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Siamo
alle eliminatorie del torneo ( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A un certo punto però gli converrà drammatizzare un po, per polarizzare u l t e r i o rmente fra sé e Berlusconi, cioè fra sé e "la destra". Alla sua sinistra, Bertinotti non può che farsi trascinare ? malvolentieri, non è il suo stile né era la sua strategia ? nell'attacco che i rossoverdi sferrano al Pd. Tema: Veltroni e Berlusconi sono uguali;
<Pd
uguale Pdl>. I Nader d'Italia aiutano Berlusconi
( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi Giordano, i Verdi, i socialisti: campagna contro Veltroni. La Cgil è con lui "Siamo la prima forza politica ad illustrare il programma. Lo considero un dovere". Con queste parole, slides alla mano, il leader del Pd Walter Veltroni ha presentato i dieci pilastri e le dodici azioni di governo in cui si articola il programma del Partito democratico che punta soprattutto sui
Un
dubbio attanaglia ora Berlusconi: Mpa sopravvalutato
( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni fa notare il paradosso: "La Lega nord voleva che l'Etna eruttasse, faccio fatica a credere che la Lega sud voglia la stessa cosa". Forse l'abbaglio di Berlusconi sta in quel 9,6 per cento che l'Udc prese al senato; saldato con il Mpa avrebbe fatto sballare i conti del Pdl.
L'Arcobaleno
non si vede ancora ( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mentre Veltroni (e ieri anche Berlusconi) annuncia giorno dopo giorno nomi in grado di attirare l'attenzione degli elettori, la Sinistra incontra difficoltà a mettere uno dietro l'altro candidati che sappiano rappresentare gli equilibri interni e, contemporaneamente, riescano a dare un'immagine di rinnovamento della rappresentanza parlamentare.
LA
NOSTRA STRABICA CAMPAGNA ELETTORALE
( da "Stampa,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nelle file del partito di Veltroni offre agli avversari il terreno più facile per l'attacco propagandistico. Attacco agevolato dalla competizione interna al Pd tra correnti ideologiche e gruppi di potere che favorisce lo sfruttamento negoziale dello scontro cattolici-laici al fine di assicurarsi i migliori posti in lista.
La
seconda serata di Porta a porta Nel suo articolo di ieri Finito il te
( da "Stampa,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: LAURO CRISPINO SEGRETARIO NAZIONALE FEDERAZIONE LAVORATORI PUBBLICI Il colpo di spugna di Veltroni Federico Geremicca nell'editoriale di ieri, "a scelta della chiarezza", riporta la posizione del Pd sulle cosiddette coppie di fatto, ovvero "il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi".
Caso
Radicali, il candidato Pd convince i teodem Laici e cattolici insieme nel
partito . E poi torna su salari e crescita: sono le priorità
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dice Veltroni e sono due facce dello stesso problema: un'Italia inceppata, al rimorchio dell'Europa, attardata a parlare di Berlusconi e comunisti. Il segretario del Pd ha dedicato la giornata alle interviste, ma anche alla grana del momento: l'irritazione dei cattolici, dopo l'ingresso dei radicali nelle liste del partito.
Sinistra
arcobaleno: via da Kabul, tassare le rendite, no nucleare Quasi pronto il
programma per rompere il duopolio Pdl-Pd . Bertinotti lo presenta domenica a
Roma ( da "Unita, L'"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Con Veltroni ci giochiamo la partita", è la sfida lanciata. Che però, per il presidente della Camera, deve rimanere "pulita sul terreno programmatico", nonostante "l'inquinamento" della campagna elettorale dato dal "duopolio ossessivo" delle forze maggiori.
Berlusconi
vi scrive a casa, siete avvertiti Lettera agli italiani, la seconda volta. Il
governo della sinistra ha mandato in rovina il Paese
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Continua lo scontro FI e Udc: Berlusconi dice che "un voto per l'Udc è un voto per il Pd"? Ma "l'inciucio con Veltroni lo sta facendo lui, non io" ribatte Casini a Ballarò. Ancora incerta l'alleanza con la Rosa Bianca: Pier non rinuncia al nome, ma i problemi, anche lì, sono le liste.
Landolfi
dà una mano al capo Pdl No ai faccia a faccia tra candidati
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è che aderisce ai desiderata di Silvio Berlusconi, che già non vuole accettare il confronto con Walter Veltroni, figuriamoci con i "piccoli" candidati. I candidati premier potrebbero essere otto se non nove: Veltroni, Berlusconi, Bertinotti, Casini, Tabacci (a meno che non si uniscano), il socialista Boselli, Daniela Santanché per la Destra,
Tribuna
politica rimpianto in bianco e nero
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Non ha niente a che fare con la calza di nylon davanti alla telecamera per Berlusconi, o con il pullman di Walter Veltroni. Immaginare di tornare indietro, dall'era del faccia a faccia a quello della conferenza stampa è una curiosa eventualità a cui nessuno aveva ancora pensato. Chissà, magari funziona. Roberto Cotroneo.
La
capitale è abituata agli eterni ritorni, Rutelli-Veltroni-Rutelli, ma adesso
quella consuetu ( da "Stampa, La"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ce n'è quanto basta perché nei palazzi della politica fioriscano scenari con "mandanti" politici per l'operazione, da D'Alema a Rutelli, e naturalmente per tenere sotto osservazione Veltroni, oppure viceversa lo stesso Veltroni per propagandare le eventuali future larghe intese con Berlusconi.
"da
fi a veltroni voglio aiutarlo a fare pulizia" - antonello caporale
( da "Repubblica,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Dieci anni dopo quell'esperienza parlamentare, mi giunge la proposta di Veltroni". Non di Berlusconi. "Di Veltroni". Gliel'avesse chiesto Berlusconi? "Avrei ringraziato e rifiutato". La destra romana suggerisce agli elettori che lei e Veltroni... "Sì: che me la facevo con Veltroni. Scambiano la collaborazione con l'intrigo.
"il
pd è ambiguo, il voto utile è per noi" - annalisa cuzzocrea
( da "Repubblica,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma a Walter Veltroni, non risparmia stoccate: "Il Partito democratico è debole perché indefinito. E non può avere la botte piena e la moglie ubriaca: ha deciso di correre da solo, se perde non dicano che è colpa nostra". Presidente Bertinotti, cosa pensa della querelle tra Famiglia Cristiana e Walter Veltroni?
Berlusconi:
scriverò a tutte le famiglie ( da "Repubblica, La"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: impegno del Pdl a favore della famiglia e per denunciare che "il governo della sinistra ha mandato in rovina l'Italia". Tutte iniziative, però, che Massimo D'Alema ha stroncato senza mezzi termini: "Berlusconi è una persona anziana alla ricerca della rivincita. In affanno e fuori dal tempo. Ha dovuto imitare e rincorrere Veltroni". (c.t.).
Quell'inconfessabile
voglia di larga intesa ( da "Manifesto, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Italiani, se non volete votare Veltroni almeno votate per Berlusconi". E più o meno questo, testuale, l'appello lanciato da Anna Finocchiaro sugli schermi di Sky. Un appello al voto "a favore dei grandi partiti per il bene dell'Italia" che fa infuriare, ovviamente, Rifondazione e compagni.
Pd
e Sinistra, programmi opposti ( da "Manifesto, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Su salari, lavoro e precarietà Veltroni e l'Arcobaleno hanno gli stessi titoli ma proposte diverse Pd e Sinistra, programmi opposti Salario sociale, otto ore di lavoro al giorno, tassazione delle rendite a livello europeo e meno Irpef per i redditi bassi. Il "paese normale" di Bertinotti & co.
Achille,
il poliziotto buono ( da "Manifesto, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nella
Capitale i rapporti con l'amministrazione Veltroni hanno avuto alti e bassi. Ma
negli ultimi tempi sono stati molto conflittuali. L'ex sindaco non gli
perdonava di aver parlato di "imprudenza" da parte delle ragazze a
proposito di una serie di stupri che si registrarono lo scorso anno e nel
Conversazione
<c'è chi nel pd combatte i valori in cui crediamo>
( da "Riformista,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: È una ristrutturazione che ha come protagonisti indiscussi Walter Veltroni e Silvio Berlusconi ma nella quale determinante sarà il voto cattolico. Già, perché anche quarantamila voti in più basteranno per far vincere le elezioni alla destra o alla sinistra. Veltroni e Berlusconi l'hanno capito bene, tanto che si sono dati da fare per riaffermare che "i cattolici stanno con noi".
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La
Nota di Mas... ( da "Corriere della Sera"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il soccorso che arriva a Veltroni dagli ex popolari, per quanto scontato, rafforza la sua impostazione. D'altronde, l'attacco dell'episcopato all'avversario-principe di Silvio Berlusconi implica quello ai dirigenti della ex Margherita, che non hanno saputo o voluto fermare l'intesa con la pattuglia pannelliana.
ROMA
- Gianni Petrucci guarda avanti e chiama il governo che verrà. Le
preoccupazioni del Coni ( da "Messaggero, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sport italiano ha scritto una lettera a Berlusconi e Veltroni, i due candidati premier alle prossime elezioni politiche, perché il prossimo governo esamini la situazone dello sport italiano. Non sono mancate le polemiche, ieri, con la ministro Giovanna Melandri. Le Federazioni rivendicano anche il ruolo sociale, e per questo c'è stato uno scontro con gli Enti di promozione sportiva.
Pdl,
tandem Berlusconi-Fini in tutte le circoscrizioni
( da "Corriere
della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mi viene da sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è un voto dato a Veltroni: l'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, non io. Mi sembra che confonda i suoi desideri con una realtà che riguarda altri. Per me Berlusconi è un interlocutore importante con cui polemizzare se c'è un motivo ma non con questa ossessività ".
ROMA
Si annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni dovrà dar fondo a
t ( da "Messaggero, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma quando sette anni fa Berlusconi si accordò con Pannella, mica con la Bonino, non successe tutto questo", ha fatto notare Veltroni. Al che Carra ha spiegato che nel frattempo "il Pontifice è cambiato e alcuni temi cosiddetti sensibili sono venuti in primo piano mentre prima non lo erano, non si parlava ancora di Pacs e simili".
ROMA
- E' ossessivo nei miei confronti Silvio Berlusconi, accusa Pier Ferdinando Ca
( da "Messaggero,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mi viene da sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è un voto dato a Veltroni: l'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, non io. L'idea della grande coalizione l'ha avuta lui. Mi sembra che confonda i suoi desideri con una realtà che riguarda altri". Quindi chiarisce: "per me Berlusconi è un interlocutore importante con cui polemizzare se c'
ROMA
- La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove Berlusc
( da "Messaggero,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A togliere i credenti del Pd dal banco degli imputati per l'accordo Veltroni-radicali. E a girare i riflettori sulla rottura tra il Cavaliere e l'Udc di Casini. Eppure l'attacco di Famiglia cristiana è arrivato dopo quello di Avvenire. E non è certo la prima volta che dalla Chiesa piovono critiche al Pd e alla sua idea di "contaminazione" culturale.
Dopo
il voto: niente larghe intese ma un accordo per salvare il bipolarismo
( da "Panorama.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Agli effetti benefici della scelta di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni di tenere fuori dalle rispettive coalizioni gli arroganti micropartiti si aggiungono altre due novità. La prima è la crescente consapevolezza da parte degli elettori della differenza tra voto utile e voto inutile (dato cioè a partiti quasi certamente destinati a non superare il quorum).
Berlusconi:
Non succederà, ma se vince Veltroni gli italiani se la cercano
( da "Panorama.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: invito di Berlusconi a seguirlo in una nuova "grande avventura rivoluzionaria". E per non farsi superare dal bus veltroniano, ecco i 200 camper per la campagna elettorale. Tra le poche certezze, sul tavolo delle liste, [6] c'è soltanto che Silvio Berlusconi sarà capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni e Gianfranco Fini numero due.
BERLUSCONI-FINI,
PRIMO INCIAMPO SULLE LISTE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è uno voto dato a Veltroni - sentenzia il leader centrista - L'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, è sua l'idea della grande coalizione". Quanto allo scontro fra ex alleati, Casini è categorico: "Non c'è una polemica tra me e Berlusconi, ma c'è una polemica ossessiva di Berlusconi nei miei confronti che tradisce nervosismo"
CON
IL PD NIENTE INCIUCI , L'ALTOLà DI CASINI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: un accordo tra Berlusconi e Veltroni - È per questo che Silvio dice che un voto per l'Udc è un voto per il Pd, perché, d'intesa con Walter, vuole farci fuori. Ma noi vigileremo". A poche ore dall'incontro decisivo con la Rosa bianca, Casini ribadisce che dopo il voto non ci sarà alcun accordo con Veltroni e attacca in modo simmetrico sia il leader dei democratici che il Cavaliere:
Proprio
così, senato verso il pareggio ( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dove la coalizione capitanata da Veltroni appare in leggero vantaggio. Ora, con una situazione simile, il numero dei seggi senatoriali conquistabili da Berlusconi è di circa 151, contro i 149 delle liste di opposizione (Vel troni+Bertinotti+Casini ). Ipotizzando la vittoria del Pd-Di Pietro in Liguria, si arriverebbe ad un sostanziale pareggio.
( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Gli schemi sono ormai chiari,
abbiamo capito come verrà giocata la campagna elettorale. Veltroni
a fare la lepre, nonostante che debba tecnicamente rimontare: è lui che
politicamente e tatticamente corre davanti a tutti, anticipando le mosse degli
altri (l'ha fatto sul simbolo, sulle alleanze, sul programma, sui primi
capilista). Non ha mai esplicitato il concetto di voto utile: non ha neanche
bisogno, va da sé. A un certo punto però gli converrà drammatizzare un po', per
polarizzare u l t e r i o rmente fra sé e Berlusconi,
cioè fra sé e "la destra". Alla sua sinistra, Bertinotti non può che
farsi trascinare ? malvolentieri, non è il suo stile né era la sua strategia ?
nell'attacco che i rossoverdi sferrano al Pd. Tema: Veltroni
e Berlusconi sono uguali; dicono e propongono le
stesse cose; domani vogliono governare l'Italia insieme. Boselli usa gli stessi
argomenti, esasperandoli. l'autodifesa di chi si vede già adesso prosciugato
nei sondaggi dalla centralità veltroniana. La vicenda Cgil ne è conferma, drammatica
per la sinistra rimasta fuori dal Pd. Così però Ps e Sinistra arcobaleno si
consegnano al ruolo sgradevole di Nader italiani, quelli che fanno il gioco
della destra. Per ora Berlusconi non fa contro il Pd
che una campagna blanda, limitandosi al tema fiacco dei programmi copiati. Pare
già aver rinunciato a trascinare strumentalmente sul proscenio Prodi: checché
ne dica Fini, gli elettori non voteranno sul governo uscente, ed è già un primo
successo di Veltroni. Pareva impensabile solo trenta
giorni fa. Anche Berlusconi drammatizzerà la campagna
contro il Pd, è ovvio, ma fra un mese. Per ora deve soprattutto far passare
presso il proprio elettorato l'idea che Casini è il cavallo di Troia della
sinistra. Nella fase attuale, questo duello è il più arroventato: centristi che
lottano per lo spazio vitale, il Cavaliere che vuole soffocarli da piccoli. Il
Pd non deve parteggiare fra destra, centro, Ferrara o Storace. Siamo ancora
nella fase iniziale. Sono i gironi eliminatori di un torneo che avrà due soli finalisti.
( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I democratici presentano il
programma per primi. Tutti gli altri devono inseguire "Pd uguale
Pdl". I Nader d'Italia aiutano Berlusconi Giordano, i Verdi, i
socialisti: campagna contro Veltroni. La Cgil è con lui
"Siamo la prima forza politica ad illustrare il programma. Lo considero un
dovere". Con queste parole, slides alla mano, il leader del Pd Walter Veltroni ha presentato i dieci pilastri e le dodici azioni di governo in
cui si articola il programma del Partito democratico che punta soprattutto sui
temi della crescita, del welfare e del lavoro. Un programma che per il verde
Bonelli è "speculare" a quello del Pdl, mentre Giordano chiede a Veltroni più chiarezza sui temi etici e i socialisti
lamentano addirittura la presenza di troppi termini in inglese. La competition
a sinistra è arrivata anche a questo. L'Arcobaleno di Bertinotti, in
particolare, appare in difficoltà: abbandonato dalla Cgil di Epifani, in forte
calo nei sondaggi, escluso dai media ? a loro dire ? dal "duopolio
Pd-Pdl", trova difficoltà anche a compilare le proprie liste, dati i pochi
posti "utili" a disposizione e l'elevato numero dei contendenti. E
mentre la Sinistra imita Ralph Nader, cercando di far passare l'idea che Veltroni è Berlusconi pari sono, il
leader del Pd presenta le proprie ricette contro la precarietà agli operai di
Ascoli Piceno.
( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SICILIA NEL CENTRODESTRA
CRESCE L'INSOFFERENZA PER LA CANDIDATURA A PALAZZO DEI NORMANNI IN CONTINUITÀ
CON CUFFARO Un dubbio attanaglia ora Berlusconi: Mpa
sopravvalutato MASSIMO CICCARELLO Palermo Berlusconi
riesce a trovare un accordo di facciata sulla Sicilia, pensando di salvare il
premio di maggioranza al senato, ma si trova a fare i conti col partito in
frantumi. E a convivere con la fastidiosa sensazione di aver preso una
fregatura appoggiando Raffaele Lombardo per la presidenza della regione. Perchè
il leader del Mpa, alla fine, tutto questo seguito nell'isola non ce l'ha. Alle
politiche 2006 arrivò poco sopra il 4 per cento, conquistando un seggio. Ma
negli ultimi due anni ha perso per strada pezzi importanti, l'ultimo dei quali
è stato il segretario di Palermo passato con An. Inoltre la quindicina di
parlamentari "garantiti" che l'autonomista vuole portare a Roma
potrebbe essere una pericolosa variabile indipendente. Adesso a palazzo
Grazioli cominciano a sentire puzza di bruciato pure sulla sponsorizzazione di
Calderoli, trionfante perchè "è la prima volta che nord e sud si alleano
per risolvere reciprocamente i problemi". Veltroni fa notare
il paradosso: "La Lega nord voleva che l'Etna eruttasse, faccio fatica a
credere che la Lega sud voglia la stessa cosa". Forse l'abbaglio di Berlusconi sta in quel 9,6 per cento che l'Udc prese al senato; saldato con
il Mpa avrebbe fatto sballare i conti del Pdl. Però a tirare la lista
c'era Totò Cuffaro, ancora incensurato e ben in sella alla regione. Ora a
Catania, a Enna, a Trapani, a Palermo, molti suoi elementi di peso sono passati
con Miccichè. Persino Lombardo riconosce che "oggi Cuffaro è rinnegato da
tanta gente che da lui ha ottenuto prebende". L'ex governatore non c'era
alla presentazione della candidatura, né ha spiegato l'assenza. Quanto è
bastato per far sospettare che sull'altare dell'accordo romano fosse stata
sacrificata l'intesa con i siciliani di Casini. Impressione rafforzata dalla
necessità di quest'ultimo di ribadire che "le cose sono andate come l'Udc
dell'isola chiedeva". Subito ridimensionato da Fini: "È coerente con
quello che hanno fatto negli scorsi anni". In realtà An è in fortissimo
imbarazzo. Perchè, come rileva il democratico Antonello Cracolici, "anche fra
gli elettori del centrodestra cresce l'insofferenza verso la candidatura di
Lombardo, che si pone in assoluta continuità con il modello creato da
Cuffaro". A tacitare le coscienze in via della Scrofa ci pensa un
sondaggio di Manneihmer, secondo il quale l'intesa fra Pdl e Lega sud "può
fare la differenza". Però non ha fatto i conti con la candidatura a
governatore di Anna Finocchiaro, in tandem con Rita Borsellino. Politiche e
regionali si intrecciano e al centrodestra resterà attaccata l'immagine, per
dirla con la senatrice, "della perpetuazione di un sistema contro il
cambiamento". Inoltre le rilevazioni non valutano quanto costerà la guerra
dentro Fi. Il fuoco amico contro Stefania Prestigiacomo è stata come la rottura
di un'argine. Tanto che la "ribellione" di Miccichè si è riaccesa,
nonostante la promessa di una poltrona ministeriale: "Posso essermi
sbagliato, sto pensando che una soluzione potrebbe essere quella di restare
qui". Lo scontro con Angelino Alfano è frontale: "Negli ultimi due
mesi è riuscito a litigare con tutti". Questi "tutti" sono
Musotto, Castiglione e Schifani. Pezzi importanti, sui quali incombe la
"minaccia" di una lista di disturbo sponsorizzata da Dell'Utri e
Prestigiacomo. Per il Pd è l'occasione di sfondare nell'elettorato moderato.
Però, rileva Giovanni Barbagallo, "rischia di non funzionare l'idea di
guardare prevalentemente a soggetti con storie di sinistra; nel rapporto con
gli elettori di centro, tradizionalmente maggioranza, sono i cattolici
democratici ad avere le maggiori possibilità di dialogo".
( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VERSO IL VOTO La competition con il
Pd mette in dif coltà la Sinistra L'Arcobaleno non si vede ancora RUDY
FRANCESCO CALVO Quel 5,8 per cento che il sondaggio Eurisko pubblicato ieri su
Repubblica attribuisce alla Sinistra arcobaleno è il sintomo esplicito del
forte disagio che monta nel nuovo soggetto politico. A fronte di un Pd che
amplia i propri spazi di riferimento sia alla propria sinistra che al centro,
l'Arcobaleno vede assottigliarsi sempre più il proprio elettorato di
riferimento. Il bon ton del leader del Pd, infatti, non gli impedisce di marcare
fortemente le distanze dalla Sinistra, presentando al contempo proposte
programmatiche in grado di far breccia in quegli stessi ambienti. Le prove si
sono avute nello scorso fine settimana, che ha sancito il riavvicinamento tra
il Pd e la Cgil. Il pericolo è chiaro a Fausto Bertinotti: "Quando nasce
il Pd, che ha una vocazione avvolgente, pone al sindacato un problema
consistente: quello di non essere reclutato nelle sue fila". E Franco
Giordano ieri chiedeva esplicitamente a Epifani: "Ma loro fino a ieri non
erano la controparte?". Era la controparte, tanto per fare un esempio,
quel Pietro Ichino che oggi trova posto nelle liste del Pd. Le sue proposte
sono ritenute "una dichiarazione di guerra nei confronti dei
lavoratori" da Pino Sgobio e vengono portate a dimostrazione del fatto che
"il programma del Pd è speculare a quello del Pdl" (Bonelli). Quando
Gennaro Migliore elenca però le priorità programmatiche della Sinistra
("aumento del potere d'acquisto dei salari, lotta al caro prezzi, sconfitta
del precariato"), è facile accorgersi che si tratta dei medesimi impegni
presi da Veltroni. Altro che programma di destra.
"L'intervento sui salari per riprendere la domanda interna è la priorità
assoluta", ha affermato il leader del Pd, che poi nella tappa di ieri del
suo tour è andato a spiegare agli operai della Sgl Carbon, azienda in
dismissione di Ascoli Piceno: "Il tema del lavoro è per noi centrale. Noi
vogliamo essere il partito che aiuta il paese a crescere velocemente, a
liberarlo da impedimenti ma con lo sguardo rivolto a chi ha di meno. La parola
crescita io la sottolineo tre volte perché senza crescita, senza ricchezza non
c'è uguaglianza sociale". Il problema della competition col Pd, insomma,
la Sinistra ce l'ha eccome. Penalizzata per di più dal fatto che Veltroni corre per la guida del governo, mentre Bertinotti
no. La tentazione al "voto utile", definito "un imbroglio"
dal presidente della camera, può incidere nella scelta di molti elettori.
Indirizzati in questa direzione, lamentano a Sinistra, dal "duopolio
Pd-Pdl" che si riflette anche sui media, oscurando le altre forze.
L'immagine che l'Arcobaleno dà di sé, peraltro, non garantisce un grosso
appeal. A partire dal candidato leader, che somma al dato anagrafico anche
l'esplicita dichiarazione di un proprio ultimo sforzo in questa campagna
elettorale, prima di passare il testimone, fino alle liste. Mentre Veltroni (e ieri anche Berlusconi) annuncia giorno dopo
giorno nomi in grado di attirare l'attenzione degli elettori, la Sinistra
incontra difficoltà a mettere uno dietro l'altro candidati che sappiano
rappresentare gli equilibri interni e, contemporaneamente, riescano a dare
un'immagine di rinnovamento della rappresentanza parlamentare. Anche
perché i posti "utili" per essere eletti sono veramente pochi e di
persone disposte a fare un passo indietro da queste parti non se ne vedono.
( da "Stampa,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Luigi La Spina LA NOSTRA STRABICA
CAMPAGNA ELETTORALE Era da quindici anni che i cittadini spagnoli non
assistevano a un duello tv tra i due candidati al governo del paese. Zapatero e
Rajoy si sono scontrati, l'altra sera, su tutti gli argomenti, dall'economia
alle riforme costituzionali, dalla politica sull'immigrazione a quella nei
confronti dell'Eta. L'unico sostanzialmente ignorato è stato proprio quello che
infiamma l'inizio della nostra campagna elettorale: il dibattito sull'aborto e,
in generale, la questione dell'etica pubblica. Eppure, l'interventismo dei
vescovi spagnoli nella competizione politica è stato ben più deciso di quello
che, finora, si è manifestato in Italia da parte della gerarchia ecclesiastica.
È stato capace di mobilitare in piazza, a Madrid, un milione di persone, non ha
avuto remore a fare una scelta di campo precisa, esplicita e durissima contro
Zapatero, non si stanca, attraverso la potente radio della catena Cope, di
martellare l'appello ai cattolici perché impediscano la rielezione del premier.
Il confronto tra i temi e le caratteristiche delle due campagne elettorali in
paesi che, nonostante tutto, alcuni si ostinano a considerare simili,
indubbiamente colpisce. Anche perché in Italia tutti i sondaggi convergono su
una graduatoria di importanza e di motivazioni al voto molto significativa:
l'attenzione degli elettori si concentra, all'85 per cento, solo su tre
argomenti che riguardano il tenore di vita, la sicurezza e il Welfare, cioè la sanità,
l'istruzione, l'assistenza. Tutti gli altri temi, dall'aborto al conflitto
d'interessi, dalle riforme elettorali e costituzionali all'ambientalismo, sono
relegati al 15 per cento delle preoccupazioni nazionali. Non è facile capire
perché, in Italia, ci sia questo curioso strabismo tra gli argomenti d'avvio di
questa campagna elettorale e gli interessi più radicati e complessivi della
nostra società civile, in questo momento. I motivi sono tanti, alcuni persino
ovvi, altri più oscuri. Alcuni attengono alla sfera dei nobili e apprezzabili
turbamenti di coscienza, altri a meno stimabili calcoli di convenienza
partitica o personale. Bisogna riconoscere a Giuliano Ferrara, innanzi tutto,
una straordinaria capacità di imporre al dibattito politico nazionale la sua
personale agenda. Così come alla Chiesa, pur nelle sue varie articolazioni e
nel confronto di strategie diverse, l'efficacia di una presenza pubblica,
magari meno vistosa di quella dimostrata in Spagna, ma più condizionante in
campagna elettorale. I brillanti risultati di queste spinte convergenti, anche
se non prive di contrasti interni, verso una primazia della discussione
pubblica sui temi dell'etica, però, derivano essenzialmente dalle debolezze
reciproche dei due maggiori contendenti, dalle preoccupazioni di partiti e
partitini di centro che rischiano l'estinzione parlamentare, dalla confusione
persistente e tipicamente italiana tra la laicità dello Stato e il laicismo di
Stato. La coesistenza di alcuni cattolici, anche integralisti, e di alcuni
laici, anche loro integralisti, nelle file del partito di Veltroni offre agli avversari il terreno più facile per l'attacco
propagandistico. Attacco agevolato dalla competizione interna al Pd tra
correnti ideologiche e gruppi di potere che favorisce lo sfruttamento negoziale
dello scontro cattolici-laici al fine di assicurarsi i migliori posti in lista.
D'altra parte, le esitazioni e, poi, il rifiuto di Berlusconi
all'apparentamento con la lista di Ferrara, fa capire quanto il leader del Pdl
tema l'effetto di una spaccatura tra laici e cattolici nella sua formazione.
Per evitare di consegnare a Casini un vantaggio identitario, nella guida di un
partito totus cattolico, del tutto sproporzionato rispetto al consenso
elettorale. La convenienza dell'arcipelago di centro nello spingere la
discussione elettorale sui temi "dei valori non negoziabili", come li
definisce la gerarchia ecclesiastica, è talmente evidente da non rendere
necessarie troppe spiegazioni. Su questo argomento è più interessante il
confronto tra chi ancora non si rassegna all'idea di una dispersione dei
"voti del cielo", come li ha chiamati Massimo Franco in un suo bel
libro, e chi, invece, punta esclusivamente al rafforzamento della lobby
cattolica attraverso tutto l'arco delle forze politiche. Questione solo
apparentemente risolta con la vittoria di quest'ultimi. Al di là del vario peso
di queste ed altre possibili motivazioni del curioso "effetto etico"
sui temi della campagna elettorale, resta l'impressione di un generale arretramento
del dibattito politico su questi temi. Da una parte, non si capisce come la
riflessione sulla morale pubblica a proposito delle fondamentali questioni
della bioetica, dell'identità civile di una nazione nel riconoscimento di
alcuni valori non possa più fermarsi alla vecchia formula cavouriana della
"Libera Chiesa in libero Stato". Dall'altra, sfugge il pericolo che
lo sfruttamento di alcune apparenti convenienze elettorali rischi di produrre
non una riconquista cattolica, ma una sconfitta clamorosa e dalle conseguenza
imprevedibili. Tutto, comunque, nella sostanziale e profonda indifferenza della
società italiana. Perché è più facile schierarsi sull'aborto, che indicare, in
modo credibile, come far ripartire la nostra economia.
( da "Stampa,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La seconda serata di "Porta a
porta" Nel suo articolo di ieri "Finito il tempo della liturgia
televisiva" Giancarlo Dotto scrive: "Barricata nei bunker dei suoi
Baudo e dei suoi Vespa, la Rai perde i pezzi, vaso di coccio nella guerra senza
esclusione di colpi che si è scatenata tra le televisioni pagamento". Il
riferimento a Porta a porta è del tutto arbitrario. La nostra trasmissione si
conferma infatti anche quest'anno leader assoluta della seconda serata, con una
media del 20.60%, quasi un punto in più dell'anno scorso. Il confronto con
Matrix è nella sovrapposizione di 34 puntate contro 8 e un vantaggio di 4 punti
e mezzo di share in nostro favore. Il confronto con il Maurizio Costanzo Show è
di 25 puntate contro 3 con un vantaggio di 5 punti e mezzo di share. Il
confronto con le televisioni a pagamento di fatto non esiste. Naturalmente
anche noi proveremo a rinnovarci, ma auguro a tutti di perdere pezzi come Porta
a porta. BRUNO VESPA Nell'articolo in questione Porta a porta è dal
sottoscritto definito "uno degli ultimi gioielli della casa". Per una
volta tanto Bruno Vespa, la pistola più veloce del West (nel senso della
fulmineità con cui replica al giornalista cattivo di turno), spara al bersaglio
sbagliato. Eccesso di reazione o difetto di attenzione? Trattavasi e trattasi,
se l'italiano ha ancora un senso, di un solare apprezzamento. GIANCARLO DOTTO
Così la messa si impoverisce Leggo sulla Stampa che presto ci sarà un giro di
vite a proposito di messe e comunioni eucaristiche date sulla mano. La
restrizione, dice l'articolista, è dettata dal fatto che in tanti casi la messa
è diventata uno spettacolo folcloristico e la comunione un gesto che non
rispetta la sacralità del significato. Ed è vero. La messa celebrata, in
latino, dal prete rivolto verso l'altare, anziché verso il popolo, la comunione
data sulla lingua e non in piedi ma in ginocchio con relativo digiuno dalla
mezzanotte hanno un significato certamente più sacrale (e quindi misterico), ma
allontanano anche sempre più la comunità da una partecipazione diretta
all'invito di Gesù: "Fate questo in memoria di me". La messa diventa
più "ascoltata" che "partecipata" e il suo aspetto
eucaristico di convivio fraterno si raffredda certamente a vantaggio della
crescente gestualità sacrale che raggiunge il massimo nei pontificali grandiosi
densi di ritualità e di ufficialità, ma poveri di contenuto evangelico.
GIUSEPPE CAPPA, NOVARA In difesa della "nebbia killer" Mi domando
quale nobile scopo sociale si prefiggano certi giornalisti quando titolano
"Nebbia killer". La colpa degli incidenti in condizioni di scarsa
visibilità è da attribuirsi solo ed esclusivamente a conducenti non in grado di
valutare con il necessario giudizio la velocità da tenere. Notizie comunicate
in quel modo non possono che contribuire a rimuovere il senso di responsabilità
dalla coscienza dei guidatori incapaci. Disse Beppe Grillo a proposito delle
valanghe: "Montagna assassina? No: alpinista pirla!". ING. BRUNO DE
GIUSTI ALBISSOLA MARINA (SV) Berlusconi e le liste
pulite Seguendo la scia tracciata da Di Pietro e dal Partito democratico in
tema di "liste pulite", Berlusconi ha
dichiarato che "chi è supposto autore di reati non va candidato",
implicitamente sostenendo, quindi, che nei processi a suo carico conclusisi con
la prescrizione lui era innocente. Sussistendo invece la possibilità che quei
reati siano stati commessi, è evidente che - nel dubbio derivante dalla
prescrizione - sarebbe preferibile essere governati da chi non fosse gravato
anche dal solo sospetto di colpevolezza. GIULIO CASTAGNOLI, BERGAMO Le
esercitazioni della Protezione civile Desidero chiarire la posizione della Flp
sulla vicenda "esercitazioni" della Protezione civile, in risposta
all'articolo pubblicato sulla Stampa il 20 febbraio. Senza voler fare lezione
di diritto a nessuno, vogliamo rammentare che nelle democrazie le norme
giuridiche regolano le attività umane, ivi incluse quelle lavorative; potranno
sembrare di impaccio, o prestarsi al dileggio di qualcuno, ma sono state varate
anche a loro garanzia, dal momento che ogni lavoratore, ivi incluso il giornalista,
ne beneficia. Non si tratta evidentemente di un'enfasi burocratese, ma di
tutela dei lavoratori; l'esercitazione notturna deve essere regolamentata per
garantire sia il dipendente sia l'Amministrazione; infatti qualora un
dipendente fosse coinvolto in un'esercitazione notturna al di fuori dei turni
di reperibilità, nel caso di un incidente durante il tragitto casa-lavoro o
lavoro-casa (c .d. infortunio in itinere) non avrebbe copertura assicurativa.
Per questo chiediamo di regolamentare tale attività, non certamente
l'abrogazione. Tale punto di vista è talmente condivisibile che l'esercitazione
del 15 febbraio si è tenuta per volere, unilaterale, dell'Amministrazione dalle
ore 16 alle ore 20,10, e non di notte, e ha riguardato una componente e non la
totalità del personale in servizio al Dipartimento. LAURO
CRISPINO SEGRETARIO NAZIONALE FEDERAZIONE LAVORATORI PUBBLICI Il colpo di
spugna di Veltroni Federico Geremicca nell'editoriale di ieri, "a scelta della
chiarezza", riporta la posizione del Pd sulle cosiddette coppie di fatto,
ovvero "il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà
delle persone stabilmente conviventi". Giustamente l'on. Enzo
Carra, nell'intervista che avete pubblicato poche pagine dopo, sottolinea come,
dunque, "nel programma del Pd non ci siano i Dico, ma solo i diritti delle
persone conviventi". Ovvero diritti individuali, come è ben noto, che sono
già normati dalla legge e dalla giurisprudenza! Con un colpo di spugna Veltroni ha cancellato dal suo programma il laborioso lavoro
parlamentare fin qui compiuto che, partito dalla proposta governativa dei Dico,
aveva portato - in modo trasversale o "bipartisan" che dir si voglia
- ai "Contratti di unione solidale" (i Cus), per dare una risposta
alle attese di tante coppie, eterosessuali e omosessuali, che non chiedono
altro che condividere con i maggiori Paesi europei una legislazione più
avanzata in materia, per risolvere finalmente anche i problemi in materie
delicate come previdenza, salute, eredità. SEN. CESARE SALVI SINISTRA
DEMOCRATICA.
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Caso Radicali, il candidato Pd convince i teodem "Laici e cattolici
insieme nel partito". E poi torna su salari e crescita: sono le priorità
di Bruno Miserendino/ Roma Lo dice di prima mattina ai microfoni di Radio
Anch'io, lo ripete la sera, ospite di Emilio Fede: "Salari e crescita sono
le priorità". Sono fermi entrambi, da troppi anni, dice
Veltroni e sono due facce dello stesso problema: un'Italia inceppata, al
rimorchio dell'Europa, attardata a parlare di Berlusconi e
comunisti. Il segretario del Pd ha dedicato la giornata alle interviste, ma
anche alla grana del momento: l'irritazione dei cattolici, dopo l'ingresso dei
radicali nelle liste del partito. Sul tema, dopo gli attacchi di
Famiglia Cristiana e dell'Avvenire, sembra che le acque si stiano calmando.
Franceschini, Marini, Fioroni, Castagnetti e tanti altri si sono dati da fare
per dare una mano a Veltroni. Il segretario ieri
mattina ha incontrato i teodem, Binetti in testa, che sono usciti rassicurati.
In realtà le preoccupazioni restano: "Anche noi abbiamo sottovalutato
l'impatto dell'ingresso in lista dei radicali", hanno spiegato.
"Nelle assemblee registriamo sconcerto di tanti simpatizzanti, ma il
garante sei tu", hanno detto a Veltroni,
"sei tu che devi assicurare che i radicali rispettino programma e valori
del partito". Oggi le varie anime cattoliche del Pd si vedranno in un
convegno in cui interverranno proprio Veltroni e
Franceschini. La linea però il segretario l'ha già data: "Laici e
cattolici devono convivere all'interno dello stesso partito". Nel
programma, ripete il segretario, sono affrontati temi cari al mondo cattolico,
come la famiglia, la solidarietà, la povertà. Quanto ai Radicali,
"sottoscriveranno il programma". E poi, perchè Famiglia Cristiana
critica oggi quello che non criticò nel 2001, quando Pannella trattò per
entrare nelle liste di Forza Italia? Da Emilio Fede che lo stuzzica sulla
compagnia di Di Pietro e Bonino Veltroni ripete:
"Saremo l'unica forza che avrà un solo gruppo parlamentare, un solo
programma e un solo leader". Come dire, non c'è spazio per snaturamenti.
Secondo Veltroni va scongiurato un pericolo: che
"laici e cattolici non possano convivere, che coloro che hanno opinioni
diverse su temi delicati come quelli che riguardano l'etica, la vita, la morte,
la riproduzione debbano ognuno farsi il suo partito. Sarebbe l'unico paese e
questo dobbiamo evitarlo". Tra l'altro Veltroni
registra che un sondaggio ha individuato in lui il leader più votato dagli
elettori cattolici. E infatti, dalle parti del loft, il ritornello è sempre lo
stesso: le famiglie, laiche e cattoliche, hanno gli stessi problemi, salari,
precarietà dei figli, sicurezza e si interessano di quelli, non se in lista c'è
la Bonino. Saranno tantissimi i cattolici di prestigio nelle liste, perchè
enfatizzare il caso? Anche la Bonino dà una mano a spegnere l'incendio:
"Nessuna polemica coi teodem", dice. Nonostante i tanti pompieri
all'opera Famiglia Cristiana insiste: "Radicali con la Cdl nel 2001?
Allora tutti si aggregavano e nessuno aveva fatto la scelta di correre da
solo". Aggiunta polemica: "Il problema non è il rapporto tra laici e
cattolici, il problema riguarda l'arrivo dei radicali, con i quali il terreno
comune si riduce quasi ad azzerarsi". Sul tema, a conferma dell'assunto,
ha parlato ieri anche il presidente del Senato. Marini difende l'impegno dei
cattolici nel Partito democratico, dà il disco verde all'accordo con i Radicali
e parla della necessità di fare le riforme istituzionali e la legge elettorale
dopo le elezioni scrivendo le regole a quattro mani insieme al centrodestra. E
a proposito di scenari cambiati ieri Veltroni ha
parlato di Prodi e di alleanze. Ha elogiato il premier per aver deciso di non
ricandidarsi, e l'ha difeso: ha fatto "cose importanti", dopo aver
ereditato un disastro. È la coalizione che non ha funzionato.
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Sinistra arcobaleno: via da Kabul, tassare le rendite, no nucleare Quasi pronto
il programma per "rompere il duopolio Pdl-Pd". Bertinotti lo presenta
domenica a Roma di Simone Collini / Roma "PUNTANO ad annientarci, non è
più il tempo dei toni istituzionali". I vertici di Rifondazione comunista,
Pdci, Verdi e Sinistra democratica lo hanno detto a Fausto Bertinotti, nel
corso dell'incontro svolto nello studio del presidente della Camera. Al
candidato premier della Sinistra arcobaleno gli esponenti dei quattro partiti
hanno chiesto maggiore incisività e determinazione per rompere il duopolio
Pd-Pdl e portare alla luce le falle della strategia veltroniana. Bertinotti ha
chiarito che non è intenzionato ad allontanarsi più di tanto dai "toni
composti" utilizzati finora, ma anche che la battaglia sarà d'ora in poi
tutta all'attacco. "Con Veltroni ci
giochiamo la partita", è la sfida lanciata. Che però, per il presidente
della Camera, deve rimanere "pulita sul terreno programmatico",
nonostante "l'inquinamento" della campagna elettorale dato dal
"duopolio ossessivo" delle forze maggiori. Un inquinamento che
per Bertinotti ha raggiunto l'apice quando Anna Finocchiaro ha invitato a
votare per uno dei partiti maggiori: "Deve essere molto disorientata se
invita a votare anche Berlusconi", sostiene il
candidato premier della Sinistra. Ma è soprattutto passando per il confronto
tra i programmi che Bertinotti vuole colpire il "punto debole del
Pd", e cioè "l'indeterminatezza dei contenuti". Ma prima di
tutto deve esserci, appunto, il programma. Per questo era stato convocato
l'incontro a Montecitorio tra il candidato premier e gli esponenti dei quattro
partiti fondatori della Sinistra arcobaleno. Le ultime limature dovranno essere
apportate oggi, quando si riuniranno di nuovo Bertinotti e le segreterie di
Prc, Pdci, Verdi e Sd. Ma in sostanza il programma, che il presidente della
Camera definisce orgogliosamente "di parte e senza nessuna propensione
ecumenica", è quello uscito dal vertice di ieri. Una trentina di pagine in
cui si propone la riduzione del prelievo fiscale ai lavoratori dipendenti, il
superamento della legge
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi vi scrive a casa, siete avvertiti Lettera agli
italiani, la seconda volta. "Il governo della sinistra ha mandato in
rovina il Paese" di Natalia Lombardo/ Roma OCCHIO ALLA POSTA È in arrivo
da Arcore un'altra missiva per le famiglie italiane (no perditempo, no gay o
single). Nel 2001 Berlusconi spedì a tutti il costoso
volume "Una storia italiana" (la sua) con le tappe vincenti di Silvio
dalla culla alla politica. Allora un movimento popolare si attivò per rimandare
al mittente il pacco senza aprirlo. Forte degli sconti postali da editore, Berlusconi ci aveva già provato nel 2000 con una lettera per
le amministrative, un'altra nel 2003 per far digerire agli italiani lo
"scalone" Maroni e la riforma delle pensioni. E per il cambio della
moneta nel gennaio 2002, invece di frenare i prezzi, l'allora premier inviò a
"16 milioni di famiglie" un euroconvertitore che neppure arrivò a
tutti. Adesso ci piomberà nelle cassette postali la lettera dal messaggio
elementare di quelli che pensa Tremonti e scrive Silvio: "Il governo della
sinistra ha mandato in rovina l'Italia" e ha reso "le famiglie più
povere". Con il "pepe" del riferimento alla contestazione
avanzata da Famiglia Cristiana al programma del Pd. Per gli iscritti di FI il
raddoppio: due lettere. Un opuscolo con Silvio dal pugno chiuso e sorriso
smagliante pronto per "l'avventura rivoluzionaria" (come Fidel o
Miccichè?) sarà distribuito negli ottomila gazebo del Pdl in giro nel prossimo
week end. Berlusconi, che stamattina parla a
RadioAnch'io, sta facendo partire la macchina elettorale. E ieri a Palazzo
Grazioli per tutto il pomeriggio si è combattuta la battaglia delle quote per
le candidature: la coperta come la tiri è stretta per farci entrare tutti.
Unica scelta certa, proposta da An: Berlusconi sarà
capolista e Fini secondo, in tutte le circoscrizioni per la Camera. Uguale lo
Statuto Pdl. Gianfranco Fini era assente, in polemica con il metro dei sondaggi
scelto dal cavaliere: rapporto tre a uno, ovvero il 70% delle candidature per
Forza Italia e il 30 per An. In sovrappiù sono i posti da assegnare ai
"cespugli" che Berlusconi ha mietuto per
aumentare voti. Fini non vuole accollarsi le candidature dei vari Fatuzzo,
Dini, Giovanardi o il repubblicano Nucara, e vuole lasciarli in quota Silvio.
Al Pri e a Dini verrebbero garantiti un deputato e un senatore, al Nuovo Psi
1-2 eletti, un seggio per Alessandra Mussolini. Alla riunione fiume hanno
partecipato gli "sherpa": Matteoli e La Russa per An, Schifani, Vito
e Cicchitto per Fi. Il leader di An vorrebbe seguire il criterio degli ultimi
risultati elettorali, ma Fi sottrae i voti che La Destra di Storace toglierà ad
An. Oggi a Montecitorio Berlusconie Fini vedranno i
"piccoli" del Pdl, per dividere la torta. Pezzo forte per Fi al
Senato è Sandro Bondi (con Isabella Gardini e Fiorella Ceccacci), mentre An
punta su Gasparri. Candiati alla Camera i forzisti in pista per il governo
(quindi senza dover restare inchiodati a Palazzo Madama, il che fa capire che
si prevede un semi-pareggio): Pisanu, Stanca, Lunardi, e l'avvocato Ghedini.
L'eventuale Berlusconi Ter sarà quindi un replay. Il programma
abbozzato da "Officina" dovrebbe essere siglato venerdì ad Arcore da
tutti i leader, compresi Bossi e Lombardo, in pieno feeling leghista. 30 pagine
per 10 punti (due in meno del Pd): famiglie, sicurezza e economia. E il legame
col Ppe che per Storace è come l'aglio per i vampiri. Continua
lo scontro FI e Udc: Berlusconi dice che "un voto per l'Udc è un voto per il Pd"? Ma
"l'inciucio con Veltroni lo sta facendo lui, non io" ribatte Casini a Ballarò.
Ancora incerta l'alleanza con la Rosa Bianca: Pier non rinuncia al nome, ma i
problemi, anche lì, sono le liste.
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del PAR
CONDICIOLa proposta nella bozza di regolamento. Sinistra insorge Landolfi dà
una mano al capo Pdl "No ai faccia a faccia tra candidati" / Roma Per
sovrannumero di candidati facciamo sparire i "faccia a faccia" in tv
da questa tornata elettorale: sostituiti da conferenze stampa, interviste, e
dalle vecchie tribune politiche. È la proposta contenuta nella bozza di
regolamento sulla par condicio che ha scritto il presidente della Commissione
di Vigilanza, Mario Landolfi, come relatore. A Palazzo San Macuto inizierà alle
18 oggi la discussione per decidere le norme che riguardano i Tg, i Gr e le
trasmissioni di approfondimento sulla Rai, dal 10 marzo (quando saranno
presentate le liste) fino al voto del 13 aprile. La scelta di evitare i
"faccia a faccia" è stata proposta da Landolfi, uomo di An, tant'è che aderisce ai desiderata di Silvio Berlusconi, che
già non vuole accettare il confronto con Walter Veltroni,
figuriamoci con i "piccoli" candidati. I candidati premier potrebbero
essere otto se non nove: Veltroni, Berlusconi, Bertinotti, Casini, Tabacci (a meno che non si uniscano), il
socialista Boselli, Daniela Santanché per la Destra, il trotzkista Marco
Ferrando e pure Giuliano Ferrara con la crociata anti-aborto. I "faccia a
faccia" sarebbero 28 nel caso fossero in campo otto candidati, se fossero
nove si salirebbe a 36 confronti tv. Un numero difficilmente gestibile, è
l'obiezione di Landolfi. La cui proposta prevede tribune politiche, interviste
agli esponenti delle liste, e conferenze-stampa dedicate ai candidati premier
da trasmettere su Raiuno tra le 21 e le 22,30 nelle ultime due settimane
precedenti al voto. Dal Pd non si sottovaluta il problema, ma, secondo il
capogruppo Fabrizio Morri, le trasmissioni di approfondimento che sono legate
all'attualità, per esempio Porta a Porta o Matrix, potrebbero decidere
autonomamente di trasmettere un faccia a faccia. Secondo Giulietti (Pd e
Articolo21) abolire i contraddittori tv "sarebbe un impoverimento per i
cittadini" e suggerisce di farli prima del 10 marzo. I "piccoli"
temono che siano privilegiati i due big: Walter vs Silvio, ammesso e non
concesso che il secondo accetti di presentarsi. L'Udc in Vigilanza, De Laurentis,
lamenta la mancanza del contraddittorio, che considera "un servizio per i
cittadini", un "elemento di democrazia" tanto ammirato nel
modello americano. In Spagna è andato in onda, dopo 15 anni dal duello tv
Gonzales-Aznar, il confronto tra Zapatero e lo sfidante popolare Rajoy: 50
regole trattate dai partiti, dalla temperatura alle inquadrature, il
giornalista Campo Vidal moderatore. In Italia invece è polemica tra Veltroni e la Sinistra Arcobaleno: il segretario del Pd,
rispondendo alla domanda di Fede sul Tg ("toglierebbe il cappio della par
condicio?") ha detto: "Per ora non ci sono le condizioni", ma
dopo le elezioni può essere una di quelle "regole del gioco" da
rivedere insieme, maggioranza e opposizione. Insorge la Sinistra: "Sconcertante
parlare di modificare una legge che tutela la democrazia" e, aggiungono
Buffo, Migliore, Brutti, Lion, Russo Spena e Ripamonti, sulle tv è difficile
"distinguere le posizioni del Pd da quelle del Pdl". n.l.
( da "Unita,
L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del
Tribuna politica rimpianto in bianco e nero La rivogliono. La invocano. La
ripiangono. C'è tutto un lavorio, un gioco di intese, un controllo a leggi e
regolamenti per ripristinare la vecchia tribuna politica genere Jader Jacobelli
e Ugo Zatterin. Un leader politico, tre o quattro giornalisti a fargli domande,
puntute e incalzanti, e un moderatore che modera davvero. Per questa campagna
elettorale si sono espressi fevorevolmente Landolfi, e Bonaiuti, ma soprattutto
Pier Ferdinando Casini e Fausto Bertinotti. C'è da chiedersi se questo paese
non stia invecchiando troppo rapidamente. Quello della tribuna politica
versione Jacobelli e Zatterin è un modello arcaico, lontanissimo, in bianco e
nero. Dove i giornalisti sembravano delle statuine e i leader parlano in
politichese. Erano cose di un'Italia lontana, che è morta e sepolta. Non ha niente a che fare con la calza di nylon davanti alla
telecamera per Berlusconi, o con il pullman di Walter Veltroni.
Immaginare di tornare indietro, dall'era del faccia a faccia a quello della
conferenza stampa è una curiosa eventualità a cui nessuno aveva ancora pensato.
Chissà, magari funziona. Roberto Cotroneo.
( da "Stampa,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dine si estende anche i giornali.
L'incontro ieri pomeriggio tra l'editore Angelucci e Paolo Franchi, direttore
del "Riformista", si è concluso con l'avvicendamento: alla guida del
quotidiano tornerà Antonio Polito che, interpellato in proposito, si rifugia in
una significativo "no comment". Con Paolo Franchi, escono dal
quotidiano arancione anche Emanuele Macaluso, e il suo "Ragioni del
socialismo", con relativo finanziamento pubblico: "Senza Franchi, io
vado via", dice Macaluso. E a seguire il caso, l'altro ieri, c'era anche
Giorgio Napolitano, che in Macaluso e in Franchi ha due dei principali
"napoletanologi", tanto da aver convocato Franchi al Colle, dandone
pubblica comunicazione. La notizia sarà ufficiale la prossima settimana, anche
perché dettagli di non poco conto sarebbero ancora allo studio, a cominciare
dalla testata, che potrebbe restare la stessa ma anche cambiare in
"Democratici". Con il cambio di direttore, il giornale potrebbe
cambiare linea politica. Non solo, da giornale d'opinione con tiratura da
passaparola a giornale con 30 pagine full-color che punta a moltiplicare le
copie, poiché gli Angelucci investirebbero sul progetto parte dei 30 milioni di
euro inizialmente destinati a rilevare l'Unità. Soprattutto "Il
Riformista" che con Franchi e Macaluso riservava non poche punture di
spillo al Partito democratico, potrebbe diventare invece il portabandiera del
nuovo Pd. Anche se fonti politiche riferiscono che "Veltroni
non ha feeling con gli Angelucci", e che sia insomma vero quanto riporta
il sito "Dagospia": ovvero che Veltroni non
abbia fatto salti di gioia alla candidatura di Polito, così come non sarebbe
stato a suo tempo particolarmente entusiasta dell'acquisto, poi finito in
nulla, dell'Unità da parte degli Angelucci, imprenditori del ramo sanità ed
editori pure di "Libero" e, con una quota di minoranza, della
"Gazzetta del Mezzogiorno". L'operazione era nell'aria da tempo.
Polito, fondatore del giornale ai tempi in cui era editore Claudio Velardi,
uscì di scena per un seggio in Senato nella Margherita di Rutelli, ma aveva da
tempo fatto sapere di non volersi ricandidare. Ora torna in scena proprio
mentre Claudio Velardi viene nominato da Bassolino assessore al turismo della
Campania (debutto ieri in Consiglio regionale con bacchettata da parte del
presidente Sandra Mastella, "tollererò solo per questa volta che lei sia
qui senza giacca e cravatta". Velardi era effettivamente in maglione e ci
ha scherzato su: "Farmi riprendere sull'abbigliamento... proprio io che ho
portato D'Alema dal sarto"). Ce n'è quanto basta
perché nei palazzi della politica fioriscano scenari con "mandanti"
politici per l'operazione, da D'Alema a Rutelli, e naturalmente per tenere
sotto osservazione Veltroni, oppure viceversa lo stesso Veltroni per
propagandare le eventuali future larghe intese con Berlusconi.
( da "Repubblica,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CACCIA AL VOTO "Da Fi a Veltroni voglio aiutarlo a fare pulizia" ANTONELLO
CAPORALE Il poliziotto senza pistola. "Titolo di un mio libro e senso
della mia vita. Parlare è sempre meglio, è più proficuo. Anche per chi tutela
l'ordine pubblico". Achille Serra, un prefetto super e un candidato super.
"Ho avuto le responsabilità più delicate e ho potuto mietere qualche
successo significativo". Volendo riepilogare ogni cosa, dovremmo segnalare
che nel 1996 si candidò con Forza Italia. "E venni eletto". E adesso
si ricandida, ma con Veltroni. "Vero,
esatto". Sarà il primo candidato a casacca rivestita. "La storia è la
storia. Ma dov'è il trasformismo? Il mio percorso è lineare, limpido, netto.
Nel
( da "Repubblica,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La Chiesa La competizione "Il
Pd è ambiguo, il voto utile è per noi" La sfida di Bertinotti: no al
duopolio. La falce e martello? è nel mio cuore L'ingerenza della Chiesa è un
fatto: ingenerose le critiche di Famiglia Cristiana A rendere più aspra la
contesa col Pd è il fatto che la competizione sembra ridotta a due ANNALISA
CUZZOCREA roma - Non ci sta a sentirsi dire che quello per la sinistra
arcobaleno non è un voto utile. Non vuole subire il "duopolio ossessivo e
violento" di Pd e Pdl. Non gli piace sentirsi chiedere perché, invece di
candidarsi, non ha ceduto il passo a qualcuno più giovane di lui. Fausto
Bertinotti ? giacca di tweed e sciarpona blu a proteggere la gola - risponde
accalorato alle centinaia di domande che arrivano dagli ascoltatori di
Repubblica Tv. "L'ingerenza della Chiesa è un fatto", dice sulle
accuse di Famiglia Cristiana al Pd. Ma a Walter Veltroni, non risparmia stoccate: "Il Partito democratico è debole
perché indefinito. E non può avere la botte piena e la moglie ubriaca: ha
deciso di correre da solo, se perde non dicano che è colpa nostra".
Presidente Bertinotti, cosa pensa della querelle tra Famiglia Cristiana e
Walter Veltroni? "E' difficile non parlare di ingerenza. Siamo stati
abituati a una grande stagione della Chiesa cattolica, quella conciliare, che
aveva portato le gerarchie a occuparsi del mondo più che della provincia
italiana. Ora assistiamo a un'inversione di tendenza. Su questo terreno trovo
incerta la posizione del partito democratico e ingenerosa la critica di
Famiglia Cristiana". Sulla laicità voi puntate molto, l'accordo tra Pd e
radicali vi ha messo in difficoltà? "No anzi. Tutti gli accordi del
partito democratico rivelano la sua debolezza. Lo dico chiaramente: il Pd ha un
punto di forza nella sua capacità di attrazione, nel suo essere un elemento di
unione e di novità. Ma il suo punto debole è proprio l'indeterminatezza dei
contenuti e il tentativo di tenere insieme quello che insieme non sta". I
suoi rapporti con Veltroni fino a qualche settimana fa
erano migliori, vi sentivate ogni giorno. Ora i toni sono cambiati. Perché?
"Nei confronti del Pd non abbiamo scelto la strada dell'invettiva, ma
della competizione. In campagna elettorale il confronto è più acceso, perchè
c'è una convergenza nel contrasto a Berlusconi, ma ci
sono due idee diverse della società italiana. A rendere un po' aspra questa
contesa è la pressione violenta di un duopolio ossessivo, per cui sembra che la
competizione, che in realtà è tra tanti, sia ridotta a due". Molti si
chiedono se votare Sinistra arcobaleno significhi favorire ? di fatto ? il
centrodestra. "Questa storia del voto utile è decisiva. Ma voglio essere
chiaro: noi andiamo alla competizione elettorale in un sistema che non abbiamo
voluto. La scelta di andare da soli l'ha fatta il Partito democratico, e il
Partito democratico non può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Non può
dire "vado da solo" per poi scaricare sulla sinistra l'eventuale
responsabilità della sconfitta. Così davvero si uccide la politica. Noi non
avremmo fatto un accordo come Unione ma il terreno era diverso, c'erano due
forze: il Pd e la Sinistra Arcobaleno. Si poteva aprire un relazione, loro non
hanno voluto". Sarebbe stato più facile con la falce e il martello, o con
una candidatura più giovane come quella di Niki Vendola? "Il simbolo della
falce e martello sta nel mio cuore e nella mia storia, ma non sento la sua
mancanza come una privazione. Dobbiamo dare avvio a una nuova storia, mescolare
a quella del movimento operaio il pacifismo, l'ecologismo, il femminismo, la
pace. Sulla mia candidatura ho già detto: una candidatura di servizio è molto
diversa dall'incarico di direzione di un partito. Questo non toglie che Niki
Vendola sia una personalità di primo ordine per la sinistra italiana dal punto
di vista culturale, politico e di governo". Bisogna andar via
dall'Afghanistan, o no? "Penso che bisognerà trovare una strategia
politica di uscita dall'Afghanistan. L'idea che uno entri con una missione
militare e questa missione continui senza che ci sia un obiettivo politico
dichiarato a me sembra, in qualsiasi parte del mondo, insensata".
( da "Repubblica,
La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Cavaliere sarà capolista
ovunque. D'Alema: "E' un'anziano in affanno" Tra i possibili
candidati c'è anche Saccà, ex direttore di Rai Fiction Fini numero due in tutte
le circoscrizioni Ma sulle liste si apre la bagarre ROMA - Duecento camper,
ottomila Gazebo, 40 città da visitare e una lettera autografata da spedire a
tutti gli italiani. Silvio Berlusconi vuole far
partire nel prossimo week end la sua campagna elettorale. Nel frattempo stringe
i tempi per il varo delle liste. E proprio sulle candidature nel Pdl scoppiano
le prime grane. Ieri il Cavaliere ha incontrato lo stato maggiore di An per
fare un primo giro di orizzonte su come compilare la "squadra" da
portare in Parlamento. E le incomprensioni non sono certo mancate. Non tanto
sui nomi da presentare, quanto sui criteri da adottare. Se sembra scontata
l'idea di schierare capolista il Cavaliere in tutte le circoscrizioni con Fini
numero due, gli uomini di via della Scrofa non intendono accettare il
"rapporto" di
( da "Manifesto,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Par condicio Quell'inconfessabile
voglia di larga intesa Matteo Bartocci Non c'è niente da fare. Ogni tanto gli
scappa la mano. "Italiani, se non volete votare Veltroni
almeno votate per Berlusconi". E' più o meno
questo, testuale, l'appello lanciato da Anna Finocchiaro sugli schermi di Sky.
Un appello al voto "a favore dei grandi partiti per il bene
dell'Italia" che fa infuriare, ovviamente, Rifondazione e compagni.
"Mi pare un'uscita molto sgradevole. Ma davvero Anna ha detto che è meglio
votare Berlusconi che la sinistra?", si chiede
Franco Giordano. "Mi pare un po' disorientata. Ha sostituito destra e
sinistra con grossa e piccola", commenta Bertinotti. Incidentalmente, la
capogruppo uscente del Pd in senato è anche la candidata in Sicilia di tutto il
centrosinistra (compresa la "cosa rossa"). Ma il suo non pare uno
scivolone. Perché anche se Berlusconi e Veltroni sono più attenti a recitare la parte degli
avversari, la senatrice democratica non si è limitata al dialogo sulle riforme
per il bene dell'Italia: "Io sono convinta - ha detto su Sky - che sulle
grandi questioni, dalla sanità, alle infrastrutture, alla sfida ambientale, sia
utile una collaborazione" tra maggioranza e opposizione. Sia chiaro:
"Io - ha aggiunto Finocchiaro - al modello delle grandi intese non credo,
credo però che quando un paese ha da recuperare come il nostro, le grandi
questioni strategiche si studiano insieme perché non si esauriscono in cinque
anni. E sarebbe bene che ci mettessimo d'accordo se non vogliamo cambiare ogni
due anni visto che a mio avviso anche la prossima legislatura sarà
fragile". Il dado è tratto. La proposta di "grande coalizione" è
a un passo. Franco Marini, presidente del senato uscente, pare esserne
consapevole: "Gli impegni durante la campagna elettorale sono propaganda.
L'impegno vero è per le riforme istituzionali a partire dalla legge elettorale
che comunque faremo assieme". Dal "bipolarismo coatto" al
"bipartitismo per legge" il passo è breve. Tanto più se Walter Veltroni ci mette il carico da undici rompendo l'ennesimo
tabù di giornata parlando della "par condicio". Alla legge
elettorale, la riforma dei regolamenti delle camere, il senato federale e il
taglio dei parlamentari (che aumenterà il bipartitismo, visto che serviranno
più voti per eleggere un deputato), il candidato del Pd aggiunge all'agenda
"bipartisan" post-elettorale anche la "par condicio", cioè
la legge che garantisce pari visibilità a tutte le forze politiche.
"Questa è una materia su cui dovremo riflettere dopo le elezioni - dice Veltroni al Tg4 di Fede - ma è un tema che va affrontato con
una discussione tra le forze politiche per scrivere insieme le regole del
gioco". Coincidenza di vedute totale anche in politica estera. Ieri sera
sì definitivo del senato alle missioni militari: 194 sì, 46 no. Ha votato
contro solo la Sinistra arcobaleno e Sinistra critica. Compatto il Pd insieme a
tutto il centrodestra. Riassumiamo. La campagna elettorale è appena iniziata ma
dopo le elezioni Veltroni e Berlusconi
decideranno insieme su: politica estera, riforme istituzionali, legge
elettorale, sistema tv, sanità, infrastrutture, tutele ambientali e scelte
energetiche. Più che un dialogo è un governo di legislatura.
( da "Manifesto,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Su salari,
lavoro e precarietà Veltroni e l'Arcobaleno
hanno gli stessi titoli ma proposte diverse Pd e Sinistra, programmi opposti
Salario sociale, otto ore di lavoro al giorno, tassazione delle rendite a
livello europeo e meno Irpef per i redditi bassi. Il "paese normale"
di Bertinotti & co. m. ba. Roma Sorpresa. Anche se la notte è nera i gatti non sono tutti
uguali. O meglio, anche se i programmi del Pd e della Sinistra arcobaleno
affrontano gli stessi problemi - salari più bassi d'Europa, precarietà diffusa,
calo della competitività, enorme trasferimento della ricchezza dal lavoro alle
rendite - le ricette e le soluzioni che propongono non potrebbero essere più
diverse. Stesse domande, risposte opposte. E' molto diverso, per esempio,
promettere mille euro lordi al mese a ogni precario che lavora (Veltroni) o dire che questi mille euro al mese devono andare
a un precario tra un lavoro e l'altro sotto forma di salario sociale (come
scrivono Maurizio Zipponi e Francesca Ruocco di Rifondazione oggi a pagina 2).
La seconda proposta trascina di per sé in alto anche il salario minimo e
garantisce un reddito quando non si lavora. Ieri è stato analizzato il
programma del Pd (vedi il manifesto del
( da "Manifesto,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Achille, il "poliziotto
buono" Nel '96 fu eletto con Forza Italia, salvo lasciare il seggio per un
litigio col Cavaliere. Da sempre nemico dell'ex capo De Gennaro, è il
poliziotto preferito della sinistra radicale Roma Non è la prima volta che
Achille Serra si butta in politica. Lo aveva già fatto nel '96 con Forza
Italia, deputato grazie a un collegio superblindato affidatogli dal Cavaliere.
Pupillo di Roberto Maroni, nel '94 da questore di Milano fu promosso dal
Consiglio dei ministri prefetto e poi vicecapo vicario della polizia. Come
Luigi De Sena. E come quest'ultimo, Serra nella sua carriera ha dovuto fare i
conti con Gianni De Gennaro. Nel 2000 Serra aveva le carte in regola per andare
a guidare la polizia di Stato. Enzo Bianco, ritenendolo fra l'altro troppo
amico di Antonio Di Pietro, gli preferì proprio l'attuale commissario
straordinario per i rifiuti di Napoli. Si candidò alla sua successione quando
nel 2001 Berlusconi vinse le elezioni politiche, ma
dovette accontentarsi di fare il prefetto di Roma. Dopo i fatti del g8 a
Genova, è diventato il poliziotto preferito dalla sinistra, specie quella
arcobaleno che, infatti, l'ha candidato a guidare la polizia anche un anno fa,
quando De Gennaro ha lasciato l'incarico di capo della polizia di stato al vice
Antonio Manganelli. Merito dell'"effetto Firenze": nel 2002, un anno
dopo Genova, gestì alla perfezione il Forum sociale che occupò la capitale del
rinascimento. Nonostante l'incubo di un altro g8 e gli allarmismi sull'arrivo
di pericolosi "Blackbloc" la manifestazione si concluse con un enorme
e pacifico corteo, senza incidenti. Nella Capitale i
rapporti con l'amministrazione Veltroni hanno avuto alti e bassi.
Ma negli ultimi tempi sono stati molto conflittuali. L'ex sindaco non gli
perdonava di aver parlato di "imprudenza" da parte delle ragazze a
proposito di una serie di stupri che si registrarono lo scorso anno e nel
( da "Riformista,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Conversazione "c'è chi nel pd
combatte i valori in cui crediamo" Delle Foglie stila il vademecum
cattolico A Mimmo Delle Foglie se gli si dice che lo Stato è laico, quasi si
offende. Già, perché lui, cattolico praticante, "lo sa bene che lo Stato è
laico", ma insieme, sa bene quale sia il ruolo dei cattolici all'interno
di questo Stato: "Noi - dice al Riformista -, lavoriamo a viso aperto nello
spazio pubblico, contribuiamo a costruire le leggi e se ci sono leggi che non
ci piacciono le rispettiamo ma anche le ostacoliamo. Nel senso che manifestiamo
tutto il nostro dissenso. È questa la nostra azione di sempre, l'azione propria
dei laici cattolici, non quindi, innanzitutto, della Chiesa". Già, perché
la Chiesa, intesa come Cei e Vaticano, come gerarchie e vescovi, "è ai
laici - spiega Delle Foglie - che ha dato il "mandato" di contribuire
a costruire la società difendendo i principi cosiddetti etici, vita e famiglia
soprattutto. E dove vita e famiglia sono attaccati, noi interveniamo per dire
la nostra. È questa per noi la traccia segnata dai cardinali Ruini e Bagnasco e
da Benedetto XVI, in scia al pontificato di Giovanni Paolo II. È anche quanto
si apprestano a fare quest'oggi i cattolici del Partito democratico che si
riuniranno al circolo Aldo Moro. Loro stanno dando l'esempio. Al di là delle
differenze esistenti - ci sono cattolici democratici, adulti, popolari alla
Fioroni e teodem - hanno deciso di lavorare assieme trovando una consonanza sui
valori, in antitesi ovviamente a chi, nel Pd (vedi Veronesi e Radicali) questi
stessi valori non può che combatterli". Mimmo Delle Foglie, pugliese, 55
anni, recente organizzatore del Family Day, ex vicedirettore di Avvenire e,
oggi, portavoce di Scienza & Vita ed editorialista per il giornale dei
vescovi, L'Adige e La Gazzetta del Mezzogiorno , veste i panni dell'analista
politico che cerca di ricostruire freddamente lo stato dell'arte della presenza
cattolica nell'attuale situazione politica. Lo fa dalla sponda del Tevere dove
lavora: il palazzo detto dei "cento preti", un tempo ricovero per i
sacerdoti della diocesi romana, oggi sede di due organizzazioni cruciali per il
mondo delle associazioni cattoliche: il settore "vita" coordinato da
Scienza & Vita, quello "società" da Retinopera. E presto qui si
trasferirà anche il forum delle associazioni familiari, la lobby della
"famiglia". L'associazionismo cattolico è una realtà variegata che
guarda ai politici "dispersi" a sinistra come a destra, passando per
il centro. "È vero - dice Delle Foglie -. Ormai i cattolici, sia liberali
che popolari, hanno digerito il bipolarismo degli ultimi quindici anni. E oggi,
è il caso di notarlo, si apprestano a fare i conti con un quadro nuovo. E cioè
con il passaggio in atto dalla seconda alla terza Repubblica. Il quadro
politico, infatti, è mutato in questo modo: c'è una "sinistra-vera",
una "sinistra-centro", un "piccolo-ma-tenace-centro-cattolico",
una "destra-centro" e una "destra-vera". È una ristrutturazione che ha come protagonisti indiscussi Walter
Veltroni e Silvio Berlusconi ma nella quale determinante sarà il voto cattolico. Già, perché
anche quarantamila voti in più basteranno per far vincere le elezioni alla
destra o alla sinistra. Veltroni e Berlusconi l'hanno capito bene, tanto che si sono dati da fare per
riaffermare che "i cattolici stanno con noi". "Ma la
verità è che i cattolici stanno dove meglio si sentono rappresentati e
discriminanti saranno, ovviamente, le questioni etiche. Queste, per tanti di
noi, saranno le tematiche cruciali, le principali per indirizzare il nostro
voto". Le questioni etiche sono dunque uno snodo fondamentale per il mondo
dell'associazionismo cattolico. E, a conti fatti, è forse la sinistra a
interpretare peggio questa priorità. Una volta la Chiesa si incontrava sul
piano solidaristico con la sinistra mentre oggi - dice Delle Foglie - "la
sinistra non capisce che sono i poveri, gli ultimi in stato di abbandono, che
si lasciano soli al loro destino, quelli chiamati a pagare il prezzo più alto
se non si cerca di fermare l'avanzata delle cosiddette tecnoscienze. Già,
perché la vita di tutti, a cominciare dai più indifesi - penso agli anziani
negli ospizi - sarà sempre di più in mano a terzi che in nome del progresso ne
potranno fare l'uso che vorranno. Ecco allora per chi voteranno i cattolici:
voteranno per chi a destra come a sinistra, come nel centro, difende la vita
(dal concepimento alla morte naturale) e la famiglia". "Paolo VI -
conclude Delle Foglie - disse che la politica è la più alta forma di carità.
Nulla di più vero ancora oggi. I cattolici sono al servizio della politica e in
essa intendono difendere ciò che ritengono sia bene per tutti".
27/02/2008.
( da "Corriere
della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La Nota di Massimo Franco Veltroni obbligato a "imporre" la coabitazione L a
conferma del patto elettorale tra Walter Veltroni ed i
radicali era prevedibile. E la voglia di perfezionarlo "a tappe
ultraravvicinate " sembra tesa ad allontanare qualunque tentazione di
ripensamento dopo l'offensiva delle gerarchie cattoliche. Indietro non torno,
lascia capire il segretario del Pd. La sottolineatura dell'economia come tema
di discussione con Emma Bonino ha l'obiettivo di rassicurare i settori più
inquieti del partito, a cominciare dai cosiddetti "teodem"; ma anche
di fare apparire immotivate e strumentali le preoccupazioni vaticane: nel senso
che i veri temi da dibattere sarebbero altri rispetto ad aborto, eutanasia,
unioni civili. Abilmente, la stessa Bonino insiste sull'economia, velando le
questioni dirimenti che storicamente hanno contrapposto il suo partito alla
Chiesa; e che, ribadite adesso, acuirebbero lo scontro. Anche perché
l'offensiva ecclesiastica arriva a poche ore dal convegno organizzato oggi in
Parlamento dai cattolici del Pd: un appuntamento che potrebbe trasformarsi in
un gesto di inquietudine collettiva nei confronti di Veltroni.
Il rifiuto a partecipare da parte del ministro dimissionario Rosy Bindi fa
capire che le tensioni ed i timori non sono ancora stati smaltiti. L'accusa più
o meno esplicita che serpeggia, riguarda la capacità della leadership
veltroniana di amalgamare i pezzi del partito; e di rispondere in modo
convincente alle accuse dei vescovi. Ma non è prevedibile né un inasprimento
della polemica, né una marcia indietro. Veltroni sa
che qualunque esitazione lo esporrebbe ad altri attacchi; e che la campagna
elettorale impone un'agenda difficile da modificare. Oltre tutto, è stato lui,
più di ogni altro, a volere la candidatura di Emma Bonino. Ritiene che sia una
garanzia per avere voti soprattutto a nord; e per non lasciare scoperto il
fronte dei valori più laici della sinistra, regalandoli all'"Arcobaleno
" di Fausto Bertinotti. Uno dei suoi consiglieri più ascoltati, il
senatore Giorgio Tonini, ammette che la decisione ha suscitato perplessità
perfino nei settori etichettati come ulivisti. Lo sforzo, adesso, è di spiegare
che radicali e cattolici possono "convivere" nel Pd. Probabilmente il
termine "convivenza" non è il più felice, ma suona appropriato:
fotografa una situazione di fatto e insieme di difficoltà. Il
soccorso che arriva a Veltroni dagli ex popolari, per quanto scontato, rafforza la sua
impostazione. D'altronde, l'attacco dell'episcopato all'avversario-principe di
Silvio Berlusconi implica quello ai dirigenti della ex Margherita, che non hanno
saputo o voluto fermare l'intesa con la pattuglia pannelliana. Quando
dunque il presidente del Senato, Franco Marini, annuncia che oggi sarà al
convegno dei cattolici, rivendica la propria identità. E, preoccupato dalla
reazione compatta di un mondo che considera il suo, vuole accreditare il Pd
come "partito laico e non laicista. Non siamo marginali". La
polemica, però, sembra tutt'altro che chiusa. Veltroni
aveva accusato il settimanale Famiglia cristiana di non essersi scandalizzato
quando nel 2001 Marco Pannella si era presentato con FI. La risposta tagliente
è che allora "nessuno aveva fatto la scelta di "correre da
solo". Oggi, con l'impossibilità di esprimere preferenze e con le liste
bloccate fatte dai segretari di partito, un candidato o un altro fa la
differenza, perché comporta da parte del partito una assunzione di un progetto
ideologico. "è indubbio", insiste Famiglia cristiana, "che
l'arrivo dei radicali apre un contenzioso con i cattolici del Pd". Resta
da vedere se e come si chiuderà di qui al 13 aprile prossimo; e chi
eventualmente ne beneficerà. \\ Veltroni cerca di
ricucire dopo lo "strappo" del via libera ai radicali.
( da "Messaggero,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sono legate al finanziamento e per
questo il presidente dello sport italiano ha scritto una
lettera a Berlusconi e Veltroni, i due candidati premier alle prossime elezioni politiche,
perché il prossimo governo esamini la situazone dello sport italiano. Non sono
mancate le polemiche, ieri, con la ministro Giovanna Melandri. Le Federazioni
rivendicano anche il ruolo sociale, e per questo c'è stato uno scontro con gli
Enti di promozione sportiva. Questo perché il ministero delle politiche
sportive ha destinato ai soli enti un fondo per questo sport. La Melandri ha
fatto sapere attraverso una lunga nota che lo sport sociale non è riserva di
nessuno e qual è stato l'impegno del suo dicastero nei confronti del Coni.
Pronta la replica di Petrucci: "Dopo il suo lungo comunicato, sono ancora
più convinto della giustezza della posizione del Coni e delle sue
Federazioni".
( da "Corriere
della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il
centrodestra Tra Forza Italia e An confronto sulle candidature Pdl, tandem Berlusconi-Fini in tutte le circoscrizioni Il Cavaliere
capolista: scriverà una lettera agli italiani L'ex vicepremier sarà il numero
2: ma quale rimonta del Pd, vinciamo noi. Scelto il candidato in Friuli: Renzo
Tondo ROMA - Silvio Berlusconi sarà capolista in tutte
le circoscrizioni, Gianfranco Fini sarà il numero due della lista. è una delle
poche certezze nella macchinosa formazione delle candidature che in queste ore
impegna i vertici di Alleanza nazionale e di Forza Italia. Macchinosa perché
non mancano le distanze sul peso che avrà ogni partito nella lista unica del
Popolo della libertà e dunque sul numero di candidati che ciascuno avrà diritto
di proporre. Prosegue il battibecco a distanza fra Berlusconi
e Casini. Ieri il leader dell'Udc è tornato sull'argomento: "C'è una
polemica ossessiva di Berlusconi nei miei confronti,
che tradisce nervosismo nella campagna elettorale, vuol dire che stiamo
crescendo nel Paese". Ed ancora: "Mi viene da
sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è un voto dato a Veltroni: l'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, non io.
Mi sembra che confonda i suoi desideri con una realtà che riguarda altri. Per
me Berlusconi è un interlocutore importante con cui polemizzare se c'è un
motivo ma non con questa ossessività ". Ieri è invece toccato a
Gianfranco Fini, dopo che il Cavaliere ha dichiarato che la distanza fra i due
schieramenti si mantiene costante sui 10 punti percentuali di differenza, smentire
i dati di Veltroni: "Ma quale rimonta del Pd,
vinciamo noi. L'alleanza con la Lega al nord e con l'Mpa al sud garantisce una
maggioranza solida alla Camera". Quanto al Senato il leader di An
dichiara: "Ho fiducia negli italiani che sono coscienti del rischio di un
pareggio e quindi premieranno chi può garantire un governo stabile". Fra
le novità di giornata trapela il programma del Pdl è quasi pronto (30 pagine
per dieci punti), che dovrebbe essere presentato nei prossimi giorni e che Berlusconi è intenzionato a mandare, come nelle altre
campagne elettorali, una lettera a tutte le famiglie italiane. Contenuti
prevedibili: "Il governo della sinistra ha mandato in rovina
l'Italia" e ha reso "le famiglie più povere", ora bisogna "risollevare
il Paese dando fiducia al partito del Popolo della libertà". Non appare in
discesa infine la corsa di Gianni Alemanno per il Campidoglio. Ieri il
coordinatore di Forza Italia nel Lazio, Francesco Giro, ha auspicato così che
La Destra di Storace possa dare una mano al centrodestra almeno al secondo
turno: "Al primo turno ognuno tira l'acqua al proprio mulino, ma sono
certo che al secondo turno di ballottaggio i voti de La Destra non potranno che
convergere su Alemanno, per liberare finalmente Roma dalla ventennale occupazione
delle sinistre". Francesco Storace gli ha risposto a stretto giro, per
smentire l'ipotesi: "Le dichiarazioni di Giro ci lasciano indifferenti:
tra loro e la sinistra non c'è proprio alcuna differenza. Hanno scelto il
candidato che ha definito rottami gli appartenenti a La Destra. Potevano
pensarci prima. Chiuso". Raggiunto invece un accordo, in Friuli Venezia
Giulia, sul nome del candidato alla presidenza della Regione. Sarà Renzo Tondo,
52 anni, sostenuto non solo da Forza Italia, An e Lega, ma anche dall'Udc
regionale. Si ripropone anche in Friuli dunque l'asimmetria, rispetto al
contesto nazionale, che si è già realizzata in Sicilia, dove i centristi
restano al fianco di An e Forza Italia. M.Gal.
( da "Messaggero,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di NINO BERTOLONI MELI ROMA Si
annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni
dovrà dar fondo a tutto il suo ecumenismo per rimettere sui binari giusti la
questione cattolica, per sgombrare il campo dalle polemiche post intesa con i
radicali, per rilanciare la presenza di tutto il Pd, non dei soli credenti, per
conquistare consensi cattolici. Laici ma anche cattolici. Dialoganti con il
Vaticano ma anche con chi non crede. Il "ma anche-day" andrà in onda
di fronte a Montecitorio, al convegno organizzato a suo tempo dai cattolici ex
ppi del Pd, e che in corso d'opera è diventato altro: i politici staranno buoni
buoni in platea ad ascoltare quattro relatori non politici (Riccardi, Guido
Formigoni, Garelli, Nanni). Concluderà Veltroni. Le
premesse non sono per un esercizio di equilibrismo. "La novità del Pd è
anche quella di riuscire a conciliare e far convivere laici e cattolici",
sostiene Veltroni, che ha messo a punto un vero e
proprio piano per chiudere le crepe e riuscire a far convivere i credenti anche
con i radicali. La prima mossa è stata una lettera inviata a Famiglia
cristiana, il settimanale che ha aperto le ostilità dando dei
"pannelliani" ai Democratici. Nella missiva, il leader del Pd non sta
tanto a chiedere scusa, ma spiega perché bisogna riuscire a far convivere la
teodem Binetti con la radicale Bonino, "non bisogna più alzare muri",
scrive Veltroni. L'altra mossa è di ergersi a garante
della convivenza interna. Al mattino, al loft, Veltroni
ha incontrato i teodem Binetti, Bobba e Carra. Nello scambio di opinioni è
emerso che sì, forse è stato sottovalutato l'impatto nella base cattolica
dell'accordo con i radicali, "ma quando sette anni fa Berlusconi si accordò con Pannella, mica con la Bonino, non successe tutto
questo", ha fatto notare Veltroni. Al che Carra ha spiegato
che nel frattempo "il Pontifice è cambiato e alcuni temi cosiddetti
sensibili sono venuti in primo piano mentre prima non lo erano, non si parlava
ancora di Pacs e simili". Incontro "molto utile", lo
hanno definito i teodem, tanto che la Binetti ha aperto credito totale a Veltroni: "Sei tu il garante dell'operazione",
aggiungendo che quando in Parlamento o in campagna elettorale si affronteranno
"certi temi", il leader tenga conto delle posizioni cattoliche. Per i
teodem e i cattolici tutti del Pd è positivo che i radicali abbiano firmato il
programma "ora bisogna far sì che lo rispettino". Il timore è che,
varate le liste e incassato l'accordo, i radicali si mettano a fare campagna
sui loro temi più che su quelli del Pd. Timori in realtà fondati su ben poco,
visto che la stessa Emma Bonino, dopo un incontro con Veltroni,
è intervenuta per spiegare in lungo e in largo quanto sia leale l'apporto
radicale e per gettare secchiate d'acqua sul fuoco: "Non ho nessuna
polemica aperta, né con Binetti né con altri, né pongo veti a qualcuno".
Emma la pasionaria radicale annuncia poi, a ulteriore rasserenamento, di non
avere alcuna intenzione di candidare il professor Viale, "non c'è mai
stato questo orientamento da parte nostra". Chi non demorde è Rosy Bindi,
che annuncia polemicamente la propria assenza al convegno cattolico, "non
sono stata invitata a parlare e a spiegarmi".
( da "Messaggero,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PAOLA OREFICE ROMA - E'
"ossessivo nei miei confronti" Silvio Berlusconi,
accusa Pier Ferdinando Casini. "Vuol dire che stiamo crescendo", è
netto il leader dell'Udc. In effetti è bersagliato l'ex presidente della Camera
dai continui attacchi del Cavaliere. E intende entrare nella polemica solo se
"viene tirato per la giacchetta". Insomma, spiega "mi viene da sorridere quando Berlusconi dice
che un voto dato a noi è un voto dato a Veltroni:
l'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, non io. L'idea della grande coalizione l'ha
avuta lui. Mi sembra che confonda i suoi desideri con una realtà che riguarda
altri". Quindi chiarisce: "per me Berlusconi è un
interlocutore importante con cui polemizzare se c'è motivo ma non con
questa ossessività". Ma sull'inciucio non si possono intendere. D'altra
parte Casini si è definito "la sentinella" contro possibili
"spartizioni". E' anche vero che "se grande coalizione significa
fare gli interessi degli italiani e finalmente sciogliere i nodi è un fatto
positivo. Se è una grande spartizione, un inciucio non solo non è una cosa
nobile ma è pessima per il Paese e noi vigileremo". Berlusconi
e Veltroni, incalza il leader centrista,
"inciuciano anche per tenere fuori i loro partiti dai temi etici".
Perchè Pd e Pdl hanno identità al loro interno molto diverse rispetto a questi
argomenti. Quindi rivolto al candidato premier del Pdl e a quello del Pd dice:
"Io non faccio promesse che non si possono mantenere. Propongo un percorso
di impegno e doveri. Non farò alcuna promessa che varrà lo spazio di un
mattino". Già. Dice Casini, "il libro dei sogni lo lascio agli altri
candidati". E spiega: "La qualità della politica si fa sui fatti non
sui programmi". La priorità dell'Udc è la famiglia: "Ci batteremo per
una detassazione selettiva, mettendo la famiglia al centro". "Noi non
abbiamo il paracadute, ma il coraggio". Quindi, ricorda il leader dell'Udc
quanto abbia tentato di fare per non dividere i moderati. E questo non per un
problema di simbolo, dello scudocrociato, "ma per l'identità".
Proseguono, intanto, gli incontri tra Udc e Rosa Bianca. Questa mattina si
terrà proprio un vertice ai massimi livelli per capire se ci sono le condizione
per correre insieme alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Le premesse
sembrano positive. Tanto è vero che Casini conferma: "C'è dialogo. Si
lavora per unificare il centro con un dialogo che mi sembra fattivo. Se sarà
possibile creare una convergenza bene, altrimenti vorrà dire che marceremo
divisi per colpire uniti. Gli obiettivi sono gli stessi". Insomma
"intendiamo dare visibilità all'area di Centro che non sia un'operazione
nostalgia, bensì finalizzata a proiettare un disegno nell'Italia di domani".
Per quanto riguarda l'accordo siglato in Sicilia tra Raffaele Lombardo, il Pdl
e l'Udc, spiega Casini che "Le alleanze locali sfuggono la classificazione
nazionale. Dove hanno governato bene continueranno a governare e questo capita
anche in altre realtà come la Lombardia e il Veneto".
( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - "La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove
Berlusconi ha espulso i politici cattolici dalla sua
coalizione. Non si comprende la preoccupazione della base ecclesiale per
l'ingresso dei radicali nel Pd se non in questo contesto: dopo lo strappo del
Pdl, è ancora più necessario per i cattolici italiani che il Pd sia all'altezza
delle sue ambizioni". Beppe Fioroni prova a capovolgere la lettura
ricorrente. A togliere i credenti del Pd dal banco degli
imputati per l'accordo Veltroni-radicali. E a girare i riflettori sulla rottura tra il Cavaliere
e l'Udc di Casini. Eppure l'attacco di Famiglia cristiana è arrivato dopo
quello di Avvenire. E non è certo la prima volta che dalla Chiesa piovono
critiche al Pd e alla sua idea di "contaminazione" culturale.
"Non mescoliamo argomenti e punti di vista diversi. I rilievi di Famiglia
cristiana sono gli stessi della nostra base. Noi non vogliamo una politica
cattolica, ma una politica fatta laicamente da cristiani. Per questo la
presenza di un piccolo gruppo di candidati radicali non deve alterare la
sintesi, il profilo, i progetti del Partito democratico, così come li abbiamo
fin qui disegnati insieme". Se c'è tanto allarme, vuol dire che l'ingresso
dei radicali pone più di un dubbio. O forse la polemica è solo un pretesto per
i cattolici del Pd per chiedere più posti in lista?. "I candidati
cattolici nelle liste del Partito democratico saranno diverse centinaia. Tanti,
qualificati cattolici sono tra i fondatori del partito e nel suo gruppo
dirigente. L'allarme non riguarda la presenza, la visibilità della nostra
matrice culturale. E neppure il nostro peso nelle politiche concrete. Sono
stato ministro della Pubblica istruzione: al di là delle chiacchere, il governo
di centrodestra ci aveva consegnato una scuola arretrata sul terreno della
parità. Con me la scuola ha fatto passi avanti sulla strada della
sussidiarietà. Mi preoccupano le politiche della destra per una scuola
tendenzialmente libanizzata, che punta a dividere i nostri ragazzi per
religione, censo, orientamento politico". Allora perché tanto allarme sui
radicali? "Perché il Pd e i cattolici al suo interno hanno oggi un compito
aggiuntivo. E ne devono avere consapevolezza. La mutazione genetica del
berlusconismo ha prodotto un cambio di scenario. L'espulsione dell'Udc ha
aperto una nuova questione cattolica. Nel secolo scorso era la sinistra
marxista a considerare i cattolici in politica come un incidente della storia.
Ora quello schema viene adottato dalla destra. Che seleziona alcune battaglie
della Chiesa, le fa proprie e le affida agli atei devoti. La testimonianza
viene così privata della fede. I principi diventano ideologia. E i politici
cattolici vengono cacciati via". L'accusa contro di voi di parte della
Chiesa è che sui temi eticamente sensibili, sui principi "non
negoziabili", siete più inclini al compromesso. "Sui principi abbiamo
dimostrato la nostra coerenza. Ma la politica è il luogo della ricerca del bene
comune: questo impegno non può mai venir meno per un cristiano. Così come non
può venire meno la difesa quotidiana del diritto alla vita, che non può
limitarsi alla sala parto e alla sala rianimazione".Ma ora che ha deciso
di costruire un polo di centro autonomo, l'Udc sarà un vostro competitore o un
potenziale alleato?"La rottura del centrodestra è stato un momento di
chiarezza. Si è concluso un percorso politico segnato da ambiguità e contraddizioni
che non potevano più reggere. Ora comincia un percorso nuovo. Ma il confronto
non può che avvenire sui programmi, sui progetti per l'Italia. Noi abbiamo
scelto il Pd per governare il Paese, non per coltivare un orticello. La
vocazione dei cattolici è questa: il bene comune. Di questo dobbiamo discutere.
Adesso. E dopo il voto".
( da "Panorama.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Dopo il voto: niente larghe intese ma un
accordo per salvare il bipolarismo Posted By redazione On 27/2/2008 @ 9:54 In Apertura#3
| No Comments di Stefano Brusadelli e Mario Sechi Sarà più difficile, dopo il
voto del 13 aprile, ritrovare nel Parlamento italiano il caos permanente e le
trattative estenuanti che l'hanno fatto paragonare ai suq mediorientali. La
sedicesima legislatura si annuncia, rispetto alle precedenti, come un miracolo
di semplificazione modello Westminster. Agli effetti
benefici della scelta di Silvio Berlusconi e
Walter Veltroni di tenere fuori dalle rispettive coalizioni gli arroganti
micropartiti si aggiungono altre due novità. La prima è la crescente
consapevolezza da parte degli elettori della differenza tra voto utile e voto
inutile (dato cioè a partiti quasi certamente destinati a non superare il
quorum). La seconda è un'annunciata riforma dei regolamenti
parlamentari, causa primaria della frammentazione politica che oggi produce la
bellezza di 39 gruppi tra Camera e Senato. Il Popolo della libertà ha infatti
deciso di raccogliere la palla lanciata la scorsa settimana su Panorama dal
capogruppo del Partito democratico alla Camera, [1] Antonello Soro. La riforma
diventa un impegno prioritario anche per lo schieramento di Berlusconi.
Che anzi rilancia, con un'ulteriore serie di proposte che Panorama è in grado
di anticipare. L'impianto proposto dal Pd si articola su tre interventi: stop
alle deroghe che hanno consentito di costituirsi in gruppo anche a formazioni
con meno di 20 deputati e 10 senatori; perfetta corrispondenza tra gruppi e
liste presentate alle elezioni (per evitare finte alleanze concepite solo per
superare le soglie di sbarramento); maggiore impiego della cosiddetta sede
redigente, che valorizza il lavoro delle commissioni alleggerendo quello
dell'aula. La controproposta del Pdl recepisce i primi due punti, prende con le
molle il terzo ("la sede redigente" spiega il forzista Gaetano
Quagliariello "è tipica delle fasi consociative, nelle quali si cerca
l'accordo a tutti i costi smarrendo i confini tra maggioranza e
opposizione") e aggiunge un corposo capitolo dedicato all'esigenza di
agevolare l'azione del governo in Parlamento. Obiettivo comprensibile,
considerando che dopo il 14 aprile è prevedibile che tocchi al Pdl l'onere di
governare. Le novità proposte dal Pdl sono parecchie. La prima è che nel
calendario dei lavori, 2/3 del tempo disponibile verrebbero riservati agli
argomenti indicati dal governo. Sui provvedimenti che gli stanno a cuore
l'esecutivo avrebbe la possibilità di chiedere "un termine ragionevolmente
ravvicinato" per il voto finale. Inoltre il contingentamento dei tempi di
discussione dovrebbe essere esteso a tutti i provvedimenti usciti da Palazzo
Chigi. Come contropartita, all'opposizione sarebbero riconosciute svariate
garanzie: l'introduzione del "leader o portavoce dell'opposizione, al
quale riservare una posizione privilegiata nei dibattiti", la possibilità
di disporre di 1/6 del calendario complessivo e di 2/3 del tempo nelle
discussioni sui disegni di legge "accelerati" che invece stanno a
cuore al governo. Non solo, lo schema messo a punto dai tecnici del Pdl vieta i
maxiemendamenti (attraverso i quali il governo infila all'ultimo momento ciò
che vuole in una legge) e introduce un inedito "comitato bicamerale per il
controllo degli andamenti di finanza pubblica" in cui maggioranza e
opposizione hanno lo stesso peso. Quanto alla proliferazione dei gruppi
parlamentari, la sintonia con il Pd è diversa solo nel prevedere la
registrazione di eventuali scissioni all'interno dei gruppi usciti dalle
elezioni. Solo in tal caso, e "decorso un certo intervallo di tempo",
è consentita la costituzione di componenti all'interno del gruppo misto. Basta
comunque con il bengodi dei minigruppi, finora consentiti dalla benevolenza
delle varie presidenze di Camera e Senato, e per colpa dei quali si gonfia la
spesa e si complica la gestione politica. A ogni gruppo spettano infatti
notevoli privilegi: la partecipazione alle conferenze dei capigruppo dove viene
fissato il calendario dei lavori (che diventano babeliche), la disponibilità di
tempi nei dibattiti (che diventano lunghissimi), la disponibilità di locali,
personale e finanziamenti. Al Senato, per esempio, a ogni gruppo vengono
mensilmente versati 3.350 euro a testa per i primi 10 iscritti, più 14 mila,
sempre a testa, dall'undicesimo in poi. Alla semplificazione contribuirà anche
l'azione combinata delle severe soglie di sbarramento per i partiti non
coalizzati (4 per cento alla Camera a livello nazionale, 8 al Senato in
ciascuna regione) e la nuova filosofia del voto utile, ribadita da Berlusconi, da Veltroni e da
Gianfranco Fini. Gran parte del nanismo politico si deve alle formazioni
centriste e a quelle della sinistra massimalista. Mentre in questo secondo caso
a semplificare provvederà la nascita della Sinistra arcobaleno (Rifondazione,
Pdci, Verdi e Sinistra democratica), a disboscare un centro ugualmente
affollato (Udc, Udeur, Rosa bianca, demitiani) provvederanno le regole
elettorali. Andare alle elezioni da sola, per l'Udc che oggi vanta 54
parlamentari (36 deputati e 18 senatori) equivarrebbe nella migliore delle
ipotesi a un dimezzamento. Con un risultato tra il 4 e il 5 per cento a
Montecitorio si assicura tra 22 e 27 parlamentari (il calcolo è di circa 5,5
seggi per punto percentuale) che comunque non sarebbero determinanti, perché o
Pdl o Pd incasseranno grazie al premio di maggioranza 340 seggi su 630. Al
Senato la soglia di sbarramento potrebbe essere superata in Sicilia, dove nel
2006 il partito di Pier Ferdinando Casini incassò il 9,6 per cento dei voti:
risultato però difficilmente ripetibile alla luce dello scenario politico
locale, con Totò Cuffaro governatore dimissionario e dunque depotenziato, il
partito commissariato a Enna e Catania e [2] l'accordo tra Pdl e Mpa di
Raffaele Lombardo. Anche superando lo sbarramento, il risultato nell'isola
sarebbe di due soli senatori. La convergenza in un'unica lista degli altri
spezzoni centristi, come la Rosa bianca che elettoralmente è un oggetto
misterioso e l'Udeur mastelliana decimata dalle defezioni, potrebbe tutt'al più
aggiungere deputati numericamente ininfluenti e qualche altro senatore.
Pallottoliere alla mano, l'idea di Casini di costruire un terzo polo fa a pugni
con un meccanismo che fa pesare la scelta degli elettori e non consente grandi
manovre di Palazzo dopo il voto. Un documento del servizio studi del Senato spiega
gli effetti della legge sulla composizione di Palazzo Madama nel 2006:
"Solo due competitori elettorali hanno ottenuto seggi: le due coalizioni,
che hanno entrambe largamente superato in tutte le regioni la soglia di
sbarramento del 20 per cento". Cosa è accaduto a chi ha scelto di correre
senza alleati? "Nessuna delle 19 liste presentatesi fuori coalizione ha
superato in alcuna regione lo sbarramento dell'8 per cento". Niente
Parlamento. Un tagliafuori micidiale, al punto che "su 33 liste
presentate, solo 12 hanno ottenuto seggi, pari circa a un terzo del
totale". Non occorre uno scienziato della politica per capire che il
prossimo Parlamento rispetto al precedente sarà una tabula rasa. Se ritorniamo
al futuro e sostituiamo la parola coalizioni con partiti (Pdl e Pd), è chiara
una cosa: l'appello al voto utile non è un escamotage propagandistico, è solo
logica, matematica. E la riforma dei regolamenti, se le buone intenzioni
saranno rispettate, regolerà i conti.
( da "Panorama.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi: Non
succederà, ma se vince Veltroni gli italiani se la
cercano Posted By redazione On 27/2/2008 @ 12:33 In Apertura#1 | 1 Comment Il
primo problema da affrontare è quello dei rifiuti di Napoli, poi l'abolizione
completa dell'Ici, la detassazione degli straordinari, i sostegni per la
famiglia con il bonus bebè. Ecco i punti chiave che Silvio Berlusconi
cercherà di realizzare nei primi 100 giorni di governo, se vincesse le
elezioni. Anzi, senza se: "Tolga il se, dato che ahimè avremo la
responsabilità di governare.", dice il leader del Popolo della Libertà a
un radioascoltatore [1] nel corso di Radio anch'io. Sondaggi alla mano,
programma ormai steso, il Cavaliere è insomma sicuro della vittoria: "Io
sono qui solo per spirito di servizio. Penso francamente che sia inutile fare
una campagna elettorale, non vedo come dopo il governo Prodi gli italiani
possano avere ancora fiducia nelle capacità della sinistra. Se però gli
italiani dovessero far vincere Veltroni"
puntualizza l'ex premier "allora vorrà dire che se la saranno cercata e se
lo meritano.". E nel citare l'ex sindaco di Roma, il Cavaliere ribadisce
[2] un concetto chiaro e caro: non esiste possibilità che vinca qualcun altro
dei partiti che si presenteranno il 13 e il 14 aprile. "Io non ho parlato
male di Casini" puntualizza Berlusconi, tornando
sulla questione Udc e la cessata alleanza con Pier Ferdinando Casini, "la
realtà è che hanno possibilità di vincere solo due forze politiche: il Pdl con
il 46% nei sondaggi e il 36% il Pd. Le altre formazioni politiche hanno solo il
problema di superare la soglia per avere deputati e senatori. Noi pensiamo che
i voti dati in quella direzione favoriscano la frammentazione e non la
possibilità di governare. È una cosa ovvia che non può essere discussa né
negata". E a chi gli fa notare che [3] sostenendo il MpA di Raffaele
Lomabrdo, in Sicilia il Pdl sta a fianco dell'Udc, risponde: "Ho grande
fiducia in Raffaele Lombardo e sono molto soddisfatto" per l'alleanza
"con una forza autonomista" come il Movimento per l'Autonomia; ma,
aggiunge: "Noi non siamo alleati con l'Udc, noi abbiamo dato il nostro
sostegno a Lombardo e al suo movimento ed è Lombardo che avrà il voto dell'Udc,
mentre noi non abbiamo nessuna alleanza con l'Udc, così come non ce l'abbiamo
su tutto il territorio nazionale, al contrario della sinistra che, mentre
dichiara di aver rotto con la 'cosa rossa', poi invece si presenta alleata con
la sinistra in tutte le elezioni amministrative". E dopo essersi detto
disposto a un confronto televisivo con gli altri candidati premier, l'ultima
stoccata del Cavaliere è per [4] Antonio Di Pietro: "Io ho orrore di Di
Pietro e lo dico alto e forte", perché il leader dell'Idv è "il
campione delle manette". Quindi: l'alleanza tra Veltroni
e Idv: "significa che c'è nel Pd una cultura giustizialista che non è
venuta meno". Intanto, a Palazzo Grazioli, si lavora su tavoli paralleli
per trovare [5] la quadra su candidature e programma. Di quest'ultimo (10
punti, chiamati da Tremonti il "decalogo") stanno andando alle stampe
le bozze. Sono trenta cartelle un preambolo in cui si dice chiaramente che i
valori del Pdl sono quelli del Ppe, una conclusione su fattibilità e
sostenibilità economica delle proposte. La presentazione avverrà a giorni a
Roma ma, nel prossimo week end, il testo sarà oggetto di una grande
consultazione popolare organizzata negli 8000 gazebo del nuovo partito in tutta
Italia. Ai cittadini verranno proposte soluzioni diverse su tre temi
"caldi": sicurezza, famiglia, sviluppo. E in base alle loro risposte
il "decalogo" del Pdl verrà ritoccato. Fissa invece l'immagine che
campeggia sugli opuscoli per gli italiani con l'invito di Berlusconi a seguirlo in una nuova "grande avventura
rivoluzionaria". E per non farsi superare dal bus veltroniano, ecco i 200
camper per la campagna elettorale. Tra le poche certezze, sul tavolo delle
liste, [6] c'è soltanto che Silvio Berlusconi sarà
capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni e Gianfranco Fini numero due.
Per il resto la situazione è ancora di stallo. E non tanto, o non ancora, sui
nomi ma sulle quote che spettano alle due principali formazioni politiche. Il
Cavaliere ha in mente una ripartizione che assegni il 75% dei posti agli
azzurri e il restante 25 agli aennini (con un rapporto di
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi-Fini, primo inciampo sulle liste
ANTONIO TROISE Roma. Ieri, il primo round a Palazzo Grazioli, nel quartier
generale di Berlusconi a Roma, con i plenipotenziari
di Fi e An. Oggi, nuova riunione alla Camera, con i leader del Pdl a confronto
con i coordinatori regionali. Insomma, entra nel vivo il confronto al vertice
del Popolo della Libertà per mettere a punto liste e candidati da presentare
entro il 9 marzo. E ieri, a quanto risulta, non sono mancate le prime frizioni
fra Berlusconi e Fini. Da parte sua il Cavaliere si
appresta a scrivere una nuova lettera alle famiglie italiane per illustrare il
programma. Continua, infine, il duello con il numero uno dell'Udc, Pier
Ferdinando Casini, che replica a muso duro alle bordate arrivate ieri dal
Cavaliere. "Mi viene da sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è uno voto dato a Veltroni - sentenzia il leader centrista - L'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, è sua l'idea della grande coalizione".
Quanto allo scontro fra ex alleati, Casini è categorico: "Non c'è una
polemica tra me e Berlusconi, ma c'è una polemica ossessiva di Berlusconi nei
miei confronti che tradisce nervosismo". Lite sulle candidature. La
riunione fiume a Palazzo Grazioli sulle liste non ha sciolto i nodi sulle
liste. Anzi, non sarebbero mancati momenti di tensione, soprattutto quando si
entrato nel merito dei criteri per la scelta dei candidati. Il Cavaliere
avrebbe voluto formare le liste tenendo conto dei sondaggi. Il leader di An,
invece, ha insistito per misurare i rapporti di forza in base ai risultati
delle ultime elezioni. Al termine della riunione si sarebbe profilata l'ipotesi
di una sorta di doppio binario per la formazione delle liste. Una prima parte
delle candidature verrebbe calcolata sulla base dei parlamentari uscenti di
Forza Italia ed An (con un rapporto di 60-40 circa), una seconda parte sarebbe
invece calcolata su percentuali legate al possibile premio di maggioranza (e
qui varrebbero i sondaggi e il rapporto diventerebbe del 75-25). In sostanza, a
conti fatti, il rapporto fra i due partiti sarebbe di
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Con il Pd
niente inciuci", l'altolà di Casini ALESSIO FANUZZI "Se grande
coalizione significa fare gli interessi degli italiani e finalmente sciogliere
i nodi è un fatto positivo. Se invece è un inciucio, una grande spartizione,
non solo non è una cosa nobile ma è pessima per il Paese e noi
vigileremo". Ancora una volta Pier Ferdinando Casini, candidato in pectore
del centro, si ritaglia il ruolo di sentinella anti-inciucio. "C'è un accordo tra Berlusconi e Veltroni - È per questo che Silvio dice che un voto per l'Udc è un voto per
il Pd, perché, d'intesa con Walter, vuole farci fuori. Ma noi vigileremo".
A poche ore dall'incontro decisivo con la Rosa bianca, Casini ribadisce che
dopo il voto non ci sarà alcun accordo con Veltroni e attacca
in modo simmetrico sia il leader dei democratici che il Cavaliere:
"Fanno a gara a promettere ciò che non potranno mantenere - dice - Io non
prendo impegni che durano lo spazio di un mattino, il mio percorso è basato su
responsabilità e doveri". E ancora: "La polemica ossessiva di Berlusconi nei miei confronti tradisce nervosismo perché
stiamo crescendo nel paese". Ci crede Casini, certo di aver fatto tutti
gli sforzi possibili per non dividere i moderati. "Lavoriamo per unificare
il centro - dice ospite da Ballarò con il vicepresidente del Consiglio Massimo
D'Alema - e il dialogo mi sembra fattivo". Se ne saprà di più oggi perché,
dopo appelli a distanza e ammiccamenti, i vertici di Udc e Rosa bianca si
troveranno oggi nell'estremo tentativo di ricomporre la frattura e presentare
una lista unica. Alla vigilia del summit decisivo, le posizioni sono ancora
distanti ma da più parti la sensazione è che l'intesa si farà. "Ad oggi
direi che c'è il cinquanta per cento di possibilità che l'accordo vada in
porto", sintetizza Bruno Tabacci, candidato premier della Rosa bianca.
"Sul tavolo - continua - c'è la questione di organizzare le liste e i
criteri sulla base decidere. Inoltre dobbiamo discutere sulla natura del
soggetto politico: di certo non è possibile che l'obiettivo sia l'allargamento
dell'Udc". Così, se sulla leadership Tabacci sembra pronto a lasciare
spazio a Casini, sulle liste pulite non ammette deroghe. "Niente
condannati in primo grado", ripete rifiutando, in sostanza, la candidatura
al Senato dell'ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro. Ferma la replica
di Casini: "Non accetto lezioni di moralità", ha risposto giorni fa
nell'ultimo summit a casa dell'ex senatore napoletano Salvatore Lauro prima di
affidare la trattativa a Buttiglione e a Cesa. Una cosa è certa: se accordo
sarà, il capolista al Senato in Campania sarà Ciriaco De Mita, fuoriuscito dal
Pd in polemica con Veltroni. Nessuna possibilità,
invece, per Clemente Mastella, che - quasi rassegnato - afferma: "Prima o
poi il percorso termina per tutti". Non ha intenzione di mollare, invece,
D'Alema. Che, davanti alle telecamere di Raitre, attacca Berlusconi:
"Se vincerà comunque non riuscirà a governare il Paese. È la quinta volta
che si ripresenta, in Europa non ce n'è di simili. È fuori dal tempo, una
persona anziana che cerca un'ultima rivincita". C'è spazio anche per una
stoccata alla Sinistra Arcobaleno: "Non siamo stati noi ad aver tagliato
fuori la sinistra dal governo - chiosa - sono loro che hanno mancato la partita
del governo".
( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PAOLO NATALE Come
ogni campagna elettorale che si rispetti, cominciano a piovere pietre sulla
validità dei sondaggi. La guerra dei numeri vede coinvolti nelle ultime ore i
risultati stimati da Diamanti e Biorcio da una parte (pubblicati da Repubblica
pochi giorni fa) e quelli di Euromedia dall'altra (resi pubblici da Rete4
subito dopo). Secondo Berlusconi le uniche stime che
possono avere valore sono ovviamente le ultime, che descrivono una situazione
in cui il vantaggio del suo partito e della mini-coalizione appare di 2 o 3
punti più elevato di quanto ipotizzato dai due professori universitari. È il
caso di prendere posizione in merito? Naturalmente no. Entrambe le stime sono
sufficientemente corrette; e anche quelle in cui crede maggiormente il leader
del Pdl presentano un margine inferiore di vantaggio prossimo agli 8 punti,
laddove il sondaggio avversario racconta di un vantaggio di poco superiore ai 6
punti. Nessuno scandalo, dunque. Soltanto una leggera accentuazione del dato
più favorevole alla propria parte politica di riferimento. Pace fatta. Ma c'è
un altro problema, per il candidato del Popolo delle libertà, di cui egli
stesso ha evitato sapientemente di sottolineare. Ed è che con un margine
cosiffatto, e con una distribuzione dei voti sul territorio nazionale
relativamente simile a quanto è accaduto nel 2006, lo scenario più plausibile della
composizione del senato si avvicina pericolosamente alla situazione
verificatasi nelle ultime elezioni. Per essere chiari: un distacco di 7-8 punti
nella camera alta non permette alla formazione vincitrice di ottenere una
maggioranza solida di senatori. Vediamo più in dettaglio ciò che potrebbe
accadere: la coalizione guidata da Berlusconi
vincerebbe quasi certamente in Lombardia, Veneto, Friuli, Puglia, Campania,
Sicilia e, probabilmente, Piemonte, Sardegna e Lazio. Vincerebbe viceversa
l'accoppiata Pd-Di Pietro in Emilia- Romagna, Toscana, Umbria, Trentino,
Basilicata e, probabilmente, Marche, Abruzzo e Calabria. Mentre in Molise la
situazione è in parità "obbligatoria", viste le regole elettorali di
quella regione, l'unico territorio con risultato incerto sarebbe la Liguria, dove la coalizione capitanata da Veltroni appare in
leggero vantaggio. Ora, con una situazione simile, il numero dei seggi
senatoriali conquistabili da Berlusconi è di circa 151, contro i
149 delle liste di opposizione (Vel troni+Bertinotti+Casini ). Ipotizzando la
vittoria del Pd-Di Pietro in Liguria, si arriverebbe ad un sostanziale
pareggio. Senza contare ovviamente la Val d'Aosta, tradizionalmente
associata al centrosinistra, i senatori esteri (forse oggi più vicini al
centrodestra) e i consueti senatori a vita, di cui dovrebbe godere maggiormente
il centrosinistra. Come è ben chiaro, il monito del leader del Pdl nei
confronti degli elettori del centro di Udc e Rosa Bianca non è del tutto
campato in aria. È p r o b a b i l - mente vero che un voto a favore di Casini
e Tabacci diviene una sorta di opzione in favore di Veltroni,
sottraendo quel quantitativo di voti che permetterebbe allo schieramento di
centrodestra di vincere qualche regione in più e di aumentare la propria dote di
senatori, attualmente insufficiente per permettere una governabilità
bicamerale. È il consueto problema di questa legge elettorale, che non riesce a
garantire maggioranze solide nei due rami del parlamento, a meno di conquistare
la quasi totalità delle regioni. Cosa francamente quasi impossibile. Si
prospettano quindi scenari post elettorali dove, per forza di cose, sarà
necessario iniziare a pensare a qualche collaborazione esterna alla compagine
che si è presentata unita alle elezioni. Uno sguardo all'Udc, forse, garantisce
al Pdl di avere almeno 15 seggi di scarto dal resto delle opposizioni. A meno
che si voglia passare all'ipotizzato governo di larghe intese. Ma di tutto ciò,
ovviamente, durante la campagna è vietato parlare.