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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le ultime danno una spinta a Veltroni Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi Muore la cordata mai nata, un altro bluff scoperto. Ora può solo perdere Il Cavaliere svela il bluff: non c'è nessuna cordata italiana ma solo "contatti informali con diversi imprenditori ".

Comunque, la sua storia è nita ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: esito imbarazzante della sortita su Alitalia conferma che Silvio Berlusconi è alla fine della sua parabola come politico. È seduto su una montagna di voti che si è ricostituita tre anni fa (era allora che a n d a v a fatta l'oper a z i o n e Veltroni, e lui che allora non se la sentì forse adesso se n'è reso conto) e che il Pd non riesce a erodere.

Il Cavaliere svela il bluff ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per il leader del Pd, Walter Veltroni, "non si possono fare affermazioni che non siano sostenute dalle realtà delle cose. La politica è una cosa seria in cui ogni parola pesa e ha un effetto sulla borsa e sulla trattativa complessa in corso con Air France". Ma il premier perde il pelo e non il vizio.

La "mala bestia" di Berlusconi ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che farebbe in caso di pareggio Veltroni? Attendiamo risposte". Quella che gli arriva dalla Sicilia, dove Veltroni ha concluso il suo tour, è affidata ad Anna Finocchiaro, candidata governatore anche dal Prc: "La soluzione in caso di pareggio è una sola, fare subito la riforma elettorale e tornare a votare".

Il senato come quello di prima ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: capitanata da Silvio Berlusconi potrà avere un vantaggio alla camera compreso tra il 2-3 per cento e l'8-9 per cento, rispetto a quella capitanata da Walter Veltroni. Sembra quindi che le chances per la coalizione del Pd di vincere nel primo ramo del parlamento siano scarse, a meno ovviamente di accadimenti talmente apocalittici da rimettere in discussione tendenze che paiono consolidate.

<La Rai è dei comunisti>. Ma Silvio la riconferma, Petruccioli compreso ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: contestando la decisione dei vertici di viale Mazzini, chiedeva a Porta a porta di confermare l'invito a Veltroni e Berlusconi per sbloccare l'impasse. In caso contrario "si darebbe a ciascun soggetto politico l'arbitrio di precludere, con la propria astensione, la partecipazione di tutti gli altri soggetti ai programmi che li riguarderebbero ".

Bianchi lascia il pdci: vado coi democratici e la leader comunista dell'emilia vota pd - luciano nigro ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mentre Berlusconi lancia l'allarme "voto disgiunto" temendo accordi sul Senato tra Veltroni e Bertinotti, dalla Calabria e dall'Emilia arrivano segnali contrari destinati a inasprire concorrenza elettorale tra gli ex alleati del centrosinistra. "La differenza tra gli schieramenti si è ridotta, la sfida è difficile,

Veltroni, sfida alla criminalità "le cosche non ci votino" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, sfida alla criminalità "Le cosche non ci votino" "Le distruggeremo. Gli altri partiti dicano lo stesso" Tour calabrese del segretario Pd: "Mai il distacco tra noi e il Pdl è stato così ridotto" GIOVANNA CASADIO dal nostro inviato VIBO VALENTIA - Non è solo una questione di indecisi e di scontenti,

Videochat, seimila domande in notturna a walter - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sul programma e su Berlusconi, sulle difficoltà dei precari e l'imitazione di Fiorello. "Sono un vecchio navigatore" si presenta Veltroni "mi appassionano le grandi opportunità offerte da questi nuovi strumenti". A incalzare il segretario, leggendo gli oltre seimila quesiti piovuti a valanga, Marino Sinibaldi.

Campania, d'alema fa scudo a bassolino "non fate dispetti, ci giochiamo l'italia" - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non credo che per fare un dispetto a Bassolino e Iervolino, i napoletani vogliano consegnare il governo a Berlusconi e la Lega". Con Bassolino sarà il 9 in piazza Plebiscito, nel giorno dell'arrivo di Veltroni. In 500 ieri l'hanno accompagnato in corteo alla Casa del popolo nel quartiere Ponticelli. "Preside', e Bassolino?". E lui a parlare di Berlusconi.

La sindrome di arcore - giovanni valentini ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi da una parte e Walter Veltroni dall'altra. Colpisce Berlusconi perché espone Sua Emittenza, il "grande comunicatore", al rischio di un rifiuto, di una fuga ignominiosa dal duello in tv. E colpisce però anche Veltroni perché lo costringe a ingaggiare, proprio sul terreno televisivo, una contrapposizione personale che finora il leader del Pd aveva cercato in tutti i modi

E veltroni punzecchia berlusconi ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pagina V - Palermo E Veltroni punzecchia Berlusconi "Sento parlare di brogli e, a Palermo, sono stati individuati alcuni autori che erano tra quelli che denunciavano i brogli elettorali". Lo ha detto Walter Veltroni per rispondere a Berlusconi che ha espresso preoccupazione per il timore di brogli alle prossime elezioni.

Scontro sull'antimafia pre elettorale - antonella romano ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sperano di incassarli loro i voti che Veltroni ha rifiutato?". Immediata la replica. "Il presidente Berlusconi può dare lezioni di antimafia sia a Veltroni che a Lumia. Il governo del centrodestra ha adottato contro Cosa Nostra e le altre mafie misure che la sinistra non aveva mai avuto il coraggio di prendere", afferma il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani,

"sud, il grande scomparso" - patrizia capua ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il 4 aprile a Caserta ci sarà Veltroni. Convinzioni e preferenze restano top secret. "Sono molto deluso - prosegue Cicala - come casertano da chi è stato candidato. Non capisco quello che i politici stanno dicendo, se è qualcosa che possa interessare noi imprenditori del Sud, i nostri lavoratori.

Udc, scatta l'operazione rimonta il pd spettatore interessato - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nella realtà Berlusconi è ancora l'uomo del '94, e siamo nel 2008. Veltroni è ancora l'uomo dell'83, e sempre nel 2008 siamo". Significa? "Significa che questi signori stanno confondendo il consenso con l'audience, considerano gli italiani come utenti televisivi".

Fuga dalla sinistra arcobaleno - luciano nigro ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bologna Fuga dalla Sinistra Arcobaleno La leader regionale e candidata del Pdci: "Io voto per Veltroni" "In ballo c'è la sopravvivenza del centrosinistra. Non consegniamo l'Italia alle destre" LUCIANO NIGRO "Non riesco a pensare che il mio voto possa contribuire a consegnare il paese a Berlusconi, ma è questo che succederà scegliendo la sinistra Arcobaleno.

Dolci: il mio partito è maschilista ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Arcobaleno rischiamo di consegnare il paese a Berlusconi". C'è persino chi pensa che gli elettori Pd dovrebbero votare voi al senato per colpire Berlusconi. "Io vedo un Pd in crescita. Veltroni, anche se non condivido tutte le sue scelte, può farcela. Sarebbe un guaio se perdesse per pochi voti consegnando il governo a Fini e Berlusconi".

Berlusconi: diremo no ad air france - luisa grion ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma invece è stata annunciata e in realtà non c'è" commenta il leader Walter Veltroni. "Se c'è un piano d'imprenditori italiani venga avanti, mostri le sue intenzioni" ha detto Piero Fassino. Stessa richiesta dal ministro Cesare Damiano: "Se ci sono imprenditori si facciano avanti, è il momento giusto, ma evitiamo la confusione e le finte cordate elettoralistiche".

E la lobby dei piloti ci ripensa "ben venga il piano del cavaliere" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che stanno dando una mano a Veltroni", sostiene De Carlo), i quali se dovessero reggersi sulle tessere raccolte tra i piloti potrebbero ben presto chiudere bottega. Eppure questa volta l'Anpac (circa 1.150 gli iscritti dichiarati), che alla Magliana spadroneggia da anni facendo suoi i posti chiave nell'attività gestionale con un intreccio perverso di conflitti di interesse (

Berlusconi: il senato è in pericolo temo l'udc e l'intesa sinistra-veltroni - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sottosegretario di Berlusconi a Palazzo Chigi) - che in alcuni dicasteri è necessario utilizzare le competenze ovunque esse siedano". Oltre che su Casini l'attacco di Berlusconi si concentra naturalmente sul leader del Pd. "Quelle di Veltroni si sono rivelate bufale, i suoi giochi di artificio sono finiti, è caduto nel pieno e assoluto ridicolo"

Il cavaliere non va in tv stavolta oscurato veltroni - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Cavaliere non va in tv stavolta oscurato Veltroni Agcom: Tg squilibrati. Prodi rinuncia alla conferenza finale Bossi consiglia Berlusconi: meglio accettare il confronto con Veltroni CARMELO LOPAPA ROMA - Pd e Pdl fanno ancora la parte del leone e tra i due partiti quello berlusconiano fagocita spazi e minuti sulle reti pubbliche e private.

Veltroni in Calabria annuncia il pugno duro contro la criminalità organizzata Oggi Berlusconi al Sud: dirà lo stesso? Sondaggi Senato: battaglia all'ultimo voto ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Mafiosi non votateci, vi distruggeremo" Veltroni in Calabria annuncia il pugno duro contro la criminalità organizzata Oggi Berlusconi al Sud: dirà lo stesso? Sondaggi Senato: battaglia all'ultimo voto "Il Sud deve potersi liberare da quel gigantesco masso che l'opprime: l'illegalità e i poteri criminali.

Domenica democratica domenica Domani il Pd-day: 12.000 gazebo in 6.000 Comuni Saranno diffuse 750mila copie de l'Unità ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: conoscenti che ancora non hanno scelto chi votare e convincerli a dare la loro fiducia a Walter Veltroni e al Pd. Siamo certi che dalle nostre comunità nel mondo arriverà un messaggio forte e chiaro in sostegno alla candidatura di Walter Veltroni e quindi per un'Italia più moderna". Sarà possibile utilizzare anche il web per dare il proprio sostegno al partito: per tutti c'è il sito www.

Veltroni: no ai voti mafiosi lo dicano anche gli altri ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e questo rende del tutto aperta la partita", dice Veltroni) e al di là di una preoccupazione per un pareggio al Senato ("sarebbe una tragedia per il Paese, e la responsabilità è di chi non ha voluto cambiare questa legge elettorale"), è questo il messaggio principale che Veltroni lancia in questa parte di tour nelle province italiane.

L'astensione al Sud variabile decisiva ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che il confronto tra Berlusconi e Veltroni potrebbe "soltanto aumentare il distacco a favore del Pdl, che è già intorno ai 9 punti", non si comprenderebbe perché il Cavaliere rifiuti di segnare in agenda quell'appuntamento televisivo. Propensi come siamo a escludere che il "niet" di Arcore possa rappresentare un atto di omaggio allo "stalinista"

E oplà, dopo l'Alitalia dal cilindro uscì la Rai ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: irreprensibile Jeeves non può organizzare i "Porta a Porta" con Veltroni e Berlusconi separati perché il primo vorrebbe misurarsi con il secondo. "Violenza di Veltroni" insiste il prestidigitatore sperando che gli altri gli corrano appresso. Padronissimi di farlo, siamo in democrazia. A proposito, tra Alitalia e Rai cogliete altre analogie?

Le signore non si fanno mai aspettare. Ma Silvio Berlusconi, che pure è un anziano signore, non ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ora sarà anche, come ci tiene a dire, che "Veltroni sembra venuto da Marte" quando si dice estraneo ai problemi del Paese. Ma non è da marziani scoprire i problemi dell'Italia quando si è governato per cinque anni e Palazzo Chigi lo si è lasciato da soli venti mesi?.

Berlusconi-Veltroni, il duello sarà (forse) a Matrix Mentana annuncia il confronto per venerdì 11 aprile. Ma potrebbero essere due interviste separate ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: È stato lo stesso Mentana a chiedere a Veltroni la disponibilità ad un incontro tv con Berlusconi ricevendo la piena disponibilità dal segretario del Pd. Del resto in questi giorni più volte Veltroni aveva annunciato che, da parte sua, non c'era alcun problema a sfidare il leader del Pdl in uno studio televisivo "anche nelle sue reti".

Studio Aperto, quella stravagante par condicio ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Studio Aperto ha raccontato della vendetta del Supremo: non è andato da Lucia Annunziata (l'ultima volta che si sono incontrati, Berlusconi ha dato fuori da matto) così che anche Veltroni ha dovuto rinunciare. La cosa ci piace: Veltroni dia tutto in finale, sincero, tranquillo e molto tosto.Paolo Ojetti.

Alitalia, il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su Alitalia ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: inglobati nel partito di Berlusconi per raccattare qualche voto. Perciò noi, e lo dico in special modo a Veltroni, dobbiamo riappropriarci della parola libertà e non lasciarla nelle mani di chi strumentalmente la usa, senza averne alcun diritto e chi vorrebbe sostituire la data del 25 aprile (Fini) con quella del 13 aprile, giorno della presunta vittoria (

Ai cancelli di Mirafiori piazza del disagio operaio ( da "Unita, L'" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che un partito che vuole governare deve avere anche un visione strategica di lungo periodo mi stanno ad ascoltare - spiega ancora Di Florio - e a quelli che mi dicono che se portassi Veltroni in fabbrica lo farei coprire di fischi, io non ho dubbi nel rispondere che provino pure loro a portare qui Bertinotti: si beccherebbe anche lui la sua razione di fischi". Questa è Mirafiori.

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA L'idillio è acqua passata, tra noi non c'è mai ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E come ritorsione impedisce a Veltroni di prender parte al programma dell'Annunziata. La tecnica è precisamente la stessa. Aveva impegni elettorali il segretario del Pd? Ha comizi a raffica pure il Cavaliere. Per "par condicio" era saltato il Porta a porta con Berlusconi?

Le replica Dal Loft dei democratici una sola parola di commento: Infantile ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le replica Dal Loft dei democratici una sola parola di commento: "Infantile" Segretario Veltroni, Goffredo Bettini dice che se il Pd non arriva al 35 per cento vi potete anche dimettere... "Non ha detto questo". Lo ha lasciato intuire. "Non scherziamo, basta leggere... Siamo partiti con un distacco di 22 punti. Ora siamo più vicini di quanto dicano i sondaggi.

Tremonti dove parlò Veltroni Di Pietro ha scelto la piazza ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Oggi l'ex ministro all'Economia del governo Berlusconi e docente universitario torna in città, ritrovandola, come 10 anni fa, in clima elettorale. Al pari di Valter Veltroni anche il vicepresidente di Forza Italia e della Camera, parlerà dal palco del Politeama dove è atteso per le 17.

"Per Silvio Fi era come il Milan" ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dunque, dopo l'evento-Veltroni (che non sarà compensato dall'arrivo di Berlusconi), la città ha accolto due ex ministri del leader di Forza Italia: Rocco Buttiglione e Giuliano Ferrara. Il primo si è ormai staccato dal Popolo della libertà ed è uno degli esponenti più autorevoli dell'Unione di centro.

Berlusconi: <Veltroni smentito da Rutelli> ( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Così Veltroni viene smentito anche dal suo fedele alleato Rutelli, perché questo vuol dire che finora la capitale non è stata nè curata, nè pulita, nè sicura. Evviva Veltroni sindaco...". Silvio Berlusconi chiama così l'applauso per Gianni Alemanno, seduto in prima fila accanto a Gianfranco Fini e ad altri esponenti del Popolo della Libertà.

Scajola lancia la corsa di Orsi ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mentre Veltroni che si è presenta come nuovo in realtà a 52 anni è già in pensione". Franco Orsi, organizzatore della serata al Chiabrera, ha sottolineato la necessità di recuperare "valori e modelli della tradizione" e ha aggiunto che "il Pd si presenta come nuovo ma ovunque governa con la vecchia sinistra massimalista e immobilista"

Matrix si prepara al faccia a faccia in tv ( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni s'era "sfilato" da Porta a porta per oscurare Berlusconi? E il leader del Pdl si è negato In 1/2 ora per non farci andare Veltroni. è la par condicio bellezza! E chi di video colpisce di video perisce. Dal loft di Veltroni subito s'era alzato un coro di verginelle scandalizzate e sorprese per la contromossa dell'

Silvio elogia le donne: <Voi, le nostre padrone> ( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, dunque, ribadisce la linea del "voto utile" e torna a sulla necessità di non "regalare consensi a Veltroni votando per partiti minori che al Senato non hanno possibilità alcuna di raggiungere lo sbarramento dell'8%". Anche Camillo Ruini, spiega in un'intervista al gruppo Class, "essendo persona di estrema competenza,

"Farò ministri senza tessera" ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Farò ministri senza tessera" Intervista a Veltroni. Per il duello in tv Berlusconi apre uno spiraglio Ministri non di partito nella sua squadra di governo: lo annuncia Walter Veltroni, in un'intervista a "La Stampa". Il leader del Pd insiste sul tema delle riforme, "da fare insieme e subito, quale che sia l'esito del voto".

DEPRESSI ALLE URNE ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Davvero Veltroni pensa che bastino le proposte finora avanzate, dall'aumento delle pensioni alla riduzione dei costi della politica, benché siano opportune, ad affrontare i nostri veri, grandi problemi? È tutto qui, quello che "si può fare"? Davvero Berlusconi pensa che basti riproporre il ricordo dei suoi ultimi cinque anni presidenziali,

Prove d'intesa a destra Il candidato del Pdl: Francesco da me non avrà dispiaceri ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Loro qui stanno facendo la campagna elettorale contro la Destra, invece che contro Veltroni. Cambino bersaglio, facciano meno incursioni contro di noi - tipo quella di candidare Ciarrapico - e al secondo turno del Campidoglio lo aiuto, o almeno se ne può parlare. In caso contrario, non si facciano illusioni: nemmeno sulla fiducia al governo nazionale.

Rischio astensione nell'ultra sinistra ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sono costrette a stare insieme dalla tagliola degli sbarramenti elettorali alla Camera e al Senato, ma proprio per questo devono rinunciare ai propri simboli e alle proprie radici. Anche su questo si gioca la partita di Veltroni: spostare gli elettori delusi dall'astensionismo al "voto utile" di sinistra anti-Berlusconi.

"Scommetto che avremo più voti dell'altra volta" ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: politico antropologicamente diverso dal rampante Berlusconi. E' un'altra politica quella che vogliono". Un appello ai cittadini. "C'è una novità, introdotta da Veltroni con l'affermazione del Pd e la scelta di presentarsi da soli. Novità che ha messo in moto tutta la politica. Dall'altra parte c'è il "già visto", ma senza Casini: c'è una persona che si ripresenta per la quinta volta,

La Casa bianca corre sui futures ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Può interessare il lettore italiano che Berlusconi premier è dato a 79 mentre Veltroni a 17. Ma queste quotazioni non sono indicative perché sono state comprate solo poche decine di questi titoli, mentre per esempio di Hillary candidata presidenziale sono stati comprati 566.000 titoli, di Obama 411.

Il filo spinato che ci circonda ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: i rom sradicati da Rutelli e Veltroni, la cacciata dei rumeni dell'autunno 2007, l'espulsione dei cinesi dal centro di Milano. I campi sono duraturi oppure elastici, intermittenti, just-in-time, esattamente come il lavoro, di cui costituiscono, in un certo senso, un'interfaccia, almeno per le categorie marginali di esseri umani.

Brogli a Palermo a favore della Cdl ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E' in questo clima che Silvio Berlusconi ha rilanciato ancora una volta il rischio brogli: "E' un pericolo che credo incomba ancora: c'è l'antica professionalità della sinistra in questo". Ma Veltroni non è stato da meno: "Si parla di brogli, ed ecco spuntare quelli di Palermo", commessi a favore del centrodestra.

Walter e Fausto, appelli separati contro la 'ndrangheta ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Come sempre Veltroni usa le buone maniere, persino riprende chi, dal pubblico, urla un "buffone" all'indirizzo di Berlusconi: "Non usiamo questi toni. Noi siamo altro". Più tardi, a Catanzaro, gli sfuggirà di bocca il primo "Berlusconi" della campagna elettorale.

Verba votant ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Detto ieri da Walter Veltroni, cultore di questa e altre madeleine popolari. E' la prima volta, a memoria d'archivio, che la mitica siringa per bambini di un ancor più mitico spot degli anni '80 ("Fatto. Già fatto?" e poi "Pic: la siringa niente male") viene utilizzata come metafora nella politica italiana.

Prodi l'invisibile: niente conferenza stampa finale ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: allora presidente del consiglio Berlusconi e alla rinuncia per tenere fede a una sua forte convinzione. Le elezioni comunque hanno terremotato i palinsesti Rai. Da martedì iniziano su Raidue le interviste separate ai candidati premier: iniziano Veltroni e Berlusconi. Dal 7 invece gli appelli finali delle varie forze politiche (ultimo il Pdl).

Alla ricerca del voto operaio ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a confronto Sinistra arcobaleno I 1000 euro promessi da Veltroni? Una bufala. E i salari vanno legati all'inflazione reale Sara Farolfi La Sinistra, a Milano, presenta le sue proposte sul lavoro. E il sindacato dov'è? A Brescia. Dicono che è solo frutto di una coincidenza se oggi, rispettivamente nelle due città, Sinistra arcobaleno e Partito democratico chiamano a raccolta (

<In tv suono i citofoni a teatro canto alla Gaber> ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Squalificherebbe Veltroni e Berlusconi: si sono copiati il programma. Io ne ho uno personale. Tra i punti, l'uso dell'ambulanza anche per entrare nei rave e non solo per uscire. Si chiama progetto Selva, e serve a proteggersi da chetamine, anfetamine, De Filippi e Moccia".

Il leader pronuncia la parola Berlusconi ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: leader pronuncia la parola Berlusconi MILANO - Ieri, per la prima volta durante la campagna elettorale, Walter Veltroni, durante un comizio a Catanzaro, ha nominato Silvio Berlusconi. Dopo essersi accorto di averlo citato, il leader del Pd si è fermato, ha sorriso ed ha ripetuto la frase chiamandolo, così come ha sempre fatto, "il principale esponente dello schieramento a noi avverso"

La scelta di Prodi: non farò la mia conferenza finale ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: differenza di ciò che fece Silvio Berlusconi, "per non dare un indebito vantaggio" alla sua parte politica. Per il momento Walter Veltroni preferisce non commentare, ma sa bene che quella decisione sarà oggetto di un nuovo tormentone del Pdl, che già lo accusa: "è stato lui a chiederlo al Presidente del Consiglio perché non vuole che compaia nell'ultima fase della campagna elettorale"

Candidati Walter ultimo per audience ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Candidati Walter ultimo per audience MILANO - Audience scarsa per Walter Veltroni giovedì a "Primo Piano" su Rai Tre. Il leader del Pd ha ottenuto l'ascolto medio di 697.000 persone, ultimo tra i candidati premier che hanno partecipato alla trasmissione televisiva. Primo in questa classifica è Silvio Berlusconi (con 1.

Mozzarella, via libera della Ue E la Francia revoca il blocco ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni non fa il nome del Cavaliere, ma allude certamente a lui quando lamenta che "qualcuno ha provato a trasformare anche il problema delle mozzarelle in un tema polemico di campagna elettorale". Invece, esulta il leader del Pd, "l'efficienza dei controlli pubblici ha spento la crisi e convinto tutti,

Bossi: Silvio accetti il duello televisivo ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE L'intervista Il leader della Lega Bossi: Silvio accetti il duello televisivo DOMODOSSOLA - Silvio Berlusconi "non dovrebbe rifiutare il confronto televisivo con Veltroni, perché in un faccia a faccia vincerebbe a mani basse", dice al Corriere Umberto Bossi. "E' più simpatico e piace alla gente". A PAGINA 13.

Berlusconi diserta Raitre e la vieta anche a Veltroni ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: di avere la disponibilità di Veltroni a un "faccia a faccia" e di aspettare la risposta di Berlusconi. Comunque il via libera per due interviste separate, e quindi per un duello virtuale, c'è. Ma c'è dell'altro. In un'intervista a Italia Oggi Berlusconi dichiara di essere rimasto amareggiato per il comportamento di Luca di Montezemolo,

Arcobaleno, spunta la strategia anti Pd ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in modo da togliere qualche senatore a Berlusconi, non ha mai convinto Veltroni. Piace ai dalemiani, da Bersani in giù, che sperano in un pareggio a palazzo Madama e in un'intesa di qualche tipo con il centrodestra. Non piace, però, al leader che non vuole "pasticci o inciuci", e che, soprattutto, punta a un Pd con una robusta percentuale.

E Casini lodò Umberto: solo lui capisce ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: inciucio tra Berlusconi e Veltroni, entrambi ritengono che l'inciucio non ci sarà, ed entrambi vorrebbero capitalizzare la loro forza. A partire dalle riforme, visto che il Senatùr vorrà vigilare dalla poltrona del ministero, e visto che il segretario dell'Udc Cesa continua a sottolineare "l'asse di ferro stretto con la Lega per una legge elettorale proporzionale"

Bossi: Silvio, sfida Walter in tv ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Faccia a faccia: fa bene a tirarsi indietro Berlusconi? "No, non dovrebbe rifiutare il confronto con Veltroni. Il Cavaliere nella sfida vincerebbe a mani basse: è più simpatico e quando va in televisione scherza e non parla di politica. Quindi vince, perché la gente guarda quelle cose lì" .

A lla ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Silvio Berlusconi, ripetere di avere già vinto con un margine più o meno fisso del dieci per cento significava mostrare illusoria la rimonta del centrosinistra. Ed infatti, quasi di rimbalzo Walter Veltroni ha accreditato un distacco via via minore rispetto al Pd.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Politica Bossi: Silvio duelli con Walter Silvio Berlusconi "non dovrebbe rifiutare il confronto televisivo con Veltroni, perché in un faccia a faccia vincerebbe a mani basse", dice al Corriere Umberto Bossi. Esteri Cuba, da RaÚl sì ai cellulari Ancora una mossa liberalizzatrice di RaÚl Castro a Cuba.

ROMA Berlusconi teme per il Senato l'intesa tra Pd e Bertinotti. Ma aggiunge: Ruini sa ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Che bisogna votare per me. Lo scontro con Veltroni continua in tv a colpi di veti incrociati. Match tra i due leader l'11 aprile da "Matrix", ma si tratterà di due interventi separati. Casini: se non vince nessuno, "governo dei migliori".

Strategie ( da "Riformista, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La seconda delle ragioni politiche è che non è così certo che Veltroni abbia interesse a un Senato senza maggioranza. A quel punto, dovrebbe decidere. Decidere se fare un accordo con Berlusconi (già sentiamo le urla di inciucio-inciucio che Veltroni stesso si è dannato per smentire in tutta la campagna elettorale);

Calabria nel testa a testa tra Pd e Pdl decisivo il suo pacchetto ( da "Riformista, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: accolto Walter Veltroni e oggi riceverà Silvio Berlusconi ci sono i morti ammazzati. Quattro in sei giorni. Non è la Locride in cui è caduto Fortugno né la bollente piana di Gioia Tauro, dove comunque un cadavere ancora caldo c'è, ed è quello del ventenne Luigi Galati, incensurato, che la nera locale ha catalogato alla voce "genero del presunto boss di Seminara Domenico Stantaiti"

ROMA Si faccia o non si faccia? Il problema è il faccia a faccia. E' p ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mannheimer: "Non sarebbe male un faccia collettivo fra Bertinotti, Veltroni, Casini e Berlusconi. Si creerebbero, davanti alle telecamere, alleanze inedite e bisticci fra i più simili". Amadori: "No. Le sfide di tutti contro tutti avrebbero un deficit di pathos. Sono come le partite di un girone di campionato.

ROMA - Come nei "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, in video, nel convulso ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E in questo modo ha impedito che domani "In 1/2 h" ospitasse Veltroni. Ripicche o strategie? "Solo impegni elettorali" fa sapere Berlusconi". "Se la mia assenza da "Porta a Porta" era violenza allora questa mossa di Berlusconi che cos'è?", chiede retoricamente Veltroni. Ed è la prima volta che nomina l'avversario in questa campagna elettorale.

Il 10% degli italiani nel 2006 ha scelto per chi votare solo l'ultima settimana. Non sare ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Il 10% degli italiani nel 2006 ha scelto per chi votare solo l'ultima settimana. Non sarebbe male un faccia a faccia collettivo Bertinotti-Veltroni-Casini-Berlusconi. Si creerebbero alleanze inedite in tv".

Spero il faccia a faccia Veltroni-Berlusconi non si faccia. Sennò qualcuno potrebbe avere ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Spero il faccia a faccia Veltroni-Berlusconi non si faccia. Sennò qualcuno potrebbe avere l'insana idea di guardarlo". E Alessandro Amadori: "Il duello del 2006 Prodi-Berlusconi ha spostato 500 mila voti".

Dal nostro inviato TAORMINA Sulla Maserati scura d'ordinanza, senza predellino, ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: né Berlusconi né Veltroni, potranno esserne i protagonisti". La novità di Casini arriva al termine dell'intervento più volte applaudito di fronte alla Confagricoltura. "Il mio obiettivo è essere determinante, e al Senato sarà così", promette il leader dell'Udc, che spiega come il tentativo di isolare o mettere all'angolo i centristi sia "

ROMA - Silvio Berlusconi insiste: gli elettori di Udc e Destra votino il Pdl al Senato. Quel ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche se Walter Veltroni, in realtà, non ha mai assecondato la filosofia del "voto disgiunto". Anzi, al loft la contrastano. Gli elettori però restano liberi. E il movimento di pochi può pesare tantissimo. La regola di Berlusconi. Sin dall'inizio della campagna elettorale, il Cavaliere ha sostenuto che il solo voto utile nel centrodestra fosse quello al Pdl.

Rocco Buttiglione per l'UDC di Alessandria. Domani la Santanché ( da "Giornal.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E ancora: "La nostra idea delle democrazia è l'ascolto, quella di Berlusconi e Veltroni è quella televisiva". "Il Governo Prodi è stato un disastro. La gente si è sentita violentata dalle vessazioni delle tasse. In Italia è riemerso il popolo cristiano, l'unica speranza per il Paese". Foto Carlo A.

La Casa bianca corre sui <futures> ( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Può interessare il lettore italiano che Berlusconi premier è dato a 79 mentre Veltroni a 17. Ma queste quotazioni non sono indicative perché sono state comprate solo poche decine di questi titoli, mentre per esempio di Hillary candidata presidenziale sono stati comprati 566.000 titoli, di Obama 411.

PERSO MEZZO MILIONE AL GIORNO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per Berlusconi "una vicenda di assoluta e negativa attualità" che con l'emergenza rifiuti costituisce "la rovina dell'immagine italiana"; Veltroni denuncia un tentativo di recuperare voti "con i latticini che stavano già invadendo i tg. Ma l'efficienza dei controlli pubblici ha spento la crisi";

NON DARò ALITALIA AI FRANCESI, CI OFFENDONO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: italianità della compagnia tifano tutti per Berlusconi, sul fronte opposto i fautori dell'accordo con Air France sono decisamente più in imbarazzo. Dovendo fare i conti con il no dei sindacati e con il nodo degli esuberi. Walter Veltroni, però, non rinuncia alla stoccata contro il Cavaliere: "Fosse esistita una cordata sarebbe stata importante.

SENATO IN BILICO, LE STRATEGIE DEL VOTO DISGIUNTO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche se Walter Veltroni, in realtà, non ha mai assecondato la filosofia del "voto disgiunto". Anzi, al loft la contrastano. Gli elettori però restano liberi. E il movimento di pochi può pesare tantissimo. La regola di Berlusconi. Sin dall'inizio della campagna elettorale, il Cavaliere ha sostenuto che il solo voto utile nel centrodestra fosse quello al Pdl.

LA MAFIA NON CI VOTI, LA DISTRUGGEREMO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in cui Berlusconi l'accusa di essere caduto "nel ridicolo", Walter Veltroni conferma l'indole buonista e zittisce con un gesto della mano i fischi che si levano dalla platea all'indirizzo dell'avversario: "Noi siamo diversi", assicura il leader del Pd che a Reggio Calabria rispolvera ventotto anni dopo la teoria della diversità coniata da Enrico Berlinguer dopo il terremoto dell'

BERLUSCONI-VELTRONI, PROVE DI MATCH IN TV ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi-Veltroni, prove di match in tv RAFFAELE INDOLFI L'annuncio in serata è del conduttore di Matrix, Enrico Mentana: il match tra Berlusconi e Veltroni si farà venerdì 11 aprile, alla vigilia del silenzio elettorale, su Canale 5. Ma a distanza.

NAPOLI E IL SUD HANNO BISOGNO DEI MIGLIORI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: saremmo in prima fila anche contro inciuci tra Berlusconi e Veltroni che mascherassero la difesa di interessi forti". Chi la attacca le ricorda che ha governato a lungo con Berlusconi e che ne ha votato tutte le leggi, anche quelle ad personam. Come risponde? "Che sono fiero di averlo fatto perché ho tenuto saldo un rapporto di lealtà con i miei elettori.

QUARANTENNI ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali?

22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti ( da "Stampa, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

Perché il futuro è da questa parte ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tarda vittoria di Berlusconi, in parte è la dimensione che Veltroni sa praticare meglio, ma in parte è anche l'effetto inevitabile di questa immaturità del Pd. Attenzione però, perché personalizzazione non vuol dire solitudine. Tutto si può dire di Veltroni (anche che ha commesso alcuni errori, a partire dalle liste dei candidati e poi forse nel timing delle proposte programmatiche)

Il problema non è la par condicio ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alla fine, fateci caso, Veltroni e Berlusconi compariranno direttamente davanti agli italiani meno di altri candidati premier. Meno di Bertinotti, di Casini, della Santanché. Poi, certo, ci sono i telegiornali: quelli seguono le notizie e sanno chi può vincere le elezioni e chi no.


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Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Da domani previsioni secretate per legge. Le ultime danno una spinta a Veltroni Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi Muore la cordata mai nata, un altro bluff scoperto. Ora può solo perdere Il Cavaliere svela il bluff: non c'è nessuna cordata italiana ma solo "contatti informali con diversi imprenditori ". E in ogni caso, sostiene il leader del Pdl, "bisogna aspettare che la trattativa con Air France si esaurisca" prima di poter considerare un'alternativa. È un Berlusconi che fa marcia indietro rispetto all'ostentata sicurezza degli ultimi giorni, quello che ieri si è visto costretto a precisare le indiscrezioni rivelate dalla Stampa sui possibili partecipanti alla cordata. Pezzi grossi come Mediobanca, Eni e Benetton, una volta visti tirati in ballo non hanno aspettato molto prima di smentire ogni interesse per l'affare. Andandosi così ad aggiungersi al niet di Banca Intesa. Insomma, una bella botta per il Cavaliere e per il suo partito, che rischia di riverberarsi sul voto del 13 aprile. Gli ultimi sondaggi disponibili infatti fanno registrare un Partito democratico in rimonta mentre il Pdl fa segnare una battuta d'arresto se non una lieve flessione. Per non parlare del caos senato: a palazzo Madama diventa sempre più probabile uno scenario in cui il centrodestra non riesce a raggiungere la maggioranza.

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Comunque, la sua storia è nita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Potrebbe lasciare con quello che Ferrara chiama l'happy end. Ma anche senza alcun happy end, bensì in un gran casino di parlamento ingovernabile e maggioranza inesistente. Comunque vada, anche l'esito imbarazzante della sortita su Alitalia conferma che Silvio Berlusconi è alla fine della sua parabola come politico. È seduto su una montagna di voti che si è ricostituita tre anni fa (era allora che a n d a v a fatta l'oper a z i o n e Veltroni, e lui che allora non se la sentì forse adesso se n'è reso conto) e che il Pd non riesce a erodere. Ma sono voti rassegnati, di ripiego, negativi, privi di passione com'è privo di passione e di voglia di governare l'uomo che li raccoglierà per l'ultima volta: il debole colpo di coda di una vicenda chiusa. Lo sa l'establishment, che si tiene alla larga da boutade tipo Alitalia, lo sanno osservatori e investitori stranieri, gli italiani che non lo sanno lo capiranno comunque presto, dopo il 14 aprile. Il Pd tenterà il colpaccio subito, per togliere l'happy end a Berlusconi ed evitare questa umiliazione all'Italia. Se il colpaccio non dovesse riuscire (sarà comunque di poco), si tratterà di decidere se lasciar sprofondare la destra nei guai da essa stessa provocati, oppure offrire la mano per rimettere insieme i cocci di istituzioni impazzite. Dicono dal loft che questo non è tema di adesso. Che ora bisogna solo battersi per vincere. Hanno ragione, la rimonta non è impossibile. Poi però sfuggono qua e là (Bettini, Franceschini, Finocchiaro...) frasi smozzicate sul dopo che lasciano intravedere opinioni diverse sull'alternativa di cui sopra. Non sarà una scelta facile, se mai si porrà. Basti dire che uno dei passaparola via email sul famoso tema ieri ripreso da Europa (aiutare Sa e Udc a fare il quorum al senato nelle regioni dove questo danneggerebbe Berlusconi?) si intitola: "Vade retro Satana". Così è fatta la nostra gente.

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Il Cavaliere svela il bluff (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LA VENDITA DI ALITALIA Mediobanca, Eni e Benetton smentiscono ogni interesse. Berlusconi conferma che la cordata non c'è Il Cavaliere svela il bluff RAFFAELLA CASCIOLI Comprereste una compagnia di bandiera da quest'uomo? Dopo 14 anni di politica, due governi fallimentari e una procedura d'infrazione per deficit eccessivo all'Italia come antipasto di una bancarotta annunciata, Silvio Berlusconi ha di recente rispolverato il più classico dei "ghe pensi mì". "Su Alitalia ci penso io, organizzo io la cordata", ha sparato ai quattro venti in questi giorni. Peccato che ieri ha dovuto fare retromarcia e confermare che di imprenditori disponibili non ce ne sono, e che nelle mani si ritrova "solo esplorazioni e contatti avviati dai consulenti". Berlusconi da un mese sta "giocando" a gatto e topo con la compagnia di bandiera italiana, che solo a gennaio ha bruciato 85 milioni di euro facendo lievitare il debito a 1,28 miliardi. L'ultima boutade è di ieri: in una conversazione con La Stampa ha rivelato i nomi della cordata italiana: Ligresti, Benetton, Mediobanca, Eni e ce ne sono tanti altri... Fioccano le smentite: Mediobanca, l'Eni, Benetton e lo stesso Berlusconi ("sono indiscrezioni e supposizioni giornalistiche"). Società quotate messe in imbarazzo da colui che si candida ad essere per la quarta volta premier in un momento in cui, vista l'aria che tira sui mercati, la credibilità è tutto soprattutto quando uno stato in bilico come l'Italia potrebbe incontrare, come ha scritto di recente il Financial Times, qualche temporanea difficoltà nel collocamento dei titoli pubblici essendo costretto a pagare rendimenti più alti del previsto. Eppure un Cavaliere senza scrupoli da tempo sostiene con mezze affermazioni il suo bluff e cosa più grave i nomi dei cavalieri bianchi arrivano nel giorno in cui Air France sottoporrà la nuova proposta ai sindacati. Per il leader del Pd, Walter Veltroni, "non si possono fare affermazioni che non siano sostenute dalle realtà delle cose. La politica è una cosa seria in cui ogni parola pesa e ha un effetto sulla borsa e sulla trattativa complessa in corso con Air France". Ma il premier perde il pelo e non il vizio. Era, infatti, il primo marzo quando, a campagna elettorale appena iniziata, il Cavaliere aveva invitato "a riflettere con attenzione sull'operazione Alitalia-Air France". Il passo successivo l'ha compiuto il 5 marzo quando ha detto "che la cosa migliore per Alitalia sarebbe che dieci imprenditori italiani entrassero in campo", salvo poi aprire alla possibilità di una "public company con francesi e olandesi". Il 18 marzo, però, non ce l'ha fatta più ed è sbottato: "L'Alitalia è una delle mie preoccupazioni". Dice di averlo comunicato a chi sta trattando (il governo Prodi), ma l'interessato smentisce. Il 19 marzo rompe gli indugi e con una chiamata alle armi solletica l'orgoglio imprenditoriale: in nome dell'italianità chiede di ricacciare oltralpe i cugini francesi. Il giorno dopo fa nome e cognome della cordata "amica": la regia spetterà ad AirOne e l'operazione "sarà sostenuta dall'aiuto di una cordata di banche, tra le quali potrebbe esservi Banca Intesa, il cui cda dovrebbe decidere domani, e di altri imprenditori, tra i quali vi potrebbero essere anche i miei figli". Ma le bugie hanno le gambe corte e il Cavaliere viene smentito appena dodici ore dopo dall'amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera: "È inimmaginabile che si faccia un'offerta su Alitalia". Il 21, ovvero una settimana fa, Berlusconi torna all'attacco e annuncia che entro pochi giorni si concretizzerà una cordata italiana, ma non fa nomi. In serata è, però, lo stesso Berlusconi a prendere più tempo e i pochi giorni diventano 3 o 4 settimane, dopo l'appuntamento elettorale. E a chi avanzava dubbi replica: "Ormai sono impegnato io, quindi si fa". In un impeto, neanche fosse un fiume in piena, spiega che "O si fa l'Alitalia o si muore" citando Garibaldi. Inizia il gioco delle scommesse, della caccia all'imprenditore, della speculazione in borsa dove il titolo è continuamente sospeso per eccesso di rialzo e sono scambiati di mano diversi milioni di pezzi. Poi arriva Pasqua e il fido Bonaiuti spiega che non si può fare una cordata tra il venerdì santo e pasquetta. Passano i giorni ma nessuno crede più al Cavaliere che continua a parlare di una cordata alla quale, però, i suoi figli non parteciperanno. Chi ha la memoria lunga all'estero difficilmente potrà dimenticarsi del fatto che il Cavaliere solo nel 2006 tifava per Air France definito un esempio positivo e due anni prima davanti a una compagnia di bandiera pronta a portare i libri in tribunale diceva: "Per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolvere". Se nel 2008 Berlusconi risolverà i problemi di Alitalia come fece nel 2004, gli italiani sono avvertiti.

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La "mala bestia" di Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PAREGGIO A PALAZZO MADAMA "Volete votare Udc? Alla camera, non al senato". A sinistra febbre da voto utile per il Pd La "mala bestia" di Berlusconi FRANCESCO LO SARDO Senatores boni viri, si diceva nell'antica Roma, senatus mala bestia. Duemila anni dopo, nel centrodestra, il motto è tornato prepotentemente d'attualità. Il senato è davvero una brutta bestia e ha voglia, Berlusconi, di dire che i suoi sondaggi gli assegnano "trenta senatori di maggioranza" a palazzo Madama. Pura propaganda, smentita dallo stesso Cavaliere che ha svelato ieri ai suoi amici di Confartigianato il forte timore per un possibile pareggio. "Se qualcuno vuol proprio votare Casini perché è un bel figliolo, il voto al limite glielo dia alla camera. Non dateglielo al senato, dove con il gioco del premio di maggioranza si rischia di impedire che ci sia una maggioranza che consente a chi va al governo di governare". Insomma ci ha pensato lo stesso Berlusconi ad apporre il sigillo di fondatezza all'ipotesi di pareggio, con tutte le conseguenze del caso: a destra e a sinistra. A destra l'effetto delle parole del Cavaliere è un tonico per l'Udc: "Sono convinto che saremo determinanti al senato ? s'è ringalluzzito Pier Ferdinando Casini ? da questo punto di vista sono molto sereno e confortato dai sondaggi". A sinistra l'effetto è quello di alimentare il dibattito, già accesissimo tra le file del potenziale elettorato della Sinistra arcobaleno, sul cosiddetto voto utile. Qui le posizioni che si confrontano, e si scontrano, sono due. La prima è fatta propria da chi sostiene che votando Pd, almeno al senato, si può fermare il Cavaliere impedendogli la vittoria. La seconda, fondata su studi pubblicati dal Messaggero (edito dal suocero di Casini) e su un sondaggio di Ipr marketing per Repubblica, dice che votando per il listone Sinistra arcobaleno (o per l'Udc) si può impedire al Pdl di prendersi tutti i senatori restanti nelle regioni dove vincerà il Pd e rosicchiare, secondo D'Alimonte sul Sole 24Ore, qualche seggio in Lombardia. "Conferme che la tesi del voto utile al Pd è un inganno", dice Pecoraro. Nonostante gli sforzi matematici e mediatici, questa scuola ha però avuto poca fortuna, mentre quella del voto utile al Pd ha attecchito. Ne è una conferma la scomparsa dalle pagine del quotidiano comunista il manifesto, dei risultati del sondaggio online sulle intenzioni di voto dei lettori: risultati imbarazzanti, da cui emerge che quasi un lettore su quattro (il 19,1% per la precisione) voterà Pd. Un dato che era peraltro in crescita, al ritmo di tre punti percentuali a settimana. A poco serve, però, nascondere ai lettori il tunnel che la talpa del voto utile ha scavato nella sinistra. Si tappa un buco da una parte ma una falla s'apre dall'altra. Così il compagno Enrico Calamandrei scriveva ieri nelle rubrica delle lettere: "...e quando Berlusconi avrà vinto e ci starà per almeno dieci anni, noi dell'Arcobaleno che faremo? Gli incontaminati duri e puri, mentre andremo a prendere insieme il tè delle cinque?". Aria di pareggio, dunque, ben avvertita dalle parti di viale Mazzini dove si profila una proroga del cda Rai fino all'autunno. L'elettorato bertinottiano in subbuglio è stato richiamato all'ordine ieri anche dall'ex disobbediente Anubi D'Avossa su Liberazione: "Voto utile a che? A tornare al voto dopo la riforma elettorale? Che farebbe in caso di pareggio Veltroni? Attendiamo risposte". Quella che gli arriva dalla Sicilia, dove Veltroni ha concluso il suo tour, è affidata ad Anna Finocchiaro, candidata governatore anche dal Prc: "La soluzione in caso di pareggio è una sola, fare subito la riforma elettorale e tornare a votare". Meno certo Fassino: "Quello che si farà in caso di pareggio lo valuteremo all'indomani del voto". Intanto nella testa degli elettori, in virtù dell'operazione Ipr-Repubblica, il chiodo del pareggio s'è ben conficcato: e dalla mezzanotte di domani è vietato diffondere i sondaggi.

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Il senato come quello di prima (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GLI ULTIMI SONDAGGI Il senato come quello di prima PAOLO NATALE Ultimo giorno di notizie elettoralmente sensibili. A quindici giorni dal voto, occorre fare il punto su quali siano gli attuali rapporti di forza tra le forze politiche in competizione, con uno sguardo "futuribile" a cosa accadrà poi realmente nel segreto dell'urna. La tabella pubblicata a corredo mostra abbastanza chiaramente cosa sta accadendo. La formazione capitanata da Silvio Berlusconi potrà avere un vantaggio alla camera compreso tra il 2-3 per cento e l'8-9 per cento, rispetto a quella capitanata da Walter Veltroni. Sembra quindi che le chances per la coalizione del Pd di vincere nel primo ramo del parlamento siano scarse, a meno ovviamente di accadimenti talmente apocalittici da rimettere in discussione tendenze che paiono consolidate. Vediamo nel dettaglio i singoli partiti. Il Pdl è stimabile tra i 38 e i 40 punti, segno che l'unione di Forza Italia e An e gli altri componenti confluiti nel nuovo partito ha fruttato un incremento di poco più di un punto, rispetto al risultato delle precedenti politiche del 2006: non molto, ma nemmeno poco, dato che in genere le confluenze determinano un lieve arretramento complessivo. Il secondo partito della coalizione di centrodestra, la Lega nord sembra godere di un buon vantaggio competitivo. Nel 2006 aveva il 4,6 per cento dei consensi, insieme all'Mpa, mentre oggi pare in crescita, considerando che si presenta unicamente nel centro-nord, raggiungendo probabilmente una quota tra il 5 ed il 6 per cento, con punte elevatissime nel lombardo-veneto. Le stime per la formazione di Lombardo sono piuttosto contraddittorie, ma dovrebbero permettergli di portare significative fascine (attorno allo 0,5%) alla coalizione di Berlusconi, principalmente in Sicilia ed in Calabria. Il Pd gode di buona salute, soprattutto se confrontato con i magri risultati di Ds+Margherita del 2006, che non arrivavano al senato nemmeno alla soglia del 30 per cento. Ma anche nel confronto con l'Ulivo della camera, l'incremento appare notevole, tra i 3 e i 5 punti, in massima parte provenienti da altre forze della precedente coalizione dell'Unione. La scarsa attuale affluenza da trafughi del centrodestra non gli permettono di compiere un balzo deciso in avanti: rimane molto probabilmente inevaso il tentativo di diventare il primo partito italiano. Anche la performance della lista Di Pietro sembra positiva, giungendo forse a raddoppiare il suo precedente elettorato e toccare quote superiori al 4 per cento. A completare l'organico della coalizione di Veltroni, arriva dall'Alto Adige il supporto dell'Svp, il partito del popolo sudtirolese, tradizionale alleato del centrosinistra: una quota di voti simile a quella che potrebbe portare dall'altra parte il Mpa di Lombardo, intorno al mezzo punto percentuale a livello nazionale. Le altre due forze intermedie, Sinistra Arcobaleno di Bertinotti e Udc di Casini, sono stimabili su percentuali simili, comprese tra il 5 e l'8 per cento, molto simili al risultato fatto registrare nelle precedenti elezioni del 2006. Per entrambi i raggruppamenti le speranze sono ovviamente di giungere a quote molto più elevate, magari sfondando il tetto del 10 per cento, ma non bisogna dimenticare che, con il costante appello al voto utile, era anche possibile uno svuotamento della loro riserva elettorale. Nuocerà probabilmente agli Arcobaleno la compresenza sulla scheda elettorale delle due-tre formazioni che si presentano con il tradizionale simbolo comunista della falce-martello, in grado di drenare un buon numero di voti, vicino all'uno per cento, a scapito della formazione di Bertinotti. La Destra della coppia Santanchè- Storace non gode di particolare appeal presso la popolazione elettorale: superare il 2 per cento, arrivando vicino al 3, sarebbe già un buon risultato, soprattutto se confrontato con il magro successo delle formazioni di estrema destra nelle precedenti elezioni. I Socialisti di Boselli ristagnano attorno all'uno per cento di voti, meno della metà del vecchio raggruppamento della Rosa nel Pugno, dove erano presenti anche i radicali. Scarse le chances infine delle altre formazioni minori, con forse l'unica eccezione ? oltre ai tre partiti comunisti ? della lista Grillo, del cui risultato è quasi impossibile fare previsioni significative. Ma se questo è il quadro della camera, tendenzialmente definibile con la vittoria di Berlusconi è, come ormai noto a tutti, il tema del risultato al senato quello che maggiormente rimane in bilico. Le più recenti stime parlano di un vantaggio, per la formazione del PdL-Lega-Mpa, compreso tra gli 8 e i 15 senatori, a seconda di quello che accadrà nelle 4-5 regioni critiche (Lazio, Liguria, Calabria, Sardegna e Abruzzo). Senza però contare i senatori a vita, in maggioranza più vicini al Pd. Il vero punto interrogativo sarà dunque questo: avremo quest'anno una riedizione, a parti invertite, del senato 2006?.

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<La Rai è dei comunisti>. Ma Silvio la riconferma, Petruccioli compreso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

TV   LANDOLFI E PETRONI CONTRO I VERTICI DI VIALE MAZZINI. PERÒ PER IL DOPO-VOTO C'È GIÀ UN'INTESA SULLA PROROGA DEL CDA E SULL'IPOTESI FONDAZIONE "La Rai è dei comunisti". Ma Silvio la riconferma, Petruccioli compreso (gio.co.) Sarà anche una Rai in mano ai comunisti ma a Berlusconi piace tanto così. Nel giorno in cui il Cavaliere lancia il suo affondo old style contro i vertici di viale Mazzini, arriva la conferma che in Rai non cambierà nulla. Almeno fino a dopo l'estate. Anche in caso di vittoria del centrodestra l'attuale cda resterà in carica fino a settembre, con una proroga de facto anche se non prevista dalla legge Gasparri, e l'attuale presidente Claudio Petruccioli potrebbe vedersi rinnovato il mandato per altri tre anni. La notizia trova conferme sia a destra che a sinistra, tanto da lasciare pensare a un'intesa tecnica bipartisan sul dopo voto. Non ci sarà nessuna rivoluzione a viale Mazzini, nessun ribaltone. Anche perché, con il ritorno di Angelo Maria Petroni in consiglio, la maggioranza resterebbe in mano al centrodestra che non ha nessuna intenzione di riaprire subito i giochi e toccare gli equilibri raggiunti con il centrista Marco Staderini. Una soluzione che in apparenza sembra contrastare con le tensioni che anche ieri hanno investito l'azienda pubblica. La decisione di Petruccioli e del dg Cappon di fermare il one man show del Cavaliere da Vespa ha indispettito Petroni che, in una lettera, l'ha definita "una decisione che non ha precedenti nella storia del servizio pubblico radiotelevisivo, presa senza che il cda venisse consultato, un fatto gravissimo che delegittima il servizio pubblico radiotelevisivo". La presa di posizione del consigliere seguiva a breve distanza quella del presidente della Vigilanza, Mario Landolfi che, contestando la decisione dei vertici di viale Mazzini, chiedeva a Porta a porta di confermare l'invito a Veltroni e Berlusconi per sbloccare l'impasse. In caso contrario "si darebbe a ciascun soggetto politico l'arbitrio di precludere, con la propria astensione, la partecipazione di tutti gli altri soggetti ai programmi che li riguarderebbero ". Cosa che sta già avvenendo visto che lo staff del Cavaliere ha di fatto bloccato la partecipazione del leader del Pd a In mezz'ora di Lucia Annunziata, prevista per domenica 30 marzo, non confermando la propria per il 6 aprile. In realtà la settimana prima del voto i due leader dovrebbero essere regolarmente a Porta a porta, quello del Pd giovedì 10 aprile e il suo avversario il giorno dopo. Nonostante le schermaglie e i veti incrociati che rischiano di mettere in standby altre trasmissioni tv (Ballarò ha chiesto di ospitare il faccia a faccia domenica 6 aprile) l'organigramma dell'azienda non dovrebbe subire scossoni post-elettorali. Sia il ministro Gentiloni che Landolfi hanno parlato di proroga per l'attuale cda, senza la sostituzione di Gennaro Malgieri, candidato alle elezioni nelle file del Pdl. In caso di vittoria, il centrodestra potrebbe dare il via libera anche alla rielezione di Petruccioli, come ha ammesso ieri l'ex ministro Gasparri nelle stesse ore in cui il collega Bonaiuti sparava contro il presidente di viale Mazzini. Un'ipotesi valida solo se non si dovesse mettere mano alla legge Gasparri che invece, proprio sui criteri di nomina dei vertici Rai, potrebbe cambiare, con uno stralcio della riforma Gentiloni2 e il via libera bipartisan al progetto-fondazione. Un banco di prova delle grandi riforme bipartisan da mettere in campo nel caso dalle urne di aprile uscisse un sostanziale pareggio. Un accordo di minima che si potrebbe trovare anche con una vittoria del Pdl.

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Bianchi lascia il pdci: vado coi democratici e la leader comunista dell'emilia vota pd - luciano nigro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il ministro: con Diliberto una separazione consensuale. Dolci, segretario regionale del partito: bisogna fermare le destre Bianchi lascia il Pdci: vado coi Democratici e la leader comunista dell'Emilia vota Pd Anche altri due candidati della sinistra radicale sosterranno Veltroni LUCIANO NIGRO BOLOGNA - Il ministro Alessandro Bianchi lascia il partito di Diliberto per quello di Veltroni: "E' una separazione consensuale", annuncia da Reggio Calabria. E dal cuore dell'Emilia arriva un annuncio senza precedenti. "Non votate me, né l'Arcobaleno; solo il voto al Partito democratico può impedire la vittoria delle destre e il ritorno al governo di Berlusconi e Fini", dice Loredana Dolci, segretario regionale del Pdci, candidata della sinistra Arcobaleno che a 15 giorni dal voto ha deciso di fare campagna elettorale contro se stessa e contro il suo partito per lanciare un appello a sostegno di Veltroni. Uno strappo accompagnato dalle dimissioni da segretario e dalla direzione nazionale. Con lei almeno altri due candidati della sinistra radicale, Matteo Riva e William Marastoni, capigruppo del Pdci in Comune e in Provincia a Reggio Emilia. Ma c'è chi scommette che sia solo l'inizio. Quello del ministro dei trasporti che ha lasciato il Pdci non è il solo caso destinato ad alimentare la tensione tra Pd e Arcobaleno. Mentre Berlusconi lancia l'allarme "voto disgiunto" temendo accordi sul Senato tra Veltroni e Bertinotti, dalla Calabria e dall'Emilia arrivano segnali contrari destinati a inasprire concorrenza elettorale tra gli ex alleati del centrosinistra. "La differenza tra gli schieramenti si è ridotta, la sfida è difficile, ma non impossibile. In questa situazione votare sinistra Arcobaleno rischia di contribuire a consegnare il paese alle destre" sostiene Loredana Dolci che fino a ieri organizzava i banchetti Arcobaleno e ora opta per un'inedita forma di auto-splitting. "Una scelta sofferta e lacerante, ma è la scelta giusta per il paese - si schermisce - come quella del '98 quando in tanti decidemmo di difendere il governo Prodi e lasciammo il Prc". Un gesto clamoroso che, anche se Dolci non ne parla, nasce da un violento scontro sulle liste. I suoi sostenitori (un bel pezzo del Pdci lungo la via Emilia) volevano una donna. Roma, invece, ha deciso di riconfermare Roberto Soffritti, ex sindaco di Ferrara e tesoriere del partito. "Non voglio polemizzare con i dirigenti nazionali - rilancia Dolci, 45 anni, assessore provinciale a Reggio Emilia - ma comunque andranno le elezioni i deputati del Pdci saranno tutti uomini. Un risultato oltraggioso per le elettrici di sinistra". Rivalità interne, dunque, come quelle che hanno pesato anche sulla decisione di Bianchi di lasciare il partito e aderire al Pd di Veltroni. A dispetto delle dichiarazioni ufficiali ("Nessuna sorpresa, Bianchi era un indipendente" dice Manuela Palermi) i rapporti tra il ministro, ex rettore dell'ateneo reggino, e il partito in Calabria erano pessimi, fino a sfociare in mozioni di sfiducia al congresso e in un velenoso addio del segretario del Pdci di Reggio Calabria Enzo Infantino: "Il ministro dei record negativi ci lascia perché ha capito che nessuno lo avrebbe candidato".

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Veltroni, sfida alla criminalità "le cosche non ci votino" - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni, sfida alla criminalità "Le cosche non ci votino" "Le distruggeremo. Gli altri partiti dicano lo stesso" Tour calabrese del segretario Pd: "Mai il distacco tra noi e il Pdl è stato così ridotto" GIOVANNA CASADIO dal nostro inviato VIBO VALENTIA - Non è solo una questione di indecisi e di scontenti, in Calabria il voto è anche un affare di 'ndrangheta. Ma alle cosche, nel pieno delle grandi manovre elettorali, Walter Veltroni torna a dire: "So che si stanno muovendo, decidano quel che vogliono ma non di votare per noi, perché il Pd distruggerà quei poteri che impediscono lo sviluppo del Mezzogiorno, schiaccerà la 'ndrangheta che è una sanguisuga e la mafia e la camorra. Non vogliamo voti con le mani insanguinate. Questo è il momento in cui le organizzazioni criminali offrono i loro voti in cambio di qualcosa per il futuro, in cui si stringono patti sbagliati". A ogni piazza calabrese che percorre, con migliaia di persone che arrivano e riempiono l'auditorium a Reggio Calabria, il quattrocentesco ex convento domenicano a Vibo, il Politeama a Catanzaro, il segretario dei Democratici aggiunge un tassello alla "sfida per il Sud". Sulla legalità, soprattutto: vediamo se oggi, fa intendere, Berlusconi nel suo comizio a Catanzaro avrà lo stesso coraggio. "Vorrei che la nostra frase rivolta alle cosche fosse ripetuta da tutti i leader politici". A Vibo, che è stata due volte alla ribalta delle cronache per le tragedie della malasanità e dopo avere incontrato i genitori di Flavio Scutellà, il bimbo caduto da una giostra e morto a causa dei ritardi nei soccorsi, parla delle cose che interessano alla gente: "I primari non devono essere nominati per lottizzazione politica ma per capacità, questa regione deve avere ospedali che funzionano come il resto d'Italia". C'è quasi una standing ovation. Come quando accenna ai brogli: "Si parla di brogli e ora a Palermo sono stati individuati alcuni autori che erano tra quelli che denunciavano i brogli elettorali". Nella terra dell'omicidio Fortugno, delle stragi di 'ndrangheta, il pulman sfiora anche il luogo dell'agguato mortale all'imprenditore Antonio Longo. Veltroni è accompagnato dal capolista del Pd al Senato, il superprefetto Luigi De Sena, da Rosa Calipari, ma è Marco Minniti, il vice ministro all'Interno, che ha organizzato gli appuntamenti e che non usa mezzi termini: "La ndrangheta sta insanguinando questa campagna elettorale, sotto elezioni solitamente le faide si fermavano, ora non più. Noi dobbiamo definitivamente rompere il rapporto tra mafia e politica". Reso ancora più appetitoso dai cento miliardi di euro di fondi comunitari stanziati per il sud per il 2007-2013. Questo è l'altro elemento da cui parte il Pd per affrontare il capitolo infrastrutture e il piano per il Sud già tradotto in un ddl. Michele Ventura lo illustra: alta velocità ferroviaria Napoli-Bari; ammodernamento della Taranto-Reggio; potenziamento della Battipaglia-Reggio e della Catania-Palermo; accesso alla banda larga. Veltroni lo sintetizza in un'altra battuta sull'autostrada Salerno-Reggio: "Non so quanto tempo ci sia voluto per fare gli acquedotti romani ma certo meno che per fare la Salerno-Reggio". Ha accanto sul palco di Reggio il ministro dei Trasporti uscente, Sandro Bianchi, il professore che stava con Diliberto e che ora ha scelto il Pd. Un colpo messo a segno nella Calabria in bilico al Senato, dove il Pd si batte per avere il premio di maggioranza come nel 2006. La scommessa è però sempre sugli indecisi. Veltroni spiega: "Quando gli indecisi si decidono vanno con il Pd, mai il distacco tra noi e il Pdl è stato così ridotto". Nel giro calabrese botta e risposta con Agazio Loiero, il "governatore", che sul federalismo fiscale ha scritto al segretario una lettera aperta. Veltroni rassicura e Loiero a Reggio è sul palco.

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Videochat, seimila domande in notturna a walter - giovanna vitale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Forum online del leader del Pd a Catania. Molti interventi sui precari, interventi anche dall'estero. Picco d'ascolto dopo mezzanotte Videochat, seimila domande in notturna a Walter GIOVANNA VITALE ROMA - è stato il circolo on-line Barack Obama a chiamarla la "centoundicesima" provincia del tour elettorale. Ma, a giudicare dai numeri, vale almeno il triplo. Perché gli utenti che si sono collegati con la chat di Veltroni organizzata nella notte tra giovedì e venerdì da Democratica tv sono stati oltre 14mila, picco di massimo ascolto, 20 minuti dopo mezzanotte. Eccola l'ultima frontiera del leader del Pd: intercettare umori e desideri del popolo della rete, nella speranza di trasformarli in voti. La Notte Bianca del Web è andata in onda da Catania alla fine di una delle tappe più faticose del pullman verde. Un'ora e un quarto di domande e risposte, dalle 23.30 sin quasi all'una, sul programma e su Berlusconi, sulle difficoltà dei precari e l'imitazione di Fiorello. "Sono un vecchio navigatore" si presenta Veltroni "mi appassionano le grandi opportunità offerte da questi nuovi strumenti". A incalzare il segretario, leggendo gli oltre seimila quesiti piovuti a valanga, Marino Sinibaldi. Alessandra, che vive negli Usa dal 2004, chiede cosa intende fare per i ragazzi che hanno dovuto trasferirsi all'estero per lavoro. Veltroni lo ripete da sempre: "Fare dell'Italia un paese ospitale, che dia speranza ai giovani: è esattamente l'idea dalla quale siamo partiti. Un paese che ritrovi il valore del rischio, la voglia di fare ricerca e di intraprendere, che recuperi quel dinamismo che ha perduto". Gianni non sa come convincere la figlia che vota per la prima volta: "Ai giovani bisogna parlare delle cose che li riguardano, dalla scuola allo sport. E dirgli che il Pd è una forza che guarda al futuro e può essere un riferimento per le nuove generazioni". E quando un internauta chiede: "Visti i problemi per il confronto in tv perché non lo fate on line?", Veltroni sorride: "Ma io lo faccio anche over line, dove vuole. Tuttavia se Berlusconi avesse detto dall'inizio "io il dibattito non lo voglio fare", benissimo, la gente si sarebbe fatta la sua opinione... Penso sia sbagliato sottrarre agli italiani quello che è consentito ai cittadini di tutti gli altri paesi". Il tempo è poco, domani si riparte. Ma "è stato un successo", commenta Veltroni. E a breve si replica: con Franceschini. SEGUE A PAGINA 6.

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Campania, d'alema fa scudo a bassolino "non fate dispetti, ci giochiamo l'italia" - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Già mille chilometri e 29 incontri. "Emergenze ed eccellenze, è come andare sulle montagne russe" Campania, D'Alema fa scudo a Bassolino "Non fate dispetti, ci giochiamo l'Italia" L'ombra dei rifiuti accompagna ogni comizio. "Però ricordate, si vota per il governo" ANGELO CAROTENUTO NAPOLI - Ormai sono mille chilometri. "Presidente, anche di più". è la scorta che tiene il conto. Mille chilometri, e neppure uno normale. Sulle vie di Napoli e provincia, in questa campagna elettorale che chiama matta e disperatissima, Massimo D'Alema si sente come sulle montagne russe. "O si va su o si va giù. O trovi le emergenze o trovi le eccellenze". Ha infilato finora 29 appuntamenti in agenda, tra una missione a Parigi e un comizio in Puglia. "Se la sera non sei stanco, non sei un buon candidato". Ancora lo invitano, il candidato D'Alema. "è un viaggio incredibile. Scopri che qui è più facile costruire un pezzo raffinatissimo per un aeroplano che togliere un sacchetto dalla strada". Ora può metterla anche così, ai bordi delle strade che l'azienda comunale dichiara ufficialmente a "cumuli zero". Sono smaltiti i rifiuti arretrati, non i problemi che hanno portato a Napoli da capolista del Pd alla Camera il ministro degli Esteri e vicepremier di Prodi. è la missione impossibile chiestagli da Veltroni, colmare uno spazio vuoto nella terra in cui il Pd non poteva farsi propaganda col governatore Bassolino e il sindaco Iervolino. Due dei suoi 45 saggi. Serviva uno scudo. "Sono l'avvocato della Campania", ammette ora D'Alema dinanzi alle "cause" che si accumulano. L'ultima è la mozzarella alla diossina, che giovedì l'ha tenuto al telefono con Livia Turco fino a mezzanotte. "Sia chiaro che non ho smesso di mangiarla". Non solo. Gli è finita addosso che era un problema, e ora sta provando a farla diventare un boomerang contro "il centrodestra che ci sta speculando". Per farne un'arma da spendere in favore del Pd. Come coi rifiuti. "Bisogna entrare nell'animo di chi ti sta davanti". Si chiama Effetto Orgoglio. "Guardate come vi descrivono". è l'interpretazione dalemiana del sentimento diffuso tra la gente. Tra i manager della grande distribuzione che gli chiedono: la sinistra cosa ha fatto per noi? Nel disincanto dei ragazzi di Scampia e dei metalmeccanici di San Giovanni a Teduccio. Tra gli scienziati del centro di biotecnologia avanzata, i diportisti di Mergellina, industriali e artigiani, docenti di agraria, operai del metrò. Tappare e cucire. Arginare il malcontento. Come quello dell'altra sera a cena in una villa dell'alta borghesia napoletana, con Riccardo Villari al suo fianco. E poi una replica sull'anticamorra a Saviano e una scossa ai sindaci delusi: "Datevi da fare. Cercate confusi e indecisi. Dite che abbiamo capito la lezione". Quella gente tra cui D'Alema avverte "un misto di umiliazione e di protesta, l'amarezza per come sono andate le cose e l'orgoglio ferito di chi non vuole essere rappresentato così". Così significa coi rifiuti in strada e le mozzarelle avvelenate. "Siamo sotto attacco. Una campagna di annientamento". In giro c'è solo la sua faccia sui poster del Pd e sullo slogan scelto: "Sud, non sudditi". Qualcuno doveva prendersi il partito e i suoi problemi sulle spalle, nella terra in cui il presidente della Regione è sotto processo per i rifiuti, due assessori della sua giunta e cinque consiglieri della maggioranza arrestati in pochi mesi. Coi bassoliniani in sindrome da accerchiamento, i demitiani in crisi da isolamento, i sindaci delusi perché fuori dalle liste, Nicolais con l'investitura di Veltroni. La vera ombra che segue i passi di D'Alema è il futuro di Bassolino. La linea: "Ora si vota per il governo del Paese. Poi deciderete di fare un bilancio su luci e ombre". Deciderete. Voi campani, non Roma. Per ora così dice. "Una riflessione equilibrata, ricordando le macerie su cui s'è costruita una stagione. Non credo che per fare un dispetto a Bassolino e Iervolino, i napoletani vogliano consegnare il governo a Berlusconi e la Lega". Con Bassolino sarà il 9 in piazza Plebiscito, nel giorno dell'arrivo di Veltroni. In 500 ieri l'hanno accompagnato in corteo alla Casa del popolo nel quartiere Ponticelli. "Preside', e Bassolino?". E lui a parlare di Berlusconi. "Una volta aveva una ricetta: meno tasse. Oggi è un re taumaturgo che propone se stesso e i figlioli. Sia alle precarie carine sia all'Alitalia, Capisco che c'è quel detto che ogni scarrafone? però si tratta di ipertrofia dell'ego". E via di nuovo. O su o giù.

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La sindrome di arcore - giovanni valentini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti Il sabato del villaggio LA SINDROME DI ARCORE GIOVANNI VALENTINI Si può ridurre tutta la competizione elettorale a un faccia a faccia televisivo? E si può innescare intanto un meccanismo di ritorsioni e ripicche reciproche, disertando per rappresaglia i confronti a distanza? Che senso ha tutto ciò agli occhi dei cittadini e degli elettori? è una sorta di pena del contrappasso quella che colpisce ora, per aspetti diversi, Silvio Berlusconi da una parte e Walter Veltroni dall'altra. Colpisce Berlusconi perché espone Sua Emittenza, il "grande comunicatore", al rischio di un rifiuto, di una fuga ignominiosa dal duello in tv. E colpisce però anche Veltroni perché lo costringe a ingaggiare, proprio sul terreno televisivo, una contrapposizione personale che finora il leader del Pd aveva cercato in tutti i modi di evitare nella convinzione che non giovasse all'immagine moderata del suo partito. Da strenuo combattente qual è, a corto di argomenti, Berlusconi non trova di meglio che contrattaccare con l'accusa che "la Rai è in mano ai comunisti". Ma lo slogan è davvero tanto logoro quanto poco credibile. Da perfetto inseguitore, Veltroni raccoglie la sfida e rilancia colpo su colpo: sull'Alitalia, sulle pensioni e infine sulla tv. è il trionfo della politica mediatica, la berlusconizzazione strisciante della politica, la vittoria della televisione sulla politica. Quante volte è stato detto, qui e altrove, che la vera politica non si fa in tv, che i talk-show non sono il luogo deputato al confronto, che i salotti televisivi non sono la "terza Camera" del Parlamento? E quante volte il presidente Napolitano ha invitato i politici a parlare di meno, a litigare di meno, a esibirsi di meno davanti alle telecamere? Ora sembra che tutto si debba risolvere nel faccia a faccia, come un duello rusticano, in ragione della maggiore o minore convenienza di questo e di quello; del beneficio elettorale che ne può ricavare Veltroni perché è più giovane, parla bene e si presenta meglio; dello svantaggio che può danneggiare Berlusconi perché è più vecchio, ha esaurito le barzellette e ormai non incanta più nessuno. è l'effetto perverso della politica-spettacolo, la degenerazione della campagna elettorale in campagna pubblicitaria, la distorsione del discorso o del comizio in un maxi-spot. Ma è anche la conseguenza di un reciproco appiattimento, sul piano delle idee e delle proposte, in un processo di mimesi che appare una parodia della concorrenza e della logica di mercato. Sappiamo bene che, in tutto il mondo, una campagna elettorale è fatta anche di colpi bassi, o addirittura bassissimi, di attacchi personali, insinuazioni, calunnie. E sappiamo pure che la televisione ha un ruolo importante, com'è ovvio che sia, non solo negli Stati Uniti. Ma l'anomalia tutta italiana è che qui la tv diventa determinante, soprattutto nei confronti degli indecisi, essendo controllata però per una buona metà da una parte in causa, da uno dei due principali contendenti. Basterebbe già questo a comprovare che l'altro, o sarebbe meglio dire tutti gli altri, si trovano in posizione di svantaggio; che la competizione è impari, squilibrata. Eppure, al colmo del paradosso, nel tentativo di attenuare i contrasti lo stesso antagonista maggiore accantona di fatto la questione televisiva. E intanto l'opinione pubblica, l'elettorato, il popolo sovrano assiste ormai mitridatizzato a questa pantomima, immune e insensibile ai veleni della videopolitica. Espropriato da una legge elettorale immonda del suo diritto di scegliere i propri rappresentanti, il cittadino-elettore è costretto a osservare al pari di uno spettatore sugli spalti di uno stadio. O al più, si deve accontentare di fare il tifo per una squadra o per l'altra. Ma è forte la tentazione di uscire prima della fine della partita, perché tanto il risultato è già scontato: in ogni caso, vincerà Veltrusconi. Vincerà, cioè, un modo di fare politica in televisione e attraverso la televisione. Un modo berlusconiano di presentarsi agli elettori, con la forza delle immagini più che delle idee. Di scegliere i candidati in funzione della loro apparenza più che della loro sostanza. Di omologarsi all'avversario, come il servizio pubblico s'è omologato alla tv commerciale. A ben vedere, l'epilogo può essere anche peggio dell'inciucio. è la "sindrome di Arcore" che minaccia di contagiare l'avversario, come la "sindrome di Stoccolma" ispira nel prigioniero sentimenti positivi o addirittura l'innamoramento nei confronti dei carcerieri. Auguriamoci che fino alla fine così non sia, sebbene rimanga ormai poco tempo per una correzione di rotta: se per battere Berlusconi occorre assomigliare a lui, scendere sul suo terreno e competere con le sue stesse armi, meglio rischiare di perdere onorevolmente. Così, almeno, si salva la propria identità e la propria immagine. Non sarà certamente un faccia a faccia televisivo, ancorché utile e opportuno, a distinguere la faccia "nuova" di Veltroni da quella "vecchia" di Berlusconi. Ben venga il duello in tv, se i due contendenti accetteranno di confrontarsi a tu per tu. Altrimenti, non mancheranno né all'uno né all'altro le occasioni, i canali e gli strumenti per differenziarsi reciprocamente, rimettendosi al giudizio degli elettori sulla base di impegni concreti piuttosto che di vacue promesse. (sabatorepubblica.it).

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E veltroni punzecchia berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Palermo E Veltroni punzecchia Berlusconi "Sento parlare di brogli e, a Palermo, sono stati individuati alcuni autori che erano tra quelli che denunciavano i brogli elettorali". Lo ha detto Walter Veltroni per rispondere a Berlusconi che ha espresso preoccupazione per il timore di brogli alle prossime elezioni.

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Scontro sull'antimafia pre elettorale - antonella romano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Palermo Scontro sull'antimafia pre elettorale Vizzini attacca Veltroni. Lumia: "Noi rifiutiamo i voti sporchi e loro?" Il senatore forzista "Il governo Prodi ha tagliato i fondi per poliziotti e magistrati" ANTONELLA ROMANO IL VIAGGIO elettorale di Veltroni in Sicilia bollato come esempio di "turismo politico antimafioso". A sostenerlo è Carlo Vizzini, componente della commissione nazionale antimafia. Si accende la guerra sull'antimafia nel fronte politico, con l'accusa di Vizzini a Veltroni e il successivo botta e risposta tra Schifani e Lumia. Vizzini aveva già preso di mira Veltroni tre giorni fa, quando il leader del Pd aveva presentato all'auditorium di Caltanissetta il suo decalogo per combattere la mafia. Già allora il senatore Vizzini, che è anche rappresentante speciale dell'Ocse contro le mafie transnazionali, non era stato tenero e aveva ricordato piuttosto a Veltroni "i tagli del governo Prodi alle risorse per magistrati e forze dell'ordine". Alla fine però aveva detto: "Mi auguro che un politico accorto ed attento come Veltroni si occupi della lotta alla mafia anche dopo il 14 aprile". Adesso, messa da parte ogni cortesia, Vizzini ha atteso la conclusione del tour siciliano di tre giorni per colpire più a fondo: "Vedremo quanti torneranno in Sicilia per occuparsi seriamente di combattere la mafia e quanti invece la prossima estate, magari dalle isole Eolie, riempiranno le cronache mondane e non certo quelle della lotta a Cosa Nostra". Per Vizzini si tratta quasi di una moda: "Assistiamo al diffondersi di un fenomeno che potremmo definire turismo politico antimafioso, ad opera di qualche leader nazionale, che passa dalla Sicilia - spiega - Veltroni si è accorto dopo qualche decina di anni del rischio delle infiltrazioni mafiose nei partiti e nelle istituzioni. Ma è poi ripartito rapidamente per altre destinazioni". Secondo Vizzini, Veltroni in Sicilia avrebbe dovuto quantomeno spiegare ai magistrati, alle forze dell'ordine e ai cittadini "perché il governo Prodi ha tagliato le risorse, con la conseguenza che talvolta i poliziotti hanno lavorato senza straordinario e i magistrati hanno dovuto pagare di tasca loro la benzina per le blindate. Ma Veltroni non indica rimedi, parla e basta e notoriamente quando parla Veltroni la mafia trema", accusa Vizzini. Proprio Walter Veltroni ha rilanciato la sfida a tutte le mafie dalla Calabria, invitandole chiaramente a non votare né per lui né per il Pd. Il capolista al Senato del Pd Beppe Lumia, lo fa notare alla controparte di centrodestra: "E Berlusconi? Cosa dirà adesso il candidato premier del Pdl, cosa diranno gli altri partiti, sapranno anche loro rifiutare i voti mafiosi con impegni precisi?". Lumia rivendica l'importanza del progetto politico del Pd, che punta a cancellare ogni spazio per la criminalità organizzata. "E il Pdl? Sapranno dire no ai consensi che le mafie portano in dote in tante parti del Mezzogiorno o sperano di incassarli loro i voti che Veltroni ha rifiutato?". Immediata la replica. "Il presidente Berlusconi può dare lezioni di antimafia sia a Veltroni che a Lumia. Il governo del centrodestra ha adottato contro Cosa Nostra e le altre mafie misure che la sinistra non aveva mai avuto il coraggio di prendere", afferma il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani, che cita il carcere duro stabile per i mafiosi e l'avvio della stagione della cattura dei super latitanti. "Contro la mafia - conclude Schifani - serve la politica dei fatti e non delle parole, tipica della sinistra. Anche di quella veltroniana".

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"sud, il grande scomparso" - patrizia capua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Napoli "Sud, il grande scomparso" Gli industriali: un vademecum per il futuro governo "Più sicurezza e infrastrutture Tagli ai costi dell'apparato: se ne parla solo" PATRIZIA CAPUA Gli industriali campani lanciano un'offensiva contro la politica in vista delle elezioni. Dà il via Silvio Sarno, presidente di Confindustria Avellino: "Nei programmi presentati soltanto poche righe per i problemi del Mezzogiorno". L'imprenditore auspica che "in questa ultima fase della campagna elettorale possano essere ripresi nei dibattiti politici, i temi della centralità dello sviluppo industriale del territorio irpino". Rincara la dose Agostino Gallozzi, leader degli imprenditori salernitani. Con una lettera aperta ai candidati che corrono per il Parlamento della sua provincia indica in 13 punti, e 13 bocciature, le "priorità fondamentali per riannodare i fili della governance dei processi decisionali fin troppo sfilacciata e non compresa dai cittadini e dagli imprenditori". Gli altri numeri uno, Carlo Cicala di Caserta e Cosimo Rummo di Benevento sono sulla stessa linea. "Opinioni assai condivisibili" interviene Giovanni Lettieri, presidente dell'Unione industriali di Napoli, che ha già ospitato per un pubblico confronto a Palazzo Partanna Massimo D'Alema. Martedì riceverà Casini, e attende il sì di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini. Incontri che, spiega, "servono per fare un punto, mettere i puntini sulle i, quanto meno a lasciare traccia di ciò che si è detto". "Ho fatto un elenco puntuale degli argomenti su cui andrebbe focalizzata l'azione di governo" dice Agostino Gallozzi, "non sono temi nuovi, ma dobbiamo essere concreti, per rimettere il paese in grado di camminare, un paese che non riesce a far crescere il proprio Pil. Non ci dimentichiamo, nonostante il mercato globale, del comparto manifatturiero". Gli annunci e le promesse dei politici fanno poca presa sugli imprenditori: "Si parla di tagli ai costi dell'apparato, ma non ho visto nessuno che lo fa". La sicurezza sul lavoro è il primo dei 13 punti. "Mettiamo al centro i temi dell'economia sapendo che c'è un problema di tenuta sociale. Dobbiamo essere noi stessi promotori di un'azione sociale nel nostro essere impresa. La sicurezza è un bene primario. E poi le infrastrutture, è giusto indicare dei tempi. Vedo liste con chiaroscuri in tutti gli schieramenti. Per cambiare davvero ci vorrebbe coraggio". Casertano, terra martoriata dall'emergenza spazzatura. Il presidente Cicala su "Costozero" che uscirà prima delle elezioni, elenca quello che "ci aspettiamo dai politici o i progetti a cui abbiamo messo mano e che vorremmo concludere". Il 4 aprile a Caserta ci sarà Veltroni. Convinzioni e preferenze restano top secret. "Sono molto deluso - prosegue Cicala - come casertano da chi è stato candidato. Non capisco quello che i politici stanno dicendo, se è qualcosa che possa interessare noi imprenditori del Sud, i nostri lavoratori. Ci sentiamo lasciati soli. Il 20 giugno è stato sottoscritto un protocollo di sviluppo per l'insediamento di venti aziende per 1000 posti di lavoro. Le aziende erano pronte a investire, già ne abbiamo perse per strada una decina". Cosimo Rummo, imprenditore pastaio, è convinto che "la politica sia completamente sorda, le cose dovranno ancora peggiorare come dicono gli inglesi, per poter riprendere. In entrambi gli schieramenti, i dati sono questi. La ricetta per il Mezzogiorno è lavorare tutti insieme e questo non avviene. C'è un problema di rappresentanza, e anche di sensibilità politica. Alla fine non si crea rete, sistema". Silvio Sarno è categorico: "Programmi di tutti gli schieramenti succinti sul Mezzogiorno e general generici". Chiama i candidati "a cominciare a ragionare ora su quello che vorranno fare, a prescindere da ciò che i loro partiti hanno deciso. E ci diano la possibilità di valutare". Qualche previsione elettorale. "Nell'Irpinia il fenomeno migratorio De Mita condizionerà" dice Sarno, "e un bel po' di consenso se lo porta dietro. Sarà che siamo una "riserva indiana", ma la storia non può essere cancellata". In sintonia con Montezemolo, Lettieri scarta l'ipotesi che per sostenere il Mezzogiorno serva un ministero ad hoc oppure una Banca del Sud. "Sia l'uno che l'altro sono la dimostrazione che si vuole ghettizzare il Mezzogiorno. Che ha bisogno di una politica trasversale e generale fatta da tutti i ministeri che si dedichino al problema delle arie deboli. Forse ci vuole un'autorità super partes nominata dal Consiglio dei ministri che controlli". Chi continua a far apparire un Sud dispendioso, avverte l'imprenditore, "non dice che il livello di spesa pro capite nel Mezzogiorno è stato uguale a quello del nord se non inferiore".

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Udc, scatta l'operazione rimonta il pd spettatore interessato - raffaele niri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Genova Scende in campo Casini per tentare il recupero in Liguria. Monteleone: "Convergenze? Fantapolitica" Udc, scatta l'operazione rimonta Il Pd spettatore interessato RAFFAELE NIRI I due diretti interessati non lo ammetterebbero nemmeno sotto tortura. Eppure - quando prima la Ipsos per conto del Pd e poi Ipr Marketing per conto di Repubblica hanno indicato analoghe consistenze per l'Udc ligure, cioè 4,5 per cento - tra i due vecchi segretari di Ds e Margherita, Mario Tullo e Rosario Monteleone, oggi impegnati su fronti diametralmente opposti, qualche contatto deve esserci stato. Due gli indizi: una ricerca minuziosa - commissionata agli uffici tecnici del Pd - che raffronta i voti raccolti due anni fa dal partito di Casini con i punti di forza (e di debolezza) dell'Udc secondo i sondaggi di questi giorni e la decisione di Rosario Monteleone di chiamare a raccolta tutti i vecchi Dc, indipendentemente da dove siano finiti in questi anni, scelta che non pare preoccupare più di tanto il Pd, che pure su parte di quell'eredità ha fondato la propria esistenza. Detta fuori di metafora, il Pd ha una fifa blu che l'Udc si sciolga come neve al sole: è evidente - visti i sondaggi e viste soprattutto le tendenze del voto - che la vittoria in Liguria per il centrosinistra sia a portata di mano per Tullo e soci, ma è altrettanto evidente che se l'Udc sbraga a guadagnarci sono le truppe di Scajola. Che, ovviamente, accelera la campagna acquisti, soprattutto a casa sua, nell'imperiese. "Ma ad Imperia l'Udc, due anni fa, ha preso appena novemila voti - spiegano in piazza De Marini, dove hanno studiato a fondo dati e confronti - Il problema, per Monteleone, è nelle zone bene di Genova, a Castelletto, a Nervi. E' lì che si gioca la partita". Per giocarla fino in fondo arriva (mercoledì, alle 18, al Teatro della Gioventù di via Cesarea) il Capo in persona, cioè Pier Ferdinando Casini. E, subito dopo, toccherà al suo numero tre (in lista, dopo Casini, c'è Cesa), cioè Monteleone, chiamare a raccolta i Dc di tutti i tempi. Anche perché l'aria che si sente, tra Udc e Rosa bianca, è tutt'altro che rassegnata: se i sondaggi pubblicati da Repubblica parlano di 4,5 in Liguria, i loro viaggiano tra il 5 e il 7. Ma Rosario Monteleone, da vecchio animale politico, non accetta provocazioni: "Tullo deve preoccuparsi, come deve preoccuparsi Scandroglio di Forza Italia. Ma poi non ne farei proprio una questione personale: si parla tanto di voto utile, ma io credo che l'unico voto utile sia quello che verrà utilizzato bene. E gli elettori del Pdl e del Pd sanno che c'è il rischio altissimo che il loro voto verrà utilizzato male, esattamente come negli ultimi quindici anni". L'ex segretario regionale della Margherita non accetta l'ipotesi di una "convergenza tattica" col Pd: "E' fantapolitica. Nella realtà Berlusconi è ancora l'uomo del '94, e siamo nel 2008. Veltroni è ancora l'uomo dell'83, e sempre nel 2008 siamo". Significa? "Significa che questi signori stanno confondendo il consenso con l'audience, considerano gli italiani come utenti televisivi". Voi, invece, casa per casa, parrocchia per parrocchia? "Non accetto provocazioni: i nostri valori, quelli ereditati dai nostri padri e che cerchiamo di trasmettere ai nostri figli, hanno una forte identità cristiana e liberale. La Chiesa lo sa, noi lo sappiamo. Nel mondo cattolico, nei circoli culturali, nell'associazionismo, nel mondo del lavoro stiamo ottenendo risposte straordinarie, segno che il messaggio è recepito. Forse questo movimento non arriva alle orecchie dei sondaggisti". Che vi trattano male. "Che hanno ragione su un solo dato: il 35 per cento della popolazione non vuole andare a votare. La nostra missione è convincere questa fetta enorme di Liguria che c'è una risposta. Al centro".

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Fuga dalla sinistra arcobaleno - luciano nigro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Bologna Fuga dalla Sinistra Arcobaleno La leader regionale e candidata del Pdci: "Io voto per Veltroni" "In ballo c'è la sopravvivenza del centrosinistra. Non consegniamo l'Italia alle destre" LUCIANO NIGRO "Non riesco a pensare che il mio voto possa contribuire a consegnare il paese a Berlusconi, ma è questo che succederà scegliendo la sinistra Arcobaleno. Perciò chiederò agli elettori di non votarmi e di votare il Partito democratico". Non è un candidato qualunque a lanciare questa forma di auto-splitting senza precedenti. Anzi, questo inedito ribaltone ante-voto. E' la leader di un partito, sia pur piccolo e rissoso come il Pdci, che per questa mattina assieme ai colleghi del Prc, di Rifondazione e di Sinistra Democratica ha organizzato i banchetti e i volantinaggi della sinistra Arcobaleno in tutta l'Emilia-Romagna. Si chiama Loredana Dolci, è segretaria regionale del partito di Diliberto oltreché assessore provinciale a Reggio Emilia. Un altro caso di fuga dall'Arcobaleno per abbracciare Veltroni come quello del ministro ai trasporti Bianchi. Ma in questo caso con una complicazione in più. Loredana Dolci appena due settimane fa ha accettato la candidatura, al numero sette nella lista della sinistra Arcobaleno. Candidatura tormentata a giudicare dal rapido e profondo ripensamento che l'ha spinta a chiedere voti per un altro partito e contemporaneamente ad abbandonare il Pdci. C'è chi giura che all'origine di tutto ci sia la sconfitta nel braccio di ferro per soffiare un posto sicuro a Roberto Soffritti, già sindaco di Ferrara, molto discusso nel partito e nell'alleanza di sinistra. La Dolci, 45 anni, laurea in economia, già assessore al Bilancio in Comune a Reggio Emilia dal 1999 al 2004, rivendicava più spazio per le donne e ha protestato a lungo perché i primi dieci candidati del Pdci alla Camera sono tutti uomini. Alla fine ha accettato di entrare in lista e sembrava che lo scontro interno al partito dei comunisti italiani fosse finito lì. Ma la tregua interna è durata poco. La segretaria regionale si è consultata con i suoi sostenitori e i suoi più stretti collaboratori, i capigruppo Matteo Riva (comune) e William Marastoni (Provincia), anch'essi candidati. E ha deciso il gesto clamoroso. Chiedere agli elettori di sinistra di votare per Veltroni, in nome del voto utile contro il ritorno della destra al governo. Come nel '98, quando Bertinotti decise di togliere la spina al governo Prodi e il gruppo di Cossutta e Diliberto fondò un nuovo partito dei comunisti. "Anche allora - ha spiegato ai suoi - in ballo c'era la sopravvivenza del centrosinistra. Oggi, con una differenza tra i due schieramenti così ridotta, un voto all'Arcobaleno può contribuire a consegnare il paese alle destre". Una scelta che ha il sapore di un tradimento, quasi una dichiarazione di guerra ai compagni dell'Arcobaleno. Di sicuro porterà Loredana Dolci a rompere definitivamente con il suo partito dopo il lacerante scontro per le candidature che ha visto un bel pezzo del partito in Emilia Romagna schierarsi con lei, mentre Roma appoggiava senza riserve Roberto Soffritti, discusso ex sindaco Pci di Ferrara oggi tesoriere nazionale dei Comunisti Italiani. Una parte dello strappo Dolci l'ha già compiuta annunciando le dimissioni dalla segreteria regionale e dalla direzione nazionale. L'uscita dal partito sarà il prossimo, inevitabile, passo. Ma è facile immaginare che seguirà l'esempio del ministro Alessandro Bianchi ed entrerà nel Pd.

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Dolci: il mio partito è maschilista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Bologna L'intervista Dolci: il mio partito è maschilista Vuole battere tutti i record, Loredana Dolci? "Perché?". Non capita spesso che uno si candidi in un partito e inviti a votare per qualcun altro. "Una scelta che mi è costata parecchio. Mi sono consultata con molti compagni. Diversi mi hanno sollecitata". A fare l'auto-splitting? "A fare una scelta di campo. Mi sono resa conto che votando l'Arcobaleno rischiamo di consegnare il paese a Berlusconi". C'è persino chi pensa che gli elettori Pd dovrebbero votare voi al senato per colpire Berlusconi. "Io vedo un Pd in crescita. Veltroni, anche se non condivido tutte le sue scelte, può farcela. Sarebbe un guaio se perdesse per pochi voti consegnando il governo a Fini e Berlusconi". Invita a votare per il Pd e resta segretaria del Pdci? "Naturalmente no. Ho già deciso di la segreteria regionale. Una scelta dolorosa e lacerante, tutt'altro che semplice". Perdoni, ma non poteva pensarci prima? Perché candidarsi nell'Arcobaleno, se la pensa così? "Mi sono candidata per senso del dovere, perché sono una persona responsabile". Sicura di non lasciare il partito perché la sua candidatura è stata silurata dal vertice nazionale che ha scelto Soffritti? "Di questo non parlo. Non voglio polemizzare con i dirigenti nazionali, ma comunque andranno le cose gli eletti del Pdci saranno tutti uomini. I primi dieci eleggibili sono maschi. Lo ritengo oltraggioso verso le elettrici di sinistra". E adesso? "Spero che il mio appello venga seguito da altri. Che molti a sinistra cambino idea e che Veltroni possa conquistare i voti per governare e impedire un governo della destra con effetti dannosi per la vita di lavoratori, pensionati e studenti". Ci crede davvero? "In molti a Reggio Emilia sono con me. Anche i capogruppo del partito in Comune e in Provincia pure in lista per l'Arcobaleno. Sono convinta che altri seguiranno". Andrà nel Pd? "Non so dove andrò. La passione e la militanza per me sono tutto da vent'anni, da quando nell'89 intervenni al congresso del Pci all'ottavo mese di gravidanza". Davvero non le pare uno strappo incoerente? "Al contrario. In questa scelta c'è la stessa sofferenza e la stessa coerenza che nel '98 mi portarono a difendere il governo Prodi. Con la determinazione di allora ritengo che la scelta più opportuna sia votare per Veltroni e perciò mi dimetto da segretario regionale e dalla direzione nazionale del Pdci, incarichi che ho conquistato con molta fatica". In conclusione, non votate la mia lista? "Credo di essere l'unica candidata a dire non votatemi".

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Berlusconi: diremo no ad air france - luisa grion (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Berlusconi: diremo no ad Air France Ma Bossi lo gela:"Forti dubbi sulla cordata padana". Il Pd: se c'è venga fuori La politica Marini: così si rischia il fallimento. La Lega: sarebbe meglio vendere a Lufthansa LUISA GRION ROMA - Se il centro-destra vincerà le elezioni, con Air France non se ne farà nulla. Alitalia non passerà ai francesi perché l'offerta messa sul piatto da Spinetta è "offensiva" e le condizioni dettate dal manager d'oltralpe sono "irricevibili e inaccettabili". Se a qualcuno fosse rimasto un minimo dubbio sul peso assunto dalla questione Alitalia in campagna elettorale, Silvio Berlusconi, leader del Pdl, ieri ne ha fatto piazza pulita. Il suo discorso è stato molto diretto: "Non vogliamo che Alitalia sparisca o venga assorbita da Air France - ha precisato - lo diciamo chiaro anche agli amici francesi: quando saremo al governo non vorremo concludere una trattativa alle condizioni che abbiamo conosciuto fin qui". Questione fondamentale è l'italianità: secondo Berlusconi "Un paese che non ha neppure la sua compagnia di bandiera è un paese ultimo in Europa, visto che ce l'hanno anche il Portogallo e la Grecia". E anche se il premier Prodi ha confermato che "il quadro va avanti e ora si passa alla analisi approfondita" dell'offerta fracese, Berlusconi è convinto che la partita non si potrà chiudere prima delle elezioni e che dopo il voto - data per scontata la vittoria - ecco che prenderà corpo la tanto annunciata, ma misteriosa cordata italiana. "Quando saremo al governo sarà agevole trovare una compagine di imprenditori italiani che si caricherà Alitalia - spiega il leader del Pdl - Lanceremo un appello a tutti gli imprenditori italiani, e voglio vedere quale sarà l'imprenditore che negherà di dare un apporto in nome dell'orgoglio e dell'interesse nazionale". La linea del centro-destra resta dunque quella dell'ancoraggio all'amore di patria, anche se all'interno dell'alleanza, la convinzione nicchia. Il primo a non crederci, infatti, è il leader della Lega Umberto Bossi: "Gli imprenditori non mettono le mani dove c'è da perdere soldi, ho forti dubbi su questa cordata". Alternative? "L'ideale sarebbe vendere a Lufthansa" e in primis applicare la legge "usata per la Parmalat: le banche non esigano subito il pagamento dei debiti". A sinistra le linee sono due: Sinistra democratica, si sa, fiancheggia di fatto la soluzione Berlusconi. "L'offerta di Air France è inaccettabile" commenta il suo leader Fausto Bertinotti. Il Pd invece chiede di passare ai fatti, se ci sono: "Fosse esistita una cordata sarebbe stata importante, ma invece è stata annunciata e in realtà non c'è" commenta il leader Walter Veltroni. "Se c'è un piano d'imprenditori italiani venga avanti, mostri le sue intenzioni" ha detto Piero Fassino. Stessa richiesta dal ministro Cesare Damiano: "Se ci sono imprenditori si facciano avanti, è il momento giusto, ma evitiamo la confusione e le finte cordate elettoralistiche". Il ministro Di Pietro (Italia dei valori) ricorda in proposito un vecchio detto: "Non vorrei che sulla vicenda si faccia come l'asino di Buridano che diceva: questo prato non mi piace, questa erba non va bene e alla fine morto di fame". Ovvero, come spiega il presidente del Senato Franco Marini "Rischiamo di trovarci senza la trattativa con Air France e senza la fantomatica cordata annunciata da Berlusconi: così Alitalia sarebbe destinata al fallimento e migliaia di famiglie si troverebbero in mezzo alla strada".

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E la lobby dei piloti ci ripensa "ben venga il piano del cavaliere" - roberto mania (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Dalla "liaison" con An alla simpatia per Berlusconi, così hanno ritirato il sostegno a Spinetta E la lobby dei piloti ci ripensa "Ben venga il piano del Cavaliere" Sfida aperta ai confederali e appoggio alla cordata italiana, ma senza Toto ROBERTO MANIA ROMA - La questione è anche politica. I piloti - va da sé - sono il nerbo dell'Alitalia. Ma la ribellione dell'Anpac, il primo sindacato tra i comandanti, contro l'ultima versione del piano dell'algido corso Jean Cyril Spinetta non è politicamente neutra. Perché quella che fu anche "Aquila selvaggia" negli anni 80 ha un'antica liaison con alcuni settori di Alleanza nazionale, perché ci sono le elezioni, ma soprattutto perché Silvio Berlusconi ha lanciato la ciambella di salvataggio della cordata italiana che verrà e sulla quale non costa niente provare a salire. E allora - dice Stefano De Carlo, vicepresidente dell'Anpac, ma considerato un vero Richielieu dell'associazione - "ben venga Silvio Berlusconi". "Ben venga - spiega - un'altra soluzione al piano Air France, perché e lungimirante e serio prefigurare un'alternativa al possibile fallimento". "Ben venga Silvio Berlusconi - precisa -, ma non Toto". Giammai, quello - l'abruzzese patron di Air One - piaceva a Cgil, Cisl e Uil. Certo il comandante De Stefano parla di progetto industriale che garantisca i collegamenti aerei nel nostro paese, ma sa che quel "ben venga" è politicamente impegnativo, non è solo una "provocazione", come dice. Insomma è anche una scelta di campo contro Spinetta che - spiegano all'Anpac - si è piegato al pressing delle grandi confederazioni sindacali. Di Epifani e Bonanni ("che stanno dando una mano a Veltroni", sostiene De Carlo), i quali se dovessero reggersi sulle tessere raccolte tra i piloti potrebbero ben presto chiudere bottega. Eppure questa volta l'Anpac (circa 1.150 gli iscritti dichiarati), che alla Magliana spadroneggia da anni facendo suoi i posti chiave nell'attività gestionale con un intreccio perverso di conflitti di interesse (il capo del personale salta se non piace ai piloti, come è successo a Massimo Chieli), potrebbe perdere, dopo essere stata l'unica a sostenere il primo progetto Air France. Ora è isolata nel fronte sindacale. Questa potrebbe essere la sua "marcia dei quarantamila". Il declino di una lobby aristocratica pagata profumatamente, ma ormai incompatibile con il mondo low cost che impone ben altra produttività. Una lobby che ieri, con una delegazione guidata dal presidente dell'Unione piloti (il secondo sindacato di categoria), Massimo Notaro, si è presentata al Palacongressi romano dell'Eur per assistere all'intervento di Berlusconi alla manifestazione "Donne per l'Italia". "Siamo qui - ha dichiarato Notaro - per sostenere la cordata annunciata da Berlusconi. Se non c'è una cordata italiana per salvare Alitalia non c'è altro. Noi ci appelliamo, come Berlusconi, agli imprenditori italiani". Lobbismo sindacale e, quindi, contatti. "Siamo al centro di questa vicenda", insiste De Carlo. Ma Forza Italia, "partito fortemente destrutturato", come sostiene un suo autorevole esponente, non ha ancora creato una rete di collegamento con i piloti ribelli. E Gianfranco Fini sta in disparte, dopo essersi prima schierato con i francesi. Dice Spinetta che il 27 per cento dei piloti è eccedente perché 42 aerei saranno "tagliati". Sono, in termini assoluti, 507 persone. Per loro cassa integrazione, mobilità, scivoli verso la pensione. Come le tute blu o i colletti bianchi. Come tutti gli altri dipendenti. Non era mai successo, né in Italia né in un altro paese. Perché il ricorso alla cassa integrazione è incompatibile con una professione che impone un'attività e un aggiornamento costanti, pena la perdita del brevetto. Per questo, solo qualche anno fa, il comandante-onorevole Luigi Martini (guarda caso di An e anche dell'Anpac) e già terzino nella Lazio del primo scudetto, riprendeva in mano la cloche per almeno tre volte nell'arco di novanta giorni. Gelida la spiegazione tecnica del piano Air France da parte di Carlo Scarpa, ordinario di economia politica all'Università di Brescia: "è chiaro che Air France punta a tagliare i voli e quindi non ha bisogno di chi guida gli aerei. Anche se poi mi pare un progetto poco ambizioso date le enormi potenzialità del nostro mercato". Ma c'è di più nel piano di Spinetta. C'è che - con un termine orribile - sono stati "reinternalizzati" oltre 4.000 addetti alla manutenzione e ai servizi handling. La prova - secondo i piloti - che i francesi hanno preferito non andare allo scontro con i potenti sindacati confederali. Che ora sono riusciti ad uscire dalla stretta di Padoa-Schioppa e delle avances di Berlusconi: ora trattano con Spinetta. Loro non possono rischiare il fallimento. Mentre i piloti sì. Spiega il comandante-Richelieu: "In quel caso si taglieranno i settori non redditizi. E allora non toccherà ai piloti perché i voli rimasti sono anche quelli non in perdita". S'affaccia un pensiero recondito: forse è meglio il fallimento che l'incerta ciambella tricolore. Questa è davvero la partita decisiva per i piloti.

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Berlusconi: il senato è in pericolo temo l'udc e l'intesa sinistra-veltroni - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi: il Senato è in pericolo temo l'Udc e l'intesa Sinistra-Veltroni "Anche Ruini lo sa, i voti ai centristi aiutano l'avversario" Casini: saremo determinanti, l'Italia ha bisogno di un governo dei migliori GIANLUCA LUZI ROMA - "Siamo in vantaggio di 8,6 punti sul Pd e non ci sono tanti indecisi, ma solo persone riservate", proclama Berlusconi che accusa Veltroni di aver fatto un accordo con la sinistra radicale per tornare insieme dopo il voto. "Mai come oggi il distacco appare così ridotto e molti indecisi si orientano verso il Pd", replica il leader del Partito democratico. Mancano due settimane al voto e lo spettro del pareggio o di una vittoria risicata turba la sicurezza del leader del Pdl che ha una ossessione, anzi due: Casini e la par condicio. Non c'è comizio - e ormai ne fa uno o due al giorno - in cui non dedica almeno mezz'ora per spiegare con pignoleria agli elettori di centrodestra che "se votano per l'Udc tolgono voti al Pdl e fanno il gioco di Veltroni". Anche ieri al Palazzo dei Congressi dell'Eur alle donne del Pdl ha ripetuto il messaggio. "Un elettore che non vuole la sinistra al governo - avverte Berlusconi - non può dare il voto ai partiti minori, sottraendolo al Pdl che è l'unico che può vincere. L'Udc - ammette il Cavaliere - ha un appeal su alcuni elettori, anche grazie alla legge idiota, illiberale e liberticida della par condicio che porta alla crescita dei partiti minori. Ma partiti così non riusciranno comunque a superare la soglia di sbarramento e un voto dato a loro sarà un voto dato alla sinistra. Nessuno di questi partiti ha la possibilità di superare la soglia di sbarramento dell'8 per cento al Senato. Non eleggeranno nemmeno un senatore". E per rendere il messaggio ancora più convincente per l'elettorato di centrodestra, Berlusconi non esita a coinvolgere anche il cardinale Ruini, di cui si era detto che fosse il principale sponsor del partito di Casini. "Io non posso dire nulla del cardinale Ruini se non il fatto che è una persona eccezionale. - afferma in un'intervista al gruppo Class - Posso assicurare che non mi risulta che lui non sia al corrente del sistema elettorale, ed essendo persona di estrema competenza, intelligenza, e ragionevolezza, non può che considerare la realtà: e cioè che i voti dati agli altri partiti del centrodestra, che non siano al Popolo della libertà, siano voti utili al centrosinistra". Arruolato anche il cardinale Ruini nell'esercito del "voto utile", Berlusconi promette che l'abrogazione della par condicio sarà uno dei primi atti del governo se tornerà a Palazzo Chigi. "Una legge idiota, illiberale e liberticida. - la definisce il leader del Pdl - In nessun paese si dà lo stesso spazio a ogni partito: è illogico e folle che un partito del 46 per cento debba avere lo stesso spazio di un partito del 3-4 per cento". Casini pensa che il suo partito sarà determinante per la Camera e per il Senato e "di poter fare la differenza in tutta l'Italia meridionale a partire dalla Sicilia". E in un certo senso il leader dell'Udc prefigura un esito elettorale senza un vincitore netto. "Se dovessi governare - dice Casini - mi ispirerei al principio di realizzare il governo dei migliori". L'ex presidente della Camera nega che si tratti di un governo di larghe intese: "E' un'altra cosa, è l'assunzione di responsabilità nell'individuare le persone migliori per servire il nostro Paese. Io credo - spiega Casini citando come esempi De Castro (ministro dell'Agricoltura di Prodi) e Gianni Letta (sottosegretario di Berlusconi a Palazzo Chigi) - che in alcuni dicasteri è necessario utilizzare le competenze ovunque esse siedano". Oltre che su Casini l'attacco di Berlusconi si concentra naturalmente sul leader del Pd. "Quelle di Veltroni si sono rivelate bufale, i suoi giochi di artificio sono finiti, è caduto nel pieno e assoluto ridicolo", spara a zero il Cavaliere. "Si è presentato dicendo "io sono il nuovo, vengo da Marte", promettendo che avrebbe presentato una nuova classe dirigente. E' andato a raccattare qualche industriale fuori corso o qualche figlio di industriale che i fratelli maggiori mandano in centro per non far danni in azienda, poi ha presentato le liste e dentro ci sono tutti, ma proprio tutti i ministri, viceministri e sottosegretari del governo Prodi". Ma l'accusa più velenosa è quella di un accordo con quella sinistra radicale da cui Veltroni ha preso definitivamente le distanze. "Nei corridoi della politica, - sostiene Berlusconi - si dice che c'è già un patto tra Veltroni e i signori della sinistra che orgogliosamente si proclama ancora comunista, per tornare insieme dopo le elezioni".

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Il cavaliere non va in tv stavolta oscurato veltroni - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere non va in tv stavolta oscurato Veltroni Agcom: Tg squilibrati. Prodi rinuncia alla conferenza finale Bossi consiglia Berlusconi: meglio accettare il confronto con Veltroni CARMELO LOPAPA ROMA - Pd e Pdl fanno ancora la parte del leone e tra i due partiti quello berlusconiano fagocita spazi e minuti sulle reti pubbliche e private. Soprattutto su quelle del Cavaliere. E così, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni torna a bacchettare alcune delle principali testate giornalistiche anche dopo il monitoraggio del periodo 18-26 marzo. La situazione è migliorata rispetto al periodo precedente, ma "in alcuni casi sussistono ancora evidenti disparità di trattamento". Al Tg1, l'Agcom chiede che venga concesso maggiore spazio alle formazioni minori, mentre alle due principali testate Mediaset, Tg5 e Tg4, ma anche a "La7", viene sollecitato un maggiore equilibrio tra i due principali partiti, dato che il Pdl risulta avvantaggiato. L'intervento, che segue di una settimana quello precedente sostanzialmente identico, ha riacceso la polemica, con la Sinistra arcobaleno che torna alla carica contro "il monopolio, le prove di regime di Pd e Pdl". Su tv e giornali, invece, dalla mezzanotte di ieri non saranno più pubblicabili sondaggi. Scatta lo stop degli ultimi 15 giorni. La parola solo ai candidati. Alla parola ha però rinunciato Romano Prodi, che ha scritto una lettera al presidente Rai Claudio Petruccioli per comunicargli la sua rinuncia alla conferenza stampa di fine campagna elettorale. Rinuncia che, ha fatto sapere il portavoce Silvio Sircana, era antecedente alla decisione della Vigilanza sulle regole tv. "Prodi teneva ad essere coerente con quanto fatto nel 2006. Allora - spiega Sircana - sottolineò che la conferenza finale del premier sarebbe stata un indebito vantaggio per la maggioranza". La lettura che viene data dall'altra parte è diversa. "Prodi ha accettato la richiesta di Veltroni di non comparire" sostiene il forzista Fabrizio Cicchitto. Ma la giornata di ieri è stata segnata da un'altra rinuncia. Quella con cui Berlusconi ha comunicato a Lucia Annunziata che non parteciperà all'ultima puntata prima del voto (il 6 aprile) di "In mezz'ora". Risultato (voluto) domenica prossima la trasmissione non potrà ospitare Walter Veltroni in ossequio alla par condicio. Il Cavaliere ha restituito così pan per focaccia all'avversario, dopo il forfait di Veltroni a "Porta a porta". Impegni elettorali, la motivazione ufficiale per l'ultima rinuncia di Berlusconi, come per quella precedente del leader democratico. "Giochi infantili" accusa Roberto Cuillo del Pd. L'ex sindaco di Roma smorza i toni: "Va bene così, ma se era violenza la mia..." La sensazione diffusa a questo punto è che a rischiare siano anche le conferenze stampa finali in Rai. Martedì alle 21 toccherebbe a Berlusconi, alle 21,50 a Veltroni. Andranno davvero? Al momento, non vi è traccia nel palinsesto del confronto "tutti contro tutti". Mentre l'azienda ha imposto uno stop di due settimane anche alla Domenica sportiva. Quanto al faccia a faccia tra i due, Bruno Vespa è ormai rassegnato, a suo parere non si farà. Umberto Bossi dissente dal leader del Pdl, anzi gli consiglia di farlo: "Ci sono gli indecisi da convincere e se votano a sinistra ci cala la percentuale. Berlusconi dovrebbe accettare perché è simpatico, basta che non parli di donne".

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Veltroni in Calabria annuncia il pugno duro contro la criminalità organizzata Oggi Berlusconi al Sud: dirà lo stesso? Sondaggi Senato: battaglia all'ultimo voto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Mafiosi non votateci, vi distruggeremo" Veltroni in Calabria annuncia il pugno duro contro la criminalità organizzata Oggi Berlusconi al Sud: dirà lo stesso? Sondaggi Senato: battaglia all'ultimo voto "Il Sud deve potersi liberare da quel gigantesco masso che l'opprime: l'illegalità e i poteri criminali. Per questo mafia, 'ndrangheta e camorra non votino per il Pd perché se vinceremo le elezioni cercheremo di distruggerli". Walter Veltroni rilancia dalla Calabria la battaglia per la legalità. Oggi in Sicilia e Calabria è atteso anche Berlusconi: avrà il coraggio di prendere lo stesso impegno? Intanto anche gli ultimi sondaggi confermano che al Senato si va verso il testa a testa. alle pagine 3- 7.

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Domenica democratica domenica Domani il Pd-day: 12.000 gazebo in 6.000 Comuni Saranno diffuse 750mila copie de l'Unità (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Domenica "democratica" domenica Domani il Pd-day: 12.000 gazebo in 6.000 Comuni Saranno diffuse 750mila copie de "l'Unità" di Maria Zegarelli / Roma WALTER VELTRONI ha pensato al famoso D-Day, la data dello sbarco in Normandia il 6 giugno del 1944, quando ha deciso il "Democratic day". Perché se quello fu il più imponente sbarco della storia militare, "quella di domani sarà la più grande mobilita- zione elettorale che si ricordi negli ultimi decenni", dice Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd. Centomila volontari impegnati; 12 mila gazebo (gli stessi dove si è votato il 14 ottobre per le primarie) sparsi in Italia; circa 70 milioni tra gadget, volantini e kit elettorali; 110 province coinvolte, 6 mila comuni. E una distribuzione straordinaria de l'Unità: 750mila copie. Obiettivo del D-Day: la rimonta finale. Raggiungere e superare il Pdl di Silvio Berlusconi. "Si può fare", ripete convinto Realacci a due settimane dal voto. I sondaggi sembrano dargli ragione: il Pd, stando per esempio all'Swg, è uscito dalla fase di stallo e ha ricominciato la corsa: solo cinque punti di scarto alla Camera e 4,6 al Senato. "Domenica mobiliteremo un milione di persone: in questo noi - a differenza del Pdl - siamo grandi. Possiamo farcela", dicono dal Loft. L'oggetto del desiderio è quel 20% (30%) di indecisi che potrebbero fare la differenza. "Potrebbero essere i nostri vicini di casa, gli amici, i conoscenti, i parenti - ragiona Realacci - quindi, se ognuno di noi convince almeno 5 persone possiamo davvero vincere". Dunque, un corpo a corpo a caccia dell'ultimo voto durante i quindici giorni che restano, senza più l'assillo dei sondaggi (oggi è l'ultimo giorno per la pubblicazione), con la prospettiva che finora sembra la più verosimile di un Senato a rischio parità e quindi ingovernabilità. "Sul Sole 24 Ore di questa mattina (ieri per chi legge, ndr) c'è un sondaggio che dimostra come una grande quota di indecisi si orienti verso il Pd", commenta soddisfatto Veltroni, aggiungendo: "I nostri avversari hanno ammesso che al Senato rischiamo di vincere noi". "Dobbiamo puntare a convincere quel 30% di indecisi e quel milione e 800mila giovani, ovvero 2 su 5, che sono in dubbio se andare a votare - ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti -, Il Democratic Day vuole anche essere un segnale verso quei 3 milioni e mezzo di cittadini che si sono recati a votare alle primarie del 14 ottobre scorso: c'è bisogno del loro entusiasmo, della loro voglia di stare in campo, per aiutare il Pd a vincere". Il Democratic Day non si limiterà alle piazze italiane: si celebrerà anche nelle capitali dei paesi europei ed in Australia, in Africa e nelle Americhe del Nord e del Sud i democratici nel mondo organizzeranno numerose iniziative pubbliche per il rush finale della campagna elettorale. "La campagna del Pd all'estero - spiega Maurizio Chiocchetti, responsabile del Pd per gli italiani nel mondo - ha mobilitato in queste poche settimane tantissimi simpatizzanti e cittadini che si sono avvicinati per la prima volta alla politica. Ad ogni nostro simpatizzante chiediamo di contattare, telefonicamente o via e-mail, cinque amici o conoscenti che ancora non hanno scelto chi votare e convincerli a dare la loro fiducia a Walter Veltroni e al Pd. Siamo certi che dalle nostre comunità nel mondo arriverà un messaggio forte e chiaro in sostegno alla candidatura di Walter Veltroni e quindi per un'Italia più moderna". Sarà possibile utilizzare anche il web per dare il proprio sostegno al partito: per tutti c'è il sito www.siamotuttivip.com, dedicato alla campagna elettorale del Pd nel Mondo.

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Veltroni: no ai voti mafiosi lo dicano anche gli altri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: no ai voti mafiosi lo dicano anche gli altri... di Simone Collini inviato a Catanzaro UNA PIOVRA che con i suoi tentacoli vuole controllare quanto più spazio possibile. Ma anche una sanguisuga che succhia le energie e le risorse di una terra che può avere e dare molto di più. È questa la criminalità organizzata, la mafia, la 'ndrangheta, la ca- morra. Walter Veltroni lo dice in Calabria, dove la guerra tra cosche ha fatto quattro morti in sei giorni, senza risparmiare neanche i bambini: "Sono assassini vigliacchi che vogliono controllare che nulla sfugga a un potere che ha un insediamento molto forte". E che proprio per questo, dice il leader del Partito democratico muovendosi col pullman tra Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catanzaro, va affrontato "di petto". Cioè garantendo la certezza della pena, perché non è possibile veder vanificato il lavoro di magistrati e forze dell'ordine per incomprensibili lentezze burocratiche, accusa il candidato premier del Pd facendo riferimento al figlio di Totò Riina "libero di girare per strada". Ma anche spazzando il campo da ogni ambiguità e prendendo chiaramente posizione. "Questi sono i momenti in cui i poteri criminali si muovono perché vogliono avere rappresentanti di cui si possono fidare nelle istituzioni", dice dal palco del teatro Odeon di Reggio Calabria, affollato all'inverosimile alle undici di mattina. "In questo momento staranno discutendo per decidere cosa fare. Possono decidere quello che vogliono. Solo una cosa: non votino per il Partito democratico, perché noi la mafia, la camorra, la 'ndrangheta se andremo al governo le distruggeremo, perché non sono altro che una sanguisuga che va schiacciata". Parole che fanno scattare l'applauso più forte di tutto l'intervento, e alle quali Veltroni nella tappa successiva, a Vibo Valentia, fa un'aggiunta dal sapore di sfida: "Le cosche non votino per noi. E vorrei che questa stessa frase fosse ripetuta da tutti i leader politici". Nessun riferimento al "principale esponente dello schieramento a noi avverso", secondo la formula ormai usuale (anche se nella tappa serale, nell'affollato teatro Politeama di Catanzaro, parlando della vicenda della trasmissione di Lucia Annunziata per la prima volta gli scappa un "Berlusconi" di bocca, subito correggendosi sorridendo). Ma intanto oggi proprio qui in Calabria arriverà Berlusconi, e Beppe Lumia si domanda se lui come anche gli altri leader sapranno dire no ai consensi che le mafie "portano in dote": "Usciranno allo scoperto o sperano di incassarli loro i voti che Veltroni ha rifiutato?", domanda il candidato del Pd in Sicilia. Al di là dei passaggi sui sondaggi che danno un distacco tra Pd e Pdl "mai così ridotto" ("emerge che quando gli indecisi si decidono, gran parte degli stessi sceglie il Pd, e questo rende del tutto aperta la partita", dice Veltroni) e al di là di una preoccupazione per un pareggio al Senato ("sarebbe una tragedia per il Paese, e la responsabilità è di chi non ha voluto cambiare questa legge elettorale"), è questo il messaggio principale che Veltroni lancia in questa parte di tour nelle province italiane. Arriva a quota 81 con a fianco il viceministro Marco Minniti e l'ex vicecapo della Polizia Luigi De Sena, candidati capolista per il Pd alla Camera e al Senato, con Agazio Loiero e con il ministro Alessandro Bianchi, che annuncia il suo passaggio al Pd. Veltroni rivendica i risultati ottenuti in questi venti mesi di governo Prodi nella lotta alla criminalità organizzata e sottolinea che per il Mezzogiorno non si deve più soltanto parlare di "legalità e sviluppo" ma, aggiungendo un accento, che "legalità è sviluppo", che senza la fine del potere criminale il meridione non riuscirà mai a esprimere le potenzialità che ha. Illustra un disegno di legge dal titolo "Scommettere sul Sud" che in caso di vittoria verrà presentato subito dopo l'insediamento del governo, contenente tra le altre cose un dettagliato programma infrastrutturale, la sperimentazione di alcune "no tax area" che consenta di sviluppare imprese, la creazione di una "una Bocconi del Sud". Risponde a Berlusconi: "Sento parlare di brogli e oggi, a Palermo, sono stati individuati alcuni autori che erano tra quelli che denunciavano proprio i brogli elettorali".

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L'astensione al Sud variabile decisiva (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'astensione al Sud variabile decisiva di Ninni Andriolo Se fosse vero, come sostiene Bonaiuti, che il confronto tra Berlusconi e Veltroni potrebbe "soltanto aumentare il distacco a favore del Pdl, che è già intorno ai 9 punti", non si comprenderebbe perché il Cavaliere rifiuti di segnare in agenda quell'appuntamento televisivo. Propensi come siamo a escludere che il "niet" di Arcore possa rappresentare un atto di omaggio allo "stalinista" Veltroni, riteniamo altamente probabile che la verità sia diversa da quella che racconta il portavoce del leader Pdl. E che vada ricercata nei sondaggi convergenti che fissano tra il 5 e il 6% il distacco calante che separa il Pd dal Pdl e fotografano una percentuale di indecisi che si aggira intorno al 20%. Considerando l'incognita delle regioni in bilico, e lo spettro del pareggio al Senato che agita il Pdl, si comprende bene il motivo per il quale Berlusconi si acconci a chiedere il voto disgiunto agli elettori di Casini e stia attento, nel contempo, a non fornire vantaggi tv a un avversario che gode di maggiore appeal. A un Veltroni, cioè, che imbocca l'ultimo miglio premendo sull'acceleratore ed esorta il Cavaliere a non temere il confronto a due, perché "in un'ora passa" come "pic indolor" (l'iniezione che non fa male). È un candidato premier "politicamente stanco" il leader Pdl che si propone agli elettori dicendo "no" all'intervista tv di Lucia Annunziata, per ripicca nei confronti di Veltroni che gli sbarra le porte del salotto di Vespa, chiedendogli invano un faccia a faccia davanti agli italiani. Un leader Pdl al quale, tra l'altro, Prodi - memore delle bizze berlusconiane del 2006 - impartisce una lezione di stile rinunciando alla conferenza stampa finale televisiva, perché "un capo di governo" non dovrebbe dare "un indebito" vantaggio alla sua parte politica. Non sappiamo se il Pd, alla fine, riuscirà "a erodere" la "montagna" sulla quale il Cavaliere "si è seduto", ma è certo - citando il quotidiano Europa - che si tratta di voti "negativi e privi di passione, com'è privo di passione e di voglia di governo l'uomo che li raccoglierà per l'ultima volta". Un Berlusconi, cioè, che ripropone la stanca litania del Pd "ultima mutazione del Pci" e allude a un "patto tra Veltroni e i signori della sinistra per tornare insieme dopo le elezioni". E questo per seminare nuovi dubbi nelle file degli indecisi che possono guardare al Partito democratico. L'avvertimento è ai moderati, ma anche ai potenziali elettori della Sinistra Arcobaleno. Il Cavaliere sa bene, infatti, che, superando la soglia minima nelle regioni in bilico, lo schieramento di Bertinotti sottrarrebbe seggi al Pdl, aumentando il rischio già rappresentato da Casini. E se il presidente della Camera registra con favore i sondaggi che lo "danno in crescita", e punta sulla carta "dell'opposizione forte", Veltroni esorta "ciascuno dei 3 milioni e mezzo che hanno votato alle primarie" a fare "5 telefonate" o a mandare "5 Sms" per convincere gli incerti. Voti puliti, in ogni caso: 'ndrangheta, camorra e mafia stiano alla larga dal Pd, avverte il leader Pd. Dal Sud, intanto, D'Alema esorta al massimo impegno sindaci e assessori, mettendoli in guardia dal rischio astensione. "Tra chi dice che non voterà e chi dice che non sa chi voterà, siamo, nella circoscrizione Campania 1, al 44% - avverte il ministro degli Esteri - Se non portiamo a temperatura la campagna elettorale, rischiamo un cedimento della partecipazione in aree popolari". La Giornata.

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E oplà, dopo l'Alitalia dal cilindro uscì la Rai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del E oplà, dopo l'Alitalia dal cilindro uscì la Rai Se non esistesse bisognerebbe inventarlo. Intendo Silvio, mago della comunicazione. Gli è riuscito il giochetto elettorale sull'Alitalia, di cui da statista con i piedi per terra e i pensieri in volo non gliene può fregare di meno, vedi il disinteresse da sempre per il precipizio della compagnia di bandiera. E ora dal magico cilindro fatto di tv e penetrazione superficiale, ossimoro fenomenale, ha tirato fuori un nuovo coniglio. La Rai. Date retta, per le prossime due settimane come ha fatto con gli aerei adesso sarà ossessivo sulla Rai. A dicembre non era forse impossibile "lavorare in Rai se non si è di sinistra o non ci si prostituisce", ipse dixit beccandosi una querela modello class-action dai dipendenti aziendali offesi per l'una o per l'altra categoria? Ebbene, il trapano mediatico funziona e quindi adesso basta rincarare la dose. "La Rai è di sinistra", dice il comiziante giacché l'irreprensibile Jeeves non può organizzare i "Porta a Porta" con Veltroni e Berlusconi separati perché il primo vorrebbe misurarsi con il secondo. "Violenza di Veltroni" insiste il prestidigitatore sperando che gli altri gli corrano appresso. Padronissimi di farlo, siamo in democrazia. A proposito, tra Alitalia e Rai cogliete altre analogie? Oliviero Beha.

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Le signore non si fanno mai aspettare. Ma Silvio Berlusconi, che pure è un anziano signore, non (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Le signore non si fanno mai aspettare. Ma Silvio Berlusconi, che pure è un anziano signore, non ha seguito le regole del galateo ed è arrivato con più di un'ora e mezza di ritardo al raduno rosa del Popolo della libertà. Quattro interviste a giornali e tv ed il tempo è voltato via. Il Cavaliere è arrivato nella sala piccola del Palazzo dei Congressi giusto in tempo per mettere a tacere i primi sgenali di fastidio per un'attesa troppo prolungata, occupata dagli interventi di "quattro signore quattro" in rappresentanza dei due partiti che hanno dato vita al Pdl, e da Gianfranco Fini, nella veste ormai anche lui di intrattenitore in attesa del primo attore. Che è arrivato quando ha deciso lui e si è preso subito la scena dell'iniziativa il cui titolo era già tutto un programma. "Donne" per l'Italia. Con le virgolette. Berlusconi ha spiegato che era così perchè alludeva al latino "domina", cioè "dominatrici" il che "significa che siete le nostre padrone e noi siamo vostri sudditi". Poco convincente. Sapeva più di allusivo. Sventolano le bandiere. Molte nuove di zecca del Popolo della libertà, qualcuna dell'Italia, una della Lega in trasferta ed una, nostalgica, di An. Scattano gli applausi. C'è eccitazione. Per molte si è trattato dell'occasione per una gita a Roma. Certo c'è gran caldo in sala. Il tempo non passa mai. Poi le prime fila si riempiono. Ci sono le candidate di richiamo (Carfagna, Prestigiacomo, Moroni, Saltamartini, Lorenzin) e tutte le altre. Ci sono anche tanti uomini che non hanno perso l'occasione per far notare la loro presenza. Non va sprecato nulla. Parte l'Inno di Mameli. Tutti in piedi cantano a squrciagola. Qualcuno, probabilmente non avvertito del cambio di corso, alla fine scatta in un nostalgico saluto romano. Ed ecco il grande capo. Chi si aspetta qualche battuta delle sue resta deluso. Devono avergli spiegato che non è il caso. Certo l'idea della donna regina del focolare è evidente che non l'ha abbandonata. Esce con forza quando, a proposito della necessità di presidiare i seggi contro i brogli, invita le signore a rinforzare il catering a cui, comunque, lui provvederà. Casa e cucina misto a "puntiglio donnesco". Poi, sì, anche tutto il resto ma mescolato nel lungo elenco di cose positive che lui si accinge a fare se gli italiani lo voteranno e di cose negative fatte dal centrosinistra, "l'esercito del male". "Ci saranno quattro ministre donne nel mio governo" promette Berlusconi e strappa l'applauso di quelle in prima fila. Ognuna pensa di esserci. Mostra la sicurezza di sempre il Cavaliere. Non appalesa nessun dubbio sul fatto che vincerà le elezioni. Ma un tarlo lo tormenta. E' evidente. Lo si legge nel tono dimesso, rispetto al solito, con cui propone la consueta litania. Tant'è che quando dopo oltre un'ora si avvia alle conclusioni deve ammettere di aver saltato un passaggio importante. "Quasi mi dimenticavo...". Al Berlusconi di un tempo non sarebbe accaduto. Ha paura del pareggio o, addirittura, di una imprevedibile sconfitta. Il problema lo sente tutto. Ed allora fa aleggiare il fantasma di un possibile accordo tra il Partito Democratico e la sinistra estrema insieme a quello di possibili brogli. Per contrastarli lui ha studiato tutta una serie di mosse che si dilunga a spiegare ad una platea sempre più accaldata e che comincia a non vedere l'ora di tornarsene a casa. C'è poi la spina nel fianco dell'Udc. I traditori che possono mettere a rischio in alcune regioni il risultato pieno. Ha appena negato, ma a modo suo, un contatto con il cardinale Ruini che avrebbe caldeggiato un appoggio al partito di Casini: "Il cardinale è una persona eccezionale" che conosce il sistema elettorale e, quindi, non può non considerare che "i voti dati ad altri partiti del centrodestra e non al Pdl sono voti dati al centrosinistra". Anche Ruini, insomma, tirato per la tonaca nella querelle del voto utile. Il resto è tutto secondo copione. L'Alitalia che deve restare italiana, e ci penserà lui; la spazzatura di Napoli ed ora anche le mozzarelle; la sicurezza che non c'è; il lavoro che manca e più che mai per le donne; le tasse e le pensioni; l'attacco ad alzo zero all'avversario "comunista in politica da quaranta anni". Ora sarà anche, come ci tiene a dire, che "Veltroni sembra venuto da Marte" quando si dice estraneo ai problemi del Paese. Ma non è da marziani scoprire i problemi dell'Italia quando si è governato per cinque anni e Palazzo Chigi lo si è lasciato da soli venti mesi?.

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Berlusconi-Veltroni, il duello sarà (forse) a Matrix Mentana annuncia il confronto per venerdì 11 aprile. Ma potrebbero essere due interviste separate (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi-Veltroni, il duello sarà (forse) a Matrix Mentana annuncia il confronto per venerdì 11 aprile. Ma potrebbero essere due interviste separate di Roberto Brunelli / Roma IL COLPO A SORPRESA intorno alla mezzanotte. Enrico Mentana, in uno spot, annuncia che il "duello" tra Veltroni e Berlusconi si farà. Sarà proprio Matrix, la sua trasmissione, ad ospitarlo venerdì 11 aprile. In pratica l'ultimo giorno utile prima delle elezioni. Al momento però appare molto più probabile che, al posto del tanto atteso "faccia a faccia" tra i due candidati, verranno soltanto mandate in onda due interviste separate. È stato lo stesso Mentana a chiedere a Veltroni la disponibilità ad un incontro tv con Berlusconi ricevendo la piena disponibilità dal segretario del Pd. Del resto in questi giorni più volte Veltroni aveva annunciato che, da parte sua, non c'era alcun problema a sfidare il leader del Pdl in uno studio televisivo "anche nelle sue reti". La giornata chiusa con l'annuncio-choc di Mentana era stata caratterizzata da un "capriccio" di Berlusconi, il quale ha pensato bene di aggiungere un tassello importante alla telenovela sul confronto televisivo con Veltroni, facendo saltare la sua apparizione a In 1/2 ora, il programma domenicale di Lucia Annunziata su Rai3, prevista per il 6 aprile. Ovvio risultato: salta anche l'intervento del leader del Pd, fissato per domani. Praticamente lo schema ribaltato di mercoledì scorso, quando dopo un no di Veltroni per motivi elettorali al salotto di Vespa, si era chiusa la porta (a porta) anche al Cavaliere, con tanto di iroso corollario estatico contro "l'intollerabile violenza" dell'avversario e contro una "Rai in mano alla sinistra". Il piccato rifiuto di ieri è arrivato in Rai sotto forma di una "comunicazione ufficiale" inviata al direttore della terza rete Paolo Ruffini. A Viale Mazzini hanno voluto sottolineare che data la ristrettezza dei tempi non sarebbe stato possibile recuperare l'intervista, dunque l'invito fatto al candidato premier Walter Veltroni veniva annullato "in ottemperanza al principio dell'equilibrio che si deve mantenere nella informazione politica nel periodo preelettorale". Atto dovuto, insomma. Persino il leader della Lega ha chiesto a Silvio di affrontare a viso aperto il confronto in tv con l'avversario. "Ci sono gli indecisi da convincere", argomenta. "Lui è simpatico. Basta non parli di donne". Insomma: mentre il premier Romano Prodi, con una lettera a Petruccioli, informa di rinunciare alla conferenza stampa finale al termine della campagna elettorale (tenendo così fede al principio che il capo del governo non dovrebbe chiudere la campagna dando un "indebito vantaggio" alla propria parte politica, cosa che nel 2006 contestò proprio a Berlusconi), rimane netta la sensazione che Berlusconi - nonostante bellicosi proclami - tenti ogni carta possibile per scansare il faccia a faccia. Non è un caso se anche ieri il capo del Pdl ha freneticamente attaccato la par condicio, definita "una legge idiota, illiberale e liberticida", che lui ovviamente abrogherà se verrà reinsediato a Palazzo Chigi. Il buon vecchio Berlusconi: altro che toni bassi, altro che teleduello con Veltroni. Meglio la ripicca. Anzi, una "ripicca infantile", come la definisce Roberto Cuillo, viceresponsabile informazione del Pd: "E ci viene anche il sospetto che Berlusconi non gradisca a trasmissioni televisive con giornalisti scomodi e non assoggettabili". Il riferimento è chiaro: la oramai proverbiale puntata del marzo 2006, quando il Gran Silvio se ne andò tutto irato proprio dallo studio di In 1/2 ora per le domande considerate ingiuriose di Lucia Annunziata.

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Studio Aperto, quella stravagante par condicio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Studio Aperto, quella stravagante par condicio A coloro che incappano in una giornata storta o malinconica, consigliamo la visione del Tg4 di Emilio Fede. Ah - ha ripetuto ieri sera - sono schiavo della par condicio e mi tocca dare gli spazi col bilancino (sospiro di routine) e allora. ecco Berlusconi, il leader del Popolo della Libertà! E, tanto per risparmiare, di Berlusconi ce n'erano due, quello con le donne della Libertà che "ci daranno il dono delle loro particolari capacità" (frase, ci sia consentito dire, un tantino ambigua) e quello che mobilita i "difensori del voto" per smascherare i certissimi brogli che i comunisti tramano ai suoi danni. "Sapete - ammiccava l'esperto Fede - basta un niente.". Esauriti i vari Berlusconi, vai con Veltroni. Ed ecco il conto: 10 minuti complessivi al Capo, 45 secondi al Nemico. E sempre in nome di questa stravagante par condicio alla berlusconiana, Studio Aperto ha raccontato della vendetta del Supremo: non è andato da Lucia Annunziata (l'ultima volta che si sono incontrati, Berlusconi ha dato fuori da matto) così che anche Veltroni ha dovuto rinunciare. La cosa ci piace: Veltroni dia tutto in finale, sincero, tranquillo e molto tosto.Paolo Ojetti.

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Alitalia, il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su Alitalia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Alitalia, il bluff è pagato da tutta la comunità Cara Unità, Su Alitalia gli alleati di Silvio Berlusconi esaltano ora le doti del loro leader, che con il furbo annuncio dell'inesistente cordata italiana, avrebbe spinto Air France ad una maggiore disponibilità nelle trattative. Semplice fenomenologia? No, c'è ben altro in palio. In un mercato globale dove i giudizi delle Agenzie di Rating sono la bibbia delle relazioni internazionali, l'affidabilità del possibile contraente è patrimonio inestimabile. Se ti fidi del tuo partner d'impresa, puoi risparmiare sui cosìddetti costi di transazione: accertamenti e precauzioni che valgono denaro e tempo, dunque altro denaro. Il bluff fa parte del bagaglio di ogni buon giocatore di poker, ma nei rapporti economici è un trucco che si paga, subito e a caro prezzo. Le relazioni fra governi e fra questi e le forze economiche non sono partite private, mettono in gioco la reputazione e dunque il destino di una comunità di cittadini, imprenditori e lavoratori. Ma la politica della campagna elettorale permanente, con l'obiettivo di un immediato consenso di opinione, fa della bugia un'arma essenziale, come il bluff nel poker. A chi potrebbe governare una nazione, è forse giusto chiedere una responsabilità che vada oltre il successo di una partita personale. Marco Lombardi Alitalia/2 Non sapeva dell'offerta Air France? Strano per un aspirante premier Cara Unità, nell'esternare sulle presunte cordate italiane sull'Alitalia, Berlusconi ha fatto altre due affermazioni che vorrei sottolineare: la prima è quella che lui credeva che la trattativa con Air France si facesse per una fusione e non per l'aquisizione, pur rimanendo il marchio Alitalia. Per uno che è stato per sei anni a capo del governo e che aspira a ritornarci non aver capito, dopo mesi di trattative ed atti pubblici, di cosa veramente si trattava ci deve far preccupate sui seri rischi che corre l'Italia in caso di sua vittoria elettorale. L'altra affermazione che crea dubbi è quella sulla difesa dell'italianità della compagnia di bandiera quando lo stesso fa un uso ostentato del proprio parco macchine con auto di marca straniera. Nello Bracalari, Grosseto Mozzarella, nessuno spiega chi ha portato diossina in Campania... Cara Unità, adesso tocca alla mozzarella di bufala, dobbiamo sapere se contiene una quantità sopportabile di diossina per rassicurare i mercati esteri. Ma nessuno ci spiega perchè la diossina è arrivata nei terreni della Campania, chi l'ha inviata, chi l'ha sotterrata, chi sono i veri responsabili di questo disastro. Portatori della logica del qui e ora, incuranti delle conseguenze che provoca qualsiasi atto, hanno fatto sì che imprenditori del Nord, quelli che difendono Malpensa, si siano serviti di malfattori del Sud per far scaricare nel Sud medesimo bidoni di materiali tossici che stanno distruggendo l'economia della Campania. Questo ho letto e sentito nei reportages nel momento caldo della spazzatura incombente nelle strade, ma poi nessuno ne parla più come se la diossina nei terreni ci fosse arrivata da sola. E non mi si dica che nessuno ne sapeva niente, perchè ci sono fior di sceneggiati nostrani che da questo argomento sviluppano le loro trame. Mala vita organizzata che in combutta con irreprensibili imprenditori devastano i territori causando malattie e disastro economico. Ludovica Muntoni Informazione, subito una legge sul conflitto di interessi Cara Unità, per l'ennesima volta il cavaliere l'ha sparata grossa! Ma come al solito è stato malevolmente e malamente interpretato... In un qualsiasi paese civile e moderno e in ogni democrazia matura chiunque si fosse macchiato di tale leggerezza (si badi una sola e non millanta) si sarebbe prostrato a chiedere umilmente scusa e un attimo dopo si sarebbe dimesso da qualsiasi incarico di responsabilità pubblica. Qui da noi invece l'autore di questi inenarrabili disastri istituzionali ha l'arroganza di affermare che la colpa è di quei pennivendoli che infestano la stampa e dei grandi giornali tutti in mano alla sinistra (sic!). Sorge allora spontanea la domanda: "Come è possibile tutto questo?". L'unica risposta plausibile per questo mondo alla rovescia è la seguente: essendo egli il padrone e il signore di quasi tutta l'informazione (e se per sciagura dovesse vincere le prossime elezioni possiamo anche togliere il quasi) può riuscire a far credere ai suoi concittadini tutto quello che vuole, capovolgendo sistematicamente la realtà inoppugnabile dei fatti, ricoprendoli di falsità che ripetute all'infinito dai suoi megafoni di regime diventano "vangelo e sacrosante verità". Allora urge riavvicinarci al mondo normale ponendo fine a questa deriva del conflitto degli interessi. Si abbia il coraggio di prendere come modello da utilizzare una qualsiasi normativa antitrust vigente in Francia, in Spagna, in Germania, in Gran Bretagna, negli Usa, ecc. e la si applichi sic et simpliciter qui da noi...credo che il cavaliere da buon liberale non avrebbe alcunchè da obiettare...o forse mi sbaglio? Oreste Ferri, Ariccia (Roma) Elezioni, comunque vada il Pd non perda il profilo innovatore e riformista Cara Unità, da elettore del Pd non mi fido dei sondaggi e non so come andranno a finire le prossime elezioni. Il mio auspicio è che anche se il Pd dovesse perderle, non abbandoni il suo profilo riformista, innovatore e liberale così come la sua vocazione maggioritaria, ma li confermi e li rafforzi e non aderisca all'idea di un ritorno al passato rifacendo alleanze non omogenee ed impraticabili con la sinistra estrema. Alessandro Scarpari, Botticino (Bs) Non lasciamo la parola "libertà" in mano alla destra Cara Unità, Casa della Libertà, Popolo della Libertà, ma perché dobbiamo lasciare a Berlusconi l'esclusiva della parola libertà? Perché dobbiamo lasciare a Fini, alla Mussolini e a Rauti di fregiarsi di questa parola visto che militano nel partito del boss di Bossi? Se non sbaglio i nostri Padri hanno dovuto lottare e morire per conquistare il significato di questa parola proprio ocntro coloro che questa parola (i fascisti) avevano negato per un ventennio e che ai giorni nostri sono rappresentati dagli eredi naturali soprannominati, inglobati nel partito di Berlusconi per raccattare qualche voto. Perciò noi, e lo dico in special modo a Veltroni, dobbiamo riappropriarci della parola libertà e non lasciarla nelle mani di chi strumentalmente la usa, senza averne alcun diritto e chi vorrebbe sostituire la data del 25 aprile (Fini) con quella del 13 aprile, giorno della presunta vittoria (ma non succederà) della destra. Armando Ferrero, Alba.

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Ai cancelli di Mirafiori piazza del disagio operaio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Ai cancelli di Mirafiori piazza del disagio operaio di Giampiero Rossiinviato a Torino Il cambio di turno è una sorta di piazza che si anima soltanto per pochi minuti davanti agli ingressi della fabbrica. Bisogna cogliere l'attimo, perché chi deve entrare non può attardarsi e chi sta uscendo non ha molta voglia di perdere l'autobus o il passaggio in auto che lo condurrà a casa dopo otto ore di lavoro in linea. È questo l'unico palcoscenico possibile per chiunque voglia comunicare qualcosa agli operai e non ha la possibilità di varcare quei cancelli. Eppure, a circa due settimane dal voto, davanti alla porta 2 di corso Tazzoli - quella delle Carrozzerie, quella dove fanno su e giù oltre 5.400 lavoratori politicamente e sindacalmente "vivaci" - la piazza appare tranquilla. L'unico segno visibile di campagna elettorale è una bandiera del Partito comunista dei lavoratori che fa da coreografia a un volantinaggio molto dimesso e accolto dagli operai con inespressiva cortesia. Non era andata molto diversamente, salvo il diverso spiegamento di forze, il giorno prima quando è stato il turno della Sinistra Arcobaleno. Nessun segno di ostilità, ma neanche grandi manifestazioni di "affetto" da parte della folla in entrata e in uscita dai reparti. Ma non c'è nessun "dibattito", davanti alla Fiat, non si formano capannelli e questo rende ancora più insondabile il termometro di Mirafiori. I lavoratori sembrano non avere grande voglia di parlare di politica e se qualcuno risponde a una domanda in proposito lo fa per dire che "sono tutti uguali e a noi non pensa nessuno", oppure perché s'è alle spalle una precisa militanza sindacale e politica. Così un sondaggio artigianale al cancello di Mirafiori rivelerebbe un successo schiacciante dell'astensione, seguita da Bertinotti e compagni, tallonati dalla Sinistra critica di Franco Turigliatto. Ma il tam tam delle Carrozzerie racconta ben altro. Tanto che il segretario della Quinta Lega Fiom, Vittorio de Martino, uno che per competenza territoriale conosce molto bene la strana creatura multicefala di Mirafiori, azzarda un pronostico: dal 30% in su per il centro destra, un 30% al Partito democratico, il resto in prevalenza alla Sinistra Arcobaleno. Insomma, "dopo che nel 2006 gli operai Fiat si erano spostati decisamente nell'area dell'Unione, adesso credo che si concentreranno di nuovo nell'alveo del centrodestra, come nel 2001", chiosa De Martino. Da quali segnali si coglie tutto ciò? "Chi frequenta le assemblee lo capisce al volo, c'è poca partecipazione, i delegati vengono lasciati soli, si direbbe che a nessuno freghi niente di niente. Qui, del resto, la vicenda del protocollo sul welfare ha scavato un solco profondo.". Ecco il punto: il solco tra la politica (e i sindacati) e gli operai. Mirafiori non perdona niente e nessuno. Non a caso qui dentro dalle urne referendarie quell'accordo tra governo e sindacati uscì pesantemente sconfitto; qui dentro i leader di Cgil, Cisl e Uil - a prescindere dal merito - furono contestati dopo 26 anni che non si facevano vedere tutti e tre insieme; e qui dentro anche l'ultimo contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici ha fatto molta fatica a strappare l'approvazione dei lavoratori. Soltanto il 52,9% di sì, nonostante i 2.300 iscritti alla Fiom su 15.000 addetti complessivi e sebbene i dati delle ultime elezioni delle Rsu siano, in realtà, il segno di un avanzamento del tasso di sindacalizzazione persino rispetto alle stagioni degli autunni caldi. E allora cosa c'è che non va, perché gli operai Fiat (probabilmente tutti gli operai) sono così "incazzati" (inutile trincerarsi dietro al bon ton lessicale: sono proprio incazzati) da ributtarsi - come si teme - a destra? Soldi, sicurezza, fatica sono tre delle voci che rimbalzano più di frequente nel cahier de doleance davanti al cancello 2. Ma attenzione: quando parlano di sicurezza, queste persone non si riferiscono agli infortuni sul lavoro bensì ai delinquentelli - e il riferimento agli immigrati stranieri è pressoché automatico - che avvelenano l'esistenza anche una volta rientrati nei loro quartieri, dopo il lavoro. "E poi, oltre all'ultima speranza per un po' di salario in più - dice un lavoratore che non si sogna nemmeno di uscire dall'anonimato - chiediamo di non essere spremuti qui in fabbrica, di poter lavorare in condizioni tali che ci lascino un po' di energie anche dopo le otto ore di turno". Qualità della vita, dunque, forse perché alle Carrozzerie l'età media comincia a essere piuttosto alta, ma anche soldi, ovviamente perché non sarà un turno di notte a trasformare una busta paga da 1.100 euro in un reddito sufficiente a tenere a bada la corsa dei prezzi. Però in questa campagna elettorale si direbbe che tutti quanti abbiamo posto la questione del lavoro dipendenti tra le priorità politiche. Perché ancora tanta sfiducia, allora? "Non ci credo - taglia corto nel giorno del suo compleanno Rosa Carlino, 30 anni di Fiat, delegata Fiom, elettrice della Sinistra Arcobaleno senza grandi aspettative - perché a noi qui bruciano ancora promesse come l'abolizione dello scalone Maroni e della legge 30, poi di fatto rimangiate o corrette dal governo". Anche per questo, sostiene accanto a lei Ugo Bolognesi, compagno di militanza sindacale e politica, "quest'anno non si vede quasi la campagna elettorale nelle nostre bacheche: l'ultima volta vedevi i volantini dei Ds e anche quelli della Margherita, ora davvero poco o niente, a parte un po' di sinistra". La destra non esiste proprio, almeno da quel punto di vista, salvo poi fare un bel pieno di voti. Si fanno notare di più i militanti sindacalizzati, dunque, ma anche in questo ambiente lo scenario è molto meno monolitico di quel che appare: "Ho sempre votato per Rifondazione ma questa volta avevo deciso di sostenere il Pd - confida Pina Murru - ma poi, a pochi mesi dalla solita dura vertenza per il nostro contratto, la candidatura di Calearo mi è risultata davvero di troppo. Comunque continuo a sperare che i miei colleghi non caschino di nuovo nella trappola di Berlusconi e votino a sinistra, compreso il Pd, certo ma attenzione a certe candidature: gli operai della ThyssenKrupp esibiti anche dall'Arcobaleno dopo la tragedia. io come operaia mi sono sentita usata". E accanto a lei, una rassegnata Caterina Gurzì, infaticabile militante sindacale non esita a ricorrere a un contro-slogan: "Alla politica, a tutta la politica, dico meno propaganda e più fatti". Certo Mirafiori è da sempre un osso duro, una fabbrica di "bastian contrari", ma è altrettanto vero che l'intero ceto operaio a essere frustrato perché si sente solo sfiorato dalle fasi di crescita è pienamente abbracciato da ogni recessione. "Non è vero che sono tutti di sinistra, figuriamoci - sottolinea Edi Lazzi, sindacalista della Quinta Lega Fiom che segue da vicino le Carrozzerie di Mirafiori - sono soltanto i più visibili, ma anche i più delusi, e non hanno molta voglia di spendersi di nuovo per convincere i tanti silenziosi che voteranno probabilmente a destra". E il Pd? C'è, eccome, ma paga un doppio prezzo: l'irruenza politica che questa fabbrica cova da sempre e un ritardo organizzativo. "Però mi sono meravigliato io stesso di certi colleghi che si sono avvicinati con interesse a questa proposta che semplifica il quadro politico e taglia fuori partitini e figure come Mastella - dice Antonio Di Florio, delegato alla Rsu apertamente schierato con i democratici - mentre altri mi contestano candidature come quella di Calearo". Scontato, in uno stabilimento metalmeccanico. Ma attenzione: perché gli stessi sindacalisti riconoscono un atteggiamento sottotraccia incline alle relazioni industriali "moderate" in un'ampia fetta silenziosa della platea operaia Fiat. "Infatti quando spiego che un partito che vuole governare deve avere anche un visione strategica di lungo periodo mi stanno ad ascoltare - spiega ancora Di Florio - e a quelli che mi dicono che se portassi Veltroni in fabbrica lo farei coprire di fischi, io non ho dubbi nel rispondere che provino pure loro a portare qui Bertinotti: si beccherebbe anche lui la sua razione di fischi". Questa è Mirafiori.

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[FIRMA]UGO MAGRI ROMA L'idillio è acqua passata, tra noi non c'è mai (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA L'idillio è acqua passata, "tra noi non c'è mai stato nessun patto", ora addirittura siamo ai dispetti. Silvio si vendica con l'"inaffidabile" Walter, che martedì gli aveva fatto saltare una serata da Vespa. E come ritorsione impedisce a Veltroni di prender parte al programma dell'Annunziata. La tecnica è precisamente la stessa. Aveva impegni elettorali il segretario del Pd? Ha comizi a raffica pure il Cavaliere. Per "par condicio" era saltato il Porta a porta con Berlusconi? In nome dello stesso principio non andrà in onda la "Mezz'ora" con Veltroni... Unica differenza: Berlusconi aveva strillato forte contro "la violenza della sinistra", il suo rivale invece sceglie un profilo very british. Follini arriva a dire: "Le regole sono regole, giusto che vengano applicate". Dal loft solo battute (Cuillo: "Sono giochi infantili"). In questo clima, sospira Vespa, "temo proprio che il confronto televisivo fra i due non si farà", e parecchio gli dispiace, già si vedeva nei panni di anfitrione. Però, mai dire mai. Berlusconi è imprevedibile, i suoi umori cangianti. E certe voci che filtrano da Palazzo Grazioli inducono alla massima prudenza. Può davvero accadere, a dispetto delle smentite, che alla fine decida di incrociare la lama con l'ex sindaco di Roma. Magari negli ultimissimi giorni di campagna elettorale. Magari con poche ore di preavviso. Spiazzando tutti come al solito. Dipende dai sondaggi, in primo luogo. Da stanotte ne è vietata la diffusione, però restano consentiti. L'andamento della campagna verrà monitorato fino all'ultimo. E se il rischio-pareggio al Senato si farà più consistente, Berlusconi potrebbe convincersi a tentare il tutto per tutto. Come due anni fa con Prodi, si presenterebbe al duello con una sorpresa (nel 2006 fu l'abolizione dell'Ici). Dicono nell'entourage che in serbo ha un paio di cartucce. L'altra variabile si chiama astensioni. A forza di sentirsi raccontare un vantaggio abissale sul Pd, molti elettori del Cavaliere potrebbero restarsene a casa, tanto vince lo stesso. Berlusconi capta il pericolo e comincia a lanciare messaggi allarmati. Dice che il cardinale Ruini sa bene che "i voti dati agli altri partiti del centrodestra, che non siano al Pdl, sono utili al centrosinistra". E sottolinea: il Senato è in bilico, "sono possibili accordi tra Veltroni e Bertinotti" (dall'Emilia scopre le carte Zani, del Pd: "Voto Sinistra arcobaleno per impedire l'avanzata della destra"). E' tesi degli spin doctor berlusconiani che un bel confronto televisivo avrebbe l'effetto di chiamare alle armi il popolo moderato. Bossi non ha dubbi, "il confronto in tivù io lo farei per convincere gli indecisi". E poi, ammicca l'Umberto, "Silvio è simpatico alla gente, basta solo che non parli di donne...". Bonaiuti, il Portavoce, forse per un lapsus ragiona al futuro: "Batterà facilmente Veltroni". La febbre del confronto cresce, al Plebiscito se ne ragiona nelle riunioni "strategiche". L'unico che ancora recalcitra è proprio il Cavaliere. Un fatto mentale. Si sente personaggio di altra statura. Una risorsa per l'Italia. Non gli va più di litigare davanti alle telecamere. Con quel Veltroni, oltretutto, che permette a Bettini di paragonarlo al razzista Le Pen, che ironizza sui suoi 71 anni, che s'è preso in casa Di Pietro... Ma alla fine, forse, vinceranno le convenienze. La buona notizia per Veltroni è che Prodi, sua sponte, rinuncia alla conferenza stampa finale in tivù da presidente del Consiglio. A destra (Cicchitto) sghignazzano, sostenendo che è stato Walter a "oscurare" il Professore. In realtà Veltroni non si azzarderebbe. E' successo che Prodi si era battuto due anni fa contro la conferenza finale di Berlusconi, presentandosi in video l'avrebbero colto in fallo. Inoltre non ha questa gran voglia di diventare l'eventuale capro espiatorio. Tanto che chiuderà la campagna elettorale nella sua Bologna. E non sarà nemmeno a piazza del Popolo, nel comizio finale dell'11 sera.

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Le replica Dal Loft dei democratici una sola parola di commento: Infantile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Le replica Dal Loft dei democratici una sola parola di commento: "Infantile" Segretario Veltroni, Goffredo Bettini dice che se il Pd non arriva al 35 per cento vi potete anche dimettere... "Non ha detto questo". Lo ha lasciato intuire. "Non scherziamo, basta leggere... Siamo partiti con un distacco di 22 punti. Ora siamo più vicini di quanto dicano i sondaggi. Pure Berlusconi comincia a parlare di pareggio al Senato o nostra vittoria. Possiamo vincere, e comunque saremo la prima forza riformista che questo paese abbia avuto. Questo sarà comunque un risultato straordinario". Che obiettivo si è posto? "Vincere le elezioni e dare all'Italia un partito riformista di dimensione europea". Se vincesse Berlusconi, ma di poco, di tre o quattro senatori, lei si aspetterebbe una telefonata? "Sì. I leader di maggioranza e opposizione si devono telefonare. Non appartengo a quella schiera di politici, cui appartiene Berlusconi, che danno giudizi al lunedì e giudizi opposti al martedì. Oggi, su di me, dice cose molto diverse rispetto a quelle che diceva due mesi fa. Dovesse vincere, credo che ricomincerebbe a parlare come allora. Se vinco io spero di avere con le opposizioni un rapporto di collaborazione sulle riforme istituzionali, sulle grandi questioni del Paese". Che tipo di collaborazione? "La destra sul punto ha cambiato idea. Io confermo che se vincessimo daremmo alle opposizioni una camera e la presidenza delle commissioni di controllo. Abbiamo l'obiettivo di creare un rapporto civile. Io ho già operato una rottura epistemologica rispetto al quindicennio passato: do giudizi politici, non sulle persone. Quando sento che si parla di brogli o di stalinismo sembra di essere tornati al '94. Come si è visto, non rispondo. Io faccio la campagna elettorale del 2008 non quella del '94. Abbiamo bisogno di altro che non di risse". Torniamo al governo. Se Berlusconi vincesse di poco, si aprirebbero nuovi scenari? "Che mi si faccia questa domanda e che io debba rispondere dimostra che la destra ha commesso un gravissimo errore, quando è caduto il governo Prodi, a non accettare la nostra proposta di promuovere, prima del voto, la riforma istituzionale e quella elettorale. Potevamo nominare un governo che se ne occupasse e votare nell'aprile del 2009. Hanno calcolato che gli conveniva votare subito facendo prevalere gli interessi del partito a quelli del Paese. Comunque, quale che sia l'esito del voto, vanno fatte subito insieme le riforme che andavano fatte prima". Un governo tecnico per le riforme è ipotizzabile? "Assolutamente no. Le riforme si fanno insieme, ma a questo punto chi vince, fosse per un solo voto, governa. Ma devo dire un'altra cosa: noi, decidendo di andare da soli, abbiamo fatto un pezzo di riforma istituzionale. Spetta agli italiani percorrere l'ultimo miglio e dare la maggioranza a un gruppo parlamentare unico - come succede in tutte le grandi democrazie - quello del Pd". Di Pietro ha denunciato Berlusconi in procura per la questione Alitalia. Condivide? "Non sono mai per regolare le questioni sul piano giudiziario, ma politico. Un frammento del modo in cui io ritengo si debba regolare il rapporto fra garanzie e legalità, fra politica e giustizia, sta nella nostra proposta sulle intercettazioni: un magistrato intercetti quanto ritiene. Ma risponda personalmente dell'eventuale diffusione delle intercettazioni". Di Pietro propone di anticipare la pena dopo il primo grado, in casi gravi. "Il programma del Pd è quello che Di Pietro ha sottoscritto. Vi si atterrà". Non teme che, di nuovo, i leader sottoscrivano un programma e poi ne reclamino un altro? "Nella scorsa legislatura c'erano 14 partiti. Qui c'è un solo gruppo, quello del Pd, e un solo programma. E' la novità assoluta". Alitalia, la mozzarella, i rifiuti. L'immagine del nostro paese è pessima, ultimamente. "Da molti e molti anni. L'Italia deve ritrovare l'orgoglio. La destra ha governato il Paese e non lo ha minimamente cambiato. Non ha fatto come la Thatcher o Aznar. Ora un po' stancamente vuole vincere per gestire il potere. Berlusconi, Bossi, Tremonti, sembra il governo del '94... Noi possiamo fare quello che hanno fatto Blair e Zapatero: aprire un ciclo riformista". Chi ha in mente per il ministero dell'Economia? "In nessun paese si fanno nomi prima delle elezioni, perché dopo è più facile avere disponibilità le più ampie possibili. Qualche nome lo farò, non di persone che appartengono ai partiti, ma esterne". Riguarda anche l'Economia? "Lo vedrete". Quale ministero ospiterà un esterno? "Diversi. Come ci sono capilista non di partito ci saranno ministri non di partito". Berlusconi ha rinunciato ad andare su Raitre da Lucia Annunziata. Dovrà rinunciare anche lei... (Ride, ndr) "Va bene, va bene. Ma, insomma, siccome io non posso andare da Vespa, per Berlusconi ho fatto un atto di violenza. E allora il gesto di oggi sotto che specie va?". Rappresaglia? "Ma non lo so. Non posso essere obbligato ad andare in tv. La stranezza è che non si faccia il confronto televisivo. Sono disposto anche ad andare sulle sue tv. Che devo fare? Ci si immagini se in Spagna si fossero tenuti dibattiti su tv di proprietà di Zapatero...". Tre reti sono troppe? "Ma in questa intervista non abbiamo parlato di fisco, infrastrutture, precarietà...". Beh, lei ne parla ogni giorno. "Questo è il migliore complimento che mi potesse fare. In questi anni, mentre noi discutevamo di Berlusconi e tv, in Spagna facevano autostrade, in Germania ristrutturavano l'energia... Le mie priorità sono la lotta alla precarietà, il sostegno a piccola e media impresa, certezza della pena...". Erano questioni nel programma e negli obiettivi di Prodi. "La differenza è che ora non abbiamo una coalizione eterogenea e un programma di 280 pagine, ma un partito solo e un programma di 30. Per quanto riguarda le tv io sono fermo al ddl Gentiloni con in più l'idea di avere in Rai un Amministratore delegato invece di un Cda, perché penso che si debba rendere il paese più semplice e affermare il senso dell'etica e della responsabilità".

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Tremonti dove parlò Veltroni Di Pietro ha scelto la piazza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO IL VOTO.I DUE LEADER IN CONTEMPORANEA AD ASTI Tremonti dove parlò Veltroni Di Pietro ha scelto la piazza Uno dei precedenti ufficiali di Giulio Tremonti ad Asti risale al giugno 1998 per sostenere la campagna elettorale di Luigi Florio, candidato a sindaco contro Tonino Fassone dei Ds (vincerà il primo dei due). Tremonti aveva parlato nel salone provinciale su "Federalismo e libertà". Risale a poco meno di due anni fa, invece, un tour squisitamente turistico nella Langa astigiana alla scoperta dei segreti della robiola. Oggi l'ex ministro all'Economia del governo Berlusconi e docente universitario torna in città, ritrovandola, come 10 anni fa, in clima elettorale. Al pari di Valter Veltroni anche il vicepresidente di Forza Italia e della Camera, parlerà dal palco del Politeama dove è atteso per le 17. E per il solo fatto di trovarsi nel teatro che l'avversario del Cavaliere riuscì a stipare di simpatizzanti ed elettori, il "Pdl" astigiano dovrà eguagliare almeno il numero di "spettatori". Tremonti illustrerà il programma del "Pdl" e inviterà a votare Maria Teresa Armosino (che è stata per 5 anni il "suo" sottosegretario), candidata alla Camera e alla presidente della Provincia. Armosino ha già ricevuti attestati per la scelta di "correre" per la Provincia, da altri esponenti del partito come Osvaldo Napoli e Franco Stradella. "Auspichiamo che il suo esempio sarà di stimolo a quanti sostengono idee e valori del Pd. Il sacrificio di Armosino, unica interprete del Pdl alle amministrative astigiane, dovrà contare sul sostegno convinto di tutte le forze che fanno parte del centrodestra". Mezz'ora dopo la prevista entrata di Tremonti al Politeama, il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro, salirà sul palco allestito in piazza San Secondo: è il luogo ufficialmente deputato ai comizi, per coloro (pochi) che prediligono ancora il contatto più ravvicinato con i cittadini. Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori sostiene la candidatura di Valter Veltroni alle Politiche e di Roberto Peretti alle Provinciali. Il simbolo del partito fondato dall'ex pm di "mani pulite" è presente sia nelle consultazioni elettorali nazionali che in quella per la Provincia di Asti. Al suo fianco ci saranno tutti i candidati locali, due due quali, tra l'altro (Mario Colucciello e Paolo Cerrato), faranno parte della squadra del "Pd" alla 24x1ora.\.

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"Per Silvio Fi era come il Milan" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO LE ELEZIONI. SONO TORNATI I BIG "Per Silvio Fi era come il Milan" [FIRMA]ENRICO DE MARIA VERCELLI Dopo una lunga pausa, in cui la campagna elettorale s'era oggettivamente infiacchita, ieri i big sono tornati a Vercelli e, nelle prossime ore, già si annuncia un'ulteriore calata di personaggi importanti. Ieri, dunque, dopo l'evento-Veltroni (che non sarà compensato dall'arrivo di Berlusconi), la città ha accolto due ex ministri del leader di Forza Italia: Rocco Buttiglione e Giuliano Ferrara. Il primo si è ormai staccato dal Popolo della libertà ed è uno degli esponenti più autorevoli dell'Unione di centro. Il secondo, com'è noto, corre da candidato leader per la lista "Aborto? No grazie". Buttiglione si è presentato, puntuale, al pranzo che l'Udc ha offerto al Twenty e, prima di mettersi a tavola, ha parlato ribadendo, alla presenza di numerosi candidati tra cui i locali Bruno Poy e Angelo Bresciani, i temi della campagna elettorale cari a Casini. "Alla gente che ci chiede - ha esordito - come mai questa volta andate da soli? Io rispondo: chiedetelo a Berlusconi": E a spiegato, da par suo, il "no" dell'Udc. Ha detto: "Una mattina Berlusconi si è svegliato, s'è guardato allo specchio e si è detto: che faccio, oggi? Sciolgo Forza Italia. Poi ha chiamato Casini e gli ha chiesto di fare altrettanto con l'Udc. Ma vedete, mentre per Berlusconi Forza Italia è un po' come il Milan, e può farne ciò che vuole, per noi dell'Udc il discorso era un po' diverso, perché per sciogliere un partito sarebbe stato necessario, come minimo un congresso straordinario, sempre che tutti fossero d'accordo. Allora gli abbiamo risposto: no, grazie e lui non ci ha pensato un attimo a sbatterci la porta in faccia. Perché non ci vuole? Semplice. Perché non gli abbiamo mai consentito, devo dirlo onestamente, anche con l'appoggio di Fini, di farsi gli affari suoi. Mi stupisco molto che Fini abbia accettato adesso di adeguarsi, è uno dei tanti misteri della politica italiana". Giuliano Ferrara si è presentato con un leggero ritardo al Piccolo studio, in serata. Ad attenderlo una piccola contestazione dei radicali, guidati da Roswitha Flaibani, che si è avvicinata al giornalista porgendogli un volantino: "Per favore, lo legga". Ferrara ha replicato: "Vi ringrazio per la civiltà del vostro dissenso e mi spiace che abbiate preso freddo". Insomma, grande fair-play. Dentro, Ferrara è stato introdotto dal capolista del Piemonte 2, il medico vercellese Marzio Grigolon e dal dottor Pier Giorgio Fossale. Ferrara si è detto "stupito" dal livore con cui una parte dell'opinione pubblica si accanisce contro le sue idee. "Noi - ha detto - vogliamo semplicemente tutelare la donna, non lasciarla sola alle prese con una scelta drammatica qual è l'aborto". E ha aggiunto di trovare però, al di là dell'inevitabile contestazione, sempre più attenzione verso il suo programma. "Poco fa a Biella - ha detto - mi sono imbattuto in un uditorio splendido, ho discusso con una donna sulla ''pillola del giorno dopo''. Dissentiva da me ma lo faceva in modo civile, fermo ma educato. Ed io, che non chiedo altro che di essere ascoltato quando espongo il mio punto di vista, mi sto accorgendo che sempre più persone ora mi ascoltano. Una vittoria".

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Berlusconi: <Veltroni smentito da Rutelli> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 76 del 2008-03-29 pagina 3 Berlusconi: "Veltroni smentito da Rutelli" di Giancarla Rondinelli Fini: "La partita per il Comune è ancora aperta. Al primo turno il Pd non vince e negli ultimi 15 giorni ne vedremo delle belle" "Lo slogan del candidato sindaco di Roma del Pd Francesco Rutelli è "Roma più pulita, più sicura, più curata". Così Veltroni viene smentito anche dal suo fedele alleato Rutelli, perché questo vuol dire che finora la capitale non è stata nè curata, nè pulita, nè sicura. Evviva Veltroni sindaco...". Silvio Berlusconi chiama così l'applauso per Gianni Alemanno, seduto in prima fila accanto a Gianfranco Fini e ad altri esponenti del Popolo della Libertà. Il candidato sindaco del Pdl si alza in piedi, stretta di mano con il Cavaliere, tra applausi e slogan contro Veltroni e Rutelli. La sala del Palazzo dei Congressi all'Eur è affollatissima, circa 4000 persone. L'occasione è la manifestazione delle donne del Popolo della Libertà, un appuntamento per cui sono arrivate nella capitale tantissime rappresentanti del Pdl da tutte le regioni italiane. In prima fila, accanto ai due leader Berlusconi e Fini, anche molte esponenti capitoline come Giorgia Meloni e Beatrice Lorenzin. Dalla capitale parte l'invito per tutte le donne italiane a unirsi al Popolo della Libertà, proprio perché, come lo stesso Berlusconi spiega "donna è una parola che deriva dal latino domina, padrona: voi siete le nostre padrone". Non è sicuramente un caso se, nei vari interventi fatti nella sala del Palacongressi ci siano stati diversi riferimenti all'operato di Rutelli, ai suoi slogan come candidato del Pd, a come il centrosinistra abbia governato male la città, allo stato di degrado in cui Veltroni ha abbandonato la capitale. In un certo senso, sulla falsariga di quello nazionale, il messaggio lanciato è "rialzati Roma". A chi pensa che la partita del Campidoglio sia chiusa, dando Rutelli già per vincente, replica direttamente Gianfranco Fini: "La partita è tutta da giocare. Lo dimostrano anche gli ultimi sondaggi che danno Alemanno in netta crescita. Rutelli ha fatto l'accordo con la sinistra radicale con la speranza di avere dei voti in più. Al primo turno sicuramente non vince e negli ultimi 15 giorni ne vedremo delle belle". A poco più di quindici giorni dalle urne l'ipotesi del ballottaggio per decidere il futuro sindaco sembra infatti sempre più probabile. E in quel caso, come più volte ribadito anche da Alemanno negli ultimi giorni, si chiederà l'apparentamento con La Destra di Storace. "Chi dovesse poi dire di no a questo - tuona Fini - se ne assumerà la responsabilità. Sono sicuro che però saranno direttamente gli elettori a preferire Alemanno a Rutelli. Per fortuna gli italiani votano con la loro testa". Secondo il leader di via della Scrofa "i romani si trovano di fronte a una possibilità senza precedenti. Alemanno e Antoniozzi hanno la possibilità di strappare alla sinistra Comune e Provincia, e di mettere insieme per la prima volta tre momenti istituzionali di rilievo, con il governo nazionale, salvo il momentaneo interregno del centrosinistra al governo regionale, una politica organica ben abbinata". Oramai è quasi sera. Prima di lasciare il Palazzo dell'Eur, Fini si ferma a chiacchierare con qualche cronista e non perde l'occasione per lanciare qualche altra stilettata a Rutelli, un uomo che rappresenta "l'incongruenza del Pd" poiché "è co-fondatore del Pd e quando parla da vicepremier usa le stesse parole di Veltroni, dicendo basta all'alleanza elettorale con la sinistra, ma quando indossa l'abito del candidato sindaco non usa le stesse parole, poiché al Comune ha riproposto la medesima coalizione che ha sancito il fallimento di Prodi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Scajola lancia la corsa di Orsi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CONVENTION DEL PDL IERI SERA CON I CANDIDATI, MA ANCHE CON GLI ESCLUSI NAN E BIONDI Scajola lancia la corsa di Orsi [FIRMA]ERMANNO BRANCA SAVONA Cinquecento persone al Chiabrera per l'incontro elettorale che ha visto scendere in campo il leader ligure del Pdl Claudio Scajola e i candidati Franco Orsi, Sandro Biasotti ed Eugenio Minasso. Tutti hanno toccato soprattutto i temi nazionali della campagna elettorale. Una serata caratterizzata dalla presenza in sala anche di due parlamentari uscenti come Enrico Nan e Alfredo Biondi che, pur non essendo candidati, stanno partecipando alla campagna elettorale. Sul palco sono saliti prima il segretario provinciale di Forza Italia Angelo Vaccarezza, poi quello di An Luigi Bussalai e quindi l'ex presidente della Regione Sandro Biasottti, sicuro di fare il parlamentare, ma che sarà anche candidato alla regione Liguria. Ha detto tra l'altro: "Burlando sta facendo disastri nella sanità e nelle infrastrutture. E' tempo di porvi rimedio". Il deputato di An Eugenio Minasso ha attaccato il centrosinistra sui temi nazionali: "Il governo Prodi ci ha ridicolizzati con la spazzatura di Napoli e il divieto al Papa di parlare alla Sapienza, mentre Veltroni che si è presenta come nuovo in realtà a 52 anni è già in pensione". Franco Orsi, organizzatore della serata al Chiabrera, ha sottolineato la necessità di recuperare "valori e modelli della tradizione" e ha aggiunto che "il Pd si presenta come nuovo ma ovunque governa con la vecchia sinistra massimalista e immobilista". Claudio Scajola, leader ligure del partito e numero tre in lista dopo Berlusconi e Fini, ha esordito ricordando il senatore Giancarlo Ruffino, indicando in Franco Orsi il naturale successore del "senatore" e pronotiscando la vittoria di Biasotti in Regione. Forte il richiamo all'unità del partito: "Siamo una squadra e tutti l'hanno capito, anche quelli come Nan e Biondi che questa volta dovranno andare in panchina". Poi una carrellata di temi nazionali: "Berlusconi ha impedito a Prodi di svendere l'Alitalia come aveva già fatto con altri gioielli di famiglia". Sull'immigrazione: "Aggiungiamo un posto a tavola per quelli che vengono per lavorare e non per quelli che vogliono a delinquere". Forte il messaggio sul nucleare: "La scelta di rinunciare alle centrali fu scellerata perchè oggi in Italia l'energia costa il 30% in più che nel resto d'Europa. Se non vogliamo che in Italia si spenga la luce dobbiamo avere il coraggio di puntare sul nucleare". Scajola ha poi aggiunto: "Sono stato io a consigliare a Berlusconi di venire a Savona, dove non è mai stato".

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Matrix si prepara al faccia a faccia in tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 76 del 2008-03-29 pagina 4 Matrix si prepara al faccia a faccia in tv di Gianni Pennacchi Venerdì 11 aprile forse il confronto Berlusconi-Veltroni nella trasmissione di Mentana. Il leader del Pdl aveva detto no alla Annunziata e la Rai aveva imposto lo stop anche all'avversario Roma - Divampa la guerra dei bottoni, quelli del telecomando ovviamente, e senza riferimenti alla celebre pellicola, nonostante l'ombra dello scontro e dei dispetti tra ragazzini. Ma non di ripicca infantile si tratta. Anzi, di guerriglia politica, che dopo un serio braccio di ferro durato una giornata, si conclude con la definizione dello scontro finale: Enrico Mentana annuncia che il match televisivo tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni si terrà venerdì 11 aprile a "Matrix". Tutto deciso? Niente affatto. Pochi minuti e da Canale 5 arriva la precisazione: il duello potrebbe essere "virtuale". Se uno dei due leader dovesse rinunciare al faccia a faccia, saranno registrate e mandate in onda due interviste parallele. Insomma, sull'etere non si riesce a far coincidere esigenze e tattiche. Già prima dell'annuncio del confronto, si era consumata una sottile battaglia di posizione tra i due contendenti. Veltroni s'era "sfilato" da Porta a porta per oscurare Berlusconi? E il leader del Pdl si è negato In 1/2 ora per non farci andare Veltroni. è la par condicio bellezza! E chi di video colpisce di video perisce. Dal loft di Veltroni subito s'era alzato un coro di verginelle scandalizzate e sorprese per la contromossa dell'avversario. Chi la fa l'aspetti. Così ieri pomeriggio la Rai aveva annunciato la cancellazione dell'appuntamento di Lucia Annunziata col leader del Pd, domani sulla terza rete, perché dallo staff di Berlusconi era giunta comunicazione formale dell'impossibilità del Cavaliere a partecipare alla stessa trasmissione programmata per il 6 aprile, la domenica successiva. "Impegni elettorali", la motivazione stilata da Paolo Bonaiuti. La stessa con la quale Veltroni s'era rifiutato a Bruno Vespa, per non farci andare Berlusconi. E dallo staff veltroniano si levano gli stessi lamenti uditi la settimana scorsa da quello berlusconiano: "Ripicche infantili". Dove riposano il pro e il contro dell'uno e dell'altro? All'origine di questo gioco dell'oca fatto di veti incrociati, io sto fermo un giro per bloccarne due a te, c'era l'aspirazione di Veltroni ad incrociar le armi con Berlusconi direttamente in tivù, faccia a faccia. Come i duelli che si erano tenuti nel 2006 tra il Cavaliere e Romano Prodi. Però allora i candidati premier erano soltanto loro due, adesso invece se ne contano una decina, e la par condicio impone gli stessi diritti di presenza televisiva tanto al leader di un partito col 40% quanto al semisconosciuto con lo 0,01%. E ce lo vedete Berlusconi, sorbirsi un faccia a faccia pure con Marco Ferrando, per far felice Veltroni? S'è ovviamente negato, e l'altro si è vendicato impedendogli di far l'ospite da Bruno Vespa, giornalista che si sforza di essere, o di apparire, imparziale. Stando così le cose, perché mai Berlusconi avrebbe dovuto consentire a Veltroni di far l'ospite beato e tranquillo dall'Annunziata, dichiaratamente schierata a sinistra? Ricorderete quella volta che il Cavaliere, ospite proprio dell'Annunziata, se ne andò accusando: "Lei è una violenta, e sta cercando di non farmi dire delle cose. Dovrebbe avere un po' di vergogna per come si comporta". In extremis, Umberto Bossi aveva consigliato Berlusconi di andarci, al faccia a faccia con Veltroni: "Se io fossi in lui lo farei, perché adesso siamo alla fine e ci sono gli indecisi da convincere. Se tutti gli indecisi votano a sinistra ci cala la percentuale. Berlusconi dovrebbe accettare perché sa essere simpatico alla gente; lui risulta simpatico, basta che non parli di donne". Un consiglio che ancora non è chiaro se verrà raccolto dal Cavaliere, poiché per ora solo Veltroni ha confermato il sì al confronto diretto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Silvio elogia le donne: <Voi, le nostre padrone> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornale.it, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

N. 76 del 2008-03-29 pagina 2 Silvio elogia le donne: "Voi, le nostre padrone" di Adalberto Signore Il candidato premier davanti a una platea al femminile: "Il termine viene dal latino "domina". E noi sappiamo essere dei sudditi consenzienti. Nel mio governo vi riserverò almeno 4 ministeri su 12" da Roma Inizia con un lungo silenzio soddisfatto il corteggiamento di Silvio Berlusconi alla platea delle "Donne per l'Italia" riunite al Palazzo dei Congressi dell'Eur. Con la sala gremita che lo accoglie al grido di "Sil-vio-Sil-vio" e lui che in piedi sul palco se la gode sorridendo. "Mi sembra chiaro - interrompe l'applauso ritmato l'ex premier - che esiste una certa simpatia tra voi e me... ". Insomma, "possiamo chiuderla qui". E invece no. D'altra parte, che uno come Berlusconi possa perdere un'occasione tanto ghiotta per sfoderare la sua proverbiale galanteria è impensabile. Così, il tempo di un'altro sorriso e di un saluto "a Mara e Barbara" (Carfagna e Saltamartini, artefici della manifestazione), e via con il latinismo che introduce il suo lungo "elogio alle donne". Il cui termine "deriva dal latino domina, cioè padrona". Conclusione: "Voi siete le nostre padrone e noi sappiamo essere dei sudditi consenzienti". E quando in sala si coglie più d'un sorriso divertito, il Cavaliere lo stoppa subito: "Vi assicuro che a me in privato succede così, se volete posso raccontarvi qualche episodio... ". L'elogio va avanti e si fa più serio. Per galanteria, certo, ma pure perché Berlusconi sa bene quanto sia importante la platea femminile che, stando agli ultimi sondaggi, rappresenta la fetta più consistente degli indecisi. Per dirla con le parole di Gianfranco Fini, "tra gli italiani che guardano senza interesse al teatrino della politica c'è un'alta percentuale di donne e di casalinghe". Così, il Cavaliere ribadisce che il governo sarà composto da "sessanta persone tra ministri, viceministri e sottosegretari". E "a sedere al tavolo del Consiglio dei ministri ci saranno quattro donne". D'altra parte, ricorda citando Letizia Moratti che nel '94 diventò presidente della Rai, "da sempre abbiamo dato alle donne possibilità che la sinistra non gli ha mai dato". Perché "vi riconosciamo una particolare intelligenza capace di arriva al centro di un problema per istinto e per talento, quando invece noi uomini ci dobbiamo arrivare attraverso una serie di macchinosità". Insomma, "siete più brave nello studio, in ufficio, nel Parlamento, nella vita". E per questo "contiamo sul vostro apporto di concretezza, per dare soluzioni vere ai problemi che ci aspettano". Poi, via con "il compito che, da domina, mi ha dato Mara Carfagna chiedendomi un intervento didattico". Che resta tale solo nella descrizione di quelle che il Cavaliere definisce "le due missioni". Primo, "spiegare come vengono assegnati i seggi". Secondo, "insistere sull'importanza dei difensori del voto che dovranno presidiare i seggi fino allo spoglio dell'ultima scheda perché l'altra volta siamo stati dei dilettanti". Berlusconi, dunque, ribadisce la linea del "voto utile" e torna a sulla necessità di non "regalare consensi a Veltroni votando per partiti minori che al Senato non hanno possibilità alcuna di raggiungere lo sbarramento dell'8%". Anche Camillo Ruini, spiega in un'intervista al gruppo Class, "essendo persona di estrema competenza, intelligenza e ragionevolezza" sa "che i voti dati ad altri partiti del centrodestra che non siano il Pdl sono voti utili al centrosinistra". Ogni riferimento all'Udc è puramente casuale. Anche perché, aggiunge davanti alla platea del Palazzo dei congressi, proprio a Palazzo Madama "c'è il pericolo di un accordo tra Veltroni e la Sinistra Arcobaleno" ai danni del Pdl. Un'intesa che nei ragionamenti del Cavaliere ci potrebbe essere prima del voto (veicolando dei voti del Pd alla sinistra radicale nelle regioni già vinte ma dove Bertinotti rischia di non superare l'8%), ma anche dopo perché "nei corridoi della politica si dice che c'è già un patto tra Veltroni e i signori della sinistra per tornare insieme dopo le elezioni". Anche per questo, "nonostante gli ultimi sondaggi ci diano in vantaggio dell'8,6% sul centrosinistra" non bisogna "abbassare la guardia". Ce n'è anche per Veltroni e per "la sua mission impossible": dimostrare che "non è mai stato comunista", che "non ha mai ricoperto tutte le cariche di prestigio nel Pci" e che "non è stato vicepremier di Prodi nel '96". E ancora: "Lui si è presentato agli italiani e ha detto: "Io vengo da Marte"". Insomma, "è caduto nel pieno ridicolo", lui che "a 53 anni è già un pensionato della politica del Parlamento". L'ultimo affondo è per Matteo Colaninno e Massimo Calearo: "Le candidature di un figlio di un industriale e del presidente a fine mandato di Federmeccanica, sono solo candidature spot per fare vedere che il Pd si allarga al di là della classe operaia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Farò ministri senza tessera" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Mentana allestisce il palco per venerdì 11. Il leader Pdl non dice sì ma ci pensa. Bossi: Silvio fallo, recuperiamo gli indecisi "Farò ministri senza tessera" Intervista a Veltroni. Per il duello in tv Berlusconi apre uno spiraglio Ministri non di partito nella sua squadra di governo: lo annuncia Walter Veltroni, in un'intervista a "La Stampa". Il leader del Pd insiste sul tema delle riforme, "da fare insieme e subito, quale che sia l'esito del voto". Sul duello televisivo fra i leader dei due maggiori partiti si apre intanto uno spiraglio, dopo i veti incrociati e le schermaglie degli ultimi giorni. Mentana annuncia che venerdì 11 aprile, a "Matrix", ci sarà un confronto fra Berlusconi e Veltroni. Per ora virtuale, attraverso due interviste parallele. Ma il leader del Pd ha dato la sua disponibilità a trasformarlo in confronto diretto, e Berlusconi ci sta pensando. Su questo tema interviene anche Bossi, che invita il Cavaliere ad accettare la sfida per recuperare il voto degli elettori indecisi. Magri A PAG. 2 L'INTERVISTA DI Mattia Feltri A PAG. 3.

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DEPRESSI ALLE URNE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Luigi La Spina DEPRESSI ALLE URNE Ci avevano promesso una campagna elettorale senza insulti, senza colpi bassi, finalmente degna di una democrazia matura. Una sfida sui programmi, in modo che gli elettori potessero scegliere tra progetti alternativi, concreti e verificabili, per far uscire l'Italia dal declino, anche d'immagine internazionale, sempre più evidente. Ci avevamo sperato e, con un po' di buona volontà, ci avevamo anche creduto. Ma, a due settimane dal giorno del voto, forse è il caso di ricredersi e di rimpiangere il passato. Sì, proprio quello che abbiamo tanto deprecato, perché almeno ci si poteva illudere nel carosello di reboanti promesse, perché almeno la noia non ci affliggeva, perché almeno aspettavamo con grande curiosità il duello televisivo finale, quello che ormai in tutti i Paesi anticipa, con il suo esito, il verdetto delle urne. Se non ci sarà una scossa negli ultimi quindici giorni, del tutto improbabile peraltro, i due principali candidati a Palazzo Chigi, ma anche tutti gli altri a dire il vero, concluderanno una delle più deprimenti campagne elettorali che si siano mai viste. Una campagna all'insegna di una sostanziale rassegnazione di fronte alle difficoltà davanti alle quali si trova il nostro Paese. Non si poteva trovare, in effetti, miglior simbolo di questo clima scoraggiante, dell'argomento sul quale si è concentrata la polemica elettorale: l'Alitalia. Un caso che avvilisce, perché si parla di concludere una storia vergognosa di sprechi clientelari e di incapacità manageriale con due soluzioni entrambe umilianti. O la svendita a una compagnia straniera o l'intervento dello Stato, anche se coperto da ancora fantomatici imprenditori privati, che comunque si risolverà al solito modo: a spese dei contribuenti italiani. La società italiana, ingessata dal potere delle corporazioni, da mediocri compromessi su qualsiasi cambiamento si tenti di varare, avrebbe bisogno di una classe politica all'altezza di una grande impresa: quella di esercitare su di essa un vero choc riformistico. L'impressione, invece, è duplice: o i nostri leader sottovalutano la gravità della diagnosi, o sono consapevoli della loro incapacità ad applicare quelle terapie che potrebbero salvare il malato. Davvero Veltroni pensa che bastino le proposte finora avanzate, dall'aumento delle pensioni alla riduzione dei costi della politica, benché siano opportune, ad affrontare i nostri veri, grandi problemi? È tutto qui, quello che "si può fare"? Davvero Berlusconi pensa che basti riproporre il ricordo dei suoi ultimi cinque anni presidenziali, senza neanche la promessa-illusione di ridurre drasticamente le tasse, per far "rialzare l'Italia"? A questo punto, è legittimo il sospetto che il candidato del Pd punti a una onorevole sconfitta che gli eviti un troppo oneroso compito a Palazzo Chigi. Come è giustificato il dubbio avanzato anche da Stefano Folli sul Sole-24 ore di ieri, cioè quello di un Cavaliere sospeso tra la voglia di vincere e il desiderio di sottrarsi al dovere di governare. In Italia ci sono almeno tre emergenze, prioritarie e gravissime, che andrebbero risolte con misure drastiche, attuabili solo con un sostanziale accordo della classe politica, in qualsiasi modo si divida in Parlamento. La prima riguarda l'impossibilità, per i veti di minoranze onnipotenti, di varare opere indispensabili allo sviluppo del Paese e, quindi, al bene comune, come, per esempio, l'Alta velocità o i termovalorizzatori per i rifiuti. La paralisi decisionale del nostro Paese sta emarginando l'Italia dalle nazioni che contano sul piano internazionale, con le ben note conseguenze sulla competitività del sistema economico, sulle nostre esportazioni, sulle sorti del turismo. C'è poi la questione della criminalità organizzata. È chiaro che, senza l'apporto delle regioni del Sud, l'Italia non riesce più a stare al passo delle economie occidentali sviluppate. Mafia, 'ndrangheta e camorra, oltre al quotidiano bilancio tragico di morte e di ricatto sulle persone, drenano risorse tali da costituire un fardello ormai insopportabile per i conti dello Stato e per quelli delle imprese. La Confindustria siciliana ha avuto il coraggio di rifiutare la sottomissione alla legge criminale. Che cosa aspettano le forze politiche per proporre il varo di un piano straordinario di lotta alla criminalità organizzata? Di questo argomento, in campagna elettorale, abbiamo sentito solo flebili e marginali accenni. Resta, infine, la grande necessità di un rapido e deciso cambio di passo nella formazione delle nuove generazioni. Sulla scuola e sull'università italiane si sono abbattute, negli ultimi quindici anni, continue, devastanti riforme con un gravissimo effetto di confusione sugli obiettivi fondamentali e di sostanziale svilimento degli studi. Senza una classe dirigente all'altezza dei tempi, l'Italia è destinata a un più o meno lento scivolamento nella schiera dei Paesi di serie B. Anche qui, senza una grande intesa politica vinceranno sempre le corporazioni sindacal-burocratiche a spese degli utenti, con i risultati che constatiamo ogni giorno. Ci sono ancora quindici giorni per curare la "grande depressione" di questa campagna elettorale. Altrimenti, non ci si potrà sorprendere o, peggio, lamentare per l'arrivo di una "grande depressione" anche nell'affollamento alle urne.

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Prove d'intesa a destra Il candidato del Pdl: Francesco da me non avrà dispiaceri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il primo fermo immagine ritrae Francesco Storace a ora di pranzo che esce da un call center, tempio del lavoro precario e moderna trincea di una battaglia elettorale che a Roma si combatte palazzo per palazzo. "Gianni Alemanno deve stare attento, perché è capace che al ballottaggio per il Campidoglio i nostri voti gli servono. A noi della Destra qui nel Lazio, però, servono molto i voti per il Senato. Allora, capisco che la desistenza non si può fare... Ma ci sono mille modi. Loro qui stanno facendo la campagna elettorale contro la Destra, invece che contro Veltroni. Cambino bersaglio, facciano meno incursioni contro di noi - tipo quella di candidare Ciarrapico - e al secondo turno del Campidoglio lo aiuto, o almeno se ne può parlare. In caso contrario, non si facciano illusioni: nemmeno sulla fiducia al governo nazionale. Ieri l'ho sentita Daniela Santanchè: mi ha detto che lei quella cosa che votiamo la fiducia a Berlusconi non l'ha mai detta, ed è stata fregata dai giornalisti. Quindi, Alemanno e compagni si regolino...". Il secondo fotogramma mostra il candidato sindaco del Popolo della libertà, Gianni Alemanno, in una pausa della sua frenetica campagna elettorale. E' metà pomeriggio, e su Roma piove. "Io non ho mai polemizzato con Francesco, anche perché Storace e la Destra mobilitano elettori contro il Pd. Niente aggressioni personali: però la conquista del premio di maggioranza al Senato, qui nel Lazio, per noi è vitale, perché ci giochiamo Palazzo Madama. Sono le condizioni a non permettere accordi... Però a Francesco - che mi deve ancora spiegare perché non sta con noi - una cosa la posso promettere: attacchi personali da parte mia non ne avrà. E magari, prima divisi e poi uniti, battiamo sia Veltroni che Rutelli...". E del resto solo una situazione da mors tua vita mea può aver prodotto uno dei "duelli" più fratricidi di questa campagna elettorale: "Gianni" contro "Francesco", cioè Alemanno contro Storace, dopo una vita assieme a destra, nel Msi, nella stessa corrente, fianco a fianco dalla quasi clandestinità politica fino al governo del Paese. Ed è solo una delle anomalie della micidiale campagna elettorale nel Lazio: dove la conquista del Campidoglio incrocia la Grande Battaglia per il Senato, e dove Rutelli deve vincere innovando l'idea di Roma senza sconfessare il suo predecessore, cioè Walter Veltroni. E il terzo clic fissa, appunto, l'immagine di Francesco Rutelli che visita la sede di una delle liste a lui collegate: i "Moderati per Roma". Ad attenderlo un pubblico elegante e tra i candidati Umberto Cicconi, fotografo personale di Bettino Craxi, l'ombra dell'ex premier, che per sostenere Rutelli ha ritirato la propria disponibilità a candidarsi con Boselli. Due parole, poi di nuovo in macchina. "Al momento il ballottaggio è possibile, ci sono 14 candidati sindaco e magari un vento nazionale in questo momento non proprio favorevole. I sondaggi dicono che manca poco perché io arrivi al cinquanta e vinca subito: quindi non so che senso abbiano i tentativi di accordo tra Alemanno e Storace. In più, potrebbe finire che sia il Lazio a decidere chi sarà maggioranza al Senato, ma è proprio qui che Storace o supera la soglia dell'8% o a Palazzo Madama non ci entra. Insomma, difficile contrattare scambi in una situazione così". L'auto avanza lenta nel traffico di Roma, città splendida con le strade sottosopra, cantieri ovunque, pulizia non sempre al massimo, sciami di homeless alla ricerca di tetto e cibo. "Guardi la finestra al sesto piano di quell'albergo lì", dice Rutelli indicando un hotel di lusso alla fine di via Veneto. "Sa cosa si vede affacciandosi da lì? Prima di tutto vecchi materassi e poveri barboni sul camminamento di Porta Pinciana. E le pare che si possano pagare 700 euro al giorno per un panorama così?". Naturalmente per Rutelli non è come per Veltroni, che ha tentato per quanto possibile di "coprire" il governo Prodi in campagna elettorale: però è impossibile, in una città dove tante cose non vanno, candidarsi a sindaco in totale continuità col predecessore. "Walter ha fatto cose straordinarie per Roma. Soprattutto è riuscito a tenere unita una città perennemente in bilico, dal fondo limaccioso, come diceva Maurizio Ferrara. Ma certo i problemi ci sono: sicurezza, rispetto delle leggi, traffico, pulizia... Io sarò un sindaco severo, non come a metà degli Anni 90. Chi rompe paga, chi sporca pulisce: che si tratti di autobus o di stazioni e muri... La musica deve cambiare". Il vicepremier è tutto calato nella guerra del Campidoglio, e non mostra nostalgie per la politica nazionale. Ma non vuol dire che non se ne interessi: "Veltroni ha fatto molto bene finora. Però adesso basta con la gentilezza: come diciamo a Roma, è venuta l'ora de mena'. Mi pare stia cominciando, speriamo continui, perché ce la possiamo fare. Certo, se la vicenda Alitalia riporta in primo piano Padoa-Schioppa e le liti tra i ministri, la vedo male. Già col "tesoretto" Tps ci aveva creato guai per mesi, se ora continua con Alitalia... Ma lui è così: i conti e basta. Ricordo che per ottenere il taglio dell'Ici quasi mi dovetti incatenare". Ma insomma, questo è il passato: il futuro è il Campidoglio, e l'impresa è vincere. Con una campagna coraggiosa ma anche prudente... Come direbbe il suo predecessore.

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Rischio astensione nell'ultra sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Taccuino elettorale Marcello Sorgi Rischio astensione nell'ultra sinistra A i microfoni di Radio Città Futura, una delle radio più ascoltate dal pubblico di sinistra della Capitale, il sottosegretario all'Economia Grandi lo ha detto chiaramente: "Mentre qui stiamo a preoccuparci di voto disgiunto tra Camera e Senato nelle regioni in bilico, ed altri escamotage del genere pur di arrivare a un pareggio al Senato, nessuno pensa al vero rischio di queste elezioni. E cioè, l'astensionismo di quanti, e sono tanti, delusi dall'esperienza del governo di centrosinistra pensano che sia ineluttabile la vittoria di Berlusconi e per questo non andranno a votare". L'allarme di Grandi, che come esponente della sinistra radicale ha il polso dell'elettorato più critico sull'esperienza del governo Prodi, riapre una questione che negli ultimi anni è rimasta sommersa. Sempre presente all'ora dei referendum, quando la propaganda attiva per il non-voto (ultima e clamorosa la campagna dei vescovi contro la consultazione sulla fecondazione artificiale) è riuscita sempre a invalidare le urne, per le quali la legge richiede la partecipazione di almeno la maggioranza più uno degli elettori. Ma alle elezioni politiche, il problema dell'astensionismo, crescente negli ultimi anni della Prima Repubblica, in quelli della Seconda era via via scomparso. Azzerato da campagne elettorali ad alto tasso di polemiche e fortissima spinta mediatica, di fronte alle quali anche i toni del 1948 sembravano da galateo. Cancellato dalle file degli elettori ai seggi fino a notte fonda, grazie anche alla disorganizzazione e alla mancata preparazione del Viminale di fronte ad affluenze ai seggi eccezionali, oltre l'ottanta per cento. Ora Grandi segnala il rischio di un particolare tipo di astensionismo: quello, asimmetrico rispetto alla partecipazione ipermotivata degli elettori di destra, del popolo di sinistra - e spesso della parte estrema dell'elettorato di sinistra - rassegnato alla sconfitta, o contrario alla piccola ammucchiata della Sinistra Arcobaleno, in cui identità diverse e gelose una dell'altra - Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti italiani, Sinistra democratica - sono costrette a stare insieme dalla tagliola degli sbarramenti elettorali alla Camera e al Senato, ma proprio per questo devono rinunciare ai propri simboli e alle proprie radici. Anche su questo si gioca la partita di Veltroni: spostare gli elettori delusi dall'astensionismo al "voto utile" di sinistra anti-Berlusconi.

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"Scommetto che avremo più voti dell'altra volta" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sergio Soave (Pd) "Scommetto che avremo più voti dell'altra volta" Sergio Soave, docente universitario, ex deputato e sindaco di Savigliano, presidente regionale del Partito democratico. Come va la campagna elettorale? "La partecipazione è altissima. Ho fatto molte campagne: non ho mai visto tanta gente come ai comizi di Veltroni. Le nostre iniziative vanno bene. A livello più profondo, però, sentiamo anche la necessità di recupero verso gli indecisi, i delusi dagli anni di Prodi, forse più restii a comprendere la novità del Pd". Chi sono i delusi? "Non i giovani. Forse chi aveva riposto aspettative eccessive nei confronti del governo Prodi: dal recupero del reddito ai problemi ordinari". Quali risultati riterrete "buoni" nella Granda? "Se vincessimo in provincia di Cuneo sarebbe come se Forza Italia prevalesse a Bologna. Ci sono dimensioni e carattere della storia di cui tenere conto. Ma sono sicuro di un buon risultato: potrei scommettere che prenderemo più voti dell'altra volta". Perché? "Abbiamo triplicato gli iscritti. Ci sono state lunghe code alle elezioni dei circoli locali. Lo vedo girando: per una tale partecipazione bisogna risalire indietro negli anni". Ritenete di avere candidati forti? "Ci sono personaggi nazionali, di prima grandezza: i tre capilista. C'è la parte della continuità e quella del rinnovamento. Non credo che, sulle grandi dimensioni, l'"effetto personalità" sia così rilevante. Conta l'"effetto politica". Comunque il campione d'immagine l'abbiamo: è Veltroni". Pochi candidati forti, molti rappresentanti del territorio? "Lo ritengo un complimento. Il territorio attende persone del territorio, quelle che s'incontrano tutti i giorni, anche dopo le elezioni. Il "di più" è Veltroni. La prefigurazione di quello a cui vogliamo tornare: una legge elettorale, per esempio, con collegi più piccoli. A maggior contatto con il territorio, le sue esigenze e voci". La divisione nella Sinistra quanto inciderà? "Qualche voto sicuramente se ne andrà. In una gara in cui conta il consenso in più, per far vincere l'una o l'altra parte, speriamo che questi non siano determinanti". E la spaccatura nell'Udc? "E' uno spazio politico aperto. Nonostante in provincia la spaccatura abbia portato alla defezione di due personalità di spicco, mi ha sorpreso lo spirito di corpo reattivo: non credo che chi è andato via porterà con sè le truppe. Chi votava Casini ha un voto moderato, per un tipo umano e politico antropologicamente diverso dal rampante Berlusconi. E' un'altra politica quella che vogliono". Un appello ai cittadini. "C'è una novità, introdotta da Veltroni con l'affermazione del Pd e la scelta di presentarsi da soli. Novità che ha messo in moto tutta la politica. Dall'altra parte c'è il "già visto", ma senza Casini: c'è una persona che si ripresenta per la quinta volta, spostata a destra. Se vogliamo portare un segnale di vero rinnovamento, siamo qui".

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La Casa bianca corre sui futures (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il futuro politico non si misura più con i sondaggi ma con le curve dei mercati La Casa bianca corre sui "futures" M. d'E. Per valutare le prospettive dei candidati, ormai gli analisti politici danno sempre meno retta ai sondaggi e sempre più ascolto ai mercati dei futures. Secondo uno di questi mercati, la nomination democratica di Barack Obama è data a 78,0 contro 19,5 per Hillary Clinton, mentre un altro li dà a 80,1 contro 19,8. Le quotazioni dei candidati subiscono enormi fluttuazioni: per esempio a novembre dello scorso anno la situazione era invertita, e Hillary era data a 74. In ogni caso per le presidenziali vere e proprie di novembre, il candidato democratico è previsto vincente a 59.8 contro 40.8 (in questo mercato la somma dei due non è uguale a 100, dato che ogni persona compra o vende titoli che riguardano un solo candidato). Curiosamente, ieri Obama stava cedendo, mentre Hillary stava salendo, e non si capisce perché. Un future è un titolo che opziona a un valore prestabilito una merce (o una valuta) a una scadenza data (tra sei mesi, un anno...). Per esempio, io posso comprare oggi dollari al 30 marzo 2009 a una quotazione di 1,30 dollari per un euro: se il 30 marzo dell'anno prossimo l'euro varrà 1,40 dollari, ci avrò guadagnato 10 centesimi a euro. Se varrà 1,20, avrò perso 10 centesimi. Naturalmente il prezzo a cui compro questo future del dollaro a fra un anno sale o scende a seconda delle previsioni dell'andamento delle valute. Questi acquisti di futures sono fatti per proteggersi dalle fluttuazioni o per speculare (proprio come si acquistano azioni sperando nel loro rialzo, o si vendono puntando sul loro crollo successivo). Nel caso della politica, questi futures vanno a scadenza naturale. Chi acquista un Obama, o una Hillary incasserà il 27 agosto quando la nomination sarà annunciata. Chi compra un John McCain, incasserà (o perderà) il 5 novembre prossimo. Sono almeno due i mercati in cui effettuare compravendita di futures (o derivati) politici. Uno è l'Iowa Electronic Markets, Iem, (www.biz.uiowa.edu/iem), varato dal Business College dell'Università dell'Iowa a scopo pedagogico come strumento d'insegnamento, in cui però s'investe denaro reale. Oltre ai futures delle candidature, su Iem si possono investire sui dividendi dell'industria informatica: si scommette se la media ponderata dei dividendi di Apple, Ibm e Microsoft sarà superiore o inferiore alla media dei dividendi di tutte le società quotate nell'indice Standard & Poor's. L'altro è Intrade Prediction Markets (www.intrade.com), sede in Irlanda, fondato nel 1999, che fornisce dati a giornali, tv, università. Sul suo sito si possono comprare futures che riguardano la politica Usa, il clima, la recessione, il numero dei soldati Usa in Iraq nel 2010, ma anche la politica italiana, canadese... In realtà queste transazioni sono semplici scommesse. Per esempio su Intrade si può scommettere se Osama Bin Laden sarà catturato entro il 30 settembre 2008. Ieri si comprava un future della sua cattura entro questa data a 5,4 dollari. Il valore nominale della pezzatura unitaria è di 10 dollari. Se Osama sarà catturato entro il 30 settembre, quel giorno riceverai 10 dollari per il tuo investimento (avrai guadagnato 4,6 dollari a pezzo), altrimenti riceverai zero dollari (avrai perso 5,4 dollari). Può interessare il lettore italiano che Berlusconi premier è dato a 79 mentre Veltroni a 17. Ma queste quotazioni non sono indicative perché sono state comprate solo poche decine di questi titoli, mentre per esempio di Hillary candidata presidenziale sono stati comprati 566.000 titoli, di Obama 411.000 e, curiosamente, sono stati scambiati ben 404.000 titoli di Al Gore candidato.

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Il filo spinato che ci circonda (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dai campi vietnamiti alla forma-campo nelle democrazie della sorveglianza di oggi. Dall'idealtipo di Guantanamo ai Cpt, l'utopia della sicurezza nella politica interna del mondo globale Alessandro Dal Lago Filo spinato, prigionieri imbavagliati. Negli anni Sessanta, queste immagini sembravano inevitabilmente discendere da un repertorio bellico, e quindi dall'eredità del secondo conflitto mondiale e della guerra fredda: campi di prigionia, lager, l'arcipelago Gulag, il muro di Berlino. E dall'esistenza dello spazio carcerario. Si manifestava una volta per la pace in Vietnam e una volta in appoggio ai carcerati. Dalle bocche di lupo di San Vittore spuntavano le mani dei prigionieri che agitavano fazzoletti o lanciavano messaggi. Si attaccava l'idea stessa di ospedale psichiatrico: dietro le sbarre dei lager civili si intravedevano le facce di gente internata da cinquant'anni. Liberare tutti. Quarant'anni dopo, il carcerario è inattaccabile perché ubiquo: lungi dall'essere un residuo della violenza bellica, di dittature travolte dalla storia o di un'anacronistica ferocia di stato, sembra piuttosto la condizione minima perché esista qualcosa come il politico, perché si produca un'identità collettiva, perché gli stati esistano. I campi come normalità dinamica del politico, non come eccezione. Più il potere si moltiplica, si diffonde, si insinua tra noi, più la forma campo si intreccia alla cosiddetta libertà. Se esco di casa e passeggio per il mio quartiere, una zona tranquilla quanto ogni altra, sono inquadrato da decine di videocamere, mi imbatto ogni dieci minuti in un pattugliane di carabinieri, assisto a qualche effetto della tolleranza zero. Dov'è finito quel gruppo di stranieri con le lattine di birra che vedevo tutti i giorni in una piazzetta? Basta un'ordinanza municipale, il proclama di un sindaco o di un prefetto, e quella gente sparisce in qualche ambito di segregazione, in una questura, in un Cpt, in una discarica sorvegliata dalla polizia, mentre fuori le cittadinanze strepitano. È per la mia sicurezza, mi si dice. Intorno a me, nel cuore del pacifico e civile occidente, si srotola il filo spinato. Il G8 di Genova ha perfettamente riassunto, in pochi chilometri quadrati, e in un crescendo che ha trovato il suo acme il 20 e 21 luglio 2001, tutte le forme che può assumere l'immanenza della forma campo. Batterie anti-missile intorno all'aeroporto recintato. Zona rossa: un intero centro storico circondato da grate, agenti segreti e poliziotti in divisa e in borghese mescolati ai passanti, cecchini sui tetti (flash: il tabaccaio che ha bottega nella zona rossa mi passa le sigarette attraverso le grate; io abito a dieci metri di distanza, ma nella zona gialla). Bolzaneto, la nostra Abu Ghraib. 20 e 21 luglio, scene di caccia all'uomo e poliziotti negli ospedali per impadronirsi dei feriti. La scuola Diaz, trasformata di colpo da dormitorio in sede di mattanza, esattamente come le prigioni in cui vengono sguinzagliati i Gom (tra parentesi, costituiti mentre era ministro Diliberto...). Domenica 22 luglio: i blindati incolonnati dei carabinieri si allontanano da Genova, tra canti fascisti e dita che fanno il segno della vittoria. I cittadini che gli sputano dietro. Ubiquità dell'internamento. Ai cinquantamila che riempiono di nuovo le prigioni (a un anno e mezzo dall'indulto), possiamo aggiungere le migliaia di stranieri che vanno e vengono dai Cpt. Ma anche: il muro di Padova, i rom sradicati da Rutelli e Veltroni, la cacciata dei rumeni dell'autunno 2007, l'espulsione dei cinesi dal centro di Milano. I campi sono duraturi oppure elastici, intermittenti, just-in-time, esattamente come il lavoro, di cui costituiscono, in un certo senso, un'interfaccia, almeno per le categorie marginali di esseri umani. Campi di lavoro per nomadi e clandestini, sbraita la Lega da una quindicina d'anni. Sembrava una boutade da goliardi di estrema destra, e invece è una realtà che ci incombe addosso, il perfezionamento di una possibilità: tra i Cpt e il lavoro coatto, tra la marginalità e la prigione, questa sembra essere la vita dei clandestini. D'altronde, ripete l'ex sindaco di Roma, la sicurezza non è né di destra, né di sinistra, cioè è di tutt'e due. La guerra, soprattutto dopo l'11 settembre, ha profondamente trasformato l'idea di campo. L'ha per così dire secolarizzata, metabolizzata, resa digeribile alle sensibili opinioni pubbliche occidentali, notoriamente appassionate di diritti umani. Guantanamo non è un'eccezione, ma un tipo ideale, ancora una volta il perfezionamento di una possibilità. Là si può torturare fino a un certo punto, quanto basta, nelle dovute forme giuridiche, sotto il controllo - immaginiamo - di un ufficiale medico, che magari dà il colpettino risolutore, spezza il dito giusto, esattamente come a Bolzaneto, dove sono indagati poliziotti e medici per tortura (non solo per abuso d'ufficio, tanto per capirci, caro Di Pietro, difensore della legalità). Abu Ghraib sembra piuttosto un incidente di percorso, uno strappo nella catena di comando, con quella generalessa che si è fatta un po' prendere la mano e quei sottufficiali della polizia militare che fotografavano tutto e poi, immaginiamo, avrebbero collocato le foto a colori incorniciate sul cassettone del salotto, in qualche anonima villetta unifamiliare, nel Kansas o in West Virginia. Ma, da noi, solo le anime belle del Pd possono credere che queste brutture le facciano solo i marines. In un incredibile servizio delle Iene, sere fa, abbiamo assistito alla performance di un nostro inquisitore, militare o para-militare che fosse. Ogni tanto spunta fuori la notizia di un gruppo di carabinieri e tutori dell'ordine assortiti che dà la caccia agli stranieri, micro-delinquenti o antipatici ai nostri protettori in divisa, e poi li prende a calci, gli rompe i denti, per esempio nella Bergamasca, tra gli applausi dei cittadini. E che succederà nei teatri di peace-keeping? E chi ha collaborato al ratto di Abu Omar? E quanti altri Abu Omar ci saranno stati? Ma su ciò cala il segreto di stato, berlusconiano o prodiano che sia. La forma-campo, al limite, non ha bisogno di campi. Oltre alle prigioni e ai Cpt, possono servire commissariati, sale riservate di aeroporti, scantinati - come in gran parte dell'Europa. I luoghi di detenzione (penale, investigativa, amministrativa, transitoria) punteggiano il nostro continente. Ma, a ben vedere, queste sono cuciture di uno spazio-campo che le fertili menti dei nostri burocrati europei vogliono trasformare nel continente più sorvegliato della terra. Europol. Frontex. Sbirri di tutta Europa, unitevi. Le marine della Nato a caccia di clandestini nel Mediterraneo e nell'Atlantico. Gli avamposti di Ceuta e Melilla. Banche dati di cui nessuno sa nulla. Al punto che persino in Germania, dove con la sicurezza non si scherza, il nostro Frattini, per il quale si vociferano prestigiosi incarichi in Italia in caso di vittoria berlusconiana, è stato accusato di minacciare le libertà civili, di schedare tutti (Verrückt nach Sicherheit, maniaco di sicurezza, così lo definisce Der Spiegel, n. 11, 10 marzo 2008). La sicurezza come utopia irrealizzabile, nel cui nome si profondono finanziamenti, si stuzzica la paranoia delle cittadinanze, si organizzano le campagne elettorali. La sicurezza non è né di destra, né di sinistra. La sicurezza è. Finché, un bel giorno, si scopre che nel corso degli anni la politica estera, ma si dovrebbe dire la politica interna del globo, incapace di stabilizzare alcunché, di soddisfare esigenze elementari di giustizia e di decenza, concepisce la sicurezza come proliferazione di campi di proporzioni inimmaginabili. Non ci sarà mai uno stato palestinese indipendente, ma due territori-campi, Gaza e Cisgiordania, circondati dal muro, esposti a ogni attacco da terra e dal cielo. Il Libano come semi-campo. L'Iraq sarà in guerra per anni, mentre occidentali e mercenari si sollazzano nella zona verde. Kabul come campo trincerato. Accampamenti, stati-campo, flussi di guerra e internamenti a macchia. E non parliamo di tutto quello che succede altrove, dove la pigra immaginazione degli occidentali non si spinge. Sulla superficie del globo, gli spazi di internamento si allargano a macchia d'olio. Da qualche parte, dal lato palestinese del muro costruito da Israele, un artista inglese di strada ha dipinto la silhouette di una bambina che vola via attaccata a un palloncino. Un'immagine patetica, efficace. Pare tuttavia che alcuni palestinesi non abbiano gradito. Perché l'inglese è volato via, ma loro restano. Se oggi dovessimo fotografare un essere umano per ognuna delle situazioni di internamento che punteggiano il globo, qui e là, tra noi e tra loro, in pace e in guerra, un'intera parete non basterebbe a contenere le immagini.

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Brogli a Palermo a favore della Cdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere insiste a vigilare sul voto. Ma dopo le denunce di Leoluca Orlando (Italia dei valori) la magistratura inizia a scoprire la realtà palermitana: schede in più falsificate dalla stessa mano e voti sottratti a chi è sgradito Arrestati due presidenti di seggio che alle elezioni comunali del 2007 falsificarono centinaia di schede a sostegno di una lista per Cammarata Cinzia Della Valle Palermo Non ha mai accettato la sconfitta a sindaco di Palermo sostenendo di essere stato vittima di brogli. A distanza di dieci mesi dal voto ora Leoluca Orlando si gonfia il petto. La Digos ieri ha arrestato due persone con l'accusa di avere alterato le schede elettorali e di avere favorito due candidati della lista "Azzurri per Palermo"; solo Francesco Paolo Teresi, uno dei due candidati che sarebbero stati favoriti, è stato però eletto nella circoscrizione che comprende i quartieri Cruillas, Cep, Resuttana e S. Lorenzo. In manette sono finiti Gaetano Giorgianni, 51 anni, e Giovanni Maria Profeta, 63 anni, presidenti di seggio nelle sezioni 19 e 460 dove gli investigatori hanno riscontrato manomissioni e falsificazioni dei verbali elettorali. Nel rapporto al pm Maria Forti, che coordina l'inchiesta, la Digos, che subito dopo il voto presentò un corposo rapporto alla magistratura, evidenzia la falsificazione di 580 schede a favore della lista "Azzurri per Palermo" che appoggiava Diego Cammarata (Fi), eletto poi sindaco. I brogli non sarebbero stati però sufficienti a far eleggere il consigliere comunale uscente, Gaspare Corso. Nei due seggi presi in esame gli investigatori hanno trovato 200 schede in più rispetto ai votanti iscritti nelle sezioni e le preferenze per l'ex consigliere comunale sarebbero state espresse dalla stessa mano, come emerso dalla perizia calligrafica sulle schede. "Il voto amministrativo di maggio - accusa Leoluca Orlando, portavoce di Idv - è stato prima controllato, poi comprato e infine, visto che era a tutti evidente che avrei comunque vinto al primo turno, è stato manipolato: gli arresti di oggi sono solo una piccola conferma alle tante e circostanziate denunce che con centinaia di cittadini, anche candidati, presentammo nei giorni successivi al voto". Il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, parla di "concomitanza degli arresti con la campagna elettorale" ma auspica per le "prossime elezioni un clima di assoluta correttezza". "Su questo - avverte - il nostro ufficio vigilerà con la massima attenzione". E' in questo clima che Silvio Berlusconi ha rilanciato ancora una volta il rischio brogli: "E' un pericolo che credo incomba ancora: c'è l'antica professionalità della sinistra in questo". Ma Veltroni non è stato da meno: "Si parla di brogli, ed ecco spuntare quelli di Palermo", commessi a favore del centrodestra. I due arresti hanno scosso una campagna elettorale, per le politiche e le regionali, che a Palermo è un po' sonnacchiosa. Tutto il centrosinistra grida allo scandalo e il Prc si dice pronto a mandare nei seggi almeno 500 rappresentanti di lista per controllare sulla regolarità del voto. Diego Cammarata però non ci sta a passare come sindaco graziato dai brogli. "Si tratta di un episodio - commenta - che riguarda pochi voti di preferenza, attribuiti allo scopo di avvantaggiare un candidato al consiglio comunale che nulla ha, naturalmente, a che fare per modalità e dimensioni con la regolarità delle elezioni a sindaco di Palermo". Intanto, oltre alla Digos, anche il Tar di Palermo, seguendo un filone diverso, ha accertato alcune irregolarità. I giudici amministrativi hanno preso in esame il ricorso di Giovanni Apprendi, che sempre alle scorse amministrative, non ce la fece a essere eletto alla prima circoscrizione per un pugno di voti. "Alla sezione 37, nella scuola Valverde, avevo votato io, mia moglie e mia figlia - racconta Pino Apprendi, deputato regionale del Pd e padre del candidato sconfitto - Nel computo finale però in quella sezione mio figlio non aveva ottenuto alcun voto". Dopo aver controllato le schede, il Tar ha riattribuito a Giovanni Apprendi 17 voti, quelli mancanti dalla sezione 37, una manciata di preferenze che aprono le porte della circoscrizione al neo-eletto, che subentra al collega, rimasto consigliere per appena dieci mesi.

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Walter e Fausto, appelli separati contro la 'ndrangheta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ieri tappa calabrese per i tour elettorali di Pd e sinistra. A Reggio i leader dallo stesso palco, ma in tempi diversi. Veltroni: "Criminali, non vogliamo i vostri voti". Bertinotti: "Politici e imprenditori, chi non combatte è complice" Francesco Paolillo Reggio Calabria "La 'ndrangheta, la mafia, la camorra stanno discutendo su cosa fare alle elezioni. Facciano quel che vogliono, ma non votino il Partito democratico. Se governeremo, cercheremo di distruggere quei poteri che impediscono al Sud di esprimere tutta la sua energia". Walter Veltroni lo dice con franchezza, guardando in faccia i suoi. "Ogni forza politica e ogni forza imprenditoriale si deve schierare contro la criminalità, altrimenti è sua complice", attacca Fausto Bertinotti, di fronte a una platea ugualmente entusiasta, però senza bandiere. Entrambi hanno davanti la gente di Reggio Calabria, quella che vive in una regione dove, solo negli ultimi sei giorni, hanno ammazzato cinque persone. Ieri sul palco del cineteatro Odeon della città dello Stretto il candidato del Pd e quello della sinistra arcobaleno si sono dati il cambio (colpa di un nubifragio, Bertinotti in realtà avrebbe dovuto parlare all'aperto). In mattinata Veltroni si è rivolto agli "assassini vigliacchi" che hanno sparato e ucciso a Crotone, agli autori del ferimento di Gaia Megna, la bimba di cinque anni che da una settimana è in coma con una pallottola conficcata in testa. E nell'agenda dell'ex sindaco di Roma il problema della criminalità "va affrontato di petto, con determinazione, perché ogni risorsa che quella piovra succhia è una risorsa rubata al Mezzogiorno". Così, da Reggio Calabria, Veltroni presenta il programma "Scommettere sul Sud", una ricetta per risollevare il Meridione dalla depressione puntando su infrastrutture ed imprese. La Salerno-Reggio Calabria in testa, ma anche l'alta velocità Napoli-Bari, accanto al corridoio europeo Berlino-Palermo, l'ammodernamento della statale jonica Taranto-Reggio. Capitolo imprese: il Pd propone il credito di imposta per chi fa ricerca, investimenti e occupazione, e, punta sulla formazione manageriale, pensando alla realizzazione di una scuola di alta formazione, una sorta di "Bocconi" del sud. "Insomma - dice Veltroni - bisogna far diventare il sud la più grande risorsa del Paese". C'è poi la lotta alla disoccupazione che passa dal contrasto al precariato sfrenato. Veltroni ripete le sue proposte: "Non si potrà lavorare per meno di mille e cento euro al mese", premiare "le aziende virtuose capaci di puntare sull'occupazione a tempo indeterminato". Il candidato premier riserva un passaggio anche alla "giustizia giusta": "L'articolo 41 bis deve essere applicato con grande rigore e sarà una delle frontiere del Pd. La legalità è sviluppo, le due cose sono legate l'una all'altra perché lo sforzo dello Stato contro l'illegalità deve continuare. Non è più possibile che per colpa di lentezze burocratiche chi dovrebbe stare in galera passeggia libero per le strade, come fa il figlio di Totò Riina nella città di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. I tanti magistrati che lavorano duramente non possono più vedere il loro lavoro vanificato". Come sempre Veltroni usa le buone maniere, persino riprende chi, dal pubblico, urla un "buffone" all'indirizzo di Berlusconi: "Non usiamo questi toni. Noi siamo altro". Più tardi, a Catanzaro, gli sfuggirà di bocca il primo "Berlusconi" della campagna elettorale. Poi di corregge: "Il principale leader dello schieramento a me avverso...". Ma è chiaro che il suo pensiero è là, al confronto tv con il Cavaliere, anche "nelle reti di sua proprietà". Con il "duello" televisivo affronta un punto delicato, quello della par-condicio: "Dicono che questi dibattiti devono essere fatti tra tutti i candidati insieme. Ma non è vero. Casini e Bertinotti si sono già confrontati più volte. Guardiamo invece alla Spagna, dove Zapatero e Rajoy si sono confrontati tranquillamente, oppure alla Francia dove Sarkozy e Royal hanno fatto lo stesso. Erano i principali candidati alle presidenziali, mica gli unici". Un ragionamento che Bertinotti contesterà punto su punto, a distanza di poche ore, dallo stesso palco. "Questo duopolio diventerà presto un monopolio". Il candidato della sinistra non vorrebbe entrare "nella logica dei fratelli-coltelli" con il Pd, "ma non possiamo rinunciare al diritto di critica. Temiamo seriamente la 'grossa coalizione', che di fatto è un grande ombrello all'ombra del quale finiscono per decidere solo i poteri forti".

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Verba votant (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Verba votant Pic indolor Confronto tv? "Lo si faccia anche perché è come Pic Indolor. In un'ora passa tutto. Non dovrebbe essere un problema". Detto ieri da Walter Veltroni, cultore di questa e altre madeleine popolari. E' la prima volta, a memoria d'archivio, che la mitica siringa per bambini di un ancor più mitico spot degli anni '80 ("Fatto. Già fatto?" e poi "Pic: la siringa niente male") viene utilizzata come metafora nella politica italiana. Attendiamo smentite. E comunque bravo Walter ma senza esagerare. A quei tempi, Berlusconi Pic Indolor la mandava in onda. alberto piccinini.

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Prodi l'invisibile: niente conferenza stampa finale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alla fine, come voleva il Pd, si autoesilia dal video. Con una lettera ufficiale spedita al presidente Rai Claudio Petruccioli, Romano Prodi ha rinunciato alla conferenza stampa finale del 12 aprile. Un'intervista televisiva alla vigilia del voto che, secondo le regole della "par condicio", spetta al presidente del consiglio uscente. Prodi, secondo quanto si apprende in ambienti di Palazzo Chigi, rinuncia per tener fede al principio che il capo del governo non dovrebbe chiudere una campagna elettorale dando un "indebito vantaggio" alla sua parte politica. Una passerella finale che il Professore contestò nel 2006 all'allora presidente del consiglio Berlusconi e alla rinuncia per tenere fede a una sua forte convinzione. Le elezioni comunque hanno terremotato i palinsesti Rai. Da martedì iniziano su Raidue le interviste separate ai candidati premier: iniziano Veltroni e Berlusconi. Dal 7 invece gli appelli finali delle varie forze politiche (ultimo il Pdl). Ma è ancora mistero sul confronto tv tra tutti i candidati premier.

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Alla ricerca del voto operaio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al voto Alla ricerca del voto operaio A Milano, la Sinistra arcobaleno presenta le sue proposte su lavoro, salari e precarietà. Ma i sindacati confederali saranno a Brescia, alla "conferenza operaia" del Pd. "Proposte di parte" e liste "ma anche" a confronto Sinistra arcobaleno I 1000 euro promessi da Veltroni? Una bufala. E i salari vanno legati all'inflazione reale Sara Farolfi La Sinistra, a Milano, presenta le sue proposte sul lavoro. E il sindacato dov'è? A Brescia. Dicono che è solo frutto di una coincidenza se oggi, rispettivamente nelle due città, Sinistra arcobaleno e Partito democratico chiamano a raccolta (e alle urne, è la speranza) il mondo del lavoro, per presentare le rispettive proposte a lavoratrici e lavoratori nel rush finale della campagna elettorale. Tra proposte 'di parte' e liste 'ma anche', tutti cercano il voto operaio. Per scongiurare il rischio che invece, ancora una volta, molti operai votino a destra. Epifani, Bonanni e Angeletti saranno a Brescia con Walter Veltroni ("nella parte degli operai?", suona la voce maligna), insieme a Antonio Boccuzzi, l'operaio sopravvissuto al rogo della Thyssen Krupp, Loredana Ilardi, lavoratrice dei call center, e Alberto Tosa, operaio della Iveco bresciana. Nascosti bene, per un giorno, i vari Calearo e Colaninno, pare che il loft abbia partorito persino un video stile I care sulla condizione operaia. Versione liquida, e aggiornata all'"interclassismo" che avanza, delle 'conferenze operaie' che furono? Di operaio, fatta eccezione per il nome e per qualche 'figurina' a uso e consumo della campagna elettorale, non sembra esserci un granchè. A Milano, introdurrà la giornata Betti Leone, ex segretaria dei pensionati Cgil, ora candidata in Lombardia in quota Sd, la concluderà Franco Giordano, e parteciperanno diverse lavoratrici e lavoratori (fissi, precari, e non candidati) di alcune aziende e multinazionali. "Un microfono ai lavoratori, di questo si tratta", spiega Maurizio Zipponi, "e da parte della politica capacità di ascolto e traduzione". Senza se, senza ma, e senza ma anche, Brescia sembra lontana. Giordano era a Brescia, ieri. Ha anticipato le proposte della Sinistra in un incontro presso la camera del lavoro sulla crisi che il settore tessile locale sta attraversando (due settimane fa ospite della camera del lavoro era Tiziano Treu). Abrogare quel monumento alla precarietà che è la legge 30, dice Giordano, e garantire un contratto a tempo indeterminato per chi matura 36 mesi di precarietà a vario titolo (contratti a termine, interinali, a progetto..e via precarizzando). I 1000 euro che promette Veltroni? "Una bufala, del tutto vaga sulla platea interessata (quanti lavoratori?) e sulle coperture finanziarie", secondo Zipponi, che controbatte con le proposte di sinistra: un reddito minimo di 8.500 euro all'anno (a cui va aggiunto un bonus di 2.500 euro, "per mobilità, conoscenza e cultura") per tre anni, per tutti coloro che entrano nel mercato del lavoro, a qualsiasi titolo, senza poter contare su una continuità di reddito. Il costo sarebbe di dieci miliardi circa, spiega Zipponi, e la copertura da reperire soprattutto mediante l'innalzamento della tassazione su rendite finanziarie e stock option. Per la difesa dei salari, la sinistra propone l'abbassamento diretto dell'aliquota dal 23 al 20%. E un meccanismo automatico annuale per l'adeguamento di salari e pensioni. Il paniere Istat, dicono, non è credibile. La proposta è quella di creare un nuovo paniere composto da una decina di "beni fondamentali" (mutuo, affitto, scuola, sanità, assistenza agli anziani, bollette, assicurazione auto, pane, pasta e carne), scegliere tre "famiglie campione" (al nord, al centro e al sud), e sulla base del monitoraggio stabilire la cifra di rivalutazione del reddito. "Nessuna scala mobile, il meccanismo sarebbe annuale", precisa Zipponi, "e nessuna spirale inflazionistica, semplicemente la difesa del potere d'acquisto di lavoratori e pensionati". "Non mi sembra la rivoluzione - conclude Zipponi - e su tutto questo sfidiamo il Pd a dire cosa ne pensa". Ma, competizione elettorale a parte, il voto operaio è tutt'altro che scontato. Alla scorsa tornata elettorale gli operai votarono in massa a destra. E alcuni sondaggisti hanno già avvertito: il 46,5% degli operai preferisce Berlusconi. "Non bisogna aspettare la campagna elettorale per conoscere una difficoltà - dice Bertinotti - Quando si produce questo isolamento e solitudine è evidente che il voto può prendere la forma della protesta, ed è per questo che nasce la Sinistra e l'arcobaleno, per ricostruire fiducia e speranza".

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<In tv suono i citofoni a teatro canto alla Gaber> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-29 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Ciak In scena il menestrello Andrea Rivera lanciato da Serena Dandini "In tv suono i citofoni a teatro canto alla Gaber" "V oi andreste a vedere Rivera che suona ai citofoni? Io no". Il cantastorie Andrea Rivera, citofonista spregiudicato in tv per la trasmissione di Serena Dandini, picchia duro anche con se stesso. L'anno scorso per gli attacchi al Papa si era fatto scomunicare dall'Osservatore Romano. Niente più concertone del 1Ë? maggio. "Mi sono convertito", provoca. Rivera ora dissacra in trasferta. Da martedì al 6 aprile sarà al Ciak con "Prossime aperture", monologhi alternati a teatro- canzone. Lo paragonano a Gaber. Lui gongola e rifà "La chiesa si rinnova" del '69 e "Qualcuno era comunista". "Canterò anche la canzone scartata a Sanremo "M'hanno indotto a rubà", dedicata a una ragazza uscita con l'indulto ". Fa teatro d'attacco Rivera, satira. E indica i suoi modelli: "Luttazzi che fa ridere di meno ma colpisce. Appoggio le battaglie di Grillo, ma il pericolo è che diventi solo un simbolo. Se tutti reagissimo, uscirebbero i mafiosi con la scorta non Saviano". Lo spettacolo è per il 70 per cento improvvisazione. "Dopo aver timbrato il cartellino per 12 anni come operaio macchinista, a teatro scelgo la libertà ". Ce n'è anche per gli ex colleghi "Una volta c'era la lotta di classe, oggi gli operai vogliono la Classe A". L'ingerenza della Chiesa nello Stato è un suo pallino: "In Italia ci sono due stati esteri. Però San Marino non rompe mai. Forse lì sono tutti morti, dovrò andare a suonare i campanelli...". Interviene sull'Aids: "Non si fa più informazione, ma i sieropositivi sono triplicati. C'era uno spot con un prof. che chiedeva "di chi è questo?". Devono aver trovato il proprietario. Ho un sogno: che il Papa getti i preservativi ai papaboys...". "Nel mio spettacolo penso di sputtanarmi ", dice citando Gaber in "1981". "L'autodissacrazione è necessaria". Come voterà? "Arcobaleno: anche se la sinistra è a pezzettini preferisco i coriandoli ". In preparazione c'è un cd con tre canzoni inedite. "Una dedicata a una ragazza uscita da un ex manicomio che mi ha scambiato per Cristicchi. Si riabilita l'elettroshock. Propongo di provarlo sui nostri premier. Squalificherebbe Veltroni e Berlusconi: si sono copiati il programma. Io ne ho uno personale. Tra i punti, l'uso dell'ambulanza anche per entrare nei rave e non solo per uscire. Si chiama progetto Selva, e serve a proteggersi da chetamine, anfetamine, De Filippi e Moccia". Da menestrello un'aspirazione: "Rifare "Su la testa" con Paolo Rossi. Rivera-Rossi due attaccanti di ruolo, gli unici non comprati da Berlusconi ". Maria Teresa Veneziani Ciak, Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, ore 21, dall'1 al 6 aprile, 25/15e 1981 è il titolo di una canzone di Gaber che ha "guidato" il romano Andrea Rivera (sopra) per lo spettacolo "Prossime aperture", monologhi alternati a teatro-canzone in cartellone da martedì 1Ë? aprile Il sogno "Vorrei rifare Su la testa con Paolo Rossi. Siamo due attaccanti di ruolo, gli unici non comprati da Berlusconi".

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Il leader pronuncia la parola Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Prima volta Il leader pronuncia la parola Berlusconi MILANO - Ieri, per la prima volta durante la campagna elettorale, Walter Veltroni, durante un comizio a Catanzaro, ha nominato Silvio Berlusconi. Dopo essersi accorto di averlo citato, il leader del Pd si è fermato, ha sorriso ed ha ripetuto la frase chiamandolo, così come ha sempre fatto, "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". Anche le persone presenti al comizio si sono messe a ridere.

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La scelta di Prodi: non farò la mia conferenza finale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE La scelta di Prodi: non farò la mia conferenza finale Veltroni: una tragedia il pareggio. E accoglie nel Pd Bianchi Il presidente del Consiglio scrive a Petruccioli: non voglio dare un indebito vantaggio alla mia parte DAL NOSTRO INVIATO CATANZARO - La notizia lo raggiunge a tarda sera, al teatro Politeama: con una lettera al presidente della Rai, Claudio Petruccioli, Romano Prodi sceglie di non tenere la conferenza stampa di fine governo, a differenza di ciò che fece Silvio Berlusconi, "per non dare un indebito vantaggio" alla sua parte politica. Per il momento Walter Veltroni preferisce non commentare, ma sa bene che quella decisione sarà oggetto di un nuovo tormentone del Pdl, che già lo accusa: "è stato lui a chiederlo al Presidente del Consiglio perché non vuole che compaia nell'ultima fase della campagna elettorale". Ma per tutta la giornata il leader del Pd pensa ad altro. Ad un certo punto il pullman passa accanto a Lamezia Terme, sulla stessa strada dove è stato ucciso mercoledì scorso l'imprenditore Antonio Longo. A pochi chilometri di distanza, nel crotonese, i morti della nuova faida mafiosa aumentano giorno dopo giorno. Walter Veltroni sa bene che è questo il "nodo" da affrontare in terra calabrese. E lo fa alzando la voce: "I poteri criminali si stanno organizzando in vista delle elezioni. Bene, sappiano una cosa: votino per chiunque, ma non per noi". Applausi a non finire al teatro Odeon di Reggio Calabria. Sul palco c'è anche l'ex prefetto Luigi De Sena, capolista del Pd al Senato, proprio in Calabria. C'è il presidente della Regione, Agazio Loiero e c'è Marco Minniti che, come viceministro dell' Interno, in questi giorni si sta occupando del contrasto sul territorio alla nuova offensiva mafiosa. Ma appare anche il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. Prende la parola e spiega a tutti perché, "dopo aver discusso pacatamente con Oliviero Diliberto", ora sceglie per il Pd. Ricorda che in ogni caso, anche se indicato dal Pdci, era un "indipendente". Il partito di Diliberto conferma, anche se, al suo interno, qualche maligno insinua il sospetto che l'abbia fatto "perché non era stato messo in lista con la Sinistra Arcobaleno ". E già si parla di una possibile candidatura alle europee. Ma Veltroni sa bene che in Calabria sta arrivando anche Silvio Berlusconi: sarà oggi a Cosenza e Catanzaro. Quindi, giunto a Vibo Valentia, in una sala dell'antico convento domenicano, gli lancia la sfida proprio sul terreno dei poteri criminali: "La 'ndrangheta è una sanguisuga che toglie la speranza. Noi la vogliamo distruggere. Non desideriamo che ci votino, ma vorrei che tutti i leader politici, anche i nostri avversari, dicano la stessa cosa". Poi torna a parlare del possibile pareggio al Senato: "Sarebbe una tragedia per il Paese". E alla vigilia del black out sui sondaggi Veltroni si mostra ottimista: "Mai come oggi il distacco è così ridotto. Emerge una novità: quando gli indecisi si decidono, gran parte di loro sceglie il Pd". In altre parole: "La partita è aperta". Roberto Zuccolini Il ministro Alessandro Bianchi ( nella foto con Veltroni ieri a Reggio Calabria) è stato ministro dei Trasporti nel secondo governo Prodi. Alle Politiche 2006 è stato capolista al Senato, come indipendente, della lista Pdci-Verdi. è rettore dell'Università di Reggio Calabria dal 1999 ( Emmevi ed Emblema).

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Candidati Walter ultimo per audience (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE A "Primo piano" Candidati Walter ultimo per audience MILANO - Audience scarsa per Walter Veltroni giovedì a "Primo Piano" su Rai Tre. Il leader del Pd ha ottenuto l'ascolto medio di 697.000 persone, ultimo tra i candidati premier che hanno partecipato alla trasmissione televisiva. Primo in questa classifica è Silvio Berlusconi (con 1.315.000 persone lo scorso 14 marzo). "Non sono solo i sondaggi a segnare il netto e irreversibile vantaggio del Pdl nei confronti del più grande partito della sinistra, il Pd": ha commentato i dati del programma Giorgio Lainati, capogruppo di Forza Italia in Commissione di Vigilanza Rai. Secondo Giuseppe Giulietti, portavoce dell'associazione Articolo 21, le apparizioni dei due leader "non sono paragonabili prescindendo dalla diversa collocazione oraria".

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Mozzarella, via libera della Ue E la Francia revoca il blocco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-29 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Mozzarella, via libera della Ue E la Francia revoca il blocco Prodi: no a strumentalizzazioni sull'Expo. Duello tra i poli D'Alema ha fatto sapere a Bruxelles che i prodotti dei 25 caseifici in cui il tasso di diossina era elevato sono stati ritirati dal mercato ROMA - "Nessun rischio per la salute", annuncia a Bruxelles Nina Patadoulaki, portavoce del Commissario europeo alla Sanità. La mozzarella ha così ottenuto l'okay dell'autorità comunitaria. E la Francia, che aveva sorprendentemente bloccato la vendita del prelibato latticino di bufala, è stata costretta a rimangiarsi il provvedimento che stava provocando un clamoroso incidente diplomatico tra Paesi comunitari. Due iniziative hanno convinto Bruxelles che l'Italia stava lavorando bene, in modo rassicurante. La prima l'ha resa nota il ministro degli Esteri D'Alema: ha fatto sapere che i prodotti dei 25 caseifici in cui il tasso di diossina era troppo elevato sono stati ritirati dal mercato. L'altra mossa convincente l'ha compiuta il ministro della Salute Livia Turco che, in una lettera inviata a Bruxelles, ha promesso controlli severi e ha invitato le autorità comunitarie a svolgere insieme tutte le verifiche necessarie. Guerra finita, ma il danno resta. E Berlusconi non perde l'occasione per farlo notare. Dice che la mozzarella di bufala era un cibo pregiato, un fiore all'occhiello del made in Italy, ma ora "non è più un prodotto dell'Italia, è diventato un prodotto da quarto mondo ". Walter Veltroni non fa il nome del Cavaliere, ma allude certamente a lui quando lamenta che "qualcuno ha provato a trasformare anche il problema delle mozzarelle in un tema polemico di campagna elettorale". Invece, esulta il leader del Pd, "l'efficienza dei controlli pubblici ha spento la crisi e convinto tutti, anche l'Europa". Vanta rapidità ed efficienza nei controlli lo stesso presidente del Consiglio Romano Prodi. E si augura che la mozzarella non diventi un pretesto per boicottare l'Expo 2015. Ma tenere la questione mozzarella fuori della campagna elettorale sembra impossibile. I gruppi di opposizione non smettono di ricordare cosa c'è all'origine del disastro. Maurizio Gasparri, di An, ironizza su Bassolino, "bisognerebbe togliere lui dal mercato, non la mozzarella". Agli amministratori della Campania il leghista Roberto Calderoli grida: "Vergogna, vergogna, vergogna, stanno sputtanando il Paese". Sì, incalza il leader della Lega, Umberto Bossi, "è una vergogna, ma soprattutto un dramma non solo per Napoli, per il Paese". Se Parigi ha fatto subito marcia indietro, la Corea del Sud mantiene il blocco, e così fa anche Singapore, mentre il Giappone ha autorizzato la distribuzione nei negozi delle mozzarelle ferme negli aeroporti. Secondo la Coldiretti i produttori perdono mezzo milione di euro al giorno. Tuttavia, non sembra che i comsumatori siano spaventati. In particolare le pizzerie, che fanno largo uso di mozzarella, non sono colpite dalla crisi. D'altronde, secondo il commissario europeo alla Sanità, la mozzarella contaminata da bassi livelli di diossina diventa dannosa solo mangiandone 4 chili alla settimana. Marco Nese.

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Bossi: Silvio accetti il duello televisivo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-29 num: - pag: 1 autore: di ALESSANDRO TROCINO categoria: REDAZIONALE L'intervista Il leader della Lega Bossi: Silvio accetti il duello televisivo DOMODOSSOLA - Silvio Berlusconi "non dovrebbe rifiutare il confronto televisivo con Veltroni, perché in un faccia a faccia vincerebbe a mani basse", dice al Corriere Umberto Bossi. "E' più simpatico e piace alla gente". A PAGINA 13.

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Berlusconi diserta Raitre e la vieta anche a Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE # Pdl Il Cavaliere evoca Ruini: "Sa che il voto udc va alla sinistra". E accusa: intesa Pd-Sa Berlusconi diserta Raitre e la vieta anche a Veltroni Mentana spinge per il duello tv, ma per ora è virtuale "Montezemolo mi ha deluso sui giornali". E sul segretario democratico: vuol farci credere che lui non è mai stato comunista ROMA - "Voi siete le nostre padrone, le regine della casa e noi uomini i vostri sudditi, almeno è ciò che succede a me". Comincia con una nota di "piacionismo" il lungo intervento di Silvio Berlusconi alla manifestazione delle donne del Popolo della libertà. Donne che lo invocano e che sventolano striscioni con su scritto "siamo le vestali del voto ". L'ex premier indugia sull'intelligenza e sul talento dell'altra metà del cielo, poi però parte all'attacco, dopo avere fatto professione di prudenza nell'indicare gli obiettivi del futuro governo. Il bersaglio è il candidato del Pd Walter Veltroni. Lo accusa di fare l'illusionista, di raccontare bufale e di essersi coperto di ridicolo "per fare credere che tutto il passato e il presente della sinistra non siano mai esistiti". Per il Cavaliere "Veltroni ha fatto finta di venire da Marte" dando da intendere che "non ci sia mai stato il Pci, che lui non sia mai stato comunista né vicepresidente del governo Prodi e che nemmeno questo governo guidato da Prodi sia esistito". Del resto Berlusconi, prima di salire sul palco del Palacongressi dell'Eur, aveva replicato allo "sgarbo" di Veltroni - il rifiuto di partecipare a Porta a porta - facendo a sua volta "saltare" la puntata di In mezz'ora che Lucia Annunziata aveva previsto con l'ex sindaco di Roma per domani. Il suo "domenica 6 aprile non posso perché sono impegnato in Sicilia" detto alla conduttrice ha provocato l'annullamento dell'incontro con Veltroni, il quale davanti alla decisione del suo competitor si limita a reagire osservando: "Il confronto? Lo si faccia perché è come pic indolor, in un'ora passa tutto, insomma non dovrebbe essere un problema ". Tant'è che nella notte Enrico Mentana a Matrix annuncia che i due sfidanti "venerdì 11 aprile saranno qui. Io li ho invitati e hanno accettato entrambi ". Mentana ha poi spiegato di aver riservato uno spazio al confronto dei due contendenti, di avere la disponibilità di Veltroni a un "faccia a faccia" e di aspettare la risposta di Berlusconi. Comunque il via libera per due interviste separate, e quindi per un duello virtuale, c'è. Ma c'è dell'altro. In un'intervista a Italia Oggi Berlusconi dichiara di essere rimasto amareggiato per il comportamento di Luca di Montezemolo, del quale peraltro conferma di essere stato molto amico: "Sì, c'è stata molta delusione sulle posizioni dei giornali su cui c'era l'influenza della Fiat. Poteva muoversi in maniera diversa. Tutto qui". In ogni caso, davanti "alle vestali del voto" Berlusconi torna a evocare quello che per lui è "un incubo", e cioè il rischio che alle politiche del 13 e 14 aprile avvengano dei brogli. "è un pericolo che incombe ancora, data l'antica professionalità della sinistra". Ecco perché rilancia l'importanza "dei difensori del voto" ed esorta tutti a impegnarsi affinché in ogni seggio vi siano almeno due validi rappresentanti del Pdl", i quali dovranno "essere sempre presenti alle operazioni del voto e vigilare affinché lo spoglio avvenga scheda per scheda e non a mucchietti come è avvenuto in passato". Il secondo incubo, aggiunge il Cavaliere, è che "soltanto il 30 per cento dei cittadini conosce come funziona questa legge elettorale". Ecco perché, incalza, occorre andare in giro a spiegare il meccanismo mediante il quale avviene l'attribuzione dei seggi. Un modo indiretto per tornare a parlare del voto utile, sul quale si sofferma anche nel-l'intervista a Italia oggi in cui arriva a dire che il cardinale Camillo Ruini sarebbe anch'egli favorevole a questa pratica. "Le posso assicurare - replica al giornalista - che non mi risulta che lui non sia al corrente del sistema elettorale, ed essendo persona di estrema competenza, intelligenza e ragionevolezza non può non considerare la realtà: e cioè che i voti dati ad altri partiti del centrodestra (come l'Udc; ndr) siano voti utili al centrosinistra". Un'argomentazione sulla quale insiste davanti alla platea delle donne: "Tutti i sondaggi ci dicono che nessun partito minore raggiungerà la soglia dell'8% per entrare in Senato. I voti a questi piccoli partiti sono sicuramente buttati e spesi a danno del centrodestra e del Pdl e in favore della sinistra, dato che voci di Palazzo danno per certo un patto tra il partito di Veltroni e la sinistra estrema, la Sinistra Arcobaleno ". Lorenzo Fuccaro \\ Alle donne del Pdl Siete le nostre padrone, regine della casa. Dove sarà possibile alcune di voi dovranno cucinare per i nostri rappresentanti di lista ARoma Silvio Berlusconi ieri al convegno "Donne per l'Italia" ( Max Rossi/Reuters).

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Arcobaleno, spunta la strategia anti Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Nel partito crescono i timori di non riuscire ad arrivare a quota 8% e di restare fuori dal Senato Arcobaleno, spunta la strategia anti Pd L'idea per frenare la fuga degli elettori: il Cavaliere ha già vinto, potete votarci ROMA - Il primo a non sfoggiare nessun ottimismo di facciata è Bertinotti. I sondaggi rivelano che la "Sinistra Arcobaleno " potrebbe non raggiungere nemmeno quota otto per cento: un risultato che sancirebbe la morte prematura della Cosa Rossa. Già si dà per scontato che, quale che sia il risultato, Diliberto dirà addio al soggetto unitario. E fin qui poco male, anzi, forse, è meglio che il Pdci si distacchi, pensano dalle parti di Rifondazione, dove uno strappo con la falce e martello viene ben visto. Il guaio è che c'è il rischio che vada tutto a carte e quarantotto, Diliberto o non Diliberto. Bertinotti ne è consapevole: la situazione non è per niente facile, rischiamo di andare male, ripete ad alleati e collaboratori. Non c'è piazza dove al dirigente di turno della Sinistra gli elettori non spieghino perché alla fine voteranno il Pd: "per battere Berlusconi". La teoria secondo la quale il Partito Democratico, al Senato, dovrebbe aiutare la Cosa Rossa nelle regioni in cui questa formazione è poco al di sotto del quorum, in modo da togliere qualche senatore a Berlusconi, non ha mai convinto Veltroni. Piace ai dalemiani, da Bersani in giù, che sperano in un pareggio a palazzo Madama e in un'intesa di qualche tipo con il centrodestra. Non piace, però, al leader che non vuole "pasticci o inciuci", e che, soprattutto, punta a un Pd con una robusta percentuale. Di più: Veltroni mira a ottenere al Senato un risultato che oscilla tra il 36 e il 37 per cento, più che alla Camera: spera che per la teoria del voto utile gli elettori, a palazzo Madama, optino tutti sul Pd pensando che in quel ramo del parlamento la partita sia tutta da giocare. Dunque, i leader della Sinistra che aspettavano un dopo Pasqua in cui i sondaggi avrebbero regalato qualche punto in più perché nel frattempo la teoria del voto utile si sarebbe rivelata una falsità, si devono ricredere. Che cosa fare, allora? Nella Cosa Rossa inizia a farsi largo una tentazione: "quella di dire la verità", spiega un dirigente della Sinistra. Ovvero sia di dire pubblicamente ciò che nei palazzi della politica si dà già per scontato: che Berlusconi vincerà e che "quindi non è vero che chi vota Pd contribuisce alla sua sconfitta". E' solo una tentazione finora, anche perché Bertinotti vorrebbe mantenere la campagna elettorale su toni diversi privilegiando i contenuti rispetto alla propaganda. Ma non è detto che nell'ultimo scorcio di campagna elettorale il presidente della Camera non si debba ricredere. Anche perché è a rischio la "sua creatura", quella che ha fortemente voluto, spezzando le resistenze interne di pezzi importanti del Prc, a cominciare dalla componente che fa capo al ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero. Anzi, a voler essere precisi, è più che a rischio, dal momento che la Sinistra, dopo le elezioni, sarà anche orba di un leader. Non è per farsi pregare nè per finta ritrosia che Bertinotti non vuole capeggiare il nuovo soggetto unitario. E per il suo pupillo Nichi Vendola i tempi non sembrano essere maturi: difficile assumere la guida della Cosa rossa, tanto più se il risultato elettorale sarà deludente. Sognava un'Epinay socialista, Bertinotti, intravedeva un futuro per una sinistra non più antagonista ma nemmeno di governo. Era convinto che dall'opposizione un simile soggetto si sarebbe potuto costruire più facilmente. Ma, come maligna qualche dirigente del Pdci, invece di fare una nostrana Epinay la Cosa rossa rischia di finire alla stregua del Pcf di Marchais. Una mano a Bertinotti può darla solo Veltroni: il leader del Pd vuole inaugurare una politica "legge e ordine " molto dura che difficilmente piacerà alla sinistra libertaria, ai giovani dei movimenti (e anche ai radicali). Maria Teresa Meli Pensieroso Il leader della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti.

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E Casini lodò Umberto: solo lui capisce (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Sette giorni Il capo della Lega e gli scenari del dopo 14 aprile E Casini lodò Umberto: solo lui capisce SEGUE DALLA PRIMA Bossi ha inviato un segnale a Casini, prospettando "un nuovo accordo e un nuovo rapporto" con l'Udc in caso di pareggio. Quel segnale il leader dei centristi l'ha ricevuto, e riconosce al Senatùr di essere "un vero animale politico, uno che ha testa, uno che si dimostra più furbo di Fini, e che ha capito l'errore commesso da Berlusconi ". Oltre non può né vuole andare, "farei harakiri se solo ipotizzassi un ritorno all'alleanza con il Cavaliere". D'altronde, all'indomani del divorzio, nessuno gli dava credito, nessuno scommetteva sulla sua sopravvivenza. Oggi invece il suo posizionamento al centro è redditizio, perché - nonostante l'emorragia di dirigenti passati nel Pdl - i sondaggi gli attestano numeri lusinghieri, e da alcuni studi emerge un ricambio di elettori per il suo partito, misurato "tra il 20 e il 30%": "è la prova di come stiamo drenando al Pd quei voti che un tempo erano della Margherita". Ecco perché Casini fa mostra di scartare l'opzione bossiana, e per allontanare da sé ogni sospetto, ha in programma di attaccare "a testa bassa quel furbacchione di Umberto". Però con i fedelissimi ha analizzato la sortita del leader leghista: "Dà l'idea che anche lui colga i limiti dell'operazione Pdl". è in prospettiva che quel messaggio va interpretato. E se davvero le urne consegnassero un pareggio, Bossi e Casini avrebbero interessi convergenti: entrambi sono contro l'inciucio tra Berlusconi e Veltroni, entrambi ritengono che l'inciucio non ci sarà, ed entrambi vorrebbero capitalizzare la loro forza. A partire dalle riforme, visto che il Senatùr vorrà vigilare dalla poltrona del ministero, e visto che il segretario dell'Udc Cesa continua a sottolineare "l'asse di ferro stretto con la Lega per una legge elettorale proporzionale". Si vedrà. Per i centristi dipenderà dall'esito del voto, da come il voto si tramuterà in seggi, dai seggi che eventualmente riusciranno a conquistare al Senato... "è un investimento sul futuro", spiega Casini, che aspetta di conoscere il responso delle urne per capire "se il Pd è un partito davvero solido o se è a rischio smottamento dopo le elezioni, magari per un brutto risultato ". Insomma, al momento sono troppe le variabili, ed è impossibile poterle calcolare tutte. Ma ieri l'ex presidente della Camera ha di fatto risposto al segnale di Bossi: la proposta di un "governo dei migliori" per la prossima legislatura, era un segnale criptato, un modo per dire che in caso di pareggio si potrebbe arrivare a un'intesa, ma senza il Cavaliere a palazzo Chigi. "Piuttosto Gianni Letta ". Ognuno in questa fase marca il proprio territorio e manda messaggi per posizionarsi. Il fatto che Bossi abbia aperto all'Udc non è questione di poco conto, "è un atteggiamento molto serio e consapevole ", commenta Cesa: "è il realismo politico di chi conosce i dati". I dati raccontano che la partita di palazzo Madama è tutt'ora aperta, "e credo - prosegue Casini - che anche Berlusconi abbia capito il grosso errore compiuto con noi. Quando si appella al voto disgiunto e chiede ai nostri elettori di votare per lui al Senato, dà una dimostrazione di debolezza". Lo aveva previsto Bossi, che ai tempi della rottura chiamò il leader centrista esortandolo a non fare "una stupidaggine": "è una stupidaggine, Pier". "Non parlare con me, rivolgiti a qualcun altro". E il Senatùr lo fece: "Saranno pure i soliti democristianoni, Silvio, ma sono sempre restati nel centrodestra. E con loro si vince facile". In quei giorni le provò tutte. Cesa ricorda "le telefonate di Calderoli, che da Bossi aveva ricevuto il mandato di trovare assolutamente una soluzione, un compromesso". Niente da fare. " Primum vivere ", divenne il motto di Casini, che lo sussurrò all'orecchio di un dirigente del Pd: "L'importante è arrivare in Parlamento, e noi ci arriveremo. Poi cambierà tutto". Qualcosa sta già cambiando, e il segnale di Bossi rivela anche una fase di forte attrito con il Cavaliere. Il capo leghista chiede garanzie, vuole anzitempo prenotare i posti nel governo. Una marcatura così asfissiante che nei giorni scorsi Berlusconi è andato in escandescenze. Ma finché "Silvio " non cederà, "l'Umberto" gli farà il controcanto: su Alitalia, sul duello tv, e anche su Casini... Francesco Verderami.

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Bossi: Silvio, sfida Walter in tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE L'intervista "Il Cavaliere è troppo attento al colore della cravatta, in Europa serve gente come me e Tremonti" Bossi: Silvio, sfida Walter in tv "Vincerebbe a mani basse, è più simpatico quando non parla di politica" DAL NOSTRO INVIATO DOMODOSSOLA - Comincia la giornata da Alessandria, tra un "Bossi santo subito" e un "Padania is not Italy", con l'assistente premuroso che gli annoda la sciarpa di lana e una deputata locale preoccupata da Veltroni, che "sparge dolcezza e tanta gente ci casca". Finisce la serata in un teatro stracolmo a Domodossola, di fianco a Pinocchio-Veltroni di legno, ai militanti che invocano la resistenza contro "i bingo-bongo", a Mario Borghezio che inneggia ai "resistenti del Tibet", a Rosy Mauro che ce l'ha con Veltroni ("Piantala di prendere per il culo il Nord") e all'anfitrione piemontese Roberto Cota, "giovane a cui abbiamo fatto bene a dare fiducia". A tarda notte, a Villadossola, un Umberto Bossi in buona forma puccia il grissino nella Coca-Cola, mangia un risotto agli asparagi e tira lunghe boccate di sigaro. Ma come, Alemanno vi ha appena ricordato che "Roma è sacra " e lei canta in coro "Roma ladrona la Lega non perdona"? "E allora? Non abbiamo paura di usare questo slogan e continueremo a farlo. Almeno fino a quando non trasferiranno il Parlamento a Milano. Allora smetteremo". Nel frattempo bisogna vincere le elezioni. "Dobbiamo sbrigarci. Le nostre imprese falliscono e i cinesi mangiano cinque volte più di prima. Carne di maiale, animali allevati a mais. E i prezzi crescono. è la globalizzazione tanto amata da comunisti e massoni". Faccia a faccia: fa bene a tirarsi indietro Berlusconi? "No, non dovrebbe rifiutare il confronto con Veltroni. Il Cavaliere nella sfida vincerebbe a mani basse: è più simpatico e quando va in televisione scherza e non parla di politica. Quindi vince, perché la gente guarda quelle cose lì" . Come sta andando Berlusconi? "Bene, anche se certe volte sta un po' troppo attento alla forma, al colore della cravatta. In Europa serve gente, come me e Tremonti, che sa battere i pugni sul tavolo" A proposito di Tremonti, gli ha parlato del Tfr? "Un mese fa. Gli ho detto che dobbiamo restituirlo ai lavoratori. è sbiancato. Io ho un sogno: convincerlo. Ma è un po' tardi". Lei sarà ancora ministro? E magari vicepremier? "Ministro delle Riforme, sì. Devo rifare la Bossi-Fini, dopo che me l'hanno sabotata. Ma vicepremier no: c'è già Fini, non voglio dar fastidio". Altri dei vostri nel governo? "I soliti Maroni e Castelli. Tra i nuovi, Rosy Mauro e Francesca Martini. La Rosy la faccio ministro alla Capitale mancata. E poi ci sono le Regioni. Castelli in Lombardia piace. Ma mi fido di Berlusconi". Lei cita spesso Napoli nei comizi. "è una vergogna. E dire che di Bassolino io sono stato anche abbastanza amico. Quando andavo a Napoli, mi veniva sempre a prendere: mi portava su un barcone e si cantava Santa Lucia e altre. Alla fine, come omaggio, anche Omia bela madunina ". E ora? "Sui rifiuti ha sbagliato. E chi governa deve pagare. I magistrati non l'hanno mai toccato: è la prova che sono collusi con la sinistra ". è giusto boicottare la bufala? Lei la mangia? "Finora l'ho sempre mangiata. Ma con tutto quello che è successo, è chiaro che ti vengono dei dubbi. Meglio fare i controlli e stare attenti ". Di temi etici parlate poco. Cosa pensa la Lega dell'aborto? "La Lega non ha una posizione. Meglio non parlare di questi temi, perché abbiamo dentro molti cattolici, come Leoni. è giusto lasciare libertà di coscienza. E' un problema di cui devono parlare soprattutto le donne. Anche se, certo, se non nascono più figli, la società muore". Suo figlio Renzo alla fine non si è candidato. "No, è troppo presto, deve finire l'università. Però mi ha chiesto se poteva darmi una mano. Gli ho detto di parlare con i giovani. Ha messo in piedi delle cose su Internet. E poi, da solo, ha aperto tre o quattro sedi". Veltroni? "Ci ha rubato persino il colore del pullman. Spera che la gente del Nord si confonda, ma non ce la farà. Dobbiamo dire pane al pane, fermare i clandestini. Senza odio per nessuno, spiegare che i soldi sono finiti, non possiamo più aiutare nessuno, dobbiamo pensare a sopravvivere". Alessandro Trocino \\ Bassolino? Siamo stati abbastanza amici. Quando andavo lì cantavamo insieme.

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A lla (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-29 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Il silenzio dei sondaggi e l'incognita del "terzo partito" A lla mezzanotte di ieri è finito il duello dei sondaggi: non sarà più possibile diffonderli e pubblicarli fino al voto del 13 e 14 aprile. Significa un cambio di passo della campagna elettorale. In queste settimane, le previsioni sono state parte integrante della strategia dei partiti. Martellare di percentuali l'opinione pubblica era anche uno strumento della guerra psicologica fra avversari. Per Silvio Berlusconi, ripetere di avere già vinto con un margine più o meno fisso del dieci per cento significava mostrare illusoria la rimonta del centrosinistra. Ed infatti, quasi di rimbalzo Walter Veltroni ha accreditato un distacco via via minore rispetto al Pd. Per lo stesso motivo Pier Ferdinando Casini ha attribuito alla sua Costituente centrista numeri tali da renderla decisiva almeno al Senato, grattando voti ai due grandi partiti; e protestato contro "sondaggi artefatti verso il basso". E la Sinistra Arcobaleno si è definita per bocca di Fausto Bertinotti "in rimonta". Non è detto che alla fine i risultati smentiscano i desideri, oltre che la realtà virtuale consegnata dalle colonnine con le percentuali accreditate in queste settimane. I sondaggi sono stati il mezzo più naturale scelto dalle forze politiche per costruire la propria identità; e per proiettare non solo le intenzioni di voto ma la percezione di sé che volevano offrire all'elettorato. In fondo, da oggi comincia la corsa a fare in modo che le profezie si avverino. Ma sulla loro attendibilità pesa l'incognita di quello che molti considerano "il terzo partito": gli indecisi. La sua consistenza sarebbe vicina ad un terzo del corpo elettorale, per difetto o per eccesso; per questo viene messo dopo Pdl e Pd. Ma in realtà, qualora la voglia di non andare alle urne si riducesse mano mano che ci si avvicina al 13 aprile, "il terzo partito" potrebbe decidere la vittoria di Silvio Berlusconi e di Walter Veltroni; e rendere i loro avversari determinanti o residuali. Ma finora, è un iceberg di malumori e distanza dalla politica, che nessuno è riuscito a sciogliere. Il Cavaliere saluta la fase dei sondaggi ufficiali ribadendo un distacco consistente. E il Pd accredita una rimonta tale da sfiorare il pareggio. "Nessuno dei partiti piccoli supererà la soglia per entrare in Senato", aggiunge il leader del centrodestra. Ma poi invita gli elettori ad esprimere "un voto utile", a non disperderlo dandolo magari ai centristi di Casini. Un atteggiamento contraddittorio e nervoso: al punto che Berlusconi ha lanciato segnali anche al cardinale Ruini, considerato un silenzioso sostenitore dell'Udc. è la prova di un'imprevedibilità legata insieme ai fenomeni di protesta ed alla macchinosità della legge elettorale. Soprattutto al Senato, nessuno è in grado di calcolare quanti seggi ogni schieramento sarà in grado di conquistare. è stato detto che in bilico fra voto e astensionismo sarebbero in prevalenza elettori del centrosinistra. Veltroni ne sembra convinto: forse perché sa di partire da una base di consensi assottigliati dall'impopolarità del governo di Romano Prodi. Ma il "terzo partito" fa paura anche a Berlusconi. Anche per questo, forse, l'ex premier dice di non credere "che ci siano tanti italiani indecisi. Secondo me vogliono solo farsi i fatti loro. E al momento del voto accresceranno il nostro distacco dal Pd". In proposito, è stato notato che Romano Prodi ha rinunciato alla conferenza in tv che spetta al presidente del Consiglio alla fine della campagna elettorale. Palazzo Chigi precisa che l'ha fatto "per non dare un indebito vantaggio alla sua parte politica: vantaggio che Prodi contestò al premier Berlusconi nel 2006". Eppure, i maligni sussurrano che sarà proprio l'assenza di Prodi a dare una mano a Veltroni. \\ Dietro la guerra psicologica sui numeri l'esigenza di convincere gli astensionisti.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-29 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Mozzarelle, sì dell'Ue La Ue ha dato il via libera all'importazione di mozzarelle italiane nei Paesi dell'Unione: l'Italia sta facendo controlli adeguati. E anche la Francia riapre le frontiere. Alitalia, proposta francese Nuova proposta di Air France-Klm per Alitalia: confermati i 2.100 esuberi. Spinetta: non posso fare di più. Berlusconi: con me al governo, niente Air France. De Gennaro e il G8 Richiesta di rinvio a giudizio per l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro nell'ambito dell'inchiesta Diaz per i fatti del G8 di Genova nel 2001. E' accusato di istigazione alla falsa testimonianza. Focus Il crollo della Bear Stearns Ricostruita la notte che ha sconvolto il capitalismo, tra il 13 e il 14 marzo, con il crollo e il salvataggio della banca d'investimenti Usa Bear Stearns da parte della JpMorgan. Con l'aiuto della Fed. Politica Bossi: Silvio duelli con Walter Silvio Berlusconi "non dovrebbe rifiutare il confronto televisivo con Veltroni, perché in un faccia a faccia vincerebbe a mani basse", dice al Corriere Umberto Bossi. Esteri Cuba, da RaÚl sì ai cellulari Ancora una mossa liberalizzatrice di RaÚl Castro a Cuba. Il nuovo presidente, successore del fratello Fidel, ha autorizzato i cubani a possedere telefoni cellulari. Cronache Morto il ciclista Fois L'ex ciclista Valentino Fois, 34 anni, è stato trovato morto nella sua abitazione in provincia di Bergamo. L'ex corridore, per un certo tempo gregario di Marco Pantani, era stato coinvolto in passato in un'inchiesta sul doping. Nuoro, uccisa dall'asfissia * Con "Style Magazine" e 3,50; con "Corriere Enigmistica" e 2,80; con "Foto:box" e 8,40; con "Storie della Bibbia" e 9,40; con "La grande dinastia dei Paperi" e 9,40; con "Geronimo Stilton English!" e 10,40; con "L'Europeo" e 9,40; con "Dizionario enciclopedico della Cucina italiana" e 14,40; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e 11,49; con "Gli itinerari di Dove" e 9,49; solo in Lombardia con "Gli atlanti a grande scala Milano e Hinterland" e 14,40; con "Il Diritto" e 16,40; con "Storia della civiltà europea" e 14,40. Dina Dore, la donna di 37 anni trovata nel bagagliaio della sua auto a Gavoi, forse dopo un tentativo di sequestro, è morta per asfissia provocata dal nastro adesivo con cui era stata imbavagliata. E spunta un testimone: ha visto un uomo con un passamontagna allontanarsi dalla casa del delitto. Scienze Le nuove batterie Saranno ad acqua, zucchero o metanolo le batterie del futuro che alimenteranno pc portatili, telefoni cellulari e lettori digitali. Attualmente in collaudo, se funzioneranno dureranno di più rispettando l'ambiente. Economia Crisi, ecco il piano Draghi Vertice in Bankitalia del Financial Stability Forum presieduto dal Governatore Draghi: oggi le direttive per ridare fiducia e stabilità ai mercati scossi dalla crisi dei mutui. Cultura La Madonna del cardellino Sta per finire il restauro della Madonna del cardellino di Raffaello, che manca dagli Uffizi da oltre 10 anni. Ma il quadro potrebbe subito partire per Roma per un'esposizione al Quirinale. E Firenze è in allarme. Spettacoli Il cavaliere oscuro Uscirà in Usa il 18 luglio e in Italia cinque giorni dopo Il cavaliere oscuro, il film di Christopher Nolan che rivisita il mito di Batman e soprattutto del suo arcinemico, Joker, interpretato da Heath Ledger, che personifica il male assoluto. Sport Scontro Spalletti-Rossi Scontro tra l'allenatore della Lazio Delio Rossi e quello della Roma Luciano Spalletti. I biancocelesti ospitano l'Inter, inseguita dai giallorossi. Sospetti e veleni.

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ROMA Berlusconi teme per il Senato l'intesa tra Pd e Bertinotti. Ma aggiunge: Ruini sa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Che bisogna votare per me. Lo scontro con Veltroni continua in tv a colpi di veti incrociati. Match tra i due leader l'11 aprile da "Matrix", ma si tratterà di due interventi separati. Casini: se non vince nessuno, "governo dei migliori".

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Strategie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Strategie Il voto disgiunto è una bufala Questa storia del voto disgiunto è una bufala, e dunque lo è anche il rischio di un accordo-desistenza tra Pd e Arcobaleno al Senato, paventato ieri da Berlusconi. Per molte ragioni. La prima delle quali è che si basa sul presupposto che in Italia ci sia ancora una qualche forma di organizzazione politica che possa muovere a comando masse di voti, fino a dirottarli verso un'altra lista. Forse, ma forse, lo può ancora fare ciò che resta del Pci in qualche zona della Toscana e dell'Emilia. Ma in queste due regioni gli ex comunisti del Pd dovrebbero spingere i loro elettori a votare per gli ex comunisti di Rifondazione al Senato, secondo questo schema studiato per danneggiare indirettamente il centrodestra nelle regioni dove perde le elezioni. E questo è impossibile. Perché in quelle due regioni la concorrenza tra Pd e Sinistra è feroce (ricordate che a Firenze sono andati l'un contro l'altro alle elezioni del sindaco?). Con che faccia il Pd potrebbe chiedere ai suoi militanti, ai quali ha fatto una testa così con la vocazione maggioritaria e il voto utile, di dare una mano a Bertinotti? Non ci crederemmo nemmeno se lo vedessimo. Ma il voto disgiunto è una bufala anche per ragioni più politiche. La prima delle quali è che Veltroni e il gruppo dirigente del Pd si giocano la riconferma e il loro futuro su un'affermazione elettorale chiara, dal 35% in su, ancor più che sulla sconfitta di Berlusconi. Sarebbe oltremodo rischioso dare libera uscita ai propri elettori, anche se solo al Senato. Ogni voto è prezioso, dalle parti del loft. La seconda delle ragioni politiche è che non è così certo che Veltroni abbia interesse a un Senato senza maggioranza. A quel punto, dovrebbe decidere. Decidere se fare un accordo con Berlusconi (già sentiamo le urla di inciucio-inciucio che Veltroni stesso si è dannato per smentire in tutta la campagna elettorale); o consentire comunque che Berlusconi governi, magari per interposta persona. Meglio per Veltroni (in caso di sconfitta, ovviamente) che Berlusconi abbia una maggioranza anche al Senato, ma risicata, così da poter entrare nel gioco politico di una fase costituente pur senza assumere responsabilità dirette di governo. Infine, c'è una ragione che ha a che fare con l'interesse generale del paese, nei discorsi italiani sempre last, ma invece not least. E' mai possibile, dopo tutte le chiacchiere che si sono fatte sulla fine delle coalizioni pigliatutto e sull'avvento del bipartitismo giocare sotto il tavolo col più cinico dei proporzionalismi e con l'unico obiettivo di far saltare il banco precipitando il paese nell'ingovernabilità? Non sa tanto di tanto peggio tanto meglio? Ammesso che si possa fare, cosa di cui dubitiamo: è giusto farlo? 29/03/2008.

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Calabria nel testa a testa tra Pd e Pdl decisivo il suo pacchetto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Calabria nel testa a testa tra Pd e Pdl decisivo il suo pacchetto La 'ndrangheta vota, e intanto spara Né monnezza per strada, né diossina nelle mozzarelle. Nella Calabria che ieri ha accolto Walter Veltroni e oggi riceverà Silvio Berlusconi ci sono i morti ammazzati. Quattro in sei giorni. Non è la Locride in cui è caduto Fortugno né la bollente piana di Gioia Tauro, dove comunque un cadavere ancora caldo c'è, ed è quello del ventenne Luigi Galati, incensurato, che la nera locale ha catalogato alla voce "genero del presunto boss di Seminara Domenico Stantaiti". I morti "a effetto" con tanto di bambina di cinque anni ancora in coma, stavolta, arrivano da Crotone. La piazza rossa per eccellenza della Calabria. La zona più politicizzata della regione, quella dei trionfi del Pci iniziati negli anni Cinquanta, dei natali di Rino Gaetano, dov'e storicamente più alto il voto d'opinione e più basso quello di scambio . E in ogni caso la percentuale di affluenza alle urne - rispetto alle altre province - è sempre maggiore, nel capoluogo pitagorico, dov'è ora in corso una faida che lo Stato tenterà di fermare rafforzando "il controllo sul territorio". Veltroni, arrivato a Reggio, si è trovato di fronte a due sorprese. La prima, che gli era stata annunciata da Marco Minniti giorni addietro, è stata l'adesione al Pd del ministro di Alessandro Bianchi, già rettore dell'ateneo locale e, fino a ieri mattina, ministro dei Trasporti in quota Diliberto. "Mi separo dal Pdci e scelgo Walter" (e quindi anche Di Pietro, ha notato la rossissima velina della Sinistra arcobaleno, ironizzando sulla recente lite tra l'ex rettore e l'ex pm a proposito di Alitalia). "Mi fa veramente piacere - ha risposto Veltroni - che Alessandro Bianchi abbia scelto di entrare nel Pd". Applausi, di gente intorno a loro. La seconda sorpresa è stata la folla che ha riempito in ogni ordine di posto il Teatro Odeon. Più o meno la stessa coreografia, più tardi, a Vibo Valentia. "Mi dicono che in questo momento - ha argomentato il segretario del Pd - le organizzazioni mafiose stanno discutendo, si stanno muovendo per decidere che fare alle elezioni. La mafia, la 'ndrangheta e la camorra decidano quello che vogliono. Solo una cosa: non votino per il Partito democratico". E ancora, il leader dei democrat ha insistito sull'applicazione rigorosa del 41-bis e condannato "i vigliacchi assassini" che hanno insanguinato Crotone. I sondaggi della stampa locale danno il Pdl in netto vantaggio sul Pd. Le rilevazioni riservate in possesso ai democrat calabresi dà conto di un'altra verità: il distacco tra Berlusconi e Veltroni sarebbe limitatissimo. Tra lo 0,6 e l'1,2 per cento. Uno sputo che rischia di far diventare decisivi gli stessi voti che da cui il Pd, come in maniera sacrosanta ha ripetuto il suo segretario, vuole stare alla larga. "L'appello del segretario è stato chiaro. Vale per la Sicilia, per la Calabria e varrà per le altre regioni: noi, quei voti, li rifiutiamo", dice al Riformista il prefetto Luigi De Sena, capolista del Pd in Calabria. Lo stesso prefetto, però, ammette che "quel pacchetto di voti criminali si nasconde dietro un flusso che è difficilmente controllabile". Può finire di qua, di là, al centro. O un po' di qua, un po' di là, un po' al centro. Tra le poche certezze, c'è quella che riguarda la percentuale di indecisi. Il 25.1, almeno a prender per buono il sondaggio pubblicato ieri dal Quotidiano di Calabria . La Calabria è in bilico e su Walter pesa l'incognita scontenti, come ha annotato ieri Sebastiano Messina su Repubblica . Con Agazio Loiero e i suoi, letteralmente esclusi rotte dal risiko-liste del Parlamento, il Pd ha siglato un armistizio. Il governatore è riuscito a piazzare due fedelissimi nel round di amministrative: Francesco De Nisi correrà per la poltrona di presidente della provincia di Vibo, Piero Amato per quella di Catanzaro. Entrambi correranno con le insegne democrat, entrambe confidano di farcela. I berluscones, invece, puntano dritto su Cosenza, che il Pd ha praticamente lasciato orfana di futuri parlamentari. "Scommettiamo sul Sud", annuncia Veltroni. Più infrastrutture, a cominciare dalla realizzazione della Salerno-Reggio Calabria, potenziamento dei trasporti. Ospedali più funzionanti, meno lottizzazioni. E poi impresa: dall'accesso al credito di imposta fino alla formazione, con una scuola d'eccellenza per i giovani aspiranti manager. Buone nuove da giù? Non c'è la monnezza per strada né la diossina nelle mozzarelle. Di più: l'Ue che ieri ha sdoganato la bufala, ieri l'altro ha risposto a una sollecitazione storica della Calabria. La commissione europea ha assegnato alla cipolla rossa di Tropea il sospirato marchio igp . Indicazione geografica tipica. "È un risultato di enorme portata - ha detto l'assessore regionale all'Agricoltura Mario Pirillo - perché dimostra ancora una volta che gli sforzi fatti ci hanno fatto raggiungere un obiettivo importante". Come a dire: da qualche parte bisogna pure cominciare, no? 29/03/2008.

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ROMA Si faccia o non si faccia? Il problema è il faccia a faccia. E' p (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Si faccia o non si faccia? Il problema è il faccia a faccia. E' presto per dire un sì o un no definitivo, ma è il momento giusto per chiedersi: quanti voti sposta la sfida tivvù fra due (o più) candidati premier? NULLA. Paolo Bonaiuti e Paolo Gentiloni, espertissimi di comunicazione per Pdl e Pd, sono divisi su tanti temi ma non su questo. "I faccia a faccia spostano pochissimi voti, quasi niente", dicono entrambi. Bonaiuti: "Certo, il famoso duello tivvù fra Nixon e Kennedy, in cui il candidato repubblicano fece un disastro, provocò un travaso di voti consistente. Ma adesso, qui in Italia, tutti arrivano al faccia a faccia preparatissimi, ben allenati. E le sorprese e le scivolate, quelle in grado di convincere o non convincere gli elettori, è quasi impossibile che si verifichino". 10 PER CENTO. Renato Mannheimer spiega: "Il dieci per cento degli italiani ha confessato di aver scelto per chi votare, alle elezioni del 2006, solo negli ultimi sette giorni. Ed è allora che si verificò la clamorosa uscita di Berlusconi sull'abolizione dell'Ici. Fu un colpo efficacissimo, che avvenne nel faccia a faccia con Prodi. Ma sarebbe potuto avvenire anche fuori da quella sede e l'effetto sarebbe stato identico". Dunque? "Non enfatizziamo la portata di questo tipo di sfide". I CINQUECENTOMILA. Alessandro Amadori, di Coesis Research: "Dalle analisi di tutti gli istituti, emerge che il secondo duello fra Prodi e Berlusconi nel 2006 ha spostato a favore del Cavaliere 500.000 voti. Cioè più dell'uno per cento. Il duello sposta il voto di opinione e di emozione. Non quello di appartenenza". Si farà il match Silvio-Walter? "Nessuno dei due ha reale intenzione di farlo. Perchè si somigliano troppo, sanno che nè l'uno nè l'altro può prevalere davvero e, soprattutto, concepiscono questa campagna elettorale come una guerra di trincea e non come una guerra di movimento in cui uno dà l'assalto all'avversario". DUELLO PLURALE. Mannheimer: "Non sarebbe male un faccia collettivo fra Bertinotti, Veltroni, Casini e Berlusconi. Si creerebbero, davanti alle telecamere, alleanze inedite e bisticci fra i più simili". Amadori: "No. Le sfide di tutti contro tutti avrebbero un deficit di pathos. Sono come le partite di un girone di campionato. Invece il faccia a faccia, per avere grande impatto, deve mettere di fronte da soli i due campionissimi, come in una finale di coppa dei campioni". CONSIGLI. Roberto Weber, di Swg: "In un eventuale duello Casini-Berlusconi, al primo consiglierei di dire: "Onorevole Berlusconi, la sua foga di andare al voto subito e comunque, con questa legge elettorale, sta mettendo a repentaglio la governabilità dell'Italia!". E a Silvio? ""Ma come, Pier, tu sei un moderato responsabile e rischi di riconsegnare il Paese alla sinistra?". Questo consiglierei di dire al Cavaliere". Chi vincerebbe? "Non lo so. So soltanto, dalle nostre indagini elettorali, che l'Udc non è mal messa. Può attingere al bacino Udeur, che sono quattrocentomila voti e che aggiungendoli a quelli presi dai centristi la volta scorsa può proiettarli oltre l'otto per cento". OSCURARE IL DUELLO. Oliviero Toscani: "Spero non si faccia il faccia a faccia fra Veltroni e Berlusconi. Sennò, qualcuno potrebbe avere l'insana idea di guardarlo". LA FRASETTA. Nicola Piepoli: "I due duelli del 2006 non hanno spostato voti. Li ha spostati solo una frasetta, pronunciata dal Cavaliere dopo il secondo faccia a faccia con Prodi. Questa: ""Italiani, attenti. L'Unione vi farà pagare più tasse!". E il dieci per cento di vantaggio del Prof. si liquefece così". ALITALIA. Il sondaggista Luigi Crespi, che per sette anni ha lavorato al fianco del Cavaliere. "Altro che faccia a faccia. Magari mi sbaglio, ma credo che Berlusconi punti sul grande effetto annuncio che farà negli ultimi tre-quattro giorni in una conferenza stampa. Tirerà fuori i nomi della cordata di salvataggio dell'Alitalia. E il messaggio sarà questo: i politici politicanti della casta hanno creato e non saputo risolvere nei decenni questa grana abnorme, ma ora c'ho pensato io che sono l'uomo del fare e il salvatore della patria". Ma chissà se per far decollare la campagna elettorale basterà una sola faccia, quella del Cav., invece di un bel faccia a faccia. Magari collettivo.

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ROMA - Come nei "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, in video, nel convulso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ALBERTO GUARNIERI ROMA - Come nei "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, in video, nel convulso finale di questa campagna elettorale, rischia di non rimanere nessuno. E così si tenta il colpaccio con qualche trucco del mestiere. In uno spot su Mediaset, Enrico Mentana annuncia che il suo "Matrix" avrà l'11 aprile sera Berlusconi e Veltroni. Ma si tratta di due interventi separati che il conduttore tenterà fino all'ultimo, ma con poche chances al momento, di trasformare in duello. La sconfitta della televisione pubblica matura in un gioco di veti incrociati. Walter Veltroni, dicendo "no grazie" all'invito di Bruno Vespa, ha stoppato la presenza del Cavaliere a "Porta a Porta" in questa settimana. Silvio Berlusconi, come anticipato ieri, si è subito rifatto declinando l'invito di Lucia Annunziata per domenica sei aprile. E in questo modo ha impedito che domani "In 1/2 h" ospitasse Veltroni. Ripicche o strategie? "Solo impegni elettorali" fa sapere Berlusconi". "Se la mia assenza da "Porta a Porta" era violenza allora questa mossa di Berlusconi che cos'è?", chiede retoricamente Veltroni. Ed è la prima volta che nomina l'avversario in questa campagna elettorale. Segno che il fuoco dello scontro brucia sempre più. Da parte sua il Cavaliere avvisa che non appena arriverà a Palazzo Chigi "tra i primi atti" che farà ci sarà l'abolizione della par condicio: "Una legge idiota e illiberale voluta dalla sinistra" e che non si riuscì a cancellare per colpa dell'Udc ("per un fatto egoistico"). Intanto a viale Mazzini fanno i conti dei danni della par condicio, che oscura gli altri programmi e, come conferma un ormai rassegnato Vespa, non metterà nemmeno in scena il popolarissimo duello tra i due principali leader. A proposito: Umberto Bossi va controcorrente nella Pdl e invita il Cavaliere ad accettare la sfida: "E' simpatico, convincerà la gente. Basta che non parli di donne...". Veltroni rilancia: "Per fare il faccia a faccia sono disposto ad andare anche su Mediaset". Roberto Cuillo (responsabile informazione Pd) insinua: "Il Cavaliere non gradisce giornalisti scomodi". Ermete Realacci (responsabile comunicazione Pd) rivendica: "Come sempre due pesi e due misure". Dal Pdl però non si fanno stanare. Così, duelli assenti e par condicio imperante, nelle prossime due settimane, vedremo una sola puntata, tra l'altro fuori dalla collocazione abituale, di "Ballarò" e "Anno zero" e dovremo rinunciare perfino alla "Domenica sportiva". Da rilevare anche la decisione del premier uscente Romano Prodi di rinunciare alla conferenza stampa finale, l'ultimo giorno prima del silenzio elettorale. Nonostante veti e prudenze ci sono poi nuove richieste di riequilibrio della par condicio da parte dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni indirizzate a diverse emittenti: al Tg1, in particolare, l'organismo di garanzia chiede più spazio per le formazioni minori, diverse da Pd e Pdl, mentre a Tg4, La7 e Tg5 un maggior equilibrio tra Pd e Pdl. L'Agcom ricorda infine che "l'inottemperanza agli ordini formali dell'Autorità comporta l'erogazione di una sanzione pecuniaria fino a 258.000 euro". Secondo i dati raccolti dall'Isimm per l'Autorità, nell'ultima settimana il Pd recupera rispetto al Pdl, ma resta netto il divario a vantaggio di quest'ultima formazione nel Tg4. Evidente ancora la distanza dei partiti minori dai due big, nonostante le buone performance dell'Udc e della Destra.

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Il 10% degli italiani nel 2006 ha scelto per chi votare solo l'ultima settimana. Non sare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Il 10% degli italiani nel 2006 ha scelto per chi votare solo l'ultima settimana. Non sarebbe male un faccia a faccia collettivo Bertinotti-Veltroni-Casini-Berlusconi. Si creerebbero alleanze inedite in tv".

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Spero il faccia a faccia Veltroni-Berlusconi non si faccia. Sennò qualcuno potrebbe avere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Spero il faccia a faccia Veltroni-Berlusconi non si faccia. Sennò qualcuno potrebbe avere l'insana idea di guardarlo". E Alessandro Amadori: "Il duello del 2006 Prodi-Berlusconi ha spostato 500 mila voti".

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Dal nostro inviato TAORMINA Sulla Maserati scura d'ordinanza, senza predellino, (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

NINO BERTOLONI MELI dal nostro inviato TAORMINA Sulla Maserati scura d'ordinanza, senza predellino, Pier Ferdinando Casini si lascia alle spalle l'albergone che ospita Confagricoltura e spiega la sua svolta elettorale: "I due maggiori partiti hanno fallito, le loro strategie sono saltate, noi siamo pronti per soluzioni nuove di governo, ma è chiaro che né l'uno né l'altro, BerlusconiVeltroni, potranno esserne i protagonisti". La novità di Casini arriva al termine dell'intervento più volte applaudito di fronte alla Confagricoltura. "Il mio obiettivo è essere determinante, e al Senato sarà così", promette il leader dell'Udc, che spiega come il tentativo di isolare o mettere all'angolo i centristi sia "fallito", Pdl e Pd si sono illusi di essere autosufficienti e di autosufficienza rischiano di soccombere. Rotto l'accerchiamento, constatato che al Senato il pareggio è sempre più nelle cose possibili, dimostratisi voto disgiunto e voto utile "due bufale", Casini sente giunto il momento di mettere sul piatto la forza centrista che potrebbe diventare determinante, tutto dipenderà dai risultati di Sicilia e Lazio, le regioni buone per far scattare i seggi senatoriali. Per fare che cosa? Un bel "governo dei migliori", è la proposta a sorpresa del leader centrista, non versione aggiornata o subordinata delle larghe intese, piuttosto un governo guidato da un esponente gradito ai centristi, esclusi quindi i due candidati premier più gettonati, un esecutivo "che privilegi la qualità e le cose da fare urgenti per il Paese". Casini scorge seduto in prima fila una faccia conosciuta e fa: "Ad esempio vedo lì De Castro, potrebbe essere un ministro riconfermato, così come penserei a Gianni Letta, ma tu De Castro non ti montare la testa, per frenare la tua vocazione mercatistica ti affiancheremo un sottosegretario della Coldiretti". Se fino a ieri il leader centrista diceva di voler usare i suoi voti in funzione anti inciucio adesso va oltre, la priorità diventa usare i propri parlamentari determinanti per far nascere un governo che né Pdl né Pd da soli e autosufficienti saranno in grado di formare. Casini lo spiega ulteriormente: "Mi si critica per non avere sostenuto il tentativo di Marini, ma allora sarebbe apparso un tradimento del patto con gli elettori, adesso però il patto è diverso e le alleanze si annunciano prima del voto". Come a dire: ora mani libere, una Udc determinante almeno al Senato metterà a disposizione i propri voti per far nascere un governo "dei migliori" ma non "dei maggiori". Sollecitato da Federico Vecchioni presidente di Confagricoltura, Casini conferma la sua proposta di una Assemblea costituente per le riforme da eleggere su base proporzionale in occasione delle Europee del 2009 (ci sarebbe pure il referendum), così come riconferma l'intenzione di reintrodurre la preferenza. Il giorno prima Walter Veltroni dalla stessa tribuna aveva accennato a una "fase costituente" da aprire dopo le elezioni chiunque vinca, e i due discorsi appaiono orientati a muovere le acque già prima del voto pensando al dopo voto. "Una forza di centro determinata riesce a scardinare i progetti di Pd e Pdl, partiti destinati a implodere visto che hanno all'interno tutto e il suo contrario", chiosa Casini. E oggi arriva Berlusconi.

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ROMA - Silvio Berlusconi insiste: gli elettori di Udc e Destra votino il Pdl al Senato. Quel (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - Silvio Berlusconi insiste: gli elettori di Udc e Destra votino il Pdl al Senato. Quella di Palazzo Madama è la partita decisiva e il Cavaliere sa che lo spostamento di poche migliaia di voti può capovolgere il risultato finale. Il voto disgiunto è l'altra faccia del "voto utile". E all'appello di Berlusconi si oppone, ormai da diversi giorni, un tam tam nel centrosinistra per sfruttare al meglio le regole del Porcellum e tentare di sottrarre a Berlusconi i seggi decisivi in alcune regioni. A differenza dell'appello del leader Pdl, il contro-appello è più articolato. Si insinua nelle pieghe della legge. E cambia indicazione di voto di regione in regione. Per questo è meno immediato, ma potenzialmente può essere più efficace. Anche se Walter Veltroni, in realtà, non ha mai assecondato la filosofia del "voto disgiunto". Anzi, al loft la contrastano. Gli elettori però restano liberi. E il movimento di pochi può pesare tantissimo. La regola di Berlusconi. Sin dall'inizio della campagna elettorale, il Cavaliere ha sostenuto che il solo voto utile nel centrodestra fosse quello al Pdl. Berlusconi è convinto di avere la vittoria in pugno. Ma gli studi e le simulazioni gli hanno dimostrato che, anche con due milioni di voti di vantaggio sul Pd, potrebbe vedersi sfuggire la maggioranza in Senato. Basterebbe qualche sconfitta in regioni in bilico come Lazio, Abruzzo, Marche, Liguria, Calabria. Oppure la crescita di Centro e Sinistra arcobaleno fino a raggiungere diversi quorum (8%) regionali. Se Udc e Sinistra supereranno complessivamente i 20 seggi, la chances di Berlusconi di tornare a Palazzo Chigi si ridurranno drasticamente. Da qui l'appello al voto disgiunto: votate pure per Udc e Destra alla Camera, ma non al Senato. La Destra, in particolare, può dare molto fastidio al Pdl nelle competizioni di Lazio e Abruzzo. Le Regioni "rosse". Il passa parola del voto disgiunto nel centrosinistra è partito dall'Emilia. Dove il pronostico è favorevole al Pd. Secondo il Porcellum la coalizione che ottiene anche soltanto un voto in più, incassa il premio regionale: 12 seggi in Emilia. E gli sconfitti si dividono i senatori restanti. Da qui l'idea di diversificare le preferenze: votando Pd alla Camera e Sinistra arcobaleno al Senato, qualche migliaio di elettori può spingere il partito di Bertinotti oltre il quorum. In questo caso, Sa sottrarrebbe due seggi direttamente al Pdl. Lo schema può ripetersi in Toscana e Umbria (dove peraltro storicamente la sinistra radical vanta maggiori consensi). E anche in Basilicata, considerata un'altra delle regioni "sicure" del Pd: stavolta però l'elettore Pd dovrebbe favorire al Senato l'Udc (sulla carta più vicina al quorum). I partiti intermedi in queste quattro regioni possono togliere al Pdl 6 seggi. Nel regno del Pdl. Il voto disgiunto, per gli elettori del Pd che vogliono impedire il governo Berlusconi, può applicarsi anche nelle regioni dove il vantaggio di Pdl e Lega è ampio: Lombardia e Veneto. Sono le regioni dove Berlusconi spera di andare oltre la soglia del premio (55% dei seggi). Per ottenere il risultato al Cavaliere basta che superino l'8% solo Pdl e Pd. Di contro, il voto disgiunto degli elettori Pd deve puntare alla conquista del quorum di almeno una delle forze intermedie. Aiutando la Sinistra al Senato in Lombardia, gli elettori "marginali" democratici possono sottrarre tre seggi al Pdl. In Veneto, però, è l'Udc più vicina al quorum: il voto disgiunto dovrebbe prevedere uno splitting al Senato a vantaggio dei centristi (in palio due seggi). La Sinistra può ricambiare. È possibile anche un voto disgiunto in senso inverso: Sinistra alla Camera, Pd al Senato. Potrebbero attuarlo gli elettori di Bertinotti nelle regioni in bilico tra Pdl e Pd. Soprattutto laddove la Sinistra è sulla carta più lontana dal quorum. In ballo ci sono i seggi del premio. In Abruzzo, Calabria, Marche, Sardegna sarà difficile per Sa conquistare senatori. L'aiuto al Pd in Senato potrebbe valere invece 6 seggi in queste regioni. Poi ci sono le sfide apertissime di Lazio e Liguria. Dove però il voto disgiunto è più rischioso. È vero che la partita nel Lazio può diventare decisiva per il Pd (15 seggi a chi vince, 12 a chi perde). Ma, se Sa o Centro dovessero ottenere l'8%, farebbero propri due senatori assestando un ulteriore colpo al secondo arrivato. E nel Lazio nessuno intende darsi per sconfitto.

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Rocco Buttiglione per l'UDC di Alessandria. Domani la Santanché (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Giornal.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Prime foto della visita elettorale di Rocco Buttiglione, figura storica del centro moderato cattolico italiano. Ad Alessandria ha incontrato i simpatizzanti dell'UDC, i candidati alle prossime elezioni - il segretario provinciale Giovanni Barosini è in lista per il Piemonte 2 - nella sede di via Faà di Bruno. Subito circondato dai giornalisti ha risposto a domande sull'andamento della campagna elettorale e sul ruolo del partito di Casini - candidato Premier - nel panorama politico attuale fatto di grandi schieramenti che tendono ad accorpare le realtà minori. Barosini per tutta la campagna elettorale ha ribadito ed appoggiato in pieno la scelta - definita per certi versi "coraggiosa" - di non perdere l'identità dello Scudo Crociato e di mantenere la rotta al centro. "Il voto utile", ha detto Buttiglione, "è il voto che ti rappresenta. Poter scegliere il candidato, ben sapendo che poi quella persona c'è sempre. Gli altri pensano che le elezioni sono come il Festival di Sanremo: voti chi è più simpatico. Ma quando il cittadino avrà bisogno di loro non saranno lì ad ascoltarti". E ancora: "La nostra idea delle democrazia è l'ascolto, quella di Berlusconi e Veltroni è quella televisiva". "Il Governo Prodi è stato un disastro. La gente si è sentita violentata dalle vessazioni delle tasse. In Italia è riemerso il popolo cristiano, l'unica speranza per il Paese". Foto Carlo A.

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La Casa bianca corre sui <futures> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La Casa bianca corre sui "futures" Il futuro politico non si misura più con i sondaggi ma con le curve dei mercati M. d'E. Per valutare le prospettive dei candidati, ormai gli analisti politici danno sempre meno retta ai sondaggi e sempre più ascolto ai mercati dei futures. Secondo uno di questi mercati, la nomination democratica di Barack Obama è data a 78,0 contro 19,5 per Hillary Clinton, mentre un altro li dà a 80,1 contro 19,8. Le quotazioni dei candidati subiscono enormi fluttuazioni: per esempio a novembre dello scorso anno la situazione era invertita, e Hillary era data a 74. In ogni caso per le presidenziali vere e proprie di novembre, il candidato democratico è previsto vincente a 59.8 contro 40.8 (in questo mercato la somma dei due non è uguale a 100, dato che ogni persona compra o vende titoli che riguardano un solo candidato). Curiosamente, ieri Obama stava cedendo, mentre Hillary stava salendo, e non si capisce perché. Un future è un titolo che opziona a un valore prestabilito una merce (o una valuta) a una scadenza data (tra sei mesi, un anno...). Per esempio, io posso comprare oggi dollari al 30 marzo 2009 a una quotazione di 1,30 dollari per un euro: se il 30 marzo dell'anno prossimo l'euro varrà 1,40 dollari, ci avrò guadagnato 10 centesimi a euro. Se varrà 1,20, avrò perso 10 centesimi. Naturalmente il prezzo a cui compro questo future del dollaro a fra un anno sale o scende a seconda delle previsioni dell'andamento delle valute. Questi acquisti di futures sono fatti per proteggersi dalle fluttuazioni o per speculare (proprio come si acquistano azioni sperando nel loro rialzo, o si vendono puntando sul loro crollo successivo). Nel caso della politica, questi futures vanno a scadenza naturale. Chi acquista un Obama, o una Hillary incasserà il 27 agosto quando la nomination sarà annunciata. Chi compra un John McCain, incasserà (o perderà) il 5 novembre prossimo. Sono almeno due i mercati in cui effettuare compravendita di futures (o derivati) politici. Uno è l'Iowa Electronic Markets, Iem, (www.biz.uiowa.edu/iem), varato dal Business College dell'Università dell'Iowa a scopo pedagogico come strumento d'insegnamento, in cui però s'investe denaro reale. Oltre ai futures delle candidature, su Iem si possono investire sui dividendi dell'industria informatica: si scommette se la media ponderata dei dividendi di Apple, Ibm e Microsoft sarà superiore o inferiore alla media dei dividendi di tutte le società quotate nell'indice Standard & Poor's. L'altro è Intrade Prediction Markets (www.intrade.com), sede in Irlanda, fondato nel 1999, che fornisce dati a giornali, tv, università. Sul suo sito si possono comprare futures che riguardano la politica Usa, il clima, la recessione, il numero dei soldati Usa in Iraq nel 2010, ma anche la politica italiana, canadese... In realtà queste transazioni sono semplici scommesse. Per esempio su Intrade si può scommettere se Osama Bin Laden sarà catturato entro il 30 settembre 2008. Ieri si comprava un future della sua cattura entro questa data a 5,4 dollari. Il valore nominale della pezzatura unitaria è di 10 dollari. Se Osama sarà catturato entro il 30 settembre, quel giorno riceverai 10 dollari per il tuo investimento (avrai guadagnato 4,6 dollari a pezzo), altrimenti riceverai zero dollari (avrai perso 5,4 dollari). Può interessare il lettore italiano che Berlusconi premier è dato a 79 mentre Veltroni a 17. Ma queste quotazioni non sono indicative perché sono state comprate solo poche decine di questi titoli, mentre per esempio di Hillary candidata presidenziale sono stati comprati 566.000 titoli, di Obama 411.000 e, curiosamente, sono stati scambiati ben 404.000 titoli di Al Gore candidato.

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PERSO MEZZO MILIONE AL GIORNO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Perso mezzo milione al giorno" PAOLA PEREZ A Bruxelles la mozzarella con diossina non fa più paura, la Francia annulla in poche ore la decisione di bandire il prodotto, il governo italiano tira un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Ma il calo di vendite pesa già come un macigno e il mercato della specialità bufalina, messo in ginocchio dalla psicosi, cerca disperatamente un punto d'appoggio per risollevarsi dalla crisi. L'incasso perduto ogni giorno è pari a circa mezzo milione di euro, secondo la stima di Coldiretti. Che intanto lancia un nuovo allarme: la paura del prodotto italiano potrebbe lasciare spazio a tonnellate di formaggio pseudo-bufalino, made chissà dove, assolutamente incontrollabili dal punto di vista della sicurezza alimentare. Di crollo verticale parla la Confederazione agricoltori, sollecitando "lo stato di crisi del settore, con notifica preventiva a Bruxelles per dare un reale sostegno finanziario, e una campagna promozionale per offrire ossigeno al comparto". Meno 60 per cento dal punto di vista commerciale, incalcolabile il danno d'immagine. Al fianco di allevatori e produttori scende in campo il Codacons, pronto a sostenere una class action per il risarcimento in mancanza di provvedimenti d'emergenza a sostegno della categoria. L'associazione Altroconsumo, invece, getta benzina sul fuoco: "Bisogna pubblicare subito i nomi dei caseifici fuorilegge. In caso contrario, meglio non comprare mozzarella". Degli 83 allevamenti messi sotto sequestro, 12 sono stati sbloccati mentre per altri 20 c'è conferma di positività alla diossina. "I sigilli resteranno per 90-120 giorni - spiega il sottosegretario alla salute Gian Paolo Patta - il tempo necessario perché il bestiame possa smaltire la sostanza tossica". In commissione europea si cerca intanto di ridimensionare l'allarme: perché il formaggio a rischio possa far male alla salute, dicono gli esperti, ne dovremmo mangiarne quattro chili a settimana. "La crisi internazionale della mozzarella è risolta. In due o tre giorni ci lasceremo questa vicenda alle spalle": così il ministro degli esteri Massimo D'Alema annuncia, a Napoli, che l'Italia ha superato l'esame di Bruxelles. "Tutto è bene quel che finisce bene - rilancia da Friburgo il presidente del consiglio Romano Prodi - a un allarme forse eccessivo è seguita una diligente analisi della situazione". Soddisfatto Paolo De Castro, ministro delle politiche agricole: "Ce l'aspettavamo, perché abbiamo svolto un attento e meticoloso lavoro per tranquillizzare l'Europa e i consumatori". Le disavventure del formaggio di bufala condiscono anche la campagna elettorale. Per Berlusconi "una vicenda di assoluta e negativa attualità" che con l'emergenza rifiuti costituisce "la rovina dell'immagine italiana"; Veltroni denuncia un tentativo di recuperare voti "con i latticini che stavano già invadendo i tg. Ma l'efficienza dei controlli pubblici ha spento la crisi"; "Una vergogna e un dramma - commenta Bossi - ho visto su internet una foto falsa con mucche al pascolo nell'immondizia". La giunta regionale della Campania, nel frattempo, stanzia un milione e mezzo di euro per ritirare e distruggere il latte di bufala contaminato: l'operazione sarà coordinata da una task force composta da Arpac, Osservatorio sicurezza alimentare, Istituto zooprofilattico e università Federico II. E il presidente Bassolino annuncia "massimo rigore nei controlli".

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NON DARò ALITALIA AI FRANCESI, CI OFFENDONO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Non darò Alitalia ai francesi, ci offendono" Roma. Da una parte l'attuale presidente del Consiglio, Romano Prodi, che insiste sulla strada che porta Alitalia nelle braccia di Air France. Dall'altra il candidato premier Silvio Berlusconi che continua a bocciare la pista parigina e annuncia: "Se sarò io a presiedere il prossimo governo, Alitalia non diventerà mai francese". Insomma, il futuro della compagnia di bandiera continua a dividere i poli e fa salire di molti gradi il termometro della campagna elettorale. Con Romano Prodi che ieri è uscito ufficialmente allo scoperto spiegando che le trattative con Air France andranno avanti con "un'analisi approfondita" e che, per la società di via della Magliana, è importante inserirsi in un "circuito internazionale". Parole che tagliano ancora una volta fuori l'ipotesi di una cordata guidata dall'italiana Air One. E rilanciano il negoziato con l'amministratore delegato della compagnia parigina, Spinetta. Di tutt'altro avviso il Cavaliere che, in un'intervista a Class, giudica "offensiva" la proposta arrivata da Air France e invita Prodi a non chiudere la trattativa prima delle elezioni. La cordata tricolore, spiega, si farà avanti solo quando fallirà il tavolo con i francesi. Poi, dopo il 13 aprile, Berlusconi lancerà un nuovo appello agli italiani: "Allora sarà più agevole trovare una compagine di imprenditori che si caricherà Alitalia e che magari, con la loro managerialità, riuscirà anche a riportare i conti in ordine". Più perplesso il leader della Lega, Umberto Bossi, che in un'intervista al "Gazzettino" confessa di avere molti dubbi sulla possibile discesa in campo di una cordata padana: "Gli imprenditori non mettono le mani dove c'è da perdere soldi. L'ideale sarebbe vendere a Lufthansa ma è meglio non parlarne troppo". Invece, una possibile via di uscita è quella di applicare per la compagnia la stessa legge usata per il crac Parmalat, "con l'obiettivo di preservare i posti di lavoro". Spara a zero su Air France il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Maroni: "La nuova proposta di Air France è solo un bluff dal momento che è la stessa di quella dell'altro ieri. Io spero che arrivi una proposta fatta da imprenditori italiani". Se nel centrodestra i fautori dell'italianità della compagnia tifano tutti per Berlusconi, sul fronte opposto i fautori dell'accordo con Air France sono decisamente più in imbarazzo. Dovendo fare i conti con il no dei sindacati e con il nodo degli esuberi. Walter Veltroni, però, non rinuncia alla stoccata contro il Cavaliere: "Fosse esistita una cordata sarebbe stata importante. Ma in realtà non c'è. Non si può giocare sull'Alitalia a discapito di decine di migliaia di lavoratori in un momento difficilissimo". Sulla stessa linea il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani: "Non possiamo fare la campagna elettorale sull'Alitalia o sulle mozzarelle, su problemi che, con tutto il rispetto, sono rilevanti ma non vanno al cuore della riforma del sistema che ci interessa". La Sinistra Arcobaleno, invece, è nettamente schierata contro l'offerta di Spinetta, definita "inaccettabile" da Fausto Bertinotti che ha lanciato un appello agli eventuali interessati, sia pubblici sia privati, a farsi avanti. "La proposta dei francesi non fa decollare ma atterra la compagnia - taglia corto Angelo Bonelli - La svuota della sua ragione sociale riducendo aerei e personale". Perplesso anche il segretario di Rifondazione comunusta, Franco Giordano: "Penso che bisogna continuare a trattare ma non si possono chiedere tagli ai posti di lavoro. Noi abbiamo posto con grande nettezza due vincoli: quello occupazione e quello sul piano industriale". an.tr.

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SENATO IN BILICO, LE STRATEGIE DEL VOTO DISGIUNTO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Senato in bilico, le strategie del voto disgiunto CLAUDIO SARDO Roma. Silvio Berlusconi insiste: gli elettori di Udc e Destra votino il Pdl al Senato. Quella di Palazzo Madama è la partita decisiva e il Cavaliere sa che lo spostamento di poche migliaia di voti può capovolgere il risultato finale. Il voto disgiunto è l'altra faccia del "voto utile". E all'appello di Berlusconi si oppone, ormai da diversi giorni, un tam tam nel centrosinistra per sfruttare al meglio le regole del Porcellum e tentare di sottrarre a Berlusconi i seggi decisivi in alcune regioni. A differenza dell'appello del leader Pdl, il contro-appello è più articolato. Si insinua nelle pieghe della legge. E cambia indicazione di voto di regione in regione. Per questo è meno immediato, ma potenzialmente può essere più efficace. Anche se Walter Veltroni, in realtà, non ha mai assecondato la filosofia del "voto disgiunto". Anzi, al loft la contrastano. Gli elettori però restano liberi. E il movimento di pochi può pesare tantissimo. La regola di Berlusconi. Sin dall'inizio della campagna elettorale, il Cavaliere ha sostenuto che il solo voto utile nel centrodestra fosse quello al Pdl. Berlusconi è convinto di avere la vittoria in pugno. Ma gli studi e le simulazioni gli hanno dimostrato che, anche con due milioni di voti di vantaggio sul Pd, potrebbe vedersi sfuggire la maggioranza in Senato. Basterebbe qualche sconfitta in regioni in bilico come Lazio, Abruzzo, Marche, Liguria, Calabria. Oppure la crescita di Centro e Sinistra arcobaleno fino a raggiungere diversi quorum (8%) regionali. Se Udc e Sinistra supereranno complessivamente i 20 seggi, la chances di Berlusconi di tornare a Palazzo Chigi si ridurranno drasticamente. Da qui l'appello al voto disgiunto: votate pure per Udc e Destra alla Camera, ma non al Senato. La Destra, in particolare, può dare molto fastidio al Pdl nelle competizioni di Lazio e Abruzzo. Le Regioni "rosse". Il passa parola del voto disgiunto nel centrosinistra è partito dall'Emilia. Dove il pronostico è favorevole al Pd. Secondo il Porcellum la coalizione che ottiene anche soltanto un voto in più, incassa il premio regionale: 12 seggi in Emilia. E gli sconfitti si dividono i senatori restanti. Da qui l'idea di diversificare le preferenze: votando Pd alla Camera e Sinistra arcobaleno al Senato, qualche migliaio di elettori può spingere il partito di Bertinotti oltre il quorum. In questo caso, Sa sottrarrebbe due seggi direttamente al Pdl. Lo schema può ripetersi in Toscana e Umbria (dove peraltro storicamente la sinistra radical vanta maggiori consensi). E anche in Basilicata, considerata un'altra delle regioni "sicure" del Pd: stavolta però l'elettore Pd dovrebbe favorire al Senato l'Udc (sulla carta più vicina al quorum). I partiti intermedi in queste quattro regioni possono togliere al Pdl 6 seggi. Nel regno del Pdl. Il voto disgiunto, per gli elettori del Pd che vogliono impedire il governo Berlusconi, può applicarsi anche nelle regioni dove il vantaggio di Pdl e Lega è ampio: Lombardia e Veneto. Sono le regioni dove Berlusconi spera di andare oltre la soglia del premio (55% dei seggi). Per ottenere il risultato al Cavaliere basta che superino l'8% solo Pdl e Pd. Di contro, il voto disgiunto degli elettori Pd deve puntare alla conquista del quorum di almeno una delle forze intermedie. Aiutando la Sinistra al Senato in Lombardia, gli elettori "marginali" democratici possono sottrarre tre seggi al Pdl. In Veneto, però, è l'Udc più vicina al quorum: il voto disgiunto dovrebbe prevedere uno splitting al Senato a vantaggio dei centristi (in palio due seggi). La Sinistra può ricambiare. È possibile anche un voto disgiunto in senso inverso: Sinistra alla Camera, Pd al Senato. Potrebbero attuarlo gli elettori di Bertinotti nelle regioni in bilico tra Pdl e Pd. Soprattutto laddove la Sinistra è sulla carta più lontana dal quorum. In ballo ci sono i seggi del premio. In Abruzzo, Calabria, Marche, Sardegna sarà difficile per Sa conquistare senatori. L'aiuto al Pd in Senato potrebbe valere invece 6 seggi in queste regioni. Poi ci sono le sfide apertissime di Lazio e Liguria. Dove però il voto disgiunto è più rischioso. È vero che la partita nel Lazio può diventare decisiva per il Pd (15 seggi a chi vince, 12 a chi perde). Ma, se Sa o Centro dovessero ottenere l'8%, farebbero propri due senatori assestando un ulteriore colpo al secondo arrivato. E nel Lazio nessuno intende darsi per sconfitto.

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LA MAFIA NON CI VOTI, LA DISTRUGGEREMO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"La mafia non ci voti, la distruggeremo" PIETRO PERONE Nel giorno in cui Berlusconi l'accusa di essere caduto "nel ridicolo", Walter Veltroni conferma l'indole buonista e zittisce con un gesto della mano i fischi che si levano dalla platea all'indirizzo dell'avversario: "Noi siamo diversi", assicura il leader del Pd che a Reggio Calabria rispolvera ventotto anni dopo la teoria della diversità coniata da Enrico Berlinguer dopo il terremoto dell'Irpinia per dire che il Pci non era omologabile agli altri partiti. E nella Calabria teatro della guerra combattuta dagli uomini della n'drangheta, la diversità dei democratici sarà quella di rifiutare i voti dei mafiosi: "Sono i momenti questi - dice Veltroni - che i poteri criminali si muovono perché vogliono rappresentanti nelle istituzioni per controllare gli appalti. In questo momento staranno discutendo, si staranno muovendo per decidere cosa fare. Possono decidere quello che vogliono, ma devono solo decidere di non votare per il Pd", partito che secondo il suo leader recupera voti perché "va riducendosi - dice - il numero degli indecisi e dai sondaggi emerge che il consenso nei nostri confronti è in aumento". Silvio avvisato, per la prima volta in campagna elettorale Walter nomina l'avversario: "Dopodichè Berlusconi...", gli scappa in serata parlando a Vibo Valentia. Pausa che rivela un po' di imbarazzo, il candidato premier sorride e ripete la frase: "Il principale esponente dello schieramento a noi avverso". I militanti approvano con una risata, unico siparietto di una giornata dedicata ai mali del Mezzogiorno e alla ricetta per guarirli. Tappa in Calabria per lanciare un piano in cui al primo posto c'è il rilancio delle infrastrutture: non figura il ponte sullo Stretto, ma l'ex sindaco, ormai libero dai legacci dell'ambientalismo a oltranza, rilancia l'alta velocità tra Napoli e Bari e il corridoio ferroviario tra Berlino e Palermo. Lo sviluppo a partire dalla capacità del Mezzogiorno di essere parte integrante dell'Europa, visto che per ristrutturare l'A3 c'è voluto più tempo di quanto gli antichi romani impiegarono "per realizzare gli acquedotti", ironizza l'ex sindaco della Capitale. Per quanto riguarda il lavoro, il punto di riferimento per il Pd è l'impresa. Necessario allora riformare l'accesso al credito di imposta e istituire nel Mezzogiorno una scuola per la formazione di giovani manager sul modello della Bocconi. Spazio al privato, a patto che la pubblica amministrazione funzioni: "Attualmente ci vogliono 1100 giorni per avere una valutazione di impatto ambientale, nel nostro programma è previsto che bastino tre mesi", afferma Veltroni. Presenti il sottosegretario agli Interni, Marco Minniti, e il prefetto Luigi De Sena che in Calabria è capolista del Pd, ad abbracciare Veltroni arriva anche il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, l'urbanista che insegna all'università di Reggio Calabria voluto nel governo dal Pdci da cui ufficializza il divorzio. Non manca il presidente della Regione, Agazio Loiero, che a Veltroni aveva chiesto di dire no al federalismo fiscale. Per Walter invece si può fare ma "non può e non deve spaccare il Paese" a cui il Sud dovrà agganciarsi, colmando il proprio deficit economico, "entro il 2013". Sfida dei prossimi anni, mentre quella stringente è convincere la Calabria, maglia nera dell'affluenza (74% i votanti alle Politiche del 2006) e devastata dalla guerra delle cosche, a recarsi alle urne per fare valere il proprio peso politico.

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BERLUSCONI-VELTRONI, PROVE DI MATCH IN TV (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi-Veltroni, prove di match in tv RAFFAELE INDOLFI L'annuncio in serata è del conduttore di Matrix, Enrico Mentana: il match tra Berlusconi e Veltroni si farà venerdì 11 aprile, alla vigilia del silenzio elettorale, su Canale 5. Ma a distanza. Mentana, è stato successivamente spiegato da Matrix, registrerà due interviste separate, nel caso che uno dei due contendenti non confermi l'iniziativa, e le manderà in onda all'interno della stessa puntata. Fonti del Pd hanno poi riferito di aver parlato con Mentana confermando la disponibilità di Veltroni a partecipare al faccia a faccia diretto con Berlusconi. Mentre dallo staff del leader del Pdl non sarebbe ancora giunta una risposta. Al momento l'ipotesi più probabile è, dunque, che il faccia a faccia sarà virtuale. Alcune delle domande che saranno fatte ai due leader dal conduttore, è stato spiegato, saranno probabilmente le stesse, ma le due interviste saranno registrate separatamente prima del canonico orario di messa in onda poco dopo le 23. La svolta al termine di un'altra giornata di polemiche e di "oscuramenti" indotti. Walter Veltroni non era andato a Porta a Porta, provocando così l'annullamento della puntata della trasmissione di Bruno Vespa con Silvio Berlusconi. E lui, il Cavaliere ieri lo ha ripagato con la stessa moneta. Ha rinunciato a intervenire a "In mezz'ora" di Lucia Annunziata e ha costretto la Rai a cancellare per par condicio la puntata della trasmissione con il leader del Pd. Veltroni e il Cavaliere si oscurano a vicenda infiammando la polemica sulle presenze televisive e sull'eventuale confronto tra i leader di Pd e Pdl. Ora tra i due è pareggio, per usare una metafora calcistica. Ma non è detto che il gioco delle "ripicche incrociate" finisca qui: c'è chi teme infatti che possano essere a rischio anche le conferenze stampa organizzate da Rai Parlamento per martedì primo aprile. Berlusconi si vendica di Veltroni e l'attacca. "Si è assunto una missione impossibile, quello di un grande gioco di prestigio e di illusioni per far credere che tutto il passato e il presente della sinistra non siano mai esistiti: non c'è mai stato il Pci, lui non è mai stato comunista, vicepresidente del governo Prodi, nemmeno questo governo esiste. Veltroni ha fatto finta di venire da Marte e ha fatto tante promesse che si sono rivelate delle bufale. Ed è caduto nel pieno e assoluto ridicolo dopo che i suoi giochi illusionistici sono finiti". Berlusconi non fa cenno alla sua rinuncia alla trasmissione di Lucia Annunziata, fatto per il quale il Partito democratico l'attacca. "Siamo alle solite", afferma Roberto Cuillo, viceresponsabile dell'informazione del Pd. E aggiunge: "Adesso Berlusconi per ripicca ha annullato la puntata di "In 1/2 ora" per impedire a Veltroni la partecipazione alla stessa trasmissione. Siamo ai giochi infantili". Per il duello in tv si schierano anche il ministro Bersani e il responsabile informazione del Pd, Marco Follini. Prende posizione anche Umberto Bossi. "Se fossi in lui (cioè Berlusconi) il confronto lo farei. Basta che non parli di donne". Il Cavaliere non risponde alle critiche del Pd. Parla, invece, dei sondaggi: "Noi avanti dell'8,6 per cento". E avvertendo che non appena arriverà a Palazzo Chigi "tra i primi atti" che farà ci sarà l'abolizione della par condicio che definisce "una legge idiota e illiberale voluta dalla sinistra". In questa "guerra" tutta mediatica fa notizia anche la decisione del premier uscente Romano Prodi di rinunciare alla conferenza stampa finale, l'ultimo giorno prima del silenzio elettorale. Il motivo della rinuncia, spiega Prodi in una lettera al presidente della Rai Claudio Petruccioli, è che il capo del governo non dovrebbe chiudere una campagna elettorale dando un "indebito vantaggio" alla sua parte politica.

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NAPOLI E IL SUD HANNO BISOGNO DEI MIGLIORI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Napoli e il Sud hanno bisogno dei migliori" TERESA BARTOLI Roma. "Un governo dei migliori, per Napoli come per l'Italia" è la ricetta di Pier Ferdinando Casini fiero della sua campagna elettorale solitaria per l'Unione di centro. Il candidato premier dell'Udc sarà oggi in città. Una campagna inedita, quasi da Davide contro due Golia. "Una battaglia molto dura ma proprio per questo molto stimolante. I risultati che si profilano confortano questo impegno a tutto campo". Come convince gli elettori che quello dato dall'Unione di centro non è un voto perso come sostengono Berlusconi e Veltroni? "La smentita migliore l'hanno data loro stessi. Prima hanno parlato di voto utile, ora di voto disgiunto. È il segno che capiscono benissimo come cresca un'area estranea ai due partiti maggiori. Prima hanno cercato di uccidere il neonato in culla, oggi cercano di strappare al Senato un voto a loro utile. Ma la gente ha le proprie convinzioni, sa che un voto è utile se risponde alla propria coscienza e non può essere confuso con un voto utilitaristico per qualcuno. Il voto è utile per qualcosa, per un'idea. Anche perché noi in Parlamento non saremo dei soprammobili ma faremo politica. Quello del voto disgiunto è un elemento di confusione, introdotto da Berlusconi, di cui non si sentiva proprio il bisogno". Escludendo che la voglia corteggiare, il Berlusconi che invita chi voglia votare un "bel figliolo" a farlo alla Camera e non al Senato le fa una carineria o ammette il rischio di una sconfitta? "È una polpetta avvelenata: prende atto che la gente si sta avvicinando a noi e cerca di limitare i danni". È una campagna elettorale per voi molto rischiosa. C'è stato anche un solo momento in cui ha rimpianto di non aver permesso la nascita di un governo che cambiasse almeno la legge elettorale? "No. Non ho rimpianti, perché non ci sarebbe stata la legge elettorale e mi sarei impantanato in una palude da cui la mia proposta politica sarebbe uscita confusa. È chiaro che, se le cose fossero rimaste inalterate, forse la pigrizia sarebbe prevalsa. Ma debbo dire che, dopo un primo momento di paura per una corsa così difficile, oggi sono molto contento di un atto di coraggio che intercetta un sentimento forte nel Paese". Cosa si aspetta dal voto? "Miro ad un gruppo parlamentare consistente anche al Senato. Purtroppo è una lotteria e in molte regioni siamo sul filo del rasoio. Potremmo avere tanto e pochissimo. Dipende anche dalla fortuna". Dalla fortuna e dal possibile voto disgiunto. Pd e Pdl fanno calcoli balistici per vedere se e dove, nelle regioni in bilico, convenga suggerire il voto per l'avversario più piccolo. Veltroni tifa per lei, Berlusconi per Bertinotti. "Non credo affatto al voto disgiunto. È una cosa da addetti ai lavori. La grande massa degli elettori dà un solo voto, seguendo le sue convinzioni". In caso di pareggio, come userebbe il suo gruppo parlamentare? "Se Berlusconi ha un voto in più, deve governare". Lo aiuterebbe a raggiungere la maggioranza se i suoi voti fossero decisivi? "Le alleanze si fanno prima del voto, non dopo. È lui che si è dichiarato autosufficiente, non io. Chi è causa del suo mal pianga se stesso". Se, invece, le chiedessero di sostenere un governo delle riforme, lo farebbe? "Ci mancherebbe altro. Mica saremmo un'opposizione aventiniana. Saremmo in prima fila per fare le riforme. Ma, naturalmente, saremmo in prima fila anche contro inciuci tra Berlusconi e Veltroni che mascherassero la difesa di interessi forti". Chi la attacca le ricorda che ha governato a lungo con Berlusconi e che ne ha votato tutte le leggi, anche quelle ad personam. Come risponde? "Che sono fiero di averlo fatto perché ho tenuto saldo un rapporto di lealtà con i miei elettori. Davanti ai tanti trasformisti di tutti e due gli schieramenti, tutto mi si può rimproverare tranne che essere trasformista. Oggi contraggo un patto diverso con i miei elettori e a quello sarò fedele. E comunque, se fossi stato acquiescente come dicono, Berlusconi non sosterrebbe che non gli ho consentito di governare". Il Mezzogiorno sarà decisivo per assegnare la vittoria. Cosa propone per il Sud? "Il problema del Mezzogiorno non è una ricetta speciale. Serve l'impegno contro la criminalità, bisogna rilanciare la politica delle infrastrutture e del turismo, una legislazione di favore per le aziende che vi si insediano. Sia chiaro che non penso ai contributi a pioggia che il più delle volte hanno arricchito gli imprenditori del Nord piuttosto che il Sud e che tutto deve essere compatibile con i vincoli rigidi dell'Unione europea. Ma il tema del Mezzogiorno è strettamente legato a quello del governo delle regioni e delle città. Il fallimento di amministrazioni come quelle di Campania e Napoli è più eloquente di ogni chiacchiera sul Sud e le politiche per rilanciarlo. Il Pd ha candidato a Napoli Follini e D'Alema per cercare di nascondere le responsabilità. Ma chi li vota è Bassolino". Prima dei programmi, vengono dunque le giunte? "Per Napoli e per la Campania propongo quel che farei a livello nazionale: se vincerò, farò un "governo dei migliori". Sono convinto che in alcuni ministeri sia necessario utilizzare le migliori competenze, da qualunque parte siedano in Parlamento. Ho detto che Paolo De Castro è un capace ministro delle Politiche agricole, penso che Gianni Letta figurerebbe bene in ogni governo. Ecco, Napoli e la Campania si meritano la stessa cosa, non questo fallimento mai ammesso". Ha parlato di lotta alla criminalità. Secondo Roberto Saviano è un tema che i partiti non hanno il coraggio di affrontare. "Ho preso una querela dalla Iervolino per aver detto, in tempi non sospetti, che la politica campana è subalterna agli interessi della criminalità organizzata. Per cui a Saviano non devo dire proprio nulla". Cosa dice invece a chi la crocifigge per l'alleanza con l'Mpa in Sicilia e la candidatura di Totò Cuffaro? "Le alleanze si decidono in sede locale e, per il principio sturziano del rispetto delle autonomie, non potevo imporre una scelta nazionale. Quanto a Cuffaro, non è la magistratura che può fare le liste. Una prima grave accusa di collusione con la mafia è caduta. Mi aspetto che cadano anche le altre. Comunque, Cuffaro - è un impegno preso con noi - è pronto a rinunciare all'immunità parlamentare: l'ha già fatto due volte, spero che non ci sia bisogno di un terzo gesto". Anche i problemi più drammatici del Mezzogiorno diventano oggetto di scontro elettorale. Prima i rifiuti, ora la mozzarella. Difendere un prodotto simbolo del made in Italy non dovrebbe essere interesse comune? "Infatti dobbiamo difendere la mozzarella dai pregiudizi e dalle campagne mirate di chi certo non è disinteressato a metterla fuori commercio. I controlli devono essere rapidi e completi. Ma io non mi sento di crocifiggere gli allevatori che hanno fatto il loro dovere. Per questo a Caserta mi sono mangiato una bella mozzarella di bufala". È di queste ore l'appello di Napolitano a trovare su questioni di interesse comune, come la competitività del sistema Paese, ricette condivise. Sarà possibile? "Credo che Napolitano sia stato ascoltato da Berlusconi e Veltroni... Hanno presentato ricette analoghe, altro che condivise. Il problema vero è passare dalle promesse ai fatti ed allora salteranno fuori i vecchi pregiudizi". Ci sono terreni, come la politica estera, in cui un cambio di maggioranza non dovrebbe terremotare la linea di un Paese. Il Pdl boccia la missione in Libano, vuol portare più uomini in Afghanistan e forse ripensare ad una presenza in Iraq. È d'accordo? "I limiti della missione in Libano sono evidenti ma non dimentichiamo che siamo lì perché ce l'hanno chiesto l'Onu, gli Usa, Israele ed arabi. Prima di smantellare bisogna pensarci non una ma cento volte e, soprattutto, non annunciarlo in campagna elettorale. È da irresponsabili. Quanto all'Afghanistan, vogliono aumentare il contingente per il quale non hanno votato il rinnovo dei finanziamenti. È una strumentalità più eloquente di ogni nostra parola".

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QUARANTENNI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL CRETINO NON HA ETA' Splendidi DI E ALLORA COSA SIGNIFICA QUESTA DEMAGOGIA DEL "LARGO AI GIOVANI"? QUARANTENNI ALESSANDRO PERISSINOTTO Siamo ciulati. Perdonatemi l'inizio un po' brusco, ma la situazione è drammatica: è finita l'epoca degli splendidi quarantenni, si apre la campagna di rottamazione. Le prime avvisaglie si erano già avute qualche mese fa con un decreto che assegnava un finanziamento speciale ai ricercatori sanitari con meno di quarant'anni; come dire che se hai compiuto i quaranta ormai... E anche Federico Moccia ci ha messo del suo: il bel quarantenne che fa girare la testa alla ragazzina, quello che nel film è interpretato da Raul Bova, in realtà di anni non ne ha quaranta, ma trentanove; se ne avesse avuti quaranta compiuti la ninfetta adolescente lo avrebbe sicuramente schifato. Ma il culmine si è toccato in questa campagna elettorale, dove entrambi i partiti maggioritari hanno fatto leva sulla presenza di candidati "under 40". Propongo qualche ragionamento sulle date di nascita: Berlusconi, 1936; Fassino 1949; Fini, 1952; Rutelli 1954; Veltroni 1955. Cosa significa allora questo "largo agli under 40"? Significa che tra il 1955 e il 1968 in Italia non è nato nessuno degno di assumersi responsabilità politiche o sociali? Che a 53 o a 72 anni hai l'età giusta per guidare il Paese, ma che a 40 sei già troppo vecchio persino per ricevere un finanziamento per la ricerca? Cosa ne facciamo di tutti quelli che, essendo tra i 40 e i 50, sentono di poter mettere a frutto in pienezza di energie la loro esperienza maturata con fatica? Cassonetto differenziato per il quarantenne brizzolato? Il vero pericolo è quello di una politica che getta fumo negli occhi senza cambiare. Brassens cantava che "Le temps ne fait rien à l'affaire / Quand on est con, on est con /Qu'on ait vingt ans, qu'on soit grand-père /Quand on est con, on est con": il tempo non c'entra / quando si è cretini si è cretini / che si sia ventenni o nonni, quando si è cretini si è cretini. La giovinezza non garantisce né l'onestà, né la competenza e neppure il cambiamento. Questo "largo ai giovani" non ha niente di rivoluzionario. Sono quasi certo che la scelta dei due schieramenti cadrà su volti freschi, da presentare come un nuovo intonaco sulla facciata di un edificio decrepito, un intonaco nuovo che è ancora privo di una propria forma, che non è difficile far aderire perfettamente alle vecchia struttura. Grazie alla demagogia dell'età, non sono i giovani a farsi largo, ma sono i vecchi a replicare se stessi, a clonarsi attraverso investiture mirate. Non ci bastano i volti nuovi, ci servono idee nuove.

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22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

21,05 Telefilm SENZA TRACCIA con Anthony La Paglia 22,40 Telefilm E-RING con Benjamin Bratt 21 Telefilm COLD CASE con Kathryn Morris 22,35 Sport SABATO SPRINT con Enrico Varriale 21,05 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti 0,40 Attualità PROTESTANTESIMO con Enrico Varriale 21,05 Attualità ANNOZERO con Michele Santoro 22,50 Telefilm CRIMINAL MINDS con Thomas Gibson 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con W. Veltroni e S. Berlusconi 22,50 Sport MARTEDÌ CHAMPIONS con Marco Civoli 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con R. Rabellino e S. Montanari 23,55 Film IL TOCCO DEL MALE con Denzel Washington 21 Attualità ELEZIONI POLITICHE con M. Ferrando e S. De Luca 22,50 Reality X-FACTOR con Francesco Facchinetti.

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Perché il futuro è da questa parte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

STEFANO MENICHINI Non è né azzardo né propaganda scrivere oggi, a quindici giorni dal voto, che Silvio Berlusconi ha già perso le elezioni. Perché ce lo dicono tutti i segnali politici, gli ultimi sondaggi, i bachi della legge elettorale, gli umori del paese e perfino gli umori dello stesso leader della destra. Esattamente come è capitato a Romano Prodi due anni fa, Berlusconi rischia di perdere le elezioni nel rush finale, e comunque (proprio come Prodi) arriva con quest'ultimo voto alla fine della sua parabola da uomo politico. C'è una verità intrinseca nell'argomento polemico di Veltroni sull'anagrafe, che per essere colta va però spiegata e completata: la presenza di Berlusconi sulla scena italiana di questi quindici anni ha avuto effettiv a m e n t e qualcosa di magico, di speciale, di ineguagliabile. Se nel 2008 esiste un popolo di centrodestra di oltre quindici milioni di persone che ancora vuole votare compatto per Berlusconi premier, nonostante tutte le prove offerte e le delusioni patite, vuol dire che un miracolo il Cavaliere l'ha compiuto veramente: ha dato vita a un attore collettivo proponendogli con successo una profonda immedesimazione nel leader. Nella forza del rapporto personale con Berlusconi e di questo reiterato e per certi aspetti irrazionale affidamento, ci sono anche il limite e la fine di questa avventura storica. Non avremo una sesta replica del candidato Berlusconi, già lo sappiamo, come sappiamo che la prossima legislatura sarà molto breve. Dunque il Pdl come lo osserviamo oggi è alla sua ultima rappresentazione: è durato un'ora di più dell'Ulivo prodiano, ma lo seguirà presto in archivio. Senza aver cambiato in meglio l'Italia di un'oncia, il che segna il suo vero grave fallimento. Il ciclo berlusconiano non ha migliorato l'Italia, in compenso ha alla fine obbligato (a forza di testate contro il muro) il centrosinistra italiano a migliorare molto se stesso. Dopo aver consumato tutti gli argomenti della demonizzazione dell'avversario, il Partito democratico che troviamo in questa campagna elettorale è finalmente una proposta matura di governo del paese. Una forza libera dall'ossessione di mettere insieme qualsiasi contraddizione pur di piegare il nemico. Un partito consapevole dei tanti errori commessi in passato da sinistra nell'analisi della società e quindi pronto a maneggiare senza tabù né esitazioni temi come la sicurezza, il successo delle imprese, la flessibilità del lavoro, le responsabilità internazionali del paese. Un partito, infine, destinato a restare in piedi e al centro della scena comunque vadano le cose il 13 e 14 aprile. Se dunque diciamo oggi che il Pd, esattamente al contrario di Berlusconi, "ha già vinto", non è per autoconsolazione né per una questione di asticelle da superare. Certo che sotto una certa soglia non si può scendere (e il Pd non scenderà), ma la cosa più importante è che si sta fondando in giro per l'Italia un soggetto politico che non avrà rivali alla sua altezza per tutta la prossima stagione. Non è che non ne vediamo, anche qui, i limiti. Essi risiedono tutti nella eccezionalità della situazione, che ha proiettato sul proscenio il protagonista più adatto ? Walter Veltroni, come Europa scriveva ormai tre anni fa ? senza che intorno a lui fosse neanche nato un organismo collettivo pronto ad accompagnarlo. Se c'è una forte personalizzazione in questa campagna elettorale del Pd, in parte è un'altra tarda vittoria di Berlusconi, in parte è la dimensione che Veltroni sa praticare meglio, ma in parte è anche l'effetto inevitabile di questa immaturità del Pd. Attenzione però, perché personalizzazione non vuol dire solitudine. Tutto si può dire di Veltroni (anche che ha commesso alcuni errori, a partire dalle liste dei candidati e poi forse nel timing delle proposte programmatiche), tranne che giri per l'Italia "da solo", visto che è casomai accompagnato da folle che il centrosinistra non incontrava più da decenni. Italiani che si muovono sapendo molto bene che cosa Veltroni va dicendo su sicurezza, lavoro, tasse, insomma sulla discontinuità che il Pd ha voluto segnare col passato anche recente. La giornata di oggi, il Democratic Day, ne sarà una conferma crediamo clamorosa. Come già per le primarie del 14 ottobre, questa domanda popolare è il patrimonio inestimabile che dovrà essere conservato e valorizzato. Potrebbe spingere già alla vittoria fra quindici giorni, ed è possibile, oppure non essere ancora sufficiente. Ma senza dubbio è l'unico fenomeno veramente nuovo che si muova in Italia intorno alla politica. Anche per questo Berlusconi ha già perso: perché finalmente il nuovo non è più roba sua.

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Il problema non è la par condicio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 29-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

(gio.co.) La notizia è che il duello tv non ci sarà. Il rammarico è che a perderci saranno soprattutto gli italiani. Nel 2006 furono 16 milioni quelli che si misero in poltrona per farsi un'idea. Quest'anno niente, Berlusconi non vuole. La par condicio è solo un pretesto: nel 2006 la legge in vigore era la stessa e il duello tv si è fatto. Altra cosa è il regolamento della Vigilanza che interpreta in modo amb i g u o quella legge e che, per paradosso, finisce per favorire i p i c c o l i partiti a danno dei grandi. Alla fine, fateci caso, Veltroni e Berlusconi compariranno direttamente davanti agli italiani meno di altri candidati premier. Meno di Bertinotti, di Casini, della Santanché. Poi, certo, ci sono i telegiornali: quelli seguono le notizie e sanno chi può vincere le elezioni e chi no. C'è qualcuno che vorrebbe vedere Bruno de Vita, leader dell'Unione democratica dei consumatori, tutte le sere al Tg1? Qui nessuno vuole abiurare la par condicio. Nessuno chiede il farwest che consenta a chi ha più soldi di dettar legge anche in tv, soprattutto se la tv è casa sua. In tutti i paesi occidentali il peso dei partiti conta. E il confronto tv tra i due leader più importanti è un appuntamento fisso. Anzi, un dovere nei confronti dei cittadini.

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