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29-2-2008 #TOP
Pd, l'unico
socialismo possibile ( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il Partito
socialista poteva anche accettare l'offerta di Veltroni, così come il Pd poteva
consentire un apparentamento con simbolo, per poi parlare di gruppo unico.
Speriamo di trovare ancora una soluzione intelligente. Se a tutto ciò
aggiungiamo la critica di Famiglia cristiana per aver accolto i radicali ?
Proprio così,
senato verso il pareggio ( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dove la coalizione
capitanata da Veltroni appare in leggero vantaggio. Ora, con una situazione
simile, il numero dei seggi senatoriali conquistabili da Berlusconi è di circa
151, contro i 149 delle liste di opposizione (Vel troni+Bertinotti+Casini ).
Ipotizzando la vittoria del Pd-Di Pietro in Liguria, si arriverebbe ad un
sostanziale pareggio.
Ecco come il
Pd redistribuisce e Silvio & Co no
( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per Veltroni
si redistribuisce a partire dal basso ma spalmando le risorse su tutta la
platea dei lavoratori; per Berlusconi, invece, la redistribuzione esclude i
redditi bassi e beneficia quelli più elevati. Nel giorno in cui il senato nel
decreto milleproroghe ha approvato un ordine del giorno che impegna il governo
a destinare l'
Il Pd
piemontese: Veltroni imperialista
( da "Stampa,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In campo
anche una palermitana che lavora in un call center Il Pd piemontese: Veltroni
imperialista A Ferragosto dell'anno scorso pareva destinata a salvare il
centrodestra, l'unta del Signore (Berlusconi) che doveva sostituirlo (in
prospettiva) alla guida del suo nuovo partito e (forse) persino a Palazzo
Chigi. Faceva persino tremare i maggiorenti di Forza Italia.
BEPPE MINELLO
MAURIZIO TROPEANO Partito democratico e Popolo delle Libertà vanno alla gue
( da "Stampa,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
risponderà il
18 marzo con la tappa torinese del tour in bus di Veltroni e con
l'organizzazione di una "notte bianca" democratica. Intanto i
democratici giocano la carta delle primariette per scegliere i coordinatori dei
circoli territoriali. Si voterà in 221 Comuni della Provincia, domenica
prossima a Torino, per eleggere i coordinatori dei circoli e i componenti delle
assemblee.
SAVONA Ore
decisive per la composizione della lista delle candidature dei due schieramenti
princi ( da "Stampa, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sia nel Pd di
Veltroni, sia nel Pdl di Berlusconi, i candidati nazionali assumeranno un peso
preponderante perchè la Liguria viene considerata in bilico fra i due
schieramenti e quindi possibile terra di conquista del premio di maggioranza
per il Senato. La differenza fra vittoria e sconfitta al Senato, pesa 3 seggi
(da
La campagna
elettorale non ha affatto preso atto dello scenario difficile verso cui
l'economia ( da "Stampa, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni, di sottrarsi alle tentazioni delle promesse elettorali. Alla vigilia
di una recessione, una contesa a chi promette maggiori sgravi fiscali o
maggiori trasferimenti di reddito ai cittadini è un concorso di illusionismo.
Ma purtroppo non c'è nessun coniglio dentro al cappello della politica
italiana.
Il centro si
fa, accordo tra Rosa Bianca e Udc
( da "Stampa,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
BERLUSCONI,
PER IL PDL PROGRAMMA LAMPO IN 7 PUNTI Il centro si fa, accordo tra Rosa Bianca
e Udc E Veltroni dopo le critiche dei gay ne candida uno [FIRMA]UGO MAGRI ROMA
Nel silenzio più assordante del Cavaliere (in altre faccende concentrato), la
guerra delle dichiarazioni si combatte tutta a sinistra.
La vigilanza
spegne i duelli tv ( da "Stampa, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
in testa ai sondaggi, vuol sottrarsi a ogni confronto tv con gli altri
candidati premier. A Veltroni, che lo insegue, sta invece a cuore la sfida col
Cavaliere, ma per il resto nicchia. "Entrambi sono mossi da interessi
personali" dice con spregio il segretario della Vigilanza Rodolfo De
Laurentis,
M ettiamoci
pure tutte le cautele del caso, visto che l'uomo ci ha abituato a ogni tipo di
sorprese ( da "Stampa, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mentre
Veltroni annuncia tutti i giorni una novità, ieri il prefetto in Campania, oggi
la ragazza dei call center a Palermo, il Cavaliere è cauto. Parlare, parla
tutti i giorni, e s'è pure dichiarato disposto a partecipare ai faccia a faccia
che in questa tornata elettorale, con tanti candidati premier, sembravano
accantonati.
Veltroni:
"il pd è il partito del lavoro" - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nella
giornata intensa di Veltroni, prima di partire per il tour in pullman nelle
Marche, c'è tempo per la riunione dei parlamentari Pd in ricordo di Moro. Da
qui un "affondo" a Berlusconi: "Moro fu un grande riformista, un
leader accetta le sfide", mentre al capo dell'opposizione è mancata
"la lungimiranza di fare le riforme per il bene del paese"
Odifreddi:
"la chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo
partito" - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Comunque fra
Veltroni e Berlusconi scelgo senza dubbio Veltroni". Ma lei sembrava molto
impegnato? "Ero entrato nel partito quando ci furono le primarie. Mi
chiamò Veltroni e benché avessi dei dubbi molto forti perché il partito nasceva
dall'unione di ex comunisti ed ex dc accettai perché volevo verificare se le
mie idee potessero trovare accoglienza.
E berlusconi
ci riprova anche fini capolista - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
la Campania
non è un nodo meno spinoso che per Veltroni. Intanto perché le forze satellite sono
tutte guidate da leader che hanno radici e serbatoi di voto proprio in questa
regione: Caldoro, De Gregorio, Mussolini, Pomicino, Rotondi, Scalera. Tutti,
ovviamente, spingono per correre qui. Berlusconi ha chiesto di dire l'ultima
parola su tutte le candidature.
Come pagare le
riforme ( da "Unita, L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi dovrebbero rispondere ad una sorta di "etica della
sostenibilità" per la quale - conti alla mano - non si promette nulla più
di quanto si possa mantenere. Per l'Italia, una svolta senza precedenti".
Se il buon "governo" si vede dal mattino, il Popolo della Libertà non
pare affatto avviato sulla strada giusta:
Epifani: crisi
pericolosa ma la politica la sottovaluta
( da "Unita,
L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sull'extragettito
Veltroni e Berlusconi dovrebbero accordarsi? "È quello che dovevano fare
maggioranza e opposizione. Ma in Parlamento la convergenza del centrodestra
sulle proposte della maggioranza non c'è stata". Qualche proposta
elettorale potrebbe trasformarsi in una promessa impossibile da mantenere?
La tragedia di
Gravina e i giudizi sulla tv sul padre dei fratellini Cara Unità, al
( da "Unita,
L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
propongo di affidare al Pdl il ministero delle riforme Cara Unità, ieri sera mi
chiedevo che ne diresti se Veltroni proponesse, in caso di vittoria, un
ministro (solo un ministro) alla Pdl magari quello per le riforme
istituzionali? Almeno per mezzo mandato, comunque con una logica istituzionale
e progettuale in grado di condividere con il governo il percorso delle prime
Se Fede
accarrozza Veltroni e Di Pietro ( da "Unita, L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E, sempre per
favorire l'audience (ma di Berlusconi che lavora "al piano nobile" del
suo quartier generale), Fede ne ha inventata una non male: Veltroni non corre
da solo, ma "accarrozzato" con l'infido Di Pietro. Accarrozzato? Ma
che ci azzecca? Paolo Ojetti.
Il riformista
Moro padre dell'Italia bipolare ( da "Unita, L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
affondo
contro Berlusconi: "È stato miope, doveva avere lo stesso coraggio di Moro
e mettere da parte l'egoismo di parte, per collaborare all'alternativa... e
invece rischiamo di trovarci ancora con la paralisi al Senato". Chiude
Veltroni con l'elogio dell'uomo Moro: "Credeva che la politica senza senso
del limite è barbarica e totalitaria.
Ritorna il
popolo del family day "due milioni di firme per meno tasse" - orazio
la rocca ( da "Repubblica, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma abbiamo
mandato petizioni a tutti i candidati premier delle prossime elezioni. Finora
siamo stati ricevuti da Casini, Ferrara, Fini e Maroni. Siamo in attesa di
poter incontrare Veltroni, Berlusconi e gli altri leader politici perché
riteniamo che la famiglia è un tema che riguarda tutti. Senza distinzioni di
parte".
In alto adige
rottura svp-sinistra sulle candidature
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
visto che
Bertinotti e Veltroni ora agiscono su fronti contrapposti, questo progetto non
è andato in porto". L'Svp sta per stringere un patto con gli autonomisti
trentini, la Margherita, il Pd e il Patt: "I senatori non si iscriveranno
ad alcun gruppo e si limiteranno a tutelare gli interessi dell'autonomia.
Berlusconi
rilancia il bonus bebè - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
incalzato
evidentemente dall'attivismo e dal recupero nei sondaggi del suo avversario
Veltroni, il Cavaliere comincerà con qualche giorno d'anticipo sul calendario
previsto (il debutto era previsto per l'8 marzo a Milano) a girare per
l'Italia: domani a Bari, poi Torino e Milano per "benedire" i gazebo
del Popolo della Libertà.
Solo la
sufficienza ai poster elettorali ( da "Repubblica, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sono stati
efficaci i primi manifesti di Veltroni e Berlusconi? Gli italiani li hanno
notati o sono già finiti nel dimenticatoio? In una ricerca di Ipr Marketing, i
due slogan non hanno colpito la maggioranza degli elettori. Il primo 6 per 3
del leader democratico, quello che riportava lo slogan "Non cambiare un
governo.
Democrat la
sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali
( da "Riformista,
Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Democrat la
sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali Scegliere tra radicali e
cattolici è roba vecchia Non sappiamo se Veltroni avesse previsto la
semirivolta dei cattolici del Partito democratico di fronte all'accordo con i
radicali. E se quindi avesse lanciato una sfida voluta e ponderata.
Fantasmi un
nodo irrisolto ( da "Riformista, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo sforzo di
innovazione nei punti programmatici presentati da Veltroni è evidente e
pienamente apprezzabile. Ma è difficile sottrarsi all'impressione che, nella
realtà, tali contenuti non prendano corpo nella formazione delle liste e delle
alleanze. La scelta di Veltroni di costruire un Partito "a vocazione
maggioritaria" è stata giusta, coraggiosa e seriamente innovativa.
Vocazione
maggioritaria ( da "Riformista, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
in perfetta sintonia
con Veltroni, vuole una cultura italiana a "vocazione maggioritaria".
Le prima pagine sono tremontiane: parlano dei tagli, oggettivi, che il governo
Berlusconi ha effettuato per i bilanci del ministero dei Beni culturali. Però
la considerazione generale del sistema Italia come paese festivaliero e
culturale,
Sicilia, c'è
pure Alfano la grillina ( da "Manifesto, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bertinotti si
è già chiarito con Veltroni, ma il malessere in Sicilia c'è, tant'è che il
leader di Rifondazione Rosario Rappa non dà per scontato l'appoggio alla
senatrice del Pd e auspica un chiarimento nella riunione che i segretari dei
partiti avranno martedì con la Finocchiaro.
Tv, par
condicio addio ( da "Manifesto, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
voleva solo il confronto con Berlusconi e il Cavaliere nemmeno quello. Ma
l'accordo contro tutti gli altri alla fine ha tenuto. "Era smaccato un
clima di intesa tra i due partiti", riferisce uno dei deputati di
Sinistra. A inizio seduta, infatti, il Pd ha timidamente insistito per un
confronto tra i leader dei "
ROMA - Al Pd non
basta essere il partito della buona educazione tra laici e cattolici
( da "Messaggero,
Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
parlato di laicità eticamente esigente: ecco, è l'inizio di un percorso. Senza
un pensiero nuovo, senza un metodo condiviso, senza forti valori comuni, il Pd
rischia di farsi travolgere dall'irrompere nella politica di nuove questioni
antropologiche".
ROMA L'accordo
è praticamente fatto, mancano solo dettagli. Uno è il nome che probab
( da "Messaggero,
Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tra
Berlusconi e Veltroni, dando fondo a quell'area di elettori moderati e di
centro che non vogliono essere accumunati al fronte populista e ad un centrosinistra
contraddittorio. "Noi per primi abbiamo abbandonato i confort degli
schieramenti e senza paracadute abbiamo lanciato la sfida di rompere questo
schema bipolare malato,
ROMA - La
commissione di Vigilanza sulla Rai non trova l'accordo sui duelli tv tra
candidati pr ( da "Messaggero, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Difficile
vedere Berlusconi e Veltroni confrontarsi faccia a faccia. Possibile, ma
altrettanto complicato, il "modello assembleare: 10-12 candidati in
studio, un giornalista Rai e alcuni colleghi di altre testate a fare domande in
prima serata su Raiuno negli ultimi dieci giorni del voto.
Benedetto
centro ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
farsi largo
nelle liste di berlusconi. e strappare voti a veltroni Eminenza, da chi
andremo?... Come discepoli senza guida, come agnelli abbandonati in mezzo ai
lupi, deputati, assessori, consiglieri regionali in cerca di conforto si
rivolgono al loro leader: il cardinale Camillo Ruini.
Riservato
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni permettendo. G. S. Attualità Archivio poco Venerabile Andreotti e
Cossiga hanno annunciato la loro visita, magari per scoprire documenti della
storia d'Italia sconosciuti anche a loro. Ma, almeno finora, non si sono visti
negli uffici dell'archivio di Stato di Pistoia, dove due anni fa, l'11 febbraio
2006,
NASCE IL
CENTRO INTESA TRA UDC E ROSA BIANCA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Un partito di
centro che farà campagna elettorale e chiederà il voto in nome della difesa dei
valori etici e della "identità cattolica" del Paese. Contro il Pdl di
Silvio Berlusconi, "partito anarchico". Contro il Pd di Walter
Veltroni "che pretende di tenere assieme radicali e cattolici". SEGUE
A PAGINA 7 Pier Ferdinando Casini, candidato premier.
ACCORDO
UDC-ROSA BIANCA SU CASINI PREMIER
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni che
"mette insieme radicali e cattolici" e Berlusconi che guida "un
partito anarchico": "Serve un partito che abbia il coraggio di
affrontare i temi etici e difendere l'identità cristiana di questo paese".
Nascerà dall'incontro tra Udc e Rosa Bianca più qualche associazione cattolica
come hanno spiegato dal movimento di Pezzotta dando il via libera formale alla
costituente.
Sì AI DUELLI
TV MA SOLO CON IL CONSENSO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Si vogliono
confondere gli elettori e questo per precisa volontà di Veltroni e
Berlusconi". Replica a distanza Fabrizio Morri del Pd: "Qualcuno qui
viene solo per fare propaganda, per denunciare un patto che non c'è
stato". L'azzurro Paolo Bonaiuti si scaglia contro la legge: "La par
condicio è morta". Soddisfatto il presidente Mario Landolfi: "Il
provvedimento approvato,
IL CASO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Fini, che per Veltroni "non hanno accolto il nostro appello a fare un
tratto di strada insieme per poi separarsi sulla base di un riconoscimento
reciproco di ruoli e di responsabilità - osserva Veltroni - allora noi abbiamo
fatto soggettivamente ciò che istituzionalmente non ci veniva consentito di
fare".
All'Italia
Berlusconi porta Pizza. Il Pd porta Calearo
( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Italia
Berlusconi porta Pizza. Il Pd porta Calearo C'è anche Mastella nell'operazione
anti-Casini. Per Veltroni colpo grosso Il presidente di Federmeccanica Massimo
Calearo ha detto sì alla candidatura nel Pd. Walter Veltroni porta a segno un
altro colpo grosso, nelle stesse ore in cui Berlusconi annunciava che il Pdl
correrà coalizzato,
Scommetto: il
faccia a faccia si farà ( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è una sola
norma o un solo codicillo che vieti di organizzare una delle vostre
trasmissioni con ospiti Silvio Berlusconi e Walter Veltroni insieme, così come
fecero Mentana nel 1994 (Berlusconi- Occhetto) e Lucia Annunziata nel 1996
(Berlusconi- Prodi). Io, intanto, accetto scommesse che il confronto ci sarà,
perché mi rifiuto di credere che i due si possano tirare indietro.
Tra Pizza, le
ragazze e Keynes ( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
attenuante di
non doversi rivendere Pizza bensì tante fanciulle in fiore o nomi seri e
pesanti come Massimo Calearo. Certo, Veltroni promette un nuovo boom, tipo anni
'60: ma ci vuole solo commuovere facendoci ricordare le prime vacanze degli
italiani, o pensa davvero di mettersi a costruire case e autostrade, sia pure
in versione aggiornata?.
( da "EUROPA.it" del
29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ARNALDO SCIARELLI
Che si vinca o che si sia in grande spolvero non mi convince. E l'entusiasmo
della nostra gente non rappresenta l'elettorato nel suo insieme: con semplici
simulazioni, e non con sondaggi afferenti duemila persone, è evidente che
abbiamo uno svantaggio difficilmente colmabile. O catturiamo almeno l'8 per
cento tra gli astenuti e chi è del centrodestra, o preghiamo che la Cosa bianca
e Casini svuotino Forza Italia. Non dimentichiamo, però, che l'intenzione di
voto può essere sostituita, dall'elettore, con la tesi dell'utilità del voto
contro, e che i voti di Mastella, di Dini, dei Pensionati, della lista dei
socialisti e del Partito socialista valgono, in origine, non meno del 4 per
cento. Lo stesso discorso vale, per almeno 10 punti, per la Sinistra
arcobaleno. Tutto ciò è una semplice constatazione aritmetica formulata a
partire dai dati del 2006 e, con la vicenda demitiana, oltre ad un piccolo
salasso di voti in Campania, rischiamo di trovarci imbucati oggi nel Pd
personaggi che in parlamento potranno trasmigrare nel partito che darà
ospitalità all'ottantenne leader politico. E con un segretario regionale
indicato e voluto perentoriamente da De Mita. La vicenda socialista, poi,
merita un ragionamento a parte. Il Partito democratico è, al momento, l'unico
socialismo possibile. Avendo accettato i principi del socialismo riformista nel
suo divenire di libertà, uguaglianza, giustizia sociale, solidarietà, pari
opportunità, meriti e bisogni, il nostro partito è, piaccia o non piaccia,
intrinsecamente almeno anche socialista. La problematica internazionale la
affronteremo tra qualche mese. Quindi, il Partito
socialista poteva anche accettare l'offerta di Veltroni, così come il Pd poteva consentire un apparentamento con
simbolo, per poi parlare di gruppo unico. Speriamo di trovare ancora una
soluzione intelligente. Se a tutto ciò aggiungiamo la critica di Famiglia
cristiana per aver accolto i radicali ? critica fuori luogo per
l'obbligatorietà laica della politica ? il quadro si complica per il rapporto
con i cattolici. E c'è già chi si è seduto in galleria, silente, in attesa di
vedere il film. I nostri avversari, nonostante Berlusconi
definisca il Partito della libertà un partito centrista e Tremonti parli bene
della socialdemocrazia e ritenga Keynes attuale, si sono spostati a destra. Il
Pdl ha una componente evidentemente postfascista e un'alleanza leghista
palesemente conservatrice e razzista, che non ha letto o capito Cattaneo. Che
tristezza la vittoria delle destre, una vittoria che potrà essere supportata da
trasmigrazioni possibili di ex alleati in parlamento, con la quasi certezza di
governare per i prossimi cinque anni. Purtroppo gli errori del centrosinistra e
i numeri sono, al momento, contro di noi. Tempi duri per chi sperava, e spera,
in un'Italia progressista e riformista. Per fortuna abbiamo la certezza che il
presidente e le istituzioni indipendenti vigileranno sulla qualità del nostro
futuro.
( da "EUROPA.it" del
29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PAOLO NATALE Come
ogni campagna elettorale che si rispetti, cominciano a piovere pietre sulla
validità dei sondaggi. La guerra dei numeri vede coinvolti nelle ultime ore i
risultati stimati da Diamanti e Biorcio da una parte (pubblicati da Repubblica
pochi giorni fa) e quelli di Euromedia dall'altra (resi pubblici da Rete4
subito dopo). Secondo Berlusconi le uniche stime che possono
avere valore sono ovviamente le ultime, che descrivono una situazione in cui il
vantaggio del suo partito e della mini-coalizione appare di 2 o 3 punti più
elevato di quanto ipotizzato dai due professori universitari. È il caso di
prendere posizione in merito? Naturalmente no. Entrambe le stime sono
sufficientemente corrette; e anche quelle in cui crede maggiormente il leader
del Pdl presentano un margine inferiore di vantaggio prossimo agli 8 punti,
laddove il sondaggio avversario racconta di un vantaggio di poco superiore ai 6
punti. Nessuno scandalo, dunque. Soltanto una leggera accentuazione del dato
più favorevole alla propria parte politica di riferimento. Pace fatta. Ma c'è
un altro problema, per il candidato del Popolo delle libertà, di cui egli
stesso ha evitato sapientemente di sottolineare. Ed è che con un margine
cosiffatto, e con una distribuzione dei voti sul territorio nazionale
relativamente simile a quanto è accaduto nel 2006, lo scenario più plausibile
della composizione del senato si avvicina pericolosamente alla situazione
verificatasi nelle ultime elezioni. Per essere chiari: un distacco di 7-8 punti
nella camera alta non permette alla formazione vincitrice di ottenere una
maggioranza solida di senatori. Vediamo più in dettaglio ciò che potrebbe
accadere: la coalizione guidata da Berlusconi
vincerebbe quasi certamente in Lombardia, Veneto, Friuli, Puglia, Campania,
Sicilia e, probabilmente, Piemonte, Sardegna e Lazio. Vincerebbe viceversa
l'accoppiata Pd-Di Pietro in Emilia- Romagna, Toscana, Umbria, Trentino,
Basilicata e, probabilmente, Marche, Abruzzo e Calabria. segue dalla prima
Mentre in Molise la situazione è in parità "obbligatoria", viste le
regole elettorali di quella regione, l'unico territorio con risultato incerto
sarebbe la Liguria, dove la coalizione capitanata da Veltroni appare in leggero vantaggio.
Ora, con una situazione simile, il numero dei seggi senatoriali conquistabili
da Berlusconi è di circa
151, contro i 149 delle liste di opposizione (Vel troni+Bertinotti+Casini ).
Ipotizzando la vittoria del Pd-Di Pietro in Liguria, si arriverebbe ad un
sostanziale pareggio. Senza contare ovviamente la Val d'Aosta,
tradizionalmente associata al centrosinistra, i senatori esteri (forse oggi più
vicini al centrodestra) e i consueti senatori a vita, di cui dovrebbe godere
maggiormente il centrosinistra. Come è ben chiaro, il monito del leader del Pdl
nei confronti degli elettori del centro di Udc e Rosa Bianca non è del tutto
campato in aria. È p r o b a b i l - mente vero che un voto a favore di Casini
e Tabacci diviene una sorta di opzione in favore di Veltroni,
sottraendo quel quantitativo di voti che permetterebbe allo schieramento di
centrodestra di vincere qualche regione in più e di aumentare la propria dote
di senatori, attualmente insufficiente per permettere una governabilità
bicamerale. È il consueto problema di questa legge elettorale, che non riesce a
garantire maggioranze solide nei due rami del parlamento, a meno di conquistare
la quasi totalità delle regioni. Cosa francamente quasi impossibile. Si
prospettano quindi scenari post elettorali dove, per forza di cose, sarà
necessario iniziare a pensare a qualche collaborazione esterna alla compagine
che si è presentata unita alle elezioni. Uno sguardo all'Udc, forse, garantisce
al Pdl di avere almeno 15 seggi di scarto dal resto delle opposizioni. A meno
che si voglia passare all'ipotizzato governo di larghe intese. Ma di tutto ciò,
ovviamente, durante la campagna è vietato parlare.
( da "EUROPA.it" del
29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
MISURE FISCALI Ecco
come il Pd redistribuisce e Silvio & Co no RAFFAELLA CASCIOLI È con ogni
probabilità ancora un effetto di prospettiva. Tuttavia, nel caleidoscopio dei
programmi elettorali, a ben guardare, la differenza la fa quello che nelle
pubblicità c'è scritto piccolo, in calce, a fine pagina. Quelle scritte così
minuscole per le quali i consumatori sono costretti a inforcare gli occhiali
per capire la reale condizione dell'offerta. In realtà, quel che divide il Pd e
il Pdl è proprio un diverso concetto di redistribuzione: per
Veltroni si redistribuisce
a partire dal basso ma spalmando le risorse su tutta la platea dei lavoratori;
per Berlusconi, invece, la
redistribuzione esclude i redditi bassi e beneficia quelli più elevati. Nel
giorno in cui il senato nel decreto milleproroghe ha approvato un ordine del
giorno che impegna il governo a destinare l'extragettito risultante
dalla trimestrale di cassa di marzo all'aumento dei salari, l'operazione
fiscale che il Pdl prefigura per il 2009 è inversamente proporzionale a quella
proposta dal Pd. Lo spiega Nicola Rossi per il Partito democratico: "La
detassazione delle tredicesime o delle quattordicesime proposta da Berlusconi ha un costo pressoché simile alla riduzione di un
punto delle aliquote Irpef da noi proposte ed eventualmente finanziate con le risorse
provenienti dalla lotta all'evasione". Per capire, grattando la vernice
patinata dei punti programmatici, cosa ci sia sotto occorre, infatti, partire
dalla politica redistributiva che dovrebbe essere alla base delle misure di
carattere fiscale. Walter Veltroni lo aveva detto
anche prima della presentazione del programa: se non c'è crescita non c'è
politica redistributiva che tenga. Per questo il Pd nelle sue proposte punta a
fare proprio l'obiettivo di aumentare la ricchezza nazionale. Con un cambio di
mentalità in grado di accrescere la produttività del paese, del lavoro e dei
fattori. Fin qui si potrebbe obiettare che non c'è una grande differenza tra
quanto proposto da Veltroni e da Berlusconi.
La differenza c'è e la si vede se si ha la pazienza, almeno in campo economico,
di confrontare i programmi e di proiettare le misure in essi proposte oltre la
fine del 2008. "Nel caso della detassazione degli straordinari e delle
tredicesime, proposta dal Pdl, si tratta ? continua Rossi ? di una misura regressiva
a unico beneficio dei lavoratori dipendenti e, soprattutto, a vantaggio dei
redditi più elevati". Diversa la platea dei beneficiari a qui si rivolge
la misura che il Pd propone di mettere in campo: "Agendo sulle aliquote
Irpef noi puntiamo su una misura a carattere progressivo, per tutti e non solo
per i lavoratori dipendenti". E, questo, con un obiettivo: è agendo sul
reddito dei lavoratori che sarà possibile superare il difficile momento dei
prezzi. E per l'immediato, Rossi insiste ricordando come "da tempo
chiediamo di intervenire con le risorse disponibili per aumentare le detrazioni
dei lavoratori. Credo che sarà sufficiente avere in mano i risultati
dell'autotassazione di luglio per avviare un piano di aumento delle detrazioni
che potrà avere un impatto già nella seconda metà di quest'anno". x.
( da "Stampa,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
MORGANDO E SUSTA
CONTRO LA SCELTA DI CANDIDARE UNA GIOVANE DIPENDENTE ASL DI BORGOMANERO.
"MANCA IL CONFRONTO" In campo anche una
palermitana che lavora in un call center Il Pd piemontese: Veltroni imperialista A Ferragosto
dell'anno scorso pareva destinata a salvare il centrodestra, l'unta del Signore
(Berlusconi) che doveva
sostituirlo (in prospettiva) alla guida del suo nuovo partito e (forse) persino
a Palazzo Chigi. Faceva persino tremare i maggiorenti di Forza Italia.
Ieri mattina la rossa di Calolziocorte, quando ha letto quella cifra sui
giornali, ha capito tutto. Tre su 340. Michela Vittoria Brambilla non serve più
alla causa, vale pochi seggi, da considerare nel computo dei 182 che Fi conta
di avere alla Camera. Naturalmente nel caso che il Pdl vinca le elezioni con
340 deputati. La vendetta si è consumata in sei mesi. "Chi crede di
essere, Mvb?". E così a Lecco sono arrivate le prime telefonate dei suoi:
"Ma come? E il posto in Parlamento che mi avevi promesso?". Niente,
cancellato. Eppure lei aveva una lista pronta con 36 nomi. Lei reagisce con la
solita grinta e cerca di tranquillizzare tutti: "Stanno dando i numeri del
lotto? Dobbiamo ancora cominciare la trattativa, noi. La manfrina con Fini e
quelli di An è andata avanti fino a notte fonda l'altra sera, c'erano di mezzo
anche i finanziamenti elettorali...". In realtà, ieri Mvb si è data per
malata. A Roma non si è fatta vedere, al comitato Pdl che al Plebiscito tratta
per le candidature, dove c'è un grande esperto di questi tavoli, il presidente
del Copaco ed ex ministro Claudio Scajola. Il quale dice: "Beh, i Circoli
della libertà non sono un altro partito, stanno all'interno della quota di
Forza Italia. Se ci sono dei candidati validi, li prenderemo in considerazione.
Ma soltanto se sono di serie A. Se sono di serie C, preferiremo i nostri".
Chiaro? Eppure lei non molla. "Va avanti da un anno, là dentro: Berlusconi sa benissimo che senza di noi il Pdl non può
vincere "bene", come spera di fare lui. Noi siamo determinanti: con
quali soldati faranno la campagna elettorale del Pdl? Con i nostri, che sono
sempre in piazza. No, non mi fermeranno le beghe con i soliti noti di Forza
Italia". Il tramonto annunciato di Michela la Rossa, che ha fatto scrivere
fiumi di commenti e ritratti ammirati da tutti i giornali annunciati, è
servito. Eppure lei reagisce. Mvb: "Mica siamo come Rotondi, che non conta
niente... Nei Circoli ci sono gli elettori dell'Udc, che con i nostri candidati
voteranno Pdl e non Casini. Questo il Presidente (con la P maiuscola, ovviamente)
lo sa! Io mi fido, sappiamo che alla fine deciderà Lui: e ha bisogno di noi per
fare le "liste pulite" di cui parlano i giornali, per rinnovare
l'immagine. Ci sono fior di imprenditori pronti a scendere in politica con
noi". Michela Vittoria Brambilla è furiosa, ridotta sulla difensiva. Non
può accettare che i Circoli fossero un'idea usa-e-getta, della quale il
Cavaliere si è già stancato. Il suo staff parla di 6500 sedi aperte dopo i
pullman in giro per l'Italia a fare già la campagna elettorale. Ma chi li ha
visti davvero? Domani a Milano tornerà in piazza, nei gazebo dove si svolgono
le primarie sul programma Pdl. Ammette: "Siamo un po' indietro, dobbiamo
darci una mossa". In effetti il progetto dei Circoli poteva portarli ad
avere un ruolo più importante in tempi lunghi e magari con un'altra legge
elettorale. Adesso sembrano quasi inutili nella battaglia con Veltroni. Alessandra Ghisleri, di Euromedia Research,
ascoltata consigliera di Berlusconi per i suoi sondaggi
(aveva previsto la rimonta del 2006 sull'Unione) ha la sua spiegazione:
"Una nuova forza politica non ancora stabilizzata sul territorio, come
sono oggi i Circoli della Brambilla o la Destra della Santanchè, non è affatto
favorita da questo sistema elettorale: fatica ad affacciarsi sulla scena
politica. Risulta persino difficile capire quanto pesano elettoralmente. Altra
cosa è per un nome come Michela Vittoria Brambilla, che invece appare ben
consolidato". Tradotto: non conta nulla. Bocciata. E il senatore azzurro
Paolo Guzzanti, che nell'agosto 2006 stava scrivendo il programma del nuovo
Partito del Popolo, con il vicepresidente dell'Ue Franco Frattini a fare il
tifo da Bruxelles insieme con i nemici della diarchia Bondi-Cicchitto, ora è
molto freddo: "Se Prodi avesse resistito fino a fine legislatura, con Berlusconi ormai all'età di 75 anni, avrebbe avuto un senso
poter presentare un volto nuovo per Palazzo Chigi, come Mvb. Forse il Cavaliere
aveva in mente questo, in agosto. Ma la rivoluzione del predellino ha
cancellato tutto". Si vedrà al tavolo di Palazzo Grazioli. E qualcuno
azzarda la cifra: 10 seggi. Più di Rotondi. Questa pare la linea del Piave di
Michela Vittoria. [FIRMA]MAURIZIO TROPEANO TORINO Il primo è stato Antonio
Boccuzzi, l'operaio della Thyssenkrupp sopravvissuto alla strage dei suoi sette
compagni di lavoro. Ieri si sono aggiunte due donne: Loredana Ilardi, una
giovane palermitana che lavora in un call center e Franca Biondelli, dipendente
dell'azienda sanitaria di Novara. Ecco la terna di nomi scelta da Walter Veltroni come i simboli del mondo del lavoro. Scelte fatte
in assoluta solitudine - a parte gli stretti collaboratori dell'ex sindaco di
Roma - e accolte con ostilità in Piemonte che si ribella a quella che molti
dirigenti definiscono logica "imperiale". Il segretario regionale,
Gianfranco Morgando, usa altri aggettivi anche se la sostanza non cambia.
Boccuzzi e Biondelli sono stati scelti senza "il confronto con il Pd
piemontese" e sono il frutto di una "logica centralista, che ha più a
cuore il controllo delle candidature che non la scelta di una rappresentanza
capace di orientare l'opinione pubblica e di conquistare consenso". La
presa di posizione del ex popolare Morgando arriva poche ore dopo quella di
Gianluca Susta, suo avversario nella corsa alla leadership regionale.
L'europarlamentare è stato il primo a dire "basta, ora non è più possibile
tacere". Niente di personale con la Biondelli ma Susta si chiede i motivi
che abbiano spinto Veltroni a quella scelta,
"fatta senza consultare le strutture del partito sul territorio e quelle
personalità" che hanno permesso al centrosinistra di ribaltare il
risultato elettorale nel Nord-est del Piemonte da sempre favorevole al
centrodestra. Perché non confrontarsi ad esempio con il presidente della
provincia di Novara per "individuare e concordare candidature che fossero
anche autorevoli espressioni del mondo del lavoro?". Già, perché se
Antonio Boccuzzi è, suo malgrado, "un simbolo di una delle più grandi
tragedie di cui è stata vittima la classe operaia di che cosa è simbolo la
fisiatra Biondelli da anni in distacco sindacale alla Cisl e consigliera
comunale della Margherita di Borgomanero?". Ecco perché Susta si chiede se
non ci "siano stati dei suggeritori dietro a certe candidature rispondenti
a logiche che fanno impallidire il Cencelli". Chi sono? Susta non fa nomi
ma la Biondelli ha fatto parte della lista che ha sostenuto la candidatura di
Enrico Letta, senza dimenticare il legame di amicizia che lega il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Riccardo Lombardi. Che fare,
allora? Morgando punta ad "invertire" la logica centralista che sta
imponendo candidature nazionali. Già, perché oltre Boccuzzi e Biondelli, ci
sono i ministri (Damiano, Turco e forse Bindi), ex segretari come Piero
Fassino, parlamentari in odore di deroga (Merlo e Lucà). Alla fine su 18 posti
"sicuri" più della metà verrebbe indicata da Roma. Ma l'operazione
"può funzionare - come spiega il dalemiano Aldo Corgiat - solo se "le
varie anime del Pd in Piemonte riescono a trovare una posizione unitaria".
( da "Stampa,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rra dei gazebo.
Domani e domenica i due principali schieramenti chiameranno a raccolta
cittadini e simpatizzanti. I primi per eleggere i coordinatori degli 85 circoli
della provincia di Torino; i secondi per sottoscrivere e integrare il programma
del Pdl. E il centrodestra gioca il colpo a sorpresa: Silvio Berlusconi.
Domenica il Cavaliere dovrebbe passare un paio d'ore sotto la Mole. Il tour
dovrebbe partire dal gazebo di piazza Cln dove il candidato premier dovrebbe
illustrare di persona i progetti di un futuro governo del centrodestra. E poi
si sta studiando la possibilità di organizzare una visita a CioccolaTò in
piazza Vittorio. Possibile anche una passeggiata in centro. Il Pd risponderà il 18 marzo con la tappa torinese del tour in bus di Veltroni e con l'organizzazione di una
"notte bianca" democratica. Intanto i democratici giocano la carta
delle primariette per scegliere i coordinatori dei circoli territoriali. Si
voterà in 221 Comuni della Provincia, domenica prossima a Torino, per eleggere
i coordinatori dei circoli e i componenti delle assemblee. In lizza sono
2802. Sulla carta dovrebbero votare oltre 48 mila persone, quelle che si sono
registrate alle primarie del 14 ottobre, ma "potranno partecipare anche
tutti i cittadini che sono disponibili ad impegnarsi con il Pd", spiega
Caterina Romeo. Sul fronte delle candidature non ci sono novità a parte la
rivolta del Pd piemontese contro le "imposizioni di candidati
nazionali" (Boccuzzi e la novarese Biondelli) frutto di "una logica
centralistica". Ieri sera il segretario regionale, Gianfranco Morgando, ha
riunito i responsabili delle varie anime del partito alla ricerca di una
posizione unitaria. L'unica possibilità secondo il sindaco di Settimo, Aldo
Corgiat, "che potrebbe permetterci di contenere le pressioni
nazionali". La sintesi è difficile perché da una parte ci sono gli ex Ds
che lamentano il tentativo di decimarli e dall'altra c'è chi attacca i
rutelliani perché sovradimensionati con tre candidature come Gianni Vernetti,
il teodem Luigi Bobba e Maura Leddi. E poi c'è ancora da sciogliere il nodo
delle deroghe che sarebbero state ottenute da Giorgio Merlo e Mimmo Lucà. Sul
fronte del centrodestra la notizia dell'arrivo di Berlusconi
è stata confermata ieri mattina a Palazzo Cisterna dove il Popolo della Libertà
ha presentato il simbolo e tutti i rappresentanti locali dei partiti, grandi e
piccoli, che a metà aprile si scontreranno con l'altro big in campo: il Pd.
Gran cerimoniera Caterina Ferrero, segretaria provinciale di Forza Italia,
attorniata da Agostino Ghiglia di An, da Ventriglia dei Circoli della
Brambilla, Giuliana Gabri per la formazione della Mussolini, Riccardo Sartoris
dell'Associazione verso il Popolo della Libertà, Bongiovanni dei Diniani, la Dc
per le Autonomie di Maurizio Lupi, i Pensionati di Sabrina Giovine. Assenti
repubblicani e Nuovo Psi.
( da "Stampa,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pali. Sia nel Pd di Veltroni, sia nel Pdl di Berlusconi, i candidati nazionali assumeranno un peso preponderante perchè
la Liguria viene considerata in bilico fra i due schieramenti e quindi
possibile terra di conquista del premio di maggioranza per il Senato. La
differenza fra vittoria e sconfitta al Senato, pesa 3 seggi (da
( da "Stampa,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italiana sta andando
a seguito della crisi dell'economia americana, riconosciuta ieri dal presidente
della Fed Ben Bernanke. In Italia sono poche le voci estranee al gioco degli
schieramenti che chiedono illuministicamente ai due protagonisti, Berlusconi e Veltroni, di sottrarsi alle tentazioni delle promesse elettorali. Alla
vigilia di una recessione, una contesa a chi promette maggiori sgravi fiscali o
maggiori trasferimenti di reddito ai cittadini è un concorso di illusionismo.
Ma purtroppo non c'è nessun coniglio dentro al cappello della politica
italiana. Un po' di abuso di promesse è tradizione di ogni contesa
elettorale. Ma è particolarmente preoccupante che oggi anche i grandi progetti
di infrastrutture, e più in generale gli investimenti pubblici, finiscano per
essere manipolati ideologicamente. Come è possibile decidere investimenti come
il Ponte di Messina o la strategia aeroportuale sulla base di preferenze di
parte? Il Ponte è di destra e i porti di sinistra? Malpensa è di destra e le
ferrovie di sinistra, purché non siano troppo veloci? Le infrastrutture sono al
primo punto del dodecalogo del Partito democratico. Il Ponte sullo Stretto è
l'architrave su cui si regge la compattezza del Popolo delle Libertà che stava
già franando in Sicilia. Nessuno mette in dubbio che l'Italia abbia un grande
bisogno di infrastrutture e che sia meglio rivolgere la spesa pubblica su
investimenti anziché sulla spesa corrente. Il deficit di infrastrutture in
mobilità e tecnologia è evidente a tutti. Inoltre, se si esclude l'ultimo
bilancio del governo Prodi, da 15 anni in Italia i maggiori interventi di
taglio della spesa pubblica hanno colpito più quella per investimenti di quella
corrente. I governi infatti hanno una preferenza ad abbondare sulla spesa
corrente, per esempio in pensioni o stipendi pubblici, perché rappresenta un
efficace canale di attrazione di consenso e un elemento di caratterizzazione
ideologica. Tuttavia anche la spesa per investimenti sta diventando attraente
in termini ideologici. Non perché sia in grado di moltiplicare la crescita
dell'economia, ma perché anch'essa si presta a distinguere gli interessi di
"parti", geografiche o politiche, dell'elettorato. Ma investimenti
"ideologici", fatti per ragioni "di parte", sono per il
benessere del Paese ancora più pericolosi di una spesa corrente di destra o di
sinistra. La spesa corrente può infatti essere corretta nel corso degli anni,
di fatto rispondendo alle preferenze mutevoli degli elettori. I grandi
investimenti invece hanno durata spesso decennale, il loro costo iniziale è
solo una frazione del costo totale e un governo ha un incentivo a programmare
una quantità in eccesso di spese infrastrutturali in modo da legare le mani ai
futuri governi che si troveranno costretti a completare lavori pubblici di cui
non hanno condiviso le scelte. Questo incentivo è tanto più forte quanto più
instabile è il quadro politico e infatti ne abbiamo una prova in questa
campagna il cui esito è influenzato da una legge elettorale che accentua la
fragilità dei governi. Discutendo del decreto mille-proroghe, Tito Boeri ha
svelato su queste colonne quale perversa convergenza di interessi ci possa
essere nella collaborazione parlamentare tra destra e sinistra. Larghe intese
del tutto informali hanno visto destra, centro e sinistra "alleati e
concorrenti" nell'aumentare la spesa corrente. Nel caso della spesa pubblica
per investimenti, tuttavia, scelte ideologiche di parte come quelle che
promettono i due maggiori partiti sarebbero devastanti. Un accordo tecnico tra
destra e sinistra su questo specifico ambito, costringerebbe invece entrambi
gli schieramenti a confrontarsi concretamente sul progetto d'Italia dei
prossimi dieci anni, l'unico modo per misurare la coerenza dei loro programmi
elettorali nel lungo termine e permettere quindi all'elettore di scegliere
destra o sinistra in ragione delle proprie preferenze ideali o redistributive
senza che queste vengano comunque vanificate in futuro da scelte fallimentari e
maliziose in materia di investimenti.
( da "Stampa,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IN LISTA NEL PD UNA
TELEFONISTA DI CALL CENTER. BERLUSCONI, PER IL PDL
PROGRAMMA LAMPO IN 7 PUNTI Il centro si fa, accordo tra Rosa Bianca e Udc E Veltroni dopo le critiche dei gay ne
candida uno [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Nel silenzio più assordante del Cavaliere (in
altre faccende concentrato), la guerra delle dichiarazioni si combatte tutta a
sinistra. Veltroni sfida Bertinotti sul suo
terreno, prova a domare cavalli tipici della Cosa Rossa: lavoro, precarietà,
diritti... Mossa offensiva o difensiva, come sostengono i rifondaroli, poi si
vedrà. Certo è che la proclamazione di buon mattino del Pd come "partito
dell'Italia che lavora", e soprattutto un tris di candidature (operaio
Thyssen, telefonista di call center, esponente del mondo gay) presentate come
autentiche novità della campagna, dà l'idea di una lotta all'ultimo voto.
Guarda caso, un sondaggio Ipr sostiene che 3 elettori della Sinistra Arcobaleno
su 4 non escludono di votare Pd. Poi, ovviamente, Veltroni
deve misurarsi pure sull'altro fronte, quello centrista, dove l'avanzata non è
più tipo coltello nel burro poiché l'accordo Udc-Rosa Bianca è praticamente
fatto, oggi verrà sancito, manca ancora qualche dettaglio sui posti in lista
("Ne vogliamo 7 sicuri", "Ve ne diamo 3 sicurissimi e 4
quasi...") più la sorte da definire del segretario Udc Cesa, che non vuole
cedere a Pezzotta il ruolo di segretario del nuovo soggetto politico, ma nel
complesso nulla di straordinario. Per cui tra poco gli ex-Dc entreranno pure
loro in campagna, e venderanno cara la pelle rispolverando lo scudo crociato.
Scommette Fini: "Il pullman di Veltroni finirà la
benzina". Un osservatore esterno ma attento come Montezemolo, fa notare
che a questo punto gli schieramenti non sono più due e basta, "esistono
anche altre nuove realtà". Veltroni lo sa
talmente bene che, mentre tenta lo sfondamento a sinistra, provvede a coprirsi
sul lato cattolico celebrando le virtù politiche di Moro, "modello di
riformismo coraggioso" che spinse i democristiani ad aprire al Pci.
Bertinotti non sembra per niente "moscio" come insinua Diliberto su
"Panorama" (giudizio peraltro smentito). Anzi, il presidente della
Camera reagisce in modo vispo agli sconfinamenti veltroniani. Pd partito dei
precari e degli operai? "La sua è una campagna invasiva". Walter
schiera in lista esponenti "lgbt" (acronimo per lesbiche, gay,
bisessuali e transgender)? Figurarsi se la Sinistra arcobaleno si fa sorprendere:
ricandida subito Vladimir Luxuria e Titti De Simone, Bertinotti annuncia
"una presenza significativa di espressioni differenti di orientamenti
sessuali ed affettivi". L'alleato di Veltroni, Di
Pietro, si scatena sui conti degli evasori in Liechtenstein chiedendo che vengano
pubblicati? Il compagno Fausto fa più uno, e propone di "esporre i grandi
evasori al ludibrio della nazione". Colpo su colpo. Col Cavaliere, invece,
giornata di tregua apparente. "Berlusconi dice
che è inutile far campagna, bene, continui così...", sorride il segretario
Pd. Ma non s'illude, "come diciamo a Roma "I know my chickens",
conosco i miei polli, il fair play non sarà seguito da tutti", sospira Veltroni. Difatti sulla storia dei gay il leghista Castelli
lo ringrazia ironico. E per oggi è atteso il rientro di Berlusconi,
fino a ieri distratto da liste e programma. Pare che non gli piacesse la
stesura iniziale, per cui l'ha scorciato di dieci pagine, ne ha estrapolato 7
slogan facili facili da mandare a memoria, ha messo in cima le priorità che toccano
le tasche della gente. Anticipa Bonaiuti: "Punteremo sulla crescita e lo
sviluppo del Paese". Nel weekend mega-mobilitazione con 8 mila gazebo e
200 camper in giro per l'Italia. Niente comizi in coppia con Fini, marciare
divisi per colpire uniti è la motivazione. La vulgata sulle liste sostiene che
tutto è risolto tra Forza Italia e An, felici come pasque i piccoli partiti. La
verità vera è, al solito, più frastagliata. Pare assodato che i
"nanetti" aderenti al Pdl avranno complessivamente 30 seggi garantiti.
Però la sicurezza dipende dalla collocazione in lista, un po' più su e sei
salvo, un po' più giù e anneghi. I soci minori del Cavaliere attendono
sospettosi. L'unico che pianta una grana per motivi politici è Rotondi (Dca),
minaccia addirittura di non candidarsi. Era stata sua l'idea di una lista
unica, si aspettava di essere ammesso tra i padri fondatori del Pdl. Invece,
nella brutalità di queste ore, Berlusconi e Fini si
sono "dimenticati" di avvertirlo quando giovedì a Palazzo Grazioli è
giunto il notaio, per la firma dell'atto costitutivo.
( da "Stampa,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PER FARE I TESTA A
TESTA I CANDIDATI DOVREBBERO SFIDARSI IN UNA SORTA DI GIRONE ALL'ITALIANA. MA
NON C'E' IL TEMPO La vigilanza spegne i duelli tv [FIRMA]MARIA GRAZIA BRUZZONE
ROMA Sventato il blitz del Pdl che voleva far chiudere a Berlusconi
la campagna elettorale in tv: le conferenze stampa degli ultimi dieci giorni
saranno decise a sorteggio e l'ultima potrà toccare a Santanché della Destra o
a Ferrando del Partito comunista dei lavoratori. Per il resto, niente duelli
tv. Possibile invece un megaconfronto-serraglio con tutti gli 8-10 candidati
premier (se ci staranno) o forse confronti "di gruppo", visto che è
passato il principio del confronto a pari condizioni, ma non i criteri. Questo
il succo del pasticciato regolamento di par condicio deciso ieri dalla
Vigilanza, frutto di veti incrociati e dispetti fra big e nani. Il secondo, che
dal 10 marzo (dopo la presentazione delle liste) all'11 aprile (il giorno prima
del voto) regolerà la "comunicazione politica", vale a dire Tribune e
affini nonché, sia pur in modo meno rigido, gli "approfondimenti
informativi", ovvero i vari Porta a porta, Ballarò, Annozero e dintorni.
Resta da vedere cosa riuscirà a inventarsi la Rai, con l'ufficio di presidenza
della commissione e l'Agcom, per rendere meno noiosa e ingessata la seconda
tranche della campagna televisiva. Il punto di partenza è chiaro a tutti. Berlusconi, in testa ai sondaggi, vuol
sottrarsi a ogni confronto tv con gli altri candidati premier. A Veltroni, che lo insegue, sta invece a
cuore la sfida col Cavaliere, ma per il resto nicchia. "Entrambi sono
mossi da interessi personali" dice con spregio il segretario della
Vigilanza Rodolfo De Laurentis, dell'Udc, partitino che - come tutti i
piccoli - è invece interessato a incontrarsi con chiunque, pur di mettersi in
mostra. Seguendo i desiderata del suo leader, il relatore del regolamento, il
presidente Mario Landolfi, An, non aveva proposto duelli. "Impossibile
farli in modo paritario: vista quantità di candidati bisognerebbe farne una
30-40" si schermisce. Diversa la posizione del Pd che, a differenza da FI
e An, vota infatti a favore dell'emendamento Beltrandi-Migliore, sostenuto da
tutti i nani, dal Prc alla destra, che afferma il principio del "confronto
alla pari" fra candidati. Ma come farlo, questo confronto? Fabrizio Morri,
capogruppo Pd, propone il criterio del "peso" dei candidati, in
sostanza i pesi massimi copi loro pari e così i pesi medi e i pesi piuma. Ma
Landolfi lo boccia come inammissibile. Mentre la proposta dei nani, che
ipotizzano confronti a gruppi, viene respinta da Pdl-Pd, questa volta insieme.
"Per pura ripicca", dice Francesco Storace della Destra. "Me lo
aspettavo", osserva Paolo Brutti della Sd. Parte della Sinistra Arcobaleno
per protesta esce dall'aula gridando all'"inciucio" che vuol togliere
la parola ai piccoli. E per un pelo il Pd riesce a respingere l'emendamento di
FI-An per far parlare il Cav il venerdì prima del voto, in quanto leader del
maggior gruppo, il Pdl: "che però in Parlamento non è tale", obietta
Morri. E adesso? "Sarà la Rai a decidere il da farsi e noi
vigileremo", dice De Laurentis. Ma non è così semplice. Secondo Morri,
"per prima cosa la Rai dovrà sondare tutti i candidati e sentire le loro
disponibilità". Anche se, ammette, preso alla lettera il regolamento allude
a un unico confronto con tutti in campo. Landolfi considera difficile anche
questo lo si dovrebbe fare sulla stessa rete e allo stesso orario delle
conferenze stampa. E i vari Porta a Porta? "Potranno invitare i candidati
ma assicurando la parità all'interno del ciclo". Altrimenti, specie dopo
il 10 marzo, quando la par condicio diventa più stringente, gli esclusi
potranno ricorrere all'Agcom. Che dovrà accogliere il ricorso".
( da "Stampa,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
E la campagna
elettorale è appena cominciata. Ma non c'è dubbio che il Berlusconi
2008, per la quinta volta in corsa per la presidenza del consiglio, è diverso
da quello di tutte le volte precedenti. Dove sono il centro commerciale dove
esordì quattordici anni fa, la calza con cui ammorbidì la sua prima apparizione
tv ("L'Italia è il paese che amo . . ."), e poi la nave con cui
risorse spettacolarmente dopo la sconfitta del 2001, perfino il predellino
della berlina da cui fondò a novembre il nuovo partito a piazza San Babila? E
gli otto milioni di firme raccolte nei gazebo per il Pdl? Mentre
Veltroni annuncia tutti i
giorni una novità, ieri il prefetto in Campania, oggi la ragazza dei call
center a Palermo, il Cavaliere è cauto. Parlare, parla tutti i giorni, e s'è
pure dichiarato disposto a partecipare ai faccia a faccia che in questa tornata
elettorale, con tanti candidati premier, sembravano accantonati. Un
titolo di giornale o di tg lo rimedia sempre, ma il grosso dell'attività,
almeno in questa prima fase, la dedica ad accordi elettorali e alla scelta dei
candidati. Come sembra lontana la selezione un po' folle e un po' comica, ma a
giudicare dai risultati, geniale, dei tempi della "discesa in campo".
Quella serie di provini televisivi, di scelte estemporanee, di distribuzione di
"kit" elettorali e di domande e risposte preconfezionate che
costruirono attorno a Forza Italia il mito del partito nato dalla società
civile. Si dirà: oggi Berlusconi ha realizzato il suo
sogno, ha costruito da un giorno all'altro il partito unico (o quasi) del
centrodestra, ma non è più il capo assoluto, deve acconciarsi a fare il padrone
di casa e qualche volta anche l'amministratore del condominio. Oppure: Berlusconi ha sondaggi veri e freschi tutti i giorni e sa
che per quanti colpi di scena possa riservargli l'avversario, la vittoria alla Camera
per il centrodestra è sicura, come quella al Senato, anche se bisogna lavorare
per blindarla. Oppure ancora: Berlusconi sa che
stavolta non deve giocare la parte del candidato, piuttosto quella del premier
sperimentato che a suo modo, pur tra difficoltà ed errori, ha guidato il
governo più lungo della storia repubblicana. Un uomo e un modello collaudato:
che si ripresenta, non per ambizione, ma per "dovere", la parola che
in questa campagna ricorre più spesso nei discorsi del Cavaliere. Perchè si è sentito
richiamato in servizio dalla maggioranza degli elettori. Che lo rivuole al suo
posto, a Palazo Chigi, non a perdere tempo in comizi e talk show.
( da "Repubblica,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'operaio Thyssen La
sindacalista Cisl L'operatrice call center Veltroni:
"Il Pd è il partito del lavoro" Presentati l'operaio, l'impiegata e
la precaria. Polemiche per le candidature gay Oggi sarà annunciata una nuova
candidatura under 30: Pina Picierno GIOVANNA CASADIO ROMA - "Da piccolo
sognavo di fare il cantante ma questi microfoni adesso sono troppi...". Fa
una battuta per vincere l'imbarazzo, Antonio Boccuzzi l'operaio superstite del
rogo alla Thyssen, spiegando le ragioni per cui ha accettato di candidarsi nel
Pd, perché è giusto, dice, riportare la politica nelle fabbriche "ma non
quella fatta di parole che a volte si perdono". E Loredana Ilardi, 32
anni, operatrice di un call center a Palermo, racconta la vita da precaria con
700 euro al mese, nonostante gli studi di giurisprudenza: "E c'è pure da
essere contenti perché un call center in Sicilia è pur sempre un'alternativa di
lavoro". Anche lei chiamata da Walter Veltroni
("L'ho conosciuto di persona solo domenica, e nella politica avevo perso
speranza") nelle liste democratiche. Sono loro, insieme con Franca
Biondelli, impiegata in una Asl piemontese, gli ultimi "acquisti" del
segretario per la partita elettorale. Tre candidati-simbolo. Veltroni
ne va fiero e li presenta in conferenza stampa rivendicando: "Il Pd è il
partito del lavoro, dell'Italia che produce, che sta in piedi, che vuole
portare in Parlamento le forze e l'energia della società". Chiede inoltre
che prima del 13 aprile si approvi la legge sulla sicurezza sul lavoro. Quindi,
nessuna contraddizione tra la candidatura dell'imprenditore Matteo Colaninno,
capolista del Pd a Milano e quella degli operai e precari: "Naturale che
nelle liste e in Parlamento stiano insieme operai delle fabbriche, operatrici
del call center con imprenditori e rappresentanti dell'Italia che
produce". Un pio desiderio per Fausto Bertinotti. Il leader della Sinistra
bolla sarcastico lo sforzo di Veltroni: "Non si
può mettere un confine alle aspirazioni... sarebbe meglio essere non il partito
dei precari ma di quelli che vogliono cancellare la precarietà". In
Piemonte per la verità, sulla Biondelli si scatenano i malumori nel partito:
"Non siamo stati consultati, non c'è confronto". Oggi, altre novità:
i Democratici pensano di reclutare Pina Picierno, ex responsabile giovani di
Dl. Maretta poi, nel Pd sulle candidature lesbo-gay. Veltroni
smentisce che non ci siano esponenti gay in lista: "Una stupidaggine. Una
delle personalità più impegnate a favore dei diritti degli omosessuali, Paola
Concia sarà nelle nostre liste". Per Arcigay tuttavia non è abbastanza,
nel Pd e non solo: "Allo stato attuale non vi è nelle liste di nessun partito
una reale rappresentanza del movimento gay-lesbico italiano". Agli stati
generali sabato e domenica, a Bologna, Arcigay annuncia che deciderà sul voto.
La mappa delle candidature nel Pd va delineandosi, anche se ci sono molte
deroghe in ballo per Treu, Morando, Ranieri. Collocazioni certe per alcuni big:
Rutelli al Senato in Umbria, la Turco forse in Abruzzo, Follini in Campania,
Bindi in Toscana, Bonino, Damiano e Fassino in Piemonte. Nella
giornata intensa di Veltroni, prima di partire per il tour in pullman nelle Marche, c'è tempo
per la riunione dei parlamentari Pd in ricordo di Moro. Da qui un
"affondo" a Berlusconi: "Moro fu un grande riformista, un leader accetta le
sfide", mentre al capo dell'opposizione è mancata "la lungimiranza di
fare le riforme per il bene del paese". A Falconara poi, Veltroni prevede:"Questo clima di fair play non durerà,
I know my chicken, ma io non reagirò". A Fano una ragazza gli regala una
miniatura dell'Atleta di Lisippo al centro di un contenzioso tra l'Italia e il
Getty museum: "Riportacelo". E lui parla di "internet per tutti,
come acqua e luce", della necessità del "patto per lo sviluppo"
e infine: "Non capisco la sinistra contro la crescita".
( da "Repubblica,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Foglia di fico Il
matematico aveva partecipato alla scrittura del manifesto dei valori.
"Walter vuol tenere tutto insieme, per me è impossibile" Odifreddi:
"La Chiesa fa troppe ingerenze mi spiace, ma non entro in questo
partito" Tra Berlusconi e Veltroni
scelgo Walter. Voterò per il Partito democratico, ma non voglio essere la
foglia di fico laica SILVIO BUZZANCA ROMA - Professor Odifreddi, ma ha deciso
di lasciare il Partito democratico? "La goccia che ha fatto traboccare il
vaso è il discorso fatto da Veltroni davanti ai
parlamentari cattolici del Pd. Mi sono sentito chiamare in causa quando ha
parlato di "visione caricaturale" del rapporto fra laici e cattolici,
di "visione anacronistica" o "superficialità". Veltroni invece di fare una scelta chiara di campo cerca di
mettere insieme tutto. Ma come faccio io che sono un logico matematico che ha
passato la vita insieme al principio di non contraddizione ad accettare tutto
questo? Qui siamo di fronte alla dialettica hegeliana di peggiore specie. C'è
un'unità di facciata: alla prima occasione i nodi verranno al pettine e
litigheranno. Mi sembra tutto un pasticcio e io me ne vado prima. Comunque fra Veltroni e Berlusconi
scelgo senza dubbio Veltroni". Ma lei sembrava molto impegnato? "Ero entrato nel
partito quando ci furono le primarie. Mi chiamò Veltroni e benché avessi dei dubbi molto forti perché il partito nasceva
dall'unione di ex comunisti ed ex dc accettai perché volevo verificare se le
mie idee potessero trovare accoglienza. Sono stato chiamato nella
commissione dei valori, dove questi valori bisognava metterli nero su
bianco...". Franceschini dice che lei quel documento lo ha firmato. E
adesso lascia il partito? "Franceschini e anche Castagnetti sono persone
molto ragionevoli. Se nel Pd fossero tutti così ci sarebbe da leccarsi i baffi.
Hanno scritto nel manifesto che il partito è laico, "ma" la religione
deve avere una presenza nello spazio pubblico. Ho subito detto a Reichlin che
se la formulazione rimaneva quella, io non avrei firmato. E infatti non ho
firmato. Adesso vorrei che non mi si tirasse più in ballo come esempio della
laicità del Pd. Magari Franceschini l'ha fatto in buona fede, ma non voglio
essere la foglia di fico laica del Pd". Allora non ha sottoscritto...
"No. Perché quei valori non sono miei. E comunque prima di lasciare ho
aspettato che parlasse il "principe", il "re". Alla fine Veltroni ha usato quei termini, ha detto cose che mi fanno
pensare che uno di noi due ha delle allucinazioni. Quando dice che la Chiesa
non fa ingerenze, ma solo sollecitazioni, mi viene da chiedere dove viva Veltroni. Ma se solo qualche settimana fa, da sindaco, è
andato in Vaticano e gli hanno tirato le orecchie. Quelle non sono ingerenze? E
quando parla dei limiti che la scienza deve porsi mostra l'aspetto più bieco
del clericalismo". Professore, ma perché a difendere i valori della
laicità è rimasto un manipolo di scienziati nel disinteresse generale?
"Perché sono latitanti i politici e i filosofi. Difendere la laicità
toccherebbe a loro. Ma se ci guardiamo intorno, nel Pd per esempio, c'è gente come
Cacciari. Ma quando parla mi sembra più papista del Papa. E poi va a difendere
i valori laici a Porta a Porta. Il problema è che dopo la caduta del Muro le
persone di sinistra si sentono orfane e afflitti da un senso di colpa che si
trasforma in vergogna per il fallimento del comunismo. E alla fine tutti si
sentono più papisti del papa. Sono rimasti solo i radicali e i
socialisti".
( da "Repubblica,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli Il
centrodestra Due anni fa per il Cavalier pieno di preferenze per il Consiglio
comunale E Berlusconi ci riprova anche Fini capolista
Continua il dialogo con Mastella ANGELO CAROTENUTO Berlusconi
e Fini in cima. L'idea è presentarsi in testa alla lista anche in Campania,
dove appena due anni fa il Cavaliere fece il pieno di preferenze (13.538) per
il Consiglio comunale di Napoli, un posto abbandonato alla vigilia della seduta
d'insediamento. E poi continua il dialogo con Clemente Mastella, tentato
dall'idea di entrare nel Pdl anche senza il simbolo dell'Udeur, di cui ad
Arcore non vogliono neppure sentir parlare. Mastella potrebbe passare da solo
dall'altra parte. Il Campanile, secondo il progetto dei vertici di Forza
Italia, potrebbe essere recuperato insieme al simbolo del Movimento di
Lombardo. "Per me rispondo io", la replica di Tommaso Barbato. Ma di
Mastella parlano anche in casa Rosa Bianca, dove c'è chi pensa di schierarlo in
tandem con De Mita al Senato. Ma per il Pdl, la Campania
non è un nodo meno spinoso che per Veltroni. Intanto perché le forze satellite sono tutte guidate da leader
che hanno radici e serbatoi di voto proprio in questa regione: Caldoro, De
Gregorio, Mussolini, Pomicino, Rotondi, Scalera. Tutti, ovviamente, spingono
per correre qui. Berlusconi
ha chiesto di dire l'ultima parola su tutte le candidature. Aspetta di
averle domani sul tavolo del suo ufficio ad Arcore. Per ogni candidato, ha
chiesto un curriculum politico e professionale. Di una prima scrematura si sono
occupati Bondi, Frattini e Scajola. E poi perché pure Fini spinge per avere in
campo forze provenienti dalla società. è forte la tentazione di candidare in
Campania il vice della Brambilla, il napoletano Massimo Nicolucci; dalla stessa
area proviene il nome di Marcello Di Caterina. Tra le donne in crescita le
azioni di Clorinda Boccia Burattino e Nunzia De Girolamo (coordinatrice
cittadina di Benevento). Qualche freno è arrivato negli incontri di ieri su
nomi che venivano dati per sicuri. Come l'ex senatore Salvatore Marano. Bondi
ribadisce che in lista non vuole nomi coinvolti in inchieste della
magistratura. Ma nei colloqui s'è sentito opporre che allora bisogna mettere in
discussione le candidature di Sergio De Gregorio e Alfredo Vito, due uscenti.
Se ne riparla oggi. A Napoli ambisce a un posto in lista anche l'ex capogruppo
in Consiglio comunale, Salvatore Varriale, che ha maturato un rapporto
personale di stima con Elio Vito, consigliere come lui nel '
( da "Unita,
L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Come pagare le riforme Enrico Morando Programma Pd Qualche
giorno fa Guido Gentili, a commento della campagna elettorale appena iniziata,
ha scritto sul Sole24Ore: "Veltroni e Berlusconi
dovrebbero rispondere ad una sorta di "etica della sostenibilità" per
la quale - conti alla mano - non si promette nulla più di quanto si possa
mantenere. Per l'Italia, una svolta senza precedenti". Se il buon
"governo" si vede dal mattino, il Popolo della Libertà non pare
affatto avviato sulla strada giusta: l'unica indicazione precisa emersa
nei primi giorni di confronto sul programma, sembra quella a rimettere daccapo
in pista lo Scalone previdenziale. segue a pagina 27.
( da "Unita,
L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione
del Epifani: crisi pericolosa ma la politica la sottovaluta di Felicia Masocco
No agli allarmismi, ma per Guglielmo Epifani "neanche si può far finta di
non vedere i segnali di crisi che arrivano dagli Stati Uniti". Lo scenario
è preoccupante, ma "i programmi delle forze politiche lo stanno
sottovalutando". Negli Stati Uniti tira aria di recessione. L'Italia corre
rischi? "Sì, ci sono, anche se si cerca di tenere bassa la preoccupazione.
Io credo invece che bisogna guardare la realtà che non dà segni
incoraggianti". È la campagna elettorale che la tiene bassa? "Non
solo. Mi riferisco a parte degli analisti, anche se operatori più attenti si
rendono conto che la vera e propria crisi economica degli Stati Uniti, con il
rialzo del valore dell'euro e dei prezzi delle materie prime, è destinata a
incidere più di quanto non si dica nella situazione italiana ed europea. I
programmi delle forze politiche secondo me sottovalutano questo scenario".
Sono inadeguati ad affrontare la crisi? "Non hanno ancora incorporato la
possibile dimensione dei suoi effetti. Aggiungo, anzi lo ribadisco, che la
crisi politica, la fine legislatura è sciagurata. Nata per cause meschine
finisce per lasciare il Paese senza governo per tre, quattro mesi mentre si
dovevano completare processi legislativi, fare politiche di redistribuzione,
aprire tavoli su prezzi e tariffe. I segnali di forte rallentamento
dell'economia, avrebbero richiesto un governo nel pieno delle sue
funzioni". Invece andiamo al voto. "Bisognerà aspettare il nuovo
governo in una fase che avrebbe imposto di agire subito". Per esempio
redistribuendo subito il tesoretto? "Sì, il surplus che la trimestrale con
tutta probabilità confermerà, rivolto adesso ai redditi più bassi avrebbe in
parte alleviato il calo dei consumi, sostenuto un po' la domanda. Dopo non avrà
gli stessi effetti. E forse verrà messo in discussione da scelte fiscali di
segno diverso". Maggioranza e opposizione non si sono messe d'accordo per
intervenire sui salari. Un'occasione persa? "Esatto. E sbaglia il
centrodestra a far cadere la possibilità, chiesta dal sindacato di utilizzare
queste risorse subito, perché a maggio, quando si formerà il nuovo governo la
prospettiva può essere più pesante di quella che il centrodestra
immagina". Sull'extragettito Veltroni e Berlusconi
dovrebbero accordarsi? "È quello che dovevano fare maggioranza e
opposizione. Ma in Parlamento la convergenza del centrodestra sulle proposte
della maggioranza non c'è stata". Qualche proposta elettorale potrebbe
trasformarsi in una promessa impossibile da mantenere? "Mettiamola
così: una manovra come quella contenuta nel programma di centrodestra di
abolizione dell'Ici che oggi già interessa il 40% dei proprietari di casa,
interviene sui redditi medio-alti, mentre la congiuntura e la domanda impongono
di sostenere i redditi medio-bassi, da lavoro e da pensione. E se rallenta
l'economia anche i margini per una manovra restitutiva saranno più ristretti:
si dovrà scegliere "o questo o quello", non "questo e
quello" come mi pare il programma del centrodestra proponga". La
solita propaganda? "Ho citato il centrodestra perché il suo programma su
questo fa una scelta che poteva essere compatibile con margini di finanza più
larghi, meno con quelli che paiono profilarsi. Ma in ogni caso è evidente che
gli effetti di questa crisi devono essere ancora metabolizzati dal complesso
delle forze politiche. E, ovviamente anche dal sindacato. Vedo una campagna
elettorale molto simile a quella di due anni fa, ma lo scenario è cambiato.
Senza esagerare con il pessimismo, ma un'analisi seria va fatta". Ci sono
i salari e ci sono i prezzi: si calcola una nuova stangata di mille euro per
famiglia. Cosa si può fare? "Poco sulla parte che deriva dalla componente
internazionale, dall'aumento del prezzo del petrolio. Anche se mi sembra sia
più di tipo speculativo, un gioco sui derivati che si fanno sul valore del
petrolio atteso, e che poi generano la spinta al rialzo. C'è poi la componente
interna speculativa, legata alle reti di distribuzione, alle mancate liberalizzazioni,
ai mancati controlli. E anche qui ci vorrebbe un governo. Il rischio è di avere
meno reddito e prezzi più alti". Alla luce di questo, come valuta le
scelte della Bce che a differenza della Federal Reserve pensa più a tenere
bassi i salari che a tagliare i tassi? "La Bce in realtà oscilla tra due
posizioni: una dice sosteniamo la crescita, l'altra stiamo attenti ai prezzi,
quindi ai salari. Se penso all'esperienza italiana è una posizione del tutto
incomprensibile perché il rialzo dei prezzi da noi non ha nulla a che fare con
la dinamica dei salari... ...Anche perché qui non è come in Germania dove i
metalmeccanici strappano aumenti del 5,6%. "Da noi non c'è alcuna
componente salariale nell'andamento dell'inflazione. Anzi. Chi paga l'inflazione
sono i salariati e i pensionati. Mentre ogni aumento del tasso di interesse,
per l'esposizione del nostro debito, toglie risorse agli investimenti, o ai
consumi o alla redistribuzione del reddito. Complessivamente esce fuori una
previsione di medio periodo che può essere preoccupante. Non va generato
allarmismo, ma neanche si può far finta di non vedere i segni di
peggioramento". I partiti dovrebbero dire che si va verso un periodo di
vacche magre? Per Montezemolo si dovrebbe parlale di emergenza. Va fatto? "Montezemolo
avverte il peso delle aziende che esportano, più esposte alla crisi. Io credo
sia necessario, da parte di tutti, un bagno di realismo. Questa crisi peserà di
più su alcune aree, penso al Sud, e per affrontarla ci vorrebbe un governo con
una propria idea su come rilanciare lo sviluppo, e che si ponga come primo
obiettivo la ripresa della crescita. Certo non si potrà chiedere al salario e
alle pensioni di fare una parte di sacrifici: sono già stati fatti". Come
può rispondere il Paese? "Una parte è scosso nella fiducia, sconta
condizioni di vita pesanti, un'altra guarda con volontà all'uscita da questa
situazione. Bisogna guardare con lo spirito di chi vuole superare i problemi.
Tocca alle forze politiche, al nuovo governo indicare le strade. E le parti
sociali dovranno fare le loro proposte: temo però che questa situazione possa
rendere più difficile il dialogo tra sindacati e imprese. Perché le imprese
continueranno a insistere ancora di più sulla produttività. E il sindacato, che
pure non si sottrae a questo ragionamento, non può non avere attenzione alla
crescita generale dei salari. Ci saranno margini più stretti se il governo non
usa la leva fiscale per sostenere la domanda di consumi e di investimenti. In
questo nuovo contesto è sbagliata la scelta di alleggerire il fisco sui
patrimoni. Tutte le risorse disponibili devono sostenere quelli che un tempo si
sarebbero chiamati i "produttori", che assicurano lo sviluppo del
Paese. E poi, per sostenere la domanda va fatto ordine nei sistemi a rete: i
trasporti, la logistica, il sistema formativo, quello sanitario, le
costruzioni, le infrastrutture che in una fase di rallentamento possono essere
anticiclici. Questo presuppone un progetto per una fase che rischia di essere
molto diversa da quella che ci si aspettava".
( da "Unita,
L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del La tragedia di Gravina e i giudizi sulla tv sul padre dei
fratellini Cara Unità, alla fine si è scoperto che i due fratellini di Gravina
sono morti a due passi da casa. Il primo posto dove si sarebbe dovuto cercare.
Nessun responsabile, anzi, un inquirente fa battute sul senno di poi, non
avendo avuto senno prima. La terza vittima è il padre, rinchiuso in carcere,
esposto alla berlina mediatica. A questo punto un paese civile chiederebbe
scusa. Purtroppo Pappalardi è lo stereotipo negativo: maschio, meridionale,
pregiudicato, carattere duro scostante. Nei servizi del tv ne tracciano un
ritratto orribile, quasi a dire, forse non è colpevole, ma si merita il
carcere. Luca Turati In caso di vittoria di Veltroni propongo di affidare al Pdl il ministero delle riforme Cara
Unità, ieri sera mi chiedevo che ne diresti se Veltroni proponesse, in caso di vittoria, un ministro (solo un ministro)
alla Pdl magari quello per le riforme istituzionali? Almeno per mezzo mandato,
comunque con una logica istituzionale e progettuale in grado di condividere con
il governo il percorso delle prime grandi riforme istituzionali. Sarebbe
un bel segnale in campagna elettorale e sminerebbe le "basse" insinuazioni
di chi per continuare la politica dei veleni e dei veti accusa di essere
"inciucisti" ogni giorno che passa. Nessuna grande coalizione ma solo
un ministro per condividere le scelte importanti per il bene dell'Italia.Andrea
Severi Candidature Pd, sono fiero di Veronesi e dei Radicali Non mi manca De
Mita Cara Unità, tra l'operaio della ThyssenKrupp, Antonio Bocuzzi e
l'imprenditore Matteo Colaninno "uno dei due è di troppo", così ha
sentenziato, con una delle sue battute ad effetto, Fausto Bertinotti, in
riferimento alle candidature nelle liste del Pd. Purtroppo Bertinotti
nell'enfasi della campagna elettorale, non si è reso conto di aver cancellato
in un colpo solo l'importanza del confronto, del dialogo, la grande rilevanza
di vedere un problema da angolature diverse, cercando di risolverlo partendo da
posizioni contrapposte. Non è su queste basi che è nato il Pd? Un incontro di
idee e valori anche diversi tra di loro, ma nel nobile tentativo del
raggiungimento di un unico obiettivo. E allora basta con le contrapposizioni,
con l'immagine caricaturale di uno scontro tra laici e cattolici! È bastato
sentire il nome di Umberto Veronesi per far agitare le acque all'interno del
Pd, stesso effetto in alcuni ha sortito l'accordo con i radicali. Io sono orgoglioso
di avere in lista per il mio partito una persona di grande spessore umano e
scientifico come il professor Veronesi e sono certo che sarà un arricchimento
l'apporto storico e di valori del Partito Radicale. Sono d'accordo con le
scelte che sta facendo Veltroni, mi fa piacere la
candidatura della giovane economista romana, non mi mancherà affatto di De
Mita. Giancarlo Pagliai Votiamo le liste che privilegiano nomi e volti nuovi
Cara Unità, i nomi della politica non cambiano, e ancora la corsa per la quinta
volta di Berlusconi è emblematica. Nello schieramento
di destra i nomi rimangono sostanzialmente gli stessi: Fini, Gasparri, Bondi,
Cicchito, Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli... La sinistra però non è da meno:
Bertinotti, Pecoraro Scanio, Giordano, Diliberto, Mussi, fanno pendant con gli
avversari. Con gli stessi nomi naturalmente non cambiano i comportamenti della
politica che sono radicati nel tempo: raccomandazioni, privilegi, settarismo,
bizantinismi, furbizie, poco pragmatismo e molta ideologia. Cosa possiamo
sperare? Che l'antipolitica non prenda il sopravvento. Per questi
"vecchioni" della politica qualcosa succederà. Non abbiamo la
possibilità, con questa legge elettorale antidemocratica fatta dalla destra, di
scegliere tra i candidati; proviamo allora a dare la preferenza alle liste dove
in testa ci sono nomi nuovi. Potrebbe essere un'idea. Poi speriamo che i vari
leader non ci infilino dentro dei De Gregorio, dei Turigliatto, dei Rossi,
oppure ex brigatisti, corrotti, recidivi o condannati. Non dimentichiamoci che
in democrazia (anche se in Italia è in cattivo stato) responsabili di ciò che
succede siamo noi. Giorgio Boratto Noi ragazzi dello ZEN facciamo un appello a Veltroni per continuare a lottare Cara Unità, siamo dei
giovani del quartiere ZEN che in questi anni all'interno dei democratici di
sinistra ci siamo spesi per cambiare il luogo in cui viviamo. Abbiamo messo
passione e coraggio, siamo riusciti a candidare uno dei nostri alla
circoscrizione, Rosi Pennino, e abbiamo raggiunto risultati incredibili: mille
voti solo nel nostro quartiere. La gente ci stima e ci segue, il nostro gruppo
non è fatto solo da universitari ma anche da gente comune (pescivendoli,
fruttivendoli, disoccupati... ). Gente che ha voglia di cambiare, che ha voglia
di ribellarsi alla criminalità. Non combattiamo le nostre battaglie solo con il
cuore ma anche con la testa, ispirati da quel "ma anche" tanto caro a
Walter Veltroni. Dalla vicenda legata alla gestione
dell'acqua alla creazione di spazi aggregativi, tutto questo lo abbiamo fatto
stringendo i denti e tenendo duro perché vi assicuriamo che le critiche di una
certa sinistra che ci vedeva collaborare con la chiesa o con l'amministrazione
comunale non sono mai mancate. La nostra storia, da ex diessini, si conclude
con le primarie del 2007. Siamo stati noi ad organizzare i gazebo presenti
nella 7ª circoscrizione e a credere fortemente nella svolta. Oggi ci chiediamo:
a cosa è servito tutto questo? Ad eleggere Rosi? La realtà che abbiamo
costruito non può essere solo questo! La gente ci vota perché siamo riusciti a
trasmettere, in un quartiere come lo ZEN, il nostro desiderio di cambiamento,
la voglia di superare tutte le distinzioni e di guardare avanti con serenità,
ma ci accorgiamo che forse non serve. Forse in questi anni saremmo dovuti stare
nelle stanze dei bottoni o nella segreteria di qualche onorevole..., forse
avremmo dovuto, anche noi, lavorare in un call center (anche se noi precari lo
siamo dalla nascita), forse avremmo dovuto fare altro per essere considerati
figli del partito democratico. Non è bastata la grinta e la passione, non è
bastato aver prodotto dei risultati elettorali importanti e per di più
eleggendo una donna dello ZEN, non è bastato far tornare i Ds primo partito nel
quartiere dove la speranza è morta. La scelta di valorizzare chi lavora in un
call center o il precario in tutta Italia è nobile, farlo qui è un po' meno
perché in Sicilia anche chi lavora in call center è fortunato. Noi siamo tutti
disoccupati e, a chi va bene, tocca qualche lavoro da muratore o del
volantinaggio senza alcun diritto. Basta girare per Palermo per appurare le
cose che diciamo. In una città dove è precaria anche l'acqua nei rubinetti
quale valore assume candidare uno che almeno una vita normale ce l'ha? Obama vince
negli USA, o perlomeno regge bene i colpi della Clinton, perché sa parlare
all'America dei poveri e di quelli che, prima di essere liberi d'agire, sono
liberi dal bisogno. Anche noi vogliamo un partito e un Parlamento che sappia
parlare a chi non è libero dal bisogno, a chi non ha più la speranza. E, per
fare questo, secondo noi, c'è bisogno soprattutto di chi le disuguaglianze e
l'emarginazione le ha vissute sulla propria pelle.I ragazzi dello ZEN.
( da "Unita,
L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Se Fede "accarrozza" Veltroni
e Di Pietro Molti anni fa, un giornalista di quelli veri, Tommaso Monicelli, si
trovò sulla scena dove giaceva il corpo del bandito Giuliano. Vide che il
sangue - incredibile a dirsi - era colato sul selciato, ma in salita,
contraddicendo le regole della fisica e la versione ufficiale dei carabinieri.
Iniziò così una controinchiesta che provò la montatura di comodo, ordinata dal
governo. Il tele giornalismo non si pone dubbi: fino a prova contraria è stato
il padre, Filippo Pappalardi, a uccidere i suoi figli. Lo dice il questore, lo
dice il procuratore e tanto basta. La ricerca della verità è robetta di fronte
ai molto più succulenti particolari orribili (il cemento "sotto le unghie
dei bambini", i graffi sul muro della cisterna, la "loro agonia
disperata in quel luogo buio e freddo", ciò "che resta dei loro
corpicini" e altre piacevolezze), un festival del gossip da obitorio che
fa più audience di San Remo. E, sempre per favorire
l'audience (ma di Berlusconi che lavora "al piano nobile" del suo quartier generale),
Fede ne ha inventata una non male: Veltroni non corre da solo, ma "accarrozzato" con l'infido Di
Pietro. Accarrozzato? Ma che ci azzecca? Paolo Ojetti.
( da "Unita,
L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del L'INCONTROI gruppi parlamentari del Pd ricordano il leader
democristiano Il riformista Moro padre dell'Italia bipolare Bruno Gravagnuolo
Aldo Moro capostipite del riformismo di oggi. E anticipatore della democrazia
dell'alternanza, dentro la "legittimazione tra maggioranza e
opposizione". Persino figura chiave di riferimento del "processo
fondativo della democrazia che è il compito del Pd". Commemorazione
"finalizzata", quella di ieri alla Biblioteca del Senato in Piazza
della Minerva, sullo statista democristiano ucciso dalle Br. Con le relazioni
di Alfredo Reichlin, Leopoldo Elia e Walter Veltroni,
e gli interventi di Antonello Soro e Anna Finocchiaro a nome dei gruppi
parlamentari della Camera e del Senato, che hanno chiuso la loro attività col
richiamo ad un anniversario chiave. E però, ricordava Soro, "non il caso
Moro, coi suoi clamori e le sue dietrologie", bensì la politica di Moro.
Le intuizioni e l'eredità. Apre Reichlin, che fa di Moro un Giolitti del
dopoguerra. Questioni analoghe per fasi storiche lontane. Se tra fine e inizio
secolo c'è con Giolitti il problema di allargare le basi sociali delle
democrazia, superando chiusure retrive della borghesia italiana, anche con Moro
si tratta di "ampliare la politica alle masse popolari". Prima col
centrosinistra. Poi con la solidarietà nazionale e il compromesso storico, di
cui Moro fu interlocutore. Moro per Reichlin è l'uomo dei "tempi
nuovi", che tenta di allargare le basi ristrette del capitalismo
italiano". Mentre "esplodono le lotte operaie". È il suo
"anticomunismo democratico" a fare la differenza e a spiazzare
l'anticlericalismo. Anche dentro quelle zone del Pci che confondevano
"questione vaticana" e "attenzione ai cattolici". Una
distinzione "sulla quale - dice Reichlin - Togliatti richiamò la mia
attenzione", e in linea con "l'umanesimo laico di Gramsci".
Insomma Moro si sporse verso il Pci, oltre la logica dei blocchi, contrastando
minacce internazionali e interne. Le minacce di quell'Italia, che "come la
destra di oggi, non s' era mai riconosciuta nel patto costituzionale e nelle
sue basi popolari". "Abbiamo osato troppo?, si chiede Reichlin
pensando a Moro e Berlinguer. E conclude: "Oggi abbiamo di fronte lo
stesso problema: mettere insieme pezzi di popolo per la nuova italia".
Come diceva Scoppola: "il Pd incarna il processo fondativo della
democrazia italiana che subì un grave colpo con quell'assassionio, e che
occorre portare a compimento". Ma la famosa "terza fase"?
L'alternativa che Moro vagheggiava? Risponde Leopoldo Elia, che ricorda le
varie fase dell'attività morotea, dalla Costituente, alla crisi del centrismo,
al centrosinistra, fino alla "terza fase". Moro, per Elia, volle in
anticipo il centrosinistra, strappando il consenso a Giovanni XIII:
"facciano pure", disse il Pontefice, contro le resistenze del
cardinal Siri. E volle la collaborazione con il Pci. E però, spiegò nell'intervista
a Scalfari del 18 febraio 1978: "La Dc doveva uscire dalla gestione
permanente del potere, accettare la possibilità di un avvicendamento.
Collaborare transitoriamente col Pci per far fronte alla crisi - inflazione e
ingovernabilità col Pci al 34% - per aprire un'altra fase dopo la grande
coalizione: l'alternativa maggioranza/opposizione". Una sfida egemonica,
imprevedibile nei suoi esiti, con la Dc che non rinunciava a sè... Ma aperta
verso una diversa civiltà politica, senza veti. Sfida stroncata, nel contesto
geopolitico in bilico tra pace e riarmo. Parla Anna Finocchiaro, che ricorda
l'ingrato lavoro fatto col governo Prodi, il risanamento, il tentativo di
chiudere la legislatura con la riforma delle istituzioni. Infine Veltroni. Che mescola ricordi personali e politica attuale.
"Ascoltando il suo ultimo discorso parlamentare del 28 febraio
( da "Repubblica,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Assenti Pezzotta e
Roccella, candidati alle elezioni. Il raduno domenica in 1.350 piazze Ritorna
il popolo del Family Day "Due milioni di firme per meno tasse"
"Siamo laici, abbiamo mandato le nostre petizioni a tutti i candidati
premier" ORAZIO LA ROCCA ROMA - Torna domenica in piazza il popolo del
Family Day al grido di "un fisco a misura di famiglia". Ma con
intenzioni ancora più ambiziose rispetto alla prima edizione dello scorso anno
quando al grande raduno di piazza San Giovanni in Laterano, a Roma, i
partecipanti furono oltre un milione. Non ci saranno, per motivi di
opportunità, i due portavoce ufficiali del 2007, Savino Pezzotta ed Eugenia
Roccella, candidati alle elezioni del 13 aprile, il primo con la Rosa Bianca e
la seconda con il Popolo delle Libertà. Stando a quanto filtra dalla sede
romana del comitato organizzatore - il Forum delle Associazioni Familiari -,
tra le adesioni spiccano finora i nomi dei campioni olimpici Sara Simeoni e
Carmine Abbagnale e del regista Giulio Base. Ma l'elenco è destinato a crescere
con possibili altri inserimenti di testimonial del mondo dello sport e dello
spettacolo. Se all'esordio l'iniziativa - col tacito consenso dei vertici della
Conferenza episcopale italiana - fu dedicata al tema delle politiche familiari
- sintetizzato nello slogan "Più Famiglia" - senza toccare aspetti
particolari, la seconda edizione sarà dedicata esclusivamente al fisco. Il
manifesto ufficiale porta, infatti, il titolo: "Meno tasse per chi ha
figli. Mettiamoci una firma". Rispetto al 2007 ci saranno altre novità, a
partire dalla formula dell'evento: non ci sarà solo un raduno, ma se ne
svolgeranno contemporaneamente
( da "Repubblica,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Verdi volevano
collegio per sé" In Alto Adige rottura Svp-Sinistra sulle candidature
BOLZANO - Dopo la rottura con la Sinistra arcobaleno del Trentino Alto Adige,
che ha deciso di correre da sola alle politiche, la Svp accusa i Verdi di avere
fatto fallire la trattativa. "I Verdi hanno sottoscritto a Roma un patto
con i comunisti e in Trentino Alto Adige hanno chiesto un collegio del Senato
tutto per sé. Ma, visto che Bertinotti e Veltroni ora agiscono su fronti
contrapposti, questo progetto non è andato in porto". L'Svp sta per
stringere un patto con gli autonomisti trentini, la Margherita, il Pd e il
Patt: "I senatori non si iscriveranno ad alcun gruppo e si limiteranno a
tutelare gli interessi dell'autonomia. Nonostante la rottura la
riconferma del senatore uscente Oskar Peterlini nel collegio di Bolzano - Bassa
Atesina ha buone possibilità", ha detto Pichler Rolle. Questo nel quadro
della linea "blockfrei", al di fuori degli schieramenti, decisa dal
"partito di raccolta" degli altoatesini di lingua tedesca che invece
nella legislatura che si sta chiudendo aveva appoggiato Prodi. "L'Obmann
della Svp Elmar Pichler Rolle mente sapendo di mentire nei confronti dei Verdi
e della Sinistra Arcobaleno", ha replicato il parlamentare dei Verdi Marco
Boato. "La Svp pretendeva di avere gratuitamente tutti i voti del
centrosinistra per eleggere a Bolzano (ma anche in Trentino) senatori
"blockfrei", cioè svincolati da ogni schieramento politico e con le
"mani libere" nel Senato. Noi abbiamo considerato questa imposizione
letteralmente indecente e irricevibile, non solo per i Verdi e per la Sinistra
Arcobaleno, ma per tutto l'elettorato del centrosinistra sudtirolese e
trentino, che non ha nessuna intenzione di eleggere senatori "fuori dai
blocchi" dal momento che è impegnato a battersi per impedire il ritorno di
Berlusconi e del centrodestra al governo
dell'Italia".
( da "Repubblica,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi rilancia il bonus bebè Oggi
presentazione del programma. E domani parte il tour elettorale da Bari
Abolizione dell'Irap, detassazione di straordinari e tredicesime GIANLUCA LUZI
ROMA - Per presentare il suo programma Berlusconi ha
scelto una location inconsueta: una severa sala da concerto a due passi dal
Vaticano. Poi da domani mattina, incalzato evidentemente
dall'attivismo e dal recupero nei sondaggi del suo avversario Veltroni, il Cavaliere comincerà con
qualche giorno d'anticipo sul calendario previsto (il debutto era previsto per
l'8 marzo a Milano) a girare per l'Italia: domani a Bari, poi Torino e Milano
per "benedire" i gazebo del Popolo della Libertà. Il programma
- definito nei particolari ieri in una riunione con Gasparri, An e Maroni, Lega
- sarà più snello di quello del Partito democratico: una ventina di pagine, o
trentacinque, secondo altre anticipazioni. Secondo le anticipazioni il
programma - a cui ha lavorato soprattutto l'ex ministro dell'Economia Tremonti
- è diviso in 7 missioni che a loro volta contengono diversi capitoli. I temi
economici occuperebbero le prime pagine. La prima missione è "Rilanciare
lo sviluppo". Sei capitoli: nuovo fisco per le imprese, sostegno al Made
in Italy, infrastrutture e nuove fonti di energia, salari e stipendi,
liberalizzazioni, digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Per le
imprese il Pdl proporrebbe la graduale abolizione dell'Irap, la detassazione di
straordinari e incentivi legati a incrementi di produttività, la graduale
detassazione delle tredicesime. Tra gli interventi ci sarebbero anche la
riforma degli studi di settore dal basso, i rimborsi Iva in tempo commerciale
di 2-3 mesi, il versamento Iva dovuto solo dopo il reale incasso della fattura,
l'eliminazione di alcuni adempimenti burocratici e fiscali, la non tassazione
sperimentale per le nuove iniziative imprenditoriali e professionali, la
graduale riduzione dell'Iva sul turismo. Al secondo posto tra le missioni c'è
"Sostenere le famiglie, dare il futuro ai giovani": perfezionamento
della legge Biagi e politica sulla "casa per tutti" con la
possibilità per i giovani di accendere mutui lunghissimi, anche trentennali,
con rate inferiori o comunque competitive rispetto a quelle di un affitto
definito "sopportabile". Per le famiglie è previsto nel programma il
"quoziente familiare" per il pagamento delle imposte, il ripristino
del "bonus bebè", investimenti per gli asili nido, libri di scuola
gratuiti. Il Pdl proporrebbe anche l'abbattimento dei costi dei mutui bancari,
l'aumento delle pensioni più basse, e la distribuzione, attraverso i Comuni,
dei beni di prima necessità alle famiglie che versano in situazioni difficili.
Per "Scuola, Università e Ricerca" il programma propone la
trasformazione degli atenei in fondazioni associative. Un capitolo infine è
dedicato al federalismo, come ha confermato Maroni. Il Pdl, sistemate le quote
di candidati tra Forza Italia e An, deve ancora riempire le ultime caselle
destinate ai "cespugli". Come sempre c'è qualche malumore: Rotondi,
Dca, vuole una pausa di riflessione "in famiglia", poi "decido
lunedì". "Soltanto un fraintendimento" minimizza Fini. Anche la
Destra si muove per le candidature: con Storace e Santanchè si presenterà la
giornalista Paola Ferrari.
( da "Repubblica,
La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ipr Marketing: gli
slogan non hanno colpito gli italiani Solo la sufficienza ai poster elettorali
ROMA - Sono stati efficaci i primi manifesti di Veltroni e Berlusconi? Gli italiani li hanno notati o sono già finiti nel
dimenticatoio? In una ricerca di Ipr Marketing, i due slogan non hanno colpito
la maggioranza degli elettori. Il primo 6 per 3 del leader democratico, quello
che riportava lo slogan "Non cambiare un governo. Cambia
l'Italia", è ricordato dal 40 per cento degli intervistati e il 60 % non
se lo ricorda. E tra quelli che lo rammentano i più attenti sono i supporter
della Sinistra Arcobaleno (il 51%), seguiti da quelli del Pd e del Pdl (39%) e
infine da quelli della Rosa Bianca (32%). E il giudizio assegnato sfiora appena
la sufficienza. La media dei voti su slogan, grafica, chiarezza, efficacia,
originalità e "fa pensare" è proprio 6. Viene considerato molto
chiaro ma poco originale. Il manifesto berlusconiano, quello del "Rialzati
Italia", ha sollecitato un po' di più la memoria: se lo ricorda il 50% e i
più attenti anche in questo caso sono gli elettori della sinistra arcobaleno
(84%), seguiti dai fan del Popolo delle libertà (58%), dai democratici (46%) e
quindi dai centristi (35%). Ma riceve un voto leggermente inferiore: la media
si attesta sul 5,9. Anche in questo caso gli italiani lo hanno trovato chiaro,
ma non originale.
( da "Riformista,
Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Democrat
la sfida lanciata da veltroni alle pigrizie intellettuali Scegliere tra radicali
e cattolici è roba vecchia Non sappiamo se Veltroni avesse
previsto la semirivolta dei cattolici del Partito democratico di fronte
all'accordo con i radicali. E se quindi avesse lanciato una sfida voluta e
ponderata. Ma
in ogni caso, se si guarda ai fatti, bisogna dire che la sfida c'è stata, e,
per ora, ha avuto successo. L'assemblea convocata dai popolari - ma
rappresentativa di tutti i gruppi cattolici, con l'eccezione dei prodiani - ha
segnato un indubbio successo del leader; e, se ci è consentito dirlo, anche un
punto a favore dei cattolici, che hanno saputo evitare estremismi e nervosismi.
Con ciò certamente non si vuol dire che i problemi non ci saranno e non saranno
di difficile soluzione. È importante però che sia stata nettamente chiusa la
porta ai veti così come alle rivendicazioni o ai complessi minoritari. Ed è
altrettanto importante che il discorso di Veltroni
abbia segnato, pur con la prudenza necessaria, alcuni punti molto chiari: la
necessità di trovare forme di convivenza politica tra diversi, l'affermazione
dell'autonomia della politica e della sua responsabilità di decidere, il
rifiuto di un uso strumentale della libertà di coscienza come puntello di una
politica puramente identitaria. La scelta del Pd di candidare esponenti di battaglie
laiche come i radicali e Veronesi è stata vista come un tipico esempio del
"ma anche" veltroniano. È una lettura troppo facile. Anche in questo
caso c'è una scelta netta e chiara, altrettanto chiara di quella fatta sui temi
economici, inimmaginabile se solo si ricorda la vicinanza di Veltroni
al correntone. Ma in questo caso la scelta non è e non può essere per l'una o
per l'altra posizione. Chi chiede al Pd di scegliere o i radicali o i cattolici
è fuori tempo e fuori registro. La scelta - del tutto analoga a quella che si
fa nei grandi partiti europei - è per un soggetto politico capace di contenere
posizioni diverse non perché è un caravanserraglio, ma per una autentica
incorporazione del pluralismo. L'obiettivo quindi non è una impossibile sintesi
etica, ma l'autonomia della decisione politica. Sembrano banalità, ma nella
politica italiana purtroppo non lo sono, e non lo sono state soprattutto in
questa ultima convulsa legislatura, che ha reso evidente, se ce ne fosse stato
bisogno, che soggetti politici deboli sono in balia delle rivendicazioni
identitarie di gruppi e gruppetti e perfino di singoli individui. Solo un
soggetto forte può farsi carico di soluzioni equilibrate tra le diverse
sensibilità etiche e tra le diverse identità. È una scommessa, naturalmente:
una scommessa tra le tante della prossima legislatura. Ma nella sfida che Veltroni ha lanciato alle pigrizie intellettuali e ai
riflessi condizionati del mondo cattolico, così come ne ha lanciate tante a
tante altre pigrizie e riflessi condizionati della sinistra, c'è anche un'altra
scommessa, non meno importante. Che è quella di andarsi a cercare con fiducia
il voto degli elettori cattolici, scavalcando le tante cattedre e lobby di cui
è ricco il panorama politico-culturale. Così come punta a conquistare il voto
di tanti elettori di centro, il Pd punta al voto di tanti elettori cattolici,
al di là dei veti e delle scomuniche. È la scommessa di tutta la campagna
elettorale. Si vedrà se gli elettori cattolici esprimono un voto diverso dagli altri
o se - come del resto fanno pensare i sondaggi - esprimono, come tutti gli
altri cittadini, un voto le cui motivazioni principali sono non tanto la
posizione sull'aborto o sulla vita, ma il complesso mix delle questioni
economiche, fiscali, di sicurezza, e la credibilità del partito e del candidato
premier nel comunicare un messaggio di fiducia nel futuro del paese. La stessa
scommessa, del resto, la sta facendo dall'altro lato Berlusconi,
con la decisione - anche questa una sfida - di rifiutare l'apparentamento con
Casini. È un percorso di razionalizzazione della politica italiana, che alla
fine potrebbe vedere la presenza dei cattolici arrivare a dinamiche simili a
quelle riscontrabili negli altri paesi europei. Dove la fede religiosa può
certamente essere una importante componente della scelta politica, ma non può
sovrastare l'autonomia della politica, né sostituirsi all'esercizio collettivo
e individuale della responsabilità del legislatore. 29/02/2008.
( da "Riformista,
Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Fantasmi un nodo
irrisolto Per il Pd il socialismo italiano è una specie di ombra di Banco Però
all'inizio c'è stato il rifiuto sbagliato dello Sdi Osservando questo primo
scorcio di campagna elettorale dedicato alla formazione delle liste, alle
alleanze e alle anticipazioni programmatiche, è difficile sottrarsi a una
impressione diffusa che sollecita qualche riflessione: il berlusconismo inteso
come politica dell'immagine, dell'esaltazione mediatica, degli effetti
speciali, degli slogan più indirizzati a colpire la fantasia dei potenziali
elettori che a convincerli; la concezione del partito-movimento che si
identifica in modo totalizzante con la sua leadership rischia di
"dilagare"; di divenire se non egemone, dominante (salviamo
storicamente e culturalmente la differenza gramsciana tra egemonia e dominio).
L'onda lunga della cultura-anticultura berlusconiana sembra, insomma, aver
fatto proseliti anche tra coloro che l'hanno sempre avversata prima ancora che
sul terreno politico, proprio su quello culturale. Intendiamoci, è evidente la
differenza esistente fra il consumismo mediatico del berlusconismo e la consapevolezza
della post-modernità del Pd. Ma il rischio che le linee di confine si annebbino
e si sovrappongono c'è ed è anche forte. È possibile che questo possa essere il
rischio da correre per mettere in campo con il Partito democratico una sfida
innovativa in un panorama politico della sinistra altrimenti immobile e, almeno
in parte, obsoleto. È possibile e, naturalmente, augurabile che una scelta
siffatta porti voti; ma si deve essere consapevoli che il rischio di pagare un
prezzo in termini di cultura politica e di concezione della democrazia è alto,
molto alto. Mettere fine alla demonizzazione dell'avversario considerandolo
tale e non un nemico è un bene, anzi un gran bene; ma non fino al punto di
annebbiare le rispettive identità. Negli anni '90 abbiamo già vissuto una
stagione all'insegna di un nuovismo senza innovazione. Il risultato è il
quindicennio che abbiamo alle nostre spalle: una transizione permanente che è
all'origine dell'attuale crisi sistemica dell'Italia. Il rinnovamento
generazionale è doveroso, utile e necessario. Mettere ai primi posti
nell'ordine di lista giovani imprenditori e giovani ricercatrici senza che
possa esserci la controprova del giudizio popolare è pur sempre una scelta
giusta, a condizione però di avere la consapevolezza del limite di innovazione
che essa incorpora trattandosi di candidati-nominati. Lo
sforzo di innovazione nei punti programmatici presentati da Veltroni è evidente e pienamente
apprezzabile. Ma è difficile sottrarsi all'impressione che, nella realtà, tali contenuti
non prendano corpo nella formazione delle liste e delle alleanze. La scelta di Veltroni di costruire un Partito "a
vocazione maggioritaria" è stata giusta, coraggiosa e seriamente
innovativa. Ma non si può negare che a partire dall'accoglienza data
nelle liste del Partito democratico alla pattuglia radicale, all'alleanza con
il simbolo di Di Pietro e, per converso, alla negazione di un'analoga alleanza
con i socialisti, fa sì che su di esso gravino ombre su cui è utile riflettere.
Il superamento della divisione tra laici e cattolici è uno degli asset
fondamentali su cui è nato il Partito democratico. Esso va ricercato e
costruito attraverso una forte e complessa elaborazione culturale e politica
più che in una composizione di liste a cui partecipino esponenti delle
posizioni più estremiste di un fronte e dell'altro. La scelta poi
dell'apparentamento con la lista Di Pietro induce a più di una riflessione.
Sembra difficile pensare che essa sia stata fatta solo per ragioni numeriche,
anche se in campagna elettorale i voti pesano. Il rischio è che da un lato si
sia di fronte a un riflesso condizionato di una vecchia cultura giustizialista,
dura a morire, (che è cosa diversa della cultura della legalità); e che
dall'altro lato si voglia accarezzare il pelo all'antipolitica grillesca. Da
ultimo ma non ultima la questione socialista. Debbo dire che le preoccupazioni
più volte espresse sul deficit di cultura liberal-socialista nel processo
fondativo del Partito democratico si sono andate acuendo nel corso del tempo.
So bene che vi sono ragioni che in parte rappresentano scusanti oggettive:
l'errore, dello Sdi ora Ps, di chiamarsi fuori dal processo costituente del
Partito democratico, rinunciando così a far pesare la forza della tradizione e
della cultura innovativa del socialismo liberale che in Italia, aveva, con
lungimiranza, anticipato elaborazioni politico-programmatiche che sono oggi
patrimonio di tutto il centro-sinistra democratico-riformatore sia laico che
cattolico. Ma questo errore politico dei socialisti organizzati nello Sdi non
nasconde il fatto che il gruppo dirigente del Partito democratico ignori, se
non respinga, nei fatti, anche al di là dello stesso rapporto con lo Sdi, ogni
contributo culturale e politico che sia figlio dell'esperienza del socialismo
militante italiano, vissuto con una sorta di "ombra di Banco" che si
ritiene meglio cancellare piuttosto che, analiticamente, elaborare,
storicamente e politicamente. 29/02/2008.
( da "Riformista,
Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Vocazione
maggioritaria La cultura secondo Rutelli Il ministro Francesco Rutelli ce l'ha
messa tutta. Si è esposto in prima persona, anche linguistica, in operazioni
che si sono rivelate figuracce, come il costosissimo portale per l'Italia. In
altre, missioni semi-impossibili come il ricupero di molti beni culturali
trafugati all'estero, ha ottenuto lusinghieri successi. In questi giorni ha
dato alle stampe un piccolo libro in cui fa un bilancio del suo operato, che
doveva essere l'oggetto di una conferenza stampa, cancellata per la crisi di
governo. Il titolo è Memoria, bellezza e futuro e lo spirito è anti-morettiano:
"La cultura non sia oggetto della passione soltanto di una minoranza degli
italiani". Insomma, Rutelli, in perfetta sintonia con Veltroni, vuole una cultura italiana a
"vocazione maggioritaria". Le prima pagine sono tremontiane: parlano
dei tagli, oggettivi, che il governo Berlusconi ha effettuato per i bilanci del ministero dei Beni culturali.
Però la considerazione generale del sistema Italia come paese festivaliero e
culturale, che è sotto gli occhi di tutti, fin troppo, sembra divergere
dall'attività che Veltroni ha accelerato con il
"modello Roma": l'Auditorium nuovo divenuto "fabbrica" di
San Pietro culturale, piena di festival della scienza, della matematica, del
cinema e chi più ne ha più ne metta. Con Goffredo Bettini saldo al comando e bravo
nell'attirare anche capitali privati. Rutelli, però, scrive che la "classe
dirigente" nutre una considerazione bassa per la cultura italiana. E che
in Italia "la cultura è rimasta ai margini della priorità nazionale".
Veltroni che dice? 29/02/2008.
( da "Manifesto,
Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"L'anti
Finocchiaro" La candidata Vaffaday correrà contro destra e sinistra. Rita
Borsellino la chiama: "Anch'io diffido dei politici" Cinzia Della
Valle Palermo Dalle catene legate al cancello della Prefettura di Palermo per
difendere i diritti delle vittime di mafia, al salto in politica, con
l'ambizione di sedere nella poltrona che fu di Totò Cuffaro. Sonia Alfano è il
terzo candidato ufficiale a governatore in Sicilia, dopo Anna Finocchiaro e
Raffaele Lombardo. La figlia del giornalista ucciso a Barcellona Pozzo di
Gotto, il cui assassinio è rimasto avvolto nel mistero riguardo ai mandanti
occulti, rappresenterà i "vaffanculo" di Beppe Grillo. Anzi, "il
nuovo che avanza", ha detto l'Alfano, circondata dai "grillini"
mentre si presentava di fronte ai giornalisti. Il tono che ha usato però sa un
po' di vecchio, soprattutto quando ha accusato gli avversari: "La
candidatura di Anna Finocchiaro mi ha stupito, è stata imposta dall'alto",
meglio sarebbero stati "Rita Borsellino e Beppe Lumia" e poi
"nel centrosinistra c'è anche un certo Crisafulli (il deputato diesse,
rais di Enna sfiorato da un'inchiesta per concorso esterno in associazione
mafiosa, la cui posizione è stata archiviata)". E in sintonia col maestro
Grillo, ha assicurato che "metteremo in rete, rendendoli pubblici, i nostri
certificati penali" perché "noi chiediamo trasparenza e porteremo
nella nostra squadra tutti i giovani, che nel tempo, hanno fatto politica
studiando le delibere dei consigli comunali per comprendere cosa accadesse e
portare alla luce del sole quanto veniva deciso a porte chiuse". Insomma
una "prima" col botto, quella di Alfano, che non è piaciuta al Pd,
soprattutto a Tonino Russo, vice segretario regionale. "Candidarsi è una
cosa serie - replica - le parole di Alfano sono incomprensibili, il suo esordio
scoraggiante". Tende la mano invece Rita Borsellino che in una lettera
invita a Beppe Grillo scrive di condividere il "malessere nei confronti
della politica-casta e dei partiti chiusi" ma non "la scelta di
correre da soli in un momento così importante per la Sicilia". Il timore è
che la lista di Grillo possa intercettare voti togliendoli al centrosinistra,
avviato verso una campagna elettorale difficile dopo il ricompattamento a
destra Fi-An-Mpa-Udc. Nella sinistra, soprattutto nel Prc, non è stato superato
lo choc provocato dall'appello di Anna Finocchiaro di votare per il Pd o per il
Pdl alle politiche. Bertinotti si è già chiarito con Veltroni, ma il malessere in Sicilia
c'è, tant'è che il leader di Rifondazione Rosario Rappa non dà per scontato
l'appoggio alla senatrice del Pd e auspica un chiarimento nella riunione che i
segretari dei partiti avranno martedì con la Finocchiaro. Un faccia a
faccia che arriverà dopo l'apertura ufficiale della campagna elettorale, domani
ad Agrigento. La cornice sarà la Valle dei Templi, scenario che supera quello
usato, come sfondo, da Veltroni, in Umbria. Per la
verità il Pd si aspettava di esordire in casa, in una città che fino a tre
giorni fa governava, assieme al sindaco Marco Zambuto. Invece, si troverà in
terra "nemica". Zambuto, dopo mesi di covata, ha abbracciato Berlusconi, regalando il suo progetto di
"rinnovamento" al Pdl, voltando le spalle agli alleati che lo hanno
sostenuto nella campagna elettorale e poi in giunta. Dal Pd assicurano che
"Zambuto è ormai il passato". Il centrosinistra, ad Agrigento,
passerà all'opposizione, anche se conta appena quattro consiglieri su trenta,
mentre Enzo Napoli, della segreteria organizzativa del partito esclude
"accordi o larghe intese". La mossa di Zambuto, "il trasformista"
come lo definisce il vice ministro ex Ds Angelo Capodicasa, ha spiazzata la
stessa giunta agrigentina. "Non so pronunciarmi - dice Piero Luparello, il
suo vice sindaco ed ex Udc - aspettiamo che torni da Roma per capire cosa
succederà".
( da "Manifesto,
Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tv, "par
condicio" addio Un accordo tra Pd e Pdl fa saltare i "faccia a faccia".
Decideranno Rai e Agcom. Per la Sinistra arcobaleno è "emergenza
democratica" Matteo Bartocci Roma Alla fine di uno scontro durissimo in
vigilanza Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi e
vicepresidente della commissione, può stappare lo champagne: "Finalmente
abbiamo certificato la morte della par condicio, una legge bavaglio ormai
inapplicabile". E' il risultato del documento approvato ieri dalla
commissione parlamentare di vigilanza Rai sulle regole per la campagna
elettorale fino alla chiusura delle urne. Al centro due questioni importanti
come i "faccia a faccia" tra i candidati premier e la tribuna
politica fatta da conferenze stampa con cinque giornalisti. Come risultato la
norma che il centrosinistra ha presentato per anni come un baluardo della
democrazia viene di fatto cancellata dal gioco di sponda bipartitico tra Pd e
Pdl. E le polemiche nella ex Unione sono feroci. Alla Sinistra che protesta, il
capogruppo del Pd in commissione, Fabrizio Morri, ha risposto che "non è
la tv che decide le elezioni". Peccato lo tradisca la cura successiva nel
normare (o nel non normare) il confronto elettorale. A carte scoperte, Veltroni voleva solo il confronto con Berlusconi e il Cavaliere nemmeno
quello. Ma l'accordo contro tutti gli altri alla fine ha tenuto. "Era
smaccato un clima di intesa tra i due partiti", riferisce uno dei deputati
di Sinistra. A inizio seduta, infatti, il Pd ha timidamente insistito per un
confronto tra i leader dei "gruppi parlamentari più
consistenti". Norma giudicata inammissibile dalla presidenza perché
contraria alla par condicio. La convinzione del Pd era talmente scarsa che il
destro Storace, da ex Epurator, ha subito mangiato la foglia: "Abbiamo
capito che non volete nemmeno correre il rischio che sia approvato ma allora leviamoci
questo dente". Detto e bocciato. E qui iniziano i pasticci. Il risultato
ha del paradossale: in una serie di veti incrociati la commissione approva il
principio dei "faccia a faccia" ma senza indicare i criteri con cui
verranno fatti. Il Pd approva solo il primo comma di un emendamento presentato
da Beltrandi (Rnp) e Migliore (Prc) ma subito dopo boccia insieme alla destra
la sua applicazione, cioè un confronto in tre serate tra 4 candidati scelti per
sorteggio. Il risultato finale più probabile è un'unica puntata monster (su
Raiuno tra le 21 e le 22.30) con i 10 e passa possibili premier. Un'accozzaglia
che certo non smonterà il voto utile a favore dei due "big". Le
regole fissate sono talmente vaghe che in teoria potrebbe essere direttamente
il cda di viale Mazzini a decidere se e come invitare i politici al confronto.
Non a caso, la Sinistra vuole vederci chiaro e per protesta ha abbandonato
l'aula. Negli stessi minuti, i segretari di Prc, Pdci, Verdi e Sd spediscono
una lettera ufficiale al presidente della commissione Mario Landolfi
denunciando l'"emergenza democratica". Mussi, Diliberto, Giordano e
Pecoraro Scanio non esitano a parlare di "un black out informativo che sta
oscurando tutte le forze politiche al di fuori del Pdl e del Pd". "La
disparità di trattamento riservata ai candidati e ai programmi dei diversi
partiti - aggiungono - è in netto contrasto con la par condicio e con la
Costituzione". Analoga denuncia, assicurano, sarà inviata anche
all'Authority per le tlc (Agcom). Anche Bertinotti alza i toni, definendo
"invasiva" la campagna del Pd aiutata dalla "complicità del
sistema delle telecomunicazioni". La questione è meno peregrina di quanto
appaia ai profani, perché il medesimo regolamento si applica anche alle tv private
e alle amministrative, dove spesso le tv locali sono decisive. E' chiaro che
aver lasciato regole così "lasche" favorisce ancora una volta i
grandi partiti a scapito dei piccoli. Anche se non riguardano i Tg, i dati
raccolti dal centro di ascolto dei radicali li pubblichiamo qui a fianco e
ognuno si può fare un'idea. Altro scontro tragicomico sulle conferenze stampa.
Il Pdl ha chiesto che a concludere la campagna elettorale fosse Berlusconi in quanto "sostenuto da più parlamentari al
momento della presentazione delle candidature". Idea respinta. Come quella
del Pd che voleva spostare la conferenza di Romano Prodi per prima in modo da
capitare il più lontano possibile dalle urne. Bocciata anche questa. I
candidati si presenteranno in tv per sorteggio e a concludere sarà, come voleva
Berlusconi e come vuole il galateo istituzionale, il
presidente del consiglio uscente.
( da "Messaggero,
Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - "Al Pd non basta essere il partito della buona educazione tra laici
e cattolici. Riconoscere la laicità dello Stato e la rilevanza pubblica delle
religioni è giusto, ma troppo poco. Veltroni ha parlato di laicità eticamente esigente: ecco, è l'inizio di
un percorso. Senza un pensiero nuovo, senza un metodo condiviso, senza forti
valori comuni, il Pd rischia di farsi travolgere dall'irrompere nella politica
di nuove questioni antropologiche". Pierluigi Bersani è da tempo
uomo del dialogo tra la sinistra e i movimenti cattolici. E non a caso accenna
alla "questione antropologica". È la formula che la Cei ha scelto per
marcare la propria svolta negli anni '90. Bersani dice: "La sinistra, con
il suo umanesimo, non deve aver paura di un confronto alto con chi professa la
fede in un Dio-persona. Anche gli scritti di Benedetto XVI su fede e ragione
sono incoraggianti. Purché si tenga insieme ragione e ragionevolezza. E non è
ragionevole, secondo me, arroccarsi sui principi non negoziabili. Dobbiamo
invece negoziare. La politica deve trovare sintesi nuove. Altrimenti sulla
bio-scienza, o sulle manipolazioni della vita, le soluzioni le troveranno i
laboratori cinesi o inglesi e le imporranno al mondo intero". Onorevole
Bersani, la polemica è riesplosa dopo l'accordo tra il Pd e i radicali. È stato
giusto farlo? "Non so se l'intesa sarà conveniente sul piano elettorale.
Né se i radicali sono integrabili nel Pd. Ma un partito come il nostro non può
non avere un istinto di apertura. E poi abbiamo uno statuto, un codice etico,
una carta dei valori: il confronto quotidiano avrà i suoi punti fermi".
Non avverte il rischio che, per includere culture diverse, il Pd riduca il
comune denominatore sui valori? "Sarebbe il fallimento del progetto. Berlusconi ha detto che il Pdl è un partito monarchico, ma
al tempo stesso anarchico sulle scelte di rilevanza etica. È stato sincero. Noi
però dobbiamo tenerci quanto più lontani da questo modello". Ma come
tenere insieme i cattolici che non negoziano sui principi e i laici irritati
per l'"interventismo" della Chiesa? "Eppure c'è spazio, anzi
necessità, di un lavoro comune. C'è una nuova questione sociale, fondata su
inedite e più drammatiche diseguaglianze. C'è bisogno di un nuovo senso civico,
che comprenda una consapevolezza dei doveri. Ma anche sulle questioni che
riguardano la vita e la morte, i limiti della scienza e l'integrità dell'uomo,
dobbiamo e possiamo trovare punti di condivisione. Nel metodo e nel merito. Se
il Pd non fa la sua parte in questa impresa viene meno alle proprie
ragioni". Ammetterà che allo stato è poco più di un auspicio. "Negli
anni '70 la violenza sulle donne rientrava nei reati contro la morale: oggi
nessuno dubita che si tratti di reato contro la persona. Non sono cambiati i
dogmi. È cambiata la cultura. Non è vero che gli steccati sono per sempre.
Peraltro, la società e la scienza è sempre lì a rimettere in discussione le
decisioni legislative". Il cardinal Ruini ha detto che le scoperte
scientifiche impongono una revisione anche della legge 194. "La legge
( da "Messaggero,
Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ilmente conterrà la
parola "centro" ma non "costituente". Il simbolo sarà lo
Scudocrociato e indicherà Pier Ferdinando Casini premier. Udc e Rosa Bianca si
sono intesi, la strada è finalmente in discesa. Il segretario sarà Savino
Pezzotta, che è il primo, però, in serata a tirare il freno e a raffreddare
certi entusiasmi: evidentemente la trattativa ha bisogno ancora di puntate e
rilanci. Spiega: "Con l'Udc stiamo discutendo, si sono fatti passi avanti,
ma l'accordo non è chiuso. Spero che si riesca a raggiungerlo, ma non abbiamo
ancora definito le candidature ed il simbolo". Poco prima Mario Baccini
era stato meno reticente: "Per noi può partire la costituente di centro. È
importante il progetto politico, il resto verrà. Proponiamo che Savino Pezzotta
sia il coordinatore di questa fase costuitente. Il soggetto è aperto anche ad
altri apporti, in particolare attendiamo il sì di Ciriaco De Mita". E
ancora: "Non vogliamo rifare la Dc ma ci siamo messi in discussione e senza
paracadute abbiamo lanciato la sfida di rompere questo schema bipolare
malato", per "offrire una alternativa agli italiani che non si
rassegnano a votare o lui o l'altro". Baccini assicura che la Rosa Bianca
si presenterà in modo autonomo alle amministrative. E per quanto riguarda Roma,
promette "grandi novità" per i prossimi giorni. Quindi, non è una
fusione ma più un apparentamento, in cui nessuno viene "azzerato".
Racconta Vietti: esiste il problema molto serio delle liste autonome a livello
locale che è necessario armonizzare per evitare confusione per gli elettori.
"In queste cose non ci vuole fretta, perchè la fretta è cattiva
consigliera. Abbiamo ancora quattro giorni per la presentazione delle
liste". "Non vogliamo rifare la Dc, ma ci siamo messi in
discussione". L'obiettivo è combattere il bipartitismo di Pdl e Pd,
l'"inciucio" tra Berlusconi e Veltroni,
dando fondo a quell'area di elettori moderati e di centro che non vogliono
essere accumunati al fronte populista e ad un centrosinistra contraddittorio.
"Noi per primi abbiamo abbandonato i confort degli schieramenti e senza
paracadute abbiamo lanciato la sfida di rompere questo schema bipolare malato,
per offrire una alternativa agli italiani che non si rassegnano a votare o lui
o l'altro", spiega Baccini. Anche De Mita che ha abbandonato il Pd per
essere stato "pensionato" sarà della partita: i centristi lo vogliono
al Senato per cercare di prendere il quorum in Campania dove Ciriaco ha il suo
serbatoio di voti. Con i nomi e le liste c'è ancora da fare. E non si capisce
se Tabacci, dopo aver fatto un passo indietro come candidato premier della Rosa
Bianca, abbia tolto il veto su Cuffaro. C.Rz.
( da "Messaggero,
Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Emier. Le norme
varate (contrarie FI e An) obbligano Viale Mazzini ad organizzare i confronti
ma, non essendo stato approvato un criterio che li regoli, si tratta di trovare
le modalità. Difficile vedere Berlusconi e Veltroni
confrontarsi faccia a faccia. Possibile, ma altrettanto complicato, il
"modello assembleare: 10-12 candidati in studio, un giornalista Rai e
alcuni colleghi di altre testate a fare domande in prima serata su Raiuno negli
ultimi dieci giorni del voto. Insomma, il gioco dei veti incrociati
blocca il duello tv. La Rai deve ora valutare: possibile che convochi la presidenza
della Vigilanza e gli staff dei leader per trovare un'intesa che ora sembra
lontana. La commissione, nella burrascosa seduta di ieri, ha comunque approvato
il regolamento per l'applicazione della par condicio dal 10 marzo alla
conclusione della campagna. Per i candidati premier ci saranno le conferenze
stampa (60 minuti tra le 21 e le 22,30 su Raiuno da inizio aprile), per i
rappresentanti delle liste le interviste che si concluderanno con quella di
Romano Prodi, premier uscente, che il Pd voleva far parlare per primo.
Probabilmente per marcare la discontinuità tra la campagna di Veltroni e il governo. Bocciato poi l'emendamento del Pdl
che dava a Berlusconi l'ultima parola. Per il
presidente Mario Landolfi, relatore del testo, i faccia a faccia sarebbero
stati antistorici. "Vorremmo fare gli americani, ma americani non siamo -
dice alla fine della riunione - e per applicare la par condicio fino in fondo
nei faccia a faccia tutti si sarebbero dovuti confrontare con tutti così da
averne almeno 45, cosa che avrebbe messo in seria difficoltà la Rai".
Scontenti a destra come a sinistra, resta da registrare anche la polemica di
Bertinotti contro Veltroni: "La sua campagna è
invasiva. Sta sulla scena con una grande potenza di mezzi".
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità ELEZIONI /
LA PARTITA DEI CATTOLICI benedetto centro Di marco damilano gli incontri di
ruini. l'attivismo dei vescovi. le prese di posizione dei media cattolici. cos
la chiesa interviene nella campagna elettorale. per sostenere casini. farsi largo nelle liste di berlusconi. e strappare voti a
veltroni Eminenza, da chi andremo?... Come discepoli senza guida, come agnelli
abbandonati in mezzo ai lupi, deputati, assessori, consiglieri regionali in
cerca di conforto si rivolgono al loro leader: il cardinale Camillo Ruini.
Nel fine settimana, per esempio, è salito in Laterano per chiedere lumi il
presidente dei medici cattolici Vincenzo Saraceni, assessore alla Sanità della
Regione Lazio ai tempi di Francesco Storace in quota Forza Italia. Il
professore aveva a cuore una domanda: restare con il Cavaliere nel nuovo
partitone di centrodestra oppure seguire le sirene centriste di Pier Ferdinando
Casini? Il cardinale ha cancellato i dubbi: per carità, ognuno resti dov'è.
Nessuna concorrenza al centro va incoraggiata. Il nemico è un altro. Il nemico
è individuato con la consueta schiettezza dal direttore di Radio Maria, padre
Livio Fanzaga:"Basta un solo radicale per portare lo scompiglio,
figuriamoci otto o nove deputati. Ma chi li ha messi in lista? Lui, Veltroni!". E Umberto Veronesi, capolista del Pd in
Lombardia? "è il portabandiera dell'eutanasia, il leader della dolce morte
e del suicidio di Stato", ha tuonato il padre dai microfoni della popolare
emittente nella rassegna stampa del 26 febbraio. In sintonia con quanto aveva scritto
il giorno prima 'Famiglia cristiana': "Questo Pd è un pasticcio
veltroniano in salsa pannelliana". Un attacco che ha stupito l'ex sindaco
di Roma: "Non me l'aspettavo. Con il settimanale dei paolini ho sempre
avuto un buon rapporto, sono stato loro editorialista". Non era
prevedibile, in effetti, che il Pd finisse sotto il tiro dei tradizionalisti di
Radio Maria 'ma-anche' degli ex progressisti di 'Famiglia cristiana', sempre
più legati al segretario di Stato Tarcisio Bertone. Un fuoco di fila che testimonia
l'importanza della partita del 13 aprile, vista nell'ottica vaticana: in gioco
c'è la rilevanza dei cattolici nel Paese scelto da papa Ratzinger come modello
per l'Occidente, l'unico dove la Chiesa non sia "morente". Almeno in
apparenza. Su questo punto Ruini e Bertone sono d'accordo: la politica è il
terreno privilegiato per difendere la presenza cristiana in Italia. Sono giorni
di grande attivismo per l'ex presidente della Cei. Strategie, alleanze, nomi da
candidare, rapporti personali da ricucire. C'è lo scontro tra Casini e Berlusconi. La guerra tra gli aspiranti leader dei partitini
di centro, Bruno Tabacci e Mario Baccini contro Totò Cuffaro. L'ingresso dei
radicali nel Pd che conferma la diffidenza che una parte della gerarchia
ecclesiastica ha sempre nutrito nei confronti di Veltroni.
Come se non bastasse, la micro-lista anti-aborto di Giuliano Ferrara che
"rischia di sottrarre voti ad altre liste storicamente già affermate, dove
la presenza dei cattolici è collaudata", si è allarmato il direttore di
'Avvenire' Dino Boffo. Traduzione: l'Elefantino potrebbe togliere voti all'Udc.
E già: per anni gli atei devoti sono stati gonfiati a dismisura da Boffo e i
suoi. E adesso che arrivano a inginocchiarsi per baciare la mano al papa
vengono mollati in nome dell'aritmetica elettorale. Per forza: ai numeri il
cardinale Ruini tiene moltissimo. Ha sempre evitato di farsi inchiodare alle
percentuali di questo o quel partito. Contare senza mai contarsi, è il suo
motto. Per questo nei giorni che hanno preceduto la separazione tra Berlusconi e Casini, Sua Eminenza è intervenuto in prima
persona per evitare la rottura. La spaccatura però c'è stata e ora bisogna fare
in modo che da un male possa nascere un bene. Il bene, per i vescovi, è
l'accentuazione dell'identità cattolica da parte di Berlusconi,
molto gradita nelle curie più influenti. Segnalata dalla candidatura di Eugenia
Roccella nelle liste del Cavaliere: l'ex radicale, portavoce del Family Day lo
scorso maggio, è una pupilla di Ruini. E poi nel Pdl c'è la new entry Angelo
Chiorazzo, il vice-presidente della Cascina, la cooperativa di ristorazione
vicina a Comunione e liberazione, nota alle cronache giudiziarie degli anni
Ottanta. Candidato da Giulio Andreotti e da Gianni Letta, dopo anni di
frequentazione con Mastella. Così intimo di Clemente da aver organizzato più di
un incontro con il cardinale Bertone (per questa attività nell'Udeur lo
chiamavano 'il vaticanista') e da averlo accompagnato sull'Airbus presidenziale
nella famigerata gita a spese dello Stato al gran premio di Monza. Nomi che
dimostrano come Ruini non abbia nessuna intenzione di farsi trascinare nella
guerra tra Berlusconi e Casini. Ma il Vicario guarda
con preoccupazione ai destini elettorali del partito di centro: se le cose
dovessero andare male, per la Chiesa sarebbe un disastro. Per questo è arrivato
il via libera al tentativo di Casini, nonostante le rivalità personali tra i
capicorrente che fanno parte dell'impresa. La soluzione è lì, a portata di
mano: "Casini ci mette la faccia, Pezzotta l'anima, Tabacci e De Mita la
testa, Capaldo i soldi", elencano gli strateghi del nuovo centro. Il
regista dell'operazione per la Chiesa è una garanzia: il professor Pellegrino
Capaldo, già presidente di Banca di Roma, il talent scout di Cesare Geronzi che
era suo direttore generale, il banchiere che concluse la trattativa con lo
Stato sul buco del Banco Ambrosiano senza perdite per il Vaticano, vicino a
Ruini fin dai tempi in cui aveva finanziato la costruzione di 50 chiese nella
capitale. A poche ore dall'accordo, quando si era deciso di cancellare dal
simbolo la parola centro per puntare a qualcosa di più evocativo, l'Alleanza
popolare con un richiamo ai liberi e forti da cui nacque il partito di don
Luigi Sturzo, l'antenato della Dc, Tabacci, Baccini e Savino Pezzotta sono
tornati a metterla giù dura sulla candidatura di Cuffaro in Sicilia. Il vero
obiettivo è un altro: il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, da sempre l'uomo di
fiducia di Casini. Al suo posto Tabacci vorrebbe Pezzotta. Ma è difficile che
Casini voglia privarsi del suo fedelissimo. Per aprire la campagna elettorale,
il primo marzo, l'Udc di Cesa ha scelto l'auditorium di via della
Conciliazione, all'ombra del Cupolone, gestito dalla società I Borghi. E chi
possiede un bel pacchetto di azioni della srl? Cesa, sempre lui. Ci sarà lo
sconto sull'affitto della sala, almeno. Faccende che ai vescovi interessano
poco. Bisogna fare presto per mettere il soggetto di centro nelle condizioni di
assolvere al compito assegnato: strappare voti al Pd di Veltroni.
L'obiettivo, ragionano nelle curie, è offrire una nuova casa a quella parte di
elettorato cattolico che considera Berlusconi come il
male assoluto, ma che si trova a disagio a votare una lista con Emma Bonino.
Preti, suore, laici che temono la scomoda convivenza. "Ho ricevuto una
valanga di mail di protesta", racconta il deputato del Pd Francesco
Garofani: "La nostra gente non l'ha presa bene: i radicali sono il nostro
contrario, non solo sulle questioni etiche, ma anche su quelle economiche. E
Casini potrebbe intercettare il voto degli scontenti". Per questo l'area
cattolica del Pd ha riunito le truppe in un convegno con Veltroni.
E prova a gonfiare le liste di credenti doc: il confederale della Cisl
Pierpaolo Baretta, l'ex vice-presidente dell'Azione cattolica Ernesto Preziosi,
il leader del Terzo settore Edo Patriarca. Nella speranza di tranquillizzare
Ruini. Difficile che ci riescano, però. La novità di questa campagna
elettorale, il Pd che corre da solo, mette in difficoltà anche la lobby ecclesiale.
E c'è il timore che il 13 aprile possa segnare l'inizio di una nuova stagione
anche nei rapporti tra la Chiesa e la politica italiana, non più segnata
dall'egemonia cattolica. Dalle urne potrebbe uscire una situazione simile a
Francia, Spagna, Germania, paesi dove i vescovi dicono la loro sui grandi temi,
ma i leader fanno di testa propria, in modo laico. Quello che per le gerarchie
è inaccettabile in Italia: Ruini lo chiama "il rischio
dell'irrilevanza" dei cattolici. Un esito imprevisto per l'ex presidente
della Cei che una settimana prima della caduta del governo Prodi aveva riempito
piazza San Pietro di politici ossequiosi. è successo poco più di un mese fa e
sembra già una cartolina ingiallita: aprile potrebbe significare il tramonto
per il cardinale che amava la politica. n il borsino del voto Da questa
settimana pubblichiamo le previsioni a confronto di quattro istituti di ricerca
Ipsos Swg Demos-Eurisko Crespi ricerche (realizzato il 18/2) (realizzato il
18/2) (realizzato il 18/2) (realizzato il 18/2) Pdl 40,0 37,5-36,5 40,5 37,5
Lega Nord 5,6 6,0-5,5 4,5 5,5 La destra - 1,5-2,0 1,0 3,3 Udc 5,0 5,5-6,5 6,1
7,0 Rosa bianca 0,8 2,0-1,0 0,9 1,0 Udeur - 0,5 0,5 - Altri di cdx 0,1 0,9 - Pd
34,0 35,5-37,0* 34,8 31,0 Italia dei valori 3,8 (con Pd) 3,4 3,2 Radicali -
1,5-1,0 0,8 1,0 Partito socialista 1,2 0,5-1,0 0,7 1,5 Sinistra arcobaleno 6,5
8,5-7,5 5,8 8,0 Altri di csx - 0,5-1,0 - Altri 1,9 0,4-0,9 0,1 1,0 * Il valore
relativo a Swg prevede Pd e Italia dei valori insieme Fonte: www.sondaggielettorali.it
Il Pd si è fermato a Trento DI Enrico Arosio Nella provincia trentina la
nascita del Partito democratico è stata rinviata al 2009 Con le mele più buone
e le scuole più belle, paesaggio, cultura, vini, europeismo, il civile Trentino
dovrebbe essere una Veltronilandia ad honorem. Invece
no. è l'unica regione d'Italia (anzi Trento l'unica provincia; persino
l'austriacante Bolzano ce l'ha fatta) dove il Partito democratico non è ancora
nato. Nascerà, se va bene, entro dicembre 2009. Così gli elettori locali il 13
aprile troveranno sulla scheda della Camera il simbolo Pd, il partito nazionale
che da loro non esiste. Per il Senato invece, dove vige l'uninominale, nei tre
collegi trentini e a Bolzano ci saranno alcuni nomi frutto di duri negoziati
con i simboli appaiati dei partiti italiani di centrosinistra, degli
autonomisti e della Svp, mentre a Bressanone e Merano è arduo l'accordo con i
candidati altoatesini. Un pasticcio tridentino con ciliegia tirolese. Fatiche
immani per gli uomini più vicini a Veltroni e al
progetto democratico, il senatore Giorgio Tonini e il sindaco di Trento Alberto
Pacher. Chi frena è il più potente di tutti: il presidente della Provincia
Lorenzo Dellai, l'inventore storico della Civica Margherita, il partito
territoriale che ha lealmente appoggiato Prodi. Dallai soffre all'idea di
vederla scomparire. Per seri motivi: in loco i rapporti di forza tra Margherita
e Ds sono di due a uno, come neanche in Sicilia; la Margherita è un modello
originale, federazione di forze territoriali cattoliche e laiche; senza di lei,
giura Dellai, si perde. è stato lui, in questi anni, a tenere tutto insieme,
evitando che tanti ex Dc e autonomisti se ne andassero con Berlusconi
e che nella regione si sviluppasse una robusta Lega Nord. In breve. I democratici
hanno tanta voglia e pochi voti; Dellai ha tanti voti e poca voglia. Così il
Trentino fa un percorso a parte, ancorato a norme transitorie: Margherita e Ds
hanno tempo di sciogliersi in due liste provvisorie per poi riaggregarsi entro
il
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità POPOLO
DELLE LIBERTà a chi il partito? A fini Che farà Gianfranco Fini da grande?
Tutte le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane lo vogliono alla
presidenza della Camera, alla terza carica dello Stato per completare il
percorso di accreditamento internazionale iniziato da anni, passato per Fiuggi,
Gerusalemme, la Farnesina, e in vista della possibilità di traghettare la
destra italiana nel Ppe. Ma quello di piazza Montecitorio sarebbe un
depistaggio. L'offerta gettata sul tappeto dal Cavaliere l'8 febbraio scorso,
quando il leader di Alleanza nazionale acconsentì a far confluire il suo
partito nel Pdl, è un'altra, decisamente più ghiotta. "Gianfranco, io vado
a Palazzo Chigi per l'ultima volta, poi facciamo un congresso fondativo del Pdl
e tu farai il presidente del nuovo partito", ciò che, tradotto, significa
investire Fini della leadership del centrodestra italiano. Non altrimenti si
spiegherebbe la facilità con cui Fini ha superato, in poche ore, le tensioni dell'autunno
scorso per aderire immediatamente al progetto unitario. L'accordo in questione,
però, è stato secretato. Berlusconi lo ha chiesto come
cortesia, perché in campagna elettorale non vuole che i colonnelli di Forza
Italia che coltivano ambizioni da leader, Giulio Tremonti e Roberto Formigoni,
possano storcere il naso. Il congresso che incoronerà Fini leader è fissato per
dicembre 2008, Walter Veltroni permettendo. G. S. Attualità Archivio poco Venerabile Andreotti
e Cossiga hanno annunciato la loro visita, magari per scoprire documenti della
storia d'Italia sconosciuti anche a loro. Ma, almeno finora, non si sono visti
negli uffici dell'archivio di Stato di Pistoia, dove due anni fa, l'11 febbraio
2006, Licio Gelli, l'ex grande maestro della P2, donò documenti,
oggetti, libri e carteggi personali. Un archivio di grande importanza, al quale
ha lavorato anche l'archivista Linda Giuva, moglie di Massimo D'Alema. La
donazione a Pistoia, città natale di Gelli, suscitò molte polemiche, ma per ora
sono appena un centinaio le persone che hanno chiesto di visionare la
documentazione dell'ex venerabile della P2. Gelli, ormai novantenne, non si
cura del quasi flop e continua a riversare sugli scaffali dell'archivio di
Stato di Pistoia i suoi documenti personali, sicuro che, passate le polemiche,
gli studiosi li apprezzeranno. M. La. Attualità Abu Pecorella Da Toumi a Daki,
da Zarqaoui a Nassim, da Lofti a Faraj, sono saliti a 11 gli integralisti
islamici condannati in appello dai giudici di Milano per terrorismo internazionale
(articolo 270 bis) dopo essere stati assolti in primo grado. Dichiarati
colpevoli di aver inviato kamikaze dall'Italia all'Iraq, si sono visti
infliggere da quattro a dieci anni di reclusione con tre diversi verdetti: le
ultime sette condanne sono state decise il 7 febbraio nel processo chiamato
'Bazar'. Ora può salvarli solo la Cassazione. Le tre assoluzioni in primo
grado, che li qualificavano guerriglieri anziché terroristi, fecero gridare
allo scandalo i più agguerriti parlamentari del centrodestra. Ma proprio quei
verdetti sarebbero rimasti intoccabili, se nel frattempo la Corte
costituzionale non avesse cancellato dall'ordinamento la legge-vergogna,
intitolata all'avvocato-deputato-indagato Gaetano Pecorella, che proibiva ai
pm, appunto, di contestare in appello le assoluzioni di primo grado. In attesa
del 13 aprile, resta da capire se i forcaioli della Lega e i legalisti di An
accetteranno la ricandidatura dell'avvocato di Berlusconi,
che un gruppo di rivali interni ha prontamente ribattezzato 'Abu Pecorella'. P.
B. Attualità Il sogno di Michele "Michele, è questo il partito che
sognavi?" Brillano gli occhi a Michele Salvati, economista liberal tra gli
ispiratori del Partito democratico, quando mostra agli amici il biglietto
affettuoso che gli ha mandato dal palco Walter Veltroni
durante l'assemblea costituente a Roma. Anche i prof hanno un'anima. Attualità
GAFFES PARLAMENTARI la carlucci non ha il fisico Il 7 febbraio la ex
presentatrice tv Gabriella Carlucci ha inviato una lettera a Romano Prodi sostenendo
che Luciano Maiani, neo presidente del Cnr, aveva procurato notevoli danni alla
credibilità internazionale di istituzioni da lui presiedute come l'Istituto di
Fisica Nazionale e il Cern. La deputata forzista si spingeva a mettere in
discussione i migliori fisici italiani, Nicola Cabibbo, Giorgio Parisi e
Roberto Petronzio, accusandoli, al pari di Maiani, di non aver "prodotto
nulla di scientificamente rilevante" e di essere solo "molto abili
nel procurarsi posizioni di potere". A suo sostegno la Carlucci citava il
premio Nobel Sheldon L. Glashow, fisico alla Boston University, attribuendogli
giudizi negativi su Maiani e rivelando che lo scienziato aveva ostacolato la
nomina dell'italiano al Cern. Pronta la replica di Glashow in un'altra lettera a
Prodi: "I commenti che la signora Carlucci riferisce sono assolutamente
falsi e maligni. Io e i miei colleghi abbiamo la più alta considerazione di
Cabibbo, Petronzio, Parisi e dello stesso Maiani, luminari che possono essere
considerati come 'gli eredi di Fermi'. Se c'è qualcosa che può danneggiare
l'immagine del Suo Paese sono la volgarità e l'inganno di questi calunniosi
tentativi di denigrare uno dei più esimi scienziati della Sua nazione". A.
Gio. Attualità PUBBLICITà OCCULTA Puntura a Vespa Bruno Vespa e gli altri
giornalisti-scrittori non potranno più presentare i propri libri in
trasmissioni Rai: è una forma di pubblicità occulta. Parola definitiva dal
Consiglio di Stato, che ha confermato la diffida emessa dell'Agcom, intervenuta
dopo la messa in onda di una puntata di 'Quelli che il calcio' (Raidue), in cui
il comico Maurizio Crozza intervistava Vespa, mentre le telecamere indugiavano
sulla copertina del suo saggio 'Il Cavaliere e il Professore'. "Il fermo
immagine del libro" è spiegabile solo nella "logica
promozionale", sostengono i giudici. L'intervista ironica curata da Crozza
non aveva bisogno del "supporto visivo del prodotto editoriale" e
"seppure non sono state utilizzate parole che incoraggino espressamente
all'acquisto del libro", si legge ancora nella sentenza,
"l'esposizione insistita e ripetuta della copertina trova la sua ragione
esclusivamente nella finalità promozionale, rafforzata anche dalla presenza
dell'autore". G. Mas. Attualità BERLUSCONI E SARKOZY La belle équipe Berlusconi e Sarkozy si somigliano ("Stesso populismo,
stesso istrionismo, stessa maniera di esibire la ricchezza") e il
Cavaliere vincerà le elezioni. Così, da Parigi, il filosofo e italianista
Robert Maggiori su 'Libération'. L'Italia si ritroverà, dopo l'interludio prodiano,
con la solita "belle équipe" che vanta membri coinvolti in
"affari di concussione, falso in bilancio, conflitti d'interessi, concorso
in associazione mafiosa, prevaricazione, fuga di capitali ecc.". Tutto
qui? Ma no. Fini? "L'ex fascista, l'eterno pretendente". Quelli della
Lega? "Spaventosi, allucinati, impresentabili, quasi mai usciti dal paese
di Tintin che chiamano Padania". Quanto a Berlusconi
stesso, il furibondo Maggiori gli dà del crooner, del barzellettiere, seduttore
di starlette e ambasciatore "di un'Italia folkloristica" divenuta
"un Paese che non crede più a niente". Ma il peggio, insiste l'acceso
opinionista, è che Berlusconi si è definito il modello
cui Sarkozy s'ispira (da cui Berlusarko, termine caro alla gauche parigina).
"Mamma mia! Si attende smentita", esclama Maggiori. Non è in ansia
per l'Italia. Ma per l'Eliseo sì. E. A. Attualità UDEUR Un secondino per
Mastella In carcere c'è chi ama Clemente Mastella e addirittura lo rimpiange
come Guardasigilli. Si tratta di Donato Capece, fondatore e segretario del
Sappe, il principale sindacato delle polizia penitenziaria. Ancora il 6
febbraio scorso, nel telegramma di auguri inviato al neo ministro Luigi Scotti,
Capece sottolineava la "meritoria" opera di Mastella. Nel momento della
difficoltà, insomma, l'Udeur ha trovato un amico. Così è nata l'idea di
offrirgli una candidatura in tutte le circoscrizioni, nella speranza di
raccogliere voti tra le 50 mila guardie carcerarie. Capece, che fa il
sindacalista da pensionato, ci sta ovviamente pensando. F. B. Attualità Porno
per 3 3 Italia ed Eutelia alleati nel nuovo business delle videochiamate porno.
Lo si vede in una pubblicità che imperversa, dopo l'una di notte, sulla 7 Gold:
gli utenti 3 possono fare una videochiamata a un numero 899 per vedere, sul
proprio cellulare, video porno dal vivo del servizio Big Sister, su Xex.Tv,
offerto da Eutelia spa. A costi fino a 3 euro al minuto, ci si collega a
"un famoso locale di Praga" o si accede a "esclusivi video
gay". Sullo sfondo di immagini da film porno, campeggia il marchio
dell'operatore 3, che con Eutelia si divide gli introiti del servizio. La
pubblicità ricorda che è "solo per clienti 3" e "se non hai un
videofonino 3", rimandano al sito dell'operatore per acquistarne uno. Sul
sito di 3 c'è pure una promozione rivolta agli utenti Big Sister. La società 3
fa notare comunque che sono state prese tutte le precauzioni (per mezzo di pin)
per impedire ai minori le videochiamate bollenti. A. L. Attualità SIGNORNò Andò
e tornò DI MARCO TRAVAGLIO Già la decisione del Pd di preferire Anna
Finocchiaro a Rita Borsellino come candidata a governatore di Sicilia, senza
passare per le primarie (vinte dalla Borsellino nel 2006), ha causato qualche
maldipancia tra gli elettori. Ma i dolori di stomaco sono decisamente aumentati
quando s'è appreso dalla stessa Finocchiaro, intervistata da 'Repubblica Tv',
che il suo programma lo sta scrivendo un trust di cervelli guidato da Salvo
Andò. Alcuni spettatori di buona memoria hanno protestato on line. E la
Finocchiaro è sbottata: "Andò è una persona di grande livello culturale,
un cultore di diritto pubblico. Non capisco.". Aiutiamola a capire: Salvo
Andò, classe 1945, ex deputato e ministro craxiano, già docente nel prestigioso
ateneo di Malta, ora rettore dell'università Kore di Enna e dirigente dello
Sdi, è un personaggio - per così dire - controverso. Nel 1993 la Dda di Catania
chiede l'autorizzazione a procedere contro di lui per voto di scambio con Cosa
Nostra: i collaboratori di giustizia che hanno appena fatto arrestare il loro
capo Nitto Santapaola raccontano come il boss latitante incontrasse Andò e lo
appoggiasse alle elezioni. Claudio Samperi, che faceva campagna per Andò
ricevendone buoni benzina e denaro contante, spiega che l'onorevole ricambiava
con "favori nei processi". Giuseppe Puglisi, braccio destro di
Santapaola, conferma. In uno degli ultimi covi della latitanza del boss la
polizia trova un cartoncino intestato 'Camera dei Deputati' con una scritta a
penna: "Cari saluti, Salvo Andò". Già nel 1985 un membro
dell'assemblea nazionale del Psi, Enrico Salluzzo, scrisse a Craxi che un
fedelissimo di Andò, Andrea Finocchiaro, "trait d'union per fini
elettorali con la malavita organizzata, influenza decine di migliaia di voti e
ha tesserato interi clan mafiosi". Finocchiaro verrà ucciso dalla mafia
pochi giorni dopo aver inaugurato, insieme ad Andò, una sezione del Psi nel
quartiere San Cristoforo. Claudio Fava racconta tutto in un libro: Andò lo
querela e vince in primo grado, ma perde in appello: "Il fatto non è
reato". Andò viene poi assolto dal voto di scambio. Ma è rinviato a
giudizio per le tangenti sul centro fieristico di Viale Africa (appalto da 173
miliardi di lire), pagate e confessate da uno dei 'cavalieri dell'Apocalisse':
Francesco Finocchiaro. E, il 23 luglio '93, viene arrestato per le mazzette
sulla ristorazione nell'ospedale di Catania. L'accusa, poi derubricata in
finanziamento illecito, cade in prescrizione. Per Viale Africa invece Andò
viene condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi e in appello a 4 anni; poi la
Cassazione annulla con rinvio e nel secondo appello scatta la prescrizione,
grazie alle attenuanti generiche. Il 'cultore del diritto' sa che chi vuol
essere assolto nel merito può rinunciare alla prescrizione. Ma se ne guarda
bene. Nel 2004 la Cassazione conferma che il tempo è scaduto, ma mette nero su
bianco che i fatti sono veri e gli imputati i soldi li hanno presi. Forse è per
questo che Andò s'è tenuto stretta la prescrizione. Salvo di nome e di fatto.
Ora che scrive il programma della Finocchiaro, c'è da giurare che si batterà
come un leone per irrobustire la giustizia siciliana e ridurre finalmente i
tempi intollerabili dei processi. Tanto lui non ne ha più. Attualità REGIONE
CAMPANIA C'è un buco nella Rete Chiuso tra mille polemiche, il sito Italia.it
continua a far sperperare denaro pubblico. Con una delibera approvata il 21
dicembre e pubblicata il 18 febbraio, la giunta della Campania ha impegnato 115
mila euro di fondi propri e previsto la spesa di un milione 158 mila euro attesi
dallo Stato per la realizzazione di "contenuti digitali di interesse
turistico nel portale Italia.it". Ma da più di un mese quel portale su
Internet non esiste più. Lanciato nel 2006 dal Lucio Stanca e spento da
Francesco Rutelli a ottobre 2007, Italia.it è costato sette milioni al
ministero dell'Innovazione ma c'è da preoccuparsi per gli altri 21 milioni
richiesti dalle Regioni che attendono i contributi nazionali per finanziare i
progetti dei contenuti da inserire nell'ormai defunto portale. G. Mas.
Attualità BOLOGNA metrò in panne Per il metrò di Bologna, ora che il Cipe ha
portato le risorse statali a 210 milioni di euro, i costruttori tengono i
fucili puntati sul Comune. In ballo, per la realizzazione del primo tratto,
dalla Fiera alla Stazione, c'è infatti il reperimento di altri 95 milioni.
Compito non facile che l'amministrazione ha affidato a una propria società per
azioni, la Sintra, chiamata a rispettare la tabella di marcia che prevede
l'appalto del progetto esecutivo entro l'anno. Il metrò è una delle grandi
opere infrastrutturali attese dalla città. Cavallo di battaglia del sindaco
Giorgio Guazzaloca, fu affossato dal successore Sergio Cofferati che poi lo
rilanciò sotto la pressione delle imprese. Cassate la tassa di scopo e la
finanza di progetto, il Comune ora tranquillizza. "Il bilancio è solido,
troveremo le risorse", dice l'assessore alla Mobilità Maurizio Zamboni.
Intanto però Cofferati deve anche placare le proteste dei Verdi, che al
contrario degli imprenditori il metrò proprio non lo vogliono. Meglio, dicono,
una tramvia. N. R. Attualità SAN VITTORE BARBA a strisce Mauro Situra, hair
stylist di Aldo Coppola nel celebre negozio di corso Garibaldi a Milano, da
anni cura l'immagine di dive dello spettacolo e personaggi dello sport. Paola
Barale, Nina Moric, Elisabetta Canalis, Fabio Cannavaro, Jovanotti si affidano
alle sue forbici. Ma lui da tempo ha un sogno: entrare a San Vittore e tagliare
i capelli ai detenuti. Perché? Perché Mauro, ex ragazzo della periferia
milanese che ha conosciuto la realtà della strada, non ha dimenticato il suo
passato. E desidera restituire un briciolo della sua fortuna mettendo per un
giorno la sua arte al servizio dei carcerati. Non per insegnare loro i trucchi
del mestiere ma per rinnovare il loro look. Mauro lunedì 3 marzo varca quindi i
cancelli della casa circondariale per buttarsi in un tour-de-force: dieci tagli
al mattino e dieci al pomeriggio. E i clienti di Bollate? In lista d'attesa
sono già moltissimi, il passa-parola ha varcato le mura di altre carceri
milanesi. M. R. Attualità Tre asssi per Walter Referendum, nuova legge
elettorale, modifica dei regolamenti di Camera e Senato: con queste scadenze
alle porte Walter Veltroni si è posto il problema di
portare in Parlamento una task force di costituzionalisti agguerriti, non
potendo più contare su esperti come Luciano Violante, Franco Bassanini e
Stefano Passigli. Sono tre i nomi su cui punterà, tutti e tre per il Senato
dove il confronto sarà più duro e incerto e tutti e tre poco più che quarantenni:
Stefano Ceccanti e Salvatore Vassallo, autori della proposta di nuova legge
elettorale 'adottata' da Veltroni per avviare il
confronto con le altre forze politiche, e anche una presenza femminile, Anna Chimenti,
che di recente si è occupata in particolare di referendum e articolo 59
(senatori a vita). P. F. Attualità Edicola dei giornali Rilevazioni di
diffusione dei quotidiani Gennaio 2007-2008, medie giornaliere 2007 2008 Var %
Corriere della Sera 669.978 676.412 1 La Repubblica 657.664 664.409 1 Il Sole
24 ore 354.311 351.477 -0,8 La Stampa 310.100 307.800 -0,7 Il Messaggero
208.500 207.400 -0,5 Il Giornale 195.498 200.624 2,6 Il Resto del Carlino
159.577 156.680 -1,8 La Nazione 135.667 137.776 1,6 Libero 117.041 125.288 7 Il
Secolo XIX 108.715 111.616 2,7 Avvenire 107.106 107.238 0,1 Il Gazzettino
96.800 95.300 -1,5 Il Tirreno 81.070 80.340 -0,9 Il Mattino 77.250 78.100 1,1
Il Giorno 74.073 73.569 -0,7 Giornale di Sicilia 66.530 68.423 2,8 Unione Sarda
64.847 67.499 4,1 La Sicilia 63.640 62.979 -1 Attualità Consorte marketing Per
sostenere la sua merchant bank Intermedia anche sul fronte della comunicazione
in fase di start-up, e offrire servizi in quest'area ai suoi soci e al mercato,
Giovanni Consorte aveva puntato l'anno scorso sulla società di relazioni
pubbliche Report Porter Novelli. Ora però potrebbe rendere il 30 per cento
acquisito. La Intermedia dell'ex leader dell'Unipol ha infatti comprato il 40
per cento (con il resto sempre distribuito fra amici) di un'altra società:
Multimedia08, appena nata a Bologna per occuparsi di marketing, pubblicità ed
eventi (ma offre anche lobbisti e filosofi). V. P. Attualità FINANZA Quanto
compra Beniamino In Borsa il titolo scendeva sempre più, e lui continuava a
comprare. Gli acquisti sono finiti l'8 gennaio e Beniamino Ciotti, uno dei vari
ex socialisti finiti alla corte di Salvatore Ligresti, si è ritrovato con 75
mila euro in azioni Immobiliare Lombarda. Il 30 gennaio Ligresti ha annunciato
una rioganizzazione che passerà proprio attraverso un'Opa sulla società.
Fortuna? Fatto sta che Ciotti, amministratore della capogruppo ligrestiana
Premafin, ha comunicato alla Consob i suoi acquisti solo dopo l'annuncio
dell'offerta. In due mesi ha realizzato un guadagno potenziale del 15 per
cento. La gioia, però, dev'essere a metà. I primi titoli Ciotti li aveva
comprati allo stesso valore dell'Opa e, su quelli, è andato solo in pari. L. P.
Attualità TERNI SPRECONA LA pace costa cara Il consulente per la pace in
Comune? è una spesa inutile, "un'assunzione infruttuosa, che ha causato un
danno patrimoniale alle casse pubbliche". è quanto sostiene la Corte dei
Conti umbra che si prepara a chiedere ad alcuni funzionari pubblici del Comune
di Terni (responsabili del procedimento) di rifondere il danno erariale
accertato. L'amministrazione comunale aveva proceduto a un'assunzione a tempo
determinato, con una mansione specifica, 'consulente per la pace', e un
compenso di 20.265 euro l'anno. La magistratura contabile ha fin qui accertato
che nei tre anni di lavoro svolti il consulente aveva effettuato solo 15 giorni
di presenza al mese. Mentre secondo gli inquirenti si trattava di un contratto
di lavoro dipendente con obblighi di rispetto degli orari che andavano
attestati con la timbratura del cartellino. Nessuna traccia, per ora, del
lavoro effettuato. G. Cap. Attualità Valanga rosa Partita quasi in sordina per
iniziativa della rivista 'MicroMega', diretta da Paolo Flores d'Arcais, in
pochi giorni la petizione contro le crociate per la moratoria sull'aborto e la
rianimazione dei feti prematuri ha raccolto 41 mila firme (lunedì 25 febbraio),
con un'accoglienza che ha stupito gli stessi promotori e le prime firmatarie
(tra cui Natalia Aspesi, Cristina Comencini e Margherita Hack). L'appello è
rivolto a tutti i dirigenti dei partiti del centrosinistra a cui si chiede di
reagire con più fermezza e senza mostrare alcuna condiscendenza verso
"l'offensiva clericale" contro le donne. Nelle ore diurne al sito
www.firmiamo.it/ liberadonna è pervenuta in media una firma ogni cinque
secondi. Visto il risultato già ottenuto, c'è già chi pensa di porre
l''impensabile' obiettivo delle 100 mila adesioni. L. Q.
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nasce il centro
intesa tra Udc e Rosa bianca Teresa Bartoli Manca solo l'annuncio ufficiale ma
l'ottimismo è palpabile e alle stelle. Tanto nell'entourage di Pier Ferdinando
Casini galvanizzato da quello che viene considerato "un grande progetto
che mobiliterà consenso nel mondo moderato e cattolico". Quanto nella Rosa
Bianca di Savino Pezzotta. Il 13 e 14 aprile gli elettori troveranno sulla
scheda elettorale il simbolo del nuovo partito di "centro": uno
scudocrociato. Casini sarà il candidato premier dei moderati. Pezzotta il
segretario della costituente che porterà alla nascita della nuova formazione. Un partito di centro che farà campagna elettorale e chiederà il
voto in nome della difesa dei valori etici e della "identità
cattolica" del Paese. Contro il Pdl di Silvio Berlusconi, "partito anarchico". Contro il Pd di Walter Veltroni "che pretende di tenere
assieme radicali e cattolici". SEGUE A PAGINA 7 Pier Ferdinando Casini,
candidato premier.
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Accordo Udc-Rosa
bianca su Casini premier SEGUE DALLA PRIMA PAGINA TERESA BARTOLI L'accordo sarà
formalizzato quasi certamente oggi: l'intesa tra Udc e Rosa Bianca darà vita al
"centro moderato" o "unione di centro" per "Pier
Ferdinando Casini premier". Il nome è da definire. Il simbolo sarà molto
simile a quello dell'Udc, con lo scudocrociato. Mancano pochi dettagli, si
discute su qualche candidatura. Ma la cornice politica all'interno della quale
dar vita alla formazione politica centrista è cosa fatta dopo il nuovo incontro
di ieri. E tutti i protagonisti della trattativa sono più che intenzionati a
raggiungere la meta. Con buona pace di Gianfranco Fini che irride e definisce
il centro "un centrino". Dice Casini, attaccando Veltroni che "mette insieme radicali e cattolici" e Berlusconi che guida "un partito
anarchico": "Serve un partito che abbia il coraggio di affrontare i
temi etici e difendere l'identità cristiana di questo paese". Nascerà
dall'incontro tra Udc e Rosa Bianca più qualche associazione cattolica come
hanno spiegato dal movimento di Pezzotta dando il via libera formale alla
costituente. Ma nel simbolo non comparirà, come pure diceva qualcuno
ieri, la parola "costituente": prima ancora che i pubblicitari
interpellati sull'argomento ieri, sono stati Casini e Pezzotta a rendersi conto
che all'elettore non può esser proposto un progetto in divenire. Si discute
ancora ma non è il problema che ha tenuto ancora aperta per qualche ora la
trattativa. La piccola frenata imposta ieri sia da Savino Pezzotta -
"ancora non abbiamo concluso, le trattative proseguiranno nelle prossime
ore" - sia da Michele Vietti - "la fretta è una cattiva consigliera,
c'è il problema delle liste autonome locali da armonizzare per evitare
confusione tra gli elettori" - nasce dal fatto che si tratta ancora sulle
candidature. E dal fatto che qualche malumore o qualche entusiasmo di troppo ha
consigliato di prender tempo per lasciare a Casini e Pezzotta l'onore
dell'annuncio. Il silenzio di Bruno Tabacci veniva interpretato ieri sera come
una piccola delusione rispetto ad un ruolo secondario - Casini sarà il
candidato premier, Pezzotta il segretario della costituente - mentre
l'entusiasmo e la molteplicità di interviste con cui Mario Baccini ha
annunciato l'intesa come cosa fatta ha innervosito gli ex e quasi di nuovo
compagni dell'Udc. I candidati saranno i protagonisti delle due formazioni:
Casini, Pezzotta, Tabacci, il gruppo dirigente dell'Udc a cominciare da Lorenzo
Cesa che in queste ore ha lavorato all'allargamento dell'accordo, i liberal
approdati da forza Italia Angelo Sanza e Nando Adornato. Non ci sarà - ma non
sarebbe stato candidato nemmeno dall'Udc - Cosimo Mele approdato all'onore
delle cronache per uno scandalo a luci rosse. C'è ancora un problema che
riguarda Totò Cuffaro. Pezzotta non lo vorrebbe e da ambienti vicini alla Rosa
Bianca ieri sera si faceva capire che l'ex governatore della Sicilia potrebbe
fare un passo indietro decidendo di candidarsi l'anno prossimo alle europee.
Voce non confermata affatto dall'Udc che sul traino di Cuffaro in Sicilia
conta. Ci sarà anche Ciriaco De Mita, in Campania, probabilmente per il Senato.
Lui è tra chi si è adoperato, dietro le quinte, per il raggiungimento
dell'intesa e scommette sulla sua riuscita: "La decisione di avviare il
progetto è ormai presa, a questo punto sono tutti chiamati a creare le
condizioni perché il disegno riesca" dice l'ottantenne esponente cattolico
che ha sbattuto la porta del Pd che ha deciso di non ricandidarlo.
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sì ai duelli tv ma
solo con il consenso ELENA ROMANAZZI Roma. In Rai già immaginano la scena:
sette candidati premier (se tale resterà il numero) messi a confronto tutti
insieme con 90 minuti di tempo a disposizione per rispondere alle domande e far
conoscere i programmi. Una Tribuna elettorale senza precedenti, fuori dal
comune e forse di difficile realizzazione ma che la Rai comunque dovrà
organizzare. Dopo due giorni di dibattito incandescente, la Vigilanza ha dato
infatti il via libera al secondo regolamento della par condicio che scatta dal
prossimo 10 marzo e che ha scatenato un mare di polemiche. Marco Beltrandi
della Rosa nel Pugno e Gennaro Migliore della Sinistra arcobaleno hanno tentato
fino alla fine di prevedere un confronto tra tutti i leader ma regolamentato su
più trasmissioni per evitare confusione. Pensavano di esserci riusciti quando
hanno visto convergere sulla loro proposta - "negli ultimi dieci giorni
precedenti il voto, la Rai organizza e trasmette su Raiuno tra le 21 e le 22,30
una trasmissione in diretta, di confronto tra i candidati premier, della durata
di novanta minuti" - i voti del Pd e dell'Udc. Poi la sorpresa: al
principio introdotto, non è seguita l'approvazione (grazie al voto contrario
del Pd) del regolamento per effettuare i confronti. I parlamentari della
Sinistra democratica hanno prima abbandonato l'aula, poi hanno scritto una
lettera durissima al presidente della Vigilanza ed hanno, infine, minacciato di
rivolgersi all'Agcom. Storace della Destra attacca: "Si
vogliono confondere gli elettori e questo per precisa volontà di Veltroni e Berlusconi". Replica a distanza Fabrizio Morri del Pd: "Qualcuno
qui viene solo per fare propaganda, per denunciare un patto che non c'è
stato". L'azzurro Paolo Bonaiuti si scaglia contro la legge: "La par condicio
è morta". Soddisfatto il presidente Mario Landolfi: "Il provvedimento
approvato, attraverso le tribune elettorali tra le liste, le interviste
ai rappresentanti dei partiti e le conferenze stampa dei candidati premier,
soddisfa pienamente il diritto dei cittadini a ricevere un'adeguata
informazione sulle coalizioni e sui programmi che si fronteggeranno in campagna
elettorale". Il regolamento prevede per i candidati premier le conferenze
stampa di 60 minuti, per i rappresentanti delle liste ci saranno le interviste
che si concluderanno con quella del presidente del consiglio uscente. Il duello
in tv nel 2006 tra Prodi e Berlusconi.
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il caso C'è un dato
di novità che segna la prossima tornata elettorale del 13 e 14 aprile, ed
"è costituito dalla decisione del Partito democratico di presentarsi da
solo alle elezioni". Parola di Civiltà cattolica. Misurato come sempre nei
toni, il giudizio della prestigiosa rivista dei Gesuiti appare nondimeno
inequivocabilmente positivo soprattutto laddove si afferma che da questa mossa
politica del Pd ne sono discese tutte le altre che hanno rivoluzionato il
quadro politico italiano in vista del voto. L'analisi che reca la firma di
padre Michele Simone pone infatti in risalto come "la nascita del Partito
democratico e la decisione di presentarsi con un proprio programma ha, in un
certo senso, costretto il centrodestra a formare anch'esso una lista
unitaria", mentre i partiti di sinistra ex alleati dell'Unione hanno dato
vita alla lista unitaria della Sinistra Arcobaleno. Ma il nuovo panorama dei
partiti, specie per quanto riguarda il centro - avverte il gesuita - sarà
chiaro solo al momento del deposito ufficiale delle liste elettorali che
avverrà a marzo. E su ciò, la prestigiosa rivista della Congregazione di Gesù
si riserva di intervenire in una prossima puntata. Una voce di estremo rilievo,
quella di "Civiltà cattolica", e di cui non si può non tenere conto
nella pluralità di posizioni manifestata dal confronto sul ruolo dei cattolici
in politica, anche in vista della seconda manifestazione del Family day indetta
per domani a Roma e nelle principali città italiane. Ma c'è un ulteriore
elemento nel dialogo perseguito dal Pd di Veltroni tra
cattolici e laici, e che riconduce alla figura di Aldo Moro. Ieri il leader
democratico ha commemorato lo statista Dc assassinato dalle Brigate rosse definendolo
non a caso un modello di "riformismo coraggioso" per il Pd, "un
riformismo che ha cambiato il corso delle cose come Ysaak Rabin, Olof Palme e
John Kennedy". Il riferimento di Veltroni è al
discorso pronunciato da Moro nel febbraio del 1978, nel quale indicava le vie
del confronto tra Dc e Pci. Ed è ancora all'insegna del "riformismo
coraggioso" di Moro che il leader del Pd, punta all'attualità quando
rileva con rammarico che "se avessimo avuto quell'intelligenza, quella
lungimiranza, quel pensiero lungo e quell'amore per la Nazione che avevano
coloro i quali hanno vissuto in un'altra fase della storia italiana, oggi
avremmo avuto un governo operante che avrebbe fatto quelle riforme che l'Italia
attende da decenni per realizzare una compiuta democrazia
dell'alternanza". Il riferimento è al Pdl e ai suoi leader, Berlusconi e Fini, che per Veltroni "non hanno accolto il
nostro appello a fare un tratto di strada insieme per poi separarsi sulla base
di un riconoscimento reciproco di ruoli e di responsabilità - osserva Veltroni - allora noi abbiamo fatto
soggettivamente ciò che istituzionalmente non ci veniva consentito di
fare". fa.sca.
( da "EUROPA.it" del
29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dal Pdl il programma
del 2001 "senza i miracoli". Il sì dell'industriale del Nordest All'Italia Berlusconi porta Pizza. Il Pd porta Calearo C'è anche Mastella
nell'operazione anti-Casini. Per Veltroni colpo grosso Il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo ha
detto sì alla candidatura nel Pd. Walter Veltroni porta a segno un altro colpo grosso, nelle stesse ore in cui Berlusconi annunciava che il Pdl correrà
coalizzato, oltre che con Lega e Mpa, anche con la Dc di Pino Pizza.
Sembra uno scherzo, ma non lo è: il compito dell'ultimo alleato del Cavaliere è
quello di sottrarre voti a Casini usando lo specchietto del simbolo dello scudo
crociato di cui è il proprietario. "Berlusconi è
sceso al suo punto più basso della sua vita politica", ha reagito l'Udc.
Su input di Berlusconi Pizza sta anche lavorando a
un'intesa con Mastella: l'idea è di aprire le liste dc, a partire dalla
Campania, a candidati scelti dal leader udeur. ALLE PAGINE 2 E 3.
( da "EUROPA.it" del
29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
NINO RIZZO NERVO
"Niente duelli in tv" (Corriere della Sera), "La vigilanza
spegne i duelli in tv" (La Stampa), "Sì al confronto tv, senza duelli
diretti " (Il Sole 24 Ore). Ecco alcuni esempi dei titoli di ieri. A me
sembra, però, che siano dovuti a molti equivoci e a qualche fraintendimento in
merito alle decisioni adottate martedì sera dalla Commissione parlamentare di
vigilanza. Pur rischiando di apparire un folle, sono, infatti, pronto a
scommettere che il confronto televisivo tra Silvio Berlusconi
e Walter Veltroni ci sarà. O meglio, ci sarà se i due
contendenti non si tireranno indietro, smentendo, però, nei fatti quanto hanno
invece dichiarato negli ultimi giorni. Tutto nasce dalla confusione che si fa
tra "comunicazione politica" e "informazione". La prima
riguarda quelle trasmissioni (definiamole, per intenderci,
"istituzionali" del servizio pubblico) che la Rai è obbligata a
realizzare per garantire uguali opportunità di accesso a tutti i partecipanti
ad una competizione elettorale: tribune politiche, messaggi autogestiti,
conferenze stampa ecc., cioè quelle trasmissioni gestite dai Servizi
parlamentari della Rai. Qui le regole sono tassative, i vincoli imposti non
eludibili. L'"informazione", in proposito l'articolo 2 del
regolamento approvato è chiarissimo, è invece "assicurata " dai
telegiornali e dagli approfondimenti "purchè siano siano stati ricondotti
alla responsabilità delle testate giornalistiche". Per capirci stiamo
parlando, ad esempio, di Porta a porta, Ballarò, Anno Zero. Qui, pur nel rispetto
di un pluralismo più rigido che in altri periodi, prevalgono, come è giusto che
sia in un paese democratico, l'autonomia e la responsabilità del giornalista
che se non vuole tradire la sua professione deve innanzi tutto privilegiare la
cosiddetta "notizia" e non deludere le attese del suo pubblico. Se
tutto questo non fosse vero non si capirebbe perché le due tipologie di
trasmissione (quella di "informazione" e quella di
"comunicazione politica") dovrebbero avere due diverse discipline nel
regolamento della Vigilanza. Ora, per quanto riguarda Vespa, Floris e Santoro
cosa dicono le disposizioni approvate? Innanzi tutto che "devono
assicurare all'elettorato la più ampia informazione sui soggetti, sui temi e
sulle modalità di svolgimento della competizione elettorale", che devono
garantire pluralismo, indipendenza e obiettività (art.6, comma 1), che devono
garantire l'accesso a tutte le diverse coalizioni e che devono
"complessivamente assicurare l'equilibrata presenza dei soggetti politici concorrenti
alle elezioni, sempre e comunque in forma di equilibrato contraddittorio"
(comma 3). Come vedete, da nessuna parte c'è scritto che Vespa, Floris e
Santoro non possano organizzare, ad esempio, una trasmissione con ospiti in
studio soltanto Bertinotti e Casini (come del resto è già avvenuto in questa
prima fase di campagna elettorale), o Bosellli e Berlusconi,
o Santachè e Ferrando ecc.ecc. L'unico obbligo in effetti è quello che entro la
fine della campagna elettorale via sia stata, come recita il regolamento,
"complessivamente una presenza equilibrata" di tutti i soggetti. Ora,
senza voler mancare di rispetto a nessuno, non vi è dubbio che il confronto
giornalisticamente più interessante è quello (come avviene del resto in tutti
gli altri paesi) tra i candidati premier dei due principali partiti. Così come
non vi è dubbio che gli elettori-spettatori si attendono che quel confronto ci
sia, come hanno dimostrato nel 2006 i dati di ascolto dei due match tra Prodi e
Berlusconi. Allora, cari Vespa, Floris e Santoro,
leggete bene le disposizioni della commissione parlamentare di vigilanza e
fatevi avanti. Non c'è una sola norma o un solo codicillo
che vieti di organizzare una delle vostre trasmissioni con ospiti Silvio Berlusconi e Walter Veltroni insieme, così come fecero
Mentana nel 1994 (Berlusconi- Occhetto) e Lucia Annunziata nel 1996 (Berlusconi- Prodi). Io, intanto, accetto
scommesse che il confronto ci sarà, perché mi rifiuto di credere che i due si
possano tirare indietro.
( da "EUROPA.it" del
29-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ecco, abbiamo il
protagonista di questo ultimo week-end prima che la campagna elettorale
ufficiale cominci. Si chiama Pino Pizza, e più che uomo va chiamato cavillo:
esiste nella politica italiana solo in quanto detentore legale del vecchio
simbolo della Dc. E per questo merita l'onore riservato a pochi, dunque sarà
apparentato nella coalizione di Berlusconi. Utile per
rosicchiare voti a Casini, poi potrà essere buttato nella spazzatura come già
successo a Rotondi e come rischia di capitare al g l o r i o s o Mastella.
Siamo pronti a scommettere che oggi Pizza oscurerà sui giornali lo stesso
programma presentato ieri da Berlusconi. Se lo merita,
il Cavaliere: non avendo nulla di nuovo da offrire (a meno di voler considerare
nuove proposte il ponte sullo Stretto o la fantasiosa riapertura delle centrali
nucleari), è giusto che del Pdl oggi si parli solo in termini di Pizza e
Mastella. Giusto ma drammatico. Nella situazione economica dell'Italia, sia a
destra che nel centrosinistra sarebbe arrivato il momento di decidere ? senza
conformismi né tabù ? se davvero è giunto il tempo di un brusco ritorno
emergenziale alle ricette anticicliche. E cioè se, dopo aver inseguito senza
neanche raggiungerlo il sogno di un vero mercato, aperto e totalmente
concorrenziale, davanti alla crescita zero non sia il caso di ragionare come
fanno coloro che, in Europa e in America, il mercato aperto ce l'hanno già:
dobbiamo tornare a politiche neo-keynesiane? ai piani di investimenti pubblici?
a forme di protezione delle economie nazionali? In verità, del problema
esattamente in questi termini non se ne occupa neanche il Pd, che almeno ha l'attenuante di non doversi rivendere Pizza bensì tante fanciulle
in fiore o nomi seri e pesanti come Massimo Calearo. Certo, Veltroni promette un nuovo boom, tipo
anni '60: ma ci vuole solo commuovere facendoci ricordare le prime vacanze
degli italiani, o pensa davvero di mettersi a costruire case e autostrade, sia
pure in versione aggiornata?.