HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di
|
DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ” |
|
top ARTICOLI DEL 3-3-2008 #TOP
[FIRMA]AMEDEO
LA MATTINA ROMA La campagna elettorale ieri ha avuto come baricentro il Nord.
Lo ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma Veltroni
batte il ferro caldo dei programmi e dal palco di Prato sventola una tabella
del Sole 24 Ore sui costi delle promesse elettorali di Berlusconi che
comporterebbero spese tra i 72,65 e gli 87,7 miliardi (smentite da Brunetta),
compensate da 33,35 miliardi di entrate.
Morto
in casa da 3 mesi nessuno se ne accorge
( da "Stampa,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
così il gioco
di Veltroni". Tropeano A PAGINA 59I titolari dei caffè di piazza Vittorio
sono sul piede di guerra. A scatenare la loro protesta l'inerzia del Comune a
realizzare il progetto di restyling della piazza (dehors unitari come in piazza
San Carlo, nuove panchine e nuovi dissuasori) ed alcuni baristi arrivano a
minacciare di non sistemare più sulle esedre tavolini e sedie:
Chissà
se il piccolo Alessandro diventerà un missionario della libertà e della
verit& ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quando
Berlusconi nomina "missionari della libertà e della verità" scoppia
un boato. L'avversario? Veltroni, certo ma soprattutto Pierferdinando Casini.
Applausi ripetuti. E poi pollice verso per Prodi - "mandato a sciare per
una settimana" - e guerra aperta contro Bindi e Visco accolti con un
sonoro e prolungato booh.
IL
DIVORZIO TRA SILVIO E WALTER ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è come se
Veltroni dicesse: non importa che siate con noi fino in fondo, basta capire che
stiamo cambiando. Ma a sorpresa, più la nuova strategia del Pd si fa
incalzante, più quella di Berlusconi diventa prudente. L'uomo che (senza mai realizzarli)
ci aveva abituato per 15 anni a sognare i miracoli, il grande comunicatore,
La
campagna del Nord ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi a
Torino: sono vecchio, non rincoglionito La campagna del Nord Veltroni lancia
l'industriale Calearo. Ultimatum della Lega sul federalismo La campagna
elettorale entra nel vivo sui temi del Nord. Mentre Walter Veltroni arruola il
presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, che annuncia di voler fare il
ministro per rappresentare il Triveneto,
"Campagna
surreale per fortuna c'è Ferrara"
( da "Stampa,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
spuntano
continuamente personaggi nuovi e non ci si limita più solo alla rissa
Berlusconi-Prodi". Il suo Pizzarro dice: "Stamo a fa er gioco delle
tre carte peffà sembrà che semo tutti d'accordo, ma nun semo d'accordo
fondamentarmente peggnente". "Lo scenario è complesso, non riesce a
stargli dietro nemmeno lui. Veltroni è prudentissimo e non raccoglie le
provocazioni di Berlusconi,
"Sarò
il ministro del Nord Est" ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Le parole
esatte di Veltroni all'assemblea costituente del Pd, mentre naturalmente lo
slogan "Italia rialzati" è di Berlusconi. Col quale, peraltro, la
polemica è in piedi da quel lontano marzo del
Non
deve affatto indurre in ansia la notizia che sono stati depositati oltre
centosessanta simboli d ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
come il Pd di
Veltroni e il Pdl di Berlusconi. Verrebbe da dire, come si diceva ai vecchi
tempi, che "tutto si tiene". Anche se è veramente difficile dare una
spiegazione alla lista di Stefania Ariosto, la famosa testimone Omega del caso
Previti, ed è più facile capire la proliferazione delle liste con falce e
martello nel momento in cui la Sinistra Arcobaleno se ne priva,
La
Bellucci: Amo Walter Silvio? Non lo conosco
( da "Stampa,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
però posso
esprimere un pensiero sul piano personale: Berlusconi è una persona che non
conosco, mentre Veltroni sì, e lo amo molto". E sui fatti tragici di
Napoli, come li vive lei, da italiana all'estero? "E evidente a tutti che
l'Italia sia un Paese con molti problemi, che ancora non ha superato la
divisione fra Nord e Sud, ma anche in Francia, ad esempio,
Bossi:
se la tirano in lungo non ci sarà un'altra volta per via democratica
( da "Stampa,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
idea che
Berlusconi e Veltroni dopo il 14 aprile si siedano attorno a un tavolo per
discutere di riforme, gli piace niente: "A quel tavolo lì, la Lega gli
sega le gambe...". Di sondaggi non vogliono sentire parlare. L'ipotesi di
essere solo un'appendice del Popolo della libertà, dietro a Berlusconi e a
Fini, piace a nessuno.
Restano
da identificare i titolari di molti conti intestati a società o fondazioni
( da "Stampa,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E se finora
buona parte del mondo politico chiedeva che gli elenchi venissero resi
pubblici, ieri il senatore Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, ha
auspicato l'opposto: "La gestirei - ha detto a Lucia Annunziata nella
trasmissione In mezz'ora - con il massimo riserbo soprattutto in campagna
elettorale per non avvelenare l'atmosfera".
"nel
pd sono caduti gli steccati ideologici laici e cattolici possono e devono
convivere" - massimo giannini
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo sforzo di
Veltroni va nella direzione giusta: l'et-et non è il frutto di un'incertezza
identitaria, ma l'unico modo per ritrovare una responsabilità condivisa e il
bene comune tra credenti e non credenti". Nel giorno della famiglia in 100
piazze d'Italia, e nel pieno di una campagna elettorale dominata dalle
polemiche sul rapporto tra religione e politica e tra stato e chiesa,
Calearo
dice sì a veltroni si chiude il risiko delle liste
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
bisogna
convincere un pezzo di borghesia dinamica ad allearsi con il Pd, una forza
riformista" Oggi Veltroni cerca di superare senza rinvii una delle curve
della sua corsa: la presentazione dei candidati. Parlando a Prato garantisce
che il match con Berlusconi è sempre apertissimo: "Si può vincere. Si può
fare la più grande rimonta della storia politica italiana".
"oggi
contano programmi e uomini non c'è differenza destra-sinistra" - roberto
mania ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
industriale
del nord-est, a candidarsi con il Pd di Walter Veltroni. Anzi di
"Uolter", come ormai lo chiama, anche se poi non lo conosce nemmeno.
Ancora non si sono incontrati. "Ma Veltroni - dice - è uno che ha
idee". C'è anche il "fattore 55" che li accomuna. Cioè l'anno di
nascita: lo stesso di Bill Gates e di Mr.
E
sul governatore è ancora bufera fassino: si assuma le responsabilità - roberto
fuccillo ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Fini e
Berlusconi: se ne vada E sul governatore è ancora bufera Fassino: si assuma le
responsabilità Bettini: la mano sul fuoco su di lui come persona ma la
situazione è drammatica Boselli: Veltroni e Di Pietro lo vogliono buttare a
mare solo adesso che è indagato ROBERTO FUCCILLO NAPOLI - è rissa sulle mancate
dimissioni di Antonio Bassolino,
La
storia ricostruita tra centro e sinistra - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
trattando
Veltroni come l'imputato di un processo per tradimento ideologico. Nel timore
di altri equivoci, ieri Veltroni ha specificato che il Pd è "la grande
forza del centrosinistra riformista", riconoscendo senza ambiguità che le
sinistre sono due, una radicale e una moderata, "come in tutti i paesi
europei",
L'addio
di pippo "nel 2009 non ci sarò" - silvia fumarola sanremo
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per il suo
futuro professionale si augura che vinca Veltroni o Berlusconi? "La mia
collocazione politica è nota" spiega "Sono storicamente,
familiarmente, idealmente di centrosinistra: mio padre era allievo di don
Sturzo, ho sempre ragionato in quei termini. Lo sa anche Berlusconi, e mi
rispetta lo stesso".
La
"toccata e fuga" di berlusconi manda in visibilio cinquemila fan -
paolo griseri ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Parlamento e
faranno solo un favore a Veltroni". Un solo tema ha attinenza con Torino,
anche se si capisce che Silvio non ha alcuna dimestichezza con la geografia di
questa parte d'Italia: "La sinistra ci ha impedito di realizzare le grandi
opere come il tunnel del Frejus". Il tunnel del Frejus lo ha realizzato
Cavour ma è vero che con quello del Moncenisio ci sono delle difficoltà:
"stop
all'osservatorio e all'ambiguità sulla tav"
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
della nuova
stagione politica che si è aperta dopo la decisione simmetrica di Veltroni e
Berlusconi di rinunciare alle alleanze "scomode"". Qual è la
doppia indicazione? "è importante in sé, perché senza questo collegamento
l'Italia e il Nord in particolare subirebbero danni incalcolabili. Poi
soprattutto "fare la Tav", significa riuscire a realizzare un'opera
di interesse generale,
Pd,
accordo su follini al senato ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni,
lanciato dallo stesso leader nazionale per la circoscrizione Campania 2, ieri è
stato risolto il caso Nicolais. Al ministro uscente è stato chiesto finalmente
di guidare la lista per la Camera a Napoli e non più quella al Senato. Una
scelta alla quale non è del tutto estranea la resistenza di Antonio Bassolino a
Palazzo Santa Lucia:
Videovoto
- antonio dipollina ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sulla
giornata elettorale di Walter Veltroni con una schermata alle spalle del
conduttore: due grandi foto, a destra Veltroni, a sinistra Prodi. Il servizio
parla di Veltroni, mostra Veltroni, annuncia la candidatura di Calearo, mostra
Calearo: l'ex premier non c'entra nulla. Ma su tutto incombe quella visione
introduttiva, il Prodi che sembra fare "Bù" al telespettatore e
incombe,
Nord
e Sud I nodi di Veltroni ( da "Unita, L'"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Nord e Sud I nodi di Veltroni Antonio Padellaro Con Bassolino e Calearo,
personaggi diversissimi tra loro, Veltroni sta giocando un round decisivo della
partita elettorale del Pd. Non avrà le dimissioni del presidente campano, che
richiesto di appellarsi alla propria coscienza ha risposto di non voler
"disertare".
Berlusconi,
finanza creativa e ossessione anti-Udc
( da "Unita,
L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Veltroni lo
fa notare dal palco nel suo tour (era in Toscana) in pullman. Non sta in piedi
(è incostituzionale) nemmeno l'idea del Pdl di far diventare tutti proprietari
gli attuali inquilini delle case pubbliche. Senza dimenticare che Berlusconi è
stato al governo per 5 anni negli ultimi 6.
L'industriale
che sognava di essere Montezemolo
( da "Unita,
L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
assemblea
confindustriale di Vicenza che decretò il trionfo populista di Berlusconi
mentre Montezemolo usciva dalla porta di sicurezza, bene, questo imprenditore
del Nord-Est, si candida nel pd. Cercherà di raccogliere per Veltroni i voti
della piccola e media impresa dell'area, assieme alla Lombardia, a maggior concentrazione
di fabbriche e fabbrichette d'Italia.
Calearo
dice sì al Pd sarà capolista in Veneto Non è l'Italia che si deve rialzare, ma
la politica deve governare una fase difficile . Dura la Fiom: incompatibile con
la linea del ( da "Unita, L'"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Roma IL
PRESSING di Veltroni ha avuto successo. Massimo Calearo, presidente di
Federmeccanica ed ex leader degli industriali di Vicenza, sarà capolista del Pd
in Veneto, alla Camera. L'annuncio ufficiale del leader Pd ieri a Prato.
Veltroni lo ha definito "un grande industriale veneto" che incarna il
progetto del Pd, "un patto tra produttori e lavoratori per la crescita del
Paese"
Vincere
è possibile, sarà una rimonta storica Veltroni in Toscana: nel nostro programma
non solo promesse. Quello della Pdl è senza copertura
( da "Unita,
L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
che sta a fatica nella griglia del bon ton, dice che ormai il Pd non si
dichiara più di sinistra, Bertinotti se la prende per la candidatura di
Calearo. Veltroni, galvanizzato dai sondaggi e dal calore della Toscana,
intreccia un dialogo a distanza con tutti i contendenti, cominciando
dall'argomento che più fa innervosire la Destra:
Bassolino,
il Pd e il fantasma della disfatta
( da "Unita,
L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
appello veltroniano
"alla coscienza di Bassolino". Bettini, poi, riflettendo sulla crisi
dei rifiuti in Campania, sul rinvio a giudizio del governatore, sulle polemiche
feroci che stanno devastando Pd e centrosinistra, parla della "necessità
di un profondo rinnovamento", ma anche lui si richiama alla
"coscienza di Bassolino" cui tocca "
Il
Mastella furioso al Cavaliere Questa me la pagherai L'ex Guardasigilli: non
avrai il mio scalpo, né i miei voti. Lady Sandra: sei inaffidabile e scortese
( da "Unita,
L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non saranno
certo il romano Veltroni e il milanese Berlusconi a risolvere i problemi del
Sud e quelli ancor più drammatici della Campania", si legge in una nota
diffusa ieri dal leader dell'Udeur alle agenzie di stampa. "Ci considerano
e ci trattano dei terroni accogendosi di noi solo alla vigilia delle elezioni,
quando nei programmi dei grandi partiti diventiamo una risorsa -
Berlusconi
ormai vede Casini dappertutto Par condicio e tasse, tormentone anti-Udc. Paese
in ginocchio . Dove è stato nei suoi 5 anni di governo?
( da "Unita,
L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lavati i
panni di casa si passa a quelli degli avversari, Veltroni e Prodi, che
"oggi si presentano come il nuovo. Veltroni ha addirittura negato di
essere di sinistra. Non sono più comunisti, non sono mai stati al
governo". Ma al governo ci stanno, anche se hanno mandato Prodi "una
settimana a sciare".
Bossi
arringa i suoi: tentiamo la via democratica per l'ultima volta Maroni: il 90%
delle nostre tasse resti qui al nord. Ai governatori si dia la gestione delle
autostrade ( da "Unita, L'"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
chiede come sia possibile, per il Pdl, "interloquire" con la Lega.
Una "forza politica che dice che il 90% delle tasse pagate in Padania deve
restare lì: non l'ho mica letto nel programma del Pdl". E il leader del Pd
chiede come queste idee siano compatibili con il programma e le idee del Pdl.
Acque
torbide ( da "Manifesto, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ci sono
voluti diversi anni di manfrina ma ora Veltroni dichiara tutti i giorni che la
sola società possibile è quella di "mercato", e a governarla
"democraticamente" bastano due partiti come nel modello anglosassone,
uno più "compassionevole" e l'altro più feroce. Che ci sia un
conflitto di classe fra proprietari e non, che i primi possano sfruttare,
Propaganda
tra le bistecche ( da "Manifesto, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma né il
muccinismo né il veltronismo funzionano negativamente sui loro personaggi.
Anzi. Veltroni ha cominciato la sua campagna elettorale molto prima di
Berlusconi, che è frizzato nel vecchiume della sua immagine solo-televisiva col
capello che sembra un trucco digitalizzato anche nei telegiornali.
A
pprezza ( da "Corriere della Sera"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
JACQUES
ATTALI ELE VIRTù NASCOSTE DEL PAREGGIO A pprezza gli sforzi che il candidato
premier Walter Veltroni sta facendo per rimontare la china ma il gruppo
dirigente del centrosinistra, almeno quello che ha ricoperto incarichi
operativi nel governo di Romano Prodi e che per collocazione ha il compito di
intermediare il rapporto con l'establishment, non si fa soverchie illusioni.
Il
metalmeccanico di Walter ( da "Manifesto, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi punta
su D'Amato. Per Veltroni il Pd ha iniziato "la più grande rimonta della
storia politica italiana" Andrea Fabozzi Roma Calearo ha detto sì.
Veltroni, da Pisa, ha annunciato che "un grande industriale sarà il nostro
capolista alla camera nel Veneto".
<Tutti
gli errori di Antonio Ma ora tre mesi di tregua>
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Gli unici ad
essersi scrollati di dosso questa "maledizione" sono Veltroni e D'Alema".
E allora come mai, per anni, Bassolino è stato il simbolo del buongoverno nel
centrosinistra? "Perché è stato comunque un innovatore. Molti hanno
dimenticato che, pochi anni fa, si parlava di Antonio come di un possibile
leader dell'Ulivo.
Berlusconi
su Bassolino: il colpevole è il Pd
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni gli
aveva dato libero arbitrio: "Farà la cosa giusta". Ieri il suo
braccio destro Goffredo Bettini (da Lucia Annunziata a In 1/2 ora, Raitre) ha
ammesso che "serve rinnovamento " ma che "Bassolino ha fatto la
scelta di rimanere ed io la rispetto".
Un
nordest a brandelli cerca la sicurezza perduta
( da "Manifesto,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
annunciata
ieri da Walter Veltroni, appare emblematica del tentativo di sfondare a destra.
I limiti della Sinistra arcobaleno sono evidenti, è una sinistra più attrezzata
sulla denuncia che non sulla proposta. E il fatto che si stiano lasciando fuori
gli esponenti che più hanno un collegamento con il territorio la dice lunga sul
pericolo che corre la coalizione dai colori dell'
Giordano:
viene da ridere Giustificò lo sciopero fiscale
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
perché al di
là di quel che dicono Berlusconi e Veltroni, basta vedere le candidature di peso
scelte dal Pd, per capire che la linea di quel partito è tutta anti-sinistra.
Basti pensare al generale Del Vecchio che, esplicitamente, si candida solo
contro di noi. La recessione e la crisi economica faranno il resto: cioè,
aiuteranno Berlusconi e Veltroni a fare le larghe intese"
Veltroni
lancia Calearo capolista <Inizio a credere di poter vincere>
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
però il tempo
delle stoccate all'avversario arriverà e Veltroni comincia a scaldarsi. Il
programma di Berlusconi, attacca, non ha copertura se non per un terzo, mentre
quello del Pd, col suo complesso di manovre "tra 16 e 21 miliardi"
coperti per 18 dal recupero dell'evasione e da tagli alla spesa pubblica,
"è un programma ragionevole".
Il
forum di oggi ( da "Corriere della Sera"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La
discussione sul tema è durata dieci minuti. Poi si è spostata per un'ora sulle
vicende di Mastella e Berlusconi, Bassolino e Veltroni in vista. Come dire:
l'Italia insegue gli italiani. Qui direbbero: "You can run, but you can't
hide". corriere.it/solferino/severgnini.
<Ci
sarà un ministro veneto Walter mi ha convinto così>
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il pressing
di Veltroni è durato a lungo: come l'ha convinta, alla fine? è vera la storia
di un ministero in caso di vittoria? "E vero che gli ho detto: che sia io
o un altro, il Veneto ha bisogno di una presenza forte nel governo. Non ce l'ha
da troppi anni, ed è una delle ragioni del malessere Nord est.
Mastella:
né il Pd né il Pdl servono alla Campania
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non saranno
certo il romano Veltroni e il milanese Berlusconi a risolvere i problemi del
Sud e quelli ancor più drammatici della Campania". Clemente Mastella, in
corsa solitaria con la sua Udeur, attacca sui due fronti. "Ci considerano
e ci trattano da "terroni" e si accorgono di noi solo alla vigilia
delle elezioni: quando nei programmi dei grandi partiti,
Bossi:
via democratica per la Lega è l'ultima volta
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Parole che
sono manna per la controffensiva di Walter Veltroni, convinto che Bossi abbia
imboccato "la via insurrezionale": "Al Pdl chiedo: come sono
compatibili queste proposte con il vostro programma? Come potete stare insieme?
Ricominciamo da capo, come gli ultimi 15 anni, con mediazioni continue ed
estenuanti".
La
citazione ( da "Corriere della Sera"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 13
categoria: BREVI La citazione Berlusconi ha usato per Veltroni la mitica
battuta di Reagan dell'84 (foto) contro Mondale: "Non sfrutterò
politicamente la sua giovane età e inesperienza".
<Sono
vecchio>, e Silvio archiviò i miracoli
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a rinvangare
con Veltroni una mitica battuta di Reagan contro Mondale che gli rinfacciava
d'esser vecchio: "Non sfrutterò politicamente la giovane età e
l'inesperienza del mio avversario". Resta quella curiosità iniziale: e i
capelli? Il "nuovo" Berlusconi più prudente e meno sognatore e meno
miracolista si mostrerà anche più anzianotto?
Nei
tg Veltroni doppia Berlusconi ( da "Corriere della Sera"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE A
fil di rete di Aldo Grasso Nei tg Veltroni doppia Berlusconi S travince Walter
Veltroni: è lui il personaggio più citato e interpellato nei telegiornali della
seconda quindicina di febbraio. In un rapidissimo lasso di tempo la situazione
del "ranking" - ovvero della classifica dei volti più presenti
nell'informazione nazionale - è mutata radicalmente.
SANREMO
- Pippo e il Festival? Il rapporto lo descrive bene Chiambretti. L'ho visto nei
m ( da "Messaggero, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Pippo non
si tira indietro sul dilemma Veltroni o Berlusconi: "Mi auguro che la
definizione dei poli diventi più chiara. Ma storicamente, familiarmente,
psicologicamente, idealmente io sono sempre stato di centrosinistra, mio padre
era allievo di Don Sturzo lo sa anche Berlusconi e mi rispetta lo stesso".
ROMA
Veltroni annuncia un'altra candidatura eccellente per il Pd. Si tratta del
leader degli i ( da "Messaggero, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
torna ad attaccare i partiti minori e insiste su Bassolino: avrebbe dovuto
dimettersi da tempo. Mentre Fini lancia una proposta nuova sulla sicurezza.
"I delinquenti", dice, "devono essere condannati a
lavorare". Nel giorno del Family day, Casini firma le richieste per la
famiglia e avverte Pd e Pdl: non lasceremo che vi spartiate l'
Urne
e giornali in attesa di prendere commiato dai lettori
( da "Riformista,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi o
Veltroni che sia, saranno in molti a presentare il conto, anche archiviando
senza farsene troppi problemi i buoni propositi della vigilia. Non solo per
questo, ma anche per questo, vorrei dire che non è vero quello che si racconta:
la lotta politica in Italia (mi sia consentita questa espressione antica) non è
finita,
ROMA
- Nel Paese sta emergendo la voglia di un centro forte e serio, che sia in
grado ( da "Messaggero, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni) di fare i loro comodi a scapito degli italiani". Giornata
palermitana, ieri, per Pier Ferdinando Casini. La Sicilia è sempre stata il
principale serbatoio di voti dell'Udc. Ora la Sicilia è un'anomalia e
un'incognita. Ieri sul palco di Palermo Casini ha salutato e abbracciato
Raffaele Lombardo: è il candidato-
ROMA
- Walter Veltroni cala l'asso durante un comizio a Prato. Un grande industri
( da "Messaggero,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
trova un altro supporter nel missionario Arturo Paoli, 96 anni, uno dei padri
della "Teologia della liberazione" ("Walter è degno di essere
appoggiato"). Il leader democratico conferma che non farà
"inciuci" con Berlusconi, vuole "unire" gli italiani.
CITTA'
DEL VATICANO - In tantissimi hanno firmato. Gli organizzatori sono certi di
aver ( da "Messaggero, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi, invece, pur avendo incluso nei propri programmi un capitolo sulla
famiglia hanno scelto di non firmare lasciando il compito ad altri esponenti di
partito. Mentre al Colosseo davanti al gazebo si formavano le prime file di persone
decise a chiedere sostegni e meno tasse alla famiglia,
ROMA
- Si intensifica il pressing sul governatore della Campania Antonio Bassolino,
rinviato a giudi ( da "Messaggero, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Oltre a
Silvio Berlusconi, che sferza il Pd ("dovevano invitarlo prima a
lasciare"), oltre a Enrico Boselli ("siamo stati i primi a dirlo nel
centrosinistra") e Franco Giordano ("subito al voto
anticipato"), è proprio il partito di Walter Veltroni a non far più niente
per celare la speranza che Bassolino faccia un passo indietro.
ROMA
Per due volte Massimo Calearo ha salito i quindici scalini che portano al l
( da "Messaggero,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Calearo hanno ricordato come neanche il governo Berlusconi avesse nominato un
ministro in rappresentanza del Nord Est, e discutendo e soppesando e ragionando
è venuto fuori qualcosa di meno di una promessa ma qualcosa di più di un
impegno che "al prossimo giro un governo del Nord Est avrà da
esserci".
Il
punteruolo infranto il tempio del nazional-popolare
( da "Riformista,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
candidato una ragazza, Pina Picierno, che proprio De Mita ha cresciuto e, ora,
misconosciuto: "Se questa c'è - dice, come se l'avesse proposta lui a
Veltroni - è perché io l'ho aiutata a crescere". Marianna Madia, alla
fine, confessa: non sono raccomandata, ma carina, sì, e Veltroni mi ha sedotto.
Ecco
il piano per costruire il super Pdl
( da "Panorama"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
collaboratori
più stretti di Berlusconi, "e non è un caso se anche il Pd veltroniano, a
dicembre, ha deciso di copiarlo inaugurando i suoi circoli". Urso ha
calcolato che tra fondazioni, riviste e cenacoli vari nell'area del Pdl si
muovono già 130 soggetti. Non si può dire apertamente, ma le correnti avranno
il vestito buono delle fondazioni: i finiani avranno come riferimento Fare
futuro,
Coerenza
sulle intercettazioni ( da "Panorama"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
anche con il
concorso dei parlamentari dell'opposizione, dopo che Walter Veltroni ha
imbarcato nel Partito democratico "il re delle manette" Antonio Di
Pietro, appare assai poco probabile. Dovrà fare da solo. Ma glielo
consentiranno i deputati e i senatori della maggioranza eletti nella quota
spettante alla prossimamente ex Alleanza nazionale?
Veltrinotti:
una sinistra poco di lotta che sogna il governo
( da "Panorama"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
non
appiattiti su Veltroni e Berlusconi, pena una grande manifestazione di piazza.
Poi Bertinotti ha ridimensionato il ruolo dell'ufficio propaganda del suo
partito per affidarsi alla creatività di due agenzie, Art Attack e Xter. Quindi
ha stabilito che davvero ci sarà l'alternanza tra eletti uomini e donne, per
battere Veltroni almeno su un punto.
Vincerà
chi taglia meglio ( da "Panorama"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni promette che dopo il voto si dovranno cambiare le regole sulla
"par condicio televisiva". Finora la riforma era stata invocata dal
solo Silvio Berlusconi, tacciato per questo di atteggiamento padronale in danno
delle forze minori. Alla fine della passata legislatura fu Marco Follini,
segretario dell'Udc,
Centristi
ex dc: anche se eletti, non conteranno
( da "Panorama"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma al di là della
lotta per la sopravvivenza una questione resta aperta: anche se arriveranno in
Parlamento cosa faranno dei loro seggi? Se Berlusconi vincerà, governerà da
solo. Se ci sarà un pareggio, troverà un'intesa con Walter Veltroni. E gli ex
dc?.
I
meriti di Walter ( da "Panorama"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Senza la
decisione di Veltroni di correre da solo, Silvio Berlusconi non avrebbe rotto
gli indugi e dato vita al Popolo della libertà e, allo stesso tempo, centristi
e sinistra radicale non si sarebbero uniti in nuove aggregazioni. Questo
naturalmente fa giustizia di un luogo comune, ossia che la colpa della
proliferazione dei partitini fosse dovuta alla legge elettorale,
Ecco
il piano di Berlusconi e Fini per costruire il super Pdl
( da "Panorama.it"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
collaboratori
più stretti di Berlusconi, "e non è un caso se anche il Pd veltroniano, a
dicembre, ha deciso di copiarlo inaugurando i suoi circoli". Urso ha
calcolato che tra fondazioni, riviste e cenacoli vari nell'area del Pdl si
muovono già 130 soggetti. Non si può dire apertamente, ma le correnti avranno
il vestito buono delle fondazioni: i finiani avranno come riferimento [
Francesco
Storace firma al Family Day ( da "Giornal.it"
del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sbaglia
Berlusconi a dire "o votate per me o votate per Veltroni", dovrebbe
invece dire "o votate per me o per la destra di Storace e della Santanchè,
ma non votate per la sinistra di Veltroni". La Destra a Valenza per
l'Uspidalì. Il Direttivo della Sezione di Valenza de la Destra ha preso in
esame la situazione dell'Uspidalì,
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scontro politico si
è infatti animato sulla candidatura nel Veneto di Massimo Calearo e sulle
parole di Umberto Bossi sulla devolution. A Vicenza, il capo della Lega ha
spiegato che il ritorno a Palazzo Chigi aprirebbe "l'ultima
occasione" per ottenere il federalismo con mezzi democratici. Non ha
evocato le armi, ma tanto è bastato al segretario dei Democratici per dire che
il Carroccio ha scelto "la via insurrezionale". Anche le affermazioni
dell'ex ministro Maroni sul 90% di tasse che dovrebbe rimanere alle regioni del
Nord, ha fatto gioco al Pd. "Sono idee compatibili col programma del
Popolo delle libertà?", si è chiesto l'ex sindaco di Roma che ha
ironizzato sul Parlamento del Nord. "Lo vedete che ricominciano da capo?
Lo vedete che continuano come è stato in questo quindicennio? Ci troveremo di
nuovo nella condizione - ha proseguito Veltroni - di
avere governi che dovranno mediare, perché quello è il film che abbiamo già
visto e che gli italiani non vogliono più vedere". La verità, secondo il
presidente dei senatori leghisti Castelli, è che Veltroni
pensa solo a Roma, "e la vicenda Alitalia lo dimostra". E' andato giù
duro Calderoli, il quale ricorda a Veltroni che la sua
parte politica ha portato in Parlamento terroristi ed assassini: "E' così
democratico Veltroni da avere più paura della voce di
un popolo piuttosto che dei terroristi e degli assassini che hanno parlato poco
ma in compenso hanno sparato molto?". Silenzio sulle parole di Bossi dal
resto del centrodestra. Ma Veltroni batte il
ferro caldo dei programmi e dal palco di Prato sventola una tabella del Sole 24
Ore sui costi delle promesse elettorali di Berlusconi che
comporterebbero spese tra i 72,65 e gli 87,7 miliardi (smentite da Brunetta),
compensate da 33,35 miliardi di entrate. "Non ho bisogno di
aggiungere altro sul realismo e sul grado di applicabilità del programma di Berlusconi". Ieri un Veltroni
particolarmente gasato: con la candidatura di Matteo Colannino in Lombardia e
di Massimo Calearo in Veneto (le due regioni dove il Pd soffre di più
elettoralmente), il leader dei Democratici è convinto che la gara con il Pdl
sia apertissima. "Guardate che si può vincere, si può fare la più grande
rimonta della storia politica italiana". Berlusconi
forse qualche dubbio su una sua scontata vittoria comincia ad averlo. Il chiodo
fisso sono La Destra e l'Udc che, in alcune regioni, potrebbero non far
scattare il premio di maggioranza per il Senato. Ma ieri a Torino, oltre a
ripetere che "un voto dato ai piccoli partiti del centrodestra fa il gioco
di Veltroni e soci", Berlusconi
ha detto molto di più: il voto ai nanetti "può indebolire la nostra forza
e farci rischiare di non essere maggioranza. Anche se - ha subito ripreso - non
credo che succederà". E' la prima volta che accenna al rischio di non
avere maggioranza. E un qualche nervosismo lo ha tradito anche quando ha
ricordato a un signore che faceva da non richiesto suggeritore durante il
comizio: "Sono vecchio, ma non rincoglionito". Intanto continua a
martellare sull'Udc che non ha consentito di abrogare la "liberticida"
par condicio e sulle piccole formazioni che non riusciranno ad avere il 4% alla
Camera e l'8% al Senato. Casini invece è convinto di potere avere un buon
risultato in Siclia (il 10%) e a livello nazionale: "Evidentemente hanno
paura che il nostro progetto stia decollando. Ci accorgiamo che sempre più
spesso si fanno analogie tra Italia e Russia perché qualcuno vuole farci
diventare come quel Paese dove esiste un controllo di tv e giornali".
Anche Daniela Santachè ha consigliato a Berlusconi di
smetterla di fare "il Putin di Arcore" e di parlare di voto inutile,
"ora che ha capito di essere strangolato da Fini e di aver sbagliato le
alleanze e i programmi". A picchiare duro su Veltroni
ci pensa Fini che ha tirato fuori una nuova proposta che farà discutere. "La
mia proposta non è quella di condannarli ai lavori forzati, nè di mettere i
delinquenti con la palla al piede. La mia proposta è quella di condannarli a
lavorare tanti giorni finché non hanno pagato il debito con lo Stato". Poi
ha preso di mira "Veltroni-Houdini" che,
quando andrà in Campania, dovrà spiegare alla gente che è il partito del futuro
e del nuovo è quello di Bassolino. A proposito di Bassolino, Fausto Bertinotti
ha spiegato che "un intero ciclo è finito ed occorre tornare rapidamente
alle elezioni per colmare lo iato tra cittadini e istituzioni".
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CORSO ALLAMANO
TROVATA ANCHE LA CARCASSA DEL CANE CHE LO HA VEGLIATO FINO ALLA FINE CINQUEMILA
IN PIAZZA PER BERLUSCONI IL CASOLA LENTEZZA SUL PROGETTO DI RESTYLING
All'interno Morto in casa da 3 mesi nessuno se ne accorge "Siate i missionari
delle libertà" Al re della coca ogni mese 60 mila euro In piazza Vittorio
scoppia la battaglia dei dehors Viveva da vent'anni nello stesso palazzo di 10
piani A Porta Palazzo il superpusher riceveva 200 ordini telefonici al giorno È
morto nel letto di casa sua qualche giorno prima di Natale, ma il suo corpo è
stato ritrovato soltanto l'alta sera. Si chiamava Giovanni Mallen, aveva 55
anni, era originario di Lione, ma a Torino era arrivato da più di trent'anni.
Ucciso da un infarto, si sospetta, nel chiuso della casa dove viveva da più di
vent'anni. Alloggio popolare Atc, piazza Bruno Caccia. Un palazzo enorme. Dieci
piani, novanta appartamenti, qualche centinaio di persone. Che di lui, però,
sanno poco o nulla: "Sa, era un tipo molto riservato", dicono i
vicini che della sua scomparsa si sono accorti solo quando sono arrivati i
vigili del fuoco a sfondare la porta dell'appartamento. "C'è una gran
puzza là dentro", li avevano chiamati. L'odore della morte. Solo il cane,
un meticcio, è stato di fianco a Giovanni Mallen fino alla fine. In silenzio,
finché la fame si è portata via anche lui. Nessun altro. Neppure la macchina,
con l'assicurazione scaduta, rimasta in cortile, ha richiamato l'attenzione di
chi abita nel palazzo. "Sa, la casa è grande, ci sono tante famiglie, e
ognuno di noi ha i suoi problemi". Lodovico Poletto A PAGINA 56Lo sforzo
organizzativo di Forza Italia e An è stato premiato e ieri per l'apertura della
campagna elettorale del Popolo delle Libertà almeno cinquemila persone si sono
presentate in piazza Castello per ascoltare Silvio Berlusconi.
Il cavaliere li ha nominati "missionari della libertà e della verità"
con l'obiettivo di sconfiggere la sinistra che cerca di nascondere Prodi e di
convincere gli "indecisi a non votare per i partiti più piccoli del
centrodestra che non riusciranno ad eleggere un rappresentante in Parlamento
facendo così il gioco di Veltroni".
Tropeano A PAGINA 59I titolari dei caffè di piazza Vittorio sono sul piede di
guerra. A scatenare la loro protesta l'inerzia del Comune a realizzare il
progetto di restyling della piazza (dehors unitari come in piazza San Carlo,
nuove panchine e nuovi dissuasori) ed alcuni baristi arrivano a minacciare di
non sistemare più sulle esedre tavolini e sedie: "Non andiamo a
investire cifre per un progetto che magari cambierà" spiega uno di loro.
Ma l'assessore Ilda Curti replica: "Entro quest'anno interverremo".
Minucci A PAGINA 63.
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Chissà se il piccolo
Alessandro diventerà un missionario della libertà e della verità. I suoi
genitori, una coppia di trentenni di estrazione popolare, scommettono di sì
mentre se lo passano da spalla a spalla aspettando il Cavaliere. Attenderanno
per più di un'ora sotto il Principe di Piemonte. "Mamma hai fatto la
foto?". "Non ancora". Poi la ressa all'uscita di Silvio Berlusconi fa scomparire questa giovane famiglia. I tre
riappaiono in maniche di camicia, sudati e felici in piazza Castello. "La
foto? Fatta. Adesso non ci resta che vincere". Vincere. Vincere. Vincere.
E' il pensiero che unisce questa giovane coppia e gli altri cinquemila
"missionari", così li ribattezza il Cavaliere, che assisteranno al
suo monologo. Il calore di questo popolo farà ritrovare il sorriso al leader
del Pdl sbarcato in elicottero al Campo Volo di Collegno stanco e con l'umore
nero racconta chi l'ha visto entrare nell'albergo dalla porta di servizio. In
via Gobetti, intanto, il popolo del centrodestra si mischia con quello
bianconero in attesa dei suoi campioni in ritiro pre-partita. Il Cavaliere
accompagnato dal coordinatore regionale Guido Crosetto, dal senatore Enzo Ghigo
e dal vicepresidente del Consiglio comunale, Michele Coppola, tutti di fede
juventina, vanno a salutare la squadra. Berlusconi
incontra l'allenatore Ranieri e gli augura: "Vincete anche per noi".
Finirà
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Marcello Sorgi IL
DIVORZIO TRA SILVIO E WALTER Pur ventilata da qualche giorno, la candidatura di
Massimo Calearo nelle liste del Pd segna un punto d'arrivo nella strategia
veltroniana. Calearo infatti non è solo un imprenditore, e neppure soltanto il
presidente di Federmeccanica: è piuttosto un uomo simbolo di quel Nord-Est che
era stato finora una prateria incontrastata per il centro-destra. E il padrone
di quel convegno di Confindustria, a Vicenza due anni fa, da cui partì, tra le
ovazioni del pubblico, la riscossa berlusconiana che si fermò a poche migliaia
di voti dalla vittoria. Se Veltroni è riuscito a
portarlo dalla sua parte, anche a costo di polemiche che non vengono solo dalla
sinistra radicale, ma, a giudicare dai blog, pure dal popolo degli internauti
di centro-sinistra, è segno che qualcosa si sta veramente muovendo
nell'elettorato più incerto, e strategico per i due principali concorrenti.
Qualcosa che i sondaggi magari faticheranno a misurare nei prossimi giorni, ma
che rappresenta lo stesso un'apertura di credito per i leader del Pd, in
un'area geografica fino a ieri data per persa. L'imprenditore e l'operaio. La
ventenne al posto dell'ottantenne. Il grande medico laico. L'intellettuale
cattolico. Il generale. I prefetti. L'economista teorico della flessibilità e
la precaria vittima del lavoro flessibile. Riletta nella serie degli annunci,
che quotidianamente Veltroni fa delle nuove
candidature, la strategia del leader del Pd ricorda la collezione delle
figurine Panini, a lui cara e presente nella memoria di tante generazioni
italiane. Veltroni non si preoccupa, adesso - e questo
è il suo limite - di mettere ordine nello scaffale del suo supermercato
politico. Non trascura cigolii e rumori di fondo che vengono dalla sua gente,
si tratti dei cattolici irritati per l'accordo con i radicali, o di quelli che
vorrebbero le dimissioni di Bassolino. Ma, semplicemente, ritiene che una certa
confusione, in una fase di cambiamento, aiuti a catturare l'attenzione degli
elettori più abulici, che avendo visto all'opera centro-destra e
centro-sinistra, e avendone ricavato una delusione crescente, non sanno più a
che santo votarsi. A loro, è come se Veltroni dicesse: non importa che siate con noi fino in fondo, basta
capire che stiamo cambiando. Ma a sorpresa, più la nuova strategia del Pd si fa
incalzante, più quella di Berlusconi diventa prudente. L'uomo
che (senza mai realizzarli) ci aveva abituato per 15 anni a sognare i miracoli,
il grande comunicatore, il messia delle campagne anticomuniste, sembra
ora votato alla ragionevolezza. Dai suoi discorsi, arriva a trasudare bontà. Se
non per Prodi, additato (ovviamente, dal suo punto di vista) come simbolo di
una stagione fallimentare di governo, per il diretto avversario Veltroni, favorito dall'appello del Cavaliere a votare solo
per i partiti maggiori. Se i giornali ricamano sul suo stato di salute, lui
risponde a scongiuri e con il gesto dell'ombrello. E se D'Alema lo addita come
"anziano in cerca di rivincite", Berlusconi
non replica, e alla prima occasione, come ieri a Torino, quasi ci scherza su:
"Sarò vecchio ma non sono rincoglionito". Questo gioco di rimessa,
questa rinuncia al tono barricadero di tutte le sue campagne, non sono affatto
da sottovalutare. Anzi, come sempre per il Cavaliere, rispondono a un disegno. Berlusconi è convinto che la vera campagna elettorale, in
favore suo e del centro-destra, gliel'ha fatta Prodi. Che la gran parte degli
elettori conti ormai i giorni per liberare Palazzo Chigi dagli usurpatori. Che
l'incubo di venti mesi di governo a colpi di tasse, risse e ripensamenti
quotidiani lo abbia messo in condizione, non di candidarsi di nuovo, ma di
essere sospinto a furor di popolo - del suo popolo - alla guida del governo. Di
qui la regia del nuovo spettacolo, che nelle aspirazioni del Cavaliere è la
continuazione del famoso "discorso del predellino" con cui fondò a
Milano, a novembre, in piazza S. Babila, senza preavviso, il suo nuovo partito.
Via, dunque, maxi-palchi, tendoni e teatri, da lasciare a Veltroni
per poi poterlo accusare "di copiare". Via la cravatta à pois,
riservata solo alle apparizioni televisive che il Cavaliere considera come un
invito a cena in casa degli italiani. Via la solennità, la teatralità dei
"contratti", le promesse impossibili, perfino l'autorità. Berlusconi al suo popolo vuol parlare come un nonno saggio,
in piedi su una sedia. Dopo quel che ha fatto la sinistra al governo, è come se
dicesse, vedremo di aggiustarci alla meglio. La parola chiave, per capire cosa
ha in testa il Cavaliere, è "dovere": allo stato dei fatti, ripete in
tutti i suoi discorsi, noi abbiamo il dovere di tornare a governare. A un mese
e mezzo quasi dalle elezioni, è impossibile prevedere quale delle due strategie
sia destinata a prevalere. Nei sondaggi, Berlusconi
rimane il favorito e Veltroni è in rimonta. L'unica
cosa che non si può dire è che i due si somiglino, che facciano lo stesso
gioco. "Veltrusconi" è uno slogan efficace, ma è fuori dalla realtà.
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il presidente di
Federmeccanica: sarò il ministro del Triveneto. Berlusconi a
Torino: sono vecchio, non rincoglionito La campagna del Nord Veltroni lancia l'industriale Calearo. Ultimatum della Lega sul
federalismo La campagna elettorale entra nel vivo sui temi del Nord. Mentre
Walter Veltroni arruola il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, che
annuncia di voler fare il ministro per rappresentare il Triveneto, la
Lega lancia un ultimatum a Berlusconi: subito il
federalismo. DA PAGINA
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista Corrado
Guzzanti "Campagna surreale per fortuna c'è Ferrara" RAFFAELLA SILIPO
TORINO Guarda che io mica so' antifemminista, mica dico caa donna deve fa' la calza,
ormai me costa più de lana che compralla già finita dai cinesi". Corrado
Guzzanti entra in modo obliquo ma irresistibile nel dibattito politico
sull'aborto, l'elettorato cattolico, i rapporti tra Stato e Chiesa e il ruolo
delle donne. Lo fa a suo modo, attraverso Padre Pizzarro, teologo con forte
accento romanesco e fortissimo senso pratico, intervistato ieri da Serena
Dandini a "Parla con me" su Raitre. Un po' reticente a sposare le
tesi di Giuliano Ferrara: "Al massimo jo detto a Giulià tanto pe' fallo
contento, famo 'na cosa più piccola, a ste ragazze che abortiscono levamoje i
punti della patente. Si non porti avanti a gravidanza allora non porti manco a
machina, bò a lui non glie stava bene, vabbé... vo' fa na cosa sua".
Guzzanti, e questa cosa sua di Ferrara come è nata? "Mi sono appassionato.
È uno degli episodi più surreali di questa stravagante campagna elettorale. Dal
punto di vista satirico è un bel momento, per questo mi è tornata la voglia di
fare qualcosa in tv: spuntano continuamente personaggi
nuovi e non ci si limita più solo alla rissa Berlusconi-Prodi".
Il suo Pizzarro dice: "Stamo a fa er gioco delle tre carte peffà sembrà
che semo tutti d'accordo, ma nun semo d'accordo fondamentarmente
peggnente". "Lo scenario è complesso, non riesce a stargli dietro
nemmeno lui. Veltroni è prudentissimo e non raccoglie le provocazioni di Berlusconi, così sono rimasti Mastella e Casini ad attaccarlo. L'ho
detto, è surreale". Mastella è il sogno di qualsiasi autore satirico.
"Uno straordinario pezzo comico, quel suo "Mi dimetto per
amore". Ma anche Casini ultimamente ci dà tante soddisfazioni". Lei
in passato nell'imitare Veltroni è stato perfido.
"Perfido? Non direi, anzi mi rimprovero di essere troppo soft". Ma se
gli faceva dire "A Zigo Zago c'era un mago con la faccia blu. E io questo
mago lo vorrei alleato!" "Beh, Veltroni è
così, lo sappiamo. Ma è stato finalmente capace di scollare la sinistra
italiana dal suo immobilismo, è l'unica personalità in grado di inventare
qualcosa di nuovo". Perché ha buttato fuori De Mita? "Povero De Mita,
quasi mi fa tenerezza! Ho detto quasi, eh? L'uomo lo conosciamo, i suoi
capricci sono divertenti, soprattutto è fantastico sentirlo ancora parlare in
modo cauto, barocco, democristiano. È la politica di una volta, adesso quel
linguaggio è morto, al posto abbiamo Calderoli che insulta i terroni".
Abbiamo i politici che ci meritiamo? Lei scrive nel Libro di Kipli: "Se i
partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti
elettori". "E' che a volte non resta che ridere, davvero. L'umorismo
è il solo modo per affrontare argomenti seri senza pregiudizi". Qual è la
cosa più nuova di questa campagna elettorale? "L'effetto Grillo: non so
immaginare su chi si abbatterà, ma la gente è sempre più infuriata contro la
casta". E la cosa più vecchia? "La caccia all'elettorato di centro.
Ma chi sarà mai 'sto elettorato di centro, io se fossi il Papa gli direi ai
cattolici non ci venite proprio in piazza San Pietro, fate piuttosto qualche
opera buona, che so andate a raccogliere qualche sacchetto di rifiuti a
Napoli..:" Già, Napoli. Che mi dice di Bassolino? "Dico che - fatte
salve le responsabilità individuali - è una cosa tipicamente italiana, trovare
un capro espiatorio. E poi lavarsene le mani. Beh, in questo caso
letteralmente". E la caccia alle candidate donne che si è scatenata? Prima
Berlusconi con la Brambilla, poi Veltroni
con la Madìa... "La politica è da sempre ferocemente maschile e
maschilista e usa le donne solo come immagine. Io se fossi una donna mi
sentirei offesa da tutto il repertorio di frasi fatte "le donne hanno una
marcia in più... sono empatiche..." e, sottointeso, "state a casa che
ci pensiamo noi". Trovo sessista qualsiasi trattamento differenziato:
siamo persone . E ci sono esponenti politiche donne ottime, penso a Emma
Bonino. Ma anche a Rosi Bindi". E la Santanché che dice che Veltroni non le piace "né come politico né come
uomo"? "Beh, è il massimo, giudicare il candidato premier dal
profumo. Sa piuttosto qual è il problema?". Qual è? "Che purtroppo
ormai ai politici la satira non fa più male, hanno inglobato la loro parodia,
sono andati oltre. Anche la satira ha bisogno di essere cambiata, per questo
non faccio più imitazioni ma uso personaggi che mi sevono come
commentatori". Allora l'ultima domanda la facciamo a Pizzarro. Padre, lei
crede che i valori... "Ma lascia perdere il credere. credo credo. Noi
stamo a lavorà! Questo è lavoro! I valori? Ma che sei matta, me fai spaventà.
stamo ar Medioevo proprio".
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Colloquio Massimo
Calearo "Sarò il ministro del Nord Est" ANTONELLA RAMPINO ROMA Il primo
pensiero è per lo zio missionario a Porto Alegre, "ho accettato pensando
anche agli italiani in Sudamerica, a cominciare da quelli in Brasile, bisogna
fare qualcosa anche per loro". Poi, una telefonata dopo l'altra e l'aria
si satura dell'"Inno di Mameli", che sarebbe poi la suoneria del
cellulare di Massimo Calearo, classe 1955, industriale elettromeccanico di
Isola Vicentina, 300 dipendenti e 50 milioni l'anno di fatturato, dimessosi
ieri sera da presidente di Federmeccanica, dopo aver incontrato una settimana
fa per un'ora nel loft del Pd Walter Veltroni. Un mese
di contatti, telefonate personali sulla linea Walter-Massimo, alla fine ormai
si danno del tu. E Veltroni che annuncia la
candidatura, la più "pesante" delle liste che si chiudono stanotte, la
più controversa certamente, e infatti dice, per la prima volta, "possiamo
fare la più forte rimonta della storia politica del Paese, la possiamo fare
perché il Pd è la forza del patto tra produttori e lavoratori". E più
"produttori" del presidente di Federmeccanica, per Veltroni
che da subito ha puntato su Confindustria (sì, chiedendo disponibilità anche a
Luca di Montezemolo), presidente a parte non ce n'era. "Quando ci siamo
visti, Veltroni mi ha convinto subito, perché si
capisce che crede in quello che dice". E poi certo, "questo è un
momento fondamentale per il Paese, c'è poco tempo, bisogna puntare subito sulla
crescita, e il programma del Pd è convincente". Calearo è inevitabilmente
un pragmatico e spiega che il pendolo della sua scesa in campo si è fermato in
un punto preciso: "Ho chiesto delle garanzie, certo, e ho sciolto la
riserva solo quando le ho ottenute. Il Veneto deve essere rappresentato al
governo". E non si sottrae all'ovvia domanda: Attività produttive o
Commercio con l'estero? "Questo si vedrà in un secondo momento, prima
bisogna vincere le elezioni". Soprattutto, Veltroni
gli è apparso consapevole che in Veneto sono concentrate un migliaio delle
tremila Pmi italiane che potrebbero essere competitive nel mondo, e non
riescono a svincolarsi da lacci e lacciuoli. In mezzo, tra la disponibilità
accesa un mese fa e il sì dell'altro ieri sera, l'esame attento del programma,
e la candidatura di Piero Ichino, "una persona che stimo". Guarda
caso, il professore ex deputato del Pci, aveva dato nobiltà accademica a
un'idea di Calearo che era sembrata un po' naif: la lotta all'evasione fiscale
modello Pechino, "perché non inventiamo lo scontrino fiscale col
gratta-e-vinci?". Con Calearo e Colaninno, Veltroni
mette in lista due campioni di quello che De Gasperi nel lontano 1947 chiamò
"il Quarto Stato". Ma con Calearo, un campione del vitalismo anche un
po' anarcoide del Veneto, l'antica e poverissima regione del vecchio Bisaglia,
che oggi, da sola, produce il 10 per cento del Pil nazionale, e che per il Pd
"partito riformista non di sinistra", come Veltroni
l'ha definito nei giorni scorsi, era sin qui data per persa. Una regione nella
quale Ds e Margherita nel 2006, insieme, erano al 23 per cento, contro il 24,5
da sola, di Forza Italia, più l'11 di An e l'11,5 della Lega. Naturalmente
adesso Calearo sottolinea di "avere accettato per dare voce al mondo delle
piccole e medie imprese del Nord-Est, che finora avevano scarsa
rappresentanza", e se gli si chiede se è consapevole di aver fatto lui un
endorsement a Veltroni, dando fiducia al Pd, risponde
in maniera diretta: "Io sono uno che ha sempre lavorato, e guardo ai
fatti, per questo ho aspettato di poter leggere il programma. Vede, le
ideologia sono finite, e Veltroni questo lo ha ben
capito. Non voglio far polemiche, ma ho visto manifesti con su scritto
"Italia rialzati". Beh, io penso che sia la politica a dover essere
all'altezza dei propri compiti, non l'Italia". Le
parole esatte di Veltroni all'assemblea costituente del Pd, mentre naturalmente lo slogan
"Italia rialzati" è di Berlusconi. Col
quale, peraltro, la polemica è in piedi da quel lontano marzo del
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I partiti che
vogliono correre alle prossime elezioni, fin qui considerate di svolta verso un
sistema bipartitico, e caratterizzate dalla nascita di due partiti "a
vocazione maggioritaria" come il Pd di Veltroni e il Pdl di Berlusconi. Verrebbe da dire, come
si diceva ai vecchi tempi, che "tutto si tiene". Anche se è veramente
difficile dare una spiegazione alla lista di Stefania Ariosto, la famosa
testimone Omega del caso Previti, ed è più facile capire la proliferazione
delle liste con falce e martello nel momento in cui la Sinistra Arcobaleno se
ne priva, o Ds nel momento in cui i postcomunisti li cancellano, o dei
Grilli d'Italia, dopo il successo del blog e dell'antipolitica nei mesi scorsi,
o delle liste personali e locali come quella del governatore della Calabria
Agazio Loiero, forse c'è una ragione più di fondo. Non c'è una cosa più
conveniente, in Italia, che fondare un partito o un programma televisivo,
quando non fare le due cose insieme. Partiti apparentemente inutili questa
volta, potranno tornare utili la prossima, com'è accaduto a quello dei
Pensionati nel 2006 (Berlusconi rimpianse di non
averlo inserita nella sua coalizione) o alla corsa solitaria dell'ex An Nello
Musumeci in Sicilia, un uomo-macchina da preferenze oggi alleato di Storace ma
in trattativa con Lombardo per appoggiare la candidatura del leader del Mpa a
governatore della Sicilia per il centrodestra. Si dirà: ma con lo sbarramento
al 4 o all'8 per cento, le liste minime non vanno da nessuna parte. Ed è vero.
Ma chi lo sa che nel frullatore dell'ultima ora il partito reietto di Mastella,
tagliato fuori da qualsiasi coalizione, non trovi inedite alleanze che gli
permettano di entrare almeno al Senato, e di lì, in caso di pareggio come
avvenne la volta scorsa, pilotare abilmente la sua risalita. Entrare in
Parlamento, tra l'altro, porta con sé il diritto a un rimborso dei voti
ricevuti, quattro euro per ogni voto, che non sono proprio da buttar via. Ma
più in generale, si corre oggi per potere, domani, ripresentarsi, a partire dal
controllo di un piccolo pacchetto di voti. Che in un sistema, come il nostro,
ormai votato all'instabilità, possono sempre diventare strategici.
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"ANCHE IN
FRANCIA PROBLEMI E SCANDALI" La Bellucci: "Amo Walter Silvio? Non lo
conosco" E' a Torino da una settimana perchè sta girando l'ultimo film di
Mariasole Tognazzi, "L'uomo che ama", e ieri per poco non ha
incrociato Silvio Berlusconi. Sarebbe stata
un'occasione per Monica Bellucci, che vive con il marito Vincent Cassel tra
Londra e Parigi, e che dice di non avere mai conosciuto il leader di Forza
Italia: "Non amo parlare di politica, intervenire sui fatti italiani, e
quindi anche sulle prossime elezioni, però posso esprimere un pensiero sul
piano personale: Berlusconi è una persona che non
conosco, mentre Veltroni sì, e lo amo molto". E
sui fatti tragici di Napoli, come li vive lei, da italiana all'estero? "E'
evidente a tutti che l'Italia sia un Paese con molti problemi, che ancora non
ha superato la divisione fra Nord e Sud, ma anche in Francia, ad esempio, ci
sono questioni e scandali altrettanto pesanti". E lì, Sarkozy con la nuova
first lady Carla Bruni, è davvero in calo di gradimento? L'attrice fa un mezzo
sorriso: "Non credo, e soprattutto non voglio entrare nella vita privata
di Carla e Sarkozy. Sanno quello che fanno". \.
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]FABIO POLETTI
INVIATO A VICENZA Che tentazione quel grido ritmato che sale dalle ultime file,
dove scalpitano quelli di Rovigo. "Secessione, secessione...", urlano
i leghisti in camicia verde, in faccia a questo Parlamento del Nord che detta
la linea, federalismo innanzitutto, Padania meglio ancora, alla fine le parole
di sempre. Per mettere la benzina nel motore di queste elezioni in cui la Lega
si rigioca tutto, Roberto Calderoli lancia l'ultimatum a Silvio Berlusconi, prima ancora di sapere se sarà lui il presidente
del Consiglio: "Il governo ha un mese e mezzo di tempo. Vogliamo che il
federalismo fiscale venga approvato dal Consiglio dei ministri entro il 15
giugno". E se no questa Lega un po' di lotta, un po' di governo, un po'
secessionista, sa già dove dovrà andare a finire: "Andremo sul Po... Sarà
una festa. O non torneremo più indietro...". L'annuncio di Roberto
Calderoli piace a questi mille dentro l'anfiteatro della Fiera di Vicenza, i
mille che sono pronti a disunire l'Italia. Piace a Umberto Bossi che dà una
rispolverata alle tesi del fu Gianfranco Miglio, promosso padre spirituale
della Lega: "Dopo aver vinto le elezioni cambieremo la Costituzione in
senso federalista. Ma se i partiti racconteranno ancora un sacco di bugie sulla
devolution per non cambiare nulla, sarà l'ultima volta che tenteremo la via
democratica...". Tiritera già sentita, idea roboante come sempre, ma
questa volta c'è un motivo in più. Bossi fa l'ottimista e giura che filerà
tutto liscio: "Vinceremo le elezioni senza la spada". Calderoli
guarda a questa partita come all'ultima occasione del Carroccio. L'idea che Berlusconi e Veltroni dopo il 14 aprile si siedano attorno a un tavolo per discutere
di riforme, gli piace niente: "A quel tavolo lì, la Lega gli sega le
gambe...". Di sondaggi non vogliono sentire parlare. L'ipotesi di essere
solo un'appendice del Popolo della libertà, dietro a Berlusconi e a
Fini, piace a nessuno. Roberto Cota, parlamentare piemontese, trova la
sintesi: "Noi siamo il valore aggiunto della coalizione, siamo secondi a
nessuno". Resta da capire, a parte il motore di questi militanti caricati
a molla, cosa la Lega possa mettere sul piatto per contare di più. Umberto
Bossi fa la conta: "Ci vogliono i numeri, ci vuole un grande risultato
elettorale...". Roberto Calderoli promette che non ci saranno trucchi,
tipo il "no" al cantiere per il ponte di Messina che piace tanto a Berlusconi e che qui interessa a nessuno: "Noi non
facciamo ricatti, facciamo suonare i nostri tamburi". Roberto Maroni
spinge invece sul federalismo e mette insieme devolution e grandi opere:
"Le autostrade devono essere regionalizzate. Il Nord ha già pagato, via i
pedaggi". Applausi dalla platea. Applausi da questi inossidabili militanti
in camicia verde, mai stanchi di sentire le promesse di sempre. Applausi al
lombardo Giancarlo Giorgetti che vuole ridare ossigeno a Malpensa: "E' il
nostro ponte verso l'Europa, il ponte di Messina viene dopo". Applausi al
sindaco di Cittadella Massimo Bitonci che dopo il "no" alla residenza
per gli extracomunitari non in regola, rilancia il controllo in camicia verde
del territorio: "Tolleranza zero, tornino le ronde volontarie". E
pure all'ex ministro Roberto Castelli, promosso esperto in infrastrutture, che
sogna cantieri per l'Alta Velocità da Lisbona al Pacifico, alla faccia dei
NoTav: "Diecimila persone non possono bloccare gli interessi di venti milioni
di italiani". Programmi ambiziosi che volano sulle note del Va' pensiero.
Tre minuti ed è fatta, mille mani alzate e il Parlamento del Nord approva
tutto, dalla nuova Costituzione federale al controllo degli immigrati alle
infrastrutture. Non resta che avvisare Berlusconi.
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]FRANCESCO
GRIGNETTI ROMA Imprenditori piccoli e medi, residenza e attività al Nord,
nessun nome di grido. E conto corrente in Liechtenstein. Il primissimo
screening della lista degli evasori ha portato a questo risultato. Imprevisto.
Una piccola folla di industrialotti che negli ultimi anni hanno portato i soldi
lontano dagli occhi del fisco. E però c'è un dato che ha impressionato gli
inquirenti: nessuno tra quelli finora identificati (resta comunque da capire
chi si nasconde dietro le fondazioni con nomi di fantasia) tra il 2001 e il
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
In Usa Addio al Parlamento
Amato: "In Italia non possiamo avere ancora la mappa della politica dei
tempi di Porta Pia" "Nel Pd sono caduti gli steccati ideologici laici
e cattolici possono e devono convivere" Nessuno contesta ai repubblicani
Usa di avere dentro evangelici e non credenti Continuerò a fare politica con le
idee, più che col potere personale, fuori dal Parlamento MASSIMO GIANNINI
"Basta con i vecchi steccati ideologici. Laici e cattolici possono e
devono convivere in un grande partito. Lo sforzo di Veltroni va nella direzione giusta: l'et-et non è il frutto di
un'incertezza identitaria, ma l'unico modo per ritrovare una responsabilità
condivisa e il bene comune tra credenti e non credenti". Nel giorno della
famiglia in 100 piazze d'Italia, e nel pieno di una campagna elettorale
dominata dalle polemiche sul rapporto tra religione e politica e tra stato e
chiesa, Giuliano Amato torna a parlare dei temi che gli sono più cari.
Ministro Amato, possibile che il centrosinistra non sia ancora riuscito a
trovare un "patto di convivenza" politica tra laici e cattolici?
"Mi colpisce l'incomprensione che continua ad accompagnare lo sforzo del
Pd per ricomporre lo specchio rotto. Sembra che i frammenti dello specchio
vogliano dettare le regole del loro superamento. C'è chi sfotte Veltroni perché tra laici e cattolici, tra credenti e non
credenti, cerca di passare dall'aut aut all'et-et. E se non è aut aut, allora è
il caravanserraglio. Ebbene, chi la mette così merita che gli si dica che non
ha capito i termini del nostro problema nazionale e ha perso totalmente la
nozione di bene comune". Ma lei non teme che per favorire la
ricomposizione si finisca per non sapere più cosa dire, e ci si arrenda alle
gerarchie ecclesiastiche, o ci si rifugi nella generica libertà di coscienza?
"La mera libertà di coscienza non è un collante e questo, sia chiaro, vale
sia per gli uni che per gli altri. Occorre il coraggio di sapersi affacciare a
un territorio comune. Per i non credenti è il coraggio di ammettere che vivono
in un mondo in buona parte sconosciuto nel quale, come giustamente dice la
carta dei valori del Pd, la stessa condizione umana è oggetto di cambiamenti
fatti anche da noi. Quindi serve quel dialogo tra politica, religione e
filosofia che definisca i limiti non di ciò che possiamo sapere, ma di ciò che
possiamo fare. Proprio Veronesi è uno di quelli che ha sempre auspicato questo
dialogo, e non è tra i testardi della "ubris" non credente
refrattaria ad ogni limite. Quando leggo invece che io, non credente, non posso
stare nel Pd perché riconosce il ruolo delle religioni nello spazio pubblico
resto di sasso. Questo, alcuni secoli dopo Galileo, è Galileo alla rovescia. Le
questioni che fanno parte dello spazio pubblico per milioni di esseri umani
evocano la religione in un mondo ci offre il bene infinito e il male infinito.
Nelle nostre giornate entrano le chirurgie non invasive con le quali si
riescono a fare meraviglie impensabili 100 anni fa ed entrano le nostre bambine
che fanno le cubiste. Allora chiedo a chi è assolutamente certo di se stesso:
su che cosa fondi le tue certezze?". Per un Odifreddi che lascia il Pd per
estremismo laicista, però, ci sono parecchi "devoti" che cercano di
imprigionarlo nel neo - guelfismo. "Anche dall'altra parte ci vuole il coraggio
di capire che il bene comune di una società di diversi non necessariamente
coincide con i propri "credenda". Specie nelle società in cui abbiamo
più religioni con "credenda" diversi. La settimana scorsa ero in
Slovenia a un seminario sul tema 'noi e i musulmani', e uno studioso non
cattolico ha argomentato che etnie e religioni creano comunità che poi devono
convivere in società in cui tutte sono chiamate a un bene comune. Ebbene questo
è esattamente Maritain. Se lo ricordino anche quei nostri cattolici per i quali
questa distinzione non esiste, e il bene comune coincide sempre con i loro
"credenda"". L'accordo con i radicali per il Pd è un problema o
un'opportunità? "Avere dentro un'espressione storica del laicismo e allo
stesso tempo una rappresentanza forte del mondo cattolico è esattamente quello
che serve per ricomporre lo specchio. I grandi partiti lo fanno: nessuno pone
ai repubblicani americani il problema di avere dentro di sé gli evangelici e i
non credenti. Su questo, in Italia, c'è davvero un'inquietante arretratezza dei
paradigmi mentali. Vogliamo avere ancora la mappa della politica dei tempi di
Porta Pia? No, non ci sto". Ci sono anche battaglie oscurantiste, e spesso
strumentali. Come vogliamo definire la nuova crociata contro la legge 194?
"Ferrara lo sa che sulla 194 non c'è molto da aggiungere o da cambiare.
Mentre penso che abbia sacrosanta ragione sugli aborti di stato e
sull'esistenza nel mondo di legislazioni che legittimano o addirittura
richiedono l'aborto. Ma non può fare una campagna nella quale la 194 o le leggi
similari di altri paesi civili come l'Italia cadono nello stesso
calderone". Calderone per calderone: che impressione le fa il programma
elettorale del Pdl? "Mi chiedo: ma è Tremonti l'autore di quel programma o
è un altro? Lui si preoccupa dei rischi che l'economia italiana corre in questo
avvio di recessione mondiale. Ma ad essi risponde con promesse più
protezionistiche che di sviluppo. Io condivido la sua diagnosi, non la sua
terapia. Nel programma del Pdl però non c'è né la diagnosi né la terapia. C'è
invece uno straordinario appello al liberalismo, che non vorrei fosse richiesto
come prassi solo alla Guardia di Finanza". Le sembra realistica la rimonta
elettorale di Veltroni? Ci crede anche lei, o lo fa
solo per "contratto"? "Vivo anch'io la percezione del recupero.
Guardo con attenzione alla situazione del Senato dove, grazie alle follie della
legge elettorale, è più facile che ci si ritrovi con una situazione simile a
quella di due anni fa. Berlusconi allora fece uno
straordinario finale di campagna elettorale e recuperò molto. Vediamo cosa
succederà adesso. Ma non è un caso che molti di noi facciano il tifo per Obama,
uno che è partito molto indietro e che invece oggi è a un passo dalla
vittoria". Lei parla come un politico ancora pieno di voglia e di
passione. Eppure non si ricandiderà. Cos'è stata la sua: un atto di generosità
o una rinuncia forzata? "Senta, prima di tutto non è che me ne vado.
Continuerò a fare quello che faccio, senza sedere in Parlamento. Ci ho pensato
bene, arrivando a 70 anni: concorrere alla politica con le idee più che con il
potere personale, in fondo, è quello che ho sempre fatto. Ho confrontato il
programma di Morando con quello che avevo scritto per le elezioni europee nel
2005. Ci sono molti punti in comune. Quel programma era il frutto di
un'elaborazione schiettamente riformista e fu accantonato quando fu fatto il
programma dell'Unione, per parte della quale esso era troppo di
"destra". Ora, a distanza di tre anni e senza che nessuno lo abbia
evocato, quel programma è tornato. Questo è il segno che il mio lavoro, nel
centrosinistra, a qualcosa è servito. Ci ho sempre messo questi semi di
programma, e in parte ho contribuito a realizzarli nelle tante esperienze di
governo che ho fatto". Lei sa che c'è anche chi la critica, per non aver
assunto fino in fondo certe responsabilità, o magari in qualche caso per non
aver voluto mai accettare fino in fondo certi rischi. "Certo, c'è chi mi
dice che non ho fatto quello che avrei dovuto, cioè assumere responsabilità di leadership,
nell'area socialista dello schieramento e non solo. Penso che chi mi critica
per questo, in fondo, mi fa un complimento che non merito: cioè il fatto di
avere qualità di leader che non ho utilizzato. Non è vero, perché quelle
qualità io non le avevo. Credo di aver fatto molto per la politica italiana.
Non voglio auto-elogiarmi, ma vedo il rispetto con cui sono accolto all'estero,
l'orgoglio che leggo negli occhi degli italiani quando vengono ad ascoltarmi in
qualunque platea, perché un politico italiano che è un ministro che li
rappresenta parla a braccio senza mai leggere un precotto scritto da altri e
sempre con cognizione di causa su argomenti diversi. Ecco, io questo sono stato
in grado di darlo al mio Paese". Non le sembra riduttivo? Giuliano Amato,
per storia personale e per esperienza politica, non avrebbe anche potuto avere
le sue "divisioni"? "No, perché non sarei stato capace di
guidarle. Ci sono figure così: Antonio Giolitti, per esempio. Ricordo che
persino Giorgio Napolitano, nel Pci, fu criticato per lo stesso motivo, e io lo
difesi per questo quando presentai il suo libro autobiografico. Non è questione
di mancanza di coraggio o di non assunzione di responsabilità. E' questione di
consapevolezza di ciò che si è, e di ciò che si è in grado di fare. Ma sia
chiaro, il mio non è un commiato, un addio alla politica. Io ci sarò, anche se
in un ruolo diverso".
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Calearo dice sì a Veltroni si chiude il risiko delle liste Il leader: "Si
può vincere, c'è la grande rimonta" "La sua presenza rappresenta il
patto tra produttori e lavoratori". Polemiche dalla Fiom ROMA - Walter Veltroni vuole chiudere oggi la partita delle liste. Alle
15, salvo complicazioni dell'ultimo minuto, è convocato il coordinamento del
Partito democratico per il via libera definitivo sui nomi in corsa il 13
aprile. Ieri notte, tornato dal giro in Toscana, il segretario del Pd si è
seduto al tavolo delle candidature, riunito in permanenza all'ex sede della
Margherita, per limare gli elenchi. Fino alla fine i casi più spinosi hanno
tenuto banco: si sono dovuti risolvere gli avvitamenti su Piemonte, Veneto,
Calabria e Campania. Per i posti sicuri, sotto i capilista. Il colpo finale
della prima parte di campagna elettorale, quella giocata anche sui nomi, era
già annunciato: Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, imprenditore,
farà il capolista nel Veneto 1 alla Camera. è una scelta che può riaprire i
giochi in una regione saldamente controllata dal Pdl. Ma non è indolore a
sinistra. La Fiom garantisce: "Fa perdere voti, non li guadagna". Il
segretario nazionale dei metalmeccanici, Fausto Durante, che qualche mese fa
aveva organizzato un convegno sui rapporti con il Pd, sentenzia: "Il mio
dissenso su Calearo è netto. Per me è incompatibile con il riformismo che vuole
esprimere il partito". Ricorda il braccio di ferro sul contratto e le
parole di Calearo sulle mogli degli operai "definite massaie", dice
Durante. Ma Veltroni difende la candidatura:
"Rappresenta il patto tra produttori e lavoratori che vogliamo
realizzare". E Goffredo Bettini spiega: "La sinistra da sola non
vince, bisogna convincere un pezzo di borghesia dinamica ad
allearsi con il Pd, una forza riformista" Oggi Veltroni cerca di
superare senza rinvii una delle curve della sua corsa: la presentazione dei
candidati. Parlando a Prato garantisce che il match con Berlusconi è sempre apertissimo: "Si può vincere. Si può fare la più
grande rimonta della storia politica italiana". Una parte del
successo dipenderà dagli strascichi e dagli effetti delle candidature. Il
siciliano Ferdinando Latteri ha lasciato il Pd dopo che gli era stato negato un
posto. Al Senato, sull'isola, il Pd farà correre come capolista il medico
Ignazio Marino che ha lavorato a Palermo per molto tempo prima di trasferirsi
negli Stati uniti. In Veneto si è aperto il caso legato al segretario regionale
Paolo Giaretta. Lui vuole correre, ma i posti sono esauriti. In extremis ha
avuto la deroga il dalemiano Antonio Luongo in Basilicata, capolista in Friuli
sarà Cesare Damiano e Giovanna Melandri, oltre a guidare il partito in Liguria,
ha spuntato la candidatura anche nel Lazio 1. La squadra prodiana sembra ormai
definita: Gozzi, Barbi, Sircana, Levi e Santagata confermati, a loro si
aggiunge la portavoce Sandra Zampa. La tagliola delle deroghe, per il momento,
lascia fuori dall'elenco dei futuri parlamentari nomi pesanti come Tiziano
Treu, esperto di mercato del lavoro, Umberto Ranieri e Giorgio Benvenuto. Ma su
Treu il pressing per un sì di Veltroni è molto forte.
Tra i nomi nuovi compaiono quelli pescati negli staff di Veltroni
e di Dario Franceschini. Correranno Walter Verini e Vinicio Peluffo,
vicinissimi al segretario, Piero Martino e Alberto Losacco, stretti
collaboratori del vice. (g.d.m.).
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il salario minimo Il
presidente di Federmeccanica si dimette e conferma di puntare ad un ministero
"Oggi contano programmi e uomini non c'è differenza destra-sinistra"
La proposta del salario minimo per i precari? Non mi convince, ma per cambiare
si deve stare dove si decide ROBERTO MANIA ROMA - "Sa che differenza c'è
oggi tra la destra e la sinistra? Che sono sedute in posti diversi in
Parlamento. Punto. E io non sono certamente un uomo di sinistra, ma nemmeno di
destra. Sono uno che ragiona con la propria testa". Sta qui il succo del
ragionamento che ha portato Massimo Calearo, industriale
del nord-est, a candidarsi con il Pd di Walter Veltroni. Anzi di
"Uolter", come ormai lo chiama, anche se poi non lo conosce nemmeno.
Ancora non si sono incontrati. "Ma Veltroni - dice -
è uno che ha idee". C'è anche il "fattore 55" che li accomuna.
Cioè l'anno di nascita: lo stesso di Bill Gates e di Mr. Diesel, al
secolo Renzo Rosso. Un'annata di innovatori, sostiene. La candidatura l'hanno
trattata al telefono, fino allo scioglimento della riserva seguito dalle
dimissioni da presidente della Federmeccanica, l'associazione degli industriali
metalmeccanici, storicamente i falchi della Confindustria, la categoria più
esposta nel conflitto sociale. Che è poi anche il motivo per cui da anni il
vicentino Calearo, tre figli, laurea in economia, studi pure dai gesuiti a Sant
Blasien nella Selva Nera, già simpatizzante dell'Azione cattolica, gira
l'Italia super scortato. Certo colpisce che un uomo come Calearo - lo stesso
che quest'estate si schierò con clamore con lo sciopero fiscale targato Lega,
lo stesso dell'ultimo braccio di ferro sul contratto dei metalmeccanici - abbia
scelto di stare con il Pd e non con Berlusconi
l'imprenditore self made che ormai da un quindicennio interpreta gli inquieti
umori delle partite Iva e delle piccole aziende del nord. La volta scorsa
Calearo votò Udc, accasata allora nella Casa delle libertà. Quello che è
cambiato lo spiega così: "L'ho detto anche a Fini qualche giorno fa: oggi
contano i programmi e gli uomini. Ma soprattutto gli uomini. Io mi considero
amico di Bersani. Apprezzo Letta, stimo molto Matteo Colaninno. Ho conosciuto
il prefetto De Seta e mi è piaciuto. E poi c'è la gente comune che mi ha spinto
a candidarmi: ho ricevuto decine di sollecitazioni. Il mondo sta cambiando e
solo Bertinotti non se n'è accorto. Come imprenditore, credo, sia arrivato il
momento di restituire quanto ho ricevuto. Non credo che sia l'Italia a doversi
rialzare (che è poi lo slogan elettorale del Cavaliere, ndr), ma la politica a
dover essere all'altezza dei propri compiti. C'è bisogno di una classe
dirigente che sappia governare questa difficile fase economica e sociale. Anche
il nord-est, da anni sottorappresentato nella politica, pur essendo uno dei
protagonisti dell'economia globale, ha la necessità di innovarsi nelle persone
e negli obiettivi". Sì, d'accordo. Ma perché un imprenditore non si allea
con un suo collega come Berlusconi? "Noi viviamo
in un mondo fatto di mercato, di concorrenza, non di onnipotenza...". E
allora, sempre per essere chiari, Calearo punta, in caso di vittoria, a un
ministero. "Farei fatica a guidare l'Agricoltura, ma nell'Industria saprei
come muovermi...". Pare che il patto con Veltroni
preveda, in caso di vittoria, anche un incarico ministeriale per "l'uomo
delle antenne". La sua, infatti, è un'azienda che produce antenne per
auto."Siamo la Ferrari delle antenne", dice. Quelle prodotte a Isola
Vicentina le usa anche la polizia francese, oltre che Bmw, Audi, Ferrari,
Nissan, Volkswagen. E qui - mentre parla dei suoi prodotti - Calearo torna
imprenditore: "La proposta del salario minimo per i lavoratori precari?
Non mi convince. Ma per cambiare si deve stare lì dove si prendono le
decisioni".
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cronaca Il caso
Napoli e le mancate dimissioni entrano nella campagna elettorale. Fini e Berlusconi: se ne vada E sul governatore è ancora bufera Fassino: si assuma
le responsabilità Bettini: la mano sul fuoco su di lui come persona ma la
situazione è drammatica Boselli: Veltroni e Di
Pietro lo vogliono buttare a mare solo adesso che è indagato ROBERTO FUCCILLO
NAPOLI - è rissa sulle mancate dimissioni di Antonio Bassolino, dopo il
rinvio a giudizio del presidente della Regione Campania per lo scandalo rifiuti.
Ieri alcuni esponenti del Pd sono tornati sulla questione. Il più deciso è
forse Piero Fassino: "La scelta compete a lui, ma è evidente che i
cittadini si attendono segnali visibili di assunzione di responsabilità.
Bassolino fino a oggi ha sempre dimostrato grande capacità di assumersi le sue
responsabilità nella Regione che ha amministrato, per cui siamo certi che sarà
in grado di farlo anche ora". Un chiaro invito a fare il gran gesto.
"Credo aggiunge Fassino - che anche lui sia consapevole di quanto
l'opinione pubblica oggi apprezzerebbe un atto che mostri la capacità di
assumersi le sue responsabilità". Più sfumato Goffredo Bettini.
"Metto la mano sul fuoco su di lui come persona - ha detto il numero due
di Veltroni ai microfoni Rai di Lucia Annunziata - ma
a Napoli la situazione è drammatica, insostenibile. Si è giunti a questo per
responsabilità collettive, non solo di Bassolino, e ora c'è bisogno di avviare
un processo di rinnovamento molto profondo. Comunque era Bassolino a dover
decidere se questo rinnovamento lo si poteva fare meglio con la sua presenza o
meno. Era quello con gli strumenti per comprendere e scegliere, la sua scelta
la rispetto". Bettini ha anche una replica per Fausto Bertinotti, che in
mattinata aveva sostenuto come "in Campania un intero ciclo è finito,
bisogna tornare rapidamente alle elezioni per colmare uno iato che c'è tra i
cittadini e le istituzioni". Tesi ribadita poi nel pomeriggio anche dal
segretario di Rifondazione Franco Giordano. Bettini risponde sfidando il candidato
premier della Sinistra arcobalemo: "Non è il Pd a dover dire se il
presidente della Regione si deve dimettere o no. C'è una coalizione, e se
Bertinotti pensa che Bassolino deve lasciare, sta a lui togliere l'appoggio
alla maggioranza". Echi di come la vicenda Bassolino entri nello scontro
elettorale si trovano anche nell'affondo del leader socialista Enrico Boselli:
"Da soli, e per primi nel centrosinistra, abbiamo chiesto le dimissioni di
Bassolino, per quello che ha fatto e soprattutto per quello che non ha fatto. E
ora non convince chi, come il ticket Veltroni-Di
Pietro, vuole buttare a mare Bassolino solo adesso che è stato rinviato a
giudizio". Alle polemiche naturalmente non si sottrae il "Popolo
della libertà". Silvio Berlusconi punta dritto
sul Pd: "Sono un garantista convinto, e non dico che sarebbe meglio per
Bassolino dare le dimissioni perchè c'è stata questa ultima azione della
magistratura, ma credo che da molto tempo l'opportunità politica avrebbe dovuto
convincere il Pd, che ha in Bassolino una delle sue colonne, a invitarlo a
lasciare". Idem Gianfranco Fini, che tenta di mettere direttamente in
fuorigioco Walter Veltroni: "Se non fossi un
personaggio pubblico e non avessi una faccia conosciuta, vorrei andare in
incognito a Napoli nel giorno in cui arriverà il pullman di Veltroni,
per vedere come spiegherà alla gente che il partito del futuro e del nuovo è
quello di Bassolino e della Iervolino".
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti LA STORIA
RICOSTRUITA TRA CENTRO E SINISTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E difatti nella
Sinistra arcobaleno si è subito protestato che il re è nudo. Fausto Bertinotti
ha definito il leader del Pd "un reo confesso", trattando
Veltroni come l'imputato di un processo per tradimento ideologico. Nel
timore di altri equivoci, ieri Veltroni ha specificato che il Pd è
"la grande forza del centrosinistra riformista", riconoscendo senza
ambiguità che le sinistre sono due, una radicale e una moderata, "come in
tutti i paesi europei", e che quindi "sarà così anche in
Italia". Tuttavia le affermazioni di Veltroni non
vanno ridotte alla contingenza politica. Il discorso sulle "due
sinistre" sarebbe un'ovvietà se si limitasse a prendere nota della
spaccatura avvenuta entro il perimetro della vecchia Unione. La frattura è
stata voluta da Veltroni con un brusco cambio di
strategia rispetto all'esperienza del 2006, e sulla base di una fortissima
assunzione di rischio. Ma nel momento in cui ha preso la decisione di tagliare
il cordone con la sinistra radicale, Veltroni ha
cominciato anche un'impegnativa opera di ricostruzione culturale del
centrosinistra. Ricostruzione tutt'altro che astratta, e che può avere
ripercussioni strategiche sulla politica italiana e sull'intero sistema
politico. L'idea veltroniana è che rispetto al futuro il Pd è attrezzato a
sufficienza per promettere la modernizzazione del paese. Lo testimoniano fra
l'altro le candidature di imprenditori giovani e spregiudicati
intellettualmente come il lombardo Matteo Colaninno e il veneto Massimo Calearo
(che ieri ha sciolto le ultime riserve e ha accettato di schierarsi nelle file
democratiche), che si inseriscono utilmente nel riformismo interclassista di Veltroni. I problemi semmai vengono dal passato. Perché il
Pd non ha né una storia né una memoria. O meglio: possiede storie differenti,
quella comunista e quella della sinistra democristiana, che oggi non sono in
grado di proporsi in chiave culturalmente credibile alla società italiana. Non
esiste neppure una tradizione socialdemocratica, perché nel vecchio Pci
esisteva sì un'ala esplicitamente socialdemocratica, ma non esisteva, e anzi
era svilita se non dileggiata, una cultura organizzata di socialismo
democratico. Quindi Veltroni si sta preoccupando di creare
un terreno comune per candidati, elettori e militanti: non pensa ovviamente a
una cornice ideologica, ma piuttosto all'emersione di suggestioni politiche che
possano configurare un arco di sentimenti motivanti. è stato esemplare in
questo senso il richiamo alle intenzioni riformatrici degli anni Sessanta,
confluite nel centrosinistra "storico" di Moro, Nenni e La Malfa: Veltroni cerca di riannodare il filo con un'esperienza
politica (e culturale) che aveva tentato di modernizzare il paese affiancando
alla trasformazione economica il cambiamento delle istituzioni politiche,
grazie all'inclusione di settori di classe operaia nel circuito dell'economia e
del governo. Il tentativo è brillante politicamente proprio perché cerca una
continuità con un passato che non è il passato del Pci, ed è interessante
culturalmente perché tenta di ricostruire oggi, e sul campo, un'identità
riformista che si era spezzata negli anni Settanta (l'epoca in cui avanguardie
e movimenti, condizionando profondamente il Pci, evocavano come unico esito
plausibile per la politica l'evento rivoluzionario). Veltroni
si è accorto, come dimostrano i sondaggi, che il Pd è in grado di richiamare
l'interesse delle leve giovanili. Per il momento, in virtù di un certo sapore
di novità, riesce a fare sembrare "vecchia" la proposta politica ed
economica del blocco berlusconiano. Ma anche di fronte al sentore di stantio
nei programmi economici del Popolo della libertà, dietro cui si intravede la
protezione di rendite corporative e clientele politiche, il leader del Pd ha
bisogno tuttavia di rendere credibile la sua dichiarazione di
"riformismo" ancorandola a qualcosa in più che non a ipotesi
programmatiche. Insomma, Veltroni tenta di costruire
un partito di programma, cioè orientato al futuro, e nello stesso tempo un
partito che abbia un passato. Al leader del Pd occorre infatti anche una
storia, ossia un ubi consistam culturale. Deve spiegare all'opinione pubblica
che nella vicenda italiana non c'è esclusivamente la tradizione
particolaristica e conservatrice che si incarna oggi nell'entità
nazional-corporativa uscita dalla fusione tra Forza Italia e An. E quindi ha
anche il compito, Veltroni, di qualificare il suo
partito come il protagonista di una modernizzazione possibile, non sradicata
dalla storia e non modellata su teoremi da bignami delle liberalizzazioni. I
suoi critici possono dire che sta inventandosi una tradizione. Ma è più
interessante augurarsi che la storia ricostruita da Veltroni
possa davvero contenere le tracce di una buona Italia, con un gusto spiccato
per la modernità, e con la consapevolezza di un legame vitale con un passato
decente.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spettacoli Anche la
finale segna il record negativo degli ascolti: tutta la rassegna sotto i 10
milioni Per l'anno prossimo si parla di Bonolis e De Sica. E Del Noce avanza il
nome di Jovanotti L'addio di Pippo "Nel 2009 non ci sarò" Baudo:
"Il mio contratto con la Rai scade quest'anno ma non andrò via"
SILVIA FUMAROLA SANREMO dal nostro inviato Cravatta rosso geranio, falcata
baudesca, il conduttore che inaugura l'era del festival sotto i 10 milioni di
spettatori, segno dell'Italia che cambia, è di ottimo umore. "Vi stupirò,
ma sono contento" dice Pippo Baudo, fedele a se stesso, tradito dai
numeri. Nella prima parte della finale di sabato si sono registrati 9 milioni
641 mila spettatori (39.47% di share); 6 milioni 923 mila nella seconda
(52.89%). Media: 8 milioni 124 mila (44.90%). Il picco in share (74.54%)
all'1.20 alla proclamazione dei vincitori; oltre 11 milioni e mezzo per la clip
del film di Verdone. Baudo difende questo Sanremo in rosso, per lui con
l'impegno come direttore artistico scade anche l'accordo che lo lega a Viale
Mazzini. "Non c'è pericolo, non sarò qui nel 2009 ? Tra l'altro il mio
contratto si chiude nel 2008. Anch'io aspetto le elezioni, come Del Noce. Mi
lega alla Rai un contratto triennale, firmato con Flavio Cattaneo a chiusura di
una vicenda legale. Un contratto "prendere o lasciare" per rientrare
in azienda tutt'altro che scandaloso dal punto di vista economico rispetto a
quello di altri colleghi? Non ho intenzione di andare a Canale 5, posso essere
ancora utile in Rai". Per il suo futuro professionale
si augura che vinca Veltroni o Berlusconi? "La mia collocazione politica è nota" spiega
"Sono storicamente, familiarmente, idealmente di centrosinistra: mio padre
era allievo di don Sturzo, ho sempre ragionato in quei termini. Lo sa anche Berlusconi, e mi rispetta lo stesso". E' un Baudo che archivia
il baudismo e scopre l'umiltà ("A 72 anni prendere un 6 va bene, ho
superato la prova: sono morto e risorto tante volte"), un Baudo talent
scout che ha voluto Elio e le Storie Tese "ai quali ho assicurato massima
libertà. Li hanno lodati tutti, anche Mina. Hanno fatto un dopofestival
straordinario, la rilettura del Barbiere di Siviglia è una prova di gran
talento di Elio". Baudo sul Titanic, col pubblico che lo aspetta "non
per picchiarmi, ma perché mi vuole bene. I risultati non sono un delitto,
qualche merito ce l'ho: ho portato la buona musica, nonostante l'ostilità dei
discografici". Non è nel suo carattere, SuperPippo che fa un passo
indietro per Chiambretti: "Non gli ho fatto fare il valletto, come tutti
temevano; forse lo pensava anche lui. Gli ho dato spazio. So cosa sia una
spalla e cosa un comico, conosco le esigenze dello spettacolo... Qualche errore
l'ho fatto, ma la musica è infinitamente superiore a quella del 2007".
Chiambretti gli rende merito: "Nel '97 ho fatto il festival con Mike
Bongiorno, punte di 20 milioni di spettatori, è entrato nella storia. Mike è un
grande, però arrivò due giorni prima del debutto. Pippo era già qui l'anno
prima. Io sono stakanovista, lui lo è più di me. Ringrazio i 9 milioni di
persone che ci hanno seguito, comunque diamo ai Cesaroni quel che è dei
Cesaroni...". Racconta che dietro le quinte "Pippo stava sul suo
sgabello come un pugile che ha appena preso un pugno, e invece ascoltava le
canzoni. Continuava, nonostante le coltellate, a stare li, sul pezzo. Un grande
insegnamento". Da oggi la Rai apre la riflessione su Sanremo. "Per
prima cosa" spiega Fabrizio Del Noce "c'è il rapporto col Comune e i
discografici. Ripeto: non ci sono contatti con Bonolis, è legato a un'altra
azienda, quando scadrà il contratto con Mediaset vedremo. Christian De Sica
potrebbe rinnovare il festival, ma è un'ipotesi da verificare. Baudo è un
grande artista, con Chiambretti ? il contratto di Piero con La 7 scade a fine
anno - ha funzionato bene. Per fare il bis serve un'idea. Pippo sa che stiamo
lavorando sulla prossima Domenica in. Non avrà problemi". Intanto Del Noce
ha incontrato Jovanotti: "Ha dimostrato di avere dimestichezza col video:
vorrei offrirgli una conduzione".
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Torino
Il reportage Ma i tifosi bianconeri gli imputano la sconfitta con la
Fiorentina: in albergo aveva fatto gli auguri a Ranieri La "toccata e
fuga" di Berlusconi manda in visibilio cinquemila
fan Attacca Casini e Pezzotta, poi si confonde su chi ha realizzato il traforo
del Frejus PAOLO GRISERI Pazza idea quella di mettersi la pelliccia per andarlo
a sentire. La signora viene da Pino e sfida i 25 gradi di piazza Castello
intabarrata nel suo visone d'ordinanza. Il sacrificio vale il risultato? Nella
ressa sotto il palco ogni fan combatte contro un altro fan e tutti contro il
servizio d'ordine che impone "un metro di spazio per la sicurezza".
La signora del visone mantiene la posizione fino a quando un'altra madama si
piazza proprio davanti. La polizia cerca di fare spazio. La madama reagisce:
"Io devo stare qui". "Non si può stare qui". "Ma io
devo perché sono la vicepresidente del circolo. Io sono un'invitata, non sono
il pubblico". La signora del visone protesta: "Come, lei si piazza
davanti e io non vedo più nulla? Si sposti". "Io non mi sposto perché
sono una delle poche che può parlargli dandogli del tu". La portano via a
forza. La fan con la pelliccia gioisce. Il perché di tanta ressa è francamente
inspiegabile. Nell'angolo di piazza Castello ci sono poche migliaia di persone
(5.000 dirà la questura) e tutto il movimento sembra un'inutile tempesta nel
bicchiere d'acqua. Gran parte della piazza è deserta e dietro i fotografi le
mamme transitano con i passeggini. Fino a mezz'ora prima dell'inizio il palco
era in mezzo a un ampio cerchio di persone. Poi, per ragioni scenografiche, il
cerchio viene fatto stringere per creare la ressa da grande manifestazione.
Valerio Cattaneo, ex consigliere regionale ora in predicato di una candidatura,
organizza le truppe. Mette un gruppo di ragazzi alle spalle del palco e
impartisce disposizioni severe: "Ora vi darò le magliette, le bandiere e i
cappellini. Guai a chi indossa la maglietta e si mette sopra la giacca. La
scritta deve essere ben visibile". La scritta dice: "Rialzati
Italia". Lui, Berlusconi, arriva in elicottero a
Caselle. Lo accoglie il coordinatore regionale, Guido Crosetto. Negli stessi
istanti sotto il sole di piazza Castello Cattaneo annuncia: "Il presidente
sta volando verso di noi". è in quel momento che parte, per la prima
volta, l'inno del Pdl: "C'è un grande sogno che ognuno ha/ siamo la gente
della libertà/Presidente siamo con te/ meno male che Silvio c'è". Il fatto
è che Silvio ritarda. Si ferma al Principi di Piemonte per rinfrescarsi e
incontra la Juventus in ritiro prepartita. Parla con Ranieri, Legrottaglie,
Zanetti e Agricola: "Vi faccio gli auguri per la partita. Vincete, conviene
anche al mio Milan". In serata molti tifosi bianconeri, delusi dalla
sconfitta, hanno imprecato contro il Cavaliere. Alla nona ripetizione
consecutiva dell'inno, Silvio c'è davvero e sale saltellando le scale del
palco: ormai lo fanno tutti, a destra e sinistra, scimmiottando Barak Obama. Il
discorso è un attacco pesante al centro di Casini e Pezzotta: "Piccoli
partiti che non arriveranno in Parlamento e faranno solo un
favore a Veltroni". Un solo tema ha attinenza con Torino, anche se si capisce
che Silvio non ha alcuna dimestichezza con la geografia di questa parte
d'Italia: "La sinistra ci ha impedito di realizzare le grandi opere come
il tunnel del Frejus". Il tunnel del Frejus lo ha realizzato Cavour ma è
vero che con quello del Moncenisio ci sono delle difficoltà: "Noi
supereremo i problemi e realizzeremo le opere", garantisce il Cavaliere.
Il sole di mezzogiorno dardeggia e ormai la signora con il visone è quasi
liquefatta. Berlusconi promette di tornare a Torino
"prima delle elezioni". I fan e i maggiorenti del partito sono in
visibilio. Lui chiude il comizio e l'inno parte per la decima volta. Centinaia
di mani si protendono verso il palco. In un ultimo, defatigante, spasmo, la
signora con la pelliccia riesce a toccarlo: "Mi ha dato la mano, mi ha
dato la mano", grida alle amiche. è chiaro che tutto il mondo attorno per
lei non conta più. Quella stretta di mano l'ha portata in una dimensione
diversa, ultraterrena. Meno male che Silvio c'è.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Torino
L'intervista Ghigo chiede al Pd piemontese di pronunciarsi dopo la scelta di Veltroni. E sull'organismo: "Un tavolo inutile, che
piace pure a Ferrentino" "Stop all'Osservatorio e all'ambiguità sulla
Tav" "La prima domanda che voglio porre a tutti in questa campagna
elettorale è: chi è davvero pro e chi è contro la Torino-Lione? Lo farò in ogni
dibattito con il Pd e con le altre forze in competizione". A lanciare la
provocazione è Enzo Ghigo senatore di Forza Italia ed ex presidente della
Regione. Ghigo perché questa ossessione per la Tav? "Perché penso che
quest'opera sia doppiamente indicativa della nuova stagione
politica che si è aperta dopo la decisione simmetrica di Veltroni e Berlusconi di rinunciare alle alleanze "scomode"". Qual è la
doppia indicazione? "è importante in sé, perché senza questo collegamento
l'Italia e il Nord in particolare subirebbero danni incalcolabili. Poi
soprattutto "fare la Tav", significa riuscire a realizzare un'opera
di interesse generale, sconfiggendo i particolarismi di una minoranza di
blocco: sarebbe una pietra miliare verso un cammino davvero riformista della
prossima legislatura". Quindi la Torino-Lione oggi per lei è un simbolo
politico? "Che la Tav sia ormai essenzialmente un problema politico, lo ha
riconosciuto anche Mauro Moretti, ad di Fs, condannando esplicitamente l'acquisizione
dei terreni lungo il tracciato da parte dei No-Tav e di molti politici della
Sinistra Arcobaleno, per frenarne la realizzazione. "Negazione pura":
così Moretti ha definito quel comportamento". Quella sinistra però sarà in
ogni caso all'opposizione nella prossima legislatura, non crede? "Certo,
però questi comportamenti irresponsabili sono assecondati da mezzi di
informazione che li esaltano e li promuovono. Non si capisce davvero per quale
scopo. è intollerabile che ogni giorno da certi pulpiti confindustriali
arrivino rampogne ai politici per la loro inadeguatezza, quando poi strumenti
di comunicazione, purtroppo molto influenti, che fanno capo alle stesse
persone, appoggiano coloro che lavorano per mantenere l'Italia
nell'arretratezza. E schizofrenia inconsapevole o si gioca al "tanto
peggio tanto meglio"?". I lavori dell'Osservatorio guidati da Virano
non hanno fatto fare passi avanti alla vicenda? "Sono stati inutili, solo
tavoli con cui si sono "baloccati" per due anni la giunta Bresso e il
governo Prodi. Tanto inutili che piacciono pure al leader della rivolta
anti-Tav Antono Ferrentino. Che adesso però non viene più ritenuto affidabile
dall'ala dura del movimento. La Sinistra Arcobaleno sta meditando se
candidarlo, ma non lo farà perché è una sinistra opportunista, che coltiva e
strumentalizza le paure in Valle Susa a scopo elettorale". Il Pd però ha
detto in ogni sede di essere favorevole alla Tav. Non basta? "Veltroni ha finalmente inserito la Tav nel proprio
programma, ma adesso tutti gli esponenti piemontesi del Pd devono confermare di
essere convinti di questa decisione, in qualunque ruolo si troveranno ad agire
dopo il 14 aprile. Questo significa che, se sarà necessario imporre l'interesse
comune contro quello di una minoranza, nessuno esponente del Pd, anche
dall'opposizione, potrà chiamarsi fuori da un atteggiamento di responsabile
sostegno". (m. trab.).
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Napoli
IL RITORNO IL CAMBIO Chiusa la filiera dei capilista: in ascesa le quotazioni
di Teresa Armato, Annamaria Carloni ed Enzo De Luca Pd, accordo su Follini al
Senato Nicolais alla Camera. I Verdi rilanciano la Francescato Nel Pdl c'è grande
attesa per la risposta di Antonio D'Amato a Berlusconi
MARCO Follini al Senato, Luigi Nicolais alla Camera. Ieri il Pd ha quasi
sciolto un altro dei suoi enigmi, chiudendo così la filiera dei capilista prima
di inoltrarsi nella nottata dalla quale uscirà oggi la selezione delle altre
posizioni. Detto del ticket Picierno-Veltroni, lanciato dallo stesso
leader nazionale per la circoscrizione Campania 2, ieri è stato risolto il caso
Nicolais. Al ministro uscente è stato chiesto finalmente di guidare la lista per
la Camera a Napoli e non più quella al Senato. Una scelta alla quale non è del
tutto estranea la resistenza di Antonio Bassolino a Palazzo Santa Lucia:
l'allontanarsi della prospettiva elettorale in Regione rende anche meno urgente
la predesignazione a candidato presidente che Nicolais avrebbe avuto con il
capolistato al Senato. La resistenza di Bassolino (che ieri ha incassato la
"solidarietà umana e politica" dal presidente della Provincia Dino Di
Palma) ha indotto anche una riflessione sulla esigenza di evitare eccessive
guerre intestine. Sicché sono di nuovo in ascesa le quotazioni di Teresa
Armato, che finalmente Veltroni avrebbe blindato anche
come presidente del suo comitato alle primarie, di Annamaria Carloni,
sponsorizzata da Rosi Bindi, e dell'assessore irpino Enzo De Luca. Semmai a
rischiare un po' è il senatore uscente Andrea De Simone. Dalla sua Salerno
arrivano un po' troppe richieste. L'area Letta ha blindato Guglielmo Vaccaro,
c'è poi il segretario regionale Tino Iannuzzi, le minoranze che propugnano
Angelo Villani, ma anche il ticket con Alfonso Andria e Alfredo D'Attorre. A
Napoli invece per ora paiono sicuri solo gli uscenti Incostante, Villari e
Mosella, mentre riprende quota Luisa Bossa, per diretto interessamento di Veltroni. è questo un punto delicato, perché Nicolais
vorrebbe portarsi dietro anche un pacchetto di presenze innovatrici, da
Massimiliano Manfredi a Ivano Russo per non dire dei due rettori Guido
Trombetti e Pasquale Ciriello. Una trattativa che però si è bruscamente interrotta
ieri a causa della tragica morte di Roberto Dinacci, stretto collaboratore del
ministro. Nelle prossime ore dovrebbe comunque essere definito anche il quadro
degli altri schieramenti. Nel Pdl è già quasi tutto fatto, si attende solo di
sapere se stavolta Berlusconi riuscirà a strappare il
sì a Antonio D'Amato. è poi probabile il ritorno in Campania di Grazia
Francescato. La leader nazionale dei Verdi potrebbe coprire la ricerca di una
presenza femminile di cui è alla ricerca la Sinistra arcobaleno. Naturalmente
Francescato verrebbe a capeggiare la lista a Napoli, il che mette più a
repentaglio il posizionamento utile dietro sia dell'altro verde Tommaso
Pellegrino che del bertinottiano Peppe De Cristofaro. (r. f.).
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VIDEOVOTO LA COPPIA
ANTONIO DIPOLLINA Non è un segreto: Berlusconi ha
deciso che la principale arma da usare in campagna elettorale è Romano Prodi.
Ovvero ricordare a ogni piè sospinto agli elettori il suo Governo, il suo
operato nonché le sue fattezze fisiche. Il Pd, per esempio, non è un partito,
ma un ricettacolo per reduci del governo Prodi, il programma è quello vecchio
di Prodi, e "Pd", inoltre, sono due lettere contenute nella parola
"Prodi". E così via. Per questo colpisce che il Tg5 introduca un
servizio sulla giornata elettorale di Walter Veltroni con una schermata alle spalle del conduttore: due grandi foto, a
destra Veltroni, a sinistra Prodi. Il servizio parla di Veltroni, mostra Veltroni, annuncia la candidatura di Calearo, mostra Calearo: l'ex
premier non c'entra nulla. Ma su tutto incombe quella visione introduttiva, il
Prodi che sembra fare "Bù" al telespettatore e incombe, su Veltroni, sul Pd e su tutti noi.
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Nord e Sud I nodi di Veltroni Antonio
Padellaro Con Bassolino e Calearo, personaggi diversissimi tra loro, Veltroni sta giocando un round decisivo della partita elettorale del Pd.
Non avrà le dimissioni del presidente campano, che richiesto di appellarsi alla
propria coscienza ha risposto di non voler "disertare". Ma
avrà come capolista nel Veneto l'industriale presidente di Federmeccanica,
candidatura che per il leader democratico incarna il patto tra produttori e
lavoratori (ma alla Fiom non la pensano così). Bassolino rappresenta nel bene e
nel male la questione meridionale del centrosinistra. Per una lunga stagione e
soprattutto da sindaco di Napoli ha consentito la mietitura di vasti consensi
elettorali. Fino alle elezioni del 2006 quando il voto in Campania è risultato
decisivo al risicato successo dell'Unione. Adesso però il governatore è
diventato, forse ingiustamente, il parafulmine politico dell'emergenza rifiuti,
immagine a cui Veltroni vorrebbe comprensibilmente
sottrarsi. La scelta di Calearo, invece, punta direttamente al cuore della
questione settentrionale del Pd. Un Nord-Est tradizionalmente inospitale per il
centrosinistra e che ora si tenta di sottrarre alla tenaglia berlusconian-leghista
con un nome che può avere effetti rassicuranti nel mondo della piccola e media
industria. Subito Bertinotti e Diliberto ne approfittano per definire i
"fratelli coltelli" del Pd un partito non più di sinistra e ormai
distante dalla classe operaia. Ma per vincere le elezioni Veltroni
persegue la strategia della discontinuità del Pd. Quella di un partito
maggioritario che pur senza allontanarsi dal suo tradizionale blocco sociale
deve saper raccogliere consensi in tutti ceti, in tutte le categorie e tra
tutte le età. Si tratta di sommare i possibili voti nuovi (Calearo) ai voti che
ci sono (Bassolino) ma che potrebbero non esserci più. Non sarà facile. Ma chi
ha detto che battere Berlusconi lo è?.
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del DESTRA Berlusconi, finanza creativa e
ossessione anti-Udc Se la matematica non è un'opinione, i conti di Berlusconi, come spiegato ieri non solo da l'Unità, ma anche
da Il Sole 24-Ore, sono sballati. È la finanza creativa che torna. Promette
spese per un'ottantina di miliardi, ma le "coperture" arrivano a poco
più di 33 miliardi. Insomma mancano 50 miliardi di euro. Anche perché la Lega
promette ai suoi che il 90% delle tasse pagate in Padania resteranno al nord.
Tante promesse, ma uscite e entrate non coincidono. E Veltroni lo fa notare dal palco nel suo tour (era in Toscana) in pullman.
Non sta in piedi (è incostituzionale) nemmeno l'idea del Pdl di far diventare
tutti proprietari gli attuali inquilini delle case pubbliche. Senza dimenticare
che Berlusconi è stato al governo per 5 anni negli ultimi 6. Un periodo
in cui spesa pubblica e debito sono cresciuti senza alcun controllo. Ma lui
rivendica di aver realizzato l'85% delle promesse fatte. il 15% che manca?
Tutta colpa dell'ex alleato Casini. Zegarelli, Miserendino, Di Giovanni,
Iervasi alle pagine 2 e 3.
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del IL RITRATTOIl leader di Federmeccanica è un protagonista del
Veneto industriale, è un uomo di potere e si è appena "allungato" il
cognome L'industriale che sognava di essere Montezemolo di Rinaldo Gianola Le
voci perfide che s'annidano abitualmente in Confindustria lo avevano già
etichettato: "Calearo s'è allungato il nome perché non vuole essere da
meno di Montezemolo...". Come sarebbe a dire, allungato il nome? Eh sì,
Massimo Calearo, presidente della Federmeccanica, leader delle imprese
vicentine e new entry del partito democratico, per l'anagrafe è Massimo Calearo
Ciman, grazie a una recente estensione del cognome. Un cognome, a ben vedere,
tanto lungo, anche se forse meno aristocratico, almeno quanto Cordero di
Montezemolo. Ma le cattiverie confindustriali non devono scalfire il gesto
dell'intraprendente industriale che, nei mesi scorsi, aveva ipotizzato una
settimana lavorativa di 60 ore perché "in Italia si lavora dalle 300 alle
500 ore in meno di Stati Uniti e Giappone". Certo ci sono dei limiti
europei all'orario settimanale, c'è ancora lo Statuto dei lavoratori, ma se la
"modernità" ha un prezzo, Calearo ha già un'idea su chi lo deve
pagare. Calearo sembra un duro, addirittura un "leghista" per linguaggio
e comportamento. Ma ha un cuore e può risultare un progressista, un riformista.
Certo bisogna guardare con estrema attenzione. Volete sapere perché si è
allungato il cognome? Non certo per rafforzare la sua virilità. Ecco. L'anno
scorso è venuto a mancare uno dei suoi tre zii gesuiti, zio materno col cognome
(Ciman) della mamma. L'industriale ha deciso di utilizzare la legge che
consente di aggiungere anche il nome della madre, per conservare così la
discendenza familiare. Queste motivazioni dovrebbero aver messo a tacere le
voci dei suoi colleghi industriali. Ma se finisce la storia del cognome, ne
parte un'altra. E che storia, amici e compagni. Il Calearo, il duro degli
industriali meccanici che giustificava lo sciopero fiscale dei leghisti perché
"a mali estremi..." ("ma era una battuta" si è poi difeso),
l'organizzatore dell'assemblea confindustriale di Vicenza
che decretò il trionfo populista di Berlusconi mentre
Montezemolo usciva dalla porta di sicurezza, bene, questo imprenditore del
Nord-Est, si candida nel pd. Cercherà di raccogliere per Veltroni i voti della piccola e media impresa dell'area, assieme alla
Lombardia, a maggior concentrazione di fabbriche e fabbrichette d'Italia.
Calearo è un po' il paradigma dell'imprenditoria del Nord Est. Possiede e guida
un'impresa di antenne per auto e telecomunicazioni, con 200 dipendenti, ricerca
e alta tecnologia, sta a Vicenza ma è andato a produrre in Slovacchia perché lì
gli operai e l'energia costano meno. Se davvero il pd vorrà cementare il patto
dei produttori tra lavoratori e imprenditori, allora Calearo è il simbolo
giusto. Certo, ora bisognerà convincere Cipputi e i suoi colleghi
metalmeccanici ad andare a braccetto con Calearo, ma qui ci penserà la
politica. E sarà una bella scommessa. Perché non tutti gli industriali sono
uguali. Veltroni ha già messo in lista, a Milano,
Matteo Colaninno, presidente dei giovani di Confindustria. Ma con Calearo il pd
fa un salto in avanti, segna uno strappo, è l'autentica novità. Positiva o
negativa si vedrà più avanti, quando si conteranno i voti. Perché il giovane
Colaninno è un bravo imprenditore, ma era già sospettato di essere aperto al
centrosinistra e poi il padre Roberto, si sa, ispirava simpatie a quella volpe
di Massimo D'Alema. Il giovane Colaninno non si esprimerebbe mai come il leader
di Federmeccanica. È fatto di un'altra pasta. Calearo è diverso. Non è un
politico, non sta nei salotti, ma è un uomo di potere. È pragmatico come deve
essere un capitano d'industria. Poco più che cinquantenne, laureato in economia
e commercio, è un industriale che avrebbe voluto prendere il posto di
Montezemolo in Confindustria, ma quando ha visto l'onda anomala che
accompagnava la candidatura di Emma Marcegaglia si è accodato, forse puntando
su una vicepresidenza, fino a quando è stato tentato dal pd. Perché ha scelto i
democratici? Fino all'agosto scorso era innamorato di Berlusconi
e della Brambilla tanto da dichiarare a Panorama (testuale): "Berlusconi ha una marcia in più e fantasia da vendere. Avrà
capito che Forza Italia non è più un partito delle gente ma un'azienda
trasformata in partito. E non va bene. La diffidenza e il sarcasmo dei
Cicchitto e degli altri dirigenti sull'iniziativa della sciura Brambilla
dimostrano che in Forza Italia c'è la casta". In questa parole c'è un po'
la sintesi del suo "pensiero", almeno quello conosciuto finora:
l'apprezzamento per Berlusconi perché è uno che fatto
il "grano", la retorica anti-casta del Corriere della Sera, una
spruzzatina di grillismo. Ma Calearo non va etichettato: è abile, capace di adeguare
linguaggio e toni ai più diversi consessi. Interrogato dall'Unità nell'agosto
2006 dice che tra i politici stima Bersani "che vuole rompere certe
lobby", ma, in un'altra intervista, spara su Rosy Bindi che "speriamo
non riproduca a livello nazionale i disastri che ha fatto in Veneto quando
militava nei Popolari". Eccolo, il mitico Veneto che ritorna, dalla dc di
Rumor e Bisaglia ai secessionisti del "Leon che magna el terun".
Nella sua terra Calearo influenza i giornali che può - è consigliere di Athesys
che edita Il Giornale di Vicenza, l'Arena di Verona e Brescia Oggi - per le sue
battaglie, pronto a litigare persino con il governatore Galan per le politiche
sugli appalti, le infrastrutture e la burocrazia. Tanto che il presidente
forzista della Regione lo ha accusato di essere un "tecnocrate
mafioso" e Libero degli Angelucci lo ha paragonato a un dittatore perché
avrebbe prolungato il suo mandato alla guida della Confindustra vicentina, la
terza associazione di imprese più importante in Italia. Negli ultimi tempi
Calearo temeva il "cesarismo": "Sarkozy da un parte, Chavez
dall'altra. Allora meglio Montezemolo? Certamente...". Che dire ancora? La
discesa in campo di Calearo col pd potrebbe spingere Antonio D'Amato ad
accettare il corteggiamento di Berlusconi. Su D'Amato
siamo preparatissimi.
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Calearo dice sì al Pd sarà capolista in Veneto "Non è l'Italia
che si deve rialzare, ma la politica deve governare una fase difficile".
Dura la Fiom: incompatibile con la linea del Pd di Andrea Carugati / Roma IL PRESSING di Veltroni ha avuto
successo. Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica ed ex leader degli
industriali di Vicenza, sarà capolista del Pd in Veneto, alla Camera.
L'annuncio ufficiale del leader Pd ieri a Prato. Veltroni lo ha
definito "un grande industriale veneto" che incarna il progetto del
Pd, "un patto tra produttori e lavoratori per la crescita del Paese".
Protesta la sinistra radicale: "Una dichiarazione di guerra contro i
lavoratori", dice Sgobio del Pdci. E Manuela Palermi: "Mi vengono i
brividi, Veltroni recide qualsiasi legame con la
storia della sinistra". E Paolo Ferrero: "Il Pd ha scelto i
padroni". Veltroni risponde: "La sinistra
radicale parla di lotta di classe contro i padroni. Non abbiamo un'idea
diversa, un grande patto tra tutte le persone che vogliono impegnarsi a far
crescere il nostro Paese". Calearo spiega così la sua scelta: "La
proposta del Pd è un'occasione per dare voce al mondo delle piccole e medie
imprese e ad un'area del Paese, il Nordest, che finora ha sofferto di scarsa
rappresentanza". "Ho accettato la proposta -prosegue- perché credo
che questo sia un momento fondamentale per il futuro del nostro Paese. Se nel
Pd trovano spazio anime, culture e interessi, anche non di sinistra, come
quelli di cui io sono portatore, significa che la politica italiana sta
veramente cambiando". Poi una stoccata allo slogan di Berlusconi:
"Da imprenditore credo che non sia l'Italia a doversi rialzare, ma la
politica a dover essere all'altezza dei propri compiti. C'è bisogno di una
classe dirigente che sappia governare questa difficile fase economica e
sociale. Anche il Nordest ha la necessità di innovarsi nelle persone e negli
obiettivi". Calearo cita alcuni punti-chiave del suo impegno: "Un
federalismo pienamente realizzato, un sistema fiscale che favorisca anziché
frenare lo sviluppo, una maggiore qualità della vita e dell'ambiente, un forte
sostegno alla ricerca, all'eccellenza, alla formazione". La Fiom, per anni
controparte di Calearo, non è entusiasta della scelta. E non solo l'area vicino
alla Sinistra arcobaleno. Il segretario nazionale Fausto Durante, tra quei riformisti
Fiom che sono più vicini al Pd, spara a zero fin da alcune ore prima
dell'annuncio ufficiale: "Calearo farebbe perdere più voti di quelli che
potrebbe fare acquisire: trovo le sue posizioni incompatibili con il riformismo
del Pd su temi come lavoro, contrattazione, fisco, immigrati. Calearo ha
tentato di negare ai metalmeccanici il diritto a un giusto contratto e li ha
obbligati e decine di ore di sciopero". E tuttavia, il passaggio nel Pd,
dopo il numero due di Confindustria Matteo Colaninno, anche del numero uno
della terza associazione industriali italiana, crea grossi imbarazzi nel
centrodestra. Tanto che Maurizio Sacconi, di Forza Italia, parla di
"strane cose successe in questi anni in Confindustria" ed è costretto
a ricordare che "una cosa sono gli industriali, e un'altra i
confindustriali. E conclude: "La società veneta che produce e lavora sa
ben riconoscere la sua rappresentanza politica". Il fatto che sia
costretto a dirlo dimostra che, dopo 15 anni, qualcosa sta cambiando anche a
Nordest.
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del "Vincere è possibile, sarà una rimonta storica" Veltroni in Toscana: nel nostro programma non solo promesse.
"Quello della Pdl è senza copertura" di Bruno Miserendino inviato a
Pisa "I CITTADINI devono sapere che il nostro programma ha un costo di cui
abbiamo indicato le coperture, quello degli avversari costa 80 miliardi e le
coperture previste sono solo 30. Lo confermano autorevoli giornali. Non ho
bisogno di dire altro". Applausi da Pisa, mattina bella e tiepida, piazza
Carrara è piena, saranno 7-8mila persone, ed era tempo, dice il candidato
sindaco Filippeschi, che in città non si vedeva una manifestazione così. Spunta
da una casa anche uno striscione "Tu voi fa' l'americano", ma Veltroni la prende bene: "È il bello della
democrazia". E infatti al piano di sopra gli applausi si sprecano. Sì,
Walter Veltroni lavora di fioretto e dice che
continuerà così, senza attacchi e insulti, però, mentre va in giro per la
Toscana, avverte: "Conosco i miei polli, siccome non hanno argomenti,
inizieranno ad attaccarmi". Quasi un presentimento: Fini dice che serve lo
psicanalista perché rimuove Prodi, Berlusconi che sta a fatica nella
griglia del bon ton, dice che ormai il Pd non si dichiara più di sinistra,
Bertinotti se la prende per la candidatura di Calearo. Veltroni, galvanizzato dai sondaggi e dal calore della Toscana, intreccia
un dialogo a distanza con tutti i contendenti, cominciando dall'argomento che
più fa innervosire la Destra: "C'è un'aria nuova in giro, per noi
vincere non è più una missione impossibile". Lo dice a Pisa, lo dice al
pranzo elettorale a Montecatini Terme, lo dice anche a Prato: "Guardate
che stiamo per realizzare la rimonta più incredibile della storia elettorale italiana".
Caricare gli elettori fa parte della missione, però Veltroni
ci crede davvero. E infatti batte sui tasti che stanno accreditando la rimonta.
Primo, il Pd sta raccogliendo consensi in tutte le aree perché è l'unica vera
novità: "Noi - dice rispondendo indirettamente alla sinistra radicale -
siamo una grande forza di centrosinistra riformista, come ce ne sono in tutte
le grandi democrazie europee, che vuole coniugare le culture della crescita
economica e dell'equità sociale". Chiaro riferimento alle polemiche sulla
sua intervista a El Pais. Pd partito "solo" riformista e non solo di
sinistra? "Vogliamo - insiste - che la ricchezza del Paese cresca, e
quando sento che la sinistra estrema grida allo scandalo non mi meraviglio. Noi
vogliamo un patto tra produttori, puntiamo sulla crescita per assicurare
equità, per smuovere l'ascensore sociale fermo da molti anni; loro parlano di
lotta di classe. In tutti i Paesi europei esistono due sinistre, una riformista
e una radicale: sarà così anche in Italia". Lancia la sfida annunciando la
candidatura del presidente di Confindustria vicentina Massimo Calearo, per
marcare una differenza di programmi e di prospettive. Ma è al centrodestra che
si rivolge Veltroni quando cita Bossi e le sue parole
"insurrezionali". "Il 90% della ricchezza prodotta al nord resta
al nord? Io questa cosa non l'ho letta nel loro programma... ". Fischi
dalla piazza al nome di Bossi e del parlamento padano. Ma Veltroni
insiste: "Voglio capire come faranno a interloquire con la Lega Nord. E
come lo spiegheranno a quelli della Lega Sud. Come vedete gli italiani
rischiano di riassistere a un brutto film". Altra sfida, le liste pulite.
Lo dice sempre Veltroni: "Noi abbiamo lanciato
l'idea, e ci fa piacere che tutti abbiano detto di volerla seguire, però
vedremo alla fine chi davvero le ha fatte". Non lo fa a caso. Ormai il
leader del Pd gli applausi più convinti li prende quando parla della corsa
libera del Pd, quando dice no a un parlamento con 40 partiti, quando dice che
l'Italia ha bisogno di aria pulita e nuova, quando spiega che non è il paese
che si deve rialzare, ma la politica, perché gli italiani la mattina sono già
svegli e vanno a faticare. "Noi parliamo al paese e infatti portiamo il
paese in parlamento". Difende, Veltroni, anche
l'accordo coi radicali che pure qualche malumore ha provocato nel mondo
cattolico. Lo fa in una visita lampo, prima delle manifestazioni elettorali,
sulle colline di San Martino in Vignale, a casa di padre Arturo Paoli, 96 anni,
missionario in Brasile, nelle favelas. È vero che secondo i sondaggi i Radicali
non danno un valore aggiunto al Pd? "No, non è così - risponde - anzi ci
incoraggiano, perché si è capito il senso dell'operazione che abbiamo fatto, un
grande partito che vuole andare oltre la contrapposizione laici-cattolici,
nell'interesse del Paese". Aggiunta: "Riuscendo a coinvolgere una
forza radicale nel programma del Pd abbiamo scongiurato il rischio di una lista
laicista, perché francamente non abbiamo bisogno, in Italia, di ulteriori antistoriche
divisioni". Veltroni cita senza nominarlo Marini:
"Dio ci scampi da un partito su base religiosa", "ben diverso è
essere attenti, come noi siamo alle sensibilità dei cattolici". È chiaro
che la Toscana ha fatto bene a Veltroni. Mancano 40
giorni e lui sente l'onda.
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Bassolino, il Pd e il fantasma della disfatta di Enrico Fierro
"A Roma, lì negli open space del loft, non hanno capito che stanno
scherzando col fuoco". Ancora amarezza nel quartier generale di Bassolino.
Amarezza per l'ingratitudine romana, per i tanti "smemorati" che
"adesso se ne lavano le mani". Insomma: quelli che nel 2005
"hanno supplicato Antonio di ricandidarsi alla guida della Regione, quelli
che hanno dimenticato che qui si vince dal 1993 e che se Prodi è andato a Palazzo
Chigi è grazie ai voti nostri". Nervi tesi e cuori scuri. Per i sondaggi
da ultimi giorni di Pompei che circolano in Campania: Pd e centrosinistra ai
minimi storici, centrodestra alle soglie del paradiso. La debacle alle falde
del Vesuvio significa la sconfitta nel Paese. È per questo che in tanti, in
troppi, nel centrosinistra e soprattutto nel Pd hanno già trovato un capro
espiatorio. E questo avvelena gli animi degli uomini più vicini al presidente.
Che ieri si aspettavano un segno, una frase, almeno una parola di sostegno alla
decisione del loro leader: "Io resto al mio posto è una guerra, non
diserto". Ma da Roma sono arrivati solo segnali deboli. Flebili quelli
lanciati dal plenipotenziario del Pd Goffredo Bettini nella trasmissione di
Lucia Annunziata. "Rispetto la sua scelta di restare". Troppo poco,
solo un piccolo passo in più dell'appello veltroniano
"alla coscienza di Bassolino". Bettini, poi, riflettendo sulla crisi
dei rifiuti in Campania, sul rinvio a giudizio del governatore, sulle polemiche
feroci che stanno devastando Pd e centrosinistra, parla della "necessità
di un profondo rinnovamento", ma anche lui si richiama alla
"coscienza di Bassolino" cui tocca "valutare se questo
processo di rinnovamento sia aiutato o meno dalla sua presenza". Parole
non certo di incoraggiamento. Che nel quartier generale bassoliniano i più
inclini al pessimismo valutano come una sorta di pietra tombale sulla sorte
politica del loro leader. Ma Bassolino non molla. La sua decisione è un misto
di passione e orgoglio personale ("si giocherà tutto, non assisterà
impotente alla demolizione della sua storia politica", dicono i
fedelissimi) e lucida determinazione. Un calcolo politico che è al limite del
disperato azzardo. Mancano 68 giorni alla conclusione del lavoro di Gianni De
Gennaro, si spera nel miracolo. Forse le strade di Napoli e delle città
dell'hinterland verranno liberate dalle tonnellate di monnezza che appestano
l'aria e la vita dei cittadini. Solo dopo, è il ragionamento, si potrà parlare
di quello che di buono è stato realizzato in questi 15 anni di potere
bassoliniano, e delle cose che non sono state fatte. Anche gli errori verranno
messi in piazza. Nel frattempo la giunta regionale è stata rivoluzionata. Basta
con le snervanti mediazioni con partiti e capicorrenti. Quei micidiali sì che
nel 2005 portarono all'elezione di Sandra Mastella e alla spartizione del
potere regionale: ai Ds le politiche di sviluppo, ai colonnelli di Ciriaco De
Mita il vasto bacino di voti della sanità. Si torna allo spirito del '93.
Assessori esterni, qualificati, tecnici e manager della sanità scelti in modo
indipendente. Una decisione giusta ma arrivata fuori tempo massimo. Una sorta
di nostalgico ritorno al passato. In mezzo ci sono le elezioni politiche. E le
liste. Da Roma non vogliono nessun candidato che faccia ricordare agli elettori
l'esperienza del governo Bassolino. Lo hanno detto con chiarezza: nessun
assessore in partenza per Montecitorio o per Palazzo Madama. Il Pd campano ne
propone invece tre. Si vedrà come andrà a finire. Il risultato elettorale farà
il resto: se le urne trasformeranno Napoli e la Campania nella Caporetto del
Pd, non è escluso che Bassolino lasci tutto in coincidenza con la fine del
mandato di De Gennaro. Se il risultato sarà accettabile Bassolino resisterà
fino al 2009, data delle elezioni europee. Nel frattempo lavorerà per
recuperare il terreno perduto anche dentro il suo partito. Fin qui il racconto
dell'uomo che per quindici anni ha condizionato, nel bene e nel male, la vita
di una delle più importanti regioni italiane. Ma in Campania è in atto un
fenomeno più ampio e profondo. Un potente bradisisma sta sconvolgendo il
potere. Clemente Mastella, è ormai ridotto a patetico ras di paese. Ciriaco De
Mita si avvia a concludere la sua storia politica nel modo più inglorioso:
divorerà cannoli in compagnia di Totò vasa vasa. La destra si appresta a
riproporre la stessa identica litigiosissima leadership che in quindici anni ha
perso tutte le battaglie possibili. Altro che nuovo: Pomicino, Alfredo Vito,
con le promesse di Berlusconi e le melodie di
Apicella, sono già pronti. Qui, scriverebbe Antonio Gramsci, "il vecchio
sta morendo, ma il nuovo stenta a nascere". Anche nel Pd, dove -
candidature suggestive a parte - non si intravedono nuove e credibili
leadership in grado di affrontare una crisi così vasta. Nessuno le ha costruite
in questi quindici anni. E nessuno ha saputo costruirsi come leader. Perché in
troppi hanno vissuto all'ombra di Bassolino, della sua immagine, del suo
sistema di potere, del suo consenso. Yes-men sempre sorridenti e in attesa di
una investitura alla successione. Oppure oppositori interni spesso afoni quando
la stella del "presidente" brillava, uomini sempre pronti a trattare
candidature e posti in lista.
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Il Mastella furioso al Cavaliere "Questa me la
pagherai" L'ex Guardasigilli: non avrai il mio scalpo, né i miei voti.
Lady Sandra: sei inaffidabile e scortese di Maristella Iervasi / Roma La
sinistra lo evita, il centro non sa che farsene di lui e Berlusconi
che doveva portarselo nel Pdl a sorpresa lo molla. Che pieno di picche per
Clemente Mastella! Scaricato e abbandonato da tutti. E l'attacco bile è senza
clemenza. "Ci considerano e ci trattano da terroni", è lo sfogo
dell'ex ministro della Giustizia che ha fatto cadere il governo Prodi. Una
furia che già ieri si è palesata con un'intervista al quotidiano Libero, dal
titolo più che eloquente: "Caro Silvio, te la farò pagare". Ma il
Mastella a tutta bile non finisce qui. "Non saranno
certo il romano Veltroni e il milanese Berlusconi a risolvere i problemi
del Sud e quelli ancor più drammatici della Campania", si legge in una
nota diffusa ieri dal leader dell'Udeur alle agenzie di stampa. "Ci
considerano e ci trattano dei terroni accogendosi di noi solo alla vigilia
delle elezioni, quando nei programmi dei grandi partiti diventiamo una risorsa
- ha precisato -, rappresentando un formidabile bacino elettorale, salvo
dimenticarsene un'ora dopo il voto. Ebbene - ha concluso - con la nostra
"munnezza" questa volta ci terremo anche i nostri voti e non li
daremo nè a Roma nè a Milano". Una ribadire "corriamo da soli" e
"al Sud ci penso io"? Il simbolo dell'Udeur di Clemente Mastella è
stato depositato al Viminale venerdì pomeriggio. Il contrassegno risulta al
134/mo posto. Il simbolo è lo stesso presentato in altre occasioni: in alto la
scritta "Mastella" e in basso "Udeur-Popolari"; al centro
l'immagine del Campanile su sfondo azzurro. Ma proprio all'ombra del Campanile,
cresce la fronda nell'Udeur. Un nutrito gruppo di parlamentari non condivide
l'isolamento e critica una dichiarazione del leader: "Non chiediamo l'elemosina,
andiamo da soli dappertutto". Mentre 8 comitati provinciali dell'Udeur
sarda hanno annunciato l'addio a Mastella, hanno fondato il Pas (movimento
Popolari autonomisti sardi) e ora guardano con fiducia a Rosa Bianca, Udc e
Mpa. Sempre più isolato e furioso Mastella si rifugia sul Campanile:
"Decido io se candidarmi" scrive, e riaggiorna anche il suo blog con
un testo intitolato: "In campagna elettorale son tutti nemici". Ma
nel giorno del grande "bidone" tirato da Berlusconi,
la coppia Mastella-Leonardo (sua moglie) eccola su 2 quotidiani: l'ex ministro
"sputa" tutto il suo veleno su Libero diretto a Feltri; lady Sandra
Leonardo in Mastella sul Corriere della sera. In entrambe le interviste è un
parlar male di B. "È un uomo vergognosamente inaffidabile e anche scortese
con le donne. In quella famiglia - dice la moglie di Mastella - si salva solo
Veronica. Avrei voluto avere un confronto con l'essere umano Berlusconi
- sottolinea -, l'ho anche cercato mentre mio marito trattava gli aspetti
politici della faccenda, m la sua segretaria è stata capace di dire una sola
parola: impossibile". E Mastella rincara la dose: "Il Pdl è l'abisso
della moralità. Se resterò fuori dal Parlamento? Ci può stare ma non regalerò
il mio scalpo a nessuno".
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Berlusconi ormai vede Casini
dappertutto Par condicio e tasse, tormentone anti-Udc. "Paese in
ginocchio". Dove è stato nei suoi 5 anni di governo? di Maria Zegarelli/
Roma GIOVENTÙ Sente il bisogno di spazzare via il dubbio: "È inutile che
suggerisci, sono vecchio ma non rincoglionito". Silvio Berlusconi,
il nonno dai capelli sempre più neri e folti con il passare degli anni,
apostrofa così da Piazza Castello a Torino, durante il suo co- mizio, un
signore che da sotto il palco prova a suggerirgli uno dei punti del suo
programma, quello sulla sicurezza. Rincoglionito no. Ma venditore sì. Anche un
po' Caimano. Nel mirino ancora una volta Pieferdinando Casini, Walter Veltroni, Romano Prodi e Antonio Bassolino. Casini, perché
ha "impedito di abrogare la legge sulla par condicio liberticida voluta
dalla sinistra", non ha permesso la realizzazione della "terza
cosa" (le altre due mandare a casa Prodi e impedire un governo di
transizione invece sono riuscite), la richiesta che veniva "da chi ama la
libertà e vuole restare libero e che ci chiedeva che moderati, cattolici,
liberali e laici, andassero insieme alle elezioni uniti per vincere". Il
sogno, l'ennesimo sogno di Arcore, non si è realizzato, "per il
personalismo spinto e l'eccesso di egoismo personale di chi ha deciso di non
partecipare ed ha ritenuto di andare da solo al voto per fare un favore alla
sinistra". Una sinistra che ha messo in ginocchio il Paese, dopo aver "vinto
in una notte di spogli e di brogli. Ricordiamocelo sempre". Monta sul
solito cavallo di battaglia, "tasse al di sotto del 40% in cinque
anni". Come? Seguendo la "stella polare": la riduzione "del
costo dello Stato e della pubblica amministrazione, perché il nostro Stato
costa, a ciascuno di noi, 4.500 euro", ben
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Bossi arringa i suoi: tentiamo la via democratica per l'ultima
volta Maroni: il 90% delle nostre tasse resti qui al nord. Ai governatori si
dia la gestione delle autostrade / Roma È L'ULTIMA VOLTA che il Carroccio
tenterà la via democratica alla devolution. Lo ha annunciato ieri Umberto
Bossi, sicurissimo di vincere le elezioni. Ma poi, minaccia, se non si cambierà
la Costituzione in senso federalista, la Lega seguirà la lotta per per
libertà". Non pronuncia la parola "armi" il senatur, ma dal
Parlamento del Nord di Vicenza ripete che se "come l'altra volta i partiti
racconteranno bugie sulla devoluzione per non cambiare niente, questo
Parlamento - sottolinea - si muoverà in un'altra direzione, seguendo la via
della lotta per la libertà". Berlusconi resta
l'alleato del Carroccio, ma resta anche la diffidenza dei leghisti. Che non
esitano a rivendicare la propria autonomia programmatica. Per Roberto Maroni il
programma elettorale della Lega, approvato dal cosiddetto Parlamento del Nord,
"sarà accolto sicuramente bene dagli alleati". Perché "non
contraddice ma integra e rafforza il programma di governo del Pdl", pur
essendo "concentrato sulla Padania". Al primo punto, il federalismo
fiscale. Roberto Calderoli ha fissato già la data per il varo della svolta: il
15 giugno. "Chiederemo con fermezza - ha detto Maroni - che venga
realizzato con la nostra ricetta: il 90% delle tasse pagate in Padania devono
rimanere qua per i prossimi 10 anni. Poi ci accontenteremo del 50%. Così potremo
risolvere tutti i problemi e realizzare le infrastrutture, dare un aiuto alle
famiglie, risolvere le questioni legate alla sicurezza dando poteri e risorse
ai sindaci". Seconda proposta, la richiesta di regionalizzazione delle
autostrade. "Le autostrade siano patrimonio delle Regioni e non dei
privati - ha proposto l'ex ministro dell'Interno - soprattutto è necessaria
l'eliminazione del pedaggio che i padani hanno già pagato abbastanza. Le
autostrade devono essere come in Germania, libere e gratuite". E il faraonico
Ponte sullo Stretto? Passi, "ma prima si devono realizzare la Pedemontana
veneta e quella lombarda. Poi semmai il ponte, senza oneri per lo Stato".
Terza proposta, la Padania come macroregione autonoma. "La situazione è
molto diversa da 15-16 anni fa - ha osservato Maroni - ora c'è una base
giuridica di diritto europeo che consente l'istituzione delle
euroregioni". Veltroni chiede come sia possibile, per il Pdl, "interloquire"
con la Lega. Una "forza politica che dice che il 90% delle tasse pagate in
Padania deve restare lì: non l'ho mica letto nel programma del Pdl". E il
leader del Pd chiede come queste idee siano compatibili con il programma e le
idee del Pdl. E come potranno spiegare alla Lega sud la storia delle
tasse del nord? "È di nuovo la vecchia Italia, l'Italia delle
furbizie".
( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rossana Rossanda
Siamo tutti adulti e vaccinati, non facciamo finta che queste siano elezioni
come le altre. In ballo non è solo un cambio di governo, ma la cancellazione
dalla scena politica di ogni sinistra di ispirazione sociale. Questa è la
novità, reclamata ormai non più solo dalla destra ma dall'ex Pci, poi Pds poi
Ds e ora confluito, assieme alla cattolica Margherita, nel Partito democratico.
E' l'approdo della "svolta" del 1989 e il suo vero senso: non si
trattava di condannare le derive del comunismo o dei "socialismi
reali", ma di stabilire che il capitalismo è l'unico modo di produzione
possibile. Ci sono voluti diversi anni di manfrina ma ora Veltroni dichiara tutti i giorni che la sola società possibile è quella
di "mercato", e a governarla "democraticamente" bastano due
partiti come nel modello anglosassone, uno più "compassionevole" e
l'altro più feroce. Che ci sia un conflitto di classe fra proprietari e non,
che i primi possano sfruttare, usare e gettare i secondi, che questi
siano riusciti a conquistarsi dei diritti extramercato è stata una favola
cattiva, che ha seminato l'odio e spezzato l'armonia del paese. Operai e
padroni sono egualmente lavoratori, hanno un interesse comune che è l'azienda,
anzi il padrone, detto più benevolmente l'imprenditore, vi rischia di più il
suo capitale, mentre l'operaio solo il suo salario. Veltroni
ha così liquidato due secoli di lotte sociali e ridotto la democrazia secondo
il modello americano a sistema elettorale e poco più. Il suo
"riformismo" non mira, come quello delle socialdemocrazie, a
correggere il capitale: ma a "riformare i diritti del lavoro" fino a
farne, com'era all'inizio del XIX secolo, una merce come le altre, abolirne
ogni regolamentazione a cominciare dalla durata. SEGUE A PAGINA 2 Agitando un'avvenente
flexsicurity che, oltre a mandare all'aria qualsiasi professionalità (perché,
quando sei licenziato devi accettare qualsiasi secondo mestiere ti si offra) è
una frottola se non dove, come in Danimarca, è altissima la spesa sociale e per
quattro anni, aiutato dal sindacato, puoi cercare un altro impiego senza
perdere il salario. Da noi vige il comandamento: ridurre la spesa pubblica, già
inferiore alla media europea dell'Ocse. Il trend è ridurre il "bene
pubblico" e l'"intervento pubblico" in genere. Già nel prodiano
"sussidiarietà" stava il germe del teorema: il pubblico interviene
"soltanto dove il privato non arriva". Negli Stati uniti non
rispondono a questa regola anche istruzione e sanità? E per la pensione non ci
sono le assicurazioni private? Il sindaco d'Italia aggiunge con uno smagliante
sorriso che solo se "aumenta la ricchezza" ci sarà meno
disuguaglianza. La torta piccola si divide fra pochi. E precisa che se non ci
fossero stati i comunisti (lui nel profondo del cuore non lo è mai stato) o i
veti sindacali o le leggi tipo Giugni eccetera, saremmo un paese prospero e
felice. Lo ridiventeremo votando lui o Berlusconi, che
ha ripescato quando era al suo punto più basso, considerandolo il solo in grado
di rappresentare l'"altro" grande leader. E quello si è attaccato
alla pertica che gli veniva tesa e s'è fuso con Fini. Poi se la vedranno
ciascuno con i propri cespugli - come li ha prontamente definiti la stampa - il
primo con il centro, Casini e compagni, il secondo con quel che resta della
sinistra. A sinistra non sarà facile. Ma a questo fine supremo il Nostro ha
preferito sacrificare il premio che in caso di vittoria l'attuale legge gli
darebbe se corresse coalizzato. Forse, sapendo che la recessione è in arrivo,
non gli dispiacerebbe che grandinasse sulla testa di Berlusconi
piuttosto che sulla sua. E' a questa strategia che gli italiani democratici e
già benevolmente progressisti vogliono dare una mano? Facciano. Ma non
raccontiamoci storie, voteranno per un capitalismo che resterà straccione, con
una manodopera vieppiù senza difesa e con garanzie zero contro la nota
propensione agli imbrogli. Evitiamo la figura ridicola dei francesi che, dopo
aver intronizzato Nicolas Sarkozy, scoprono che è un padrone duro, cosa che non
aveva mai nascosto, oltre che un nevrotico narcisista. Lo hanno fatto
precipitare nei sondggi dal 66% di settembre al 42% di oggi. Ma se lo dovranno
tenere per cinque anni a meno di andare sulle barricate. Che comporta la piega
che stiamo prendendo? Uscita di scena anche da noi una sinistra di derivazione
classista e marxista, trascolora la cultura politica europea - il cui segno dal
1789 al 1989 è stato quello sociale, diversamente dagli Stati Uniti e dal mondo
non occidentale. Nel Novecento questa sinistra si era aspramente divisa fra
correnti rivoluzionarie e gradualiste - cioè sul "come" cambiare una
società ingiusta - ma che fosse ingiusta e andasse cambiata è il tema che ha
alimentato due secoli di storia e era penetrato anche nella classe proprietaria
attraverso l'assioma "per essere conservato il capitalismo va
regolato", legittimando e legiferando la dualità di interessi. Decisiva
era stata la crisi del
( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Allo specchio
Propaganda tra le bistecche Marco Giusti Non manca moltissimo alle elezioni e i
toni sono ancora calmissimi. Un'Italia di "si può fare", di saggi
consigli ("non pensate a quale partito. Pensate a quale Italia"), di
voti utili come ai tempi di Totò ("ci sono voti utili e voti
inutili"), ovviamente dei "ma anche". In fondo, è l'Italia che
vediamo al cinema e in tv, fatta di "scusa, ma ti chiamo amore", di
"caos calmo", di "voglio una vita tranquilla-la-la", del
"forse un po' di più" della coppia Tatangelo-D'Alessio che aprono ai
gay da destra, di Paola Ferrari-De Benedetti che si candida a destra con la
Santanché incurante delle ire gruppo Espresso-Repubblica. Di un regista come
Paolo Sorrentino che scrive di Sanremo e canzonette su Repubblica mentre
aspetta di terminare il suo film su Andreotti. SEGUE A PAGINA 2 Di Nanni
Moretti che mostra il sedere mentre, forse, si dovrebbe lottare. Di Frankie Hi
Nrg che parla di rivoluzione fuori tempo massimo e si becca di
"rosicone" da Federico Zampaglione che, almeno, ha fatto una piccola
rivoluzione davvero sul palco di Sanremo cantando di tagliatori di teste.
"Tanto della musica non me ne frega più niente". Anche a molti di
noi, forse, della politica e del cinema non ce ne importa più niente. Non ci
eravamo quasi accorti, ad esempio, del più folle manifesto elettorale visto
sulle nostre strade. Cioè della bistecca dipietriana. "Abbiamo tagliato il
grasso alla politica", dice la scritta sotto la bistecca, "ora
tagliamo via il marcio. Via i condannati dal parlamento". Grandiosa
pubblicità, subito massacrata dai vegetariani su Internet. E' comunque una
delle poche idee nuove viste finora. Bossi ha lanciato invece un incredibile,
vecchissimo spot elettorale tra "Excalibur" e la parodia di "Braveheart"
che sembra il trailer del film che doveva girare il terribile Renzo Martinelli
sulla vita di Barbarossa per la Rai. Un guerriero si aggira nei boschi della
Padania per salvare "il nostro futuro- le nostre tradizioni" e tutto
il resto. Coltissimo, ma bruttissimo. Il primo faccione esibito nei grandi
manifesti stradali è stato invece quello un po' improponibile di Sergio De
Gregorio per Italiani nel mondo. E' l'unico manifesto che ci riporti alla
grande tradizione di cartellonistica elettorale trashistica degli anni Novanta.
Berlusconi non ha osato (attenzione) riproporre i suoi
faccioni storici. E Veltroni si lancia a mezza faccia
con le scritte del non: "Non rientrare nel caos. Volta pagina",
"Non cambiate un governo. Cambiate l'Italia". Come nel cinema
italiano attuale un po' sfigato, che punta tutto sul titolo al negativo
("Nessuna pietà agli eroi", "Non pensarci"). Ma Veltroni è vivo dappertutto. In ogni battuta di attori e
registi. Abbiamo scoperto, nel programma di Serena Dandini e sulle pagine
dell'Espresso, che è un fan di "Teste di cocco" con Alessandro
Gassman. Quasi tutti gli ultimi film italiani sembrano di ispirazione
veltroniana, da "Caos calmo", che in qualche modo fotografa
l'immobilismo della borghesia italiana, a "Parlami d'amore" di Silvio
Muccino, che si getta nel veltronismo romanocentrico dei pischelli che sognano
tutto il cinema, da Bertolucci a Lelouch. Del resto ha costruito, assieme a
Bettini, un festival (romano) che vorrebbe toccare tutto (proprio tutto) il
cinema con la stessa ingordigia e lo stesso pressappochismo. Ma né il muccinismo né il veltronismo funzionano negativamente
sui loro personaggi. Anzi. Veltroni ha cominciato la sua
campagna elettorale molto prima di Berlusconi, che è
frizzato nel vecchiume della sua immagine solo-televisiva col capello che
sembra un trucco digitalizzato anche nei telegiornali. Ma la tv, oggi,
conta molto meno, almeno per i più giovani, del cinema, che è il vero nuovo
luogo dove si muove la propaganda politica o comunque dove è possibile ancora
spostare delle vere masse giovanili. Così, mentre Berlusconi
in tv sembra più vecchio di un Fanfani in bianco e nero, è probabile che lì,
nelle pieghe di un cinema decisamente da non amare, passino i veri messaggi
elettorali per un paese al quale ormai della musica, e forse della politica,
non gliene frega più niente. Anche se l'immagine più forte di questi giorni,
alla fine, è il buco di Gravina che inghiotte nel buio e nel freddo i due
fratellini sperduti dall'ignoranza di un paese in cerca di una identità.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-03 num: - pag: 1 autore: di
DARIO DI VICO categoria: REDAZIONALE Politica italiana Scenari bipartisan JACQUES ATTALI ELE VIRTù NASCOSTE DEL PAREGGIO A pprezza gli
sforzi che il candidato premier Walter Veltroni sta
facendo per rimontare la china ma il gruppo dirigente del centrosinistra,
almeno quello che ha ricoperto incarichi operativi nel governo di Romano Prodi
e che per collocazione ha il compito di intermediare il rapporto con l'establishment,
non si fa soverchie illusioni. Alla fine pensa che comunque vincerà
Silvio Berlusconi e che al massimo si possa sperare in
qualcosa che assomigli a un pareggio. "Perdere meno, perdere meglio"
è il refrain che sintetizza questi umori. CONTINUA A PAGINA 28.
( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Massimo Calearo da
Confindustria a capolista in Veneto: come Colaninno, contro Colaninno Il
metalmeccanico di Walter Il presidente di Federmeccanica ha chiuso un mese fa
un contratto che non piaceva alla Fiat. Sfumata la poltrona di vice della
Marcegaglia. Berlusconi punta su D'Amato. Per Veltroni il Pd ha
iniziato "la più grande rimonta della storia politica italiana"
Andrea Fabozzi Roma Calearo ha detto sì. Veltroni, da Pisa,
ha annunciato che "un grande industriale sarà il nostro capolista alla
camera nel Veneto". E' lui. Voleva pensarci ancora un po' ma è lui:
Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, uomo di fiducia di Montezemolo.
L'ultimo e il più atteso acquisto del partito democratico che, con meno
clamore, ieri ha imbarcato tra i candidati anche la campionessa del salto in
lungo Fiona May. Ma è il capo dei metallurgici versante Confindustria l'uomo
del giorno. Veltroni lo ha candidato con tutte le
intenzioni: "Sento che la sinistra radicale parla di lotta di classe
contro i padroni, noi abbiamo un'idea diversa, noi proponiamo un grande patto
fra produttori e lavoratori". Messa così, il "grande
industriale" - che ha duecento dipendenti a fare antenne per auto
massimamente per la Fiat in quel di Isola Vicentina - non poteva rifiutare.
D'accordo, solo l'estate scorsa giustificava lo sciopero fiscale lanciato da
Umberto Bossi, ma adesso "ho accettato la proposta di Veltroni
perché credo che questo sia un momento fondamentale per il futuro del
paese". E poi perché "se nel partito democratico trovano spazio
anime, culture e interessi anche non di sinistra come quelli di cui io sono
portatore significa che la politica italiana sta veramente cambiando".
Siederà accanto ai super poliziotti che il Pd sta candidando, agli scienziati
alle giovanotte e al generale, e accanto ad almeno un operaio metalmeccanico,
il sopravvissuto della TyssenKrupp. E a Matteo Colaninno: in questo caso però
la candidatura non raddoppia ma bilancia quella dell'ex presidente dei giovani
industriali. I rapporti tra Colaninno e Montezemolo sono tanto mal messi che il
presidente di Confindustria ne battezzò l'ingresso nelle liste del Pd
definendolo un candidato "figlio di papà". Calearo riequilibra il Pd
con Montezemolo e Montezemolo con il Pd. Imprenditore del nordest, ai ferri
corti con il governatore forzista Galan al punto da cancellarne il nome dal
Giornale di Vicenza nel cui consiglio di amministrazione siede, grande
sostenitore dei programmi Usa sull'aeroporto Dal Molin, Calearo era in realtà
un po' in calo in Confindustria. Colpa dell'ultimo contratto dei
metalmeccanici, firmato poco più di un mese fa con grande scorno della Fiat. E
così la sua candidatura a vicepresidente con Emma Marcegaglia alla guida degli
industriali era destinata a sfumare. Veltroni lo
promuove, persino non escludendo di chiamarlo eventualmente al governo; la
sinistra arcobaleno ne trae argomenti per confermare la deriva moderata del Pd;
il centrodestra accusa il colpo. Berlusconi insiste
per avere l'ex presidente di Confindustria D'Amato, il forzista Sacconi spiega
stizzito che "una cosa sono i confindustriali e un'altra gli industriali,
come ci ricorda la sintonia diretta tra Berlusconi e
la platea del convegno di Vicenza nel 2006". Quel giorno, quando il
cavaliere poco prima delle elezioni maltrattò gli imprenditori troppo poco
ostili alla sinistra, litigò con Della Valle e si prese applausi a fiumi dalla
base nordestina, Massimo Calearo era in veste di padrone di casa: era ed è
rimasto fino a tre giorni fa il presidente degli industriali di Vicenza. Sgraditi
gli eccessi berlusconiani, nella sostanza anche lui si dichiarò più d'accordo
con Tremonti che con Prodi. Che non fosse di sinistra come ha precisato ieri
era dunque fuori discussione, ma il candidato Calearo è comunque
"un'esagerazione" secondo il segretario della Fiom Gianni Rinaldini:
"Mettere in lista addirittura il capo di Federmeccanica è troppo".
Non che Rinaldini sia sorpreso, "l'operaio metalmeccanico e il padrone
metalmeccanico insieme è la conferma della linea interclassista del Pd, la
prova che non parliamo più di un partito di sinistra: adesso anche quelli che
hanno fatto finta di non capirlo capiranno". E in effetti qualcosa
potrebbe incrinare la pace veltroniana, se anche un sindacalista come Fausto
Durante che nella Fiom rappresenta l'ala moderata vicina ad Epifani teme che
"Calearo può farci perdere più voti di quelli che può far acquisire".
Ma per Veltroni non c'è problema, il Pd sta tentando
"la più grande rimonta della storia politica italiana".
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Claudio Velardi Il neo assessore regionale "Tutti gli errori
di Antonio Ma ora tre mesi di tregua" DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI -
"Walter ha ragione". Prego? "Sì, ha ragione a temere che
Bassolino possa appannare l'immagine del Pd, facendo andare in fumo il suo
tentativo d'innovazione". E allora perché il governatore non s'è dimesso?
"Perché sarebbe stato un grave errore politico. Non soltanto per lui, ma
per l'intero partito. La soluzione è un'altra". Quale? "Sottoscrivere
una tregua di tre mesi. Se entro quella data non avremo offerto segnali di
discontinuità, sarò il primo ad abbandonare. E lo stesso dovrà fare
Antonio". Claudio Velardi ama le scommesse. Altrimenti non si spiegherebbe
perché, dopo essersi lasciato la politica alle spalle per una carriera da
"spin doctor", abbia bussato alla porta di Bassolino quando tutti,
invece, premevano per uscire. "Parliamoci chiaro: ciò che sta accadendo in
Campania è il frutto tardivo del comunismo". Addirittura? "Certo, Antonio
è stato il primo in Italia a intuire le potenzialità della leadership personale
e della comunicazione politica. Ha anticipato perfino Berlusconi.
Ma, al fondo, è rimasto un comunista, con tutti i vizi e i limiti di quella
cultura. Oggi ne paga le conseguenze". Quali errori ha commesso? "I
soliti due della sinistra italiana. Il primo: l'incapacità di far crescere una
nuova classe dirigente. Il secondo: la scarsa considerazione per i meccanismi
di governo. D'altronde, chi è stato allevato nel mito della rivoluzione finisce
per considerare le leggi e gli ingranaggi burocratici al pari d'intralci".
Niente male, o no? "Attenzione, questo è l'imprinting della sinistra
italiana al completo, mica soltanto di Bassolino. Confondono l'amministrazione
con il potere, il tessuto normativo gli va stretto. Regnano, non governano. E
quando un re cade, lo fa rovinosamente. Gli unici ad
essersi scrollati di dosso questa "maledizione" sono Veltroni e D'Alema". E allora come mai, per anni, Bassolino è stato
il simbolo del buongoverno nel centrosinistra? "Perché è stato comunque un
innovatore. Molti hanno dimenticato che, pochi anni fa, si parlava di Antonio
come di un possibile leader dell'Ulivo. Per questo l'hanno confinato in
Campania, costringendolo a ricandidarsi nel 2005: faceva ombra. Lui, d'altro
canto, non ha avuto il coraggio di ribellarsi". Risultato: l'emergenza
rifiuti e il rinvio a giudizio. "Bassolino ha le mani pulite, nel Pd ne
sono convinti tutti: giusto Di Pietro può far polemica. Gli errori sono stati
di natura politica. Quando era commissario di governo, pur di tenere le strade
pulite Antonio faceva portare la monnezza in Germania. Affrontava la questione
giorno dopo giorno senza risolverla alla radice. Perché era un comunista e si
affidava al volontarismo giacobino". E dovrebbe cambiare adesso? "Non
è più il mister Wolf del centrosinistra, quello che in "Pulp Fiction"
risolveva i problemi. Per anni, la Campania è stata la discarica in cui si
sversavano i problemi del governo centrale. Telefonavano da Roma e dicevano:
"Antonio, tieni buono Mastella, tranquillizza Pecoraro Scanio, altrimenti
questi ci fanno cadere". E lui eseguiva. Ora lo scenario è mutato, siamo
liberi da quei vincoli. Ci servono pochi mesi per dimostrarlo: basta che Veltroni accetti la tregua". Enzo d'Errico 1997
Bassolino rieletto sindaco con il 73% 1999 Il sindaco bacia l'ampolla di San
Gennaro.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi su Bassolino: il colpevole è il
Pd "La sinistra è attaccata al potere". Bettini contro Pecoraro
Scanio, insorgono i Verdi Dopo il rinvio a giudizio del presidente della
Campania continua lo scontro politico sull'opportunità delle sue dimissioni.
Sono state chieste dal centrodestra, e anche da Bertinotti (Sinistra
arcobaleno), dai socialisti e dall'Italia dei valori ROMA - Silvio Berlusconi rovescia l'emergenza rifiuti addosso alla
sinistra "che governa la Campania da 14 anni ed è così attaccata al potere
da non dimettersi neppure quando la tragedia è così evidente ". E se
"mai come ora l'immagine dell'Italia è stata così in basso e nel mondo ci
vedono come un Paese sommerso dalla spazzatura", l'ex premier sostiene che
questi "danni incalcolabili" hanno una sola firma: la loro. Ce l'ha
(più morbidamente) con il governatore Bassolino, rinviato a giudizio, che resta
al suo posto: "Da garantista convinto non dico che avrebbe dovuto
andarsene per quest'ultima azione della magistratura ". Più colpevole di
lui, dice l'ex premier, è chi lì ce lo tiene: "Credo che da molto tempo il
Pd, che ha in Bassolino una colonna, avrebbe dovuto invitarlo a lasciare".
Invece Bassolino, come si sa, resiste perché "è una guerra ed io non
diserto". Veltroni gli aveva dato libero arbitrio: "Farà la cosa giusta".
Ieri il suo braccio destro Goffredo Bettini (da Lucia Annunziata a In 1/2 ora,
Raitre) ha ammesso che "serve rinnovamento " ma che "Bassolino
ha fatto la scelta di rimanere ed io la rispetto". La
responsabilità di quanto accaduto a Napoli, secondo il coordinatore Pd, "è
collettiva, non soltanto sua". E tira dentro "commissari nominati da
destra e sinistra" ma soprattutto "certi comportamenti di ministri
come Pecoraro Scanio che hanno reso più complicata la soluzione dei problemi
". Scatenando con ciò reazioni livide a sinistra. Dai Verdi:
"Incredibile che Bettini non si rassegni che il tentativo di coprire i
veri responsabili del disastro sia fallito e cerchi di gettare la croce addosso
a Pecoraro Scanio" (Loredana De Petris). "Il Pd con Bettini ha superato
il limite della decenza " (Angelo Bonelli). Fausto Bertinotti, leader
della Sinistra Arcobaleno invoca "il voto perché un ciclo è finito".
Più duro Giovanni Russo Spena: "Il veleno che il Pd cerca di spargere è
insopportabile, scaricano le colpe sugli ambientalisti per coprire Bassolino
". Massimo Donadi (Idv) chiede "un gesto di responsabilità " e
rivendica: "Siamo stati i primi a chiedere le sue dimissioni". Idem
Boselli, candidato premier socialista: "I primi siamo stati noi".
Giovanna Cavalli Ancora disagi Dopo che gli impianti di cdr si sono fermati, la
spazzatura è tornata a invadere le strade di Napoli.
( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Regioni al voto In
Veneto e Friuli, tra destre in lite e sinistra con poche idee Un nordest a
brandelli cerca la sicurezza perduta Il "miracolo" economico non è
più tale, e la Lega cerca di ripartire dalle macroregioni. A Treviso torna lo
"sceriffo", a Vicenza i no Dal Molin pensano a una loro lista, e in
Friuli Illy senza rivali Il nostro territorio viene visto come ponte tra la
vecchia e la nuova Europa. Questo significa favorire il passaggio di merci e
capitali. Che vuol dire più strade e autostradeMauro Bussani, Ass. difesa
lavoratori Il ceto imprenditoriale e politico ha cominciato a distruggere il
territorio fin Orsola Casagrande Venezia Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ovvero
il miracoloso (o miracolato) nordest di nuovo al voto. In Veneto sono
interessati comuni importanti come Vicenza e Treviso. In Friuli si rinnova la
regione, oltre al comune e alla provincia di Udine. Più una decina di piccoli
comuni, in una e nell'altra regione. Il nordest di quel ceto politico e
imprenditoriale che, per dirla con Massimo Carlotto, "ha cominciato a
distruggere il territorio fin dagli anni '50. Questo modello ha funzionato
grazie ad uno strettissimo intreccio tra economia legale e illegale e grazie alla
complicità di una serie di figure a livello istituzionale. Hanno riempito di
capannoni il Veneto e lasciato dietro di sé un pesante inquinamento. Eppure il
loro sistema era fragile perché non ha mai puntato sulla ricerca". E
infatti oggi il nordest è caratterizzato, più che da ogni altra, dall'emergenza
sicurezza, nelle sue varie declinazioni. Sicurezza nel lavoro soprattutto. Ed è
un paradosso, come spiega Gianfranco Bettin, perché nel nordest il lavoro si
continua a trovare. Ma alla piena occupazione non corrisponde sicurezza. Anzi
qui nel nordest la precarietà e la concorrenza esasperata fanno sì che un
lavoratore non possa costruirsi un futuro perché non sa virtualmente mai dove
lavorerà, in quale ramo della produzione. Perché, dice ancora Carlotto, "in
realtà lo sviluppo economico della zona è sempre stato miope, nel senso che non
prevedeva la globalizzazione, pensando a un'espansione nei confronti degli
stati limitrofi, da un lato Germania e Austria, dall'altro l'est europeo. La
crisi è iniziata quando è arrivata la concorrenza da Cina e India e il facile
arricchimento è diventato oggetto di contesa. Truffe e altre forme illegali
legate alla produzione sono ormai un aspetto specifico di questo modello
economico. La legalità è vista come un ostacolo alle attività produttive".
I limiti del Pd. E della Sinistra E' su questo terreno che si gioca la sfida
politica attuale. Bisogna trovare un equilibrio tra crescita e territorio. Il
che presuppone far propria l'idea di una regolazione che in realtà manca. Il
Partito democratico rientra in questa sorta di impazzimento generale, come lo
definisce Bettin, che caratterizza il nordest e anzi gareggia con la destra che
naturalmente questo lavoro lo sa fare meglio. E la candidatura del presidente
di Federmeccanica Massimo Calearo a capolista del Pd alla Camera in Veneto, annunciata ieri da Walter Veltroni, appare
emblematica del tentativo di sfondare a destra. I limiti della Sinistra
arcobaleno sono evidenti, è una sinistra più attrezzata sulla denuncia che non
sulla proposta. E il fatto che si stiano lasciando fuori gli esponenti che più
hanno un collegamento con il territorio la dice lunga sul pericolo che corre la
coalizione dai colori dell'iride guidata da Fausto Bertinotti.
Dall'altra parte la destra non naviga in acque felicissime. Le beghe tra Forza
Italia e la Lega continuano, anche se alla fine un equilibrio sembra essere
stato trovato. Ieri a Vicenza il carroccio ha tenuto l'assemblea del parlamento
padano. E' chiaro che la Lega nord si sta attrezzando a rilanciare il progetto
delle macroregioni. L'idea di un'Italia divisa in tre è ritornata
prepotentemente ieri a Vicenza. Anche se nello scontro tra il modello Galan
(veneto) e quello Formigoni (lombardo) quest'ultimo al momento appare vincente.
Sono le due destre del nord che si scontrano, quella "cattoliberista"
lombarda e l'altra "compassionevole" veneta. Vicenza con i no Dal
Molin Nella città del Palladio la questione più pesante riguarda invece la
nuova base militare che gli Stati uniti vorrebbero costruire all'aeroporto. La
seconda a Vicenza, dopo quella di Ederle e svariati altri insediamenti
militari. E a un passo dal centro della città Il sindaco Enrico Hullweck, dopo
aver aperto le porte al raddoppio degli insediamenti militari Usa, ha
abbandonato la città per candidarsi alle elezioni politiche con Forza Italia,
per questo bisogna tornare al voto. E il popolo dei no Dal Molin, che non si è
affatto arreso all'ineluttabilità della costruzione della base nonostante si
trovi contro quasi l'intero arco costituzionale, sta discutendo proprio in
questi giorni forme e modi di partecipazione alle elezioni comunali. Per un
movimento che riuscì a mettere in crisi persino il governo Prodi, un anno fa,
potrebbe essere la prova del nove. Treviso, i leghisti raddoppiano A Treviso la
Lega raddoppia. Nel senso che il candidato ufficiale rimane Gian Paolo Gobbo,
il sindaco uscente, ma il vicesindaco, lo "sceriffo" Giancarlo
Gentilini (noto per le roboanti esternazioni contro clandestini e gay e per
provvedimenti come quello di segare le panchine per evitare che possano
sedercisi gli immigrati), ha deciso di correre da solo, con una lista che si
chiama (spazio alla fantasia) "Gentilini per Treviso". Non in
contrapposizione a Gobbo, ci tiene a precisare. "E' giusto - ha spiegato
il vicesindaco - che coloro che si identificano nella Lega e in Gentilini
possano scegliere o Lega o Gentilini". Ma anche qui negli ultimi tempi si
è assistito a qualche scossone della società civile. Come quando una serata in
piazza di alcuni scrittori contro il razzismo (Marco Paolini e i
"nostri" Gianfranco Bettin e Roberto Ferrucci, tra gli altri) ha
fatto registrare il pienone. Bisogna vedere quanto la sinistra locale riuscirà
a capitalizzare nell'urna. Questioni friulane Come in Veneto, anche in Friuli
Venezia Giulia le questioni chiave sono quelle legate all'ambiente, alle
infrastrutture, allo sviluppo. In altre parole all'utilizzo del territorio e
alla "quantità" di democrazia nelle decisioni prese. Si vota per la
regione e il governatore uscente, Riccardo Illy, parte in vantaggio, anche se i
sondaggi indicano che l'imprenditore del caffè non bisserà il successo
travolgente della scorsa tornata. Anche perché questi cinque anni di governo
del centrosinistra non sono passati senza accesi conflitti. Legati appunto alla
gestione e trasformazione del territorio. In particolare la prossima
amministrazione dovrà vedersela con questioni del calibro del tracciato
dell'alta velocità e del raccordo autostradale Carnia-Cadore, che significa,
come sintetizza il consigliere regionale uscente dei verdi Sandro Metz,
"chilometri di viadotti nelle valli e gallerie nelle Dolomiti". Poi
c'è la questione dei rigassificatori. Ma ci sono anche le casse di espansione
sul Tagliamento, l'unico fiume alpino rimasto in Europa, oggetto di studi da
parte di università e scienziati per riportare i fiumi cementati al loro stato
originario e che invece qualcuno vorrebbe cementificare. C'è poi la questione
degli elettrodotti. E c'è la lotta alla ferriera di Servola. Tutte questioni già
aperte nella precedente legislatura e che sono state affrontate spesso
accentuando il conflitto anziché cercando il dialogo con i cittadini. Del
resto, lo sottolinea ancora Metz, "quando si assume il Pil come unico
parametro di benessere si ha una visione falsata della realtà". Nei
prossimi cinque anni di governo si arriverà al momento clou di tutte queste
questioni, cioè al momento delle ruspe, dei cantieri. "Allora - dice Metz
- vorrò vedere chi ci sarà e da che parte starà". Un programma anti-cpt
Illy è sostenuto da Intesa democratica, Partito democratico, Cittadini per il
presidente, Italia dei valori e Sinistra arcobaleno. Nel programma del
governatore uscente c'è di interessante la volontà di chiudere il discusso
centro di permanenza temporanea per immigrati di Gradisca d'Isonzo, inaugurato
appena tre anni fa per volontà dell'allora ministro dell'Interno (per il
governo Berlusconi) Giuseppe Pisanu. Si tratterà di
capire che passi intenderà intraprendere la nuova giunta (ammesso che Illy
vinca) per arrivare alla chiusura del Cpt. Quanto al lavoro la regione ha
varato la cosiddetta legge del buon lavoro. Una serie di azioni mirate a
finanziare le aziende in modo tale che queste producano occupazione. In altre
parole, si sono dati soldi alle imprese che promettevano di regolarizzare un
tot di lavoratori. Non si è mai in realtà andati a verificare se effettivamente
le promesse sono state mantenute ma i soldi sono usciti comunque. Se c'è meno
disoccupazione è certamente aumentata la precarietà, i contratti atipici. Lo
conferma Mauro Bussani dell'Associazione difesa lavoratori, che sintetizza così
l'Illy-pensiero: "Il nostro territorio viene visto come ponte tra la
vecchia e la nuova Europa e questo significa sostanzialmente una cosa, favorire
il passaggio di merci e capitale. Che tradotto - aggiunge - vuol dire
ampliamento di strade, autostrade, trasporti". Il mondo del lavoro è in
forte trasformazione e si sta passando anche qui da un'economia retta da grosse
industrie all'idea della fabbrica diffusa. Come si lavora in queste piccole e
medie imprese è materia di indagine. Sintetizzando si può riassumere in aumento
di precariato, utilizzo di lavoro migrante (violando spesso e volentieri i
diritti), fantasiosi metodi per scavalcare le normative. A sfidare il magnate
del "caffè democratico" Forza Italia e il resto della destra hanno
chiamato Renzo Tondo, già presidente regionale, che però non era stato
ricandidato alle scorse elezioni (il centrodestra gli aveva preferito la
candidata della Lega). Da cinque anni dunque Tondo attende la sua rivincita. La
Lega dal canto suo rimane forte, i sondaggi la danno tra il 7 e l'8% in
coalizione e tra il 10 e il 12% da sola. Udine, sfida con il terzo incomodo Al
comune di Udine il candidato del centrosinistra è l'ex rettore dell'università
della città, Furio Honsell, in quota al Pd e largamente favorito. Diversa la
vicenda alla Provincia di Udine, dove la sfida sarà tra il candidato della Lega
e il segretario provinciale del Pd, con un terzo incomodo: l'ex presidente
della provincia (alla guida di una coalizione di centrodestra) Marzio
Strassoldo. Tra i due litiganti del centrodestra a beneficiarne stavolta
potrebbe essere il centrosinistra. Giancarlo Galan Il modello
"compassionevole" del governatore del Veneto sfida la destra
"cattoliberista" lombarda di Formigoni Giancarlo Gentilini Lo
"sceriffo" si ricandida a sindaco di Treviso con una propria lista.
Sarebbe il terzo mandato, più uno "occulto" Riccardo Illy
L'imprenditore del caffè è il baluardo del centrosinistra a nordest. Si
ricandida alla regione, ed è il superfavorito.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE La reazione Il leader del Prc: torna la linea "larghe
intese" Giordano: viene da ridere Giustificò lo sciopero fiscale ROMA -
All'inizio Franco Giordano (nella foto) non ci voleva credere. "Massimo
Calearo? Quale Massimo Calearo? ". Il segretario di Rifondazione comunista
ha poi fatto delle ricerche e alla fine ha scoperto che "sì era proprio
lui, il presidente di Federmeccanica che, in una sede non neutra quale era il
meeting di Cl, ebbe a dire, sullo sciopero fiscale proposto dalla Lega, che
"a mali estremi estremi rimedi", insomma approvò la cosa". E
Giordano ora si domanda: "Se si andassero a riprendere le reazioni che
ebbero allora i dirigenti di Ds e Margherita ci sarebbe da ridere". Ci
sarà anche da ridere, ma Calearo è un candidato su cui Veltroni
punta molto: "Punta su uno - replica il leader del Prc - che ha fatto fare
50 ore di sciopero ai metalmeccanici, che poi hanno ottenuto 127 euro lordi di
aumento? Senza dimenticare che, chiuso quell'accordo, Calearo ha annunciato:
"Questo è l'ultimo contratto nazionale"". Va bene, però, con
Calearo Veltroni conta di raddrizzare le sorti
elettorali del suo partito nel Nord est... "La questione, temo, è diversa.
Indipendentemente dalle persone, per cui bisogna avere sempre il massimo
rispetto, le candidature pesanti del Pd stanno delineando quale sarà la
politica economica di quel partito. Ora si è arrivati addirittura a candidare,
con Calearo, un uomo di Confindustria che appartiene a una cordata diversa da
quella di Matteo Colaninno. Non era successo neanche ai tempi della Dc che in
un partito fossero rappresentate tutte le anime di Confindustria". Non è
forse normale per un partito che vuole essere lo specchio della società? E poi
se per Calearo questo non vale per Colaninno si può dire tranquillamente che è
sempre stato vicino a una determinata parte politica. "Per Colaninno si
può dire che nella sua azienda fa contratti a 520 euro al mese e che in
un'intervista a Panorama ebbe a dire che l'opposizione di Berlusconi
meritava un voto più alto di quanto meritasse il governo". Insomma,
Giordano vede un progressivo spostamento del Pd a destra... "E che devo
dire, nelle liste c'è anche Ichino. Per carità, il massimo rispetto per la
persona, ma trovo francamente difficile immaginare che una proposta come
l'abrogazione dell'articolo 18 possa dare maggiore stabilità ai precari ".
Per farla breve, con tutte queste candidature, secondo il leader del Prc,
"persino la logica comincia ad avere qualche scricchiolìo". Solo su
una cosa c'è massima chiarezza: "In tema di politica economica il Pd ha
scelto la Confindustria. E qui torna il tema delle larghe intese, perché al di là di quel che dicono Berlusconi e Veltroni, basta vedere le candidature di peso scelte dal Pd, per capire
che la linea di quel partito è tutta anti-sinistra. Basti pensare al generale
Del Vecchio che, esplicitamente, si candida solo contro di noi. La recessione e
la crisi economica faranno il resto: cioè, aiuteranno Berlusconi e Veltroni a fare le larghe intese". E allora, aggiunge
Giordano "comincio a temere che il giovane operaio della Thyssen rischia
di restare solo in compagnia di quelli che da sempre hanno posizioni avverse
alle sue". Non è che ha ragione Veltroni e che
voi del Prc siete rimasti fermi al '53? "Perché Bertinotti ha detto che
tra Colaninno e l'operaio della Thyssen ce ne era uno di troppo? E pensare che
non sapeva - e nemmeno poteva immaginare - che il Pd avrebbe candidato
addirittura Calearo! Comunque, per rispondere a Veltroni:
stiamo peggio di quanto stessimo nel '53: abbiamo milioni di precari e di
lavoratori in nero, grazie alla politica economica di Confindustria che il
Partito democratico ha sposato in pieno ". Maria Teresa Meli \\ E'
evidente che in tema di politica economica il Pd ha scelto la Confindustria.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Le scelte Il braccio destro del leader: Di Pietro non potrà andare
alla Giustizia Veltroni lancia Calearo capolista
"Inizio a credere di poter vincere" Sinistra arcobaleno all'attacco:
state con i padroni Sui nomi da candidare scontro aperto in Veneto, Piemonte e
Campania. L'ex pm "recupera" il girotondino Pancho Pardi DAL NOSTRO
INVIATO PISA - L'abbraccio con don Paoli sulle colline di Lucca gli ha messo
addosso la "forza della leggerezza" e la concreta speranza di
sconfiggerlo davvero, il centrodestra. E alla ventiquattresima provincia Walter
Veltroni si lancia in una affermazione un po' enfatica
alla quale mostra di credere sul serio: "Guardate che si può vincere, si
può fare la più grande rimonta della storia italiana". In bella mostra sul
palco applaudono Ettore Scola e Sandro Veronesi e tra la folla si alza un
lenzuolo che dice "Walter, hai la stoffa del campione ". E qui il
segretario si gioca l'asso e annuncia che "il dottor Massimo Calearo,
grande industriale veneto" ha ceduto al corteggiamento. Sarà capolista e
se al Pd riuscirà di sovvertire i pronostici, anche ministro. Addio lotta di
classe? Il segretario non bada alle accuse e promette un "grande patto tra
produttori, lavoratori e imprenditori". La notizia che il Pd punta a
sedurre "un pezzo di borghesia dinamica", parole di Goffredo Bettini,
rimbalza a Roma e la Sinistra si scatena. "O con gli oppressi o con gli
oppressori", invoca chiarezza Bertinotti. "State con i padroni",
rincara Ferrero. A Manuela Palermi vengono "i brividi" e tra Pd e
"cosa rossa " il baratro è scavato, col rischio per i democratici di
pagare un prezzo in termini elettorali. Veltroni cita
Kennedy e si paragona a Obama e chissà se basta dirsi "riformisti di
centrosinistra " per neutralizzare le accuse di Bertinotti&Co, i quali
vedono in Calearo, Ichino e Colaninno la prova che il Pd è un partito di solo
centro. Nelle stesse ore Bettini dice a Lucia Annunziata che Antonio Di Pietro
"non sarà mai ministro della Giustizia" e al tavolo delle candidature
è braccio di ferro sino all'alba. Si litiga in Veneto perché il segretario del
Pd, Giaretta, ha deciso di rientrare in corsa, ci si azzuffa in Piemonte e
anche in Campania, causa Bassolino che non vuole il ministro Nicolais in cima
alla lista. Toccherà a Veltroni, in una manciata di
ore, decidere la vita o la morte politica di Tiziano Treu o Renzo Lusetti,
contenere il malumore di esclusi del calibro del rettore Latteri (che lascerà
il Pd) e arginare, se crede, la débacle dei fassiniani: fuori De Piccoli,
Verducci, Cuillo mentre Anna Serafini scivola in posizione per nulla blindata.
Più chiaro il quadro dei numeri uno. Franceschini capolista in Toscana, Letta
in Lombardia, Fassino e Bonino in Piemonte, Bindi in Veneto, Marini nel Lazio,
Rutelli e Sereni in Umbria. E ancora D'Alema in Puglia, Follini in Campania,
Fioroni in Sicilia, Parisi e Soro in Sardegna, Pinotti in Liguria... Bersani e
Finocchiaro in cima alla lista dell'Emilia e chissà se è vero che, in Sicilia,
Enzo Bianco dovrà cedere a Ignazio Marino il posto d'onore. Prodi premia la
capo ufficio stampa Sandra Zampa e torna sulla scena, chiamato da Di Pietro, il
girotondino "Pancho" Pardi. Sono le 11 quando Veltroni
sbarca a Pisa e ad attenderlo, reclutati in gran parte da Ermete Realacci, sono
migliaia, quanti non se ne vedevano da uno storico comizio di Ingrao del '75.
Dalle finestre uno striscione sbeffeggia "Tu vo' fa' l'americano ", i
militanti fischiano e Walter porge l'altra guancia: "La democrazia è bella
anche per questo ". Ma quando, dopo le ovazioni e gli autografi, un
ragazzo gli chiede se taglierà due reti a Mediaset, lui allunga il passo e
schiva lo sgambetto. Il buonismo non lo ha rinnegato, però
il tempo delle stoccate all'avversario arriverà e Veltroni comincia
a scaldarsi. Il programma di Berlusconi, attacca, non ha
copertura se non per un terzo, mentre quello del Pd, col suo complesso di
manovre "tra 16 e 21 miliardi" coperti per 18 dal recupero
dell'evasione e da tagli alla spesa pubblica, "è un programma
ragionevole". Quella del Pdl è "la vecchia Italia"
rinnova la sfida Veltroni, l'Italia di Calderoli che
scrive leggi "porcata" e l'Italia di Bossi, che "ha scelto la
via insurrezionale ". Monica Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-03 num: - pag: 28 categoria:
REDAZIONALE Il forum di oggi Italians di Beppe Severgnini Dieci minuti per
Obama e un'ora per Mastella Mini-sondaggio durante la LXXVII Pizza Italians qui
a Dallas: quattro quinti dei presenti prevedono una vittoria di Barack Obama su
Hillary Clinton nelle primarie del Texas, domani. Alcuni sono andati anche a vederlo
in azione, nei giorni scorsi. La discussione sul tema è
durata dieci minuti. Poi si è spostata per un'ora sulle vicende di Mastella e Berlusconi, Bassolino e Veltroni in vista. Come dire:
l'Italia insegue gli italiani. Qui direbbero: "You can run, but you can't
hide". corriere.it/solferino/severgnini.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE L'intervista L'ex presidente di Federmeccanica: mai votato il
centrosinistra "Ci sarà un ministro veneto Walter mi ha convinto
così" MILANO - Imprenditore, e nel cuore del Veneto roccaforte
berlusconian- bossiana. Presidente (da ieri ex) di Federmeccanica. Falco - secondo
il sindacato - delle trattative confindustriali. Suona insomma un po' strano
che Massimo Calearo si candidi per il Partito democratico. "E perché? Al
contrario: dimostra che qualcosa sta finalmente cambiando, in questo Paese. Il
Pd è la prova che un progetto riformista e di rinnovamento ci può essere. E in
questo progetto un imprenditore che si ritiene moderno ci sta". Lei però
ha sempre dato l'idea di essere, semmai, più "tendenza Pdl"...
"Difatti non ho mai votato centrosinistra prima d'ora". Appunto. E
dunque? "E dunque il muro delle ideologie è caduto da un pezzo e, per
fortuna, adesso ad accorgersene è anche la politica. Almeno quella
"nuova". Qui, nel Pd, c'è un programma chiaro. Quello del
centrodestra gli assomiglia, è vero. Ma come ho detto a Gianfranco Fini la
settimana scorsa...". Scusi l'interruzione: l'ha corteggiata anche lui? O
qualcun altro del Pdl? "La Lega mi aveva parlato di una candidatura a
sindaco. E l'Udc, ma prima della rottura con Silvio Berlusconi,
mi aveva proposto un seggio da senatore. Con Fini ci siamo semplicemente visti
qui a Vicenza". E gli ha detto? "Che i programmi possono
assomigliarsi. Ma la differenza la fanno gli uomini: bisogna stare attenti a
chi si candida". A proposito di programmi e uomini. Al centro del progetto
Pd c'è la questione salariale. E tra i candidati c'è Antonio Boccuzzi,
l'operaio sopravvissuto al rogo Thyssen. Difficile che abbiate la stessa
visione, anzi: lui ha già criticato l'arruolamento del "falco" di
Federmeccanica. "Guardi: di sicuro lui ha messo tutto se stesso nel suo
lavoro come io ho messo tutto me stesso nel mio. Credo che abbiamo gli stessi
obiettivi: un Paese che cresca, e in cui non succedano più tragedie come quella
della Thyssen, e nel quale nessuno fatichi più ad arrivare alla fine del mese.
Poi possiamo avere visioni diverse sulle strade per arrivarci. Però se ne
discute, ci si confronta, si arriva a una sintesi. Io dico: per fortuna ci sono
candidati sia tra gli operai sia tra gli imprenditori. Dimostriamo che il Pd
non è un partito monocratico, che qui la democrazia è vera". Resta il
fatto che lei, con il sindacato, ha battagliato duramente fino a poche
settimane fa. E il sindacato è una parte importante, dell'elettorato di
riferimento Pd. "C'è sindacato e sindacato. Io ho sempre avuto rapporti
buoni con tutti, tranne che con la Fiom. Ma sa che c'è? Le critiche di
Cremaschi mi fanno piacere, come quelle di Bertinotti: a loro volta dimostrano
che questo è un partito nuovo. Che non è quello dei no global, no Tav, no
tutto". Però non è solo la Fiom a criticare. "Ma guardi che anche
dentro al sindacato è in corso un profondo cambiamento culturale. Venite in
Veneto: cosa si pensa, che l'operaio creda ancora alle classi, e quindi alla
"lotta" di classe? E che questo sia popolo bue?". Il pressing di
Veltroni è durato a lungo: come l'ha convinta, alla
fine? è vera la storia di un ministero in caso di vittoria? "E' vero che
gli ho detto: che sia io o un altro, il Veneto ha bisogno di una presenza forte
nel governo. Non ce l'ha da troppi anni, ed è una delle ragioni del malessere
Nord est. L'altro ieri mi ha risposto: hai ragione, ok". E se non
vincerete? Farà il deputato qualsiasi? "Chi l'ha detto che non possiamo
vincere? Comunque: non mi metto in gioco solo per la vittoria. Questo Paese mi
ha dato molto. Penso, spero di poter restituire qualcosa. E lo si può fare
anche da deputati". Ovviamente ha pre-avvertito Luca Cordero di
Montezemolo. Cosa le ha detto? "Che è contento che anche gli imprenditori
si mettano al servizio del Paese. E che per ora li vede solo nel Pd: spera ne
arrivino anche dall'altra parte". Già, perché tra Matteo Colaninno e lei
dal Pdl dicono: "Vedete? Avevamo ragione, Confindustria è un
covo...". "Chi lo dice dà agli imprenditori italiani degli stupidi.
Sono invece persone intelligenti, che decidono in proprio. E le loro singole
scelte le fanno come in azienda: valutando non le bandiere, ma il progetto che
convince di più. Le ideologie sono finite da un pezzo anche qui".
Raffaella Polato \\ Montezemolo mi ha detto che è contento che anche gli
imprenditori si mettano al servizio del Paese. E che per ora li vede solo nel
Pd: spera ne arrivino anche nel Pdl \\ La Lega mi aveva parlato di una
candidatura a sindaco. E l'Udc, ma prima della rottura con Berlusconi,
mi aveva proposto un seggio da senatore.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE La corsa dell'Udeur Mastella: né il Pd né il Pdl servono alla
Campania MILANO - "Non saranno certo il romano Veltroni e il milanese Berlusconi a risolvere i problemi
del Sud e quelli ancor più drammatici della Campania". Clemente Mastella,
in corsa solitaria con la sua Udeur, attacca sui due fronti. "Ci
considerano e ci trattano da "terroni" e si accorgono di noi solo
alla vigilia delle elezioni: quando nei programmi dei grandi partiti,
rappresentando un formidabile bacino elettorale, diventiamo una risorsa. Salvo
dimenticarsene un'ora dopo il voto". Conclusione: "Ebbene, con la
nostra "munnezza" questa volta ci terremo anche i nostri voti e non
li daremo né a Roma né a Milano".
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE # Centrodestra Berlusconi: nessun partito
piccolo entrerà in Parlamento Bossi: via democratica per la Lega è l'ultima
volta E Fini: i detenuti lavorino per scontare la pena Il Cavaliere: pressione
fiscale sotto il 40% in 5 anni. Ma Maroni avverte: il 90% delle tasse del Nord
deve restare al Nord ROMA - La campagna elettorale entra nel vivo, e i leader
del centrodestra alzano il tono dello scontro, inasprendo slogan e contenuti
del loro messaggio politico. Lo fa Umberto Bossi, quando avverte che questa è
"l'ultima chiamata" per la devolution e per il federalismo fiscale,
che Maroni vorrebbe parecchio drastico: "Il 90% delle tasse pagate al Nord
deve rimanere al Nord". Lo fa Gianfranco Fini, che mette l'accento sul
tradizionale "legge e ordine" della destra e propone per i detenuti
la "condanna a lavorare tanto quanto serve per pagare il loro debito con
lo Stato". Lo fa infine Berlusconi, battendo sul
tasto che più gli è caro - "Porteremo a meno del 40% la pressione fiscale
in cinque anni" - e avocando a sé il compito di spazzar via i partiti
minori che non sono coalizzati con il Pdl: "Non si deve disperdere il
proprio voto sulle altre piccole formazioni del centrodestra, perché nessuno
avrà l'8% al Senato e il 4% alla Camera e quindi non saranno presenti in
Parlamento". Tutte affermazioni che provocano polemiche, si capisce.
Soprattutto quella di Bossi, che, per riaccendere i riflettori sul suo partito,
riunisce il "parlamento del Nord" e minaccia di riprendere la
"lotta per la libertà " se non si farà sul serio sul federalismo:
"Questa è l'ultima volta che la Lega tenta la via democratica ". Ma
se fare sul serio significa accogliere il documento che, per dirla con Maroni,
"integra " il programma del Pdl, allora ci sarà qualche problema a
mettersi d'accordo: "Chiederemo con fermezza - dice infatti l'ex ministro
- che il federalismo fiscale venga realizzato con la nostra ricetta: il 90% delle
tasse pagate in Padania devono rimanere qua per i prossimi 10 anni. Poi ci
accontenteremo del 50%". Parole che sono manna per la
controffensiva di Walter Veltroni, convinto che Bossi abbia imboccato "la via
insurrezionale": "Al Pdl chiedo: come sono compatibili queste
proposte con il vostro programma? Come potete stare insieme? Ricominciamo da
capo, come gli ultimi 15 anni, con mediazioni continue ed estenuanti".
Ed anche l'Udc ha buon gioco, con Ronconi, ad attaccare il programma della
Lega, che senza il "moderatismo" del centro rischia di portare a
"derive secessioniste". Intanto, a tenere alta la bandiera della
sicurezza, pensa Fini, che avanza "una proposta prima che Veltroni la faccia sua come tutte le altre": introdurre
anche in Italia "un ulteriore deterrente, non si tratta di lavori forzati,
come qualcuno scriverà domani sui giornali, o di metterli a lavorare con la
palla al piede come in Alabama. Si tratta di condannare i detenuti a lavorare
tanti giorni e tante ore finché non hanno pagato il loro debito con lo
Stato". Linea dura insomma, che va a braccetto con quanto anche Berlusconi proclama dal gazebo di Torino - "Non
consentiremo scarcerazioni facili, che sono colpa dei pm di sinistra " -
dopo aver così apostrofato un fan che gli suggeriva di citare una delle
missioni del programma: "Sono vecchio, ma non sono rincoglionito...".
Per il resto, il Cavaliere continua a predicare l'importanza di dare un "voto
utile" a uno dei grandi partiti, e a non disperderlo tra i piccoli del
centrodestra che non ce la faranno a raggiungere la soglia del 4% alla Camera e
dell'8% al Senato. Piccoli che naturalmente si ribellano, come Storace, leader
della Destra, che suggerisce "meno boria". Come Mastella, che prevede
vita dura per Berlusconi in Campania dove "non lo
voteranno". Ma soprattutto, è lo scontro con Casini a continuare a
distanza: "Evidentemente - ironizza il leader dell'Udc - ha paura che il
nostro progetto decolli...". Ma Berlusconi ha
anche un messaggio di ripresa da mandare agli elettori, e la promessa che le
tasse "saranno abbassate ", perché gli italiani "lo stipendio lo
prendono in lire, ma devono fare la spesa in euro". E però, sul tema
dell'economia, nel Pdl non c'è voglia di inseguire Veltroni
sul piano delle candidature di imprenditori eccellenti. E' vero infatti che
viene corteggiato l'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato, nonostante
la forte opposizione di An che teme di mettersi in rotta di collisione con la nuova
Confindustria di Emma Marcegaglia e che non gli perdona né l'ambizione di
diventare ministro né il no alla candidatura a presidente della Campania. Ma è
anche vero che, in attesa che in settimana si definiscano le candidature
scremate dal team guidato da Bondi, Paolo Bonaiuti attacca: "Quelle di Veltroni sono candidature spot, che fanno parlare qualche
giorno e poi non portano a niente. Noi candideremo più donne, più giovani, più
persone utili a lavorare duramente in Parlamento, perché questo serve al
Paese". Paola Di Caro.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 13
categoria: BREVI La citazione Berlusconi ha usato per Veltroni la mitica
battuta di Reagan dell'84 (foto) contro Mondale: "Non sfrutterò
politicamente la sua giovane età e inesperienza".
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Neorealismo La battuta a un collaboratore sull'età: "Ma non
sono ancora rinc..." "Sono vecchio", e Silvio archiviò i
miracoli Il leader cambia linea anche sulla pressione fiscale: ridurla sotto il
40 % SEGUE DALLA PRIMA L'interrogativo non è così eccentrico dopo che ieri
Silvio Berlusconi, rompendo un tabù, si è girato verso
un collaboratore che gli parlava all'orecchio sbuffando divertito: "è
inutile che suggerisci. Sarò vecchio ma non sono ancora rincoglionito".
Stupore tra gli astanti: vecchio? Lui? La battuta in realtà, giura chi lo
conosce, è tutta nel solco di una nuova strategia del Cavaliere. Lo spiegò
benissimo, anni fa, don Gianni Baget Bozzo, che in questi anni è stato il
cappellano militare di Forza Italia: "Le gaffes di Berlusconi
non sono gaffes. Lui fa finta ma è tutto già pensato, già voluto. Sperimenta,
cerca, manda messaggi, anticipa. Sono uno strumento di comunicazione e di
direzione politica". Vale per le gaffes, vale per il resto. Anche se un
giorno gigioneggiò sul suo essere "come Biancaneve in un mondo che non è
una fiaba " e ancora insiste talora nel definirsi un imprenditore
"costretto dalla storia ad assumersi questo ruolo", il leader azzurro
ha imparato da un pezzo a "far politica". Anzi, non lascia niente al
caso. Straordinario "annusatore" del mercato, ama dire che sa farsi
"concavo e convesso". Un prodotto non va più? Lo cambia. Con una
rapidità di decisione che gli altri politici italiani se la sognano. Ed è lì la
chiave per capire le ultime svolte. Tre su tutte. La prima: abolizione dei
sogni. Ci aveva giocato per anni, sul tema. Non solo nel messaggio con cui
segnò il suo ingresso in politica. Si vantava di avere voluto lui preziose
riedizioni de "L'Elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam e de
"L'Utopia " di Tommaso Moro. Scriveva libri dal titolo "La forza
di un sogno". Definiva Forza Italia "una nave di sognatori ".
Assicurava che il suo governo "stava realizzando il sogno di cambiare
l'Italia". E ancora due anni fa teorizzava: "Ai cittadini bisogna
presentare un sogno, un progetto ambizioso per il futuro, e noi stiamo pensando
a quello". Per non dire dei miracoli. Promessi e rivendicati: "Vi
dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo
miracolo italiano". "Coi vincoli europei non possiamo fare una vera
politica economica, tanto meno la vecchia politica dei cambi. Possiamo fare
solo i miracoli quotidiani". "Abbiamo fatto semplicemente i miracoli.
Nessuno ha fatto mai di più della coppia Berlusconi-Letta...".
Bene: tutto cambiato. Al punto di lanciare questo messaggio: "La
situazione è molto, molto difficile e gli italiani devono essere consapevoli di
questo. Nel programma c'è una frase precisa, ossia: non promettiamo e non
facciamo miracoli". Seconda svolta: l'impegno, tra le sette "missioni
", a ridurre la pressione fiscale "sotto il 40 per cento ". Una
sterzata poco notata da amici e avversari, ma clamorosa. Fin dal suo trionfale
debutto, infatti, il Cavaliere aveva battuto e ribattuto su un punto: "Se
i cittadini sentono che lo Stato non li rapina ma gli chiede il giusto saranno
contenti di pagare le tasse e le entrate dello Stato aumenteranno ".
Dunque, due sole aliquote: 23% fino a 200 milioni di lire, 33 per cento oltre.
Tesi liquidata da Giulio Tremonti, pochi giorni prima di diventare un ministro
berlusconiano, come una "panzana". Peggio: "Miracolismo
finanziario". Ma cocciutamente perseguita dal Cavaliere per anni. Cavalcata
nella campagna elettorale del 2001: "Per il Mezzogiorno, quando sarò al
governo, chiederò al commissario Ue Monti gli stessi sgravi fiscali
dell'Irlanda. Ridurrò l'Irpeg al 25%". "Con buon senso e attenzione,
nell'arco di tre-quattro anni ridurremo la pressione fiscale dal 47 al 35%. E
taglieremo del 20% il prelievo Irpef". Controfirmata nel famoso
"contratto con gli italiani": "Punto primo: Abbattimento della
pressione fiscale con l'esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire
annui; riduzione al 23 per cento dell'aliquota per i redditi fino a 200
milioni; riduzione al 33 per cento dell'aliquota per i redditi sopra i 200
milioni". E rilanciata quando già era a Palazzo Chigi da tre anni:
"Se il cittadino percepisce le tasse come giuste, se gli si chiede il 33%,
è invogliato a pagare, si convincerà che è doveroso far fronte alle richieste
dello Stato, se invece gli si chiede il 50% del suo reddito si sente moralmente
autorizzato ad evadere ". Terza svolta, sul giovanilismo. Ci ha sempre tenuto
molto, il Cavaliere. Si faceva fotografare in tenuta da tennis mentre batteva
il passo con Galliani, Dell'Utri, Letta alle Bermude. Gioiva a leggere che i
compagni di una "corsa rigenerante" erano rimasti con la lingua a
penzoloni e l'assai più giovane Antonio Tajani aveva dovuto mettersi a letto.
Gongolava quando Michaela Biancofiore, bionda valchiria altoatesina, lo
definiva "un figaccione". Faceva lo sciupafemmine, fino a innervosire
Veronica, confidando: "Sono andato a Cleveland per venire incontro alle sollecitazione
dei miei che volevano che mettessi un salvavita. Ora mi sento forte, giovane e
prestante e sono pronto a innamorarmi". Citava a suo vanto il medico e
sindaco Umberto Scapagnini: "Assicura che sono 25 anni più giovane della
mia età reale". Fino alle battute più recenti: "Mi sento
giovanissimo". "Mi fa piacere stare qui tra coetanei, cari ragazzi di
An". "Gli anni? Tutto dipende da come uno si sente. Io per esempio,
in tutti i campi, ne ho 35". Tema: come mai, ieri, ha rovesciato tutto?
Autoironia, senz'altro: anche i nemici riconoscono che ce l'ha. Ma forse, come
sulle tasse e i miracoli e i sogni, c'è appunto dell'altro. Una nuova
strategia. La stessa che lo portò, tempo fa, a rinvangare
con Veltroni una mitica battuta di Reagan contro Mondale che gli rinfacciava
d'esser vecchio: "Non sfrutterò politicamente la giovane età e
l'inesperienza del mio avversario". Resta quella curiosità iniziale: e i
capelli? Il "nuovo" Berlusconi più prudente e meno
sognatore e meno miracolista si mostrerà anche più anzianotto? E i
tacchi? Rinuncerà un giorno a quelle formidabili zeppe che lo fanno svettare
oltre il metro e settanta? Gian Antonio Stella.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-03-03 num: - pag: 53
categoria: REDAZIONALE A fil di rete di Aldo Grasso Nei tg Veltroni doppia Berlusconi S travince Walter Veltroni: è lui il
personaggio più citato e interpellato nei telegiornali della seconda quindicina
di febbraio. In un rapidissimo lasso di tempo la situazione del
"ranking" - ovvero della classifica dei volti più presenti
nell'informazione nazionale - è mutata radicalmente. Romano Prodi è
scivolato al quattordicesimo posto (e, nell'ultima settimana, esce addirittura
dalla classifica...), Walter Veltroni è balzato al
comando con oltre 84 minuti (dal 15 al 29 febbraio): in maniera efficace, gli
sforzi comunicativi del Partito democratico si sono concentrati sul leader,
quasi occultando l'attuale presidente del Consiglio. Veltroni
nel prendere "la parola" nei tg ha quasi doppiato Silvio Berlusconi (fermo a 43 minuti). E nemmeno insieme a
Gianfranco Fini (30 minuti), il leader del Popolo della libertà raggiunge il
suo avversario. Seguono i "non allineati": Casini (30 minu-ti),
Bertinotti (21 minuti), Maroni (12 minuti). Il leader del Pd si avvantaggia
soprattutto della grande attenzione dei telegiornali Rai, in particolare del
Tg1 delle 20.00 (oltre 8 minuti, con una media di ascolto di 7.800.000
spettatori) e del Tg3 (quasi 8 minuti, con un ascolto di 2.300.000 spettatori).
Ma anche considerando i soli tg Mediaset, Veltroni
supera Berlusconi di oltre dieci minuti. Quest'ultimo
è in seconda posizione nei tg Mediaset, ma scivola in quinta (dopo Fini,
Casini, Bertinotti) nei notiziari Rai. Quanto meno in termini comunicativi, la
novità e la "notiziabilità" del leader democratico hanno molto
pagato. In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su
dati Auditel.
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal nostro inviato
MARCO MOLENDINI SANREMO - Pippo e il Festival? Il rapporto lo descrive bene
Chiambretti. "L'ho visto nei momenti peggiori, seduto sugli scalini dietro
le quinte, sembrava un pugile suonato, ma se dal palco arrivava una nota sbagliata
era lì, pronto, a captarla con disappunto". Difficile sbrogliare la
matassa, Baudo-Sanremo. L'intreccio è antico, viene da lontano: "Quando
ero ancora al mio paese, Militello, e dal Casinò presentava Nunzio Filogamo,
per me il Festival era come San Pietro. E quello che sento oggi per questa
manifestazione è un sentimento di devozione e amore". La voce, già roca
per la stanchezza, si arrochisce ancora di più, nel timore non espresso che
questa possa davvero essere l'ultima volta. Non c'è solo il sonoro flop a pesare.
Il panorama incerto ha confini ampi. "Il mio contratto triennale con la
Rai scade con quest'anno - rivela Pippo -. Posso anticipare però che non andrò
a Canale 5. Spero di essere utile alla Rai, ma per capire che succede devo
aspettare le elezioni come Del Noce". Anche il direttore di Raiuno è a
fine mandato e rivela apertamente il desiderio di lasciare la rete: "Sono
stato il direttore più longevo della rete, ora basta", dice. È un addio,
quello di Del Noce. Baudo, invece, la parola addio non la pronuncia nemmeno,
non appartiene al suo vocabolario baudian-siculo-sanremese. "Chiudere è
difficile" confessa, abbandonandosi poi a un viaggio sentimentale nella
memoria: "Quest'ultima edizione è fra le più care, ma ci sono altri
momenti che ho nel cuore: l'anno in cui salirono i metalmeccanici sul palco, il
salvataggio del disoccupato che si voleva buttare giù dalla galleria
dell'Ariston, quando si disse che lo avevo fatto apposta, ma non era vero per
niente, la vittoria di Si può dare di più con la morte di Claudio Villa. Il
primo, era come essere in Paradiso". Meglio, allora, restare su un
arrivederci, nella speranza che la tempesta passi. "Sono morto tante volte
e poi sono risorto" racconta nel momento dei saluti, prima di andare in
scena con l'ultimo atto festivaliero, la Domenica in sanremese. Tanto più che
la questione Rai-Sanremo è tutta per aria, con la fine della convenzione (a
dicembre) e la situazione dell'azienda, dove scadenza del consiglio
d'amministrazione e elezioni coincidono nel creare incertezza sulla futura
struttura dirigenziale. Dipenderà dalla politica, ovviamente. E Pippo non si tira indietro sul dilemma Veltroni o Berlusconi: "Mi auguro che la definizione dei poli diventi più chiara.
Ma storicamente, familiarmente, psicologicamente, idealmente io sono sempre
stato di centrosinistra, mio padre era allievo di Don Sturzo lo sa anche Berlusconi e mi rispetta lo stesso". La settimana, però, è
stata dura, c'è bisogno di difendersi. Baudo lo fa: "Vuol dire qualcosa se
i giornali mi hanno dato
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ndustriali
metalmeccanici Calearo. "La mia candidatura è un'occasione per il
Nordest", conferma Calearo. "È cominciata la rimonta", assicura
il leader del Pd. Nel Pdl, Berlusconi torna ad attaccare i partiti minori e insiste su Bassolino:
avrebbe dovuto dimettersi da tempo. Mentre Fini lancia una proposta nuova sulla
sicurezza. "I delinquenti", dice, "devono essere condannati a
lavorare". Nel giorno del Family day, Casini firma le richieste per la
famiglia e avverte Pd e Pdl: non lasceremo che vi spartiate l'Italia.
( da "Riformista, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Urne e giornali in
attesa di prendere commiato dai lettori La lotta politica in Italia non finisce
il 14 aprile Ascolto, parlo, leggo i giornali, guardo la tv, navigo (anche se
poco e male) in rete, e per l'arte della dissimulazione non sono notoriamente portato:
anche volendo, avrei seri problemi a far finta di nulla. Quindi sì, è molto,
molto probabile, anzi pressoché certo, che di qui a pochissimo non sarò più io
a dirigere questo giornale, e che a cambiare, qui, non sarà soltanto il
direttore. Ma il momento del commiato e dei bilanci non è ancora arrivato.
Quando arriverà, dirò ovviamente la mia su questa storia. Sul clima politico
nel quale si colloca e del quale è, per molti aspetti, emblematica, invece,
vorrei ragionare un poco già adesso. È una campagna elettorale molto strana,
questa. Non arriverò a sostenere, come fanno tanti amici e lettori, che, almeno
per quanto riguarda l'offerta dei due principali concorrenti, e il modo in cui
l'informazione ne dà conto, quasi che fuori del Pdl e del Pd non ci fosse
nulla, si tratta di una campagna elettorale truccata. Ma certo tira una pessima
aria per chiunque (si tratti del centro moderato, della sinistra-sinistra, dei
socialisti e, perché no, persino della destra à la Storace) per convinzione o
per necessità si rifiuta all'idea che il modo migliore per liberarsi del
bipolarismo di coalizione coatto che ci ha afflitto negli ultimi quindici anni
sia transitare in tutta fretta, e badando bene a non pagare dazio, in un
bipartitismo altrettanto coatto. E tira un'aria bruttina anzi che no, basta
sfogliare i giornali o guardare la tv per rendersi conto di quanto e come
dilaghi il conformismo, anche per chi (ma adesso non vorrei dare l'impressione
di mettermi a parlare in modo surrettizio dei problemi di casa mia) si colloca,
in un modo o nell'altro, fuori dal coro, solleva questioni, avanza dubbi, dà
spazio a posizioni critiche e controcorrente. Eppure, appena sotto la crosta di
una campagna elettorale fin qui tutta fair play, reciproci riconoscimenti e
caccia ai volti nuovi da mettere in campo a testimonianza di quanto radicale
sia la rottura con il passato, si muovono molte cose, e non tutto quel che
capita è commendevole. I due partiti che, monopolizzando la scena, oggi si
confrontano, domani potrebbero scontrarsi e dopodomani, chissà, trovare un modo
per intendersi, risulteranno grandi grosso modo come i principali partiti
conservatori e socialisti europei. Ma, a differenza di questi, sono pure in
larghissima misura virtuali, non hanno storia, radicamento nella società,
organizzazione diffusa, cultura politica consolidata. Domani, forse, saranno
liquidi, o gassosi. Per adesso, rischiano di tenere dentro tutto e il contrario
di tutto, le più svariate delle new entries e i vecchi potentati che hanno
perso il pelo ma non hanno perso, per quanto hanno potuto, il vizio. I loro
leader, che stanno costruendo delle macchine da guerra fatte per vincere (io
ovviamente mi auguro che non prevalga quella berlusconiana, ma non è questo il
punto), appaiono oggi potentissimi, indiscussi e indiscutibili. Tutto sembra
essere (e moltissimo in effetti è) nelle loro mani, anche grazie a una legge
elettorale infame per la quale la parola "candidato" ha perso senso,
visto che deputati e senatori non sono scelti dal popolo sovrano, ma selezionati
e nominati dall'alto. E però si può supporre sin d'ora che a quello tra loro
che perderà, Berlusconi o Veltroni che sia, saranno in molti a presentare il conto, anche
archiviando senza farsene troppi problemi i buoni propositi della vigilia. Non
solo per questo, ma anche per questo, vorrei dire che non è vero quello che si
racconta: la lotta politica in Italia (mi sia consentita questa espressione
antica) non è finita, e non finirà nemmeno lunedì 14 aprile, quando sarà
noto finalmente l'esito del voto. Sempre che, naturalmente, la possibilità
degli elettori di prendere una decisione informata (informata, intendo, sulle
conseguenze che potrebbero derivarne, nonché su tutte le opzioni in campo: e
non è questione di par condicio) non sia stata, di fatto, sequestrata in
partenza. O annegata nella melassa. 03/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - "Nel Paese sta emergendo la voglia di un centro forte e serio, che
sia in grado di esercitare la propria influenza sulla politica e che impedisca
a quei due (Berlusconi e Veltroni) di fare i loro comodi a scapito degli italiani". Giornata
palermitana, ieri, per Pier Ferdinando Casini. La Sicilia è sempre stata il
principale serbatoio di voti dell'Udc. Ora la Sicilia è un'anomalia e
un'incognita. Ieri sul palco di Palermo Casini ha salutato e abbracciato
Raffaele Lombardo: è il candidato-governatore di tutto il centrodestra,
Udc compresa. Nello stesso giorno in cui si voterà per le regionali, però, il
Mpa di Lombardo affiancherà alle politiche il Pdl berlusconiano. "Noi in
Sicilia votiamo Lombardo e non Berlusconi - ha
sottolineato Casini. - Le amministrazioni locali si scelgono sulla base dei
programmi. Se Cuffaro e Romano (i leader dell'Udc siciliana, ndr) hanno scelto
così, a me va bene". Non va bene però alla Rosa bianca, gli alleati
dell'Udc a livello nazionale. Pezzotta, Tabacci e Baccini hanno annunciato ieri
che in Sicilia presenteranno una propria lista e una giovane
candidata-governatore ("proveniente dal mondo cattolico"). È la
misura della loro autonomia sul piano locale. Anche alle comunali di Roma la
Rosa bianca presenterà una propria lista. E Mario Baccini minaccia di
candidarsi sindaco (in competizione con Luciano Ciocchetti), se l'Udc non
investirà abbastanza sulla "costituente del centro". Ieri Pezzotta,
Tabacci e Baccini hanno diffuso una nota: "La Rosa bianca vuole concorrere
con l'Udc alla creazione di un nuovo soggetto politico e non è ospite
dell'Udc". A loro giudizio anche nella kermesse di sabato a Roma, tutti i
riflettori erano puntati sull'Udc lasciando sullo sfondo l'idea di una più
ampia ricomposizione dell'area di centro. Dopo la manifestazione di Palermo,
Casini e Pezzotta si sono sentiti al telefono e si sono scambiati
assicurazioni. L'accordo finale sulle liste richiederà ancora fatica, tuttavia
è stato confermato il progetto della costituente (nel nuovo simbolo elettorale:
"Unione di centro"), da realizzare dopo le elezioni. Dove in qualche
amministrazione Udc e Rosa bianca potrebbero marciare divise. A Palermo intanto
Casini ha firmato la petizione del Family day ("la famiglia è la grande
trascurata d'Italia. Senza serie deduzioni fiscali, la famiglia rischia di
diventare desaparecida") e ha ribadito la diversità della proposta
centrista da quella di "Veltrusconi". "Vogliono spartirsi l'Italia:
non lo consentiremo". "I grandi partiti hanno al loro interno
contraddizioni che li paralizzeranno. A cominciare dai temi eticamente
sensibili. Solo noi abbiamo programmi seri e realistici. E loro hanno paura che
il nostro progetto decolli". In ogni caso la battaglia centrista è anche
una battaglia per la riforma del sistema: "La politica - ha detto ancora
Casini - si sta semplificando. Ma i poli non sono due, bensì quattro: la
destra, il centro, il centrosinistra moderato, la sinistra".
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI
ROMA - Walter Veltroni cala l'asso durante un comizio
a Prato. "Un grande industriale, Massimo Calearo, ha accettato di essere
il nostro capolista in Veneto". Gli applausi che tributa la piazza, hanno
la stessa intensità del rumore che la notizia diffonde nel mondo politico e
sindacale. Dal Pdl sale l'ironia di Bondi e Sacconi ("strane cose sono
accadute in Confindustria") mentre per la sinistra radicale è la conferma
della svolta a destra del Partito democratico. Tuonano anche i sindacalisti,
come Airaudo. Ma se Veltroni difende l'identità di
"centrosinistra riformista" contro "la sinistra radicale che
parla di lotta" in opposizione ai "padroni", affermando che la
candidatura rappresenta "la forza del patto tra produttori, lavoratori e
persone oneste", il presidente di Federmeccanica chiarisce di voler
correre "per dare voce al mondo delle piccole e medie imprese del Nord-Est
che finora ha sofferto di scarsa rappresentanza". Ha accettato l'offerta,
perchè "è un momento fondamentale per il futuro del Paese". Nel tour
lungo la dorsale Nord della Toscana, tra Pisa (in piazza Carrara, hanno calato
un lenzuolo sul quale era scritto: "Tu vò fa' l'americano") e Prato, Veltroni attacca Bossi e la Lega che ha scelto "la via
insurrezionale". Dunque, nessun dialogo con il Carroccio. "Come è
possibile interloquire con chi ha costituito il Parlamento del Nord e cioè un
Parlamento alternativo a quello del nostro Paese". La proposta di Maroni
sulle tasse, osserva Veltroni, è la prova che non c'è
compattezza nel Pdl. "Come sono compatibili queste proposte con il
programma Pdl? Come potete stare insieme?". La previsione è facile:
cominceranno "da capo, come negli ultimi 15 anni, con mediazioni continue
ed estenuanti". Invece, Veltroni è convinto che
il Pd farà "la più grande rimonta della storia". Osservando le folle
di giovani, esulta: "Stiamo sovvertendo i pronostici". Da piazza
Duomo di Prato, il candidato premier avverte: "Guardate, si può
vincere!". E presenta due "talenti italiani", il regista Ettore
Scola (che gira un film sulla campagna elettorale) e lo scrittore, Sandro
Veronesi. Veltroni trova un altro supporter nel missionario Arturo Paoli, 96 anni,
uno dei padri della "Teologia della liberazione" ("Walter è
degno di essere appoggiato"). Il leader democratico conferma che non farà
"inciuci" con Berlusconi, vuole "unire" gli italiani. Ma critica il
programma "non praticabile" del Pdl (che secondo "Il Sole 24
Ore" costerebbe tra i 72,6 e gli 87,7 miliardi, a fronte di una copertura
indicata sempre dal quotidiano in 33,35 miliardi) mentre quello del Pd "è
realistico", perchè indica un'adeguata copertura finanziaria (a fronte di
un costo indicato fra 19,7 e 28,3 miliardi, "Il Sole" parla di una
copertura di 18,35 miliardi di euro). Chiosa: "E' la differenza che corre
tra promesse e realtà". Renato Brunetta, Forza Italia, contesta la
veridicità delle cifre, definendole una "cantonata. Intanto, Goffredo
Bettini, annuncia: non vedo Di Pietro "adatto" come ministro della
Giustizia.
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FRANCA
GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - In tantissimi hanno firmato. Gli
organizzatori sono certi di avere raccolto oltre mezzo milione di firme ma
potrebbero essere molte, molte di più, tenendo conto le 1.420 piazze. Solo nei
prossimi giorni si avrà il numero sicuro. A mobilitarsi per la replica del
Family Day tanta gente comune, genitori che tenevano per mano i bambini, coppie
di nonni, giovani fidanzati. Tutti a rispondere alla chiamata: "Meno tasse
per chi ha figli. Mettiamoci una firma". Compresi alcuni leader di partito
e, persino, un vescovo (quello di Assisi). Casini ha firmato a Palermo dove si
trovava per un convegno di giovani ("la famiglia oggi è la grande
trascurata d'Italia e chi ha più di un figlio si trova ad essere quasi un eroe
perché non è nelle condizioni di arrivare a fine mese"); Gianfranco Fini,
invece, lo ha fatto a Firenze assieme a Gasparri, Storace ad Alessandria, la
Santanchè a Milano, Pezzotta a Roma e, infine, Alemanno, candidato sindaco ha
annunciato addirittura una iniziativa ad hoc. Il 7 marzo all'auditorium di via
della Conciliazione terrà a battesimo un convegno per presentare le proposte
del Pdl per la XVI legislatura. Il titolo racchiude il senso: "Nel cuore
della politica, vita famiglia, educazione". Interverranno la Roccella,
Maria Luisa di Pietro, presidente del comitato Scienza e Vita e braccio destro
di monsignor Sgreccia, Giuliano Ferrara, Alfredo Mantovano, il ciellino Mario
Mauro. Le conclusioni sono state affidate a Bondi e a Fini. Veltroni e Berlusconi, invece, pur avendo incluso nei propri programmi un capitolo
sulla famiglia hanno scelto di non firmare lasciando il compito ad altri
esponenti di partito. Mentre al Colosseo davanti al gazebo si formavano le
prime file di persone decise a chiedere sostegni e meno tasse alla famiglia,
in piazza san Pietro diversi gruppi di fedeli davano per scontato che Benedetto
XVI all'Angelus benedicesse l'iniziativa. Stavolta, però, la benedizione non è
arrivata non tanto per mancanza di attenzione, piuttosto per opportunità: la
campagna elettorale incombe e la Chiesa preferisce fare un prudente passo
indietro anche se questo, spiegano al di là del Tevere, non vuol dire che non
si segua con interesse una battaglia considerata fondamentale. Sicchè
all'Angelus si sono ascoltati appelli per fermare l'inferno di Gaza, per la
liberazione del vescovo iracheno rapito e per la protezione dell'infanzia -
dopo la atroce morte di Ciccio e Tore, gli angioletti di Gravina - ma della
maxi raccolta di firme promossa in tutta Italia dal popolo del Family Day, non
se ne è parlato. Soddisfatto della giornata il presidente del Forum delle
assiciazioni delle famiglie, Giovanni Giacobbe. "Abbiamo individuato i
temi che debbono guidare l'agenda politica della prossima legislatura" fa
sapere. La mobilitazione è servita a presentare gli altri punti del manifesto
del Forum, quei "valori non negoziabili" riguardanti la tutela della
famiglia quale "società naturale fondata sul matrimonio come sancito dalla
Costituzione, e la tutela della vita dal concepimento alla morte
naturale".
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Zio per presunte
irregolarità nello smaltimento dei rifiuti, perché rassegni le dimissioni. Oltre a Silvio Berlusconi, che sferza il Pd
("dovevano invitarlo prima a lasciare"), oltre a Enrico Boselli
("siamo stati i primi a dirlo nel centrosinistra") e Franco Giordano
("subito al voto anticipato"), è proprio il partito di Walter Veltroni a non far più niente per celare la speranza che Bassolino faccia
un passo indietro. "Non c'è dubbio che in molte regioni bisogna
aprire un processo di rinnovamento molto profondo", premette Goffredo
Bettini, braccio destro del leader pd. "Io metto la mano sul fuoco su
Bassolino come persona e penso che sia il solo ad avere gli strumenti per
decidere se il rinnovamento sia meglio con la sua presenza o no. Bassolino ha
scelto di rimanere e io rispetto questa scelta". Del resto, ricorda
Bettini, i Ds insistettero molto perchè Bassolino si ricandidasse in Campania
nonostante sue resistenze: "Forse sarebbe stato meglio non chiedergli quel
sacrificio". Al tempo stesso, aggiunge il braccio destro di Veltroni, "ci sono responsabilità nazionali come
l'atteggiamento di Pecoraro Scanio che ha impedito o reso più complicata la
soluzione del problema". Piero Fassino è anche più esplicito:
"Bassolino fino ad oggi ha sempre dimostrato grande capacità di assumersi
le sue responsabilità nella Regione che ha amministrato, per cui siamo certi
che sarà in grado di farlo anche ora. Credo che anche lui sia consapevole di
quanto l'opinione pubblica oggi apprezzerebbe un atto che mostri la capacità di
assumersi le sue responsabilità. D'altronde noi sappiamo bene che sulla vicenda
dei rifiuti in Campania le responsabilità vanno registrate in molti
settori".
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA Per due volte Massimo Calearo ha salito i quindici scalini che
portano al loft sede del Pd. Walter Veltroni lo ha
ricevuto nel suo studio, e i due attorno al tavolo quadrato di legno scuro che
occupa un intero angolo della stanza hanno discusso della candidatura, del come
e del perché, degli impegni da prendere, dei motivi, del significato della
scesa in campo. "Certo che se il capo del Pd sceglie uno come me non certo
di sinistra, qualcosa di profondo è successo", ha confidato Calearo a chi
lo ha interrogato. Quale l'argomento veltroniano che più è servito a convincere
il rappresentante degli industriali del Nord Est? "L'impegno per il Veneto
e per tutto il territorio, l'impegno per le piccole e medie imprese", ha
raccontato a chi gli ha parlato. Nei due colloqui, e questo è stato un altro
argomento a favore del sì, e non secondario, Veltroni e Calearo
hanno ricordato come neanche il governo Berlusconi avesse
nominato un ministro in rappresentanza del Nord Est, e discutendo e soppesando
e ragionando è venuto fuori qualcosa di meno di una promessa ma qualcosa di più
di un impegno che "al prossimo giro un governo del Nord Est avrà da
esserci". Raccontano ancora che Veltroni
avesse puntato al bersaglio grosso, avesse fatto un pensierino per Luca di
Montezemolo, tra i due c'era anche stato un pranzo in Campidoglio, ma il
presidente di Confindustria, corteggiato anche da altri leader, non ne ha
voluto sapere di scendere nell'agone politico. Tutti sanno comunque che Calearo
è uno del suo giro più stretto, difficilmente il presidente di Federmeccanica
avrebbe potuto compiere un passo del genere senza come minimo consultarlo, e
insomma il placet di Montezemolo non solo c'è stato dietro le quinte, ma è
arrivato diretto da Cortina: "Meglio un imprenditore candidato, è un
politico in meno". Un ruolo non secondario per convincere Calearo l'ha
svolto Paolo Giaretta, ex sindaco di Padova, ex Margherita e attuale segretario
Pd del Veneto. Veltroni ha puntato molto su questa
candidatura, segnale anche di "un rapporto diverso con questa
Confindustria dialogante", così ne parlano nella prima cerchia del Pd. Il
leader se l'è tenuta in serbo come colpo finale, visto che tra oggi e domani al
massimo le liste saranno concluse e presentate. Sicché il Pd veltroniano che
emerge dalle candidature è in effetti qualcosa di inedito per un partito con
cromosomi storici di sinistra. Prima Matteo Colaninno, poi Pietro Ichino,
adesso Massimo Calearo: il Pd manda in soffitta il partito fondato
sull'antagonismo capitale-lavoro e sposa invece il patto tra produttori,
abbraccia l'interclassimo e fa capire che una forza che punta ad avere il 35 e
passa per cento deve riuscire a rappresentare l'intero spettro sociale. Danno una
mano a Veltroni indirettamente i "sinistri
arcobaleni", che hanno reagito indispettiti alla candidatura di Calearo a
base di "Pd partito dei padroni" (Ferrero) o "il Pd mi fa venire
i brividi" (Palermi). Le candidature, dunque. Per il rush finale si è scelta
la sede dell'ex Ds a via Nazionale. In una stanza Bettini e Franceschini a
battagliare con i segretari regionali di turno, in un'altra Migliavacca,
Fioroni, Gentiloni a battagliare ugualmente. Rimane aperto apertissimo il nodo
Campania, con Antonio Bassolino che ha alzato un muro di cassonetti contro la
candidatura di Luigi Nicolais, vorrebbe come capolista D'Alema o Veltroni, tanto che il ministro uscente della Funzione
pubblica ha fatto sapere a chi di dovere che "se non si resiste alle
resistenze di Bassolino, potrei anche non candidarmi". Tra le novità della
riunione-fiume al Botteghino, Livia Turco al Senato in Abruzzo; Nicola Latorre
al Senato in Basilicata per far posto a De Castro in Puglia; nel Lazio, dietro
Marianna Madia e Veltroni ci saranno Gentiloni, la
Melandri (capolista anche in Liguria), Gasbarra, Tocci, Morassut. Al Senato c'è
Franco Marini. Per Beppe Fioroni c'è il Lazio 2 e la Sicilia occidentale.
( da "Riformista, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il punteruolo
infranto il tempio del nazional-popolare Pippo XIII non riesce a difendere
Sanremo È stato profanato il tempio del nazional-popolare, Sanremo. Il suo
sacerdote Pippo Baudo ha dato di matto. Forse l'anno prossimo rinascerà dalle
macerie, ma sarà diverso: l'evoluzione ciao-darwiniana con Paolo Bonolis o la
realiticizzazione di Maria De Filippi. Il rito è stato infranto - altre volte è
successo, negli anni '70, quando non bastavano le canzonette, si esigeva più
impegno - da una serie di fattori che sono troppo diversi per indicarne uno
come determinante: la tv realtà di Chi la visto? , il bisogno di informarsi e
formarsi con Ballarò o la fiction dei Cesaroni ? Sanremo è imploso perché è
Sanremo. Perché non diventa niente di diverso. Perché il nazional-popolare non
è quasi mai esistito, in Italia, come denunciava Gramsci, perché non c'è una
nazione, non c'è un popolo italiano. Ma un popolo delle partite iva, un popolo
dei fax, un popolo democratico, un popolo delle libertà... Si dirà, questa era
la forza si Sanremo, quella di illudere e unire le tribù in una presunta
nazione catodica. Ormai, però, i pubblici si differenziano, non c'è la tv
digitale terrestre dei mille canali ma il satellite eleva l'Auditel dentro di
te al cielo stellato sopra di te. Papa Pippo Baudo Tredicesimo ha mentito a se
stesso, alla televisione che ha sempre fatto. Ha detto che è il pubblico
italiano a essere cambiato, che vogliono scandali e provocazioni, litigi, che è
un'Italia di merda, ma lui non la vuole. Tutto falso, fortemente falso: l'ha
voluta, ottenuta, ma il risultato è stato lo stesso: la Berté - che almeno ha
il coraggio fisico di mettersi in gioco e il plagio è uno spauracchio per gli
ipocriti - che ha cantato in manette, litigi tra cantanti, Jovanotti che viola due
volte la par condicio parlando di Berlusconi che urina
e dicendo un "forza Obama"che si confonde al Yes we can cantato ad
Amici . Chiambretti ha fatto satira, sulla politica, ma restando sempre un
passo indietro rispetto al satireggiarci della politica contemporanea.
L'inciucio delle ali. Veltroni e Bassolino fanno il
remake di Non parlarmi non ti sento : uno dice all'altro di agire secondo
coscienza, l'altro, che deve avere una coscienza indifferenziata, replica che
tira dritto. Di Pietro fa il poliziotto buono e il politico cattivo, invita
Bassolino a dimettersi, lo considera innocente, ma non vuole perdere voti.
Mastella dice votatemi per non votare Berlusconi, ma
non è un "elemosina". Della serie, "non pensate
all'elefante" è un modo per dire elefante: fate l'elemosina! Chi riesce a
non pensare all'elefantino è Berlusconi, che ha
inibito Ferrara. Casini mette la famiglia al centro del programma - conflitto
d'interessi, lui ha due famiglie - e poi dice che Veltrusconi è un bluff e che
lui, che si presenta con lo scudo crociato - così qualche "x" arriva
di risulta - è la vera alternativa. Alternativa a che cosa? Al futuro, forse.
Per questo ha candidato De Mita. Al posto del quale, Veltroni ha
candidato una ragazza, Pina Picierno, che proprio De Mita ha cresciuto e, ora,
misconosciuto: "Se questa c'è - dice, come se l'avesse proposta lui a Veltroni - è perché io l'ho aiutata a crescere". Marianna Madia,
alla fine, confessa: non sono raccomandata, ma carina, sì, e Veltroni mi ha sedotto. La Santanché, una donna che di coraggio ne
ha davvero da vendere - anzi, lo vendesse, perché ne ha troppo - su YouTube ha
rilasciato dichiarazioni forti, dal "non l'ho mai data per far
carriera", a "piaccio alle donne perché sono un uomo". Probabile
inciucio delle ali con Luxuria per liberare l'accesso ai cessi. Che sono sempre
in fondo a destra. 03/03/2008.
( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ecco il piano per
costruire il super Pdl STEFANO BRUSADELLI E MARIO SECHI FUSIONI L'atto
costitutivo è stato firmato nello studio di un notaio romano. Le prossime tappe
di Berlusconi e Fini per arrivare con un'unica forza,
di oltre il 40 per cento, alle elezioni europee del 2009. Il partitone è nato
nello studio di un notaio del quartiere Prati, a Roma, in data giovedì 28
febbraio. L'atto costitutivo, redatto dal giurista e senatore Antonino Caruso
(specialista del ramo, avendo già curato la trasformazione del Msi in An),
prevede all'articolo 2 la creazione di gruppi parlamentari comuni tra Fi e An
subito dopo il voto del 13 e 14 aprile. Lo stesso documento incorpora
all'articolo 13 uno statuto provvisorio, che in autunno verrà sottoposto ai due
partiti per farne la base della fusione vera e propria. La macchina, insomma, è
già in moto. "Adesso" prevede il deputato finiano Adolfo Urso
"bisogna mettersi a correre. Deve essere tutto pronto per le europee della
primavera
( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
TAZEBAO Coerenza
sulle intercettazioni LINO JANNUZZI Il giorno in cui Clemente Mastella,
parlando alla Camera dei deputati ancora come ministro della Giustizia,
denunciò l'aggressione giudiziaria nei suoi confronti e contro la moglie e i
parenti e gli amici, Silvio Berlusconi avrebbe dovuto
pronunciare a Montecitorio, parlando da "semplice deputato", come
aveva preannunciato, un fondamentale discorso contro le intercettazioni
telefoniche selvagge e di massa, strumento ormai abituale delle inchieste
mostro di quasi tutte le procure. Dopo l'incontenibile applauso bipartisan che
salutò il discorso di Mastella, Berlusconi rinunciò al
suo intervento, ma non era nemmeno iniziata la campagna elettorale che ribadì
il suo proposito di stroncare, appena tornato al governo, l'abuso delle
intercettazioni e ribadì che non avrebbe abbandonato la politica prima di
essere riuscito a varare una riforma di fondo dell'amministrazione della
giustizia, dalla separazione delle carriere tra i pm e i giudici fino al
ripristino dell'originario articolo 68 della Costituzione sulla immunità
parlamentare. Che possa riuscirci, una volta vinte le elezioni, anche con il concorso dei parlamentari dell'opposizione, dopo che
Walter Veltroni ha imbarcato nel Partito democratico "il re delle manette"
Antonio Di Pietro, appare assai poco probabile. Dovrà fare da solo. Ma glielo
consentiranno i deputati e i senatori della maggioranza eletti nella quota
spettante alla prossimamente ex Alleanza nazionale? Gianfranco Fini ha
già dichiarato che del ripristino dell'immunità parlamentare neppure se ne
parla, della separazione delle carriere i parlamentari di An non ne vollero
sapere già nella passata legislatura e Berlusconi
dovette ripiegare sulla sola separazione delle funzioni, e Fini è tornato alla
carica sulla pregiudiziale delle "liste pulite": nelle liste
elettorali del Popolo della libertà non dovranno figurare candidati sgraditi ai
pm che li avranno avvisati di reato e ai giudici che li avessero già
condannati, anche solo in primo grado e magari solo sulla base delle
intercettazioni telefoniche. E dunque?.
( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltrinotti: una
sinistra poco di lotta che sogna il governo CARLO PUCA Storici compromessi Una
legislatura di tregua, poi Pd e Arcobaleno si riuniranno. Dettagli e difficoltà
dell'intesa segreta tra Veltroni e Bertinotti.
Pochissimi lo conoscono nei dettagli, nessuno ne parla: il patto tra Walter Veltroni e Fausto Bertinotti è stato opportunamente
occultato. Eppure, ha mille volte più valore delle voci sulla grande coalizione
tra Partito democratico e Popolo della libertà. Perché il
"Veltrinotti" è l'accordo tra figli di una stessa storia, quella
comunista. Ed è perciò un patto di sangue. Consiste in una rivisitazione delle
"convergenze parallele" teorizzate da Aldo Moro in un'altra epoca:
evitare di danneggiarsi l'un l'altro, per poi ritrovarsi un giorno nemmeno
tanto lontano. Una legislatura (o giù di lì) di non belligeranza. A Veltroni serve per emancipare il Pd dalle antiche
nomenclature di Margherita e (soprattutto) Pci-Pds-Ds. A Bertinotti per portare
fuori dalle secche del passato il vario "comunistume" che lo
circonda, aggregarlo e ripulirlo. Alla fine della fiera il Pd dovrebbe
diventare centrista, la Sinistra arcobaleno socialista. Poi il ricompattamento,
sulla base di un compromesso storico contemporaneo, depurato dagli eccessi
ideologici e dagli estremismi partitici. Solo che Walter sarà ancora leader,
mentre Fausto ha già scelto di cedere la sovranità al suo pupillo, Nichi
Vendola. Sempre che Paolo Ferrero glielo lasci fare. A occhio, infatti,
l'impresa più difficile è quella di Bertinotti, sul quale cominciano a emergere
serie critiche. Ormai soltanto la Sinistra democratica di Fabio Mussi è
pienamente allineata. Dentro Rifondazione c'è il malumore degli esclusi dalle
liste elettorali, anche personalità storiche come Alfonso Gianni e Milziade
Caprili. Il più livoroso è Ramon Mantovani: "Sono in disaccordo sulla
scelta di Bertinotti come candidato premier. La sua popolarità è in caduta ed è
segnata da due anni di esperienza di governo che nel popolo della sinistra è
vista come negativa". Invece Paolo Cento, dei Verdi, spiega:
"Bertinotti noi l'abbiamo scelto a scatola chiusa, sebbene venisse da due
anni di presidenza della Camera. È l'ora che si liberi del vestito
istituzionale". I comunisti italiani, segretario Oliviero Diliberto in
testa, durante le riunioni lamentano che "Fausto è moscio. Con quello che
sta combinando Veltroni avremmo un'autostrada davanti
a noi. Ma lui non brandisce la sciabola e neppure il fioretto". Il fatto è
che i due, Walter e Fausto, si sentono al telefono ancora adesso che la
campagna elettorale è cominciata e dovrebbero essere l'un contro l'altro
armati. Cordialità, chiacchierate, opinioni anche accese. Ma una sola volta
Bertinotti se l'è presa davvero: quando Veltroni ha
annunciato la candidatura di Ciro Argentino, il sopravvissuto al rogo alla
ThyssenKrupp di Torino. Il colpo mediatico è stato ben assestato, ma
Walterissimo ha ferito la ragione sociale della Sinistra arcobaleno, gli operai
e i precari. È stata anche l'unica volta che il compagno Fausto ha attaccato
pubblicamente: "Tra la candidatura di un industriale e quella di un
operaio, una è di troppo". È stato il lampo antiveltroniano di una
campagna finora alla camomilla. Anzi, al Valium. Non a caso i sondaggi danno la
Sinistra arcobaleno in caduta libera. Secondo la Swg, l'istituto che meglio li
valuta, al 25 febbraio Bertinotti e compagnia erano tra il 7 e l'8 per cento.
Appena due settimane prima, il 10 febbraio, valevano l'8,5. Insomma, la
tendenza è calante. E lo è ancor di più visto che la somma dei singoli partiti
della sinistra valeva, tra settembre e novembre 2007, circa il 12,1 per cento.
Con questo andazzo certo non sorgerà l'Arcobaleno dell'avvenire. A maggior
ragione perché la campagna unitaria della Sinistra, vittima della lentezza dei
partiti, non è ancora partita; per esempio, ognuno produce manifesti e
iniziative per proprio conto. Poi c'è il caso Cgil. La segreteria nazionale si
è accodata a Veltroni, compresa la componente guidata
da Paolo Nerozzi, inizialmente vicino alle posizioni di Mussi. E anche la Fiom,
il sindacato dei metalmeccanici storicamente contiguo a Rifondazione, si è
occultata. Ma per definire lo stato dell'arte, basterà dire che alla Sinistra
manca persino la sede: il grosso degli incontri si tiene al bar. Proprio così,
solitamente al caffè Giolitti di via dei Prefetti. "È vero, siamo in
ritardo" replica Cento. "Ma c'era da mettere assieme quattro partiti
e non è stato facile. Comunque, il grosso è risolto, a cominciare dal
programma. Ora bisogna prendere un po' di zolle e cominciare a tirarle: Fausto
deve dare una sterzata, deve anzitutto confutare la stronzata del voto
utile". Bertinotti, in verità, ci prova pure, ma secondo il suo stile.
Sulla campagna elettorale ci sono notizie varie e fresche. La prima è che ha
silenziosamente creato un asse con Pier Ferdinando Casini e, per quanto
possibile, con Francesco Storace, per ottenere dal Garante per le comunicazioni
spazi televisivi adeguati, non appiattiti su Veltroni e Berlusconi, pena una grande manifestazione di piazza. Poi Bertinotti ha
ridimensionato il ruolo dell'ufficio propaganda del suo partito per affidarsi
alla creatività di due agenzie, Art Attack e Xter. Quindi ha stabilito che
davvero ci sarà l'alternanza tra eletti uomini e donne, per battere Veltroni almeno su un punto. Infine, il "leader Fausto"
lancerà a breve i manifesti 6x3 con lo slogan "Una scelta di parte".
Secondo un esperto di comunicazione politica come Edoardo Novelli, non basterà
per risollevarne le sorti: "Nella Sinistra c'è un chiaro deficit di
entusiasmo. Si sono uniti solo per necessità, mica per convinzione. Non si
stanno qualificando su nulla, non hanno una personalità forte che rappresenti
le varie anime e la nuova, presunta, identità". In verità, ci hanno
provato con tanti: Paul Ginsborg, Luciano Gallino, Rita Borsellino, Stefano
Rodotà, Roberto Saviano. Ma ognuno sembra voler prendere una strada diversa.
"Alla fine Bertinotti rimane la sintesi" sostiene Novelli. "Ma
lui è sempre il leader di Rifondazione comunista, come Pecoraro Scanio lo è dei
Verdi e Diliberto del Pdci. Cosa c'è di nuovo? Nulla. E tutto questo mentre
Casini va da solo, la destra di Storace pure e Pd e Pdl sono elementi di novità
politica. La sinistra è residuale". A chi gli ripete lo stesso concetto in
questi giorni Bertinotti replica che anche alla Die Linke, la sinistra tedesca
guidata da Oskar Lafontaine, "veniva mossa la stessa accusa. Con il tempo
sta crescendo, e tanto, in voti e consenso. In Germania è diventata il terzo
polo, decisivo per le elezioni e per la politica quotidiana, il governo è
costretto a rincorrerla. E poi ci scommetto: l'Spd chiederà l'accordo
elettorale con Die Linke, dopo che tre anni fa lo aveva rifiutato". Gira e
rigira, torna sempre il Veltrinotti.
( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FUORI PORTA Vincerà
chi taglia meglio BRUNO VESPA In una campagna elettorale che si annuncia priva
di faccia a faccia tra candidati, sarà premiato chi avrà le idee più chiare su
come ridurre la spesa pubblica. Con il buonsenso che caratterizza la sua
campagna elettorale, Walter Veltroni promette
che dopo il voto si dovranno cambiare le regole sulla "par condicio
televisiva". Finora la riforma era stata invocata dal solo Silvio Berlusconi, tacciato per questo di atteggiamento padronale in danno delle
forze minori. Alla fine della passata legislatura fu Marco Follini, segretario
dell'Udc, a impedire che la norma fosse cambiata. Ne nacque una delle
tante frizioni con il Cavaliere che hanno portato al divorzio con Pier
Ferdinando Casini delle settimane scorse. In astratto, la par condicio è una
norma equa: chi può opporsi a garantire parità di condizioni nell'accesso ai
media alla vigilia delle elezioni? Nell'ultima campagna elettorale lo scontro
si accese sulla pubblicità televisiva. Si voleva impedire che chi aveva più
mezzi (cioè Berlusconi) ne approfittasse. Per evitare
che le reti Mediaset, pur offrendo gli spot a un prezzo scontatissimo,
finissero col guadagnarci, si sarebbe potuta limitare la pubblicità alle sole
reti Rai fissando un tetto compatibile per tutti. Ma non se ne fece niente. Non
si pose allora l'altro problema, cioè la parità di condizioni fra i competitori
nei dibattiti televisivi, perché se ne presentavano soltanto due: l'Unione e la
Casa delle libertà. Nonostante questo, arrivare ai confronti finali tra Romano
Prodi e Berlusconi fu assai complicato: la tensione
era altissima ed era totale la sfiducia reciproca tra i due. Ne nacque un
meccanismo orrido e ingessato, mai visto in alcun paese del mondo: non c'era
conversazione tra candidati e il conduttore, si fa per dire, aveva il solo
compito di far rispettare i tempi dopo le domande di due giornalisti. Prodi
vinse il primo duello, Berlusconi il secondo e con il
suo messaggio finale sull'abolizione dell'Ici sulla prima casa fu a un passo
dalla vittoria elettorale. Stavolta i competitori sono un numero ancora
indefinito e comunque non meno di sei. L'idea di un confronto multiplo e
simultaneo, usato negli Stati Uniti all'inizio delle elezioni primarie, viene
rifiutata dai candidati principali che non vogliono garantire ai "nanetti"
una straordinaria visibilità. Il confronto classico (Berlusconi
contro Veltroni) è impossibile perché dovrebbe essere
moltiplicato in uno sterminato girone all'italiana. Ancora una volta, dunque,
sapremo distinguerci da tutti i paesi normali. Naturalmente ai candidati (tutti
i candidati) sarà consentito illustrare i loro programmi nelle tribune
politiche e nelle trasmissioni giornalistiche rimodulate secondo le nuove
regole. Saranno perciò i giornalisti a dover fare la parte del competitore
assente. Il punto centrale (che vale sia per Berlusconi
sia per Veltroni) è dove troveranno i soldi per
attuare il loro programma. L'economia italiana, secondo le ultime previsioni,
avrà quest'anno una crescita modestissima e assai vicina allo zero. La lotta
all'evasione fiscale darà ancora frutti, ma certo non sarà sufficiente da sola
a finanziare programmi ambiziosi, anche perché non è serio metterla in
bilancio. Semmai essa servirà in corso d'opera a far trovare nuovi, auspicabili
"tesoretti". Se l'economia non cresce, le entrate fiscali restano
ferme. Berlusconi e Veltroni,
perciò, dovranno dire con chiarezza quali rami della spesa pubblica andranno
tagliati. E dovranno farlo in modo credibile. Più saranno chiari e massicci i
tagli, maggior fiducia riscuoterà il boscaiolo.
( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL PEGGIORE
Centristi ex dc: anche se eletti, non conteranno AUGUSTO MINZOLINI Uno dei vizi
dei politici italiani è quello di far nascere dei partiti dal niente: se si
sentono stretti o rischiano di non essere ricandidati commissionano un
sondaggio da cui emerge puntualmente che c'è, in gergo tecnico, l' elettorato
potenziale per costruire un nuovo soggetto. Di esperienze del genere, nate con
grandi ambizioni e morte senza gloria, ce ne sono state tante, specie al
centro, dove gli ex dc sono degli specialisti. Sergio D'Antoni si porta ancora
dietro il fallimento di Democrazia europea. Un'esperienza che ha molti punti in
comune con la Rosa bianca, l'ultimo partito nato in questa logica: anche qui il
promotore è un ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta. C'è una serie di ex
dc in cerca d'autore, come Bruno Tabacci e Mario Baccini; e un padre nobile,
Ciriaco De Mita, nel ruolo che per Democrazia europea svolse Giulio Andreotti.
Naturalmente Pezzotta e i suoi si scontrano con lo stesso problema su cui si
infranse il tentativo di D'Antoni: il consenso. A parte i 60 mila voti di cui è
accreditato De Mita in Campania e gli altrettanti di cui dispone Baccini a
Roma, d'altro non c'è traccia. Il candidato premier, Tabacci, nelle elezioni in
cui si è proposto ha preso 720 voti a Milano e qualche migliaio nella sua culla
elettorale, Mantova. Insomma, la Rosa bianca è un partito virtuale. Così la
pensava anche Pier Ferdinando Casini fino a qualche settimana fa: "Non
hanno voti. Faranno la fine di D'Antoni". E Baccini e Tabacci ricambiavano
con uguale sarcasmo: "Casini resterà il servo di Berlusconi".
Poi, dopo il divorzio tra il Cavaliere e l'Udc, tutti i protagonisti hanno
fatto di necessità virtù. Una serie infinita di conciliaboli, secondo la
liturgia dc, sta portando a un'unione per convenienza. Insieme gli ex dc
tentano di superare l'handicap del consenso: senza la Rosa bianca Casini
rischia di non raggiungere il quorum; senza l'Udc Pezzotta sicuramente non
arriverà in Parlamento. Sulla carta ora la loro unione è quotata al 5 per
cento. Alla fine della campagna elettorale potrebbe raggiungere a malapena il 4
per cento. Gli ex dc però non possono permettersi di fare gli schizzinosi.
Hanno bisogno anche dei voti di Totò Cuffaro e, magari, di Clemente Mastella.
Pena l'estinzione. Ma al di là della lotta per la
sopravvivenza una questione resta aperta: anche se arriveranno in Parlamento
cosa faranno dei loro seggi? Se Berlusconi
vincerà, governerà da solo. Se ci sarà un pareggio, troverà un'intesa con
Walter Veltroni. E gli ex dc?.
( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
EDITORIALE I meriti
di Walter MAURIZIO BELPIETRO Faccio autocritica: Veltroni
ha scosso la politica e ha aiutato la semplificazione del quadro. Ma ora il
rischio è quello di tornare indietro, alle vecchie correnti e ai governi
balneari. Non credevo che il Partito democratico avrebbe portato grandi novità
nella politica italiana. Pensavo che Walter Veltroni
si sarebbe limitato a gestire l'eredità di partiti nati dal fallimento
comunista e dallo scioglimento della sinistra dc. Una fusione fredda, insomma.
Mi sbagliavo. A distanza di mesi devo riconoscere che il leader del Pd uno
scossone alla politica l'ha dato, contribuendo alla semplificazione del sistema
politico. Senza la decisione di Veltroni di
correre da solo, Silvio Berlusconi non avrebbe rotto gli indugi e dato vita al Popolo della libertà
e, allo stesso tempo, centristi e sinistra radicale non si sarebbero uniti in
nuove aggregazioni. Questo naturalmente fa giustizia di un luogo comune, ossia
che la colpa della proliferazione dei partitini fosse dovuta alla legge
elettorale, che pure non è delle migliori. La responsabilità, come si
vede, era semmai dell'ambizione di piccoli leader che si erano creati partiti
su misura. Ma una volta messi con le spalle al muro, anche loro si sono
affrettati ad archiviare le smanie personali. Basterà questo sfoltimento di
sigle a dare stabilità ai governi? Non credo. Perché se è vero che Veltroni ha contribuito a ridurre i partiti, temo che non
riuscirà a ridurre i conflitti. La candidatura nel Pd di esponenti che la
pensano in modo diametralmente opposto rischia anzi di portare dentro il
Partito democratico molte delle liti che hanno diviso il centrosinistra negli
ultimi anni, paralizzando l'esecutivo. Prendiamo, per esempio, il tema del
mercato del lavoro: come potranno convivere sotto lo stesso tetto Pietro Ichino
e Paolo Nerozzi, il primo sostenitore della flessibilità e il secondo acerrimo
nemico della precarietà? E come coabiteranno Paola Binetti ed Emma Bonino, che
sui temi etici hanno visioni contrapposte? Potranno mai trovare punti di intesa
Antonio Di Pietro ed Enzo Carra, l'ex democristiano che dal leader dell'Idv fu
fatto arrestare e poi condannare? Ai rischi delle liti interne non sfugge
neppure il Pdl: come si concilieranno le politiche pro Sud di Raffaele Lombardo
con quelle pro Nord di Umberto Bossi? Il primo è acceso difensore del ponte
sullo Stretto di Messina, il secondo è storico avversario di un'opera pubblica
che costerebbe miliardi di euro. Insomma, se da un lato bisogna riconoscere che
la nascita del Pd ha decretato la morte degli hobbisti della politica, il
pericolo è ora che all'interno dei nuovi partiti sorgano le correnti. Il che
non ci porterebbe avanti, ma indietro. Come all'epoca della Dc, quando il
partito al governo era sicuro ma l'azione dell'esecutivo un po' meno. I
premier, esposti ogni giorno al vento delle correnti, navigavano a vista e ad
assumere un aspetto balneare non erano solo i governi estivi: un po' tutta la
politica restava in mutande.
( da "Panorama.it" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Ecco il piano di Berlusconi
e Fini per costruire il super Pdl Posted By redazione On 3/3/2008 @ 11:25 In
Apertura#1 | No Comments di Stefano Brusadelli e Mario Sechi Il partitone è
nato nello studio di un notaio del quartiere Prati, a Roma, in data giovedì 28
febbraio. L'atto costitutivo, redatto dal [1] giurista e senatore Antonino
Caruso (specialista del ramo, avendo già curato la trasformazione del Msi in
An), prevede all'articolo 2 la creazione di gruppi parlamentari comuni tra Fi e
An subito dopo il voto del 13 e 14 aprile. Lo stesso documento incorpora
all'articolo 13 uno statuto provvisorio, che in autunno verrà sottoposto ai due
partiti per farne la base della fusione vera e propria. La macchina, insomma, è
già in moto. "Adesso" prevede il deputato finiano [2] Adolfo Urso
"bisogna mettersi a correre. Deve essere tutto pronto per le europee della
primavera
( da "Giornal.it" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il leader della
destra italiana, Francesco Storace ha inaugurato la "filiale"
alessandrina del suo partito, La Destra, aperta in vicolo dell'Erba. Storace
era accompagnato dal Coordinatore Regionale, Roberto Salerno. Durante la sua
permanenza ad Alessandria Storace si è soffermato presso il gazebo del Forum
delle Associazioni Familiari, ove ha apposto la propria firma in calce alla
petizione con la quale viene richiesto un fisco più equo per le famiglie con
figli. Il Senatore Storace è, ad oggi, l'unico segretario di partito ad aver
sottoscritto la petizione. Il Segrtetario della Destra, dopo aver ricordato
come i valori fondanti della Destra, Identità Nazionale, Sicurezza, Famiglia
sono valori antichi, ma sempre attuali e capaci di offrire un richiamo di certezze
anche alle giovani generazioni, ha auspicato che alle tre "i"
(inglese, internet, impresa) della riforma Moratti della scuola, sia aggiunta
un quarta "i": "Identità Nazionale". Sui rapporti con l'ex
casa delle libertà, il Senatore Storace ha detto: "Sbaglia
Berlusconi a dire "o votate per me o votate per Veltroni", dovrebbe invece dire "o votate per me o per la
destra di Storace e della Santanchè, ma non votate per la sinistra di Veltroni". La Destra a Valenza per l'Uspidalì. Il Direttivo della
Sezione di Valenza de la Destra ha preso in esame la situazione dell'Uspidalì,
a seguito delle ricorrenti voci sull'avvenire dell'Istituzione.
"L'Amministrazione Comunale deve smetterla di di ventilare qualsiasi
ipotesi di affidamento a terzi dell'istituzione cara a tutti i valenzani"
ha ribadito il portavoce valenzano, Gino Maurizio Santapà. "Affidare la
gestione della casa di Riposo a una cooperativa non garantisce il mantenimento
dell'attuale buon livello del servizio prestato agli anziani ospiti".
"L'Amministrazione Comunale dovrebbe al contrario preoccuparsi di
stabilizzare il rapporto di lavoro con i numerosi lavoratori precari che, da
anni si prodigano a favore degli ospiti e che con il loro spirito di sacrificio
e di abnegazione e con le loro capacità professionali hanno anche consentito
l'apertura della nuova casa di riposo sulla Circonvallazione senza che sia
stato assunto nuovo personale. Le norma della Legge Finanziaria approvata a
Dicembre 2007 lo consentono." Foto Carlo A.