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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Report "Veltroni/Berlusconi"

[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA La campagna elettorale ieri ha avuto come baricentro il Nord. Lo ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma Veltroni batte il ferro caldo dei programmi e dal palco di Prato sventola una tabella del Sole 24 Ore sui costi delle promesse elettorali di Berlusconi che comporterebbero spese tra i 72,65 e gli 87,7 miliardi (smentite da Brunetta), compensate da 33,35 miliardi di entrate.

Morto in casa da 3 mesi nessuno se ne accorge ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: così il gioco di Veltroni". Tropeano A PAGINA 59I titolari dei caffè di piazza Vittorio sono sul piede di guerra. A scatenare la loro protesta l'inerzia del Comune a realizzare il progetto di restyling della piazza (dehors unitari come in piazza San Carlo, nuove panchine e nuovi dissuasori) ed alcuni baristi arrivano a minacciare di non sistemare più sulle esedre tavolini e sedie:

Chissà se il piccolo Alessandro diventerà un missionario della libertà e della verit& ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quando Berlusconi nomina "missionari della libertà e della verità" scoppia un boato. L'avversario? Veltroni, certo ma soprattutto Pierferdinando Casini. Applausi ripetuti. E poi pollice verso per Prodi - "mandato a sciare per una settimana" - e guerra aperta contro Bindi e Visco accolti con un sonoro e prolungato booh.

IL DIVORZIO TRA SILVIO E WALTER ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è come se Veltroni dicesse: non importa che siate con noi fino in fondo, basta capire che stiamo cambiando. Ma a sorpresa, più la nuova strategia del Pd si fa incalzante, più quella di Berlusconi diventa prudente. L'uomo che (senza mai realizzarli) ci aveva abituato per 15 anni a sognare i miracoli, il grande comunicatore,

La campagna del Nord ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi a Torino: sono vecchio, non rincoglionito La campagna del Nord Veltroni lancia l'industriale Calearo. Ultimatum della Lega sul federalismo La campagna elettorale entra nel vivo sui temi del Nord. Mentre Walter Veltroni arruola il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, che annuncia di voler fare il ministro per rappresentare il Triveneto,

"Campagna surreale per fortuna c'è Ferrara" ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: spuntano continuamente personaggi nuovi e non ci si limita più solo alla rissa Berlusconi-Prodi". Il suo Pizzarro dice: "Stamo a fa er gioco delle tre carte peffà sembrà che semo tutti d'accordo, ma nun semo d'accordo fondamentarmente peggnente". "Lo scenario è complesso, non riesce a stargli dietro nemmeno lui. Veltroni è prudentissimo e non raccoglie le provocazioni di Berlusconi,

"Sarò il ministro del Nord Est" ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le parole esatte di Veltroni all'assemblea costituente del Pd, mentre naturalmente lo slogan "Italia rialzati" è di Berlusconi. Col quale, peraltro, la polemica è in piedi da quel lontano marzo del 2006 in cui l'allora premier fece irruzione sul palco della Confindustria vicentina (Calearo presidente) ed esortò, per così dire,

Non deve affatto indurre in ansia la notizia che sono stati depositati oltre centosessanta simboli d ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come il Pd di Veltroni e il Pdl di Berlusconi. Verrebbe da dire, come si diceva ai vecchi tempi, che "tutto si tiene". Anche se è veramente difficile dare una spiegazione alla lista di Stefania Ariosto, la famosa testimone Omega del caso Previti, ed è più facile capire la proliferazione delle liste con falce e martello nel momento in cui la Sinistra Arcobaleno se ne priva,

La Bellucci: Amo Walter Silvio? Non lo conosco ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: però posso esprimere un pensiero sul piano personale: Berlusconi è una persona che non conosco, mentre Veltroni sì, e lo amo molto". E sui fatti tragici di Napoli, come li vive lei, da italiana all'estero? "E evidente a tutti che l'Italia sia un Paese con molti problemi, che ancora non ha superato la divisione fra Nord e Sud, ma anche in Francia, ad esempio,

Bossi: se la tirano in lungo non ci sarà un'altra volta per via democratica ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: idea che Berlusconi e Veltroni dopo il 14 aprile si siedano attorno a un tavolo per discutere di riforme, gli piace niente: "A quel tavolo lì, la Lega gli sega le gambe...". Di sondaggi non vogliono sentire parlare. L'ipotesi di essere solo un'appendice del Popolo della libertà, dietro a Berlusconi e a Fini, piace a nessuno.

Restano da identificare i titolari di molti conti intestati a società o fondazioni ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E se finora buona parte del mondo politico chiedeva che gli elenchi venissero resi pubblici, ieri il senatore Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, ha auspicato l'opposto: "La gestirei - ha detto a Lucia Annunziata nella trasmissione In mezz'ora - con il massimo riserbo soprattutto in campagna elettorale per non avvelenare l'atmosfera".

"nel pd sono caduti gli steccati ideologici laici e cattolici possono e devono convivere" - massimo giannini ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo sforzo di Veltroni va nella direzione giusta: l'et-et non è il frutto di un'incertezza identitaria, ma l'unico modo per ritrovare una responsabilità condivisa e il bene comune tra credenti e non credenti". Nel giorno della famiglia in 100 piazze d'Italia, e nel pieno di una campagna elettorale dominata dalle polemiche sul rapporto tra religione e politica e tra stato e chiesa,

Calearo dice sì a veltroni si chiude il risiko delle liste ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: bisogna convincere un pezzo di borghesia dinamica ad allearsi con il Pd, una forza riformista" Oggi Veltroni cerca di superare senza rinvii una delle curve della sua corsa: la presentazione dei candidati. Parlando a Prato garantisce che il match con Berlusconi è sempre apertissimo: "Si può vincere. Si può fare la più grande rimonta della storia politica italiana".

"oggi contano programmi e uomini non c'è differenza destra-sinistra" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: industriale del nord-est, a candidarsi con il Pd di Walter Veltroni. Anzi di "Uolter", come ormai lo chiama, anche se poi non lo conosce nemmeno. Ancora non si sono incontrati. "Ma Veltroni - dice - è uno che ha idee". C'è anche il "fattore 55" che li accomuna. Cioè l'anno di nascita: lo stesso di Bill Gates e di Mr.

E sul governatore è ancora bufera fassino: si assuma le responsabilità - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fini e Berlusconi: se ne vada E sul governatore è ancora bufera Fassino: si assuma le responsabilità Bettini: la mano sul fuoco su di lui come persona ma la situazione è drammatica Boselli: Veltroni e Di Pietro lo vogliono buttare a mare solo adesso che è indagato ROBERTO FUCCILLO NAPOLI - è rissa sulle mancate dimissioni di Antonio Bassolino,

La storia ricostruita tra centro e sinistra - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: trattando Veltroni come l'imputato di un processo per tradimento ideologico. Nel timore di altri equivoci, ieri Veltroni ha specificato che il Pd è "la grande forza del centrosinistra riformista", riconoscendo senza ambiguità che le sinistre sono due, una radicale e una moderata, "come in tutti i paesi europei",

L'addio di pippo "nel 2009 non ci sarò" - silvia fumarola sanremo ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per il suo futuro professionale si augura che vinca Veltroni o Berlusconi? "La mia collocazione politica è nota" spiega "Sono storicamente, familiarmente, idealmente di centrosinistra: mio padre era allievo di don Sturzo, ho sempre ragionato in quei termini. Lo sa anche Berlusconi, e mi rispetta lo stesso".

La "toccata e fuga" di berlusconi manda in visibilio cinquemila fan - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Parlamento e faranno solo un favore a Veltroni". Un solo tema ha attinenza con Torino, anche se si capisce che Silvio non ha alcuna dimestichezza con la geografia di questa parte d'Italia: "La sinistra ci ha impedito di realizzare le grandi opere come il tunnel del Frejus". Il tunnel del Frejus lo ha realizzato Cavour ma è vero che con quello del Moncenisio ci sono delle difficoltà:

"stop all'osservatorio e all'ambiguità sulla tav" ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: della nuova stagione politica che si è aperta dopo la decisione simmetrica di Veltroni e Berlusconi di rinunciare alle alleanze "scomode"". Qual è la doppia indicazione? "è importante in sé, perché senza questo collegamento l'Italia e il Nord in particolare subirebbero danni incalcolabili. Poi soprattutto "fare la Tav", significa riuscire a realizzare un'opera di interesse generale,

Pd, accordo su follini al senato ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, lanciato dallo stesso leader nazionale per la circoscrizione Campania 2, ieri è stato risolto il caso Nicolais. Al ministro uscente è stato chiesto finalmente di guidare la lista per la Camera a Napoli e non più quella al Senato. Una scelta alla quale non è del tutto estranea la resistenza di Antonio Bassolino a Palazzo Santa Lucia:

Videovoto - antonio dipollina ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sulla giornata elettorale di Walter Veltroni con una schermata alle spalle del conduttore: due grandi foto, a destra Veltroni, a sinistra Prodi. Il servizio parla di Veltroni, mostra Veltroni, annuncia la candidatura di Calearo, mostra Calearo: l'ex premier non c'entra nulla. Ma su tutto incombe quella visione introduttiva, il Prodi che sembra fare "Bù" al telespettatore e incombe,

Nord e Sud I nodi di Veltroni ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Nord e Sud I nodi di Veltroni Antonio Padellaro Con Bassolino e Calearo, personaggi diversissimi tra loro, Veltroni sta giocando un round decisivo della partita elettorale del Pd. Non avrà le dimissioni del presidente campano, che richiesto di appellarsi alla propria coscienza ha risposto di non voler "disertare".

Berlusconi, finanza creativa e ossessione anti-Udc ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni lo fa notare dal palco nel suo tour (era in Toscana) in pullman. Non sta in piedi (è incostituzionale) nemmeno l'idea del Pdl di far diventare tutti proprietari gli attuali inquilini delle case pubbliche. Senza dimenticare che Berlusconi è stato al governo per 5 anni negli ultimi 6.

L'industriale che sognava di essere Montezemolo ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: assemblea confindustriale di Vicenza che decretò il trionfo populista di Berlusconi mentre Montezemolo usciva dalla porta di sicurezza, bene, questo imprenditore del Nord-Est, si candida nel pd. Cercherà di raccogliere per Veltroni i voti della piccola e media impresa dell'area, assieme alla Lombardia, a maggior concentrazione di fabbriche e fabbrichette d'Italia.

Calearo dice sì al Pd sarà capolista in Veneto Non è l'Italia che si deve rialzare, ma la politica deve governare una fase difficile . Dura la Fiom: incompatibile con la linea del ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Roma IL PRESSING di Veltroni ha avuto successo. Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica ed ex leader degli industriali di Vicenza, sarà capolista del Pd in Veneto, alla Camera. L'annuncio ufficiale del leader Pd ieri a Prato. Veltroni lo ha definito "un grande industriale veneto" che incarna il progetto del Pd, "un patto tra produttori e lavoratori per la crescita del Paese"

Vincere è possibile, sarà una rimonta storica Veltroni in Toscana: nel nostro programma non solo promesse. Quello della Pdl è senza copertura ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi che sta a fatica nella griglia del bon ton, dice che ormai il Pd non si dichiara più di sinistra, Bertinotti se la prende per la candidatura di Calearo. Veltroni, galvanizzato dai sondaggi e dal calore della Toscana, intreccia un dialogo a distanza con tutti i contendenti, cominciando dall'argomento che più fa innervosire la Destra:

Bassolino, il Pd e il fantasma della disfatta ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: appello veltroniano "alla coscienza di Bassolino". Bettini, poi, riflettendo sulla crisi dei rifiuti in Campania, sul rinvio a giudizio del governatore, sulle polemiche feroci che stanno devastando Pd e centrosinistra, parla della "necessità di un profondo rinnovamento", ma anche lui si richiama alla "coscienza di Bassolino" cui tocca "

Il Mastella furioso al Cavaliere Questa me la pagherai L'ex Guardasigilli: non avrai il mio scalpo, né i miei voti. Lady Sandra: sei inaffidabile e scortese ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non saranno certo il romano Veltroni e il milanese Berlusconi a risolvere i problemi del Sud e quelli ancor più drammatici della Campania", si legge in una nota diffusa ieri dal leader dell'Udeur alle agenzie di stampa. "Ci considerano e ci trattano dei terroni accogendosi di noi solo alla vigilia delle elezioni, quando nei programmi dei grandi partiti diventiamo una risorsa -

Berlusconi ormai vede Casini dappertutto Par condicio e tasse, tormentone anti-Udc. Paese in ginocchio . Dove è stato nei suoi 5 anni di governo? ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lavati i panni di casa si passa a quelli degli avversari, Veltroni e Prodi, che "oggi si presentano come il nuovo. Veltroni ha addirittura negato di essere di sinistra. Non sono più comunisti, non sono mai stati al governo". Ma al governo ci stanno, anche se hanno mandato Prodi "una settimana a sciare".

Bossi arringa i suoi: tentiamo la via democratica per l'ultima volta Maroni: il 90% delle nostre tasse resti qui al nord. Ai governatori si dia la gestione delle autostrade ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni chiede come sia possibile, per il Pdl, "interloquire" con la Lega. Una "forza politica che dice che il 90% delle tasse pagate in Padania deve restare lì: non l'ho mica letto nel programma del Pdl". E il leader del Pd chiede come queste idee siano compatibili con il programma e le idee del Pdl.

Acque torbide ( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ci sono voluti diversi anni di manfrina ma ora Veltroni dichiara tutti i giorni che la sola società possibile è quella di "mercato", e a governarla "democraticamente" bastano due partiti come nel modello anglosassone, uno più "compassionevole" e l'altro più feroce. Che ci sia un conflitto di classe fra proprietari e non, che i primi possano sfruttare,

Propaganda tra le bistecche ( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma né il muccinismo né il veltronismo funzionano negativamente sui loro personaggi. Anzi. Veltroni ha cominciato la sua campagna elettorale molto prima di Berlusconi, che è frizzato nel vecchiume della sua immagine solo-televisiva col capello che sembra un trucco digitalizzato anche nei telegiornali.

A pprezza ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: JACQUES ATTALI ELE VIRTù NASCOSTE DEL PAREGGIO A pprezza gli sforzi che il candidato premier Walter Veltroni sta facendo per rimontare la china ma il gruppo dirigente del centrosinistra, almeno quello che ha ricoperto incarichi operativi nel governo di Romano Prodi e che per collocazione ha il compito di intermediare il rapporto con l'establishment, non si fa soverchie illusioni.

Il metalmeccanico di Walter ( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi punta su D'Amato. Per Veltroni il Pd ha iniziato "la più grande rimonta della storia politica italiana" Andrea Fabozzi Roma Calearo ha detto sì. Veltroni, da Pisa, ha annunciato che "un grande industriale sarà il nostro capolista alla camera nel Veneto".

<Tutti gli errori di Antonio Ma ora tre mesi di tregua> ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gli unici ad essersi scrollati di dosso questa "maledizione" sono Veltroni e D'Alema". E allora come mai, per anni, Bassolino è stato il simbolo del buongoverno nel centrosinistra? "Perché è stato comunque un innovatore. Molti hanno dimenticato che, pochi anni fa, si parlava di Antonio come di un possibile leader dell'Ulivo.

Berlusconi su Bassolino: il colpevole è il Pd ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni gli aveva dato libero arbitrio: "Farà la cosa giusta". Ieri il suo braccio destro Goffredo Bettini (da Lucia Annunziata a In 1/2 ora, Raitre) ha ammesso che "serve rinnovamento " ma che "Bassolino ha fatto la scelta di rimanere ed io la rispetto".

Un nordest a brandelli cerca la sicurezza perduta ( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: annunciata ieri da Walter Veltroni, appare emblematica del tentativo di sfondare a destra. I limiti della Sinistra arcobaleno sono evidenti, è una sinistra più attrezzata sulla denuncia che non sulla proposta. E il fatto che si stiano lasciando fuori gli esponenti che più hanno un collegamento con il territorio la dice lunga sul pericolo che corre la coalizione dai colori dell'

Giordano: viene da ridere Giustificò lo sciopero fiscale ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: perché al di là di quel che dicono Berlusconi e Veltroni, basta vedere le candidature di peso scelte dal Pd, per capire che la linea di quel partito è tutta anti-sinistra. Basti pensare al generale Del Vecchio che, esplicitamente, si candida solo contro di noi. La recessione e la crisi economica faranno il resto: cioè, aiuteranno Berlusconi e Veltroni a fare le larghe intese"

Veltroni lancia Calearo capolista <Inizio a credere di poter vincere> ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: però il tempo delle stoccate all'avversario arriverà e Veltroni comincia a scaldarsi. Il programma di Berlusconi, attacca, non ha copertura se non per un terzo, mentre quello del Pd, col suo complesso di manovre "tra 16 e 21 miliardi" coperti per 18 dal recupero dell'evasione e da tagli alla spesa pubblica, "è un programma ragionevole".

Il forum di oggi ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La discussione sul tema è durata dieci minuti. Poi si è spostata per un'ora sulle vicende di Mastella e Berlusconi, Bassolino e Veltroni in vista. Come dire: l'Italia insegue gli italiani. Qui direbbero: "You can run, but you can't hide". corriere.it/solferino/severgnini.

<Ci sarà un ministro veneto Walter mi ha convinto così> ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il pressing di Veltroni è durato a lungo: come l'ha convinta, alla fine? è vera la storia di un ministero in caso di vittoria? "E vero che gli ho detto: che sia io o un altro, il Veneto ha bisogno di una presenza forte nel governo. Non ce l'ha da troppi anni, ed è una delle ragioni del malessere Nord est.

Mastella: né il Pd né il Pdl servono alla Campania ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non saranno certo il romano Veltroni e il milanese Berlusconi a risolvere i problemi del Sud e quelli ancor più drammatici della Campania". Clemente Mastella, in corsa solitaria con la sua Udeur, attacca sui due fronti. "Ci considerano e ci trattano da "terroni" e si accorgono di noi solo alla vigilia delle elezioni: quando nei programmi dei grandi partiti,

Bossi: via democratica per la Lega è l'ultima volta ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Parole che sono manna per la controffensiva di Walter Veltroni, convinto che Bossi abbia imboccato "la via insurrezionale": "Al Pdl chiedo: come sono compatibili queste proposte con il vostro programma? Come potete stare insieme? Ricominciamo da capo, come gli ultimi 15 anni, con mediazioni continue ed estenuanti".

La citazione ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 13 categoria: BREVI La citazione Berlusconi ha usato per Veltroni la mitica battuta di Reagan dell'84 (foto) contro Mondale: "Non sfrutterò politicamente la sua giovane età e inesperienza".

<Sono vecchio>, e Silvio archiviò i miracoli ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a rinvangare con Veltroni una mitica battuta di Reagan contro Mondale che gli rinfacciava d'esser vecchio: "Non sfrutterò politicamente la giovane età e l'inesperienza del mio avversario". Resta quella curiosità iniziale: e i capelli? Il "nuovo" Berlusconi più prudente e meno sognatore e meno miracolista si mostrerà anche più anzianotto?

Nei tg Veltroni doppia Berlusconi ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE A fil di rete di Aldo Grasso Nei tg Veltroni doppia Berlusconi S travince Walter Veltroni: è lui il personaggio più citato e interpellato nei telegiornali della seconda quindicina di febbraio. In un rapidissimo lasso di tempo la situazione del "ranking" - ovvero della classifica dei volti più presenti nell'informazione nazionale - è mutata radicalmente.

SANREMO - Pippo e il Festival? Il rapporto lo descrive bene Chiambretti. L'ho visto nei m ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Pippo non si tira indietro sul dilemma Veltroni o Berlusconi: "Mi auguro che la definizione dei poli diventi più chiara. Ma storicamente, familiarmente, psicologicamente, idealmente io sono sempre stato di centrosinistra, mio padre era allievo di Don Sturzo lo sa anche Berlusconi e mi rispetta lo stesso".

ROMA Veltroni annuncia un'altra candidatura eccellente per il Pd. Si tratta del leader degli i ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi torna ad attaccare i partiti minori e insiste su Bassolino: avrebbe dovuto dimettersi da tempo. Mentre Fini lancia una proposta nuova sulla sicurezza. "I delinquenti", dice, "devono essere condannati a lavorare". Nel giorno del Family day, Casini firma le richieste per la famiglia e avverte Pd e Pdl: non lasceremo che vi spartiate l'

Urne e giornali in attesa di prendere commiato dai lettori ( da "Riformista, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi o Veltroni che sia, saranno in molti a presentare il conto, anche archiviando senza farsene troppi problemi i buoni propositi della vigilia. Non solo per questo, ma anche per questo, vorrei dire che non è vero quello che si racconta: la lotta politica in Italia (mi sia consentita questa espressione antica) non è finita,

ROMA - Nel Paese sta emergendo la voglia di un centro forte e serio, che sia in grado ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni) di fare i loro comodi a scapito degli italiani". Giornata palermitana, ieri, per Pier Ferdinando Casini. La Sicilia è sempre stata il principale serbatoio di voti dell'Udc. Ora la Sicilia è un'anomalia e un'incognita. Ieri sul palco di Palermo Casini ha salutato e abbracciato Raffaele Lombardo: è il candidato-

ROMA - Walter Veltroni cala l'asso durante un comizio a Prato. Un grande industri ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni trova un altro supporter nel missionario Arturo Paoli, 96 anni, uno dei padri della "Teologia della liberazione" ("Walter è degno di essere appoggiato"). Il leader democratico conferma che non farà "inciuci" con Berlusconi, vuole "unire" gli italiani.

CITTA' DEL VATICANO - In tantissimi hanno firmato. Gli organizzatori sono certi di aver ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi, invece, pur avendo incluso nei propri programmi un capitolo sulla famiglia hanno scelto di non firmare lasciando il compito ad altri esponenti di partito. Mentre al Colosseo davanti al gazebo si formavano le prime file di persone decise a chiedere sostegni e meno tasse alla famiglia,

ROMA - Si intensifica il pressing sul governatore della Campania Antonio Bassolino, rinviato a giudi ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Oltre a Silvio Berlusconi, che sferza il Pd ("dovevano invitarlo prima a lasciare"), oltre a Enrico Boselli ("siamo stati i primi a dirlo nel centrosinistra") e Franco Giordano ("subito al voto anticipato"), è proprio il partito di Walter Veltroni a non far più niente per celare la speranza che Bassolino faccia un passo indietro.

ROMA Per due volte Massimo Calearo ha salito i quindici scalini che portano al l ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Calearo hanno ricordato come neanche il governo Berlusconi avesse nominato un ministro in rappresentanza del Nord Est, e discutendo e soppesando e ragionando è venuto fuori qualcosa di meno di una promessa ma qualcosa di più di un impegno che "al prossimo giro un governo del Nord Est avrà da esserci".

Il punteruolo infranto il tempio del nazional-popolare ( da "Riformista, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha candidato una ragazza, Pina Picierno, che proprio De Mita ha cresciuto e, ora, misconosciuto: "Se questa c'è - dice, come se l'avesse proposta lui a Veltroni - è perché io l'ho aiutata a crescere". Marianna Madia, alla fine, confessa: non sono raccomandata, ma carina, sì, e Veltroni mi ha sedotto.

Ecco il piano per costruire il super Pdl ( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: collaboratori più stretti di Berlusconi, "e non è un caso se anche il Pd veltroniano, a dicembre, ha deciso di copiarlo inaugurando i suoi circoli". Urso ha calcolato che tra fondazioni, riviste e cenacoli vari nell'area del Pdl si muovono già 130 soggetti. Non si può dire apertamente, ma le correnti avranno il vestito buono delle fondazioni: i finiani avranno come riferimento Fare futuro,

Coerenza sulle intercettazioni ( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche con il concorso dei parlamentari dell'opposizione, dopo che Walter Veltroni ha imbarcato nel Partito democratico "il re delle manette" Antonio Di Pietro, appare assai poco probabile. Dovrà fare da solo. Ma glielo consentiranno i deputati e i senatori della maggioranza eletti nella quota spettante alla prossimamente ex Alleanza nazionale?

Veltrinotti: una sinistra poco di lotta che sogna il governo ( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: non appiattiti su Veltroni e Berlusconi, pena una grande manifestazione di piazza. Poi Bertinotti ha ridimensionato il ruolo dell'ufficio propaganda del suo partito per affidarsi alla creatività di due agenzie, Art Attack e Xter. Quindi ha stabilito che davvero ci sarà l'alternanza tra eletti uomini e donne, per battere Veltroni almeno su un punto.

Vincerà chi taglia meglio ( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni promette che dopo il voto si dovranno cambiare le regole sulla "par condicio televisiva". Finora la riforma era stata invocata dal solo Silvio Berlusconi, tacciato per questo di atteggiamento padronale in danno delle forze minori. Alla fine della passata legislatura fu Marco Follini, segretario dell'Udc,

Centristi ex dc: anche se eletti, non conteranno ( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma al di là della lotta per la sopravvivenza una questione resta aperta: anche se arriveranno in Parlamento cosa faranno dei loro seggi? Se Berlusconi vincerà, governerà da solo. Se ci sarà un pareggio, troverà un'intesa con Walter Veltroni. E gli ex dc?.

I meriti di Walter ( da "Panorama" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Senza la decisione di Veltroni di correre da solo, Silvio Berlusconi non avrebbe rotto gli indugi e dato vita al Popolo della libertà e, allo stesso tempo, centristi e sinistra radicale non si sarebbero uniti in nuove aggregazioni. Questo naturalmente fa giustizia di un luogo comune, ossia che la colpa della proliferazione dei partitini fosse dovuta alla legge elettorale,

Ecco il piano di Berlusconi e Fini per costruire il super Pdl ( da "Panorama.it" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: collaboratori più stretti di Berlusconi, "e non è un caso se anche il Pd veltroniano, a dicembre, ha deciso di copiarlo inaugurando i suoi circoli". Urso ha calcolato che tra fondazioni, riviste e cenacoli vari nell'area del Pdl si muovono già 130 soggetti. Non si può dire apertamente, ma le correnti avranno il vestito buono delle fondazioni: i finiani avranno come riferimento [

Francesco Storace firma al Family Day ( da "Giornal.it" del 03-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sbaglia Berlusconi a dire "o votate per me o votate per Veltroni", dovrebbe invece dire "o votate per me o per la destra di Storace e della Santanchè, ma non votate per la sinistra di Veltroni". La Destra a Valenza per l'Uspidalì. Il Direttivo della Sezione di Valenza de la Destra ha preso in esame la situazione dell'Uspidalì,


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[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA La campagna elettorale ieri ha avuto come baricentro il Nord. Lo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scontro politico si è infatti animato sulla candidatura nel Veneto di Massimo Calearo e sulle parole di Umberto Bossi sulla devolution. A Vicenza, il capo della Lega ha spiegato che il ritorno a Palazzo Chigi aprirebbe "l'ultima occasione" per ottenere il federalismo con mezzi democratici. Non ha evocato le armi, ma tanto è bastato al segretario dei Democratici per dire che il Carroccio ha scelto "la via insurrezionale". Anche le affermazioni dell'ex ministro Maroni sul 90% di tasse che dovrebbe rimanere alle regioni del Nord, ha fatto gioco al Pd. "Sono idee compatibili col programma del Popolo delle libertà?", si è chiesto l'ex sindaco di Roma che ha ironizzato sul Parlamento del Nord. "Lo vedete che ricominciano da capo? Lo vedete che continuano come è stato in questo quindicennio? Ci troveremo di nuovo nella condizione - ha proseguito Veltroni - di avere governi che dovranno mediare, perché quello è il film che abbiamo già visto e che gli italiani non vogliono più vedere". La verità, secondo il presidente dei senatori leghisti Castelli, è che Veltroni pensa solo a Roma, "e la vicenda Alitalia lo dimostra". E' andato giù duro Calderoli, il quale ricorda a Veltroni che la sua parte politica ha portato in Parlamento terroristi ed assassini: "E' così democratico Veltroni da avere più paura della voce di un popolo piuttosto che dei terroristi e degli assassini che hanno parlato poco ma in compenso hanno sparato molto?". Silenzio sulle parole di Bossi dal resto del centrodestra. Ma Veltroni batte il ferro caldo dei programmi e dal palco di Prato sventola una tabella del Sole 24 Ore sui costi delle promesse elettorali di Berlusconi che comporterebbero spese tra i 72,65 e gli 87,7 miliardi (smentite da Brunetta), compensate da 33,35 miliardi di entrate. "Non ho bisogno di aggiungere altro sul realismo e sul grado di applicabilità del programma di Berlusconi". Ieri un Veltroni particolarmente gasato: con la candidatura di Matteo Colannino in Lombardia e di Massimo Calearo in Veneto (le due regioni dove il Pd soffre di più elettoralmente), il leader dei Democratici è convinto che la gara con il Pdl sia apertissima. "Guardate che si può vincere, si può fare la più grande rimonta della storia politica italiana". Berlusconi forse qualche dubbio su una sua scontata vittoria comincia ad averlo. Il chiodo fisso sono La Destra e l'Udc che, in alcune regioni, potrebbero non far scattare il premio di maggioranza per il Senato. Ma ieri a Torino, oltre a ripetere che "un voto dato ai piccoli partiti del centrodestra fa il gioco di Veltroni e soci", Berlusconi ha detto molto di più: il voto ai nanetti "può indebolire la nostra forza e farci rischiare di non essere maggioranza. Anche se - ha subito ripreso - non credo che succederà". E' la prima volta che accenna al rischio di non avere maggioranza. E un qualche nervosismo lo ha tradito anche quando ha ricordato a un signore che faceva da non richiesto suggeritore durante il comizio: "Sono vecchio, ma non rincoglionito". Intanto continua a martellare sull'Udc che non ha consentito di abrogare la "liberticida" par condicio e sulle piccole formazioni che non riusciranno ad avere il 4% alla Camera e l'8% al Senato. Casini invece è convinto di potere avere un buon risultato in Siclia (il 10%) e a livello nazionale: "Evidentemente hanno paura che il nostro progetto stia decollando. Ci accorgiamo che sempre più spesso si fanno analogie tra Italia e Russia perché qualcuno vuole farci diventare come quel Paese dove esiste un controllo di tv e giornali". Anche Daniela Santachè ha consigliato a Berlusconi di smetterla di fare "il Putin di Arcore" e di parlare di voto inutile, "ora che ha capito di essere strangolato da Fini e di aver sbagliato le alleanze e i programmi". A picchiare duro su Veltroni ci pensa Fini che ha tirato fuori una nuova proposta che farà discutere. "La mia proposta non è quella di condannarli ai lavori forzati, nè di mettere i delinquenti con la palla al piede. La mia proposta è quella di condannarli a lavorare tanti giorni finché non hanno pagato il debito con lo Stato". Poi ha preso di mira "Veltroni-Houdini" che, quando andrà in Campania, dovrà spiegare alla gente che è il partito del futuro e del nuovo è quello di Bassolino. A proposito di Bassolino, Fausto Bertinotti ha spiegato che "un intero ciclo è finito ed occorre tornare rapidamente alle elezioni per colmare lo iato tra cittadini e istituzioni".

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Morto in casa da 3 mesi nessuno se ne accorge (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CORSO ALLAMANO TROVATA ANCHE LA CARCASSA DEL CANE CHE LO HA VEGLIATO FINO ALLA FINE CINQUEMILA IN PIAZZA PER BERLUSCONI IL CASOLA LENTEZZA SUL PROGETTO DI RESTYLING All'interno Morto in casa da 3 mesi nessuno se ne accorge "Siate i missionari delle libertà" Al re della coca ogni mese 60 mila euro In piazza Vittorio scoppia la battaglia dei dehors Viveva da vent'anni nello stesso palazzo di 10 piani A Porta Palazzo il superpusher riceveva 200 ordini telefonici al giorno È morto nel letto di casa sua qualche giorno prima di Natale, ma il suo corpo è stato ritrovato soltanto l'alta sera. Si chiamava Giovanni Mallen, aveva 55 anni, era originario di Lione, ma a Torino era arrivato da più di trent'anni. Ucciso da un infarto, si sospetta, nel chiuso della casa dove viveva da più di vent'anni. Alloggio popolare Atc, piazza Bruno Caccia. Un palazzo enorme. Dieci piani, novanta appartamenti, qualche centinaio di persone. Che di lui, però, sanno poco o nulla: "Sa, era un tipo molto riservato", dicono i vicini che della sua scomparsa si sono accorti solo quando sono arrivati i vigili del fuoco a sfondare la porta dell'appartamento. "C'è una gran puzza là dentro", li avevano chiamati. L'odore della morte. Solo il cane, un meticcio, è stato di fianco a Giovanni Mallen fino alla fine. In silenzio, finché la fame si è portata via anche lui. Nessun altro. Neppure la macchina, con l'assicurazione scaduta, rimasta in cortile, ha richiamato l'attenzione di chi abita nel palazzo. "Sa, la casa è grande, ci sono tante famiglie, e ognuno di noi ha i suoi problemi". Lodovico Poletto A PAGINA 56Lo sforzo organizzativo di Forza Italia e An è stato premiato e ieri per l'apertura della campagna elettorale del Popolo delle Libertà almeno cinquemila persone si sono presentate in piazza Castello per ascoltare Silvio Berlusconi. Il cavaliere li ha nominati "missionari della libertà e della verità" con l'obiettivo di sconfiggere la sinistra che cerca di nascondere Prodi e di convincere gli "indecisi a non votare per i partiti più piccoli del centrodestra che non riusciranno ad eleggere un rappresentante in Parlamento facendo così il gioco di Veltroni". Tropeano A PAGINA 59I titolari dei caffè di piazza Vittorio sono sul piede di guerra. A scatenare la loro protesta l'inerzia del Comune a realizzare il progetto di restyling della piazza (dehors unitari come in piazza San Carlo, nuove panchine e nuovi dissuasori) ed alcuni baristi arrivano a minacciare di non sistemare più sulle esedre tavolini e sedie: "Non andiamo a investire cifre per un progetto che magari cambierà" spiega uno di loro. Ma l'assessore Ilda Curti replica: "Entro quest'anno interverremo". Minucci A PAGINA 63.

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Chissà se il piccolo Alessandro diventerà un missionario della libertà e della verit& (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Chissà se il piccolo Alessandro diventerà un missionario della libertà e della verità. I suoi genitori, una coppia di trentenni di estrazione popolare, scommettono di sì mentre se lo passano da spalla a spalla aspettando il Cavaliere. Attenderanno per più di un'ora sotto il Principe di Piemonte. "Mamma hai fatto la foto?". "Non ancora". Poi la ressa all'uscita di Silvio Berlusconi fa scomparire questa giovane famiglia. I tre riappaiono in maniche di camicia, sudati e felici in piazza Castello. "La foto? Fatta. Adesso non ci resta che vincere". Vincere. Vincere. Vincere. E' il pensiero che unisce questa giovane coppia e gli altri cinquemila "missionari", così li ribattezza il Cavaliere, che assisteranno al suo monologo. Il calore di questo popolo farà ritrovare il sorriso al leader del Pdl sbarcato in elicottero al Campo Volo di Collegno stanco e con l'umore nero racconta chi l'ha visto entrare nell'albergo dalla porta di servizio. In via Gobetti, intanto, il popolo del centrodestra si mischia con quello bianconero in attesa dei suoi campioni in ritiro pre-partita. Il Cavaliere accompagnato dal coordinatore regionale Guido Crosetto, dal senatore Enzo Ghigo e dal vicepresidente del Consiglio comunale, Michele Coppola, tutti di fede juventina, vanno a salutare la squadra. Berlusconi incontra l'allenatore Ranieri e gli augura: "Vincete anche per noi". Finirà 3 a 2 per la Fiorentina. La signora che porta a spasso il bassotto non si occupa di calcio: "Berlusconi mi ha ridato la speranza e sono pronta a fare ogni cosa". Tipo? "La vede questa giacca, vale una fortuna e la indosso solo per le grandi occasioni e quando viene il Cavaliere". L'attesa è lunga e anche silenziosa. Interrotta solo dai cori di tifosi che accolgono Raffaele Palladino quando si affaccia da una finestra dell'hotel. Poi è la volta del proprietario della Ferrari grigia con la targa EE parcheggiata in divieto di sosta, che blocca in parte l'uscita dell'albergo. Per la manovra si muove anche la scorta del Cavaliere. Quando finalmente Berlusconi esce è travolto dalla folla. Si sistema sorridente sul predellino della macchina presidenziale per salutarla. La corsa verso piazza Castello è breve. Quando sale sul piccolo palco in mezzo alla folla scoppia il delirio. In prima fila ci sono i giovani della Pdl in maglietta e cappellino bianco e la scritta "Rialzati Italia". Anche le bandiere sono della Pdl, quelle di Forza Italia e An sono state messe in soffitta. Faranno parte del Pantheon del Pdl perché, come spiega Berlusconi, "abbiamo realizzato un grande sogno quello di presentarci alle urne con un'unica forza moderata". Boato. Il Cavaliere parla quasi un'ora per illustrare il programma del Pdl. Spiega che "per un mese sarà sottoposto ai suggerimenti dei cittadini che grazie a questa nuova forma di democrazia diretta che sono i nostri gazebo saranno costantemente informati". Le priorità, però, si possono individuare da applausi, fischi e ovazioni che sottolineano il suo discorso. Primo: la voglia di impegnarsi. Quando Berlusconi nomina "missionari della libertà e della verità" scoppia un boato. L'avversario? Veltroni, certo ma soprattutto Pierferdinando Casini. Applausi ripetuti. E poi pollice verso per Prodi - "mandato a sciare per una settimana" - e guerra aperta contro Bindi e Visco accolti con un sonoro e prolungato booh. E da un "vai Silvio, basta tasse". E finita? Assolutamente no. Tanta è la voglia di dimostrare che il Pdl è una forza di centro - "i moderati siamo noi" - che confonde il partito popolare europeo con il partito del popolo europeo ma questo non lo distoglie dall'affidare una missione al suo popolo: "Andate da tutti quelli che conoscete e che vi sembrano indecisi e spiegategli che serve il voto utile perché dare la preferenza ai piccoli partiti del centrodestra significa favorire Veltroni". E i missionari sono pronti a "fare piazza pulita di chi ci ha impedito di governare". Bassolino? Sommerso dai fischi, più forti quelli rivolti a Pecoraro Scanio - "reazione rozza ma efficace", commenta il Cavaliere dal palco - e a Di Pietro che "in 5 minuti ha distrutto 5 anni di lavoro per le infrastrutture". Già, le infrastrutture. Berlusconi parla del Terzo valico come di un'opportunità per lo sviluppo della logistica nell'area "lombarda e piemontese, soprattutto piemontese", del Mose e della Tav ma si becca gli applausi quando rilancia il Ponte dello Stretto, opera che il popolo della Libertà sente come propria. E l'applausometro indica un'altra priorità: la sicurezza. "La sinistra ha tolto le risorse alle forze di polizia e permesso l'accesso di una marea di clandestini. Basta", urla il Cavaliere. "Vai Silvio, non ne possiamo più".

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IL DIVORZIO TRA SILVIO E WALTER (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Marcello Sorgi IL DIVORZIO TRA SILVIO E WALTER Pur ventilata da qualche giorno, la candidatura di Massimo Calearo nelle liste del Pd segna un punto d'arrivo nella strategia veltroniana. Calearo infatti non è solo un imprenditore, e neppure soltanto il presidente di Federmeccanica: è piuttosto un uomo simbolo di quel Nord-Est che era stato finora una prateria incontrastata per il centro-destra. E il padrone di quel convegno di Confindustria, a Vicenza due anni fa, da cui partì, tra le ovazioni del pubblico, la riscossa berlusconiana che si fermò a poche migliaia di voti dalla vittoria. Se Veltroni è riuscito a portarlo dalla sua parte, anche a costo di polemiche che non vengono solo dalla sinistra radicale, ma, a giudicare dai blog, pure dal popolo degli internauti di centro-sinistra, è segno che qualcosa si sta veramente muovendo nell'elettorato più incerto, e strategico per i due principali concorrenti. Qualcosa che i sondaggi magari faticheranno a misurare nei prossimi giorni, ma che rappresenta lo stesso un'apertura di credito per i leader del Pd, in un'area geografica fino a ieri data per persa. L'imprenditore e l'operaio. La ventenne al posto dell'ottantenne. Il grande medico laico. L'intellettuale cattolico. Il generale. I prefetti. L'economista teorico della flessibilità e la precaria vittima del lavoro flessibile. Riletta nella serie degli annunci, che quotidianamente Veltroni fa delle nuove candidature, la strategia del leader del Pd ricorda la collezione delle figurine Panini, a lui cara e presente nella memoria di tante generazioni italiane. Veltroni non si preoccupa, adesso - e questo è il suo limite - di mettere ordine nello scaffale del suo supermercato politico. Non trascura cigolii e rumori di fondo che vengono dalla sua gente, si tratti dei cattolici irritati per l'accordo con i radicali, o di quelli che vorrebbero le dimissioni di Bassolino. Ma, semplicemente, ritiene che una certa confusione, in una fase di cambiamento, aiuti a catturare l'attenzione degli elettori più abulici, che avendo visto all'opera centro-destra e centro-sinistra, e avendone ricavato una delusione crescente, non sanno più a che santo votarsi. A loro, è come se Veltroni dicesse: non importa che siate con noi fino in fondo, basta capire che stiamo cambiando. Ma a sorpresa, più la nuova strategia del Pd si fa incalzante, più quella di Berlusconi diventa prudente. L'uomo che (senza mai realizzarli) ci aveva abituato per 15 anni a sognare i miracoli, il grande comunicatore, il messia delle campagne anticomuniste, sembra ora votato alla ragionevolezza. Dai suoi discorsi, arriva a trasudare bontà. Se non per Prodi, additato (ovviamente, dal suo punto di vista) come simbolo di una stagione fallimentare di governo, per il diretto avversario Veltroni, favorito dall'appello del Cavaliere a votare solo per i partiti maggiori. Se i giornali ricamano sul suo stato di salute, lui risponde a scongiuri e con il gesto dell'ombrello. E se D'Alema lo addita come "anziano in cerca di rivincite", Berlusconi non replica, e alla prima occasione, come ieri a Torino, quasi ci scherza su: "Sarò vecchio ma non sono rincoglionito". Questo gioco di rimessa, questa rinuncia al tono barricadero di tutte le sue campagne, non sono affatto da sottovalutare. Anzi, come sempre per il Cavaliere, rispondono a un disegno. Berlusconi è convinto che la vera campagna elettorale, in favore suo e del centro-destra, gliel'ha fatta Prodi. Che la gran parte degli elettori conti ormai i giorni per liberare Palazzo Chigi dagli usurpatori. Che l'incubo di venti mesi di governo a colpi di tasse, risse e ripensamenti quotidiani lo abbia messo in condizione, non di candidarsi di nuovo, ma di essere sospinto a furor di popolo - del suo popolo - alla guida del governo. Di qui la regia del nuovo spettacolo, che nelle aspirazioni del Cavaliere è la continuazione del famoso "discorso del predellino" con cui fondò a Milano, a novembre, in piazza S. Babila, senza preavviso, il suo nuovo partito. Via, dunque, maxi-palchi, tendoni e teatri, da lasciare a Veltroni per poi poterlo accusare "di copiare". Via la cravatta à pois, riservata solo alle apparizioni televisive che il Cavaliere considera come un invito a cena in casa degli italiani. Via la solennità, la teatralità dei "contratti", le promesse impossibili, perfino l'autorità. Berlusconi al suo popolo vuol parlare come un nonno saggio, in piedi su una sedia. Dopo quel che ha fatto la sinistra al governo, è come se dicesse, vedremo di aggiustarci alla meglio. La parola chiave, per capire cosa ha in testa il Cavaliere, è "dovere": allo stato dei fatti, ripete in tutti i suoi discorsi, noi abbiamo il dovere di tornare a governare. A un mese e mezzo quasi dalle elezioni, è impossibile prevedere quale delle due strategie sia destinata a prevalere. Nei sondaggi, Berlusconi rimane il favorito e Veltroni è in rimonta. L'unica cosa che non si può dire è che i due si somiglino, che facciano lo stesso gioco. "Veltrusconi" è uno slogan efficace, ma è fuori dalla realtà.

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La campagna del Nord (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il presidente di Federmeccanica: sarò il ministro del Triveneto. Berlusconi a Torino: sono vecchio, non rincoglionito La campagna del Nord Veltroni lancia l'industriale Calearo. Ultimatum della Lega sul federalismo La campagna elettorale entra nel vivo sui temi del Nord. Mentre Walter Veltroni arruola il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, che annuncia di voler fare il ministro per rappresentare il Triveneto, la Lega lancia un ultimatum a Berlusconi: subito il federalismo. DA PAGINA 8 A PAGINA 11.

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"Campagna surreale per fortuna c'è Ferrara" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista Corrado Guzzanti "Campagna surreale per fortuna c'è Ferrara" RAFFAELLA SILIPO TORINO Guarda che io mica so' antifemminista, mica dico caa donna deve fa' la calza, ormai me costa più de lana che compralla già finita dai cinesi". Corrado Guzzanti entra in modo obliquo ma irresistibile nel dibattito politico sull'aborto, l'elettorato cattolico, i rapporti tra Stato e Chiesa e il ruolo delle donne. Lo fa a suo modo, attraverso Padre Pizzarro, teologo con forte accento romanesco e fortissimo senso pratico, intervistato ieri da Serena Dandini a "Parla con me" su Raitre. Un po' reticente a sposare le tesi di Giuliano Ferrara: "Al massimo jo detto a Giulià tanto pe' fallo contento, famo 'na cosa più piccola, a ste ragazze che abortiscono levamoje i punti della patente. Si non porti avanti a gravidanza allora non porti manco a machina, bò a lui non glie stava bene, vabbé... vo' fa na cosa sua". Guzzanti, e questa cosa sua di Ferrara come è nata? "Mi sono appassionato. È uno degli episodi più surreali di questa stravagante campagna elettorale. Dal punto di vista satirico è un bel momento, per questo mi è tornata la voglia di fare qualcosa in tv: spuntano continuamente personaggi nuovi e non ci si limita più solo alla rissa Berlusconi-Prodi". Il suo Pizzarro dice: "Stamo a fa er gioco delle tre carte peffà sembrà che semo tutti d'accordo, ma nun semo d'accordo fondamentarmente peggnente". "Lo scenario è complesso, non riesce a stargli dietro nemmeno lui. Veltroni è prudentissimo e non raccoglie le provocazioni di Berlusconi, così sono rimasti Mastella e Casini ad attaccarlo. L'ho detto, è surreale". Mastella è il sogno di qualsiasi autore satirico. "Uno straordinario pezzo comico, quel suo "Mi dimetto per amore". Ma anche Casini ultimamente ci dà tante soddisfazioni". Lei in passato nell'imitare Veltroni è stato perfido. "Perfido? Non direi, anzi mi rimprovero di essere troppo soft". Ma se gli faceva dire "A Zigo Zago c'era un mago con la faccia blu. E io questo mago lo vorrei alleato!" "Beh, Veltroni è così, lo sappiamo. Ma è stato finalmente capace di scollare la sinistra italiana dal suo immobilismo, è l'unica personalità in grado di inventare qualcosa di nuovo". Perché ha buttato fuori De Mita? "Povero De Mita, quasi mi fa tenerezza! Ho detto quasi, eh? L'uomo lo conosciamo, i suoi capricci sono divertenti, soprattutto è fantastico sentirlo ancora parlare in modo cauto, barocco, democristiano. È la politica di una volta, adesso quel linguaggio è morto, al posto abbiamo Calderoli che insulta i terroni". Abbiamo i politici che ci meritiamo? Lei scrive nel Libro di Kipli: "Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori". "E' che a volte non resta che ridere, davvero. L'umorismo è il solo modo per affrontare argomenti seri senza pregiudizi". Qual è la cosa più nuova di questa campagna elettorale? "L'effetto Grillo: non so immaginare su chi si abbatterà, ma la gente è sempre più infuriata contro la casta". E la cosa più vecchia? "La caccia all'elettorato di centro. Ma chi sarà mai 'sto elettorato di centro, io se fossi il Papa gli direi ai cattolici non ci venite proprio in piazza San Pietro, fate piuttosto qualche opera buona, che so andate a raccogliere qualche sacchetto di rifiuti a Napoli..:" Già, Napoli. Che mi dice di Bassolino? "Dico che - fatte salve le responsabilità individuali - è una cosa tipicamente italiana, trovare un capro espiatorio. E poi lavarsene le mani. Beh, in questo caso letteralmente". E la caccia alle candidate donne che si è scatenata? Prima Berlusconi con la Brambilla, poi Veltroni con la Madìa... "La politica è da sempre ferocemente maschile e maschilista e usa le donne solo come immagine. Io se fossi una donna mi sentirei offesa da tutto il repertorio di frasi fatte "le donne hanno una marcia in più... sono empatiche..." e, sottointeso, "state a casa che ci pensiamo noi". Trovo sessista qualsiasi trattamento differenziato: siamo persone . E ci sono esponenti politiche donne ottime, penso a Emma Bonino. Ma anche a Rosi Bindi". E la Santanché che dice che Veltroni non le piace "né come politico né come uomo"? "Beh, è il massimo, giudicare il candidato premier dal profumo. Sa piuttosto qual è il problema?". Qual è? "Che purtroppo ormai ai politici la satira non fa più male, hanno inglobato la loro parodia, sono andati oltre. Anche la satira ha bisogno di essere cambiata, per questo non faccio più imitazioni ma uso personaggi che mi sevono come commentatori". Allora l'ultima domanda la facciamo a Pizzarro. Padre, lei crede che i valori... "Ma lascia perdere il credere. credo credo. Noi stamo a lavorà! Questo è lavoro! I valori? Ma che sei matta, me fai spaventà. stamo ar Medioevo proprio".

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"Sarò il ministro del Nord Est" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Colloquio Massimo Calearo "Sarò il ministro del Nord Est" ANTONELLA RAMPINO ROMA Il primo pensiero è per lo zio missionario a Porto Alegre, "ho accettato pensando anche agli italiani in Sudamerica, a cominciare da quelli in Brasile, bisogna fare qualcosa anche per loro". Poi, una telefonata dopo l'altra e l'aria si satura dell'"Inno di Mameli", che sarebbe poi la suoneria del cellulare di Massimo Calearo, classe 1955, industriale elettromeccanico di Isola Vicentina, 300 dipendenti e 50 milioni l'anno di fatturato, dimessosi ieri sera da presidente di Federmeccanica, dopo aver incontrato una settimana fa per un'ora nel loft del Pd Walter Veltroni. Un mese di contatti, telefonate personali sulla linea Walter-Massimo, alla fine ormai si danno del tu. E Veltroni che annuncia la candidatura, la più "pesante" delle liste che si chiudono stanotte, la più controversa certamente, e infatti dice, per la prima volta, "possiamo fare la più forte rimonta della storia politica del Paese, la possiamo fare perché il Pd è la forza del patto tra produttori e lavoratori". E più "produttori" del presidente di Federmeccanica, per Veltroni che da subito ha puntato su Confindustria (sì, chiedendo disponibilità anche a Luca di Montezemolo), presidente a parte non ce n'era. "Quando ci siamo visti, Veltroni mi ha convinto subito, perché si capisce che crede in quello che dice". E poi certo, "questo è un momento fondamentale per il Paese, c'è poco tempo, bisogna puntare subito sulla crescita, e il programma del Pd è convincente". Calearo è inevitabilmente un pragmatico e spiega che il pendolo della sua scesa in campo si è fermato in un punto preciso: "Ho chiesto delle garanzie, certo, e ho sciolto la riserva solo quando le ho ottenute. Il Veneto deve essere rappresentato al governo". E non si sottrae all'ovvia domanda: Attività produttive o Commercio con l'estero? "Questo si vedrà in un secondo momento, prima bisogna vincere le elezioni". Soprattutto, Veltroni gli è apparso consapevole che in Veneto sono concentrate un migliaio delle tremila Pmi italiane che potrebbero essere competitive nel mondo, e non riescono a svincolarsi da lacci e lacciuoli. In mezzo, tra la disponibilità accesa un mese fa e il sì dell'altro ieri sera, l'esame attento del programma, e la candidatura di Piero Ichino, "una persona che stimo". Guarda caso, il professore ex deputato del Pci, aveva dato nobiltà accademica a un'idea di Calearo che era sembrata un po' naif: la lotta all'evasione fiscale modello Pechino, "perché non inventiamo lo scontrino fiscale col gratta-e-vinci?". Con Calearo e Colaninno, Veltroni mette in lista due campioni di quello che De Gasperi nel lontano 1947 chiamò "il Quarto Stato". Ma con Calearo, un campione del vitalismo anche un po' anarcoide del Veneto, l'antica e poverissima regione del vecchio Bisaglia, che oggi, da sola, produce il 10 per cento del Pil nazionale, e che per il Pd "partito riformista non di sinistra", come Veltroni l'ha definito nei giorni scorsi, era sin qui data per persa. Una regione nella quale Ds e Margherita nel 2006, insieme, erano al 23 per cento, contro il 24,5 da sola, di Forza Italia, più l'11 di An e l'11,5 della Lega. Naturalmente adesso Calearo sottolinea di "avere accettato per dare voce al mondo delle piccole e medie imprese del Nord-Est, che finora avevano scarsa rappresentanza", e se gli si chiede se è consapevole di aver fatto lui un endorsement a Veltroni, dando fiducia al Pd, risponde in maniera diretta: "Io sono uno che ha sempre lavorato, e guardo ai fatti, per questo ho aspettato di poter leggere il programma. Vede, le ideologia sono finite, e Veltroni questo lo ha ben capito. Non voglio far polemiche, ma ho visto manifesti con su scritto "Italia rialzati". Beh, io penso che sia la politica a dover essere all'altezza dei propri compiti, non l'Italia". Le parole esatte di Veltroni all'assemblea costituente del Pd, mentre naturalmente lo slogan "Italia rialzati" è di Berlusconi. Col quale, peraltro, la polemica è in piedi da quel lontano marzo del 2006 in cui l'allora premier fece irruzione sul palco della Confindustria vicentina (Calearo presidente) ed esortò, per così dire, gli industriali "ad andare meno alle riunioni confindustriali o alle Bahamas, e a lavorare di più". Calearo gli rispose il giorno dopo, "io alle Bahamas non ci sono mai stato". Non che Calearo sia di sinistra. Darebbe il voto agli immigrati? "Dipende...".

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Non deve affatto indurre in ansia la notizia che sono stati depositati oltre centosessanta simboli d (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I partiti che vogliono correre alle prossime elezioni, fin qui considerate di svolta verso un sistema bipartitico, e caratterizzate dalla nascita di due partiti "a vocazione maggioritaria" come il Pd di Veltroni e il Pdl di Berlusconi. Verrebbe da dire, come si diceva ai vecchi tempi, che "tutto si tiene". Anche se è veramente difficile dare una spiegazione alla lista di Stefania Ariosto, la famosa testimone Omega del caso Previti, ed è più facile capire la proliferazione delle liste con falce e martello nel momento in cui la Sinistra Arcobaleno se ne priva, o Ds nel momento in cui i postcomunisti li cancellano, o dei Grilli d'Italia, dopo il successo del blog e dell'antipolitica nei mesi scorsi, o delle liste personali e locali come quella del governatore della Calabria Agazio Loiero, forse c'è una ragione più di fondo. Non c'è una cosa più conveniente, in Italia, che fondare un partito o un programma televisivo, quando non fare le due cose insieme. Partiti apparentemente inutili questa volta, potranno tornare utili la prossima, com'è accaduto a quello dei Pensionati nel 2006 (Berlusconi rimpianse di non averlo inserita nella sua coalizione) o alla corsa solitaria dell'ex An Nello Musumeci in Sicilia, un uomo-macchina da preferenze oggi alleato di Storace ma in trattativa con Lombardo per appoggiare la candidatura del leader del Mpa a governatore della Sicilia per il centrodestra. Si dirà: ma con lo sbarramento al 4 o all'8 per cento, le liste minime non vanno da nessuna parte. Ed è vero. Ma chi lo sa che nel frullatore dell'ultima ora il partito reietto di Mastella, tagliato fuori da qualsiasi coalizione, non trovi inedite alleanze che gli permettano di entrare almeno al Senato, e di lì, in caso di pareggio come avvenne la volta scorsa, pilotare abilmente la sua risalita. Entrare in Parlamento, tra l'altro, porta con sé il diritto a un rimborso dei voti ricevuti, quattro euro per ogni voto, che non sono proprio da buttar via. Ma più in generale, si corre oggi per potere, domani, ripresentarsi, a partire dal controllo di un piccolo pacchetto di voti. Che in un sistema, come il nostro, ormai votato all'instabilità, possono sempre diventare strategici.

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La Bellucci: Amo Walter Silvio? Non lo conosco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"ANCHE IN FRANCIA PROBLEMI E SCANDALI" La Bellucci: "Amo Walter Silvio? Non lo conosco" E' a Torino da una settimana perchè sta girando l'ultimo film di Mariasole Tognazzi, "L'uomo che ama", e ieri per poco non ha incrociato Silvio Berlusconi. Sarebbe stata un'occasione per Monica Bellucci, che vive con il marito Vincent Cassel tra Londra e Parigi, e che dice di non avere mai conosciuto il leader di Forza Italia: "Non amo parlare di politica, intervenire sui fatti italiani, e quindi anche sulle prossime elezioni, però posso esprimere un pensiero sul piano personale: Berlusconi è una persona che non conosco, mentre Veltroni sì, e lo amo molto". E sui fatti tragici di Napoli, come li vive lei, da italiana all'estero? "E' evidente a tutti che l'Italia sia un Paese con molti problemi, che ancora non ha superato la divisione fra Nord e Sud, ma anche in Francia, ad esempio, ci sono questioni e scandali altrettanto pesanti". E lì, Sarkozy con la nuova first lady Carla Bruni, è davvero in calo di gradimento? L'attrice fa un mezzo sorriso: "Non credo, e soprattutto non voglio entrare nella vita privata di Carla e Sarkozy. Sanno quello che fanno". \.

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Bossi: se la tirano in lungo non ci sarà un'altra volta per via democratica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]FABIO POLETTI INVIATO A VICENZA Che tentazione quel grido ritmato che sale dalle ultime file, dove scalpitano quelli di Rovigo. "Secessione, secessione...", urlano i leghisti in camicia verde, in faccia a questo Parlamento del Nord che detta la linea, federalismo innanzitutto, Padania meglio ancora, alla fine le parole di sempre. Per mettere la benzina nel motore di queste elezioni in cui la Lega si rigioca tutto, Roberto Calderoli lancia l'ultimatum a Silvio Berlusconi, prima ancora di sapere se sarà lui il presidente del Consiglio: "Il governo ha un mese e mezzo di tempo. Vogliamo che il federalismo fiscale venga approvato dal Consiglio dei ministri entro il 15 giugno". E se no questa Lega un po' di lotta, un po' di governo, un po' secessionista, sa già dove dovrà andare a finire: "Andremo sul Po... Sarà una festa. O non torneremo più indietro...". L'annuncio di Roberto Calderoli piace a questi mille dentro l'anfiteatro della Fiera di Vicenza, i mille che sono pronti a disunire l'Italia. Piace a Umberto Bossi che dà una rispolverata alle tesi del fu Gianfranco Miglio, promosso padre spirituale della Lega: "Dopo aver vinto le elezioni cambieremo la Costituzione in senso federalista. Ma se i partiti racconteranno ancora un sacco di bugie sulla devolution per non cambiare nulla, sarà l'ultima volta che tenteremo la via democratica...". Tiritera già sentita, idea roboante come sempre, ma questa volta c'è un motivo in più. Bossi fa l'ottimista e giura che filerà tutto liscio: "Vinceremo le elezioni senza la spada". Calderoli guarda a questa partita come all'ultima occasione del Carroccio. L'idea che Berlusconi e Veltroni dopo il 14 aprile si siedano attorno a un tavolo per discutere di riforme, gli piace niente: "A quel tavolo lì, la Lega gli sega le gambe...". Di sondaggi non vogliono sentire parlare. L'ipotesi di essere solo un'appendice del Popolo della libertà, dietro a Berlusconi e a Fini, piace a nessuno. Roberto Cota, parlamentare piemontese, trova la sintesi: "Noi siamo il valore aggiunto della coalizione, siamo secondi a nessuno". Resta da capire, a parte il motore di questi militanti caricati a molla, cosa la Lega possa mettere sul piatto per contare di più. Umberto Bossi fa la conta: "Ci vogliono i numeri, ci vuole un grande risultato elettorale...". Roberto Calderoli promette che non ci saranno trucchi, tipo il "no" al cantiere per il ponte di Messina che piace tanto a Berlusconi e che qui interessa a nessuno: "Noi non facciamo ricatti, facciamo suonare i nostri tamburi". Roberto Maroni spinge invece sul federalismo e mette insieme devolution e grandi opere: "Le autostrade devono essere regionalizzate. Il Nord ha già pagato, via i pedaggi". Applausi dalla platea. Applausi da questi inossidabili militanti in camicia verde, mai stanchi di sentire le promesse di sempre. Applausi al lombardo Giancarlo Giorgetti che vuole ridare ossigeno a Malpensa: "E' il nostro ponte verso l'Europa, il ponte di Messina viene dopo". Applausi al sindaco di Cittadella Massimo Bitonci che dopo il "no" alla residenza per gli extracomunitari non in regola, rilancia il controllo in camicia verde del territorio: "Tolleranza zero, tornino le ronde volontarie". E pure all'ex ministro Roberto Castelli, promosso esperto in infrastrutture, che sogna cantieri per l'Alta Velocità da Lisbona al Pacifico, alla faccia dei NoTav: "Diecimila persone non possono bloccare gli interessi di venti milioni di italiani". Programmi ambiziosi che volano sulle note del Va' pensiero. Tre minuti ed è fatta, mille mani alzate e il Parlamento del Nord approva tutto, dalla nuova Costituzione federale al controllo degli immigrati alle infrastrutture. Non resta che avvisare Berlusconi.

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Restano da identificare i titolari di molti conti intestati a società o fondazioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]FRANCESCO GRIGNETTI ROMA Imprenditori piccoli e medi, residenza e attività al Nord, nessun nome di grido. E conto corrente in Liechtenstein. Il primissimo screening della lista degli evasori ha portato a questo risultato. Imprevisto. Una piccola folla di industrialotti che negli ultimi anni hanno portato i soldi lontano dagli occhi del fisco. E però c'è un dato che ha impressionato gli inquirenti: nessuno tra quelli finora identificati (resta comunque da capire chi si nasconde dietro le fondazioni con nomi di fantasia) tra il 2001 e il 2003 ha utilizzato lo scudo fiscale di Tremonti. Non hanno pagato alcuna multa. Non hanno fatto emergere i patrimoni. Non si sono autodenunciati nonostante l'enorme convenienza. E allora ecco l'interrogativo che intriga i magistrati di Roma e quelli della Procura nazionale antimafia che anch'essi si stanno affacciando su questa inchiesta: perché quest'impennata di trasferimenti in Liechtenstein da sette-otto anni? Che cosa nascondono questi conti? Possibile che avessero tanta paura della tassa di successione che il governo Berlusconi stava cancellando? La risposta più ovvia dell'investigatore è anche quella più inquietante: "Sono soldi che assolutamente non dovevano venir fuori. Potrebbe esserci di tutto: riciclaggio, narcotraffico, fondi neri". Riciclaggio. Ecco il vero obiettivo verso cui tendono le indagini. I reati di omessa dichiarazione o dichiarazione infedele - gli unici finora formulati e contro ignoti - sono soltanto la punta dell'iceberg. O meglio, segnali di qualcosa di più preoccupante che potrebbe nascondersi nei forzieri del Liechtenstein. D'altra parte sono anni che le forze di polizia si rompono la testa per capire come sia possibile che spariscano nel nulla i formidabili guadagni che le cosche di Campania, Calabria e Sicilia mietono con la droga oppure con la distrazione dei fondi pubblici. Ogni tanto viene effettuato qualche sequestro eclatante. Ma è ancora poco rispetto alle cifre in ballo. Non è sfuggito agli investigatori italiani un primo risultato dei colleghi spagnoli, i quali sono all'opera sullo stesso filone e che alcuni giorni fa era ben raccontato in un articolo del Paìs: in mezzo a centocinquanta, quattro società sono riconducibili a cittadini colombiani in contatto con i cartelli della droga. Ecco dunque tracciata una via del riciclaggio: soldi "guadagnati" con lo spaccio per le vie delle città spagnole finivano nelle casse di anonime società locali, da lì trasferiti nelle fondazioni di Vaduz, quindi un passaggio ulteriore in qualche altro paradiso fiscale, e infine lo sbocco finale in Colombia. I trafficanti confidavano sulle leggi del Liechtenstein per mascherare i nomi dei beneficiari, ma sono rimasti fregati dall'ormai stranota operazione dei servizi segreti tedeschi. La speranza degli italiani è di fare qualche scoperta analoga. La procura, nelle persone del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e del sostituto Mario Dovinola, insomma, è in fase di attesa. Cruciale però sarà l'appoggio delle autorità del Liechtenstein o meno. Se anche la Germania ha dato una fotografia dei conti correnti segreti, a poco servono senza i dati del traffico bancario. Occhi puntati, allora, sulla riunione dei ministri europei dell'Economia tra oggi e domani. Il "caso Liechtenstein" è sul tavolo, spinto innanzitutto dai tedeschi. La questione principale è di un'eventuale modifica alla direttiva Ue sulla tassazione dei risparmi del 2005. La direttiva prevede uno scambio di informazioni tra gli Stati sui risparmi dei "non residenti", ma poi le norme non si applicano a quei Paesi che praticano rigidamente il segreto bancario (dentro la Ue sono il Belgio, il Lussemburgo e l'Austria; fuori, Liechtenstein, Svizzera, San Marino, Monaco e Andorra). Tra i problemi da affrontare anche il fatto che la direttiva si riferisce solo ai risparmi delle persone fisiche, e non ai dividendi delle società per azioni o alle fondazioni. In Italia non si placano, intanto, le polemiche. L'ex presidente Francesco Cossiga ironizza sulla sorte della lista: "Ne leggeremo presto il contenuto in qualche importante quotidiano". E se finora buona parte del mondo politico chiedeva che gli elenchi venissero resi pubblici, ieri il senatore Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, ha auspicato l'opposto: "La gestirei - ha detto a Lucia Annunziata nella trasmissione In mezz'ora - con il massimo riserbo soprattutto in campagna elettorale per non avvelenare l'atmosfera".

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"nel pd sono caduti gli steccati ideologici laici e cattolici possono e devono convivere" - massimo giannini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

In Usa Addio al Parlamento Amato: "In Italia non possiamo avere ancora la mappa della politica dei tempi di Porta Pia" "Nel Pd sono caduti gli steccati ideologici laici e cattolici possono e devono convivere" Nessuno contesta ai repubblicani Usa di avere dentro evangelici e non credenti Continuerò a fare politica con le idee, più che col potere personale, fuori dal Parlamento MASSIMO GIANNINI "Basta con i vecchi steccati ideologici. Laici e cattolici possono e devono convivere in un grande partito. Lo sforzo di Veltroni va nella direzione giusta: l'et-et non è il frutto di un'incertezza identitaria, ma l'unico modo per ritrovare una responsabilità condivisa e il bene comune tra credenti e non credenti". Nel giorno della famiglia in 100 piazze d'Italia, e nel pieno di una campagna elettorale dominata dalle polemiche sul rapporto tra religione e politica e tra stato e chiesa, Giuliano Amato torna a parlare dei temi che gli sono più cari. Ministro Amato, possibile che il centrosinistra non sia ancora riuscito a trovare un "patto di convivenza" politica tra laici e cattolici? "Mi colpisce l'incomprensione che continua ad accompagnare lo sforzo del Pd per ricomporre lo specchio rotto. Sembra che i frammenti dello specchio vogliano dettare le regole del loro superamento. C'è chi sfotte Veltroni perché tra laici e cattolici, tra credenti e non credenti, cerca di passare dall'aut aut all'et-et. E se non è aut aut, allora è il caravanserraglio. Ebbene, chi la mette così merita che gli si dica che non ha capito i termini del nostro problema nazionale e ha perso totalmente la nozione di bene comune". Ma lei non teme che per favorire la ricomposizione si finisca per non sapere più cosa dire, e ci si arrenda alle gerarchie ecclesiastiche, o ci si rifugi nella generica libertà di coscienza? "La mera libertà di coscienza non è un collante e questo, sia chiaro, vale sia per gli uni che per gli altri. Occorre il coraggio di sapersi affacciare a un territorio comune. Per i non credenti è il coraggio di ammettere che vivono in un mondo in buona parte sconosciuto nel quale, come giustamente dice la carta dei valori del Pd, la stessa condizione umana è oggetto di cambiamenti fatti anche da noi. Quindi serve quel dialogo tra politica, religione e filosofia che definisca i limiti non di ciò che possiamo sapere, ma di ciò che possiamo fare. Proprio Veronesi è uno di quelli che ha sempre auspicato questo dialogo, e non è tra i testardi della "ubris" non credente refrattaria ad ogni limite. Quando leggo invece che io, non credente, non posso stare nel Pd perché riconosce il ruolo delle religioni nello spazio pubblico resto di sasso. Questo, alcuni secoli dopo Galileo, è Galileo alla rovescia. Le questioni che fanno parte dello spazio pubblico per milioni di esseri umani evocano la religione in un mondo ci offre il bene infinito e il male infinito. Nelle nostre giornate entrano le chirurgie non invasive con le quali si riescono a fare meraviglie impensabili 100 anni fa ed entrano le nostre bambine che fanno le cubiste. Allora chiedo a chi è assolutamente certo di se stesso: su che cosa fondi le tue certezze?". Per un Odifreddi che lascia il Pd per estremismo laicista, però, ci sono parecchi "devoti" che cercano di imprigionarlo nel neo - guelfismo. "Anche dall'altra parte ci vuole il coraggio di capire che il bene comune di una società di diversi non necessariamente coincide con i propri "credenda". Specie nelle società in cui abbiamo più religioni con "credenda" diversi. La settimana scorsa ero in Slovenia a un seminario sul tema 'noi e i musulmani', e uno studioso non cattolico ha argomentato che etnie e religioni creano comunità che poi devono convivere in società in cui tutte sono chiamate a un bene comune. Ebbene questo è esattamente Maritain. Se lo ricordino anche quei nostri cattolici per i quali questa distinzione non esiste, e il bene comune coincide sempre con i loro "credenda"". L'accordo con i radicali per il Pd è un problema o un'opportunità? "Avere dentro un'espressione storica del laicismo e allo stesso tempo una rappresentanza forte del mondo cattolico è esattamente quello che serve per ricomporre lo specchio. I grandi partiti lo fanno: nessuno pone ai repubblicani americani il problema di avere dentro di sé gli evangelici e i non credenti. Su questo, in Italia, c'è davvero un'inquietante arretratezza dei paradigmi mentali. Vogliamo avere ancora la mappa della politica dei tempi di Porta Pia? No, non ci sto". Ci sono anche battaglie oscurantiste, e spesso strumentali. Come vogliamo definire la nuova crociata contro la legge 194? "Ferrara lo sa che sulla 194 non c'è molto da aggiungere o da cambiare. Mentre penso che abbia sacrosanta ragione sugli aborti di stato e sull'esistenza nel mondo di legislazioni che legittimano o addirittura richiedono l'aborto. Ma non può fare una campagna nella quale la 194 o le leggi similari di altri paesi civili come l'Italia cadono nello stesso calderone". Calderone per calderone: che impressione le fa il programma elettorale del Pdl? "Mi chiedo: ma è Tremonti l'autore di quel programma o è un altro? Lui si preoccupa dei rischi che l'economia italiana corre in questo avvio di recessione mondiale. Ma ad essi risponde con promesse più protezionistiche che di sviluppo. Io condivido la sua diagnosi, non la sua terapia. Nel programma del Pdl però non c'è né la diagnosi né la terapia. C'è invece uno straordinario appello al liberalismo, che non vorrei fosse richiesto come prassi solo alla Guardia di Finanza". Le sembra realistica la rimonta elettorale di Veltroni? Ci crede anche lei, o lo fa solo per "contratto"? "Vivo anch'io la percezione del recupero. Guardo con attenzione alla situazione del Senato dove, grazie alle follie della legge elettorale, è più facile che ci si ritrovi con una situazione simile a quella di due anni fa. Berlusconi allora fece uno straordinario finale di campagna elettorale e recuperò molto. Vediamo cosa succederà adesso. Ma non è un caso che molti di noi facciano il tifo per Obama, uno che è partito molto indietro e che invece oggi è a un passo dalla vittoria". Lei parla come un politico ancora pieno di voglia e di passione. Eppure non si ricandiderà. Cos'è stata la sua: un atto di generosità o una rinuncia forzata? "Senta, prima di tutto non è che me ne vado. Continuerò a fare quello che faccio, senza sedere in Parlamento. Ci ho pensato bene, arrivando a 70 anni: concorrere alla politica con le idee più che con il potere personale, in fondo, è quello che ho sempre fatto. Ho confrontato il programma di Morando con quello che avevo scritto per le elezioni europee nel 2005. Ci sono molti punti in comune. Quel programma era il frutto di un'elaborazione schiettamente riformista e fu accantonato quando fu fatto il programma dell'Unione, per parte della quale esso era troppo di "destra". Ora, a distanza di tre anni e senza che nessuno lo abbia evocato, quel programma è tornato. Questo è il segno che il mio lavoro, nel centrosinistra, a qualcosa è servito. Ci ho sempre messo questi semi di programma, e in parte ho contribuito a realizzarli nelle tante esperienze di governo che ho fatto". Lei sa che c'è anche chi la critica, per non aver assunto fino in fondo certe responsabilità, o magari in qualche caso per non aver voluto mai accettare fino in fondo certi rischi. "Certo, c'è chi mi dice che non ho fatto quello che avrei dovuto, cioè assumere responsabilità di leadership, nell'area socialista dello schieramento e non solo. Penso che chi mi critica per questo, in fondo, mi fa un complimento che non merito: cioè il fatto di avere qualità di leader che non ho utilizzato. Non è vero, perché quelle qualità io non le avevo. Credo di aver fatto molto per la politica italiana. Non voglio auto-elogiarmi, ma vedo il rispetto con cui sono accolto all'estero, l'orgoglio che leggo negli occhi degli italiani quando vengono ad ascoltarmi in qualunque platea, perché un politico italiano che è un ministro che li rappresenta parla a braccio senza mai leggere un precotto scritto da altri e sempre con cognizione di causa su argomenti diversi. Ecco, io questo sono stato in grado di darlo al mio Paese". Non le sembra riduttivo? Giuliano Amato, per storia personale e per esperienza politica, non avrebbe anche potuto avere le sue "divisioni"? "No, perché non sarei stato capace di guidarle. Ci sono figure così: Antonio Giolitti, per esempio. Ricordo che persino Giorgio Napolitano, nel Pci, fu criticato per lo stesso motivo, e io lo difesi per questo quando presentai il suo libro autobiografico. Non è questione di mancanza di coraggio o di non assunzione di responsabilità. E' questione di consapevolezza di ciò che si è, e di ciò che si è in grado di fare. Ma sia chiaro, il mio non è un commiato, un addio alla politica. Io ci sarò, anche se in un ruolo diverso".

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Calearo dice sì a veltroni si chiude il risiko delle liste (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Calearo dice sì a Veltroni si chiude il risiko delle liste Il leader: "Si può vincere, c'è la grande rimonta" "La sua presenza rappresenta il patto tra produttori e lavoratori". Polemiche dalla Fiom ROMA - Walter Veltroni vuole chiudere oggi la partita delle liste. Alle 15, salvo complicazioni dell'ultimo minuto, è convocato il coordinamento del Partito democratico per il via libera definitivo sui nomi in corsa il 13 aprile. Ieri notte, tornato dal giro in Toscana, il segretario del Pd si è seduto al tavolo delle candidature, riunito in permanenza all'ex sede della Margherita, per limare gli elenchi. Fino alla fine i casi più spinosi hanno tenuto banco: si sono dovuti risolvere gli avvitamenti su Piemonte, Veneto, Calabria e Campania. Per i posti sicuri, sotto i capilista. Il colpo finale della prima parte di campagna elettorale, quella giocata anche sui nomi, era già annunciato: Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, imprenditore, farà il capolista nel Veneto 1 alla Camera. è una scelta che può riaprire i giochi in una regione saldamente controllata dal Pdl. Ma non è indolore a sinistra. La Fiom garantisce: "Fa perdere voti, non li guadagna". Il segretario nazionale dei metalmeccanici, Fausto Durante, che qualche mese fa aveva organizzato un convegno sui rapporti con il Pd, sentenzia: "Il mio dissenso su Calearo è netto. Per me è incompatibile con il riformismo che vuole esprimere il partito". Ricorda il braccio di ferro sul contratto e le parole di Calearo sulle mogli degli operai "definite massaie", dice Durante. Ma Veltroni difende la candidatura: "Rappresenta il patto tra produttori e lavoratori che vogliamo realizzare". E Goffredo Bettini spiega: "La sinistra da sola non vince, bisogna convincere un pezzo di borghesia dinamica ad allearsi con il Pd, una forza riformista" Oggi Veltroni cerca di superare senza rinvii una delle curve della sua corsa: la presentazione dei candidati. Parlando a Prato garantisce che il match con Berlusconi è sempre apertissimo: "Si può vincere. Si può fare la più grande rimonta della storia politica italiana". Una parte del successo dipenderà dagli strascichi e dagli effetti delle candidature. Il siciliano Ferdinando Latteri ha lasciato il Pd dopo che gli era stato negato un posto. Al Senato, sull'isola, il Pd farà correre come capolista il medico Ignazio Marino che ha lavorato a Palermo per molto tempo prima di trasferirsi negli Stati uniti. In Veneto si è aperto il caso legato al segretario regionale Paolo Giaretta. Lui vuole correre, ma i posti sono esauriti. In extremis ha avuto la deroga il dalemiano Antonio Luongo in Basilicata, capolista in Friuli sarà Cesare Damiano e Giovanna Melandri, oltre a guidare il partito in Liguria, ha spuntato la candidatura anche nel Lazio 1. La squadra prodiana sembra ormai definita: Gozzi, Barbi, Sircana, Levi e Santagata confermati, a loro si aggiunge la portavoce Sandra Zampa. La tagliola delle deroghe, per il momento, lascia fuori dall'elenco dei futuri parlamentari nomi pesanti come Tiziano Treu, esperto di mercato del lavoro, Umberto Ranieri e Giorgio Benvenuto. Ma su Treu il pressing per un sì di Veltroni è molto forte. Tra i nomi nuovi compaiono quelli pescati negli staff di Veltroni e di Dario Franceschini. Correranno Walter Verini e Vinicio Peluffo, vicinissimi al segretario, Piero Martino e Alberto Losacco, stretti collaboratori del vice. (g.d.m.).

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"oggi contano programmi e uomini non c'è differenza destra-sinistra" - roberto mania (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il salario minimo Il presidente di Federmeccanica si dimette e conferma di puntare ad un ministero "Oggi contano programmi e uomini non c'è differenza destra-sinistra" La proposta del salario minimo per i precari? Non mi convince, ma per cambiare si deve stare dove si decide ROBERTO MANIA ROMA - "Sa che differenza c'è oggi tra la destra e la sinistra? Che sono sedute in posti diversi in Parlamento. Punto. E io non sono certamente un uomo di sinistra, ma nemmeno di destra. Sono uno che ragiona con la propria testa". Sta qui il succo del ragionamento che ha portato Massimo Calearo, industriale del nord-est, a candidarsi con il Pd di Walter Veltroni. Anzi di "Uolter", come ormai lo chiama, anche se poi non lo conosce nemmeno. Ancora non si sono incontrati. "Ma Veltroni - dice - è uno che ha idee". C'è anche il "fattore 55" che li accomuna. Cioè l'anno di nascita: lo stesso di Bill Gates e di Mr. Diesel, al secolo Renzo Rosso. Un'annata di innovatori, sostiene. La candidatura l'hanno trattata al telefono, fino allo scioglimento della riserva seguito dalle dimissioni da presidente della Federmeccanica, l'associazione degli industriali metalmeccanici, storicamente i falchi della Confindustria, la categoria più esposta nel conflitto sociale. Che è poi anche il motivo per cui da anni il vicentino Calearo, tre figli, laurea in economia, studi pure dai gesuiti a Sant Blasien nella Selva Nera, già simpatizzante dell'Azione cattolica, gira l'Italia super scortato. Certo colpisce che un uomo come Calearo - lo stesso che quest'estate si schierò con clamore con lo sciopero fiscale targato Lega, lo stesso dell'ultimo braccio di ferro sul contratto dei metalmeccanici - abbia scelto di stare con il Pd e non con Berlusconi l'imprenditore self made che ormai da un quindicennio interpreta gli inquieti umori delle partite Iva e delle piccole aziende del nord. La volta scorsa Calearo votò Udc, accasata allora nella Casa delle libertà. Quello che è cambiato lo spiega così: "L'ho detto anche a Fini qualche giorno fa: oggi contano i programmi e gli uomini. Ma soprattutto gli uomini. Io mi considero amico di Bersani. Apprezzo Letta, stimo molto Matteo Colaninno. Ho conosciuto il prefetto De Seta e mi è piaciuto. E poi c'è la gente comune che mi ha spinto a candidarmi: ho ricevuto decine di sollecitazioni. Il mondo sta cambiando e solo Bertinotti non se n'è accorto. Come imprenditore, credo, sia arrivato il momento di restituire quanto ho ricevuto. Non credo che sia l'Italia a doversi rialzare (che è poi lo slogan elettorale del Cavaliere, ndr), ma la politica a dover essere all'altezza dei propri compiti. C'è bisogno di una classe dirigente che sappia governare questa difficile fase economica e sociale. Anche il nord-est, da anni sottorappresentato nella politica, pur essendo uno dei protagonisti dell'economia globale, ha la necessità di innovarsi nelle persone e negli obiettivi". Sì, d'accordo. Ma perché un imprenditore non si allea con un suo collega come Berlusconi? "Noi viviamo in un mondo fatto di mercato, di concorrenza, non di onnipotenza...". E allora, sempre per essere chiari, Calearo punta, in caso di vittoria, a un ministero. "Farei fatica a guidare l'Agricoltura, ma nell'Industria saprei come muovermi...". Pare che il patto con Veltroni preveda, in caso di vittoria, anche un incarico ministeriale per "l'uomo delle antenne". La sua, infatti, è un'azienda che produce antenne per auto."Siamo la Ferrari delle antenne", dice. Quelle prodotte a Isola Vicentina le usa anche la polizia francese, oltre che Bmw, Audi, Ferrari, Nissan, Volkswagen. E qui - mentre parla dei suoi prodotti - Calearo torna imprenditore: "La proposta del salario minimo per i lavoratori precari? Non mi convince. Ma per cambiare si deve stare lì dove si prendono le decisioni".

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E sul governatore è ancora bufera fassino: si assuma le responsabilità - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cronaca Il caso Napoli e le mancate dimissioni entrano nella campagna elettorale. Fini e Berlusconi: se ne vada E sul governatore è ancora bufera Fassino: si assuma le responsabilità Bettini: la mano sul fuoco su di lui come persona ma la situazione è drammatica Boselli: Veltroni e Di Pietro lo vogliono buttare a mare solo adesso che è indagato ROBERTO FUCCILLO NAPOLI - è rissa sulle mancate dimissioni di Antonio Bassolino, dopo il rinvio a giudizio del presidente della Regione Campania per lo scandalo rifiuti. Ieri alcuni esponenti del Pd sono tornati sulla questione. Il più deciso è forse Piero Fassino: "La scelta compete a lui, ma è evidente che i cittadini si attendono segnali visibili di assunzione di responsabilità. Bassolino fino a oggi ha sempre dimostrato grande capacità di assumersi le sue responsabilità nella Regione che ha amministrato, per cui siamo certi che sarà in grado di farlo anche ora". Un chiaro invito a fare il gran gesto. "Credo aggiunge Fassino - che anche lui sia consapevole di quanto l'opinione pubblica oggi apprezzerebbe un atto che mostri la capacità di assumersi le sue responsabilità". Più sfumato Goffredo Bettini. "Metto la mano sul fuoco su di lui come persona - ha detto il numero due di Veltroni ai microfoni Rai di Lucia Annunziata - ma a Napoli la situazione è drammatica, insostenibile. Si è giunti a questo per responsabilità collettive, non solo di Bassolino, e ora c'è bisogno di avviare un processo di rinnovamento molto profondo. Comunque era Bassolino a dover decidere se questo rinnovamento lo si poteva fare meglio con la sua presenza o meno. Era quello con gli strumenti per comprendere e scegliere, la sua scelta la rispetto". Bettini ha anche una replica per Fausto Bertinotti, che in mattinata aveva sostenuto come "in Campania un intero ciclo è finito, bisogna tornare rapidamente alle elezioni per colmare uno iato che c'è tra i cittadini e le istituzioni". Tesi ribadita poi nel pomeriggio anche dal segretario di Rifondazione Franco Giordano. Bettini risponde sfidando il candidato premier della Sinistra arcobalemo: "Non è il Pd a dover dire se il presidente della Regione si deve dimettere o no. C'è una coalizione, e se Bertinotti pensa che Bassolino deve lasciare, sta a lui togliere l'appoggio alla maggioranza". Echi di come la vicenda Bassolino entri nello scontro elettorale si trovano anche nell'affondo del leader socialista Enrico Boselli: "Da soli, e per primi nel centrosinistra, abbiamo chiesto le dimissioni di Bassolino, per quello che ha fatto e soprattutto per quello che non ha fatto. E ora non convince chi, come il ticket Veltroni-Di Pietro, vuole buttare a mare Bassolino solo adesso che è stato rinviato a giudizio". Alle polemiche naturalmente non si sottrae il "Popolo della libertà". Silvio Berlusconi punta dritto sul Pd: "Sono un garantista convinto, e non dico che sarebbe meglio per Bassolino dare le dimissioni perchè c'è stata questa ultima azione della magistratura, ma credo che da molto tempo l'opportunità politica avrebbe dovuto convincere il Pd, che ha in Bassolino una delle sue colonne, a invitarlo a lasciare". Idem Gianfranco Fini, che tenta di mettere direttamente in fuorigioco Walter Veltroni: "Se non fossi un personaggio pubblico e non avessi una faccia conosciuta, vorrei andare in incognito a Napoli nel giorno in cui arriverà il pullman di Veltroni, per vedere come spiegherà alla gente che il partito del futuro e del nuovo è quello di Bassolino e della Iervolino".

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La storia ricostruita tra centro e sinistra - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti LA STORIA RICOSTRUITA TRA CENTRO E SINISTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E difatti nella Sinistra arcobaleno si è subito protestato che il re è nudo. Fausto Bertinotti ha definito il leader del Pd "un reo confesso", trattando Veltroni come l'imputato di un processo per tradimento ideologico. Nel timore di altri equivoci, ieri Veltroni ha specificato che il Pd è "la grande forza del centrosinistra riformista", riconoscendo senza ambiguità che le sinistre sono due, una radicale e una moderata, "come in tutti i paesi europei", e che quindi "sarà così anche in Italia". Tuttavia le affermazioni di Veltroni non vanno ridotte alla contingenza politica. Il discorso sulle "due sinistre" sarebbe un'ovvietà se si limitasse a prendere nota della spaccatura avvenuta entro il perimetro della vecchia Unione. La frattura è stata voluta da Veltroni con un brusco cambio di strategia rispetto all'esperienza del 2006, e sulla base di una fortissima assunzione di rischio. Ma nel momento in cui ha preso la decisione di tagliare il cordone con la sinistra radicale, Veltroni ha cominciato anche un'impegnativa opera di ricostruzione culturale del centrosinistra. Ricostruzione tutt'altro che astratta, e che può avere ripercussioni strategiche sulla politica italiana e sull'intero sistema politico. L'idea veltroniana è che rispetto al futuro il Pd è attrezzato a sufficienza per promettere la modernizzazione del paese. Lo testimoniano fra l'altro le candidature di imprenditori giovani e spregiudicati intellettualmente come il lombardo Matteo Colaninno e il veneto Massimo Calearo (che ieri ha sciolto le ultime riserve e ha accettato di schierarsi nelle file democratiche), che si inseriscono utilmente nel riformismo interclassista di Veltroni. I problemi semmai vengono dal passato. Perché il Pd non ha né una storia né una memoria. O meglio: possiede storie differenti, quella comunista e quella della sinistra democristiana, che oggi non sono in grado di proporsi in chiave culturalmente credibile alla società italiana. Non esiste neppure una tradizione socialdemocratica, perché nel vecchio Pci esisteva sì un'ala esplicitamente socialdemocratica, ma non esisteva, e anzi era svilita se non dileggiata, una cultura organizzata di socialismo democratico. Quindi Veltroni si sta preoccupando di creare un terreno comune per candidati, elettori e militanti: non pensa ovviamente a una cornice ideologica, ma piuttosto all'emersione di suggestioni politiche che possano configurare un arco di sentimenti motivanti. è stato esemplare in questo senso il richiamo alle intenzioni riformatrici degli anni Sessanta, confluite nel centrosinistra "storico" di Moro, Nenni e La Malfa: Veltroni cerca di riannodare il filo con un'esperienza politica (e culturale) che aveva tentato di modernizzare il paese affiancando alla trasformazione economica il cambiamento delle istituzioni politiche, grazie all'inclusione di settori di classe operaia nel circuito dell'economia e del governo. Il tentativo è brillante politicamente proprio perché cerca una continuità con un passato che non è il passato del Pci, ed è interessante culturalmente perché tenta di ricostruire oggi, e sul campo, un'identità riformista che si era spezzata negli anni Settanta (l'epoca in cui avanguardie e movimenti, condizionando profondamente il Pci, evocavano come unico esito plausibile per la politica l'evento rivoluzionario). Veltroni si è accorto, come dimostrano i sondaggi, che il Pd è in grado di richiamare l'interesse delle leve giovanili. Per il momento, in virtù di un certo sapore di novità, riesce a fare sembrare "vecchia" la proposta politica ed economica del blocco berlusconiano. Ma anche di fronte al sentore di stantio nei programmi economici del Popolo della libertà, dietro cui si intravede la protezione di rendite corporative e clientele politiche, il leader del Pd ha bisogno tuttavia di rendere credibile la sua dichiarazione di "riformismo" ancorandola a qualcosa in più che non a ipotesi programmatiche. Insomma, Veltroni tenta di costruire un partito di programma, cioè orientato al futuro, e nello stesso tempo un partito che abbia un passato. Al leader del Pd occorre infatti anche una storia, ossia un ubi consistam culturale. Deve spiegare all'opinione pubblica che nella vicenda italiana non c'è esclusivamente la tradizione particolaristica e conservatrice che si incarna oggi nell'entità nazional-corporativa uscita dalla fusione tra Forza Italia e An. E quindi ha anche il compito, Veltroni, di qualificare il suo partito come il protagonista di una modernizzazione possibile, non sradicata dalla storia e non modellata su teoremi da bignami delle liberalizzazioni. I suoi critici possono dire che sta inventandosi una tradizione. Ma è più interessante augurarsi che la storia ricostruita da Veltroni possa davvero contenere le tracce di una buona Italia, con un gusto spiccato per la modernità, e con la consapevolezza di un legame vitale con un passato decente.

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L'addio di pippo "nel 2009 non ci sarò" - silvia fumarola sanremo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spettacoli Anche la finale segna il record negativo degli ascolti: tutta la rassegna sotto i 10 milioni Per l'anno prossimo si parla di Bonolis e De Sica. E Del Noce avanza il nome di Jovanotti L'addio di Pippo "Nel 2009 non ci sarò" Baudo: "Il mio contratto con la Rai scade quest'anno ma non andrò via" SILVIA FUMAROLA SANREMO dal nostro inviato Cravatta rosso geranio, falcata baudesca, il conduttore che inaugura l'era del festival sotto i 10 milioni di spettatori, segno dell'Italia che cambia, è di ottimo umore. "Vi stupirò, ma sono contento" dice Pippo Baudo, fedele a se stesso, tradito dai numeri. Nella prima parte della finale di sabato si sono registrati 9 milioni 641 mila spettatori (39.47% di share); 6 milioni 923 mila nella seconda (52.89%). Media: 8 milioni 124 mila (44.90%). Il picco in share (74.54%) all'1.20 alla proclamazione dei vincitori; oltre 11 milioni e mezzo per la clip del film di Verdone. Baudo difende questo Sanremo in rosso, per lui con l'impegno come direttore artistico scade anche l'accordo che lo lega a Viale Mazzini. "Non c'è pericolo, non sarò qui nel 2009 ? Tra l'altro il mio contratto si chiude nel 2008. Anch'io aspetto le elezioni, come Del Noce. Mi lega alla Rai un contratto triennale, firmato con Flavio Cattaneo a chiusura di una vicenda legale. Un contratto "prendere o lasciare" per rientrare in azienda tutt'altro che scandaloso dal punto di vista economico rispetto a quello di altri colleghi? Non ho intenzione di andare a Canale 5, posso essere ancora utile in Rai". Per il suo futuro professionale si augura che vinca Veltroni o Berlusconi? "La mia collocazione politica è nota" spiega "Sono storicamente, familiarmente, idealmente di centrosinistra: mio padre era allievo di don Sturzo, ho sempre ragionato in quei termini. Lo sa anche Berlusconi, e mi rispetta lo stesso". E' un Baudo che archivia il baudismo e scopre l'umiltà ("A 72 anni prendere un 6 va bene, ho superato la prova: sono morto e risorto tante volte"), un Baudo talent scout che ha voluto Elio e le Storie Tese "ai quali ho assicurato massima libertà. Li hanno lodati tutti, anche Mina. Hanno fatto un dopofestival straordinario, la rilettura del Barbiere di Siviglia è una prova di gran talento di Elio". Baudo sul Titanic, col pubblico che lo aspetta "non per picchiarmi, ma perché mi vuole bene. I risultati non sono un delitto, qualche merito ce l'ho: ho portato la buona musica, nonostante l'ostilità dei discografici". Non è nel suo carattere, SuperPippo che fa un passo indietro per Chiambretti: "Non gli ho fatto fare il valletto, come tutti temevano; forse lo pensava anche lui. Gli ho dato spazio. So cosa sia una spalla e cosa un comico, conosco le esigenze dello spettacolo... Qualche errore l'ho fatto, ma la musica è infinitamente superiore a quella del 2007". Chiambretti gli rende merito: "Nel '97 ho fatto il festival con Mike Bongiorno, punte di 20 milioni di spettatori, è entrato nella storia. Mike è un grande, però arrivò due giorni prima del debutto. Pippo era già qui l'anno prima. Io sono stakanovista, lui lo è più di me. Ringrazio i 9 milioni di persone che ci hanno seguito, comunque diamo ai Cesaroni quel che è dei Cesaroni...". Racconta che dietro le quinte "Pippo stava sul suo sgabello come un pugile che ha appena preso un pugno, e invece ascoltava le canzoni. Continuava, nonostante le coltellate, a stare li, sul pezzo. Un grande insegnamento". Da oggi la Rai apre la riflessione su Sanremo. "Per prima cosa" spiega Fabrizio Del Noce "c'è il rapporto col Comune e i discografici. Ripeto: non ci sono contatti con Bonolis, è legato a un'altra azienda, quando scadrà il contratto con Mediaset vedremo. Christian De Sica potrebbe rinnovare il festival, ma è un'ipotesi da verificare. Baudo è un grande artista, con Chiambretti ? il contratto di Piero con La 7 scade a fine anno - ha funzionato bene. Per fare il bis serve un'idea. Pippo sa che stiamo lavorando sulla prossima Domenica in. Non avrà problemi". Intanto Del Noce ha incontrato Jovanotti: "Ha dimostrato di avere dimestichezza col video: vorrei offrirgli una conduzione".

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La "toccata e fuga" di berlusconi manda in visibilio cinquemila fan - paolo griseri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino Il reportage Ma i tifosi bianconeri gli imputano la sconfitta con la Fiorentina: in albergo aveva fatto gli auguri a Ranieri La "toccata e fuga" di Berlusconi manda in visibilio cinquemila fan Attacca Casini e Pezzotta, poi si confonde su chi ha realizzato il traforo del Frejus PAOLO GRISERI Pazza idea quella di mettersi la pelliccia per andarlo a sentire. La signora viene da Pino e sfida i 25 gradi di piazza Castello intabarrata nel suo visone d'ordinanza. Il sacrificio vale il risultato? Nella ressa sotto il palco ogni fan combatte contro un altro fan e tutti contro il servizio d'ordine che impone "un metro di spazio per la sicurezza". La signora del visone mantiene la posizione fino a quando un'altra madama si piazza proprio davanti. La polizia cerca di fare spazio. La madama reagisce: "Io devo stare qui". "Non si può stare qui". "Ma io devo perché sono la vicepresidente del circolo. Io sono un'invitata, non sono il pubblico". La signora del visone protesta: "Come, lei si piazza davanti e io non vedo più nulla? Si sposti". "Io non mi sposto perché sono una delle poche che può parlargli dandogli del tu". La portano via a forza. La fan con la pelliccia gioisce. Il perché di tanta ressa è francamente inspiegabile. Nell'angolo di piazza Castello ci sono poche migliaia di persone (5.000 dirà la questura) e tutto il movimento sembra un'inutile tempesta nel bicchiere d'acqua. Gran parte della piazza è deserta e dietro i fotografi le mamme transitano con i passeggini. Fino a mezz'ora prima dell'inizio il palco era in mezzo a un ampio cerchio di persone. Poi, per ragioni scenografiche, il cerchio viene fatto stringere per creare la ressa da grande manifestazione. Valerio Cattaneo, ex consigliere regionale ora in predicato di una candidatura, organizza le truppe. Mette un gruppo di ragazzi alle spalle del palco e impartisce disposizioni severe: "Ora vi darò le magliette, le bandiere e i cappellini. Guai a chi indossa la maglietta e si mette sopra la giacca. La scritta deve essere ben visibile". La scritta dice: "Rialzati Italia". Lui, Berlusconi, arriva in elicottero a Caselle. Lo accoglie il coordinatore regionale, Guido Crosetto. Negli stessi istanti sotto il sole di piazza Castello Cattaneo annuncia: "Il presidente sta volando verso di noi". è in quel momento che parte, per la prima volta, l'inno del Pdl: "C'è un grande sogno che ognuno ha/ siamo la gente della libertà/Presidente siamo con te/ meno male che Silvio c'è". Il fatto è che Silvio ritarda. Si ferma al Principi di Piemonte per rinfrescarsi e incontra la Juventus in ritiro prepartita. Parla con Ranieri, Legrottaglie, Zanetti e Agricola: "Vi faccio gli auguri per la partita. Vincete, conviene anche al mio Milan". In serata molti tifosi bianconeri, delusi dalla sconfitta, hanno imprecato contro il Cavaliere. Alla nona ripetizione consecutiva dell'inno, Silvio c'è davvero e sale saltellando le scale del palco: ormai lo fanno tutti, a destra e sinistra, scimmiottando Barak Obama. Il discorso è un attacco pesante al centro di Casini e Pezzotta: "Piccoli partiti che non arriveranno in Parlamento e faranno solo un favore a Veltroni". Un solo tema ha attinenza con Torino, anche se si capisce che Silvio non ha alcuna dimestichezza con la geografia di questa parte d'Italia: "La sinistra ci ha impedito di realizzare le grandi opere come il tunnel del Frejus". Il tunnel del Frejus lo ha realizzato Cavour ma è vero che con quello del Moncenisio ci sono delle difficoltà: "Noi supereremo i problemi e realizzeremo le opere", garantisce il Cavaliere. Il sole di mezzogiorno dardeggia e ormai la signora con il visone è quasi liquefatta. Berlusconi promette di tornare a Torino "prima delle elezioni". I fan e i maggiorenti del partito sono in visibilio. Lui chiude il comizio e l'inno parte per la decima volta. Centinaia di mani si protendono verso il palco. In un ultimo, defatigante, spasmo, la signora con la pelliccia riesce a toccarlo: "Mi ha dato la mano, mi ha dato la mano", grida alle amiche. è chiaro che tutto il mondo attorno per lei non conta più. Quella stretta di mano l'ha portata in una dimensione diversa, ultraterrena. Meno male che Silvio c'è.

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"stop all'osservatorio e all'ambiguità sulla tav" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Torino L'intervista Ghigo chiede al Pd piemontese di pronunciarsi dopo la scelta di Veltroni. E sull'organismo: "Un tavolo inutile, che piace pure a Ferrentino" "Stop all'Osservatorio e all'ambiguità sulla Tav" "La prima domanda che voglio porre a tutti in questa campagna elettorale è: chi è davvero pro e chi è contro la Torino-Lione? Lo farò in ogni dibattito con il Pd e con le altre forze in competizione". A lanciare la provocazione è Enzo Ghigo senatore di Forza Italia ed ex presidente della Regione. Ghigo perché questa ossessione per la Tav? "Perché penso che quest'opera sia doppiamente indicativa della nuova stagione politica che si è aperta dopo la decisione simmetrica di Veltroni e Berlusconi di rinunciare alle alleanze "scomode"". Qual è la doppia indicazione? "è importante in sé, perché senza questo collegamento l'Italia e il Nord in particolare subirebbero danni incalcolabili. Poi soprattutto "fare la Tav", significa riuscire a realizzare un'opera di interesse generale, sconfiggendo i particolarismi di una minoranza di blocco: sarebbe una pietra miliare verso un cammino davvero riformista della prossima legislatura". Quindi la Torino-Lione oggi per lei è un simbolo politico? "Che la Tav sia ormai essenzialmente un problema politico, lo ha riconosciuto anche Mauro Moretti, ad di Fs, condannando esplicitamente l'acquisizione dei terreni lungo il tracciato da parte dei No-Tav e di molti politici della Sinistra Arcobaleno, per frenarne la realizzazione. "Negazione pura": così Moretti ha definito quel comportamento". Quella sinistra però sarà in ogni caso all'opposizione nella prossima legislatura, non crede? "Certo, però questi comportamenti irresponsabili sono assecondati da mezzi di informazione che li esaltano e li promuovono. Non si capisce davvero per quale scopo. è intollerabile che ogni giorno da certi pulpiti confindustriali arrivino rampogne ai politici per la loro inadeguatezza, quando poi strumenti di comunicazione, purtroppo molto influenti, che fanno capo alle stesse persone, appoggiano coloro che lavorano per mantenere l'Italia nell'arretratezza. E schizofrenia inconsapevole o si gioca al "tanto peggio tanto meglio"?". I lavori dell'Osservatorio guidati da Virano non hanno fatto fare passi avanti alla vicenda? "Sono stati inutili, solo tavoli con cui si sono "baloccati" per due anni la giunta Bresso e il governo Prodi. Tanto inutili che piacciono pure al leader della rivolta anti-Tav Antono Ferrentino. Che adesso però non viene più ritenuto affidabile dall'ala dura del movimento. La Sinistra Arcobaleno sta meditando se candidarlo, ma non lo farà perché è una sinistra opportunista, che coltiva e strumentalizza le paure in Valle Susa a scopo elettorale". Il Pd però ha detto in ogni sede di essere favorevole alla Tav. Non basta? "Veltroni ha finalmente inserito la Tav nel proprio programma, ma adesso tutti gli esponenti piemontesi del Pd devono confermare di essere convinti di questa decisione, in qualunque ruolo si troveranno ad agire dopo il 14 aprile. Questo significa che, se sarà necessario imporre l'interesse comune contro quello di una minoranza, nessuno esponente del Pd, anche dall'opposizione, potrà chiamarsi fuori da un atteggiamento di responsabile sostegno". (m. trab.).

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Pd, accordo su follini al senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Napoli IL RITORNO IL CAMBIO Chiusa la filiera dei capilista: in ascesa le quotazioni di Teresa Armato, Annamaria Carloni ed Enzo De Luca Pd, accordo su Follini al Senato Nicolais alla Camera. I Verdi rilanciano la Francescato Nel Pdl c'è grande attesa per la risposta di Antonio D'Amato a Berlusconi MARCO Follini al Senato, Luigi Nicolais alla Camera. Ieri il Pd ha quasi sciolto un altro dei suoi enigmi, chiudendo così la filiera dei capilista prima di inoltrarsi nella nottata dalla quale uscirà oggi la selezione delle altre posizioni. Detto del ticket Picierno-Veltroni, lanciato dallo stesso leader nazionale per la circoscrizione Campania 2, ieri è stato risolto il caso Nicolais. Al ministro uscente è stato chiesto finalmente di guidare la lista per la Camera a Napoli e non più quella al Senato. Una scelta alla quale non è del tutto estranea la resistenza di Antonio Bassolino a Palazzo Santa Lucia: l'allontanarsi della prospettiva elettorale in Regione rende anche meno urgente la predesignazione a candidato presidente che Nicolais avrebbe avuto con il capolistato al Senato. La resistenza di Bassolino (che ieri ha incassato la "solidarietà umana e politica" dal presidente della Provincia Dino Di Palma) ha indotto anche una riflessione sulla esigenza di evitare eccessive guerre intestine. Sicché sono di nuovo in ascesa le quotazioni di Teresa Armato, che finalmente Veltroni avrebbe blindato anche come presidente del suo comitato alle primarie, di Annamaria Carloni, sponsorizzata da Rosi Bindi, e dell'assessore irpino Enzo De Luca. Semmai a rischiare un po' è il senatore uscente Andrea De Simone. Dalla sua Salerno arrivano un po' troppe richieste. L'area Letta ha blindato Guglielmo Vaccaro, c'è poi il segretario regionale Tino Iannuzzi, le minoranze che propugnano Angelo Villani, ma anche il ticket con Alfonso Andria e Alfredo D'Attorre. A Napoli invece per ora paiono sicuri solo gli uscenti Incostante, Villari e Mosella, mentre riprende quota Luisa Bossa, per diretto interessamento di Veltroni. è questo un punto delicato, perché Nicolais vorrebbe portarsi dietro anche un pacchetto di presenze innovatrici, da Massimiliano Manfredi a Ivano Russo per non dire dei due rettori Guido Trombetti e Pasquale Ciriello. Una trattativa che però si è bruscamente interrotta ieri a causa della tragica morte di Roberto Dinacci, stretto collaboratore del ministro. Nelle prossime ore dovrebbe comunque essere definito anche il quadro degli altri schieramenti. Nel Pdl è già quasi tutto fatto, si attende solo di sapere se stavolta Berlusconi riuscirà a strappare il sì a Antonio D'Amato. è poi probabile il ritorno in Campania di Grazia Francescato. La leader nazionale dei Verdi potrebbe coprire la ricerca di una presenza femminile di cui è alla ricerca la Sinistra arcobaleno. Naturalmente Francescato verrebbe a capeggiare la lista a Napoli, il che mette più a repentaglio il posizionamento utile dietro sia dell'altro verde Tommaso Pellegrino che del bertinottiano Peppe De Cristofaro. (r. f.).

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Videovoto - antonio dipollina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VIDEOVOTO LA COPPIA ANTONIO DIPOLLINA Non è un segreto: Berlusconi ha deciso che la principale arma da usare in campagna elettorale è Romano Prodi. Ovvero ricordare a ogni piè sospinto agli elettori il suo Governo, il suo operato nonché le sue fattezze fisiche. Il Pd, per esempio, non è un partito, ma un ricettacolo per reduci del governo Prodi, il programma è quello vecchio di Prodi, e "Pd", inoltre, sono due lettere contenute nella parola "Prodi". E così via. Per questo colpisce che il Tg5 introduca un servizio sulla giornata elettorale di Walter Veltroni con una schermata alle spalle del conduttore: due grandi foto, a destra Veltroni, a sinistra Prodi. Il servizio parla di Veltroni, mostra Veltroni, annuncia la candidatura di Calearo, mostra Calearo: l'ex premier non c'entra nulla. Ma su tutto incombe quella visione introduttiva, il Prodi che sembra fare "Bù" al telespettatore e incombe, su Veltroni, sul Pd e su tutti noi.

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Nord e Sud I nodi di Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Nord e Sud I nodi di Veltroni Antonio Padellaro Con Bassolino e Calearo, personaggi diversissimi tra loro, Veltroni sta giocando un round decisivo della partita elettorale del Pd. Non avrà le dimissioni del presidente campano, che richiesto di appellarsi alla propria coscienza ha risposto di non voler "disertare". Ma avrà come capolista nel Veneto l'industriale presidente di Federmeccanica, candidatura che per il leader democratico incarna il patto tra produttori e lavoratori (ma alla Fiom non la pensano così). Bassolino rappresenta nel bene e nel male la questione meridionale del centrosinistra. Per una lunga stagione e soprattutto da sindaco di Napoli ha consentito la mietitura di vasti consensi elettorali. Fino alle elezioni del 2006 quando il voto in Campania è risultato decisivo al risicato successo dell'Unione. Adesso però il governatore è diventato, forse ingiustamente, il parafulmine politico dell'emergenza rifiuti, immagine a cui Veltroni vorrebbe comprensibilmente sottrarsi. La scelta di Calearo, invece, punta direttamente al cuore della questione settentrionale del Pd. Un Nord-Est tradizionalmente inospitale per il centrosinistra e che ora si tenta di sottrarre alla tenaglia berlusconian-leghista con un nome che può avere effetti rassicuranti nel mondo della piccola e media industria. Subito Bertinotti e Diliberto ne approfittano per definire i "fratelli coltelli" del Pd un partito non più di sinistra e ormai distante dalla classe operaia. Ma per vincere le elezioni Veltroni persegue la strategia della discontinuità del Pd. Quella di un partito maggioritario che pur senza allontanarsi dal suo tradizionale blocco sociale deve saper raccogliere consensi in tutti ceti, in tutte le categorie e tra tutte le età. Si tratta di sommare i possibili voti nuovi (Calearo) ai voti che ci sono (Bassolino) ma che potrebbero non esserci più. Non sarà facile. Ma chi ha detto che battere Berlusconi lo è?.

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Berlusconi, finanza creativa e ossessione anti-Udc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del DESTRA Berlusconi, finanza creativa e ossessione anti-Udc Se la matematica non è un'opinione, i conti di Berlusconi, come spiegato ieri non solo da l'Unità, ma anche da Il Sole 24-Ore, sono sballati. È la finanza creativa che torna. Promette spese per un'ottantina di miliardi, ma le "coperture" arrivano a poco più di 33 miliardi. Insomma mancano 50 miliardi di euro. Anche perché la Lega promette ai suoi che il 90% delle tasse pagate in Padania resteranno al nord. Tante promesse, ma uscite e entrate non coincidono. E Veltroni lo fa notare dal palco nel suo tour (era in Toscana) in pullman. Non sta in piedi (è incostituzionale) nemmeno l'idea del Pdl di far diventare tutti proprietari gli attuali inquilini delle case pubbliche. Senza dimenticare che Berlusconi è stato al governo per 5 anni negli ultimi 6. Un periodo in cui spesa pubblica e debito sono cresciuti senza alcun controllo. Ma lui rivendica di aver realizzato l'85% delle promesse fatte. il 15% che manca? Tutta colpa dell'ex alleato Casini. Zegarelli, Miserendino, Di Giovanni, Iervasi alle pagine 2 e 3.

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L'industriale che sognava di essere Montezemolo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL RITRATTOIl leader di Federmeccanica è un protagonista del Veneto industriale, è un uomo di potere e si è appena "allungato" il cognome L'industriale che sognava di essere Montezemolo di Rinaldo Gianola Le voci perfide che s'annidano abitualmente in Confindustria lo avevano già etichettato: "Calearo s'è allungato il nome perché non vuole essere da meno di Montezemolo...". Come sarebbe a dire, allungato il nome? Eh sì, Massimo Calearo, presidente della Federmeccanica, leader delle imprese vicentine e new entry del partito democratico, per l'anagrafe è Massimo Calearo Ciman, grazie a una recente estensione del cognome. Un cognome, a ben vedere, tanto lungo, anche se forse meno aristocratico, almeno quanto Cordero di Montezemolo. Ma le cattiverie confindustriali non devono scalfire il gesto dell'intraprendente industriale che, nei mesi scorsi, aveva ipotizzato una settimana lavorativa di 60 ore perché "in Italia si lavora dalle 300 alle 500 ore in meno di Stati Uniti e Giappone". Certo ci sono dei limiti europei all'orario settimanale, c'è ancora lo Statuto dei lavoratori, ma se la "modernità" ha un prezzo, Calearo ha già un'idea su chi lo deve pagare. Calearo sembra un duro, addirittura un "leghista" per linguaggio e comportamento. Ma ha un cuore e può risultare un progressista, un riformista. Certo bisogna guardare con estrema attenzione. Volete sapere perché si è allungato il cognome? Non certo per rafforzare la sua virilità. Ecco. L'anno scorso è venuto a mancare uno dei suoi tre zii gesuiti, zio materno col cognome (Ciman) della mamma. L'industriale ha deciso di utilizzare la legge che consente di aggiungere anche il nome della madre, per conservare così la discendenza familiare. Queste motivazioni dovrebbero aver messo a tacere le voci dei suoi colleghi industriali. Ma se finisce la storia del cognome, ne parte un'altra. E che storia, amici e compagni. Il Calearo, il duro degli industriali meccanici che giustificava lo sciopero fiscale dei leghisti perché "a mali estremi..." ("ma era una battuta" si è poi difeso), l'organizzatore dell'assemblea confindustriale di Vicenza che decretò il trionfo populista di Berlusconi mentre Montezemolo usciva dalla porta di sicurezza, bene, questo imprenditore del Nord-Est, si candida nel pd. Cercherà di raccogliere per Veltroni i voti della piccola e media impresa dell'area, assieme alla Lombardia, a maggior concentrazione di fabbriche e fabbrichette d'Italia. Calearo è un po' il paradigma dell'imprenditoria del Nord Est. Possiede e guida un'impresa di antenne per auto e telecomunicazioni, con 200 dipendenti, ricerca e alta tecnologia, sta a Vicenza ma è andato a produrre in Slovacchia perché lì gli operai e l'energia costano meno. Se davvero il pd vorrà cementare il patto dei produttori tra lavoratori e imprenditori, allora Calearo è il simbolo giusto. Certo, ora bisognerà convincere Cipputi e i suoi colleghi metalmeccanici ad andare a braccetto con Calearo, ma qui ci penserà la politica. E sarà una bella scommessa. Perché non tutti gli industriali sono uguali. Veltroni ha già messo in lista, a Milano, Matteo Colaninno, presidente dei giovani di Confindustria. Ma con Calearo il pd fa un salto in avanti, segna uno strappo, è l'autentica novità. Positiva o negativa si vedrà più avanti, quando si conteranno i voti. Perché il giovane Colaninno è un bravo imprenditore, ma era già sospettato di essere aperto al centrosinistra e poi il padre Roberto, si sa, ispirava simpatie a quella volpe di Massimo D'Alema. Il giovane Colaninno non si esprimerebbe mai come il leader di Federmeccanica. È fatto di un'altra pasta. Calearo è diverso. Non è un politico, non sta nei salotti, ma è un uomo di potere. È pragmatico come deve essere un capitano d'industria. Poco più che cinquantenne, laureato in economia e commercio, è un industriale che avrebbe voluto prendere il posto di Montezemolo in Confindustria, ma quando ha visto l'onda anomala che accompagnava la candidatura di Emma Marcegaglia si è accodato, forse puntando su una vicepresidenza, fino a quando è stato tentato dal pd. Perché ha scelto i democratici? Fino all'agosto scorso era innamorato di Berlusconi e della Brambilla tanto da dichiarare a Panorama (testuale): "Berlusconi ha una marcia in più e fantasia da vendere. Avrà capito che Forza Italia non è più un partito delle gente ma un'azienda trasformata in partito. E non va bene. La diffidenza e il sarcasmo dei Cicchitto e degli altri dirigenti sull'iniziativa della sciura Brambilla dimostrano che in Forza Italia c'è la casta". In questa parole c'è un po' la sintesi del suo "pensiero", almeno quello conosciuto finora: l'apprezzamento per Berlusconi perché è uno che fatto il "grano", la retorica anti-casta del Corriere della Sera, una spruzzatina di grillismo. Ma Calearo non va etichettato: è abile, capace di adeguare linguaggio e toni ai più diversi consessi. Interrogato dall'Unità nell'agosto 2006 dice che tra i politici stima Bersani "che vuole rompere certe lobby", ma, in un'altra intervista, spara su Rosy Bindi che "speriamo non riproduca a livello nazionale i disastri che ha fatto in Veneto quando militava nei Popolari". Eccolo, il mitico Veneto che ritorna, dalla dc di Rumor e Bisaglia ai secessionisti del "Leon che magna el terun". Nella sua terra Calearo influenza i giornali che può - è consigliere di Athesys che edita Il Giornale di Vicenza, l'Arena di Verona e Brescia Oggi - per le sue battaglie, pronto a litigare persino con il governatore Galan per le politiche sugli appalti, le infrastrutture e la burocrazia. Tanto che il presidente forzista della Regione lo ha accusato di essere un "tecnocrate mafioso" e Libero degli Angelucci lo ha paragonato a un dittatore perché avrebbe prolungato il suo mandato alla guida della Confindustra vicentina, la terza associazione di imprese più importante in Italia. Negli ultimi tempi Calearo temeva il "cesarismo": "Sarkozy da un parte, Chavez dall'altra. Allora meglio Montezemolo? Certamente...". Che dire ancora? La discesa in campo di Calearo col pd potrebbe spingere Antonio D'Amato ad accettare il corteggiamento di Berlusconi. Su D'Amato siamo preparatissimi.

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Calearo dice sì al Pd sarà capolista in Veneto Non è l'Italia che si deve rialzare, ma la politica deve governare una fase difficile . Dura la Fiom: incompatibile con la linea del (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Calearo dice sì al Pd sarà capolista in Veneto "Non è l'Italia che si deve rialzare, ma la politica deve governare una fase difficile". Dura la Fiom: incompatibile con la linea del Pd di Andrea Carugati / Roma IL PRESSING di Veltroni ha avuto successo. Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica ed ex leader degli industriali di Vicenza, sarà capolista del Pd in Veneto, alla Camera. L'annuncio ufficiale del leader Pd ieri a Prato. Veltroni lo ha definito "un grande industriale veneto" che incarna il progetto del Pd, "un patto tra produttori e lavoratori per la crescita del Paese". Protesta la sinistra radicale: "Una dichiarazione di guerra contro i lavoratori", dice Sgobio del Pdci. E Manuela Palermi: "Mi vengono i brividi, Veltroni recide qualsiasi legame con la storia della sinistra". E Paolo Ferrero: "Il Pd ha scelto i padroni". Veltroni risponde: "La sinistra radicale parla di lotta di classe contro i padroni. Non abbiamo un'idea diversa, un grande patto tra tutte le persone che vogliono impegnarsi a far crescere il nostro Paese". Calearo spiega così la sua scelta: "La proposta del Pd è un'occasione per dare voce al mondo delle piccole e medie imprese e ad un'area del Paese, il Nordest, che finora ha sofferto di scarsa rappresentanza". "Ho accettato la proposta -prosegue- perché credo che questo sia un momento fondamentale per il futuro del nostro Paese. Se nel Pd trovano spazio anime, culture e interessi, anche non di sinistra, come quelli di cui io sono portatore, significa che la politica italiana sta veramente cambiando". Poi una stoccata allo slogan di Berlusconi: "Da imprenditore credo che non sia l'Italia a doversi rialzare, ma la politica a dover essere all'altezza dei propri compiti. C'è bisogno di una classe dirigente che sappia governare questa difficile fase economica e sociale. Anche il Nordest ha la necessità di innovarsi nelle persone e negli obiettivi". Calearo cita alcuni punti-chiave del suo impegno: "Un federalismo pienamente realizzato, un sistema fiscale che favorisca anziché frenare lo sviluppo, una maggiore qualità della vita e dell'ambiente, un forte sostegno alla ricerca, all'eccellenza, alla formazione". La Fiom, per anni controparte di Calearo, non è entusiasta della scelta. E non solo l'area vicino alla Sinistra arcobaleno. Il segretario nazionale Fausto Durante, tra quei riformisti Fiom che sono più vicini al Pd, spara a zero fin da alcune ore prima dell'annuncio ufficiale: "Calearo farebbe perdere più voti di quelli che potrebbe fare acquisire: trovo le sue posizioni incompatibili con il riformismo del Pd su temi come lavoro, contrattazione, fisco, immigrati. Calearo ha tentato di negare ai metalmeccanici il diritto a un giusto contratto e li ha obbligati e decine di ore di sciopero". E tuttavia, il passaggio nel Pd, dopo il numero due di Confindustria Matteo Colaninno, anche del numero uno della terza associazione industriali italiana, crea grossi imbarazzi nel centrodestra. Tanto che Maurizio Sacconi, di Forza Italia, parla di "strane cose successe in questi anni in Confindustria" ed è costretto a ricordare che "una cosa sono gli industriali, e un'altra i confindustriali. E conclude: "La società veneta che produce e lavora sa ben riconoscere la sua rappresentanza politica". Il fatto che sia costretto a dirlo dimostra che, dopo 15 anni, qualcosa sta cambiando anche a Nordest.

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Vincere è possibile, sarà una rimonta storica Veltroni in Toscana: nel nostro programma non solo promesse. Quello della Pdl è senza copertura (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Vincere è possibile, sarà una rimonta storica" Veltroni in Toscana: nel nostro programma non solo promesse. "Quello della Pdl è senza copertura" di Bruno Miserendino inviato a Pisa "I CITTADINI devono sapere che il nostro programma ha un costo di cui abbiamo indicato le coperture, quello degli avversari costa 80 miliardi e le coperture previste sono solo 30. Lo confermano autorevoli giornali. Non ho bisogno di dire altro". Applausi da Pisa, mattina bella e tiepida, piazza Carrara è piena, saranno 7-8mila persone, ed era tempo, dice il candidato sindaco Filippeschi, che in città non si vedeva una manifestazione così. Spunta da una casa anche uno striscione "Tu voi fa' l'americano", ma Veltroni la prende bene: "È il bello della democrazia". E infatti al piano di sopra gli applausi si sprecano. Sì, Walter Veltroni lavora di fioretto e dice che continuerà così, senza attacchi e insulti, però, mentre va in giro per la Toscana, avverte: "Conosco i miei polli, siccome non hanno argomenti, inizieranno ad attaccarmi". Quasi un presentimento: Fini dice che serve lo psicanalista perché rimuove Prodi, Berlusconi che sta a fatica nella griglia del bon ton, dice che ormai il Pd non si dichiara più di sinistra, Bertinotti se la prende per la candidatura di Calearo. Veltroni, galvanizzato dai sondaggi e dal calore della Toscana, intreccia un dialogo a distanza con tutti i contendenti, cominciando dall'argomento che più fa innervosire la Destra: "C'è un'aria nuova in giro, per noi vincere non è più una missione impossibile". Lo dice a Pisa, lo dice al pranzo elettorale a Montecatini Terme, lo dice anche a Prato: "Guardate che stiamo per realizzare la rimonta più incredibile della storia elettorale italiana". Caricare gli elettori fa parte della missione, però Veltroni ci crede davvero. E infatti batte sui tasti che stanno accreditando la rimonta. Primo, il Pd sta raccogliendo consensi in tutte le aree perché è l'unica vera novità: "Noi - dice rispondendo indirettamente alla sinistra radicale - siamo una grande forza di centrosinistra riformista, come ce ne sono in tutte le grandi democrazie europee, che vuole coniugare le culture della crescita economica e dell'equità sociale". Chiaro riferimento alle polemiche sulla sua intervista a El Pais. Pd partito "solo" riformista e non solo di sinistra? "Vogliamo - insiste - che la ricchezza del Paese cresca, e quando sento che la sinistra estrema grida allo scandalo non mi meraviglio. Noi vogliamo un patto tra produttori, puntiamo sulla crescita per assicurare equità, per smuovere l'ascensore sociale fermo da molti anni; loro parlano di lotta di classe. In tutti i Paesi europei esistono due sinistre, una riformista e una radicale: sarà così anche in Italia". Lancia la sfida annunciando la candidatura del presidente di Confindustria vicentina Massimo Calearo, per marcare una differenza di programmi e di prospettive. Ma è al centrodestra che si rivolge Veltroni quando cita Bossi e le sue parole "insurrezionali". "Il 90% della ricchezza prodotta al nord resta al nord? Io questa cosa non l'ho letta nel loro programma... ". Fischi dalla piazza al nome di Bossi e del parlamento padano. Ma Veltroni insiste: "Voglio capire come faranno a interloquire con la Lega Nord. E come lo spiegheranno a quelli della Lega Sud. Come vedete gli italiani rischiano di riassistere a un brutto film". Altra sfida, le liste pulite. Lo dice sempre Veltroni: "Noi abbiamo lanciato l'idea, e ci fa piacere che tutti abbiano detto di volerla seguire, però vedremo alla fine chi davvero le ha fatte". Non lo fa a caso. Ormai il leader del Pd gli applausi più convinti li prende quando parla della corsa libera del Pd, quando dice no a un parlamento con 40 partiti, quando dice che l'Italia ha bisogno di aria pulita e nuova, quando spiega che non è il paese che si deve rialzare, ma la politica, perché gli italiani la mattina sono già svegli e vanno a faticare. "Noi parliamo al paese e infatti portiamo il paese in parlamento". Difende, Veltroni, anche l'accordo coi radicali che pure qualche malumore ha provocato nel mondo cattolico. Lo fa in una visita lampo, prima delle manifestazioni elettorali, sulle colline di San Martino in Vignale, a casa di padre Arturo Paoli, 96 anni, missionario in Brasile, nelle favelas. È vero che secondo i sondaggi i Radicali non danno un valore aggiunto al Pd? "No, non è così - risponde - anzi ci incoraggiano, perché si è capito il senso dell'operazione che abbiamo fatto, un grande partito che vuole andare oltre la contrapposizione laici-cattolici, nell'interesse del Paese". Aggiunta: "Riuscendo a coinvolgere una forza radicale nel programma del Pd abbiamo scongiurato il rischio di una lista laicista, perché francamente non abbiamo bisogno, in Italia, di ulteriori antistoriche divisioni". Veltroni cita senza nominarlo Marini: "Dio ci scampi da un partito su base religiosa", "ben diverso è essere attenti, come noi siamo alle sensibilità dei cattolici". È chiaro che la Toscana ha fatto bene a Veltroni. Mancano 40 giorni e lui sente l'onda.

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Bassolino, il Pd e il fantasma della disfatta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Bassolino, il Pd e il fantasma della disfatta di Enrico Fierro "A Roma, lì negli open space del loft, non hanno capito che stanno scherzando col fuoco". Ancora amarezza nel quartier generale di Bassolino. Amarezza per l'ingratitudine romana, per i tanti "smemorati" che "adesso se ne lavano le mani". Insomma: quelli che nel 2005 "hanno supplicato Antonio di ricandidarsi alla guida della Regione, quelli che hanno dimenticato che qui si vince dal 1993 e che se Prodi è andato a Palazzo Chigi è grazie ai voti nostri". Nervi tesi e cuori scuri. Per i sondaggi da ultimi giorni di Pompei che circolano in Campania: Pd e centrosinistra ai minimi storici, centrodestra alle soglie del paradiso. La debacle alle falde del Vesuvio significa la sconfitta nel Paese. È per questo che in tanti, in troppi, nel centrosinistra e soprattutto nel Pd hanno già trovato un capro espiatorio. E questo avvelena gli animi degli uomini più vicini al presidente. Che ieri si aspettavano un segno, una frase, almeno una parola di sostegno alla decisione del loro leader: "Io resto al mio posto è una guerra, non diserto". Ma da Roma sono arrivati solo segnali deboli. Flebili quelli lanciati dal plenipotenziario del Pd Goffredo Bettini nella trasmissione di Lucia Annunziata. "Rispetto la sua scelta di restare". Troppo poco, solo un piccolo passo in più dell'appello veltroniano "alla coscienza di Bassolino". Bettini, poi, riflettendo sulla crisi dei rifiuti in Campania, sul rinvio a giudizio del governatore, sulle polemiche feroci che stanno devastando Pd e centrosinistra, parla della "necessità di un profondo rinnovamento", ma anche lui si richiama alla "coscienza di Bassolino" cui tocca "valutare se questo processo di rinnovamento sia aiutato o meno dalla sua presenza". Parole non certo di incoraggiamento. Che nel quartier generale bassoliniano i più inclini al pessimismo valutano come una sorta di pietra tombale sulla sorte politica del loro leader. Ma Bassolino non molla. La sua decisione è un misto di passione e orgoglio personale ("si giocherà tutto, non assisterà impotente alla demolizione della sua storia politica", dicono i fedelissimi) e lucida determinazione. Un calcolo politico che è al limite del disperato azzardo. Mancano 68 giorni alla conclusione del lavoro di Gianni De Gennaro, si spera nel miracolo. Forse le strade di Napoli e delle città dell'hinterland verranno liberate dalle tonnellate di monnezza che appestano l'aria e la vita dei cittadini. Solo dopo, è il ragionamento, si potrà parlare di quello che di buono è stato realizzato in questi 15 anni di potere bassoliniano, e delle cose che non sono state fatte. Anche gli errori verranno messi in piazza. Nel frattempo la giunta regionale è stata rivoluzionata. Basta con le snervanti mediazioni con partiti e capicorrenti. Quei micidiali sì che nel 2005 portarono all'elezione di Sandra Mastella e alla spartizione del potere regionale: ai Ds le politiche di sviluppo, ai colonnelli di Ciriaco De Mita il vasto bacino di voti della sanità. Si torna allo spirito del '93. Assessori esterni, qualificati, tecnici e manager della sanità scelti in modo indipendente. Una decisione giusta ma arrivata fuori tempo massimo. Una sorta di nostalgico ritorno al passato. In mezzo ci sono le elezioni politiche. E le liste. Da Roma non vogliono nessun candidato che faccia ricordare agli elettori l'esperienza del governo Bassolino. Lo hanno detto con chiarezza: nessun assessore in partenza per Montecitorio o per Palazzo Madama. Il Pd campano ne propone invece tre. Si vedrà come andrà a finire. Il risultato elettorale farà il resto: se le urne trasformeranno Napoli e la Campania nella Caporetto del Pd, non è escluso che Bassolino lasci tutto in coincidenza con la fine del mandato di De Gennaro. Se il risultato sarà accettabile Bassolino resisterà fino al 2009, data delle elezioni europee. Nel frattempo lavorerà per recuperare il terreno perduto anche dentro il suo partito. Fin qui il racconto dell'uomo che per quindici anni ha condizionato, nel bene e nel male, la vita di una delle più importanti regioni italiane. Ma in Campania è in atto un fenomeno più ampio e profondo. Un potente bradisisma sta sconvolgendo il potere. Clemente Mastella, è ormai ridotto a patetico ras di paese. Ciriaco De Mita si avvia a concludere la sua storia politica nel modo più inglorioso: divorerà cannoli in compagnia di Totò vasa vasa. La destra si appresta a riproporre la stessa identica litigiosissima leadership che in quindici anni ha perso tutte le battaglie possibili. Altro che nuovo: Pomicino, Alfredo Vito, con le promesse di Berlusconi e le melodie di Apicella, sono già pronti. Qui, scriverebbe Antonio Gramsci, "il vecchio sta morendo, ma il nuovo stenta a nascere". Anche nel Pd, dove - candidature suggestive a parte - non si intravedono nuove e credibili leadership in grado di affrontare una crisi così vasta. Nessuno le ha costruite in questi quindici anni. E nessuno ha saputo costruirsi come leader. Perché in troppi hanno vissuto all'ombra di Bassolino, della sua immagine, del suo sistema di potere, del suo consenso. Yes-men sempre sorridenti e in attesa di una investitura alla successione. Oppure oppositori interni spesso afoni quando la stella del "presidente" brillava, uomini sempre pronti a trattare candidature e posti in lista.

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Il Mastella furioso al Cavaliere Questa me la pagherai L'ex Guardasigilli: non avrai il mio scalpo, né i miei voti. Lady Sandra: sei inaffidabile e scortese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il Mastella furioso al Cavaliere "Questa me la pagherai" L'ex Guardasigilli: non avrai il mio scalpo, né i miei voti. Lady Sandra: sei inaffidabile e scortese di Maristella Iervasi / Roma La sinistra lo evita, il centro non sa che farsene di lui e Berlusconi che doveva portarselo nel Pdl a sorpresa lo molla. Che pieno di picche per Clemente Mastella! Scaricato e abbandonato da tutti. E l'attacco bile è senza clemenza. "Ci considerano e ci trattano da terroni", è lo sfogo dell'ex ministro della Giustizia che ha fatto cadere il governo Prodi. Una furia che già ieri si è palesata con un'intervista al quotidiano Libero, dal titolo più che eloquente: "Caro Silvio, te la farò pagare". Ma il Mastella a tutta bile non finisce qui. "Non saranno certo il romano Veltroni e il milanese Berlusconi a risolvere i problemi del Sud e quelli ancor più drammatici della Campania", si legge in una nota diffusa ieri dal leader dell'Udeur alle agenzie di stampa. "Ci considerano e ci trattano dei terroni accogendosi di noi solo alla vigilia delle elezioni, quando nei programmi dei grandi partiti diventiamo una risorsa - ha precisato -, rappresentando un formidabile bacino elettorale, salvo dimenticarsene un'ora dopo il voto. Ebbene - ha concluso - con la nostra "munnezza" questa volta ci terremo anche i nostri voti e non li daremo nè a Roma nè a Milano". Una ribadire "corriamo da soli" e "al Sud ci penso io"? Il simbolo dell'Udeur di Clemente Mastella è stato depositato al Viminale venerdì pomeriggio. Il contrassegno risulta al 134/mo posto. Il simbolo è lo stesso presentato in altre occasioni: in alto la scritta "Mastella" e in basso "Udeur-Popolari"; al centro l'immagine del Campanile su sfondo azzurro. Ma proprio all'ombra del Campanile, cresce la fronda nell'Udeur. Un nutrito gruppo di parlamentari non condivide l'isolamento e critica una dichiarazione del leader: "Non chiediamo l'elemosina, andiamo da soli dappertutto". Mentre 8 comitati provinciali dell'Udeur sarda hanno annunciato l'addio a Mastella, hanno fondato il Pas (movimento Popolari autonomisti sardi) e ora guardano con fiducia a Rosa Bianca, Udc e Mpa. Sempre più isolato e furioso Mastella si rifugia sul Campanile: "Decido io se candidarmi" scrive, e riaggiorna anche il suo blog con un testo intitolato: "In campagna elettorale son tutti nemici". Ma nel giorno del grande "bidone" tirato da Berlusconi, la coppia Mastella-Leonardo (sua moglie) eccola su 2 quotidiani: l'ex ministro "sputa" tutto il suo veleno su Libero diretto a Feltri; lady Sandra Leonardo in Mastella sul Corriere della sera. In entrambe le interviste è un parlar male di B. "È un uomo vergognosamente inaffidabile e anche scortese con le donne. In quella famiglia - dice la moglie di Mastella - si salva solo Veronica. Avrei voluto avere un confronto con l'essere umano Berlusconi - sottolinea -, l'ho anche cercato mentre mio marito trattava gli aspetti politici della faccenda, m la sua segretaria è stata capace di dire una sola parola: impossibile". E Mastella rincara la dose: "Il Pdl è l'abisso della moralità. Se resterò fuori dal Parlamento? Ci può stare ma non regalerò il mio scalpo a nessuno".

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Berlusconi ormai vede Casini dappertutto Par condicio e tasse, tormentone anti-Udc. Paese in ginocchio . Dove è stato nei suoi 5 anni di governo? (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi ormai vede Casini dappertutto Par condicio e tasse, tormentone anti-Udc. "Paese in ginocchio". Dove è stato nei suoi 5 anni di governo? di Maria Zegarelli/ Roma GIOVENTÙ Sente il bisogno di spazzare via il dubbio: "È inutile che suggerisci, sono vecchio ma non rincoglionito". Silvio Berlusconi, il nonno dai capelli sempre più neri e folti con il passare degli anni, apostrofa così da Piazza Castello a Torino, durante il suo co- mizio, un signore che da sotto il palco prova a suggerirgli uno dei punti del suo programma, quello sulla sicurezza. Rincoglionito no. Ma venditore sì. Anche un po' Caimano. Nel mirino ancora una volta Pieferdinando Casini, Walter Veltroni, Romano Prodi e Antonio Bassolino. Casini, perché ha "impedito di abrogare la legge sulla par condicio liberticida voluta dalla sinistra", non ha permesso la realizzazione della "terza cosa" (le altre due mandare a casa Prodi e impedire un governo di transizione invece sono riuscite), la richiesta che veniva "da chi ama la libertà e vuole restare libero e che ci chiedeva che moderati, cattolici, liberali e laici, andassero insieme alle elezioni uniti per vincere". Il sogno, l'ennesimo sogno di Arcore, non si è realizzato, "per il personalismo spinto e l'eccesso di egoismo personale di chi ha deciso di non partecipare ed ha ritenuto di andare da solo al voto per fare un favore alla sinistra". Una sinistra che ha messo in ginocchio il Paese, dopo aver "vinto in una notte di spogli e di brogli. Ricordiamocelo sempre". Monta sul solito cavallo di battaglia, "tasse al di sotto del 40% in cinque anni". Come? Seguendo la "stella polare": la riduzione "del costo dello Stato e della pubblica amministrazione, perché il nostro Stato costa, a ciascuno di noi, 4.500 euro", ben 1.500 in più della Germania. Durante i suoi 5 anni di governo la spesa pubblica è cresciuta a dismisura, come il debito pubblico. I sogni che vende nel programma tradotti in cifre oscillano tra i 72 e gli 87 miliardi di euro, della cui relativa copertura non c'è traccia. "Per noi il programma - assicura - è un impegno preciso. Abbiamo portato la moralità in politica che non è solo per rubare ma mantenere l'impegno con gli elettori". Durante i cinque anni in cui ha governato, racconta, ha realizzato l'85% del programma, il restante 15% è rimasto lettera morta per colpa "di chi adesso dice che non è in vendita", il partito dei veti, cioè ancora una volta Casini. Colpa sua se in Parlamento rischiamo di trovarci 24 partiti, perché non ha abolito la par condicio e quindi il Pdl in Tv ha lo stesso spazio di Casini. Che non sia ancora colpa di Pierferdi se neanche il costo dello Stato durante i cinque anni di governo sia riuscito a calare, o se il 13 e il 14 aprile si vota con il Porcellum, legge licenziata a colpi di maggioranza dalla Cdl? Il venditore di arcore assicura che i suggerimenti che arriveranno dai gazebo disseminati in tutta Italia saranno pietre miliari nel programma, anche se stavolta di miracoli non se ne vedranno. Torna l'invito a non votare per i piccoli partiti del centrodestra, perché un voto "dato a loro fa il gioco di Veltroni e soci" e anche il Pdl che ha già la vittoria in tasca - ne è convinto - rischia "di non essere maggioranza. Anche se non credo che succederà". Dunque, cari elettori, "da oggi alle elezioni vi nomino tutti missionari di verità e libertà". Lavati i panni di casa si passa a quelli degli avversari, Veltroni e Prodi, che "oggi si presentano come il nuovo. Veltroni ha addirittura negato di essere di sinistra. Non sono più comunisti, non sono mai stati al governo". Ma al governo ci stanno, anche se hanno mandato Prodi "una settimana a sciare". Un tentativo "alla Houdini", niente altro. Fini da Firenze rincara: "Altro che mago Houdini. Veltroni è un caso da psicoanalisi: c'è una rimozione totale di ciò che il governo di centrosinistra ha fatto in Italia negli ultimi due anni". Agli elettori promette mano pesante con chi assume stupefacenti. Poi, parla ai suoi: nel futuro la strada è una soltanto, la creazione del "partito unico" del centrodestra.

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Bossi arringa i suoi: tentiamo la via democratica per l'ultima volta Maroni: il 90% delle nostre tasse resti qui al nord. Ai governatori si dia la gestione delle autostrade (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Bossi arringa i suoi: tentiamo la via democratica per l'ultima volta Maroni: il 90% delle nostre tasse resti qui al nord. Ai governatori si dia la gestione delle autostrade / Roma È L'ULTIMA VOLTA che il Carroccio tenterà la via democratica alla devolution. Lo ha annunciato ieri Umberto Bossi, sicurissimo di vincere le elezioni. Ma poi, minaccia, se non si cambierà la Costituzione in senso federalista, la Lega seguirà la lotta per per libertà". Non pronuncia la parola "armi" il senatur, ma dal Parlamento del Nord di Vicenza ripete che se "come l'altra volta i partiti racconteranno bugie sulla devoluzione per non cambiare niente, questo Parlamento - sottolinea - si muoverà in un'altra direzione, seguendo la via della lotta per la libertà". Berlusconi resta l'alleato del Carroccio, ma resta anche la diffidenza dei leghisti. Che non esitano a rivendicare la propria autonomia programmatica. Per Roberto Maroni il programma elettorale della Lega, approvato dal cosiddetto Parlamento del Nord, "sarà accolto sicuramente bene dagli alleati". Perché "non contraddice ma integra e rafforza il programma di governo del Pdl", pur essendo "concentrato sulla Padania". Al primo punto, il federalismo fiscale. Roberto Calderoli ha fissato già la data per il varo della svolta: il 15 giugno. "Chiederemo con fermezza - ha detto Maroni - che venga realizzato con la nostra ricetta: il 90% delle tasse pagate in Padania devono rimanere qua per i prossimi 10 anni. Poi ci accontenteremo del 50%. Così potremo risolvere tutti i problemi e realizzare le infrastrutture, dare un aiuto alle famiglie, risolvere le questioni legate alla sicurezza dando poteri e risorse ai sindaci". Seconda proposta, la richiesta di regionalizzazione delle autostrade. "Le autostrade siano patrimonio delle Regioni e non dei privati - ha proposto l'ex ministro dell'Interno - soprattutto è necessaria l'eliminazione del pedaggio che i padani hanno già pagato abbastanza. Le autostrade devono essere come in Germania, libere e gratuite". E il faraonico Ponte sullo Stretto? Passi, "ma prima si devono realizzare la Pedemontana veneta e quella lombarda. Poi semmai il ponte, senza oneri per lo Stato". Terza proposta, la Padania come macroregione autonoma. "La situazione è molto diversa da 15-16 anni fa - ha osservato Maroni - ora c'è una base giuridica di diritto europeo che consente l'istituzione delle euroregioni". Veltroni chiede come sia possibile, per il Pdl, "interloquire" con la Lega. Una "forza politica che dice che il 90% delle tasse pagate in Padania deve restare lì: non l'ho mica letto nel programma del Pdl". E il leader del Pd chiede come queste idee siano compatibili con il programma e le idee del Pdl. E come potranno spiegare alla Lega sud la storia delle tasse del nord? "È di nuovo la vecchia Italia, l'Italia delle furbizie".

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Acque torbide (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rossana Rossanda Siamo tutti adulti e vaccinati, non facciamo finta che queste siano elezioni come le altre. In ballo non è solo un cambio di governo, ma la cancellazione dalla scena politica di ogni sinistra di ispirazione sociale. Questa è la novità, reclamata ormai non più solo dalla destra ma dall'ex Pci, poi Pds poi Ds e ora confluito, assieme alla cattolica Margherita, nel Partito democratico. E' l'approdo della "svolta" del 1989 e il suo vero senso: non si trattava di condannare le derive del comunismo o dei "socialismi reali", ma di stabilire che il capitalismo è l'unico modo di produzione possibile. Ci sono voluti diversi anni di manfrina ma ora Veltroni dichiara tutti i giorni che la sola società possibile è quella di "mercato", e a governarla "democraticamente" bastano due partiti come nel modello anglosassone, uno più "compassionevole" e l'altro più feroce. Che ci sia un conflitto di classe fra proprietari e non, che i primi possano sfruttare, usare e gettare i secondi, che questi siano riusciti a conquistarsi dei diritti extramercato è stata una favola cattiva, che ha seminato l'odio e spezzato l'armonia del paese. Operai e padroni sono egualmente lavoratori, hanno un interesse comune che è l'azienda, anzi il padrone, detto più benevolmente l'imprenditore, vi rischia di più il suo capitale, mentre l'operaio solo il suo salario. Veltroni ha così liquidato due secoli di lotte sociali e ridotto la democrazia secondo il modello americano a sistema elettorale e poco più. Il suo "riformismo" non mira, come quello delle socialdemocrazie, a correggere il capitale: ma a "riformare i diritti del lavoro" fino a farne, com'era all'inizio del XIX secolo, una merce come le altre, abolirne ogni regolamentazione a cominciare dalla durata. SEGUE A PAGINA 2 Agitando un'avvenente flexsicurity che, oltre a mandare all'aria qualsiasi professionalità (perché, quando sei licenziato devi accettare qualsiasi secondo mestiere ti si offra) è una frottola se non dove, come in Danimarca, è altissima la spesa sociale e per quattro anni, aiutato dal sindacato, puoi cercare un altro impiego senza perdere il salario. Da noi vige il comandamento: ridurre la spesa pubblica, già inferiore alla media europea dell'Ocse. Il trend è ridurre il "bene pubblico" e l'"intervento pubblico" in genere. Già nel prodiano "sussidiarietà" stava il germe del teorema: il pubblico interviene "soltanto dove il privato non arriva". Negli Stati uniti non rispondono a questa regola anche istruzione e sanità? E per la pensione non ci sono le assicurazioni private? Il sindaco d'Italia aggiunge con uno smagliante sorriso che solo se "aumenta la ricchezza" ci sarà meno disuguaglianza. La torta piccola si divide fra pochi. E precisa che se non ci fossero stati i comunisti (lui nel profondo del cuore non lo è mai stato) o i veti sindacali o le leggi tipo Giugni eccetera, saremmo un paese prospero e felice. Lo ridiventeremo votando lui o Berlusconi, che ha ripescato quando era al suo punto più basso, considerandolo il solo in grado di rappresentare l'"altro" grande leader. E quello si è attaccato alla pertica che gli veniva tesa e s'è fuso con Fini. Poi se la vedranno ciascuno con i propri cespugli - come li ha prontamente definiti la stampa - il primo con il centro, Casini e compagni, il secondo con quel che resta della sinistra. A sinistra non sarà facile. Ma a questo fine supremo il Nostro ha preferito sacrificare il premio che in caso di vittoria l'attuale legge gli darebbe se corresse coalizzato. Forse, sapendo che la recessione è in arrivo, non gli dispiacerebbe che grandinasse sulla testa di Berlusconi piuttosto che sulla sua. E' a questa strategia che gli italiani democratici e già benevolmente progressisti vogliono dare una mano? Facciano. Ma non raccontiamoci storie, voteranno per un capitalismo che resterà straccione, con una manodopera vieppiù senza difesa e con garanzie zero contro la nota propensione agli imbrogli. Evitiamo la figura ridicola dei francesi che, dopo aver intronizzato Nicolas Sarkozy, scoprono che è un padrone duro, cosa che non aveva mai nascosto, oltre che un nevrotico narcisista. Lo hanno fatto precipitare nei sondggi dal 66% di settembre al 42% di oggi. Ma se lo dovranno tenere per cinque anni a meno di andare sulle barricate. Che comporta la piega che stiamo prendendo? Uscita di scena anche da noi una sinistra di derivazione classista e marxista, trascolora la cultura politica europea - il cui segno dal 1789 al 1989 è stato quello sociale, diversamente dagli Stati Uniti e dal mondo non occidentale. Nel Novecento questa sinistra si era aspramente divisa fra correnti rivoluzionarie e gradualiste - cioè sul "come" cambiare una società ingiusta - ma che fosse ingiusta e andasse cambiata è il tema che ha alimentato due secoli di storia e era penetrato anche nella classe proprietaria attraverso l'assioma "per essere conservato il capitalismo va regolato", legittimando e legiferando la dualità di interessi. Decisiva era stata la crisi del 1929, a definire le forme della regolamentazione era stato il keynesismo. L'ultimo sprazzo, ma rimasto isolato, è stato il tentativo teorico di Michel Aglietta. Con il ritorno a Von Hayek, non è un sistema "economico" che muta, è un arretramento dell'idea di società che ha retto il grande pensiero politico moderno. Che una democrazia immobile ed esclusivamente di mercato portasse dei pericoli l'aveva intuito perfino de Toqueville, alla fine della sua grande opera controrivoluzionaria "De la démocratie en Amérique" (sospetto che non ha sfiorato Furet cento anni dopo). In verità, che resta della tradizione fondante dell'Europa, della rivoluzione inglese e francese e poi russa? Vacillano i pilastri di una democrazia non meramente elettorale, che democrazia può anche non essere affatto, quando al posto delle dichirazioni del 1789 e della loro complessa filiazione subentra il solo mercato attivando a mo' di risposta i fuochi devastanti delle etnie e dei fondamentalismi. L'ultimo Lucio Colletti, ormai polemico con il marxismo, si chiedeva tuttavia quali mostri avrebbero preso corpo nel caso che venisse a cessare la speranza di una liberazione egualitaria in terra. Una seconda considerazione è ancora più cogente. Nella rapida e crudele mondializzazione della produzione e dei commerci e nel giganteggiare delle operazioni puramente speculative, l'Europa e quel che resta dei suoi stati nazionali perdono ogni propria fisionomia politico-sociale. Le regole della Ue assicurano la mera lubrificazione dei capitali del resto del mondo che la sfondano da tutte le parti, demolendo quella che era stata la sua conquista e caratteristica principale: i diritti e il compenso del lavoro. Le nazioni più deboli come la nostra vacillano sotto la tempesta, si dilatano oltre ogni dire disuguaglianza e povertà perché i primi a passare sono i redditi non da capitale, cioè il 90% di essi. Non c'è più posto né legittimità per una politica industriale - basta veder oggi la fatica che fanno Gran Bretagna e Germania per salvare alcune banche, squassate dalla crisi dei subprime, e come i nostri più fiacchi capitali si diano allo sport di comprare aziende più o meno decotte in Francia o Spagna per spostarle in Tunisia, dove il lavoro costa meno lasciando a piedi la manodopera continentale. La frattura sociale torna ad allargarsi come all'inizio del Novecento. Il capovolgimento politico della Russia e della Cina, con la loro intollerabile miseria salariale, può concorrere illimitatamente con le produzioni occidentali, minandone le società e inducendovi una inclinazione autoritaria. Si è tolto senso alla libertà salvo a quella di imprendere, comprare e vendere, si è dichiarata la fine della storia e poi si va elucubrando sulla "poltiglia" degli adulti e la "violenza" dei giovani. E' fuori del Partito democratico che cade la responsabilità di una linea di difesa e di opposizione a questo trend devastante. Ma come sostenere che le sinistre alla sua sinistra hanno saputo in questi anni delinearla e praticarla? Veltroni dice molte stravaganze, ma una non lo è: nelle grandi fasi di mutamento non si regge sulla sola linea del "no". No del tutto fondati quando vanno contro i diritti elementari della persona (nel lavoro, nell'immigrazione, nella pratica repressiva) e ormai sempre più spesso contro gli equilibri fondamentali del sistema ecologico-ambientale, per non parlare della guerra. Ma è sotto gli occhi di tutti come le lesioni degli uni e degli altri non vengano più ormai da scelte controvertibili su un piano locale ma da una spinta potente e univoca su scala mondiale, contro la quale le azioni locali sono essenziali ma non contano molto oltre la testimonianza. La vicenda del popolo di Seattle ha avuto un peso incalcolabile sulla formazione della soggettività, nullo sulla forza concreta della Wto - le forze che chiamavamo "strutturali" avendo raggiunto con la propria mondializzazione e la frammentazione di chi le avversa un impatto mai raggiunto prima. L'ampiezza e inoperatività del movimento per la pace obbligano a riflettere sul mutamento avvenuto nel rapporto fra maturazione delle coscienze e agenti di decisione economico-militari. In Italia la Sinistra Arcobaleno, in Francia le sinistre disunite comunista, ecologista, trotzkiste, in Germania la Linke (è quella che sta andando più avanti e sta obbligando la Spd a una riflessione cui era impreparata) hanno da rendersi conto di questa dimensione e passare dalla resistenza alla proposta. Che non può essere, una volta passata la notte elettorale, la sommatoria di tre o quattro urgenze pur evidenti. L'arretramento è stato grande e poco conta dolersene o sdegnarsene - niente è più derisorio delle punte di astensionismo che emergono qua e là, infantile "Non gioco piu!" mentre rotola il mondo. Molto va aggiornato, molto va ricominciato da capo. A questa ricerca tenteremo di partecipare. E va da sé che il giornale è aperto.

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Propaganda tra le bistecche (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Allo specchio Propaganda tra le bistecche Marco Giusti Non manca moltissimo alle elezioni e i toni sono ancora calmissimi. Un'Italia di "si può fare", di saggi consigli ("non pensate a quale partito. Pensate a quale Italia"), di voti utili come ai tempi di Totò ("ci sono voti utili e voti inutili"), ovviamente dei "ma anche". In fondo, è l'Italia che vediamo al cinema e in tv, fatta di "scusa, ma ti chiamo amore", di "caos calmo", di "voglio una vita tranquilla-la-la", del "forse un po' di più" della coppia Tatangelo-D'Alessio che aprono ai gay da destra, di Paola Ferrari-De Benedetti che si candida a destra con la Santanché incurante delle ire gruppo Espresso-Repubblica. Di un regista come Paolo Sorrentino che scrive di Sanremo e canzonette su Repubblica mentre aspetta di terminare il suo film su Andreotti. SEGUE A PAGINA 2 Di Nanni Moretti che mostra il sedere mentre, forse, si dovrebbe lottare. Di Frankie Hi Nrg che parla di rivoluzione fuori tempo massimo e si becca di "rosicone" da Federico Zampaglione che, almeno, ha fatto una piccola rivoluzione davvero sul palco di Sanremo cantando di tagliatori di teste. "Tanto della musica non me ne frega più niente". Anche a molti di noi, forse, della politica e del cinema non ce ne importa più niente. Non ci eravamo quasi accorti, ad esempio, del più folle manifesto elettorale visto sulle nostre strade. Cioè della bistecca dipietriana. "Abbiamo tagliato il grasso alla politica", dice la scritta sotto la bistecca, "ora tagliamo via il marcio. Via i condannati dal parlamento". Grandiosa pubblicità, subito massacrata dai vegetariani su Internet. E' comunque una delle poche idee nuove viste finora. Bossi ha lanciato invece un incredibile, vecchissimo spot elettorale tra "Excalibur" e la parodia di "Braveheart" che sembra il trailer del film che doveva girare il terribile Renzo Martinelli sulla vita di Barbarossa per la Rai. Un guerriero si aggira nei boschi della Padania per salvare "il nostro futuro- le nostre tradizioni" e tutto il resto. Coltissimo, ma bruttissimo. Il primo faccione esibito nei grandi manifesti stradali è stato invece quello un po' improponibile di Sergio De Gregorio per Italiani nel mondo. E' l'unico manifesto che ci riporti alla grande tradizione di cartellonistica elettorale trashistica degli anni Novanta. Berlusconi non ha osato (attenzione) riproporre i suoi faccioni storici. E Veltroni si lancia a mezza faccia con le scritte del non: "Non rientrare nel caos. Volta pagina", "Non cambiate un governo. Cambiate l'Italia". Come nel cinema italiano attuale un po' sfigato, che punta tutto sul titolo al negativo ("Nessuna pietà agli eroi", "Non pensarci"). Ma Veltroni è vivo dappertutto. In ogni battuta di attori e registi. Abbiamo scoperto, nel programma di Serena Dandini e sulle pagine dell'Espresso, che è un fan di "Teste di cocco" con Alessandro Gassman. Quasi tutti gli ultimi film italiani sembrano di ispirazione veltroniana, da "Caos calmo", che in qualche modo fotografa l'immobilismo della borghesia italiana, a "Parlami d'amore" di Silvio Muccino, che si getta nel veltronismo romanocentrico dei pischelli che sognano tutto il cinema, da Bertolucci a Lelouch. Del resto ha costruito, assieme a Bettini, un festival (romano) che vorrebbe toccare tutto (proprio tutto) il cinema con la stessa ingordigia e lo stesso pressappochismo. Ma né il muccinismo né il veltronismo funzionano negativamente sui loro personaggi. Anzi. Veltroni ha cominciato la sua campagna elettorale molto prima di Berlusconi, che è frizzato nel vecchiume della sua immagine solo-televisiva col capello che sembra un trucco digitalizzato anche nei telegiornali. Ma la tv, oggi, conta molto meno, almeno per i più giovani, del cinema, che è il vero nuovo luogo dove si muove la propaganda politica o comunque dove è possibile ancora spostare delle vere masse giovanili. Così, mentre Berlusconi in tv sembra più vecchio di un Fanfani in bianco e nero, è probabile che lì, nelle pieghe di un cinema decisamente da non amare, passino i veri messaggi elettorali per un paese al quale ormai della musica, e forse della politica, non gliene frega più niente. Anche se l'immagine più forte di questi giorni, alla fine, è il buco di Gravina che inghiotte nel buio e nel freddo i due fratellini sperduti dall'ignoranza di un paese in cerca di una identità.

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A pprezza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-03 num: - pag: 1 autore: di DARIO DI VICO categoria: REDAZIONALE Politica italiana Scenari bipartisan JACQUES ATTALI ELE VIRTù NASCOSTE DEL PAREGGIO A pprezza gli sforzi che il candidato premier Walter Veltroni sta facendo per rimontare la china ma il gruppo dirigente del centrosinistra, almeno quello che ha ricoperto incarichi operativi nel governo di Romano Prodi e che per collocazione ha il compito di intermediare il rapporto con l'establishment, non si fa soverchie illusioni. Alla fine pensa che comunque vincerà Silvio Berlusconi e che al massimo si possa sperare in qualcosa che assomigli a un pareggio. "Perdere meno, perdere meglio" è il refrain che sintetizza questi umori. CONTINUA A PAGINA 28.

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Il metalmeccanico di Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Massimo Calearo da Confindustria a capolista in Veneto: come Colaninno, contro Colaninno Il metalmeccanico di Walter Il presidente di Federmeccanica ha chiuso un mese fa un contratto che non piaceva alla Fiat. Sfumata la poltrona di vice della Marcegaglia. Berlusconi punta su D'Amato. Per Veltroni il Pd ha iniziato "la più grande rimonta della storia politica italiana" Andrea Fabozzi Roma Calearo ha detto sì. Veltroni, da Pisa, ha annunciato che "un grande industriale sarà il nostro capolista alla camera nel Veneto". E' lui. Voleva pensarci ancora un po' ma è lui: Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, uomo di fiducia di Montezemolo. L'ultimo e il più atteso acquisto del partito democratico che, con meno clamore, ieri ha imbarcato tra i candidati anche la campionessa del salto in lungo Fiona May. Ma è il capo dei metallurgici versante Confindustria l'uomo del giorno. Veltroni lo ha candidato con tutte le intenzioni: "Sento che la sinistra radicale parla di lotta di classe contro i padroni, noi abbiamo un'idea diversa, noi proponiamo un grande patto fra produttori e lavoratori". Messa così, il "grande industriale" - che ha duecento dipendenti a fare antenne per auto massimamente per la Fiat in quel di Isola Vicentina - non poteva rifiutare. D'accordo, solo l'estate scorsa giustificava lo sciopero fiscale lanciato da Umberto Bossi, ma adesso "ho accettato la proposta di Veltroni perché credo che questo sia un momento fondamentale per il futuro del paese". E poi perché "se nel partito democratico trovano spazio anime, culture e interessi anche non di sinistra come quelli di cui io sono portatore significa che la politica italiana sta veramente cambiando". Siederà accanto ai super poliziotti che il Pd sta candidando, agli scienziati alle giovanotte e al generale, e accanto ad almeno un operaio metalmeccanico, il sopravvissuto della TyssenKrupp. E a Matteo Colaninno: in questo caso però la candidatura non raddoppia ma bilancia quella dell'ex presidente dei giovani industriali. I rapporti tra Colaninno e Montezemolo sono tanto mal messi che il presidente di Confindustria ne battezzò l'ingresso nelle liste del Pd definendolo un candidato "figlio di papà". Calearo riequilibra il Pd con Montezemolo e Montezemolo con il Pd. Imprenditore del nordest, ai ferri corti con il governatore forzista Galan al punto da cancellarne il nome dal Giornale di Vicenza nel cui consiglio di amministrazione siede, grande sostenitore dei programmi Usa sull'aeroporto Dal Molin, Calearo era in realtà un po' in calo in Confindustria. Colpa dell'ultimo contratto dei metalmeccanici, firmato poco più di un mese fa con grande scorno della Fiat. E così la sua candidatura a vicepresidente con Emma Marcegaglia alla guida degli industriali era destinata a sfumare. Veltroni lo promuove, persino non escludendo di chiamarlo eventualmente al governo; la sinistra arcobaleno ne trae argomenti per confermare la deriva moderata del Pd; il centrodestra accusa il colpo. Berlusconi insiste per avere l'ex presidente di Confindustria D'Amato, il forzista Sacconi spiega stizzito che "una cosa sono i confindustriali e un'altra gli industriali, come ci ricorda la sintonia diretta tra Berlusconi e la platea del convegno di Vicenza nel 2006". Quel giorno, quando il cavaliere poco prima delle elezioni maltrattò gli imprenditori troppo poco ostili alla sinistra, litigò con Della Valle e si prese applausi a fiumi dalla base nordestina, Massimo Calearo era in veste di padrone di casa: era ed è rimasto fino a tre giorni fa il presidente degli industriali di Vicenza. Sgraditi gli eccessi berlusconiani, nella sostanza anche lui si dichiarò più d'accordo con Tremonti che con Prodi. Che non fosse di sinistra come ha precisato ieri era dunque fuori discussione, ma il candidato Calearo è comunque "un'esagerazione" secondo il segretario della Fiom Gianni Rinaldini: "Mettere in lista addirittura il capo di Federmeccanica è troppo". Non che Rinaldini sia sorpreso, "l'operaio metalmeccanico e il padrone metalmeccanico insieme è la conferma della linea interclassista del Pd, la prova che non parliamo più di un partito di sinistra: adesso anche quelli che hanno fatto finta di non capirlo capiranno". E in effetti qualcosa potrebbe incrinare la pace veltroniana, se anche un sindacalista come Fausto Durante che nella Fiom rappresenta l'ala moderata vicina ad Epifani teme che "Calearo può farci perdere più voti di quelli che può far acquisire". Ma per Veltroni non c'è problema, il Pd sta tentando "la più grande rimonta della storia politica italiana".

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<Tutti gli errori di Antonio Ma ora tre mesi di tregua> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Claudio Velardi Il neo assessore regionale "Tutti gli errori di Antonio Ma ora tre mesi di tregua" DAL NOSTRO INVIATO NAPOLI - "Walter ha ragione". Prego? "Sì, ha ragione a temere che Bassolino possa appannare l'immagine del Pd, facendo andare in fumo il suo tentativo d'innovazione". E allora perché il governatore non s'è dimesso? "Perché sarebbe stato un grave errore politico. Non soltanto per lui, ma per l'intero partito. La soluzione è un'altra". Quale? "Sottoscrivere una tregua di tre mesi. Se entro quella data non avremo offerto segnali di discontinuità, sarò il primo ad abbandonare. E lo stesso dovrà fare Antonio". Claudio Velardi ama le scommesse. Altrimenti non si spiegherebbe perché, dopo essersi lasciato la politica alle spalle per una carriera da "spin doctor", abbia bussato alla porta di Bassolino quando tutti, invece, premevano per uscire. "Parliamoci chiaro: ciò che sta accadendo in Campania è il frutto tardivo del comunismo". Addirittura? "Certo, Antonio è stato il primo in Italia a intuire le potenzialità della leadership personale e della comunicazione politica. Ha anticipato perfino Berlusconi. Ma, al fondo, è rimasto un comunista, con tutti i vizi e i limiti di quella cultura. Oggi ne paga le conseguenze". Quali errori ha commesso? "I soliti due della sinistra italiana. Il primo: l'incapacità di far crescere una nuova classe dirigente. Il secondo: la scarsa considerazione per i meccanismi di governo. D'altronde, chi è stato allevato nel mito della rivoluzione finisce per considerare le leggi e gli ingranaggi burocratici al pari d'intralci". Niente male, o no? "Attenzione, questo è l'imprinting della sinistra italiana al completo, mica soltanto di Bassolino. Confondono l'amministrazione con il potere, il tessuto normativo gli va stretto. Regnano, non governano. E quando un re cade, lo fa rovinosamente. Gli unici ad essersi scrollati di dosso questa "maledizione" sono Veltroni e D'Alema". E allora come mai, per anni, Bassolino è stato il simbolo del buongoverno nel centrosinistra? "Perché è stato comunque un innovatore. Molti hanno dimenticato che, pochi anni fa, si parlava di Antonio come di un possibile leader dell'Ulivo. Per questo l'hanno confinato in Campania, costringendolo a ricandidarsi nel 2005: faceva ombra. Lui, d'altro canto, non ha avuto il coraggio di ribellarsi". Risultato: l'emergenza rifiuti e il rinvio a giudizio. "Bassolino ha le mani pulite, nel Pd ne sono convinti tutti: giusto Di Pietro può far polemica. Gli errori sono stati di natura politica. Quando era commissario di governo, pur di tenere le strade pulite Antonio faceva portare la monnezza in Germania. Affrontava la questione giorno dopo giorno senza risolverla alla radice. Perché era un comunista e si affidava al volontarismo giacobino". E dovrebbe cambiare adesso? "Non è più il mister Wolf del centrosinistra, quello che in "Pulp Fiction" risolveva i problemi. Per anni, la Campania è stata la discarica in cui si sversavano i problemi del governo centrale. Telefonavano da Roma e dicevano: "Antonio, tieni buono Mastella, tranquillizza Pecoraro Scanio, altrimenti questi ci fanno cadere". E lui eseguiva. Ora lo scenario è mutato, siamo liberi da quei vincoli. Ci servono pochi mesi per dimostrarlo: basta che Veltroni accetti la tregua". Enzo d'Errico 1997 Bassolino rieletto sindaco con il 73% 1999 Il sindaco bacia l'ampolla di San Gennaro.

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Berlusconi su Bassolino: il colpevole è il Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Berlusconi su Bassolino: il colpevole è il Pd "La sinistra è attaccata al potere". Bettini contro Pecoraro Scanio, insorgono i Verdi Dopo il rinvio a giudizio del presidente della Campania continua lo scontro politico sull'opportunità delle sue dimissioni. Sono state chieste dal centrodestra, e anche da Bertinotti (Sinistra arcobaleno), dai socialisti e dall'Italia dei valori ROMA - Silvio Berlusconi rovescia l'emergenza rifiuti addosso alla sinistra "che governa la Campania da 14 anni ed è così attaccata al potere da non dimettersi neppure quando la tragedia è così evidente ". E se "mai come ora l'immagine dell'Italia è stata così in basso e nel mondo ci vedono come un Paese sommerso dalla spazzatura", l'ex premier sostiene che questi "danni incalcolabili" hanno una sola firma: la loro. Ce l'ha (più morbidamente) con il governatore Bassolino, rinviato a giudizio, che resta al suo posto: "Da garantista convinto non dico che avrebbe dovuto andarsene per quest'ultima azione della magistratura ". Più colpevole di lui, dice l'ex premier, è chi lì ce lo tiene: "Credo che da molto tempo il Pd, che ha in Bassolino una colonna, avrebbe dovuto invitarlo a lasciare". Invece Bassolino, come si sa, resiste perché "è una guerra ed io non diserto". Veltroni gli aveva dato libero arbitrio: "Farà la cosa giusta". Ieri il suo braccio destro Goffredo Bettini (da Lucia Annunziata a In 1/2 ora, Raitre) ha ammesso che "serve rinnovamento " ma che "Bassolino ha fatto la scelta di rimanere ed io la rispetto". La responsabilità di quanto accaduto a Napoli, secondo il coordinatore Pd, "è collettiva, non soltanto sua". E tira dentro "commissari nominati da destra e sinistra" ma soprattutto "certi comportamenti di ministri come Pecoraro Scanio che hanno reso più complicata la soluzione dei problemi ". Scatenando con ciò reazioni livide a sinistra. Dai Verdi: "Incredibile che Bettini non si rassegni che il tentativo di coprire i veri responsabili del disastro sia fallito e cerchi di gettare la croce addosso a Pecoraro Scanio" (Loredana De Petris). "Il Pd con Bettini ha superato il limite della decenza " (Angelo Bonelli). Fausto Bertinotti, leader della Sinistra Arcobaleno invoca "il voto perché un ciclo è finito". Più duro Giovanni Russo Spena: "Il veleno che il Pd cerca di spargere è insopportabile, scaricano le colpe sugli ambientalisti per coprire Bassolino ". Massimo Donadi (Idv) chiede "un gesto di responsabilità " e rivendica: "Siamo stati i primi a chiedere le sue dimissioni". Idem Boselli, candidato premier socialista: "I primi siamo stati noi". Giovanna Cavalli Ancora disagi Dopo che gli impianti di cdr si sono fermati, la spazzatura è tornata a invadere le strade di Napoli.

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Un nordest a brandelli cerca la sicurezza perduta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Regioni al voto In Veneto e Friuli, tra destre in lite e sinistra con poche idee Un nordest a brandelli cerca la sicurezza perduta Il "miracolo" economico non è più tale, e la Lega cerca di ripartire dalle macroregioni. A Treviso torna lo "sceriffo", a Vicenza i no Dal Molin pensano a una loro lista, e in Friuli Illy senza rivali Il nostro territorio viene visto come ponte tra la vecchia e la nuova Europa. Questo significa favorire il passaggio di merci e capitali. Che vuol dire più strade e autostradeMauro Bussani, Ass. difesa lavoratori Il ceto imprenditoriale e politico ha cominciato a distruggere il territorio fin Orsola Casagrande Venezia Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ovvero il miracoloso (o miracolato) nordest di nuovo al voto. In Veneto sono interessati comuni importanti come Vicenza e Treviso. In Friuli si rinnova la regione, oltre al comune e alla provincia di Udine. Più una decina di piccoli comuni, in una e nell'altra regione. Il nordest di quel ceto politico e imprenditoriale che, per dirla con Massimo Carlotto, "ha cominciato a distruggere il territorio fin dagli anni '50. Questo modello ha funzionato grazie ad uno strettissimo intreccio tra economia legale e illegale e grazie alla complicità di una serie di figure a livello istituzionale. Hanno riempito di capannoni il Veneto e lasciato dietro di sé un pesante inquinamento. Eppure il loro sistema era fragile perché non ha mai puntato sulla ricerca". E infatti oggi il nordest è caratterizzato, più che da ogni altra, dall'emergenza sicurezza, nelle sue varie declinazioni. Sicurezza nel lavoro soprattutto. Ed è un paradosso, come spiega Gianfranco Bettin, perché nel nordest il lavoro si continua a trovare. Ma alla piena occupazione non corrisponde sicurezza. Anzi qui nel nordest la precarietà e la concorrenza esasperata fanno sì che un lavoratore non possa costruirsi un futuro perché non sa virtualmente mai dove lavorerà, in quale ramo della produzione. Perché, dice ancora Carlotto, "in realtà lo sviluppo economico della zona è sempre stato miope, nel senso che non prevedeva la globalizzazione, pensando a un'espansione nei confronti degli stati limitrofi, da un lato Germania e Austria, dall'altro l'est europeo. La crisi è iniziata quando è arrivata la concorrenza da Cina e India e il facile arricchimento è diventato oggetto di contesa. Truffe e altre forme illegali legate alla produzione sono ormai un aspetto specifico di questo modello economico. La legalità è vista come un ostacolo alle attività produttive". I limiti del Pd. E della Sinistra E' su questo terreno che si gioca la sfida politica attuale. Bisogna trovare un equilibrio tra crescita e territorio. Il che presuppone far propria l'idea di una regolazione che in realtà manca. Il Partito democratico rientra in questa sorta di impazzimento generale, come lo definisce Bettin, che caratterizza il nordest e anzi gareggia con la destra che naturalmente questo lavoro lo sa fare meglio. E la candidatura del presidente di Federmeccanica Massimo Calearo a capolista del Pd alla Camera in Veneto, annunciata ieri da Walter Veltroni, appare emblematica del tentativo di sfondare a destra. I limiti della Sinistra arcobaleno sono evidenti, è una sinistra più attrezzata sulla denuncia che non sulla proposta. E il fatto che si stiano lasciando fuori gli esponenti che più hanno un collegamento con il territorio la dice lunga sul pericolo che corre la coalizione dai colori dell'iride guidata da Fausto Bertinotti. Dall'altra parte la destra non naviga in acque felicissime. Le beghe tra Forza Italia e la Lega continuano, anche se alla fine un equilibrio sembra essere stato trovato. Ieri a Vicenza il carroccio ha tenuto l'assemblea del parlamento padano. E' chiaro che la Lega nord si sta attrezzando a rilanciare il progetto delle macroregioni. L'idea di un'Italia divisa in tre è ritornata prepotentemente ieri a Vicenza. Anche se nello scontro tra il modello Galan (veneto) e quello Formigoni (lombardo) quest'ultimo al momento appare vincente. Sono le due destre del nord che si scontrano, quella "cattoliberista" lombarda e l'altra "compassionevole" veneta. Vicenza con i no Dal Molin Nella città del Palladio la questione più pesante riguarda invece la nuova base militare che gli Stati uniti vorrebbero costruire all'aeroporto. La seconda a Vicenza, dopo quella di Ederle e svariati altri insediamenti militari. E a un passo dal centro della città Il sindaco Enrico Hullweck, dopo aver aperto le porte al raddoppio degli insediamenti militari Usa, ha abbandonato la città per candidarsi alle elezioni politiche con Forza Italia, per questo bisogna tornare al voto. E il popolo dei no Dal Molin, che non si è affatto arreso all'ineluttabilità della costruzione della base nonostante si trovi contro quasi l'intero arco costituzionale, sta discutendo proprio in questi giorni forme e modi di partecipazione alle elezioni comunali. Per un movimento che riuscì a mettere in crisi persino il governo Prodi, un anno fa, potrebbe essere la prova del nove. Treviso, i leghisti raddoppiano A Treviso la Lega raddoppia. Nel senso che il candidato ufficiale rimane Gian Paolo Gobbo, il sindaco uscente, ma il vicesindaco, lo "sceriffo" Giancarlo Gentilini (noto per le roboanti esternazioni contro clandestini e gay e per provvedimenti come quello di segare le panchine per evitare che possano sedercisi gli immigrati), ha deciso di correre da solo, con una lista che si chiama (spazio alla fantasia) "Gentilini per Treviso". Non in contrapposizione a Gobbo, ci tiene a precisare. "E' giusto - ha spiegato il vicesindaco - che coloro che si identificano nella Lega e in Gentilini possano scegliere o Lega o Gentilini". Ma anche qui negli ultimi tempi si è assistito a qualche scossone della società civile. Come quando una serata in piazza di alcuni scrittori contro il razzismo (Marco Paolini e i "nostri" Gianfranco Bettin e Roberto Ferrucci, tra gli altri) ha fatto registrare il pienone. Bisogna vedere quanto la sinistra locale riuscirà a capitalizzare nell'urna. Questioni friulane Come in Veneto, anche in Friuli Venezia Giulia le questioni chiave sono quelle legate all'ambiente, alle infrastrutture, allo sviluppo. In altre parole all'utilizzo del territorio e alla "quantità" di democrazia nelle decisioni prese. Si vota per la regione e il governatore uscente, Riccardo Illy, parte in vantaggio, anche se i sondaggi indicano che l'imprenditore del caffè non bisserà il successo travolgente della scorsa tornata. Anche perché questi cinque anni di governo del centrosinistra non sono passati senza accesi conflitti. Legati appunto alla gestione e trasformazione del territorio. In particolare la prossima amministrazione dovrà vedersela con questioni del calibro del tracciato dell'alta velocità e del raccordo autostradale Carnia-Cadore, che significa, come sintetizza il consigliere regionale uscente dei verdi Sandro Metz, "chilometri di viadotti nelle valli e gallerie nelle Dolomiti". Poi c'è la questione dei rigassificatori. Ma ci sono anche le casse di espansione sul Tagliamento, l'unico fiume alpino rimasto in Europa, oggetto di studi da parte di università e scienziati per riportare i fiumi cementati al loro stato originario e che invece qualcuno vorrebbe cementificare. C'è poi la questione degli elettrodotti. E c'è la lotta alla ferriera di Servola. Tutte questioni già aperte nella precedente legislatura e che sono state affrontate spesso accentuando il conflitto anziché cercando il dialogo con i cittadini. Del resto, lo sottolinea ancora Metz, "quando si assume il Pil come unico parametro di benessere si ha una visione falsata della realtà". Nei prossimi cinque anni di governo si arriverà al momento clou di tutte queste questioni, cioè al momento delle ruspe, dei cantieri. "Allora - dice Metz - vorrò vedere chi ci sarà e da che parte starà". Un programma anti-cpt Illy è sostenuto da Intesa democratica, Partito democratico, Cittadini per il presidente, Italia dei valori e Sinistra arcobaleno. Nel programma del governatore uscente c'è di interessante la volontà di chiudere il discusso centro di permanenza temporanea per immigrati di Gradisca d'Isonzo, inaugurato appena tre anni fa per volontà dell'allora ministro dell'Interno (per il governo Berlusconi) Giuseppe Pisanu. Si tratterà di capire che passi intenderà intraprendere la nuova giunta (ammesso che Illy vinca) per arrivare alla chiusura del Cpt. Quanto al lavoro la regione ha varato la cosiddetta legge del buon lavoro. Una serie di azioni mirate a finanziare le aziende in modo tale che queste producano occupazione. In altre parole, si sono dati soldi alle imprese che promettevano di regolarizzare un tot di lavoratori. Non si è mai in realtà andati a verificare se effettivamente le promesse sono state mantenute ma i soldi sono usciti comunque. Se c'è meno disoccupazione è certamente aumentata la precarietà, i contratti atipici. Lo conferma Mauro Bussani dell'Associazione difesa lavoratori, che sintetizza così l'Illy-pensiero: "Il nostro territorio viene visto come ponte tra la vecchia e la nuova Europa e questo significa sostanzialmente una cosa, favorire il passaggio di merci e capitale. Che tradotto - aggiunge - vuol dire ampliamento di strade, autostrade, trasporti". Il mondo del lavoro è in forte trasformazione e si sta passando anche qui da un'economia retta da grosse industrie all'idea della fabbrica diffusa. Come si lavora in queste piccole e medie imprese è materia di indagine. Sintetizzando si può riassumere in aumento di precariato, utilizzo di lavoro migrante (violando spesso e volentieri i diritti), fantasiosi metodi per scavalcare le normative. A sfidare il magnate del "caffè democratico" Forza Italia e il resto della destra hanno chiamato Renzo Tondo, già presidente regionale, che però non era stato ricandidato alle scorse elezioni (il centrodestra gli aveva preferito la candidata della Lega). Da cinque anni dunque Tondo attende la sua rivincita. La Lega dal canto suo rimane forte, i sondaggi la danno tra il 7 e l'8% in coalizione e tra il 10 e il 12% da sola. Udine, sfida con il terzo incomodo Al comune di Udine il candidato del centrosinistra è l'ex rettore dell'università della città, Furio Honsell, in quota al Pd e largamente favorito. Diversa la vicenda alla Provincia di Udine, dove la sfida sarà tra il candidato della Lega e il segretario provinciale del Pd, con un terzo incomodo: l'ex presidente della provincia (alla guida di una coalizione di centrodestra) Marzio Strassoldo. Tra i due litiganti del centrodestra a beneficiarne stavolta potrebbe essere il centrosinistra. Giancarlo Galan Il modello "compassionevole" del governatore del Veneto sfida la destra "cattoliberista" lombarda di Formigoni Giancarlo Gentilini Lo "sceriffo" si ricandida a sindaco di Treviso con una propria lista. Sarebbe il terzo mandato, più uno "occulto" Riccardo Illy L'imprenditore del caffè è il baluardo del centrosinistra a nordest. Si ricandida alla regione, ed è il superfavorito.

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Giordano: viene da ridere Giustificò lo sciopero fiscale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE La reazione Il leader del Prc: torna la linea "larghe intese" Giordano: viene da ridere Giustificò lo sciopero fiscale ROMA - All'inizio Franco Giordano (nella foto) non ci voleva credere. "Massimo Calearo? Quale Massimo Calearo? ". Il segretario di Rifondazione comunista ha poi fatto delle ricerche e alla fine ha scoperto che "sì era proprio lui, il presidente di Federmeccanica che, in una sede non neutra quale era il meeting di Cl, ebbe a dire, sullo sciopero fiscale proposto dalla Lega, che "a mali estremi estremi rimedi", insomma approvò la cosa". E Giordano ora si domanda: "Se si andassero a riprendere le reazioni che ebbero allora i dirigenti di Ds e Margherita ci sarebbe da ridere". Ci sarà anche da ridere, ma Calearo è un candidato su cui Veltroni punta molto: "Punta su uno - replica il leader del Prc - che ha fatto fare 50 ore di sciopero ai metalmeccanici, che poi hanno ottenuto 127 euro lordi di aumento? Senza dimenticare che, chiuso quell'accordo, Calearo ha annunciato: "Questo è l'ultimo contratto nazionale"". Va bene, però, con Calearo Veltroni conta di raddrizzare le sorti elettorali del suo partito nel Nord est... "La questione, temo, è diversa. Indipendentemente dalle persone, per cui bisogna avere sempre il massimo rispetto, le candidature pesanti del Pd stanno delineando quale sarà la politica economica di quel partito. Ora si è arrivati addirittura a candidare, con Calearo, un uomo di Confindustria che appartiene a una cordata diversa da quella di Matteo Colaninno. Non era successo neanche ai tempi della Dc che in un partito fossero rappresentate tutte le anime di Confindustria". Non è forse normale per un partito che vuole essere lo specchio della società? E poi se per Calearo questo non vale per Colaninno si può dire tranquillamente che è sempre stato vicino a una determinata parte politica. "Per Colaninno si può dire che nella sua azienda fa contratti a 520 euro al mese e che in un'intervista a Panorama ebbe a dire che l'opposizione di Berlusconi meritava un voto più alto di quanto meritasse il governo". Insomma, Giordano vede un progressivo spostamento del Pd a destra... "E che devo dire, nelle liste c'è anche Ichino. Per carità, il massimo rispetto per la persona, ma trovo francamente difficile immaginare che una proposta come l'abrogazione dell'articolo 18 possa dare maggiore stabilità ai precari ". Per farla breve, con tutte queste candidature, secondo il leader del Prc, "persino la logica comincia ad avere qualche scricchiolìo". Solo su una cosa c'è massima chiarezza: "In tema di politica economica il Pd ha scelto la Confindustria. E qui torna il tema delle larghe intese, perché al di là di quel che dicono Berlusconi e Veltroni, basta vedere le candidature di peso scelte dal Pd, per capire che la linea di quel partito è tutta anti-sinistra. Basti pensare al generale Del Vecchio che, esplicitamente, si candida solo contro di noi. La recessione e la crisi economica faranno il resto: cioè, aiuteranno Berlusconi e Veltroni a fare le larghe intese". E allora, aggiunge Giordano "comincio a temere che il giovane operaio della Thyssen rischia di restare solo in compagnia di quelli che da sempre hanno posizioni avverse alle sue". Non è che ha ragione Veltroni e che voi del Prc siete rimasti fermi al '53? "Perché Bertinotti ha detto che tra Colaninno e l'operaio della Thyssen ce ne era uno di troppo? E pensare che non sapeva - e nemmeno poteva immaginare - che il Pd avrebbe candidato addirittura Calearo! Comunque, per rispondere a Veltroni: stiamo peggio di quanto stessimo nel '53: abbiamo milioni di precari e di lavoratori in nero, grazie alla politica economica di Confindustria che il Partito democratico ha sposato in pieno ". Maria Teresa Meli \\ E' evidente che in tema di politica economica il Pd ha scelto la Confindustria.

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Veltroni lancia Calearo capolista <Inizio a credere di poter vincere> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Le scelte Il braccio destro del leader: Di Pietro non potrà andare alla Giustizia Veltroni lancia Calearo capolista "Inizio a credere di poter vincere" Sinistra arcobaleno all'attacco: state con i padroni Sui nomi da candidare scontro aperto in Veneto, Piemonte e Campania. L'ex pm "recupera" il girotondino Pancho Pardi DAL NOSTRO INVIATO PISA - L'abbraccio con don Paoli sulle colline di Lucca gli ha messo addosso la "forza della leggerezza" e la concreta speranza di sconfiggerlo davvero, il centrodestra. E alla ventiquattresima provincia Walter Veltroni si lancia in una affermazione un po' enfatica alla quale mostra di credere sul serio: "Guardate che si può vincere, si può fare la più grande rimonta della storia italiana". In bella mostra sul palco applaudono Ettore Scola e Sandro Veronesi e tra la folla si alza un lenzuolo che dice "Walter, hai la stoffa del campione ". E qui il segretario si gioca l'asso e annuncia che "il dottor Massimo Calearo, grande industriale veneto" ha ceduto al corteggiamento. Sarà capolista e se al Pd riuscirà di sovvertire i pronostici, anche ministro. Addio lotta di classe? Il segretario non bada alle accuse e promette un "grande patto tra produttori, lavoratori e imprenditori". La notizia che il Pd punta a sedurre "un pezzo di borghesia dinamica", parole di Goffredo Bettini, rimbalza a Roma e la Sinistra si scatena. "O con gli oppressi o con gli oppressori", invoca chiarezza Bertinotti. "State con i padroni", rincara Ferrero. A Manuela Palermi vengono "i brividi" e tra Pd e "cosa rossa " il baratro è scavato, col rischio per i democratici di pagare un prezzo in termini elettorali. Veltroni cita Kennedy e si paragona a Obama e chissà se basta dirsi "riformisti di centrosinistra " per neutralizzare le accuse di Bertinotti&Co, i quali vedono in Calearo, Ichino e Colaninno la prova che il Pd è un partito di solo centro. Nelle stesse ore Bettini dice a Lucia Annunziata che Antonio Di Pietro "non sarà mai ministro della Giustizia" e al tavolo delle candidature è braccio di ferro sino all'alba. Si litiga in Veneto perché il segretario del Pd, Giaretta, ha deciso di rientrare in corsa, ci si azzuffa in Piemonte e anche in Campania, causa Bassolino che non vuole il ministro Nicolais in cima alla lista. Toccherà a Veltroni, in una manciata di ore, decidere la vita o la morte politica di Tiziano Treu o Renzo Lusetti, contenere il malumore di esclusi del calibro del rettore Latteri (che lascerà il Pd) e arginare, se crede, la débacle dei fassiniani: fuori De Piccoli, Verducci, Cuillo mentre Anna Serafini scivola in posizione per nulla blindata. Più chiaro il quadro dei numeri uno. Franceschini capolista in Toscana, Letta in Lombardia, Fassino e Bonino in Piemonte, Bindi in Veneto, Marini nel Lazio, Rutelli e Sereni in Umbria. E ancora D'Alema in Puglia, Follini in Campania, Fioroni in Sicilia, Parisi e Soro in Sardegna, Pinotti in Liguria... Bersani e Finocchiaro in cima alla lista dell'Emilia e chissà se è vero che, in Sicilia, Enzo Bianco dovrà cedere a Ignazio Marino il posto d'onore. Prodi premia la capo ufficio stampa Sandra Zampa e torna sulla scena, chiamato da Di Pietro, il girotondino "Pancho" Pardi. Sono le 11 quando Veltroni sbarca a Pisa e ad attenderlo, reclutati in gran parte da Ermete Realacci, sono migliaia, quanti non se ne vedevano da uno storico comizio di Ingrao del '75. Dalle finestre uno striscione sbeffeggia "Tu vo' fa' l'americano ", i militanti fischiano e Walter porge l'altra guancia: "La democrazia è bella anche per questo ". Ma quando, dopo le ovazioni e gli autografi, un ragazzo gli chiede se taglierà due reti a Mediaset, lui allunga il passo e schiva lo sgambetto. Il buonismo non lo ha rinnegato, però il tempo delle stoccate all'avversario arriverà e Veltroni comincia a scaldarsi. Il programma di Berlusconi, attacca, non ha copertura se non per un terzo, mentre quello del Pd, col suo complesso di manovre "tra 16 e 21 miliardi" coperti per 18 dal recupero dell'evasione e da tagli alla spesa pubblica, "è un programma ragionevole". Quella del Pdl è "la vecchia Italia" rinnova la sfida Veltroni, l'Italia di Calderoli che scrive leggi "porcata" e l'Italia di Bossi, che "ha scelto la via insurrezionale ". Monica Guerzoni.

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Il forum di oggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-03 num: - pag: 28 categoria: REDAZIONALE Il forum di oggi Italians di Beppe Severgnini Dieci minuti per Obama e un'ora per Mastella Mini-sondaggio durante la LXXVII Pizza Italians qui a Dallas: quattro quinti dei presenti prevedono una vittoria di Barack Obama su Hillary Clinton nelle primarie del Texas, domani. Alcuni sono andati anche a vederlo in azione, nei giorni scorsi. La discussione sul tema è durata dieci minuti. Poi si è spostata per un'ora sulle vicende di Mastella e Berlusconi, Bassolino e Veltroni in vista. Come dire: l'Italia insegue gli italiani. Qui direbbero: "You can run, but you can't hide". corriere.it/solferino/severgnini.

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<Ci sarà un ministro veneto Walter mi ha convinto così> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE L'intervista L'ex presidente di Federmeccanica: mai votato il centrosinistra "Ci sarà un ministro veneto Walter mi ha convinto così" MILANO - Imprenditore, e nel cuore del Veneto roccaforte berlusconian- bossiana. Presidente (da ieri ex) di Federmeccanica. Falco - secondo il sindacato - delle trattative confindustriali. Suona insomma un po' strano che Massimo Calearo si candidi per il Partito democratico. "E perché? Al contrario: dimostra che qualcosa sta finalmente cambiando, in questo Paese. Il Pd è la prova che un progetto riformista e di rinnovamento ci può essere. E in questo progetto un imprenditore che si ritiene moderno ci sta". Lei però ha sempre dato l'idea di essere, semmai, più "tendenza Pdl"... "Difatti non ho mai votato centrosinistra prima d'ora". Appunto. E dunque? "E dunque il muro delle ideologie è caduto da un pezzo e, per fortuna, adesso ad accorgersene è anche la politica. Almeno quella "nuova". Qui, nel Pd, c'è un programma chiaro. Quello del centrodestra gli assomiglia, è vero. Ma come ho detto a Gianfranco Fini la settimana scorsa...". Scusi l'interruzione: l'ha corteggiata anche lui? O qualcun altro del Pdl? "La Lega mi aveva parlato di una candidatura a sindaco. E l'Udc, ma prima della rottura con Silvio Berlusconi, mi aveva proposto un seggio da senatore. Con Fini ci siamo semplicemente visti qui a Vicenza". E gli ha detto? "Che i programmi possono assomigliarsi. Ma la differenza la fanno gli uomini: bisogna stare attenti a chi si candida". A proposito di programmi e uomini. Al centro del progetto Pd c'è la questione salariale. E tra i candidati c'è Antonio Boccuzzi, l'operaio sopravvissuto al rogo Thyssen. Difficile che abbiate la stessa visione, anzi: lui ha già criticato l'arruolamento del "falco" di Federmeccanica. "Guardi: di sicuro lui ha messo tutto se stesso nel suo lavoro come io ho messo tutto me stesso nel mio. Credo che abbiamo gli stessi obiettivi: un Paese che cresca, e in cui non succedano più tragedie come quella della Thyssen, e nel quale nessuno fatichi più ad arrivare alla fine del mese. Poi possiamo avere visioni diverse sulle strade per arrivarci. Però se ne discute, ci si confronta, si arriva a una sintesi. Io dico: per fortuna ci sono candidati sia tra gli operai sia tra gli imprenditori. Dimostriamo che il Pd non è un partito monocratico, che qui la democrazia è vera". Resta il fatto che lei, con il sindacato, ha battagliato duramente fino a poche settimane fa. E il sindacato è una parte importante, dell'elettorato di riferimento Pd. "C'è sindacato e sindacato. Io ho sempre avuto rapporti buoni con tutti, tranne che con la Fiom. Ma sa che c'è? Le critiche di Cremaschi mi fanno piacere, come quelle di Bertinotti: a loro volta dimostrano che questo è un partito nuovo. Che non è quello dei no global, no Tav, no tutto". Però non è solo la Fiom a criticare. "Ma guardi che anche dentro al sindacato è in corso un profondo cambiamento culturale. Venite in Veneto: cosa si pensa, che l'operaio creda ancora alle classi, e quindi alla "lotta" di classe? E che questo sia popolo bue?". Il pressing di Veltroni è durato a lungo: come l'ha convinta, alla fine? è vera la storia di un ministero in caso di vittoria? "E' vero che gli ho detto: che sia io o un altro, il Veneto ha bisogno di una presenza forte nel governo. Non ce l'ha da troppi anni, ed è una delle ragioni del malessere Nord est. L'altro ieri mi ha risposto: hai ragione, ok". E se non vincerete? Farà il deputato qualsiasi? "Chi l'ha detto che non possiamo vincere? Comunque: non mi metto in gioco solo per la vittoria. Questo Paese mi ha dato molto. Penso, spero di poter restituire qualcosa. E lo si può fare anche da deputati". Ovviamente ha pre-avvertito Luca Cordero di Montezemolo. Cosa le ha detto? "Che è contento che anche gli imprenditori si mettano al servizio del Paese. E che per ora li vede solo nel Pd: spera ne arrivino anche dall'altra parte". Già, perché tra Matteo Colaninno e lei dal Pdl dicono: "Vedete? Avevamo ragione, Confindustria è un covo...". "Chi lo dice dà agli imprenditori italiani degli stupidi. Sono invece persone intelligenti, che decidono in proprio. E le loro singole scelte le fanno come in azienda: valutando non le bandiere, ma il progetto che convince di più. Le ideologie sono finite da un pezzo anche qui". Raffaella Polato \\ Montezemolo mi ha detto che è contento che anche gli imprenditori si mettano al servizio del Paese. E che per ora li vede solo nel Pd: spera ne arrivino anche nel Pdl \\ La Lega mi aveva parlato di una candidatura a sindaco. E l'Udc, ma prima della rottura con Berlusconi, mi aveva proposto un seggio da senatore.

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Mastella: né il Pd né il Pdl servono alla Campania (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE La corsa dell'Udeur Mastella: né il Pd né il Pdl servono alla Campania MILANO - "Non saranno certo il romano Veltroni e il milanese Berlusconi a risolvere i problemi del Sud e quelli ancor più drammatici della Campania". Clemente Mastella, in corsa solitaria con la sua Udeur, attacca sui due fronti. "Ci considerano e ci trattano da "terroni" e si accorgono di noi solo alla vigilia delle elezioni: quando nei programmi dei grandi partiti, rappresentando un formidabile bacino elettorale, diventiamo una risorsa. Salvo dimenticarsene un'ora dopo il voto". Conclusione: "Ebbene, con la nostra "munnezza" questa volta ci terremo anche i nostri voti e non li daremo né a Roma né a Milano".

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Bossi: via democratica per la Lega è l'ultima volta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE # Centrodestra Berlusconi: nessun partito piccolo entrerà in Parlamento Bossi: via democratica per la Lega è l'ultima volta E Fini: i detenuti lavorino per scontare la pena Il Cavaliere: pressione fiscale sotto il 40% in 5 anni. Ma Maroni avverte: il 90% delle tasse del Nord deve restare al Nord ROMA - La campagna elettorale entra nel vivo, e i leader del centrodestra alzano il tono dello scontro, inasprendo slogan e contenuti del loro messaggio politico. Lo fa Umberto Bossi, quando avverte che questa è "l'ultima chiamata" per la devolution e per il federalismo fiscale, che Maroni vorrebbe parecchio drastico: "Il 90% delle tasse pagate al Nord deve rimanere al Nord". Lo fa Gianfranco Fini, che mette l'accento sul tradizionale "legge e ordine" della destra e propone per i detenuti la "condanna a lavorare tanto quanto serve per pagare il loro debito con lo Stato". Lo fa infine Berlusconi, battendo sul tasto che più gli è caro - "Porteremo a meno del 40% la pressione fiscale in cinque anni" - e avocando a sé il compito di spazzar via i partiti minori che non sono coalizzati con il Pdl: "Non si deve disperdere il proprio voto sulle altre piccole formazioni del centrodestra, perché nessuno avrà l'8% al Senato e il 4% alla Camera e quindi non saranno presenti in Parlamento". Tutte affermazioni che provocano polemiche, si capisce. Soprattutto quella di Bossi, che, per riaccendere i riflettori sul suo partito, riunisce il "parlamento del Nord" e minaccia di riprendere la "lotta per la libertà " se non si farà sul serio sul federalismo: "Questa è l'ultima volta che la Lega tenta la via democratica ". Ma se fare sul serio significa accogliere il documento che, per dirla con Maroni, "integra " il programma del Pdl, allora ci sarà qualche problema a mettersi d'accordo: "Chiederemo con fermezza - dice infatti l'ex ministro - che il federalismo fiscale venga realizzato con la nostra ricetta: il 90% delle tasse pagate in Padania devono rimanere qua per i prossimi 10 anni. Poi ci accontenteremo del 50%". Parole che sono manna per la controffensiva di Walter Veltroni, convinto che Bossi abbia imboccato "la via insurrezionale": "Al Pdl chiedo: come sono compatibili queste proposte con il vostro programma? Come potete stare insieme? Ricominciamo da capo, come gli ultimi 15 anni, con mediazioni continue ed estenuanti". Ed anche l'Udc ha buon gioco, con Ronconi, ad attaccare il programma della Lega, che senza il "moderatismo" del centro rischia di portare a "derive secessioniste". Intanto, a tenere alta la bandiera della sicurezza, pensa Fini, che avanza "una proposta prima che Veltroni la faccia sua come tutte le altre": introdurre anche in Italia "un ulteriore deterrente, non si tratta di lavori forzati, come qualcuno scriverà domani sui giornali, o di metterli a lavorare con la palla al piede come in Alabama. Si tratta di condannare i detenuti a lavorare tanti giorni e tante ore finché non hanno pagato il loro debito con lo Stato". Linea dura insomma, che va a braccetto con quanto anche Berlusconi proclama dal gazebo di Torino - "Non consentiremo scarcerazioni facili, che sono colpa dei pm di sinistra " - dopo aver così apostrofato un fan che gli suggeriva di citare una delle missioni del programma: "Sono vecchio, ma non sono rincoglionito...". Per il resto, il Cavaliere continua a predicare l'importanza di dare un "voto utile" a uno dei grandi partiti, e a non disperderlo tra i piccoli del centrodestra che non ce la faranno a raggiungere la soglia del 4% alla Camera e dell'8% al Senato. Piccoli che naturalmente si ribellano, come Storace, leader della Destra, che suggerisce "meno boria". Come Mastella, che prevede vita dura per Berlusconi in Campania dove "non lo voteranno". Ma soprattutto, è lo scontro con Casini a continuare a distanza: "Evidentemente - ironizza il leader dell'Udc - ha paura che il nostro progetto decolli...". Ma Berlusconi ha anche un messaggio di ripresa da mandare agli elettori, e la promessa che le tasse "saranno abbassate ", perché gli italiani "lo stipendio lo prendono in lire, ma devono fare la spesa in euro". E però, sul tema dell'economia, nel Pdl non c'è voglia di inseguire Veltroni sul piano delle candidature di imprenditori eccellenti. E' vero infatti che viene corteggiato l'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato, nonostante la forte opposizione di An che teme di mettersi in rotta di collisione con la nuova Confindustria di Emma Marcegaglia e che non gli perdona né l'ambizione di diventare ministro né il no alla candidatura a presidente della Campania. Ma è anche vero che, in attesa che in settimana si definiscano le candidature scremate dal team guidato da Bondi, Paolo Bonaiuti attacca: "Quelle di Veltroni sono candidature spot, che fanno parlare qualche giorno e poi non portano a niente. Noi candideremo più donne, più giovani, più persone utili a lavorare duramente in Parlamento, perché questo serve al Paese". Paola Di Caro.

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La citazione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 13 categoria: BREVI La citazione Berlusconi ha usato per Veltroni la mitica battuta di Reagan dell'84 (foto) contro Mondale: "Non sfrutterò politicamente la sua giovane età e inesperienza".

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<Sono vecchio>, e Silvio archiviò i miracoli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-03 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Neorealismo La battuta a un collaboratore sull'età: "Ma non sono ancora rinc..." "Sono vecchio", e Silvio archiviò i miracoli Il leader cambia linea anche sulla pressione fiscale: ridurla sotto il 40 % SEGUE DALLA PRIMA L'interrogativo non è così eccentrico dopo che ieri Silvio Berlusconi, rompendo un tabù, si è girato verso un collaboratore che gli parlava all'orecchio sbuffando divertito: "è inutile che suggerisci. Sarò vecchio ma non sono ancora rincoglionito". Stupore tra gli astanti: vecchio? Lui? La battuta in realtà, giura chi lo conosce, è tutta nel solco di una nuova strategia del Cavaliere. Lo spiegò benissimo, anni fa, don Gianni Baget Bozzo, che in questi anni è stato il cappellano militare di Forza Italia: "Le gaffes di Berlusconi non sono gaffes. Lui fa finta ma è tutto già pensato, già voluto. Sperimenta, cerca, manda messaggi, anticipa. Sono uno strumento di comunicazione e di direzione politica". Vale per le gaffes, vale per il resto. Anche se un giorno gigioneggiò sul suo essere "come Biancaneve in un mondo che non è una fiaba " e ancora insiste talora nel definirsi un imprenditore "costretto dalla storia ad assumersi questo ruolo", il leader azzurro ha imparato da un pezzo a "far politica". Anzi, non lascia niente al caso. Straordinario "annusatore" del mercato, ama dire che sa farsi "concavo e convesso". Un prodotto non va più? Lo cambia. Con una rapidità di decisione che gli altri politici italiani se la sognano. Ed è lì la chiave per capire le ultime svolte. Tre su tutte. La prima: abolizione dei sogni. Ci aveva giocato per anni, sul tema. Non solo nel messaggio con cui segnò il suo ingresso in politica. Si vantava di avere voluto lui preziose riedizioni de "L'Elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam e de "L'Utopia " di Tommaso Moro. Scriveva libri dal titolo "La forza di un sogno". Definiva Forza Italia "una nave di sognatori ". Assicurava che il suo governo "stava realizzando il sogno di cambiare l'Italia". E ancora due anni fa teorizzava: "Ai cittadini bisogna presentare un sogno, un progetto ambizioso per il futuro, e noi stiamo pensando a quello". Per non dire dei miracoli. Promessi e rivendicati: "Vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano". "Coi vincoli europei non possiamo fare una vera politica economica, tanto meno la vecchia politica dei cambi. Possiamo fare solo i miracoli quotidiani". "Abbiamo fatto semplicemente i miracoli. Nessuno ha fatto mai di più della coppia Berlusconi-Letta...". Bene: tutto cambiato. Al punto di lanciare questo messaggio: "La situazione è molto, molto difficile e gli italiani devono essere consapevoli di questo. Nel programma c'è una frase precisa, ossia: non promettiamo e non facciamo miracoli". Seconda svolta: l'impegno, tra le sette "missioni ", a ridurre la pressione fiscale "sotto il 40 per cento ". Una sterzata poco notata da amici e avversari, ma clamorosa. Fin dal suo trionfale debutto, infatti, il Cavaliere aveva battuto e ribattuto su un punto: "Se i cittadini sentono che lo Stato non li rapina ma gli chiede il giusto saranno contenti di pagare le tasse e le entrate dello Stato aumenteranno ". Dunque, due sole aliquote: 23% fino a 200 milioni di lire, 33 per cento oltre. Tesi liquidata da Giulio Tremonti, pochi giorni prima di diventare un ministro berlusconiano, come una "panzana". Peggio: "Miracolismo finanziario". Ma cocciutamente perseguita dal Cavaliere per anni. Cavalcata nella campagna elettorale del 2001: "Per il Mezzogiorno, quando sarò al governo, chiederò al commissario Ue Monti gli stessi sgravi fiscali dell'Irlanda. Ridurrò l'Irpeg al 25%". "Con buon senso e attenzione, nell'arco di tre-quattro anni ridurremo la pressione fiscale dal 47 al 35%. E taglieremo del 20% il prelievo Irpef". Controfirmata nel famoso "contratto con gli italiani": "Punto primo: Abbattimento della pressione fiscale con l'esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui; riduzione al 23 per cento dell'aliquota per i redditi fino a 200 milioni; riduzione al 33 per cento dell'aliquota per i redditi sopra i 200 milioni". E rilanciata quando già era a Palazzo Chigi da tre anni: "Se il cittadino percepisce le tasse come giuste, se gli si chiede il 33%, è invogliato a pagare, si convincerà che è doveroso far fronte alle richieste dello Stato, se invece gli si chiede il 50% del suo reddito si sente moralmente autorizzato ad evadere ". Terza svolta, sul giovanilismo. Ci ha sempre tenuto molto, il Cavaliere. Si faceva fotografare in tenuta da tennis mentre batteva il passo con Galliani, Dell'Utri, Letta alle Bermude. Gioiva a leggere che i compagni di una "corsa rigenerante" erano rimasti con la lingua a penzoloni e l'assai più giovane Antonio Tajani aveva dovuto mettersi a letto. Gongolava quando Michaela Biancofiore, bionda valchiria altoatesina, lo definiva "un figaccione". Faceva lo sciupafemmine, fino a innervosire Veronica, confidando: "Sono andato a Cleveland per venire incontro alle sollecitazione dei miei che volevano che mettessi un salvavita. Ora mi sento forte, giovane e prestante e sono pronto a innamorarmi". Citava a suo vanto il medico e sindaco Umberto Scapagnini: "Assicura che sono 25 anni più giovane della mia età reale". Fino alle battute più recenti: "Mi sento giovanissimo". "Mi fa piacere stare qui tra coetanei, cari ragazzi di An". "Gli anni? Tutto dipende da come uno si sente. Io per esempio, in tutti i campi, ne ho 35". Tema: come mai, ieri, ha rovesciato tutto? Autoironia, senz'altro: anche i nemici riconoscono che ce l'ha. Ma forse, come sulle tasse e i miracoli e i sogni, c'è appunto dell'altro. Una nuova strategia. La stessa che lo portò, tempo fa, a rinvangare con Veltroni una mitica battuta di Reagan contro Mondale che gli rinfacciava d'esser vecchio: "Non sfrutterò politicamente la giovane età e l'inesperienza del mio avversario". Resta quella curiosità iniziale: e i capelli? Il "nuovo" Berlusconi più prudente e meno sognatore e meno miracolista si mostrerà anche più anzianotto? E i tacchi? Rinuncerà un giorno a quelle formidabili zeppe che lo fanno svettare oltre il metro e settanta? Gian Antonio Stella.

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Nei tg Veltroni doppia Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-03-03 num: - pag: 53 categoria: REDAZIONALE A fil di rete di Aldo Grasso Nei tg Veltroni doppia Berlusconi S travince Walter Veltroni: è lui il personaggio più citato e interpellato nei telegiornali della seconda quindicina di febbraio. In un rapidissimo lasso di tempo la situazione del "ranking" - ovvero della classifica dei volti più presenti nell'informazione nazionale - è mutata radicalmente. Romano Prodi è scivolato al quattordicesimo posto (e, nell'ultima settimana, esce addirittura dalla classifica...), Walter Veltroni è balzato al comando con oltre 84 minuti (dal 15 al 29 febbraio): in maniera efficace, gli sforzi comunicativi del Partito democratico si sono concentrati sul leader, quasi occultando l'attuale presidente del Consiglio. Veltroni nel prendere "la parola" nei tg ha quasi doppiato Silvio Berlusconi (fermo a 43 minuti). E nemmeno insieme a Gianfranco Fini (30 minuti), il leader del Popolo della libertà raggiunge il suo avversario. Seguono i "non allineati": Casini (30 minu-ti), Bertinotti (21 minuti), Maroni (12 minuti). Il leader del Pd si avvantaggia soprattutto della grande attenzione dei telegiornali Rai, in particolare del Tg1 delle 20.00 (oltre 8 minuti, con una media di ascolto di 7.800.000 spettatori) e del Tg3 (quasi 8 minuti, con un ascolto di 2.300.000 spettatori). Ma anche considerando i soli tg Mediaset, Veltroni supera Berlusconi di oltre dieci minuti. Quest'ultimo è in seconda posizione nei tg Mediaset, ma scivola in quinta (dopo Fini, Casini, Bertinotti) nei notiziari Rai. Quanto meno in termini comunicativi, la novità e la "notiziabilità" del leader democratico hanno molto pagato. In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel.

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SANREMO - Pippo e il Festival? Il rapporto lo descrive bene Chiambretti. L'ho visto nei m (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal nostro inviato MARCO MOLENDINI SANREMO - Pippo e il Festival? Il rapporto lo descrive bene Chiambretti. "L'ho visto nei momenti peggiori, seduto sugli scalini dietro le quinte, sembrava un pugile suonato, ma se dal palco arrivava una nota sbagliata era lì, pronto, a captarla con disappunto". Difficile sbrogliare la matassa, Baudo-Sanremo. L'intreccio è antico, viene da lontano: "Quando ero ancora al mio paese, Militello, e dal Casinò presentava Nunzio Filogamo, per me il Festival era come San Pietro. E quello che sento oggi per questa manifestazione è un sentimento di devozione e amore". La voce, già roca per la stanchezza, si arrochisce ancora di più, nel timore non espresso che questa possa davvero essere l'ultima volta. Non c'è solo il sonoro flop a pesare. Il panorama incerto ha confini ampi. "Il mio contratto triennale con la Rai scade con quest'anno - rivela Pippo -. Posso anticipare però che non andrò a Canale 5. Spero di essere utile alla Rai, ma per capire che succede devo aspettare le elezioni come Del Noce". Anche il direttore di Raiuno è a fine mandato e rivela apertamente il desiderio di lasciare la rete: "Sono stato il direttore più longevo della rete, ora basta", dice. È un addio, quello di Del Noce. Baudo, invece, la parola addio non la pronuncia nemmeno, non appartiene al suo vocabolario baudian-siculo-sanremese. "Chiudere è difficile" confessa, abbandonandosi poi a un viaggio sentimentale nella memoria: "Quest'ultima edizione è fra le più care, ma ci sono altri momenti che ho nel cuore: l'anno in cui salirono i metalmeccanici sul palco, il salvataggio del disoccupato che si voleva buttare giù dalla galleria dell'Ariston, quando si disse che lo avevo fatto apposta, ma non era vero per niente, la vittoria di Si può dare di più con la morte di Claudio Villa. Il primo, era come essere in Paradiso". Meglio, allora, restare su un arrivederci, nella speranza che la tempesta passi. "Sono morto tante volte e poi sono risorto" racconta nel momento dei saluti, prima di andare in scena con l'ultimo atto festivaliero, la Domenica in sanremese. Tanto più che la questione Rai-Sanremo è tutta per aria, con la fine della convenzione (a dicembre) e la situazione dell'azienda, dove scadenza del consiglio d'amministrazione e elezioni coincidono nel creare incertezza sulla futura struttura dirigenziale. Dipenderà dalla politica, ovviamente. E Pippo non si tira indietro sul dilemma Veltroni o Berlusconi: "Mi auguro che la definizione dei poli diventi più chiara. Ma storicamente, familiarmente, psicologicamente, idealmente io sono sempre stato di centrosinistra, mio padre era allievo di Don Sturzo lo sa anche Berlusconi e mi rispetta lo stesso". La settimana, però, è stata dura, c'è bisogno di difendersi. Baudo lo fa: "Vuol dire qualcosa se i giornali mi hanno dato 6 in pagella, a 72 anni avere la sufficienza è consolante. Significa non essere bocciati e aver superato la prova. Non voglio generosità gratuite, ma penso che valga la pensa riflettere sui lati positivi, non tutto è da buttare. Chiambretti voleva rifare il Dopofestival, era meravigliato quando gli ho proposto di dividere la conduzione con me. È venuto e non gli ho certo fatto fare il valletto, cosa che forse tutti temevano". Nella lista dei meriti c'è anche la scelta di Elio e le Storie Tese per il Dopofestival: "Li ho convinti assicurando loro che non sarebbero stati condizionati da nulla". E gli errori? "Si potrebbe asciugare la gara riducendo a 15 i big e creando un lancio preventivo, una sorta di nuovo Sanremo giovani, per i debuttanti. Ma senza penalizzare lo show". D'accordo. Andrà come andrà la convenzione (si spera con un gesto di saggezza della Rai nel ridurre il numero delle serate), sarà necessario fare altri interventi sul corpaccione festivaliero, dal sistema di voto delle giurie all'accorciamento delle singole, interminabili, sera Già, ma il vero tallone d'Achille di questa edizione, sono stati gli ascolti che, dopo una settimana di passione, non hanno risparmiato neppure il gran finale, sia pure con un leggero recupero in extremis: dieci punti in meno rispetto alla scorsa edizione (il 44,9 con otto milioni e 124 mila spettatori rispetto al 54,27), qualcosa in meglio rispetto ai soliti 12. E, quando sono stati proclamati i vincitori, era l'una e un quarto, lo share è schizzato al 74,44. "Stupirò, ma io sono contento - si difende -, errori ne sono stati fatti, certo, ma la media della musica è stata buona e sono sicuro che almeno dodici dei pezzi in gara cammineranno bene nelle vendite. Diceva Ravera, storico patron di Sanremo, che bastavano tre pezzi buoni a fare il Festival. Noi ne avevamo di più anche se abbiamo dovuto combattere con l'ostilità della discografia e Mazza, il presidente della Fimi ha continuato a spararci addosso ancora adesso. Siamo riusciti a mettere insieme venti pezzi buoni solo per la collaborazione diretta di alcuni dirigenti delle etichette discografiche e perché le altre canzoni sono andato a cercarmele". Poi a Mazza glielo ripete in faccia: "Tu sei la rovina della musica". E Sanremo finisce così come era cominciato.

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ROMA Veltroni annuncia un'altra candidatura eccellente per il Pd. Si tratta del leader degli i (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ndustriali metalmeccanici Calearo. "La mia candidatura è un'occasione per il Nordest", conferma Calearo. "È cominciata la rimonta", assicura il leader del Pd. Nel Pdl, Berlusconi torna ad attaccare i partiti minori e insiste su Bassolino: avrebbe dovuto dimettersi da tempo. Mentre Fini lancia una proposta nuova sulla sicurezza. "I delinquenti", dice, "devono essere condannati a lavorare". Nel giorno del Family day, Casini firma le richieste per la famiglia e avverte Pd e Pdl: non lasceremo che vi spartiate l'Italia.

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Urne e giornali in attesa di prendere commiato dai lettori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Urne e giornali in attesa di prendere commiato dai lettori La lotta politica in Italia non finisce il 14 aprile Ascolto, parlo, leggo i giornali, guardo la tv, navigo (anche se poco e male) in rete, e per l'arte della dissimulazione non sono notoriamente portato: anche volendo, avrei seri problemi a far finta di nulla. Quindi sì, è molto, molto probabile, anzi pressoché certo, che di qui a pochissimo non sarò più io a dirigere questo giornale, e che a cambiare, qui, non sarà soltanto il direttore. Ma il momento del commiato e dei bilanci non è ancora arrivato. Quando arriverà, dirò ovviamente la mia su questa storia. Sul clima politico nel quale si colloca e del quale è, per molti aspetti, emblematica, invece, vorrei ragionare un poco già adesso. È una campagna elettorale molto strana, questa. Non arriverò a sostenere, come fanno tanti amici e lettori, che, almeno per quanto riguarda l'offerta dei due principali concorrenti, e il modo in cui l'informazione ne dà conto, quasi che fuori del Pdl e del Pd non ci fosse nulla, si tratta di una campagna elettorale truccata. Ma certo tira una pessima aria per chiunque (si tratti del centro moderato, della sinistra-sinistra, dei socialisti e, perché no, persino della destra à la Storace) per convinzione o per necessità si rifiuta all'idea che il modo migliore per liberarsi del bipolarismo di coalizione coatto che ci ha afflitto negli ultimi quindici anni sia transitare in tutta fretta, e badando bene a non pagare dazio, in un bipartitismo altrettanto coatto. E tira un'aria bruttina anzi che no, basta sfogliare i giornali o guardare la tv per rendersi conto di quanto e come dilaghi il conformismo, anche per chi (ma adesso non vorrei dare l'impressione di mettermi a parlare in modo surrettizio dei problemi di casa mia) si colloca, in un modo o nell'altro, fuori dal coro, solleva questioni, avanza dubbi, dà spazio a posizioni critiche e controcorrente. Eppure, appena sotto la crosta di una campagna elettorale fin qui tutta fair play, reciproci riconoscimenti e caccia ai volti nuovi da mettere in campo a testimonianza di quanto radicale sia la rottura con il passato, si muovono molte cose, e non tutto quel che capita è commendevole. I due partiti che, monopolizzando la scena, oggi si confrontano, domani potrebbero scontrarsi e dopodomani, chissà, trovare un modo per intendersi, risulteranno grandi grosso modo come i principali partiti conservatori e socialisti europei. Ma, a differenza di questi, sono pure in larghissima misura virtuali, non hanno storia, radicamento nella società, organizzazione diffusa, cultura politica consolidata. Domani, forse, saranno liquidi, o gassosi. Per adesso, rischiano di tenere dentro tutto e il contrario di tutto, le più svariate delle new entries e i vecchi potentati che hanno perso il pelo ma non hanno perso, per quanto hanno potuto, il vizio. I loro leader, che stanno costruendo delle macchine da guerra fatte per vincere (io ovviamente mi auguro che non prevalga quella berlusconiana, ma non è questo il punto), appaiono oggi potentissimi, indiscussi e indiscutibili. Tutto sembra essere (e moltissimo in effetti è) nelle loro mani, anche grazie a una legge elettorale infame per la quale la parola "candidato" ha perso senso, visto che deputati e senatori non sono scelti dal popolo sovrano, ma selezionati e nominati dall'alto. E però si può supporre sin d'ora che a quello tra loro che perderà, Berlusconi o Veltroni che sia, saranno in molti a presentare il conto, anche archiviando senza farsene troppi problemi i buoni propositi della vigilia. Non solo per questo, ma anche per questo, vorrei dire che non è vero quello che si racconta: la lotta politica in Italia (mi sia consentita questa espressione antica) non è finita, e non finirà nemmeno lunedì 14 aprile, quando sarà noto finalmente l'esito del voto. Sempre che, naturalmente, la possibilità degli elettori di prendere una decisione informata (informata, intendo, sulle conseguenze che potrebbero derivarne, nonché su tutte le opzioni in campo: e non è questione di par condicio) non sia stata, di fatto, sequestrata in partenza. O annegata nella melassa. 03/03/2008.

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ROMA - Nel Paese sta emergendo la voglia di un centro forte e serio, che sia in grado (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - "Nel Paese sta emergendo la voglia di un centro forte e serio, che sia in grado di esercitare la propria influenza sulla politica e che impedisca a quei due (Berlusconi e Veltroni) di fare i loro comodi a scapito degli italiani". Giornata palermitana, ieri, per Pier Ferdinando Casini. La Sicilia è sempre stata il principale serbatoio di voti dell'Udc. Ora la Sicilia è un'anomalia e un'incognita. Ieri sul palco di Palermo Casini ha salutato e abbracciato Raffaele Lombardo: è il candidato-governatore di tutto il centrodestra, Udc compresa. Nello stesso giorno in cui si voterà per le regionali, però, il Mpa di Lombardo affiancherà alle politiche il Pdl berlusconiano. "Noi in Sicilia votiamo Lombardo e non Berlusconi - ha sottolineato Casini. - Le amministrazioni locali si scelgono sulla base dei programmi. Se Cuffaro e Romano (i leader dell'Udc siciliana, ndr) hanno scelto così, a me va bene". Non va bene però alla Rosa bianca, gli alleati dell'Udc a livello nazionale. Pezzotta, Tabacci e Baccini hanno annunciato ieri che in Sicilia presenteranno una propria lista e una giovane candidata-governatore ("proveniente dal mondo cattolico"). È la misura della loro autonomia sul piano locale. Anche alle comunali di Roma la Rosa bianca presenterà una propria lista. E Mario Baccini minaccia di candidarsi sindaco (in competizione con Luciano Ciocchetti), se l'Udc non investirà abbastanza sulla "costituente del centro". Ieri Pezzotta, Tabacci e Baccini hanno diffuso una nota: "La Rosa bianca vuole concorrere con l'Udc alla creazione di un nuovo soggetto politico e non è ospite dell'Udc". A loro giudizio anche nella kermesse di sabato a Roma, tutti i riflettori erano puntati sull'Udc lasciando sullo sfondo l'idea di una più ampia ricomposizione dell'area di centro. Dopo la manifestazione di Palermo, Casini e Pezzotta si sono sentiti al telefono e si sono scambiati assicurazioni. L'accordo finale sulle liste richiederà ancora fatica, tuttavia è stato confermato il progetto della costituente (nel nuovo simbolo elettorale: "Unione di centro"), da realizzare dopo le elezioni. Dove in qualche amministrazione Udc e Rosa bianca potrebbero marciare divise. A Palermo intanto Casini ha firmato la petizione del Family day ("la famiglia è la grande trascurata d'Italia. Senza serie deduzioni fiscali, la famiglia rischia di diventare desaparecida") e ha ribadito la diversità della proposta centrista da quella di "Veltrusconi". "Vogliono spartirsi l'Italia: non lo consentiremo". "I grandi partiti hanno al loro interno contraddizioni che li paralizzeranno. A cominciare dai temi eticamente sensibili. Solo noi abbiamo programmi seri e realistici. E loro hanno paura che il nostro progetto decolli". In ogni caso la battaglia centrista è anche una battaglia per la riforma del sistema: "La politica - ha detto ancora Casini - si sta semplificando. Ma i poli non sono due, bensì quattro: la destra, il centro, il centrosinistra moderato, la sinistra".

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ROMA - Walter Veltroni cala l'asso durante un comizio a Prato. Un grande industri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA - Walter Veltroni cala l'asso durante un comizio a Prato. "Un grande industriale, Massimo Calearo, ha accettato di essere il nostro capolista in Veneto". Gli applausi che tributa la piazza, hanno la stessa intensità del rumore che la notizia diffonde nel mondo politico e sindacale. Dal Pdl sale l'ironia di Bondi e Sacconi ("strane cose sono accadute in Confindustria") mentre per la sinistra radicale è la conferma della svolta a destra del Partito democratico. Tuonano anche i sindacalisti, come Airaudo. Ma se Veltroni difende l'identità di "centrosinistra riformista" contro "la sinistra radicale che parla di lotta" in opposizione ai "padroni", affermando che la candidatura rappresenta "la forza del patto tra produttori, lavoratori e persone oneste", il presidente di Federmeccanica chiarisce di voler correre "per dare voce al mondo delle piccole e medie imprese del Nord-Est che finora ha sofferto di scarsa rappresentanza". Ha accettato l'offerta, perchè "è un momento fondamentale per il futuro del Paese". Nel tour lungo la dorsale Nord della Toscana, tra Pisa (in piazza Carrara, hanno calato un lenzuolo sul quale era scritto: "Tu vò fa' l'americano") e Prato, Veltroni attacca Bossi e la Lega che ha scelto "la via insurrezionale". Dunque, nessun dialogo con il Carroccio. "Come è possibile interloquire con chi ha costituito il Parlamento del Nord e cioè un Parlamento alternativo a quello del nostro Paese". La proposta di Maroni sulle tasse, osserva Veltroni, è la prova che non c'è compattezza nel Pdl. "Come sono compatibili queste proposte con il programma Pdl? Come potete stare insieme?". La previsione è facile: cominceranno "da capo, come negli ultimi 15 anni, con mediazioni continue ed estenuanti". Invece, Veltroni è convinto che il Pd farà "la più grande rimonta della storia". Osservando le folle di giovani, esulta: "Stiamo sovvertendo i pronostici". Da piazza Duomo di Prato, il candidato premier avverte: "Guardate, si può vincere!". E presenta due "talenti italiani", il regista Ettore Scola (che gira un film sulla campagna elettorale) e lo scrittore, Sandro Veronesi. Veltroni trova un altro supporter nel missionario Arturo Paoli, 96 anni, uno dei padri della "Teologia della liberazione" ("Walter è degno di essere appoggiato"). Il leader democratico conferma che non farà "inciuci" con Berlusconi, vuole "unire" gli italiani. Ma critica il programma "non praticabile" del Pdl (che secondo "Il Sole 24 Ore" costerebbe tra i 72,6 e gli 87,7 miliardi, a fronte di una copertura indicata sempre dal quotidiano in 33,35 miliardi) mentre quello del Pd "è realistico", perchè indica un'adeguata copertura finanziaria (a fronte di un costo indicato fra 19,7 e 28,3 miliardi, "Il Sole" parla di una copertura di 18,35 miliardi di euro). Chiosa: "E' la differenza che corre tra promesse e realtà". Renato Brunetta, Forza Italia, contesta la veridicità delle cifre, definendole una "cantonata. Intanto, Goffredo Bettini, annuncia: non vedo Di Pietro "adatto" come ministro della Giustizia.

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CITTA' DEL VATICANO - In tantissimi hanno firmato. Gli organizzatori sono certi di aver (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FRANCA GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - In tantissimi hanno firmato. Gli organizzatori sono certi di avere raccolto oltre mezzo milione di firme ma potrebbero essere molte, molte di più, tenendo conto le 1.420 piazze. Solo nei prossimi giorni si avrà il numero sicuro. A mobilitarsi per la replica del Family Day tanta gente comune, genitori che tenevano per mano i bambini, coppie di nonni, giovani fidanzati. Tutti a rispondere alla chiamata: "Meno tasse per chi ha figli. Mettiamoci una firma". Compresi alcuni leader di partito e, persino, un vescovo (quello di Assisi). Casini ha firmato a Palermo dove si trovava per un convegno di giovani ("la famiglia oggi è la grande trascurata d'Italia e chi ha più di un figlio si trova ad essere quasi un eroe perché non è nelle condizioni di arrivare a fine mese"); Gianfranco Fini, invece, lo ha fatto a Firenze assieme a Gasparri, Storace ad Alessandria, la Santanchè a Milano, Pezzotta a Roma e, infine, Alemanno, candidato sindaco ha annunciato addirittura una iniziativa ad hoc. Il 7 marzo all'auditorium di via della Conciliazione terrà a battesimo un convegno per presentare le proposte del Pdl per la XVI legislatura. Il titolo racchiude il senso: "Nel cuore della politica, vita famiglia, educazione". Interverranno la Roccella, Maria Luisa di Pietro, presidente del comitato Scienza e Vita e braccio destro di monsignor Sgreccia, Giuliano Ferrara, Alfredo Mantovano, il ciellino Mario Mauro. Le conclusioni sono state affidate a Bondi e a Fini. Veltroni e Berlusconi, invece, pur avendo incluso nei propri programmi un capitolo sulla famiglia hanno scelto di non firmare lasciando il compito ad altri esponenti di partito. Mentre al Colosseo davanti al gazebo si formavano le prime file di persone decise a chiedere sostegni e meno tasse alla famiglia, in piazza san Pietro diversi gruppi di fedeli davano per scontato che Benedetto XVI all'Angelus benedicesse l'iniziativa. Stavolta, però, la benedizione non è arrivata non tanto per mancanza di attenzione, piuttosto per opportunità: la campagna elettorale incombe e la Chiesa preferisce fare un prudente passo indietro anche se questo, spiegano al di là del Tevere, non vuol dire che non si segua con interesse una battaglia considerata fondamentale. Sicchè all'Angelus si sono ascoltati appelli per fermare l'inferno di Gaza, per la liberazione del vescovo iracheno rapito e per la protezione dell'infanzia - dopo la atroce morte di Ciccio e Tore, gli angioletti di Gravina - ma della maxi raccolta di firme promossa in tutta Italia dal popolo del Family Day, non se ne è parlato. Soddisfatto della giornata il presidente del Forum delle assiciazioni delle famiglie, Giovanni Giacobbe. "Abbiamo individuato i temi che debbono guidare l'agenda politica della prossima legislatura" fa sapere. La mobilitazione è servita a presentare gli altri punti del manifesto del Forum, quei "valori non negoziabili" riguardanti la tutela della famiglia quale "società naturale fondata sul matrimonio come sancito dalla Costituzione, e la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale".

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ROMA - Si intensifica il pressing sul governatore della Campania Antonio Bassolino, rinviato a giudi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Zio per presunte irregolarità nello smaltimento dei rifiuti, perché rassegni le dimissioni. Oltre a Silvio Berlusconi, che sferza il Pd ("dovevano invitarlo prima a lasciare"), oltre a Enrico Boselli ("siamo stati i primi a dirlo nel centrosinistra") e Franco Giordano ("subito al voto anticipato"), è proprio il partito di Walter Veltroni a non far più niente per celare la speranza che Bassolino faccia un passo indietro. "Non c'è dubbio che in molte regioni bisogna aprire un processo di rinnovamento molto profondo", premette Goffredo Bettini, braccio destro del leader pd. "Io metto la mano sul fuoco su Bassolino come persona e penso che sia il solo ad avere gli strumenti per decidere se il rinnovamento sia meglio con la sua presenza o no. Bassolino ha scelto di rimanere e io rispetto questa scelta". Del resto, ricorda Bettini, i Ds insistettero molto perchè Bassolino si ricandidasse in Campania nonostante sue resistenze: "Forse sarebbe stato meglio non chiedergli quel sacrificio". Al tempo stesso, aggiunge il braccio destro di Veltroni, "ci sono responsabilità nazionali come l'atteggiamento di Pecoraro Scanio che ha impedito o reso più complicata la soluzione del problema". Piero Fassino è anche più esplicito: "Bassolino fino ad oggi ha sempre dimostrato grande capacità di assumersi le sue responsabilità nella Regione che ha amministrato, per cui siamo certi che sarà in grado di farlo anche ora. Credo che anche lui sia consapevole di quanto l'opinione pubblica oggi apprezzerebbe un atto che mostri la capacità di assumersi le sue responsabilità. D'altronde noi sappiamo bene che sulla vicenda dei rifiuti in Campania le responsabilità vanno registrate in molti settori".

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ROMA Per due volte Massimo Calearo ha salito i quindici scalini che portano al l (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di NINO BERTOLONI MELI ROMA Per due volte Massimo Calearo ha salito i quindici scalini che portano al loft sede del Pd. Walter Veltroni lo ha ricevuto nel suo studio, e i due attorno al tavolo quadrato di legno scuro che occupa un intero angolo della stanza hanno discusso della candidatura, del come e del perché, degli impegni da prendere, dei motivi, del significato della scesa in campo. "Certo che se il capo del Pd sceglie uno come me non certo di sinistra, qualcosa di profondo è successo", ha confidato Calearo a chi lo ha interrogato. Quale l'argomento veltroniano che più è servito a convincere il rappresentante degli industriali del Nord Est? "L'impegno per il Veneto e per tutto il territorio, l'impegno per le piccole e medie imprese", ha raccontato a chi gli ha parlato. Nei due colloqui, e questo è stato un altro argomento a favore del sì, e non secondario, Veltroni e Calearo hanno ricordato come neanche il governo Berlusconi avesse nominato un ministro in rappresentanza del Nord Est, e discutendo e soppesando e ragionando è venuto fuori qualcosa di meno di una promessa ma qualcosa di più di un impegno che "al prossimo giro un governo del Nord Est avrà da esserci". Raccontano ancora che Veltroni avesse puntato al bersaglio grosso, avesse fatto un pensierino per Luca di Montezemolo, tra i due c'era anche stato un pranzo in Campidoglio, ma il presidente di Confindustria, corteggiato anche da altri leader, non ne ha voluto sapere di scendere nell'agone politico. Tutti sanno comunque che Calearo è uno del suo giro più stretto, difficilmente il presidente di Federmeccanica avrebbe potuto compiere un passo del genere senza come minimo consultarlo, e insomma il placet di Montezemolo non solo c'è stato dietro le quinte, ma è arrivato diretto da Cortina: "Meglio un imprenditore candidato, è un politico in meno". Un ruolo non secondario per convincere Calearo l'ha svolto Paolo Giaretta, ex sindaco di Padova, ex Margherita e attuale segretario Pd del Veneto. Veltroni ha puntato molto su questa candidatura, segnale anche di "un rapporto diverso con questa Confindustria dialogante", così ne parlano nella prima cerchia del Pd. Il leader se l'è tenuta in serbo come colpo finale, visto che tra oggi e domani al massimo le liste saranno concluse e presentate. Sicché il Pd veltroniano che emerge dalle candidature è in effetti qualcosa di inedito per un partito con cromosomi storici di sinistra. Prima Matteo Colaninno, poi Pietro Ichino, adesso Massimo Calearo: il Pd manda in soffitta il partito fondato sull'antagonismo capitale-lavoro e sposa invece il patto tra produttori, abbraccia l'interclassimo e fa capire che una forza che punta ad avere il 35 e passa per cento deve riuscire a rappresentare l'intero spettro sociale. Danno una mano a Veltroni indirettamente i "sinistri arcobaleni", che hanno reagito indispettiti alla candidatura di Calearo a base di "Pd partito dei padroni" (Ferrero) o "il Pd mi fa venire i brividi" (Palermi). Le candidature, dunque. Per il rush finale si è scelta la sede dell'ex Ds a via Nazionale. In una stanza Bettini e Franceschini a battagliare con i segretari regionali di turno, in un'altra Migliavacca, Fioroni, Gentiloni a battagliare ugualmente. Rimane aperto apertissimo il nodo Campania, con Antonio Bassolino che ha alzato un muro di cassonetti contro la candidatura di Luigi Nicolais, vorrebbe come capolista D'Alema o Veltroni, tanto che il ministro uscente della Funzione pubblica ha fatto sapere a chi di dovere che "se non si resiste alle resistenze di Bassolino, potrei anche non candidarmi". Tra le novità della riunione-fiume al Botteghino, Livia Turco al Senato in Abruzzo; Nicola Latorre al Senato in Basilicata per far posto a De Castro in Puglia; nel Lazio, dietro Marianna Madia e Veltroni ci saranno Gentiloni, la Melandri (capolista anche in Liguria), Gasbarra, Tocci, Morassut. Al Senato c'è Franco Marini. Per Beppe Fioroni c'è il Lazio 2 e la Sicilia occidentale.

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Il punteruolo infranto il tempio del nazional-popolare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il punteruolo infranto il tempio del nazional-popolare Pippo XIII non riesce a difendere Sanremo È stato profanato il tempio del nazional-popolare, Sanremo. Il suo sacerdote Pippo Baudo ha dato di matto. Forse l'anno prossimo rinascerà dalle macerie, ma sarà diverso: l'evoluzione ciao-darwiniana con Paolo Bonolis o la realiticizzazione di Maria De Filippi. Il rito è stato infranto - altre volte è successo, negli anni '70, quando non bastavano le canzonette, si esigeva più impegno - da una serie di fattori che sono troppo diversi per indicarne uno come determinante: la tv realtà di Chi la visto? , il bisogno di informarsi e formarsi con Ballarò o la fiction dei Cesaroni ? Sanremo è imploso perché è Sanremo. Perché non diventa niente di diverso. Perché il nazional-popolare non è quasi mai esistito, in Italia, come denunciava Gramsci, perché non c'è una nazione, non c'è un popolo italiano. Ma un popolo delle partite iva, un popolo dei fax, un popolo democratico, un popolo delle libertà... Si dirà, questa era la forza si Sanremo, quella di illudere e unire le tribù in una presunta nazione catodica. Ormai, però, i pubblici si differenziano, non c'è la tv digitale terrestre dei mille canali ma il satellite eleva l'Auditel dentro di te al cielo stellato sopra di te. Papa Pippo Baudo Tredicesimo ha mentito a se stesso, alla televisione che ha sempre fatto. Ha detto che è il pubblico italiano a essere cambiato, che vogliono scandali e provocazioni, litigi, che è un'Italia di merda, ma lui non la vuole. Tutto falso, fortemente falso: l'ha voluta, ottenuta, ma il risultato è stato lo stesso: la Berté - che almeno ha il coraggio fisico di mettersi in gioco e il plagio è uno spauracchio per gli ipocriti - che ha cantato in manette, litigi tra cantanti, Jovanotti che viola due volte la par condicio parlando di Berlusconi che urina e dicendo un "forza Obama"che si confonde al Yes we can cantato ad Amici . Chiambretti ha fatto satira, sulla politica, ma restando sempre un passo indietro rispetto al satireggiarci della politica contemporanea. L'inciucio delle ali. Veltroni e Bassolino fanno il remake di Non parlarmi non ti sento : uno dice all'altro di agire secondo coscienza, l'altro, che deve avere una coscienza indifferenziata, replica che tira dritto. Di Pietro fa il poliziotto buono e il politico cattivo, invita Bassolino a dimettersi, lo considera innocente, ma non vuole perdere voti. Mastella dice votatemi per non votare Berlusconi, ma non è un "elemosina". Della serie, "non pensate all'elefante" è un modo per dire elefante: fate l'elemosina! Chi riesce a non pensare all'elefantino è Berlusconi, che ha inibito Ferrara. Casini mette la famiglia al centro del programma - conflitto d'interessi, lui ha due famiglie - e poi dice che Veltrusconi è un bluff e che lui, che si presenta con lo scudo crociato - così qualche "x" arriva di risulta - è la vera alternativa. Alternativa a che cosa? Al futuro, forse. Per questo ha candidato De Mita. Al posto del quale, Veltroni ha candidato una ragazza, Pina Picierno, che proprio De Mita ha cresciuto e, ora, misconosciuto: "Se questa c'è - dice, come se l'avesse proposta lui a Veltroni - è perché io l'ho aiutata a crescere". Marianna Madia, alla fine, confessa: non sono raccomandata, ma carina, sì, e Veltroni mi ha sedotto. La Santanché, una donna che di coraggio ne ha davvero da vendere - anzi, lo vendesse, perché ne ha troppo - su YouTube ha rilasciato dichiarazioni forti, dal "non l'ho mai data per far carriera", a "piaccio alle donne perché sono un uomo". Probabile inciucio delle ali con Luxuria per liberare l'accesso ai cessi. Che sono sempre in fondo a destra. 03/03/2008.

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Ecco il piano per costruire il super Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ecco il piano per costruire il super Pdl STEFANO BRUSADELLI E MARIO SECHI FUSIONI L'atto costitutivo è stato firmato nello studio di un notaio romano. Le prossime tappe di Berlusconi e Fini per arrivare con un'unica forza, di oltre il 40 per cento, alle elezioni europee del 2009. Il partitone è nato nello studio di un notaio del quartiere Prati, a Roma, in data giovedì 28 febbraio. L'atto costitutivo, redatto dal giurista e senatore Antonino Caruso (specialista del ramo, avendo già curato la trasformazione del Msi in An), prevede all'articolo 2 la creazione di gruppi parlamentari comuni tra Fi e An subito dopo il voto del 13 e 14 aprile. Lo stesso documento incorpora all'articolo 13 uno statuto provvisorio, che in autunno verrà sottoposto ai due partiti per farne la base della fusione vera e propria. La macchina, insomma, è già in moto. "Adesso" prevede il deputato finiano Adolfo Urso "bisogna mettersi a correre. Deve essere tutto pronto per le europee della primavera 2009. A novembre 2008 potrebbero tenersi gli ultimi congressi delle vecchie sigle per ratificare lo scioglimento; e a febbraio il primo congresso del nuovo partito". Anche se dalle parti di Silvio Berlusconi, dove c'è allergia per le forme tradizionali della politica, si propende piuttosto per una sorta di superevento di investitura del Popolo della libertà, sottoponendo all'approvazione popolare il leader e il gruppo dirigente. "Siamo di fronte" confida Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Fi, "a due criteri: uno dà sovranità agli iscritti, l'altro sono le primarie aperte. Personalmente propendo per la prima se si tratta di eleggere i vertici, per la seconda se si deve decidere su grandi temi, come una riforma della Stato". Non nasce una realtà da poco. A leggere i sondaggi, il Pdl oscilla tra il 40 e il 46 per cento. La Dc si attestò durante la sua stagione d'oro tra il 42 e il 38 per cento, il picco del Pci fu il 34,4 incassato nel 1976. E la mappa interna è complicata, quasi balcanica: ci sono i liberisti di Fi, la destra sociale di An, i cattolici, i repubblicani, gli ex socialisti, gli ex radicali. Tutti con i loro valori di riferimento e, soprattutto, con le loro tenaci nomenklature locali e candidature da proporre. I padri costituenti del Pdl lavorano a Palazzo Grazioli, sede romana dal Cavaliere. Da quel che filtra, si può già provare a disegnare un identikit. Sull'assetto presidenzialista non ci sono dubbi. E non solo per le fisionomie di Berlusconi e di Gianfranco Fini, che al momento appare l'erede designato. "Il nuovo partito" ha anticipato l'ex premier "sarà monarchico". Anche se, ha aggiunto, "sarà pure anarchico perché su tutte le questioni di etica e morale lasciamo libertà di coscienza". Del resto, oggi tutte le leadership politiche occidentali, da Nicolas Sarkozy a José Luis Zapatero, David Cameron e Barack Obama, sono fortemente connotate in termini carismatici. "Nella realtà di oggi" dice Cicchitto "solo un partito piramidale può assicurare rapidità di decisioni". Nemmeno Walter Veltroni sembra fare eccezione. E una guida forte sembra l'unico modo di tenere insieme tutte le sfumature pidielline senza rischiare implosioni alla Prodi. Per lo stesso motivo si farà largo uso delle primarie. An e Fi sono d'accordo. Un testo di legge presentato al Senato e firmato dall'azzurro Gaetano Quagliariello, consigliere di Berlusconi in materia istituzionale, le prevede per tutti i tipi di elezioni, politiche e amministrative. Si discuterà anche qui se riservarle solo agli iscritti o anche ai sostenitori. L'adozione di questa pratica costituirà un toccasana per la pax interna, considerato che dovendo stavolta assegnare le candidature a tavolino è iniziata tra finiani e berlusconiani la guerra dei sondaggi: ciascuno porta a Palazzo Grazioli i propri, e i conti non tornano mai. Sulla fusione tra gli apparati circola un moderato ottimismo dettato dalla considerazione che dal 1994 a oggi quasi tutte le consultazioni hanno già visto i due alleati principali remare sulla stessa barca. Alle politiche, con le regole del Mattarellum, tre quarti dei seggi si assegnavano con l'uninominale, dunque un candidato di An veniva votato anche da Fi e viceversa; alle amministrative l'indicazione del candidato sindaco, o presidente di provincia e regione, richiede un'analoga intesa. Conteranno di meno le sezioni. Il nuovo partito dovrebbe assomigliare a una rete la cui cerchia interna saranno le fondazioni culturali, secondo il modello anglosassone, la cerchia esterna le associazioni rappresentative di interessi economici e professionali. "Il radicamento territoriale basato su circoli, club e associazioni è quello migliore per tenere le porte sempre aperte alla società" dice il deputato Mario Valducci, uno dei collaboratori più stretti di Berlusconi, "e non è un caso se anche il Pd veltroniano, a dicembre, ha deciso di copiarlo inaugurando i suoi circoli". Urso ha calcolato che tra fondazioni, riviste e cenacoli vari nell'area del Pdl si muovono già 130 soggetti. Non si può dire apertamente, ma le correnti avranno il vestito buono delle fondazioni: i finiani avranno come riferimento Fare futuro, l'ex destra sociale la Nuova Italia di Gianni Alemanno, il gruppone di Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa l'Italia protagonista, i tremontiani L'Officina, gli ex socialisti l'Ircocervo di Cicchitto, i liberali la Free foundation di Renato Brunetta, i cattolici-liberali la Magna Carta di Quagliariello. Per la cerchia esterna, già è iniziato un cauto dialogo con Cisl e Uil, sempre più insofferenti dell'egemonia della Cgil. Con l'arrivo di Emma Marcegaglia si nutre molta speranza nei confronti del mondo confindustriale, deluso dalla stagione prodiana. Naturalmente contro la liquidazione progressiva dell'articolazione territoriale ci sarà la resistenza di An, che su questo punto parte da posizioni di vantaggio: tra 14 e 15 mila sedi sparse per l'Italia contro le 4-5 mila degli azzurri. Già risolta la spinosa questione della carta dei valori. Un documento licenziato dai saggi dei due partiti il 22 febbraio mette nero su bianco che sono quelli del Ppe (dando così anche una frecciata all'ex alleato Casini, che brandisce gli stessi): "La dignità della persona, la libertà e la responsabilità, l'eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà". Quanto alle radici, che tanto hanno fatto penare i costituenti Ue, si è scelta una formula laico-cattolica. Esse sono "le radici giudaico-cristiane dell'Europa, e la sua comune eredità culturale classica e umanistica, insieme con la parte migliore dell'illuminismo". Novità annunciate anche per il finanziamento. Il disegno di legge di Quagliariello, primo firmatario il repubblicano Antonio Del Pennino, prevede un taglio al finanziamento pubblico e un robusto incentivo a quello privato. Per calcolare il rimborso dello Stato si va dall'attuale euro a voto e per anno di legislatura a 1,25 euro a voto, ma per l'intera legislatura. In cambio la deducibilità del 19 per cento sulle donazioni private viene elevata fino a 155 mila euro se i destinatari sono i partiti, a 10 mila se sono i singoli candidati. E anche i partiti vengono ammessi al riparto dell'8 per mille, ma solo se il contribuente indica chiaramente la sigla da beneficare. Considerando l'attuale e ricco sistema di rimborsi, c'è da giurare che sarà quest'ultima la novità che riscuoterà i maggiori consensi nel Palazzo.

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Coerenza sulle intercettazioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

TAZEBAO Coerenza sulle intercettazioni LINO JANNUZZI Il giorno in cui Clemente Mastella, parlando alla Camera dei deputati ancora come ministro della Giustizia, denunciò l'aggressione giudiziaria nei suoi confronti e contro la moglie e i parenti e gli amici, Silvio Berlusconi avrebbe dovuto pronunciare a Montecitorio, parlando da "semplice deputato", come aveva preannunciato, un fondamentale discorso contro le intercettazioni telefoniche selvagge e di massa, strumento ormai abituale delle inchieste mostro di quasi tutte le procure. Dopo l'incontenibile applauso bipartisan che salutò il discorso di Mastella, Berlusconi rinunciò al suo intervento, ma non era nemmeno iniziata la campagna elettorale che ribadì il suo proposito di stroncare, appena tornato al governo, l'abuso delle intercettazioni e ribadì che non avrebbe abbandonato la politica prima di essere riuscito a varare una riforma di fondo dell'amministrazione della giustizia, dalla separazione delle carriere tra i pm e i giudici fino al ripristino dell'originario articolo 68 della Costituzione sulla immunità parlamentare. Che possa riuscirci, una volta vinte le elezioni, anche con il concorso dei parlamentari dell'opposizione, dopo che Walter Veltroni ha imbarcato nel Partito democratico "il re delle manette" Antonio Di Pietro, appare assai poco probabile. Dovrà fare da solo. Ma glielo consentiranno i deputati e i senatori della maggioranza eletti nella quota spettante alla prossimamente ex Alleanza nazionale? Gianfranco Fini ha già dichiarato che del ripristino dell'immunità parlamentare neppure se ne parla, della separazione delle carriere i parlamentari di An non ne vollero sapere già nella passata legislatura e Berlusconi dovette ripiegare sulla sola separazione delle funzioni, e Fini è tornato alla carica sulla pregiudiziale delle "liste pulite": nelle liste elettorali del Popolo della libertà non dovranno figurare candidati sgraditi ai pm che li avranno avvisati di reato e ai giudici che li avessero già condannati, anche solo in primo grado e magari solo sulla base delle intercettazioni telefoniche. E dunque?.

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Veltrinotti: una sinistra poco di lotta che sogna il governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltrinotti: una sinistra poco di lotta che sogna il governo CARLO PUCA Storici compromessi Una legislatura di tregua, poi Pd e Arcobaleno si riuniranno. Dettagli e difficoltà dell'intesa segreta tra Veltroni e Bertinotti. Pochissimi lo conoscono nei dettagli, nessuno ne parla: il patto tra Walter Veltroni e Fausto Bertinotti è stato opportunamente occultato. Eppure, ha mille volte più valore delle voci sulla grande coalizione tra Partito democratico e Popolo della libertà. Perché il "Veltrinotti" è l'accordo tra figli di una stessa storia, quella comunista. Ed è perciò un patto di sangue. Consiste in una rivisitazione delle "convergenze parallele" teorizzate da Aldo Moro in un'altra epoca: evitare di danneggiarsi l'un l'altro, per poi ritrovarsi un giorno nemmeno tanto lontano. Una legislatura (o giù di lì) di non belligeranza. A Veltroni serve per emancipare il Pd dalle antiche nomenclature di Margherita e (soprattutto) Pci-Pds-Ds. A Bertinotti per portare fuori dalle secche del passato il vario "comunistume" che lo circonda, aggregarlo e ripulirlo. Alla fine della fiera il Pd dovrebbe diventare centrista, la Sinistra arcobaleno socialista. Poi il ricompattamento, sulla base di un compromesso storico contemporaneo, depurato dagli eccessi ideologici e dagli estremismi partitici. Solo che Walter sarà ancora leader, mentre Fausto ha già scelto di cedere la sovranità al suo pupillo, Nichi Vendola. Sempre che Paolo Ferrero glielo lasci fare. A occhio, infatti, l'impresa più difficile è quella di Bertinotti, sul quale cominciano a emergere serie critiche. Ormai soltanto la Sinistra democratica di Fabio Mussi è pienamente allineata. Dentro Rifondazione c'è il malumore degli esclusi dalle liste elettorali, anche personalità storiche come Alfonso Gianni e Milziade Caprili. Il più livoroso è Ramon Mantovani: "Sono in disaccordo sulla scelta di Bertinotti come candidato premier. La sua popolarità è in caduta ed è segnata da due anni di esperienza di governo che nel popolo della sinistra è vista come negativa". Invece Paolo Cento, dei Verdi, spiega: "Bertinotti noi l'abbiamo scelto a scatola chiusa, sebbene venisse da due anni di presidenza della Camera. È l'ora che si liberi del vestito istituzionale". I comunisti italiani, segretario Oliviero Diliberto in testa, durante le riunioni lamentano che "Fausto è moscio. Con quello che sta combinando Veltroni avremmo un'autostrada davanti a noi. Ma lui non brandisce la sciabola e neppure il fioretto". Il fatto è che i due, Walter e Fausto, si sentono al telefono ancora adesso che la campagna elettorale è cominciata e dovrebbero essere l'un contro l'altro armati. Cordialità, chiacchierate, opinioni anche accese. Ma una sola volta Bertinotti se l'è presa davvero: quando Veltroni ha annunciato la candidatura di Ciro Argentino, il sopravvissuto al rogo alla ThyssenKrupp di Torino. Il colpo mediatico è stato ben assestato, ma Walterissimo ha ferito la ragione sociale della Sinistra arcobaleno, gli operai e i precari. È stata anche l'unica volta che il compagno Fausto ha attaccato pubblicamente: "Tra la candidatura di un industriale e quella di un operaio, una è di troppo". È stato il lampo antiveltroniano di una campagna finora alla camomilla. Anzi, al Valium. Non a caso i sondaggi danno la Sinistra arcobaleno in caduta libera. Secondo la Swg, l'istituto che meglio li valuta, al 25 febbraio Bertinotti e compagnia erano tra il 7 e l'8 per cento. Appena due settimane prima, il 10 febbraio, valevano l'8,5. Insomma, la tendenza è calante. E lo è ancor di più visto che la somma dei singoli partiti della sinistra valeva, tra settembre e novembre 2007, circa il 12,1 per cento. Con questo andazzo certo non sorgerà l'Arcobaleno dell'avvenire. A maggior ragione perché la campagna unitaria della Sinistra, vittima della lentezza dei partiti, non è ancora partita; per esempio, ognuno produce manifesti e iniziative per proprio conto. Poi c'è il caso Cgil. La segreteria nazionale si è accodata a Veltroni, compresa la componente guidata da Paolo Nerozzi, inizialmente vicino alle posizioni di Mussi. E anche la Fiom, il sindacato dei metalmeccanici storicamente contiguo a Rifondazione, si è occultata. Ma per definire lo stato dell'arte, basterà dire che alla Sinistra manca persino la sede: il grosso degli incontri si tiene al bar. Proprio così, solitamente al caffè Giolitti di via dei Prefetti. "È vero, siamo in ritardo" replica Cento. "Ma c'era da mettere assieme quattro partiti e non è stato facile. Comunque, il grosso è risolto, a cominciare dal programma. Ora bisogna prendere un po' di zolle e cominciare a tirarle: Fausto deve dare una sterzata, deve anzitutto confutare la stronzata del voto utile". Bertinotti, in verità, ci prova pure, ma secondo il suo stile. Sulla campagna elettorale ci sono notizie varie e fresche. La prima è che ha silenziosamente creato un asse con Pier Ferdinando Casini e, per quanto possibile, con Francesco Storace, per ottenere dal Garante per le comunicazioni spazi televisivi adeguati, non appiattiti su Veltroni e Berlusconi, pena una grande manifestazione di piazza. Poi Bertinotti ha ridimensionato il ruolo dell'ufficio propaganda del suo partito per affidarsi alla creatività di due agenzie, Art Attack e Xter. Quindi ha stabilito che davvero ci sarà l'alternanza tra eletti uomini e donne, per battere Veltroni almeno su un punto. Infine, il "leader Fausto" lancerà a breve i manifesti 6x3 con lo slogan "Una scelta di parte". Secondo un esperto di comunicazione politica come Edoardo Novelli, non basterà per risollevarne le sorti: "Nella Sinistra c'è un chiaro deficit di entusiasmo. Si sono uniti solo per necessità, mica per convinzione. Non si stanno qualificando su nulla, non hanno una personalità forte che rappresenti le varie anime e la nuova, presunta, identità". In verità, ci hanno provato con tanti: Paul Ginsborg, Luciano Gallino, Rita Borsellino, Stefano Rodotà, Roberto Saviano. Ma ognuno sembra voler prendere una strada diversa. "Alla fine Bertinotti rimane la sintesi" sostiene Novelli. "Ma lui è sempre il leader di Rifondazione comunista, come Pecoraro Scanio lo è dei Verdi e Diliberto del Pdci. Cosa c'è di nuovo? Nulla. E tutto questo mentre Casini va da solo, la destra di Storace pure e Pd e Pdl sono elementi di novità politica. La sinistra è residuale". A chi gli ripete lo stesso concetto in questi giorni Bertinotti replica che anche alla Die Linke, la sinistra tedesca guidata da Oskar Lafontaine, "veniva mossa la stessa accusa. Con il tempo sta crescendo, e tanto, in voti e consenso. In Germania è diventata il terzo polo, decisivo per le elezioni e per la politica quotidiana, il governo è costretto a rincorrerla. E poi ci scommetto: l'Spd chiederà l'accordo elettorale con Die Linke, dopo che tre anni fa lo aveva rifiutato". Gira e rigira, torna sempre il Veltrinotti.

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Vincerà chi taglia meglio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FUORI PORTA Vincerà chi taglia meglio BRUNO VESPA In una campagna elettorale che si annuncia priva di faccia a faccia tra candidati, sarà premiato chi avrà le idee più chiare su come ridurre la spesa pubblica. Con il buonsenso che caratterizza la sua campagna elettorale, Walter Veltroni promette che dopo il voto si dovranno cambiare le regole sulla "par condicio televisiva". Finora la riforma era stata invocata dal solo Silvio Berlusconi, tacciato per questo di atteggiamento padronale in danno delle forze minori. Alla fine della passata legislatura fu Marco Follini, segretario dell'Udc, a impedire che la norma fosse cambiata. Ne nacque una delle tante frizioni con il Cavaliere che hanno portato al divorzio con Pier Ferdinando Casini delle settimane scorse. In astratto, la par condicio è una norma equa: chi può opporsi a garantire parità di condizioni nell'accesso ai media alla vigilia delle elezioni? Nell'ultima campagna elettorale lo scontro si accese sulla pubblicità televisiva. Si voleva impedire che chi aveva più mezzi (cioè Berlusconi) ne approfittasse. Per evitare che le reti Mediaset, pur offrendo gli spot a un prezzo scontatissimo, finissero col guadagnarci, si sarebbe potuta limitare la pubblicità alle sole reti Rai fissando un tetto compatibile per tutti. Ma non se ne fece niente. Non si pose allora l'altro problema, cioè la parità di condizioni fra i competitori nei dibattiti televisivi, perché se ne presentavano soltanto due: l'Unione e la Casa delle libertà. Nonostante questo, arrivare ai confronti finali tra Romano Prodi e Berlusconi fu assai complicato: la tensione era altissima ed era totale la sfiducia reciproca tra i due. Ne nacque un meccanismo orrido e ingessato, mai visto in alcun paese del mondo: non c'era conversazione tra candidati e il conduttore, si fa per dire, aveva il solo compito di far rispettare i tempi dopo le domande di due giornalisti. Prodi vinse il primo duello, Berlusconi il secondo e con il suo messaggio finale sull'abolizione dell'Ici sulla prima casa fu a un passo dalla vittoria elettorale. Stavolta i competitori sono un numero ancora indefinito e comunque non meno di sei. L'idea di un confronto multiplo e simultaneo, usato negli Stati Uniti all'inizio delle elezioni primarie, viene rifiutata dai candidati principali che non vogliono garantire ai "nanetti" una straordinaria visibilità. Il confronto classico (Berlusconi contro Veltroni) è impossibile perché dovrebbe essere moltiplicato in uno sterminato girone all'italiana. Ancora una volta, dunque, sapremo distinguerci da tutti i paesi normali. Naturalmente ai candidati (tutti i candidati) sarà consentito illustrare i loro programmi nelle tribune politiche e nelle trasmissioni giornalistiche rimodulate secondo le nuove regole. Saranno perciò i giornalisti a dover fare la parte del competitore assente. Il punto centrale (che vale sia per Berlusconi sia per Veltroni) è dove troveranno i soldi per attuare il loro programma. L'economia italiana, secondo le ultime previsioni, avrà quest'anno una crescita modestissima e assai vicina allo zero. La lotta all'evasione fiscale darà ancora frutti, ma certo non sarà sufficiente da sola a finanziare programmi ambiziosi, anche perché non è serio metterla in bilancio. Semmai essa servirà in corso d'opera a far trovare nuovi, auspicabili "tesoretti". Se l'economia non cresce, le entrate fiscali restano ferme. Berlusconi e Veltroni, perciò, dovranno dire con chiarezza quali rami della spesa pubblica andranno tagliati. E dovranno farlo in modo credibile. Più saranno chiari e massicci i tagli, maggior fiducia riscuoterà il boscaiolo.

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Centristi ex dc: anche se eletti, non conteranno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL PEGGIORE Centristi ex dc: anche se eletti, non conteranno AUGUSTO MINZOLINI Uno dei vizi dei politici italiani è quello di far nascere dei partiti dal niente: se si sentono stretti o rischiano di non essere ricandidati commissionano un sondaggio da cui emerge puntualmente che c'è, in gergo tecnico, l' elettorato potenziale per costruire un nuovo soggetto. Di esperienze del genere, nate con grandi ambizioni e morte senza gloria, ce ne sono state tante, specie al centro, dove gli ex dc sono degli specialisti. Sergio D'Antoni si porta ancora dietro il fallimento di Democrazia europea. Un'esperienza che ha molti punti in comune con la Rosa bianca, l'ultimo partito nato in questa logica: anche qui il promotore è un ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta. C'è una serie di ex dc in cerca d'autore, come Bruno Tabacci e Mario Baccini; e un padre nobile, Ciriaco De Mita, nel ruolo che per Democrazia europea svolse Giulio Andreotti. Naturalmente Pezzotta e i suoi si scontrano con lo stesso problema su cui si infranse il tentativo di D'Antoni: il consenso. A parte i 60 mila voti di cui è accreditato De Mita in Campania e gli altrettanti di cui dispone Baccini a Roma, d'altro non c'è traccia. Il candidato premier, Tabacci, nelle elezioni in cui si è proposto ha preso 720 voti a Milano e qualche migliaio nella sua culla elettorale, Mantova. Insomma, la Rosa bianca è un partito virtuale. Così la pensava anche Pier Ferdinando Casini fino a qualche settimana fa: "Non hanno voti. Faranno la fine di D'Antoni". E Baccini e Tabacci ricambiavano con uguale sarcasmo: "Casini resterà il servo di Berlusconi". Poi, dopo il divorzio tra il Cavaliere e l'Udc, tutti i protagonisti hanno fatto di necessità virtù. Una serie infinita di conciliaboli, secondo la liturgia dc, sta portando a un'unione per convenienza. Insieme gli ex dc tentano di superare l'handicap del consenso: senza la Rosa bianca Casini rischia di non raggiungere il quorum; senza l'Udc Pezzotta sicuramente non arriverà in Parlamento. Sulla carta ora la loro unione è quotata al 5 per cento. Alla fine della campagna elettorale potrebbe raggiungere a malapena il 4 per cento. Gli ex dc però non possono permettersi di fare gli schizzinosi. Hanno bisogno anche dei voti di Totò Cuffaro e, magari, di Clemente Mastella. Pena l'estinzione. Ma al di là della lotta per la sopravvivenza una questione resta aperta: anche se arriveranno in Parlamento cosa faranno dei loro seggi? Se Berlusconi vincerà, governerà da solo. Se ci sarà un pareggio, troverà un'intesa con Walter Veltroni. E gli ex dc?.

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I meriti di Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

EDITORIALE I meriti di Walter MAURIZIO BELPIETRO Faccio autocritica: Veltroni ha scosso la politica e ha aiutato la semplificazione del quadro. Ma ora il rischio è quello di tornare indietro, alle vecchie correnti e ai governi balneari. Non credevo che il Partito democratico avrebbe portato grandi novità nella politica italiana. Pensavo che Walter Veltroni si sarebbe limitato a gestire l'eredità di partiti nati dal fallimento comunista e dallo scioglimento della sinistra dc. Una fusione fredda, insomma. Mi sbagliavo. A distanza di mesi devo riconoscere che il leader del Pd uno scossone alla politica l'ha dato, contribuendo alla semplificazione del sistema politico. Senza la decisione di Veltroni di correre da solo, Silvio Berlusconi non avrebbe rotto gli indugi e dato vita al Popolo della libertà e, allo stesso tempo, centristi e sinistra radicale non si sarebbero uniti in nuove aggregazioni. Questo naturalmente fa giustizia di un luogo comune, ossia che la colpa della proliferazione dei partitini fosse dovuta alla legge elettorale, che pure non è delle migliori. La responsabilità, come si vede, era semmai dell'ambizione di piccoli leader che si erano creati partiti su misura. Ma una volta messi con le spalle al muro, anche loro si sono affrettati ad archiviare le smanie personali. Basterà questo sfoltimento di sigle a dare stabilità ai governi? Non credo. Perché se è vero che Veltroni ha contribuito a ridurre i partiti, temo che non riuscirà a ridurre i conflitti. La candidatura nel Pd di esponenti che la pensano in modo diametralmente opposto rischia anzi di portare dentro il Partito democratico molte delle liti che hanno diviso il centrosinistra negli ultimi anni, paralizzando l'esecutivo. Prendiamo, per esempio, il tema del mercato del lavoro: come potranno convivere sotto lo stesso tetto Pietro Ichino e Paolo Nerozzi, il primo sostenitore della flessibilità e il secondo acerrimo nemico della precarietà? E come coabiteranno Paola Binetti ed Emma Bonino, che sui temi etici hanno visioni contrapposte? Potranno mai trovare punti di intesa Antonio Di Pietro ed Enzo Carra, l'ex democristiano che dal leader dell'Idv fu fatto arrestare e poi condannare? Ai rischi delle liti interne non sfugge neppure il Pdl: come si concilieranno le politiche pro Sud di Raffaele Lombardo con quelle pro Nord di Umberto Bossi? Il primo è acceso difensore del ponte sullo Stretto di Messina, il secondo è storico avversario di un'opera pubblica che costerebbe miliardi di euro. Insomma, se da un lato bisogna riconoscere che la nascita del Pd ha decretato la morte degli hobbisti della politica, il pericolo è ora che all'interno dei nuovi partiti sorgano le correnti. Il che non ci porterebbe avanti, ma indietro. Come all'epoca della Dc, quando il partito al governo era sicuro ma l'azione dell'esecutivo un po' meno. I premier, esposti ogni giorno al vento delle correnti, navigavano a vista e ad assumere un aspetto balneare non erano solo i governi estivi: un po' tutta la politica restava in mutande.

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Ecco il piano di Berlusconi e Fini per costruire il super Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Ecco il piano di Berlusconi e Fini per costruire il super Pdl Posted By redazione On 3/3/2008 @ 11:25 In Apertura#1 | No Comments di Stefano Brusadelli e Mario Sechi Il partitone è nato nello studio di un notaio del quartiere Prati, a Roma, in data giovedì 28 febbraio. L'atto costitutivo, redatto dal [1] giurista e senatore Antonino Caruso (specialista del ramo, avendo già curato la trasformazione del Msi in An), prevede all'articolo 2 la creazione di gruppi parlamentari comuni tra Fi e An subito dopo il voto del 13 e 14 aprile. Lo stesso documento incorpora all'articolo 13 uno statuto provvisorio, che in autunno verrà sottoposto ai due partiti per farne la base della fusione vera e propria. La macchina, insomma, è già in moto. "Adesso" prevede il deputato finiano [2] Adolfo Urso "bisogna mettersi a correre. Deve essere tutto pronto per le europee della primavera 2009. A novembre 2008 potrebbero tenersi gli ultimi congressi delle vecchie sigle per ratificare lo scioglimento; e a febbraio il primo congresso del nuovo partito". Anche se dalle parti di Silvio Berlusconi, dove c'è allergia per le forme tradizionali della politica, si propende piuttosto per una sorta di superevento di investitura del [3] Popolo della libertà, sottoponendo all'approvazione popolare il leader e il gruppo dirigente. "Siamo di fronte" confida Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Fi, "a due criteri: uno dà sovranità agli iscritti, l'altro sono le primarie aperte. Personalmente propendo per la prima se si tratta di eleggere i vertici, per la seconda se si deve decidere su grandi temi, come una riforma della Stato". Non nasce una realtà da poco. A leggere i sondaggi, il Pdl oscilla tra il 40 e il 46 per cento. La Dc si attestò durante la sua stagione d'oro tra il 42 e il 38 per cento, il picco del Pci fu il 34,4 incassato nel 1976. E la mappa interna è complicata, quasi balcanica: ci sono i liberisti di Fi, la destra sociale di An, i cattolici, i repubblicani, gli ex socialisti, gli ex radicali. Tutti con i loro valori di riferimento e, soprattutto, con le loro tenaci nomenklature locali e candidature da proporre. I padri costituenti del Pdl lavorano a Palazzo Grazioli, sede romana dal Cavaliere. Da quel che filtra, si può già provare a disegnare un identikit. Sull'assetto presidenzialista non ci sono dubbi. E non solo per le fisionomie di Berlusconi e di Gianfranco Fini, che al momento appare l'erede designato. "Il nuovo partito" ha anticipato l'ex premier "sarà monarchico". Anche se, ha aggiunto, "sarà pure anarchico perché su tutte le questioni di etica e morale lasciamo libertà di coscienza". Del resto, oggi tutte le leadership politiche occidentali, da Nicolas Sarkozy a José Luis Zapatero, David Cameron e Barack Obama, sono fortemente connotate in termini carismatici. "Nella realtà di oggi" dice Cicchitto "solo un partito piramidale può assicurare rapidità di decisioni". Nemmeno Walter Veltroni sembra fare eccezione. E una guida forte sembra l'unico modo di tenere insieme tutte le sfumature pidielline senza rischiare implosioni alla Prodi. Per lo stesso motivo si farà [4] largo uso delle primarie. An e Fi sono d'accordo. Un testo di legge presentato al Senato e firmato dall'azzurro [5] Gaetano Quagliariello, consigliere di Berlusconi in materia istituzionale, le prevede per tutti i tipi di elezioni, politiche e amministrative. Si discuterà anche qui se riservarle solo agli iscritti o anche ai sostenitori. L'adozione di questa pratica costituirà un toccasana per la pax interna, considerato che dovendo stavolta assegnare le candidature a tavolino è iniziata tra finiani e berlusconiani la guerra dei sondaggi: ciascuno porta a Palazzo Grazioli i propri, e i conti non tornano mai. Sulla fusione tra gli apparati circola un moderato ottimismo dettato dalla considerazione che dal 1994 a oggi quasi tutte le consultazioni hanno già visto i due alleati principali remare sulla stessa barca. Alle politiche, con le regole del Mattarellum, tre quarti dei seggi si assegnavano con l'uninominale, dunque un candidato di An veniva votato anche da Fi e viceversa; alle amministrative l'indicazione del candidato sindaco, o presidente di provincia e regione, richiede un'analoga intesa. Conteranno di meno le sezioni. Il nuovo partito dovrebbe assomigliare a una rete la cui cerchia interna saranno le fondazioni culturali, secondo il modello anglosassone, la cerchia esterna le associazioni rappresentative di interessi economici e professionali. "Il radicamento territoriale basato su circoli, club e associazioni è quello migliore per tenere le porte sempre aperte alla società" dice il [6] deputato Mario Valducci, uno dei collaboratori più stretti di Berlusconi, "e non è un caso se anche il Pd veltroniano, a dicembre, ha deciso di copiarlo inaugurando i suoi circoli". Urso ha calcolato che tra fondazioni, riviste e cenacoli vari nell'area del Pdl si muovono già 130 soggetti. Non si può dire apertamente, ma le correnti avranno il vestito buono delle fondazioni: i finiani avranno come riferimento [7] Fare futuro, l'ex destra sociale la Nuova Italia di Gianni Alemanno, il gruppone di Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa l'Italia protagonista, i tremontiani L'Officina, gli ex socialisti l'Ircocervo di Cicchitto, i liberali la [8] Free foundation di Renato Brunetta, i cattolici-liberali la Magna Carta di Quagliariello. Per la cerchia esterna, già è iniziato un cauto dialogo con Cisl e Uil, sempre più insofferenti dell'egemonia della Cgil. Con l'arrivo di [9] Emma Marcegaglia si nutre molta speranza nei confronti del mondo confindustriale, deluso dalla stagione prodiana. Naturalmente contro la liquidazione progressiva dell'articolazione territoriale ci sarà la resistenza di An, che su questo punto parte da posizioni di vantaggio: tra 14 e 15 mila sedi sparse per l'Italia contro le 4-5 mila degli azzurri. Già risolta la spinosa questione della carta dei valori. Un documento licenziato dai saggi dei due partiti il 22 febbraio mette nero su bianco che sono quelli del [10] Ppe (dando così anche una frecciata all'ex alleato Casini, che brandisce gli stessi): "La dignità della persona, la libertà e la responsabilità, l'eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà". Quanto alle radici, che tanto hanno fatto penare i costituenti Ue, si è scelta una formula laico-cattolica. Esse sono "le radici giudaico-cristiane dell'Europa, e la sua comune eredità culturale classica e umanistica, insieme con la parte migliore dell'illuminismo". Novità annunciate anche per il finanziamento. Il disegno di legge di Quagliariello, primo firmatario il repubblicano Antonio Del Pennino, prevede un taglio al finanziamento pubblico e un robusto incentivo a quello privato. Per calcolare il rimborso dello Stato si va dall'attuale euro a voto e per anno di legislatura a 1,25 euro a voto, ma per l'intera legislatura. In cambio la deducibilità del 19 per cento sulle donazioni private viene elevata fino a 155 mila euro se i destinatari sono i partiti, a 10 mila se sono i singoli candidati. E anche i partiti vengono ammessi al riparto dell'8 per mille, ma solo se il contribuente indica chiaramente la sigla da beneficare. Considerando l'attuale e ricco sistema di rimborsi, c'è da giurare che sarà quest'ultima la novità che riscuoterà i maggiori consensi nel Palazzo. Il VIDEO servizio:.

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Francesco Storace firma al Family Day (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornal.it" del 03-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader della destra italiana, Francesco Storace ha inaugurato la "filiale" alessandrina del suo partito, La Destra, aperta in vicolo dell'Erba. Storace era accompagnato dal Coordinatore Regionale, Roberto Salerno. Durante la sua permanenza ad Alessandria Storace si è soffermato presso il gazebo del Forum delle Associazioni Familiari, ove ha apposto la propria firma in calce alla petizione con la quale viene richiesto un fisco più equo per le famiglie con figli. Il Senatore Storace è, ad oggi, l'unico segretario di partito ad aver sottoscritto la petizione. Il Segrtetario della Destra, dopo aver ricordato come i valori fondanti della Destra, Identità Nazionale, Sicurezza, Famiglia sono valori antichi, ma sempre attuali e capaci di offrire un richiamo di certezze anche alle giovani generazioni, ha auspicato che alle tre "i" (inglese, internet, impresa) della riforma Moratti della scuola, sia aggiunta un quarta "i": "Identità Nazionale". Sui rapporti con l'ex casa delle libertà, il Senatore Storace ha detto: "Sbaglia Berlusconi a dire "o votate per me o votate per Veltroni", dovrebbe invece dire "o votate per me o per la destra di Storace e della Santanchè, ma non votate per la sinistra di Veltroni". La Destra a Valenza per l'Uspidalì. Il Direttivo della Sezione di Valenza de la Destra ha preso in esame la situazione dell'Uspidalì, a seguito delle ricorrenti voci sull'avvenire dell'Istituzione. "L'Amministrazione Comunale deve smetterla di di ventilare qualsiasi ipotesi di affidamento a terzi dell'istituzione cara a tutti i valenzani" ha ribadito il portavoce valenzano, Gino Maurizio Santapà. "Affidare la gestione della casa di Riposo a una cooperativa non garantisce il mantenimento dell'attuale buon livello del servizio prestato agli anziani ospiti". "L'Amministrazione Comunale dovrebbe al contrario preoccuparsi di stabilizzare il rapporto di lavoro con i numerosi lavoratori precari che, da anni si prodigano a favore degli ospiti e che con il loro spirito di sacrificio e di abnegazione e con le loro capacità professionali hanno anche consentito l'apertura della nuova casa di riposo sulla Circonvallazione senza che sia stato assunto nuovo personale. Le norma della Legge Finanziaria approvata a Dicembre 2007 lo consentono." Foto Carlo A.

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