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ROMA - Il caso di Porta a Porta per Silvio
Berlusconi «è un atto di violenza della sinistra e di Veltroni». Il segeretario
del Pd aveva reso noto di partecipare alla trasmissione di Bruno Vespa solo se
ci fosse stato un confronto diretto con il candidato premier del Pdl,
il quale però non ha accettato: «Se facessi il confronto televisivo con
Veltroni, dovrei farlo con gli altri dodici candidati che hanno gli stessi
diritti», ha detto il Cavaliere. A questo punto Veltroni ha risposto che non
sarebbe andato nemmeno a una trasmissione in cui egli avrebbe risposto da solo
alle domande dei gionalisti. Quindi la Rai è stata costretta, per la par
condicio, anche ad annullare la puntata in cui Berlusconi avrebbe risposto da
solo ai giornalisti.
«VELTRONI È STANCO» - «Non c'entra nulla la par
condicio, è un atto violento di Veltroni che ha detto "non voglio andare a
rispondere ai giornalisti". Chi scappa? C'è una legge che impedisce il
confronto», ha affermato il leader di Forza Italia arrivando alla sede di
Confartigianato. «Veltroni è stanco e lo capisco. Poi, in maniera ironica,
Berlusconi ha aggiunto: «A furia di andare sul pullman con tutte quelle
correnti d'aria, bisogna capirlo povero ragazzo. D'altra parte è un pensionato,
non è come me che ho una fibra più forte». Tornando sulla partecipazione alla
trasmissione tv, il leader del Pdl dice: «Se facessi il confronto televisivo
con Veltroni, dovrei farlo con gli altri dodici candidati che hanno gli stessi
diritti. Quindi questo confronto non si può fare. Però il fatto che lui non
voglia andare, non significa che anche il leader dell'opposizione non possa
andare. Si tratta di una vicenda inaccettabile e gli italiani devono sapere che
la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando vuole».
«TUTTI CONTRO» - «Ho anche tutte le istituzioni
contro: il capo dello Stato lo hanno nominato loro, così come undici membri
della Corte costituzionale», ha aggiunto Berlusconi. «Ho una sola
preoccupazione, un solo incubo: i brogli elettorali. Di fronte alla situazione
drammatica in cui la sinistra ha ridotto il Paese, solo un matto si può
prendere la responsabilità di governare. Ma siccome non c'è nessuno che può
farlo dalla nostra parte politica, eccomi qui con umiltà e concretezza per
cercare di rimediare».
CAPPON: «NON È UN PROBLEMA RAI» - «Il duello tv non
è un problema della Rai», ha commentato il direttore generale della Rai,
Claudio Cappon. «Non mi pare che ci sia nessuno scontro. Abbiamo reso esplicita
la nostra posizione con un comunicato dell'azienda e con la lettera del
presidente Petruccioli».
LANDOLFI: «OGNUNO
SCELGA SE ANDARE O MENO» - Invece secondo il presidente della commissione di
Vigilanza Rai, Mario Landolfi (An), «la Rai dovrebbe mantenere l'offerta nei
confronti di entrambi i candidati, rimettendo alla libertà di ciascuno la
scelta se fruire o meno di tali offerte».
27 marzo 2008
I SONDAGGI DI CORRIERE.IT
«Voto utile»,
convinti 6 elettori su 10
Chi vota per
l'Unione di centro
I Consumatori di
Bordon puntano agli elettori di Pd e Idv
Chi vota per
l'Unione Democratica per i consumatori
Gli elettori del
Pdl sono i più fedeli
Le intenzioni di
voto per il Popolo delle Libertà
Chi vota il
partito di Storace-Santanché
Le intenzioni di
voto per la destra
Le richieste per
il nuovo Governo
Secondo lei, quali
sono le tre questioni che il nuovo Governo dovrà affrontare una volta in
carica?
Nuove generazioni
al voto: i giovani preferiscono i partiti «estremi»
MILANO - Mancano meno di tre settimane al
momento del voto "vero". Il 13-14 aprile ci recheremo finalmente alle
urne. In vista di questa scadenza, è probabile che nelle prossime, ultime, tre
settimane di campagna elettorale lo scontro tra le diverse fazioni assuma toni
più accesi di quanto non si sia visto sin qui. Sino ad oggi, infatti, la
competizione è apparsa assai "ragionevole" (qualcuno ha detto
"moscia"), basata, diversamente da quanto si è verificato nelle
precedenti occasioni, più sui contenuti che sulla mera polemica tra i diversi
partiti. Ma la necessità di conquistare i tanti elettori che a tutt'oggi non
hanno ancora deciso il proprio voto, porterà necessariamente ad una
competizione più intensa e, forse, più "gridata", specie tra le due
coalizioni maggiori. In parte la campagna continuerà ad occuparsi di programmi
e di contenuti come, in larga misura, è stato sin qui. Ma è certo che
l’accentuarsi del confronto renderà più intensa e "calda" la polemica
sull'affidabilità e la serietà delle varie forze politiche e dei vari leader in
campo.
Il sondaggio
FIDUCIA - Insomma, la campagna si occuperà più direttamente dei singoli
personaggi oggi candidati alla Presidenza del Consiglio. Anche per questo è interessante
conoscere il grado di popolarità dei diversi leader politici e il livello di
fiducia che essi ispirano tra i cittadini. In un recente sondaggio è stato
chiesto agli intervistati di dire quanto ispirano loro fiducia gli attuali
candidati alla Presidenza del Consiglio. I risultati possono apparire in parte
sorprendenti: l'ex Sindaco di Roma viene infatti mediamente giudicato più degno
di fiducia del Cavaliere. La distanza tra i due non
è molto ampia, ma è ugualmente significativa. Seguono in questa classifica
Bertinotti, Casini e la Santanché. Naturalmente, avere fiducia non comporta
necessariamente il dare il proprio voto e viceversa. Tanto che la coalizione
guidata da Berlusconi continua, anche in questi giorni, a detenere saldamente
il primato dei consensi, con una distanza tale da permettere – se verrà
mantenuta anche nelle prossime settimane - una vittoria significativa alle
elezioni del 13-14 aprile. Ma la popolarità personale tra gli elettori
costituisce certamente un fattore significativo per cercare di ottenere il
consenso degli elettori che ancora debbono decidere. Le prossime settimane ci
diranno se Veltroni saprà usare il proprio ampio patrimonio di fiducia tra i
cittadini per accrescere i voti che gli vengono attribuiti.
26 marzo 2008(ultima modifica: 27
marzo 2008)
Buon
colpo sulle pensioni, peccato i giovani votino Pdl
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Pd
costringe di nuovo Berlusconi a inseguire. Però ha un problema generazionale
Buon colpo sulle pensioni, peccato i giovani votino Pdl Più 400 euro: Veltroni
punta sugli anziani. Under 35 tutti da convincere La ricetta del Pd per i
pensionati che non riescono a seguire la corsa dei prezzi dei generi di prima
necessità?
Cavaliere,
il duello tv le conviene ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e quando dice
che Berlusconi potrebbe benissimo sostenere il faccia a faccia televisivo con
Veltroni. Essendo Bonaiuti il portavoce del Cavaliere, e avendo Berlusconi già
espresso più di una volta totale disponibilità al confronto tv, la cosa va
considerata acquisita: sul duello nulla osta di Berlusconi.
Inseguendo
i Millennials ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni che
si trova a inseguire con scarso successo ventenni e trentenni, che dovrebbero
essere il suo bacino di voti naturale, e che invece preferiscono lo sgangherato
centrodestra di Berlusconi. Perché? La risposta più facile è che i ragazzi e le
ragazze nati dalla seconda metà degli anni settanta in poi fanno parte di una
generazione cinica che nel Cavaliere trova una legittimazione
La
censura al faccia a faccia televisivo sembra quella della Cina su Tibet e
Olimpia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
definitivi
contro il rifiuto di Berlusconi a un faccia a faccia in tv con Veltroni; e
contro la Rai, servizio pubblico, che dopo essersi prestata ai più bassi favori
all'uomo di Arcore (la scrivania di ciliegio con l'attaché Vespa, per il
"contratto con gli italiani"), non fa nulla per smuovere la sordida
insensibilità della Casta, che non vuole rischi democratici per il suo Nume.
Il
Pd li liberi dalle caste ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il valore
simbolico del gesto di Veltroni è un autogol, visto che sia la Madia che la
Picierno sono strettamente legate all'establishment, che oggi le assorbe per
volontà del leader. Insomma, se c'è uno "schema" comune per il
"giovane d'oggi", è proprio questo: quando inizia a lavorare si trova
davanti un muro, quello delle lobby, delle corporazioni e dei gruppi d'
Per
Berlusconi è <no> de nitivo al duello con Walter
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ELEZIONI IN
TV Per Berlusconi è "no" de nitivo al duello con Walter FRANCESCO LO
SARDO Dunque è no. Continui pure il Pd a chiederlo e a dargli del codardo:
Berlusconi, dicono a palazzo Grazioli, non intende sostenere alcun faccia a
faccia televisivo con Veltroni.
<Dice
no al confronto e usa le sue tv>
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
rinnova l'invito a un confronto diretto tra lui e Berlusconi, accusandolo di
continuare a sottrarsi: "Una cosa che non succederebbe in nessun paese e
non dovrebbe succedere neppure nel nostro, tanto più quando si possono usare le
proprie televisioni in maniera di parte, come sta succedendo in queste
settimane ".
Il
Pd offre 400 euro in più ai pensionati. Già da luglio
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ai pensionati
si è rivolto ieri il Partito democratico di Walter Veltroni con una doppia
proposta che punta a lenire per l'immediato le sofferenze della progressiva
perdita del potere d'acquisto, ma anche per il futuro a coinvolgerli nella
missione-Paese: la crescita. Due proposte che fanno saltare i nervi al
Cavaliere.
Pd,
il gelo dei giovani ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni deve
puntare molto sulla concretezza "perché oggi i giovani sono questo e
vogliono vedere che le cose si fanno davvero". Su questo "Berlusconi,
che si vende come uomo del fare, ha una rendita simbolica. Che può essere
affrontata dettagliando, dicendo per esempio da dove arrveranno i famosi minimo
mille euro per i precari "
[FIRMA]UGO
MAGRI ROMA Di pensioni s'è parlato un giorno, poi tanti saluti. Se si ecc
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
obice su
Petruccioli, fino a ieri considerato buon garante ora non più: "Veltroni
batte i piedi e Petruccioli subito si spaventa". Qualcuno al Plebiscito
propone la ritorsione: con una scusa qualunque, niente Berlusconi da Vespa
l'ultima settimana di campagna, così pure Veltroni per "par condicio"
dovrà essere oscurato.
Verrà,
ma solo in caso di ballottaggio ( da "Stampa, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
avrebbe dato disponibilità a venire ad Asti, ma solo sull'onda di un successo
alle concomitanti Politiche. Armosino ci conta e intanto incassa la visita del
suo ex ministro Giulio Tremonti, sabato al Politeama, che ha visto già il
pienone per Veltroni. Urge confronto tra pienoni.
[FIRMA]AUGUSTO
MINZOLINI Nel cortile di Palazzo Grazioli, di ritorno da un comizio a Viterbo
orga ( da "Stampa, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
azzerato gli
sforzi di Veltroni per sfondare al Nord. Un dato non indifferente, che spinge
Berlusconi a continuare nella sua azione mentre consiglia a Veltroni di
accantonare l'argomento il prima possibile. Così mentre quest'ultimo ha mandato
in avanscoperta un luogotenente fidato come Ermete Realacci per lanciare l'idea
di rimettere la patata bollente nelle mani del prossimo governo,
La
cordata per Alitalia e il ruolo di Berlusconi Prodi, sovvenzionando l'Alitalia
nel decl ( da "Stampa, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se dopo quei
facili sputtanamenti che hanno immediatamente sparato contro Berlusconi,
dandogli del fanfarone imbonitore in cerca di propaganda elettorale, Veltroni e
Casini e Di Pietro si troveranno di fronte al Cavaliere che, per qualche
miracolo, sia riuscito a riportare in Italia l'Alitalia, se ne dovranno andare
a pascolare in qualche valle sperduta del Kosovo.
I
miei figli Piersilvio e Marina non entreranno in gioco per evitare strumentalizzazioni
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Protagonisti
I miei figli Piersilvio e Marina non entreranno in gioco per evitare
strumentalizzazioni È incredibile che qualcuno trovi ragionevole la proposta
del Cavaliere Silvio Berlusconi Walter Veltroni.
Impegnati
contro la mafia mentre la destra tace
( da "Unita,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nella sua
seconda giornata siciliana Veltroni rilancia il tema della lotta per la
legalità e contro la criminalità organizzata. E lo fa annunciando un decalogo
con le misure che il Pd, in caso di vittoria alle elezioni, prenderà nella
lotta contro la mafia. E mentre i sondaggi parlano di pareggio al Senato il
leader del Pd è tornato a sfidare Berlusconi a un duello in tv.
Anche
il Wall Street Journal tifa Veltroni. I corrispondenti esteri: ancora
Berlusconi? I sondaggi confermano: Senato ingovernabile. Duello tv, il leader
Pd sfida il Cavaliere ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tifa
Veltroni. I corrispondenti esteri: ancora Berlusconi? I sondaggi confermano:
Senato ingovernabile. Duello tv, il leader Pd sfida il Cavaliere di Gianni
Marsilli Arrivata sulle ali di Clemente Mastella, del quale in Europa e nel
mondo nessuno sospettava l'esistenza (ignoranza che perdura, temiamo),
l'ennesima crisi italiana ha gettato nello sconcerto gli osservatori stranieri,
Ancora
Berlusconi? Sono pazzi questi italiani Incomprensibile all'estero la quinta
volta del Cavaliere. E il Wall Street Journal sceglie Veltroni
( da "Unita,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni. Al primo ha dato del "corporativista", nemico del
liberalismo e della concorrenza, insomma un monopolista che ha in mente
"soltanto la conquista del potere", e quindi la "roba",
altroché il libero mercato. Quanto a Veltroni, il suo volto ieri dominava la
prima pagina dell'edizione europea,
Con
il Cavaliere una sfida fuori dal mondo Fa senso vedere Dini a destra . Per i
corrispondenti esteri, campagna elettorale confusa
( da "Unita,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni assumono ognuno la posizione dell'altro". Il Cavaliere su
Alitalia ha a cuore i lavoratori "quando non ha mai difeso la classe
operaia". Mentre il centrosinistra "raffigura l'immigrazione come un
pericolo", anzichè concentrarsi su proposte che "aiutino gli
immigrati che lavorano e pagano le tasse".
La
rivoluzione copernicana di Walter
( da "Unita,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
pubblicato ieri in prima pagina dal Wall Street Journal. "Walter Veltroni
ha un compito quasi scoraggiante: tentare di impedire al magnate dei media
Silvio Berlusconi di diventare presidente del Consiglio per la terza volta. Il
52enne ex sindaco di Roma aspira anche a voltare pagina rispetto a decenni di
sclerosi politica riducendo il numero dei partiti e le dimensioni della
È
scontro sul duello in tv veltroni: berlusconi scappa
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sinistra
prepotente è scontro sul duello in tv Veltroni: Berlusconi scappa ROMA - è
scontro tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sul duello in tv. Il candidato
premier del Pd ha accusato il Cavaliere di volersi sottrarre al confronto
diretto e ha deciso di non partecipare a Porta a Porta: "Vado solo se c'è
Berlusconi".
La
par condicio di Fede ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi per un minuto a testa. Ma segue il trucco: due minuti al solo
Berlusconi sulla "cordata" che lui tiene lì, in agguato, e che
salverà Alitalia dalle grinfie di Air France. Il Cavaliere, forse stranito
dalla fatica, espone una tesi singolare: Alitalia deve restare italiana,
altrimenti Spinettà caricherà i passeggeri e i turisti e li porterà
direttamente in Francia
Veltroni:
noi contro la mafia, la Destra tace Viaggio in Sicilia: L'Italia intera non vuole
più sentirsi prendere in giro da loro
( da "Unita,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il tema è la
Sicilia umiliata in cerca di riscatto ma Veltroni pensa a tutto il paese. In
fondo siamo al rush finale e bisogna andare all'attacco, bisogna far vedere le
differenze, nei programmi e nei valori. Dopo l'affondo di Palermo sulle tv di
Berlusconi il leader del Pd riserva per l'avversario solo poche battute:
"Sono pronto al confronto dove come e quando vuole lui,
Un
diritto per gli elettori - curzio maltese
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
UN DIRITTO
PER GLI ELETTORI CURZIO MALTESE Walter Veltroni non poteva essere più chiaro.
"Vorrei fare il faccia a faccia televisivo come si fa in tutte le
democrazie occidentali. Sono pronto a farlo dove, come e quando vuole lui.
Vuole farlo sulle sue reti? Vado anche lì, basta che Berlusconi non
scappi".
Il
vento incerto del Nordest ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
paura o al
contrario di attesa nel ritorno che tutti danno per imminente di Berlusconi. Il
viaggio di Veltroni e il tentativo di espansione del Pd nel Nord Est ha
provocato grande attenzione tra i veneti ma alcune candidature, da Calearo a
Nerozzi sono discusse nella base dei Democratici di sinistra che si aspettavano
una scelta meno dirompente dagli stati maggiori del nuovo partito.
Nucleare
bipartisan? No, grazie ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a una netta
presa di posizione a favore di Berlusconi corrisponde: solare "ma
anche" nucleare, da parte di Veltroni. E sì, perché chi mai è contrario ai
reattori a sicurezza intrinseca, come recita il programma del Pd? Peccato però
che quel programma elenchi anche Generation IV come progetto internazionale su
cui impegnarsi.
Magdi
Allam La conversione? Due fallimenti in un sol gesto Caro direttore, approvo
incon ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
cittadini sia
un argomento del Pd Non lasciamolo a Berlusconi Cara Unità, vorrei dare un
modesto consiglio a Veltroni e agli altri candidati del Pd.: parlate più di
sicurezza dei cittadini,non lasciate che questo argomento sia un'esclusiva
della propaganda elettorale delle destre. E' una questione molto
sentita,soprattutto dalla gente comune che è quella a più contatto con la c.
ROMA
- "Per il duello televisivo sceglierei Veltroni e non Berlusconi". Lo
ha detto Fausto Bertinott... ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Per il duello
televisivo sceglierei Veltroni e non Berlusconi". Lo ha detto Fausto
Bertinotti: "La contrapposizione tra noi e Berlusconi è così radicale che
daremmo a chi ci ascolta la conferma di posizioni molto consolidate in
opposizione l'una all'altra. Con Veltroni invece sarebbe interessante perchè
consentirebbe di capire chi è più efficace come alternativa alla destra"
Casini:
duello tv, meglio con silvio che con walter
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
meglio con
Silvio che con Walter ROMA - Tra Berlusconi e Veltroni, Casini preferirebbe un
duello tv contro il primo "perché questo consentirebbe di spiegare le
ragioni del fatto che marciamo divisi" dice il leader centrista. Che
rilancia la sfida: "Dato che ritiene che il voto a noi sia inutile e
continua ad attaccarci, accetti un confronto dove vuole lui".
Elezioni,
bufera su porta a porta veltroni non va, salta berlusconi - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
soltanto per
un faccia a faccia con Berlusconi". Una versione che collima con quella di
Bonaiuti, che ricorda una telefonata con Vespa: "Bruno mi ha chiamato per
dirmi che Veltroni voleva fare un'altra puntata e noi abbiamo acconsentito a
fare venire Berlusconi un'altra volta. Su questo sono pronto ad affrontare un
giurì d'onore" Dal Pd raccontano invece tutta un'
Walter
sfida silvio in casa sua "sì al duello anche su mediaset" - giovanna
casadio ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non è una
prova di resistenza fisica certo, tra lui e Berlusconi, ma il cinquantaduenne
Veltroni non ha mancato di rimarcare, sbarcando in Sicilia, che si accingeva a
superare in province visitate il numero degli anni "del principale
esponente dello schieramento avverso". Come dire, Berlusconi ha una certa
età.
"sicuro
di stracciare qualunque avversario" e il cavaliere rilancia l'accusa di
stalinismo - gianluca luzi ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ipotesi del
pareggio al Senato che proprio non piace a Berlusconi, anche se il suo impegno
nelle regioni "in bilico" fa capire che il rischio è ben presente
nello stato maggiore del Pdl. "Questa è la versione di Veltroni, cioè
esattamente il contrario della verità", ribatte Berlusconi. "Anche
oggi (ieri-ndr) Veltroni dice tre bugie ogni due righe: è la vecchia ricetta
stalinista.
Ce
la possiamo fare, la partita è aperta anche alla Camera
( da "Unita,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
sarebbe dovuto andare di più nelle regioni in bilico, piuttosto che muoversi
lungo tutto il paese. "Il punto non è concentrare la presenza di un leader
ma mobilitare tutte le nostre risorse umane sui territori. Quello che Veltroni
sta facendo è fondamentale, ma la vera forza che ha il Pd sono le persone
pronte a muoversi per convincere i tanti indecisi che ancora ci sono.
Niente
Porta a porta per Berlusconi. Ci sarebbe stato due volte Il forzista va su
tutte le furie, ma aveva una data in più di Veltroni. E sul confronto però tace
( da "Unita,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per
Berlusconi. Ci sarebbe stato due volte Il forzista va su tutte le furie, ma
aveva una data in più di Veltroni. E sul confronto però tace di Eduardo Di
Blasi / Roma SILVIO BERLUSCONI non potrà partecipare oggi alla puntata di
"Porta a Porta". Questo perché, partecipandovi, otterrebbe una
presenza in più del suo sfi- dante diretto,
Un
diritto per gli elettori - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
davanti alla
sfida di Veltroni, il quartier generale della Pdl ne ha date una mezza dozzina.
Nel pomeriggio uno spavaldo Berlusconi ha minacciato: "Io sono in grado di
stracciare qualsiasi avversario". Più tardi però i portavoce hanno fatto
capire che il confronto non si farà per rispetto alla par condicio, che
imporrebbe anche la presenza degli altri contendenti,
Berlusconi
in una piazza vuota Insulta Veltroni e Di Pietro
( da "Unita,
L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Berlusconi in una piazza vuota Insulta Veltroni e Di Pietro inviata a Viterbo
VELTRONI e il Pd sono "vecchi comunisti riciclati", come "quei
negozi che falliscono e poi mettono fuori il cartello "nuova
gestione"" e Di Pietro si sarebbe "fatto dare la laurea dai
Servizi": Berlusconi le masse non le richiama più,
Parli
come bada ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dopo che
Veltroni ha detto alla Bignardi che non se ne parla proprio. Ciascuno può
pensarla come gli pare, purchè possibilmente argomenti il suo pensiero. Non
è questo il caso di Polito che ha dichiarato al QN: "Di Pietro ministro di
Giustizia in un governo del Pd è inimmagina- bile: è come se, sul versante
opposto,
Piloti
e calabroni Bonanni e Berlusconi ( da "Unita, L'"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
interessi-del-Paese-cordata-italiana,
e Veltroni-svendita -ai-francesi-conseguenza-Prodi, in una specie di Mentana
(non lui, la Repubblica romana) garibaldino-e perdente- di metà '800. Almeno
questo ci venga risparmiato. Non si ricorda in 7 anni del suo governo nulla
mirato a togliere il piombo dalle ali di un calabrone.
"basta
razzismo e speculazioni" ora bassolino va alla guerra - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni sarà
in piazza Plebiscito OTTAVIO LUCARELLI Una chiamata alle armi. Si definisce
"un combattente", uno che "quando si è in battaglia non
scappa". Antonio Bassolino ribalta quell'annuncio di un mese fa ("non
farò campagna elettorale") in un'autentica crociata per la "Patria
napoletana", per "difendere la nostra terra dal razzismo
antimeridionalista e dalle speculazioni elettorali
Il
vento gelido di pomigliano "noi, traditi dalla politica" - patrizia
capua ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
vedono con
simpatia Berlusconi". Franco Mancinelli (stampaggio) e Antonio Cimmino
(verniciatura) amici, ma agli opposti in politica. "Voto Sinistra
arcobaleno" dice quest'ultimo, "con Bertinotti spero in un affondo sugli
evasori fiscali. Veltroni è troppo attaccato a Prodi, roba da vecchia
gestione".
Santanchè
"non pagate la tarsu" - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni deve
fare piazza pulita prima di parlare di qualsiasi altra cosa". Ma ce n'è
anche per ex amici e compagni di strada. Censura su Alessandra Mussolini:
"Vorrei sapere cosa ne pensa il nonno". Contrappasso per Berlusconi:
"L'unico voto inutile per noi donne è quello su di lui, perché ci vede
sempre soltanto in orizzontale"
Attento
cavaliere ( da "Riformista, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
fatta ieri
dal Wall Street Journal a Veltroni (sulla prima pagina, con tanto di foto, e
con titolo audace: "Il rivale di Berlusconi punta a un cambio radicale per
l'Italia") dice qualcosa di significativo, soprattutto dopo il trattamento
insolitamente severo che il giorno prima lo stesso giornale aveva riservato
alla strampalata idea del Cavaliere di bloccare la vendita di Alitalia,
Conversazione
sulla <questione settentrionale>
( da "Riformista,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Conversazione
sulla "questione settentrionale" Illy: "Veltroni ce la sta
mettendo tutta ma il Nord vota il Cavaliere di default" "È in atto
una secessione strisciante delle imprese" "Alitalia è una vicenda
gestita con approccio dirigista e non sempre le decisioni dirigiste reggono
alla prova del mercato.
Black
day sondaggi negativi e il caso <porta a porta>
( da "Riformista,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mi hanno
detto che è intervenuto Veltroni...". L'ipotesi di un duello tv tra i big
rimane, per ora , solo nelle dichiarazioni di agenzia. "Straccerei
chiunque" (il renitente Berlusconi). "Come, dove e quando vuole"
(Veltroni). Tutto questo mentre il tasto Alitalia si fa sempre più dolente.
La
sfilata dei ribelli a Chiomonte Si parte con l'acquisto dei terreni
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
si chiama
elezioni che spinge Veltroni e Berlusconi a trovare i soldi per
aumentarle". E a margine del comizio affronta anche il tema della
Torino-Lione. Domenica a Chiomonte i Comitati No Tav hanno organizzato una
manifestazione per celebrare la firma dell'atto di vendita a 1500 persone di
una piccola porzione dei terreni da dove potrebbe passare il nuovo tracciato
della linea.
In
giro per l'Italia incontro i politici ma sto con Grillo
( da "Stampa,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni era
a Padova lo stesso giorno nostro, e ci siamo intersecati anche con Berlusconi e
Di Pietro. La mia sensazione è che l'Italia che trovo io nelle sale, o a cui
parla Beppe Grillo nelle piazze, sia più vera di quella dei politici; si
stringono intorno a noi perché ci riconoscono una libertà di pensiero che ci ha
portati a essere duri sia con la destra che con la sinistra"
NEL
FACCIA a faccia straccio chiunque! , annuncia Silvio. Facciamo il faccia a facc
( da "Messaggero,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Facciamo
il faccia a faccia quando vuole lui e dove vuole lui!", proclama Walter.
Di fatto, però, per ora niente duello tivvù fra Berlusconi e Veltroni - mentre
gli altri candidati premier hanno una voglia pazza di sfidarsi - e adesso salta
anche il doppio "Porta a Porta" (nella foto Bruno Vespa).
NON
si riesce ad organizzare il duello elettorale tra Berlusconi e Veltroni in tv.
Se ( da "Messaggero, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Di MAURIZIO
COSTANZO NON si riesce ad organizzare il duello elettorale tra Berlusconi e
Veltroni in tv. Se ne parla, lo si esclude, se ne torna a parlare. Poi come
tutte le cose molto attese si farà e non avrà il risultato sperato. Intanto un
rave party semina morte e così un agguato di criminalità. Si potrebbe dire:
cronaca di tutti i giorni.
Duello
tv, è lite Veltroni-Berlusconi E salta la puntata di "Porta a Porta"
( da "Messaggero,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La Rai
annulla lo show con il Cavaliere previsto per oggi Duello tv, è lite
Veltroni-Berlusconi E salta la puntata di "Porta a Porta" di MARIO
AJELLO.
I
am piddì ( da "Manifesto, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni al manifesto: "Possiamo vincere perché corriamo da soli. Con la
Sinistra nessun accordo nemmeno in caso di sconfitta. La strada è tracciata:
più Pil, più giustizia sociale, leggi più semplici". E sul web spopola il
nuovo "inno democratico".
M
agari ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
IMPOSSIBILE
BON TON M agari è solo una reazione al lessico aggressivo e liquidatorio di
Silvio Berlusconi. Ma si intravede anche il calcolo di mobilitare gli indecisi,
nel modo in cui Walter Veltroni sta cambiando stile elettorale. Il segretario
del Pd e i suoi uomini si preparano a sfilarsi i guanti di velluto e a mettersi
i guantoni da boxe.
Elezioni,
è l'ora dello scontro ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
cambia la
campagna dei due leader: duri attacchi incrociati Elezioni, è l'ora dello
scontro Veltroni: Berlusconi scappa. La replica: stalinista ROMA - Si scaldano
i toni, Veltroni accusa Berlusconi di "scappare". La replica:
stalinista. Il leader Pd rinuncia a "Porta a Porta" obbligando il
Cavaliere a fare lo stesso. DA PAGINA 2 APAGINA 9.
Da
soli si può . E senza sinistra ( da "Manifesto, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono
candidato alla leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché
voglio dare la sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che
siamo in un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto
"
Berlusconi
rivede rosso ( da "Manifesto, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E il
Cavaliere torna subito all'antico: "Da Veltroni la solita ricetta stalinista,
Pd pieno di vecchi comunisti riciclati". Durissimo anche su Di Pietro:
"Mi fa orrore. Chi parla così è laureato solo grazie ai servizi"
Berlusconi rivede rosso Il Cavaliere cerca il pienone nel Lazio, regione in
bilico.
Il
duello Candidato pd ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Il duello Candidato pd Walter: Silvio ricorda Totò con Peppino La citazione
Walter Veltroni ironico con il Cavaliere: "Dopo la nostra proposta sulle
pensioni, Berlusconi ha rilanciato con mille euro per i pensionati. Certe volte
sembra Totò che dettava a Peppino: "Punto, punto e virgola... meglio
abbondare"".
Il
Wall Street Journal benedice Walter <Lui si batte per cambiamenti
drastici> ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dà per
scontato che Veltroni diventi presidente del Consiglio, riferisce che nei
sondaggi il Pd è superato da Berlusconi, ma aggiunge che "un terzo degli
elettori resta indeciso". Paralleli In passato il Wall Street Journal è
stato critico anche con il socialista spagnolo José Luis Zapatero ( a sinistra)
Unica eccezione tra i candidati primo ministro di centrosinistra Tony Blair (
L'
anti Calearo tra piazza e fabbrica
( da "Manifesto,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
compresi i
leghisti e la sguaiata "contestazione" di Clara, fan di Veltroni).
Poi firma il "patto" con l'Arcigay insieme ad Alessandro Zan, per
sposare nel nuovo parlamento la linea Zapatero sul riconoscimento totale dei
diritti: dal matrimonio fino all'adozione. Infine si presenta davanti ai
cancelli della Dab di Mestrino con gli operai.
Berlusconi:
stalinista riciclato Il mio rivale parla a vanvera
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A poco più di
due settimane del voto Berlusconi abbandona le accortezze, anche di stile,
degli ultimi giorni. è saltata la puntata di Porta a Porta di stasera, che
avrebbe dovuto vederlo ospite protagonista, i cronisti domandano se ha pura del
confronto tv con Veltroni, lui, di scatto: "Io sono in grado di stracciare
chiunque, perché sono un uomo del fare,
Editoriali
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
3 categoria:
BREVI Editoriali A fianco, gli articoli su Berlusconi ( a sinistra) e su
Veltroni (a destra) del Wall Street Journal Non si ricordano generosità del
quotidiano verso il socialista spagnolo José Luis Zapatero né verso candidati
primi ministri di centrosinistra tranne il britannico Tony Blair, laburista a
modo suo.
<Cavaliere
sfrontato come Le Pen Solo lui cinque volte candidato>
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi ha
fallito e gli italiani sanno che è poco credibile ROMA - A Pasqua ha fatto i
compiti a casa: il programma dell'ultimo scorcio di campagna elettorale di
Veltroni. E ora che le vacanze sono finite, Goffredo Bettini interviene in
prima persona per dire basta al buonismo e fissare una soglia per il Pd: il 35
per cento.
Missione
Letta in Vaticano: un <aiuto> per il Senato
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
i rapporti
tra Berlusconi e Veltroni si sono interrotti. Dopo che per mesi hanno
quotidianamente tenuto aperto il canale diplomatico, Gianni Letta e Goffredo
Bettini hanno smesso di parlarsi. è un'interruzione dettata dalla contingenza,
non una rottura delle relazioni, se è vero che i leader - come rivelano fonti
autorevoli di Forza Italia -
Niente
Veltroni. E Vespa cancella Berlusconi
( da "Manifesto,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
secondo
Berlusconi, sarebbe Veltroni. Che per un "capriccio" gli avrebbe
impedito di partecipare, stasera, a "Porta a Porta". Su come sia la
cosa, le versioni sono discordanti. Quella di "Porta a Porta" dice
che Veltroni avrebbe prima dato la disponibilità a partecipare a una puntata
oltre a quella già fissata per il 9 aprile.
Il
Pd: faccia a faccia o niente Salta il leader pdl da Vespa
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni rifiuta di andare da solo a Porta a Porta e, così facendo, blocca di
fatto Silvio Berlusconi. O, meglio, fa scattare la par condicio. Perché questa
sera il Cavaliere sarebbe dovuto apparire nel salotto di Bruno Vespa, ma in
assenza di una presenza "compensativa", la Rai ha deciso di annullare
tutto.
Veltroni
vara la svolta: all'assalto di Silvio
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sull'estrema
punta della Sicilia occidentale, che Veltroni ha paragonato Berlusconi allo
spregiudicato armatore monarchico degli anni 50, Achille Lauro. è lì che ha
dato del nonnetto al favorito, osservando malevolo che la successiva tappa
agrigentina sarebbe stata la numero 72, come gli anni di Berlusconi.
7
marzo ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3
categoria: BREVI 7 marzo Veltroni in campagna elettorale: "Conosco i miei
polli e non resisteranno. Ma io non risponderò, perché non voglio parlare di
Berlusconi ma degli italiani e dei loro problemi".
Volare
bassi ( da "Manifesto, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è destinata
comunque a favorire Berlusconi. "Quella trattativa in bilico è una manna
per un Pdl deciso a risucchiare Veltroni nell'orbita prodiana; a cancellare la
discontinuità che l'ex sindaco di Roma ha cercato di sottolineare fin
dall'inizio". E ancora: "Il centrodestra è aiutato dalla riapertura
della trattativa fra Af-Klm e sindacato.
13
marzo ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3
categoria: BREVI 13 marzo Veltroni e la battuta di Berlusconi alla precaria:
"Non voglio fare polemica, ma racconta della lontananza del mio
avversario" (nella foto a con la precaria Mercandel).
Calearo:
Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da noi
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
almeno 9 e mezzo". E da Berlusconi, "sono distante -3". Calearo
non si riconosce "in questa destra fatta per fusioni decise da una sola
persona". In passato ha apprezzato alcune posizioni della Lega, ma il
partito di Bossi ("che non ho mai votato") lo ha deluso perché capace
"sempre di grandi proteste ma mai di proposte e ogni volta che ha gestito
qualcosa ha combinato disastri"
Di
FABIO ROSSI La sicurezza al centro. Dell'attenzione dei cittadini e del
programma del ( da "Messaggero, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Una
"colpa" di cui si è macchiato Berlusconi che "ha riempito le
liste di trasformisti". Ma anche il segretario del Pd: "Non c'è
berlusconiano di più stretta osservanza di Veltroni - dice il leader Udc -
Basta vedere che tipo di campagna elettorale ha fatto, dicendo tutto e il
contrario di tutto".
L'impossibilità
di una campagna <bon ton> ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Finora,
Veltroni ha lavorato soprattutto per riacciuffare quelli perduti per strada da
Romano Prodi. Partiva da un meno 22 rispetto al fronte berlusconiano, e adesso
accredita un distacco ridotto a circa 4 punti percentuali: anche se Berlusconi
non smette di ripetere che si tratta di una rimonta bugiarda.
ROMA
- Se Veltroni e Berlusconi scappano al confronto è perchè hanno idee
deboli ( da "Messaggero, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi non a caso scappano dai confronti tv con la scusa che sarebbero
confronti troppo ampi. Ma della democrazia non bisogna avere paura. Chi ce l'ha
dimostra che le sue ragioni sono deboli". Quindi rivolto a Veltroni dice:
"Fino a ieri proclamava le virtù della par condicio e oggi si adatta al
dialogo con Berlusconi per svuotarla.
ROMA
Voglio duellare pure Io. E anche Io. E Io, Io, Io... Quanta voglia di facci
( da "Messaggero,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Fausto
Bertinotti mira a sfidare Veltroni, "in un eventuale duello
televisivo", e non Berlusconi. Come mai? "La sfida con Veltroni
sarebbe interessante perchè consentirebbe di capire chi è più efficace come
alternativa alla destra". E chi vorrebbe sfidare Pier Ferdinando Casini?
ROMA
Silvio era pronto. Walter doveva esserci. E Bruno Vespa li aspettava entrambi,
prima il Cavali ( da "Messaggero, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
smascherato l'ipocrisia di Berlusconi e della destra" - il portavoce Piero
Martino spiega: "Il 9 aprile Veltroni sarà a Porta a Porta e il 10 ci sarà
Berlusconi. Però, la redazione ci ha poi comunicato che il 27 marzo Berlusconi
sarebbe stato in trasmissione, ma Veltroni in questi giorni a causa dei suoi
impegni non potrà andare nel salotto di Vespa e abbiamo dovuto dire
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
fine della
diplomazia Walter Veltroni cambia i toni e attacca Silvio Berlusconi: sfugge il
confronto. La replica è l'accusa di stalinismo. Ma il braccio destro del leader
del Pd, il coordinatore Goffredo Bettini, sostiene che solo il leader del
Fronte nazionale francese, Le Pen, "si è candidato 5 volte".
Senato,
guerra di numeri Berlusconi-Veltroni
( da "Messaggero,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ROMA
Come fa politica una donna davvero di destra, che, alla maniera di Ciarrapico,
non abiu ( da "Messaggero, Il"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Scambio di
idee politicamente corrette? No grazie. In un pomeriggio di fuoco le pasionarie
degli ideali di destra esibiscono artigli, privati della diplomatica fodera di
velluto, e seppelliscono il nuovo "fair play" che cercano di esibire
Berlusconi e Veltroni.
Dal
nostro inviato ENNA Tranquilli, ca' vincemu nuiautri , vaticina
( da "Messaggero,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
non ci sta, scalpita, contrattacca: "Il nuovo siamo noi, loro sono vecchi
comunisti falliti che hanno esposto sulla bottega la scritta "nuova
gestione"". Portano sul palco l'agenzia con l'ultima esternazione del
leader Pdl, Veltroni la legge, ridacchia e se la mette in tasca.
Parte
con un flop la campagna di michela - rodolfo sala
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
i poliziotti
considerati da Veltroni e soci "il braccio armato della borghesia",
la sicurezza che "non è mai stata nell'agenda di questo governo", gli
immigrati a cui "gli altri vogliono dare il voto per cancellare le nostre
tradizioni e i nostri valori", i crocifissi tolti dalle aule "perché
così vogliono non i bambini musulmani ma le maestrine della Cgil"
Bossi,
comizi di lotta e governo "noi leghisti come i tibetani" - paolo
berizzi ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Veltroni,
e chi se no. Lui è uno di quelli che entrano al bar e dicono: "Da bere per
tutti! Però pagate voi!"". Giù le mani dalla gente che lavora, giù le
mani dalle pensioni: "Quando Berlusconi minacciò di tagliarle, me ne andai
dal governo".
Regioni
in bilico, testa a testa al senato
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
conquisterebbe tutte le regioni in bilico tranne il Piemonte e la Puglia.
Questo vorrebbe dire che Berlusconi porterebbe a casa solo 147 seggi contro i
137 di Veltroni. Con Bertinotti sempre a quota 18 e Casini a quota 13. Cioè il
terzetto che al momento corre contro Berlusconi avrebbe ben 168 seggi.
L'<anti
Calearo> tra piazza e fabbrica
( da "Manifesto,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
compresi i
leghisti e la sguaiata "contestazione" di Clara, fan di Veltroni).
Poi firma il "patto" con l'Arcigay insieme ad Alessandro Zan, per
sposare nel nuovo parlamento la linea Zapatero sul riconoscimento totale dei
diritti: dal matrimonio fino all'adozione. Infine si presenta davanti ai
cancelli della Dab di Mestrino con gli operai.
<Da
soli si può>. E senza sinistra
( da "Manifesto,
Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi,
ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo nomini mai? Mai, da quando mi sono
candidato alla leadership del Pd, non l'ho mai nominato. E non lo nomino perché
voglio dare la sensazione che noi abbiamo superato quel tempo della storia, che
siamo in un'altra fase, non più ispirata al voto "contro" ma al voto
"
Inocognita
Senato, battaglia per i seggi e guerra di sondaggi
( da "Panorama.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Berlusconi
è costretto a reagire. Veltroni, è la tesi del Cavaliere, sui sondaggi mente e
il testa a testa a Palazzo Madama è "esattamente il contrario della
verità", insomma "come nella vecchia ricetta stalinista Veltroni dice
tre bugie ogni due righe".
Incognita
Senato, battaglia per i seggi e guerra di sondaggi
( da "Panorama.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Berlusconi
è costretto a reagire. Veltroni, è la tesi del Cavaliere, sui sondaggi mente e
il testa a testa a Palazzo Madama è "esattamente il contrario della
verità", insomma "come nella vecchia ricetta stalinista Veltroni dice
tre bugie ogni due righe".
IL
NEW YORK TIMES UN DRAMMA MORALE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tutto giocato
sul problema immondizia: "Il leader del centrodestra Berlusconi fa della
crisi rifiuti un cavallo di battaglia della sua campagna, quello del
centrosinistra Veltroni gli ricorda che in cinque anni di governo non ha fatto
nulla per risolvere il problema". Su tutto l'ombra lunga della camorra,
qui definita mafia nella sua accezione universale.
Le
note delle elezioni: destra e sinistra a caccia di voti a ritmo di rock
( da "Panorama.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Oltre al
classico dei Village People, Walter Veltroni ha scelto un successo di
Jovanotti, Mi fido di te, per accompagnare manifestazioni e incontri pubblici.
Anche se il vero sottofondo musicale del tour elettorale dell'ex sindaco di
Roma è: "La più bella canzone che ci sia nel nostro Paese, l'inno
nazionale".
Il
Cavaliere all'attacco: "La Rai è in mano alla sinistra"
( da "Panorama.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
attacca anche
il partito di Veltroni: "Sono giustizialisti dalla testa ai piedi anche
loro". Poi Berlusconi accusa Veltroni e Di Pietro di percepire già una
pensione e per questo di non essere in grado di tagliare i costi della
politica: "Promettono di tagliare i costi della politica e poi prendono
due pensioni, una da parlamentare e l'altra da magistrato.
Comunque,
la sua storia è nita ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
esito
imbarazzante della sortita su Alitalia conferma che Silvio Berlusconi è alla
fine della sua parabola come politico. È seduto su una montagna di voti che si
è ricostituita tre anni fa (era allora che andava fatta l'operazione Veltroni,
e lui che allora non se la sentì forse adesso se n'è reso conto) e che il Pd
non riesce a erodere.
Berlusconi
ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Le ultime
danno una spinta a Veltroni Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai
sondaggi Muore la cordata mai nata, un altro bluff scoperto. Ora può solo
perdere Il Cavaliere svela il bluff: non c'è nessuna cordata italiana ma solo
"contatti informali con diversi imprenditori ".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
Pd costringe di nuovo Berlusconi a inseguire.
Però ha un problema generazionale Buon colpo sulle pensioni, peccato i giovani
votino Pdl Più 400 euro: Veltroni punta sugli
anziani. Under 35 tutti da convincere La ricetta del Pd per i pensionati che
non riescono a seguire la corsa dei prezzi dei generi di prima necessità? Detrazioni fiscali immediate per
400 euro. Il leader del Pd Walter Veltroni parla di
interventi immediati per venire incontro alle esigenze dei pensionati,
soprattutto delle donne che hanno le pensioni più basse. La misura riguarderà 2
milioni di pensionati, avrà un costo di 2,5 miliardi di euro e partirà il
prossimo primo luglio. Un intervento che potrebbe essere accompagnata dalla
modifica delle regole di indicizzazione delle pensioni che consentirebbe ai
pensionati di partecipare ai frutti della crescita economica del paese. Berlusconi, punto sul vivo, riesce solo a balbettare:
"Il problema numero uno è quello di adeguare le pensioni ai prezzi".
I sondaggi segnalano un problema sul versante giovani. I ragazzi, soprattutto
quelli che sono già entrati nel mondo del lavoro, al momento sembrano orientati
a votare più per il Pdl che per il Pd (10 punti di distacco). Per recuperare,
dicono gli esperti, Veltroni deve andare incontro al
bisogno di concretezza che esprimono.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Paolo Bonaiuti ha
ragione due volte. Quando dice che la legge sulla par condicio è orrenda, e quando dice che Berlusconi potrebbe
benissimo sostenere il faccia a faccia televisivo con Veltroni. Essendo
Bonaiuti il portavoce del Cavaliere, e avendo Berlusconi già
espresso più di una volta totale disponibilità al confronto tv, la cosa va
considerata acquisita: sul duello nulla osta di Berlusconi.
Anche p e r c h é l' u n i c o punto sul quale Bonaiuti sbaglia è una mera
inversione temporale: lui dice che prima si cambia la par condicio e poi si fa
il duello. Siccome questo è chiaramente impossibile, un doppio buon servizio
agli italiani consisterà nell'offrire loro il confronto televisivo prima delle
elezioni, e modificare la par condicio o abrogarla fra i primi atti della nuova
legislatura (cosa che conviene fare presto, anche perché per le elezioni
successive non ci sarà comunque da aspettare cinque anni, e neanche tre...).
Del resto, un confronto diretto Berlusconi-Veltroni non sarebbe solo un buon servizio alla democrazia,
e non darebbe solo un'occasione al Cavaliere di confermare che non è bollito.
Rafforzerebbe anche negli elettori quell'idea di bipolarismo che, a quanto
pare, sta a cuore anche al Popolo delle libertà.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
MARILISA PALUMBO Ma
come, il partito moderno, post-ideologico dell'"Italia nuova" fa più
fatica a mietere consensi proprio tra quegli italiani under 34 che questo paese
nuovo dovrebbero desiderare di costruirlo? Alle primarie del Partito
democratico, nell'ottobre 2007, la partecipazione giovanile lasciò a dir poco a
desiderare, eppure nessuno pensò che fosse un dato su cui aprire una riflessione
seria. Ed eccoci qua con Veltroni che si trova a inseguire con scarso successo ventenni e
trentenni, che dovrebbero essere il suo bacino di voti naturale, e che invece
preferiscono lo sgangherato centrodestra di Berlusconi.
Perché? La risposta più facile è che i ragazzi e le ragazze nati dalla seconda
metà degli anni settanta in poi fanno parte di una generazione cinica che nel
Cavaliere trova una legittimazione politica all'antipolitica, ma è una
spiegazione insufficiente. Di sicuro non dice tutto. Che sia la cultura delle
tv berlusconiane ad averci trasformato in gioventù desiderante,
autoreferenziale e incapace di pensare al bene comune può essere solo una parte
? e credo non fondamentale ? della spiegazione. La generazione di cui si parla,
tanto per dirne una, è anche la generazione Erasmus, una delle generazioni che
più hanno viaggiato, che più ha avuto la possibilità di confrontarsi con i
coetanei di tutta Europa. E che ha potuto fare paragoni, nella stragrande
maggioranza dei casi deprimenti, tra la situazione delle nostre università, del
nostro mercato del lavoro, del nostro sistema paese e quelli dei vicini.
Abbiamo visto ? nella Gran Bretagna del blairismo ma anche in Germania, in
Spagna, in Francia ? infrastrutture migliori, servizi eccellenti, un sistema di
protezione per chi entra nel mondo del lavoro che qui ancora ci sogniamo. È
vero, molti dei ragazzi di questi sondaggi sembrano un po' antichi, quando
reclamano il posto fisso, ma credo sia soprattutto una reazione a chi chiede
loro una flessibilità a senso unico: dai quaranta in giù devi essere elastico
in termini di tempo, di contratti, di impegno; dai quaranta in su i colleghi
attorno a te sono, nella maggior parte dei casi, degli intoccabili. Sta tutto
qui il problema del centrosinistra con i più giovani: nonostante le proposte e
le promesse, non riesce ancora a scrollarsi di dosso una patina di vecchio:
l'immagine di chi protegge i garantiti, di chi resta legato a sindacati che
spesso con i loro ricatti tutelano i nullafacenti e gli incapaci. Aver
candidato, per parlare a queste persone, delle ragazze e dei ragazzi
"simbolo" che a torto o a ragione sono risultati legati alla casta,
non ha aiutato. Come non ha aiutato che queste persone non siano riuscite a
farsi portatrici di un forte messaggio generazionale. Anche perché non tutti,
tra i miei coetanei, sono così informati da sapere che Pietro Ichino è
candidato nelle liste del Pd. Anzi, alla maggior parte di loro il nome di
Ichino non dice assolutamente nulla. Perché non dimentichiamo che stiamo
parlando di una generazione che legge poco, e ormai guarda anche poca
televisione: per ignoranza, nausea, perché ha di meglio da fare (internet,
blog?), o perché è troppo impegnata a cavarsela in un modo o nell'altro. Ed è
proprio perché è così che Berlusconi, nonostante abbia
dimostrato di essere tutto tranne che il cavaliere del libero mercato, piace
ancora. Per chi non segue la politica con attenzione Silvio resta
l'imprenditore che si è fatto da sé, che sta fuori dai palazzi (pur
frequentandoli da più di 15 anni!) e che capisce i mali dell'Italia. Ma le cose
stanno cambiando. Quando si parla di giovani, e si mettono insieme i
diciottenni e i trentaquattrenni, il quadro è per forza di cose confuso. I più
grandi, quelli che stanno entrando o sono entrati con mille difficoltà nel
mondo del lavoro, sono i più difficili da convincere, perché la prova della
realtà li ha resi scettici. Poi ci sono i giovanissimi, molti dei quali
voteranno quest'anno per la prima volta e che, secondo un altro sondaggio,
realizzato un paio di settimane fa, sceglieranno in maggioranza il Pd. Sono gli
elettori di domani, che Veltroni e il Pd non possono
deludere. Sono quella generazione che al di là dell'Oceano chiamano i
Millennials, e che potrebbero colorare di blu democratico l'America non solo
del 2008, ma dei prossimi decenni.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, sento in rassegna stampa che Curzio Maltese di Repubblica porta
argomenti pressoché definitivi contro il rifiuto di Berlusconi a un faccia a faccia in tv con Veltroni; e contro
la Rai, servizio pubblico, che dopo essersi prestata ai più bassi favori
all'uomo di Arcore (la scrivania di ciliegio con l'attaché Vespa, per il
"contratto con gli italiani"), non fa nulla per smuovere la sordida
insensibilità della Casta, che non vuole rischi democratici per il suo Nume.
Sarà banale, ma mi chiedo ancora una volta perché paghiamo il canone. SILVESTRO
GIACCHI, TREVISO Caro Giacchi, premesso che, come liberale, credo poco agli
argomenti "definitivi" o, come oggi si dice, "non
negoziabili", io penso (o spero?) che alla fine il faccia a faccia si
tenga, diversamente da quel che teme Curzio Maltese, del quale condivido tutti
gli argomenti che porta nell'articolo da lei citato. Di più: se, come dicono i
reggicoda di Berlusconi in fiorentino o in milanese,
il loro capo accettasse il faccia a faccia purché non regolato dalla par condicio,
io al posto di Veltroni ci starei, proprio per
l'argomento non definitivo ma decisivo di Maltese: che nel duello fra il
candidato vecchio e il candidato giovane vince il giovane, a cominciare dallo
scontro John Kennedy- Richard Nixon e continuando con Bill Clinton-Bush senior.
Nelle democrazie avanzate, dove i programmi si somigliano, sono soprattutto il
linguaggio e l'affidabilità dei contendenti a pesare sulla scelta degli
elettori: purché, appunto, questi possano rendersi conto del linguaggio e dell'affidabilità.
Il faccia a faccia significa rispettare il diritto dei cittadini migliori a non
veder affidato l'esito elettorale all'ignoranza dei cittadini peggiori. Gli
studiosi concordano che un faccia a faccia sposta di 2-3 punti l'orientamento
degli elettori. Si può capire la paura di Berlusconi,
che forse è il primo a non credere al suo attuale "consolidato"
vantaggio; ma non si può capire come il sistema istituzionale possa tradire il
diritto dei cittadini (canone o non canone) all'einaudiano "Conoscere per
deliberare". Se questo diritto venisse tradito, auspicherei una campagna
elettorale che affrontasse con la necessaria chiarezza e durezza questo tema
centrale, la difesa della democrazia: ricordando, in primo luogo, che un paese
ai cui cittadini è negato conoscere fino in fondo i leader che si candidano a
governarlo, è un paese che non ha titoli per criticare regimi tirannici come
quello cinese. Pechino può mentire sulla repressione in Tibet, non solo
centellinando le notizie e mandando in tv solo gli assalti dei nazionalisti
tibetani agli occupanti cinesi; ma addirittura sospendendo per 40 secondi la
diretta da Olimpia, per riprenderla, continuando a chiamarla
"diretta", dopo aver tagliato i momenti della contestazione alla Cina
da parte di Reporters sans frontières. L'Italia della Rai, della Vigilanza, di Berlusconi è, in questo momento, un paese cinesizzato. Il Pd
deve dirlo giorno per giorno in questi ultimi 15 giorni di campagna elettorale;
e debbono dirlo i giornali: meno paginate sui battesimi di pseudomusulmani in
mondovisione, e più diritti degli italiani a decidere del proprio destino. Se
passerà questo messaggio, il vecchio don Chisciotte scenderà da cavallo e si
confronterà. E vedremo dove stanno i mulini a vento.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
GIANNI DEL VECCHIO
Cominciamo con lo sfatare un mito: i giovani non sono più un gruppo sociale
omogeneo, non sono più legati da un insieme comune di valori di riferimento.
Insomma, non sono più "i Giovani". Perché la scomparsa delle
ideologie ha del tutto frammentato un universo che già era di per sé molto più
complesso. Oggi chiunque abbia meno di 35 anni è una monade, un'isola senza
arcipelago. Insomma, un individuo a sé stante, irriducibile a schemi o
categorie (e ciò non è un difetto né una colpa, se non per chi non vuole
capirlo). Solo partendo da questo assunto si può spiegare la grande difficoltà
che la politica in generale, e il Pd in particolare, incontrano quando vogliono
parlare a o di questo mondo. Eppure per trovare le parole giuste basterebbe
immedesimarsi nella condizione psicologica di chi si è appena affacciato alla
vita lavorativa. A diciott'anni un giovane diplomato, o un laureato a ventuno o
ventitre, affronta le prime esperienze di lavoro con una grande carica di
entusiasmo e ottimismo. Ha in testa la chiara percezione di essere all'inizio
di un lungo viaggio, con il suo carico di fascino e paure, e allo stesso tempo
ha una grossa fiducia nei propri mezzi. La sua stella polare è una sola:
farcela con le proprie forze, senza appoggiarsi a nessuno. Attitudine
confermata dal sondaggio pubblicato dal Sole24Ore: nove giovani su dieci
esigono una società fondata sulla meritocrazia, e che i sistemi di valutazione
siano più severi. Idee lontane da quelle della "generazione
bambocciona" descritta da Padoa- Schioppa. Purtroppo quando il
neodiplomato o neolaureato inizia a misurarsi con la struttura
"clanica" della società italiana, questa forte carica si
affievolisce, spesso fino a spegnersi. È qui che la politica fallisce. Spesso
chi va avanti non è il più bravo, ma quello che meglio riesce a intessere
relazioni personali basati sullo scambio di favori. Lo sa bene chi vuole
intraprendere la carriera universitaria e gioco forza deve legarsi al
"barone" di turno. Oppure lasciar perdere. O chi vuole lavorare nella
pubblica amministrazione, e ha bisogno di ingraziarsi il politico sulla cresta
dell'onda. O il giovane avvocato o commercialista, cui toccherà lavorare
"a gratis" per due o tre anni per l'affermato professionista di
turno. Per non parlare di chi vuol far politica, che invece di conquistare il
consenso popolare deve preoccuparsi di quello dei dirigenti di partito. Ed è
proprio un messaggio che premia la cooptazione quello che traspare dalle
candidature veltroniane delle varie Marianna Madia o Pina Picierno. Fatte salve
le capacità personali delle due ragazze, il valore
simbolico del gesto di Veltroni è un autogol, visto che sia la Madia che la Picierno sono
strettamente legate all'establishment, che oggi le assorbe per volontà del
leader. Insomma, se c'è uno "schema" comune per il "giovane
d'oggi", è proprio questo: quando inizia a lavorare si trova davanti un
muro, quello delle lobby, delle corporazioni e dei gruppi d'interesse.
Gli effetti sono sostanzialmente due. Prima di tutto si erode quella fiducia
nel "potercela fare da soli", mentre quello spirito intraprendente
che della giovane età è segno distintivo si trasforma presto in una necessità
di sicurezza, spingendo il giovane uomo o donna alla ricerca del mitico
"posto fisso". Non a caso i sondaggi spesso ci mostrano percentuali
elevate di under-35 che aspirano solo a un contratto a tempo indeterminato, e
nulla più. La stessa rilevazione di Piepoli sul Sole non lascia spazio a dubbi:
uno su quattro considera il miglioramento della propria condizione economica il
tema che conterà di più nel determinare il suo voto. Il secondo effetto è più
pericoloso: una rivolta contro la casta, contro i privilegi di una politica che
da troppo tempo fa promesse e non le mantiene. Non stupisce che secondo Piepoli
il 25 per cento dei giovani è indeciso o non andrà a votare. Se questa
disillusione fa gioco al centrodestra, per il Pd invece è letale: quando in
giro si dice che "i politici sono tutti uguali", a essere premiato è
chi viene percepito lontano dal palazzo. E chi meglio di Berlusconi
? negli ultimi 15 anni ? ha saputo farsi interprete di questo sentimento? Gli
undici punti in più che Piepoli dà al Pdl nel voto giovanile sono indicativi.
La vera sfida per il Pd sarà quindi quella di fermare questa "viziosa
metamorfosi" del giovane speranzoso in giovane disincantato e cinico.
Come? Rompendo, davvero, con le corporazioni, dissipando i clan, aprendo i
mercati, rinnovando le classi dirigenti. In base al merito. Per fare
dell'Italia ciò che l'America si è sempre vantata di essere, una "terra
delle opportunità", non delle raccomandazioni.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI
IN TV Per Berlusconi è
"no" de nitivo al duello con Walter FRANCESCO LO SARDO Dunque è no.
Continui pure il Pd a chiederlo e a dargli del codardo: Berlusconi, dicono a
palazzo Grazioli, non intende sostenere alcun faccia a faccia televisivo con Veltroni. Perché? Sono quei quasi vent'anni
di differenza tra un ultrasettantenne e un cinquantatreenne, lo hanno convinto
i suoi guru dell'immagine, a sconsigliarlo dal duello in tv. Incredibile, ma
vero. Non è l'ipnotizzante, immaginifica parlantina del professionista della
comunicazione Veltroni a spaventare l'inventore della
neolingua aziendal- politichese. Non è neppure la regola aurea secondo cui chi
appare in vantaggio ha solo da perdere da un confronto con lo sfidante. No.
Così la vera motivazione del rinnovato diniego ad accettare il confronto con Veltroni, getta una diversa luce anche sul fermo no di Berlusconi ad acconsentire al faccia a faccia, nella
campagna elettorale del 2001, con il suo sfidante di allora Francesco Rutelli.
Stessa differenza di età, stesso suggerimento da parte dei consiglieri e guru
della comunicazione di Sua Emittenza: "Dottore, non accetti il
confronto". Il calo motivazionale nel voto al centrodestra era una
preoccupazione così presente e crescente in Berlusconi
da averlo indotto già nel corso del 2006 alla ricerca di nuovi brand in
sostituzione o a supporto di Forza Italia: al Cavaliere perciò non è sfuggita
la fondatezza delle osservazioni dei suoi consiglieri sul suo controverso ruolo
di testimonial del prodotto. Che può funzionare se agisce in solitaria, ma
risulta obsoleto se c'è un termine di paragone. Anche ieri il Pd ha insistito
nel pressing su Berlusconi: dallo stesso Veltroni a Gentiloni, alla Melandri, a Chiti, a Merlo, i
democratici chiedono il confronto in tv "nell'interesse dei
cittadini". Il Cavaliere, nell'interesse suo, risponde picche. Il
portavoce Bonaiuti, che insieme a Gianni Letta è uno dei più determinati
frenatori dell'evento, ha replicato al Pd con una proposta impossibile:
"Siamo pronti a farlo tra cinque minuti, ma prima venga tolta di mezzo la
legge sulla par condicio". Par condicio sine qua non. Veltroni
insisterà, Berlusconi continuerà a dire di no:
"Non fatevi illusioni ? ripetevano ieri a palazzo Grazioli ? la nostra
posizione non muterà di un millimetro". Inutile dire che il Cavaliere è
tentato come Eva dalla mela. Ma era altrettanto tentato, raccontano le stesse
fonti, anche quando lo sfidante Rutelli voleva misurarsi in un faccia a faccia
per la conquista di palazzo Chigi: prevalse in quell'occasione il suggerimento
di lasciar perdere che gli venne dallo stretto giro dei suoi più influenti
consiglieri tra cui, all'epoca, anche Giuliano Ferrara. Roberto Cuillo, ex
portavoce di Fassino, ricorda che nel 2006 Berlusconi
? nonostante la par condicio invocata ora come scusa per evitare il faccia a
faccia ? era pronto al match con chiunque e si scontrò persino con Diliberto.
"Un fantastico archetipo comunista, perfetto per noi. Non si poteva dire
di no", spiegano gli uomini del Cavaliere. Quell'anno Berlusconi
sostenne due faccia a faccia con Prodi (il 14 marzo e il 3 aprile),
intervallati dall'ingloriosa fuga ("Mi alzo e me ne vado") da In
mezz'ora dell'Annunziata, dopo un'incalzante botta e risposta sull'economia. La
serie dei duelli era stata inaugurata il 24 marzo 1994 con il famoso Braccio di
ferro su Canale5 tra il Cavaliere e Achille Occhetto. Nel 1996 Berlusconi si scontrò per ben tre volte con Romano Prodi: il
25 marzo a Porta a porta e il 13 aprile a Linea3 dell'Annunziata sulla Rai
(dove i leader erano con le rispettive squadre di ministri), il 19 aprile con
Mentana su Canale5.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DEMOCRATICI Veltroni a Palermo prende di petto il Cavaliere e il con
itto di interessi "Dice no al confronto e usa le sue tv" RUDY
FRANCESCO CALVO inviato a Palermo "Facciamogliela vedere noi chi siamo noi
siciliani!". È tutta racchiusa in questa frase di Anna Finocchiaro la
volontà di riscatto che il Pd offre agli oltre diecimila palermitani riuniti
all'ombra del Teatro Massimo. La volontà di chiudere con la stagione del
cuffarismo, che continuerebbe invece con quel Raffaele Lombardo, paladino
dell'isola e al contempo alleato della Lega Nord. "Anna invece ? spiega Veltroni alla piazza ? è una delle persone politicamente più
forti del nostro paese e non ha bisogno di allearsi con Bossi per far sentire
la sua voce a Roma". La candidata alla presidenza della regione si limita
a ricordare gli ultimi provvedimenti di Cuffaro. "Mentre Lombardo dice che
vuole modernizzare la macchina burocratica, Cuffaro ha distribuito a tutti gli
impiegati con i saldi di fine stagione l'intero fondo istituito per premiare il
merito". Ma non solo. "Abbiamo il maggior numero di convenzioni con
le cliniche private. Nell'ultima giunta ne hanno riconosciuto altre 169, che
prima non erano state giudicate compatibili. Così la sanità siciliana è
diventata una gigantesca lavanderia di denaro mafioso". La mafia. Walter Veltroni chiude la porta sul presunto oggetto di trattativa
tra Cosa Nostra e lo stato: "Lo dico qui perché possa arrivare dove deve
arrivare ? scandisce ? noi siamo per un'applicazione severa del 41 bis",
l'articolo del codice penale che impone il carcere duro ai boss. Parla di
certezza della pena, di abbreviazione dei tempi della giustizia, di adeguato
rapporto con i collaboratori (i cosiddetti "pentiti"), di confisca
dei beni. Parole che fanno male alla mafia e che accendono una piazza che bene
conosce il giogo di Cosa Nostra. "Se questa terra è in queste condizioni ?
spiega il segretario del Pd ? è per due ragioni, che spesso si intrecciano: per
responsabilità politiche, perché la destra ha fatto male alla Sicilia, e per la
sua principale nemica, che si chiama mafia ". Né Finocchiaro né Veltroni cadono però nell'errore di considerare questo come
l'unico handicap dell'isola. La candidata a governatore invita a "non
rifugiarsi nell'alibi di chiddu mi runa u puostu. Quante migliaia di posti ? si
chiede ? dovrebbero dare ai giovani siciliani? Noi vogliamo concorsi puliti per
la pubblica amministrazione, dove si vince per il merito e non perché si
conosce qualcuno ". Veltroni accenna poi
all'invito rivolto dal "candidato dello schieramento a noi avverso"
alla giovane precaria in tv: "Quella frase non era una semplice battuta,
ma un modo di vedere la società che rifiutiamo". Proprio riguardo alla tv,
poi, Veltroni rinnova l'invito a un confronto diretto tra lui e Berlusconi, accusandolo di continuare a sottrarsi: "Una cosa che non
succederebbe in nessun paese e non dovrebbe succedere neppure nel nostro, tanto
più quando si possono usare le proprie televisioni in maniera di parte, come
sta succedendo in queste settimane ". L'appuntamento palermitano è
stato aperto da una giovane che, contrariamente a molti costretti a emigrare,
ha deciso di restare nella sua città. "Un paese ? ha detto Veltroni ? non può costringere i propri ragazzi a emigrare.
Uno stato complicato e ostile lascia spazi a una politica intrusiva, alla
politica dell'"io conosco uno che?"". Proprio per combattere
questi metodi, preannuncia un disegno di legge che verrà presentato nei
prossimi giorni "per dare un colpo d'accetta all'enorme produzione
legislativa del nostro paese".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PROGRAMMA
"CONIUGARE LA LOTTA ALLE DISEGUAGLIANZE ALLA CRESCITA ECONOMICA È
POSSIBILE" Il Pd offre 400 euro in più ai pensionati. Già da luglio
RAFFAELLA CASCIOLI L'insicurezza. Il timore per quel che c'era e oggi non c'è
più. La paura per un benessere passato e l'insostenibilità del presente.
Nell'Italia dei paradossi la terza età si svende non più ai monti di pietà, ma
ai negozi che comprano oro. Pensionati in fila nella Milano da bere così come a
Palermo, a Roma come a Venezia mentre solo in lontananza finora si sono sentiti
gli echi della campagna elettorale. In vendita non solo i gioielli di famiglia,
ma la dignità di una vita. Ai pensionati si è rivolto ieri
il Partito democratico di Walter Veltroni con una doppia
proposta che punta a lenire per l'immediato le sofferenze della progressiva
perdita del potere d'acquisto, ma anche per il futuro a coinvolgerli nella
missione-Paese: la crescita. Due proposte che fanno saltare i nervi al
Cavaliere. Berlusconi, punto sul vivo,
ripropone la riedizione di quello che fu: adeguare le pensioni, a cominciare da
quelle più basse, al caro vita. Senza specificare come, il Cavaliere si dice
convinto che "il partito dei pensionati sta con noi e i pensionati ci daranno
il loro voto per ciò che abbiamo fatto e che faremo". Diverso, oltre che
più circostanziato, l'approccio del Pd che, già per luglio, prevede un
intervento a sostegno del reddito pensionistico. "L'aumento del costo
della vita e, in particolare, dei generi di prima necessità rende per i
pensionati, in particolare per le donne, la situazione non più tollerabile
tanto più in un paese civile ". Di qui la prima proposta che raggiungerà
una platea di 2 milioni di persone e avrà un costo pari a 2,5 miliardi di euro.
"L'intervento ? ha spiegato Veltroni nel corso di
una conferenza stampa nel corso della quale sono intervenuti Enrico Morando,
Giorgio Tonini e Alessia Mosca ? riguarderà i pensionati di oltre 65 anni e
produrrà un incremento medio di 400 euro per le pensioni fino a 25.000 euro
l'anno e un aumento tra i 250 e i 100 euro per le pensioni con un importo
compreso tra i 25 mila e i 55 mila euro l'anno". Questo risultato potrà
essere raggiunto utilizzando la leva fiscale e, quindi, aumentando le
detrazioni e si inserisce nel solco di quanto è stato previsto lo scorso anno
per i pensionati di età superiore ai 64 anni di età con un reddito annuo non
superiore a 8.675 euro: 3 milioni di pensionati, a cui da aprile se ne
aggiungeranno altri 400.000, hanno già ricevuto una somma aggiuntiva che varia,
a seconda dell'anzianità contributiva, tra i 336 e i 506 euro. Accanto
all'aumento delle detrazioni fiscali che consentano di restituire per
l'immediato ai pensionati un po' di liquidità per far fronte all'aumento dei
prezzi, il Pd punta anche a rivedere l'attuale meccanismo di indicizzazione
delle pensioni. Nel partire dalla considerazione che l'indice generale dei
prezzi al consumo dell'Istat ignora voci che hanno un peso rilevante nei
consumi dei pensionati, il Pd ricorda come rivalutare unicamente le pensioni al
costo della vita finisce con il creare forti divari di reddito tra diverse
generazioni di pensionati e tra queste e i lavoratori. Di qui la proposta di
consentire ai pensionati di partecipare ai frutti della crescita economica
legando l'indicizzazione reale delle pensioni calcolate con il metodo
contributivo all'andamento di un indice di sostenibilità dato dal rapporto tra
spesa pensionistica e monte dei redditi da lavoro. Se per Morando la copertura
finanziaria è data dalla riduzione della spesa corrente primaria, per Tonini
queste misure insieme all'abolizione del divieto di cumulo puntano a sostenere
la fase giovanile dei pensionati. Mentre per Alessia Mosca queste proposte
tengono conto dei bisogni soprattutto delle donne che devono fare i conti con
pensioni molto basse.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL VOTO DEGLI UNDER
30 Secondo Ipsos dieci punti di distacco fra i due partiti maggiori Pd, il gelo
dei giovani FABRIZIA BAGOZZI I Colaninno e le Marianne non convincono il
"giovane invisibile". Soprattutto non convincono il giovane maschio
che lavora e che guarda a Berlusconi. I dati che
emergono dalle rilevazioni Ipsos dicono che al momento il distacco fra Pdl e Pd
nelle intenzioni di voto dei giovani fra i 18 e i 30 anni è di circa 10 punti,
con le ragazze che spingono al quasi pareggio (2 per cento) e invece i ragazzi,
soprattutto quelli che sono già inseriti nel mercato del lavoro, che collocano
il Pdl a 17 punti di vantaggio dal Pd. Come spiega Luca Comodo, direttore del
dipartimento politico sociale dell'Ipsos, la campagna elettorale di Veltroni ha fatto breccia fra le giovani donne: "Si
riscontra un forte miglioramento dell'appeal nell'area femminile in generale
che diventa netto fra le giovanissime". Ma non sfonda fra i maschi meno
attenti ai valori e più alle questioni concrete: lavoro, sviluppo competizione,
merito, benessere. Temi divenuti determinanti anche per il voto del mondo
giovanile. Dopo alcune tornate elettorali i giovani tornano a puntare con
decisione verso destra. Anche se nel 2001 il distacco, anche allora a vantaggio
della Cdl, era comunque di circa 6 punti e nel 2006 furono più Rnp e Prc che
l'Ulivo a fare la differenza nel successo dell'Unione alla camera. Fra i
ragazzi la svolta veltroniana ha meno presa. Anche se Nando Pagnoncelli invita
a vedere le cose in modo più complessivo: "Se escludiamo il 2006, dal '
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ettuano un paio di frasi
mal dette, o male intese, e comunque presto rettificate di Berlusconi
e di Fini, l'argomento sparato forte martedì da Veltroni
è già scomparso dai radar. Invece che di programmi per il popolo, la campagna
elettorale torna a nutrirsi di se stessa: strategie, duelli tra leader, spazi
in tivù. Soprattutto sondaggi. Nelle ultime ore ne sono stati pubblicati
quattro. Tre all'incirca combaciano, segnalando un vantaggio Pdl tra i 7 gli 8
punti percentuali. Un quarto studio, Ipr-Repubblica, prova invece a indovinare
come verrebbe il Senato. E, sorpresa, viene fuori che Berlusconi
nel migliore dei casi strapperebbe 5 seggi di maggioranza, 160 eletti contro i
155 delle opposizioni unite. Tolti i senatori a vita, che certo non pendono
verso destra, saremmo al pareggio più perfetto. Com'è possibile? Per effetto
del "Porcellum", ogni regione fa storia a sé e assegna un premio a
chi vince. Le regioni in bilico sono 4-
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
BERLUSCONI AD ASTI
Verrà, ma solo in caso di ballottaggio Maria Teresa Armosino lo ha confidato ad
amici e colleghi del Pdl. Per ora Silvio Berlusconi appare
accanto a lei solo nei maxi cartelloni elettorali che la indicano a candidata
ideale per governare la Provincia di Asti per il Popolo della Libertà. Ma se
dovesse andare al ballottaggio dopo il primo turno del 13-14 aprile, allora
potrà giocare la carta "super Silvio", che già si è dimostrata
determinante anche alle Comunali della scorsa primavera a favore di Galvagno. Berlusconi avrebbe dato disponibilità a venire ad Asti, ma solo sull'onda
di un successo alle concomitanti Politiche. Armosino ci conta e intanto incassa
la visita del suo ex ministro Giulio Tremonti, sabato al Politeama, che ha
visto già il pienone per Veltroni. Urge confronto tra pienoni.
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nizzato per
consolidare il risultato elettorale in una regione in bilico come il Lazio,
Silvio Berlusconi svela qualche segreto di quello che
un domani sarà ricordato come il capolavoro di questa campagna elettorale: la
questione Alitalia. "Inutile che gli altri ci scherzino su - esordisce il
Cavaliere - la cordata italiana esiste, eccome. I nomi sono diversi, dalle
banche a quelli che in questi giorni mi hanno confidato il loro interessamento.
Da Ligresti, a Benetton. Poi naturalmente c'è Mediobanca. E ce ne sono molti
altri, come l'Eni che ha tante risorse, che può partecipare direttamente
all'operazione e che ha un grande interesse in questa vicenda: come può il più
grande gruppo italiano a livello internazionale permettere che il nostro Paese
perda la sua compagnia di bandiera? Vi rendete conto che contraccolpi
subirebbe?". Appunto nella testa del Cavaliere l'Alitalia è diventata una
questione di "interesse nazionale". "Vede - fa presente - io
pensavo che la trattativa in cui si è impegnato il governo portasse ad una
fusione con Air France. Tipo quello che è avvenuto con la Klm. Insomma, pensavo
che si creasse un polo franco-italiano. Ma questa è un'acquisizione e basta, e
io non ci sto. Come facciamo a dare la nostra compagnia di bandiera ai francesi
che sono forti nei nostri stessi settori: dal turismo alle opere d'arte, alla
moda. E' una follia. Ma secondo voi, i francesi, i turisti cinesi o indiani li
porterebbero nel loro Paese o in Italia? Non esiste. Questo è un argomento
sentito. Capisco che Veltroni non ne voglia parlare
visto che il suo governo è quello che ha combinato questo pasticcio. Ma
l'Alitalia è una questione importante. Lo dimostrano i sondaggi. Lo dimostra il
fatto che l'applauso più lungo che ho riscosso a Viterbo è quando ho difeso
l'italianità della nostra compagnia aerea". Forse ha ragione il Cavaliere.
Per capire quello che sta avvenendo su Alitalia bisogna capire l'opinione
pubblica, leggere i sondaggi, ma non quelli contraddittori che sfornano i vari
istituti e magari finiscono sui tabelloni di Porta a Porta commentati in
maniera ancora più confusa. Bisogna studiarne altri. Quelli che analizzano
l'impatto sul corpo elettorale di questo o quell'argomento e che condizionano
le campagne elettorali di Berlusconi e Veltroni. Ebbene, sia quelli in mano al gruppo dirigente del
Pdl, sia quelli sulle scrivanie del vertice del Pd, hanno recepito un segnale
abbastanza chiaro: con la battaglia a difesa dell'italianità della nostra
compagnia di bandiera e di Malpensa il Cavaliere ha guadagnato un consenso che
può essere quantificato sull'1,5% in una settimana e, soprattutto, ha azzerato gli sforzi di Veltroni per
sfondare al Nord. Un dato non indifferente, che spinge Berlusconi a continuare nella sua azione mentre consiglia a Veltroni di accantonare l'argomento il prima possibile. Così mentre quest'ultimo
ha mandato in avanscoperta un luogotenente fidato come Ermete Realacci per
lanciare l'idea di rimettere la patata bollente nelle mani del prossimo
governo, Berlusconi ieri ha indicato un
percorso che farà diventare Alitalia un tema centrale delle ultime due
settimane di campagna elettorale: ha annunciato che fra qualche giorno la
cordata italiana verrà in superficie e chiederà quattro settimane per
presentare un'offerta alternativa. Insomma, un copione per cui da qui in avanti
non si parlerà d'altro. L'argomento non può che avvantaggiare il Cavaliere.
Intanto perché la posizione del governo sulla trattativa appare debole a molti:
anche il mecenate del Pd Carlo De Benedetti ha criticato il comportamento del
governo. Poi, perché il leader del Pd ha già ottenuto un risultato: la
trattativa si stava chiudendo su "un prendere o lasciare" di Air
France e solo il suo "altolà" l'ha riaperta. Infine perché il
"caso Alitalia" sta riportando alla ribalta Prodi, "lo scheletro
che Veltroni - parole di Berlusconi
- voleva nascondere nell'armadio". La trattativa con Air France, infatti,
si è svolta tutta all'interno del salotto prodiano: il premier c'è dentro in
prima persona; il numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, è un uomo del
Professore; e, può sembrare paradossale, ma anche il compratore, Air France, è
assistito da un prodiano, quel Francesco Mengozzi che nel 2001 il braccio
destro dell'attuale premier, Enrico Micheli, mise alla testa della compagnia di
bandiera per risanarla, e ora è l'advisor della banca di affari Lehman Brothers
che affianca Parigi nella trattativa. Elementi che nella testa del Cavaliere
bastano e avanzano per dimostrare che Palazzo Chigi ha favorito Air France.
"Mai visto un bando di gara così - ha ironizzato Giulio Tremonti - : come
una caccia sull'isola del Tesoro, fai dieci passi seguendo il volo del grande
falcone, gira a destra lungo la stella luminosa". Anche la storia della
"cordata italiana" che tiene in suspense media e opinione pubblica,
si sta rivelando uno strumento efficace in questa campagna elettorale. Del
resto Berlusconi, favorito nella corsa elettorale, non
ha certo difficoltà a mettere insieme un gruppo di imprenditori che dovrebbe
solo lanciare un'offerta che sarà valutata solo dopo il voto, magari proprio da
lui che nel frattempo sarà approdato a Palazzo Chigi. "Si vede - ha
osservato ieri Pierferdinando Casini con una punta di sarcasmo - che la cordata
partecipa alla campagna elettorale". Insomma, su Alitalia Berlusconi ha molto da dire. Al contrario di Veltroni. E poco importa se nel gennaio
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ino degli Anni
80-90, invece di ristrutturarla con contenimenti di spesa e con drastici
ridimensionamenti d'obiettivi, ha portato la Compagnia di bandiera allo stato
penoso, drammatico attuale. L'unica salvezza era che un altro organo
competente, come un'altra Compagnia aerea, se ne prendesse cura con il fine di
non farla cadere in mano a neo-furbetti del quartierino, pronti a dissanguarla
definitivamente. La globalizzazione ormai non ha nazionalità. Anche se
proprietari stranieri avrebbero potuto favorire la politica generale del
proprio Stato in termini di turismo, cultura, presenza mondiale, sicuramente
avrebbero capovolto lo stato deficitario dell'Alitalia, assicurandole un degno
futuro vitale, anche se, ripeto, al service du roi. In pratica l'Alitalia sarebbe
stata salvata, ma il "made in Italy", a lungo andare, ne avrebbe
risentito. Ora, se viene fuori un Berlusconi,
industriale con precedenti encomiabili, ed afferma che una "scalata"
formata da capitali italiani potrebbe prendere il posto di quella franco-olandese,
perché non credergli? Non capisco perché proprio Casini è il più scatenato, e
perché invece di concedere, tra risatine sarcastiche, solo 48 ore di tempo per
organizzare un potenziale accordo finanziario, Veltroni
ed il bofonchiante astioso Prodi, non si sono comportati come una Bonino o
addirittura un Giordano che hanno detto: ben venga anche il capitale italiano
se possiamo salvare il lavoro italiano per migliaia di dipendenti! Se vince
l'Alitalia italiana, vince anche tutta la Nazione Italia! Certo, una cosa
risulta chiara: se dopo quei facili sputtanamenti che hanno
immediatamente sparato contro Berlusconi, dandogli del fanfarone
imbonitore in cerca di propaganda elettorale, Veltroni e Casini
e Di Pietro si troveranno di fronte al Cavaliere che, per qualche miracolo, sia
riuscito a riportare in Italia l'Alitalia, se ne dovranno andare a pascolare in
qualche valle sperduta del Kosovo... e non come forze di Pace Onu, ma
come capre! ROBERTO PEPE Accettereste che Veltroni
facesse una società per comprare le case popolari dismesse dallo Stato
"per poter poi continuare a mantenerle a prezzi popolari?" Sarebbe il
suo un obiettivo popolare e condivisibile, ma sarebbe davvero il suo ruolo, in
piena campagna elettorale, formare una cordata che operi sul mercato? Questa è
la mia risposta. Se chi appoggia oggi le mosse di Berlusconi
è pronto ad appoggiare simili iniziative di politici anche di altre aree,
allora può dirsi convinto. In ogni caso, stiamo a vedere: se il leader della
Cdl davvero mette insieme presto (ma prima delle elezioni, ovviamente!!!) una
nuova e credibile offerta per Alitalia, sono pronta a votarlo.
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Protagonisti
I miei figli Piersilvio e Marina non entreranno in gioco per evitare
strumentalizzazioni È incredibile che qualcuno trovi ragionevole la proposta
del Cavaliere Silvio Berlusconi Walter Veltroni.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL LEADER DEL PD IN SICILIA "Impegnati contro la mafia
mentre la destra tace" "A destra c'è un grande silenzio sulla
mafia". Nella sua seconda giornata siciliana Veltroni rilancia il tema della lotta per la legalità e contro la
criminalità organizzata. E lo fa annunciando un decalogo con le misure che il Pd,
in caso di vittoria alle elezioni, prenderà nella lotta contro la mafia. E
mentre i sondaggi parlano di pareggio al Senato il leader del Pd è tornato a
sfidare Berlusconi a un duello in tv. Ma il Cavaliere scappa. Miserendino,
Tristano e Di Blasi alle pagine 4 e 7.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Il mondo ci guarda: Silvio vecchio, Walter nuovo Anche il Wall
Street Journal tifa Veltroni. I
corrispondenti esteri: ancora Berlusconi? I sondaggi confermano:
Senato ingovernabile. Duello tv, il leader Pd sfida il Cavaliere di Gianni
Marsilli Arrivata sulle ali di Clemente Mastella, del quale in Europa e nel
mondo nessuno sospettava l'esistenza (ignoranza che perdura, temiamo),
l'ennesima crisi italiana ha gettato nello sconcerto gli osservatori stranieri,
quelli che ci vogliono bene e anche quegli altri, che poi non sono così tanti.
Ha prevalso, davanti a Romano Prodi che se ne andava, un sentimento
d'incomprensione, aumentato a dismisura quando si è tentato di decifrare le
vere ragioni delle dimissioni del governo: impresa difficile per noi,
figuriamoci per un britannico, un tedesco, un russo. In genere la stampa estera
ha risolto il guazzabuglio iniziato nell'esotica Ceppaloni ricorrendo al buon
senso popolare: troppi galli in un pollaio, troppo estese le ali della
coalizione... segue a pagina 3.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Ancora Berlusconi? Sono pazzi questi
italiani Incomprensibile all'estero la quinta volta del Cavaliere. E il Wall
Street Journal sceglie Veltroni di Gianni Marsili /
Segue dalla prima IL DISORIENTAMENTO è però ulteriormente cresciuto nel momento
in cui si è profilata l'ipotesi di un ritorno di Silvio Berlusconi
al timone del Paese. Il quinto assalto, record mondiale. E magari la terza
vittoria. Sì, perché nell'immaginario universale Ber- lusconi è un uomo del
passato, una pagina voltata. A vederlo in corsa, è come se Felipe Gonzalez si
fosse ripresentato in Spagna alle ultime politiche. O George Bush corresse di
nuovo nel 2012. O Helmut Kohl al prossimo appuntamento elettorale in Germania.
Surreale, in ogni caso impensabile. Ma adesso che il duello elettorale è in
corso e che le certezze dei sondaggi vacillano, anche i più distratti si
sentono obbligati a dare un'occhiata al di sotto delle Alpi. Nelle redazioni
europee avvertono l'imminenza del verdetto delle urne, e l'idea che sul pianeta
si riaffacci il sorrisone dell'uomo di Arcore li lascia basiti. Non lo amano,
si sa. E dopo le prove di governo, soprattutto l'ultima e completa legislatura,
lo amano ancor meno. Non è questione di stampa di sinistra: la diffidenza,
quantomeno, è trasversale. Prova ne sia il Wall Street Journal, tempio
dell'informazione finanziaria americana e mondiale, di recente acquisito dal
celebre squalo e magnate australiano Rupert Murdoch. Per due giorni di fila il
WSJ si è dedicato ai duellanti italiani, Berlusconi e Veltroni. Al primo ha dato del "corporativista", nemico del
liberalismo e della concorrenza, insomma un monopolista che ha in mente
"soltanto la conquista del potere", e quindi la "roba",
altroché il libero mercato. Quanto a Veltroni, il suo
volto ieri dominava la prima pagina dell'edizione europea, che ne
tracciava un ritratto globalmente incoraggiante. Se ne può legittimamente
dedurre che il WSJ vota Veltroni, che giudica
portatore di una lucida analisi sullo stato del Paese e di una salutare
semplificazione del quadro politico, anche se il suo programma avrà bisogno di
verifica sul campo. Viene in mente lo stesso Rupert Murdoch nel 1997, quando
spiazzò tutti allineando il suo The Sun, popolarissimo tabloid mai sospettato
di simpatie laburiste, dalla parte di Tony Blair. Per John Mayor fu il colpo
definitivo, la mano che lo tenne sott'acqua fino al voto. Anche in quel caso la
motivazione del disinvolto Murdoch fu che bisognava premiare il nuovo, e
mandare a casa l'ultima, triste versione del thatcherismo. Tanto più che Blair
aveva detto chiaro e tondo che del thatcherismo avrebbe salvato i tratti
innovatori, che non erano pochi, come poi in effetti fece con indubbio successo
sul fronte interno.Adesso Murdoch affonda Berlusconi,
come fece con Mayor undici anni fa. Certo, l'effetto non è lo stesso: la
diffusione e l'influenza del WSJ in Italia non è paragonabile a quella del Sun
in Gran Bretagna. Ma il tono liquidatorio è inequivocabile: se gli italiani
dovessero riportare Berlusconi a Palazzo Chigi,
farebbero una gran fesseria. E Murdoch - quanto a economia, politica e Berlusconi - sa di cosa parla. Quanto alle cancellerie di
questo mondo, ovviamente non interferiscono nella campagna elettorale italiana.
Ma non riusciamo sinceramente a raffigurarci il severo e austero Gordon Brown
mentre accoglie con un brindisi la notizia della rielezione di Berlusconi. E neanche Angela Merkel fare saltini di gioia
all'idea di condividere i vertici europei con il nostro barzellettiere
nazionale. Ancor meno Zapatero felicitarsi del suo ritorno in auge. Forse con
Sarkozy si assisterebbe ad uno scambio virulento di pacche sulle spalle, ma la
faccenda si fermerebbe lì: la Francia, avendolo avuto in casa, non ama Berlusconi. Quanto a Obama o Hillary, ogni commento è superfluo.
Come si dice: ma noi italiani, dobbiamo per forza farci riconoscere?.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Con il Cavaliere una sfida fuori dal mondo" "Fa
senso vedere Dini a destra". Per i corrispondenti esteri, campagna
elettorale "confusa" di Federica Fantozzi SILVIO E NOIA Poca
politica, propaganda, sinistra che parla come la destra e viceversa, e sempre Berlusconi. La stampa estera guarda alle nostre elezioni e
le trova "confuse". Premesso che i corrispondenti esteri si immergono
in campagna elettorale l'ultima settimana, i prodromi del giudizio non sono
folgoranti. Per Tobias Piller della Frankfurter Allgemeine Zeitung il voto
offre un incentivo a essere populisti: "Berlusconi
lo è molto. Su Alitalia cerca di intercettare il malumore del Nord. Ha sempre
difeso la libertà dell'imprenditore e l'assenza dello Stato: qui si rivela
interventista". L'unica novità dello scenario, la corsa a due Pd-PdL, si
deve a Veltroni che però "ha fatto di necessità
virtù": "Quasi un miracolo: con la stessa legge elettorale sono
cambiati partiti e clima. Veltroni non poteva
ripresentarsi con una mega-coalizione già naufragata. Ora si delineano due
grandi gruppi in Parlamenti e la fine dei nanetti". Assai dura la
valutazione di Arielle Dumont di France Soir e Madame (il secondo settimanale
francese): "Non vedo uno scontro entusiasmante né grande differenza tra
destra e sinistra. È una campagna di corsa: come nei supermarket, tutto sui
ripiani e scegliete voi". Grande assente la politica estera:
"All'assemblea costituente del Pd mi sono guardata intorno e non ho visto
niente di europeo. Mi ha colpito una sensazione di ripiegamento in se
stessi". Nostalgia di Prodi, "un grande europeista, attento a
inserire l'Italia in un contesto internazionale". Divertenti le
liste-caleidoscopio: "Bisognerà trovare posto anche per la casalinga di
Voghera. Dove la mettiamo?". Più seriamente, "quando si candida
chiunque si perde l'idea della politica". Già quando è caduto il governo
"per giochi di potere, il Senato mi sembrava un mercato. Mi fa senso
vedere Dini che siede già a destra". Anche Nacera Benali, corrispondente
del quotidiano algerino El Watam vede tra le proposte dei due schieramenti
"differenze molto sottili. A parole, Berlusconi e Veltroni assumono ognuno la posizione dell'altro". Il Cavaliere su
Alitalia ha a cuore i lavoratori "quando non ha mai difeso la classe
operaia". Mentre il centrosinistra "raffigura l'immigrazione come un
pericolo", anzichè concentrarsi su proposte che "aiutino gli
immigrati che lavorano e pagano le tasse". Eric Josef, di
Liberation, ha visto un "dinamismo iniziale" di Veltroni:
"Aveva il gioco in mano, ha imposto il ritmo con la corsa da solo e i
candidati. Poi si è perso un po' per strada". Sui programmi convergenze ma
anche "differenze importanti" come il compenso minimo ai
precari". Novità? Il cambio di toni, ma non è un bene: "I due leader
non si attaccano ma neppure discutono, sembra una sfida fuori dal mondo".
Josef è qui dal '93: "L'elemento di continuità che vedo è... Berlusconi. Stupisce che, per la quinta volta e dopo due
sconfitte, possa essere ancora candidato premier".
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL QUOTIDIANO ECONOMICO USA "La rivoluzione
copernicana" di Walter / Roma Pubblichiamo ampi stralci dell'articolo su
Walter Veltroni pubblicato ieri in prima pagina dal Wall Street Journal.
"Walter Veltroni ha un compito quasi scoraggiante: tentare di impedire al magnate
dei media Silvio Berlusconi di diventare presidente del Consiglio per la terza volta. Il
52enne ex sindaco di Roma aspira anche a voltare pagina rispetto a decenni di
sclerosi politica riducendo il numero dei partiti e le dimensioni della
macchina governativa. A tutt'oggi i sondaggi danno il Partito Democratico di Veltroni in ritardo rispetto alla formazione di centro-destra
di Berlusconi. Ma dai sondaggi emerge anche che un
terzo degli elettori sono ancora indecisi e che, quindi, la partita è ancora
aperta. Veltroni fornisce un quadro a tinte fosche del
Paese che aspira a guidare. L'Italia "è governata dagli interessi particolaristici
e gravata da un sistema politico lento, macchinoso e incapace di prendere
decisioni". (...). Veltroni dice che l'Italia è piena
di persone di talento e che non manca lo spirito imprenditoriale, paragona il
Paese a Gulliver nella terra dei lillipuziani tenuto bloccato a terra da
migliaia di lacci. (...). Veltroni sostiene di voler
porre fine alla paralisi della politica italiana introducendo qualcosa di
nuovo: la fine dell'era dei compromessi politici e delle mancate decisioni che
hanno messo il Paese in ginocchio. (...). "Se il potere decisionale è
suddiviso tra 10.000 interessi particolari non si va da nessuna parte",
dice Veltroni. L'idea di un governo formato da un solo
partito, dice, "è del tutto nuova in Italia. È la rivoluzione copernicana
della politica italiana". (...) Inoltre Veltroni
intende affrontare problemi annosi quali la burocrazia e l'eccessiva
tassazione. (...) Berlusconi ha deriso la lotta
all'evasione condotta dal governo Prodi dicendo che in realtà si è trattato di
una forma mascherata di aumento delle tasse. Veltroni
dice che Berlusconi piace a molti italiani che
apprezzano "l'idea che si possa vivere senza regole". (...) Veltroni lamenta anche che l'impero mediatico di Berlusconi - che comprende tre delle sette reti televisive
nazionali del Paese - ha contribuito alla popolarità del suo avversario. Un
responsabile della campagna elettorale di Berlusconi
ha preferito non commentare. (...). © The Wall Street Journal Traduzione di
Carlo Antonio Biscotto.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Salta "Porta a
Porta". Il segretario Pd: vado solo se c'è il confronto diretto. Il
Cavaliere: sinistra prepotente è scontro sul duello in tv Veltroni: Berlusconi scappa ROMA - è scontro tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi sul duello in tv. Il candidato premier del Pd ha accusato il
Cavaliere di volersi sottrarre al confronto diretto e ha deciso di non
partecipare a Porta a Porta: "Vado solo se c'è Berlusconi".
Il leader del Pdl, che per la par condicio ha dovuto rinunciare alla
trasmissione di Vespa, ha replicato: "è la solita sinistra
prepotente". BEI, BOLZONI, CASADIO E LUZI ALLE PAGINE 8 E 9.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La "par condicio" di Fede Paolo Ojetti Ci sarebbe
molto da dire sulla bufala, argomento scelto da Studio Aperto per aprire la
serata di ieri. Diossinata o non diossinata? Prudenza o panico dei consumatori?
Terrorismo informativo o rischi reali? Nessuno sa un tubo, ma una cosa è certa:
guardando come la bufala viene palpeggiata, risciacquata a mani nude e a cielo
aperto, con operai che se la passano come una palla e senza nemmeno una
mascherina sul volto, e bè una qualche diffidenza ti attanaglia. Ma Studio
Aperto ci tranquillizza con Daniela Santanchè come testimonial: "Io la
mangio". Ossessionato dalla par condicio, sulle pensioni Emilio Fede fa
parlare Veltroni e Berlusconi per un minuto a testa. Ma segue il trucco: due minuti al solo Berlusconi sulla "cordata" che lui tiene lì, in agguato, e che
salverà Alitalia dalle grinfie di Air France. Il Cavaliere, forse stranito
dalla fatica, espone una tesi singolare: Alitalia deve restare italiana,
altrimenti Spinettà caricherà i passeggeri e i turisti e li porterà
direttamente in Francia e non "nelle nostre città d'arte". E
se qualche passeggero insisterà troppo, lo butteranno giù, nel vuoto, come
facevano i generali argentini. Voilà.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Veltroni: noi contro la mafia, la
Destra tace Viaggio in Sicilia: "L'Italia intera non vuole più sentirsi
prendere in giro da loro" di Bruno Miserendinoinviato a Caltanissetta
"NON È UNA DIFFERENZA da poco: c'è un grande silenzio a destra sui temi
della mafia. Mentre per noi è e sarà la priorità nell'azione di governo. Noi
vogliamo una lotta senza quartiere e senza doppie verità alla mafia e alla sua
cultura". Veltroni lo promette agli imprenditori
di Caltanissetta, alla Confindustria siciliana che ha preso una posizione
forte, alle associazioni antiracket che rappresentano oggi la Sicilia migliore,
quella che non si rassegna alla convivenza con la mafia. Poi lo dice
all'auditorium della città, strapieno, e infine a Enna nel pomeriggio e a
Ragusa la sera, in piazze piene, presentando il decalogo del Pd sulla lotta
alla mafia (e con una missiva allo scrittore Saviano sul "Mattino"
parlando anche di camorra). "Legalità è sviluppo", questo è il leit
motiv. E bisogna stare attenti, la è l'accento, nel senso che non c'è sviluppo
per la Sicilia e il Mezzogiorno senza il ritorno delle regole. Veltroni promette, ma insieme ad Anna Finocchiaro, ha
soprattutto un obiettivo: scuotere la Sicilia. "E' ora di dire basta, è la
politica il problema, sono queste classi dirigenti. Chi l'ha detto che questa
terra dove la destra ha fatto del male, deve continuare così?" Il tema è la Sicilia umiliata in cerca di riscatto ma Veltroni pensa a tutto il paese. In fondo siamo al rush finale e bisogna
andare all'attacco, bisogna far vedere le differenze, nei programmi e nei
valori. Dopo l'affondo di Palermo sulle tv di Berlusconi il
leader del Pd riserva per l'avversario solo poche battute: "Sono pronto al
confronto dove come e quando vuole lui, anche sulle sue reti".
Ignora le accuse di comunista riciclato e poiché sa di toccare un nervo
scoperto stuzzica il Pdl sui sondaggi che fanno riaffiorare il rischio pareggio
al Senato. Se gli va di lusso, spiega, avranno 3-4 seggi in più al Senato. Come
dire: l'avevamo detto, e a quel punto nessuno si azzardi a dire che le
responsabilità sono di tutti. Siete voi che avete voluto votare con questa
legge. Intanto, fa capire, è bene battere il ferro finchè è caldo:
"L'Italia non vuole più sentirsi prendere in giro". La novità in
Sicilia è che le forze produttive più sane guardano e chiedono attenzione al
Pd. Al centro multiculturale di Caltanissetta, intestato al sindaco Michele
Abate ucciso dalla mafia, va in scena quella che viene definita "la
primavera nissena". Parlano imprenditori che rischiano e che sono nel
mirino, ma che hanno fatto fare a Confindustria quel salto culturale che
servirebbe all'intera Sicilia: si sono schierati con lo Stato, hanno detto
basta al ricatto della mafia, denunciano sprechi e storture, gli enti inutili,
l'acqua che non c'è, i trasporti lenti. A proposito di ponte sullo Stretto,
dice Veltroni, non sarebbe più utile l'alta velocità
interna in Sicilia, visto che ci vogliono ore per andare in treno da Palermo a
Messina? "Basterebbe la velocità", sussurra qualcuno in sala. Alla
primavera nissena, per intenderci, non sono estranei i buoni risultati
dell'amministrazione di centrosinistra. Qui si è attivato quel circuito
virtuoso che vede coinvolti imprenditori, operatori economici, sindacati,
amministratori. Qui la mafia minaccia e fa paura, ma ha preso schiaffi, non
solo dalle forze dell'ordine. Qui Veltroni vede la
conferma di un'idea che rilancia in ogni provincia: "quel patto tra
produttori", che è l'unica via per affrontare le grandi sfide
dell'economia e della competitività. Il paradosso siciliano è tutto qui:
risorse enormi, potenzialità altissime, una società civile che vuole lavorare
bene e competere, e invece una politica incrostata, "vischiosa",
"basata sullo scambio". Eccolo lo scambio opaco dei poteri che fa
male alla Sicilia: "Io ti tengo imbrigliata la società, tu mafia hai mano
libera per controllare il territorio". Se questo è vero, " se questo
è il grande blob che sta sopra la vitalità della Sicilia, allora, dicono
Finocchiaro e Veltroni, non si può mettere sullo
stesso piano chi fa della legalità e della lotta alla mafia una priorità e chi
tiene questo tema in un'assordante silenzio". Veltroni
cita la frase di un leader siciliano di Forza Italia che considera dannoso per
l'immagine della Sicilia che l'aeroporto di Palermo sia intitolato a due
martiri della mafia come Falcone e Borsellino. Eccola la differenza, fa capire Veltroni: noi vogliamo una lotta senza quartiere, loro
considerano dannoso che ne se ne parli. Adesso, dicono Finocchiaro e Veltroni, la possibilità di cambiare c'è, il Pd è
l'interlocutore di quella "mobilitazione della società civile siciliana
come non c'è mai stata negli ultimi anni". "Considero questa - ha
aggiunto - la più bella notizia degli ultimi tempi".
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
UN
DIRITTO PER GLI ELETTORI CURZIO MALTESE Walter Veltroni non poteva
essere più chiaro. "Vorrei fare il faccia a faccia televisivo come si fa
in tutte le democrazie occidentali. Sono pronto a farlo dove, come e quando
vuole lui. Vuole farlo sulle sue reti? Vado anche lì, basta che Berlusconi non
scappi".
SEGUE A PAGINA 33.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Il vento incerto del Nordest Nicola Tranfaglia Una
caratteristica che balza subito agli occhi attraversando il Veneto e fermandosi
nelle città come Padova, Vicenza, Verona è il succedersi ininterrotto di case e
capannoni, abitazioni piccole, piccolissime fabbriche che si differenziano
nettamente dai siti della vecchia industrializzazione che percorrono tutto il
Nord Ovest. Qui il paesaggio è fatto in continuazione da una società molecolare
nella quale lo sviluppo è arrivato più in fretta, in pochi anni successivi ed è
rimasto così come è, senza distinzione, dai luoghi di lavoro a quelli della
vita quotidiana senza divisioni tra le aggregazioni abitative più grandi e
quelle più piccole in una teoria continua di borghi e di città in cui le
scritte non sono evidenti e non è facile comprendere di quale fabbrica si
tratti. A guardare bene, il paesaggio è profondamente cambiato ma tutto sembra
esser stato sempre lo stesso, anche se a chi ritorna dopo vent'anni sembra in
effetti di esser arrivato in un paese sconosciuto. Certo, la campagna è ormai
sparita e si vive come in una sola, indistinta, grande fabbrica intesa a
costruire una nuova avveniristica megalopoli di piccole unità territoriali, le
une attaccate alle altre. Le città restano belle, anche se hanno visto
prevalere il nuovo sull'antico non soltanto in certi angoli dei grandi centri,
per una speculazione frettolosa dell'ultimo trentennio, ma anche in contrade
storicamente meno rilevanti. Il ritmo è più lento che quello in altre parti di
Italia, soprattutto di quel vecchio triangolo industriale pieno di grandi
fabbriche che sembra aver superato ormai la fase della industrializzazione e
che si è affannato a cercare nuovi obbiettivi. Torino è, in questo senso, il
visibile opposto di questa società veneta che rimane molecolare. L'uso del dialetto
è più diffuso che altrove e la cadenza dialettale determina questo ritmo
diverso e proprio di un'antica società agraria. La campagna elettorale non
turba più di tanto l'apparente calma laboriosa di una simile società. Parrebbe
quasi impossibile farla ma si avvertono elementi di mobilità, di
insoddisfazione, di delusione rispetto alla caduta improvvisa del governo
Prodi, di paura o al contrario di attesa nel ritorno che
tutti danno per imminente di Berlusconi. Il viaggio di Veltroni e il tentativo di espansione del Pd nel Nord Est ha provocato
grande attenzione tra i veneti ma alcune candidature, da Calearo a Nerozzi sono
discusse nella base dei Democratici di sinistra che si aspettavano una scelta
meno dirompente dagli stati maggiori del nuovo partito. Una certa
curiosità si avverte anche nei confronti della Sinistra Arcobaleno che ha nella
regione un ministro come Paolo Ferrero di cui si apprezza la misura e la
sostanziale moderazione. I giornali locali sono in gran parte legati al Pdl e
alla regione Veneto ma devono tenere conto della disillusione, ormai molto
diffusa, sull'ennesimo ritorno del Cavaliere. Il personaggio più popolare
resta, nel centrodestra, il sindaco di estrema destra, Flavio Tosi, che ormai
punta a diventare il candidato alternativo per la presidenza della regione. Ma
Galan non molla e si prepara un conflitto interno che potrebbe regalare voti al
centro sinistra sia al Pd che agli ex alleati della sinistra. Il curioso
incidente di venerdì scorso a Venezia con la panna scagliata in un locale del
centro, non si sa se da parte degli estremisti di destra o dei disobbedienti di
Casarini contro il candidato della Sinistra Arcobaleno Caruso, non indica, a
mio avviso, uno scontro acceso ma piuttosto lo svolgersi di una faida interna
ai Verdi e a gruppi extra parlamentari ai margini della politica veneta. Del
resto, l'atmosfera che si respira nella Laguna è influenzata più dal turismo
nazionale e internazionale che da una campagna elettorale ancora fiacca. I
veneti sono piuttosto preoccupati per la crisi economica che attraversa il
paese e il nord est in particolare e vivono abbastanza sottotono lo scontro in
atto tra Pdl e Pd anche perché il modello imposto da Galan non viene messo in
discussione in maniera radicale dagli avversari più forti. Certo, la Sinistra
punta molto sul lavoro e sull'ambiente che sono di sicuro i temi importanti per
loro. È difficile capire che cosa succederà in termini elettorali anche se i
sondaggi insistono qui sulla tenuta del blocco filoberlusconiano ma ormai molti
sono persuasi, anche di fronte alle sorprese del voto americano nelle primarie,
che l'attendibilità è relativa, soprattutto a quindici giorni dal voto.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Nucleare bipartisan? No, grazie Gianni Mattioli Massimo Scalia
Un nucleare bipartisan? Questa sembra essere la tesi della Edison, robustamente
sponsorizzata da Repubblica nei giorni scorsi. Né l'azienda elettrica ha molti torti;
infatti, se andiamo a vedere i programmi dei due maggiori partiti, a una netta presa di posizione a favore di Berlusconi corrisponde: solare "ma anche" nucleare, da parte di Veltroni. E sì, perché chi mai è contrario ai reattori a sicurezza
intrinseca, come recita il programma del Pd? Peccato però che quel programma
elenchi anche Generation IV come progetto internazionale su cui impegnarsi.
E in Generation IV varie tecnologie nucleari si confrontano, ma nessuna a
sicurezza intrinseca. Forzando i tempi il prototipo potrebbe vedere la luce nel
2025, forse anche prima; ma non risulta che sia allo studio un reattore che in
virtù dei principi stessi del suo funzionamento sia in grado di autospegnersi
quando l'albero degli incidenti superi una prefissata soglia, che è un
requisito base per la sicurezza intrinseca. Non c'è bisogno di essere Rubbia,
che peraltro lo ha ripetuto molte volte, per capire che o la fisica riuscirà a
inventarsi qualche cosa di nuovo, e non è davvero quello per cui stanno
lavorando in Generation IV, o si potrà anche parlare di quarta generazione, ma
i problemi insoluti del nucleare tali resteranno. Senza poi dire che se la
spuntassero i francesi con la riproposizione di un reattore autofertilizzante a
neutroni veloci, le riserve di materiale fissile sarebbero sì aumentate di
molto, ma a favore di una soluzione che, proprio dal punto di vista della
sicurezza, estremizza molti rischi tra i quali quello di generare in gran
quantità materiale buono per fare le bombe. Ahmadinejad, povero untorello!
Quanto alla "bipartisan" Edison, non sappiamo se sia titolata più di
altri a importare tecnologia nucleare, fatto sta che propone per l'Italia un
programma di almeno cinque centrali nucleari per di più "senza incentivi
statali". Dei veri maghi! "Nessuno potrebbe costruire impianti
nucleari in assenza di garanzie sui prestiti e senza quegli incentivi i nuovi
impianti forse non sarebbero sulla rampa di lancio", dichiarava
Christopher Crane, presidente della Exelon, una delle principali imprese elettriche
Usa, riferendosi ai forti incentivi previsti dal Bill Energy Act di Bush del
2005. Che, peraltro, non fanno prevedere per gli States più di due nuovi
impianti nel prossimo decennio. Resta poi sempre nel non detto che, al modesto
ritmo di consumo attuale (6,5% del fabbisogno mondiale d'energia), secondo
l'Aiea c'è uranio per appena 35 anni. Insomma, il "ma anche"
veltroniano, rivendicato spesso giustamente dal leader del Pd come una formula
adeguata a una realtà complessa, in questo caso fa del tutto acqua. Sbagliato
anche, e a quanto pare conta tanto, sul piano elettorale e dell'immagine:
solare e nucleare evocano due mondi, due ipotesi di sviluppo, due tipi di
società che sono sempre stati percepiti, a ragione, come contrapposti. Una
società liberal, "ma anche" dirigista? Non ci siamo troppo lontani.
Per chi ha imparato, proprio nel movimento antinucleare italiano (chi era
costui?), che le cose esistono e, soprattutto, riescono ad aver peso anche se
non diventano "eventi" e non hanno i riflettori dei media, contano
poi altri aspetti. Fondamentale quello della sfida del XXI secolo che si
chiama, e resta, quella di far fronte al nesso energia/cambiamenti climatici. Veltroni sembrava averlo capito bene (e in epoca non
sospetta, pensiamo al suo bel discorso in occasione del ventennale di
Cernobyl); di aver capito così bene la grande occasione che quello scenario
rappresenta - l'altra faccia dei drammatici sconvolgimenti, New Orleans docet -
da averlo messo tra le priorità dell'agenda politica di un riformismo, che per
essere tale deve saper esprimere prospettive anche di grande radicalità. Al
Lingotto, in altre occasione pubbliche. Poi, con l'incalzare della campagna
elettorale, una sorta di compulsione al centro, al moderatismo. Ma chi lo dice,
riflessione forse da incompetenti, che i tanti indecisi siano soprattutto
"moderati" o non siano invece soprattutto i delusi della sinistra? E
ci risiamo, forse è inevitabile, con considerazioni elettorali; legate però a
un contenuto principe. Possibile che mentre alcuni grandi Paesi, Germania e
Inghilterra in testa, per non parlare della Spagna o della stessa Francia, si
stanno impegnando alla grande per la rivoluzione energetica dei tre 20%
programmati dalla Ue al 2020 - risparmio, riduzione di anidride carbonica,
copertura del fabbisogno con fonti rinnovabili - l'Italia, colpevolmente
indietro, annaspi e balbetti di Generation IV, quando il governo Berlusconi, che ha avuto ben cinque anni di tempo perché
l'Italia aderisse a quel consorzio, in piedi già dal 2000, non lo ha fatto? Le
risorse sono limitate e o si investe con decisione su una scelta o su un'altra.
Una scelta confermerà il declino del Paese, l'altra dirà per davvero:
"Yes, we can".
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Magdi Allam La conversione? Due fallimenti in un sol gesto Caro
direttore, approvo incondizionatamente il suo pezzo sulla plateale conversione
di Magdi Allam e sulle mosse del Papa. Ma vorrei aggiungere qualcosa in più, qualcosa
che mi sconcerta in tutta questa vicenda e tuttavia le attribuisce un senso,
purtroppo inquietante. Il rifiuto dell'estremismo islamico non si è
concretizzato, come sarebbe stato naturale, in un'adesione alla
"laicità" occidentale, ma si è risolta come un passsaggio di campo
tout court da una religione a un'altra, come se lo scontro di civiltà si
traducesse unicamente in uno scontro tra fedi. Così mi sa che questa
conversione dimostri che Magdi Allam rimane musulmano in radice, mentre il
cattolicesimo viene sempre più tentato da un integralismo ormai anacronistico.
Due fallimenti e due inadeguatezze in un solo gesto. Alberto Capece
Finanziamento pubblico Sky non ha mai ricevuto contributi per il magazine
Gentile Direttore, le scriviamo a proposito dell'articolo "Grandi giornali
e soldi pubblici. Qualcosa non torna" pubblicato domenica 23 dal suo
giornale. Nel dare conto di quali editori e quali testate abbiano ricevuto
contributi pubblici, la giornalista fa infatti erroneamente riferimento a Sky,
considerandola tra i beneficiari di queste sovvenzioni "come denunciato
tempo fa da Report". Questa notizia è assolutamente priva di fondamento.
Sky non ha mai ricevuto per il suo magazine contributi pubblici né ha mai
usufruito di tariffe postali agevolate per i prodotti editoriali ed ha
prontamente smentito le affermazioni fatte nel corso della puntata di Report
citata dalla giornalista. La nota di smentita è stata rilanciata da diverse
agenzie di stampa ed è stata letta dalla stessa Milena Gabanelli nel corso della
puntata successiva di Report. Nella speranza di porre fine alla circolazione di
questa falsa notizia, le chiediamo di pubblicare questa nostra rettifica.
Comunicazione Istituzionale SKY La sicurezza dei cittadini
sia un argomento del Pd Non lasciamolo a Berlusconi Cara
Unità, vorrei dare un modesto consiglio a Veltroni e agli
altri candidati del Pd.: parlate più di sicurezza dei cittadini,non lasciate
che questo argomento sia un'esclusiva della propaganda elettorale delle destre.
E' una questione molto sentita,soprattutto dalla gente comune che è quella a
più contatto con la c.d. microcriminalità. Scippi,furti,truffe,reati
della strada,presenze clandestine,abusi sessuali,spaccio di stupefacenti ecc.
sono reati per i quali i cittadini invocano,con urgenza,pene più severe e
certe,una presenza più capillare delle forze dell'ordine e una giustizia più
efficiente. Ciò che indigna di più è che a compiere certi reati,anche
particolarmente odiosi,siano persone pregiudicate e che la recidiva di reato
nel nostro Ordinamento continua ad avere un trattamento giudiziario e detentivo
eccessivamente garantista. A torto o a ragione è diffusa l'opinione che su
queste tematiche la cultura politica e le proposte delle forze di destra siano
più affidabili. Veltroni ha detto: "chi sbaglia
deve pagare".Bene,ma ora faccia proposte concrete e le proponga
all'elettorato. Giuseppe Manuli-Ancona Porta a Porta Niente sondaggi nel 2006
Ma neanche nel 2001 Caro direttore, Enzo Costa non ricorda male. Nella campagna
elettorale dl 2006 non chiedemmo a Renato Mannheimer di esporre sondaggi sulle
intenzioni di voto. Prodi era in netto vantaggio, ma Berlusconi
lo era su Rutelli nel 2001 e nemmeno quell'anno facemmo sondaggi. La nostra
scelta non era perciò determinata da supposte simpatie politiche, ma da un
legame ormai fuori del tempo con il vecchio riserbo della Rai. Quest'anno ci
siamo ringiovaniti, sulla scia di Ballarò e di altre trasmissioni, ma poiché -
piaccia o no - il pluralismo fa parte del nostro dna, abbiamo chiesto a
Mannheimer di non limitarsi ad esporci i suoi sondaggi, ma di portarli tutti.
L'idea non deve essere malvagia, visto che lo stesso Mannheimer l'ha
immediatamente trasferita al "Corriere della Sera". Bruno Vespa Ma
che strano: due anni fa, con Prodi in testa nei sondaggi, Vespa non mostrava i
sondaggi; quest'anno, con Berlusconi in testa, Vespa
li mostra. Ricordavo bene. Per l'imparzialissimo conduttore, però, non è per
favorire Silvio, ma perché ora la Rai è più moderna, difatti - spiega - non lo
fece neppure nel 2001, con Silvio dato vincente. Ottimo alibi, nel senso che
davvero sette anni fa la Rai coi sondaggi ci andava piano. Invece nel 2006
(praticamente ieri) altri programmi della tivù pubblica li mostravano
tranquillamente. Ma Porta a Porta, guarda caso, no. Comunque, se per
l'imparzialissimo Vespa il 2001 (come il 2006) appartiene a un'era televisiva
preistorica, immagino provvederà a non replicare un arcaicissimo rito di quel
tempo remoto: il contratto firmato sulla scrivania di ciliegio da un
truccatissimo Cavaliere. La Rai, che ora è così moderna, disdegnerà anticaglie
simili: vero? Enzo Costa Intervista sulla conversione Precisazione Caro
direttore, ti prego di darmi atto sul tuo giornale che il titolo, oltretuttto
virgolettato, sulla mia intervista su l'Unità di oggi, a proposito delle
ricadute del "battesimo" conferito a Magdi Allam - "Ratzinger ha
avallato il suo spirito da Crociata" - non solo non riporta neanche in
parte una dichiarazione che mai è stata da me pronunciata, ma anche non
riflette il contenuto della analisi, assai più articolata, ancorché chiara, da
me proposta nella conversazione con il collega intervistatore. Riterrei che in
materie così delicate l'attenzione alla responsabilità delle parole possa
servire il dialogo e la ricerca della verità dei fatti meglio dei colpi ad
effetto. Ti prego di gradire il più cordiale augurio Giancarlo Zizola Prendiamo
atto della cortese precisazione di Zizola. Da esperto giornalista quale egli è,
sa che i titoli sono una sintesi del senso dell'intervista. Non riteniamo di
aver forzato il significato delle sue parole: "È imbarazzante pensare che
Ratzinger non fosse estremamente consapevole di ciò che si stava consumando nel
battesimo di Magdi Allam". Quel che stava accadendo era che "Allam
invece ha visto nella cerimonia di Pasqua l'investitura di una missione di
crociato contro l'islam", conversione "celebrata non in una
cappellina periferica per mano di un qualsiasi curato di Spagna, ma in S.
Pietro a Pasqua per mano del Papa. Con le conseguenze di vedere il battesimo
trasformato in una investitura per una missione che va contro i principi
sanciti dal Vaticano II per il dialogo con la religione islamica".
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA - "Per il duello televisivo sceglierei Veltroni e non Berlusconi". Lo ha detto Fausto Bertinotti: "La contrapposizione
tra noi e Berlusconi è così radicale che daremmo a chi ci ascolta la conferma di
posizioni molto consolidate in opposizione l'una all'altra. Con Veltroni invece sarebbe interessante perchè consentirebbe di capire chi è
più efficace come alternativa alla destra".
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La curiosità Casini:
duello tv, meglio con Silvio che con Walter ROMA - Tra Berlusconi e Veltroni, Casini preferirebbe un duello tv contro il primo "perché questo
consentirebbe di spiegare le ragioni del fatto che marciamo divisi" dice
il leader centrista. Che rilancia la sfida: "Dato che ritiene che il voto
a noi sia inutile e continua ad attaccarci, accetti un confronto dove vuole
lui". Ma sia Berlusconi che Veltroni vengono accusati di fuggire perché "le loro
ragioni sono deboli".
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Elezioni, bufera su
Porta a Porta Veltroni non va, salta Berlusconi Vespa: il leader Pd doveva venire. La replica:
non è vero Bonaiuti: il presidente della Rai si spaventa per i capricci dell'ex
sindaco Petruccioli: lo stop deciso perché c'era una disparità di trattamento
senza motivazione FRANCESCO BEI ROMA - Stasera Silvio Berlusconi
dovrà rinunciare a Porta a porta. Lo stop a Vespa - dopo che le agenzie di
stampa avevano già battuto la notizia - è stato deciso dalla Rai, dal direttore
Cappon e dal presidente Petruccioli, per salvaguardare "i principi del
pluralismo" e la "parità di trattamento" fra tutti i leader,
visto che il Cavaliere si sarebbe seduto nel salotto bianco di Raiuno una volta
in più di Veltroni. I primi a gridare allo scandalo
sono gli uomini del leader Pdl. Paolo Bonaiuti, il portavoce, se la prende con
Petruccioli, perché "si spaventa per i capricci di Veltroni".
Anche il presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, ingiunge alla Rai di
ripristinare la puntata, visto che la "la parità di trattamento non può
essere inchiodata alla indisponibilità di un candidato concorrente, cui in
questo modo si affiderebbe un vero e proprio potere di veto". Il problema
tuttavia è proprio la presunta "indisponibilità" di Veltroni, che lo staff del leader democratico contesta. A
questo punto le ricostruzioni della trattativa divergono. Porta a Porta
sostiene infatti che nei giorni prima di Pasqua "il portavoce del Pd Piero
Martino" avrebbe contattato la redazione "per manifestare la
disponibilità di Veltroni a partecipare a una
trasmissione che precedesse quella già fissata per l'ultima settimana prima
delle elezioni". Una disponibilità poi ritirata a causa degli impegni
elettorali di Veltroni, che avrebbe cancellato il suo
tour "soltanto per un faccia a faccia con Berlusconi". Una versione che collima con quella di Bonaiuti, che
ricorda una telefonata con Vespa: "Bruno mi ha chiamato per dirmi che Veltroni voleva fare un'altra puntata e noi abbiamo acconsentito a fare
venire Berlusconi un'altra volta. Su questo sono pronto ad affrontare un giurì
d'onore" Dal Pd raccontano invece tutta un'altra storia. Dopo aver
fissato la presenza di Veltroni per il 9 aprile,
spiega Martino, "successivamente mi hanno chiesto di fare un'altra puntata
prima di quella data, ma il candidato premier non ha voluto rinunciare ad una
delle tappe del pullman. I responsabili della trasmissione mi hanno detto però
che Berlusconi ci sarebbe andato comunque una volta di
più, cioè il 27 marzo". Per il Pd insomma sono stati Vespa e Berlusconi a tentare il colpaccio, piazzando una puntata in
più a favore del Cavaliere. Dai piani alti della Rai fanno sapere di essersi
trovati di fronte al fatto compiuto e, quando il comitato editoriale ha avuto
in mano la scaletta delle presenze, non ha potuto fare altro che constatare la
"disparità di trattamento" e sospendere la puntata. "Si è fatto
notare - scrive Petruccioli a Landolfi - che, negli ultimi dieci giorni di
campagna elettorale, una presenza di uno dei candidati doppia rispetto al suo
principale concorrente, non trova alcuna motivazione. Tutto qui". La
vicenda riaccende lo scontro sul mancato faccia a faccia tra i due competitor,
mentre Berlusconi si dice "sorpreso" e
attribuisce la cancellazione del suo Porta a Porta alla "solita prepotenza
della sinistra che non cambia mai". Veltroni da
Enna ribadisce che il confronto a due andrebbe fatto, "come succede in
tutte le democrazie occidentali" e si dichiara "pronto a farlo dove,
quando e come vuole lui. Vuole farlo sulle sue reti? Vado lì, ma non scappi,
perché il confronto è il sale della democrazia e i cittadini devono poter
decidere". Il Cavaliere gli risponde con la consueta modestia: "Io
sono in grado di stracciare qualunque avversario, perché io nella vita ho fatto
tutto ciò che gli altri non hanno fatto". Ironizza il ministro democratico
Paolo Gentiloni: "C'è una tipica espressione romana usata da Tizio quando
minaccia di ridurre in polpette chi è molto più grosso di lui, dopo essersi
sincerato che il contatto fisico non si produrrà: areggeteme che je meno".
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pressing dal tour in
Sicilia: ogni giorno si accorcia il divario col Pdl, ci inseguono su tutto
Walter sfida Silvio in casa sua "Sì al duello anche su Mediaset"
"Dove, quando e come vuole lui. Ma non scappi" GIOVANNA CASADIO DAL
NOSTRO INVIATO ENNA - "Dove vuole, come vuole, quando vuole. Berlusconi non può darsela a gambe e non fare il duello tv.
lo vuol fare sulle sue reti? Sono pronto. Ma il confronto è il sale della
democrazia". I toni si alzano. Walter Veltroni
incalza, cambia passo nel rush finale della campagna elettorale. Mancano poco
più di due settimane al voto, ci si gioca il tutto per tutto, si tratta di
convincere quel "30 per cento di indecisi" ai quali il segretario del
Pd dice espressamente di rivolgersi nell'auditorium gremito di Caltanissetta.
"Ogni giorno si accorcia il divario tra Pd e Pdl", ribadisce. Attacca
il Cavaliere: ricordate Baggio quando sbagliò il rigore nella finale con il
Brasile nel 1994? "Già c'era" Berlusconi in
campo. Quattordici anni orsono. E poi, il Pdl e il suo leader soffrono di
"incontinenza elettorale, gli scappava di votare subito". Ora
"si mangeranno le mani", dal momento che gli ultimi sondaggi, e
segnatamente quello Ipr per Repubblica.it, danno al Pdl "una maggioranza
di quattro, cinque seggi se gli va di lusso". Altrimenti, il Senato
"sarà ingovernabile, sarà stallo". Veltroni
è alla tappa numero 74 del tour delle province d'Italia, che capita a Enna, in
una piazza piena a metà e sferzata dal vento - tanto da convincerlo per la
prima volta a mettere il cappotto durante il comizio. Non è
una prova di resistenza fisica certo, tra lui e Berlusconi, ma il
cinquantaduenne Veltroni non ha mancato di rimarcare, sbarcando in Sicilia, che si
accingeva a superare in province visitate il numero degli anni "del
principale esponente dello schieramento avverso". Come dire, Berlusconi ha una certa età. A Ragusa a sera, si arriva alla tappa
numero 75. "Manco Coppi e Bartali riuscivano a tanto". Berlusconi? "E' nervoso, ci inseguono su tutto" ma
alla maniera della vecchia politica, rincarando con "promesse finte,
false". Il Pd consulta i sondaggi, concentrandosi soprattutto sulle
regioni in bilico, dove il tasso degli indecisi è più consistente. Liguria e
Lazio sembrano muoversi decisamente verso i Democratici. Quindi, toni più alti
per catturare anche chi è meno attento e per mobilitare la gente di
centrosinistra. Senza scadere però nella rissa. Il segretario insiste sul
punto. Non risponde perciò alle accuse di Berlusconi.
Nella Sicilia profonda torna a parlare di mafia Veltroni,
e lancia l'affondo: "Mi sgomenta questo grande silenzio a destra sulla
mafia, noi vogliamo un nuovo patto per la legalità". Né manca di ricordare
la figuraccia di Gianfranco Micciché per il quale bisognava evitare di
intitolare l'aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino per non ricordare il
problema mafia. Però c'è anche "la primavera nissena", con cui ieri
inizia il tour siciliano, a Caltanissetta incontrando gli impenditori
antiracket che per primi si sono rifiutati di pagare il pizzo a prezzo della
vita. "Legalità è sviluppo", insiste Marco Venturi, il presidente dei
piccoli imprenditori di Confindustria e principale esponente dell'anti racket. Veltroni riprende il concetto: "C'è bisogno di una
nuova stagione". E i siciliani perché dovrebbero continuare a votare chi è
responsabile di uno sfascio? Con lui Anna Finocchiaro, candidato governatore
che esordisce: "Per noi la legalità è priorità assoluta". A Enna il
Pd distribuisce il suo decalogo anti mafia: testo unico, un'agenzia per la
confisca dei beni, monitoraggio degli appalti e per quanto riguarda mafia e
politica norme stringenti. Ci sono Beppe Fioroni, Sergio D'Antoni, che hanno
un'agenda fitta di iniziative, c'è anche Totò Cardinale (ma non la figlia
candidata). Vladimiro Crisafulli, che fu "pezzo da novanta" del Pci,
è convinto che "si vince", almeno nella città di Enna.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nuovo pesante
attacco anche a Di Pietro: mi fa orrore, ha preso la laurea con l'aiuto dei
Servizi segreti "Sicuro di stracciare qualunque avversario" e il
Cavaliere rilancia l'accusa di stalinismo In un convento di suore a Viterbo:
"Quando uscite la sera, cercate di non fare tardi" "Sulle
pensioni Veltroni parla a vanvera, non tiene conto dei
vincoli di bilancio" GIANLUCA LUZI DAL NOSTRO INVIATO VITERBO - Nella
campagna elettorale del Cavaliere sono tornati i "comunisti". Del
fair play promesso all'inizio non si vedono più tracce e Berlusconi
ha capito che per mobilitare il suo pubblico ha bisogno più che di un
avversario, di un nemico. Eccolo: "La proposta sulle pensioni? Veltroni parla a vanvera quando propone un bonus da luglio
per i pensionati italiani. Ci ha copiato male. Non tiene conto nemmeno della
disponibilità di bilancio. La nostra proposta invece è condivisa dal Partito
dei pensionati che ora sta con noi e prevede tra l'altro l'adeguamento di tutti
i trattamenti a mille euro al mese". Ma ce n'è anche per Di Pietro
"che Veltroni ha voluto con sé mentre invece
aveva detto che correva da solo". E con l'ex pm Berlusconi
è durissimo, al limite dell'insulto: "Mi fa orrore ma non perchè è brutto,
non sa coniugare i verbi, non conosce i congiuntivi, o - l'insinuazione è
pesantissima - per la laurea presa grazie ai Servizi. Uno che parla come lui,
infatti, non può averla presa normalmente". Invece, racconta Berlusconi ai tremila accorsi al suo comizio, "quando
prendevo 30 e lode mia madre invitava tutti a mangiare le frittelle e quando
facevo gli ultimi esami c'era il coprifuoco televisivo perchè tutti dicevano
che Silvio doveva studiare. Di Pietro invece ha fatto esami dopo tre giorni,
roba che io ci mettevo mesi e a Montenero di Bisaccia - dove c'è un solo laureato,
il farmacista - nessuno sapeva che si stava laureando, nemmeno i suoi
genitori". Il leader del Pdl insiste: "Quell'uomo mi fa orrore perché
ha mandato in galera italiani senza prove". Tra l'arrivo in albergo e il
comizio, Berlusconi ritaglia una mezz'ora per visitare
le suore clarisse del monastero di Santa Rosa, celebre per la
"Macchina" di cinquanta quintali trasportata ogni 3 settembre da un
centinaio di "facchini". Una delle religiose, nel salutarlo, gli
chiede: "Presidente, ha per caso consigli da darci". E lui non
resiste alla battuta: "Certo, quando uscite la sera non fate tardi...
". Appena fuori, rimbalza da Roma l'eco della polemica sul confronto tv.
"Se sono pronto? Ma io sono in grado di stracciare qualunque avversario -
dice il Cavaliere - perché nella vita ho fatto tutto ciò che gli altri non
hanno fatto". Al Palasport, Berlusconi martella
su Veltroni "stalinista" e
"bugiardo". La cosa che proprio non va giù al Cavaliere è che il
leader del Pd si presenti come il nuovo in politica. "Noi siamo i nuovi,
non i vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono, e
poi mettono fuori il cartello "nuova gestione". La nuova gestione
siamo noi". Ed è anche l'ipotesi del pareggio al
Senato che proprio non piace a Berlusconi, anche se il suo impegno
nelle regioni "in bilico" fa capire che il rischio è ben presente
nello stato maggiore del Pdl. "Questa è la versione di Veltroni, cioè esattamente il contrario della verità", ribatte Berlusconi. "Anche oggi (ieri-ndr) Veltroni dice tre
bugie ogni due righe: è la vecchia ricetta stalinista. Quando dice che
la legge elettorale non garantisce ampie maggioranze dimentica che sono stati
loro a non trovare un accordo sulla bozza Bianco. Veltroni
dice bugie anche quando sostiene che noi saremmo preoccupati del risultato del
Senato: non è vero, perchè al Senato siamo avanti di più di 30 senatori".
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del NICOLA LATORRESapremo convincere gli indecisi. Strategico il
rilancio del Sud. Il centrodestra su Alitalia fa solo propaganda e mostra tutto
il suo egoismo nordista "Ce la possiamo fare, la partita è aperta anche
alla Camera" di Simone Collini / Roma Nicola Latorre non si stupisce del
sondaggio Ipr marketing secondo il quale il Pdl, nella migliore delle ipotesi,
avrebbe solo cinque seggi di vantaggio a Palazzo Madama. "Anche alla
Camera si può riaprire la partita", dice il candidato capolista per il Pd
al Senato in Basilicata (e numero due in Puglia). In poche parole,
"possiamo vincere". Però altri sondaggi dicono che rimangono 7 o 8
punti di distacco dal Pdl, come se la spinta propulsiva del Pd si fosse
esaurita. "Facendo campagna elettorale vedo in giro tutt'altro che un calo
di attenzione rispetto alle nostre proposte". Forse Berlusconi
vi ha rubato la scena con la vicenda Alitalia? "Forse, ma solo per un
breve periodo, perché è apparso subito evidente il carattere tutto
propagandistico della cordata italiana, che non esiste. Non a caso poi si è
messo disperatamente a inseguire il Pd sul tema delle pensioni". Vi ha
detto che le minime le hanno aumentate già loro. "Argomento privo di
qualsiasi consistenza. Primo perché aveva annunciato la soglia dei famosi 516
euro mensili per 4 milioni di persone, quando poi a raggiungere quella cifra
sono stati solo un milione di pensionati. E secondo perché siamo stati noi, con
il decreto del luglio 2007, ad aumentare tutte le pensioni fino a 8600 euro di
reddito annuo. Ma soprattutto, noi abbiamo ora avanzato una proposta per
intervenire non soltanto sulle minime, indicando con chiarezza la copertura finanziaria
di questa operazione. E Berlusconi ci insegue,
malamente, come già ha fatto costruendo in una notte un partito, il Pdl, che
poi si presenta comunque in coalizione con la Lega". Sette otto punti in
meno di venti giorni. Come pensate di farcela? "Intanto perché più passa
il tempo e più si fa evidente che da quella parte c'è un'idea del futuro
fondata su un mix di egoismo sociale fai da te e di protezionismo alla Tremonti
che è esattamente quello che ci vuole per portare il paese alla catastrofe, mentre
da questa parte c'è una proposta assolutamente nuova di sviluppo, di rilancio
del sistema paese che tiene insieme l'esigenza di modernizzazione, e dunque
anche di crescita, con l'esigenza della giustizia sociale". C'è chi
sostiene che Veltroni sarebbe dovuto andare di più nelle regioni in bilico, piuttosto
che muoversi lungo tutto il paese. "Il punto non è concentrare la presenza
di un leader ma mobilitare tutte le nostre risorse umane sui territori. Quello
che Veltroni sta facendo è fondamentale, ma la vera forza che ha il Pd sono
le persone pronte a muoversi per convincere i tanti indecisi che ancora ci
sono. In questo senso l'iniziativa di domenica per mobilitare tutto il
popolo delle primarie è importantissima". Personalità come l'economista
Boeri o come l'ex presidente di Confindustria calabrese Callipo denunciano
l'assenza dei temi legati al Mezzogiorno. "Per quanto ci riguarda dico non
solo che non è così, ma che per noi che vogliamo lo sviluppo del paese il
Mezzogiorno è una grande opportunità". Che cosa vuole dire? "Continua
a persistere un divario tra il nord e il sud, un dato strutturale che non può
più permettersi un sistema paese che deve affrontare la grande sfida della
competizione. Ma in questo senso il Mezzogiorno diventa una grande risorsa. Per
almeno due ragioni: perché la popolazione meridionale è quella più giovane e
perché la collocazione geografica rende il Mezzogiorno un punto strategico per
accogliere quei traffici commerciali che nell'irruzione nella scena di paesi
come la Cina e l'India hanno riproposto il Mediterraneo come grande bacino
commerciale". A quali condizioni il sud Italia può diventare il luogo di
transito per le merci verso il nord del mondo? "Intanto, una politica
estera che consenta al Mediterraneo di diventare un mare di pace e al nostro
paese di avere un dialogo con tutti gli stati che vi si bagnano. E quindi si
può immaginare quanto drammatico sarebbe ritornare a una politica estera come
quella prospettata da Martino, cioè ritirare le truppe dal Libano e rimandarle
in Iraq. E poi è necessaria una politica infrastrutturale adeguata. E in questo
senso il tema dell'Alitalia è un paradigma della politica nordista della
destra: ha assunto la difesa di Malpensa anche a costo di far fallire la
compagnia di bandiera, come ha detto il sindaco di Milano Moratti. Se noi
diciamo di separare il tema di Malpensa da quello del destino dell'Alitalia è
anche perché il fallimento della compagnia di bandiera sarebbe sì una tragedia
per il paese, ma avrebbe effetti catastrofici sul Mezzogiorno".
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Niente "Porta a porta" per Berlusconi. Ci sarebbe stato due volte Il forzista va su tutte le furie, ma
aveva una data in più di Veltroni. E sul confronto però tace di Eduardo Di Blasi / Roma SILVIO
BERLUSCONI non potrà partecipare oggi alla puntata di "Porta a
Porta". Questo perché, partecipandovi, otterrebbe una presenza in più del
suo sfi- dante diretto, Walter Veltroni.
Circostanza che la legge sulla par condicio ha giustamente sconsigliato ai
vertici Rai. Il portavoce del Cavaliere Paolo Bonaiuti protesta affermando che
il Presidente della Rai si sia spaventato dei "capricci" di Veltroni. La verità, fuori dalla querelle politica, è diversa.
Spiegano dal loft che il segretario del Pd aveva fornito alla redazione del
programma di Vespa la data del 9 aprile, più "un'ulteriore disponibilità
compatibilmente agli impegni già fissati per il tour nelle province
italiane", circostanza che, se verificata, avrebbe permesso l'ulteriore
rabbocco di Berlusconi in seconda serata.
"Abbiamo comunicato tempestivamente, prima della Settimana Santa - spiega
Piero Martino dell'ufficio stampa del Pd - che il nostro segretario non sarebbe
potuto essere presente per gli impegni citati se non alla puntata già
concordata del 9 aprile alla quale seguirà il 10 una puntata con Berlusconi. In quegli stessi giorni però la redazione ci ha
comunicato che avrebbero in ogni caso invitato ad un'ulteriore puntata il
leader del Pdl, per il 27". Insomma sarebbe finita
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti UN DIRITTO
PER GLI ELETTORI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ora la risposta tocca
all'avversario. Una risposta chiara, se possibile: accetta o non accetta il
confronto televisivo? Perché ieri, davanti alla sfida di Veltroni, il quartier generale della Pdl ne ha date una mezza dozzina.
Nel pomeriggio uno spavaldo Berlusconi ha minacciato: "Io
sono in grado di stracciare qualsiasi avversario". Più tardi però i
portavoce hanno fatto capire che il confronto non si farà per rispetto alla par
condicio, che imporrebbe anche la presenza degli altri contendenti,
Bertinotti, Casini, Santanché eccetera. è la prima volta in tanti anni che
dall'entourage berlusconiano s'invita al rispetto della par condicio,
"legge liberticida" fino all'altro giorno. A sera Berlusconi
e i portavoce in coro si sono messi a piagnucolare sull'ennesima puntata
monografica del Cavaliere a Porta a Porta di oggi, saltata per
l'indisponibilità di Veltroni a pareggiare il conto.
Questo forse lo capiscono anche i fans del Cavaliere, lo zoccolo durissimo
berlusconiano, quelli insomma convinti che "lui" abbia sempre e
comunque ragione. Che senso ha una campagna elettorale senza il faccia a faccia
fra i due candidati? Perché il principale editore televisivo d'Italia e
d'Europa ha tanta paura del confronto in diretta con il rivale, disposto a
incontrarlo perfino sulle sue reti, negli studi di sua proprietà, davanti a
giornalisti suoi dipendenti? Il duello televisivo è ormai un rito di tutte le
democrazie occidentali. Sono rarissimi i casi in cui non si è fatto. Negli
ultimi anni, in decine di campagne elettorali, hanno rifiutato soltanto due
premier, Tony Blair e lo stesso Berlusconi. Mai
comunque il duello tv è mancato per la rinuncia del capo dell'opposizione. Berlusconi oltretutto può contare su sondaggi assai
favorevoli, una fama di grande comunicatore e un'autostima a prova di bomba. O
almeno dà mostra di credere a tutto ciò. E allora davvero non si capisce
perché, al posto di spargere fanfaronate, non risponda all'avversario e
soprattutto ai cittadini italiani indicando la data e il luogo del "faccia
a faccia". Se non ha il coraggio di accettare la sfida, Berlusconi
ha in ogni caso il dovere di spiegare all'opinione pubblica le ragioni di un
rifiuto che priverebbe i cittadini del loro diritto ad assistere a un chiaro
confronto di idee, personalità e programmi tra i due principali sfidanti per la
guida del Paese. Quello che non può fare è addossare la responsabilità alla par
condicio (stavolta non c'entra nulla) o ai crimini dello stalinismo o alla
crisi dell'Alitalia. Saranno poi gli elettori a giudicare.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi in una piazza vuota
Insulta Veltroni e Di Pietro inviata a Viterbo VELTRONI e il Pd sono "vecchi
comunisti riciclati", come "quei negozi che falliscono e poi mettono
fuori il cartello "nuova gestione"" e Di Pietro si sarebbe
"fatto dare la laurea dai Servizi": Berlusconi le
masse non le richiama più, se non qualche signora affe- zionata accorsa
ieri al monastero di Santa Rosa a Viterbo. Va meglio a Palasport, dove ci sono
circa tremila persone neppure così osannanti come un tempo. Gli argomenti del
leader Pdl sono triti e ritriti, rinnovati solo dalla carta Alitalia utile ad
avocare a sé il merito della riapertura della trattativa: così al cavaliere non
resta che concentrare l'attacco contro Veltroni,
apparentando gli insulti anche al leader dell'Italia del Valori. Già dalla
mattina era partito il contrattacco sulle pensioni: "Veltroni
parla a vanvera" senza fare i conti con la disponibilità di bilancio,
mentre il Pdl propone di "adeguare le pensioni minime al costo della
vita", senza fare alcuna cifra e certo non può alzarle a tutti. Il
nervosismo di Silvio è a fior di pelle, arrivato a Viterbo con un primo stop
alle Terme dei Papi: il sondaggio Ipr parla di pareggio al Senato? E lui
sbotta: "E' la vecchia ricetta stalinista sempre valida della
sinistra", evita la risposta Berlusconi, convinto
che "al Senato avremo 30 senatori in piu'". Quanto al vantaggio, dai
suoi sondaggi, quelli Euromedia modello americano, oscilanno tra 9 e dieci
punti. Difende anche la legge elettorale "funziona" e torna a puntare
il dito su Ciampi perché "con una interpretazione della Costituzione ci
impose il premio di maggioranza regionale al Senato". Teme il faccia a
faccia con Veltroni? "Io non ho paura di nessuno,
sono in grado di stracciare qualunque avversario, perché sono l'uomo dei
fatti", ringhia. Il cavaliere cerca di fare il Caimano e polarizza lo
scontro sui due partiti principali, inserendo fra i voti "dispersi"
anche quelli a Ferrara. E ancora "Veltroni dice
le bugie sulla legge elettorale, poi lancia il sasso ma ritira la mano:
"dovrei ricordare che Veltroni disse che Stalin è
un benefattore dell' umanità e che il comunismo e' un'utopia positiva? No, sono
cose non vere e io non dico le bugie". Al Palasport Berlusconi
perfeziona l'attacco a Antonio Di Pietro: "ha preso la laurea grazie ai
Servizi". Con poca convinzione Berlusconi ieri è
venuto a Viterbo per sostenere i candidato sindaco, il forzista Marini. Neppure
la visita alle Clarisse, monache di clausura devote a Santa Rosa, (come la
mamma, protettrice dei fiorai), è servito per un bagno di folla: nessuno, solo
fotografi e giornalisti davanti alla chiesa, una signora dice "semo
quattro gatti, fatecelo salutà". n.l.
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Parli come bada Marco Travaglio Se in Italia le Authority
fossero una cosa seria, ce ne vorrebbe una per la tutela della parole. Contro
gli abusi e le torsioni che subiscono, contro l'immondo mercato che le
trasforma in merci buone per tutti gli usi. Esempio: si discute
sull'opportunità o meno di nominare Di Pietro ministro della Giustizia, dopo che Veltroni ha detto alla Bignardi che non se ne parla proprio. Ciascuno può
pensarla come gli pare, purchè possibilmente argomenti il suo pensiero. Non
è questo il caso di Polito che ha dichiarato al QN: "Di Pietro ministro di
Giustizia in un governo del Pd è inimmagina- bile: è come se, sul versante
opposto, pensassero a Previti ministro della Giustizia. Previti e Di
Pietro sono i due estremi di una guerra tra politica e magistratura, alla quale
il Pd si propone di mettere fine". Concentriamoci sulle parole "Previti",
"Di Pietro", "estremi", "guerra". Previti è un
pregiudicato, condannato definitivamente a 7 anni e mezzo per corruzione
giudiziaria, avendo pagato alcuni giudici per compra- re due sentenze: la prima
procurò all'amico Rovelli un risarcimento non dovuto di 1.000 miliardi dallo
Stato; la seconda procurò all'amico Berlusconi la
Mondado- ri, sottratta al proprietario De Benedetti. Di Pietro è un ex pm, noto
per aver condotto con alcuni colleghi la più importante indagine anticorruzione
della storia d'Europa, facendo condan- nare 1200 colletti bianchi e salvando il
Paese dalla bancarotta finanziaria e morale. Fra l'altro Di Pietro non s'è mai
occupato di Previti, essendosi dimesso dal pool nel dicembre '94, mentre le
indagini sulle toghe sporche iniziarono nell'estate '
( da "Unita, L'" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Piloti e calabroni Bonanni e Berlusconi
Oliviero Beha Siamo proprio un paese stracotto. C'è persino il rischio che il
Pdl cavi ragni elettorali dal buco Alitalia esclusivamente sul piano mediatico.
Ad Arcore festeggiano: Berlusconi può dire "è
merito mio" mentre Bonanni, Cisl, gli fa eco: "Abbiamo già raggiunto
un risultato". Non ricordo che lo sprofondo Alitalia fosse un problema
elettorale nel 2001, né che lo fosse diventato nel 2006. Intendo né per Berlusconi e Rutelli allora, né per Berlusconi
e Prodi poi. Nel frattempo l'Alitalia era già finanziariamente un calabrone,
cioè un insulto alla fisica giacché per antonomasia quell'insetto pesante non
sarebbe potuto decollare. Detto di una compagnia aerea, beh, dovrebbe fare un
certo effetto. E invece no: sia Berlusconi che Bonanni
ne parlano come se fosse la prima volta, sperando che nella cortina mediatica,
la memoria asfissi e si confonda, e l'italiano indeciso/ignorante costruisca
l'equazione Berlusconi -interessi-del-Paese-cordata-italiana,
e Veltroni-svendita -ai-francesi-conseguenza-Prodi, in una specie di
Mentana (non lui, la Repubblica romana) garibaldino-e perdente- di metà '800.
Almeno questo ci venga risparmiato. Non si ricorda in 7 anni del suo governo
nulla mirato a togliere il piombo dalle ali di un calabrone.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Napoli
"Basta razzismo e speculazioni" Ora Bassolino va alla guerra Il
presidente serra le fila: pronto a combattere Sul palco anche il sindaco
Iervolino E il 9 aprile Veltroni sarà in piazza Plebiscito OTTAVIO LUCARELLI Una chiamata alle
armi. Si definisce "un combattente", uno che "quando si è in
battaglia non scappa". Antonio Bassolino ribalta quell'annuncio di un mese
fa ("non farò campagna elettorale") in un'autentica crociata per la
"Patria napoletana", per "difendere la nostra terra dal razzismo
antimeridionalista e dalle speculazioni elettorali di una destra che per
pochi voti sta danneggiando la nostra economia e i nostri agricoltori, una
destra che gode sulle speculazioni in atto contro la mozzarella. Un'incredibile
bolla mediatica". Bassolino convoca gli amministratori del Pd e alle
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Napoli La
fabbrica Viaggio tra gli operai della Fiat alla vigilia delle politiche: rabbia
e disillusione Il vento gelido di Pomigliano "Noi, traditi dalla politica"
"Destra, sinistra, ormai non c'è più differenza. E dicono di voler aiutare
i giovani" PATRIZIA CAPUA dal nostro inviato pomigliano D'Arco - Cinque
paia di calzini corti di cotone a cinque euro, fasce elastiche, orologi e
binocoli "made in China". Una bancarella davanti agli striscioni che
annunciano "Verso una Nuova Pomigliano", al cancello due. Merce a
poco prezzo, destinata a chi fa i salti mortali per far quadrare un bilancio
familiare. Aria tesa, fuori e dentro la fabbrica. C'entra molto con la fase che
sta vivendo l'azienda. Il piano straordinario dell'ad Sergio Marchionne per il
recupero industriale del sito produttivo, principalmente. "La
ristrutturazione? - dice Gennaro - non ci credo, non credo al futuro di questa
fabbrica. Non si pensa al lavoratore, non si bada a ciò che esprime. Quello che
succede è lo specchio della politica regionale e nazionale. Siamo nella
spazzatura". Si va alle urne il 13 e 14 aprile e Cipputi naviga a vista
nel mare della politica. Specie i più giovani. "Io seguo l'onda",
confessa senza problemi Luigi, 28 anni, "chiederò consiglio agli amici
anziani". Ideali, se c'erano, buttati dietro le spalle. Destra, sinistra,
dice Marco, non c'è differenza, "la politica ormai è diventata una
professione per chi la fa. Parlano di meritocrazia, di sostenere il reddito, di
aiutare i giovani. Ormai quel che promettono si sa in anticipo. Stesse
dichiarazioni di cinque anni fa. A loro, i politici, conviene sempre lasciare
le cose come stanno". "Voto Veltroni, lo
scriva", dice uno al volo. Antonio, da 8 anni nel reparto Lastratura, è un
altro convinto: "La maggior parte di noi è per Veltroni,
per quello che dice, come lo esprime. Certo, poi si deve sempre vedere. La
Sinistra arcobaleno, per carità: Bertinotti, che delusione. è venuto due volte
a fare comizi, e poi? Ormai sono tutti buoni, tutti fanno buoni propositi.
Vediamo che succede, magari si svolta...". Carlo punta sulle condizioni di
lavoro, i nuovi ritmi, l'organizzazione e le prospettive della Fiat di
Pomigliano: "L'azienda è peggiorata: ci hanno riempito la testa di favole,
nella teoria è tutto perfetto, sul campo inapplicabile, anche per l'incapacità
di chi ci gestisce qui dentro. E il povero Marchionne non ne sa niente".
Francesco, 10 anni di fabbrica: "Sinceramente non andrei a votare, non
credo più a niente, delusione totale". Antonio non ha dubbi: "Io
continuo la tradizione, voto Fini". Domenico Casoria è addetto al
montaggio della "159", iscritto all'Ugl. "In fabbrica c'è
un'aria molto tesa, siamo pessimisti sul futuro. I giovani non sono
politicizzati, vanno dietro alle mode, guardano a destra, vedono
con simpatia Berlusconi". Franco Mancinelli (stampaggio) e Antonio Cimmino
(verniciatura) amici, ma agli opposti in politica. "Voto Sinistra
arcobaleno" dice quest'ultimo, "con Bertinotti spero in un affondo
sugli evasori fiscali. Veltroni è troppo attaccato a Prodi, roba da vecchia gestione".
L'altro: "Io sono berlusconiano convinto, anche se prima vedevo bene
Casini". Vincenzo Migliaccio, della verniciatura, si dichiara "di
fede di sinistra e sosterrò Veltroni. Prodi guarda
dove ci ha portato, e Bassolino? L'immondizia ci sta divorando...". A votare
andranno in pochi, informa un "ex Cobas" che preferisce l'anonimato:
"I politici sono passivi per la società, noi qui a ritmi feroci per far
prendere 12 mila euro a un parlamentare". Mariangela Angrisani, giovane e
carina operaia del montaggio: "Sono figlia di un operaio, voto a sinistra,
per Veltroni: mi convince, è più attendibile, ma spero
che la politica si impegni per noi operai, perché anche la sinistra ci ha
abbandonati". Al centro del piazzale c'è un gruppo dei 316 operai, quelli
del corso finalizzato alla creazione di un centro di logistica avanzata. Sono
infuriati. "Non si sa nulla, nemmeno dove ci metteranno a lavorare,
incredibile per un'azienda che si vanta di pianificare tutto". A parlare è
Francesco Mazzella, da 36 anni in Fiat. Il gruppo s'infittisce, protesta con
Andrea Amendola, segretario della Fiom che sta entrando per un'assemblea.
Amendola si sgola: "Voi avete ragione, lo sappiamo, ma qui non si fa
sciopero per paura". "Stavolta non andiamo a votare" è quasi un
coro. "Qui si fanno ritmi massacranti, ci sono infortuni, oggi un altro
morto a Melfi". Marco Cusano: "Non sappiamo a chi credere, la realtà
è quella che viviamo in fabbrica. Aumentano luce, gas, benzina, siamo quelli
che lavorano di più e guadagnano meno. Con 1100 euro al mese, chi mi garantisce
niente? Qui solo pulizia e immagine. Sostanza, oggi, non ce n'è. Sembra che
oltre questi cancelli la democrazia finisca". Bertinotti dice che ci vuole
un Marchionne anche per Alitalia, non è più credibile. "Berlusconi,
Veltroni, promesse inutili. La poltrona è comoda, ma a
noi mica ci pensano". Massimo, dello stampaggio: "Non vado a votare.
A destra mai, ma la sinistra che ha fatto? Con 1100 euro al mese, i prezzi
lievitati, gli stipendi fermi a Garibaldi. La fiducia alla sinistra l'abbiamo
data e questa è la ricompensa: bollo auto, assicurazione alle stelle, sono
sfiduciato. Il contratto ci ha dato 117 euro in tre anni. Non è una bella vita
e orizzonti zero. Tutto questo dipende da una brutta, anzi pessima politica. I
politici non sanno cos'è la vita di un operaio".
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Napoli
La Destra: Rastrelli per la Regione Santanchè "Non pagate la Tarsu"
ROBERTO FUCCILLO "NAPOLETANI, scendete in piazza, fate la rivoluzione. E
smettetela di pagare questa tassa sui rifiuti. Magari ci fosse lo sciopero della
Tarsu". Verace come il mare alto che ancora si alza davanti ai finestroni
dell'hotel sul lungomare che la ospita, si abbatte sulla campagna elettorale
anche Daniela Santanchè. La candidata premier della Destra di Storace viene a
scaldare i suoi, compresa la signora che dal pubblico la tranquillizza:
"Non la paghiamo la tassa, non si preoccupi". Una destra contro tutto
e contro tutti, per la quale Santanchè ribadisce che "non siamo il partito
del dialogo, al momento andiamo da soli" e dunque anche di fronte a
eventuali elezioni regionali "abbiamo qui il candidato" e batte la
mano sull'inossidabile Antonio Rastrelli che, dopo tante peripezie, se la sente
di sciogliersi in un "ho 80 anni, questa è la destra in cui sono sempre
vissuto, questa è la destra nella quale voglio morire". Duri e puri. E
mentre in sala da un cellulare parte ogni tanto la suoneria di "all'armi
siam fascisti", lei picchia su incapaci e traditori. In primis Iervolino e
Bassolino, dei quali "Veltroni deve fare piazza pulita prima di parlare di qualsiasi altra
cosa". Ma ce n'è anche per ex amici e compagni di strada. Censura su
Alessandra Mussolini: "Vorrei sapere cosa ne pensa il nonno".
Contrappasso per Berlusconi: "L'unico voto inutile per noi donne è quello su di lui,
perché ci vede sempre soltanto in orizzontale". Scendendo per li
rami si arriva fino a Italo Bocchino: "Si è candidato per la Regione, ma
se n'è andato subito a Roma dove lo stipendio era più alto". Infine ancora
Bassolino: "La tragedia spazzatura ci ha insegnato che esistono
commistioni con la camorra. E poi, se un presidente consegue risultati bulgari,
sarà lecito chiedersi se per lui vota solo la gente perbene?".
( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attento cavaliere
Wall Street Journal, e due L'apertura di credito fatta ieri
dal Wall Street Journal a Veltroni (sulla prima pagina, con
tanto di foto, e con titolo audace: "Il rivale di Berlusconi punta a un cambio radicale per l'Italia") dice qualcosa di
significativo, soprattutto dopo il trattamento insolitamente severo che il
giorno prima lo stesso giornale aveva riservato alla strampalata idea del
Cavaliere di bloccare la vendita di Alitalia, unica soluzione possibile
per salvare la compagnia. In queste settimane la polemica di Tremonti contro la
globalizzazione e per la riesumazione di una qualche forza di protezionismo, e
una serie di messaggi molto statalisti e assistenzialisti di Berlusconi,
hanno allarmato la business community internazionale, di cui il Wall Street
Journal è la bibbia liberista così come il Financial Times è la bibbia liberal.
Queste scelte si pagano, e questo è bene saperlo. Anzi, Berlusconi
dovrebbe ben saperlo, visto che nei suoi cinque anni di governo si è azzuffato
quasi quotidianamente con la stampa internazionale, con l'unica eccezione
proprio del Wsj , che l'ha sempre difeso e che ora comincia a dubitare anche
lui. Non siamo tra quelli che credono che il giudizio dei giornali, figurarsi
poi il giudizio dei giornali stranieri, possa avere un grande effetto sul
comportamento elettorale degli italiani. Ma quel giudizio ha invece un chiaro e
decisivo effetto sul governo, una volta vinte le elezioni. Orienta infatti
l'establishment europeo e americano, crea un mood tra gli investitori, accresce
o diminuisce la credibilità di un sistema-paese in un mondo estremamente
interconnesso. Berlusconi farebbe dunque bene a
preoccuparsene, cominciando a dire e a fare qualcosa che ricordi, anche
lontanamente, il messaggio politico riformista con cui era sceso in campo nel
'94. 27/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Conversazione
sulla "questione settentrionale" Illy: "Veltroni ce la sta
mettendo tutta ma il Nord vota il Cavaliere di default" "È in atto
una secessione strisciante delle imprese" "Alitalia è una vicenda
gestita con approccio dirigista e non sempre le decisioni dirigiste reggono
alla prova del mercato. Ora siamo all'ultima spiaggia". Il presidente del Friuli
Riccardo Illy sul caso Alitalia non si iscrive affatto al partito della
moratoria, che pure nel Nord ha trovato autorevoli esponenti, e difende a spada
tratta il mercato e la concorrenza: "Se Malpensa vuole diventare un hub
non può deciderlo lo Stato. Mica l'aeroporto di Parigi è un hub perché c'è Air
France, o quello di Londra è un hub perché c'è la British Airways. Un aeroporto
è un hub perché offre un ventaglio di servizi a un ventaglio di
compagnie". Anche i sindacati, per Illy, hanno una loro responsabilità
nell'immobilismo di questi anni: "Servizi in monopolio, diritto di
sciopero, divieto di licenziamento formano un triangolo maledetto. Per uscirne
non potendo toccare i diritti, anche se il diritto non può tramutarsi in veto,
si deve agire sul monopolio". Illy non si stupisce che il Nord, come dice
Penati, non sia riuscito a fare sistema su questa vicenda: "È difficile
quando ognuno tira acqua al suo mulino: Milano gioca la sua partita, Venezia
sta diventando un hub? Ci sono troppi interessi in contrapposizione". La
soluzione? "Come sui conti pubblici ci penserà l'Ue. Arriverà il
commissario alla concorrenza e ci darà l'aut aut. A quel punto o Alitalia
fallirà, come probabile, o la comprerà Air France. Questa idea dell'italianità
non ha senso. In Spagna le grandi imprese sono controllate da capitale
straniero ma l'economia tira". Il governatore del Friuli, però, denuncia
un pericolo più generale. E, da imprenditore, lancia il suo grido d'allarme:
"È già in atto una secessione strisciante di imprese che traslocano. La
secessione di cui parlo non ha nulla a che fare con la protesta contro Roma
ladrona. È una migrazione silenziosa di una parte dell'Italia che, a differenza
dell'altra, si sente pienamente in Europa". Questa secessione, per Illy, non
è urlata politicamente, ma si verifica in base a una convenienza economica:
"Se un imprenditore del Friuli va in Slovenia vede che la manodopera costa
un terzo in meno, le imposte sono al 25 per cento, da noi sono al 30, gli aiuti
dell'Ue rientrano nell'"obiettivo uno", mentre noi rientriamo
nell'"obiettivo due" e ne abbiamo la metà. Per non parlare - penso
anche alla Francia, all'Austria - della burocrazia più snella e della velocità
decisionale". Per Illy è necessario che la politica dia risposte, e anche
in fretta per evitare, come ha scritto nel suo libro, che l'Italia perda il
Nord. E che lo perda la sinistra: "La politica nel suo complesso si è
mostrata indifferente. Veltroni ce la sta mettendo
tutta. Penso non solo alle candidature di Calearo e Colaninno ma al suo
programma su infrastrutture, trasporti, liberalizzazioni. Ed è giusta l'idea di
un rappresentante del Nord-Est nel governo. È un'area che ha ancora una
specificità produttiva, il capitalismo molecolare di cui tanto si è parlato. E
soprattutto una specificità culturale: impegno esclusivo sull'impresa, cultura
del lavoro, ma anche disattenzione alle questioni pubbliche, idea che si può
fare a meno della politica. Per questo Veltroni deve
insistere". La questione settentrionale, per Illy, è assai diversa
rispetto agli anni Novanta: "Guardi, forse non è neanche un bene, ma non
c'è protesta. E, se c'è, è latente e quasi rassegnata". Il governatore del
Friuli non crede che la ricetta antimercatista di Tremonti sia una risposta
adeguata alle ansie degli imprenditori: "Quando mai ha funzionato il
protezionismo? Perché piuttosto Tremonti invece di parlare di dazi non dice che
è necessario ridurre il carico tributario sul reddito d'impresa? Questo sì che
aiuterebbe a stare sul mercato. Aggiungo che il dibattito avviato da Tremonti è
già datato". Un esempio? "Electrolux aveva trasferito in Ungheria la
produzione dei pannelli comando delle sue lavatrici. Ora, rifatti i conti della
fase dell'assemblaggio, sta ritornando in provincia di Pordenone. Vale per
molte altre aziende: la delocalizzazione è stata un miraggio. La concorrenza
cinese ha penalizzato la bassa qualità del tessile. Ma sull'alta qualità siamo
competitivi. Basti vedere i dati dell'export di tessile verso India e
Cina". Eppure Illy, nonostante tutto, è scettico sul fatto che il Nord
possa voltare le spalle a Belusconi: "Berlusconi
non parla al Nord da tempo. E quando ha governato non lo ha rappresentato.
Basti pensare alla sorte della dual income tax , inserita da Visco e tolta da
Tremonti, che consentiva alle imprese più capitalizzate di pagare meno imposte.
Ma penso che il Nord lo voterà in modo preconcetto e disilluso pur sapendo che
non cambierà nulla. Vale per gli imprenditori ma anche per gli operai e
impiegati che vedono minacciato il loro posto di lavoro e possono cedere alle
sirene protezioniste". (de angelis) 27/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Black day sondaggi
negativi e il caso "porta a porta" Berlusconi
inciampa su Alitalia e Senato Il ruolo di Confalonieri e quell'oscuro presagio
di Letta Nella migliore delle ipotesi, cinque senatori di vantaggio sulle
"opposizioni": la fotografia della rappresentanza del Pdl che verrà a
palazzo Madama, scattata dal sondaggisti di Ipr marketing per Repubblica.it ,
non ha sorpreso più di tanto gli scafatissimi sherpa della war room berlusconiana.
E visto che i maggiori esperti degli effetti collaterali del porcellum stanno
nella Lega, ascoltare quello che dicono dentro il Carroccio può essere il modo
più efficace per capire ciò che pensano a palazzo Grazioli. Roberto Maroni, che
comunque dice di non credere ai sondaggi, l'ha messa così: "Bisogna
vincere le elezioni e la partita è ancora tutta da giocare". Come prima
contromossa, sul terreno della comunicazione Silvio Berlusconi
ha rispolverato il suo greatest hits dei tempi andati. Veltroni?
"È un vecchio comunista riciclato" che "dice bugie tre bugie
ogni due righe", ha sottolineato il Cavaliere a Viterbo affrontando il
tema - parole sue - della "vecchia ricetta stalinista sempre valida nella
sinistra". Per non parlare di Di Pietro. "Si è laureato grazie ai
servizi", ha detto urbi et orbi l'ex premier. E comunque, ha messo a
verbale il Cavaliere, "a palazzo Madama avremo trenta senatori di
vantaggio". A completare il menù di una giornata da dimenticare è arrivato
l'annullamento della registrazione della puntata di Porta a porta , in
calendario stasera, su cui Silvio puntava per lanciare - dicono i suoi -
"il suo messaggio agli italiani". Veltroni
ha rivisto la sua decisione di partecipare a una puntata in solitaria
("Vengo solo per un confronto con Berlusconi")
e, in ossequio alla norma sulla par condicio, ai piani alti di viale Mazzini
hanno dovuto cancellare anche l'ospitata chez Vespa di Silvio. Che, ovviamente,
non l'ha presa bene. "Sono sorpreso, dispiaciuto. È la solita prepotenza
della sinistra che non cambia mai. Mi hanno detto che è
intervenuto Veltroni...". L'ipotesi di un duello tv tra i big rimane, per ora ,
solo nelle dichiarazioni di agenzia. "Straccerei chiunque" (il
renitente Berlusconi). "Come, dove e quando vuole" (Veltroni). Tutto questo mentre il tasto Alitalia si fa sempre più
dolente. Durante una giornata in cui i suoi hanno tentato spostare
l'agenda su altro (per tutti Sandro Bondi: "Berlusconi
ha già raggiunto l'obiettivo di evitare una svendita stile Alfa Romeo"),
il Cavaliere ha rinnovato l'annuncio dell'imminente discesa in campo di una
"cordata italiana" assistita "da un'importante banca". Il
timing? "Entro domenica avrete i nomi", ha sottolineato il leader del
Pdl prima di anticipare il primo tassello di un'improbabile, grande
retromarcia: "I miei figli nell'operazione? Nemmeno per sogno".
L'appunto alimenta anche un'autorevole voce rimbalzata ieri in ambienti
politici e finanziari: quella secondo cui tra i più "freddi" rispetto
all'interventismo berlusconiano su Alitalia ci sarebbe anche Fedele
Confalonieri, custode dell'ortodossia finanziaria di Mediaset e dintorni. Le
percentuali che associano il capitolo Berlusconi-Alitalia
alla voce "boomerang" sono in netto rialzo. E confermerebbero
l'oscuro presagio che, un mesetto addietro, Gianni Letta ha affidato a un
ministro del centrosinistra: "Spero che il vostro governo riesca a
sbrigare questa pratica prima del nostro ritorno a palazzo Chigi. Tutto vorrei
tranne che ritrovarmi questo dossier sulla scrivania...". Non a caso,
dentro il Pdl, c'è chi riconsidera il valzer con Air France. "Non siamo
affatto contrari se prosegue la trattativa con Air France" ma
"sarebbe anche giusto se ci fosse un'altra offerta, una di quelle scartate
finora, che ritorna", ha detto Giulio Tremonti ai microfoni dell'Infedele
. "Non credo sia importante la nazionalità di Alitalia, anche se è
importante il brand", ha chiarito Gianfranco Fini. Alla Lega, poi,
interessa solo come tradurre in voti il depotenziamento di Malpensa. Bluff o meno,
come tema di campagna elettorale, la compagnia di bandiera - più che inutile -
rischia di diventare dannosa. Un sondaggio Swg commissionato da Affari italiani
evidenzia che il 55 per cento degli intervistati giudica la cordata ventilata
dal Cavaliere come "una mossa per la campagna elettorale". Rimarrebbe
comunque il tema dell'incidenza del ritorno di Silvio a palazzo Chigi sulle
sorti della compagnia di bandiera. Un'anticipazione arriva dall'azzurro Guido
Crosetto: "È un caso di interesse nazionale. Per cui, tenendo conto degli
spazi di manovra che consente l'Ue, non si può prescindere dall'intervento
dello Stato". Se il Pdl è in tensione, dentro il palazzo Chigi ancora
prodiano a più d'uno, ieri, è scappata una risatina. Pare infatti che sull'asse
ministero dell'Economia-Bruxelles stia maturando "una soluzione
concreta" per portare la trattativa con Spinetta ai tempi supplementari.
Evitando - è il sottotesto - il default del 31 marzo e senza ricorrere al
prestito ponte. 27/03/2008.
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DOMENICA INCONTRO
PER 1500 CON POLENTATA E ANIMAZIONE La sfilata dei ribelli a Chiomonte Si parte
con l'acquisto dei terreni C'è molta delusione e disillusione negli operai e
noi dobbiamo affrontarla di petto". Franco Giordano, segretario nazionale di
Rifondazione Comunista, fa volantinaggio per la Sinistra Arcobaleno davanti
alla Porta 2 di Mirafiori e a differenza dell'anno scorso quando Prc era al
Governo non si becca la contestazione degli operai. Certo il calore è un'altra
cosa ma questa volta la maggioranza dei lavoratori al cambio turno accetta i
volantini e qualcuno si ferma anche per sentire il comizio. Parla di lavoro e
di pensioni di quel "miracolo che si chiama elezioni
che spinge Veltroni e Berlusconi a trovare i soldi per aumentarle". E a margine del comizio
affronta anche il tema della Torino-Lione. Domenica a Chiomonte i Comitati No
Tav hanno organizzato una manifestazione per celebrare la firma dell'atto di
vendita a 1500 persone di una piccola porzione dei terreni da dove potrebbe
passare il nuovo tracciato della linea. Tra i promotori dell'iniziativa
c'è anche il circolo Prc di Bussoleno che ha duramente contestato i sindaci e
il presidente della Comunità Montana della Bassa Valle, Antonio Ferrentino,
perché continuano a restare nell'Osservatorio. Giordano, però, si schiera dalla
parte dei sindaci "che sono dentro al movimento e che da sempre si battono
per una proposta alternativa" e spiega che "sarei pronto ad
acquistare una porzione di quei terreni solo se questo atto rafforzasse la
posizione degli amministratori". Davanti a Mirafiori, però, quel che preme
a Giordano - con lui la capolista al Senato Marilde Provera e Daniela Alfonzi,
numero 3 alla Camera - è lanciare un'operazione di riconquista di quella mitica
classe operaia che, almeno secondo alcuni sondaggi, vota in maniera massiccia
per Berlusconi. Giordano commenta: "Dobbiamo
intervenire sul disaccoppiamento che c'è tra le condizioni sociali degli operai
e la loro tentazione di credere nella possibilità di realizzare un sogno, cioè
di replicare in piccolo quello che ha fatto Berlusconi".
Che fare, allora? "Ieri a Melfi - attacca Giordano - nello stabilimento
Fiat è morto un operaio: è un altro omicidio sul lavoro". E aggiunge:
"Questo operaio è morto facendo il lavoro notturno, facendo gli
straordinari. Vorrei poter dire in maniera netta, inequivocabile, che stiano
attenti tutti coloro, anche il Pd, che pensano di scambiare i salari con la
maggiore produttività. Stiano attenti perché le condizioni del lavoro sono
assolutamente insostenibili ed intollerabili". E poi le pensioni e le
proposte lanciate da Veltroni e Berlusconi.
"La campagna elettorale fa miracoli - spiega Giordano - e così magicamente
ritornano i soldi per le pensioni". Il problema è che "si doveva
intervenire prima" perché "ci siamo spesi per tantissimo tempo, anche
durante il confronto sul protocollo welfare ma non ci hanno voluto dare retta.
Se si legge il programma del Pd, se si ascoltano le affermazioni
dell'industriale Calearo, capolista di Veltroni in
Veneto si capisce perché la nostra missione di cambiare le condizioni di vita
dei lavoratori stando nel governo Prodi era una missione impossibile da
realizzare". Giordano, così, lancia le proposte politiche della Sinistra
Arcobaleno: aumento delle pensioni minime, indicizzazione delle pensioni
rispetto alle dinamiche Istat con la modifica del paniere e garanzia,
soprattutto per le pensioni future, che venga elargito almeno il 65%
dell'ultimo livello retributivo. "Mi raccomando compagni - urla la
delegata Rsu di Mirafiori - votiamo e facciamo votare per la Sinistra
Arcobaleno perché in parlamento ci sarà bisogno di una forte opposizione".
Che faranno gli operai? "E' una campagna elettorale in salita con i massi
che ci cadono addosso e un vento che ci inchioda - spiega Provera - ma noi
ripartiamo da qui".
( da "Stampa, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LA TOURNÉE
Intervista Antonello Venditti "In giro per l'Italia incontro i politici ma
sto con Grillo" PAOLO FERRARI Sabato sera il Mazda Palace si trasforma per
una sera in Circo Massimo per la tappa torinese della nuova tournée di
Antonello Venditti. Il cantautore romano ha rotto lo scorso novembre con
l'album "Dalla pelle al cuore" un silenzio in studio che durava da
quattro anni, e ha intrapreso lo scorso 8 marzo, giorno del suo
cinquantanovesimo compleanno, il giro d'Italia live in cui è accompagnato da
otto musicisti e due coriste. In vista del ritorno nella nostra città, parla
del Paese, della nuova fatica discografica e dello spettacolo con cui la
propone al pubblico dopo l'eccellente accoglienza ottenuta nei negozi. Che
Italia sta incontrando in questo tour che coincide con la campagna elettorale?
"Molto differente tra Nord e Sud, innanzitutto: 40 euro di biglietto a
Bari o a Salerno pesano molto più che a Milano. Incontro gente che ha voglia di
speranza, che si aggrappa alle canzoni per stare bene. Ci capita di incrociare
i candidati nelle città in cui suoniamo, di recente Veltroni era a
Padova lo stesso giorno nostro, e ci siamo intersecati anche con Berlusconi e Di Pietro. La mia sensazione è che l'Italia che trovo io nelle
sale, o a cui parla Beppe Grillo nelle piazze, sia più vera di quella dei
politici; si stringono intorno a noi perché ci riconoscono una libertà di
pensiero che ci ha portati a essere duri sia con la destra che con la sinistra".
Trentacinque anni di carriera, ventiquattro album: come si rinnova Venditti?
"Tutti i giorni, quando ci sono gli stimoli, ci si diverte e si
sperimenta. A inizio tour stavamo provando "Roma Capoccia" per
l'ennesima volta, è saltato fuori qualcosa di nuovo all'improvviso e l'abbiamo
arrangiata tutta diversa. Mi pare di averla riscritta, la sera non vedo l'ora
che arrivi il suo momento. Un'altra scelta non molto diffusa tra noi veterani
riguarda il programma del concerto: proponiamo sette delle nove canzoni
dell'ultimo disco. Lo show così diventa un riassunto che parte dall'attualità,
con me che parlo tra un pezzo e l'altro per collocare storicamente ciascun
brano. È uno spettacolo energico, rispecchia la svolta rock di quattro anni fa
e piace molto agli under 20". La canzone "Tradimento e perdono"
affronta un tema delicato come il suicidio, passando da Pantani a Tenco e Di
Bartolomei: è ancora un tabù nel 2008? "I tabù mi pare aumentino,
nonostante alla vigilia del 2000 fossimo convinti di entrare nel secolo della
fine dei pregiudizi. Invece discutiamo ancora di Legge 194, condizione della
donna, diritti degli anziani e dei lavoratori come se fossimo sì e no negli
Anni Settanta". Quelli del suo debutto: era più facile iniziare allora o
sono avvantaggiati i ragazzini di oggi, che possono farsi conoscere attraverso
Internet e incidere i dischi in casa? "Non vorrei essere nei panni di un
quindicenne solo davanti al computer, mi sembra che cerchino di fare qualcosa
per poter esistere, la loro musica è come un S.O.S. indirizzato al mondo da una
cameretta. Noi vivevamo insieme tutto il giorno, nelle piazze, nei locali,
nelle fabbriche; con le chitarre, anche se io avrei preferito il pianoforte.
Con Volontè, Moravia, Maraini, Schifano si parlava di tutto, dalle canzoni al
cinema d'impegno civile". La affascina Torino? "Molto, per me che
vengo dalla circolarità romana le piazze rettangolari e le vie dritte sono
emozionanti. Quando posso comincio il tour sotto la Mole, mi piace confrontarmi
subito con una città che è la cartina di tornasole dell'Italia che si muove.
Torino ti premia coralmente, attraverso un percorso di passaparola misterioso
per chi non ci vive. E ospiterà il prossimo V - Day di Grillo, che seguirò con
attenzione".
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"NEL FACCIA a
faccia straccio chiunque!", annuncia Silvio. "Facciamo
il faccia a faccia quando vuole lui e dove vuole lui!", proclama Walter.
Di fatto, però, per ora niente duello tivvù fra Berlusconi e Veltroni - mentre gli altri candidati premier hanno una voglia pazza di
sfidarsi - e adesso salta anche il doppio "Porta a Porta" (nella foto
Bruno Vespa).
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di
MAURIZIO COSTANZO NON si riesce ad organizzare il duello elettorale tra Berlusconi e Veltroni in tv. Se ne
parla, lo si esclude, se ne torna a parlare. Poi come tutte le cose molto
attese si farà e non avrà il risultato sperato. Intanto un rave party semina
morte e così un agguato di criminalità. Si potrebbe dire: cronaca di tutti i
giorni. Ma
quando si incontra qualcosa di rasserenante? Neppure al cinema o nelle canzoni
e genericamente nello spettacolo. In un teatro di Roma recita Arnoldo Foà a 92
anni e ottiene il successo di sempre. Proviamo a guardare la vita con meno
ansia.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La
Rai annulla lo show con il Cavaliere previsto per oggi Duello tv, è lite Veltroni-Berlusconi E salta la
puntata di "Porta a Porta" di MARIO AJELLO.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La campagna elettorale
entra nella fase cruciale. Walter Veltroni al
manifesto: "Possiamo vincere perché corriamo da soli. Con la Sinistra
nessun accordo nemmeno in caso di sconfitta. La strada è tracciata: più Pil,
più giustizia sociale, leggi più semplici". E sul web spopola il nuovo
"inno democratico". Berlusconi
contrattacca: "Il leader del Pd stalinista e bugiardo, il nostro vantaggio
incolmabile" e per l'Alitalia "presto cordata italiana, senza i miei
figli"PAGINE 2, 3.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-27 num: - pag: 1 autore: di
MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE Il commento L'IMPOSSIBILE
BON TON M agari è solo una reazione al lessico aggressivo e liquidatorio di
Silvio Berlusconi. Ma si intravede anche il calcolo di mobilitare gli indecisi,
nel modo in cui Walter Veltroni sta cambiando stile elettorale. Il segretario del Pd e i suoi
uomini si preparano a sfilarsi i guanti di velluto e a mettersi i guantoni da
boxe. CONTINUA A PAGINA 50.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-27 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Dopo settimane di toni soft, cambia la campagna
dei due leader: duri attacchi incrociati Elezioni, è l'ora dello scontro Veltroni: Berlusconi scappa. La replica: stalinista ROMA - Si scaldano i toni, Veltroni accusa Berlusconi di "scappare". La replica: stalinista. Il leader Pd
rinuncia a "Porta a Porta" obbligando il Cavaliere a fare lo stesso.
DA PAGINA 2 APAGINA 9.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto Intervista a
Walter Veltroni. Sul pullman del leader Pd, tra
Palermo e Agrigento. Convinto di poter vincere le elezioni, il sindaco d'Italia
spiega come prende corpo il Partito democratico. E cosa lo divida dalla
Sinistra-Arcobaleno "Da soli si può". E senza sinistra Ognuno deve
proseguire sulla sua strada. Anche in caso di sconfitta nessun accordo
d'opposizione con Bertinotti Gabriele Polo Ha ripetuto "si può fare"
per 71 volte in 71 piazze, cantato altrettanti inni di Mameli e poi ascoltando
"Mi fido di te" di Jovanotti, stretto migliaia di mani. E continuerà
così, fino a quota 110. Per nulla turbato dai sondaggi che continuano a darlo
"sotto". Anzi convinto di poter risalire la corrente fino a palazzo
Chigi. Per poi fare cosa? "Nulla di straordinario", "nessuna
rivoluzione", come ripete efficacemente Anna Finocchiaro che lo accompagna
nei comizi siciliani. Ma anche qualcosa di non ordinario, perché Walter Veltroni sta rivoluzionando il quadro politico, sta
costruendo un partito - "leggero" quanto si vuole - in campagna
elettorale. E ciò che impressiona è il copione che si ripete identico in ogni
piazza, con la forza dell'allegro tormentone: non tanto nelle parole, ma nei
gesti di chi accorre e ascolta, invocando il suo nome, agitando l'obamiano
"si può fare" in perfetta sincronia, come un sol uomo, senza bisogno
di una regia. E' questa la sua forza, quella che lo convince della rimonta
possibile. Saliamo sul pullman dopo la tappa palermitana, verso quella
agrigentina. Sicilia profonda e cuffariana, la più difficile. Setto/otto persone
- leader compreso - sempre insieme, che in un clima da gita scolastica (manca
solo la chitarra) raccordano l'una all'altra le tappe del lungo tour. Sui
finestrini la filosofia da non dimeticare ("lasciare l'odio, scegliere la
speranza", "lasciare la paura, scegliere il nuovo"), attraverso
i computer il monitoraggio delle cronache della tappa precedente ("Quel
titolo non va bene.. questa dichiarazione va precisata"), ai telefonini il
programma dei minuti successivi ("La piazza è piena, ha smesso di
piovere... Sì, apre una ragazza... con una ragazza viene meglio"). La
"rivoluzione pragamatica" del Pd è in marcia, l'effetto-immagine
sembra funzionare, il nuovo soggetto s'incarna piazza dopo piazza e il futuro
sorride ai viaggiatori. Per il risultato elettorale si vedrà, quello dipende da
quanto consenso riusciranno ancora a strappare all'innominato sempre presente,
al "principale esponente dello schieramento a noi avverso". Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo
nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla leadership del Pd, non l'ho
mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la sensazione che noi abbiamo
superato quel tempo della storia, che siamo in un'altra fase, non più ispirata
al voto "contro" ma al voto "per". Una scelta comunicativa.
Come dire "non ci misuriamo con lui"... Ci misuriamo soprattutto con
noi stessi e con il paese. Poi elettoralmente con "il principale sponente
dello schieramento a noi avverso".. Con un inedito partito-contenitore che
ha l'ambizione di temere assieme soggetti anche conflittuali tra loro.
Possibile? Certo. E' l'idea tipica delle grandi forze riformiste, dai laburisti
inglesi ai socialdemocratici tedeschi ai democratici americani, che fanno
convivere la dimensione del conflitto con quella dell'interesse generale del
paese. La storia dei grandi partiti riformisti è questa: ogni volta che queste
forze si sono presentate come la rappresentanza di una serie di minoranze,
hanno perso anche se avevano "ragione": l'ambizione è tenere insieme
coerenze di valori con la capacità di muovere maggioranze nel paese. Così il
riformismo diventa realtà e vince. Pensa a Obama. Obama mobilita, chiede alla
sua gente di agire attivamente. Vedi quest'energia nel paese depresso e fermo
di cui parla il Censis? Ho fatto 71 manifestazioni, anche nei posti più
difficili e non ho mai visto così tanta gente muoversi. I teatri e i palasport
non sono bastati, erano stracolmi. C'è un cambio generazionale interessante,
pieno di ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Questo in uno schema tradizionale della
politica è inedito, strano: nel momento in cui noi chiudiamo con la sinistra
radicale spuntano fuori i giovani, la partecipazione entusiasta e convinta dei
giovani, soprattutto sull'autonomia della nostra scelta, lì raccolgo più
consenso. Qualcosa vorrà dire. Magari cercano rassicurazione in un paese un po'
allo sbando e duro da vivere. In sintesi proponi una ricetta semplice e nemmeno
inedita: più pil, stato più semplificato... E più giustizia sociale. Noi
abbiamo affrontato un tema come la precarietà con una proposta radicale. Come
ho preso quella posizione su Bolzaneto perché è del tutto fisiologica per il
Pd... Facendo passare sette giorni dalle richieste del pm per prenderla... No,
ho semplicemente ribadito quel che avevo già scritto pubblicamente al sindaco
di Genova, Marta Vincenzi. Era la prosecuzione di un discorso. Il nostro è un
partito nuovo che, come tale, applica schemi nuovi, più ampi, nei quali
riformismo, pragmatismo e radicalità possono e devono coesistere. Per essere
chiari, ci sono delle cose - penso ad esempio ai diritti - su cui sarò magari
più radicale di una sinistra radicale, che qualche problema di prudenza la deve
avere. Per me la coesistenza di crescita, e lotta alla povertà e sussidiarietà
dello stato è essenziale ed è la formula vincente del riformismo nelle sue
esperienze più alte. La lotta di classe consegnata al passato. Il ministro
Fioroni ha dichiarato che il modello del Pd è preso dall'interclassismo della
vecchia Dc. E' così? No, il ragionamento è più strutturale. Come è composta la
società italiana: divisa in padroni e operai? O non è fatta di milioni di
persone gran parte delle quali ex operai diventati imprenditori che ora
lavorano comunemente con i loro attuali dipendenti. E chi conosce la realtà,
non l'ideologia, sa che il rapporto che c'è tra datori di lavoro e lavoratori
nelle piccole imprese è un rapporto tra fratelli, una comunanza di destini
assoluta, anche nelle condizioni materiali, spesso persino nel reddito. Per
questo la crescita del pil può andare di pari passo con il miglioramento dei
diritti delle persone e della loro condizione. Nelle liste del Pd ci sono i
Calearo, i Colaninno e molti sindacalisti. Culture diverse e interessi che
dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel mondo del lavoro con
chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di vista ci sono in tutti i
grandi partiti riformisti occidentali, perché tra Jesse Jackson e Hillary
Clinton c'è la stessa posizione? No. Ed è così anche nella sinistra italiana:
forse che tra Pecoraro Scanio e Cesare Salvi - per fare due nomi a caso - c'è
identità totale? E allora perché quella parte di sinistra non sta dentro il Pd,
a fare la sua ala sinistra? Forse perché la cultura del Pd non è di sinistra,
non è alternativa al liberismo? C'è una ragione istituzionale, perché non
essendo il nostro un sistema bipartitico non c'è una simile costrizione. Ma a
monte c'è una scelta ideologica, di cui l'episodio più grave è stata la
posizione presa sul pacchetto-welfare, del tutto astratta, del tutto interna a
una concezione minoritaria, che ha creato un'imbarazzante perdita di contatto
con la grande parte della società, soprattutto di quella parte dinamica di
giovani che vuole il cambiamento, non la conservazione dell'esistente. E'
chiaro che non potevate più stare assieme, c'è stata separazione consensuale.
Ma è ipotizzabile una futura alleanza con questa sinistra nella prossima
legislatura. Sia nel caso di vittoria che di sconfitta: se si crea una
situazione di stallo con un "pareggio" al senato, ti allei con
Bertinotti o con Casini? Il pareggio al senato apre una situazione di
ingovernabilità che nessuna alleanza può risolvere. Ma io non mi pongo il
problema, il mio unico obiettivo è vincere e dare al paese un governo saldo e
riformista Nel caso di sconfitta, con la sinistra arcobaleno c'è possibilità di
accordo comune all'opposizione? No, io credo che ognuno deve fare l'opposizione
sulla base del proprio programma e il nostro è diverso dal loro: dopodiché ci
saranno temi sui quali potremo lavorare comunemente. Ma l'idea che lo stare
insieme sia il fine non è più praticabile e lo dico nell'interesse reciproco,
perché la sinistra radicale viveva una sofferenza indicibile dentro l'ultimo
governo. Quando poi sento evocare la "lotta di classe", mi sento di
chiedere: "Scusa tu vuoi far la lotta di classe ma com'è che avevi
Mastella ministro della giustizia? Come facevi la lotta di classe con
Mastella?" E, poi, in una società che è così tanto cambiata, come si fa a
riprodurre quegli schemi?In questo modo anche le proposte di programma
rischiano di essere un po' vaghe e poco credibili.. Magari sarà che vedete due
società diverse... Ma tornando ai rapporti - futuri - con "il principale
esponente dello schieramento avverso", lo stallo al senato è possibile.
Hai più volte parlato di riforme fatte insieme. Fino a che punto arriva questo
insieme? Il mio schema è tipico delle democrazie anglosassoni: chi vince
governa, anche con un seggio in più. Quindi nessun governo di larghe intese.
Per le riforme è diverso.Con qualunque maggioranza si vinca, le riforme si
fanno insieme. E le riforme da fare sono quelle su cui già c'è largo accordo
tra le forze politiche: una sola camera, meno deputati... Ma sulla legge
elettorale insisti sul modello francese? Per me è il migliore: collegio
uninominale con primarie obbligatorie. Torniamo al "rapporto" con la
sinistra radicale. Alle amministrative invece marciate assieme. Bertinotti
spiega che gli enti locali sono più permeabili ai conflitti sociali. E' così
anche per voi o è solo una scelta di opportunità? L'ambito dei problemi di cui
ci si occupa è diverso e un accordo programmatico su scelte amministrative è
più facile di un accordo politico nazionale che tira in ballo, ad esempio, la
politica internazionale. L'abito più ristretto aiuta, è sempre stato così nella
storia italiana, con Psi e Pci al governo insieme in molte città e divisi a
livello nazionale. Almeno su questo siete d'accordo. Sì, dopodiché loro nutrono
un antagonismo a volta esagerato nei nostri confronti. Anche tu non li tratti
benissimo, hai rotto decisamente a sinistra. Non tratto benissimo certi
argomenti che mi sembrano fuori dalla storia, ma questa competizione a sinistra
mi sembra sia stata contenuta e se c'è una possibilità che il Pd vada bene e
che anche la Sinistra abbia un buon risultato, sta proprio nella possibilità di
recupero della reciproca autonomia. Fossimo andati insieme alle elezioni non
avremmo potuto fare la campagna elettorale, nessuno avrebbe potuto dire niente
di preciso. Sarebbe stata solo una scelta "contro" l'avversario, non
"per". Veniamo ad argomenti specifici: In politica estera, è chiaro
che scomettete su Obama per poter rinsaldare quello che nel programma definite
"rapporto di amicizia e alleanza con gli Usa". Ma se vincono i
repubblicani quell'amicizia è ancora possibile con governi che esercitano le
alleanze come egemonia e sostanzialmente trattano l'Italia e l'Europa come
"subalterni"? Per fare solo due esempi estremi, pensa alla vicenda
del Cermis e a quella di Nicola Calipari. Qualunque sia il risultato, le
elezioni Usa segnano una svolta. Anche McCain segna una svolta, i suoi
indirizzi in politica estera sono molto diversi da quelli di Bush.
L'amministrazione Bush ha rappresentato il momento più duro degli ultimi 50
anni e la recessione in corso testimonia il fallimento della sua politica. Una
recessione molto preoccupante, con cui ci dovremo misurare anche qui. Anche per
questo serve un comune lavoro delle forze più vive del paese. Se poi vincessero
i democratici sarebbe davvero una svolta. Dopodiché, chiunque governi in Usa,
alcune quesioni che riguardano l'identità e la sovranità nazionale, come quelle
cui hai fatto riferimento, devono essere presidiate e salvaguardate. E allora
che ne facciamo del progetto sulla nuova base di Vicenza? Credo che dovremo,
insieme all'amministrazione comunale di quella città, trovare il modo di
limitare al massimo ogni impatto negativo di quella base, anche consultando i
cittadini. Sapendo però che gli impegni presi a livello internazionale da un
governo - di cui faceva parte anche la Sinistra - vanno rispettati. Su alcune
questioni - come l'abrogazione della legge 40 - il Pd non decide e per te va
bene che ci sia il "confronto" tra laici e teodem. Vi proponete o no
di cancellare quelle norme sulla fecondazione che fanno dell'Italia
un'eccezione in Europa? La mia è un'operazione che ha un significato etico. Mi
spaventa l'idea di un partito confessionale o ideologico. La questione si
discute solo in Italia, non c'è nessun paese in Europa in cui si ipotizzi un
partito laico o uno cattolico. SEGUE A PAGINA 3 E' uno dei segni della nostra
arretratezza. Contro la quale mi batto. Naturalmente in un grande partito
possono coesistere differenze culturali, di valori. E' ovvio. Ma un punto di
sintesi lo cercherò, sia dentro sia fuori il partito. E' un errore da matita
blu l'idea che le questioni etiche si regolino a colpi di maggioranza. Si
regolano creando una consapevolezza nell'opinione pubblica, quella che poi
portato alla legge sul divorzio, a quella sull'aborto. E sulla 194 abbiamo
preso una posizione inequivoca in difesa di una legge positiva. Dopodiché se mi
chiedi se le conquiste della scienza possono essere applicate in toto alla vita
pubblica, la mia risposta è no. Era no per la bomba atomica, che pure veniva da
una grande scoperta, è no per la clonazione della vita umana. La discussione
etica deve misurarsi con le conquiste scientifiche, non annullarsi.
Televisione. Al di là del faccia a faccia elettorale che non ti fanno fare,
come pensate di superare il duopolio che ci affligge? Il fatto che si eviti un
faccia a faccia tra i candidati alla presidenza del consiglio è uno scandalo
che non trova riscontro in nessun altro paese civile. Per il resto credo che
dobbiamo molto affidarci più che alla politica alla tecnologia, credo che il
passaggio al digitale sia una grande leva per moltiplicare l'offerta. E penso
che il parlamento debba affrontare e risolvere al più presto le questioni
aperte: dal conflitto di interessi all'approvazione della riforma Gentiloni. Pensioni.
Dove li trovate i soldi per coprire la proposta di aumento delle minime con una
quattordicesima di 400 euro, che implica un costo di un miliardo e mezzo
l'anno? La copertura è già prevista dal programma: lotta all'evasione e
riduzione della spesa pubblica. Compenso minimo per i precari. Come lo si
matura, a chi spetta? A tutte le persone che fanno un lavoro precario e
atipico, ai Co.Co.Pro. Con copertura previdenziale. E, poi, c'è l'allungamento
del periodo di prova e incentivi alle imprese che stabilizzano l'occupazione.
Il partito nuovo. Insisti molto sul rinnovamento, sul superamento delle logiche
di spartizione interna. Ma, per fare solo un esempio, l'ex ministro Cardinale
non si candida più, ma "al suo posto" c'è la figlia in lista... Non
lo nascondo: è una candidatura che ho trovato alla fine della fase concitata
della presentazione delle liste. Poi mi sono informato, è una ragazza
intelligente, brava... L'ho detto che non era una candidatura che ritenevo in
sintonia con l'immagine che vogliamo dare di noi. Ma non voglio nemmeno buttare
la croce su una ragazza che si affaccia alla politica e che magari farà
benissimo. Era solo per dire che la strada del rinnovamento è lunga e
tortuosa... Indubbiamente. Però abbiamo fatto dei passi da gigante. Pensa alle
liste di partito del passato. Potrà piacere o meno questo o quello, ma il fatto
di portare in parlamento Umberto Veronesi, i prefetti Serra e De Sena, Gian
Enrico Carofiglio, operai come Antonio Boccuzzi, tanti giovani... Ma una volta
arrivate lì, non è che queste persone diventeranno ceto politico, perdipiù
senza i legami sociali e gli strumenti che i partiti bene o male davano? Non
vedo alternative, certo la formazione di una classe politica dirigente è
questione complessa. Ma rispetto al passato è cambiato tutto. Prima ci si
formava nei partiti, ora non può essere più così e credo che un'esperienza
parlamentare per persone che nei loro ambiti hanno grandi competenze e sono
mossi da un grande entusiasmo, sia positiva, serva al rinnovamento del paese
portando nelle istituzioni un po' di sapere diffuso. Abbiamo fatto molto:
raddoppiato il numero delle donne, abbassato l'età media dei candidati, messo
dei trentenni a capolista. Gli apparati dei partiti, o quel che ne resta, come
hanno reagito? Bene, tutto sommato. Una delle cose belle di questo tour
elettorale è che nelle 71 piazze viste finora non ho mai trovato una bandiera
dei Ds o della Margherita. E' questa campagna elettorale che ha fatto il
partito democratico, gli ha dato identità e orgoglio. Una cosa assolutamente
inedita. Non ho mai trovato resistenze "di base" a quest'avventura.
C'è un po' nei gruppi dirigenti, ma piano piano si scioglie. Torno alla
centralità del Pil. In uno dei suoi ultimi discorsi, Bob Kennedy, uno dei tuoi
punti di riferimento, ricordava con insistenza che "non tutto è misurabile
in prodotto interno lordo". Sei in contraddizione con il tuo mito? No,
quella frase la cito ovunque: non tutto è pil. Ci sono dei valori, primo dei
quali è la lotta alla povertà. Noi non stiamo costruendo un soggetto moderato,
questa non è la versione edulcorata o moderata della vecchia sinistra. E'
l'idea di un partito molto radicale sulle grandi questioni sociali, radicale
nell'affrontarle. E però anche il partito della crescita, dell'innovazione,
dello sviluppo, della modernità. Punti che non possiamo accettare siano messi
in contrapposizione con la giustizia sociale. Ti faccio un piccolo esempio sul
Pil per capire meglio la contraddizione che implica. Aeroporto di Ciampino,
quantità di voli e passeggeri decuplicati in pochi anni, massimo beneficio per
il Pil di Roma, massimo disagio ambientale e per la salute dei cittadini che
vivono a ridosso dell'aeroporto. Che si fa? Ma io sono stato quello che ha
aperto il tavolo su Ciampino per cercare una soluzione alternativa ispirata
alla salvaguardia della vivibilità di quei cittadini. Esattamente la traduzione
più concreta del kennedismo. Alcuni sondaggi dicono che poveri e operai votano
più a destra... Spesso i sondaggi vengono smentiti. D'accordo, è quello che
cercate di fare proprio in questa campagna elettorale. Però il problema dello
spostamento a destra delle fasce più deboli della popolazione resta.
Paradossalmente a sinistra vota più il ceto medio. O no? Non lo so. E' certo
che la televisione è entrata molto nel formarsi di un sistema di valori,
cambiando molto la mentalità e lo spirito del tempo. Non ha fatto un buon
servizio non tanto a noi, quanto al paese. Se va male che fai? La mia
impressione è che tu stia lavorando molto di più per il futuro che per queste
elezioni, magari anche perdendo, ma con un buon risultato, per poi puntare
tutto sul dopo. Sbaglio? Siamo partiti da meno 22 punti, questa era la
differenza tra noi e la destra. Eravamo a pezzi e abbiamo rimontato, adesso
stiamo discutendo se pareggiamo o vinciamo. So solo questo e vado avanti per
vincere. In conclusione: fine della lotta di classe, archiviato il '900 con i
suoi conflitti e le sue ideologie. Ma se tu diventassi - e non è un augurio -
direttore del manifesto, cosa ci scriveresti al posto di "quotidiano
comunista"? Dipende da cosa vuole essere il manifesto... A me piacerebbe
una definizione più di contenuto che ideologica.... "Quotidiano delle
libertà e della giustizia sociale". E' l'ultima risposta, che arriva ormai
alle porte di Agrigento (72ma tappa) e dopo qualche secondo di esitazione:
oltre che a farsi, la semplicità è cosa difficile a dirsi.G. P.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pasqua è finita. E il Cavaliere torna subito all'antico: "Da Veltroni la solita ricetta stalinista, Pd pieno di vecchi comunisti
riciclati". Durissimo anche su Di Pietro: "Mi fa orrore. Chi parla
così è laureato solo grazie ai servizi" Berlusconi rivede
rosso Il Cavaliere cerca il pienone nel Lazio, regione in bilico. E
rispolvera gli slogan contro il comunismo: "Veltroni
dice solo bugie, vogliono trasformarci nell'Unione sovietica" Andrea
Fabozzi Viterbo "Silvio liberaci dal male" copre la pubblicità di
Mondo Scarpa, al palazzetto dello sport di Viterbo lo aspettano da due ore
mentre lui è al monastero che chiacchiera con le clarisse - suorine fin qui
vagamente progressiste eppure custodi del corpo di santa Rosa. "Fate le
brave sorelle, tornate a casa presto la sera" fa il simpatico Berlusconi e soprattutto promette: "Tornerò il 3
settembre" che c'è la festa - la "macchina" - di Santa Rosa, e
l'impegno vale già un po' di voti; lui ha anche la motivazione: "Mia mamma
si chiamava Rosa". "Sarà la quarta volta che tornerà a Viterbo"
gongola Giulio Marini, candidato a sindaco che silenzioso presterà la sua spalla
alla prima mezz'ora di comizio del cavaliere, prima di essere mandato al posto.
Non è per lui che tutto questo accade, ma perché siamo nel Lazio, una delle
regioni dove è in gioco il premio di maggioranza al senato. Parte da qui
l'ultimo giro di campagna elettorale ed è il momento del tutto per tutto, il
momento di tornare alle origini. Fine del fair play: "Veltroni
ogni due righe di dichiarazione dice tre bugie". Fine della campagna
elettorale nuovo stile: tornano Stalin e il comunismo "morte e
disperazione". E viene benissimo qui dove il Popolo delle libertà è più An
che Forza Italia, qui nella città nera. "La Sabina saluta zio
Silvio", ci sono voluti i pullman per riempire il palazzetto, la platea
non è di primo pelo ma offre sia pellicce che dolcevita, sui grandi schermi
invece si agitano solo giovanotti. C'è il tizio che ha composto il nuovo inno,
codino e cravatta "Meno male che Silvio c'è" e le parole si colorano
di azzurro lentamente come nel karaoke. Non canta nessuno. Cantano cioè solo
quei venti giovanotti - gli stessi del video - con le felpe forza Silvio, il
testo è da consegnare alle università: l'apologia del cavaliere "uno di
noi" che però rispettosamente chiamiamo Presidente, maiuscolo. Il
Presidente è su sfondo bianco, il ritorno al passato è celebrato dalla lettura
integrale di un fervorino del '94 poi consegnato al diligente Giulio Marini.
Due minuti di gloria e inquadratura per la messa in piega della signora che
riesce a farsi sentire gridando contro l'Unione sovietica, nientedimeno. E' in
sintonia con la serata. Berlusconi dispiega la sua
analisi di durata, vagamente castrista: "L'apertura indiscriminata delle
frontiere agli extracomunitari risponde alla perfezione all'ideologia marxista.
La sinistra pensa così di combattere la borghesia". Ha studiato e si vede,
mica come Di Pietro che "si è preso una laurea dei servizi" visto che
non sa parlare l'italiano e, è provato, "a Montenero di Bisaccia (lui dice
"della Bisaccia", ndr) nemmeno i suoi genitori sapevano che faceva
gli esami". Ha l'aria di averlo verificato sul serio il cavaliere, lui o i
suoi ex reporter ora candidati.. "Di Pietro mi fa orrore". Il
comunismo è dietro l'angolo, secondo esempio: "La sinistra ha negato
l'aumento ai poliziotti perché li considera traditori del proletariato". E
terzo: "Cercano di ridurre al silenzio i vescovi perché il loro modello è
la chiesa del silenzio dell'Urss". Tripudio. Se ci sarà da combattere
contro "l'ideologia più disumana e criminale della storia" dolcevita
e pellicce di Viterbo ci saranno. Ci sono anche i tassisti nel video del
cavaliere, cantano anche loro "Meno male che Silvio c'è", il disco è
in vendita a sei euro. Andrea Vantina, il compositore, chissà perché si
genuflette in continuazione seguendo il ritmo. Alla fine si avvicina a Berlusconi e riesce a dargli la cravatta. Lui sta stringendo
tutte le mani, ha concluso sputtanando Veltroni
"che ha detto che vuole ridurre i costi della politica invece è un
pensionato della politica, e il suo alleato Di Pietro è andato in pensione
dalla magistratura a 45 anni". E quando, per chi lo ricorda, proprio il
cavaliere voleva nominarlo ministro dell'interno. Le ultime parole però sono
quelle di un liberista vero. Che ancora non è riuscito, dice, a spiegare alla
sinistra "un concetto semplice". Cioè che "l'egoismo dei singoli
imprenditori si trasforma nel bene comune per quella magia che è il
mercato". E l'imbambolata platea capisce dall'enfasi che è questo il
messaggio da portare a casa, persino Giulio Marini riprende colore. Già si
vedevano cavaliere templari del seggio elettorale, "difensori della
libertà" col cartellino di rappresentanti di lista a scudo della minaccia
comunista. E invece no, c'è pure la meravigliosa magia del mercato. Ma non
ditelo ad AirFrance, o ai tassisti.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il duello Candidato pd Walter: Silvio ricorda Totò
con Peppino La citazione Walter Veltroni ironico
con il Cavaliere: "Dopo la nostra proposta sulle pensioni, Berlusconi ha rilanciato con mille euro per i pensionati. Certe volte
sembra Totò che dettava a Peppino: "Punto, punto e virgola... meglio
abbondare"".
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Il caso Dopo le critiche a Berlusconi il
quotidiano di Murdoch apre al leader pd Il Wall Street Journal benedice Walter
"Lui si batte per cambiamenti drastici" DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK -
A prima vista, a guardare titolo e foto, neppure l'Unità quando era giornale
del Pds dava un'immagine così epica dei suoi dirigenti. Il Wall Street Journal
ha riservato ieri al segretario del Partito democratico italiano una
particolare apertura di credito. Lo ha fatto in un articolo accompagnato da
un'istantanea di Walter Veltroni dal viso pugnace e
dalla mano destra contratta in una postura da dinamico condottiero. Titolo:
"In Italia, un appello a riorganizzare drasticamente le cose". Segni
di interesse in vista delle elezioni di aprile che risaltano, soprattutto dopo
la bocciatura assegnata il giorno precedente dalla stessa testata a Silvio Berlusconi, definito un "media mogul", gigante dei
mezzi di informazione, che al governo "ha deluso", un "politico
disposto a tutto pur di tornare al potere". Il quotidiano più accreditato
tra gli investitori finanziari di New York, poco attratti dalla burocrazia
italiana e dai suoi costi, ha voluto mettere al corrente i lettori che Veltroni desidera farla finita con la necessità di "60
diverse autorizzazioni per aprire un'autofficina" nel nostro Paese, si
prefigge di abbassare il debito pubblico dal 104% del Prodotto interno lordo
del
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ferrero L'"anti
Calearo" tra piazza e fabbrica Padova Al mercato di piazza Erbe, è pronto
a dialogare con tutti (compresi i leghisti e la sguaiata
"contestazione" di Clara, fan di Veltroni). Poi
firma il "patto" con l'Arcigay insieme ad Alessandro Zan, per sposare
nel nuovo parlamento la linea Zapatero sul riconoscimento totale dei diritti:
dal matrimonio fino all'adozione. Infine si presenta davanti ai cancelli della
Dab di Mestrino con gli operai. Con i volantini da distribuire, come
faceva da giovane tuta blu ai cancelli della Fiat. Paolo Ferrero, ministro del
Prc e capolista della Sinistra Arcobaleno in Veneto 1, fa davvero campagna
elettorale con uno spirito immutato. Domani mattina torna a volantinare davanti
alle fabbriche dell'Alta padovana, dove il lavoro miete vittime e le tute blu
hanno spesso la faccia dei migranti. Ma Ferrero non esita a sfidare il sindaco
leghista delle ordinanze anti-immigrati Massimo Bitonci: in piazza Pierobon, il
salotto buono di Cittadella (da un quarto di secolo feudo del Carroccio), terrà
un comizio proprio in bocca al leòn. In serata, incontro-dibattito con Luciano
Gallo, segretario regionale della Fiom, dedicato ai risultati eloquenti del
questionario distribuito fra i lavoratori metalmeccanici. Già che c'è Ferrero
annuncia il secondo decreto legge del governo sui flussi: "E' noto che
avevo avanzato in consiglio dei ministri una semplice proposta: permesso di
soggiorno a tutti coloro che hanno un lavoro. E' la stessa soluzione di
buonsenso adottata da Sarkozy. Purtroppo, sono rimasto in minoranza. Ora almeno
diamo una risposta ad altri 170 mila lavoratori migranti sugli 800 mila per cui
i datori di lavoro hanno presentato domanda alla fine del 2007". E sul
caso Alitalia ribadisce: "Era inaccettabile il piano francese che
smantella la compagnia e riduce il personale. Bene che sia partita la
trattativa con il sindacato. Se c'è una vera cordata italiana, al di là delle
operazioni elettorali di Berlusconi, ancora meglio. Si
potrà scegliere la migliore fra due opzioni, alla luce del sole". Ferrero
difende a spada tratta l'assessore Daniela Ruffini nel faccia a faccia con gli
anziani al mercato: "Proprio qui a Padova in via Anelli nel giro di un
anno è stata completato lo svuotamento di un ghetto. Includendo le famiglie
regolari, cui è stata garantita una casa dignitosa, separandole da chi viveva
di spaccio e delinquenza". A chi lo contesta, il ministro cita i suoi
nonni sbarcati negli Stati Uniti: "Immigrati anche loro, ma nel giro di
pochi anni con il diritto al voto. Perché oggi non deve valere anche da noi?
Non posso transigere sui diritti di chi lavora e contribuisce a pagare l'Inps.
Altrimenti diventa apartheid". Alla fine, glissa esclusivamente sulle tante
tensioni politiche dentro la Sinistra Arcobaleno del Veneto. Le stesse
sperimentate da Anna Donati (Verdi) alla presentazione delle liste o da
Francesco Caruso, bersaglio di una torta in faccia. Ferrero ridimensiona
l'episodio: "Non vedo il problema. Siamo tutti insieme ma non è una
gabbia. Siamo un'opportunità per chi non vuole votare paròn Massimo Calearo,
che non è certo uomo di sinistra. Agli elettori del Pd offriamo un'alternativa
più che utile". Dopo di lui, oggi a Padova arriva Oliviero Diliberto, che poi
sarà a Treviso a sostenere Nicola Atalmi, il consigliere regionale del Pdci
candidato a sindaco nella città dello "sceriffo" Gentilini. E. Mil.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi: stalinista riciclato Il mio
rivale parla a vanvera "Avremo 30 senatori in più". Ma Bossi: se si
pareggia ricucire con l'Udc L'attacco a Di Pietro: "Con una grammatica
così c'è da credere che la sua laurea sia solo un titolo fornito dai servizi"
DAL NOSTRO INVIATO VITERBO - Alle cinque del pomeriggio si raccoglie in
preghiera davanti al corpo di Santa Rosa. Madre badessa del convento delle
clarisse di clausura gli sta a fianco. Berlusconi ha
davanti a sé quello che è ritenuto un miracolo di conservazione dei tessuti,
uno dei processi di mummificazione forse più celebri della storia della Chiesa
cattolica. è un'immagine inconsueta per una campagna elettorale. Il Cavaliere
rende omaggio alla santa cui era devota la madre, l'adorata mamma Rosa, stesso
nome della religiosa dei miracoli vissuta nel 1200, avversata in vita dai
concittadini e dalla chiesa, canonizzata dopo la morte. Alla preghiera segue il
racconto delle ultime ore di vita della madre e il dialogo con la badessa del
convento, che gli fa i complimenti: "Ne vengono tanti qui di uomini
politici, ma nessuno simpatico e cordiale come lei". Tornerà il 3
settembre a Viterbo il leader del centrodestra, prenderà parte alla festa della
santa. Intanto si concede ai suoi elettori nel palasport della cittadina laziale
e attacca sia Veltroni che Di Pietro. Il primo "è
un comunista, o se volete, uno stalinista riciclato, di quelli che ricordano i
negozi che chiudono per fallimento e il giorno dopo riaprono appendendo un
cartello con scritto "nuova gestione". Del secondo dice qualcosa di
più personale, ne critica il linguaggio, "con una grammatica come quella
c'è da credere che la sua laurea non sia altro che un titolo fornito dai
servizi". Toni e parole sembrano segnare una rapida impennata della
temperatura della campagna elettorale. A poco più di due
settimane del voto Berlusconi abbandona le accortezze, anche di stile, degli ultimi giorni. è
saltata la puntata di Porta a Porta di stasera, che avrebbe dovuto vederlo
ospite protagonista, i cronisti domandano se ha pura del confronto tv con Veltroni, lui, di scatto: "Io sono in grado di stracciare chiunque,
perché sono un uomo del fare, gli altri fanno solo chiacchiere ".
Anzi delle "bugie". Per la seconda volta dà del bugiardo a Veltroni, sulla presunta rimonta, sulla "falsità che
saremmo stati noi a non voler modificare la legge elettorale ", sul fatto
che in Senato si profila un testa a testa: "Anche queste vi posso
assicurare che sono bugie, al Senato sono convinto che alla fine avremo una
maggioranza di 30 senatori, non è cambiato nulla". E per finire sulle
pensioni: "Veltroni parla a vanvera". Eppure
è proprio Umberto Bossi, quasi nello stesso momento, a giudicare credibile un
pareggio al Senato, o quantomeno una vittoria di stretta misura: "E in
questo caso - dice il Senatur - dovremo recuperare un rapporto con l'Udc di
Casini". Berlusconi ovviamente non è d'accordo.
Continua il suo comizio di fronte alle migliaia di simpatizzanti venuti ad
ascoltarlo e attacca di nuovo Di Pietro: "Rappresenta il peggio del peggio
del peggio. Mi fa orrore. Io, quando ero studente, ogni volta che prendevo un
30 mia madre invitava tutti a mangiare le frittelle, ero diventato il vanto del
palazzo, quando preparavo gli esami nel condominio c'era il coprifuoco di radio
e tv perché dicevano che Silvio doveva studiare. A Montenero di Bisaccia (paese
natale dell'ex pm, ndr) lui preparava esami in due giorni, e nessuno sapeva chi
si stava laureando, nemmeno i suoi genitori". Marco Galluzzo Comizio Il
leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3 categoria: BREVI Editoriali A fianco, gli articoli su Berlusconi ( a sinistra) e su Veltroni (a
destra) del Wall Street Journal Non si ricordano generosità del quotidiano
verso il socialista spagnolo José Luis Zapatero né verso candidati primi
ministri di centrosinistra tranne il britannico Tony Blair, laburista a modo
suo. Certo, nell'articolo su Veltroni non
mancano piccoli dubbi. Si dà conto che l'ex sindaco di Roma, pur rinunciando a
una coalizione frastagliata, si è alleato "con un piccolo partito ",
quello di Antonio Di Pietro. Si rammenta che Veltroni
è in politica "da oltre 30 anni". Tuttavia la somma tra un commento
di martedì ("Gli elettori italiani potrebbero domandare a Berlusconi perché non vendette le loro quote in Alitalia
quando valevano davvero qualcosa. La quotazione della società è crollata circa
del 70% negli ultimi due anni") e la corrispondenza di ieri è una: il più
adatto per i mercati, in Italia, può essere Veltroni,
non il Cavaliere. A controllare il Wsj è Rupert Murdoch, titano australiano
dell'informazione. Da giorni, che l'ostilità di Berlusconi
a vendere Alitalia ai francesi sia anacronistica era stato sostenuto da Tom
Mockridge, l'amministratore delegato di Sky Italia, neozelandese, il più in
alto nella gerarchia del gruppo in Europa dopo James Murdoch, figlio di Rupert.
L'idea che se uno diventa capo di governo può mobilitare una cordata per
comprare una compagnia di bandiera, ha detto Mockridge in colloqui con politici
a Roma, non è liberista. Che il proprietario di Mediaset abbia una concezione
del mercato non propensa a gare paritarie è una sensazione che nel gruppo
Murdoch si fece strada quando il governo Berlusconi
assegnò facilitazioni a chi acquistava un decoder per il digitale terrestre, il
principale concorrente per le tv a pagamento esistenti. Le agevolazioni vennero
percepite come una mossa volta a limitare l'espansione di Sky per proteggere
Mediaset, interessata a far crescere meno nuove reti in Italia. Maurizio
Caprara.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Parla il coordinatore "Da oggi la diplomazia è sospesa: il Pd
deve arrivare al 35%" "Cavaliere sfrontato come Le Pen Solo lui
cinque volte candidato" Bettini: Berlusconi ha fallito e gli italiani
sanno che è poco credibile ROMA - A Pasqua ha fatto i compiti a casa: il
programma dell'ultimo scorcio di campagna elettorale di Veltroni. E ora che le vacanze sono finite, Goffredo Bettini interviene
in prima persona per dire basta al buonismo e fissare una soglia per il Pd: il
35 per cento. Se non la si ottiene lui e Veltroni
possono anche mollare perché "è una patologia italiana quella dei
dirigenti per tutte le stagioni". La campagna elettorale si accende.
"Siamo alla stretta finale. Il Pd cresce, ora però ci vuole il massimo
impegno per superare la destra. Dal 30 marzo installeremo 12 mila gazebo in
tutta Italia e un milione di persone diventerà protagonista della svolta della
campagna: un'arma in più che Berlusconi non ha".
Niente più fair play con l'avversario? "Occorre rendere più chiara
l'importanza di questa prova. Il Wall Street Journal lo ha detto meglio di come
qualsiasi nostro militante o dirigente l'avrebbe potuto dire: "Se torna Berlusconi è un disastro per gli italiani". Lui ha già
fallito, il Paese lo ha già provato, quindi di che cosa stiamo discutendo? è
impensabile che si possa ancora credere alla sua girandola di bugie come la
storia della cordata per salvare Alitalia o l'attenzione per i più deboli. E
che dire del contratto con gli italiani, che ha completamente disatteso
nonostante l'affermazione che non si sarebbe mai ricandidato se avesse mancato
alla promessa fatta? Disatteso sull'abbattimento della pressione fiscale, la
sicurezza, le pensioni minime". è partito lancia in resta, Bettini.
"Guardi che al di là del fallimento politico di Berlusconi
c'è anche una scarsa credibilità della candidatura in sé e gli italiani
l'avvertono. In queste ultime settimane dobbiamo rendere ancora più forte il
vero dilemma di questo voto che è in realtà una scelta diretta dei cittadini
tra due leader assai diversi. Sono due alternative secche per il futuro del
Paese. E con queste elezioni si pongono anche le condizioni per l'avvento di
una nuova generazione di leader". Sta dicendo che Berlusconi
è troppo anziano? "L'età media di tutti i capi di governo delle grandi
democrazie occidentali si aggira tra i 53 e i 55 anni. Berlusconi
ripropone la tradizione italiana per cui il potere resta nelle mani delle
generazioni più vecchie. Non è una questione di mancanza di rispetto per l'età
perché io penso che gli anziani possano dare utili consigli e un contributo
straordinario di esperienza, ma è la constatazione della patologia politica
italiana che sbarra il passo alle forze più innovative, creative e fresche. E Veltroni rappresenta questa boccata d'ossigeno verso il
futuro. Mi permetto anche di dire che è un'altra patologia italiana riproporre
se stesso per la quinta volta. Sono andato per curiosità a vedere se ci sono
casi simili nel resto del mondo. Per carità, non voglio dire nulla di
provocatorio, ma ho scoperto che il solo che ha avuto il coraggio o la
sfrontatezza di candidarsi per per cinque volte è stato Jean Marie Le
Pen". Anche Prodi non è giovanissimo. "Prodi ha avuto l'intelligenza
e la prontezza di favorire il ricambio e sta dando, con i suoi ministri, una
lezione di stile per la sobrietà con cui sta seguendo e aiutando la campagna
elettorale". Allora è vero che volete nascondere lui e certi suoi
ministri. "Ma no, a questo proposito mi dà l'occasione di rispondere a una
battuta giocosa di Berlusconi sulla mia pancia, dietro
la quale avrei nascosto Visco. Rispondo giocando: la verità è che ho provato a
nasconderlo nella sua capigliatura ma purtroppo non ho trovato niente".
Via la par condicio in cambio del duello tv, che ne pensa? "Al di là di
queste proposte per incoraggiare Berlusconi, io penso
sia naturale che, con regole precise e condivise da entrambi, ci sia il
confronto. Su questo Berlusconi va a corrente
alternata: fu lui a rifiutare l'incontro con Rutelli ma poi ha incalzato Prodi,
e per ottenere il faccia a faccia ha detto che se il candidato dell'Ulivo si
defilava era perché "evidentemente la paura può fare 90". Mi viene da
dire a Berlusconi esattamente la stessa frase".
Dite addio al buonismo? "Il buonismo non è la rinuncia alla battaglia
politica. Da parte nostra non ci saranno mai - e sottolineo quel mai - attacchi
offensivi sul piano personale. Quando il confronto entra nel vivo non è che si
abolisce o distrugge la diplomazia: la si sospende, perché oggi è il momento di
scelte alternative che debbono portare a risultati chiari". L'antiberlusconismo
serve a conquistare gli incerti? "Via via sceglieranno di andare a votare.
E lo faranno in proporzione maggiore per noi perché ormai sta emergendo che il
Pd non è solo la somma di vecchi partiti, ma è qualcosa di veramente nuovo: è
l'unità tra la sinistra democratica liberata dal massimalismo, il mondo del
lavoro e la parte più intraprendente, creativa e perbene della borghesia
italiana. E queste grandi forze sociali possono tirare fuori l'Italia dalla
crisi e darle un futuro". Se il Pd va male, il segretario rischia.
"Io davvero credo che ci sia una possibilità di vincere. Tuttavia se è
decisivo vincere è altrettanto decisivo impiantare nella storia moderna
italiana una grande forza riformista e democratica che si attesti attorno al 35
per cento. Sarebbe una rivoluzione con cui tutti dovrebbero fare i conti, al di
là del risultato delle elezioni". E se doveste fallire l'obiettivo? "Veltroni ha già compiuto un atto coraggioso accettando la
candidatura: sapeva quali rischi avrebbe corso. Ora sta conducendo una campagna
elettorale generosissima che solo lui poteva rendere così convincente ed
entusiasmante per il nostro elettorato. Dopodiché io non credo ai dirigenti che
valgono per tutte le stagioni, siano essi vincenti o perdenti: questa è
un'altra grande patologia italiana. è per questo che sottolineo che
personalmente mi sento indissolubilmente legato alle sorti della sfida politica
alla quale insieme a Walter e a tanti altri sto contribuendo". Maria
Teresa Meli \\ Silvio per scherzo ha detto che dietro la mia pancia avrei
nascosto Visco... Ho provato a nasconderlo nella sua capigliatura ma non ho
trovato niente.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Il braccio destro del Cavaliere cerca appoggi al
"voto utile": l'elettorato udc a palazzo Madama scelga Silvio
Missione Letta in Vaticano: un "aiuto" per il Senato ROMA - Ora che
la campagna elettorale ha imboccato i tornanti decisivi, i
rapporti tra Berlusconi e Veltroni si sono interrotti. Dopo che per mesi hanno quotidianamente
tenuto aperto il canale diplomatico, Gianni Letta e Goffredo Bettini hanno
smesso di parlarsi. è un'interruzione dettata dalla contingenza, non una
rottura delle relazioni, se è vero che i leader - come rivelano fonti
autorevoli di Forza Italia - avrebbero avuto un contatto diretto nei
giorni scorsi sullo spinoso tema di Alitalia. Dopo il 14 aprile ci sarà modo di
riannodare i fili del dialogo, al momento le energie vengono concentrate sul
duello nelle urne. E in questa fase l'agenda di Letta è zeppa di appuntamenti
con le gerarchie ecclesiali, per assicurare il voto cattolico al Pdl. Il
plenipotenziario del Cavaliere conosce gli umori di molti eminenti prelati, e
sa - al pari degli "ambasciatori " democratici - che Oltretevere
alcune decisioni del Pd non sono state affatto gradite: dall'accordo con i
radicali, al trattamento riservato ai teodem Bobba e Binetti, trasferiti dal
Senato alla Camera. Ma Letta ha avvertito che è l'Udc, il "partito di
ispirazione cristiana" a raccogliere le maggiori simpatie. è soprattutto
nel Lazio che le gerarchie ecclesiali possono vantare una fortissima influenza
sull'elettorato cattolico, è dal Lazio che passa per Berlusconi
la conquista di una netta maggioranza a palazzo Madama, ed è proprio nel Lazio
che i centristi (e la Destra) potrebbero avere in mano le sorti del Cavaliere.
Un risultato positivo di Casini (e di Storace) rischierebbe di consegnare a Veltroni il successo "regionale" al Senato. Non a
caso ieri il leader dell'Udc ha definito quella del Lazio "la madre di
tutte le battaglie". Perciò la missione Oltretevere è delicata: il
tentativo degli emissari berlusconiani è persuadere gli interlocutori che - ai
fini della governabilità - per palazzo Madama servirebbe "il voto utile".
Insomma, all'elettorato cattolico vicino all'Udc si chiederebbe di
"splittare" il consenso: alla Camera per Casini, al Senato per Berlusconi. Non si conoscono i risultati dell'operazione, è
certo però che l'altro ieri a Roma - durante un ricevimento alla Casina
Valadier - Letta è parso già proiettato dopo il 14 aprile. L'ex sottosegretario
alla presidenza del Consiglio, che insieme al presidente dell'Antitrust
Catricalà era l'ospite d'onore, si è spinto fino a tracciare gli obiettivi
della prossima legislatura. Davanti a rappresentanti del Csm, magistrati,
consiglieri di Stato e professori universitari, ha spiegato che "bisogna
modernizzare il Paese", che "il prossimo governo dovrà fare ciò che
il governo uscente non ha avuto il coraggio di fare", "dotare
l'Italia delle infrastrutture che durante i 5 anni di Berlusconi
erano state messe in cantiere, dalla Tav ai rigassificatori",
"misurarsi con i problemi dello sviluppo energetico". "Sembrava
si fosse già insediato a palazzo Chigi", ha commentato uno dei presenti.
Ma la strada verso "la stanza dei bottoni" è ancora lunga per Berlusconi, viste le complicazioni del Senato. E visto che
il simbolo del Pdl non è ancora noto a tutti: da un primo "test
qualificativo " fatto su un fac-simile della scheda, è emerso il
disorientamento degli elettori, specie di quelli di An che andavano a cercare
la "fiamma ". Nel rush finale verso le urne, il Cavaliere aveva
invece messo in conto che si sarebbe alzato il livello dello scontro con Veltroni. Se il Pd usasse l'arma dell'anti-berlusconismo,
anche l'ex premier potrebbe iniziare a giocare pesante, adottando slogan già
approntati dal suo staff, e mirati a mettere in difficoltà il rivale
all'interno del suo stesso partito. "Veltroni si
vergogna di Prodi", e "Veltroni ha fatto cadere
Prodi", sono i concetti attorno a cui si sta lavorando. Il vantaggio nei
sondaggi induce per il momento il Cavaliere a temporeggiare, ma ieri nella sua
cartellina c'era in evidenza un passaggio dell'intervista concessa da Boselli a
Vanity Fair, e nella quale il leader socialista spiegava che "non è stato
solo Mastella a far cadere il governo ma anche Veltroni.
Me l'ha detto Prodi". Una conferma, per Berlusconi,
di quanto gli aveva raccontato tempo addietro il segretario del Pri Nucara,
proprio dopo un incontro con il Professore: "Prodi mi ha spiegato che lui
è stato l'unico a batterti per due volte, e l'unico che per due volte è stato
buttato giù dai traditori. E Mastella - ha concluso - non è il traditore".
Francesco Verderami.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere:
prepotenti E' la solita prepotenza della sinistra". Il prepotente di
sinistra in questione, secondo Berlusconi,
sarebbe Veltroni. Che per un "capriccio" gli avrebbe impedito di
partecipare, stasera, a "Porta a Porta". Su come sia la cosa, le versioni
sono discordanti. Quella di "Porta a Porta" dice che Veltroni avrebbe prima dato la disponibilità a partecipare a una puntata
oltre a quella già fissata per il 9 aprile. E dunque, per assicurare la
par condicio, sarebbe stato messo in piedi un altro ciclo di trasmissioni con i
candidati premier. Poi Veltroni avrebbe dato forfait
per impegni elettorali, dicendosi, ieri, disponibile a rinunciare a una tappa
del suo tour solo in caso di faccia a faccia con Berlusconi.
Secondo il Pd, invece, già prima della settimana santa era invece stata
comunicata l'impossibilità del leader di partecipare a un'altra puntata del
programma oltre a quella del 9 aprile. Polemizzano il presidente della
vigilanza Landolfi, che protesta per l'annullamento della puntata di stasera, e
quello della Rai Petruccioli, che difende la scelta. Come che sia, la puntata
odierna col Cavaliere è stata annullata (ricomparirà il 10 aprile). E il faccia
a faccia non si farà perché Berlusconi non vuole.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il Pd: faccia a faccia o niente Salta il leader pdl da Vespa Ma il
Loft lancia segnali: par condicio modificabile Veltroni
si nega a "Porta a Porta" e la Rai annulla la puntata col rivale, che
protesta: solita prepotenza della sinistra ROMA - Per il faccia a faccia
sarebbe disponibile a scendere dal pullman in qualsiasi momento, ovunque si
trovi, e raggiungere con il mezzo più veloce via Teulada. Ma senza duello
niente da fare. Walter Veltroni rifiuta
di andare da solo a Porta a Porta e, così facendo, blocca di fatto Silvio Berlusconi. O, meglio, fa scattare la par condicio. Perché questa sera il
Cavaliere sarebbe dovuto apparire nel salotto di Bruno Vespa, ma in assenza di
una presenza "compensativa", la Rai ha deciso di annullare tutto.
La notizia arriva nel pomeriggio di ieri e fa gridare allo scandalo il Pdl.
Denuncia Berlusconi: "è la solita prepotenza
della sinistra che non cambia mai: valuteranno i cittadini, daranno i loro
giudizi su questo fatto". E il portavoce Paolo Bonaiuti si meraviglia e
protesta: "Ci dicono che Veltroni non potrà
essere a Roma né questa settimana, né la prossima. Strano, perché l'offerta di
questo giro di trasmissioni era stata avanzata proprio da lui e dal suo staff.
E, comunque, i suoi capricci sono in grado di piegare il direttore generale e
il presidente della Rai?". La redazione di Porta a Porta conferma che Veltroni è disponibile solo al faccia a faccia con il
Cavaliere. Ma aggiunge anche che, prima di ricevere questo annuncio, due
settimane fa era stata contattata dal portavoce del Pd, Piero Martino, per
manifestare la disponibilità dello stesso segretario del Pd a partecipare ad
una trasmissione, oltre a quella già fissata per il 9 aprile. Dal Loft del Pd
si dà una versione leggermente diversa. Cioè: Porta a Porta sarebbe stata a
conoscenza dell'indisponibilità di Veltroni già una
settimana fa. E ieri, di fronte allo stop della Rai, sarebbe arrivata una nuova
offerta: un collegamento in diretta il 2 aprile, quando Veltroni
sarà in Sardegna. Proposta alla quale però lo staff di Veltroni
ha detto di "no" per la difficoltà di intervenire a distanza, alla
fine di una giornata considerata "faticosissima". Ciò non vuol dire
che la par condicio piaccia al Pd. Nel Partito democratico cominciano infatti a
spuntare opinioni decisamente contrarie. Europa, quotidiano dell'ormai ex
Margherita, in un fondo apparso ieri, pur fissando il confronto diretto Veltroni-Berlusconi come
condizione, sostiene che la legge sulla par condicio è "orrenda". E
quindi da modificare nei primi mesi della prossima legislatura. Il ministro per
le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, è d'accordo: "Mi sembra una
proposta assolutamente condivisibile: già con questa legge elettorale gli
elettori sono espropriati perché non possono scegliere, poi con la par condicio
si rende difficile anche il faccia a faccia". "Certo - aggiunge
Pierluigi Castagnetti - nella prossima legislatura si può modificare quella
legge". Mentre il dalemiano Nicola Latorre preferisce non parlarne:
"Anche due anni fa c'era la par condicio, ma Berlusconi
fece ugualmente il faccia a faccia con Prodi. Perché ora non accetta?".
Roberto Zuccolini.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Veltroni vara la svolta: all'assalto di
Silvio Il leader punta al "30% e più di indecisi". E attacca il
rivale su mafia, tv, età e alleati Realacci: "Noi vogliamo vincere e nei
prossimi giorni diremo agli italiani che il passato che ritorna non è un'età
dell'oro" DAL NOSTRO INVIATO ENNA - Dire che è diventato cattivo è forse
troppo per uno che si è costruito con scrupolo quasi ossessivo l'immagine di
campione italiano del buonismo, ma l'arrivo in Sicilia ha segnato per Walter Veltroni un punto di svolta. Il teorico dell'"io non ho
nemici" ha abbandonato (a malincuore) il politically correct e ha
cominciato a piazzare colpi a raffica, anche sotto la cintura. Enna, ore 18:
"Il dibattito tv sono pronto a farlo anche sulle sue reti, ma non scappi,
non abbia paura... ". Il tempo delle stoccatine bipartisan è finito, urge
pescare voti nel pozzo profondo dei moderati incerti e allora tocca picchiare.
"C'è un 30 per cento di indecisi e credo anche di più" fa di conto il
segretario a Caltanissetta e rivela che nel rush finale, dopo aver rubato voti
a Bertinotti, proverà a strapparne a Berlusconi. La
pietra miliare del cambio di passo può essere simbolicamente posta ai cantieri
navali di Trapani, luogo della folla più sparuta che abbia accolto il
segretario dall'inizio del tour sul torpedone verde speranza. è lì, sull'estrema punta della Sicilia occidentale, che Veltroni ha paragonato Berlusconi allo spregiudicato
armatore monarchico degli anni 50, Achille Lauro. è lì che ha dato del nonnetto
al favorito, osservando malevolo che la successiva tappa agrigentina sarebbe
stata la numero 72, come gli anni di Berlusconi.
Ma è a Palermo che l'ex buonista integralista ha provato a trascinare il
favorito nella polvere dello scontro diretto. Lo ha colpito sulle alleanze e ha
osato quanto mai nessuno prima, affermando (sia pure indirettamente), che la
mafia è cosa loro, dei Cuffaro e di chi con l'ex governatore dell'isola ha
deciso di venire a patti elettorali. Non pago, ha dipinto Berlusconi
come uno showman dei palazzi: "In tv ha detto una cosa che è lo spettacolo
della politica quando diventa cabaret, a chi gli chiedeva perché in Sicilia si
fosse alleato con Cuffaro ha risposto che lui si è alleato con Lombardo ed è
Lombardo che si è alleato con Cuffaro!". Nulla gli perdona, nulla
tralascia il Veltroni nuova maniera. A Caltanissetta
sposa la causa dei coraggiosi imprenditori antiracket, annuncia un piano in
dieci punti per battere la mafia e torna a menare sulla "destra che ha
fatto male alla Sicilia". Una strategia da predestinato alla sconfitta,
che ha visto sfumare il sogno della "più grande rimonta della storia
politica" e si affanna a mobilitare i suoi? I teorici del veltronismo
dicono che no, semplicemente, spiega Ermete Realacci, "noi vogliamo
vincere e nei prossimi giorni diremo agli italiani che il passato che ritorna
non è un'età dell'oro". Non demonizzare, insomma, non significa che non si
fa a botte. Giorgio Tonini lo dice con altre parole ma il concetto è lo stesso:
"è ora di tirare fuori la nostra aviazione, continueremo a mettere i
puntini sulle i e ad avvertire gli italiani, occhio che torna quello
lì...". Per quanto non si stanchi di dire che il Pd può vincere e di
evocare sondaggi che lo danno in ripresa, adesso anche Veltroni
comincia a temere che "quello lì" si appresti a tornare davvero. Lo
dice l'enfasi con cui ieri, a ogni comizio, ha evocato lo scenario del pareggio
al Senato, impugnando uno studio di Ipr per Repubblica.it. "Se gli va di
lusso avranno 3 o 4 seggi di vantaggio, ma non gli andrà di lusso...".
Parole di incoraggiamento, certo, ma da cui traspare il sospetto che Veltroni guardi al pareggio come all'unico risultato a
portata di mano. "In Sicilia è durissima - ammette il ministro Beppe
Fioroni -. Anzi, in tutto il Sud è durissima...". Monica Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3
categoria: BREVI 7 marzo Veltroni in campagna
elettorale: "Conosco i miei polli e non resisteranno. Ma io non
risponderò, perché non voglio parlare di Berlusconi ma degli
italiani e dei loro problemi".
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scripta manent
Volare bassi Luca Fazio E' una questione di punti di vista. "Sono
moderatamente gelosa, so che Walter non risparmia un'occhiata a una bella
donna", confessa Flavia Veltroni su la
Repubblica. "Silvio vede le donne solo orizzontali", giura Daniela
Santanchè sul Corriere della Sera. Restiamo sui due quotidiani più importanti
per registrare un'altra preoccupata convergenza di sguardi: pare che la cordata
nostrana per Alitalia stia quagliando in qualcosa di più sostanzioso delle
solite bufale berlusconiane. Sul giornale che fu di Scalfari, Claudio Tito
sbircia nel "retroscena" per ammettere che forse qualche nome comincia
a spuntare, "riflessioni che per ora non si sono trasformate in fatti, ma
che fanno capire quanto il Cavaliere sia deciso a non rinunciare tanto
facilmente al suo progetto". Cattiva la vignetta di Ellekappa. Domanda:
"Cosa ci fanno quelli di Rifondazione in cordata con Berlusconi?"
Risposta: "Gli assistenti di voto". Da via Solferino, con l'analisi
di Massimo Franco - "La cordata del silenzio" - fanno sapere che la
vicenda, l'unica di una qualche concretezza in questa surreale campagna
elettorale, è destinata comunque a favorire Berlusconi. "Quella trattativa in bilico è una manna per un Pdl deciso
a risucchiare Veltroni nell'orbita prodiana; a cancellare la discontinuità che l'ex
sindaco di Roma ha cercato di sottolineare fin dall'inizio". E ancora:
"Il centrodestra è aiutato dalla riapertura della trattativa fra Af-Klm e
sindacato. Gli permette di accusare Prodi di voler svendere
Alitalia". Meno sfumata l'opinione di Tito Boeri che su La Stampa scrive
di "scenario terrificante" per i contribuenti italiani: "Oltre
il danno di scoprire che non hanno salvato la patria, ma Alitalia, avranno la
beffa di vedersi condannare a pagare più tasse per volare a prezzi più
alti". Su con la vita, cambiamo argomento. Basta respirare forte il titolo
de l'Unità che come sempre sprizza felicità in prima pagina, "Pd: da
luglio 400 euro in più ai pensionati". Meno sbilanciata la doppia pagina
sulle pensioni del Corriere della Sera, che vola basso illustrando i due
"piani" alternativi per poi liquidarli con un corsivetto di Enrico
Marro: "Ora Pd e Pdl a due settimane dal voto tirano fuori dal cassetto
misure varie, le legano col copia e incolla e le lanciano nella campagna
elettorale. Proposte, quindi, da prendere con le molle". La difesa
d'ufficio de la Repubblica viene affidata a Massimo Riva, che si offende per lo
stile degli avversari: "E' bastato che Veltroni
indicasse l'esigenza di un adeguamento del potere di acquisto dei trattamenti
di quiescienza più miseri per scatenare una vera e propria canea di polemiche e
insulti. Senza che nessuno si sia preso almeno la briga di replicare nel merito
alle proposte illustrate dal leader del Pd". Qualcuno c'è e scrive su
Liberazione. La tesi è semplice: aumentare le pensioni è giusto, ma perché non
farlo subito? "Il governo di centrosinistra c'è ora e - grazie al famoso
tesoretto - ci sono anche i soldi per aumentare le pensioni più basse. Allora è
molto strano che il capo del principale partito di governo dica "aumenterò
le pensioni ma non adesso: le aumenterò dopo aver perso le elezioni".
Perché questo è il teatro dell'assurdo, non è una campagna elettorale". A
proposito di teatro, due cartoline dalla capitale, dove Pd e Sinistra
Arcobaleno corrono a braccetto. Bertinotti a Cinecittà: "Occupare e
requisire case sono atti di umanità". Rutelli all'Esquilino: "Linea
dura sui romeni: non sarò buono con quelli cattivi".
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 3
categoria: BREVI 13 marzo Veltroni e la battuta
di Berlusconi alla precaria: "Non voglio
fare polemica, ma racconta della lontananza del mio avversario" (nella
foto a con la precaria Mercandel).
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-27 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Il Forum sul "Corriere.it" Incontri digitali su Massimo
Calearo Calearo: Swiss e Sabena sono fallite Niente scandali se capita anche da
noi MILANO - Alitalia? "Non mi scandalizzerei se fallisse perché è
successo già in altri Paesi. E poi si è sempre ripartiti con una società nuova
". Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica e oggi numero uno
della lista del Pd alla Camera in Veneto, fa appello agli esempi internazionali
nella videochat con i lettori di Corriere.it. "E' successo a Swiss Air e
Sabena, è successo negli Usa e le cose si sono risolte - ha osservato - ma che
sia il Pd a dire più mercato e guardare ad un sistema aperto dimostra quanto
sia più moderno rispetto a chi vuole barriere doganali e nuove Iri". Poi
il confronto sui temi elettorali prende la mano. Da uno a dieci, "mi sento
vicino a Veltroni almeno 9 e mezzo". E da Berlusconi,
"sono distante -3". Calearo non si riconosce "in questa destra
fatta per fusioni decise da una sola persona". In passato ha apprezzato
alcune posizioni della Lega, ma il partito di Bossi ("che non ho mai
votato") lo ha deluso perché capace "sempre di grandi proteste ma mai
di proposte e ogni volta che ha gestito qualcosa ha combinato disastri".
E oggi guarda a Veltroni come ad un Blair italiano e
al Pd come "l'unico vero atto di coraggio nel nostro sistema
politico". Anche per questo si sente lontanissimo dal politico-imprenditore
per antonomasia, Silvio Berlusconi, che ha il difetto
di essere indiscusso capo della sua parte politica. E oltretutto c'è la
questione del conflitto di interessi: "Se capitasse a me lo risolverei già
il giorno dopo lasciando tutti gli incarichi nella mia impresa". Nella sua
ultima dichiarazione dei redditi ha dichiarato un imponibile di 197 mila euro,
si dice d'accordo con la proposta del compenso minimo di mille euro per tutti i
contratti: "Pagare una persona meno di quella cifra significa solo crearle
difficoltà, ma anche essere imprenditori fuori mercato". L'ex leader di
Federmeccanica vede la necessità di spostare tutto sulla contrattazione di
secondo livello ("i soldi veri vanno dati in azienda"), riconosce la
validità della legge Biagi ("va completata con gli ammortizzatori sociali,
ma ha portato benefici a imprese e lavoratori") e dice no all'abolizione
dello Statuto dei lavoratori, "che però va rivisto e adeguato ai
tempi". Alessandro Sala Incontri digitali Giuliano Ferrara in videochat
oggi alle 11,30 Inviate le vostre domande già dalle 9.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABIO ROSSI La
sicurezza al centro. Dell'attenzione dei cittadini e del programma dell'Udc.
Che parte dagli uomini delle forze dell'ordine e dalla candidatura del
segretario generale del Siulp, Oronzo Cosi, al Senato. Anche perché, come
ricorda il candidato premier Pier Ferdinando Casini, "quella nel Lazio è
la madre di tutte le battaglie, dobbiamo recuperare un solo punto". Casini
ne è convinto: "Senza di noi non si governa l'Italia - sottolinea il
leader dell'Udc - Quando saremo determinanti sia alla Camera che al Senato, gli
italiani saranno più sicuri perché sanno che noi non verremo mai meno al patto
elettorale". La candidatura di Cosi, segretario del principale sindacato
di polizia, è un segnale di grande attenzione verso le forze dell'ordine,
"quegli uomini e quelle donne che rischiano la vita per difendere lo Stato
e i cittadini - dice Casini - Ma quando si ricordano le stragi degli anni di
piombo si ascoltano soltanto le voci degli ex terroristi, cattivi maestri che
troppo spesso vanno a sedersi nel nostro Parlamento". Il leader del
partito centrista si è scagliato contro il cosiddetto voto utile che gli
elettori dovrebbero, secondo Veltroni e Berlusconi, attribuire a Pd e Pdl. "I cittadini non
hanno portato il cervello all'ammasso, per cui la gente ragiona e capisce -
sottolinea Casini - Il voto utile lo decide da sé, non risponde alle oligarchie
dell'informazione e della politica". Troppo condizionata, quest'ultima,
dal trasformismo che il leader dell'Udc definisce il "tumore della
politica". Una "colpa" di cui si è macchiato
Berlusconi che "ha riempito le liste di trasformisti". Ma anche
il segretario del Pd: "Non c'è berlusconiano di più stretta osservanza di Veltroni - dice il leader Udc - Basta vedere che tipo di campagna
elettorale ha fatto, dicendo tutto e il contrario di tutto". E poi
sui candidati: "Ho il massimo rispetto per la categoria delle ballerine -
argomenta l'ex presidente della Camera - Noi però non candidiamo ballerine, ma
persone che conoscono davvero i problemi della gente". A spiegare il
programma sulla sicurezza dell'Udc per la Capitale è il candidato sindaco
Luciano Ciocchetti: "Roma è diventata una delle città più insicure di
Italia, una città in cui il sindaco ha abbandonato ogni tipo di investimento
sulle forze dell'ordine. Nel nostro programma la sicurezza è invece una
priorità". In questa città, continua Ciocchetti, "bisogna ricostruire
un forte rapporto con le forze dell'ordine, per dare più sicurezza ai cittadini:
per questo serve un grande investimento". Secondo il candidato sindaco,
nella capitale bisogna coinvolgere "i vigili urbani nella sicurezza, ma
anche organizzare delle unità territoriali di municipale" per presidiare i
territori, coordinate da polizia e carabinieri. Poi bisogna "illuminare
tutte le stazioni delle metropolitane e creare un circuito di telecamere
collegate alle stazioni delle forze dell'ordine". Ciocchetti chiede
"più fondi per le forze dell'ordine e meno tagli in Finanziaria" ma
anche "una norma che stabilisca che gli extracomunitari che vengono nel
nostro paese per rimanerci devono dimostrare di avere una residenza ed un
lavoro". A Roma, continua il segretario regionale dell'Udc, "noi
vogliamo ricostruire la capitale della cristianità ma senza sicurezza non sarà
possibile pensare a percorsi nuovi: quelli di una città solidale, libera e
aperta". Ciocchetti parla quindi di integrazione, una politica che secondo
il candidato sindaco deve essere fatta "solo per chi viene in Italia per
crescere e per lavorare" non per chi "costruisce baraccopoli, per chi
manda i bambini a fare accattonaggio e per chi sfrutta". "Il fattore
umano deve essere al centro di ogni riforma della sicurezza - argomenta Cosi -
Le forze dell'ordine devono essere messe in condizione di essere più motivate e
più efficienti, fornendo a chi lavora in questo fondamentale settore i mezzi
necessari per garantire la sicurezza dei cittadini". Alla presentazione
del programma della sicurezza ha partecipato anche Alessandra Borghese,
capolista dell'Udc al Senato nel Lazio.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-27 num: - pag: 50 autore: di
MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE LA SVOLTA DI VELTRONI L'impossibilità di
una campagna "bon ton" SEGUE DALLA PRIMA è una metamorfosi allo stato
nascente, che Veltroni per ora sembra subire, più che
volere. Ma il cambio di passo appare inevitabile, di qui al 12 aprile.
Significherebbe la fine dell'illusione di una campagna all'insegna del dialogo
e del "bon ton"; e l'impossibilità, anche per un centrosinistra
moderato, di presentarsi come postberlusconiano, più che antiberlusconiano.
Rimane da capire se accettando la "strategia della mischia"
perseguita dal Cavaliere, i vertici del Pd riusciranno a recuperare voti. Finora, Veltroni ha lavorato soprattutto per riacciuffare quelli perduti per
strada da Romano Prodi. Partiva da un meno 22 rispetto al fronte berlusconiano,
e adesso accredita un distacco ridotto a circa 4 punti percentuali: anche se Berlusconi non smette di ripetere che si tratta di una rimonta bugiarda.
La diatriba numerica è stucchevole solo in apparenza. Il leader del Pd cerca di
smentire la vulgata di una vittoria del centrodestra solo da formalizzare:
vuole far passare l'idea che la partita è ancora aperta. Per questo denuncia la
tendenza che ritiene di vedere nei massmedia, a considerare ogni uscita di Berlusconi come una trovata geniale: perfino quando gli
appare soltanto uno scivolone. E contesta la tesi di un'Italia nostalgica del
Cavaliere. Può darsi che abbia una parte di ragione, su questo punto. Il suo
problema è che non può ammettere esplicitamente la delusione e l'irritazione
nei confronti del governo Prodi: un malessere che spiega l'ondata di ritorno
berlusconiana. Veltroni si trova nella condizione
scomoda di chi non può sconfessare il premier dimissionario; e subisce
l'attacco convergente di Berlusconi e del Prc. Il
Cavaliere gli dà del "comunista riciclato ", e Fausto Bertinotti
cerca di impallinarlo da sinistra: si tratti di Alitalia o pensioni. Per
questo, è nelle cose un doppio irrigidimento veltroniano di qui al voto. Le
battute di due giorni fa sull'età avanzata di Berlusconi
sono un piccolo indizio, come lo è la rivendicazione della rottura con
l'estrema sinistra. Il tentativo è quello di dimostrare che il Pd è nemico dei
"due conservatorismi ", incarnati secondo Veltroni
dal Pdl e dal Prc. Si tratta di un'offensiva tesa soprattutto a bloccare la
fuga di una parte dei voti del Pd verso l'Arcobaleno bertinottiano.
L'elettorato ex ulivista vuole parole d'ordine forti. E non ha mai compreso
fino in fondo dove andasse a parare la voglia veltroniana di dialogo con Berlusconi sulle riforme istituzionali. Con le elezioni alle
porte, l'incomprensione può diventare distacco e astensionismo. I vertici del
Pd sembrano temerlo sempre di più. E forse calcolano che solo una dose
massiccia di "allarme" per la prospettiva del ritorno di Berlusconi al governo può scuotere il serbatoio degli
indecisi. Ma si tratterebbe di una scelta destinata ad indebolire la novità del
veltronismo; ed a fargli ripercorrere strategie che la sinistra ha già
adottato, col risultato di perpetuare il potere del Cavaliere. Ribadendo che il
vantaggio del Pdl è irraggiungibile, Berlusconi lucida
il proprio mito un po' sbiadito. Sa che dare per scontata la sconfitta della ex
Unione prodiana, e in primo luogo del Pd, significa scoraggiare la
mobilitazione inseguita da Veltroni; ed ostentare una
forza che probabilmente è frutto in primo luogo della debolezza avversaria.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ROMA - "Se Veltroni e Berlusconi scappano al
confronto è perchè hanno idee deboli". "Saremo determinanti al
Senato". "Noi candidiamo persone in carne ed ossa non
ballerine". Parla nella sede del Siulp Pier Ferdinando Casini mentre
presenta il candidato dell'Unione di centro Oronzo Cosi ex segretario del
maggiore sindacato di Polizia. Non risparmia attacchi al Pdl così come al Pd.
Spiega Casini: "Veltroni e Berlusconi non a caso scappano dai confronti tv con la scusa che sarebbero
confronti troppo ampi. Ma della democrazia non bisogna avere paura. Chi ce l'ha
dimostra che le sue ragioni sono deboli". Quindi rivolto a Veltroni dice: "Fino a ieri proclamava le virtù della par condicio e
oggi si adatta al dialogo con Berlusconi per svuotarla. È
il vecchio doppiopesismo della sinistra e in questo la sinistra di oggi è
peggio di quella di ieri, perchè ieri almeno avevano degli ideali da
difendere". Avverte poi il candidato premier dell'Unione di centro:
"Senza di noi l'Italia non si governa. Quando saremo determinanti alla
Camera e al Senato, come dicono i sondaggi, gli italiani saranno più sicuri
perchè sanno che non verremo meno al patto stipulato con loro". Già, i
sondaggi sul Senato diffusi ieri assegnano proprio all'Unione di centro dai 10
ai 13 seggi. E non a caso Berlusconi ripete l'invito a
Casini di allearsi dopo il voto per governare. E ora ci si mette pure Umberto
Bossi che, chiede, "in caso di pareggio tra Pd e Pdl. Con lui (Casini ndr)
si può ristabilire un rapporto". Annuncia Casini: "Quella nel Lazio è
la madre di tutte le battaglie, dobbiamo recuperare un solo punto". E
riferisce che "in Veneto i sondaggi sono ottimi e dicono che abbiamo già
superato il muro dell'8%. Per questo vi chiedo anche nel Lazio un impegno
straordinario". Poi si dichiara contrario ad una commissione di inchiesta
sui fatti del G8: "La magistratura non deve essere indulgente con nessuno,
perchè nessuno è al di sopra della legge, ma chiedere una commissione
d'inchiesta significa delegittimare l'operato delle forze dell'ordine e questo
è inaccettabile". P.Or.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO ROMA
Voglio duellare pure Io. E anche Io. E Io, Io, Io... Quanta voglia di faccia a
faccia in questa campagna elettorale così moscia e sonnolenta, anche a causa
della mancanza, appunto, dei faccia faccia a faccia. Se si facessero tutti, fra
i dodici candidati premier, ci dovremmo sorbire - ma magari sarebbe un piacere
- una cinquantina di duelli da pollaio tivvù. E comunque, a Francesco Storace
piacerebbe tanto una lotta corpo a corpo con Gianfranco Fini. Infatti lancia il
guanto di sfida: "Lui è uno che non si conta e non si confronta mai.
Questo non è mica bello! Non è mica democratico!". Fausto
Bertinotti mira a sfidare Veltroni, "in un eventuale
duello televisivo", e non Berlusconi. Come mai? "La sfida
con Veltroni sarebbe interessante perchè consentirebbe di capire chi è più
efficace come alternativa alla destra". E chi vorrebbe sfidare Pier
Ferdinando Casini? Veltrusconi, cioè Berlusconi
più Veltroni? Sì. Ma non potendo fare l'uno contro
due, fra quei due il Pier preferirebbe vedersela - per sottrargli voti moderati
- con l'ex alleato Silvio. E il barbutissimo comunistissimo duro e puro, Marco
Ferrando, candidato a Palazzo Chigi per la sinistra più di sinistra che esista,
dovrebbe preferire uno scontro con l'odiato Berlusconi
affamatore del popolo e Orco di Arcore piuttosto che una partita a due contro
il suo simile Bertinotti o contro Veltroni. E invece?
"Vorrei sfidare Walter e Fausto!", annuncia Ferrando. Insomma, che
bello duellare con il più vicino a te. Che gusto incrociare le armi non con il
nemico assoluto, ma con il nemico relativo. Che piacere mettersi a far baruffa
televisiva con quello che ha i voti simili ai tuoi e dunque più passibili di
venir rubati dal ladro che parla la stessa lingua della vittima. Il faccia a
faccia prediletto si gioca allora, quasi, in famiglia. Perchè è lì che i
consensi possono passare da una stanza all'altra della casa. Mentre sarebbe
impossibile, in un eventuale duello fra Casini e Bertinotti, che la suorina
simpatizzante per l'Udc faccia abiura in favore del subcomandante Fausto perchè
affascinata dalle sue teorie sull'austro-marxismo o che il katanga da centro
sociale si faccia democristianone perchè ammaliato dalle disquisizioni di Pier
sulla meritocrazia o sul ritorno ai valori della famiglia. Al grido di
"sfido chi m'è più vicino", si vogliono sfidare tutti (a parte il
Cavaliere). E questa pazza voglia di duelli ("A Fini chiederei", dice
Storace: "Perchè rinunciare ad essere di destra e poi candidare la
Mussolini, ritirare fuori Ciarrapico che più di Mussolini sembra Aldo Fabrizi
sotto smentite spoglie e poi fare dichiarazioni anti-fasciste che neppure
Nunzio D'Erme?") nasce dall'esigenza di voler dimostrare agli elettori che
l'idea di bipartitismo diffusa da Walter e Silvio non corrisponde alla realtà.
E che i contendenti sono tanti, tanti i partiti, tante le facce da faccia a
faccia. Ma non si sa, realmente, quanti voti sono capaci di spostare questi
duelli tivvù e se siano in grado di convincere gli indecisi. Spesso immobili
nel loro culto del celibato politico, perchè, come avvertiva il saggio Nicolas
Chamfort nel 1780: "Qualunque partito tu prenda, te ne pentirai".
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ere e poi Veltroni, per una doppia puntata di "Porta a
Porta". Oggi con l'uno e subito dopo con l'altro. E invece... Invece il
leader del Pd - spinto dalla sua tanta voglia di faccia a faccia contro Silvio
nella medesima serata e nello stesso show dove confrontarsi contemporaneamente
e ad armi pari - ha deciso che o il confronto è diretto o niente. Insomma
Walter andrebbe nel salotto di Vespa se potesse sfidare il Cavaliere, ma
nell'impossibilità di farlo - viste le regole di questa campagna elettorale
plurale e non a due - preferisce rinunciare alla propria esibizione. Veltroni dice no a Vespa e Vespa, per par condicio, ha
dovuto abolire anche la puntata con Berlusconi. Il
quale insorge: "Su "Porta a Porta", la solita prepotenza della
sinistra". E Veltroni: "Io voglio il faccia
a faccia. Dove lui vuole, come lui vuole, quando lui vuole. Anche sulle sue
reti Mediaset, ma il mio avversario non scappi". Il portavoce
berlusconiano, Paolo Bonaiuti, protesta: "Dobbiamo pensare che i capricci
di Veltroni, che dice di non poter essere presente nè
questa nè la prossima settimana, siano in grado di piegare le indicazioni della
Rai, il suo presidente, il suo direttore generale? Questa par condicio la
dobbiamo rispettare solo noi? A queste domande risponda Viale Mazzini".
Intanto "Porta a Porta" racconta come sono andate le cose, in un
comunicato ad hoc: "Il diverso peso di partiti e coalizioni prevedeva un
confronto con altro interlocutore per Bertinotti e Casini e una presenza
singola per Berlusconi e Veltroni.
Quando gli altri tre interessati avevano dato la loro disponibilità (Bertinotti
ha incontrato Di Pietro, Casini incontrerà Maroni lunedì prossimo), Veltroni ci ha fatto sapere che i suoi impegni non gli
avrebbero consentito di partecipare in nessuna data possibile". Nel Pd -
dove Roberto Cuillo, che si occupa dell'Informazione del partito osserva:
"Il comportamento di Vespa è stato corretto e gli va riconosciuto. Veltroni ha smascherato l'ipocrisia di Berlusconi e della
destra" - il portavoce Piero Martino spiega: "Il 9 aprile Veltroni sarà a Porta a Porta e il 10 ci sarà Berlusconi. Però,
la redazione ci ha poi comunicato che il 27 marzo Berlusconi sarebbe
stato in trasmissione, ma Veltroni in questi giorni a causa
dei suoi impegni non potrà andare nel salotto di Vespa e abbiamo dovuto dire
di no". Quindi, Silvio è rimasto solo ma solo non può rimanere e allora
(per il momento) niente Vespa per entrambi. Anche se Landolfi, presidente della
Vigilanza Rai, non è d'accordo ("Ingiusto annullare "Porta a
Porta". Il Pd mandi un altro suo esponente") e il numero uno di Viale
Mazzini, Petruccioli, gli risponde: "L'Azienda s'è preoccupata di
salvaguardare la parità di trattamento" per i due candidati premier. Ma
poi, separatamente, il 9 e 10 da Vespa vedremo sia Silvio sia Walter, e in quella
occasione - secondo il "Velino" - Berlusconi
firmerà il nuovo "Contratto con gli italiani", in cinque punti.
Quanto sposti realmente in termini di voti un faccia a faccia in realtà nessuno
lo sa, e c'è chi spara che un duello può valere tre punti elettorali e chi invece
tende a minimizzare la capacità che questo tipo di show può avare
nell'orientare le scelte politiche dei telespettatori. Di fatto, "io sono
capace di stracciare chiunque in un faccia a faccia" - annuncia Silvio - e
Walter: "Lo aspetto. Scelga luogo e modalità". E il voce del loft,
Franceschini: "Berlusconi scappa perchè ha
paura". E Bonaiuti: "Berlusconi non ha
affatto paura". Il duello, molto probabilmente, non si farà. Mai mai dire
mai. M.A.
( da "Corriere della Sera" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-27 num: - pag: 72 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Pd-Pdl, fine della
diplomazia Walter Veltroni cambia i toni e attacca Silvio Berlusconi: sfugge
il confronto. La replica è l'accusa di stalinismo. Ma il braccio destro del
leader del Pd, il coordinatore Goffredo Bettini, sostiene che solo il leader
del Fronte nazionale francese, Le Pen, "si è candidato 5 volte".
Berlusconi su Alitalia Berlusconi
rilancia la "cordata italiana " e sostiene che sia una prospettiva
concreta: "Ci sono alcuni nomi di imprenditori impegnati su questo fronte
che non posso fare per dovere di riservatezza. Fra qualche giorno questi nomi
saranno conosciuti da tutti, perché faranno certamente un'offerta impegnativa
". D'Alema e la mozzarella Un allarme "eccessivo e immotivato":
i campioni di mozzarella di bufala campana risultati positivi alla diossina
sono "limitati" e il blocco da parte di Corea del Sud e Giappone è di
tipo "preventivo", in attesa cioè di chiarimenti. Il vicepremier e
ministro degli Esteri Massimo D'Alema e i vertici del ministero della Salute
invitano a non alimentare la psicosi della "mozzarella di bufala alla
diossina". Esteri Sarkozy a Londra Visita a Londra per il presidente francese
Nicolas Sarkozy e la moglie, Carla Bruni. Elisabetta II ha preparato
un'accoglienza riservata solo agli ospiti di rango: il presidente ha percorso
gli ultimi metri verso Windsor a bordo di una carrozza assieme alla regina,
mentre Carla ne ha divisa un'altra con il principe Filippo. Cronache Il caso
Meredith Amanda Knox e Raffaele Sollecito erano a casa di Meredith la sera in
cui la studentessa fu uccisa. Rudy Hermann Guede, in carcere per l'omicidio di
Meredith, ha detto oggi di riconoscere nel ragazzo che ha visto e nella ragazza
di cui ha udito la voce gli altri due indagati. L'iceberg gigante Un iceberg di
41 chilometri di lunghezza e 2,5 chilometri di larghezza si è staccato dalla
banchisa del Wilkins Ice Shelf, un'area che gli scienziati avevano previsto
sarebbe collassata tra non meno di quindici anni. La causa del collasso, dicono
gli esperti, è il cambiamento climatico. Cultura Parla Bret Easton Ellis
Intervista allo scrittore che nel 1985 si rivelò con "Meno di zero" e
diede un'impronta agli anni Ottanta letterari. Bret Easton Ellis rimpiange
quegli anni: "Mi sentivo immortale. Oggi leggo per vivere". Sta
lavorando al nuovo romanzo, "Imperial Bedrooms", che uscirà nel 2010
ed è la continuazione di "Meno di zero": "Ma non ho più idee,
sarà l'ultimo libro". Spettacoli Muti: salvare le bande Riccardo Muti e le
bande. Il maestro, in giugno, al Ravenna Festival, dirigerà per la prima volta
una banda: "un atto d'amore", sostiene, per un'espressione della
cultura musicale diffusa che rischia di estinguersi. E' morto Richard Widmark
Nella sua casa in Connecticut, è morto l'attore americano Richard Widmark;
aveva 93 anni. Ritiratosi dalle scene a 76 anni, è stato una delle grandi star
del dopoguerra. Tra i suoi film, "Il bacio della morte" (1947),
"Coma Profondo", "Assassinio sull'Orient Express ". Sport
Spagna-Italia 1-0 Amichevole pre-Europeo: a Elche la Spagna batte l'Italia di
Donadoni 1-0.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Avrò 30 seggi
in più, Walter stalinista". La replica: sei in affanno, se ti va di lusso
ne avrai 3-4.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIA TERRACINA
ROMA Come fa politica una donna davvero di destra, che, alla maniera di
Ciarrapico, non abiura il fascismo? "Certo non in orizzontale, come
vorrebbe Berlusconi, che le donne le vede sempre
sdraiate, ma con il petto in fuori e la schiena dritta", ammonisce la
candidata premier Daniela Santanchè, protagonista di una campagna elettorale
all'arrembaggio. "Per decenza faresti bene a tacere, visto che rappresenti
la perfetta incarnazione della donna politicamente orizzontale. Sei grotetsca e
ti sei sempre piazzata in Parlamento grazie ai tuoi protettori", la
rimbecca la leader di Azione sociale, Alessandra Mussolini, in lista con il Pdl
con il Cavaliere e Fini. "Non polemizzo mai con le donne per principio-
cerca di essere diplomatica la punta di diamante della Destra, che poi però
esplode: "Orizzontale sarai tu". E' solo l'antipasto di un botta e
risposta in cui viene tirato in ballo soprattutto Benito Mussolini. Cosa che
alla faccia del rinnovamento della politica, provoca lo scandalo di Teodoro
Buontempo che predica: "Lasciate fuori dai battibecchi un uomo come lui
che ha fatto la storia dell'Italia". "Credo che il nonno di
Alessandra, Benito, si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi ha
definito "il fascismo il male assoluto"", va alla carica la
Santanchè, che sottolinea come "le italiane sanno bene come Berlusconi consideri le donne, c'è tutta una pubblicistica a
dimostrarlo". Apriti cielo. Se c'è una cosa che non si deve toccare
all'onorevole Mussolini è il duce-nonno. E poichè oltre che
"nipotina" per parte di padre è anche napoletana per via della madre,
Maria Scicolone, risponde raccontando un sogno rivelatore sulle doti politiche
della rivale nei cuori di destra. "Proprio stanotte mio nonno Benito che
mi ha detto cosa pensa della Santanchè..", avverte. Ma la candidata
premier della lista di Storace e Buontempo non si fa zittire e spedisce una
simbolica lettera all'ex collega di partito. "Te lo rivelo io cosa ti ha
detto in sogno tuo nonno- dice ironicamente- mia amatissima nipotina, non
dovevi essere proprio tu e non la Santanchè a ricordare agli italiani, come ha
fatto oggi a Napoli con la schiena dritta e il petto in fuori, che senza
Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l'Inps, i diritti per le
donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D'Annunzio, la grande architettura e le
grandi bonifiche?. Ma ti perdono, carissima Alessandra, perchè non sai quello
che fai e con chi stai. Ma ricorda che senza Mussolini neppure il tuo Fini
sarebbe mai esistito politicamente". Controreplica della Mussolini, la
quale rivendica a sè quei meriti politici che, a suo dire, la Santanchè neppure
si sogna. "Quando lei organizzava scodinzolante convegni a favore
dell'ingresso di An nel Ppe e il suo attuale capo pensava al Laziogate -
ricorda - io venivo eletta con oltre 130.000 preferenze in Europa. Perciò, non
giochi con il fascismo e sulle cose fatte da mio nonno, sono argomenti che sono
nella storia e troppo seri per lei. Non basta una lettura veloce del Bignami o
un appunto scritto da altri per poterne parlare ad una abituata al Billionaire.
Lasci stare i Mussolini e pensi piuttosto alla sua famiglia - conclude - della
quale evidentemente si vergogna visto che nasconde il cognome Granero".
Toni dialoganti? Scambio di idee politicamente corrette? No
grazie. In un pomeriggio di fuoco le pasionarie degli ideali di destra
esibiscono artigli, privati della diplomatica fodera di velluto, e
seppelliscono il nuovo "fair play" che cercano di esibire Berlusconi e Veltroni.
( da "Messaggero, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
NINO BERTOLONI MELI
dal nostro inviato ENNA "Tranquilli, ca' vincemu nuiautri", vaticina
sicuro Vladimiro Crisafulli per gli amici Mirellino vero pezzo da novanta del
Pd ennese, provincia centrosinistrorsa in un mare di destrorsi. Ed Enzo Bianco
accorso dalla vicina Catania al comizio di Walter si spinge più in là: "Se
blocchiamo l'espansione di Lombardo oltre il catanese, la partita si può
giocare". Sarà per questa poco larvata euforia, sarà per le aspettative,
sarà per qualche sondaggio malandrino, fatto sta che Walter Veltroni
si presenta nella piazza di Enna e nonostante gli zero gradi riscalda i cuori
nella speranza. Attacca: "Un sondaggio odierno dà il pareggio al Senato,
bene che vada al Pdl, se vince, otterrà quattro-cinque senatori di scarto, in
breve non si potrà governare". "Non è vero, sono i soliti stalinisti,
abbiamo trenta senatori di vantaggio", gli dà sulla voce Silvio Berlusconi che per l'occasione ritocca al rialzo di una
decina i parlamentari in più. "Se sarà stallo al Senato, poi non si dica
che è stata colpa di tutti. Nossignori, la responsabilità è stata di chi non ha
voluto dire sì alla bozza Bianco, di chi non è riuscito a mostrarsi
statista", incalza Veltroni e la folla gradisce.
La campagna elettorale si scalda e il leader del Pd sente che le due settimane
che restano possono diventare il trampolino della rincorsa finale. Via dunque i
toni felpati, in soffitta la sfida tra gentiluomini, è il momento di picchiare
sodo. "Cafudda, cafudda", lo incitano dalla sala (colpisci duro, in
dialetto). Due i colpi in canna di Veltroni: tampinare
incalzare punzecchiare il Cavaliere sul confronto televisivo ("facciamolo
dove, quando e come vuole, anche sulle sue reti, ma non sfugga") e
rivoltare il coltello nella piaga aperta del centrodestra: la lotta alla mafia.
Proprio a due passi dalla casa natale di Leonardo Sciascia il "maestro di
Regalpetra" intransigente contro Cosa nostra, Veltroni
presenta il "decalogo contro le mafie" e davanti agli imprenditori
nisseni anti racket accorsi numerosi sottolinea duro: "Il governo che
faremo se vinceremo le elezioni avrà prioritaria la lotta alla mafia, ma
dall'altra parte, dalle parti del Pdl non vedo questo impegno, scorgo solo un
assordante silenzio". Sfilano sul palco i coraggiosi imprenditori che si
son rifiutati di pagare il pizzo, interviene Marco Venturi il capo della
Confindustria locale che ha espulso quanti hanno continuato a pagare il pizzo e
che vorrebbe fare dell'isola "la Svizzera del Sud", Anna Finocchiaro
e Beppe Lumia sono tra i loro beniamini, e si spellano le mani per il Veltroni che incita a "far emergere e affermare una
Sicilia nuova, moderna, che rompa con il passato e con queste classi
dirigenti". Il leader invoca un Patto per la crescita "che qui non
può che essre un patto per la legalità". Il leader del Pd bacchetta senza
tregua e rispolvera la tesi dell'"antipolitica democratica":
"Quel che non va è la politica, è quella vischiosità del decidere e del
fare politico per cui non si sa mai di chi è la responsabilità e tutto si
confonde in una melassa indistinta", una sorta di "patto scellerato
che permette alla mafia di costruirsi un'autostrada per i suoi loschi
traffici". Il decalogo antimafia prevede tra le altre cose
l'allontanamento dagli uffici pubblici di tutti i dipedenti condannati per
associazione a delinquere o favoreggiamento, l'istituzione di corsi
universitari di storia della mafia e dell'antimafia, contrasto più agguerrito
sul territorio. Berlusconi non ci sta, scalpita, contrattacca: "Il nuovo siamo noi,
loro sono vecchi comunisti falliti che hanno esposto sulla bottega la scritta
"nuova gestione"". Portano sul palco l'agenzia con l'ultima
esternazione del leader Pdl, Veltroni la legge, ridacchia e se la
mette in tasca. "E' nervoso, è nervoso, non accetta si ricordi che
è la quinta volta che si presenta, noi facciamo la campagna elettorale del
2008" replica dalla piazza San Giovanni di Ragusa.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Parte con un flop la
campagna di Michela Un centinaio a Piacenza per la Brambilla. "Colaninno?
L'avrei strozzato" RODOLFO SALA DAL NOSTRO INVIATO PIACENZA - Parte con un
flop la campagna elettorale di Michela Vittoria Brambilla. La leader dei Circoli
della libertà, candidata da Berlusconi in Emilia
Romagna, sceglie Piacenza per il suo primo comizio da aspirante parlamentare.
Ma in piazza San Francesco ad ascoltarla sono un po' pochini: sei file di
sedie, in tutto una sessantina di posti a sedere. Con quelli in piedi saranno
un centinaio. Eppure lei è sicura: "Manderemo all'opposizione il Pd, non
solo a Roma, ma anche nella vostra regione". Michela la rossa si palesa
con due ore di ritardo nella sede del suo comitato elettorale, e qualcuno non
gradisce. "Noi piacentini siamo gente abituata alla puntualità",
mastica amaro il parlamentare uscente di An, ricandidato al numero 5 della
lista Pdl, Tommaso Foti. Mvb invece ha il terzo posto, subito dopo Berlusconi e Fini. Paracadutata? "Mia madre è
romagnola, e poi sono stata io a chiedere di candidarmi in una circoscrizione
difficile". Poca gente in piazza, ma la Brambilla si consola scaldando i
cuori dei fan che alle cinque della sera l'aspettano al suo Info point. Signore
con la chioma rossa (un omaggio?), telefonini che scattano foto ricordo con la
candidata, taglio del nastro e brindisi. E quando le chiedono come sia andato
l'altra sera a Ballarò il suo duello con Matteo Colaninno, le scappa una
battuta un po' trucida: "Avrei voluto alzarmi e strozzarlo, ma avevo davanti
a me la faccia di Berlusconi che mi diceva di stare
tranquilla; pazienza, però la prossima volta lo faccio". Comizio alle 18,
c'è molto repertorio. "Il 14 aprile quelli del Pd li avremo già mandati
tutti nel Po, ma senza salvagente: chi sa nuotare bene, gli altri si
arrangino". Poi l'"ipocrisia" della sinistra che "nega di
avere aumentato le tasse", l'Alitalia "non regalata ma svenduta ai
francesi", e meno male che Silvio "sta mettendo insieme una cordata
di imprenditori pronti a salvare Malpensa", i
poliziotti considerati da Veltroni e soci "il braccio
armato della borghesia", la sicurezza che "non è mai stata
nell'agenda di questo governo", gli immigrati a cui "gli altri
vogliono dare il voto per cancellare le nostre tradizioni e i nostri
valori", i crocifissi tolti dalle aule "perché così vogliono non i
bambini musulmani ma le maestrine della Cgil". Quindi si prende una
soddisfazione, la Michela Vittoria. Lo dice davanti ai taccuini, poi lo ripete
durante il comizio: "Fin dal principio ho creduto nel grande progetto del
Popolo della libertà, seguendo il sogno di Berlusconi;
adesso ci siamo, grazie a quelli che come me ci hanno creduto". O forse si
sono solo accodati, perché è chiaro che il solco l'ha tracciato lei. Tanto per
stare in tema, le chiedono con chi uscirebbe a cena; Colaninno o il suo nemico
interno Dell'Utri? Nessuno dei due, la risposta è una smorfia.
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bossi, comizi di
lotta e governo "Noi leghisti come i tibetani" "Federalismo a
tutti i costi". "E con Casini si può ricucire" A Genova stoccata
sul Tfr. "Sì, tornerò a Roma a fare il ministro. Rosy Mauro in
squadra" PAOLO BERIZZI GENOVA - Dal manifesto protezionista con la faccia
mogia di Toro Seduto (lo slogan è "Loro non hanno potuto mettere regole
all'immigrazione, ora vivono nelle riserve!", e lui spiega "l'ho
copiato dai miei in Ticino, era troppo bello") al Tibet. "Anche noi,
come i tibetani, volevamo tutto e subito, poi però... ". Chi conosce
l'uomo sa che quando Umberto Bossi è in vena di iperbole vuol dire che è in
forma e, soprattutto, che sta fiutando l'imminenza di una congiuntura
favorevole, sia essa legata all'esito di un incontro, al colpo d'ala di una
mossa a sorpresa, o al verdetto delle urne. "Poi però noi siamo stati
calmi, abbiamo affrontato mille processi eppure non ci siamo mai arresi, siamo
ancora qua a lottare, sappiamo quello che vogliamo, il federalismo, e lo
otterremo. Perché se non ce lo danno questa volta ci incazziamo". Lega
alla tibetana, o Lega in salsa indiana - per la precisione e nientedimeno il
capo dei guerrieri Sioux - la fervida creatività e il marketing casereccio del
senatur sono la cifra di una campagna elettorale più bossiana che mai; in più,
apparentemente in discesa, solida (anche perché sostenuta da sondaggi propizi:
8-10 per cento), insomma foriera di ritrovati entusiasmi. "La Lega è forte
e a queste elezioni farà il botto, prenderemo più voti di tutti - assicura
Bossi mentre esce dal "caffè Balilla" dove ha scolato la prima
lattina di Coca Cola della serata -. Sa perché dico questo? Perché non ci sono
balle: oggi il vero e unico partito del popolo siamo noi, gli unici vicini alla
gente, che difendono i lavoratori dalle sole romane". Ha un sogno, il
padre del Carroccio, lo annuncia alla platea verdevestita del teatro della
Gioventù addobbato coi vessilli padani: "Voglio ridare ai lavoratori il
Tfr che i sindacati e Confindustria gli hanno rubato". Perché "qua
c'è qualcuno che fa il furbo". Chi? "Veltroni, e chi se no. Lui è uno di quelli che entrano al bar e dicono:
"Da bere per tutti! Però pagate voi!"". Giù le mani dalla gente
che lavora, giù le mani dalle pensioni: "Quando Berlusconi
minacciò di tagliarle, me ne andai dal governo". Non c'è che dire:
è carico il probabilissimo futuro ministro per le riforme se il centrodestra
dovesse vincere ("Silvio e Tremonti mi rivogliono a Roma e io
accetterò", aveva annunciato dieci giorni fa, e lo ha confermato). Giacca
a tre quarti in loden, camicia a quadretti verdi, Bossi, dopo aver pianificato
e diretto la prima parte della campagna elettorale del movimento dal fortino di
Gemonio, ora è decisamente sceso in piazza. Gira il Nord con la Volvo guidata
dal fedele Maurizio, carica la sua gente, distribuisce robuste dosi di
ottimismo. "Certo che siamo ancora noi l'ago della bilancia. Certo che Berlusconi mi ascolta, ha grande rispetto perché io gli dico
le cose in faccia, quando sbaglia sbaglia". Genova, ieri sera Verona, oggi
Alessandria, poi Domodossola, poi sabato Locarno per la festa dei ticinesi.
Piatti forti, cucina lumbard. Bordate anti clandestini, certo. Vecchi slogan
frontalieri stile "padroni a casa nostra" e dazi commerciali e perché
no abitativi ("Farò una legge: i costruttori che chiedono l'edificabilità
ai Comuni devono dare in cambio degli appartamenti ai cittadini che ne hanno
bisogno"). Ma anche le corde della gente che "non ce la fa più a
tirare avanti la carretta". "Ho fatto fare un'indagine: chi ruba nei
grandi magazzini sono soprattutto uomini ultrasessantenni: mettono in tasca
fette di pane e di carne, mica oggetti di valore", e dunque, olè, "Prodi
vergogna!". Rispetto al passato, quando era più accentratore e decisamente
più incursore, in parallelo al "pancismo" su cui ha costruito le
fortune della sua creatura politica, Bossi ha però affinato l'esercizio
dell'apertura. Ora, a diciassette giorni dal voto, lancia un messaggio al
reprobo e per di più democristiano Casini: "Si propone come nostro alleato
in caso di pareggio, con lui si può ristabilire un rapporto". Spedisce una
cartolina al centrosinistra: "Se sarò ministro una cosa è certa: dialogherò
con loro, per evitare fallimenti come quello della devoluzione bocciata dal
referendum". Genova per lui, "Bossi presidente!", "no, sono
solo segretario!", brezza che sale e spettina l'acqua delle fontane di
piazza De Ferraris, orata alla ligure. "I camalli erano tutti di origine
bergamasca", declama, e subito dopo: "Il nostro mare è la Liguria,
quest'anno a Levanto porterò anche mia moglie". In attesa dell'estate,
qualche idea per l'impasto di governo: "Rosy Mauro ministro del lavoro,
però deve vestirsi meno colorata".
( da "Repubblica, La" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Regioni in bilico,
testa a testa al Senato Sondaggio Ipr: nell'ipotesi più favorevole Pdl in
vantaggio di 5 seggi Quattro possibili scenari, decisivo il risultato della
Sinistra e dei centristi ROMA - Il "grande pareggio" al Senato è
possibile. E' possibile che Silvio Berlusconi finisca
come Romano Prodi e si ritrovi con una maggioranza risicata. O addirittura
sommando i seggi di Pd, Sinistra Arcobaleno e Udc, il Cavaliere potrebbe non
avere i numeri per governare. Gli scenari che prevedono il sostanziale "pari
e patta" sono stati elaborati da Ipr Marketing per conto di Repubblica.it
usando vari sondaggi del mese di marzo. I ricercatori hanno elaborato quattro
ipotesi che si fondano su un presupposto fondamentale: dalle urne del Senato
dovrebbe uscire un risultato che assegna 18 senatori alla Sinistra Arcobaleno e
13, o 14, all'Udc. Dunque sia Bertinotti, sia Casini, supererebbero la soglia
dell'8 per cento in alcune regioni. Il primo scenario elaborato dall'Ipr
Marketing è il più favorevole Berlusconi. Alla fine
dei giochi, il Cavaliere porterebbe a casa 160 seggi contro i 155 delle
opposizioni. Frutto della vittoria del Pdl, data per certa in Lombardia,
Veneto, Sicilia, Friuli e Campania. Berlusconi
conquisterebbe anche Piemonte, Liguria, Lazio, Puglia, Calabria e Sardegna che
sono date in bilico. Al Pd andrebbe invece l'Abruzzo. La Sinistra Arcobaleno
prenderebbe seggi in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia, Toscana, Umbria,
Marche, Lazio, Campania e Puglia. Il partito di Casini riuscirebbe a superare
la soglia di sbarramento in Veneto, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata,
Calabria e Sicilia. Il secondo scenario prevede invece Berlusconi
"dotato" di 154 seggi contro i 161 che andrebbero agli tre gruppi. Il
Cavaliere sarebbe vincente nelle solite regioni certe, ma solo in cinque di
quelle in bilico: Piemonte, Liguria, Puglia, Calabria, e Sardegna. Al Pd
andrebbero invece Lazio e Abruzzo. Veltroni potrebbe
contare su 130 seggi. Bertinotti su 18 e Casini su 13. Le previsioni del terzo
scenario vedono Berlusconi ottenere 151 seggi. Frutto
della vittoria nelle solite regioni certe, più i premi di Piemonte, Liguria,
Puglia e Sardegna. Il Pd vincerebbe invece anche in Lazio, Abruzzo e Calabria,
incassando 133 seggi. La Sinistra Arcobaleno avrebbe sempre 18 seggi e l'Udc
ancora 13 seggi. Il totale dei tre partiti sarebbe pari a 164. Infine c'è una
quarta ipotesi molto favorevole al Partito democratico. Veltroni
conquisterebbe tutte le regioni in bilico tranne il Piemonte e la Puglia.
Questo vorrebbe dire che Berlusconi porterebbe a casa solo 147 seggi contro i 137 di Veltroni. Con Bertinotti sempre a quota 18 e Casini a quota 13. Cioè il
terzetto che al momento corre contro Berlusconi avrebbe
ben 168 seggi.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ferrero L'"anti
Calearo" tra piazza e fabbrica E. Mil. Padova Al mercato di piazza Erbe, è
pronto a dialogare con tutti (compresi i leghisti e la
sguaiata "contestazione" di Clara, fan di Veltroni). Poi
firma il "patto" con l'Arcigay insieme ad Alessandro Zan, per sposare
nel nuovo parlamento la linea Zapatero sul riconoscimento totale dei diritti:
dal matrimonio fino all'adozione. Infine si presenta davanti ai cancelli della
Dab di Mestrino con gli operai. Con i volantini da distribuire, come
faceva da giovane tuta blu ai cancelli della Fiat. Paolo Ferrero, ministro del
Prc e capolista della Sinistra Arcobaleno in Veneto 1, fa davvero campagna
elettorale con uno spirito immutato. Domani mattina torna a volantinare davanti
alle fabbriche dell'Alta padovana, dove il lavoro miete vittime e le tute blu
hanno spesso la faccia dei migranti. Ma Ferrero non esita a sfidare il sindaco
leghista delle ordinanze anti-immigrati Massimo Bitonci: in piazza Pierobon, il
salotto buono di Cittadella (da un quarto di secolo feudo del Carroccio), terrà
un comizio proprio in bocca al leòn. In serata, incontro-dibattito con Luciano
Gallo, segretario regionale della Fiom, dedicato ai risultati eloquenti del
questionario distribuito fra i lavoratori metalmeccanici. Già che c'è Ferrero
annuncia il secondo decreto legge del governo sui flussi: "E' noto che
avevo avanzato in consiglio dei ministri una semplice proposta: permesso di
soggiorno a tutti coloro che hanno un lavoro. E' la stessa soluzione di
buonsenso adottata da Sarkozy. Purtroppo, sono rimasto in minoranza. Ora almeno
diamo una risposta ad altri 170 mila lavoratori migranti sugli 800 mila per cui
i datori di lavoro hanno presentato domanda alla fine del 2007". E sul
caso Alitalia ribadisce: "Era inaccettabile il piano francese che
smantella la compagnia e riduce il personale. Bene che sia partita la trattativa
con il sindacato. Se c'è una vera cordata italiana, al di là delle operazioni
elettorali di Berlusconi, ancora meglio. Si potrà
scegliere la migliore fra due opzioni, alla luce del sole". Ferrero
difende a spada tratta l'assessore Daniela Ruffini nel faccia a faccia con gli
anziani al mercato: "Proprio qui a Padova in via Anelli nel giro di un
anno è stata completato lo svuotamento di un ghetto. Includendo le famiglie
regolari, cui è stata garantita una casa dignitosa, separandole da chi viveva
di spaccio e delinquenza". A chi lo contesta, il ministro cita i suoi
nonni sbarcati negli Stati Uniti: "Immigrati anche loro, ma nel giro di
pochi anni con il diritto al voto. Perché oggi non deve valere anche da noi?
Non posso transigere sui diritti di chi lavora e contribuisce a pagare l'Inps.
Altrimenti diventa apartheid". Alla fine, glissa esclusivamente sulle
tante tensioni politiche dentro la Sinistra Arcobaleno del Veneto. Le stesse
sperimentate da Anna Donati (Verdi) alla presentazione delle liste o da Francesco
Caruso, bersaglio di una torta in faccia. Ferrero ridimensiona l'episodio:
"Non vedo il problema. Siamo tutti insieme ma non è una gabbia. Siamo
un'opportunità per chi non vuole votare paròn Massimo Calearo, che non è certo
uomo di sinistra. Agli elettori del Pd offriamo un'alternativa più che
utile". Dopo di lui, oggi a Padova arriva Oliviero Diliberto, che poi sarà
a Treviso a sostenere Nicola Atalmi, il consigliere regionale del Pdci
candidato a sindaco nella città dello "sceriffo" Gentilini.
( da "Manifesto, Il" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto "Da
soli si può". E senza sinistra Intervista a Walter Veltroni.
Sul pullman del leader Pd, tra Palermo e Agrigento. Convinto di poter vincere
le elezioni, il sindaco d'Italia spiega come prende corpo il Partito
democratico. E cosa lo divida dalla Sinistra-Arcobaleno Ognuno deve proseguire
sulla sua strada. Anche in caso di sconfitta nessun accordo d'opposizione con
Bertinotti Gabriele Polo Ha ripetuto "si può fare" per 71 volte in 71
piazze, cantato altrettanti inni di Mameli e poi ascoltando "Mi fido di
te" di Jovanotti, stretto migliaia di mani. E continuerà così, fino a
quota 110. Per nulla turbato dai sondaggi che continuano a darlo
"sotto". Anzi convinto di poter risalire la corrente fino a palazzo
Chigi. Per poi fare cosa? "Nulla di straordinario", "nessuna
rivoluzione", come ripete efficacemente Anna Finocchiaro che lo accompagna
nei comizi siciliani. Ma anche qualcosa di non ordinario, perché Walter Veltroni sta rivoluzionando il quadro politico, sta
costruendo un partito - "leggero" quanto si vuole - in campagna elettorale.
E ciò che impressiona è il copione che si ripete identico in ogni piazza, con
la forza dell'allegro tormentone: non tanto nelle parole, ma nei gesti di chi
accorre e ascolta, invocando il suo nome, agitando l'obamiano "si può
fare" in perfetta sincronia, come un sol uomo, senza bisogno di una regia.
E' questa la sua forza, quella che lo convince della rimonta possibile. Saliamo
sul pullman dopo la tappa palermitana, verso quella agrigentina. Sicilia
profonda e cuffariana, la più difficile. Setto/otto persone - leader compreso -
sempre insieme, che in un clima da gita scolastica (manca solo la chitarra)
raccordano l'una all'altra le tappe del lungo tour. Sui finestrini la filosofia
da non dimeticare ("lasciare l'odio, scegliere la speranza",
"lasciare la paura, scegliere il nuovo"), attraverso i computer il
monitoraggio delle cronache della tappa precedente ("Quel titolo non va
bene.. questa dichiarazione va precisata"), ai telefonini il programma dei
minuti successivi ("La piazza è piena, ha smesso di piovere... Sì, apre
una ragazza... con una ragazza viene meglio"). La "rivoluzione
pragamatica" del Pd è in marcia, l'effetto-immagine sembra funzionare, il
nuovo soggetto s'incarna piazza dopo piazza e il futuro sorride ai viaggiatori.
Per il risultato elettorale si vedrà, quello dipende da quanto consenso
riusciranno ancora a strappare all'innominato sempre presente, al
"principale esponente dello schieramento a noi avverso". Berlusconi, ancora lui. Veltroni lo esorcizza. Ma non lo
nomini mai? Mai, da quando mi sono candidato alla leadership del Pd, non l'ho
mai nominato. E non lo nomino perché voglio dare la sensazione che noi abbiamo
superato quel tempo della storia, che siamo in un'altra fase, non più ispirata
al voto "contro" ma al voto "per". Una scelta
comunicativa. Come dire "non ci misuriamo con lui"... Ci misuriamo
soprattutto con noi stessi e con il paese. Poi elettoralmente con "il
principale sponente dello schieramento a noi avverso".. Con un inedito
partito-contenitore che ha l'ambizione di temere assieme soggetti anche
conflittuali tra loro. Possibile? Certo. E' l'idea tipica delle grandi forze
riformiste, dai laburisti inglesi ai socialdemocratici tedeschi ai democratici
americani, che fanno convivere la dimensione del conflitto con quella
dell'interesse generale del paese. La storia dei grandi partiti riformisti è
questa: ogni volta che queste forze si sono presentate come la rappresentanza
di una serie di minoranze, hanno perso anche se avevano "ragione":
l'ambizione è tenere insieme coerenze di valori con la capacità di muovere
maggioranze nel paese. Così il riformismo diventa realtà e vince. Pensa a
Obama. Obama mobilita, chiede alla sua gente di agire attivamente. Vedi
quest'energia nel paese depresso e fermo di cui parla il Censis? Ho fatto 71
manifestazioni, anche nei posti più difficili e non ho mai visto così tanta
gente muoversi. I teatri e i palasport non sono bastati, erano stracolmi. C'è
un cambio generazionale interessante, pieno di ragazzi tra i 14 e i 20 anni.
Questo in uno schema tradizionale della politica è inedito, strano: nel momento
in cui noi chiudiamo con la sinistra radicale spuntano fuori i giovani, la
partecipazione entusiasta e convinta dei giovani, soprattutto sull'autonomia
della nostra scelta, lì raccolgo più consenso. Qualcosa vorrà dire. Magari
cercano rassicurazione in un paese un po' allo sbando e duro da vivere. In
sintesi proponi una ricetta semplice e nemmeno inedita: più pil, stato più
semplificato... E più giustizia sociale. Noi abbiamo affrontato un tema come la
precarietà con una proposta radicale. Come ho preso quella posizione su
Bolzaneto perché è del tutto fisiologica per il Pd... Facendo passare sette
giorni dalle richieste del pm per prenderla... No, ho semplicemente ribadito
quel che avevo già scritto pubblicamente al sindaco di Genova, Marta Vincenzi.
Era la prosecuzione di un discorso. Il nostro è un partito nuovo che, come
tale, applica schemi nuovi, più ampi, nei quali riformismo, pragmatismo e
radicalità possono e devono coesistere. Per essere chiari, ci sono delle cose -
penso ad esempio ai diritti - su cui sarò magari più radicale di una sinistra
radicale, che qualche problema di prudenza la deve avere. Per me la coesistenza
di crescita, e lotta alla povertà e sussidiarietà dello stato è essenziale ed è
la formula vincente del riformismo nelle sue esperienze più alte. La lotta di
classe consegnata al passato. Il ministro Fioroni ha dichiarato che il modello
del Pd è preso dall'interclassismo della vecchia Dc. E' così? No, il
ragionamento è più strutturale. Come è composta la società italiana: divisa in
padroni e operai? O non è fatta di milioni di persone gran parte delle quali ex
operai diventati imprenditori che ora lavorano comunemente con i loro attuali
dipendenti. E chi conosce la realtà, non l'ideologia, sa che il rapporto che
c'è tra datori di lavoro e lavoratori nelle piccole imprese è un rapporto tra
fratelli, una comunanza di destini assoluta, anche nelle condizioni materiali,
spesso persino nel reddito. Per questo la crescita del pil può andare di pari
passo con il miglioramento dei diritti delle persone e della loro condizione.
Nelle liste del Pd ci sono i Calearo, i Colaninno e molti sindacalisti. Culture
diverse e interessi che dovrebbero essere contrapposti. In caso di conflitto nel
mondo del lavoro con chi si schiera il Pd? Ma questi conflitti di punti di
vista ci sono in tutti i grandi partiti riformisti occidentali, perché tra
Jesse Jackson e Hillary Clinton c'è la stessa posizione? No. Ed è così anche
nella sinistra italiana: forse che tra Pecoraro Scanio e Cesare Salvi - per
fare due nomi a caso - c'è identità totale? E allora perché quella parte di
sinistra non sta dentro il Pd, a fare la sua ala sinistra? Forse perché la
cultura del Pd non è di sinistra, non è alternativa al liberismo? C'è una
ragione istituzionale, perché non essendo il nostro un sistema bipartitico non
c'è una simile costrizione. Ma a monte c'è una scelta ideologica, di cui
l'episodio più grave è stata la posizione presa sul pacchetto-welfare, del
tutto astratta, del tutto interna a una concezione minoritaria, che ha creato
un'imbarazzante perdita di contatto con la grande parte della società,
soprattutto di quella parte dinamica di giovani che vuole il cambiamento, non
la conservazione dell'esistente. E' chiaro che non potevate più stare assieme,
c'è stata separazione consensuale. Ma è ipotizzabile una futura alleanza con
questa sinistra nella prossima legislatura. Sia nel caso di vittoria che di
sconfitta: se si crea una situazione di stallo con un "pareggio" al
senato, ti allei con Bertinotti o con Casini? Il pareggio al senato apre una
situazione di ingovernabilità che nessuna alleanza può risolvere. Ma io non mi
pongo il problema, il mio unico obiettivo è vincere e dare al paese un governo
saldo e riformista Nel caso di sconfitta, con la sinistra arcobaleno c'è
possibilità di accordo comune all'opposizione? No, io credo che ognuno deve
fare l'opposizione sulla base del proprio programma e il nostro è diverso dal
loro: dopodiché ci saranno temi sui quali potremo lavorare comunemente. Ma
l'idea che lo stare insieme sia il fine non è più praticabile e lo dico
nell'interesse reciproco, perché la sinistra radicale viveva una sofferenza
indicibile dentro l'ultimo governo. Quando poi sento evocare la "lotta di
classe", mi sento di chiedere: "Scusa tu vuoi far la lotta di classe
ma com'è che avevi Mastella ministro della giustizia? Come facevi la lotta di
classe con Mastella?" E, poi, in una società che è così tanto cambiata,
come si fa a riprodurre quegli schemi?In questo modo anche le proposte di
programma rischiano di essere un po' vaghe e poco credibili.. Magari sarà che
vedete due società diverse... Ma tornando ai rapporti - futuri - con "il
principale esponente dello schieramento avverso", lo stallo al senato è possibile.
Hai più volte parlato di riforme fatte insieme. Fino a che punto arriva questo
insieme? Il mio schema è tipico delle democrazie anglosassoni: chi vince
governa, anche con un seggio in più. Quindi nessun governo di larghe intese.
Per le riforme è diverso.Con qualunque maggioranza si vinca, le riforme si
fanno insieme. E le riforme da fare sono quelle su cui già c'è largo accordo
tra le forze politiche: una sola camera, meno deputati... Ma sulla legge
elettorale insisti sul modello francese? Per me è il migliore: collegio
uninominale con primarie obbligatorie. Torniamo al "rapporto" con la
sinistra radicale. Alle amministrative invece marciate assieme. Bertinotti
spiega che gli enti locali sono più permeabili ai conflitti sociali. E' così
anche per voi o è solo una scelta di opportunità? L'ambito dei problemi di cui
ci si occupa è diverso e un accordo programmatico su scelte amministrative è
più facile di un accordo politico nazionale che tira in ballo, ad esempio, la
politica internazionale. L'abito più ristretto aiuta, è sempre stato così nella
storia italiana, con Psi e Pci al governo insieme in molte città e divisi a
livello nazionale. Almeno su questo siete d'accordo. Sì, dopodiché loro nutrono
un antagonismo a volta esagerato nei nostri confronti. Anche tu non li tratti
benissimo, hai rotto decisamente a sinistra. Non tratto benissimo certi
argomenti che mi sembrano fuori dalla storia, ma questa competizione a sinistra
mi sembra sia stata contenuta e se c'è una possibilità che il Pd vada bene e che
anche la Sinistra abbia un buon risultato, sta proprio nella possibilità di
recupero della reciproca autonomia. Fossimo andati insieme alle elezioni non
avremmo potuto fare la campagna elettorale, nessuno avrebbe potuto dire niente
di preciso. Sarebbe stata solo una scelta "contro" l'avversario, non
"per". Veniamo ad argomenti specifici: In politica estera, è chiaro
che scomettete su Obama per poter rinsaldare quello che nel programma definite
"rapporto di amicizia e alleanza con gli Usa". Ma se vincono i
repubblicani quell'amicizia è ancora possibile con governi che esercitano le
alleanze come egemonia e sostanzialmente trattano l'Italia e l'Europa come
"subalterni"? Per fare solo due esempi estremi, pensa alla vicenda
del Cermis e a quella di Nicola Calipari. Qualunque sia il risultato, le
elezioni Usa segnano una svolta. Anche McCain segna una svolta, i suoi
indirizzi in politica estera sono molto diversi da quelli di Bush.
L'amministrazione Bush ha rappresentato il momento più duro degli ultimi 50 anni
e la recessione in corso testimonia il fallimento della sua politica. Una
recessione molto preoccupante, con cui ci dovremo misurare anche qui. Anche per
questo serve un comune lavoro delle forze più vive del paese. Se poi vincessero
i democratici sarebbe davvero una svolta. Dopodiché, chiunque governi in Usa,
alcune quesioni che riguardano l'identità e la sovranità nazionale, come quelle
cui hai fatto riferimento, devono essere presidiate e salvaguardate. E allora
che ne facciamo del progetto sulla nuova base di Vicenza? Credo che dovremo,
insieme all'amministrazione comunale di quella città, trovare il modo di
limitare al massimo ogni impatto negativo di quella base, anche consultando i
cittadini. Sapendo però che gli impegni presi a livello internazionale da un
governo - di cui faceva parte anche la Sinistra - vanno rispettati. Su alcune
questioni - come l'abrogazione della legge 40 - il Pd non decide e per te va
bene che ci sia il "confronto" tra laici e teodem. Vi proponete o no
di cancellare quelle norme sulla fecondazione che fanno dell'Italia
un'eccezione in Europa? La mia è un'operazione che ha un significato etico. Mi
spaventa l'idea di un partito confessionale o ideologico. La questione si
discute solo in Italia, non c'è nessun paese in Europa in cui si ipotizzi un
partito laico o uno cattolico. E' uno dei segni della nostra arretratezza.
Contro la quale mi batto. Naturalmente in un grande partito possono coesistere
differenze culturali, di valori. E' ovvio. Ma un punto di sintesi lo cercherò,
sia dentro sia fuori il partito. E' un errore da matita blu l'idea che le
questioni etiche si regolino a colpi di maggioranza. Si regolano creando una
consapevolezza nell'opinione pubblica, quella che poi portato alla legge sul
divorzio, a quella sull'aborto. E sulla 194 abbiamo preso una posizione
inequivoca in difesa di una legge positiva. Dopodiché se mi chiedi se le
conquiste della scienza possono essere applicate in toto alla vita pubblica, la
mia risposta è no. Era no per la bomba atomica, che pure veniva da una grande
scoperta, è no per la clonazione della vita umana. La discussione etica deve
misurarsi con le conquiste scientifiche, non annullarsi. Televisione. Al di là
del faccia a faccia elettorale che non ti fanno fare, come pensate di superare
il duopolio che ci affligge? Il fatto che si eviti un faccia a faccia tra i
candidati alla presidenza del consiglio è uno scandalo che non trova riscontro
in nessun altro paese civile. Per il resto credo che dobbiamo molto affidarci
più che alla politica alla tecnologia, credo che il passaggio al digitale sia
una grande leva per moltiplicare l'offerta. E penso che il parlamento debba
affrontare e risolvere al più presto le questioni aperte: dal conflitto di
interessi all'approvazione della riforma Gentiloni. Pensioni. Dove li trovate i
soldi per coprire la proposta di aumento delle minime con una quattordicesima
di 400 euro, che implica un costo di un miliardo e mezzo l'anno? La copertura è
già prevista dal programma: lotta all'evasione e riduzione della spesa pubblica.
Compenso minimo per i precari. Come lo si matura, a chi spetta? A tutte le
persone che fanno un lavoro precario e atipico, ai Co.Co.Pro. Con copertura
previdenziale. E, poi, c'è l'allungamento del periodo di prova e incentivi alle
imprese che stabilizzano l'occupazione. Il partito nuovo. Insisti molto sul
rinnovamento, sul superamento delle logiche di spartizione interna. Ma, per
fare solo un esempio, l'ex ministro Cardinale non si candida più, ma "al
suo posto" c'è la figlia in lista... Non lo nascondo: è una candidatura
che ho trovato alla fine della fase concitata della presentazione delle liste.
Poi mi sono informato, è una ragazza intelligente, brava... L'ho detto che non
era una candidatura che ritenevo in sintonia con l'immagine che vogliamo dare
di noi. Ma non voglio nemmeno buttare la croce su una ragazza che si affaccia
alla politica e che magari farà benissimo. Era solo per dire che la strada del
rinnovamento è lunga e tortuosa... Indubbiamente. Però abbiamo fatto dei passi
da gigante. Pensa alle liste di partito del passato. Potrà piacere o meno
questo o quello, ma il fatto di portare in parlamento Umberto Veronesi, i
prefetti Serra e De Sena, Gian Enrico Carofiglio, operai come Antonio Boccuzzi,
tanti giovani... Ma una volta arrivate lì, non è che queste persone
diventeranno ceto politico, perdipiù senza i legami sociali e gli strumenti che
i partiti bene o male davano? Non vedo alternative, certo la formazione di una
classe politica dirigente è questione complessa. Ma rispetto al passato è cambiato
tutto. Prima ci si formava nei partiti, ora non può essere più così e credo che
un'esperienza parlamentare per persone che nei loro ambiti hanno grandi
competenze e sono mossi da un grande entusiasmo, sia positiva, serva al
rinnovamento del paese portando nelle istituzioni un po' di sapere diffuso.
Abbiamo fatto molto: raddoppiato il numero delle donne, abbassato l'età media
dei candidati, messo dei trentenni a capolista. Gli apparati dei partiti, o
quel che ne resta, come hanno reagito? Bene, tutto sommato. Una delle cose
belle di questo tour elettorale è che nelle 71 piazze viste finora non ho mai
trovato una bandiera dei Ds o della Margherita. E' questa campagna elettorale
che ha fatto il partito democratico, gli ha dato identità e orgoglio. Una cosa
assolutamente inedita. Non ho mai trovato resistenze "di base" a
quest'avventura. C'è un po' nei gruppi dirigenti, ma piano piano si scioglie.
Torno alla centralità del Pil. In uno dei suoi ultimi discorsi, Bob Kennedy,
uno dei tuoi punti di riferimento, ricordava con insistenza che "non tutto
è misurabile in prodotto interno lordo". Sei in contraddizione con il tuo
mito? No, quella frase la cito ovunque: non tutto è pil. Ci sono dei valori,
primo dei quali è la lotta alla povertà. Noi non stiamo costruendo un soggetto
moderato, questa non è la versione edulcorata o moderata della vecchia
sinistra. E' l'idea di un partito molto radicale sulle grandi questioni
sociali, radicale nell'affrontarle. E però anche il partito della crescita,
dell'innovazione, dello sviluppo, della modernità. Punti che non possiamo
accettare siano messi in contrapposizione con la giustizia sociale. Ti faccio
un piccolo esempio sul Pil per capire meglio la contraddizione che implica.
Aeroporto di Ciampino, quantità di voli e passeggeri decuplicati in pochi anni,
massimo beneficio per il Pil di Roma, massimo disagio ambientale e per la
salute dei cittadini che vivono a ridosso dell'aeroporto. Che si fa? Ma io sono
stato quello che ha aperto il tavolo su Ciampino per cercare una soluzione
alternativa ispirata alla salvaguardia della vivibilità di quei cittadini.
Esattamente la traduzione più concreta del kennedismo. Alcuni sondaggi dicono
che poveri e operai votano più a destra... Spesso i sondaggi vengono smentiti.
D'accordo, è quello che cercate di fare proprio in questa campagna elettorale.
Però il problema dello spostamento a destra delle fasce più deboli della
popolazione resta. Paradossalmente a sinistra vota più il ceto medio. O no? Non
lo so. E' certo che la televisione è entrata molto nel formarsi di un sistema
di valori, cambiando molto la mentalità e lo spirito del tempo. Non ha fatto un
buon servizio non tanto a noi, quanto al paese. Se va male che fai? La mia
impressione è che tu stia lavorando molto di più per il futuro che per queste
elezioni, magari anche perdendo, ma con un buon risultato, per poi puntare
tutto sul dopo. Sbaglio? Siamo partiti da meno 22 punti, questa era la
differenza tra noi e la destra. Eravamo a pezzi e abbiamo rimontato, adesso
stiamo discutendo se pareggiamo o vinciamo. So solo questo e vado avanti per
vincere. In conclusione: fine della lotta di classe, archiviato il '900 con i
suoi conflitti e le sue ideologie. Ma se tu diventassi - e non è un augurio -
direttore del manifesto, cosa ci scriveresti al posto di "quotidiano
comunista"? Dipende da cosa vuole essere il manifesto... A me piacerebbe
una definizione più di contenuto che ideologica.... "Quotidiano delle
libertà e della giustizia sociale". E' l'ultima risposta, che arriva ormai
alle porte di Agrigento (72ma tappa) e dopo qualche secondo di esitazione:
oltre che a farsi, la semplicità è cosa difficile a dirsi.
( da "Panorama.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Inocognita Senato, battaglia per i seggi e
guerra di sondaggi Posted By redazione On 27/3/2008 @ 8:38 In Apertura#2,
NotiziaHome | No Comments Sfida sui sondaggi tra Pd e Pdl a soli due giorni
dalla data oltre la quale, per legge, non potranno più essere pubblicate
indagini sulle intenzioni di voto degli italiani il 13 e 14 aprile. Walter Veltroni, che da tempo predica la parabola della "più
grande rimonta della storia", a metà giornata anticipa: "I sondaggi
confermano che il divario tra Pd e Pdl si accorcia". Poco dopo arriva il
supporto tecnico alla sua tesi: [1] una ricerca Ipr per Repubblica.it che
parla, nella migliore delle ipotesi, di un vantaggio di 5 seggi a Palazzo
Madama per la Pdl rispetto a tutta l'opposizione (quindi Pd, Sinistra
Arcobaleno e Udc). "C'è un sondaggio" esulta infatti il leader del Pd
" che dice che se a loro va di lusso avranno una maggioranza di tre o
quattro seggi". E da tutti i democratici, da Dario Franceschini a Nicola
Latorre, arriva il coro del "Si può fare" al Senato. E Berlusconi è costretto a reagire. Veltroni, è la
tesi del Cavaliere, sui sondaggi mente e il testa a testa a Palazzo Madama è
"esattamente il contrario della verità", insomma "come nella
vecchia ricetta stalinista Veltroni dice tre bugie ogni due
righe". E in ogni caso "al Senato siamo avanti di più di
trenta senatori". Anche nel resto del centrodestra non si crede al
pareggio. "Non ci sarà nessun pareggio" assicura il leghista Roberto
Maroni "ma una vittoria netta del Pdl a Camera e Senato". Ma se per
il Carroccio il rischio non c'è, il leader della Dc per le Autonomie,
Gianfranco Rotondi, intravede un "rischio caos" alla Camera Alta.
Intanto, i "piccoli", che potrebbero pesare molto nella partita di
Palazzo Madama se ottenessero un buon risultato ("al Senato saremo
determinanti", avverte Casini) sono alla caccia di voti per abbattere il
'murò dell'8%, soglia regionale per alcuni piuttosto proibitiva. Secondo il
sondaggio Ipr per il Senato, la Sinistra Arcobaleno dovrebbe farcela in una
decina di regioni, eleggendo 18 senatori. La partita dovrebbe essere semplice
almeno nelle regioni rosse, dove il voto alla Sinistra Arcobaleno è in qualche
modo "utile" anche al Pd perchè porta via seggi al Pdl. Di qui i sospetti
da parte di qualcuno nel centrodestra di un accordo "sottobanco" in
questo senso. È l'allarme che lancia, ad esempio, Altero Matteoli, testa di
lista del Pdl a Palazzo Madama in Toscana in base alle dichiarazioni di due
esponenti democratici, Mauro Zani e Gianfranco Pasquino. "Una
combine" attacca il senatore "votando Pd alla Camera e Sinistra
Arcobaleno al Senato nelle regioni rosse è tesa a determinare lo stallo e una
situazione di incertezza che non serve certamente al futuro del Paese. Veltroni smentisca". Ma tant'è, i calcoli si fanno e
l'Udc, ad esempio, sta con il pallottoliere in mano per il Lazio, una regione
dove i centristi potrebbero mancare di un soffio l'8%. "Quella del
Lazio" sprona i suoi elettori Casini "è la madre di tutte le battaglie,
dobbiamo recuperare un solo punto. Per questo vi chiedo uno sforzo
straordinario". Nel caso, però, la soglia non dovesse essere superata, i
voti all'Udc andrebbero dispersi. Per questo dal Pdl si invita ancora una volta
a votare i partiti grandi. Lo fa, ad esempio, l'azzurro Lucio Malan: "Chi
darà retta al sondaggio Ipr rischierà di pentirsene non appena scoprirà di
avere disperso il voto due volte: una perché non avrà contribuito a determinare
il vincitore delle elezioni, un'altra perché non avrà neppure contribuito a
eleggere un senatore". C'è poi chi spera nell'exploit come la Destra di
Daniela Santanchè che, al momento, nei sondaggi, non supera l'8% regionale. Ma
la deputata fa sapere che lei e Storace contano di farcela nel Lazio e, forse,
in altre quattro regioni (Calabria, Campania, Abruzzo e Liguria) portando alla
Camera Alta un drappello di 5-8 eletti. Senatori che poi spiega la deputata
aiuteranno il Pdl. "La fiducia a un governo Berlusconi"
dice la Santanchè "la voterei anche se non ci presentiamo insieme al
voto". Una buona notizia per Berlusconi i cui
sonni, comunque, al momento non sembrerebbero turbati dall'incubo
"pareggio". Il VIDEO servizio:.
( da "Panorama.it" del 27-03-2008)
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dalla data oltre la quale, per legge, non potranno più essere pubblicate
indagini sulle intenzioni di voto degli italiani il 13 e 14 aprile. Walter Veltroni, che da tempo predica la parabola della "più
grande rimonta della storia", a metà giornata anticipa: "I sondaggi
confermano che il divario tra Pd e Pdl si accorcia". Poco dopo arriva il
supporto tecnico alla sua tesi: [1] una ricerca Ipr per Repubblica.it che
parla, nella migliore delle ipotesi, di un vantaggio di 5 seggi a Palazzo
Madama per la Pdl rispetto a tutta l'opposizione (quindi Pd, Sinistra
Arcobaleno e Udc). "C'è un sondaggio" esulta infatti il leader del Pd
" che dice che se a loro va di lusso avranno una maggioranza di tre o
quattro seggi". E da tutti i democratici, da Dario Franceschini a Nicola
Latorre, arriva il coro del "Si può fare" al Senato. E Berlusconi è costretto a reagire. Veltroni, è la
tesi del Cavaliere, sui sondaggi mente e il testa a testa a Palazzo Madama è
"esattamente il contrario della verità", insomma "come nella
vecchia ricetta stalinista Veltroni dice tre bugie ogni due
righe". E in ogni caso "al Senato siamo avanti di più di
trenta senatori". Anche nel resto del centrodestra non si crede al
pareggio. "Non ci sarà nessun pareggio" assicura il leghista Roberto
Maroni "ma una vittoria netta del Pdl a Camera e Senato". Ma se per
il Carroccio il rischio non c'è, il leader della Dc per le Autonomie,
Gianfranco Rotondi, intravede un "rischio caos" alla Camera Alta.
Intanto, i "piccoli", che potrebbero pesare molto nella partita di
Palazzo Madama se ottenessero un buon risultato ("al Senato saremo
determinanti", avverte Casini) sono alla caccia di voti per abbattere il
'murò dell'8%, soglia regionale per alcuni piuttosto proibitiva. Secondo il
sondaggio Ipr per il Senato, la Sinistra Arcobaleno dovrebbe farcela in una
decina di regioni, eleggendo 18 senatori. La partita dovrebbe essere semplice
almeno nelle regioni rosse, dove il voto alla Sinistra Arcobaleno è in qualche
modo "utile" anche al Pd perchè porta via seggi al Pdl. Di qui i sospetti
da parte di qualcuno nel centrodestra di un accordo "sottobanco" in
questo senso. È l'allarme che lancia, ad esempio, Altero Matteoli, testa di
lista del Pdl a Palazzo Madama in Toscana in base alle dichiarazioni di due
esponenti democratici, Mauro Zani e Gianfranco Pasquino. "Una
combine" attacca il senatore "votando Pd alla Camera e Sinistra
Arcobaleno al Senato nelle regioni rosse è tesa a determinare lo stallo e una
situazione di incertezza che non serve certamente al futuro del Paese. Veltroni smentisca". Ma tant'è, i calcoli si fanno e
l'Udc, ad esempio, sta con il pallottoliere in mano per il Lazio, una regione
dove i centristi potrebbero mancare di un soffio l'8%. "Quella del
Lazio" sprona i suoi elettori Casini "è la madre di tutte le battaglie,
dobbiamo recuperare un solo punto. Per questo vi chiedo uno sforzo
straordinario". Nel caso, però, la soglia non dovesse essere superata, i
voti all'Udc andrebbero dispersi. Per questo dal Pdl si invita ancora una volta
a votare i partiti grandi. Lo fa, ad esempio, l'azzurro Lucio Malan: "Chi
darà retta al sondaggio Ipr rischierà di pentirsene non appena scoprirà di
avere disperso il voto due volte: una perché non avrà contribuito a determinare
il vincitore delle elezioni, un'altra perché non avrà neppure contribuito a
eleggere un senatore". C'è poi chi spera nell'exploit come la Destra di
Daniela Santanchè che, al momento, nei sondaggi, non supera l'8% regionale. Ma
la deputata fa sapere che lei e Storace contano di farcela nel Lazio e, forse,
in altre quattro regioni (Calabria, Campania, Abruzzo e Liguria) portando alla
Camera Alta un drappello di 5-8 eletti. Senatori che poi spiega la deputata
aiuteranno il Pdl. "La fiducia a un governo Berlusconi"
dice la Santanchè "la voterei anche se non ci presentiamo insieme al
voto". Una buona notizia per Berlusconi i cui
sonni, comunque, al momento non sembrerebbero turbati dall'incubo
"pareggio". Il VIDEO servizio:.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il New York Times
"Un dramma morale" Impietoso il giudizio del New York Times, con una
serie di articoli e corrispondenze ripresi anche dalla Reuters e
dall'International Herald Tribune. "La faccenda del celebrato formaggio
potrebbe servire da sfondo a un dramma morale sull'Italia di oggi";
"Per anni la classe politica inerte ha fatto ben poco per impedire lo
smaltimento illegale dei rifiuti tossici"; "I cumuli di spazzatura
sono andati, ma la puzza resta e purtroppo sono spariti anche i turisti";
"L'assessore Velardi ha il difficile compito di persuadere gli operatori
stranieri che l'emergenza è finita". Non manca un approfondimento sul
confronto elettorale, tutto giocato sul problema
immondizia: "Il leader del centrodestra Berlusconi fa
della crisi rifiuti un cavallo di battaglia della sua campagna, quello del
centrosinistra Veltroni gli ricorda che in cinque anni di governo non ha fatto nulla per
risolvere il problema". Su tutto l'ombra lunga della camorra, qui definita
mafia nella sua accezione universale.
( da "Panorama.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Le note delle elezioni: destra e sinistra a
caccia di voti a ritmo di rock Posted By redazione On 27/3/2008 @ 14:34 In
Apertura#2, NotiziaHome | No Comments Tu chiamale, se vuoi: elezioni.
Parafrasando la canzone di Lucio Battisti, si può sostenere che da qualche anno
in qua, musica e voto è un binomio più che possibile. Anzi, parecchio
sfruttato. Da destra a sinistra, passando per il centro. E anche questa tornata
elettorale non è immune dalle note. Solo che se si dovesse scegliere una
colonna sonora, oggi sarebbe [1] Ymca dei Village People. Dopo che il Pdl ha
utilizzato il noto brano adottato da tempo dal mondo gay quasi come inno, alla
kermesse elettorale delle scorse settimane, ora sul web impazza la versione dei
democratici. Già, perché un gruppo di giovani milanesi del Partito Democratico
([2] gli 02Pd) hanno infatti reinterpretato uno spot dal titolo "Si può
fare con Walter-I'm Pd" che si trova anche nella prima pagina del [3] sito
ufficiale del Pd. Sulle note dei [4] Village People, una serie di persone,
giovani e anziani, un ragazzo in macchina, un edicolante, una operatrice di
call center, una famiglia, cantano, tra il serio e il faceto I'm Pd , o ancora
"Walter" (al posto di "Young man"). Il video (cliccatissimo
anche su YouTube), è costato 65 euro con un copione scritto, cantato e girato
nelle pause pranzo, di notte e nei week end tra volantinaggi e iniziative
elettorali. Per tre minuti e mezzo vengono inquadrate persone che canticchiano
frasi che richiamano gli slogan dei democratici come "corriamo da
soli" (dove a cantare è, ovviamente, una ragazza che fa jogging) o
"una nuova stagione" (qui il protagonista è un giovane davanti al
computer), compreso un accenno a chi nella scorsa legislatura ha fatto traballare
e cadere il governo Prodi. Tanto per dirne uno, una strofa suona così: "Se
Mastella non c'è/Tanto meglio perché/Noi vogliamo cambiare con teeeee". Ma
andare a caccia di voti sulle ali di una canzone, è insomma da qualche anno un
classico che tutti i partiti inseguono. La [5] Rosa per l'Italia del trio
Baccini-Pezzotta-Tabacci ha tirato in ballo un gigante della musica italiana,
che purtroppo non c'è più: Lucio Battisti con la sua Non sarà un'avventura. Oltre al classico dei Village People, Walter Veltroni ha scelto un successo di Jovanotti, Mi fido di te, per
accompagnare manifestazioni e incontri pubblici. Anche se il vero sottofondo
musicale del tour elettorale dell'ex sindaco di Roma è: "La più bella
canzone che ci sia nel nostro Paese, l'inno nazionale". Silvio Berlusconi può contare su almeno tre brani "fatti in
casa": il tradizionale inno di Forza Italia Azzurra libertà, A Silvio, a
Silvio (anche in versione gospel) e l'ultima creazione in ordine di tempo, [6]
Meno male che Silvio c'è del trentottenne veronese Andrea Vantini,
"ispirato" niente di meno che da Michele Santoro: "Stavo
guardando una puntata del suo programma in cui" racconta Vantini
"come al solito si sparava a zero su Berlusconi e
ho pensato: ma è possibile che tutti se la prendano con lui? E così, d'impulso,
è arrivata l'ispirazione per scrivere il brano". "Tenace", è il
caso di dire, la colonna sonora della campagna elettorale de [7] La Destra di
Francesco Storace e Daniela Santanchè: "Non c'è alcun dubbio" dice
l'ex governatore del Lazio "che la canzone che ci rappresenta di più e che
personalmente mi emoziona è Non mollare mai". No, nessun riferimento [8]
all'inno interista ancora in voga. Il titolo è quello "della canzone di
[9] Gigi D'Alessio". In campagna elettorale è entrato, suo malgrado, anche
Antonello Venditti. Ma ne è subito uscito, con una coda di polemiche. Il
cantautore romano, infatti, ha diffidato il deputato dell'Udc [10] Giuseppe
Carmelo Drago per aver aperto la sua campagna elettorale, il 18 marzo scorso a
Ragusa, con il brano Che fantastica storia è la vita (qui il [11] VIDEO).
"Mi dispiace per Drago e per gli altri, ma bisogna chiedere il permesso
per utilizzare una canzone. Capisco che è bella, ma mi devi chiedere il
permesso, anche perché tu così associ a me un'idea di politica, oppure trai
vantaggio da quello che posso rappresentare io". Altri tempi quando Paolo
Pietrangeli celebrava la falce e il martello nei versi della canzone Contessa.
Il VIDEO di YouTube degli [12] 02Pd:.
( da "Panorama.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Il Cavaliere all'attacco: "La Rai è in
mano alla sinistra" Posted By redazione On 27/3/2008 @ 13:14 In Headlines
| No Comments Silvio Berlusconi vuole mettere un punto
fermo nel giallo sulla cancellazione di Porta a porta. E lo fa con parole dure:
"La par condicio non c'entra niente, è solo un atto violento da parte di Veltroni". Il Cavaliere ha dovuto rinunciare oggi a
partecipare alla trasmissione condotta da Bruno Vespa per la scelta di Walter Veltroni di annullare la sua prossima presenza nel
"salotto" della politica in tv: "È stanco e lo capisco, ma il
fatto che lui non voglia andare non significa che non possa andarci il leader
dell'opposizione. Questa cosa è una violenza inaccettabile. E - aggiunge il
leader del Pdl - gli italiani devono sapere che la Rai è ancora in mano alla
sinistra che la domina come e quando vuole. Ecco perché bisogna andare a votare
per la libertà e per il Popolo delle libertà per riportare l'Italia in Europa e
in occidente e non subire il condizionamento di un partito radicato nella
sinistra estrema". Poi il lader del Pdl allarga il discorso: "Ho
anche tutte le istituzioni contro: il capo dello Stato lo hanno nominato loro,
così come 11 membri della Corte Costituzionale". "Ho visto che è
ripreso l'antiberlusconismo e in un'intervista l'uomo di Veltroni,
Goffedro Bettini, mi paragona a Le Pen. Grazie! Allora mi consente di dire che
il Pd è l'ultima mimetizzazione dei comunisti italiani". Così replica Berlusconi all'uscita del coordinatore del Pd prima di
partecipare ad un incontro a Confartigianato. Il Cavaliere attacca poi il
segretario del Pd usando l'arma dell'ironia: "A furia di andare sul
pullman, con tutti quegli spifferi e quelle correnti d'aria bisogna anche
capirlo, povero ragazzo. Poi è un pensionato e i pensionati devono stare
attenti a quello che fanno. Non gli imprenditori, che hanno una fibra molto più
forte". Il leader del Pdl torna ad attaccare il partito di Antonio Di
Pietro. Nel corso del suo intervento alla Confartigianato sottolinea "la
mostruosità del partito dei valori" facendo con la dita il gesto che
indica il denaro. "Mi fa orrore - ribadisce - chi non ha rispetto per gli
altri e rovina le persone sbattendole in galera quando sono innocenti. Io ho
paura di gente così". E, ricordando che l'Italia Dei Valori è alleata del
Pd, attacca anche il partito di Veltroni:
"Sono giustizialisti dalla testa ai piedi anche loro". Poi Berlusconi accusa Veltroni e Di Pietro di percepire già una pensione e per questo di non
essere in grado di tagliare i costi della politica: "Promettono di
tagliare i costi della politica e poi prendono due pensioni, una da
parlamentare e l'altra da magistrato. E questi dovrebbero tagliare i
costi della politica? Non ho mai visto dei tacchini presentare una mozione per
anticipare il Natale".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Potrebbe lasciare
con quello che Ferrara chiama l'happy end. Ma anche senza alcun happy end,
bensì in un gran casino di parlamento ingovernabile e maggioranza inesistente.
Comunque vada, anche l'esito imbarazzante della sortita su
Alitalia conferma che Silvio Berlusconi è alla fine della sua
parabola come politico. È seduto su una montagna di voti che si è ricostituita
tre anni fa (era allora che andava fatta l'operazione Veltroni, e lui
che allora non se la sentì forse adesso se n'è reso conto) e che il Pd non
riesce a erodere. Ma sono voti rassegnati, di ripiego, negativi, privi
di passione com'è privo di passione e di voglia di governare l'uomo che li
raccoglierà per l'ultima volta: il debole colpo di coda di una vicenda chiusa.
Lo sa l'establishment, che si tiene alla larga da boutade tipo Alitalia, lo
sanno osservatori e investitori stranieri, gli italiani che non lo sanno lo
capiranno comunque presto, dopo il 14 aprile. Il Pd tenterà il colpaccio
subito, per togliere l'happy end a Berlusconi ed
evitare questa umiliazione all'Italia. Se il colpaccio non dovesse riuscire
(sarà comunque di poco), si tratterà di decidere se lasciar sprofondare la
destra nei guai da essa stessa provocati, oppure offrire la mano per rimettere
insieme i cocci di istituzioni impazzite. Dicono dal loft che questo non è tema
di adesso. Che ora bisogna solo battersi per vincere. Hanno ragione, la rimonta
non è impossibile. Poi però sfuggono qua e là (Bettini, Franceschini,
Finocchiaro...) frasi smozzicate sul dopo che lasciano intravedere opinioni
diverse sull'alternativa di cui sopra. Non sarà una scelta facile, se mai si
porrà. Basti dire che uno dei passaparola via email sul famoso tema ieri
ripreso da Europa (aiutare Sa e Udc a fare il quorum al senato nelle regioni
dove questo danneggerebbe Berlusconi?) si intitola:
"Vade retro Satana". Così è fatta la nostra gente.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 27-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Da domani previsioni
secretate per legge. Le ultime danno una spinta a Veltroni Berlusconi ridicolizzato su Alitalia, paura dai sondaggi Muore la cordata
mai nata, un altro bluff scoperto. Ora può solo perdere Il Cavaliere svela il
bluff: non c'è nessuna cordata italiana ma solo "contatti informali con
diversi imprenditori ". E in ogni caso, sostiene il leader del Pdl,
"bisogna aspettare che la trattativa con Air France si esaurisca"
prima di poter considerare un'alternativa. È un Berlusconi
che fa marcia indietro rispetto all'ostentata sicurezza degli ultimi giorni,
quello che ieri si è visto costretto a precisare le indiscrezioni rivelate
dalla Stampa sui possibili partecipanti alla cordata. Pezzi grossi come
Mediobanca, Eni e Benetton, una volta visti tirati in ballo non hanno aspettato
molto prima di smentire ogni interesse per l'affare. Andandosi così ad
aggiungersi al niet di Banca Intesa. Insomma, una bella botta per il Cavaliere
e per il suo partito, che rischia di riverberarsi sul voto del 13 aprile. Gli
ultimi sondaggi disponibili infatti fanno registrare un Partito democratico in
rimonta mentre il Pdl fa segnare una battuta d'arresto se non una lieve
flessione. Per non parlare del caos senato: a palazzo Madama diventa sempre più
probabile uno scenario in cui il centrodestra non riesce a raggiungere la
maggioranza. ALLE PAGINE 2 E 3.