrario di quello che ha fatto Veltroni". Ernesto Menicucci Gianni Alemanno era insieme alla candidata al I Municipio Laura Marsilio e a Federico Mollicone.

Torna all'inizio


Prodi <rompe> con i sindacati <Ora aspetto le cordate fantasma> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il retroscena La preoccupazione di Rutelli in corsa per il Campidoglio Prodi "rompe" con i sindacati "Ora aspetto le cordate fantasma" Veltroni: intervenga il governo. La replica: cosa possiamo fare? ROMA - Che dopo la deflagrazione della trattativa per l'Alitalia possa deflagrare, sia pure soltanto psicologicamente, anche il centrosinistra, ne è consapevole Alessandro Bianchi. Che in cuor suo non faceva salti di gioia davanti alla prospettiva che la compagnia di bandiera finisse ai francesi. E se oggi avverte tutti che "la cosa più importante ora è tenere i nervi saldi", vuol dire che il rischio che a qualcuno saltino in piena campagna elettorale, effettivamente c'è. A chi è rivolto il suo appello? Forse al ministro dell'Economia Tommaso Padoa- Schioppa, possibile arbitro "tecnico " di una partita che sembra avere ormai persa? Più probabilmente, invece, al premier Romano Prodi, nella speranza che riporti la trattativa a palazzo Chigi. Rimettere la questione dell'Alitalia nelle mani della politica: non era altro che questo il disegno di chi ha giocato la carta Fintecna. Una carta, tutti lo sapevano, che avrebbe fatto saltare il banco. Provocando l'esultanza di molti nello schieramento di Silvio Berlusconi, impegnati a brandire il caso Alitalia come clava elettorale. Ma Raffaele Bonanni, considerato il vero artefice di questa operazione, rigetta qualunque ipotesi di collegamento fra la sua mossa e i tentativi di spallata alla trattativa con Air France già verbalmente inferti dal leader del centrodestra. La sua fedeltà "politica" in questa campagna elettorale al conterraneo Franco Marini, presidente del Senato e margheritino del Pd, sarebbe fuori discussione. Se è davvero così, il Cavaliere sarebbe rimasto alla finestra di una partita tutta giocata nello schieramento opposto. Pronto ad approfittarne, ora o dopo le elezioni, chissà, calando sul piatto qualche candidato a sorpresa. Come un personaggio del calibro di Salvatore Ligresti. Da settimane Prodi e Veltroni, a cui Bonanni ha prospettato l'eventualità di un intervento di Fintecna, si rigiravano fra le mani la patata bollente. Nonostante gli appelli, Prodi aveva però sempre resistito alla richiesta di scendere in campo in prima persona: evidentemente convinto, come ha sempre sostenuto Padoa-Schioppa, che riportare le decisioni a palazzo Chigi avrebbe comportato il rischio di tornare ai giochetti del passato e ai veti sindacali. Senza considerare la possibilità di rogne legali. Il patatrac gli farà riconsiderare la situazione? Da Bucarest, dove si trovava ieri, il presidente del Consiglio ha detto che la rottura "è stata un grande errore perché la prospettiva era seria e concreta e i sindacati se ne devono assumere la responsabilità", augurandosi ironicamente che "ora le fantomatiche cordate saltino fuori". Quanto al governo, "il consiglio dei ministri non potrebbe decidere nulla". Ed è una doccia gelata per chi spera nel suo rientro in campo. Forse anche per lo stesso Veltroni, che in tutte queste settimane ha dovuto subire l'incalzante e spericolata iniziativa di Berlusconi, e in un intervento di palazzo Chigi magari ci sperava. Ha commentato ieri il leader del Partito democratico. "Le interferenze politiche, gli annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa fra Air France e i sindacati. Cessino immediatamente le interferenze elettorali, lasciando agli organi istituzionali il compito di trovare la soluzione migliore". Più chiaro di così? Senza contare che questa soluzione potrebbe alleviare pure le ansie del fronte rutelliano. Per la terza volta candidato sindaco di Roma, Francesco Rutelli è alle prese con una campagna elettorale imprevedibilmente difficile. I sondaggi lo danno intorno al 50% e c'è chi intravede lo spettro del ballottaggio. Ci mancherebbe soltanto la rogna di Fiumicino. Sergio Rizzo \\ Un altro compratore? Non c'è il nome né il progetto - dice Padoa-Schioppa - quindi l'alternativa è un sogno.

Torna all'inizio


Notizie in 2 minuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-03 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Alitalia, si dimette Prato Si è dimesso Maurizio Prato, presidente e ad dell'Alitalia. La decisione dopo che Air France-Klm aveva deciso di lasciare il tavolo della trattativa con i sindacati. Il presidente Spinetta: la proposta dei rappresentanti dei lavoratori è inaccettabile e va oltre il mio mandato, comunque la porterò in Cda. Elezioni a rischio Dopo che il Consiglio di Stato ha disposto la riammissione nelle liste della Dc di Pizza, il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha chiesto la revoca dell'ordinanza ma non esclude il rinvio delle elezioni del 13-14 aprile . Berlusconi e Veltroni: "Contrari". Focus La corsa dell'oro Nel 2007 il costo di un'oncia d'oro è cresciuto del 32%, nei primi mesi di quest'anno del 20% fino a superare i 1.000 dollari. Ma la corsa non sembra destinata a finire, soprattutto per gli acquisti di India e Cina. Esteri Bush: "Più truppe Nato" La Nato "non può permettersi una sconfitta in Afghanistan". Per questo, i Paesi che fanno parte dell'Alleanza devono "inviare più truppe" nel Paese centro- asiatico. Lo ha detto il presidente Usa George W. Bush prima dell'apertura del vertice Nato di Bucarest. La nonna di Obama Critiche al nero Barack Obama per le sue dichiarazioni a proposito della nonna, una bianca che vive nelle Hawaii. Il candidato democratico alle primarie ha detto che la donna, che lo ha cresciuto e che lui stima, tuttavia aveva impulsi razzisti. Cronache Expo, Moratti e Celentano "Preferisco sentire le sue canzoni. Non penso abbia competenze urbanistiche tali da fare critiche senza conoscere i progetti". è stata questa la replica del sindaco di Milano Letizia Moratti alle critiche di Celentano sull'Expo 2015. "Wojtyla soprannaturale" Giovanni Paolo II aveva "qualità soprannaturali ": questo un passaggio dell'elogio di Wojtyla fatto dal suo successore Benedetto XVI, a tre anni della morte di Giovanni Paolo II durante una messa solenne. Economia Mutui, famiglie in crisi Sono 530 mila le famiglie italiane che si trovano in difficoltà nel pagare la rata del mutuo, secondo il presidente del-l'Antitrust, Antonio Catricalà: "Sono in difficoltà in 420 mila per l'aumento del costo della rata. A queste se ne aggiungono 110 mila per le quali esistono problemi di possibile insolvenza". Negli Usa, secondo il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, "è possibile una recessione economica". Cultura Il comunista letterario Lungo vari decenni della storia italiana i comunisti sono stati al centro dell'immaginario culturale, una stella fissa del nostro universo letterario, dalla Liberazione al Sessantotto, dagli eroi "buoni" della guerra partigiana fino ai dubbi dolorosi dello scrutatore di Italo Calvino. Se ne occupa Il comunista di Anna Baldini, un saggio Utet appena uscito. Spettacoli Cinema, record francese Bienvenue chez les Ch'tis, di Dany Boon, sta per diventare il film francese più visto di tutti i tempi: in sei settimane lo hanno guardato 16,48 milioni di francesi. Narra le disavventure di un postino di Piccardia, innamorato e vessato da una madre terribile. Sport Stasera i viola in Uefa Fiorentina impegnata stasera contro gli olandesi del Psv Eindhoven, andata dei quarti di finale di Coppa Uefa. Prandelli lancia la coppia Mutu-Pazzini.

Torna all'inizio


Il ritorno del Senatùr nelle piazze e in tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 0 Il ritorno del Senatùr nelle piazze e in tv di Adalberto Signore Il leader del Carroccio riprende il tour in tutto il nord e martedì andrà a "Porta a Porta" quattro anni dopo la malattia. Maroni: "I giovani apprezzano chi lotta, combatte e vince" Roma - "è tornato quello di un tempo...", vanno dicendo ormai da settimane a via Bellerio e in tutte le valli del Nord dove l'Umberto ha ricominciato a fare capolino per comizi, feste e lunghe serate in pizzeria tra i militanti. Eppure, a dire il vero, è un po' fargli torto raccontare di un Bossi che brandisce ancora la spada dell'Alberto da Giussano come se il tempo non fosse passato e il fisico non portasse più le cicatrici di quel malanno che l'ha fatto stare per un mese tra la vita e la morte. Bossi è tornato, certo. Perché la campagna elettorale è per lui un tonico straordinario e perché, ebbe a dire Giuseppe Leoni che sbarcò con lui in Parlamento nel lontano 1987, "per Umberto la migliore medicina è la politica". "Il suo elisir di lunga vita", spiega oggi Roberto Maroni. D'altra parte, proprio nei giorni più neri subito dopo la convalescenza, contro i consigli della moglie Manuela e tra le perplessità non dette di molti dirigenti della Lega, il Senatùr scelse di tornare subito in mezzo alla sua gente. Prima affacciandosi a qualche festa nei dintorni di Varese accompagnato da Rosy Mauro e dal sempre presente Maurizio, poi prendendo pian piano confidenza e tornando anche ai comizi. Che oggi sia ancora in pista, dunque, non stupisce. Se non per l'intensità, visto che quello che davvero ha ricominciato a fare Bossi è macinare chilometri per il Nord: due comizi giovedì (a Alessandria e Domodossola), due venerdì (Seveso e Monza), due sabato (Luino e Locarno), due domenica (Reggio Emilia e Piacenza) e via a seguire. Con un'altra costante rispetto agli anni d'oro: i suoi immancabili ritardi, a volte anche di ore. Di sicuro, si farà aspettare un bel po' anche sabato, quando la Lega tornerà in massa sul "sacro prato" per il consueto appuntamento di Pontida. E tanto ha di nuovo preso confidenza con la politica - e pure con il suo fisico che nell'ultimo anno ha fatto progressi straordinari - che Bossi si è pure deciso a tornare in tv. Non a TelePadania, garantito da interviste registrate e preconfezionate, né in collegamento da via Bellerio come fece tempo fa con "Porta a Porta". Ma in studio, ancora una volta da Bruno Vespa, dove solo qualche giorno prima del malore si ritrovò con Clemente Mastella a intonare Maruzzella. Era il 6 marzo del 2004, esattamente quattro anni fa. Martedì Bossi sarà di nuovo lì, insieme ad altri tre ospiti. Come ai vecchi tempi, o quasi. Già, perché in verità il Senatùr di oggi non è affatto quello di allora. Manca l'enfasi del guerriero, mancano le frasi a effetto che sfondano sulle prime pagine dei giornali e gli affondi urlati. La Lega "non ce l'ha più duro", verrebbe da dire. E invece, stando ai sondaggi che danno il Carroccio in decisa salita, il Bossi di oggi è ugualmente efficace. Forse anche perché lo spadone dell'Alberto da Giussano mal si adatterebbe all'uomo che porta con sé i segni della malattia. "Con un coraggio che tutti gli riconoscono", per dirla con le parole di Maroni, tanto che più di ieri (quando la sua era l'immagine del guerriero anti-sistema e quando aveva comunque dieci anni di meno) i giovani si sentono vicini alla Lega. Il 15% del totale su base nazionale stanno con il Carroccio, diceva giorni fa Renato Mannheimer. Perché, spiega Maroni, "sono i giovani i primi ad apprezzare il coraggio di chi, nonostante la malattia, lotta, combatte e vince". Insomma, che Bossi oggi sia un guerriero è nei fatti, non tanto nelle parole. E se è cambiato lo stile, non sono venuti meno gli argomenti. Non mancano, per esempio, le punzecchiature al Cavaliere. "Pensa troppo alla forma e al colore della cravatta", diceva qualche giorno fa. E pure sul confronto tv con Walter Veltroni non si è tirato indietro: "Silvio sbaglia. Il faccia a faccia lo deve fare e convincere gli indecisi". Così sulla questione del voto amministrativo agli immigrati, lanciata da Gianfranco Fini e sulla quale Berlusconi ha preferito non chiudere con un "valuteremo", non ha avuto alcun cedimento con un eloquente "ma siamo pazzi...". Insomma, chiosa Maroni, "come il buon vino, migliora invecchiando". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Ora si scalda Pizza: <Quel simbolo è mio, cancellate Casini> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 2 Ora si scalda Pizza: "Quel simbolo è mio, cancellate Casini" di Luca Telese Il segretario della Dc riammesso dal Consiglio di Stato: "L'Udc ce lo aveva scippato, adesso giustizia è fatta. Le elezioni? Non possono costringerci a fare campagna elettorale in soli nove giorni" da Roma Posso parlare con l'uomo del giorno? "E chi sarebbe, scusi?". Ma come, onorevole Pizza! È lei che ha fatto tredici... (Colpo di tosse). "Mannò, che dice? Io ho avuto l'onore di sedere al fianco di Moro, Fanfani, Piccoli, Andreotti...". ... ho capito. "... e di Taviani... Si può immaginare se mi scompongo per una decisione che si limita a restituirci i nostri diritti". Ovvero lo scudocrociato: il simbolo dei simboli della prima repubblica... "È per ordine di una sentenza esecutiva. Ce l'avevano scippato. Ora giustizia è fatta". La sento raggiante. (Flebile). "Macché, sto perdendo la voce". C'è chi ha quantificato il valore elettorale dello scudo "Il conto è facile: un milione di voti. E non lo dico io". Avete acquisito il potere di decidere se il 13-14 aprile si faranno le elezioni o no... "Non possono costringerci a fare la campagna elettorale in solo nove giorni! Noi possiamo eleggere tre senatori!". Perché vi hanno escluso? "La verità? Perché davamo molto fastidio a Casini. E un poco anche a Veltroni...". Amato li avrebbe favoriti? "Come minimo ha fatto un gravissimo errore". Perché eravate presenti solo in 15 regioni? "Per un gentlemen agreement con il Cavaliere, che ci ha chiesto di non sovrapporci dove c'era la Lega". Ora Berlusconi la scongiura di non procrastinare il voto. Sarà gentleman, lei? "Del Cavaliere siamo alleati leali, ma non ho ancora avuto modo di sentirlo". Non ci credo. "Davvero". Possibile? "Non mi ha ancora chiamato. Quando lo farà...". Lei si farà convincere... "I nostri rapporti personali sono ottimi. Ma io non posso distruggere politicamente il mio partito". Nemmeno in cambio di contropartite al governo? "Noi non chiudiamo la porta al dialogo, ma non possiamo nemmeno dare per scontato l'annullamento della nostra identità". Detto così - se mi permette - suona un po' democristianese. È un "no" o un "sì"? "Decideremo stanotte, in riunione a piazza del Gesù". Cos'è, un remake del mitico conclave di Todo modo? "No, il tempo di riflessione necessario della politica". Onorevole Pizza, lei sogna una Dc che torni egemone? "Siamo in politica dal 1946, non posso rinunciare al nostro futuro". Ma è possibile che accetti di rinunciare alla proroga? "Senta, io non mi chiamo mica Rotondi". Cosa c'entra l'onorevole Rotondi, adesso? "Ha stabilito un invidiabile record: era contemporaneamente segretario della Dc per le autonomie, tesoriere Cdu e senatore di Forza Italia. Le pare possibile?". Non è facile la storia della diaspora democristiana.... "È facile essere il segretario di un partito e farsi eleggere da un altro! Noi, invece, corriamo con il nostro simbolo senza paracadute". Ce l'ha con Rotondi? "È un simpatico ragazzo". Glielo chiedo ancora. Come potreste rinunciare al rinvio del voto? "Noi a dire il vero l'abbiamo già chiesto, per questo Amato dice che è possibile...". Allora avete già deciso? "No, attendiamo che alcune posizioni si chiariscano". Questa è una meravigliosa locuzione morotea. "Bravo. Lo considero un complimento". L'onorevole Romagnoli lo ha definito "scudosauro". "Chi? L'estremista di destra? Un altro complimento". La vede come un dinosauro democristiano. "Ma io sono antico, e orgoglioso di esserlo. Detesto questa legge elettorale che consegna le scelte a un piccolo gruppo di oligarchi che decide il futuro del Paese". Non ama il porcellum... "Il vero colpo di Stato è la fine del voto di preferenza". Ma se Amato ristampasse tutte le schede elettorali... "Gli avvocati mi dicono che si decide dopodomani". E quindi? "Una sola cosa è certa. Noi rafforziamo il centrodestra: siamo l'alternativa a Casini, Meglio rinviare il voto". Il vostro simbolo è terribilmente simile a quello Udc "Il clone è il suo! Pier non dovrebbe potere utilizzare un simbolo che la legge attribuisce a me. Devono cancellarlo dalla scheda!". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Siamo pronti a morire per l'Albania? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo, culturalmente certo, ma anche nel malaffare, come ben sanno in Puglia. Secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Domanda provocatoria: noi italiani siamo pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: non era il caso di vincolare l'ingresso dell'Albania al rispetto di precisi criteri di legalità? Riepilogando: la Nato facilita in Afghanistan, Kosovo, Albania quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Scritto in Italia, gli usa e il mondo Non commentato " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 31 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 12 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 44 ) " (8 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 24 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (12) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (77) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia centrale - 1 Emails Birmania, la forza dello spirito (e della tecnologia) - 1 Emails "Svizzera razzista", così i media impongono il pensiero unico - 1 Emails Ultime discussioni Cristian: Perché queste grandi offerte non avvengono contemporaneamente per avere un margine di scelta? Marcello Foa: Caro Sergio, Nicola Porro l'altro giorno sul giornale ha anticipato l'ipotesi Lufthansa-Air... Sergio: Adesso i francesi non ci sono più. Ci aspetta la corda del fallimento o la cordata italiana? voce nel deserto: Il problema è uno:battere Veltroni.Poi battere la piazza delle sinistre che cercherà di... matteo: Mi fa rabbrividire l'idea che le possibilità di ritrovare sviluppo per una realtà fondamentale come... Ultime news Rinvio elezioni, il Tar deciderà l'8 aprileBerlusconi: "Intercettato ancora? Lascio l'Italia"Bologna, urla e uova contro FerraraSarkozy: "La Francia nel comando Nato"Alitalia, fallimento in vista: oggi il cda I sindacati al governo: vertice urgente Bari, il mercato degli esami: 2 prof in manette Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (2) March 2008 (16) February 2008 (14) January 2008 (15) December 2007 (14) November 2007 (21) October 2007 (24) September 2007 (24) August 2007 (32) July 2007 (15) Recent Trackbacks Haramlik: E per smettere di fumare, una bella Cristoterapia Il Blog di Marcello Foa: Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni I più votati I mutui subprime, la frode della Casta delle banche - 24 Votes E la sicurezza? Ai politici non interessa più - 18 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Quella ragazzina musulmana tutta in nero - 14 Votes Quei cronisti coraggiosi contro 'ndrangheta e mafia - 13 Votes Ma Carla Bruni rappresenta davvero la donna italiana? - 13 Votes Prodi cade, urrah! Ma il centrodestra ha capito la lezione? - 13 Votes L'incredibile Monsieur Sarkozy - 12 Votes Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 12 Votes Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni - 12 Votes Recent Posts Siamo pronti a morire per l'Albania? Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? Possiamo fidarci di Obama? Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Pagine Biografia Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Marcello Foa © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

Torna all'inizio


Berlusconi: "Intercettato ancora? Lascio l'Italia" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 0 Berlusconi: "Intercettato ancora? Lascio l'Italia" di Adalberto Signore Il Cavaliere poi avverte il popolo dei moderati: "I voti a Udc e Destra sono letteralmente gettati via" Ancona - "E ora andate tutti a casa a convincere gli infedeli. Diffondete il verbo, il verbo della libertà". Sono quasi le otto di sera quando Silvio Berlusconi chiude il comizio in piazza del Plebiscito, gremita all'inverosimile al punto che pure le scalinate che portano alla chiesa di San Domenico sono praticamente inaccessibili. Un colpo d'occhio che fa un certo effetto, tra bandiere che sventolano e gente che si sbraccia. Al punto che già in macchina diretto all'aeroporto di Falconara per tornare a Roma, il Cavaliere è costretto a scendere e improvvisare una sorta di bis in piazza della Repubblica, con il solito strascico di foto, strette di mano, baci e abbracci. Al limite del tumulto, se quello che gli uomini della scorta chiamano ormai "il mucchione" vacilla pericolosamente più d'una volta. Un'accoglienza piuttosto calorosa, dunque, tanto che né gli scroscioni che si ripetono prima del comizio né la pioggia che accoglie il Cavaliere sul palco scoraggiano la piazza. "Mi pare - attacca a parlare Berlusconi - che il comizio sia già terminato causa intemperanze causate dal governo...". Battuta evidentemente di buon auspicio se di lì a qualche minuto smetterà di piovere. E proprio dalle Marche, una delle regioni dove il partito di Pier Ferdinando Casini potrebbe incassare un buon risultato, l'ex premier torna sulla necessità del voto utile. "Tutti, ma proprio tutti i sondaggi - dice - ci danno 8-10 punti di vantaggio. E quindi dovremmo veramente raggiungere la vittoria, salvo la possibilità di brogli che dobbiamo assolutamente sconfiggere". Però, "chi al Senato votasse per l'Udc o per la Destra getterebbe letteralmente via il voto e potrebbe determinare una situazione in cui vi è il rischio di far eleggere, in determinate regioni in bilico, un senatore del Pd anziché uno del centrodestra". Insomma, "serve una vasta maggioranza" perché "non possiamo operare avendo pochi senatori" visto che "la sinistra avrà dalla sua i senatori a vita". Torna poi sull'eccessiva pressione fiscale, su cui si era soffermato a lungo in mattinata a Roma durante un incontro con gli imprenditori edili. "Se le tasse sono troppo alte, al 50-60%, l'evasione o l'elusione fiscale", aveva detto, "sono giustificate". Parole che aprono l'ennesima querelle e che il Cavaliere spiega nel dettaglio visto che, scherza, "sono stato male interpretato dalle agenzie di stampa di sinistra". Evadere le tasse, chiarisce, "è sempre ingiusto" ed è lo Stato ad essere "criminogeno" facendo sentire i cittadini "autorizzati a non pagare le tasse che ritengono ingiuste". Insomma, "aliquote giuste, contribuenti onesti". Durissima, invece, la presa di posizione sulle intercettazioni. "Continuo a usare il telefonino con la più ampia libertà, ma se escono di nuovo fuori delle registrazioni lascio questo Paese", attacca il Cavaliere spiegando di avere pronta una legge in materia. "Permetteremo le intercettazioni - dice - solo per reati di terrorismo e criminalità organizzata". Il nuovo provvedimento prevederà infatti "cinque anni di carcere" per "chi le ordina", per "chi le fa" e per "chi le diffonde", oltre "a multe salatissime per gli editori che le pubblicano". Sulla possibilità di un rinvio delle elezioni dopo la sentenza del Consiglio di Stato sull'ammissibilità del simbolo della Dc di Giuseppe Pizza, pochi dubbi: sarebbe "l'ultimo regalo a Prodi" perché "con la par condicio noi abbiamo solo il 7% dello spazio su radio e tv". Insomma, "se per caso rinviassero le elezioni tutti i piccoli andrebbero su, mentre noi e il Pd andremmo giù". Di qui, l'appello a Pizza: "Mi auguro che dia un segno di responsabilità che lo premierebbe anche elettoralmente". Poi, torna a criticare Walter Veltroni. "Il re - dice - è nudo visto che non è riuscito a ingannare gli italiani". Dopo aver detto di essere "il nuovo", attacca l'ex premier, "viene fuori che sia lui che Antonio Di Pietro sono due pensionati della politica". "E viene fuori - aggiunge - che questo oculato amministratore ha accumulato come sindaco di Roma nove miliardi di debiti e ha aumentato del 243% le consulenze". Insomma, "questo è il finale di chi pensava di poter ingannare gli italiani, ma nemmeno il signor Veltroni poteva farlo così a lungo e per così tanto tempo". "Il re - conclude - è nudo. Certo, magari è bello...". E alla signora che dalla piazza gli urla di "no", il Cavaliere ribatte alzando le braccia. "Questo lo dice lei...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Ciclone Pizza mette a rischio il voto. Con queste conseguenze (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Ciclone Pizza mette a rischio il voto. Con queste conseguenze Posted By redazione On 3/4/2008 @ 10:59 In Apertura#2 | No Comments E adesso è un coro di no. Da destra a sinistra, tutti in campo per scongiurare l'incubo del rinvio e difendere l'appuntamento elettorale del 13 aprile. Il governo Prodi (in carica per il disbrigo degli affari correnti) corre ai ripari, Berlusconi e Veltroni dichiarano all'unisono di non voler sentir parlare di slittamento del voto. E anche dal Quirinale si seguono con attenzione le iniziative del ministero dell'Interno, dopo che proprio il ministro Giuliano Amato, aveva parlato di [1] possibile rinvio, in quanto la [2] Dc di Giuseppe Pizza, ammessa alla corsa elettorale dal Consiglio di Stato, avrebbe meno di 15 giorni per fare campagna, contro i 30 previsti per legge. Ma soprattutto sostengono al ministero mancherebbero i tempi tecnici per completare il processo elettorale: dalla ristampa di 50 milioni di schede (che potrebbe costare 1,5 milioni di euro) all'annullamento dei voti che gli italiani all'estero stanno già inviando, ai termini previsti per la pubblicazione delle liste dei candidati (solo per citarne alcuni). E pensare che a bloccare la Dc era stato l'ufficio elettorale del Viminale che aveva bocciato, lo scorso 4 marzo, il simbolo della Democrazia cristiana di Pizza, insieme a quello della Dc di Angelo Sandri. Tutti e due hanno però presentato ricorso in Cassazione, e l'8 marzo l'ufficio centrale elettorale li ha respinti entrambi. Pizza si è rivolto a questo punto al Tar, sostenendo l'illegittimità dell'esclusione, ricevendo un'altra bocciatura. Quindi il ricorso al Consiglio di Stato, e la decisione di ieri che ha ribaltato le precedenti. Ma la vicenda potrebbe avere ancora un altro esito. Di qui la decisione dell'esecutivo, attraverso il Viminale, di presentare un doppio ricorso affinché sia revocata l'ordinanza del Consiglio di Stato e sia chiarito una volta per tutte dalla Cassazione a chi spetta giudicare in materia elettorale. La sentenza della Corte viene data per imminente, al massimo entro lunedì. La preoccupazione è palpabile. Berlusconi si è appellato a Pizza, suo alleato, affinché rinunci: "Sarebbe un dramma per il Paese perdere ulteriore tempo. Faccio appello alla Dc affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere altri giorni in più per la campagna elettorale". Più dure invece le parole del leader del Pd: "Sono assolutamente contrario al rinvio delle elezioni. Sarebbe per il nostro Paese anche un colpo di immagine gravissimo e non vorrei che il rinvio fosse un auspicio del Pdl, visto che l'aria è cambiata" ha detto Veltroni sottolineando che "è una cosa aperta nella destra, la destra la risolva". Anche nel Pdl però avanzano sospetti: "Poco tempo fa chiedevano disperatamente di non andare alle urne" ricorda Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera. "Ora temiamo che stiano manovrando per non mandarci a votare". In realtà di manovre dall'una o dall'altra parte non c'è traccia. Si tratta solo dell'ennesima puntata dello scontro sul simbolo che la Dc di Pizza, coalizzata con il Pdl, vuole sulla scheda elettorale nonostante sia già presente quello del partito di Pier Ferdinando Casini. Gli eredi dello scudocrociato chiedono anche che si ripeta tutto il procedimento pre elettorale: deposito del simbolo, sorteggio della collocazione nella scheda, presenza sui manifesti elettorali. E a chi ricorda il vincolo costituzionale dei 70 giorni si ribatte che quei giorni devono essere effettivi e dunque la data delle elezioni potrebbe essere fissata anche 90 giorno dopo. Se ce ne fosse bisogno, a complicare ulteriormente le cose c'è che il provvedimento dei giudici di Palazzo Spada è solo "cautelare". Nel merito, ovvero a decidere sulla effettiva validità delle ragioni della Dc, dovrà tornare a pronunciarsi il Tar (la sentenza è fissata per l'otto aprile). Ma tanto basta per sospendere la decisione di esclusione assunta dal ministero dell'Interno. Cosa, quindi, potrebbe succedere? Se Pizza rientra in gioco si prospettano due diversi scenari. O le elezioni, appunto, vengono rinviate; oppure Pizza accetta di correre senza recuperare il tempo perso e le elezioni si svolgono regolarmente sempre che il ministero degli Interni sia in grado di rifare tutte le procedure e di ristampare schede, liste e manifesti. Se il ricorso del governo contro la riammissione viene accettato, le elezioni si svolgono regolarmente, ma Pizza potrebbe provare a farle annullare in seguito attraverso il giudizio di merito. Anche se da noi nessuna legge prevede un organo che possa annullare le consultazioni elettorali.

Torna all'inizio


Il day after dell'Alitalia. Brutta faccenda per Veltroni (in attesa del Cav.) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia - http://blog.panorama.it/economia - Il day after dell'Alitalia. Brutta faccenda per Veltroni (in attesa del Cav.) Posted By Renzo Rosati On 3/4/2008 @ 13:27 In Uncategorized, Apertura#1 | No Comments Ore 11, vertice straordinario sull'Alitalia a palazzo Chigi con il sottosegretario Enrico Letta (Romano Prodi è al summit Nato di Bucarest), Tommaso Padoa-Schioppa, il ministro dei Trasporti Enrico Bianchi e quello dello Sviluppo Pier Luigi Bersani. Si tenta di recuperare in extremis la trattativa con l'Air France. Ore 13, consiglio d'amministrazione "d'emergenza" per valutare la situazione dopo l'abbandono del presidente e amministratore delegato Maurizio Prato. Ore 15, i sindacati - che chiedono un incontro urgente al governo - tengono una conferenza stampa: le otto sigle vogliono dire la loro verità sul fallimento del negoziato con il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, dopo la presentazione di una controproposta giudicata irricevibile dal top manager francese. Ma è scontato che dal fronte sindacale partiranno pesanti accuse anche contro i politici, e soprattutto contro un governo fino a ieri considerato amico. Il [1] day after della compagnia di bandiera è fatto di una miscela velenosa ed esplosiva di adempimenti urgenti (il cda vorrebbe presentarsi dimissionario, ma il Tesoro chiede di garantire la continuità gestionale attraverso un manager interno o esterno) e regolamenti dei conti a pochi giorni dalle elezioni. Tutto ciò ancora prima di guardare al futuro dell'azienda, alla difficilissima ripresa di un negoziato con l'Air France, all'apparire miracolistico di quella cordata italiana annunciata da Silvio Berlusconi per il dopo voto, o all'affacciarsi di qualche interlocutore interessato, tipo la Lufthansa. Anche se da qui a breve la prospettiva tecnicamente più concreta resta il commissariamento, come fu fatto con successo per la Parmalat. Ma l'azienda ex di Calisto Tanzi ha saputo brillantemente riprendersi (sia pure con bagno di sangue degli azionisti) perché tutti, dal commissario Enrico Bondi al ricco indotto del Nord fino ai sindacati mostrarono senso di responsabilità. Molto pragmatismo, zero politica. Tutto il contrario dell'Alitalia, insomma. Infatti già in queste ore, nell'attesa delle decisioni urgenti, volano gli stracci nella politica. I sindacati, appunto, ce l'hanno con il governo. Ma anche nell'esecutivo ed in particolare nella maggioranza dell'Unione, ormai agli sgoccioli, è tutto uno scambiarsi di accuse. Il bersaglio principale è Padoa-Schioppa, tacciato dai sindacati di "irresponsabilità" per il suo duro interventi di ieri alla Camera nel quale ha dipinto l'Alitalia non come un'azienda ma un ente di beneficienza. Non solo il fronte sindacale ce l'ha con il ministro. Anche Walter Veltroni, senza dirlo apertamente, giudica pericolosa e dilettantesca la conduzione della trattativa da parte del Tesoro e di palazzo Chigi. Il candidato del Pd, alla vigilia del voto, si trova tra i piedi una rogna non da poco, che oltretutto coinvolge direttamente due regioni-chiave , la Lombardia (già persa) e il Lazio (in bilico). Padoa-Schioppa è un tecnico e può scrollare le spalle, non così Prodi, che in prima battuta ha sferrato ai sindacati un attacco durissimo: "Un grave errore il loro, un azzardo ai limiti dell'irresponsabilità per il quale si rischiano conseguenze pesantissime". Insomma, Prodi protegge il suo ministro [2] sulla linea "o Air France o il baratro". Invece la Sinistra Arcobaleno non ci sta, difende i sindacati, attacca il governo. Ed un ministro che dell'estrema sinistra ha fatto parte fino a pochi giorni fa, prima dell'adesione al Pd, il responsabile dei trasporti Bianchi, ha anche lui il dente avvelenato con Padoa-Schioppa e Prodi. In sostanza, a suo avviso, l'avere imposto alle parti tempi strettissimi, oltre al comportamente poco chiaro in alcune vicende (tipo il "regalo" all'Alitalia degli slot liberati a Malpensa), sono errori imperdonabili. Naturalmente all'esterno la parola d'ordine è un'altra: dare la colpa a Silvio Berlusconi e alle sue continue ingerenze nella trattativa. Alla promessa di una cordata tricolore che per ora non si vede. E' chiaro che non mancheranno problemi neppure per il Cavaliere: se vince le elezioni eredita da questo governo anche la polpetta Alitalia, e soprattutto dovrà dimostrare se la sua cordata è vera o è un bluff. Difficile però pensare che la Cgil, la vera artefice del rilancio che ieri ha fatto scappare Spinetta dalla trattativa, abbia agito di sponda con Berlusconi. Si tratta, almeno per ora, dell'ultimo atto di una coalizione tra sinistra moderata e sinistra estrema, tra rigore alla Padoa-Schioppa e consociativismo sindacale. Una rappresentazione che per Veltroni doveva ormai essere confinata tra i ricordi del passato: e che invece ricompare come una beffa sulla scena. Tre dei quattro partecipanti al summit di palazzo Chigi sono del resto esponenti del Pd veltroniano: Letta, Bersani e Bianchi. Senza contare Epifani. A pochi giorni dal voto, uno spot al contrario che proprio non ci voleva.

Torna all'inizio


Amato: caso Dc, voto a rischio. Coro di no: "Proroga fuorilegge" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 0 Amato: caso Dc, voto a rischio. Coro di no: "Proroga fuorilegge" di Emanuela Fontana L'ipotesi di rinvio paventata dal Viminale per la riammissione della Dc agita le acque politiche. No di Veltroni e Berlusconi. Ma il segretario Pizza si scalda: "Quel simbolo è mio, cancellate Casini" Roma - L'annuncio è stato fatto davanti alle telecamere, in occasione del tributo a un socialista riformista, Camillo Prampolini: "Non è escluso il rinvio delle elezioni" ha dichiarato ai microfoni il ministro uscente degli Interni, Giuliano Amato, come se stesse fornendo un aggiornamento tecnico qualsiasi. Del ministro non si ricordano uscite burlone, il primo aprile era passato da più di dodici ore, dunque non stava scherzando. E infatti era serissimo: con il tono della decisione inevitabile, appena più malinconico del solito, il responsabile del Viminale ha spiegato da Reggio Emilia: "Se la cosa rimane su questi binari, io non escludo che il risultato a cui porti sia intanto il rinvio delle elezioni". La "cosa" è l'ordinanza del Consiglio di Stato che ha ridato dignità di concorrente alle elezioni ad Giuseppe Pizza e alla sua Democrazia cristiana, sospendendo la sua esclusione. L'oggetto della decisione è uno dei simboli di partito che ha fatto la storia d'Italia: lo scudo crociato. Secondo il Consiglio di Stato non può essere confuso con lo scudo dell'Udc. Dunque Pizza, che aspira a correre soltanto al Senato (con il Pdl) e il cui simbolo era stato escluso dal Viminale, può rientrare in campo. Ma in teoria sarebbe svantaggiato, perché ha perso giorni e giorni di campagna elettorale, e per questo Amato ha azzardato il rinvio delle elezioni. L'ipotesi è però "anticostituzionale", hanno fatto notare ieri in molti: come spiegavano anche alcuni tecnici del ministero, le Camere sono state sciolte il 6 febbraio, l'articolo 61 della Costituzione prevede che le elezioni si svolgano non oltre 70 giorni da quella data. Quindi non si può andare alle urne più in là del 16 aprile. Un problema reale potrebbe essere invece quello delle schede elettorali: sono già state stampate, confermano al Giornale dal Viminale. Bisognerebbe quindi riaffidare alle tipografie la stampa di milioni di schede nuove, con un costo che potrebbe superare il milione di euro. Come se non bastasse, Antonio Di Pietro, non a proposito di Pizza, ma dello stile grafico, ha minacciato: "Le schede sono disegnate male. Bisogna rifarle! Ci appelliamo al capo dello Stato". In tempi di proclami su tagli ai costi della politica, i contribuenti rischiano di pagare quindi due volte il costo delle schede elettorali. Follie. E ieri il circo politico è impazzito. Dichiarazioni sgomente da tutti i partiti sul rinvio: "Un dramma" per Silvio Berlusconi, "un fatto tragico" anche per il segretario di Rifondazione Franco Giordano. "L'ultimo regalo di Prodi", ha aggiunto Berlusconi, che si è appellato al "senso di responsabilità di Pizza" e, ai media, affinché gli concedano ora più spazio in tv, avendo soltanto nove giorni di campagna elettorale. E poi Walter Veltroni, che dalla Sardegna ha sconfessato Amato: "Sono assolutamente contrario al rinvio". Ma che poi ha scaricato tutto sugli avversari: "è una cosa aperta nella destra, la destra la risolva. Non vorrei che questo del rinvio fosse un auspicio del Pdl". Dal ministero non è più arrivato un commento, finché, con un comunicato in serata, il Viminale ha annunciato di aver dato incarico all'Avvocatura di chiedere al Consiglio di Stato la revoca dell'ordinanza e di fare "ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione" per risolvere "una volta per tutte la questione della competenza". A questo punto la situazione potrebbe ingarbugliarsi ancora di più. Dal ministero si attendono una risposta "in tempi brevissimi": e se la ragione dovesse andare ancora a Pizza? Avrebbe perso altri giorni di campagna elettorale. Nel giorno dei pasticci e delle gaffe, è stato comunque ieri tutto un appellarsi al "buon senso di Pizza", da Alemanno ai Verdi, alla Lega, e al buon senso generale: azzardare un rinvio delle consultazioni è "ipotesi inquietante", ha detto il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. Anche Prodi, dal vertice Nato a Bucarest, ha invocato: "Faremo tutto per evitare il rinvio". Unica eccezione nel coro delle preoccupazioni, Pier Ferdinando Casini: "Se il governo deciderà di rinviare le elezioni per noi non cambia niente, avremo 15 giorni in più di campagna elettorale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Pizza rinuncia, la Dc non (ri)corre per evitare il rinvio del voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Pizza rinuncia, la Dc non (ri)corre per evitare il rinvio del voto Posted By redazione On 3/4/2008 @ 13:55 In Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Prima solo un'indiscrezione, poi l'annuncio ufficiale: "Rinuncio a correre per non far slittare le elezioni. Faremo una campagna elettorale simbolica e rinunceremo a correre alle prossime elezioni". Dopo aver tenuto tutti, per 24 ore, con il fiato sospeso, alla fine Giuseppe Pizza, il segretario della Dc riammessa al voto per decisione del Consiglio di Stato che aveva accolto il ricorso del partito dopo l'esclusione del Viminale, ha deciso di fare un passo indietro per non far mettere a rischio il voto di aprile. Una decisione che sgonfia le preoccupazioni e azzera automaticamente anche le tante polemiche che si erano scatenate perché, a pochi giorni dalla scadenza delle elezioni, si paventava il rischio di un possibile slittamento della data. "Appartengo ad un partito" ha detto ancora Pizza "che ha sempre dimostrato senso dello Stato". La possibilità ventilata dal ministro Amato di un rinvio del voto era stata accolta con pareri contrari da tutte le forze politiche. "Faccio un appello alla Dc affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere ulteriori giorni per la campagna elettorale", aveva detto Berlusconi. Contrario allo slittamento anche Walter Veltroni. Durante il suo tour elettorale in Sardegna il leader del Pd aveva affermato "sarebbe un colpo di immagine gravissimo per il Paese".

Torna all'inizio


Berlusconi: appello all'orgoglio degli imprenditori italiani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 80 del 2008-04-03 pagina 0 Berlusconi: appello all'orgoglio degli imprenditori italiani di Alberto Taliani Il leader del Pdl agli imprenditori: non si deve partecipare con milioni e milioni, basta una Fiche. Veltroni: interferenze elettorali. Fini: Walter soffre di amnesia Milano - La drammatica situazione dell'Alitalia, dopo la rottura delle trattative tra Air France sindacati infiamma il dibattito politico. Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi torna a ribadire il suo appello "all'orgoglio degli imprenditori italiani". "Ora che la trattativa si è interrotta - ha affermato ospite della Coldiretti - rivolgo un appello all'orgoglio degli imprenditori italiani. Non si deve partecipare con milioni e milioni, ma basta una fiche". Berlusconi ha quindi ribadito che "è nel nostro interesse avere una compagnia di bandiera" mentre da parte di Air France erano state proposte "condizioni di assorbimento di Alitalia che io ho definito offensive". L'ex premier ha poi spiegato che "noi siamo stati zitti quando pensavamo che il governo trattasse con senno" e invece alla fine si è stati di fronte "a una svendita". "Commissariamento? Chiede a Prodi" Silvio Berlusconi non si sbilancia circa il futuro di Alitalia e ai cronisti che gli chiedono del rischio di commissariamento replica: "Chiedetelo a chi ha responsabilità di governo. Io sono all'opposizione". Fini: "Governo latitante" "Non vedo in cosa consistano le interferenze elettorali. Veltroni se la prenda, invece, con il modo in cui è stata condotta la trattativa", ha detto invece Gianfranco Fini, a Olbia dove ha iniziato il suo tour elettorale in Sardegna, rispondendo alle affermazioni del leader del Pd sul fallimento della trattativa per l'acquisizione di Alitalia da parte di Air France. Per Fini "Veltroni soffre di una sorta di amnesia ed ha dimenticato che al governo c'è Prodi. Se la deve prendere con il governo, sono state precostituite delle trattative. Veltroni dice basta alle interferenze elettorali ma non può pensare che una vicenda come quella dell'Alitalia possa essere esclusa da discorsi elettorali. Air France ha trattato da una posizione di forza ed il Governo - ha concluso il leader di An - si è mostrato latitante". Poi tgocca il tema spinoso di Malpensa. "Al di là delle sorti della trattativa Alitalia Air France, con un Expo 2015 che porterà 40-45 milioni di turisti a Milano - dice - non sta ne in cielo ne in terra pensare di derubricare Malpensa ad aeroporto al pari di quello di Villafranca o di Bergamo. Malpensa - ha aggiunto - è insieme a Fiumicino un grande aeroporto italiano". Veltroni contro il Pdl "Cessino immediatamente le interferenze elettorali, lasciando agli organi istituzionali il compito di trovare la soluzione migliore", afferma il candidato premier del Pd Walter Veltroni, che denuncia "le interferenze politiche, gli annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa fra Air France e sindacati". "è una vicenda che può avere un esito molto negativo. Per questo mi auguro e sollecito, affinchè il governo, in queste ore, possa avere la capacità di regia. Il governo deve farlo e la politica si deve tenere lontana". Sinistra contro Prodi e Veltroni "è molto grave che Prodi attacchi i sindacati e il Pd faccia il pesce in barile su Alitalia. I sindacati hanno difeso non solo i legittimi diritti dei lavoratori, ma anche l'interesse nazionale ad avere una compagnia di bandiera". Lo afferma il capogruppo della Sinistra Democratica Cesare Salvi che per quanto riguarda l' aeroporto di Fiumicino dice che "c'è da preservare chi riveste i ruoli più alti e di responsabilità, come i piloti o il personale di bordo, ma anche le migliaia di lavoratori dello scalo, quelli esternalizzati come nei call center, i precari". "Ora il governo, che già molto ha sbagliato in questa vicenda, lasciando il sindacato solo nella trattativa con Air France - sostiene l'esponente della Sinistra Arcobaleno - riprenda l'iniziativa a tutto campo per favorire una soluzione positiva della crisi". D'Alema: "Situazione delicata" "Si è fatto di tutto per fare fallire l'unica prospettiva possibile agitando alternative che non appaiono e il rischio è che alla fine noi resteremo senza compagnia aerea", lancia l'allarme Massimo D'Alema. "La situazione è molto delicata - ha aggiunto - e certamente la società dispone ancora di liquidità, ma in una misura limitata". "O si lavora rapidamente per una soluzione - ha concluso - oppure la situazione può diventare irrecuperabile". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio