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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL  27-3-2008      #TOP


IN EVIDENZA           1)      2)

 

Il Cavaliere attacca sulla mancata partecipazione a Porta a Porta: «Atto di violenza di Veltroni» Cappon: «Non è un problema nostro». LAndolfi: «Ognuno scelga per sé». Berlusconi: «Rai in mano alla sinistra» (Il Corriere della sera 27-3-2008)

 

ROMA - Il caso di Porta a Porta per Silvio Berlusconi «è un atto di violenza della sinistra e di Veltroni». Il segeretario del Pd aveva reso noto di partecipare alla trasmissione di Bruno Vespa solo se ci fosse stato un confronto diretto con il candidato premier del Pdl, il quale però non ha accettato: «Se facessi il confronto televisivo con Veltroni, dovrei farlo con gli altri dodici candidati che hanno gli stessi diritti», ha detto il Cavaliere. A questo punto Veltroni ha risposto che non sarebbe andato nemmeno a una trasmissione in cui egli avrebbe risposto da solo alle domande dei gionalisti. Quindi la Rai è stata costretta, per la par condicio, anche ad annullare la puntata in cui Berlusconi avrebbe risposto da solo ai giornalisti.

«VELTRONI È STANCO» - «Non c'entra nulla la par condicio, è un atto violento di Veltroni che ha detto "non voglio andare a rispondere ai giornalisti". Chi scappa? C'è una legge che impedisce il confronto», ha affermato il leader di Forza Italia arrivando alla sede di Confartigianato. «Veltroni è stanco e lo capisco. Poi, in maniera ironica, Berlusconi ha aggiunto: «A furia di andare sul pullman con tutte quelle correnti d'aria, bisogna capirlo povero ragazzo. D'altra parte è un pensionato, non è come me che ho una fibra più forte». Tornando sulla partecipazione alla trasmissione tv, il leader del Pdl dice: «Se facessi il confronto televisivo con Veltroni, dovrei farlo con gli altri dodici candidati che hanno gli stessi diritti. Quindi questo confronto non si può fare. Però il fatto che lui non voglia andare, non significa che anche il leader dell'opposizione non possa andare. Si tratta di una vicenda inaccettabile e gli italiani devono sapere che la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando vuole».

«TUTTI CONTRO» - «Ho anche tutte le istituzioni contro: il capo dello Stato lo hanno nominato loro, così come undici membri della Corte costituzionale», ha aggiunto Berlusconi. «Ho una sola preoccupazione, un solo incubo: i brogli elettorali. Di fronte alla situazione drammatica in cui la sinistra ha ridotto il Paese, solo un matto si può prendere la responsabilità di governare. Ma siccome non c'è nessuno che può farlo dalla nostra parte politica, eccomi qui con umiltà e concretezza per cercare di rimediare».

CAPPON: «NON È UN PROBLEMA RAI» - «Il duello tv non è un problema della Rai», ha commentato il direttore generale della Rai, Claudio Cappon. «Non mi pare che ci sia nessuno scontro. Abbiamo reso esplicita la nostra posizione con un comunicato dell'azienda e con la lettera del presidente Petruccioli».

LANDOLFI: «OGNUNO SCELGA SE ANDARE O MENO» - Invece secondo il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Mario Landolfi (An), «la Rai dovrebbe mantenere l'offerta nei confronti di entrambi i candidati, rimettendo alla libertà di ciascuno la scelta se fruire o meno di tali offerte».

27 marzo 2008


È Veltroni il leader che ispira più fiducia. Il leader del Pd batte Berlusconi. Eppure la coalizione del Cavaliere ha ancora un largo vantaggio di RENATO MANNHEIMER (Il Corriere della Sera 27-3-2008)

 

I SONDAGGI DI CORRIERE.IT

«Voto utile», convinti 6 elettori su 10

Chi vota per l'Unione di centro

I Consumatori di Bordon puntano agli elettori di Pd e Idv

Chi vota per l'Unione Democratica per i consumatori

Gli elettori del Pdl sono i più fedeli

Le intenzioni di voto per il Popolo delle Libertà

Chi vota il partito di Storace-Santanché

Le intenzioni di voto per la destra

Le richieste per il nuovo Governo

Secondo lei, quali sono le tre questioni che il nuovo Governo dovrà affrontare una volta in carica?

Nuove generazioni al voto: i giovani preferiscono i partiti «estremi»

Il voto dei giovani


MILANO - Mancano meno di tre settimane al momento del voto "vero". Il 13-14 aprile ci recheremo finalmente alle urne. In vista di questa scadenza, è probabile che nelle prossime, ultime, tre settimane di campagna elettorale lo scontro tra le diverse fazioni assuma toni più accesi di quanto non si sia visto sin qui. Sino ad oggi, infatti, la competizione è apparsa assai "ragionevole" (qualcuno ha detto "moscia"), basata, diversamente da quanto si è verificato nelle precedenti occasioni, più sui contenuti che sulla mera polemica tra i diversi partiti. Ma la necessità di conquistare i tanti elettori che a tutt'oggi non hanno ancora deciso il proprio voto, porterà necessariamente ad una competizione più intensa e, forse, più "gridata", specie tra le due coalizioni maggiori. In parte la campagna continuerà ad occuparsi di programmi e di contenuti come, in larga misura, è stato sin qui. Ma è certo che l’accentuarsi del confronto renderà più intensa e "calda" la polemica sull'affidabilità e la serietà delle varie forze politiche e dei vari leader in campo.

Il sondaggio

FIDUCIA - Insomma, la campagna si occuperà più direttamente dei singoli personaggi oggi candidati alla Presidenza del Consiglio. Anche per questo è interessante conoscere il grado di popolarità dei diversi leader politici e il livello di fiducia che essi ispirano tra i cittadini. In un recente sondaggio è stato chiesto agli intervistati di dire quanto ispirano loro fiducia gli attuali candidati alla Presidenza del Consiglio. I risultati possono apparire in parte sorprendenti: l'ex Sindaco di Roma viene infatti mediamente giudicato più degno

di fiducia del Cavaliere. La distanza tra i due non è molto ampia, ma è ugualmente significativa. Seguono in questa classifica Bertinotti, Casini e la Santanché. Naturalmente, avere fiducia non comporta necessariamente il dare il proprio voto e viceversa. Tanto che la coalizione guidata da Berlusconi continua, anche in questi giorni, a detenere saldamente il primato dei consensi, con una distanza tale da permettere – se verrà mantenuta anche nelle prossime settimane - una vittoria significativa alle elezioni del 13-14 aprile. Ma la popolarità personale tra gli elettori costituisce certamente un fattore significativo per cercare di ottenere il consenso degli elettori che ancora debbono decidere. Le prossime settimane ci diranno se Veltroni saprà usare il proprio ampio patrimonio di fiducia tra i cittadini per accrescere i voti che gli vengono attribuiti.
26 marzo 2008
(ultima modifica: 27 marzo 2008)


Report "Veltroni/Berlusconi"

Buon colpo sulle pensioni, peccato i giovani votino Pdl ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pd costringe di nuovo Berlusconi a inseguire. Però ha un problema generazionale Buon colpo sulle pensioni, peccato i giovani votino Pdl Più 400 euro: Veltroni punta sugli anziani. Under 35 tutti da convincere La ricetta del Pd per i pensionati che non riescono a seguire la corsa dei prezzi dei generi di prima necessità?

Cavaliere, il duello tv le conviene ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e quando dice che Berlusconi potrebbe benissimo sostenere il faccia a faccia televisivo con Veltroni. Essendo Bonaiuti il portavoce del Cavaliere, e avendo Berlusconi già espresso più di una volta totale disponibilità al confronto tv, la cosa va considerata acquisita: sul duello nulla osta di Berlusconi.

Inseguendo i Millennials ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni che si trova a inseguire con scarso successo ventenni e trentenni, che dovrebbero essere il suo bacino di voti naturale, e che invece preferiscono lo sgangherato centrodestra di Berlusconi. Perché? La risposta più facile è che i ragazzi e le ragazze nati dalla seconda metà degli anni settanta in poi fanno parte di una generazione cinica che nel Cavaliere trova una legittimazione

La censura al faccia a faccia televisivo sembra quella della Cina su Tibet e Olimpia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: definitivi contro il rifiuto di Berlusconi a un faccia a faccia in tv con Veltroni; e contro la Rai, servizio pubblico, che dopo essersi prestata ai più bassi favori all'uomo di Arcore (la scrivania di ciliegio con l'attaché Vespa, per il "contratto con gli italiani"), non fa nulla per smuovere la sordida insensibilità della Casta, che non vuole rischi democratici per il suo Nume.

Il Pd li liberi dalle caste ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il valore simbolico del gesto di Veltroni è un autogol, visto che sia la Madia che la Picierno sono strettamente legate all'establishment, che oggi le assorbe per volontà del leader. Insomma, se c'è uno "schema" comune per il "giovane d'oggi", è proprio questo: quando inizia a lavorare si trova davanti un muro, quello delle lobby, delle corporazioni e dei gruppi d'

Per Berlusconi è <no> de nitivo al duello con Walter ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ELEZIONI IN TV Per Berlusconi è "no" de nitivo al duello con Walter FRANCESCO LO SARDO Dunque è no. Continui pure il Pd a chiederlo e a dargli del codardo: Berlusconi, dicono a palazzo Grazioli, non intende sostenere alcun faccia a faccia televisivo con Veltroni.

<Dice no al confronto e usa le sue tv> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni rinnova l'invito a un confronto diretto tra lui e Berlusconi, accusandolo di continuare a sottrarsi: "Una cosa che non succederebbe in nessun paese e non dovrebbe succedere neppure nel nostro, tanto più quando si possono usare le proprie televisioni in maniera di parte, come sta succedendo in queste settimane ".

Il Pd offre 400 euro in più ai pensionati. Già da luglio ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ai pensionati si è rivolto ieri il Partito democratico di Walter Veltroni con una doppia proposta che punta a lenire per l'immediato le sofferenze della progressiva perdita del potere d'acquisto, ma anche per il futuro a coinvolgerli nella missione-Paese: la crescita. Due proposte che fanno saltare i nervi al Cavaliere.

Pd, il gelo dei giovani ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni deve puntare molto sulla concretezza "perché oggi i giovani sono questo e vogliono vedere che le cose si fanno davvero". Su questo "Berlusconi, che si vende come uomo del fare, ha una rendita simbolica. Che può essere affrontata dettagliando, dicendo per esempio da dove arrveranno i famosi minimo mille euro per i precari "

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Di pensioni s'è parlato un giorno, poi tanti saluti. Se si ecc ( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: obice su Petruccioli, fino a ieri considerato buon garante ora non più: "Veltroni batte i piedi e Petruccioli subito si spaventa". Qualcuno al Plebiscito propone la ritorsione: con una scusa qualunque, niente Berlusconi da Vespa l'ultima settimana di campagna, così pure Veltroni per "par condicio" dovrà essere oscurato.

Verrà, ma solo in caso di ballottaggio ( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi avrebbe dato disponibilità a venire ad Asti, ma solo sull'onda di un successo alle concomitanti Politiche. Armosino ci conta e intanto incassa la visita del suo ex ministro Giulio Tremonti, sabato al Politeama, che ha visto già il pienone per Veltroni. Urge confronto tra pienoni.

[FIRMA]AUGUSTO MINZOLINI Nel cortile di Palazzo Grazioli, di ritorno da un comizio a Viterbo orga ( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: azzerato gli sforzi di Veltroni per sfondare al Nord. Un dato non indifferente, che spinge Berlusconi a continuare nella sua azione mentre consiglia a Veltroni di accantonare l'argomento il prima possibile. Così mentre quest'ultimo ha mandato in avanscoperta un luogotenente fidato come Ermete Realacci per lanciare l'idea di rimettere la patata bollente nelle mani del prossimo governo,

La cordata per Alitalia e il ruolo di Berlusconi Prodi, sovvenzionando l'Alitalia nel decl ( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se dopo quei facili sputtanamenti che hanno immediatamente sparato contro Berlusconi, dandogli del fanfarone imbonitore in cerca di propaganda elettorale, Veltroni e Casini e Di Pietro si troveranno di fronte al Cavaliere che, per qualche miracolo, sia riuscito a riportare in Italia l'Alitalia, se ne dovranno andare a pascolare in qualche valle sperduta del Kosovo.

I miei figli Piersilvio e Marina non entreranno in gioco per evitare strumentalizzazioni ( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Protagonisti I miei figli Piersilvio e Marina non entreranno in gioco per evitare strumentalizzazioni È incredibile che qualcuno trovi ragionevole la proposta del Cavaliere Silvio Berlusconi Walter Veltroni.

Impegnati contro la mafia mentre la destra tace ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nella sua seconda giornata siciliana Veltroni rilancia il tema della lotta per la legalità e contro la criminalità organizzata. E lo fa annunciando un decalogo con le misure che il Pd, in caso di vittoria alle elezioni, prenderà nella lotta contro la mafia. E mentre i sondaggi parlano di pareggio al Senato il leader del Pd è tornato a sfidare Berlusconi a un duello in tv.

Anche il Wall Street Journal tifa Veltroni. I corrispondenti esteri: ancora Berlusconi? I sondaggi confermano: Senato ingovernabile. Duello tv, il leader Pd sfida il Cavaliere ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tifa Veltroni. I corrispondenti esteri: ancora Berlusconi? I sondaggi confermano: Senato ingovernabile. Duello tv, il leader Pd sfida il Cavaliere di Gianni Marsilli Arrivata sulle ali di Clemente Mastella, del quale in Europa e nel mondo nessuno sospettava l'esistenza (ignoranza che perdura, temiamo), l'ennesima crisi italiana ha gettato nello sconcerto gli osservatori stranieri,

Ancora Berlusconi? Sono pazzi questi italiani Incomprensibile all'estero la quinta volta del Cavaliere. E il Wall Street Journal sceglie Veltroni ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni. Al primo ha dato del "corporativista", nemico del liberalismo e della concorrenza, insomma un monopolista che ha in mente "soltanto la conquista del potere", e quindi la "roba", altroché il libero mercato. Quanto a Veltroni, il suo volto ieri dominava la prima pagina dell'edizione europea,

Con il Cavaliere una sfida fuori dal mondo Fa senso vedere Dini a destra . Per i corrispondenti esteri, campagna elettorale confusa ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni assumono ognuno la posizione dell'altro". Il Cavaliere su Alitalia ha a cuore i lavoratori "quando non ha mai difeso la classe operaia". Mentre il centrosinistra "raffigura l'immigrazione come un pericolo", anzichè concentrarsi su proposte che "aiutino gli immigrati che lavorano e pagano le tasse".

La rivoluzione copernicana di Walter ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni pubblicato ieri in prima pagina dal Wall Street Journal. "Walter Veltroni ha un compito quasi scoraggiante: tentare di impedire al magnate dei media Silvio Berlusconi di diventare presidente del Consiglio per la terza volta. Il 52enne ex sindaco di Roma aspira anche a voltare pagina rispetto a decenni di sclerosi politica riducendo il numero dei partiti e le dimensioni della

È scontro sul duello in tv veltroni: berlusconi scappa ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sinistra prepotente è scontro sul duello in tv Veltroni: Berlusconi scappa ROMA - è scontro tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sul duello in tv. Il candidato premier del Pd ha accusato il Cavaliere di volersi sottrarre al confronto diretto e ha deciso di non partecipare a Porta a Porta: "Vado solo se c'è Berlusconi".

La par condicio di Fede ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi per un minuto a testa. Ma segue il trucco: due minuti al solo Berlusconi sulla "cordata" che lui tiene lì, in agguato, e che salverà Alitalia dalle grinfie di Air France. Il Cavaliere, forse stranito dalla fatica, espone una tesi singolare: Alitalia deve restare italiana, altrimenti Spinettà caricherà i passeggeri e i turisti e li porterà direttamente in Francia

Veltroni: noi contro la mafia, la Destra tace Viaggio in Sicilia: L'Italia intera non vuole più sentirsi prendere in giro da loro ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il tema è la Sicilia umiliata in cerca di riscatto ma Veltroni pensa a tutto il paese. In fondo siamo al rush finale e bisogna andare all'attacco, bisogna far vedere le differenze, nei programmi e nei valori. Dopo l'affondo di Palermo sulle tv di Berlusconi il leader del Pd riserva per l'avversario solo poche battute: "Sono pronto al confronto dove come e quando vuole lui,

Un diritto per gli elettori - curzio maltese ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: UN DIRITTO PER GLI ELETTORI CURZIO MALTESE Walter Veltroni non poteva essere più chiaro. "Vorrei fare il faccia a faccia televisivo come si fa in tutte le democrazie occidentali. Sono pronto a farlo dove, come e quando vuole lui. Vuole farlo sulle sue reti? Vado anche lì, basta che Berlusconi non scappi".

Il vento incerto del Nordest ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: paura o al contrario di attesa nel ritorno che tutti danno per imminente di Berlusconi. Il viaggio di Veltroni e il tentativo di espansione del Pd nel Nord Est ha provocato grande attenzione tra i veneti ma alcune candidature, da Calearo a Nerozzi sono discusse nella base dei Democratici di sinistra che si aspettavano una scelta meno dirompente dagli stati maggiori del nuovo partito.

Nucleare bipartisan? No, grazie ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a una netta presa di posizione a favore di Berlusconi corrisponde: solare "ma anche" nucleare, da parte di Veltroni. E sì, perché chi mai è contrario ai reattori a sicurezza intrinseca, come recita il programma del Pd? Peccato però che quel programma elenchi anche Generation IV come progetto internazionale su cui impegnarsi.

Magdi Allam La conversione? Due fallimenti in un sol gesto Caro direttore, approvo incon ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cittadini sia un argomento del Pd Non lasciamolo a Berlusconi Cara Unità, vorrei dare un modesto consiglio a Veltroni e agli altri candidati del Pd.: parlate più di sicurezza dei cittadini,non lasciate che questo argomento sia un'esclusiva della propaganda elettorale delle destre. E' una questione molto sentita,soprattutto dalla gente comune che è quella a più contatto con la c.

ROMA - "Per il duello televisivo sceglierei Veltroni e non Berlusconi". Lo ha detto Fausto Bertinott... ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Per il duello televisivo sceglierei Veltroni e non Berlusconi". Lo ha detto Fausto Bertinotti: "La contrapposizione tra noi e Berlusconi è così radicale che daremmo a chi ci ascolta la conferma di posizioni molto consolidate in opposizione l'una all'altra. Con Veltroni invece sarebbe interessante perchè consentirebbe di capire chi è più efficace come alternativa alla destra"

Casini: duello tv, meglio con silvio che con walter ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: meglio con Silvio che con Walter ROMA - Tra Berlusconi e Veltroni, Casini preferirebbe un duello tv contro il primo "perché questo consentirebbe di spiegare le ragioni del fatto che marciamo divisi" dice il leader centrista. Che rilancia la sfida: "Dato che ritiene che il voto a noi sia inutile e continua ad attaccarci, accetti un confronto dove vuole lui".

Elezioni, bufera su porta a porta veltroni non va, salta berlusconi - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: soltanto per un faccia a faccia con Berlusconi". Una versione che collima con quella di Bonaiuti, che ricorda una telefonata con Vespa: "Bruno mi ha chiamato per dirmi che Veltroni voleva fare un'altra puntata e noi abbiamo acconsentito a fare venire Berlusconi un'altra volta. Su questo sono pronto ad affrontare un giurì d'onore" Dal Pd raccontano invece tutta un'

Walter sfida silvio in casa sua "sì al duello anche su mediaset" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non è una prova di resistenza fisica certo, tra lui e Berlusconi, ma il cinquantaduenne Veltroni non ha mancato di rimarcare, sbarcando in Sicilia, che si accingeva a superare in province visitate il numero degli anni "del principale esponente dello schieramento avverso". Come dire, Berlusconi ha una certa età.

"sicuro di stracciare qualunque avversario" e il cavaliere rilancia l'accusa di stalinismo - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ipotesi del pareggio al Senato che proprio non piace a Berlusconi, anche se il suo impegno nelle regioni "in bilico" fa capire che il rischio è ben presente nello stato maggiore del Pdl. "Questa è la versione di Veltroni, cioè esattamente il contrario della verità", ribatte Berlusconi. "Anche oggi (ieri-ndr) Veltroni dice tre bugie ogni due righe: è la vecchia ricetta stalinista.

Ce la possiamo fare, la partita è aperta anche alla Camera ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni sarebbe dovuto andare di più nelle regioni in bilico, piuttosto che muoversi lungo tutto il paese. "Il punto non è concentrare la presenza di un leader ma mobilitare tutte le nostre risorse umane sui territori. Quello che Veltroni sta facendo è fondamentale, ma la vera forza che ha il Pd sono le persone pronte a muoversi per convincere i tanti indecisi che ancora ci sono.

Niente Porta a porta per Berlusconi. Ci sarebbe stato due volte Il forzista va su tutte le furie, ma aveva una data in più di Veltroni. E sul confronto però tace ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per Berlusconi. Ci sarebbe stato due volte Il forzista va su tutte le furie, ma aveva una data in più di Veltroni. E sul confronto però tace di Eduardo Di Blasi / Roma SILVIO BERLUSCONI non potrà partecipare oggi alla puntata di "Porta a Porta". Questo perché, partecipandovi, otterrebbe una presenza in più del suo sfi- dante diretto,

Un diritto per gli elettori - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: davanti alla sfida di Veltroni, il quartier generale della Pdl ne ha date una mezza dozzina. Nel pomeriggio uno spavaldo Berlusconi ha minacciato: "Io sono in grado di stracciare qualsiasi avversario". Più tardi però i portavoce hanno fatto capire che il confronto non si farà per rispetto alla par condicio, che imporrebbe anche la presenza degli altri contendenti,

Berlusconi in una piazza vuota Insulta Veltroni e Di Pietro ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Berlusconi in una piazza vuota Insulta Veltroni e Di Pietro inviata a Viterbo VELTRONI e il Pd sono "vecchi comunisti riciclati", come "quei negozi che falliscono e poi mettono fuori il cartello "nuova gestione"" e Di Pietro si sarebbe "fatto dare la laurea dai Servizi": Berlusconi le masse non le richiama più,

Parli come bada ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dopo che Veltroni ha detto alla Bignardi che non se ne parla proprio. Ciascuno può pensarla come gli pare, purchè ­ possibilmente ­ argomenti il suo pensiero. Non è questo il caso di Polito che ha dichiarato al QN: "Di Pietro ministro di Giustizia in un governo del Pd è inimmagina- bile: è come se, sul versante opposto,

Piloti e calabroni Bonanni e Berlusconi ( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: interessi-del-Paese-cordata-italiana, e Veltroni-svendita -ai-francesi-conseguenza-Prodi, in una specie di Mentana (non lui, la Repubblica romana) garibaldino-e perdente- di metà '800. Almeno questo ci venga risparmiato. Non si ricorda in 7 anni del suo governo nulla mirato a togliere il piombo dalle ali di un calabrone.

"basta razzismo e speculazioni" ora bassolino va alla guerra - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni sarà in piazza Plebiscito OTTAVIO LUCARELLI Una chiamata alle armi. Si definisce "un combattente", uno che "quando si è in battaglia non scappa". Antonio Bassolino ribalta quell'annuncio di un mese fa ("non farò campagna elettorale") in un'autentica crociata per la "Patria napoletana", per "difendere la nostra terra dal razzismo antimeridionalista e dalle speculazioni elettorali

Il vento gelido di pomigliano "noi, traditi dalla politica" - patrizia capua ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: vedono con simpatia Berlusconi". Franco Mancinelli (stampaggio) e Antonio Cimmino (verniciatura) amici, ma agli opposti in politica. "Voto Sinistra arcobaleno" dice quest'ultimo, "con Bertinotti spero in un affondo sugli evasori fiscali. Veltroni è troppo attaccato a Prodi, roba da vecchia gestione".

Santanchè "non pagate la tarsu" - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni deve fare piazza pulita prima di parlare di qualsiasi altra cosa". Ma ce n'è anche per ex amici e compagni di strada. Censura su Alessandra Mussolini: "Vorrei sapere cosa ne pensa il nonno". Contrappasso per Berlusconi: "L'unico voto inutile per noi donne è quello su di lui, perché ci vede sempre soltanto in orizzontale"

Attento cavaliere ( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: fatta ieri dal Wall Street Journal a Veltroni (sulla prima pagina, con tanto di foto, e con titolo audace: "Il rivale di Berlusconi punta a un cambio radicale per l'Italia") dice qualcosa di significativo, soprattutto dopo il trattamento insolitamente severo che il giorno prima lo stesso giornale aveva riservato alla strampalata idea del Cavaliere di bloccare la vendita di Alitalia,

Conversazione sulla <questione settentrionale> ( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Conversazione sulla "questione settentrionale" Illy: "Veltroni ce la sta mettendo tutta ma il Nord vota il Cavaliere di default" "È in atto una secessione strisciante delle imprese" "Alitalia è una vicenda gestita con approccio dirigista e non sempre le decisioni dirigiste reggono alla prova del mercato.

Black day sondaggi negativi e il caso <porta a porta> ( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mi hanno detto che è intervenuto Veltroni...". L'ipotesi di un duello tv tra i big rimane, per ora , solo nelle dichiarazioni di agenzia. "Straccerei chiunque" (il renitente Berlusconi). "Come, dove e quando vuole" (Veltroni). Tutto questo mentre il tasto Alitalia si fa sempre più dolente.

La sfilata dei ribelli a Chiomonte Si parte con l'acquisto dei terreni ( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: si chiama elezioni che spinge Veltroni e Berlusconi a trovare i soldi per aumentarle". E a margine del comizio affronta anche il tema della Torino-Lione. Domenica a Chiomonte i Comitati No Tav hanno organizzato una manifestazione per celebrare la firma dell'atto di vendita a 1500 persone di una piccola porzione dei terreni da dove potrebbe passare il nuovo tracciato della linea.

In giro per l'Italia incontro i politici ma sto con Grillo ( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni era a Padova lo stesso giorno nostro, e ci siamo intersecati anche con Berlusconi e Di Pietro. La mia sensazione è che l'Italia che trovo io nelle sale, o a cui parla Beppe Grillo nelle piazze, sia più vera di quella dei politici; si stringono intorno a noi perché ci riconoscono una libertà di pensiero che ci ha portati a essere duri sia con la destra che con la sinistra"

NEL FACCIA a faccia straccio chiunque! , annuncia Silvio. Facciamo il faccia a facc ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Facciamo il faccia a faccia quando vuole lui e dove vuole lui!", proclama Walter. Di fatto, però, per ora niente duello tivvù fra Berlusconi e Veltroni - mentre gli altri candidati premier hanno una voglia pazza di sfidarsi - e adesso salta anche il doppio "Porta a Porta" (nella foto Bruno Vespa).

NON si riesce ad organizzare il duello elettorale tra Berlusconi e Veltroni in tv. Se ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di MAURIZIO COSTANZO NON si riesce ad organizzare il duello elettorale tra Berlusconi e Veltroni in tv. Se ne parla, lo si esclude, se ne torna a parlare. Poi come tutte le cose molto attese si farà e non avrà il risultato sperato. Intanto un rave party semina morte e così un agguato di criminalità. Si potrebbe dire: cronaca di tutti i giorni.

Duello tv, è lite Veltroni-Berlusconi E salta la puntata di "Porta a Porta" ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La Rai annulla lo show con il Cavaliere previsto per oggi Duello tv, è lite Veltroni-Berlusconi E salta la puntata di "Porta a Porta" di MARIO AJELLO.

I am piddì ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni al manifesto: "Possiamo vincere perché corriamo da soli. Con la Sinistra nessun accordo nemmeno in caso di sconfitta. La strada è tracciata: più Pil, più giustizia sociale, leggi più semplici". E sul web spopola il nuovo "inno democratico".

M agari ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: IMPOSSIBILE BON TON M agari è solo una reazione al lessico aggressivo e liquidatorio di Silvio Berlusconi. Ma si intravede anche il calcolo di mobilitare gli indecisi, nel modo in cui Walter Veltroni sta cambiando stile elettorale. Il segretario del Pd e i suoi uomini si preparano a sfilarsi i guanti di velluto e a mettersi i guantoni da boxe.

Elezioni, è l'ora dello scontro ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cambia la campagna dei due leader: duri attacchi incrociati Elezioni, è l'ora dello scontro Veltroni: Berlusconi scappa. La replica: stalinista ROMA - Si scaldano i toni, Veltroni accusa Berlusconi di "scappare". La replica: stalinista. Il leader Pd rinuncia a "Porta a Porta" obbligando il Cavaliere a fare lo stesso. DA PAGINA 2 APAGINA 9.

Da soli si può . E senza sinistra ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che siamo in un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto "

Berlusconi rivede rosso ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E il Cavaliere torna subito all'antico: "Da Veltroni la solita ricetta stalinista, Pd pieno di vecchi comunisti riciclati". Durissimo anche su Di Pietro: "Mi fa orrore. Chi parla così è laureato solo grazie ai servizi" Berlusconi rivede rosso Il Cavaliere cerca il pienone nel Lazio, regione in bilico.

Il duello Candidato pd ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Il duello Candidato pd Walter: Silvio ricorda Totò con Peppino La citazione Walter Veltroni ironico con il Cavaliere: "Dopo la nostra proposta sulle pensioni, Berlusconi ha rilanciato con mille euro per i pensionati. Certe volte sembra Totò che dettava a Peppino: "Punto, punto e virgola... meglio abbondare"".

Il Wall Street Journal benedice Walter <Lui si batte per cambiamenti drastici> ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dà per scontato che Veltroni diventi presidente del Consiglio, riferisce che nei sondaggi il Pd è superato da Berlusconi, ma aggiunge che "un terzo degli elettori resta indeciso". Paralleli In passato il Wall Street Journal è stato critico anche con il socialista spagnolo José Luis Zapatero ( a sinistra) Unica eccezione tra i candidati primo ministro di centrosinistra Tony Blair (

L' anti Calearo tra piazza e fabbrica ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: compresi i leghisti e la sguaiata "contestazione" di Clara, fan di Veltroni). Poi firma il "patto" con l'Arcigay insieme ad Alessandro Zan, per sposare nel nuovo parlamento la linea Zapatero sul riconoscimento totale dei diritti: dal matrimonio fino all'adozione. Infine si presenta davanti ai cancelli della Dab di Mestrino con gli operai.

Berlusconi: stalinista riciclato Il mio rivale parla a vanvera ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A poco più di due settimane del voto Berlusconi abbandona le accortezze, anche di stile, degli ultimi giorni. è saltata la puntata di Porta a Porta di stasera, che avrebbe dovuto vederlo ospite protagonista, i cronisti domandano se ha pura del confronto tv con Veltroni, lui, di scatto: "Io sono in grado di stracciare chiunque, perché sono un uomo del fare,

Editoriali ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 3 categoria: BREVI Editoriali A fianco, gli articoli su Berlusconi ( a sinistra) e su Veltroni (a destra) del Wall Street Journal Non si ricordano generosità del quotidiano verso il socialista spagnolo José Luis Zapatero né verso candidati primi ministri di centrosinistra tranne il britannico Tony Blair, laburista a modo suo.

<Cavaliere sfrontato come Le Pen Solo lui cinque volte candidato> ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ha fallito e gli italiani sanno che è poco credibile ROMA - A Pasqua ha fatto i compiti a casa: il programma dell'ultimo scorcio di campagna elettorale di Veltroni. E ora che le vacanze sono finite, Goffredo Bettini interviene in prima persona per dire basta al buonismo e fissare una soglia per il Pd: il 35 per cento.

Missione Letta in Vaticano: un <aiuto> per il Senato ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: i rapporti tra Berlusconi e Veltroni si sono interrotti. Dopo che per mesi hanno quotidianamente tenuto aperto il canale diplomatico, Gianni Letta e Goffredo Bettini hanno smesso di parlarsi. è un'interruzione dettata dalla contingenza, non una rottura delle relazioni, se è vero che i leader - come rivelano fonti autorevoli di Forza Italia -

Niente Veltroni. E Vespa cancella Berlusconi ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: secondo Berlusconi, sarebbe Veltroni. Che per un "capriccio" gli avrebbe impedito di partecipare, stasera, a "Porta a Porta". Su come sia la cosa, le versioni sono discordanti. Quella di "Porta a Porta" dice che Veltroni avrebbe prima dato la disponibilità a partecipare a una puntata oltre a quella già fissata per il 9 aprile.

Il Pd: faccia a faccia o niente Salta il leader pdl da Vespa ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni rifiuta di andare da solo a Porta a Porta e, così facendo, blocca di fatto Silvio Berlusconi. O, meglio, fa scattare la par condicio. Perché questa sera il Cavaliere sarebbe dovuto apparire nel salotto di Bruno Vespa, ma in assenza di una presenza "compensativa", la Rai ha deciso di annullare tutto.

Veltroni vara la svolta: all'assalto di Silvio ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sull'estrema punta della Sicilia occidentale, che Veltroni ha paragonato Berlusconi allo spregiudicato armatore monarchico degli anni 50, Achille Lauro. è lì che ha dato del nonnetto al favorito, osservando malevolo che la successiva tappa agrigentina sarebbe stata la numero 72, come gli anni di Berlusconi.

7 marzo ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3 categoria: BREVI 7 marzo Veltroni in campagna elettorale: "Conosco i miei polli e non resisteranno. Ma io non risponderò, perché non voglio parlare di Berlusconi ma degli italiani e dei loro problemi".

Volare bassi ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è destinata comunque a favorire Berlusconi. "Quella trattativa in bilico è una manna per un Pdl deciso a risucchiare Veltroni nell'orbita prodiana; a cancellare la discontinuità che l'ex sindaco di Roma ha cercato di sottolineare fin dall'inizio". E ancora: "Il centrodestra è aiutato dalla riapertura della trattativa fra Af-Klm e sindacato.

13 marzo ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3 categoria: BREVI 13 marzo Veltroni e la battuta di Berlusconi alla precaria: "Non voglio fare polemica, ma racconta della lontananza del mio avversario" (nella foto a con la precaria Mercandel).

Calearo: Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da noi ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni almeno 9 e mezzo". E da Berlusconi, "sono distante -3". Calearo non si riconosce "in questa destra fatta per fusioni decise da una sola persona". In passato ha apprezzato alcune posizioni della Lega, ma il partito di Bossi ("che non ho mai votato") lo ha deluso perché capace "sempre di grandi proteste ma mai di proposte e ogni volta che ha gestito qualcosa ha combinato disastri"

Di FABIO ROSSI La sicurezza al centro. Dell'attenzione dei cittadini e del programma del ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Una "colpa" di cui si è macchiato Berlusconi che "ha riempito le liste di trasformisti". Ma anche il segretario del Pd: "Non c'è berlusconiano di più stretta osservanza di Veltroni - dice il leader Udc - Basta vedere che tipo di campagna elettorale ha fatto, dicendo tutto e il contrario di tutto".

L'impossibilità di una campagna <bon ton> ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Finora, Veltroni ha lavorato soprattutto per riacciuffare quelli perduti per strada da Romano Prodi. Partiva da un meno 22 rispetto al fronte berlusconiano, e adesso accredita un distacco ridotto a circa 4 punti percentuali: anche se Berlusconi non smette di ripetere che si tratta di una rimonta bugiarda.

ROMA - Se Veltroni e Berlusconi scappano al confronto è perchè hanno idee deboli ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi non a caso scappano dai confronti tv con la scusa che sarebbero confronti troppo ampi. Ma della democrazia non bisogna avere paura. Chi ce l'ha dimostra che le sue ragioni sono deboli". Quindi rivolto a Veltroni dice: "Fino a ieri proclamava le virtù della par condicio e oggi si adatta al dialogo con Berlusconi per svuotarla.

ROMA Voglio duellare pure Io. E anche Io. E Io, Io, Io... Quanta voglia di facci ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fausto Bertinotti mira a sfidare Veltroni, "in un eventuale duello televisivo", e non Berlusconi. Come mai? "La sfida con Veltroni sarebbe interessante perchè consentirebbe di capire chi è più efficace come alternativa alla destra". E chi vorrebbe sfidare Pier Ferdinando Casini?

ROMA Silvio era pronto. Walter doveva esserci. E Bruno Vespa li aspettava entrambi, prima il Cavali ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha smascherato l'ipocrisia di Berlusconi e della destra" - il portavoce Piero Martino spiega: "Il 9 aprile Veltroni sarà a Porta a Porta e il 10 ci sarà Berlusconi. Però, la redazione ci ha poi comunicato che il 27 marzo Berlusconi sarebbe stato in trasmissione, ma Veltroni in questi giorni a causa dei suoi impegni non potrà andare nel salotto di Vespa e abbiamo dovuto dire

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: fine della diplomazia Walter Veltroni cambia i toni e attacca Silvio Berlusconi: sfugge il confronto. La replica è l'accusa di stalinismo. Ma il braccio destro del leader del Pd, il coordinatore Goffredo Bettini, sostiene che solo il leader del Fronte nazionale francese, Le Pen, "si è candidato 5 volte".

Senato, guerra di numeri Berlusconi-Veltroni ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract:

ROMA Come fa politica una donna davvero di destra, che, alla maniera di Ciarrapico, non abiu ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Scambio di idee politicamente corrette? No grazie. In un pomeriggio di fuoco le pasionarie degli ideali di destra esibiscono artigli, privati della diplomatica fodera di velluto, e seppelliscono il nuovo "fair play" che cercano di esibire Berlusconi e Veltroni.

Dal nostro inviato ENNA Tranquilli, ca' vincemu nuiautri , vaticina ( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi non ci sta, scalpita, contrattacca: "Il nuovo siamo noi, loro sono vecchi comunisti falliti che hanno esposto sulla bottega la scritta "nuova gestione"". Portano sul palco l'agenzia con l'ultima esternazione del leader Pdl, Veltroni la legge, ridacchia e se la mette in tasca.

Parte con un flop la campagna di michela - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: i poliziotti considerati da Veltroni e soci "il braccio armato della borghesia", la sicurezza che "non è mai stata nell'agenda di questo governo", gli immigrati a cui "gli altri vogliono dare il voto per cancellare le nostre tradizioni e i nostri valori", i crocifissi tolti dalle aule "perché così vogliono non i bambini musulmani ma le maestrine della Cgil"

Bossi, comizi di lotta e governo "noi leghisti come i tibetani" - paolo berizzi ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Veltroni, e chi se no. Lui è uno di quelli che entrano al bar e dicono: "Da bere per tutti! Però pagate voi!"". Giù le mani dalla gente che lavora, giù le mani dalle pensioni: "Quando Berlusconi minacciò di tagliarle, me ne andai dal governo".

Regioni in bilico, testa a testa al senato ( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni conquisterebbe tutte le regioni in bilico tranne il Piemonte e la Puglia. Questo vorrebbe dire che Berlusconi porterebbe a casa solo 147 seggi contro i 137 di Veltroni. Con Bertinotti sempre a quota 18 e Casini a quota 13. Cioè il terzetto che al momento corre contro Berlusconi avrebbe ben 168 seggi.

L'<anti Calearo> tra piazza e fabbrica ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: compresi i leghisti e la sguaiata "contestazione" di Clara, fan di Veltroni). Poi firma il "patto" con l'Arcigay insieme ad Alessandro Zan, per sposare nel nuovo parlamento la linea Zapatero sul riconoscimento totale dei diritti: dal matrimonio fino all'adozione. Infine si presenta davanti ai cancelli della Dab di Mestrino con gli operai.

<Da soli si può>. E senza sinistra ( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che siamo in un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto "

Inocognita Senato, battaglia per i seggi e guerra di sondaggi ( da "Panorama.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Berlusconi è costretto a reagire. Veltroni, è la tesi del Cavaliere, sui sondaggi mente e il testa a testa a Palazzo Madama è "esattamente il contrario della verità", insomma "come nella vecchia ricetta stalinista Veltroni dice tre bugie ogni due righe".

Incognita Senato, battaglia per i seggi e guerra di sondaggi ( da "Panorama.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Berlusconi è costretto a reagire. Veltroni, è la tesi del Cavaliere, sui sondaggi mente e il testa a testa a Palazzo Madama è "esattamente il contrario della verità", insomma "come nella vecchia ricetta stalinista Veltroni dice tre bugie ogni due righe".

IL NEW YORK TIMES UN DRAMMA MORALE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tutto giocato sul problema immondizia: "Il leader del centrodestra Berlusconi fa della crisi rifiuti un cavallo di battaglia della sua campagna, quello del centrosinistra Veltroni gli ricorda che in cinque anni di governo non ha fatto nulla per risolvere il problema". Su tutto l'ombra lunga della camorra, qui definita mafia nella sua accezione universale.

Le note delle elezioni: destra e sinistra a caccia di voti a ritmo di rock ( da "Panorama.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Oltre al classico dei Village People, Walter Veltroni ha scelto un successo di Jovanotti, Mi fido di te, per accompagnare manifestazioni e incontri pubblici. Anche se il vero sottofondo musicale del tour elettorale dell'ex sindaco di Roma è: "La più bella canzone che ci sia nel nostro Paese, l'inno nazionale".

Il Cavaliere all'attacco: "La Rai è in mano alla sinistra" ( da "Panorama.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: attacca anche il partito di Veltroni: "Sono giustizialisti dalla testa ai piedi anche loro". Poi Berlusconi accusa Veltroni e Di Pietro di percepire già una pensione e per questo di non essere in grado di tagliare i costi della politica: "Promettono di tagliare i costi della politica e poi prendono due pensioni, una da parlamentare e l'altra da magistrato.

Comunque, la sua storia è nita ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: esito imbarazzante della sortita su Alitalia conferma che Silvio Berlusconi è alla fine della sua parabola come politico. È seduto su una montagna di voti che si è ricostituita tre anni fa (era allora che andava fatta l'operazione Veltroni, e lui che allora non se la sentì forse adesso se n'è reso conto) e che il Pd non riesce a erodere.

Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le ultime danno una spinta a Veltroni Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi Muore la cordata mai nata, un altro bluff scoperto. Ora può solo perdere Il Cavaliere svela il bluff: non c'è nessuna cordata italiana ma solo "contatti informali con diversi imprenditori ".


Articoli

Buon colpo sulle pensioni, peccato i giovani votino Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Pd costringe di nuovo Berlusconi a inseguire. Però ha un problema generazionale Buon colpo sulle pensioni, peccato i giovani votino Pdl Più 400 euro: Veltroni punta sugli anziani. Under 35 tutti da convincere La ricetta del Pd per i pensionati che non riescono a seguire la corsa dei prezzi dei generi di prima necessità? Detrazioni fiscali immediate per 400 euro. Il leader del Pd Walter Veltroni parla di interventi immediati per venire incontro alle esigenze dei pensionati, soprattutto delle donne che hanno le pensioni più basse. La misura riguarderà 2 milioni di pensionati, avrà un costo di 2,5 miliardi di euro e partirà il prossimo primo luglio. Un intervento che potrebbe essere accompagnata dalla modifica delle regole di indicizzazione delle pensioni che consentirebbe ai pensionati di partecipare ai frutti della crescita economica del paese. Berlusconi, punto sul vivo, riesce solo a balbettare: "Il problema numero uno è quello di adeguare le pensioni ai prezzi". I sondaggi segnalano un problema sul versante giovani. I ragazzi, soprattutto quelli che sono già entrati nel mondo del lavoro, al momento sembrano orientati a votare più per il Pdl che per il Pd (10 punti di distacco). Per recuperare, dicono gli esperti, Veltroni deve andare incontro al bisogno di concretezza che esprimono.

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Cavaliere, il duello tv le conviene (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Paolo Bonaiuti ha ragione due volte. Quando dice che la legge sulla par condicio è orrenda, e quando dice che Berlusconi potrebbe benissimo sostenere il faccia a faccia televisivo con Veltroni. Essendo Bonaiuti il portavoce del Cavaliere, e avendo Berlusconi già espresso più di una volta totale disponibilità al confronto tv, la cosa va considerata acquisita: sul duello nulla osta di Berlusconi. Anche p e r c h é l' u n i c o punto sul quale Bonaiuti sbaglia è una mera inversione temporale: lui dice che prima si cambia la par condicio e poi si fa il duello. Siccome questo è chiaramente impossibile, un doppio buon servizio agli italiani consisterà nell'offrire loro il confronto televisivo prima delle elezioni, e modificare la par condicio o abrogarla fra i primi atti della nuova legislatura (cosa che conviene fare presto, anche perché per le elezioni successive non ci sarà comunque da aspettare cinque anni, e neanche tre...). Del resto, un confronto diretto Berlusconi-Veltroni non sarebbe solo un buon servizio alla democrazia, e non darebbe solo un'occasione al Cavaliere di confermare che non è bollito. Rafforzerebbe anche negli elettori quell'idea di bipolarismo che, a quanto pare, sta a cuore anche al Popolo delle libertà.

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Inseguendo i Millennials (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

MARILISA PALUMBO Ma come, il partito moderno, post-ideologico dell'"Italia nuova" fa più fatica a mietere consensi proprio tra quegli italiani under 34 che questo paese nuovo dovrebbero desiderare di costruirlo? Alle primarie del Partito democratico, nell'ottobre 2007, la partecipazione giovanile lasciò a dir poco a desiderare, eppure nessuno pensò che fosse un dato su cui aprire una riflessione seria. Ed eccoci qua con Veltroni che si trova a inseguire con scarso successo ventenni e trentenni, che dovrebbero essere il suo bacino di voti naturale, e che invece preferiscono lo sgangherato centrodestra di Berlusconi. Perché? La risposta più facile è che i ragazzi e le ragazze nati dalla seconda metà degli anni settanta in poi fanno parte di una generazione cinica che nel Cavaliere trova una legittimazione politica all'antipolitica, ma è una spiegazione insufficiente. Di sicuro non dice tutto. Che sia la cultura delle tv berlusconiane ad averci trasformato in gioventù desiderante, autoreferenziale e incapace di pensare al bene comune può essere solo una parte ? e credo non fondamentale ? della spiegazione. La generazione di cui si parla, tanto per dirne una, è anche la generazione Erasmus, una delle generazioni che più hanno viaggiato, che più ha avuto la possibilità di confrontarsi con i coetanei di tutta Europa. E che ha potuto fare paragoni, nella stragrande maggioranza dei casi deprimenti, tra la situazione delle nostre università, del nostro mercato del lavoro, del nostro sistema paese e quelli dei vicini. Abbiamo visto ? nella Gran Bretagna del blairismo ma anche in Germania, in Spagna, in Francia ? infrastrutture migliori, servizi eccellenti, un sistema di protezione per chi entra nel mondo del lavoro che qui ancora ci sogniamo. È vero, molti dei ragazzi di questi sondaggi sembrano un po' antichi, quando reclamano il posto fisso, ma credo sia soprattutto una reazione a chi chiede loro una flessibilità a senso unico: dai quaranta in giù devi essere elastico in termini di tempo, di contratti, di impegno; dai quaranta in su i colleghi attorno a te sono, nella maggior parte dei casi, degli intoccabili. Sta tutto qui il problema del centrosinistra con i più giovani: nonostante le proposte e le promesse, non riesce ancora a scrollarsi di dosso una patina di vecchio: l'immagine di chi protegge i garantiti, di chi resta legato a sindacati che spesso con i loro ricatti tutelano i nullafacenti e gli incapaci. Aver candidato, per parlare a queste persone, delle ragazze e dei ragazzi "simbolo" che a torto o a ragione sono risultati legati alla casta, non ha aiutato. Come non ha aiutato che queste persone non siano riuscite a farsi portatrici di un forte messaggio generazionale. Anche perché non tutti, tra i miei coetanei, sono così informati da sapere che Pietro Ichino è candidato nelle liste del Pd. Anzi, alla maggior parte di loro il nome di Ichino non dice assolutamente nulla. Perché non dimentichiamo che stiamo parlando di una generazione che legge poco, e ormai guarda anche poca televisione: per ignoranza, nausea, perché ha di meglio da fare (internet, blog?), o perché è troppo impegnata a cavarsela in un modo o nell'altro. Ed è proprio perché è così che Berlusconi, nonostante abbia dimostrato di essere tutto tranne che il cavaliere del libero mercato, piace ancora. Per chi non segue la politica con attenzione Silvio resta l'imprenditore che si è fatto da sé, che sta fuori dai palazzi (pur frequentandoli da più di 15 anni!) e che capisce i mali dell'Italia. Ma le cose stanno cambiando. Quando si parla di giovani, e si mettono insieme i diciottenni e i trentaquattrenni, il quadro è per forza di cose confuso. I più grandi, quelli che stanno entrando o sono entrati con mille difficoltà nel mondo del lavoro, sono i più difficili da convincere, perché la prova della realtà li ha resi scettici. Poi ci sono i giovanissimi, molti dei quali voteranno quest'anno per la prima volta e che, secondo un altro sondaggio, realizzato un paio di settimane fa, sceglieranno in maggioranza il Pd. Sono gli elettori di domani, che Veltroni e il Pd non possono deludere. Sono quella generazione che al di là dell'Oceano chiamano i Millennials, e che potrebbero colorare di blu democratico l'America non solo del 2008, ma dei prossimi decenni.

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La censura al faccia a faccia televisivo sembra quella della Cina su Tibet e Olimpia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, sento in rassegna stampa che Curzio Maltese di Repubblica porta argomenti pressoché definitivi contro il rifiuto di Berlusconi a un faccia a faccia in tv con Veltroni; e contro la Rai, servizio pubblico, che dopo essersi prestata ai più bassi favori all'uomo di Arcore (la scrivania di ciliegio con l'attaché Vespa, per il "contratto con gli italiani"), non fa nulla per smuovere la sordida insensibilità della Casta, che non vuole rischi democratici per il suo Nume. Sarà banale, ma mi chiedo ancora una volta perché paghiamo il canone. SILVESTRO GIACCHI, TREVISO Caro Giacchi, premesso che, come liberale, credo poco agli argomenti "definitivi" o, come oggi si dice, "non negoziabili", io penso (o spero?) che alla fine il faccia a faccia si tenga, diversamente da quel che teme Curzio Maltese, del quale condivido tutti gli argomenti che porta nell'articolo da lei citato. Di più: se, come dicono i reggicoda di Berlusconi in fiorentino o in milanese, il loro capo accettasse il faccia a faccia purché non regolato dalla par condicio, io al posto di Veltroni ci starei, proprio per l'argomento non definitivo ma decisivo di Maltese: che nel duello fra il candidato vecchio e il candidato giovane vince il giovane, a cominciare dallo scontro John Kennedy- Richard Nixon e continuando con Bill Clinton-Bush senior. Nelle democrazie avanzate, dove i programmi si somigliano, sono soprattutto il linguaggio e l'affidabilità dei contendenti a pesare sulla scelta degli elettori: purché, appunto, questi possano rendersi conto del linguaggio e dell'affidabilità. Il faccia a faccia significa rispettare il diritto dei cittadini migliori a non veder affidato l'esito elettorale all'ignoranza dei cittadini peggiori. Gli studiosi concordano che un faccia a faccia sposta di 2-3 punti l'orientamento degli elettori. Si può capire la paura di Berlusconi, che forse è il primo a non credere al suo attuale "consolidato" vantaggio; ma non si può capire come il sistema istituzionale possa tradire il diritto dei cittadini (canone o non canone) all'einaudiano "Conoscere per deliberare". Se questo diritto venisse tradito, auspicherei una campagna elettorale che affrontasse con la necessaria chiarezza e durezza questo tema centrale, la difesa della democrazia: ricordando, in primo luogo, che un paese ai cui cittadini è negato conoscere fino in fondo i leader che si candidano a governarlo, è un paese che non ha titoli per criticare regimi tirannici come quello cinese. Pechino può mentire sulla repressione in Tibet, non solo centellinando le notizie e mandando in tv solo gli assalti dei nazionalisti tibetani agli occupanti cinesi; ma addirittura sospendendo per 40 secondi la diretta da Olimpia, per riprenderla, continuando a chiamarla "diretta", dopo aver tagliato i momenti della contestazione alla Cina da parte di Reporters sans frontières. L'Italia della Rai, della Vigilanza, di Berlusconi è, in questo momento, un paese cinesizzato. Il Pd deve dirlo giorno per giorno in questi ultimi 15 giorni di campagna elettorale; e debbono dirlo i giornali: meno paginate sui battesimi di pseudomusulmani in mondovisione, e più diritti degli italiani a decidere del proprio destino. Se passerà questo messaggio, il vecchio don Chisciotte scenderà da cavallo e si confronterà. E vedremo dove stanno i mulini a vento.

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Il Pd li liberi dalle caste (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

GIANNI DEL VECCHIO Cominciamo con lo sfatare un mito: i giovani non sono più un gruppo sociale omogeneo, non sono più legati da un insieme comune di valori di riferimento. Insomma, non sono più "i Giovani". Perché la scomparsa delle ideologie ha del tutto frammentato un universo che già era di per sé molto più complesso. Oggi chiunque abbia meno di 35 anni è una monade, un'isola senza arcipelago. Insomma, un individuo a sé stante, irriducibile a schemi o categorie (e ciò non è un difetto né una colpa, se non per chi non vuole capirlo). Solo partendo da questo assunto si può spiegare la grande difficoltà che la politica in generale, e il Pd in particolare, incontrano quando vogliono parlare a o di questo mondo. Eppure per trovare le parole giuste basterebbe immedesimarsi nella condizione psicologica di chi si è appena affacciato alla vita lavorativa. A diciott'anni un giovane diplomato, o un laureato a ventuno o ventitre, affronta le prime esperienze di lavoro con una grande carica di entusiasmo e ottimismo. Ha in testa la chiara percezione di essere all'inizio di un lungo viaggio, con il suo carico di fascino e paure, e allo stesso tempo ha una grossa fiducia nei propri mezzi. La sua stella polare è una sola: farcela con le proprie forze, senza appoggiarsi a nessuno. Attitudine confermata dal sondaggio pubblicato dal Sole24Ore: nove giovani su dieci esigono una società fondata sulla meritocrazia, e che i sistemi di valutazione siano più severi. Idee lontane da quelle della "generazione bambocciona" descritta da Padoa- Schioppa. Purtroppo quando il neodiplomato o neolaureato inizia a misurarsi con la struttura "clanica" della società italiana, questa forte carica si affievolisce, spesso fino a spegnersi. È qui che la politica fallisce. Spesso chi va avanti non è il più bravo, ma quello che meglio riesce a intessere relazioni personali basati sullo scambio di favori. Lo sa bene chi vuole intraprendere la carriera universitaria e gioco forza deve legarsi al "barone" di turno. Oppure lasciar perdere. O chi vuole lavorare nella pubblica amministrazione, e ha bisogno di ingraziarsi il politico sulla cresta dell'onda. O il giovane avvocato o commercialista, cui toccherà lavorare "a gratis" per due o tre anni per l'affermato professionista di turno. Per non parlare di chi vuol far politica, che invece di conquistare il consenso popolare deve preoccuparsi di quello dei dirigenti di partito. Ed è proprio un messaggio che premia la cooptazione quello che traspare dalle candidature veltroniane delle varie Marianna Madia o Pina Picierno. Fatte salve le capacità personali delle due ragazze, il valore simbolico del gesto di Veltroni è un autogol, visto che sia la Madia che la Picierno sono strettamente legate all'establishment, che oggi le assorbe per volontà del leader. Insomma, se c'è uno "schema" comune per il "giovane d'oggi", è proprio questo: quando inizia a lavorare si trova davanti un muro, quello delle lobby, delle corporazioni e dei gruppi d'interesse. Gli effetti sono sostanzialmente due. Prima di tutto si erode quella fiducia nel "potercela fare da soli", mentre quello spirito intraprendente che della giovane età è segno distintivo si trasforma presto in una necessità di sicurezza, spingendo il giovane uomo o donna alla ricerca del mitico "posto fisso". Non a caso i sondaggi spesso ci mostrano percentuali elevate di under-35 che aspirano solo a un contratto a tempo indeterminato, e nulla più. La stessa rilevazione di Piepoli sul Sole non lascia spazio a dubbi: uno su quattro considera il miglioramento della propria condizione economica il tema che conterà di più nel determinare il suo voto. Il secondo effetto è più pericoloso: una rivolta contro la casta, contro i privilegi di una politica che da troppo tempo fa promesse e non le mantiene. Non stupisce che secondo Piepoli il 25 per cento dei giovani è indeciso o non andrà a votare. Se questa disillusione fa gioco al centrodestra, per il Pd invece è letale: quando in giro si dice che "i politici sono tutti uguali", a essere premiato è chi viene percepito lontano dal palazzo. E chi meglio di Berlusconi ? negli ultimi 15 anni ? ha saputo farsi interprete di questo sentimento? Gli undici punti in più che Piepoli dà al Pdl nel voto giovanile sono indicativi. La vera sfida per il Pd sarà quindi quella di fermare questa "viziosa metamorfosi" del giovane speranzoso in giovane disincantato e cinico. Come? Rompendo, davvero, con le corporazioni, dissipando i clan, aprendo i mercati, rinnovando le classi dirigenti. In base al merito. Per fare dell'Italia ciò che l'America si è sempre vantata di essere, una "terra delle opportunità", non delle raccomandazioni.

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Per Berlusconi è <no> de nitivo al duello con Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI IN TV Per Berlusconi è "no" de nitivo al duello con Walter FRANCESCO LO SARDO Dunque è no. Continui pure il Pd a chiederlo e a dargli del codardo: Berlusconi, dicono a palazzo Grazioli, non intende sostenere alcun faccia a faccia televisivo con Veltroni. Perché? Sono quei quasi vent'anni di differenza tra un ultrasettantenne e un cinquantatreenne, lo hanno convinto i suoi guru dell'immagine, a sconsigliarlo dal duello in tv. Incredibile, ma vero. Non è l'ipnotizzante, immaginifica parlantina del professionista della comunicazione Veltroni a spaventare l'inventore della neolingua aziendal- politichese. Non è neppure la regola aurea secondo cui chi appare in vantaggio ha solo da perdere da un confronto con lo sfidante. No. Così la vera motivazione del rinnovato diniego ad accettare il confronto con Veltroni, getta una diversa luce anche sul fermo no di Berlusconi ad acconsentire al faccia a faccia, nella campagna elettorale del 2001, con il suo sfidante di allora Francesco Rutelli. Stessa differenza di età, stesso suggerimento da parte dei consiglieri e guru della comunicazione di Sua Emittenza: "Dottore, non accetti il confronto". Il calo motivazionale nel voto al centrodestra era una preoccupazione così presente e crescente in Berlusconi da averlo indotto già nel corso del 2006 alla ricerca di nuovi brand in sostituzione o a supporto di Forza Italia: al Cavaliere perciò non è sfuggita la fondatezza delle osservazioni dei suoi consiglieri sul suo controverso ruolo di testimonial del prodotto. Che può funzionare se agisce in solitaria, ma risulta obsoleto se c'è un termine di paragone. Anche ieri il Pd ha insistito nel pressing su Berlusconi: dallo stesso Veltroni a Gentiloni, alla Melandri, a Chiti, a Merlo, i democratici chiedono il confronto in tv "nell'interesse dei cittadini". Il Cavaliere, nell'interesse suo, risponde picche. Il portavoce Bonaiuti, che insieme a Gianni Letta è uno dei più determinati frenatori dell'evento, ha replicato al Pd con una proposta impossibile: "Siamo pronti a farlo tra cinque minuti, ma prima venga tolta di mezzo la legge sulla par condicio". Par condicio sine qua non. Veltroni insisterà, Berlusconi continuerà a dire di no: "Non fatevi illusioni ? ripetevano ieri a palazzo Grazioli ? la nostra posizione non muterà di un millimetro". Inutile dire che il Cavaliere è tentato come Eva dalla mela. Ma era altrettanto tentato, raccontano le stesse fonti, anche quando lo sfidante Rutelli voleva misurarsi in un faccia a faccia per la conquista di palazzo Chigi: prevalse in quell'occasione il suggerimento di lasciar perdere che gli venne dallo stretto giro dei suoi più influenti consiglieri tra cui, all'epoca, anche Giuliano Ferrara. Roberto Cuillo, ex portavoce di Fassino, ricorda che nel 2006 Berlusconi ? nonostante la par condicio invocata ora come scusa per evitare il faccia a faccia ? era pronto al match con chiunque e si scontrò persino con Diliberto. "Un fantastico archetipo comunista, perfetto per noi. Non si poteva dire di no", spiegano gli uomini del Cavaliere. Quell'anno Berlusconi sostenne due faccia a faccia con Prodi (il 14 marzo e il 3 aprile), intervallati dall'ingloriosa fuga ("Mi alzo e me ne vado") da In mezz'ora dell'Annunziata, dopo un'incalzante botta e risposta sull'economia. La serie dei duelli era stata inaugurata il 24 marzo 1994 con il famoso Braccio di ferro su Canale5 tra il Cavaliere e Achille Occhetto. Nel 1996 Berlusconi si scontrò per ben tre volte con Romano Prodi: il 25 marzo a Porta a porta e il 13 aprile a Linea3 dell'Annunziata sulla Rai (dove i leader erano con le rispettive squadre di ministri), il 19 aprile con Mentana su Canale5.

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<Dice no al confronto e usa le sue tv> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DEMOCRATICI Veltroni a Palermo prende di petto il Cavaliere e il con itto di interessi "Dice no al confronto e usa le sue tv" RUDY FRANCESCO CALVO inviato a Palermo "Facciamogliela vedere noi chi siamo noi siciliani!". È tutta racchiusa in questa frase di Anna Finocchiaro la volontà di riscatto che il Pd offre agli oltre diecimila palermitani riuniti all'ombra del Teatro Massimo. La volontà di chiudere con la stagione del cuffarismo, che continuerebbe invece con quel Raffaele Lombardo, paladino dell'isola e al contempo alleato della Lega Nord. "Anna invece ? spiega Veltroni alla piazza ? è una delle persone politicamente più forti del nostro paese e non ha bisogno di allearsi con Bossi per far sentire la sua voce a Roma". La candidata alla presidenza della regione si limita a ricordare gli ultimi provvedimenti di Cuffaro. "Mentre Lombardo dice che vuole modernizzare la macchina burocratica, Cuffaro ha distribuito a tutti gli impiegati con i saldi di fine stagione l'intero fondo istituito per premiare il merito". Ma non solo. "Abbiamo il maggior numero di convenzioni con le cliniche private. Nell'ultima giunta ne hanno riconosciuto altre 169, che prima non erano state giudicate compatibili. Così la sanità siciliana è diventata una gigantesca lavanderia di denaro mafioso". La mafia. Walter Veltroni chiude la porta sul presunto oggetto di trattativa tra Cosa Nostra e lo stato: "Lo dico qui perché possa arrivare dove deve arrivare ? scandisce ? noi siamo per un'applicazione severa del 41 bis", l'articolo del codice penale che impone il carcere duro ai boss. Parla di certezza della pena, di abbreviazione dei tempi della giustizia, di adeguato rapporto con i collaboratori (i cosiddetti "pentiti"), di confisca dei beni. Parole che fanno male alla mafia e che accendono una piazza che bene conosce il giogo di Cosa Nostra. "Se questa terra è in queste condizioni ? spiega il segretario del Pd ? è per due ragioni, che spesso si intrecciano: per responsabilità politiche, perché la destra ha fatto male alla Sicilia, e per la sua principale nemica, che si chiama mafia ". Né Finocchiaro né Veltroni cadono però nell'errore di considerare questo come l'unico handicap dell'isola. La candidata a governatore invita a "non rifugiarsi nell'alibi di chiddu mi runa u puostu. Quante migliaia di posti ? si chiede ? dovrebbero dare ai giovani siciliani? Noi vogliamo concorsi puliti per la pubblica amministrazione, dove si vince per il merito e non perché si conosce qualcuno ". Veltroni accenna poi all'invito rivolto dal "candidato dello schieramento a noi avverso" alla giovane precaria in tv: "Quella frase non era una semplice battuta, ma un modo di vedere la società che rifiutiamo". Proprio riguardo alla tv, poi, Veltroni rinnova l'invito a un confronto diretto tra lui e Berlusconi, accusandolo di continuare a sottrarsi: "Una cosa che non succederebbe in nessun paese e non dovrebbe succedere neppure nel nostro, tanto più quando si possono usare le proprie televisioni in maniera di parte, come sta succedendo in queste settimane ". L'appuntamento palermitano è stato aperto da una giovane che, contrariamente a molti costretti a emigrare, ha deciso di restare nella sua città. "Un paese ? ha detto Veltroni ? non può costringere i propri ragazzi a emigrare. Uno stato complicato e ostile lascia spazi a una politica intrusiva, alla politica dell'"io conosco uno che?"". Proprio per combattere questi metodi, preannuncia un disegno di legge che verrà presentato nei prossimi giorni "per dare un colpo d'accetta all'enorme produzione legislativa del nostro paese".

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Il Pd offre 400 euro in più ai pensionati. Già da luglio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PROGRAMMA   "CONIUGARE LA LOTTA ALLE DISEGUAGLIANZE ALLA CRESCITA ECONOMICA È POSSIBILE" Il Pd offre 400 euro in più ai pensionati. Già da luglio RAFFAELLA CASCIOLI L'insicurezza. Il timore per quel che c'era e oggi non c'è più. La paura per un benessere passato e l'insostenibilità del presente. Nell'Italia dei paradossi la terza età si svende non più ai monti di pietà, ma ai negozi che comprano oro. Pensionati in fila nella Milano da bere così come a Palermo, a Roma come a Venezia mentre solo in lontananza finora si sono sentiti gli echi della campagna elettorale. In vendita non solo i gioielli di famiglia, ma la dignità di una vita. Ai pensionati si è rivolto ieri il Partito democratico di Walter Veltroni con una doppia proposta che punta a lenire per l'immediato le sofferenze della progressiva perdita del potere d'acquisto, ma anche per il futuro a coinvolgerli nella missione-Paese: la crescita. Due proposte che fanno saltare i nervi al Cavaliere. Berlusconi, punto sul vivo, ripropone la riedizione di quello che fu: adeguare le pensioni, a cominciare da quelle più basse, al caro vita. Senza specificare come, il Cavaliere si dice convinto che "il partito dei pensionati sta con noi e i pensionati ci daranno il loro voto per ciò che abbiamo fatto e che faremo". Diverso, oltre che più circostanziato, l'approccio del Pd che, già per luglio, prevede un intervento a sostegno del reddito pensionistico. "L'aumento del costo della vita e, in particolare, dei generi di prima necessità rende per i pensionati, in particolare per le donne, la situazione non più tollerabile tanto più in un paese civile ". Di qui la prima proposta che raggiungerà una platea di 2 milioni di persone e avrà un costo pari a 2,5 miliardi di euro. "L'intervento ? ha spiegato Veltroni nel corso di una conferenza stampa nel corso della quale sono intervenuti Enrico Morando, Giorgio Tonini e Alessia Mosca ? riguarderà i pensionati di oltre 65 anni e produrrà un incremento medio di 400 euro per le pensioni fino a 25.000 euro l'anno e un aumento tra i 250 e i 100 euro per le pensioni con un importo compreso tra i 25 mila e i 55 mila euro l'anno". Questo risultato potrà essere raggiunto utilizzando la leva fiscale e, quindi, aumentando le detrazioni e si inserisce nel solco di quanto è stato previsto lo scorso anno per i pensionati di età superiore ai 64 anni di età con un reddito annuo non superiore a 8.675 euro: 3 milioni di pensionati, a cui da aprile se ne aggiungeranno altri 400.000, hanno già ricevuto una somma aggiuntiva che varia, a seconda dell'anzianità contributiva, tra i 336 e i 506 euro. Accanto all'aumento delle detrazioni fiscali che consentano di restituire per l'immediato ai pensionati un po' di liquidità per far fronte all'aumento dei prezzi, il Pd punta anche a rivedere l'attuale meccanismo di indicizzazione delle pensioni. Nel partire dalla considerazione che l'indice generale dei prezzi al consumo dell'Istat ignora voci che hanno un peso rilevante nei consumi dei pensionati, il Pd ricorda come rivalutare unicamente le pensioni al costo della vita finisce con il creare forti divari di reddito tra diverse generazioni di pensionati e tra queste e i lavoratori. Di qui la proposta di consentire ai pensionati di partecipare ai frutti della crescita economica legando l'indicizzazione reale delle pensioni calcolate con il metodo contributivo all'andamento di un indice di sostenibilità dato dal rapporto tra spesa pensionistica e monte dei redditi da lavoro. Se per Morando la copertura finanziaria è data dalla riduzione della spesa corrente primaria, per Tonini queste misure insieme all'abolizione del divieto di cumulo puntano a sostenere la fase giovanile dei pensionati. Mentre per Alessia Mosca queste proposte tengono conto dei bisogni soprattutto delle donne che devono fare i conti con pensioni molto basse.

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Pd, il gelo dei giovani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL VOTO DEGLI UNDER 30 Secondo Ipsos dieci punti di distacco fra i due partiti maggiori Pd, il gelo dei giovani FABRIZIA BAGOZZI I Colaninno e le Marianne non convincono il "giovane invisibile". Soprattutto non convincono il giovane maschio che lavora e che guarda a Berlusconi. I dati che emergono dalle rilevazioni Ipsos dicono che al momento il distacco fra Pdl e Pd nelle intenzioni di voto dei giovani fra i 18 e i 30 anni è di circa 10 punti, con le ragazze che spingono al quasi pareggio (2 per cento) e invece i ragazzi, soprattutto quelli che sono già inseriti nel mercato del lavoro, che collocano il Pdl a 17 punti di vantaggio dal Pd. Come spiega Luca Comodo, direttore del dipartimento politico sociale dell'Ipsos, la campagna elettorale di Veltroni ha fatto breccia fra le giovani donne: "Si riscontra un forte miglioramento dell'appeal nell'area femminile in generale che diventa netto fra le giovanissime". Ma non sfonda fra i maschi meno attenti ai valori e più alle questioni concrete: lavoro, sviluppo competizione, merito, benessere. Temi divenuti determinanti anche per il voto del mondo giovanile. Dopo alcune tornate elettorali i giovani tornano a puntare con decisione verso destra. Anche se nel 2001 il distacco, anche allora a vantaggio della Cdl, era comunque di circa 6 punti e nel 2006 furono più Rnp e Prc che l'Ulivo a fare la differenza nel successo dell'Unione alla camera. Fra i ragazzi la svolta veltroniana ha meno presa. Anche se Nando Pagnoncelli invita a vedere le cose in modo più complessivo: "Se escludiamo il 2006, dal '94 in poi i giovani hanno sempre votato un po' più a destra". E del resto, "in questi ultimi anni, compresi quelli del governo Berlusconi, si è verificato un processo di impoverimento e una crisi di fiducia che ha coinvolto tutto l'elettorato, inclusi i giovani che toccano con mano le ricadute della precarietà e della difficoltà di fare impresa ". Una situazione da cui ora trae vantaggio Berlusconi "perché c'è una rendita di opposizione e anche perché è un fatto che il gruppo di giovani che si trovano ad affrontare tutti i giorni la burocrazia, la mancanza di infrastrutture, il lavoro senza garanzie lo sente più in sintonia". E Veltroni è leader di un partito che interessa agli under 30 per il processo da cui è scaturito ? la contaminazine di culture ? ma sconta il poco tempo per sostanziarlo: "Non dimentichiamo che è il Pd è nato da poco e che ha avuto un accelerazione da pochi mesi". I giovani oggi sono molto attenti a ciò che li riguarda direttamente: "Veltroni non viene percepito come legato al vecchio o alla nomenclatura. Né come poco credibile dai giovani. Ma dovrebbe rendere più concrete le sue proposte sulla precarietà come sull'impresa. Finora ha lavorato per costruire visione: ciò che il paese deve puntare a essere. Nell'ultima fase della campagna elettorale dovrebbe cercare di sostanziare ciò che ha in mente". Anche per Riccardo Grassi, ricercatore dello Iard di Milano, Veltroni deve puntare molto sulla concretezza "perché oggi i giovani sono questo e vogliono vedere che le cose si fanno davvero". Su questo "Berlusconi, che si vende come uomo del fare, ha una rendita simbolica. Che può essere affrontata dettagliando, dicendo per esempio da dove arrveranno i famosi minimo mille euro per i precari ". E la svolta? "L'hanno sentita, Veltroni non è visto in continuità col passato anche se non è nemmeno considerato nuovo. Dell'operazione liste i ragazzi hanno apprezzato più il rinnovo della classe dirigente che non il tipo di giovani inseriti". Forse, conclude Grassi, "per attirare gli under 30 che non frequentano le piazze veltroniane e sono distratti dalla politica, ci voleva qualche nome che sapesse smuovere le emozioni. Ma fuori dal circuito della politica ".

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[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Di pensioni s'è parlato un giorno, poi tanti saluti. Se si ecc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ettuano un paio di frasi mal dette, o male intese, e comunque presto rettificate di Berlusconi e di Fini, l'argomento sparato forte martedì da Veltroni è già scomparso dai radar. Invece che di programmi per il popolo, la campagna elettorale torna a nutrirsi di se stessa: strategie, duelli tra leader, spazi in tivù. Soprattutto sondaggi. Nelle ultime ore ne sono stati pubblicati quattro. Tre all'incirca combaciano, segnalando un vantaggio Pdl tra i 7 gli 8 punti percentuali. Un quarto studio, Ipr-Repubblica, prova invece a indovinare come verrebbe il Senato. E, sorpresa, viene fuori che Berlusconi nel migliore dei casi strapperebbe 5 seggi di maggioranza, 160 eletti contro i 155 delle opposizioni unite. Tolti i senatori a vita, che certo non pendono verso destra, saremmo al pareggio più perfetto. Com'è possibile? Per effetto del "Porcellum", ogni regione fa storia a sé e assegna un premio a chi vince. Le regioni in bilico sono 4-5. A moltiplicare l'incertezza provvede lo sbarramento dell'8 per cento. Se Bertinotti e Casini lo superano, il Cavaliere piange; se i due non ce la fanno, Silvio festeggia. Il sondaggio Ipr-Repubblica calcola un risultato super per entrambi, e Berlusconi protesta, tutto falso, "avremo 30 senatori in più". Per Veltroni invece è la dimostrazione che "yes, we can", si può ancora fare, "ogni giorno il divario si accorcia", e quelli del Pdl "se gli va di lusso avranno una maggioranza di 3-4 seggi". Dal Loft qualcuno si lancia sulle ali dell'entusiasmo. Franceschini: "Il distacco è quasi scomparso perché alcuni punti percentuali a 3 settimane dal voto significano che quel distacco non c'è già più...". Grande mobilitazione domenica, con 12 mila gazebo in piazza "per far partire la rimonta finale, è come se mettessimo la freccia del sorpasso". Brontola il Cavaliere: "Veltroni dice due bugie ogni tre righe, vecchia ricetta stalinista". Ma Walter gliene ha piazzata un'altra, ancor più dolorosa. Berlusconi stasera sarebbe dovuto andare da Vespa, e già aveva pronto uno show su Alitalia al grido: "Non facciamoci colonizzare dai francesi". Ma l'esibizione è saltata. I vertici Rai (Petruccioli-Cappon) hanno messo il veto dopo uno sguardo al palinsesto di "Porta a Porta". Di qui al voto, risultavano due presenze del leader Pdl e una del segretario Pd, dunque hanno pareggiato il conto. Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, è fuori dalla grazia di Dio, il Cavaliere denuncia "la solita prepotenza della sinistra". Viale Mazzini giura che non si poteva fare diversamente. Però il "giallo" c'è. Versione di Vespa: il portavoce del Pd, Martino, s'era fatto vivo prima di Pasqua per suggerire una carrellata di leader questa settimana. Detto, fatto. Senonché poi Veltroni ci ha ripensato, ufficialmente per i suoi impegni, pronto a disdirli solo nel caso di un faccia a faccia con Berlusconi. Come dire: o si confronta con me, oppure rinuncia al video... Il Pd racconta una storia diversa. Mai chiesto una puntata per Walter questa settimana, la disponibilità data a Vespa si riferiva all'ultima prima del voto, che invece resta confermata. A chi credere? Bonaiuti non ha dubbi, punta l'obice su Petruccioli, fino a ieri considerato buon garante ora non più: "Veltroni batte i piedi e Petruccioli subito si spaventa". Qualcuno al Plebiscito propone la ritorsione: con una scusa qualunque, niente Berlusconi da Vespa l'ultima settimana di campagna, così pure Veltroni per "par condicio" dovrà essere oscurato... Figurarsi se si farà mai il confronto televisivo tra i due. Veltroni insiste per mostrare che l'altro lo teme, "sono pronto dove, quando e come vuole lui, anche sulle sue reti, purché non scappi". Berlusconi: "Scappare io? Per carità, in un confronto tivù straccerei qualunque avversario...". Gentiloni: "E' come quelli che a Roma dicono: "Areggeteme che je meno"". Bonaiuti: "Mi congratulo con Gentiloni per il linguaggio elegante da ministro". Battute e battibecchi. Altri 17 giorni così.

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Verrà, ma solo in caso di ballottaggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

BERLUSCONI AD ASTI Verrà, ma solo in caso di ballottaggio Maria Teresa Armosino lo ha confidato ad amici e colleghi del Pdl. Per ora Silvio Berlusconi appare accanto a lei solo nei maxi cartelloni elettorali che la indicano a candidata ideale per governare la Provincia di Asti per il Popolo della Libertà. Ma se dovesse andare al ballottaggio dopo il primo turno del 13-14 aprile, allora potrà giocare la carta "super Silvio", che già si è dimostrata determinante anche alle Comunali della scorsa primavera a favore di Galvagno. Berlusconi avrebbe dato disponibilità a venire ad Asti, ma solo sull'onda di un successo alle concomitanti Politiche. Armosino ci conta e intanto incassa la visita del suo ex ministro Giulio Tremonti, sabato al Politeama, che ha visto già il pienone per Veltroni. Urge confronto tra pienoni.

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[FIRMA]AUGUSTO MINZOLINI Nel cortile di Palazzo Grazioli, di ritorno da un comizio a Viterbo orga (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nizzato per consolidare il risultato elettorale in una regione in bilico come il Lazio, Silvio Berlusconi svela qualche segreto di quello che un domani sarà ricordato come il capolavoro di questa campagna elettorale: la questione Alitalia. "Inutile che gli altri ci scherzino su - esordisce il Cavaliere - la cordata italiana esiste, eccome. I nomi sono diversi, dalle banche a quelli che in questi giorni mi hanno confidato il loro interessamento. Da Ligresti, a Benetton. Poi naturalmente c'è Mediobanca. E ce ne sono molti altri, come l'Eni che ha tante risorse, che può partecipare direttamente all'operazione e che ha un grande interesse in questa vicenda: come può il più grande gruppo italiano a livello internazionale permettere che il nostro Paese perda la sua compagnia di bandiera? Vi rendete conto che contraccolpi subirebbe?". Appunto nella testa del Cavaliere l'Alitalia è diventata una questione di "interesse nazionale". "Vede - fa presente - io pensavo che la trattativa in cui si è impegnato il governo portasse ad una fusione con Air France. Tipo quello che è avvenuto con la Klm. Insomma, pensavo che si creasse un polo franco-italiano. Ma questa è un'acquisizione e basta, e io non ci sto. Come facciamo a dare la nostra compagnia di bandiera ai francesi che sono forti nei nostri stessi settori: dal turismo alle opere d'arte, alla moda. E' una follia. Ma secondo voi, i francesi, i turisti cinesi o indiani li porterebbero nel loro Paese o in Italia? Non esiste. Questo è un argomento sentito. Capisco che Veltroni non ne voglia parlare visto che il suo governo è quello che ha combinato questo pasticcio. Ma l'Alitalia è una questione importante. Lo dimostrano i sondaggi. Lo dimostra il fatto che l'applauso più lungo che ho riscosso a Viterbo è quando ho difeso l'italianità della nostra compagnia aerea". Forse ha ragione il Cavaliere. Per capire quello che sta avvenendo su Alitalia bisogna capire l'opinione pubblica, leggere i sondaggi, ma non quelli contraddittori che sfornano i vari istituti e magari finiscono sui tabelloni di Porta a Porta commentati in maniera ancora più confusa. Bisogna studiarne altri. Quelli che analizzano l'impatto sul corpo elettorale di questo o quell'argomento e che condizionano le campagne elettorali di Berlusconi e Veltroni. Ebbene, sia quelli in mano al gruppo dirigente del Pdl, sia quelli sulle scrivanie del vertice del Pd, hanno recepito un segnale abbastanza chiaro: con la battaglia a difesa dell'italianità della nostra compagnia di bandiera e di Malpensa il Cavaliere ha guadagnato un consenso che può essere quantificato sull'1,5% in una settimana e, soprattutto, ha azzerato gli sforzi di Veltroni per sfondare al Nord. Un dato non indifferente, che spinge Berlusconi a continuare nella sua azione mentre consiglia a Veltroni di accantonare l'argomento il prima possibile. Così mentre quest'ultimo ha mandato in avanscoperta un luogotenente fidato come Ermete Realacci per lanciare l'idea di rimettere la patata bollente nelle mani del prossimo governo, Berlusconi ieri ha indicato un percorso che farà diventare Alitalia un tema centrale delle ultime due settimane di campagna elettorale: ha annunciato che fra qualche giorno la cordata italiana verrà in superficie e chiederà quattro settimane per presentare un'offerta alternativa. Insomma, un copione per cui da qui in avanti non si parlerà d'altro. L'argomento non può che avvantaggiare il Cavaliere. Intanto perché la posizione del governo sulla trattativa appare debole a molti: anche il mecenate del Pd Carlo De Benedetti ha criticato il comportamento del governo. Poi, perché il leader del Pd ha già ottenuto un risultato: la trattativa si stava chiudendo su "un prendere o lasciare" di Air France e solo il suo "altolà" l'ha riaperta. Infine perché il "caso Alitalia" sta riportando alla ribalta Prodi, "lo scheletro che Veltroni - parole di Berlusconi - voleva nascondere nell'armadio". La trattativa con Air France, infatti, si è svolta tutta all'interno del salotto prodiano: il premier c'è dentro in prima persona; il numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, è un uomo del Professore; e, può sembrare paradossale, ma anche il compratore, Air France, è assistito da un prodiano, quel Francesco Mengozzi che nel 2001 il braccio destro dell'attuale premier, Enrico Micheli, mise alla testa della compagnia di bandiera per risanarla, e ora è l'advisor della banca di affari Lehman Brothers che affianca Parigi nella trattativa. Elementi che nella testa del Cavaliere bastano e avanzano per dimostrare che Palazzo Chigi ha favorito Air France. "Mai visto un bando di gara così - ha ironizzato Giulio Tremonti - : come una caccia sull'isola del Tesoro, fai dieci passi seguendo il volo del grande falcone, gira a destra lungo la stella luminosa". Anche la storia della "cordata italiana" che tiene in suspense media e opinione pubblica, si sta rivelando uno strumento efficace in questa campagna elettorale. Del resto Berlusconi, favorito nella corsa elettorale, non ha certo difficoltà a mettere insieme un gruppo di imprenditori che dovrebbe solo lanciare un'offerta che sarà valutata solo dopo il voto, magari proprio da lui che nel frattempo sarà approdato a Palazzo Chigi. "Si vede - ha osservato ieri Pierferdinando Casini con una punta di sarcasmo - che la cordata partecipa alla campagna elettorale". Insomma, su Alitalia Berlusconi ha molto da dire. Al contrario di Veltroni. E poco importa se nel gennaio 2006 l'attuale leader del Pd sognasse una cordata italiana per Alitalia usando gli stessi argomenti del suo avversario di oggi. Adesso Veltroni è costretto a difendere le posizioni del suo governo, quello di Prodi. Già, nella vicenda Alitalia si condensano i crucci e i limiti della campagna elettorale del leader del Pd. A cui, appunto, non resta che parlar d'altro, chiedere un duello tv con il Cavaliere ma rinunciare alla puntata di Porta a Porta per non essere inchiodato su questo tema scivoloso. "Già, Veltroni vuole parlare - dice Berlusconi nel cortile di Palazzo Grazioli - solo degli argomenti che gli interessano. E io non capisco perché, se Veltroni decide di non andare in una trasmissione prevista per lui, anch'io sono costretto a rinunciare alla mia. Quindi se decidessi di non partecipare al ciclo di Porta a Porta che precede la domenica elettorale, anche lui dovrebbe rinunciare. Le sembrano logiche regole del genere? A me sembrano regole del cavolo".

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La cordata per Alitalia e il ruolo di Berlusconi Prodi, sovvenzionando l'Alitalia nel decl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ino degli Anni 80-90, invece di ristrutturarla con contenimenti di spesa e con drastici ridimensionamenti d'obiettivi, ha portato la Compagnia di bandiera allo stato penoso, drammatico attuale. L'unica salvezza era che un altro organo competente, come un'altra Compagnia aerea, se ne prendesse cura con il fine di non farla cadere in mano a neo-furbetti del quartierino, pronti a dissanguarla definitivamente. La globalizzazione ormai non ha nazionalità. Anche se proprietari stranieri avrebbero potuto favorire la politica generale del proprio Stato in termini di turismo, cultura, presenza mondiale, sicuramente avrebbero capovolto lo stato deficitario dell'Alitalia, assicurandole un degno futuro vitale, anche se, ripeto, al service du roi. In pratica l'Alitalia sarebbe stata salvata, ma il "made in Italy", a lungo andare, ne avrebbe risentito. Ora, se viene fuori un Berlusconi, industriale con precedenti encomiabili, ed afferma che una "scalata" formata da capitali italiani potrebbe prendere il posto di quella franco-olandese, perché non credergli? Non capisco perché proprio Casini è il più scatenato, e perché invece di concedere, tra risatine sarcastiche, solo 48 ore di tempo per organizzare un potenziale accordo finanziario, Veltroni ed il bofonchiante astioso Prodi, non si sono comportati come una Bonino o addirittura un Giordano che hanno detto: ben venga anche il capitale italiano se possiamo salvare il lavoro italiano per migliaia di dipendenti! Se vince l'Alitalia italiana, vince anche tutta la Nazione Italia! Certo, una cosa risulta chiara: se dopo quei facili sputtanamenti che hanno immediatamente sparato contro Berlusconi, dandogli del fanfarone imbonitore in cerca di propaganda elettorale, Veltroni e Casini e Di Pietro si troveranno di fronte al Cavaliere che, per qualche miracolo, sia riuscito a riportare in Italia l'Alitalia, se ne dovranno andare a pascolare in qualche valle sperduta del Kosovo... e non come forze di Pace Onu, ma come capre! ROBERTO PEPE Accettereste che Veltroni facesse una società per comprare le case popolari dismesse dallo Stato "per poter poi continuare a mantenerle a prezzi popolari?" Sarebbe il suo un obiettivo popolare e condivisibile, ma sarebbe davvero il suo ruolo, in piena campagna elettorale, formare una cordata che operi sul mercato? Questa è la mia risposta. Se chi appoggia oggi le mosse di Berlusconi è pronto ad appoggiare simili iniziative di politici anche di altre aree, allora può dirsi convinto. In ogni caso, stiamo a vedere: se il leader della Cdl davvero mette insieme presto (ma prima delle elezioni, ovviamente!!!) una nuova e credibile offerta per Alitalia, sono pronta a votarlo.

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I miei figli Piersilvio e Marina non entreranno in gioco per evitare strumentalizzazioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Protagonisti I miei figli Piersilvio e Marina non entreranno in gioco per evitare strumentalizzazioni È incredibile che qualcuno trovi ragionevole la proposta del Cavaliere Silvio Berlusconi Walter Veltroni.

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Impegnati contro la mafia mentre la destra tace (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL LEADER DEL PD IN SICILIA "Impegnati contro la mafia mentre la destra tace" "A destra c'è un grande silenzio sulla mafia". Nella sua seconda giornata siciliana Veltroni rilancia il tema della lotta per la legalità e contro la criminalità organizzata. E lo fa annunciando un decalogo con le misure che il Pd, in caso di vittoria alle elezioni, prenderà nella lotta contro la mafia. E mentre i sondaggi parlano di pareggio al Senato il leader del Pd è tornato a sfidare Berlusconi a un duello in tv. Ma il Cavaliere scappa. Miserendino, Tristano e Di Blasi alle pagine 4 e 7.

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Anche il Wall Street Journal tifa Veltroni. I corrispondenti esteri: ancora Berlusconi? I sondaggi confermano: Senato ingovernabile. Duello tv, il leader Pd sfida il Cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il mondo ci guarda: Silvio vecchio, Walter nuovo Anche il Wall Street Journal tifa Veltroni. I corrispondenti esteri: ancora Berlusconi? I sondaggi confermano: Senato ingovernabile. Duello tv, il leader Pd sfida il Cavaliere di Gianni Marsilli Arrivata sulle ali di Clemente Mastella, del quale in Europa e nel mondo nessuno sospettava l'esistenza (ignoranza che perdura, temiamo), l'ennesima crisi italiana ha gettato nello sconcerto gli osservatori stranieri, quelli che ci vogliono bene e anche quegli altri, che poi non sono così tanti. Ha prevalso, davanti a Romano Prodi che se ne andava, un sentimento d'incomprensione, aumentato a dismisura quando si è tentato di decifrare le vere ragioni delle dimissioni del governo: impresa difficile per noi, figuriamoci per un britannico, un tedesco, un russo. In genere la stampa estera ha risolto il guazzabuglio iniziato nell'esotica Ceppaloni ricorrendo al buon senso popolare: troppi galli in un pollaio, troppo estese le ali della coalizione... segue a pagina 3.

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Ancora Berlusconi? Sono pazzi questi italiani Incomprensibile all'estero la quinta volta del Cavaliere. E il Wall Street Journal sceglie Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Ancora Berlusconi? Sono pazzi questi italiani Incomprensibile all'estero la quinta volta del Cavaliere. E il Wall Street Journal sceglie Veltroni di Gianni Marsili / Segue dalla prima IL DISORIENTAMENTO è però ulteriormente cresciuto nel momento in cui si è profilata l'ipotesi di un ritorno di Silvio Berlusconi al timone del Paese. Il quinto assalto, record mondiale. E magari la terza vittoria. Sì, perché nell'immaginario universale Ber- lusconi è un uomo del passato, una pagina voltata. A vederlo in corsa, è come se Felipe Gonzalez si fosse ripresentato in Spagna alle ultime politiche. O George Bush corresse di nuovo nel 2012. O Helmut Kohl al prossimo appuntamento elettorale in Germania. Surreale, in ogni caso impensabile. Ma adesso che il duello elettorale è in corso e che le certezze dei sondaggi vacillano, anche i più distratti si sentono obbligati a dare un'occhiata al di sotto delle Alpi. Nelle redazioni europee avvertono l'imminenza del verdetto delle urne, e l'idea che sul pianeta si riaffacci il sorrisone dell'uomo di Arcore li lascia basiti. Non lo amano, si sa. E dopo le prove di governo, soprattutto l'ultima e completa legislatura, lo amano ancor meno. Non è questione di stampa di sinistra: la diffidenza, quantomeno, è trasversale. Prova ne sia il Wall Street Journal, tempio dell'informazione finanziaria americana e mondiale, di recente acquisito dal celebre squalo e magnate australiano Rupert Murdoch. Per due giorni di fila il WSJ si è dedicato ai duellanti italiani, Berlusconi e Veltroni. Al primo ha dato del "corporativista", nemico del liberalismo e della concorrenza, insomma un monopolista che ha in mente "soltanto la conquista del potere", e quindi la "roba", altroché il libero mercato. Quanto a Veltroni, il suo volto ieri dominava la prima pagina dell'edizione europea, che ne tracciava un ritratto globalmente incoraggiante. Se ne può legittimamente dedurre che il WSJ vota Veltroni, che giudica portatore di una lucida analisi sullo stato del Paese e di una salutare semplificazione del quadro politico, anche se il suo programma avrà bisogno di verifica sul campo. Viene in mente lo stesso Rupert Murdoch nel 1997, quando spiazzò tutti allineando il suo The Sun, popolarissimo tabloid mai sospettato di simpatie laburiste, dalla parte di Tony Blair. Per John Mayor fu il colpo definitivo, la mano che lo tenne sott'acqua fino al voto. Anche in quel caso la motivazione del disinvolto Murdoch fu che bisognava premiare il nuovo, e mandare a casa l'ultima, triste versione del thatcherismo. Tanto più che Blair aveva detto chiaro e tondo che del thatcherismo avrebbe salvato i tratti innovatori, che non erano pochi, come poi in effetti fece con indubbio successo sul fronte interno.Adesso Murdoch affonda Berlusconi, come fece con Mayor undici anni fa. Certo, l'effetto non è lo stesso: la diffusione e l'influenza del WSJ in Italia non è paragonabile a quella del Sun in Gran Bretagna. Ma il tono liquidatorio è inequivocabile: se gli italiani dovessero riportare Berlusconi a Palazzo Chigi, farebbero una gran fesseria. E Murdoch - quanto a economia, politica e Berlusconi - sa di cosa parla. Quanto alle cancellerie di questo mondo, ovviamente non interferiscono nella campagna elettorale italiana. Ma non riusciamo sinceramente a raffigurarci il severo e austero Gordon Brown mentre accoglie con un brindisi la notizia della rielezione di Berlusconi. E neanche Angela Merkel fare saltini di gioia all'idea di condividere i vertici europei con il nostro barzellettiere nazionale. Ancor meno Zapatero felicitarsi del suo ritorno in auge. Forse con Sarkozy si assisterebbe ad uno scambio virulento di pacche sulle spalle, ma la faccenda si fermerebbe lì: la Francia, avendolo avuto in casa, non ama Berlusconi. Quanto a Obama o Hillary, ogni commento è superfluo. Come si dice: ma noi italiani, dobbiamo per forza farci riconoscere?.

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Con il Cavaliere una sfida fuori dal mondo Fa senso vedere Dini a destra . Per i corrispondenti esteri, campagna elettorale confusa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Con il Cavaliere una sfida fuori dal mondo" "Fa senso vedere Dini a destra". Per i corrispondenti esteri, campagna elettorale "confusa" di Federica Fantozzi SILVIO E NOIA Poca politica, propaganda, sinistra che parla come la destra e viceversa, e sempre Berlusconi. La stampa estera guarda alle nostre elezioni e le trova "confuse". Premesso che i corrispondenti esteri si immergono in campagna elettorale l'ultima settimana, i prodromi del giudizio non sono folgoranti. Per Tobias Piller della Frankfurter Allgemeine Zeitung il voto offre un incentivo a essere populisti: "Berlusconi lo è molto. Su Alitalia cerca di intercettare il malumore del Nord. Ha sempre difeso la libertà dell'imprenditore e l'assenza dello Stato: qui si rivela interventista". L'unica novità dello scenario, la corsa a due Pd-PdL, si deve a Veltroni che però "ha fatto di necessità virtù": "Quasi un miracolo: con la stessa legge elettorale sono cambiati partiti e clima. Veltroni non poteva ripresentarsi con una mega-coalizione già naufragata. Ora si delineano due grandi gruppi in Parlamenti e la fine dei nanetti". Assai dura la valutazione di Arielle Dumont di France Soir e Madame (il secondo settimanale francese): "Non vedo uno scontro entusiasmante né grande differenza tra destra e sinistra. È una campagna di corsa: come nei supermarket, tutto sui ripiani e scegliete voi". Grande assente la politica estera: "All'assemblea costituente del Pd mi sono guardata intorno e non ho visto niente di europeo. Mi ha colpito una sensazione di ripiegamento in se stessi". Nostalgia di Prodi, "un grande europeista, attento a inserire l'Italia in un contesto internazionale". Divertenti le liste-caleidoscopio: "Bisognerà trovare posto anche per la casalinga di Voghera. Dove la mettiamo?". Più seriamente, "quando si candida chiunque si perde l'idea della politica". Già quando è caduto il governo "per giochi di potere, il Senato mi sembrava un mercato. Mi fa senso vedere Dini che siede già a destra". Anche Nacera Benali, corrispondente del quotidiano algerino El Watam vede tra le proposte dei due schieramenti "differenze molto sottili. A parole, Berlusconi e Veltroni assumono ognuno la posizione dell'altro". Il Cavaliere su Alitalia ha a cuore i lavoratori "quando non ha mai difeso la classe operaia". Mentre il centrosinistra "raffigura l'immigrazione come un pericolo", anzichè concentrarsi su proposte che "aiutino gli immigrati che lavorano e pagano le tasse". Eric Josef, di Liberation, ha visto un "dinamismo iniziale" di Veltroni: "Aveva il gioco in mano, ha imposto il ritmo con la corsa da solo e i candidati. Poi si è perso un po' per strada". Sui programmi convergenze ma anche "differenze importanti" come il compenso minimo ai precari". Novità? Il cambio di toni, ma non è un bene: "I due leader non si attaccano ma neppure discutono, sembra una sfida fuori dal mondo". Josef è qui dal '93: "L'elemento di continuità che vedo è... Berlusconi. Stupisce che, per la quinta volta e dopo due sconfitte, possa essere ancora candidato premier".

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La rivoluzione copernicana di Walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL QUOTIDIANO ECONOMICO USA "La rivoluzione copernicana" di Walter / Roma Pubblichiamo ampi stralci dell'articolo su Walter Veltroni pubblicato ieri in prima pagina dal Wall Street Journal. "Walter Veltroni ha un compito quasi scoraggiante: tentare di impedire al magnate dei media Silvio Berlusconi di diventare presidente del Consiglio per la terza volta. Il 52enne ex sindaco di Roma aspira anche a voltare pagina rispetto a decenni di sclerosi politica riducendo il numero dei partiti e le dimensioni della macchina governativa. A tutt'oggi i sondaggi danno il Partito Democratico di Veltroni in ritardo rispetto alla formazione di centro-destra di Berlusconi. Ma dai sondaggi emerge anche che un terzo degli elettori sono ancora indecisi e che, quindi, la partita è ancora aperta. Veltroni fornisce un quadro a tinte fosche del Paese che aspira a guidare. L'Italia "è governata dagli interessi particolaristici e gravata da un sistema politico lento, macchinoso e incapace di prendere decisioni". (...). Veltroni dice che l'Italia è piena di persone di talento e che non manca lo spirito imprenditoriale, paragona il Paese a Gulliver nella terra dei lillipuziani tenuto bloccato a terra da migliaia di lacci. (...). Veltroni sostiene di voler porre fine alla paralisi della politica italiana introducendo qualcosa di nuovo: la fine dell'era dei compromessi politici e delle mancate decisioni che hanno messo il Paese in ginocchio. (...). "Se il potere decisionale è suddiviso tra 10.000 interessi particolari non si va da nessuna parte", dice Veltroni. L'idea di un governo formato da un solo partito, dice, "è del tutto nuova in Italia. È la rivoluzione copernicana della politica italiana". (...) Inoltre Veltroni intende affrontare problemi annosi quali la burocrazia e l'eccessiva tassazione. (...) Berlusconi ha deriso la lotta all'evasione condotta dal governo Prodi dicendo che in realtà si è trattato di una forma mascherata di aumento delle tasse. Veltroni dice che Berlusconi piace a molti italiani che apprezzano "l'idea che si possa vivere senza regole". (...) Veltroni lamenta anche che l'impero mediatico di Berlusconi - che comprende tre delle sette reti televisive nazionali del Paese - ha contribuito alla popolarità del suo avversario. Un responsabile della campagna elettorale di Berlusconi ha preferito non commentare. (...). © The Wall Street Journal Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.

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È scontro sul duello in tv veltroni: berlusconi scappa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Salta "Porta a Porta". Il segretario Pd: vado solo se c'è il confronto diretto. Il Cavaliere: sinistra prepotente è scontro sul duello in tv Veltroni: Berlusconi scappa ROMA - è scontro tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sul duello in tv. Il candidato premier del Pd ha accusato il Cavaliere di volersi sottrarre al confronto diretto e ha deciso di non partecipare a Porta a Porta: "Vado solo se c'è Berlusconi". Il leader del Pdl, che per la par condicio ha dovuto rinunciare alla trasmissione di Vespa, ha replicato: "è la solita sinistra prepotente". BEI, BOLZONI, CASADIO E LUZI ALLE PAGINE 8 E 9.

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La par condicio di Fede (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La "par condicio" di Fede Paolo Ojetti Ci sarebbe molto da dire sulla bufala, argomento scelto da Studio Aperto per aprire la serata di ieri. Diossinata o non diossinata? Prudenza o panico dei consumatori? Terrorismo informativo o rischi reali? Nessuno sa un tubo, ma una cosa è certa: guardando come la bufala viene palpeggiata, risciacquata a mani nude e a cielo aperto, con operai che se la passano come una palla e senza nemmeno una mascherina sul volto, e bè una qualche diffidenza ti attanaglia. Ma Studio Aperto ci tranquillizza con Daniela Santanchè come testimonial: "Io la mangio". Ossessionato dalla par condicio, sulle pensioni Emilio Fede fa parlare Veltroni e Berlusconi per un minuto a testa. Ma segue il trucco: due minuti al solo Berlusconi sulla "cordata" che lui tiene lì, in agguato, e che salverà Alitalia dalle grinfie di Air France. Il Cavaliere, forse stranito dalla fatica, espone una tesi singolare: Alitalia deve restare italiana, altrimenti Spinettà caricherà i passeggeri e i turisti e li porterà direttamente in Francia e non "nelle nostre città d'arte". E se qualche passeggero insisterà troppo, lo butteranno giù, nel vuoto, come facevano i generali argentini. Voilà.

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Veltroni: noi contro la mafia, la Destra tace Viaggio in Sicilia: L'Italia intera non vuole più sentirsi prendere in giro da loro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: noi contro la mafia, la Destra tace Viaggio in Sicilia: "L'Italia intera non vuole più sentirsi prendere in giro da loro" di Bruno Miserendinoinviato a Caltanissetta "NON È UNA DIFFERENZA da poco: c'è un grande silenzio a destra sui temi della mafia. Mentre per noi è e sarà la priorità nell'azione di governo. Noi vogliamo una lotta senza quartiere e senza doppie verità alla mafia e alla sua cultura". Veltroni lo promette agli imprenditori di Caltanissetta, alla Confindustria siciliana che ha preso una posizione forte, alle associazioni antiracket che rappresentano oggi la Sicilia migliore, quella che non si rassegna alla convivenza con la mafia. Poi lo dice all'auditorium della città, strapieno, e infine a Enna nel pomeriggio e a Ragusa la sera, in piazze piene, presentando il decalogo del Pd sulla lotta alla mafia (e con una missiva allo scrittore Saviano sul "Mattino" parlando anche di camorra). "Legalità è sviluppo", questo è il leit motiv. E bisogna stare attenti, la è l'accento, nel senso che non c'è sviluppo per la Sicilia e il Mezzogiorno senza il ritorno delle regole. Veltroni promette, ma insieme ad Anna Finocchiaro, ha soprattutto un obiettivo: scuotere la Sicilia. "E' ora di dire basta, è la politica il problema, sono queste classi dirigenti. Chi l'ha detto che questa terra dove la destra ha fatto del male, deve continuare così?" Il tema è la Sicilia umiliata in cerca di riscatto ma Veltroni pensa a tutto il paese. In fondo siamo al rush finale e bisogna andare all'attacco, bisogna far vedere le differenze, nei programmi e nei valori. Dopo l'affondo di Palermo sulle tv di Berlusconi il leader del Pd riserva per l'avversario solo poche battute: "Sono pronto al confronto dove come e quando vuole lui, anche sulle sue reti". Ignora le accuse di comunista riciclato e poiché sa di toccare un nervo scoperto stuzzica il Pdl sui sondaggi che fanno riaffiorare il rischio pareggio al Senato. Se gli va di lusso, spiega, avranno 3-4 seggi in più al Senato. Come dire: l'avevamo detto, e a quel punto nessuno si azzardi a dire che le responsabilità sono di tutti. Siete voi che avete voluto votare con questa legge. Intanto, fa capire, è bene battere il ferro finchè è caldo: "L'Italia non vuole più sentirsi prendere in giro". La novità in Sicilia è che le forze produttive più sane guardano e chiedono attenzione al Pd. Al centro multiculturale di Caltanissetta, intestato al sindaco Michele Abate ucciso dalla mafia, va in scena quella che viene definita "la primavera nissena". Parlano imprenditori che rischiano e che sono nel mirino, ma che hanno fatto fare a Confindustria quel salto culturale che servirebbe all'intera Sicilia: si sono schierati con lo Stato, hanno detto basta al ricatto della mafia, denunciano sprechi e storture, gli enti inutili, l'acqua che non c'è, i trasporti lenti. A proposito di ponte sullo Stretto, dice Veltroni, non sarebbe più utile l'alta velocità interna in Sicilia, visto che ci vogliono ore per andare in treno da Palermo a Messina? "Basterebbe la velocità", sussurra qualcuno in sala. Alla primavera nissena, per intenderci, non sono estranei i buoni risultati dell'amministrazione di centrosinistra. Qui si è attivato quel circuito virtuoso che vede coinvolti imprenditori, operatori economici, sindacati, amministratori. Qui la mafia minaccia e fa paura, ma ha preso schiaffi, non solo dalle forze dell'ordine. Qui Veltroni vede la conferma di un'idea che rilancia in ogni provincia: "quel patto tra produttori", che è l'unica via per affrontare le grandi sfide dell'economia e della competitività. Il paradosso siciliano è tutto qui: risorse enormi, potenzialità altissime, una società civile che vuole lavorare bene e competere, e invece una politica incrostata, "vischiosa", "basata sullo scambio". Eccolo lo scambio opaco dei poteri che fa male alla Sicilia: "Io ti tengo imbrigliata la società, tu mafia hai mano libera per controllare il territorio". Se questo è vero, " se questo è il grande blob che sta sopra la vitalità della Sicilia, allora, dicono Finocchiaro e Veltroni, non si può mettere sullo stesso piano chi fa della legalità e della lotta alla mafia una priorità e chi tiene questo tema in un'assordante silenzio". Veltroni cita la frase di un leader siciliano di Forza Italia che considera dannoso per l'immagine della Sicilia che l'aeroporto di Palermo sia intitolato a due martiri della mafia come Falcone e Borsellino. Eccola la differenza, fa capire Veltroni: noi vogliamo una lotta senza quartiere, loro considerano dannoso che ne se ne parli. Adesso, dicono Finocchiaro e Veltroni, la possibilità di cambiare c'è, il Pd è l'interlocutore di quella "mobilitazione della società civile siciliana come non c'è mai stata negli ultimi anni". "Considero questa - ha aggiunto - la più bella notizia degli ultimi tempi".

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Un diritto per gli elettori - curzio maltese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

UN DIRITTO PER GLI ELETTORI CURZIO MALTESE Walter Veltroni non poteva essere più chiaro. "Vorrei fare il faccia a faccia televisivo come si fa in tutte le democrazie occidentali. Sono pronto a farlo dove, come e quando vuole lui. Vuole farlo sulle sue reti? Vado anche lì, basta che Berlusconi non scappi". SEGUE A PAGINA 33.

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Il vento incerto del Nordest (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il vento incerto del Nordest Nicola Tranfaglia Una caratteristica che balza subito agli occhi attraversando il Veneto e fermandosi nelle città come Padova, Vicenza, Verona è il succedersi ininterrotto di case e capannoni, abitazioni piccole, piccolissime fabbriche che si differenziano nettamente dai siti della vecchia industrializzazione che percorrono tutto il Nord Ovest. Qui il paesaggio è fatto in continuazione da una società molecolare nella quale lo sviluppo è arrivato più in fretta, in pochi anni successivi ed è rimasto così come è, senza distinzione, dai luoghi di lavoro a quelli della vita quotidiana senza divisioni tra le aggregazioni abitative più grandi e quelle più piccole in una teoria continua di borghi e di città in cui le scritte non sono evidenti e non è facile comprendere di quale fabbrica si tratti. A guardare bene, il paesaggio è profondamente cambiato ma tutto sembra esser stato sempre lo stesso, anche se a chi ritorna dopo vent'anni sembra in effetti di esser arrivato in un paese sconosciuto. Certo, la campagna è ormai sparita e si vive come in una sola, indistinta, grande fabbrica intesa a costruire una nuova avveniristica megalopoli di piccole unità territoriali, le une attaccate alle altre. Le città restano belle, anche se hanno visto prevalere il nuovo sull'antico non soltanto in certi angoli dei grandi centri, per una speculazione frettolosa dell'ultimo trentennio, ma anche in contrade storicamente meno rilevanti. Il ritmo è più lento che quello in altre parti di Italia, soprattutto di quel vecchio triangolo industriale pieno di grandi fabbriche che sembra aver superato ormai la fase della industrializzazione e che si è affannato a cercare nuovi obbiettivi. Torino è, in questo senso, il visibile opposto di questa società veneta che rimane molecolare. L'uso del dialetto è più diffuso che altrove e la cadenza dialettale determina questo ritmo diverso e proprio di un'antica società agraria. La campagna elettorale non turba più di tanto l'apparente calma laboriosa di una simile società. Parrebbe quasi impossibile farla ma si avvertono elementi di mobilità, di insoddisfazione, di delusione rispetto alla caduta improvvisa del governo Prodi, di paura o al contrario di attesa nel ritorno che tutti danno per imminente di Berlusconi. Il viaggio di Veltroni e il tentativo di espansione del Pd nel Nord Est ha provocato grande attenzione tra i veneti ma alcune candidature, da Calearo a Nerozzi sono discusse nella base dei Democratici di sinistra che si aspettavano una scelta meno dirompente dagli stati maggiori del nuovo partito. Una certa curiosità si avverte anche nei confronti della Sinistra Arcobaleno che ha nella regione un ministro come Paolo Ferrero di cui si apprezza la misura e la sostanziale moderazione. I giornali locali sono in gran parte legati al Pdl e alla regione Veneto ma devono tenere conto della disillusione, ormai molto diffusa, sull'ennesimo ritorno del Cavaliere. Il personaggio più popolare resta, nel centrodestra, il sindaco di estrema destra, Flavio Tosi, che ormai punta a diventare il candidato alternativo per la presidenza della regione. Ma Galan non molla e si prepara un conflitto interno che potrebbe regalare voti al centro sinistra sia al Pd che agli ex alleati della sinistra. Il curioso incidente di venerdì scorso a Venezia con la panna scagliata in un locale del centro, non si sa se da parte degli estremisti di destra o dei disobbedienti di Casarini contro il candidato della Sinistra Arcobaleno Caruso, non indica, a mio avviso, uno scontro acceso ma piuttosto lo svolgersi di una faida interna ai Verdi e a gruppi extra parlamentari ai margini della politica veneta. Del resto, l'atmosfera che si respira nella Laguna è influenzata più dal turismo nazionale e internazionale che da una campagna elettorale ancora fiacca. I veneti sono piuttosto preoccupati per la crisi economica che attraversa il paese e il nord est in particolare e vivono abbastanza sottotono lo scontro in atto tra Pdl e Pd anche perché il modello imposto da Galan non viene messo in discussione in maniera radicale dagli avversari più forti. Certo, la Sinistra punta molto sul lavoro e sull'ambiente che sono di sicuro i temi importanti per loro. È difficile capire che cosa succederà in termini elettorali anche se i sondaggi insistono qui sulla tenuta del blocco filoberlusconiano ma ormai molti sono persuasi, anche di fronte alle sorprese del voto americano nelle primarie, che l'attendibilità è relativa, soprattutto a quindici giorni dal voto.

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Nucleare bipartisan? No, grazie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Nucleare bipartisan? No, grazie Gianni Mattioli Massimo Scalia Un nucleare bipartisan? Questa sembra essere la tesi della Edison, robustamente sponsorizzata da Repubblica nei giorni scorsi. Né l'azienda elettrica ha molti torti; infatti, se andiamo a vedere i programmi dei due maggiori partiti, a una netta presa di posizione a favore di Berlusconi corrisponde: solare "ma anche" nucleare, da parte di Veltroni. E sì, perché chi mai è contrario ai reattori a sicurezza intrinseca, come recita il programma del Pd? Peccato però che quel programma elenchi anche Generation IV come progetto internazionale su cui impegnarsi. E in Generation IV varie tecnologie nucleari si confrontano, ma nessuna a sicurezza intrinseca. Forzando i tempi il prototipo potrebbe vedere la luce nel 2025, forse anche prima; ma non risulta che sia allo studio un reattore che in virtù dei principi stessi del suo funzionamento sia in grado di autospegnersi quando l'albero degli incidenti superi una prefissata soglia, che è un requisito base per la sicurezza intrinseca. Non c'è bisogno di essere Rubbia, che peraltro lo ha ripetuto molte volte, per capire che o la fisica riuscirà a inventarsi qualche cosa di nuovo, e non è davvero quello per cui stanno lavorando in Generation IV, o si potrà anche parlare di quarta generazione, ma i problemi insoluti del nucleare tali resteranno. Senza poi dire che se la spuntassero i francesi con la riproposizione di un reattore autofertilizzante a neutroni veloci, le riserve di materiale fissile sarebbero sì aumentate di molto, ma a favore di una soluzione che, proprio dal punto di vista della sicurezza, estremizza molti rischi tra i quali quello di generare in gran quantità materiale buono per fare le bombe. Ahmadinejad, povero untorello! Quanto alla "bipartisan" Edison, non sappiamo se sia titolata più di altri a importare tecnologia nucleare, fatto sta che propone per l'Italia un programma di almeno cinque centrali nucleari per di più "senza incentivi statali". Dei veri maghi! "Nessuno potrebbe costruire impianti nucleari in assenza di garanzie sui prestiti e senza quegli incentivi i nuovi impianti forse non sarebbero sulla rampa di lancio", dichiarava Christopher Crane, presidente della Exelon, una delle principali imprese elettriche Usa, riferendosi ai forti incentivi previsti dal Bill Energy Act di Bush del 2005. Che, peraltro, non fanno prevedere per gli States più di due nuovi impianti nel prossimo decennio. Resta poi sempre nel non detto che, al modesto ritmo di consumo attuale (6,5% del fabbisogno mondiale d'energia), secondo l'Aiea c'è uranio per appena 35 anni. Insomma, il "ma anche" veltroniano, rivendicato spesso giustamente dal leader del Pd come una formula adeguata a una realtà complessa, in questo caso fa del tutto acqua. Sbagliato anche, e a quanto pare conta tanto, sul piano elettorale e dell'immagine: solare e nucleare evocano due mondi, due ipotesi di sviluppo, due tipi di società che sono sempre stati percepiti, a ragione, come contrapposti. Una società liberal, "ma anche" dirigista? Non ci siamo troppo lontani. Per chi ha imparato, proprio nel movimento antinucleare italiano (chi era costui?), che le cose esistono e, soprattutto, riescono ad aver peso anche se non diventano "eventi" e non hanno i riflettori dei media, contano poi altri aspetti. Fondamentale quello della sfida del XXI secolo che si chiama, e resta, quella di far fronte al nesso energia/cambiamenti climatici. Veltroni sembrava averlo capito bene (e in epoca non sospetta, pensiamo al suo bel discorso in occasione del ventennale di Cernobyl); di aver capito così bene la grande occasione che quello scenario rappresenta - l'altra faccia dei drammatici sconvolgimenti, New Orleans docet - da averlo messo tra le priorità dell'agenda politica di un riformismo, che per essere tale deve saper esprimere prospettive anche di grande radicalità. Al Lingotto, in altre occasione pubbliche. Poi, con l'incalzare della campagna elettorale, una sorta di compulsione al centro, al moderatismo. Ma chi lo dice, riflessione forse da incompetenti, che i tanti indecisi siano soprattutto "moderati" o non siano invece soprattutto i delusi della sinistra? E ci risiamo, forse è inevitabile, con considerazioni elettorali; legate però a un contenuto principe. Possibile che mentre alcuni grandi Paesi, Germania e Inghilterra in testa, per non parlare della Spagna o della stessa Francia, si stanno impegnando alla grande per la rivoluzione energetica dei tre 20% programmati dalla Ue al 2020 - risparmio, riduzione di anidride carbonica, copertura del fabbisogno con fonti rinnovabili - l'Italia, colpevolmente indietro, annaspi e balbetti di Generation IV, quando il governo Berlusconi, che ha avuto ben cinque anni di tempo perché l'Italia aderisse a quel consorzio, in piedi già dal 2000, non lo ha fatto? Le risorse sono limitate e o si investe con decisione su una scelta o su un'altra. Una scelta confermerà il declino del Paese, l'altra dirà per davvero: "Yes, we can".

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Magdi Allam La conversione? Due fallimenti in un sol gesto Caro direttore, approvo incon (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Magdi Allam La conversione? Due fallimenti in un sol gesto Caro direttore, approvo incondizionatamente il suo pezzo sulla plateale conversione di Magdi Allam e sulle mosse del Papa. Ma vorrei aggiungere qualcosa in più, qualcosa che mi sconcerta in tutta questa vicenda e tuttavia le attribuisce un senso, purtroppo inquietante. Il rifiuto dell'estremismo islamico non si è concretizzato, come sarebbe stato naturale, in un'adesione alla "laicità" occidentale, ma si è risolta come un passsaggio di campo tout court da una religione a un'altra, come se lo scontro di civiltà si traducesse unicamente in uno scontro tra fedi. Così mi sa che questa conversione dimostri che Magdi Allam rimane musulmano in radice, mentre il cattolicesimo viene sempre più tentato da un integralismo ormai anacronistico. Due fallimenti e due inadeguatezze in un solo gesto. Alberto Capece Finanziamento pubblico Sky non ha mai ricevuto contributi per il magazine Gentile Direttore, le scriviamo a proposito dell'articolo "Grandi giornali e soldi pubblici. Qualcosa non torna" pubblicato domenica 23 dal suo giornale. Nel dare conto di quali editori e quali testate abbiano ricevuto contributi pubblici, la giornalista fa infatti erroneamente riferimento a Sky, considerandola tra i beneficiari di queste sovvenzioni "come denunciato tempo fa da Report". Questa notizia è assolutamente priva di fondamento. Sky non ha mai ricevuto per il suo magazine contributi pubblici né ha mai usufruito di tariffe postali agevolate per i prodotti editoriali ed ha prontamente smentito le affermazioni fatte nel corso della puntata di Report citata dalla giornalista. La nota di smentita è stata rilanciata da diverse agenzie di stampa ed è stata letta dalla stessa Milena Gabanelli nel corso della puntata successiva di Report. Nella speranza di porre fine alla circolazione di questa falsa notizia, le chiediamo di pubblicare questa nostra rettifica. Comunicazione Istituzionale SKY La sicurezza dei cittadini sia un argomento del Pd Non lasciamolo a Berlusconi Cara Unità, vorrei dare un modesto consiglio a Veltroni e agli altri candidati del Pd.: parlate più di sicurezza dei cittadini,non lasciate che questo argomento sia un'esclusiva della propaganda elettorale delle destre. E' una questione molto sentita,soprattutto dalla gente comune che è quella a più contatto con la c.d. microcriminalità. Scippi,furti,truffe,reati della strada,presenze clandestine,abusi sessuali,spaccio di stupefacenti ecc. sono reati per i quali i cittadini invocano,con urgenza,pene più severe e certe,una presenza più capillare delle forze dell'ordine e una giustizia più efficiente. Ciò che indigna di più è che a compiere certi reati,anche particolarmente odiosi,siano persone pregiudicate e che la recidiva di reato nel nostro Ordinamento continua ad avere un trattamento giudiziario e detentivo eccessivamente garantista. A torto o a ragione è diffusa l'opinione che su queste tematiche la cultura politica e le proposte delle forze di destra siano più affidabili. Veltroni ha detto: "chi sbaglia deve pagare".Bene,ma ora faccia proposte concrete e le proponga all'elettorato. Giuseppe Manuli-Ancona Porta a Porta Niente sondaggi nel 2006 Ma neanche nel 2001 Caro direttore, Enzo Costa non ricorda male. Nella campagna elettorale dl 2006 non chiedemmo a Renato Mannheimer di esporre sondaggi sulle intenzioni di voto. Prodi era in netto vantaggio, ma Berlusconi lo era su Rutelli nel 2001 e nemmeno quell'anno facemmo sondaggi. La nostra scelta non era perciò determinata da supposte simpatie politiche, ma da un legame ormai fuori del tempo con il vecchio riserbo della Rai. Quest'anno ci siamo ringiovaniti, sulla scia di Ballarò e di altre trasmissioni, ma poiché - piaccia o no - il pluralismo fa parte del nostro dna, abbiamo chiesto a Mannheimer di non limitarsi ad esporci i suoi sondaggi, ma di portarli tutti. L'idea non deve essere malvagia, visto che lo stesso Mannheimer l'ha immediatamente trasferita al "Corriere della Sera". Bruno Vespa Ma che strano: due anni fa, con Prodi in testa nei sondaggi, Vespa non mostrava i sondaggi; quest'anno, con Berlusconi in testa, Vespa li mostra. Ricordavo bene. Per l'imparzialissimo conduttore, però, non è per favorire Silvio, ma perché ora la Rai è più moderna, difatti - spiega - non lo fece neppure nel 2001, con Silvio dato vincente. Ottimo alibi, nel senso che davvero sette anni fa la Rai coi sondaggi ci andava piano. Invece nel 2006 (praticamente ieri) altri programmi della tivù pubblica li mostravano tranquillamente. Ma Porta a Porta, guarda caso, no. Comunque, se per l'imparzialissimo Vespa il 2001 (come il 2006) appartiene a un'era televisiva preistorica, immagino provvederà a non replicare un arcaicissimo rito di quel tempo remoto: il contratto firmato sulla scrivania di ciliegio da un truccatissimo Cavaliere. La Rai, che ora è così moderna, disdegnerà anticaglie simili: vero? Enzo Costa Intervista sulla conversione Precisazione Caro direttore, ti prego di darmi atto sul tuo giornale che il titolo, oltretuttto virgolettato, sulla mia intervista su l'Unità di oggi, a proposito delle ricadute del "battesimo" conferito a Magdi Allam - "Ratzinger ha avallato il suo spirito da Crociata" - non solo non riporta neanche in parte una dichiarazione che mai è stata da me pronunciata, ma anche non riflette il contenuto della analisi, assai più articolata, ancorché chiara, da me proposta nella conversazione con il collega intervistatore. Riterrei che in materie così delicate l'attenzione alla responsabilità delle parole possa servire il dialogo e la ricerca della verità dei fatti meglio dei colpi ad effetto. Ti prego di gradire il più cordiale augurio Giancarlo Zizola Prendiamo atto della cortese precisazione di Zizola. Da esperto giornalista quale egli è, sa che i titoli sono una sintesi del senso dell'intervista. Non riteniamo di aver forzato il significato delle sue parole: "È imbarazzante pensare che Ratzinger non fosse estremamente consapevole di ciò che si stava consumando nel battesimo di Magdi Allam". Quel che stava accadendo era che "Allam invece ha visto nella cerimonia di Pasqua l'investitura di una missione di crociato contro l'islam", conversione "celebrata non in una cappellina periferica per mano di un qualsiasi curato di Spagna, ma in S. Pietro a Pasqua per mano del Papa. Con le conseguenze di vedere il battesimo trasformato in una investitura per una missione che va contro i principi sanciti dal Vaticano II per il dialogo con la religione islamica".

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ROMA - "Per il duello televisivo sceglierei Veltroni e non Berlusconi". Lo ha detto Fausto Bertinott... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA - "Per il duello televisivo sceglierei Veltroni e non Berlusconi". Lo ha detto Fausto Bertinotti: "La contrapposizione tra noi e Berlusconi è così radicale che daremmo a chi ci ascolta la conferma di posizioni molto consolidate in opposizione l'una all'altra. Con Veltroni invece sarebbe interessante perchè consentirebbe di capire chi è più efficace come alternativa alla destra".

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Casini: duello tv, meglio con silvio che con walter (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La curiosità Casini: duello tv, meglio con Silvio che con Walter ROMA - Tra Berlusconi e Veltroni, Casini preferirebbe un duello tv contro il primo "perché questo consentirebbe di spiegare le ragioni del fatto che marciamo divisi" dice il leader centrista. Che rilancia la sfida: "Dato che ritiene che il voto a noi sia inutile e continua ad attaccarci, accetti un confronto dove vuole lui". Ma sia Berlusconi che Veltroni vengono accusati di fuggire perché "le loro ragioni sono deboli".

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Elezioni, bufera su porta a porta veltroni non va, salta berlusconi - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Elezioni, bufera su Porta a Porta Veltroni non va, salta Berlusconi Vespa: il leader Pd doveva venire. La replica: non è vero Bonaiuti: il presidente della Rai si spaventa per i capricci dell'ex sindaco Petruccioli: lo stop deciso perché c'era una disparità di trattamento senza motivazione FRANCESCO BEI ROMA - Stasera Silvio Berlusconi dovrà rinunciare a Porta a porta. Lo stop a Vespa - dopo che le agenzie di stampa avevano già battuto la notizia - è stato deciso dalla Rai, dal direttore Cappon e dal presidente Petruccioli, per salvaguardare "i principi del pluralismo" e la "parità di trattamento" fra tutti i leader, visto che il Cavaliere si sarebbe seduto nel salotto bianco di Raiuno una volta in più di Veltroni. I primi a gridare allo scandalo sono gli uomini del leader Pdl. Paolo Bonaiuti, il portavoce, se la prende con Petruccioli, perché "si spaventa per i capricci di Veltroni". Anche il presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, ingiunge alla Rai di ripristinare la puntata, visto che la "la parità di trattamento non può essere inchiodata alla indisponibilità di un candidato concorrente, cui in questo modo si affiderebbe un vero e proprio potere di veto". Il problema tuttavia è proprio la presunta "indisponibilità" di Veltroni, che lo staff del leader democratico contesta. A questo punto le ricostruzioni della trattativa divergono. Porta a Porta sostiene infatti che nei giorni prima di Pasqua "il portavoce del Pd Piero Martino" avrebbe contattato la redazione "per manifestare la disponibilità di Veltroni a partecipare a una trasmissione che precedesse quella già fissata per l'ultima settimana prima delle elezioni". Una disponibilità poi ritirata a causa degli impegni elettorali di Veltroni, che avrebbe cancellato il suo tour "soltanto per un faccia a faccia con Berlusconi". Una versione che collima con quella di Bonaiuti, che ricorda una telefonata con Vespa: "Bruno mi ha chiamato per dirmi che Veltroni voleva fare un'altra puntata e noi abbiamo acconsentito a fare venire Berlusconi un'altra volta. Su questo sono pronto ad affrontare un giurì d'onore" Dal Pd raccontano invece tutta un'altra storia. Dopo aver fissato la presenza di Veltroni per il 9 aprile, spiega Martino, "successivamente mi hanno chiesto di fare un'altra puntata prima di quella data, ma il candidato premier non ha voluto rinunciare ad una delle tappe del pullman. I responsabili della trasmissione mi hanno detto però che Berlusconi ci sarebbe andato comunque una volta di più, cioè il 27 marzo". Per il Pd insomma sono stati Vespa e Berlusconi a tentare il colpaccio, piazzando una puntata in più a favore del Cavaliere. Dai piani alti della Rai fanno sapere di essersi trovati di fronte al fatto compiuto e, quando il comitato editoriale ha avuto in mano la scaletta delle presenze, non ha potuto fare altro che constatare la "disparità di trattamento" e sospendere la puntata. "Si è fatto notare - scrive Petruccioli a Landolfi - che, negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale, una presenza di uno dei candidati doppia rispetto al suo principale concorrente, non trova alcuna motivazione. Tutto qui". La vicenda riaccende lo scontro sul mancato faccia a faccia tra i due competitor, mentre Berlusconi si dice "sorpreso" e attribuisce la cancellazione del suo Porta a Porta alla "solita prepotenza della sinistra che non cambia mai". Veltroni da Enna ribadisce che il confronto a due andrebbe fatto, "come succede in tutte le democrazie occidentali" e si dichiara "pronto a farlo dove, quando e come vuole lui. Vuole farlo sulle sue reti? Vado lì, ma non scappi, perché il confronto è il sale della democrazia e i cittadini devono poter decidere". Il Cavaliere gli risponde con la consueta modestia: "Io sono in grado di stracciare qualunque avversario, perché io nella vita ho fatto tutto ciò che gli altri non hanno fatto". Ironizza il ministro democratico Paolo Gentiloni: "C'è una tipica espressione romana usata da Tizio quando minaccia di ridurre in polpette chi è molto più grosso di lui, dopo essersi sincerato che il contatto fisico non si produrrà: areggeteme che je meno".

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Walter sfida silvio in casa sua "sì al duello anche su mediaset" - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pressing dal tour in Sicilia: ogni giorno si accorcia il divario col Pdl, ci inseguono su tutto Walter sfida Silvio in casa sua "Sì al duello anche su Mediaset" "Dove, quando e come vuole lui. Ma non scappi" GIOVANNA CASADIO DAL NOSTRO INVIATO ENNA - "Dove vuole, come vuole, quando vuole. Berlusconi non può darsela a gambe e non fare il duello tv. lo vuol fare sulle sue reti? Sono pronto. Ma il confronto è il sale della democrazia". I toni si alzano. Walter Veltroni incalza, cambia passo nel rush finale della campagna elettorale. Mancano poco più di due settimane al voto, ci si gioca il tutto per tutto, si tratta di convincere quel "30 per cento di indecisi" ai quali il segretario del Pd dice espressamente di rivolgersi nell'auditorium gremito di Caltanissetta. "Ogni giorno si accorcia il divario tra Pd e Pdl", ribadisce. Attacca il Cavaliere: ricordate Baggio quando sbagliò il rigore nella finale con il Brasile nel 1994? "Già c'era" Berlusconi in campo. Quattordici anni orsono. E poi, il Pdl e il suo leader soffrono di "incontinenza elettorale, gli scappava di votare subito". Ora "si mangeranno le mani", dal momento che gli ultimi sondaggi, e segnatamente quello Ipr per Repubblica.it, danno al Pdl "una maggioranza di quattro, cinque seggi se gli va di lusso". Altrimenti, il Senato "sarà ingovernabile, sarà stallo". Veltroni è alla tappa numero 74 del tour delle province d'Italia, che capita a Enna, in una piazza piena a metà e sferzata dal vento - tanto da convincerlo per la prima volta a mettere il cappotto durante il comizio. Non è una prova di resistenza fisica certo, tra lui e Berlusconi, ma il cinquantaduenne Veltroni non ha mancato di rimarcare, sbarcando in Sicilia, che si accingeva a superare in province visitate il numero degli anni "del principale esponente dello schieramento avverso". Come dire, Berlusconi ha una certa età. A Ragusa a sera, si arriva alla tappa numero 75. "Manco Coppi e Bartali riuscivano a tanto". Berlusconi? "E' nervoso, ci inseguono su tutto" ma alla maniera della vecchia politica, rincarando con "promesse finte, false". Il Pd consulta i sondaggi, concentrandosi soprattutto sulle regioni in bilico, dove il tasso degli indecisi è più consistente. Liguria e Lazio sembrano muoversi decisamente verso i Democratici. Quindi, toni più alti per catturare anche chi è meno attento e per mobilitare la gente di centrosinistra. Senza scadere però nella rissa. Il segretario insiste sul punto. Non risponde perciò alle accuse di Berlusconi. Nella Sicilia profonda torna a parlare di mafia Veltroni, e lancia l'affondo: "Mi sgomenta questo grande silenzio a destra sulla mafia, noi vogliamo un nuovo patto per la legalità". Né manca di ricordare la figuraccia di Gianfranco Micciché per il quale bisognava evitare di intitolare l'aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino per non ricordare il problema mafia. Però c'è anche "la primavera nissena", con cui ieri inizia il tour siciliano, a Caltanissetta incontrando gli impenditori antiracket che per primi si sono rifiutati di pagare il pizzo a prezzo della vita. "Legalità è sviluppo", insiste Marco Venturi, il presidente dei piccoli imprenditori di Confindustria e principale esponente dell'anti racket. Veltroni riprende il concetto: "C'è bisogno di una nuova stagione". E i siciliani perché dovrebbero continuare a votare chi è responsabile di uno sfascio? Con lui Anna Finocchiaro, candidato governatore che esordisce: "Per noi la legalità è priorità assoluta". A Enna il Pd distribuisce il suo decalogo anti mafia: testo unico, un'agenzia per la confisca dei beni, monitoraggio degli appalti e per quanto riguarda mafia e politica norme stringenti. Ci sono Beppe Fioroni, Sergio D'Antoni, che hanno un'agenda fitta di iniziative, c'è anche Totò Cardinale (ma non la figlia candidata). Vladimiro Crisafulli, che fu "pezzo da novanta" del Pci, è convinto che "si vince", almeno nella città di Enna.

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"sicuro di stracciare qualunque avversario" e il cavaliere rilancia l'accusa di stalinismo - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nuovo pesante attacco anche a Di Pietro: mi fa orrore, ha preso la laurea con l'aiuto dei Servizi segreti "Sicuro di stracciare qualunque avversario" e il Cavaliere rilancia l'accusa di stalinismo In un convento di suore a Viterbo: "Quando uscite la sera, cercate di non fare tardi" "Sulle pensioni Veltroni parla a vanvera, non tiene conto dei vincoli di bilancio" GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO VITERBO - Nella campagna elettorale del Cavaliere sono tornati i "comunisti". Del fair play promesso all'inizio non si vedono più tracce e Berlusconi ha capito che per mobilitare il suo pubblico ha bisogno più che di un avversario, di un nemico. Eccolo: "La proposta sulle pensioni? Veltroni parla a vanvera quando propone un bonus da luglio per i pensionati italiani. Ci ha copiato male. Non tiene conto nemmeno della disponibilità di bilancio. La nostra proposta invece è condivisa dal Partito dei pensionati che ora sta con noi e prevede tra l'altro l'adeguamento di tutti i trattamenti a mille euro al mese". Ma ce n'è anche per Di Pietro "che Veltroni ha voluto con sé mentre invece aveva detto che correva da solo". E con l'ex pm Berlusconi è durissimo, al limite dell'insulto: "Mi fa orrore ma non perchè è brutto, non sa coniugare i verbi, non conosce i congiuntivi, o - l'insinuazione è pesantissima - per la laurea presa grazie ai Servizi. Uno che parla come lui, infatti, non può averla presa normalmente". Invece, racconta Berlusconi ai tremila accorsi al suo comizio, "quando prendevo 30 e lode mia madre invitava tutti a mangiare le frittelle e quando facevo gli ultimi esami c'era il coprifuoco televisivo perchè tutti dicevano che Silvio doveva studiare. Di Pietro invece ha fatto esami dopo tre giorni, roba che io ci mettevo mesi e a Montenero di Bisaccia - dove c'è un solo laureato, il farmacista - nessuno sapeva che si stava laureando, nemmeno i suoi genitori". Il leader del Pdl insiste: "Quell'uomo mi fa orrore perché ha mandato in galera italiani senza prove". Tra l'arrivo in albergo e il comizio, Berlusconi ritaglia una mezz'ora per visitare le suore clarisse del monastero di Santa Rosa, celebre per la "Macchina" di cinquanta quintali trasportata ogni 3 settembre da un centinaio di "facchini". Una delle religiose, nel salutarlo, gli chiede: "Presidente, ha per caso consigli da darci". E lui non resiste alla battuta: "Certo, quando uscite la sera non fate tardi... ". Appena fuori, rimbalza da Roma l'eco della polemica sul confronto tv. "Se sono pronto? Ma io sono in grado di stracciare qualunque avversario - dice il Cavaliere - perché nella vita ho fatto tutto ciò che gli altri non hanno fatto". Al Palasport, Berlusconi martella su Veltroni "stalinista" e "bugiardo". La cosa che proprio non va giù al Cavaliere è che il leader del Pd si presenti come il nuovo in politica. "Noi siamo i nuovi, non i vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono, e poi mettono fuori il cartello "nuova gestione". La nuova gestione siamo noi". Ed è anche l'ipotesi del pareggio al Senato che proprio non piace a Berlusconi, anche se il suo impegno nelle regioni "in bilico" fa capire che il rischio è ben presente nello stato maggiore del Pdl. "Questa è la versione di Veltroni, cioè esattamente il contrario della verità", ribatte Berlusconi. "Anche oggi (ieri-ndr) Veltroni dice tre bugie ogni due righe: è la vecchia ricetta stalinista. Quando dice che la legge elettorale non garantisce ampie maggioranze dimentica che sono stati loro a non trovare un accordo sulla bozza Bianco. Veltroni dice bugie anche quando sostiene che noi saremmo preoccupati del risultato del Senato: non è vero, perchè al Senato siamo avanti di più di 30 senatori".

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Ce la possiamo fare, la partita è aperta anche alla Camera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del NICOLA LATORRESapremo convincere gli indecisi. Strategico il rilancio del Sud. Il centrodestra su Alitalia fa solo propaganda e mostra tutto il suo egoismo nordista "Ce la possiamo fare, la partita è aperta anche alla Camera" di Simone Collini / Roma Nicola Latorre non si stupisce del sondaggio Ipr marketing secondo il quale il Pdl, nella migliore delle ipotesi, avrebbe solo cinque seggi di vantaggio a Palazzo Madama. "Anche alla Camera si può riaprire la partita", dice il candidato capolista per il Pd al Senato in Basilicata (e numero due in Puglia). In poche parole, "possiamo vincere". Però altri sondaggi dicono che rimangono 7 o 8 punti di distacco dal Pdl, come se la spinta propulsiva del Pd si fosse esaurita. "Facendo campagna elettorale vedo in giro tutt'altro che un calo di attenzione rispetto alle nostre proposte". Forse Berlusconi vi ha rubato la scena con la vicenda Alitalia? "Forse, ma solo per un breve periodo, perché è apparso subito evidente il carattere tutto propagandistico della cordata italiana, che non esiste. Non a caso poi si è messo disperatamente a inseguire il Pd sul tema delle pensioni". Vi ha detto che le minime le hanno aumentate già loro. "Argomento privo di qualsiasi consistenza. Primo perché aveva annunciato la soglia dei famosi 516 euro mensili per 4 milioni di persone, quando poi a raggiungere quella cifra sono stati solo un milione di pensionati. E secondo perché siamo stati noi, con il decreto del luglio 2007, ad aumentare tutte le pensioni fino a 8600 euro di reddito annuo. Ma soprattutto, noi abbiamo ora avanzato una proposta per intervenire non soltanto sulle minime, indicando con chiarezza la copertura finanziaria di questa operazione. E Berlusconi ci insegue, malamente, come già ha fatto costruendo in una notte un partito, il Pdl, che poi si presenta comunque in coalizione con la Lega". Sette otto punti in meno di venti giorni. Come pensate di farcela? "Intanto perché più passa il tempo e più si fa evidente che da quella parte c'è un'idea del futuro fondata su un mix di egoismo sociale fai da te e di protezionismo alla Tremonti che è esattamente quello che ci vuole per portare il paese alla catastrofe, mentre da questa parte c'è una proposta assolutamente nuova di sviluppo, di rilancio del sistema paese che tiene insieme l'esigenza di modernizzazione, e dunque anche di crescita, con l'esigenza della giustizia sociale". C'è chi sostiene che Veltroni sarebbe dovuto andare di più nelle regioni in bilico, piuttosto che muoversi lungo tutto il paese. "Il punto non è concentrare la presenza di un leader ma mobilitare tutte le nostre risorse umane sui territori. Quello che Veltroni sta facendo è fondamentale, ma la vera forza che ha il Pd sono le persone pronte a muoversi per convincere i tanti indecisi che ancora ci sono. In questo senso l'iniziativa di domenica per mobilitare tutto il popolo delle primarie è importantissima". Personalità come l'economista Boeri o come l'ex presidente di Confindustria calabrese Callipo denunciano l'assenza dei temi legati al Mezzogiorno. "Per quanto ci riguarda dico non solo che non è così, ma che per noi che vogliamo lo sviluppo del paese il Mezzogiorno è una grande opportunità". Che cosa vuole dire? "Continua a persistere un divario tra il nord e il sud, un dato strutturale che non può più permettersi un sistema paese che deve affrontare la grande sfida della competizione. Ma in questo senso il Mezzogiorno diventa una grande risorsa. Per almeno due ragioni: perché la popolazione meridionale è quella più giovane e perché la collocazione geografica rende il Mezzogiorno un punto strategico per accogliere quei traffici commerciali che nell'irruzione nella scena di paesi come la Cina e l'India hanno riproposto il Mediterraneo come grande bacino commerciale". A quali condizioni il sud Italia può diventare il luogo di transito per le merci verso il nord del mondo? "Intanto, una politica estera che consenta al Mediterraneo di diventare un mare di pace e al nostro paese di avere un dialogo con tutti gli stati che vi si bagnano. E quindi si può immaginare quanto drammatico sarebbe ritornare a una politica estera come quella prospettata da Martino, cioè ritirare le truppe dal Libano e rimandarle in Iraq. E poi è necessaria una politica infrastrutturale adeguata. E in questo senso il tema dell'Alitalia è un paradigma della politica nordista della destra: ha assunto la difesa di Malpensa anche a costo di far fallire la compagnia di bandiera, come ha detto il sindaco di Milano Moratti. Se noi diciamo di separare il tema di Malpensa da quello del destino dell'Alitalia è anche perché il fallimento della compagnia di bandiera sarebbe sì una tragedia per il paese, ma avrebbe effetti catastrofici sul Mezzogiorno".

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Niente Porta a porta per Berlusconi. Ci sarebbe stato due volte Il forzista va su tutte le furie, ma aveva una data in più di Veltroni. E sul confronto però tace (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Niente "Porta a porta" per Berlusconi. Ci sarebbe stato due volte Il forzista va su tutte le furie, ma aveva una data in più di Veltroni. E sul confronto però tace di Eduardo Di Blasi / Roma SILVIO BERLUSCONI non potrà partecipare oggi alla puntata di "Porta a Porta". Questo perché, partecipandovi, otterrebbe una presenza in più del suo sfi- dante diretto, Walter Veltroni. Circostanza che la legge sulla par condicio ha giustamente sconsigliato ai vertici Rai. Il portavoce del Cavaliere Paolo Bonaiuti protesta affermando che il Presidente della Rai si sia spaventato dei "capricci" di Veltroni. La verità, fuori dalla querelle politica, è diversa. Spiegano dal loft che il segretario del Pd aveva fornito alla redazione del programma di Vespa la data del 9 aprile, più "un'ulteriore disponibilità compatibilmente agli impegni già fissati per il tour nelle province italiane", circostanza che, se verificata, avrebbe permesso l'ulteriore rabbocco di Berlusconi in seconda serata. "Abbiamo comunicato tempestivamente, prima della Settimana Santa - spiega Piero Martino dell'ufficio stampa del Pd - che il nostro segretario non sarebbe potuto essere presente per gli impegni citati se non alla puntata già concordata del 9 aprile alla quale seguirà il 10 una puntata con Berlusconi. In quegli stessi giorni però la redazione ci ha comunicato che avrebbero in ogni caso invitato ad un'ulteriore puntata il leader del Pdl, per il 27". Insomma sarebbe finita 2 a 1 per Berlusconi. Il Pdl parla di "bavaglio", mentre dalla Sicilia Veltroni rilancia sull'ipotesi di un confronto televisivo: "Vorrei fare il dibattito tv come succede in tutte le democrazie occidentali. Sono pronto a farlo dove, quando e come vuole lui. Vuole farlo sulle sue reti? Vado lì, ma non scappi, perché il confronto è il sale della democrazia e i cittadini devono poter decidere". Berlusconi risponde a stretto giro: "Io in televisione straccio qualunque avversario", ma resta ben trincerato dietro la scelta iniziale di non partecipare a confronti del genere. Ma i faccia a faccia riescono a spostare elettori? Secondo Annamaria Testa, esperta di comunicazione pubblicitaria e politica, "qualcosa fanno". E spiega: "Nel senso che ci sono vari gradi di incertezza sul voto, e poiché molte delle nostre decisioni, anche quelle apparentemente guidate da motivi razionali, come è il voto, sono in realtà anche governate da fattori emotivi, nel momento in cui in un faccia a faccia noi abbiamo non solo la contrapposizione tra programmi e progetti, ma anche tra le personalità dei leader, queste cose possono influenzare la parte di decisione di voto che è guidata da fattori emotivi". Una questione di emozioni, quindi, che, in quanto tale, non è ritenuta calcolabile. "In teoria - afferma Testa - spostano, in pratica mi piacerebbe avere una serie di evidenze e di ricerche che ci dicano quanto. Dopodiché è molto difficile saperlo perché le persone stesse non sono pienamente consapevoli di quanto i fattori emotivi influenzino le decisioni". Tant'è. Una cosa è chiara. La sottolinea anche Nicola Piepoli, padre dell'omonimo istituto di ricerca. Se i confronti televisivi tra leader spostano consensi, non lo fanno in maniera massiccia come negli altri Paesi: "Noi non siamo in America. In America i faccia a faccia spostano voti. In Francia spostano voti. In Italia non li ho ancora visti spostare voti". Piepoli, d'altronde, afferma che "Berlusconi ha vinto". E quindi si chiede: "Perché deve andare ai faccia a faccia se ha vinto? Va ai faccia a faccia uno che ha voglia di guadagnare, non uno che ha paura di perdere". Eppure, nel 2001, Francesco Rutelli seppe capitalizzare la fuga di Berlusconi dal confronto mediatico. E Veltroni sembra avviato sulla stessa strada. Per Carlo Buttaroni di Gipieffe i confronti elettorali "servono senz'altro a rafforzare le idee. Però l'esito elettorale fa parte di un'economia più generale che si compone di tanti aspetti, dalla campagna, agli slogan, ai manifesti, alla storia, a ciò che uno rappresenta e riesce ad evocare. Non si risolve in un faccia a faccia". E però spiega: "Sono tra i cinque e i sei milioni gli elettori "mobili", quelli che si spostano da un giorno all'altro, però non è sicuramente il faccia a faccia l'elemento decisivo. Il faccia a faccia serve soprattutto a fissare i propri, a creare un clima d'opinione positivo, a fare in modo che ad altri vengano trasferite informazioni che poi altri ancora potranno trasferire". E Berlusconi non ci tiene a farne.

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Un diritto per gli elettori - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti UN DIRITTO PER GLI ELETTORI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ora la risposta tocca all'avversario. Una risposta chiara, se possibile: accetta o non accetta il confronto televisivo? Perché ieri, davanti alla sfida di Veltroni, il quartier generale della Pdl ne ha date una mezza dozzina. Nel pomeriggio uno spavaldo Berlusconi ha minacciato: "Io sono in grado di stracciare qualsiasi avversario". Più tardi però i portavoce hanno fatto capire che il confronto non si farà per rispetto alla par condicio, che imporrebbe anche la presenza degli altri contendenti, Bertinotti, Casini, Santanché eccetera. è la prima volta in tanti anni che dall'entourage berlusconiano s'invita al rispetto della par condicio, "legge liberticida" fino all'altro giorno. A sera Berlusconi e i portavoce in coro si sono messi a piagnucolare sull'ennesima puntata monografica del Cavaliere a Porta a Porta di oggi, saltata per l'indisponibilità di Veltroni a pareggiare il conto. Questo forse lo capiscono anche i fans del Cavaliere, lo zoccolo durissimo berlusconiano, quelli insomma convinti che "lui" abbia sempre e comunque ragione. Che senso ha una campagna elettorale senza il faccia a faccia fra i due candidati? Perché il principale editore televisivo d'Italia e d'Europa ha tanta paura del confronto in diretta con il rivale, disposto a incontrarlo perfino sulle sue reti, negli studi di sua proprietà, davanti a giornalisti suoi dipendenti? Il duello televisivo è ormai un rito di tutte le democrazie occidentali. Sono rarissimi i casi in cui non si è fatto. Negli ultimi anni, in decine di campagne elettorali, hanno rifiutato soltanto due premier, Tony Blair e lo stesso Berlusconi. Mai comunque il duello tv è mancato per la rinuncia del capo dell'opposizione. Berlusconi oltretutto può contare su sondaggi assai favorevoli, una fama di grande comunicatore e un'autostima a prova di bomba. O almeno dà mostra di credere a tutto ciò. E allora davvero non si capisce perché, al posto di spargere fanfaronate, non risponda all'avversario e soprattutto ai cittadini italiani indicando la data e il luogo del "faccia a faccia". Se non ha il coraggio di accettare la sfida, Berlusconi ha in ogni caso il dovere di spiegare all'opinione pubblica le ragioni di un rifiuto che priverebbe i cittadini del loro diritto ad assistere a un chiaro confronto di idee, personalità e programmi tra i due principali sfidanti per la guida del Paese. Quello che non può fare è addossare la responsabilità alla par condicio (stavolta non c'entra nulla) o ai crimini dello stalinismo o alla crisi dell'Alitalia. Saranno poi gli elettori a giudicare.

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Berlusconi in una piazza vuota Insulta Veltroni e Di Pietro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi in una piazza vuota Insulta Veltroni e Di Pietro inviata a Viterbo VELTRONI e il Pd sono "vecchi comunisti riciclati", come "quei negozi che falliscono e poi mettono fuori il cartello "nuova gestione"" e Di Pietro si sarebbe "fatto dare la laurea dai Servizi": Berlusconi le masse non le richiama più, se non qualche signora affe- zionata accorsa ieri al monastero di Santa Rosa a Viterbo. Va meglio a Palasport, dove ci sono circa tremila persone neppure così osannanti come un tempo. Gli argomenti del leader Pdl sono triti e ritriti, rinnovati solo dalla carta Alitalia utile ad avocare a sé il merito della riapertura della trattativa: così al cavaliere non resta che concentrare l'attacco contro Veltroni, apparentando gli insulti anche al leader dell'Italia del Valori. Già dalla mattina era partito il contrattacco sulle pensioni: "Veltroni parla a vanvera" senza fare i conti con la disponibilità di bilancio, mentre il Pdl propone di "adeguare le pensioni minime al costo della vita", senza fare alcuna cifra e certo non può alzarle a tutti. Il nervosismo di Silvio è a fior di pelle, arrivato a Viterbo con un primo stop alle Terme dei Papi: il sondaggio Ipr parla di pareggio al Senato? E lui sbotta: "E' la vecchia ricetta stalinista sempre valida della sinistra", evita la risposta Berlusconi, convinto che "al Senato avremo 30 senatori in piu'". Quanto al vantaggio, dai suoi sondaggi, quelli Euromedia modello americano, oscilanno tra 9 e dieci punti. Difende anche la legge elettorale "funziona" e torna a puntare il dito su Ciampi perché "con una interpretazione della Costituzione ci impose il premio di maggioranza regionale al Senato". Teme il faccia a faccia con Veltroni? "Io non ho paura di nessuno, sono in grado di stracciare qualunque avversario, perché sono l'uomo dei fatti", ringhia. Il cavaliere cerca di fare il Caimano e polarizza lo scontro sui due partiti principali, inserendo fra i voti "dispersi" anche quelli a Ferrara. E ancora "Veltroni dice le bugie sulla legge elettorale, poi lancia il sasso ma ritira la mano: "dovrei ricordare che Veltroni disse che Stalin è un benefattore dell' umanità e che il comunismo e' un'utopia positiva? No, sono cose non vere e io non dico le bugie". Al Palasport Berlusconi perfeziona l'attacco a Antonio Di Pietro: "ha preso la laurea grazie ai Servizi". Con poca convinzione Berlusconi ieri è venuto a Viterbo per sostenere i candidato sindaco, il forzista Marini. Neppure la visita alle Clarisse, monache di clausura devote a Santa Rosa, (come la mamma, protettrice dei fiorai), è servito per un bagno di folla: nessuno, solo fotografi e giornalisti davanti alla chiesa, una signora dice "semo quattro gatti, fatecelo salutà". n.l.

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Parli come bada (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Parli come bada Marco Travaglio Se in Italia le Authority fossero una cosa seria, ce ne vorrebbe una per la tutela della parole. Contro gli abusi e le torsioni che subiscono, contro l'immondo mercato che le trasforma in merci buone per tutti gli usi. Esempio: si discute sull'opportunità o meno di nominare Di Pietro ministro della Giustizia, dopo che Veltroni ha detto alla Bignardi che non se ne parla proprio. Ciascuno può pensarla come gli pare, purchè ­ possibilmente ­ argomenti il suo pensiero. Non è questo il caso di Polito che ha dichiarato al QN: "Di Pietro ministro di Giustizia in un governo del Pd è inimmagina- bile: è come se, sul versante opposto, pensassero a Previti ministro della Giustizia. Previti e Di Pietro sono i due estremi di una guerra tra politica e magistratura, alla quale il Pd si propone di mettere fine". Concentriamoci sulle parole "Previti", "Di Pietro", "estremi", "guerra". Previti è un pregiudicato, condannato definitivamente a 7 anni e mezzo per corruzione giudiziaria, avendo pagato alcuni giudici per compra- re due sentenze: la prima procurò all'amico Rovelli un risarcimento non dovuto di 1.000 miliardi dallo Stato; la seconda procurò all'amico Berlusconi la Mondado- ri, sottratta al proprietario De Benedetti. Di Pietro è un ex pm, noto per aver condotto con alcuni colleghi la più importante indagine anticorruzione della storia d'Europa, facendo condan- nare 1200 colletti bianchi e salvando il Paese dalla bancarotta finanziaria e morale. Fra l'altro Di Pietro non s'è mai occupato di Previti, essendosi dimesso dal pool nel dicembre '94, mentre le indagini sulle toghe sporche iniziarono nell'estate '95. In che senso i due sarebbero gli "estremi di una guerra fra politica e magistratura"? Quale guerra? Dichiarata da chi? Combattuta, vinta, persa, pareggiata da chi? Negli Usa il governatore di New York è l'ex procuratore Rudolph Giuliani, noto per le sue indagini sulla mafia e i colletti bianchi di Wall Street (vedi film con Michael Douglas), che fece arrestare in gran quantità: a qualcuno è mai venuto in mente di paragonarlo ai suoi ex-imputati, di dire che questi e quello sono gli "estremi di una guerra tra mafia/alta finanza e magistratura"? Totò direbbe: "Ma mi faccia il piacere, parli come bada". Sullo stesso tema si esercita un altro gigante del pensiero, Boselli, quello che usa Gesù come testimonial per far rieleggere De Michelis e Bobo Craxi: "Di Pietro è il simbolo della giustizia spettacolo, non può fare il Guardasigilli". Che significa "giustizia spettacolo"? Di Pietro partecipò forse a show televisivi ai tempi di Mani Pulite? Mai visto in tv, mai dato interviste ai giornali (salvo una, molto generica, a Biagi). Giustizia spettacolo è quella di Cogne, Rignano, Erba, Perugia, Garlasco, cioè dei processi celebrati in tv: Di Pietro i suoi li faceva in aula, infatti i colpevoli venivano scoperti e condannati. Boselli dica che Di Pietro non gli piace perchè ha fatto condannare i suoi migliori amici e lui non se n'è ancora riavuto. Ma che senso ha vaneggiare di "giustizia spettacolo"? Il fatto è che, quando si parla di giustizia, chi non ha argomenti innesta il pilota automatico e dà fiato alla bocca con le solite frasi fatte senza senso. Don Gelmini, imputato di molestie sessuali su dieci ragazzi, ha così commentato la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Terni: "È il risultato della tempesta mediatica che ha accompagnato l'inchiesta". Ma l'inchiesta non è stata accompagnata da alcuna tempesta mediatica, visto che se n'è saputo qualcosa solo quand'era finita. I giornali ne hanno scritto per la notorietà dell'indagato e per la gravità delle accuse: ma questa si chiama cronaca giudiziaria, non tempesta mediatica. E non può essere la causa dell'indagine, visto che è venuta dopo: è l'effetto. Così come la richiesta di rinvio a giudizio è l'effetto dell'indagine, non della cronaca giudiziaria. Sergio Romano, che sulla giustizia non ne ha mai azzeccata una, si arrampica sugli specchi del Corriere a proposito degli evasori in Liechtenstein: a suo avviso c'è stata una "reazione giustizialista di una parte dell'opinione pubblica". Che significa "reazione giustizia- lista"? E, di grazia, quale sarebbe la reazione appropriata del cittadino che paga le tasse anche per i furboni che occultano il bottino a Vaduz? Dovrebbe chiamare i furboni per complimentarsi? O scrivere ai giudici perché non li disturbino? Ci faccia sapere. Uliwood party.

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Piloti e calabroni Bonanni e Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Piloti e calabroni Bonanni e Berlusconi Oliviero Beha Siamo proprio un paese stracotto. C'è persino il rischio che il Pdl cavi ragni elettorali dal buco Alitalia esclusivamente sul piano mediatico. Ad Arcore festeggiano: Berlusconi può dire "è merito mio" mentre Bonanni, Cisl, gli fa eco: "Abbiamo già raggiunto un risultato". Non ricordo che lo sprofondo Alitalia fosse un problema elettorale nel 2001, né che lo fosse diventato nel 2006. Intendo né per Berlusconi e Rutelli allora, né per Berlusconi e Prodi poi. Nel frattempo l'Alitalia era già finanziariamente un calabrone, cioè un insulto alla fisica giacché per antonomasia quell'insetto pesante non sarebbe potuto decollare. Detto di una compagnia aerea, beh, dovrebbe fare un certo effetto. E invece no: sia Berlusconi che Bonanni ne parlano come se fosse la prima volta, sperando che nella cortina mediatica, la memoria asfissi e si confonda, e l'italiano indeciso/ignorante costruisca l'equazione Berlusconi -interessi-del-Paese-cordata-italiana, e Veltroni-svendita -ai-francesi-conseguenza-Prodi, in una specie di Mentana (non lui, la Repubblica romana) garibaldino-e perdente- di metà '800. Almeno questo ci venga risparmiato. Non si ricorda in 7 anni del suo governo nulla mirato a togliere il piombo dalle ali di un calabrone.

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"basta razzismo e speculazioni" ora bassolino va alla guerra - ottavio lucarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli "Basta razzismo e speculazioni" Ora Bassolino va alla guerra Il presidente serra le fila: pronto a combattere Sul palco anche il sindaco Iervolino E il 9 aprile Veltroni sarà in piazza Plebiscito OTTAVIO LUCARELLI Una chiamata alle armi. Si definisce "un combattente", uno che "quando si è in battaglia non scappa". Antonio Bassolino ribalta quell'annuncio di un mese fa ("non farò campagna elettorale") in un'autentica crociata per la "Patria napoletana", per "difendere la nostra terra dal razzismo antimeridionalista e dalle speculazioni elettorali di una destra che per pochi voti sta danneggiando la nostra economia e i nostri agricoltori, una destra che gode sulle speculazioni in atto contro la mozzarella. Un'incredibile bolla mediatica". Bassolino convoca gli amministratori del Pd e alle 16 l'Auditorium di un albergo del lungomare è gremito. Sul palco assieme a lui il vice in Regione Antonio Valiante, il sindaco Rosa Russo Iervolino con il numero due in Comune Tino Santangelo, l'assessore provinciale Guglielmo Allodi. Il messaggio è chiaro: la classe dirigente napoletana del centrosinistra, massacrata da mesi a livello nazionale per il disastro rifiuti, è in campagna elettorale. Con Allodi che ricorda da dove si era partiti: "Negli anni Novanta cominciò una fase che mise alla porta decenni di malcostume, aggressione clientelare, commistione tra politica e malaffare. In quindici anni abbiamo cambiato radicalmente il segno politico e di governo". Bassolino raccoglie il testimone: "Stiamo risalendo, siamo in rimonta. Su Napoli e la Campania è stata condotta una campagna fatta di una profonda ingiustizia scatenata contro di noi oltre ogni limite e giustezza, anche con una punta di razzismo e di meschinità con voglie di rivincita personali. Ma la gente non è stupida e capisce, perciò combatteremo e contrasteremo le voci che si alzano contro il Sud". Suona la carica, non esclude di essere in piazza del Plebiscito il 9 aprile alle 17 con Walter Veltroni: "Sarà una bella piazza, ma andremo in ogni piazza, in ogni provincia. Riuniremo gli amministratori locali del Partito democratico anche ad Avellino, Benevento, Caserta e Salerno". Bassolino incalza un Auditorium in cui, a differenza di alcune settimane fa alla Stazione marittima, ci sono anche pezzi dell'imprenditoria e dell'Università: il presidente dei costruttori Ambrogio Prezioso, il rettore del Suor Orsola Benincasa Francesco De Sanctis, il preside di Architettura Benedetto Gravagnuolo, il manager del Pascale Mario Santangelo. "è un nostro dovere - avverte Bassolino - stare in campo in modo istituzionale in una campagna dura e tosta. Una campagna in cui si parla solo di due temi: Malpensa e rifiuti". Plaude all'impegno di Veltroni e D'Alema in Campania. E avverte: "Basta con le polemiche interne, il nemico è a destra". Quindi snocciola i fondi europei che la Regione è pronta a distribuire: 800 milioni di euro, di cui 200 per Napoli, per le venti grandi città della Campania. Una chiamata alle armi. E non si tira indietro la Iervolino: "Non mi sono mai vergognata tanto come con il governo Berlusconi quando l'allora vicepremier belga Elio Di Rupo non volle stringere la mano, dandogli del fascista, a quel pover'uomo delle Puglie, peraltro una brava persona, che poi è andato all'altro mondo". Il protagonista? Pinuccio Tatarella.

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Il vento gelido di pomigliano "noi, traditi dalla politica" - patrizia capua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Napoli La fabbrica Viaggio tra gli operai della Fiat alla vigilia delle politiche: rabbia e disillusione Il vento gelido di Pomigliano "Noi, traditi dalla politica" "Destra, sinistra, ormai non c'è più differenza. E dicono di voler aiutare i giovani" PATRIZIA CAPUA dal nostro inviato pomigliano D'Arco - Cinque paia di calzini corti di cotone a cinque euro, fasce elastiche, orologi e binocoli "made in China". Una bancarella davanti agli striscioni che annunciano "Verso una Nuova Pomigliano", al cancello due. Merce a poco prezzo, destinata a chi fa i salti mortali per far quadrare un bilancio familiare. Aria tesa, fuori e dentro la fabbrica. C'entra molto con la fase che sta vivendo l'azienda. Il piano straordinario dell'ad Sergio Marchionne per il recupero industriale del sito produttivo, principalmente. "La ristrutturazione? - dice Gennaro - non ci credo, non credo al futuro di questa fabbrica. Non si pensa al lavoratore, non si bada a ciò che esprime. Quello che succede è lo specchio della politica regionale e nazionale. Siamo nella spazzatura". Si va alle urne il 13 e 14 aprile e Cipputi naviga a vista nel mare della politica. Specie i più giovani. "Io seguo l'onda", confessa senza problemi Luigi, 28 anni, "chiederò consiglio agli amici anziani". Ideali, se c'erano, buttati dietro le spalle. Destra, sinistra, dice Marco, non c'è differenza, "la politica ormai è diventata una professione per chi la fa. Parlano di meritocrazia, di sostenere il reddito, di aiutare i giovani. Ormai quel che promettono si sa in anticipo. Stesse dichiarazioni di cinque anni fa. A loro, i politici, conviene sempre lasciare le cose come stanno". "Voto Veltroni, lo scriva", dice uno al volo. Antonio, da 8 anni nel reparto Lastratura, è un altro convinto: "La maggior parte di noi è per Veltroni, per quello che dice, come lo esprime. Certo, poi si deve sempre vedere. La Sinistra arcobaleno, per carità: Bertinotti, che delusione. è venuto due volte a fare comizi, e poi? Ormai sono tutti buoni, tutti fanno buoni propositi. Vediamo che succede, magari si svolta...". Carlo punta sulle condizioni di lavoro, i nuovi ritmi, l'organizzazione e le prospettive della Fiat di Pomigliano: "L'azienda è peggiorata: ci hanno riempito la testa di favole, nella teoria è tutto perfetto, sul campo inapplicabile, anche per l'incapacità di chi ci gestisce qui dentro. E il povero Marchionne non ne sa niente". Francesco, 10 anni di fabbrica: "Sinceramente non andrei a votare, non credo più a niente, delusione totale". Antonio non ha dubbi: "Io continuo la tradizione, voto Fini". Domenico Casoria è addetto al montaggio della "159", iscritto all'Ugl. "In fabbrica c'è un'aria molto tesa, siamo pessimisti sul futuro. I giovani non sono politicizzati, vanno dietro alle mode, guardano a destra, vedono con simpatia Berlusconi". Franco Mancinelli (stampaggio) e Antonio Cimmino (verniciatura) amici, ma agli opposti in politica. "Voto Sinistra arcobaleno" dice quest'ultimo, "con Bertinotti spero in un affondo sugli evasori fiscali. Veltroni è troppo attaccato a Prodi, roba da vecchia gestione". L'altro: "Io sono berlusconiano convinto, anche se prima vedevo bene Casini". Vincenzo Migliaccio, della verniciatura, si dichiara "di fede di sinistra e sosterrò Veltroni. Prodi guarda dove ci ha portato, e Bassolino? L'immondizia ci sta divorando...". A votare andranno in pochi, informa un "ex Cobas" che preferisce l'anonimato: "I politici sono passivi per la società, noi qui a ritmi feroci per far prendere 12 mila euro a un parlamentare". Mariangela Angrisani, giovane e carina operaia del montaggio: "Sono figlia di un operaio, voto a sinistra, per Veltroni: mi convince, è più attendibile, ma spero che la politica si impegni per noi operai, perché anche la sinistra ci ha abbandonati". Al centro del piazzale c'è un gruppo dei 316 operai, quelli del corso finalizzato alla creazione di un centro di logistica avanzata. Sono infuriati. "Non si sa nulla, nemmeno dove ci metteranno a lavorare, incredibile per un'azienda che si vanta di pianificare tutto". A parlare è Francesco Mazzella, da 36 anni in Fiat. Il gruppo s'infittisce, protesta con Andrea Amendola, segretario della Fiom che sta entrando per un'assemblea. Amendola si sgola: "Voi avete ragione, lo sappiamo, ma qui non si fa sciopero per paura". "Stavolta non andiamo a votare" è quasi un coro. "Qui si fanno ritmi massacranti, ci sono infortuni, oggi un altro morto a Melfi". Marco Cusano: "Non sappiamo a chi credere, la realtà è quella che viviamo in fabbrica. Aumentano luce, gas, benzina, siamo quelli che lavorano di più e guadagnano meno. Con 1100 euro al mese, chi mi garantisce niente? Qui solo pulizia e immagine. Sostanza, oggi, non ce n'è. Sembra che oltre questi cancelli la democrazia finisca". Bertinotti dice che ci vuole un Marchionne anche per Alitalia, non è più credibile. "Berlusconi, Veltroni, promesse inutili. La poltrona è comoda, ma a noi mica ci pensano". Massimo, dello stampaggio: "Non vado a votare. A destra mai, ma la sinistra che ha fatto? Con 1100 euro al mese, i prezzi lievitati, gli stipendi fermi a Garibaldi. La fiducia alla sinistra l'abbiamo data e questa è la ricompensa: bollo auto, assicurazione alle stelle, sono sfiduciato. Il contratto ci ha dato 117 euro in tre anni. Non è una bella vita e orizzonti zero. Tutto questo dipende da una brutta, anzi pessima politica. I politici non sanno cos'è la vita di un operaio".

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Santanchè "non pagate la tarsu" - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Napoli La Destra: Rastrelli per la Regione Santanchè "Non pagate la Tarsu" ROBERTO FUCCILLO "NAPOLETANI, scendete in piazza, fate la rivoluzione. E smettetela di pagare questa tassa sui rifiuti. Magari ci fosse lo sciopero della Tarsu". Verace come il mare alto che ancora si alza davanti ai finestroni dell'hotel sul lungomare che la ospita, si abbatte sulla campagna elettorale anche Daniela Santanchè. La candidata premier della Destra di Storace viene a scaldare i suoi, compresa la signora che dal pubblico la tranquillizza: "Non la paghiamo la tassa, non si preoccupi". Una destra contro tutto e contro tutti, per la quale Santanchè ribadisce che "non siamo il partito del dialogo, al momento andiamo da soli" e dunque anche di fronte a eventuali elezioni regionali "abbiamo qui il candidato" e batte la mano sull'inossidabile Antonio Rastrelli che, dopo tante peripezie, se la sente di sciogliersi in un "ho 80 anni, questa è la destra in cui sono sempre vissuto, questa è la destra nella quale voglio morire". Duri e puri. E mentre in sala da un cellulare parte ogni tanto la suoneria di "all'armi siam fascisti", lei picchia su incapaci e traditori. In primis Iervolino e Bassolino, dei quali "Veltroni deve fare piazza pulita prima di parlare di qualsiasi altra cosa". Ma ce n'è anche per ex amici e compagni di strada. Censura su Alessandra Mussolini: "Vorrei sapere cosa ne pensa il nonno". Contrappasso per Berlusconi: "L'unico voto inutile per noi donne è quello su di lui, perché ci vede sempre soltanto in orizzontale". Scendendo per li rami si arriva fino a Italo Bocchino: "Si è candidato per la Regione, ma se n'è andato subito a Roma dove lo stipendio era più alto". Infine ancora Bassolino: "La tragedia spazzatura ci ha insegnato che esistono commistioni con la camorra. E poi, se un presidente consegue risultati bulgari, sarà lecito chiedersi se per lui vota solo la gente perbene?".

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Attento cavaliere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attento cavaliere Wall Street Journal, e due L'apertura di credito fatta ieri dal Wall Street Journal a Veltroni (sulla prima pagina, con tanto di foto, e con titolo audace: "Il rivale di Berlusconi punta a un cambio radicale per l'Italia") dice qualcosa di significativo, soprattutto dopo il trattamento insolitamente severo che il giorno prima lo stesso giornale aveva riservato alla strampalata idea del Cavaliere di bloccare la vendita di Alitalia, unica soluzione possibile per salvare la compagnia. In queste settimane la polemica di Tremonti contro la globalizzazione e per la riesumazione di una qualche forza di protezionismo, e una serie di messaggi molto statalisti e assistenzialisti di Berlusconi, hanno allarmato la business community internazionale, di cui il Wall Street Journal è la bibbia liberista così come il Financial Times è la bibbia liberal. Queste scelte si pagano, e questo è bene saperlo. Anzi, Berlusconi dovrebbe ben saperlo, visto che nei suoi cinque anni di governo si è azzuffato quasi quotidianamente con la stampa internazionale, con l'unica eccezione proprio del Wsj , che l'ha sempre difeso e che ora comincia a dubitare anche lui. Non siamo tra quelli che credono che il giudizio dei giornali, figurarsi poi il giudizio dei giornali stranieri, possa avere un grande effetto sul comportamento elettorale degli italiani. Ma quel giudizio ha invece un chiaro e decisivo effetto sul governo, una volta vinte le elezioni. Orienta infatti l'establishment europeo e americano, crea un mood tra gli investitori, accresce o diminuisce la credibilità di un sistema-paese in un mondo estremamente interconnesso. Berlusconi farebbe dunque bene a preoccuparsene, cominciando a dire e a fare qualcosa che ricordi, anche lontanamente, il messaggio politico riformista con cui era sceso in campo nel '94. 27/03/2008.

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Conversazione sulla <questione settentrionale> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Conversazione sulla "questione settentrionale" Illy: "Veltroni ce la sta mettendo tutta ma il Nord vota il Cavaliere di default" "È in atto una secessione strisciante delle imprese" "Alitalia è una vicenda gestita con approccio dirigista e non sempre le decisioni dirigiste reggono alla prova del mercato. Ora siamo all'ultima spiaggia". Il presidente del Friuli Riccardo Illy sul caso Alitalia non si iscrive affatto al partito della moratoria, che pure nel Nord ha trovato autorevoli esponenti, e difende a spada tratta il mercato e la concorrenza: "Se Malpensa vuole diventare un hub non può deciderlo lo Stato. Mica l'aeroporto di Parigi è un hub perché c'è Air France, o quello di Londra è un hub perché c'è la British Airways. Un aeroporto è un hub perché offre un ventaglio di servizi a un ventaglio di compagnie". Anche i sindacati, per Illy, hanno una loro responsabilità nell'immobilismo di questi anni: "Servizi in monopolio, diritto di sciopero, divieto di licenziamento formano un triangolo maledetto. Per uscirne non potendo toccare i diritti, anche se il diritto non può tramutarsi in veto, si deve agire sul monopolio". Illy non si stupisce che il Nord, come dice Penati, non sia riuscito a fare sistema su questa vicenda: "È difficile quando ognuno tira acqua al suo mulino: Milano gioca la sua partita, Venezia sta diventando un hub? Ci sono troppi interessi in contrapposizione". La soluzione? "Come sui conti pubblici ci penserà l'Ue. Arriverà il commissario alla concorrenza e ci darà l'aut aut. A quel punto o Alitalia fallirà, come probabile, o la comprerà Air France. Questa idea dell'italianità non ha senso. In Spagna le grandi imprese sono controllate da capitale straniero ma l'economia tira". Il governatore del Friuli, però, denuncia un pericolo più generale. E, da imprenditore, lancia il suo grido d'allarme: "È già in atto una secessione strisciante di imprese che traslocano. La secessione di cui parlo non ha nulla a che fare con la protesta contro Roma ladrona. È una migrazione silenziosa di una parte dell'Italia che, a differenza dell'altra, si sente pienamente in Europa". Questa secessione, per Illy, non è urlata politicamente, ma si verifica in base a una convenienza economica: "Se un imprenditore del Friuli va in Slovenia vede che la manodopera costa un terzo in meno, le imposte sono al 25 per cento, da noi sono al 30, gli aiuti dell'Ue rientrano nell'"obiettivo uno", mentre noi rientriamo nell'"obiettivo due" e ne abbiamo la metà. Per non parlare - penso anche alla Francia, all'Austria - della burocrazia più snella e della velocità decisionale". Per Illy è necessario che la politica dia risposte, e anche in fretta per evitare, come ha scritto nel suo libro, che l'Italia perda il Nord. E che lo perda la sinistra: "La politica nel suo complesso si è mostrata indifferente. Veltroni ce la sta mettendo tutta. Penso non solo alle candidature di Calearo e Colaninno ma al suo programma su infrastrutture, trasporti, liberalizzazioni. Ed è giusta l'idea di un rappresentante del Nord-Est nel governo. È un'area che ha ancora una specificità produttiva, il capitalismo molecolare di cui tanto si è parlato. E soprattutto una specificità culturale: impegno esclusivo sull'impresa, cultura del lavoro, ma anche disattenzione alle questioni pubbliche, idea che si può fare a meno della politica. Per questo Veltroni deve insistere". La questione settentrionale, per Illy, è assai diversa rispetto agli anni Novanta: "Guardi, forse non è neanche un bene, ma non c'è protesta. E, se c'è, è latente e quasi rassegnata". Il governatore del Friuli non crede che la ricetta antimercatista di Tremonti sia una risposta adeguata alle ansie degli imprenditori: "Quando mai ha funzionato il protezionismo? Perché piuttosto Tremonti invece di parlare di dazi non dice che è necessario ridurre il carico tributario sul reddito d'impresa? Questo sì che aiuterebbe a stare sul mercato. Aggiungo che il dibattito avviato da Tremonti è già datato". Un esempio? "Electrolux aveva trasferito in Ungheria la produzione dei pannelli comando delle sue lavatrici. Ora, rifatti i conti della fase dell'assemblaggio, sta ritornando in provincia di Pordenone. Vale per molte altre aziende: la delocalizzazione è stata un miraggio. La concorrenza cinese ha penalizzato la bassa qualità del tessile. Ma sull'alta qualità siamo competitivi. Basti vedere i dati dell'export di tessile verso India e Cina". Eppure Illy, nonostante tutto, è scettico sul fatto che il Nord possa voltare le spalle a Belusconi: "Berlusconi non parla al Nord da tempo. E quando ha governato non lo ha rappresentato. Basti pensare alla sorte della dual income tax , inserita da Visco e tolta da Tremonti, che consentiva alle imprese più capitalizzate di pagare meno imposte. Ma penso che il Nord lo voterà in modo preconcetto e disilluso pur sapendo che non cambierà nulla. Vale per gli imprenditori ma anche per gli operai e impiegati che vedono minacciato il loro posto di lavoro e possono cedere alle sirene protezioniste". (de angelis) 27/03/2008.

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Black day sondaggi negativi e il caso <porta a porta> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Black day sondaggi negativi e il caso "porta a porta" Berlusconi inciampa su Alitalia e Senato Il ruolo di Confalonieri e quell'oscuro presagio di Letta Nella migliore delle ipotesi, cinque senatori di vantaggio sulle "opposizioni": la fotografia della rappresentanza del Pdl che verrà a palazzo Madama, scattata dal sondaggisti di Ipr marketing per Repubblica.it , non ha sorpreso più di tanto gli scafatissimi sherpa della war room berlusconiana. E visto che i maggiori esperti degli effetti collaterali del porcellum stanno nella Lega, ascoltare quello che dicono dentro il Carroccio può essere il modo più efficace per capire ciò che pensano a palazzo Grazioli. Roberto Maroni, che comunque dice di non credere ai sondaggi, l'ha messa così: "Bisogna vincere le elezioni e la partita è ancora tutta da giocare". Come prima contromossa, sul terreno della comunicazione Silvio Berlusconi ha rispolverato il suo greatest hits dei tempi andati. Veltroni? "È un vecchio comunista riciclato" che "dice bugie tre bugie ogni due righe", ha sottolineato il Cavaliere a Viterbo affrontando il tema - parole sue - della "vecchia ricetta stalinista sempre valida nella sinistra". Per non parlare di Di Pietro. "Si è laureato grazie ai servizi", ha detto urbi et orbi l'ex premier. E comunque, ha messo a verbale il Cavaliere, "a palazzo Madama avremo trenta senatori di vantaggio". A completare il menù di una giornata da dimenticare è arrivato l'annullamento della registrazione della puntata di Porta a porta , in calendario stasera, su cui Silvio puntava per lanciare - dicono i suoi - "il suo messaggio agli italiani". Veltroni ha rivisto la sua decisione di partecipare a una puntata in solitaria ("Vengo solo per un confronto con Berlusconi") e, in ossequio alla norma sulla par condicio, ai piani alti di viale Mazzini hanno dovuto cancellare anche l'ospitata chez Vespa di Silvio. Che, ovviamente, non l'ha presa bene. "Sono sorpreso, dispiaciuto. È la solita prepotenza della sinistra che non cambia mai. Mi hanno detto che è intervenuto Veltroni...". L'ipotesi di un duello tv tra i big rimane, per ora , solo nelle dichiarazioni di agenzia. "Straccerei chiunque" (il renitente Berlusconi). "Come, dove e quando vuole" (Veltroni). Tutto questo mentre il tasto Alitalia si fa sempre più dolente. Durante una giornata in cui i suoi hanno tentato spostare l'agenda su altro (per tutti Sandro Bondi: "Berlusconi ha già raggiunto l'obiettivo di evitare una svendita stile Alfa Romeo"), il Cavaliere ha rinnovato l'annuncio dell'imminente discesa in campo di una "cordata italiana" assistita "da un'importante banca". Il timing? "Entro domenica avrete i nomi", ha sottolineato il leader del Pdl prima di anticipare il primo tassello di un'improbabile, grande retromarcia: "I miei figli nell'operazione? Nemmeno per sogno". L'appunto alimenta anche un'autorevole voce rimbalzata ieri in ambienti politici e finanziari: quella secondo cui tra i più "freddi" rispetto all'interventismo berlusconiano su Alitalia ci sarebbe anche Fedele Confalonieri, custode dell'ortodossia finanziaria di Mediaset e dintorni. Le percentuali che associano il capitolo Berlusconi-Alitalia alla voce "boomerang" sono in netto rialzo. E confermerebbero l'oscuro presagio che, un mesetto addietro, Gianni Letta ha affidato a un ministro del centrosinistra: "Spero che il vostro governo riesca a sbrigare questa pratica prima del nostro ritorno a palazzo Chigi. Tutto vorrei tranne che ritrovarmi questo dossier sulla scrivania...". Non a caso, dentro il Pdl, c'è chi riconsidera il valzer con Air France. "Non siamo affatto contrari se prosegue la trattativa con Air France" ma "sarebbe anche giusto se ci fosse un'altra offerta, una di quelle scartate finora, che ritorna", ha detto Giulio Tremonti ai microfoni dell'Infedele . "Non credo sia importante la nazionalità di Alitalia, anche se è importante il brand", ha chiarito Gianfranco Fini. Alla Lega, poi, interessa solo come tradurre in voti il depotenziamento di Malpensa. Bluff o meno, come tema di campagna elettorale, la compagnia di bandiera - più che inutile - rischia di diventare dannosa. Un sondaggio Swg commissionato da Affari italiani evidenzia che il 55 per cento degli intervistati giudica la cordata ventilata dal Cavaliere come "una mossa per la campagna elettorale". Rimarrebbe comunque il tema dell'incidenza del ritorno di Silvio a palazzo Chigi sulle sorti della compagnia di bandiera. Un'anticipazione arriva dall'azzurro Guido Crosetto: "È un caso di interesse nazionale. Per cui, tenendo conto degli spazi di manovra che consente l'Ue, non si può prescindere dall'intervento dello Stato". Se il Pdl è in tensione, dentro il palazzo Chigi ancora prodiano a più d'uno, ieri, è scappata una risatina. Pare infatti che sull'asse ministero dell'Economia-Bruxelles stia maturando "una soluzione concreta" per portare la trattativa con Spinetta ai tempi supplementari. Evitando - è il sottotesto - il default del 31 marzo e senza ricorrere al prestito ponte. 27/03/2008.

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La sfilata dei ribelli a Chiomonte Si parte con l'acquisto dei terreni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DOMENICA INCONTRO PER 1500 CON POLENTATA E ANIMAZIONE La sfilata dei ribelli a Chiomonte Si parte con l'acquisto dei terreni C'è molta delusione e disillusione negli operai e noi dobbiamo affrontarla di petto". Franco Giordano, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, fa volantinaggio per la Sinistra Arcobaleno davanti alla Porta 2 di Mirafiori e a differenza dell'anno scorso quando Prc era al Governo non si becca la contestazione degli operai. Certo il calore è un'altra cosa ma questa volta la maggioranza dei lavoratori al cambio turno accetta i volantini e qualcuno si ferma anche per sentire il comizio. Parla di lavoro e di pensioni di quel "miracolo che si chiama elezioni che spinge Veltroni e Berlusconi a trovare i soldi per aumentarle". E a margine del comizio affronta anche il tema della Torino-Lione. Domenica a Chiomonte i Comitati No Tav hanno organizzato una manifestazione per celebrare la firma dell'atto di vendita a 1500 persone di una piccola porzione dei terreni da dove potrebbe passare il nuovo tracciato della linea. Tra i promotori dell'iniziativa c'è anche il circolo Prc di Bussoleno che ha duramente contestato i sindaci e il presidente della Comunità Montana della Bassa Valle, Antonio Ferrentino, perché continuano a restare nell'Osservatorio. Giordano, però, si schiera dalla parte dei sindaci "che sono dentro al movimento e che da sempre si battono per una proposta alternativa" e spiega che "sarei pronto ad acquistare una porzione di quei terreni solo se questo atto rafforzasse la posizione degli amministratori". Davanti a Mirafiori, però, quel che preme a Giordano - con lui la capolista al Senato Marilde Provera e Daniela Alfonzi, numero 3 alla Camera - è lanciare un'operazione di riconquista di quella mitica classe operaia che, almeno secondo alcuni sondaggi, vota in maniera massiccia per Berlusconi. Giordano commenta: "Dobbiamo intervenire sul disaccoppiamento che c'è tra le condizioni sociali degli operai e la loro tentazione di credere nella possibilità di realizzare un sogno, cioè di replicare in piccolo quello che ha fatto Berlusconi". Che fare, allora? "Ieri a Melfi - attacca Giordano - nello stabilimento Fiat è morto un operaio: è un altro omicidio sul lavoro". E aggiunge: "Questo operaio è morto facendo il lavoro notturno, facendo gli straordinari. Vorrei poter dire in maniera netta, inequivocabile, che stiano attenti tutti coloro, anche il Pd, che pensano di scambiare i salari con la maggiore produttività. Stiano attenti perché le condizioni del lavoro sono assolutamente insostenibili ed intollerabili". E poi le pensioni e le proposte lanciate da Veltroni e Berlusconi. "La campagna elettorale fa miracoli - spiega Giordano - e così magicamente ritornano i soldi per le pensioni". Il problema è che "si doveva intervenire prima" perché "ci siamo spesi per tantissimo tempo, anche durante il confronto sul protocollo welfare ma non ci hanno voluto dare retta. Se si legge il programma del Pd, se si ascoltano le affermazioni dell'industriale Calearo, capolista di Veltroni in Veneto si capisce perché la nostra missione di cambiare le condizioni di vita dei lavoratori stando nel governo Prodi era una missione impossibile da realizzare". Giordano, così, lancia le proposte politiche della Sinistra Arcobaleno: aumento delle pensioni minime, indicizzazione delle pensioni rispetto alle dinamiche Istat con la modifica del paniere e garanzia, soprattutto per le pensioni future, che venga elargito almeno il 65% dell'ultimo livello retributivo. "Mi raccomando compagni - urla la delegata Rsu di Mirafiori - votiamo e facciamo votare per la Sinistra Arcobaleno perché in parlamento ci sarà bisogno di una forte opposizione". Che faranno gli operai? "E' una campagna elettorale in salita con i massi che ci cadono addosso e un vento che ci inchioda - spiega Provera - ma noi ripartiamo da qui".

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In giro per l'Italia incontro i politici ma sto con Grillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LA TOURNÉE Intervista Antonello Venditti "In giro per l'Italia incontro i politici ma sto con Grillo" PAOLO FERRARI Sabato sera il Mazda Palace si trasforma per una sera in Circo Massimo per la tappa torinese della nuova tournée di Antonello Venditti. Il cantautore romano ha rotto lo scorso novembre con l'album "Dalla pelle al cuore" un silenzio in studio che durava da quattro anni, e ha intrapreso lo scorso 8 marzo, giorno del suo cinquantanovesimo compleanno, il giro d'Italia live in cui è accompagnato da otto musicisti e due coriste. In vista del ritorno nella nostra città, parla del Paese, della nuova fatica discografica e dello spettacolo con cui la propone al pubblico dopo l'eccellente accoglienza ottenuta nei negozi. Che Italia sta incontrando in questo tour che coincide con la campagna elettorale? "Molto differente tra Nord e Sud, innanzitutto: 40 euro di biglietto a Bari o a Salerno pesano molto più che a Milano. Incontro gente che ha voglia di speranza, che si aggrappa alle canzoni per stare bene. Ci capita di incrociare i candidati nelle città in cui suoniamo, di recente Veltroni era a Padova lo stesso giorno nostro, e ci siamo intersecati anche con Berlusconi e Di Pietro. La mia sensazione è che l'Italia che trovo io nelle sale, o a cui parla Beppe Grillo nelle piazze, sia più vera di quella dei politici; si stringono intorno a noi perché ci riconoscono una libertà di pensiero che ci ha portati a essere duri sia con la destra che con la sinistra". Trentacinque anni di carriera, ventiquattro album: come si rinnova Venditti? "Tutti i giorni, quando ci sono gli stimoli, ci si diverte e si sperimenta. A inizio tour stavamo provando "Roma Capoccia" per l'ennesima volta, è saltato fuori qualcosa di nuovo all'improvviso e l'abbiamo arrangiata tutta diversa. Mi pare di averla riscritta, la sera non vedo l'ora che arrivi il suo momento. Un'altra scelta non molto diffusa tra noi veterani riguarda il programma del concerto: proponiamo sette delle nove canzoni dell'ultimo disco. Lo show così diventa un riassunto che parte dall'attualità, con me che parlo tra un pezzo e l'altro per collocare storicamente ciascun brano. È uno spettacolo energico, rispecchia la svolta rock di quattro anni fa e piace molto agli under 20". La canzone "Tradimento e perdono" affronta un tema delicato come il suicidio, passando da Pantani a Tenco e Di Bartolomei: è ancora un tabù nel 2008? "I tabù mi pare aumentino, nonostante alla vigilia del 2000 fossimo convinti di entrare nel secolo della fine dei pregiudizi. Invece discutiamo ancora di Legge 194, condizione della donna, diritti degli anziani e dei lavoratori come se fossimo sì e no negli Anni Settanta". Quelli del suo debutto: era più facile iniziare allora o sono avvantaggiati i ragazzini di oggi, che possono farsi conoscere attraverso Internet e incidere i dischi in casa? "Non vorrei essere nei panni di un quindicenne solo davanti al computer, mi sembra che cerchino di fare qualcosa per poter esistere, la loro musica è come un S.O.S. indirizzato al mondo da una cameretta. Noi vivevamo insieme tutto il giorno, nelle piazze, nei locali, nelle fabbriche; con le chitarre, anche se io avrei preferito il pianoforte. Con Volontè, Moravia, Maraini, Schifano si parlava di tutto, dalle canzoni al cinema d'impegno civile". La affascina Torino? "Molto, per me che vengo dalla circolarità romana le piazze rettangolari e le vie dritte sono emozionanti. Quando posso comincio il tour sotto la Mole, mi piace confrontarmi subito con una città che è la cartina di tornasole dell'Italia che si muove. Torino ti premia coralmente, attraverso un percorso di passaparola misterioso per chi non ci vive. E ospiterà il prossimo V - Day di Grillo, che seguirò con attenzione".

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NEL FACCIA a faccia straccio chiunque! , annuncia Silvio. Facciamo il faccia a facc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"NEL FACCIA a faccia straccio chiunque!", annuncia Silvio. "Facciamo il faccia a faccia quando vuole lui e dove vuole lui!", proclama Walter. Di fatto, però, per ora niente duello tivvù fra Berlusconi e Veltroni - mentre gli altri candidati premier hanno una voglia pazza di sfidarsi - e adesso salta anche il doppio "Porta a Porta" (nella foto Bruno Vespa).

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NON si riesce ad organizzare il duello elettorale tra Berlusconi e Veltroni in tv. Se (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MAURIZIO COSTANZO NON si riesce ad organizzare il duello elettorale tra Berlusconi e Veltroni in tv. Se ne parla, lo si esclude, se ne torna a parlare. Poi come tutte le cose molto attese si farà e non avrà il risultato sperato. Intanto un rave party semina morte e così un agguato di criminalità. Si potrebbe dire: cronaca di tutti i giorni. Ma quando si incontra qualcosa di rasserenante? Neppure al cinema o nelle canzoni e genericamente nello spettacolo. In un teatro di Roma recita Arnoldo Foà a 92 anni e ottiene il successo di sempre. Proviamo a guardare la vita con meno ansia.

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Duello tv, è lite Veltroni-Berlusconi E salta la puntata di "Porta a Porta" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La Rai annulla lo show con il Cavaliere previsto per oggi Duello tv, è lite Veltroni-Berlusconi E salta la puntata di "Porta a Porta" di MARIO AJELLO.

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I am piddì (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La campagna elettorale entra nella fase cruciale. Walter Veltroni al manifesto: "Possiamo vincere perché corriamo da soli. Con la Sinistra nessun accordo nemmeno in caso di sconfitta. La strada è tracciata: più Pil, più giustizia sociale, leggi più semplici". E sul web spopola il nuovo "inno democratico". Berlusconi contrattacca: "Il leader del Pd stalinista e bugiardo, il nostro vantaggio incolmabile" e per l'Alitalia "presto cordata italiana, senza i miei figli"PAGINE 2, 3.

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M agari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-27 num: - pag: 1 autore: di MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE Il commento L'IMPOSSIBILE BON TON M agari è solo una reazione al lessico aggressivo e liquidatorio di Silvio Berlusconi. Ma si intravede anche il calcolo di mobilitare gli indecisi, nel modo in cui Walter Veltroni sta cambiando stile elettorale. Il segretario del Pd e i suoi uomini si preparano a sfilarsi i guanti di velluto e a mettersi i guantoni da boxe. CONTINUA A PAGINA 50.

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Elezioni, è l'ora dello scontro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-27 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Dopo settimane di toni soft, cambia la campagna dei due leader: duri attacchi incrociati Elezioni, è l'ora dello scontro Veltroni: Berlusconi scappa. La replica: stalinista ROMA - Si scaldano i toni, Veltroni accusa Berlusconi di "scappare". La replica: stalinista. Il leader Pd rinuncia a "Porta a Porta" obbligando il Cavaliere a fare lo stesso. DA PAGINA 2 APAGINA 9.

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Da soli si può . E senza sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al voto Intervista a Walter Veltroni. Sul pullman del leader Pd, tra Palermo e Agrigento. Convinto di poter vincere le elezioni, il sindaco d'Italia spiega come prende corpo il Partito democratico. E cosa lo divida dalla Sinistra-Arcobaleno "Da soli si può". E senza sinistra Ognuno deve proseguire sulla sua strada. Anche in caso di sconfitta nessun accordo d'opposizione con Bertinotti Gabriele Polo Ha ripetuto "si può fare" per 71 volte in 71 piazze, cantato altrettanti inni di Mameli e poi ascoltando "Mi fido di te" di Jovanotti, stretto migliaia di mani. E continuerà così, fino a quota 110. Per nulla turbato dai sondaggi che continuano a darlo "sotto". Anzi convinto di poter risalire la corrente fino a palazzo Chigi. Per poi fare cosa? "Nulla di straordinario", "nessuna rivoluzione", come ripete efficacemente Anna Finocchiaro che lo accompagna nei comizi siciliani. Ma anche qualcosa di non ordinario, perché Walter Veltroni sta rivoluzionando il quadro politico, sta costruendo un partito - "leggero" quanto si vuole - in campagna elettorale. E ciò che impressiona è il copione che si ripete identico in ogni piazza, con la forza dell'allegro tormentone: non tanto nelle parole, ma nei gesti di chi accorre e ascolta, invocando il suo nome, agitando l'obamiano "si può fare" in perfetta sincronia, come un sol uomo, senza bisogno di una regia. E' questa la sua forza, quella che lo convince della rimonta possibile. Saliamo sul pullman dopo la tappa palermitana, verso quella agrigentina. Sicilia profonda e cuffariana, la più difficile. Setto/otto persone - leader compreso - sempre insieme, che in un clima da gita scolastica (manca solo la chitarra) raccordano l'una all'altra le tappe del lungo tour. Sui finestrini la filosofia da non dimeticare ("lasciare l'odio, scegliere la speranza", "lasciare la paura, scegliere il nuovo"), attraverso i computer il monitoraggio delle cronache della tappa precedente ("Quel titolo non va bene.. questa dichiarazione va precisata"), ai telefonini il programma dei minuti successivi ("La piazza è piena, ha smesso di piovere... Sì, apre una ragazza... con una ragazza viene meglio"). La "rivoluzione pragamatica" del Pd è in marcia, l'effetto-immagine sembra funzionare, il nuovo soggetto s'incarna piazza dopo piazza e il futuro sorride ai viaggiatori. Per il risultato elettorale si vedrà, quello dipende da quanto consenso riusciranno ancora a strappare all'innominato sempre presente, al "principale esponente dello schieramento a noi avverso". Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che siamo in un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto "per". Una scelta comunicativa. Come dire "non ci misuriamo con lui"... Ci misuriamo soprattutto con noi stessi e con il paese. Poi elettoralmente con "il principale sponente dello schieramento a noi avverso".. Con un inedito partito-contenitore che ha l'ambizione di temere assieme soggetti anche conflittuali tra loro. Possibile? Certo. E' l'idea tipica delle grandi forze riformiste, dai laburisti inglesi ai socialdemocratici tedeschi ai democratici americani, che fanno convivere la dimensione del conflitto con quella dell'interesse generale del paese. La storia dei grandi partiti riformisti è questa: ogni volta che queste forze si sono presentate come la rappresentanza di una serie di minoranze, hanno perso anche se avevano "ragione": l'ambizione è tenere insieme coerenze di valori con la capacità di muovere maggioranze nel paese. Così il riformismo diventa realtà e vince. Pensa a Obama. Obama mobilita, chiede alla sua gente di agire attivamente. Vedi quest'energia nel paese depresso e fermo di cui parla il Censis? Ho fatto 71 manifestazioni, anche nei posti più difficili e non ho mai visto così tanta gente muoversi. I teatri e i palasport non sono bastati, erano stracolmi. C'è un cambio generazionale interessante, pieno di ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Questo in uno schema tradizionale della politica è inedito, strano: nel momento in cui noi chiudiamo con la sinistra radicale spuntano fuori i giovani, la partecipazione entusiasta e convinta dei giovani, soprattutto sull'autonomia della nostra scelta, lì raccolgo più consenso. Qualcosa vorrà dire. Magari cercano rassicurazione in un paese un po' allo sbando e duro da vivere. In sintesi proponi una ricetta semplice e nemmeno inedita: più pil, stato più semplificato... E più giustizia sociale. Noi abbiamo affrontato un tema come la precarietà con una proposta radicale. Come ho preso quella posizione su Bolzaneto perché è del tutto fisiologica per il Pd... Facendo passare sette giorni dalle richieste del pm per prenderla... No, ho semplicemente ribadito quel che avevo già scritto pubblicamente al sindaco di Genova, Marta Vincenzi. Era la prosecuzione di un discorso. Il nostro è un partito nuovo che, come tale, applica schemi nuovi, più ampi, nei quali riformismo, pragmatismo e radicalità possono e devono coesistere. Per essere chiari, ci sono delle cose - penso ad esempio ai diritti - su cui sarò magari più radicale di una sinistra radicale, che qualche problema di prudenza la deve avere. Per me la coesistenza di crescita, e lotta alla povertà e sussidiarietà dello stato è essenziale ed è la formula vincente del riformismo nelle sue esperienze più alte. La lotta di classe consegnata al passato. Il ministro Fioroni ha dichiarato che il modello del Pd è preso dall'interclassismo della vecchia Dc. E' così? No, il ragionamento è più strutturale. Come è composta la società italiana: divisa in padroni e operai? O non è fatta di milioni di persone gran parte delle quali ex operai diventati imprenditori che ora lavorano comunemente con i loro attuali dipendenti. E chi conosce la realtà, non l'ideologia, sa che il rapporto che c'è tra datori di lavoro e lavoratori nelle piccole imprese è un rapporto tra fratelli, una comunanza di destini assoluta, anche nelle condizioni materiali, spesso persino nel reddito. Per questo la crescita del pil può andare di pari passo con il miglioramento dei diritti delle persone e della loro condizione. Nelle liste del Pd ci sono i Calearo, i Colaninno e molti sindacalisti. Culture diverse e interessi che dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la stessa posizione? No. Ed è così anche nella sinistra italiana: forse che tra Pecoraro Scanio e Cesare Salvi - per fare due nomi a caso - c'è identità totale? E allora perché quella parte di sinistra non sta dentro il Pd, a fare la sua ala sinistra? Forse perché la cultura del Pd non è di sinistra, non è alternativa al liberismo? C'è una ragione istituzionale, perché non essendo il nostro un sistema bipartitico non c'è una simile costrizione. Ma a monte c'è una scelta ideologica, di cui l'episodio più grave è stata la posizione presa sul pacchetto-welfare, del tutto astratta, del tutto interna a una concezione minoritaria, che ha creato un'imbarazzante perdita di contatto con la grande parte della società, soprattutto di quella parte dinamica di giovani che vuole il cambiamento, non la conservazione dell'esistente. E' chiaro che non potevate più stare assieme, c'è stata separazione consensuale. Ma è ipotizzabile una futura alleanza con questa sinistra nella prossima legislatura. Sia nel caso di vittoria che di sconfitta: se si crea una situazione di stallo con un "pareggio" al senato, ti allei con Bertinotti o con Casini? Il pareggio al senato apre una situazione di ingovernabilità che nessuna alleanza può risolvere. Ma io non mi pongo il problema, il mio unico obiettivo è vincere e dare al paese un governo saldo e riformista Nel caso di sconfitta, con la sinistra arcobaleno c'è possibilità di accordo comune all'opposizione? No, io credo che ognuno deve fare l'opposizione sulla base del proprio programma e il nostro è diverso dal loro: dopodiché ci saranno temi sui quali potremo lavorare comunemente. Ma l'idea che lo stare insieme sia il fine non è più praticabile e lo dico nell'interesse reciproco, perché la sinistra radicale viveva una sofferenza indicibile dentro l'ultimo governo. Quando poi sento evocare la "lotta di classe", mi sento di chiedere: "Scusa tu vuoi far la lotta di classe ma com'è che avevi Mastella ministro della giustizia? Come facevi la lotta di classe con Mastella?" E, poi, in una società che è così tanto cambiata, come si fa a riprodurre quegli schemi?In questo modo anche le proposte di programma rischiano di essere un po' vaghe e poco credibili.. Magari sarà che vedete due società diverse... Ma tornando ai rapporti - futuri - con "il principale esponente dello schieramento avverso", lo stallo al senato è possibile. Hai più volte parlato di riforme fatte insieme. Fino a che punto arriva questo insieme? Il mio schema è tipico delle democrazie anglosassoni: chi vince governa, anche con un seggio in più. Quindi nessun governo di larghe intese. Per le riforme è diverso.Con qualunque maggioranza si vinca, le riforme si fanno insieme. E le riforme da fare sono quelle su cui già c'è largo accordo tra le forze politiche: una sola camera, meno deputati... Ma sulla legge elettorale insisti sul modello francese? Per me è il migliore: collegio uninominale con primarie obbligatorie. Torniamo al "rapporto" con la sinistra radicale. Alle amministrative invece marciate assieme. Bertinotti spiega che gli enti locali sono più permeabili ai conflitti sociali. E' così anche per voi o è solo una scelta di opportunità? L'ambito dei problemi di cui ci si occupa è diverso e un accordo programmatico su scelte amministrative è più facile di un accordo politico nazionale che tira in ballo, ad esempio, la politica internazionale. L'abito più ristretto aiuta, è sempre stato così nella storia italiana, con Psi e Pci al governo insieme in molte città e divisi a livello nazionale. Almeno su questo siete d'accordo. Sì, dopodiché loro nutrono un antagonismo a volta esagerato nei nostri confronti. Anche tu non li tratti benissimo, hai rotto decisamente a sinistra. Non tratto benissimo certi argomenti che mi sembrano fuori dalla storia, ma questa competizione a sinistra mi sembra sia stata contenuta e se c'è una possibilità che il Pd vada bene e che anche la Sinistra abbia un buon risultato, sta proprio nella possibilità di recupero della reciproca autonomia. Fossimo andati insieme alle elezioni non avremmo potuto fare la campagna elettorale, nessuno avrebbe potuto dire niente di preciso. Sarebbe stata solo una scelta "contro" l'avversario, non "per". Veniamo ad argomenti specifici: In politica estera, è chiaro che scomettete su Obama per poter rinsaldare quello che nel programma definite "rapporto di amicizia e alleanza con gli Usa". Ma se vincono i repubblicani quell'amicizia è ancora possibile con governi che esercitano le alleanze come egemonia e sostanzialmente trattano l'Italia e l'Europa come "subalterni"? Per fare solo due esempi estremi, pensa alla vicenda del Cermis e a quella di Nicola Calipari. Qualunque sia il risultato, le elezioni Usa segnano una svolta. Anche McCain segna una svolta, i suoi indirizzi in politica estera sono molto diversi da quelli di Bush. L'amministrazione Bush ha rappresentato il momento più duro degli ultimi 50 anni e la recessione in corso testimonia il fallimento della sua politica. Una recessione molto preoccupante, con cui ci dovremo misurare anche qui. Anche per questo serve un comune lavoro delle forze più vive del paese. Se poi vincessero i democratici sarebbe davvero una svolta. Dopodiché, chiunque governi in Usa, alcune quesioni che riguardano l'identità e la sovranità nazionale, come quelle cui hai fatto riferimento, devono essere presidiate e salvaguardate. E allora che ne facciamo del progetto sulla nuova base di Vicenza? Credo che dovremo, insieme all'amministrazione comunale di quella città, trovare il modo di limitare al massimo ogni impatto negativo di quella base, anche consultando i cittadini. Sapendo però che gli impegni presi a livello internazionale da un governo - di cui faceva parte anche la Sinistra - vanno rispettati. Su alcune questioni - come l'abrogazione della legge 40 - il Pd non decide e per te va bene che ci sia il "confronto" tra laici e teodem. Vi proponete o no di cancellare quelle norme sulla fecondazione che fanno dell'Italia un'eccezione in Europa? La mia è un'operazione che ha un significato etico. Mi spaventa l'idea di un partito confessionale o ideologico. La questione si discute solo in Italia, non c'è nessun paese in Europa in cui si ipotizzi un partito laico o uno cattolico. SEGUE A PAGINA 3 E' uno dei segni della nostra arretratezza. Contro la quale mi batto. Naturalmente in un grande partito possono coesistere differenze culturali, di valori. E' ovvio. Ma un punto di sintesi lo cercherò, sia dentro sia fuori il partito. E' un errore da matita blu l'idea che le questioni etiche si regolino a colpi di maggioranza. Si regolano creando una consapevolezza nell'opinione pubblica, quella che poi portato alla legge sul divorzio, a quella sull'aborto. E sulla 194 abbiamo preso una posizione inequivoca in difesa di una legge positiva. Dopodiché se mi chiedi se le conquiste della scienza possono essere applicate in toto alla vita pubblica, la mia risposta è no. Era no per la bomba atomica, che pure veniva da una grande scoperta, è no per la clonazione della vita umana. La discussione etica deve misurarsi con le conquiste scientifiche, non annullarsi. Televisione. Al di là del faccia a faccia elettorale che non ti fanno fare, come pensate di superare il duopolio che ci affligge? Il fatto che si eviti un faccia a faccia tra i candidati alla presidenza del consiglio è uno scandalo che non trova riscontro in nessun altro paese civile. Per il resto credo che dobbiamo molto affidarci più che alla politica alla tecnologia, credo che il passaggio al digitale sia una grande leva per moltiplicare l'offerta. E penso che il parlamento debba affrontare e risolvere al più presto le questioni aperte: dal conflitto di interessi all'approvazione della riforma Gentiloni. Pensioni. Dove li trovate i soldi per coprire la proposta di aumento delle minime con una quattordicesima di 400 euro, che implica un costo di un miliardo e mezzo l'anno? La copertura è già prevista dal programma: lotta all'evasione e riduzione della spesa pubblica. Compenso minimo per i precari. Come lo si matura, a chi spetta? A tutte le persone che fanno un lavoro precario e atipico, ai Co.Co.Pro. Con copertura previdenziale. E, poi, c'è l'allungamento del periodo di prova e incentivi alle imprese che stabilizzano l'occupazione. Il partito nuovo. Insisti molto sul rinnovamento, sul superamento delle logiche di spartizione interna. Ma, per fare solo un esempio, l'ex ministro Cardinale non si candida più, ma "al suo posto" c'è la figlia in lista... Non lo nascondo: è una candidatura che ho trovato alla fine della fase concitata della presentazione delle liste. Poi mi sono informato, è una ragazza intelligente, brava... L'ho detto che non era una candidatura che ritenevo in sintonia con l'immagine che vogliamo dare di noi. Ma non voglio nemmeno buttare la croce su una ragazza che si affaccia alla politica e che magari farà benissimo. Era solo per dire che la strada del rinnovamento è lunga e tortuosa... Indubbiamente. Però abbiamo fatto dei passi da gigante. Pensa alle liste di partito del passato. Potrà piacere o meno questo o quello, ma il fatto di portare in parlamento Umberto Veronesi, i prefetti Serra e De Sena, Gian Enrico Carofiglio, operai come Antonio Boccuzzi, tanti giovani... Ma una volta arrivate lì, non è che queste persone diventeranno ceto politico, perdipiù senza i legami sociali e gli strumenti che i partiti bene o male davano? Non vedo alternative, certo la formazione di una classe politica dirigente è questione complessa. Ma rispetto al passato è cambiato tutto. Prima ci si formava nei partiti, ora non può essere più così e credo che un'esperienza parlamentare per persone che nei loro ambiti hanno grandi competenze e sono mossi da un grande entusiasmo, sia positiva, serva al rinnovamento del paese portando nelle istituzioni un po' di sapere diffuso. Abbiamo fatto molto: raddoppiato il numero delle donne, abbassato l'età media dei candidati, messo dei trentenni a capolista. Gli apparati dei partiti, o quel che ne resta, come hanno reagito? Bene, tutto sommato. Una delle cose belle di questo tour elettorale è che nelle 71 piazze viste finora non ho mai trovato una bandiera dei Ds o della Margherita. E' questa campagna elettorale che ha fatto il partito democratico, gli ha dato identità e orgoglio. Una cosa assolutamente inedita. Non ho mai trovato resistenze "di base" a quest'avventura. C'è un po' nei gruppi dirigenti, ma piano piano si scioglie. Torno alla centralità del Pil. In uno dei suoi ultimi discorsi, Bob Kennedy, uno dei tuoi punti di riferimento, ricordava con insistenza che "non tutto è misurabile in prodotto interno lordo". Sei in contraddizione con il tuo mito? No, quella frase la cito ovunque: non tutto è pil. Ci sono dei valori, primo dei quali è la lotta alla povertà. Noi non stiamo costruendo un soggetto moderato, questa non è la versione edulcorata o moderata della vecchia sinistra. E' l'idea di un partito molto radicale sulle grandi questioni sociali, radicale nell'affrontarle. E però anche il partito della crescita, dell'innovazione, dello sviluppo, della modernità. Punti che non possiamo accettare siano messi in contrapposizione con la giustizia sociale. Ti faccio un piccolo esempio sul Pil per capire meglio la contraddizione che implica. Aeroporto di Ciampino, quantità di voli e passeggeri decuplicati in pochi anni, massimo beneficio per il Pil di Roma, massimo disagio ambientale e per la salute dei cittadini che vivono a ridosso dell'aeroporto. Che si fa? Ma io sono stato quello che ha aperto il tavolo su Ciampino per cercare una soluzione alternativa ispirata alla salvaguardia della vivibilità di quei cittadini. Esattamente la traduzione più concreta del kennedismo. Alcuni sondaggi dicono che poveri e operai votano più a destra... Spesso i sondaggi vengono smentiti. D'accordo, è quello che cercate di fare proprio in questa campagna elettorale. Però il problema dello spostamento a destra delle fasce più deboli della popolazione resta. Paradossalmente a sinistra vota più il ceto medio. O no? Non lo so. E' certo che la televisione è entrata molto nel formarsi di un sistema di valori, cambiando molto la mentalità e lo spirito del tempo. Non ha fatto un buon servizio non tanto a noi, quanto al paese. Se va male che fai? La mia impressione è che tu stia lavorando molto di più per il futuro che per queste elezioni, magari anche perdendo, ma con un buon risultato, per poi puntare tutto sul dopo. Sbaglio? Siamo partiti da meno 22 punti, questa era la differenza tra noi e la destra. Eravamo a pezzi e abbiamo rimontato, adesso stiamo discutendo se pareggiamo o vinciamo. So solo questo e vado avanti per vincere. In conclusione: fine della lotta di classe, archiviato il '900 con i suoi conflitti e le sue ideologie. Ma se tu diventassi - e non è un augurio - direttore del manifesto, cosa ci scriveresti al posto di "quotidiano comunista"? Dipende da cosa vuole essere il manifesto... A me piacerebbe una definizione più di contenuto che ideologica.... "Quotidiano delle libertà e della giustizia sociale". E' l'ultima risposta, che arriva ormai alle porte di Agrigento (72ma tappa) e dopo qualche secondo di esitazione: oltre che a farsi, la semplicità è cosa difficile a dirsi.G. P.

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Berlusconi rivede rosso (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pasqua è finita. E il Cavaliere torna subito all'antico: "Da Veltroni la solita ricetta stalinista, Pd pieno di vecchi comunisti riciclati". Durissimo anche su Di Pietro: "Mi fa orrore. Chi parla così è laureato solo grazie ai servizi" Berlusconi rivede rosso Il Cavaliere cerca il pienone nel Lazio, regione in bilico. E rispolvera gli slogan contro il comunismo: "Veltroni dice solo bugie, vogliono trasformarci nell'Unione sovietica" Andrea Fabozzi Viterbo "Silvio liberaci dal male" copre la pubblicità di Mondo Scarpa, al palazzetto dello sport di Viterbo lo aspettano da due ore mentre lui è al monastero che chiacchiera con le clarisse - suorine fin qui vagamente progressiste eppure custodi del corpo di santa Rosa. "Fate le brave sorelle, tornate a casa presto la sera" fa il simpatico Berlusconi e soprattutto promette: "Tornerò il 3 settembre" che c'è la festa - la "macchina" - di Santa Rosa, e l'impegno vale già un po' di voti; lui ha anche la motivazione: "Mia mamma si chiamava Rosa". "Sarà la quarta volta che tornerà a Viterbo" gongola Giulio Marini, candidato a sindaco che silenzioso presterà la sua spalla alla prima mezz'ora di comizio del cavaliere, prima di essere mandato al posto. Non è per lui che tutto questo accade, ma perché siamo nel Lazio, una delle regioni dove è in gioco il premio di maggioranza al senato. Parte da qui l'ultimo giro di campagna elettorale ed è il momento del tutto per tutto, il momento di tornare alle origini. Fine del fair play: "Veltroni ogni due righe di dichiarazione dice tre bugie". Fine della campagna elettorale nuovo stile: tornano Stalin e il comunismo "morte e disperazione". E viene benissimo qui dove il Popolo delle libertà è più An che Forza Italia, qui nella città nera. "La Sabina saluta zio Silvio", ci sono voluti i pullman per riempire il palazzetto, la platea non è di primo pelo ma offre sia pellicce che dolcevita, sui grandi schermi invece si agitano solo giovanotti. C'è il tizio che ha composto il nuovo inno, codino e cravatta "Meno male che Silvio c'è" e le parole si colorano di azzurro lentamente come nel karaoke. Non canta nessuno. Cantano cioè solo quei venti giovanotti - gli stessi del video - con le felpe forza Silvio, il testo è da consegnare alle università: l'apologia del cavaliere "uno di noi" che però rispettosamente chiamiamo Presidente, maiuscolo. Il Presidente è su sfondo bianco, il ritorno al passato è celebrato dalla lettura integrale di un fervorino del '94 poi consegnato al diligente Giulio Marini. Due minuti di gloria e inquadratura per la messa in piega della signora che riesce a farsi sentire gridando contro l'Unione sovietica, nientedimeno. E' in sintonia con la serata. Berlusconi dispiega la sua analisi di durata, vagamente castrista: "L'apertura indiscriminata delle frontiere agli extracomunitari risponde alla perfezione all'ideologia marxista. La sinistra pensa così di combattere la borghesia". Ha studiato e si vede, mica come Di Pietro che "si è preso una laurea dei servizi" visto che non sa parlare l'italiano e, è provato, "a Montenero di Bisaccia (lui dice "della Bisaccia", ndr) nemmeno i suoi genitori sapevano che faceva gli esami". Ha l'aria di averlo verificato sul serio il cavaliere, lui o i suoi ex reporter ora candidati.. "Di Pietro mi fa orrore". Il comunismo è dietro l'angolo, secondo esempio: "La sinistra ha negato l'aumento ai poliziotti perché li considera traditori del proletariato". E terzo: "Cercano di ridurre al silenzio i vescovi perché il loro modello è la chiesa del silenzio dell'Urss". Tripudio. Se ci sarà da combattere contro "l'ideologia più disumana e criminale della storia" dolcevita e pellicce di Viterbo ci saranno. Ci sono anche i tassisti nel video del cavaliere, cantano anche loro "Meno male che Silvio c'è", il disco è in vendita a sei euro. Andrea Vantina, il compositore, chissà perché si genuflette in continuazione seguendo il ritmo. Alla fine si avvicina a Berlusconi e riesce a dargli la cravatta. Lui sta stringendo tutte le mani, ha concluso sputtanando Veltroni "che ha detto che vuole ridurre i costi della politica invece è un pensionato della politica, e il suo alleato Di Pietro è andato in pensione dalla magistratura a 45 anni". E quando, per chi lo ricorda, proprio il cavaliere voleva nominarlo ministro dell'interno. Le ultime parole però sono quelle di un liberista vero. Che ancora non è riuscito, dice, a spiegare alla sinistra "un concetto semplice". Cioè che "l'egoismo dei singoli imprenditori si trasforma nel bene comune per quella magia che è il mercato". E l'imbambolata platea capisce dall'enfasi che è questo il messaggio da portare a casa, persino Giulio Marini riprende colore. Già si vedevano cavaliere templari del seggio elettorale, "difensori della libertà" col cartellino di rappresentanti di lista a scudo della minaccia comunista. E invece no, c'è pure la meravigliosa magia del mercato. Ma non ditelo ad AirFrance, o ai tassisti.

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Il duello Candidato pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il duello Candidato pd Walter: Silvio ricorda Totò con Peppino La citazione Walter Veltroni ironico con il Cavaliere: "Dopo la nostra proposta sulle pensioni, Berlusconi ha rilanciato con mille euro per i pensionati. Certe volte sembra Totò che dettava a Peppino: "Punto, punto e virgola... meglio abbondare"".

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Il Wall Street Journal benedice Walter <Lui si batte per cambiamenti drastici> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il caso Dopo le critiche a Berlusconi il quotidiano di Murdoch apre al leader pd Il Wall Street Journal benedice Walter "Lui si batte per cambiamenti drastici" DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - A prima vista, a guardare titolo e foto, neppure l'Unità quando era giornale del Pds dava un'immagine così epica dei suoi dirigenti. Il Wall Street Journal ha riservato ieri al segretario del Partito democratico italiano una particolare apertura di credito. Lo ha fatto in un articolo accompagnato da un'istantanea di Walter Veltroni dal viso pugnace e dalla mano destra contratta in una postura da dinamico condottiero. Titolo: "In Italia, un appello a riorganizzare drasticamente le cose". Segni di interesse in vista delle elezioni di aprile che risaltano, soprattutto dopo la bocciatura assegnata il giorno precedente dalla stessa testata a Silvio Berlusconi, definito un "media mogul", gigante dei mezzi di informazione, che al governo "ha deluso", un "politico disposto a tutto pur di tornare al potere". Il quotidiano più accreditato tra gli investitori finanziari di New York, poco attratti dalla burocrazia italiana e dai suoi costi, ha voluto mettere al corrente i lettori che Veltroni desidera farla finita con la necessità di "60 diverse autorizzazioni per aprire un'autofficina" nel nostro Paese, si prefigge di abbassare il debito pubblico dal 104% del Prodotto interno lordo del 2007 a meno del 90% entro il 2013, taglierebbe le tasse dell'1% del Pil all'anno. Sull'edizione europea, anche un richiamo in prima pagina. "Veltroni dipinge un quadro desolato del Paese che aspira a guidare", hanno scritto per il Wsj da Roma Gabriel Kahn e Anna Luca Di Leo. Quasi annuendo, l'articolo osserva che "in Italia la forza lavoro invecchia più in fretta che in ogni altra grande economia europea", che "deficit alti hanno azzoppato la capacità di investire nel futuro". Il Wsj non dà per scontato che Veltroni diventi presidente del Consiglio, riferisce che nei sondaggi il Pd è superato da Berlusconi, ma aggiunge che "un terzo degli elettori resta indeciso". Paralleli In passato il Wall Street Journal è stato critico anche con il socialista spagnolo José Luis Zapatero ( a sinistra) Unica eccezione tra i candidati primo ministro di centrosinistra Tony Blair ( a destra).

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L' anti Calearo tra piazza e fabbrica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ferrero L'"anti Calearo" tra piazza e fabbrica Padova Al mercato di piazza Erbe, è pronto a dialogare con tutti (compresi i leghisti e la sguaiata "contestazione" di Clara, fan di Veltroni). Poi firma il "patto" con l'Arcigay insieme ad Alessandro Zan, per sposare nel nuovo parlamento la linea Zapatero sul riconoscimento totale dei diritti: dal matrimonio fino all'adozione. Infine si presenta davanti ai cancelli della Dab di Mestrino con gli operai. Con i volantini da distribuire, come faceva da giovane tuta blu ai cancelli della Fiat. Paolo Ferrero, ministro del Prc e capolista della Sinistra Arcobaleno in Veneto 1, fa davvero campagna elettorale con uno spirito immutato. Domani mattina torna a volantinare davanti alle fabbriche dell'Alta padovana, dove il lavoro miete vittime e le tute blu hanno spesso la faccia dei migranti. Ma Ferrero non esita a sfidare il sindaco leghista delle ordinanze anti-immigrati Massimo Bitonci: in piazza Pierobon, il salotto buono di Cittadella (da un quarto di secolo feudo del Carroccio), terrà un comizio proprio in bocca al leòn. In serata, incontro-dibattito con Luciano Gallo, segretario regionale della Fiom, dedicato ai risultati eloquenti del questionario distribuito fra i lavoratori metalmeccanici. Già che c'è Ferrero annuncia il secondo decreto legge del governo sui flussi: "E' noto che avevo avanzato in consiglio dei ministri una semplice proposta: permesso di soggiorno a tutti coloro che hanno un lavoro. E' la stessa soluzione di buonsenso adottata da Sarkozy. Purtroppo, sono rimasto in minoranza. Ora almeno diamo una risposta ad altri 170 mila lavoratori migranti sugli 800 mila per cui i datori di lavoro hanno presentato domanda alla fine del 2007". E sul caso Alitalia ribadisce: "Era inaccettabile il piano francese che smantella la compagnia e riduce il personale. Bene che sia partita la trattativa con il sindacato. Se c'è una vera cordata italiana, al di là delle operazioni elettorali di Berlusconi, ancora meglio. Si potrà scegliere la migliore fra due opzioni, alla luce del sole". Ferrero difende a spada tratta l'assessore Daniela Ruffini nel faccia a faccia con gli anziani al mercato: "Proprio qui a Padova in via Anelli nel giro di un anno è stata completato lo svuotamento di un ghetto. Includendo le famiglie regolari, cui è stata garantita una casa dignitosa, separandole da chi viveva di spaccio e delinquenza". A chi lo contesta, il ministro cita i suoi nonni sbarcati negli Stati Uniti: "Immigrati anche loro, ma nel giro di pochi anni con il diritto al voto. Perché oggi non deve valere anche da noi? Non posso transigere sui diritti di chi lavora e contribuisce a pagare l'Inps. Altrimenti diventa apartheid". Alla fine, glissa esclusivamente sulle tante tensioni politiche dentro la Sinistra Arcobaleno del Veneto. Le stesse sperimentate da Anna Donati (Verdi) alla presentazione delle liste o da Francesco Caruso, bersaglio di una torta in faccia. Ferrero ridimensiona l'episodio: "Non vedo il problema. Siamo tutti insieme ma non è una gabbia. Siamo un'opportunità per chi non vuole votare paròn Massimo Calearo, che non è certo uomo di sinistra. Agli elettori del Pd offriamo un'alternativa più che utile". Dopo di lui, oggi a Padova arriva Oliviero Diliberto, che poi sarà a Treviso a sostenere Nicola Atalmi, il consigliere regionale del Pdci candidato a sindaco nella città dello "sceriffo" Gentilini. E. Mil.

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Berlusconi: stalinista riciclato Il mio rivale parla a vanvera (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: stalinista riciclato Il mio rivale parla a vanvera "Avremo 30 senatori in più". Ma Bossi: se si pareggia ricucire con l'Udc L'attacco a Di Pietro: "Con una grammatica così c'è da credere che la sua laurea sia solo un titolo fornito dai servizi" DAL NOSTRO INVIATO VITERBO - Alle cinque del pomeriggio si raccoglie in preghiera davanti al corpo di Santa Rosa. Madre badessa del convento delle clarisse di clausura gli sta a fianco. Berlusconi ha davanti a sé quello che è ritenuto un miracolo di conservazione dei tessuti, uno dei processi di mummificazione forse più celebri della storia della Chiesa cattolica. è un'immagine inconsueta per una campagna elettorale. Il Cavaliere rende omaggio alla santa cui era devota la madre, l'adorata mamma Rosa, stesso nome della religiosa dei miracoli vissuta nel 1200, avversata in vita dai concittadini e dalla chiesa, canonizzata dopo la morte. Alla preghiera segue il racconto delle ultime ore di vita della madre e il dialogo con la badessa del convento, che gli fa i complimenti: "Ne vengono tanti qui di uomini politici, ma nessuno simpatico e cordiale come lei". Tornerà il 3 settembre a Viterbo il leader del centrodestra, prenderà parte alla festa della santa. Intanto si concede ai suoi elettori nel palasport della cittadina laziale e attacca sia Veltroni che Di Pietro. Il primo "è un comunista, o se volete, uno stalinista riciclato, di quelli che ricordano i negozi che chiudono per fallimento e il giorno dopo riaprono appendendo un cartello con scritto "nuova gestione". Del secondo dice qualcosa di più personale, ne critica il linguaggio, "con una grammatica come quella c'è da credere che la sua laurea non sia altro che un titolo fornito dai servizi". Toni e parole sembrano segnare una rapida impennata della temperatura della campagna elettorale. A poco più di due settimane del voto Berlusconi abbandona le accortezze, anche di stile, degli ultimi giorni. è saltata la puntata di Porta a Porta di stasera, che avrebbe dovuto vederlo ospite protagonista, i cronisti domandano se ha pura del confronto tv con Veltroni, lui, di scatto: "Io sono in grado di stracciare chiunque, perché sono un uomo del fare, gli altri fanno solo chiacchiere ". Anzi delle "bugie". Per la seconda volta dà del bugiardo a Veltroni, sulla presunta rimonta, sulla "falsità che saremmo stati noi a non voler modificare la legge elettorale ", sul fatto che in Senato si profila un testa a testa: "Anche queste vi posso assicurare che sono bugie, al Senato sono convinto che alla fine avremo una maggioranza di 30 senatori, non è cambiato nulla". E per finire sulle pensioni: "Veltroni parla a vanvera". Eppure è proprio Umberto Bossi, quasi nello stesso momento, a giudicare credibile un pareggio al Senato, o quantomeno una vittoria di stretta misura: "E in questo caso - dice il Senatur - dovremo recuperare un rapporto con l'Udc di Casini". Berlusconi ovviamente non è d'accordo. Continua il suo comizio di fronte alle migliaia di simpatizzanti venuti ad ascoltarlo e attacca di nuovo Di Pietro: "Rappresenta il peggio del peggio del peggio. Mi fa orrore. Io, quando ero studente, ogni volta che prendevo un 30 mia madre invitava tutti a mangiare le frittelle, ero diventato il vanto del palazzo, quando preparavo gli esami nel condominio c'era il coprifuoco di radio e tv perché dicevano che Silvio doveva studiare. A Montenero di Bisaccia (paese natale dell'ex pm, ndr) lui preparava esami in due giorni, e nessuno sapeva chi si stava laureando, nemmeno i suoi genitori". Marco Galluzzo Comizio Il leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi.

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Editoriali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3 categoria: BREVI Editoriali A fianco, gli articoli su Berlusconi ( a sinistra) e su Veltroni (a destra) del Wall Street Journal Non si ricordano generosità del quotidiano verso il socialista spagnolo José Luis Zapatero né verso candidati primi ministri di centrosinistra tranne il britannico Tony Blair, laburista a modo suo. Certo, nell'articolo su Veltroni non mancano piccoli dubbi. Si dà conto che l'ex sindaco di Roma, pur rinunciando a una coalizione frastagliata, si è alleato "con un piccolo partito ", quello di Antonio Di Pietro. Si rammenta che Veltroni è in politica "da oltre 30 anni". Tuttavia la somma tra un commento di martedì ("Gli elettori italiani potrebbero domandare a Berlusconi perché non vendette le loro quote in Alitalia quando valevano davvero qualcosa. La quotazione della società è crollata circa del 70% negli ultimi due anni") e la corrispondenza di ieri è una: il più adatto per i mercati, in Italia, può essere Veltroni, non il Cavaliere. A controllare il Wsj è Rupert Murdoch, titano australiano dell'informazione. Da giorni, che l'ostilità di Berlusconi a vendere Alitalia ai francesi sia anacronistica era stato sostenuto da Tom Mockridge, l'amministratore delegato di Sky Italia, neozelandese, il più in alto nella gerarchia del gruppo in Europa dopo James Murdoch, figlio di Rupert. L'idea che se uno diventa capo di governo può mobilitare una cordata per comprare una compagnia di bandiera, ha detto Mockridge in colloqui con politici a Roma, non è liberista. Che il proprietario di Mediaset abbia una concezione del mercato non propensa a gare paritarie è una sensazione che nel gruppo Murdoch si fece strada quando il governo Berlusconi assegnò facilitazioni a chi acquistava un decoder per il digitale terrestre, il principale concorrente per le tv a pagamento esistenti. Le agevolazioni vennero percepite come una mossa volta a limitare l'espansione di Sky per proteggere Mediaset, interessata a far crescere meno nuove reti in Italia. Maurizio Caprara.

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<Cavaliere sfrontato come Le Pen Solo lui cinque volte candidato> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Parla il coordinatore "Da oggi la diplomazia è sospesa: il Pd deve arrivare al 35%" "Cavaliere sfrontato come Le Pen Solo lui cinque volte candidato" Bettini: Berlusconi ha fallito e gli italiani sanno che è poco credibile ROMA - A Pasqua ha fatto i compiti a casa: il programma dell'ultimo scorcio di campagna elettorale di Veltroni. E ora che le vacanze sono finite, Goffredo Bettini interviene in prima persona per dire basta al buonismo e fissare una soglia per il Pd: il 35 per cento. Se non la si ottiene lui e Veltroni possono anche mollare perché "è una patologia italiana quella dei dirigenti per tutte le stagioni". La campagna elettorale si accende. "Siamo alla stretta finale. Il Pd cresce, ora però ci vuole il massimo impegno per superare la destra. Dal 30 marzo installeremo 12 mila gazebo in tutta Italia e un milione di persone diventerà protagonista della svolta della campagna: un'arma in più che Berlusconi non ha". Niente più fair play con l'avversario? "Occorre rendere più chiara l'importanza di questa prova. Il Wall Street Journal lo ha detto meglio di come qualsiasi nostro militante o dirigente l'avrebbe potuto dire: "Se torna Berlusconi è un disastro per gli italiani". Lui ha già fallito, il Paese lo ha già provato, quindi di che cosa stiamo discutendo? è impensabile che si possa ancora credere alla sua girandola di bugie come la storia della cordata per salvare Alitalia o l'attenzione per i più deboli. E che dire del contratto con gli italiani, che ha completamente disatteso nonostante l'affermazione che non si sarebbe mai ricandidato se avesse mancato alla promessa fatta? Disatteso sull'abbattimento della pressione fiscale, la sicurezza, le pensioni minime". è partito lancia in resta, Bettini. "Guardi che al di là del fallimento politico di Berlusconi c'è anche una scarsa credibilità della candidatura in sé e gli italiani l'avvertono. In queste ultime settimane dobbiamo rendere ancora più forte il vero dilemma di questo voto che è in realtà una scelta diretta dei cittadini tra due leader assai diversi. Sono due alternative secche per il futuro del Paese. E con queste elezioni si pongono anche le condizioni per l'avvento di una nuova generazione di leader". Sta dicendo che Berlusconi è troppo anziano? "L'età media di tutti i capi di governo delle grandi democrazie occidentali si aggira tra i 53 e i 55 anni. Berlusconi ripropone la tradizione italiana per cui il potere resta nelle mani delle generazioni più vecchie. Non è una questione di mancanza di rispetto per l'età perché io penso che gli anziani possano dare utili consigli e un contributo straordinario di esperienza, ma è la constatazione della patologia politica italiana che sbarra il passo alle forze più innovative, creative e fresche. E Veltroni rappresenta questa boccata d'ossigeno verso il futuro. Mi permetto anche di dire che è un'altra patologia italiana riproporre se stesso per la quinta volta. Sono andato per curiosità a vedere se ci sono casi simili nel resto del mondo. Per carità, non voglio dire nulla di provocatorio, ma ho scoperto che il solo che ha avuto il coraggio o la sfrontatezza di candidarsi per per cinque volte è stato Jean Marie Le Pen". Anche Prodi non è giovanissimo. "Prodi ha avuto l'intelligenza e la prontezza di favorire il ricambio e sta dando, con i suoi ministri, una lezione di stile per la sobrietà con cui sta seguendo e aiutando la campagna elettorale". Allora è vero che volete nascondere lui e certi suoi ministri. "Ma no, a questo proposito mi dà l'occasione di rispondere a una battuta giocosa di Berlusconi sulla mia pancia, dietro la quale avrei nascosto Visco. Rispondo giocando: la verità è che ho provato a nasconderlo nella sua capigliatura ma purtroppo non ho trovato niente". Via la par condicio in cambio del duello tv, che ne pensa? "Al di là di queste proposte per incoraggiare Berlusconi, io penso sia naturale che, con regole precise e condivise da entrambi, ci sia il confronto. Su questo Berlusconi va a corrente alternata: fu lui a rifiutare l'incontro con Rutelli ma poi ha incalzato Prodi, e per ottenere il faccia a faccia ha detto che se il candidato dell'Ulivo si defilava era perché "evidentemente la paura può fare 90". Mi viene da dire a Berlusconi esattamente la stessa frase". Dite addio al buonismo? "Il buonismo non è la rinuncia alla battaglia politica. Da parte nostra non ci saranno mai - e sottolineo quel mai - attacchi offensivi sul piano personale. Quando il confronto entra nel vivo non è che si abolisce o distrugge la diplomazia: la si sospende, perché oggi è il momento di scelte alternative che debbono portare a risultati chiari". L'antiberlusconismo serve a conquistare gli incerti? "Via via sceglieranno di andare a votare. E lo faranno in proporzione maggiore per noi perché ormai sta emergendo che il Pd non è solo la somma di vecchi partiti, ma è qualcosa di veramente nuovo: è l'unità tra la sinistra democratica liberata dal massimalismo, il mondo del lavoro e la parte più intraprendente, creativa e perbene della borghesia italiana. E queste grandi forze sociali possono tirare fuori l'Italia dalla crisi e darle un futuro". Se il Pd va male, il segretario rischia. "Io davvero credo che ci sia una possibilità di vincere. Tuttavia se è decisivo vincere è altrettanto decisivo impiantare nella storia moderna italiana una grande forza riformista e democratica che si attesti attorno al 35 per cento. Sarebbe una rivoluzione con cui tutti dovrebbero fare i conti, al di là del risultato delle elezioni". E se doveste fallire l'obiettivo? "Veltroni ha già compiuto un atto coraggioso accettando la candidatura: sapeva quali rischi avrebbe corso. Ora sta conducendo una campagna elettorale generosissima che solo lui poteva rendere così convincente ed entusiasmante per il nostro elettorato. Dopodiché io non credo ai dirigenti che valgono per tutte le stagioni, siano essi vincenti o perdenti: questa è un'altra grande patologia italiana. è per questo che sottolineo che personalmente mi sento indissolubilmente legato alle sorti della sfida politica alla quale insieme a Walter e a tanti altri sto contribuendo". Maria Teresa Meli \\ Silvio per scherzo ha detto che dietro la mia pancia avrei nascosto Visco... Ho provato a nasconderlo nella sua capigliatura ma non ho trovato niente.

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Missione Letta in Vaticano: un <aiuto> per il Senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Il braccio destro del Cavaliere cerca appoggi al "voto utile": l'elettorato udc a palazzo Madama scelga Silvio Missione Letta in Vaticano: un "aiuto" per il Senato ROMA - Ora che la campagna elettorale ha imboccato i tornanti decisivi, i rapporti tra Berlusconi e Veltroni si sono interrotti. Dopo che per mesi hanno quotidianamente tenuto aperto il canale diplomatico, Gianni Letta e Goffredo Bettini hanno smesso di parlarsi. è un'interruzione dettata dalla contingenza, non una rottura delle relazioni, se è vero che i leader - come rivelano fonti autorevoli di Forza Italia - avrebbero avuto un contatto diretto nei giorni scorsi sullo spinoso tema di Alitalia. Dopo il 14 aprile ci sarà modo di riannodare i fili del dialogo, al momento le energie vengono concentrate sul duello nelle urne. E in questa fase l'agenda di Letta è zeppa di appuntamenti con le gerarchie ecclesiali, per assicurare il voto cattolico al Pdl. Il plenipotenziario del Cavaliere conosce gli umori di molti eminenti prelati, e sa - al pari degli "ambasciatori " democratici - che Oltretevere alcune decisioni del Pd non sono state affatto gradite: dall'accordo con i radicali, al trattamento riservato ai teodem Bobba e Binetti, trasferiti dal Senato alla Camera. Ma Letta ha avvertito che è l'Udc, il "partito di ispirazione cristiana" a raccogliere le maggiori simpatie. è soprattutto nel Lazio che le gerarchie ecclesiali possono vantare una fortissima influenza sull'elettorato cattolico, è dal Lazio che passa per Berlusconi la conquista di una netta maggioranza a palazzo Madama, ed è proprio nel Lazio che i centristi (e la Destra) potrebbero avere in mano le sorti del Cavaliere. Un risultato positivo di Casini (e di Storace) rischierebbe di consegnare a Veltroni il successo "regionale" al Senato. Non a caso ieri il leader dell'Udc ha definito quella del Lazio "la madre di tutte le battaglie". Perciò la missione Oltretevere è delicata: il tentativo degli emissari berlusconiani è persuadere gli interlocutori che - ai fini della governabilità - per palazzo Madama servirebbe "il voto utile". Insomma, all'elettorato cattolico vicino all'Udc si chiederebbe di "splittare" il consenso: alla Camera per Casini, al Senato per Berlusconi. Non si conoscono i risultati dell'operazione, è certo però che l'altro ieri a Roma - durante un ricevimento alla Casina Valadier - Letta è parso già proiettato dopo il 14 aprile. L'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che insieme al presidente dell'Antitrust Catricalà era l'ospite d'onore, si è spinto fino a tracciare gli obiettivi della prossima legislatura. Davanti a rappresentanti del Csm, magistrati, consiglieri di Stato e professori universitari, ha spiegato che "bisogna modernizzare il Paese", che "il prossimo governo dovrà fare ciò che il governo uscente non ha avuto il coraggio di fare", "dotare l'Italia delle infrastrutture che durante i 5 anni di Berlusconi erano state messe in cantiere, dalla Tav ai rigassificatori", "misurarsi con i problemi dello sviluppo energetico". "Sembrava si fosse già insediato a palazzo Chigi", ha commentato uno dei presenti. Ma la strada verso "la stanza dei bottoni" è ancora lunga per Berlusconi, viste le complicazioni del Senato. E visto che il simbolo del Pdl non è ancora noto a tutti: da un primo "test qualificativo " fatto su un fac-simile della scheda, è emerso il disorientamento degli elettori, specie di quelli di An che andavano a cercare la "fiamma ". Nel rush finale verso le urne, il Cavaliere aveva invece messo in conto che si sarebbe alzato il livello dello scontro con Veltroni. Se il Pd usasse l'arma dell'anti-berlusconismo, anche l'ex premier potrebbe iniziare a giocare pesante, adottando slogan già approntati dal suo staff, e mirati a mettere in difficoltà il rivale all'interno del suo stesso partito. "Veltroni si vergogna di Prodi", e "Veltroni ha fatto cadere Prodi", sono i concetti attorno a cui si sta lavorando. Il vantaggio nei sondaggi induce per il momento il Cavaliere a temporeggiare, ma ieri nella sua cartellina c'era in evidenza un passaggio dell'intervista concessa da Boselli a Vanity Fair, e nella quale il leader socialista spiegava che "non è stato solo Mastella a far cadere il governo ma anche Veltroni. Me l'ha detto Prodi". Una conferma, per Berlusconi, di quanto gli aveva raccontato tempo addietro il segretario del Pri Nucara, proprio dopo un incontro con il Professore: "Prodi mi ha spiegato che lui è stato l'unico a batterti per due volte, e l'unico che per due volte è stato buttato giù dai traditori. E Mastella - ha concluso - non è il traditore". Francesco Verderami.

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Niente Veltroni. E Vespa cancella Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere: prepotenti E' la solita prepotenza della sinistra". Il prepotente di sinistra in questione, secondo Berlusconi, sarebbe Veltroni. Che per un "capriccio" gli avrebbe impedito di partecipare, stasera, a "Porta a Porta". Su come sia la cosa, le versioni sono discordanti. Quella di "Porta a Porta" dice che Veltroni avrebbe prima dato la disponibilità a partecipare a una puntata oltre a quella già fissata per il 9 aprile. E dunque, per assicurare la par condicio, sarebbe stato messo in piedi un altro ciclo di trasmissioni con i candidati premier. Poi Veltroni avrebbe dato forfait per impegni elettorali, dicendosi, ieri, disponibile a rinunciare a una tappa del suo tour solo in caso di faccia a faccia con Berlusconi. Secondo il Pd, invece, già prima della settimana santa era invece stata comunicata l'impossibilità del leader di partecipare a un'altra puntata del programma oltre a quella del 9 aprile. Polemizzano il presidente della vigilanza Landolfi, che protesta per l'annullamento della puntata di stasera, e quello della Rai Petruccioli, che difende la scelta. Come che sia, la puntata odierna col Cavaliere è stata annullata (ricomparirà il 10 aprile). E il faccia a faccia non si farà perché Berlusconi non vuole.

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Il Pd: faccia a faccia o niente Salta il leader pdl da Vespa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il Pd: faccia a faccia o niente Salta il leader pdl da Vespa Ma il Loft lancia segnali: par condicio modificabile Veltroni si nega a "Porta a Porta" e la Rai annulla la puntata col rivale, che protesta: solita prepotenza della sinistra ROMA - Per il faccia a faccia sarebbe disponibile a scendere dal pullman in qualsiasi momento, ovunque si trovi, e raggiungere con il mezzo più veloce via Teulada. Ma senza duello niente da fare. Walter Veltroni rifiuta di andare da solo a Porta a Porta e, così facendo, blocca di fatto Silvio Berlusconi. O, meglio, fa scattare la par condicio. Perché questa sera il Cavaliere sarebbe dovuto apparire nel salotto di Bruno Vespa, ma in assenza di una presenza "compensativa", la Rai ha deciso di annullare tutto. La notizia arriva nel pomeriggio di ieri e fa gridare allo scandalo il Pdl. Denuncia Berlusconi: "è la solita prepotenza della sinistra che non cambia mai: valuteranno i cittadini, daranno i loro giudizi su questo fatto". E il portavoce Paolo Bonaiuti si meraviglia e protesta: "Ci dicono che Veltroni non potrà essere a Roma né questa settimana, né la prossima. Strano, perché l'offerta di questo giro di trasmissioni era stata avanzata proprio da lui e dal suo staff. E, comunque, i suoi capricci sono in grado di piegare il direttore generale e il presidente della Rai?". La redazione di Porta a Porta conferma che Veltroni è disponibile solo al faccia a faccia con il Cavaliere. Ma aggiunge anche che, prima di ricevere questo annuncio, due settimane fa era stata contattata dal portavoce del Pd, Piero Martino, per manifestare la disponibilità dello stesso segretario del Pd a partecipare ad una trasmissione, oltre a quella già fissata per il 9 aprile. Dal Loft del Pd si dà una versione leggermente diversa. Cioè: Porta a Porta sarebbe stata a conoscenza dell'indisponibilità di Veltroni già una settimana fa. E ieri, di fronte allo stop della Rai, sarebbe arrivata una nuova offerta: un collegamento in diretta il 2 aprile, quando Veltroni sarà in Sardegna. Proposta alla quale però lo staff di Veltroni ha detto di "no" per la difficoltà di intervenire a distanza, alla fine di una giornata considerata "faticosissima". Ciò non vuol dire che la par condicio piaccia al Pd. Nel Partito democratico cominciano infatti a spuntare opinioni decisamente contrarie. Europa, quotidiano dell'ormai ex Margherita, in un fondo apparso ieri, pur fissando il confronto diretto Veltroni-Berlusconi come condizione, sostiene che la legge sulla par condicio è "orrenda". E quindi da modificare nei primi mesi della prossima legislatura. Il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, è d'accordo: "Mi sembra una proposta assolutamente condivisibile: già con questa legge elettorale gli elettori sono espropriati perché non possono scegliere, poi con la par condicio si rende difficile anche il faccia a faccia". "Certo - aggiunge Pierluigi Castagnetti - nella prossima legislatura si può modificare quella legge". Mentre il dalemiano Nicola Latorre preferisce non parlarne: "Anche due anni fa c'era la par condicio, ma Berlusconi fece ugualmente il faccia a faccia con Prodi. Perché ora non accetta?". Roberto Zuccolini.

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Veltroni vara la svolta: all'assalto di Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Veltroni vara la svolta: all'assalto di Silvio Il leader punta al "30% e più di indecisi". E attacca il rivale su mafia, tv, età e alleati Realacci: "Noi vogliamo vincere e nei prossimi giorni diremo agli italiani che il passato che ritorna non è un'età dell'oro" DAL NOSTRO INVIATO ENNA - Dire che è diventato cattivo è forse troppo per uno che si è costruito con scrupolo quasi ossessivo l'immagine di campione italiano del buonismo, ma l'arrivo in Sicilia ha segnato per Walter Veltroni un punto di svolta. Il teorico dell'"io non ho nemici" ha abbandonato (a malincuore) il politically correct e ha cominciato a piazzare colpi a raffica, anche sotto la cintura. Enna, ore 18: "Il dibattito tv sono pronto a farlo anche sulle sue reti, ma non scappi, non abbia paura... ". Il tempo delle stoccatine bipartisan è finito, urge pescare voti nel pozzo profondo dei moderati incerti e allora tocca picchiare. "C'è un 30 per cento di indecisi e credo anche di più" fa di conto il segretario a Caltanissetta e rivela che nel rush finale, dopo aver rubato voti a Bertinotti, proverà a strapparne a Berlusconi. La pietra miliare del cambio di passo può essere simbolicamente posta ai cantieri navali di Trapani, luogo della folla più sparuta che abbia accolto il segretario dall'inizio del tour sul torpedone verde speranza. è lì, sull'estrema punta della Sicilia occidentale, che Veltroni ha paragonato Berlusconi allo spregiudicato armatore monarchico degli anni 50, Achille Lauro. è lì che ha dato del nonnetto al favorito, osservando malevolo che la successiva tappa agrigentina sarebbe stata la numero 72, come gli anni di Berlusconi. Ma è a Palermo che l'ex buonista integralista ha provato a trascinare il favorito nella polvere dello scontro diretto. Lo ha colpito sulle alleanze e ha osato quanto mai nessuno prima, affermando (sia pure indirettamente), che la mafia è cosa loro, dei Cuffaro e di chi con l'ex governatore dell'isola ha deciso di venire a patti elettorali. Non pago, ha dipinto Berlusconi come uno showman dei palazzi: "In tv ha detto una cosa che è lo spettacolo della politica quando diventa cabaret, a chi gli chiedeva perché in Sicilia si fosse alleato con Cuffaro ha risposto che lui si è alleato con Lombardo ed è Lombardo che si è alleato con Cuffaro!". Nulla gli perdona, nulla tralascia il Veltroni nuova maniera. A Caltanissetta sposa la causa dei coraggiosi imprenditori antiracket, annuncia un piano in dieci punti per battere la mafia e torna a menare sulla "destra che ha fatto male alla Sicilia". Una strategia da predestinato alla sconfitta, che ha visto sfumare il sogno della "più grande rimonta della storia politica" e si affanna a mobilitare i suoi? I teorici del veltronismo dicono che no, semplicemente, spiega Ermete Realacci, "noi vogliamo vincere e nei prossimi giorni diremo agli italiani che il passato che ritorna non è un'età dell'oro". Non demonizzare, insomma, non significa che non si fa a botte. Giorgio Tonini lo dice con altre parole ma il concetto è lo stesso: "è ora di tirare fuori la nostra aviazione, continueremo a mettere i puntini sulle i e ad avvertire gli italiani, occhio che torna quello lì...". Per quanto non si stanchi di dire che il Pd può vincere e di evocare sondaggi che lo danno in ripresa, adesso anche Veltroni comincia a temere che "quello lì" si appresti a tornare davvero. Lo dice l'enfasi con cui ieri, a ogni comizio, ha evocato lo scenario del pareggio al Senato, impugnando uno studio di Ipr per Repubblica.it. "Se gli va di lusso avranno 3 o 4 seggi di vantaggio, ma non gli andrà di lusso...". Parole di incoraggiamento, certo, ma da cui traspare il sospetto che Veltroni guardi al pareggio come all'unico risultato a portata di mano. "In Sicilia è durissima - ammette il ministro Beppe Fioroni -. Anzi, in tutto il Sud è durissima...". Monica Guerzoni.

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7 marzo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3 categoria: BREVI 7 marzo Veltroni in campagna elettorale: "Conosco i miei polli e non resisteranno. Ma io non risponderò, perché non voglio parlare di Berlusconi ma degli italiani e dei loro problemi".

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Volare bassi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scripta manent Volare bassi Luca Fazio E' una questione di punti di vista. "Sono moderatamente gelosa, so che Walter non risparmia un'occhiata a una bella donna", confessa Flavia Veltroni su la Repubblica. "Silvio vede le donne solo orizzontali", giura Daniela Santanchè sul Corriere della Sera. Restiamo sui due quotidiani più importanti per registrare un'altra preoccupata convergenza di sguardi: pare che la cordata nostrana per Alitalia stia quagliando in qualcosa di più sostanzioso delle solite bufale berlusconiane. Sul giornale che fu di Scalfari, Claudio Tito sbircia nel "retroscena" per ammettere che forse qualche nome comincia a spuntare, "riflessioni che per ora non si sono trasformate in fatti, ma che fanno capire quanto il Cavaliere sia deciso a non rinunciare tanto facilmente al suo progetto". Cattiva la vignetta di Ellekappa. Domanda: "Cosa ci fanno quelli di Rifondazione in cordata con Berlusconi?" Risposta: "Gli assistenti di voto". Da via Solferino, con l'analisi di Massimo Franco - "La cordata del silenzio" - fanno sapere che la vicenda, l'unica di una qualche concretezza in questa surreale campagna elettorale, è destinata comunque a favorire Berlusconi. "Quella trattativa in bilico è una manna per un Pdl deciso a risucchiare Veltroni nell'orbita prodiana; a cancellare la discontinuità che l'ex sindaco di Roma ha cercato di sottolineare fin dall'inizio". E ancora: "Il centrodestra è aiutato dalla riapertura della trattativa fra Af-Klm e sindacato. Gli permette di accusare Prodi di voler svendere Alitalia". Meno sfumata l'opinione di Tito Boeri che su La Stampa scrive di "scenario terrificante" per i contribuenti italiani: "Oltre il danno di scoprire che non hanno salvato la patria, ma Alitalia, avranno la beffa di vedersi condannare a pagare più tasse per volare a prezzi più alti". Su con la vita, cambiamo argomento. Basta respirare forte il titolo de l'Unità che come sempre sprizza felicità in prima pagina, "Pd: da luglio 400 euro in più ai pensionati". Meno sbilanciata la doppia pagina sulle pensioni del Corriere della Sera, che vola basso illustrando i due "piani" alternativi per poi liquidarli con un corsivetto di Enrico Marro: "Ora Pd e Pdl a due settimane dal voto tirano fuori dal cassetto misure varie, le legano col copia e incolla e le lanciano nella campagna elettorale. Proposte, quindi, da prendere con le molle". La difesa d'ufficio de la Repubblica viene affidata a Massimo Riva, che si offende per lo stile degli avversari: "E' bastato che Veltroni indicasse l'esigenza di un adeguamento del potere di acquisto dei trattamenti di quiescienza più miseri per scatenare una vera e propria canea di polemiche e insulti. Senza che nessuno si sia preso almeno la briga di replicare nel merito alle proposte illustrate dal leader del Pd". Qualcuno c'è e scrive su Liberazione. La tesi è semplice: aumentare le pensioni è giusto, ma perché non farlo subito? "Il governo di centrosinistra c'è ora e - grazie al famoso tesoretto - ci sono anche i soldi per aumentare le pensioni più basse. Allora è molto strano che il capo del principale partito di governo dica "aumenterò le pensioni ma non adesso: le aumenterò dopo aver perso le elezioni". Perché questo è il teatro dell'assurdo, non è una campagna elettorale". A proposito di teatro, due cartoline dalla capitale, dove Pd e Sinistra Arcobaleno corrono a braccetto. Bertinotti a Cinecittà: "Occupare e requisire case sono atti di umanità". Rutelli all'Esquilino: "Linea dura sui romeni: non sarò buono con quelli cattivi".

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13 marzo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3 categoria: BREVI 13 marzo Veltroni e la battuta di Berlusconi alla precaria: "Non voglio fare polemica, ma racconta della lontananza del mio avversario" (nella foto a con la precaria Mercandel).

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Calearo: Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da noi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Il Forum sul "Corriere.it" Incontri digitali su Massimo Calearo Calearo: Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da noi MILANO - Alitalia? "Non mi scandalizzerei se fallisse perché è successo già in altri Paesi. E poi si è sempre ripartiti con una società nuova ". Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica e oggi numero uno della lista del Pd alla Camera in Veneto, fa appello agli esempi internazionali nella videochat con i lettori di Corriere.it. "E' successo a Swiss Air e Sabena, è successo negli Usa e le cose si sono risolte - ha osservato - ma che sia il Pd a dire più mercato e guardare ad un sistema aperto dimostra quanto sia più moderno rispetto a chi vuole barriere doganali e nuove Iri". Poi il confronto sui temi elettorali prende la mano. Da uno a dieci, "mi sento vicino a Veltroni almeno 9 e mezzo". E da Berlusconi, "sono distante -3". Calearo non si riconosce "in questa destra fatta per fusioni decise da una sola persona". In passato ha apprezzato alcune posizioni della Lega, ma il partito di Bossi ("che non ho mai votato") lo ha deluso perché capace "sempre di grandi proteste ma mai di proposte e ogni volta che ha gestito qualcosa ha combinato disastri". E oggi guarda a Veltroni come ad un Blair italiano e al Pd come "l'unico vero atto di coraggio nel nostro sistema politico". Anche per questo si sente lontanissimo dal politico-imprenditore per antonomasia, Silvio Berlusconi, che ha il difetto di essere indiscusso capo della sua parte politica. E oltretutto c'è la questione del conflitto di interessi: "Se capitasse a me lo risolverei già il giorno dopo lasciando tutti gli incarichi nella mia impresa". Nella sua ultima dichiarazione dei redditi ha dichiarato un imponibile di 197 mila euro, si dice d'accordo con la proposta del compenso minimo di mille euro per tutti i contratti: "Pagare una persona meno di quella cifra significa solo crearle difficoltà, ma anche essere imprenditori fuori mercato". L'ex leader di Federmeccanica vede la necessità di spostare tutto sulla contrattazione di secondo livello ("i soldi veri vanno dati in azienda"), riconosce la validità della legge Biagi ("va completata con gli ammortizzatori sociali, ma ha portato benefici a imprese e lavoratori") e dice no all'abolizione dello Statuto dei lavoratori, "che però va rivisto e adeguato ai tempi". Alessandro Sala Incontri digitali Giuliano Ferrara in videochat oggi alle 11,30 Inviate le vostre domande già dalle 9.

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Di FABIO ROSSI La sicurezza al centro. Dell'attenzione dei cittadini e del programma del (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABIO ROSSI La sicurezza al centro. Dell'attenzione dei cittadini e del programma dell'Udc. Che parte dagli uomini delle forze dell'ordine e dalla candidatura del segretario generale del Siulp, Oronzo Cosi, al Senato. Anche perché, come ricorda il candidato premier Pier Ferdinando Casini, "quella nel Lazio è la madre di tutte le battaglie, dobbiamo recuperare un solo punto". Casini ne è convinto: "Senza di noi non si governa l'Italia - sottolinea il leader dell'Udc - Quando saremo determinanti sia alla Camera che al Senato, gli italiani saranno più sicuri perché sanno che noi non verremo mai meno al patto elettorale". La candidatura di Cosi, segretario del principale sindacato di polizia, è un segnale di grande attenzione verso le forze dell'ordine, "quegli uomini e quelle donne che rischiano la vita per difendere lo Stato e i cittadini - dice Casini - Ma quando si ricordano le stragi degli anni di piombo si ascoltano soltanto le voci degli ex terroristi, cattivi maestri che troppo spesso vanno a sedersi nel nostro Parlamento". Il leader del partito centrista si è scagliato contro il cosiddetto voto utile che gli elettori dovrebbero, secondo Veltroni e Berlusconi, attribuire a Pd e Pdl. "I cittadini non hanno portato il cervello all'ammasso, per cui la gente ragiona e capisce - sottolinea Casini - Il voto utile lo decide da sé, non risponde alle oligarchie dell'informazione e della politica". Troppo condizionata, quest'ultima, dal trasformismo che il leader dell'Udc definisce il "tumore della politica". Una "colpa" di cui si è macchiato Berlusconi che "ha riempito le liste di trasformisti". Ma anche il segretario del Pd: "Non c'è berlusconiano di più stretta osservanza di Veltroni - dice il leader Udc - Basta vedere che tipo di campagna elettorale ha fatto, dicendo tutto e il contrario di tutto". E poi sui candidati: "Ho il massimo rispetto per la categoria delle ballerine - argomenta l'ex presidente della Camera - Noi però non candidiamo ballerine, ma persone che conoscono davvero i problemi della gente". A spiegare il programma sulla sicurezza dell'Udc per la Capitale è il candidato sindaco Luciano Ciocchetti: "Roma è diventata una delle città più insicure di Italia, una città in cui il sindaco ha abbandonato ogni tipo di investimento sulle forze dell'ordine. Nel nostro programma la sicurezza è invece una priorità". In questa città, continua Ciocchetti, "bisogna ricostruire un forte rapporto con le forze dell'ordine, per dare più sicurezza ai cittadini: per questo serve un grande investimento". Secondo il candidato sindaco, nella capitale bisogna coinvolgere "i vigili urbani nella sicurezza, ma anche organizzare delle unità territoriali di municipale" per presidiare i territori, coordinate da polizia e carabinieri. Poi bisogna "illuminare tutte le stazioni delle metropolitane e creare un circuito di telecamere collegate alle stazioni delle forze dell'ordine". Ciocchetti chiede "più fondi per le forze dell'ordine e meno tagli in Finanziaria" ma anche "una norma che stabilisca che gli extracomunitari che vengono nel nostro paese per rimanerci devono dimostrare di avere una residenza ed un lavoro". A Roma, continua il segretario regionale dell'Udc, "noi vogliamo ricostruire la capitale della cristianità ma senza sicurezza non sarà possibile pensare a percorsi nuovi: quelli di una città solidale, libera e aperta". Ciocchetti parla quindi di integrazione, una politica che secondo il candidato sindaco deve essere fatta "solo per chi viene in Italia per crescere e per lavorare" non per chi "costruisce baraccopoli, per chi manda i bambini a fare accattonaggio e per chi sfrutta". "Il fattore umano deve essere al centro di ogni riforma della sicurezza - argomenta Cosi - Le forze dell'ordine devono essere messe in condizione di essere più motivate e più efficienti, fornendo a chi lavora in questo fondamentale settore i mezzi necessari per garantire la sicurezza dei cittadini". Alla presentazione del programma della sicurezza ha partecipato anche Alessandra Borghese, capolista dell'Udc al Senato nel Lazio.

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L'impossibilità di una campagna <bon ton> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-27 num: - pag: 50 autore: di MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE LA SVOLTA DI VELTRONI L'impossibilità di una campagna "bon ton" SEGUE DALLA PRIMA è una metamorfosi allo stato nascente, che Veltroni per ora sembra subire, più che volere. Ma il cambio di passo appare inevitabile, di qui al 12 aprile. Significherebbe la fine dell'illusione di una campagna all'insegna del dialogo e del "bon ton"; e l'impossibilità, anche per un centrosinistra moderato, di presentarsi come postberlusconiano, più che antiberlusconiano. Rimane da capire se accettando la "strategia della mischia" perseguita dal Cavaliere, i vertici del Pd riusciranno a recuperare voti. Finora, Veltroni ha lavorato soprattutto per riacciuffare quelli perduti per strada da Romano Prodi. Partiva da un meno 22 rispetto al fronte berlusconiano, e adesso accredita un distacco ridotto a circa 4 punti percentuali: anche se Berlusconi non smette di ripetere che si tratta di una rimonta bugiarda. La diatriba numerica è stucchevole solo in apparenza. Il leader del Pd cerca di smentire la vulgata di una vittoria del centrodestra solo da formalizzare: vuole far passare l'idea che la partita è ancora aperta. Per questo denuncia la tendenza che ritiene di vedere nei massmedia, a considerare ogni uscita di Berlusconi come una trovata geniale: perfino quando gli appare soltanto uno scivolone. E contesta la tesi di un'Italia nostalgica del Cavaliere. Può darsi che abbia una parte di ragione, su questo punto. Il suo problema è che non può ammettere esplicitamente la delusione e l'irritazione nei confronti del governo Prodi: un malessere che spiega l'ondata di ritorno berlusconiana. Veltroni si trova nella condizione scomoda di chi non può sconfessare il premier dimissionario; e subisce l'attacco convergente di Berlusconi e del Prc. Il Cavaliere gli dà del "comunista riciclato ", e Fausto Bertinotti cerca di impallinarlo da sinistra: si tratti di Alitalia o pensioni. Per questo, è nelle cose un doppio irrigidimento veltroniano di qui al voto. Le battute di due giorni fa sull'età avanzata di Berlusconi sono un piccolo indizio, come lo è la rivendicazione della rottura con l'estrema sinistra. Il tentativo è quello di dimostrare che il Pd è nemico dei "due conservatorismi ", incarnati secondo Veltroni dal Pdl e dal Prc. Si tratta di un'offensiva tesa soprattutto a bloccare la fuga di una parte dei voti del Pd verso l'Arcobaleno bertinottiano. L'elettorato ex ulivista vuole parole d'ordine forti. E non ha mai compreso fino in fondo dove andasse a parare la voglia veltroniana di dialogo con Berlusconi sulle riforme istituzionali. Con le elezioni alle porte, l'incomprensione può diventare distacco e astensionismo. I vertici del Pd sembrano temerlo sempre di più. E forse calcolano che solo una dose massiccia di "allarme" per la prospettiva del ritorno di Berlusconi al governo può scuotere il serbatoio degli indecisi. Ma si tratterebbe di una scelta destinata ad indebolire la novità del veltronismo; ed a fargli ripercorrere strategie che la sinistra ha già adottato, col risultato di perpetuare il potere del Cavaliere. Ribadendo che il vantaggio del Pdl è irraggiungibile, Berlusconi lucida il proprio mito un po' sbiadito. Sa che dare per scontata la sconfitta della ex Unione prodiana, e in primo luogo del Pd, significa scoraggiare la mobilitazione inseguita da Veltroni; ed ostentare una forza che probabilmente è frutto in primo luogo della debolezza avversaria.

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ROMA - Se Veltroni e Berlusconi scappano al confronto è perchè hanno idee deboli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ROMA - "Se Veltroni e Berlusconi scappano al confronto è perchè hanno idee deboli". "Saremo determinanti al Senato". "Noi candidiamo persone in carne ed ossa non ballerine". Parla nella sede del Siulp Pier Ferdinando Casini mentre presenta il candidato dell'Unione di centro Oronzo Cosi ex segretario del maggiore sindacato di Polizia. Non risparmia attacchi al Pdl così come al Pd. Spiega Casini: "Veltroni e Berlusconi non a caso scappano dai confronti tv con la scusa che sarebbero confronti troppo ampi. Ma della democrazia non bisogna avere paura. Chi ce l'ha dimostra che le sue ragioni sono deboli". Quindi rivolto a Veltroni dice: "Fino a ieri proclamava le virtù della par condicio e oggi si adatta al dialogo con Berlusconi per svuotarla. È il vecchio doppiopesismo della sinistra e in questo la sinistra di oggi è peggio di quella di ieri, perchè ieri almeno avevano degli ideali da difendere". Avverte poi il candidato premier dell'Unione di centro: "Senza di noi l'Italia non si governa. Quando saremo determinanti alla Camera e al Senato, come dicono i sondaggi, gli italiani saranno più sicuri perchè sanno che non verremo meno al patto stipulato con loro". Già, i sondaggi sul Senato diffusi ieri assegnano proprio all'Unione di centro dai 10 ai 13 seggi. E non a caso Berlusconi ripete l'invito a Casini di allearsi dopo il voto per governare. E ora ci si mette pure Umberto Bossi che, chiede, "in caso di pareggio tra Pd e Pdl. Con lui (Casini ndr) si può ristabilire un rapporto". Annuncia Casini: "Quella nel Lazio è la madre di tutte le battaglie, dobbiamo recuperare un solo punto". E riferisce che "in Veneto i sondaggi sono ottimi e dicono che abbiamo già superato il muro dell'8%. Per questo vi chiedo anche nel Lazio un impegno straordinario". Poi si dichiara contrario ad una commissione di inchiesta sui fatti del G8: "La magistratura non deve essere indulgente con nessuno, perchè nessuno è al di sopra della legge, ma chiedere una commissione d'inchiesta significa delegittimare l'operato delle forze dell'ordine e questo è inaccettabile". P.Or.

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ROMA Voglio duellare pure Io. E anche Io. E Io, Io, Io... Quanta voglia di facci (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ROMA Voglio duellare pure Io. E anche Io. E Io, Io, Io... Quanta voglia di faccia a faccia in questa campagna elettorale così moscia e sonnolenta, anche a causa della mancanza, appunto, dei faccia faccia a faccia. Se si facessero tutti, fra i dodici candidati premier, ci dovremmo sorbire - ma magari sarebbe un piacere - una cinquantina di duelli da pollaio tivvù. E comunque, a Francesco Storace piacerebbe tanto una lotta corpo a corpo con Gianfranco Fini. Infatti lancia il guanto di sfida: "Lui è uno che non si conta e non si confronta mai. Questo non è mica bello! Non è mica democratico!". Fausto Bertinotti mira a sfidare Veltroni, "in un eventuale duello televisivo", e non Berlusconi. Come mai? "La sfida con Veltroni sarebbe interessante perchè consentirebbe di capire chi è più efficace come alternativa alla destra". E chi vorrebbe sfidare Pier Ferdinando Casini? Veltrusconi, cioè Berlusconi più Veltroni? Sì. Ma non potendo fare l'uno contro due, fra quei due il Pier preferirebbe vedersela - per sottrargli voti moderati - con l'ex alleato Silvio. E il barbutissimo comunistissimo duro e puro, Marco Ferrando, candidato a Palazzo Chigi per la sinistra più di sinistra che esista, dovrebbe preferire uno scontro con l'odiato Berlusconi affamatore del popolo e Orco di Arcore piuttosto che una partita a due contro il suo simile Bertinotti o contro Veltroni. E invece? "Vorrei sfidare Walter e Fausto!", annuncia Ferrando. Insomma, che bello duellare con il più vicino a te. Che gusto incrociare le armi non con il nemico assoluto, ma con il nemico relativo. Che piacere mettersi a far baruffa televisiva con quello che ha i voti simili ai tuoi e dunque più passibili di venir rubati dal ladro che parla la stessa lingua della vittima. Il faccia a faccia prediletto si gioca allora, quasi, in famiglia. Perchè è lì che i consensi possono passare da una stanza all'altra della casa. Mentre sarebbe impossibile, in un eventuale duello fra Casini e Bertinotti, che la suorina simpatizzante per l'Udc faccia abiura in favore del subcomandante Fausto perchè affascinata dalle sue teorie sull'austro-marxismo o che il katanga da centro sociale si faccia democristianone perchè ammaliato dalle disquisizioni di Pier sulla meritocrazia o sul ritorno ai valori della famiglia. Al grido di "sfido chi m'è più vicino", si vogliono sfidare tutti (a parte il Cavaliere). E questa pazza voglia di duelli ("A Fini chiederei", dice Storace: "Perchè rinunciare ad essere di destra e poi candidare la Mussolini, ritirare fuori Ciarrapico che più di Mussolini sembra Aldo Fabrizi sotto smentite spoglie e poi fare dichiarazioni anti-fasciste che neppure Nunzio D'Erme?") nasce dall'esigenza di voler dimostrare agli elettori che l'idea di bipartitismo diffusa da Walter e Silvio non corrisponde alla realtà. E che i contendenti sono tanti, tanti i partiti, tante le facce da faccia a faccia. Ma non si sa, realmente, quanti voti sono capaci di spostare questi duelli tivvù e se siano in grado di convincere gli indecisi. Spesso immobili nel loro culto del celibato politico, perchè, come avvertiva il saggio Nicolas Chamfort nel 1780: "Qualunque partito tu prenda, te ne pentirai".

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ROMA Silvio era pronto. Walter doveva esserci. E Bruno Vespa li aspettava entrambi, prima il Cavali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ere e poi Veltroni, per una doppia puntata di "Porta a Porta". Oggi con l'uno e subito dopo con l'altro. E invece... Invece il leader del Pd - spinto dalla sua tanta voglia di faccia a faccia contro Silvio nella medesima serata e nello stesso show dove confrontarsi contemporaneamente e ad armi pari - ha deciso che o il confronto è diretto o niente. Insomma Walter andrebbe nel salotto di Vespa se potesse sfidare il Cavaliere, ma nell'impossibilità di farlo - viste le regole di questa campagna elettorale plurale e non a due - preferisce rinunciare alla propria esibizione. Veltroni dice no a Vespa e Vespa, per par condicio, ha dovuto abolire anche la puntata con Berlusconi. Il quale insorge: "Su "Porta a Porta", la solita prepotenza della sinistra". E Veltroni: "Io voglio il faccia a faccia. Dove lui vuole, come lui vuole, quando lui vuole. Anche sulle sue reti Mediaset, ma il mio avversario non scappi". Il portavoce berlusconiano, Paolo Bonaiuti, protesta: "Dobbiamo pensare che i capricci di Veltroni, che dice di non poter essere presente nè questa nè la prossima settimana, siano in grado di piegare le indicazioni della Rai, il suo presidente, il suo direttore generale? Questa par condicio la dobbiamo rispettare solo noi? A queste domande risponda Viale Mazzini". Intanto "Porta a Porta" racconta come sono andate le cose, in un comunicato ad hoc: "Il diverso peso di partiti e coalizioni prevedeva un confronto con altro interlocutore per Bertinotti e Casini e una presenza singola per Berlusconi e Veltroni. Quando gli altri tre interessati avevano dato la loro disponibilità (Bertinotti ha incontrato Di Pietro, Casini incontrerà Maroni lunedì prossimo), Veltroni ci ha fatto sapere che i suoi impegni non gli avrebbero consentito di partecipare in nessuna data possibile". Nel Pd - dove Roberto Cuillo, che si occupa dell'Informazione del partito osserva: "Il comportamento di Vespa è stato corretto e gli va riconosciuto. Veltroni ha smascherato l'ipocrisia di Berlusconi e della destra" - il portavoce Piero Martino spiega: "Il 9 aprile Veltroni sarà a Porta a Porta e il 10 ci sarà Berlusconi. Però, la redazione ci ha poi comunicato che il 27 marzo Berlusconi sarebbe stato in trasmissione, ma Veltroni in questi giorni a causa dei suoi impegni non potrà andare nel salotto di Vespa e abbiamo dovuto dire di no". Quindi, Silvio è rimasto solo ma solo non può rimanere e allora (per il momento) niente Vespa per entrambi. Anche se Landolfi, presidente della Vigilanza Rai, non è d'accordo ("Ingiusto annullare "Porta a Porta". Il Pd mandi un altro suo esponente") e il numero uno di Viale Mazzini, Petruccioli, gli risponde: "L'Azienda s'è preoccupata di salvaguardare la parità di trattamento" per i due candidati premier. Ma poi, separatamente, il 9 e 10 da Vespa vedremo sia Silvio sia Walter, e in quella occasione - secondo il "Velino" - Berlusconi firmerà il nuovo "Contratto con gli italiani", in cinque punti. Quanto sposti realmente in termini di voti un faccia a faccia in realtà nessuno lo sa, e c'è chi spara che un duello può valere tre punti elettorali e chi invece tende a minimizzare la capacità che questo tipo di show può avare nell'orientare le scelte politiche dei telespettatori. Di fatto, "io sono capace di stracciare chiunque in un faccia a faccia" - annuncia Silvio - e Walter: "Lo aspetto. Scelga luogo e modalità". E il voce del loft, Franceschini: "Berlusconi scappa perchè ha paura". E Bonaiuti: "Berlusconi non ha affatto paura". Il duello, molto probabilmente, non si farà. Mai mai dire mai. M.A.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-27 num: - pag: 72 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Pd-Pdl, fine della diplomazia Walter Veltroni cambia i toni e attacca Silvio Berlusconi: sfugge il confronto. La replica è l'accusa di stalinismo. Ma il braccio destro del leader del Pd, il coordinatore Goffredo Bettini, sostiene che solo il leader del Fronte nazionale francese, Le Pen, "si è candidato 5 volte". Berlusconi su Alitalia Berlusconi rilancia la "cordata italiana " e sostiene che sia una prospettiva concreta: "Ci sono alcuni nomi di imprenditori impegnati su questo fronte che non posso fare per dovere di riservatezza. Fra qualche giorno questi nomi saranno conosciuti da tutti, perché faranno certamente un'offerta impegnativa ". D'Alema e la mozzarella Un allarme "eccessivo e immotivato": i campioni di mozzarella di bufala campana risultati positivi alla diossina sono "limitati" e il blocco da parte di Corea del Sud e Giappone è di tipo "preventivo", in attesa cioè di chiarimenti. Il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema e i vertici del ministero della Salute invitano a non alimentare la psicosi della "mozzarella di bufala alla diossina". Esteri Sarkozy a Londra Visita a Londra per il presidente francese Nicolas Sarkozy e la moglie, Carla Bruni. Elisabetta II ha preparato un'accoglienza riservata solo agli ospiti di rango: il presidente ha percorso gli ultimi metri verso Windsor a bordo di una carrozza assieme alla regina, mentre Carla ne ha divisa un'altra con il principe Filippo. Cronache Il caso Meredith Amanda Knox e Raffaele Sollecito erano a casa di Meredith la sera in cui la studentessa fu uccisa. Rudy Hermann Guede, in carcere per l'omicidio di Meredith, ha detto oggi di riconoscere nel ragazzo che ha visto e nella ragazza di cui ha udito la voce gli altri due indagati. L'iceberg gigante Un iceberg di 41 chilometri di lunghezza e 2,5 chilometri di larghezza si è staccato dalla banchisa del Wilkins Ice Shelf, un'area che gli scienziati avevano previsto sarebbe collassata tra non meno di quindici anni. La causa del collasso, dicono gli esperti, è il cambiamento climatico. Cultura Parla Bret Easton Ellis Intervista allo scrittore che nel 1985 si rivelò con "Meno di zero" e diede un'impronta agli anni Ottanta letterari. Bret Easton Ellis rimpiange quegli anni: "Mi sentivo immortale. Oggi leggo per vivere". Sta lavorando al nuovo romanzo, "Imperial Bedrooms", che uscirà nel 2010 ed è la continuazione di "Meno di zero": "Ma non ho più idee, sarà l'ultimo libro". Spettacoli Muti: salvare le bande Riccardo Muti e le bande. Il maestro, in giugno, al Ravenna Festival, dirigerà per la prima volta una banda: "un atto d'amore", sostiene, per un'espressione della cultura musicale diffusa che rischia di estinguersi. E' morto Richard Widmark Nella sua casa in Connecticut, è morto l'attore americano Richard Widmark; aveva 93 anni. Ritiratosi dalle scene a 76 anni, è stato una delle grandi star del dopoguerra. Tra i suoi film, "Il bacio della morte" (1947), "Coma Profondo", "Assassinio sull'Orient Express ". Sport Spagna-Italia 1-0 Amichevole pre-Europeo: a Elche la Spagna batte l'Italia di Donadoni 1-0.

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Senato, guerra di numeri Berlusconi-Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Avrò 30 seggi in più, Walter stalinista". La replica: sei in affanno, se ti va di lusso ne avrai 3-4.

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ROMA Come fa politica una donna davvero di destra, che, alla maniera di Ciarrapico, non abiu (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIA TERRACINA ROMA Come fa politica una donna davvero di destra, che, alla maniera di Ciarrapico, non abiura il fascismo? "Certo non in orizzontale, come vorrebbe Berlusconi, che le donne le vede sempre sdraiate, ma con il petto in fuori e la schiena dritta", ammonisce la candidata premier Daniela Santanchè, protagonista di una campagna elettorale all'arrembaggio. "Per decenza faresti bene a tacere, visto che rappresenti la perfetta incarnazione della donna politicamente orizzontale. Sei grotetsca e ti sei sempre piazzata in Parlamento grazie ai tuoi protettori", la rimbecca la leader di Azione sociale, Alessandra Mussolini, in lista con il Pdl con il Cavaliere e Fini. "Non polemizzo mai con le donne per principio- cerca di essere diplomatica la punta di diamante della Destra, che poi però esplode: "Orizzontale sarai tu". E' solo l'antipasto di un botta e risposta in cui viene tirato in ballo soprattutto Benito Mussolini. Cosa che alla faccia del rinnovamento della politica, provoca lo scandalo di Teodoro Buontempo che predica: "Lasciate fuori dai battibecchi un uomo come lui che ha fatto la storia dell'Italia". "Credo che il nonno di Alessandra, Benito, si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi ha definito "il fascismo il male assoluto"", va alla carica la Santanchè, che sottolinea come "le italiane sanno bene come Berlusconi consideri le donne, c'è tutta una pubblicistica a dimostrarlo". Apriti cielo. Se c'è una cosa che non si deve toccare all'onorevole Mussolini è il duce-nonno. E poichè oltre che "nipotina" per parte di padre è anche napoletana per via della madre, Maria Scicolone, risponde raccontando un sogno rivelatore sulle doti politiche della rivale nei cuori di destra. "Proprio stanotte mio nonno Benito che mi ha detto cosa pensa della Santanchè..", avverte. Ma la candidata premier della lista di Storace e Buontempo non si fa zittire e spedisce una simbolica lettera all'ex collega di partito. "Te lo rivelo io cosa ti ha detto in sogno tuo nonno- dice ironicamente- mia amatissima nipotina, non dovevi essere proprio tu e non la Santanchè a ricordare agli italiani, come ha fatto oggi a Napoli con la schiena dritta e il petto in fuori, che senza Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l'Inps, i diritti per le donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D'Annunzio, la grande architettura e le grandi bonifiche?. Ma ti perdono, carissima Alessandra, perchè non sai quello che fai e con chi stai. Ma ricorda che senza Mussolini neppure il tuo Fini sarebbe mai esistito politicamente". Controreplica della Mussolini, la quale rivendica a sè quei meriti politici che, a suo dire, la Santanchè neppure si sogna. "Quando lei organizzava scodinzolante convegni a favore dell'ingresso di An nel Ppe e il suo attuale capo pensava al Laziogate - ricorda - io venivo eletta con oltre 130.000 preferenze in Europa. Perciò, non giochi con il fascismo e sulle cose fatte da mio nonno, sono argomenti che sono nella storia e troppo seri per lei. Non basta una lettura veloce del Bignami o un appunto scritto da altri per poterne parlare ad una abituata al Billionaire. Lasci stare i Mussolini e pensi piuttosto alla sua famiglia - conclude - della quale evidentemente si vergogna visto che nasconde il cognome Granero". Toni dialoganti? Scambio di idee politicamente corrette? No grazie. In un pomeriggio di fuoco le pasionarie degli ideali di destra esibiscono artigli, privati della diplomatica fodera di velluto, e seppelliscono il nuovo "fair play" che cercano di esibire Berlusconi e Veltroni.

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Dal nostro inviato ENNA Tranquilli, ca' vincemu nuiautri , vaticina (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

NINO BERTOLONI MELI dal nostro inviato ENNA "Tranquilli, ca' vincemu nuiautri", vaticina sicuro Vladimiro Crisafulli per gli amici Mirellino vero pezzo da novanta del Pd ennese, provincia centrosinistrorsa in un mare di destrorsi. Ed Enzo Bianco accorso dalla vicina Catania al comizio di Walter si spinge più in là: "Se blocchiamo l'espansione di Lombardo oltre il catanese, la partita si può giocare". Sarà per questa poco larvata euforia, sarà per le aspettative, sarà per qualche sondaggio malandrino, fatto sta che Walter Veltroni si presenta nella piazza di Enna e nonostante gli zero gradi riscalda i cuori nella speranza. Attacca: "Un sondaggio odierno dà il pareggio al Senato, bene che vada al Pdl, se vince, otterrà quattro-cinque senatori di scarto, in breve non si potrà governare". "Non è vero, sono i soliti stalinisti, abbiamo trenta senatori di vantaggio", gli dà sulla voce Silvio Berlusconi che per l'occasione ritocca al rialzo di una decina i parlamentari in più. "Se sarà stallo al Senato, poi non si dica che è stata colpa di tutti. Nossignori, la responsabilità è stata di chi non ha voluto dire sì alla bozza Bianco, di chi non è riuscito a mostrarsi statista", incalza Veltroni e la folla gradisce. La campagna elettorale si scalda e il leader del Pd sente che le due settimane che restano possono diventare il trampolino della rincorsa finale. Via dunque i toni felpati, in soffitta la sfida tra gentiluomini, è il momento di picchiare sodo. "Cafudda, cafudda", lo incitano dalla sala (colpisci duro, in dialetto). Due i colpi in canna di Veltroni: tampinare incalzare punzecchiare il Cavaliere sul confronto televisivo ("facciamolo dove, quando e come vuole, anche sulle sue reti, ma non sfugga") e rivoltare il coltello nella piaga aperta del centrodestra: la lotta alla mafia. Proprio a due passi dalla casa natale di Leonardo Sciascia il "maestro di Regalpetra" intransigente contro Cosa nostra, Veltroni presenta il "decalogo contro le mafie" e davanti agli imprenditori nisseni anti racket accorsi numerosi sottolinea duro: "Il governo che faremo se vinceremo le elezioni avrà prioritaria la lotta alla mafia, ma dall'altra parte, dalle parti del Pdl non vedo questo impegno, scorgo solo un assordante silenzio". Sfilano sul palco i coraggiosi imprenditori che si son rifiutati di pagare il pizzo, interviene Marco Venturi il capo della Confindustria locale che ha espulso quanti hanno continuato a pagare il pizzo e che vorrebbe fare dell'isola "la Svizzera del Sud", Anna Finocchiaro e Beppe Lumia sono tra i loro beniamini, e si spellano le mani per il Veltroni che incita a "far emergere e affermare una Sicilia nuova, moderna, che rompa con il passato e con queste classi dirigenti". Il leader invoca un Patto per la crescita "che qui non può che essre un patto per la legalità". Il leader del Pd bacchetta senza tregua e rispolvera la tesi dell'"antipolitica democratica": "Quel che non va è la politica, è quella vischiosità del decidere e del fare politico per cui non si sa mai di chi è la responsabilità e tutto si confonde in una melassa indistinta", una sorta di "patto scellerato che permette alla mafia di costruirsi un'autostrada per i suoi loschi traffici". Il decalogo antimafia prevede tra le altre cose l'allontanamento dagli uffici pubblici di tutti i dipedenti condannati per associazione a delinquere o favoreggiamento, l'istituzione di corsi universitari di storia della mafia e dell'antimafia, contrasto più agguerrito sul territorio. Berlusconi non ci sta, scalpita, contrattacca: "Il nuovo siamo noi, loro sono vecchi comunisti falliti che hanno esposto sulla bottega la scritta "nuova gestione"". Portano sul palco l'agenzia con l'ultima esternazione del leader Pdl, Veltroni la legge, ridacchia e se la mette in tasca. "E' nervoso, è nervoso, non accetta si ricordi che è la quinta volta che si presenta, noi facciamo la campagna elettorale del 2008" replica dalla piazza San Giovanni di Ragusa.

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Parte con un flop la campagna di michela - rodolfo sala (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Parte con un flop la campagna di Michela Un centinaio a Piacenza per la Brambilla. "Colaninno? L'avrei strozzato" RODOLFO SALA DAL NOSTRO INVIATO PIACENZA - Parte con un flop la campagna elettorale di Michela Vittoria Brambilla. La leader dei Circoli della libertà, candidata da Berlusconi in Emilia Romagna, sceglie Piacenza per il suo primo comizio da aspirante parlamentare. Ma in piazza San Francesco ad ascoltarla sono un po' pochini: sei file di sedie, in tutto una sessantina di posti a sedere. Con quelli in piedi saranno un centinaio. Eppure lei è sicura: "Manderemo all'opposizione il Pd, non solo a Roma, ma anche nella vostra regione". Michela la rossa si palesa con due ore di ritardo nella sede del suo comitato elettorale, e qualcuno non gradisce. "Noi piacentini siamo gente abituata alla puntualità", mastica amaro il parlamentare uscente di An, ricandidato al numero 5 della lista Pdl, Tommaso Foti. Mvb invece ha il terzo posto, subito dopo Berlusconi e Fini. Paracadutata? "Mia madre è romagnola, e poi sono stata io a chiedere di candidarmi in una circoscrizione difficile". Poca gente in piazza, ma la Brambilla si consola scaldando i cuori dei fan che alle cinque della sera l'aspettano al suo Info point. Signore con la chioma rossa (un omaggio?), telefonini che scattano foto ricordo con la candidata, taglio del nastro e brindisi. E quando le chiedono come sia andato l'altra sera a Ballarò il suo duello con Matteo Colaninno, le scappa una battuta un po' trucida: "Avrei voluto alzarmi e strozzarlo, ma avevo davanti a me la faccia di Berlusconi che mi diceva di stare tranquilla; pazienza, però la prossima volta lo faccio". Comizio alle 18, c'è molto repertorio. "Il 14 aprile quelli del Pd li avremo già mandati tutti nel Po, ma senza salvagente: chi sa nuotare bene, gli altri si arrangino". Poi l'"ipocrisia" della sinistra che "nega di avere aumentato le tasse", l'Alitalia "non regalata ma svenduta ai francesi", e meno male che Silvio "sta mettendo insieme una cordata di imprenditori pronti a salvare Malpensa", i poliziotti considerati da Veltroni e soci "il braccio armato della borghesia", la sicurezza che "non è mai stata nell'agenda di questo governo", gli immigrati a cui "gli altri vogliono dare il voto per cancellare le nostre tradizioni e i nostri valori", i crocifissi tolti dalle aule "perché così vogliono non i bambini musulmani ma le maestrine della Cgil". Quindi si prende una soddisfazione, la Michela Vittoria. Lo dice davanti ai taccuini, poi lo ripete durante il comizio: "Fin dal principio ho creduto nel grande progetto del Popolo della libertà, seguendo il sogno di Berlusconi; adesso ci siamo, grazie a quelli che come me ci hanno creduto". O forse si sono solo accodati, perché è chiaro che il solco l'ha tracciato lei. Tanto per stare in tema, le chiedono con chi uscirebbe a cena; Colaninno o il suo nemico interno Dell'Utri? Nessuno dei due, la risposta è una smorfia.

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Bossi, comizi di lotta e governo "noi leghisti come i tibetani" - paolo berizzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Bossi, comizi di lotta e governo "Noi leghisti come i tibetani" "Federalismo a tutti i costi". "E con Casini si può ricucire" A Genova stoccata sul Tfr. "Sì, tornerò a Roma a fare il ministro. Rosy Mauro in squadra" PAOLO BERIZZI GENOVA - Dal manifesto protezionista con la faccia mogia di Toro Seduto (lo slogan è "Loro non hanno potuto mettere regole all'immigrazione, ora vivono nelle riserve!", e lui spiega "l'ho copiato dai miei in Ticino, era troppo bello") al Tibet. "Anche noi, come i tibetani, volevamo tutto e subito, poi però... ". Chi conosce l'uomo sa che quando Umberto Bossi è in vena di iperbole vuol dire che è in forma e, soprattutto, che sta fiutando l'imminenza di una congiuntura favorevole, sia essa legata all'esito di un incontro, al colpo d'ala di una mossa a sorpresa, o al verdetto delle urne. "Poi però noi siamo stati calmi, abbiamo affrontato mille processi eppure non ci siamo mai arresi, siamo ancora qua a lottare, sappiamo quello che vogliamo, il federalismo, e lo otterremo. Perché se non ce lo danno questa volta ci incazziamo". Lega alla tibetana, o Lega in salsa indiana - per la precisione e nientedimeno il capo dei guerrieri Sioux - la fervida creatività e il marketing casereccio del senatur sono la cifra di una campagna elettorale più bossiana che mai; in più, apparentemente in discesa, solida (anche perché sostenuta da sondaggi propizi: 8-10 per cento), insomma foriera di ritrovati entusiasmi. "La Lega è forte e a queste elezioni farà il botto, prenderemo più voti di tutti - assicura Bossi mentre esce dal "caffè Balilla" dove ha scolato la prima lattina di Coca Cola della serata -. Sa perché dico questo? Perché non ci sono balle: oggi il vero e unico partito del popolo siamo noi, gli unici vicini alla gente, che difendono i lavoratori dalle sole romane". Ha un sogno, il padre del Carroccio, lo annuncia alla platea verdevestita del teatro della Gioventù addobbato coi vessilli padani: "Voglio ridare ai lavoratori il Tfr che i sindacati e Confindustria gli hanno rubato". Perché "qua c'è qualcuno che fa il furbo". Chi? "Veltroni, e chi se no. Lui è uno di quelli che entrano al bar e dicono: "Da bere per tutti! Però pagate voi!"". Giù le mani dalla gente che lavora, giù le mani dalle pensioni: "Quando Berlusconi minacciò di tagliarle, me ne andai dal governo". Non c'è che dire: è carico il probabilissimo futuro ministro per le riforme se il centrodestra dovesse vincere ("Silvio e Tremonti mi rivogliono a Roma e io accetterò", aveva annunciato dieci giorni fa, e lo ha confermato). Giacca a tre quarti in loden, camicia a quadretti verdi, Bossi, dopo aver pianificato e diretto la prima parte della campagna elettorale del movimento dal fortino di Gemonio, ora è decisamente sceso in piazza. Gira il Nord con la Volvo guidata dal fedele Maurizio, carica la sua gente, distribuisce robuste dosi di ottimismo. "Certo che siamo ancora noi l'ago della bilancia. Certo che Berlusconi mi ascolta, ha grande rispetto perché io gli dico le cose in faccia, quando sbaglia sbaglia". Genova, ieri sera Verona, oggi Alessandria, poi Domodossola, poi sabato Locarno per la festa dei ticinesi. Piatti forti, cucina lumbard. Bordate anti clandestini, certo. Vecchi slogan frontalieri stile "padroni a casa nostra" e dazi commerciali e perché no abitativi ("Farò una legge: i costruttori che chiedono l'edificabilità ai Comuni devono dare in cambio degli appartamenti ai cittadini che ne hanno bisogno"). Ma anche le corde della gente che "non ce la fa più a tirare avanti la carretta". "Ho fatto fare un'indagine: chi ruba nei grandi magazzini sono soprattutto uomini ultrasessantenni: mettono in tasca fette di pane e di carne, mica oggetti di valore", e dunque, olè, "Prodi vergogna!". Rispetto al passato, quando era più accentratore e decisamente più incursore, in parallelo al "pancismo" su cui ha costruito le fortune della sua creatura politica, Bossi ha però affinato l'esercizio dell'apertura. Ora, a diciassette giorni dal voto, lancia un messaggio al reprobo e per di più democristiano Casini: "Si propone come nostro alleato in caso di pareggio, con lui si può ristabilire un rapporto". Spedisce una cartolina al centrosinistra: "Se sarò ministro una cosa è certa: dialogherò con loro, per evitare fallimenti come quello della devoluzione bocciata dal referendum". Genova per lui, "Bossi presidente!", "no, sono solo segretario!", brezza che sale e spettina l'acqua delle fontane di piazza De Ferraris, orata alla ligure. "I camalli erano tutti di origine bergamasca", declama, e subito dopo: "Il nostro mare è la Liguria, quest'anno a Levanto porterò anche mia moglie". In attesa dell'estate, qualche idea per l'impasto di governo: "Rosy Mauro ministro del lavoro, però deve vestirsi meno colorata".

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Regioni in bilico, testa a testa al senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Regioni in bilico, testa a testa al Senato Sondaggio Ipr: nell'ipotesi più favorevole Pdl in vantaggio di 5 seggi Quattro possibili scenari, decisivo il risultato della Sinistra e dei centristi ROMA - Il "grande pareggio" al Senato è possibile. E' possibile che Silvio Berlusconi finisca come Romano Prodi e si ritrovi con una maggioranza risicata. O addirittura sommando i seggi di Pd, Sinistra Arcobaleno e Udc, il Cavaliere potrebbe non avere i numeri per governare. Gli scenari che prevedono il sostanziale "pari e patta" sono stati elaborati da Ipr Marketing per conto di Repubblica.it usando vari sondaggi del mese di marzo. I ricercatori hanno elaborato quattro ipotesi che si fondano su un presupposto fondamentale: dalle urne del Senato dovrebbe uscire un risultato che assegna 18 senatori alla Sinistra Arcobaleno e 13, o 14, all'Udc. Dunque sia Bertinotti, sia Casini, supererebbero la soglia dell'8 per cento in alcune regioni. Il primo scenario elaborato dall'Ipr Marketing è il più favorevole Berlusconi. Alla fine dei giochi, il Cavaliere porterebbe a casa 160 seggi contro i 155 delle opposizioni. Frutto della vittoria del Pdl, data per certa in Lombardia, Veneto, Sicilia, Friuli e Campania. Berlusconi conquisterebbe anche Piemonte, Liguria, Lazio, Puglia, Calabria e Sardegna che sono date in bilico. Al Pd andrebbe invece l'Abruzzo. La Sinistra Arcobaleno prenderebbe seggi in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania e Puglia. Il partito di Casini riuscirebbe a superare la soglia di sbarramento in Veneto, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Il secondo scenario prevede invece Berlusconi "dotato" di 154 seggi contro i 161 che andrebbero agli tre gruppi. Il Cavaliere sarebbe vincente nelle solite regioni certe, ma solo in cinque di quelle in bilico: Piemonte, Liguria, Puglia, Calabria, e Sardegna. Al Pd andrebbero invece Lazio e Abruzzo. Veltroni potrebbe contare su 130 seggi. Bertinotti su 18 e Casini su 13. Le previsioni del terzo scenario vedono Berlusconi ottenere 151 seggi. Frutto della vittoria nelle solite regioni certe, più i premi di Piemonte, Liguria, Puglia e Sardegna. Il Pd vincerebbe invece anche in Lazio, Abruzzo e Calabria, incassando 133 seggi. La Sinistra Arcobaleno avrebbe sempre 18 seggi e l'Udc ancora 13 seggi. Il totale dei tre partiti sarebbe pari a 164. Infine c'è una quarta ipotesi molto favorevole al Partito democratico. Veltroni conquisterebbe tutte le regioni in bilico tranne il Piemonte e la Puglia. Questo vorrebbe dire che Berlusconi porterebbe a casa solo 147 seggi contro i 137 di Veltroni. Con Bertinotti sempre a quota 18 e Casini a quota 13. Cioè il terzetto che al momento corre contro Berlusconi avrebbe ben 168 seggi.

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L'<anti Calearo> tra piazza e fabbrica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ferrero L'"anti Calearo" tra piazza e fabbrica E. Mil. Padova Al mercato di piazza Erbe, è pronto a dialogare con tutti (compresi i leghisti e la sguaiata "contestazione" di Clara, fan di Veltroni). Poi firma il "patto" con l'Arcigay insieme ad Alessandro Zan, per sposare nel nuovo parlamento la linea Zapatero sul riconoscimento totale dei diritti: dal matrimonio fino all'adozione. Infine si presenta davanti ai cancelli della Dab di Mestrino con gli operai. Con i volantini da distribuire, come faceva da giovane tuta blu ai cancelli della Fiat. Paolo Ferrero, ministro del Prc e capolista della Sinistra Arcobaleno in Veneto 1, fa davvero campagna elettorale con uno spirito immutato. Domani mattina torna a volantinare davanti alle fabbriche dell'Alta padovana, dove il lavoro miete vittime e le tute blu hanno spesso la faccia dei migranti. Ma Ferrero non esita a sfidare il sindaco leghista delle ordinanze anti-immigrati Massimo Bitonci: in piazza Pierobon, il salotto buono di Cittadella (da un quarto di secolo feudo del Carroccio), terrà un comizio proprio in bocca al leòn. In serata, incontro-dibattito con Luciano Gallo, segretario regionale della Fiom, dedicato ai risultati eloquenti del questionario distribuito fra i lavoratori metalmeccanici. Già che c'è Ferrero annuncia il secondo decreto legge del governo sui flussi: "E' noto che avevo avanzato in consiglio dei ministri una semplice proposta: permesso di soggiorno a tutti coloro che hanno un lavoro. E' la stessa soluzione di buonsenso adottata da Sarkozy. Purtroppo, sono rimasto in minoranza. Ora almeno diamo una risposta ad altri 170 mila lavoratori migranti sugli 800 mila per cui i datori di lavoro hanno presentato domanda alla fine del 2007". E sul caso Alitalia ribadisce: "Era inaccettabile il piano francese che smantella la compagnia e riduce il personale. Bene che sia partita la trattativa con il sindacato. Se c'è una vera cordata italiana, al di là delle operazioni elettorali di Berlusconi, ancora meglio. Si potrà scegliere la migliore fra due opzioni, alla luce del sole". Ferrero difende a spada tratta l'assessore Daniela Ruffini nel faccia a faccia con gli anziani al mercato: "Proprio qui a Padova in via Anelli nel giro di un anno è stata completato lo svuotamento di un ghetto. Includendo le famiglie regolari, cui è stata garantita una casa dignitosa, separandole da chi viveva di spaccio e delinquenza". A chi lo contesta, il ministro cita i suoi nonni sbarcati negli Stati Uniti: "Immigrati anche loro, ma nel giro di pochi anni con il diritto al voto. Perché oggi non deve valere anche da noi? Non posso transigere sui diritti di chi lavora e contribuisce a pagare l'Inps. Altrimenti diventa apartheid". Alla fine, glissa esclusivamente sulle tante tensioni politiche dentro la Sinistra Arcobaleno del Veneto. Le stesse sperimentate da Anna Donati (Verdi) alla presentazione delle liste o da Francesco Caruso, bersaglio di una torta in faccia. Ferrero ridimensiona l'episodio: "Non vedo il problema. Siamo tutti insieme ma non è una gabbia. Siamo un'opportunità per chi non vuole votare paròn Massimo Calearo, che non è certo uomo di sinistra. Agli elettori del Pd offriamo un'alternativa più che utile". Dopo di lui, oggi a Padova arriva Oliviero Diliberto, che poi sarà a Treviso a sostenere Nicola Atalmi, il consigliere regionale del Pdci candidato a sindaco nella città dello "sceriffo" Gentilini.

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<Da soli si può>. E senza sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al voto "Da soli si può". E senza sinistra Intervista a Walter Veltroni. Sul pullman del leader Pd, tra Palermo e Agrigento. Convinto di poter vincere le elezioni, il sindaco d'Italia spiega come prende corpo il Partito democratico. E cosa lo divida dalla Sinistra-Arcobaleno Ognuno deve proseguire sulla sua strada. Anche in caso di sconfitta nessun accordo d'opposizione con Bertinotti Gabriele Polo Ha ripetuto "si può fare" per 71 volte in 71 piazze, cantato altrettanti inni di Mameli e poi ascoltando "Mi fido di te" di Jovanotti, stretto migliaia di mani. E continuerà così, fino a quota 110. Per nulla turbato dai sondaggi che continuano a darlo "sotto". Anzi convinto di poter risalire la corrente fino a palazzo Chigi. Per poi fare cosa? "Nulla di straordinario", "nessuna rivoluzione", come ripete efficacemente Anna Finocchiaro che lo accompagna nei comizi siciliani. Ma anche qualcosa di non ordinario, perché Walter Veltroni sta rivoluzionando il quadro politico, sta costruendo un partito - "leggero" quanto si vuole - in campagna elettorale. E ciò che impressiona è il copione che si ripete identico in ogni piazza, con la forza dell'allegro tormentone: non tanto nelle parole, ma nei gesti di chi accorre e ascolta, invocando il suo nome, agitando l'obamiano "si può fare" in perfetta sincronia, come un sol uomo, senza bisogno di una regia. E' questa la sua forza, quella che lo convince della rimonta possibile. Saliamo sul pullman dopo la tappa palermitana, verso quella agrigentina. Sicilia profonda e cuffariana, la più difficile. Setto/otto persone - leader compreso - sempre insieme, che in un clima da gita scolastica (manca solo la chitarra) raccordano l'una all'altra le tappe del lungo tour. Sui finestrini la filosofia da non dimeticare ("lasciare l'odio, scegliere la speranza", "lasciare la paura, scegliere il nuovo"), attraverso i computer il monitoraggio delle cronache della tappa precedente ("Quel titolo non va bene.. questa dichiarazione va precisata"), ai telefonini il programma dei minuti successivi ("La piazza è piena, ha smesso di piovere... Sì, apre una ragazza... con una ragazza viene meglio"). La "rivoluzione pragamatica" del Pd è in marcia, l'effetto-immagine sembra funzionare, il nuovo soggetto s'incarna piazza dopo piazza e il futuro sorride ai viaggiatori. Per il risultato elettorale si vedrà, quello dipende da quanto consenso riusciranno ancora a strappare all'innominato sempre presente, al "principale esponente dello schieramento a noi avverso". Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che siamo in un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto "per". Una scelta comunicativa. Come dire "non ci misuriamo con lui"... Ci misuriamo soprattutto con noi stessi e con il paese. Poi elettoralmente con "il principale sponente dello schieramento a noi avverso".. Con un inedito partito-contenitore che ha l'ambizione di temere assieme soggetti anche conflittuali tra loro. Possibile? Certo. E' l'idea tipica delle grandi forze riformiste, dai laburisti inglesi ai socialdemocratici tedeschi ai democratici americani, che fanno convivere la dimensione del conflitto con quella dell'interesse generale del paese. La storia dei grandi partiti riformisti è questa: ogni volta che queste forze si sono presentate come la rappresentanza di una serie di minoranze, hanno perso anche se avevano "ragione": l'ambizione è tenere insieme coerenze di valori con la capacità di muovere maggioranze nel paese. Così il riformismo diventa realtà e vince. Pensa a Obama. Obama mobilita, chiede alla sua gente di agire attivamente. Vedi quest'energia nel paese depresso e fermo di cui parla il Censis? Ho fatto 71 manifestazioni, anche nei posti più difficili e non ho mai visto così tanta gente muoversi. I teatri e i palasport non sono bastati, erano stracolmi. C'è un cambio generazionale interessante, pieno di ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Questo in uno schema tradizionale della politica è inedito, strano: nel momento in cui noi chiudiamo con la sinistra radicale spuntano fuori i giovani, la partecipazione entusiasta e convinta dei giovani, soprattutto sull'autonomia della nostra scelta, lì raccolgo più consenso. Qualcosa vorrà dire. Magari cercano rassicurazione in un paese un po' allo sbando e duro da vivere. In sintesi proponi una ricetta semplice e nemmeno inedita: più pil, stato più semplificato... E più giustizia sociale. Noi abbiamo affrontato un tema come la precarietà con una proposta radicale. Come ho preso quella posizione su Bolzaneto perché è del tutto fisiologica per il Pd... Facendo passare sette giorni dalle richieste del pm per prenderla... No, ho semplicemente ribadito quel che avevo già scritto pubblicamente al sindaco di Genova, Marta Vincenzi. Era la prosecuzione di un discorso. Il nostro è un partito nuovo che, come tale, applica schemi nuovi, più ampi, nei quali riformismo, pragmatismo e radicalità possono e devono coesistere. Per essere chiari, ci sono delle cose - penso ad esempio ai diritti - su cui sarò magari più radicale di una sinistra radicale, che qualche problema di prudenza la deve avere. Per me la coesistenza di crescita, e lotta alla povertà e sussidiarietà dello stato è essenziale ed è la formula vincente del riformismo nelle sue esperienze più alte. La lotta di classe consegnata al passato. Il ministro Fioroni ha dichiarato che il modello del Pd è preso dall'interclassismo della vecchia Dc. E' così? No, il ragionamento è più strutturale. Come è composta la società italiana: divisa in padroni e operai? O non è fatta di milioni di persone gran parte delle quali ex operai diventati imprenditori che ora lavorano comunemente con i loro attuali dipendenti. E chi conosce la realtà, non l'ideologia, sa che il rapporto che c'è tra datori di lavoro e lavoratori nelle piccole imprese è un rapporto tra fratelli, una comunanza di destini assoluta, anche nelle condizioni materiali, spesso persino nel reddito. Per questo la crescita del pil può andare di pari passo con il miglioramento dei diritti delle persone e della loro condizione. Nelle liste del Pd ci sono i Calearo, i Colaninno e molti sindacalisti. Culture diverse e interessi che dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i grandi partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la stessa posizione? No. Ed è così anche nella sinistra italiana: forse che tra Pecoraro Scanio e Cesare Salvi - per fare due nomi a caso - c'è identità totale? E allora perché quella parte di sinistra non sta dentro il Pd, a fare la sua ala sinistra? Forse perché la cultura del Pd non è di sinistra, non è alternativa al liberismo? C'è una ragione istituzionale, perché non essendo il nostro un sistema bipartitico non c'è una simile costrizione. Ma a monte c'è una scelta ideologica, di cui l'episodio più grave è stata la posizione presa sul pacchetto-welfare, del tutto astratta, del tutto interna a una concezione minoritaria, che ha creato un'imbarazzante perdita di contatto con la grande parte della società, soprattutto di quella parte dinamica di giovani che vuole il cambiamento, non la conservazione dell'esistente. E' chiaro che non potevate più stare assieme, c'è stata separazione consensuale. Ma è ipotizzabile una futura alleanza con questa sinistra nella prossima legislatura. Sia nel caso di vittoria che di sconfitta: se si crea una situazione di stallo con un "pareggio" al senato, ti allei con Bertinotti o con Casini? Il pareggio al senato apre una situazione di ingovernabilità che nessuna alleanza può risolvere. Ma io non mi pongo il problema, il mio unico obiettivo è vincere e dare al paese un governo saldo e riformista Nel caso di sconfitta, con la sinistra arcobaleno c'è possibilità di accordo comune all'opposizione? No, io credo che ognuno deve fare l'opposizione sulla base del proprio programma e il nostro è diverso dal loro: dopodiché ci saranno temi sui quali potremo lavorare comunemente. Ma l'idea che lo stare insieme sia il fine non è più praticabile e lo dico nell'interesse reciproco, perché la sinistra radicale viveva una sofferenza indicibile dentro l'ultimo governo. Quando poi sento evocare la "lotta di classe", mi sento di chiedere: "Scusa tu vuoi far la lotta di classe ma com'è che avevi Mastella ministro della giustizia? Come facevi la lotta di classe con Mastella?" E, poi, in una società che è così tanto cambiata, come si fa a riprodurre quegli schemi?In questo modo anche le proposte di programma rischiano di essere un po' vaghe e poco credibili.. Magari sarà che vedete due società diverse... Ma tornando ai rapporti - futuri - con "il principale esponente dello schieramento avverso", lo stallo al senato è possibile. Hai più volte parlato di riforme fatte insieme. Fino a che punto arriva questo insieme? Il mio schema è tipico delle democrazie anglosassoni: chi vince governa, anche con un seggio in più. Quindi nessun governo di larghe intese. Per le riforme è diverso.Con qualunque maggioranza si vinca, le riforme si fanno insieme. E le riforme da fare sono quelle su cui già c'è largo accordo tra le forze politiche: una sola camera, meno deputati... Ma sulla legge elettorale insisti sul modello francese? Per me è il migliore: collegio uninominale con primarie obbligatorie. Torniamo al "rapporto" con la sinistra radicale. Alle amministrative invece marciate assieme. Bertinotti spiega che gli enti locali sono più permeabili ai conflitti sociali. E' così anche per voi o è solo una scelta di opportunità? L'ambito dei problemi di cui ci si occupa è diverso e un accordo programmatico su scelte amministrative è più facile di un accordo politico nazionale che tira in ballo, ad esempio, la politica internazionale. L'abito più ristretto aiuta, è sempre stato così nella storia italiana, con Psi e Pci al governo insieme in molte città e divisi a livello nazionale. Almeno su questo siete d'accordo. Sì, dopodiché loro nutrono un antagonismo a volta esagerato nei nostri confronti. Anche tu non li tratti benissimo, hai rotto decisamente a sinistra. Non tratto benissimo certi argomenti che mi sembrano fuori dalla storia, ma questa competizione a sinistra mi sembra sia stata contenuta e se c'è una possibilità che il Pd vada bene e che anche la Sinistra abbia un buon risultato, sta proprio nella possibilità di recupero della reciproca autonomia. Fossimo andati insieme alle elezioni non avremmo potuto fare la campagna elettorale, nessuno avrebbe potuto dire niente di preciso. Sarebbe stata solo una scelta "contro" l'avversario, non "per". Veniamo ad argomenti specifici: In politica estera, è chiaro che scomettete su Obama per poter rinsaldare quello che nel programma definite "rapporto di amicizia e alleanza con gli Usa". Ma se vincono i repubblicani quell'amicizia è ancora possibile con governi che esercitano le alleanze come egemonia e sostanzialmente trattano l'Italia e l'Europa come "subalterni"? Per fare solo due esempi estremi, pensa alla vicenda del Cermis e a quella di Nicola Calipari. Qualunque sia il risultato, le elezioni Usa segnano una svolta. Anche McCain segna una svolta, i suoi indirizzi in politica estera sono molto diversi da quelli di Bush. L'amministrazione Bush ha rappresentato il momento più duro degli ultimi 50 anni e la recessione in corso testimonia il fallimento della sua politica. Una recessione molto preoccupante, con cui ci dovremo misurare anche qui. Anche per questo serve un comune lavoro delle forze più vive del paese. Se poi vincessero i democratici sarebbe davvero una svolta. Dopodiché, chiunque governi in Usa, alcune quesioni che riguardano l'identità e la sovranità nazionale, come quelle cui hai fatto riferimento, devono essere presidiate e salvaguardate. E allora che ne facciamo del progetto sulla nuova base di Vicenza? Credo che dovremo, insieme all'amministrazione comunale di quella città, trovare il modo di limitare al massimo ogni impatto negativo di quella base, anche consultando i cittadini. Sapendo però che gli impegni presi a livello internazionale da un governo - di cui faceva parte anche la Sinistra - vanno rispettati. Su alcune questioni - come l'abrogazione della legge 40 - il Pd non decide e per te va bene che ci sia il "confronto" tra laici e teodem. Vi proponete o no di cancellare quelle norme sulla fecondazione che fanno dell'Italia un'eccezione in Europa? La mia è un'operazione che ha un significato etico. Mi spaventa l'idea di un partito confessionale o ideologico. La questione si discute solo in Italia, non c'è nessun paese in Europa in cui si ipotizzi un partito laico o uno cattolico. E' uno dei segni della nostra arretratezza. Contro la quale mi batto. Naturalmente in un grande partito possono coesistere differenze culturali, di valori. E' ovvio. Ma un punto di sintesi lo cercherò, sia dentro sia fuori il partito. E' un errore da matita blu l'idea che le questioni etiche si regolino a colpi di maggioranza. Si regolano creando una consapevolezza nell'opinione pubblica, quella che poi portato alla legge sul divorzio, a quella sull'aborto. E sulla 194 abbiamo preso una posizione inequivoca in difesa di una legge positiva. Dopodiché se mi chiedi se le conquiste della scienza possono essere applicate in toto alla vita pubblica, la mia risposta è no. Era no per la bomba atomica, che pure veniva da una grande scoperta, è no per la clonazione della vita umana. La discussione etica deve misurarsi con le conquiste scientifiche, non annullarsi. Televisione. Al di là del faccia a faccia elettorale che non ti fanno fare, come pensate di superare il duopolio che ci affligge? Il fatto che si eviti un faccia a faccia tra i candidati alla presidenza del consiglio è uno scandalo che non trova riscontro in nessun altro paese civile. Per il resto credo che dobbiamo molto affidarci più che alla politica alla tecnologia, credo che il passaggio al digitale sia una grande leva per moltiplicare l'offerta. E penso che il parlamento debba affrontare e risolvere al più presto le questioni aperte: dal conflitto di interessi all'approvazione della riforma Gentiloni. Pensioni. Dove li trovate i soldi per coprire la proposta di aumento delle minime con una quattordicesima di 400 euro, che implica un costo di un miliardo e mezzo l'anno? La copertura è già prevista dal programma: lotta all'evasione e riduzione della spesa pubblica. Compenso minimo per i precari. Come lo si matura, a chi spetta? A tutte le persone che fanno un lavoro precario e atipico, ai Co.Co.Pro. Con copertura previdenziale. E, poi, c'è l'allungamento del periodo di prova e incentivi alle imprese che stabilizzano l'occupazione. Il partito nuovo. Insisti molto sul rinnovamento, sul superamento delle logiche di spartizione interna. Ma, per fare solo un esempio, l'ex ministro Cardinale non si candida più, ma "al suo posto" c'è la figlia in lista... Non lo nascondo: è una candidatura che ho trovato alla fine della fase concitata della presentazione delle liste. Poi mi sono informato, è una ragazza intelligente, brava... L'ho detto che non era una candidatura che ritenevo in sintonia con l'immagine che vogliamo dare di noi. Ma non voglio nemmeno buttare la croce su una ragazza che si affaccia alla politica e che magari farà benissimo. Era solo per dire che la strada del rinnovamento è lunga e tortuosa... Indubbiamente. Però abbiamo fatto dei passi da gigante. Pensa alle liste di partito del passato. Potrà piacere o meno questo o quello, ma il fatto di portare in parlamento Umberto Veronesi, i prefetti Serra e De Sena, Gian Enrico Carofiglio, operai come Antonio Boccuzzi, tanti giovani... Ma una volta arrivate lì, non è che queste persone diventeranno ceto politico, perdipiù senza i legami sociali e gli strumenti che i partiti bene o male davano? Non vedo alternative, certo la formazione di una classe politica dirigente è questione complessa. Ma rispetto al passato è cambiato tutto. Prima ci si formava nei partiti, ora non può essere più così e credo che un'esperienza parlamentare per persone che nei loro ambiti hanno grandi competenze e sono mossi da un grande entusiasmo, sia positiva, serva al rinnovamento del paese portando nelle istituzioni un po' di sapere diffuso. Abbiamo fatto molto: raddoppiato il numero delle donne, abbassato l'età media dei candidati, messo dei trentenni a capolista. Gli apparati dei partiti, o quel che ne resta, come hanno reagito? Bene, tutto sommato. Una delle cose belle di questo tour elettorale è che nelle 71 piazze viste finora non ho mai trovato una bandiera dei Ds o della Margherita. E' questa campagna elettorale che ha fatto il partito democratico, gli ha dato identità e orgoglio. Una cosa assolutamente inedita. Non ho mai trovato resistenze "di base" a quest'avventura. C'è un po' nei gruppi dirigenti, ma piano piano si scioglie. Torno alla centralità del Pil. In uno dei suoi ultimi discorsi, Bob Kennedy, uno dei tuoi punti di riferimento, ricordava con insistenza che "non tutto è misurabile in prodotto interno lordo". Sei in contraddizione con il tuo mito? No, quella frase la cito ovunque: non tutto è pil. Ci sono dei valori, primo dei quali è la lotta alla povertà. Noi non stiamo costruendo un soggetto moderato, questa non è la versione edulcorata o moderata della vecchia sinistra. E' l'idea di un partito molto radicale sulle grandi questioni sociali, radicale nell'affrontarle. E però anche il partito della crescita, dell'innovazione, dello sviluppo, della modernità. Punti che non possiamo accettare siano messi in contrapposizione con la giustizia sociale. Ti faccio un piccolo esempio sul Pil per capire meglio la contraddizione che implica. Aeroporto di Ciampino, quantità di voli e passeggeri decuplicati in pochi anni, massimo beneficio per il Pil di Roma, massimo disagio ambientale e per la salute dei cittadini che vivono a ridosso dell'aeroporto. Che si fa? Ma io sono stato quello che ha aperto il tavolo su Ciampino per cercare una soluzione alternativa ispirata alla salvaguardia della vivibilità di quei cittadini. Esattamente la traduzione più concreta del kennedismo. Alcuni sondaggi dicono che poveri e operai votano più a destra... Spesso i sondaggi vengono smentiti. D'accordo, è quello che cercate di fare proprio in questa campagna elettorale. Però il problema dello spostamento a destra delle fasce più deboli della popolazione resta. Paradossalmente a sinistra vota più il ceto medio. O no? Non lo so. E' certo che la televisione è entrata molto nel formarsi di un sistema di valori, cambiando molto la mentalità e lo spirito del tempo. Non ha fatto un buon servizio non tanto a noi, quanto al paese. Se va male che fai? La mia impressione è che tu stia lavorando molto di più per il futuro che per queste elezioni, magari anche perdendo, ma con un buon risultato, per poi puntare tutto sul dopo. Sbaglio? Siamo partiti da meno 22 punti, questa era la differenza tra noi e la destra. Eravamo a pezzi e abbiamo rimontato, adesso stiamo discutendo se pareggiamo o vinciamo. So solo questo e vado avanti per vincere. In conclusione: fine della lotta di classe, archiviato il '900 con i suoi conflitti e le sue ideologie. Ma se tu diventassi - e non è un augurio - direttore del manifesto, cosa ci scriveresti al posto di "quotidiano comunista"? Dipende da cosa vuole essere il manifesto... A me piacerebbe una definizione più di contenuto che ideologica.... "Quotidiano delle libertà e della giustizia sociale". E' l'ultima risposta, che arriva ormai alle porte di Agrigento (72ma tappa) e dopo qualche secondo di esitazione: oltre che a farsi, la semplicità è cosa difficile a dirsi.

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Inocognita Senato, battaglia per i seggi e guerra di sondaggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Inocognita Senato, battaglia per i seggi e guerra di sondaggi Posted By redazione On 27/3/2008 @ 8:38 In Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Sfida sui sondaggi tra Pd e Pdl a soli due giorni dalla data oltre la quale, per legge, non potranno più essere pubblicate indagini sulle intenzioni di voto degli italiani il 13 e 14 aprile. Walter Veltroni, che da tempo predica la parabola della "più grande rimonta della storia", a metà giornata anticipa: "I sondaggi confermano che il divario tra Pd e Pdl si accorcia". Poco dopo arriva il supporto tecnico alla sua tesi: [1] una ricerca Ipr per Repubblica.it che parla, nella migliore delle ipotesi, di un vantaggio di 5 seggi a Palazzo Madama per la Pdl rispetto a tutta l'opposizione (quindi Pd, Sinistra Arcobaleno e Udc). "C'è un sondaggio" esulta infatti il leader del Pd " che dice che se a loro va di lusso avranno una maggioranza di tre o quattro seggi". E da tutti i democratici, da Dario Franceschini a Nicola Latorre, arriva il coro del "Si può fare" al Senato. E Berlusconi è costretto a reagire. Veltroni, è la tesi del Cavaliere, sui sondaggi mente e il testa a testa a Palazzo Madama è "esattamente il contrario della verità", insomma "come nella vecchia ricetta stalinista Veltroni dice tre bugie ogni due righe". E in ogni caso "al Senato siamo avanti di più di trenta senatori". Anche nel resto del centrodestra non si crede al pareggio. "Non ci sarà nessun pareggio" assicura il leghista Roberto Maroni "ma una vittoria netta del Pdl a Camera e Senato". Ma se per il Carroccio il rischio non c'è, il leader della Dc per le Autonomie, Gianfranco Rotondi, intravede un "rischio caos" alla Camera Alta. Intanto, i "piccoli", che potrebbero pesare molto nella partita di Palazzo Madama se ottenessero un buon risultato ("al Senato saremo determinanti", avverte Casini) sono alla caccia di voti per abbattere il 'murò dell'8%, soglia regionale per alcuni piuttosto proibitiva. Secondo il sondaggio Ipr per il Senato, la Sinistra Arcobaleno dovrebbe farcela in una decina di regioni, eleggendo 18 senatori. La partita dovrebbe essere semplice almeno nelle regioni rosse, dove il voto alla Sinistra Arcobaleno è in qualche modo "utile" anche al Pd perchè porta via seggi al Pdl. Di qui i sospetti da parte di qualcuno nel centrodestra di un accordo "sottobanco" in questo senso. È l'allarme che lancia, ad esempio, Altero Matteoli, testa di lista del Pdl a Palazzo Madama in Toscana in base alle dichiarazioni di due esponenti democratici, Mauro Zani e Gianfranco Pasquino. "Una combine" attacca il senatore "votando Pd alla Camera e Sinistra Arcobaleno al Senato nelle regioni rosse è tesa a determinare lo stallo e una situazione di incertezza che non serve certamente al futuro del Paese. Veltroni smentisca". Ma tant'è, i calcoli si fanno e l'Udc, ad esempio, sta con il pallottoliere in mano per il Lazio, una regione dove i centristi potrebbero mancare di un soffio l'8%. "Quella del Lazio" sprona i suoi elettori Casini "è la madre di tutte le battaglie, dobbiamo recuperare un solo punto. Per questo vi chiedo uno sforzo straordinario". Nel caso, però, la soglia non dovesse essere superata, i voti all'Udc andrebbero dispersi. Per questo dal Pdl si invita ancora una volta a votare i partiti grandi. Lo fa, ad esempio, l'azzurro Lucio Malan: "Chi darà retta al sondaggio Ipr rischierà di pentirsene non appena scoprirà di avere disperso il voto due volte: una perché non avrà contribuito a determinare il vincitore delle elezioni, un'altra perché non avrà neppure contribuito a eleggere un senatore". C'è poi chi spera nell'exploit come la Destra di Daniela Santanchè che, al momento, nei sondaggi, non supera l'8% regionale. Ma la deputata fa sapere che lei e Storace contano di farcela nel Lazio e, forse, in altre quattro regioni (Calabria, Campania, Abruzzo e Liguria) portando alla Camera Alta un drappello di 5-8 eletti. Senatori che poi spiega la deputata aiuteranno il Pdl. "La fiducia a un governo Berlusconi" dice la Santanchè "la voterei anche se non ci presentiamo insieme al voto". Una buona notizia per Berlusconi i cui sonni, comunque, al momento non sembrerebbero turbati dall'incubo "pareggio". Il VIDEO servizio:.

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Incognita Senato, battaglia per i seggi e guerra di sondaggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Incognita Senato, battaglia per i seggi e guerra di sondaggi Posted By redazione On 27/3/2008 @ 8:38 In Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Sfida sui sondaggi tra Pd e Pdl a soli due giorni dalla data oltre la quale, per legge, non potranno più essere pubblicate indagini sulle intenzioni di voto degli italiani il 13 e 14 aprile. Walter Veltroni, che da tempo predica la parabola della "più grande rimonta della storia", a metà giornata anticipa: "I sondaggi confermano che il divario tra Pd e Pdl si accorcia". Poco dopo arriva il supporto tecnico alla sua tesi: [1] una ricerca Ipr per Repubblica.it che parla, nella migliore delle ipotesi, di un vantaggio di 5 seggi a Palazzo Madama per la Pdl rispetto a tutta l'opposizione (quindi Pd, Sinistra Arcobaleno e Udc). "C'è un sondaggio" esulta infatti il leader del Pd " che dice che se a loro va di lusso avranno una maggioranza di tre o quattro seggi". E da tutti i democratici, da Dario Franceschini a Nicola Latorre, arriva il coro del "Si può fare" al Senato. E Berlusconi è costretto a reagire. Veltroni, è la tesi del Cavaliere, sui sondaggi mente e il testa a testa a Palazzo Madama è "esattamente il contrario della verità", insomma "come nella vecchia ricetta stalinista Veltroni dice tre bugie ogni due righe". E in ogni caso "al Senato siamo avanti di più di trenta senatori". Anche nel resto del centrodestra non si crede al pareggio. "Non ci sarà nessun pareggio" assicura il leghista Roberto Maroni "ma una vittoria netta del Pdl a Camera e Senato". Ma se per il Carroccio il rischio non c'è, il leader della Dc per le Autonomie, Gianfranco Rotondi, intravede un "rischio caos" alla Camera Alta. Intanto, i "piccoli", che potrebbero pesare molto nella partita di Palazzo Madama se ottenessero un buon risultato ("al Senato saremo determinanti", avverte Casini) sono alla caccia di voti per abbattere il 'murò dell'8%, soglia regionale per alcuni piuttosto proibitiva. Secondo il sondaggio Ipr per il Senato, la Sinistra Arcobaleno dovrebbe farcela in una decina di regioni, eleggendo 18 senatori. La partita dovrebbe essere semplice almeno nelle regioni rosse, dove il voto alla Sinistra Arcobaleno è in qualche modo "utile" anche al Pd perchè porta via seggi al Pdl. Di qui i sospetti da parte di qualcuno nel centrodestra di un accordo "sottobanco" in questo senso. È l'allarme che lancia, ad esempio, Altero Matteoli, testa di lista del Pdl a Palazzo Madama in Toscana in base alle dichiarazioni di due esponenti democratici, Mauro Zani e Gianfranco Pasquino. "Una combine" attacca il senatore "votando Pd alla Camera e Sinistra Arcobaleno al Senato nelle regioni rosse è tesa a determinare lo stallo e una situazione di incertezza che non serve certamente al futuro del Paese. Veltroni smentisca". Ma tant'è, i calcoli si fanno e l'Udc, ad esempio, sta con il pallottoliere in mano per il Lazio, una regione dove i centristi potrebbero mancare di un soffio l'8%. "Quella del Lazio" sprona i suoi elettori Casini "è la madre di tutte le battaglie, dobbiamo recuperare un solo punto. Per questo vi chiedo uno sforzo straordinario". Nel caso, però, la soglia non dovesse essere superata, i voti all'Udc andrebbero dispersi. Per questo dal Pdl si invita ancora una volta a votare i partiti grandi. Lo fa, ad esempio, l'azzurro Lucio Malan: "Chi darà retta al sondaggio Ipr rischierà di pentirsene non appena scoprirà di avere disperso il voto due volte: una perché non avrà contribuito a determinare il vincitore delle elezioni, un'altra perché non avrà neppure contribuito a eleggere un senatore". C'è poi chi spera nell'exploit come la Destra di Daniela Santanchè che, al momento, nei sondaggi, non supera l'8% regionale. Ma la deputata fa sapere che lei e Storace contano di farcela nel Lazio e, forse, in altre quattro regioni (Calabria, Campania, Abruzzo e Liguria) portando alla Camera Alta un drappello di 5-8 eletti. Senatori che poi spiega la deputata aiuteranno il Pdl. "La fiducia a un governo Berlusconi" dice la Santanchè "la voterei anche se non ci presentiamo insieme al voto". Una buona notizia per Berlusconi i cui sonni, comunque, al momento non sembrerebbero turbati dall'incubo "pareggio". Il VIDEO servizio:.

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IL NEW YORK TIMES UN DRAMMA MORALE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il New York Times "Un dramma morale" Impietoso il giudizio del New York Times, con una serie di articoli e corrispondenze ripresi anche dalla Reuters e dall'International Herald Tribune. "La faccenda del celebrato formaggio potrebbe servire da sfondo a un dramma morale sull'Italia di oggi"; "Per anni la classe politica inerte ha fatto ben poco per impedire lo smaltimento illegale dei rifiuti tossici"; "I cumuli di spazzatura sono andati, ma la puzza resta e purtroppo sono spariti anche i turisti"; "L'assessore Velardi ha il difficile compito di persuadere gli operatori stranieri che l'emergenza è finita". Non manca un approfondimento sul confronto elettorale, tutto giocato sul problema immondizia: "Il leader del centrodestra Berlusconi fa della crisi rifiuti un cavallo di battaglia della sua campagna, quello del centrosinistra Veltroni gli ricorda che in cinque anni di governo non ha fatto nulla per risolvere il problema". Su tutto l'ombra lunga della camorra, qui definita mafia nella sua accezione universale.

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Le note delle elezioni: destra e sinistra a caccia di voti a ritmo di rock (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Le note delle elezioni: destra e sinistra a caccia di voti a ritmo di rock Posted By redazione On 27/3/2008 @ 14:34 In Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Tu chiamale, se vuoi: elezioni. Parafrasando la canzone di Lucio Battisti, si può sostenere che da qualche anno in qua, musica e voto è un binomio più che possibile. Anzi, parecchio sfruttato. Da destra a sinistra, passando per il centro. E anche questa tornata elettorale non è immune dalle note. Solo che se si dovesse scegliere una colonna sonora, oggi sarebbe [1] Ymca dei Village People. Dopo che il Pdl ha utilizzato il noto brano adottato da tempo dal mondo gay quasi come inno, alla kermesse elettorale delle scorse settimane, ora sul web impazza la versione dei democratici. Già, perché un gruppo di giovani milanesi del Partito Democratico ([2] gli 02Pd) hanno infatti reinterpretato uno spot dal titolo "Si può fare con Walter-I'm Pd" che si trova anche nella prima pagina del [3] sito ufficiale del Pd. Sulle note dei [4] Village People, una serie di persone, giovani e anziani, un ragazzo in macchina, un edicolante, una operatrice di call center, una famiglia, cantano, tra il serio e il faceto I'm Pd , o ancora "Walter" (al posto di "Young man"). Il video (cliccatissimo anche su YouTube), è costato 65 euro con un copione scritto, cantato e girato nelle pause pranzo, di notte e nei week end tra volantinaggi e iniziative elettorali. Per tre minuti e mezzo vengono inquadrate persone che canticchiano frasi che richiamano gli slogan dei democratici come "corriamo da soli" (dove a cantare è, ovviamente, una ragazza che fa jogging) o "una nuova stagione" (qui il protagonista è un giovane davanti al computer), compreso un accenno a chi nella scorsa legislatura ha fatto traballare e cadere il governo Prodi. Tanto per dirne uno, una strofa suona così: "Se Mastella non c'è/Tanto meglio perché/Noi vogliamo cambiare con teeeee". Ma andare a caccia di voti sulle ali di una canzone, è insomma da qualche anno un classico che tutti i partiti inseguono. La [5] Rosa per l'Italia del trio Baccini-Pezzotta-Tabacci ha tirato in ballo un gigante della musica italiana, che purtroppo non c'è più: Lucio Battisti con la sua Non sarà un'avventura. Oltre al classico dei Village People, Walter Veltroni ha scelto un successo di Jovanotti, Mi fido di te, per accompagnare manifestazioni e incontri pubblici. Anche se il vero sottofondo musicale del tour elettorale dell'ex sindaco di Roma è: "La più bella canzone che ci sia nel nostro Paese, l'inno nazionale". Silvio Berlusconi può contare su almeno tre brani "fatti in casa": il tradizionale inno di Forza Italia Azzurra libertà, A Silvio, a Silvio (anche in versione gospel) e l'ultima creazione in ordine di tempo, [6] Meno male che Silvio c'è del trentottenne veronese Andrea Vantini, "ispirato" niente di meno che da Michele Santoro: "Stavo guardando una puntata del suo programma in cui" racconta Vantini "come al solito si sparava a zero su Berlusconi e ho pensato: ma è possibile che tutti se la prendano con lui? E così, d'impulso, è arrivata l'ispirazione per scrivere il brano". "Tenace", è il caso di dire, la colonna sonora della campagna elettorale de [7] La Destra di Francesco Storace e Daniela Santanchè: "Non c'è alcun dubbio" dice l'ex governatore del Lazio "che la canzone che ci rappresenta di più e che personalmente mi emoziona è Non mollare mai". No, nessun riferimento [8] all'inno interista ancora in voga. Il titolo è quello "della canzone di [9] Gigi D'Alessio". In campagna elettorale è entrato, suo malgrado, anche Antonello Venditti. Ma ne è subito uscito, con una coda di polemiche. Il cantautore romano, infatti, ha diffidato il deputato dell'Udc [10] Giuseppe Carmelo Drago per aver aperto la sua campagna elettorale, il 18 marzo scorso a Ragusa, con il brano Che fantastica storia è la vita (qui il [11] VIDEO). "Mi dispiace per Drago e per gli altri, ma bisogna chiedere il permesso per utilizzare una canzone. Capisco che è bella, ma mi devi chiedere il permesso, anche perché tu così associ a me un'idea di politica, oppure trai vantaggio da quello che posso rappresentare io". Altri tempi quando Paolo Pietrangeli celebrava la falce e il martello nei versi della canzone Contessa. Il VIDEO di YouTube degli [12] 02Pd:.

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Il Cavaliere all'attacco: "La Rai è in mano alla sinistra" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Il Cavaliere all'attacco: "La Rai è in mano alla sinistra" Posted By redazione On 27/3/2008 @ 13:14 In Headlines | No Comments Silvio Berlusconi vuole mettere un punto fermo nel giallo sulla cancellazione di Porta a porta. E lo fa con parole dure: "La par condicio non c'entra niente, è solo un atto violento da parte di Veltroni". Il Cavaliere ha dovuto rinunciare oggi a partecipare alla trasmissione condotta da Bruno Vespa per la scelta di Walter Veltroni di annullare la sua prossima presenza nel "salotto" della politica in tv: "È stanco e lo capisco, ma il fatto che lui non voglia andare non significa che non possa andarci il leader dell'opposizione. Questa cosa è una violenza inaccettabile. E - aggiunge il leader del Pdl - gli italiani devono sapere che la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando vuole. Ecco perché bisogna andare a votare per la libertà e per il Popolo delle libertà per riportare l'Italia in Europa e in occidente e non subire il condizionamento di un partito radicato nella sinistra estrema". Poi il lader del Pdl allarga il discorso: "Ho anche tutte le istituzioni contro: il capo dello Stato lo hanno nominato loro, così come 11 membri della Corte Costituzionale". "Ho visto che è ripreso l'antiberlusconismo e in un'intervista l'uomo di Veltroni, Goffedro Bettini, mi paragona a Le Pen. Grazie! Allora mi consente di dire che il Pd è l'ultima mimetizzazione dei comunisti italiani". Così replica Berlusconi all'uscita del coordinatore del Pd prima di partecipare ad un incontro a Confartigianato. Il Cavaliere attacca poi il segretario del Pd usando l'arma dell'ironia: "A furia di andare sul pullman, con tutti quegli spifferi e quelle correnti d'aria bisogna anche capirlo, povero ragazzo. Poi è un pensionato e i pensionati devono stare attenti a quello che fanno. Non gli imprenditori, che hanno una fibra molto più forte". Il leader del Pdl torna ad attaccare il partito di Antonio Di Pietro. Nel corso del suo intervento alla Confartigianato sottolinea "la mostruosità del partito dei valori" facendo con la dita il gesto che indica il denaro. "Mi fa orrore - ribadisce - chi non ha rispetto per gli altri e rovina le persone sbattendole in galera quando sono innocenti. Io ho paura di gente così". E, ricordando che l'Italia Dei Valori è alleata del Pd, attacca anche il partito di Veltroni: "Sono giustizialisti dalla testa ai piedi anche loro". Poi Berlusconi accusa Veltroni e Di Pietro di percepire già una pensione e per questo di non essere in grado di tagliare i costi della politica: "Promettono di tagliare i costi della politica e poi prendono due pensioni, una da parlamentare e l'altra da magistrato. E questi dovrebbero tagliare i costi della politica? Non ho mai visto dei tacchini presentare una mozione per anticipare il Natale".

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Comunque, la sua storia è nita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Potrebbe lasciare con quello che Ferrara chiama l'happy end. Ma anche senza alcun happy end, bensì in un gran casino di parlamento ingovernabile e maggioranza inesistente. Comunque vada, anche l'esito imbarazzante della sortita su Alitalia conferma che Silvio Berlusconi è alla fine della sua parabola come politico. È seduto su una montagna di voti che si è ricostituita tre anni fa (era allora che andava fatta l'operazione Veltroni, e lui che allora non se la sentì forse adesso se n'è reso conto) e che il Pd non riesce a erodere. Ma sono voti rassegnati, di ripiego, negativi, privi di passione com'è privo di passione e di voglia di governare l'uomo che li raccoglierà per l'ultima volta: il debole colpo di coda di una vicenda chiusa. Lo sa l'establishment, che si tiene alla larga da boutade tipo Alitalia, lo sanno osservatori e investitori stranieri, gli italiani che non lo sanno lo capiranno comunque presto, dopo il 14 aprile. Il Pd tenterà il colpaccio subito, per togliere l'happy end a Berlusconi ed evitare questa umiliazione all'Italia. Se il colpaccio non dovesse riuscire (sarà comunque di poco), si tratterà di decidere se lasciar sprofondare la destra nei guai da essa stessa provocati, oppure offrire la mano per rimettere insieme i cocci di istituzioni impazzite. Dicono dal loft che questo non è tema di adesso. Che ora bisogna solo battersi per vincere. Hanno ragione, la rimonta non è impossibile. Poi però sfuggono qua e là (Bettini, Franceschini, Finocchiaro...) frasi smozzicate sul dopo che lasciano intravedere opinioni diverse sull'alternativa di cui sopra. Non sarà una scelta facile, se mai si porrà. Basti dire che uno dei passaparola via email sul famoso tema ieri ripreso da Europa (aiutare Sa e Udc a fare il quorum al senato nelle regioni dove questo danneggerebbe Berlusconi?) si intitola: "Vade retro Satana". Così è fatta la nostra gente.

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Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Da domani previsioni secretate per legge. Le ultime danno una spinta a Veltroni Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi Muore la cordata mai nata, un altro bluff scoperto. Ora può solo perdere Il Cavaliere svela il bluff: non c'è nessuna cordata italiana ma solo "contatti informali con diversi imprenditori ". E in ogni caso, sostiene il leader del Pdl, "bisogna aspettare che la trattativa con Air France si esaurisca" prima di poter considerare un'alternativa. È un Berlusconi che fa marcia indietro rispetto all'ostentata sicurezza degli ultimi giorni, quello che ieri si è visto costretto a precisare le indiscrezioni rivelate dalla Stampa sui possibili partecipanti alla cordata. Pezzi grossi come Mediobanca, Eni e Benetton, una volta visti tirati in ballo non hanno aspettato molto prima di smentire ogni interesse per l'affare. Andandosi così ad aggiungersi al niet di Banca Intesa. Insomma, una bella botta per il Cavaliere e per il suo partito, che rischia di riverberarsi sul voto del 13 aprile. Gli ultimi sondaggi disponibili infatti fanno registrare un Partito democratico in rimonta mentre il Pdl fa segnare una battuta d'arresto se non una lieve flessione. Per non parlare del caos senato: a palazzo Madama diventa sempre più probabile uno scenario in cui il centrodestra non riesce a raggiungere la maggioranza. ALLE PAGINE 2 E 3.

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