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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Pd, l'unico socialismo possibile ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il Partito socialista poteva anche accettare l'offerta di Veltroni, così come il Pd poteva consentire un apparentamento con simbolo, per poi parlare di gruppo unico. Speriamo di trovare ancora una soluzione intelligente. Se a tutto ciò aggiungiamo la critica di Famiglia cristiana per aver accolto i radicali ?

Proprio così, senato verso il pareggio ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove la coalizione capitanata da Veltroni appare in leggero vantaggio. Ora, con una situazione simile, il numero dei seggi senatoriali conquistabili da Berlusconi è di circa 151, contro i 149 delle liste di opposizione (Vel troni+Bertinotti+Casini ). Ipotizzando la vittoria del Pd-Di Pietro in Liguria, si arriverebbe ad un sostanziale pareggio.

Ecco come il Pd redistribuisce e Silvio & Co no ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per Veltroni si redistribuisce a partire dal basso ma spalmando le risorse su tutta la platea dei lavoratori; per Berlusconi, invece, la redistribuzione esclude i redditi bassi e beneficia quelli più elevati. Nel giorno in cui il senato nel decreto milleproroghe ha approvato un ordine del giorno che impegna il governo a destinare l'

Il Pd piemontese: Veltroni imperialista ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In campo anche una palermitana che lavora in un call center Il Pd piemontese: Veltroni imperialista A Ferragosto dell'anno scorso pareva destinata a salvare il centrodestra, l'unta del Signore (Berlusconi) che doveva sostituirlo (in prospettiva) alla guida del suo nuovo partito e (forse) persino a Palazzo Chigi. Faceva persino tremare i maggiorenti di Forza Italia.

BEPPE MINELLO MAURIZIO TROPEANO Partito democratico e Popolo delle Libertà vanno alla gue ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: risponderà il 18 marzo con la tappa torinese del tour in bus di Veltroni e con l'organizzazione di una "notte bianca" democratica. Intanto i democratici giocano la carta delle primariette per scegliere i coordinatori dei circoli territoriali. Si voterà in 221 Comuni della Provincia, domenica prossima a Torino, per eleggere i coordinatori dei circoli e i componenti delle assemblee.

SAVONA Ore decisive per la composizione della lista delle candidature dei due schieramenti princi ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sia nel Pd di Veltroni, sia nel Pdl di Berlusconi, i candidati nazionali assumeranno un peso preponderante perchè la Liguria viene considerata in bilico fra i due schieramenti e quindi possibile terra di conquista del premio di maggioranza per il Senato. La differenza fra vittoria e sconfitta al Senato, pesa 3 seggi (da 2 a 5),

La campagna elettorale non ha affatto preso atto dello scenario difficile verso cui l'economia ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni, di sottrarsi alle tentazioni delle promesse elettorali. Alla vigilia di una recessione, una contesa a chi promette maggiori sgravi fiscali o maggiori trasferimenti di reddito ai cittadini è un concorso di illusionismo. Ma purtroppo non c'è nessun coniglio dentro al cappello della politica italiana.

Il centro si fa, accordo tra Rosa Bianca e Udc ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: BERLUSCONI, PER IL PDL PROGRAMMA LAMPO IN 7 PUNTI Il centro si fa, accordo tra Rosa Bianca e Udc E Veltroni dopo le critiche dei gay ne candida uno [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Nel silenzio più assordante del Cavaliere (in altre faccende concentrato), la guerra delle dichiarazioni si combatte tutta a sinistra.

La vigilanza spegne i duelli tv ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, in testa ai sondaggi, vuol sottrarsi a ogni confronto tv con gli altri candidati premier. A Veltroni, che lo insegue, sta invece a cuore la sfida col Cavaliere, ma per il resto nicchia. "Entrambi sono mossi da interessi personali" dice con spregio il segretario della Vigilanza Rodolfo De Laurentis,

M ettiamoci pure tutte le cautele del caso, visto che l'uomo ci ha abituato a ogni tipo di sorprese ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mentre Veltroni annuncia tutti i giorni una novità, ieri il prefetto in Campania, oggi la ragazza dei call center a Palermo, il Cavaliere è cauto. Parlare, parla tutti i giorni, e s'è pure dichiarato disposto a partecipare ai faccia a faccia che in questa tornata elettorale, con tanti candidati premier, sembravano accantonati.

Veltroni: "il pd è il partito del lavoro" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nella giornata intensa di Veltroni, prima di partire per il tour in pullman nelle Marche, c'è tempo per la riunione dei parlamentari Pd in ricordo di Moro. Da qui un "affondo" a Berlusconi: "Moro fu un grande riformista, un leader accetta le sfide", mentre al capo dell'opposizione è mancata "la lungimiranza di fare le riforme per il bene del paese"

Odifreddi: "la chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo partito" - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Comunque fra Veltroni e Berlusconi scelgo senza dubbio Veltroni". Ma lei sembrava molto impegnato? "Ero entrato nel partito quando ci furono le primarie. Mi chiamò Veltroni e benché avessi dei dubbi molto forti perché il partito nasceva dall'unione di ex comunisti ed ex dc accettai perché volevo verificare se le mie idee potessero trovare accoglienza.

E berlusconi ci riprova anche fini capolista - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la Campania non è un nodo meno spinoso che per Veltroni. Intanto perché le forze satellite sono tutte guidate da leader che hanno radici e serbatoi di voto proprio in questa regione: Caldoro, De Gregorio, Mussolini, Pomicino, Rotondi, Scalera. Tutti, ovviamente, spingono per correre qui. Berlusconi ha chiesto di dire l'ultima parola su tutte le candidature.

Come pagare le riforme ( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi dovrebbero rispondere ad una sorta di "etica della sostenibilità" per la quale - conti alla mano - non si promette nulla più di quanto si possa mantenere. Per l'Italia, una svolta senza precedenti". Se il buon "governo" si vede dal mattino, il Popolo della Libertà non pare affatto avviato sulla strada giusta:

Epifani: crisi pericolosa ma la politica la sottovaluta ( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sull'extragettito Veltroni e Berlusconi dovrebbero accordarsi? "È quello che dovevano fare maggioranza e opposizione. Ma in Parlamento la convergenza del centrodestra sulle proposte della maggioranza non c'è stata". Qualche proposta elettorale potrebbe trasformarsi in una promessa impossibile da mantenere?

La tragedia di Gravina e i giudizi sulla tv sul padre dei fratellini Cara Unità, al ( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni propongo di affidare al Pdl il ministero delle riforme Cara Unità, ieri sera mi chiedevo che ne diresti se Veltroni proponesse, in caso di vittoria, un ministro (solo un ministro) alla Pdl magari quello per le riforme istituzionali? Almeno per mezzo mandato, comunque con una logica istituzionale e progettuale in grado di condividere con il governo il percorso delle prime

Se Fede accarrozza Veltroni e Di Pietro ( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E, sempre per favorire l'audience (ma di Berlusconi che lavora "al piano nobile" del suo quartier generale), Fede ne ha inventata una non male: Veltroni non corre da solo, ma "accarrozzato" con l'infido Di Pietro. Accarrozzato? Ma che ci azzecca? Paolo Ojetti.

Il riformista Moro padre dell'Italia bipolare ( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: affondo contro Berlusconi: "È stato miope, doveva avere lo stesso coraggio di Moro e mettere da parte l'egoismo di parte, per collaborare all'alternativa... e invece rischiamo di trovarci ancora con la paralisi al Senato". Chiude Veltroni con l'elogio dell'uomo Moro: "Credeva che la politica senza senso del limite è barbarica e totalitaria.

Ritorna il popolo del family day "due milioni di firme per meno tasse" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma abbiamo mandato petizioni a tutti i candidati premier delle prossime elezioni. Finora siamo stati ricevuti da Casini, Ferrara, Fini e Maroni. Siamo in attesa di poter incontrare Veltroni, Berlusconi e gli altri leader politici perché riteniamo che la famiglia è un tema che riguarda tutti. Senza distinzioni di parte".

In alto adige rottura svp-sinistra sulle candidature ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: visto che Bertinotti e Veltroni ora agiscono su fronti contrapposti, questo progetto non è andato in porto". L'Svp sta per stringere un patto con gli autonomisti trentini, la Margherita, il Pd e il Patt: "I senatori non si iscriveranno ad alcun gruppo e si limiteranno a tutelare gli interessi dell'autonomia.

Berlusconi rilancia il bonus bebè - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: incalzato evidentemente dall'attivismo e dal recupero nei sondaggi del suo avversario Veltroni, il Cavaliere comincerà con qualche giorno d'anticipo sul calendario previsto (il debutto era previsto per l'8 marzo a Milano) a girare per l'Italia: domani a Bari, poi Torino e Milano per "benedire" i gazebo del Popolo della Libertà.

Solo la sufficienza ai poster elettorali ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sono stati efficaci i primi manifesti di Veltroni e Berlusconi? Gli italiani li hanno notati o sono già finiti nel dimenticatoio? In una ricerca di Ipr Marketing, i due slogan non hanno colpito la maggioranza degli elettori. Il primo 6 per 3 del leader democratico, quello che riportava lo slogan "Non cambiare un governo.

Democrat la sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali ( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Democrat la sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali Scegliere tra radicali e cattolici è roba vecchia Non sappiamo se Veltroni avesse previsto la semirivolta dei cattolici del Partito democratico di fronte all'accordo con i radicali. E se quindi avesse lanciato una sfida voluta e ponderata.

Fantasmi un nodo irrisolto ( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo sforzo di innovazione nei punti programmatici presentati da Veltroni è evidente e pienamente apprezzabile. Ma è difficile sottrarsi all'impressione che, nella realtà, tali contenuti non prendano corpo nella formazione delle liste e delle alleanze. La scelta di Veltroni di costruire un Partito "a vocazione maggioritaria" è stata giusta, coraggiosa e seriamente innovativa.

Vocazione maggioritaria ( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: in perfetta sintonia con Veltroni, vuole una cultura italiana a "vocazione maggioritaria". Le prima pagine sono tremontiane: parlano dei tagli, oggettivi, che il governo Berlusconi ha effettuato per i bilanci del ministero dei Beni culturali. Però la considerazione generale del sistema Italia come paese festivaliero e culturale,

Sicilia, c'è pure Alfano la grillina ( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Bertinotti si è già chiarito con Veltroni, ma il malessere in Sicilia c'è, tant'è che il leader di Rifondazione Rosario Rappa non dà per scontato l'appoggio alla senatrice del Pd e auspica un chiarimento nella riunione che i segretari dei partiti avranno martedì con la Finocchiaro.

Tv, par condicio addio ( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni voleva solo il confronto con Berlusconi e il Cavaliere nemmeno quello. Ma l'accordo contro tutti gli altri alla fine ha tenuto. "Era smaccato un clima di intesa tra i due partiti", riferisce uno dei deputati di Sinistra. A inizio seduta, infatti, il Pd ha timidamente insistito per un confronto tra i leader dei "

ROMA - Al Pd non basta essere il partito della buona educazione tra laici e cattolici ( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha parlato di laicità eticamente esigente: ecco, è l'inizio di un percorso. Senza un pensiero nuovo, senza un metodo condiviso, senza forti valori comuni, il Pd rischia di farsi travolgere dall'irrompere nella politica di nuove questioni antropologiche".

ROMA L'accordo è praticamente fatto, mancano solo dettagli. Uno è il nome che probab ( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tra Berlusconi e Veltroni, dando fondo a quell'area di elettori moderati e di centro che non vogliono essere accumunati al fronte populista e ad un centrosinistra contraddittorio. "Noi per primi abbiamo abbandonato i confort degli schieramenti e senza paracadute abbiamo lanciato la sfida di rompere questo schema bipolare malato,

ROMA - La commissione di Vigilanza sulla Rai non trova l'accordo sui duelli tv tra candidati pr ( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Difficile vedere Berlusconi e Veltroni confrontarsi faccia a faccia. Possibile, ma altrettanto complicato, il "modello assembleare: 10-12 candidati in studio, un giornalista Rai e alcuni colleghi di altre testate a fare domande in prima serata su Raiuno negli ultimi dieci giorni del voto.

Benedetto centro ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: farsi largo nelle liste di berlusconi. e strappare voti a veltroni Eminenza, da chi andremo?... Come discepoli senza guida, come agnelli abbandonati in mezzo ai lupi, deputati, assessori, consiglieri regionali in cerca di conforto si rivolgono al loro leader: il cardinale Camillo Ruini.

Riservato ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni permettendo. G. S. Attualità Archivio poco Venerabile Andreotti e Cossiga hanno annunciato la loro visita, magari per scoprire documenti della storia d'Italia sconosciuti anche a loro. Ma, almeno finora, non si sono visti negli uffici dell'archivio di Stato di Pistoia, dove due anni fa, l'11 febbraio 2006,

NASCE IL CENTRO INTESA TRA UDC E ROSA BIANCA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Un partito di centro che farà campagna elettorale e chiederà il voto in nome della difesa dei valori etici e della "identità cattolica" del Paese. Contro il Pdl di Silvio Berlusconi, "partito anarchico". Contro il Pd di Walter Veltroni "che pretende di tenere assieme radicali e cattolici". SEGUE A PAGINA 7 Pier Ferdinando Casini, candidato premier.

ACCORDO UDC-ROSA BIANCA SU CASINI PREMIER ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni che "mette insieme radicali e cattolici" e Berlusconi che guida "un partito anarchico": "Serve un partito che abbia il coraggio di affrontare i temi etici e difendere l'identità cristiana di questo paese". Nascerà dall'incontro tra Udc e Rosa Bianca più qualche associazione cattolica come hanno spiegato dal movimento di Pezzotta dando il via libera formale alla costituente.

Sì AI DUELLI TV MA SOLO CON IL CONSENSO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si vogliono confondere gli elettori e questo per precisa volontà di Veltroni e Berlusconi". Replica a distanza Fabrizio Morri del Pd: "Qualcuno qui viene solo per fare propaganda, per denunciare un patto che non c'è stato". L'azzurro Paolo Bonaiuti si scaglia contro la legge: "La par condicio è morta". Soddisfatto il presidente Mario Landolfi: "Il provvedimento approvato,

IL CASO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Fini, che per Veltroni "non hanno accolto il nostro appello a fare un tratto di strada insieme per poi separarsi sulla base di un riconoscimento reciproco di ruoli e di responsabilità - osserva Veltroni - allora noi abbiamo fatto soggettivamente ciò che istituzionalmente non ci veniva consentito di fare".

All'Italia Berlusconi porta Pizza. Il Pd porta Calearo ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Italia Berlusconi porta Pizza. Il Pd porta Calearo C'è anche Mastella nell'operazione anti-Casini. Per Veltroni colpo grosso Il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo ha detto sì alla candidatura nel Pd. Walter Veltroni porta a segno un altro colpo grosso, nelle stesse ore in cui Berlusconi annunciava che il Pdl correrà coalizzato,

Scommetto: il faccia a faccia si farà ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è una sola norma o un solo codicillo che vieti di organizzare una delle vostre trasmissioni con ospiti Silvio Berlusconi e Walter Veltroni insieme, così come fecero Mentana nel 1994 (Berlusconi- Occhetto) e Lucia Annunziata nel 1996 (Berlusconi- Prodi). Io, intanto, accetto scommesse che il confronto ci sarà, perché mi rifiuto di credere che i due si possano tirare indietro.

Tra Pizza, le ragazze e Keynes ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: attenuante di non doversi rivendere Pizza bensì tante fanciulle in fiore o nomi seri e pesanti come Massimo Calearo. Certo, Veltroni promette un nuovo boom, tipo anni '60: ma ci vuole solo commuovere facendoci ricordare le prime vacanze degli italiani, o pensa davvero di mettersi a costruire case e autostrade, sia pure in versione aggiornata?.


Articoli

Pd, l'unico socialismo possibile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ARNALDO SCIARELLI Che si vinca o che si sia in grande spolvero non mi convince. E l'entusiasmo della nostra gente non rappresenta l'elettorato nel suo insieme: con semplici simulazioni, e non con sondaggi afferenti duemila persone, è evidente che abbiamo uno svantaggio difficilmente colmabile. O catturiamo almeno l'8 per cento tra gli astenuti e chi è del centrodestra, o preghiamo che la Cosa bianca e Casini svuotino Forza Italia. Non dimentichiamo, però, che l'intenzione di voto può essere sostituita, dall'elettore, con la tesi dell'utilità del voto contro, e che i voti di Mastella, di Dini, dei Pensionati, della lista dei socialisti e del Partito socialista valgono, in origine, non meno del 4 per cento. Lo stesso discorso vale, per almeno 10 punti, per la Sinistra arcobaleno. Tutto ciò è una semplice constatazione aritmetica formulata a partire dai dati del 2006 e, con la vicenda demitiana, oltre ad un piccolo salasso di voti in Campania, rischiamo di trovarci imbucati oggi nel Pd personaggi che in parlamento potranno trasmigrare nel partito che darà ospitalità all'ottantenne leader politico. E con un segretario regionale indicato e voluto perentoriamente da De Mita. La vicenda socialista, poi, merita un ragionamento a parte. Il Partito democratico è, al momento, l'unico socialismo possibile. Avendo accettato i principi del socialismo riformista nel suo divenire di libertà, uguaglianza, giustizia sociale, solidarietà, pari opportunità, meriti e bisogni, il nostro partito è, piaccia o non piaccia, intrinsecamente almeno anche socialista. La problematica internazionale la affronteremo tra qualche mese. Quindi, il Partito socialista poteva anche accettare l'offerta di Veltroni, così come il Pd poteva consentire un apparentamento con simbolo, per poi parlare di gruppo unico. Speriamo di trovare ancora una soluzione intelligente. Se a tutto ciò aggiungiamo la critica di Famiglia cristiana per aver accolto i radicali ? critica fuori luogo per l'obbligatorietà laica della politica ? il quadro si complica per il rapporto con i cattolici. E c'è già chi si è seduto in galleria, silente, in attesa di vedere il film. I nostri avversari, nonostante Berlusconi definisca il Partito della libertà un partito centrista e Tremonti parli bene della socialdemocrazia e ritenga Keynes attuale, si sono spostati a destra. Il Pdl ha una componente evidentemente postfascista e un'alleanza leghista palesemente conservatrice e razzista, che non ha letto o capito Cattaneo. Che tristezza la vittoria delle destre, una vittoria che potrà essere supportata da trasmigrazioni possibili di ex alleati in parlamento, con la quasi certezza di governare per i prossimi cinque anni. Purtroppo gli errori del centrosinistra e i numeri sono, al momento, contro di noi. Tempi duri per chi sperava, e spera, in un'Italia progressista e riformista. Per fortuna abbiamo la certezza che il presidente e le istituzioni indipendenti vigileranno sulla qualità del nostro futuro.

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Proprio così, senato verso il pareggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PAOLO NATALE Come ogni campagna elettorale che si rispetti, cominciano a piovere pietre sulla validità dei sondaggi. La guerra dei numeri vede coinvolti nelle ultime ore i risultati stimati da Diamanti e Biorcio da una parte (pubblicati da Repubblica pochi giorni fa) e quelli di Euromedia dall'altra (resi pubblici da Rete4 subito dopo). Secondo Berlusconi le uniche stime che possono avere valore sono ovviamente le ultime, che descrivono una situazione in cui il vantaggio del suo partito e della mini-coalizione appare di 2 o 3 punti più elevato di quanto ipotizzato dai due professori universitari. È il caso di prendere posizione in merito? Naturalmente no. Entrambe le stime sono sufficientemente corrette; e anche quelle in cui crede maggiormente il leader del Pdl presentano un margine inferiore di vantaggio prossimo agli 8 punti, laddove il sondaggio avversario racconta di un vantaggio di poco superiore ai 6 punti. Nessuno scandalo, dunque. Soltanto una leggera accentuazione del dato più favorevole alla propria parte politica di riferimento. Pace fatta. Ma c'è un altro problema, per il candidato del Popolo delle libertà, di cui egli stesso ha evitato sapientemente di sottolineare. Ed è che con un margine cosiffatto, e con una distribuzione dei voti sul territorio nazionale relativamente simile a quanto è accaduto nel 2006, lo scenario più plausibile della composizione del senato si avvicina pericolosamente alla situazione verificatasi nelle ultime elezioni. Per essere chiari: un distacco di 7-8 punti nella camera alta non permette alla formazione vincitrice di ottenere una maggioranza solida di senatori. Vediamo più in dettaglio ciò che potrebbe accadere: la coalizione guidata da Berlusconi vincerebbe quasi certamente in Lombardia, Veneto, Friuli, Puglia, Campania, Sicilia e, probabilmente, Piemonte, Sardegna e Lazio. Vincerebbe viceversa l'accoppiata Pd-Di Pietro in Emilia- Romagna, Toscana, Umbria, Trentino, Basilicata e, probabilmente, Marche, Abruzzo e Calabria. segue dalla prima Mentre in Molise la situazione è in parità "obbligatoria", viste le regole elettorali di quella regione, l'unico territorio con risultato incerto sarebbe la Liguria, dove la coalizione capitanata da Veltroni appare in leggero vantaggio. Ora, con una situazione simile, il numero dei seggi senatoriali conquistabili da Berlusconi è di circa 151, contro i 149 delle liste di opposizione (Vel troni+Bertinotti+Casini ). Ipotizzando la vittoria del Pd-Di Pietro in Liguria, si arriverebbe ad un sostanziale pareggio. Senza contare ovviamente la Val d'Aosta, tradizionalmente associata al centrosinistra, i senatori esteri (forse oggi più vicini al centrodestra) e i consueti senatori a vita, di cui dovrebbe godere maggiormente il centrosinistra. Come è ben chiaro, il monito del leader del Pdl nei confronti degli elettori del centro di Udc e Rosa Bianca non è del tutto campato in aria. È p r o b a b i l - mente vero che un voto a favore di Casini e Tabacci diviene una sorta di opzione in favore di Veltroni, sottraendo quel quantitativo di voti che permetterebbe allo schieramento di centrodestra di vincere qualche regione in più e di aumentare la propria dote di senatori, attualmente insufficiente per permettere una governabilità bicamerale. È il consueto problema di questa legge elettorale, che non riesce a garantire maggioranze solide nei due rami del parlamento, a meno di conquistare la quasi totalità delle regioni. Cosa francamente quasi impossibile. Si prospettano quindi scenari post elettorali dove, per forza di cose, sarà necessario iniziare a pensare a qualche collaborazione esterna alla compagine che si è presentata unita alle elezioni. Uno sguardo all'Udc, forse, garantisce al Pdl di avere almeno 15 seggi di scarto dal resto delle opposizioni. A meno che si voglia passare all'ipotizzato governo di larghe intese. Ma di tutto ciò, ovviamente, durante la campagna è vietato parlare.

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Ecco come il Pd redistribuisce e Silvio & Co no (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

MISURE FISCALI Ecco come il Pd redistribuisce e Silvio & Co no RAFFAELLA CASCIOLI È con ogni probabilità ancora un effetto di prospettiva. Tuttavia, nel caleidoscopio dei programmi elettorali, a ben guardare, la differenza la fa quello che nelle pubblicità c'è scritto piccolo, in calce, a fine pagina. Quelle scritte così minuscole per le quali i consumatori sono costretti a inforcare gli occhiali per capire la reale condizione dell'offerta. In realtà, quel che divide il Pd e il Pdl è proprio un diverso concetto di redistribuzione: per Veltroni si redistribuisce a partire dal basso ma spalmando le risorse su tutta la platea dei lavoratori; per Berlusconi, invece, la redistribuzione esclude i redditi bassi e beneficia quelli più elevati. Nel giorno in cui il senato nel decreto milleproroghe ha approvato un ordine del giorno che impegna il governo a destinare l'extragettito risultante dalla trimestrale di cassa di marzo all'aumento dei salari, l'operazione fiscale che il Pdl prefigura per il 2009 è inversamente proporzionale a quella proposta dal Pd. Lo spiega Nicola Rossi per il Partito democratico: "La detassazione delle tredicesime o delle quattordicesime proposta da Berlusconi ha un costo pressoché simile alla riduzione di un punto delle aliquote Irpef da noi proposte ed eventualmente finanziate con le risorse provenienti dalla lotta all'evasione". Per capire, grattando la vernice patinata dei punti programmatici, cosa ci sia sotto occorre, infatti, partire dalla politica redistributiva che dovrebbe essere alla base delle misure di carattere fiscale. Walter Veltroni lo aveva detto anche prima della presentazione del programa: se non c'è crescita non c'è politica redistributiva che tenga. Per questo il Pd nelle sue proposte punta a fare proprio l'obiettivo di aumentare la ricchezza nazionale. Con un cambio di mentalità in grado di accrescere la produttività del paese, del lavoro e dei fattori. Fin qui si potrebbe obiettare che non c'è una grande differenza tra quanto proposto da Veltroni e da Berlusconi. La differenza c'è e la si vede se si ha la pazienza, almeno in campo economico, di confrontare i programmi e di proiettare le misure in essi proposte oltre la fine del 2008. "Nel caso della detassazione degli straordinari e delle tredicesime, proposta dal Pdl, si tratta ? continua Rossi ? di una misura regressiva a unico beneficio dei lavoratori dipendenti e, soprattutto, a vantaggio dei redditi più elevati". Diversa la platea dei beneficiari a qui si rivolge la misura che il Pd propone di mettere in campo: "Agendo sulle aliquote Irpef noi puntiamo su una misura a carattere progressivo, per tutti e non solo per i lavoratori dipendenti". E, questo, con un obiettivo: è agendo sul reddito dei lavoratori che sarà possibile superare il difficile momento dei prezzi. E per l'immediato, Rossi insiste ricordando come "da tempo chiediamo di intervenire con le risorse disponibili per aumentare le detrazioni dei lavoratori. Credo che sarà sufficiente avere in mano i risultati dell'autotassazione di luglio per avviare un piano di aumento delle detrazioni che potrà avere un impatto già nella seconda metà di quest'anno". x.

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Il Pd piemontese: Veltroni imperialista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

MORGANDO E SUSTA CONTRO LA SCELTA DI CANDIDARE UNA GIOVANE DIPENDENTE ASL DI BORGOMANERO. "MANCA IL CONFRONTO" In campo anche una palermitana che lavora in un call center Il Pd piemontese: Veltroni imperialista A Ferragosto dell'anno scorso pareva destinata a salvare il centrodestra, l'unta del Signore (Berlusconi) che doveva sostituirlo (in prospettiva) alla guida del suo nuovo partito e (forse) persino a Palazzo Chigi. Faceva persino tremare i maggiorenti di Forza Italia. Ieri mattina la rossa di Calolziocorte, quando ha letto quella cifra sui giornali, ha capito tutto. Tre su 340. Michela Vittoria Brambilla non serve più alla causa, vale pochi seggi, da considerare nel computo dei 182 che Fi conta di avere alla Camera. Naturalmente nel caso che il Pdl vinca le elezioni con 340 deputati. La vendetta si è consumata in sei mesi. "Chi crede di essere, Mvb?". E così a Lecco sono arrivate le prime telefonate dei suoi: "Ma come? E il posto in Parlamento che mi avevi promesso?". Niente, cancellato. Eppure lei aveva una lista pronta con 36 nomi. Lei reagisce con la solita grinta e cerca di tranquillizzare tutti: "Stanno dando i numeri del lotto? Dobbiamo ancora cominciare la trattativa, noi. La manfrina con Fini e quelli di An è andata avanti fino a notte fonda l'altra sera, c'erano di mezzo anche i finanziamenti elettorali...". In realtà, ieri Mvb si è data per malata. A Roma non si è fatta vedere, al comitato Pdl che al Plebiscito tratta per le candidature, dove c'è un grande esperto di questi tavoli, il presidente del Copaco ed ex ministro Claudio Scajola. Il quale dice: "Beh, i Circoli della libertà non sono un altro partito, stanno all'interno della quota di Forza Italia. Se ci sono dei candidati validi, li prenderemo in considerazione. Ma soltanto se sono di serie A. Se sono di serie C, preferiremo i nostri". Chiaro? Eppure lei non molla. "Va avanti da un anno, là dentro: Berlusconi sa benissimo che senza di noi il Pdl non può vincere "bene", come spera di fare lui. Noi siamo determinanti: con quali soldati faranno la campagna elettorale del Pdl? Con i nostri, che sono sempre in piazza. No, non mi fermeranno le beghe con i soliti noti di Forza Italia". Il tramonto annunciato di Michela la Rossa, che ha fatto scrivere fiumi di commenti e ritratti ammirati da tutti i giornali annunciati, è servito. Eppure lei reagisce. Mvb: "Mica siamo come Rotondi, che non conta niente... Nei Circoli ci sono gli elettori dell'Udc, che con i nostri candidati voteranno Pdl e non Casini. Questo il Presidente (con la P maiuscola, ovviamente) lo sa! Io mi fido, sappiamo che alla fine deciderà Lui: e ha bisogno di noi per fare le "liste pulite" di cui parlano i giornali, per rinnovare l'immagine. Ci sono fior di imprenditori pronti a scendere in politica con noi". Michela Vittoria Brambilla è furiosa, ridotta sulla difensiva. Non può accettare che i Circoli fossero un'idea usa-e-getta, della quale il Cavaliere si è già stancato. Il suo staff parla di 6500 sedi aperte dopo i pullman in giro per l'Italia a fare già la campagna elettorale. Ma chi li ha visti davvero? Domani a Milano tornerà in piazza, nei gazebo dove si svolgono le primarie sul programma Pdl. Ammette: "Siamo un po' indietro, dobbiamo darci una mossa". In effetti il progetto dei Circoli poteva portarli ad avere un ruolo più importante in tempi lunghi e magari con un'altra legge elettorale. Adesso sembrano quasi inutili nella battaglia con Veltroni. Alessandra Ghisleri, di Euromedia Research, ascoltata consigliera di Berlusconi per i suoi sondaggi (aveva previsto la rimonta del 2006 sull'Unione) ha la sua spiegazione: "Una nuova forza politica non ancora stabilizzata sul territorio, come sono oggi i Circoli della Brambilla o la Destra della Santanchè, non è affatto favorita da questo sistema elettorale: fatica ad affacciarsi sulla scena politica. Risulta persino difficile capire quanto pesano elettoralmente. Altra cosa è per un nome come Michela Vittoria Brambilla, che invece appare ben consolidato". Tradotto: non conta nulla. Bocciata. E il senatore azzurro Paolo Guzzanti, che nell'agosto 2006 stava scrivendo il programma del nuovo Partito del Popolo, con il vicepresidente dell'Ue Franco Frattini a fare il tifo da Bruxelles insieme con i nemici della diarchia Bondi-Cicchitto, ora è molto freddo: "Se Prodi avesse resistito fino a fine legislatura, con Berlusconi ormai all'età di 75 anni, avrebbe avuto un senso poter presentare un volto nuovo per Palazzo Chigi, come Mvb. Forse il Cavaliere aveva in mente questo, in agosto. Ma la rivoluzione del predellino ha cancellato tutto". Si vedrà al tavolo di Palazzo Grazioli. E qualcuno azzarda la cifra: 10 seggi. Più di Rotondi. Questa pare la linea del Piave di Michela Vittoria. [FIRMA]MAURIZIO TROPEANO TORINO Il primo è stato Antonio Boccuzzi, l'operaio della Thyssenkrupp sopravvissuto alla strage dei suoi sette compagni di lavoro. Ieri si sono aggiunte due donne: Loredana Ilardi, una giovane palermitana che lavora in un call center e Franca Biondelli, dipendente dell'azienda sanitaria di Novara. Ecco la terna di nomi scelta da Walter Veltroni come i simboli del mondo del lavoro. Scelte fatte in assoluta solitudine - a parte gli stretti collaboratori dell'ex sindaco di Roma - e accolte con ostilità in Piemonte che si ribella a quella che molti dirigenti definiscono logica "imperiale". Il segretario regionale, Gianfranco Morgando, usa altri aggettivi anche se la sostanza non cambia. Boccuzzi e Biondelli sono stati scelti senza "il confronto con il Pd piemontese" e sono il frutto di una "logica centralista, che ha più a cuore il controllo delle candidature che non la scelta di una rappresentanza capace di orientare l'opinione pubblica e di conquistare consenso". La presa di posizione del ex popolare Morgando arriva poche ore dopo quella di Gianluca Susta, suo avversario nella corsa alla leadership regionale. L'europarlamentare è stato il primo a dire "basta, ora non è più possibile tacere". Niente di personale con la Biondelli ma Susta si chiede i motivi che abbiano spinto Veltroni a quella scelta, "fatta senza consultare le strutture del partito sul territorio e quelle personalità" che hanno permesso al centrosinistra di ribaltare il risultato elettorale nel Nord-est del Piemonte da sempre favorevole al centrodestra. Perché non confrontarsi ad esempio con il presidente della provincia di Novara per "individuare e concordare candidature che fossero anche autorevoli espressioni del mondo del lavoro?". Già, perché se Antonio Boccuzzi è, suo malgrado, "un simbolo di una delle più grandi tragedie di cui è stata vittima la classe operaia di che cosa è simbolo la fisiatra Biondelli da anni in distacco sindacale alla Cisl e consigliera comunale della Margherita di Borgomanero?". Ecco perché Susta si chiede se non ci "siano stati dei suggeritori dietro a certe candidature rispondenti a logiche che fanno impallidire il Cencelli". Chi sono? Susta non fa nomi ma la Biondelli ha fatto parte della lista che ha sostenuto la candidatura di Enrico Letta, senza dimenticare il legame di amicizia che lega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Riccardo Lombardi. Che fare, allora? Morgando punta ad "invertire" la logica centralista che sta imponendo candidature nazionali. Già, perché oltre Boccuzzi e Biondelli, ci sono i ministri (Damiano, Turco e forse Bindi), ex segretari come Piero Fassino, parlamentari in odore di deroga (Merlo e Lucà). Alla fine su 18 posti "sicuri" più della metà verrebbe indicata da Roma. Ma l'operazione "può funzionare - come spiega il dalemiano Aldo Corgiat - solo se "le varie anime del Pd in Piemonte riescono a trovare una posizione unitaria".

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BEPPE MINELLO MAURIZIO TROPEANO Partito democratico e Popolo delle Libertà vanno alla gue (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rra dei gazebo. Domani e domenica i due principali schieramenti chiameranno a raccolta cittadini e simpatizzanti. I primi per eleggere i coordinatori degli 85 circoli della provincia di Torino; i secondi per sottoscrivere e integrare il programma del Pdl. E il centrodestra gioca il colpo a sorpresa: Silvio Berlusconi. Domenica il Cavaliere dovrebbe passare un paio d'ore sotto la Mole. Il tour dovrebbe partire dal gazebo di piazza Cln dove il candidato premier dovrebbe illustrare di persona i progetti di un futuro governo del centrodestra. E poi si sta studiando la possibilità di organizzare una visita a CioccolaTò in piazza Vittorio. Possibile anche una passeggiata in centro. Il Pd risponderà il 18 marzo con la tappa torinese del tour in bus di Veltroni e con l'organizzazione di una "notte bianca" democratica. Intanto i democratici giocano la carta delle primariette per scegliere i coordinatori dei circoli territoriali. Si voterà in 221 Comuni della Provincia, domenica prossima a Torino, per eleggere i coordinatori dei circoli e i componenti delle assemblee. In lizza sono 2802. Sulla carta dovrebbero votare oltre 48 mila persone, quelle che si sono registrate alle primarie del 14 ottobre, ma "potranno partecipare anche tutti i cittadini che sono disponibili ad impegnarsi con il Pd", spiega Caterina Romeo. Sul fronte delle candidature non ci sono novità a parte la rivolta del Pd piemontese contro le "imposizioni di candidati nazionali" (Boccuzzi e la novarese Biondelli) frutto di "una logica centralistica". Ieri sera il segretario regionale, Gianfranco Morgando, ha riunito i responsabili delle varie anime del partito alla ricerca di una posizione unitaria. L'unica possibilità secondo il sindaco di Settimo, Aldo Corgiat, "che potrebbe permetterci di contenere le pressioni nazionali". La sintesi è difficile perché da una parte ci sono gli ex Ds che lamentano il tentativo di decimarli e dall'altra c'è chi attacca i rutelliani perché sovradimensionati con tre candidature come Gianni Vernetti, il teodem Luigi Bobba e Maura Leddi. E poi c'è ancora da sciogliere il nodo delle deroghe che sarebbero state ottenute da Giorgio Merlo e Mimmo Lucà. Sul fronte del centrodestra la notizia dell'arrivo di Berlusconi è stata confermata ieri mattina a Palazzo Cisterna dove il Popolo della Libertà ha presentato il simbolo e tutti i rappresentanti locali dei partiti, grandi e piccoli, che a metà aprile si scontreranno con l'altro big in campo: il Pd. Gran cerimoniera Caterina Ferrero, segretaria provinciale di Forza Italia, attorniata da Agostino Ghiglia di An, da Ventriglia dei Circoli della Brambilla, Giuliana Gabri per la formazione della Mussolini, Riccardo Sartoris dell'Associazione verso il Popolo della Libertà, Bongiovanni dei Diniani, la Dc per le Autonomie di Maurizio Lupi, i Pensionati di Sabrina Giovine. Assenti repubblicani e Nuovo Psi.

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SAVONA Ore decisive per la composizione della lista delle candidature dei due schieramenti princi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pali. Sia nel Pd di Veltroni, sia nel Pdl di Berlusconi, i candidati nazionali assumeranno un peso preponderante perchè la Liguria viene considerata in bilico fra i due schieramenti e quindi possibile terra di conquista del premio di maggioranza per il Senato. La differenza fra vittoria e sconfitta al Senato, pesa 3 seggi (da 2 a 5), mentre per la Camera la ripartizione del premio avviene su base nazionale ma per la Liguria significa passare da 5 a 9 onorevoli. Per quanto riguarda il Pd, Veltroni ieri faceva pressioni per inserire 4 nomi di rilievo nazionale in Liguria. Una scelta che ovviamente finirebbe per comprimere in modo notevole gli spazi per i liguri e, in particolare, per i savonesi. Il segretario regionale Tullo cercava di contenere i "danni" a 3 nomi nazionali. Il coordinamento provinciale di Savona ha fatto la scelta di puntare sulla conferma di Zunino mentre da Genova si continua a insistere su Anna Giacobbe che risolvere il problema delle quote rosa. Nel Pdl, scontata la presenza ai primi due posti della Camera di Berlusconi e Fini, per gli altri sono lizza tutti i notabili di Forza Italia e An, con Claudio Scajola e Eugenio Minasso ai primi posti, Scandroglio, Nan, Boscetto e Mondello a seguire. Per il Senato il Pdl pare intenzionato a puntare su una squadra di corridori formidabili a partire dall'ex presidente della Regione Sandro Biasotti che sarà affiancato da altri big come Franco Orsi, Luigi Grillo e Alfredo Biondi.

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La campagna elettorale non ha affatto preso atto dello scenario difficile verso cui l'economia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italiana sta andando a seguito della crisi dell'economia americana, riconosciuta ieri dal presidente della Fed Ben Bernanke. In Italia sono poche le voci estranee al gioco degli schieramenti che chiedono illuministicamente ai due protagonisti, Berlusconi e Veltroni, di sottrarsi alle tentazioni delle promesse elettorali. Alla vigilia di una recessione, una contesa a chi promette maggiori sgravi fiscali o maggiori trasferimenti di reddito ai cittadini è un concorso di illusionismo. Ma purtroppo non c'è nessun coniglio dentro al cappello della politica italiana. Un po' di abuso di promesse è tradizione di ogni contesa elettorale. Ma è particolarmente preoccupante che oggi anche i grandi progetti di infrastrutture, e più in generale gli investimenti pubblici, finiscano per essere manipolati ideologicamente. Come è possibile decidere investimenti come il Ponte di Messina o la strategia aeroportuale sulla base di preferenze di parte? Il Ponte è di destra e i porti di sinistra? Malpensa è di destra e le ferrovie di sinistra, purché non siano troppo veloci? Le infrastrutture sono al primo punto del dodecalogo del Partito democratico. Il Ponte sullo Stretto è l'architrave su cui si regge la compattezza del Popolo delle Libertà che stava già franando in Sicilia. Nessuno mette in dubbio che l'Italia abbia un grande bisogno di infrastrutture e che sia meglio rivolgere la spesa pubblica su investimenti anziché sulla spesa corrente. Il deficit di infrastrutture in mobilità e tecnologia è evidente a tutti. Inoltre, se si esclude l'ultimo bilancio del governo Prodi, da 15 anni in Italia i maggiori interventi di taglio della spesa pubblica hanno colpito più quella per investimenti di quella corrente. I governi infatti hanno una preferenza ad abbondare sulla spesa corrente, per esempio in pensioni o stipendi pubblici, perché rappresenta un efficace canale di attrazione di consenso e un elemento di caratterizzazione ideologica. Tuttavia anche la spesa per investimenti sta diventando attraente in termini ideologici. Non perché sia in grado di moltiplicare la crescita dell'economia, ma perché anch'essa si presta a distinguere gli interessi di "parti", geografiche o politiche, dell'elettorato. Ma investimenti "ideologici", fatti per ragioni "di parte", sono per il benessere del Paese ancora più pericolosi di una spesa corrente di destra o di sinistra. La spesa corrente può infatti essere corretta nel corso degli anni, di fatto rispondendo alle preferenze mutevoli degli elettori. I grandi investimenti invece hanno durata spesso decennale, il loro costo iniziale è solo una frazione del costo totale e un governo ha un incentivo a programmare una quantità in eccesso di spese infrastrutturali in modo da legare le mani ai futuri governi che si troveranno costretti a completare lavori pubblici di cui non hanno condiviso le scelte. Questo incentivo è tanto più forte quanto più instabile è il quadro politico e infatti ne abbiamo una prova in questa campagna il cui esito è influenzato da una legge elettorale che accentua la fragilità dei governi. Discutendo del decreto mille-proroghe, Tito Boeri ha svelato su queste colonne quale perversa convergenza di interessi ci possa essere nella collaborazione parlamentare tra destra e sinistra. Larghe intese del tutto informali hanno visto destra, centro e sinistra "alleati e concorrenti" nell'aumentare la spesa corrente. Nel caso della spesa pubblica per investimenti, tuttavia, scelte ideologiche di parte come quelle che promettono i due maggiori partiti sarebbero devastanti. Un accordo tecnico tra destra e sinistra su questo specifico ambito, costringerebbe invece entrambi gli schieramenti a confrontarsi concretamente sul progetto d'Italia dei prossimi dieci anni, l'unico modo per misurare la coerenza dei loro programmi elettorali nel lungo termine e permettere quindi all'elettore di scegliere destra o sinistra in ragione delle proprie preferenze ideali o redistributive senza che queste vengano comunque vanificate in futuro da scelte fallimentari e maliziose in materia di investimenti.

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Il centro si fa, accordo tra Rosa Bianca e Udc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IN LISTA NEL PD UNA TELEFONISTA DI CALL CENTER. BERLUSCONI, PER IL PDL PROGRAMMA LAMPO IN 7 PUNTI Il centro si fa, accordo tra Rosa Bianca e Udc E Veltroni dopo le critiche dei gay ne candida uno [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Nel silenzio più assordante del Cavaliere (in altre faccende concentrato), la guerra delle dichiarazioni si combatte tutta a sinistra. Veltroni sfida Bertinotti sul suo terreno, prova a domare cavalli tipici della Cosa Rossa: lavoro, precarietà, diritti... Mossa offensiva o difensiva, come sostengono i rifondaroli, poi si vedrà. Certo è che la proclamazione di buon mattino del Pd come "partito dell'Italia che lavora", e soprattutto un tris di candidature (operaio Thyssen, telefonista di call center, esponente del mondo gay) presentate come autentiche novità della campagna, dà l'idea di una lotta all'ultimo voto. Guarda caso, un sondaggio Ipr sostiene che 3 elettori della Sinistra Arcobaleno su 4 non escludono di votare Pd. Poi, ovviamente, Veltroni deve misurarsi pure sull'altro fronte, quello centrista, dove l'avanzata non è più tipo coltello nel burro poiché l'accordo Udc-Rosa Bianca è praticamente fatto, oggi verrà sancito, manca ancora qualche dettaglio sui posti in lista ("Ne vogliamo 7 sicuri", "Ve ne diamo 3 sicurissimi e 4 quasi...") più la sorte da definire del segretario Udc Cesa, che non vuole cedere a Pezzotta il ruolo di segretario del nuovo soggetto politico, ma nel complesso nulla di straordinario. Per cui tra poco gli ex-Dc entreranno pure loro in campagna, e venderanno cara la pelle rispolverando lo scudo crociato. Scommette Fini: "Il pullman di Veltroni finirà la benzina". Un osservatore esterno ma attento come Montezemolo, fa notare che a questo punto gli schieramenti non sono più due e basta, "esistono anche altre nuove realtà". Veltroni lo sa talmente bene che, mentre tenta lo sfondamento a sinistra, provvede a coprirsi sul lato cattolico celebrando le virtù politiche di Moro, "modello di riformismo coraggioso" che spinse i democristiani ad aprire al Pci. Bertinotti non sembra per niente "moscio" come insinua Diliberto su "Panorama" (giudizio peraltro smentito). Anzi, il presidente della Camera reagisce in modo vispo agli sconfinamenti veltroniani. Pd partito dei precari e degli operai? "La sua è una campagna invasiva". Walter schiera in lista esponenti "lgbt" (acronimo per lesbiche, gay, bisessuali e transgender)? Figurarsi se la Sinistra arcobaleno si fa sorprendere: ricandida subito Vladimir Luxuria e Titti De Simone, Bertinotti annuncia "una presenza significativa di espressioni differenti di orientamenti sessuali ed affettivi". L'alleato di Veltroni, Di Pietro, si scatena sui conti degli evasori in Liechtenstein chiedendo che vengano pubblicati? Il compagno Fausto fa più uno, e propone di "esporre i grandi evasori al ludibrio della nazione". Colpo su colpo. Col Cavaliere, invece, giornata di tregua apparente. "Berlusconi dice che è inutile far campagna, bene, continui così...", sorride il segretario Pd. Ma non s'illude, "come diciamo a Roma "I know my chickens", conosco i miei polli, il fair play non sarà seguito da tutti", sospira Veltroni. Difatti sulla storia dei gay il leghista Castelli lo ringrazia ironico. E per oggi è atteso il rientro di Berlusconi, fino a ieri distratto da liste e programma. Pare che non gli piacesse la stesura iniziale, per cui l'ha scorciato di dieci pagine, ne ha estrapolato 7 slogan facili facili da mandare a memoria, ha messo in cima le priorità che toccano le tasche della gente. Anticipa Bonaiuti: "Punteremo sulla crescita e lo sviluppo del Paese". Nel weekend mega-mobilitazione con 8 mila gazebo e 200 camper in giro per l'Italia. Niente comizi in coppia con Fini, marciare divisi per colpire uniti è la motivazione. La vulgata sulle liste sostiene che tutto è risolto tra Forza Italia e An, felici come pasque i piccoli partiti. La verità vera è, al solito, più frastagliata. Pare assodato che i "nanetti" aderenti al Pdl avranno complessivamente 30 seggi garantiti. Però la sicurezza dipende dalla collocazione in lista, un po' più su e sei salvo, un po' più giù e anneghi. I soci minori del Cavaliere attendono sospettosi. L'unico che pianta una grana per motivi politici è Rotondi (Dca), minaccia addirittura di non candidarsi. Era stata sua l'idea di una lista unica, si aspettava di essere ammesso tra i padri fondatori del Pdl. Invece, nella brutalità di queste ore, Berlusconi e Fini si sono "dimenticati" di avvertirlo quando giovedì a Palazzo Grazioli è giunto il notaio, per la firma dell'atto costitutivo.

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La vigilanza spegne i duelli tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PER FARE I TESTA A TESTA I CANDIDATI DOVREBBERO SFIDARSI IN UNA SORTA DI GIRONE ALL'ITALIANA. MA NON C'E' IL TEMPO La vigilanza spegne i duelli tv [FIRMA]MARIA GRAZIA BRUZZONE ROMA Sventato il blitz del Pdl che voleva far chiudere a Berlusconi la campagna elettorale in tv: le conferenze stampa degli ultimi dieci giorni saranno decise a sorteggio e l'ultima potrà toccare a Santanché della Destra o a Ferrando del Partito comunista dei lavoratori. Per il resto, niente duelli tv. Possibile invece un megaconfronto-serraglio con tutti gli 8-10 candidati premier (se ci staranno) o forse confronti "di gruppo", visto che è passato il principio del confronto a pari condizioni, ma non i criteri. Questo il succo del pasticciato regolamento di par condicio deciso ieri dalla Vigilanza, frutto di veti incrociati e dispetti fra big e nani. Il secondo, che dal 10 marzo (dopo la presentazione delle liste) all'11 aprile (il giorno prima del voto) regolerà la "comunicazione politica", vale a dire Tribune e affini nonché, sia pur in modo meno rigido, gli "approfondimenti informativi", ovvero i vari Porta a porta, Ballarò, Annozero e dintorni. Resta da vedere cosa riuscirà a inventarsi la Rai, con l'ufficio di presidenza della commissione e l'Agcom, per rendere meno noiosa e ingessata la seconda tranche della campagna televisiva. Il punto di partenza è chiaro a tutti. Berlusconi, in testa ai sondaggi, vuol sottrarsi a ogni confronto tv con gli altri candidati premier. A Veltroni, che lo insegue, sta invece a cuore la sfida col Cavaliere, ma per il resto nicchia. "Entrambi sono mossi da interessi personali" dice con spregio il segretario della Vigilanza Rodolfo De Laurentis, dell'Udc, partitino che - come tutti i piccoli - è invece interessato a incontrarsi con chiunque, pur di mettersi in mostra. Seguendo i desiderata del suo leader, il relatore del regolamento, il presidente Mario Landolfi, An, non aveva proposto duelli. "Impossibile farli in modo paritario: vista quantità di candidati bisognerebbe farne una 30-40" si schermisce. Diversa la posizione del Pd che, a differenza da FI e An, vota infatti a favore dell'emendamento Beltrandi-Migliore, sostenuto da tutti i nani, dal Prc alla destra, che afferma il principio del "confronto alla pari" fra candidati. Ma come farlo, questo confronto? Fabrizio Morri, capogruppo Pd, propone il criterio del "peso" dei candidati, in sostanza i pesi massimi copi loro pari e così i pesi medi e i pesi piuma. Ma Landolfi lo boccia come inammissibile. Mentre la proposta dei nani, che ipotizzano confronti a gruppi, viene respinta da Pdl-Pd, questa volta insieme. "Per pura ripicca", dice Francesco Storace della Destra. "Me lo aspettavo", osserva Paolo Brutti della Sd. Parte della Sinistra Arcobaleno per protesta esce dall'aula gridando all'"inciucio" che vuol togliere la parola ai piccoli. E per un pelo il Pd riesce a respingere l'emendamento di FI-An per far parlare il Cav il venerdì prima del voto, in quanto leader del maggior gruppo, il Pdl: "che però in Parlamento non è tale", obietta Morri. E adesso? "Sarà la Rai a decidere il da farsi e noi vigileremo", dice De Laurentis. Ma non è così semplice. Secondo Morri, "per prima cosa la Rai dovrà sondare tutti i candidati e sentire le loro disponibilità". Anche se, ammette, preso alla lettera il regolamento allude a un unico confronto con tutti in campo. Landolfi considera difficile anche questo lo si dovrebbe fare sulla stessa rete e allo stesso orario delle conferenze stampa. E i vari Porta a Porta? "Potranno invitare i candidati ma assicurando la parità all'interno del ciclo". Altrimenti, specie dopo il 10 marzo, quando la par condicio diventa più stringente, gli esclusi potranno ricorrere all'Agcom. Che dovrà accogliere il ricorso".

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M ettiamoci pure tutte le cautele del caso, visto che l'uomo ci ha abituato a ogni tipo di sorprese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

E la campagna elettorale è appena cominciata. Ma non c'è dubbio che il Berlusconi 2008, per la quinta volta in corsa per la presidenza del consiglio, è diverso da quello di tutte le volte precedenti. Dove sono il centro commerciale dove esordì quattordici anni fa, la calza con cui ammorbidì la sua prima apparizione tv ("L'Italia è il paese che amo . . ."), e poi la nave con cui risorse spettacolarmente dopo la sconfitta del 2001, perfino il predellino della berlina da cui fondò a novembre il nuovo partito a piazza San Babila? E gli otto milioni di firme raccolte nei gazebo per il Pdl? Mentre Veltroni annuncia tutti i giorni una novità, ieri il prefetto in Campania, oggi la ragazza dei call center a Palermo, il Cavaliere è cauto. Parlare, parla tutti i giorni, e s'è pure dichiarato disposto a partecipare ai faccia a faccia che in questa tornata elettorale, con tanti candidati premier, sembravano accantonati. Un titolo di giornale o di tg lo rimedia sempre, ma il grosso dell'attività, almeno in questa prima fase, la dedica ad accordi elettorali e alla scelta dei candidati. Come sembra lontana la selezione un po' folle e un po' comica, ma a giudicare dai risultati, geniale, dei tempi della "discesa in campo". Quella serie di provini televisivi, di scelte estemporanee, di distribuzione di "kit" elettorali e di domande e risposte preconfezionate che costruirono attorno a Forza Italia il mito del partito nato dalla società civile. Si dirà: oggi Berlusconi ha realizzato il suo sogno, ha costruito da un giorno all'altro il partito unico (o quasi) del centrodestra, ma non è più il capo assoluto, deve acconciarsi a fare il padrone di casa e qualche volta anche l'amministratore del condominio. Oppure: Berlusconi ha sondaggi veri e freschi tutti i giorni e sa che per quanti colpi di scena possa riservargli l'avversario, la vittoria alla Camera per il centrodestra è sicura, come quella al Senato, anche se bisogna lavorare per blindarla. Oppure ancora: Berlusconi sa che stavolta non deve giocare la parte del candidato, piuttosto quella del premier sperimentato che a suo modo, pur tra difficoltà ed errori, ha guidato il governo più lungo della storia repubblicana. Un uomo e un modello collaudato: che si ripresenta, non per ambizione, ma per "dovere", la parola che in questa campagna ricorre più spesso nei discorsi del Cavaliere. Perchè si è sentito richiamato in servizio dalla maggioranza degli elettori. Che lo rivuole al suo posto, a Palazo Chigi, non a perdere tempo in comizi e talk show.

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Veltroni: "il pd è il partito del lavoro" - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'operaio Thyssen La sindacalista Cisl L'operatrice call center Veltroni: "Il Pd è il partito del lavoro" Presentati l'operaio, l'impiegata e la precaria. Polemiche per le candidature gay Oggi sarà annunciata una nuova candidatura under 30: Pina Picierno GIOVANNA CASADIO ROMA - "Da piccolo sognavo di fare il cantante ma questi microfoni adesso sono troppi...". Fa una battuta per vincere l'imbarazzo, Antonio Boccuzzi l'operaio superstite del rogo alla Thyssen, spiegando le ragioni per cui ha accettato di candidarsi nel Pd, perché è giusto, dice, riportare la politica nelle fabbriche "ma non quella fatta di parole che a volte si perdono". E Loredana Ilardi, 32 anni, operatrice di un call center a Palermo, racconta la vita da precaria con 700 euro al mese, nonostante gli studi di giurisprudenza: "E c'è pure da essere contenti perché un call center in Sicilia è pur sempre un'alternativa di lavoro". Anche lei chiamata da Walter Veltroni ("L'ho conosciuto di persona solo domenica, e nella politica avevo perso speranza") nelle liste democratiche. Sono loro, insieme con Franca Biondelli, impiegata in una Asl piemontese, gli ultimi "acquisti" del segretario per la partita elettorale. Tre candidati-simbolo. Veltroni ne va fiero e li presenta in conferenza stampa rivendicando: "Il Pd è il partito del lavoro, dell'Italia che produce, che sta in piedi, che vuole portare in Parlamento le forze e l'energia della società". Chiede inoltre che prima del 13 aprile si approvi la legge sulla sicurezza sul lavoro. Quindi, nessuna contraddizione tra la candidatura dell'imprenditore Matteo Colaninno, capolista del Pd a Milano e quella degli operai e precari: "Naturale che nelle liste e in Parlamento stiano insieme operai delle fabbriche, operatrici del call center con imprenditori e rappresentanti dell'Italia che produce". Un pio desiderio per Fausto Bertinotti. Il leader della Sinistra bolla sarcastico lo sforzo di Veltroni: "Non si può mettere un confine alle aspirazioni... sarebbe meglio essere non il partito dei precari ma di quelli che vogliono cancellare la precarietà". In Piemonte per la verità, sulla Biondelli si scatenano i malumori nel partito: "Non siamo stati consultati, non c'è confronto". Oggi, altre novità: i Democratici pensano di reclutare Pina Picierno, ex responsabile giovani di Dl. Maretta poi, nel Pd sulle candidature lesbo-gay. Veltroni smentisce che non ci siano esponenti gay in lista: "Una stupidaggine. Una delle personalità più impegnate a favore dei diritti degli omosessuali, Paola Concia sarà nelle nostre liste". Per Arcigay tuttavia non è abbastanza, nel Pd e non solo: "Allo stato attuale non vi è nelle liste di nessun partito una reale rappresentanza del movimento gay-lesbico italiano". Agli stati generali sabato e domenica, a Bologna, Arcigay annuncia che deciderà sul voto. La mappa delle candidature nel Pd va delineandosi, anche se ci sono molte deroghe in ballo per Treu, Morando, Ranieri. Collocazioni certe per alcuni big: Rutelli al Senato in Umbria, la Turco forse in Abruzzo, Follini in Campania, Bindi in Toscana, Bonino, Damiano e Fassino in Piemonte. Nella giornata intensa di Veltroni, prima di partire per il tour in pullman nelle Marche, c'è tempo per la riunione dei parlamentari Pd in ricordo di Moro. Da qui un "affondo" a Berlusconi: "Moro fu un grande riformista, un leader accetta le sfide", mentre al capo dell'opposizione è mancata "la lungimiranza di fare le riforme per il bene del paese". A Falconara poi, Veltroni prevede:"Questo clima di fair play non durerà, I know my chicken, ma io non reagirò". A Fano una ragazza gli regala una miniatura dell'Atleta di Lisippo al centro di un contenzioso tra l'Italia e il Getty museum: "Riportacelo". E lui parla di "internet per tutti, come acqua e luce", della necessità del "patto per lo sviluppo" e infine: "Non capisco la sinistra contro la crescita".

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Odifreddi: "la chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo partito" - silvio buzzanca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Foglia di fico Il matematico aveva partecipato alla scrittura del manifesto dei valori. "Walter vuol tenere tutto insieme, per me è impossibile" Odifreddi: "La Chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo partito" Tra Berlusconi e Veltroni scelgo Walter. Voterò per il Partito democratico, ma non voglio essere la foglia di fico laica SILVIO BUZZANCA ROMA - Professor Odifreddi, ma ha deciso di lasciare il Partito democratico? "La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il discorso fatto da Veltroni davanti ai parlamentari cattolici del Pd. Mi sono sentito chiamare in causa quando ha parlato di "visione caricaturale" del rapporto fra laici e cattolici, di "visione anacronistica" o "superficialità". Veltroni invece di fare una scelta chiara di campo cerca di mettere insieme tutto. Ma come faccio io che sono un logico matematico che ha passato la vita insieme al principio di non contraddizione ad accettare tutto questo? Qui siamo di fronte alla dialettica hegeliana di peggiore specie. C'è un'unità di facciata: alla prima occasione i nodi verranno al pettine e litigheranno. Mi sembra tutto un pasticcio e io me ne vado prima. Comunque fra Veltroni e Berlusconi scelgo senza dubbio Veltroni". Ma lei sembrava molto impegnato? "Ero entrato nel partito quando ci furono le primarie. Mi chiamò Veltroni e benché avessi dei dubbi molto forti perché il partito nasceva dall'unione di ex comunisti ed ex dc accettai perché volevo verificare se le mie idee potessero trovare accoglienza. Sono stato chiamato nella commissione dei valori, dove questi valori bisognava metterli nero su bianco...". Franceschini dice che lei quel documento lo ha firmato. E adesso lascia il partito? "Franceschini e anche Castagnetti sono persone molto ragionevoli. Se nel Pd fossero tutti così ci sarebbe da leccarsi i baffi. Hanno scritto nel manifesto che il partito è laico, "ma" la religione deve avere una presenza nello spazio pubblico. Ho subito detto a Reichlin che se la formulazione rimaneva quella, io non avrei firmato. E infatti non ho firmato. Adesso vorrei che non mi si tirasse più in ballo come esempio della laicità del Pd. Magari Franceschini l'ha fatto in buona fede, ma non voglio essere la foglia di fico laica del Pd". Allora non ha sottoscritto... "No. Perché quei valori non sono miei. E comunque prima di lasciare ho aspettato che parlasse il "principe", il "re". Alla fine Veltroni ha usato quei termini, ha detto cose che mi fanno pensare che uno di noi due ha delle allucinazioni. Quando dice che la Chiesa non fa ingerenze, ma solo sollecitazioni, mi viene da chiedere dove viva Veltroni. Ma se solo qualche settimana fa, da sindaco, è andato in Vaticano e gli hanno tirato le orecchie. Quelle non sono ingerenze? E quando parla dei limiti che la scienza deve porsi mostra l'aspetto più bieco del clericalismo". Professore, ma perché a difendere i valori della laicità è rimasto un manipolo di scienziati nel disinteresse generale? "Perché sono latitanti i politici e i filosofi. Difendere la laicità toccherebbe a loro. Ma se ci guardiamo intorno, nel Pd per esempio, c'è gente come Cacciari. Ma quando parla mi sembra più papista del Papa. E poi va a difendere i valori laici a Porta a Porta. Il problema è che dopo la caduta del Muro le persone di sinistra si sentono orfane e afflitti da un senso di colpa che si trasforma in vergogna per il fallimento del comunismo. E alla fine tutti si sentono più papisti del papa. Sono rimasti solo i radicali e i socialisti".

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E berlusconi ci riprova anche fini capolista - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli Il centrodestra Due anni fa per il Cavalier pieno di preferenze per il Consiglio comunale E Berlusconi ci riprova anche Fini capolista Continua il dialogo con Mastella ANGELO CAROTENUTO Berlusconi e Fini in cima. L'idea è presentarsi in testa alla lista anche in Campania, dove appena due anni fa il Cavaliere fece il pieno di preferenze (13.538) per il Consiglio comunale di Napoli, un posto abbandonato alla vigilia della seduta d'insediamento. E poi continua il dialogo con Clemente Mastella, tentato dall'idea di entrare nel Pdl anche senza il simbolo dell'Udeur, di cui ad Arcore non vogliono neppure sentir parlare. Mastella potrebbe passare da solo dall'altra parte. Il Campanile, secondo il progetto dei vertici di Forza Italia, potrebbe essere recuperato insieme al simbolo del Movimento di Lombardo. "Per me rispondo io", la replica di Tommaso Barbato. Ma di Mastella parlano anche in casa Rosa Bianca, dove c'è chi pensa di schierarlo in tandem con De Mita al Senato. Ma per il Pdl, la Campania non è un nodo meno spinoso che per Veltroni. Intanto perché le forze satellite sono tutte guidate da leader che hanno radici e serbatoi di voto proprio in questa regione: Caldoro, De Gregorio, Mussolini, Pomicino, Rotondi, Scalera. Tutti, ovviamente, spingono per correre qui. Berlusconi ha chiesto di dire l'ultima parola su tutte le candidature. Aspetta di averle domani sul tavolo del suo ufficio ad Arcore. Per ogni candidato, ha chiesto un curriculum politico e professionale. Di una prima scrematura si sono occupati Bondi, Frattini e Scajola. E poi perché pure Fini spinge per avere in campo forze provenienti dalla società. è forte la tentazione di candidare in Campania il vice della Brambilla, il napoletano Massimo Nicolucci; dalla stessa area proviene il nome di Marcello Di Caterina. Tra le donne in crescita le azioni di Clorinda Boccia Burattino e Nunzia De Girolamo (coordinatrice cittadina di Benevento). Qualche freno è arrivato negli incontri di ieri su nomi che venivano dati per sicuri. Come l'ex senatore Salvatore Marano. Bondi ribadisce che in lista non vuole nomi coinvolti in inchieste della magistratura. Ma nei colloqui s'è sentito opporre che allora bisogna mettere in discussione le candidature di Sergio De Gregorio e Alfredo Vito, due uscenti. Se ne riparla oggi. A Napoli ambisce a un posto in lista anche l'ex capogruppo in Consiglio comunale, Salvatore Varriale, che ha maturato un rapporto personale di stima con Elio Vito, consigliere come lui nel '92 in città. Ad Avellino il Pdl va su Gargani. Nel casertano c'è chi spinge per l'amministrativista Carlo Sarro, ex sindaco di Piedimonte Matese. Ieri incontro a pranzo fra Emiddio Novi e Vincenzo Nespoli. La conferma degli uscenti è un criterio che pure An tenderebbe a osservare. In dubbio la posizione di Antonio Paravia. E dentro Forza Italia ci sono resistenze contro le candidature di Salvatore Gagliano e Salvatore Ronghi. Sono consiglieri regionali, dunque non candidabili in base ai criteri dettati da Roma. "Se vale per Fi, deve valere anche per An". Un sicuro ritorno in posizione blindata è quello di Luigi Bobbio, già un'esperienza in Senato, ora presidente provinciale del partito. Una candidatura avanzata nonostante lo scontro durissimo alle scorse amministrative di San Giuseppe Vesuviano con il forzista Ambrosio. Un altro possibile nuovo ingresso in Campania è quello del beneventano Gennaro Malgieri, ex direttore del "Secolo d'Italia", in procinto di lasciare il cda della Rai. Domani e domenica tornano i gazebo nelle strade. L'obiettivo è illustrare il programma del Pdl. E la Destra? Candiderà Santanché e Storace anche in Campania. Un posto in lista è stato offerto all'ex presidente della Regione, Antonio Rastrelli, per tre anni anche commissario straordinario all'emergenza rifiuti.

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Come pagare le riforme (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Come pagare le riforme Enrico Morando Programma Pd Qualche giorno fa Guido Gentili, a commento della campagna elettorale appena iniziata, ha scritto sul Sole24Ore: "Veltroni e Berlusconi dovrebbero rispondere ad una sorta di "etica della sostenibilità" per la quale - conti alla mano - non si promette nulla più di quanto si possa mantenere. Per l'Italia, una svolta senza precedenti". Se il buon "governo" si vede dal mattino, il Popolo della Libertà non pare affatto avviato sulla strada giusta: l'unica indicazione precisa emersa nei primi giorni di confronto sul programma, sembra quella a rimettere daccapo in pista lo Scalone previdenziale. segue a pagina 27.

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Epifani: crisi pericolosa ma la politica la sottovaluta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Epifani: crisi pericolosa ma la politica la sottovaluta di Felicia Masocco No agli allarmismi, ma per Guglielmo Epifani "neanche si può far finta di non vedere i segnali di crisi che arrivano dagli Stati Uniti". Lo scenario è preoccupante, ma "i programmi delle forze politiche lo stanno sottovalutando". Negli Stati Uniti tira aria di recessione. L'Italia corre rischi? "Sì, ci sono, anche se si cerca di tenere bassa la preoccupazione. Io credo invece che bisogna guardare la realtà che non dà segni incoraggianti". È la campagna elettorale che la tiene bassa? "Non solo. Mi riferisco a parte degli analisti, anche se operatori più attenti si rendono conto che la vera e propria crisi economica degli Stati Uniti, con il rialzo del valore dell'euro e dei prezzi delle materie prime, è destinata a incidere più di quanto non si dica nella situazione italiana ed europea. I programmi delle forze politiche secondo me sottovalutano questo scenario". Sono inadeguati ad affrontare la crisi? "Non hanno ancora incorporato la possibile dimensione dei suoi effetti. Aggiungo, anzi lo ribadisco, che la crisi politica, la fine legislatura è sciagurata. Nata per cause meschine finisce per lasciare il Paese senza governo per tre, quattro mesi mentre si dovevano completare processi legislativi, fare politiche di redistribuzione, aprire tavoli su prezzi e tariffe. I segnali di forte rallentamento dell'economia, avrebbero richiesto un governo nel pieno delle sue funzioni". Invece andiamo al voto. "Bisognerà aspettare il nuovo governo in una fase che avrebbe imposto di agire subito". Per esempio redistribuendo subito il tesoretto? "Sì, il surplus che la trimestrale con tutta probabilità confermerà, rivolto adesso ai redditi più bassi avrebbe in parte alleviato il calo dei consumi, sostenuto un po' la domanda. Dopo non avrà gli stessi effetti. E forse verrà messo in discussione da scelte fiscali di segno diverso". Maggioranza e opposizione non si sono messe d'accordo per intervenire sui salari. Un'occasione persa? "Esatto. E sbaglia il centrodestra a far cadere la possibilità, chiesta dal sindacato di utilizzare queste risorse subito, perché a maggio, quando si formerà il nuovo governo la prospettiva può essere più pesante di quella che il centrodestra immagina". Sull'extragettito Veltroni e Berlusconi dovrebbero accordarsi? "È quello che dovevano fare maggioranza e opposizione. Ma in Parlamento la convergenza del centrodestra sulle proposte della maggioranza non c'è stata". Qualche proposta elettorale potrebbe trasformarsi in una promessa impossibile da mantenere? "Mettiamola così: una manovra come quella contenuta nel programma di centrodestra di abolizione dell'Ici che oggi già interessa il 40% dei proprietari di casa, interviene sui redditi medio-alti, mentre la congiuntura e la domanda impongono di sostenere i redditi medio-bassi, da lavoro e da pensione. E se rallenta l'economia anche i margini per una manovra restitutiva saranno più ristretti: si dovrà scegliere "o questo o quello", non "questo e quello" come mi pare il programma del centrodestra proponga". La solita propaganda? "Ho citato il centrodestra perché il suo programma su questo fa una scelta che poteva essere compatibile con margini di finanza più larghi, meno con quelli che paiono profilarsi. Ma in ogni caso è evidente che gli effetti di questa crisi devono essere ancora metabolizzati dal complesso delle forze politiche. E, ovviamente anche dal sindacato. Vedo una campagna elettorale molto simile a quella di due anni fa, ma lo scenario è cambiato. Senza esagerare con il pessimismo, ma un'analisi seria va fatta". Ci sono i salari e ci sono i prezzi: si calcola una nuova stangata di mille euro per famiglia. Cosa si può fare? "Poco sulla parte che deriva dalla componente internazionale, dall'aumento del prezzo del petrolio. Anche se mi sembra sia più di tipo speculativo, un gioco sui derivati che si fanno sul valore del petrolio atteso, e che poi generano la spinta al rialzo. C'è poi la componente interna speculativa, legata alle reti di distribuzione, alle mancate liberalizzazioni, ai mancati controlli. E anche qui ci vorrebbe un governo. Il rischio è di avere meno reddito e prezzi più alti". Alla luce di questo, come valuta le scelte della Bce che a differenza della Federal Reserve pensa più a tenere bassi i salari che a tagliare i tassi? "La Bce in realtà oscilla tra due posizioni: una dice sosteniamo la crescita, l'altra stiamo attenti ai prezzi, quindi ai salari. Se penso all'esperienza italiana è una posizione del tutto incomprensibile perché il rialzo dei prezzi da noi non ha nulla a che fare con la dinamica dei salari... ...Anche perché qui non è come in Germania dove i metalmeccanici strappano aumenti del 5,6%. "Da noi non c'è alcuna componente salariale nell'andamento dell'inflazione. Anzi. Chi paga l'inflazione sono i salariati e i pensionati. Mentre ogni aumento del tasso di interesse, per l'esposizione del nostro debito, toglie risorse agli investimenti, o ai consumi o alla redistribuzione del reddito. Complessivamente esce fuori una previsione di medio periodo che può essere preoccupante. Non va generato allarmismo, ma neanche si può far finta di non vedere i segni di peggioramento". I partiti dovrebbero dire che si va verso un periodo di vacche magre? Per Montezemolo si dovrebbe parlale di emergenza. Va fatto? "Montezemolo avverte il peso delle aziende che esportano, più esposte alla crisi. Io credo sia necessario, da parte di tutti, un bagno di realismo. Questa crisi peserà di più su alcune aree, penso al Sud, e per affrontarla ci vorrebbe un governo con una propria idea su come rilanciare lo sviluppo, e che si ponga come primo obiettivo la ripresa della crescita. Certo non si potrà chiedere al salario e alle pensioni di fare una parte di sacrifici: sono già stati fatti". Come può rispondere il Paese? "Una parte è scosso nella fiducia, sconta condizioni di vita pesanti, un'altra guarda con volontà all'uscita da questa situazione. Bisogna guardare con lo spirito di chi vuole superare i problemi. Tocca alle forze politiche, al nuovo governo indicare le strade. E le parti sociali dovranno fare le loro proposte: temo però che questa situazione possa rendere più difficile il dialogo tra sindacati e imprese. Perché le imprese continueranno a insistere ancora di più sulla produttività. E il sindacato, che pure non si sottrae a questo ragionamento, non può non avere attenzione alla crescita generale dei salari. Ci saranno margini più stretti se il governo non usa la leva fiscale per sostenere la domanda di consumi e di investimenti. In questo nuovo contesto è sbagliata la scelta di alleggerire il fisco sui patrimoni. Tutte le risorse disponibili devono sostenere quelli che un tempo si sarebbero chiamati i "produttori", che assicurano lo sviluppo del Paese. E poi, per sostenere la domanda va fatto ordine nei sistemi a rete: i trasporti, la logistica, il sistema formativo, quello sanitario, le costruzioni, le infrastrutture che in una fase di rallentamento possono essere anticiclici. Questo presuppone un progetto per una fase che rischia di essere molto diversa da quella che ci si aspettava".

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La tragedia di Gravina e i giudizi sulla tv sul padre dei fratellini Cara Unità, al (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La tragedia di Gravina e i giudizi sulla tv sul padre dei fratellini Cara Unità, alla fine si è scoperto che i due fratellini di Gravina sono morti a due passi da casa. Il primo posto dove si sarebbe dovuto cercare. Nessun responsabile, anzi, un inquirente fa battute sul senno di poi, non avendo avuto senno prima. La terza vittima è il padre, rinchiuso in carcere, esposto alla berlina mediatica. A questo punto un paese civile chiederebbe scusa. Purtroppo Pappalardi è lo stereotipo negativo: maschio, meridionale, pregiudicato, carattere duro scostante. Nei servizi del tv ne tracciano un ritratto orribile, quasi a dire, forse non è colpevole, ma si merita il carcere. Luca Turati In caso di vittoria di Veltroni propongo di affidare al Pdl il ministero delle riforme Cara Unità, ieri sera mi chiedevo che ne diresti se Veltroni proponesse, in caso di vittoria, un ministro (solo un ministro) alla Pdl magari quello per le riforme istituzionali? Almeno per mezzo mandato, comunque con una logica istituzionale e progettuale in grado di condividere con il governo il percorso delle prime grandi riforme istituzionali. Sarebbe un bel segnale in campagna elettorale e sminerebbe le "basse" insinuazioni di chi per continuare la politica dei veleni e dei veti accusa di essere "inciucisti" ogni giorno che passa. Nessuna grande coalizione ma solo un ministro per condividere le scelte importanti per il bene dell'Italia.Andrea Severi Candidature Pd, sono fiero di Veronesi e dei Radicali Non mi manca De Mita Cara Unità, tra l'operaio della ThyssenKrupp, Antonio Bocuzzi e l'imprenditore Matteo Colaninno "uno dei due è di troppo", così ha sentenziato, con una delle sue battute ad effetto, Fausto Bertinotti, in riferimento alle candidature nelle liste del Pd. Purtroppo Bertinotti nell'enfasi della campagna elettorale, non si è reso conto di aver cancellato in un colpo solo l'importanza del confronto, del dialogo, la grande rilevanza di vedere un problema da angolature diverse, cercando di risolverlo partendo da posizioni contrapposte. Non è su queste basi che è nato il Pd? Un incontro di idee e valori anche diversi tra di loro, ma nel nobile tentativo del raggiungimento di un unico obiettivo. E allora basta con le contrapposizioni, con l'immagine caricaturale di uno scontro tra laici e cattolici! È bastato sentire il nome di Umberto Veronesi per far agitare le acque all'interno del Pd, stesso effetto in alcuni ha sortito l'accordo con i radicali. Io sono orgoglioso di avere in lista per il mio partito una persona di grande spessore umano e scientifico come il professor Veronesi e sono certo che sarà un arricchimento l'apporto storico e di valori del Partito Radicale. Sono d'accordo con le scelte che sta facendo Veltroni, mi fa piacere la candidatura della giovane economista romana, non mi mancherà affatto di De Mita. Giancarlo Pagliai Votiamo le liste che privilegiano nomi e volti nuovi Cara Unità, i nomi della politica non cambiano, e ancora la corsa per la quinta volta di Berlusconi è emblematica. Nello schieramento di destra i nomi rimangono sostanzialmente gli stessi: Fini, Gasparri, Bondi, Cicchito, Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli... La sinistra però non è da meno: Bertinotti, Pecoraro Scanio, Giordano, Diliberto, Mussi, fanno pendant con gli avversari. Con gli stessi nomi naturalmente non cambiano i comportamenti della politica che sono radicati nel tempo: raccomandazioni, privilegi, settarismo, bizantinismi, furbizie, poco pragmatismo e molta ideologia. Cosa possiamo sperare? Che l'antipolitica non prenda il sopravvento. Per questi "vecchioni" della politica qualcosa succederà. Non abbiamo la possibilità, con questa legge elettorale antidemocratica fatta dalla destra, di scegliere tra i candidati; proviamo allora a dare la preferenza alle liste dove in testa ci sono nomi nuovi. Potrebbe essere un'idea. Poi speriamo che i vari leader non ci infilino dentro dei De Gregorio, dei Turigliatto, dei Rossi, oppure ex brigatisti, corrotti, recidivi o condannati. Non dimentichiamoci che in democrazia (anche se in Italia è in cattivo stato) responsabili di ciò che succede siamo noi. Giorgio Boratto Noi ragazzi dello ZEN facciamo un appello a Veltroni per continuare a lottare Cara Unità, siamo dei giovani del quartiere ZEN che in questi anni all'interno dei democratici di sinistra ci siamo spesi per cambiare il luogo in cui viviamo. Abbiamo messo passione e coraggio, siamo riusciti a candidare uno dei nostri alla circoscrizione, Rosi Pennino, e abbiamo raggiunto risultati incredibili: mille voti solo nel nostro quartiere. La gente ci stima e ci segue, il nostro gruppo non è fatto solo da universitari ma anche da gente comune (pescivendoli, fruttivendoli, disoccupati... ). Gente che ha voglia di cambiare, che ha voglia di ribellarsi alla criminalità. Non combattiamo le nostre battaglie solo con il cuore ma anche con la testa, ispirati da quel "ma anche" tanto caro a Walter Veltroni. Dalla vicenda legata alla gestione dell'acqua alla creazione di spazi aggregativi, tutto questo lo abbiamo fatto stringendo i denti e tenendo duro perché vi assicuriamo che le critiche di una certa sinistra che ci vedeva collaborare con la chiesa o con l'amministrazione comunale non sono mai mancate. La nostra storia, da ex diessini, si conclude con le primarie del 2007. Siamo stati noi ad organizzare i gazebo presenti nella 7ª circoscrizione e a credere fortemente nella svolta. Oggi ci chiediamo: a cosa è servito tutto questo? Ad eleggere Rosi? La realtà che abbiamo costruito non può essere solo questo! La gente ci vota perché siamo riusciti a trasmettere, in un quartiere come lo ZEN, il nostro desiderio di cambiamento, la voglia di superare tutte le distinzioni e di guardare avanti con serenità, ma ci accorgiamo che forse non serve. Forse in questi anni saremmo dovuti stare nelle stanze dei bottoni o nella segreteria di qualche onorevole..., forse avremmo dovuto, anche noi, lavorare in un call center (anche se noi precari lo siamo dalla nascita), forse avremmo dovuto fare altro per essere considerati figli del partito democratico. Non è bastata la grinta e la passione, non è bastato aver prodotto dei risultati elettorali importanti e per di più eleggendo una donna dello ZEN, non è bastato far tornare i Ds primo partito nel quartiere dove la speranza è morta. La scelta di valorizzare chi lavora in un call center o il precario in tutta Italia è nobile, farlo qui è un po' meno perché in Sicilia anche chi lavora in call center è fortunato. Noi siamo tutti disoccupati e, a chi va bene, tocca qualche lavoro da muratore o del volantinaggio senza alcun diritto. Basta girare per Palermo per appurare le cose che diciamo. In una città dove è precaria anche l'acqua nei rubinetti quale valore assume candidare uno che almeno una vita normale ce l'ha? Obama vince negli USA, o perlomeno regge bene i colpi della Clinton, perché sa parlare all'America dei poveri e di quelli che, prima di essere liberi d'agire, sono liberi dal bisogno. Anche noi vogliamo un partito e un Parlamento che sappia parlare a chi non è libero dal bisogno, a chi non ha più la speranza. E, per fare questo, secondo noi, c'è bisogno soprattutto di chi le disuguaglianze e l'emarginazione le ha vissute sulla propria pelle.I ragazzi dello ZEN.

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Se Fede accarrozza Veltroni e Di Pietro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Se Fede "accarrozza" Veltroni e Di Pietro Molti anni fa, un giornalista di quelli veri, Tommaso Monicelli, si trovò sulla scena dove giaceva il corpo del bandito Giuliano. Vide che il sangue - incredibile a dirsi - era colato sul selciato, ma in salita, contraddicendo le regole della fisica e la versione ufficiale dei carabinieri. Iniziò così una controinchiesta che provò la montatura di comodo, ordinata dal governo. Il tele giornalismo non si pone dubbi: fino a prova contraria è stato il padre, Filippo Pappalardi, a uccidere i suoi figli. Lo dice il questore, lo dice il procuratore e tanto basta. La ricerca della verità è robetta di fronte ai molto più succulenti particolari orribili (il cemento "sotto le unghie dei bambini", i graffi sul muro della cisterna, la "loro agonia disperata in quel luogo buio e freddo", ciò "che resta dei loro corpicini" e altre piacevolezze), un festival del gossip da obitorio che fa più audience di San Remo. E, sempre per favorire l'audience (ma di Berlusconi che lavora "al piano nobile" del suo quartier generale), Fede ne ha inventata una non male: Veltroni non corre da solo, ma "accarrozzato" con l'infido Di Pietro. Accarrozzato? Ma che ci azzecca? Paolo Ojetti.

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Il riformista Moro padre dell'Italia bipolare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del L'INCONTROI gruppi parlamentari del Pd ricordano il leader democristiano Il riformista Moro padre dell'Italia bipolare Bruno Gravagnuolo Aldo Moro capostipite del riformismo di oggi. E anticipatore della democrazia dell'alternanza, dentro la "legittimazione tra maggioranza e opposizione". Persino figura chiave di riferimento del "processo fondativo della democrazia che è il compito del Pd". Commemorazione "finalizzata", quella di ieri alla Biblioteca del Senato in Piazza della Minerva, sullo statista democristiano ucciso dalle Br. Con le relazioni di Alfredo Reichlin, Leopoldo Elia e Walter Veltroni, e gli interventi di Antonello Soro e Anna Finocchiaro a nome dei gruppi parlamentari della Camera e del Senato, che hanno chiuso la loro attività col richiamo ad un anniversario chiave. E però, ricordava Soro, "non il caso Moro, coi suoi clamori e le sue dietrologie", bensì la politica di Moro. Le intuizioni e l'eredità. Apre Reichlin, che fa di Moro un Giolitti del dopoguerra. Questioni analoghe per fasi storiche lontane. Se tra fine e inizio secolo c'è con Giolitti il problema di allargare le basi sociali delle democrazia, superando chiusure retrive della borghesia italiana, anche con Moro si tratta di "ampliare la politica alle masse popolari". Prima col centrosinistra. Poi con la solidarietà nazionale e il compromesso storico, di cui Moro fu interlocutore. Moro per Reichlin è l'uomo dei "tempi nuovi", che tenta di allargare le basi ristrette del capitalismo italiano". Mentre "esplodono le lotte operaie". È il suo "anticomunismo democratico" a fare la differenza e a spiazzare l'anticlericalismo. Anche dentro quelle zone del Pci che confondevano "questione vaticana" e "attenzione ai cattolici". Una distinzione "sulla quale - dice Reichlin - Togliatti richiamò la mia attenzione", e in linea con "l'umanesimo laico di Gramsci". Insomma Moro si sporse verso il Pci, oltre la logica dei blocchi, contrastando minacce internazionali e interne. Le minacce di quell'Italia, che "come la destra di oggi, non s' era mai riconosciuta nel patto costituzionale e nelle sue basi popolari". "Abbiamo osato troppo?, si chiede Reichlin pensando a Moro e Berlinguer. E conclude: "Oggi abbiamo di fronte lo stesso problema: mettere insieme pezzi di popolo per la nuova italia". Come diceva Scoppola: "il Pd incarna il processo fondativo della democrazia italiana che subì un grave colpo con quell'assassionio, e che occorre portare a compimento". Ma la famosa "terza fase"? L'alternativa che Moro vagheggiava? Risponde Leopoldo Elia, che ricorda le varie fase dell'attività morotea, dalla Costituente, alla crisi del centrismo, al centrosinistra, fino alla "terza fase". Moro, per Elia, volle in anticipo il centrosinistra, strappando il consenso a Giovanni XIII: "facciano pure", disse il Pontefice, contro le resistenze del cardinal Siri. E volle la collaborazione con il Pci. E però, spiegò nell'intervista a Scalfari del 18 febraio 1978: "La Dc doveva uscire dalla gestione permanente del potere, accettare la possibilità di un avvicendamento. Collaborare transitoriamente col Pci per far fronte alla crisi - inflazione e ingovernabilità col Pci al 34% - per aprire un'altra fase dopo la grande coalizione: l'alternativa maggioranza/opposizione". Una sfida egemonica, imprevedibile nei suoi esiti, con la Dc che non rinunciava a sè... Ma aperta verso una diversa civiltà politica, senza veti. Sfida stroncata, nel contesto geopolitico in bilico tra pace e riarmo. Parla Anna Finocchiaro, che ricorda l'ingrato lavoro fatto col governo Prodi, il risanamento, il tentativo di chiudere la legislatura con la riforma delle istituzioni. Infine Veltroni. Che mescola ricordi personali e politica attuale. "Ascoltando il suo ultimo discorso parlamentare del 28 febraio 1978 a Radio radicale, mi impressionò la sua apertura, la percezione del bene comune, l'ascolto della società in movimento. In quell'Italia dentro la bufera terrorista". E il tasto su cui Veltroni batte è sempre quello: l'alternanza. "Stiamo facendo per via poltica e soggettiva col Pd, ciò che si doveva fare con la riforma delle istituzioni, volta al bipolarismo". Ecco "il correre da soli", senza veti. Per anticipare, con un "partito maggioritario", l'alternanza. Ciò che in Moro colpiva? "L'interesse generale". Il "senso della nazione" e delle necessarie rotture, "magari impopolari". Come nei "veri riformisti": Palme, Rabin, Craxi, Berlinguer. Quindi l'affondo contro Berlusconi: "È stato miope, doveva avere lo stesso coraggio di Moro e mettere da parte l'egoismo di parte, per collaborare all'alternativa... e invece rischiamo di trovarci ancora con la paralisi al Senato". Chiude Veltroni con l'elogio dell'uomo Moro: "Credeva che la politica senza senso del limite è barbarica e totalitaria. E che le ragioni della politica stiano fuori di essa: la bellazza, la pluralità, l'umanità". Da ultimo, citazione da Valery: "fare grandi cose come Moro vuol dire non rifare quelle del passato. Ma ritrovarne lo spirito. Grandi cose diverse, in tempi diversi".

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Ritorna il popolo del family day "due milioni di firme per meno tasse" - orazio la rocca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Assenti Pezzotta e Roccella, candidati alle elezioni. Il raduno domenica in 1.350 piazze Ritorna il popolo del Family Day "Due milioni di firme per meno tasse" "Siamo laici, abbiamo mandato le nostre petizioni a tutti i candidati premier" ORAZIO LA ROCCA ROMA - Torna domenica in piazza il popolo del Family Day al grido di "un fisco a misura di famiglia". Ma con intenzioni ancora più ambiziose rispetto alla prima edizione dello scorso anno quando al grande raduno di piazza San Giovanni in Laterano, a Roma, i partecipanti furono oltre un milione. Non ci saranno, per motivi di opportunità, i due portavoce ufficiali del 2007, Savino Pezzotta ed Eugenia Roccella, candidati alle elezioni del 13 aprile, il primo con la Rosa Bianca e la seconda con il Popolo delle Libertà. Stando a quanto filtra dalla sede romana del comitato organizzatore - il Forum delle Associazioni Familiari -, tra le adesioni spiccano finora i nomi dei campioni olimpici Sara Simeoni e Carmine Abbagnale e del regista Giulio Base. Ma l'elenco è destinato a crescere con possibili altri inserimenti di testimonial del mondo dello sport e dello spettacolo. Se all'esordio l'iniziativa - col tacito consenso dei vertici della Conferenza episcopale italiana - fu dedicata al tema delle politiche familiari - sintetizzato nello slogan "Più Famiglia" - senza toccare aspetti particolari, la seconda edizione sarà dedicata esclusivamente al fisco. Il manifesto ufficiale porta, infatti, il titolo: "Meno tasse per chi ha figli. Mettiamoci una firma". Rispetto al 2007 ci saranno altre novità, a partire dalla formula dell'evento: non ci sarà solo un raduno, ma se ne svolgeranno contemporaneamente 1350 in altrettante piazze italiane. I meeting ufficiali saranno sei: a Roma - il principale davanti al Colosseo con l'intervento di Base e in altre 80 piazze romane -, a Napoli (a piazza della Repubblica con Carmine Abbagnale), a Milano (in via Dante con la principessa Alessandra Borghese), a Verona (piazza Bra) con Sara Simeoni, a Parma e ad Assisi. Oltre 20 mila i volontari impegnati nelle piazze, dove "in migliaia di gazebo saranno raccolte le firme per una petizione popolare a favore di un fisco più a misura di famiglia e per la libertà di insegnamento", annuncia Giovanni Giacobbe, presidente del Forum delle Associazioni familiari. Le firme - che secondo le previsioni degli organizzatori dovrebbero toccare almeno i due milioni - saranno poi consegnate al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 15 maggio prossimo in occasione dell'anniversario del primo Family Day. "Sì, quest'anno sperimentiamo una nuova formula per cercare di coinvolgere a livello nazionale sulle politiche familiari - spiega Giacobbe - un numero ancora maggiore di cittadini rispetto al milione persone che lo scorso anno si radunarono a piazza S. Giovanni in Laterano". Non saranno invitati ecclesiastici né vescovi o cardinali. "Il Forum - puntualizza Giacobbe - è una istituzione laica, anche se vicina ai valori cattolici. Non abbiamo certamente coloriture politiche, ma abbiamo mandato petizioni a tutti i candidati premier delle prossime elezioni. Finora siamo stati ricevuti da Casini, Ferrara, Fini e Maroni. Siamo in attesa di poter incontrare Veltroni, Berlusconi e gli altri leader politici perché riteniamo che la famiglia è un tema che riguarda tutti. Senza distinzioni di parte".

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In alto adige rottura svp-sinistra sulle candidature (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Verdi volevano collegio per sé" In Alto Adige rottura Svp-Sinistra sulle candidature BOLZANO - Dopo la rottura con la Sinistra arcobaleno del Trentino Alto Adige, che ha deciso di correre da sola alle politiche, la Svp accusa i Verdi di avere fatto fallire la trattativa. "I Verdi hanno sottoscritto a Roma un patto con i comunisti e in Trentino Alto Adige hanno chiesto un collegio del Senato tutto per sé. Ma, visto che Bertinotti e Veltroni ora agiscono su fronti contrapposti, questo progetto non è andato in porto". L'Svp sta per stringere un patto con gli autonomisti trentini, la Margherita, il Pd e il Patt: "I senatori non si iscriveranno ad alcun gruppo e si limiteranno a tutelare gli interessi dell'autonomia. Nonostante la rottura la riconferma del senatore uscente Oskar Peterlini nel collegio di Bolzano - Bassa Atesina ha buone possibilità", ha detto Pichler Rolle. Questo nel quadro della linea "blockfrei", al di fuori degli schieramenti, decisa dal "partito di raccolta" degli altoatesini di lingua tedesca che invece nella legislatura che si sta chiudendo aveva appoggiato Prodi. "L'Obmann della Svp Elmar Pichler Rolle mente sapendo di mentire nei confronti dei Verdi e della Sinistra Arcobaleno", ha replicato il parlamentare dei Verdi Marco Boato. "La Svp pretendeva di avere gratuitamente tutti i voti del centrosinistra per eleggere a Bolzano (ma anche in Trentino) senatori "blockfrei", cioè svincolati da ogni schieramento politico e con le "mani libere" nel Senato. Noi abbiamo considerato questa imposizione letteralmente indecente e irricevibile, non solo per i Verdi e per la Sinistra Arcobaleno, ma per tutto l'elettorato del centrosinistra sudtirolese e trentino, che non ha nessuna intenzione di eleggere senatori "fuori dai blocchi" dal momento che è impegnato a battersi per impedire il ritorno di Berlusconi e del centrodestra al governo dell'Italia".

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Berlusconi rilancia il bonus bebè - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi rilancia il bonus bebè Oggi presentazione del programma. E domani parte il tour elettorale da Bari Abolizione dell'Irap, detassazione di straordinari e tredicesime GIANLUCA LUZI ROMA - Per presentare il suo programma Berlusconi ha scelto una location inconsueta: una severa sala da concerto a due passi dal Vaticano. Poi da domani mattina, incalzato evidentemente dall'attivismo e dal recupero nei sondaggi del suo avversario Veltroni, il Cavaliere comincerà con qualche giorno d'anticipo sul calendario previsto (il debutto era previsto per l'8 marzo a Milano) a girare per l'Italia: domani a Bari, poi Torino e Milano per "benedire" i gazebo del Popolo della Libertà. Il programma - definito nei particolari ieri in una riunione con Gasparri, An e Maroni, Lega - sarà più snello di quello del Partito democratico: una ventina di pagine, o trentacinque, secondo altre anticipazioni. Secondo le anticipazioni il programma - a cui ha lavorato soprattutto l'ex ministro dell'Economia Tremonti - è diviso in 7 missioni che a loro volta contengono diversi capitoli. I temi economici occuperebbero le prime pagine. La prima missione è "Rilanciare lo sviluppo". Sei capitoli: nuovo fisco per le imprese, sostegno al Made in Italy, infrastrutture e nuove fonti di energia, salari e stipendi, liberalizzazioni, digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Per le imprese il Pdl proporrebbe la graduale abolizione dell'Irap, la detassazione di straordinari e incentivi legati a incrementi di produttività, la graduale detassazione delle tredicesime. Tra gli interventi ci sarebbero anche la riforma degli studi di settore dal basso, i rimborsi Iva in tempo commerciale di 2-3 mesi, il versamento Iva dovuto solo dopo il reale incasso della fattura, l'eliminazione di alcuni adempimenti burocratici e fiscali, la non tassazione sperimentale per le nuove iniziative imprenditoriali e professionali, la graduale riduzione dell'Iva sul turismo. Al secondo posto tra le missioni c'è "Sostenere le famiglie, dare il futuro ai giovani": perfezionamento della legge Biagi e politica sulla "casa per tutti" con la possibilità per i giovani di accendere mutui lunghissimi, anche trentennali, con rate inferiori o comunque competitive rispetto a quelle di un affitto definito "sopportabile". Per le famiglie è previsto nel programma il "quoziente familiare" per il pagamento delle imposte, il ripristino del "bonus bebè", investimenti per gli asili nido, libri di scuola gratuiti. Il Pdl proporrebbe anche l'abbattimento dei costi dei mutui bancari, l'aumento delle pensioni più basse, e la distribuzione, attraverso i Comuni, dei beni di prima necessità alle famiglie che versano in situazioni difficili. Per "Scuola, Università e Ricerca" il programma propone la trasformazione degli atenei in fondazioni associative. Un capitolo infine è dedicato al federalismo, come ha confermato Maroni. Il Pdl, sistemate le quote di candidati tra Forza Italia e An, deve ancora riempire le ultime caselle destinate ai "cespugli". Come sempre c'è qualche malumore: Rotondi, Dca, vuole una pausa di riflessione "in famiglia", poi "decido lunedì". "Soltanto un fraintendimento" minimizza Fini. Anche la Destra si muove per le candidature: con Storace e Santanchè si presenterà la giornalista Paola Ferrari.

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Solo la sufficienza ai poster elettorali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ipr Marketing: gli slogan non hanno colpito gli italiani Solo la sufficienza ai poster elettorali ROMA - Sono stati efficaci i primi manifesti di Veltroni e Berlusconi? Gli italiani li hanno notati o sono già finiti nel dimenticatoio? In una ricerca di Ipr Marketing, i due slogan non hanno colpito la maggioranza degli elettori. Il primo 6 per 3 del leader democratico, quello che riportava lo slogan "Non cambiare un governo. Cambia l'Italia", è ricordato dal 40 per cento degli intervistati e il 60 % non se lo ricorda. E tra quelli che lo rammentano i più attenti sono i supporter della Sinistra Arcobaleno (il 51%), seguiti da quelli del Pd e del Pdl (39%) e infine da quelli della Rosa Bianca (32%). E il giudizio assegnato sfiora appena la sufficienza. La media dei voti su slogan, grafica, chiarezza, efficacia, originalità e "fa pensare" è proprio 6. Viene considerato molto chiaro ma poco originale. Il manifesto berlusconiano, quello del "Rialzati Italia", ha sollecitato un po' di più la memoria: se lo ricorda il 50% e i più attenti anche in questo caso sono gli elettori della sinistra arcobaleno (84%), seguiti dai fan del Popolo delle libertà (58%), dai democratici (46%) e quindi dai centristi (35%). Ma riceve un voto leggermente inferiore: la media si attesta sul 5,9. Anche in questo caso gli italiani lo hanno trovato chiaro, ma non originale.

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Democrat la sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Democrat la sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali Scegliere tra radicali e cattolici è roba vecchia Non sappiamo se Veltroni avesse previsto la semirivolta dei cattolici del Partito democratico di fronte all'accordo con i radicali. E se quindi avesse lanciato una sfida voluta e ponderata. Ma in ogni caso, se si guarda ai fatti, bisogna dire che la sfida c'è stata, e, per ora, ha avuto successo. L'assemblea convocata dai popolari - ma rappresentativa di tutti i gruppi cattolici, con l'eccezione dei prodiani - ha segnato un indubbio successo del leader; e, se ci è consentito dirlo, anche un punto a favore dei cattolici, che hanno saputo evitare estremismi e nervosismi. Con ciò certamente non si vuol dire che i problemi non ci saranno e non saranno di difficile soluzione. È importante però che sia stata nettamente chiusa la porta ai veti così come alle rivendicazioni o ai complessi minoritari. Ed è altrettanto importante che il discorso di Veltroni abbia segnato, pur con la prudenza necessaria, alcuni punti molto chiari: la necessità di trovare forme di convivenza politica tra diversi, l'affermazione dell'autonomia della politica e della sua responsabilità di decidere, il rifiuto di un uso strumentale della libertà di coscienza come puntello di una politica puramente identitaria. La scelta del Pd di candidare esponenti di battaglie laiche come i radicali e Veronesi è stata vista come un tipico esempio del "ma anche" veltroniano. È una lettura troppo facile. Anche in questo caso c'è una scelta netta e chiara, altrettanto chiara di quella fatta sui temi economici, inimmaginabile se solo si ricorda la vicinanza di Veltroni al correntone. Ma in questo caso la scelta non è e non può essere per l'una o per l'altra posizione. Chi chiede al Pd di scegliere o i radicali o i cattolici è fuori tempo e fuori registro. La scelta - del tutto analoga a quella che si fa nei grandi partiti europei - è per un soggetto politico capace di contenere posizioni diverse non perché è un caravanserraglio, ma per una autentica incorporazione del pluralismo. L'obiettivo quindi non è una impossibile sintesi etica, ma l'autonomia della decisione politica. Sembrano banalità, ma nella politica italiana purtroppo non lo sono, e non lo sono state soprattutto in questa ultima convulsa legislatura, che ha reso evidente, se ce ne fosse stato bisogno, che soggetti politici deboli sono in balia delle rivendicazioni identitarie di gruppi e gruppetti e perfino di singoli individui. Solo un soggetto forte può farsi carico di soluzioni equilibrate tra le diverse sensibilità etiche e tra le diverse identità. È una scommessa, naturalmente: una scommessa tra le tante della prossima legislatura. Ma nella sfida che Veltroni ha lanciato alle pigrizie intellettuali e ai riflessi condizionati del mondo cattolico, così come ne ha lanciate tante a tante altre pigrizie e riflessi condizionati della sinistra, c'è anche un'altra scommessa, non meno importante. Che è quella di andarsi a cercare con fiducia il voto degli elettori cattolici, scavalcando le tante cattedre e lobby di cui è ricco il panorama politico-culturale. Così come punta a conquistare il voto di tanti elettori di centro, il Pd punta al voto di tanti elettori cattolici, al di là dei veti e delle scomuniche. È la scommessa di tutta la campagna elettorale. Si vedrà se gli elettori cattolici esprimono un voto diverso dagli altri o se - come del resto fanno pensare i sondaggi - esprimono, come tutti gli altri cittadini, un voto le cui motivazioni principali sono non tanto la posizione sull'aborto o sulla vita, ma il complesso mix delle questioni economiche, fiscali, di sicurezza, e la credibilità del partito e del candidato premier nel comunicare un messaggio di fiducia nel futuro del paese. La stessa scommessa, del resto, la sta facendo dall'altro lato Berlusconi, con la decisione - anche questa una sfida - di rifiutare l'apparentamento con Casini. È un percorso di razionalizzazione della politica italiana, che alla fine potrebbe vedere la presenza dei cattolici arrivare a dinamiche simili a quelle riscontrabili negli altri paesi europei. Dove la fede religiosa può certamente essere una importante componente della scelta politica, ma non può sovrastare l'autonomia della politica, né sostituirsi all'esercizio collettivo e individuale della responsabilità del legislatore. 29/02/2008.

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Fantasmi un nodo irrisolto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Fantasmi un nodo irrisolto Per il Pd il socialismo italiano è una specie di ombra di Banco Però all'inizio c'è stato il rifiuto sbagliato dello Sdi Osservando questo primo scorcio di campagna elettorale dedicato alla formazione delle liste, alle alleanze e alle anticipazioni programmatiche, è difficile sottrarsi a una impressione diffusa che sollecita qualche riflessione: il berlusconismo inteso come politica dell'immagine, dell'esaltazione mediatica, degli effetti speciali, degli slogan più indirizzati a colpire la fantasia dei potenziali elettori che a convincerli; la concezione del partito-movimento che si identifica in modo totalizzante con la sua leadership rischia di "dilagare"; di divenire se non egemone, dominante (salviamo storicamente e culturalmente la differenza gramsciana tra egemonia e dominio). L'onda lunga della cultura-anticultura berlusconiana sembra, insomma, aver fatto proseliti anche tra coloro che l'hanno sempre avversata prima ancora che sul terreno politico, proprio su quello culturale. Intendiamoci, è evidente la differenza esistente fra il consumismo mediatico del berlusconismo e la consapevolezza della post-modernità del Pd. Ma il rischio che le linee di confine si annebbino e si sovrappongono c'è ed è anche forte. È possibile che questo possa essere il rischio da correre per mettere in campo con il Partito democratico una sfida innovativa in un panorama politico della sinistra altrimenti immobile e, almeno in parte, obsoleto. È possibile e, naturalmente, augurabile che una scelta siffatta porti voti; ma si deve essere consapevoli che il rischio di pagare un prezzo in termini di cultura politica e di concezione della democrazia è alto, molto alto. Mettere fine alla demonizzazione dell'avversario considerandolo tale e non un nemico è un bene, anzi un gran bene; ma non fino al punto di annebbiare le rispettive identità. Negli anni '90 abbiamo già vissuto una stagione all'insegna di un nuovismo senza innovazione. Il risultato è il quindicennio che abbiamo alle nostre spalle: una transizione permanente che è all'origine dell'attuale crisi sistemica dell'Italia. Il rinnovamento generazionale è doveroso, utile e necessario. Mettere ai primi posti nell'ordine di lista giovani imprenditori e giovani ricercatrici senza che possa esserci la controprova del giudizio popolare è pur sempre una scelta giusta, a condizione però di avere la consapevolezza del limite di innovazione che essa incorpora trattandosi di candidati-nominati. Lo sforzo di innovazione nei punti programmatici presentati da Veltroni è evidente e pienamente apprezzabile. Ma è difficile sottrarsi all'impressione che, nella realtà, tali contenuti non prendano corpo nella formazione delle liste e delle alleanze. La scelta di Veltroni di costruire un Partito "a vocazione maggioritaria" è stata giusta, coraggiosa e seriamente innovativa. Ma non si può negare che a partire dall'accoglienza data nelle liste del Partito democratico alla pattuglia radicale, all'alleanza con il simbolo di Di Pietro e, per converso, alla negazione di un'analoga alleanza con i socialisti, fa sì che su di esso gravino ombre su cui è utile riflettere. Il superamento della divisione tra laici e cattolici è uno degli asset fondamentali su cui è nato il Partito democratico. Esso va ricercato e costruito attraverso una forte e complessa elaborazione culturale e politica più che in una composizione di liste a cui partecipino esponenti delle posizioni più estremiste di un fronte e dell'altro. La scelta poi dell'apparentamento con la lista Di Pietro induce a più di una riflessione. Sembra difficile pensare che essa sia stata fatta solo per ragioni numeriche, anche se in campagna elettorale i voti pesano. Il rischio è che da un lato si sia di fronte a un riflesso condizionato di una vecchia cultura giustizialista, dura a morire, (che è cosa diversa della cultura della legalità); e che dall'altro lato si voglia accarezzare il pelo all'antipolitica grillesca. Da ultimo ma non ultima la questione socialista. Debbo dire che le preoccupazioni più volte espresse sul deficit di cultura liberal-socialista nel processo fondativo del Partito democratico si sono andate acuendo nel corso del tempo. So bene che vi sono ragioni che in parte rappresentano scusanti oggettive: l'errore, dello Sdi ora Ps, di chiamarsi fuori dal processo costituente del Partito democratico, rinunciando così a far pesare la forza della tradizione e della cultura innovativa del socialismo liberale che in Italia, aveva, con lungimiranza, anticipato elaborazioni politico-programmatiche che sono oggi patrimonio di tutto il centro-sinistra democratico-riformatore sia laico che cattolico. Ma questo errore politico dei socialisti organizzati nello Sdi non nasconde il fatto che il gruppo dirigente del Partito democratico ignori, se non respinga, nei fatti, anche al di là dello stesso rapporto con lo Sdi, ogni contributo culturale e politico che sia figlio dell'esperienza del socialismo militante italiano, vissuto con una sorta di "ombra di Banco" che si ritiene meglio cancellare piuttosto che, analiticamente, elaborare, storicamente e politicamente. 29/02/2008.

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Vocazione maggioritaria (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Vocazione maggioritaria La cultura secondo Rutelli Il ministro Francesco Rutelli ce l'ha messa tutta. Si è esposto in prima persona, anche linguistica, in operazioni che si sono rivelate figuracce, come il costosissimo portale per l'Italia. In altre, missioni semi-impossibili come il ricupero di molti beni culturali trafugati all'estero, ha ottenuto lusinghieri successi. In questi giorni ha dato alle stampe un piccolo libro in cui fa un bilancio del suo operato, che doveva essere l'oggetto di una conferenza stampa, cancellata per la crisi di governo. Il titolo è Memoria, bellezza e futuro e lo spirito è anti-morettiano: "La cultura non sia oggetto della passione soltanto di una minoranza degli italiani". Insomma, Rutelli, in perfetta sintonia con Veltroni, vuole una cultura italiana a "vocazione maggioritaria". Le prima pagine sono tremontiane: parlano dei tagli, oggettivi, che il governo Berlusconi ha effettuato per i bilanci del ministero dei Beni culturali. Però la considerazione generale del sistema Italia come paese festivaliero e culturale, che è sotto gli occhi di tutti, fin troppo, sembra divergere dall'attività che Veltroni ha accelerato con il "modello Roma": l'Auditorium nuovo divenuto "fabbrica" di San Pietro culturale, piena di festival della scienza, della matematica, del cinema e chi più ne ha più ne metta. Con Goffredo Bettini saldo al comando e bravo nell'attirare anche capitali privati. Rutelli, però, scrive che la "classe dirigente" nutre una considerazione bassa per la cultura italiana. E che in Italia "la cultura è rimasta ai margini della priorità nazionale". Veltroni che dice? 29/02/2008.

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Sicilia, c'è pure Alfano la grillina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"L'anti Finocchiaro" La candidata Vaffaday correrà contro destra e sinistra. Rita Borsellino la chiama: "Anch'io diffido dei politici" Cinzia Della Valle Palermo Dalle catene legate al cancello della Prefettura di Palermo per difendere i diritti delle vittime di mafia, al salto in politica, con l'ambizione di sedere nella poltrona che fu di Totò Cuffaro. Sonia Alfano è il terzo candidato ufficiale a governatore in Sicilia, dopo Anna Finocchiaro e Raffaele Lombardo. La figlia del giornalista ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto, il cui assassinio è rimasto avvolto nel mistero riguardo ai mandanti occulti, rappresenterà i "vaffanculo" di Beppe Grillo. Anzi, "il nuovo che avanza", ha detto l'Alfano, circondata dai "grillini" mentre si presentava di fronte ai giornalisti. Il tono che ha usato però sa un po' di vecchio, soprattutto quando ha accusato gli avversari: "La candidatura di Anna Finocchiaro mi ha stupito, è stata imposta dall'alto", meglio sarebbero stati "Rita Borsellino e Beppe Lumia" e poi "nel centrosinistra c'è anche un certo Crisafulli (il deputato diesse, rais di Enna sfiorato da un'inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, la cui posizione è stata archiviata)". E in sintonia col maestro Grillo, ha assicurato che "metteremo in rete, rendendoli pubblici, i nostri certificati penali" perché "noi chiediamo trasparenza e porteremo nella nostra squadra tutti i giovani, che nel tempo, hanno fatto politica studiando le delibere dei consigli comunali per comprendere cosa accadesse e portare alla luce del sole quanto veniva deciso a porte chiuse". Insomma una "prima" col botto, quella di Alfano, che non è piaciuta al Pd, soprattutto a Tonino Russo, vice segretario regionale. "Candidarsi è una cosa serie - replica - le parole di Alfano sono incomprensibili, il suo esordio scoraggiante". Tende la mano invece Rita Borsellino che in una lettera invita a Beppe Grillo scrive di condividere il "malessere nei confronti della politica-casta e dei partiti chiusi" ma non "la scelta di correre da soli in un momento così importante per la Sicilia". Il timore è che la lista di Grillo possa intercettare voti togliendoli al centrosinistra, avviato verso una campagna elettorale difficile dopo il ricompattamento a destra Fi-An-Mpa-Udc. Nella sinistra, soprattutto nel Prc, non è stato superato lo choc provocato dall'appello di Anna Finocchiaro di votare per il Pd o per il Pdl alle politiche. Bertinotti si è già chiarito con Veltroni, ma il malessere in Sicilia c'è, tant'è che il leader di Rifondazione Rosario Rappa non dà per scontato l'appoggio alla senatrice del Pd e auspica un chiarimento nella riunione che i segretari dei partiti avranno martedì con la Finocchiaro. Un faccia a faccia che arriverà dopo l'apertura ufficiale della campagna elettorale, domani ad Agrigento. La cornice sarà la Valle dei Templi, scenario che supera quello usato, come sfondo, da Veltroni, in Umbria. Per la verità il Pd si aspettava di esordire in casa, in una città che fino a tre giorni fa governava, assieme al sindaco Marco Zambuto. Invece, si troverà in terra "nemica". Zambuto, dopo mesi di covata, ha abbracciato Berlusconi, regalando il suo progetto di "rinnovamento" al Pdl, voltando le spalle agli alleati che lo hanno sostenuto nella campagna elettorale e poi in giunta. Dal Pd assicurano che "Zambuto è ormai il passato". Il centrosinistra, ad Agrigento, passerà all'opposizione, anche se conta appena quattro consiglieri su trenta, mentre Enzo Napoli, della segreteria organizzativa del partito esclude "accordi o larghe intese". La mossa di Zambuto, "il trasformista" come lo definisce il vice ministro ex Ds Angelo Capodicasa, ha spiazzata la stessa giunta agrigentina. "Non so pronunciarmi - dice Piero Luparello, il suo vice sindaco ed ex Udc - aspettiamo che torni da Roma per capire cosa succederà".

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Tv, par condicio addio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tv, "par condicio" addio Un accordo tra Pd e Pdl fa saltare i "faccia a faccia". Decideranno Rai e Agcom. Per la Sinistra arcobaleno è "emergenza democratica" Matteo Bartocci Roma Alla fine di uno scontro durissimo in vigilanza Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi e vicepresidente della commissione, può stappare lo champagne: "Finalmente abbiamo certificato la morte della par condicio, una legge bavaglio ormai inapplicabile". E' il risultato del documento approvato ieri dalla commissione parlamentare di vigilanza Rai sulle regole per la campagna elettorale fino alla chiusura delle urne. Al centro due questioni importanti come i "faccia a faccia" tra i candidati premier e la tribuna politica fatta da conferenze stampa con cinque giornalisti. Come risultato la norma che il centrosinistra ha presentato per anni come un baluardo della democrazia viene di fatto cancellata dal gioco di sponda bipartitico tra Pd e Pdl. E le polemiche nella ex Unione sono feroci. Alla Sinistra che protesta, il capogruppo del Pd in commissione, Fabrizio Morri, ha risposto che "non è la tv che decide le elezioni". Peccato lo tradisca la cura successiva nel normare (o nel non normare) il confronto elettorale. A carte scoperte, Veltroni voleva solo il confronto con Berlusconi e il Cavaliere nemmeno quello. Ma l'accordo contro tutti gli altri alla fine ha tenuto. "Era smaccato un clima di intesa tra i due partiti", riferisce uno dei deputati di Sinistra. A inizio seduta, infatti, il Pd ha timidamente insistito per un confronto tra i leader dei "gruppi parlamentari più consistenti". Norma giudicata inammissibile dalla presidenza perché contraria alla par condicio. La convinzione del Pd era talmente scarsa che il destro Storace, da ex Epurator, ha subito mangiato la foglia: "Abbiamo capito che non volete nemmeno correre il rischio che sia approvato ma allora leviamoci questo dente". Detto e bocciato. E qui iniziano i pasticci. Il risultato ha del paradossale: in una serie di veti incrociati la commissione approva il principio dei "faccia a faccia" ma senza indicare i criteri con cui verranno fatti. Il Pd approva solo il primo comma di un emendamento presentato da Beltrandi (Rnp) e Migliore (Prc) ma subito dopo boccia insieme alla destra la sua applicazione, cioè un confronto in tre serate tra 4 candidati scelti per sorteggio. Il risultato finale più probabile è un'unica puntata monster (su Raiuno tra le 21 e le 22.30) con i 10 e passa possibili premier. Un'accozzaglia che certo non smonterà il voto utile a favore dei due "big". Le regole fissate sono talmente vaghe che in teoria potrebbe essere direttamente il cda di viale Mazzini a decidere se e come invitare i politici al confronto. Non a caso, la Sinistra vuole vederci chiaro e per protesta ha abbandonato l'aula. Negli stessi minuti, i segretari di Prc, Pdci, Verdi e Sd spediscono una lettera ufficiale al presidente della commissione Mario Landolfi denunciando l'"emergenza democratica". Mussi, Diliberto, Giordano e Pecoraro Scanio non esitano a parlare di "un black out informativo che sta oscurando tutte le forze politiche al di fuori del Pdl e del Pd". "La disparità di trattamento riservata ai candidati e ai programmi dei diversi partiti - aggiungono - è in netto contrasto con la par condicio e con la Costituzione". Analoga denuncia, assicurano, sarà inviata anche all'Authority per le tlc (Agcom). Anche Bertinotti alza i toni, definendo "invasiva" la campagna del Pd aiutata dalla "complicità del sistema delle telecomunicazioni". La questione è meno peregrina di quanto appaia ai profani, perché il medesimo regolamento si applica anche alle tv private e alle amministrative, dove spesso le tv locali sono decisive. E' chiaro che aver lasciato regole così "lasche" favorisce ancora una volta i grandi partiti a scapito dei piccoli. Anche se non riguardano i Tg, i dati raccolti dal centro di ascolto dei radicali li pubblichiamo qui a fianco e ognuno si può fare un'idea. Altro scontro tragicomico sulle conferenze stampa. Il Pdl ha chiesto che a concludere la campagna elettorale fosse Berlusconi in quanto "sostenuto da più parlamentari al momento della presentazione delle candidature". Idea respinta. Come quella del Pd che voleva spostare la conferenza di Romano Prodi per prima in modo da capitare il più lontano possibile dalle urne. Bocciata anche questa. I candidati si presenteranno in tv per sorteggio e a concludere sarà, come voleva Berlusconi e come vuole il galateo istituzionale, il presidente del consiglio uscente.

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ROMA - Al Pd non basta essere il partito della buona educazione tra laici e cattolici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - "Al Pd non basta essere il partito della buona educazione tra laici e cattolici. Riconoscere la laicità dello Stato e la rilevanza pubblica delle religioni è giusto, ma troppo poco. Veltroni ha parlato di laicità eticamente esigente: ecco, è l'inizio di un percorso. Senza un pensiero nuovo, senza un metodo condiviso, senza forti valori comuni, il Pd rischia di farsi travolgere dall'irrompere nella politica di nuove questioni antropologiche". Pierluigi Bersani è da tempo uomo del dialogo tra la sinistra e i movimenti cattolici. E non a caso accenna alla "questione antropologica". È la formula che la Cei ha scelto per marcare la propria svolta negli anni '90. Bersani dice: "La sinistra, con il suo umanesimo, non deve aver paura di un confronto alto con chi professa la fede in un Dio-persona. Anche gli scritti di Benedetto XVI su fede e ragione sono incoraggianti. Purché si tenga insieme ragione e ragionevolezza. E non è ragionevole, secondo me, arroccarsi sui principi non negoziabili. Dobbiamo invece negoziare. La politica deve trovare sintesi nuove. Altrimenti sulla bio-scienza, o sulle manipolazioni della vita, le soluzioni le troveranno i laboratori cinesi o inglesi e le imporranno al mondo intero". Onorevole Bersani, la polemica è riesplosa dopo l'accordo tra il Pd e i radicali. È stato giusto farlo? "Non so se l'intesa sarà conveniente sul piano elettorale. Né se i radicali sono integrabili nel Pd. Ma un partito come il nostro non può non avere un istinto di apertura. E poi abbiamo uno statuto, un codice etico, una carta dei valori: il confronto quotidiano avrà i suoi punti fermi". Non avverte il rischio che, per includere culture diverse, il Pd riduca il comune denominatore sui valori? "Sarebbe il fallimento del progetto. Berlusconi ha detto che il Pdl è un partito monarchico, ma al tempo stesso anarchico sulle scelte di rilevanza etica. È stato sincero. Noi però dobbiamo tenerci quanto più lontani da questo modello". Ma come tenere insieme i cattolici che non negoziano sui principi e i laici irritati per l'"interventismo" della Chiesa? "Eppure c'è spazio, anzi necessità, di un lavoro comune. C'è una nuova questione sociale, fondata su inedite e più drammatiche diseguaglianze. C'è bisogno di un nuovo senso civico, che comprenda una consapevolezza dei doveri. Ma anche sulle questioni che riguardano la vita e la morte, i limiti della scienza e l'integrità dell'uomo, dobbiamo e possiamo trovare punti di condivisione. Nel metodo e nel merito. Se il Pd non fa la sua parte in questa impresa viene meno alle proprie ragioni". Ammetterà che allo stato è poco più di un auspicio. "Negli anni '70 la violenza sulle donne rientrava nei reati contro la morale: oggi nessuno dubita che si tratti di reato contro la persona. Non sono cambiati i dogmi. È cambiata la cultura. Non è vero che gli steccati sono per sempre. Peraltro, la società e la scienza è sempre lì a rimettere in discussione le decisioni legislative". Il cardinal Ruini ha detto che le scoperte scientifiche impongono una revisione anche della legge 194. "La legge 194 ha avuto una buona attuazione. Ha accompagnato un processo di riduzione dell'aborto in Italia. Aggiornarne l'applicazione sulla base delle scoperte scientifiche può essere utile. Ma il metodo resta valido. Quando Ferrara parla di moratoria contro l'aborto, di fatto intende l'estensione mondiale dei principi della 194". Ma Ferrara e i cosiddetti "atei devoti" non sono la prova che a destra la Chiesa può ottenere di più. "Ferrara non ha inventato nulla. Dice le stesse cose che dicevano certi massoni un secolo fa. Questa non è la competizione che può interessare il Pd". Qualcuno dice che il cattolicesimo democratico è finito. Lei è d'accordo? "Può darsi che alcune categorie del cattolicesimo democratico facciano parte di un ciclo concluso. Ma il metodo di quei cattolici, il metodo che ha portato alla Costituzione, è ancora vitale. Perché richiama la politica all'esigenza, anche sofferta, di mediazione tra le tue convinzioni etiche e religiose e l'autonomia di una politica chiamata a decidere per tutti. C'è una nuova stagione dei diritti davanti a noi. Lo dico anche alla sinistra. Il caso Welby è stato troppo rapidamente archiviato. Che libertà c'è quando cresce troppo la dipendenza dell'uomo dall macchina? Che libertà c'è se la genetica può sconfinare nelle creazioni di uomini secondo standard prestabiliti? Questa è politica. È gran parte della politica di domani".

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ROMA L'accordo è praticamente fatto, mancano solo dettagli. Uno è il nome che probab (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ilmente conterrà la parola "centro" ma non "costituente". Il simbolo sarà lo Scudocrociato e indicherà Pier Ferdinando Casini premier. Udc e Rosa Bianca si sono intesi, la strada è finalmente in discesa. Il segretario sarà Savino Pezzotta, che è il primo, però, in serata a tirare il freno e a raffreddare certi entusiasmi: evidentemente la trattativa ha bisogno ancora di puntate e rilanci. Spiega: "Con l'Udc stiamo discutendo, si sono fatti passi avanti, ma l'accordo non è chiuso. Spero che si riesca a raggiungerlo, ma non abbiamo ancora definito le candidature ed il simbolo". Poco prima Mario Baccini era stato meno reticente: "Per noi può partire la costituente di centro. È importante il progetto politico, il resto verrà. Proponiamo che Savino Pezzotta sia il coordinatore di questa fase costuitente. Il soggetto è aperto anche ad altri apporti, in particolare attendiamo il sì di Ciriaco De Mita". E ancora: "Non vogliamo rifare la Dc ma ci siamo messi in discussione e senza paracadute abbiamo lanciato la sfida di rompere questo schema bipolare malato", per "offrire una alternativa agli italiani che non si rassegnano a votare o lui o l'altro". Baccini assicura che la Rosa Bianca si presenterà in modo autonomo alle amministrative. E per quanto riguarda Roma, promette "grandi novità" per i prossimi giorni. Quindi, non è una fusione ma più un apparentamento, in cui nessuno viene "azzerato". Racconta Vietti: esiste il problema molto serio delle liste autonome a livello locale che è necessario armonizzare per evitare confusione per gli elettori. "In queste cose non ci vuole fretta, perchè la fretta è cattiva consigliera. Abbiamo ancora quattro giorni per la presentazione delle liste". "Non vogliamo rifare la Dc, ma ci siamo messi in discussione". L'obiettivo è combattere il bipartitismo di Pdl e Pd, l'"inciucio" tra Berlusconi e Veltroni, dando fondo a quell'area di elettori moderati e di centro che non vogliono essere accumunati al fronte populista e ad un centrosinistra contraddittorio. "Noi per primi abbiamo abbandonato i confort degli schieramenti e senza paracadute abbiamo lanciato la sfida di rompere questo schema bipolare malato, per offrire una alternativa agli italiani che non si rassegnano a votare o lui o l'altro", spiega Baccini. Anche De Mita che ha abbandonato il Pd per essere stato "pensionato" sarà della partita: i centristi lo vogliono al Senato per cercare di prendere il quorum in Campania dove Ciriaco ha il suo serbatoio di voti. Con i nomi e le liste c'è ancora da fare. E non si capisce se Tabacci, dopo aver fatto un passo indietro come candidato premier della Rosa Bianca, abbia tolto il veto su Cuffaro. C.Rz.

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ROMA - La commissione di Vigilanza sulla Rai non trova l'accordo sui duelli tv tra candidati pr (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Emier. Le norme varate (contrarie FI e An) obbligano Viale Mazzini ad organizzare i confronti ma, non essendo stato approvato un criterio che li regoli, si tratta di trovare le modalità. Difficile vedere Berlusconi e Veltroni confrontarsi faccia a faccia. Possibile, ma altrettanto complicato, il "modello assembleare: 10-12 candidati in studio, un giornalista Rai e alcuni colleghi di altre testate a fare domande in prima serata su Raiuno negli ultimi dieci giorni del voto. Insomma, il gioco dei veti incrociati blocca il duello tv. La Rai deve ora valutare: possibile che convochi la presidenza della Vigilanza e gli staff dei leader per trovare un'intesa che ora sembra lontana. La commissione, nella burrascosa seduta di ieri, ha comunque approvato il regolamento per l'applicazione della par condicio dal 10 marzo alla conclusione della campagna. Per i candidati premier ci saranno le conferenze stampa (60 minuti tra le 21 e le 22,30 su Raiuno da inizio aprile), per i rappresentanti delle liste le interviste che si concluderanno con quella di Romano Prodi, premier uscente, che il Pd voleva far parlare per primo. Probabilmente per marcare la discontinuità tra la campagna di Veltroni e il governo. Bocciato poi l'emendamento del Pdl che dava a Berlusconi l'ultima parola. Per il presidente Mario Landolfi, relatore del testo, i faccia a faccia sarebbero stati antistorici. "Vorremmo fare gli americani, ma americani non siamo - dice alla fine della riunione - e per applicare la par condicio fino in fondo nei faccia a faccia tutti si sarebbero dovuti confrontare con tutti così da averne almeno 45, cosa che avrebbe messo in seria difficoltà la Rai". Scontenti a destra come a sinistra, resta da registrare anche la polemica di Bertinotti contro Veltroni: "La sua campagna è invasiva. Sta sulla scena con una grande potenza di mezzi".

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Benedetto centro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità ELEZIONI / LA PARTITA DEI CATTOLICI benedetto centro Di marco damilano gli incontri di ruini. l'attivismo dei vescovi. le prese di posizione dei media cattolici. cos la chiesa interviene nella campagna elettorale. per sostenere casini. farsi largo nelle liste di berlusconi. e strappare voti a veltroni Eminenza, da chi andremo?... Come discepoli senza guida, come agnelli abbandonati in mezzo ai lupi, deputati, assessori, consiglieri regionali in cerca di conforto si rivolgono al loro leader: il cardinale Camillo Ruini. Nel fine settimana, per esempio, è salito in Laterano per chiedere lumi il presidente dei medici cattolici Vincenzo Saraceni, assessore alla Sanità della Regione Lazio ai tempi di Francesco Storace in quota Forza Italia. Il professore aveva a cuore una domanda: restare con il Cavaliere nel nuovo partitone di centrodestra oppure seguire le sirene centriste di Pier Ferdinando Casini? Il cardinale ha cancellato i dubbi: per carità, ognuno resti dov'è. Nessuna concorrenza al centro va incoraggiata. Il nemico è un altro. Il nemico è individuato con la consueta schiettezza dal direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga:"Basta un solo radicale per portare lo scompiglio, figuriamoci otto o nove deputati. Ma chi li ha messi in lista? Lui, Veltroni!". E Umberto Veronesi, capolista del Pd in Lombardia? "è il portabandiera dell'eutanasia, il leader della dolce morte e del suicidio di Stato", ha tuonato il padre dai microfoni della popolare emittente nella rassegna stampa del 26 febbraio. In sintonia con quanto aveva scritto il giorno prima 'Famiglia cristiana': "Questo Pd è un pasticcio veltroniano in salsa pannelliana". Un attacco che ha stupito l'ex sindaco di Roma: "Non me l'aspettavo. Con il settimanale dei paolini ho sempre avuto un buon rapporto, sono stato loro editorialista". Non era prevedibile, in effetti, che il Pd finisse sotto il tiro dei tradizionalisti di Radio Maria 'ma-anche' degli ex progressisti di 'Famiglia cristiana', sempre più legati al segretario di Stato Tarcisio Bertone. Un fuoco di fila che testimonia l'importanza della partita del 13 aprile, vista nell'ottica vaticana: in gioco c'è la rilevanza dei cattolici nel Paese scelto da papa Ratzinger come modello per l'Occidente, l'unico dove la Chiesa non sia "morente". Almeno in apparenza. Su questo punto Ruini e Bertone sono d'accordo: la politica è il terreno privilegiato per difendere la presenza cristiana in Italia. Sono giorni di grande attivismo per l'ex presidente della Cei. Strategie, alleanze, nomi da candidare, rapporti personali da ricucire. C'è lo scontro tra Casini e Berlusconi. La guerra tra gli aspiranti leader dei partitini di centro, Bruno Tabacci e Mario Baccini contro Totò Cuffaro. L'ingresso dei radicali nel Pd che conferma la diffidenza che una parte della gerarchia ecclesiastica ha sempre nutrito nei confronti di Veltroni. Come se non bastasse, la micro-lista anti-aborto di Giuliano Ferrara che "rischia di sottrarre voti ad altre liste storicamente già affermate, dove la presenza dei cattolici è collaudata", si è allarmato il direttore di 'Avvenire' Dino Boffo. Traduzione: l'Elefantino potrebbe togliere voti all'Udc. E già: per anni gli atei devoti sono stati gonfiati a dismisura da Boffo e i suoi. E adesso che arrivano a inginocchiarsi per baciare la mano al papa vengono mollati in nome dell'aritmetica elettorale. Per forza: ai numeri il cardinale Ruini tiene moltissimo. Ha sempre evitato di farsi inchiodare alle percentuali di questo o quel partito. Contare senza mai contarsi, è il suo motto. Per questo nei giorni che hanno preceduto la separazione tra Berlusconi e Casini, Sua Eminenza è intervenuto in prima persona per evitare la rottura. La spaccatura però c'è stata e ora bisogna fare in modo che da un male possa nascere un bene. Il bene, per i vescovi, è l'accentuazione dell'identità cattolica da parte di Berlusconi, molto gradita nelle curie più influenti. Segnalata dalla candidatura di Eugenia Roccella nelle liste del Cavaliere: l'ex radicale, portavoce del Family Day lo scorso maggio, è una pupilla di Ruini. E poi nel Pdl c'è la new entry Angelo Chiorazzo, il vice-presidente della Cascina, la cooperativa di ristorazione vicina a Comunione e liberazione, nota alle cronache giudiziarie degli anni Ottanta. Candidato da Giulio Andreotti e da Gianni Letta, dopo anni di frequentazione con Mastella. Così intimo di Clemente da aver organizzato più di un incontro con il cardinale Bertone (per questa attività nell'Udeur lo chiamavano 'il vaticanista') e da averlo accompagnato sull'Airbus presidenziale nella famigerata gita a spese dello Stato al gran premio di Monza. Nomi che dimostrano come Ruini non abbia nessuna intenzione di farsi trascinare nella guerra tra Berlusconi e Casini. Ma il Vicario guarda con preoccupazione ai destini elettorali del partito di centro: se le cose dovessero andare male, per la Chiesa sarebbe un disastro. Per questo è arrivato il via libera al tentativo di Casini, nonostante le rivalità personali tra i capicorrente che fanno parte dell'impresa. La soluzione è lì, a portata di mano: "Casini ci mette la faccia, Pezzotta l'anima, Tabacci e De Mita la testa, Capaldo i soldi", elencano gli strateghi del nuovo centro. Il regista dell'operazione per la Chiesa è una garanzia: il professor Pellegrino Capaldo, già presidente di Banca di Roma, il talent scout di Cesare Geronzi che era suo direttore generale, il banchiere che concluse la trattativa con lo Stato sul buco del Banco Ambrosiano senza perdite per il Vaticano, vicino a Ruini fin dai tempi in cui aveva finanziato la costruzione di 50 chiese nella capitale. A poche ore dall'accordo, quando si era deciso di cancellare dal simbolo la parola centro per puntare a qualcosa di più evocativo, l'Alleanza popolare con un richiamo ai liberi e forti da cui nacque il partito di don Luigi Sturzo, l'antenato della Dc, Tabacci, Baccini e Savino Pezzotta sono tornati a metterla giù dura sulla candidatura di Cuffaro in Sicilia. Il vero obiettivo è un altro: il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, da sempre l'uomo di fiducia di Casini. Al suo posto Tabacci vorrebbe Pezzotta. Ma è difficile che Casini voglia privarsi del suo fedelissimo. Per aprire la campagna elettorale, il primo marzo, l'Udc di Cesa ha scelto l'auditorium di via della Conciliazione, all'ombra del Cupolone, gestito dalla società I Borghi. E chi possiede un bel pacchetto di azioni della srl? Cesa, sempre lui. Ci sarà lo sconto sull'affitto della sala, almeno. Faccende che ai vescovi interessano poco. Bisogna fare presto per mettere il soggetto di centro nelle condizioni di assolvere al compito assegnato: strappare voti al Pd di Veltroni. L'obiettivo, ragionano nelle curie, è offrire una nuova casa a quella parte di elettorato cattolico che considera Berlusconi come il male assoluto, ma che si trova a disagio a votare una lista con Emma Bonino. Preti, suore, laici che temono la scomoda convivenza. "Ho ricevuto una valanga di mail di protesta", racconta il deputato del Pd Francesco Garofani: "La nostra gente non l'ha presa bene: i radicali sono il nostro contrario, non solo sulle questioni etiche, ma anche su quelle economiche. E Casini potrebbe intercettare il voto degli scontenti". Per questo l'area cattolica del Pd ha riunito le truppe in un convegno con Veltroni. E prova a gonfiare le liste di credenti doc: il confederale della Cisl Pierpaolo Baretta, l'ex vice-presidente dell'Azione cattolica Ernesto Preziosi, il leader del Terzo settore Edo Patriarca. Nella speranza di tranquillizzare Ruini. Difficile che ci riescano, però. La novità di questa campagna elettorale, il Pd che corre da solo, mette in difficoltà anche la lobby ecclesiale. E c'è il timore che il 13 aprile possa segnare l'inizio di una nuova stagione anche nei rapporti tra la Chiesa e la politica italiana, non più segnata dall'egemonia cattolica. Dalle urne potrebbe uscire una situazione simile a Francia, Spagna, Germania, paesi dove i vescovi dicono la loro sui grandi temi, ma i leader fanno di testa propria, in modo laico. Quello che per le gerarchie è inaccettabile in Italia: Ruini lo chiama "il rischio dell'irrilevanza" dei cattolici. Un esito imprevisto per l'ex presidente della Cei che una settimana prima della caduta del governo Prodi aveva riempito piazza San Pietro di politici ossequiosi. è successo poco più di un mese fa e sembra già una cartolina ingiallita: aprile potrebbe significare il tramonto per il cardinale che amava la politica. n il borsino del voto Da questa settimana pubblichiamo le previsioni a confronto di quattro istituti di ricerca Ipsos Swg Demos-Eurisko Crespi ricerche (realizzato il 18/2) (realizzato il 18/2) (realizzato il 18/2) (realizzato il 18/2) Pdl 40,0 37,5-36,5 40,5 37,5 Lega Nord 5,6 6,0-5,5 4,5 5,5 La destra - 1,5-2,0 1,0 3,3 Udc 5,0 5,5-6,5 6,1 7,0 Rosa bianca 0,8 2,0-1,0 0,9 1,0 Udeur - 0,5 0,5 - Altri di cdx 0,1 0,9 - Pd 34,0 35,5-37,0* 34,8 31,0 Italia dei valori 3,8 (con Pd) 3,4 3,2 Radicali - 1,5-1,0 0,8 1,0 Partito socialista 1,2 0,5-1,0 0,7 1,5 Sinistra arcobaleno 6,5 8,5-7,5 5,8 8,0 Altri di csx - 0,5-1,0 - Altri 1,9 0,4-0,9 0,1 1,0 * Il valore relativo a Swg prevede Pd e Italia dei valori insieme Fonte: www.sondaggielettorali.it Il Pd si è fermato a Trento DI Enrico Arosio Nella provincia trentina la nascita del Partito democratico è stata rinviata al 2009 Con le mele più buone e le scuole più belle, paesaggio, cultura, vini, europeismo, il civile Trentino dovrebbe essere una Veltronilandia ad honorem. Invece no. è l'unica regione d'Italia (anzi Trento l'unica provincia; persino l'austriacante Bolzano ce l'ha fatta) dove il Partito democratico non è ancora nato. Nascerà, se va bene, entro dicembre 2009. Così gli elettori locali il 13 aprile troveranno sulla scheda della Camera il simbolo Pd, il partito nazionale che da loro non esiste. Per il Senato invece, dove vige l'uninominale, nei tre collegi trentini e a Bolzano ci saranno alcuni nomi frutto di duri negoziati con i simboli appaiati dei partiti italiani di centrosinistra, degli autonomisti e della Svp, mentre a Bressanone e Merano è arduo l'accordo con i candidati altoatesini. Un pasticcio tridentino con ciliegia tirolese. Fatiche immani per gli uomini più vicini a Veltroni e al progetto democratico, il senatore Giorgio Tonini e il sindaco di Trento Alberto Pacher. Chi frena è il più potente di tutti: il presidente della Provincia Lorenzo Dellai, l'inventore storico della Civica Margherita, il partito territoriale che ha lealmente appoggiato Prodi. Dallai soffre all'idea di vederla scomparire. Per seri motivi: in loco i rapporti di forza tra Margherita e Ds sono di due a uno, come neanche in Sicilia; la Margherita è un modello originale, federazione di forze territoriali cattoliche e laiche; senza di lei, giura Dellai, si perde. è stato lui, in questi anni, a tenere tutto insieme, evitando che tanti ex Dc e autonomisti se ne andassero con Berlusconi e che nella regione si sviluppasse una robusta Lega Nord. In breve. I democratici hanno tanta voglia e pochi voti; Dellai ha tanti voti e poca voglia. Così il Trentino fa un percorso a parte, ancorato a norme transitorie: Margherita e Ds hanno tempo di sciogliersi in due liste provvisorie per poi riaggregarsi entro il 2009 in un soggetto unitario regionale che non sarà "una sezione trentina del Pd" (Dellai) ma una forza territoriale confederata col Pd nazionale. Dellai è convinto che i partiti centralisti siano superati. Ma Tonini, Pacher, Gianni Kessler, il prodiano Gianclaudio Bressa e molti giovani della stessa Margherita vogliono accelerare il processo unitario e adottare presto il marchio 'democratico' come in tutta Italia. Proprio tra i giovani già circola un nome spiritoso: il Coniglio di Trento. Chi sarebbe? Ma Lorenzo Dellai, no? Il prudentissimo. Candidati da vetrina di Edmondo Berselli Più che il programma poté il candidato. Il candidato mediatico, il candidato da talk show e da show semplice, il candidato nepotista, il candidato giornalista, il candidato scientista, il candidato laicista, il candidato cattolicista. Vabbé che gli specchietti per le allodole ci sono sempre stati, ma una volta c'erano le preferenze, e le allodole si erano fatte furbe alla svelta. Se uno si trovava in lista, che so, Massimo Boldi alias Max Cipollino, poteva decidere in piena coscienza che cosa fare al momento del voto. Adesso invece no. Le liste bloccate designano candidati bandiera, che quindi vengono sbandierati e magari eletti. Candidati in divisa per la sicurezza democratica, come il prefetto Luigi De Sena, inviato a fare la guerra alla 'ndrangheta dopo l'omicidio Fortugno, capolista in Calabria per il Pd al Senato. O come il prefetto Achille Serra, candidatura trasversale di Walter Veltroni che ne ha "una grande stima", tralasciando volentieri il fatto che il prefetto fu deputato di Forza Italia nel 1996. Mentre Silvio Berlusconi candida il generale Speciale, quello fatto fuori da Padoa-Schioppa, immortalato in viaggi aerei e feste aragostane a Cortina, su pei monti, sui pei monti che noi andremo (ma quelli erano gli alpini, non i finanzieri). Eppure, dubbio amletico: serviranno a qualcosa i supercandidati? O è politichetta? Il sociologo Alessandro Cavalli, anima razionale, ha soprattutto dubbi: "Anche una figura indubbiamente prestigiosa come Umberto Veronesi può portare voti da una parte e perderli dall'altra". Cioè si guadagna il voto di Sandra Mondaini e di qualche laico distaccato, ma si perde qualche cattolico convinto. Forse può funzionare meglio il lato mondano e cinematografico, letterario e culturale, perché l'ambiente veltronico si pregia di fornire l'immagine di una densissima galassia intellettuale: ecco Paolo Virzì, ecco Ferzan Ozpetek, ecco il divo Sandro Veronesi, autore del dibattutissimo 'Caos calmo', e che dite di Gianrico Carofiglio, il sellerista (nel senso di Sellerio e di bestseller), inventore del 'legal thriller' all'italiana? Le soubrette tv di rango minore rappresentano il lato trash, per i lettori elettori da rotocalco, a partire dall'Angela Sozio, ex 'Grande fratello', nota per il mano nella manina del Cavaliere in Sardegna, per continuare con l'ex del Fratello piccolo, Katia Noventa. Una volta, quando c'era lui caro lei, si sarebbe parlato di nani e ballerine. Adesso, mah. Certo che di giganti non se ne vedono. Deborah Bergamini, l'uomo fiction Agostino Saccà e l'Alfredo Meocci, quello che "un errore ci è costato tanto" a noi contribuenti, ricevono dal Popolo della libertà il premio fedeltà, mentre il possibile ritorno da Strasburgo di Lilli Gruber è un trionfo del 'democrat chic'. Se poi con il Pdl, ci finiscono anche giornalisti pregiati come Fiamma Nirenstein, che una volta, tanto tempo fa, era molto di sinistra, e pure (chissà) Magdi Allam, occorrerà vedere se nel Pdl c'è ancora spazio per il gotico 'flamboyant' Paolo Guzzanti. Nel frattempo qualcuno ha criticato la candidatura nel Pd di Matteo Colaninno, ma il presidentino è dotato di personalità sua, e come guida dei giovani di Confindustria si è spesso fatto valere senza timidezze. Piuttosto, bisogna vedere se i 'figli di' saranno di qualche aiuto ai partiti. La biondina ventisettenne Marianna Madia, capolista 'democrat' a sorpresa nel Lazio è stata una trovata a effetto. Ma cosa porterà alla Rosa bianca il Giuseppe De Mita nipote di Ciriaco? E quale sarà l'apporto alla Destra storaciana di Falcao jr? è una fiera delle vanità: e c'è già da scommettere che quelli che saranno eletti, dopo qualche mese rilasceranno interviste dicendo quanto sono delusi. Quanto li ha delusi Veltroni. Quanto li ha delusi Berlusconi. Ma sia ben chiaro fin d'ora: non è mica colpa nostra, se loro si fanno eleggere.

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Riservato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità POPOLO DELLE LIBERTà a chi il partito? A fini Che farà Gianfranco Fini da grande? Tutte le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane lo vogliono alla presidenza della Camera, alla terza carica dello Stato per completare il percorso di accreditamento internazionale iniziato da anni, passato per Fiuggi, Gerusalemme, la Farnesina, e in vista della possibilità di traghettare la destra italiana nel Ppe. Ma quello di piazza Montecitorio sarebbe un depistaggio. L'offerta gettata sul tappeto dal Cavaliere l'8 febbraio scorso, quando il leader di Alleanza nazionale acconsentì a far confluire il suo partito nel Pdl, è un'altra, decisamente più ghiotta. "Gianfranco, io vado a Palazzo Chigi per l'ultima volta, poi facciamo un congresso fondativo del Pdl e tu farai il presidente del nuovo partito", ciò che, tradotto, significa investire Fini della leadership del centrodestra italiano. Non altrimenti si spiegherebbe la facilità con cui Fini ha superato, in poche ore, le tensioni dell'autunno scorso per aderire immediatamente al progetto unitario. L'accordo in questione, però, è stato secretato. Berlusconi lo ha chiesto come cortesia, perché in campagna elettorale non vuole che i colonnelli di Forza Italia che coltivano ambizioni da leader, Giulio Tremonti e Roberto Formigoni, possano storcere il naso. Il congresso che incoronerà Fini leader è fissato per dicembre 2008, Walter Veltroni permettendo. G. S. Attualità Archivio poco Venerabile Andreotti e Cossiga hanno annunciato la loro visita, magari per scoprire documenti della storia d'Italia sconosciuti anche a loro. Ma, almeno finora, non si sono visti negli uffici dell'archivio di Stato di Pistoia, dove due anni fa, l'11 febbraio 2006, Licio Gelli, l'ex grande maestro della P2, donò documenti, oggetti, libri e carteggi personali. Un archivio di grande importanza, al quale ha lavorato anche l'archivista Linda Giuva, moglie di Massimo D'Alema. La donazione a Pistoia, città natale di Gelli, suscitò molte polemiche, ma per ora sono appena un centinaio le persone che hanno chiesto di visionare la documentazione dell'ex venerabile della P2. Gelli, ormai novantenne, non si cura del quasi flop e continua a riversare sugli scaffali dell'archivio di Stato di Pistoia i suoi documenti personali, sicuro che, passate le polemiche, gli studiosi li apprezzeranno. M. La. Attualità Abu Pecorella Da Toumi a Daki, da Zarqaoui a Nassim, da Lofti a Faraj, sono saliti a 11 gli integralisti islamici condannati in appello dai giudici di Milano per terrorismo internazionale (articolo 270 bis) dopo essere stati assolti in primo grado. Dichiarati colpevoli di aver inviato kamikaze dall'Italia all'Iraq, si sono visti infliggere da quattro a dieci anni di reclusione con tre diversi verdetti: le ultime sette condanne sono state decise il 7 febbraio nel processo chiamato 'Bazar'. Ora può salvarli solo la Cassazione. Le tre assoluzioni in primo grado, che li qualificavano guerriglieri anziché terroristi, fecero gridare allo scandalo i più agguerriti parlamentari del centrodestra. Ma proprio quei verdetti sarebbero rimasti intoccabili, se nel frattempo la Corte costituzionale non avesse cancellato dall'ordinamento la legge-vergogna, intitolata all'avvocato-deputato-indagato Gaetano Pecorella, che proibiva ai pm, appunto, di contestare in appello le assoluzioni di primo grado. In attesa del 13 aprile, resta da capire se i forcaioli della Lega e i legalisti di An accetteranno la ricandidatura dell'avvocato di Berlusconi, che un gruppo di rivali interni ha prontamente ribattezzato 'Abu Pecorella'. P. B. Attualità Il sogno di Michele "Michele, è questo il partito che sognavi?" Brillano gli occhi a Michele Salvati, economista liberal tra gli ispiratori del Partito democratico, quando mostra agli amici il biglietto affettuoso che gli ha mandato dal palco Walter Veltroni durante l'assemblea costituente a Roma. Anche i prof hanno un'anima. Attualità GAFFES PARLAMENTARI la carlucci non ha il fisico Il 7 febbraio la ex presentatrice tv Gabriella Carlucci ha inviato una lettera a Romano Prodi sostenendo che Luciano Maiani, neo presidente del Cnr, aveva procurato notevoli danni alla credibilità internazionale di istituzioni da lui presiedute come l'Istituto di Fisica Nazionale e il Cern. La deputata forzista si spingeva a mettere in discussione i migliori fisici italiani, Nicola Cabibbo, Giorgio Parisi e Roberto Petronzio, accusandoli, al pari di Maiani, di non aver "prodotto nulla di scientificamente rilevante" e di essere solo "molto abili nel procurarsi posizioni di potere". A suo sostegno la Carlucci citava il premio Nobel Sheldon L. Glashow, fisico alla Boston University, attribuendogli giudizi negativi su Maiani e rivelando che lo scienziato aveva ostacolato la nomina dell'italiano al Cern. Pronta la replica di Glashow in un'altra lettera a Prodi: "I commenti che la signora Carlucci riferisce sono assolutamente falsi e maligni. Io e i miei colleghi abbiamo la più alta considerazione di Cabibbo, Petronzio, Parisi e dello stesso Maiani, luminari che possono essere considerati come 'gli eredi di Fermi'. Se c'è qualcosa che può danneggiare l'immagine del Suo Paese sono la volgarità e l'inganno di questi calunniosi tentativi di denigrare uno dei più esimi scienziati della Sua nazione". A. Gio. Attualità PUBBLICITà OCCULTA Puntura a Vespa Bruno Vespa e gli altri giornalisti-scrittori non potranno più presentare i propri libri in trasmissioni Rai: è una forma di pubblicità occulta. Parola definitiva dal Consiglio di Stato, che ha confermato la diffida emessa dell'Agcom, intervenuta dopo la messa in onda di una puntata di 'Quelli che il calcio' (Raidue), in cui il comico Maurizio Crozza intervistava Vespa, mentre le telecamere indugiavano sulla copertina del suo saggio 'Il Cavaliere e il Professore'. "Il fermo immagine del libro" è spiegabile solo nella "logica promozionale", sostengono i giudici. L'intervista ironica curata da Crozza non aveva bisogno del "supporto visivo del prodotto editoriale" e "seppure non sono state utilizzate parole che incoraggino espressamente all'acquisto del libro", si legge ancora nella sentenza, "l'esposizione insistita e ripetuta della copertina trova la sua ragione esclusivamente nella finalità promozionale, rafforzata anche dalla presenza dell'autore". G. Mas. Attualità BERLUSCONI E SARKOZY La belle équipe Berlusconi e Sarkozy si somigliano ("Stesso populismo, stesso istrionismo, stessa maniera di esibire la ricchezza") e il Cavaliere vincerà le elezioni. Così, da Parigi, il filosofo e italianista Robert Maggiori su 'Libération'. L'Italia si ritroverà, dopo l'interludio prodiano, con la solita "belle équipe" che vanta membri coinvolti in "affari di concussione, falso in bilancio, conflitti d'interessi, concorso in associazione mafiosa, prevaricazione, fuga di capitali ecc.". Tutto qui? Ma no. Fini? "L'ex fascista, l'eterno pretendente". Quelli della Lega? "Spaventosi, allucinati, impresentabili, quasi mai usciti dal paese di Tintin che chiamano Padania". Quanto a Berlusconi stesso, il furibondo Maggiori gli dà del crooner, del barzellettiere, seduttore di starlette e ambasciatore "di un'Italia folkloristica" divenuta "un Paese che non crede più a niente". Ma il peggio, insiste l'acceso opinionista, è che Berlusconi si è definito il modello cui Sarkozy s'ispira (da cui Berlusarko, termine caro alla gauche parigina). "Mamma mia! Si attende smentita", esclama Maggiori. Non è in ansia per l'Italia. Ma per l'Eliseo sì. E. A. Attualità UDEUR Un secondino per Mastella In carcere c'è chi ama Clemente Mastella e addirittura lo rimpiange come Guardasigilli. Si tratta di Donato Capece, fondatore e segretario del Sappe, il principale sindacato delle polizia penitenziaria. Ancora il 6 febbraio scorso, nel telegramma di auguri inviato al neo ministro Luigi Scotti, Capece sottolineava la "meritoria" opera di Mastella. Nel momento della difficoltà, insomma, l'Udeur ha trovato un amico. Così è nata l'idea di offrirgli una candidatura in tutte le circoscrizioni, nella speranza di raccogliere voti tra le 50 mila guardie carcerarie. Capece, che fa il sindacalista da pensionato, ci sta ovviamente pensando. F. B. Attualità Porno per 3 3 Italia ed Eutelia alleati nel nuovo business delle videochiamate porno. Lo si vede in una pubblicità che imperversa, dopo l'una di notte, sulla 7 Gold: gli utenti 3 possono fare una videochiamata a un numero 899 per vedere, sul proprio cellulare, video porno dal vivo del servizio Big Sister, su Xex.Tv, offerto da Eutelia spa. A costi fino a 3 euro al minuto, ci si collega a "un famoso locale di Praga" o si accede a "esclusivi video gay". Sullo sfondo di immagini da film porno, campeggia il marchio dell'operatore 3, che con Eutelia si divide gli introiti del servizio. La pubblicità ricorda che è "solo per clienti 3" e "se non hai un videofonino 3", rimandano al sito dell'operatore per acquistarne uno. Sul sito di 3 c'è pure una promozione rivolta agli utenti Big Sister. La società 3 fa notare comunque che sono state prese tutte le precauzioni (per mezzo di pin) per impedire ai minori le videochiamate bollenti. A. L. Attualità SIGNORNò Andò e tornò DI MARCO TRAVAGLIO Già la decisione del Pd di preferire Anna Finocchiaro a Rita Borsellino come candidata a governatore di Sicilia, senza passare per le primarie (vinte dalla Borsellino nel 2006), ha causato qualche maldipancia tra gli elettori. Ma i dolori di stomaco sono decisamente aumentati quando s'è appreso dalla stessa Finocchiaro, intervistata da 'Repubblica Tv', che il suo programma lo sta scrivendo un trust di cervelli guidato da Salvo Andò. Alcuni spettatori di buona memoria hanno protestato on line. E la Finocchiaro è sbottata: "Andò è una persona di grande livello culturale, un cultore di diritto pubblico. Non capisco.". Aiutiamola a capire: Salvo Andò, classe 1945, ex deputato e ministro craxiano, già docente nel prestigioso ateneo di Malta, ora rettore dell'università Kore di Enna e dirigente dello Sdi, è un personaggio - per così dire - controverso. Nel 1993 la Dda di Catania chiede l'autorizzazione a procedere contro di lui per voto di scambio con Cosa Nostra: i collaboratori di giustizia che hanno appena fatto arrestare il loro capo Nitto Santapaola raccontano come il boss latitante incontrasse Andò e lo appoggiasse alle elezioni. Claudio Samperi, che faceva campagna per Andò ricevendone buoni benzina e denaro contante, spiega che l'onorevole ricambiava con "favori nei processi". Giuseppe Puglisi, braccio destro di Santapaola, conferma. In uno degli ultimi covi della latitanza del boss la polizia trova un cartoncino intestato 'Camera dei Deputati' con una scritta a penna: "Cari saluti, Salvo Andò". Già nel 1985 un membro dell'assemblea nazionale del Psi, Enrico Salluzzo, scrisse a Craxi che un fedelissimo di Andò, Andrea Finocchiaro, "trait d'union per fini elettorali con la malavita organizzata, influenza decine di migliaia di voti e ha tesserato interi clan mafiosi". Finocchiaro verrà ucciso dalla mafia pochi giorni dopo aver inaugurato, insieme ad Andò, una sezione del Psi nel quartiere San Cristoforo. Claudio Fava racconta tutto in un libro: Andò lo querela e vince in primo grado, ma perde in appello: "Il fatto non è reato". Andò viene poi assolto dal voto di scambio. Ma è rinviato a giudizio per le tangenti sul centro fieristico di Viale Africa (appalto da 173 miliardi di lire), pagate e confessate da uno dei 'cavalieri dell'Apocalisse': Francesco Finocchiaro. E, il 23 luglio '93, viene arrestato per le mazzette sulla ristorazione nell'ospedale di Catania. L'accusa, poi derubricata in finanziamento illecito, cade in prescrizione. Per Viale Africa invece Andò viene condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi e in appello a 4 anni; poi la Cassazione annulla con rinvio e nel secondo appello scatta la prescrizione, grazie alle attenuanti generiche. Il 'cultore del diritto' sa che chi vuol essere assolto nel merito può rinunciare alla prescrizione. Ma se ne guarda bene. Nel 2004 la Cassazione conferma che il tempo è scaduto, ma mette nero su bianco che i fatti sono veri e gli imputati i soldi li hanno presi. Forse è per questo che Andò s'è tenuto stretta la prescrizione. Salvo di nome e di fatto. Ora che scrive il programma della Finocchiaro, c'è da giurare che si batterà come un leone per irrobustire la giustizia siciliana e ridurre finalmente i tempi intollerabili dei processi. Tanto lui non ne ha più. Attualità REGIONE CAMPANIA C'è un buco nella Rete Chiuso tra mille polemiche, il sito Italia.it continua a far sperperare denaro pubblico. Con una delibera approvata il 21 dicembre e pubblicata il 18 febbraio, la giunta della Campania ha impegnato 115 mila euro di fondi propri e previsto la spesa di un milione 158 mila euro attesi dallo Stato per la realizzazione di "contenuti digitali di interesse turistico nel portale Italia.it". Ma da più di un mese quel portale su Internet non esiste più. Lanciato nel 2006 dal Lucio Stanca e spento da Francesco Rutelli a ottobre 2007, Italia.it è costato sette milioni al ministero dell'Innovazione ma c'è da preoccuparsi per gli altri 21 milioni richiesti dalle Regioni che attendono i contributi nazionali per finanziare i progetti dei contenuti da inserire nell'ormai defunto portale. G. Mas. Attualità BOLOGNA metrò in panne Per il metrò di Bologna, ora che il Cipe ha portato le risorse statali a 210 milioni di euro, i costruttori tengono i fucili puntati sul Comune. In ballo, per la realizzazione del primo tratto, dalla Fiera alla Stazione, c'è infatti il reperimento di altri 95 milioni. Compito non facile che l'amministrazione ha affidato a una propria società per azioni, la Sintra, chiamata a rispettare la tabella di marcia che prevede l'appalto del progetto esecutivo entro l'anno. Il metrò è una delle grandi opere infrastrutturali attese dalla città. Cavallo di battaglia del sindaco Giorgio Guazzaloca, fu affossato dal successore Sergio Cofferati che poi lo rilanciò sotto la pressione delle imprese. Cassate la tassa di scopo e la finanza di progetto, il Comune ora tranquillizza. "Il bilancio è solido, troveremo le risorse", dice l'assessore alla Mobilità Maurizio Zamboni. Intanto però Cofferati deve anche placare le proteste dei Verdi, che al contrario degli imprenditori il metrò proprio non lo vogliono. Meglio, dicono, una tramvia. N. R. Attualità SAN VITTORE BARBA a strisce Mauro Situra, hair stylist di Aldo Coppola nel celebre negozio di corso Garibaldi a Milano, da anni cura l'immagine di dive dello spettacolo e personaggi dello sport. Paola Barale, Nina Moric, Elisabetta Canalis, Fabio Cannavaro, Jovanotti si affidano alle sue forbici. Ma lui da tempo ha un sogno: entrare a San Vittore e tagliare i capelli ai detenuti. Perché? Perché Mauro, ex ragazzo della periferia milanese che ha conosciuto la realtà della strada, non ha dimenticato il suo passato. E desidera restituire un briciolo della sua fortuna mettendo per un giorno la sua arte al servizio dei carcerati. Non per insegnare loro i trucchi del mestiere ma per rinnovare il loro look. Mauro lunedì 3 marzo varca quindi i cancelli della casa circondariale per buttarsi in un tour-de-force: dieci tagli al mattino e dieci al pomeriggio. E i clienti di Bollate? In lista d'attesa sono già moltissimi, il passa-parola ha varcato le mura di altre carceri milanesi. M. R. Attualità Tre asssi per Walter Referendum, nuova legge elettorale, modifica dei regolamenti di Camera e Senato: con queste scadenze alle porte Walter Veltroni si è posto il problema di portare in Parlamento una task force di costituzionalisti agguerriti, non potendo più contare su esperti come Luciano Violante, Franco Bassanini e Stefano Passigli. Sono tre i nomi su cui punterà, tutti e tre per il Senato dove il confronto sarà più duro e incerto e tutti e tre poco più che quarantenni: Stefano Ceccanti e Salvatore Vassallo, autori della proposta di nuova legge elettorale 'adottata' da Veltroni per avviare il confronto con le altre forze politiche, e anche una presenza femminile, Anna Chimenti, che di recente si è occupata in particolare di referendum e articolo 59 (senatori a vita). P. F. Attualità Edicola dei giornali Rilevazioni di diffusione dei quotidiani Gennaio 2007-2008, medie giornaliere 2007 2008 Var % Corriere della Sera 669.978 676.412 1 La Repubblica 657.664 664.409 1 Il Sole 24 ore 354.311 351.477 -0,8 La Stampa 310.100 307.800 -0,7 Il Messaggero 208.500 207.400 -0,5 Il Giornale 195.498 200.624 2,6 Il Resto del Carlino 159.577 156.680 -1,8 La Nazione 135.667 137.776 1,6 Libero 117.041 125.288 7 Il Secolo XIX 108.715 111.616 2,7 Avvenire 107.106 107.238 0,1 Il Gazzettino 96.800 95.300 -1,5 Il Tirreno 81.070 80.340 -0,9 Il Mattino 77.250 78.100 1,1 Il Giorno 74.073 73.569 -0,7 Giornale di Sicilia 66.530 68.423 2,8 Unione Sarda 64.847 67.499 4,1 La Sicilia 63.640 62.979 -1 Attualità Consorte marketing Per sostenere la sua merchant bank Intermedia anche sul fronte della comunicazione in fase di start-up, e offrire servizi in quest'area ai suoi soci e al mercato, Giovanni Consorte aveva puntato l'anno scorso sulla società di relazioni pubbliche Report Porter Novelli. Ora però potrebbe rendere il 30 per cento acquisito. La Intermedia dell'ex leader dell'Unipol ha infatti comprato il 40 per cento (con il resto sempre distribuito fra amici) di un'altra società: Multimedia08, appena nata a Bologna per occuparsi di marketing, pubblicità ed eventi (ma offre anche lobbisti e filosofi). V. P. Attualità FINANZA Quanto compra Beniamino In Borsa il titolo scendeva sempre più, e lui continuava a comprare. Gli acquisti sono finiti l'8 gennaio e Beniamino Ciotti, uno dei vari ex socialisti finiti alla corte di Salvatore Ligresti, si è ritrovato con 75 mila euro in azioni Immobiliare Lombarda. Il 30 gennaio Ligresti ha annunciato una rioganizzazione che passerà proprio attraverso un'Opa sulla società. Fortuna? Fatto sta che Ciotti, amministratore della capogruppo ligrestiana Premafin, ha comunicato alla Consob i suoi acquisti solo dopo l'annuncio dell'offerta. In due mesi ha realizzato un guadagno potenziale del 15 per cento. La gioia, però, dev'essere a metà. I primi titoli Ciotti li aveva comprati allo stesso valore dell'Opa e, su quelli, è andato solo in pari. L. P. Attualità TERNI SPRECONA LA pace costa cara Il consulente per la pace in Comune? è una spesa inutile, "un'assunzione infruttuosa, che ha causato un danno patrimoniale alle casse pubbliche". è quanto sostiene la Corte dei Conti umbra che si prepara a chiedere ad alcuni funzionari pubblici del Comune di Terni (responsabili del procedimento) di rifondere il danno erariale accertato. L'amministrazione comunale aveva proceduto a un'assunzione a tempo determinato, con una mansione specifica, 'consulente per la pace', e un compenso di 20.265 euro l'anno. La magistratura contabile ha fin qui accertato che nei tre anni di lavoro svolti il consulente aveva effettuato solo 15 giorni di presenza al mese. Mentre secondo gli inquirenti si trattava di un contratto di lavoro dipendente con obblighi di rispetto degli orari che andavano attestati con la timbratura del cartellino. Nessuna traccia, per ora, del lavoro effettuato. G. Cap. Attualità Valanga rosa Partita quasi in sordina per iniziativa della rivista 'MicroMega', diretta da Paolo Flores d'Arcais, in pochi giorni la petizione contro le crociate per la moratoria sull'aborto e la rianimazione dei feti prematuri ha raccolto 41 mila firme (lunedì 25 febbraio), con un'accoglienza che ha stupito gli stessi promotori e le prime firmatarie (tra cui Natalia Aspesi, Cristina Comencini e Margherita Hack). L'appello è rivolto a tutti i dirigenti dei partiti del centrosinistra a cui si chiede di reagire con più fermezza e senza mostrare alcuna condiscendenza verso "l'offensiva clericale" contro le donne. Nelle ore diurne al sito www.firmiamo.it/ liberadonna è pervenuta in media una firma ogni cinque secondi. Visto il risultato già ottenuto, c'è già chi pensa di porre l''impensabile' obiettivo delle 100 mila adesioni. L. Q.

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NASCE IL CENTRO INTESA TRA UDC E ROSA BIANCA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nasce il centro intesa tra Udc e Rosa bianca Teresa Bartoli Manca solo l'annuncio ufficiale ma l'ottimismo è palpabile e alle stelle. Tanto nell'entourage di Pier Ferdinando Casini galvanizzato da quello che viene considerato "un grande progetto che mobiliterà consenso nel mondo moderato e cattolico". Quanto nella Rosa Bianca di Savino Pezzotta. Il 13 e 14 aprile gli elettori troveranno sulla scheda elettorale il simbolo del nuovo partito di "centro": uno scudocrociato. Casini sarà il candidato premier dei moderati. Pezzotta il segretario della costituente che porterà alla nascita della nuova formazione. Un partito di centro che farà campagna elettorale e chiederà il voto in nome della difesa dei valori etici e della "identità cattolica" del Paese. Contro il Pdl di Silvio Berlusconi, "partito anarchico". Contro il Pd di Walter Veltroni "che pretende di tenere assieme radicali e cattolici". SEGUE A PAGINA 7 Pier Ferdinando Casini, candidato premier.

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ACCORDO UDC-ROSA BIANCA SU CASINI PREMIER (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Accordo Udc-Rosa bianca su Casini premier SEGUE DALLA PRIMA PAGINA TERESA BARTOLI L'accordo sarà formalizzato quasi certamente oggi: l'intesa tra Udc e Rosa Bianca darà vita al "centro moderato" o "unione di centro" per "Pier Ferdinando Casini premier". Il nome è da definire. Il simbolo sarà molto simile a quello dell'Udc, con lo scudocrociato. Mancano pochi dettagli, si discute su qualche candidatura. Ma la cornice politica all'interno della quale dar vita alla formazione politica centrista è cosa fatta dopo il nuovo incontro di ieri. E tutti i protagonisti della trattativa sono più che intenzionati a raggiungere la meta. Con buona pace di Gianfranco Fini che irride e definisce il centro "un centrino". Dice Casini, attaccando Veltroni che "mette insieme radicali e cattolici" e Berlusconi che guida "un partito anarchico": "Serve un partito che abbia il coraggio di affrontare i temi etici e difendere l'identità cristiana di questo paese". Nascerà dall'incontro tra Udc e Rosa Bianca più qualche associazione cattolica come hanno spiegato dal movimento di Pezzotta dando il via libera formale alla costituente. Ma nel simbolo non comparirà, come pure diceva qualcuno ieri, la parola "costituente": prima ancora che i pubblicitari interpellati sull'argomento ieri, sono stati Casini e Pezzotta a rendersi conto che all'elettore non può esser proposto un progetto in divenire. Si discute ancora ma non è il problema che ha tenuto ancora aperta per qualche ora la trattativa. La piccola frenata imposta ieri sia da Savino Pezzotta - "ancora non abbiamo concluso, le trattative proseguiranno nelle prossime ore" - sia da Michele Vietti - "la fretta è una cattiva consigliera, c'è il problema delle liste autonome locali da armonizzare per evitare confusione tra gli elettori" - nasce dal fatto che si tratta ancora sulle candidature. E dal fatto che qualche malumore o qualche entusiasmo di troppo ha consigliato di prender tempo per lasciare a Casini e Pezzotta l'onore dell'annuncio. Il silenzio di Bruno Tabacci veniva interpretato ieri sera come una piccola delusione rispetto ad un ruolo secondario - Casini sarà il candidato premier, Pezzotta il segretario della costituente - mentre l'entusiasmo e la molteplicità di interviste con cui Mario Baccini ha annunciato l'intesa come cosa fatta ha innervosito gli ex e quasi di nuovo compagni dell'Udc. I candidati saranno i protagonisti delle due formazioni: Casini, Pezzotta, Tabacci, il gruppo dirigente dell'Udc a cominciare da Lorenzo Cesa che in queste ore ha lavorato all'allargamento dell'accordo, i liberal approdati da forza Italia Angelo Sanza e Nando Adornato. Non ci sarà - ma non sarebbe stato candidato nemmeno dall'Udc - Cosimo Mele approdato all'onore delle cronache per uno scandalo a luci rosse. C'è ancora un problema che riguarda Totò Cuffaro. Pezzotta non lo vorrebbe e da ambienti vicini alla Rosa Bianca ieri sera si faceva capire che l'ex governatore della Sicilia potrebbe fare un passo indietro decidendo di candidarsi l'anno prossimo alle europee. Voce non confermata affatto dall'Udc che sul traino di Cuffaro in Sicilia conta. Ci sarà anche Ciriaco De Mita, in Campania, probabilmente per il Senato. Lui è tra chi si è adoperato, dietro le quinte, per il raggiungimento dell'intesa e scommette sulla sua riuscita: "La decisione di avviare il progetto è ormai presa, a questo punto sono tutti chiamati a creare le condizioni perché il disegno riesca" dice l'ottantenne esponente cattolico che ha sbattuto la porta del Pd che ha deciso di non ricandidarlo.

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Sì AI DUELLI TV MA SOLO CON IL CONSENSO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sì ai duelli tv ma solo con il consenso ELENA ROMANAZZI Roma. In Rai già immaginano la scena: sette candidati premier (se tale resterà il numero) messi a confronto tutti insieme con 90 minuti di tempo a disposizione per rispondere alle domande e far conoscere i programmi. Una Tribuna elettorale senza precedenti, fuori dal comune e forse di difficile realizzazione ma che la Rai comunque dovrà organizzare. Dopo due giorni di dibattito incandescente, la Vigilanza ha dato infatti il via libera al secondo regolamento della par condicio che scatta dal prossimo 10 marzo e che ha scatenato un mare di polemiche. Marco Beltrandi della Rosa nel Pugno e Gennaro Migliore della Sinistra arcobaleno hanno tentato fino alla fine di prevedere un confronto tra tutti i leader ma regolamentato su più trasmissioni per evitare confusione. Pensavano di esserci riusciti quando hanno visto convergere sulla loro proposta - "negli ultimi dieci giorni precedenti il voto, la Rai organizza e trasmette su Raiuno tra le 21 e le 22,30 una trasmissione in diretta, di confronto tra i candidati premier, della durata di novanta minuti" - i voti del Pd e dell'Udc. Poi la sorpresa: al principio introdotto, non è seguita l'approvazione (grazie al voto contrario del Pd) del regolamento per effettuare i confronti. I parlamentari della Sinistra democratica hanno prima abbandonato l'aula, poi hanno scritto una lettera durissima al presidente della Vigilanza ed hanno, infine, minacciato di rivolgersi all'Agcom. Storace della Destra attacca: "Si vogliono confondere gli elettori e questo per precisa volontà di Veltroni e Berlusconi". Replica a distanza Fabrizio Morri del Pd: "Qualcuno qui viene solo per fare propaganda, per denunciare un patto che non c'è stato". L'azzurro Paolo Bonaiuti si scaglia contro la legge: "La par condicio è morta". Soddisfatto il presidente Mario Landolfi: "Il provvedimento approvato, attraverso le tribune elettorali tra le liste, le interviste ai rappresentanti dei partiti e le conferenze stampa dei candidati premier, soddisfa pienamente il diritto dei cittadini a ricevere un'adeguata informazione sulle coalizioni e sui programmi che si fronteggeranno in campagna elettorale". Il regolamento prevede per i candidati premier le conferenze stampa di 60 minuti, per i rappresentanti delle liste ci saranno le interviste che si concluderanno con quella del presidente del consiglio uscente. Il duello in tv nel 2006 tra Prodi e Berlusconi.

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IL CASO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il caso C'è un dato di novità che segna la prossima tornata elettorale del 13 e 14 aprile, ed "è costituito dalla decisione del Partito democratico di presentarsi da solo alle elezioni". Parola di Civiltà cattolica. Misurato come sempre nei toni, il giudizio della prestigiosa rivista dei Gesuiti appare nondimeno inequivocabilmente positivo soprattutto laddove si afferma che da questa mossa politica del Pd ne sono discese tutte le altre che hanno rivoluzionato il quadro politico italiano in vista del voto. L'analisi che reca la firma di padre Michele Simone pone infatti in risalto come "la nascita del Partito democratico e la decisione di presentarsi con un proprio programma ha, in un certo senso, costretto il centrodestra a formare anch'esso una lista unitaria", mentre i partiti di sinistra ex alleati dell'Unione hanno dato vita alla lista unitaria della Sinistra Arcobaleno. Ma il nuovo panorama dei partiti, specie per quanto riguarda il centro - avverte il gesuita - sarà chiaro solo al momento del deposito ufficiale delle liste elettorali che avverrà a marzo. E su ciò, la prestigiosa rivista della Congregazione di Gesù si riserva di intervenire in una prossima puntata. Una voce di estremo rilievo, quella di "Civiltà cattolica", e di cui non si può non tenere conto nella pluralità di posizioni manifestata dal confronto sul ruolo dei cattolici in politica, anche in vista della seconda manifestazione del Family day indetta per domani a Roma e nelle principali città italiane. Ma c'è un ulteriore elemento nel dialogo perseguito dal Pd di Veltroni tra cattolici e laici, e che riconduce alla figura di Aldo Moro. Ieri il leader democratico ha commemorato lo statista Dc assassinato dalle Brigate rosse definendolo non a caso un modello di "riformismo coraggioso" per il Pd, "un riformismo che ha cambiato il corso delle cose come Ysaak Rabin, Olof Palme e John Kennedy". Il riferimento di Veltroni è al discorso pronunciato da Moro nel febbraio del 1978, nel quale indicava le vie del confronto tra Dc e Pci. Ed è ancora all'insegna del "riformismo coraggioso" di Moro che il leader del Pd, punta all'attualità quando rileva con rammarico che "se avessimo avuto quell'intelligenza, quella lungimiranza, quel pensiero lungo e quell'amore per la Nazione che avevano coloro i quali hanno vissuto in un'altra fase della storia italiana, oggi avremmo avuto un governo operante che avrebbe fatto quelle riforme che l'Italia attende da decenni per realizzare una compiuta democrazia dell'alternanza". Il riferimento è al Pdl e ai suoi leader, Berlusconi e Fini, che per Veltroni "non hanno accolto il nostro appello a fare un tratto di strada insieme per poi separarsi sulla base di un riconoscimento reciproco di ruoli e di responsabilità - osserva Veltroni - allora noi abbiamo fatto soggettivamente ciò che istituzionalmente non ci veniva consentito di fare". fa.sca.

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All'Italia Berlusconi porta Pizza. Il Pd porta Calearo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dal Pdl il programma del 2001 "senza i miracoli". Il sì dell'industriale del Nordest All'Italia Berlusconi porta Pizza. Il Pd porta Calearo C'è anche Mastella nell'operazione anti-Casini. Per Veltroni colpo grosso Il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo ha detto sì alla candidatura nel Pd. Walter Veltroni porta a segno un altro colpo grosso, nelle stesse ore in cui Berlusconi annunciava che il Pdl correrà coalizzato, oltre che con Lega e Mpa, anche con la Dc di Pino Pizza. Sembra uno scherzo, ma non lo è: il compito dell'ultimo alleato del Cavaliere è quello di sottrarre voti a Casini usando lo specchietto del simbolo dello scudo crociato di cui è il proprietario. "Berlusconi è sceso al suo punto più basso della sua vita politica", ha reagito l'Udc. Su input di Berlusconi Pizza sta anche lavorando a un'intesa con Mastella: l'idea è di aprire le liste dc, a partire dalla Campania, a candidati scelti dal leader udeur. ALLE PAGINE 2 E 3.

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Scommetto: il faccia a faccia si farà (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

NINO RIZZO NERVO "Niente duelli in tv" (Corriere della Sera), "La vigilanza spegne i duelli in tv" (La Stampa), "Sì al confronto tv, senza duelli diretti " (Il Sole 24 Ore). Ecco alcuni esempi dei titoli di ieri. A me sembra, però, che siano dovuti a molti equivoci e a qualche fraintendimento in merito alle decisioni adottate martedì sera dalla Commissione parlamentare di vigilanza. Pur rischiando di apparire un folle, sono, infatti, pronto a scommettere che il confronto televisivo tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni ci sarà. O meglio, ci sarà se i due contendenti non si tireranno indietro, smentendo, però, nei fatti quanto hanno invece dichiarato negli ultimi giorni. Tutto nasce dalla confusione che si fa tra "comunicazione politica" e "informazione". La prima riguarda quelle trasmissioni (definiamole, per intenderci, "istituzionali" del servizio pubblico) che la Rai è obbligata a realizzare per garantire uguali opportunità di accesso a tutti i partecipanti ad una competizione elettorale: tribune politiche, messaggi autogestiti, conferenze stampa ecc., cioè quelle trasmissioni gestite dai Servizi parlamentari della Rai. Qui le regole sono tassative, i vincoli imposti non eludibili. L'"informazione", in proposito l'articolo 2 del regolamento approvato è chiarissimo, è invece "assicurata " dai telegiornali e dagli approfondimenti "purchè siano siano stati ricondotti alla responsabilità delle testate giornalistiche". Per capirci stiamo parlando, ad esempio, di Porta a porta, Ballarò, Anno Zero. Qui, pur nel rispetto di un pluralismo più rigido che in altri periodi, prevalgono, come è giusto che sia in un paese democratico, l'autonomia e la responsabilità del giornalista che se non vuole tradire la sua professione deve innanzi tutto privilegiare la cosiddetta "notizia" e non deludere le attese del suo pubblico. Se tutto questo non fosse vero non si capirebbe perché le due tipologie di trasmissione (quella di "informazione" e quella di "comunicazione politica") dovrebbero avere due diverse discipline nel regolamento della Vigilanza. Ora, per quanto riguarda Vespa, Floris e Santoro cosa dicono le disposizioni approvate? Innanzi tutto che "devono assicurare all'elettorato la più ampia informazione sui soggetti, sui temi e sulle modalità di svolgimento della competizione elettorale", che devono garantire pluralismo, indipendenza e obiettività (art.6, comma 1), che devono garantire l'accesso a tutte le diverse coalizioni e che devono "complessivamente assicurare l'equilibrata presenza dei soggetti politici concorrenti alle elezioni, sempre e comunque in forma di equilibrato contraddittorio" (comma 3). Come vedete, da nessuna parte c'è scritto che Vespa, Floris e Santoro non possano organizzare, ad esempio, una trasmissione con ospiti in studio soltanto Bertinotti e Casini (come del resto è già avvenuto in questa prima fase di campagna elettorale), o Bosellli e Berlusconi, o Santachè e Ferrando ecc.ecc. L'unico obbligo in effetti è quello che entro la fine della campagna elettorale via sia stata, come recita il regolamento, "complessivamente una presenza equilibrata" di tutti i soggetti. Ora, senza voler mancare di rispetto a nessuno, non vi è dubbio che il confronto giornalisticamente più interessante è quello (come avviene del resto in tutti gli altri paesi) tra i candidati premier dei due principali partiti. Così come non vi è dubbio che gli elettori-spettatori si attendono che quel confronto ci sia, come hanno dimostrato nel 2006 i dati di ascolto dei due match tra Prodi e Berlusconi. Allora, cari Vespa, Floris e Santoro, leggete bene le disposizioni della commissione parlamentare di vigilanza e fatevi avanti. Non c'è una sola norma o un solo codicillo che vieti di organizzare una delle vostre trasmissioni con ospiti Silvio Berlusconi e Walter Veltroni insieme, così come fecero Mentana nel 1994 (Berlusconi- Occhetto) e Lucia Annunziata nel 1996 (Berlusconi- Prodi). Io, intanto, accetto scommesse che il confronto ci sarà, perché mi rifiuto di credere che i due si possano tirare indietro.

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Tra Pizza, le ragazze e Keynes (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ecco, abbiamo il protagonista di questo ultimo week-end prima che la campagna elettorale ufficiale cominci. Si chiama Pino Pizza, e più che uomo va chiamato cavillo: esiste nella politica italiana solo in quanto detentore legale del vecchio simbolo della Dc. E per questo merita l'onore riservato a pochi, dunque sarà apparentato nella coalizione di Berlusconi. Utile per rosicchiare voti a Casini, poi potrà essere buttato nella spazzatura come già successo a Rotondi e come rischia di capitare al g l o r i o s o Mastella. Siamo pronti a scommettere che oggi Pizza oscurerà sui giornali lo stesso programma presentato ieri da Berlusconi. Se lo merita, il Cavaliere: non avendo nulla di nuovo da offrire (a meno di voler considerare nuove proposte il ponte sullo Stretto o la fantasiosa riapertura delle centrali nucleari), è giusto che del Pdl oggi si parli solo in termini di Pizza e Mastella. Giusto ma drammatico. Nella situazione economica dell'Italia, sia a destra che nel centrosinistra sarebbe arrivato il momento di decidere ? senza conformismi né tabù ? se davvero è giunto il tempo di un brusco ritorno emergenziale alle ricette anticicliche. E cioè se, dopo aver inseguito senza neanche raggiungerlo il sogno di un vero mercato, aperto e totalmente concorrenziale, davanti alla crescita zero non sia il caso di ragionare come fanno coloro che, in Europa e in America, il mercato aperto ce l'hanno già: dobbiamo tornare a politiche neo-keynesiane? ai piani di investimenti pubblici? a forme di protezione delle economie nazionali? In verità, del problema esattamente in questi termini non se ne occupa neanche il Pd, che almeno ha l'attenuante di non doversi rivendere Pizza bensì tante fanciulle in fiore o nomi seri e pesanti come Massimo Calearo. Certo, Veltroni promette un nuovo boom, tipo anni '60: ma ci vuole solo commuovere facendoci ricordare le prime vacanze degli italiani, o pensa davvero di mettersi a costruire case e autostrade, sia pure in versione aggiornata?.

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