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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Siamo alle eliminatorie del torneo ( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A un certo punto però gli converrà drammatizzare un po, per polarizzare u l t e r i o rmente fra sé e Berlusconi, cioè fra sé e "la destra". Alla sua sinistra, Bertinotti non può che farsi trascinare ? malvolentieri, non è il suo stile né era la sua strategia ? nell'attacco che i rossoverdi sferrano al Pd. Tema: Veltroni e Berlusconi sono uguali;

<Pd uguale Pdl>. I Nader d'Italia aiutano Berlusconi ( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi Giordano, i Verdi, i socialisti: campagna contro Veltroni. La Cgil è con lui "Siamo la prima forza politica ad illustrare il programma. Lo considero un dovere". Con queste parole, slides alla mano, il leader del Pd Walter Veltroni ha presentato i dieci pilastri e le dodici azioni di governo in cui si articola il programma del Partito democratico che punta soprattutto sui

Un dubbio attanaglia ora Berlusconi: Mpa sopravvalutato ( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni fa notare il paradosso: "La Lega nord voleva che l'Etna eruttasse, faccio fatica a credere che la Lega sud voglia la stessa cosa". Forse l'abbaglio di Berlusconi sta in quel 9,6 per cento che l'Udc prese al senato; saldato con il Mpa avrebbe fatto sballare i conti del Pdl.

L'Arcobaleno non si vede ancora ( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mentre Veltroni (e ieri anche Berlusconi) annuncia giorno dopo giorno nomi in grado di attirare l'attenzione degli elettori, la Sinistra incontra difficoltà a mettere uno dietro l'altro candidati che sappiano rappresentare gli equilibri interni e, contemporaneamente, riescano a dare un'immagine di rinnovamento della rappresentanza parlamentare.

LA NOSTRA STRABICA CAMPAGNA ELETTORALE ( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nelle file del partito di Veltroni offre agli avversari il terreno più facile per l'attacco propagandistico. Attacco agevolato dalla competizione interna al Pd tra correnti ideologiche e gruppi di potere che favorisce lo sfruttamento negoziale dello scontro cattolici-laici al fine di assicurarsi i migliori posti in lista.

La seconda serata di Porta a porta Nel suo articolo di ieri Finito il te ( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: LAURO CRISPINO SEGRETARIO NAZIONALE FEDERAZIONE LAVORATORI PUBBLICI Il colpo di spugna di Veltroni Federico Geremicca nell'editoriale di ieri, "a scelta della chiarezza", riporta la posizione del Pd sulle cosiddette coppie di fatto, ovvero "il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi".

Caso Radicali, il candidato Pd convince i teodem Laici e cattolici insieme nel partito . E poi torna su salari e crescita: sono le priorità ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dice Veltroni e sono due facce dello stesso problema: un'Italia inceppata, al rimorchio dell'Europa, attardata a parlare di Berlusconi e comunisti. Il segretario del Pd ha dedicato la giornata alle interviste, ma anche alla grana del momento: l'irritazione dei cattolici, dopo l'ingresso dei radicali nelle liste del partito.

Sinistra arcobaleno: via da Kabul, tassare le rendite, no nucleare Quasi pronto il programma per rompere il duopolio Pdl-Pd . Bertinotti lo presenta domenica a Roma ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Con Veltroni ci giochiamo la partita", è la sfida lanciata. Che però, per il presidente della Camera, deve rimanere "pulita sul terreno programmatico", nonostante "l'inquinamento" della campagna elettorale dato dal "duopolio ossessivo" delle forze maggiori.

Berlusconi vi scrive a casa, siete avvertiti Lettera agli italiani, la seconda volta. Il governo della sinistra ha mandato in rovina il Paese ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Continua lo scontro FI e Udc: Berlusconi dice che "un voto per l'Udc è un voto per il Pd"? Ma "l'inciucio con Veltroni lo sta facendo lui, non io" ribatte Casini a Ballarò. Ancora incerta l'alleanza con la Rosa Bianca: Pier non rinuncia al nome, ma i problemi, anche lì, sono le liste.

Landolfi dà una mano al capo Pdl No ai faccia a faccia tra candidati ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è che aderisce ai desiderata di Silvio Berlusconi, che già non vuole accettare il confronto con Walter Veltroni, figuriamoci con i "piccoli" candidati. I candidati premier potrebbero essere otto se non nove: Veltroni, Berlusconi, Bertinotti, Casini, Tabacci (a meno che non si uniscano), il socialista Boselli, Daniela Santanché per la Destra,

Tribuna politica rimpianto in bianco e nero ( da "Unita, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non ha niente a che fare con la calza di nylon davanti alla telecamera per Berlusconi, o con il pullman di Walter Veltroni. Immaginare di tornare indietro, dall'era del faccia a faccia a quello della conferenza stampa è una curiosa eventualità a cui nessuno aveva ancora pensato. Chissà, magari funziona. Roberto Cotroneo.

La capitale è abituata agli eterni ritorni, Rutelli-Veltroni-Rutelli, ma adesso quella consuetu ( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ce n'è quanto basta perché nei palazzi della politica fioriscano scenari con "mandanti" politici per l'operazione, da D'Alema a Rutelli, e naturalmente per tenere sotto osservazione Veltroni, oppure viceversa lo stesso Veltroni per propagandare le eventuali future larghe intese con Berlusconi.

"da fi a veltroni voglio aiutarlo a fare pulizia" - antonello caporale ( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Dieci anni dopo quell'esperienza parlamentare, mi giunge la proposta di Veltroni". Non di Berlusconi. "Di Veltroni". Gliel'avesse chiesto Berlusconi? "Avrei ringraziato e rifiutato". La destra romana suggerisce agli elettori che lei e Veltroni... "Sì: che me la facevo con Veltroni. Scambiano la collaborazione con l'intrigo.

"il pd è ambiguo, il voto utile è per noi" - annalisa cuzzocrea ( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma a Walter Veltroni, non risparmia stoccate: "Il Partito democratico è debole perché indefinito. E non può avere la botte piena e la moglie ubriaca: ha deciso di correre da solo, se perde non dicano che è colpa nostra". Presidente Bertinotti, cosa pensa della querelle tra Famiglia Cristiana e Walter Veltroni?

Berlusconi: scriverò a tutte le famiglie ( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: impegno del Pdl a favore della famiglia e per denunciare che "il governo della sinistra ha mandato in rovina l'Italia". Tutte iniziative, però, che Massimo D'Alema ha stroncato senza mezzi termini: "Berlusconi è una persona anziana alla ricerca della rivincita. In affanno e fuori dal tempo. Ha dovuto imitare e rincorrere Veltroni". (c.t.).

Quell'inconfessabile voglia di larga intesa ( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Italiani, se non volete votare Veltroni almeno votate per Berlusconi". E più o meno questo, testuale, l'appello lanciato da Anna Finocchiaro sugli schermi di Sky. Un appello al voto "a favore dei grandi partiti per il bene dell'Italia" che fa infuriare, ovviamente, Rifondazione e compagni.

Pd e Sinistra, programmi opposti ( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Su salari, lavoro e precarietà Veltroni e l'Arcobaleno hanno gli stessi titoli ma proposte diverse Pd e Sinistra, programmi opposti Salario sociale, otto ore di lavoro al giorno, tassazione delle rendite a livello europeo e meno Irpef per i redditi bassi. Il "paese normale" di Bertinotti & co.

Achille, il poliziotto buono ( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nella Capitale i rapporti con l'amministrazione Veltroni hanno avuto alti e bassi. Ma negli ultimi tempi sono stati molto conflittuali. L'ex sindaco non gli perdonava di aver parlato di "imprudenza" da parte delle ragazze a proposito di una serie di stupri che si registrarono lo scorso anno e nel 2006 a Roma.

Conversazione <c'è chi nel pd combatte i valori in cui crediamo> ( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: È una ristrutturazione che ha come protagonisti indiscussi Walter Veltroni e Silvio Berlusconi ma nella quale determinante sarà il voto cattolico. Già, perché anche quarantamila voti in più basteranno per far vincere le elezioni alla destra o alla sinistra. Veltroni e Berlusconi l'hanno capito bene, tanto che si sono dati da fare per riaffermare che "i cattolici stanno con noi".

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La Nota di Mas... ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il soccorso che arriva a Veltroni dagli ex popolari, per quanto scontato, rafforza la sua impostazione. D'altronde, l'attacco dell'episcopato all'avversario-principe di Silvio Berlusconi implica quello ai dirigenti della ex Margherita, che non hanno saputo o voluto fermare l'intesa con la pattuglia pannelliana.

ROMA - Gianni Petrucci guarda avanti e chiama il governo che verrà. Le preoccupazioni del Coni ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sport italiano ha scritto una lettera a Berlusconi e Veltroni, i due candidati premier alle prossime elezioni politiche, perché il prossimo governo esamini la situazone dello sport italiano. Non sono mancate le polemiche, ieri, con la ministro Giovanna Melandri. Le Federazioni rivendicano anche il ruolo sociale, e per questo c'è stato uno scontro con gli Enti di promozione sportiva.

Pdl, tandem Berlusconi-Fini in tutte le circoscrizioni ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mi viene da sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è un voto dato a Veltroni: l'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, non io. Mi sembra che confonda i suoi desideri con una realtà che riguarda altri. Per me Berlusconi è un interlocutore importante con cui polemizzare se c'è un motivo ma non con questa ossessività ".

ROMA Si annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni dovrà dar fondo a t ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma quando sette anni fa Berlusconi si accordò con Pannella, mica con la Bonino, non successe tutto questo", ha fatto notare Veltroni. Al che Carra ha spiegato che nel frattempo "il Pontifice è cambiato e alcuni temi cosiddetti sensibili sono venuti in primo piano mentre prima non lo erano, non si parlava ancora di Pacs e simili".

ROMA - E' ossessivo nei miei confronti Silvio Berlusconi, accusa Pier Ferdinando Ca ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi viene da sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è un voto dato a Veltroni: l'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, non io. L'idea della grande coalizione l'ha avuta lui. Mi sembra che confonda i suoi desideri con una realtà che riguarda altri". Quindi chiarisce: "per me Berlusconi è un interlocutore importante con cui polemizzare se c'

ROMA - La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove Berlusc ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A togliere i credenti del Pd dal banco degli imputati per l'accordo Veltroni-radicali. E a girare i riflettori sulla rottura tra il Cavaliere e l'Udc di Casini. Eppure l'attacco di Famiglia cristiana è arrivato dopo quello di Avvenire. E non è certo la prima volta che dalla Chiesa piovono critiche al Pd e alla sua idea di "contaminazione" culturale.

Dopo il voto: niente larghe intese ma un accordo per salvare il bipolarismo ( da "Panorama.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Agli effetti benefici della scelta di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni di tenere fuori dalle rispettive coalizioni gli arroganti micropartiti si aggiungono altre due novità. La prima è la crescente consapevolezza da parte degli elettori della differenza tra voto utile e voto inutile (dato cioè a partiti quasi certamente destinati a non superare il quorum).

Berlusconi: Non succederà, ma se vince Veltroni gli italiani se la cercano ( da "Panorama.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: invito di Berlusconi a seguirlo in una nuova "grande avventura rivoluzionaria". E per non farsi superare dal bus veltroniano, ecco i 200 camper per la campagna elettorale. Tra le poche certezze, sul tavolo delle liste, [6] c'è soltanto che Silvio Berlusconi sarà capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni e Gianfranco Fini numero due.

BERLUSCONI-FINI, PRIMO INCIAMPO SULLE LISTE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è uno voto dato a Veltroni - sentenzia il leader centrista - L'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, è sua l'idea della grande coalizione". Quanto allo scontro fra ex alleati, Casini è categorico: "Non c'è una polemica tra me e Berlusconi, ma c'è una polemica ossessiva di Berlusconi nei miei confronti che tradisce nervosismo"

CON IL PD NIENTE INCIUCI , L'ALTOLà DI CASINI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: un accordo tra Berlusconi e Veltroni - È per questo che Silvio dice che un voto per l'Udc è un voto per il Pd, perché, d'intesa con Walter, vuole farci fuori. Ma noi vigileremo". A poche ore dall'incontro decisivo con la Rosa bianca, Casini ribadisce che dopo il voto non ci sarà alcun accordo con Veltroni e attacca in modo simmetrico sia il leader dei democratici che il Cavaliere:

Proprio così, senato verso il pareggio ( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove la coalizione capitanata da Veltroni appare in leggero vantaggio. Ora, con una situazione simile, il numero dei seggi senatoriali conquistabili da Berlusconi è di circa 151, contro i 149 delle liste di opposizione (Vel troni+Bertinotti+Casini ). Ipotizzando la vittoria del Pd-Di Pietro in Liguria, si arriverebbe ad un sostanziale pareggio.


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Siamo alle eliminatorie del torneo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Gli schemi sono ormai chiari, abbiamo capito come verrà giocata la campagna elettorale. Veltroni a fare la lepre, nonostante che debba tecnicamente rimontare: è lui che politicamente e tatticamente corre davanti a tutti, anticipando le mosse degli altri (l'ha fatto sul simbolo, sulle alleanze, sul programma, sui primi capilista). Non ha mai esplicitato il concetto di voto utile: non ha neanche bisogno, va da sé. A un certo punto però gli converrà drammatizzare un po', per polarizzare u l t e r i o rmente fra sé e Berlusconi, cioè fra sé e "la destra". Alla sua sinistra, Bertinotti non può che farsi trascinare ? malvolentieri, non è il suo stile né era la sua strategia ? nell'attacco che i rossoverdi sferrano al Pd. Tema: Veltroni e Berlusconi sono uguali; dicono e propongono le stesse cose; domani vogliono governare l'Italia insieme. Boselli usa gli stessi argomenti, esasperandoli. l'autodifesa di chi si vede già adesso prosciugato nei sondaggi dalla centralità veltroniana. La vicenda Cgil ne è conferma, drammatica per la sinistra rimasta fuori dal Pd. Così però Ps e Sinistra arcobaleno si consegnano al ruolo sgradevole di Nader italiani, quelli che fanno il gioco della destra. Per ora Berlusconi non fa contro il Pd che una campagna blanda, limitandosi al tema fiacco dei programmi copiati. Pare già aver rinunciato a trascinare strumentalmente sul proscenio Prodi: checché ne dica Fini, gli elettori non voteranno sul governo uscente, ed è già un primo successo di Veltroni. Pareva impensabile solo trenta giorni fa. Anche Berlusconi drammatizzerà la campagna contro il Pd, è ovvio, ma fra un mese. Per ora deve soprattutto far passare presso il proprio elettorato l'idea che Casini è il cavallo di Troia della sinistra. Nella fase attuale, questo duello è il più arroventato: centristi che lottano per lo spazio vitale, il Cavaliere che vuole soffocarli da piccoli. Il Pd non deve parteggiare fra destra, centro, Ferrara o Storace. Siamo ancora nella fase iniziale. Sono i gironi eliminatori di un torneo che avrà due soli finalisti.

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<Pd uguale Pdl>. I Nader d'Italia aiutano Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I democratici presentano il programma per primi. Tutti gli altri devono inseguire "Pd uguale Pdl". I Nader d'Italia aiutano Berlusconi Giordano, i Verdi, i socialisti: campagna contro Veltroni. La Cgil è con lui "Siamo la prima forza politica ad illustrare il programma. Lo considero un dovere". Con queste parole, slides alla mano, il leader del Pd Walter Veltroni ha presentato i dieci pilastri e le dodici azioni di governo in cui si articola il programma del Partito democratico che punta soprattutto sui temi della crescita, del welfare e del lavoro. Un programma che per il verde Bonelli è "speculare" a quello del Pdl, mentre Giordano chiede a Veltroni più chiarezza sui temi etici e i socialisti lamentano addirittura la presenza di troppi termini in inglese. La competition a sinistra è arrivata anche a questo. L'Arcobaleno di Bertinotti, in particolare, appare in difficoltà: abbandonato dalla Cgil di Epifani, in forte calo nei sondaggi, escluso dai media ? a loro dire ? dal "duopolio Pd-Pdl", trova difficoltà anche a compilare le proprie liste, dati i pochi posti "utili" a disposizione e l'elevato numero dei contendenti. E mentre la Sinistra imita Ralph Nader, cercando di far passare l'idea che Veltroni è Berlusconi pari sono, il leader del Pd presenta le proprie ricette contro la precarietà agli operai di Ascoli Piceno.

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Un dubbio attanaglia ora Berlusconi: Mpa sopravvalutato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SICILIA   NEL CENTRODESTRA CRESCE L'INSOFFERENZA PER LA CANDIDATURA A PALAZZO DEI NORMANNI IN CONTINUITÀ CON CUFFARO Un dubbio attanaglia ora Berlusconi: Mpa sopravvalutato MASSIMO CICCARELLO Palermo Berlusconi riesce a trovare un accordo di facciata sulla Sicilia, pensando di salvare il premio di maggioranza al senato, ma si trova a fare i conti col partito in frantumi. E a convivere con la fastidiosa sensazione di aver preso una fregatura appoggiando Raffaele Lombardo per la presidenza della regione. Perchè il leader del Mpa, alla fine, tutto questo seguito nell'isola non ce l'ha. Alle politiche 2006 arrivò poco sopra il 4 per cento, conquistando un seggio. Ma negli ultimi due anni ha perso per strada pezzi importanti, l'ultimo dei quali è stato il segretario di Palermo passato con An. Inoltre la quindicina di parlamentari "garantiti" che l'autonomista vuole portare a Roma potrebbe essere una pericolosa variabile indipendente. Adesso a palazzo Grazioli cominciano a sentire puzza di bruciato pure sulla sponsorizzazione di Calderoli, trionfante perchè "è la prima volta che nord e sud si alleano per risolvere reciprocamente i problemi". Veltroni fa notare il paradosso: "La Lega nord voleva che l'Etna eruttasse, faccio fatica a credere che la Lega sud voglia la stessa cosa". Forse l'abbaglio di Berlusconi sta in quel 9,6 per cento che l'Udc prese al senato; saldato con il Mpa avrebbe fatto sballare i conti del Pdl. Però a tirare la lista c'era Totò Cuffaro, ancora incensurato e ben in sella alla regione. Ora a Catania, a Enna, a Trapani, a Palermo, molti suoi elementi di peso sono passati con Miccichè. Persino Lombardo riconosce che "oggi Cuffaro è rinnegato da tanta gente che da lui ha ottenuto prebende". L'ex governatore non c'era alla presentazione della candidatura, né ha spiegato l'assenza. Quanto è bastato per far sospettare che sull'altare dell'accordo romano fosse stata sacrificata l'intesa con i siciliani di Casini. Impressione rafforzata dalla necessità di quest'ultimo di ribadire che "le cose sono andate come l'Udc dell'isola chiedeva". Subito ridimensionato da Fini: "È coerente con quello che hanno fatto negli scorsi anni". In realtà An è in fortissimo imbarazzo. Perchè, come rileva il democratico Antonello Cracolici, "anche fra gli elettori del centrodestra cresce l'insofferenza verso la candidatura di Lombardo, che si pone in assoluta continuità con il modello creato da Cuffaro". A tacitare le coscienze in via della Scrofa ci pensa un sondaggio di Manneihmer, secondo il quale l'intesa fra Pdl e Lega sud "può fare la differenza". Però non ha fatto i conti con la candidatura a governatore di Anna Finocchiaro, in tandem con Rita Borsellino. Politiche e regionali si intrecciano e al centrodestra resterà attaccata l'immagine, per dirla con la senatrice, "della perpetuazione di un sistema contro il cambiamento". Inoltre le rilevazioni non valutano quanto costerà la guerra dentro Fi. Il fuoco amico contro Stefania Prestigiacomo è stata come la rottura di un'argine. Tanto che la "ribellione" di Miccichè si è riaccesa, nonostante la promessa di una poltrona ministeriale: "Posso essermi sbagliato, sto pensando che una soluzione potrebbe essere quella di restare qui". Lo scontro con Angelino Alfano è frontale: "Negli ultimi due mesi è riuscito a litigare con tutti". Questi "tutti" sono Musotto, Castiglione e Schifani. Pezzi importanti, sui quali incombe la "minaccia" di una lista di disturbo sponsorizzata da Dell'Utri e Prestigiacomo. Per il Pd è l'occasione di sfondare nell'elettorato moderato. Però, rileva Giovanni Barbagallo, "rischia di non funzionare l'idea di guardare prevalentemente a soggetti con storie di sinistra; nel rapporto con gli elettori di centro, tradizionalmente maggioranza, sono i cattolici democratici ad avere le maggiori possibilità di dialogo".

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L'Arcobaleno non si vede ancora (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VERSO IL VOTO La competition con il Pd mette in dif coltà la Sinistra L'Arcobaleno non si vede ancora RUDY FRANCESCO CALVO Quel 5,8 per cento che il sondaggio Eurisko pubblicato ieri su Repubblica attribuisce alla Sinistra arcobaleno è il sintomo esplicito del forte disagio che monta nel nuovo soggetto politico. A fronte di un Pd che amplia i propri spazi di riferimento sia alla propria sinistra che al centro, l'Arcobaleno vede assottigliarsi sempre più il proprio elettorato di riferimento. Il bon ton del leader del Pd, infatti, non gli impedisce di marcare fortemente le distanze dalla Sinistra, presentando al contempo proposte programmatiche in grado di far breccia in quegli stessi ambienti. Le prove si sono avute nello scorso fine settimana, che ha sancito il riavvicinamento tra il Pd e la Cgil. Il pericolo è chiaro a Fausto Bertinotti: "Quando nasce il Pd, che ha una vocazione avvolgente, pone al sindacato un problema consistente: quello di non essere reclutato nelle sue fila". E Franco Giordano ieri chiedeva esplicitamente a Epifani: "Ma loro fino a ieri non erano la controparte?". Era la controparte, tanto per fare un esempio, quel Pietro Ichino che oggi trova posto nelle liste del Pd. Le sue proposte sono ritenute "una dichiarazione di guerra nei confronti dei lavoratori" da Pino Sgobio e vengono portate a dimostrazione del fatto che "il programma del Pd è speculare a quello del Pdl" (Bonelli). Quando Gennaro Migliore elenca però le priorità programmatiche della Sinistra ("aumento del potere d'acquisto dei salari, lotta al caro prezzi, sconfitta del precariato"), è facile accorgersi che si tratta dei medesimi impegni presi da Veltroni. Altro che programma di destra. "L'intervento sui salari per riprendere la domanda interna è la priorità assoluta", ha affermato il leader del Pd, che poi nella tappa di ieri del suo tour è andato a spiegare agli operai della Sgl Carbon, azienda in dismissione di Ascoli Piceno: "Il tema del lavoro è per noi centrale. Noi vogliamo essere il partito che aiuta il paese a crescere velocemente, a liberarlo da impedimenti ma con lo sguardo rivolto a chi ha di meno. La parola crescita io la sottolineo tre volte perché senza crescita, senza ricchezza non c'è uguaglianza sociale". Il problema della competition col Pd, insomma, la Sinistra ce l'ha eccome. Penalizzata per di più dal fatto che Veltroni corre per la guida del governo, mentre Bertinotti no. La tentazione al "voto utile", definito "un imbroglio" dal presidente della camera, può incidere nella scelta di molti elettori. Indirizzati in questa direzione, lamentano a Sinistra, dal "duopolio Pd-Pdl" che si riflette anche sui media, oscurando le altre forze. L'immagine che l'Arcobaleno dà di sé, peraltro, non garantisce un grosso appeal. A partire dal candidato leader, che somma al dato anagrafico anche l'esplicita dichiarazione di un proprio ultimo sforzo in questa campagna elettorale, prima di passare il testimone, fino alle liste. Mentre Veltroni (e ieri anche Berlusconi) annuncia giorno dopo giorno nomi in grado di attirare l'attenzione degli elettori, la Sinistra incontra difficoltà a mettere uno dietro l'altro candidati che sappiano rappresentare gli equilibri interni e, contemporaneamente, riescano a dare un'immagine di rinnovamento della rappresentanza parlamentare. Anche perché i posti "utili" per essere eletti sono veramente pochi e di persone disposte a fare un passo indietro da queste parti non se ne vedono.

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LA NOSTRA STRABICA CAMPAGNA ELETTORALE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Luigi La Spina LA NOSTRA STRABICA CAMPAGNA ELETTORALE Era da quindici anni che i cittadini spagnoli non assistevano a un duello tv tra i due candidati al governo del paese. Zapatero e Rajoy si sono scontrati, l'altra sera, su tutti gli argomenti, dall'economia alle riforme costituzionali, dalla politica sull'immigrazione a quella nei confronti dell'Eta. L'unico sostanzialmente ignorato è stato proprio quello che infiamma l'inizio della nostra campagna elettorale: il dibattito sull'aborto e, in generale, la questione dell'etica pubblica. Eppure, l'interventismo dei vescovi spagnoli nella competizione politica è stato ben più deciso di quello che, finora, si è manifestato in Italia da parte della gerarchia ecclesiastica. È stato capace di mobilitare in piazza, a Madrid, un milione di persone, non ha avuto remore a fare una scelta di campo precisa, esplicita e durissima contro Zapatero, non si stanca, attraverso la potente radio della catena Cope, di martellare l'appello ai cattolici perché impediscano la rielezione del premier. Il confronto tra i temi e le caratteristiche delle due campagne elettorali in paesi che, nonostante tutto, alcuni si ostinano a considerare simili, indubbiamente colpisce. Anche perché in Italia tutti i sondaggi convergono su una graduatoria di importanza e di motivazioni al voto molto significativa: l'attenzione degli elettori si concentra, all'85 per cento, solo su tre argomenti che riguardano il tenore di vita, la sicurezza e il Welfare, cioè la sanità, l'istruzione, l'assistenza. Tutti gli altri temi, dall'aborto al conflitto d'interessi, dalle riforme elettorali e costituzionali all'ambientalismo, sono relegati al 15 per cento delle preoccupazioni nazionali. Non è facile capire perché, in Italia, ci sia questo curioso strabismo tra gli argomenti d'avvio di questa campagna elettorale e gli interessi più radicati e complessivi della nostra società civile, in questo momento. I motivi sono tanti, alcuni persino ovvi, altri più oscuri. Alcuni attengono alla sfera dei nobili e apprezzabili turbamenti di coscienza, altri a meno stimabili calcoli di convenienza partitica o personale. Bisogna riconoscere a Giuliano Ferrara, innanzi tutto, una straordinaria capacità di imporre al dibattito politico nazionale la sua personale agenda. Così come alla Chiesa, pur nelle sue varie articolazioni e nel confronto di strategie diverse, l'efficacia di una presenza pubblica, magari meno vistosa di quella dimostrata in Spagna, ma più condizionante in campagna elettorale. I brillanti risultati di queste spinte convergenti, anche se non prive di contrasti interni, verso una primazia della discussione pubblica sui temi dell'etica, però, derivano essenzialmente dalle debolezze reciproche dei due maggiori contendenti, dalle preoccupazioni di partiti e partitini di centro che rischiano l'estinzione parlamentare, dalla confusione persistente e tipicamente italiana tra la laicità dello Stato e il laicismo di Stato. La coesistenza di alcuni cattolici, anche integralisti, e di alcuni laici, anche loro integralisti, nelle file del partito di Veltroni offre agli avversari il terreno più facile per l'attacco propagandistico. Attacco agevolato dalla competizione interna al Pd tra correnti ideologiche e gruppi di potere che favorisce lo sfruttamento negoziale dello scontro cattolici-laici al fine di assicurarsi i migliori posti in lista. D'altra parte, le esitazioni e, poi, il rifiuto di Berlusconi all'apparentamento con la lista di Ferrara, fa capire quanto il leader del Pdl tema l'effetto di una spaccatura tra laici e cattolici nella sua formazione. Per evitare di consegnare a Casini un vantaggio identitario, nella guida di un partito totus cattolico, del tutto sproporzionato rispetto al consenso elettorale. La convenienza dell'arcipelago di centro nello spingere la discussione elettorale sui temi "dei valori non negoziabili", come li definisce la gerarchia ecclesiastica, è talmente evidente da non rendere necessarie troppe spiegazioni. Su questo argomento è più interessante il confronto tra chi ancora non si rassegna all'idea di una dispersione dei "voti del cielo", come li ha chiamati Massimo Franco in un suo bel libro, e chi, invece, punta esclusivamente al rafforzamento della lobby cattolica attraverso tutto l'arco delle forze politiche. Questione solo apparentemente risolta con la vittoria di quest'ultimi. Al di là del vario peso di queste ed altre possibili motivazioni del curioso "effetto etico" sui temi della campagna elettorale, resta l'impressione di un generale arretramento del dibattito politico su questi temi. Da una parte, non si capisce come la riflessione sulla morale pubblica a proposito delle fondamentali questioni della bioetica, dell'identità civile di una nazione nel riconoscimento di alcuni valori non possa più fermarsi alla vecchia formula cavouriana della "Libera Chiesa in libero Stato". Dall'altra, sfugge il pericolo che lo sfruttamento di alcune apparenti convenienze elettorali rischi di produrre non una riconquista cattolica, ma una sconfitta clamorosa e dalle conseguenza imprevedibili. Tutto, comunque, nella sostanziale e profonda indifferenza della società italiana. Perché è più facile schierarsi sull'aborto, che indicare, in modo credibile, come far ripartire la nostra economia.

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La seconda serata di Porta a porta Nel suo articolo di ieri Finito il te (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La seconda serata di "Porta a porta" Nel suo articolo di ieri "Finito il tempo della liturgia televisiva" Giancarlo Dotto scrive: "Barricata nei bunker dei suoi Baudo e dei suoi Vespa, la Rai perde i pezzi, vaso di coccio nella guerra senza esclusione di colpi che si è scatenata tra le televisioni pagamento". Il riferimento a Porta a porta è del tutto arbitrario. La nostra trasmissione si conferma infatti anche quest'anno leader assoluta della seconda serata, con una media del 20.60%, quasi un punto in più dell'anno scorso. Il confronto con Matrix è nella sovrapposizione di 34 puntate contro 8 e un vantaggio di 4 punti e mezzo di share in nostro favore. Il confronto con il Maurizio Costanzo Show è di 25 puntate contro 3 con un vantaggio di 5 punti e mezzo di share. Il confronto con le televisioni a pagamento di fatto non esiste. Naturalmente anche noi proveremo a rinnovarci, ma auguro a tutti di perdere pezzi come Porta a porta. BRUNO VESPA Nell'articolo in questione Porta a porta è dal sottoscritto definito "uno degli ultimi gioielli della casa". Per una volta tanto Bruno Vespa, la pistola più veloce del West (nel senso della fulmineità con cui replica al giornalista cattivo di turno), spara al bersaglio sbagliato. Eccesso di reazione o difetto di attenzione? Trattavasi e trattasi, se l'italiano ha ancora un senso, di un solare apprezzamento. GIANCARLO DOTTO Così la messa si impoverisce Leggo sulla Stampa che presto ci sarà un giro di vite a proposito di messe e comunioni eucaristiche date sulla mano. La restrizione, dice l'articolista, è dettata dal fatto che in tanti casi la messa è diventata uno spettacolo folcloristico e la comunione un gesto che non rispetta la sacralità del significato. Ed è vero. La messa celebrata, in latino, dal prete rivolto verso l'altare, anziché verso il popolo, la comunione data sulla lingua e non in piedi ma in ginocchio con relativo digiuno dalla mezzanotte hanno un significato certamente più sacrale (e quindi misterico), ma allontanano anche sempre più la comunità da una partecipazione diretta all'invito di Gesù: "Fate questo in memoria di me". La messa diventa più "ascoltata" che "partecipata" e il suo aspetto eucaristico di convivio fraterno si raffredda certamente a vantaggio della crescente gestualità sacrale che raggiunge il massimo nei pontificali grandiosi densi di ritualità e di ufficialità, ma poveri di contenuto evangelico. GIUSEPPE CAPPA, NOVARA In difesa della "nebbia killer" Mi domando quale nobile scopo sociale si prefiggano certi giornalisti quando titolano "Nebbia killer". La colpa degli incidenti in condizioni di scarsa visibilità è da attribuirsi solo ed esclusivamente a conducenti non in grado di valutare con il necessario giudizio la velocità da tenere. Notizie comunicate in quel modo non possono che contribuire a rimuovere il senso di responsabilità dalla coscienza dei guidatori incapaci. Disse Beppe Grillo a proposito delle valanghe: "Montagna assassina? No: alpinista pirla!". ING. BRUNO DE GIUSTI ALBISSOLA MARINA (SV) Berlusconi e le liste pulite Seguendo la scia tracciata da Di Pietro e dal Partito democratico in tema di "liste pulite", Berlusconi ha dichiarato che "chi è supposto autore di reati non va candidato", implicitamente sostenendo, quindi, che nei processi a suo carico conclusisi con la prescrizione lui era innocente. Sussistendo invece la possibilità che quei reati siano stati commessi, è evidente che - nel dubbio derivante dalla prescrizione - sarebbe preferibile essere governati da chi non fosse gravato anche dal solo sospetto di colpevolezza. GIULIO CASTAGNOLI, BERGAMO Le esercitazioni della Protezione civile Desidero chiarire la posizione della Flp sulla vicenda "esercitazioni" della Protezione civile, in risposta all'articolo pubblicato sulla Stampa il 20 febbraio. Senza voler fare lezione di diritto a nessuno, vogliamo rammentare che nelle democrazie le norme giuridiche regolano le attività umane, ivi incluse quelle lavorative; potranno sembrare di impaccio, o prestarsi al dileggio di qualcuno, ma sono state varate anche a loro garanzia, dal momento che ogni lavoratore, ivi incluso il giornalista, ne beneficia. Non si tratta evidentemente di un'enfasi burocratese, ma di tutela dei lavoratori; l'esercitazione notturna deve essere regolamentata per garantire sia il dipendente sia l'Amministrazione; infatti qualora un dipendente fosse coinvolto in un'esercitazione notturna al di fuori dei turni di reperibilità, nel caso di un incidente durante il tragitto casa-lavoro o lavoro-casa (c .d. infortunio in itinere) non avrebbe copertura assicurativa. Per questo chiediamo di regolamentare tale attività, non certamente l'abrogazione. Tale punto di vista è talmente condivisibile che l'esercitazione del 15 febbraio si è tenuta per volere, unilaterale, dell'Amministrazione dalle ore 16 alle ore 20,10, e non di notte, e ha riguardato una componente e non la totalità del personale in servizio al Dipartimento. LAURO CRISPINO SEGRETARIO NAZIONALE FEDERAZIONE LAVORATORI PUBBLICI Il colpo di spugna di Veltroni Federico Geremicca nell'editoriale di ieri, "a scelta della chiarezza", riporta la posizione del Pd sulle cosiddette coppie di fatto, ovvero "il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi". Giustamente l'on. Enzo Carra, nell'intervista che avete pubblicato poche pagine dopo, sottolinea come, dunque, "nel programma del Pd non ci siano i Dico, ma solo i diritti delle persone conviventi". Ovvero diritti individuali, come è ben noto, che sono già normati dalla legge e dalla giurisprudenza! Con un colpo di spugna Veltroni ha cancellato dal suo programma il laborioso lavoro parlamentare fin qui compiuto che, partito dalla proposta governativa dei Dico, aveva portato - in modo trasversale o "bipartisan" che dir si voglia - ai "Contratti di unione solidale" (i Cus), per dare una risposta alle attese di tante coppie, eterosessuali e omosessuali, che non chiedono altro che condividere con i maggiori Paesi europei una legislazione più avanzata in materia, per risolvere finalmente anche i problemi in materie delicate come previdenza, salute, eredità. SEN. CESARE SALVI SINISTRA DEMOCRATICA.

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Caso Radicali, il candidato Pd convince i teodem Laici e cattolici insieme nel partito . E poi torna su salari e crescita: sono le priorità (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Caso Radicali, il candidato Pd convince i teodem "Laici e cattolici insieme nel partito". E poi torna su salari e crescita: sono le priorità di Bruno Miserendino/ Roma Lo dice di prima mattina ai microfoni di Radio Anch'io, lo ripete la sera, ospite di Emilio Fede: "Salari e crescita sono le priorità". Sono fermi entrambi, da troppi anni, dice Veltroni e sono due facce dello stesso problema: un'Italia inceppata, al rimorchio dell'Europa, attardata a parlare di Berlusconi e comunisti. Il segretario del Pd ha dedicato la giornata alle interviste, ma anche alla grana del momento: l'irritazione dei cattolici, dopo l'ingresso dei radicali nelle liste del partito. Sul tema, dopo gli attacchi di Famiglia Cristiana e dell'Avvenire, sembra che le acque si stiano calmando. Franceschini, Marini, Fioroni, Castagnetti e tanti altri si sono dati da fare per dare una mano a Veltroni. Il segretario ieri mattina ha incontrato i teodem, Binetti in testa, che sono usciti rassicurati. In realtà le preoccupazioni restano: "Anche noi abbiamo sottovalutato l'impatto dell'ingresso in lista dei radicali", hanno spiegato. "Nelle assemblee registriamo sconcerto di tanti simpatizzanti, ma il garante sei tu", hanno detto a Veltroni, "sei tu che devi assicurare che i radicali rispettino programma e valori del partito". Oggi le varie anime cattoliche del Pd si vedranno in un convegno in cui interverranno proprio Veltroni e Franceschini. La linea però il segretario l'ha già data: "Laici e cattolici devono convivere all'interno dello stesso partito". Nel programma, ripete il segretario, sono affrontati temi cari al mondo cattolico, come la famiglia, la solidarietà, la povertà. Quanto ai Radicali, "sottoscriveranno il programma". E poi, perchè Famiglia Cristiana critica oggi quello che non criticò nel 2001, quando Pannella trattò per entrare nelle liste di Forza Italia? Da Emilio Fede che lo stuzzica sulla compagnia di Di Pietro e Bonino Veltroni ripete: "Saremo l'unica forza che avrà un solo gruppo parlamentare, un solo programma e un solo leader". Come dire, non c'è spazio per snaturamenti. Secondo Veltroni va scongiurato un pericolo: che "laici e cattolici non possano convivere, che coloro che hanno opinioni diverse su temi delicati come quelli che riguardano l'etica, la vita, la morte, la riproduzione debbano ognuno farsi il suo partito. Sarebbe l'unico paese e questo dobbiamo evitarlo". Tra l'altro Veltroni registra che un sondaggio ha individuato in lui il leader più votato dagli elettori cattolici. E infatti, dalle parti del loft, il ritornello è sempre lo stesso: le famiglie, laiche e cattoliche, hanno gli stessi problemi, salari, precarietà dei figli, sicurezza e si interessano di quelli, non se in lista c'è la Bonino. Saranno tantissimi i cattolici di prestigio nelle liste, perchè enfatizzare il caso? Anche la Bonino dà una mano a spegnere l'incendio: "Nessuna polemica coi teodem", dice. Nonostante i tanti pompieri all'opera Famiglia Cristiana insiste: "Radicali con la Cdl nel 2001? Allora tutti si aggregavano e nessuno aveva fatto la scelta di correre da solo". Aggiunta polemica: "Il problema non è il rapporto tra laici e cattolici, il problema riguarda l'arrivo dei radicali, con i quali il terreno comune si riduce quasi ad azzerarsi". Sul tema, a conferma dell'assunto, ha parlato ieri anche il presidente del Senato. Marini difende l'impegno dei cattolici nel Partito democratico, dà il disco verde all'accordo con i Radicali e parla della necessità di fare le riforme istituzionali e la legge elettorale dopo le elezioni scrivendo le regole a quattro mani insieme al centrodestra. E a proposito di scenari cambiati ieri Veltroni ha parlato di Prodi e di alleanze. Ha elogiato il premier per aver deciso di non ricandidarsi, e l'ha difeso: ha fatto "cose importanti", dopo aver ereditato un disastro. È la coalizione che non ha funzionato.

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Sinistra arcobaleno: via da Kabul, tassare le rendite, no nucleare Quasi pronto il programma per rompere il duopolio Pdl-Pd . Bertinotti lo presenta domenica a Roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Sinistra arcobaleno: via da Kabul, tassare le rendite, no nucleare Quasi pronto il programma per "rompere il duopolio Pdl-Pd". Bertinotti lo presenta domenica a Roma di Simone Collini / Roma "PUNTANO ad annientarci, non è più il tempo dei toni istituzionali". I vertici di Rifondazione comunista, Pdci, Verdi e Sinistra democratica lo hanno detto a Fausto Bertinotti, nel corso dell'incontro svolto nello studio del presidente della Camera. Al candidato premier della Sinistra arcobaleno gli esponenti dei quattro partiti hanno chiesto maggiore incisività e determinazione per rompere il duopolio Pd-Pdl e portare alla luce le falle della strategia veltroniana. Bertinotti ha chiarito che non è intenzionato ad allontanarsi più di tanto dai "toni composti" utilizzati finora, ma anche che la battaglia sarà d'ora in poi tutta all'attacco. "Con Veltroni ci giochiamo la partita", è la sfida lanciata. Che però, per il presidente della Camera, deve rimanere "pulita sul terreno programmatico", nonostante "l'inquinamento" della campagna elettorale dato dal "duopolio ossessivo" delle forze maggiori. Un inquinamento che per Bertinotti ha raggiunto l'apice quando Anna Finocchiaro ha invitato a votare per uno dei partiti maggiori: "Deve essere molto disorientata se invita a votare anche Berlusconi", sostiene il candidato premier della Sinistra. Ma è soprattutto passando per il confronto tra i programmi che Bertinotti vuole colpire il "punto debole del Pd", e cioè "l'indeterminatezza dei contenuti". Ma prima di tutto deve esserci, appunto, il programma. Per questo era stato convocato l'incontro a Montecitorio tra il candidato premier e gli esponenti dei quattro partiti fondatori della Sinistra arcobaleno. Le ultime limature dovranno essere apportate oggi, quando si riuniranno di nuovo Bertinotti e le segreterie di Prc, Pdci, Verdi e Sd. Ma in sostanza il programma, che il presidente della Camera definisce orgogliosamente "di parte e senza nessuna propensione ecumenica", è quello uscito dal vertice di ieri. Una trentina di pagine in cui si propone la riduzione del prelievo fiscale ai lavoratori dipendenti, il superamento della legge 30, l'armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie, la difesa della 194 e una legge per il riconoscimento delle coppie di fatto, il ritiro dei militari dall'Afghanistan, il via libera a un piano per la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico e il rifiuto del nucleare. Nel testo verrà anche posta la questione delle basi Nato in Italia e si proporrà inoltre un'indicizzazione dei salari che porti alla riduzione del divario tra l'inflazione programmata e quella reale. A partire da sabato il programma verrà presentato e anche sottoposto al giudizio degli elettori in una serie di iniziative, mentre sarà lo stesso Bertinotti, domenica mattina, a illustrarlo al teatro Ambra Jovinelli di Roma (una promessa che aveva fatto a quanti erano rimasti fuori dal Piccolo Eliseo, l'altra settimana). Domani, alla Città del gusto, verrà invece presentata la campagna di comunicazione, che avrà al centro slogan come "Una scelta di parte" e "Si può fare di più". Bertinotti dovrà però affrontare ora, insieme a Giordano, Diliberto, Pecoraro Scanio e Mussi, la questione delle candidature. Soprattutto, dovrà essere sciolto il nodo dei candidati indipendenti da inserire nelle liste. Sembra perdere quota l'ipotesi che compaia lo storico Paul Ginsborg, mentre tra i nomi quasi certi si fanno quelli del presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso, del giuslavorista Piergiovanni Alleva, padre della proposta di legge per superare la legge 30 e del magistrato pioniere della difesa dell'ambiente Gianfranco Amendola.

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Berlusconi vi scrive a casa, siete avvertiti Lettera agli italiani, la seconda volta. Il governo della sinistra ha mandato in rovina il Paese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi vi scrive a casa, siete avvertiti Lettera agli italiani, la seconda volta. "Il governo della sinistra ha mandato in rovina il Paese" di Natalia Lombardo/ Roma OCCHIO ALLA POSTA È in arrivo da Arcore un'altra missiva per le famiglie italiane (no perditempo, no gay o single). Nel 2001 Berlusconi spedì a tutti il costoso volume "Una storia italiana" (la sua) con le tappe vincenti di Silvio dalla culla alla politica. Allora un movimento popolare si attivò per rimandare al mittente il pacco senza aprirlo. Forte degli sconti postali da editore, Berlusconi ci aveva già provato nel 2000 con una lettera per le amministrative, un'altra nel 2003 per far digerire agli italiani lo "scalone" Maroni e la riforma delle pensioni. E per il cambio della moneta nel gennaio 2002, invece di frenare i prezzi, l'allora premier inviò a "16 milioni di famiglie" un euroconvertitore che neppure arrivò a tutti. Adesso ci piomberà nelle cassette postali la lettera dal messaggio elementare di quelli che pensa Tremonti e scrive Silvio: "Il governo della sinistra ha mandato in rovina l'Italia" e ha reso "le famiglie più povere". Con il "pepe" del riferimento alla contestazione avanzata da Famiglia Cristiana al programma del Pd. Per gli iscritti di FI il raddoppio: due lettere. Un opuscolo con Silvio dal pugno chiuso e sorriso smagliante pronto per "l'avventura rivoluzionaria" (come Fidel o Miccichè?) sarà distribuito negli ottomila gazebo del Pdl in giro nel prossimo week end. Berlusconi, che stamattina parla a RadioAnch'io, sta facendo partire la macchina elettorale. E ieri a Palazzo Grazioli per tutto il pomeriggio si è combattuta la battaglia delle quote per le candidature: la coperta come la tiri è stretta per farci entrare tutti. Unica scelta certa, proposta da An: Berlusconi sarà capolista e Fini secondo, in tutte le circoscrizioni per la Camera. Uguale lo Statuto Pdl. Gianfranco Fini era assente, in polemica con il metro dei sondaggi scelto dal cavaliere: rapporto tre a uno, ovvero il 70% delle candidature per Forza Italia e il 30 per An. In sovrappiù sono i posti da assegnare ai "cespugli" che Berlusconi ha mietuto per aumentare voti. Fini non vuole accollarsi le candidature dei vari Fatuzzo, Dini, Giovanardi o il repubblicano Nucara, e vuole lasciarli in quota Silvio. Al Pri e a Dini verrebbero garantiti un deputato e un senatore, al Nuovo Psi 1-2 eletti, un seggio per Alessandra Mussolini. Alla riunione fiume hanno partecipato gli "sherpa": Matteoli e La Russa per An, Schifani, Vito e Cicchitto per Fi. Il leader di An vorrebbe seguire il criterio degli ultimi risultati elettorali, ma Fi sottrae i voti che La Destra di Storace toglierà ad An. Oggi a Montecitorio Berlusconie Fini vedranno i "piccoli" del Pdl, per dividere la torta. Pezzo forte per Fi al Senato è Sandro Bondi (con Isabella Gardini e Fiorella Ceccacci), mentre An punta su Gasparri. Candiati alla Camera i forzisti in pista per il governo (quindi senza dover restare inchiodati a Palazzo Madama, il che fa capire che si prevede un semi-pareggio): Pisanu, Stanca, Lunardi, e l'avvocato Ghedini. L'eventuale Berlusconi Ter sarà quindi un replay. Il programma abbozzato da "Officina" dovrebbe essere siglato venerdì ad Arcore da tutti i leader, compresi Bossi e Lombardo, in pieno feeling leghista. 30 pagine per 10 punti (due in meno del Pd): famiglie, sicurezza e economia. E il legame col Ppe che per Storace è come l'aglio per i vampiri. Continua lo scontro FI e Udc: Berlusconi dice che "un voto per l'Udc è un voto per il Pd"? Ma "l'inciucio con Veltroni lo sta facendo lui, non io" ribatte Casini a Ballarò. Ancora incerta l'alleanza con la Rosa Bianca: Pier non rinuncia al nome, ma i problemi, anche lì, sono le liste.

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Landolfi dà una mano al capo Pdl No ai faccia a faccia tra candidati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del PAR CONDICIOLa proposta nella bozza di regolamento. Sinistra insorge Landolfi dà una mano al capo Pdl "No ai faccia a faccia tra candidati" / Roma Per sovrannumero di candidati facciamo sparire i "faccia a faccia" in tv da questa tornata elettorale: sostituiti da conferenze stampa, interviste, e dalle vecchie tribune politiche. È la proposta contenuta nella bozza di regolamento sulla par condicio che ha scritto il presidente della Commissione di Vigilanza, Mario Landolfi, come relatore. A Palazzo San Macuto inizierà alle 18 oggi la discussione per decidere le norme che riguardano i Tg, i Gr e le trasmissioni di approfondimento sulla Rai, dal 10 marzo (quando saranno presentate le liste) fino al voto del 13 aprile. La scelta di evitare i "faccia a faccia" è stata proposta da Landolfi, uomo di An, tant'è che aderisce ai desiderata di Silvio Berlusconi, che già non vuole accettare il confronto con Walter Veltroni, figuriamoci con i "piccoli" candidati. I candidati premier potrebbero essere otto se non nove: Veltroni, Berlusconi, Bertinotti, Casini, Tabacci (a meno che non si uniscano), il socialista Boselli, Daniela Santanché per la Destra, il trotzkista Marco Ferrando e pure Giuliano Ferrara con la crociata anti-aborto. I "faccia a faccia" sarebbero 28 nel caso fossero in campo otto candidati, se fossero nove si salirebbe a 36 confronti tv. Un numero difficilmente gestibile, è l'obiezione di Landolfi. La cui proposta prevede tribune politiche, interviste agli esponenti delle liste, e conferenze-stampa dedicate ai candidati premier da trasmettere su Raiuno tra le 21 e le 22,30 nelle ultime due settimane precedenti al voto. Dal Pd non si sottovaluta il problema, ma, secondo il capogruppo Fabrizio Morri, le trasmissioni di approfondimento che sono legate all'attualità, per esempio Porta a Porta o Matrix, potrebbero decidere autonomamente di trasmettere un faccia a faccia. Secondo Giulietti (Pd e Articolo21) abolire i contraddittori tv "sarebbe un impoverimento per i cittadini" e suggerisce di farli prima del 10 marzo. I "piccoli" temono che siano privilegiati i due big: Walter vs Silvio, ammesso e non concesso che il secondo accetti di presentarsi. L'Udc in Vigilanza, De Laurentis, lamenta la mancanza del contraddittorio, che considera "un servizio per i cittadini", un "elemento di democrazia" tanto ammirato nel modello americano. In Spagna è andato in onda, dopo 15 anni dal duello tv Gonzales-Aznar, il confronto tra Zapatero e lo sfidante popolare Rajoy: 50 regole trattate dai partiti, dalla temperatura alle inquadrature, il giornalista Campo Vidal moderatore. In Italia invece è polemica tra Veltroni e la Sinistra Arcobaleno: il segretario del Pd, rispondendo alla domanda di Fede sul Tg ("toglierebbe il cappio della par condicio?") ha detto: "Per ora non ci sono le condizioni", ma dopo le elezioni può essere una di quelle "regole del gioco" da rivedere insieme, maggioranza e opposizione. Insorge la Sinistra: "Sconcertante parlare di modificare una legge che tutela la democrazia" e, aggiungono Buffo, Migliore, Brutti, Lion, Russo Spena e Ripamonti, sulle tv è difficile "distinguere le posizioni del Pd da quelle del Pdl". n.l.

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Tribuna politica rimpianto in bianco e nero (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Tribuna politica rimpianto in bianco e nero La rivogliono. La invocano. La ripiangono. C'è tutto un lavorio, un gioco di intese, un controllo a leggi e regolamenti per ripristinare la vecchia tribuna politica genere Jader Jacobelli e Ugo Zatterin. Un leader politico, tre o quattro giornalisti a fargli domande, puntute e incalzanti, e un moderatore che modera davvero. Per questa campagna elettorale si sono espressi fevorevolmente Landolfi, e Bonaiuti, ma soprattutto Pier Ferdinando Casini e Fausto Bertinotti. C'è da chiedersi se questo paese non stia invecchiando troppo rapidamente. Quello della tribuna politica versione Jacobelli e Zatterin è un modello arcaico, lontanissimo, in bianco e nero. Dove i giornalisti sembravano delle statuine e i leader parlano in politichese. Erano cose di un'Italia lontana, che è morta e sepolta. Non ha niente a che fare con la calza di nylon davanti alla telecamera per Berlusconi, o con il pullman di Walter Veltroni. Immaginare di tornare indietro, dall'era del faccia a faccia a quello della conferenza stampa è una curiosa eventualità a cui nessuno aveva ancora pensato. Chissà, magari funziona. Roberto Cotroneo.

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La capitale è abituata agli eterni ritorni, Rutelli-Veltroni-Rutelli, ma adesso quella consuetu (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dine si estende anche i giornali. L'incontro ieri pomeriggio tra l'editore Angelucci e Paolo Franchi, direttore del "Riformista", si è concluso con l'avvicendamento: alla guida del quotidiano tornerà Antonio Polito che, interpellato in proposito, si rifugia in una significativo "no comment". Con Paolo Franchi, escono dal quotidiano arancione anche Emanuele Macaluso, e il suo "Ragioni del socialismo", con relativo finanziamento pubblico: "Senza Franchi, io vado via", dice Macaluso. E a seguire il caso, l'altro ieri, c'era anche Giorgio Napolitano, che in Macaluso e in Franchi ha due dei principali "napoletanologi", tanto da aver convocato Franchi al Colle, dandone pubblica comunicazione. La notizia sarà ufficiale la prossima settimana, anche perché dettagli di non poco conto sarebbero ancora allo studio, a cominciare dalla testata, che potrebbe restare la stessa ma anche cambiare in "Democratici". Con il cambio di direttore, il giornale potrebbe cambiare linea politica. Non solo, da giornale d'opinione con tiratura da passaparola a giornale con 30 pagine full-color che punta a moltiplicare le copie, poiché gli Angelucci investirebbero sul progetto parte dei 30 milioni di euro inizialmente destinati a rilevare l'Unità. Soprattutto "Il Riformista" che con Franchi e Macaluso riservava non poche punture di spillo al Partito democratico, potrebbe diventare invece il portabandiera del nuovo Pd. Anche se fonti politiche riferiscono che "Veltroni non ha feeling con gli Angelucci", e che sia insomma vero quanto riporta il sito "Dagospia": ovvero che Veltroni non abbia fatto salti di gioia alla candidatura di Polito, così come non sarebbe stato a suo tempo particolarmente entusiasta dell'acquisto, poi finito in nulla, dell'Unità da parte degli Angelucci, imprenditori del ramo sanità ed editori pure di "Libero" e, con una quota di minoranza, della "Gazzetta del Mezzogiorno". L'operazione era nell'aria da tempo. Polito, fondatore del giornale ai tempi in cui era editore Claudio Velardi, uscì di scena per un seggio in Senato nella Margherita di Rutelli, ma aveva da tempo fatto sapere di non volersi ricandidare. Ora torna in scena proprio mentre Claudio Velardi viene nominato da Bassolino assessore al turismo della Campania (debutto ieri in Consiglio regionale con bacchettata da parte del presidente Sandra Mastella, "tollererò solo per questa volta che lei sia qui senza giacca e cravatta". Velardi era effettivamente in maglione e ci ha scherzato su: "Farmi riprendere sull'abbigliamento... proprio io che ho portato D'Alema dal sarto"). Ce n'è quanto basta perché nei palazzi della politica fioriscano scenari con "mandanti" politici per l'operazione, da D'Alema a Rutelli, e naturalmente per tenere sotto osservazione Veltroni, oppure viceversa lo stesso Veltroni per propagandare le eventuali future larghe intese con Berlusconi.

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"da fi a veltroni voglio aiutarlo a fare pulizia" - antonello caporale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CACCIA AL VOTO "Da Fi a Veltroni voglio aiutarlo a fare pulizia" ANTONELLO CAPORALE Il poliziotto senza pistola. "Titolo di un mio libro e senso della mia vita. Parlare è sempre meglio, è più proficuo. Anche per chi tutela l'ordine pubblico". Achille Serra, un prefetto super e un candidato super. "Ho avuto le responsabilità più delicate e ho potuto mietere qualche successo significativo". Volendo riepilogare ogni cosa, dovremmo segnalare che nel 1996 si candidò con Forza Italia. "E venni eletto". E adesso si ricandida, ma con Veltroni. "Vero, esatto". Sarà il primo candidato a casacca rivestita. "La storia è la storia. Ma dov'è il trasformismo? Il mio percorso è lineare, limpido, netto. Nel 1998 mi dimetto dal Parlamento". Perché lasciò? "Non faceva per me. Non mi sembrava di essere utile". Passava il tempo sui divani. "Sono uomo di azione. Venivo da Palermo e sa...". E così chiese di tornare all'azione. "Ancona. Prefetto lì, poi a Firenze, poi a Roma. Penso con onore e spero con imparzialità. Dieci anni dopo quell'esperienza parlamentare, mi giunge la proposta di Veltroni". Non di Berlusconi. "Di Veltroni". Gliel'avesse chiesto Berlusconi? "Avrei ringraziato e rifiutato". La destra romana suggerisce agli elettori che lei e Veltroni... "Sì: che me la facevo con Veltroni. Scambiano la collaborazione con l'intrigo. Che volgarità!". Lei è la radice del poliziotto eccellente. Il Partito democratico ha così tanto bisogno di vigilantes? "La corruzione disintegra le Istituzioni, annulla la credibilità dello Stato. Non fa rumore, ma procura danni ingentissimi. Le liste elettorali si compongono attraverso decine di volti, i volti di una società intera e complessa". Candidare un poliziotto come lei in Campania suggerisce all'elettore un retropensiero. "Chi l'ha detto che sarò proposto lì?". Lì però la sua presenza non stonerebbe. "Non ho titolo a commentare, e non spetta a me decidere dove". Comunque: evviva Veltroni. "Sta facendo un'operazione di pulizia, non di polizia".

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"il pd è ambiguo, il voto utile è per noi" - annalisa cuzzocrea (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La Chiesa La competizione "Il Pd è ambiguo, il voto utile è per noi" La sfida di Bertinotti: no al duopolio. La falce e martello? è nel mio cuore L'ingerenza della Chiesa è un fatto: ingenerose le critiche di Famiglia Cristiana A rendere più aspra la contesa col Pd è il fatto che la competizione sembra ridotta a due ANNALISA CUZZOCREA roma - Non ci sta a sentirsi dire che quello per la sinistra arcobaleno non è un voto utile. Non vuole subire il "duopolio ossessivo e violento" di Pd e Pdl. Non gli piace sentirsi chiedere perché, invece di candidarsi, non ha ceduto il passo a qualcuno più giovane di lui. Fausto Bertinotti ? giacca di tweed e sciarpona blu a proteggere la gola - risponde accalorato alle centinaia di domande che arrivano dagli ascoltatori di Repubblica Tv. "L'ingerenza della Chiesa è un fatto", dice sulle accuse di Famiglia Cristiana al Pd. Ma a Walter Veltroni, non risparmia stoccate: "Il Partito democratico è debole perché indefinito. E non può avere la botte piena e la moglie ubriaca: ha deciso di correre da solo, se perde non dicano che è colpa nostra". Presidente Bertinotti, cosa pensa della querelle tra Famiglia Cristiana e Walter Veltroni? "E' difficile non parlare di ingerenza. Siamo stati abituati a una grande stagione della Chiesa cattolica, quella conciliare, che aveva portato le gerarchie a occuparsi del mondo più che della provincia italiana. Ora assistiamo a un'inversione di tendenza. Su questo terreno trovo incerta la posizione del partito democratico e ingenerosa la critica di Famiglia Cristiana". Sulla laicità voi puntate molto, l'accordo tra Pd e radicali vi ha messo in difficoltà? "No anzi. Tutti gli accordi del partito democratico rivelano la sua debolezza. Lo dico chiaramente: il Pd ha un punto di forza nella sua capacità di attrazione, nel suo essere un elemento di unione e di novità. Ma il suo punto debole è proprio l'indeterminatezza dei contenuti e il tentativo di tenere insieme quello che insieme non sta". I suoi rapporti con Veltroni fino a qualche settimana fa erano migliori, vi sentivate ogni giorno. Ora i toni sono cambiati. Perché? "Nei confronti del Pd non abbiamo scelto la strada dell'invettiva, ma della competizione. In campagna elettorale il confronto è più acceso, perchè c'è una convergenza nel contrasto a Berlusconi, ma ci sono due idee diverse della società italiana. A rendere un po' aspra questa contesa è la pressione violenta di un duopolio ossessivo, per cui sembra che la competizione, che in realtà è tra tanti, sia ridotta a due". Molti si chiedono se votare Sinistra arcobaleno significhi favorire ? di fatto ? il centrodestra. "Questa storia del voto utile è decisiva. Ma voglio essere chiaro: noi andiamo alla competizione elettorale in un sistema che non abbiamo voluto. La scelta di andare da soli l'ha fatta il Partito democratico, e il Partito democratico non può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Non può dire "vado da solo" per poi scaricare sulla sinistra l'eventuale responsabilità della sconfitta. Così davvero si uccide la politica. Noi non avremmo fatto un accordo come Unione ma il terreno era diverso, c'erano due forze: il Pd e la Sinistra Arcobaleno. Si poteva aprire un relazione, loro non hanno voluto". Sarebbe stato più facile con la falce e il martello, o con una candidatura più giovane come quella di Niki Vendola? "Il simbolo della falce e martello sta nel mio cuore e nella mia storia, ma non sento la sua mancanza come una privazione. Dobbiamo dare avvio a una nuova storia, mescolare a quella del movimento operaio il pacifismo, l'ecologismo, il femminismo, la pace. Sulla mia candidatura ho già detto: una candidatura di servizio è molto diversa dall'incarico di direzione di un partito. Questo non toglie che Niki Vendola sia una personalità di primo ordine per la sinistra italiana dal punto di vista culturale, politico e di governo". Bisogna andar via dall'Afghanistan, o no? "Penso che bisognerà trovare una strategia politica di uscita dall'Afghanistan. L'idea che uno entri con una missione militare e questa missione continui senza che ci sia un obiettivo politico dichiarato a me sembra, in qualsiasi parte del mondo, insensata".

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Berlusconi: scriverò a tutte le famiglie (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Cavaliere sarà capolista ovunque. D'Alema: "E' un'anziano in affanno" Tra i possibili candidati c'è anche Saccà, ex direttore di Rai Fiction Fini numero due in tutte le circoscrizioni Ma sulle liste si apre la bagarre ROMA - Duecento camper, ottomila Gazebo, 40 città da visitare e una lettera autografata da spedire a tutti gli italiani. Silvio Berlusconi vuole far partire nel prossimo week end la sua campagna elettorale. Nel frattempo stringe i tempi per il varo delle liste. E proprio sulle candidature nel Pdl scoppiano le prime grane. Ieri il Cavaliere ha incontrato lo stato maggiore di An per fare un primo giro di orizzonte su come compilare la "squadra" da portare in Parlamento. E le incomprensioni non sono certo mancate. Non tanto sui nomi da presentare, quanto sui criteri da adottare. Se sembra scontata l'idea di schierare capolista il Cavaliere in tutte le circoscrizioni con Fini numero due, gli uomini di via della Scrofa non intendono accettare il "rapporto" di 3 a 1 (tre uomini di Forza Italia per uno di Alleanza Nazionale) proposto dall'ex premier. Un bilanciamento che i "finiani" respingono perché basato sui sondaggi e non sui dati reali. A loro giudizio, infatti, la base di riferimento dovrebbero essere i risultati del 2006. Che porterebbero ad un "rapporto" di 2 a 1. Una querelle che ieri non si è risolta e che verrà affrontata di nuovo oggi dopo che Berlusconi e Fini avranno incontrato i cosiddetti partiti "piccoli" della coalizione. Sta di fatto che per aprire qualche varco nelle liste, anche il leader di Forza Italia ha iniziato a pensare ad alcune "barriere" per le ricandidature: a cominciare dal numero dei mandati. Un modo per fare spazio agli "esterni" e a qualche nome "eccellente" come Roberto Speciale e Roberta Contini, come Eugenia Roccella e Fiamma Nirenstein o come qualche rappresentante della "trincea del lavoro" (in corsa esponenti del vertici della Confagricoltura e della Confindustria). O anche come Agostino Saccà, l'ex direttore di RaiFiction. Nel frattempo il capo del Pdl sta mettendo in campo le sue armi elettorali. Venerdì prossimo a Roma verrà firmato da tutti i "big" dell'alleanza il programma di governo: una trentina di pagine, un preambolo con il richiamo al Partito popolare europeo e una decina di punti programmatici. In larga parte centrati sul rilancio economico e sul rafforzamento del potere d'acquisto degli stipendi. "Difendere e far ripartire l'economia italiana", si intitola il primo punto. Poi "La giusta imposta" per il taglio delle tasse, quindi "Legge e ordine" e "Una casa per tutti". Una parte infine è dedicata alla famiglia e una al Mezzogiorno. Una piattaforma che Berlusconi vorrebbe rendere "interattiva". Nel prossimo week end, infatti, nei gazebo del Pdl verrà organizzato una sorta di referendum per votare le "priorità". Verranno fornite delle schede in cui i sostenitori del centrodestra potranno esprimersi su Sicurezza, Famiglia e Economia. E proprio dagli ottomila gazebo partirà la campagna elettorale. Il Cavaliere dovrebbe fare il giro d'Italia presenziando le strutture "azzurre" (il primo forse sarà quello di Torino). Nello stesso tempo 200 camper cercheranno di fare concorrenza al pulman di Veltroni e attraverseranno il Paese toccando 40 capoluoghi. "Abbiamo iniziato una grande avventura rivoluzionaria - si legge nel volantino firmato dall'ex premier e che sarà diffuso nei gazebo -. Noi siamo pronti. Ora dipende da te". Secondo Berlusconi, si tratta di fare in modo che "tutti gli italiani, che non si riconoscono nella sinistra e nei suoi dogmi, si ritrovino in un unico grande, grande, grande movimento. Le scelte scellerate del governo Prodi hanno amplificato gli effetti della crisi economica internazionale. In questi due anni l'oppressione fiscale, le troppe leggi, la troppa burocrazia, una giustizia che non funziona, il dilagare dell'immigrazione clandestina e della criminalità hanno messo in ginocchio l'Italia". Concetti che replicherà anche in una lettera che nei prossimi giorni spedirà a tutti gli italiani per sottolineare l'impegno del Pdl a favore della famiglia e per denunciare che "il governo della sinistra ha mandato in rovina l'Italia". Tutte iniziative, però, che Massimo D'Alema ha stroncato senza mezzi termini: "Berlusconi è una persona anziana alla ricerca della rivincita. In affanno e fuori dal tempo. Ha dovuto imitare e rincorrere Veltroni". (c.t.).

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Quell'inconfessabile voglia di larga intesa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Par condicio Quell'inconfessabile voglia di larga intesa Matteo Bartocci Non c'è niente da fare. Ogni tanto gli scappa la mano. "Italiani, se non volete votare Veltroni almeno votate per Berlusconi". E' più o meno questo, testuale, l'appello lanciato da Anna Finocchiaro sugli schermi di Sky. Un appello al voto "a favore dei grandi partiti per il bene dell'Italia" che fa infuriare, ovviamente, Rifondazione e compagni. "Mi pare un'uscita molto sgradevole. Ma davvero Anna ha detto che è meglio votare Berlusconi che la sinistra?", si chiede Franco Giordano. "Mi pare un po' disorientata. Ha sostituito destra e sinistra con grossa e piccola", commenta Bertinotti. Incidentalmente, la capogruppo uscente del Pd in senato è anche la candidata in Sicilia di tutto il centrosinistra (compresa la "cosa rossa"). Ma il suo non pare uno scivolone. Perché anche se Berlusconi e Veltroni sono più attenti a recitare la parte degli avversari, la senatrice democratica non si è limitata al dialogo sulle riforme per il bene dell'Italia: "Io sono convinta - ha detto su Sky - che sulle grandi questioni, dalla sanità, alle infrastrutture, alla sfida ambientale, sia utile una collaborazione" tra maggioranza e opposizione. Sia chiaro: "Io - ha aggiunto Finocchiaro - al modello delle grandi intese non credo, credo però che quando un paese ha da recuperare come il nostro, le grandi questioni strategiche si studiano insieme perché non si esauriscono in cinque anni. E sarebbe bene che ci mettessimo d'accordo se non vogliamo cambiare ogni due anni visto che a mio avviso anche la prossima legislatura sarà fragile". Il dado è tratto. La proposta di "grande coalizione" è a un passo. Franco Marini, presidente del senato uscente, pare esserne consapevole: "Gli impegni durante la campagna elettorale sono propaganda. L'impegno vero è per le riforme istituzionali a partire dalla legge elettorale che comunque faremo assieme". Dal "bipolarismo coatto" al "bipartitismo per legge" il passo è breve. Tanto più se Walter Veltroni ci mette il carico da undici rompendo l'ennesimo tabù di giornata parlando della "par condicio". Alla legge elettorale, la riforma dei regolamenti delle camere, il senato federale e il taglio dei parlamentari (che aumenterà il bipartitismo, visto che serviranno più voti per eleggere un deputato), il candidato del Pd aggiunge all'agenda "bipartisan" post-elettorale anche la "par condicio", cioè la legge che garantisce pari visibilità a tutte le forze politiche. "Questa è una materia su cui dovremo riflettere dopo le elezioni - dice Veltroni al Tg4 di Fede - ma è un tema che va affrontato con una discussione tra le forze politiche per scrivere insieme le regole del gioco". Coincidenza di vedute totale anche in politica estera. Ieri sera sì definitivo del senato alle missioni militari: 194 sì, 46 no. Ha votato contro solo la Sinistra arcobaleno e Sinistra critica. Compatto il Pd insieme a tutto il centrodestra. Riassumiamo. La campagna elettorale è appena iniziata ma dopo le elezioni Veltroni e Berlusconi decideranno insieme su: politica estera, riforme istituzionali, legge elettorale, sistema tv, sanità, infrastrutture, tutele ambientali e scelte energetiche. Più che un dialogo è un governo di legislatura.

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Pd e Sinistra, programmi opposti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Su salari, lavoro e precarietà Veltroni e l'Arcobaleno hanno gli stessi titoli ma proposte diverse Pd e Sinistra, programmi opposti Salario sociale, otto ore di lavoro al giorno, tassazione delle rendite a livello europeo e meno Irpef per i redditi bassi. Il "paese normale" di Bertinotti & co. m. ba. Roma Sorpresa. Anche se la notte è nera i gatti non sono tutti uguali. O meglio, anche se i programmi del Pd e della Sinistra arcobaleno affrontano gli stessi problemi - salari più bassi d'Europa, precarietà diffusa, calo della competitività, enorme trasferimento della ricchezza dal lavoro alle rendite - le ricette e le soluzioni che propongono non potrebbero essere più diverse. Stesse domande, risposte opposte. E' molto diverso, per esempio, promettere mille euro lordi al mese a ogni precario che lavora (Veltroni) o dire che questi mille euro al mese devono andare a un precario tra un lavoro e l'altro sotto forma di salario sociale (come scrivono Maurizio Zipponi e Francesca Ruocco di Rifondazione oggi a pagina 2). La seconda proposta trascina di per sé in alto anche il salario minimo e garantisce un reddito quando non si lavora. Ieri è stato analizzato il programma del Pd (vedi il manifesto del 26 a pagina 4). Oggi proviamo a mettere a confronto, per quanto possibile, le proposte circolate in questi giorni a sinistra. Anche se il programma arcobaleno sarà definito soltanto oggi in un "verticione" di tutte le segreterie dei quattro partiti convocato alla Sala delle mappe geografiche alla camera le linee guida sono più o meno le stesse degli stati generali di dicembre. Il metodo. Il programma della Sinistra vuole essere un work in progress. Sarà discusso in assemblee e iniziative pubbliche in tutta Italia sabato e domenica prossima. E' un metodo se non partecipato comunque aperto, nell'intenzione, al confronto di associazioni, sindacati (è stato chiesto un incontro a Cgil, Cisl e Uil) e movimenti. Salario sociale e salario minimo garantito. Lo stipendio minimo di mille euro promesso dal Pd si può fare nei settori dove non c'è la contrattazione. Ma la Sinistra vuole fare... di più, con una proposta classicamente socialdemocratica come il salario sociale. E' un'idea già sperimentata in Campania e che in Europa a livello nazionale manca solo nel nostro paese e in Grecia. Un salario garantito dallo stato nei momenti in cui non si lavora. Bella idea, ma come finanziarla? Con le multe alle imprese che non rispettano le norme sul lavoro e con la tassazione delle rendite a livello europeo. Rendite. La Sinistra ripropone la proposta dell'Unione prodiana: diminuzione delle tasse sugli interessi bancari dal 27% al 20% e aumento del prelievo su cedole, dividendi e plusvalenze finanziarie dal 12,5% al 20%, la media europea. Se otto ore vi sembrano poche. Altra proposta "shock" è il ritorno a un orario di lavoro giornaliero massimo di 8 ore più 2 di straordinario. E' il ritorno all'era pre-Berlusconi, prima che il centrodestra, recependo la normativa europea, abolisse il vincolo all'orario di lavoro. Il Pd invece vuole legare (in sintonia con la Confindustria e una parte del sindacato) i salari alla produttività defiscalizzando gli straordinari. Ma straordinari più convenienti (a carico dello stato) non incentivano ad assumere. La temutissima scala mobile. Bertinotti ha proposto il recupero annuale dell'inflazione reale, ormai lontanissima da quella programmata dal governo su cui si basano i contratti.E' l'unico punto su cui Sd è tiepida, molto attenta alla sintonia con la Cgil: "C'è una discussione aperta", ammette Titti Di Salvo alla vigilia del "verticione". Sd preferirebbe puntare invece su un aumento nella contrattazione, il controllo delle tariffe e dei prezzi e una fiscalità più equa. Meno tasse ma non per tutti. Se Veltroni propone dal 2009 un taglio dell'Irpef graduale su tutte le aliquote, la Sinistra propone da subito il passaggio dell'aliquota minima dal 23% al 20%. Oltre alla restituzione del sospiratissimo fiscal drag. "Faremo proposte concrete per il paese, con le relative coperture e tutti i dettagli, non è un elenco di cose che sarebbe bello avere", spiega Titti Di Salvo. Anche Sd, come tutta la Sinistra, sfida il Pd a emanare dopo la trimestrale di cassa un decreto legge per destinare il "tesoretto" all'aumento delle buste paga dei lavoratori come previsto dalla finanziaria. Sarà pur vero che Veltroni si sveglia ogni giorno con l'incubo della precarietà. Forse è perché ha candidato come capolista in Lombardia un dirigente di quella Confindustria che nel protocollo sul welfare non ha voluto nemmeno il tetto ai tre anni di precariato. Forse sono i misteri del "ma anche".

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Achille, il poliziotto buono (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Achille, il "poliziotto buono" Nel '96 fu eletto con Forza Italia, salvo lasciare il seggio per un litigio col Cavaliere. Da sempre nemico dell'ex capo De Gennaro, è il poliziotto preferito della sinistra radicale Roma Non è la prima volta che Achille Serra si butta in politica. Lo aveva già fatto nel '96 con Forza Italia, deputato grazie a un collegio superblindato affidatogli dal Cavaliere. Pupillo di Roberto Maroni, nel '94 da questore di Milano fu promosso dal Consiglio dei ministri prefetto e poi vicecapo vicario della polizia. Come Luigi De Sena. E come quest'ultimo, Serra nella sua carriera ha dovuto fare i conti con Gianni De Gennaro. Nel 2000 Serra aveva le carte in regola per andare a guidare la polizia di Stato. Enzo Bianco, ritenendolo fra l'altro troppo amico di Antonio Di Pietro, gli preferì proprio l'attuale commissario straordinario per i rifiuti di Napoli. Si candidò alla sua successione quando nel 2001 Berlusconi vinse le elezioni politiche, ma dovette accontentarsi di fare il prefetto di Roma. Dopo i fatti del g8 a Genova, è diventato il poliziotto preferito dalla sinistra, specie quella arcobaleno che, infatti, l'ha candidato a guidare la polizia anche un anno fa, quando De Gennaro ha lasciato l'incarico di capo della polizia di stato al vice Antonio Manganelli. Merito dell'"effetto Firenze": nel 2002, un anno dopo Genova, gestì alla perfezione il Forum sociale che occupò la capitale del rinascimento. Nonostante l'incubo di un altro g8 e gli allarmismi sull'arrivo di pericolosi "Blackbloc" la manifestazione si concluse con un enorme e pacifico corteo, senza incidenti. Nella Capitale i rapporti con l'amministrazione Veltroni hanno avuto alti e bassi. Ma negli ultimi tempi sono stati molto conflittuali. L'ex sindaco non gli perdonava di aver parlato di "imprudenza" da parte delle ragazze a proposito di una serie di stupri che si registrarono lo scorso anno e nel 2006 a Roma. L'ultimo scontro è stato sui campi Rom. Serra, dalla fine del 2006 lanciava allarmi sull'arrivo di 25 mila rom e sull'impossibilità di ospitarli nei campi attrezzati da Veltroni e con i programmi di accoglienza dell'amministrazione comunale. Inascoltato accettò di chiudere con la carriera prefettizia e di farsi nominare Commissario anticorruzione. Anche durante questo incarico s'è trovato spesso a scontrarsi col governo di Romano Prodi. Appena un mese fa, denunciò che con quell'incarico non poteva fare molto perché il governo non gli dava alcun mezzo per esercitare le funzioni per le quali era stato chiamato. Pare che a tornare in polizia non ci pensi proprio e la colpa è sempre di De Gennaro (che potrebbe tornare a guidare il gabinetto del Viminale una volta conclusa l'esperienza napoletana). Nelle carte nate dall'inchiesta per "istigazione alla falsa testimonianza" nei confronti dell'ex Capo, si sfogava con i colleghi, maledicendo l'ex superiore. Dunque, ora Serra torna in politica. E bisognerà vedere se riuscirà a non litigare ancora col Pd ed il suo supersindaco.

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Conversazione <c'è chi nel pd combatte i valori in cui crediamo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Conversazione "c'è chi nel pd combatte i valori in cui crediamo" Delle Foglie stila il vademecum cattolico A Mimmo Delle Foglie se gli si dice che lo Stato è laico, quasi si offende. Già, perché lui, cattolico praticante, "lo sa bene che lo Stato è laico", ma insieme, sa bene quale sia il ruolo dei cattolici all'interno di questo Stato: "Noi - dice al Riformista -, lavoriamo a viso aperto nello spazio pubblico, contribuiamo a costruire le leggi e se ci sono leggi che non ci piacciono le rispettiamo ma anche le ostacoliamo. Nel senso che manifestiamo tutto il nostro dissenso. È questa la nostra azione di sempre, l'azione propria dei laici cattolici, non quindi, innanzitutto, della Chiesa". Già, perché la Chiesa, intesa come Cei e Vaticano, come gerarchie e vescovi, "è ai laici - spiega Delle Foglie - che ha dato il "mandato" di contribuire a costruire la società difendendo i principi cosiddetti etici, vita e famiglia soprattutto. E dove vita e famiglia sono attaccati, noi interveniamo per dire la nostra. È questa per noi la traccia segnata dai cardinali Ruini e Bagnasco e da Benedetto XVI, in scia al pontificato di Giovanni Paolo II. È anche quanto si apprestano a fare quest'oggi i cattolici del Partito democratico che si riuniranno al circolo Aldo Moro. Loro stanno dando l'esempio. Al di là delle differenze esistenti - ci sono cattolici democratici, adulti, popolari alla Fioroni e teodem - hanno deciso di lavorare assieme trovando una consonanza sui valori, in antitesi ovviamente a chi, nel Pd (vedi Veronesi e Radicali) questi stessi valori non può che combatterli". Mimmo Delle Foglie, pugliese, 55 anni, recente organizzatore del Family Day, ex vicedirettore di Avvenire e, oggi, portavoce di Scienza & Vita ed editorialista per il giornale dei vescovi, L'Adige e La Gazzetta del Mezzogiorno , veste i panni dell'analista politico che cerca di ricostruire freddamente lo stato dell'arte della presenza cattolica nell'attuale situazione politica. Lo fa dalla sponda del Tevere dove lavora: il palazzo detto dei "cento preti", un tempo ricovero per i sacerdoti della diocesi romana, oggi sede di due organizzazioni cruciali per il mondo delle associazioni cattoliche: il settore "vita" coordinato da Scienza & Vita, quello "società" da Retinopera. E presto qui si trasferirà anche il forum delle associazioni familiari, la lobby della "famiglia". L'associazionismo cattolico è una realtà variegata che guarda ai politici "dispersi" a sinistra come a destra, passando per il centro. "È vero - dice Delle Foglie -. Ormai i cattolici, sia liberali che popolari, hanno digerito il bipolarismo degli ultimi quindici anni. E oggi, è il caso di notarlo, si apprestano a fare i conti con un quadro nuovo. E cioè con il passaggio in atto dalla seconda alla terza Repubblica. Il quadro politico, infatti, è mutato in questo modo: c'è una "sinistra-vera", una "sinistra-centro", un "piccolo-ma-tenace-centro-cattolico", una "destra-centro" e una "destra-vera". È una ristrutturazione che ha come protagonisti indiscussi Walter Veltroni e Silvio Berlusconi ma nella quale determinante sarà il voto cattolico. Già, perché anche quarantamila voti in più basteranno per far vincere le elezioni alla destra o alla sinistra. Veltroni e Berlusconi l'hanno capito bene, tanto che si sono dati da fare per riaffermare che "i cattolici stanno con noi". "Ma la verità è che i cattolici stanno dove meglio si sentono rappresentati e discriminanti saranno, ovviamente, le questioni etiche. Queste, per tanti di noi, saranno le tematiche cruciali, le principali per indirizzare il nostro voto". Le questioni etiche sono dunque uno snodo fondamentale per il mondo dell'associazionismo cattolico. E, a conti fatti, è forse la sinistra a interpretare peggio questa priorità. Una volta la Chiesa si incontrava sul piano solidaristico con la sinistra mentre oggi - dice Delle Foglie - "la sinistra non capisce che sono i poveri, gli ultimi in stato di abbandono, che si lasciano soli al loro destino, quelli chiamati a pagare il prezzo più alto se non si cerca di fermare l'avanzata delle cosiddette tecnoscienze. Già, perché la vita di tutti, a cominciare dai più indifesi - penso agli anziani negli ospizi - sarà sempre di più in mano a terzi che in nome del progresso ne potranno fare l'uso che vorranno. Ecco allora per chi voteranno i cattolici: voteranno per chi a destra come a sinistra, come nel centro, difende la vita (dal concepimento alla morte naturale) e la famiglia". "Paolo VI - conclude Delle Foglie - disse che la politica è la più alta forma di carità. Nulla di più vero ancora oggi. I cattolici sono al servizio della politica e in essa intendono difendere ciò che ritengono sia bene per tutti". 27/02/2008.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La Nota di Mas... (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 10 La Nota di Massimo Franco Veltroni obbligato a "imporre" la coabitazione L a conferma del patto elettorale tra Walter Veltroni ed i radicali era prevedibile. E la voglia di perfezionarlo "a tappe ultraravvicinate " sembra tesa ad allontanare qualunque tentazione di ripensamento dopo l'offensiva delle gerarchie cattoliche. Indietro non torno, lascia capire il segretario del Pd. La sottolineatura dell'economia come tema di discussione con Emma Bonino ha l'obiettivo di rassicurare i settori più inquieti del partito, a cominciare dai cosiddetti "teodem"; ma anche di fare apparire immotivate e strumentali le preoccupazioni vaticane: nel senso che i veri temi da dibattere sarebbero altri rispetto ad aborto, eutanasia, unioni civili. Abilmente, la stessa Bonino insiste sull'economia, velando le questioni dirimenti che storicamente hanno contrapposto il suo partito alla Chiesa; e che, ribadite adesso, acuirebbero lo scontro. Anche perché l'offensiva ecclesiastica arriva a poche ore dal convegno organizzato oggi in Parlamento dai cattolici del Pd: un appuntamento che potrebbe trasformarsi in un gesto di inquietudine collettiva nei confronti di Veltroni. Il rifiuto a partecipare da parte del ministro dimissionario Rosy Bindi fa capire che le tensioni ed i timori non sono ancora stati smaltiti. L'accusa più o meno esplicita che serpeggia, riguarda la capacità della leadership veltroniana di amalgamare i pezzi del partito; e di rispondere in modo convincente alle accuse dei vescovi. Ma non è prevedibile né un inasprimento della polemica, né una marcia indietro. Veltroni sa che qualunque esitazione lo esporrebbe ad altri attacchi; e che la campagna elettorale impone un'agenda difficile da modificare. Oltre tutto, è stato lui, più di ogni altro, a volere la candidatura di Emma Bonino. Ritiene che sia una garanzia per avere voti soprattutto a nord; e per non lasciare scoperto il fronte dei valori più laici della sinistra, regalandoli all'"Arcobaleno " di Fausto Bertinotti. Uno dei suoi consiglieri più ascoltati, il senatore Giorgio Tonini, ammette che la decisione ha suscitato perplessità perfino nei settori etichettati come ulivisti. Lo sforzo, adesso, è di spiegare che radicali e cattolici possono "convivere" nel Pd. Probabilmente il termine "convivenza" non è il più felice, ma suona appropriato: fotografa una situazione di fatto e insieme di difficoltà. Il soccorso che arriva a Veltroni dagli ex popolari, per quanto scontato, rafforza la sua impostazione. D'altronde, l'attacco dell'episcopato all'avversario-principe di Silvio Berlusconi implica quello ai dirigenti della ex Margherita, che non hanno saputo o voluto fermare l'intesa con la pattuglia pannelliana. Quando dunque il presidente del Senato, Franco Marini, annuncia che oggi sarà al convegno dei cattolici, rivendica la propria identità. E, preoccupato dalla reazione compatta di un mondo che considera il suo, vuole accreditare il Pd come "partito laico e non laicista. Non siamo marginali". La polemica, però, sembra tutt'altro che chiusa. Veltroni aveva accusato il settimanale Famiglia cristiana di non essersi scandalizzato quando nel 2001 Marco Pannella si era presentato con FI. La risposta tagliente è che allora "nessuno aveva fatto la scelta di "correre da solo". Oggi, con l'impossibilità di esprimere preferenze e con le liste bloccate fatte dai segretari di partito, un candidato o un altro fa la differenza, perché comporta da parte del partito una assunzione di un progetto ideologico. "è indubbio", insiste Famiglia cristiana, "che l'arrivo dei radicali apre un contenzioso con i cattolici del Pd". Resta da vedere se e come si chiuderà di qui al 13 aprile prossimo; e chi eventualmente ne beneficerà. \\ Veltroni cerca di ricucire dopo lo "strappo" del via libera ai radicali.

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ROMA - Gianni Petrucci guarda avanti e chiama il governo che verrà. Le preoccupazioni del Coni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sono legate al finanziamento e per questo il presidente dello sport italiano ha scritto una lettera a Berlusconi e Veltroni, i due candidati premier alle prossime elezioni politiche, perché il prossimo governo esamini la situazone dello sport italiano. Non sono mancate le polemiche, ieri, con la ministro Giovanna Melandri. Le Federazioni rivendicano anche il ruolo sociale, e per questo c'è stato uno scontro con gli Enti di promozione sportiva. Questo perché il ministero delle politiche sportive ha destinato ai soli enti un fondo per questo sport. La Melandri ha fatto sapere attraverso una lunga nota che lo sport sociale non è riserva di nessuno e qual è stato l'impegno del suo dicastero nei confronti del Coni. Pronta la replica di Petrucci: "Dopo il suo lungo comunicato, sono ancora più convinto della giustezza della posizione del Coni e delle sue Federazioni".

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Pdl, tandem Berlusconi-Fini in tutte le circoscrizioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-27 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il centrodestra Tra Forza Italia e An confronto sulle candidature Pdl, tandem Berlusconi-Fini in tutte le circoscrizioni Il Cavaliere capolista: scriverà una lettera agli italiani L'ex vicepremier sarà il numero 2: ma quale rimonta del Pd, vinciamo noi. Scelto il candidato in Friuli: Renzo Tondo ROMA - Silvio Berlusconi sarà capolista in tutte le circoscrizioni, Gianfranco Fini sarà il numero due della lista. è una delle poche certezze nella macchinosa formazione delle candidature che in queste ore impegna i vertici di Alleanza nazionale e di Forza Italia. Macchinosa perché non mancano le distanze sul peso che avrà ogni partito nella lista unica del Popolo della libertà e dunque sul numero di candidati che ciascuno avrà diritto di proporre. Prosegue il battibecco a distanza fra Berlusconi e Casini. Ieri il leader dell'Udc è tornato sull'argomento: "C'è una polemica ossessiva di Berlusconi nei miei confronti, che tradisce nervosismo nella campagna elettorale, vuol dire che stiamo crescendo nel Paese". Ed ancora: "Mi viene da sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è un voto dato a Veltroni: l'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, non io. Mi sembra che confonda i suoi desideri con una realtà che riguarda altri. Per me Berlusconi è un interlocutore importante con cui polemizzare se c'è un motivo ma non con questa ossessività ". Ieri è invece toccato a Gianfranco Fini, dopo che il Cavaliere ha dichiarato che la distanza fra i due schieramenti si mantiene costante sui 10 punti percentuali di differenza, smentire i dati di Veltroni: "Ma quale rimonta del Pd, vinciamo noi. L'alleanza con la Lega al nord e con l'Mpa al sud garantisce una maggioranza solida alla Camera". Quanto al Senato il leader di An dichiara: "Ho fiducia negli italiani che sono coscienti del rischio di un pareggio e quindi premieranno chi può garantire un governo stabile". Fra le novità di giornata trapela il programma del Pdl è quasi pronto (30 pagine per dieci punti), che dovrebbe essere presentato nei prossimi giorni e che Berlusconi è intenzionato a mandare, come nelle altre campagne elettorali, una lettera a tutte le famiglie italiane. Contenuti prevedibili: "Il governo della sinistra ha mandato in rovina l'Italia" e ha reso "le famiglie più povere", ora bisogna "risollevare il Paese dando fiducia al partito del Popolo della libertà". Non appare in discesa infine la corsa di Gianni Alemanno per il Campidoglio. Ieri il coordinatore di Forza Italia nel Lazio, Francesco Giro, ha auspicato così che La Destra di Storace possa dare una mano al centrodestra almeno al secondo turno: "Al primo turno ognuno tira l'acqua al proprio mulino, ma sono certo che al secondo turno di ballottaggio i voti de La Destra non potranno che convergere su Alemanno, per liberare finalmente Roma dalla ventennale occupazione delle sinistre". Francesco Storace gli ha risposto a stretto giro, per smentire l'ipotesi: "Le dichiarazioni di Giro ci lasciano indifferenti: tra loro e la sinistra non c'è proprio alcuna differenza. Hanno scelto il candidato che ha definito rottami gli appartenenti a La Destra. Potevano pensarci prima. Chiuso". Raggiunto invece un accordo, in Friuli Venezia Giulia, sul nome del candidato alla presidenza della Regione. Sarà Renzo Tondo, 52 anni, sostenuto non solo da Forza Italia, An e Lega, ma anche dall'Udc regionale. Si ripropone anche in Friuli dunque l'asimmetria, rispetto al contesto nazionale, che si è già realizzata in Sicilia, dove i centristi restano al fianco di An e Forza Italia. M.Gal.

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ROMA Si annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni dovrà dar fondo a t (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di NINO BERTOLONI MELI ROMA Si annuncia come il "ma anche-day". Walter Veltroni dovrà dar fondo a tutto il suo ecumenismo per rimettere sui binari giusti la questione cattolica, per sgombrare il campo dalle polemiche post intesa con i radicali, per rilanciare la presenza di tutto il Pd, non dei soli credenti, per conquistare consensi cattolici. Laici ma anche cattolici. Dialoganti con il Vaticano ma anche con chi non crede. Il "ma anche-day" andrà in onda di fronte a Montecitorio, al convegno organizzato a suo tempo dai cattolici ex ppi del Pd, e che in corso d'opera è diventato altro: i politici staranno buoni buoni in platea ad ascoltare quattro relatori non politici (Riccardi, Guido Formigoni, Garelli, Nanni). Concluderà Veltroni. Le premesse non sono per un esercizio di equilibrismo. "La novità del Pd è anche quella di riuscire a conciliare e far convivere laici e cattolici", sostiene Veltroni, che ha messo a punto un vero e proprio piano per chiudere le crepe e riuscire a far convivere i credenti anche con i radicali. La prima mossa è stata una lettera inviata a Famiglia cristiana, il settimanale che ha aperto le ostilità dando dei "pannelliani" ai Democratici. Nella missiva, il leader del Pd non sta tanto a chiedere scusa, ma spiega perché bisogna riuscire a far convivere la teodem Binetti con la radicale Bonino, "non bisogna più alzare muri", scrive Veltroni. L'altra mossa è di ergersi a garante della convivenza interna. Al mattino, al loft, Veltroni ha incontrato i teodem Binetti, Bobba e Carra. Nello scambio di opinioni è emerso che sì, forse è stato sottovalutato l'impatto nella base cattolica dell'accordo con i radicali, "ma quando sette anni fa Berlusconi si accordò con Pannella, mica con la Bonino, non successe tutto questo", ha fatto notare Veltroni. Al che Carra ha spiegato che nel frattempo "il Pontifice è cambiato e alcuni temi cosiddetti sensibili sono venuti in primo piano mentre prima non lo erano, non si parlava ancora di Pacs e simili". Incontro "molto utile", lo hanno definito i teodem, tanto che la Binetti ha aperto credito totale a Veltroni: "Sei tu il garante dell'operazione", aggiungendo che quando in Parlamento o in campagna elettorale si affronteranno "certi temi", il leader tenga conto delle posizioni cattoliche. Per i teodem e i cattolici tutti del Pd è positivo che i radicali abbiano firmato il programma "ora bisogna far sì che lo rispettino". Il timore è che, varate le liste e incassato l'accordo, i radicali si mettano a fare campagna sui loro temi più che su quelli del Pd. Timori in realtà fondati su ben poco, visto che la stessa Emma Bonino, dopo un incontro con Veltroni, è intervenuta per spiegare in lungo e in largo quanto sia leale l'apporto radicale e per gettare secchiate d'acqua sul fuoco: "Non ho nessuna polemica aperta, né con Binetti né con altri, né pongo veti a qualcuno". Emma la pasionaria radicale annuncia poi, a ulteriore rasserenamento, di non avere alcuna intenzione di candidare il professor Viale, "non c'è mai stato questo orientamento da parte nostra". Chi non demorde è Rosy Bindi, che annuncia polemicamente la propria assenza al convegno cattolico, "non sono stata invitata a parlare e a spiegarmi".

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ROMA - E' ossessivo nei miei confronti Silvio Berlusconi, accusa Pier Ferdinando Ca (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PAOLA OREFICE ROMA - E' "ossessivo nei miei confronti" Silvio Berlusconi, accusa Pier Ferdinando Casini. "Vuol dire che stiamo crescendo", è netto il leader dell'Udc. In effetti è bersagliato l'ex presidente della Camera dai continui attacchi del Cavaliere. E intende entrare nella polemica solo se "viene tirato per la giacchetta". Insomma, spiega "mi viene da sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è un voto dato a Veltroni: l'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, non io. L'idea della grande coalizione l'ha avuta lui. Mi sembra che confonda i suoi desideri con una realtà che riguarda altri". Quindi chiarisce: "per me Berlusconi è un interlocutore importante con cui polemizzare se c'è motivo ma non con questa ossessività". Ma sull'inciucio non si possono intendere. D'altra parte Casini si è definito "la sentinella" contro possibili "spartizioni". E' anche vero che "se grande coalizione significa fare gli interessi degli italiani e finalmente sciogliere i nodi è un fatto positivo. Se è una grande spartizione, un inciucio non solo non è una cosa nobile ma è pessima per il Paese e noi vigileremo". Berlusconi e Veltroni, incalza il leader centrista, "inciuciano anche per tenere fuori i loro partiti dai temi etici". Perchè Pd e Pdl hanno identità al loro interno molto diverse rispetto a questi argomenti. Quindi rivolto al candidato premier del Pdl e a quello del Pd dice: "Io non faccio promesse che non si possono mantenere. Propongo un percorso di impegno e doveri. Non farò alcuna promessa che varrà lo spazio di un mattino". Già. Dice Casini, "il libro dei sogni lo lascio agli altri candidati". E spiega: "La qualità della politica si fa sui fatti non sui programmi". La priorità dell'Udc è la famiglia: "Ci batteremo per una detassazione selettiva, mettendo la famiglia al centro". "Noi non abbiamo il paracadute, ma il coraggio". Quindi, ricorda il leader dell'Udc quanto abbia tentato di fare per non dividere i moderati. E questo non per un problema di simbolo, dello scudocrociato, "ma per l'identità". Proseguono, intanto, gli incontri tra Udc e Rosa Bianca. Questa mattina si terrà proprio un vertice ai massimi livelli per capire se ci sono le condizione per correre insieme alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Le premesse sembrano positive. Tanto è vero che Casini conferma: "C'è dialogo. Si lavora per unificare il centro con un dialogo che mi sembra fattivo. Se sarà possibile creare una convergenza bene, altrimenti vorrà dire che marceremo divisi per colpire uniti. Gli obiettivi sono gli stessi". Insomma "intendiamo dare visibilità all'area di Centro che non sia un'operazione nostalgia, bensì finalizzata a proiettare un disegno nell'Italia di domani". Per quanto riguarda l'accordo siglato in Sicilia tra Raffaele Lombardo, il Pdl e l'Udc, spiega Casini che "Le alleanze locali sfuggono la classificazione nazionale. Dove hanno governato bene continueranno a governare e questo capita anche in altre realtà come la Lombardia e il Veneto".

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ROMA - La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove Berlusc (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - "La vera "questione cattolica" si è aperta a destra, dove Berlusconi ha espulso i politici cattolici dalla sua coalizione. Non si comprende la preoccupazione della base ecclesiale per l'ingresso dei radicali nel Pd se non in questo contesto: dopo lo strappo del Pdl, è ancora più necessario per i cattolici italiani che il Pd sia all'altezza delle sue ambizioni". Beppe Fioroni prova a capovolgere la lettura ricorrente. A togliere i credenti del Pd dal banco degli imputati per l'accordo Veltroni-radicali. E a girare i riflettori sulla rottura tra il Cavaliere e l'Udc di Casini. Eppure l'attacco di Famiglia cristiana è arrivato dopo quello di Avvenire. E non è certo la prima volta che dalla Chiesa piovono critiche al Pd e alla sua idea di "contaminazione" culturale. "Non mescoliamo argomenti e punti di vista diversi. I rilievi di Famiglia cristiana sono gli stessi della nostra base. Noi non vogliamo una politica cattolica, ma una politica fatta laicamente da cristiani. Per questo la presenza di un piccolo gruppo di candidati radicali non deve alterare la sintesi, il profilo, i progetti del Partito democratico, così come li abbiamo fin qui disegnati insieme". Se c'è tanto allarme, vuol dire che l'ingresso dei radicali pone più di un dubbio. O forse la polemica è solo un pretesto per i cattolici del Pd per chiedere più posti in lista?. "I candidati cattolici nelle liste del Partito democratico saranno diverse centinaia. Tanti, qualificati cattolici sono tra i fondatori del partito e nel suo gruppo dirigente. L'allarme non riguarda la presenza, la visibilità della nostra matrice culturale. E neppure il nostro peso nelle politiche concrete. Sono stato ministro della Pubblica istruzione: al di là delle chiacchere, il governo di centrodestra ci aveva consegnato una scuola arretrata sul terreno della parità. Con me la scuola ha fatto passi avanti sulla strada della sussidiarietà. Mi preoccupano le politiche della destra per una scuola tendenzialmente libanizzata, che punta a dividere i nostri ragazzi per religione, censo, orientamento politico". Allora perché tanto allarme sui radicali? "Perché il Pd e i cattolici al suo interno hanno oggi un compito aggiuntivo. E ne devono avere consapevolezza. La mutazione genetica del berlusconismo ha prodotto un cambio di scenario. L'espulsione dell'Udc ha aperto una nuova questione cattolica. Nel secolo scorso era la sinistra marxista a considerare i cattolici in politica come un incidente della storia. Ora quello schema viene adottato dalla destra. Che seleziona alcune battaglie della Chiesa, le fa proprie e le affida agli atei devoti. La testimonianza viene così privata della fede. I principi diventano ideologia. E i politici cattolici vengono cacciati via". L'accusa contro di voi di parte della Chiesa è che sui temi eticamente sensibili, sui principi "non negoziabili", siete più inclini al compromesso. "Sui principi abbiamo dimostrato la nostra coerenza. Ma la politica è il luogo della ricerca del bene comune: questo impegno non può mai venir meno per un cristiano. Così come non può venire meno la difesa quotidiana del diritto alla vita, che non può limitarsi alla sala parto e alla sala rianimazione".Ma ora che ha deciso di costruire un polo di centro autonomo, l'Udc sarà un vostro competitore o un potenziale alleato?"La rottura del centrodestra è stato un momento di chiarezza. Si è concluso un percorso politico segnato da ambiguità e contraddizioni che non potevano più reggere. Ora comincia un percorso nuovo. Ma il confronto non può che avvenire sui programmi, sui progetti per l'Italia. Noi abbiamo scelto il Pd per governare il Paese, non per coltivare un orticello. La vocazione dei cattolici è questa: il bene comune. Di questo dobbiamo discutere. Adesso. E dopo il voto".

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Dopo il voto: niente larghe intese ma un accordo per salvare il bipolarismo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Dopo il voto: niente larghe intese ma un accordo per salvare il bipolarismo Posted By redazione On 27/2/2008 @ 9:54 In Apertura#3 | No Comments di Stefano Brusadelli e Mario Sechi Sarà più difficile, dopo il voto del 13 aprile, ritrovare nel Parlamento italiano il caos permanente e le trattative estenuanti che l'hanno fatto paragonare ai suq mediorientali. La sedicesima legislatura si annuncia, rispetto alle precedenti, come un miracolo di semplificazione modello Westminster. Agli effetti benefici della scelta di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni di tenere fuori dalle rispettive coalizioni gli arroganti micropartiti si aggiungono altre due novità. La prima è la crescente consapevolezza da parte degli elettori della differenza tra voto utile e voto inutile (dato cioè a partiti quasi certamente destinati a non superare il quorum). La seconda è un'annunciata riforma dei regolamenti parlamentari, causa primaria della frammentazione politica che oggi produce la bellezza di 39 gruppi tra Camera e Senato. Il Popolo della libertà ha infatti deciso di raccogliere la palla lanciata la scorsa settimana su Panorama dal capogruppo del Partito democratico alla Camera, [1] Antonello Soro. La riforma diventa un impegno prioritario anche per lo schieramento di Berlusconi. Che anzi rilancia, con un'ulteriore serie di proposte che Panorama è in grado di anticipare. L'impianto proposto dal Pd si articola su tre interventi: stop alle deroghe che hanno consentito di costituirsi in gruppo anche a formazioni con meno di 20 deputati e 10 senatori; perfetta corrispondenza tra gruppi e liste presentate alle elezioni (per evitare finte alleanze concepite solo per superare le soglie di sbarramento); maggiore impiego della cosiddetta sede redigente, che valorizza il lavoro delle commissioni alleggerendo quello dell'aula. La controproposta del Pdl recepisce i primi due punti, prende con le molle il terzo ("la sede redigente" spiega il forzista Gaetano Quagliariello "è tipica delle fasi consociative, nelle quali si cerca l'accordo a tutti i costi smarrendo i confini tra maggioranza e opposizione") e aggiunge un corposo capitolo dedicato all'esigenza di agevolare l'azione del governo in Parlamento. Obiettivo comprensibile, considerando che dopo il 14 aprile è prevedibile che tocchi al Pdl l'onere di governare. Le novità proposte dal Pdl sono parecchie. La prima è che nel calendario dei lavori, 2/3 del tempo disponibile verrebbero riservati agli argomenti indicati dal governo. Sui provvedimenti che gli stanno a cuore l'esecutivo avrebbe la possibilità di chiedere "un termine ragionevolmente ravvicinato" per il voto finale. Inoltre il contingentamento dei tempi di discussione dovrebbe essere esteso a tutti i provvedimenti usciti da Palazzo Chigi. Come contropartita, all'opposizione sarebbero riconosciute svariate garanzie: l'introduzione del "leader o portavoce dell'opposizione, al quale riservare una posizione privilegiata nei dibattiti", la possibilità di disporre di 1/6 del calendario complessivo e di 2/3 del tempo nelle discussioni sui disegni di legge "accelerati" che invece stanno a cuore al governo. Non solo, lo schema messo a punto dai tecnici del Pdl vieta i maxiemendamenti (attraverso i quali il governo infila all'ultimo momento ciò che vuole in una legge) e introduce un inedito "comitato bicamerale per il controllo degli andamenti di finanza pubblica" in cui maggioranza e opposizione hanno lo stesso peso. Quanto alla proliferazione dei gruppi parlamentari, la sintonia con il Pd è diversa solo nel prevedere la registrazione di eventuali scissioni all'interno dei gruppi usciti dalle elezioni. Solo in tal caso, e "decorso un certo intervallo di tempo", è consentita la costituzione di componenti all'interno del gruppo misto. Basta comunque con il bengodi dei minigruppi, finora consentiti dalla benevolenza delle varie presidenze di Camera e Senato, e per colpa dei quali si gonfia la spesa e si complica la gestione politica. A ogni gruppo spettano infatti notevoli privilegi: la partecipazione alle conferenze dei capigruppo dove viene fissato il calendario dei lavori (che diventano babeliche), la disponibilità di tempi nei dibattiti (che diventano lunghissimi), la disponibilità di locali, personale e finanziamenti. Al Senato, per esempio, a ogni gruppo vengono mensilmente versati 3.350 euro a testa per i primi 10 iscritti, più 14 mila, sempre a testa, dall'undicesimo in poi. Alla semplificazione contribuirà anche l'azione combinata delle severe soglie di sbarramento per i partiti non coalizzati (4 per cento alla Camera a livello nazionale, 8 al Senato in ciascuna regione) e la nuova filosofia del voto utile, ribadita da Berlusconi, da Veltroni e da Gianfranco Fini. Gran parte del nanismo politico si deve alle formazioni centriste e a quelle della sinistra massimalista. Mentre in questo secondo caso a semplificare provvederà la nascita della Sinistra arcobaleno (Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra democratica), a disboscare un centro ugualmente affollato (Udc, Udeur, Rosa bianca, demitiani) provvederanno le regole elettorali. Andare alle elezioni da sola, per l'Udc che oggi vanta 54 parlamentari (36 deputati e 18 senatori) equivarrebbe nella migliore delle ipotesi a un dimezzamento. Con un risultato tra il 4 e il 5 per cento a Montecitorio si assicura tra 22 e 27 parlamentari (il calcolo è di circa 5,5 seggi per punto percentuale) che comunque non sarebbero determinanti, perché o Pdl o Pd incasseranno grazie al premio di maggioranza 340 seggi su 630. Al Senato la soglia di sbarramento potrebbe essere superata in Sicilia, dove nel 2006 il partito di Pier Ferdinando Casini incassò il 9,6 per cento dei voti: risultato però difficilmente ripetibile alla luce dello scenario politico locale, con Totò Cuffaro governatore dimissionario e dunque depotenziato, il partito commissariato a Enna e Catania e [2] l'accordo tra Pdl e Mpa di Raffaele Lombardo. Anche superando lo sbarramento, il risultato nell'isola sarebbe di due soli senatori. La convergenza in un'unica lista degli altri spezzoni centristi, come la Rosa bianca che elettoralmente è un oggetto misterioso e l'Udeur mastelliana decimata dalle defezioni, potrebbe tutt'al più aggiungere deputati numericamente ininfluenti e qualche altro senatore. Pallottoliere alla mano, l'idea di Casini di costruire un terzo polo fa a pugni con un meccanismo che fa pesare la scelta degli elettori e non consente grandi manovre di Palazzo dopo il voto. Un documento del servizio studi del Senato spiega gli effetti della legge sulla composizione di Palazzo Madama nel 2006: "Solo due competitori elettorali hanno ottenuto seggi: le due coalizioni, che hanno entrambe largamente superato in tutte le regioni la soglia di sbarramento del 20 per cento". Cosa è accaduto a chi ha scelto di correre senza alleati? "Nessuna delle 19 liste presentatesi fuori coalizione ha superato in alcuna regione lo sbarramento dell'8 per cento". Niente Parlamento. Un tagliafuori micidiale, al punto che "su 33 liste presentate, solo 12 hanno ottenuto seggi, pari circa a un terzo del totale". Non occorre uno scienziato della politica per capire che il prossimo Parlamento rispetto al precedente sarà una tabula rasa. Se ritorniamo al futuro e sostituiamo la parola coalizioni con partiti (Pdl e Pd), è chiara una cosa: l'appello al voto utile non è un escamotage propagandistico, è solo logica, matematica. E la riforma dei regolamenti, se le buone intenzioni saranno rispettate, regolerà i conti.

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Berlusconi: Non succederà, ma se vince Veltroni gli italiani se la cercano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Berlusconi: Non succederà, ma se vince Veltroni gli italiani se la cercano Posted By redazione On 27/2/2008 @ 12:33 In Apertura#1 | 1 Comment Il primo problema da affrontare è quello dei rifiuti di Napoli, poi l'abolizione completa dell'Ici, la detassazione degli straordinari, i sostegni per la famiglia con il bonus bebè. Ecco i punti chiave che Silvio Berlusconi cercherà di realizzare nei primi 100 giorni di governo, se vincesse le elezioni. Anzi, senza se: "Tolga il se, dato che ahimè avremo la responsabilità di governare.", dice il leader del Popolo della Libertà a un radioascoltatore [1] nel corso di Radio anch'io. Sondaggi alla mano, programma ormai steso, il Cavaliere è insomma sicuro della vittoria: "Io sono qui solo per spirito di servizio. Penso francamente che sia inutile fare una campagna elettorale, non vedo come dopo il governo Prodi gli italiani possano avere ancora fiducia nelle capacità della sinistra. Se però gli italiani dovessero far vincere Veltroni" puntualizza l'ex premier "allora vorrà dire che se la saranno cercata e se lo meritano.". E nel citare l'ex sindaco di Roma, il Cavaliere ribadisce [2] un concetto chiaro e caro: non esiste possibilità che vinca qualcun altro dei partiti che si presenteranno il 13 e il 14 aprile. "Io non ho parlato male di Casini" puntualizza Berlusconi, tornando sulla questione Udc e la cessata alleanza con Pier Ferdinando Casini, "la realtà è che hanno possibilità di vincere solo due forze politiche: il Pdl con il 46% nei sondaggi e il 36% il Pd. Le altre formazioni politiche hanno solo il problema di superare la soglia per avere deputati e senatori. Noi pensiamo che i voti dati in quella direzione favoriscano la frammentazione e non la possibilità di governare. È una cosa ovvia che non può essere discussa né negata". E a chi gli fa notare che [3] sostenendo il MpA di Raffaele Lomabrdo, in Sicilia il Pdl sta a fianco dell'Udc, risponde: "Ho grande fiducia in Raffaele Lombardo e sono molto soddisfatto" per l'alleanza "con una forza autonomista" come il Movimento per l'Autonomia; ma, aggiunge: "Noi non siamo alleati con l'Udc, noi abbiamo dato il nostro sostegno a Lombardo e al suo movimento ed è Lombardo che avrà il voto dell'Udc, mentre noi non abbiamo nessuna alleanza con l'Udc, così come non ce l'abbiamo su tutto il territorio nazionale, al contrario della sinistra che, mentre dichiara di aver rotto con la 'cosa rossa', poi invece si presenta alleata con la sinistra in tutte le elezioni amministrative". E dopo essersi detto disposto a un confronto televisivo con gli altri candidati premier, l'ultima stoccata del Cavaliere è per [4] Antonio Di Pietro: "Io ho orrore di Di Pietro e lo dico alto e forte", perché il leader dell'Idv è "il campione delle manette". Quindi: l'alleanza tra Veltroni e Idv: "significa che c'è nel Pd una cultura giustizialista che non è venuta meno". Intanto, a Palazzo Grazioli, si lavora su tavoli paralleli per trovare [5] la quadra su candidature e programma. Di quest'ultimo (10 punti, chiamati da Tremonti il "decalogo") stanno andando alle stampe le bozze. Sono trenta cartelle un preambolo in cui si dice chiaramente che i valori del Pdl sono quelli del Ppe, una conclusione su fattibilità e sostenibilità economica delle proposte. La presentazione avverrà a giorni a Roma ma, nel prossimo week end, il testo sarà oggetto di una grande consultazione popolare organizzata negli 8000 gazebo del nuovo partito in tutta Italia. Ai cittadini verranno proposte soluzioni diverse su tre temi "caldi": sicurezza, famiglia, sviluppo. E in base alle loro risposte il "decalogo" del Pdl verrà ritoccato. Fissa invece l'immagine che campeggia sugli opuscoli per gli italiani con l'invito di Berlusconi a seguirlo in una nuova "grande avventura rivoluzionaria". E per non farsi superare dal bus veltroniano, ecco i 200 camper per la campagna elettorale. Tra le poche certezze, sul tavolo delle liste, [6] c'è soltanto che Silvio Berlusconi sarà capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni e Gianfranco Fini numero due. Per il resto la situazione è ancora di stallo. E non tanto, o non ancora, sui nomi ma sulle quote che spettano alle due principali formazioni politiche. Il Cavaliere ha in mente una ripartizione che assegni il 75% dei posti agli azzurri e il restante 25 agli aennini (con un rapporto di 3 a 1). Ma l'ex vicepremier si oppone e chiede che la distribuzione sia 60% Forza Italia e 40 Alleanza Nazionale. Insomma, la quadra non c'è ancora. Anche perché i piccoli partiti che hanno aderito al Pdl sono sul piede di guerra. In prima fila Michela Vittoria Brambilla, che ha chiesto almeno 25 seggi per gli uomini e le donne dei Circoli della Libertà, una proposta che ha mandato su tutte le furie i colonnelli azzurri. Gli altri - dalla Dca di Rotondi a Dini, da Giovanardi alla Mussolini, passando per i Riformatori Liberali di Dini e i Pensionati - pretendono posti sicuri. E non vogliono finire in fondo alla lista rischiando così di restare fuori dal Parlamento. Il puzzle è ancora tutto da risolvere, insomma, tanto che il vertice di martedì a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Fini e i capigruppo è stato del tutto interlocutorio.

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BERLUSCONI-FINI, PRIMO INCIAMPO SULLE LISTE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi-Fini, primo inciampo sulle liste ANTONIO TROISE Roma. Ieri, il primo round a Palazzo Grazioli, nel quartier generale di Berlusconi a Roma, con i plenipotenziari di Fi e An. Oggi, nuova riunione alla Camera, con i leader del Pdl a confronto con i coordinatori regionali. Insomma, entra nel vivo il confronto al vertice del Popolo della Libertà per mettere a punto liste e candidati da presentare entro il 9 marzo. E ieri, a quanto risulta, non sono mancate le prime frizioni fra Berlusconi e Fini. Da parte sua il Cavaliere si appresta a scrivere una nuova lettera alle famiglie italiane per illustrare il programma. Continua, infine, il duello con il numero uno dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, che replica a muso duro alle bordate arrivate ieri dal Cavaliere. "Mi viene da sorridere quando Berlusconi dice che un voto dato a noi è uno voto dato a Veltroni - sentenzia il leader centrista - L'inciucio con Veltroni lo vuole fare lui, è sua l'idea della grande coalizione". Quanto allo scontro fra ex alleati, Casini è categorico: "Non c'è una polemica tra me e Berlusconi, ma c'è una polemica ossessiva di Berlusconi nei miei confronti che tradisce nervosismo". Lite sulle candidature. La riunione fiume a Palazzo Grazioli sulle liste non ha sciolto i nodi sulle liste. Anzi, non sarebbero mancati momenti di tensione, soprattutto quando si entrato nel merito dei criteri per la scelta dei candidati. Il Cavaliere avrebbe voluto formare le liste tenendo conto dei sondaggi. Il leader di An, invece, ha insistito per misurare i rapporti di forza in base ai risultati delle ultime elezioni. Al termine della riunione si sarebbe profilata l'ipotesi di una sorta di doppio binario per la formazione delle liste. Una prima parte delle candidature verrebbe calcolata sulla base dei parlamentari uscenti di Forza Italia ed An (con un rapporto di 60-40 circa), una seconda parte sarebbe invece calcolata su percentuali legate al possibile premio di maggioranza (e qui varrebbero i sondaggi e il rapporto diventerebbe del 75-25). In sostanza, a conti fatti, il rapporto fra i due partiti sarebbe di 3 a 1. Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, è ottimista: "Su ogni argomento ci sono a volte anche opinioni diverse, ma la sintesi si realizza con estrema semplicità". An ha comunque proposto di presentare Berlusconi e Fini rispettivamente come capolista e numero due in tutte le circoscrizioni della Camera. Lettera alle famiglie. Per avviare la sua campagna elettorale in giro per l'Italia Berlusconi avrebbe anche deciso di inviare una lettera a tutte le famiglie italiane. Una missiva per illustrare il programma ma anche per mandare un messaggio esplicito agli elettori: "Il governo della sinistra ha mandato in rovina l'Italia ed ha reso le famiglie più povere. Ora bisogna risollevare il Paese dando fiducia al partito del Popolo della Libertà". Pugno alzato e sorriso smagliante, il Cavaliere compare anche sul frontespizio dell'opuscoletto che dal prossimo week end verrà distribuito agli italiani negli 8mila gazebo del Pdl: "Per una grande avventura rivoluzionaria" recita il testo. I camper. Il pullman di Walter Veltroni potrebbe imbattersi, nelle prossime settimane, in uno dei 200 camper che il Pdl ha messo in campo. Berlusconi e Fini faranno da padroni di casa, in ogni fine settimana, in uno dei tanti gazebo che saranno allestiti nelle principali piazze. Per l'8 marzo, al Palalido di Milano, è fissata l'apertura della campagna elettorale mentre nel prossimo week end il Pdl tasterà il polso dell'elettorato con una megaconsultazione popolare sul programma: saranno distribuiti questionari per capire su quali elementi insistere fra famiglia, sicurezza e sviluppo. Lo statuto. Intanto si lavora allo statuto del Pdl. A metterlo a punto Niccolò Ghedini per Fi ed Antonino Caruso per An. Ufficializzato l'organigramma (un consiglio direttivo, due rappresentanti legali) e la carica di vicepresidente per Fini. Ed è stato anche stabilito che in caso di scioglimento del Pdl, nessuna delle due formazioni potrà usare il simbolo.

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CON IL PD NIENTE INCIUCI , L'ALTOLà DI CASINI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Con il Pd niente inciuci", l'altolà di Casini ALESSIO FANUZZI "Se grande coalizione significa fare gli interessi degli italiani e finalmente sciogliere i nodi è un fatto positivo. Se invece è un inciucio, una grande spartizione, non solo non è una cosa nobile ma è pessima per il Paese e noi vigileremo". Ancora una volta Pier Ferdinando Casini, candidato in pectore del centro, si ritaglia il ruolo di sentinella anti-inciucio. "C'è un accordo tra Berlusconi e Veltroni - È per questo che Silvio dice che un voto per l'Udc è un voto per il Pd, perché, d'intesa con Walter, vuole farci fuori. Ma noi vigileremo". A poche ore dall'incontro decisivo con la Rosa bianca, Casini ribadisce che dopo il voto non ci sarà alcun accordo con Veltroni e attacca in modo simmetrico sia il leader dei democratici che il Cavaliere: "Fanno a gara a promettere ciò che non potranno mantenere - dice - Io non prendo impegni che durano lo spazio di un mattino, il mio percorso è basato su responsabilità e doveri". E ancora: "La polemica ossessiva di Berlusconi nei miei confronti tradisce nervosismo perché stiamo crescendo nel paese". Ci crede Casini, certo di aver fatto tutti gli sforzi possibili per non dividere i moderati. "Lavoriamo per unificare il centro - dice ospite da Ballarò con il vicepresidente del Consiglio Massimo D'Alema - e il dialogo mi sembra fattivo". Se ne saprà di più oggi perché, dopo appelli a distanza e ammiccamenti, i vertici di Udc e Rosa bianca si troveranno oggi nell'estremo tentativo di ricomporre la frattura e presentare una lista unica. Alla vigilia del summit decisivo, le posizioni sono ancora distanti ma da più parti la sensazione è che l'intesa si farà. "Ad oggi direi che c'è il cinquanta per cento di possibilità che l'accordo vada in porto", sintetizza Bruno Tabacci, candidato premier della Rosa bianca. "Sul tavolo - continua - c'è la questione di organizzare le liste e i criteri sulla base decidere. Inoltre dobbiamo discutere sulla natura del soggetto politico: di certo non è possibile che l'obiettivo sia l'allargamento dell'Udc". Così, se sulla leadership Tabacci sembra pronto a lasciare spazio a Casini, sulle liste pulite non ammette deroghe. "Niente condannati in primo grado", ripete rifiutando, in sostanza, la candidatura al Senato dell'ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro. Ferma la replica di Casini: "Non accetto lezioni di moralità", ha risposto giorni fa nell'ultimo summit a casa dell'ex senatore napoletano Salvatore Lauro prima di affidare la trattativa a Buttiglione e a Cesa. Una cosa è certa: se accordo sarà, il capolista al Senato in Campania sarà Ciriaco De Mita, fuoriuscito dal Pd in polemica con Veltroni. Nessuna possibilità, invece, per Clemente Mastella, che - quasi rassegnato - afferma: "Prima o poi il percorso termina per tutti". Non ha intenzione di mollare, invece, D'Alema. Che, davanti alle telecamere di Raitre, attacca Berlusconi: "Se vincerà comunque non riuscirà a governare il Paese. È la quinta volta che si ripresenta, in Europa non ce n'è di simili. È fuori dal tempo, una persona anziana che cerca un'ultima rivincita". C'è spazio anche per una stoccata alla Sinistra Arcobaleno: "Non siamo stati noi ad aver tagliato fuori la sinistra dal governo - chiosa - sono loro che hanno mancato la partita del governo".

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Proprio così, senato verso il pareggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PAOLO NATALE Come ogni campagna elettorale che si rispetti, cominciano a piovere pietre sulla validità dei sondaggi. La guerra dei numeri vede coinvolti nelle ultime ore i risultati stimati da Diamanti e Biorcio da una parte (pubblicati da Repubblica pochi giorni fa) e quelli di Euromedia dall'altra (resi pubblici da Rete4 subito dopo). Secondo Berlusconi le uniche stime che possono avere valore sono ovviamente le ultime, che descrivono una situazione in cui il vantaggio del suo partito e della mini-coalizione appare di 2 o 3 punti più elevato di quanto ipotizzato dai due professori universitari. È il caso di prendere posizione in merito? Naturalmente no. Entrambe le stime sono sufficientemente corrette; e anche quelle in cui crede maggiormente il leader del Pdl presentano un margine inferiore di vantaggio prossimo agli 8 punti, laddove il sondaggio avversario racconta di un vantaggio di poco superiore ai 6 punti. Nessuno scandalo, dunque. Soltanto una leggera accentuazione del dato più favorevole alla propria parte politica di riferimento. Pace fatta. Ma c'è un altro problema, per il candidato del Popolo delle libertà, di cui egli stesso ha evitato sapientemente di sottolineare. Ed è che con un margine cosiffatto, e con una distribuzione dei voti sul territorio nazionale relativamente simile a quanto è accaduto nel 2006, lo scenario più plausibile della composizione del senato si avvicina pericolosamente alla situazione verificatasi nelle ultime elezioni. Per essere chiari: un distacco di 7-8 punti nella camera alta non permette alla formazione vincitrice di ottenere una maggioranza solida di senatori. Vediamo più in dettaglio ciò che potrebbe accadere: la coalizione guidata da Berlusconi vincerebbe quasi certamente in Lombardia, Veneto, Friuli, Puglia, Campania, Sicilia e, probabilmente, Piemonte, Sardegna e Lazio. Vincerebbe viceversa l'accoppiata Pd-Di Pietro in Emilia- Romagna, Toscana, Umbria, Trentino, Basilicata e, probabilmente, Marche, Abruzzo e Calabria. Mentre in Molise la situazione è in parità "obbligatoria", viste le regole elettorali di quella regione, l'unico territorio con risultato incerto sarebbe la Liguria, dove la coalizione capitanata da Veltroni appare in leggero vantaggio. Ora, con una situazione simile, il numero dei seggi senatoriali conquistabili da Berlusconi è di circa 151, contro i 149 delle liste di opposizione (Vel troni+Bertinotti+Casini ). Ipotizzando la vittoria del Pd-Di Pietro in Liguria, si arriverebbe ad un sostanziale pareggio. Senza contare ovviamente la Val d'Aosta, tradizionalmente associata al centrosinistra, i senatori esteri (forse oggi più vicini al centrodestra) e i consueti senatori a vita, di cui dovrebbe godere maggiormente il centrosinistra. Come è ben chiaro, il monito del leader del Pdl nei confronti degli elettori del centro di Udc e Rosa Bianca non è del tutto campato in aria. È p r o b a b i l - mente vero che un voto a favore di Casini e Tabacci diviene una sorta di opzione in favore di Veltroni, sottraendo quel quantitativo di voti che permetterebbe allo schieramento di centrodestra di vincere qualche regione in più e di aumentare la propria dote di senatori, attualmente insufficiente per permettere una governabilità bicamerale. È il consueto problema di questa legge elettorale, che non riesce a garantire maggioranze solide nei due rami del parlamento, a meno di conquistare la quasi totalità delle regioni. Cosa francamente quasi impossibile. Si prospettano quindi scenari post elettorali dove, per forza di cose, sarà necessario iniziare a pensare a qualche collaborazione esterna alla compagine che si è presentata unita alle elezioni. Uno sguardo all'Udc, forse, garantisce al Pdl di avere almeno 15 seggi di scarto dal resto delle opposizioni. A meno che si voglia passare all'ipotizzato governo di larghe intese. Ma di tutto ciò, ovviamente, durante la campagna è vietato parlare.

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