HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
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tARTICOLI DEL 3-4-2008 #TOP
Berlusconi
a Fini: <Fermare Storace e Udc ad ogni costo>
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In attesa
dell'ultima carica di Fini, a fare da testa d'ariete per il Pdl nella regione
in bilico c'è Alessandra Mussolini, che ripete: "Dare il voto ai partiti
minori del centrodestra, la Destra e l'Udc, che secondo i sondaggi non
supereranno mai la soglia di sbarramento, vuol dire aiutare Veltroni".
L'ultimo
miglio sulla famiglia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
LE PROPOSTE
DEL PD Veltroni ha illustrato ieri il piano casa. A breve il patto per il
potere d'acquisto L'ultimo miglio sulla famiglia RAFFAELLA CASCIOLI
Sbaglierebbe chi pensasse che, a tredici giorni dall'apertura dei seggi, la
campagna elettorale si sia incamminata lungo il già tracciato ?
Una
lettera di Walter ai giovani sulla cultura (nascosta nelle pagine domenicali di
"Repubblica") ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Eugenio
Scalfari su Repubblica contro il Tg1 e altri telegiornali pubblici già al
guinzaglio del berlusconismo; e per la certezza espressa che il Pd vincerà le
elezioni. Forse per il piacere della lettura, mi è sfuggito un articolo di
Veltroni sullo stesso numero, in cui esalta il ruolo della cultura sia come
qualità morale degli italiani, sia per la sua stessa produttività materiale.
Si
apre la bagarre televisiva, Veltroni formato famiglia
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi.
Ieri sera le due conferenze stampa televisive tra i principali candidati hanno
dato il via al rush finale, che il Pd si giocherà sui temi della famiglia. A
cominciare dal piano casa, illustrato ieri mattina dallo stesso Veltroni
all'Ance, che parte dalla necessità di 100 mila alloggi popolari per 3 miliardi
di euro di investimenti ma prevede anche aumenti di detrazioni
Il
Lazio in tasca ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni-Rutelli-Zingaretti
che nei fatti si aiutano reciprocamente. Pur nella totale autonomia delle
rispettive campagne: due giorni fa Rutelli ha toccato un punctum dolens della
passata gestione del Campidoglio, "penso che i tassisti a Roma debbano
ritrovare un feeling con la città perché abbiamo conosciuto degli episodi molto
critici e io penso che la soluzione risieda nel miglioramento
Governo
e con itti da risolvere ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
integrazione
del programma di cui parla Bersani e che Walter Veltroni dovrebbe spiegare ai
riluttanti: intendo a quelli che hanno perso il mito di Berlusconi, non certo a
quelle elettrici napoletane che innalzano striscioni a "Silvio, per te
anche diagonali", non bastandogli forse l'orizzontalità di cui si offende
la Santanché.
"Finalmente
i socialisti uniti" ( da "Stampa, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ora ci siamo:
né con Veltroni né con Berlusconi. Il riformismo è nel Dna del Ps. Veltroni mi
accusa del mancato accordo con il Pd? Mi hanno promesso un gruppo di deputati a
patto che abbandonassimo il nostro simbolo. Le liste del Pd sembrano quelle del
''Grande Fratello''.
QUARANTENNI
( da "Stampa,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949;
Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo
"largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il
Il
mio concorrente è laureato in fiction
( da "Stampa,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Intercettazioni
Berlusconi propende per una stretta sulla possibilità di ordinarle da parte dei
magistrati: "Se mi ascoltano le telefonate lascio l'Italia, le
intercettazioni vanno limitate ai terroristi e criminali". Le stoccate Nei
comizi descrive il rivale Veltroni come "Belloccio, laureato in fiction e
apprendista ipnotizzatore".
Berlusconi
"giustifica" l'evasione
( da "Stampa,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
scende in campo e ironizza: "Evidentemente si è spaventato di quello che
aveva detto". Rosy Bindi tira le somme: "Si conferma inadatto a
governare". Intanto, però, Berlusconi è riuscito nello scopo di rammentare
che lui vorrebbe le aliquote massime al 33 per cento, "comunque sotto il
40", e se il suo governo non lo fece la colpa è del solito Casini.
"Il
Pd sarà la nuova Dc e Walter il leader adatto"
( da "Stampa,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
anche lei
come Veltroni non nomina Berlusconi... Ma invece Veltroni, secondo lei, ha le
doti che servono a guidare un partito-perno? "Non lo voglio mettere in
difficoltà, ma gli riconosco alcune caratteristiche. Lo spirito inclusivo, una
certa capacità combinatoria e un tratto di mediazione risoluto quando serve, e
per il resto garbato,
Cominciato
con quelle di Berlusconi e Veltroni, il ritorno alle conferenze stampa tv
vecchia maniera ( da "Stampa, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ieri infatti
è stato tutto un argomentare sui risultati di ascolto dei due maggiori leader
in corsa (Veltroni vincitore, con il 13,9%, su Berlusconi, all'11), che oltre a
finire sotto al commissario Montalbano (su Rai1 al 21,5%), hanno dovuto
battersi anche contro una partita molto attesa come Roma-Manchester. La
campagna non appassiona: è vero.
[FIRMA]ALESSANDRO
BARBERA ROMA Lascio dopo aver lottato con tutte le mie forze nonostant
( da "Stampa,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
francesi di
Berlusconi. Sia il leader del Pd Walter Veltroni, ma soprattutto Prato nella
lettera ai dipendenti, puntano il dito contro il Cavaliere: "Con le mie
dimissioni intendo dare un segnale che possa indurre il governo a valutare con
attenzione il contesto esterno fortemente penalizzante, e in particolare la
campagna elettorale"
I
n un vicolo cieco: Romano Prodi non riunirà il consiglio dei ministri, perché
un c ( da "Stampa, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Era stato
Walter Veltroni poco prima, mentre si appellava al "senso di
responsabilità di tutte le parti" a chiedere al governo di
"riprendere i fili della trattativa". Deve muoversi o no, il governo?
C'è tempo ancora nella mattinata di oggi, prima del consiglio di
amministrazione dell'Alitalia che riceverà le dimissioni del presidente
Maurizio Prato.
Air
France dice no ai sindacati e se ne va Oggi riunione del governo e del consiglio
Alitalia. Veltroni: la rottura è colpa di Berlusconi
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni: la
rottura è colpa di Berlusconi di Bianca Di Giovanni/ Roma FINALE DI PARTITA
L'ultima mano è finita nel nulla. I vertici di Air France- Klm hanno respinto
la controproposta sindacale sul piano Alitalia, hanno lasciato il tavolo e sono
andati via.
Voto
a rischio per colpa di Berlusconi La Dc di Pizza, alleata del Pdl, riammessa
alle elezioni ora chiede il rinvio Veltroni: risolvano il problema. Prodi: fare
di tutto per evita ( da "Unita, L'"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Voto a rischio per colpa di Berlusconi La Dc di Pizza, alleata del Pdl,
riammessa alle elezioni ora chiede il rinvio Veltroni: risolvano il problema.
Prodi: fare di tutto per evitare questo danno Le elezioni potrebbero essere
rinviate di 30 giorni dopo che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso
della Dc di Pizza (alleato di Berlusconi) riconoscendo al suo "
Rischio
rinvio, alta tensione sulle elezioni Caos dopo la riammissione della Dc, il
Viminale fa ricorso. Veltroni: grana aperta nella destra, la risolvano
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sarebbe un
dramma per il paese perdere ulteriore tempo - ha commentato Berlusconi - faccio
un appello alla Dc, affinché abbia senso di responsabilità". Anche per
questo motivo, dalla Sardegna, Walter Veltroni ha scelto i toni duri: "È
una cosa aperta nella destra, la destra la risolva. Spero non sia un tentativo
per rinviare le elezioni.
Quel
genio di Arcore tra Pizza e Alitalia
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che sarebbe
la stessa elegante forma di protesta di Bravehart), ecco cosa accade: molto
Berlusconi con "migliaia e migliaia di sostenitori", poco e confuso
Veltroni apparentemente solo e abbandonato da tutti e, nell'ordine, il
transfuga Giovanardi, Maroni e Tremonti, irriducibili avversari dell'Altissimo,
soprattutto l'ultimo, che siede alla sua destra.
Prodi:
È stato un grave errore . Padoa-Schioppa: i francesi erano l'ultima chance Il
premier duro contro i sindacati e Berlusconi: Ora, se c'erano, saltino fuori le
cordate . Il mi ( da "Unita, L'"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Cessino
le interferenze elettorali - attacca Walter Veltroni senza citare direttamente
Berlusconi - Gli annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di
ostilità hanno fatto interrompere la trattativa fra Air France e
sindacati". In mattinata avevano tenuto banco le dichiarazioni di Tommaso
Padoa-Schioppa.
Ricette
sociali per motivare i delusi dell'ex Unione
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ogni giorno
più piccola" da Berlusconi, Veltroni è consapevole della necessità di
rendere ancora più chiare le priorità programmatiche e di governo che dovranno
servire a migliorare le condizioni di vita di tanti cittadini, costretti a
vivere nella precarietà lavorativa o con salari e pensioni che perdono potere
d'acquisto.
Voto
disgiunto È un giochetto sbagliato e dannoso Cara Unità, ti scrivo per in
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Con Veltroni
hanno riscoperto di saper fare i giornalisti, a Berlusconi hanno fatto dire
come al solito, solo quello che voleva lui. Ma quanto è patetico questo signore
rancoroso e vendicativo. Dovrebbe governarci ancora? Poveri noi! Ha detto che
il precariato per i giovani non è un gran male.
Gli
sms di Ilka e gli incubi di Cioni
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E dovrebbe
indignarsi anche Veltroni, indignarsi e poi tirare le orecchie al Pd
fiorentino. Perché? Perché quello che ci differenzia da Berlusconi e la sua
armata di coerenti sostenitori del capitalismo senza se, senza ma e senza freni
inibitori, è una esasperata sensibilità verso TUTTI I SOCIALMENTE DEBOLI,
quelli che non sono,
Elezioni,
coro di no all'ipotesi di un rinvio
( da "Repubblica,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il pericolo
c'è, avvisa il Viminale, ma tutti i partiti vorrebbero scongiurarlo. Lo dicono
sia il leader Pdl Silvio Berlusconi che quello del Pd Walter Veltroni. Intanto
il governo ha presentato ricorso contro la decisione. BEI, BUZZANCA, LOPAPA,
POLCHI E TITO ALLE PAGINE 6, 7 E 8.
Walter
seduttivo , il leader Pd vince il duello in tv Veltroni batte Berlusconi 3,8
milioni a 3,1. Gli esperti: il primo luminoso e ottimista, il secondo cupo e
affaticato ( da "Unita, L'"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del "Walter seduttivo", il leader Pd vince il
duello in tv Veltroni batte Berlusconi 3,8 milioni a 3,1. Gli esperti: il primo
luminoso e ottimista, il secondo cupo e affaticato.
Davanti
allo schermo i precari indecisi scelgono i democratici. Tranne uno
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
06:
Berlusconi "appare" ai suoi intervistatori. Alle 21.49 su quella
stessa sedia (ma senza il cuscino) si accomoda Veltroni. "Abbronzato al
fondotinta", annota subito Mirella su B. "Imbalsamato e in
doppiopetto", scrive Ludovica. Mentre Tommaso sottolinea: "È
destrorso in tutto, anche sull'uso delle mani".
Settecentomila
telespettatori e quasi tre punti di share in più per Veltroni nonostante
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
telespettatori
e quasi tre punti di share in più per Veltroni nonostante l'ora tarda. I dati
gli attribuiscono il 13,91% contro l'11,02% di Berlusconi. La prima intervista
di martedì sera sulla Rai è stata seguita da 3.100mila persone, la seconda da
3.836mila. Anche massmediologi e sondaggisti promuovono il leader del Pd,
sottolineando una beffarda nemesi nei confronti del Cavaliere:
E
in Sardegna Veltroni passa all'attacco della destra
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
dice bugie e poi smentisce, accusando i giornalisti di non aver capito. È
andata così, ricorda Veltroni, sulla gaffe con il Quirinale, è andata così
sulle pensioni, è andata ancora peggio sul fisco. "L'ho sentito dire che
avrebbe fatto la lotta all'evasione e mi sono detto che dopo tanti condoni era
una novità importante.
Eco:
sì a Walter ma troppi vecchi in politica
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quando
l'intervistatore del Pais gli ha chiesto "E Veltroni?", ha risposto:
"Veltroni è uno giovane. Ha 50 anni, ma gli altri sono più vecchi.
Berlusconi ha oltre 70 anni. In Italia chi perde le elezioni si ripresenta, è
come se Al Gore fosse di nuovo candidato negli Usa o se in Francia si
ripresentasse Jospin.
Berlusconi:
l'evasione fiscale? Si può, se le tasse son troppe Il capo del Pdl ora se la
prende con lo Stato criminogeno Poi il solito dietrofront: Le agenzie di
sinistra disinform ( da "Unita, L'"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Attacca
Veltroni sull'immagine: il signore "belloccio" e "diplomato in
fiction", un "apprendista ipnotizzatore" che vorrebbe far
sembrare "svizzero il governo Prodi" e via denigrando. Quanto ai lui,
gli tocca "portare la croce" del governo, perché "se qualcuno
conosce un mio sostituto gli mandi una cartolina",
Elezioni,
si rischia il rinvio è battaglia sul simbolo dc - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo
scudocrociato nel 1992 Elezioni, si rischia il rinvio è battaglia sul simbolo
Dc Veltroni e Berlusconi contrari. Il Viminale ricorre Prodi: l'Italia si
metterebbe in cattiva luce Ferrara: se accade mi suicido FRANCESCO BEI ROMA -
"Un rinvio delle elezioni oggi metterebbe l'Italia molto, molto in cattiva
luce davanti al mondo".
La
crisi istituzionale allarma il colle "va evitata una ferita al paese"
- claudio tito ( da "Repubblica, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Non
offriamo a Berlusconi - ha avvertito Veltroni - il pretesto di fare la campagna
elettorale su suoi temi". A piazza Santa Anastasia, infatti, tutti sono
convinti che lo slittamento del voto consentirebbe al capo pidiellino di
rivitalizzare il "gorgo dei veleni", di urlare al "complotto comunista".
Boselli
avvisa "appoggio locale ai democratici? non ci sono regole" - marco
trabucco ( da "Repubblica, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per noi
Berlusconi o Veltroni sono uguali". All'offerta di dialogo prospettata dal
leader della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti, Boselli risponde: "Il
patto andrebbe fatto adesso e non dopo il voto. Bertinotti ha detto che la
laicità è tutto. E il nostro è il partito della laicità".
Decoro,
case, family card "così il mio sistema roma" - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dalle giunte
Rutelli e Veltroni, ma consapevoli che c'è ancora molto lavoro da fare",
spiega. L'esatto contrario di "chi si limita a proporre una visione
distruttiva collocandosi in una posizione di minoranza astiosa". Molte le
idee forti contenute nel programma. A partire dalla mobilità: potenziamento
della rete del trasporto pubblico per portare la frequenza massima a 20 minuti,
Voti
a perdere - raffaele niri ( da "Repubblica, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Genova VOTI A
PERDERE LA MALFA E L'AGNOSTICO-VELTRONIANO RAFFAELE NIRI Si sono incontrati in
trentotto, duri e puri, martedì notte, nella sede di via Ravecca, sotto le
icone di Giuseppe Mazzini e La Malfa. Ugo, ovviamente, che il figliolo
traditore Giorgio sta con Berlusconi. Sei dei trentotto, che è già una bella
percentuale, sono quelli dell'Uaar,
Orlando,
pd: "università gratis e gli studenti cresceranno in fretta" - wanda
valli ( da "Repubblica, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il ristretto
gruppo di collaboratori di Veltroni, perciò, per la campagna elettorale, ha
girato non solo tutta la Liguria, ma l'Italia. Anche per questo, spiega, è
convinto "che si può fare davvero". Magari grazie ai giovani come
lui, i più convinti del nuovo partito, sostiene. I giovani che il G8 con i suoi
drammi ha rischiato di allontanare dalla politica.
Ora
elezioni a rischio ( da "Stampa, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma Berlusconi
non risparmia la rasoiata contro il premier, considerando l'ipotesi dello
slittamento delle elezioni "l'ultimo regalo di Prodi". A questo punto
Walter Veltroni chiama in causa proprio il suo avversario. E' Berlusconi che
deve risolvere il problema.
Amato:
caso Dc, voto a rischio Coro di no: proroga fuorilegge
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi:
"Sarebbe un dramma, l'ultimo regalo di Prodi". Contro pure Veltroni
da Roma L'annuncio è stato fatto davanti alle telecamere, in occasione del
tributo a un socialista riformista, Camillo Prampolini: "Non è escluso il
rinvio delle elezioni" ha dichiarato ai microfoni il ministro uscente
degli Interni,
Il
ritorno del Senatùr: comizi in piazza e tv per conquistare Roma
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E pure sul
confronto tv con Walter Veltroni non si è tirato indietro: "Silvio
sbaglia. Il faccia a faccia lo deve fare e convincere gli indecisi". Così
sulla questione del voto amministrativo agli immigrati, lanciata da Gianfranco
Fini e sulla quale Berlusconi ha preferito non chiudere con un
"valuteremo", non ha avuto alcun cedimento con un eloquente "ma
siamo pazzi.
La
verità sulla sfida dell'Auditel ( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
risultato
degli ascolti ha fatto segnare un vantaggio per Walter Veltroni. Per
quest'ultimo, andato in onda dalle 21:49 alle 22:35, 3,8 milioni di spettatori.
Per Silvio Berlusconi, intervistato dalle 21:06 alle 21:40, 3,1 milioni. Un
dato che ha fatto esultare il numero uno del centrosinistra: "I dati degli
ascolti corrispondono a un sentimento di cambiamento che si fa strada".
Il
pugliese Placido vuole abolire i politici del Sud
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nel 2006 era
candidato della lista civica "Roma per Veltroni". Nel Caimano di
Nanni Moretti fa la parte dell'attore che rifiuta di impersonare Berlusconi.
Del resto non ha mai nascosto le sue simpatie politiche: "Sono di
sinistra, voto per l'Unione, l'altra notte ero alla festa di Milano dei Ds - ha
detto una volta -.
<La
Madonna di Lourdes vota per Veltroni>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
80 del
2008-04-03 pagina 10 "La Madonna di Lourdes vota per Veltroni" di
Diego Pistacchi da Genova Dalla prima lettera della Madonna di Lourdes agli
italiani: "I cristiani sono avvertiti in tempo perché dopo non basterà una
confessione a lavare la colpa della complicità che diventa anche apologia del
fascismo".
Il
programma politico di Eco: dieci morti per rilanciare l'Italia
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dieci morti
per rilanciare l'Italia di Paolo Bracalini da Milano Veltroni ha un programma
in dodici punti? Umberto Eco fa di meglio, il suo ne ha solo dieci. Dieci
morti. Tanti sono i decessi necessari per dare un futuro al Paese, secondo
l'erudito bolognese. Lo slogan ancora non ce l'ha, ma potrebbe essere: crepa,
Italia!
Berlusconi:
"se m'intercettano ancora espatrio" - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni è un
signore belloccio diplomato in fiction" Berlusconi: "Se
m'intercettano ancora espatrio" "Troppe tasse giustificano
l'evasione". Casini: le alleanze si fanno prima del voto Continuo a usare
il mio telefonino in piena libertà, ma se escono registrazioni espatrio
GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO ANCONA - "Veltroni è un signore
belloccio,
Veltroni:
"buono spesa per tre milioni di famiglie" - goffredo de marchis
( da "Repubblica,
La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
"Buono spesa per tre milioni di famiglie" "Saranno 600
euro". Ascolti, al leader Pd il duello tv Per l'ex sindaco 3.836.000
ascoltatori, per Berlusconi 3.100.000 GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Buono spesa e
share sono le parole di Walter Veltroni quando pensava di essere a meno undici
giorni dalle elezioni.
Ricorsi
solo il pericolo del rinvio delle urne riapre il canale bipartisan tra Pd e Pdl
( da "Riformista,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dice
Berlusconi. "Sono assolutamente contrario al rinvio delle elezioni. È un
problema aperto nella destra e la destra lo deve risolvere" afferma Walter
Veltroni, provando a lasciare il cerino in mano al suo principale avversario. Ma
più del rinvio la preoccupazione condivisa sia da Berlusconi che da Veltroni
riguarda lo spettro dell'
Analisi
ora <più sacrifici per tutti>
( da "Riformista,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
profonda
differenza tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Chi dice che Veltroni pare
aver ereditato la tendenza berlusconiana all'overpromising non sbaglia. Per
meglio dire, Veltroni eredita dal primo berlusconismo la tendenza a concepire
la politica come lo strumento per operare profonde azioni di mutamento sociale,
fino ad arrivare al rapporto tra individuo e spazio pubblico.
Tempesta
sul ministro degli interni amato ( da "Riformista, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
provi a lasciare in mano il cerino a Berlusconi, definendo il caso Pizza una
questione tutta interna al Pdl ("La risolvano loro"), al Loft si
affaccia per qualche ora lo spettro di un'altra gaffe pre-elettorale del
Viminale, inquilino all'epoca Enzo Bianco, quando l'accorpamento dei seggi
deciso al ministero prima del voto del 2001 causò file interminabili ai seggi e
una
Alle
urne tutti mobilitati per scongiurare il rinvio del voto, il Quirinale
sorveglia e segue il viminale ( da "Riformista, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi interviene praticamente subito: "Il rinvio delle elezioni
sarebbe un dramma. Rivolgo un appello alla Dc perché non si rimandi il
voto". Walter Veltroni, impegnato a pranzo a casa di una famiglia sarda,
riceve dal portavoce Roberto Roscani la notizia dell'uscita del ministero
dell'Interno ma parlerà soltanto un paio d'
Un
flop elettorale programmato ( da "Manifesto, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
programmato
Norma Rangeri Un compito da facili profeti prevedere chi avrebbe vinto tra il
Commissario Montalbano e la coppia Berlusconi-Veltroni. Anche se la differenza
si è rivelata molto più marcata delle aspettative: nel caso di Berlusconi quasi
un raddoppio: tre milioni e l'11 per cento di share per il Cavaliere, 5 milioni
e mezzo con il 21 per cento per il commissario di Camilleri.
Eco:
politici vecchi, moriranno ( da "Manifesto, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Parola di
Umberto Eco che ieri è stato intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais.
"Veltroni è uno giovane - ha detto Eco - ha 50 anni, ma gli altri sono più
vecchi. Berlusconi ha oltre 70 anni. In Italia torna sempre il vecchio: è il
sintomo di una classe politica che non vuole rinunciare al potere".
Caso
Pizza, elezioni a rischio ( da "Manifesto, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni contrari al rinvio. Ora la speranza è una sentenza della Cassazione
Sara Menafra Roma Gli occhi speranzosi dell'intero arco costituzionale sono
rivolti al Palazzaccio della Cassazione. Le sezioni unite, già questo fine
settimana, potrebbero stabilire che non spetta alla giustizia amministrativa
giudicare i decreti elettorali e che le elezioni debbano proseguire.
Abbiamo
già dato Voto operaio in fuga ( da "Manifesto, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
le sirene di
Veltroni e il sogno di Berlusconi Solitudine a Mirafiori La sinistra annaspa,
pochi credono alle promesse di abolire la legge 30. Regge il voto nelle
comunità operaie dove c'è il conflitto Loris Campetti Torino Torino non è più
la città grigia del secolo scorso, caricata come una sveglia sui tempi della
sirena Fiat,
Il
piazzista dello scudo crociato ( da "Manifesto, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
anche
Veltroni e Berlusconi uniti dalla volontà di cancellare i piccoli partiti e
costretti agli straordinari dal più piccolo, immaginario partito. Inseguendo il
centro è stato prima a sinistra e poi a destra, era alleato dell'Unione, amico
del migliore amico di Prodi (Angelo Rovati) e poi fedelissimo di Berlusconi.
Pizza:
rinunciare? Se lo chiede il Colle
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La stizza di
Veltroni, l'amarezza di Prodi? "Non sono io che ho sbagliato, è stato il
ministero a farlo, mi spiace...". Gli appelli alla
"ragionevolezza" di Berlusconi? "Noi con il Pdl abbiamo solo un
accordo tecnico, il Cavaliere non l'ho sentito, se perderà voti perché si
allunga la campagna elettorale non posso farci nulla.
Berlusconi
e Veltroni: no al rinvio delle elezioni
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
2 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi e Veltroni: no al rinvio delle elezioni Amato e la Dc:
rischio slittamento. E ricorre in Cassazione Doppia mossa per non spostare la
data. Prodi: rimandare metterebbe l'Italia molto in cattiva luce davanti al
mondo ROMA - Un coro di no dei partiti e delle istituzioni - con Berlusconi,
Veltroni,
Pd
e Pdl contro il Viminale Silvio tratta con il <ribelle>
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Paradossalmente
sarà Berlusconi a togliere le castagne dal fuoco all'ex alleato, offrendo a
Pizza una congrua "soluzione politica". Paradossalmente è su
Berlusconi che Veltroni ieri ha provato a scaricare il costo politico della
vicenda: "Non vorrei che il rinvio del voto - ha detto il leader
democratico - fosse un auspicio del Pdl,
Veltroni:
600 euro per le famiglie povere con noi al governo
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
03 num: -
pag: 6 categoria: REDAZIONALE Veltroni: 600 euro per le famiglie povere con noi
al governo "Berlusconi? Lui come Ivan Drago contro Rocky" DAL NOSTRO
INVIATO OLBIA - "Vedendo i dati delle due interviste in tv, il principale
esponente dello schieramento a noi avverso si è convinto che se il duello non
si fa è meglio.
Il
leader pd batte in tv il Cavaliere
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Share più alto Il leader pd batte in tv il Cavaliere MILANO - Il leader del Pd
Walter Veltroni ha battuto Silvio Berlusconi. Non si tratta di risultati
elettorali, ma degli ascolti tv di martedì sera. Il duello di " Conferenze
Stampa " separate su Raidue ha visto per il Cavaliere, in onda dalle 21.06
alle 21.40, 3.100.000 spettatori con share dell'11.
L'Economist
sceglie Walter <Silvio, un Gattopardo>
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
candidato va
a Walter Veltroni. "Sì, ma come conseguenza, comunque non ho scritto di
lui, il focus è su Berlusconi e sul fatto che non merita l'elezione perché
quando ne ha avuto la possibilità non ha messo mano alle riforme". Non c'è
entusiasmo nemmeno per il Pd, perché all'Economist non sono sicuri che il nuovo
partito che corre da solo rappresenti davvero la rottura con il passato.
Eco
e i politici <Se ne muore una decina si può ripartire>
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E se salva
Veltroni ("Sì, è giovane, ha 50 anni, ma la maggior parte è più
vecchia") e boccia Silvio Berlusconi ("Ha più di 70 anni"), poi
punta il dito contro il malcostume nazionale: si ricandida anche chi ha perso
le elezioni, cosa impensabile negli Usa o in Francia.
No
di Air France. Prato: ho fallito, vado via
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
imprenditori
e banche promessi da Berlusconi. Spazio al prossimo governo dunque, perché
Alitalia resti italiana. Ma intanto però c'è da evitare il fallimento che
verrebbe accollato a Prodi: un punto su cui il partito di Walter Veltroni
sarebbe stato nettissimo. A. Bac. Rottura Il presidente di Air France-Klm Jean
Cyril Spinetta ieri ha preso atto "con rammarico della rottura dei
negoziati"
ROMA
- Con la proposta di un buono spesa da 600 euro, destinato a 3 milioni di famiglie
in d ( da "Messaggero, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
secondo
Walter Veltroni, può consentire di far fare al Paese quel "salto di
qualità", verso una maggiore integrazione europea. Se l'origine delle
attuali difficoltà deriva dallo scarso controllo fatto dal governo Berlusconi
al momento dell'introduzione dell'euro, accusa il leader Pd, la "questione
prezzi", che non permette a molte famiglie di arrivare alla quarta
settimana,
ROMA
- Romano Prodi accusa i sindacati, grave errore quello di rompere perch
( da "Messaggero,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Attacca
Berlusconi. "E' possibile" che Alitalia sia stata vittima della
campagna elettorale. Mentre Walter Veltroni sollecita il governo di adoperarsi
"per cercare di riprendere i fili della trattativa, richiamando tutte le
parti al senso di responsabilità".
ROMA
- A Francoforte non hanno mai smesso di crederci. E adesso, dopo la clamoros
( da "Messaggero,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con il
delicato passaggio delle elezioni politiche ormai alle porte, le mosse di
Berlusconi e quelle di Veltroni. Dichiarazioni, specialmente quelle del leader
del Pdl, che in questi giorni sono state vagliate e radiografate. Ma la
condizione-chiave per scendere in pista era ed è sempre stata legata al
fallimento della trattativa con Air France.
Elettori
come bonzi e guelfi furbacchioni ( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
essere felice
per come viene utilizzato in Sardegna da Walter Veltroni. Se mi avesse detto di
voler nominare Flavio Briatore assessore al turismo, gli avrei creduto di più.
I guelfurbi. Se le flessioni di fronte alla Chiesa fossero uno sport olimpico,
l'Italia potrebbe ritenersi già sul podio. Questi servilismi, oltretutto, non
sono richiesti;
Prodi:
cordate fantomatiche, adesso vengano fuori
( da "Messaggero,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Grave
errore dei sindacati rompere". Veltroni: saltato tutto per le interferenze
elettorali di Berlusconi.
Alemanno,
patto per l'Esquilino ( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non sono
mancate le critiche del centrodestra: "Scopiazza il nostro - dice Andrea
Augello - soprattutto sull'unica società di gestione per il trasporto pubblico,
l'esatto contrario di quello che ha fatto Veltroni". Ernesto Menicucci
Gianni Alemanno era insieme alla candidata al I Municipio Laura Marsilio e a
Federico Mollicone.
Prodi
<rompe> con i sindacati <Ora aspetto le cordate fantasma>
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni, che
in tutte queste settimane ha dovuto subire l'incalzante e spericolata
iniziativa di Berlusconi, e in un intervento di palazzo Chigi magari ci
sperava. Ha commentato ieri il leader del Partito democratico. "Le
interferenze politiche, gli annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni
di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa fra Air France e i
sindacati.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni: "Contrari". Focus La corsa dell'oro Nel 2007 il costo di
un'oncia d'oro è cresciuto del 32%, nei primi mesi di quest'anno del 20% fino a
superare i 1.000 dollari. Ma la corsa non sembra destinata a finire, soprattutto
per gli acquisti di India e Cina.
Il
ritorno del Senatùr nelle piazze e in tv
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E pure sul
confronto tv con Walter Veltroni non si è tirato indietro: "Silvio
sbaglia. Il faccia a faccia lo deve fare e convincere gli indecisi". Così
sulla questione del voto amministrativo agli immigrati, lanciata da Gianfranco
Fini e sulla quale Berlusconi ha preferito non chiudere con un "valuteremo",
non ha avuto alcun cedimento con un eloquente "ma siamo pazzi.
Ora
si scalda Pizza: <Quel simbolo è mio, cancellate Casini>
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E un poco anche
a Veltroni...". Amato li avrebbe favoriti? "Come minimo ha fatto un
gravissimo errore". Perché eravate presenti solo in 15 regioni? "Per
un gentlemen agreement con il Cavaliere, che ci ha chiesto di non sovrapporci
dove c'era la Lega". Ora Berlusconi la scongiura di non procrastinare il
voto.
Siamo
pronti a morire per l'Albania? ( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
voce nel
deserto: Il problema è uno:battere Veltroni.Poi battere la piazza delle
sinistre che cercherà di... matteo: Mi fa rabbrividire l'idea che le
possibilità di ritrovare sviluppo per una realtà fondamentale come... Ultime
news Rinvio elezioni, il Tar deciderà l'8 aprileBerlusconi: "Intercettato
ancora?
Berlusconi:
"Intercettato ancora? Lascio l'Italia"
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
criticare
Walter Veltroni. "Il re - dice - è nudo visto che non è riuscito a
ingannare gli italiani". Dopo aver detto di essere "il nuovo",
attacca l'ex premier, "viene fuori che sia lui che Antonio Di Pietro sono
due pensionati della politica". "E viene fuori - aggiunge - che
questo oculato amministratore ha accumulato come sindaco di Roma nove miliardi
di debiti e ha aumentato del 243%
Ciclone
Pizza mette a rischio il voto. Con queste conseguenze
( da "Panorama.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni dichiarano all'unisono di non voler sentir parlare di slittamento del
voto. E anche dal Quirinale si seguono con attenzione le iniziative del
ministero dell'Interno, dopo che proprio il ministro Giuliano Amato, aveva
parlato di [1] possibile rinvio, in quanto la [2] Dc di Giuseppe Pizza,
Il
day after dell'Alitalia. Brutta faccenda per Veltroni (in attesa del Cav.)
( da "Panorama.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
abbia agito
di sponda con Berlusconi. Si tratta, almeno per ora, dell'ultimo atto di una
coalizione tra sinistra moderata e sinistra estrema, tra rigore alla
Padoa-Schioppa e consociativismo sindacale. Una rappresentazione che per
Veltroni doveva ormai essere confinata tra i ricordi del passato: e che invece
ricompare come una beffa sulla scena.
Amato:
caso Dc, voto a rischio. Coro di no: "Proroga fuorilegge"
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
No di
Veltroni e Berlusconi. Ma il segretario Pizza si scalda: "Quel simbolo è
mio, cancellate Casini" Roma - L'annuncio è stato fatto davanti alle
telecamere, in occasione del tributo a un socialista riformista, Camillo
Prampolini: "Non è escluso il rinvio delle elezioni" ha dichiarato ai
microfoni il ministro uscente degli Interni,
Pizza
rinuncia, la Dc non (ri)corre per evitare il rinvio del voto
( da "Panorama.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Faccio un
appello alla Dc affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta
di avere ulteriori giorni per la campagna elettorale", aveva detto
Berlusconi. Contrario allo slittamento anche Walter Veltroni. Durante il suo
tour elettorale in Sardegna il leader del Pd aveva affermato "sarebbe un
colpo di immagine gravissimo per il Paese".
Berlusconi:
appello all'orgoglio degli imprenditori italiani
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi:
appello all'orgoglio degli imprenditori italiani di Alberto Taliani Il leader
del Pdl agli imprenditori: non si deve partecipare con milioni e milioni, basta
una Fiche. Veltroni: interferenze elettorali. Fini: Walter soffre di amnesia
Milano - La drammatica situazione dell'Alitalia, dopo la rottura delle
trattative tra Air France sindacati infiamma il dibattito politico.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi a Fini: "Fermare Storace e
Udc ad ogni costo" FRANCESCO LO SARDO O Roma o morte. La consegna del
Cavaliere è stata perentoria: "Gianfranco, nel Lazio la situazione è
delicatissima. Conto su di te e su Alemanno. Storace e Casini possono farci
andare sotto...". Sì, i numeri contenuti nelle cartelline dei sondaggisti
aggiornati e depositati a intervalli sempre più stretti sul tavolo del
Cavaliere parlano chiaro. La distanza tra il Pdl e il Pd s'è assottigliata
troppo nel Lazio, una delle regioni in bilico dove incassando il premio di
maggioranza si portano a casa quindici senatori. S'era già molto assottigliata
il 25 marzo scorso e s'è ridotta a un'ombra nei rilevamenti, non più
divulgabili per rispetto della legge sulla par condicio, di lunedì 31. Ieri Berlusconi è tornato a lanciare l'allarme. Altro che trenta
senatori di maggioranza a favore del Pdl: "Tutto si decide in poche
regioni in bilico ? ripete il Cavaliere smentendo il presunto vantaggio del Pdl
a palazzo Madama e accreditando la tesi del pareggio ? quindi non si può essere
sicuri che al senato ci sarà una maggioranza per governare". Che fare?
L'ordine di Berlusconi è caricare a testa bassa Casini
e Storace, ma soprattutto di concentrare il fuoco sull'ex dirigente di An
fondatore della Destra il cui elettorato nel Lazio, a differenza di quello
dell'Udc, è non solo continguo ma praticamente sovrapposto a quello del Pdl che
rischia di subire danni irreparabili dalla concorrenza tra le liste. Berlusconi e Fini, in tandem, hanno perciò già cominciato a
battere il Lazio, soprattutto Roma e provincia, fin dalla scorsa settimana. Nei
prossimi giorni toccherà a Gianfranco Fini, in squadra con Alemanno, fare il
lavoro più pesante. Il rischio di perdere alcune regioni chiave, ammette il
leader di An, "c'è ed è per questo che gli ultimi cinque giorni della
campagna elettorale, da domenica 6 fino all'undici aprile, li dedicherò tutti
al Lazio". Comizi, incontri con gli elettori, ma soprattutto blitz nelle
zone di maggior degrado di Roma a fianco del candidato sindaco del Pdl per la
capitale Gianni Alemanno: l'agenda e i dettagli della "campagna
Lazio" sono allo studio dello staff del leader di An in queste ore. Un
lavoro a tappeto, dicono gli uomini di Fini, che precederà il comizio finale
con Berlusconi di giovedì 10 aprile al Colosseo.
"Fini annuncia che farà l'ultima settimana di campagna elettorale nel
Lazio. Ma i comizi contro di me ? ironizza Storace che prepara la
manifestazione conclusiva della Destra al Pantheon l'11 aprile ? li farà con
Lamberto Dini, suo numero tre al senato, o lo nasconderà agli elettori?".
Il capo Udc Casini dal canto suo ribadisce: "La madre di tutte le
battaglie è il Lazio". In attesa dell'ultima carica di
Fini, a fare da testa d'ariete per il Pdl nella regione in bilico c'è
Alessandra Mussolini, che ripete: "Dare il voto ai partiti minori del
centrodestra, la Destra e l'Udc, che secondo i sondaggi non supereranno mai la
soglia di sbarramento, vuol dire aiutare Veltroni".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LE
PROPOSTE DEL PD Veltroni ha illustrato
ieri il piano casa. A breve il patto per il potere d'acquisto L'ultimo miglio
sulla famiglia RAFFAELLA CASCIOLI Sbaglierebbe chi pensasse che, a tredici
giorni dall'apertura dei seggi, la campagna elettorale si sia incamminata lungo
il già tracciato ?
e in parte trito ? cammino delle conferenze stampa televisive. Dei confronti
foss'anche asettici e a distanza dei due maggiori candidati che finiscono con
l'aumentare il distacco tra l'Italia raccontata e quella reale. Il leader del
Pd, Walter Veltroni, non ci sta e intende sottrarsi a
questo cliché al punto che avrebbe deciso di caratterizzare il rush finale
della campagna elettorale con una serie di proposte a sostegno dei nuclei
familiari. Famiglie che, in questi ultimi mesi, sono alle prese con
un'inflazione alle stelle soprattutto sui prodotti alimentari e su quelli
energetici (al 3,3% mai così alta dal 1996), con retribuzioni in crescita nel
periodo gennaiofebbraio del 2,5% in un anno solo a causa dell'entrata in vigore
di nuovi contratti e adeguamenti contrattuali, con tariffe rcauto e bollette in
costante ascesa, con rate del mutuo a cui non si riesce più a far fronte.
Famiglie che stanno contraendo i consumi, che non riescono più non solo a
progettare il futuro ma, in alcuni casi, neanche a ragionare al presente. Il Pd
ne è consapevole e Veltroni ha iniziato ieri mattina
affrontando il problema della casa e proseguendo nel pomeriggio con il piano
del Pd per la salute. Forse già oggi dovrebbero essere presentare misure a
sostegno del potere d'acquisto delle famiglie. Tuttavia dal loft smentiscono le
indiscrezioni di stampa che vedono un Pd pronto a tagliare di netto le tasse
universitarie e il costo dei libri così come non trova conferme, anche perché
difficilmente applicabile, l'ipotesi dell'abolizione del bollo auto su una
macchina a famiglia. E non solo perché si tratta di un'imposta di proprietà di
pertinenza regionale. Detto questo se una delle prime esigenze degli italiani è
la casa, Veltroni ieri nel corso del suo intervento
all'Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha sottolineato la
necessità di predisporre un nuovo piano per l'edilizia: "Abbiamo bisogno
di centomila nuovi alloggi e questo comporta investimenti per circa 3 miliardi
di euro". Per trovare le risorse necessarie al piano di edilizia popolare Veltroni ha proposto di mettere in vendita, su base
volontaria, le case popolari agli inquilini a prezzi calmierati e attraverso
un'intesa tra enti locali e governo. Tuttavia, il leader del Pd non dimentica
gli affitti sottolineando, da un lato, per gli affitti l'introduzione
dell'aliquota al 20% per i proprietari e dell'aumento delle detrazioni per gli
inquilino con un risparmio di 700 euro rispetto agli attuali 300. Due misure
che consentirebbero di far emergere il nero e che dovrebbero essere raccordate
all'aumento della quota degli interessi detraibili sui mutui fino al 27%
rispetto all'attuale 19%. Al candidato del Pd il presidente dell'Ance Paolo
Buzzetti ha chiesto il rilancio della crescita e della competitività del paese
attraverso investimenti in costruzioni. Nel soffermarsi sull'opportunità di
predisporre nell'immediato una "normativa fiscale che sostenga la
casa", Veltroni all'Ance ha anche sottolineato
che si è oggi in un "momento deciso per la vita del paese. L'Italia deve
decidere se tornare a essere protagonista sulla scena europea o
regredire". Tanto più in un momento in cui gli economisti parlano con
sempre maggiore insistenza del rischio stagflazione, ovvero la micidiale
miscela di inflazione e stagnazione. Di fronte all'impennata dell'inflazione,
ieri il governo ha annunciato una legge anti-rincari da presentare insieme
all'opposizione che agisca con la sterilizzazione della quota fiscale di prezzi
e tariffe soprattutto sulle componenti speculative dei costi delle materie
prime energetiche e alimentari. Tuttavia, dall'opposizione è arrivata una
risposta a stretto giro: no grazie. È lo stesso Berlusconi
a dire che non se ne farà nulla.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, domenica mi ha entusiasmato Eugenio Scalfari
su Repubblica contro il Tg1 e altri telegiornali pubblici già al guinzaglio del
berlusconismo; e per la certezza espressa che il Pd vincerà le elezioni. Forse
per il piacere della lettura, mi è sfuggito un articolo di Veltroni sullo stesso numero, in cui esalta il ruolo della cultura sia
come qualità morale degli italiani, sia per la sua stessa produttività
materiale. Da "creativo", sarei interessato a leggere
l'articolo, anche se procurarsi un arretrato del giornale pare operazione
complessa. ANDREA SINISCALCHI, CASERTA Caro Siniscalchi, è buona norma
conservare il giornale 2 ? 3 giorni, non bastano quattro righe di annuncio in
prima pagina (come è stato per l'articolo di Veltroni)
a richiamare l'attenzione del lettore. Walter dice una cosa che a me sta a
cuore più d'ogni altra, ma che non è entrata nella campagna elettorale: che la
cultura è la partenza di ogni politica alta. Come diceva Malraux, essa è ciò
che ha fatto dell'uomo qualcosa di diverso da un accidente dell'evoluzione.
L'attuale struttura politico-culturale in Italia non risponde a questa
esigenza. Veltroni constata nel giro delle 110
province che la tv ci racconta un'Italia diversa da quella che è: ci racconta
il reality invece della realtà, parla non di noi ma del nostro avatar (il
nostro alter ego che ci costruiamo col ricorso all'elettronica, l'io fittizio
col quale confidiamo). Tutto è innaturale nella tv di Rai e Mediaset, proprio
nel paese dove è la cultura "l'unicità italiana". È solo essa che
avvicina i giovani, con la loro creatività, alla problematica del nostro (loro)
tempo e del futuro. "Nella spinta verso il cambiamento, non si può fare a
meno di spalancare spazi alle nuove idee, alle nuove arti, alle espressioni
della nostra contemporaneità, alle ragazze e ai ragazzi curiosi del mondo e che
vogliono raccontarsi con ogni forma di comunicazione". Oltre che orgoglio
e benessere spirituale, la creatività è opportunità di lavoro, che va definita,
sia stabilizzando i profili professionali (l'artista, il creativo,
l'imprenditore culturale, lo sperimentatore), sia disboscando la foresta
normativa e burocratica che soffoca l'albero della creatività con le liane
delle mezze maniche. Chi fa cultura dev'essere sottratto alla precarietà e alla
necessità di trovarsi "prima" qualcosa per l'affitto e il pranzo. Il
nuovo governo ? e solo il Pd può fare un governo che senta e pensi così ? deve
essere convinto che la ricchezza del paese non si misura soltanto in Pil, che
"l'artista e il creativo vanno considerati produttori" anche agli
effetti retributivi, produttori della "specificità italiana" (non
solo moda e design); che l'Expo 2015 di Milano, coi suoi 44 miliardi di euro e
70 mila posti di lavoro dev'essere nuova rispetto alle precedenti creando anche
(come vuole nel suo gergo complicato De Rita) "reti brevi e lunghe"
invece di Olimpi di ferro o di cristallo, ma creando nuovo rinascimento, dopo
le rapine della politica e l'abbandono della cultura alle sue sole capacità e
alla spesso connessa bohème. Sì, mi piacerebbe che Veltroni
facesse di quell'articolo una lettera da un milione di copie e la mandasse ad
altrettanti italiani interessati a conoscerla.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'agenda Pd: casa,
spese per la salute, libri scolastici, università, bonus per i consumi Si apre
la bagarre televisiva, Veltroni formato famiglia
Tribune elettorali e prime serate tv servono alla rimonta democratica Negli
ultimi giorni di campagna elettorale il leader del Pd Walter Veltroni
accelera sulle proposte a sostegno della famiglia, a cominciare dalle famiglie
meno abbienti. E lo fa nel giorno in cui si apre in tv il confronto elettorale,
sebbene a distanza, con Berlusconi. Ieri sera le due conferenze stampa televisive tra i principali
candidati hanno dato il via al rush finale, che il Pd si giocherà sui temi
della famiglia. A cominciare dal piano casa, illustrato ieri mattina dallo
stesso Veltroni all'Ance, che parte dalla necessità di 100 mila alloggi popolari
per 3 miliardi di euro di investimenti ma prevede anche aumenti di detrazioni
sugli affitti per gli inquilini e l'introduzione di un'aliquota secca al 20%
per i proprietari. Sempre ieri Veltroni ha presentato
la proposta del Partito democratico per la sanità che prevede l'ammodernamento
degli ospedali, l'abbattimento delle liste d'attesa, un fondo per l'odontoiatria.
Ma allo studio vi sarebbero anche misure a sostegno del potere d'acquisto, con
un bonus per le famiglie in difficoltà.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DEMOCRATICI Franco
Marini va a parlare con gli operai edili e batte tutta la regione Il Lazio in
tasca MARIO LAVIA "Io la campagna elettorale la faccio soprattutto
qui". È candidato ovviamente anche nel "suo" Abruzzo ma Franco
Marini l'antifona l'ha capita dal primo momento: bisogna lottare
"qui", cioè nel Lazio, dove è capolista del Pd al senato. Scende in
campo il numero uno di palazzo Madama, va ovunque lo chiamino, tiene riunioni
con gli uomini-macchina dem: "E i manifesti? I volantini? ". L'uomo è
fatto così, l'aria della pugna è quella che preferisce, nelle piazze come nella
"bomboniera" del senato, dove in questi due anni ne ha viste di cotte
e di crude. E l'odore della vittoria, in una regione strategica come il Lazio,
l'annusa. Vincere in questa regione, finora appannaggio della destra, per il Pd
vorrebbe dire molto, moltissimo. Significa 15 senatori su 27. Se poi Sinistra
arcobaleno e Udc, che a sentire i democrat laziali stanno andando bene,
riuscissero a superare l'8 per cento prenderebbero due seggi per ciascuno
lasciandone a Berlusconi solo 8:
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO Non
è inopinata l'intervista, di cui si chiacchiera da due giorni, con cui Bersani
invita Veltroni a cambiare il passo per il fotofinish
e completare il suo messaggio, affinché raggiunga i "riflessivi" del
centrodestra, gli indecisi di quella parte, e gli ancora numerosi
astensionisti. Inopinata è invece la querelle per il dopo 14 aprile, sulle
eventuali incompletezze della linea Veltroni (l'unico
leader Pd che fa folla nei comizi), su chi possa fare il segretario del Pd in
caso di sconfitta (ma forse, si sottintende, anche in caso di vittoria,
insegnando la Dc che un uomo solo non regge a Palazzo Chigi e nel loft).
Possiamo dire ai promotori e agli appassionati di questi discorsi che a noi
elettori, lontani anni luce dai covi e dagli odii della politica, non interessa
un cavolo? Possiamo dire che ci interessano l'unità del Pd, l'impegno di tutti
(veltroniani o di altro rito) nella battaglia elettorale, il programma che il
leader e gli altri vorranno completare e illustrare agli indecisi e ai
riluttanti negli ultimi dieci giorni di campagna? Bersani ha giustamente
osservato che la nostra campagna elettorale, che a noi pare brillante e vivace,
agli indecisi e astensionisti "è un pochino estranea". Forse ha
ragione, l'autoreferenzialità è sempre incinta. E poiché lui è ministro delle
attività produttive e delle liberalizzazioni, converrà che continui fino al 13
aprile a dire le cose nuove che ha cominciato a dire ieri sera a Rai News 24.
Così ci interessa, lo scriviamo per la seconda volta in pochi giorni, che il
ministro Fioroni immetta di forza nella campagna elettorale la scuola e la
selezione meritocratica, che sono il doppio volano della ripresa: magari in
collegamento con quanto ha scritto Veltroni domenica
sul vasto mondo delle arti, sui creativi, gli organizzatori di cultura, cioè
della "specificità italiana". Ci permettiamo di aggiungere
un'opinione che ha avuto fin qui poca fortuna fuori dai circoli demonizzati
come antiberlusconiani e giustizialisti: e cioè che il governo Veltroni sappia governare i conflitti, in modo da debellare
o almeno ridurre i nuovi dispotismi e realizzare, o almeno avviare, i nuovi
diritti di cittadinanza fin qui bloccati da interessi alla far west,
conflittuali con la democrazia. Parliamo di casta politica e burocratica, di
comunicazione e finanza, banche e sport, farmaci e monopoli distributivi (dagli
autotrasporti alle catene distributive). È qui, per fermarci ai primi che
vengono alla mente, che si realizzano gli infiniti nodi che rendono i forti
sempre più forti e i meno forti sempre più deboli. È qui che nascono i
"nuovi dispotismi" come li chiamava Bobbio ripetendo Montesquieu, che
fanno la democrazia sempre più formale e vuota di vera cittadinanza per milioni
e milioni di italiani: compresi la maggior parte di quelli che votano centrodestra
e non sanno che all'origine di tutto ci sono innumerevoli conflitti d'interesse
non risolti e innumerevoli controllori controllati e controllati controllori: a
cominciare dai politici, di cui si polemizza sulle prebende, ma non sul fatto
che sono essi i soli che giudicano delle proprie eleggibilità e compatibilità,
fino al punto di continuare a sedere in parlamento ? per delibera sempre
unanime della casta ? anche quando altri sono riconosciuti i veri eletti dai
cittadini (vedi il caso dei senatori, radicali e non, dell'ultima legislatura).
Si è letto, addirittura, che in un nuovo governo Berlusconi,
cioè in un ritorno al vecchio e al peggio riveduti e corretti, l'ex governatore
Fazio potrebbe entrare come ministro per opere pie o di varia umanità; e
nessuno a ricordare che se i soldi dei risparmiatori sono dirottati dalle
banche non verso gli investimenti più redditizi per il cliente ma verso i
propri fondi, è anche perché ? detto in pillole ? chi dovrebbe controllare le
banche, appunto la Banca d'Italia, ne è controllata, essendone esse gli
azionisti. Se il governo nazionale diventa un "comitato d'affari",
come il Washington Post definiva l'amministrazione Bush, al punto da poter
"rubare" le elezioni del 2004 (Robert F. Kennedy jr nel saggio Was the
2004 Election stolen?, giugno 2006), è evidente che non ci si accorge dei
legami tra governatore ciociaro e furbetti del quartierino, né delle
dilapidazioni finanziarie di Parmalat, né della cupola sportiva dove finanza e
calci di rigore procedono in sintonia, né della commistione nell'industria
farmaceutica tra imprese multinazionali, giornalismo scientifico e
finanziamento della ricerca: così il prezzo dei farmaci grava sui malati o
sull'assistenza pubblica, cioè sulle tasse e sul debito di tutti gli italiani,
come il monopolio-duopolio della tv e il connesso racket della pubblicità
gravano sempre su tutti noi due volte: come cittadini, per la mala
informazione, e come consumatori, per il riversamento del costo della
pubblicità sui prodotti. Ci fermiamo a questi esempi elementari, perfino
banali, per ricordare che Contro i nuovi dispotismi (Norberto Bobbio, a cura di
Marzo e Sbarberi, Dedalo 2008) è necessario Il governo dei conflitti (Paola e
Veltri, Longanesi 2008). Potrebbe essere questo il cuore del programma di un
centrodestra liberale, ma in Italia non esiste, come scrive Savater. Dovrebbe
essere obbligatoriamente il programma di un centrosinistra liberaldemocratico.
Forse proprio qui sta l'integrazione del programma di cui
parla Bersani e che Walter Veltroni dovrebbe spiegare ai
riluttanti: intendo a quelli che hanno perso il mito di Berlusconi, non certo a quelle elettrici napoletane che innalzano
striscioni a "Silvio, per te anche diagonali", non bastandogli forse
l'orizzontalità di cui si offende la Santanché. Ecco, a Walter non
chiediamo di convertire le elettrici diagonali nelle vie di Damasco, sappiamo
che non è un taumaturgo, non ci sono taumaturghi nel Pd, ma chiediamo di
portare questo discorso alle persone riflessive, ai cittadini ansiosi che non
sperano più nel centrodestra e non ancora in noi: spiegando, con le sue parole
semplici, che le vittime di questa colossale rimozione, nella quale il
centrosinistra ha storiche responsabilità di omissione, sono anche loro, i
cittadini, con le loro famiglie e i loro figli dall'incerto avvenire. Incerto
fino a quando la vera trama della tela resterà nelle mani delle caste; e ai
cittadini sarà chiesto di parteggiare per le ombre del teatrino, dove
arlecchino e pulcinella fingono di darsi le botte.
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ALBISOLA SUPERIORE
AUDITORIUM GREMITO PER IL LEADER DEL PS "Finalmente i socialisti
uniti" [FIRMA]MASSIMO PICONE ALBISOLA SUPERIORE "Le stringo la mano
perché lei come me è sempre rimasto socialista: nonostante tutto". Questa
rapida ma decisa battuta tra un anziano di Abisola ed Enrico Boselli, alla fine
del dibattito che si è svolto l'altra sera nell'affollata sala congressi della
Massa di Albisola Superiore, è significativa dell'atmosfera in cui si è svolto
l'evento. Albisola quale crocevia del passato e del futuro. Qui a pochi
chilometri di distanza è nato Sandro Pertini. L'orgoglio socialista è nella
folla dall'età medio-alta. Rimosso anche Bettino Craxi, appena sfiorato in un
momento del dettagliato discorso di Boselli che ha parlato senza giacca, in camicia
a righe biancoazzurre, indossando una cravatta rosso-vino. Abbigliamento uguale
a quello visto e rivisto che sceglieva Craxi. Seduti accanto al "lider
maximo" del garofano, i candidati Roberto De Cia, Aldo Tamburini, Renato
Giusto, Marina Lombardi. Il vicesindaco di Savona Caviglia, si è concentrato
sul Piano dei rifiuti provinciale spiegando che ha più volte trattato con i
"compagni del Pd", salvo poi riprendersi per correggere il tiro
"un momento, compagni." come sottolineare che il termine fosse troppo
fuori luogo per una componente, quella del Partito Democratico, che assomma
molti ex democristiani della Margherita e in generale parti dell'Ulivo che di
compagni non vogliono sentir parlare. Il vicepresidente provinciale dell'Ordine
dei medici Renato Giusto ha arriganto la folla che gremiva l'auditorium contro
chi discute la legge 194 sull'aborto e il farmaco RU 486 definito pericoloso da
chi, secondo Giusto, vuole tornare al medioevo. "Tengo a sottolineare la
rinata unità socialista. In passato molti anziani mi hanno confidato di provare
amarezza e delusione nell'essere stati elettori del partito. Oggi occorre
smetterla con il vittimismo", ha aggiunto Marina Lombardi, assessore di
Stella. Tra i volti noti locali presenti tra il pubblico Marco Pozzo, Roberto
Giannotti Furio Chiarbonello, Tonino Paola, Daniela Varini, Adriano Bocca,
Pietro Bovero, Luigi Silvestro. Ha concluso Boselli: "Dopo 14 anni ci
ripresentiamo finalmente uniti. Con i nostri antichi elettori. Ora ci siamo: né con Veltroni né con Berlusconi. Il riformismo è nel Dna del Ps. Veltroni mi accusa
del mancato accordo con il Pd? Mi hanno promesso un gruppo di deputati a patto
che abbandonassimo il nostro simbolo. Le liste del Pd sembrano quelle del
''Grande Fratello''. Walter dimentica quando saliva nel camper di Craxi
(1982 meeting di Rimini del Psi, ndr.) assieme a D'Alema per cercare
alleanze".
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL CRETINO NON HA
ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI
GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi
l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli
splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie
si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un
finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come
dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha
messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello
che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta,
ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo
avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna
elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla
presenza di candidati "under 40". Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936;
Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955.
Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra
il 1955 e il
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Silvio punge
"Il mio concorrente è laureato in fiction" Aliquote Il leader del
Partito della libertà è tornato a parlare delle aliquote Irpef sostenendo che
le vorrebbe al 39 per cento e comunque sotto il 40. Evasione fiscale In tv
aveva detto che bisognava serrare la lotta all'evasione fiscale. Però ieri ha
confessato che "Col 50, 60 per cento di tasse da pagare l'elusione ti
sembra un po' giustificata perché lo Stato a volte è criminogeno". Intercettazioni Berlusconi propende per una stretta
sulla possibilità di ordinarle da parte dei magistrati: "Se mi ascoltano
le telefonate lascio l'Italia, le intercettazioni vanno limitate ai terroristi
e criminali". Le stoccate Nei comizi descrive il rivale Veltroni come "Belloccio, laureato in fiction e apprendista
ipnotizzatore".
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA Chi vota col portafogli in mano ha solo l'imbarazzo di scegliere. Sei alle
corde per il caro-prezzi? Veltroni ti lancia un amo
parecchio allettante, il "buono spesa annuale" da spendere in negozi
convenzionati (250 euro se sei solo e ne guadagni fino a 7500 annui, 400 euro
se siete in due ma il reddito non supera gli 11.500, e via scalando). Questi
denari ti servono subito subito? Bussa alla Sinistra arcobaleno che presidia in
armi il territorio del disagio sociale, e si batte col ministro Ferrero perché
i soccorsi ai bassi redditi vengano decisi già dal governo dimissionario. Hai
prole vispa e numerosa? Casini fa al caso tuo, l'Udc vuole "dedurre le
spese per i figli: dai pannolini ai libri scolastici, ai cibi dei
neonati". Sei imbufalito col Fisco? Il Caimano è già lì in agguato, fauci
spalancate. Promette Berlusconi che nel primo
Consiglio dei ministri dopo la vittoria verrà decisa la detassazione degli
straordinari (non la decontribuzione proposta dal Pd, precisa, in quanto
scarseggiano i denari). Ma soprattutto torna alla carica col taglio delle
aliquote, suo cavallo di sempre. E siccome detto da lui non fa più notizia, la
spara grossa in modo che i media siano costretti a parlarne. "Col 50, 60 per
cento di tasse da pagare, l'elusione ti sembra un po' giustificata",
afferma il leader Pdl. Solo un po', quanto basta per alzare il polverone dello
scandalo. Casini gli dà del "pericolo pubblico perché evadere è sempre un
reato". Bersani (Pd) lo ribattezza "Mr Ondivago", visto che il
giorno prima in tivù Silvio aveva annunciato una lotta serrata contro
l'evasione. Veltroni scende in campo e ironizza: "Evidentemente si è spaventato
di quello che aveva detto". Rosy Bindi tira le somme: "Si conferma
inadatto a governare". Intanto, però, Berlusconi è
riuscito nello scopo di rammentare che lui vorrebbe le aliquote massime al 33
per cento, "comunque sotto il 40", e se il suo governo non lo fece la
colpa è del solito Casini. A sera, correzione di rotta, "l'evasione
è sempre ingiusta, ma a volte lo Stato tende a essere crimonogeno... Quindi:
aliquote giuste, contribuenti onesti". Veltroni
in fondo dice la stessa cosa, "pagare meno per pagare tutti", solo
che Berlusconi è più sboccato. Arriva nelle Marche per
un comizio e diluvia, lui coglie la palla al balzo: "Con Prodi a Palazzo
Chigi, è proprio il caso di dire: piove, governo ladro". Walter si consola
con gli ascolti tivù. Nel confronto indiretto dell'altra sera, il leader Pd è
andato meglio, 714 mila ascoltatori in più (Berlusconi
ne ha radunati 3 milioni 100 mila, l'11,2 per cento di quelli davanti alla
tivù). Secondo Veltroni, che ha battuto pure la Roma
su Sky, sono numeri "sorprendenti, confermano la fiducia crescente nel Pd
e certo non aiutano a fare il duello vero", il Cavaliere mica è così folle
da andare al massacro. Fini scuote la testa, "Veltroni
non ha più argomenti". Calderoli gli dà dell'"Obama di
Trastevere". I due galli continuano a beccarsi. Berlusconi,
forse per invidia, nei comizi dipinge il rivale come "belloccio, laureato
in fiction, apprendista ipnotizzatore". E ironizza: "Re Walter è
nudo, magari è bello, ma non mi prendo questa responsabilità...". Veltroni ricambia annotando che "in Europa i politici a
60 anni smettono". Il primo dice A ("Se mi ascoltano le telefonate
lascio l'Italia, le intercettazioni vanno limitate a terroristi e
criminali"), il secondo risponde B ("Le intercettazioni sono
necessarie, basta che i nomi non finiscano sui giornali"). Vanno d'amore e
d'accordo solo quando si tratta di picchiare sui piccoli partiti. Il Cavaliere
martella su Destra e Udc: "Non prenderanno nemmeno un senatore, il voto a
loro è letteralmente buttato". Il segretario del Pd brandisce la stessa
arma contro Bertinotti, annuncia che "siamo a un bivio chiaro, tutti i
voti sono utili", come dice il presidente Napolitano, ma alcuni voti sono
più utili degli altri: "La vera partita è su chi governerà questo
Paese".
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista Marco
Follini ANTONELLA RAMPINO "Il Pd sarà la nuova Dc e Walter il leader
adatto" ROMA Abbiamo sperimentato le poche delizie e le molte croci di una
democrazia plebiscitaria. Questo è un paese che quando ha avuto un'architrave
politica solida ha vissuto momenti felici, da Cavour, a Giolitti, alla Dc.
Quando invece il Paese si è diviso in due, in una contesa a chi alzava la
barricata più alta, ci siamo persi. Adesso dobbiamo ricostruire un equilibrio.
E dobbiamo chiederci: chi sarà capace di farlo?". La domanda di Marco
Follini, già segretario di quell'Udc che sottopose a quinquennale verifica Berlusconi con il quale pure era al governo, e che oggi
guida il settore informazione del Pd, è evidentemente retorica. Il partito di
cui l'Italia ha bisogno, a suo dire, è il Partito democratico di Walter Veltroni. Che Follini descrive come una nuova Dc. Secondo
lei, Berlusconi, l'Udc, le altre forze intermedie non
hanno i requisiti? "Si cimentano tutti. Ma per come la vedo io chi può
ambire a quel ruolo è il Partito democratico. All'Italia occorre un partito-perno,
la sfida di queste elezioni è chi riesce a essere quel perno". Il nuovo Pd
sarebbe come la Dc? "Da giovane democristiano un po' invecchiato, vedo
questa campagna elettorale come un tentativo di imitazione della Dc. L'idea di
una forza inclusiva ad ampio spettro è incarnata nel Pd. Ma anche gli altri
puntano allo stesso modello, alla forza del pluralismo che aveva la Dc, quel
tenere assieme cose diverse ma tra loro affini. Il tema oggi della democrazia
italiana è proprio come ricostruire una forza centrale che abbia queste
caratteristiche, e largo respiro". Secondo lei anche il Pdl ha la stessa
aspirazione? "Solo l'aspirazione, perché poi nel Pdl è all'opera il dèmone
di un carattere piuttosto dirompente. Basti pensare all'ultima polemica col
Quirinale, al rapporto teso con tante istituzioni, alla difficoltà a ragionare
sui corpi intermedi, quelle forze che sono l'ossatura di una democrazia moderna
e anche complessa". Follini, anche lei come Veltroni non nomina Berlusconi... Ma invece Veltroni, secondo lei, ha le doti che servono a guidare un partito-perno?
"Non lo voglio mettere in difficoltà, ma gli riconosco alcune
caratteristiche. Lo spirito inclusivo, una certa capacità combinatoria e un
tratto di mediazione risoluto quando serve, e per il resto garbato,
rispettoso e tollerante. Diciamo che è tessitore". Di suo però Veltroni tenderebbe a rendere bipartitico il sistema
italiano. Condivide? "Un eccesso di schematismo credo proprio non
corrisponda al carattere politico del Paese". Crede che l'umore dell'elettorato
sia mutato al punto di rendere possibile la vittoria del Pd, come vanno dicendo
gli uomini di Veltroni, e Veltroni
stesso? "La campagna elettorale è fatta per convincere, e un mutamento di
numeri è nelle cose. Soprattutto la condizione del Paese questa volta è più
mossa. L'idea che si voti per consuetudine, come rinnovando la propria
iscrizione a un club della politica, mi sembra un'idea che non corrisponde al
malumore che c'è tra le persone. Dove questo malumore possa approdare non è
dato saperlo, ma che possa produrre un risultato elettorale non scritto, mi
pare più che probabile".
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Non segna solo un
revival degno di nota, in un Paese con la testa troppo spesso rivolta
all'indietro; introduce anche un elemento degno di riflessione, proprio alla
fine di una campagna elettorale giudicata irrimediabilmente noiosa e lontana
dai problemi veri della gente. Ieri infatti è stato tutto
un argomentare sui risultati di ascolto dei due maggiori leader in corsa (Veltroni vincitore, con il 13,9%, su Berlusconi,
all'11), che oltre a finire sotto al commissario Montalbano (su Rai1 al 21,5%),
hanno dovuto battersi anche contro una partita molto attesa come
Roma-Manchester. La campagna non appassiona: è vero. E sicuramente un
faccia a faccia diretto tra i due avrebbe attratto più telespettatori. Ma se si
guarda il regolamento di attuazione della legge sulla par condicio si capisce
pure come i politici, tramite la commissione di Vigilanza, si siano legati da
soli attorno al collo il cappio di cui tutti i giorni si lamentano.
Inizialmente, infatti, la Commissione aveva deciso che i partiti avrebbero
potuto usufruire di tre diversi canali informativi: interviste ai leader o ai
loro rappresentanti, da mandare in seconda serata su RaiTre; Tribune politiche
pomeridiane con rappresentanti di tre o quattro partiti alla volta su RaiUno o
RaiTre; e poi la novità del ritorno delle conferenze stampa vecchia maniera dei
singoli leader, in un ordine da decidersi per sorteggio, in prima serata su
RaiUno. A quest'ultima decisione, intuendo un danno economico senza pari per
quindici serate di bassi ascolti sulla rete ammiraglia, la Rai s'è ribellata.
Ne è nato il compromesso che ha convinto la Commissione a spostare le
conferenze, sempre in prima serata, su RaiDue, la rete in questo momento meno
in forma quanto ad ascolti. Così, la partita politica che si gioca, realmente,
tra quattro o cinque partiti verrà diluita in due settimane, e, con l'ausilio
dei sorteggi, stravolta con una lente caleidoscopica. Solo il caso ha voluto
infatti che nella prima serata i due maggiori leader si trovassero uno dopo
l'altro. Venerdì 11, tutti i leader insieme appassionatamente: con un'ultima
postilla, decisa dalla Commissione: che se qualcuno - legittimamente - non si
presenta, l'ammucchiata si fa lo stesso. Per la gioia (e la confusione finale)
degli elettori/ascoltatori.
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]ALESSANDRO
BARBERA ROMA "Lascio dopo aver lottato con tutte le mie forze nonostante
un costante e pressoché generalizzato clima ostile che nulla ha a che vedere
con l'effettiva tutela di chi lavora nell'azienda". Roma, ieri, ore 21. Il
presidente di Alitalia Maurizio Prato, l'uomo scelto da Romano Prodi per
chiudere una volta per tutte la più complicata privatizzazione della storia
italiana, annuncia in una lettera ai dipendenti che si è dimesso. Dopo
settimane di colloqui con i sindacati, la trattativa con Air France-Klm è
fallita. A pochi giorni dalle elezioni, l'ex compagnia di bandiera si avvicina
al commissariamento. Secondo alcune fonti il Tesoro potrebbe deciderlo anche
oggi, ma ieri sera l'ipotesi più probabile prevedeva che il Governo chieda a
Prato entro le 13 (a quell'ora ci sarà il consiglio di amministrazione) di
tornare sui suoi passi, garantendo ad Alitalia la continuità fino alle
elezioni. Il commento a caldo con le sigle conferma solo che sarà difficile
convincerlo: "Questa azienda ha una maledizione, soltanto un esorcista può
salvarla". A scanso di equivoci, la Consob ha sospeso il titolo. L'unica
cosa certa è che il numero uno transalpino Jean-Cyril Spinetta, dopo aver
tentato di far digerire il duro piano di risanamento al quale lavorava
dall'autunno, ha abbandonato il tavolo. Ieri sera è ripartito per Parigi con il
volo Alitalia delle 21.25. In un comunicato diffuso prima di lasciare Roma
dice: "Prendo atto con rammarico della rottura, ma non dipende da noi. E'
un progetto nel quale credevo e continuo a credere". In quel
"continuo a credere" c'è un messaggio distensivo che il leader della
Guglielmo Epifani non pare intenzionato a cogliere: "Il no alla proposta
seria e responsabile dei sindacati ha messo fine alle possibilità di
un'intesa". La proposta "seria e responsabile" nasce proprio in
casa Cgil, ed è il motivo della rottura. Insoddisfatte del piano sin lì
prospettato, ieri le otto sigle ancora al tavolo (la Uil era sull'Aventino)
hanno presentato a Spinetta un contropiano che prevedeva l'ingresso di Fintecna
nel capitale della nuova Alitalia e la conferma di gran parte della compagnia
per come è oggi: nessuna chiusura per Cargo, mantenimento di tutte le attività
di terra, ma anche rapido ammodernamento della flotta e dismissione di un
numero inferiore di aerei. Ieri Spinetta aveva aperto su tutti questi temi, ma
in termini (per lui) più sostenibili: ad esempio sul rinnovo più rapido della
flotta, rifiutando però l'idea di ridurre drasticamente la messa a riposo dei
velivoli più vecchi. "Ne parlerò al consiglio di amministrazione, ma io a
questa proposta sono del tutto contrario", dirà ai suoi collaboratori.
"Non posso varare un miliardo di aumento di capitale per mantenere in vita
attività deficitarie". Che accadrà ora? Massimo D'Alema dice che occorre
"riaprire il dialogo con Parigi", ma i margini a questo punto sono
pochissimi, soprattutto dopo le sortite anti-francesi di Berlusconi. Sia il leader del Pd Walter Veltroni, ma
soprattutto Prato nella lettera ai dipendenti, puntano il dito contro il
Cavaliere: "Con le mie dimissioni intendo dare un segnale che possa
indurre il governo a valutare con attenzione il contesto esterno fortemente
penalizzante, e in particolare la campagna elettorale". Ora
"le cordate fantomatiche, se c'erano, devono saltare fuori", diceva
ieri da Bucarest Prodi. Le indiscrezioni che circolano in ambienti politici
ipotizzano che l'alzata di scudi dei sindacati nasca proprio dalla convinzione
delle sigle - e in particolare della Cgil - che dietro l'uscio ci siano pronte
tanto Lufthansa quanto Air One, entrambe più gradite alla triade Cgil-Cisl-Uil
(e al Cavaliere) di Air France-Klm. Di certo, se Alitalia verrà commissariata,
la fila dietro la porta del prossimo Governo sarà lunghissima. Il motivo lo
ricordava ieri Padoa-Schioppa nell'ultima audizione da ministro: Swiss è rinata
con settemila dipendenti su undicimila, Sabena con seimila su dodicimila.
Alitalia oggi ne ha circa diciottomila.
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I n un vicolo cieco:
Romano Prodi non riunirà il consiglio dei ministri, perché "un consiglio
dei ministri non potrebbe dire nulla". Ma la colpa, dice a sorpresa il
capo del governo uscente, è dei sindacati: "Certamente è stato un grave
errore quello di rompere, perché la prospettiva era seria e concreta" con
Air France, e "i sindacati se ne devono assumere la responsabilità".
Per il governo è chiaro, come ha detto Tommaso Padoa-Schioppa ieri alla Camera,
che "tutte le carte ormai sono state giocate"; oltre ad Air France
per l'Alitalia c'è solo il fallimento. Era stato Walter Veltroni poco prima, mentre si appellava al "senso di responsabilità
di tutte le parti" a chiedere al governo di "riprendere i fili della
trattativa". Deve muoversi o no, il governo? C'è tempo ancora nella
mattinata di oggi, prima del consiglio di amministrazione dell'Alitalia che
riceverà le dimissioni del presidente Maurizio Prato. All'insolvenza non
si è ancora, c'è ancora qualche soldo in cassa, e un'azienda pubblica non può
dichiararsi fallita a una settimana dalle elezioni politiche. "Mi terrò in
contatto per vedere le decisioni da prendere, dice ancora Prodi, e ovviamente
sfida Silvio Berlusconi a far saltare fuori subito, se
esiste, la sua "idea fantomatica di cordata", o altre "proposte
di novità". Ma che possa manifestarsi una nuova soluzione ci crede poco
anche Umberto Bossi, che del Pdl è alleato: "Berlusconi
spera di convincere gli imprenditori ad acquisire l'Alitalia; io credo però che
per gli imprenditori ci sia poco da guadagnare". L'idea di Prodi è che le
uscite di Berlusconi abbiano indotto alcuni sindacati,
non tutti, a spingere al massimo l'azzardo che di ogni negoziato è proprio,
fino a quel "gioco sull'orlo del baratro" di cui Padoa-Schioppa aveva
parlato giorni fa al Financial Times. Ora davanti al baratro ci siamo proprio,
a un passo. Ci vogliono davvero cadere, i sindacati? Forse una notte, e una
mattinata, porteranno consiglio. Alitalia è stata vittima della campagna
elettorale? "E' possibile - dice Prodi - poi vedremo bene su che cosa si è
rotto". Tutto sembra essersi stretto in un unico indistricabile intreccio,
campagna elettorale, negoziato tra le parti sociali, e affari, dato che si
tratta di una società quotata. Per prudenza, ieri sera la Borsa ha deciso di
sospendere il titolo della compagnia aerea. Padoa-Schioppa ha insistito, ieri
alla Camera, che nelle settimane scorse in Borsa ci sono stati su Alitalia
"movimenti per ordini di grandezza assolutamente inusitati" (con il
sospetto di insider trading, dunque) sui quali la Consob ha gli strumenti per
indagare. Prima che Prodi parlasse, ieri sera, in una riunione di un'ora nel
palazzo di via XX settembre, il ministro dell'Economia, il sottosegretario
Massimo Tononi e pochi altri collaboratori avevano fatto il punto delle ipotesi
possibili. Versione ufficiale: sarà il consiglio di amministrazione
dell'Alitalia a decidere, oggi. Tommaso Padoa-Schioppa ripete che se si va a un
commissariamento, secondo la legge Marzano, molti aerei dovranno fermarsi,
subito; molto peggio che con Air France. Ma per far scattare la Marzano occorre
che l'azienda dichiari l'insolvenza. Per ora non è questo il caso.
Padoa-Schioppa resta convinto che la maggior parte del personale dell'Alitalia
sia favorevole alla soluzione Air France; mentre alcuni dirigenti sindacali si
illudono che si possa andare ancora avanti a forza di denaro pubblico. Un
commissariamento a norma della legge Marzano dovrebbe comunque essere preceduto
da una dichiarazione di insolvenza; dopodiché, per limitare le perdite, più di
metà degli aerei dovrebbero smettere di volare. Con la legge Marzano la
Parmalat si è salvata, ma "Parmalat era industrialmente sana e in
gravissima crisi finanziaria, mentre Alitalia ha un indebitamento fisiologico
ma un conto economico cronicamente in rosso" ha detto il ministro ai
deputati ieri. Di rinvio in rinvio, è qui che si è giunti. Con Air France si
trattava da anni. "Berlusconi preferì lasciare la
patata bollente al governo Prodi" dichiara Pierferdinando Casini, che di
quella maggioranza era parte; Prodi ha condotto il negoziato male, ma ora
"le cordate preelettorali mi fanno ridere". Berlusconi
invece sul tema Alitalia, ieri, ha scelto di non dire nulla, benché pressato
dai giornalisti.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Air France dice no ai sindacati e se ne va Oggi riunione del
governo e del consiglio Alitalia. Veltroni: la rottura è colpa di Berlusconi di Bianca Di Giovanni/ Roma FINALE DI PARTITA L'ultima mano è
finita nel nulla. I vertici di Air France- Klm hanno respinto la controproposta
sindacale sul piano Alitalia, hanno lasciato il tavolo e sono andati via.
Dice tutto il commento a caldo di Maurizio Prato, numero uno Alitalia: "È
un'azienda maledetta, solo un esorcista può salvarla". Al tavolo dimezzato
il manager ha poi lasciato intendere che a questo punto "serve un segnale
personale". Tradotto: possibili dimissioni. Che arrivano puntuali un paio
d'ore dopo. Saranno vagliate dal consiglio d'amministrazione fissato per oggi
alle 13. Sul fronte politico esulta la destra, che vede i francesi come
colonizzatori. Forte preoccupazione tra i sindacati per il destino dei 10mila
dipendenti. Le sigle presenti al tavolo chiedono un ultimo tentativo per
riaprire, la Uil (che aveva lasciato la trattativa) va all'assalto del governo.
Dal centrosinistra il primo big a intervenire è Massimo D'Alema. "Spero
che il dialogo si recuperi". In serata ore di fibrillazione: non si sa un
miracolo o un esorcismo, possa riaprire la porta. Le parole di Jean-Cyril
Spinetta al tavolo avevano fatto sperare qualcuno. "Non posso accettare la
proposta - avrebbe detto - perché non ho il mandato a farlo. La presenterò
comunque al consiglio d'amministrazione, ma dubito che possa essere
accettata". Attorno alle 21 un comunicato della Magliana soffoca qualsiasi
speranza. Nel testo si precisa che oggi (ieri, ndr) si è interrotta la
trattativa tra la Compagnia, Air France-Klm e i sindacati". Dunque
"scade il termine di avveramento delle condizioni di efficacia del
contratto concluso con Air France-Klm il 15 marzo scorso che, pertanto, viene
meno". In altre parole: il gruppo franco-olandese è fuori dalla porta.
Walter Veltroni commenta: gli annunci sconsiderati di Berlusconi hanno fermato la trattativa. In serata in
partenza da Fiumicino Spinetta affida tutto a una nota scritta. "Dopo
lunghe trattative, le organizzazioni sindacali hanno formulato una proposta
nuova che si colloca in un quadro completamente diverso da quello al quale Air
France-Klm si è attenuta sin dall'autunno 2007 - si legge - Air France-Klm ha
quindi dovuto constatare con dispiacere che non esistevano più le condizioni
per il proseguimento delle trattative. Nel merito, questa nuova proposta, volta
a mantenere nel perimetro di Alitalia attività pesantemente deficitarie, è
incompatibile con l'obiettivo di un rapido ritorno alla redditività". I
francesi ricordano che una condizione per l'accordo era l'ok del sindacato, visto
che "per esperienza si sa che nessun rilancio è possibile senza il
contributo dei lavoratori". Quell'ok non c'è, quindi adieu. Come dire: il
cerino, che in molti si sono passati da una mano all'altra in questi giorni,
torni in mani italiane. Mentre decollava il volo per Parigi, a Fiumicino il
presidente Anpav chiedeva una unità di crisi per gestire l'emergenza aziendale.
E al Tesoro Padoa-Schioppa ha tenuto un vertice per valutare la situazione. Si
sono subito diffuse voci di un consiglio dei ministri straordinario, chiesto
anche dai Verdi. Ma Silvio Sircana ha escluso l'ipotesi. "Il consiglio
d'amministrazione valuterà, poi si tireranno le conseguenze", avrebbe
detto in Transatlantico. Dopo una riunione intersindacale le otto sigle
presenti al tavolo hanno chiesto un immediato intervento del Governo per la
soluzione della crisi. "Rivendichiamo - si legge - un ruolo attivo del
governo al quale chiediamo un immediato confronto al fine di giungere
speditamente alla definizione della soluzione della crisi della Compagnia di
Bandiera". Anche tra le sigle di categoria la Uil gioca da sola. E gioca
duro. "La rottura era prevedibile - dichiara Giuseppe Caronia che lunedì
aveva abbandonato il tavolo - le altre sigle sindacali hanno avuto miopia
politica". La giornata era iniziata con le grida d'allarme di Tommaso
Padoa-Schioppa alla Camera: o Air France o il fallimento. "Mai una
privatizzazione è stata così difficile", ha detto il ministro. In effetti
la privatizzazione non è mai arrivata. Alla Magliana il tavolo tra i vertici
aziendali e i sindacati , che era stato sospeso nelle 24 ore precedenti, è
ripreso non senza qualche nervosismo. "Padoa-Schioppa ci lasci negoziare
con calma". Sul tavolo è stata formalizzata una controproposta al piano
francese sottoscritta dalle otto sigle sindacali presenti (la Uil si è tenuta
fuori). Nel contropiano i rappresentanti dei lavoratori chiedono che non
vengano chiuse le attività cargo, che venga dismesso un numero minore di aerei,
e che la finanziaria del Tesoro Fintecna partecipi all'aumento di capitale
previsto con una quota di minoranza e conferisca l'intera quota che possiede in
Az servizi alla "Nuova Alitalia". La carta Fintecna avrebbe
consentito di aumentare il peso dell'Italia nel gruppo multinazionale, di
allargare il perimetro dell'azienda, includendo anche Atitech e il call center
di Fiumicino, e di aumentare le risorse da investire con un soggetto in più a
partecipare all'aumento di capitale. La proposta era già stata avanzata alle
controparti l'altroieri nei contatti informali. Ne erano stati informati anche
Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. Il governo italiano si era mostrato
favorevole all'ipotesi. Ma in serata al Tesoro è arrivata la gelata dei
francesi: più dubbi che certezze. Il giorno dopo, il precipizio.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Voto a rischio per colpa di Berlusconi La Dc di Pizza, alleata del Pdl, riammessa alle elezioni ora
chiede il rinvio Veltroni: risolvano il problema. Prodi: fare di tutto per evitare questo
danno Le elezioni potrebbero essere rinviate di 30 giorni dopo che il Consiglio
di Stato ha accolto il ricorso della Dc di Pizza (alleato di Berlusconi) riconoscendo al suo "scudo crociato", in
precedenza bocciato per troppa somiglianza col simbolo dell'Udc, di partecipare
al voto. È un nuovo "regalo" del Cavaliere che sul simbolo Dc aveva
scommesso per portare via voti a Casini. Il ministero dell'Interno chiede
l'annullamento della sentenza.Solani e Carugati a pagina 4.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Rischio rinvio, alta tensione sulle elezioni Caos dopo la
riammissione della Dc, il Viminale fa ricorso. Veltroni:
grana aperta nella destra, la risolvano di Massimo Solani/ Roma "È UNA
BELLA ROGNA" In tarda serata il commento di un tecnico del Viminale è la
fotografia migliore di una giornata convulsa, caotica e confusa. Una bella
rogna iniziata due giorni fa con la decisione del Consiglio di Stato di
riammettere alla competizione eletto- rale la Democrazia Cristiana di Giuseppe
Pizza (in attesa del pronunciamento di merito del Tar del Lazio) e cresciuta
come un soufflè dopo le dichiarazioni rese ieri mattina dal ministro
dell'Interno Giuliano Amato. "Al momento - ha spiegato - non posso
escludere che essa comporti un rinvio della data delle elezioni". Forse
anche di 30 giorni. Parole che hanno scatenato un vero putiferio compattando
l'intero fronte politico, unanimamente contrario all'ipotesi di uno slittamento
della consultazione. Uno scenario che comunque resta plausibile anche se ieri,
dopo ore di fitte consultazioni con i tecnici del Viminale e numerosi giuristi,
il ministro Amato ha incaricato in tutta fretta l'avvocatura dello Stato di
ricorrere alle Sezioni Unite della Cassazione per chiedere la revoca della
decisione del Consiglio di Stato "essendo ormai iniziato il procedimento
elettorale". Un groviglio istituzionale da cui il Viminale spera di uscire
(la decisione delle Sezioni Unite potrebbe arrivare in pochi giorni) chiedendo
alla Cassazione di esprimersi una volta per tutte sulla competenza riguardo ad
una materia così complicata e controversa. Anche perché nel frattempo, ed è
questo il punto più pericoloso, le operazioni sono già iniziate all'estero dove
molti militari, ricercatori, professori universitari e diplomatici hanno già
iniziato a votare su schede elettorali in cui il simbolo della Dc di Pizza non
compare. Come non compare nemmeno nelle schede già preparate per l'Italia:
ristamparle, secondo i calcoli, costerebbe almeno 1,5 milioni di euro. Ma lo
slittamento della data elettorale, almeno a detta della gran parte dei
giuristi, violerebbe addirittura i dettami costituzionali previsti dall'articolo
61 che fissano in 70 giorni dopo lo scioglimento delle camere il termine
massimo per lo svolgimento di nuove elezioni. Una "dead line" per cui
il 13 e 14 aprile rappresentano l'ultimo appuntamento disponibile ma che,
secondo il sottosegretario alle Riforme Giampaolo D'Andrea, "può essere
sospeso". "Tra la difesa del termine previsto dalla Costituzione e il
diritto sostanziale a presentarsi alle elezioni - ha spiegato D'Andrea - deve
prevalere quest'ultimo, che, peraltro, è un diritto costituzionalmente
protetto. Sarebbe possibile poi - ha aggiunto - riprendere a contare i giorni
dal momento in cui viene sanato l'atto e di conseguenza considerare sospeso il
periodo precedente sotto il profilo del conteggio dei 70 giorni". Tutte
argomentazioni che non sembrano spostare troppo la posizione del protagonista
dell'intera vicenda. Quel Giuseppe Pizza che, forte della vittoria ottenuta in
Consiglio di Stato contro il Viminale, va avanti per la sua strada: "Non
ho nessuna intenzione di mollare - spiega - Ben venga il rinvio delle
elezioni". Una fermezza che va però a corrente alternata visto che è lo
stesso leader della Dc, poco più tardi, ad ammettere di essere "una
persona dialogante e mite". "Se dal capo dello Stato arrivasse
qualche sollecitazione...", ammicca. Di certo le sollecitazioni sono già
arrivate da Silvio Berlusconi, di cui Pizza è alleato
fedele, e sono molti in Fi a raccontare di trattative frenetiche avviate già
nella mattinata di ieri per convincere Pizza a far marcia indietro come fece
due anni fa Alessandra Mussolini alla vigilia delle Regionali nel Lazio. Anche
perché la posizione del leader del Pdl è chiara: "Sarebbe
un dramma per il paese perdere ulteriore tempo - ha commentato Berlusconi - faccio un appello alla Dc, affinché abbia senso di responsabilità".
Anche per questo motivo, dalla Sardegna, Walter Veltroni ha scelto
i toni duri: "È una cosa aperta nella destra, la destra la risolva. Spero
non sia un tentativo per rinviare le elezioni. La Dc è un loro alleato,
quindi - ha aggiunto - se ci vogliono fare un'alleanza insieme, saranno almeno
in grado di convincerlo, impedendo all'Italia di fare una brutta figura e di
dare una brutta immagine al Paese". Sereno Pierferdinando Casini (il
simbolo della Dc fu escluso perché troppo simile a quello dell'Udc): "Quel
che sta accadendo è assurdo - ha commentato - Basta guardare i simboli per
capire". In ogni caso, su proposta del ministro dell'Interno e con la
"controfirma" del presidente della Repubblica, qualora si avverasse
la più "nera" delle previsioni spetterebbe al governo fissare una
nuova data per le elezioni. Ecco allora che le parole del presidente del
Consiglio Romano Prodi suonano come un monito: "Mi sembra - ha commentato
- che si debba fare di tutto, nei limiti della legge, per evitare qualsiasi
rinvio delle elezioni".
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Quel genio di Arcore tra Pizza e Alitalia Proprio non ce la fa,
è più forte di lui. E più Emilio Fede ripete che lui la par condicio non la
condivide, ma la rispetta, ecco che la fa a pezzi. Ieri, tanto per dire, dopo
aver dichiarato che si inchina "davanti al garante, e senza girargli le
spalle" (che sarebbe la stessa elegante forma di
protesta di Bravehart), ecco cosa accade: molto Berlusconi con
"migliaia e migliaia di sostenitori", poco e confuso Veltroni apparentemente solo e abbandonato da tutti e, nell'ordine, il
transfuga Giovanardi, Maroni e Tremonti, irriducibili avversari dell'Altissimo,
soprattutto l'ultimo, che siede alla sua destra. Nel mezzo dei
telegiornali Mediaset irrompe la notizia della riammissione della Democrazia
Cristiana di Giuseppe Pizza, resurrezione che rischia di allungare la campagna
elettorale giusto il tempo di far ridere tutto il mondo civilizzato. Comunque,
non un'anima dei Tg in questione ardisce ricordare che lo scudo crociato di
Pizza è nato dalla mente del Cavaliere, solo per dare fastidio a Casini.
Assieme alla turbativa della trattativa Alitalia-Air France è un'altra furbata
da mettere in conto al Genio di Arcore. Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Prodi: "È stato un grave errore". Padoa-Schioppa: i
francesi erano l'ultima chance Il premier duro contro i sindacati e Berlusconi: "Ora, se c'erano, saltino fuori le
cordate". Il ministro critica i governi di vario colore che si sono
succeduti negli ultimi 15 anni / Roma b. di g. "SE NE ASSUMANO tutta la
responsabilità". Va giù duro Romano Prodi sul tema della rottura
Alitalia-Air France. Da Bucarest, dove è in corso il vertice della Nato, il premier
ha detto: "Rompere è stato un grande errore dei sindacati. E ora se ne
devono assumere la responsabilità". Non solo, il Professore mette da parte
l'aplomb istituzionale e attacca Silvio Berlusconi:
"È chiaro che tutte le ipotesi, tutte le idee di fantomatiche cordate e di
proposte di novità, se c'erano, ora saltino fuori". Da Berlusconi,
però, non arrivano segnali. Prodi difende la scelta fatta: "Mi dispiace
perché era una trattativa seria, fondata sui fatti, una trattativa che dava in
prospettiva una buona riuscita all'Alitalia di vita e di ripresa di cui avevamo
bisogno". E, a chi gli chiede se ci sarà un Consiglio dei ministri
straordinario, Prodi replica che il governo a questo punto può fare poco. "Cessino le interferenze elettorali - attacca Walter Veltroni senza citare direttamente Berlusconi - Gli
annunci sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto
interrompere la trattativa fra Air France e sindacati". In mattinata
avevano tenuto banco le dichiarazioni di Tommaso Padoa-Schioppa. In
Parlamento il ministro dell'Economia aveva dichiarato che l'alternativa ad Air
France "è un sogno" e senza un'intesa si concretizzerà solo un
incubo: il fallimento. La linea del titolare del Tesoro - la stessa ormai da
mesi - ha provocato subito la reazione della Filt-Cgil ("Ci lasci il tempo
di trattare in pace" aveva dichiarato Mauro Rossi) e del mondo politico.
La destra insisteva sulla svendita, le istituzioni lombarde attaccavano sul
declassamento di Malpensa. Ma anche la Sinistra arcobaleno andava all'attacco
del ministro, chiedendo un poderoso intervento pubblico. Insomma, prima che
alla Magliana, il dramma Alitalia si consumava nel Palazzo della politica. E
ora che la partita si avvia verso un'infausta conclusione, provocherà l'ennesimo
assalto della destra nella guerra dei cieli. Dopo l'abbandono del tavolo di
Jean-Cyril Spinetta i boati del centrodestra sono aumentati. "Ottima
notizia", ha dichiarato Bobo Maroni. E Paolo Ferrero di rimando: "Ora
Berlusconi renda pubblica cordata". Sul tema
della privatizzazione di Alitalia, Padoa-Schioppa ha rilevato come in 15 anni
nella compagnia italiana si siano alternati nove amministratori delegati contro
i due di Lufthansa e Air France. "E gli amministratori delegati li ha
scelti il ministero azionista, in realtà i governi, tutti diversi visto che nel
frattempo si sono alternate le varie forze politiche. Fondamentalmente hanno
sempre sbagliato". Evidentemente, aveva notato il ministro, Alitalia è una
società particolarissima per ruolo e condizioni, diversa da altre grandissime
società partecipate dallo stato "come Enel, Finmeccanica, Eni, che invece
hanno storie di grande successo". Massimo D'Alema riusciva a sperare in
una ripresa della trattativa: "Certo, sarebbe preoccupante se alla fine le
pressioni e le interferenze finissero per creare una situazione in cui fallisca
quello che allo stato attuale è l'unico tentativo di individuare una
prospettiva per Alitalia". Tutto questo pochi minuti prima che giungesse
la notizia delle dimissioni di Prato.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Ricette sociali per motivare i delusi dell'ex Unione di Ninni
Andriolo Carovita, precarietà, pensioni basse, buste paga sempre più leggere,
affitti elevati. L'emergenza sociale che investe fasce rilevanti di cittadini
diventa ancora più centrale nella campagna elettorale del Partito democratico.
E non a caso visto che, da qualche giorno, Veltroni,
D'Alema e gli altri leader Pd lanciano l'allarme sul rischio che un elevato
astensionismo lasci incompiuta "la più grande rimonta della storia
politica italiana". Se è vero che il Pd è "a un'incollatura, ogni giorno più piccola" da Berlusconi, Veltroni è consapevole della necessità di rendere ancora più chiare le
priorità programmatiche e di governo che dovranno servire a migliorare le
condizioni di vita di tanti cittadini, costretti a vivere nella precarietà
lavorativa o con salari e pensioni che perdono potere d'acquisto. Passa
anche dalla consapevolezza di aver compreso le emergenze di chi soffre
condizioni di vita sempre più difficili la possibilità di costruire un rapporto
di fiducia tra il Pd ed elettori delusi dal centrosinistra al governo. Che oggi
- magari - o sono indecisi sulle scelte da compiere o sono orientati a
disertare le urne. Anche a questi il Partito democratico sceglie di rivolgersi
- nel tentativo di tornare "a dare speranza" - nella volata finale di
una campagna elettorale che Berlusconi non ha già
vinto. E che, alla fine, il Cavaliere potrebbe assegnarsi solo grazie al non
voto di settori di elettorato che nel 2006 favorirono l'Unione. E che sono
rimasti scottati dalla litigiosità spesso paralizzante di una maggioranza di
governo cui, pure, avevano riposto tante speranze. Si tratta di elettori che
non amano Berlusconi e non si lasciano sedurre dalle
sue promesse, ma che rifiutano di votare "solo" per esorcizzare il
pericolo di un ritorno del Cavaliere a Palazzo Chigi. A questi il Pd è
impegnato a rivolgersi nel nome di una "discontinuità" dal recente
passato che significa per il futuro "libertà" di attuare ciò che si
promette, senza mediazioni a sinistra o al centro. E, assieme, riproponendo la
consapevolezza dei problemi economici che colpiscono ceti diversi. Veltroni, in fondo, pose il tema dell'emergenza sociale già
all'inizio della sua campagna elettorale. Quando rilanciò la proposta di
ridurre la pressione fiscale sui salari intorno alla quale il governo Prodi
stava già lavorando. Il leader Pd, in quel momento, propose al centrodestra
un'intesa per varare subito un provvedimento ad hoc. Ma, dall'altra parte, le porte
rimasero rigorosamente sbarrate. I problemi esistono, in ogni caso, e vanno
risolti subito. "A luglio", promette Veltroni,
a proposito del caro prezzi e del buono-spesa annuale da distribuire a 3
milioni di famiglie che dovrebbe combatterlo. "Subito", annuncia, in
relazione alla precarietà e al compenso minimo legale, "il primo
provvedimento che porteremo al Consiglio dei ministri". Insomma, l'Italia
ha bisogno di un governo consapevole che l'emergenza sociale non si risolve con
le favole dei poveri precari ai quali augurare le nozze con un "buon
partito" o con le offerte speciali dei supermarket. Anche per questo -
perché occorrono scelte immediate per garantire sviluppo e migliorare le
condizioni di vita di tanta gente - Veltroni dice
"no" alla slittamento del voto. Il caso Pinza? "È una questione
aperta all'interno della destra e la destra la deve risolvere - afferma il
leader democratico - Ci manca solo che ora cambino la data delle
elezioni". La Giornata.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Voto disgiunto È un giochetto sbagliato e dannoso Cara Unità, ti
scrivo per invitare tutti gli aderenti e simpatizzanti(in primis) del PD a
votare PD anche al Senato e a smettere di alimentare questa inutile polemica
circa il voto disgiunto. La campagna elettorale è ormai al termine, la vittoria
non è certa per nessuno... I passi falsi sono autogol. Vi ricordate che due
anni fa l'Unione vinse di pochissimo? E vi ricordate perché? In quanto ci
furono polemiche su polemiche durante la campagna elettorale che diedero
l'immagine di un'Unione casinara all'elettorato. Io non voglio che il Paese
torni in mano a Berlusconi e ai suoi. E ricordiamoci
la SA ha sempre sparato a zero contro il PD, definendolo un mero cartello
elettorale. Dunque costoro non hanno bisogno dei nostri voti per superare il
quorum dell'8%: esso si supera solo se si conquista la fiducia dell'elettorato
e non con questi antiquati, nonché dannosi e poco seri, giochetti.
Cordialmente, Michele Brugnatti Canone tv Estendere l'esenzione alle coppie di
pensionati Cara Unità, è tempo di elezioni e forse io mi occupo di un problema
marginale ma la sorpresa stamani è stata grande quando ho scoperto che
l'esenzione del canone RAI, prevista nella finanziaria 2008, riguarda pensionati
settancinquenni o di età superiore con reddito complessivo familiare di 516,46.
Ciò significa che soltanto i pensionati singoli, che vivono da soli, sono
esentati; mentre coppie di pensionati al minimo di pensione, senza altri
redditi, dovranno continuare a pagare il canone. Francamente se fosse così non
sarebbe un gran provvedimento, a meno che non vengano emanate istruzioni
ministeriali con interpretazioni più estensive e più rispondenti al fabbisogno
dei pensionati al minimo. Con l'affetto di sempre. Mario Casale, Avezzano
"Vieni avanti Gramazio" Quest'articolo mi ha convinto Egregio
Senatore Colombo, volevo soltanto esprimerLe il mio entusiasmo per l'articolo
pubblicato il 2 Aprile, su L'Unità "Vieni avanti Gramazio". Ovviamente
io, come milioni di italiani, non ero informato su questo gravissimo episodio,
firmato oltretutto da un senatore. Direi che se prima ero dubbioso in merito
all'espressione del mio voto, adesso, grazie al Suo editoriale, ho le idee più
chiare, anche se avrei preferito votare con un'altra legge elettorale. La
ringrazio molto, e mi scuso per l'intrusione. Distinti saluti Ernesto Calato,
Milano Speriamo che gli indecisi valutino bene le proprie scelte Cara Unità, la
campagna elettorale Veltroni l'ha impostata nel modo
migliore scegliendo con cura gli argomenti importanti esposti con competenza,
pacatezza e con astuzia, il fatto di non nominare mai con il cognome il
Cavaliere ottiene l'effetto di fargli saltare i nervi. Infatti l'ego
ipertrofico del leader Pdl arriva alle stelle, e parla e straparla facendo
gaffe colossali (Quirinale, Alitalia e chi più ne ha più ne metta) che poi
cerca di smentire ma ottenendo regolarmente l'effetto contrario. Non voglio
nemmeno pensare ad altri 5 anni di costoro alla guida del paese, spero pertanto
che gli indecisi valutino bene cose e persone, pensando dove sta il Ciarrapico,
La nipote dell'innominabile, e le brave personcine della Lega. Avanti sempre.
Lara Bologna Sicilia, mille motivi per non votare il cavaliere Cara Unità, sono
assiduo lettore del nostro giornale e, sapendo che Silvio lo è pure, non avendo
la certezza di farglielo sapere personalmente perché una mia lettera non potrà
mai raggiungerlo (verrebbe sicuramente cestinata) vorrei rispondere due cosette
alle tante che mi indirizza in quanto siciliano: mi fa sapere che riprenderà il
suo impegno per la Sicilia a partire dal ponte sullo Stretto, primo motivo per
non votarlo e non farlo votare; siccome è consapevole che la criminalità non si
batte con la repressione, mi fa sapere che "daremo vita a nuove intese tra
istituzioni per il pieno utilzzo dei fondi comunitari..." (chi ha
dimenticato il ministro dei Lavori pubblici quando ci faceva sapere che bisogna
convivere con la mafia...), secondo motivo per non votarlo. Mi dice anche: "non
promettiamo miracoli" e invece ne elenca una decina, terzo motivo. Potrei
continuare con altri motivi ma li risparmio ai lettori. Grazie al Direttore per
l'attenzione. Salvatore Astuto Campagna elettorale Parlare anche di pace
scuola, salute... Cara Unità, che brutta campagna elettorale! Si sente parlare
ogni giorno, sia nei dibattiti politici sia nelle semplici discussioni tra
amici in vista del 13-14 aprile, solo d'economia, mercato, pil, prezzi e tasse.
Non nego l'importanza di questi argomenti, ma dove sono finiti temi come la
pace, la scuola, la salute... dove sono finiti gli "ideali"... dove è
finito "l'Uomo"?? Roberta Borciani, Reggio Emilia Il precariato non è
un male? Certo, così cambiando lavoro si visita anche l'Italia... Cara Unità,
con quale criterio sono stati scelti i giornalisti? Perché i direttori del tg1,
del tg2 e non il direttore del tg3? Con Veltroni hanno riscoperto di saper fare i giornalisti, a Berlusconi hanno fatto dire come al solito, solo quello che voleva lui. Ma
quanto è patetico questo signore rancoroso e vendicativo. Dovrebbe governarci
ancora? Poveri noi! Ha detto che il precariato per i giovani non è un gran
male. Forse ha ragione: dopotutto, che sarà mai avere un figlio laureato
che, sempre con la valigia in mano, va dove trova un lavoro sempre a tempo
determinato? Forse mi risponderebbe che deve essere contento perché così visita
l'Italia? Speriamo che gli italiani si sveglino... Imma Fiorillo Berlusconi usi fermezza per combattere la mafia Cara Unità,
per Silvio Berlusconi la TAV sarebbe un "diritto
di tutti i cittadini", per difendere il quale lo Stato deve usare la
forza. Prendendo atto dell'originalità di questa nuova definizione, e pur
mantenendo qualche dubbio sul fatto che le truffe siano un diritto, auspico che
il Cavaliere usi la medesima fermezza per combattere quei mafiosi che sembra
stiano recando ai diritti dei cittadini qualche danno in più rispetto ai NO
TAV, e che nel Crotonese (come da molte altre parti) continuano a uccidere e a
seminare terrore pressoché impuniti. Il tutto sempre senza troppi commenti da
parte dei politici che, per difendere i veri diritti dei cittadini, sembrano
assai più restii a usare la forza.Giorgio Perino, Bussoleno (To).
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Gli sms di Ilka e gli incubi di Cioni Livia Ravera "Nei
giorni scorsi una signora non vedente ha urtato contro un mendicante, è caduta
e ha riportato diverse ferite. Poteva inciampare in una delle migliaia di buche
di cui è costellata la città del Giglio. O in una delle centinaia di transenne
che proteggono l'incolumità dei cittadini dai lavori piccoli e grandi che
incominciano sempre e non finiscono mai". L'ho letto su Liberazione che
cede titolo e "copertina" alla nuova trovata di Graziano Cioni,
Assessore alla Sicurezza di Firenze: "Achtung Banditen: A FIRENZE
L'ELEMOSINA È REATO... un nuovo regolamento della polizia municipale per
combattere la piaga dei mendicanti". Posso associarmi all'indignazione
dell'ultimo "giornale comunista" (così sta scritto in alto a destra,
sopra la testata) dell'Italia post moderna? Sì, posso, anzi, devo. E dovreste
indignarvi anche voi, lettori di questo giornale non più comunista. E dovrebbe indignarsi anche Veltroni,
indignarsi e poi tirare le orecchie al Pd fiorentino. Perché? Perché quello che
ci differenzia da Berlusconi e la sua armata di coerenti sostenitori del capitalismo senza
se, senza ma e senza freni inibitori, è una esasperata sensibilità verso TUTTI
I SOCIALMENTE DEBOLI, quelli che non sono, per i più vari motivi,
riusciti ad adeguarsi al passo degli altri, che sono rimasti fuori e sono
costretti a chiedere, umiliandosi, per sopravvivere. Chi si ha intenzione di
incantare mettendo fuori legge i più poveri in piena campagna elettorale? Non
certo la nostra gente. Non chi, per tutta la vita, ha votato a sinistra
pensando che fosse un modo per segnalare una impostazione esistenziale
banalmente chiara, riassumibile nella formula: "Io sono solidale con gli
altri esseri umani". Solidale. Cioè: io non sono soltanto e sempre
competitivo, io non sono il tipo che striscia davanti ai potenti e calpesta chi
è caduto perché tanto non conta, non vota, non può nuocermi. Io credo che
accanirsi contro un essere umano così mal ridotto da chiedere elemosina e pietà
non in piedi, non simulando lavoro a un semaforo (nobile tentativo già punito
dal Cioni), ma disteso sul marciapiede, sia un comportamento aggressivo, un
incitamento all'egoismo e un atto di inciviltà. Tutti possiamo cadere. Se
l'inflazione continua a viaggiare a questa velocità, il precariato si espande e
il Pil non cresce, può succedere a molte persone per bene, di ritrovarsi senza
casa e senza soldi , di dover chiedere, di avere BISOGNO (parola negata) e non
solo "desideri da appagare", come consumismo vuole. Provate ad
esercitarvi nel nobile gioco dell'empatia: come vi sentiresti ad essere anche
multati o, in assenza di danaro per pagare la multa, arrestati? E, a proposito
del rischio di cadere: che ne dite del povero Ilkka Kanerva, ministro degli
Esteri finlandese, frullato via dal mondo della politica perché, leggo da Il
Corriere della sera: "Da quella sera (la sera del suo compleanno, il
sessantesimo) dal cellulare di servizio di Kanerva sono partiti 150-200 sms (è
sempre la patria della Nokia) che la giovane imprenditrice ha definito
suggestivi e rivenduto a una rivista scandalistica". La "giovane
imprenditrice" sarebbe una ventinovenne ballerina di striptease,
finlandese trasferita in Usa, che, come intrapresa, ha fondato lo
"Scandinavian dolls", un giro di pupe biondo grano che si spogliano e
sculettano su scala internazionale. Gli sms non brillavano certo per fantasia
hard: "Ti va di farlo in un posto eccitante?", "hai tenuto in
ordine il giardino?", cose così... anche se il giardino è metaforico e sta
posizionato dalle parti del pube, non mi pare poi così scandaloso. Del resto: è
noto che a 60 anni gli uomini si accorgono di non essere più giovani (alle
donne capita 10 anni prima) e la più diffusa reazione è spesso una breve
stagione da puttanieri, terminata la quale ridiventano frequentabili. Non si
poteva pazientare un po' col povero Ilkka? Invece l'hanno sostituito con
Alexander Stubb, ex collaboratore di Prodi alla Commissione Europea, che,
infatti, ha 40 anni e quindi per i prossimi venti dovrebbe presumibilmente
concentrarsi sul lavoro e, semmai, frequentare signorine che gli si offrono a
titolo gratuito. Un ottimo motivo per abbassare l'età media del politico
maschio. E. a proposito: quanti anni ha lo sceriffo di Firenze, Cioni il terribile?
Anche il "celodurismo" in materia di solidarietà sociale è un brutto
sintomo... www.lidiaravera.it Fra le righe.
( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dopo la riammissione
in lista della Dc. Il governo fa ricorso Elezioni, coro di no all'ipotesi di un
rinvio ROMA - Coro di no all'ipotesi di un rinvio della data delle elezioni
dopo la decisione del Consiglio di Stato di rimettere in corsa per le elezioni
politiche il simbolo con lo scudo crociato della Dc di Giuseppe Pizza. Il
rischio è infatti che il voto del 13-14 aprile, venga rinviato di almeno 15
giorni per consentire alla Dc di fare campagna elettorale. Il
pericolo c'è, avvisa il Viminale, ma tutti i partiti vorrebbero scongiurarlo.
Lo dicono sia il leader Pdl Silvio Berlusconi che
quello del Pd Walter Veltroni. Intanto il governo ha presentato ricorso contro la decisione.
BEI, BUZZANCA, LOPAPA, POLCHI E TITO ALLE PAGINE 6, 7 E 8.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del "Walter seduttivo", il leader Pd vince il
duello in tv Veltroni batte Berlusconi 3,8 milioni a
3,1. Gli esperti: il primo luminoso e ottimista, il secondo cupo e affaticato.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del IL CASOGruppo d'ascolto con Tommaso, Mirella e Ludovica: per noi
Berlusconi sarebbe la fine, ci vuole barattare con gli
anziani Davanti allo schermo i precari "indecisi" scelgono i
democratici. Tranne uno... Maristella Iervasi La giornata comincia con il
solito tran-tran. Mirella, 28 anni, si "chiude" in un call center.
Tommaso si affretta a timbrare il cartellino nel supermercato di una grande
catena. E Ludovica tra sbuffi e malumori anche nel giorno del pesce d'aprile
spedisce curriculum vitae alle agenzie interinali. Tre amici, tre giovani, tre
vite da precarie. Poi l'idea e un sms: "Vediamoci stasera da me - scrive
Ludovica -. Pizza al taglio cinese perchè le mie finanze sono quelle che sono,
e "gioco" sull'urna del voto. Siamo o non siamo elettori indecisi? -
è la spiegazione dell'invito -. Vi aspetto: Silvio C'è "canta" sul 2,
poi tocca a Veltroni". Milano, zona stazione.
Tommaso, il tuttofare precario del market, arriva alle 20.30. La tavola è
apparecchiata, la tv è sintonizzata su Rai 2. Chiede chiarimenti sulle
"regole" del gioco e scopre che è un modo per "unire l'utile al dilettevole":
stare insieme e magari "scegliere" sul serio, anche se ai tre amici
"la politica fa schifo". L'obiettivo della serata è proprio questo:
assistere in silenzio al "verbo" dei candidati-premier. Scrivere su un
foglietto le impressioni a "caldo", ma il giudizio finale va dato
rigorosamente in numeri. Alla fine tirare le somme dei verdetti, e fare una
dichiarazione di voto: come se si fosse già al 13 aprile. Con l'impegno però di
sugellare sul serio quella "scelta" e tramutarla in croce sulla scheda
elettorale. Dopo risate e battute sulle nozze precarie: "Mi son fatto la
ceretta per bussare a Piersilvio... ". "Beato te! I miei boccoli
botticelliani, invece, hanno dato fuoco alla "madia" del
pullman...", in religioso silenzio si guarda la tv. Ore 21.06: Berlusconi "appare" ai suoi intervistatori. Alle 21.49 su quella
stessa sedia (ma senza il cuscino) si accomoda Veltroni.
"Abbronzato al fondotinta", annota subito Mirella su B.
"Imbalsamato e in doppiopetto", scrive Ludovica. Mentre Tommaso
sottolinea: "È destrorso in tutto, anche sull'uso delle mani".
E ce n'è anche per Veltroni: "Partito nuovo ma è
un leader senza sorriso". Ma è l'argomento precarità giovanile che
focalizza l'attenzione. Ludovica, sentenzia subito: "Il male assoluto sarà
lui!, Meglio i 1000 euro del Pd". Tommaso e Mirella la seguono a ruota:
"È proprio vero che Berlusconi è contro i
giovani. Il precariato non è il dramma più grande? Che ne sa lui, il
pluripremier-imprenditore. Fa il saltimbanco della politica: prima offre
sull'altare delle nozze il proprio figlio per catturare la simpatia dei precari
come noi; ora cambia amo: meglio i pensionati e gli anziani, sono più numerosi
dei giovani e portano voti". Stop ai commenti, si torna a guardare la tv.
Sulla scena c'è il leader Pd. Che "pacatamente" sul precariato
ribadisce: "È il dramma più grande di questo paese". Da qui la
proposta: compenso minimo legale, come avviene in 23 paesi europei su 27, e
sostegno fiscale alle imprese che stabilizzano i lavoratori. Ma Tommaso non è
convinto: "Eh si! Così da precario divento un morto di fame a vita, mentre
il mio capo s'ingrassa con i soldi dello Stato". Il gioco del
"Veltrusconi" volge al termine. È l'ora del giudizio. B., è
"bocciato": presenza fisica ("vecchiume", "un
burocrate con gli appunti") e programma ("opportunista e
folkloristico"). Voto finale: 4. W., invece, è promosso in presenza
scenica ("elegante e disteso"). Esposizione politica di contenuto:
"affidabile e credibile". Lo scrutinio finale è il seguente: Mirella
e Ludovica voteranno Piddì. Tommaso, invece, da indeciso elettore incerto è
rimasto.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del di Federica Fantozzi / Roma Settecentomila telespettatori
e quasi tre punti di share in più per Veltroni
nonostante l'ora tarda. I dati gli attribuiscono il 13,91% contro l'11,02% di Berlusconi. La prima intervista di martedì sera sulla Rai è stata seguita
da 3.100mila persone, la seconda da 3.836mila. Anche massmediologi e
sondaggisti promuovono il leader del Pd, sottolineando una beffarda nemesi nei
confronti del Cavaliere: in video Veltroni
appariva ottimista, luminoso e fiducioso nel futuro. Berlusconi,
l'ex "uomo del sole in tasca", cupo e affaticato. "Walter era
più glamour - spiega Klaus Davi - elegante nel blazer lucido che gli illuminava
la faccia. Rilassato, ironico, solare come da anni non si ricordava un leader
della sinistra". Berlusconi, "facilitato dal
ruolo di capo dell'opposizione, appariva ficcante e acuto, con un difetto però:
era prolisso". Aveva davvero la cravatta viola con sprezzo della malasorte?
"Glicine. Più vistosa del solito". Davi apprezza con riserva la
formula della conferenza stampa: "Domande equilibrate dai 4 intervistatori
che mi sono piaciuti. Penosa invece la disposizione dei tavoli, sembrava il
banco di scuola". Il meglio e il peggio: "Per Silvio funzionava
l'assimilazione Prodi-Veltroni, non la prolissità. Veltroni mostrava troppa confidenza con i giornalisti che in
quel momento rappresentavano gli elettori. Ma irradiava solarità e
positività". Ha scippato al rivale il sole pret à porter? "Beh, sa
fare il suo mestiere". Mario Morcellini, preside di Scienza della
Comunicazione alla Sapienza di Roma, nota "un affaticamento dei temi delle
prime quattro settimane di campagna elettorale che forse prelude a parole nuove
per gli ultimi dieci giorni". Hanno un po' stufato da Berlusconi
il rilievo che Veltroni è in continuità con il governo
Prodi, dal leader del Pd l'insistenza sulla "rissosità" del PdL:
"Sono due errori di comunicazione che vanno in realtà a svantaggio di chi
li commette". Sullo stile, il docente valuta il "nuovo"
veltroniano: "Argomenta il suo pensiero in modo lineare, più adatto alla
tv che alla Rete. Il fatto che non attacchi l'avversario in modo diretto è una
novità sorprendente. Non ha il riflesso pavloviano". I lampi che hanno
colpito Morcellini: "Di Veltroni la capacità di
autocontrollo del video che prima mancava a tutti i leader del centrosinistra,
escluso D'Alema. Di Berlusconi il radicale cambiamento
in tv: quando parla per la strada non si ferma ed è spesso costretto ad
autocorreggersi, davanti alle telecamere è sorprendentemente cauto. Vive quasi
un processo di "veltronizzazione"". Nicola Piepoli, alla guida
dell'omonimo istituto demoscopico, assegna la vittoria a Veltroni:
"Senza paragone, è andato molto meglio. Più affabile, seduttivo, invitante
a quella che chiamiamo intention to buy (intenzione di acquisto, ndr)". E Berlusconi? Resta "molto valido" secondo il
sondaggista. Ma "più negativo, più cupo". In una parola
"anziano": "La visione della vita e del mondo in entrambi è
diversa".
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del E in Sardegna Veltroni passa
all'attacco della destra di Bruno Miserendino inviato a Olbia LO RIPETE
ovunque: "Siamo ormai a un'incollatura.". Sarà per via dei sondaggi o
semplicemente perché, come gli consigliano in tanti, è arrivata l'ora di
attaccare, ma lui, Veltroni, appare su di giri e
ottimista. Sbarca in Sardegna, terra in bilico e quindi impor- tante per i
seggi del Senato, e si capisce che d'ora in poi si muoverà su due piani:
sfornare proposte per i cittadini, non far passare le bugie e gli errori della
destra. Esempio numero 1, il confronto mancato con Berlusconi
(non lo nomina mai e ormai la gente ride quando parla del "principale
leader dello schieramento a noi avverso"). Un confronto c'è stato - dice -
ed è sui numeri degli spettatori, che l'altra sera sono cresciuti quando
"siamo andati in onda noi". "Anche questo - ironizza Veltroni - conferma il nostro avversario nell'idea di non
farlo, il confronto. Ma la cosa che non si può accettare è che lui si sia
presentato come l'avversario di Rocky con il classico "ti spiezzo" e
poi quando ho detto sono pronto a farlo anche sulle tue reti, cosa che non
avviene in nessun paese occidentale perché nessun leader ha tre reti tv, lui ha
detto che la par condicio lo impedisce". La gente ride ma lui li
rimprovera: "No, non c'è niente da ridere, perché un leader non deve dire
bugie, la par condicio non c'entra nulla, c'entra la paura". Applausi in
quel di Olbia, dove 3-4000 persone hanno riempito la sala dell'Hotel Melia e
altre centinaia sono rimaste fuori. Ma anche all'improvvisato comizio a
Villagrande, sul sagrato di una chiesa, e poi a Nuoro, in piazza, e infine a
Sassari a tarda sera, davanti a migliaia di persone, il leit motiv sembra
questo: Berlusconi dice bugie e poi smentisce, accusando i giornalisti di non aver
capito. È andata così, ricorda Veltroni, sulla gaffe con il
Quirinale, è andata così sulle pensioni, è andata ancora peggio sul fisco.
"L'ho sentito dire che avrebbe fatto la lotta all'evasione e mi sono detto
che dopo tanti condoni era una novità importante. Ma si deve essere
spaventato perché poi ha subito detto che oltre una certa soglia di tasse
l'evasione è legittima". Noi diciamo, sostiene Veltroni
"pagare meno pagare tutti, abbiamo una proposta puntuale e coperta di
riduzione di Irpef di un punto l'anno, ma facciamo sul serio l'evasione
fiscale". Loro promettono di tagliare l'Irap, ma qualcuno, "anche un
bambino di dieci anni potrebbe chiedergli, perché non l'hanno tagliata quando
erano al governo". In questo rush finale, ecco i paletti: difende con
forza Prodi e il risanamento, valorizza le differenze nei programmi e nei
valori che, fa capire, ci sono e sono grandi. Come sulla lotta alla mafia, come
sul precariato, "una piaga". "La differenza sta qui: questo
paese ha bisogno di qualcuno che che parli di precari, non dello
stalinismo". Veltroni rinfaccia a Berlusconi anche le parole su Di Pietro: "Ha detto che
ne ha orrore, si è dimenticato di dire che lo voleva fare ministro". Gli
rinfaccia di non aver rispettato il contratto tranne, guarda caso, che
nell'imposta di successione e gli rinfaccia anche l'acritica adesione al
modello Bush: "La nostra è stata l'unica Destra in Europa che ne ha fatto
un'icona". Adesso Bush, ricorda Veltroni, ci
porta la recessione, dopo aver fatto una guerra sbagliata. Un attacco diretto
anche a Fini che, dice, ha preso sganassoni: "Gli hanno comunicato
l'esistenza di un partito a cui devono aderire.". E un attacco alla Lega:
"Ha già annunciato che se danno il voto agli immigrati sarà crisi.
Pensate, ancora non abbiamo votato.". Riuscirà il Pd a smuovere l'apatia
del paese, gli indecisi e i tentati dall'astensionismo? Veltroni
sprona e quello di smascherare a muso duro le bugie degli avversari dev'essere
un capitolo del programma. Ieri Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera,
che è di casa, e che ha accompagnato nei primi 4 comizi Veltroni
insieme al presidente della regione Soru (applausitissimo), Cabras, la Sbarbati
e Parisi, ha ricordato un dato indicativo: "Quando Berlusconi
ha detto che lui aveva già fatto molto di meglio nella delegificazione, mi sono
fatto portare i dati e ho scoperto che lui il numero delle leggi l'ha
aumentato". Si riuscirà a farlo sapere?.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL CASO Intervista al Pais Eco: sì a Walter ma troppi vecchi in
politica Il futuro dell'Italia? Per Umberto Eco "dipende da quando
moriranno alcune decine di persone, già anziane; è un fatto biologico. Dopo,
dovrebbe arrivare una nuova classe politica. Siamo il paese con la classe
politica più anziana del mondo". Quando
l'intervistatore del Pais gli ha chiesto "E Veltroni?",
ha risposto: "Veltroni è uno giovane. Ha 50 anni, ma gli altri sono più vecchi. Berlusconi ha oltre 70 anni. In Italia chi perde le elezioni si ripresenta,
è come se Al Gore fosse di nuovo candidato negli Usa o se in Francia si
ripresentasse Jospin. In Italia torna sempre il vecchio: è il sintomo di
una classe politica che non vuole rinunciare al potere". Berlusconi "promuove la mancanza di senso dello Stato
perché lui stesso non c'è l'ha. È riuscito a instaurare un tipo di potere
fondato sulla sfiducia verso la magistratura e la giustizia, per cui può
governare anche se ha processi in sospeso". Eco critica anche la stampa:
"I giornali hanno molte pagine ma poca informazione. Non ti dicono che
cosa ha fatto il governo francese, ma ti danno quattro pagine di pettegolezzi
su Carla Bruni e Sarkozy".
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi: l'evasione fiscale? Si può,
se le tasse son troppe Il capo del Pdl ora se la prende con "lo Stato
criminogeno" Poi il solito dietrofront: "Le agenzie di sinistra
disinformano..." di Natalia Lombardo inviata ad Ancona È COLPA DELLO STATO
"criminogeno" se non si pagano le tasse: Silvio Berlusconi
prima autorizza l'evasione fiscale come autodifesa dei cittadini (e degli
imprenditori), poi, nel comizio in piazza ad Ancona, vorrebbe smentirsi ma come
sempre conferma: per lui l'evasione fiscale è un peccato veniale e inventa le
tasse fai da te, osannato dalla folla arrivata con i pullman dalla regione
rossa da espugnare. "Abbiamo il record per l'elusione e l'evasione, giustificato
dalle aliquote elevate", ha detto il leader del Pdl la mattina ai
costruttori dell'Acer. Finché lo Stato chiede "un terzo ti sembra giusto
pagare", ma "se ti chiede il 50 o il 60%" è troppo, "ti
sembra una cosa indebita e quindi ti senti anche un po' giustificato nel
mettere in atto procedure di elusione e qualche volta anche di evasione
fiscale" così nelle casse dello Stato non entrano "90 miliardi di
euro". Nel pomeriggio, arrivato con l'areo Mediaset ad Ancona, cerca di
recuperare, ma invano: "Le mie parole sono state male interpretate dalle
agenzie di sinistra". La stessa tiritera del giorno prima sull'attacco al
Quirinale, che in modo più soft ripete anche ieri. Parlando dal palco nella
piazza del Papa (o del Plebiscito) stracolma, precisa: "L'evasione è
sempre ingiusta ma a volte lo Stato tende ad essere criminogeno e tende a
portare alcuni cittadini a non pagare le tasse. Allora servono aliquote giuste
e cittadini contribuenti onesti". Grande mobilitazione del Pdl nella città
governata dal centrosinistra: l'imprenditore Casero mobilita i colleghi
(estranei al vicino regno di Tod's) e li porta da Berlusconi
all'hotel Palace. Uno di loro porta mozzarelle di bufala marchigiana (diossina
free) in un pacchetto verde. Silvio le assaggia per cortesia, poi va in piazza
prima che diluvi. "Piove, governo ladro!" esordisce. Sgarra le regole
citando sondaggi che lo danno "fra gli 8 e i 10 punti avanti", ma è
consapevole del rischio: "Qui siamo al testa a testa, quindi convincete
gli indecisi a non votare Udc o la Destra perché farebbero il giuoco della
sinistra". È più grintoso che in tv ma senza certezze: "Dovremmo...
dovremmo raggiungere la vittoria, salvo i brogli" di cui la sinistra
avrebbe imparato l'arte alle "Frattocchie, la scuola de Pci". Attacca Veltroni sull'immagine: il signore "belloccio" e
"diplomato in fiction", un "apprendista ipnotizzatore" che
vorrebbe far sembrare "svizzero il governo Prodi" e via denigrando.
Quanto ai lui, gli tocca "portare la croce" del governo, perché
"se qualcuno conosce un mio sostituto gli mandi una cartolina",
si compiace. Lo spettro di Pizza si aggira sul rinvio delle elezioni,
"sarebbe un danno grave", commenta l'ex premier che sollecita le tv
(sue) a dare spazio al Dc riammesso. Ma è preoccupato: "Serve una vasta
maggioranza, non potremmo operare con pochi senatori, anche perché la sinistra
è sostenuta dai senatori a vita". Divisa casual blu da piazza, scarpe
sportive col rialzo, Berlusconi declama le
"domandine pensate in aereo", perfezionando il repertorio alla
Barabba: "Ne avete abbastanza degli stipendi in lire e i prezzi in
eurooo?". "Siii", urla la folla; "e dei privilegi delle
coop rossee?" "Siii". La piazza insorge al nome di Pecoraro
Scanio, il cui fratello senatore-calciatore giocava nell'Ancona nel '90. Alla
fine, sulle note di "Meno male che Silvio c'è" cantate dall'autore
col codino, fa un appello ai marchigiani che pensano alla cena: "Adesso
tutti a casa a convincere gli infedeli! Diffondete il verbo, il verbo della libertà",
grida il mullah di Arcore.
( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lo
scudocrociato nel 1992 Elezioni, si rischia il rinvio è battaglia sul simbolo
Dc Veltroni e Berlusconi contrari. Il
Viminale ricorre Prodi: l'Italia si metterebbe in cattiva luce Ferrara: se
accade mi suicido FRANCESCO BEI ROMA - "Un rinvio delle elezioni oggi
metterebbe l'Italia molto, molto in cattiva luce davanti al mondo". Quella di Romano Prodi sembrerebbe
una constatazione ovvia su un'ipotesi d'accademia, se non fosse che proprio il
rinvio è davvero uno dei possibili esiti di una vicenda kafkiana - maturata in
un vortice di ricorsi, sentenze e ordinanze - che nasce dalla riammissione alla
corsa elettorale della Dc di Giuseppe Pizza (alleato di Berlusconi)
da parte del Consiglio di Stato. Così l'ipotesi rinvio, obbligatoria se si
vuole dar modo a Pizza di fare campagna elettorale per tutti i trenta giorni
previsti dalla legge, per il ministro dell'Interno Giuliano Amato in mattinata
diventa "un'eventualità che non posso escludere". E basta solo evocarla
questa "eventualità" per provocare uno shock in tutto il mondo
politico, schierato questa volta senza eccezioni - da Veltroni
a Berlusconi, a tutti gli altri - a difesa della data
prefissata. Per il leader del Pdl il rinvio "sarebbe un dramma" e si
appella quindi al suo alleato chiedendogli "un segno di
responsabilità". Il Cavaliere vorrebbe che Pizza (che si presenta solo al
Senato nelle circoscrizioni italiane) rinunciasse alle sue pretese in cambio di
maggiori spazi in tv, ma il segretario della Dc "pocket" per tutto il
giorno si mostra irremovibile. Solo in serata Pizza apre uno spiraglio, nel
caso "arrivasse una sollecitazione del capo dello Stato". Anche nel
Pd la questione si pone con drammatica urgenza: "E' una cosa aperta nella
destra - sostiene Veltroni - la destra la risolva.
Spero non sia un tentativo per rinviare le elezioni". Giuliano Ferrara
minaccia conseguenze drastiche: "Se rinviano le elezioni, mi
suicido". Più serio Fausto Bertinotti, che paventa "uno smarrimento
nel Paese" in caso di prolungamento della campagna elettorale, perché
"verrebbe percepita da tutti come la dilatazione dell'incertezza".
Pier Ferdinando Casini, contro cui Pizza ha scagliato i suoi avvocati chiedendo
il sequestro del simbolo Udc, liquida le pretese della Dc come
"baggianate". A bloccare il simbolo della Dc pizzina perché troppo
simile a quello dell'Udc era stato l'ufficio elettorale del Viminale, che ne
aveva bocciato lo scorso 4 marzo il simbolo insieme a quello della Dc di
Sandri. Entrambi hanno però presentato ricorso in Cassazione, e l'8 marzo
l'ufficio centrale elettorale li ha respinti. L'indomito Pizza si è rivolto a
questo punto al Tar, sostenendo l'illegittimità dell'esclusione, ricevendo
un'altra bocciatura. Quindi l'ennesimo ricorso al Consiglio di Stato, e la
decisione di ieri l'altro che ha ribaltato le precedenti. E tuttavia il rinvio
non è l'unica strada possibile. Il governo infatti non se né è stato con le
mani in mano, consultando giuristi, costituzionalisti, funzionari del Viminale,
esperti del Quirinale. Forte anche dell'articolo 61 della Costituzione, che
prevede in modo tassativo che le elezioni si svolgano entro 70 giorni dallo
scioglimento delle Camere (scadono il 16 aprile), nel pomeriggio, Amato ha dato
incarico all'Avvocatura dello Stato di proporre ricorso in Cassazione per
chiedere la revoca dell'ordinanza sulla Dc. Il vice avvocato generale, Glauco
Nori, sta preparando in effetti due ricorsi, che verranno presentati oggi. Uno
alle sezioni unite della Cassazione, per sostenere il difetto di giurisdizione
del Consiglio di Stato sulla materia. E un secondo ricorso allo stesso
Consiglio di Stato, perché nella sua ordinanza non avrebbe tenuto conto che
all'estero le operazioni di voto sono già iniziate (il 26 marzo), con militari
e diplomatici che hanno votato su schede prive del simbolo di Pizza. Peraltro,
se anche non si rinviasse il voto ma semplicemente venisse riammessa la Dc e i
suoi candidati, bisognerebbe ristampare milioni di schede elettorali, con i
costi immaginabili. Il Tar del Lazio poi deve ancora pronunciarsi nel merito
del caso e, in teoria, potrebbe dare torto a Pizza anche dopo che la Dc abbia
partecipato alle elezioni. In quel caso sul risultato elettorale penderebbe la
ghigliottina dell'illegittimità, sia che si voti il 13-14 aprile, sia che si
rinvii. In questo pasticcio giuridico qualcuno ieri già ricordava il precedente
di Messina del 2005 quando - al termine di una battaglia legale dentro al Nuovo
Psi - i giudici amministrativi annullarono le elezioni comunali e ordinarono la
loro ripetizione.
( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La crisi
istituzionale allarma il Colle "Va evitata una ferita al Paese"
Amato, moral suasion sulla Cassazione e sul Tar: fare presto Il Viminale
ottiene il via libera dal Pdl per agire. Ma il Cavaliere è pronto a parlare di
brogli CLAUDIO TITO ROMA - "Una brutta figura da evitare". Giorgio
Napolitano parla con Giuliano Amato e con Romano Prodi. Due colloqui lunghi,
approfonditi. Il "caso Pizza" è ormai diventata un'emergenza anche
per il Quirinale. Il capo dello Stato si fa spiegare tutti gli aspetti di una
questione che rischia di diventare esplosiva. I profili normativi e
costituzionali. E sia con il premier uscente che il ministro degli Interni non
nasconde tutta la sua "preoccupazione". L'ipotesi di rinviare le
elezioni è come fumo negli per il Colle. Napolitano vuole rassicurazioni,
chiarimenti. Soprattutto li vuole in via definitiva. L'obiettivo, allora, è
costruire una soluzione tecnica praticabile che cancelli qualsiasi possibilità
di un spostamento del voto. Il ministro degli Interni illustra tutte le
soluzioni normative a cominciare dall'istanza alla Cassazione per appurare in
tempi brevissimi la giurisdizione relativi a questi casi. Non solo. Per avere
la certezza che il caso si possa chiudere nel giro di pochi giorni, al Viminale
decidono pure di preparare un'istanza di prelievo per il Tar del Lazio. In modo
tale che il tribunale amministrativo, se dovesse servire, possa pronunciarsi
con la "massima urgenza". Il governo, infatti, forte anche dei
contatti avuti con i leader del Pdl e dell'Unione di centro, sta ponendo le
premesse per chiudere la vicenda entro la settimana. Disinnescando
giuridicamente il "casus belli" ma senza rinunciare alla "moral
suasion" su tutti gli organi chiamati a effettuare la propria valutazione.
L'idea di far slittare la data del voto per permettere alla Dc di partecipare
alla campagna elettorale, del resto, non convince nessuno. A cominciare,
appunto, dal presidente della Repubblica. Nelle telefonate con il premier e con
il titolare del Viminale, infatti, nota come esistano solo precedenti a livello
amministrativo. Quello di Messina e quello della Basilicata nel 2005. La
possibilità, dunque, che dopo un'interruzione traumatica della legislatura si
trovi a dover gestire pure una sorta di "crisi delle regole" sui
tempi elettorali, allarma non poco il capo dello Stato. Con i due interlocutori
istituzionali poi prevede le "gravi" ripercussioni di un eventuale
rinvio del voto: le ferite inferte al nostro sistema costituzionale e il colpo
all'immagine internazionale già influenzata dalla "querelle" sulla
immondizia a Napoli e sulla diossina nelle mozzarelle di bufala. Come dice il
presidente del consiglio, insomma, "una cattiva luce da evitare".
Senza contare le probabili ripercussioni sul rapporto tra il Colle e Berlusconi, già incrinato dopo l'attrito provocato da una
frase critica del Cavaliere. Il quale vedrebbe nello slittamento un attentato
al vantaggio acquisito nei sondaggi e un "complotto" organizzato
dalla sinistra. L'ex premier, in effetti, non ne vuol sentire parlare di
spostare l'appuntamento con gli elettori. è stato ancora Amato ad avvertire Via
del Plebiscito di quel che stava accadendo. Il ministro degli Interni ha
sentito prima Gianni Letta e poi lo stesso Berlusconi,
mentre tornava a Palazzo Grazioli in macchina dall'incontro con l'Ance.
L'inquilino del Viminale voleva in primo luogo sondare la posizione del Pdl,
alleato della Dc di Pizza. Ha illustrato tutte le alternative senza negare che
dal punto di vista tecnico l'opzione-rinvio pur complicata poteva essere
praticabile. Per Amato, però, il primo obiettivo era quello di confermare il
percorso istituzionale già attivato incassando dall'opposizione il via libera
per adottare "tutte le necessarie iniziative" e provare a lasciare
invariata la data del 13 aprile. Un disco verde che l'ex premier ha acceso
immediatamente. "Sarebbe un colpo alla democrazia", si è lamentato Berlusconi. "Se spostano le elezioni - è il
ragionamento svolto con i suoi fedelissimi - allora vuol dire che vogliono
organizzare un truffa e sperare di recuperare lo svantaggio". Non a caso
per tutta la giornata il Cavaliere ha suonato ripetutamente l'allarme sui
"brogli". Nello stesso tempo ha teso la mano proprio a Pizza.
Attraverso Sandro Bondi, il coordinatore di Forza Italia, gli ha chiesto di
recedere dal suo ricorso spiegando che il Pdl avrebbe poi riconosciuto in
futuro (nel governo e alle prossime elezioni europee ) il suo
"sacrificio". Eppure, proprio, per disinnescare le armi elettorali
che il Cavaliere è già pronto a imbracciare, anche il Pd ha appoggiato l'azione
di Amato. "Non offriamo a Berlusconi - ha
avvertito Veltroni - il pretesto di fare la campagna elettorale su suoi temi".
A piazza Santa Anastasia, infatti, tutti sono convinti che lo slittamento del
voto consentirebbe al capo pidiellino di rivitalizzare il "gorgo dei
veleni", di urlare al "complotto comunista". Tutto,
insomma, tranne che una facilitazione del tentativo di colmare la distanza che
i sondaggi indicavano fino alla scorsa settimana. Dinanzi ad un accordo
bipartisan, quindi, il responsabile degli Interni ha messo sul tappeto tutte le
sue carte. Al Viminale vogliono arrivare ad una soluzione efficace entro la
settimana. E attraverso l'avvocatura di Stato hanno chiesto la "massima
urgenza" alla Cassazione e al Tar. "Entro la settimana - è la
speranza di Amato - deve essere tutto chiarito".
( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Torino
Il leader del partito socialista Boselli avvisa "Appoggio locale ai
Democratici? Non ci sono regole" MARCO TRABUCCO "Se continueremo a
dare il nostro appoggio alle giunte di centrosinistra? Vedremo, non c'è una
regola nazionale e anche qui a Torino e in Piemonte dipenderà da come si
comporteranno nei nostri confronti gli altri partiti, in particolare il Pd. A
Roma ad esempio abbiamo un nostro candidato contro Rutelli. Altrove invece i
nostri rapporti con i Democratici sono distesi". Lancia un avvertimento a
Bresso, Chiamparino e Saitta, Enrico Boselli, leader e candidato premier del
Partito socialista che ieri era a Torino per lanciare la sua campagna
elettorale. Boselli, che è anche capolista per la Camera nella circoscrizione
Piemonte
( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XIII - Roma
Rutelli presenta le 58 pagine del programma. Bus, attesa massima 20 minuti
Decoro, case, family card "Così il mio sistema Roma" "Chi invia
nelle case la caricatura distruttiva della città vuol dire che ha già
perso" GIOVANNA VITALE Orgogliosi di essere romani. Lo ripete più volte,
Francesco Rutelli, nel corso della presentazione del programma sulla terrazza
della Città del Gusto. Un panorama - il gazometro in primo piano, la Centrale
Montemartini sullo sfondo - che racconta meglio di mille argomenti l'evoluzione
della città: "Quindici anni fa l'Ostiense era terra di nessuno" dice
il candidato sindaco trovando conferma nel sorriso di Dario Argento, ospite a
sorpresa, che proprio qui nell'86 girò uno dei suoi film, Demoni 2, perché
"c'erano binari divelti, palazzine in rovina, un disastro". Poi però
arrivò l'università, il teatro India, alcuni edifici di archeologia industriale
furono recuperati e tutto è cambiato. Ma molti sembrano non essersene accorti,
ironizza Rutelli. "C'è qualcuno che in questi giorni manda in giro nelle
case dei romani una caricatura distruttiva di Roma: vuol dire che hanno già
perso le elezioni", passa all'attacco il candidato sindaco. E al pamphlet
di Berlusconi sui presunti mali della capitale
risponde con 58 pagine di studi e tabelle che approfondiscono le sue idee per
il governo della città. Ponendosi in una "prospettiva costruttiva, in
continuità con quanto fatto dalle giunte Rutelli e Veltroni, ma consapevoli che c'è ancora molto lavoro da fare",
spiega. L'esatto contrario di "chi si limita a proporre una visione
distruttiva collocandosi in una posizione di minoranza astiosa". Molte le
idee forti contenute nel programma. A partire dalla mobilità: potenziamento
della rete del trasporto pubblico per portare la frequenza massima a 20 minuti,
estensione delle preferenziali e revisione delle tariffe sulla sosta, che
saranno differenti a seconda delle zone e delle funzioni concentrate nei vari
quartieri. Ancora: pubblicazione on line dei compensi di ogni singolo
consigliere, consulente e incaricato del Comune di Roma; realizzazione della
Sala Sistema Roma per intervenire 24 ore su 24 su decoro, pulizia e
manutenzione, lotta all'abusivismo commerciale e all'occupazione delle case;
costruzione di 10mila alloggi popolari, 6mila per gli studenti, 10mila in
affitto agevolato. Interessante anche il capitolo Famiglia: creazione di
"centri" di supporto, consulenza e mediazione; attivazione di un
registro delle "tate"; istituzione di una Family card per ottenere
sconti e agevolazioni. SEGUE A PAGINA VI.
( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Genova VOTI A PERDERE LA MALFA E L'AGNOSTICO-VELTRONIANO RAFFAELE
NIRI Si sono incontrati in trentotto, duri e puri, martedì notte, nella sede di
via Ravecca, sotto le icone di Giuseppe Mazzini e La Malfa. Ugo, ovviamente,
che il figliolo traditore Giorgio sta con Berlusconi. Sei
dei trentotto, che è già una bella percentuale, sono quelli dell'Uaar,
l'unione atei ed agnostici razionalisti. I trentotto - trentadue repubblicani
europei, sei atei&agnostici - sono unanimi: col Partito Democratico di Veltroni. "Nel programma del Pd c'è il testamento
biologico, c'è la regolamentazione delle coppie di fatto, anche omosessuali -
spiega il portavoce dei Repubblicani europei, Marco Evangelisti - C'è molta
sofferenza, nel partito, per la sovraesposizione delle posizioni cattoliche, a
partire da quelle della Binetti. Noi proviamo a bilanciare". Teodem
binettiani ma anche agnostici atei e razionalisti, ironizzerebbe Crozza Italia.
Con un solo dubbio: atei d'accordo, ma come si può essere - contemporaneamente
- agnostici, razionalisti ma anche veltroniani?.
( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
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Pagina VI - Genova
Orlando, Pd: "Università gratis e gli studenti cresceranno in fretta"
Il numero due alla Camera: bisogna aiutare i più bravi "Alle nostre
manifestazioni vedo più gente che nel 2006. Sono ottimista" WANDA VALLI
Andrea Orlando, trentanovenne spezzino, è il numero due nella lista della
Camera in Liguria, per il Pd. Fa parte dell'esecutivo nazionale, il ristretto gruppo di collaboratori di Veltroni, perciò,
per la campagna elettorale, ha girato non solo tutta la Liguria, ma l'Italia.
Anche per questo, spiega, è convinto "che si può fare davvero".
Magari grazie ai giovani come lui, i più convinti del nuovo partito, sostiene.
I giovani che il G8 con i suoi drammi ha rischiato di allontanare dalla
politica. Per loro Andrea Orlando propone: mantenere i più capaci agli
studi universitari, e far restituire il costo delle spese allo Stato, appena
trovano un posto di lavoro sicuro. Andrea Orlando, arrivati all'ultima
settimana di campagna elettorale, qual è la sensazione? "Ho girato
l'Italia, ho trovato sempre molto interesse, curiosità. In Liguria, c'è un
consenso crescente sulle proposte del Pd, lo giudicano credibile anche molti
che non avevano scelto l'Ulivo". Dunque, un Pd che parla soprattutto ai
moderati. "Il Pd è l'unica possibilità concreta di battere il centrodestra
e di dare un voto utile a un partito che ha avuto il coraggio di riproporre il
tema della speranza". A proposito di voto utile, la sinistra ribatte: il
Pd si è svenduto l'anima, il voto utile è per noi. "Il voto al Pd è per un
partito vero, fatto di gente, con i circoli sul territorio, con le primarie. La
sinistra, invece, ha messo in piedi un semplice cartello elettorale".
Walter Veltroni ha promesso di aumentare le pensioni,
in Liguria sarebbe importante per i molti anziani che la abitano.
"Aggiungo: noi deputati in quota "nazionale", abbiamo
sottoscritto il "patto per la Liguria". Se lo integriamo con alcune
proposte della Regione, per esempio il fondo per non autosufficienti, si
realizza un sistema efficace di aiuto agli anziani, a chi vive solo". In
Liguria i prezzi salgono ben oltre l'inflazione: siamo al 5 per cento. Come dire
che è sempre più difficile arrivare a fine mese. "Il costo della vita è il
primo problema che emerge negli incontri con la gente. Sta a noi recuperare la
mancata vigilanza del governo Berlusconi quando entrò
in vigore l'euro. Non ci furono controlli sul doppio prezzo, non nacquero i
comitati con lo stesso compito presso le prefetture. Poi abbiamo incominciato
le liberalizzazioni, qualcosa si è ottenuto, ma non basta. Perciò il Pd propone
detrazioni fiscali agganciate al "paniere" da ultima settimana del
mese. E non solo". Che cosa ancora? "Il contratto nazionale di
categoria deve rimanere, perché rappresenta un primo, importante, livello di
garanzia. Ma serve una contrattazione aziendale, per tenere conto della
produttività, per esempio, e del costo della vita che cambia da città a
città". I giovani, destinatari principali del messaggio del Pd, sembrano
incerti. Più portati a votare a destra. "In realtà, alle manifestazioni
nostre, ne vedo molti di più rispetto al 2006. E ho un progetto che vorrei
realizzare, proprio rivolto agli studenti". Qual è? "Vorrei che il
governo del Pd concedesse un prestito ai giovani con un buon andamento
scolastico, perché possano frequentare gratuitamente l'Università. Loro
restituiranno la somma anticipata dallo Stato, appena avranno un posto di
lavoro sicuro. Ma perderanno il "bonus", se finiscono gli esami fuori
tempo, se non si confermano studenti di alto livello". Il G8 suscita
ancora polemiche, Fini accusa Pericu che chiede un consesso internazionale. "E
sbaglia, l'idea di Pericu è molto apprezzabile per chiarire le responsabilità
di tipo politico, perché era a Genova proprio Fini, il ruolo svolto da Scajola.
Il G8 era il debutto di una nuova generazione e ha rischiato di traumatizzare
il rapporto di tantissimi giovani proprio con la politica". SEGUE A PAGINA
V.
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]AMEDEO LA
MATTINA ROMA Il Consiglio di Stato riammette la lista della Democrazia
Cristiana, il segretario di questo partito (Giuseppe Pizza) chiede di rinviare
la data delle elezioni e il ministro dell'Interno Amato conferma che si tratta
di un'eventualità che non si può escludere. Sì, perché la Dc avrebbe meno di 15
giorni per fare campagna, contro i 30 previsti per legge. Questa sequenza dei
fatti ieri mattina ha fatto scattare l'allarme rosso nei Palazzi e nelle
segreterie dei partiti. Consultazioni di giuristi, telefonate tra Quirinale,
Palazzo Chigi e Viminale e dichiarazioni di tutti i leader: la data non può
essere cambiata. C'è il vincolo posto dall'art. 61 della Costituzione che
prevede un massimo di 70 giorni tra lo scioglimento delle Camere e il voto. E
poi ormai si vota nelle circoscrizioni estere. Stanno votando per le
circoscrizioni italiane anche i militari, gli insegnati temporaneamente
all'estero. Il problema è che su queste schede la Dc non c'è e ristamparle
comporterebbe una spesa di 1,5 milioni di euro. "Occorre fare di tutto
perché un rinvio venga evitato: metterebbe l'Italia in una luce molto cattiva
nel mondo", ha sostenuto Romano Prodi appena giunto a Bucarest per il
vertice della Nato. Ma ad essere più in difficoltà è Silvio Berlusconi
con il quale la lista di Pizza è apparentata. Così il Cavaliere lancia
all'alleato un appello affinché abbia "senso di responsabilità e rinunci
alla richiesta di avere altri giorni in più per la campagna elettorale".
Per il leader del Pdl "sarebbe un dramma per il Paese perdere ulteriore
tempo". Allora la soluzione per convincere Pizza potrebbe essere quella di
far recuperare alla Dc gli spazi televisivi finora persi. Ma
Berlusconi non risparmia la rasoiata contro il premier, considerando
l'ipotesi dello slittamento delle elezioni "l'ultimo regalo di
Prodi". A questo punto Walter Veltroni chiama in
causa proprio il suo avversario. E' Berlusconi che
deve risolvere il problema. E' lui che ha ingaggiato Pizza per dare
fastidio all'Udc: è una questione aperta dentro la destra. "Non vorrei -
ha precisato Veltroni - che il rinvio delle elezioni
fosse un auspicio del Pdl visto che l'aria è cambiata". In questo
bailamme, Pizza ha risposto picche, asserragliato nel suo bunker di Piazza del
Gesù. "Non sono in vendita, non ho nessuna intenzione di mollare. Devo
difendere gli interessi del mio partito. Ben venga il rinvio delle elezioni.
Abbiamo gli stessi diritti degli altri a fare la campagna elettorale con gli
stessi tempi. Il Viminale ha sbagliato e si deve assumere le sue
responsabilità". Indica una data: "Si potrebbe votare il 27
aprile". E rilancia con la richiesta di sequestro del simbolo
scudocrociato dell'Udc. "Sono baggianate", è stata la risposta secca
di Pierferdinando Casini. In serata è arrivato l'altro colpo di scena: il
ministero dell'Interno ha dato incarico all'Avvocatura dello Stato di fare
ricorso in Cassazione per risolvere la questione della competenza a giudicare
sul processo elettorale. Il Viminale, inoltre, ha dato incaricato l'Avvocatura
di avanzare istanza di revoca dell'ordinanza emessa sulla lista della Dc,
essendo ormai iniziato il procedimento elettorale. Sembra che il governo
confidi sulla decisione della Cassazione, cioè che venga stabilito che in
materia non può essere la magistratura amministrativa, ma quella ordinaria a
decidere di riammettere una lista. Se così sarà la macchina elettorale andrebbe
avanti regolarmente. Pizza, comunque, non molla, ma uno spiraglio lo ha aperto.
Si è autodefinito "una persona dialogante e mite": "Se da parte
del Capo dello Stato arrivasse una qualche sollecitazione e il Viminale fosse
disposto ad ammettere le sue responsabilità...". La voce che circolava a
Piazza del Gesù ieri sera era che la mossa del Viminale serve a sollecitare Berlusconi a fare la sua mossa per far recedere Pizza dalla
richiesta del rinvio delle elezioni. Quale? Offrigli un posto nel futuro
governo. Il presidente Napolitano ha seguito con molta preoccupazione la
vicenda. Il Quirinale teme uno scenario fatto di ricorsi a raffica che
potrebbero arrivare. "Il Quirinale segue da vicino i passi intrapresi dal
ministero dell'Interno per scongiurare il rinvio delle elezioni" fanno
sapere dal Colle. Oggi alle 11 partecipate alla videochat con Emma Bonino su
www.lastampa.it.
( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03
pagina 3 Amato: caso Dc, voto a rischio Coro di no: proroga fuorilegge di
Emanuela Fontana "Ipotesi anticostituzionale". Berlusconi:
"Sarebbe un dramma, l'ultimo regalo di Prodi". Contro pure Veltroni da Roma L'annuncio è stato fatto davanti alle telecamere, in
occasione del tributo a un socialista riformista, Camillo Prampolini: "Non
è escluso il rinvio delle elezioni" ha dichiarato ai microfoni il ministro
uscente degli Interni, Giuliano Amato, come se stesse fornendo un
aggiornamento tecnico qualsiasi. Del ministro non si ricordano uscite burlone,
il primo aprile era passato da più di dodici ore, dunque non stava scherzando.
E infatti era serissimo: con il tono della decisione inevitabile, appena più
malinconico del solito, il responsabile del Viminale ha spiegato da Reggio
Emilia: "Se la cosa rimane su questi binari, io non escludo che il
risultato a cui porti sia intanto il rinvio delle elezioni". La
"cosa" è l'ordinanza del Consiglio di Stato che ha ridato dignità di
concorrente alle elezioni ad Giuseppe Pizza e alla sua Democrazia cristiana,
sospendendo la sua esclusione. L'oggetto della decisione è uno dei simboli di
partito che ha fatto la storia d'Italia: lo scudo crociato. Secondo il
Consiglio di Stato non può essere confuso con lo scudo dell'Udc. Dunque Pizza,
che aspira a correre soltanto al Senato (con il Pdl) e il cui simbolo era stato
escluso dal Viminale, può rientrare in campo. Ma in teoria sarebbe
svantaggiato, perché ha perso giorni e giorni di campagna elettorale, e per
questo Amato ha azzardato il rinvio delle elezioni. L'ipotesi è però
"anticostituzionale", hanno fatto notare ieri in molti: come
spiegavano anche alcuni tecnici del ministero, le Camere sono state sciolte il
6 febbraio, l'articolo 61 della Costituzione prevede che le elezioni si
svolgano non oltre 70 giorni da quella data. Quindi non si può andare alle urne
più in là del 16 aprile. Un problema reale potrebbe essere invece quello delle
schede elettorali: sono già state stampate, confermano al Giornale dal
Viminale. Bisognerebbe quindi riaffidare alle tipografie la stampa di milioni
di schede nuove, con un costo che potrebbe superare il milione di euro. Come se
non bastasse, Antonio Di Pietro, non a proposito di Pizza, ma dello stile
grafico, ha minacciato: "Le schede sono disegnate male. Bisogna rifarle!
Ci appelliamo al capo dello Stato". In tempi di proclami su tagli ai costi
della politica, i contribuenti rischiano di pagare quindi due volte il costo
delle schede elettorali. Follie. E ieri il circo politico è impazzito. Dichiarazioni
sgomente da tutti i partiti sul rinvio: "Un dramma" per Silvio Berlusconi, "un fatto tragico" anche per il
segretario di Rifondazione Franco Giordano. "L'ultimo regalo di
Prodi", ha aggiunto Berlusconi, che si è appellato
al "senso di responsabilità di Pizza" e, ai media, affinché gli
concedano ora più spazio in tv, avendo soltanto nove giorni di campagna
elettorale. E poi Walter Veltroni, che dalla Sardegna
ha sconfessato Amato: "Sono assolutamente contrario al rinvio". Ma
che poi ha scaricato tutto sugli avversari: "È una cosa aperta nella
destra, la destra la risolva. Non vorrei che questo del rinvio fosse un
auspicio del Pdl". Dal ministero non è più arrivato un commento, finché,
con un comunicato in serata, il Viminale ha annunciato di aver dato incarico
all'Avvocatura di chiedere al Consiglio di Stato la revoca dell'ordinanza e di
fare "ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione" per
risolvere "una volta per tutte la questione della competenza". A questo
punto la situazione potrebbe ingarbugliarsi ancora di più. Dal ministero si
attendono una risposta "in tempi brevissimi": e se la ragione dovesse
andare ancora a Pizza? Avrebbe perso altri giorni di campagna elettorale. Nel
giorno dei pasticci e delle gaffe, è stato comunque ieri tutto un appellarsi al
"buon senso di Pizza", da Alemanno ai Verdi, alla Lega, e al buon
senso generale: azzardare un rinvio delle consultazioni è "ipotesi
inquietante", ha detto il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto.
Anche Prodi, dal vertice Nato a Bucarest, ha invocato: "Faremo tutto per
evitare il rinvio". Unica eccezione nel coro delle preoccupazioni, Pier
Ferdinando Casini: "Se il governo deciderà di rinviare le elezioni per noi
non cambia niente, avremo 15 giorni in più di campagna elettorale". ©
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( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
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N. 80 del 2008-04-03
pagina 6 Il ritorno del Senatùr: comizi in piazza e tv per conquistare Roma di
Adalberto Signore Il leader del Carroccio riprende il tour in tutto il nord e
martedì andrà a "Porta a Porta" quattro anni dopo la malattia.
Maroni: "I giovani apprezzano chi lotta, combatte e vince" "È
tornato quello di un tempo...", vanno dicendo ormai da settimane a via
Bellerio e in tutte le valli del Nord dove l'Umberto ha ricominciato a fare
capolino per comizi, feste e lunghe serate in pizzeria tra i militanti. Eppure,
a dire il vero, è un po' fargli torto raccontare di un Bossi che brandisce
ancora la spada dell'Alberto da Giussano come se il tempo non fosse passato e
il fisico non portasse più le cicatrici di quel malanno che l'ha fatto stare
per un mese tra la vita e la morte. Bossi è tornato, certo. Perché la campagna
elettorale è per lui un tonico straordinario e perché, ebbe a dire Giuseppe
Leoni che sbarcò con lui in Parlamento nel lontano 1987, "per Umberto la
migliore medicina è la politica". "Il suo elisir di lunga vita",
spiega oggi Roberto Maroni. D'altra parte, proprio nei giorni più neri subito
dopo la convalescenza, contro i consigli della moglie Manuela e tra le
perplessità non dette di molti dirigenti della Lega, il Senatùr scelse di
tornare subito in mezzo alla sua gente. Prima affacciandosi a qualche festa nei
dintorni di Varese accompagnato da Rosy Mauro e dal sempre presente Maurizio,
poi prendendo pian piano confidenza e tornando anche ai comizi. Che oggi sia
ancora in pista, dunque, non stupisce. Se non per l'intensità, visto che quello
che davvero ha ricominciato a fare Bossi è macinare chilometri per il Nord: due
comizi giovedì (a Alessandria e Domodossola), due venerdì (Seveso e Monza), due
sabato (Luino e Locarno), due domenica (Reggio Emilia e Piacenza) e via a
seguire. Con un'altra costante rispetto agli anni d'oro: i suoi immancabili
ritardi, a volte anche di ore. Di sicuro, si farà aspettare un bel po' anche
sabato, quando la Lega tornerà in massa sul "sacro prato" per il
consueto appuntamento di Pontida. E tanto ha di nuovo preso confidenza con la
politica - e pure con il suo fisico che nell'ultimo anno ha fatto progressi
straordinari - che Bossi si è pure deciso a tornare in tv. Non a TelePadania,
garantito da interviste registrate e preconfezionate, né in collegamento da via
Bellerio come fece tempo fa con "Porta a Porta". Ma in studio, ancora
una volta da Bruno Vespa, dove solo qualche giorno prima del malore si ritrovò
con Clemente Mastella a intonare Maruzzella. Era il 6 marzo del 2004,
esattamente quattro anni fa. Martedì Bossi sarà di nuovo lì, insieme ad altri
tre ospiti. Come ai vecchi tempi, o quasi. Già, perché in verità il Senatùr di
oggi non è affatto quello di allora. Manca l'enfasi del guerriero, mancano le
frasi a effetto che sfondano sulle prime pagine dei giornali e gli affondi
urlati. La Lega "non ce l'ha più duro", verrebbe da dire. E invece,
stando ai sondaggi che danno il Carroccio in decisa salita, il Bossi di oggi è
ugualmente efficace. Forse anche perché lo spadone dell'Alberto da Giussano mal
si adatterebbe all'uomo che porta con sé i segni della malattia. "Con un
coraggio che tutti gli riconoscono", per dirla con le parole di Maroni,
tanto che più di ieri (quando la sua era l'immagine del guerriero anti-sistema
e quando aveva comunque dieci anni di meno) i giovani si sentono vicini alla
Lega. Il 15% del totale su base nazionale stanno con il Carroccio, diceva
giorni fa Renato Mannheimer. Perché, spiega Maroni, "sono i giovani i
primi ad apprezzare il coraggio di chi, nonostante la malattia, lotta, combatte
e vince". Insomma, che Bossi oggi sia un guerriero è nei fatti, non tanto
nelle parole. E se è cambiato lo stile, non sono venuti meno gli argomenti. Non
mancano, per esempio, le punzecchiature al Cavaliere. "Pensa troppo alla
forma e al colore della cravatta", diceva qualche giorno fa. E pure sul confronto tv con Walter Veltroni non si è
tirato indietro: "Silvio sbaglia. Il faccia a faccia lo deve fare e
convincere gli indecisi". Così sulla questione del voto amministrativo
agli immigrati, lanciata da Gianfranco Fini e sulla quale Berlusconi ha preferito non chiudere con un "valuteremo", non ha
avuto alcun cedimento con un eloquente "ma siamo pazzi...".
Insomma, chiosa Maroni, "come il buon vino, migliora invecchiando". ©
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( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03
pagina 7 La verità sulla sfida dell'Auditel di Redazione Roma. Il duello tra i
leader dei due maggiori partiti continua a colpi di Auditel. Nella conferenza
stampa andata in onda martedì sera su Raidue, il risultato
degli ascolti ha fatto segnare un vantaggio per Walter Veltroni. Per quest'ultimo, andato in onda dalle 21:49 alle 22:35, 3,8
milioni di spettatori. Per Silvio Berlusconi,
intervistato dalle 21:06 alle 21:40, 3,1 milioni. Un dato che ha fatto esultare
il numero uno del centrosinistra: "I dati degli ascolti corrispondono a un
sentimento di cambiamento che si fa strada". Stessa convinzione per
il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni: "Il 2% in più di share
spiega il motivo percui Berlusconi non vuole il faccia
a faccia". Opposto il giudizio di Gianfranco Fini: "Come si fa a
sostenere una tesi del genere? Veltroni non capisce
che gli ascolti dipendono anche dalla trasmissione in contemporanea di
Roma-Manchester: continui così e il 14 avrà un'amara sorpresa". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03
pagina 10 Il pugliese Placido vuole abolire i politici del Sud di Redazione da
Milano Doveva essere uno dei candidati "vip" del Partito democratico,
insieme ai registi Ettore Scola e Ferzan Ozpetek, usciti dalle liste ancor
prima di entrarci, per far posto a ulivisti e prodiani in cerca di seggiole.
Eppure, se ci fosse entrato, per coerenza avrebbe dovuto dimettersi
all'istante. Perché il pugliese Michele Placido da Ascoli Satriano, provincia
di Foggia, pensa che nessun meridionale meriti un posto nel nuovo Parlamento.
Fosse per lui ne interdirebbe l'accesso per cinque anni ai politici del Sud,
che "hanno dato e danno quotidianamente spettacolo indecente di mafiosità,
malaffare e incapacità - ha detto litigando a Tetris (La7) con Raffaele
Lombardo del Mpa -. La società dei Sud non può essere rappresentata in
Parlamento da questa gente". Ancora un po' e la lite finiva alle mani.
Perché Placido è un sanguigno, e poi - dice lui - non è un politico abituato ai
dibattiti: si scalda subito. Eppure nel suo curriculum la politica fa sempre
capolino. Nel 2006 era candidato della lista civica
"Roma per Veltroni". Nel Caimano di Nanni Moretti fa la parte dell'attore che
rifiuta di impersonare Berlusconi. Del resto non ha mai nascosto le sue simpatie politiche:
"Sono di sinistra, voto per l'Unione, l'altra notte ero alla festa di
Milano dei Ds - ha detto una volta -. Ho dato un sostegno forte alla
vittoria di Nichi Vendola, nella mia regione, contro i miei amici che mi prendevano
in giro dicendo: "Quello è ricchione". Ma non sono mai stato
comunista: per una ragione banale, quella per cui non lo sono milioni di
italiani che ricordano le file, a Mosca, per un rotolo di carta igienica".
Socialista sì, però. Lo chiamò Bettino Craxi in persona, dopo il successo della
Piovra, per candidarlo al Parlamento europeo. "Non mi guardava mai negli
occhi, era sfuggente, inquieto, sembrava stanco, a pelle sentii che qualcosa in
quell'uomo non andava. Mi candidai con Pannella, arrivai secondo dietro di
lui". Poi fu il turno di Giorgio La Malfa, segretario dei Repubblicani,
che cercò di arruolare quell'attore sanguigno e schietto usando Fellini come
persuasore. "Fellini mi disse che votava per il Pri, mi parlò dei
repubblicani in Romagna, era un gran bel partito, diceva... Accettai. Quando
arrivai a Foggia, che doveva essere il mio collegio sicuro, lasciai perdere.
Meglio così". Aperto a tutti, tranne ai meridionali. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03 pagina 10 "La Madonna di Lourdes vota per Veltroni" di Diego Pistacchi da Genova Dalla prima lettera della
Madonna di Lourdes agli italiani: "I cristiani sono avvertiti in tempo
perché dopo non basterà una confessione a lavare la colpa della complicità che
diventa anche apologia del fascismo". La colpa? Votare Berlusconi, perché "un cristiano che vota questi
figuri, non può in buona coscienza partecipare all'Eucaristia e ricevere
l'assoluzione in confessione perché diventa complice in solido". Dalla
prima lettera, sì, perché non si ricordano altre missive di Nostra Signora di
Lourdes. Della Madonna anche, perché a garantire è un prete. Don Paolo
Farinella, prete in Genova. Praticante, visto che dice regolarmente messa e
manda avanti una parrocchia. Ed è tutto verificato perché è stato pubblicato da
MicroMega, mica da un corrierino qualsiasi. La data? Non era il primo aprile,
il numero è in edicola dal 24 marzo, la "raccomandata tramite messaggero
angelico" era datata "Nazareth, 11 marzo 2008". Vietato
stupirsi, perché PaoloFarinellaprete aveva chiesto l'intervento della Madonna
con una lettera aperta già il 4 febbraio scorso: preoccupato dalla vittoria del
centrodestra, spiegava che "non ci resta che la Madonna di Lourdes",
visto che in Italia "Padre Pio protegge il clan Mastella", mentre
"Santa Agata di Catania si affida alla mafia per la sua onorata
processione". Era una raccomandata con accusa ricevuta. Inevitabile che il
don facesse conoscere il riscontro ottenuto. E allora eccolo quel vangelo che
neppure Dan Brown saprebbe immaginare: "Gesù non ebbe il permesso di
soggiorno quando emigrò in Egitto, ricercato dalla polizia di Erode che voleva
ucciderlo. Se allora Moratti, Berlusconi, Fini e
Casini e Bossi fossero stati al posto di Erode, avrebbero sparato a vista su
Gesù bambino, profugo per necessità". Nostra Signora poi aggiunge:
"Giuda almeno aveva un ideale di liberazione per il suo popolo, Mastella
che ideale cristiano aveva"? A quei cattolici che non possono votare "l'accozzaglia
del centrodestra neppure dopo aver fatto i gargarismi con l'acqua benedetta per
nove giorni di seguito", cosa resta da fare? La Madonna, impartendo la sua
"materna benedizione" spiega che si può solo "votare il Pd di
monsignor Dabliu Veltroni, turandosi il naso e tutto
il resto", perché "io, la Madonna, voterei per salvare l'Italia dal
baratro della barbarie berlusconiana e poi dal giorno dopo le elezioni... sarà
un altro giorno". La predica è finita, via col vento. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03
pagina 10 Il programma politico di Eco: dieci morti per
rilanciare l'Italia di Paolo Bracalini da Milano Veltroni ha un
programma in dodici punti? Umberto Eco fa di meglio, il suo ne ha solo dieci.
Dieci morti. Tanti sono i decessi necessari per dare un futuro al Paese,
secondo l'erudito bolognese. Lo slogan ancora non ce l'ha, ma potrebbe essere:
crepa, Italia! Il professore è così, geniale. Lui vede lontano, ha letto
tutto, parla dieci lingue, sanscrito e antico egizio compresi. E ha capito qual
è il problema dell'Italia. Lo ha confidato al El Pais: basterebbe che morissero
una decina di persone, non di più, e via, l'Italia si sblocca. Dieci persone
"molto grandi" che farebbero bene a decedere per lasciare posto a politici
più giovani. È una questione biologica, dice lui. "L'Italia ha la classe
politica più anziana del mondo" si infiamma il giovane settantaseienne
Umberto Eco. Ma chi sono questi vecchioni a cui fare il malocchio? I politici
con dodici legislature alle spalle? I senatori a vita? I vegliardi rettori e
baroni delle università italiane? Eco non fa i nomi degli ultrasettantenni da
terminare. A parte uno. "Silvio Berlusconi
promuove la mancanza di senso dello Stato perché lui per primo non ce l'ha -
attacca lo scrittore -. Berlusconi è riuscito a
instaurare un tipo di potere fondato sulla sfiducia verso la magistratura e la
giustizia per cui può governare anche se ha processi in sospeso". L'idea
che Berlusconi possa vincere sprofonda Eco in un umore
tetro. "Dice che non si devono pagare le tasse! - s'indigna -. Ha potuto
arrivare al governo attaccando le forze dell'ordine, stimolando gli istinti più
bassi dell'italiano medio. E adesso è vicino ad avere il potere un'altra
volta!". È davvero troppo per l'autore di Baudolino, che ormai ha più
fiducia nella biologia che nella politica. A questo punto starà compulsando
qualche manuale di alchimia medioevale o un testo di astrologia egiziana per
vedere se non si possa fare qualcosa per accorciare l'attesa. Già che c'era,
nell'intervista con gli spagnoli, ne spara un'altra. Le Brigate rosse?
"Avevano una idea giusta di combattere le multinazionali, ma hanno
sbagliato nel credere nel terrorismo". Insomma, avevano ragione da vendere
i brigatisti, peccato solo per quei mitra e quelle molotov. Messaggi positivi
per i giovani. A cui Eco consiglia solo l'eremitismo. Ma sì, come i monaci.
"I giovani dovrebbero andare nel deserto e mettere in pratica una vita
ecologica. Questo è il massimo che si può fare: non cambiare il mondo, ma
ritirarsi". E tornare in Italia solo quando qualche vecchio sarà
schiattato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Telefonino Il leader
del Pdl: "Continuerò a usare il mio telefonino con ampia libertà".
"Veltroni è un signore belloccio diplomato in fiction" Berlusconi: "Se m'intercettano ancora espatrio" "Troppe
tasse giustificano l'evasione". Casini: le alleanze si fanno prima del
voto Continuo a usare il mio telefonino in piena libertà, ma se escono
registrazioni espatrio GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO ANCONA - "Veltroni è un signore belloccio, diplomato in fiction. Ma il re
ormai è nudo, gli italiani non si faranno incantare". Nel forcing finale
della corsa elettorale Berlusconi sfida il
centrosinistra nella tana del lupo. Ma prima di arrivare aveva già lanciato a
Roma un paio di dichiarazioni di quelle che fanno polemica. "Io continuo a
usare il mio telefonino con la più ampia libertà, ma se escono di nuovo fuori
delle registrazioni, lascio questo paese", aveva avvertito presentando
all'Ance il suo progetto sulle intercettazioni "che saranno possibili solo
nell'ambito delle indagini sul terrorismo e sulla criminalità organizzata. Per
il resto, vale la privacy, in linea con la giurisprudenza europea". Quanto
alle sanzioni "sono previsti 5 anni a chi le fa, 5 anni a chi le diffonde
e multe salate agli editori che le pubblicano". Sistemate le
intercettazioni, Berlusconi ha rispolverato un vecchio
cavallo di battaglia delle precedenti elezioni che in questa campagna elettorale
ancora non aveva tirato fuori. Anzi finora si era scagliato contro gli evasori
fiscali. Ieri li ha "un po' giustificati", come ai vecchi tempi.
"C'è una norma di diritto naturale - ha detto - se lo Stato ti chiede un
terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se
ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni, come accade per molte imprese, ti
sembra una cosa indebita e ti senti anche un po' giustificato a mettere in atto
procedure di elusione e a volte anche di evasione". Più tardi, dal palco
di Ancona, ha in qualche modo cercato di ridimensionare la portata della
"giustificazione". "L'evasione è sempre ingiusta, - ha precisato
calcando sulla parola "sempre" - ma a volte lo Stato tende ad essere criminogeno
e tende a far sentire i cittadini autorizzati a non pagare le tasse che
ritengono ingiuste. Quindi - ha aggiunto - aliquote giuste, contribuenti
onesti". La pioggia flagella la folla rinforzata dall'arrivo di una
cinquantina di pullman da tutta la regione. "Piove governo ladro",
scherza il Cavaliere, ma tanto nessuno se ne va e Berlusconi
premia tanta fedeltà con l'"investitura" che celebra solo nei comizi
più caldi: con un ideale "spadone" nomina tutti "missionari
della verità e della libertà", e dopo aver snocciolato la classica serie
di "volete voi essere ancora governati da questa sinistra?", a cui
aggiunge un inedito "ne avete abbastanza delle cooperative rosse?",
congeda tutti con la missione: "E adesso tutti a casa a convincere gli
infedeli". Che non sono "i comunisti", ma gli elettori dell'Udc.
L'argomento è quello classico: "Ogni voto dato ai piccoli partiti è
sottratto al Pdl e disperso perché nessun altro riuscirà a superare la soglia
di sbarramento alla Camera e soprattutto al Senato. Quindi è un voto regalato alla
sinistra e a Veltroni". Ma Casini tira dritto e
si rivolge ai suoi elettori. "Faccio un appello per il Senato, dove in
molte Regioni possiamo superare l'8%". Quanto alle "porte aperte,
apertissime" di Berlusconi dopo il voto, il
leader dell'Udc rimane fermo sulla posizione: "Le alleanze si fanno prima
del voto e non dopo". L'insistenza di Berlusconi
sul "voto utile" rivela che il rischio di un risultato deludente,
almeno al Senato, c'è. E il leader del Pdl comincia a mettere le mani avanti:
"Serve una vasta maggioranza perché non potremo operare con un margine di
pochi senatori, anche perché la sinistra avrà dalla sua i senatori a vita.
Tutti, proprio tutti i sondaggi, ci dicono che abbiamo 8-10 punti di vantaggio
su Veltroni e quindi dovremmo raggiungere la vittoria,
salvo la possibilità di brogli che dobbiamo sconfiggere".
( da "Repubblica, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: "Buono spesa per tre milioni
di famiglie" "Saranno 600 euro". Ascolti, al leader Pd il duello
tv Per l'ex sindaco 3.836.000 ascoltatori, per Berlusconi 3.100.000
GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Buono spesa e share sono le parole di Walter Veltroni quando pensava
di essere a meno undici giorni dalle elezioni. Cioè prima delle notizie sul
recupero della Dc di Giuseppe Pizza e sull'eventualità di un rinvio del voto
che un po' sul serio e un po' per scherzo terrorizza il candidato premier del
Partito democratico. "Se la data slitta dove mi toccherà andare? In
Tunisia, in Marocco? Ormai l'Italia l'ho girata tutta". La misura sul
potere d'acquisto coinvolge tre milioni di famiglie, le più povere. Si
materializza sotto forma di un "buono spesa" annuale che arriverebbe
a casa, dopo la presentazione di una domanda all'Inps. E l'intervento
scatterebbe subito dopo l'insediamento di un governo Veltroni,
il prossimo 1 luglio. A beneficiarne sarebbero le famiglie con due figli a
carico e un reddito non superiore a 18 mila euro l'anno, reddito che verrebbe
calcolato su alcuni parametri complessivi come quelli che oggi stabiliscono,
per esempio, le graduatorie degli asili nido. Per questa tipologia il buono
arriva a 600 euro, diviso per dodici mesi. Quindi, 50 euro al mese e attraverso
degli accordi con le associazioni di commercianti, i possessori del buono
avrebbero un 5-10 per cento di sconto in più sui prodotti. I 600 euro sono il
tetto massimo, poi a scalare ci sono "ticket" di 250 euro per una
persona sola con 7550 euro di reddito, per una coppia senza figli che guadagna
11.500 euro il buono è di 390, per una coppia con un solo figlio con un reddito
vicino ai 15 mila euro, 500 euro. Veltroni parla di
misure, che unite alle altre, tengono insieme quella che è l'ambizione del Pd:
"Coniugare crescita economica, ripresa della domanda interna e lotta alla
povertà e alla disuguaglianza". Spiega Giorgio Tonini, responsabile
economico dei Democratici: "Questa è la nostra filosofia economica di
base". E Stefano Fassina, candidato del Pd in Liguria e autore del
progetto, garantisce che "il buono non è in contraddizione con le
liberalizzazioni". Questa misura fa parte di un pacchetto che resta allo
studio del Pd e nel quale trovano posto anche gli interventi sulle tasse
universitarie e sui libri scolastici. Il costo dell'operazione è di un miliardo
e 400 milioni e la copertura esiste già, nel disegno di legge sugli incapienti.
"Mi fa piacere - nota Veltroni - vedere che gli
uffici studi economici parlano del nostro programma come del più
credibile". Ma non è l'essere affidabili, bensì l'essere nuovi, spiega il
segretario del Partito democratico, ad aver determinato il distacco di ascolti
dopo le conferenze stampa televisive di Silvio Berlusconi
e Veltroni martedì sera. Il Cavaliere ha raccolto 3
milioni e 100 mila spettatori con uno share dell'11,02 per cento. L'ex sindaco
lo ha superato con 3 milioni e 800 mila ascoltatori, pari a uno share del 13,91
per cento. Sono 700 mila persone di differenza con l'handicap, spiega Veltroni, di una fascia oraria, la seconda serata,
svantaggiosa. Eppoi c'è "un Paese stanco di sentirsi ripetere gli stessi
argomenti, le stesse parole e gli stessi toni da 14 anni a questa parte".
Quelli del Pd invece, assicura il suo leader, sono concreti e "cresce la
fiducia per la campagna elettorale che abbiamo impostato su temi e toni
pacati". Ma sul buono spesa la reazione della Sinistra Arcobaleno è poco
buonista. Fausto Bertinotti torna ad attaccare Veltroni:
"Io sono contro le invenzioni e questa proposta lo è. Sono annunci fatti a
spizzichi, sono incoerenti e non convincenti".
( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ricorsi solo il
pericolo del rinvio delle urne riapre il canale bipartisan tra Pd e Pdl
L'Italia è di nuovo nelle mani della Dc Pizza mette a rischio le elezioni, ma
Amato ha pronta la carta della Cassazione Dopo la decisione del Consiglio di
Stato di riammettere lo scudocrociato di Pino Pizza alle prossime elezioni,
Giuliano Amato, ha paventato ieri per la prima volta l'eventualità che la
tornata elettorale del 13 e 14 aprile possa slittare: "Non escludo il
rinvio delle elezioni dopo la riammissione della Dc" ha detto il ministro
dell'Interno. Ed è subito scattato il panico tra le forze politiche. Nessuno,
ad eccezione di Pizza, vuole il rinvio delle elezioni. A partire dai leader dei
due principali schieramenti. "Il rinvio delle elezioni sarebbe un dramma.
Rivolgo un appello alla Dc perché non si rimandi il voto" dice Berlusconi. "Sono assolutamente contrario al rinvio delle elezioni. È
un problema aperto nella destra e la destra lo deve risolvere" afferma
Walter Veltroni, provando a lasciare il cerino in mano al suo principale
avversario. Ma più del rinvio la preoccupazione condivisa sia da Berlusconi che da Veltroni riguarda lo spettro dell'annullamento del risultato
elettorale. Il presidente del Consiglio Romano Prodi e Giuliano Amato avevano
definito, sin dalla sera prima, la questione come "particolarmente
spinosa". Sempre martedì sera, poi, si è messa in moto la diplomazia
parallela tra il loft e palazzo Grazioli. Nel tardo pomeriggio di ieri Amato ha
deciso di affidare all'avvocatura di Stato istanza di revoca dell'ordinanza
emessa dal Consiglio di Stato. Ma la mossa che il ministro giudica risolutiva è
il ricorso in Cassazione, che dovrebbe pronunciarsi - almeno così pensano
autorevoli giuristi a lui vicini - sull'incompetenza dei tribunali amministrativi
su questioni costituzionali. Questo archivierebbe anche il pericolo di ricorsi
ex post che invalidino la regolarità del voto. E in serata la parola d'ordine
del Viminale, che ha tutte le intenzioni di chiudere il caso nel più breve
tempo possibile, è diventata: "Il rinvio non ci sarà". Cappellini e
Labate a pagina 3 03/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Analisi ora
"più sacrifici per tutti" La metamorfosi di Berlusconi
è vera E' cambiato perché è stato sconfitto Al governo non gli è riuscito ciò
che gli è riuscito con la tv Accontentiamoci. Tra i pochi indizi certi di una
fase della vita politica in cui identità e appartenenze si rimescolano e dal
pentolone delle nuove ricette non sono spuntate ancora formule credibili, una
delle poche certezze è che Silvio Berlusconi non ha
cambiato solo il look, le sneakers, il palchetto o il colore della camicia da
comizio. Ha fatto ben di più, e non riconoscerglielo è scorretto. Primo. S'è
costruito una nuova alleanza, dopo aver terremotato la Casa della Libertà, dal
perimetro più ristretto, per imitazione o meno del Pd non importa, l'ha fatto e
s'è assunto qualche rischio cospicuo sulla possibile maggioranza al Senato.
Secondo. S'è dato un profilo programmatico differente rispetto al vulcano che
erutta miracoli a cui ci aveva abituati; oggi è il leader che non promette
sogni ma ruvide realtà, tanto per parafrasare un noto slogan immobiliare.
Terzo. S'è attribuito un'immagine del leader che ancora una volta, e sarà
l'ultima volta, deve bere "l'amaro calice" e portarsi sulle spalle
ancora una volta il peso del governo di un Paese riluttante a essere governato
(lui che è arcitaliano lo sa quant'è difficile l'arte del comando politico
nella terra dei mariuoli). Il confronto del Berlusconi
che osserviamo all'opera in questa campagna elettorale con il satiro
scoppiettante che è entrato nella nostra memoria collettiva, prodigo di
promesse, battute, intemerate, spiazzamenti e capovolgimenti semantici,
costringe dunque a rivedere un gran numero di luoghi comuni, di pregiudizi assodati
che han fatto abitudini e pigrizie del giornalismo e della politologia. Berlusconi oggi è un altro da quello del messaggio
videoregistrato che ha aperto la sua discesa in campo nel 1994. Su questo non
ci piove e questo, dal punto di vista di un riformista pragmatico, dovrebbe
essere, anzi è certamente un bene. Ma si tratta solo di un espediente
elettorale, come sostiene chi si attende un ritorno all'antico già negli ultimi
giorni di campagna elettorale, o abbiamo a che fare con un mutamento profondo
del berlusconismo al tagliando dei quindici anni? C'è un elemento che fa
propendere per la seconda ipotesi. Volendo procedere con una forzatura
ideologica, si potrebbe pensare che il Berlusconi di
oggi sia il frutto e la conseguenza di una sconfitta: Silvio Berlusconi
ha perso la sua battaglia per cambiare gli italiani. Più precisamente, ha perso
la sfida di trasferire in campo politico, a partire dagli anni Novanta,
l'esperimento che gli è riuscito (e bene) nel campo della televisione
commerciale a partire dagli anni Ottanta, quello che gli storici definiscono un
"cambio di mentalità". In campo televisivo, Berlusconi
ha trasformato una platea di spettatori in bianco e nero in un'audience di
consumatori di immagini e pubblicità a colori, segnando il passaggio a una fase
della storia italiana centrata sull'ottimismo e la scommessa, in buona parte
vinta, della modernizzazione. In campo politico, la sua promessa del
"nuovo miracolo italiano" presupponeva un mutamento radicale del
sistema politico stesso, non solo il sistema elettorale ma anche la forma di
governo, la fisionomia dei partiti politici, il rapporto tra cittadini e vita
pubblica, fino all'antropologia dell'italiano sì da farlo più ottimista, più
competitivo, più internazionale, in una nuova forma di patriottismo. Nulla di
tutto ciò è ancora successo, Berlusconi ne ha preso
atto e ha rimodulato drasticamente il suo messaggio politico-elettorale. Ciò
esercita delle conseguenze in termini di filosofia politica degli schieramenti,
più che di coerenti profili programmatici. Esiste infatti una profonda differenza tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Chi dice che Veltroni pare aver ereditato la
tendenza berlusconiana all'overpromising non sbaglia. Per meglio dire, Veltroni eredita dal primo berlusconismo la tendenza a concepire la
politica come lo strumento per operare profonde azioni di mutamento sociale,
fino ad arrivare al rapporto tra individuo e spazio pubblico. Veltroni, pur post-ideologico, resta un costruttivista che
concepisce la realtà della politica come un processo di costruzione del
Soggetto, anche per via manipolativa. Per questo è tutto un susseguirsi di
appelli al sogno e alla speranza. Berlusconi, invece,
ha abbandonato assieme al miracolismo anche la follia erasmiana e le pretese
dell'utopismo, e si è concentrato sulle meno entusiasmanti frontiere del
possibile, trasformandosi in un empirista pragmatico, quasi all'anglosassone.
Convinto che la politica, se non può cambiare la forma mentis e il cuore degli
individui, può tutt'al più dare qualche fiamma alla passione e mettere un po'
d'ordine nella società, quando la società stessa non riesce a riordinarsi per
mezzo di spontanei processi autoregolativi. Oggi Berlusconi
è un po' più figlio di Edmund Burke e meno di Tommaso Moro, consapevole che ci
aspettano anni di lacrime e sangue, in cui persino gli spiriti animali del
capitale poco potranno fare per accrescere il benessere della nazione. Gli
indizi della svolta empirista di Berlusconi sono
tantissimi. La dichiarazione per via televisiva che il tempo dei miracoli è
finito ed è arrivato il tempo del "più sacrifici per tutti".
L'impostazione iper-realista del programma elettorale, mediazione di
tremontismo (il neo-berlusconismo securitario) e brunettismo (il
vetero-berlusconismo champagne), pieno di misure e ricette certamente opinabili
ma non tacciabili di irenismo. La strategia d'immagine del leader, meno battute
e più sobrietà, che gira le piazze su un palchetto ad altezza pubblico, non
intasa la televisione e il giorno dopo la vittoria farà un grande appello alla
nazione per chiamare alla solidarietà in un momento difficile.
L'accantonamento, salvo qualche tic residuale, dell'anticomunismo come
costruzione oppositiva dell'identità. Le svolte simboliche di portata storica,
nell'ottica del vetero-berlusconismo: quando si ammette che le tasse, sì,
potranno essere abbassate, ma con gradualità; quando si prende l'impegno di
combattere gli evasori fiscali andandoli a stanare con l'aiuto dei Comuni;
quando si prende atto che la globalizzazione è un processo che, se la
circolazione della ricchezza o lo scontro di civiltà sfuggono di mano, può
produrre dei danni micidiali. L'idea che, prima di tutto, ai cittadini vadano
garantite la sicurezza (individuale, sociale, lavorativa) e la protezione
(dell'identità, del lavoro, del benessere), evitando di dipingere l'Italia come
un eden e, al contrario, utilizzando la battaglia su Alitalia per consolidare
l'idea di un Paese che perde pezzo a pezzo, insieme ai colossi economici, anche
la sua immagine globale. Un conservatorismo laico nel campo dei costumi che, se
prova a interpretare il sentimento (invero diffuso) di rigetto della vecchia
cultura post-sessantottina all'insegna di una spinta meritocratica e degli
alunni che s'alzano in piedi quando entrano i professori, al tempo stesso non
lancia anatemi o chiusure verso un confronto serio sui diritti civili o di
altri temi eticamente sensibili. Sono indizi che, nel loro copioso accumularsi,
segnano il volto e le caratteristiche del neo-Berlusconi.
Un Cavaliere che, si potrebbe dire, interpreta la morte del
vetero-berlusconismo come l'occasione per costruirsi un genuino profilo da
statista, avete presenti quelli a cui poi dedicano i busti nelle sale
conferenze?, uno statista che affonda mani e piedi nella pasta callosa del governo
quotidiano di una nazione depressa e scontenta, consapevole che le riforme
necessarie implicano necessariamente il passaggio dal Seduttore al Realista.
Per sapere a che punto è lo stato di avanzamento dei lavori, ormai, bastano
pochi giorni. 03/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tempesta sul
ministro degli interni amato Il Dottore è troppo sottile ci deve pensare la
Cassazione La triangolazione telefonica con Prodi e Veltroni
Nel suo anno e mezzo di permanenza al Viminale Giuliano Amato ha vissuto
giornate molto movimentate. Ma una bufera politica come quella che si è
addensata per qualche ora sulla sua testa forse no. È la tarda mattinata di
ieri quando Giuliano Amato, a margine di una manifestazione a Reggio Emilia,
commenta così la sentenza del Consiglio di Stato che riammette la Dc di Pizza
alla competizione elettorale "A noi - dice Amato - viene comunicata una
decisione cautelare che potrebbe essere modificata dal giudizio di merito per
la riammissione di un simbolo. Questa è una procedura non prevista dalla legge
elettorale che può avere tempi indefiniti, alla quale tuttavia bisogna
conformarsi, e quindi al momento non posso escludere che essa comporti un
rinvio della data delle elezioni". Da qui in avanti è il panico. Anche
perché la bomba è esplosa senza preavviso. Non per Romano Prodi, informato fin
dalla sera prima dei rischi del caso. "La materia è molto spinosa",
avevano concordato il Prof e il Dottor Sottile. Pressato dai cronisti a
Bucarest in una pausa del vertice Nato, il premier se la cava dunque a sua volta
senza escludere alcuno scenario: "E' un problema da esaminare
giuridicamente, ma a mio giudizio un rinvio metterebbe l'Italia in una luce
molto cattiva davanti al mondo. Occorre fare di tutto perché venga
evitato". Ma nessun leader, ciascuno per le sue ragioni, gradisce
l'allungamento della campagna e tutti insieme considerano anche solo l'ipotesi
dello spostamento delle urne un assist perfetto per il partito
dell'anti-politica e dell'astensione. E Amato ha un problema in più per dolersi
dell'accaduto. L'esclusione della Dc di Pizza è infatti figlia delle
valutazioni dell'ufficio elettorale del Viminale, confermate poi dalla
Cassazione (tra i simboli contestati c'era anche la Destra di Francesco
Storace, poi sdoganato dopo le modiche che attenuavano la somiglianza con
quello di An). Motivo dell'esclusione di Pizza: lo scudocrociato democristiano
doc è considerato troppo simile al simbolo dell'Udc. Una decisione che espone
Amato e il governo a una doppia accusa: quella di aver preso una decisione
sconfessata dalla giustizia amministrativa e quella di aver fatto fuori Pizza,
alleato di Berlusconi, per non danneggiare la corsa
solitaria di Casini. Non a caso, le prime dichiarazioni di Silvio Berlusconi sono un attacco diretto all'esecutivo: "Il
rinvio sarebbe un danno notevole per un paese che ha bisogno di un governo
immediatamente operativo e immediatamente efficace. Sarebbe un altro regalo di
questo governo della sinistra che francamente gli italiani non meritano".
Ma quando il Cavaliere prende la parola il Viminale ha già imboccato la via
decisionista, anche a seguito di una triangolazione telefonica tra Roma e
Bucarest, con appendice sarda (dove Veltroni è di
tappa per il suo tour). "Se non troviamo una soluzione è un
disastro", spiega alla cornetta Veltroni. Idem
Prodi dalla Romania. Amato abbandona ogni prudenza "tecnica" e cambia
linea: "Il rinvio non ci sarà", diventa la parola d'ordine del
Viminale, che si mette al lavoro per chiudere il caso nel tempo più breve
possibile. E la dichiarazione possibilista del mattino? "Un atto
dovuto", la giustificano fonti vicine al ministro. "Amato ha parlato
da giurista, declinando tutti i possibili risvolti della materia, prima che da
politico", aggiungono fonti vicine a Prodi. Ma all'interno del Pd si fa largo
l'idea che la prima uscita di Amato non sia stata ben ponderata. E sebbene Veltroni provi a lasciare in mano il cerino a Berlusconi,
definendo il caso Pizza una questione tutta interna al Pdl ("La risolvano
loro"), al Loft si affaccia per qualche ora lo spettro di un'altra gaffe
pre-elettorale del Viminale, inquilino all'epoca Enzo Bianco, quando
l'accorpamento dei seggi deciso al ministero prima del voto del 2001 causò file
interminabili ai seggi e una insofferenza che si tramutò in voti sonanti
per Berlusconi. Un rischio da scongiurare in tutti i
modi. Nel tardo pomeriggio la prima decisione di Amato è affidare
all'Avvocatura di Stato istanza di revoca dell'ordinanza emessa dal Consiglio
di Stato. Ma la mossa che il ministro considera risolutiva e che in tarda
serata spinge il suo entourage a sbilanciarsi ("Le elezioni si terranno il
13 e 14 aprile, non abbiamo dubbi") è il ricorso alle sezioni unite della
Corte di Cassazione. La convinzione di Amato, supportata da un giro di opinioni
di autorevoli giuristi, è che entro pochi giorni la Cassazione si pronuncerà
sulla incompetenza dei tribunali amministrativi su questioni, come quella
elettorale, regolate da garanzie costituzionali. Se così fosse, peraltro, la
vicenda potrebbe dirsi definitivamente chiusa, senza pericoli di ricorsi ex
post che contestino o addirittura invalidino la regolarità del voto. Stefano
Cappellini 03/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alle urne tutti
mobilitati per scongiurare il rinvio del voto, il Quirinale sorveglia e segue
il viminale Il colpo di Pizza resuscita il canale Veltr-usconi Il Pdl temeva un
tranello ma il Pd tiene all'election day "Non escludo il rinvio delle
elezioni dopo la riammissione della Dc". Sono da poco passate le 12,30
quando Giuliano Amato, da Reggio Emilia, paventa per la prima volta
l'eventualità che la tornata elettorale del 13 e 14 aprile possa slittare. Il
riferimento è alla decisione del Consiglio di Stato di riammettere lo
scudocrociato di Pino Pizza alla tornata elettorale. Silvio
Berlusconi interviene praticamente subito: "Il rinvio delle elezioni
sarebbe un dramma. Rivolgo un appello alla Dc perché non si rimandi il
voto". Walter Veltroni, impegnato a pranzo a casa di una famiglia sarda, riceve dal
portavoce Roberto Roscani la notizia dell'uscita del ministero dell'Interno ma
parlerà soltanto un paio d'ore più tardi, dopo un consulto con il
titolare del Viminale: "Sono assolutamente contrario al rinvio delle
elezioni. È un problema aperto nella destra e la destra lo deve
risolvere". Sembra il resoconto di una partita che si è giocata ieri. E
invece, la gran parte del lavorio multipartisan per far fronte
all'"emergenza Pizza" avviene già martedì sera, praticamente in
contemporanea al botta e risposta Berlusconi-Colle
sulle "forche caudine". Il canale di comunicazione tra il Loft e
Palazzo Grazioli viene attivato subito dopo che le agenzie battono la notizia
della sentenza del Consiglio di Stato. Il tutto sarebbe avvenuto, secondo
quanto sostiene una qualificata fonte berlusconiana, "sull'asse
Bettini-Letta" (anche se dalle parti del coordinatore del Pd la notizia
non viene confermata). Il presidente della Repubblica, che contatta il
Viminale, segue attentamente la vicenda. Il dossier viene considerato di
interesse nazionale: sia gli ambasciatori veltroniani che quello berlusconiano
si dichiarano contrari alla prospettiva del rinvio. Dietro "l'analisi
della crisi" di entrambe le parti c'è anche un aspetto elettorale: il Pdl
è in vantaggio ed è quindi contrario a ricapovolgere la clessidra tarata sul 13
aprile; in casa democrat, invece, preferiscono rinunciare al lucro cessante (il
rinvio del voto accorcerebbe il gap dal Pdl) pur di non subire un danno emergente
(la concomitanza con le amministrative verrebbe meno). Più che il rinvio, la
preoccupazione condivisa sia da Berlusconi che da Veltroni riguarda lo spettro dell'annullamento del risultato
elettorale. È vero, come recita l'articolo 66 della Costituzione, che una volta
insediata "ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi
componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di
incompatibilità"; e che quindi sono i parlamentari stessi a decidere la
validità o meno della loro elezione. Ma è altrettanto vero, come rivela al
Riformista uno sherpa del Cavaliere, "che il Parlamento è sovrano sulla
regolarità del voto, non su come sarebbe stato il voto con la Dc di Pizza sulle
schede". Se non è un unicum (il caso Messina solo parzialmente gli assomiglia),
poco ci manca. Nella notte tra martedì e ieri, a palazzo Grazioli (oltre a
prendersela col governo), c'è chi dubita della buona fede dei veltroniani.
"E se questi ci fregano? E se puntano dritti sul rinvio?", si
riflette nottetempo nella war room berlusconiana. L'uscita di Amato aumenta
dubbi che solo la dichiarazione "netta e perentoria" di Veltroni mette a tacere. Il caso resta aperto anche perché
Pizza e i suoi aprono con il Pdl una trattativa al rialzo che Berlusconi conta di chiudere, anche se non si sa a quale
prezzo. C'è un aspetto che prescinde persino dalla volontà del partito dello
scudocrociato postcontemporaneo. "Il consiglio di Stato - confida a metà
pomeriggio un autorevole parlamentare azzurro - ammette l'esistenza di un interesse
legittimo che, dopo il voto, potrebbe essere sollevato da qualsiasi
cittadino". Tesi sostenuta anche dal sottosegretario Giampaolo D'Andrea
che nel pomeriggio, conversando a Montecitorio, ammette che non è possibile
raggiungere "semplicemente" un accordo politico e "convincere
Pizza a desistere dalla sua decisione". Dall'altra parte, i
costituzionalisti ufficiali del loft, ribadiscono che la "Costituzione non
consente il rinvio del voto" (per tutti Stefano Ceccanti, il primo a
citare l'articolo 61 della Carta del '48). In quella Dc che tempo addietro
veniva considerata un avamposto del prodismo (Pizza è da sempre legato a
Rovati) ci si gode l'attimo di celebrità. Sarà il ricorso finale di Amato a
sbloccare l'impasse. Come dimostrano ambienti del Quirinale, che a fine
giornata spiegano che "il presidente della Repubblica segue attentamente
il lavoro del ministro dell'Interno volto a evitare il rinvio delle
elezioni". 03/04/2008.
( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vespri Un flop
elettorale programmato Norma Rangeri Un compito da facili
profeti prevedere chi avrebbe vinto tra il Commissario Montalbano e la coppia Berlusconi-Veltroni. Anche se la differenza si è rivelata molto più marcata delle
aspettative: nel caso di Berlusconi quasi un raddoppio: tre milioni e l'11 per cento di share per il
Cavaliere, 5 milioni e mezzo con il 21 per cento per il commissario di
Camilleri. E' andata meglio al leader del Pd, salito a 3 milioni e 800
mila con il 14 per cento di share. Magra consolazione di fronte a un flop.
Dovessimo paragonare i deludenti risultati dell'auditel, all'astensionismo che
si manifesterà nell'urna, avremmo un dato clamoroso. L'accostamento è improprio
anche perché le alternative vincenti del palinsesto (Montalbano, la sfida di
Champions) non trovano corrispettivi nello schieramento politico (Casini e
Bertinotti non sono campioni di incassi elettorali). Pur non potendo fare un
confronto con i sedici milioni di telespettatori che seguirono il faccia a
faccia del 2006 (Prodi-Berlusconi), l'anemica media
dell'altra sera resta un tonfo. Bassi ascolti spiegabili con la debolezza
intrinseca del mezzo. Raidue è in agonia da molti anni e la scelta di spostare
sulla rete più depressa le tribune elettorali, scontando già il deludente
risultato, è un calcolo economico (si perde meno pubblicità). Pochi
telespettatori e l'intenzione masochista di respingere anche qualche
volenteroso disposto al sacrificio. Non si piega diversamente l'immagine
penitenziale dello studio, delle luci, della scenografia. Come se anziché
essere in una tv nazionale, in prima serata e al giro di boa della campagna
elettorale, fossimo capitati in una tv locale, in un'ora imprecisata del
pomeriggio, durante uno di quei dibattiti regionali tra candidati sconosciuti.
Se Raidue non ride, Raiuno addirittura piange lacrime di sconforto. Meno tre
punti di share a vantaggio di Canale5 nell'ultima settimana. Il fatto stupisce
solo il direttore della rete che, senza alcun intento ironico, passa in
rassegna i programmi in calo, meravigliandosi del loro scarso appeal. Perdono
Don Matteo, I raccomandati, il backstage di Viva Fiorello e Capri2, ovvero una
vecchia fiction che va in onda da molti anni e non ha più la spinta propulsiva,
una nuova che è la copia sbiadita della prima edizione. Pensare che i tagli e
ritagli di Fiorello potessero in qualche modo eguagliare l'exploit del
programma vero e proprio era semplicemente una speranza mal risposta. Invece
Del Noce fa sapere di nutrire forti sospetti sui meccanismi di rilevazione
dell'auditel (che evidentemente va bene solo quando premia Raiuno).
nrangeri@ilmanifesto.it.
( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ricambio biologico
Eco: politici vecchi, moriranno "Siamo il paese con la classe politica più
anziana del mondo. Il ricambio a questo punto è un fatto biologico. Dipende da
quando moriranno alcune decine di persone, che già sono anziane. E dopo dovrebbe
arrivare una nuova classe politica". Parola di Umberto
Eco che ieri è stato intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais. "Veltroni è uno giovane - ha detto Eco - ha 50 anni, ma gli altri sono più
vecchi. Berlusconi ha oltre 70 anni. In Italia torna sempre il vecchio: è il
sintomo di una classe politica che non vuole rinunciare al potere".
( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Consiglio di
stato ammette la Dc alle elezioni politiche. Amato: "Il problema è serio,
c'è il rischio che la data elettorale debba slittare". Berlusconi e Veltroni contrari al rinvio. Ora la speranza è una sentenza della
Cassazione Sara Menafra Roma Gli occhi speranzosi dell'intero arco
costituzionale sono rivolti al Palazzaccio della Cassazione. Le sezioni unite,
già questo fine settimana, potrebbero stabilire che non spetta alla giustizia
amministrativa giudicare i decreti elettorali e che le elezioni debbano
proseguire. Al momento, però, il segretario della Dc Giuseppe Pizza,
tiene stretta a se l'ordinanza con cui, martedì scorso, il Consiglio di stato
ha riammesso il suo scudo crociato alle prossime elezioni. E ripete che si
batterà "fino in fondo, costi quello che costi", per ottenere che le
elezioni politiche siano rinviate in modo da garantire anche al suo partito i
trenta giorni di campagna elettorale previsti dalla legge. Poco importa se
s'arrabbia "l'alleato", Silvio Berlusconi, o
se tutti gli altri partiti chiedono di non spostare la consultazione fissata
per il 13 e 14 aprile. Ad accorgersi di quanto fosse seria la decisione presa
da palazzo Spada è stato, ieri mattina, il ministro degli interni (e
costituzionalista) Giuliano Amato: "Al momento non posso escludere che
comporti un rinvio delle elezioni", ha detto, sorprendendo tutti: :
"La decisione finale di merito deve ancora essere espressa dal tar del
Lazio. E' possibile che su questo si innesti un regolamento di giurisdizione da
parte della Cassazione". Che il problema sia complicatissimo lo pensano
molti accreditati costituzionalisti. Ad esempio, Gaetano Azzariti, docente di
Diritto costituzionale all'università La Sapienza di Roma: "La questione
esiste ed è seria, riguarda la tutela dei diritti di tutti i soggetti politici,
anche quelli minoritari. E' vero che c'è un articolo della Costituzione che
stabilisce che tra lo scioglimento delle camere e le elezioni non debbano
passare più di 70 giorni, ma è anche vero che quello di cui si discute è un
diritto inviolabile". Impossibile, spiegano gli uffici tecnici del
Viminale e della presidenza della repubblica, proseguire verso il 13 aprile,
col rischio che tra qualche mese, giudicando nel merito, il Tar del Lazio
invalidi tutto. E allora Amato ha dato mandato all'avvocatura dello stato
perché segua due strade: la prima è una "istanza di revoca" al
Consiglio di stato perché annulli la sospensiva appena licenziata. L'altra è un
ricorso alle sezioni unite della Cassazione, a cui il Viminale chiede di
stabilire una volta per tutte se sia legittimo oppure no che a giudicare i
procedimenti elettorali sia la giustizia amministrativa. E' proprio questa
ultima strada, la Cassazione, quella su cui il Viminale punta davvero. Anche
perché pare che le sezioni unite abbiano già garantito una decisione in tempi
rapidissimi. Entro la fine di questa settimana, al massimo lunedì prossimo. La
strada migliore secondo Antonio Agosta, docente di Scienza politica all'università
Roma Tre: "A istinto non sono convinto che la vicenda rientri nei limiti
della giustizia amministrativa. E mi pare invece che questi confini debbano
essere fissati con maggiore chiarezza". Michele Ainis, docente di Diritto
pubblico a Roma Tre, ricorda che era stato proprio il Consiglio di stato, tre
anni fa, con una sentenza del plenum datata novembre
( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Abbiamo già
dato" Voto operaio in fuga Le aspettative deluse dal governo aumentano il
fossato tra lavoratori e politica. Torino operaia, enclave in un nord smottato
a destra, perde identità e fiducia. Le fatiche della Sinistra, le sirene di Veltroni e il sogno di Berlusconi Solitudine a Mirafiori La sinistra annaspa, pochi credono alle
promesse di abolire la legge 30. Regge il voto nelle comunità operaie dove c'è
il conflitto Loris Campetti Torino Torino non è più la città grigia del secolo
scorso, caricata come una sveglia sui tempi della sirena Fiat, 6-14 il
primo turno, 14-22 il secondo e 22-6 il notturno, il turno dei
"pipistrelli" che poi sono gli operai a cui tocca quella pena. Oggi
Torino è colorata, vissuta nei caffé all'aperto fino a tarda sera, poliedrica,
non più monoculturale. La Fiat c'è ancora, pesa decisamente meno sulla città e
i modi di vivere dei suoi abitanti ma sembra ormai fuori da una crisi che
rischiava di essere senza ritorno. Il Lingotto torna a costruire eventi,
l'ultimo il lancio in mondovisione della nuova Cinquecento sulle acque del Po.
L'era Marchionne ha però poco a che fare con la Fiat di Valletta, o di Romiti,
e Torino racconta oggi un'altra storia. Con qualche continuità. Gli operai
seguitano a lavorare in fabbrica con gli stessi turni, lo stesso stress e la
stessa fatica di sempre. Anzi, le nuove metriche del lavoro aumentano la
produttività con il taglio dei tempi morti, spremendoli ancora di più. Gli
operai escono poco in città, sono meno riconoscibili o forse meno riconosciuti,
almeno come soggetto collettivo. Un'altra continuità con il passato è il colore
della città, rosso si sarebbe detto una volta, piuttosto sorda al canto delle
sirene berlusconiane e bossiane. Una enclave, in un nord smottato a destra: qui
gli operai alle ultime elezioni hanno votato per il centrosinistra o
decisamente a sinistra, a differenza della Lombardia e gran parte del Piemonte.
Gli operai hanno tenuto perché c'è ancora la sinistra, oppure la sinistra ha
retto perché ci sono gli operai? Dipende dai punti di vista. Ma soprattutto,
resisterà questa diversità alle prossime elezioni? Siamo andati sotto la Mole a
cercare qualche risposta tra gli operai e i candidati nelle liste "non di
destra". A Mirafiori, alla Bertone, alla ThyssenKrupp. "Potevate
pensarci prima" Il luogo storicamente più difficile è Mirafiori. Un invaso
di 15 mila donne e uomini per i quali poco è cambiato da un punto di vista
dello sfruttamento, ci si passi il termine. Età media sui cinquant'anni, solo
da qualche mese i giovani ricompaiono in officina, dopo la crisi che aveva
spopolato e invecchiato la fabbrica. Mirafiori è salva, ma chi la popola è
usurato, stanco, sfiduciato, non si sente rappresentato politicamente e anche i
sindacati qui hanno vita grama. I confederali vengono fischiati, gli accordi e
i contratti bocciati. Resta una rete di delegati che più che rappresentare gli
interessi dei gruppi omogenei, ci si passi anche questo rimando al passato,
portano in fabbrica la linea della sigla d'appartenenza. Regge la Fiom
"perché diciamo agli operai la verità e decidiamo sempre insieme a
loro", spiega Giorgio Airaudo, segretario torinese. E regge una pluralità
di sigle, Fim, Uilm, Fismic, Ugl, Cobas, ma tutte insieme non hanno più
l'egemonia tra i lavoratori. Pochi partiti, almeno finora, sono venuti alla
mitica porta
( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'uomo chiave Il
piazzista dello scudo crociato Voti: 0,2% Blandito da Prodi, passato a destra,
ora alza il prezzo per rinunciare A. Fab. Roma Cederà. La sua grande vittoria
l'ha già ottenuta. Cercando "pizza" su Google da ieri sera è il primo
risultato. Il democristiano sessantenne Giuseppe Pizza batte il cibo più famoso
del mondo. E batte, almeno per un po', anche Veltroni e Berlusconi uniti dalla volontà di cancellare i piccoli partiti e costretti
agli straordinari dal più piccolo, immaginario partito. Inseguendo il centro è stato
prima a sinistra e poi a destra, era alleato dell'Unione, amico del migliore
amico di Prodi (Angelo Rovati) e poi fedelissimo di Berlusconi.
In realtà Pizza ci ha guadagnato stando fermo: giovane democristiano ai tempi
di Fanfani, ammesso nella direzione nazionale del partito, la sua carriera
politica non ha superato gli anni Ottanta. Ma lui è rimasto lì anche quando nel
1994 Rocco Buttiglione si portò via dal Ppi il simbolo dello scudo crociato
affidandosi al voto del Consiglio nazionale del partito: Pizza lo sapeva che
quel voto non era valido e si preparò alla battaglia in tribunale. Conclusa, ma
non è sicuro, solo un anno fa. Da allora Pizza possiede lo scudo crociato doc,
gli altri come l'Udc di Casini devono aggiungerci qualche volo di vela per farselo
accettare. Quanti voti accompagnino Pizza però è un mistero: alle elezioni del
2006 si è arrampicato allo 0,2% ma anche quella è un'illusione. Calabrese, ha
preso voti in Calabria dove era incorporato nel partito del governatore Loiero
che se n'è servito per eleggere un senatore. Pizza, fino a poco fa, aveva
almeno una spalla: Angelo Sandri che oggi invece si proclama segretario
nazionale della "vera Dc". La differenza è uno sfondo: azzurro quello
dello scudo crociato di Pizza, Bianco quello di Sandri. Bocciati tutti e due
dal ministero dell'Interno un mese fa. Peccato per Berlusconi,
Pizza gli faceva comodo. Voleva nasconderci dentro Mastella per ricompensarlo
di aver fatto cadere Prodi, ma una volta scoperto il gioco si ribellarono
tutti: Fini, Bossi e persino Pizza. Mollato Mastella, lanciato verso la
vittoria, Berlusconi adesso non ha più bisogno di
Pizza. Ha più bisogno di votare subito. Per questo in pubblico si appella al
"senso di responsabilità" del mancato alleato e in privato gli avanza
promesse. Ma Pizza ha fama di incontentabile, abbracciato allo scudo crociato
pensa di poter andare lontano, contratta, sogna un ministero. Le sue doti
politiche sono al momento misteriose. Ogni volta che prende la parola lo fa
solo per rivendicare di essere il proprietario del vecchio simbolo Dc.
Posizioni politiche non ne prende. Più che altro cita sentenze: la numero
19381/2006 terza sezione del tribunale civile di Roma e l'ordinanza della prima
sezione civile della corte di appello di Roma del 24 gennaio 2007. Le sentenze
che gli hanno restituito lo scudo crociato. Fin che dura, perché Casini ha
risposto causa su causa, Sandri si è aggiunto. E' un destino. La notorietà sua
notorietà è nelle mani di un tribunale, stavolta amministrativo. Solo un po' di
tempo fa era comparso anche nei telegiornali della sera per il congresso del
suo nano partito, da lui nominato XX congresso immaginando una continuità
democristiana. Ma fu merito di Prodi che da presidente del Consiglio si era
scomodato a raggiungere i pochi delegati. Celebrando, allora, un'alleanza dal
sicuro avvenire.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Pizza: rinunciare? Se lo chiede il Colle "Vado in fondo".
Ma poi: sono ragionevole ROMA - Chi glielo doveva dire a Giuseppe Pizza da
Sant'Eufemia d'Aspromonte, dopo 45 anni di onorato servizio nella Dc, in quel
partito dei moderati di cui detiene ancora - tenendoselo stretto stretto - un
simbolo conteso e strattonato, che sarebbe stato lui l'uomo che potrebbe far
saltare la data delle elezioni, l'uomo del giorno, il protagonista assoluto
dell'ultimo scorcio di una sonnolenta campagna elettorale. Nome noto più ai
cultori delle liste che al grande pubblico, attivo nelle retrovie della vecchia
balena Bianca ma mai eletto in Parlamento, il segretario della Democrazia
cristiana passa la sua giornata di gloria e di tempesta tra l'ufficio di piazza
del Gesù e il bar accanto alla sede, circondato dai suoi fedelissimi festosi e
assediato da telecamere, microfoni, telefonini, taccuini, che alle otto di sera
gli provocano un drammatico calo della voce, ma non un ripensamento: "Io
vado avanti, chiedo lo spostamento del voto, non dico di molto, sono una
persona ragionevole, anche una settimana andrebbe bene magari, ma insomma io
devo pensare al mio partito, è tutta la vita che lo faccio, potrei mollare
adesso?". Alle tre del pomeriggio, davanti a un caffè, i toni (della voce
e delle dichiarazioni) erano forse più squillanti, con Amato che ipotizzava lo
slittamento e quel Consiglio di Stato che gli dava ragione "su tutta la
linea, confermando che ci avevano fatto un'ingiustizia clamorosa, tanto che ci
eravamo rivolti perfino all'Ocse per denunciarlo", e dunque Pizza non solo
pretendeva tempi e scuse, ma anche "il divieto per Casini di presentarsi
con lo scudocrociato, perché a novembre il tribunale ha deciso che è solo
nostro". La stizza di Veltroni,
l'amarezza di Prodi? "Non sono io che ho sbagliato, è stato il ministero a
farlo, mi spiace...". Gli appelli alla "ragionevolezza" di Berlusconi? "Noi con il Pdl abbiamo solo un accordo tecnico, il
Cavaliere non l'ho sentito, se perderà voti perché si allunga la campagna
elettorale non posso farci nulla. Io devo pensare al mio partito, noi
possiamo eleggere tre o quattro senatori in regioni come Campania, Calabria,
Puglia, Abruzzo, ma dobbiamo avere tempo di fare la campagna elettorale come
gli altri". In serata però un po' la musica è cambiata, e un po' le
pressioni, un po' le lusinghe, un po' il contrattacco del Viminale hanno
ammorbidito sicuramente le posizioni dell'unico parlamentare del gruppo, Paolo
Del Mese, che chiede "un decreto per riaccoglierci, con l'accordo di Berlusconi e Veltroni, anche
mantenendo la data del 13 aprile" e un po' anche del pugnace Pizza:
"Se il capo dello Stato facesse un appello perché si mantenesse la data
del voto? Beh, certo ascolteremmo con rispetto, ma vogliamo anche le scuse del
Viminale, e comunque il punto è che non dipende più nemmeno da noi: temo che
non ci sarebbero i tempi tecnici per gli adempimenti di legge sulle liste, il
risorteggio sulla scheda, e dunque le elezioni dovrebbero essere per forza
spostate. Me lo dicono i miei avvocati...". Sì perché, asserragliati a
piazza del Gesù, questi democristiani che si trovano al bivio tra un clamoroso
ritorno nella storia elettorale "che ci commuove" e la porta chiusa
in faccia dalla realpolitik, si attaccano "alla legge", alla
"forza dei fatti", al fatto che "finora nessuno ci ha comunicato
niente, non è possibile che si perpetri un'altra ingiustizia ai nostri danni".
E se arrivasse qualcosa di importante, magari qualche ruolo che conta nel
governo prossimo venturo, se insomma in cambio di ringraziamenti formali e
sostanziali alla Dc si chiedesse il gran gesto di non presentarsi alle elezioni
per bloccare la macchina infernale che si è messa in moto, che farebbe Pizza?
"Guardi, io non ho voluto sentire nessuno per non essere influenzato, poi
staremo a vedere che succede. Ma le battaglie vanno fatte, abbiamo faticato
tanto per arrivare qui...". Paola Di Caro.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Berlusconi e Veltroni: no al rinvio delle elezioni Amato e la Dc: rischio slittamento.
E ricorre in Cassazione Doppia mossa per non spostare la data. Prodi: rimandare
metterebbe l'Italia molto in cattiva luce davanti al mondo ROMA - Un coro di no
dei partiti e delle istituzioni - con Berlusconi, Veltroni, Prodi e Amato contrarissimi al rinvio delle elezioni del
13 e 14 aprile - ha aperto la strada alla doppia mossa del ministero
dell'Interno per tentare di arginare il terremoto politico scatenato dalla
possibile riammissione del simbolo della Dc di Giuseppe Pizza ordinata fuori
tempo massimo dal Consiglio di Stato. Al termine di una giornata convulsa, il
Viminale ha dato mandato all'Avvocatura dello Stato di proporre ricorso,
"per regolamento preventivo di giurisdizione", alle Sezioni unite
della Cassazione che già martedì dovrebbero decidere una volta per tutte chi è
competente a giudicare sul processo elettorale. Ma vista la potenziale
incertezza della decisione che verrà presa dai giudici di piazza Cavour, il
ministro Giuliano Amato ha conferito anche un secondo mandato all'Avvocatura:
avanzare un'istanza di revoca dell'ordinanza emessa dalla V sezione del
Consiglio di Stato (presidente relatore: Sergio Santoro) perché giunta quando
ormai era iniziato il procedimento elettorale. Il governo, dunque, contesta
formalmente la scelta del Consiglio di Stato che ha fatto sentire la sua voce
quando le schede erano già state inviate in tutto il mondo e alcuni italiani
temporaneamente all'estero (anche i militari impegnati nelle missioni di pace)
avevano già espresso il voto. L'esito della partita è incerto ma la strada fin
qui percorsa era l'unica possibile. Prima di trovare la probabile quadratura
del cerchio, Amato non ha escluso che l'ordinanza del Consiglio di Stato
"al momento possa comportare un rinvio della data delle elezioni ".
Ma anche dopo aver preso la decisione sul doppio ricorso, il ministro
dell'Interno ha continuato a muoversi con prudenza: "Se si dovrà inserire
questa lista tra quelle ammesse non c'è dubbio che, avendo già iniziato i
procedimenti elettorali con i militari all'estero e gli italiani all'estero, si
porrebbero problemi assai delicati di tempi". D'accordo i leader dei due
maggiori partiti in lizza: "Siamo assolutamente contrari al rinvio delle
elezioni", ha detto Walter Veltroni che non ha mancato
di ricordare la vicinanza politica tra Pizza e Berlusconi.
E anche il Cavaliere, che ha comunque attaccato la "par condicio", ha
parlato di un "rinvio capace di provocare un danno notevole per un Paese
che ha bisogno di governo immediatamente operativo". Solo Antonio Di
Pietro, non considerando i costi, ha chiesto al Viminale di modificare le
schede già stampate, sostenendo che "sono disegnate male". A dire no,
poi, è stato il presidente del Consiglio, Romano Prodi: "Mi sembra che,
nei limiti della legge, si debba fare tutto per evitare un rinvio che
metterebbe l'Italia molto, molto in cattiva luce davanti al mondo". Dino
Martirano.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena In campo anche Gianni Letta Pd e Pdl contro il
Viminale Silvio tratta con il "ribelle" Centrodestra per una
"soluzione politica" ROMA - Nel giorno nero di Alitalia, il
Quirinale, palazzo Chigi, il Viminale e tutti i leader politici sono con il fiato
sospeso. Attendono di sapere se Pizza, leader di un partitino che si chiama Dc,
consentirà di andare al voto il 13 aprile, sperano che una vicenda da
azzeccagarbugli non s'infili nel ginepraio delle carte da bollo, spostando la
data delle urne e scaricando sulle massime cariche istituzionali il peso di un
intervento che sarebbe senza precedenti. Il rinvio delle elezioni. Perché il
rischio esiste dopo che il Consiglio di Stato ha riammesso il simbolo dello
scudocrociato, e soprattutto dopo che ieri Amato ha reso nota l'eventualità.
Proprio sul ministro dell'Interno si sono concentrati gli strali. Strali
bipartisan, con Veltroni che ha cercato di mettere una
distanza tra sé e Amato, e con Berlusconi che ha
iniziato a imprecare, perché "in Italia non si capisce mai chi decide: la
Consulta, la Cassazione, il Tar, il ministero... Siamo in una repubblica delle
banane e questo governo è il suo degno rappresentante ". Il Cavaliere è
furibondo perché ritiene che "la responsabilità della panzana" sia
del dottor Sottile, e perché sa che ora gli toccherà sbrogliare la matassa,
offrendo a Pizza - suo alleato - una "soluzione politica", così da
porre fine alla tragicommedia. Di "soluzione politica" parla infatti
La Russa, che ieri ha sondato Pizza, amico da una vita. E alla "soluzione
politica" accenna anche l'ex mastelliano Del Mese, che è candidato con la
Dc: "Premesso che di Berlusconi non mi fido - è
la premessa - ci sono due possibilità: che lui faccia votare i nostri candidati
dai suoi elettori oppure... No, niente soldi. Ci sono altre strade: incarichi
di governo, nomine negli enti pubblici...". La nemesi si abbatte sul
Cavaliere, che più voleva disfarsi dei partitini, più è costretto a subirne le
richieste. "Ma insomma - sbotta Del Mese - che colpa ne abbiamo se Amato
ha cercato di favorire Casini escludendo il nostro simbolo dalle elezioni?
Perché di questo si tratta. Amato voleva aiutare Casini, nonostante fior di
sentenze gli sconsigliassero di cancellarci. E ora - chiosa in modo assai colorito
- ha fatto una figura di m...". La figuraccia in realtà la rischia il
Paese, come dice Prodi e come sostiene anche Fini: "Peggio dell'immondizia
di Napoli". Già da martedì sera, subito dopo la decisione del Consiglio di
Stato, era iniziata una girandola di colloqui per trovare un rimedio: si va da
Amato a Gianni Letta, fino al segretario generale della presidenza della
Repubblica. Perché Napolitano vuole che si disinneschi l'ordigno, e c'è chi nel
Pd interpreta l'attacco di Berlusconi al Colle
dell'altro ieri come una sorta di "azione preventiva ". La sentenza a
favore della Dc e il rischio di un rinvio del voto preoccupa anzitutto
Bertinotti e Casini, che dai sondaggi notano come Pdl e Pd stiano
"cannibalizzando" i consensi. Ci sono poi altri motivi: la Sinistra
Arcobaleno è ormai senza più fondi per la campagna elettorale, e i centristi si
vedono minacciati dalle mosse di Pizza. Il leader della Dc ieri ha chiesto il
sequestro del simbolo Udc, ma già la sera prima Casini aveva avvertito Cuffaro
del pericolo. Raccontano che l'ex governatore della Sicilia abbia ricevuto una
telefonata dall'amico "Pier" mentre stava tenendo un comizio, durante
il quale aveva chiesto di votare "per lo scudocrociato". Dopo il
colloquio, Cuffaro ha corretto il messaggio: "Solo una cosa dovete tenere
a mente, il nome di Casini. Non fissatevi sul simbolo, mettete la croce dove
vedete il nome di Casini". Paradossalmente sarà Berlusconi a togliere le castagne dal fuoco all'ex alleato, offrendo a
Pizza una congrua "soluzione politica". Paradossalmente è su Berlusconi che Veltroni ieri ha provato a scaricare il costo politico della vicenda:
"Non vorrei che il rinvio del voto - ha detto il leader democratico -
fosse un auspicio del Pdl, che non sente più sicuro il successo".
In realtà, dagli ultimi rilevamenti riservati in suo possesso, Veltroni sa che il Cavaliere al Senato oggi ha un margine
vincente che va da
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num:
- pag: 6 categoria: REDAZIONALE Veltroni: 600 euro
per le famiglie povere con noi al governo "Berlusconi? Lui
come Ivan Drago contro Rocky" DAL NOSTRO INVIATO OLBIA - "Vedendo i
dati delle due interviste in tv, il principale esponente dello schieramento a
noi avverso si è convinto che se il duello non si fa è meglio... ".
Non è più tempo di concedere sconti, Walter Veltroni
sbarca nella Sardegna in bilico tra Pd e Pdl e, a una manciata di chilometri
dalla dimora estiva del Cavaliere, ogni frase è uno schiaffo a Berlusconi. Gli dà del bugiardo, ne critica la gaffe sul
Quirinale, prevede che "se la destra tornerà al governo farà del male al
Paese" e lo paragona al pugile russo Ivan Drago del film Rocky, che
minaccia "io Veltroni lo straccio, lo trituro, ma
poi scappa dal ring perché ha paura". Pressato dal partito e anche dai
fedelissimi, il segretario si è rassegnato ad attaccare. Campagna flaccida?
"Non sono d'accordo ". La stanchezza dei giorni scorsi sembra
sparita, miracoli di un doppio elisir: il porceddu degustato a Villagrande,
terra di centenari, e i dati sul duello di martedì sera in tv. "Lui era
prima di me e quindi in posizione di vantaggio, ma il risultato è che tre
milioni e 800 mila italiani hanno guardato noi e tre milioni e 100 mila
lui". Chissà se è vero che i giorni dello scoramento sono alle spalle,
comunque il segretario del Pd sembra aver ripreso fiato tant'è che a Nuoro, con
la moglie Flavia dietro il palco, ritrova lo slogan di incitamento
prudentemente congelato nelle ultime settimane: "Possiamo fare la più
grande rimonta della storia... La nostra vittoria è sempre più probabile".
Alza i toni, ma poiché vuole scandire la sua "rivoluzione dolce" con
una sorpresa al giorno, rilancia la proposta presentata al mattino a Roma con
Giorgio Tonini e Stefano Fassina: "Un disegno di legge importante per
fronteggiare l'emergenza del carovita". Se vincerà il Pd, giura il leader
democratico, dal primo luglio 2008 tre milioni di famiglie con due figli a
carico e reddito sotto i 18 mila euro riceveranno un buono spesa di 600 euro
l'anno per i generi di prima necessità. Ed è anche così che Veltroni
conta di fermare la spirale recessiva e far ripartire i consumi. Cinque comizi
al giorno non gli bastano più e sabato in Puglia ne farà uno a mezzanotte. Berlusconi dice che Di Pietro è "il peggio del
peggio"? E lui lo difende: "Nel '94 gli propose di fare il
ministro...". Berlusconi smonta pezzo per pezzo
l'operato di Prodi? E Veltroni ne rivendica "i
miracoli". Omaggia Parisi, Soro, Cabras, Soru e Luciana Sbarbati in
pelliccia di visone e quando partono fischi per Lamberto Dini, li ferma con la
mano: "Noi non fischiamo nessuno, siamo la parte civile della politica italiana".
E stasera a Cagliari sfida a (breve) distanza con Gianfranco Fini. I comizi
sono troppo vicini, i veltroniani temono incidenti e cercano una piazza più
distante. Monica Guerzoni Novanta Veltroni ieri a
Nuoro tra la folla: il leader del Pd ha raggiunto quota 90 tappe nel suo giro
elettorale d'Italia \\ La battuta Drago a Rocky: "Io ti spiezzo in
due" Il film In Rocky IV (1985) Sylvester Stallone e Dolph Lundgren (
foto) sono Rocky Balboa e Ivan Drago, Usa contro Urss.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Share più alto Il leader pd batte in tv il Cavaliere
MILANO - Il leader del Pd Walter Veltroni ha
battuto Silvio Berlusconi. Non si tratta di risultati elettorali, ma degli ascolti tv di
martedì sera. Il duello di " Conferenze Stampa " separate su Raidue
ha visto per il Cavaliere, in onda dalle 21.06 alle 21.40, 3.100.000 spettatori
con share dell'11.02%; per Veltroni, subito
dopo, dalle 21.49 alle 22.35, gli spettatori sono stati 3.836.000 con uno share
del 13,9%. "Questi dati vogliono dire che il Paese e gli italiani sono
stanchi di sentirsi dire le stesse cose da 14 anni, con le stesse parole, gli
stessi argomenti e gli stessi toni, e che invece sono più curiosi e hanno più
voglia del futuro", ha commentato Veltroni. Il
prime time della serata è stato vinto comunque dal commissario Montalbano che,
su Raiuno, ha catalizzato l'attenzione di 5 milioni 488mila telespettatori pari
al 21.58 di share.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Da Londra La riunione per decidere la linea L'Economist sceglie
Walter "Silvio, un Gattopardo" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Tardo
pomeriggio nella torre di vetro di St James's Street, sede dell'Economist. John
Peet, Europe Editor del settimanale, sta ritoccando l'editoriale sulle
elezioni. Due anni fa, sempre ad aprile, la copertina aveva un titolo in
italiano "Basta" e sotto: "è tempo di licenziare Berlusconi". Avete cambiato idea? La novità è che
questa volta il giudizio non occupa la prima pagina. "Ma nel commento ho
scritto che sarebbe sbagliato per gli italiani votare Silvio Berlusconi,
secondo noi è sempre inadatto a governare il Paese", dice Peet. Quindi il
vostro endorsement, l'investitura a miglior candidato va a
Walter Veltroni. "Sì, ma come conseguenza, comunque non ho scritto di lui,
il focus è su Berlusconi e sul fatto che non merita l'elezione perché quando ne ha avuto
la possibilità non ha messo mano alle riforme". Non c'è entusiasmo nemmeno
per il Pd, perché all'Economist non sono sicuri che il nuovo partito che corre
da solo rappresenti davvero la rottura con il passato. Ma, come
sottolinea il braccio destro per gli affari europei del direttore John
Micklethwait, il centro del ragionamento è su Berlusconi.
E il titolo? "A Leopard. Spots unchanged. Un gioco di parole per indicare
il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, noi diciamo che il leopardo non cambia le
macchie sulla pelliccia". Il numero che esce domani avrà un leader
(l'editoriale) sull'Italia e un servizio da Roma in cui si mettono a confronto
i programmi economici dei due schieramenti. "Contiamo di tornare con
un'analisi ampia, diciamo di tre pagine, dopo il voto". Per inciso, Peet
ieri sera era convinto che non ci sarà rinvio. Ma come decide la linea
editoriale in occasioni come queste il settimanale globale da un milione e
trecentomila copie? Ce lo racconta un giornalista dell'Economist che chiede di
non essere citato (d'altra parte uno dei punti d'orgoglio è proprio quello di
non firmare mai gli articoli, per assicurare un livello di scrittura omogeneo,
non da primedonne). "Al lunedì ci si riunisce nella stanza del direttore,
al tredicesimo piano. è piccola, siamo una quarantina di solito e ci si siede
anche per terra. A volte si comincia discutendo a lungo anche sulle virgole,
perché l'uso della punteggiatura è importante. Poi i capi espongono le notizie
delle loro sezioni e gli autori degli editoriali presentano le loro idee e si
dibatte ". E per Berlusconi-Leopardo maculato
com'è andata? "Non è stata una discussione lunga. Nessuno si è messo a
dire che Silvio è un bravo ragazzo. Ma ci sono stati dubbi, molti dubbi anche
su Veltroni ". Perché allora non aspettare il
risultato? "Abbiamo sentito il dovere di riaffermare la nostra posizione
perché wait and see sarebbe apparso come aver cambiato idea". Così
funziona il più influente settimanale del mondo (meno poderoso in Gran
Bretagna, dove naviga sulle 160 mila copie, che non nel resto del pianeta). E
oltre alle virgole, qualche volta si dilettano anche con il latino. Fiat
justitia, ruat coelum, disse una volta il capo del desk Asia. Perché in molti,
direttore in testa, hanno fatto studi classici a Oxford e Cambridge. Guido Santevecchi
Nel
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Provocazione Eco e i politici "Se ne muore una decina si può
ripartire" MILANO - Chi è il nemico dell'Italia? La domanda fu posta a
Umberto Eco (foto) da un tassista di New York, come racconta in una lunga
intervista al supplemento domenicale dello spagnolo El Pais. La risposta, dopo
lunga riflessione, è che "il nostro nemico è interno. Se si guarda alla
nostra storia, ci siamo massacrati gli uni con gli altri, questo è anche il
nostro modo di intendere la politica. Siamo frammentati in duecentomila partiti
differenti, il governo Prodi è caduto per gli alleati non a causa
dell'opposizione". Quale sarà dunque il futuro dell'Italia? "Dipende
dal fatto che muoiano una decina di persone - ha risposto Eco - che sono ormai
molto grandi; è un fatto biologico. Dovrebbe arrivare una nuova classe
politica. Siamo il paese con la classe politica più anziana del mondo". E se salva Veltroni ("Sì, è giovane, ha 50 anni, ma la maggior parte è più
vecchia") e boccia Silvio Berlusconi ("Ha più di 70
anni"), poi punta il dito contro il malcostume nazionale: si ricandida
anche chi ha perso le elezioni, cosa impensabile negli Usa o in Francia.
Invece "in Italia torna sempre quello di prima. Questo è il sintomo di una
classe politica che non vuole rinunciare al potere". Previsioni sull'esito
delle elezioni? "Vincerà Berlusconi - spiega Eco
- perché dice che non si devono pagare le tasse! Lui promuove la mancanza di
senso dello Stato perché non ce l'ha. è riuscito a instaurare un tipo di potere
fondato nella sfiducia verso la magistratura e la giustizia, per cui può
governare anche se ha processi in sospeso. Berlusconi
non è l'effetto in questo caso, ma è la causa. Ha fatto delle leggi per
permettere a chi è processato di arrivare in Parlamento, e attacca
continuamente la magistratura. Berlusconi è potuto
arrivare al governo attaccando le forze dell'ordine, stimolando gli istinti più
bassi dell'italiano medio. E adesso è vicino ad avere il potere un'altra
volta".
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE No di Air France. Prato: ho fallito, vado via Spinetta: proposta
sindacale inaccettabile. Compagnia nel caos. Lo spettro del commissario Azioni
sospese in Borsa Il manager francese: "Volevano li accudissi come ha fatto
lo Stato" L'ipotesi Lufthansa ROMA - Il volo delle 21.25, ieri sera, ha
riportato il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, a Parigi. La
trattativa con i sindacati di Alitalia è fallita. I francesi hanno respinto
l'ultima proposta avanzata dalle 8 sigle al tavolo. Il capoazienda, Maurizio
Prato, si è dimesso. Il cda deciderà se accettare o portare i libri in
tribunale. Ma i sindacati s'oppongono: chiedono un "tavolo permanente di
crisi" per traghettare la compagnia fino a dopo il voto. E forse già
pensano a un'altra trattativa, con un altro acquirente: il più quotato è
Lufthansa. E persino al ritorno dei francesi. In un'altra fase. è l'epilogo di
una giornata partita male e finita peggio. Eppure tutto era già successo
martedì. La proposta killer che ha liquidato i francesi, preparata da Cgil e
Cisl, che prevedeva il rientro di tutte le attività di Az Servizi in Alitalia e
l'ingresso di Fintecna nel capitale della nuova società, era già scritta. La
conosceva Prato, che aveva previsto la contrarietà dei francesi, ma che in un
estremo tentativo aveva dato l'assenso informale di Alitalia e Fintecna. La
sapeva il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che l'aveva subito
avversata e che ieri in un'audizione alla Camera ha ribadito che non c'erano
alternative ai francesi. Ne era al corrente soprattutto Spinetta, che aveva
anticipato il "no" ai sindacati. Il manager martedì sera era
amareggiato: "Non so più cosa fare - confidava ai suoi, a cena -. So cosa
vorrebbero i sindacati: sostituire allo Stato italiano, che finora li ha
accuditi come un padre, l'aiuto di Air France. Ma io non posso ". Tutto
previsto. L'incontro alla Magliana, mentre i lavoratori organizzati dalla Cub
protestavano ai cancelli e quelli di Atitech occupavano lo scalo napoletano, la
formalizzazione della proposta sindacale unitaria (esclusa la Uil, rimasta
fuori dal tavolo), la risposta di Spinetta. "Air France-Klm - recita la
nota finale - non ha ricevuto alcun mandato dal consiglio per dar seguito a
questo schema completamente nuovo. Nel merito questa proposta, volta a
mantenere nel perimetro di Alitalia attività pesantemente deficitarie, è
incompatibile con l'obiettivo di un rapido ritorno alla redditività".
Spinetta riunirà comunque il consiglio per sottoporgli la proposta ma il
manager ha già detto di dubitare che verrà accettata "perché richiede
molti mesi di lavoro e di riflessione" mentre i problemi di Alitalia
"vanno affrontati oggi". L'abbandono di Air France ha scosso Prato:
"Serve una scossa: - avrebbe detto ai sindacati - ho fallito e devo dare
un segnale personale". Un preannuncio delle dimissioni che sono arrivate
mezzora dopo, alle 20.30, con una lettera affettuosa ai dipendenti che di certo
il manager aveva pronta. I sindacati l'hanno atteso fuori dalla porta. Il loro
auspicio è che il cda oggi ne respinga le dimissioni e che Prato traghetti la
compagnia, anche nelle vesti di commissario, fino a dopo il voto, sfruttando i
178 milioni appena incassati. Non è facile che Prato accetti. Oggi Alitalia
sarà sospesa in Borsa. I sindacati, che hanno invitato i lavoratori a
sospendere le proteste, hanno in mente uno schema che avrebbe già un consenso
politico bipartisan: "Proseguire nel piano stand alone, ricercando
condizioni di rinnovato interesse, in un contesto europeo, per un processo
industriale di ampio respiro attraverso una vera negoziazione ".
Traduzione: lo schema rifiutato ieri da Air France può andar bene a qualcun
altro. C'è chi parla di contatti già avviati con Lufthansa. Il tutto in un
clima diverso, dopo il voto, facendo emergere imprenditori
e banche promessi da Berlusconi. Spazio al prossimo governo dunque, perché Alitalia resti
italiana. Ma intanto però c'è da evitare il fallimento che verrebbe accollato a
Prodi: un punto su cui il partito di Walter Veltroni sarebbe
stato nettissimo. A. Bac. Rottura Il presidente di Air France-Klm Jean Cyril
Spinetta ieri ha preso atto "con rammarico della rottura dei
negoziati" con i rappresentanti dei sindacati di Alitalia che, ha
sottolineato, "non dipende da noi".
( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI
ROMA - Con la proposta di un buono spesa da 600 euro, destinato a 3 milioni di
famiglie in difficoltà, il Partito democratico, secondo
Walter Veltroni, può consentire di far fare al Paese quel "salto di
qualità", verso una maggiore integrazione europea. Se l'origine delle
attuali difficoltà deriva dallo scarso controllo fatto dal governo Berlusconi al momento dell'introduzione dell'euro, accusa il leader Pd, la
"questione prezzi", che non permette a molte famiglie di arrivare
alla quarta settimana, ha fatto "saltare gli equilibri" che
ora vanno ricomposti. Innanzitutto, bisogna coniugare "crescita con lotta
alla diseguaglianza". Se Veltroni diventerà
premier, a partire da luglio approverà un provvedimento a sostegno dei gruppi
familiari più bisognosi. Sono previsti vari livelli di intervento. Un buono di
600 euro per chi ha due figli a carico e un reddito che non supera i 18mila
euro l'anno. La misura sarà declinata secondo il numero delle persone. Per una
sola, con un reddito di circa 7.500 euro, il buono sarà di 250 euro. Per due
persone, con un reddito intorno agli 11.500 euro, il buono sarà di 390 euro.
Per due persone con un figlio a carico e un reddito di circa 15mila euro, il
buono sarà di 500 euro. Il bonus potrà essere usato nei negozi convenzionati
grazie a un accordo con le associazioni di categoria. I negozianti si
impegneranno per un ulteriore sconto del 5-10 per cento alle famiglie che
pagheranno con il tagliando. Il buono sarà diviso su 12 mesi per un importo di
50 euro ciascuno, le famiglie potranno riceverlo a casa dopo 15 giorni dalla
domanda fatta all'Inps, con assistenza gratuita per la compilazione. Il costo
dell'operazione è pari a 1,4 miliardi di euro all'anno, ma la copertura è
ampiamente prevista nel programma del Pd, nella voce "aiuto agli
incapienti". "Non è un'improvvisazione" ha spiegato Stefano
Fassina, ma è necessario per tutelare il potere d'acquisto con misure
"strutturali". L'importante, ha osservato a sua volta, Giorgio
Tonini, è "ridurre il livello di dieseguaglianza che in Italia è più
alto" rispetto a tutti i Paesi europei. Rispondendo a Berlusconi
secondo il quale "l'evasione è legittima", Veltroni
ha puntualizzato la sua ricetta, "pagare meno e pagare tutti, dobbiamo
usare la pressione fiscale in questo senso, il problema è aumentare il potere
di acquisto per 3 milioni di famiglie". Molte critiche. Secondo Pier
Ferdinando Casini, Udc, con questa proposta Veltroni
"ha quasi battuto Berlusconi, ma la fiera delle
promesse non fa acquistare serietà alla politica". Fausto Bertinotti,
Arcobaleno, giudica "incoerente e non convincente" questa ipotesi,
"sono contro le invenzioni, soprattutto sulla vita delle persone. Serve
serietà".
( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI
ROMA - Romano Prodi accusa i sindacati, "grave "errore quello di
rompere perchè la prospettiva era seria e concreta". E chiede che "le
fantomatiche cordate, se c'erano, ora saltino fuori". Attacca
Berlusconi. "E' possibile" che Alitalia sia stata vittima della
campagna elettorale. Mentre Walter Veltroni sollecita
il governo di adoperarsi "per cercare di riprendere i fili della
trattativa, richiamando tutte le parti al senso di responsabilità".
Punta il dito contro Berlusconi per le
"interferenze elettorali" e gli "annunci sconsiderati" che
hanno interrotto il negoziato. A tarda sera, quando l'addio di Jean-Cyril
Spinetta per acquistare il vettore, è stato avvertito come un terremoto nei
palazzi romani, il presidente del Consiglio, in trasferta a Bucarest, per
partecipare a un vertice Nato, fa sentire la sua voce, rammaricandosi del
fallimento con Air France (era "una trattativa che dava in prospettiva una
buona riuscita di vita e di ripresa"). Se da un lato c'è un'accusa al
sindacato perchè, secondo il premier, "si devono assumere la responsabilità"
della rottura, dall'altro ce n'è, un'altra, per le cordate annunciate da Berlusconi, mai materializzatesi. Chiede: "Ora saltino
fuori". Il premier non pensa che il governo possa fare qualcosa. Anzi,
"credo che si possa fare ben poco a questo punto. Il Consiglio dei
ministri cosa può dire in questa fase? Nulla". Il Professore si terrà in
contatto, con il ministro Padoa-Schioppa e con i vertici Alitalia, che hanno
convocato per oggi il Cda. Anche Veltroni è sulla
stessa lunghezza d'onda del premier, sollecitando: "Cessino immediatamente
le interferenze elettorali, lasciando agli organi istituzionali il compito di
trovare la soluzione migliore". Senza mai citare Berlusconi
o il Pdl, il leader Pd aggiunge: "Le interferenze politiche, gli annunci
sconsiderati e le dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto
interrompere la trattativa tra Air France e sindacati". Malgrado gli
impegni elettorali in Sardegna, il candidato premier Pd è continuamente rimasto
in contatto con esponenti del governo e del sindacato. Quando i
"rumors" su un imminente strappo, cominciavano a diffondersi a metà
pomeriggio, Veltroni ha parlato con il ministro
Bersani. Ed altri leader del Pd hanno iniziato a fare pressing su Epifani,
segretario Cgil. Intanto, Umberto Bossi, rileva: "Alitalia è un grosso
problema ereditato dal passato. Berlusconi spera di
convincere gli imprenditori ad acquisirla, credo però che per gli imprenditori
ci sia poco da guadagnare".
( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di UMBERTO MANCINI
ROMA - A Francoforte non hanno mai smesso di crederci. E adesso, dopo la
clamorosa uscita di scena di Air France, stanno scaldando i motori per tornare
in gioco da protagonisti. I tedeschi di Lufthansa, che pochi mesi fa avevano
partecipato alla gara per l'acquisizione della nostra compagnia di bandiera,
hanno il dossier aperto sul tavolo. E già ieri sera, secondo quanto risulta a
Il Messaggero, pochi minuti dopo l'annuncio di Spinetta, hanno cominciato a
ragionare su come avviare la procedura di avvicinamento ad Alitalia. Per
arrivare, in tempi rapidi, ad un accordo condiviso, globale e strategico. Non è
escluso che nelle prossime ore, nella massima riservatezza, vengano avviati i
primi contatti informali con le autorità italiane e, in un secondo tempo, con i
sindacati. Di certo l'esperienza dei francesi potrà essere utile per evitare di
compiere passi azzardati. I tedeschi sono infatti decisi a scoprire le carte
solo quando il quadro politico sarà più chiaro e, ovviamente, dopo un attenta
analisi dei conti del pianeta Alitalia. Per questi viaggeranno a fari spenti.
Consapevoli dei rischi e di un eventuale ritorno di fiamma di Parigi, magari in
extremis. Fonti vicino al dossier ricordano comunque che la compagnia guidata
da Wolfgang Mayrhuber ha sempre seguito con attenzione l'evolversi della
trattativa. In sostanza, i tedeschi sono stati alla finestra in attesa di
sviluppi, ma hanno contestualmente evitato di pestare i piedi ai concorrenti
francesi. Adesso, naturalmente, cambia tutto. Prudenti per natura gli uomini di
Lufthansa non vogliono però affrettare i tempi. Tante le variabili oggetto in
queste ore di attenta analisi. Prima di tutto quelle politiche, con il delicato passaggio delle elezioni politiche ormai alle
porte, le mosse di Berlusconi e quelle di Veltroni. Dichiarazioni,
specialmente quelle del leader del Pdl, che in questi giorni sono state
vagliate e radiografate. Ma la condizione-chiave per scendere in pista era ed è
sempre stata legata al fallimento della trattativa con Air France.
Fallimento che si sta consumando dopo il "no" dei sindacati al piano
di Spinetta e, fatto non secondario, all'ostilità dichiarata di Silvio Berlusconi. Dati incontrovertibili. Che si uniscono alla
necessità, ribadita recentemente proprio dal numero uno di Lufthansa, di
crescere su un mercato appetibile come quello italiano. Anche in vista delle
prospettive che l'Expò di Milano può creare in termini di traffico aereo e
fatturato. I tedeschi, qualora dovessero arrivare al traguardo, punteranno
comunque forte sopratutto su Fiumicino, considerato lo snodo principale, l'hub
da valorizzare, in questo condividendo la scelta già fatta dai francesi. Per
Malpensa immaginano invece uno scenario diverso. Comunque di sviluppo. Sotto il
profilo economico Lufthansa si sente tranquilla. "Abbiamo i mezzi - ha
spiegato Mayrhuber - tecnici e finanziari per procedere ad acquisizioni e le
giuste motivazioni per farlo". Parole pronunciate solo 20 gionni fa. Ora
diventate attualissime. Ma i tedeschi scenderanno in campo da soli o con una
cordata tricolore? La scelta ovviamente non è stata ancora compiuta, ma una
partnership è una ipotesi molto realistica. Lo schema potrebbe essere questo:
un socio industriale internazionale forte, i tedeschi appunto, insieme ad un
pool di industriali e, magari, alla Air One di Carlo Toto. Proprio quest'ultimo
ha accolto certamente con soddisfazione l'addio dei francesi, che ha
considerato sin dall'inizio della gara, fin troppo favorito dal governo. Di
fatto lo scenario che si profila riapre anche per Air One nuove possibilità.
Dal quartier generale della compagnia non trapelano dichiarazioni ufficiali, ma
i collaboratori più stretti dell'imprenditore fanno sapere che un piano
industriale, aggiornato ed implementato, è già pronto a decollare. Anche qui a
patto che il quadro politico si chiarisca. In maniera definitiva. Così come lo
scenario legato alla sorte di Alitalia, appesa all'amministrazione
straordinaria.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-03 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Italians di Beppe Severgnini Elettori come bonzi e guelfi
furbacchioni M i auguro che l'ammissione della "Lista Pizza" non
obblighi a rinviare le elezioni politiche italiane. I vignettisti del pianeta
si divertirebbero come pazzi, e ne avrebbero motivo. Non solo. La campagna
elettorale è stata talmente soporifera che non riusciremmo a mantenerci
civicamente svegli per altri venti giorni: nelle piazze dovrebbero portare
cuscini e coperte. Alcuni commentatori hanno notato la mollezza languida; altri
hanno sottolineato lo scarso interesse di questa strana vigilia. Non si eccita
neppure Bruno Vespa. Sono i Giorni del Grande Sbadiglio. Qualche novità, però,
s'è intravista. Sono emerse nuove categorie in tempi brevi; e questo,
considerata la velocità moviolistica della politica italiana, è una novità. I
bonzelettori (o votanti atarassici). Voteranno per dovere, per abitudine o per
antipatia verso l'alternativa: ma hanno rinunciato a ogni illusione. Non
conoscono i programmi e non chiedono coerenza. Casini dice che Berlusconi è "un pericolo pubblico sulle tasse"
dopo essere stato con lui per 15 anni? Boselli spara a zero sugli ex compagni
di coalizione? Guzzanti e Dini insieme in lista dopo essersi scannati su
Telekom Serbia? Eh, va be'. I bonzeletti (o candidati gratificati). Sono in
buona posizione nelle liste (bloccate), e si preparano a entrare in Parlamento.
Di fatto non verranno eletti: sono stati nominati. Si godono la campagna
elettorale come gli attori di Hollywood si godono il tappeto rosso nella notte
degli Oscar: con la differenza che là, almeno, qualcuno perde. Il candidato, un
tempo, mostrava un ovvio nervosismo, un'incertezza che lo rendeva umano. Non
più: ha conquistato la sicumera dell'onorevole prima di diventarlo. I
prestigiatori. L'abilità con cui i leader hanno fatto sparire la concorrenza
interna, a costo di rinunciare ad alleati preziosi, è stupefacente. Penso a
Illy (Trieste), Chiamparino (Torino), Penati (Milano), Cofferati (Bologna): chi
li ha visti? Ho incontrato a Cagliari Renato Soru, che mi ha assicurato d'essere felice per come viene utilizzato in Sardegna da Walter Veltroni. Se mi avesse detto di voler nominare Flavio Briatore assessore
al turismo, gli avrei creduto di più. I guelfurbi. Se le flessioni di fronte
alla Chiesa fossero uno sport olimpico, l'Italia potrebbe ritenersi già sul
podio. Questi servilismi, oltretutto, non sono richiesti; mi chiedo se
siano graditi. I guelfurbi (guelfi + furbi) non hanno la brusca fermezza degli
antichi precedessori. Sono opportunisti spirituali. Applaudono la guerra, e
difendono la vita. Bazzicano donnine, e s'atteggiano a paladini della famiglia.
Mentono, e sventolano i comandamenti. Entrano in chiesa, ma solo se ci sono i
fotografi. I guelfurbi sono in aumento, e la faccenda si sta facendo irritante.
www.corriere.it/italians www.beppesevergnini.com \\ C'è chi vota senza
illusioni, chi ha già vinto, chi si piega alla Chiesa ma razzola male.
( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Grave
errore dei sindacati rompere". Veltroni: saltato tutto
per le interferenze elettorali di Berlusconi.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-03 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Pdl L'offensiva nelle zone maggiormente presidiate dalla Destra e
da Fiamma tricolore Alemanno, patto per l'Esquilino Tutela del commercio tipico,
sicurezza, riqualificazione In dieci punti, il "Patto per
l'Esquilino": dalla riqualificazione culturale del quartiere alla lotta
per la legalità Se la sicurezza è il centro della battaglia per il Campidoglio,
l'Esquilino è il centro del centro. Perché è intorno a piazza Vittorio, che si
addensano e si sviluppano quelle che - specie in questo momento storico -
vengono viste come delle emergenze da parte dei romani. Ed è qui che La Destra
di Storace, con dentro quelli di Fiamma tricolore e casa Pound, "gioca in
casa": l'Esquilino, da un po' di tempo a questa parte, è la loro zona
preferita di azione, col quartier generale a via Napoleone III e il Cutty Sark
(pub "nero" per eccellenza) dietro via Merulana. Quindi, per lanciare
un messaggio alla città, ma anche alle anime più a destra di An, non è un caso
che il Pdl sia venuto proprio qui per firmare il "Patto per
l'Esquilino". Un programma in dieci punti, come se fosse un fratello
minore del famoso "Patto per Roma" firmato a Corviale. Lì, Berlusconi, Fini, Alemanno e Antoniozzi, scelsero il
"serpentone" costruito dalle giunte di sinistra. Qui, invece, Gianni
Alemanno, la candidata al I Municipio Laura Marsilio, il candidato al consiglio
comunale Federico Mollicone, hanno puntato sulla storica gelateria
"Fassi", di via Principe Eugenio: un tocco di tradizione e di made in
Italy, nel quartiere a più alto tasso di immigrazione e di esercizi commerciali
gestiti da cinesi o extracomunitari. E proprio sui negozi orientali, tutti
simili, tutti con i pannelli bianchi alle pareti, tutti con merce a pochi euro,
si concentra l'attenzione del centrodestra. Il secondo punto del Patto parla
chiaro: "Bisogna dice Alemanno - chiudere le attività commerciali abusive
ed illegali. Con particolare attenzione agli showroom cinesi che non ci
convincono tanto: non abbiamo intenti persecutori, ma vogliamo capire qual è il
confine tra vendita al dettaglio e all'ingrosso". Nei dieci punti si parla
di "tutela del commercio e dell'artigianato atipico",
dell'istituzione di "un gruppo interforze formato da polizia, carabinieri,
polizia municipale e guardia di finanza e un impegno per contrastare il
fenomeno del racket degli affitti in nero", di "riqualificazione di
piazza Dante, del Parco di Colle Oppio e di piazza Vittorio", dove tornerà
la circolazione rotatoria, di "redistribuzione sul territorio delle
strutture di assistenza a emarginati ed immigrati", di
"rivitalizzazione con eventi culturali e l'utilizzo dell'Auditorium di
Mecenate". Alemanno è molto determinato: "L'Esquilino è un simbolo,
il biglietto da visita della capitale che qui si gioca la faccia. Questo
quartiere, oggi, è un vortice di problemi: noi saremo inflessibili, anche
nell'espellere gli immigrati che hanno violato la legge". "Ma è
necessario - ha aggiunto Laura Marsilio - rifinanziare la legge regionale del
2001 per l'Esquilino per rilanciare questo quartiere". Nella giornata
della presentazione del programma di Rutelli, non sono
mancate le critiche del centrodestra: "Scopiazza il nostro - dice Andrea
Augello - soprattutto sull'unica società di gestione per il trasporto pubblico,
l'esatto contrario di quello che ha fatto Veltroni".
Ernesto Menicucci Gianni Alemanno era insieme alla candidata al I Municipio
Laura Marsilio e a Federico Mollicone.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-03 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena La preoccupazione di Rutelli in corsa per il
Campidoglio Prodi "rompe" con i sindacati "Ora aspetto le
cordate fantasma" Veltroni: intervenga il
governo. La replica: cosa possiamo fare? ROMA - Che dopo la deflagrazione della
trattativa per l'Alitalia possa deflagrare, sia pure soltanto psicologicamente,
anche il centrosinistra, ne è consapevole Alessandro Bianchi. Che in cuor suo non
faceva salti di gioia davanti alla prospettiva che la compagnia di bandiera
finisse ai francesi. E se oggi avverte tutti che "la cosa più importante
ora è tenere i nervi saldi", vuol dire che il rischio che a qualcuno
saltino in piena campagna elettorale, effettivamente c'è. A chi è rivolto il
suo appello? Forse al ministro dell'Economia Tommaso Padoa- Schioppa, possibile
arbitro "tecnico " di una partita che sembra avere ormai persa? Più
probabilmente, invece, al premier Romano Prodi, nella speranza che riporti la
trattativa a palazzo Chigi. Rimettere la questione dell'Alitalia nelle mani
della politica: non era altro che questo il disegno di chi ha giocato la carta
Fintecna. Una carta, tutti lo sapevano, che avrebbe fatto saltare il banco.
Provocando l'esultanza di molti nello schieramento di Silvio Berlusconi,
impegnati a brandire il caso Alitalia come clava elettorale. Ma Raffaele
Bonanni, considerato il vero artefice di questa operazione, rigetta qualunque
ipotesi di collegamento fra la sua mossa e i tentativi di spallata alla
trattativa con Air France già verbalmente inferti dal leader del centrodestra.
La sua fedeltà "politica" in questa campagna elettorale al
conterraneo Franco Marini, presidente del Senato e margheritino del Pd, sarebbe
fuori discussione. Se è davvero così, il Cavaliere sarebbe rimasto alla
finestra di una partita tutta giocata nello schieramento opposto. Pronto ad
approfittarne, ora o dopo le elezioni, chissà, calando sul piatto qualche
candidato a sorpresa. Come un personaggio del calibro di Salvatore Ligresti. Da
settimane Prodi e Veltroni, a cui Bonanni ha
prospettato l'eventualità di un intervento di Fintecna, si rigiravano fra le
mani la patata bollente. Nonostante gli appelli, Prodi aveva però sempre
resistito alla richiesta di scendere in campo in prima persona: evidentemente
convinto, come ha sempre sostenuto Padoa-Schioppa, che riportare le decisioni a
palazzo Chigi avrebbe comportato il rischio di tornare ai giochetti del passato
e ai veti sindacali. Senza considerare la possibilità di rogne legali. Il
patatrac gli farà riconsiderare la situazione? Da Bucarest, dove si trovava
ieri, il presidente del Consiglio ha detto che la rottura "è stata un
grande errore perché la prospettiva era seria e concreta e i sindacati se ne
devono assumere la responsabilità", augurandosi ironicamente che "ora
le fantomatiche cordate saltino fuori". Quanto al governo, "il
consiglio dei ministri non potrebbe decidere nulla". Ed è una doccia
gelata per chi spera nel suo rientro in campo. Forse anche per lo stesso Veltroni, che in tutte queste settimane ha dovuto subire l'incalzante e
spericolata iniziativa di Berlusconi, e in un intervento di
palazzo Chigi magari ci sperava. Ha commentato ieri il leader del Partito
democratico. "Le interferenze politiche, gli annunci sconsiderati e le
dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa
fra Air France e i sindacati. Cessino immediatamente le interferenze
elettorali, lasciando agli organi istituzionali il compito di trovare la soluzione
migliore". Più chiaro di così? Senza contare che questa soluzione potrebbe
alleviare pure le ansie del fronte rutelliano. Per la terza volta candidato
sindaco di Roma, Francesco Rutelli è alle prese con una campagna elettorale
imprevedibilmente difficile. I sondaggi lo danno intorno al 50% e c'è chi
intravede lo spettro del ballottaggio. Ci mancherebbe soltanto la rogna di
Fiumicino. Sergio Rizzo \\ Un altro compratore? Non c'è il nome né il progetto
- dice Padoa-Schioppa - quindi l'alternativa è un sogno.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-03 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Alitalia, si dimette Prato Si è dimesso
Maurizio Prato, presidente e ad dell'Alitalia. La decisione dopo che Air France-Klm
aveva deciso di lasciare il tavolo della trattativa con i sindacati. Il
presidente Spinetta: la proposta dei rappresentanti dei lavoratori è
inaccettabile e va oltre il mio mandato, comunque la porterò in Cda. Elezioni a
rischio Dopo che il Consiglio di Stato ha disposto la riammissione nelle liste
della Dc di Pizza, il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha chiesto la revoca
dell'ordinanza ma non esclude il rinvio delle elezioni del 13-14 aprile . Berlusconi e Veltroni: "Contrari". Focus La corsa dell'oro Nel 2007 il costo
di un'oncia d'oro è cresciuto del 32%, nei primi mesi di quest'anno del 20%
fino a superare i 1.000 dollari. Ma la corsa non sembra destinata a finire,
soprattutto per gli acquisti di India e Cina. Esteri Bush: "Più
truppe Nato" La Nato "non può permettersi una sconfitta in
Afghanistan". Per questo, i Paesi che fanno parte dell'Alleanza devono
"inviare più truppe" nel Paese centro- asiatico. Lo ha detto il
presidente Usa George W. Bush prima dell'apertura del vertice Nato di Bucarest.
La nonna di Obama Critiche al nero Barack Obama per le sue dichiarazioni a
proposito della nonna, una bianca che vive nelle Hawaii. Il candidato
democratico alle primarie ha detto che la donna, che lo ha cresciuto e che lui
stima, tuttavia aveva impulsi razzisti. Cronache Expo, Moratti e Celentano
"Preferisco sentire le sue canzoni. Non penso abbia competenze
urbanistiche tali da fare critiche senza conoscere i progetti". è stata
questa la replica del sindaco di Milano Letizia Moratti alle critiche di Celentano
sull'Expo 2015. "Wojtyla soprannaturale" Giovanni Paolo II aveva
"qualità soprannaturali ": questo un passaggio dell'elogio di Wojtyla
fatto dal suo successore Benedetto XVI, a tre anni della morte di Giovanni
Paolo II durante una messa solenne. Economia Mutui, famiglie in crisi Sono 530
mila le famiglie italiane che si trovano in difficoltà nel pagare la rata del
mutuo, secondo il presidente del-l'Antitrust, Antonio Catricalà: "Sono in
difficoltà in 420 mila per l'aumento del costo della rata. A queste se ne
aggiungono 110 mila per le quali esistono problemi di possibile
insolvenza". Negli Usa, secondo il presidente della Federal Reserve Ben
Bernanke, "è possibile una recessione economica". Cultura Il
comunista letterario Lungo vari decenni della storia italiana i comunisti sono
stati al centro dell'immaginario culturale, una stella fissa del nostro
universo letterario, dalla Liberazione al Sessantotto, dagli eroi
"buoni" della guerra partigiana fino ai dubbi dolorosi dello
scrutatore di Italo Calvino. Se ne occupa Il comunista di Anna Baldini, un
saggio Utet appena uscito. Spettacoli Cinema, record francese Bienvenue chez
les Ch'tis, di Dany Boon, sta per diventare il film francese più visto di tutti
i tempi: in sei settimane lo hanno guardato 16,48 milioni di francesi. Narra le
disavventure di un postino di Piccardia, innamorato e vessato da una madre
terribile. Sport Stasera i viola in Uefa Fiorentina impegnata stasera contro
gli olandesi del Psv Eindhoven, andata dei quarti di finale di Coppa Uefa. Prandelli
lancia la coppia Mutu-Pazzini.
( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03
pagina 0 Il ritorno del Senatùr nelle piazze e in tv di Adalberto Signore Il
leader del Carroccio riprende il tour in tutto il nord e martedì andrà a
"Porta a Porta" quattro anni dopo la malattia. Maroni: "I
giovani apprezzano chi lotta, combatte e vince" Roma - "è tornato
quello di un tempo...", vanno dicendo ormai da settimane a via Bellerio e
in tutte le valli del Nord dove l'Umberto ha ricominciato a fare capolino per
comizi, feste e lunghe serate in pizzeria tra i militanti. Eppure, a dire il
vero, è un po' fargli torto raccontare di un Bossi che brandisce ancora la
spada dell'Alberto da Giussano come se il tempo non fosse passato e il fisico
non portasse più le cicatrici di quel malanno che l'ha fatto stare per un mese
tra la vita e la morte. Bossi è tornato, certo. Perché la campagna elettorale è
per lui un tonico straordinario e perché, ebbe a dire Giuseppe Leoni che sbarcò
con lui in Parlamento nel lontano 1987, "per Umberto la migliore medicina
è la politica". "Il suo elisir di lunga vita", spiega oggi
Roberto Maroni. D'altra parte, proprio nei giorni più neri subito dopo la
convalescenza, contro i consigli della moglie Manuela e tra le perplessità non
dette di molti dirigenti della Lega, il Senatùr scelse di tornare subito in
mezzo alla sua gente. Prima affacciandosi a qualche festa nei dintorni di
Varese accompagnato da Rosy Mauro e dal sempre presente Maurizio, poi prendendo
pian piano confidenza e tornando anche ai comizi. Che oggi sia ancora in pista,
dunque, non stupisce. Se non per l'intensità, visto che quello che davvero ha
ricominciato a fare Bossi è macinare chilometri per il Nord: due comizi giovedì
(a Alessandria e Domodossola), due venerdì (Seveso e Monza), due sabato (Luino
e Locarno), due domenica (Reggio Emilia e Piacenza) e via a seguire. Con
un'altra costante rispetto agli anni d'oro: i suoi immancabili ritardi, a volte
anche di ore. Di sicuro, si farà aspettare un bel po' anche sabato, quando la
Lega tornerà in massa sul "sacro prato" per il consueto appuntamento
di Pontida. E tanto ha di nuovo preso confidenza con la politica - e pure con
il suo fisico che nell'ultimo anno ha fatto progressi straordinari - che Bossi
si è pure deciso a tornare in tv. Non a TelePadania, garantito da interviste
registrate e preconfezionate, né in collegamento da via Bellerio come fece
tempo fa con "Porta a Porta". Ma in studio, ancora una volta da Bruno
Vespa, dove solo qualche giorno prima del malore si ritrovò con Clemente
Mastella a intonare Maruzzella. Era il 6 marzo del 2004, esattamente quattro
anni fa. Martedì Bossi sarà di nuovo lì, insieme ad altri tre ospiti. Come ai
vecchi tempi, o quasi. Già, perché in verità il Senatùr di oggi non è affatto
quello di allora. Manca l'enfasi del guerriero, mancano le frasi a effetto che
sfondano sulle prime pagine dei giornali e gli affondi urlati. La Lega
"non ce l'ha più duro", verrebbe da dire. E invece, stando ai
sondaggi che danno il Carroccio in decisa salita, il Bossi di oggi è ugualmente
efficace. Forse anche perché lo spadone dell'Alberto da Giussano mal si
adatterebbe all'uomo che porta con sé i segni della malattia. "Con un
coraggio che tutti gli riconoscono", per dirla con le parole di Maroni,
tanto che più di ieri (quando la sua era l'immagine del guerriero anti-sistema
e quando aveva comunque dieci anni di meno) i giovani si sentono vicini alla
Lega. Il 15% del totale su base nazionale stanno con il Carroccio, diceva
giorni fa Renato Mannheimer. Perché, spiega Maroni, "sono i giovani i
primi ad apprezzare il coraggio di chi, nonostante la malattia, lotta, combatte
e vince". Insomma, che Bossi oggi sia un guerriero è nei fatti, non tanto
nelle parole. E se è cambiato lo stile, non sono venuti meno gli argomenti. Non
mancano, per esempio, le punzecchiature al Cavaliere. "Pensa troppo alla
forma e al colore della cravatta", diceva qualche giorno fa. E pure sul confronto tv con Walter Veltroni non si è
tirato indietro: "Silvio sbaglia. Il faccia a faccia lo deve fare e
convincere gli indecisi". Così sulla questione del voto amministrativo
agli immigrati, lanciata da Gianfranco Fini e sulla quale Berlusconi ha preferito non chiudere con un "valuteremo", non ha
avuto alcun cedimento con un eloquente "ma siamo pazzi...".
Insomma, chiosa Maroni, "come il buon vino, migliora invecchiando". ©
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( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03
pagina 2 Ora si scalda Pizza: "Quel simbolo è mio, cancellate Casini"
di Luca Telese Il segretario della Dc riammesso dal Consiglio di Stato:
"L'Udc ce lo aveva scippato, adesso giustizia è fatta. Le elezioni? Non
possono costringerci a fare campagna elettorale in soli nove giorni" da
Roma Posso parlare con l'uomo del giorno? "E chi sarebbe, scusi?". Ma
come, onorevole Pizza! È lei che ha fatto tredici... (Colpo di tosse).
"Mannò, che dice? Io ho avuto l'onore di sedere al fianco di Moro,
Fanfani, Piccoli, Andreotti...". ... ho capito. "... e di Taviani...
Si può immaginare se mi scompongo per una decisione che si limita a restituirci
i nostri diritti". Ovvero lo scudocrociato: il simbolo dei simboli della
prima repubblica... "È per ordine di una sentenza esecutiva. Ce l'avevano
scippato. Ora giustizia è fatta". La sento raggiante. (Flebile).
"Macché, sto perdendo la voce". C'è chi ha quantificato il valore
elettorale dello scudo "Il conto è facile: un milione di voti. E non lo
dico io". Avete acquisito il potere di decidere se il 13-14 aprile si
faranno le elezioni o no... "Non possono costringerci a fare la campagna
elettorale in solo nove giorni! Noi possiamo eleggere tre senatori!".
Perché vi hanno escluso? "La verità? Perché davamo molto fastidio a
Casini. E un poco anche a Veltroni...".
Amato li avrebbe favoriti? "Come minimo ha fatto un gravissimo
errore". Perché eravate presenti solo in 15 regioni? "Per un
gentlemen agreement con il Cavaliere, che ci ha chiesto di non sovrapporci dove
c'era la Lega". Ora Berlusconi la scongiura di non procrastinare il voto. Sarà
gentleman, lei? "Del Cavaliere siamo alleati leali, ma non ho ancora avuto
modo di sentirlo". Non ci credo. "Davvero". Possibile? "Non
mi ha ancora chiamato. Quando lo farà...". Lei si farà convincere...
"I nostri rapporti personali sono ottimi. Ma io non posso distruggere
politicamente il mio partito". Nemmeno in cambio di contropartite al
governo? "Noi non chiudiamo la porta al dialogo, ma non possiamo nemmeno
dare per scontato l'annullamento della nostra identità". Detto così - se
mi permette - suona un po' democristianese. È un "no" o un
"sì"? "Decideremo stanotte, in riunione a piazza del Gesù".
Cos'è, un remake del mitico conclave di Todo modo? "No, il tempo di
riflessione necessario della politica". Onorevole Pizza, lei sogna una Dc
che torni egemone? "Siamo in politica dal 1946, non posso rinunciare al
nostro futuro". Ma è possibile che accetti di rinunciare alla proroga?
"Senta, io non mi chiamo mica Rotondi". Cosa c'entra l'onorevole
Rotondi, adesso? "Ha stabilito un invidiabile record: era
contemporaneamente segretario della Dc per le autonomie, tesoriere Cdu e
senatore di Forza Italia. Le pare possibile?". Non è facile la storia
della diaspora democristiana.... "È facile essere il segretario di un
partito e farsi eleggere da un altro! Noi, invece, corriamo con il nostro
simbolo senza paracadute". Ce l'ha con Rotondi? "È un simpatico
ragazzo". Glielo chiedo ancora. Come potreste rinunciare al rinvio del
voto? "Noi a dire il vero l'abbiamo già chiesto, per questo Amato dice che
è possibile...". Allora avete già deciso? "No, attendiamo che alcune
posizioni si chiariscano". Questa è una meravigliosa locuzione morotea.
"Bravo. Lo considero un complimento". L'onorevole Romagnoli lo ha
definito "scudosauro". "Chi? L'estremista di destra? Un altro
complimento". La vede come un dinosauro democristiano. "Ma io sono
antico, e orgoglioso di esserlo. Detesto questa legge elettorale che consegna
le scelte a un piccolo gruppo di oligarchi che decide il futuro del
Paese". Non ama il porcellum... "Il vero colpo di Stato è la fine del
voto di preferenza". Ma se Amato ristampasse tutte le schede elettorali...
"Gli avvocati mi dicono che si decide dopodomani". E quindi?
"Una sola cosa è certa. Noi rafforziamo il centrodestra: siamo l'alternativa
a Casini, Meglio rinviare il voto". Il vostro simbolo è terribilmente
simile a quello Udc "Il clone è il suo! Pier non dovrebbe potere
utilizzare un simbolo che la legge attribuisce a me. Devono cancellarlo dalla
scheda!". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ma la Nato quali
interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il
vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a
comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente
disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli
allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta
alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i
Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato
prenda decisioni per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio:
siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad
aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del
paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti
di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno
riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi
viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di
merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto,
paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non
devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra
serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente
alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo,
culturalmente certo, ma anche nel malaffare, come ben sanno in Puglia. Secondo
lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati
membri. Domanda provocatoria: noi italiani siamo pronti a morire per Tirana?
Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente,
visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora,
Croazia. Da qui un'altra domanda: non era il caso di vincolare l'ingresso
dell'Albania al rispetto di precisi criteri di legalità? Riepilogando: la Nato
facilita in Afghanistan, Kosovo, Albania quelle attività criminose che incidono
sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Scritto in Italia, gli usa e il
mondo Non commentato " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la
mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio
dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in
secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter
contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il
mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo
per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un
aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che
Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni,
guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se
Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente
ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma
saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le
rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli
strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015
rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi
al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 31 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08
Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è
invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della
democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a
braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia
di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco
delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le
risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente
nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei
programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando
siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un
estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati
Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi
d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana".
Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il
senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni
Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre
stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia
"L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue
prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale,
contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright
sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui?
E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa
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questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia
Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro.
Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv
senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello
dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano
Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case
andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli
immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati
occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa
che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non
considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che
infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è
persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una
guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della
Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada
nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata
provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre
delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli
inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio
gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini,
che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e
invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il
numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza
numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti
non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli
italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione
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( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03
pagina 0 Berlusconi: "Intercettato ancora? Lascio
l'Italia" di Adalberto Signore Il Cavaliere poi avverte il popolo dei
moderati: "I voti a Udc e Destra sono letteralmente gettati via"
Ancona - "E ora andate tutti a casa a convincere gli infedeli. Diffondete
il verbo, il verbo della libertà". Sono quasi le otto di sera quando
Silvio Berlusconi chiude il comizio in piazza del
Plebiscito, gremita all'inverosimile al punto che pure le scalinate che portano
alla chiesa di San Domenico sono praticamente inaccessibili. Un colpo d'occhio
che fa un certo effetto, tra bandiere che sventolano e gente che si sbraccia.
Al punto che già in macchina diretto all'aeroporto di Falconara per tornare a
Roma, il Cavaliere è costretto a scendere e improvvisare una sorta di bis in
piazza della Repubblica, con il solito strascico di foto, strette di mano, baci
e abbracci. Al limite del tumulto, se quello che gli uomini della scorta
chiamano ormai "il mucchione" vacilla pericolosamente più d'una
volta. Un'accoglienza piuttosto calorosa, dunque, tanto che né gli scroscioni
che si ripetono prima del comizio né la pioggia che accoglie il Cavaliere sul
palco scoraggiano la piazza. "Mi pare - attacca a parlare Berlusconi - che il comizio sia già terminato causa
intemperanze causate dal governo...". Battuta evidentemente di buon
auspicio se di lì a qualche minuto smetterà di piovere. E proprio dalle Marche,
una delle regioni dove il partito di Pier Ferdinando Casini potrebbe incassare
un buon risultato, l'ex premier torna sulla necessità del voto utile.
"Tutti, ma proprio tutti i sondaggi - dice - ci danno 8-10 punti di vantaggio.
E quindi dovremmo veramente raggiungere la vittoria, salvo la possibilità di
brogli che dobbiamo assolutamente sconfiggere". Però, "chi al Senato
votasse per l'Udc o per la Destra getterebbe letteralmente via il voto e
potrebbe determinare una situazione in cui vi è il rischio di far eleggere, in
determinate regioni in bilico, un senatore del Pd anziché uno del
centrodestra". Insomma, "serve una vasta maggioranza" perché
"non possiamo operare avendo pochi senatori" visto che "la
sinistra avrà dalla sua i senatori a vita". Torna poi sull'eccessiva
pressione fiscale, su cui si era soffermato a lungo in mattinata a Roma durante
un incontro con gli imprenditori edili. "Se le tasse sono troppo alte, al
50-60%, l'evasione o l'elusione fiscale", aveva detto, "sono
giustificate". Parole che aprono l'ennesima querelle e che il Cavaliere
spiega nel dettaglio visto che, scherza, "sono stato male interpretato
dalle agenzie di stampa di sinistra". Evadere le tasse, chiarisce, "è
sempre ingiusto" ed è lo Stato ad essere "criminogeno" facendo
sentire i cittadini "autorizzati a non pagare le tasse che ritengono
ingiuste". Insomma, "aliquote giuste, contribuenti onesti".
Durissima, invece, la presa di posizione sulle intercettazioni. "Continuo
a usare il telefonino con la più ampia libertà, ma se escono di nuovo fuori
delle registrazioni lascio questo Paese", attacca il Cavaliere spiegando
di avere pronta una legge in materia. "Permetteremo le intercettazioni -
dice - solo per reati di terrorismo e criminalità organizzata". Il nuovo
provvedimento prevederà infatti "cinque anni di carcere" per
"chi le ordina", per "chi le fa" e per "chi le
diffonde", oltre "a multe salatissime per gli editori che le
pubblicano". Sulla possibilità di un rinvio delle elezioni dopo la sentenza
del Consiglio di Stato sull'ammissibilità del simbolo della Dc di Giuseppe
Pizza, pochi dubbi: sarebbe "l'ultimo regalo a Prodi" perché
"con la par condicio noi abbiamo solo il 7% dello spazio su radio e
tv". Insomma, "se per caso rinviassero le elezioni tutti i piccoli
andrebbero su, mentre noi e il Pd andremmo giù". Di qui, l'appello a
Pizza: "Mi auguro che dia un segno di responsabilità che lo premierebbe
anche elettoralmente". Poi, torna a criticare Walter Veltroni. "Il re - dice - è nudo visto che non è riuscito a
ingannare gli italiani". Dopo aver detto di essere "il nuovo",
attacca l'ex premier, "viene fuori che sia lui che Antonio Di Pietro sono
due pensionati della politica". "E viene fuori - aggiunge - che
questo oculato amministratore ha accumulato come sindaco di Roma nove miliardi
di debiti e ha aumentato del 243% le consulenze". Insomma,
"questo è il finale di chi pensava di poter ingannare gli italiani, ma
nemmeno il signor Veltroni poteva farlo così a lungo e
per così tanto tempo". "Il re - conclude - è nudo. Certo, magari è
bello...". E alla signora che dalla piazza gli urla di "no", il
Cavaliere ribatte alzando le braccia. "Questo lo dice lei...". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Panorama.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Ciclone Pizza mette a rischio il voto. Con
queste conseguenze Posted By redazione On 3/4/2008 @ 10:59 In Apertura#2 | No
Comments E adesso è un coro di no. Da destra a sinistra, tutti in campo per
scongiurare l'incubo del rinvio e difendere l'appuntamento elettorale del 13
aprile. Il governo Prodi (in carica per il disbrigo degli affari correnti)
corre ai ripari, Berlusconi e Veltroni dichiarano all'unisono di non voler sentir parlare di
slittamento del voto. E anche dal Quirinale si seguono con attenzione le iniziative
del ministero dell'Interno, dopo che proprio il ministro Giuliano Amato, aveva
parlato di [1] possibile rinvio, in quanto la [2] Dc di Giuseppe Pizza, ammessa
alla corsa elettorale dal Consiglio di Stato, avrebbe meno di 15 giorni per
fare campagna, contro i 30 previsti per legge. Ma soprattutto sostengono al
ministero mancherebbero i tempi tecnici per completare il processo elettorale:
dalla ristampa di 50 milioni di schede (che potrebbe costare 1,5 milioni di
euro) all'annullamento dei voti che gli italiani all'estero stanno già
inviando, ai termini previsti per la pubblicazione delle liste dei candidati
(solo per citarne alcuni). E pensare che a bloccare la Dc era stato l'ufficio
elettorale del Viminale che aveva bocciato, lo scorso 4 marzo, il simbolo della
Democrazia cristiana di Pizza, insieme a quello della Dc di Angelo Sandri.
Tutti e due hanno però presentato ricorso in Cassazione, e l'8 marzo l'ufficio
centrale elettorale li ha respinti entrambi. Pizza si è rivolto a questo punto
al Tar, sostenendo l'illegittimità dell'esclusione, ricevendo un'altra
bocciatura. Quindi il ricorso al Consiglio di Stato, e la decisione di ieri che
ha ribaltato le precedenti. Ma la vicenda potrebbe avere ancora un altro esito.
Di qui la decisione dell'esecutivo, attraverso il Viminale, di presentare un
doppio ricorso affinché sia revocata l'ordinanza del Consiglio di Stato e sia
chiarito una volta per tutte dalla Cassazione a chi spetta giudicare in materia
elettorale. La sentenza della Corte viene data per imminente, al massimo entro
lunedì. La preoccupazione è palpabile. Berlusconi si è
appellato a Pizza, suo alleato, affinché rinunci: "Sarebbe un dramma per
il Paese perdere ulteriore tempo. Faccio appello alla Dc affinché abbia senso
di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere altri giorni in più per la
campagna elettorale". Più dure invece le parole del leader del Pd:
"Sono assolutamente contrario al rinvio delle elezioni. Sarebbe per il
nostro Paese anche un colpo di immagine gravissimo e non vorrei che il rinvio
fosse un auspicio del Pdl, visto che l'aria è cambiata" ha detto Veltroni sottolineando che "è una cosa aperta nella
destra, la destra la risolva". Anche nel Pdl però avanzano sospetti:
"Poco tempo fa chiedevano disperatamente di non andare alle urne"
ricorda Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera. "Ora temiamo che
stiano manovrando per non mandarci a votare". In realtà di manovre
dall'una o dall'altra parte non c'è traccia. Si tratta solo dell'ennesima
puntata dello scontro sul simbolo che la Dc di Pizza, coalizzata con il Pdl,
vuole sulla scheda elettorale nonostante sia già presente quello del partito di
Pier Ferdinando Casini. Gli eredi dello scudocrociato chiedono anche che si
ripeta tutto il procedimento pre elettorale: deposito del simbolo, sorteggio
della collocazione nella scheda, presenza sui manifesti elettorali. E a chi
ricorda il vincolo costituzionale dei 70 giorni si ribatte che quei giorni
devono essere effettivi e dunque la data delle elezioni potrebbe essere fissata
anche 90 giorno dopo. Se ce ne fosse bisogno, a complicare ulteriormente le
cose c'è che il provvedimento dei giudici di Palazzo Spada è solo
"cautelare". Nel merito, ovvero a decidere sulla effettiva validità
delle ragioni della Dc, dovrà tornare a pronunciarsi il Tar (la sentenza è
fissata per l'otto aprile). Ma tanto basta per sospendere la decisione di
esclusione assunta dal ministero dell'Interno. Cosa, quindi, potrebbe
succedere? Se Pizza rientra in gioco si prospettano due diversi scenari. O le
elezioni, appunto, vengono rinviate; oppure Pizza accetta di correre senza
recuperare il tempo perso e le elezioni si svolgono regolarmente sempre che il
ministero degli Interni sia in grado di rifare tutte le procedure e di
ristampare schede, liste e manifesti. Se il ricorso del governo contro la
riammissione viene accettato, le elezioni si svolgono regolarmente, ma Pizza
potrebbe provare a farle annullare in seguito attraverso il giudizio di merito.
Anche se da noi nessuna legge prevede un organo che possa annullare le
consultazioni elettorali.
( da "Panorama.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia -
http://blog.panorama.it/economia - Il day after dell'Alitalia. Brutta faccenda
per Veltroni (in attesa del Cav.) Posted By Renzo
Rosati On 3/4/2008 @ 13:27 In Uncategorized, Apertura#1 | No Comments Ore 11,
vertice straordinario sull'Alitalia a palazzo Chigi con il sottosegretario
Enrico Letta (Romano Prodi è al summit Nato di Bucarest), Tommaso
Padoa-Schioppa, il ministro dei Trasporti Enrico Bianchi e quello dello
Sviluppo Pier Luigi Bersani. Si tenta di recuperare in extremis la trattativa
con l'Air France. Ore 13, consiglio d'amministrazione "d'emergenza"
per valutare la situazione dopo l'abbandono del presidente e amministratore
delegato Maurizio Prato. Ore 15, i sindacati - che chiedono un incontro urgente
al governo - tengono una conferenza stampa: le otto sigle vogliono dire la loro
verità sul fallimento del negoziato con il presidente di Air France-Klm,
Jean-Cyril Spinetta, dopo la presentazione di una controproposta giudicata
irricevibile dal top manager francese. Ma è scontato che dal fronte sindacale
partiranno pesanti accuse anche contro i politici, e soprattutto contro un
governo fino a ieri considerato amico. Il [1] day after della compagnia di
bandiera è fatto di una miscela velenosa ed esplosiva di adempimenti urgenti
(il cda vorrebbe presentarsi dimissionario, ma il Tesoro chiede di garantire la
continuità gestionale attraverso un manager interno o esterno) e regolamenti
dei conti a pochi giorni dalle elezioni. Tutto ciò ancora prima di guardare al
futuro dell'azienda, alla difficilissima ripresa di un negoziato con l'Air
France, all'apparire miracolistico di quella cordata italiana annunciata da
Silvio Berlusconi per il dopo voto, o all'affacciarsi
di qualche interlocutore interessato, tipo la Lufthansa. Anche se da qui a
breve la prospettiva tecnicamente più concreta resta il commissariamento, come
fu fatto con successo per la Parmalat. Ma l'azienda ex di Calisto Tanzi ha
saputo brillantemente riprendersi (sia pure con bagno di sangue degli
azionisti) perché tutti, dal commissario Enrico Bondi al ricco indotto del Nord
fino ai sindacati mostrarono senso di responsabilità. Molto pragmatismo, zero
politica. Tutto il contrario dell'Alitalia, insomma. Infatti già in queste ore,
nell'attesa delle decisioni urgenti, volano gli stracci nella politica. I
sindacati, appunto, ce l'hanno con il governo. Ma anche nell'esecutivo ed in
particolare nella maggioranza dell'Unione, ormai agli sgoccioli, è tutto uno
scambiarsi di accuse. Il bersaglio principale è Padoa-Schioppa, tacciato dai
sindacati di "irresponsabilità" per il suo duro interventi di ieri
alla Camera nel quale ha dipinto l'Alitalia non come un'azienda ma un ente di
beneficienza. Non solo il fronte sindacale ce l'ha con il ministro. Anche
Walter Veltroni, senza dirlo apertamente, giudica
pericolosa e dilettantesca la conduzione della trattativa da parte del Tesoro e
di palazzo Chigi. Il candidato del Pd, alla vigilia del voto, si trova tra i
piedi una rogna non da poco, che oltretutto coinvolge direttamente due
regioni-chiave , la Lombardia (già persa) e il Lazio (in bilico).
Padoa-Schioppa è un tecnico e può scrollare le spalle, non così Prodi, che in
prima battuta ha sferrato ai sindacati un attacco durissimo: "Un grave
errore il loro, un azzardo ai limiti dell'irresponsabilità per il quale si
rischiano conseguenze pesantissime". Insomma, Prodi protegge il suo
ministro [2] sulla linea "o Air France o il baratro". Invece la
Sinistra Arcobaleno non ci sta, difende i sindacati, attacca il governo. Ed un
ministro che dell'estrema sinistra ha fatto parte fino a pochi giorni fa, prima
dell'adesione al Pd, il responsabile dei trasporti Bianchi, ha anche lui il
dente avvelenato con Padoa-Schioppa e Prodi. In sostanza, a suo avviso, l'avere
imposto alle parti tempi strettissimi, oltre al comportamente poco chiaro in
alcune vicende (tipo il "regalo" all'Alitalia degli slot liberati a
Malpensa), sono errori imperdonabili. Naturalmente all'esterno la parola
d'ordine è un'altra: dare la colpa a Silvio Berlusconi
e alle sue continue ingerenze nella trattativa. Alla promessa di una cordata
tricolore che per ora non si vede. E' chiaro che non mancheranno problemi
neppure per il Cavaliere: se vince le elezioni eredita da questo governo anche
la polpetta Alitalia, e soprattutto dovrà dimostrare se la sua cordata è vera o
è un bluff. Difficile però pensare che la Cgil, la vera artefice del rilancio
che ieri ha fatto scappare Spinetta dalla trattativa, abbia
agito di sponda con Berlusconi. Si tratta, almeno per ora, dell'ultimo atto di una coalizione
tra sinistra moderata e sinistra estrema, tra rigore alla Padoa-Schioppa e
consociativismo sindacale. Una rappresentazione che per Veltroni doveva ormai essere confinata tra i ricordi del passato: e che
invece ricompare come una beffa sulla scena. Tre dei quattro
partecipanti al summit di palazzo Chigi sono del resto esponenti del Pd
veltroniano: Letta, Bersani e Bianchi. Senza contare Epifani. A pochi giorni
dal voto, uno spot al contrario che proprio non ci voleva.
( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03
pagina 0 Amato: caso Dc, voto a rischio. Coro di no: "Proroga
fuorilegge" di Emanuela Fontana L'ipotesi di rinvio paventata dal Viminale
per la riammissione della Dc agita le acque politiche. No
di Veltroni e Berlusconi. Ma il segretario Pizza si scalda: "Quel simbolo è mio,
cancellate Casini" Roma - L'annuncio è stato fatto davanti alle
telecamere, in occasione del tributo a un socialista riformista, Camillo
Prampolini: "Non è escluso il rinvio delle elezioni" ha dichiarato ai
microfoni il ministro uscente degli Interni, Giuliano Amato, come se
stesse fornendo un aggiornamento tecnico qualsiasi. Del ministro non si
ricordano uscite burlone, il primo aprile era passato da più di dodici ore,
dunque non stava scherzando. E infatti era serissimo: con il tono della
decisione inevitabile, appena più malinconico del solito, il responsabile del
Viminale ha spiegato da Reggio Emilia: "Se la cosa rimane su questi
binari, io non escludo che il risultato a cui porti sia intanto il rinvio delle
elezioni". La "cosa" è l'ordinanza del Consiglio di Stato che ha
ridato dignità di concorrente alle elezioni ad Giuseppe Pizza e alla sua
Democrazia cristiana, sospendendo la sua esclusione. L'oggetto della decisione
è uno dei simboli di partito che ha fatto la storia d'Italia: lo scudo
crociato. Secondo il Consiglio di Stato non può essere confuso con lo scudo
dell'Udc. Dunque Pizza, che aspira a correre soltanto al Senato (con il Pdl) e
il cui simbolo era stato escluso dal Viminale, può rientrare in campo. Ma in
teoria sarebbe svantaggiato, perché ha perso giorni e giorni di campagna
elettorale, e per questo Amato ha azzardato il rinvio delle elezioni. L'ipotesi
è però "anticostituzionale", hanno fatto notare ieri in molti: come
spiegavano anche alcuni tecnici del ministero, le Camere sono state sciolte il
6 febbraio, l'articolo 61 della Costituzione prevede che le elezioni si
svolgano non oltre 70 giorni da quella data. Quindi non si può andare alle urne
più in là del 16 aprile. Un problema reale potrebbe essere invece quello delle
schede elettorali: sono già state stampate, confermano al Giornale dal
Viminale. Bisognerebbe quindi riaffidare alle tipografie la stampa di milioni
di schede nuove, con un costo che potrebbe superare il milione di euro. Come se
non bastasse, Antonio Di Pietro, non a proposito di Pizza, ma dello stile
grafico, ha minacciato: "Le schede sono disegnate male. Bisogna rifarle!
Ci appelliamo al capo dello Stato". In tempi di proclami su tagli ai costi
della politica, i contribuenti rischiano di pagare quindi due volte il costo
delle schede elettorali. Follie. E ieri il circo politico è impazzito.
Dichiarazioni sgomente da tutti i partiti sul rinvio: "Un dramma" per
Silvio Berlusconi, "un fatto tragico" anche
per il segretario di Rifondazione Franco Giordano. "L'ultimo regalo di
Prodi", ha aggiunto Berlusconi, che si è
appellato al "senso di responsabilità di Pizza" e, ai media, affinché
gli concedano ora più spazio in tv, avendo soltanto nove giorni di campagna
elettorale. E poi Walter Veltroni, che dalla Sardegna
ha sconfessato Amato: "Sono assolutamente contrario al rinvio". Ma
che poi ha scaricato tutto sugli avversari: "è una cosa aperta nella
destra, la destra la risolva. Non vorrei che questo del rinvio fosse un
auspicio del Pdl". Dal ministero non è più arrivato un commento, finché,
con un comunicato in serata, il Viminale ha annunciato di aver dato incarico
all'Avvocatura di chiedere al Consiglio di Stato la revoca dell'ordinanza e di
fare "ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione" per
risolvere "una volta per tutte la questione della competenza". A
questo punto la situazione potrebbe ingarbugliarsi ancora di più. Dal ministero
si attendono una risposta "in tempi brevissimi": e se la ragione
dovesse andare ancora a Pizza? Avrebbe perso altri giorni di campagna
elettorale. Nel giorno dei pasticci e delle gaffe, è stato comunque ieri tutto
un appellarsi al "buon senso di Pizza", da Alemanno ai Verdi, alla
Lega, e al buon senso generale: azzardare un rinvio delle consultazioni è
"ipotesi inquietante", ha detto il vicecoordinatore di Forza Italia
Fabrizio Cicchitto. Anche Prodi, dal vertice Nato a Bucarest, ha invocato:
"Faremo tutto per evitare il rinvio". Unica eccezione nel coro delle
preoccupazioni, Pier Ferdinando Casini: "Se il governo deciderà di
rinviare le elezioni per noi non cambia niente, avremo 15 giorni in più di
campagna elettorale". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Panorama.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Pizza rinuncia, la Dc non (ri)corre per
evitare il rinvio del voto Posted By redazione On 3/4/2008 @ 13:55 In
Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Prima solo un'indiscrezione, poi
l'annuncio ufficiale: "Rinuncio a correre per non far slittare le
elezioni. Faremo una campagna elettorale simbolica e rinunceremo a correre alle
prossime elezioni". Dopo aver tenuto tutti, per 24 ore, con il fiato
sospeso, alla fine Giuseppe Pizza, il segretario della Dc riammessa al voto per
decisione del Consiglio di Stato che aveva accolto il ricorso del partito dopo
l'esclusione del Viminale, ha deciso di fare un passo indietro per non far
mettere a rischio il voto di aprile. Una decisione che sgonfia le
preoccupazioni e azzera automaticamente anche le tante polemiche che si erano
scatenate perché, a pochi giorni dalla scadenza delle elezioni, si paventava il
rischio di un possibile slittamento della data. "Appartengo ad un
partito" ha detto ancora Pizza "che ha sempre dimostrato senso dello
Stato". La possibilità ventilata dal ministro Amato di un rinvio del voto
era stata accolta con pareri contrari da tutte le forze politiche. "Faccio un appello alla Dc affinché abbia senso di responsabilità
e rinunci alla richiesta di avere ulteriori giorni per la campagna
elettorale", aveva detto Berlusconi. Contrario allo
slittamento anche Walter Veltroni. Durante il suo tour elettorale in Sardegna il leader del Pd
aveva affermato "sarebbe un colpo di immagine gravissimo per il
Paese".
( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 80 del 2008-04-03
pagina 0 Berlusconi: appello all'orgoglio degli imprenditori italiani di Alberto
Taliani Il leader del Pdl agli imprenditori: non si deve partecipare con
milioni e milioni, basta una Fiche. Veltroni:
interferenze elettorali. Fini: Walter soffre di amnesia Milano - La drammatica
situazione dell'Alitalia, dopo la rottura delle trattative tra Air France
sindacati infiamma il dibattito politico. Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi torna a ribadire il suo appello
"all'orgoglio degli imprenditori italiani". "Ora che la trattativa
si è interrotta - ha affermato ospite della Coldiretti - rivolgo un appello
all'orgoglio degli imprenditori italiani. Non si deve partecipare con milioni e
milioni, ma basta una fiche". Berlusconi ha
quindi ribadito che "è nel nostro interesse avere una compagnia di
bandiera" mentre da parte di Air France erano state proposte
"condizioni di assorbimento di Alitalia che io ho definito
offensive". L'ex premier ha poi spiegato che "noi siamo stati zitti
quando pensavamo che il governo trattasse con senno" e invece alla fine si
è stati di fronte "a una svendita". "Commissariamento? Chiede a
Prodi" Silvio Berlusconi non si sbilancia circa
il futuro di Alitalia e ai cronisti che gli chiedono del rischio di
commissariamento replica: "Chiedetelo a chi ha responsabilità di governo.
Io sono all'opposizione". Fini: "Governo latitante" "Non
vedo in cosa consistano le interferenze elettorali. Veltroni
se la prenda, invece, con il modo in cui è stata condotta la trattativa",
ha detto invece Gianfranco Fini, a Olbia dove ha iniziato il suo tour
elettorale in Sardegna, rispondendo alle affermazioni del leader del Pd sul
fallimento della trattativa per l'acquisizione di Alitalia da parte di Air
France. Per Fini "Veltroni soffre di una sorta di
amnesia ed ha dimenticato che al governo c'è Prodi. Se la deve prendere con il
governo, sono state precostituite delle trattative. Veltroni
dice basta alle interferenze elettorali ma non può pensare che una vicenda come
quella dell'Alitalia possa essere esclusa da discorsi elettorali. Air France ha
trattato da una posizione di forza ed il Governo - ha concluso il leader di An
- si è mostrato latitante". Poi tgocca il tema spinoso di Malpensa. "Al
di là delle sorti della trattativa Alitalia Air France, con un Expo 2015 che
porterà 40-45 milioni di turisti a Milano - dice - non sta ne in cielo ne in
terra pensare di derubricare Malpensa ad aeroporto al pari di quello di
Villafranca o di Bergamo. Malpensa - ha aggiunto - è insieme a Fiumicino un
grande aeroporto italiano". Veltroni contro il
Pdl "Cessino immediatamente le interferenze elettorali, lasciando agli
organi istituzionali il compito di trovare la soluzione migliore", afferma
il candidato premier del Pd Walter Veltroni, che
denuncia "le interferenze politiche, gli annunci sconsiderati e le
dichiarate manifestazioni di ostilità hanno fatto interrompere la trattativa
fra Air France e sindacati". "è una vicenda che può avere un esito
molto negativo. Per questo mi auguro e sollecito, affinchè il governo, in
queste ore, possa avere la capacità di regia. Il governo deve farlo e la
politica si deve tenere lontana". Sinistra contro Prodi e Veltroni "è molto grave che Prodi attacchi i sindacati
e il Pd faccia il pesce in barile su Alitalia. I sindacati hanno difeso non
solo i legittimi diritti dei lavoratori, ma anche l'interesse nazionale ad
avere una compagnia di bandiera". Lo afferma il capogruppo della Sinistra
Democratica Cesare Salvi che per quanto riguarda l' aeroporto di Fiumicino dice
che "c'è da preservare chi riveste i ruoli più alti e di responsabilità,
come i piloti o il personale di bordo, ma anche le migliaia di lavoratori dello
scalo, quelli esternalizzati come nei call center, i precari". "Ora
il governo, che già molto ha sbagliato in questa vicenda, lasciando il
sindacato solo nella trattativa con Air France - sostiene l'esponente della
Sinistra Arcobaleno - riprenda l'iniziativa a tutto campo per favorire una
soluzione positiva della crisi". D'Alema: "Situazione delicata"
"Si è fatto di tutto per fare fallire l'unica prospettiva possibile
agitando alternative che non appaiono e il rischio è che alla fine noi
resteremo senza compagnia aerea", lancia l'allarme Massimo D'Alema.
"La situazione è molto delicata - ha aggiunto - e certamente la società
dispone ancora di liquidità, ma in una misura limitata". "O si lavora
rapidamente per una soluzione - ha concluso - oppure la situazione può
diventare irrecuperabile". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.