HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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29-3-2008 #TOP
Berlusconi
ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Le ultime danno una spinta a Veltroni Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi Muore la cordata mai nata, un altro bluff scoperto. Ora può solo perdere Il Cavaliere svela il bluff: non c'è nessuna cordata italiana ma solo "contatti informali con diversi imprenditori ".
Comunque,
la sua storia è nita ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: esito imbarazzante della sortita su Alitalia conferma che Silvio Berlusconi è alla fine della sua parabola come politico. È seduto su una montagna di voti che si è ricostituita tre anni fa (era allora che a n d a v a fatta l'oper a z i o n e Veltroni, e lui che allora non se la sentì forse adesso se n'è reso conto) e che il Pd non riesce a erodere.
Il
Cavaliere svela il bluff ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per il leader del Pd, Walter Veltroni, "non si possono fare affermazioni che non siano sostenute dalle realtà delle cose. La politica è una cosa seria in cui ogni parola pesa e ha un effetto sulla borsa e sulla trattativa complessa in corso con Air France". Ma il premier perde il pelo e non il vizio.
La
"mala bestia" di Berlusconi
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Che farebbe in caso di pareggio Veltroni? Attendiamo risposte". Quella che gli arriva dalla Sicilia, dove Veltroni ha concluso il suo tour, è affidata ad Anna Finocchiaro, candidata governatore anche dal Prc: "La soluzione in caso di pareggio è una sola, fare subito la riforma elettorale e tornare a votare".
Il
senato come quello di prima ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: capitanata da Silvio Berlusconi potrà avere un vantaggio alla camera compreso tra il 2-3 per cento e l'8-9 per cento, rispetto a quella capitanata da Walter Veltroni. Sembra quindi che le chances per la coalizione del Pd di vincere nel primo ramo del parlamento siano scarse, a meno ovviamente di accadimenti talmente apocalittici da rimettere in discussione tendenze che paiono consolidate.
<La
Rai è dei comunisti>. Ma Silvio la riconferma, Petruccioli compreso
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: contestando la decisione dei vertici di viale Mazzini, chiedeva a Porta a porta di confermare l'invito a Veltroni e Berlusconi per sbloccare l'impasse. In caso contrario "si darebbe a ciascun soggetto politico l'arbitrio di precludere, con la propria astensione, la partecipazione di tutti gli altri soggetti ai programmi che li riguarderebbero ".
Bianchi
lascia il pdci: vado coi democratici e la leader comunista dell'emilia vota pd
- luciano nigro ( da "Repubblica, La"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mentre Berlusconi lancia l'allarme "voto disgiunto" temendo accordi sul Senato tra Veltroni e Bertinotti, dalla Calabria e dall'Emilia arrivano segnali contrari destinati a inasprire concorrenza elettorale tra gli ex alleati del centrosinistra. "La differenza tra gli schieramenti si è ridotta, la sfida è difficile,
Veltroni,
sfida alla criminalità "le cosche non ci votino" - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, sfida alla criminalità "Le cosche non ci votino" "Le distruggeremo. Gli altri partiti dicano lo stesso" Tour calabrese del segretario Pd: "Mai il distacco tra noi e il Pdl è stato così ridotto" GIOVANNA CASADIO dal nostro inviato VIBO VALENTIA - Non è solo una questione di indecisi e di scontenti,
Videochat,
seimila domande in notturna a walter - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sul programma e su Berlusconi, sulle difficoltà dei precari e l'imitazione di Fiorello. "Sono un vecchio navigatore" si presenta Veltroni "mi appassionano le grandi opportunità offerte da questi nuovi strumenti". A incalzare il segretario, leggendo gli oltre seimila quesiti piovuti a valanga, Marino Sinibaldi.
Campania,
d'alema fa scudo a bassolino "non fate dispetti, ci giochiamo
l'italia" - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non credo che
per fare un dispetto a Bassolino e Iervolino, i napoletani vogliano consegnare
il governo a Berlusconi e la Lega". Con Bassolino sarà il
La
sindrome di arcore - giovanni valentini
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi da una parte e Walter Veltroni dall'altra. Colpisce Berlusconi perché espone Sua Emittenza, il "grande comunicatore", al rischio di un rifiuto, di una fuga ignominiosa dal duello in tv. E colpisce però anche Veltroni perché lo costringe a ingaggiare, proprio sul terreno televisivo, una contrapposizione personale che finora il leader del Pd aveva cercato in tutti i modi
E
veltroni punzecchia berlusconi ( da "Repubblica, La"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pagina V - Palermo E Veltroni punzecchia Berlusconi "Sento parlare di brogli e, a Palermo, sono stati individuati alcuni autori che erano tra quelli che denunciavano i brogli elettorali". Lo ha detto Walter Veltroni per rispondere a Berlusconi che ha espresso preoccupazione per il timore di brogli alle prossime elezioni.
Scontro
sull'antimafia pre elettorale - antonella romano
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sperano di incassarli loro i voti che Veltroni ha rifiutato?". Immediata la replica. "Il presidente Berlusconi può dare lezioni di antimafia sia a Veltroni che a Lumia. Il governo del centrodestra ha adottato contro Cosa Nostra e le altre mafie misure che la sinistra non aveva mai avuto il coraggio di prendere", afferma il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani,
"sud,
il grande scomparso" - patrizia capua
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il 4 aprile a Caserta ci sarà Veltroni. Convinzioni e preferenze restano top secret. "Sono molto deluso - prosegue Cicala - come casertano da chi è stato candidato. Non capisco quello che i politici stanno dicendo, se è qualcosa che possa interessare noi imprenditori del Sud, i nostri lavoratori.
Udc,
scatta l'operazione rimonta il pd spettatore interessato - raffaele niri
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nella realtà Berlusconi è ancora l'uomo del '94, e siamo nel 2008. Veltroni è ancora l'uomo dell'83, e sempre nel 2008 siamo". Significa? "Significa che questi signori stanno confondendo il consenso con l'audience, considerano gli italiani come utenti televisivi".
Fuga
dalla sinistra arcobaleno - luciano nigro
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Bologna Fuga dalla Sinistra Arcobaleno La leader regionale e candidata del Pdci: "Io voto per Veltroni" "In ballo c'è la sopravvivenza del centrosinistra. Non consegniamo l'Italia alle destre" LUCIANO NIGRO "Non riesco a pensare che il mio voto possa contribuire a consegnare il paese a Berlusconi, ma è questo che succederà scegliendo la sinistra Arcobaleno.
Dolci:
il mio partito è maschilista ( da "Repubblica, La"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Arcobaleno rischiamo di consegnare il paese a Berlusconi". C'è persino chi pensa che gli elettori Pd dovrebbero votare voi al senato per colpire Berlusconi. "Io vedo un Pd in crescita. Veltroni, anche se non condivido tutte le sue scelte, può farcela. Sarebbe un guaio se perdesse per pochi voti consegnando il governo a Fini e Berlusconi".
Berlusconi:
diremo no ad air france - luisa grion
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma invece è stata annunciata e in realtà non c'è" commenta il leader Walter Veltroni. "Se c'è un piano d'imprenditori italiani venga avanti, mostri le sue intenzioni" ha detto Piero Fassino. Stessa richiesta dal ministro Cesare Damiano: "Se ci sono imprenditori si facciano avanti, è il momento giusto, ma evitiamo la confusione e le finte cordate elettoralistiche".
E
la lobby dei piloti ci ripensa "ben venga il piano del cavaliere" -
roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che stanno dando una mano a Veltroni", sostiene De Carlo), i quali se dovessero reggersi sulle tessere raccolte tra i piloti potrebbero ben presto chiudere bottega. Eppure questa volta l'Anpac (circa 1.150 gli iscritti dichiarati), che alla Magliana spadroneggia da anni facendo suoi i posti chiave nell'attività gestionale con un intreccio perverso di conflitti di interesse (
Berlusconi:
il senato è in pericolo temo l'udc e l'intesa sinistra-veltroni - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sottosegretario di Berlusconi a Palazzo Chigi) - che in alcuni dicasteri è necessario utilizzare le competenze ovunque esse siedano". Oltre che su Casini l'attacco di Berlusconi si concentra naturalmente sul leader del Pd. "Quelle di Veltroni si sono rivelate bufale, i suoi giochi di artificio sono finiti, è caduto nel pieno e assoluto ridicolo"
Il
cavaliere non va in tv stavolta oscurato veltroni - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il Cavaliere non va in tv stavolta oscurato Veltroni Agcom: Tg squilibrati. Prodi rinuncia alla conferenza finale Bossi consiglia Berlusconi: meglio accettare il confronto con Veltroni CARMELO LOPAPA ROMA - Pd e Pdl fanno ancora la parte del leone e tra i due partiti quello berlusconiano fagocita spazi e minuti sulle reti pubbliche e private.
Veltroni
in Calabria annuncia il pugno duro contro la criminalità organizzata Oggi
Berlusconi al Sud: dirà lo stesso? Sondaggi Senato: battaglia all'ultimo voto
( da "Unita,
L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Mafiosi non votateci, vi distruggeremo" Veltroni in Calabria annuncia il pugno duro contro la criminalità organizzata Oggi Berlusconi al Sud: dirà lo stesso? Sondaggi Senato: battaglia all'ultimo voto "Il Sud deve potersi liberare da quel gigantesco masso che l'opprime: l'illegalità e i poteri criminali.
Domenica
democratica domenica Domani il Pd-day: 12.000 gazebo in 6.000 Comuni Saranno
diffuse 750mila copie de l'Unità ( da "Unita, L'"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: conoscenti che ancora non hanno scelto chi votare e convincerli a dare la loro fiducia a Walter Veltroni e al Pd. Siamo certi che dalle nostre comunità nel mondo arriverà un messaggio forte e chiaro in sostegno alla candidatura di Walter Veltroni e quindi per un'Italia più moderna". Sarà possibile utilizzare anche il web per dare il proprio sostegno al partito: per tutti c'è il sito www.
Veltroni:
no ai voti mafiosi lo dicano anche gli altri
( da "Unita,
L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: e questo rende del tutto aperta la partita", dice Veltroni) e al di là di una preoccupazione per un pareggio al Senato ("sarebbe una tragedia per il Paese, e la responsabilità è di chi non ha voluto cambiare questa legge elettorale"), è questo il messaggio principale che Veltroni lancia in questa parte di tour nelle province italiane.
L'astensione
al Sud variabile decisiva ( da "Unita, L'"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che il confronto tra Berlusconi e Veltroni potrebbe "soltanto aumentare il distacco a favore del Pdl, che è già intorno ai 9 punti", non si comprenderebbe perché il Cavaliere rifiuti di segnare in agenda quell'appuntamento televisivo. Propensi come siamo a escludere che il "niet" di Arcore possa rappresentare un atto di omaggio allo "stalinista"
E
oplà, dopo l'Alitalia dal cilindro uscì la Rai
( da "Unita,
L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: irreprensibile Jeeves non può organizzare i "Porta a Porta" con Veltroni e Berlusconi separati perché il primo vorrebbe misurarsi con il secondo. "Violenza di Veltroni" insiste il prestidigitatore sperando che gli altri gli corrano appresso. Padronissimi di farlo, siamo in democrazia. A proposito, tra Alitalia e Rai cogliete altre analogie?
Le
signore non si fanno mai aspettare. Ma Silvio Berlusconi, che pure è un anziano
signore, non ( da "Unita, L'"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ora sarà anche, come ci tiene a dire, che "Veltroni sembra venuto da Marte" quando si dice estraneo ai problemi del Paese. Ma non è da marziani scoprire i problemi dell'Italia quando si è governato per cinque anni e Palazzo Chigi lo si è lasciato da soli venti mesi?.
Berlusconi-Veltroni,
il duello sarà (forse) a Matrix Mentana annuncia il confronto per venerdì 11
aprile. Ma potrebbero essere due interviste separate
( da "Unita,
L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: È stato lo stesso Mentana a chiedere a Veltroni la disponibilità ad un incontro tv con Berlusconi ricevendo la piena disponibilità dal segretario del Pd. Del resto in questi giorni più volte Veltroni aveva annunciato che, da parte sua, non c'era alcun problema a sfidare il leader del Pdl in uno studio televisivo "anche nelle sue reti".
Studio
Aperto, quella stravagante par condicio
( da "Unita,
L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Studio Aperto ha raccontato della vendetta del Supremo: non è andato da Lucia Annunziata (l'ultima volta che si sono incontrati, Berlusconi ha dato fuori da matto) così che anche Veltroni ha dovuto rinunciare. La cosa ci piace: Veltroni dia tutto in finale, sincero, tranquillo e molto tosto.Paolo Ojetti.
Alitalia,
il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su Alitalia
( da "Unita,
L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: inglobati nel partito di Berlusconi per raccattare qualche voto. Perciò noi, e lo dico in special modo a Veltroni, dobbiamo riappropriarci della parola libertà e non lasciarla nelle mani di chi strumentalmente la usa, senza averne alcun diritto e chi vorrebbe sostituire la data del 25 aprile (Fini) con quella del 13 aprile, giorno della presunta vittoria (
Ai
cancelli di Mirafiori piazza del disagio operaio
( da "Unita,
L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che un partito che vuole governare deve avere anche un visione strategica di lungo periodo mi stanno ad ascoltare - spiega ancora Di Florio - e a quelli che mi dicono che se portassi Veltroni in fabbrica lo farei coprire di fischi, io non ho dubbi nel rispondere che provino pure loro a portare qui Bertinotti: si beccherebbe anche lui la sua razione di fischi". Questa è Mirafiori.
[FIRMA]UGO
MAGRI ROMA L'idillio è acqua passata, tra noi non c'è mai
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E come ritorsione impedisce a Veltroni di prender parte al programma dell'Annunziata. La tecnica è precisamente la stessa. Aveva impegni elettorali il segretario del Pd? Ha comizi a raffica pure il Cavaliere. Per "par condicio" era saltato il Porta a porta con Berlusconi?
Le
replica Dal Loft dei democratici una sola parola di commento: Infantile
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Le replica Dal Loft dei democratici una sola parola di commento: "Infantile" Segretario Veltroni, Goffredo Bettini dice che se il Pd non arriva al 35 per cento vi potete anche dimettere... "Non ha detto questo". Lo ha lasciato intuire. "Non scherziamo, basta leggere... Siamo partiti con un distacco di 22 punti. Ora siamo più vicini di quanto dicano i sondaggi.
Tremonti
dove parlò Veltroni Di Pietro ha scelto la piazza
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Oggi l'ex ministro all'Economia del governo Berlusconi e docente universitario torna in città, ritrovandola, come 10 anni fa, in clima elettorale. Al pari di Valter Veltroni anche il vicepresidente di Forza Italia e della Camera, parlerà dal palco del Politeama dove è atteso per le 17.
"Per
Silvio Fi era come il Milan"
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dunque, dopo l'evento-Veltroni (che non sarà compensato dall'arrivo di Berlusconi), la città ha accolto due ex ministri del leader di Forza Italia: Rocco Buttiglione e Giuliano Ferrara. Il primo si è ormai staccato dal Popolo della libertà ed è uno degli esponenti più autorevoli dell'Unione di centro.
Berlusconi:
<Veltroni smentito da Rutelli>
( da "Giornale.it,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Così Veltroni viene smentito anche dal suo fedele alleato Rutelli, perché questo vuol dire che finora la capitale non è stata nè curata, nè pulita, nè sicura. Evviva Veltroni sindaco...". Silvio Berlusconi chiama così l'applauso per Gianni Alemanno, seduto in prima fila accanto a Gianfranco Fini e ad altri esponenti del Popolo della Libertà.
Scajola
lancia la corsa di Orsi ( da "Stampa, La"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mentre Veltroni che si è presenta come nuovo in realtà a 52 anni è già in pensione". Franco Orsi, organizzatore della serata al Chiabrera, ha sottolineato la necessità di recuperare "valori e modelli della tradizione" e ha aggiunto che "il Pd si presenta come nuovo ma ovunque governa con la vecchia sinistra massimalista e immobilista"
Matrix
si prepara al faccia a faccia in tv
( da "Giornale.it,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni s'era "sfilato" da Porta a porta per oscurare Berlusconi? E il leader del Pdl si è negato In 1/2 ora per non farci andare Veltroni. è la par condicio bellezza! E chi di video colpisce di video perisce. Dal loft di Veltroni subito s'era alzato un coro di verginelle scandalizzate e sorprese per la contromossa dell'
Silvio
elogia le donne: <Voi, le nostre padrone>
( da "Giornale.it,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi, dunque, ribadisce la linea del "voto utile" e torna a sulla necessità di non "regalare consensi a Veltroni votando per partiti minori che al Senato non hanno possibilità alcuna di raggiungere lo sbarramento dell'8%". Anche Camillo Ruini, spiega in un'intervista al gruppo Class, "essendo persona di estrema competenza,
"Farò
ministri senza tessera" ( da "Stampa, La"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Farò ministri senza tessera" Intervista a Veltroni. Per il duello in tv Berlusconi apre uno spiraglio Ministri non di partito nella sua squadra di governo: lo annuncia Walter Veltroni, in un'intervista a "La Stampa". Il leader del Pd insiste sul tema delle riforme, "da fare insieme e subito, quale che sia l'esito del voto".
DEPRESSI
ALLE URNE ( da "Stampa, La"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Davvero Veltroni pensa che bastino le proposte finora avanzate, dall'aumento delle pensioni alla riduzione dei costi della politica, benché siano opportune, ad affrontare i nostri veri, grandi problemi? È tutto qui, quello che "si può fare"? Davvero Berlusconi pensa che basti riproporre il ricordo dei suoi ultimi cinque anni presidenziali,
Prove
d'intesa a destra Il candidato del Pdl: Francesco da me non avrà dispiaceri
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Loro qui stanno facendo la campagna elettorale contro la Destra, invece che contro Veltroni. Cambino bersaglio, facciano meno incursioni contro di noi - tipo quella di candidare Ciarrapico - e al secondo turno del Campidoglio lo aiuto, o almeno se ne può parlare. In caso contrario, non si facciano illusioni: nemmeno sulla fiducia al governo nazionale.
Rischio
astensione nell'ultra sinistra ( da "Stampa, La"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sono costrette a stare insieme dalla tagliola degli sbarramenti elettorali alla Camera e al Senato, ma proprio per questo devono rinunciare ai propri simboli e alle proprie radici. Anche su questo si gioca la partita di Veltroni: spostare gli elettori delusi dall'astensionismo al "voto utile" di sinistra anti-Berlusconi.
"Scommetto
che avremo più voti dell'altra volta"
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: politico antropologicamente diverso dal rampante Berlusconi. E' un'altra politica quella che vogliono". Un appello ai cittadini. "C'è una novità, introdotta da Veltroni con l'affermazione del Pd e la scelta di presentarsi da soli. Novità che ha messo in moto tutta la politica. Dall'altra parte c'è il "già visto", ma senza Casini: c'è una persona che si ripresenta per la quinta volta,
La
Casa bianca corre sui futures ( da "Manifesto, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Può interessare il lettore italiano che Berlusconi premier è dato a 79 mentre Veltroni a 17. Ma queste quotazioni non sono indicative perché sono state comprate solo poche decine di questi titoli, mentre per esempio di Hillary candidata presidenziale sono stati comprati 566.000 titoli, di Obama 411.
Il
filo spinato che ci circonda ( da "Manifesto, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
i rom
sradicati da Rutelli e Veltroni, la cacciata dei rumeni dell'autunno
Brogli
a Palermo a favore della Cdl ( da "Manifesto, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E' in questo clima che Silvio Berlusconi ha rilanciato ancora una volta il rischio brogli: "E' un pericolo che credo incomba ancora: c'è l'antica professionalità della sinistra in questo". Ma Veltroni non è stato da meno: "Si parla di brogli, ed ecco spuntare quelli di Palermo", commessi a favore del centrodestra.
Walter
e Fausto, appelli separati contro la 'ndrangheta
( da "Manifesto,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Come sempre Veltroni usa le buone maniere, persino riprende chi, dal pubblico, urla un "buffone" all'indirizzo di Berlusconi: "Non usiamo questi toni. Noi siamo altro". Più tardi, a Catanzaro, gli sfuggirà di bocca il primo "Berlusconi" della campagna elettorale.
Verba
votant ( da "Manifesto, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Detto ieri da Walter Veltroni, cultore di questa e altre madeleine popolari. E' la prima volta, a memoria d'archivio, che la mitica siringa per bambini di un ancor più mitico spot degli anni '80 ("Fatto. Già fatto?" e poi "Pic: la siringa niente male") viene utilizzata come metafora nella politica italiana.
Prodi
l'invisibile: niente conferenza stampa finale
( da "Manifesto,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: allora presidente del consiglio Berlusconi e alla rinuncia per tenere fede a una sua forte convinzione. Le elezioni comunque hanno terremotato i palinsesti Rai. Da martedì iniziano su Raidue le interviste separate ai candidati premier: iniziano Veltroni e Berlusconi. Dal 7 invece gli appelli finali delle varie forze politiche (ultimo il Pdl).
Alla
ricerca del voto operaio ( da "Manifesto, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: a confronto Sinistra arcobaleno I 1000 euro promessi da Veltroni? Una bufala. E i salari vanno legati all'inflazione reale Sara Farolfi La Sinistra, a Milano, presenta le sue proposte sul lavoro. E il sindacato dov'è? A Brescia. Dicono che è solo frutto di una coincidenza se oggi, rispettivamente nelle due città, Sinistra arcobaleno e Partito democratico chiamano a raccolta (
<In
tv suono i citofoni a teatro canto alla Gaber>
( da "Corriere
della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Squalificherebbe Veltroni e Berlusconi: si sono copiati il programma. Io ne ho uno personale. Tra i punti, l'uso dell'ambulanza anche per entrare nei rave e non solo per uscire. Si chiama progetto Selva, e serve a proteggersi da chetamine, anfetamine, De Filippi e Moccia".
Il
leader pronuncia la parola Berlusconi
( da "Corriere
della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: leader pronuncia la parola Berlusconi MILANO - Ieri, per la prima volta durante la campagna elettorale, Walter Veltroni, durante un comizio a Catanzaro, ha nominato Silvio Berlusconi. Dopo essersi accorto di averlo citato, il leader del Pd si è fermato, ha sorriso ed ha ripetuto la frase chiamandolo, così come ha sempre fatto, "il principale esponente dello schieramento a noi avverso"
La
scelta di Prodi: non farò la mia conferenza finale
( da "Corriere
della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: differenza di ciò che fece Silvio Berlusconi, "per non dare un indebito vantaggio" alla sua parte politica. Per il momento Walter Veltroni preferisce non commentare, ma sa bene che quella decisione sarà oggetto di un nuovo tormentone del Pdl, che già lo accusa: "è stato lui a chiederlo al Presidente del Consiglio perché non vuole che compaia nell'ultima fase della campagna elettorale"
Candidati
Walter ultimo per audience ( da "Corriere della Sera"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Candidati Walter ultimo per audience MILANO - Audience scarsa per Walter Veltroni giovedì a "Primo Piano" su Rai Tre. Il leader del Pd ha ottenuto l'ascolto medio di 697.000 persone, ultimo tra i candidati premier che hanno partecipato alla trasmissione televisiva. Primo in questa classifica è Silvio Berlusconi (con 1.
Mozzarella,
via libera della Ue E la Francia revoca il blocco
( da "Corriere
della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni non fa il nome del Cavaliere, ma allude certamente a lui quando lamenta che "qualcuno ha provato a trasformare anche il problema delle mozzarelle in un tema polemico di campagna elettorale". Invece, esulta il leader del Pd, "l'efficienza dei controlli pubblici ha spento la crisi e convinto tutti,
Bossi:
Silvio accetti il duello televisivo
( da "Corriere
della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: REDAZIONALE L'intervista Il leader della Lega Bossi: Silvio accetti il duello televisivo DOMODOSSOLA - Silvio Berlusconi "non dovrebbe rifiutare il confronto televisivo con Veltroni, perché in un faccia a faccia vincerebbe a mani basse", dice al Corriere Umberto Bossi. "E' più simpatico e piace alla gente". A PAGINA 13.
Berlusconi
diserta Raitre e la vieta anche a Veltroni
( da "Corriere
della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: di avere la disponibilità di Veltroni a un "faccia a faccia" e di aspettare la risposta di Berlusconi. Comunque il via libera per due interviste separate, e quindi per un duello virtuale, c'è. Ma c'è dell'altro. In un'intervista a Italia Oggi Berlusconi dichiara di essere rimasto amareggiato per il comportamento di Luca di Montezemolo,
Arcobaleno,
spunta la strategia anti Pd ( da "Corriere della Sera"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in modo da togliere qualche senatore a Berlusconi, non ha mai convinto Veltroni. Piace ai dalemiani, da Bersani in giù, che sperano in un pareggio a palazzo Madama e in un'intesa di qualche tipo con il centrodestra. Non piace, però, al leader che non vuole "pasticci o inciuci", e che, soprattutto, punta a un Pd con una robusta percentuale.
E
Casini lodò Umberto: solo lui capisce
( da "Corriere
della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: inciucio tra Berlusconi e Veltroni, entrambi ritengono che l'inciucio non ci sarà, ed entrambi vorrebbero capitalizzare la loro forza. A partire dalle riforme, visto che il Senatùr vorrà vigilare dalla poltrona del ministero, e visto che il segretario dell'Udc Cesa continua a sottolineare "l'asse di ferro stretto con la Lega per una legge elettorale proporzionale"
Bossi:
Silvio, sfida Walter in tv ( da "Corriere della Sera"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Faccia a faccia: fa bene a tirarsi indietro Berlusconi? "No, non dovrebbe rifiutare il confronto con Veltroni. Il Cavaliere nella sfida vincerebbe a mani basse: è più simpatico e quando va in televisione scherza e non parla di politica. Quindi vince, perché la gente guarda quelle cose lì" .
A
lla ( da "Corriere della Sera"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per Silvio Berlusconi, ripetere di avere già vinto con un margine più o meno fisso del dieci per cento significava mostrare illusoria la rimonta del centrosinistra. Ed infatti, quasi di rimbalzo Walter Veltroni ha accreditato un distacco via via minore rispetto al Pd.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Politica Bossi: Silvio duelli con Walter Silvio Berlusconi "non dovrebbe rifiutare il confronto televisivo con Veltroni, perché in un faccia a faccia vincerebbe a mani basse", dice al Corriere Umberto Bossi. Esteri Cuba, da RaÚl sì ai cellulari Ancora una mossa liberalizzatrice di RaÚl Castro a Cuba.
ROMA
Berlusconi teme per il Senato l'intesa tra Pd e Bertinotti. Ma aggiunge: Ruini
sa ( da "Messaggero, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Che bisogna votare per me. Lo scontro con Veltroni continua in tv a colpi di veti incrociati. Match tra i due leader l'11 aprile da "Matrix", ma si tratterà di due interventi separati. Casini: se non vince nessuno, "governo dei migliori".
Strategie
( da "Riformista,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La seconda delle ragioni politiche è che non è così certo che Veltroni abbia interesse a un Senato senza maggioranza. A quel punto, dovrebbe decidere. Decidere se fare un accordo con Berlusconi (già sentiamo le urla di inciucio-inciucio che Veltroni stesso si è dannato per smentire in tutta la campagna elettorale);
Calabria
nel testa a testa tra Pd e Pdl decisivo il suo pacchetto
( da "Riformista,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: accolto Walter Veltroni e oggi riceverà Silvio Berlusconi ci sono i morti ammazzati. Quattro in sei giorni. Non è la Locride in cui è caduto Fortugno né la bollente piana di Gioia Tauro, dove comunque un cadavere ancora caldo c'è, ed è quello del ventenne Luigi Galati, incensurato, che la nera locale ha catalogato alla voce "genero del presunto boss di Seminara Domenico Stantaiti"
ROMA
Si faccia o non si faccia? Il problema è il faccia a faccia. E' p
( da "Messaggero,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mannheimer: "Non sarebbe male un faccia collettivo fra Bertinotti, Veltroni, Casini e Berlusconi. Si creerebbero, davanti alle telecamere, alleanze inedite e bisticci fra i più simili". Amadori: "No. Le sfide di tutti contro tutti avrebbero un deficit di pathos. Sono come le partite di un girone di campionato.
ROMA
- Come nei "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, in video, nel
convulso ( da "Messaggero, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E in questo modo ha impedito che domani "In 1/2 h" ospitasse Veltroni. Ripicche o strategie? "Solo impegni elettorali" fa sapere Berlusconi". "Se la mia assenza da "Porta a Porta" era violenza allora questa mossa di Berlusconi che cos'è?", chiede retoricamente Veltroni. Ed è la prima volta che nomina l'avversario in questa campagna elettorale.
Il
10% degli italiani nel 2006 ha scelto per chi votare solo l'ultima settimana.
Non sare ( da "Messaggero, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Il 10%
degli italiani nel
Spero
il faccia a faccia Veltroni-Berlusconi non si faccia. Sennò qualcuno potrebbe
avere ( da "Messaggero, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Spero il faccia a faccia Veltroni-Berlusconi non si faccia. Sennò qualcuno potrebbe avere l'insana idea di guardarlo". E Alessandro Amadori: "Il duello del 2006 Prodi-Berlusconi ha spostato 500 mila voti".
Dal
nostro inviato TAORMINA Sulla Maserati scura d'ordinanza, senza predellino,
( da "Messaggero,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: né Berlusconi né Veltroni, potranno esserne i protagonisti". La novità di Casini arriva al termine dell'intervento più volte applaudito di fronte alla Confagricoltura. "Il mio obiettivo è essere determinante, e al Senato sarà così", promette il leader dell'Udc, che spiega come il tentativo di isolare o mettere all'angolo i centristi sia "
ROMA
- Silvio Berlusconi insiste: gli elettori di Udc e Destra votino il Pdl al Senato.
Quel ( da "Messaggero, Il"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Anche se Walter Veltroni, in realtà, non ha mai assecondato la filosofia del "voto disgiunto". Anzi, al loft la contrastano. Gli elettori però restano liberi. E il movimento di pochi può pesare tantissimo. La regola di Berlusconi. Sin dall'inizio della campagna elettorale, il Cavaliere ha sostenuto che il solo voto utile nel centrodestra fosse quello al Pdl.
Rocco
Buttiglione per l'UDC di Alessandria. Domani la Santanché
( da "Giornal.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: E ancora: "La nostra idea delle democrazia è l'ascolto, quella di Berlusconi e Veltroni è quella televisiva". "Il Governo Prodi è stato un disastro. La gente si è sentita violentata dalle vessazioni delle tasse. In Italia è riemerso il popolo cristiano, l'unica speranza per il Paese". Foto Carlo A.
La
Casa bianca corre sui <futures>
( da "Manifesto,
Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Può interessare il lettore italiano che Berlusconi premier è dato a 79 mentre Veltroni a 17. Ma queste quotazioni non sono indicative perché sono state comprate solo poche decine di questi titoli, mentre per esempio di Hillary candidata presidenziale sono stati comprati 566.000 titoli, di Obama 411.
PERSO
MEZZO MILIONE AL GIORNO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Per Berlusconi "una vicenda di assoluta e negativa attualità" che con l'emergenza rifiuti costituisce "la rovina dell'immagine italiana"; Veltroni denuncia un tentativo di recuperare voti "con i latticini che stavano già invadendo i tg. Ma l'efficienza dei controlli pubblici ha spento la crisi";
NON
DARò ALITALIA AI FRANCESI, CI OFFENDONO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: italianità della compagnia tifano tutti per Berlusconi, sul fronte opposto i fautori dell'accordo con Air France sono decisamente più in imbarazzo. Dovendo fare i conti con il no dei sindacati e con il nodo degli esuberi. Walter Veltroni, però, non rinuncia alla stoccata contro il Cavaliere: "Fosse esistita una cordata sarebbe stata importante.
SENATO
IN BILICO, LE STRATEGIE DEL VOTO DISGIUNTO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Anche se Walter Veltroni, in realtà, non ha mai assecondato la filosofia del "voto disgiunto". Anzi, al loft la contrastano. Gli elettori però restano liberi. E il movimento di pochi può pesare tantissimo. La regola di Berlusconi. Sin dall'inizio della campagna elettorale, il Cavaliere ha sostenuto che il solo voto utile nel centrodestra fosse quello al Pdl.
LA
MAFIA NON CI VOTI, LA DISTRUGGEREMO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: in cui Berlusconi l'accusa di essere caduto "nel ridicolo", Walter Veltroni conferma l'indole buonista e zittisce con un gesto della mano i fischi che si levano dalla platea all'indirizzo dell'avversario: "Noi siamo diversi", assicura il leader del Pd che a Reggio Calabria rispolvera ventotto anni dopo la teoria della diversità coniata da Enrico Berlinguer dopo il terremoto dell'
BERLUSCONI-VELTRONI,
PROVE DI MATCH IN TV ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi-Veltroni, prove di match in tv RAFFAELE INDOLFI L'annuncio in serata è del conduttore di Matrix, Enrico Mentana: il match tra Berlusconi e Veltroni si farà venerdì 11 aprile, alla vigilia del silenzio elettorale, su Canale 5. Ma a distanza.
NAPOLI
E IL SUD HANNO BISOGNO DEI MIGLIORI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: saremmo in prima fila anche contro inciuci tra Berlusconi e Veltroni che mascherassero la difesa di interessi forti". Chi la attacca le ricorda che ha governato a lungo con Berlusconi e che ne ha votato tutte le leggi, anche quelle ad personam. Come risponde? "Che sono fiero di averlo fatto perché ho tenuto saldo un rapporto di lealtà con i miei elettori.
QUARANTENNI
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949;
Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo
"largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il
22,50
Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti
( da "Stampa,
La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.
Perché
il futuro è da questa parte ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: tarda vittoria di Berlusconi, in parte è la dimensione che Veltroni sa praticare meglio, ma in parte è anche l'effetto inevitabile di questa immaturità del Pd. Attenzione però, perché personalizzazione non vuol dire solitudine. Tutto si può dire di Veltroni (anche che ha commesso alcuni errori, a partire dalle liste dei candidati e poi forse nel timing delle proposte programmatiche)
Il
problema non è la par condicio ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Alla fine, fateci caso, Veltroni e Berlusconi compariranno direttamente davanti agli italiani meno di altri candidati premier. Meno di Bertinotti, di Casini, della Santanché. Poi, certo, ci sono i telegiornali: quelli seguono le notizie e sanno chi può vincere le elezioni e chi no.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Da domani previsioni
secretate per legge. Le ultime danno una spinta a Veltroni Berlusconi ridicolizzato su Alitalia,
paura dai sondaggi Muore la cordata mai nata, un altro bluff scoperto. Ora può
solo perdere Il Cavaliere svela il bluff: non c'è nessuna cordata italiana ma
solo "contatti informali con diversi imprenditori ". E in ogni
caso, sostiene il leader del Pdl, "bisogna aspettare che la trattativa con
Air France si esaurisca" prima di poter considerare un'alternativa. È un Berlusconi che fa marcia indietro rispetto all'ostentata
sicurezza degli ultimi giorni, quello che ieri si è visto costretto a precisare
le indiscrezioni rivelate dalla Stampa sui possibili partecipanti alla cordata.
Pezzi grossi come Mediobanca, Eni e Benetton, una volta visti tirati in ballo
non hanno aspettato molto prima di smentire ogni interesse per l'affare.
Andandosi così ad aggiungersi al niet di Banca Intesa. Insomma, una bella botta
per il Cavaliere e per il suo partito, che rischia di riverberarsi sul voto del
13 aprile. Gli ultimi sondaggi disponibili infatti fanno registrare un Partito
democratico in rimonta mentre il Pdl fa segnare una battuta d'arresto se non
una lieve flessione. Per non parlare del caos senato: a palazzo Madama diventa
sempre più probabile uno scenario in cui il centrodestra non riesce a
raggiungere la maggioranza.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Potrebbe lasciare
con quello che Ferrara chiama l'happy end. Ma anche senza alcun happy end,
bensì in un gran casino di parlamento ingovernabile e maggioranza inesistente.
Comunque vada, anche l'esito imbarazzante della sortita su
Alitalia conferma che Silvio Berlusconi è alla fine della sua parabola come politico. È seduto su una
montagna di voti che si è ricostituita tre anni fa (era allora che a n d a v a
fatta l'oper a z i o n e Veltroni, e lui che allora non se la sentì forse adesso se n'è reso
conto) e che il Pd non riesce a erodere. Ma sono voti rassegnati, di
ripiego, negativi, privi di passione com'è privo di passione e di voglia di
governare l'uomo che li raccoglierà per l'ultima volta: il debole colpo di coda
di una vicenda chiusa. Lo sa l'establishment, che si tiene alla larga da
boutade tipo Alitalia, lo sanno osservatori e investitori stranieri, gli
italiani che non lo sanno lo capiranno comunque presto, dopo il 14 aprile. Il
Pd tenterà il colpaccio subito, per togliere l'happy end a Berlusconi
ed evitare questa umiliazione all'Italia. Se il colpaccio non dovesse riuscire
(sarà comunque di poco), si tratterà di decidere se lasciar sprofondare la
destra nei guai da essa stessa provocati, oppure offrire la mano per rimettere
insieme i cocci di istituzioni impazzite. Dicono dal loft che questo non è tema
di adesso. Che ora bisogna solo battersi per vincere. Hanno ragione, la rimonta
non è impossibile. Poi però sfuggono qua e là (Bettini, Franceschini,
Finocchiaro...) frasi smozzicate sul dopo che lasciano intravedere opinioni
diverse sull'alternativa di cui sopra. Non sarà una scelta facile, se mai si
porrà. Basti dire che uno dei passaparola via email sul famoso tema ieri
ripreso da Europa (aiutare Sa e Udc a fare il quorum al senato nelle regioni
dove questo danneggerebbe Berlusconi?) si intitola:
"Vade retro Satana". Così è fatta la nostra gente.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LA VENDITA DI ALITALIA
Mediobanca, Eni e Benetton smentiscono ogni interesse. Berlusconi
conferma che la cordata non c'è Il Cavaliere svela il bluff RAFFAELLA CASCIOLI
Comprereste una compagnia di bandiera da quest'uomo? Dopo 14 anni di politica,
due governi fallimentari e una procedura d'infrazione per deficit eccessivo
all'Italia come antipasto di una bancarotta annunciata, Silvio Berlusconi ha di recente rispolverato il più classico dei
"ghe pensi mì". "Su Alitalia ci penso io, organizzo io la
cordata", ha sparato ai quattro venti in questi giorni. Peccato che ieri
ha dovuto fare retromarcia e confermare che di imprenditori disponibili non ce
ne sono, e che nelle mani si ritrova "solo esplorazioni e contatti avviati
dai consulenti". Berlusconi da un mese sta
"giocando" a gatto e topo con la compagnia di bandiera italiana, che
solo a gennaio ha bruciato 85 milioni di euro facendo lievitare il debito a
1,28 miliardi. L'ultima boutade è di ieri: in una conversazione con La Stampa
ha rivelato i nomi della cordata italiana: Ligresti, Benetton, Mediobanca, Eni
e ce ne sono tanti altri... Fioccano le smentite: Mediobanca, l'Eni, Benetton e
lo stesso Berlusconi ("sono indiscrezioni e
supposizioni giornalistiche"). Società quotate messe in imbarazzo da colui
che si candida ad essere per la quarta volta premier in un momento in cui,
vista l'aria che tira sui mercati, la credibilità è tutto soprattutto quando
uno stato in bilico come l'Italia potrebbe incontrare, come ha scritto di
recente il Financial Times, qualche temporanea difficoltà nel collocamento dei
titoli pubblici essendo costretto a pagare rendimenti più alti del previsto.
Eppure un Cavaliere senza scrupoli da tempo sostiene con mezze affermazioni il
suo bluff e cosa più grave i nomi dei cavalieri bianchi arrivano nel giorno in
cui Air France sottoporrà la nuova proposta ai sindacati. Per
il leader del Pd, Walter Veltroni, "non si possono fare affermazioni che non siano sostenute
dalle realtà delle cose. La politica è una cosa seria in cui ogni parola pesa e
ha un effetto sulla borsa e sulla trattativa complessa in corso con Air
France". Ma il premier perde il pelo e non il vizio. Era, infatti,
il primo marzo quando, a campagna elettorale appena iniziata, il Cavaliere
aveva invitato "a riflettere con attenzione sull'operazione Alitalia-Air
France". Il passo successivo l'ha compiuto il 5 marzo quando ha detto
"che la cosa migliore per Alitalia sarebbe che dieci imprenditori italiani
entrassero in campo", salvo poi aprire alla possibilità di una
"public company con francesi e olandesi". Il 18 marzo, però, non ce
l'ha fatta più ed è sbottato: "L'Alitalia è una delle mie
preoccupazioni". Dice di averlo comunicato a chi sta trattando (il governo
Prodi), ma l'interessato smentisce. Il 19 marzo rompe gli indugi e con una
chiamata alle armi solletica l'orgoglio imprenditoriale: in nome
dell'italianità chiede di ricacciare oltralpe i cugini francesi. Il giorno dopo
fa nome e cognome della cordata "amica": la regia spetterà ad AirOne
e l'operazione "sarà sostenuta dall'aiuto di una cordata di banche, tra le
quali potrebbe esservi Banca Intesa, il cui cda dovrebbe decidere domani, e di
altri imprenditori, tra i quali vi potrebbero essere anche i miei figli".
Ma le bugie hanno le gambe corte e il Cavaliere viene smentito appena dodici
ore dopo dall'amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera: "È
inimmaginabile che si faccia un'offerta su Alitalia". Il 21, ovvero una
settimana fa, Berlusconi torna all'attacco e annuncia
che entro pochi giorni si concretizzerà una cordata italiana, ma non fa nomi.
In serata è, però, lo stesso Berlusconi a prendere più
tempo e i pochi giorni diventano 3 o 4 settimane, dopo l'appuntamento
elettorale. E a chi avanzava dubbi replica: "Ormai sono impegnato io,
quindi si fa". In un impeto, neanche fosse un fiume in piena, spiega che
"O si fa l'Alitalia o si muore" citando Garibaldi. Inizia il gioco
delle scommesse, della caccia all'imprenditore, della speculazione in borsa
dove il titolo è continuamente sospeso per eccesso di rialzo e sono scambiati
di mano diversi milioni di pezzi. Poi arriva Pasqua e il fido Bonaiuti spiega
che non si può fare una cordata tra il venerdì santo e pasquetta. Passano i
giorni ma nessuno crede più al Cavaliere che continua a parlare di una cordata
alla quale, però, i suoi figli non parteciperanno. Chi ha la memoria lunga
all'estero difficilmente potrà dimenticarsi del fatto che il Cavaliere solo nel
2006 tifava per Air France definito un esempio positivo e due anni prima
davanti a una compagnia di bandiera pronta a portare i libri in tribunale
diceva: "Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi
che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non
hanno saputo risolvere". Se nel 2008 Berlusconi
risolverà i problemi di Alitalia come fece nel 2004, gli italiani sono
avvertiti.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PAREGGIO A PALAZZO
MADAMA "Volete votare Udc? Alla camera, non al senato". A sinistra
febbre da voto utile per il Pd La "mala bestia" di Berlusconi
FRANCESCO LO SARDO Senatores boni viri, si diceva nell'antica Roma, senatus
mala bestia. Duemila anni dopo, nel centrodestra, il motto è tornato
prepotentemente d'attualità. Il senato è davvero una brutta bestia e ha voglia,
Berlusconi, di dire che i suoi sondaggi gli assegnano
"trenta senatori di maggioranza" a palazzo Madama. Pura propaganda,
smentita dallo stesso Cavaliere che ha svelato ieri ai suoi amici di
Confartigianato il forte timore per un possibile pareggio. "Se qualcuno
vuol proprio votare Casini perché è un bel figliolo, il voto al limite glielo
dia alla camera. Non dateglielo al senato, dove con il gioco del premio di
maggioranza si rischia di impedire che ci sia una maggioranza che consente a
chi va al governo di governare". Insomma ci ha pensato lo stesso Berlusconi ad apporre il sigillo di fondatezza all'ipotesi
di pareggio, con tutte le conseguenze del caso: a destra e a sinistra. A destra
l'effetto delle parole del Cavaliere è un tonico per l'Udc: "Sono convinto
che saremo determinanti al senato ? s'è ringalluzzito Pier Ferdinando Casini ?
da questo punto di vista sono molto sereno e confortato dai sondaggi". A
sinistra l'effetto è quello di alimentare il dibattito, già accesissimo tra le
file del potenziale elettorato della Sinistra arcobaleno, sul cosiddetto voto
utile. Qui le posizioni che si confrontano, e si scontrano, sono due. La prima
è fatta propria da chi sostiene che votando Pd, almeno al senato, si può
fermare il Cavaliere impedendogli la vittoria. La seconda, fondata su studi
pubblicati dal Messaggero (edito dal suocero di Casini) e su un sondaggio di
Ipr marketing per Repubblica, dice che votando per il listone Sinistra
arcobaleno (o per l'Udc) si può impedire al Pdl di prendersi tutti i senatori
restanti nelle regioni dove vincerà il Pd e rosicchiare, secondo D'Alimonte sul
Sole 24Ore, qualche seggio in Lombardia. "Conferme che la tesi del voto
utile al Pd è un inganno", dice Pecoraro. Nonostante gli sforzi matematici
e mediatici, questa scuola ha però avuto poca fortuna, mentre quella del voto
utile al Pd ha attecchito. Ne è una conferma la scomparsa dalle pagine del
quotidiano comunista il manifesto, dei risultati del sondaggio online sulle
intenzioni di voto dei lettori: risultati imbarazzanti, da cui emerge che quasi
un lettore su quattro (il 19,1% per la precisione) voterà Pd. Un dato che era
peraltro in crescita, al ritmo di tre punti percentuali a settimana. A poco
serve, però, nascondere ai lettori il tunnel che la talpa del voto utile ha
scavato nella sinistra. Si tappa un buco da una parte ma una falla s'apre
dall'altra. Così il compagno Enrico Calamandrei scriveva ieri nelle rubrica
delle lettere: "...e quando Berlusconi avrà vinto
e ci starà per almeno dieci anni, noi dell'Arcobaleno che faremo? Gli
incontaminati duri e puri, mentre andremo a prendere insieme il tè delle
cinque?". Aria di pareggio, dunque, ben avvertita dalle parti di viale
Mazzini dove si profila una proroga del cda Rai fino all'autunno. L'elettorato
bertinottiano in subbuglio è stato richiamato all'ordine ieri anche dall'ex
disobbediente Anubi D'Avossa su Liberazione: "Voto utile a che? A tornare
al voto dopo la riforma elettorale? Che farebbe in caso di
pareggio Veltroni?
Attendiamo risposte". Quella che gli arriva dalla Sicilia, dove Veltroni ha concluso il suo tour, è
affidata ad Anna Finocchiaro, candidata governatore anche dal Prc: "La
soluzione in caso di pareggio è una sola, fare subito la riforma elettorale e
tornare a votare". Meno certo Fassino: "Quello che si farà in
caso di pareggio lo valuteremo all'indomani del voto". Intanto nella testa
degli elettori, in virtù dell'operazione Ipr-Repubblica, il chiodo del pareggio
s'è ben conficcato: e dalla mezzanotte di domani è vietato diffondere i
sondaggi.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
GLI ULTIMI SONDAGGI
Il senato come quello di prima PAOLO NATALE Ultimo giorno di notizie
elettoralmente sensibili. A quindici giorni dal voto, occorre fare il punto su
quali siano gli attuali rapporti di forza tra le forze politiche in
competizione, con uno sguardo "futuribile" a cosa accadrà poi
realmente nel segreto dell'urna. La tabella pubblicata a corredo mostra
abbastanza chiaramente cosa sta accadendo. La formazione capitanata
da Silvio Berlusconi potrà
avere un vantaggio alla camera compreso tra il 2-3 per cento e l'8-9 per cento,
rispetto a quella capitanata da Walter Veltroni. Sembra quindi che le chances per la coalizione del Pd di
vincere nel primo ramo del parlamento siano scarse, a meno ovviamente di
accadimenti talmente apocalittici da rimettere in discussione tendenze che
paiono consolidate. Vediamo nel dettaglio i singoli partiti. Il Pdl è
stimabile tra i 38 e i 40 punti, segno che l'unione di Forza Italia e An e gli
altri componenti confluiti nel nuovo partito ha fruttato un incremento di poco
più di un punto, rispetto al risultato delle precedenti politiche del 2006: non
molto, ma nemmeno poco, dato che in genere le confluenze determinano un lieve
arretramento complessivo. Il secondo partito della coalizione di centrodestra,
la Lega nord sembra godere di un buon vantaggio competitivo. Nel 2006 aveva il
4,6 per cento dei consensi, insieme all'Mpa, mentre oggi pare in crescita,
considerando che si presenta unicamente nel centro-nord, raggiungendo
probabilmente una quota tra il 5 ed il 6 per cento, con punte elevatissime nel
lombardo-veneto. Le stime per la formazione di Lombardo sono piuttosto
contraddittorie, ma dovrebbero permettergli di portare significative fascine
(attorno allo 0,5%) alla coalizione di Berlusconi,
principalmente in Sicilia ed in Calabria. Il Pd gode di buona salute,
soprattutto se confrontato con i magri risultati di Ds+Margherita del 2006, che
non arrivavano al senato nemmeno alla soglia del 30 per cento. Ma anche nel
confronto con l'Ulivo della camera, l'incremento appare notevole, tra i 3 e i 5
punti, in massima parte provenienti da altre forze della precedente coalizione
dell'Unione. La scarsa attuale affluenza da trafughi del centrodestra non gli
permettono di compiere un balzo deciso in avanti: rimane molto probabilmente
inevaso il tentativo di diventare il primo partito italiano. Anche la
performance della lista Di Pietro sembra positiva, giungendo forse a
raddoppiare il suo precedente elettorato e toccare quote superiori al 4 per
cento. A completare l'organico della coalizione di Veltroni,
arriva dall'Alto Adige il supporto dell'Svp, il partito del popolo sudtirolese,
tradizionale alleato del centrosinistra: una quota di voti simile a quella che potrebbe
portare dall'altra parte il Mpa di Lombardo, intorno al mezzo punto percentuale
a livello nazionale. Le altre due forze intermedie, Sinistra Arcobaleno di
Bertinotti e Udc di Casini, sono stimabili su percentuali simili, comprese tra
il 5 e l'8 per cento, molto simili al risultato fatto registrare nelle
precedenti elezioni del 2006. Per entrambi i raggruppamenti le speranze sono
ovviamente di giungere a quote molto più elevate, magari sfondando il tetto del
10 per cento, ma non bisogna dimenticare che, con il costante appello al voto
utile, era anche possibile uno svuotamento della loro riserva elettorale.
Nuocerà probabilmente agli Arcobaleno la compresenza sulla scheda elettorale
delle due-tre formazioni che si presentano con il tradizionale simbolo
comunista della falce-martello, in grado di drenare un buon numero di voti,
vicino all'uno per cento, a scapito della formazione di Bertinotti. La Destra
della coppia Santanchè- Storace non gode di particolare appeal presso la
popolazione elettorale: superare il 2 per cento, arrivando vicino al 3, sarebbe
già un buon risultato, soprattutto se confrontato con il magro successo delle
formazioni di estrema destra nelle precedenti elezioni. I Socialisti di Boselli
ristagnano attorno all'uno per cento di voti, meno della metà del vecchio
raggruppamento della Rosa nel Pugno, dove erano presenti anche i radicali.
Scarse le chances infine delle altre formazioni minori, con forse l'unica
eccezione ? oltre ai tre partiti comunisti ? della lista Grillo, del cui risultato
è quasi impossibile fare previsioni significative. Ma se questo è il quadro
della camera, tendenzialmente definibile con la vittoria di Berlusconi
è, come ormai noto a tutti, il tema del risultato al senato quello che
maggiormente rimane in bilico. Le più recenti stime parlano di un vantaggio,
per la formazione del PdL-Lega-Mpa, compreso tra gli 8 e i 15 senatori, a
seconda di quello che accadrà nelle 4-5 regioni critiche (Lazio, Liguria,
Calabria, Sardegna e Abruzzo). Senza però contare i senatori a vita, in
maggioranza più vicini al Pd. Il vero punto interrogativo sarà dunque questo:
avremo quest'anno una riedizione, a parti invertite, del senato 2006?.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
TV LANDOLFI E
PETRONI CONTRO I VERTICI DI VIALE MAZZINI. PERÒ PER IL DOPO-VOTO C'È GIÀ
UN'INTESA SULLA PROROGA DEL CDA E SULL'IPOTESI FONDAZIONE "La Rai è dei
comunisti". Ma Silvio la riconferma, Petruccioli compreso (gio.co.) Sarà
anche una Rai in mano ai comunisti ma a Berlusconi
piace tanto così. Nel giorno in cui il Cavaliere lancia il suo affondo old style
contro i vertici di viale Mazzini, arriva la conferma che in Rai non cambierà
nulla. Almeno fino a dopo l'estate. Anche in caso di vittoria del centrodestra
l'attuale cda resterà in carica fino a settembre, con una proroga de facto
anche se non prevista dalla legge Gasparri, e l'attuale presidente Claudio
Petruccioli potrebbe vedersi rinnovato il mandato per altri tre anni. La
notizia trova conferme sia a destra che a sinistra, tanto da lasciare pensare a
un'intesa tecnica bipartisan sul dopo voto. Non ci sarà nessuna rivoluzione a
viale Mazzini, nessun ribaltone. Anche perché, con il ritorno di Angelo Maria
Petroni in consiglio, la maggioranza resterebbe in mano al centrodestra che non
ha nessuna intenzione di riaprire subito i giochi e toccare gli equilibri
raggiunti con il centrista Marco Staderini. Una soluzione che in apparenza
sembra contrastare con le tensioni che anche ieri hanno investito l'azienda
pubblica. La decisione di Petruccioli e del dg Cappon di fermare il one man
show del Cavaliere da Vespa ha indispettito Petroni che, in una lettera, l'ha
definita "una decisione che non ha precedenti nella storia del servizio
pubblico radiotelevisivo, presa senza che il cda venisse consultato, un fatto
gravissimo che delegittima il servizio pubblico radiotelevisivo". La presa
di posizione del consigliere seguiva a breve distanza quella del presidente
della Vigilanza, Mario Landolfi che, contestando la
decisione dei vertici di viale Mazzini, chiedeva a Porta a porta di confermare
l'invito a Veltroni e Berlusconi per sbloccare l'impasse. In
caso contrario "si darebbe a ciascun soggetto politico l'arbitrio di
precludere, con la propria astensione, la partecipazione di tutti gli altri
soggetti ai programmi che li riguarderebbero ". Cosa che sta già
avvenendo visto che lo staff del Cavaliere ha di fatto bloccato la
partecipazione del leader del Pd a In mezz'ora di Lucia Annunziata, prevista
per domenica 30 marzo, non confermando la propria per il 6 aprile. In realtà la
settimana prima del voto i due leader dovrebbero essere regolarmente a Porta a
porta, quello del Pd giovedì 10 aprile e il suo avversario il giorno dopo.
Nonostante le schermaglie e i veti incrociati che rischiano di mettere in
standby altre trasmissioni tv (Ballarò ha chiesto di ospitare il faccia a
faccia domenica 6 aprile) l'organigramma dell'azienda non dovrebbe subire
scossoni post-elettorali. Sia il ministro Gentiloni che Landolfi hanno parlato
di proroga per l'attuale cda, senza la sostituzione di Gennaro Malgieri,
candidato alle elezioni nelle file del Pdl. In caso di vittoria, il
centrodestra potrebbe dare il via libera anche alla rielezione di Petruccioli,
come ha ammesso ieri l'ex ministro Gasparri nelle stesse ore in cui il collega
Bonaiuti sparava contro il presidente di viale Mazzini. Un'ipotesi valida solo
se non si dovesse mettere mano alla legge Gasparri che invece, proprio sui
criteri di nomina dei vertici Rai, potrebbe cambiare, con uno stralcio della
riforma Gentiloni2 e il via libera bipartisan al progetto-fondazione. Un banco di
prova delle grandi riforme bipartisan da mettere in campo nel caso dalle urne
di aprile uscisse un sostanziale pareggio. Un accordo di minima che si potrebbe
trovare anche con una vittoria del Pdl.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il ministro: con Diliberto
una separazione consensuale. Dolci, segretario regionale del partito: bisogna
fermare le destre Bianchi lascia il Pdci: vado coi Democratici e la leader
comunista dell'Emilia vota Pd Anche altri due candidati della sinistra radicale
sosterranno Veltroni LUCIANO NIGRO BOLOGNA - Il
ministro Alessandro Bianchi lascia il partito di Diliberto per quello di Veltroni: "E' una separazione consensuale",
annuncia da Reggio Calabria. E dal cuore dell'Emilia arriva un annuncio senza
precedenti. "Non votate me, né l'Arcobaleno; solo il voto al Partito
democratico può impedire la vittoria delle destre e il ritorno al governo di Berlusconi e Fini", dice Loredana Dolci, segretario
regionale del Pdci, candidata della sinistra Arcobaleno che a 15 giorni dal
voto ha deciso di fare campagna elettorale contro se stessa e contro il suo
partito per lanciare un appello a sostegno di Veltroni.
Uno strappo accompagnato dalle dimissioni da segretario e dalla direzione
nazionale. Con lei almeno altri due candidati della sinistra radicale, Matteo
Riva e William Marastoni, capigruppo del Pdci in Comune e in Provincia a Reggio
Emilia. Ma c'è chi scommette che sia solo l'inizio. Quello del ministro dei
trasporti che ha lasciato il Pdci non è il solo caso destinato ad alimentare la
tensione tra Pd e Arcobaleno. Mentre Berlusconi lancia l'allarme "voto
disgiunto" temendo accordi sul Senato tra Veltroni e Bertinotti, dalla Calabria e dall'Emilia arrivano segnali
contrari destinati a inasprire concorrenza elettorale tra gli ex alleati del
centrosinistra. "La differenza tra gli schieramenti si è ridotta, la sfida
è difficile, ma non impossibile. In questa situazione votare sinistra
Arcobaleno rischia di contribuire a consegnare il paese alle destre"
sostiene Loredana Dolci che fino a ieri organizzava i banchetti Arcobaleno e
ora opta per un'inedita forma di auto-splitting. "Una scelta sofferta e
lacerante, ma è la scelta giusta per il paese - si schermisce - come quella del
'98 quando in tanti decidemmo di difendere il governo Prodi e lasciammo il
Prc". Un gesto clamoroso che, anche se Dolci non ne parla, nasce da un
violento scontro sulle liste. I suoi sostenitori (un bel pezzo del Pdci lungo
la via Emilia) volevano una donna. Roma, invece, ha deciso di riconfermare
Roberto Soffritti, ex sindaco di Ferrara e tesoriere del partito. "Non
voglio polemizzare con i dirigenti nazionali - rilancia Dolci, 45 anni,
assessore provinciale a Reggio Emilia - ma comunque andranno le elezioni i
deputati del Pdci saranno tutti uomini. Un risultato oltraggioso per le
elettrici di sinistra". Rivalità interne, dunque, come quelle che hanno
pesato anche sulla decisione di Bianchi di lasciare il partito e aderire al Pd
di Veltroni. A dispetto delle dichiarazioni ufficiali
("Nessuna sorpresa, Bianchi era un indipendente" dice Manuela
Palermi) i rapporti tra il ministro, ex rettore dell'ateneo reggino, e il
partito in Calabria erano pessimi, fino a sfociare in mozioni di sfiducia al
congresso e in un velenoso addio del segretario del Pdci di Reggio Calabria Enzo
Infantino: "Il ministro dei record negativi ci lascia perché ha capito che
nessuno lo avrebbe candidato".
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni, sfida alla
criminalità "Le cosche non ci votino" "Le distruggeremo. Gli
altri partiti dicano lo stesso" Tour calabrese del segretario Pd:
"Mai il distacco tra noi e il Pdl è stato così ridotto" GIOVANNA
CASADIO dal nostro inviato VIBO VALENTIA - Non è solo una questione di indecisi
e di scontenti,
in Calabria il voto è anche un affare di 'ndrangheta. Ma alle cosche, nel pieno
delle grandi manovre elettorali, Walter Veltroni torna
a dire: "So che si stanno muovendo, decidano quel che vogliono ma non di
votare per noi, perché il Pd distruggerà quei poteri che impediscono lo
sviluppo del Mezzogiorno, schiaccerà la 'ndrangheta che è una sanguisuga e la
mafia e la camorra. Non vogliamo voti con le mani insanguinate. Questo è il
momento in cui le organizzazioni criminali offrono i loro voti in cambio di
qualcosa per il futuro, in cui si stringono patti sbagliati". A ogni
piazza calabrese che percorre, con migliaia di persone che arrivano e riempiono
l'auditorium a Reggio Calabria, il quattrocentesco ex convento domenicano a
Vibo, il Politeama a Catanzaro, il segretario dei Democratici aggiunge un
tassello alla "sfida per il Sud". Sulla legalità, soprattutto: vediamo
se oggi, fa intendere, Berlusconi nel suo comizio a
Catanzaro avrà lo stesso coraggio. "Vorrei che la nostra frase rivolta
alle cosche fosse ripetuta da tutti i leader politici". A Vibo, che è
stata due volte alla ribalta delle cronache per le tragedie della malasanità e
dopo avere incontrato i genitori di Flavio Scutellà, il bimbo caduto da una
giostra e morto a causa dei ritardi nei soccorsi, parla delle cose che
interessano alla gente: "I primari non devono essere nominati per
lottizzazione politica ma per capacità, questa regione deve avere ospedali che
funzionano come il resto d'Italia". C'è quasi una standing ovation. Come
quando accenna ai brogli: "Si parla di brogli e ora a Palermo sono stati
individuati alcuni autori che erano tra quelli che denunciavano i brogli
elettorali". Nella terra dell'omicidio Fortugno, delle stragi di
'ndrangheta, il pulman sfiora anche il luogo dell'agguato mortale
all'imprenditore Antonio Longo. Veltroni è
accompagnato dal capolista del Pd al Senato, il superprefetto Luigi De Sena, da
Rosa Calipari, ma è Marco Minniti, il vice ministro all'Interno, che ha
organizzato gli appuntamenti e che non usa mezzi termini: "La ndrangheta
sta insanguinando questa campagna elettorale, sotto elezioni solitamente le
faide si fermavano, ora non più. Noi dobbiamo definitivamente rompere il
rapporto tra mafia e politica". Reso ancora più appetitoso dai cento
miliardi di euro di fondi comunitari stanziati per il sud per il 2007-2013.
Questo è l'altro elemento da cui parte il Pd per affrontare il capitolo
infrastrutture e il piano per il Sud già tradotto in un ddl. Michele Ventura lo
illustra: alta velocità ferroviaria Napoli-Bari; ammodernamento della
Taranto-Reggio; potenziamento della Battipaglia-Reggio e della Catania-Palermo;
accesso alla banda larga. Veltroni lo sintetizza in
un'altra battuta sull'autostrada Salerno-Reggio: "Non so quanto tempo ci
sia voluto per fare gli acquedotti romani ma certo meno che per fare la
Salerno-Reggio". Ha accanto sul palco di Reggio il ministro dei Trasporti
uscente, Sandro Bianchi, il professore che stava con Diliberto e che ora ha
scelto il Pd. Un colpo messo a segno nella Calabria in bilico al Senato, dove
il Pd si batte per avere il premio di maggioranza come nel 2006. La scommessa è
però sempre sugli indecisi. Veltroni spiega:
"Quando gli indecisi si decidono vanno con il Pd, mai il distacco tra noi
e il Pdl è stato così ridotto". Nel giro calabrese botta e risposta con
Agazio Loiero, il "governatore", che sul federalismo fiscale ha scritto
al segretario una lettera aperta. Veltroni rassicura e
Loiero a Reggio è sul palco.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Forum online del
leader del Pd a Catania. Molti interventi sui precari, interventi anche
dall'estero. Picco d'ascolto dopo mezzanotte Videochat, seimila domande in notturna
a Walter GIOVANNA VITALE ROMA - è stato il circolo on-line Barack Obama a
chiamarla la "centoundicesima" provincia del tour elettorale. Ma, a
giudicare dai numeri, vale almeno il triplo. Perché gli utenti che si sono
collegati con la chat di Veltroni organizzata nella
notte tra giovedì e venerdì da Democratica tv sono stati oltre 14mila, picco di
massimo ascolto, 20 minuti dopo mezzanotte. Eccola l'ultima frontiera del
leader del Pd: intercettare umori e desideri del popolo della rete, nella
speranza di trasformarli in voti. La Notte Bianca del Web è andata in onda da
Catania alla fine di una delle tappe più faticose del pullman verde. Un'ora e
un quarto di domande e risposte, dalle 23.30 sin quasi all'una, sul programma e su Berlusconi, sulle difficoltà dei precari e l'imitazione di Fiorello.
"Sono un vecchio navigatore" si presenta Veltroni "mi appassionano le grandi opportunità offerte da questi
nuovi strumenti". A incalzare il segretario, leggendo gli oltre seimila
quesiti piovuti a valanga, Marino Sinibaldi. Alessandra, che vive negli
Usa dal 2004, chiede cosa intende fare per i ragazzi che hanno dovuto
trasferirsi all'estero per lavoro. Veltroni lo ripete
da sempre: "Fare dell'Italia un paese ospitale, che dia speranza ai
giovani: è esattamente l'idea dalla quale siamo partiti. Un paese che ritrovi
il valore del rischio, la voglia di fare ricerca e di intraprendere, che
recuperi quel dinamismo che ha perduto". Gianni non sa come convincere la
figlia che vota per la prima volta: "Ai giovani bisogna parlare delle cose
che li riguardano, dalla scuola allo sport. E dirgli che il Pd è una forza che
guarda al futuro e può essere un riferimento per le nuove generazioni". E
quando un internauta chiede: "Visti i problemi per il confronto in tv perché
non lo fate on line?", Veltroni sorride: "Ma
io lo faccio anche over line, dove vuole. Tuttavia se Berlusconi
avesse detto dall'inizio "io il dibattito non lo voglio fare",
benissimo, la gente si sarebbe fatta la sua opinione... Penso sia sbagliato
sottrarre agli italiani quello che è consentito ai cittadini di tutti gli altri
paesi". Il tempo è poco, domani si riparte. Ma "è stato un
successo", commenta Veltroni. E a breve si
replica: con Franceschini. SEGUE A PAGINA 6.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Già mille chilometri
e 29 incontri. "Emergenze ed eccellenze, è come andare sulle montagne
russe" Campania, D'Alema fa scudo a Bassolino "Non fate dispetti, ci
giochiamo l'Italia" L'ombra dei rifiuti accompagna ogni comizio.
"Però ricordate, si vota per il governo" ANGELO CAROTENUTO NAPOLI -
Ormai sono mille chilometri. "Presidente, anche di più". è la scorta
che tiene il conto. Mille chilometri, e neppure uno normale. Sulle vie di
Napoli e provincia, in questa campagna elettorale che chiama matta e
disperatissima, Massimo D'Alema si sente come sulle montagne russe. "O si
va su o si va giù. O trovi le emergenze o trovi le eccellenze". Ha
infilato finora 29 appuntamenti in agenda, tra una missione a Parigi e un
comizio in Puglia. "Se la sera non sei stanco, non sei un buon candidato".
Ancora lo invitano, il candidato D'Alema. "è un viaggio incredibile.
Scopri che qui è più facile costruire un pezzo raffinatissimo per un aeroplano
che togliere un sacchetto dalla strada". Ora può metterla anche così, ai
bordi delle strade che l'azienda comunale dichiara ufficialmente a "cumuli
zero". Sono smaltiti i rifiuti arretrati, non i problemi che hanno portato
a Napoli da capolista del Pd alla Camera il ministro degli Esteri e vicepremier
di Prodi. è la missione impossibile chiestagli da Veltroni,
colmare uno spazio vuoto nella terra in cui il Pd non poteva farsi propaganda
col governatore Bassolino e il sindaco Iervolino. Due dei suoi 45 saggi.
Serviva uno scudo. "Sono l'avvocato della Campania", ammette ora
D'Alema dinanzi alle "cause" che si accumulano. L'ultima è la
mozzarella alla diossina, che giovedì l'ha tenuto al telefono con Livia Turco
fino a mezzanotte. "Sia chiaro che non ho smesso di mangiarla". Non
solo. Gli è finita addosso che era un problema, e ora sta provando a farla
diventare un boomerang contro "il centrodestra che ci sta
speculando". Per farne un'arma da spendere in favore del Pd. Come coi
rifiuti. "Bisogna entrare nell'animo di chi ti sta davanti". Si
chiama Effetto Orgoglio. "Guardate come vi descrivono". è
l'interpretazione dalemiana del sentimento diffuso tra la gente. Tra i manager
della grande distribuzione che gli chiedono: la sinistra cosa ha fatto per noi?
Nel disincanto dei ragazzi di Scampia e dei metalmeccanici di San Giovanni a
Teduccio. Tra gli scienziati del centro di biotecnologia avanzata, i diportisti
di Mergellina, industriali e artigiani, docenti di agraria, operai del metrò.
Tappare e cucire. Arginare il malcontento. Come quello dell'altra sera a cena
in una villa dell'alta borghesia napoletana, con Riccardo Villari al suo
fianco. E poi una replica sull'anticamorra a Saviano e una scossa ai sindaci
delusi: "Datevi da fare. Cercate confusi e indecisi. Dite che abbiamo
capito la lezione". Quella gente tra cui D'Alema avverte "un misto di
umiliazione e di protesta, l'amarezza per come sono andate le cose e l'orgoglio
ferito di chi non vuole essere rappresentato così". Così significa coi
rifiuti in strada e le mozzarelle avvelenate. "Siamo sotto attacco. Una
campagna di annientamento". In giro c'è solo la sua faccia sui poster del
Pd e sullo slogan scelto: "Sud, non sudditi". Qualcuno doveva
prendersi il partito e i suoi problemi sulle spalle, nella terra in cui il
presidente della Regione è sotto processo per i rifiuti, due assessori della
sua giunta e cinque consiglieri della maggioranza arrestati in pochi mesi. Coi
bassoliniani in sindrome da accerchiamento, i demitiani in crisi da isolamento,
i sindaci delusi perché fuori dalle liste, Nicolais con l'investitura di Veltroni. La vera ombra che segue i passi di D'Alema è il
futuro di Bassolino. La linea: "Ora si vota per il governo del Paese. Poi
deciderete di fare un bilancio su luci e ombre". Deciderete. Voi campani,
non Roma. Per ora così dice. "Una riflessione equilibrata, ricordando le
macerie su cui s'è costruita una stagione. Non credo che
per fare un dispetto a Bassolino e Iervolino, i napoletani vogliano consegnare
il governo a Berlusconi e
la Lega". Con Bassolino sarà il
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti Il sabato
del villaggio LA SINDROME DI ARCORE GIOVANNI VALENTINI Si può ridurre tutta la
competizione elettorale a un faccia a faccia televisivo? E si può innescare
intanto un meccanismo di ritorsioni e ripicche reciproche, disertando per
rappresaglia i confronti a distanza? Che senso ha tutto ciò agli occhi dei
cittadini e degli elettori? è una sorta di pena del contrappasso quella che
colpisce ora, per aspetti diversi, Silvio Berlusconi da una parte e Walter Veltroni dall'altra. Colpisce Berlusconi perché espone Sua Emittenza, il "grande comunicatore",
al rischio di un rifiuto, di una fuga ignominiosa dal duello in tv. E colpisce
però anche Veltroni perché
lo costringe a ingaggiare, proprio sul terreno televisivo, una contrapposizione
personale che finora il leader del Pd aveva cercato in tutti i modi di
evitare nella convinzione che non giovasse all'immagine moderata del suo
partito. Da strenuo combattente qual è, a corto di argomenti, Berlusconi non trova di meglio che contrattaccare con
l'accusa che "la Rai è in mano ai comunisti". Ma lo slogan è davvero
tanto logoro quanto poco credibile. Da perfetto inseguitore, Veltroni
raccoglie la sfida e rilancia colpo su colpo: sull'Alitalia, sulle pensioni e
infine sulla tv. è il trionfo della politica mediatica, la berlusconizzazione
strisciante della politica, la vittoria della televisione sulla politica.
Quante volte è stato detto, qui e altrove, che la vera politica non si fa in
tv, che i talk-show non sono il luogo deputato al confronto, che i salotti
televisivi non sono la "terza Camera" del Parlamento? E quante volte
il presidente Napolitano ha invitato i politici a parlare di meno, a litigare
di meno, a esibirsi di meno davanti alle telecamere? Ora sembra che tutto si
debba risolvere nel faccia a faccia, come un duello rusticano, in ragione della
maggiore o minore convenienza di questo e di quello; del beneficio elettorale
che ne può ricavare Veltroni perché è più giovane,
parla bene e si presenta meglio; dello svantaggio che può danneggiare Berlusconi perché è più vecchio, ha esaurito le barzellette
e ormai non incanta più nessuno. è l'effetto perverso della
politica-spettacolo, la degenerazione della campagna elettorale in campagna
pubblicitaria, la distorsione del discorso o del comizio in un maxi-spot. Ma è
anche la conseguenza di un reciproco appiattimento, sul piano delle idee e
delle proposte, in un processo di mimesi che appare una parodia della concorrenza
e della logica di mercato. Sappiamo bene che, in tutto il mondo, una campagna
elettorale è fatta anche di colpi bassi, o addirittura bassissimi, di attacchi
personali, insinuazioni, calunnie. E sappiamo pure che la televisione ha un
ruolo importante, com'è ovvio che sia, non solo negli Stati Uniti. Ma
l'anomalia tutta italiana è che qui la tv diventa determinante, soprattutto nei
confronti degli indecisi, essendo controllata però per una buona metà da una
parte in causa, da uno dei due principali contendenti. Basterebbe già questo a
comprovare che l'altro, o sarebbe meglio dire tutti gli altri, si trovano in
posizione di svantaggio; che la competizione è impari, squilibrata. Eppure, al
colmo del paradosso, nel tentativo di attenuare i contrasti lo stesso antagonista
maggiore accantona di fatto la questione televisiva. E intanto l'opinione
pubblica, l'elettorato, il popolo sovrano assiste ormai mitridatizzato a questa
pantomima, immune e insensibile ai veleni della videopolitica. Espropriato da
una legge elettorale immonda del suo diritto di scegliere i propri
rappresentanti, il cittadino-elettore è costretto a osservare al pari di uno
spettatore sugli spalti di uno stadio. O al più, si deve accontentare di fare
il tifo per una squadra o per l'altra. Ma è forte la tentazione di uscire prima
della fine della partita, perché tanto il risultato è già scontato: in ogni
caso, vincerà Veltrusconi. Vincerà, cioè, un modo di fare politica in
televisione e attraverso la televisione. Un modo berlusconiano di presentarsi agli
elettori, con la forza delle immagini più che delle idee. Di scegliere i
candidati in funzione della loro apparenza più che della loro sostanza. Di
omologarsi all'avversario, come il servizio pubblico s'è omologato alla tv
commerciale. A ben vedere, l'epilogo può essere anche peggio dell'inciucio. è
la "sindrome di Arcore" che minaccia di contagiare l'avversario, come
la "sindrome di Stoccolma" ispira nel prigioniero sentimenti positivi
o addirittura l'innamoramento nei confronti dei carcerieri. Auguriamoci che
fino alla fine così non sia, sebbene rimanga ormai poco tempo per una
correzione di rotta: se per battere Berlusconi occorre
assomigliare a lui, scendere sul suo terreno e competere con le sue stesse
armi, meglio rischiare di perdere onorevolmente. Così, almeno, si salva la
propria identità e la propria immagine. Non sarà certamente un faccia a faccia
televisivo, ancorché utile e opportuno, a distinguere la faccia
"nuova" di Veltroni da quella
"vecchia" di Berlusconi. Ben venga il duello
in tv, se i due contendenti accetteranno di confrontarsi a tu per tu.
Altrimenti, non mancheranno né all'uno né all'altro le occasioni, i canali e
gli strumenti per differenziarsi reciprocamente, rimettendosi al giudizio degli
elettori sulla base di impegni concreti piuttosto che di vacue promesse.
(sabatorepubblica.it).
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina
V - Palermo E Veltroni punzecchia Berlusconi "Sento
parlare di brogli e, a Palermo, sono stati individuati alcuni autori che erano
tra quelli che denunciavano i brogli elettorali". Lo ha detto Walter Veltroni per rispondere
a Berlusconi che ha espresso preoccupazione per il timore di
brogli alle prossime elezioni.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Palermo
Scontro sull'antimafia pre elettorale Vizzini attacca Veltroni.
Lumia: "Noi rifiutiamo i voti sporchi e loro?" Il senatore forzista
"Il governo Prodi ha tagliato i fondi per poliziotti e magistrati"
ANTONELLA ROMANO IL VIAGGIO elettorale di Veltroni in
Sicilia bollato come esempio di "turismo politico antimafioso". A
sostenerlo è Carlo Vizzini, componente della commissione nazionale antimafia.
Si accende la guerra sull'antimafia nel fronte politico, con l'accusa di
Vizzini a Veltroni e il successivo botta e risposta
tra Schifani e Lumia. Vizzini aveva già preso di mira Veltroni
tre giorni fa, quando il leader del Pd aveva presentato all'auditorium di
Caltanissetta il suo decalogo per combattere la mafia. Già allora il senatore
Vizzini, che è anche rappresentante speciale dell'Ocse contro le mafie
transnazionali, non era stato tenero e aveva ricordato piuttosto a Veltroni "i tagli del governo Prodi alle risorse per
magistrati e forze dell'ordine". Alla fine però aveva detto: "Mi
auguro che un politico accorto ed attento come Veltroni
si occupi della lotta alla mafia anche dopo il 14 aprile". Adesso, messa
da parte ogni cortesia, Vizzini ha atteso la conclusione del tour siciliano di
tre giorni per colpire più a fondo: "Vedremo quanti torneranno in Sicilia
per occuparsi seriamente di combattere la mafia e quanti invece la prossima
estate, magari dalle isole Eolie, riempiranno le cronache mondane e non certo
quelle della lotta a Cosa Nostra". Per Vizzini si tratta quasi di una
moda: "Assistiamo al diffondersi di un fenomeno che potremmo definire
turismo politico antimafioso, ad opera di qualche leader nazionale, che passa
dalla Sicilia - spiega - Veltroni si è accorto dopo
qualche decina di anni del rischio delle infiltrazioni mafiose nei partiti e
nelle istituzioni. Ma è poi ripartito rapidamente per altre destinazioni".
Secondo Vizzini, Veltroni in Sicilia avrebbe dovuto
quantomeno spiegare ai magistrati, alle forze dell'ordine e ai cittadini
"perché il governo Prodi ha tagliato le risorse, con la conseguenza che
talvolta i poliziotti hanno lavorato senza straordinario e i magistrati hanno
dovuto pagare di tasca loro la benzina per le blindate. Ma Veltroni
non indica rimedi, parla e basta e notoriamente quando parla Veltroni
la mafia trema", accusa Vizzini. Proprio Walter Veltroni
ha rilanciato la sfida a tutte le mafie dalla Calabria, invitandole chiaramente
a non votare né per lui né per il Pd. Il capolista al Senato del Pd Beppe
Lumia, lo fa notare alla controparte di centrodestra: "E Berlusconi? Cosa dirà adesso il candidato premier del Pdl,
cosa diranno gli altri partiti, sapranno anche loro rifiutare i voti mafiosi
con impegni precisi?". Lumia rivendica l'importanza del progetto politico
del Pd, che punta a cancellare ogni spazio per la criminalità organizzata.
"E il Pdl? Sapranno dire no ai consensi che le mafie portano in dote in
tante parti del Mezzogiorno o sperano di incassarli loro i
voti che Veltroni ha
rifiutato?". Immediata la replica. "Il presidente Berlusconi può dare lezioni di antimafia
sia a Veltroni che a Lumia.
Il governo del centrodestra ha adottato contro Cosa Nostra e le altre mafie
misure che la sinistra non aveva mai avuto il coraggio di prendere",
afferma il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani, che
cita il carcere duro stabile per i mafiosi e l'avvio della stagione della
cattura dei super latitanti. "Contro la mafia - conclude Schifani - serve la
politica dei fatti e non delle parole, tipica della sinistra. Anche di quella
veltroniana".
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Napoli
"Sud, il grande scomparso" Gli industriali: un vademecum per il
futuro governo "Più sicurezza e infrastrutture Tagli ai costi
dell'apparato: se ne parla solo" PATRIZIA CAPUA Gli industriali campani
lanciano un'offensiva contro la politica in vista delle elezioni. Dà il via
Silvio Sarno, presidente di Confindustria Avellino: "Nei programmi
presentati soltanto poche righe per i problemi del Mezzogiorno".
L'imprenditore auspica che "in questa ultima fase della campagna
elettorale possano essere ripresi nei dibattiti politici, i temi della
centralità dello sviluppo industriale del territorio irpino". Rincara la
dose Agostino Gallozzi, leader degli imprenditori salernitani. Con una lettera
aperta ai candidati che corrono per il Parlamento della sua provincia indica in
13 punti, e 13 bocciature, le "priorità fondamentali per riannodare i fili
della governance dei processi decisionali fin troppo sfilacciata e non compresa
dai cittadini e dagli imprenditori". Gli altri numeri uno, Carlo Cicala di
Caserta e Cosimo Rummo di Benevento sono sulla stessa linea. "Opinioni
assai condivisibili" interviene Giovanni Lettieri, presidente dell'Unione
industriali di Napoli, che ha già ospitato per un pubblico confronto a Palazzo
Partanna Massimo D'Alema. Martedì riceverà Casini, e attende il sì di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini. Incontri che, spiega,
"servono per fare un punto, mettere i puntini sulle i, quanto meno a
lasciare traccia di ciò che si è detto". "Ho fatto un elenco puntuale
degli argomenti su cui andrebbe focalizzata l'azione di governo" dice
Agostino Gallozzi, "non sono temi nuovi, ma dobbiamo essere concreti, per
rimettere il paese in grado di camminare, un paese che non riesce a far crescere
il proprio Pil. Non ci dimentichiamo, nonostante il mercato globale, del
comparto manifatturiero". Gli annunci e le promesse dei politici fanno
poca presa sugli imprenditori: "Si parla di tagli ai costi dell'apparato,
ma non ho visto nessuno che lo fa". La sicurezza sul lavoro è il primo dei
13 punti. "Mettiamo al centro i temi dell'economia sapendo che c'è un
problema di tenuta sociale. Dobbiamo essere noi stessi promotori di un'azione
sociale nel nostro essere impresa. La sicurezza è un bene primario. E poi le
infrastrutture, è giusto indicare dei tempi. Vedo liste con chiaroscuri in
tutti gli schieramenti. Per cambiare davvero ci vorrebbe coraggio".
Casertano, terra martoriata dall'emergenza spazzatura. Il presidente Cicala su
"Costozero" che uscirà prima delle elezioni, elenca quello che
"ci aspettiamo dai politici o i progetti a cui abbiamo messo mano e che
vorremmo concludere". Il 4 aprile a Caserta ci sarà Veltroni. Convinzioni e preferenze
restano top secret. "Sono molto deluso - prosegue Cicala - come casertano
da chi è stato candidato. Non capisco quello che i politici stanno dicendo, se
è qualcosa che possa interessare noi imprenditori del Sud, i nostri lavoratori.
Ci sentiamo lasciati soli. Il 20 giugno è stato sottoscritto un protocollo di
sviluppo per l'insediamento di venti aziende per 1000 posti di lavoro. Le
aziende erano pronte a investire, già ne abbiamo perse per strada una
decina". Cosimo Rummo, imprenditore pastaio, è convinto che "la
politica sia completamente sorda, le cose dovranno ancora peggiorare come
dicono gli inglesi, per poter riprendere. In entrambi gli schieramenti, i dati
sono questi. La ricetta per il Mezzogiorno è lavorare tutti insieme e questo
non avviene. C'è un problema di rappresentanza, e anche di sensibilità politica.
Alla fine non si crea rete, sistema". Silvio Sarno è categorico:
"Programmi di tutti gli schieramenti succinti sul Mezzogiorno e general
generici". Chiama i candidati "a cominciare a ragionare ora su quello
che vorranno fare, a prescindere da ciò che i loro partiti hanno deciso. E ci
diano la possibilità di valutare". Qualche previsione elettorale.
"Nell'Irpinia il fenomeno migratorio De Mita condizionerà" dice
Sarno, "e un bel po' di consenso se lo porta dietro. Sarà che siamo una
"riserva indiana", ma la storia non può essere cancellata". In
sintonia con Montezemolo, Lettieri scarta l'ipotesi che per sostenere il
Mezzogiorno serva un ministero ad hoc oppure una Banca del Sud. "Sia l'uno
che l'altro sono la dimostrazione che si vuole ghettizzare il Mezzogiorno. Che
ha bisogno di una politica trasversale e generale fatta da tutti i ministeri
che si dedichino al problema delle arie deboli. Forse ci vuole un'autorità
super partes nominata dal Consiglio dei ministri che controlli". Chi
continua a far apparire un Sud dispendioso, avverte l'imprenditore, "non
dice che il livello di spesa pro capite nel Mezzogiorno è stato uguale a quello
del nord se non inferiore".
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Genova
Scende in campo Casini per tentare il recupero in Liguria. Monteleone:
"Convergenze? Fantapolitica" Udc, scatta l'operazione rimonta Il Pd
spettatore interessato RAFFAELE NIRI I due diretti interessati non lo
ammetterebbero nemmeno sotto tortura. Eppure - quando prima la Ipsos per conto
del Pd e poi Ipr Marketing per conto di Repubblica hanno indicato analoghe
consistenze per l'Udc ligure, cioè 4,5 per cento - tra i due vecchi segretari
di Ds e Margherita, Mario Tullo e Rosario Monteleone, oggi impegnati su fronti
diametralmente opposti, qualche contatto deve esserci stato. Due gli indizi:
una ricerca minuziosa - commissionata agli uffici tecnici del Pd - che
raffronta i voti raccolti due anni fa dal partito di Casini con i punti di
forza (e di debolezza) dell'Udc secondo i sondaggi di questi giorni e la
decisione di Rosario Monteleone di chiamare a raccolta tutti i vecchi Dc,
indipendentemente da dove siano finiti in questi anni, scelta che non pare
preoccupare più di tanto il Pd, che pure su parte di quell'eredità ha fondato
la propria esistenza. Detta fuori di metafora, il Pd ha una fifa blu che l'Udc
si sciolga come neve al sole: è evidente - visti i sondaggi e viste soprattutto
le tendenze del voto - che la vittoria in Liguria per il centrosinistra sia a
portata di mano per Tullo e soci, ma è altrettanto evidente che se l'Udc sbraga
a guadagnarci sono le truppe di Scajola. Che, ovviamente, accelera la campagna
acquisti, soprattutto a casa sua, nell'imperiese. "Ma ad Imperia l'Udc,
due anni fa, ha preso appena novemila voti - spiegano in piazza De Marini, dove
hanno studiato a fondo dati e confronti - Il problema, per Monteleone, è nelle
zone bene di Genova, a Castelletto, a Nervi. E' lì che si gioca la
partita". Per giocarla fino in fondo arriva (mercoledì, alle 18, al Teatro
della Gioventù di via Cesarea) il Capo in persona, cioè Pier Ferdinando Casini.
E, subito dopo, toccherà al suo numero tre (in lista, dopo Casini, c'è Cesa),
cioè Monteleone, chiamare a raccolta i Dc di tutti i tempi. Anche perché l'aria
che si sente, tra Udc e Rosa bianca, è tutt'altro che rassegnata: se i sondaggi
pubblicati da Repubblica parlano di
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Bologna Fuga dalla Sinistra Arcobaleno La leader regionale e
candidata del Pdci: "Io voto per Veltroni" "In ballo c'è la sopravvivenza del centrosinistra.
Non consegniamo l'Italia alle destre" LUCIANO NIGRO "Non riesco a
pensare che il mio voto possa contribuire a consegnare il paese a Berlusconi, ma è questo che succederà
scegliendo la sinistra Arcobaleno. Perciò chiederò agli elettori di non
votarmi e di votare il Partito democratico". Non è un candidato qualunque
a lanciare questa forma di auto-splitting senza precedenti. Anzi, questo
inedito ribaltone ante-voto. E' la leader di un partito, sia pur piccolo e
rissoso come il Pdci, che per questa mattina assieme ai colleghi del Prc, di
Rifondazione e di Sinistra Democratica ha organizzato i banchetti e i
volantinaggi della sinistra Arcobaleno in tutta l'Emilia-Romagna. Si chiama
Loredana Dolci, è segretaria regionale del partito di Diliberto oltreché assessore
provinciale a Reggio Emilia. Un altro caso di fuga dall'Arcobaleno per
abbracciare Veltroni come quello del ministro ai
trasporti Bianchi. Ma in questo caso con una complicazione in più. Loredana
Dolci appena due settimane fa ha accettato la candidatura, al numero sette
nella lista della sinistra Arcobaleno. Candidatura tormentata a giudicare dal
rapido e profondo ripensamento che l'ha spinta a chiedere voti per un altro
partito e contemporaneamente ad abbandonare il Pdci. C'è chi giura che all'origine
di tutto ci sia la sconfitta nel braccio di ferro per soffiare un posto sicuro
a Roberto Soffritti, già sindaco di Ferrara, molto discusso nel partito e
nell'alleanza di sinistra. La Dolci, 45 anni, laurea in economia, già assessore
al Bilancio in Comune a Reggio Emilia dal 1999 al 2004, rivendicava più spazio
per le donne e ha protestato a lungo perché i primi dieci candidati del Pdci
alla Camera sono tutti uomini. Alla fine ha accettato di entrare in lista e
sembrava che lo scontro interno al partito dei comunisti italiani fosse finito
lì. Ma la tregua interna è durata poco. La segretaria regionale si è consultata
con i suoi sostenitori e i suoi più stretti collaboratori, i capigruppo Matteo
Riva (comune) e William Marastoni (Provincia), anch'essi candidati. E ha deciso
il gesto clamoroso. Chiedere agli elettori di sinistra di votare per Veltroni, in nome del voto utile contro il ritorno della
destra al governo. Come nel '98, quando Bertinotti decise di togliere la spina
al governo Prodi e il gruppo di Cossutta e Diliberto fondò un nuovo partito dei
comunisti. "Anche allora - ha spiegato ai suoi - in ballo c'era la
sopravvivenza del centrosinistra. Oggi, con una differenza tra i due
schieramenti così ridotta, un voto all'Arcobaleno può contribuire a consegnare
il paese alle destre". Una scelta che ha il sapore di un tradimento, quasi
una dichiarazione di guerra ai compagni dell'Arcobaleno. Di sicuro porterà
Loredana Dolci a rompere definitivamente con il suo partito dopo il lacerante
scontro per le candidature che ha visto un bel pezzo del partito in Emilia
Romagna schierarsi con lei, mentre Roma appoggiava senza riserve Roberto
Soffritti, discusso ex sindaco Pci di Ferrara oggi tesoriere nazionale dei
Comunisti Italiani. Una parte dello strappo Dolci l'ha già compiuta annunciando
le dimissioni dalla segreteria regionale e dalla direzione nazionale. L'uscita
dal partito sarà il prossimo, inevitabile, passo. Ma è facile immaginare che
seguirà l'esempio del ministro Alessandro Bianchi ed entrerà nel Pd.
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Bologna
L'intervista Dolci: il mio partito è maschilista Vuole battere tutti i record,
Loredana Dolci? "Perché?". Non capita spesso che uno si candidi in un
partito e inviti a votare per qualcun altro. "Una scelta che mi è costata
parecchio. Mi sono consultata con molti compagni. Diversi mi hanno
sollecitata". A fare l'auto-splitting? "A fare una scelta di campo.
Mi sono resa conto che votando l'Arcobaleno rischiamo di
consegnare il paese a Berlusconi". C'è persino chi pensa che gli elettori Pd dovrebbero
votare voi al senato per colpire Berlusconi. "Io vedo un Pd in crescita. Veltroni, anche se non condivido tutte le sue scelte, può farcela.
Sarebbe un guaio se perdesse per pochi voti consegnando il governo a Fini e Berlusconi". Invita a votare
per il Pd e resta segretaria del Pdci? "Naturalmente no. Ho già deciso di
la segreteria regionale. Una scelta dolorosa e lacerante, tutt'altro che
semplice". Perdoni, ma non poteva pensarci prima? Perché candidarsi
nell'Arcobaleno, se la pensa così? "Mi sono candidata per senso del
dovere, perché sono una persona responsabile". Sicura di non lasciare il
partito perché la sua candidatura è stata silurata dal vertice nazionale che ha
scelto Soffritti? "Di questo non parlo. Non voglio polemizzare con i
dirigenti nazionali, ma comunque andranno le cose gli eletti del Pdci saranno
tutti uomini. I primi dieci eleggibili sono maschi. Lo ritengo oltraggioso
verso le elettrici di sinistra". E adesso? "Spero che il mio appello
venga seguito da altri. Che molti a sinistra cambino idea e che Veltroni possa conquistare i voti per governare e impedire
un governo della destra con effetti dannosi per la vita di lavoratori,
pensionati e studenti". Ci crede davvero? "In molti a Reggio Emilia
sono con me. Anche i capogruppo del partito in Comune e in Provincia pure in
lista per l'Arcobaleno. Sono convinta che altri seguiranno". Andrà nel Pd?
"Non so dove andrò. La passione e la militanza per me sono tutto da
vent'anni, da quando nell'89 intervenni al congresso del Pci all'ottavo mese di
gravidanza". Davvero non le pare uno strappo incoerente? "Al
contrario. In questa scelta c'è la stessa sofferenza e la stessa coerenza che
nel '
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Berlusconi: diremo no ad Air France Ma Bossi lo
gela:"Forti dubbi sulla cordata padana". Il Pd: se c'è venga fuori La
politica Marini: così si rischia il fallimento. La Lega: sarebbe meglio vendere
a Lufthansa LUISA GRION ROMA - Se il centro-destra vincerà le elezioni, con Air
France non se ne farà nulla. Alitalia non passerà ai francesi perché l'offerta
messa sul piatto da Spinetta è "offensiva" e le condizioni dettate
dal manager d'oltralpe sono "irricevibili e inaccettabili". Se a
qualcuno fosse rimasto un minimo dubbio sul peso assunto dalla questione
Alitalia in campagna elettorale, Silvio Berlusconi,
leader del Pdl, ieri ne ha fatto piazza pulita. Il suo discorso è stato molto
diretto: "Non vogliamo che Alitalia sparisca o venga assorbita da Air
France - ha precisato - lo diciamo chiaro anche agli amici francesi: quando
saremo al governo non vorremo concludere una trattativa alle condizioni che
abbiamo conosciuto fin qui". Questione fondamentale è l'italianità:
secondo Berlusconi "Un paese che non ha neppure
la sua compagnia di bandiera è un paese ultimo in Europa, visto che ce l'hanno
anche il Portogallo e la Grecia". E anche se il premier Prodi ha
confermato che "il quadro va avanti e ora si passa alla analisi
approfondita" dell'offerta fracese, Berlusconi è
convinto che la partita non si potrà chiudere prima delle elezioni e che dopo
il voto - data per scontata la vittoria - ecco che prenderà corpo la tanto
annunciata, ma misteriosa cordata italiana. "Quando saremo al governo sarà
agevole trovare una compagine di imprenditori italiani che si caricherà
Alitalia - spiega il leader del Pdl - Lanceremo un appello a tutti gli
imprenditori italiani, e voglio vedere quale sarà l'imprenditore che negherà di
dare un apporto in nome dell'orgoglio e dell'interesse nazionale". La
linea del centro-destra resta dunque quella dell'ancoraggio all'amore di
patria, anche se all'interno dell'alleanza, la convinzione nicchia. Il primo a
non crederci, infatti, è il leader della Lega Umberto Bossi: "Gli
imprenditori non mettono le mani dove c'è da perdere soldi, ho forti dubbi su
questa cordata". Alternative? "L'ideale sarebbe vendere a
Lufthansa" e in primis applicare la legge "usata per la Parmalat: le
banche non esigano subito il pagamento dei debiti". A sinistra le linee
sono due: Sinistra democratica, si sa, fiancheggia di fatto la soluzione Berlusconi. "L'offerta di Air France è
inaccettabile" commenta il suo leader Fausto Bertinotti. Il Pd invece
chiede di passare ai fatti, se ci sono: "Fosse esistita una cordata
sarebbe stata importante, ma invece è stata annunciata e in
realtà non c'è" commenta il leader Walter Veltroni. "Se c'è un piano d'imprenditori italiani venga avanti,
mostri le sue intenzioni" ha detto Piero Fassino. Stessa richiesta dal
ministro Cesare Damiano: "Se ci sono imprenditori si facciano avanti, è il
momento giusto, ma evitiamo la confusione e le finte cordate
elettoralistiche". Il ministro Di Pietro (Italia dei valori)
ricorda in proposito un vecchio detto: "Non vorrei che sulla vicenda si
faccia come l'asino di Buridano che diceva: questo prato non mi piace, questa
erba non va bene e alla fine morto di fame". Ovvero, come spiega il
presidente del Senato Franco Marini "Rischiamo di trovarci senza la
trattativa con Air France e senza la fantomatica cordata annunciata da Berlusconi: così Alitalia sarebbe destinata al fallimento e
migliaia di famiglie si troverebbero in mezzo alla strada".
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Dalla
"liaison" con An alla simpatia per Berlusconi,
così hanno ritirato il sostegno a Spinetta E la lobby dei piloti ci ripensa
"Ben venga il piano del Cavaliere" Sfida aperta ai confederali e
appoggio alla cordata italiana, ma senza Toto ROBERTO MANIA ROMA - La questione
è anche politica. I piloti - va da sé - sono il nerbo dell'Alitalia. Ma la
ribellione dell'Anpac, il primo sindacato tra i comandanti, contro l'ultima
versione del piano dell'algido corso Jean Cyril Spinetta non è politicamente
neutra. Perché quella che fu anche "Aquila selvaggia" negli anni
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: il Senato è in pericolo temo
l'Udc e l'intesa Sinistra-Veltroni "Anche Ruini
lo sa, i voti ai centristi aiutano l'avversario" Casini: saremo
determinanti, l'Italia ha bisogno di un governo dei migliori GIANLUCA LUZI ROMA
- "Siamo in vantaggio di 8,6 punti sul Pd e non ci sono tanti indecisi, ma
solo persone riservate", proclama Berlusconi che
accusa Veltroni di aver fatto un accordo con la
sinistra radicale per tornare insieme dopo il voto. "Mai come oggi il
distacco appare così ridotto e molti indecisi si orientano verso il Pd",
replica il leader del Partito democratico. Mancano due settimane al voto e lo
spettro del pareggio o di una vittoria risicata turba la sicurezza del leader
del Pdl che ha una ossessione, anzi due: Casini e la par condicio. Non c'è
comizio - e ormai ne fa uno o due al giorno - in cui non dedica almeno mezz'ora
per spiegare con pignoleria agli elettori di centrodestra che "se votano
per l'Udc tolgono voti al Pdl e fanno il gioco di Veltroni".
Anche ieri al Palazzo dei Congressi dell'Eur alle donne del Pdl ha ripetuto il
messaggio. "Un elettore che non vuole la sinistra al governo - avverte Berlusconi - non può dare il voto ai partiti minori,
sottraendolo al Pdl che è l'unico che può vincere. L'Udc - ammette il Cavaliere
- ha un appeal su alcuni elettori, anche grazie alla legge idiota, illiberale e
liberticida della par condicio che porta alla crescita dei partiti minori. Ma
partiti così non riusciranno comunque a superare la soglia di sbarramento e un
voto dato a loro sarà un voto dato alla sinistra. Nessuno di questi partiti ha
la possibilità di superare la soglia di sbarramento dell'8 per cento al Senato.
Non eleggeranno nemmeno un senatore". E per rendere il messaggio ancora
più convincente per l'elettorato di centrodestra, Berlusconi
non esita a coinvolgere anche il cardinale Ruini, di cui si era detto che fosse
il principale sponsor del partito di Casini. "Io non posso dire nulla del
cardinale Ruini se non il fatto che è una persona eccezionale. - afferma in
un'intervista al gruppo Class - Posso assicurare che non mi risulta che lui non
sia al corrente del sistema elettorale, ed essendo persona di estrema competenza,
intelligenza, e ragionevolezza, non può che considerare la realtà: e cioè che i
voti dati agli altri partiti del centrodestra, che non siano al Popolo della
libertà, siano voti utili al centrosinistra". Arruolato anche il cardinale
Ruini nell'esercito del "voto utile", Berlusconi
promette che l'abrogazione della par condicio sarà uno dei primi atti del
governo se tornerà a Palazzo Chigi. "Una legge idiota, illiberale e
liberticida. - la definisce il leader del Pdl - In nessun paese si dà lo stesso
spazio a ogni partito: è illogico e folle che un partito del 46 per cento debba
avere lo stesso spazio di un partito del 3-4 per cento". Casini pensa che
il suo partito sarà determinante per la Camera e per il Senato e "di poter
fare la differenza in tutta l'Italia meridionale a partire dalla Sicilia".
E in un certo senso il leader dell'Udc prefigura un esito elettorale senza un
vincitore netto. "Se dovessi governare - dice Casini - mi ispirerei al
principio di realizzare il governo dei migliori". L'ex presidente della
Camera nega che si tratti di un governo di larghe intese: "E' un'altra
cosa, è l'assunzione di responsabilità nell'individuare le persone migliori per
servire il nostro Paese. Io credo - spiega Casini citando come esempi De Castro
(ministro dell'Agricoltura di Prodi) e Gianni Letta (sottosegretario
di Berlusconi a Palazzo
Chigi) - che in alcuni dicasteri è necessario utilizzare le competenze ovunque
esse siedano". Oltre che su Casini l'attacco di Berlusconi si concentra naturalmente sul leader del Pd. "Quelle di Veltroni si sono rivelate bufale, i suoi
giochi di artificio sono finiti, è caduto nel pieno e assoluto ridicolo",
spara a zero il Cavaliere. "Si è presentato dicendo "io sono il
nuovo, vengo da Marte", promettendo che avrebbe presentato una nuova
classe dirigente. E' andato a raccattare qualche industriale fuori corso o
qualche figlio di industriale che i fratelli maggiori mandano in centro per non
far danni in azienda, poi ha presentato le liste e dentro ci sono tutti, ma
proprio tutti i ministri, viceministri e sottosegretari del governo
Prodi". Ma l'accusa più velenosa è quella di un accordo con quella
sinistra radicale da cui Veltroni ha preso
definitivamente le distanze. "Nei corridoi della politica, - sostiene Berlusconi - si dice che c'è già un patto tra Veltroni e i signori della sinistra che orgogliosamente si
proclama ancora comunista, per tornare insieme dopo le elezioni".
( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
Cavaliere non va in tv stavolta oscurato Veltroni Agcom: Tg
squilibrati. Prodi rinuncia alla conferenza finale Bossi consiglia Berlusconi: meglio
accettare il confronto con Veltroni CARMELO LOPAPA
ROMA - Pd e Pdl fanno ancora la parte del leone e tra i due partiti quello
berlusconiano fagocita spazi e minuti sulle reti pubbliche e private. Soprattutto su quelle del
Cavaliere. E così, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni torna a
bacchettare alcune delle principali testate giornalistiche anche dopo il
monitoraggio del periodo 18-26 marzo. La situazione è migliorata rispetto al
periodo precedente, ma "in alcuni casi sussistono ancora evidenti
disparità di trattamento". Al Tg1, l'Agcom chiede che venga concesso
maggiore spazio alle formazioni minori, mentre alle due principali testate
Mediaset, Tg5 e Tg4, ma anche a "La7", viene sollecitato un maggiore
equilibrio tra i due principali partiti, dato che il Pdl risulta avvantaggiato.
L'intervento, che segue di una settimana quello precedente sostanzialmente
identico, ha riacceso la polemica, con la Sinistra arcobaleno che torna alla
carica contro "il monopolio, le prove di regime di Pd e Pdl". Su tv e
giornali, invece, dalla mezzanotte di ieri non saranno più pubblicabili
sondaggi. Scatta lo stop degli ultimi 15 giorni. La parola solo ai candidati.
Alla parola ha però rinunciato Romano Prodi, che ha scritto una lettera al
presidente Rai Claudio Petruccioli per comunicargli la sua rinuncia alla
conferenza stampa di fine campagna elettorale. Rinuncia che, ha fatto sapere il
portavoce Silvio Sircana, era antecedente alla decisione della Vigilanza sulle
regole tv. "Prodi teneva ad essere coerente con quanto fatto nel 2006.
Allora - spiega Sircana - sottolineò che la conferenza finale del premier
sarebbe stata un indebito vantaggio per la maggioranza". La lettura che
viene data dall'altra parte è diversa. "Prodi ha accettato la richiesta di
Veltroni di non comparire" sostiene il forzista
Fabrizio Cicchitto. Ma la giornata di ieri è stata segnata da un'altra
rinuncia. Quella con cui Berlusconi ha comunicato a
Lucia Annunziata che non parteciperà all'ultima puntata prima del voto (il 6
aprile) di "In mezz'ora". Risultato (voluto) domenica prossima la
trasmissione non potrà ospitare Walter Veltroni in
ossequio alla par condicio. Il Cavaliere ha restituito così pan per focaccia
all'avversario, dopo il forfait di Veltroni a "Porta
a porta". Impegni elettorali, la motivazione ufficiale per l'ultima
rinuncia di Berlusconi, come per quella precedente del
leader democratico. "Giochi infantili" accusa Roberto Cuillo del Pd.
L'ex sindaco di Roma smorza i toni: "Va bene così, ma se era violenza la
mia..." La sensazione diffusa a questo punto è che a rischiare siano anche
le conferenze stampa finali in Rai. Martedì alle 21 toccherebbe a Berlusconi, alle
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del "Mafiosi non votateci, vi distruggeremo" Veltroni in Calabria
annuncia il pugno duro contro la criminalità organizzata Oggi Berlusconi al Sud: dirà
lo stesso? Sondaggi Senato: battaglia all'ultimo voto "Il Sud deve potersi
liberare da quel gigantesco masso che l'opprime: l'illegalità e i poteri
criminali. Per
questo mafia, 'ndrangheta e camorra non votino per il Pd perché se vinceremo le
elezioni cercheremo di distruggerli". Walter Veltroni
rilancia dalla Calabria la battaglia per la legalità. Oggi in Sicilia e
Calabria è atteso anche Berlusconi: avrà il coraggio
di prendere lo stesso impegno? Intanto anche gli ultimi sondaggi confermano che
al Senato si va verso il testa a testa. alle pagine 3- 7.
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Domenica "democratica" domenica Domani il Pd-day:
12.000 gazebo in 6.000 Comuni Saranno diffuse 750mila copie de
"l'Unità" di Maria Zegarelli / Roma WALTER VELTRONI ha pensato al
famoso D-Day, la data dello sbarco in Normandia il 6 giugno del 1944, quando ha
deciso il "Democratic day". Perché se quello fu il più imponente
sbarco della storia militare, "quella di domani sarà la più grande
mobilita- zione elettorale che si ricordi negli ultimi decenni", dice
Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd. Centomila volontari
impegnati; 12 mila gazebo (gli stessi dove si è votato il 14 ottobre per le
primarie) sparsi in Italia; circa 70 milioni tra gadget, volantini e kit
elettorali; 110 province coinvolte, 6 mila comuni. E una distribuzione
straordinaria de l'Unità: 750mila copie. Obiettivo del D-Day: la rimonta
finale. Raggiungere e superare il Pdl di Silvio Berlusconi.
"Si può fare", ripete convinto Realacci a due settimane dal voto. I
sondaggi sembrano dargli ragione: il Pd, stando per esempio all'Swg, è uscito
dalla fase di stallo e ha ricominciato la corsa: solo cinque punti di scarto
alla Camera e 4,6 al Senato. "Domenica mobiliteremo un milione di persone:
in questo noi - a differenza del Pdl - siamo grandi. Possiamo farcela",
dicono dal Loft. L'oggetto del desiderio è quel 20% (30%) di indecisi che
potrebbero fare la differenza. "Potrebbero essere i nostri vicini di casa,
gli amici, i conoscenti, i parenti - ragiona Realacci - quindi, se ognuno di
noi convince almeno 5 persone possiamo davvero vincere". Dunque, un corpo
a corpo a caccia dell'ultimo voto durante i quindici giorni che restano, senza
più l'assillo dei sondaggi (oggi è l'ultimo giorno per la pubblicazione), con
la prospettiva che finora sembra la più verosimile di un Senato a rischio
parità e quindi ingovernabilità. "Sul Sole 24 Ore di questa mattina (ieri
per chi legge, ndr) c'è un sondaggio che dimostra come una grande quota di
indecisi si orienti verso il Pd", commenta soddisfatto Veltroni,
aggiungendo: "I nostri avversari hanno ammesso che al Senato rischiamo di
vincere noi". "Dobbiamo puntare a convincere quel 30% di indecisi e
quel milione e 800mila giovani, ovvero 2 su 5, che sono in dubbio se andare a
votare - ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti -,
Il Democratic Day vuole anche essere un segnale verso quei 3 milioni e mezzo di
cittadini che si sono recati a votare alle primarie del 14 ottobre scorso: c'è
bisogno del loro entusiasmo, della loro voglia di stare in campo, per aiutare
il Pd a vincere". Il Democratic Day non si limiterà alle piazze italiane:
si celebrerà anche nelle capitali dei paesi europei ed in Australia, in Africa
e nelle Americhe del Nord e del Sud i democratici nel mondo organizzeranno
numerose iniziative pubbliche per il rush finale della campagna elettorale.
"La campagna del Pd all'estero - spiega Maurizio Chiocchetti, responsabile
del Pd per gli italiani nel mondo - ha mobilitato in queste poche settimane
tantissimi simpatizzanti e cittadini che si sono avvicinati per la prima volta
alla politica. Ad ogni nostro simpatizzante chiediamo di contattare,
telefonicamente o via e-mail, cinque amici o conoscenti che
ancora non hanno scelto chi votare e convincerli a dare la loro fiducia a
Walter Veltroni e al Pd.
Siamo certi che dalle nostre comunità nel mondo arriverà un messaggio forte e
chiaro in sostegno alla candidatura di Walter Veltroni e quindi per un'Italia più moderna". Sarà possibile utilizzare
anche il web per dare il proprio sostegno al partito: per tutti c'è il sito
www.siamotuttivip.com, dedicato alla campagna elettorale del Pd nel
Mondo.
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Veltroni: no ai voti mafiosi lo dicano
anche gli altri... di Simone Collini inviato a Catanzaro UNA PIOVRA che con i
suoi tentacoli vuole controllare quanto più spazio possibile. Ma anche una
sanguisuga che succhia le energie e le risorse di una terra che può avere e
dare molto di più. È questa la criminalità organizzata, la mafia, la
'ndrangheta, la ca- morra. Walter Veltroni lo dice in
Calabria, dove la guerra tra cosche ha fatto quattro morti in sei giorni, senza
risparmiare neanche i bambini: "Sono assassini vigliacchi che vogliono
controllare che nulla sfugga a un potere che ha un insediamento molto
forte". E che proprio per questo, dice il leader del Partito democratico
muovendosi col pullman tra Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catanzaro, va
affrontato "di petto". Cioè garantendo la certezza della pena, perché
non è possibile veder vanificato il lavoro di magistrati e forze dell'ordine
per incomprensibili lentezze burocratiche, accusa il candidato premier del Pd
facendo riferimento al figlio di Totò Riina "libero di girare per
strada". Ma anche spazzando il campo da ogni ambiguità e prendendo chiaramente
posizione. "Questi sono i momenti in cui i poteri criminali si muovono
perché vogliono avere rappresentanti di cui si possono fidare nelle
istituzioni", dice dal palco del teatro Odeon di Reggio Calabria,
affollato all'inverosimile alle undici di mattina. "In questo momento
staranno discutendo per decidere cosa fare. Possono decidere quello che
vogliono. Solo una cosa: non votino per il Partito democratico, perché noi la
mafia, la camorra, la 'ndrangheta se andremo al governo le distruggeremo, perché
non sono altro che una sanguisuga che va schiacciata". Parole che fanno
scattare l'applauso più forte di tutto l'intervento, e alle quali Veltroni nella tappa successiva, a Vibo Valentia, fa
un'aggiunta dal sapore di sfida: "Le cosche non votino per noi. E vorrei
che questa stessa frase fosse ripetuta da tutti i leader politici". Nessun
riferimento al "principale esponente dello schieramento a noi
avverso", secondo la formula ormai usuale (anche se nella tappa serale,
nell'affollato teatro Politeama di Catanzaro, parlando della vicenda della
trasmissione di Lucia Annunziata per la prima volta gli scappa un "Berlusconi" di bocca, subito correggendosi sorridendo).
Ma intanto oggi proprio qui in Calabria arriverà Berlusconi,
e Beppe Lumia si domanda se lui come anche gli altri leader sapranno dire no ai
consensi che le mafie "portano in dote": "Usciranno allo
scoperto o sperano di incassarli loro i voti che Veltroni
ha rifiutato?", domanda il candidato del Pd in Sicilia. Al di là dei
passaggi sui sondaggi che danno un distacco tra Pd e Pdl "mai così
ridotto" ("emerge che quando gli indecisi si decidono, gran parte
degli stessi sceglie il Pd, e questo rende del tutto aperta
la partita", dice Veltroni) e al di là di una preoccupazione per un pareggio al Senato ("sarebbe
una tragedia per il Paese, e la responsabilità è di chi non ha voluto cambiare
questa legge elettorale"), è questo il messaggio principale che Veltroni lancia in questa parte di tour
nelle province italiane. Arriva a quota 81 con a fianco il viceministro
Marco Minniti e l'ex vicecapo della Polizia Luigi De Sena, candidati capolista
per il Pd alla Camera e al Senato, con Agazio Loiero e con il ministro
Alessandro Bianchi, che annuncia il suo passaggio al Pd. Veltroni
rivendica i risultati ottenuti in questi venti mesi di governo Prodi nella
lotta alla criminalità organizzata e sottolinea che per il Mezzogiorno non si
deve più soltanto parlare di "legalità e sviluppo" ma, aggiungendo un
accento, che "legalità è sviluppo", che senza la fine del potere
criminale il meridione non riuscirà mai a esprimere le potenzialità che ha.
Illustra un disegno di legge dal titolo "Scommettere sul Sud" che in
caso di vittoria verrà presentato subito dopo l'insediamento del governo,
contenente tra le altre cose un dettagliato programma infrastrutturale, la
sperimentazione di alcune "no tax area" che consenta di sviluppare
imprese, la creazione di una "una Bocconi del Sud". Risponde a Berlusconi: "Sento parlare di brogli e oggi, a Palermo,
sono stati individuati alcuni autori che erano tra quelli che denunciavano
proprio i brogli elettorali".
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del L'astensione al Sud variabile decisiva di Ninni Andriolo Se
fosse vero, come sostiene Bonaiuti, che il confronto tra Berlusconi e Veltroni potrebbe "soltanto aumentare il distacco a favore del Pdl,
che è già intorno ai 9 punti", non si comprenderebbe perché il Cavaliere
rifiuti di segnare in agenda quell'appuntamento televisivo. Propensi come siamo
a escludere che il "niet" di Arcore possa rappresentare un atto di
omaggio allo "stalinista" Veltroni,
riteniamo altamente probabile che la verità sia diversa da quella che racconta
il portavoce del leader Pdl. E che vada ricercata nei sondaggi convergenti che
fissano tra il 5 e il 6% il distacco calante che separa il Pd dal Pdl e
fotografano una percentuale di indecisi che si aggira intorno al 20%.
Considerando l'incognita delle regioni in bilico, e lo spettro del pareggio al
Senato che agita il Pdl, si comprende bene il motivo per il quale Berlusconi si acconci a chiedere il voto disgiunto agli
elettori di Casini e stia attento, nel contempo, a non fornire vantaggi tv a un
avversario che gode di maggiore appeal. A un Veltroni,
cioè, che imbocca l'ultimo miglio premendo sull'acceleratore ed esorta il
Cavaliere a non temere il confronto a due, perché "in un'ora passa"
come "pic indolor" (l'iniezione che non fa male). È un candidato
premier "politicamente stanco" il leader Pdl che si propone agli
elettori dicendo "no" all'intervista tv di Lucia Annunziata, per
ripicca nei confronti di Veltroni che gli sbarra le
porte del salotto di Vespa, chiedendogli invano un faccia a faccia davanti agli
italiani. Un leader Pdl al quale, tra l'altro, Prodi - memore delle bizze
berlusconiane del 2006 - impartisce una lezione di stile rinunciando alla
conferenza stampa finale televisiva, perché "un capo di governo" non
dovrebbe dare "un indebito" vantaggio alla sua parte politica. Non
sappiamo se il Pd, alla fine, riuscirà "a erodere" la
"montagna" sulla quale il Cavaliere "si è seduto", ma è
certo - citando il quotidiano Europa - che si tratta di voti "negativi e
privi di passione, com'è privo di passione e di voglia di governo l'uomo che li
raccoglierà per l'ultima volta". Un Berlusconi,
cioè, che ripropone la stanca litania del Pd "ultima mutazione del
Pci" e allude a un "patto tra Veltroni e i
signori della sinistra per tornare insieme dopo le elezioni". E questo per
seminare nuovi dubbi nelle file degli indecisi che possono guardare al Partito
democratico. L'avvertimento è ai moderati, ma anche ai potenziali elettori della
Sinistra Arcobaleno. Il Cavaliere sa bene, infatti, che, superando la soglia
minima nelle regioni in bilico, lo schieramento di Bertinotti sottrarrebbe
seggi al Pdl, aumentando il rischio già rappresentato da Casini. E se il
presidente della Camera registra con favore i sondaggi che lo "danno in
crescita", e punta sulla carta "dell'opposizione forte", Veltroni esorta "ciascuno dei 3 milioni e mezzo che
hanno votato alle primarie" a fare "5 telefonate" o a mandare
"5 Sms" per convincere gli incerti. Voti puliti, in ogni caso:
'ndrangheta, camorra e mafia stiano alla larga dal Pd, avverte il leader Pd.
Dal Sud, intanto, D'Alema esorta al massimo impegno sindaci e assessori,
mettendoli in guardia dal rischio astensione. "Tra chi dice che non voterà
e chi dice che non sa chi voterà, siamo, nella circoscrizione Campania 1, al
44% - avverte il ministro degli Esteri - Se non portiamo a temperatura la
campagna elettorale, rischiamo un cedimento della partecipazione in aree
popolari". La Giornata.
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del E oplà, dopo l'Alitalia dal cilindro uscì la Rai Se non esistesse
bisognerebbe inventarlo. Intendo Silvio, mago della comunicazione. Gli è
riuscito il giochetto elettorale sull'Alitalia, di cui da statista con i piedi
per terra e i pensieri in volo non gliene può fregare di meno, vedi il
disinteresse da sempre per il precipizio della compagnia di bandiera. E ora dal
magico cilindro fatto di tv e penetrazione superficiale, ossimoro fenomenale,
ha tirato fuori un nuovo coniglio. La Rai. Date retta, per le prossime due
settimane come ha fatto con gli aerei adesso sarà ossessivo sulla Rai. A
dicembre non era forse impossibile "lavorare in Rai se non si è di
sinistra o non ci si prostituisce", ipse dixit beccandosi una querela
modello class-action dai dipendenti aziendali offesi per l'una o per l'altra
categoria? Ebbene, il trapano mediatico funziona e quindi adesso basta
rincarare la dose. "La Rai è di sinistra", dice il comiziante giacché
l'irreprensibile Jeeves non può organizzare i "Porta a
Porta" con Veltroni e Berlusconi separati perché il primo
vorrebbe misurarsi con il secondo. "Violenza di Veltroni" insiste il prestidigitatore sperando che gli altri gli
corrano appresso. Padronissimi di farlo, siamo in democrazia. A proposito, tra
Alitalia e Rai cogliete altre analogie? Oliviero Beha.
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Le signore non si fanno mai aspettare. Ma Silvio Berlusconi, che pure è un anziano signore, non ha seguito le
regole del galateo ed è arrivato con più di un'ora e mezza di ritardo al raduno
rosa del Popolo della libertà. Quattro interviste a giornali e tv ed il tempo è
voltato via. Il Cavaliere è arrivato nella sala piccola del Palazzo dei
Congressi giusto in tempo per mettere a tacere i primi sgenali di fastidio per
un'attesa troppo prolungata, occupata dagli interventi di "quattro signore
quattro" in rappresentanza dei due partiti che hanno dato vita al Pdl, e
da Gianfranco Fini, nella veste ormai anche lui di intrattenitore in attesa del
primo attore. Che è arrivato quando ha deciso lui e si è preso subito la scena
dell'iniziativa il cui titolo era già tutto un programma. "Donne" per
l'Italia. Con le virgolette. Berlusconi ha spiegato
che era così perchè alludeva al latino "domina", cioè
"dominatrici" il che "significa che siete le nostre padrone e
noi siamo vostri sudditi". Poco convincente. Sapeva più di allusivo.
Sventolano le bandiere. Molte nuove di zecca del Popolo della libertà, qualcuna
dell'Italia, una della Lega in trasferta ed una, nostalgica, di An. Scattano
gli applausi. C'è eccitazione. Per molte si è trattato dell'occasione per una
gita a Roma. Certo c'è gran caldo in sala. Il tempo non passa mai. Poi le prime
fila si riempiono. Ci sono le candidate di richiamo (Carfagna, Prestigiacomo,
Moroni, Saltamartini, Lorenzin) e tutte le altre. Ci sono anche tanti uomini
che non hanno perso l'occasione per far notare la loro presenza. Non va
sprecato nulla. Parte l'Inno di Mameli. Tutti in piedi cantano a squrciagola.
Qualcuno, probabilmente non avvertito del cambio di corso, alla fine scatta in
un nostalgico saluto romano. Ed ecco il grande capo. Chi si aspetta qualche
battuta delle sue resta deluso. Devono avergli spiegato che non è il caso.
Certo l'idea della donna regina del focolare è evidente che non l'ha abbandonata.
Esce con forza quando, a proposito della necessità di presidiare i seggi contro
i brogli, invita le signore a rinforzare il catering a cui, comunque, lui
provvederà. Casa e cucina misto a "puntiglio donnesco". Poi, sì,
anche tutto il resto ma mescolato nel lungo elenco di cose positive che lui si
accinge a fare se gli italiani lo voteranno e di cose negative fatte dal
centrosinistra, "l'esercito del male". "Ci saranno quattro
ministre donne nel mio governo" promette Berlusconi
e strappa l'applauso di quelle in prima fila. Ognuna pensa di esserci. Mostra
la sicurezza di sempre il Cavaliere. Non appalesa nessun dubbio sul fatto che
vincerà le elezioni. Ma un tarlo lo tormenta. E' evidente. Lo si legge nel tono
dimesso, rispetto al solito, con cui propone la consueta litania. Tant'è che
quando dopo oltre un'ora si avvia alle conclusioni deve ammettere di aver
saltato un passaggio importante. "Quasi mi dimenticavo...". Al Berlusconi di un tempo non sarebbe accaduto. Ha paura del
pareggio o, addirittura, di una imprevedibile sconfitta. Il problema lo sente
tutto. Ed allora fa aleggiare il fantasma di un possibile accordo tra il
Partito Democratico e la sinistra estrema insieme a quello di possibili brogli.
Per contrastarli lui ha studiato tutta una serie di mosse che si dilunga a
spiegare ad una platea sempre più accaldata e che comincia a non vedere l'ora
di tornarsene a casa. C'è poi la spina nel fianco dell'Udc. I traditori che
possono mettere a rischio in alcune regioni il risultato pieno. Ha appena
negato, ma a modo suo, un contatto con il cardinale Ruini che avrebbe
caldeggiato un appoggio al partito di Casini: "Il cardinale è una persona
eccezionale" che conosce il sistema elettorale e, quindi, non può non
considerare che "i voti dati ad altri partiti del centrodestra e non al
Pdl sono voti dati al centrosinistra". Anche Ruini, insomma, tirato per la
tonaca nella querelle del voto utile. Il resto è tutto secondo copione.
L'Alitalia che deve restare italiana, e ci penserà lui; la spazzatura di Napoli
ed ora anche le mozzarelle; la sicurezza che non c'è; il lavoro che manca e più
che mai per le donne; le tasse e le pensioni; l'attacco ad alzo zero
all'avversario "comunista in politica da quaranta anni". Ora sarà anche, come ci tiene a dire, che "Veltroni sembra venuto da Marte"
quando si dice estraneo ai problemi del Paese. Ma non è da marziani scoprire i
problemi dell'Italia quando si è governato per cinque anni e Palazzo Chigi lo
si è lasciato da soli venti mesi?.
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi-Veltroni,
il duello sarà (forse) a Matrix Mentana annuncia il confronto per venerdì 11
aprile. Ma potrebbero essere due interviste separate di Roberto Brunelli / Roma
IL COLPO A SORPRESA intorno alla mezzanotte. Enrico Mentana, in uno spot,
annuncia che il "duello" tra Veltroni e Berlusconi si farà. Sarà proprio Matrix, la sua
trasmissione, ad ospitarlo venerdì 11 aprile. In pratica l'ultimo giorno utile
prima delle elezioni. Al momento però appare molto più probabile che, al posto
del tanto atteso "faccia a faccia" tra i due candidati, verranno
soltanto mandate in onda due interviste separate. È stato
lo stesso Mentana a chiedere a Veltroni la disponibilità ad un incontro tv con Berlusconi ricevendo la piena disponibilità dal segretario del Pd. Del
resto in questi giorni più volte Veltroni aveva annunciato che, da parte sua, non c'era alcun problema a
sfidare il leader del Pdl in uno studio televisivo "anche nelle sue
reti". La giornata chiusa con l'annuncio-choc di Mentana era stata
caratterizzata da un "capriccio" di Berlusconi,
il quale ha pensato bene di aggiungere un tassello importante alla telenovela
sul confronto televisivo con Veltroni, facendo saltare
la sua apparizione a In 1/2 ora, il programma domenicale di Lucia Annunziata su
Rai3, prevista per il 6 aprile. Ovvio risultato: salta anche l'intervento del
leader del Pd, fissato per domani. Praticamente lo schema ribaltato di
mercoledì scorso, quando dopo un no di Veltroni per
motivi elettorali al salotto di Vespa, si era chiusa la porta (a porta) anche
al Cavaliere, con tanto di iroso corollario estatico contro
"l'intollerabile violenza" dell'avversario e contro una "Rai in
mano alla sinistra". Il piccato rifiuto di ieri è arrivato in Rai sotto
forma di una "comunicazione ufficiale" inviata al direttore della
terza rete Paolo Ruffini. A Viale Mazzini hanno voluto sottolineare che data la
ristrettezza dei tempi non sarebbe stato possibile recuperare l'intervista,
dunque l'invito fatto al candidato premier Walter Veltroni
veniva annullato "in ottemperanza al principio dell'equilibrio che si deve
mantenere nella informazione politica nel periodo preelettorale". Atto
dovuto, insomma. Persino il leader della Lega ha chiesto a Silvio di affrontare
a viso aperto il confronto in tv con l'avversario. "Ci sono gli indecisi
da convincere", argomenta. "Lui è simpatico. Basta non parli di
donne". Insomma: mentre il premier Romano Prodi, con una lettera a
Petruccioli, informa di rinunciare alla conferenza stampa finale al termine
della campagna elettorale (tenendo così fede al principio che il capo del
governo non dovrebbe chiudere la campagna dando un "indebito
vantaggio" alla propria parte politica, cosa che nel 2006 contestò proprio
a Berlusconi), rimane netta la sensazione che Berlusconi - nonostante bellicosi proclami - tenti ogni
carta possibile per scansare il faccia a faccia. Non è un caso se anche ieri il
capo del Pdl ha freneticamente attaccato la par condicio, definita "una
legge idiota, illiberale e liberticida", che lui ovviamente abrogherà se
verrà reinsediato a Palazzo Chigi. Il buon vecchio Berlusconi:
altro che toni bassi, altro che teleduello con Veltroni.
Meglio la ripicca. Anzi, una "ripicca infantile", come la definisce Roberto
Cuillo, viceresponsabile informazione del Pd: "E ci viene anche il
sospetto che Berlusconi non gradisca a trasmissioni
televisive con giornalisti scomodi e non assoggettabili". Il riferimento è
chiaro: la oramai proverbiale puntata del marzo 2006, quando il Gran Silvio se
ne andò tutto irato proprio dallo studio di In 1/2 ora per le domande
considerate ingiuriose di Lucia Annunziata.
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Studio Aperto, quella stravagante par condicio A coloro che
incappano in una giornata storta o malinconica, consigliamo la visione del Tg4
di Emilio Fede. Ah - ha ripetuto ieri sera - sono schiavo della par condicio e
mi tocca dare gli spazi col bilancino (sospiro di routine) e allora. ecco Berlusconi, il leader del Popolo della Libertà! E, tanto per
risparmiare, di Berlusconi ce n'erano due, quello con
le donne della Libertà che "ci daranno il dono delle loro particolari
capacità" (frase, ci sia consentito dire, un tantino ambigua) e quello che
mobilita i "difensori del voto" per smascherare i certissimi brogli
che i comunisti tramano ai suoi danni. "Sapete - ammiccava l'esperto Fede
- basta un niente.". Esauriti i vari Berlusconi,
vai con Veltroni. Ed ecco il conto: 10 minuti
complessivi al Capo, 45 secondi al Nemico. E sempre in nome di questa
stravagante par condicio alla berlusconiana, Studio Aperto
ha raccontato della vendetta del Supremo: non è andato da Lucia Annunziata
(l'ultima volta che si sono incontrati, Berlusconi ha dato fuori da matto) così che anche Veltroni ha dovuto rinunciare. La cosa ci piace: Veltroni dia tutto in finale, sincero,
tranquillo e molto tosto.Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Alitalia, il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su
Alitalia gli alleati di Silvio Berlusconi esaltano ora
le doti del loro leader, che con il furbo annuncio dell'inesistente cordata
italiana, avrebbe spinto Air France ad una maggiore disponibilità nelle
trattative. Semplice fenomenologia? No, c'è ben altro in palio. In un mercato
globale dove i giudizi delle Agenzie di Rating sono la bibbia delle relazioni
internazionali, l'affidabilità del possibile contraente è patrimonio
inestimabile. Se ti fidi del tuo partner d'impresa, puoi risparmiare sui
cosìddetti costi di transazione: accertamenti e precauzioni che valgono denaro
e tempo, dunque altro denaro. Il bluff fa parte del bagaglio di ogni buon
giocatore di poker, ma nei rapporti economici è un trucco che si paga, subito e
a caro prezzo. Le relazioni fra governi e fra questi e le forze economiche non
sono partite private, mettono in gioco la reputazione e dunque il destino di
una comunità di cittadini, imprenditori e lavoratori. Ma la politica della
campagna elettorale permanente, con l'obiettivo di un immediato consenso di
opinione, fa della bugia un'arma essenziale, come il bluff nel poker. A chi
potrebbe governare una nazione, è forse giusto chiedere una responsabilità che
vada oltre il successo di una partita personale. Marco Lombardi Alitalia/2 Non
sapeva dell'offerta Air France? Strano per un aspirante premier Cara Unità,
nell'esternare sulle presunte cordate italiane sull'Alitalia, Berlusconi ha fatto altre due affermazioni che vorrei
sottolineare: la prima è quella che lui credeva che la trattativa con Air
France si facesse per una fusione e non per l'aquisizione, pur rimanendo il
marchio Alitalia. Per uno che è stato per sei anni a capo del governo e che
aspira a ritornarci non aver capito, dopo mesi di trattative ed atti pubblici,
di cosa veramente si trattava ci deve far preccupate sui seri rischi che corre
l'Italia in caso di sua vittoria elettorale. L'altra affermazione che crea
dubbi è quella sulla difesa dell'italianità della compagnia di bandiera quando
lo stesso fa un uso ostentato del proprio parco macchine con auto di marca
straniera. Nello Bracalari, Grosseto Mozzarella, nessuno spiega chi ha portato
diossina in Campania... Cara Unità, adesso tocca alla mozzarella di bufala,
dobbiamo sapere se contiene una quantità sopportabile di diossina per
rassicurare i mercati esteri. Ma nessuno ci spiega perchè la diossina è
arrivata nei terreni della Campania, chi l'ha inviata, chi l'ha sotterrata, chi
sono i veri responsabili di questo disastro. Portatori della logica del qui e
ora, incuranti delle conseguenze che provoca qualsiasi atto, hanno fatto sì che
imprenditori del Nord, quelli che difendono Malpensa, si siano serviti di
malfattori del Sud per far scaricare nel Sud medesimo bidoni di materiali
tossici che stanno distruggendo l'economia della Campania. Questo ho letto e
sentito nei reportages nel momento caldo della spazzatura incombente nelle
strade, ma poi nessuno ne parla più come se la diossina nei terreni ci fosse
arrivata da sola. E non mi si dica che nessuno ne sapeva niente, perchè ci sono
fior di sceneggiati nostrani che da questo argomento sviluppano le loro trame.
Mala vita organizzata che in combutta con irreprensibili imprenditori devastano
i territori causando malattie e disastro economico. Ludovica Muntoni
Informazione, subito una legge sul conflitto di interessi Cara Unità, per
l'ennesima volta il cavaliere l'ha sparata grossa! Ma come al solito è stato
malevolmente e malamente interpretato... In un qualsiasi paese civile e moderno
e in ogni democrazia matura chiunque si fosse macchiato di tale leggerezza (si
badi una sola e non millanta) si sarebbe prostrato a chiedere umilmente scusa e
un attimo dopo si sarebbe dimesso da qualsiasi incarico di responsabilità
pubblica. Qui da noi invece l'autore di questi inenarrabili disastri
istituzionali ha l'arroganza di affermare che la colpa è di quei pennivendoli
che infestano la stampa e dei grandi giornali tutti in mano alla sinistra
(sic!). Sorge allora spontanea la domanda: "Come è possibile tutto
questo?". L'unica risposta plausibile per questo mondo alla rovescia è la
seguente: essendo egli il padrone e il signore di quasi tutta l'informazione (e
se per sciagura dovesse vincere le prossime elezioni possiamo anche togliere il
quasi) può riuscire a far credere ai suoi concittadini tutto quello che vuole,
capovolgendo sistematicamente la realtà inoppugnabile dei fatti, ricoprendoli
di falsità che ripetute all'infinito dai suoi megafoni di regime diventano
"vangelo e sacrosante verità". Allora urge riavvicinarci al mondo
normale ponendo fine a questa deriva del conflitto degli interessi. Si abbia il
coraggio di prendere come modello da utilizzare una qualsiasi normativa
antitrust vigente in Francia, in Spagna, in Germania, in Gran Bretagna, negli
Usa, ecc. e la si applichi sic et simpliciter qui da noi...credo che il
cavaliere da buon liberale non avrebbe alcunchè da obiettare...o forse mi
sbaglio? Oreste Ferri, Ariccia (Roma) Elezioni, comunque vada il Pd non perda
il profilo innovatore e riformista Cara Unità, da elettore del Pd non mi fido
dei sondaggi e non so come andranno a finire le prossime elezioni. Il mio
auspicio è che anche se il Pd dovesse perderle, non abbandoni il suo profilo
riformista, innovatore e liberale così come la sua vocazione maggioritaria, ma
li confermi e li rafforzi e non aderisca all'idea di un ritorno al passato
rifacendo alleanze non omogenee ed impraticabili con la sinistra estrema.
Alessandro Scarpari, Botticino (Bs) Non lasciamo la parola "libertà"
in mano alla destra Cara Unità, Casa della Libertà, Popolo della Libertà, ma
perché dobbiamo lasciare a Berlusconi l'esclusiva
della parola libertà? Perché dobbiamo lasciare a Fini, alla Mussolini e a Rauti
di fregiarsi di questa parola visto che militano nel partito del boss di Bossi?
Se non sbaglio i nostri Padri hanno dovuto lottare e morire per conquistare il
significato di questa parola proprio ocntro coloro che questa parola (i
fascisti) avevano negato per un ventennio e che ai giorni nostri sono
rappresentati dagli eredi naturali soprannominati, inglobati
nel partito di Berlusconi
per raccattare qualche voto. Perciò noi, e lo dico in special modo a Veltroni, dobbiamo riappropriarci della
parola libertà e non lasciarla nelle mani di chi strumentalmente la usa, senza
averne alcun diritto e chi vorrebbe sostituire la data del 25 aprile (Fini) con
quella del 13 aprile, giorno della presunta vittoria (ma non succederà)
della destra. Armando Ferrero, Alba.
( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Ai cancelli di Mirafiori piazza del disagio operaio di Giampiero
Rossiinviato a Torino Il cambio di turno è una sorta di piazza che si anima
soltanto per pochi minuti davanti agli ingressi della fabbrica. Bisogna
cogliere l'attimo, perché chi deve entrare non può attardarsi e chi sta uscendo
non ha molta voglia di perdere l'autobus o il passaggio in auto che lo condurrà
a casa dopo otto ore di lavoro in linea. È questo l'unico palcoscenico
possibile per chiunque voglia comunicare qualcosa agli operai e non ha la
possibilità di varcare quei cancelli. Eppure, a circa due settimane dal voto,
davanti alla porta 2 di corso Tazzoli - quella delle Carrozzerie, quella dove
fanno su e giù oltre 5.400 lavoratori politicamente e sindacalmente "vivaci"
- la piazza appare tranquilla. L'unico segno visibile di campagna elettorale è
una bandiera del Partito comunista dei lavoratori che fa da coreografia a un
volantinaggio molto dimesso e accolto dagli operai con inespressiva cortesia.
Non era andata molto diversamente, salvo il diverso spiegamento di forze, il
giorno prima quando è stato il turno della Sinistra Arcobaleno. Nessun segno di
ostilità, ma neanche grandi manifestazioni di "affetto" da parte
della folla in entrata e in uscita dai reparti. Ma non c'è nessun
"dibattito", davanti alla Fiat, non si formano capannelli e questo
rende ancora più insondabile il termometro di Mirafiori. I lavoratori sembrano
non avere grande voglia di parlare di politica e se qualcuno risponde a una
domanda in proposito lo fa per dire che "sono tutti uguali e a noi non
pensa nessuno", oppure perché s'è alle spalle una precisa militanza
sindacale e politica. Così un sondaggio artigianale al cancello di Mirafiori
rivelerebbe un successo schiacciante dell'astensione, seguita da Bertinotti e
compagni, tallonati dalla Sinistra critica di Franco Turigliatto. Ma il tam tam
delle Carrozzerie racconta ben altro. Tanto che il segretario della Quinta Lega
Fiom, Vittorio de Martino, uno che per competenza territoriale conosce molto bene
la strana creatura multicefala di Mirafiori, azzarda un pronostico: dal 30% in
su per il centro destra, un 30% al Partito democratico, il resto in prevalenza
alla Sinistra Arcobaleno. Insomma, "dopo che nel 2006 gli operai Fiat si
erano spostati decisamente nell'area dell'Unione, adesso credo che si
concentreranno di nuovo nell'alveo del centrodestra, come nel 2001",
chiosa De Martino. Da quali segnali si coglie tutto ciò? "Chi frequenta le
assemblee lo capisce al volo, c'è poca partecipazione, i delegati vengono
lasciati soli, si direbbe che a nessuno freghi niente di niente. Qui, del
resto, la vicenda del protocollo sul welfare ha scavato un solco
profondo.". Ecco il punto: il solco tra la politica (e i sindacati) e gli
operai. Mirafiori non perdona niente e nessuno. Non a caso qui dentro dalle
urne referendarie quell'accordo tra governo e sindacati uscì pesantemente
sconfitto; qui dentro i leader di Cgil, Cisl e Uil - a prescindere dal merito -
furono contestati dopo 26 anni che non si facevano vedere tutti e tre insieme;
e qui dentro anche l'ultimo contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici ha
fatto molta fatica a strappare l'approvazione dei lavoratori. Soltanto il 52,9%
di sì, nonostante i 2.300 iscritti alla Fiom su 15.000 addetti complessivi e
sebbene i dati delle ultime elezioni delle Rsu siano, in realtà, il segno di un
avanzamento del tasso di sindacalizzazione persino rispetto alle stagioni degli
autunni caldi. E allora cosa c'è che non va, perché gli operai Fiat
(probabilmente tutti gli operai) sono così "incazzati" (inutile
trincerarsi dietro al bon ton lessicale: sono proprio incazzati) da ributtarsi
- come si teme - a destra? Soldi, sicurezza, fatica sono tre delle voci che
rimbalzano più di frequente nel cahier de doleance davanti al cancello 2. Ma
attenzione: quando parlano di sicurezza, queste persone non si riferiscono agli
infortuni sul lavoro bensì ai delinquentelli - e il riferimento agli immigrati
stranieri è pressoché automatico - che avvelenano l'esistenza anche una volta
rientrati nei loro quartieri, dopo il lavoro. "E poi, oltre all'ultima
speranza per un po' di salario in più - dice un lavoratore che non si sogna
nemmeno di uscire dall'anonimato - chiediamo di non essere spremuti qui in
fabbrica, di poter lavorare in condizioni tali che ci lascino un po' di energie
anche dopo le otto ore di turno". Qualità della vita, dunque, forse perché
alle Carrozzerie l'età media comincia a essere piuttosto alta, ma anche soldi,
ovviamente perché non sarà un turno di notte a trasformare una busta paga da
1.100 euro in un reddito sufficiente a tenere a bada la corsa dei prezzi. Però
in questa campagna elettorale si direbbe che tutti quanti abbiamo posto la
questione del lavoro dipendenti tra le priorità politiche. Perché ancora tanta
sfiducia, allora? "Non ci credo - taglia corto nel giorno del suo
compleanno Rosa Carlino, 30 anni di Fiat, delegata Fiom, elettrice della
Sinistra Arcobaleno senza grandi aspettative - perché a noi qui bruciano ancora
promesse come l'abolizione dello scalone Maroni e della legge 30, poi di fatto
rimangiate o corrette dal governo". Anche per questo, sostiene accanto a
lei Ugo Bolognesi, compagno di militanza sindacale e politica, "quest'anno
non si vede quasi la campagna elettorale nelle nostre bacheche: l'ultima volta
vedevi i volantini dei Ds e anche quelli della Margherita, ora davvero poco o
niente, a parte un po' di sinistra". La destra non esiste proprio, almeno
da quel punto di vista, salvo poi fare un bel pieno di voti. Si fanno notare di
più i militanti sindacalizzati, dunque, ma anche in questo ambiente lo scenario
è molto meno monolitico di quel che appare: "Ho sempre votato per
Rifondazione ma questa volta avevo deciso di sostenere il Pd - confida Pina
Murru - ma poi, a pochi mesi dalla solita dura vertenza per il nostro
contratto, la candidatura di Calearo mi è risultata davvero di troppo. Comunque
continuo a sperare che i miei colleghi non caschino di nuovo nella trappola di Berlusconi e votino a sinistra, compreso il Pd, certo ma
attenzione a certe candidature: gli operai della ThyssenKrupp esibiti anche
dall'Arcobaleno dopo la tragedia. io come operaia mi sono sentita usata".
E accanto a lei, una rassegnata Caterina Gurzì, infaticabile militante
sindacale non esita a ricorrere a un contro-slogan: "Alla politica, a
tutta la politica, dico meno propaganda e più fatti". Certo Mirafiori è da
sempre un osso duro, una fabbrica di "bastian contrari", ma è
altrettanto vero che l'intero ceto operaio a essere frustrato perché si sente
solo sfiorato dalle fasi di crescita è pienamente abbracciato da ogni
recessione. "Non è vero che sono tutti di sinistra, figuriamoci -
sottolinea Edi Lazzi, sindacalista della Quinta Lega Fiom che segue da vicino
le Carrozzerie di Mirafiori - sono soltanto i più visibili, ma anche i più
delusi, e non hanno molta voglia di spendersi di nuovo per convincere i tanti
silenziosi che voteranno probabilmente a destra". E il Pd? C'è, eccome, ma
paga un doppio prezzo: l'irruenza politica che questa fabbrica cova da sempre e
un ritardo organizzativo. "Però mi sono meravigliato io stesso di certi
colleghi che si sono avvicinati con interesse a questa proposta che semplifica
il quadro politico e taglia fuori partitini e figure come Mastella - dice
Antonio Di Florio, delegato alla Rsu apertamente schierato con i democratici -
mentre altri mi contestano candidature come quella di Calearo". Scontato,
in uno stabilimento metalmeccanico. Ma attenzione: perché gli stessi
sindacalisti riconoscono un atteggiamento sottotraccia incline alle relazioni
industriali "moderate" in un'ampia fetta silenziosa della platea
operaia Fiat. "Infatti quando spiego che un partito
che vuole governare deve avere anche un visione strategica di lungo periodo mi
stanno ad ascoltare - spiega ancora Di Florio - e a quelli che mi dicono che se
portassi Veltroni in
fabbrica lo farei coprire di fischi, io non ho dubbi nel rispondere che provino
pure loro a portare qui Bertinotti: si beccherebbe anche lui la sua razione di
fischi". Questa è Mirafiori.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA L'idillio è acqua passata, "tra noi non c'è mai stato nessun
patto", ora addirittura siamo ai dispetti. Silvio si vendica con
l'"inaffidabile" Walter, che martedì gli aveva fatto saltare una
serata da Vespa. E come ritorsione impedisce a Veltroni di prender parte al programma dell'Annunziata.
La tecnica è precisamente la stessa. Aveva impegni elettorali il segretario del
Pd? Ha comizi a raffica pure il Cavaliere. Per "par condicio" era
saltato il Porta a porta con Berlusconi? In nome dello stesso principio non andrà in onda la
"Mezz'ora" con Veltroni... Unica differenza:
Berlusconi aveva strillato forte contro "la
violenza della sinistra", il suo rivale invece sceglie un profilo very
british. Follini arriva a dire: "Le regole sono regole, giusto che vengano
applicate". Dal loft solo battute (Cuillo: "Sono giochi
infantili"). In questo clima, sospira Vespa, "temo proprio che il
confronto televisivo fra i due non si farà", e parecchio gli dispiace, già
si vedeva nei panni di anfitrione. Però, mai dire mai. Berlusconi
è imprevedibile, i suoi umori cangianti. E certe voci che filtrano da Palazzo
Grazioli inducono alla massima prudenza. Può davvero accadere, a dispetto delle
smentite, che alla fine decida di incrociare la lama con l'ex sindaco di Roma.
Magari negli ultimissimi giorni di campagna elettorale. Magari con poche ore di
preavviso. Spiazzando tutti come al solito. Dipende dai sondaggi, in primo
luogo. Da stanotte ne è vietata la diffusione, però restano consentiti.
L'andamento della campagna verrà monitorato fino all'ultimo. E se il
rischio-pareggio al Senato si farà più consistente, Berlusconi
potrebbe convincersi a tentare il tutto per tutto. Come due anni fa con Prodi,
si presenterebbe al duello con una sorpresa (nel 2006 fu l'abolizione
dell'Ici). Dicono nell'entourage che in serbo ha un paio di cartucce. L'altra
variabile si chiama astensioni. A forza di sentirsi raccontare un vantaggio
abissale sul Pd, molti elettori del Cavaliere potrebbero restarsene a casa,
tanto vince lo stesso. Berlusconi capta il pericolo e
comincia a lanciare messaggi allarmati. Dice che il cardinale Ruini sa bene che
"i voti dati agli altri partiti del centrodestra, che non siano al Pdl,
sono utili al centrosinistra". E sottolinea: il Senato è in bilico,
"sono possibili accordi tra Veltroni e Bertinotti"
(dall'Emilia scopre le carte Zani, del Pd: "Voto Sinistra arcobaleno per
impedire l'avanzata della destra"). E' tesi degli spin doctor
berlusconiani che un bel confronto televisivo avrebbe l'effetto di chiamare
alle armi il popolo moderato. Bossi non ha dubbi, "il confronto in tivù io
lo farei per convincere gli indecisi". E poi, ammicca l'Umberto,
"Silvio è simpatico alla gente, basta solo che non parli di
donne...". Bonaiuti, il Portavoce, forse per un lapsus ragiona al futuro: "Batterà
facilmente Veltroni". La febbre del confronto
cresce, al Plebiscito se ne ragiona nelle riunioni "strategiche".
L'unico che ancora recalcitra è proprio il Cavaliere. Un fatto mentale. Si
sente personaggio di altra statura. Una risorsa per l'Italia. Non gli va più di
litigare davanti alle telecamere. Con quel Veltroni,
oltretutto, che permette a Bettini di paragonarlo al razzista Le Pen, che
ironizza sui suoi 71 anni, che s'è preso in casa Di Pietro... Ma alla fine,
forse, vinceranno le convenienze. La buona notizia per Veltroni
è che Prodi, sua sponte, rinuncia alla conferenza stampa finale in tivù da
presidente del Consiglio. A destra (Cicchitto) sghignazzano, sostenendo che è
stato Walter a "oscurare" il Professore. In realtà Veltroni
non si azzarderebbe. E' successo che Prodi si era battuto due anni fa contro la
conferenza finale di Berlusconi, presentandosi in
video l'avrebbero colto in fallo. Inoltre non ha questa gran voglia di
diventare l'eventuale capro espiatorio. Tanto che chiuderà la campagna
elettorale nella sua Bologna. E non sarà nemmeno a piazza del Popolo, nel
comizio finale dell'11 sera.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le
replica Dal Loft dei democratici una sola parola di commento:
"Infantile" Segretario Veltroni, Goffredo
Bettini dice che se il Pd non arriva al 35 per cento vi potete anche
dimettere... "Non ha detto questo". Lo ha lasciato intuire. "Non
scherziamo, basta leggere... Siamo partiti con un distacco di 22 punti. Ora
siamo più vicini di quanto dicano i sondaggi. Pure Berlusconi
comincia a parlare di pareggio al Senato o nostra vittoria. Possiamo vincere, e
comunque saremo la prima forza riformista che questo paese abbia avuto. Questo
sarà comunque un risultato straordinario". Che obiettivo si è posto?
"Vincere le elezioni e dare all'Italia un partito riformista di dimensione
europea". Se vincesse Berlusconi, ma di poco, di
tre o quattro senatori, lei si aspetterebbe una telefonata? "Sì. I leader
di maggioranza e opposizione si devono telefonare. Non appartengo a quella
schiera di politici, cui appartiene Berlusconi, che
danno giudizi al lunedì e giudizi opposti al martedì. Oggi, su di me, dice cose
molto diverse rispetto a quelle che diceva due mesi fa. Dovesse vincere, credo
che ricomincerebbe a parlare come allora. Se vinco io spero di avere con le
opposizioni un rapporto di collaborazione sulle riforme istituzionali, sulle
grandi questioni del Paese". Che tipo di collaborazione? "La destra
sul punto ha cambiato idea. Io confermo che se vincessimo daremmo alle
opposizioni una camera e la presidenza delle commissioni di controllo. Abbiamo
l'obiettivo di creare un rapporto civile. Io ho già operato una rottura
epistemologica rispetto al quindicennio passato: do giudizi politici, non sulle
persone. Quando sento che si parla di brogli o di stalinismo sembra di essere
tornati al '94. Come si è visto, non rispondo. Io faccio la campagna elettorale
del 2008 non quella del '94. Abbiamo bisogno di altro che non di risse".
Torniamo al governo. Se Berlusconi vincesse di poco,
si aprirebbero nuovi scenari? "Che mi si faccia questa domanda e che io
debba rispondere dimostra che la destra ha commesso un gravissimo errore,
quando è caduto il governo Prodi, a non accettare la nostra proposta di
promuovere, prima del voto, la riforma istituzionale e quella elettorale.
Potevamo nominare un governo che se ne occupasse e votare nell'aprile del 2009.
Hanno calcolato che gli conveniva votare subito facendo prevalere gli interessi
del partito a quelli del Paese. Comunque, quale che sia l'esito del voto, vanno
fatte subito insieme le riforme che andavano fatte prima". Un governo
tecnico per le riforme è ipotizzabile? "Assolutamente no. Le riforme si
fanno insieme, ma a questo punto chi vince, fosse per un solo voto, governa. Ma
devo dire un'altra cosa: noi, decidendo di andare da soli, abbiamo fatto un pezzo
di riforma istituzionale. Spetta agli italiani percorrere l'ultimo miglio e
dare la maggioranza a un gruppo parlamentare unico - come succede in tutte le
grandi democrazie - quello del Pd". Di Pietro ha denunciato Berlusconi in procura per la questione Alitalia. Condivide?
"Non sono mai per regolare le questioni sul piano giudiziario, ma
politico. Un frammento del modo in cui io ritengo si debba regolare il rapporto
fra garanzie e legalità, fra politica e giustizia, sta nella nostra proposta sulle
intercettazioni: un magistrato intercetti quanto ritiene. Ma risponda
personalmente dell'eventuale diffusione delle intercettazioni". Di Pietro
propone di anticipare la pena dopo il primo grado, in casi gravi. "Il
programma del Pd è quello che Di Pietro ha sottoscritto. Vi si atterrà".
Non teme che, di nuovo, i leader sottoscrivano un programma e poi ne reclamino
un altro? "Nella scorsa legislatura c'erano 14 partiti. Qui c'è un solo
gruppo, quello del Pd, e un solo programma. E' la novità assoluta".
Alitalia, la mozzarella, i rifiuti. L'immagine del nostro paese è pessima,
ultimamente. "Da molti e molti anni. L'Italia deve ritrovare l'orgoglio.
La destra ha governato il Paese e non lo ha minimamente cambiato. Non ha fatto
come la Thatcher o Aznar. Ora un po' stancamente vuole vincere per gestire il
potere. Berlusconi, Bossi, Tremonti, sembra il governo
del '94... Noi possiamo fare quello che hanno fatto Blair e Zapatero: aprire un
ciclo riformista". Chi ha in mente per il ministero dell'Economia?
"In nessun paese si fanno nomi prima delle elezioni, perché dopo è più
facile avere disponibilità le più ampie possibili. Qualche nome lo farò, non di
persone che appartengono ai partiti, ma esterne". Riguarda anche
l'Economia? "Lo vedrete". Quale ministero ospiterà un esterno?
"Diversi. Come ci sono capilista non di partito ci saranno ministri non di
partito". Berlusconi ha rinunciato ad andare su
Raitre da Lucia Annunziata. Dovrà rinunciare anche lei... (Ride, ndr) "Va
bene, va bene. Ma, insomma, siccome io non posso andare da Vespa, per Berlusconi ho fatto un atto di violenza. E allora il gesto
di oggi sotto che specie va?". Rappresaglia? "Ma non lo so. Non posso
essere obbligato ad andare in tv. La stranezza è che non si faccia il confronto
televisivo. Sono disposto anche ad andare sulle sue tv. Che devo fare? Ci si
immagini se in Spagna si fossero tenuti dibattiti su tv di proprietà di
Zapatero...". Tre reti sono troppe? "Ma in questa intervista non
abbiamo parlato di fisco, infrastrutture, precarietà...". Beh, lei ne
parla ogni giorno. "Questo è il migliore complimento che mi potesse fare.
In questi anni, mentre noi discutevamo di Berlusconi e
tv, in Spagna facevano autostrade, in Germania ristrutturavano l'energia... Le
mie priorità sono la lotta alla precarietà, il sostegno a piccola e media
impresa, certezza della pena...". Erano questioni nel programma e negli
obiettivi di Prodi. "La differenza è che ora non abbiamo una coalizione
eterogenea e un programma di 280 pagine, ma un partito solo e un programma di
30. Per quanto riguarda le tv io sono fermo al ddl Gentiloni con in più l'idea
di avere in Rai un Amministratore delegato invece di un Cda, perché penso che
si debba rendere il paese più semplice e affermare il senso dell'etica e della
responsabilità".
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO IL VOTO.I DUE LEADER
IN CONTEMPORANEA AD ASTI Tremonti dove parlò Veltroni
Di Pietro ha scelto la piazza Uno dei precedenti ufficiali di Giulio Tremonti
ad Asti risale al giugno 1998 per sostenere la campagna elettorale di Luigi
Florio, candidato a sindaco contro Tonino Fassone dei Ds (vincerà il primo dei
due). Tremonti aveva parlato nel salone provinciale su "Federalismo e
libertà". Risale a poco meno di due anni fa, invece, un tour squisitamente
turistico nella Langa astigiana alla scoperta dei segreti della robiola. Oggi l'ex ministro all'Economia del governo Berlusconi e docente universitario torna
in città, ritrovandola, come 10 anni fa, in clima elettorale. Al pari di Valter
Veltroni anche il
vicepresidente di Forza Italia e della Camera, parlerà dal palco del Politeama
dove è atteso per le 17. E per il solo fatto di trovarsi nel teatro che
l'avversario del Cavaliere riuscì a stipare di simpatizzanti ed elettori, il
"Pdl" astigiano dovrà eguagliare almeno il numero di
"spettatori". Tremonti illustrerà il programma del "Pdl" e
inviterà a votare Maria Teresa Armosino (che è stata per 5 anni il
"suo" sottosegretario), candidata alla Camera e alla presidente della
Provincia. Armosino ha già ricevuti attestati per la scelta di
"correre" per la Provincia, da altri esponenti del partito come
Osvaldo Napoli e Franco Stradella. "Auspichiamo che il suo esempio sarà di
stimolo a quanti sostengono idee e valori del Pd. Il sacrificio di Armosino,
unica interprete del Pdl alle amministrative astigiane, dovrà contare sul sostegno
convinto di tutte le forze che fanno parte del centrodestra". Mezz'ora
dopo la prevista entrata di Tremonti al Politeama, il ministro alle
Infrastrutture Antonio Di Pietro, salirà sul palco allestito in piazza San
Secondo: è il luogo ufficialmente deputato ai comizi, per coloro (pochi) che
prediligono ancora il contatto più ravvicinato con i cittadini. Di Pietro,
leader dell'Italia dei Valori sostiene la candidatura di Valter Veltroni alle Politiche e di Roberto Peretti alle
Provinciali. Il simbolo del partito fondato dall'ex pm di "mani
pulite" è presente sia nelle consultazioni elettorali nazionali che in
quella per la Provincia di Asti. Al suo fianco ci saranno tutti i candidati
locali, due due quali, tra l'altro (Mario Colucciello e Paolo Cerrato), faranno
parte della squadra del "Pd" alla 24x1ora.\.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO LE ELEZIONI.
SONO TORNATI I BIG "Per Silvio Fi era come il Milan" [FIRMA]ENRICO DE
MARIA VERCELLI Dopo una lunga pausa, in cui la campagna elettorale s'era
oggettivamente infiacchita, ieri i big sono tornati a Vercelli e, nelle
prossime ore, già si annuncia un'ulteriore calata di personaggi importanti.
Ieri, dunque, dopo l'evento-Veltroni (che non sarà compensato dall'arrivo di Berlusconi), la città ha accolto due ex
ministri del leader di Forza Italia: Rocco Buttiglione e Giuliano Ferrara. Il
primo si è ormai staccato dal Popolo della libertà ed è uno degli esponenti più
autorevoli dell'Unione di centro. Il secondo, com'è noto, corre da
candidato leader per la lista "Aborto? No grazie". Buttiglione si è
presentato, puntuale, al pranzo che l'Udc ha offerto al Twenty e, prima di
mettersi a tavola, ha parlato ribadendo, alla presenza di numerosi candidati
tra cui i locali Bruno Poy e Angelo Bresciani, i temi della campagna elettorale
cari a Casini. "Alla gente che ci chiede - ha esordito - come mai questa
volta andate da soli? Io rispondo: chiedetelo a Berlusconi":
E a spiegato, da par suo, il "no" dell'Udc. Ha detto: "Una
mattina Berlusconi si è svegliato, s'è guardato allo
specchio e si è detto: che faccio, oggi? Sciolgo Forza Italia. Poi ha chiamato Casini
e gli ha chiesto di fare altrettanto con l'Udc. Ma vedete, mentre per Berlusconi Forza Italia è un po' come il Milan, e può farne
ciò che vuole, per noi dell'Udc il discorso era un po' diverso, perché per
sciogliere un partito sarebbe stato necessario, come minimo un congresso
straordinario, sempre che tutti fossero d'accordo. Allora gli abbiamo risposto:
no, grazie e lui non ci ha pensato un attimo a sbatterci la porta in faccia.
Perché non ci vuole? Semplice. Perché non gli abbiamo mai consentito, devo
dirlo onestamente, anche con l'appoggio di Fini, di farsi gli affari suoi. Mi
stupisco molto che Fini abbia accettato adesso di adeguarsi, è uno dei tanti
misteri della politica italiana". Giuliano Ferrara si è presentato con un
leggero ritardo al Piccolo studio, in serata. Ad attenderlo una piccola
contestazione dei radicali, guidati da Roswitha Flaibani, che si è avvicinata
al giornalista porgendogli un volantino: "Per favore, lo legga".
Ferrara ha replicato: "Vi ringrazio per la civiltà del vostro dissenso e
mi spiace che abbiate preso freddo". Insomma, grande fair-play. Dentro,
Ferrara è stato introdotto dal capolista del Piemonte 2, il medico vercellese
Marzio Grigolon e dal dottor Pier Giorgio Fossale. Ferrara si è detto
"stupito" dal livore con cui una parte dell'opinione pubblica si
accanisce contro le sue idee. "Noi - ha detto - vogliamo semplicemente
tutelare la donna, non lasciarla sola alle prese con una scelta drammatica qual
è l'aborto". E ha aggiunto di trovare però, al di là dell'inevitabile
contestazione, sempre più attenzione verso il suo programma. "Poco fa a
Biella - ha detto - mi sono imbattuto in un uditorio splendido, ho discusso con
una donna sulla ''pillola del giorno dopo''. Dissentiva da me ma lo faceva in
modo civile, fermo ma educato. Ed io, che non chiedo altro che di essere
ascoltato quando espongo il mio punto di vista, mi sto accorgendo che sempre
più persone ora mi ascoltano. Una vittoria".
( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 76 del 2008-03-29
pagina 3 Berlusconi: "Veltroni
smentito da Rutelli" di Giancarla Rondinelli Fini: "La partita per il
Comune è ancora aperta. Al primo turno il Pd non vince e negli ultimi 15 giorni
ne vedremo delle belle" "Lo slogan del candidato sindaco di Roma del
Pd Francesco Rutelli è "Roma più pulita, più sicura, più curata". Così Veltroni
viene smentito anche dal suo fedele alleato Rutelli, perché questo vuol dire
che finora la capitale non è stata nè curata, nè pulita, nè sicura. Evviva Veltroni sindaco...". Silvio Berlusconi chiama così l'applauso per
Gianni Alemanno, seduto in prima fila accanto a Gianfranco Fini e ad altri
esponenti del Popolo della Libertà. Il candidato sindaco del Pdl si alza
in piedi, stretta di mano con il Cavaliere, tra applausi e slogan contro Veltroni e Rutelli. La sala del Palazzo dei Congressi
all'Eur è affollatissima, circa 4000 persone. L'occasione è la manifestazione
delle donne del Popolo della Libertà, un appuntamento per cui sono arrivate
nella capitale tantissime rappresentanti del Pdl da tutte le regioni italiane.
In prima fila, accanto ai due leader Berlusconi e
Fini, anche molte esponenti capitoline come Giorgia Meloni e Beatrice Lorenzin.
Dalla capitale parte l'invito per tutte le donne italiane a unirsi al Popolo
della Libertà, proprio perché, come lo stesso Berlusconi
spiega "donna è una parola che deriva dal latino domina, padrona: voi
siete le nostre padrone". Non è sicuramente un caso se, nei vari
interventi fatti nella sala del Palacongressi ci siano stati diversi
riferimenti all'operato di Rutelli, ai suoi slogan come candidato del Pd, a
come il centrosinistra abbia governato male la città, allo stato di degrado in
cui Veltroni ha abbandonato la capitale. In un certo
senso, sulla falsariga di quello nazionale, il messaggio lanciato è
"rialzati Roma". A chi pensa che la partita del Campidoglio sia
chiusa, dando Rutelli già per vincente, replica direttamente Gianfranco Fini:
"La partita è tutta da giocare. Lo dimostrano anche gli ultimi sondaggi
che danno Alemanno in netta crescita. Rutelli ha fatto l'accordo con la
sinistra radicale con la speranza di avere dei voti in più. Al primo turno
sicuramente non vince e negli ultimi 15 giorni ne vedremo delle belle". A
poco più di quindici giorni dalle urne l'ipotesi del ballottaggio per decidere
il futuro sindaco sembra infatti sempre più probabile. E in quel caso, come più
volte ribadito anche da Alemanno negli ultimi giorni, si chiederà
l'apparentamento con La Destra di Storace. "Chi dovesse poi dire di no a
questo - tuona Fini - se ne assumerà la responsabilità. Sono sicuro che però
saranno direttamente gli elettori a preferire Alemanno a Rutelli. Per fortuna
gli italiani votano con la loro testa". Secondo il leader di via della
Scrofa "i romani si trovano di fronte a una possibilità senza precedenti.
Alemanno e Antoniozzi hanno la possibilità di strappare alla sinistra Comune e
Provincia, e di mettere insieme per la prima volta tre momenti istituzionali di
rilievo, con il governo nazionale, salvo il momentaneo interregno del
centrosinistra al governo regionale, una politica organica ben abbinata".
Oramai è quasi sera. Prima di lasciare il Palazzo dell'Eur, Fini si ferma a
chiacchierare con qualche cronista e non perde l'occasione per lanciare qualche
altra stilettata a Rutelli, un uomo che rappresenta "l'incongruenza del
Pd" poiché "è co-fondatore del Pd e quando parla da vicepremier usa
le stesse parole di Veltroni, dicendo basta
all'alleanza elettorale con la sinistra, ma quando indossa l'abito del
candidato sindaco non usa le stesse parole, poiché al Comune ha riproposto la
medesima coalizione che ha sancito il fallimento di Prodi". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CONVENTION DEL PDL
IERI SERA CON I CANDIDATI, MA ANCHE CON GLI ESCLUSI NAN E BIONDI Scajola lancia
la corsa di Orsi [FIRMA]ERMANNO BRANCA SAVONA Cinquecento persone al Chiabrera
per l'incontro elettorale che ha visto scendere in campo il leader ligure del
Pdl Claudio Scajola e i candidati Franco Orsi, Sandro Biasotti ed Eugenio
Minasso. Tutti hanno toccato soprattutto i temi nazionali della campagna
elettorale. Una serata caratterizzata dalla presenza in sala anche di due
parlamentari uscenti come Enrico Nan e Alfredo Biondi che, pur non essendo
candidati, stanno partecipando alla campagna elettorale. Sul palco sono saliti
prima il segretario provinciale di Forza Italia Angelo Vaccarezza, poi quello
di An Luigi Bussalai e quindi l'ex presidente della Regione Sandro Biasottti,
sicuro di fare il parlamentare, ma che sarà anche candidato alla regione
Liguria. Ha detto tra l'altro: "Burlando sta facendo disastri nella sanità
e nelle infrastrutture. E' tempo di porvi rimedio". Il deputato di An
Eugenio Minasso ha attaccato il centrosinistra sui temi nazionali: "Il
governo Prodi ci ha ridicolizzati con la spazzatura di Napoli e il divieto al
Papa di parlare alla Sapienza, mentre Veltroni che si è presenta come nuovo in
realtà a 52 anni è già in pensione". Franco Orsi, organizzatore della
serata al Chiabrera, ha sottolineato la necessità di recuperare "valori e
modelli della tradizione" e ha aggiunto che "il Pd si presenta come
nuovo ma ovunque governa con la vecchia sinistra massimalista e immobilista".
Claudio Scajola, leader ligure del partito e numero tre in lista dopo Berlusconi e Fini, ha esordito ricordando il senatore
Giancarlo Ruffino, indicando in Franco Orsi il naturale successore del
"senatore" e pronotiscando la vittoria di Biasotti in Regione. Forte
il richiamo all'unità del partito: "Siamo una squadra e tutti l'hanno
capito, anche quelli come Nan e Biondi che questa volta dovranno andare in
panchina". Poi una carrellata di temi nazionali: "Berlusconi
ha impedito a Prodi di svendere l'Alitalia come aveva già fatto con altri
gioielli di famiglia". Sull'immigrazione: "Aggiungiamo un posto a
tavola per quelli che vengono per lavorare e non per quelli che vogliono a
delinquere". Forte il messaggio sul nucleare: "La scelta di
rinunciare alle centrali fu scellerata perchè oggi in Italia l'energia costa il
30% in più che nel resto d'Europa. Se non vogliamo che in Italia si spenga la
luce dobbiamo avere il coraggio di puntare sul nucleare". Scajola ha poi
aggiunto: "Sono stato io a consigliare a Berlusconi
di venire a Savona, dove non è mai stato".
( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 76 del 2008-03-29
pagina 4 Matrix si prepara al faccia a faccia in tv di Gianni Pennacchi Venerdì
11 aprile forse il confronto Berlusconi-Veltroni nella trasmissione di Mentana. Il leader del Pdl aveva
detto no alla Annunziata e la Rai aveva imposto lo stop anche all'avversario
Roma - Divampa la guerra dei bottoni, quelli del telecomando ovviamente, e
senza riferimenti alla celebre pellicola, nonostante l'ombra dello scontro e
dei dispetti tra ragazzini. Ma non di ripicca infantile si tratta. Anzi, di
guerriglia politica, che dopo un serio braccio di ferro durato una giornata, si
conclude con la definizione dello scontro finale: Enrico Mentana annuncia che
il match televisivo tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni si terrà venerdì 11 aprile a "Matrix".
Tutto deciso? Niente affatto. Pochi minuti e da Canale 5 arriva la
precisazione: il duello potrebbe essere "virtuale". Se uno dei due
leader dovesse rinunciare al faccia a faccia, saranno registrate e mandate in
onda due interviste parallele. Insomma, sull'etere non si riesce a far
coincidere esigenze e tattiche. Già prima dell'annuncio del confronto, si era
consumata una sottile battaglia di posizione tra i due contendenti. Veltroni s'era "sfilato" da
Porta a porta per oscurare Berlusconi? E il leader del Pdl si è negato In 1/2 ora per non farci andare
Veltroni. è la par condicio
bellezza! E chi di video colpisce di video perisce. Dal loft di Veltroni subito s'era alzato un coro di
verginelle scandalizzate e sorprese per la contromossa dell'avversario.
Chi la fa l'aspetti. Così ieri pomeriggio la Rai aveva annunciato la
cancellazione dell'appuntamento di Lucia Annunziata col leader del Pd, domani
sulla terza rete, perché dallo staff di Berlusconi era
giunta comunicazione formale dell'impossibilità del Cavaliere a partecipare
alla stessa trasmissione programmata per il 6 aprile, la domenica successiva.
"Impegni elettorali", la motivazione stilata da Paolo Bonaiuti. La
stessa con la quale Veltroni s'era rifiutato a Bruno
Vespa, per non farci andare Berlusconi. E dallo staff
veltroniano si levano gli stessi lamenti uditi la settimana scorsa da quello
berlusconiano: "Ripicche infantili". Dove riposano il pro e il contro
dell'uno e dell'altro? All'origine di questo gioco dell'oca fatto di veti
incrociati, io sto fermo un giro per bloccarne due a te, c'era l'aspirazione di
Veltroni ad incrociar le armi con Berlusconi
direttamente in tivù, faccia a faccia. Come i duelli che si erano tenuti nel
2006 tra il Cavaliere e Romano Prodi. Però allora i candidati premier erano
soltanto loro due, adesso invece se ne contano una decina, e la par condicio
impone gli stessi diritti di presenza televisiva tanto al leader di un partito
col 40% quanto al semisconosciuto con lo 0,01%. E ce lo vedete Berlusconi, sorbirsi un faccia a faccia pure con Marco
Ferrando, per far felice Veltroni? S'è ovviamente
negato, e l'altro si è vendicato impedendogli di far l'ospite da Bruno Vespa,
giornalista che si sforza di essere, o di apparire, imparziale. Stando così le
cose, perché mai Berlusconi avrebbe dovuto consentire
a Veltroni di far l'ospite beato e tranquillo
dall'Annunziata, dichiaratamente schierata a sinistra? Ricorderete quella volta
che il Cavaliere, ospite proprio dell'Annunziata, se ne andò accusando:
"Lei è una violenta, e sta cercando di non farmi dire delle cose. Dovrebbe
avere un po' di vergogna per come si comporta". In extremis, Umberto Bossi
aveva consigliato Berlusconi di andarci, al faccia a
faccia con Veltroni: "Se io fossi in lui lo
farei, perché adesso siamo alla fine e ci sono gli indecisi da convincere. Se
tutti gli indecisi votano a sinistra ci cala la percentuale. Berlusconi
dovrebbe accettare perché sa essere simpatico alla gente; lui risulta
simpatico, basta che non parli di donne". Un consiglio che ancora non è
chiaro se verrà raccolto dal Cavaliere, poiché per ora solo Veltroni
ha confermato il sì al confronto diretto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
N. 76 del 2008-03-29
pagina 2 Silvio elogia le donne: "Voi, le nostre padrone" di
Adalberto Signore Il candidato premier davanti a una platea al femminile:
"Il termine viene dal latino "domina". E noi sappiamo essere dei
sudditi consenzienti. Nel mio governo vi riserverò almeno 4 ministeri su
12" da Roma Inizia con un lungo silenzio soddisfatto il corteggiamento di
Silvio Berlusconi alla platea delle "Donne per
l'Italia" riunite al Palazzo dei Congressi dell'Eur. Con la sala gremita
che lo accoglie al grido di "Sil-vio-Sil-vio" e lui che in piedi sul
palco se la gode sorridendo. "Mi sembra chiaro - interrompe l'applauso
ritmato l'ex premier - che esiste una certa simpatia tra voi e me... ".
Insomma, "possiamo chiuderla qui". E invece no. D'altra parte, che
uno come Berlusconi possa perdere un'occasione tanto
ghiotta per sfoderare la sua proverbiale galanteria è impensabile. Così, il
tempo di un'altro sorriso e di un saluto "a Mara e Barbara" (Carfagna
e Saltamartini, artefici della manifestazione), e via con il latinismo che
introduce il suo lungo "elogio alle donne". Il cui termine
"deriva dal latino domina, cioè padrona". Conclusione: "Voi
siete le nostre padrone e noi sappiamo essere dei sudditi consenzienti". E
quando in sala si coglie più d'un sorriso divertito, il Cavaliere lo stoppa
subito: "Vi assicuro che a me in privato succede così, se volete posso
raccontarvi qualche episodio... ". L'elogio va avanti e si fa più serio.
Per galanteria, certo, ma pure perché Berlusconi sa
bene quanto sia importante la platea femminile che, stando agli ultimi
sondaggi, rappresenta la fetta più consistente degli indecisi. Per dirla con le
parole di Gianfranco Fini, "tra gli italiani che guardano senza interesse
al teatrino della politica c'è un'alta percentuale di donne e di
casalinghe". Così, il Cavaliere ribadisce che il governo sarà composto da
"sessanta persone tra ministri, viceministri e sottosegretari". E
"a sedere al tavolo del Consiglio dei ministri ci saranno quattro
donne". D'altra parte, ricorda citando Letizia Moratti che nel '94 diventò
presidente della Rai, "da sempre abbiamo dato alle donne possibilità che
la sinistra non gli ha mai dato". Perché "vi riconosciamo una
particolare intelligenza capace di arriva al centro di un problema per istinto
e per talento, quando invece noi uomini ci dobbiamo arrivare attraverso una
serie di macchinosità". Insomma, "siete più brave nello studio, in
ufficio, nel Parlamento, nella vita". E per questo "contiamo sul
vostro apporto di concretezza, per dare soluzioni vere ai problemi che ci
aspettano". Poi, via con "il compito che, da domina, mi ha dato Mara
Carfagna chiedendomi un intervento didattico". Che resta tale solo nella
descrizione di quelle che il Cavaliere definisce "le due missioni".
Primo, "spiegare come vengono assegnati i seggi". Secondo, "insistere
sull'importanza dei difensori del voto che dovranno presidiare i seggi fino
allo spoglio dell'ultima scheda perché l'altra volta siamo stati dei
dilettanti". Berlusconi,
dunque, ribadisce la linea del "voto utile" e torna a sulla necessità
di non "regalare consensi a Veltroni votando per partiti minori che al Senato non hanno possibilità
alcuna di raggiungere lo sbarramento dell'8%". Anche Camillo Ruini, spiega
in un'intervista al gruppo Class, "essendo persona di estrema competenza,
intelligenza e ragionevolezza" sa "che i voti dati ad altri partiti
del centrodestra che non siano il Pdl sono voti utili al centrosinistra".
Ogni riferimento all'Udc è puramente casuale. Anche perché, aggiunge davanti
alla platea del Palazzo dei congressi, proprio a Palazzo Madama "c'è il
pericolo di un accordo tra Veltroni e la Sinistra
Arcobaleno" ai danni del Pdl. Un'intesa che nei ragionamenti del Cavaliere
ci potrebbe essere prima del voto (veicolando dei voti del Pd alla sinistra
radicale nelle regioni già vinte ma dove Bertinotti rischia di non superare
l'8%), ma anche dopo perché "nei corridoi della politica si dice che c'è
già un patto tra Veltroni e i signori della sinistra
per tornare insieme dopo le elezioni". Anche per questo, "nonostante
gli ultimi sondaggi ci diano in vantaggio dell'8,6% sul centrosinistra"
non bisogna "abbassare la guardia". Ce n'è anche per Veltroni e per "la sua mission impossible":
dimostrare che "non è mai stato comunista", che "non ha mai
ricoperto tutte le cariche di prestigio nel Pci" e che "non è stato
vicepremier di Prodi nel '96". E ancora: "Lui si è presentato agli
italiani e ha detto: "Io vengo da Marte"". Insomma, "è
caduto nel pieno ridicolo", lui che "a 53 anni è già un pensionato
della politica del Parlamento". L'ultimo affondo è per Matteo Colaninno e
Massimo Calearo: "Le candidature di un figlio di un industriale e del
presidente a fine mandato di Federmeccanica, sono solo candidature spot per
fare vedere che il Pd si allarga al di là della classe operaia". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Mentana allestisce
il palco per venerdì 11. Il leader Pdl non dice sì ma ci pensa. Bossi: Silvio
fallo, recuperiamo gli indecisi "Farò ministri senza
tessera" Intervista a Veltroni. Per il duello in tv Berlusconi apre uno spiraglio Ministri non di partito nella sua squadra di
governo: lo annuncia Walter Veltroni, in un'intervista a "La Stampa". Il leader del Pd
insiste sul tema delle riforme, "da fare insieme e subito, quale che sia
l'esito del voto". Sul duello televisivo fra i leader dei due maggiori
partiti si apre intanto uno spiraglio, dopo i veti incrociati e le schermaglie
degli ultimi giorni. Mentana annuncia che venerdì 11 aprile, a
"Matrix", ci sarà un confronto fra Berlusconi
e Veltroni. Per ora virtuale, attraverso due
interviste parallele. Ma il leader del Pd ha dato la sua disponibilità a
trasformarlo in confronto diretto, e Berlusconi ci sta
pensando. Su questo tema interviene anche Bossi, che invita il Cavaliere ad
accettare la sfida per recuperare il voto degli elettori indecisi. Magri A PAG.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Luigi La Spina
DEPRESSI ALLE URNE Ci avevano promesso una campagna elettorale senza insulti,
senza colpi bassi, finalmente degna di una democrazia matura. Una sfida sui
programmi, in modo che gli elettori potessero scegliere tra progetti
alternativi, concreti e verificabili, per far uscire l'Italia dal declino,
anche d'immagine internazionale, sempre più evidente. Ci avevamo sperato e, con
un po' di buona volontà, ci avevamo anche creduto. Ma, a due settimane dal
giorno del voto, forse è il caso di ricredersi e di rimpiangere il passato. Sì,
proprio quello che abbiamo tanto deprecato, perché almeno ci si poteva illudere
nel carosello di reboanti promesse, perché almeno la noia non ci affliggeva,
perché almeno aspettavamo con grande curiosità il duello televisivo finale,
quello che ormai in tutti i Paesi anticipa, con il suo esito, il verdetto delle
urne. Se non ci sarà una scossa negli ultimi quindici giorni, del tutto
improbabile peraltro, i due principali candidati a Palazzo Chigi, ma anche
tutti gli altri a dire il vero, concluderanno una delle più deprimenti campagne
elettorali che si siano mai viste. Una campagna all'insegna di una sostanziale
rassegnazione di fronte alle difficoltà davanti alle quali si trova il nostro
Paese. Non si poteva trovare, in effetti, miglior simbolo di questo clima
scoraggiante, dell'argomento sul quale si è concentrata la polemica elettorale:
l'Alitalia. Un caso che avvilisce, perché si parla di concludere una storia
vergognosa di sprechi clientelari e di incapacità manageriale con due soluzioni
entrambe umilianti. O la svendita a una compagnia straniera o l'intervento
dello Stato, anche se coperto da ancora fantomatici imprenditori privati, che
comunque si risolverà al solito modo: a spese dei contribuenti italiani. La
società italiana, ingessata dal potere delle corporazioni, da mediocri
compromessi su qualsiasi cambiamento si tenti di varare, avrebbe bisogno di una
classe politica all'altezza di una grande impresa: quella di esercitare su di
essa un vero choc riformistico. L'impressione, invece, è duplice: o i nostri
leader sottovalutano la gravità della diagnosi, o sono consapevoli della loro
incapacità ad applicare quelle terapie che potrebbero salvare il malato. Davvero Veltroni pensa che bastino le proposte finora avanzate, dall'aumento
delle pensioni alla riduzione dei costi della politica, benché siano opportune,
ad affrontare i nostri veri, grandi problemi? È tutto qui, quello che "si
può fare"? Davvero Berlusconi pensa che basti riproporre il ricordo dei suoi ultimi cinque
anni presidenziali, senza neanche la promessa-illusione di ridurre
drasticamente le tasse, per far "rialzare l'Italia"? A questo punto,
è legittimo il sospetto che il candidato del Pd punti a una onorevole sconfitta
che gli eviti un troppo oneroso compito a Palazzo Chigi. Come è giustificato il
dubbio avanzato anche da Stefano Folli sul Sole-24 ore di ieri, cioè quello di
un Cavaliere sospeso tra la voglia di vincere e il desiderio di sottrarsi al
dovere di governare. In Italia ci sono almeno tre emergenze, prioritarie e
gravissime, che andrebbero risolte con misure drastiche, attuabili solo con un
sostanziale accordo della classe politica, in qualsiasi modo si divida in
Parlamento. La prima riguarda l'impossibilità, per i veti di minoranze
onnipotenti, di varare opere indispensabili allo sviluppo del Paese e, quindi,
al bene comune, come, per esempio, l'Alta velocità o i termovalorizzatori per i
rifiuti. La paralisi decisionale del nostro Paese sta emarginando l'Italia
dalle nazioni che contano sul piano internazionale, con le ben note conseguenze
sulla competitività del sistema economico, sulle nostre esportazioni, sulle
sorti del turismo. C'è poi la questione della criminalità organizzata. È chiaro
che, senza l'apporto delle regioni del Sud, l'Italia non riesce più a stare al
passo delle economie occidentali sviluppate. Mafia, 'ndrangheta e camorra,
oltre al quotidiano bilancio tragico di morte e di ricatto sulle persone,
drenano risorse tali da costituire un fardello ormai insopportabile per i conti
dello Stato e per quelli delle imprese. La Confindustria siciliana ha avuto il
coraggio di rifiutare la sottomissione alla legge criminale. Che cosa aspettano
le forze politiche per proporre il varo di un piano straordinario di lotta alla
criminalità organizzata? Di questo argomento, in campagna elettorale, abbiamo
sentito solo flebili e marginali accenni. Resta, infine, la grande necessità di
un rapido e deciso cambio di passo nella formazione delle nuove generazioni.
Sulla scuola e sull'università italiane si sono abbattute, negli ultimi
quindici anni, continue, devastanti riforme con un gravissimo effetto di
confusione sugli obiettivi fondamentali e di sostanziale svilimento degli
studi. Senza una classe dirigente all'altezza dei tempi, l'Italia è destinata a
un più o meno lento scivolamento nella schiera dei Paesi di serie B. Anche qui,
senza una grande intesa politica vinceranno sempre le corporazioni
sindacal-burocratiche a spese degli utenti, con i risultati che constatiamo
ogni giorno. Ci sono ancora quindici giorni per curare la "grande
depressione" di questa campagna elettorale. Altrimenti, non ci si potrà
sorprendere o, peggio, lamentare per l'arrivo di una "grande
depressione" anche nell'affollamento alle urne.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il primo fermo immagine
ritrae Francesco Storace a ora di pranzo che esce da un call center, tempio del
lavoro precario e moderna trincea di una battaglia elettorale che a Roma si
combatte palazzo per palazzo. "Gianni Alemanno deve stare attento, perché
è capace che al ballottaggio per il Campidoglio i nostri voti gli servono. A
noi della Destra qui nel Lazio, però, servono molto i voti per il Senato.
Allora, capisco che la desistenza non si può fare... Ma ci sono mille modi. Loro qui stanno facendo la campagna elettorale contro la Destra,
invece che contro Veltroni.
Cambino bersaglio, facciano meno incursioni contro di noi - tipo quella di
candidare Ciarrapico - e al secondo turno del Campidoglio lo aiuto, o almeno se
ne può parlare. In caso contrario, non si facciano illusioni: nemmeno sulla
fiducia al governo nazionale. Ieri l'ho sentita Daniela Santanchè: mi ha
detto che lei quella cosa che votiamo la fiducia a Berlusconi
non l'ha mai detta, ed è stata fregata dai giornalisti. Quindi, Alemanno e
compagni si regolino...". Il secondo fotogramma mostra il candidato
sindaco del Popolo della libertà, Gianni Alemanno, in una pausa della sua
frenetica campagna elettorale. E' metà pomeriggio, e su Roma piove. "Io
non ho mai polemizzato con Francesco, anche perché Storace e la Destra
mobilitano elettori contro il Pd. Niente aggressioni personali: però la
conquista del premio di maggioranza al Senato, qui nel Lazio, per noi è vitale,
perché ci giochiamo Palazzo Madama. Sono le condizioni a non permettere
accordi... Però a Francesco - che mi deve ancora spiegare perché non sta con
noi - una cosa la posso promettere: attacchi personali da parte mia non ne
avrà. E magari, prima divisi e poi uniti, battiamo sia Veltroni
che Rutelli...". E del resto solo una situazione da mors tua vita mea può
aver prodotto uno dei "duelli" più fratricidi di questa campagna
elettorale: "Gianni" contro "Francesco", cioè Alemanno
contro Storace, dopo una vita assieme a destra, nel Msi, nella stessa corrente,
fianco a fianco dalla quasi clandestinità politica fino al governo del Paese.
Ed è solo una delle anomalie della micidiale campagna elettorale nel Lazio:
dove la conquista del Campidoglio incrocia la Grande Battaglia per il Senato, e
dove Rutelli deve vincere innovando l'idea di Roma senza sconfessare il suo
predecessore, cioè Walter Veltroni. E il terzo clic
fissa, appunto, l'immagine di Francesco Rutelli che visita la sede di una delle
liste a lui collegate: i "Moderati per Roma". Ad attenderlo un
pubblico elegante e tra i candidati Umberto Cicconi, fotografo personale di
Bettino Craxi, l'ombra dell'ex premier, che per sostenere Rutelli ha ritirato
la propria disponibilità a candidarsi con Boselli. Due parole, poi di nuovo in
macchina. "Al momento il ballottaggio è possibile, ci sono 14 candidati sindaco
e magari un vento nazionale in questo momento non proprio favorevole. I
sondaggi dicono che manca poco perché io arrivi al cinquanta e vinca subito:
quindi non so che senso abbiano i tentativi di accordo tra Alemanno e Storace.
In più, potrebbe finire che sia il Lazio a decidere chi sarà maggioranza al
Senato, ma è proprio qui che Storace o supera la soglia dell'8% o a Palazzo
Madama non ci entra. Insomma, difficile contrattare scambi in una situazione
così". L'auto avanza lenta nel traffico di Roma, città splendida con le
strade sottosopra, cantieri ovunque, pulizia non sempre al massimo, sciami di
homeless alla ricerca di tetto e cibo. "Guardi la finestra al sesto piano
di quell'albergo lì", dice Rutelli indicando un hotel di lusso alla fine di
via Veneto. "Sa cosa si vede affacciandosi da lì? Prima di tutto vecchi
materassi e poveri barboni sul camminamento di Porta Pinciana. E le pare che si
possano pagare 700 euro al giorno per un panorama così?". Naturalmente per
Rutelli non è come per Veltroni, che ha tentato per
quanto possibile di "coprire" il governo Prodi in campagna
elettorale: però è impossibile, in una città dove tante cose non vanno,
candidarsi a sindaco in totale continuità col predecessore. "Walter ha
fatto cose straordinarie per Roma. Soprattutto è riuscito a tenere unita una
città perennemente in bilico, dal fondo limaccioso, come diceva Maurizio
Ferrara. Ma certo i problemi ci sono: sicurezza, rispetto delle leggi,
traffico, pulizia... Io sarò un sindaco severo, non come a metà degli Anni 90.
Chi rompe paga, chi sporca pulisce: che si tratti di autobus o di stazioni e
muri... La musica deve cambiare". Il vicepremier è tutto calato nella
guerra del Campidoglio, e non mostra nostalgie per la politica nazionale. Ma
non vuol dire che non se ne interessi: "Veltroni
ha fatto molto bene finora. Però adesso basta con la gentilezza: come diciamo a
Roma, è venuta l'ora de mena'. Mi pare stia cominciando, speriamo continui,
perché ce la possiamo fare. Certo, se la vicenda Alitalia riporta in primo
piano Padoa-Schioppa e le liti tra i ministri, la vedo male. Già col
"tesoretto" Tps ci aveva creato guai per mesi, se ora continua con
Alitalia... Ma lui è così: i conti e basta. Ricordo che per ottenere il taglio
dell'Ici quasi mi dovetti incatenare". Ma insomma, questo è il passato: il
futuro è il Campidoglio, e l'impresa è vincere. Con una campagna coraggiosa ma
anche prudente... Come direbbe il suo predecessore.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Taccuino elettorale
Marcello Sorgi Rischio astensione nell'ultra sinistra A i microfoni di Radio
Città Futura, una delle radio più ascoltate dal pubblico di sinistra della
Capitale, il sottosegretario all'Economia Grandi lo ha detto chiaramente:
"Mentre qui stiamo a preoccuparci di voto disgiunto tra Camera e Senato
nelle regioni in bilico, ed altri escamotage del genere pur di arrivare a un
pareggio al Senato, nessuno pensa al vero rischio di queste elezioni. E cioè,
l'astensionismo di quanti, e sono tanti, delusi dall'esperienza del governo di
centrosinistra pensano che sia ineluttabile la vittoria di Berlusconi
e per questo non andranno a votare". L'allarme di Grandi, che come
esponente della sinistra radicale ha il polso dell'elettorato più critico
sull'esperienza del governo Prodi, riapre una questione che negli ultimi anni è
rimasta sommersa. Sempre presente all'ora dei referendum, quando la propaganda
attiva per il non-voto (ultima e clamorosa la campagna dei vescovi contro la
consultazione sulla fecondazione artificiale) è riuscita sempre a invalidare le
urne, per le quali la legge richiede la partecipazione di almeno la maggioranza
più uno degli elettori. Ma alle elezioni politiche, il problema
dell'astensionismo, crescente negli ultimi anni della Prima Repubblica, in
quelli della Seconda era via via scomparso. Azzerato da campagne elettorali ad
alto tasso di polemiche e fortissima spinta mediatica, di fronte alle quali
anche i toni del 1948 sembravano da galateo. Cancellato dalle file degli
elettori ai seggi fino a notte fonda, grazie anche alla disorganizzazione e
alla mancata preparazione del Viminale di fronte ad affluenze ai seggi eccezionali,
oltre l'ottanta per cento. Ora Grandi segnala il rischio di un particolare tipo
di astensionismo: quello, asimmetrico rispetto alla partecipazione ipermotivata
degli elettori di destra, del popolo di sinistra - e spesso della parte estrema
dell'elettorato di sinistra - rassegnato alla sconfitta, o contrario alla
piccola ammucchiata della Sinistra Arcobaleno, in cui identità diverse e gelose
una dell'altra - Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti italiani, Sinistra
democratica - sono costrette a stare insieme dalla tagliola
degli sbarramenti elettorali alla Camera e al Senato, ma proprio per questo
devono rinunciare ai propri simboli e alle proprie radici. Anche su questo si
gioca la partita di Veltroni: spostare gli elettori delusi dall'astensionismo al "voto
utile" di sinistra anti-Berlusconi.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sergio Soave (Pd)
"Scommetto che avremo più voti dell'altra volta" Sergio Soave,
docente universitario, ex deputato e sindaco di Savigliano, presidente
regionale del Partito democratico. Come va la campagna elettorale? "La
partecipazione è altissima. Ho fatto molte campagne: non ho mai visto tanta
gente come ai comizi di Veltroni. Le nostre iniziative
vanno bene. A livello più profondo, però, sentiamo anche la necessità di
recupero verso gli indecisi, i delusi dagli anni di Prodi, forse più restii a
comprendere la novità del Pd". Chi sono i delusi? "Non i giovani.
Forse chi aveva riposto aspettative eccessive nei confronti del governo Prodi:
dal recupero del reddito ai problemi ordinari". Quali risultati riterrete
"buoni" nella Granda? "Se vincessimo in provincia di Cuneo
sarebbe come se Forza Italia prevalesse a Bologna. Ci sono dimensioni e
carattere della storia di cui tenere conto. Ma sono sicuro di un buon
risultato: potrei scommettere che prenderemo più voti dell'altra volta".
Perché? "Abbiamo triplicato gli iscritti. Ci sono state lunghe code alle
elezioni dei circoli locali. Lo vedo girando: per una tale partecipazione
bisogna risalire indietro negli anni". Ritenete di avere candidati forti?
"Ci sono personaggi nazionali, di prima grandezza: i tre capilista. C'è la
parte della continuità e quella del rinnovamento. Non credo che, sulle grandi
dimensioni, l'"effetto personalità" sia così rilevante. Conta
l'"effetto politica". Comunque il campione d'immagine l'abbiamo: è Veltroni". Pochi candidati forti, molti rappresentanti
del territorio? "Lo ritengo un complimento. Il territorio attende persone
del territorio, quelle che s'incontrano tutti i giorni, anche dopo le elezioni.
Il "di più" è Veltroni. La prefigurazione di
quello a cui vogliamo tornare: una legge elettorale, per esempio, con collegi
più piccoli. A maggior contatto con il territorio, le sue esigenze e
voci". La divisione nella Sinistra quanto inciderà? "Qualche voto
sicuramente se ne andrà. In una gara in cui conta il consenso in più, per far
vincere l'una o l'altra parte, speriamo che questi non siano
determinanti". E la spaccatura nell'Udc? "E' uno spazio politico
aperto. Nonostante in provincia la spaccatura abbia portato alla defezione di
due personalità di spicco, mi ha sorpreso lo spirito di corpo reattivo: non
credo che chi è andato via porterà con sè le truppe. Chi votava Casini ha un
voto moderato, per un tipo umano e politico
antropologicamente diverso dal rampante Berlusconi. E' un'altra politica quella che vogliono". Un appello ai
cittadini. "C'è una novità, introdotta da Veltroni con l'affermazione del Pd e la scelta di presentarsi da soli.
Novità che ha messo in moto tutta la politica. Dall'altra parte c'è il
"già visto", ma senza Casini: c'è una persona che si ripresenta per
la quinta volta, spostata a destra. Se vogliamo portare un segnale di
vero rinnovamento, siamo qui".
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il futuro politico
non si misura più con i sondaggi ma con le curve dei mercati La Casa bianca
corre sui "futures" M. d'E. Per valutare le prospettive dei
candidati, ormai gli analisti politici danno sempre meno retta ai sondaggi e
sempre più ascolto ai mercati dei futures. Secondo uno di questi mercati, la
nomination democratica di Barack Obama è data a 78,0 contro 19,5 per Hillary
Clinton, mentre un altro li dà a 80,1 contro 19,8. Le quotazioni dei candidati
subiscono enormi fluttuazioni: per esempio a novembre dello scorso anno la
situazione era invertita, e Hillary era data a
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dai campi vietnamiti
alla forma-campo nelle democrazie della sorveglianza di oggi. Dall'idealtipo di
Guantanamo ai Cpt, l'utopia della sicurezza nella politica interna del mondo
globale Alessandro Dal Lago Filo spinato, prigionieri imbavagliati. Negli anni
Sessanta, queste immagini sembravano inevitabilmente discendere da un
repertorio bellico, e quindi dall'eredità del secondo conflitto mondiale e
della guerra fredda: campi di prigionia, lager, l'arcipelago Gulag, il muro di
Berlino. E dall'esistenza dello spazio carcerario. Si manifestava una volta per
la pace in Vietnam e una volta in appoggio ai carcerati. Dalle bocche di lupo
di San Vittore spuntavano le mani dei prigionieri che agitavano fazzoletti o
lanciavano messaggi. Si attaccava l'idea stessa di ospedale psichiatrico:
dietro le sbarre dei lager civili si intravedevano le facce di gente internata
da cinquant'anni. Liberare tutti. Quarant'anni dopo, il carcerario è
inattaccabile perché ubiquo: lungi dall'essere un residuo della violenza
bellica, di dittature travolte dalla storia o di un'anacronistica ferocia di
stato, sembra piuttosto la condizione minima perché esista qualcosa come il
politico, perché si produca un'identità collettiva, perché gli stati esistano.
I campi come normalità dinamica del politico, non come eccezione. Più il potere
si moltiplica, si diffonde, si insinua tra noi, più la forma campo si intreccia
alla cosiddetta libertà. Se esco di casa e passeggio per il mio quartiere, una
zona tranquilla quanto ogni altra, sono inquadrato da decine di videocamere, mi
imbatto ogni dieci minuti in un pattugliane di carabinieri, assisto a qualche
effetto della tolleranza zero. Dov'è finito quel gruppo di stranieri con le
lattine di birra che vedevo tutti i giorni in una piazzetta? Basta un'ordinanza
municipale, il proclama di un sindaco o di un prefetto, e quella gente sparisce
in qualche ambito di segregazione, in una questura, in un Cpt, in una discarica
sorvegliata dalla polizia, mentre fuori le cittadinanze strepitano. È per la
mia sicurezza, mi si dice. Intorno a me, nel cuore del pacifico e civile
occidente, si srotola il filo spinato. Il G8 di Genova ha perfettamente
riassunto, in pochi chilometri quadrati, e in un crescendo che ha trovato il
suo acme il 20 e 21 luglio 2001, tutte le forme che può assumere l'immanenza
della forma campo. Batterie anti-missile intorno all'aeroporto recintato. Zona
rossa: un intero centro storico circondato da grate, agenti segreti e
poliziotti in divisa e in borghese mescolati ai passanti, cecchini sui tetti
(flash: il tabaccaio che ha bottega nella zona rossa mi passa le sigarette
attraverso le grate; io abito a dieci metri di distanza, ma nella zona gialla).
Bolzaneto, la nostra Abu Ghraib. 20 e 21 luglio, scene di caccia all'uomo e
poliziotti negli ospedali per impadronirsi dei feriti. La scuola Diaz,
trasformata di colpo da dormitorio in sede di mattanza, esattamente come le prigioni
in cui vengono sguinzagliati i Gom (tra parentesi, costituiti mentre era
ministro Diliberto...). Domenica 22 luglio: i blindati incolonnati dei
carabinieri si allontanano da Genova, tra canti fascisti e dita che fanno il
segno della vittoria. I cittadini che gli sputano dietro. Ubiquità
dell'internamento. Ai cinquantamila che riempiono di nuovo le prigioni (a un
anno e mezzo dall'indulto), possiamo aggiungere le migliaia di stranieri che
vanno e vengono dai Cpt. Ma anche: il muro di Padova, i rom
sradicati da Rutelli e Veltroni, la cacciata dei rumeni dell'autunno
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere insiste
a vigilare sul voto. Ma dopo le denunce di Leoluca Orlando (Italia dei valori)
la magistratura inizia a scoprire la realtà palermitana: schede in più
falsificate dalla stessa mano e voti sottratti a chi è sgradito Arrestati due
presidenti di seggio che alle elezioni comunali del 2007 falsificarono
centinaia di schede a sostegno di una lista per Cammarata Cinzia Della Valle
Palermo Non ha mai accettato la sconfitta a sindaco di Palermo sostenendo di
essere stato vittima di brogli. A distanza di dieci mesi dal voto ora Leoluca
Orlando si gonfia il petto. La Digos ieri ha arrestato due persone con l'accusa
di avere alterato le schede elettorali e di avere favorito due candidati della
lista "Azzurri per Palermo"; solo Francesco Paolo Teresi, uno dei due
candidati che sarebbero stati favoriti, è stato però eletto nella circoscrizione
che comprende i quartieri Cruillas, Cep, Resuttana e S. Lorenzo. In manette
sono finiti Gaetano Giorgianni, 51 anni, e Giovanni Maria Profeta, 63 anni,
presidenti di seggio nelle sezioni 19 e 460 dove gli investigatori hanno
riscontrato manomissioni e falsificazioni dei verbali elettorali. Nel rapporto
al pm Maria Forti, che coordina l'inchiesta, la Digos, che subito dopo il voto
presentò un corposo rapporto alla magistratura, evidenzia la falsificazione di
580 schede a favore della lista "Azzurri per Palermo" che appoggiava
Diego Cammarata (Fi), eletto poi sindaco. I brogli non sarebbero stati però
sufficienti a far eleggere il consigliere comunale uscente, Gaspare Corso. Nei
due seggi presi in esame gli investigatori hanno trovato 200 schede in più
rispetto ai votanti iscritti nelle sezioni e le preferenze per l'ex consigliere
comunale sarebbero state espresse dalla stessa mano, come emerso dalla perizia
calligrafica sulle schede. "Il voto amministrativo di maggio - accusa
Leoluca Orlando, portavoce di Idv - è stato prima controllato, poi comprato e
infine, visto che era a tutti evidente che avrei comunque vinto al primo turno,
è stato manipolato: gli arresti di oggi sono solo una piccola conferma alle
tante e circostanziate denunce che con centinaia di cittadini, anche candidati,
presentammo nei giorni successivi al voto". Il procuratore di Palermo,
Francesco Messineo, parla di "concomitanza degli arresti con la campagna
elettorale" ma auspica per le "prossime elezioni un clima di assoluta
correttezza". "Su questo - avverte - il nostro ufficio vigilerà con
la massima attenzione". E' in questo clima che Silvio Berlusconi ha rilanciato ancora una
volta il rischio brogli: "E' un pericolo che credo incomba ancora: c'è
l'antica professionalità della sinistra in questo". Ma Veltroni non è stato da meno: "Si
parla di brogli, ed ecco spuntare quelli di Palermo", commessi a favore
del centrodestra. I due arresti hanno scosso una campagna elettorale,
per le politiche e le regionali, che a Palermo è un po' sonnacchiosa. Tutto il
centrosinistra grida allo scandalo e il Prc si dice pronto a mandare nei seggi
almeno 500 rappresentanti di lista per controllare sulla regolarità del voto.
Diego Cammarata però non ci sta a passare come sindaco graziato dai brogli.
"Si tratta di un episodio - commenta - che riguarda pochi voti di
preferenza, attribuiti allo scopo di avvantaggiare un candidato al consiglio
comunale che nulla ha, naturalmente, a che fare per modalità e dimensioni con
la regolarità delle elezioni a sindaco di Palermo". Intanto, oltre alla
Digos, anche il Tar di Palermo, seguendo un filone diverso, ha accertato alcune
irregolarità. I giudici amministrativi hanno preso in esame il ricorso di
Giovanni Apprendi, che sempre alle scorse amministrative, non ce la fece a
essere eletto alla prima circoscrizione per un pugno di voti. "Alla
sezione 37, nella scuola Valverde, avevo votato io, mia moglie e mia figlia -
racconta Pino Apprendi, deputato regionale del Pd e padre del candidato
sconfitto - Nel computo finale però in quella sezione mio figlio non aveva
ottenuto alcun voto". Dopo aver controllato le schede, il Tar ha
riattribuito a Giovanni Apprendi 17 voti, quelli mancanti dalla sezione 37, una
manciata di preferenze che aprono le porte della circoscrizione al neo-eletto,
che subentra al collega, rimasto consigliere per appena dieci mesi.
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ieri tappa calabrese
per i tour elettorali di Pd e sinistra. A Reggio i leader dallo stesso palco,
ma in tempi diversi. Veltroni: "Criminali, non
vogliamo i vostri voti". Bertinotti: "Politici e imprenditori, chi
non combatte è complice" Francesco Paolillo Reggio Calabria "La
'ndrangheta, la mafia, la camorra stanno discutendo su cosa fare alle elezioni.
Facciano quel che vogliono, ma non votino il Partito democratico. Se
governeremo, cercheremo di distruggere quei poteri che impediscono al Sud di
esprimere tutta la sua energia". Walter Veltroni
lo dice con franchezza, guardando in faccia i suoi. "Ogni forza politica e
ogni forza imprenditoriale si deve schierare contro la criminalità, altrimenti
è sua complice", attacca Fausto Bertinotti, di fronte a una platea
ugualmente entusiasta, però senza bandiere. Entrambi hanno davanti la gente di
Reggio Calabria, quella che vive in una regione dove, solo negli ultimi sei
giorni, hanno ammazzato cinque persone. Ieri sul palco del cineteatro Odeon
della città dello Stretto il candidato del Pd e quello della sinistra
arcobaleno si sono dati il cambio (colpa di un nubifragio, Bertinotti in realtà
avrebbe dovuto parlare all'aperto). In mattinata Veltroni
si è rivolto agli "assassini vigliacchi" che hanno sparato e ucciso a
Crotone, agli autori del ferimento di Gaia Megna, la bimba di cinque anni che
da una settimana è in coma con una pallottola conficcata in testa. E
nell'agenda dell'ex sindaco di Roma il problema della criminalità "va
affrontato di petto, con determinazione, perché ogni risorsa che quella piovra
succhia è una risorsa rubata al Mezzogiorno". Così, da Reggio Calabria, Veltroni presenta il programma "Scommettere sul
Sud", una ricetta per risollevare il Meridione dalla depressione puntando
su infrastrutture ed imprese. La Salerno-Reggio Calabria in testa, ma anche
l'alta velocità Napoli-Bari, accanto al corridoio europeo Berlino-Palermo,
l'ammodernamento della statale jonica Taranto-Reggio. Capitolo imprese: il Pd propone
il credito di imposta per chi fa ricerca, investimenti e occupazione, e, punta
sulla formazione manageriale, pensando alla realizzazione di una scuola di alta
formazione, una sorta di "Bocconi" del sud. "Insomma - dice Veltroni - bisogna far diventare il sud la più grande
risorsa del Paese". C'è poi la lotta alla disoccupazione che passa dal
contrasto al precariato sfrenato. Veltroni ripete le
sue proposte: "Non si potrà lavorare per meno di mille e cento euro al
mese", premiare "le aziende virtuose capaci di puntare
sull'occupazione a tempo indeterminato". Il candidato premier riserva un
passaggio anche alla "giustizia giusta": "L'articolo 41 bis deve
essere applicato con grande rigore e sarà una delle frontiere del Pd. La legalità
è sviluppo, le due cose sono legate l'una all'altra perché lo sforzo dello
Stato contro l'illegalità deve continuare. Non è più possibile che per colpa di
lentezze burocratiche chi dovrebbe stare in galera passeggia libero per le
strade, come fa il figlio di Totò Riina nella città di Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino. I tanti magistrati che lavorano duramente non possono più vedere il
loro lavoro vanificato". Come sempre Veltroni usa le buone maniere, persino
riprende chi, dal pubblico, urla un "buffone" all'indirizzo di Berlusconi: "Non usiamo questi
toni. Noi siamo altro". Più tardi, a Catanzaro, gli sfuggirà di bocca il
primo "Berlusconi"
della campagna elettorale. Poi di corregge: "Il principale leader
dello schieramento a me avverso...". Ma è chiaro che il suo pensiero è là,
al confronto tv con il Cavaliere, anche "nelle reti di sua
proprietà". Con il "duello" televisivo affronta un punto
delicato, quello della par-condicio: "Dicono che questi dibattiti devono
essere fatti tra tutti i candidati insieme. Ma non è vero. Casini e Bertinotti
si sono già confrontati più volte. Guardiamo invece alla Spagna, dove Zapatero
e Rajoy si sono confrontati tranquillamente, oppure alla Francia dove Sarkozy e
Royal hanno fatto lo stesso. Erano i principali candidati alle presidenziali, mica
gli unici". Un ragionamento che Bertinotti contesterà punto su punto, a
distanza di poche ore, dallo stesso palco. "Questo duopolio diventerà
presto un monopolio". Il candidato della sinistra non vorrebbe entrare
"nella logica dei fratelli-coltelli" con il Pd, "ma non possiamo
rinunciare al diritto di critica. Temiamo seriamente la 'grossa coalizione',
che di fatto è un grande ombrello all'ombra del quale finiscono per decidere
solo i poteri forti".
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Verba votant Pic
indolor Confronto tv? "Lo si faccia anche perché è come Pic Indolor. In
un'ora passa tutto. Non dovrebbe essere un problema". Detto
ieri da Walter Veltroni,
cultore di questa e altre madeleine popolari. E' la prima volta, a memoria
d'archivio, che la mitica siringa per bambini di un ancor più mitico spot degli
anni '80 ("Fatto. Già fatto?" e poi "Pic: la siringa niente
male") viene utilizzata come metafora nella politica italiana.
Attendiamo smentite. E comunque bravo Walter ma senza esagerare. A quei tempi, Berlusconi Pic Indolor la mandava in onda. alberto
piccinini.
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alla fine, come
voleva il Pd, si autoesilia dal video. Con una lettera ufficiale spedita al
presidente Rai Claudio Petruccioli, Romano Prodi ha rinunciato alla conferenza
stampa finale del 12 aprile. Un'intervista televisiva alla vigilia del voto
che, secondo le regole della "par condicio", spetta al presidente del
consiglio uscente. Prodi, secondo quanto si apprende in ambienti di Palazzo
Chigi, rinuncia per tener fede al principio che il capo del governo non
dovrebbe chiudere una campagna elettorale dando un "indebito
vantaggio" alla sua parte politica. Una passerella finale che il
Professore contestò nel 2006 all'allora presidente del
consiglio Berlusconi e alla
rinuncia per tenere fede a una sua forte convinzione. Le elezioni comunque
hanno terremotato i palinsesti Rai. Da martedì iniziano su Raidue le interviste
separate ai candidati premier: iniziano Veltroni e Berlusconi.
Dal 7 invece gli appelli finali delle varie forze politiche (ultimo il Pdl).
Ma è ancora mistero sul confronto tv tra tutti i candidati premier.
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto Alla ricerca
del voto operaio A Milano, la Sinistra arcobaleno presenta le sue proposte su
lavoro, salari e precarietà. Ma i sindacati confederali saranno a Brescia, alla
"conferenza operaia" del Pd. "Proposte di parte" e liste
"ma anche" a confronto Sinistra arcobaleno I 1000
euro promessi da Veltroni?
Una bufala. E i salari vanno legati all'inflazione reale Sara Farolfi La
Sinistra, a Milano, presenta le sue proposte sul lavoro. E il sindacato dov'è?
A Brescia. Dicono che è solo frutto di una coincidenza se oggi, rispettivamente
nelle due città, Sinistra arcobaleno e Partito democratico chiamano a raccolta
(e alle urne, è la speranza) il mondo del lavoro, per presentare le
rispettive proposte a lavoratrici e lavoratori nel rush finale della campagna
elettorale. Tra proposte 'di parte' e liste 'ma anche', tutti cercano il voto
operaio. Per scongiurare il rischio che invece, ancora una volta, molti operai
votino a destra. Epifani, Bonanni e Angeletti saranno a Brescia con Walter Veltroni ("nella parte degli operai?", suona la
voce maligna), insieme a Antonio Boccuzzi, l'operaio sopravvissuto al rogo
della Thyssen Krupp, Loredana Ilardi, lavoratrice dei call center, e Alberto
Tosa, operaio della Iveco bresciana. Nascosti bene, per un giorno, i vari
Calearo e Colaninno, pare che il loft abbia partorito persino un video stile I
care sulla condizione operaia. Versione liquida, e aggiornata
all'"interclassismo" che avanza, delle 'conferenze operaie' che
furono? Di operaio, fatta eccezione per il nome e per qualche 'figurina' a uso
e consumo della campagna elettorale, non sembra esserci un granchè. A Milano,
introdurrà la giornata Betti Leone, ex segretaria dei pensionati Cgil, ora
candidata in Lombardia in quota Sd, la concluderà Franco Giordano, e
parteciperanno diverse lavoratrici e lavoratori (fissi, precari, e non
candidati) di alcune aziende e multinazionali. "Un microfono ai
lavoratori, di questo si tratta", spiega Maurizio Zipponi, "e da
parte della politica capacità di ascolto e traduzione". Senza se, senza
ma, e senza ma anche, Brescia sembra lontana. Giordano era a Brescia, ieri. Ha
anticipato le proposte della Sinistra in un incontro presso la camera del
lavoro sulla crisi che il settore tessile locale sta attraversando (due
settimane fa ospite della camera del lavoro era Tiziano Treu). Abrogare quel
monumento alla precarietà che è la legge 30, dice Giordano, e garantire un
contratto a tempo indeterminato per chi matura 36 mesi di precarietà a vario
titolo (contratti a termine, interinali, a progetto..e via precarizzando). I
1000 euro che promette Veltroni? "Una bufala, del
tutto vaga sulla platea interessata (quanti lavoratori?) e sulle coperture
finanziarie", secondo Zipponi, che controbatte con le proposte di
sinistra: un reddito minimo di 8.500 euro all'anno (a cui va aggiunto un bonus
di 2.500 euro, "per mobilità, conoscenza e cultura") per tre anni,
per tutti coloro che entrano nel mercato del lavoro, a qualsiasi titolo, senza
poter contare su una continuità di reddito. Il costo sarebbe di dieci miliardi
circa, spiega Zipponi, e la copertura da reperire soprattutto mediante
l'innalzamento della tassazione su rendite finanziarie e stock option. Per la
difesa dei salari, la sinistra propone l'abbassamento diretto dell'aliquota dal
23 al 20%. E un meccanismo automatico annuale per l'adeguamento di salari e
pensioni. Il paniere Istat, dicono, non è credibile. La proposta è quella di
creare un nuovo paniere composto da una decina di "beni fondamentali"
(mutuo, affitto, scuola, sanità, assistenza agli anziani, bollette,
assicurazione auto, pane, pasta e carne), scegliere tre "famiglie
campione" (al nord, al centro e al sud), e sulla base del monitoraggio
stabilire la cifra di rivalutazione del reddito. "Nessuna scala mobile, il
meccanismo sarebbe annuale", precisa Zipponi, "e nessuna spirale
inflazionistica, semplicemente la difesa del potere d'acquisto di lavoratori e
pensionati". "Non mi sembra la rivoluzione - conclude Zipponi - e su
tutto questo sfidiamo il Pd a dire cosa ne pensa". Ma, competizione
elettorale a parte, il voto operaio è tutt'altro che scontato. Alla scorsa
tornata elettorale gli operai votarono in massa a destra. E alcuni sondaggisti
hanno già avvertito: il 46,5% degli operai preferisce Berlusconi.
"Non bisogna aspettare la campagna elettorale per conoscere una difficoltà
- dice Bertinotti - Quando si produce questo isolamento e solitudine è evidente
che il voto può prendere la forma della protesta, ed è per questo che nasce la
Sinistra e l'arcobaleno, per ricostruire fiducia e speranza".
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-29 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE
Ciak In scena il menestrello Andrea Rivera lanciato da Serena Dandini "In
tv suono i citofoni a teatro canto alla Gaber" "V oi andreste a
vedere Rivera che suona ai citofoni? Io no". Il cantastorie Andrea Rivera,
citofonista spregiudicato in tv per la trasmissione di Serena Dandini, picchia
duro anche con se stesso. L'anno scorso per gli attacchi al Papa si era fatto
scomunicare dall'Osservatore Romano. Niente più concertone del 1Ë? maggio.
"Mi sono convertito", provoca. Rivera ora dissacra in trasferta. Da
martedì al 6 aprile sarà al Ciak con "Prossime aperture", monologhi
alternati a teatro- canzone. Lo paragonano a Gaber. Lui gongola e rifà "La
chiesa si rinnova" del '69 e "Qualcuno era comunista".
"Canterò anche la canzone scartata a Sanremo "M'hanno indotto a
rubà", dedicata a una ragazza uscita con l'indulto ". Fa teatro
d'attacco Rivera, satira. E indica i suoi modelli: "Luttazzi che fa ridere
di meno ma colpisce. Appoggio le battaglie di Grillo, ma il pericolo è che diventi
solo un simbolo. Se tutti reagissimo, uscirebbero i mafiosi con la scorta non
Saviano". Lo spettacolo è per il 70 per cento improvvisazione. "Dopo
aver timbrato il cartellino per 12 anni come operaio macchinista, a teatro
scelgo la libertà ". Ce n'è anche per gli ex colleghi "Una volta
c'era la lotta di classe, oggi gli operai vogliono la Classe A".
L'ingerenza della Chiesa nello Stato è un suo pallino: "In Italia ci sono
due stati esteri. Però San Marino non rompe mai. Forse lì sono tutti morti,
dovrò andare a suonare i campanelli...". Interviene sull'Aids: "Non
si fa più informazione, ma i sieropositivi sono triplicati. C'era uno spot con
un prof. che chiedeva "di chi è questo?". Devono aver trovato il
proprietario. Ho un sogno: che il Papa getti i preservativi ai papaboys...".
"Nel mio spettacolo penso di sputtanarmi ", dice citando Gaber in
"1981". "L'autodissacrazione è necessaria". Come voterà?
"Arcobaleno: anche se la sinistra è a pezzettini preferisco i coriandoli
". In preparazione c'è un cd con tre canzoni inedite. "Una dedicata a
una ragazza uscita da un ex manicomio che mi ha scambiato per Cristicchi. Si
riabilita l'elettroshock. Propongo di provarlo sui nostri premier. Squalificherebbe Veltroni e Berlusconi:
si sono copiati il programma. Io ne ho uno personale. Tra i punti, l'uso
dell'ambulanza anche per entrare nei rave e non solo per uscire. Si chiama
progetto Selva, e serve a proteggersi da chetamine, anfetamine, De Filippi e
Moccia". Da menestrello un'aspirazione: "Rifare "Su la
testa" con Paolo Rossi. Rivera-Rossi due attaccanti di ruolo, gli unici
non comprati da Berlusconi ". Maria Teresa
Veneziani Ciak, Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, ore 21, dall'1 al 6
aprile, 25/15e 1981 è il titolo di una canzone di Gaber che ha
"guidato" il romano Andrea Rivera (sopra) per lo spettacolo
"Prossime aperture", monologhi alternati a teatro-canzone in
cartellone da martedì 1Ë? aprile Il sogno "Vorrei rifare Su la testa con
Paolo Rossi. Siamo due attaccanti di ruolo, gli unici non comprati da Berlusconi".
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Prima volta Il leader pronuncia la parola Berlusconi MILANO - Ieri, per la prima
volta durante la campagna elettorale, Walter Veltroni, durante un comizio a Catanzaro, ha nominato Silvio Berlusconi. Dopo essersi accorto di
averlo citato, il leader del Pd si è fermato, ha sorriso ed ha ripetuto la
frase chiamandolo, così come ha sempre fatto, "il principale esponente
dello schieramento a noi avverso". Anche le persone presenti al
comizio si sono messe a ridere.
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE La scelta di Prodi: non farò la mia conferenza finale Veltroni: una tragedia il pareggio. E accoglie nel Pd
Bianchi Il presidente del Consiglio scrive a Petruccioli: non voglio dare un
indebito vantaggio alla mia parte DAL NOSTRO INVIATO CATANZARO - La notizia lo
raggiunge a tarda sera, al teatro Politeama: con una lettera al presidente
della Rai, Claudio Petruccioli, Romano Prodi sceglie di non tenere la
conferenza stampa di fine governo, a differenza di ciò che
fece Silvio Berlusconi,
"per non dare un indebito vantaggio" alla sua parte politica. Per il
momento Walter Veltroni
preferisce non commentare, ma sa bene che quella decisione sarà oggetto di un
nuovo tormentone del Pdl, che già lo accusa: "è stato lui a chiederlo al
Presidente del Consiglio perché non vuole che compaia nell'ultima fase della
campagna elettorale". Ma per tutta la giornata il leader del Pd
pensa ad altro. Ad un certo punto il pullman passa accanto a Lamezia Terme,
sulla stessa strada dove è stato ucciso mercoledì scorso l'imprenditore Antonio
Longo. A pochi chilometri di distanza, nel crotonese, i morti della nuova faida
mafiosa aumentano giorno dopo giorno. Walter Veltroni
sa bene che è questo il "nodo" da affrontare in terra calabrese. E lo
fa alzando la voce: "I poteri criminali si stanno organizzando in vista
delle elezioni. Bene, sappiano una cosa: votino per chiunque, ma non per
noi". Applausi a non finire al teatro Odeon di Reggio Calabria. Sul palco
c'è anche l'ex prefetto Luigi De Sena, capolista del Pd al Senato, proprio in
Calabria. C'è il presidente della Regione, Agazio Loiero e c'è Marco Minniti
che, come viceministro dell' Interno, in questi giorni si sta occupando del
contrasto sul territorio alla nuova offensiva mafiosa. Ma appare anche il
ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. Prende la parola e spiega a tutti
perché, "dopo aver discusso pacatamente con Oliviero Diliberto", ora
sceglie per il Pd. Ricorda che in ogni caso, anche se indicato dal Pdci, era un
"indipendente". Il partito di Diliberto conferma, anche se, al suo
interno, qualche maligno insinua il sospetto che l'abbia fatto "perché non
era stato messo in lista con la Sinistra Arcobaleno ". E già si parla di
una possibile candidatura alle europee. Ma Veltroni sa
bene che in Calabria sta arrivando anche Silvio Berlusconi:
sarà oggi a Cosenza e Catanzaro. Quindi, giunto a Vibo Valentia, in una sala
dell'antico convento domenicano, gli lancia la sfida proprio sul terreno dei
poteri criminali: "La 'ndrangheta è una sanguisuga che toglie la speranza.
Noi la vogliamo distruggere. Non desideriamo che ci votino, ma vorrei che tutti
i leader politici, anche i nostri avversari, dicano la stessa cosa". Poi
torna a parlare del possibile pareggio al Senato: "Sarebbe una tragedia
per il Paese". E alla vigilia del black out sui sondaggi Veltroni si mostra ottimista: "Mai come oggi il
distacco è così ridotto. Emerge una novità: quando gli indecisi si decidono,
gran parte di loro sceglie il Pd". In altre parole: "La partita è
aperta". Roberto Zuccolini Il ministro Alessandro Bianchi ( nella foto con
Veltroni ieri a Reggio Calabria) è stato ministro dei
Trasporti nel secondo governo Prodi. Alle Politiche 2006 è stato capolista al
Senato, come indipendente, della lista Pdci-Verdi. è rettore dell'Università di
Reggio Calabria dal 1999 ( Emmevi ed Emblema).
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE A "Primo piano" Candidati Walter
ultimo per audience MILANO - Audience scarsa per Walter Veltroni giovedì a "Primo
Piano" su Rai Tre. Il leader del Pd ha ottenuto l'ascolto medio di 697.000
persone, ultimo tra i candidati premier che hanno partecipato alla trasmissione
televisiva. Primo in questa classifica è Silvio Berlusconi (con 1.315.000 persone lo scorso 14 marzo). "Non
sono solo i sondaggi a segnare il netto e irreversibile vantaggio del Pdl nei
confronti del più grande partito della sinistra, il Pd": ha commentato i
dati del programma Giorgio Lainati, capogruppo di Forza Italia in Commissione
di Vigilanza Rai. Secondo Giuseppe Giulietti, portavoce dell'associazione
Articolo 21, le apparizioni dei due leader "non sono paragonabili
prescindendo dalla diversa collocazione oraria".
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-29 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Mozzarella, via libera della Ue E la Francia revoca il blocco
Prodi: no a strumentalizzazioni sull'Expo. Duello tra i poli D'Alema ha fatto
sapere a Bruxelles che i prodotti dei 25 caseifici in cui il tasso di diossina
era elevato sono stati ritirati dal mercato ROMA - "Nessun rischio per la
salute", annuncia a Bruxelles Nina Patadoulaki, portavoce del Commissario
europeo alla Sanità. La mozzarella ha così ottenuto l'okay dell'autorità
comunitaria. E la Francia, che aveva sorprendentemente bloccato la vendita del
prelibato latticino di bufala, è stata costretta a rimangiarsi il provvedimento
che stava provocando un clamoroso incidente diplomatico tra Paesi comunitari.
Due iniziative hanno convinto Bruxelles che l'Italia stava lavorando bene, in
modo rassicurante. La prima l'ha resa nota il ministro degli Esteri D'Alema: ha
fatto sapere che i prodotti dei 25 caseifici in cui il tasso di diossina era troppo
elevato sono stati ritirati dal mercato. L'altra mossa convincente l'ha
compiuta il ministro della Salute Livia Turco che, in una lettera inviata a
Bruxelles, ha promesso controlli severi e ha invitato le autorità comunitarie a
svolgere insieme tutte le verifiche necessarie. Guerra finita, ma il danno
resta. E Berlusconi non perde l'occasione per farlo
notare. Dice che la mozzarella di bufala era un cibo pregiato, un fiore
all'occhiello del made in Italy, ma ora "non è più un prodotto
dell'Italia, è diventato un prodotto da quarto mondo ". Walter Veltroni non fa il nome del Cavaliere, ma allude certamente a lui quando
lamenta che "qualcuno ha provato a trasformare anche il problema delle
mozzarelle in un tema polemico di campagna elettorale". Invece, esulta il
leader del Pd, "l'efficienza dei controlli pubblici ha spento la crisi e
convinto tutti, anche l'Europa". Vanta rapidità ed efficienza nei
controlli lo stesso presidente del Consiglio Romano Prodi. E si augura che la
mozzarella non diventi un pretesto per boicottare l'Expo 2015. Ma tenere la
questione mozzarella fuori della campagna elettorale sembra impossibile. I
gruppi di opposizione non smettono di ricordare cosa c'è all'origine del
disastro. Maurizio Gasparri, di An, ironizza su Bassolino, "bisognerebbe
togliere lui dal mercato, non la mozzarella". Agli amministratori della
Campania il leghista Roberto Calderoli grida: "Vergogna, vergogna,
vergogna, stanno sputtanando il Paese". Sì, incalza il leader della Lega,
Umberto Bossi, "è una vergogna, ma soprattutto un dramma non solo per
Napoli, per il Paese". Se Parigi ha fatto subito marcia indietro, la Corea
del Sud mantiene il blocco, e così fa anche Singapore, mentre il Giappone ha
autorizzato la distribuzione nei negozi delle mozzarelle ferme negli aeroporti.
Secondo la Coldiretti i produttori perdono mezzo milione di euro al giorno.
Tuttavia, non sembra che i comsumatori siano spaventati. In particolare le
pizzerie, che fanno largo uso di mozzarella, non sono colpite dalla crisi.
D'altronde, secondo il commissario europeo alla Sanità, la mozzarella
contaminata da bassi livelli di diossina diventa dannosa solo mangiandone 4
chili alla settimana. Marco Nese.
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-29 num: - pag: 1 autore: di
ALESSANDRO TROCINO categoria: REDAZIONALE L'intervista Il
leader della Lega Bossi: Silvio accetti il duello televisivo DOMODOSSOLA -
Silvio Berlusconi "non
dovrebbe rifiutare il confronto televisivo con Veltroni, perché in un faccia a faccia vincerebbe a mani basse",
dice al Corriere Umberto Bossi. "E' più simpatico e piace alla
gente". A PAGINA 13.
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE # Pdl Il Cavaliere evoca Ruini: "Sa che il voto udc va alla
sinistra". E accusa: intesa Pd-Sa Berlusconi diserta
Raitre e la vieta anche a Veltroni Mentana spinge per
il duello tv, ma per ora è virtuale "Montezemolo mi ha deluso sui
giornali". E sul segretario democratico: vuol farci credere che lui non è
mai stato comunista ROMA - "Voi siete le nostre padrone, le regine della
casa e noi uomini i vostri sudditi, almeno è ciò che succede a me".
Comincia con una nota di "piacionismo" il lungo intervento di Silvio Berlusconi alla manifestazione delle donne del Popolo della
libertà. Donne che lo invocano e che sventolano striscioni con su scritto
"siamo le vestali del voto ". L'ex premier indugia sull'intelligenza
e sul talento dell'altra metà del cielo, poi però parte all'attacco, dopo avere
fatto professione di prudenza nell'indicare gli obiettivi del futuro governo.
Il bersaglio è il candidato del Pd Walter Veltroni. Lo
accusa di fare l'illusionista, di raccontare bufale e di essersi coperto di
ridicolo "per fare credere che tutto il passato e il presente della
sinistra non siano mai esistiti". Per il Cavaliere "Veltroni ha fatto finta di venire da Marte" dando da
intendere che "non ci sia mai stato il Pci, che lui non sia mai stato
comunista né vicepresidente del governo Prodi e che nemmeno questo governo
guidato da Prodi sia esistito". Del resto Berlusconi,
prima di salire sul palco del Palacongressi dell'Eur, aveva replicato allo
"sgarbo" di Veltroni - il rifiuto di
partecipare a Porta a porta - facendo a sua volta "saltare" la
puntata di In mezz'ora che Lucia Annunziata aveva previsto con l'ex sindaco di
Roma per domani. Il suo "domenica 6 aprile non posso perché sono impegnato
in Sicilia" detto alla conduttrice ha provocato l'annullamento
dell'incontro con Veltroni, il quale davanti alla
decisione del suo competitor si limita a reagire osservando: "Il confronto?
Lo si faccia perché è come pic indolor, in un'ora passa tutto, insomma non
dovrebbe essere un problema ". Tant'è che nella notte Enrico Mentana a
Matrix annuncia che i due sfidanti "venerdì 11 aprile saranno qui. Io li
ho invitati e hanno accettato entrambi ". Mentana ha poi spiegato di aver
riservato uno spazio al confronto dei due contendenti, di
avere la disponibilità di Veltroni a un "faccia a faccia" e di aspettare la risposta di Berlusconi. Comunque il via libera per
due interviste separate, e quindi per un duello virtuale, c'è. Ma c'è
dell'altro. In un'intervista a Italia Oggi Berlusconi dichiara di essere rimasto amareggiato per il comportamento di
Luca di Montezemolo, del quale peraltro conferma di essere stato molto
amico: "Sì, c'è stata molta delusione sulle posizioni dei giornali su cui
c'era l'influenza della Fiat. Poteva muoversi in maniera diversa. Tutto
qui". In ogni caso, davanti "alle vestali del voto" Berlusconi torna a evocare quello che per lui è "un
incubo", e cioè il rischio che alle politiche del 13 e 14 aprile avvengano
dei brogli. "è un pericolo che incombe ancora, data l'antica
professionalità della sinistra". Ecco perché rilancia l'importanza
"dei difensori del voto" ed esorta tutti a impegnarsi affinché in ogni
seggio vi siano almeno due validi rappresentanti del Pdl", i quali
dovranno "essere sempre presenti alle operazioni del voto e vigilare
affinché lo spoglio avvenga scheda per scheda e non a mucchietti come è
avvenuto in passato". Il secondo incubo, aggiunge il Cavaliere, è che
"soltanto il 30 per cento dei cittadini conosce come funziona questa legge
elettorale". Ecco perché, incalza, occorre andare in giro a spiegare il
meccanismo mediante il quale avviene l'attribuzione dei seggi. Un modo indiretto
per tornare a parlare del voto utile, sul quale si sofferma anche
nel-l'intervista a Italia oggi in cui arriva a dire che il cardinale Camillo
Ruini sarebbe anch'egli favorevole a questa pratica. "Le posso assicurare
- replica al giornalista - che non mi risulta che lui non sia al corrente del
sistema elettorale, ed essendo persona di estrema competenza, intelligenza e
ragionevolezza non può non considerare la realtà: e cioè che i voti dati ad
altri partiti del centrodestra (come l'Udc; ndr) siano voti utili al
centrosinistra". Un'argomentazione sulla quale insiste davanti alla platea
delle donne: "Tutti i sondaggi ci dicono che nessun partito minore
raggiungerà la soglia dell'8% per entrare in Senato. I voti a questi piccoli
partiti sono sicuramente buttati e spesi a danno del centrodestra e del Pdl e
in favore della sinistra, dato che voci di Palazzo danno per certo un patto tra
il partito di Veltroni e la sinistra estrema, la
Sinistra Arcobaleno ". Lorenzo Fuccaro \\ Alle donne del Pdl Siete le
nostre padrone, regine della casa. Dove sarà possibile alcune di voi dovranno
cucinare per i nostri rappresentanti di lista ARoma Silvio Berlusconi
ieri al convegno "Donne per l'Italia" ( Max Rossi/Reuters).
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE
Dietro le quinte Nel partito crescono i timori di non riuscire ad arrivare a
quota 8% e di restare fuori dal Senato Arcobaleno, spunta la strategia anti Pd
L'idea per frenare la fuga degli elettori: il Cavaliere ha già vinto, potete
votarci ROMA - Il primo a non sfoggiare nessun ottimismo di facciata è
Bertinotti. I sondaggi rivelano che la "Sinistra Arcobaleno "
potrebbe non raggiungere nemmeno quota otto per cento: un risultato che
sancirebbe la morte prematura della Cosa Rossa. Già si dà per scontato che,
quale che sia il risultato, Diliberto dirà addio al soggetto unitario. E fin
qui poco male, anzi, forse, è meglio che il Pdci si distacchi, pensano dalle
parti di Rifondazione, dove uno strappo con la falce e martello viene ben
visto. Il guaio è che c'è il rischio che vada tutto a carte e quarantotto,
Diliberto o non Diliberto. Bertinotti ne è consapevole: la situazione non è per
niente facile, rischiamo di andare male, ripete ad alleati e collaboratori. Non
c'è piazza dove al dirigente di turno della Sinistra gli elettori non spieghino
perché alla fine voteranno il Pd: "per battere Berlusconi".
La teoria secondo la quale il Partito Democratico, al Senato, dovrebbe aiutare
la Cosa Rossa nelle regioni in cui questa formazione è poco al di sotto del
quorum, in modo da togliere qualche senatore a Berlusconi, non ha mai convinto Veltroni. Piace ai dalemiani, da Bersani
in giù, che sperano in un pareggio a palazzo Madama e in un'intesa di qualche
tipo con il centrodestra. Non piace, però, al leader che non vuole
"pasticci o inciuci", e che, soprattutto, punta a un Pd con una
robusta percentuale. Di più: Veltroni mira a
ottenere al Senato un risultato che oscilla tra il 36 e il 37 per cento, più
che alla Camera: spera che per la teoria del voto utile gli elettori, a palazzo
Madama, optino tutti sul Pd pensando che in quel ramo del parlamento la partita
sia tutta da giocare. Dunque, i leader della Sinistra che aspettavano un dopo
Pasqua in cui i sondaggi avrebbero regalato qualche punto in più perché nel
frattempo la teoria del voto utile si sarebbe rivelata una falsità, si devono
ricredere. Che cosa fare, allora? Nella Cosa Rossa inizia a farsi largo una
tentazione: "quella di dire la verità", spiega un dirigente della
Sinistra. Ovvero sia di dire pubblicamente ciò che nei palazzi della politica
si dà già per scontato: che Berlusconi vincerà e che
"quindi non è vero che chi vota Pd contribuisce alla sua sconfitta".
E' solo una tentazione finora, anche perché Bertinotti vorrebbe mantenere la
campagna elettorale su toni diversi privilegiando i contenuti rispetto alla
propaganda. Ma non è detto che nell'ultimo scorcio di campagna elettorale il
presidente della Camera non si debba ricredere. Anche perché è a rischio la
"sua creatura", quella che ha fortemente voluto, spezzando le
resistenze interne di pezzi importanti del Prc, a cominciare dalla componente
che fa capo al ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero. Anzi, a voler
essere precisi, è più che a rischio, dal momento che la Sinistra, dopo le elezioni,
sarà anche orba di un leader. Non è per farsi pregare nè per finta ritrosia che
Bertinotti non vuole capeggiare il nuovo soggetto unitario. E per il suo
pupillo Nichi Vendola i tempi non sembrano essere maturi: difficile assumere la
guida della Cosa rossa, tanto più se il risultato elettorale sarà deludente.
Sognava un'Epinay socialista, Bertinotti, intravedeva un futuro per una
sinistra non più antagonista ma nemmeno di governo. Era convinto che
dall'opposizione un simile soggetto si sarebbe potuto costruire più facilmente.
Ma, come maligna qualche dirigente del Pdci, invece di fare una nostrana Epinay
la Cosa rossa rischia di finire alla stregua del Pcf di Marchais. Una mano a
Bertinotti può darla solo Veltroni: il leader del Pd
vuole inaugurare una politica "legge e ordine " molto dura che
difficilmente piacerà alla sinistra libertaria, ai giovani dei movimenti (e
anche ai radicali). Maria Teresa Meli Pensieroso Il leader della Sinistra
Arcobaleno Fausto Bertinotti.
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Sette giorni Il capo della Lega e gli scenari del dopo 14 aprile E
Casini lodò Umberto: solo lui capisce SEGUE DALLA PRIMA Bossi ha inviato un
segnale a Casini, prospettando "un nuovo accordo e un nuovo rapporto"
con l'Udc in caso di pareggio. Quel segnale il leader dei centristi l'ha
ricevuto, e riconosce al Senatùr di essere "un vero animale politico, uno
che ha testa, uno che si dimostra più furbo di Fini, e che ha capito l'errore
commesso da Berlusconi ". Oltre non può né vuole
andare, "farei harakiri se solo ipotizzassi un ritorno all'alleanza con il
Cavaliere". D'altronde, all'indomani del divorzio, nessuno gli dava
credito, nessuno scommetteva sulla sua sopravvivenza. Oggi invece il suo
posizionamento al centro è redditizio, perché - nonostante l'emorragia di
dirigenti passati nel Pdl - i sondaggi gli attestano numeri lusinghieri, e da
alcuni studi emerge un ricambio di elettori per il suo partito, misurato "tra
il 20 e il 30%": "è la prova di come stiamo drenando al Pd quei voti
che un tempo erano della Margherita". Ecco perché Casini fa mostra di
scartare l'opzione bossiana, e per allontanare da sé ogni sospetto, ha in
programma di attaccare "a testa bassa quel furbacchione di Umberto".
Però con i fedelissimi ha analizzato la sortita del leader leghista: "Dà
l'idea che anche lui colga i limiti dell'operazione Pdl". è in prospettiva
che quel messaggio va interpretato. E se davvero le urne consegnassero un
pareggio, Bossi e Casini avrebbero interessi convergenti: entrambi sono contro
l'inciucio tra Berlusconi e Veltroni,
entrambi ritengono che l'inciucio non ci sarà, ed entrambi vorrebbero
capitalizzare la loro forza. A partire dalle riforme, visto che il Senatùr vorrà
vigilare dalla poltrona del ministero, e visto che il segretario dell'Udc Cesa
continua a sottolineare "l'asse di ferro stretto con la Lega per una legge
elettorale proporzionale". Si vedrà. Per i centristi dipenderà
dall'esito del voto, da come il voto si tramuterà in seggi, dai seggi che
eventualmente riusciranno a conquistare al Senato... "è un investimento
sul futuro", spiega Casini, che aspetta di conoscere il responso delle
urne per capire "se il Pd è un partito davvero solido o se è a rischio
smottamento dopo le elezioni, magari per un brutto risultato ". Insomma,
al momento sono troppe le variabili, ed è impossibile poterle calcolare tutte.
Ma ieri l'ex presidente della Camera ha di fatto risposto al segnale di Bossi:
la proposta di un "governo dei migliori" per la prossima legislatura,
era un segnale criptato, un modo per dire che in caso di pareggio si potrebbe
arrivare a un'intesa, ma senza il Cavaliere a palazzo Chigi. "Piuttosto
Gianni Letta ". Ognuno in questa fase marca il proprio territorio e manda
messaggi per posizionarsi. Il fatto che Bossi abbia aperto all'Udc non è
questione di poco conto, "è un atteggiamento molto serio e consapevole
", commenta Cesa: "è il realismo politico di chi conosce i
dati". I dati raccontano che la partita di palazzo Madama è tutt'ora
aperta, "e credo - prosegue Casini - che anche Berlusconi
abbia capito il grosso errore compiuto con noi. Quando si appella al voto
disgiunto e chiede ai nostri elettori di votare per lui al Senato, dà una
dimostrazione di debolezza". Lo aveva previsto Bossi, che ai tempi della
rottura chiamò il leader centrista esortandolo a non fare "una
stupidaggine": "è una stupidaggine, Pier". "Non parlare con
me, rivolgiti a qualcun altro". E il Senatùr lo fece: "Saranno pure i
soliti democristianoni, Silvio, ma sono sempre restati nel centrodestra. E con
loro si vince facile". In quei giorni le provò tutte. Cesa ricorda
"le telefonate di Calderoli, che da Bossi aveva ricevuto il mandato di
trovare assolutamente una soluzione, un compromesso". Niente da fare.
" Primum vivere ", divenne il motto di Casini, che lo sussurrò
all'orecchio di un dirigente del Pd: "L'importante è arrivare in
Parlamento, e noi ci arriveremo. Poi cambierà tutto". Qualcosa sta già
cambiando, e il segnale di Bossi rivela anche una fase di forte attrito con il
Cavaliere. Il capo leghista chiede garanzie, vuole anzitempo prenotare i posti
nel governo. Una marcatura così asfissiante che nei giorni scorsi Berlusconi è andato in escandescenze. Ma finché "Silvio
" non cederà, "l'Umberto" gli farà il controcanto: su Alitalia,
sul duello tv, e anche su Casini... Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE L'intervista "Il Cavaliere è troppo attento al colore della
cravatta, in Europa serve gente come me e Tremonti" Bossi: Silvio, sfida
Walter in tv "Vincerebbe a mani basse, è più simpatico quando non parla di
politica" DAL NOSTRO INVIATO DOMODOSSOLA - Comincia la giornata da
Alessandria, tra un "Bossi santo subito" e un "Padania is not
Italy", con l'assistente premuroso che gli annoda la sciarpa di lana e una
deputata locale preoccupata da Veltroni, che
"sparge dolcezza e tanta gente ci casca". Finisce la serata in un
teatro stracolmo a Domodossola, di fianco a Pinocchio-Veltroni
di legno, ai militanti che invocano la resistenza contro "i
bingo-bongo", a Mario Borghezio che inneggia ai "resistenti del
Tibet", a Rosy Mauro che ce l'ha con Veltroni
("Piantala di prendere per il culo il Nord") e all'anfitrione
piemontese Roberto Cota, "giovane a cui abbiamo fatto bene a dare
fiducia". A tarda notte, a Villadossola, un Umberto Bossi in buona forma
puccia il grissino nella Coca-Cola, mangia un risotto agli asparagi e tira
lunghe boccate di sigaro. Ma come, Alemanno vi ha appena ricordato che
"Roma è sacra " e lei canta in coro "Roma ladrona la Lega non
perdona"? "E allora? Non abbiamo paura di usare questo slogan e
continueremo a farlo. Almeno fino a quando non trasferiranno il Parlamento a
Milano. Allora smetteremo". Nel frattempo bisogna vincere le elezioni.
"Dobbiamo sbrigarci. Le nostre imprese falliscono e i cinesi mangiano
cinque volte più di prima. Carne di maiale, animali allevati a mais. E i prezzi
crescono. è la globalizzazione tanto amata da comunisti e massoni". Faccia a faccia: fa bene a tirarsi indietro Berlusconi? "No, non dovrebbe
rifiutare il confronto con Veltroni. Il Cavaliere nella sfida vincerebbe a mani basse: è più
simpatico e quando va in televisione scherza e non parla di politica. Quindi
vince, perché la gente guarda quelle cose lì" . Come sta andando Berlusconi? "Bene, anche se certe volte sta un po'
troppo attento alla forma, al colore della cravatta. In Europa serve gente,
come me e Tremonti, che sa battere i pugni sul tavolo" A proposito di
Tremonti, gli ha parlato del Tfr? "Un mese fa. Gli ho detto che dobbiamo
restituirlo ai lavoratori. è sbiancato. Io ho un sogno: convincerlo. Ma è un
po' tardi". Lei sarà ancora ministro? E magari vicepremier? "Ministro
delle Riforme, sì. Devo rifare la Bossi-Fini, dopo che me l'hanno sabotata. Ma
vicepremier no: c'è già Fini, non voglio dar fastidio". Altri dei vostri
nel governo? "I soliti Maroni e Castelli. Tra i nuovi, Rosy Mauro e
Francesca Martini. La Rosy la faccio ministro alla Capitale mancata. E poi ci
sono le Regioni. Castelli in Lombardia piace. Ma mi fido di Berlusconi".
Lei cita spesso Napoli nei comizi. "è una vergogna. E dire che di
Bassolino io sono stato anche abbastanza amico. Quando andavo a Napoli, mi
veniva sempre a prendere: mi portava su un barcone e si cantava Santa Lucia e
altre. Alla fine, come omaggio, anche Omia bela madunina ". E ora?
"Sui rifiuti ha sbagliato. E chi governa deve pagare. I magistrati non
l'hanno mai toccato: è la prova che sono collusi con la sinistra ". è
giusto boicottare la bufala? Lei la mangia? "Finora l'ho sempre mangiata.
Ma con tutto quello che è successo, è chiaro che ti vengono dei dubbi. Meglio
fare i controlli e stare attenti ". Di temi etici parlate poco. Cosa pensa
la Lega dell'aborto? "La Lega non ha una posizione. Meglio non parlare di
questi temi, perché abbiamo dentro molti cattolici, come Leoni. è giusto
lasciare libertà di coscienza. E' un problema di cui devono parlare soprattutto
le donne. Anche se, certo, se non nascono più figli, la società muore".
Suo figlio Renzo alla fine non si è candidato. "No, è troppo presto, deve
finire l'università. Però mi ha chiesto se poteva darmi una mano. Gli ho detto
di parlare con i giovani. Ha messo in piedi delle cose su Internet. E poi, da
solo, ha aperto tre o quattro sedi". Veltroni?
"Ci ha rubato persino il colore del pullman. Spera che la gente del Nord
si confonda, ma non ce la farà. Dobbiamo dire pane al pane, fermare i
clandestini. Senza odio per nessuno, spiegare che i soldi sono finiti, non
possiamo più aiutare nessuno, dobbiamo pensare a sopravvivere". Alessandro
Trocino \\ Bassolino? Siamo stati abbastanza amici. Quando andavo lì cantavamo
insieme.
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Il silenzio dei sondaggi e l'incognita
del "terzo partito" A lla mezzanotte di ieri è finito il duello dei
sondaggi: non sarà più possibile diffonderli e pubblicarli fino al voto del 13
e 14 aprile. Significa un cambio di passo della campagna elettorale. In queste
settimane, le previsioni sono state parte integrante della strategia dei
partiti. Martellare di percentuali l'opinione pubblica era anche uno strumento
della guerra psicologica fra avversari. Per Silvio Berlusconi, ripetere di avere già vinto
con un margine più o meno fisso del dieci per cento significava mostrare
illusoria la rimonta del centrosinistra. Ed infatti, quasi di rimbalzo Walter Veltroni ha accreditato un distacco via
via minore rispetto al Pd. Per lo stesso motivo Pier Ferdinando Casini
ha attribuito alla sua Costituente centrista numeri tali da renderla decisiva
almeno al Senato, grattando voti ai due grandi partiti; e protestato contro
"sondaggi artefatti verso il basso". E la Sinistra Arcobaleno si è
definita per bocca di Fausto Bertinotti "in rimonta". Non è detto che
alla fine i risultati smentiscano i desideri, oltre che la realtà virtuale
consegnata dalle colonnine con le percentuali accreditate in queste settimane.
I sondaggi sono stati il mezzo più naturale scelto dalle forze politiche per
costruire la propria identità; e per proiettare non solo le intenzioni di voto
ma la percezione di sé che volevano offrire all'elettorato. In fondo, da oggi
comincia la corsa a fare in modo che le profezie si avverino. Ma sulla loro
attendibilità pesa l'incognita di quello che molti considerano "il terzo
partito": gli indecisi. La sua consistenza sarebbe vicina ad un terzo del
corpo elettorale, per difetto o per eccesso; per questo viene messo dopo Pdl e
Pd. Ma in realtà, qualora la voglia di non andare alle urne si riducesse mano
mano che ci si avvicina al 13 aprile, "il terzo partito" potrebbe
decidere la vittoria di Silvio Berlusconi e di Walter Veltroni; e rendere i loro avversari determinanti o
residuali. Ma finora, è un iceberg di malumori e distanza dalla politica, che
nessuno è riuscito a sciogliere. Il Cavaliere saluta la fase dei sondaggi
ufficiali ribadendo un distacco consistente. E il Pd accredita una rimonta tale
da sfiorare il pareggio. "Nessuno dei partiti piccoli supererà la soglia
per entrare in Senato", aggiunge il leader del centrodestra. Ma poi invita
gli elettori ad esprimere "un voto utile", a non disperderlo dandolo
magari ai centristi di Casini. Un atteggiamento contraddittorio e nervoso: al
punto che Berlusconi ha lanciato segnali anche al
cardinale Ruini, considerato un silenzioso sostenitore dell'Udc. è la prova di
un'imprevedibilità legata insieme ai fenomeni di protesta ed alla macchinosità
della legge elettorale. Soprattutto al Senato, nessuno è in grado di calcolare
quanti seggi ogni schieramento sarà in grado di conquistare. è stato detto che
in bilico fra voto e astensionismo sarebbero in prevalenza elettori del
centrosinistra. Veltroni ne sembra convinto: forse
perché sa di partire da una base di consensi assottigliati dall'impopolarità
del governo di Romano Prodi. Ma il "terzo partito" fa paura anche a Berlusconi. Anche per questo, forse, l'ex premier dice di
non credere "che ci siano tanti italiani indecisi. Secondo me vogliono
solo farsi i fatti loro. E al momento del voto accresceranno il nostro distacco
dal Pd". In proposito, è stato notato che Romano Prodi ha rinunciato alla
conferenza in tv che spetta al presidente del Consiglio alla fine della
campagna elettorale. Palazzo Chigi precisa che l'ha fatto "per non dare un
indebito vantaggio alla sua parte politica: vantaggio che Prodi contestò al
premier Berlusconi nel 2006". Eppure, i maligni
sussurrano che sarà proprio l'assenza di Prodi a dare una mano a Veltroni. \\ Dietro la guerra psicologica sui numeri
l'esigenza di convincere gli astensionisti.
( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-29 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Mozzarelle, sì dell'Ue La Ue ha dato il
via libera all'importazione di mozzarelle italiane nei Paesi dell'Unione:
l'Italia sta facendo controlli adeguati. E anche la Francia riapre le
frontiere. Alitalia, proposta francese Nuova proposta di Air France-Klm per
Alitalia: confermati i 2.100 esuberi. Spinetta: non posso fare di più. Berlusconi: con me al governo, niente Air France. De Gennaro
e il G8 Richiesta di rinvio a giudizio per l'ex capo della Polizia Gianni De
Gennaro nell'ambito dell'inchiesta Diaz per i fatti del G8 di Genova nel 2001.
E' accusato di istigazione alla falsa testimonianza. Focus Il crollo della Bear
Stearns Ricostruita la notte che ha sconvolto il capitalismo, tra il 13 e il 14
marzo, con il crollo e il salvataggio della banca d'investimenti Usa Bear
Stearns da parte della JpMorgan. Con l'aiuto della Fed. Politica
Bossi: Silvio duelli con Walter Silvio Berlusconi "non dovrebbe rifiutare il confronto televisivo con Veltroni, perché in un faccia a faccia
vincerebbe a mani basse", dice al Corriere Umberto Bossi. Esteri Cuba, da
RaÚl sì ai cellulari Ancora una mossa liberalizzatrice di RaÚl Castro a Cuba.
Il nuovo presidente, successore del fratello Fidel, ha autorizzato i cubani a
possedere telefoni cellulari. Cronache Morto il ciclista Fois L'ex ciclista
Valentino Fois, 34 anni, è stato trovato morto nella sua abitazione in
provincia di Bergamo. L'ex corridore, per un certo tempo gregario di Marco
Pantani, era stato coinvolto in passato in un'inchiesta sul doping. Nuoro,
uccisa dall'asfissia * Con "Style Magazine" e 3,50; con
"Corriere Enigmistica" e 2,80; con "Foto:box" e 8,40; con
"Storie della Bibbia" e 9,40; con "La grande dinastia dei
Paperi" e 9,40; con "Geronimo Stilton English!" e 10,40; con
"L'Europeo" e 9,40; con "Dizionario enciclopedico della Cucina
italiana" e 14,40; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e
11,49; con "Gli itinerari di Dove" e 9,49; solo in Lombardia con
"Gli atlanti a grande scala Milano e Hinterland" e 14,40; con
"Il Diritto" e 16,40; con "Storia della civiltà europea" e
14,40. Dina Dore, la donna di 37 anni trovata nel bagagliaio della sua auto a
Gavoi, forse dopo un tentativo di sequestro, è morta per asfissia provocata dal
nastro adesivo con cui era stata imbavagliata. E spunta un testimone: ha visto
un uomo con un passamontagna allontanarsi dalla casa del delitto. Scienze Le
nuove batterie Saranno ad acqua, zucchero o metanolo le batterie del futuro che
alimenteranno pc portatili, telefoni cellulari e lettori digitali. Attualmente
in collaudo, se funzioneranno dureranno di più rispettando l'ambiente. Economia
Crisi, ecco il piano Draghi Vertice in Bankitalia del Financial Stability Forum
presieduto dal Governatore Draghi: oggi le direttive per ridare fiducia e
stabilità ai mercati scossi dalla crisi dei mutui. Cultura La Madonna del
cardellino Sta per finire il restauro della Madonna del cardellino di
Raffaello, che manca dagli Uffizi da oltre 10 anni. Ma il quadro potrebbe
subito partire per Roma per un'esposizione al Quirinale. E Firenze è in
allarme. Spettacoli Il cavaliere oscuro Uscirà in Usa il 18 luglio e in Italia
cinque giorni dopo Il cavaliere oscuro, il film di Christopher Nolan che rivisita
il mito di Batman e soprattutto del suo arcinemico, Joker, interpretato da
Heath Ledger, che personifica il male assoluto. Sport Scontro Spalletti-Rossi
Scontro tra l'allenatore della Lazio Delio Rossi e quello della Roma Luciano
Spalletti. I biancocelesti ospitano l'Inter, inseguita dai giallorossi.
Sospetti e veleni.
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Che
bisogna votare per me. Lo scontro con Veltroni continua in tv
a colpi di veti incrociati. Match tra i due leader l'11 aprile da
"Matrix", ma si tratterà di due interventi separati. Casini: se non
vince nessuno, "governo dei migliori".
( da "Riformista, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Strategie Il voto
disgiunto è una bufala Questa storia del voto disgiunto è una bufala, e dunque
lo è anche il rischio di un accordo-desistenza tra Pd e Arcobaleno al Senato,
paventato ieri da Berlusconi. Per molte ragioni. La
prima delle quali è che si basa sul presupposto che in Italia ci sia ancora una
qualche forma di organizzazione politica che possa muovere a comando masse di
voti, fino a dirottarli verso un'altra lista. Forse, ma forse, lo può ancora
fare ciò che resta del Pci in qualche zona della Toscana e dell'Emilia. Ma in
queste due regioni gli ex comunisti del Pd dovrebbero spingere i loro elettori
a votare per gli ex comunisti di Rifondazione al Senato, secondo questo schema
studiato per danneggiare indirettamente il centrodestra nelle regioni dove
perde le elezioni. E questo è impossibile. Perché in quelle due regioni la
concorrenza tra Pd e Sinistra è feroce (ricordate che a Firenze sono andati
l'un contro l'altro alle elezioni del sindaco?). Con che faccia il Pd potrebbe
chiedere ai suoi militanti, ai quali ha fatto una testa così con la vocazione
maggioritaria e il voto utile, di dare una mano a Bertinotti? Non ci crederemmo
nemmeno se lo vedessimo. Ma il voto disgiunto è una bufala anche per ragioni
più politiche. La prima delle quali è che Veltroni e
il gruppo dirigente del Pd si giocano la riconferma e il loro futuro su
un'affermazione elettorale chiara, dal 35% in su, ancor più che sulla sconfitta
di Berlusconi. Sarebbe oltremodo rischioso dare libera
uscita ai propri elettori, anche se solo al Senato. Ogni voto è prezioso, dalle
parti del loft. La seconda delle ragioni politiche è che
non è così certo che Veltroni abbia interesse a un Senato senza maggioranza. A quel punto,
dovrebbe decidere. Decidere se fare un accordo con Berlusconi (già sentiamo le urla di inciucio-inciucio che Veltroni stesso si è dannato per
smentire in tutta la campagna elettorale); o consentire comunque che Berlusconi governi, magari per interposta persona. Meglio
per Veltroni (in caso di sconfitta, ovviamente) che Berlusconi abbia una maggioranza anche al Senato, ma
risicata, così da poter entrare nel gioco politico di una fase costituente pur
senza assumere responsabilità dirette di governo. Infine, c'è una ragione che
ha a che fare con l'interesse generale del paese, nei discorsi italiani sempre
last, ma invece not least. E' mai possibile, dopo tutte le chiacchiere che si
sono fatte sulla fine delle coalizioni pigliatutto e sull'avvento del
bipartitismo giocare sotto il tavolo col più cinico dei proporzionalismi e con
l'unico obiettivo di far saltare il banco precipitando il paese
nell'ingovernabilità? Non sa tanto di tanto peggio tanto meglio? Ammesso che si
possa fare, cosa di cui dubitiamo: è giusto farlo? 29/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Calabria nel testa a
testa tra Pd e Pdl decisivo il suo pacchetto La 'ndrangheta vota, e intanto
spara Né monnezza per strada, né diossina nelle mozzarelle. Nella Calabria che
ieri ha accolto Walter Veltroni e oggi riceverà Silvio Berlusconi ci sono i morti ammazzati. Quattro in sei giorni. Non è la
Locride in cui è caduto Fortugno né la bollente piana di Gioia Tauro, dove
comunque un cadavere ancora caldo c'è, ed è quello del ventenne Luigi Galati,
incensurato, che la nera locale ha catalogato alla voce "genero del presunto
boss di Seminara Domenico Stantaiti". I morti "a effetto"
con tanto di bambina di cinque anni ancora in coma, stavolta, arrivano da
Crotone. La piazza rossa per eccellenza della Calabria. La zona più
politicizzata della regione, quella dei trionfi del Pci iniziati negli anni
Cinquanta, dei natali di Rino Gaetano, dov'e storicamente più alto il voto
d'opinione e più basso quello di scambio . E in ogni caso la percentuale di
affluenza alle urne - rispetto alle altre province - è sempre maggiore, nel
capoluogo pitagorico, dov'è ora in corso una faida che lo Stato tenterà di
fermare rafforzando "il controllo sul territorio". Veltroni,
arrivato a Reggio, si è trovato di fronte a due sorprese. La prima, che gli era
stata annunciata da Marco Minniti giorni addietro, è stata l'adesione al Pd del
ministro di Alessandro Bianchi, già rettore dell'ateneo locale e, fino a ieri
mattina, ministro dei Trasporti in quota Diliberto. "Mi separo dal Pdci e
scelgo Walter" (e quindi anche Di Pietro, ha notato la rossissima velina
della Sinistra arcobaleno, ironizzando sulla recente lite tra l'ex rettore e
l'ex pm a proposito di Alitalia). "Mi fa veramente piacere - ha risposto Veltroni - che Alessandro Bianchi abbia scelto di entrare
nel Pd". Applausi, di gente intorno a loro. La seconda sorpresa è stata la
folla che ha riempito in ogni ordine di posto il Teatro Odeon. Più o meno la
stessa coreografia, più tardi, a Vibo Valentia. "Mi dicono che in questo
momento - ha argomentato il segretario del Pd - le organizzazioni mafiose stanno
discutendo, si stanno muovendo per decidere che fare alle elezioni. La mafia,
la 'ndrangheta e la camorra decidano quello che vogliono. Solo una cosa: non
votino per il Partito democratico". E ancora, il leader dei democrat ha
insistito sull'applicazione rigorosa del 41-bis e condannato "i vigliacchi
assassini" che hanno insanguinato Crotone. I sondaggi della stampa locale
danno il Pdl in netto vantaggio sul Pd. Le rilevazioni riservate in possesso ai
democrat calabresi dà conto di un'altra verità: il distacco tra Berlusconi e Veltroni sarebbe
limitatissimo. Tra lo 0,6 e l'1,2 per cento. Uno sputo che rischia di far
diventare decisivi gli stessi voti che da cui il Pd, come in maniera sacrosanta
ha ripetuto il suo segretario, vuole stare alla larga. "L'appello del
segretario è stato chiaro. Vale per la Sicilia, per la Calabria e varrà per le
altre regioni: noi, quei voti, li rifiutiamo", dice al Riformista il
prefetto Luigi De Sena, capolista del Pd in Calabria. Lo stesso prefetto, però,
ammette che "quel pacchetto di voti criminali si nasconde dietro un flusso
che è difficilmente controllabile". Può finire di qua, di là, al centro. O
un po' di qua, un po' di là, un po' al centro. Tra le poche certezze, c'è
quella che riguarda la percentuale di indecisi. Il 25.1, almeno a prender per
buono il sondaggio pubblicato ieri dal Quotidiano di Calabria . La Calabria è
in bilico e su Walter pesa l'incognita scontenti, come ha annotato ieri
Sebastiano Messina su Repubblica . Con Agazio Loiero e i suoi, letteralmente
esclusi rotte dal risiko-liste del Parlamento, il Pd ha siglato un armistizio.
Il governatore è riuscito a piazzare due fedelissimi nel round di
amministrative: Francesco De Nisi correrà per la poltrona di presidente della
provincia di Vibo, Piero Amato per quella di Catanzaro. Entrambi correranno con
le insegne democrat, entrambe confidano di farcela. I berluscones, invece,
puntano dritto su Cosenza, che il Pd ha praticamente lasciato orfana di futuri
parlamentari. "Scommettiamo sul Sud", annuncia Veltroni.
Più infrastrutture, a cominciare dalla realizzazione della Salerno-Reggio
Calabria, potenziamento dei trasporti. Ospedali più funzionanti, meno
lottizzazioni. E poi impresa: dall'accesso al credito di imposta fino alla
formazione, con una scuola d'eccellenza per i giovani aspiranti manager. Buone
nuove da giù? Non c'è la monnezza per strada né la diossina nelle mozzarelle.
Di più: l'Ue che ieri ha sdoganato la bufala, ieri l'altro ha risposto a una
sollecitazione storica della Calabria. La commissione europea ha assegnato alla
cipolla rossa di Tropea il sospirato marchio igp . Indicazione geografica
tipica. "È un risultato di enorme portata - ha detto l'assessore regionale
all'Agricoltura Mario Pirillo - perché dimostra ancora una volta che gli sforzi
fatti ci hanno fatto raggiungere un obiettivo importante". Come a dire: da
qualche parte bisogna pure cominciare, no? 29/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA
Si faccia o non si faccia? Il problema è il faccia a faccia. E' presto per dire
un sì o un no definitivo, ma è il momento giusto per chiedersi: quanti voti
sposta la sfida tivvù fra due (o più) candidati premier? NULLA. Paolo Bonaiuti
e Paolo Gentiloni, espertissimi di comunicazione per Pdl e Pd, sono divisi su
tanti temi ma non su questo. "I faccia a faccia spostano pochissimi voti,
quasi niente", dicono entrambi. Bonaiuti: "Certo, il famoso duello
tivvù fra Nixon e Kennedy, in cui il candidato repubblicano fece un disastro,
provocò un travaso di voti consistente. Ma adesso, qui in Italia, tutti
arrivano al faccia a faccia preparatissimi, ben allenati. E le sorprese e le
scivolate, quelle in grado di convincere o non convincere gli elettori, è quasi
impossibile che si verifichino". 10 PER CENTO. Renato Mannheimer spiega:
"Il dieci per cento degli italiani ha confessato di aver scelto per chi
votare, alle elezioni del 2006, solo negli ultimi sette giorni. Ed è allora che
si verificò la clamorosa uscita di Berlusconi
sull'abolizione dell'Ici. Fu un colpo efficacissimo, che avvenne nel faccia a
faccia con Prodi. Ma sarebbe potuto avvenire anche fuori da quella sede e
l'effetto sarebbe stato identico". Dunque? "Non enfatizziamo la
portata di questo tipo di sfide". I CINQUECENTOMILA. Alessandro Amadori,
di Coesis Research: "Dalle analisi di tutti gli istituti, emerge che il
secondo duello fra Prodi e Berlusconi nel
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ALBERTO GUARNIERI
ROMA - Come nei "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, in video,
nel convulso finale di questa campagna elettorale, rischia di non rimanere
nessuno. E così si tenta il colpaccio con qualche trucco del mestiere. In uno
spot su Mediaset, Enrico Mentana annuncia che il suo "Matrix" avrà
l'11 aprile sera Berlusconi e Veltroni.
Ma si tratta di due interventi separati che il conduttore tenterà fino all'ultimo,
ma con poche chances al momento, di trasformare in duello. La sconfitta della
televisione pubblica matura in un gioco di veti incrociati. Walter Veltroni, dicendo "no grazie" all'invito di Bruno
Vespa, ha stoppato la presenza del Cavaliere a "Porta a Porta" in
questa settimana. Silvio Berlusconi, come anticipato
ieri, si è subito rifatto declinando l'invito di Lucia Annunziata per domenica
sei aprile. E in questo modo ha impedito che domani
"In 1/2 h" ospitasse Veltroni. Ripicche o strategie? "Solo impegni elettorali" fa
sapere Berlusconi".
"Se la mia assenza da "Porta a Porta" era violenza allora questa
mossa di Berlusconi che
cos'è?", chiede retoricamente Veltroni. Ed è la prima volta che nomina l'avversario in questa campagna
elettorale. Segno che il fuoco dello scontro brucia sempre più. Da parte
sua il Cavaliere avvisa che non appena arriverà a Palazzo Chigi "tra i
primi atti" che farà ci sarà l'abolizione della par condicio: "Una
legge idiota e illiberale voluta dalla sinistra" e che non si riuscì a
cancellare per colpa dell'Udc ("per un fatto egoistico"). Intanto a
viale Mazzini fanno i conti dei danni della par condicio, che oscura gli altri
programmi e, come conferma un ormai rassegnato Vespa, non metterà nemmeno in
scena il popolarissimo duello tra i due principali leader. A proposito: Umberto
Bossi va controcorrente nella Pdl e invita il Cavaliere ad accettare la sfida:
"E' simpatico, convincerà la gente. Basta che non parli di donne...".
Veltroni rilancia: "Per fare il faccia a faccia
sono disposto ad andare anche su Mediaset". Roberto Cuillo (responsabile
informazione Pd) insinua: "Il Cavaliere non gradisce giornalisti
scomodi". Ermete Realacci (responsabile comunicazione Pd) rivendica:
"Come sempre due pesi e due misure". Dal Pdl però non si fanno
stanare. Così, duelli assenti e par condicio imperante, nelle prossime due
settimane, vedremo una sola puntata, tra l'altro fuori dalla collocazione
abituale, di "Ballarò" e "Anno zero" e dovremo rinunciare
perfino alla "Domenica sportiva". Da rilevare anche la decisione del
premier uscente Romano Prodi di rinunciare alla conferenza stampa finale,
l'ultimo giorno prima del silenzio elettorale. Nonostante veti e prudenze ci
sono poi nuove richieste di riequilibrio della par condicio da parte dell'Autorità
per le garanzie nelle Comunicazioni indirizzate a diverse emittenti: al Tg1, in
particolare, l'organismo di garanzia chiede più spazio per le formazioni
minori, diverse da Pd e Pdl, mentre a Tg4, La7 e Tg5 un maggior equilibrio tra
Pd e Pdl. L'Agcom ricorda infine che "l'inottemperanza agli ordini formali
dell'Autorità comporta l'erogazione di una sanzione pecuniaria fino a 258.000
euro". Secondo i dati raccolti dall'Isimm per l'Autorità, nell'ultima
settimana il Pd recupera rispetto al Pdl, ma resta netto il divario a vantaggio
di quest'ultima formazione nel Tg4. Evidente ancora la distanza dei partiti
minori dai due big, nonostante le buone performance dell'Udc e della Destra.
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Il
10% degli italiani nel
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Spero
il faccia a faccia Veltroni-Berlusconi non si faccia.
Sennò qualcuno potrebbe avere l'insana idea di guardarlo". E Alessandro
Amadori: "Il duello del 2006 Prodi-Berlusconi ha spostato
500 mila voti".
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
NINO BERTOLONI MELI
dal nostro inviato TAORMINA Sulla Maserati scura d'ordinanza, senza predellino,
Pier Ferdinando Casini si lascia alle spalle l'albergone che ospita
Confagricoltura e spiega la sua svolta elettorale: "I due maggiori partiti
hanno fallito, le loro strategie sono saltate, noi siamo pronti per soluzioni
nuove di governo, ma è chiaro che né l'uno né l'altro, né Berlusconi né Veltroni, potranno esserne i protagonisti". La novità di Casini
arriva al termine dell'intervento più volte applaudito di fronte alla
Confagricoltura. "Il mio obiettivo è essere determinante, e al Senato sarà
così", promette il leader dell'Udc, che spiega come il tentativo di
isolare o mettere all'angolo i centristi sia "fallito", Pdl e
Pd si sono illusi di essere autosufficienti e di autosufficienza rischiano di
soccombere. Rotto l'accerchiamento, constatato che al Senato il pareggio è
sempre più nelle cose possibili, dimostratisi voto disgiunto e voto utile
"due bufale", Casini sente giunto il momento di mettere sul piatto la
forza centrista che potrebbe diventare determinante, tutto dipenderà dai
risultati di Sicilia e Lazio, le regioni buone per far scattare i seggi
senatoriali. Per fare che cosa? Un bel "governo dei migliori", è la
proposta a sorpresa del leader centrista, non versione aggiornata o subordinata
delle larghe intese, piuttosto un governo guidato da un esponente gradito ai
centristi, esclusi quindi i due candidati premier più gettonati, un esecutivo
"che privilegi la qualità e le cose da fare urgenti per il Paese".
Casini scorge seduto in prima fila una faccia conosciuta e fa: "Ad esempio
vedo lì De Castro, potrebbe essere un ministro riconfermato, così come penserei
a Gianni Letta, ma tu De Castro non ti montare la testa, per frenare la tua
vocazione mercatistica ti affiancheremo un sottosegretario della
Coldiretti". Se fino a ieri il leader centrista diceva di voler usare i
suoi voti in funzione anti inciucio adesso va oltre, la priorità diventa usare
i propri parlamentari determinanti per far nascere un governo che né Pdl né Pd
da soli e autosufficienti saranno in grado di formare. Casini lo spiega
ulteriormente: "Mi si critica per non avere sostenuto il tentativo di
Marini, ma allora sarebbe apparso un tradimento del patto con gli elettori,
adesso però il patto è diverso e le alleanze si annunciano prima del
voto". Come a dire: ora mani libere, una Udc determinante almeno al Senato
metterà a disposizione i propri voti per far nascere un governo "dei
migliori" ma non "dei maggiori". Sollecitato da Federico
Vecchioni presidente di Confagricoltura, Casini conferma la sua proposta di una
Assemblea costituente per le riforme da eleggere su base proporzionale in
occasione delle Europee del 2009 (ci sarebbe pure il referendum), così come
riconferma l'intenzione di reintrodurre la preferenza. Il giorno prima Walter Veltroni dalla stessa tribuna aveva accennato a una
"fase costituente" da aprire dopo le elezioni chiunque vinca, e i due
discorsi appaiono orientati a muovere le acque già prima del voto pensando al
dopo voto. "Una forza di centro determinata riesce a scardinare i progetti
di Pd e Pdl, partiti destinati a implodere visto che hanno all'interno tutto e
il suo contrario", chiosa Casini. E oggi arriva Berlusconi.
( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Silvio Berlusconi insiste: gli elettori di Udc
e Destra votino il Pdl al Senato. Quella di Palazzo Madama è la partita
decisiva e il Cavaliere sa che lo spostamento di poche migliaia di voti può
capovolgere il risultato finale. Il voto disgiunto è l'altra faccia del
"voto utile". E all'appello di Berlusconi si
oppone, ormai da diversi giorni, un tam tam nel centrosinistra per sfruttare al
meglio le regole del Porcellum e tentare di sottrarre a Berlusconi
i seggi decisivi in alcune regioni. A differenza dell'appello del leader Pdl,
il contro-appello è più articolato. Si insinua nelle pieghe della legge. E
cambia indicazione di voto di regione in regione. Per questo è meno immediato,
ma potenzialmente può essere più efficace. Anche se Walter Veltroni, in realtà, non ha mai
assecondato la filosofia del "voto disgiunto". Anzi, al loft la
contrastano. Gli elettori però restano liberi. E il movimento di pochi può
pesare tantissimo. La regola di Berlusconi. Sin dall'inizio della campagna elettorale, il Cavaliere ha
sostenuto che il solo voto utile nel centrodestra fosse quello al Pdl. Berlusconi è convinto di avere la vittoria in pugno. Ma gli
studi e le simulazioni gli hanno dimostrato che, anche con due milioni di voti
di vantaggio sul Pd, potrebbe vedersi sfuggire la maggioranza in Senato.
Basterebbe qualche sconfitta in regioni in bilico come Lazio, Abruzzo, Marche,
Liguria, Calabria. Oppure la crescita di Centro e Sinistra arcobaleno fino a
raggiungere diversi quorum (8%) regionali. Se Udc e Sinistra supereranno
complessivamente i 20 seggi, la chances di Berlusconi
di tornare a Palazzo Chigi si ridurranno drasticamente. Da qui l'appello al
voto disgiunto: votate pure per Udc e Destra alla Camera, ma non al Senato. La
Destra, in particolare, può dare molto fastidio al Pdl nelle competizioni di
Lazio e Abruzzo. Le Regioni "rosse". Il passa parola del voto
disgiunto nel centrosinistra è partito dall'Emilia. Dove il pronostico è
favorevole al Pd. Secondo il Porcellum la coalizione che ottiene anche soltanto
un voto in più, incassa il premio regionale: 12 seggi in Emilia. E gli
sconfitti si dividono i senatori restanti. Da qui l'idea di diversificare le preferenze:
votando Pd alla Camera e Sinistra arcobaleno al Senato, qualche migliaio di
elettori può spingere il partito di Bertinotti oltre il quorum. In questo caso,
Sa sottrarrebbe due seggi direttamente al Pdl. Lo schema può ripetersi in
Toscana e Umbria (dove peraltro storicamente la sinistra radical vanta maggiori
consensi). E anche in Basilicata, considerata un'altra delle regioni
"sicure" del Pd: stavolta però l'elettore Pd dovrebbe favorire al
Senato l'Udc (sulla carta più vicina al quorum). I partiti intermedi in queste
quattro regioni possono togliere al Pdl 6 seggi. Nel regno del Pdl. Il voto
disgiunto, per gli elettori del Pd che vogliono impedire il governo Berlusconi, può applicarsi anche nelle regioni dove il
vantaggio di Pdl e Lega è ampio: Lombardia e Veneto. Sono le regioni dove Berlusconi spera di andare oltre la soglia del premio (55%
dei seggi). Per ottenere il risultato al Cavaliere basta che superino l'8% solo
Pdl e Pd. Di contro, il voto disgiunto degli elettori Pd deve puntare alla conquista
del quorum di almeno una delle forze intermedie. Aiutando la Sinistra al Senato
in Lombardia, gli elettori "marginali" democratici possono sottrarre
tre seggi al Pdl. In Veneto, però, è l'Udc più vicina al quorum: il voto
disgiunto dovrebbe prevedere uno splitting al Senato a vantaggio dei centristi
(in palio due seggi). La Sinistra può ricambiare. È possibile anche un voto
disgiunto in senso inverso: Sinistra alla Camera, Pd al Senato. Potrebbero
attuarlo gli elettori di Bertinotti nelle regioni in bilico tra Pdl e Pd.
Soprattutto laddove la Sinistra è sulla carta più lontana dal quorum. In ballo
ci sono i seggi del premio. In Abruzzo, Calabria, Marche, Sardegna sarà
difficile per Sa conquistare senatori. L'aiuto al Pd in Senato potrebbe valere
invece 6 seggi in queste regioni. Poi ci sono le sfide apertissime di Lazio e
Liguria. Dove però il voto disgiunto è più rischioso. È vero che la partita nel
Lazio può diventare decisiva per il Pd (15 seggi a chi vince,
( da "Giornal.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Prime foto della
visita elettorale di Rocco Buttiglione, figura storica del centro moderato
cattolico italiano. Ad Alessandria ha incontrato i simpatizzanti dell'UDC, i
candidati alle prossime elezioni - il segretario provinciale Giovanni Barosini
è in lista per il Piemonte 2 - nella sede di via Faà di Bruno. Subito
circondato dai giornalisti ha risposto a domande sull'andamento della campagna
elettorale e sul ruolo del partito di Casini - candidato Premier - nel panorama
politico attuale fatto di grandi schieramenti che tendono ad accorpare le
realtà minori. Barosini per tutta la campagna elettorale ha ribadito ed
appoggiato in pieno la scelta - definita per certi versi "coraggiosa"
- di non perdere l'identità dello Scudo Crociato e di mantenere la rotta al
centro. "Il voto utile", ha detto Buttiglione, "è il voto che ti
rappresenta. Poter scegliere il candidato, ben sapendo che poi quella persona
c'è sempre. Gli altri pensano che le elezioni sono come il Festival di Sanremo:
voti chi è più simpatico. Ma quando il cittadino avrà bisogno di loro non
saranno lì ad ascoltarti". E ancora: "La nostra
idea delle democrazia è l'ascolto, quella di Berlusconi e Veltroni è
quella televisiva". "Il Governo Prodi è stato un disastro. La gente
si è sentita violentata dalle vessazioni delle tasse. In Italia è riemerso il
popolo cristiano, l'unica speranza per il Paese". Foto Carlo A.
( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La Casa bianca corre
sui "futures" Il futuro politico non si misura più con i sondaggi ma
con le curve dei mercati M. d'E. Per valutare le prospettive dei candidati,
ormai gli analisti politici danno sempre meno retta ai sondaggi e sempre più
ascolto ai mercati dei futures. Secondo uno di questi mercati, la nomination democratica
di Barack Obama è data a 78,0 contro 19,5 per Hillary Clinton, mentre un altro
li dà a 80,1 contro 19,8. Le quotazioni dei candidati subiscono enormi
fluttuazioni: per esempio a novembre dello scorso anno la situazione era
invertita, e Hillary era data a
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Perso mezzo
milione al giorno" PAOLA PEREZ A Bruxelles la mozzarella con diossina non
fa più paura, la Francia annulla in poche ore la decisione di bandire il
prodotto, il governo italiano tira un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo.
Ma il calo di vendite pesa già come un macigno e il mercato della specialità
bufalina, messo in ginocchio dalla psicosi, cerca disperatamente un punto
d'appoggio per risollevarsi dalla crisi. L'incasso perduto ogni giorno è pari a
circa mezzo milione di euro, secondo la stima di Coldiretti. Che intanto lancia
un nuovo allarme: la paura del prodotto italiano potrebbe lasciare spazio a
tonnellate di formaggio pseudo-bufalino, made chissà dove, assolutamente
incontrollabili dal punto di vista della sicurezza alimentare. Di crollo
verticale parla la Confederazione agricoltori, sollecitando "lo stato di
crisi del settore, con notifica preventiva a Bruxelles per dare un reale
sostegno finanziario, e una campagna promozionale per offrire ossigeno al comparto".
Meno 60 per cento dal punto di vista commerciale, incalcolabile il danno
d'immagine. Al fianco di allevatori e produttori scende in campo il Codacons,
pronto a sostenere una class action per il risarcimento in mancanza di
provvedimenti d'emergenza a sostegno della categoria. L'associazione
Altroconsumo, invece, getta benzina sul fuoco: "Bisogna pubblicare subito
i nomi dei caseifici fuorilegge. In caso contrario, meglio non comprare
mozzarella". Degli 83 allevamenti messi sotto sequestro, 12 sono stati sbloccati
mentre per altri 20 c'è conferma di positività alla diossina. "I sigilli
resteranno per 90-120 giorni - spiega il sottosegretario alla salute Gian Paolo
Patta - il tempo necessario perché il bestiame possa smaltire la sostanza
tossica". In commissione europea si cerca intanto di ridimensionare
l'allarme: perché il formaggio a rischio possa far male alla salute, dicono gli
esperti, ne dovremmo mangiarne quattro chili a settimana. "La crisi
internazionale della mozzarella è risolta. In due o tre giorni ci lasceremo
questa vicenda alle spalle": così il ministro degli esteri Massimo D'Alema
annuncia, a Napoli, che l'Italia ha superato l'esame di Bruxelles. "Tutto
è bene quel che finisce bene - rilancia da Friburgo il presidente del consiglio
Romano Prodi - a un allarme forse eccessivo è seguita una diligente analisi
della situazione". Soddisfatto Paolo De Castro, ministro delle politiche
agricole: "Ce l'aspettavamo, perché abbiamo svolto un attento e meticoloso
lavoro per tranquillizzare l'Europa e i consumatori". Le disavventure del
formaggio di bufala condiscono anche la campagna elettorale. Per Berlusconi "una vicenda di assoluta e negativa attualità" che con
l'emergenza rifiuti costituisce "la rovina dell'immagine italiana"; Veltroni denuncia un tentativo di
recuperare voti "con i latticini che stavano già invadendo i tg. Ma
l'efficienza dei controlli pubblici ha spento la crisi"; "Una
vergogna e un dramma - commenta Bossi - ho visto su internet una foto falsa con
mucche al pascolo nell'immondizia". La giunta regionale della Campania,
nel frattempo, stanzia un milione e mezzo di euro per ritirare e distruggere il
latte di bufala contaminato: l'operazione sarà coordinata da una task force
composta da Arpac, Osservatorio sicurezza alimentare, Istituto zooprofilattico
e università Federico II. E il presidente Bassolino annuncia "massimo
rigore nei controlli".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Non darò
Alitalia ai francesi, ci offendono" Roma. Da una parte l'attuale
presidente del Consiglio, Romano Prodi, che insiste sulla strada che porta
Alitalia nelle braccia di Air France. Dall'altra il candidato premier Silvio Berlusconi che continua a bocciare la pista parigina e
annuncia: "Se sarò io a presiedere il prossimo governo, Alitalia non
diventerà mai francese". Insomma, il futuro della compagnia di bandiera
continua a dividere i poli e fa salire di molti gradi il termometro della
campagna elettorale. Con Romano Prodi che ieri è uscito ufficialmente allo
scoperto spiegando che le trattative con Air France andranno avanti con
"un'analisi approfondita" e che, per la società di via della
Magliana, è importante inserirsi in un "circuito internazionale".
Parole che tagliano ancora una volta fuori l'ipotesi di una cordata guidata
dall'italiana Air One. E rilanciano il negoziato con l'amministratore delegato
della compagnia parigina, Spinetta. Di tutt'altro avviso il Cavaliere che, in
un'intervista a Class, giudica "offensiva" la proposta arrivata da
Air France e invita Prodi a non chiudere la trattativa prima delle elezioni. La
cordata tricolore, spiega, si farà avanti solo quando fallirà il tavolo con i
francesi. Poi, dopo il 13 aprile, Berlusconi lancerà
un nuovo appello agli italiani: "Allora sarà più agevole trovare una
compagine di imprenditori che si caricherà Alitalia e che magari, con la loro
managerialità, riuscirà anche a riportare i conti in ordine". Più
perplesso il leader della Lega, Umberto Bossi, che in un'intervista al
"Gazzettino" confessa di avere molti dubbi sulla possibile discesa in
campo di una cordata padana: "Gli imprenditori non mettono le mani dove
c'è da perdere soldi. L'ideale sarebbe vendere a Lufthansa ma è meglio non
parlarne troppo". Invece, una possibile via di uscita è quella di
applicare per la compagnia la stessa legge usata per il crac Parmalat,
"con l'obiettivo di preservare i posti di lavoro". Spara a zero su
Air France il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Maroni: "La nuova
proposta di Air France è solo un bluff dal momento che è la stessa di quella
dell'altro ieri. Io spero che arrivi una proposta fatta da imprenditori italiani".
Se nel centrodestra i fautori dell'italianità della
compagnia tifano tutti per Berlusconi, sul fronte opposto i fautori dell'accordo con Air France sono
decisamente più in imbarazzo. Dovendo fare i conti con il no dei sindacati e
con il nodo degli esuberi. Walter Veltroni, però, non rinuncia alla stoccata contro il Cavaliere:
"Fosse esistita una cordata sarebbe stata importante. Ma in realtà
non c'è. Non si può giocare sull'Alitalia a discapito di decine di migliaia di
lavoratori in un momento difficilissimo". Sulla stessa linea il ministro
per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani: "Non possiamo fare la
campagna elettorale sull'Alitalia o sulle mozzarelle, su problemi che, con
tutto il rispetto, sono rilevanti ma non vanno al cuore della riforma del
sistema che ci interessa". La Sinistra Arcobaleno, invece, è nettamente
schierata contro l'offerta di Spinetta, definita "inaccettabile" da
Fausto Bertinotti che ha lanciato un appello agli eventuali interessati, sia
pubblici sia privati, a farsi avanti. "La proposta dei francesi non fa
decollare ma atterra la compagnia - taglia corto Angelo Bonelli - La svuota
della sua ragione sociale riducendo aerei e personale". Perplesso anche il
segretario di Rifondazione comunusta, Franco Giordano: "Penso che bisogna
continuare a trattare ma non si possono chiedere tagli ai posti di lavoro. Noi
abbiamo posto con grande nettezza due vincoli: quello occupazione e quello sul
piano industriale". an.tr.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Senato in bilico, le
strategie del voto disgiunto CLAUDIO SARDO Roma. Silvio Berlusconi
insiste: gli elettori di Udc e Destra votino il Pdl al Senato. Quella di
Palazzo Madama è la partita decisiva e il Cavaliere sa che lo spostamento di
poche migliaia di voti può capovolgere il risultato finale. Il voto disgiunto è
l'altra faccia del "voto utile". E all'appello di Berlusconi
si oppone, ormai da diversi giorni, un tam tam nel centrosinistra per sfruttare
al meglio le regole del Porcellum e tentare di sottrarre a Berlusconi
i seggi decisivi in alcune regioni. A differenza dell'appello del leader Pdl,
il contro-appello è più articolato. Si insinua nelle pieghe della legge. E
cambia indicazione di voto di regione in regione. Per questo è meno immediato,
ma potenzialmente può essere più efficace. Anche se Walter Veltroni, in realtà, non ha mai
assecondato la filosofia del "voto disgiunto". Anzi, al loft la
contrastano. Gli elettori però restano liberi. E il movimento di pochi può
pesare tantissimo. La regola di Berlusconi. Sin dall'inizio della campagna elettorale, il Cavaliere ha
sostenuto che il solo voto utile nel centrodestra fosse quello al Pdl. Berlusconi è convinto di avere la vittoria in pugno. Ma gli
studi e le simulazioni gli hanno dimostrato che, anche con due milioni di voti
di vantaggio sul Pd, potrebbe vedersi sfuggire la maggioranza in Senato. Basterebbe
qualche sconfitta in regioni in bilico come Lazio, Abruzzo, Marche, Liguria,
Calabria. Oppure la crescita di Centro e Sinistra arcobaleno fino a raggiungere
diversi quorum (8%) regionali. Se Udc e Sinistra supereranno complessivamente i
20 seggi, la chances di Berlusconi di tornare a
Palazzo Chigi si ridurranno drasticamente. Da qui l'appello al voto disgiunto:
votate pure per Udc e Destra alla Camera, ma non al Senato. La Destra, in
particolare, può dare molto fastidio al Pdl nelle competizioni di Lazio e
Abruzzo. Le Regioni "rosse". Il passa parola del voto disgiunto nel
centrosinistra è partito dall'Emilia. Dove il pronostico è favorevole al Pd.
Secondo il Porcellum la coalizione che ottiene anche soltanto un voto in più,
incassa il premio regionale: 12 seggi in Emilia. E gli sconfitti si dividono i
senatori restanti. Da qui l'idea di diversificare le preferenze: votando Pd
alla Camera e Sinistra arcobaleno al Senato, qualche migliaio di elettori può
spingere il partito di Bertinotti oltre il quorum. In questo caso, Sa
sottrarrebbe due seggi direttamente al Pdl. Lo schema può ripetersi in Toscana
e Umbria (dove peraltro storicamente la sinistra radical vanta maggiori
consensi). E anche in Basilicata, considerata un'altra delle regioni
"sicure" del Pd: stavolta però l'elettore Pd dovrebbe favorire al
Senato l'Udc (sulla carta più vicina al quorum). I partiti intermedi in queste
quattro regioni possono togliere al Pdl 6 seggi. Nel regno del Pdl. Il voto
disgiunto, per gli elettori del Pd che vogliono impedire il governo Berlusconi, può applicarsi anche nelle regioni dove il
vantaggio di Pdl e Lega è ampio: Lombardia e Veneto. Sono le regioni dove Berlusconi spera di andare oltre la soglia del premio (55%
dei seggi). Per ottenere il risultato al Cavaliere basta che superino l'8% solo
Pdl e Pd. Di contro, il voto disgiunto degli elettori Pd deve puntare alla
conquista del quorum di almeno una delle forze intermedie. Aiutando la Sinistra
al Senato in Lombardia, gli elettori "marginali" democratici possono
sottrarre tre seggi al Pdl. In Veneto, però, è l'Udc più vicina al quorum: il
voto disgiunto dovrebbe prevedere uno splitting al Senato a vantaggio dei
centristi (in palio due seggi). La Sinistra può ricambiare. È possibile anche
un voto disgiunto in senso inverso: Sinistra alla Camera, Pd al Senato.
Potrebbero attuarlo gli elettori di Bertinotti nelle regioni in bilico tra Pdl
e Pd. Soprattutto laddove la Sinistra è sulla carta più lontana dal quorum. In
ballo ci sono i seggi del premio. In Abruzzo, Calabria, Marche, Sardegna sarà
difficile per Sa conquistare senatori. L'aiuto al Pd in Senato potrebbe valere
invece 6 seggi in queste regioni. Poi ci sono le sfide apertissime di Lazio e
Liguria. Dove però il voto disgiunto è più rischioso. È vero che la partita nel
Lazio può diventare decisiva per il Pd (15 seggi a chi vince,
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"La mafia non ci
voti, la distruggeremo" PIETRO PERONE Nel giorno in
cui Berlusconi l'accusa di
essere caduto "nel ridicolo", Walter Veltroni conferma l'indole buonista e zittisce con un gesto della mano i
fischi che si levano dalla platea all'indirizzo dell'avversario: "Noi
siamo diversi", assicura il leader del Pd che a Reggio Calabria rispolvera
ventotto anni dopo la teoria della diversità coniata da Enrico Berlinguer dopo
il terremoto dell'Irpinia per dire che il Pci non era omologabile agli
altri partiti. E nella Calabria teatro della guerra combattuta dagli uomini
della n'drangheta, la diversità dei democratici sarà quella di rifiutare i voti
dei mafiosi: "Sono i momenti questi - dice Veltroni
- che i poteri criminali si muovono perché vogliono rappresentanti nelle istituzioni
per controllare gli appalti. In questo momento staranno discutendo, si staranno
muovendo per decidere cosa fare. Possono decidere quello che vogliono, ma
devono solo decidere di non votare per il Pd", partito che secondo il suo
leader recupera voti perché "va riducendosi - dice - il numero degli
indecisi e dai sondaggi emerge che il consenso nei nostri confronti è in
aumento". Silvio avvisato, per la prima volta in campagna elettorale
Walter nomina l'avversario: "Dopodichè Berlusconi...",
gli scappa in serata parlando a Vibo Valentia. Pausa che rivela un po' di
imbarazzo, il candidato premier sorride e ripete la frase: "Il principale
esponente dello schieramento a noi avverso". I militanti approvano con una
risata, unico siparietto di una giornata dedicata ai mali del Mezzogiorno e
alla ricetta per guarirli. Tappa in Calabria per lanciare un piano in cui al
primo posto c'è il rilancio delle infrastrutture: non figura il ponte sullo
Stretto, ma l'ex sindaco, ormai libero dai legacci dell'ambientalismo a
oltranza, rilancia l'alta velocità tra Napoli e Bari e il corridoio ferroviario
tra Berlino e Palermo. Lo sviluppo a partire dalla capacità del Mezzogiorno di
essere parte integrante dell'Europa, visto che per ristrutturare l'A3 c'è
voluto più tempo di quanto gli antichi romani impiegarono "per realizzare
gli acquedotti", ironizza l'ex sindaco della Capitale. Per quanto riguarda
il lavoro, il punto di riferimento per il Pd è l'impresa. Necessario allora
riformare l'accesso al credito di imposta e istituire nel Mezzogiorno una
scuola per la formazione di giovani manager sul modello della Bocconi. Spazio
al privato, a patto che la pubblica amministrazione funzioni: "Attualmente
ci vogliono 1100 giorni per avere una valutazione di impatto ambientale, nel nostro
programma è previsto che bastino tre mesi", afferma Veltroni.
Presenti il sottosegretario agli Interni, Marco Minniti, e il prefetto Luigi De
Sena che in Calabria è capolista del Pd, ad abbracciare Veltroni
arriva anche il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, l'urbanista che
insegna all'università di Reggio Calabria voluto nel governo dal Pdci da cui
ufficializza il divorzio. Non manca il presidente della Regione, Agazio Loiero,
che a Veltroni aveva chiesto di dire no al federalismo
fiscale. Per Walter invece si può fare ma "non può e non deve spaccare il
Paese" a cui il Sud dovrà agganciarsi, colmando il proprio deficit
economico, "entro il 2013". Sfida dei prossimi anni, mentre quella
stringente è convincere la Calabria, maglia nera dell'affluenza (74% i votanti
alle Politiche del 2006) e devastata dalla guerra delle cosche, a recarsi alle
urne per fare valere il proprio peso politico.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi-Veltroni, prove di
match in tv RAFFAELE INDOLFI L'annuncio in serata è del conduttore di Matrix,
Enrico Mentana: il match tra Berlusconi e Veltroni si farà
venerdì 11 aprile, alla vigilia del silenzio elettorale, su Canale 5. Ma a
distanza.
Mentana, è stato successivamente spiegato da Matrix, registrerà due interviste
separate, nel caso che uno dei due contendenti non confermi l'iniziativa, e le
manderà in onda all'interno della stessa puntata. Fonti del Pd hanno poi
riferito di aver parlato con Mentana confermando la disponibilità di Veltroni a partecipare al faccia a faccia diretto con Berlusconi. Mentre dallo staff del leader del Pdl non
sarebbe ancora giunta una risposta. Al momento l'ipotesi più probabile è,
dunque, che il faccia a faccia sarà virtuale. Alcune delle domande che saranno
fatte ai due leader dal conduttore, è stato spiegato, saranno probabilmente le
stesse, ma le due interviste saranno registrate separatamente prima del
canonico orario di messa in onda poco dopo le 23. La svolta al termine di
un'altra giornata di polemiche e di "oscuramenti" indotti. Walter Veltroni non era andato a Porta a Porta, provocando così l'annullamento
della puntata della trasmissione di Bruno Vespa con Silvio Berlusconi.
E lui, il Cavaliere ieri lo ha ripagato con la stessa moneta. Ha rinunciato a
intervenire a "In mezz'ora" di Lucia Annunziata e ha costretto la Rai
a cancellare per par condicio la puntata della trasmissione con il leader del
Pd. Veltroni e il Cavaliere si oscurano a vicenda
infiammando la polemica sulle presenze televisive e sull'eventuale confronto
tra i leader di Pd e Pdl. Ora tra i due è pareggio, per usare una metafora
calcistica. Ma non è detto che il gioco delle "ripicche incrociate"
finisca qui: c'è chi teme infatti che possano essere a rischio anche le
conferenze stampa organizzate da Rai Parlamento per martedì primo aprile. Berlusconi si vendica di Veltroni e
l'attacca. "Si è assunto una missione impossibile, quello di un grande
gioco di prestigio e di illusioni per far credere che tutto il passato e il
presente della sinistra non siano mai esistiti: non c'è mai stato il Pci, lui
non è mai stato comunista, vicepresidente del governo Prodi, nemmeno questo
governo esiste. Veltroni ha fatto finta di venire da
Marte e ha fatto tante promesse che si sono rivelate delle bufale. Ed è caduto
nel pieno e assoluto ridicolo dopo che i suoi giochi illusionistici sono
finiti". Berlusconi non fa cenno alla sua
rinuncia alla trasmissione di Lucia Annunziata, fatto per il quale il Partito
democratico l'attacca. "Siamo alle solite", afferma Roberto Cuillo,
viceresponsabile dell'informazione del Pd. E aggiunge: "Adesso Berlusconi per ripicca ha annullato la puntata di "In
1/2 ora" per impedire a Veltroni la
partecipazione alla stessa trasmissione. Siamo ai giochi infantili". Per
il duello in tv si schierano anche il ministro Bersani e il responsabile
informazione del Pd, Marco Follini. Prende posizione anche Umberto Bossi.
"Se fossi in lui (cioè Berlusconi) il confronto
lo farei. Basta che non parli di donne". Il Cavaliere non risponde alle
critiche del Pd. Parla, invece, dei sondaggi: "Noi avanti dell'8,6 per
cento". E avvertendo che non appena arriverà a Palazzo Chigi "tra i
primi atti" che farà ci sarà l'abolizione della par condicio che definisce
"una legge idiota e illiberale voluta dalla sinistra". In questa
"guerra" tutta mediatica fa notizia anche la decisione del premier
uscente Romano Prodi di rinunciare alla conferenza stampa finale, l'ultimo
giorno prima del silenzio elettorale. Il motivo della rinuncia, spiega Prodi in
una lettera al presidente della Rai Claudio Petruccioli, è che il capo del
governo non dovrebbe chiudere una campagna elettorale dando un "indebito
vantaggio" alla sua parte politica.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Napoli e il
Sud hanno bisogno dei migliori" TERESA BARTOLI Roma. "Un governo dei
migliori, per Napoli come per l'Italia" è la ricetta di Pier Ferdinando
Casini fiero della sua campagna elettorale solitaria per l'Unione di centro. Il
candidato premier dell'Udc sarà oggi in città. Una campagna inedita, quasi da
Davide contro due Golia. "Una battaglia molto dura ma proprio per questo
molto stimolante. I risultati che si profilano confortano questo impegno a
tutto campo". Come convince gli elettori che quello dato dall'Unione di
centro non è un voto perso come sostengono Berlusconi
e Veltroni? "La smentita migliore l'hanno data
loro stessi. Prima hanno parlato di voto utile, ora di voto disgiunto. È il
segno che capiscono benissimo come cresca un'area estranea ai due partiti
maggiori. Prima hanno cercato di uccidere il neonato in culla, oggi cercano di
strappare al Senato un voto a loro utile. Ma la gente ha le proprie
convinzioni, sa che un voto è utile se risponde alla propria coscienza e non
può essere confuso con un voto utilitaristico per qualcuno. Il voto è utile per
qualcosa, per un'idea. Anche perché noi in Parlamento non saremo dei
soprammobili ma faremo politica. Quello del voto disgiunto è un elemento di
confusione, introdotto da Berlusconi, di cui non si
sentiva proprio il bisogno". Escludendo che la voglia corteggiare, il Berlusconi che invita chi voglia votare un "bel
figliolo" a farlo alla Camera e non al Senato le fa una carineria o
ammette il rischio di una sconfitta? "È una polpetta avvelenata: prende
atto che la gente si sta avvicinando a noi e cerca di limitare i danni". È
una campagna elettorale per voi molto rischiosa. C'è stato anche un solo
momento in cui ha rimpianto di non aver permesso la nascita di un governo che
cambiasse almeno la legge elettorale? "No. Non ho rimpianti, perché non ci
sarebbe stata la legge elettorale e mi sarei impantanato in una palude da cui
la mia proposta politica sarebbe uscita confusa. È chiaro che, se le cose
fossero rimaste inalterate, forse la pigrizia sarebbe prevalsa. Ma debbo dire
che, dopo un primo momento di paura per una corsa così difficile, oggi sono
molto contento di un atto di coraggio che intercetta un sentimento forte nel
Paese". Cosa si aspetta dal voto? "Miro ad un gruppo parlamentare
consistente anche al Senato. Purtroppo è una lotteria e in molte regioni siamo
sul filo del rasoio. Potremmo avere tanto e pochissimo. Dipende anche dalla
fortuna". Dalla fortuna e dal possibile voto disgiunto. Pd e Pdl fanno
calcoli balistici per vedere se e dove, nelle regioni in bilico, convenga
suggerire il voto per l'avversario più piccolo. Veltroni
tifa per lei, Berlusconi per Bertinotti. "Non
credo affatto al voto disgiunto. È una cosa da addetti ai lavori. La grande
massa degli elettori dà un solo voto, seguendo le sue convinzioni". In
caso di pareggio, come userebbe il suo gruppo parlamentare? "Se Berlusconi ha un voto in più, deve governare". Lo
aiuterebbe a raggiungere la maggioranza se i suoi voti fossero decisivi?
"Le alleanze si fanno prima del voto, non dopo. È lui che si è dichiarato
autosufficiente, non io. Chi è causa del suo mal pianga se stesso". Se,
invece, le chiedessero di sostenere un governo delle riforme, lo farebbe?
"Ci mancherebbe altro. Mica saremmo un'opposizione aventiniana. Saremmo in
prima fila per fare le riforme. Ma, naturalmente, saremmo
in prima fila anche contro inciuci tra Berlusconi e Veltroni
che mascherassero la difesa di interessi forti". Chi la attacca le ricorda
che ha governato a lungo con Berlusconi e che ne ha votato tutte le leggi, anche quelle ad personam.
Come risponde? "Che sono fiero di averlo fatto perché ho tenuto saldo un
rapporto di lealtà con i miei elettori. Davanti ai tanti trasformisti di
tutti e due gli schieramenti, tutto mi si può rimproverare tranne che essere
trasformista. Oggi contraggo un patto diverso con i miei elettori e a quello
sarò fedele. E comunque, se fossi stato acquiescente come dicono, Berlusconi non sosterrebbe che non gli ho consentito di
governare". Il Mezzogiorno sarà decisivo per assegnare la vittoria. Cosa
propone per il Sud? "Il problema del Mezzogiorno non è una ricetta
speciale. Serve l'impegno contro la criminalità, bisogna rilanciare la politica
delle infrastrutture e del turismo, una legislazione di favore per le aziende
che vi si insediano. Sia chiaro che non penso ai contributi a pioggia che il
più delle volte hanno arricchito gli imprenditori del Nord piuttosto che il Sud
e che tutto deve essere compatibile con i vincoli rigidi dell'Unione europea.
Ma il tema del Mezzogiorno è strettamente legato a quello del governo delle
regioni e delle città. Il fallimento di amministrazioni come quelle di Campania
e Napoli è più eloquente di ogni chiacchiera sul Sud e le politiche per
rilanciarlo. Il Pd ha candidato a Napoli Follini e D'Alema per cercare di
nascondere le responsabilità. Ma chi li vota è Bassolino". Prima dei
programmi, vengono dunque le giunte? "Per Napoli e per la Campania propongo
quel che farei a livello nazionale: se vincerò, farò un "governo dei
migliori". Sono convinto che in alcuni ministeri sia necessario utilizzare
le migliori competenze, da qualunque parte siedano in Parlamento. Ho detto che
Paolo De Castro è un capace ministro delle Politiche agricole, penso che Gianni
Letta figurerebbe bene in ogni governo. Ecco, Napoli e la Campania si meritano
la stessa cosa, non questo fallimento mai ammesso". Ha parlato di lotta
alla criminalità. Secondo Roberto Saviano è un tema che i partiti non hanno il
coraggio di affrontare. "Ho preso una querela dalla Iervolino per aver
detto, in tempi non sospetti, che la politica campana è subalterna agli
interessi della criminalità organizzata. Per cui a Saviano non devo dire
proprio nulla". Cosa dice invece a chi la crocifigge per l'alleanza con
l'Mpa in Sicilia e la candidatura di Totò Cuffaro? "Le alleanze si
decidono in sede locale e, per il principio sturziano del rispetto delle
autonomie, non potevo imporre una scelta nazionale. Quanto a Cuffaro, non è la
magistratura che può fare le liste. Una prima grave accusa di collusione con la
mafia è caduta. Mi aspetto che cadano anche le altre. Comunque, Cuffaro - è un
impegno preso con noi - è pronto a rinunciare all'immunità parlamentare: l'ha
già fatto due volte, spero che non ci sia bisogno di un terzo gesto".
Anche i problemi più drammatici del Mezzogiorno diventano oggetto di scontro
elettorale. Prima i rifiuti, ora la mozzarella. Difendere un prodotto simbolo
del made in Italy non dovrebbe essere interesse comune? "Infatti dobbiamo
difendere la mozzarella dai pregiudizi e dalle campagne mirate di chi certo non
è disinteressato a metterla fuori commercio. I controlli devono essere rapidi e
completi. Ma io non mi sento di crocifiggere gli allevatori che hanno fatto il
loro dovere. Per questo a Caserta mi sono mangiato una bella mozzarella di
bufala". È di queste ore l'appello di Napolitano a trovare su questioni di
interesse comune, come la competitività del sistema Paese, ricette condivise.
Sarà possibile? "Credo che Napolitano sia stato ascoltato da Berlusconi e Veltroni... Hanno
presentato ricette analoghe, altro che condivise. Il problema vero è passare
dalle promesse ai fatti ed allora salteranno fuori i vecchi pregiudizi".
Ci sono terreni, come la politica estera, in cui un cambio di maggioranza non
dovrebbe terremotare la linea di un Paese. Il Pdl boccia la missione in Libano,
vuol portare più uomini in Afghanistan e forse ripensare ad una presenza in
Iraq. È d'accordo? "I limiti della missione in Libano sono evidenti ma non
dimentichiamo che siamo lì perché ce l'hanno chiesto l'Onu, gli Usa, Israele ed
arabi. Prima di smantellare bisogna pensarci non una ma cento volte e,
soprattutto, non annunciarlo in campagna elettorale. È da irresponsabili. Quanto
all'Afghanistan, vogliono aumentare il contingente per il quale non hanno
votato il rinnovo dei finanziamenti. È una strumentalità più eloquente di ogni
nostra parola".
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL CRETINO NON HA
ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI
GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi
l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli
splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie
si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un
finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come
dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha
messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello
che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta,
ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo
avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna
elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla
presenza di candidati "under 40". Propongo
qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora
questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in
Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o
sociali? Che a 53 o a 72 anni hai l'età giusta per guidare il Paese, ma
che a 40 sei già troppo vecchio persino per ricevere un finanziamento per la
ricerca? Cosa ne facciamo di tutti quelli che, essendo tra i 40 e i 50, sentono
di poter mettere a frutto in pienezza di energie la loro esperienza maturata
con fatica? Cassonetto differenziato per il quarantenne brizzolato? Il vero pericolo
è quello di una politica che getta fumo negli occhi senza cambiare. Brassens
cantava che "Le temps ne fait rien à l'affaire / Quand on est con, on est
con /Qu'on ait vingt ans, qu'on soit grand-père /Quand on est con, on est
con": il tempo non c'entra / quando si è cretini si è cretini / che si sia
ventenni o nonni, quando si è cretini si è cretini. La giovinezza non
garantisce né l'onestà, né la competenza e neppure il cambiamento. Questo
"largo ai giovani" non ha niente di rivoluzionario. Sono quasi certo
che la scelta dei due schieramenti cadrà su volti freschi, da presentare come
un nuovo intonaco sulla facciata di un edificio decrepito, un intonaco nuovo
che è ancora privo di una propria forma, che non è difficile far aderire
perfettamente alle vecchia struttura. Grazie alla demagogia dell'età, non sono
i giovani a farsi largo, ma sono i vecchi a replicare se stessi, a clonarsi
attraverso investiture mirate. Non ci bastano i volti nuovi, ci servono idee
nuove.
( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
21,05 Telefilm SENZA
TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21
Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico
Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità
PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele
Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI
POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS
con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S.
Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità
ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con
Francesco Facchinetti.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
STEFANO MENICHINI
Non è né azzardo né propaganda scrivere oggi, a quindici giorni dal voto, che
Silvio Berlusconi ha già perso le elezioni. Perché ce lo
dicono tutti i segnali politici, gli ultimi sondaggi, i bachi della legge
elettorale, gli umori del paese e perfino gli umori dello stesso leader della
destra. Esattamente come è capitato a Romano Prodi due anni fa, Berlusconi rischia di perdere le elezioni nel rush finale, e
comunque (proprio come Prodi) arriva con quest'ultimo voto alla fine della sua
parabola da uomo politico. C'è una verità intrinseca nell'argomento polemico di
Veltroni sull'anagrafe, che per essere colta va però
spiegata e completata: la presenza di Berlusconi sulla
scena italiana di questi quindici anni ha avuto effettiv a m e n t e qualcosa
di magico, di speciale, di ineguagliabile. Se nel 2008 esiste un popolo di
centrodestra di oltre quindici milioni di persone che ancora vuole votare
compatto per Berlusconi premier, nonostante tutte le
prove offerte e le delusioni patite, vuol dire che un miracolo il Cavaliere
l'ha compiuto veramente: ha dato vita a un attore collettivo proponendogli con
successo una profonda immedesimazione nel leader. Nella forza del rapporto
personale con Berlusconi e di questo reiterato e per
certi aspetti irrazionale affidamento, ci sono anche il limite e la fine di
questa avventura storica. Non avremo una sesta replica del candidato Berlusconi, già lo sappiamo, come sappiamo che la prossima
legislatura sarà molto breve. Dunque il Pdl come lo osserviamo oggi è alla sua
ultima rappresentazione: è durato un'ora di più dell'Ulivo prodiano, ma lo
seguirà presto in archivio. Senza aver cambiato in meglio l'Italia di un'oncia,
il che segna il suo vero grave fallimento. Il ciclo berlusconiano non ha
migliorato l'Italia, in compenso ha alla fine obbligato (a forza di testate
contro il muro) il centrosinistra italiano a migliorare molto se stesso. Dopo
aver consumato tutti gli argomenti della demonizzazione dell'avversario, il
Partito democratico che troviamo in questa campagna elettorale è finalmente una
proposta matura di governo del paese. Una forza libera dall'ossessione di
mettere insieme qualsiasi contraddizione pur di piegare il nemico. Un partito
consapevole dei tanti errori commessi in passato da sinistra nell'analisi della
società e quindi pronto a maneggiare senza tabù né esitazioni temi come la
sicurezza, il successo delle imprese, la flessibilità del lavoro, le
responsabilità internazionali del paese. Un partito, infine, destinato a
restare in piedi e al centro della scena comunque vadano le cose il 13 e 14
aprile. Se dunque diciamo oggi che il Pd, esattamente al contrario di Berlusconi, "ha già vinto", non è per
autoconsolazione né per una questione di asticelle da superare. Certo che sotto
una certa soglia non si può scendere (e il Pd non scenderà), ma la cosa più
importante è che si sta fondando in giro per l'Italia un soggetto politico che
non avrà rivali alla sua altezza per tutta la prossima stagione. Non è che non
ne vediamo, anche qui, i limiti. Essi risiedono tutti nella eccezionalità della
situazione, che ha proiettato sul proscenio il protagonista più adatto ? Walter
Veltroni, come Europa scriveva ormai tre anni fa ?
senza che intorno a lui fosse neanche nato un organismo collettivo pronto ad
accompagnarlo. Se c'è una forte personalizzazione in questa campagna elettorale
del Pd, in parte è un'altra tarda vittoria di Berlusconi, in parte è la dimensione che
Veltroni sa praticare
meglio, ma in parte è anche l'effetto inevitabile di questa immaturità del Pd.
Attenzione però, perché personalizzazione non vuol dire solitudine. Tutto si
può dire di Veltroni (anche
che ha commesso alcuni errori, a partire dalle liste dei candidati e poi forse
nel timing delle proposte programmatiche), tranne che giri per l'Italia
"da solo", visto che è casomai accompagnato da folle che il
centrosinistra non incontrava più da decenni. Italiani che si muovono sapendo
molto bene che cosa Veltroni va dicendo su sicurezza,
lavoro, tasse, insomma sulla discontinuità che il Pd ha voluto segnare col
passato anche recente. La giornata di oggi, il Democratic Day, ne sarà una
conferma crediamo clamorosa. Come già per le primarie del 14 ottobre, questa
domanda popolare è il patrimonio inestimabile che dovrà essere conservato e
valorizzato. Potrebbe spingere già alla vittoria fra quindici giorni, ed è
possibile, oppure non essere ancora sufficiente. Ma senza dubbio è l'unico
fenomeno veramente nuovo che si muova in Italia intorno alla politica. Anche
per questo Berlusconi ha già perso: perché finalmente
il nuovo non è più roba sua.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
(gio.co.) La notizia
è che il duello tv non ci sarà. Il rammarico è che a perderci saranno soprattutto
gli italiani. Nel 2006 furono 16 milioni quelli che si misero in poltrona per
farsi un'idea. Quest'anno niente, Berlusconi non
vuole. La par condicio è solo un pretesto: nel 2006 la legge in vigore era la
stessa e il duello tv si è fatto. Altra cosa è il regolamento della Vigilanza
che interpreta in modo amb i g u o quella legge e che, per paradosso, finisce
per favorire i p i c c o l i partiti a danno dei grandi. Alla
fine, fateci caso, Veltroni
e Berlusconi compariranno
direttamente davanti agli italiani meno di altri candidati premier. Meno di
Bertinotti, di Casini, della Santanché. Poi, certo, ci sono i telegiornali:
quelli seguono le notizie e sanno chi può vincere le elezioni e chi no.
C'è qualcuno che vorrebbe vedere Bruno de Vita, leader dell'Unione democratica
dei consumatori, tutte le sere al Tg1? Qui nessuno vuole abiurare la par
condicio. Nessuno chiede il farwest che consenta a chi ha più soldi di dettar
legge anche in tv, soprattutto se la tv è casa sua. In tutti i paesi occidentali
il peso dei partiti conta. E il confronto tv tra i due leader più importanti è
un appuntamento fisso. Anzi, un dovere nei confronti dei cittadini.