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Berlusconi
dice che abolirà la par condicio intanto l'hanno già abolita i giornalisti
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
quello di
Berlusconi e quello di Veltroni, le percentuali sono queste: Tg1 34,1 ? 24,4;
Tg2 33,1 ? 26,8; Tg3 31,9 ? 28,6; Tg5: 38,7 ? 22,6; Tg4: 53,1 ? 23,5; Studio
Aperto: 40 ? 31,4; Tg La7: 48,2 ? 28, 7. Chi ha realizzato questa situazione? I
giornalisti, caro Di Piero, e chi, avendo il potere per ricondurli alla
legalità,
LE
PENSIONI DI WALTER ( da "Stampa, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
della
competition elettorale tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi a tre settimane
dal voto è quella di una partita di calcio. Meglio: del secondo tempo di un
match che ricomincia con una squadra che torna in campo dopo aver dato molto,
se non tutto, nella prima frazione, e l'altra che - avendo potuto giocare di
rimessa - appare più fresca e in grado di controllare la partita.
IL
CONTRATTO DI SILVIO ( da "Stampa, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
dedicato a farci immaginare che dall'oggi al domani una nuova e luminosa alba
fosse iniziata per l'Italia e per il centrosinistra. Perché forse il vero
segreto dell'ostinato successo di Berlusconi è proprio qui. Nel fatto che -
nonostante i ridondanti annunci di novità - quelli che si fronteggiano sono i
medesimi schieramenti che abbiamo conosciuto in tutti questi anni.
Sardegna,
l'ombra di Soru nel duello Pisanu-Parisi
( da "Stampa,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con Silvio
Berlusconi, il 33% con Walter Veltroni. Ma, se dovessero visitare una capitale
europea, come compagno di viaggio preferirebbero il leader del Partito
Democratico (31%) al candidato premier del Pdl (27%). È quanto emerge da un
sondaggio nazionale effettuato dall'Istituto Demopolis, dal 10 al 18 marzo, su
un campione rappresentativo degli cittadini italiani maggiorenni.
Il
Pd insiste "Berlusconi accetti la sfida"
( da "Stampa,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nello stesso
tempo viene rilanciata la sfida del faccia a faccia Veltroni-Berlusconi,
segnalando il paradosso del Cavaliere a parole disponibile e del suo portavoce
Bonaiuti che invece lo esclude: "Con l'attuale legge il duello in tivù non
si può fare. Cambiamo la par condicio, e a quel punto se ne riparla.
"la
legge non vieta il faccia a faccia pronti a farlo sulla rai e su mediaset"
- umberto rosso ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Landolfi non
può vietare in quella sede un faccia a faccia fra Veltroni e Berlusconi?
"No. Non fa lui le scalette di Mentana o di Vespa. Del resto nelle
trasmissioni giornalistiche diversi faccia a faccia sono già andati in onda. A
proposito: il Bonaiuti che si agita tanto sul dibattito Veltroni-Berlusconi è
lo stesso Bonaiuti che si è cimentato in un faccia a faccia con Fassino?
Pd
all'attacco sul duello veltroni-berlusconi - silvio buzzanca
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pd
all'attacco sul duello Veltroni-Berlusconi Realacci: il leader Pdl sta
scappando. Bonaiuti: farisei, così negano la par condicio Lettera di Follini ai
direttori dei Tg: correggete la disparità di trattamento a favore del Pdl
SILVIO BUZZANCA ROMA - Silvio Berlusconi ha paura del confronto televisivo con
Walter Veltroni.
Su
you tube l'inno di silvio ha 28 versioni
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
vince con 9810 link, molti dei quali taroccati. Veltroni è solo secondo (2280),
ma ha contributi nettamente più benevoli, ("in lista Topo Gigio?" è
la nota imitazione di Guzzanti), 650 per Casini, 383 per Bertinotti, Boselli ne
ha 180 e il primo è il suo abbandono da "Porta a Porta".
Veltroni,
il cavaliere e la tv democratica - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Commenti
VELTRONI, IL CAVALIERE E LA TV DEMOCRATICA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il
confronto fra Berlusconi e Veltroni probabilmente non si farà perché
Berlusconi, il politico più televisivo del mondo, non lo vuole. Non è la prima
volta. Berlusconi rifiutò nel 2001 di sfidare Francesco Rutelli.
Elezioni,
la calata dei big ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
la calata dei
big Oggi arriva Veltroni. Da sabato tour di Beppe Grillo Comizio davanti al
Massimo per il leader del Pd, il comico in Sicilia a sostegno di Sonia Alfano
La visita di Berlusconi è attesa per il 6 aprile ma il Cavaliere chiuderà a
Napoli Walter Veltroni sbarca oggi in Sicilia per la tre giorni che lo porterà
a coprire 1.
Il
pretesto della par condicio ( da "Unita, L'"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi
non vuole affrontare Veltroni in un faccia a faccia da cui sa di poter uscire
stracciato. E non certo perché nell'incontro ravvicinato si vedrebbero di più
l'età e il trucco pesante. Il fatto è che Berlusconi è un uomo solo al comando,
benché servito di barba e capelli (finti) da una infinità di gregari.
Berlusconi
fugge dal confronto con Veltroni ( da "Unita, L'"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai consultando
l'edizione del TELEVISIONE Berlusconi fugge dal confronto con Veltroni di
Natalia Lombardo Non ci vuole mettere la faccia, Berlusconi, nel confronto tv
con Veltroni. Lui fa il disponibile ma Bonaiuti grida al bavaglio messo dalla
par condicio. "A chi dobbiamo credere?" chiede Goffredo Bettini del
Pd.
Gag
e imitazioni sexy: su YouTube candidati taroccati Casini-dance, Berlusconi più
alto , yes we can in versione Dc: internauti scatenati
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Gag e imitazioni sexy: su YouTube candidati taroccati Casini-dance, Berlusconi
"più alto", "yes we can" in versione Dc: internauti
scatenati / Roma Il tormentone Cortellesi-Santanchè, un vecchio direttivo Ds
coordinato da Guzzanti-Veltroni. E ancora Pier Ferdinando Casini "super
sexy" e i comizi di Albanese-Cetto la Qualunque.
Berlusconi
fugge dal duello-tv con Veltroni Prima si dice disponibile, poi Bonaiuti grida
contro la par condicio. Bettini, Pd: lo hanno imbrigliato i suoi?
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Berlusconi fugge dal duello-tv con Veltroni Prima si dice disponibile, poi
Bonaiuti grida contro la par condicio. Bettini, Pd: lo hanno imbrigliato i
suoi? di Natalia Lombardo/ Roma / Segue dalla prima ALCUNI INVITI per i faccia
a faccia sono già partiti: Floris per Ballarò ha mandato un fax a Berlusconi e
a Veltroni per la puntata del 6 aprile,
Sedie
rialzate, no e orologi fiscali: il Cavaliere e lo spettro faccia a faccia
Dall'articolo su l'Unità del '94 in cui disse sì , alla fuga davanti a Rutelli.
E la sindrome di ess ( da "Unita, L'"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Rispondeva
Walter Veltroni, allora direttore di questo giornale: "Fin qui (...) non
ha mai accettato l'onere della domanda difficile, del contraddittorio. Fin qui
lei ha registrato una cassetta che ha inviato alle televisioni". Alla fine
quel faccia a faccia con Achille Occhetto ci fu.
Le
conferenze stampa di 15 candidati premier
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Dal sorteggio
Berlusconi è uscito primo: alle 21 del 1 aprile; dopo, verso le 22, c'è
Veltroni. Mercoledì 2 aprile Rabellino "Lista dei Grilli Parlanti" e
Montanari "Per il bene comune"; giovedì 3 Ferrando, Partito Comunista
dei Lavoratori e De Luca, Partito Liberale Italiano;
Pier
Ferdinando fa breccia nel cuore delle studentesse
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Segue, un po
a sorpresa, Berlusconi con il 25% e al terzo posto c'è Pecoraro Scanio, unico
esponente del centrosinistra, nei primi 4 posti dato che subito dopo di lui c'è
Fini. Poi Rutelli, Marrazzo e Veltroni. Ultimo è Bertinotti. Che dire. So
ragazze. I sordi protestano.
Il
confronto va fatto, è un segno di rispetto per i cittadini
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Servirebbero
quelle regole ferree che ci furono nel 2006, nel faccia a faccia
Prodi-Berlusconi? "Quella non era una puntata di Porta a Porta, tanto è
vero che una la condusse Vespa e una Mimun. Erano due trasmissioni di
comunicazione politica. Se Berlusconi e Veltroni vogliono confrontarsi,
accettino gli inviti di Vespa, di Floris o degli altri.
L'ultimo
rush Pd: nuovi slogan per i giovani e gli indecisi
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dice
Veltroni, "si sono spostati molto più a destra", visto che non sono
più alleati con i moderati dell'Udc. Le liste del Pdl, dalla Mussolini a
Ciarrapico, confermano. Anche un sondaggio dell'Swg dimostra che la maggioranza
degli elettori di Berlusconi, Fini e Bossi preferisce un accordo con la
Santachè,
Magdi
Allam Perché non si è convertito in modo anonimo? Cara Unità, Magdi
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Fini Gli elettori fermino quei due Caro Unità, in questa settimana c'è stata la
polemica "sgradevole" tra l'ex presidente di An (confluito nel Pdl di
Berlusconi) e il Segretario del Partito Democratico. Fini ha ricordato che
Veltroni prende la pensione da parlamentare europeo (dopo che il candidato premier
del Pd aveva chiesto di ridurre gli stipendi dei parlamentari)
Pdl-Pd
separati da 5 punti, si decide nelle regioni in bilico Da Swg l'ultima
percentuale di distacco. Sondaggio: a cena con Berlusconi, in viaggio con
Veltroni ( da "Unita, L'"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sondaggio: a
cena con Berlusconi, in viaggio con Veltroni / Roma CINQUE PUNTI Sarebbe questo
il vantaggio percentuale del Pdl sul Pd, stando all'ultimo sondaggio realizzato
da Swg per Affari Italiani.it. La rilevazione è stata effettuata giovedì 20
marzo. Il distacco è rimasto invariato rispetto a dieci giorni fa.
Sms,
video e té, la missione possibile del pd - raffaele niri
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
vincente di
Veltroni contro il centrodestra. Tornano i gazebo che hanno dato corpo al Pd e
la macchina organizzativa del partito - sotto la guida del "Prefetto
rosso" Michele Bartolozzi - è già in pieno movimento. Il responsabile
dell'informazione del Pd, Ermete Realacci, parla di "un milione e mezzo di
volontari per vincere": il segretario regionale del Pd Mario Tullo traduce
in "
Voti
a perdere - raffaele niri ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Oltre ai
ruoli originali - ad intasare - ci sono anche la Binetti, Ferrara, Veltroni e
Berlusconi. Vince chi trova l'uscita, che ovviamente è a sinistra. Allenatevi,
ragazzi. Contro Ferrara & soci. Ma senza perdere di vista gli
autodistruttori.
"anche
nel pd mani pulite fa paura perciò non mi vogliono guardasigilli" - liana
milella ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non se la
prende con Veltroni, con lui non vuole entrare in polemica. Ma sull'ipotesi di
escluderlo come futuro Guardasigilli l'ex pm Antonio Di Pietro s'arrabbia e
respinge "riserve preventive e preconcette". A chi lo mette da parte
obietta: "Se Berlusconi è preoccupato per il mio passato di pm ciò
dovrebbe essere motivo d'orgoglio,
Spot,
internet, lettere agli elettori berlusconi lancia il rush finale - francesco
bei ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nel quartier
generale del Cavaliere si dichiarano intanto "molto soddisfatti" per
come sia "letteralmente decollata" la campagna sul caso Alitalia.
"Su questa vicenda - osserva Bonaiuti - Veltroni non sa che pesci
pigliare, il suo ultimatum di 48 ore è scaduto a Pasqua e non è successo
niente. Ora è persino rispuntato fuori Prodi e i suoi ministri litigano tra
loro".
Napolitano
( da "Riformista,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con tanto di
intervento di Walter Veltroni. Certo, tagliare il numero dei deputati sarebbe
di gran lunga più efficace che tagliare i buoni pasto ai mille deputati
attuali. Ma anche tagliare i buoni pasto non sarebbe un cattivo inizio. Ci
permettiamo solo di segnalare a Vittorio Feltri che nella sua campagna ha ieri
preso una cantonata.
Domenica
sportiva ( da "Riformista, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ad aprire le
danze saranno Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, il primo alle ore 21 il
secondo un'ora più tardi. A fare le spese di tutto ciò saranno alcune
trasmissioni tra cui Anno Zero , che verrà anticipata al lunedì, e X Factor -
un concorso-reality per cantanti e gruppi musicali con alla guida Simona
Ventura e Dj Francesco - che andrà in onda domenica.
Segue
dalla prima i no di ligresti e caltagirone per alitalia
( da "Riformista,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
", si
recrimina nell'entourage del Prof. Meno tranquillo di Prodi è Walter Veltroni.
Quello del Cavaliere sarà anche un bluff, ma al nord rischia di saldare su una
linea anti-Pd Confindustria, sindacati e un bel pezzo di opinione pubblica.
Stefano Cappellini 25/03/2008.
ROMA
- Parlare di pareggio è improprio. Più esatto è dire che il
( da "Messaggero,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Pd di
Veltroni potrebbe rimontare, fin quasi a raggiungere la coalizione di
Berlusconi, ma la "lotteria" della legge elettorale potrebbe comunque
regalare a Pdl e Lega una maggioranza di seggi in virtù della loro supremazia
nelle regioni più grandi.
ROMA
- Meno tasse per le famiglie e bonus per i giovani sposi. Sono due delle
proposte avanzate da P ( da "Messaggero, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Votate
per me o per Veltroni, dice Berlusconi; votate per per me o per Berlusconi,
dice Veltroni. Entrambi - ha sottolineato Casini - dicono che non si deve
votare il centro. Diamo fastidio, nessuno vuole la nostra presenza perché siamo
quelli che hanno messo il dito nell'ingranaggio.
ROMA
- Par condicio: partito democratico (e Di Pietro) all'attacco per il vantaggio
sui ( da "Messaggero, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
accumulato
dal Pdl ma soprattutto per ottenere un duello televisivo tra Walter Veltroni e
Silvio Berlusconi. Che, attraverso il suo portavoce Paolo Bonaiuti, fa sapere
di essere pronto "anche a venti sfide", se verrà abolita la par
condicio "che le impedisce". Ma il Pd incalza. Con Goffredo Bettini
("Silvio ha paura di Walter") ed Ermete Realacci ("Siamo forti e
loro ci sfuggono").
ROMA
Non c'è pace nel Pd tra radicali e dipietristi, alleati di Veltroni. I primi
sconten ( da "Messaggero, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Di Pietro e
Bonino escono allo scoperto ed è già lite con Veltroni. Il proposito
sbandierato ai quattro venti da Veltroni di diventare premier sostenuto da un
solo partito al comando del Paese, che può decidere senza estenuanti vertici di
maggioranza, è svanito, sciolto come neve al sole": il presidente dei
senatori di An, Matteoli.
Duello
tv, il Pd: Silvio ha paura. Il Pdl: farisei
( da "Messaggero,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Bonaiuti: via
la par condicio e Veltroni avrà il faccia a faccia. Bettini: un bluff,
Berlusconi teme Walter.
PASTICCI
( da "Corriere
della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Se
Berlusconi, a nome del "partito del Nord", cerca di mettere in
difficoltà Veltroni, i piccoli, a loro volta, hanno trovato un varco per
picchiare duro sui grandi. Così, la Sinistra Arcobaleno apre a Berlusconi su
Alitalia contro il Partito democratico (suo diretto concorrente a sinistra),
mentre Casini,
Duello
tv, attacco dal Loft <Berlusconi è preoccupato>
( da "Corriere
della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e la
strategia della ruga? "Non è tanto la ruga legata all'età - conferma
Ermete Realacci - quanto al logoramento della proposta politica. Berlusconi
c'era ai tempi di Eltsin e Mitterrand, Veltroni invece è coetaneo di Zapatero e
Sarkozy".
Casini:
la cordata di Silvio? No a soluzioni <all'italiana>
( da "Corriere
della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Mentre
Berlusconi propone soluzioni, Veltroni nicchia. "Veltroni è sulla
difensiva. Non sa che pesci prendere. è stretto da una parte da Bertinotti e
dai sindacati e dall'altra da Prodi. Berlusconi invece ha preso il
"pesce" della Lega". Che lavora per Malpensa.
Sondaggio
Swg Se Pdl pareggia vada con la Destra
( da "Corriere
della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per le larghe
intese con il Pd di Veltroni. Invito a cena "Meglio Silvio del
rivale" Secondo un sondaggio Demopolis su 1.560 cittadini, il 42% andrebbe
a cena con Berlusconi, il 33% con Veltroni che però è il compagno di viaggio
ideale (31%) e con Bertinotti (24%). Al mare gli italiani ci andrebbero con
Casini (28%) e la Santanchè (25%).
Di
Pietro accusa il Pd: Giustizia, veti su di me
( da "Corriere
della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
aveva fatto sapere: "Di Pietro ministro della Giustizia? Non è proprio nel
novero delle cose di cui si discute". Lui, mentre a Bresso, alle porte di
Milano, incontra in consiglio comunale i leader locali dell'Italia dei valori,
non discute ("Ha semplicemente dato un'indicazione") e insiste.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Politico
Polemiche sul confronto Tv Il faccia a faccia in tv tra Berlusconi e Veltroni
fa discutere. Realacci (portavoce Pd): Berlusconi finge disponibilità ma non lo
vuole. Bonaiuti (Pdl): il Pd vuole la par condicio ma anche il confronto,
chiarisca. Esteri Morti in Iraq 4.000 soldati Usa Sono 4.000 i soldati
americani morti in Iraq e il presidente Usa.
La
corsa di Anna fra amore e sfiducia
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che da oggi a
giovedì sarà sul pullman con Veltroni in giro per la Sicilia) abbiamo seguito
per un giorno il suo tour elettorale palermitano. E giornata di quaresima,
antivigilia di Pasqua. Una giornata improvvisamente estiva, dicevamo,
frenetica, fatta di otto tappe con incontri organizzati e blitz senza avviso
nei quartieri popolari.
Da
Poste ad Almaviva, ma sempre in Comune
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni, vantava la qualità del servizio sottolineando il suo acume per averlo
ideato e realizzato. Nostro malgrado, la professionalità non basta per
assicurarci un posto di lavoro sicuro e continuativo: difatti, poco prima di
lasciare il mandato, Veltroni ha regalato questo servizio, dichiarato
"fiore all'occhiello",
Il
Pd riscopre il conflitto d'interessi
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E lo stato
maggiore del partito insiste: "Confronto tv tra Veltroni e
Berlusconi". Gli uomini del Cavaliere: "Impossibile" Il Pd
riscopre il conflitto d'interessi Micaela Bongi Il confronto in tv tra Walter
Veltroni e Silvio Berlusconi si può e si deve fare. Lo stato maggiore del Pd
torna all'attacco.
Di
Pietro: Io guardasigilli? No ai veti
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni non
vincerà le elezioni. Ma nel dubbio, meglio candidarsi. A due settimane dalle
elezioni e mentre i sondaggi continuano a dare Berlusconi in rialzo, ieri
Antonio Di Pietro ha lanciato l'allarme sul proprio blog: "Se la
coalizione di cui faccio parte vincerà le elezioni dovrà affrontare
immediatamente un problema:
A
cena con Silvio, in viaggio con Walter
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
in viaggio
con Walter A cena meglio con Berlusconi che con Veltroni. Lo dice il 42 per
cento degli italiani contro il 33. Ma in viaggio in una capitale europea, tutto
il contrario: Walter è uomo colto, non avrà fatto il liceo ma ha fatto il
sindaco di Roma, mica quel gigione del Cavaliere, mister "Romolo e
Remolo", 31 per cento contro 27.
Alitalia,
da oggi trattativa vera ( da "Manifesto, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sentenziò
Walter Veltroni. Il primo piano, nella giornata, se lo è guadagnato Romano
Prodi. Il quale ha cercato di essere "centrista" più che poteva,
finendo per scontentare tutti; soprattutto a sinistra. Da un lato ha
minimizzato il ruolo delle "cordate" italiane, sempre nominate ma mai
apparse: "una proposta deve essere seria,
Smemorati
di Collegno ( da "Manifesto, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Verba votant
Smemorati di Collegno alberto piccinini Fabrizio Cicchitto contro Walter
Veltroni, l'altro giorno: "Questo straordinario personaggio non si capisce
bene se è un homo novus o lo smemorato di Collegno". L'ex socialista, ex
piduista Cicchitto adora la polverosa similitudine che gli ex della politica
italiana si scambiano l'un l'altro.
Da
destra a sinistra: che cosa c'è nei programmi dei partiti
( da "Panorama.it"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
passando per
Walter Veltroni e Silvio Berlusconi e gli altri candidati premier, non ce n'è
uno che non indichi la strada maestra del riciclaggio per risolvere la
questione dei rifiuti. Fa nulla che siano poche, anzi pochissime, le sezioni di
partito che in Italia, a cominciare dalla Napoli disastrata, differenzino la
spazzatura.
Si
chiama "Missione possibile" il kit elettorale del Pd contro gli
indecisi ( da "Panorama.it"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ha deciso di
seguire la strategia di persuasione di Silvio Berlusconi. Prima mettendo in
vendita [4] i gadget di sostegno a Veltroni, poi, intorno a Pasqua, sono
arrivate [5] le prime "scatole magiche". Su ognuna, una scritta
chiara e incoraggiante ("Missione possibile"), dentro, il vademecum
che contiene poche pagine piuttosto perentorie.
Lasciatela
crescere ( da "Famiglia Cristiana"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dal Quadraro
a Monte de Cocci fino ai Parioli, quando hanno sentito lo slogan capitolino di
Berlusconi declinato in formato Tor Pignattara, "Rialzati Roma",
hanno pensato si trattasse della campagna pubblicitaria del nuovo Piano
regolatore, ultimo gesto amministrativo di Veltroni prima di lanciarsi per le
vie d'Italia al grido di se po fà.
Alitalia:
volo a rischio per tempeste elettorali
( da "Famiglia
Cristiana" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
un Veltroni
avanti di un giro nella corsa propagandistica alle urne (sebbene i sondaggi
continuassero a darlo indietro di almeno 7 punti) e un Berlusconi che
inseguiva. Con un colpo solo, il Cavaliere ha messo il rivale in difficoltà sia
nei confronti dei sindacati (contrari all'offerta di Air France che creerebbe
molti esuberi sia nell'
Sondaggi
elezioni: Berlusconi ancora davanti di 6 punti
( da "Giornal.it"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mentre i
partiti che appoggiano Veltroni si attesterebbero ad una quota più bassa:
37,5%. Il sottobosco potrebbe fare la differenza. Bertinotti potrebbe anche
strappare un preziosissimo 7,5%, un po meno l'UDC che, correndo da solo,
porterebbe a casa il 6% netto. La Santanché, il Partito Socialista e "gli
altri", sommati insieme (anche se viaggiano separati)
DEBOLE
( da "Stampa,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In quello del
Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di
Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce
delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in
altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare
in tintoria.
Buon
colpo sulle pensioni, peccato i giovani votino Pdl
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Pd
costringe di nuovo Berlusconi a inseguire. Però ha un problema generazionale
Buon colpo sulle pensioni, peccato i giovani votino Pdl Più 400 euro: Veltroni
punta sugli anziani. Under 35 tutti da convincere La ricetta del Pd per i
pensionati che non riescono a seguire la corsa dei prezzi dei generi di prima
necessità?
Cavaliere,
il duello tv le conviene ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e quando dice
che Berlusconi potrebbe benissimo sostenere il faccia a faccia televisivo con
Veltroni. Essendo Bonaiuti il portavoce del Cavaliere, e avendo Berlusconi già
espresso più di una volta totale disponibilità al confronto tv, la cosa va
considerata acquisita: sul duello nulla osta di Berlusconi.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, leggo nella settimanale rubrica di Giovanni Valentini
"Il sabato del villaggio" (immagino il villaggio globale dei media)
che Berlusconi "annuncia, minaccia o promette che
la legge sulla par condicio sarà una delle prime a venir abrogata" dal suo
eventuale governo. Se è vero, cosa intende fare il Partito democratico, far
rispettare la legge che c'è e, domani, spingere alla risoluzione dei veri nodi
che stanno "a monte" e per i quali il governo dell'Unione non ha
fatto niente? AMEDEO DI PIERO, ROMA Caro Di Piero, davvero non lo so, anche
perché l'Italia è, come diceva Manzoni, il paese del sopire: "tacere
sopire, sopire dormire". Da millecinquecento anni. Il potente ha sempre ragione,
e se qualche pazzo, isolato o no, si ribella, per lui una volta c'è la
mordacchia, un'altra il manganello. Ma è l'eccezione. La regola è subire,
sopire, non far chiasso. Perciò non ci credo che Berlusconi
abolirebbe la legge sulla par condicio. Per due ragioni. La prima l'ha scritta
proprio Valentini: si attirerebbe addosso una canea mondiale, in sede di Unione
Europea e di Nazioni Unite: tutti a volerci veder chiaro, a denunciare (come
fosse cosa nuova) l'"anomalia italiana", unica al mondo, col presidente
del consiglio padrone di tutta la tv privata e anche imbavagliatore della tv
pubblica. Gli osservatori e le inchieste internazionali, che oggi la presidente
del Congresso americano signora Pelosi invoca contro la Cina per il Tibet,
domani li invocherebbero Merkel e Zapatero, Brown e perfino Sarkozy contro
l'Italia. Berlusconi non è fesso e in simile
situazione non ci si mette. Anche perché ? e questa è la seconda delle due
ragioni ? non è affatto necessario abolire una legge che finge di proteggere i
cittadini tutti, quando è così semplice continuare a non farla rispettare,
proprio come se non ci fosse. A che servono procuratori della repubblica e
giornalisti, se non a sopire, insabbiare, annusando la direzione prima ancora
che il vento sopraggiunga? Come ben dice Petruccioli, a cui non creano
imbarazzo i rilievi al Tg1 e al Tg2 del garante della comunicazione, la par
condicio sta a valle di una serie di porcherie (il termine è mio) non risolte
né dalla destra né dalla sinistra né dal centro: e cioè la legge antitrust, il
regime delle concessioni, il conflitto d'interesse, la governance della Rai, le
obbligazioni della tv privata in materia di servizi pubblici. Lei avrà visto
certamente i dati dell'ultima settimana, forniti dal garante: limitandoci al
confronto (tempo di parola e commento redazionale) fra i due gruppi politici
maggiori, quello di Berlusconi e
quello di Veltroni, le percentuali sono queste: Tg1 34,1 ? 24,4; Tg2 33,1 ? 26,8;
Tg3 31,9 ? 28,6; Tg5: 38,7 ? 22,6; Tg4: 53,1 ? 23,5; Studio Aperto: 40 ? 31,4;
Tg La7: 48,2 ? 28, 7. Chi ha realizzato questa situazione? I giornalisti, caro
Di Piero, e chi, avendo il potere per ricondurli alla legalità, non vede
e non sente. Ammesso che ci sia qualcuno che abbia quel potere. A giudicare
dalla strafottenza con cui qualche "direttore" dice "io questa
legge non la rispetto", parrebbe di no. E con un popolo che prende
schiaffi e calci in questo modo, lei pensa che Berlusconi
si attirerebbe i fulmini del mondo abolendo la par condicio? Non scherziamo.
Tanto più che in Italia abbiamo da occuparci di embrioni.
( da "Stampa, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Federico Geremicca
LE PENSIONI DI WALTER Probabilmente l'immagine che rende meglio l'idea dello
stato della competition elettorale tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi a tre settimane dal voto è quella di una partita di calcio.
Meglio: del secondo tempo di un match che ricomincia con una squadra che torna
in campo dopo aver dato molto, se non tutto, nella prima frazione, e l'altra
che - avendo potuto giocare di rimessa - appare più fresca e in grado di
controllare la partita. Dopo un avvio sprint, infatti, il passo di Veltroni sembra essersi fatto più pesante: e se è vero che
ha recuperato parte dello svantaggio iniziale, la sensazione è che nel momento
in cui dovrebbe mettere a segno la rete decisiva si ritrovi d'improvviso col
fiato grosso e a corto di energie. Dopo la rimonta iniziale, da una settimana i
sondaggi segnano una fase di stagnazione; e messo alle spalle l'avvio
spettacolare e coraggioso fatto di rottura delle vecchie alleanze e candidature
a effetto, ora la campagna si combatte in un tran tran un po' noioso (in un
gioco a centrocampo, insomma) che avvantaggia soprattutto chi deve difendersi.
L'interrogativo dunque è: può - e come - Veltroni
ripartire all'attacco per completare la rimonta? Lo staff perennemente al
lavoro nel loft del Circo Massimo esclude cambi di rotta e colpi a sorpresa:
"Veltroni - spiegano - continuerà lungo la linea
tracciata: niente polemiche e toni alti, replica all'avversario solo se
costretto e da adesso in poi insistenza ancor maggiore sugli obiettivi
programmatici del suo possibile governo. E' il profilo di una campagna
elettorale normale, finalmente da Paese europeo: ed è un po' avvilente che la
si consideri invece noiosa, solo perché usciamo da quindici anni di
competizioni condotte a colpi di insulti e di paure del comunismo". Il
fatto, però, che cambi di toni e di rotta non ce ne saranno non vuol dire che Veltroni non abbia ancora in cantiere iniziative capaci di
far discutere. Il leader del Pd, infatti, si prepara a mettere in campo alcune
proposte tematiche di sicuro impatto: la prima, già oggi, riguarderà le
pensioni medio-basse, ferme da anni ed erose dall'inflazione. Ci hanno lavorato
per settimane Morando, Tonini e Treu, approdando ad una proposta che punta ad
agganciare questa fascia di pensioni al continuo aumento del costo della vita.
Sul piano dei "colpi d'immagine", invece, resta da calare la carta
della squadra di governo, che Veltroni vorrebbe
riservare per gli ultimi giorni di campagna elettorale. Il leader del Pd non
annuncerà i nomi di tutti e 12 i membri del suo possibile esecutivo ma solo
quelli che al loft definiscono i "ministri della società civile",
cioè personalità non parlamentari ma provenienti dal mondo dell'economia e
delle professioni: si tratterà di nomi illustri, portatori di competenze che
dovrebbero garantire circa l'efficacia dell'eventuale azione di governo.
Basterà a ridare slancio alla rincorsa del Pd? "Dipende naturalmente dal
tipo di proposte che avanzerà e dalla qualità di quella parte della squadra di
governo che vorrà annunciare - spiega Claudio Velardi, ex consigliere di
D'Alema e fondatore, oltre che di Reti, di New Politics, società di marketing
politico e comunicazione istituzionale -. E dipende, soprattutto, dalle mosse
che farà il suo avversario. La svolta alla campagna elettorale l'ha infatti
impressa Berlusconi con la sua sortita su Alitalia,
tema di sostanza e di grande impatto. Veltroni deve
augurarsi che il Cavaliere non abbia in serbo altri colpi così, e soprattutto
deve sperare che alla fine il duello tv si faccia, perché non c'è dubbio che
nel confronto diretto la sua freschezza comunicativa prevarrebbe sugli
argomenti di Berlusconi". Non dissimile è
l'analisi di Antonio Polito, direttore de "Il Riformista", che alla
vicenda Alitalia attribuisce - però - un valore ancor maggiore: "Berlusconi se ne sta avvantaggiando - dice - perché con la
sua sortita è riuscito a riportare al centro della scena il governo Prodi, che Veltroni - al contrario - ha tentato in ogni modo di far
dimenticare e tener lontano dalla contesa. In Tv c'è di nuovo Prodi che deve
spiegare e difendersi, sono ricominciate le liti tra ministri... Insomma di
fronte agli italiani è ricomparso il teatrino che tanti danni aveva fatto al
centrosinistra. Credo che per uscire dalle secche - conclude Polito - Veltroni dovrebbe puntare con forza su un tema altrettanto
concreto, tirando fuori soluzioni praticabili e accompagnate da dati e cifre.
Immagino ci proverà. E immagino lo farà sul tema del precariato, che lui stesso
ha definito la priorità delle priorità". Insomma, è necessaria una scossa.
Ma è a una scossa assai meno leaderistica che pensa, dal suo osservatorio
bolognese, Sergio Cofferati. "A Veltroni non si
può chiedere di più. Sta facendo una campagna elettorale ottima e impegnativa
perché, dico per dire, se annuncia che toccherà tutte le province italiane, poi
deve farlo. L'importante - però - è che prima e dopo l'arrivo del leader, in
quelle province poi la campagna elettorale cominci davvero, con le iniziative
locali, i porta a porta, i contatti personali... Questa legge elettorale non
stimola certo l'attivismo dei candidati, non essendoci le preferenze ed essendo
tutti più o meno sicuri o dell'elezione o del fatto che non saranno eletti: ma
per completare la rimonta è indispensabile la mobilitazione di tutto il popolo
delle primarie". Veltroni ci ha pensato, e
domenica prossima saranno allestiti 12 mila gazebo nei quali verranno
distribuiti kit con materiale di propaganda pensato per convincere gli elettori
ancora indecisi. A quel punto, alla fine della campagna elettorale mancheranno
appena una decina di giorni. Un'inezia o un'eternità, secondo i punti vista.
( da "Stampa, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Andrea Romano IL
CONTRATTO DI SILVIO C'è poco da fare, Silvio Berlusconi
è ancora avanti. Saranno cinque, sette o nove i punti di vantaggio sul Pd ma
quel che conta è che a meno di tre settimane dal voto il suo distacco si è
fatto stabile e robusto. In attesa di conoscere il colpo di scena con cui
Walter Veltroni tenterà di ribaltare la situazione,
viene da domandarsi quale sia il segreto di questo settantenne che sembra
essersi acconciato ad una campagna elettorale di piccolo cabotaggio senza
essere mai stato neanche insidiato dall'inseguitore. Difficile che la sua arma
in più sia nascosta nella coalizione, che nel frattempo si è fatta più
circoscritta e radicale e nella quale non si notano personalità in grado di
aggiungere dosi rilevanti di carisma o prestigio. Altrettanto prevedibile è
stata fino ad oggi la qualità della sua proposta politica, che a parte l'alzata
d'ingegno dell'Alitalia (peraltro tutta da verificare e a forte rischio di
autogol) si è organizzata su uno spartito già ampiamente noto: contratto con
gli italiani, anticomunismo, sicurezza. Il tutto ripreso dal suo bagaglio più
tradizionale ma recitato su toni più bassi di qualche ottava, senza i fuochi
d'artificio dei tempi che furono e con l'aggiunta di una pacatezza - questa sì
sconosciuta - verso un futuro economico che il berlusconismo prima maniera ci
avrebbe descritto come sfavillante contro ogni evidenza. Persino il look e il
linguaggio del corpo si sono fatti più flemmatici, al limite dell'indolenza,
con abbondanza di tristi camicie scure e la curiosa prevalenza del comizio da
predellino sul gigantismo da palco al quale ci eravamo abituati. Nonostante
questo e molto altro di già visto e sentito, Berlusconi
appare lanciato verso la sua terza vittoria elettorale. Perché alla fine dei
conti anche questo voto coinciderà con un referendum popolare sulla sua
persona, sul profilo di colui che nel quindicennio della transizione italiana
ha rappresentato l'unico motore immobile della nostra politica. In assenza di
autentiche alternative alla sua leadership, in mancanza di competitori
sufficientemente forti o coraggiosi da sfidarne il carisma di cui gode presso i
moderati italiani, l'elettorato sembra pronto a riprendersi quanto era stato
accantonato dal voto del 2006 pur di lasciarsi alle spalle i due anni
dell'Unione. Due anni che continuano a pesare, con la loro eredità tutt'altro
che dimenticata di confusione politica e personale, nonostante gli sforzi che
in queste settimane Walter Veltroni ha dedicato a farci immaginare che dall'oggi al domani una nuova
e luminosa alba fosse iniziata per l'Italia e per il centrosinistra. Perché
forse il vero segreto dell'ostinato successo di Berlusconi è
proprio qui. Nel fatto che - nonostante i ridondanti annunci di novità - quelli
che si fronteggiano sono i medesimi schieramenti che abbiamo conosciuto in
tutti questi anni. Lo stesso Veltroni si è
limitato a tonificare le proprie truppe, a superare il torpore dell'ultimo
prodismo, dando qualche rinfrescata qua e là senza mutare la sostanza di una
proposta e di un costume politico di cui l'Italia ha visto la concreta
applicazione negli anni più recenti. E già oggi, nell'attesa di un miracoloso
sfondamento da realizzare in meno di venti giorni, i suoi strateghi e luogotenenti
sembrano concentrati sulla soglia di sconfitta minimamente accettabile per
farlo rimanere al comando di quanto resterà del Partito democratico. Una volta
smaltito l'effetto-novità dei primi giorni, sono due le vecchie ricette che
tornano ad affrontarsi in quella che le cronache ricorderanno come l'ennesima e
inconcludente campagna elettorale della lunghissima transizione italiana. Una
campagna che si appresta a concludersi con la vittoria di colui che più di
altri ha rappresentato la continuità politica e culturale del quindicennio,
anche nella sua ultima e più prevedibile versione. www.lastampa.it/romano.
( da "Stampa, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Reportage L'EX CAPO
DEL VIMINALE IL MINISTRO DELLA DIFESA Sondaggio Demopolis In Sicilia Sardegna,
l'ombra di Soru nel duello Pisanu-Parisi JACOPO IACOBONI Ma le vere incognite
sono i voti dell'Udc e della Sinistra arcobaleno "La gente è stanca il
Governatore qui ha fatto troppi errori" E' il capolista, però non ha
nascosto critiche all'apparato del partito I numeri Nel 2006 Forza Italia e An
furono superiori a Ds Margherita e dipietristi Divisi a metà Pdl fortissimo al
Nord, il centro-sinistra recupera nel meridione A cena con Silvio in viaggio
con Walter Al via il tour elettorale di Beppe Grillo INVIATO A CAGLIARI
Comunque vada, nonostante non sia candidato, la faccia di Soru peserà. "E'
l'elemento che gioca più a nostro favore", sostiene Beppe Pisanu, il vero
capo del Pdl qui, da poco accomodato nel salotto di casa, a Sassari, dove è
venuto a passare la Pasqua in famiglia. Sulla costa, in una delle quattro regioni
più oscillanti, la meravigliosa Sardegna, tira un discreto maestrale. "La
gente è stanca di Soru per tanti motivi, le politiche troppo restrittive
sull'ambiente, o l'uso eccessivo dell'imposizione fiscale. E poi il Tar sblocca
i lavori che Soru aveva bloccato a Cagliari, la Corte Costituzionale lo
sconfessa sulle imposte, la Corte dei conti e l'Avvocatura dello stato
potrebbero non dare il via libera alla finanziaria regionale, l'idea di
accogliere in Sardegna i rifiuti campani quasi provocò la rivolta di tutti gli
amministratori locali... Noi del Popolo delle libertà sentiamo sempre di più
che possiamo vincere, anche se di misura ma avremo il premio".
Naturalmente l'idea di Soru è opposta. "La contesa che c'è stata con
Cabras alle primarie del Pd sardo è stata superata, siamo uniti e pensiamo che
vinceremo". Né lo turba particolarmente che qualcuno possa tentare di
usare il suo nome per farci il tiro al piccione (un po' come fa il Cavaliere
con la figurina di Prodi), un drappo rosso da agitare per le mulete dei berlusconiani,
o di possibili elettori delusi dal centrosinistra: "Prodi ha fatto
benissimo, continuo a ripeterlo", va dicendo. "Il rapporto con la
Sardegna è stato franco", un miliardo e 800 milioni di entrate in più si
devono a questa collaborazione, le aree demaniali che dovevano da anni essere
restituite ai sardi sono state restituite da Prodi, per esempio l'arsenale
della Maddalena; e anche la scelta di fare il G8 a La Maddalena sarà un volano
di investimenti e crescita economica. Lo slogan di Berlusconi
è "un presidente amico", quello del centrosinistra "un governo
leale". Insomma, il presidente della regione ne è sicuro: altro che carta
a sfavore, il tandem Soru-Prodi. Al punto che è assai probabile giochi questa
carta: dimissioni subito dopo le politiche, per spiazzare la destra (Pisanu non
si candiderà), ma anche i tanti avversari del centrosinistra, che ancora non
sanno qualche alternativa inventarsi al papà di Tiscali. Prima però c'è il voto
di aprile, per D'Alimonte la Sardegna è in stato di quasi pareggio. Il Pd
schiera come capolista alla Camera il ministro Arturo Parisi, che non ha
nascosto in questi mesi un atteggiamento critico verso l'apparato democrat,
anche quello locale. Qualche suo fedele sostenitore sardo, dinanzi a un mirto
da Tiffany, a Cagliari, nel sabato prepasquale, mostra un certo pessimismo:
"Per il Senato la vedo abbastanza male". Insomma, due sinistre: la
linea Cabras (capolista sull'isola)-Fassino-Antonello Soro da una parte,
prodiani e Soru dall'altra. Per tenerle insieme, persino un uomo cauto come
Giuseppe Fioroni, nella sede cagliaritana del Pd, è venuto con un sondaggio che
sbandierava questo ottimistico margine: un più due a favore del Pd. Realtà o
effetto placebo, lo scopriremo solo vivendo. Per più di una ragione. La prima:
i voti veri al Senato nel 2006 davano i Ds al 17, la Margherita al 12 e mezzo,
Di Pietro circa al 3: un totale intorno al 33 per cento, mentre la somma di
Forza Italia (22,72) e An (12,94) produceva, da sola, il 35. Anche ammettendo
che nel frattempo non fosse successo niente (e invece è successo il finimondo),
sarà decisivo capire che fine faranno, a sinistra, l'8 per cento di
Rifondazione, e a destra il 7,7 dell'Udc. Se Bertinotti e Casini superano
quella soglia, per Pd e Pdl sono dolori. Se la supera solo uno, sono dolori
solo per uno dei due contendenti big. Chissà quale, però. In ballo ci sono 9
senatori. Secondo Pisanu l'Udc potrebbe calare rispetto alla volta scorsa
poiché priva di 40mila voti dei riformatori, con cui il Pdl si è accordato; e
la conflittualità, anche con La Destra, è quasi azzerata. Ma la sinistra
arcobaleno "praticamente non sta facendo campagna lettorale, non c'è
neanche un candidato sardo della sinistra radicale", dice la voce
affacciata in piazza Yenne al balcone dietro lo striscione "Libertà per i
compagni arrestati". Nomi paracadutati, nomi freddi. Le liste in effetti
brillano poco. Il Pd ha trasmesso un'impressione apparatcik che non bastano, a
scalfire, i concerti del jazzista veltroniano Paolo Fresu (che ha ammesso
"serviva più coraggio, ma si deve andare per gradi") o gli
endorsement di uno scrittore adelphiano come Salvatore Niffoi. E' fortissimo
nel nuorese, o nell'Iglesiente. Il Pdl ha estratto dal cilindro, nell'ordine,
Luca Barbareschi, il medico estivo di Berlusconi (l'ex
sindaco di Olbia Settimo Nizzi), Paolo Vella, discusso responsabile
dell'ufficio tutela del paesaggio di Sassari, rimosso da Soru, reintegrato con
una sentenza, grande amico del Silvio. E' fortissimo a nord, non solo nella
Sardegna costasmeraldata. Non calcolato invece l'impatto, anche ambientale, di
una presunta confidenza di Flavio Briatore, eroe billionairiano, "adoro la
mia amica Daniela (Santanchè, nda.) ma la Sardegna ha bisogno del
Cavaliere". Quando si dice l'appello al voto utile. Il 42% degli elettori
andrebbe a cena con Silvio Berlusconi, il 33%
con Walter Veltroni. Ma, se dovessero visitare una capitale europea, come compagno
di viaggio preferirebbero il leader del Partito Democratico (31%) al candidato
premier del Pdl (27%). È quanto emerge da un sondaggio nazionale effettuato
dall'Istituto Demopolis, dal 10 al 18 marzo, su un campione rappresentativo
degli cittadini italiani maggiorenni. Per una vacanza al mare, lo
scenario cambia. È il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ad aggiudicarsi le
preferenze degli italiani (28%), seguito da Daniela Santanchè (25%) e da Silvio
Berlusconi (21%). Buon posizionamento anche per il
leader della Sinistra Fausto Bertinotti: con lui il 24% degli italiani andrebbe
a cena e il 19% in viaggio. Inizierà il prossimo 29 marzo, per concludersi la
sera del 30 marzo, il tour siciliano di Beppe Grillo e Sonia Alfano, candidata
alla presidenza della Regione Sicilia per i "grillini". "La
rivoluzione è cominciata -ha commentato la Alfano parlando dell'arrivo del
comico genovese in Sicilia- la presenza di Beppe Grillo sarà un modo per
esporre ai siciliani i nostri progetti, ma soprattutto per informare i
cittadini sui retroscena della politica siciliana, sulle connessioni tra
politica e mafia e sui giochi di potere che le istituzioni deviate compiono
sulla pelle della popolazione". I discorsi di Beppe Grillo saranno
preceduti da spettacoli e da banchetti informativi. La candidata ha poi
lanciato un appello ai sostenitori della propria lista: "Chiediamo un sostegno
economico ai molti che credono in questo progetto".
( da "Stampa, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SI VOTA TRA 19
GIORNI, IL PDL CONFERMA: NO AL DUELLO IN TV Il Pd insiste "Berlusconi accetti la sfida" [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Il
voto è fra 19 giorni, la campagna elettorale entra in dirittura d'arrivo tra
gli sbadigli. Colpa dei sondaggi, che continuano a segnalare un ampio vantaggio
del Cavaliere (la stima più favorevole a Veltroni,
dell'Swg, segnala un gap invariato di 5 punti), con un testa a testa sarebbe
molto meno noioso. E colpa anche della tivù: la dialettica politica è ingessata
dalla "par condicio", a discapito del telespettatore e a tutto
vantaggio di Berlusconi. Come se non bastasse,
nell'informazione Rai e Mediaset già è scattato il soccorso al vincitore
(presunto). I notiziari tivù privilegiano apertamente il Pdl, come ha documentato
venerdì l'Autorità garante per le Comunicazioni (Agcom). Quelli del Biscione,
stando ai numeri, lo fanno in maniera addirittura sfacciata. Rimontare in
queste condizioni di "servilismo" dei media (come nel Loft
veltroniano qualcuno amaramente lo definisce) equivale a scalare l'Everest. Per
cui il segretario Pd ha esortato i suoi ad alzare la voce contro lo squilibrio.
Uno dopo l'altro, tipo paracadutisti dall'aereo, si sono lanciati il giorno di
Pasquetta nell'ordine: Realacci, Bettini, Follini, Morri, Lusetti, Merlo e
Giulietti. Il concetto sviluppato nei rispettivi interventi è pressoché
identico, cambiano solo le parole. Si invitano i telegiornali, specie quelli
Mediaset, a "correggere la disparità" (per dirla educatamente con
Follini, responsabile informazione del Pd), in quanto l'attuale squilibrio
"non è un buon segnale di democrazia" (Morri). Nello
stesso tempo viene rilanciata la sfida del faccia a faccia Veltroni-Berlusconi, segnalando il paradosso del Cavaliere a parole disponibile e
del suo portavoce Bonaiuti che invece lo esclude: "Con l'attuale legge il
duello in tivù non si può fare. Cambiamo la par condicio, e a quel punto se ne
riparla...". Mai dire mai, in politica. Per cui l'entourage
veltroniano non dispera in un ripensamento del leader Pdl, casomai i soliti
sondaggi glielo consigliassero. Magari una conversione in extremis, negli
ultimi giorni di campagna, e senza preavviso (perché altrimenti tutti gli altri
candidati premier, da Bertinotti a Casini, reclamerebbero pure loro un confronto
televisivo). L'obiettivo più urgente del Pd, nel frattempo, è di riguadagnare
spazio sui notiziari e negli altri "contenitori" tipo Ballarò, Primo
piano e Porta e porta. Dove i Radicali, con la Bonino, già reclamano la loro
quota di presenza. E com'è la regola, ormai, accusano Veltroni
di aver violato gli ormai famosi patti su candidature, soldi e appunto spazi
televisivi. I Radicali non sono gli unici a piantare la grana. Pure Di Pietro
da qualche giorno, sembra adottare la stessa tecnica. Cerca visibilità per se
stesso, secondo i maligni. Sta di fatto che prima si è rimangiato l'impegno
solenne di confluire in prospettiva nel Pd con la sua Italia dei valori,
rendendo meno comprensibile la ragione per cui Veltroni
gli ha concesso l'apparentamento negato, per dire, ai Socialisti di Boselli e
Angius. Poi Tonino (è storia di ieri) ha puntato i piedi sul ministero che gli
spetterebbe, in caso di vittoria elettorale. Lui non chiede di fare il
Guardasigilli, però respinge come "incomprensibili e inaccettabili" i
veti "che vengono da esponenti del centrosinistra". Arriva a lanciare
un'accusa, se vera, abbastanza infamante: "Mani pulite brucia ancora a
gran parte della classe politica. Forse hanno il timore che voglia finire il
lavoro...". Chi ha osato sbarrargli la via? Veltroni
in persona. Che venerdì aveva tagliato corto: "Di Pietro ministro della
Giustizia non è proprio nel novero delle cose di cui si discute".
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Landolfi Paolo
Gentiloni, ministro della Comunicazione: il no della vigilanza riguarda
soltanto le tribune televisive "La legge non vieta il faccia a faccia
pronti a farlo sulla Rai e su Mediaset" Landolfi non ha alcun potere di
veto, mica può fare lui le scalette di Vespa e Mentana UMBERTO ROSSO ROMA -
Ministro Gentiloni, dopo il sì di Berlusconi via
libera al faccia a faccia in tv con Veltroni?
"Certamente, la grande maggioranza dell'opinione pubblica lo considera un
diritto. Ora che anche Berlusconi si è detto
assolutamente disponibile al confronto - perché così ha detto, aggiungendo
"opporrò i miei fatti alle parole di Veltroni"
- non vedo più ostacoli. Sto alle sue dichiarazioni". Ma Bonaiuti, il
portavoce del Cavaliere, si oppone. Sostiene che il faccia sarebbe
"fuorilegge"... "Mi sta dicendo che Berlusconi
non riesce a sottrarsi al veto di Bonaiuti? Ma non scherziamo. Le regole
stabilite dalla commissione di Vigilanza interessano la comunicazione politica
nelle tribune elettorali. Vanno rispettate ma non riguardano i programmi
giornalistici, Porta a Porta, Matrix o Ballarò o altri, dove i faccia perciò
possono tranquillamente svolgersi". Con quali criteri?
"Giornalistici, stabiliti dai conduttori chiamati a gestire il confronto,
insieme a quelli concordati fra i due sfidanti". Anche il presidente della
Vigilanza Landolfi però boccia il faccia a faccia, perché andrebbe moltiplicato
per tutti gli altri candidati premier. "Qui c'è qualcuno che fa finta di
non capire. La Vigilanza ha ritenuto di non far svolgere faccia a faccia nelle
tribune tv per l'eccessivo numero di candidati. Ma è una decisione che non ha
nulla a che vedere con le singole trasmissioni giornalistiche". Landolfi non può vietare in quella sede un faccia a faccia fra Veltroni e Berlusconi? "No. Non fa lui le scalette di Mentana o di Vespa. Del
resto nelle trasmissioni giornalistiche diversi faccia a faccia sono già andati
in onda. A proposito: il Bonaiuti che si agita tanto sul dibattito Veltroni-Berlusconi è lo stesso Bonaiuti che si è cimentato in un faccia a faccia
con Fassino? Erano in due o erano in quindici?". E la par condicio,
ministro? "L'equilibrio fra le diverse forze che sono in competizione può,
e deve, essere garantito nel "ciclo" di ogni programma. La par
condicio tutela questo equilibrio, non si occupa di faccia a faccia. Fermo
restando che, se una tal trasmissione manda in onda il confronto fra Veltroni e Berlusconi, dovrà dare
spazio agli altri candidati per riequilibrare le presenze". Bertinotti,
Casini, Boselli e gli altri candidati premier ne fanno anche una questione
politica, contestano il confronto ristretto a quei due... "I leader che
possono vincere le elezioni sono Veltroni e Berlusconi. In Francia, in Germania, in Spagna si
confrontano i due maggiori competitori, anche se i partiti in lizza sono
tanti". Berlusconi, che si ritiene in vantaggio,
non avrebbe tutto da perdere accettando il confronto? "Non sarei così
certo della solidità del vantaggio. E non è detto che il confronto sposti
milioni voti. Molto utile agli elettori per capire le diverse posizioni ma non
siamo più agli inizi della politica in tv, quando un Nixon teso e sudato finiva
strapazzato da Kennedy. Negli ultimi dieci anni in Europa come negli Usa hanno
prodotto spostamenti modesti. Se poi Berlusconi non
vuole il confronto perché teme di perdere il vantaggio o di non avere più lo
smalto necessario, lo dica. Senza cercare nelle regole alibi che non ci
sono". Le regole d'ingaggio del grande duello tv? "Nel 2006 la sfida
fra Prodi e Berlusconi fu disciplinata, in modo
stringente, dalla Vigilanza. Nel 2001, niente duello perché Berlusconi
non accettò il confronto con Rutelli. Nel '94 e nel '96 furono i giornalisti a
gestire i confronti. E siccome anche stavolta non ci sono regole pubbliche, nel
senso che la Vigilanza non ne ha dettate, i criteri del confronto sono affidati
ai due sfidanti e ai giornalisti". Terreno di gioco? "Quello di
elezione sarebbe il servizio pubblico, la Rai". Ma il Pd è pronto anche a
giocare fuori casa? "Come in ogni duello che si rispetti, le regole vanno
concordate. Nei panni di Veltroni non avrei
atteggiamenti di chiusura. Neanche su eventuali partite fuori casa, come
sarebbero quelle in una rete Mediaset". Duello di andata sulla Rai, di
ritorno su Mediaset? "Sento parlare di qualcosa di simile".
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pd
all'attacco sul duello Veltroni-Berlusconi Realacci: il
leader Pdl sta scappando. Bonaiuti: farisei, così negano la par condicio
Lettera di Follini ai direttori dei Tg: correggete la disparità di trattamento
a favore del Pdl SILVIO BUZZANCA ROMA - Silvio Berlusconi ha paura del
confronto televisivo con Walter Veltroni. A parole si dice prontissimo, ma
poi manda avanti i suo colonnelli per dire che l'atteso faccia a faccia non si
può svolgere per colpa della par condicio. Così il Pd attacca il Cavaliere sul
tema dello scontro davanti alle telecamere. "Si sta creando un a
situazione ridicola e paradossale. - dice per esempio Ermete Realacci - Berlusconi finge disponibilità ad un confronto televisivo
con Veltroni per poi dare mandato ai suoi
collaboratori di affermare che il confronto è impossibile". Il
responsabile Comunicazione del Pd fa notare come il centrodestra chieda ogni
giorno "l'abolizione della par condicio, mentre questa viene
sistematicamente violata dai tg Mediaset che hanno dedicato a Berlusconi e al Pdl un tempo quasi doppio di quello dato a Veltroni". Allora, conclude Realacci, posso capire
"l'imbarazzo di un Berlusconi ormai all'ennesima
replica, ad accettare il confronto. Ma i cittadini italiani hanno il diritto di
verificare le effettive proposte e le qualità dei candidati". Berlusconi però non sembra intenzionato ad andare in tv con
il principale sfidante. Si sente in vantaggio, e come nel 2001, - quando evitò
lo scontro con Rutelli - difficilmente accetterà una sfida in cui avrebbe tutto
da perdere. Un atteggiamento che provoca le proteste di Goffredo Bettini. Il
coordinatore del Pd si chiede infatti se il Cavaliere e i suoi colonelli non
stiano inscenando "un gioco delle parti che segnala una vera
preoccupazione davanti al confronto". Ma, conclude Bettini,
"sottrarsi al confronto è un errore è un danno. Chi sceglie questa strada
dovrà renderne conto agli elettori". Proposte e richieste che il
centrodestra giudica frutto della paura che serpeggia nel Pd in vista della
sconfitta elettorale. "Il panico nel quale è caduto Bettini non è un buon
motivo per convincerci della necessità di un confronto televisivo tra Berlusconi e Veltroni", spiega
Francesco Giro. Il consigliere politico del coordinatore forzista Sandro Bondi
aggiunge che Bettini, "ora che vede avvicinarsi la batosta elettorale di
aprile vuole a tutti costi inscenare un duello televisivo, o magari anche una
rissa, al solo scopo di confondere le acque e racimolare qualche voto o seggio
in più al Senato". Il Pd sembra molto convinto della necessità del duello
televisivo. Lo chiede anche Marco Follini. Il responsabile Informazione del Pd
scrive infatti una legge ai direttori dei tg Mediaset per riconoscere "lo
scrupolo professionale e lo spirito liberale con cui molti di voi hanno seguito
la campagna elettorale in questa prima fase". Follini apprezza anche la
"la disponibilità a trasmettere quel faccia a faccia tra i candidati
principali che nelle scorse campagne elettorali, con questa legge, non era mai
stato negato". Il responsabile Informazione del Pd ricorda però "il
fondamentale carattere di servizio verso il pubblico" che ha Mediaset e
invita i direttori delle testate "a correggere la disparità di trattamento
a favore del Pdl che la stessa Agcom ha rilevato". Paolo Bonaiuti,
portavoce di Berlusconi, però chiude ancora una volta
la porta. Secondo Bonaiuti, "la tribù dei farisei della sinistra ha fatto
la gita organizzata di Pasquetta in due direzioni opposte". Un gruppo,
dice il collaboratore del Cavaliere si attacca "alla par condicio, ovvero
la legge bavaglio voluta dalla sinistra, per deprecare le violazioni che
sarebbero state commesse ovviamente da noi". Un'altra parte, continua
Bonaiuti, vuole "il confronto che è la negazione della loro stessa par
condicio, nella vana speranza di dare un minimo di ossigeno al loro candidato
ormai esangue", Sullo sfondo Enrico Boselli, candidato premier del Partito
socialista, ricorda che il confronto deve avvenire fra tutti i contendenti.
"Qualcuno obietta che ci sono troppi candidati - dice Boselli - Ma se è
per questo abbiamo anche tante televisioni. C'è solo l'imbarazzo della scelta.
L'importante è fare i confronti tra tutti i candidati".
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La curiosità Su You
Tube l'inno di Silvio ha 28 versioni ROMA - La strepitosa Paola Cortellesi-
Santanché: "Io credo in Dior! Io sono una donna del fareee!". Crozza-Veltroni che sembra ormai più vero dell'originale. Erre
arrotata e occhiali sulla fronte in uno stagionato Bertinotti-Guzzanti, che
paragona i salariati italiani ai lavoratori guatamaltechi. Di "Meno male
che c'è Silvio", l'inno del Cavaliere, esistono 28 versioni, tra cui un
remix di "Certe notti" di Luciano Ligabue. Una, decisamente
grillesca, mostra la tessera di affiliazione alla P2 del capo del Pdl. Su You
Tube la voce elezioni dà 4350 video. Nella campagna parallela sul web
prevalgono l'istinto goliardico, lo sberleffo, le imitazioni, i taroccamenti.
Cetto la qualunque "iu iu iu", che promette un Ponte di Pilu,
incarnazione del notabile calabrese (il più gettonato con 120 mila click).
Casini sexy, ma anche Casini picciotto che s'impegna ppa famigghia,
Gasparri-Marcoré, e non si capisce ad un certo punto se l'esibizione muscolare
di Mastella a Benevento, tutto l'Udeur dietro al capo per annunciare la fine
del governo Prodi, sia uno scherzo iperrealistico o storia. Berlusconi vince
con 9810 link, molti dei quali taroccati. Veltroni è solo
secondo (2280), ma ha contributi nettamente più benevoli, ("in lista Topo
Gigio?" è la nota imitazione di Guzzanti), 650 per Casini, 383 per
Bertinotti, Boselli ne ha 180 e il primo è il suo abbandono da "Porta a
Porta". Alla voce Bertinet c'è il presidente della Camera che
invita a inviare domande per una videochat della Sinistra Arcobaleno. "Le
risposte arriveranno il 1°aprile, e non è uno scherzo". (c.ve.).
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti
VELTRONI, IL CAVALIERE E LA TV DEMOCRATICA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il
confronto fra Berlusconi e Veltroni probabilmente
non si farà perché Berlusconi, il politico
più televisivo del mondo, non lo vuole. Non è la prima volta. Berlusconi rifiutò nel
2001 di sfidare Francesco Rutelli. La furberia, come spesso capita da noi, fu premiata. Il
centrodestra sosteneva di avere dieci punti di vantaggio alla Camera, ma vinse
soltanto con il 2,4 sul centrosinistra: meno di quanto avrebbe potuto spostare
un confronto diretto in tv. La storia si ripete oggi, con Berlusconi
che sbandiera un vantaggio di 8-10 punti e intanto ha paura di giocarsi il 2-3
per cento in un faccia a faccia con l'avversario. Da quando è in politica, il
Cavaliere ha accettato il duello soltanto quando era sicuro di vincerlo, con
Achille Occhetto e due volte con Romano Prodi. Quando poteva rischiare, ha
preferito ordinare agli studi Rai una scrivania per la messinscena del
"contratto con gli italiani". Una trovata più vicina al costume politico
di alcune aree dell'Africa sub sahariana che non al modello americano. Negli
Stati Uniti uno scoop del genere comporterebbe l'immediata e simultanea fine
della carriera per il conduttore e per il politico. Berlusconi
fugge il faccia a faccia con l'avversario per un calcolo egoistico motivato. Il
suo punto debole è l'essere vecchio. Un candidato di oltre settant'anni, venti
più dell'avversario, che si candida per la quinta volta. L'esperienza dei
duelli televisivi americani dice che vince sempre il candidato più giovane,
democratico o repubblicano. Dal primo ormai leggendario, protagonisti John
Kennedy e Richard Nixon, fino agli ultimi, protagonisti Bill Clinton e Bush
senior. Questo però riguarda l'interesse di un candidato. Altro è l'interesse
degli elettori. Il grande sociologo francese Pierre Bourdieu portava come prova
di crisi democratica il fatto che le elezioni fossero decise alla fine da una
maggioranza di non informati. "Quelli che hanno come unico bagaglio
politico l'informazione televisiva, cioè quasi nulla". Nel quasi nulla il
"quasi" è però rappresentato dal faccia a faccia. è l'unica forma di
informazione politica televisiva con scarsi margini di manipolazione. Proprio
per la sua forma rituale, canonizzata dall'esempio americano. I due contendenti,
due giornalisti di testate indipendenti che fanno le domande, un conduttore
arbitro dei tempi. è rituale anche la stretta di mano finale fra gli avversari.
Un bel rito, importante in una democrazia. Il confronto diretto, personale,
diventa ancora più cruciale quando i programmi si assomigliano, come succede
nelle moderne democrazie. Perché l'elettore non giudica se votare il "che
cosa" ma il "come", non il programma ma la credibilità del
leader. L'acceso confronto fra Barack Obama e Hillary Clinton nelle primarie
democratiche è quasi esclusivamente fondato sul linguaggio: i programmi sono
pressoché identici. Ora, in Italia siamo sottoposti per 365 giorni l'anno a
un'informazione politica manipolata e orientata da pseudo giornalisti che
debbono la carriera e la possibilità stessa di lavorare al partito di
riferimento o al partito e al padrone, come nel caso dei dipendenti o
lottizzati da Berlusconi. A proposito di spazzatura,
il caso dell'emergenza rifiuti a Napoli è esemplare. Non passa giorno da un
anno che tre, quattro, cinque o tutte le reti nazionali non mostrino le
montagne di spazzatura, allegramente rimosse in tutti gli anni precedenti,
mentre crescevano fino all'esplosione finale. Nell'unica occasione in cui la
televisione potrebbe funzionare da strumento di conoscenza, appunto il faccia a
faccia, lo schermo si oscura. Perché il padrone delle televisioni ha deciso di
oscurarlo. Come si comporterebbero i giornalisti delle reti private americane
se uno dei due contendenti alla presidenza degli Stati Uniti decidesse di
disertare il confronto? Probabilmente inviterebbe l'altro da solo, con una
sedia vuota per avversario. Come si comporteranno i giornalisti del servizio
pubblico italiano? Lo sappiamo per certo. Faranno trovare al padrone la scrivania
commissionata, tirata a lucido coi gomiti.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Palermo
Elezioni, la calata dei big Oggi arriva Veltroni. Da sabato tour di Beppe Grillo Comizio davanti al Massimo per
il leader del Pd, il comico in Sicilia a sostegno di Sonia Alfano La visita di Berlusconi è attesa per il 6 aprile ma il Cavaliere chiuderà a Napoli
Walter Veltroni sbarca oggi in Sicilia per la tre giorni che lo porterà a
coprire
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Il pretesto della par condicio Maria Novella Oppo COME VOLEVASI
dimostrare, Berlusconi non vuole affrontare Veltroni in un
faccia a faccia da cui sa di poter uscire stracciato. E non certo perché
nell'incontro ravvicinato si vedrebbero di più l'età e il trucco pesante. Il
fatto è che Berlusconi è un uomo solo al comando, benché servito di barba e capelli
(finti) da una infinità di gregari. E nessun assolutista accetta di
mettersi a confronto con i suoi pari, perché questi per definizione non
esistono. Figurarsi se può confrontarsi con avversari più preparati e più
popolari di lui. Berlusconi ha accettato di incontrare
Prodi solo perché lo riteneva facile da battere, anche se poi è stato battuto.
Come Mussolini non concedeva a nessuno metà del suo spazio sul balcone di
palazzo Venezia, Berlusconi non cede a nessuno spazio
vitale sulla "sua" tv. E ora il ripetitore Bonaiuti da tutti i tg ci
dirà che la par condicio non lo consente. Ma la par condicio c'era anche nelle
elezioni precedenti e non può essere usata nello stesso tempo come muro da
abbattere e come riparo per nascondersi. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del TELEVISIONE Berlusconi fugge dal
confronto con Veltroni di Natalia
Lombardo Non ci vuole mettere la faccia, Berlusconi, nel confronto
tv con Veltroni. Lui fa il disponibile ma Bonaiuti
grida al bavaglio messo dalla par condicio. "A chi dobbiamo credere?"
chiede Goffredo Bettini del Pd. E non regge la scusa che i faccia a faccia siano vietati
dal regolamento della Vigilanza, portata avanti dal presidente Landolfi,An; i
confronti a due in questa campagna elettorale non sono previsti solo nelle
tribune politiche e non per quelle di approfondimento. segue a pagina 3.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Gag e imitazioni sexy: su YouTube candidati
taroccati Casini-dance, Berlusconi "più alto", "yes we can" in versione Dc:
internauti scatenati / Roma Il tormentone Cortellesi-Santanchè, un vecchio
direttivo Ds coordinato da Guzzanti-Veltroni. E ancora
Pier Ferdinando Casini "super sexy" e i comizi di Albanese-Cetto la
Qualunque. A tre settimane dal voto, mentre i partiti scaldano i motori
per il rush finale, su Youtube vive in parallelo una campagna elettorale
"fai da te", dove spopolano i sosia dei politici e le loro immagini
"taroccate". In tempi di par condicio, sul più famoso sito per la
condivisione dei video tutti hanno la possibilità di farsi vedere, senza
cronometro. Da Veltroni a Berlusconi,
passando per Casini e Bertinotti, tutti si danno un gran da fare per mandare in
rete video-spot elettorali ad hoc. Tuttavia, sul web, le pagine più cliccate
sono quelle delle imitazioni, dei "ritocchi" ai manifesti e degli
inni amatoriali. Digitando "elezioni" su Youtube appaiono ben 4.350
voci, serie e meno serie. Il più gettonato è Antonio Albanese, che con i comizi
del suo personaggio "Cetto la Qualunque" supera i 120mila click. Agli
spot elettorali originali, i navigatori del web preferiscono di gran lunga i
video dei manifesti taroccati, che non risparmiano nessuno. Da Bertinotti che
dice "se vinciamo ne combineremo di tutti i colori", a Casini
versione "picciotto" che promette "più sostegno alla
famigghia"; da Berlusconi che ammonisce "la
sinistra ha messo il Paese in ginocchio... finalmente sono il più alto",
al "si può fare" veltroniano declinato come "morire
democristiani, yes we can". Ma a fare la parte del leone è l'unica
donna-candidato premier tra i big, Daniela Santanchè, con i relativi slogan che
le fanno il verso: "Io credo... nella chirurgia plastica", oppure
"io credo... che se la davo non stavo qui". Concentrando la ricerca
sulle apparizioni dei leader, i risultati rispecchiano i sondaggi: al primo
posto si piazza Berlusconi, con 9810 link, seguito a
distanza da Walter Veltroni ("solo" 2280
voci) e via via da tutti gli altri: 650 per Casini, 383 per Bertinotti, 180
pure per Boselli e Santanchè. Ma a farla da padrone sono i loro alter ego:
Paola Cortellesi, che imita la candidata della Destra, in cinque giorni è stata
vista da quarantamila utenti. Ma circola in rete anche un video amatoriale di
Pier Ferdinando Casini: al ritmo dance di "Sexy" (dei French Affair)
scorrono le immagini di Pierferdy ammiccante con finto fisico da palestra,
mentre fuma il sigaro, o a camicia aperta. Da vero divo. Del Cavaliere agli
internauti piacciono soprattutto le gag, ma si sono presi la briga di preparare
ben 27 cover del nuovo inno del Pdl, "Meno male che Silvio c'è". E
anche il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha un "alter ego"
digitale: Bertinet.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi fugge dal duello-tv con Veltroni Prima si dice disponibile, poi Bonaiuti grida contro la par
condicio. Bettini, Pd: lo hanno imbrigliato i suoi? di Natalia Lombardo/ Roma /
Segue dalla prima ALCUNI INVITI per i faccia a faccia sono già partiti: Floris
per Ballarò ha mandato un fax a Berlusconi e a Veltroni per la puntata del 6 aprile, ultima domenica prima del
voto. Le Porte di Vespa sono sempre aperte, Mentana per Matrix su Canale 5 è
disponibi- le ma per "un faccia a faccia vero", senza le regole
ferree del 2006 (praticamente un match...). Anche Emilio Carelli di SkyTg ha
invitato i due con una lettera. "Il cavaliere è imbrigliato dai
suoi?", domanda Bettini, coordinatore del Pd, "oppure è un gioco
delle parti che segnala una vera preoccupazione davanti al confronto?". La
questione si sta facendo calda, a tre settimane dal voto e nel Pd cresce la
convinzione che "gli italiani abbiano il diritto di pretendere un
confronto chiaro sui programmi", e che permetta di valutare i leader,
"sottrarsi a questo confronto è un errore e un danno", avverte
Bettini, "chi sceglie questa strada dovrà renderne conto agli
elettori". Berlusconi a parola si dice
disponibile, poi ci pensa Paolo Bonaiuti, il suo portavoce, a smentire con toni
infuocati: una volta reclama la possibilità di non avere vincoli di tempo per
il Silvio debordante, ieri tuona contro la "tribù dei farisei della
sinistra" che andrebbe in due "direzioni opposte". Quali? Una
"verso la par condicio - la "legge bavaglio", una delle prime
che Berlusconi vuole eliminare - "l'altra chiede
il confronto per dare ossigeno al candidato esangue". Che sarebbe Veltroni. E ieri Marco Follini, responsabile informazione
del Pd, in una lettera aperta ai direttori dei tg Mediaset chiede "di
correggere la disparità di trattamento a favore del Pdl che la stessa Agcom ha
rilevato". Follini comunque apprezza la disponibilità "di alcuni di
voi ad ospitare i faccia a faccia" come nelle altre campagne elettorali.
Dal Pd la protesta è corale: "situazione ridicola e paradossale", per
Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd, "capisco l'imbarazzo
di Berlusconi, ormai all'ennesima replica, ad
accettare il confronto tv", ma gli italiani ne hanno diritto, "è una
questione di elementare democrazia". Realacci poi ricorda le violazioni
della par condicio dai "tg Mediaset che hanno dedicato a Berlusconi e al Pdl un tempo quasi doppio che a Veltroni". Da destra, da Fi a Landolfi di An, si
insiste sulla questione dei faccia a faccia vietati dal regolamento. Lo
smentisce Fabrizio Morri, capogruppo Pd in Vigilanza: "Non vale per le
trasmissioni di approfondimento, sui faccia a faccia la commissione ha dato un
invito-obbligo alla Rai di organizzare confronti fra candidati. Se Vespa o
Floris vogliono invitare Berlusconi e Veltroni nessuno lo proibisce, devono solo rispettare le
solite norme sul pluralismo". Per il socialista Boselli (come per gli
altri partiti minori) i confronti dovrebbero essere fra tutti i candidati; il
radicale Beltrandi (che ha scritto il regolamento della Vigilanza) ne propone
"quattro o cinque alla volta". (La serata finale della Rai potrebbe
essere dedicata al faccia a faccia di gruppo...). Quanto allo squilibrio
rilevato a La7, è lo stesso comitato di redazione a denunciare "il danno
d'immagine" risultato dai dati Agcom e ha chiesto un incontro con il direttore
e l'Ad di TiMedia. Di Pietro ha presentato un nuovo esposto all'Agcom per
disparità di trattamento. Casini, ospite di Lucia Annunziata a "In
mezz'ora" tira un frecciata a Saxa Rubra: "La Rai si è già
sbilanciata su chi vince", dai sondaggi "i direttori Rai ritengono
che il Pdl vincerà". Poi aggiunge, "la carne è debole e c'è chi tiene
famiglia..." e pensa a mantenere il posto.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Sedie rialzate, "no" e orologi fiscali: il Cavaliere e
lo spettro "faccia a faccia" Dall'articolo su "l'Unità" del
'
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Le conferenze stampa di 15 candidati premier Dal 1 aprile su
RaiDue le conferenze stampa-tribune previste dalla Vigilanza. Dal sorteggio Berlusconi è uscito primo: alle 21
del 1 aprile; dopo, verso le 22, c'è Veltroni.
Mercoledì 2 aprile Rabellino "Lista dei Grilli Parlanti" e Montanari
"Per il bene comune"; giovedì 3 Ferrando, Partito Comunista dei Lavoratori
e De Luca, Partito Liberale Italiano; venerdì 4 Fiore, Forza Nuova e
Santanchè per La Destra. Dal 7 al 10 D'Angeli di "Sinistra Critica",
Boselli Partito Socialista; Riboldi, Movimento europeo diversamente abili e
Bertinotti per la Sinistra l'Arcobaleno; Casini Udc e De Vita, Unione dei
consumatori; ultimo Ferrara "Aborto? No, grazie". Raidue.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Pier Ferdinando fa breccia nel cuore delle studentesse Comunque
andrà, il leader dell'Udc ha già vinto. Pierferdinando Casini capeggia la
classifica del politico più sexy della campagna elettorale 2008. Ad assegnargli
la fascia di bellone, senza sottoporsi al rito della passerella, è stato un
campione di studentesse universitarie di alcune università italiane, stando a
uno studio dell'Associazione Donne e Qualità della vita. Il 39% delle
studentesse non ha dubbi: Pier è un piacione. Segue, un po' a sorpresa, Berlusconi con il 25% e al terzo posto c'è Pecoraro Scanio,
unico esponente del centrosinistra, nei primi 4 posti dato che subito dopo di
lui c'è Fini. Poi Rutelli, Marrazzo e Veltroni. Ultimo
è Bertinotti. Che dire. So' ragazze. I sordi protestano. La Rai non tiene conto
degli elettori non udenti e praticamente li esclude dalla campagna elettorale.
Lo denuncia l'Ens, l'ente che li rappresenta. "Il contratto di servizio
che prevede la sottotitolazione e la traduzione in linguaggio dei segni dei
programmi politici, non è stato rispettato". Sarebbero in corso
sperimentazioni con scarse possibilità di successo per "Porta a
Porta" e nulla è previsto per le conferenze stampa. Davvero poco per un
servizio pubblico. Marcella Ciarnelli.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del NINO RIZZO NERVO"Nulla vieta ai programmi di
approfondimento di invitare i candidati premier e organizzare un faccia a
faccia" "Il confronto va fatto, è un segno di rispetto per i
cittadini" / Roma "Se Berlusconi e Veltroni vogliono fare il faccia a faccia in tv accettino
uno dgeli inviti, sulla Rai e sulle tv private. Non c'è nulla che impedisca i
faccia a faccia nelle trasmissioni di approfondimento": secondo Nino Rizzo
Nervo, consigliere Rai creerebbe un "vulnus" privare i cittadini del
confronto tra Berlusconi e Veltroni.
Il regolamento sull'applicazione della par condicio vieta i faccia a faccia in
tv, come dice il presidente della commissione di Vigilanza, Landolfi? "No,
qui c'è un grande equivoco fra tribune politiche e trasmissioni di
informazione. Le Tribune sono rigide, prevedono interviste e conferenza stampa
e non i faccia a faccia, come ha stabilito la commissione di Vigilanza".
Perché sono troppi candidati? "Si. Ma non è vero nel caso delle
trasmissioni di informazione, che in campagna elettorale sono sotto la
responsabilità delle testate -i tg, ndr- e non sono sottoposte alle stesse
regole delle tribune. Programmi di approfondimento Rai come Porta a Porta e Tv7
, Anno Zero, Ballarò e Primo Piano, oppure Matrix per Mediaset, per La7,
Omnibus, Niente di Personale o tutte le altre, devono solo mantenere
l'equilibrio delle presenze e il rispetto del pluralismo. Ma gli inviti
spettano ai conduttori, nulla vieta loro di organizzare un confronto tra
candidati premier". I "piccoli" li vorrebbero incrociati: Berlusconi con la Santanchè, Veltroni
con Bertinotti... "Non è un obbligo per il conduttore. Dei faccia a faccia
ci sono già stati, come Bertinotti con Casini o quando Boselli lasciò lo studio
di Vespa, era un confronto con Daniela Santanchè". Servirebbero
quelle regole ferree che ci furono nel 2006, nel faccia a faccia Prodi-Berlusconi? "Quella non era una puntata di Porta a Porta, tanto è vero
che una la condusse Vespa e una Mimun. Erano due trasmissioni di comunicazione
politica. Se Berlusconi e Veltroni vogliono confrontarsi, accettino gli inviti di Vespa, di Floris
o degli altri. Per me i faccia a faccia si debbono fare". Veltroni è disponibile, quindi Berlusconi
deve uscire allo scoperto e dire se lo vuol fare? "È un dibattito
incomprensibile: l'Italia è l'unico paese in cui gli elettori non possono
assistere a un faccia a faccia tra i candidati veri, quelli che andranno al
governo, per scegliere chi votare dei due, o nessuno dei due. Si fa in tutti i
paesi: in Francia, in Spagna, in Germania. È un problema di civiltà politica:
perché il cittadino dev'essere privato di questo confronto?". Chi è in
vantaggio lo evita? "Di solito è così, perché teme di perdere punti. Ma
non si sta discutendo di questo: si dice in maniera artificiosa, come fa
Landolfi, che secondo la legge sulla par condicio o gli indirizzi dalla
Vigilanza, i confronti tv non si possono fare. Non è vero, vale solo per le
tribune". L'Agcom ha invitato anche la Rai al riequilibrio. Che ne pensa?
"Altro equivoco: la regola principale di un tg è dare la notizia, quindi
il tempo dipende anche da quella. Dai dati Agcom risulta che i direttori di tg
non hanno escluso nessuno. Più che la quantità, il minuto, per me conta la
qualità del tempo dedicato. Non sono d'accordo nel dire che questa campagna
elettorale è squilibrata, semmai sarebbe incompleta senza il confronto fra i
due candidati principali".n.l.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del L'ultimo rush Pd: nuovi slogan per i giovani e gli indecisi di
Bruno Miserendino / Roma I due pullman del tour, traghetto permettendo,
sbarcano questa mattina a Palermo. Le previsioni metereologiche indicano ancora
vento e mare mosso, in linea con quelle politiche. Nel senso che da oggi la
partita elettorale entra nella fase decisiva e di solito turbolenta, e Veltroni deve risalire il vento. La Sicilia non è data tra
le regioni in bilico, perchè il centrodestra, nonostante le diverse alleanze
tra partita regionale e competizione politica, dovrebbe vincere la sfida. Però
è una terra su cui Veltroni punta molto per
riaffermare l'identità del Pd. Girerà per tre giorni le nove province
dell'isola insieme ad Anna Finocchiaro e punterà sui temi che dovrebbero
marcare la differenza nella gara con la destra: lotta alla precarietà, aiuto
alle pensioni e ai salari, proposte contro il caro-vita, burocrazia più snella,
ma anche riscatto del Sud, e quindi lotta a tutte le mafie, insieme a chi si
oppone a racket e cosche, liste pulite, costi della politica. Non a caso, prima
di sbarcare a Trapani per un pranzo con una famiglia tipo della zona
(pescatori), e un incontro con operatori della cantieristica e della pesca, Veltroni presenterà a Roma il progetto del Pd per alzare le
pensioni medio-basse. Sulla precarietà e in generale le tematiche giovanili il
leader democratico batte e ribatte in tutta Italia, convinto che alla fine il
tema farà breccia nell'elettorato giovane, una fascia decisiva e anche molto
incerta a giudicare dai sondaggi. Non è un caso che Veltroni
abbia spinto per candidare proprio in Sicilia una precaria di un grande call
center di Palermo (che sarà oggi sul palco del capoluogo siciliano nel terzo
appuntamento della giornata). E non a caso Veltroni
tornerà ad incontrare a Caltanissetta anche le associazioni antiracket e gli
imprenditori che si sono ribellati al pizzo. Ci sarà anche un duello a distanza
con Berlusconi, visto che entrambi saranno a Taormina,
ma in giorni diversi, al forum annuale di Confagricoltura. Quanto ai costi
della politica, la Sicilia, con la sua Assemblea regionale, ma non solo, è un
emblema triste: forse il tema può interessare, sperano al Pd. Il fatto che la
partita siciliana sia difficile, non impedirà a Veltroni,
assicurano, di giocarla in attacco. Anna Finocchiaro, candidata alla presidenza
della regione, sta facendo una campagna elettorale classica, zeppa di incontri
con categorie e di manifestazioni, al contrario del suo antagonista Lombardo
che si limita a qualche intervista televisiva senza farsi vedere in giro. Nei
sondaggi la Finocchiaro è in salita. Può darsi che nell'isola dove il figlio di
Totò Riina gira libero acquistando cannoli, e dove dei mafiosi escono perchè un
magistrato non ha scritto in tempo la motivazione di una sentenza, il verdetto
elettorale sia già scritto. Però Veltroni è convinto
di una cosa: alla fine dovrà risultare chiaro chi è la novità e chi vuole per
la Sicilia un film già visto, "molto vecchio e anche molto brutto".
Del resto, anche sul piano generale, il rush finale si gioca su due piani
paralleli: il primo riguarda la conquista degli indecisi, soprattutto giovani,
pensionati e fasce deboli, il secondo riguarda l'identità politica dei due
partiti maggiori. Veltroni insisterà su precari,
pensioni e salari, ma ricordando che i progetti del Pd, compreso l'abbassamento
delle tasse, prevedono adeguate coperture, mentre dall'altra parte, conti alla
mano, ce ne sono di meno. Di questo parlerà anche alla conferenza operaia di
Brescia, il 29 marzo. Soprattutto Veltroni insisterà
sulla novità del progetto del Pd: insistenza inversamente proporzionale a
quella degli avversari, che vogliono inchiodarlo all'eredità del governo Prodi.
"Noi - ribadisce a ogni occasione - abbiamo un progetto riformista, loro
sono la riproposizione peggiorata del film di 14 anni fa". Da allora, dice Veltroni, "si sono spostati molto più a destra", visto che non
sono più alleati con i moderati dell'Udc. Le liste del Pdl, dalla Mussolini a
Ciarrapico, confermano. Anche un sondaggio dell'Swg dimostra che la maggioranza
degli elettori di Berlusconi, Fini e Bossi preferisce un accordo con la Santachè,
piuttosto che con Casini. Punti interrogativi. Il primo è quanto pesa lo
sbilanciamento dell'informazione televisiva a favore del Pdl. "Conta
moltissimo", dicono al Pd, "e cosa ancor più grave lo sbilanciamento
è considerato un dato di natura immutabile". "Risponderemo con le
nostre armi: mobilitazione del popolo delle primarie col D-Day del 30 marzo,
nuovi slogan (quello della "quarta settimana" e il caro vita) per
raggiungere indecisi e fasce deboli". I big si mobiliteranno nelle regioni
in bilico dove Veltroni non potrà tornare. Si spera anche
che qualcuno, leggi radicali e Di Pietro, si impegni di più e polemizzi di
meno. Il secondo elemento è se ci sarà mai un duello televisivo tra i due
maggiori candidati. È ovvio che non si farà finchè Berlusconi
si riterrà in vantaggio. La terza incognita è quanto peserà il caso Alitalia.
Al nord, temono al Pd, la cordata berlusconiana, vera o finta, qualche voto lo
porterà. Però l'esperienza insegna che nelle ultime due-tre settimane può
cambiare tutto.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Magdi Allam Perché non si è convertito in modo anonimo? Cara
Unità, Magdi Allam è stato battezzato da Benedetto XVI durante la Veglia
pasquale, ed ovviamente la notizia non poteva non fare il giro del mondo. Al
Corriere della Sera, Allam ha scritto: "La mia conversione al cattolicesimo
è il punto di approdo di una graduale meditazione. Ho raggiunto la
consapevolezza che la radice del male è insita in un islam che è
fisiologicamente violento e storicamente conflittuale". Bellissima cosa.
Forse però l'umiltà cristiana avrebbe dovuto suggerire a Magdi Allam di cercare
una piccola sconosciuta chiesa con uno sconosciuto sacerdote per farsi
battezzare. Il rito, celebrato davanti al mondo intero, e davanti al mondo
islamico, forse rende "conflittuale" la fede cui ha aderito. E perché
convertirsi proprio al cattolicesimo, e non ad altra confessione cristiana,
meno osservata dai media? Veronica Tussi Berlusconi e Fini
Gli elettori fermino quei due Caro Unità, in questa settimana c'è stata la
polemica "sgradevole" tra l'ex presidente di An (confluito nel Pdl di
Berlusconi) e il Segretario del Partito Democratico. Fini ha ricordato che Veltroni prende la pensione da parlamentare europeo (dopo che il
candidato premier del Pd aveva chiesto di ridurre gli stipendi dei
parlamentari). Peccato che Veltroni ha
"rammentato" a Fini che quei soldi l'esponente del Pd li usi per
beneficenza. Poi lo stesso Fini è stato "protagonista" di un'altra
curiosità. In un'intervista ha detto che se il Pdl dovesse perdere le elezioni
si dimetterebbe (poi non ha ricordato da cosa, da parlamentare oppure da
presidente di An che non esiste più? non è dato sapere)! Poi Berlusconi
è stato protagonista di un'attivismo sull'Alitalia (voglia di trovare una
soluzione o solo una trovata elettorale)? Senza fare demagogia, mi sembra che i
due più importanti dirigenti del Popolo delle Libertà, non siano in grado di
governare il paese e mi auguro che la gente se ne renda conto, e votino di
conseguenza. Stefano Gresonti, Genova Il voto è un diritto Non votare offende
la memoria di chi lottò per la libertà Cara Unità, a sentir molti non vale la
pena di andare a votare; vorrei ricordare che è il voto è un diritto
conquistato faticosamente e che va difeso in un solo modo: andando a votare. Il
non voto,se da un lato offende la memoria di chi ha speso la vita per la sua
conquista, dall'altro lato può indurre qualcuno a pensare che , se la gente non
intende esercitare un tale diritto, tanto vale abolirlo e governare magari con
i soli sondaggi. Lucio Misso Alitalia, il Cavaliere si muove soltanto per
interessi elettoralistici Cara Unità, io la penso come Di Pietro. 1° non si può
mettere nello stesso calderone Alitalia e Malpensa. Alitalia tra poche
settimane chiude e Berlusconi non fa che rallentare il
passaggio a un compratore, aumentando il disastro. E che lo faccia per biechi
motivi elettorali e dopo che se n'è lavate le mani per cinque anni è criminale
e mostra come se ne sbatta del paese e dei lavoratori Alitalia. Chiedere aiuti
di Stato per Alitalia è contro le norme Ue che lo vietano clamorosamente. È
pure lo stesso motivo che Berlusconi ha addotto per
cinque anni per non far niente e ora con questa balla imbroglia i ciuchi che
gli credono. Insomma siamo di fronte a un bluff di basso livello per
rastrellare voti, il che dice una volta di più che Berlusconi
non sia per niente sicuro di vincere e le tenti di tutte. Anche questo è un
bluff. Che proponga poi di comprarla attraverso i figli spalanca un immane
conflitto di interessi, quel conflitto che abbiamo chiesto inutilmente di
regolare come in ogni paese civile. Che poi per questi atti ci sia anche chi
vota Pdl fa cadere proprio le braccia e attesta una volta di più che gran parte
degli elettori è priva di coscienza civile. Lettera firmata La cordata la
facciamo noi Organizzata qui in officina costa 33 euro a testa... Cara Unità
sono un piccolissimo imprenditore e oggi, seguendo da un anno e più la saga
Alitalia (prima non c'era problema?) e soprattutto avendo sentito le soluzioni
e le richieste agli imprenditori, volevo chiedervi quanto tempo ho per
presentare la cordata che sto organizzando fra i ragazzi in officina,
fornitori, clienti,amici, parenti e tutti quelli che conosco. La quota che ho
pattuito sono 33.33333 euri a persona con ricevuta e con il prestito ponte ce
la potremmo fare, la battezzeremo aercoopitaly... Rudi Ferrara Gesù nello spot
dei socialisti Lasciamo la fede fuori dalle elezioni Cara Unità, è a dir poco
offensivo per la sensibilità dei credenti inserire Gesù in uno spot televisivo
del partito Socialista. Inoltre, questa pubblicità contraddice pesantemente le
dichiarazioni sulla laicità dello stato, inteso come netta divisione della
sfera religiosa da quella politica, che fino ad ora Boselli e tutti i
Socialisti si facevano carico di divulgare in ogni occasione. È veramente desolante
che una forza politica some i Socialisti, a cui i sondaggi danno lo 0.8 per
cento, tentino di invertire questa tendenza elettorale negativa, mediante una
operazione blasfema che si pone in piena contraddizione con la loro ideologia e
con la loro storia. I Cattolici Democratici fanno appello all'intelligenza
politica di tutti i Socialisti che operarano a livello territoriale, affinché
facciano pressione sui loro vertici, perchè venga scongiurata la tentazione
integralista , tesa ad una inaccettabbile commistione tra la politica e la
fede. Pietro Aceto, Bologna Falsi ciechi Paghino severamente i medici
conniventi Cara Unità, mi auguro proprio che dopo la scoperta di "non
vedenti" che usufruivano di pensione d'invalidita, i medici che hanno favorito
la truffa siano: sospesi per almeno cinque anni dalle loro funzioni, senza
stipendio; condannati a risarcire il danno e come pena accessoria aiutare dei
cechi (quelli veri), per un minimo di due anni per cinque ore al giorno, in
tutte le loro necessità. Franco Fronzoli - Rapallo.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Pdl-Pd separati da 5 punti, si decide nelle regioni in bilico Da
Swg l'ultima percentuale di distacco. Sondaggio: a cena con
Berlusconi, in viaggio con Veltroni / Roma CINQUE PUNTI Sarebbe
questo il vantaggio percentuale del Pdl sul Pd, stando all'ultimo sondaggio
realizzato da Swg per Affari Italiani.it. La rilevazione è stata effettuata
giovedì 20 marzo. Il distacco è rimasto invariato rispetto a dieci giorni fa.
Popolo della Libertà-Lega Nord-Mpa si attesta al 43%, mentre il 10 marzo
oscillava tra il 42,5 e il 43. Nel dettaglio: il Pdl vale il 35,5% (era
34,5-35), il Carroccio è sceso al 6,5% dal precedente 7 e l'Mpa è fermo all'1%.
Partito Democratico più Italia dei Valori è al 38% (era tra il 38 e il 38,5%).
Il Pd da solo è al 34,5% (34-34,5 il 10 marzo), mentre l'Idv di Di Pietro è
scesa al 3,5 dal 4%. In rialzo la Sinistra Arcobaleno al 7,5% rispetto al
precedente 6,5-7. Stabile l'Unione di centro di Casini (5,5%), La Destra
ottiene il 2,5% dei consensi (era tra il 2 e il 2,5). Il Partito Socialista è
fermo all'1% e il Partito comunista dei lavoratori vale lo 0,5%. Allo 0,5%
anche Aborto? No, Grazie di Ferrara. "La settimana appena trascorsa non
evidenzia significativi cambiamenti - spiega Roberto Weber, presidente di Swg -
ma osserviamo un rallentamento della tendenza degli elettori a premiare le due
maggiori coalizioni; una lieve ripresa della Sinistra, che pur restando largamente
al di sotto del potenziale di voto aggregato del 2006 sembra per la prima volta
rallentare l'emorragia in uscita; una situazione di stallo per l'Udc; un
incremento seppure lieve (ma che ne testimonia la vitalità) de La Destra".
Swg ricorda però che "le ultime due settimane di voto si rivelarono
decisive sia nelle politiche del 1996 (accelerazione vincente di Prodi), del
2001 (recupero di Rutelli), e del 2006 (grandissimo recupero di Berlusconi)". Molto dipende da come andrà nelle
cosiddette regioni in bilico: Liguria, Marche, Calabria e Sardegna. Stando a
quanto sostenuto da Roberto D'Alimonte, docente di Sistema politico italiano
all'Università di Firenze, che, sul "Sole 24 ore" ha analizzato
l'ultima rilevazione Cise. Rilevazione da cui emerge che al Senato ci sarebbero
solo tre gruppi, Pdl, Pd e Lega perché alla Sinistra arcobaleno andrebbero solo
7 seggi e all'Udc 4, non sufficienti per formare un gruppo. Secondo tale
rilevazione, il Pdl potrebbe ottenere 167 seggi al Senato con un margine di maggioranza
di 9 senatori. Il risultato però sarebbe in bilico in almeno quattro regioni,
dove lo scarto tra i due maggiori partiti sarebbe inferiore al 2%: Liguria,
Marche, Calabria, Sardegna. C'è poi l'incognita del Lazio, dove c'è attesa per
il risultato della "Destra" di Francesco Storace, che "potrebbe
costare a Berlusconi il premio di maggioranza e,
combinato con il superamento della soglia da parte dei partiti minori, dai 5 ai
9 seggi". Stando invece a un sondaggio di tutt'altro genere -effettuato
dall'istituto Demopolis dal 10 al 18 marzo su un campione rappresentativo dei
cittadini maggiorenni-, il 42% degli elettori andrebbe a cena con Silvio Berlusconi, il 33% con Walter Veltroni.
Per una vacanza al mare, lo scenario cambia. È Pier Ferdinando Casini ad
aggiudicarsi le preferenze degli italiani (28%) e delle donne in particolar
modo, seguito da Daniela Santanchè (25%) e da Silvio Berlusconi
(21%).
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Genova
Sms, video e té, la Missione Possibile del Pd Nella sede cinquantamila kit
elettorali: "Ma non siamo come Berlusconi"
Obiettivo: coinvolgere la maggioranza degli 84mila elettori liguri che avevano
partecipato alle primarie del Pd RAFFAELE NIRI Il kit è arrivato ieri mattina,
in piazza De Marini, nonostante la giornata festiva: almeno cinquantamila
copie, impossibile mettersi a contarle, ma chi le ha viste dice che potrebbero
anche essere di più. "Missione possibile" c'è scritto sulle scatole,
parafrasando il film con Tom Cruise. In ogni opuscolo dodici idee per
contribuire alla campagna elettorale, dodici azioni concrete in un mix tra
nuove tecnologie e metodologie tradizionali: dagli sms personalizzati da
inviare ad almeno tre persone indecise ai video su You Tube da consigliare ai
ragazzi, dal tè con le amiche alla bandierina da issare sulla bicicletta. L'obiettivo
è coinvolgere - domenica prossima - una fetta consistente degli 84.000 elettori
liguri che si sono impegnati nella costituzione del Partito Democratico: il
traguardo è chiamare a raccolta il trenta, forse il quaranta, magari il
cinquanta per cento di quel "popolo democratico delle primarie" che
potrebbe rappresentare la carta vincente di Veltroni contro il centrodestra. Tornano i gazebo che hanno dato corpo al
Pd e la macchina organizzativa del partito - sotto la guida del "Prefetto
rosso" Michele Bartolozzi - è già in pieno movimento. Il responsabile
dell'informazione del Pd, Ermete Realacci, parla di "un milione e mezzo di
volontari per vincere": il segretario regionale del Pd Mario Tullo traduce
in "almeno trentamila liguri chiamati domenica prossima in un
centinaio di seggi, tra gazebo e antiche Soms, per una mobilitazione che non ha
precedenti". In alcune realtà - come a San Teodoro, come in Valbisagno -
sarà anche l'occasione per fare festa: al mattino distribuzione dei kit ai
militanti, al pomeriggio musica e gastronomia. Ma il kit non è concetto
meramente berlusconiano? Qui non ci sono spilline e consigli sull'alito fresco
- è la risposta - ma un vademecum "per convincere almeno tre indecisi a
votare per il Pd". E trentamila volontari che convincono tre indecisi
ognuno fa novantamila voti, cioè la vittoria in Liguria tanto alla Camera
quanto al Senato. Come? Il primo consiglio è quello degli sms personalizzati:
"la comunicazione deve essere assolutamente sincera" e quindi nessun
testo precotto, fate voi stessi il vostro messaggio. Poi c'è la parte web: come
mandare una e-mail agli indecisi, come scaricare dal sito del Pd materiali e
grafici utili alla causa. Per i ragazzi un po' di video divertenti da scaricare
da You Tube: c'è Leonida che arringa i suoi (è un pezzo di "300") a
combattere "per la libertà e un futuro migliore" e c'è Al Pacino che
in "Ogni maledetta domenica" esalta i suoi ragazzi, tutti giocatori
di football americano, a guadagnare "ogni centimetro sugli
avversari". Il Pd è partito di donne e di uomini e la forza d'urto
prevista è profondamente diversa. Alle signore, ad esempio, si consiglia di
organizzare un tè con le amiche: la padrone di casa consegnerà ad ognuna di
loro il foglietto giusto, tra tutti quelli allegati al vademecum. Per i
maschietti aperitivi o addirittura cene: non eventi di massa, consigliano gli
strateghi di Realacci, ma piccoli gruppi, per convincere a fondo gli amici, uno
ad uno. In fondo agli scatoloni, a sorpresa, spuntano anche delle bandierine da
mettere sulle biciclette: non è Romano Prodi l'unico a pedalare, nel Pd.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina V - Genova
VOTI A PERDERE QUEI KAMIKAZE ARCOBALENO RAFFAELE NIRI "Ogni tre-quattro
anni i lemming si riproducono in modo eccessivo, con conseguente
sovrapopolamento della stessa area. Gli individui diventano nervosi,
insofferenti ed aggressivi verso i propri simili: seguono allontanamenti,
spesso verso i fiumi. Sopraffatti dalla stanchezza, molti soggetti vengono
travolti dalle correnti", spiega Wikipedia, alla voce
"Lemmings". C'è molta attesa, nella Sinistra Arcobaleno genovese, per
il nuovo videogioco scaricabile, a partire da domani, dal sito networkgiovani.
it. Il gioco prende spunto da "Lemmings", celebre videogioco, e come
l'originale ha una serie di ruoli: scalatore, paracadutista, bloccatore,
scavatore, autodistruttore. Oltre ai ruoli originali - ad
intasare - ci sono anche la Binetti, Ferrara, Veltroni e Berlusconi. Vince chi trova l'uscita, che ovviamente è a sinistra.
Allenatevi, ragazzi. Contro Ferrara & soci. Ma senza perdere di vista gli
autodistruttori.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di Pietro: Veltroni tenga duro sul programma. Io ministro? Non ci penso
adesso, nel caso so già che fare nei primi cento giorni "Anche nel Pd Mani
Pulite fa paura perciò non mi vogliono guardasigilli" Via la ex Cirielli e
stop alla prescrizione dopo il rinvio a giudizio Abolirei l'appello, con
facoltà di arresto già dopo il primo grado Aumento immediato del 30 per cento
delle risorse per giustizia e sicurezza. Via agenti e carabinieri dalle scorte
e dagli uffici LIANA MILELLA ROMA - Non se la prende con Veltroni, con lui non vuole entrare in polemica. Ma sull'ipotesi di
escluderlo come futuro Guardasigilli l'ex pm Antonio Di Pietro s'arrabbia e
respinge "riserve preventive e preconcette". A chi lo mette da parte
obietta: "Se Berlusconi è preoccupato per il mio passato di pm ciò dovrebbe essere
motivo d'orgoglio, e non di preoccupazione, per il Pd". Veltroni dice che lei "non sarebbe interessato a fare
il ministro" e che l'ipotesi "non è nel novero delle cose di cui si
discute". Brutta mossa per un alleato no? "Veltroni
promette mano di ferro contro la criminalità comune e organizzata e vuole
ristabilire lo stato di diritto. Lo invito a tenere duro sul punto e su chi,
nel Pd, ha riserve sulla mia persona e sulla politica giudiziaria dell'Idv".
Ce l'ha con Bettini che "per la sua storia" la considera "non
adatto" all'incarico? "Il mio partito è e resterà un alleato leale
del Pd. Il programma è un vangelo, ma i programmi non solo si rispettano ma si
fanno rispettare. Se l'Idv si presenta col proprio simbolo significa che le
nostre priorità sulla giustizia sono un punto di riferimento che non possiamo
tradire". Non crede che il passato di Mani pulite, nella lettura
giustizialista di alcuni del Pd, li porti a prendere le distanze? "Mani
pulite non fu un'operazione illegale o prodotta per fini politici, come
spudoratamente vogliono far credere i media di Berlusconi.
Fu un'inchiesta dovuta in cui i pm fecero il proprio dovere. Basta con la
distorsione per cui colpevole fu chi scoprì i reati e non chi li commise. Chi
si riconosce nell'area riformista deve dirlo in modo forte e chiaro". Non
ha mai ripensamenti? "Non rinnego la mia storia personale e politica. Che
è un monito per capire come può scadere lo Stato se prevalgono illegalità e
mala politica. L'Idv ha chiesto ai suoi candidati il certificato penale, mentre
nel Pdl ci sono persone con curricula penali di tutto rispetto". Ad
esempio? "La riconferma di tal Berruti e la candidatura di tal Sciascia,
entrambi coinvolti nell'inchiesta sulla corruzione degli ufficiali Gdf. è la
prova plastica che a casa Berlusconi il delitto
paga". Che c'entra col futuro di Guardasigilli? "Che l'ipotesi faccia
orrore a Berlusconi è comprensibile perché sa che
eliminerei le leggi ad personam. Mi preoccupa il pregiudizio dei miei
alleati". Vuol fare il ministro o no? "Non ci ho pensato né ci voglio
pensare adesso. Ora penso solo a vincere. Mi allarma che ci sia chi lo vuole
escludere a prescindere". Chi la boccia ostacola la sua politica?
"Sì. Sul tavolo non c'è la richiesta di fare il ministro. Come titolare
delle Infrastrutture ho fatto un programma in 5 anni e vorrei portarlo a
termine. Ma respingo la riserva preventiva e preconcetta". Se diventasse
Guardasigilli che farebbe? "Un paio di decisioni nei primi cento giorni.
Aumento del 30% delle risorse finanziarie per la sicurezza con taglio del
finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali di partito per trovare le
risorse. Aumento del 30% del personale di supporto ai magistrati riqualificando
chi sta in enti da dismettere. Restituirei a poliziotti, carabinieri e
finanzieri le funzioni di polizia giudiziaria e sicurezza liberandoli da quelle
amministrative, di rappresentanza e vigilanza fissa". Leggi ad personam?
"Abrogherei la ex Cirielli bloccando la prescrizione dopo il rinvio a
giudizio. Ridurrei da tre a due i gradi di giudizio dando al giudice, dopo il
primo grado, la facoltà dell'esecuzione provvisoria in base alla gravità dei
fatti e alla pericolosità dell'imputato per evitare che la gente esca per
decorrenza termini. Sono norme delle prime cento ore che qualsiasi
Guardasigilli dovrà mettere al primo posto". Per questo i giornali di Berlusconi la attaccano? "Lui tenta di delegittimarmi e
mettermi sul suo stesso piano fedele al Craxi del "tutti colpevoli nessun
colpevole". è significativo l'assordante silenzio sugli attacchi che
sarebbero proseguiti se non fossi corso dal mio giudice per chiedergli di
giudicarmi subito. L'ho potuto fare perché so di avere le mani pulite".
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spot, internet,
lettere agli elettori Berlusconi lancia il rush finale
Impegno concentrato nelle regioni in bilico al Senato Fini chiede al Cavaliere
di chiudere a Roma per tirare la volata ad Alemanno FRANCESCO BEI ROMA - Silvio
Berlusconi ha trascorso la Pasqua con la figlia Marina
in Costa Azzurra e ieri tornato in Sardegna per carburare in vista del rush
finale della campagna elettorale. "Ragazzi, noi siamo avanti - è il mantra
che ripete ai suoi per l'ultima fase prima del voto - sono loro che devono inventarsi
qualcosa". E tuttavia il Senato è ancora considerato una "mala
bestia", i premi regionali sono incerti, e sarà proprio nelle regioni a
rischio che si concentrerà il volume di fuoco del Cavaliere nelle ultime tre
settimane: Lazio, Calabria, Marche, Abruzzo, Liguria. Per pianificare le ultime
iniziative questa mattina a via del Plebiscito si riunirà un tavolo Forza
Italia-An (ci sono fra gli altri Bonaiuti, Cicchitto, Lupi, Ronchi, La Russa,
Gasparri, Bocchino) ma il grosso è già deciso. "Da una parte serve una
presenza sul territorio nelle regioni in bilico - spiega Sestino Giacomoni,
dello staff del Cavaliere - e, dall'altra, ci concentreremo nel dialogo con le
categorie produttive". Così il 26 Berlusconi sarà
a Viterbo, mentre il giorno dopo a Roma incontrerà la Confartigianato. Proprio
sul palco di Viterbo salirà Andrea Vantina, l'autore dell'inno del Pdl, che
d'ora in poi canterà la sua canzone (accompagnato da un coro) a chiusura di
ogni comizio del Capo. Alle donne sarà dedicata la giornata di venerdì, con una
manifestazione all'Eur, mentre sabato il leader del Pdl volerà a Taormina per
un convegno della Confagricoltura. Da lì farà tappa in Calabria per toccare
Reggio, Catanzaro e Cosenza, accompagnato da Santo Versace. Il 2 aprile invece
ci sarà lo scalo ad Ancona, "perché le Marche - osserva Paolo Bonaiuti -
sono una di quelle regioni che potremmo strappare al centrosinistra". Il 4
aprile è in agenda invece la manifestazione sui rifiuti a Napoli, mentre la
chiusura della campagna, se il Cavaliere darà retta a Fini, sarà a Roma per
tirare la volata ad Alemanno. Anche se il leader del Pdl pensa piuttosto a
Palermo, in collegamento video con tutte le piazze italiane. Intanto gli
esperti di Berlusconi hanno montato uno spot di
ventidue secondi che andrà a tambur battente sulle Tv locali. "Altri ne
arriveranno", promette il fido Roberto Gasparotti. L'altro strumento di
propaganda - oltre ai 200 camper e ai 100 Tir che gireranno per l'Italia - sono
le lettere agli elettori delle regioni in bilico, la missiva inviata a cinque
milioni di italiani all'estero e, soprattutto, Internet. "Quello che
stiamo facendo - illustra Antonio Palmieri - è un supergazebo on line, per
distribuire materiale e video. Nell'ultima fase vogliamo fare un'accanita
campagna in rete, popolando con i nostri contenuti Youtube". Il sito di Berlusconi serve anche per mobilitare: per i cosiddetti
"difensori del voto" sono arrivare oltre 13 mila adesioni, un buon
risultato anche se lontano dal target dei 120 mila a cui punta Berlusconi. Nel quartier generale del
Cavaliere si dichiarano intanto "molto soddisfatti" per come sia
"letteralmente decollata" la campagna sul caso Alitalia. "Su
questa vicenda - osserva Bonaiuti - Veltroni non sa
che pesci pigliare, il suo ultimatum di 48 ore è scaduto a Pasqua e non è
successo niente. Ora è persino rispuntato fuori Prodi e i suoi ministri
litigano tra loro".
( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Napolitano Caro
Feltri, hai sbagliato palazzo Il giornalismo irriverente ci piace e, seppur a
modo nostro, proviamo a praticarlo anche noi. Non contesteremo dunque a Libero
e a Vittorio Feltri ciò che molta stampa di sinistra gli contesta, e cioè che
la sua campagna sui costi della politica si limita ai piani bassi dello
sperpero, e si concentra su anacronistici ma marginali privilegi della
cosiddetta casta, dalla sauna al ristorante al biglietto aereo. Nell'editoriale
che precede questo segnaliamo d'altro canto che il costo della politica
rappresentato dal rinvio sull'Alitalia è immensamente superiore, e ciò
nonostante una parte della politica (Berlusconi in
primis) sta facendo di tutto per farlo proseguire ancora qualche mese, magari
costringendo i contribuenti italiani a pagare un altro prestito alla compagnia
di Stato solo per dare una mano a imprenditori che vogliono papparsela ma non
hanno nemmeno i soldi per pagarsi l'affare di tasca loro. La denunce di Libero
, per quanto ci riguarda, sono comunque giuste ed efficaci. Anche se si tratta
di sprechi minori, sono pur sempre veri. Se non lo fossero, non si capirebbe
del resto perché ieri l'Unità abbia dedicato un intero dossier al tema della
riduzione dei costi della politica, con tanto di intervento
di Walter Veltroni. Certo, tagliare il numero dei deputati sarebbe di gran lunga
più efficace che tagliare i buoni pasto ai mille deputati attuali. Ma anche
tagliare i buoni pasto non sarebbe un cattivo inizio. Ci permettiamo solo di
segnalare a Vittorio Feltri che nella sua campagna ha ieri preso una cantonata.
Discutere dell'integrità personale di Giorgio Napolitano, di cui Libero ha ieri
rievocato un rimborso spese per un viaggio aereo quando era europarlamentare a
Bruxelles, è un vicolo cieco. Nessuno dei parlamentari attuali può a nostro
parere vantare un maggior senso dello Stato e della moralità pubblica
dell'anziano Napolitano, il quale del resto li condivide con una generazione
che considerava la politica come una missione e non come un affare, al
contrario di oggi. Caro Feltri, lascia dunque stare Napolitano. A Napoli si
direbbe: hai sbagliato palazzo. 25/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sportiva Il calcio
vittima della par condicio Serve un riequilibrio nei tg, reclamano dal
centrosinistra. Lacrime di coccodrillo, rispondono dal centrodestra.
Naturalmente, si parla di elezioni e tv, insomma di par condicio. Argomento che
in campagna elettorale scalda i cuori, almeno quelli dei politici. Per ora,
però, considerato che la politica in tv ci andrà, e con spazi ben protetti,
l'unica vittima accertata della par condicio è la Domenica sportiva : per due
settimane, a causa del domino messo in moto sui palinsesti tv per la par
condicio, non andrà in onda. A memoria d'uomo non era mai accaduto. E proprio
mentre si consuma il rush finale di un campionato che qualche sorpresa potrebbe
ancora regalarla. Il terremoto sulle reti Rai partirà il primo aprile e
riguarderà soprattutto Raidue - ricettacolo prescelto per la politica - che
ospiterà molti dei messaggi autogestiti e delle conferenze stampa-tribune elettorali
dei candidati premier, organizzati secondo un fittissimo calendario definito
con un sorteggio come previsto dal regolamento messo a punto dalla commissione
di Vigilanza. Ad aprire le danze saranno Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, il primo alle ore 21 il secondo un'ora più tardi. A fare le
spese di tutto ciò saranno alcune trasmissioni tra cui Anno Zero , che verrà
anticipata al lunedì, e X Factor - un concorso-reality per cantanti e gruppi
musicali con alla guida Simona Ventura e Dj Francesco - che andrà in onda
domenica. A cedere il passo, proprio la Domenica Sportiva che, verrà
sostituita da uno speciale campionato in onda in tarda serata su Raitre. La
Domenica sportiva - confidenzialmente detta Ds (e chissà se proprio questo non
abbia messo in sospetto qualche zelante funzionario) - va in onda dal 1953 ed è
la trasmissione di informazione più antica che la Rai possa vantare; quella
che, con 90° Minuto , ha raccontato l'epopea dello sport e del calcio agli
italiani. Ecco, essere scalzati non solo dalla politica ma pure da X Factor non
deve essere stato facile da digerire, come se a una vecchia signora con tanti
anni sulle spalle nessuno volesse cedere il posto a sedere su un autobus
affollato. Massimo De Luca, direttore di Raisport, però, non fa polemiche.
"Sono un dirigente Rai - spiega - Capisco le ragioni dell'azienda ma sono
amareggiato per l'importanza storica della trasmissione". Noi, invece,
facciamo polemiche. 25/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue dalla prima i
no di ligresti e caltagirone per alitalia Molti dubbi sulla tempistica
dell'operazione sono stati sollevati anche da uno dei primi nomi sull'agenda di
Berlusconi, quello del costruttore Salvatore Ligresti,
il quale non vuole uscire allo scoperto prima che i francesi si siano fatti da
parte e comunque non in un contesto di scontro aperto con il governo uscente.
Dubbi, quelli di Ligresti e di altri industriali lombardi, confermati da
Raffaele Cattaneo, assessore alle Infrastrutture nella giunta del Pirellone,
braccio destro di Formigoni e in contatto con Ermolli: "Ligresti e
Caltagirone? Nomi ne voglio fare - dice Cattaneo al Riformista - ma penso che
prima del 14 aprile non si muoverà niente e in questo scenario la cordata
italiana non si farà avanti. Tra i nostri imprenditori c'è paura e sfiducia per
come il governo ha impostato la trattativa con Air France, consentendo ai
francesi di dettare condizioni, mentre il fallimentare piano di salvataggio del
management peggiorava i conti dell'azienda". Secondo Cattaneo, però, il
"rinvio" della cordata non dovrebbe avere come conseguenza la
consegna dei libri in tribunale: "Primo, perché casomai si dovrà procedere
al commissariamento in base alla Prodi-bis, secondo perché la liquidità, a meno
che emergano ulteriori disastri della gestione Prato, dovrebbe essere
sufficiente ad andare avanti. Non ci avevano detto che l'addio a Malpensa
avrebbe comportato risparmi?". Un milione di utile al giorno. Partita
chiusa per la cordata prima del 14 aprile? Dalle parti di palazzo Grazioli si
giura di no: "La cordata si farà. Il problema non è mettere insieme i
soldi che servono, ma chiudere tutto il pacchetto necessario per uscire allo
scoperto", spiegano ambienti vicini al Cavaliere. Si conferma che ai
willing già arruolati manca la necessaria allure (tra i sicuri della cordata si
parla di "imprenditori del settore logistico e trasporto merci"), si
aspettano però ancora risposte importanti (non è dato sapere come abbiano
reagito alla sollecitazione la presidente di Assolombarda Diana Bracco, i
Moratti e soprattutto l'ex patron Telecom Marco Tronchetti Provera). Eppoi,
insiste Berlusconi, l'affare c'è. Con i suoi
interlocutori Ermolli enfatizza le cifre dello studio della banca Seabury, già
advisor di Air One, secondo cui una corretta gestione industriale di Alitalia
può consentire all'azienda di tornare in utile nel giro di un anno, producendo
un cash flow di un milione al giorno. A questo punto, non è azzardato dire che
il piano berlusconiano è in due tappe: prima del voto, puntare l'indice sugli
"errori del governo" e capitalizzare nell'urna gli effetti della
campagna, quindi, dopo le elezioni, muovere da palazzo Chigi la campagna per
dare seguito concreto agli abboccamenti di questi giorni. Prodi contro Fausto e
i sindacati. Le notizie delle difficoltà di Berlusconi
sono arrivate anche alle orecchie di Prodi, che ieri ha ribadito la
disponibilità a trattare con imprenditori italiani, e anzi ha definito
"auspicabile" la cordata nazionale. Una prova che il Professore è
convinto di potere inchiodare Berlusconi al
"bluff elettorale". Ma in queste ore non è il Cavaliere l'oggetto
principale dell'irritazione del Prof, bensì i leader di Cgil e Cisl (Bonanni ha
accusato il premier di aver tenuto aperto un canale privilegiato per l'offerta
di Air France) e soprattutto il Fausto Bertinotti pro-cordata tricolore.
"Quando Prodi cercò di tenere Telecom in Italia, Bertinotti lo costrinse a
riferire alla Camera, mentre su di noi pioveva l'accusa di chiudere le porte
allo straniero...", si recrimina nell'entourage del
Prof. Meno tranquillo di Prodi è Walter Veltroni. Quello
del Cavaliere sarà anche un bluff, ma al nord rischia di saldare su una linea
anti-Pd Confindustria, sindacati e un bel pezzo di opinione pubblica. Stefano
Cappellini 25/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Parlare di "pareggio" è improprio. Più esatto è dire che il
vincitore delle elezioni alla Camera potrebbe trovarsi senza maggioranza in
Senato. Oppure con una maggioranza risicata, come fu per Prodi. Sul piano
pratico le conseguenze non cambiano: senza la doppia maggioranza un governo non
può insediarsi, né vivere. Ma sgombrare il campo dalla formula del pareggio
aiuta a comprendere come la grande incertezza delle elezioni del 13 aprile - il
risultato del Senato - non sia legata solo alla competizione diretta Pdl-Pd. Il Pd di Veltroni potrebbe rimontare, fin quasi a raggiungere la coalizione di Berlusconi, ma la "lotteria" della legge elettorale potrebbe
comunque regalare a Pdl e Lega una maggioranza di seggi in virtù della loro
supremazia nelle regioni più grandi. Viceversa il Pd potrebbe perdere
anche di qualche punto, ma buone prestazioni di Centro e Sinistra arcobaleno
potrebbero attribuire loro seggi decisivi per la maggioranza in Senato. Le
quattro variabili - Pdl-Lega, Pd-Idv, Sa, Centro - possono interagire tra loro
determinando i risultati più imprevedibili (e irrazionali). La legge elettorale
mette in palio 17 diversi premi di maggioranza regionali (in tutte le regioni
in tabella tranne il Molise) e, siccome per conquistare ogni singolo premio è
necessario arrivare primi nella regione, i risultati delle forze intermedie
possono essere già di per sè decisivi in quanto sottraggono consensi potenziali
a Pd e Pdl. Anche partiti minori possono avere talvolta un peso determinante:
ad esempio la Destra di Storace e Santanchè è accreditata nel Lazio di un
risultato tale da mettere a rischio la vittoria (e il premio) del Pdl. Ma a
rendere ancor più una lotteria le elezioni del Senato è la possibilità che
Sinistra arcobaleno e Centro sottraggano un gruzzolo di seggi alle coalizioni
maggiori. Nello staff di Berlusconi qualcuno di
recente ha vantato un vantaggio di 20 seggi sul Pd in Senato. Ebbene, il
vantaggio potrebbe non bastargli se Casini e Bertinotti riuscissero ad ottenere
una decina di seggi ciascuno. Le tabelle qui pubblicate sono elaborazioni sulla
base dei dati del Senato 2006. Se la ripartizione regionale dei voti rimanesse
inalterata nelle proporzioni, per Centro e Sinistra arcobaleno questo sarebbe
il bottino di seggi senatoriali ad ogni scalino percentuale (le cifre dal 5,6%
all'8,1% sono ovviamente risultati nazionali). Naturalmente si tratta solo di
simulazioni. Non di sondaggi, né di previsioni. È ragionevole pensare, ad
esempio, che il sommovimento in Campania (con De Mita capolista Udc e la
scomparsa dell'Udeur) possa favorire il Centro rispetto al 2006 consentendogli
di superare il quorum dell'8% regionale anche con una cifra nazionale sotto il
7%. Tuttavia le tabelle indicano con attendibilità alcune costanti. Per puntare
ad una decina di seggi (10 è la soglia per formare un gruppo autonomo) le due
forze intermedie debbono avvicinarsi al 7% nazionale. Un impegno particolare (o
un candidato importante) può sempre consentire il superamento della soglia
regionale dell'8% (necessaria per accedere ai seggi). Per scompaginare le carte
del vincitore e impedirgli la maggioranza in Senato resta comunque necessario
un risultato vicino o superiore al 7% di almeno una delle forze intermedie.
Peraltro i partiti di Casini e Bertinotti non sono intercambiabili. La Sinistra
arcobaleno è più forte nelle regioni "rosse", dove è pronosticabile
un successo del Pd. Se in Emilia, Toscana, Umbria dovesse superare l'8%, i
seggi conquistati (5) verrebbero sottratti direttamente al Pdl. Un'altra
regione dove i voti di Bertinotti possono pesare moltissimo è la Lombardia: non
perché sia in forse la vittoria del Pdl ma perché, se la Sinistra fosse esclusa
dal riparto dei seggi, Berlusconi potrebbe sfondare la
soglia del 55% e ottenere 29-30 seggi (3-4 più del premio di maggioranza).
Invece, superare l'8% in Lombardia vorrebbe dire per Bertinotti conquistare in
un sol colpo 4 seggi. A differenza della Sinistra, il Centro è più forte dove
il Pdl è favorito. Casini conquisterà i suoi seggi principalmente a scapito del
Pd. In alcune regioni però può dare fastidio anche al Cavaliere: nel Lazio
innanzitutto, che potrebbe diventare la regione-chiave (tanto più se Centro e/o
Sinistra dovessero superare l'8% regionale), ma anche Abruzzo e Basilicata.
( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ier Ferdinando
Casini in un discorso al Palacavicchi in occasione della Festa di Pasquetta
organizzata dal candidato dell'Udc a sinbdaco di Roma, Luciano Ciocchetti.
"Chiediamo che si abbassino prima di tutto le tasse per le famiglie",
ha spiegato Casini, "in Italia oggi si possono dedurre le spese del
veterinario del nostro cane ma non quelle dei libri di testo scolastici per i
figli". E ha soggiunto: "Dobbiamo aiutare le famiglie italiane.
Inoltre vanno aiutate le giovani coppie in procinto di sposarsi: devono avere
uno Stato che riconosca loro un bonus". Il candidato premier dell'Ud ha
poi parlato delle famiglie che hanno al loro interno problemi di disabilità.
Noi le vogliamo aiutare - ha sottolineato - non in modo caritatevole ma perché
abbiano pari opportunità. Le famiglie che gestiscono una persona disabile
devono essere aiutate dallo Stato". Quindi Casini si è rivolto ai giovani,
ricordando l'importanza del merito e della responsabilità. "Il merito
nella scuola è importante - ha osservato - per voi è la chiave di accesso ai
più alti livelli sociali di vita". "Bisogna collegare i ragazzi al
mondo del lavoro", ha spiegato proponendo "stage nella fase
estiva" in aziende proprio per creare "un rapporto tra la scuola e il
mondo del lavoro". Poi ha incitato i sostenitori del partito a mettercela
tutta in questa fase finale della campagna elettorale. "E' fondamentale
dimostrare un cosa semplice e chiara - ha spiegato - che il vero voto utile è
il voto libero, è voto di chi non è costretto, non è forzato dal duopolio di
Veltrusconi". "Votate per me o per Veltroni, dice Berlusconi; votate per per me o per Berlusconi, dice Veltroni. Entrambi - ha sottolineato Casini - dicono che non si deve
votare il centro. Diamo fastidio, nessuno vuole la nostra presenza perché siamo
quelli che hanno messo il dito nell'ingranaggio. Il grande incucio tra Veltroni e Berlusconi deve essere
realizzato senza testimoni scomodi. Noi siamo testimoni scomodi perché siamo
gli unici ad avere un programma di valori". "Come la sinistra estrema
ha impedito a Prodi di governare così la Lega sarà l'elemento trainante della
coalizione di destra", ha soggiunto Casini, "Berlusconi
non potrà muovere un passo senza la volontà della Lega". E ancora:
"Per due anni abbiamo detto che questo bipolarismo non funzionava perché
si erano organizzate delle grandi armate incapaci di governare in quanto
contenevano tutto e il contrario di tutto". E oggi si ripresentano allo stesso
modo: "il signor Ciarrapico con Fini, la Mussolini con Giovanardi nel Pdl.
Veltroni da una parte ha i radicali dall'altra i
cattolici; da un lato l'operaio della Thyssen e dall'altro il presidente di
Finmeccanica...". Invece non c'è tempo da perdere. Secondo Casini "bisogna
uscire dalla politica dei "no"". "C'è da modernizzare
l'Italia" e in questo contesto egli ha ribadito il "sì" ai
rigassificatori e ai termovalorizzatori. "Ci è stata chiesta l'abiura dei
nostri valori, ci è stato chiesto di negare l'identità dei valori del nostro
partito. Avevamo ottime chanches, ma abbiamo scelto la strada del coraggio e
della dignità", ha ricordato il leader Udc sottolineando che nel Lazio il
partito "è oltre l'8 per cento".
( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ALBERTO GUARNIERI
ROMA - Par condicio: partito democratico (e Di Pietro) all'attacco per il
vantaggio sui tg accumulato dal Pdl ma soprattutto per
ottenere un duello televisivo tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Che, attraverso il suo portavoce Paolo Bonaiuti, fa sapere di
essere pronto "anche a venti sfide", se verrà abolita la par condicio
"che le impedisce". Ma il Pd incalza. Con Goffredo Bettini
("Silvio ha paura di Walter") ed Ermete Realacci ("Siamo forti e
loro ci sfuggono"). Dal Pd il responsabile informazione Marco
Follini chiede il riequilibrio ai Tg con una lettera aperta, mentre a La7 è lo
stesso comitato di redazione che denuncia il "danno d'immagine" che i
dati diffusi dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni apportano alle
news della testata. Nella lettera Follini da una parte dice ai direttori che è
stato "apprezzato" il modo "con cui molti di voi hanno seguito
la campagna elettorale in questa prima fase", e anche "la
disponibilità ad ospitare e a trasmettere quel faccia a faccia tra i candidati
principali che nelle scorse campagna elettorali, con questa stessa legge, non
era mai stato negato". Dall'altra chiede soprattutto ai tg Mediaset di
"correggere la disparità di trattamento a favore del Pdl che la stessa Agcom
ha rilevato e che ha sbilanciato, in questa prima fase, il confronto televisivo
tra le parti in campo". Ancora. Realacci alza il tiro contro Berlusconi sui faccia a faccia. "Mi pare chiaro - dice
il responsabile della campagna elettorale del Pd - che sta sfuggendo al
dibattito perché teme la nostra forza, la forza di un progetto che in questi
giorni mi sta dando la sensazione di potercela fare". Bettini aggiunge:
"Berlusconi teme Walter". Non lascia molte
speranze la replica del Pdl. Bonaiuti ribadisce le accuse di "partito dei
farisei il cui capo è il ministro Paolo Gentiloni" (che ritiene il duello
televisivo possibile - ndr). Per il portavoce di Berlusconi,
"è davvero singolare invocare la par condicio denunciando squilibri nei tg
per poi dimenticarla chiedendo un faccia a faccia che è impossibile realizzare,
visto che mandarlo in onda vorrebbe dire prevederne un'altra novantina con
diversi candidati". Bonaiuti assicura che, se si abolisce la par condicio,
Berlusconi è pronto a duellare anche venti volte con Veltroni, pur sapendo che la richiesta è solo il disperato
tentativo di resuscitare un leader pallido, esangue e spento". Per il
socialista Enrico Boselli, invece, i confronti tv vanno fatti "proprio tra
tutti i candidati e non solo tra Berlusconi e Veltroni, perché fino a prova del contrario, le elezioni si
devono ancora svolgere e non ci sono solo i loro due partiti in campo. Sarebbe
comunque davvero grave se non si facessero per nulla". Secondo Marco
Beltrandi della Rosa nel pugno la Rai potrebbe "realizzare confronti tra
candidati premier, quattro o cinque alla volta, come prescritto anche dal
regolamento approvato in Vigilanza". Nel palinsesto di Viale Mazzini
rimane comunque sempre a disposizione una serata finale prima delle elezioni da
destinare a quell'ipotetico confronto collettivo che proprio la Vigilanza
vorrebbe nel suo regolamento.
( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ti per i posti in
lista, e adesso delusi per il fatto che Emma Bonino non sia apparsa accanto a Veltroni nel suo giro in Piemonte. Di Pietro, invece,
irritato da una frase veltroniana ("non credo proprio che Di Pietro sia
interessato al ministero della Giustizia") fa dichiarazioni quasi come se
già si sentisse Guardasigilli. Considera "non comprensibili e neppure
accettabili" i "veti" che alcuni esponenti di destra e sinistra
avrebbero espresso su una sua eventuale nomina a ministro della Giustizia e
dice: "Il partito di Berlusconi non vuole che lo
diventi. Da parte del capo del Pdl è assolutamente comprensibile. Il mio
obiettivo è infatti di cancellare subito le leggi ad personam e di far
funzionare la macchina della Giustizia per ripristinare in questo Paese la
certezza della pena e l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
I veti che arrivano da esponenti del centro sinistra, un giorno sì e l'altro
pure, non sono altrettanto comprensibili e neppure accettabili". La Bonino
invece si lamenta per lo scarso coinvolgimento nel Pd, pizzicata da Realacci
che l'ha invitata a darsi da fare. Risposta: "Il problema non è questo,
noi ci siamo organizzati e ci stiamo organizzando, non siamo nè dei parassiti
nè degli sfaticati". E insiste: "Quando abbiamo siglato l'accordo mi
pare si sia parlato anche di una percentuale degli spazi televisivi destinati
ai candidati radicali. Che ne è stato? E poi: ho saputo solo quando c'era già
stato di un giro di Veltroni in Piemonte, dove sono
candidata, e che viene considerata una regione a rischio. Voglio dire che
sembra che il Pd possa, voglia e debba fare a meno di noi. È un problema
politico, non di organizzazione. O si ritengono i radicali inutili, o li si
considerano dannosi, oppure non è comprensibile la scelta che il PD ha
fatto". Dopo le proteste qualcosa s'è comunque mosso: la Bonino è stata
invitata dal Pd ad Alessandria e Vercelli e poi, dice, s'è organizzata "da
sola" per affiancare i candidati Ichino (a Milano) e Calearo a Verona. I
commenti degli avversari non sono teneri. "Di Pietro e
Bonino escono allo scoperto ed è già lite con Veltroni. Il
proposito sbandierato ai quattro venti da Veltroni di
diventare premier sostenuto da un solo partito al comando del Paese, che può
decidere senza estenuanti vertici di maggioranza, è svanito, sciolto come neve
al sole": il presidente dei senatori di An, Matteoli. "Bonino
e Di Pietro sono un'altra prova che il Pd alleato dell'Italia dei valori e dei
radicali è l'esatta riedizione dell'Unione". "Gli accordi di facciata
fatti tra Pd e radicali si stanno progressivamente rivelando tali" incalza
Gasparri (An): "Veltroni non riuscirà a lungo a
tenere a bada le intemperanze della Bonino e l'ala cattolica del suo
schieramento. Li aspettiamo al varco delle unioni di fatto, delle adozioni a
coppie omosessuali, della droga libera e della difesa della famiglia. Il
socialista Boselli rincara: "La coalizione messa in piedi da Veltroni si sta già disintegrando. Dopo la Bonino è passato
all'attacco Di Pietro che punta a prendere voti solo per il suo partito, anche
perchè sa che con Veltroni non vincerà e che nel Pd
non entrerà mai. Noi abbiamo sempre detto perchè Di Pietro non potrà mai fare
il ministero della giustizia. L'ex pm è un giustizialista che ha fatto e
continuerebbe a fare contro i suoi avversari un uso politico dei poteri della
magistratura". R.P.
( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Bonaiuti:
via la par condicio e Veltroni avrà il faccia
a faccia. Bettini: un bluff, Berlusconi teme Walter.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-25 num: - pag: 1 autore: di
ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE PASTICCI CON LE ALI F ino a qualche
giorno fa niente sembrava in grado di animare la campagna elettorale. Si
parlava soprattutto delle somiglianze fra i programmi dei due principali
contendenti. Poi è esplosa la questione Alitalia. A tre settimane dal voto, è
diventato il tema su cui le forze politiche (a cominciare da Berlusconi,
con la sua proposta di una cordata italiana da contrapporre ad Air France)
sembrano puntare per mettere in difficoltà gli avversari. Niente di peggio
poteva accadere poiché, come ha osservato Sergio Romano ( Corriere, 23 marzo),
una questione così grave richiederebbe di essere trattata con una serietà che è
difficile ottenere da forze politiche impegnate a sgambettarsi in una campagna
elettorale. Si intrecciano tre questioni. La prima riguarda i giochi interni al
sistema dei partiti. Si sono delineate alleanze trasversali in cui ciascuno
crede di avere la propria convenienza. Se Berlusconi, a nome del "partito del Nord", cerca di mettere in
difficoltà Veltroni, i piccoli, a loro volta, hanno trovato un varco per picchiare
duro sui grandi. Così, la Sinistra Arcobaleno apre a Berlusconi su
Alitalia contro il Partito democratico (suo diretto concorrente a sinistra),
mentre Casini, concorrente al centro del Popolo della Libertà, polemizza
con Berlusconi e si schiera col Partito democratico.
La seconda questione (la più esplosiva, almeno in prospettiva) riguarda la
spaccatura Nord/Sud, Milano contro Roma. E' il problema del declassamento di
Malpensa e delle sue vere o presunte conseguenze per lo sviluppo del Nord. E'
difficile non notare che le divisioni politiche su Malpensa rispecchiano
abbastanza fedelmente la geografia elettorale italiana. Infine, c'è la
questione sindacale. I sindacati, corresponsabili del disastro Alitalia,
cercano anch'essi di sfruttare le divisioni politiche e rinviare il momento in
cui pagare il conto degli errori accumulati. Sarebbe interessante capire se
davvero essi credono che i giochi del passato possano essere riprodotti
all'infinito, se credono che, senza la vendita a un compratore credibile, il
fallimento dell'azienda possa essere evitato. CONTINUA A PAGINA 36.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-25 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Duello tv, attacco dal Loft "Berlusconi
è preoccupato" Bettini: ridicolo balletto. Bonaiuti: prima via la par
condicio Follini scrive ai direttori dei tg Mediaset: è ora di correggere la
disparità di trattamento a favore del Pdl riscontrata dall'Agcom ROMA - Stanare
l'avversario, costringerlo al duello televisivo, mostrare agli italiani in
prima serata chi è il vecchio e chi il nuovo in questa disfida per il governo
del Paese. La battaglia del piccolo schermo entra nel vivo, i collaboratori più
stretti di Walter Veltroni vanno all'attacco, invocano
il faccia a faccia tv come "questione di democrazia ", chiedono
l'applicazione della par condicio e aprono un nuovo fronte di polemica. Silvio Berlusconi rifiuta il confronto, scappa perché ha paura...
Un accerchiamento che mira a rosicchiare al favorito qualche punto di
vantaggio. Veltroni e la strategia della ruga? "Non è tanto la ruga legata
all'età - conferma Ermete Realacci - quanto al logoramento della proposta
politica. Berlusconi c'era ai tempi di Eltsin e Mitterrand, Veltroni invece è
coetaneo di Zapatero e Sarkozy". Per il responsabile Comunicazione
del Loft Berlusconi è bifronte, finge disponibilità
mentre i suoi si sgolano ad affermare che il confronto è impossibile. Un
"ridicolo balletto", con il Pdl che chiede l'abolizione della par
condicio "e intanto i tg Mediaset la violano sistematicamente ". E
Goffredo Bettini sospetta che tra il leader del centrodestra e i suoi sia tutto
"un gioco delle parti, che segnala una vera preoccupazione davanti al
confronto". Ma sottrarsi "è un errore e un danno", affonda il
coordinatore del Pd. Gli argomenti sfoderati dai vertici democratici non
sembrano però smussare le certezze di Berlusconi. A
sentire Paolo Bonaiuti, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, la
possibilità di un faccia a faccia con lo sfidante è assai remota, per non dire
nulla. "Bettini, Realacci e compagni sperano di ridare linfa a un candidato
pallido, smunto ed esangue? Strillino pure come aquile, ma battono contro un
muro". Il portavoce del Cavaliere si scaglia contro "l'incoerenza
della tribù dei farisei capitanata da Paolo Gentiloni", rinfaccia al Pd
"la legge bavaglio" e rimprovera ai veltroniani di aver dimenticato
che la par condicio "voluta da loro" impedisce il confronto che il
segretario invoca. "Togliamola di mezzo, quella vergognosa legge sovietica
che non c'è in nessun altro Paese e poi faremo tutti i faccia a faccia che vogliono"
è la promessa-provocazione di Bonaiuti. E si litiga anche sugli spazi nei
tiggì. Antonio Di Pietro ha presentato un nuovo esposto al garante delle
comunicazioni e Marco Follini, responsabile Informazione del Pd, ha scritto ai
direttori dei telegiornali Mediaset: grazie per "lo scrupolo professionale
e lo spirito liberale" mostrati in questa campagna, ma è ora di
"correggere la disparità di trattamento a favore del Pdl che la stessa
Agcom ha rilevato e che ha sbilanciato il confronto televisivo tra le parti in
campo". E a La7 il comitato di redazione, convinto che i dati diffusi
dall'Autorità abbiano arrecato un "danno d'immagine", chiede un
incontro urgente con il direttore e l'amministratore delegato di Ti Media.
Protestano anche i piccoli, cui tocca elemosinare le briciole degli spazi tv.
Francesco Storace accusa il Tg5 di aver "bellamente stracciato" la
delibera sulla par condicio ed Enrico Boselli chiede un confronto "tra
tutti i candidati, sarebbe grave se non si facessero per nulla". Qualora
accadesse non resterà che il "confrontone " finale tra i 15 aspiranti
premier, cui nemmeno Berlusconi potrà sottrarsi.
"è una roba da matti, col cronometro minuto per minuto - sbuffa Bonaiuti -
Ma lo vuole la legge...". Monica Guerzoni.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-25 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Casini: la cordata di Silvio? No a soluzioni
"all'italiana" "Berlusconi-Bertinotti,
strana alleanza tra liberisti e statalisti" ROMA - Non piace per nulla al
leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, tutto questo agitarsi della politica
intorno ad Alitalia a poche settimane dal voto. Solo campagna elettorale?
"Tutti quelli che parlano adesso sembrano essere stati sulla luna finora.
E invece eravamo tutti in campo". Anche voi avete governato. "Me lo
ricordo benissimo Silvio Berlusconi, quando da
presidente del Consiglio diceva: per fortuna che ci sono così risolverò il
problema di Alitalia. E invece si sono persi 5 anni più i 2 nei quali ha
governato Romano Prodi". E adesso siamo al capolinea. "è difficile
essere ottimisti. Vedo solo ombre". Eppure c'è chi scommette
sull'intervento di una cordata di imprenditori italiani. "Mi chiedo perché
se finora questi imprenditori non ne hanno voluto sapere nulla di Alitalia,
adesso si mostrano interessati". Rispondono all'appello di Berlusconi. "A ridosso delle elezioni? Strano. Che si
materializzino oggi cordate "politiche" non mi piace, perché è
l'ennesima dimostrazione che non riusciamo a essere un Paese normale". Che
cosa non la convince? "Voglio capire - se e quando i nomi verranno fuori -
se non ci si trovi davanti a una partita di giro". In che senso?
"Faccio un esempio: se imprenditori che finora non sono entrati in campo,
improvvisamente diventano sensibili al richiamo di Berlusconi
e magari sono anche titolari di concessioni pubbliche, allora voglio capire se
sono disponibili a intervenire in Alitalia per avere poi qualche contropartita
sulle tariffe. Se fosse così, sarebbe una soluzione all'italiana della peggior
specie". A quali imprenditori pensa? "Non faccio nomi, ma dico che la
piega che sta prendendo questa vicenda non mi piace, anche perché mi pongo
un'altra domanda: che garanzie abbiamo che questa cordata resti in campo anche
dopo le elezioni? ". Lei quindi percorrerebbe fino in fondo la strada
della trattativa in esclusiva con Air France? Secondo il Pdl si tratta di una
svendita di Alitalia ai francesi. "La trattativa con Air France è stata
condotta male, anzi malissimo. La loro proposta di acquisto va profondamente
cambiata, però non possiamo stupirci della posizione di Air France-Klm: il
presidente Spinetta difende gli interessi dei suoi azionisti". Anche ai
sindacati non piace il piano di Air France. "I sindacati, come i partiti,
hanno le loro responsabilità. Ma quello che mi fa più specie è vedere questa
strana alleanza tra Berlusconi, Bertinotti e i
sindacati, tutti a invocare la cordata italiana e a chiedere più tempo. Ma non
si può essere statalisti o liberisti a giorni alterni". Se fosse lei a
decidere le sorti di Alitalia, che farebbe? "Innanzitutto avrei impostato
le cose diversamente. Ma ora metterei dei paletti in modo da ottenere un
cambiamento della proposta di Air France e poi lascerei andare le cose
avanti". Ancora per qualche settimana, come dicono Prodi e il ministro
dell'Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, o anche più a lungo, come vorrebbero
gli altri, tanto, dice il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, Alitalia
può sopravvivere fino a ottobre? "Qui deve essere chiaro a tutti che la
compagnia rischia di portare i libri in tribunale. Se poi abbia ragione Padoa-
Schioppa o Bianchi non lo so: vedo solo una gran confusione nel governo. Certo
che se il ministro dell'Economia non sapesse neppure fino a quando Alitalia ha
liquidità, saremmo nei guai". Mentre Berlusconi propone soluzioni, Veltroni nicchia.
"Veltroni è sulla difensiva. Non sa che pesci prendere. è stretto da una
parte da Bertinotti e dai sindacati e dall'altra da Prodi. Berlusconi invece ha preso il "pesce" della Lega". Che
lavora per Malpensa. "Malpensa è una risorsa del Paese. Ma i suoi
destini vanno separati da Alitalia, evitando nuove soluzioni assistenziali
". Come finirà? "Non lo so, ma se prima del 14 aprile si
materializzassero eventuali cordate, temo che dopo evaporerebbero " Lo
dice anche Veltroni. "Sì, ma io l'ho detto
prima". \\ Meglio Air France Trattativa gestita male e proposta da
cambiare Ma la strada è quella Enrico Marro.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-25 num: - pag: 13 categoria:
BREVI Sondaggio Swg Se Pdl pareggia vada con la Destra Secondo un sondaggio Swg
il 41% degli elettori di Pdl, Lega e Mpa sceglierebbe un'alleanza con La Destra
di Storace e della Santanchè, in caso di pareggio alle urne. Il 26% opterebbe
per un'alleanza con Casini mentre il 17% per le larghe
intese con il Pd di Veltroni. Invito a cena "Meglio Silvio del rivale" Secondo un
sondaggio Demopolis su 1.560 cittadini, il 42% andrebbe a cena con Berlusconi, il 33% con Veltroni che però è il compagno di
viaggio ideale (31%) e con Bertinotti (24%). Al mare gli italiani ci andrebbero
con Casini (28%) e la Santanchè (25%).
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-25 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE L'ex pm "Io Guardasigilli e il Cavaliere proverebbe
orrore" Di Pietro accusa il Pd: Giustizia, veti su di me "C'è chi
teme che lì finirei il lavoro di Mani pulite" MILANO - In mattinata, dal
blog: "Con Castelli e Mastella, nessuno si è opposto a priori, come
avviene per una mia eventuale candidatura ". Nel pomeriggio, in visita a
Bresso: "C'è il veto del centrosinistra". In serata, al telefono:
"No, basta, discorso chiuso". Dovessero vincere, potesse scegliere,
Antonio Di Pietro andrebbe di filato al ministero della Giustizia. Ma premesso
che "non è il caso, adesso, di parlare di dicasteri " e comunque
premesso che "un giorno sì e l'altro pure" dal suo schieramento
arrivano no "incomprensibili e inaccettabili", ecco, alla fine Di
Pietro finirà per "preferire il ministero delle Infrastrutture, dove ho
lasciato i lavori a metà". Anche se, alla domanda se magari quelli del
Partito democratico non abbiano paura dei fantasmi di Tangentopoli, lui
risponde: "Credo di sì. Però domandate a loro". La scorsa settimana, Veltroni aveva fatto sapere: "Di Pietro ministro della Giustizia?
Non è proprio nel novero delle cose di cui si discute". Lui, mentre a
Bresso, alle porte di Milano, incontra in consiglio comunale i leader locali
dell'Italia dei valori, non discute ("Ha semplicemente dato
un'indicazione") e insiste. Presentando una bozza di programma di
lavoro: "Il mio obiettivo è cancellare subito le leggi ad personam.
Ripristinare in questo Paese la certezza della pena e l'uguaglianza di tutti i
cittadini di fronte alla legge. Rimettere in moto la macchina della giustizia
" e parla, Di Pietro, scandendo i paragrafi con un unico intercalare. Il
nome Berlusconi. Berlusconi
che "se andassi al dicastero proverebbe orrore ". Berlusconi
che "mi teme". Berlusconi che sappia bene
una cosa: "Ai suoi collaboratori che hanno pagato le mazzette alla Guardia
di finanza eviterò di candidarsi". Dunque, in fondo, lui ci crede e quel
posto lo sogna. Niente da fare: "Non mi vogliono". Dall'altra parte,
Forza Italia sottolinea "le quotidiane liti interne al Pd" e la Lega,
con Roberto Castelli, ritira in ballo un suo noto commento: "Per essere
nominati ministro bisognerebbe almeno conoscere bene l'italiano". Ed
Enrico Boselli, del partito socialista: "La coalizione messa in piedi da Veltroni si sta disintegrando. Dopo la Bonino, è passato
all'attacco Di Pietro". Quanto alla poltrona da Guardasigilli, per Boselli
"Di Pietro non potrà mai averla perché è un giustizialista che
continuerebbe a fare un uso politico della magistratura". A Bresso, nella
stanza del Comune dove spicca, all'ingresso, un quadro del cantastorie Trincale
incentrato sulle valigie di cartone e il tema dell'immigrazione italiana nel
dopoguerra, l'ex pm parla di "almeno una decina di compagni" di
schieramento pronti a boicottarne l'eventuale futura carriera da ministro della
Giustizia. E chi sono, questi dieci? "Non lo dico. Tanto lo sanno
tutti". Stringe mani, saluta gente e di nuovo il dubbio: chi saranno mai,
i dieci antagonisti? "Ce n'è, ce n'è". In serata, il ritorno a Roma.
Ministro, e allora: i dieci e lei Guardasigilli? "Ah no. Stop.
Dell'argomento, preferisco non discutere più. Mani Pulite brucia ancora a
molti, forse hanno il timore che voglia finire il lavoro". A Bresso Il
leader dell'Idv Antonio Di Pietro Andrea Galli.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-25 num: - pag: 56 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Giochi: fiaccola contestata Ucciso un
poliziotto in Cina A Olimpia durante la cerimonia per l'accensione della
fiaccola i rappresentanti di Reporters sans Frontières hanno contestato la
cerimonia mentre parlava Liu Qi, presidente del comitato organizzatore di
Pechino 2008. Un poliziotto cinese è morto e diversi altri sono rimasti feriti
in disordini scoppiati in Cina in una provincia abitata da tibetani. Alitalia:
i francesi aprono alla trattativa è arrivata da fonti vicine al presidente di
Air France-Klm la disponibilità del gruppo a proseguire la trattativa anche
oltre il 31 marzo, data non superabile. Prodi: una cordata italiana sarebbe
"auspicabile", ma finora "non si è visto nulla". Magdi
Allam: Islam diviso Il mondo islamico è diviso sulla conversione di Magdi Allam
tra chi parla di "libera scelta da rispettare" e i siti web che
parlano di "apostasia". Focus Turismo sessuale: italiani sempre più
numerosi è sempre più spesso italiano il "turista sessuale con
minori": sono oltre 80.000 i viaggiatori che ogni anno vanno a caccia di
sesso proibito all'estero con bambini e adolescenti e in molti Paesi sono ai
primi posti. Politico Polemiche sul confronto Tv Il faccia
a faccia in tv tra Berlusconi e Veltroni fa discutere. Realacci (portavoce Pd): Berlusconi finge
disponibilità ma non lo vuole. Bonaiuti (Pdl): il Pd vuole la par condicio ma
anche il confronto, chiarisca. Esteri Morti in Iraq 4.000 soldati Usa Sono
4.000 i soldati americani morti in Iraq e il presidente Usa. George W.
Bush si è detto addolorato e si impegnerà per garantire il successo Usa nel
conflitto che va avanti da 5 anni. Cronache Muore al rave party a 19 anni Un
giovane di 19 anni di Castellanza (Varese) è morto l'altra notte a Segrate
(Milano), durante un rave party a causa di una overdose. Polemiche sul divieto
di tenere i raduni Economia Balzo di Wall Street Wall Street inizia la
settimana all'insegna del rally, con gli investitori che brindano all'accordo
con cui JP Morgan acquisterà la banca Bear Stearns per 10 dollari ad azione.
Cultura Jonathan Coe: l'Inghilterra in stato confusionale Jonathan Coe:
"Non penso che sia possibile scrivere un romanzo state of the nation ora,
perché l'Inghilterra è in un grande stato di confusione e instabilità su quello
che è e quello che vorrebbe essere come nazione". Spettacoli I 70 anni
della Cardinale Claudia Cardinale il 15 aprile compie 70 anni ed è piena di
progetti: dal remake per la tv francese de I soliti sospetti al documentario
sui 50 anni della sua carriera, Io, Claudia: storia di un'italiana, girato da
Squitieri. Sport La Pellegrini: oro e record Federica Pellegrini ha conquistato
la medaglia d'oro dei 400 stile libero agli europei di Eindhoven battendo il
primato del mondo. Il britannico Thomas Daley, con la vittoria dei tuffi dalla
piattaforma di
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Le periferie sempre
devote alla destra, la chimera del voto disgiunto. Ma anche il miracolo
possibile e la Sicilia che sa credere al cambiamento. In viaggio per Palermo
con la candidata del centrosinistra alla presidenza della regione La corsa di
Anna fra amore e sfiducia Pdl a dieci punti di distanza, per ora le percentuali
sono le stesse che portò a casa Rita Borsellino. Basterebbero 140mila voti. Lei
fa appello alle donne. Incontra, ascolta, promette più giustizia sociale:
"Alla Regione farò mettere un cartello: qui si entra solo per
concorso" Massimo Giannetti Palermo L'ondata di scirocco che viene
dall'Africa mette a dura prova la bella sciarpa di lana rossa che avvolge Anna
Finocchiaro. La candidata del centrosinistra alla presidenza della regione Sicilia
è in tour elettorale a Palermo e fuori dalle auto che a turno la sballottano da
capo all'altro della città, il termometro sfiora inaspettatamente i trenta
gradi. Sembra estate, ma politicamente parlando è ancora inverno, un inverno
rigido, che rischia di durare ancora a lungo nell'isola del dopo Cuffaro.
Raffaele Lombardo, lo psichiatra dell'Mpa, l'ex democristiano che si avvia a
diventare, salvo miracoli, il politico più potente della regione prossima
ventura, "l'autonomista straccione", come lo definisce la sua rivale,
se si votasse oggi diventerebbe governatore con poco più del 50 per cento dei
consensi. I sondaggi sono scarni, ma l'ultimo, realizzato dalla Swg la
settimana scorsa, gli attribuisce dieci punti in più rispetto alla Finocchiaro,
data "in movimento" sulla soglia del 42 per cento, più o meno la
stessa percentuale ottenuta due anni fa da Rita Borsellino nella sfida persa
contro un Cuffaro sotto processo per fatti di mafia. Se la fotografia reale è
questa, la battaglia della Finocchiaro "per cambiare il volto della
Sicilia" - battaglia che conduce in tandem con la stessa Borsellino - è in
salita. Una salita ardua. Ma da qui al doppio voto anticipato del 13, dove gli
schieramenti sulle regionali, diversamente dalle politiche, sono gli stessi del
2006, mancano ancora tre settimane: un po' di ottimismo non guasta. Anche
perché quel 10 per cento di differenza che separa la Finocchiaro da Lombardo,
tradotto in carne e ossa, corrisponde a 290 mila elettori su quattro milioni e
mezzo. Alla senatrice del Pd basterebbe spostarne la metà, 140 mila, e il
miracolo è fatto. Un miracolo, appunto. Ma il ragionamento che anima la
speranza del centrosinistra è esattamente questo: "Considerato che le
politiche trascineranno alle urne un numero di elettori maggiore delle
regionali, se recuperiamo centomila voti più uno, vinciamo le elezioni",
dice la Finocchiaro pensando soprattutto a quel 20 per cento che anche secondo
altri sondaggi non avrebbe ancora deciso per chi votare. "Possiamo
farcela" ripete anche Rita Borsellino, che ha ripreso a battere la Sicilia
palmo a palmo. Ma il suddetto miracolo, il possumus dipende da tanti fattori,
primo fra tutti dalla strategia per contrastare la "macchina
infernale" di un centrodestra che, sebbene in guerra con se stesso, farebbe
carte false anche a un passo dall'urna pur non farsi sfuggire neanche un voto
del suo elettorato potenzialmente deluso. I candidati a governatore sono
cinque. In lizza ci sono anche la "grillina" Sonia Alfano (sempre la
Swg la dà intorno al 5 per cento), il candidato della Destra di Storace Ruggero
Razza e Giuseppe Bonanno per Forza Nuova. Vittoria Vassallo, inizialmente
candidata della Rosa bianca, si è ritirata per poi confluire nella lista
personale della Finocchiaro. Lo scontro principe è dunque tra due catanesi, tra
l'ex presidente della Provincia di Catania, a cui Berlusconi
ha dovuto cedere la poltrona di Palazzo d'Orleans (sulla quale puntava il suo
pupillo Micciché) in cambio di un quasi certo premio di maggioranza per le
politiche, e l'ex capogruppo dell'Ulivo che fu a Palazzo Madama. Una donna
contro un uomo. Anzi due donne, Finocchiaro e Borsellino - in tandem in Sicilia
ma concorrenti in Emilia per il senato - contro Lombardo, l'uomo del Ponte di
Messina a tutti i costi, "il signore delle Asl", come è stato
ribattezzato per le spiccate clientele nel settore della sanità. L'occasione
potrebbe essere davvero storica, irripetibile. Ma per vedere in diretta come è
percepita la discesa in campo di Anna Finocchiaro (che da oggi a giovedì sarà
sul pullman con Veltroni in giro per la Sicilia)
abbiamo seguito per un giorno il suo tour elettorale palermitano. E' giornata
di quaresima, antivigilia di Pasqua. Una giornata improvvisamente estiva,
dicevamo, frenetica, fatta di otto tappe con incontri organizzati e blitz senza
avviso nei quartieri popolari. Si comincia a Palazzo Steri, in piazza Marina,
sede del Rettorato universitario. L'aula magna è quasi piena e l'argomento
dell'incontro, promosso da Arcidonna, è la condizione femminile in Sicilia,
dove il tasso di disoccupazione è del 17 per cento, più del doppio della media
nazionale. Due esempi emblematici: nei posti dirigenziali delle amministrazioni
pubbliche le donne sono appena l'8 per cento, mentre all'Assemblea regionale su
90 deputati soltanto 4 scranni sono rosa, tra questi quello di Rita Borsellino,
presente anche lei all'incontro. "Siano in una condizione di stato
pre-moderno, viviamo in una regione dominata da maschi diffidenti e
conservatori", dice la Finocchiaro auspicando che il 13 aprile "spazzi
via questo passato immobile. Questa realtà tragica". L'accoglienza della
platea è buona, ma scontata. Meno entusiasmante è invece quella che riceve
dalle donne della periferia, a Boccadifalco, borgata tra Palermo e San Martino
delle Scale, sulla strada per Corleone, roccaforte, manco a dirlo, del
centrodestra. Ad accoglierla c'è una donna incinta, che la guida nel quartiere
insieme ad alcuni parlamentari regionali del Pd. I cittadini che la
riconoscono, anziani ma anche giovani che invocano soprattutto "u
travagghiu", il lavoro, le espongono i problemi quotidiani, piccoli e
grandi, dalla sporcizia per le strade alle fontanelle senza acqua alle opere
incompiute, come quella ferrovia sospesa sul ponte che attraversa il quartiere
in attesa da anni di essere ultimata. La cosa singolare è che coloro che
denunciano il degrado si dichiarano tutti di centrodestra. E' gente arrabbiata
che fa spontanee dichiarazioni di voto: "Io sono di Alleanza nazionale e
l'accorpamento con Berlusconi non mi piace - dice un
signore sui cinquant'anni -. Io voglio la lista del partito, voglio l'identità.
Per le politiche non so se voterò. Per le regionali ci sto pensando, ma se ci
vado forse voto Finocchiaro", dice rivolto alla candidata. "Cammarata
ci ha abbandonato, guardate che schifo, qui non funziona niente", dicono
altri due abitanti facendosi largo nel capannello che si è appena formato,
anche loro reo confessi di centrodestra: "Io Lombardo non lo voto, non mi
piace, voterò il mio partito ma per la lista del presidente voterò Anna
Finocchiaro", afferma deciso uno dei due. "Anch'io" annuisce
l'altro. E' il cosiddetto voto disgiunto, consentito alle regionali, sul quale
la stessa Finocchiaro fa molto affidamento. Dalla strada al cortile della
scuola elementare, dove molte mamme aspettano l'uscita dei figli. Qui la
senatrice è accolta con freddezza, quasi indifferenza. Le donne sono tante e
sono sedute sui muretti. Anna Finocchiaro tenta interloquire ma loro non
profferiscono parola, diffidenti. Solo una signora si fa avanti e rompe il
ghiaccio: "Onorevole, il mio voto è sicuro". E scappa via. Si torna
in centro, nel quartiere bene di via della Libertà, per un incontro con
un'associazione di farmacisti, e poi, dopo un pranzo offerto in un albergo
dalla Legacoop, di nuovo in periferia. Sono le 17 passate e la giornata prevede
ancora tre tappe. Le ultime due saranno al pub libreria Kalesa, al Foro Italico
per un altro incontro di donne, e a piazza Leoni alla festa elettorale di un ex
sindacalista della Flai-Cgil candidato del Pd. Tutti gremiti di gente. Ma la
prova più attesa si svolge poco prima, a Tommaso Natale, quartiere
"controllato" dal boss mafioso Salvatore Lo Piccolo, l'erede di
Provenzano arrestato nei mesi scorsi. L'incontro - neanche questo chissà perché
è stato annunciato - avviene in una piazzetta davanti alla sede del Pd. Ci sono
trenta quaranta persone in circolo e poche altre che ascoltano a debita
distanza. L'argomento dominante anche qui è la disoccupazione, il precariato,
si parla dei miliardi arrivati in questi anni in Sicilia dall'Europa per creare
lavoro ma sperperati per arricchire i cosiddetti enti di formazione del nulla.
In altre parole si parla del "sistema cuffariano", delle mille
clientele che si tramutano in voti: Che farà dell'esercito dei 30mila precari della
regione?". "Se sarò eletta - risponde lei - la prima cosa che farò è
scrivere sulla facciata delle regione 'si entra solo per concorso'. Bisogna
dire basta ai precari a vita, tenuti a guinzaglio e ricattati dalla politica.
Quanto agli enti professionali, altri carrozzoni clientelari, vanno
aboliti". Seduto su una panchina un signore nota il nostro taccuino e si
avvicina: "Scusi, lei è giornalista? Perché non gli chiede dove stavano i
deputati regionali dei Ds quando Cuffaro e i suoi amici facevano i loro affari
con i soldi pubblici? Glielo chieda, vediamo cosa rispondono". Già, dove
stavano?.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Protestano gli
operatori precari del call center del Campidoglio (060606), che rischiano la
cacciata Da Poste ad Almaviva, ma sempre in Comune Roma Quando è il
"pubblico" a ricorrere al precariato, fa ancor più rabbia. Se poi a
praticare questa strada è il Comune di Roma, lustro e vanto del candidato
premier del Pd, la notizia getta uno squarcio sinistro sul futuro che aspetta i
precari anche nel caso che a vincere non fosse Berlusconi.
Stralciamo di seguito i passi più indicativi di un appello degli addetti al
call center chiamaroma 060606. "Più di 80 lavoratori/trici che attualmente
gestiscono il servizio con contratti ultra-precari, ora sono a rischio
licenziamento. Il servizio, nato nel 2002 e da allora gestito da Poste
Italiane, è cresciuto in maniera massiccia, ma soprattutto è cresciuto in
competenza, professionalità e utilità per la cittadinanza. Tale capacità ha
reso il servizio un punto di riferimento riconosciuto dai cittadini e non solo
una cordiale ed efficiente porta d'accesso ai servizi dell'amministrazione
comunale. Lo stesso sindaco uscente, Walter Veltroni, vantava la qualità del servizio sottolineando il suo acume per
averlo ideato e realizzato. Nostro malgrado, la professionalità non basta per
assicurarci un posto di lavoro sicuro e continuativo: difatti, poco prima di
lasciare il mandato, Veltroni ha regalato questo servizio, dichiarato "fiore
all'occhiello", ad Alberto Tripi, proprietario di Cos Almaviva,
tristemente noto come sfruttatore di lavoratori precari". "Pur
lavorando su questo servizio da molto tempo, alcuni da più di due anni, prima
con contratti di somministrazione a tempo determinato tramite agenzia
interinale e poi come dipendenti a tempo determinato, il Comune di Roma ci dà
il benservito. Il prossimo 6 aprile, data di scadenza del contratto, saranno a
casa circa 80 persone; senza contare gli altrettanti operatori a tempo
determinato attualmente impegnati in altri servizi di Poste che, a causa del
passaggio di consegne dello 060606, molto probabilmente perderanno anch'essi il
proprio posto di lavoro". "Ma non si era promessa una stabilizzazione
dei precari che sotto la trascorsa legislatura avevano già perduto ogni
prospettiva di un futuro? Siamo stanchi di vedere il susseguirsi di politiche
governative (sia di destra che di "sinistra") che peggiorano
progressivamente le nostre condizioni economiche e contrattuali. Da quando
siamo passati alle dirette dipendenze di Poste Italiane, invece di ricevere una
maggiore tutela, siamo stati costretti ad essere sottoposti ai così detti
"stop and go". I nostri contratti possono infatti avere una durata
fino a 6 mesi (tra aprile e la fine di ottobre) e fino a 4 mesi nel resto
dell'anno, senza alcuna garanzia e con il continuo e perenne ricatto del
mancato rinnovo". "Queste sono le conseguenze delle politiche
aziendali partorite a seguito di accordi sindacali e il tutto legiferato e
tutelato dagli organi istituzionali e governativi; quello che ci rimane è lo
smantellamento dei diritti e delle garanzie ed è per questo che in ogni posto
di lavoro sta crescendo la consapevolezza di essere sfruttati: chiediamo
un'inversione di tendenza, tornando a internalizzare l'erogazione almeno dei
servizi pubblici. Ci appare doveroso che tutti i candidati oggi in lizza siano
coscienti dell'assunzione di responsabilità (tra le altre) di cui siamo
portatori e cui andranno incontro qualora venissero eletti alla rappresentanza
della città o del paese (chiamaroma060606@yahoo.it)".
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto Una lettera
a Mediaset per chiedere parità di trattamento con il Pdl: "È una questione
di democrazia". E lo stato maggiore del partito
insiste: "Confronto tv tra Veltroni e Berlusconi". Gli uomini del Cavaliere: "Impossibile" Il Pd
riscopre il conflitto d'interessi Micaela Bongi Il confronto in tv tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi si può e si deve fare. Lo stato maggiore del Pd torna
all'attacco. Per l'ultima parte di campagna elettorale, oltre a chiamare
a raccolta il popolo delle primarie nell'operazione "convinci almeno tre
indecisi", il partito gioca la carta del duello televisivo con il leader
del Pdl: "Si sta creando una situazione ridicola e paradossale. Berlusconi finge disponibilità a un confronto tv con Veltroni per poi dare mandato ai suoi collaboratori di
affermare che il confronto è impossibile", lamenta il responsabile
comunicazione Ermete Realacci. Che allo stesso tempo reclama: "Si chiede
ogni giorno l'abolizione della par condicio mentre questa viene
sistematicamente violata dai tg Mediaset che hanno dedicato a Berlusconi e al Pdl un tempo quasi doppio di quello dato a
Walter Veltroni". In realtà anche i tg della tv
pubblica - secondo le ultime rilevazioni dell'Authority che ha inviato un
richiamo a tutte le testate, pubbliche e private - dedicano più tempo al Pdl e
non solo a svantaggio del Pd, ma di tutte le altre liste, penalizzate
ovviamente molto di più del partito di Veltroni. Per
quanto riguarda La 7, poi, la "dispar condicio" ha portato il
comitato di redazione a denunciare un "danno d'immagine" per la
testata e a chiedere un incontro urgente con il direttore delle news e con
l'amministratore delegato di Ti Media. Ma, sorvolando sulla 7 e evitando di
tirare in ballo la Rai (i cui tg non si comportano tutti allo stesso modo), è
al Biscione che si rivolgono pubblicamente i vertici del Partito democratico,
con il responsabile comunicazione Marco Follini che chiede, in una lettera
aperta ai direttori, di "correggere la disparità di trattamento".
"Rinnoviamo il nostro appello ai tanti professionisti delle reti Mediaset
a rientrare in un tipo di informazione rispettosa delle norme e delle forze
politiche in una fase così cruciale. È una questione di democrazia. È una
questione di civiltà", gli fa eco Fabrizio Morri, capogruppo Pd in
vigilanza. Nel frattempo, è sempre Realacci a sostenere che seppure
"l'imbarazzo" di Berlusconi nell'accettare
il confronto tv "è comprensibile", "i cittadini italiani hanno
il diritto di verificare le effettive proposte e qualità di chi si candida a
governarli. È una questione di elementare democrazia", anche qui.
"Sottrarsi al confronto è un errore e un danno", incalza Goffredo
Bettini. Dunque, da una parte il Pd, puntando l'indice sui tg Mediaset,
riscopre per il rush finale il conflitto d'interessi, ma senza esagerare;
dall'altra insiste con il duello tv: anche se alla fine non si farà, nel
frattempo si potrà sempre dire che sua emittenza ha paura e rifiuta le regole
di "elementare democrazia", appunto. In effetti, come sostiene
Realacci, il Cavaliere da una parte si dice pronto al tele-duello, ma dall'altra
fa ripetere ai suoi che metterlo in piedi è impossibile perché non è consentito
dal regolamento sulla par condicio, quella che il cavaliere definisce
quotidianamente "legge liberticida". Non è esattamente così, perché
se anche la commissione di vigilanza ha stabilito che non si faranno faccia a
faccia negli spazi delle tribune politiche (e a suo tempo il Pd non si è
strappato i capelli per questo), è pur sempre possibile realizzare i confronti
nei programmi di approfondimento. Si sono già fatti avanti Giovanni Floris,
Bruno Vespa e il direttore di Sky Tg24 Emilio Carelli, che riferisce di avere
già il sì di Veltroni. Mentre Vespa spiega che sia Veltroni che Berlusconi si sono
detti disponibili, ma "lo staff del leader del Pdl si è richiamato al
divieto di confronti diretti tra i candidati premier espresso dal presidente
della vigilanza". E su quel divieto che divieto non è, insisteva ancora
ieri Paolo Bonaiuti: "Il confronto è la negazione della loro stessa par
condicio".
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di Pietro: "Io
guardasigilli? No ai veti" "Faccio paura" Okkei, Veltroni non vincerà le elezioni. Ma nel dubbio, meglio candidarsi. A due
settimane dalle elezioni e mentre i sondaggi continuano a dare Berlusconi in rialzo, ieri Antonio Di Pietro ha lanciato l'allarme sul
proprio blog: "Se la coalizione di cui faccio parte vincerà le elezioni
dovrà affrontare immediatamente un problema: "Quale ministero
assegnare ad Antonio Di Pietro?"". Secondo il ministro delle
infrastrutture, Berlusconi sarebbe preoccupatissimo
dal vederlo ministro e il Pd avrebbe già espresso un veto preventivo: "Che
cosa deve fare Antonio Di Pietro per avere la possibilità di diventare ministro
della Giustizia? Quali qualità deve avere?". Eppure, l'aspirante ministro
Di Pietro di idee ne avrebbe tante, alcune delle quali rispondono agli slogan
grillini di sempre: "Prima di tutto farei una legge che impedisca ai
condannati con sentenza penale passata in giudicato di candidarsi ancora alle
elezioni politiche e cancellerei tutte le leggi vergogna che Berlusconi
si è fatto per non far processare i suoi amici".
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sondaggi A cena con
Silvio, in viaggio con Walter A cena meglio con Berlusconi che con Veltroni. Lo dice il 42 per cento degli italiani contro il 33. Ma in
viaggio in una capitale europea, tutto il contrario: Walter è uomo colto, non
avrà fatto il liceo ma ha fatto il sindaco di Roma, mica quel gigione del
Cavaliere, mister "Romolo e Remolo", 31 per cento contro 27.
Il voto si avvicina, i sondaggisti debbono ingegnarsi, l'Istituto Demopolis
certifica le fantasie degli elettori sui leader. Fantasie lecite, ma neanche
tanto: tralasciano che votare non significherà scegliersi un compagno di
merende ma un presidente del consiglio. Occhio e croce elettori e elettrici
sono più saggi. E infatti i sondaggi non premiano la Rosa bianca, ma per una
vacanza al mare salgono le quotazioni di Pierferdy Casini, ex potente ma non ex
bello (il 28 per cento delle donne sceglie lui), seguito da Daniela Santanchè
(25). Si difende Fausto Bertinotti, con il quale il 24 per cento degli italiani
andrebbe a cena e il
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alle 14, nella sede
della Magliana, si incontrano Spinetta, Maurizio Prato e nove sindacati. Atteso
qualche cambiamento (minimo) nella proposta francese. Prodi attacca le
"cordate che non si vedono" e i sindacati che "fanno scappare
gli investitori" Francesco Piccioni Uno spettacolo inguardabile. A poche
ore dall'inizio della tornata decisiva di incontri tra Air France, Alitalia e
sindacati presenti in azienda, non c' è traccia di una sola ipotesi credibile
di soluzione "pacifica". Governo uscente e opposizione sono
ovviamente ai ferri corti per motivi elettorali, con curiose sovrapposizioni
(ora tutti vogliono "salvare Malpensa"); il governo è frantumato al
suo interno (tanto è dimissionario); il premier ancora in carica accusa i
sindacati di aver fatto "fuggire" a suo tempo Lufthansa e chiede loro
"senso di responsabilità" (tradotto: non fate tanto i difficili per
un po' di licenziamenti...); questi ultimi rispondono per le rime, ma non
sembrano presentarsi stamattina con intenzioni identiche. Lo stesso "salvatore
della patria volante", Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm,
non sembra certo di poter ottenere ciò che vuole; anche perché la sua posizione
di forza (è l'unico ammesso a trattare la vendita della compagnia, ormai alla
canna del gas quanto a liquidità) è incrinata dalla necessità di avere
l'accordo sia dei sindacati che del prossimo governo. Sembra un'impietosa
istantanea della "mucillagine" individuata dal prof. De Rita. Il più
probabile futuro premier, ahinoi Silvio Berlusconi, da
un lato preannuncia che non apporrà mai la sua firma istituzionale sotto il
contratto di vendita ai francesi, mentre lo farebbe a una cordata
"italiana" che avesse nella squadra i suoi figli (apponendo perciò la
firma su entrambi i lati del contratto). Tanto il conflitto di interesse non è
più un tema di scontro politico, sentenziò Walter Veltroni. Il primo piano, nella giornata, se lo è guadagnato Romano
Prodi. Il quale ha cercato di essere "centrista" più che poteva,
finendo per scontentare tutti; soprattutto a sinistra. Da un lato ha
minimizzato il ruolo delle "cordate" italiane, sempre nominate ma mai
apparse: "una proposta deve essere seria, concreta, con delle
risorse, delle persone e un piano industriale (qualcuno del settore, insomma;
ndr); finora non si è visto nulla". Ha fatto l'esempio del fondo Tpg,
quello "con maggiore eseprienza di ristrutturazione di linee aeree"
presentatosi "insieme a Mediobanca"; ma fuggito via perché, avendo
esplicitamente richiesto la partecipazione di almeno alcuni uomini d'affari
italiani, non riuscirono a trovarne. Dall'altro lato se l'è presa con i
sindacati, nel modo già detto. Provocando una reazione rabbiosa in Raffaele
Bonanni, segretario generale della Cisl, infuriato perché "da 18 mesi ci
tengono all'oscuro" sul procedere della vendita di Alitalia; e che perciò
rovescia il senso del "caso Lufthansa", ricordando che questa
"si è ritirata" per "l'indissolubile rapporto tra Prodi e Air
France". Altri sindacalisti che hanno partecipato agli incontri con i
tedeschi nell'arco di sei mesi, ricordano che le cose si svolsero in un altro
modo. E riconoscono la "correttezza" mostrata dai tedeschi, che
decisero alla fine di non potersi permettere un investimento di quella portata,
presi com'erano da altri impegni internazionali. Sembrerebbe perciò che oggi
alle 14, nella sede centrale della Magliana, i sindacati abbiano deciso di
presentarsi con un "no" secco alle proposte francesi. Ma non è
affatto così. "I problemi devono essere affrontati subito - ha spiegato Luigi
Angeletti, segretario generale della Uil - non vedo perché aspettare un nuovo
governo per fare la trattativa" (Bonanni aveva speso parole a favore di un
rinvio ad aprile). Fabrizio Solari, segretario dell Filt Cgil chiede che Air
France "modifichi il suo atteggiamento; siamo disposti a trattare, ma non
accetteremo offerte 'prendere o lasciare'". Il margine, fanno sapere
ancora dalla Francia, è comunque ristrettissimo. E' probabile che Spinetta si
presenti al tavolo con qualche modifica di lieve entità, il minimo necessario -
per un non italiano - per andare avanti. Voci danno per probabile un
ripensamento sulla divisione Cargo, il che permetterebbe ai piloti dell'Anpac
di tornare ad "apprezzare" il piano. Ma se cede su un punto, poi
Spinetta non potrà non fare altrettanto su altri ancora. Ogni sindacato - a
seconda della fascia di lavoratori rappresentati - ha perciò dei propri margini
di elasticità. Tutti però si rendono ben conto che in campo c'è al momento un
solo compratore con un credibile - e dolorosissimo - piano industriale.
Prendere altro tempo, superando le colonne d'Ercole delle elezioni, significa
aiutare - di fatto - chi punta al fallimento della compagnia. La scelta, in
assenza di uno Stato troppo poco credibile per esercitare l'opzione
"intervento pubblico" in contrasto con Bruxelles, è ormai ridotta
all'affidarsi alle mani di un "chirurgo" esperto oppure attendere
l'arrivo delle termiti (le "cordate italiane" berlusconiane), pronte
ad afferrare ognuna il pezzetto che più le serve. Complimenti a molti registi
di questo sfascio.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Verba
votant Smemorati di Collegno alberto piccinini Fabrizio Cicchitto contro Walter
Veltroni, l'altro giorno: "Questo
straordinario personaggio non si capisce bene se è un homo novus o lo smemorato
di Collegno". L'ex socialista, ex piduista Cicchitto adora la polverosa
similitudine che gli ex della politica italiana si scambiano l'un l'altro. Negli anni l'ha usata ugualmente
contro Violante e contro "gli amici dell'Udc", diffondendo poi il
morbo tra gli altri. Bertolini contro Fassino: "Assomiglia allo smemorato
di Collegno. Ha dimenticato il nulla dei governi di cui è stato ministro".
Saponara, della commissione Mitrokin, contro Prodi: "E' come lo smemorato
di Collegno. Non ricorda nulla di nulla". Tajani ancora contro Fassino:
"E' come le smemorato di Collegno. Dimentica che Berlusconi
ha vinto due volte le elezioni". Bertolini contro Prodi: "E' peggio
dello smemorato di Collegno; quando governava lui aumentava le tasse e
impoveriva gli italiani". Per fortuna è arrivata la geniale trovata di
Fiorello che due anni fa con un doppio salto mortale comico dipinse Berlusconi come lo "smemorato di Cologno". Il
Cavaliere si affrettò a dire che la cosa lo divertiva molto. Soltanto il
forzaitaliota Testoni, risentito per certe dichiarazioni di Mentana contro Berlusconi in un incontro a Cortina, definì l'ex direttore
del Tg5 "smemorato di Cortina". Non fece ridere nessuno.
( da "Panorama.it" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Da destra a sinistra: che cosa c'è nei
programmi dei partiti Posted By redazione On 25/3/2008 @ 10:14 In Apertura#1 |
No Comments di Carlo Puca È di moda la raccolta differenziata. Per tutti,
proprio tutti, è la priorità del governo che verrà. Da Fausto Bertinotti a
Daniela Santanchè, passando per Walter Veltroni e Silvio Berlusconi e gli altri candidati premier, non ce n'è uno che non indichi la
strada maestra del riciclaggio per risolvere la questione dei rifiuti. Fa nulla
che siano poche, anzi pochissime, le sezioni di partito che in Italia, a
cominciare dalla Napoli disastrata, differenzino la spazzatura. Ma si
sa: una cosa sono i programmi elettorali, un'altra la vita reale. Al tempo
delle elezioni conta cavalcare l'onda. Ecco dunque assicurati gli asili nido,
la certezza della pena, l'edilizia popolare, la morte della burocrazia, il made
in Italy. E il mangiar sano e tipico, ci mancherebbe. Il problema è uno solo:
sono davvero pochi gli argomenti che caratterizzano l'un programma o l'altro. A
separare è più il come che il cosa, però uno schema minimo di diversità si può
fissare. Bertinotti e Veltroni sono divisi
dall'economia e dalle grandi opere. Veltroni e il
socialista Enrico Boselli da un pizzico di laicità in più del secondo. Veltroni e Boselli si distinguono da Pier Ferdinando Casini
sui temi eticamente delicati. Casini da Berlusconi
soltanto sulla riduzione delle tasse (il Popolo della libertà generalizza,
l'Udc la vuole prima per le famiglie). Ben più ampia è la divaricazione tra Berlusconi e Santanchè, liberista il primo, sociale la
seconda. Al punto che la Destra incrocia più la Sinistra arcobaleno che il Pdl.
Come Bertinotti, per esempio, Santanchè contesta la privatizzazione dell'acqua
e ne chiede la "riconversione a bene pubblico ". Altissima,
purissima, statalissima. Destra e sinistra radicali si diversificano soltanto
su droghe leggere, energia nucleare e immigrati. Nello specifico, Santanchè intende
"prendere i clandestini a calci nel c.". Bertinotti pretende invece
la chiusura immediata dei centri di permanenza temporanea e chiede
"l'abolizione della Bossi-Fini e una nuova normativa che introduca per i
migranti l'ingresso per ricerca di lavoro". Ma a guardare le proposte su
mutui sociali, tassazione delle rendite finanziarie e salario minimo garantito
sembra di rileggere, in politichese, il Fasciocomunista di Antonio Pennacchi.
In politica gli estremi(sti) si toccano. In verità, il salario minimo lo
garantiscono praticamente tutti. La base di partenza sono 1.000 euro netti al
mese, "ma anche" 1.100 secondo Veltroni.
Sinistra critica e la sua candidata Flavia D'Angeli arrivano a quantificare a
1.300 gli euro essenziali per sopravvivere. Bertinotti rilancia: propone il
ritorno alla scala mobile e una nuova legge che fissi "la durata massima
del lavoro giornaliero a otto ore e in due ore la durata massima degli
straordinari". E Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei
lavoratori, è categorico: "Bisogna partire dall'assunzione a tempo
indeterminato di tutti i lavoratori oggi precari". Manco fossero
bruscolini. E i pezzi grossi, Partito democratico e Popolo della libertà? Si
accusano reciprocamente di aver copiato e rivendicano la primogenitura del
programma. In effetti, più di una convergenza c'è, sull'economia anzitutto. Berlusconi punta a ridurre la spesa statale di un punto
all'anno, Veltroni lo stesso, ma dal secondo esercizio
di governo. L'Iva sul turismo l'abbassano entrambi, la banda larga è un diritto
"naturale", un nuovo sistema di ammortizzatori sociali pure. I
giovani e le donne meritano i prestiti d'onore, il Mezzogiorno la perequazione
e la fiscalità di vantaggio. Il credito d'imposta alle imprese che assumono a
tempo indeterminato? Già fatto, come l'alienazione di un parte del patrimonio
pubblico. E se Berlusconi è contro l'evasione fiscale
e dice no a nuovi condoni, Veltroni parla
insistentemente di ridurre le tasse. È il mondo alla rovescia. Ma somiglianze e
(presunte) copiature riguardano l'intero scibile umano e programmatico. Per i
non autosufficienti è pronto un piano straordinario, la castrazione chimica per
i pedofili non è tabù, il numero di poliziotti (e il loro stipendio) verrà
aumentato, sarà vietato pubblicare le intercettazioni, le liste d'attesa negli
ospedali pubblici diverranno un brutto ricordo. E ancora: niente più manager
raccomandati nelle asl, università in competizione, riqualificazione delle
periferie, privatizzazione delle municipalizzate, liberalizzazione dell'energia,
processi più rapidi, maggiore sicurezza sul lavoro, lotta senza quartiere alle
mafie, via libera a rigassificatori e termovalorizzatori, fors'anche al
nucleare. Programma vasto, forse troppo. Programma da Caw, Cavaliere più
Walter. Programma da larghe intese. E c'è ancora il capitolo delle
infrastrutture. Berlusconi cita la "legge
obiettivo", Veltroni no. Ma il risultato è lo
stesso: via libera, e in maniera spedita, a tutte le grandi opere. Soltanto sul
ponte di Messina il programma democratico, prudentemente, glissa. Glissano
entrambi, invece, sulle banche: né il Cavaliere né Walterissimo affrontano il
tema della riforma del sistema bancario e creditizio, un mutuo politico troppo
alto da pagare. Cosa separa allora il Pdl dal Pd, e viceversa? Quali sono le
differenze tra le sette missioni berlusconiane e i 12 punti veltroniani? Poche,
ma decisive. Esempio: il Pd non prende posizioni sulle droghe, il Pdl è per la
guerra totale anche a quelle leggere. Poi c'è l'immigrazione. Il Popolo della
libertà rilancia la Bossi-Fini, con la Lega si oppone nettamente "al
diritto di voto alle amministrative per gli immigrati " e nega "il
welfare italiano agli immigrati ", l'esatto contrario del programma
democratico, sul punto diverso persino da quello di Antonio Di Pietro, assai
severo con i clandestini. Per inciso, l'ex pm chiede anche la reintroduzione
del reato di falso in bilancio e l'abolizione delle comunità montane, temi
assenti nel testo democratico. Così come è assente la parola Malpensa, e
proprio mentre la Lega definisce "una tragedia" il ridimensionamento
dello scalo aeroportuale milanese, "a vantaggio di Fiumicino, noto
aeroporto veltroniano". Ma la grande divaricazione del Caw va in scena su
un altro palcoscenico, ben più ideale, quello dei temi eticamente delicati:
aborto, testamento biologico e coppie di fatto. Sulle interruzioni di
gravidanza la posizione è più sfumata, il Pd sostiene "l'obiettivo di
un'ulteriore riduzione del numero degli aborti". Ma anche che "la
legge 194 è una legge equilibrata, che ha conseguito buoni risultati". Il
Pdl invece rilancia "il ruolo dei consultori pubblici e privati per
garantire alternative all'aborto". Checché ne dicano i cattolici del
Partito democratico, nel programma è chiaramente scritto che il Pd si impegna
"a prevenire l'accanimento terapeutico anche attraverso il testamento
biologico " e promuove "il riconoscimento giuridico dei diritti,
prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente
dal loro orientamento sessuale". Viceversa, il Pdl esclude "ogni
ipotesi di legge che permetta o comunque favorisca pratiche mediche
assimilabili all'eutanasia" e rifiuta una legislazione per le coppie
omosessuali. Sono differenze pesanti. Le ha colte la Cei, con monsignor
Giuseppe Betori: "Cari cattolici, votate chi mantiene due punti fermi:
tutela della vita e della famiglia tradizionale". Veltroni,
solitamente loquace, ha preso tempo. Meglio parlare di raccolta differenziata,
va.
( da "Panorama.it" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Si chiama "Missione possibile" il kit
elettorale del Pd contro gli indecisi Posted By filippomaria_battaglia On
25/3/2008 @ 13:21 In Apertura#2 | No Comments Quattordici anni fa, l'esordio
firmato Silvio Berlusconi. Da allora, il "kit del
candidato" non ha mai abbandonato nessuna campagna elettorale del
Cavaliere, suscitando prima l'ilarità poi la sufficienza di tutti i leader del
centrosinistra. E neppure quest'anno il Pdl ha voluto tradire le attese: oltre
a spillette e bandierine, [1] il corredo elettorale presentato da Silvio Berlusconi agli aspiranti deputati prevede, tra l'altro, cd
audio e video, ma soprattutto gli "spunti per gli interventi" e
l'inno [2] "Meno male che Silvio c'è" in versione gospel (qui il [3]
video). Scelte che continuano a far sorridere i vecchi dirigenti democratici,
cresciuti nei meandri delle "Botteghe Oscure", con il ferreo intento
di portare "serietà al governo". Da qualche giorno però, il diktat
che proviene dal loft romano del Pd sembra essere un altro: contrordine giovani
compagni, il kit non solo è utile, ma può risultare decisivo. Ecco quindi che
il partito di Walter ha sferrato il contrattacco. E dopo essere stato accusato
di aver "copiato il programma del Pdl", ha deciso
di seguire la strategia di persuasione di Silvio Berlusconi. Prima
mettendo in vendita [4] i gadget di sostegno a Veltroni, poi,
intorno a Pasqua, sono arrivate [5] le prime "scatole magiche". Su
ognuna, una scritta chiara e incoraggiante ("Missione possibile"),
dentro, il vademecum che contiene poche pagine piuttosto perentorie. I
consigli sono vari: si parte dagli sms personalizzati da inviare "ad
almeno tre persone indecise" (con l'avvertenza però di non scrivere nessun
testo predefinito perché "la comunicazione deve essere assolutamente
sincera"), ma c'è spazio anche per colorate bandierine e per una serie di
"indirizzi web utili", come quelli necessari a scaricare i video su
YouTube (tra questi ultimi, il trailer di [6] Ogni maledetta domenica
interpretato da Al Pacino e quello di [7] Leonida che arringa i suoi soldati
nel film '300). Alle signore sono invece riservati incontri più soft ed inviti
"per un tè", da organizzare magari con le amiche indecise: alla fine
della chiacchierata, le militanti dovranno essere così abili da consegnare il
foglietto giusto ad ognuna di loro, convincendole così a votare "nel modo
più giusto". E poi feste, musica e spettacoli locali con tanto di omaggi
griffati Pd. Della "serietà al governo", che campeggiava nei
manifesti con la faccia, seriosa appunto, di Romano Prodi, per le elezioni del
2006, si sono ormai perse le tracce. Restano ora le piccole guide all'elettore
indeciso. E insieme ad esse, le accuse, sempre più insistenti, di voler
rincorrere il proprio avversario nel campo che conosce meglio: la comunicazione
politica.
( da "Famiglia Cristiana" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di Guglielmo
Nardocci POLITICA LA CAPITALE HA SMESSO DI CORRERE E RISCHIA DI FERMARSI
LASCIATELA CRESCERE I due candidati sindaci, Francesco Rutelli e Gianni
Alemanno, devono fare i conti con una città dinamica e un'economia vivace, ma
ha bisogno di un'amministrazione più moderna. Se non fosse per il Cavaliere per
antonomasia, anche la campagna elettorale romana che vede contrapposti
Francesco Rutelli e Gianni Alemanno, sarebbe veramente una somma di sbadigli,
parole e cabaret. Tant'è che da Trastevere al Quarticciolo, dal Quadraro a
Monte de' Cocci fino ai Parioli, quando hanno sentito lo slogan capitolino di Berlusconi declinato in formato Tor Pignattara,
"Rialzati Roma", hanno pensato si trattasse della campagna
pubblicitaria del nuovo Piano regolatore, ultimo gesto amministrativo di Veltroni prima di lanciarsi per le vie d'Italia al grido di
se po' fà. Ma nun se po' sentì è stato il commento più generoso al
"Rialzati Roma", quando hanno capito che la battuta era stata
prestata ad Alemanno dal Cavaliere. Un po' perché dire ai romani di rialzarsi
suona proprio male, un po' perché ormai Roma e la sua cintura producono e
viaggiano a un livello di reddito pari a tutte le grandi città industriali del
Nord del Paese. E infatti Alemanno, che torna, a due anni di distanza dalla
sfida con Veltroni, s'è guardato bene dal rialzarsi,
pure lui preferendo il più comprensibile "Roma cambia", contrapposto
al messaggio tranquillo e neoborghese di Rutelli che punta su una città più
pulita e sicura, sulla casa e sui taxi; forte del ricordo dei suoi otto anni di
amministrazione capitolina che segnarono un punto di svolta rispetto a un
passato grigio, indegno di una capitale. Gianni Alemanno saluta la gente prima
di un comizio (foto La Presse). Una città che macina record Una capitale che
dopo il Giubileo macina record di presenze turistiche, sviluppo dei servizi,
imprenditoria edilizia e industrie tecnologicamente avanzate; progetta nuovi
aeroporti, perché Fiumicino e Ciampino non ce la fanno più a reggere l'afflusso
dei visitatori, ma proprio per questo suo impetuoso sviluppo comincia ad avere
il fiato corto sul versante della sicurezza (nonostante sia fra le città più
sicure d'Italia), la pulizia e un piano del traffico e dei trasporti che la
liberi dall'obbrobrio quotidiano delle ore in fila sul Lungotevere. Però è una
città viva, ricca di eventi: "Oggi si può veramente dire che Roma dopo gli
ultimi quindici anni di amministrazione è diventata una grande capitale al pari
delle altre grandi di Europa e, del mondo", riconosce don Pietro Sigurami,
uno dei parroci più noti e ascoltati dell'Urbe, impegnato da sempre sulla
frontiera dell'accoglienza degli immigrati del Terzo mondo, per i quali
attrezza ogni giorno centinaia di pasti, "ma rimangono problemi gravi:
nella nostra mensa dei poveri aumenta notevolmente il numero degli italiani,
tutto è caro e dispendioso, preoccupa la delinquenza dei nuovi arrivati
dall'Est europeo. La legge Fini-Bossi è stata un disastro, ha diffuso l'idea
che lo straniero può stare solo se serve. Ma questo non è una forma di nuovo
schiavismo?". Don Pietro non ce lo racconta, ma qualche anno fa il suo
bello scontro con la politica ce l'ha avuto. Fu quando la Destra gli attaccò i
manifesti nel quartiere chiedendo di cacciare "quella feccia". Lui si
presentò alla Messa domenicale e disse: "Dalla quantità di offerte per i
poveri di questa domenica io deciderò se smettere o continuare". Il
quartiere, in un solo giorno gli mise nelle casse parrocchiali 43 milioni di
lire. "Non l'avessero fatto avrei chiuso pure la chiesa", commenta
ridendo, "i manifesti sparirono e io ringrazio Dio, perché i miei
parrocchiani sono stupendi e ci consentono di aiutare i poveri e persino di
aprire in Tunisia tanti centri di formazione". "Non c'è dubbio, lo
sviluppo c'è stato e si vede", commenta Daniele Frontoni, 34 anni, presidente
dei Giovani albergatori di Roma, che con la mamma, bella e ferrigna signora, ha
iniziato nel 2001 la sua attività in pieno centro, "siamo partiti dopo
l'11 settembre, possiamo ben dire che abbiamo dichiarato guerra alla guerra. Il
nostro indice produttivo è sempre a due cifre grazie all'immagine che Roma ha
nel mondo. Ma adesso è ora di provvedere se non vogliamo perdere i clienti.
Roma è sporca, ha bisogno di pulizia e decoro urbano, servizi più efficienti,
taxi reperibili e infrastrutture necessarie come i centri congressi, le fiere.
E ancor più, di buone misure per fronteggiare la microcriminalità che genera
insicurezza". "Questi svantaggi li sentono anche le imprese dopo lo
sviluppo impetuoso degli ultimi quindici anni", commenta Carlo De Giuseppe,
docente di Sviluppo di impresa all'Ateneo di Viterbo e titolare di uno studio
romano di assistenza alle imprese da dove ha potuto monitorare la crescita
della capitale, "le infrastrutture non sono l'unico problema. Il rapporto
fra banche e imprese non è buono e limita il necessario accesso al credito. Gli
obblighi burocratici sono ancora troppi e complicati e l'imposizione fiscale,
giunta al 53 per cento, è asfissiante. In queste condizioni la grande vitalità
delle imprese romane rischia di finire". "È vero, bisogna dare
un'altra sterzata", aggiunge Ugo Mastelloni, importante avvocato con
studio nel cuore di Roma, che dopo i successi professionali, ha deciso che era
il momento di accompagnare al suo impegno cristiano nel sociale anche l'impegno
politico nel più problematico dei partiti, quello socialista: "Corro per
essere eletto nella prima circoscrizione, e corro da socialista. Di soldi non
ne ho più bisogno, di prestigio neanche, ma di mettere la mia esperienza di
avvocato al servizio della comunità del centro e anche quel tocco di impegno
cristiano che si batte per non far diventare la prima circoscrizione un posto
da privilegiati. Cominciando da me". Ma il centro di Roma è anche il regno
dell'odiatissima "casta" politica, quelle migliaia di aiutanti,
segretari e, diciamolo pure, portaborse che vivono intorno ai palazzi della
politica: "Per dire la verità", osserva Mario Ciampi, 31 anni, ma con
un brillante curriculum scolastico e accademico alle spalle, coordinatore della
fondazione politica di Destra Farefuturo, "ai cosiddetti portaborse
arrivano solo briciole per la sopravvivenza". Politici? Sì, ma moderni
Visto da fuori, Ciampi potrebbe essere uno di quelli, e invece lui, come i
ricercatori dell'Arel, la fondazione creata da Beniamino Andreatta, ora diretta
da Enrico Letta, è uno degli apripista di una nuova generazione di operatori
della politica forti di lauree, master e specializzazioni: "Lavoriamo sui
contenuti, sulla consapevolezza che la politica non può essere né clientela, né
vaniloquio. Lavorare con gente come noi è un gesto di coraggio che qualche
politico sta facendo. Ma forse questo gesto di generosità che per adesso è di
pochi, e che invece in Europa è prassi consolidata, servirà pian piano a
invertire la rotta, a creare una classe dirigente di cui il Paese ha
bisogno". E anche dell'esempio della famiglia Montesi, il Paese ha
bisogno. Una casa nella periferia romana costruita con tenacia e mutuo, quattro
figli, due stipendi piccoli che bastano sì e no, più no che sì: "Ma noi",
racconta sereno Gualtiero mentre sua moglie corre dietro ai figli più piccoli,
"abbiamo investito sulle relazioni. Siamo tante famiglie amiche che si
aiutano l'una con l'altra. In casa abbiamo una regola: ci deve essere di tutto,
ma uno solo. Un'automobile, un televisore, un computer. Nessuno spreco ed
essere felici del poco: un film offerto dall'estate romana, la sagra. C'è
davvero bisogno di avere maggiori esigenze di queste? E, quanto al nuovo
sindaco, gli chiediamo di continuare l'opera dei suoi predecessori che non ci è
dispiaciuta".
( da "Famiglia Cristiana" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di Beppe Del Colle
IL FUTURO DELLA COMPAGNIA DI BANDIERA AL CENTRO DEI GIOCHI POLITICI ALITALIA:
VOLO A RISCHIO PER TEMPESTE ELETTORALI La vicenda Alitalia è fortemente
influenzata dal clima elettorale. Una trattativa meno condizionata
politicamente potrebbe garantire meglio il futuro dei dipendenti della
compagnia e di Malpensa. La vicenda Alitalia non sarebbe dovuta coincidere con
la vigilia elettorale. Questa che stiamo vivendo è l'ultima settimana utile per
consentire all'offerta di Air France di vincere una gara che da mesi non
esisteva più sul tappeto (l'altra proposta, quella di Air One, era stata
giudicata non sufficientemente apprezzabile dal Cda di Alitalia). Lunedì 31
marzo è la data di scadenza dell'offerta transalpina, dopo di che non
resterebbero che due strade: il commissariamento della compagnia di bandiera, o
il fallimento della società. La prima porterebbe a molti ridimensionamenti nel
personale, nei voli, nei servizi collegati. La seconda sarebbe un disastro
pubblico in un momento difficile dell'economia nazionale e internazionale. La
scorsa settimana le cronache hanno tuttavia registrato una nuova soluzione,
prospettata da Berlusconi in termini vaghi, ma molto
efficaci rispetto a una campagna elettorale piuttosto deludente: una
"scalata" da parte di un finora imprecisato gruppo di imprenditori
italiani, fra i quali, se necessario, anche i figli del leader del Pdl. Foto
Ansa. La proposta ha rovesciato il gioco delle parti: un Veltroni avanti di un giro nella corsa propagandistica alle urne (sebbene
i sondaggi continuassero a darlo indietro di almeno 7 punti) e un Berlusconi che inseguiva. Con un colpo solo, il Cavaliere ha messo il
rivale in difficoltà sia nei confronti dei sindacati (contrari all'offerta di
Air France che creerebbe molti esuberi sia nell'Alitalia che a
Malpensa); sia nei confronti del Governo tuttora in carica, che deve comunque
prendere una decisione; sia nei confronti di una vasta area elettorale del
Nord, intorno all'aeroporto a rischio di ridimensionamento. Siamo dunque in
presenza di una situazione alterata dalla vigilia elettorale, quando nessuno
rinuncia a manovre che portano vantaggi in termini di voti. Proviamo a
immaginare che il Governo Prodi non fosse caduto e che con più calma si fosse
potuto procedere alla pur non facile soluzione del problema. Nel giro di pochi
anni due grandi compagnie aeree, la Swissair e la belga Sabena, falliscono per
i troppi debiti e nel giro di poco tempo vengono sostituite da altre due
compagnie, perdendo rispettivamente 9.000 e 10.000 dipendenti, e finendo la
prima nel complesso Virgin, la seconda nella Lufthansa. Nel frattempo
l'olandese Klm viene acquistata da Air France. Una trattativa più tranquilla e
non appesantita politicamente sarebbe potuta avvenire anche per Alitalia, con
maggiori garanzie per i dipendenti. Infine, Malpensa: pur perdendo i voli
dell'Alitalia, avrebbe potuto compensarli, con opportune garanzie del Governo,
contrattando i propri diritti di traffico internazionale su almeno sette rotte
in Europa, Medio Oriente e Asia, proposte da altre compagnie. E invece, mentre
Alitalia soffre da almeno quindici anni di una gestione inaccettabile, tutto si
deve risolvere (o meglio, non risolvere) in pochi giorni. Solo perché il 13
aprile si vota. A meno che la proposta di Berlusconi
non sia solo un sogno elettorale e che la "moratoria" chiesta dalla
Lega e dal sindaco di Milano (con il prestito-ponte chiesto al Governo attuale)
non aiuti il Governo futuro a fare ciò che finora nessuno ha fatto. Vedremo.
( da "Giornal.it" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sono ancora tanti
gli incerti che alle prossime elezioni politiche non sanno - o non lo
dichiarano - dove mettere la croce. Secondo un recente sondaggio dell'Istituto
Demopolis il 25% degli italiani va a rimpinguare il cosiddetto "partito
degli indecisi" che ad ogni tornata elettorale, ad ogni consultazione alle
urne, incombe come l'incognita pesante che fa spostare l'ago della bilancia, in
base a dove si poserà. Meno di venti giorni all'election day e pare - sempre
secondo il sondaggio - che il divario tra i due grandi schieramenti sia, tutto
sommato, invariato. Il Popolo della Libertà più Lega Nord arriverebbe al 44%,
mentre i partiti che appoggiano Veltroni si
attesterebbero ad una quota più bassa: 37,5%. Il sottobosco potrebbe fare la
differenza. Bertinotti potrebbe anche strappare un preziosissimo 7,5%, un po'
meno l'UDC che, correndo da solo, porterebbe a casa il 6% netto. La Santanché,
il Partito Socialista e "gli altri", sommati insieme (anche se
viaggiano separati) arriverebbero a malapena al 5%. Chi ha deciso di
presentarsi al di fuori di una coalizione sa bene che deve arrivare al 4%,
altrimenti addio seggio alla Camera. Per il Senato i "solitari"
devono arrivare all'8% nelle singole regioni. I partitini che si sono fin da
subito alleati ad un gruppo più forte, per andare a Roma si possono accontentare
del 2%. Gli elettori al di sotto dei 35 anni - considerati per estensione dai
sondaggisti "giovani" - voterebbero sempre PdL, ma con uno scarto
minore rispetto al PD. Crescono gli estremi: Sinistra Arcobaleno e la Destra
"tirano" tra i giovani.
( da "Stampa, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DI Il pensiero
LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Continua la campagna elettorale e i muri sono zeppi
di manifesti. Che b'lssa. Siam di nuovo circondati di bei musi con le camicie
di cemento e cravatte di marmo per dar senso di stabilità. Gente fotografata
con la mano sul cuore e quella che non si vede sul... Molti son seduti alla
scrivania. Per far vedere che lavorano. Invece si son messi lì prima di andare
a fare l'happy hour... Casini nel manifesto elettorale c'ha una biffa che
sembra che voglia sputare in testa a tutti quelli che gli passano sotto.
Sorriso tirato.. Sembra che il fotografo invece che "sorrida" gli
abbia detto "guardi che ha la bottega aperta...". In quello del Pd invece c'è Veltroni che ride
conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace
sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce delle metamorfosi.
Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in altre un culetto di
neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare in tintoria.
La Santanchè è mistica, santificata e santificante. Metafisica. Gli occhi
rivolti al cielo. Sarà il botulino. Fini invece è fotografato di taglio, di
sbieco, vent'anni fa però. Manca la foto di Berlusconi.
Sì. I manifesti del Pdl sono senza foto, c'han solo il simbolone. Come facciamo
adesso? Trovarmi la faccia di Berlusconi sui muri
della mia città per me era una tradizione. Come trovare i piccioni in piazza
San Marco. Cioè. Non vedere quel sorriso a tastiera d'organo senza diesis e
bemolle, quegli occhietti a spillo strizzati che fa uno quando gli scappa la
pipì... è brutto. Perché non han messo la foto di Berlusconi?
Ha usato la stessa lozione di Ronaldo, gli son venuti troppi capelli e non sono
riusciti a scontornarla? Dall'agitazione è venuto mosso? Secondo me è una
strategia per stupire. Sono certa che si inventa qualcosa. Vedrai. Capace che
si fa proiettare come il marchio di Batman sulle nuvole di notte. Frann. Oppure
si fa costruire dei sosia di pannolenci e li appende ai balconi come i Babbi
Natale di Cortina d'Ampezzo. Comunque sia, politici o no, farsi fotografare in
primo piano è sempre un casino. Perchè si vedono le magagne del tempo. Più che
le mille primavere si vedono i settanta, ottanta autunni. E' vero che ti
sparano in faccia faroni da mille watt, che poi vieni piallata, con tutta
quella luce del naso vedi poi solo due buchini, ma non basta. E' vero ancora
che si lavora al computer di photoshop. Se il neo è troppo importante si clicca
sopra e si riduce a icona, ma non basta. Si migliora la faccia da babaciu, si
taglia e incolla l'orecchia a cerbottana, si assottiglia il collo da cinghiale
della Val di Lanzo ma serve a poco. E' proprio il primo piano in sé che è un
rischio. Guarda solo che foto abbiamo tutti sulla patente. Non so voi, ma io
quando mi fermano i vigili più che per la multa sto male all'idea che vedano la
foto. Sulla foto della patente di solito gli uomini sembrano o brigatisti Anni
70, o seminaristi cacciati per inclinazioni omosessuali. Le donne prostitute
kabuki o mocie vileda. Io nella foto della patente ho 18 anni e sembro la nonna
della Montalcini. Il mio boy il cugino di Gianduia.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
Pd costringe di nuovo Berlusconi a inseguire.
Però ha un problema generazionale Buon colpo sulle pensioni, peccato i giovani
votino Pdl Più 400 euro: Veltroni punta sugli
anziani. Under 35 tutti da convincere La ricetta del Pd per i pensionati che
non riescono a seguire la corsa dei prezzi dei generi di prima necessità? Detrazioni fiscali immediate per
400 euro. Il leader del Pd Walter Veltroni parla di
interventi immediati per venire incontro alle esigenze dei pensionati,
soprattutto delle donne che hanno le pensioni più basse. La misura riguarderà 2
milioni di pensionati, avrà un costo di 2,5 miliardi di euro e partirà il
prossimo primo luglio. Un intervento che potrebbe essere accompagnata dalla
modifica delle regole di indicizzazione delle pensioni che consentirebbe ai
pensionati di partecipare ai frutti della crescita economica del paese. Berlusconi, punto sul vivo, riesce solo a balbettare:
"Il problema numero uno è quello di adeguare le pensioni ai prezzi".
I sondaggi segnalano un problema sul versante giovani. I ragazzi, soprattutto
quelli che sono già entrati nel mondo del lavoro, al momento sembrano orientati
a votare più per il Pdl che per il Pd (10 punti di distacco). Per recuperare,
dicono gli esperti, Veltroni deve andare incontro al
bisogno di concretezza che esprimono. ALLE PAGINE 3 E 4.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 25-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Paolo Bonaiuti ha
ragione due volte. Quando dice che la legge sulla par condicio è orrenda, e quando dice che Berlusconi
potrebbe benissimo sostenere il faccia a faccia televisivo con Veltroni. Essendo Bonaiuti il portavoce del Cavaliere, e avendo Berlusconi già espresso più di una volta totale disponibilità al confronto
tv, la cosa va considerata acquisita: sul duello nulla osta di Berlusconi. Anche p e r c h é l' u n i c o punto sul quale Bonaiuti
sbaglia è una mera inversione temporale: lui dice che prima si cambia la par
condicio e poi si fa il duello. Siccome questo è chiaramente impossibile, un
doppio buon servizio agli italiani consisterà nell'offrire loro il confronto
televisivo prima delle elezioni, e modificare la par condicio o abrogarla fra i
primi atti della nuova legislatura (cosa che conviene fare presto, anche perché
per le elezioni successive non ci sarà comunque da aspettare cinque anni, e
neanche tre...). Del resto, un confronto diretto Berlusconi-Veltroni non sarebbe solo un buon servizio alla democrazia,
e non darebbe solo un'occasione al Cavaliere di confermare che non è bollito.
Rafforzerebbe anche negli elettori quell'idea di bipolarismo che, a quanto
pare, sta a cuore anche al Popolo delle libertà.