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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Radicali-teodem, scontro nel Pd ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: andare liberi alle elezioni annunciato da Veltroni voleva dire non rivolgersi a un elettorato di nicchia ma a tutto il Paese". L'arrivo dei Radicali tra i democratici ha disorientato non poco l'ala teodem che, in attesa di incontrare Veltroni nei prossimi giorni, intanto mercoledì pomeriggio discuteranno, in un'assemblea indetta dalle associazioni di area cattolica aderenti al Pd,

E via libera alla carica da governatore. Udc nei guai Sicilia, Lombardo va con Berlusconi ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: falsariga di Veltroni. Al panorama agreste della prima uscita di Walter, però, ha sostituito quello marino che circonda il bellissimo terrazzo di Villa Igiea. Da lì ha lanciato la sua sfida a un centrodestra "annaspante e sconquassato"; ha risposto indirettamente a Berlusconi sul ponte di Messina, chiarendo che "non è una priorità" di fronte al disastro delle linee ferroviarie nell'

Astenuti a sinistra: seguiamoli ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha votato Ds e Ulivo nel 2006 ma poi ha scoperto che le politiche di Prodi "non si distinguevano da quelle di Berlusconi". Poca fiducia nel Pd "e mi dispiace per Veltroni, che pure ha un linguaggio diverso dagli altri". Alessandro, 35 anni, programmatore a Napoli aveva votato per Di Pietro. Oggi è deluso soprattutto per la prosecuzione della missione in Afghanistan.

Berlusconi e Veltroni ci ripensano: Niente larghe intese, vinceremo ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni ci ripensano: "Niente larghe intese, vinceremo" Il leader del Pd: "Bisognava farle prima delle elezioni, ormai è impossibile". E il Cavaliere: "Sono una ipotesi di scuola, siamo in vantaggio di 10-12 punti" Roma L'accordo tra Popolo delle libertà e Partito democratico è realtà.

Casini e gli altri, ricominciano le manovre al centro ( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: senza rendersi conto in tempo che proprio Berlusconi era ormai teso a imitare Veltroni superando la frammentazione della sua coalizione e badando, prima di tutto, a inglobare Alleanza Nazionale, piuttosto che essere attratto da un'operazione assai meno interessante come quella di assorbire la piccola Udeur di Mastella, per giunta mostratasi, in questi anni,

Roma, Berlusconi sfodera la carta Alemanno L'ex ministro An verso la candidatura a sindaco. Oggi si ufficializza il nome ( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche perché ancora scotta la sconfitta con Veltroni al secondo mandato, due anni fa. Sabato invece Silvio Berlusconi aveva sulla punta della lingua il nome di Gasparri, a lui molto più vicino. Ma l'ex premier, già esausto della trattativa siciliana, ha lasciato che decidesse Fini, anche perché Forza Italia corre alla Provincia di Roma con Antoniozzi.

Campidoglio, An e l'annuncio sbiadito ( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: al Palalottomatica era grande festa di addio di Veltroni, di candidatura di Rutelli, di Fiorella Mannoia che canta "La storia siamo noi", dell'abbraccio di Veltroni all'ultimo dei fratelli Mattei e alla madre di Valerio Verbano, di Francesco Totti che saluta in videomessaggio, e di tutta la gioiosa macchina da guerra che Veltroni ha messo in piedi per questa campagna elettorale.

194: Avvenire accusa, rivolta dei medici Il quotidiano Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine difende il documento pro-legge ( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni per il Pd e Silvio Berlusconi per il Popolo delle libertà, avevano deciso di tenere fuori dalla competizione elettorale per mantenere un clima il più possibile pacato e costruttivo. Ma il quotidiano della Cei accende le polveri. Due gli obiettivi principali: la candidatura "laica" dell'oncologo Umberto Veronesi nelle liste del Pd.

Pd, una campagna comparativa ( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che Veltroni ricordi agli elettori le promesse non mantenute del suo oppositore, detto chiaramente, di Silvio Berlusconi, gli inconvenienti, in materia economica e costituzionale, del suo lungo periodo di governo (2001-2006), il bassissimo profilo e prestigio della sua politica estera e, in special modo, quella condotta in Europa dal suo governo e dai relativi ministri.

Aborto, i vescovi contro i medici ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A Roma Alemanno sfida Rutelli. Vittime del terrorismo, il fratello dei Mattei abbraccia la madre di Verbano davanti a Veltroni Aborto, i vescovi contro i medici Attacco anche a Veronesi. Intesa Berlusconi-Lombardo, dietrofront di Miccichè.

Il festival delle larghe intese - silvia fumarola sanremo ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il programma è pronto" annuncia Chiambretti "abbiamo 350 pagine, 5 più di Veltroni, 7 più di Berlusconi. Al primo posto c'è il ponte sullo stretto di Messina per riavvicinare Pippo a Del Noce". Baudo ride, molto meno quando gli ricordano la battuta di Francesco Renga ("Non mi ha voluto perché ho vinto con Bonolis, Pippo lo odia").

Pdl, gasparri rinuncia lo sfidante sarà alemanno ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: già sfidante di Veltroni alle ultime comunali, ha infatti vinto il duello interno con Maurizio Gasparri, in realtà ben felice di cedergli il passo. è stata una telefonata mattutina tra i due colonnelli di An a chiarire il rebus della scorsa notte, quando sembrava che fosse stato Berlusconi in persona a chiedere il sacrificio all'autore della legge sulla Tv.

Da "compagni" a "signori" la rivoluzione della tito nischio - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nella svolta di Veltroni ci crede, interroga i militanti e gli sconosciuti uno ad uno e alla fine sintetizza soddisfatta "ce la possiamo fare". Conviene partire dalla fine, dalla Sterlick che dà pubblica lettura del verbale. Alla Foce hanno ottenuto voti: Mario Tullo 13, Stefano Zara 7, Simone Stagnaro 7, Gianni Vassallo 5,

Il punteruolo non ci sono né povia né apicella ( da "Riformista, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ora, a Veltroni si possono muovere molte critiche, politiche, ma sostenere che canzoni di sinistra vadano ascritte a lui è come sostenere che canzoni di centro-destra vadano ascritte a Berlusconi. Veltroni ha perso la sinistra, Berlusconi il centro.

"la nostra storia non si chiude" ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nella stessa sala dove nacque il partito socialista nel 1892, romperemo gli indugi e daremo vita non a una fine ma a un nuovo inizio". Il capo dei Socialisti, è convinto che "Veltroni e Berlusconi propongono la stessa ricetta". E poi il segretario del Pd, "non è un vero candidato premier. Tira solo la volata al suo partito".

A roma scelto alemanno "sarò io l'anti-rutelli" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Pdl punta sull'ex ministro di An, già sconfitto da Veltroni A Roma scelto Alemanno "Sarò io l'anti-Rutelli" Gasparri rinuncia "Però avevo l'età giusta" Derby a destra con Storace FRANCESCO BEI ROMA - Gianni Alemanno, scalatore del K2, ha deciso di affrontare una parete ancora più ripida, quella del colle del Campidoglio.

13 aprile, pd in ripresa sei punti di distacco dal pdl prezzi in testa alle priorità - roberto biorcio fabio bordignon ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: punti di distacco dal Pdl Prezzi in testa alle priorità Gli incerti sono soprattutto tra chi nel 2006 votò Ulivo, Rifonda-zione e centristi Veltroni guida la classifica di "gradimento" dei leader. In risalita Berlusconi Il sondaggio Demos-Eurisko rileva una forte concentrazione di consensi sui due partiti-guida: Popolo della libertà al 40,5 per cento e Partito democratico al 34,8.

Tra marchi nuovi e antipolitica elettori confusi come al supermarket - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: fra Berlusconi e Veltroni, gli elettori si dividerebbero in modo pressoché uguale. Anche così si spiega la convergenza di strategie fra i due "avversari". All'insegna della personalizzazione e del reciproco riconoscimento. Da un lato, Veltroni conta di sfruttare il proprio appeal personale per bilanciare lo svantaggio prodotto dall'

L'IPOTECA GIUSTIZIALISTA ( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nuovo stile e il nuovo clima politico che ha contribuito a suscitare hanno anche reso possibile ai leader dei due schieramenti (Veltroni e Berlusconi) di parlarsi fra loro con linguaggi nuovi. E fanno ben sperare, in linea di principio, anche per le future relazioni fra maggioranza e opposizione. Ma l'alleanza del Partito democratico con l'Italia dei Valori mette a rischio tutto ciò.

Tabacci: per il patto con l'Udc pronto a mettermi da parte ( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Una grande federazione di centro per dare risposta agli italiani "inquieti di fronte all'obbligo di scegliere tra Berlusconi e Veltroni". è il sogno di Bruno Tabacci che ieri nel Palasport di Montecatini Terme ha concluso la due giorni fondativa della Rosa Bianca. Con un'apertura a Casini sulla leadership: "Il protagonismo non l'ho chiesto e non l'ho cercato.

Berlusconi: il centro siamo noi ( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: amministrative già sfidante di Veltroni al Campidoglio, fa il bis e prova a sfilare la vittoria a Rutelli. E d'altra parte lui, spiegano dal centrodestra, il più accreditato nei sondaggi interni, dunque a lui dovrebbe toccare la corsa senza che nessuno se la prenda più di tanto: Gasparri fa sapere che lui avrebbe accettato la candidatura solo perché glielo chiedevano Fini e Berlusconi,

Della Valle: votare o no? Deciderò l'ultimo giorno ( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alla domanda se accetterebbe un incarico da ministro in un futuro governo guidato da Berlusconi o da Veltroni, il presidente del Gruppo Tod's ha ribadito: "Non faccio politica da nessuna parte, ma aggiungo che la politica che possiamo fare noi imprenditori è quella di trovare aziende che funzionano e in cui la gente che ci lavora stia bene".

La resa di Miccichè: io garante Ma blog e partito lo scaricano ( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Enrico, disilluso: "Potevi evitare di rubare lo slogan sul "sogno" a Veltroni, che già lo aveva rubato a Barak Obama...". Per fortuna c'è Missy: "Sono con te, MICCI ". Gianfranco Miccichè Presidente uscente dell'Assemblea regionale Felice Cavallaro.

La quadratura del cerchio è stata trovata ieri mattina, dopo una settimana di incertezze e cont ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a due anni da quella persa contro Walter Veltroni. E Gasparri gli ha ceduto il passo, visto che la sua disponibilità era condizionata "all'assenza di altri esponenti autorevoli di An pronti a candidarsi". A favore del presidente della federazione romana di An gioca la voglia di rivincita, con sondaggi che lasciano aperta al centrodestra quanto meno la strada del ballottaggio,

Di FABIO ROSSI La conferma della candidatura di Gianni Alemanno, che oggi sarà ufficialm ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: delle infrastrutture e della manutenzione della città: tre punti su cui le amministrazioni di Rutelli e Veltroni sono state particolarmente carenti". Oggi alle 17 la presentazione ufficiale delle candidature targate Pdl per il Campidoglio e per la Provincia: per la presidenza di Palazzo Valentini sarà in lizza l'eurodeputato di Forza Italia Alfredo Antoniozzi.

Le ipotesi si accavallano ma ormai è opinione consolidata che la scomposizione dei p ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni. C'è chi come si vede si augura la rinascita di un partito cattolico, per riempire la politica di vaori dimenticati; chi pensa ad un polo liberale e chi ad uno liberista; chi vede invece più semplicemente la necessità di un centro riformatore moderato ma illuminato, lontano dalle spinte leghiste e populiste che hanno influenzato il centrodestra berlusconiano

ROMA - I due maggiori partiti, Partito democratico e Popolo delle libertà, sono già ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma adesso la vuole svuotare, d'accordo con Berlusconi. Viene davvero il dubbio che Veltroni e Berlusconi siano d'accordo perchè, se lo sono oggi nello svuotare la par-condicio e nel non accettare confronti tv, allora lo saranno domani, dopo una campagna elettorale finta, per fare un governo insieme".

Casini: Berlusconi e Veltroni, patto anti par condicio ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract:

ROMA - Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini hanno scelto e candidano Gianni Alemanno alla poltrona di ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Rutelli ringrazia poi Veltroni e la sua squadra "per il grosso lavoro di coesione sociale in una città in cui la solitudine è dietro l'angolo". Un entusiasmo e dei risultati che Alemanno intende contestare punto per punto. Lui, che già sfidò Veltroni nel 2006, non ci sta e vuole smontare l'immagine patinata di una capitale felice e senza emergenze.

Dal nostro inviato MSanremo ASTRO Pippo e Pierino sono condannati e lo san ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Abbiamo 350 pagine di programma, cinque punti più di Veltroni e sette più di Berlusconi". Però mastro Pippo non sa resistere alla stilettata e, facendo appello alla sua sicilianità, strapazza Francesco Renga che si è lamentato di non essere fra i superospiti: "Non ha i titoli, la è categoria riservata ad artisti di chiara fama.

Da quando Casini e Berlusconi hanno rotto la loro alleanza, i dirigenti del Partito democratico aman ( da "Stampa, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi descrive un'Italia boccheggiante per la cura da cavallo cui l'avrebbe sottoposta il governo dell'Unione, Veltroni preferisce ringraziare Prodi per l'opera meritoria svolta fin qui e raccoglierne fiducioso l'eredità. Per parte mia, resto dell'idea che prima e piuttosto di parlare di larghe intese o di Grosse Koalition,

Diteci qualcosa di sinistra ( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sarà così Bertinotti a implorare Veltroni perché dica qualcosa di sinistra diventando così subalterno a un Veltroni "riformista". Ma in che senso riformista? Quello che vediamo nel linguaggio di Veltroni è che imita Berlusconi nel desiderio di giovinezza perenne e fa della sua giovinezza una "primavera di bellezza".

Pagare meno, guadagnare tutti ( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: lavoro e imposte Silvio Berlusconi e Walter Veltroni giocheranno gran parte della campagna elettorale. Entrambi promettono di ridurre l'Irpef (il Cavaliere anche di cancellare l'Ici sulle prime case); ma sugli stipendi e sul potere d'acquisto, ormai un'emergenza sociale, il leader del Pdl e quello del Pd hanno ricette diverse.

Il partito della vita ( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Invano Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno tentato di tener fuori la 194 dalla campagna elettorale. Il tema si impone come grande questione simbolica che attraversa gli schieramenti politici. Plaude il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che chiede una verifica sull'applicazione della legge 194 e una sua revisione alla luce dei progressi scientifici.

Diamo un aiuto alla destra ( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma ora la scommessa di Veltroni di correre da solo, anche a costo di perdere, ne ha fatto venir meno il presupposto: l'antiberlusconismo. Quella politica predicava che Silvio Berlusconi era un pericolo mortale per la democrazia, e che dunque ogni pastrocchio era lecito pur di impedire un tale disastro.

Da Montecitorio a We stminster ( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Agli effetti benefici della scelta di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni di tenere fuori dalle rispettive coalizioni gli arroganti micropartiti si aggiungono altre due novità. La prima è la crescente consapevolezza da parte degli elettori della differenza tra voto utile e voto inutile (dato cioè a partiti quasi certamente destinati a non superare il quorum).

Biblioteca minima ( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: studente di Barbiana oggi lavora come manager della Fininvest e vota Silvio Berlusconi, mentre il celebre Pierino delle barzellette fa il professore, scrive poesie e tifa per Walter Veltroni. Seguendo la frattura epocale che segna il passaggio dall'Homo sapiens all'Homo videns, Brevini illumina, seppure solo con un cerino, il sentimento culturale del tempo che stiamo attraversando.

Sicilia, Lombardo va con Berlusconi ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: falsariga di Veltroni. Al panorama agreste della prima uscita di Walter, però, ha sostituito quello marino che circonda il bellissimo terrazzo di Villa Igiea. Da lì ha lanciato la sua sfida a un centrodestra "annaspante e sconquassato"; ha risposto indirettamente a Berlusconi sul ponte di Messina, chiarendo che "non è una priorità" di fronte al disastro delle linee ferroviarie nell'

Siamo alle eliminatorie del torneo ( da "EUROPA.it" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A un certo punto però gli converrà drammatizzare un po, per polarizzare u l t e r i o rmente fra sé e Berlusconi, cioè fra sé e "la destra". Alla sua sinistra, Bertinotti non può che farsi trascinare ? malvolentieri, non è il suo stile né era la sua strategia ? nell'attacco che i rossoverdi sferrano al Pd. Tema: Veltroni e Berlusconi sono uguali;

<Pd uguale Pdl>. I Nader d'Italia aiutano Berlusconi ( da "EUROPA.it" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi Giordano, i Verdi, i socialisti: campagna contro Veltroni. La Cgil è con lui "Siamo la prima forza politica ad illustrare il programma. Lo considero un dovere". Con queste parole, slides alla mano, il leader del Pd Walter Veltroni ha presentato i dieci pilastri e le dodici azioni di governo in cui si articola il programma del Partito democratico che punta soprattutto sui


Articoli

Radicali-teodem, scontro nel Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I senatori Bobba e Binetti contro la candidatura del ginecologo radicale Silvio Viale. Ma anche contro quella di Umberto Veronesi. Cesa: "Venite con noi nell'Udc". I teodem: "No, grazie". Non ancora, perlomeno E. Ma. Roma "Improponibile la mia candidatura? Perché sono un ginecologo e pratico aborti? E cosa c'è nel codice etico del Pd che io non soddisferei? Il fatto che considero la Ru486 un farmaco riconosciuto in tutto il mondo, e non un diserbante? Io non conosco i senatori Bobba o Binetti e dubito che loro conoscano me, credo a questo punto che siano solo male informati". Silvio Viale si concede una piccola pausa dalla riunione in corso all'hotel Ergife di Roma, dove il Comitato nazionale dei Radicali sta discutendo da ieri pomeriggio se accettare l'accordo col Pd e quali candidature proporre, con decisione da prendere entro oggi pomeriggio. Lo storico ginecologo cuneese risponde così ai teodem democratici che ancora ieri si sono opposti alla sua candidatura nelle liste radicali del Pd. Aveva cominciato Paola Binetti con una intervista su Repubblica. I Radicali? "Sono portatori di una cultura totalmente opposta a quella dei cattolici - aveva detto - dopo questa intesa non possiamo non essere perplessi ed amareggiati. Anche perché a questo punto che fine farà l'equilibrio raggiunto tra le componenti del Pd nel manifesto dei valori e nel programma?". Alla pasionaria senatrice in realtà non andava giù nemmeno la candidatura di Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale e ministro della Salute nel secondo governo Amato. Poi, ieri, a darle manforte è arrivato il suo collega Luigi Bobba: "Chi sottoscrive un programma, chi si candida nel Pd non può violare deliberatamente, come è nel caso del dottor Silvio Viale, la legge. La sua candidatura è semplicemente improponibile, altrimenti il codice etico del Pd, da poco approvato, apparirebbe come carta straccia". Bobba si riferisce all'inchiesta che riguarda Viale accusato di non aver rispettato il protocollo di sperimentazione della Ru486. Inoltre "i cattolici nel Pd non sono né ospiti mal sopportati né componenti marginali - aggiunge Bobba - ma una realtà decisiva per costruire un grande partito nazionale, capace di rigenerare la democrazia, che ambisce a dare risposte a tutto il Paese". Anche perché, ragiona Bobba, "quell'andare liberi alle elezioni annunciato da Veltroni voleva dire non rivolgersi a un elettorato di nicchia ma a tutto il Paese". L'arrivo dei Radicali tra i democratici ha disorientato non poco l'ala teodem che, in attesa di incontrare Veltroni nei prossimi giorni, intanto mercoledì pomeriggio discuteranno, in un'assemblea indetta dalle associazioni di area cattolica aderenti al Pd, i temi da portare in campagna elettorale e la presenza dei credenti nelle liste. "Certamente, al di là dell'ingresso dei Radicali - spiega il deputato teodem Enzo Carra - ci sono temi come quelli eticamente sensibili che creeranno sempre forti discussioni e confronti anche all'interno del partito, ed è giusto così. Ma il punto che credo vada chiarito bene con i nuovi arrivati è il rapporto Stato-Chiesa. Il Pd non è nato per essere un partito anticlericale di massa". Annusato lo smarrimento dei teodem, è Lorenzo Cesa il primo a buttarsi a pesce e tentare di rompere la novella unione. "Candidatevi con noi", è l'invito. Binetti e Bobba dice in sostanza Cesa, sono più vicini a noi che a un partito "contenitore dove ci sono i Radicali, dove c'è il professore Umberto Veronesi, e lo dico con tutto il rispetto, che la pensano in maniera del tutto diversa da loro. Forse è più opportuno che vengano nella loro casa, nell'Udc, che è la casa dei moderati". Il "no, grazie" viene offerto gentilmente ma - sembra - altrettanto decisamente per il momento da Luigi Bobba. "Ringrazio l'onorevole Cesa ma non sono schizofrenico - spiega il senatore - ho scelto di partecipare alla nascita del Pd al punto di aver accettato l'incarico come segretario a Vercelli, e ora certo non cambio idea così facilmente, non rinuncio alla mia storia. Eppoi la strada politica intrapresa da Lorenzo Cesa finora era quella condivisa con Berlusconi, totalmente alternativa alla mia". Insomma, bisogna per un partito di centro che si adatti alle esigenze di tutti lavorare ancora un po'. Ma non è detto che non ci si riesca.

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E via libera alla carica da governatore. Udc nei guai Sicilia, Lombardo va con Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Accordo fatto tra Mpa e il Pdl: alleanza in tutto il Sud e via libera alla carica da governatore. Udc nei guai e via libera alla carica da governatore. Udc nei guai Sicilia, Lombardo va con Berlusconi Patrizia Abbate Palermo L'accordo è stato in forse per ore, insieme all'inevitabile rottura tra Berlusconi e il suo pupillo Gianfranco Miccichè, ieri tornato in campo archiviando - come prevedibile - l'estemporanea ipotesi di una candidatura di Patrizia Prestigiacomo. L'annuncio del Cavaliere si attendeva di momento in momento, ma in serata c'erano solo indizi: la comunicazione che Berlusconi sarebbe andato a cena con Raffaele Lombardo, "lo invito, oggi ci siamo trovati molto simpatici", aveva detto il leader del Pdl, innervosendo ancor di più un centrodestra in angosciosa attesa. Infine, l'annuncio ufficiale: il Pdl ha raggiunto l'intesa con il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo per un apparentamento alle politiche, e lo stesso Lombardo è il candidato del Pdl alla presidenza della Regione Sicilia. Sembra che il via libera sarebbe arrivato durante un vertice-aperitivo, al quale avrebbe preso parte - ma al telefono - anche Gianfranco Fini. E in extremis, visto che oggi Lombardo avrebbe comunque aperto la sua campagna elettorale, con un appuntamento fissato da giorni. Non era semplice ricomporre, e infatti a Roma era stata di nuovo un'intensa giornata: cominciata proprio da Berlusconi e Lombardo, che si erano visti a Palazzo Grazioli nel primo pomeriggio ed erano tornati faccia a faccia qualche ora dopo. La prima volta l'autonomista aveva confermato la sua candidatura e nient'altro, "chi mi ama mi segua", spiegando che a Berlusconi aveva ribadito "le ragioni che mi spingeranno domani a lanciare la mia candidatura davanti a migliaia di elettori ad Acireale". Il centrodestra in corsa con due candidati? "E' possibile anche con quattro", aveva buttato lì. In realtà è quasi certo che saranno due: Miccichè non molla, nel suo blog ieri aveva usato parole taglienti: "Ho giurato di lottare e continuerò a farlo", scriveva, dando sfogo anche alla rabbia: "Non ne posso più di stare dentro i palazzi del potere che mi stanno togliendo la salute... Se sapeste quanto è difficile, in Sicilia, scardinare alcune logiche di losco potere!!!". Scenderà in campo, pare, con la lista "rivoluzione siciliana", non si sa se abbandonando Forza Italia o restandovi, magari con il tacito assenso del Cavaliere che in questo modo potrà anche verificare quanto pesa ancora il suo pupillo in Sicilia, senza rinunciare ai consensi che Lombardo e i sodali dell'Udc dovrebbero portargli. Ieri è stato anche il giorno del debutto per il centrosinistra, che a Palermo ha presentato ufficialmente la candidatura di Anna Finocchiaro in un clima di grande ottimismo. La senatrice per la conferenza stampa ha scelto uno scenario naturale, sulla falsariga di Veltroni. Al panorama agreste della prima uscita di Walter, però, ha sostituito quello marino che circonda il bellissimo terrazzo di Villa Igiea. Da lì ha lanciato la sua sfida a un centrodestra "annaspante e sconquassato"; ha risposto indirettamente a Berlusconi sul ponte di Messina, chiarendo che "non è una priorità" di fronte al disastro delle linee ferroviarie nell'isola; ha ribadito la necessità di "liste forti, che investano sulla politica e rappresentino un altro volto della Sicilia", augurandosi "una giovane classe emergente di persone che possano rappresentare la Sicilia pulita". Abbiamo ottime possibilità di vincita, ha ripetuto Finocchiaro. Con accanto Rita Borsellino, che ha chiamato l'"altra presidente" (l'accordo prevede che in caso di vittoria la candidata del 2006 possa guidare l'assemblea regionale) dalla cui esperienza vuole ripartire: "Partiamo dal 41% che ci ha regalato alle scorse regionali - ha detto la senatrice del Pd - e partiamo per vincere senza furore ma con determinazione e serietà". Il problema liste sembra così superato: il Pd potrebbe presentarne due - una "per la presidente" - Borsellino rinuncia alla sua e sarà molto probabilmente capolista della Sinistra Arcobaleno. Restano fuori i socialisti, che ieri lamentavano "la chiusura del Pd rispetto a un accordo elettorale accettabile" e denunciavano: "Il centrosinistra non esiste più neppure in Sicilia: c'è solo una diarchia Pd-Cosa Rossa alla quale nemmeno pare interessare cosa il partito socialista farà alle regionali, proprio quando i voti socialisti risulterebbero non indifferenti ai fini del risultato elettorale". C'è però Di Pietro, che ieri ha aperto a Palermo la campagna elettorale dell'Italia dei valori - alla convention è intervenuta anche la Finocchiaro - e ha subito sfidato Lombardo, "un altro Cuffaro".

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Astenuti a sinistra: seguiamoli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tutti al mare Astenuti a sinistra: seguiamoli Andrea Fabozzi E' passato di mano in mano un sondaggio commissionato ad uso interno dal partito democratico. Non erano i risultati dei partiti a colpire gli osservatori, quanto la percentuale altissima di elettori dell'Unione che si diceva orientata a non votare. I delusi totali, stimati tra il 25 e il 30% di quanti nel 2006 avevano scelto un partito del centrosinistra. Per il Pd e per la Sinistra arcobaleno l'astensionismo di sinistra rischia di essere il lascito più pesante del governo Prodi. Ma la campagna elettorale è lunga e la speranza dei partiti è quella di riconquistare alla causa i potenziali astensionisti. Ce la faranno? Siamo andati a cercare in giro per l'Italia nove persone che a meno cinquanta giorni alle urne dichiarano che stavolta no, non andranno a votare. Si tratta di elettori fin qui irreprensibili: più o meno convinti hanno sempre votato (centro) sinistra. Li seguiremo. Una volta alla settimana torneremo ad interrogarli per scoprire se hanno cambiato idea oppure no. Attraverso loro vedremo se e come funziona la campagna di Veltroni e Bertinotti. Facciamo le presentazioni, da sud a nord. Silvio vive a Palermo, ha 56 anni e fa il fotografo. Nel 2006 ha votato Ds al senato e Comunisti italiani alla camera. Andrà a votare alle regionali "perché Lombardo è una copia di Cuffaro" ma alle politiche al momento pensa di no. Ce l'ha soprattutto con i partiti dell'arcobaleno: "Al governo hanno fatto la parata, la recita della sinistra". A Reggio Calabria c'è Giuseppe, 55 anni, docente di informatica, elettore del Pdci a cui non piace la Cosa rossa "perché è fatta a tavolino e la candidatura di Bertinotti calata dall'alto". Annalisa, lettrice precaria all'università, 34 anni, di Bari, ha votato Ds e Ulivo nel 2006 ma poi ha scoperto che le politiche di Prodi "non si distinguevano da quelle di Berlusconi". Poca fiducia nel Pd "e mi dispiace per Veltroni, che pure ha un linguaggio diverso dagli altri". Alessandro, 35 anni, programmatore a Napoli aveva votato per Di Pietro. Oggi è deluso soprattutto per la prosecuzione della missione in Afghanistan. E non è nemmeno troppo spaventato da Berlusconi che "certo guida una banda di malfattori, ma gli altri? Non mi pare che abbiano chiuso con la politica degli imbrogli". Ilenia, 28 di Roma, dottoranda in storia, elettrice del Pdci si è accorta successivamente che "non ha senso parlare di sinistra visto che hanno dimostrato di non avere un'indipendenza di giudizio, sui diritti civili il governo ha ascoltato solo gli altolà della Chiesa. Per tornare a votare ho bisogno di veder facce nuove". Parola a Giulio, 50 anni impiegato nel commercio a Bologna: "Ho votato Di Pietro e Ds ma adesso basta, hanno litigato su tutto. Berlusconi certo è uno scandalo, ma anche Bassolino e Mastella lo sono. E anche Cofferati, per il quale Veltroni mi chiede di tornare a votare...". Elena, 35 anni, avvocato di Genova elettrice di Rifondazione aveva creduto alla promessa di cambiare la legge sull'immigrazione "ma la Amato Ferrero dorme in parlamento da aprile". Tanti mestieri, tutti precari, Sebastiano ha 35 anni e vive a Padova, alle scorse elezioni ha votato Verdi e Prc ma adesso non si fa convincere dalla Sinistra arcobaleno "perché mi pare che l'agenda continui a dettarla Veltroni". Giacomo, 34 anni, fisioterapista di Milano ha votato Rifondazione nel 2006e sta partecipando alle riunioni della Sinistra arcobaleno ma trova che sia "troppo chiusa nelle segreterie dei partiti. E Bertinotti poi, l'avevo visto in tv giurare che si sarebbe ritirato...". Da sabato prossimo vedremo se questi nove voti che mancano alla sinistra e al Pd saranno recuperati.

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Berlusconi e Veltroni ci ripensano: Niente larghe intese, vinceremo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi e Veltroni ci ripensano: "Niente larghe intese, vinceremo" Il leader del Pd: "Bisognava farle prima delle elezioni, ormai è impossibile". E il Cavaliere: "Sono una ipotesi di scuola, siamo in vantaggio di 10-12 punti" Roma L'accordo tra Popolo delle libertà e Partito democratico è realtà. Si respira guardando i dibattiti televisivi, leggendo tra le righe un accordo sulla par condicio che riduce tutti gli altri concorrenti e persino nel continuo rimpallarsi di accuse come: "Avete copiato il nostro programma". E: "No, siete voi che avete preso il nostro". Molto, forse troppo per gli elettori di Silvio Berlusconi che invece per dare il meglio hanno bisogno di galvanizzarsi in una campagna elettorale che sia (metaforicamente) da fuoco e fiamme. E allora il Cavaliere, che i suoi li conosce bene, cerca di correggere il tiro dopo la lunga intervista di venerdì sera nel salotto di Matrix. C'è stato un fraintendimento, spiega, "di parole chiarissime. Ho detto: "noi avremo una vasta maggioranza che ci darà l'onere di governare". Non credete ai sondaggi di Veltroni, abbiamo da 10 a 12 punti di vantaggio". Quella dell'altra sera non era null'altro che una "ipotesi di scuola", basata sul passato. Non vi ricordate? Nel 2006, ha spiegato Berlusconi, fu avanzata la stessa ipotesi davanti alla risicata vittoria dell'Unione, l'opposizione si offrì di presiedere una delle due camere per svelenire il clima elettorale: "Avendo io offerto di responsabilizzarmi, all'inizio della scorsa legislatura, in tal senso, ieri ho solo detto - sottolinea Berlusconi - che se accadesse qualcosa di analogo, da escludere categoricamente, non potrei che fare lo stesso. Detto questo è un'ipotesi di scuola". Insomma, le larghe intese sono solo una "ipotesi di scuola". Gianfranco Fini ha rincarato sulla stessa linea: "Le larghe intese sono ipotesi di scuola, ma hanno praticabilità zero. Perché gli elettori sono molto più avveduti di quello che qualcuno pensa". "Si è discusso giustamente moltissimo - ha proseguito Fini - del rischio ingovernabilità, che viene scongiurato se quando gli elettori vanno alle urne votano per garantire che ci sia una maggioranza. E quindi non disperdono i loro voti". Anche Walter Veltroni, del resto, ha cercato sin dalla mattina di allontanare da se il sospetto che la campagna elettorale messa in piedi da destra e sinistra sia già offuscato dall'accordo con la destra. Si trova in Emilia Romagna per incoronare Gian Carlo Sangalli, segretario della Cna e presidente della Camera di commercio di Bologna, come candidato di punta del Partito democratico nella regione. Si pone la domanda durante il comizio dal palco di Cesena: il leader del Pdl avanza la proposta di larghe intese in caso di pareggio, o quasi pareggio, alle prossime elezioni? È stato un gravissimo errore rifiutare prima questa possibilità, quando il centrosinistra proponeva di spostare la data delle elezioni ad aprile 2009 e di lavorare alla riforma elettorale insieme al centrodestra: "Lo considero un grandissimo e grave errore. Chi dice no, non rischia mai, chi dice sì, rischia. Chi ha a cuore il destino della propria comunità ha il dovere di dire sì". Al segretario del Prc Franco Giordano resta l'onere di spiegare durante il Cpn, che la realtà della campagna elettorale è già all'insegna di queste benedette larghe intese: "Sono più di una possibilità, sono una concreta realtà. Ci sono già in diverse forme in Francia e in Germania e sono anche lo scudo da cui difendersi di fronte alla crisi americana, ma questo a scapito del lavoro". L'unica alternativa, a suo dire, è che Sinistra arcobaleno ottenga un cospicuo risultato: "Tanto più forte sarà la sinistra tanto più difficile sarà costruire le larghe intese".

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Casini e gli altri, ricominciano le manovre al centro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL COMMENTOGli eredi della Democrazia Cristiana al lavoro per costruire una nuova coalizione che sia fuori dai due grandi partiti Pd e Pdl Casini e gli altri, ricominciano le manovre al centro Nicola Tranfaglia In realtà non è proprio di centro, perché l'UDC di Casini continua a proclamare la sua fedeltà a una linea di centro-destra e continua a trattare con quella Rosa Bianca di Tabacci e Baccini, di due parlamentari cioè che, proprio un mese fa, avevano lasciato Casini per collocarsi su una piattaforma che sembrava ormai lontana dall'UDC sostenitrice del centro-destra berlusconiano. La trattativa continua ed è probabile che possa concludersi positivamente, visto che la Rosa Bianca sembrava nelle sue prime uscite porsi su una linea in qualche modo equidistante dai due grandi partiti. E Casini, a sua volta, aveva escluso future alleanze con il PDL. Quello che è certa è l'esclusione da parte di tutte e due le forze di Clemente Mastella e della sua Udeur che,dopo essersi arruolato tre anni fa nel centro-sinistra di Prodi, ne è uscito clamorosamente ricoprendo il ruolo del killer qualche settimana fa nel voto al Senato che ha fatto cadere il governo di centro-sinistra. Intervistato qualche giorno fa, Mastella ha chiarito di aver lasciato il governo per l'avvenuta approvazione da parte della Corte Costituzionale del referendum elettorale e per la costruzione del Partito democratico deciso, per bocca del suo leader, ad affrontare da solo le elezioni politiche (ma non quelle amministrative in giro per la penisola). Il leader dell'Udeur ha, in realtà, sovravvalutato le indagini su di sé e la sua famiglia, pensando di suscitare nell'opposizione di centro-destra la condivisione della protesta contro la magistratura, senza rendersi conto in tempo che proprio Berlusconi era ormai teso a imitare Veltroni superando la frammentazione della sua coalizione e badando, prima di tutto, a inglobare Alleanza Nazionale, piuttosto che essere attratto da un'operazione assai meno interessante come quella di assorbire la piccola Udeur di Mastella, per giunta mostratasi, in questi anni, disposta a passare dall'uno all'altro schieramento per ragioni di convenienza. Al di là della vicenda che ha fatto trovar Mastella inviso agli amici e ai nemici suoi e costretto a correre con assai poche speranze da solo, resta il fatto che il negoziato tra Casini e Pezzotta, per quanto non facile, sembra ormai vicno a una conclusione positiva. Su quel negoziato ha pesato la diffidenza che i leader della Rosa Bianca non possono non avere verso un leader che, per quattordici anni, ha seguito con grande docilità il fondatore di Mediaset, che lo ha appoggiato al governo senza mai differenziarsi sul piano del programma come dell'attività legislativa, e che in varie occasioni non ha mai accettato proposte che gli venivano dal nuovo centro che si andava formando in questi anni, evitando fino all'ultimo di accogliere gli ami attraenti che gli sono venuti anche di recente dal presidente del Senato Marini. Di qui la difficoltà iniziale di formare una coalizione con la Rosa Bianca che, invece, ha rotto con decisione con il partito di Casini, mostrando di voler aggregare forze che potevano subire l'attrazione della novità, forse più nel centro sinistra che altrove. L'ultimo è stato Ciriaco De Mita, un leader da non sottovalutare per la sua intelligenza politica e la quantità dei suoi seguaci in Campania. Del resto quello che, in un certo senso, può unire le due formazioni è la questione cattolica, la particolare vicinanza alla Chiesa e alla sua morale, anche se resta il fatto che esponenti cattolici sono presenti, e non in piccola misura, nel Partito democratico di Veltroni e, a quanto pare, non hanno nessuna intenzione di abbandonarlo. Certo, l'ingresso a sorpresa dei radicali ha suscitato immediatamente proteste in quella parte dei teodem come la senatrice Binetti e l'on. Enzo Carra che hanno partecipato al Family Day e che guardano con sospetto al programma del nuovo partito nella parte in cui si parla di Dico e di coppie di fatto anche omosessuali. Ma, a mio avviso, è difficile che simili, prudenti concessioni sui temi eticamente sensibili possano provocare fuoriuscite da un partito che ha, al suo interno opinioni assai diverse, unificate dalla parte centrale del programma, tanto più nella fase elettorale decisiva del confronto con un PDL, ormai spostato decisamente a destra.

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Roma, Berlusconi sfodera la carta Alemanno L'ex ministro An verso la candidatura a sindaco. Oggi si ufficializza il nome (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Roma, Berlusconi sfodera la carta Alemanno L'ex ministro An verso la candidatura a sindaco. Oggi si ufficializza il nome / Roma SFIDA DI CORRENTE per il Campidoglio: Gianni Alemanno sarà quasi certamente il candidato del Pdl a sindaco di Roma. Una mossa per far desistere Stora- ce, e recuperarlo nelle liste del partito del Popolo delle Libertà, secondo le intenzioni berlusconiane, che puntano a rimettere insieme il centrodestra. Il nome dello sfidante di Francesco Rutelli sarà presentato ufficialmente oggi in una conferenza stampa (spostata dalla mattina alle cinque del pomeriggio). Il nome di Maurizio Gasparri è apparso e scomparso nel giro di un giorno e Gianni Alemanno ieri in una passeggiata a Villa Borghese ha già fatto capire di essere pronto a sfidare Rutelli contro "l'eredità disastrosa" che avrebbe lasciato Veltroni. A spingere su Alemanno, ex ministro dell'agricoltura e ora segretario della federazione romana di Alleanza Nazionale, è stato proprio Gianfranco Fini. Ieri il presidente della (fu) An lo ha invitato a confrontarsi con Gasparri. Ma dentro al partito dicono che Fini, nell'incertezza, abbia puntato sulla figura "più alta in carica" dentro al partito romano. Alemanno finora nicchiava, anche perché ancora scotta la sconfitta con Veltroni al secondo mandato, due anni fa. Sabato invece Silvio Berlusconi aveva sulla punta della lingua il nome di Gasparri, a lui molto più vicino. Ma l'ex premier, già esausto della trattativa siciliana, ha lasciato che decidesse Fini, anche perché Forza Italia corre alla Provincia di Roma con Antoniozzi. E la candidatura di Alemanno (con vice il neoDc Cutrufo) mira a creare difficoltà a Francesco Storace, leader de La Destra in corsa per il Campidoglio. I due, infatti, erano compagni (o meglio "camerati") della corrente Destra Sociale di An. Candidare l'ex alleato, nel centrodestra è visto come "mossa" per recuperare Storace. Il quale aveva chiesto l'apparentamento con il Pdl ma mantenendo il proprio simbolo appena nato. I veti posti da Fini hanno però obbligato Berlusconi alla rinuncia, ma ora sembra si stia mordendo le mani. Storace però non ha intenzione di tornare indietro, anche perché confluire nel Pdl significa entrare nel Ppe, motivo per cui ha lasciato An. E Daniela Santanchè, ospite di Lucia Annunziata in "1/2 ora" su RaiTre, ha ribadito che "La Destra correrà sola ovunque, anche in Sicilia dove comunque deciderà Nello Musumeci. Un'affermazione su tutte chiude il discorso: "Berlusconi si è alleato con il peggiore dei traditori, Gianfranco Fini", ha detto la candidata premier della Destra, unica donna. n.l.

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Campidoglio, An e l'annuncio sbiadito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Campidoglio, An e l'annuncio sbiadito Più che passi perduti, si potrebbe dire candidature perdute. Gianni Alemanno ufficializza la sua discesa in campo. Sarà lui a correre contro Rutelli per la poltrona di sindaco della capitale. Un tempo avrebbe preoccupato molto un nome come il suo. Ma per parafrasare il noto film con Jack Nicholson: qualcosa è cambiato. Mentre Alemanno si preparava all'annuncio, al Palalottomatica era grande festa di addio di Veltroni, di candidatura di Rutelli, di Fiorella Mannoia che canta "La storia siamo noi", dell'abbraccio di Veltroni all'ultimo dei fratelli Mattei e alla madre di Valerio Verbano, di Francesco Totti che saluta in videomessaggio, e di tutta la gioiosa macchina da guerra che Veltroni ha messo in piedi per questa campagna elettorale. Altra storia, altro ritmo, altre possibilità. La discesa in campo di Alemanno dopo pochi minuti dall'annuncio era già sbiadita, come una vecchia storia, come uno mondo che non c'è quasi più. Un tentativo disperato di ritrovare una politica che ad An è sfuggita dalle mani a furia di bruciarsi con Berlusconi. Tutto è dall'altra parte, la storia sono loro, e per Alemanno il futuro "in caso di sconfitta" è un posto di prestigio nel partito. Già ma, la domanda è d'obbligo, quale partito?Roberto Cotroneo.

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194: Avvenire accusa, rivolta dei medici Il quotidiano Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine difende il documento pro-legge (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del 194: "Avvenire" accusa, rivolta dei medici Il quotidiano Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine difende il documento pro-legge di Roberto Monteforte/ Roma "È UN FALSO" quel documento a difesa della legge 194 a firma della Federazione dell'Ordine dei Medici Italiani. Va all'attacco il quotidiano dei vescovi, l'"Avvenire". Inizia così la sua campagna elettorale sparata sui temi giudicati eticamente sensibili. Proprio quelli che i leader dei maggiori schieramenti, Walter Veltroni per il Pd e Silvio Berlusconi per il Popolo delle libertà, avevano deciso di tenere fuori dalla competizione elettorale per mantenere un clima il più possibile pacato e costruttivo. Ma il quotidiano della Cei accende le polveri. Due gli obiettivi principali: la candidatura "laica" dell'oncologo Umberto Veronesi nelle liste del Pd. Lo attaccano per le sue posizioni "libertarie", segno di un "riduzionismo" antropologico, soprattutto su temi chiave per la Chiesa, quelli eticamente sensibili, dalla procreazione assistita all'eutanasia, al matrimonio e alle adozioni. Ma l'affondo più duro lo lanciano contro la recente presa di posizione della Fnomceo, l'Associazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Non va proprio giù quel documento su aborto, pillola del giorno dopo, diagnosi pre-impianto nella fecondazione assistita e assistenza ai neonati estremamente prematuri. Per l'Avvenire non sarebbe altro che un falso, "un fantomatico documento" dato alle agenzie, ma mai posto in votazione. Si sarebbe trattato semplicemente di una delle 14 relazioni dei gruppi di lavoro. Una ricostruzione sbagliata secondo il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco. Il documento dell'Ordine dei medici sulla "pillola del giorno dopo" e anche sulla Ru-486, non è un falso, "ma una piattaforma che vuole fornire spunti di riflessione". Un documento - spiega - resosi necessario dalla contingenza di temi come la rianimazione del feto, l'analisi preimpianto delle cellule staminali. Questioni che si sono fatte "esorbitanti nel momento in cui sono state trasferite nel campo della polemica elettorale", dice Bianco. Queste questioni sono finite "sul tavolo di un gruppo di lavoro e questo gruppo di lavoro, fatto da presidenti ed esperti, è stato incaricato di valutare come le norme del codice deontologico potessero essere declinate rispetto a questi problemi. Questo gruppo ha discusso, ha prodotto un testo preciso e lo ha sottoposto al vaglio del comitato centrale e del consiglio nazionale dove è stato discusso. Questa è la sua ricostruzione, confermata dal presidente dell'Ordine dei medici di Firenze, Antonio Panti, che ha fatto parte del "comitato ristretto" e che ieri ha parlato di accuse "offensive e balsane". Bianco sottolinea come il documento tenga ferme "le obiezioni di coscienza e l'imperativo deontologico di rianimare o prestare assistenza utile a feti che presentano segni vitalità". Conferma il giudizio positivo sulla 194 che "ha risolto il problema dell'aborto clandestino", rimarca però che "gli aborti sono troppi e che c'è poca prevenzione". Quindi lancia un ponte ai medici cattolici: due giorni di confronto "per trovare le ragioni per dialogare insieme". Sono puntualizzazioni che non hanno fermato la polemica politica. Volontè (Udc) e Mantovano (An) continuano ad insistere sulla falsità del documento e sulla sua valenza "politica" pro-194. Dal centrosinistra arrivano risposte ferme all'attacco di Avvenire ai medici. Giudica "incomprensili" queste polemiche la capogruppo del Pd al Senato, ora in corsa per la presidenza della regione Sicilia, Anna Finocchiaro: "È davvero strano che ci sia chi contesta la presa di posizione sulla 194. Sarebbe ora di smettere di fare di questo argomento un tema di polemica politica". Quindi invita a prestare ascolto a chi "con competenza ha applicato e applica la legge negli ospedali", anche quando si chiede di "supportare la maternità e l'educazione alla procreazione responsabile". "Evitiamo polemiche - conclude - su un tema che deve stare fuori dalla campagna elettorale. Lavoriamo tutti per una piena e totale applicazione della 194: solo così aiuteremo veramente le donne e la maternità". È la posizione espressa anche dal ministro delle Politiche per la famiglia, Rosy Bindi. "Il Pd rispetta l'autonomia dei professionisti della medicina" assicura e invita ad "accettare il consiglio di chi chiede di tenere fuori in campagna elettorale temi così delicati". Dice la sua anche il ministro della Sanità, Livia Turco che giudica "molto importante" e "senza precedenti" il documento dei medici.

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Pd, una campagna comparativa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Pd, una campagna comparativa Gianfranco Pasquino Segue dalla Prima Specchio delle mie brame chi è il più bravo del reame? Quelle che negli Stati Uniti d'America vengono definite campagne "negative" (nella quale, sentendosi in caduta, sta scivolando Hillary Clinton), condotte con spot televisivi offensivi e ingannevoli, talvolta, addirittura falsi, non soltanto possono essere molto sgradevoli, ma non comunicano informazioni politiche rilevanti e finiscono, talvolta, come nel 2004, per inquinare drammaticamente l'esito del voto. Tuttavia, è inevitabile che se uno dei contendenti ricorre alla campagna elettorale negativa anche l'altro sia costretto a incamminarsi lungo quella strada e a rispondere, magari non colpo su colpo, ma con l'obiettivo di svuotare gli argomenti truffaldini usati contro di lui. In caso di conflitti negativi di questo genere, è difficile dire quanto la moderazione paghi. Esiste, però, anche un altro tipo di campagna elettorale che vorrei definire, spero senza scandalizzare nessuno, con il termine derivante dalla pubblicità, campagna comparativa. In questa fattispecie, l'uno o l'altro dei contendenti, se non, meglio, tutt'e due, spiegano, con dati, cifre, fatti, valutazioni di costi e conseguenze, le proprie proposte politiche confrontandole puntigliosamente con quelle del suo avversario, e nessuno dei due rinuncia a ricordare all'elettorato quanto ottimamente abbia governato lui e quanto pessimamente abbia governato l'altro. Qualsiasi elettorato, la cui attenzione all'inizio della campagna è per forza di cose alquanto limitata, sarà comunque esposto a questi messaggi comparati e quasi certamente interessato alle indicazioni e valutazioni sufficientemente precise che ne conseguono. Tanto è vero che la novità iniziale della campagna elettorale di Veltroni è consistita proprio in chiara e netta contrapposizione della corsa solitaria del Partito Democratico paragonata sia al passato convulso e conflittuale dell'Unione sia ad un centro-destra a sua volta ancora composito e confuso. L'effetto di aggregazione esercitato dal PD sul Popolo delle Libertà è da valutare positivamente e la competizione, con buona pace di Bertinotti e di Casini, viene sicuramente vista dall'elettorato come chiaramente bipolare e non prodromo di nessuna Grande Coalizione. Proprio per queste ragioni, chiarezza di scelte e alternatività di leadership, mi sembra che fin da adesso, Veltroni dovrebbe intraprendere e perseguire con determinazione una campagna comparativa. Non contrapporrei l'età e neppure discuterei di esperienza politica. Sono entrambe tematiche sulle quali è giusto che gli elettori diano valutazioni diverse con pesi diversi. Non sarei neppure preoccupato dall'emergere di eventuali critiche alla demonizzazione dell'avversario che, probabilmente, Veltroni vuole evitare, ma che ne frenano lo slancio e il confronto. Si ha demonizzazione quando l'avversario viene attaccato nella sua persona e si rivangano avvenimenti del passato che, per quanto magari anche veramente svoltisi, tendono a metterlo in cattiva luce come uomo e non come politico e come candidato. La rinuncia alla demonizzazione, quand'anche non del tutto condivisa nell'elettorato di alcuni settori del centro e della sinistra, è positiva in sé. Inoltre, evita che emergano sul versante delle destra atteggiamenti vittimistici che, in parte, possono fare presa su alcuni settori di elettorato indeciso, specialmente se nutrito di antipolitica. Ma un conto è rinunciare alla demonizzazione, un conto qualitativamente diverso è abbandonare del tutto un confronto fra le capacità di governo dei due contendenti. In questo caso, tenere basso il tiro della critica mirata e documentata nei confronti dell'antagonista Berlusconi rischia di essere un errore con conseguenze anche gravi, soprattutto se la rimonta, appena iniziata, vuole continuare gradualmente. Comincia il tempo nel quale non solo dovranno venire sottoposti a confronto i più importanti (preferibilmente non tutti, se non si vuole fare confusione nell'elettorato) punti programmatici e fatte emergere le effettive priorità, con i loro costi e i loro presumibili miglioramenti sulla vita dei cittadini, ma la comparazione dovrà estendersi proprio alle qualità personali e politiche dei contendenti. Bisognerà, insomma, che Veltroni ricordi agli elettori le promesse non mantenute del suo oppositore, detto chiaramente, di Silvio Berlusconi, gli inconvenienti, in materia economica e costituzionale, del suo lungo periodo di governo (2001-2006), il bassissimo profilo e prestigio della sua politica estera e, in special modo, quella condotta in Europa dal suo governo e dai relativi ministri. Non basta, infatti, presentarsi con proposte buone, per quanto sicuramente meglio definibili e migliorabili. Diventa imperativo procedere con determinazione ad un confronto personale e politico con il candidato Silvio Berlusconi, chiamato in causa con il suo nome e cognome e con tutte le sue inadeguatezze come governante. La campagna comparativa promette di essere più interessante, più coinvolgente e, con tutta probabilità, in special modo quando si arriverà agli ultimi dieci decisivi giorni precedenti il voto, anche molto più efficace.

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Aborto, i vescovi contro i medici (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

A Roma Alemanno sfida Rutelli. Vittime del terrorismo, il fratello dei Mattei abbraccia la madre di Verbano davanti a Veltroni Aborto, i vescovi contro i medici Attacco anche a Veronesi. Intesa Berlusconi-Lombardo, dietrofront di Miccichè.

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Il festival delle larghe intese - silvia fumarola sanremo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spettacoli All'Ariston Il Festival delle larghe intese Chiambretti: "Io e Pippo siamo come Pannella e la Binetti" Su RaiUno si alza il sipario sulla gara canora. Primi ospiti: Verdone e Lenny Kravitz SILVIA FUMAROLA SANREMO dal nostro inviato "We can! We can! Io sono Obama, Pippo è Hillary. Sarà il festival delle larghe intese. Se nel Pd possono stare insieme Pannella e la Binetti, ci sopporteremo anch'io e il mio socio". Piero Chiambretti ironizza sulla polemica politica lanciata da Libero, che titola "Sanremo canta per Veltroni" accusando Baudo di fregarsene della par condicio. "è un'accusa gratuita, abbiamo scelto le canzoni prima che fosse sciolto il Parlamento" replica Baudo "E in ogni caso la disoccupazione, i licenziamenti, i problemi sociali interessano sia la destra che la sinistra. Però se questo serve a creare un clima di suspense, ben venga". Stasera si alza il sipario sul festival della par condicio (tutti, artisti e ospiti, firmano un documento in cui s'impegnano a non violare le regole), e il gioco impazza: Jovanotti, super ospite venerdì con Ben Harper, potrà cantare Mi fido di te, adottato come inno dal Pd? "Gli ospiti sono liberi di scegliere la canzone che vogliono" spiega Baudo "e non sarò io a censurare nessuno, ma Jovanotti sta preparando una sorpresa, un quarto d'ora di grande spettacolo, e non sceglierà Mi fido di te". E Fede giurato di qualità, rispetterà la par condicio? "Ha i titoli per giudicare le canzoni. Non è qui per fare politica". Mentre si aspetta con rassegnazione il balletto magiaro di Andrea Osvart e la pizzica di Bianca Guaccero, Pippo-Hillary e Pierino-Obama si sorridono complici: "Il programma è pronto" annuncia Chiambretti "abbiamo 350 pagine, 5 più di Veltroni, 7 più di Berlusconi. Al primo posto c'è il ponte sullo stretto di Messina per riavvicinare Pippo a Del Noce". Baudo ride, molto meno quando gli ricordano la battuta di Francesco Renga ("Non mi ha voluto perché ho vinto con Bonolis, Pippo lo odia"). "Non ho chiamato Renga perché per me non ha i titoli, venerdì tra i super ospiti ci sarà gente che ha venduto milioni di dischi. Renga ha vinto un festival e pubblicato un cd di cui non abbiamo notizie". Respinge le accuse di aver scartato il brano di Youssou N'Dour, legato a un'iniziativa umanitaria per l'Africa, perché ricordava la raccolta di Bonolis per il Darfur. "La verità è che Youssou N'Dour è sponsorizzato da Benetton, non si poteva fare promozione". Stasera i primi ospiti saranno Lenny Kravitz, Carlo Verdone e i protagonisti di "High school musical", sugli ascolti è ottimista: "La campagna elettorale, partita a razzo, ci aiuta: la gente si riposa un po'". Il manifesto del festival sembra la foto scattata da un medico legale (signorina esangue con fiori sulle punte dei capelli, pronta per l'autopsia), ma il clima è allegro. Tutti fieri di contribuire al Sanremo dell'austerity: il milione di euro per la Hunziker è un ricordo. "Con quello che abbiamo risparmiato, abbiamo comprato l'Alitalia" scherza Chiambretti. "è verosimile che Sanremo frutti alla Rai una raccolta pubblicitaria da 40 milioni di euro" dice il direttore di RaiUno Del Noce "Gli spot finiscono polverizzati appena vengono messi in vendita ". Ieri giornata di prove con le bizze di Loredana Bertè: "Mi hanno rubato il microfono, non canto". Deve intervenire Baudo in persona per convincerla e sostenerla durante l'applauditissima esibizione di "Musica e parole".

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Pdl, gasparri rinuncia lo sfidante sarà alemanno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina V - Roma Oggi alle 17, la candidatura sarà ufficiale Pdl, Gasparri rinuncia lo sfidante sarà Alemanno Una telefonata decisiva tra i due "colonnelli" di An "Voglio correre per il Comune". Poi a villa Ada a denunciare il degrado Dopo giorni di balletti e toto-nomi, il Pdl ha finalmente sciolto la riserva: sarà Gianni Alemanno il candidato sindaco di Roma. Il vice dovrebbe essere Mauro Cutrufo (DcA). Per la presidenza della Provincia correrà il forzista Alfredo Antoniozzi. L'ex ministro dell'Agricultura, già sfidante di Veltroni alle ultime comunali, ha infatti vinto il duello interno con Maurizio Gasparri, in realtà ben felice di cedergli il passo. è stata una telefonata mattutina tra i due colonnelli di An a chiarire il rebus della scorsa notte, quando sembrava che fosse stato Berlusconi in persona a chiedere il sacrificio all'autore della legge sulla Tv. Una lunga chiacchierata durante la quale Alemanno ha dichiarato la sua volontà di impegnarsi di nuovo nella sfida per il Campidoglio. E proprio per evitare illazioni su possibili dissidi interni, la presentazione ufficiale della candidatura - fissata per le 12 - è slittata poi alle 17, così da consentire a Gasparri di rientrare a Roma e presenziare all'incoronazione di Alemanno. Il quale ieri, insieme al forzista Francesco Giro, ha visitato Villa Ada per denunciarne il degrado. "Il più classico degli autogol", ha subito tuonato il deputato del Pd Roberto Giachetti: "Lui dovrebbe sapere che fu l'allora sindaco Rutelli a sventare, in quella parte di Villa Ada, una lottizzazione selvaggia". (gio.vi.).

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Da "compagni" a "signori" la rivoluzione della tito nischio - raffaele niri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Genova IL REPORTAGE Alla Foce tra focaccia e verbali, i militanti del nuovo partito al voto nella gloriosa ex sezione del Pci Da "compagni" a "signori" la rivoluzione della Tito Nischio Tanti pensionati ma anche tanti ragazzi Come tanta è la voglia di battere Berlusconi RAFFAELE NIRI "Sono d'accordo con il signore che ha parlato prima". Da sempre, tra loro, si chiamano compagni (quelli che hanno radici nel Pci) o, almeno, amici (quelli che vengono dalla Dc). Da sempre si danno del tu. Così fa un certo effetto, ieri mattina, in quella che fu la gloriosa sezione Tito Nischio del Pci - e che oggi è l'anonimo circolo della Foce del Partito Democratico - sentire i militanti del nuovo partito darsi del lei, chiedersi reciprocamente il cognome, "così ci conosciamo meglio". Hanno risposto in una sessantina all'appello della coordinatrice Clara Sterlick, una con un cuore grosso così: lei nel Pci non c'è mai stata per ragioni anagrafiche, nella svolta di Veltroni ci crede, interroga i militanti e gli sconosciuti uno ad uno e alla fine sintetizza soddisfatta "ce la possiamo fare". Conviene partire dalla fine, dalla Sterlick che dà pubblica lettura del verbale. Alla Foce hanno ottenuto voti: Mario Tullo 13, Stefano Zara 7, Simone Stagnaro 7, Gianni Vassallo 5, Claudio Gustavino 3, Carla Olivari 2, Mauro Cavelli 2. Ma come? Cosa c'entra Stefano Zara? E chi è Simone Stagnaro? E dove sono finiti l'eterea Marilyn Fusco che ha vinto tutti i sondaggi o l'astro nascente Paolo Momigliano, volto nuovo proveniente dalla società civile? Victor Rasetto, giovane segretario reggente (solo oggi pomeriggio, al Teatro della Gioventù, diventerà segretario a tutti gli effetti), che ha scelto la "Nischio" tra le sezioni da visitare durante le operazioni di voto, tenta un primo bilancio: "E' evidente che siamo le prime vittime di questo "porcellum". I fondatori del PD avrebbero voluto esprimersi, scegliere uno per uno da chi essere rappresentanti. Ma hanno voluto sciogliere il Parlamento tenendosi questa legge schifosa, bisognava far presto, chiudere le liste, e così mandiamo giù anche questo rospo targato centrodestra. Battendoci con tutte le forze nella speranza che sia l'ultimo". La voglia di battere Berlusconi è tanta. Anche l'età media è tanta, almeno all'inzio. Ma poi passano le ore e arrivano i ragazzi, sempre di più, sempre più motivati. E' come un cambiamento di pelle, una sensazione fisica di aria nuova. Per tutti, pensionati e ragazzini, c'è un pezzo di focaccia (Desy Slivar, consigliera di Municipio e storica maestra del tempo pieno, si è fatta carico anche del ruolo di vivandiera), per tutti due righe nel verbale. Arrivano richieste fuori dalle regole: "Possiamo dire che la Pinotti ha lavorato bene e chiediamo che resti a rappresentarci?". "Possiamo aggiungere che chiediamo la conferma di Graziano Mazzarello?". In realtà il regolamento è preciso: gli eletti entrano di diritto nella rosa dei possibili candidati, queste "Primariette" servono solo ad indicare nomi nuovi. Ma la spinta è forte e alla fine, nel verbale della Foce, ci sarà anche un invito a confermare Pinotti e Mazzarello (degli altri deputati genovesi, Romolo Benvenuto e Sabina Rossa, nulla). Uno alla volta, tutti si esprimono: si fa largo una candidatura casalinga, il giovane avvocato Simone Stagnaro. Lui, intimidito, ringrazia: certo non pensa di diventare deputato sul serio, ma è una bella soddisfazione per chi crede nella politica. Se Tullo stravince, al secondo posto si piazza Stefano Zara: curiosamente, le motivazioni di chi li sostiene sono identiche. "E' uno di noi", "Lo conosco". "Ha i piedi per terra", "Crede nel nuovo partito". Vanno fortissimo anche Claudio Gustavino ("in Regione sta lavorando molto bene") e Gianni Vassallo ("è stato supervotato in Comune, hanno premiato altri, ma lui, seriamente, ha continuato a lavorare in silenzio"). I sostenitori della sinistra Ds si dividono tra cavelliani e oliveriani. Si parla di politica, più che di nomi, e sono discorsi che aprono il cuore: "Questa rimonta non la sta facendo Veltroni, la stanno facendo i tre milioni e mezzo che sono andati a votare alle Primarie" gongola Enrico Viani, pensionato. Dopo tre ore e mezza di dibattito, si torna a vedere la luce. Ma - come dire? - è una luce più tersa.

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Il punteruolo non ci sono né povia né apicella (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il punteruolo non ci sono né povia né apicella Baudo presenta il Sanremo delle larghe intese Racconta Renzo Arbore, nel libro che si preannuncia imperdibile Volere è volare: Domenico Modugno cantante, poeta, rivoluzionario in uscita da Arcana edizioni, di cui il Domenicale del Sole24ore ha pubblicato un brano, che Meraviglioso di Modugno, canzone scartata dalla commissione per Sanremo del 1968, nell'anno successivo della morte di Luigi Tenco. Arbore, allora membro della commissione selezionatrice, rivendica, a quarant'anni di distanza, di non essere stato il solo a bocciare la canzone. Ma più che la correità degli altri membri, interessa la logica un po' contorta, per non dire distorca, delle ragioni. Scrive Arbore: "Non ho mai messo in dubbio la sua qualità. La canzone era, è e sarà ricordata come una delle sue opere migliori...". Però, sostiene Arbore, "quella canzone sembrava stigmatizzare proprio il gesto di Luigi". Il brano, ricorda Arbore, "cominciava con l'immagine di un uomo che ha deciso di suicidarsi. E la descrizione è inequivocabile. Un'immagine molto forte, che aveva e ha un forte impatto". Come già segnalato, per Arbore era ed è una delle cose migliori di Modugno. Ma quella canzone non s'aveva da cantare. Non a Sanremo. Per rispetto di Tenco? No, per ipocrisia. Perché, come Arbore ricorda, "l'eco del suicidio di Tenco quell'anno era presente in tutte le canzoni, tant'è vero che vinse Canzone per te di Sergio Endrigo, quasi una compensazione a un artista nobile che aveva scritto una nobile canzone". L'eco di Endrigo o altri andava bene, quello di Modugno no. Una ricostruzione che, forse anche involontariamente, gronda ipocrisia. Davvero il miglior modo per onorare l'assurda ma cristallina logica del gesto di Tenco, suicida perché la sua bellissima canzone Ciao, amore, ciao era stata esclusa dal ripescaggio, era quello di escludere una canzone giudicata da tutti bella? Di lotta e di governo. Almeno quelle erano ipocrisia poetiche, umane. Oggi ce ne sono di diverse. Venendo al Sanremo che sta per aprire i battenti, il tormentone, come l'anno scorso, è lo scenario politico. Sanremo è sempre più il karaoke di un paese chiamato Titanic. Ognuno va e canta la sua canzone, più o meno nuova, egli stesso più o meno nuovo. Dopo le interviste degli esclusi che, questa volta, tiravano in ballo motivi politici - misconosciuta anche da destra l'accusa che Povia aveva rivolto ai selezionatori, ossia di preferire cantautori di sinistra - ora il tormentone è un Sanremo formato Pd. Perché non c'è Apicella? Ora, a Veltroni si possono muovere molte critiche, politiche, ma sostenere che canzoni di sinistra vadano ascritte a lui è come sostenere che canzoni di centro-destra vadano ascritte a Berlusconi. Veltroni ha perso la sinistra, Berlusconi il centro. Impeccabile, per altro, la difesa "istituzionale" di Baudo: "Non ci sono canzoni di destra e di sinistra, i temi sciali affrontati da alcuni brani sono problemi della nostra società. Non è vero che il festival tifa per qualcuno anche perché le canzoni le abbiamo scelte prima che si sciogliessero le Camere". Sanremo è, semplicemente, sempre Sanremo, e con Baudo e Chiambretti sarà, come sempre, di lotta e di governo, di inciuci e opposizione. Il pierino della tv, infatti, in clima satirico-elettorale, ha detto che sarà l'edizione delle larghe intese. In effetti, l'unico bipolarismo è tricologico, sempre rispettato, apparentato con Striscia la Notizia e la dimostrazione che in Italia il bipolarismo è duopolio, cioè coesistenza: la bionda e la bruna. 25/02/2008.

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"la nostra storia non si chiude" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Boselli "La nostra storia non si chiude" ROMA - "Non staremo ad aspettare le decisioni altrui come mendicanti che aspettano alla porta dei ricchi". Aprendo la elettorale nella Capitale, il leader socialista Enrico Boselli ha attaccato il Pd e ha confermato la volontà di presentare le liste con il simbolo socialista. "Evidentemente - ha aggiunto - non si vuole avere in Italia un partito ancorato al partito socialista europeo. Ma la nostra storia non si può chiudere come una qualsiasi bottega. Per questo mercoledì prossimo, a Genova, nella stessa sala dove nacque il partito socialista nel 1892, romperemo gli indugi e daremo vita non a una fine ma a un nuovo inizio". Il capo dei Socialisti, è convinto che "Veltroni e Berlusconi propongono la stessa ricetta". E poi il segretario del Pd, "non è un vero candidato premier. Tira solo la volata al suo partito".

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A roma scelto alemanno "sarò io l'anti-rutelli" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il Pdl punta sull'ex ministro di An, già sconfitto da Veltroni A Roma scelto Alemanno "Sarò io l'anti-Rutelli" Gasparri rinuncia "Però avevo l'età giusta" Derby a destra con Storace FRANCESCO BEI ROMA - Gianni Alemanno, scalatore del K2, ha deciso di affrontare una parete ancora più ripida, quella del colle del Campidoglio. Impresa ardua, perché il Pdl nei sondaggi è dato soccombente e sarà un successo persino arrivare al ballottaggio (nel 2006 lo stesso Alemanno perse al primo turno contro Veltroni, fermandosi al 31,7%) visto che a destra correrà anche Storace. Comunque il dado è tratto e il centrodestra, dopo una girandola di una mezza dozzina di candidati - dallo stesso Fini a Ferrara, da Storace a Meloni, da Antoniozzi a Gasparri - ha infine trovato il suo san Sebastiano nel presidente della federazione romana di An. I maligni sostengono che Alemanno si sarebbe infine deciso per il sì (dopo un iniziale rifiuto) quando ha saputo che Berlusconi aveva chiesto a Maurizio Gasparri il "sacrificio" della candidatura. "Fini e Berlusconi mi hanno chiesto se ero disponibile - racconta Gasparri - e ho risposto loro che, se non avessero trovato qualcun altro di credibile, io avrei fatto il mio dovere. Dopotutto ho l'età giusta, sono romano, un po' sono conosciuto, e so persino dove sta via di Carcaricola. Ma se Alemanno ci ha ripensato ed è disponibile, benissimo". Ieri è stata una giornata fitta di telefonate: Alemanno ha chiamato Gasparri, Fini ha chiamato Berlusconi, Giro ha chiamato un po' tutti. Nella notte tra sabato e domenica ha pure tenuto banco una clamorosa giravolta - proposta da An - con il recupero di Silvano Moffa alla provincia e del forzista Antoniozzi al comune. Alla fine tuttavia fine la quadra si è trovata e oggi il prescelto darà l'annuncio in pubblico. "Io pensavo a Gasparri solo per trarvi d'impaccio - ha del resto spiegato il Cavaliere a Fini - ma se volete Alemanno a noi sta bene". Gli accordi prevedono che il vice di Alemanno sarà Mauro Cutrufo, della Dc di Rotondi.

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13 aprile, pd in ripresa sei punti di distacco dal pdl prezzi in testa alle priorità - roberto biorcio fabio bordignon (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

13 aprile, Pd in ripresa sei punti di distacco dal Pdl Prezzi in testa alle priorità Gli incerti sono soprattutto tra chi nel 2006 votò Ulivo, Rifonda-zione e centristi Veltroni guida la classifica di "gradimento" dei leader. In risalita Berlusconi Il sondaggio Demos-Eurisko rileva una forte concentrazione di consensi sui due partiti-guida: Popolo della libertà al 40,5 per cento e Partito democratico al 34,8. Udc al 6,0 e Sinistra Arcobaleno al 5,8. Ma solo la metà degli elettori ha già deciso quale scelta farà nelle urne ROBERTO BIORCIO FABIO BORDIGNON E' ancora in vantaggio il Popolo delle Libertà: la coalizione guidata da Berlusconi (PdL, Lega ed Mpa) conserva un margine di sei punti percentuali, ma il Partito democratico sembra in grado di intercettare con maggiore efficacia la domanda di cambiamento. E così la partita appare meno chiusa di quanto si pensasse, con il Pd in sensibile ripresa. E' una situazione fluida, quella evidenziata dal sondaggio Demos-Eurisko per l'Atlante Politico: uno scenario politico-elettorale segnato da grande incertezza, ma anche da significativi spostamenti, che in questa fase sembrano penalizzare i partiti minori, in favore dei due big. L'avvio della campagna elettorale è caratterizzato da un clima in cui si combinano percezioni (positive) di cambiamento e incertezza. L'elettorato sta prendendo coscienza e adattandosi (lentamente) ai numerosi mutamenti dell'offerta politica. A meno di due mesi dal voto, solo la metà degli intervistati dice di avere già preso una decisione, ma l'incertezza non si distribuisce in modo omogeneo in tutte le aree politiche. E' molto ridotta tra gli elettori che in passato votavano per Forza Italia, Alleanza Nazionale e la Lega. E' più elevata (circa un intervistato su tre) tra gli elettori che nel 2006 avevano votato per l'Ulivo, e cresce fortemente soprattutto per gli altri partiti: da Rc all'Udc a tutte le formazioni minori. L'abitudine ormai consolidata a una competizione di tipo maggioritario si è tradotta in un orientamento diffuso a concentrare i voti sui due principali partiti. Il Pdl raccoglie, ad oggi, la maggioranza relativa (40.5%), mentre il Pd si ferma al 34.8%. Conteggiando le preferenze degli alleati - Lega (4.5%), Mpa (0.4%), Italia dei Valori (3.4%) e Radicali (0.8%) - la distanza fra i due "blocchi" raggiunge i sei punti. Appaiono invece in difficoltà l'Udc (6.0%) e, ancor più, la Sinistra Arcobaleno (5.8%). Ma va sottolineato come la logica del "voto utile" sia fatta propria non solo dagli elettori del Pd (71%) e del Pdl (74%), ma anche da estesi settori degli altri partiti. Il Pd, dopo la flessione patita a partire dal 2006, appare dunque in recupero e sembra poter giocare, più di altri soggetti, la carta della "novità" e del "rinnovamento". Una porzione consistente dell'elettorato lo vede come un soggetto nuovo, che segna una discontinuità rispetto all'esperienza dell'Unione e del governo Prodi. Più difficile appare la speculare operazione tentata nell'altro campo. Il 60% degli intervistati percepisce, infatti, un legame più stretto tra la vecchia coalizione di centro-destra e la nuova lista tenuta a battesimo da Berlusconi e Fini. Per il 64% (e il 45% dei suoi stessi elettori) il Pdl si presenta come un accordo elettorale, più che come un vero e proprio partito. Oltre che sull'"effetto novità", il leader del Pd può contare su un consistente bagaglio di consensi personali. Nel gradimento degli italiani, figura ancora al primo posto con il 53% di giudizi positivi. Segue Fini con il 51%, mentre Berlusconi, in crescita, si ferma al terzo posto (44%). Nel testa a testa, in un ipotetico confronto "presidenziale", il candidato del Pdl prevale di pochi decimali (44 a 43). Berlusconi, rispetto all'avversario, si distingue per la capacità di comunicare, di trasmettere ottimismo e, in particolare, nel presentarsi come "leader forte e deciso". I punti di forza dell'ex-sindaco di Roma coincidono, invece, con la sua immagine di "uomo onesto", attento alle necessità delle persone, portatore di cambiamento. Tuttavia, a guidare le scelte degli elettori - almeno nelle dichiarazioni (e negli auspici) - non saranno né i partiti né i leader, bensì i programmi. Sotto questo profilo, il clima sociale in cui si sviluppa la campagna elettorale appare significativamente cambiato rispetto allo scorso anno. Fino a pochi mesi fa, si era registrata una netta crescita della domanda di sicurezza. Oggi appare invece dominante la percezione di impoverimento dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, che genera richieste urgenti di aumento dei salari, delle pensioni e di controllo dei prezzi. Solo fra gli elettori del Pdl e della Lega al problema della sicurezza è attribuita la stessa importanza.

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Tra marchi nuovi e antipolitica elettori confusi come al supermarket - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tra marchi nuovi e antipolitica elettori confusi come al supermarket Risultato scontato? Anche nel 2006 sembrava così, ma Berlusconi mancò la vittoria per un soffio Per orientare le scelte i temi "etici" contano molto di meno di questioni come tutera dei salari e sicurezza (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Su queste basi l'esito della prossima consultazione non può ritenersi scontato. Impossibile dimenticare la lezione di Silvio Berlusconi. Esattamente due anni fa, i sondaggi dei principali istituti demoscopici attribuivano alla Cdl lo stesso svantaggio. Valutavano, per questo, impossibile la rimonta. Berlusconi ha smentito tutti. Le previsioni dei sondaggi e i suoi stessi alleati, che non credevano possibile risalire. In poco più di un mese ha annullato il distacco. Ha perso alla Camera per una manciata di voti, mentre al Senato è stato "tradito" dai collegi esteri. Oggi, peraltro, la situazione è più incerta e fluida, rispetto a due anni fa. Gli elettori si muovono un po' confusi. Come consumatori in un mercato che propone prodotti nuovi e diversi. Perché le principali etichette di partito sono pressoché scomparse. Sostituite da altri marchi. In tempi troppo rapidi per non generare disorientamento. Non è facile neppure capire come reagiranno, molti elettori, di fronte all'eclissi - o alla definitiva rimozione - del proprio simbolo di riferimento. 1. Si assiste, comunque, a una forte polarizzazione, che, fin qui, ha premiato i due principali soggetti politici, sorti negli ultimi mesi. Pdl e Pd: insieme aggregano circa tre elettori su quattro. Più della Dc e del Pci, ai tempi della prima Repubblica. Sembra, cioè, che gli elettori si siano abituati a votare in modo "maggioritario", nonostante la logica proporzionale dell'attuale legge elettorale. Simmetricamente, gli altri partiti, ancora numerosi, si contendono un settore di mercato elettorale molto limitato. E' interessante, tuttavia, osservare la capacità d'attrazione espressa dai partiti di centro. L'Udc è stimata intorno al 6%. La Rosa bianca all'1%. Riuniti sotto una sola bandiera potrebbero superare la soglia di sbarramento sia alla Camera che al Senato. Invece, la Sinistra Arcobaleno rivela, per ora, un basso grado di attrazione. D'altronde, l'analisi dei flussi di voto rispetto al 2006, suggerisce che solo il 40% degli elettori dei partiti che hanno dato vita alla "cosa rossa" oggi voterebbero per la Sinistra Arcobaleno. Mentre un terzo di loro si sarebbero già spostati sul Pd. Anche il Pdl, d'altronde, dimostra una notevole capacità di attrazione, che gli permette di guadagnare circa il 4% rispetto al risultato dei partiti fondatori nel 2006. Tutte le altre formazioni raccolgono frazioni di elettori molto esigue. Nessuna pare in grado di arrivare in Parlamento, in assenza di apparentamenti dell'ultimo minuto. Fra le novità, la Lista per la vita, promossa da Giuliano Ferrara, raccoglie pochi decimali. Il peso assunto dall'Udc, in queste stime elettorali, spinge a destra gli elettori del Pdl. Tanto che il Pd, sull'altro versante, appare più vicino al Centro, e quindi all'Udc. I cui sostenitori, d'altronde, dividono le loro simpatie in modo equilibrato fra i due "oligopolisti" del mercato elettorale. Ciò potrebbe costituire un rischio per l'Udc se, com'è probabile, la campagna elettorale si polarizzasse ulteriormente. Allora, la logica del "voto utile" potrebbe spingere una parte dei suoi elettori verso i partiti più forti. Per questo, la possibilità dell'Udc di consolidare il suo peso elettorale dipende dalla capacità di esprimere "protesta" più che "moderazione". Intercettando la delusione nei confronti del maggioritario bipolare della seconda Repubblica. 2. L'incertezza di questa fase è confermata dal sostanziale equilibrio dei consensi nei confronti dei due principali leader. Se dovessero scegliere il premier, per elezione diretta, fra Berlusconi e Veltroni, gli elettori si dividerebbero in modo pressoché uguale. Anche così si spiega la convergenza di strategie fra i due "avversari". All'insegna della personalizzazione e del reciproco riconoscimento. Da un lato, Veltroni conta di sfruttare il proprio appeal personale per bilanciare lo svantaggio prodotto dall'orientamento politico. Dall'altro, Berlusconi è convinto che il vantaggio del Pdl sia sufficiente a garantirgli il successo, mentre sfrutta la propria immagine per coagulare un elettorato, comunque, fluido e composito. Dubitiamo, tuttavia, che il clima della campagna elettorale rimarrà disteso e civile fino al voto. Soprattutto se l'incertezza dell'esito dovesse crescere ulteriormente. Come, d'altronde suggeriscono altri segnali, particolarmente importanti per decifrare l'orientamento degli elettori italiani. 3. Il voto dei cattolici, anzitutto, che negli ultimi anni si era spostato decisamente a centrodestra, oggi appare più equilibrato. Fra i cattolici praticanti, in particolare, si osserva una distribuzione proporzionata al peso dei partiti. Con un sovrappiù per l'Udc. La cui presenza autonoma sul mercato elettorale pare aver "secolarizzato" il Pdl. Mentre le polemiche accese nel Pd, sul tema, fin qui non sembrano aver prodotto particolari effetti. (Anche se, al momento del sondaggio, l'accordo con i Radicali non era ancora stato siglato). 4. D'altronde, i temi "etici" che hanno agitato il dibattito pubblico negli ultimi mesi (in particolare modo l'aborto), comparativamente, in questa campagna elettorale contano molto poco, nella percezione degli elettori. Mentre, tra i cittadini, è massima l'importanza assunta dai problemi economici legati alla vita quotidiana: reddito familiare e costo della vita. Insieme alla sicurezza. 5. C'è, infine, la questione dell'antipolitica. Quel vento ostile verso i partiti e le istituzioni, che ha soffiato impetuoso, negli ultimi mesi. Chi immagina che il clima elettorale abbia inibito quel sentimento si sbaglia. Ne è prova il consenso di cui gode Beppe Grillo, verso il quale esprime fiducia il 55% degli elettori. Lo testimonia, ancora, l'atteggiamento verso i partiti: tutti uguali, secondo tre elettori su quattro. Si tratta di sentimenti trasversali. Diffusi in tutti gli elettorati. In particolare nella base di due partiti: la Lega Nord e l'IdV di Di Pietro. Tuttavia, la sfiducia nei partiti e la simpatia per l'alfiere del V-Day non sembrano alimentare "astensione": dalla politica e dal voto. Infatti, anche se lamenta che tutti i partiti sono uguali, gran parte degli elettori si schiera: sceglie un partito. Ciò conferma che l'antipolitica costituisce, per molti versi, un sentimento "politico". E' un modo per incalzare i partiti. Per spingerli a rinnovarsi. A moralizzare i comportamenti. Questo Atlante politico, dunque, tratteggia un'Italia fluida e instabile. Alla ricerca di una nuova geografia elettorale. Ancora incerta e un po' disorientata, perché il paesaggio politico è cambiato e sta ancora cambiando. L'esito del prossimo 13 aprile non è ancora scritto. A chi lo profetizza, rammentiamo che dal 1994 ad oggi tutte elezioni - tutte - hanno spiazzato, a volte sovvertito le previsioni. E che, dal 1996 fino al 2006, tutte le elezioni - tutte - si sono risolte per pochi punti. Talora: frazioni di punto. C'è da dubitare che questa volta le cose andranno diversamente.

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L'IPOTECA GIUSTIZIALISTA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-25 num: - pag: 1 autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE DI PIETRO CON VELTRONI L'IPOTECA GIUSTIZIALISTA D opo l'iniziale sconcerto di alcuni e qualche protesta, è calato il silenzio sulla scelta di Walter Veltroni di allearsi con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro (che mantiene il proprio simbolo a differenza dei radicali), facendo così un'eccezione rispetto alla regola dello "andare da soli". Eppure quella decisione può essere foriera di rilevanti conseguenze sui rapporti fra la futura maggioranza (quale che essa sia) e la futura opposizione. Da quel che si è capito, la mossa di Veltroni è giustificata dalla volontà di "coprirsi" rispetto agli umori antipolitici che circolano nell'opinione pubblica. Non pare però che ci sia stata una attenta riflessione sui prezzi politici da pagare. Da molti, e giustamente, è stata apprezzata, del segretario del Pd, la volontà, più volte affermata, di farla finita con l'eterna guerra civile italiana, di scegliere una competizione con il centrodestra non più fondata sulla demonizzazione dell'avversario. Quel nuovo stile e il nuovo clima politico che ha contribuito a suscitare hanno anche reso possibile ai leader dei due schieramenti (Veltroni e Berlusconi) di parlarsi fra loro con linguaggi nuovi. E fanno ben sperare, in linea di principio, anche per le future relazioni fra maggioranza e opposizione. Ma l'alleanza del Partito democratico con l'Italia dei Valori mette a rischio tutto ciò. Di Pietro rappresenta l'antipolitica nella variante giudiziario- giustizialista. I suoi elettori tutto possono volere meno che la fine della guerra civile italiana. D'altra parte, nemmeno era ancora stato siglato l'accordo che già Di Pietro chiariva a tutti il senso della sua presenza politica proponendo, in pratica, l'esproprio proletario di alcune reti televisive. Come si concilieranno, nel prossimo Parlamento, lo stile nuovo e quella presenza? Ma c'è di più. Non ci sarà mai nessuna possibilità di chiudere l'eterna transizione italiana se non interverrà un accordo bipartisan sulla giustizia. Ma Veltroni si è messo in casa una forza che lavorerà strenuamente (e giustamente, dal suo punto di vista, essendo quello il mandato che avrà ricevuto dagli elettori) perché un accordo del genere non possa essere siglato. Sarà difficile rimettere ordine, in modo consensuale, nel sistema giudiziario italiano. E continueranno le solite invasioni di campo (l'ultima in ordine di tempo, con il caso Mastella, ha dato il colpo di grazia al governo Prodi). L'Italia dei Valori, una piccola formazione che, in queste faccende, è in grado di trovare il sostegno esterno di un vasto esercito giustizialista, sarà lì, vigile, pronta a mettere veti. Prendiamo il caso delle intercettazioni che sono non solo una delle armi più avvelenate della politica italiana ma anche una spia evidente degli sviluppi patologici del nostro sistema giudiziario. CONTINUA A PAGINA 24.

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Tabacci: per il patto con l'Udc pronto a mettermi da parte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE La Rosa Bianca Tabacci: per il patto con l'Udc pronto a mettermi da parte MILANO - Una grande federazione di centro per dare risposta agli italiani "inquieti di fronte all'obbligo di scegliere tra Berlusconi e Veltroni". è il sogno di Bruno Tabacci che ieri nel Palasport di Montecatini Terme ha concluso la due giorni fondativa della Rosa Bianca. Con un'apertura a Casini sulla leadership: "Il protagonismo non l'ho chiesto e non l'ho cercato. Non sono un inciampo e posso mettermi da parte. Ho già accettato di fare il suggeritore". Ma il patto elettorale, ha aggiunto, non potrà essere fatto a "qualunque condizione. Dobbiamo fare qualcosa di nuovo e accogliere anche chi non c'è mai stato, come Pezzotta, Gerardo Bianco e De Mita". Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini rappresentano, per il leader della Rosa Bianca, "una destra peronista e populista". Tabacci ha poi spiegato che non vuole "rifare la Dc". D'accordo con lui Pier Ferdinando Casini. Presenti alla convention anche Gianni Rivera, l'ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini e Ombretta Fumagalli Carulli. Bruno Tabacci.

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Berlusconi: il centro siamo noi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: il centro siamo noi "Malizioso dire che scivolo a destra". A Roma ci riprova Alemanno Il leader pdl saluta il nuovo arrivo Bonsignore: sono un vecchietto a disposizione. Casini: fa un errore, lo spostamento c'è ROMA - Chiuso l'accordo in Sicilia con la speranza di ottenere proprio dal premio di maggioranza dell'isola i senatori che servono per una vittoria netta, e avviato a soluzione anche il nodo Roma con la quasi certa candidatura di Gianni Alemanno, Silvio Berlusconi si dedica a punzecchiare gli ex alleati dell'Udc. Quel centro che va via via a raccordarsi non piace al Cavaliere, che già nei giorni scorsi si è appellato agli elettori perché diano un "voto utile" al Pdl o al limite al Pd. E ieri, in una telefonata al convegno organizzato dall'ex Udc Vito Bonsignore, Berlusconi prima ha scherzato sul suo ruolo ("Sono un vecchietto a disposizione") poi è stato chiaro sull'ex alleato: Casini & C. non entrando nella "casa naturale" dei centristi rappresentata dal Pdl, non hanno "valutato sufficientemente che siamo riusciti, per la prima volta in Italia, a portare tanti laici su posizioni della Chiesa su temi cruciali come i valori della vita e della famiglia". Insomma, è il concetto sul quale è intenzionato a battere Berlusconi, i valori cattolici sono più che rappresentati nel suo partito, dunque il Pdl "è il centro" e "non c'è nessuno scivolamento a destra come qualcuno vuole maliziosamente insinuare". E come molti, assicura il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, sono disposti a testimoniare con il loro esempio: "Ci sono migliaia e migliaia di dirigenti dell'Udc che intendono partecipare da protagonisti nel Pdl, cioè un partito che nasce e si ispira al Ppe". Immediata la replica di Pier Ferdinando Casini: "Berlusconi, una volta incassate le elezioni anticipate ha pensato di rafforzare le caratteristiche privatistiche e personali della sua formazione politica e ha oggettivamente fatto un grande sbaglio, ha spostato il vecchio centrodestra sulla destra ". Per un botta e risposta che continuerà, si presume, per tutta la campagna elettorale, un tormentone degli ultimi giorni è destinato oggi a chiudersi ufficialmente, quello del candidato a sindaco di Roma. Dopo settimane di tentativi andati a vuoto - si era ipotizzata la discesa in campo dell'azzurro Frattini, poi di Giuliano Ferrara, di Giorgia Meloni di An e fino a ieri mattina anche del collega di partito Maurizio Gasparri - oggi dovrebbe essere annunciata la candidatura di Gianni Alemanno. Il segretario della federazione romana di An, ex ministro e alle ultime amministrative già sfidante di Veltroni al Campidoglio, fa il bis e prova a sfilare la vittoria a Rutelli. E' d'altra parte lui, spiegano dal centrodestra, il più accreditato nei sondaggi interni, dunque a lui dovrebbe toccare la corsa senza che nessuno se la prenda più di tanto: Gasparri fa sapere che lui avrebbe accettato la candidatura solo perché glielo chiedevano Fini e Berlusconi, ma Alemanno va benissimo. Se finirà così, dovrebbe essere l'azzurro Alfredo Antoniozzi il candidato del Pdl per la provincia di Roma. I valori del Ppe "Ci ispiriamo al Ppe. Su vita e famiglia abbiamo portato tanti laici sulle posizioni della Chiesa" Intesa raggiunta Dopo giorni di trattative, per la corsa alla guida della Regione Siciliana, Berlusconi ha deciso la candidatura di Lombardo P.D.C.

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Della Valle: votare o no? Deciderò l'ultimo giorno (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE L'imprenditore Della Valle: votare o no? Deciderò l'ultimo giorno MILANO - "Devo decidere se andrò a votare. Lo deciderò nell'arco di questo mese, sentendo bene cosa racconteranno le varie parti politiche. E il giorno prima prenderò la mia decisione". Diego Della Valle, a Domenica In, in diretta da Sanremo, ha spiegato che il suo "non vuole essere un ragionamento né rivoluzionario né ostile. Io penso che noi italiani avremmo diritto di decidere chi e come andare a votare". Alla domanda se accetterebbe un incarico da ministro in un futuro governo guidato da Berlusconi o da Veltroni, il presidente del Gruppo Tod's ha ribadito: "Non faccio politica da nessuna parte, ma aggiungo che la politica che possiamo fare noi imprenditori è quella di trovare aziende che funzionano e in cui la gente che ci lavora stia bene". Quanto alle candidature di figli di personaggi illustri, Della Valle ha commentato: "Alcuni di questi ragazzi li conosco, sono di primissimo ordine. Se lo hanno fatto con spirito civile va benissimo. Mi auguro che tanti ragazzi che non sono "figli di" si avvicinino alla politica". Diego Della Valle.

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La resa di Miccichè: io garante Ma blog e partito lo scaricano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE La resa di Miccichè: io garante Ma blog e partito lo scaricano Si ritira in Sicilia e Silvio gli promette la delega per il Sud L'ex viceministro: lavorerò per la legalità e sceglierò gli assessori Schifani: li indicherà e selezionerà Forza Italia DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Ha passato una notte a calcolare con i suoi più stretti amici come correre da solo contro Raffaele Lombardo, il "cuffarismo" e quel "losco potere" vagamente criticato sul blog durante le trattative col Cavaliere. Una notte di rabbia per Gianfranco Micciché, tentato dall'idea di sganciarsi e presentare nientedimenoché la lista della "rivoluzione siciliana ". Come risposta all'accordo di Berlusconi con il nuovo aspirante autonomista viceré di Sicilia chiamato a piazzarsi sulla poltrona ambita dal ribelle di Forza Italia. Poi, nella domenica di incoronazione del candidato di centrodestra a governatore, matura il ripensamento di Miccichè, convinto dal Cavaliere a bloccare i suoi strali, in cambio di una delega per il Mezzogiorno nel nuovo governo naturalmente con Silvio presidente. Come se fossimo già al 14 aprile e avessero già vinto. Innesta così la retromarcia, ammessa a quanti lo seguono via Internet: "Sono qua, un deluso che ha trovato comunque una strada... Bisogna sapere trasformare i problemi in opportunità". Alle 8 del mattino nemmeno suo padre ha ancora capito com'è finita. E il mitico ottuagenario direttore generale del Banco di Sicilia non trovandolo chiama il novantaduenne Mimì La Cavera: "Ne sai niente? Vero una sua lista presenta?". E La Cavera che, pure come presidente onorario di Confindustria Sicilia, s'è tanto speso per quel figliol prodigo risponde che non sa, che non capisce, che spera in una tenuta di Gianfranco: "Mi ha fatto sperare per quattro giorni. Diceva che aveva i manifesti pronti e tutto il partito dietro. Non è che si può accontentare di una poltrona... ". Ma alla stessa ora il ribelle viene chiamato per l'ennesima volta da Berlusconi. E lui che non ha dormito tutta la notte, dopo tre caffè, torna a Palazzo Grazioli, inseguito dai messaggi dei suoi fans che dilagano sul blog. Tutti a insistere senza conoscere La Cavera sulla parola "resistere". Ma Gianfranco cede. E finirà per digitarlo, esaltando una "vittoria " destinata a moltiplicare le ironie. Perché, pur non arretrando nelle critiche a Cuffaro e promettendo comunque di dar vita ad una lista ("Voi che scrivete sul blog sceglierete i deputati regionali"), giura di avere incassato un buon successo. "Mi ha detto il presidente che sarò il garante del processo di cambiamento e di legalità chiesto. Sarò io a selezionare i nomi degli assessori nella prossima giunta. "Un modo per garantire un futuro ai tuoi uomini, realizzando il ricambio generazionale che ti sta a cuore", mi ha ripetuto... ". Il ruolo di garante e selezionatore a fine domenica passa nel tritacarne di Lombardo e tanti forzisti. A cominciare da Renato Schifani: "è il momento di correre per vincere. Quando avremo vinto sarà il partito a indicare e selezionare migliori e meritevoli". E il viceré in pectore: "Noi ci garantiamo da soli". Implacabile l'europarlamentare Giuseppe Castiglione: "Dice che "il sogno continua..." e sembra la pubblicità di una famosa poltrona. Il "sogno" di Miccichè era dunque solo una poltrona. Stavolta auto assegnata". Ma prima delle repliche il dialogo sul web risultava altrettanto devastante. Miccichè, cosciente che "tanti di voi penseranno che mi sono venduto per una poltrona", continuava quasi a giustificare Berlusconi: "Gli hanno fatto credere che senza Lombardo ci sarebbe stata una sconfitta sicura... ". Ma i fans avevano già invertito rotta pure loro. Con tale Rosario sferzante: "Dopo tante belle parole sulla "rivoluzione siciliana", fesso chi ti crede ". E Francesco Z.: "è tornato all'ovile. Addio rivoluzione". "Azzurro " spera ancora: "Sei in tempo per andare da solo a testa alta. Pensaci ". Enrico, disilluso: "Potevi evitare di rubare lo slogan sul "sogno" a Veltroni, che già lo aveva rubato a Barak Obama...". Per fortuna c'è Missy: "Sono con te, MICCI ". Gianfranco Miccichè Presidente uscente dell'Assemblea regionale Felice Cavallaro.

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La quadratura del cerchio è stata trovata ieri mattina, dopo una settimana di incertezze e cont (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Inui ribaltamenti di fronte per la scelta del candidato sindaco del Popolo della libertà. Venerdì sera il direttivo romano del Pdl aveva preso atto degli scarsi risultati di cui i sondaggi accreditavano Giorgia Meloni, per alcuni giorni sfidante in pectore di Francesco Rutelli. Ma la vice presidente della Camera non ha mai sfondato nelle rilevazioni, lasciando ai vertici del partito il doppio incubo della sconfitta nella competizione capitolina e di un contemporaneo exploit di Francesco Storace, in corsa per La Destra. Ad avanzare il nome di Maurizio Gasparri è stato soprattutto Silvio Berlusconi, nei giorni scorsi impegnato a fondo per risolvere il rebus delle alleanze in Sicilia. Ma è stato Gianfranco Fini a opporre il maggiore radicamento attuale sul territorio di Gianni Alemanno, un anno fa eletto a larga maggioranza presidente della federazione romana di An. E, a quanto pare, anche un sondaggio interno che vedrebbe Alemanno poter contare su un lieve vantaggio nelle preferenze dei romani rispetto all'ex ministro delle Comunicazioni che però risultava più gradito a Forza Italia. Entrambi hanno espresso la propria disponibilità, per spirito di servizio nei confronti del partito. Una serie di febbrili consultazioni, tra la sera di sabato e la mattina di ieri, hanno portato Alemanno ad accettare la nuova sfida, a due anni da quella persa contro Walter Veltroni. E Gasparri gli ha ceduto il passo, visto che la sua disponibilità era condizionata "all'assenza di altri esponenti autorevoli di An pronti a candidarsi". A favore del presidente della federazione romana di An gioca la voglia di rivincita, con sondaggi che lasciano aperta al centrodestra quanto meno la strada del ballottaggio, e la possibilità, in caso di sconfitta, di ritagliarsi comunque un ruolo nazionale. Fa.Ro.

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Di FABIO ROSSI La conferma della candidatura di Gianni Alemanno, che oggi sarà ufficialm (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABIO ROSSI La conferma della candidatura di Gianni Alemanno, che oggi sarà ufficialmente lanciato dal Popolo della libertà per la corsa verso lo scranno più alto del Campidoglio, arriva proprio dalla persona che era considerata, insieme al presidente della federazione romana di An, lo sfidante migliore per Francesco Rutelli. Maurizio Gasparri aveva dato la sua disponibilità, viste le proposte avanzategli da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Ma solo "nel caso che non ci fossero altre personalità autorevoli del partito intenzionate a correre per il Comune". E quindi, racconta l'ex ministro delle Comunicazioni, "quando Alemanno mi ha telefonato, dicendomi che avrebbe accettato la candidatura, gli ho volentieri lasciato il posto: sosterrò con forza la sua corsa, come tutto il partito". Gasparri spiega come si è arrivati alla scelta definitiva del Pdl. Soprattutto dopo che Berlusconi, sabato, aveva tracciato un identikit del candidato sindaco - "grande esperienza politica e perfetta conoscenza della città e dei suoi problemi" - che stringeva notevolmente la cerchia dei papabili: "Con Gianni Alemanno, che io conosco personalmente dal 1973, abbiamo parlato più volte negli ultimi giorni di questa vicenda - dice Gasparri - Poi sono stato contattato da Berlusconi e Fini, che mi hanno chiesto se fossi disponibile a una candidatura. Ho risposto che avrei accettato se non ci fossero stati altri esponenti autorevoli del partito disposti a candidarsi. Alemanno è un'ottima candidatura, avendo speso parte del suo tempo, negli ultimi anni, sul territorio. Io scenderò in campo per sostenerlo e continuerò la mia attività per il partito, a livello nazionale: attualmente sto lavorando sul programma della coalizione". Sulla scalata al Campidoglio, in ogni caso, l'ex leader di Destra protagonista è ottimista: "Lo scenario è molto aperto - spiega Gasparri - con una molteplicità di candidature che rende molto probabile un ballottaggio tra Rutelli e Alemanno. Noi dobbiamo puntare sui temi della sicurezza, delle infrastrutture e della manutenzione della città: tre punti su cui le amministrazioni di Rutelli e Veltroni sono state particolarmente carenti". Oggi alle 17 la presentazione ufficiale delle candidature targate Pdl per il Campidoglio e per la Provincia: per la presidenza di Palazzo Valentini sarà in lizza l'eurodeputato di Forza Italia Alfredo Antoniozzi. La svolta sul nome di Alemanno è arrivata venerdì sera, quando a una manifestazione di An al teatro Capranica il senatore Andrea Augello ha invitato pubblicamente il presidente della federazione romana a scendere in campo in prima persona. "Quell'appello ha dato una scossa alla base di An - ricorda Augello - e ha accelerato un processo che ci permetterà di competere al meglio per il Campidoglio, sapendo che è una sfida che si può vincere". La scelta di Alemanno è particolarmente apprezzata anche dal senatore Cesare Cursi: "È un'ottima candidatura, di una persona che negli ultimi tempi, anche con l'esperienza di presidente della federazione romana, ha avuto modo di approfondire al meglio la conoscenza dei drammatici problemi della città, a partire dalla mancanza di sicurezza - sottolinea Cursi - Alemanno sarà sostenuto con forza non solo dai partiti, ma anche dalla società civile e dalle categorie, che hanno avuto modo di apprezzarne le capacità quando era ministro". "Ritengo che quella di Alemanno sia una candidatura forte - dice il senatore Domenico Gramazio - Ha lavorato bene in questo anno e mezzo alla testa della federazione romana di An e ha collaborato fattivamente alla nascita del Pdl". Da domani, quindi, la campagna elettorale per il Campidoglio entrerà nel vivo, con tutti i principali contendenti pronti ai nastri di partenza. Primo step ufficiale sarà il 9 e 10 marzo, quando dovranno essere presentate le liste: per allora dovranno essere pronti i nomi di tutti i candidati al consiglio comunale e alle 19 assemblee municipali, oltre ad altrettanti aspiranti minisindaci.

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Le ipotesi si accavallano ma ormai è opinione consolidata che la scomposizione dei p (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Oli, accoppiata alla voglia di novità (molto gradita all'elettorato e corroborata dai sondaggi che indirizzano le scelte dei leader) stia incoraggiando la formazione di un'aggregazione moderata che faccia da cuscinetto, evitando la tenaglia bipartitica. In questo focus del Messaggero due sono le ipotesi più gettonate: la prima vede se non un netto spostamento a destra del Partito delle libertà, almeno un suo slittamento dovuto alla frattura con la parte più moderata e meno populista, cioé l'Udc. La seconda ipotesi incoraggia i centristi ad accettare la sfida ed a proporre - secondo anche l'analisi di Paolo Prodi - una formazione di moderati connotata da una forte identità cristiana e da un programma riformista che si richiami esplicitamente ai valori cattolico liberali. Gli esperti di sondaggi indicano un'area centrista pari al 10%. E' in questo spazio che si muove e si organizza il centro moderato che cerca di rubare spazio a Berlusconi e Veltroni. C'è chi come si vede si augura la rinascita di un partito cattolico, per riempire la politica di vaori dimenticati; chi pensa ad un polo liberale e chi ad uno liberista; chi vede invece più semplicemente la necessità di un centro riformatore moderato ma illuminato, lontano dalle spinte leghiste e populiste che hanno influenzato il centrodestra berlusconiano in questi anni. (C.Rz.).

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ROMA - I due maggiori partiti, Partito democratico e Popolo delle libertà, sono già (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA - I due maggiori partiti, Partito democratico e Popolo delle libertà, sono già "d'accordo": "Svuotare la par-condicio" eliminando i confronti televisivi tra candidati premier. Pier Ferdinando Casini, che ieri sera ha lanciato queste accuse nel corso di uno "Speciale Tg1", ha tuttavia il sospetto che domani i due partiti potrebbero stringere un patto per un "governissimo". "La sinistra politica - ha detto - ha una grande responsabilità, perchè sulla par-condicio ha fatto una questione di vita o di morte, ma adesso la vuole svuotare, d'accordo con Berlusconi. Viene davvero il dubbio che Veltroni e Berlusconi siano d'accordo perchè, se lo sono oggi nello svuotare la par-condicio e nel non accettare confronti tv, allora lo saranno domani, dopo una campagna elettorale finta, per fare un governo insieme". Casini rivendica all'Udc la difesa, da sempre, della par-condicio. "E' stato rimproverato al mio partito e a me, l'idea che la par condicio fosse un reato, un peccato mortale che aveva impedito al centrodestra di vincere le passate elezioni". Ma ciò è "un merito", ha puntualizzato. E attaccando Berlusconi, peraltro mai citato esplicitamente, si domanda: "Può un grande imprenditore liberale non accettare fino in fondo i canoni di una democrazia liberale che si basa sulla concorrenza e sulle pari opportunità?". Il Cavaliere, a giudizio del leader Udc, ha "pensato di rafforzare le caratteristiche privatistiche e personali" del suo partito, spostando "il vecchio centrodestra sulla destra". Chiosa: "Oggettivamente ha fatto un grande sbaglio". Aggiunge che Pdl e Pd sono "tutto e il contrario di tutto. Il partito di Berlusconi dice di essere la costola italiana del Ppe ma non è vero perchè è il luogo di frange estreme, pensiamo alla Mussolini e ad altri". Avverte Tabacci, "non vogliamo rifare la Dc". Non ha "nulla da aggiungere" a quanto affermato dal leader della Rosa bianca, "lo condivido al 100 per cento". Casini, che si candida "a governare il Paese", sarà coerente con i suoi elettori. "Le alleanze si stipulano prima delle elezioni, non sono state stipulate e quindi non è che in campagna elettorale si scherza e il giorno dopo si stipulano le alleanze". Non farà come in Sicilia. "Quello che capita" nell'isola "capita in Forza Italia che un giorno appoggia uno e un giorno appoggia l'altro". E non prova "nessun imbarazzo" se in sede locale "si stabiliscono collaborazioni positive".

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Casini: Berlusconi e Veltroni, patto anti par condicio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Inaccettabile che neghino la sfida tv. L'intesa la replicheranno per il governo. Il Pdl è a destra".

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ROMA - Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini hanno scelto e candidano Gianni Alemanno alla poltrona di (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sindaco di Roma. L'annuncio sarà dato questo pomeriggio. E toccherà proprio al presidente della federazione romana di Alleanza nazionale sfidare Francesco Rutelli, che ieri ha lanciato la sua campagna elettorale, assieme al leader del Partito democratico Walter Veltroni, con la manifestazione "Viva Roma" in un affollatissimo Palalottomatica. Dunque sarà questo il duello per il Campidoglio. Ai due sfidanti si aggiungono Francesco Storace, che corre per La Destra, e Luciano Ciocchetti, candidato dell'Udc di Pier Ferdinando Casini. Nelle ultime ore sono proseguiti i contatti serrati tra i vertici del Pdl e tra i big di An, da settimane alla ricerca dell'anti Rutelli. Maurizio Gasparri era il candidato più gradito a Berlusconi. Ma i sondaggi in mano ad An hanno rivelato che Alemanno era in vantaggio e l'ex ministro, dunque, ha offerto la sua disponibilità. A questo punto la svolta: Gasparri, che era pronto a correre per mancanza di alternative, ha fatto un passo indietro. Alemanno, è il ragionamento fatto nel Pdl, è la persona giusta anche perché bisogna fronteggiare la candidatura di Storace. E un politico proveniente dalla destra sociale ha più frecce al proprio arco. Per lui sarà una battaglia dura, anche perché la macchina elettorale messa in piedi dal centrosinistra e dal Pd marcia a pieni giri. Un Palalottomatica gremito ha saluta Veltroni e acclama Rutelli, nel segno della continuità. Non mancano i volti noti dello spettacolo, da Ettore Scola a Stefania Sandrelli fino a Laura Morante e Fiorella Mannoia. C'è anche il saluto in video del capitano della Roma Francesco Totti. In questa cornice il sindaco uscente fa il bilancio dei suoi sette anni e lancia l'ex leader della Margherita. "L'unica cosa che posso fare oggi - dice Veltroni - ricordando le parole di Alberto Sordi, è togliermi il cappello, portarlo all'altezza del cuore e dire a tutti voi grazie". Il leader del Pd si dice certo che Rutelli sarà ancora una volta un grande sindaco e, ricordando i risultati degli ultimi sette anni, aggiunge: "Quando lui (Rutelli, ndr) è stato eletto per la prima volta nel '93 non c'erano progetti, i cassetti erano vuoti. Oggi non sarà così". Rutelli è dunque pronto a raccogliere il testimone e, dopo l'abbraccio con Veltroni, scalda il Palalottomatica: "E' finita l'epoca dello slogan "Roma ladrona", siamo tutti orgogliosi di essere romani. Darò il meglio di me per questa città, c'è tanto da fare, ma ne vale la pena". Il vicepremier assicura che continuerà a girare nei quartieri e sugli autobus, magari "correndo il rischio di prendermi qualche "vaffa"" e lancia una delle priorità della sua campagna: il primo appuntamento sarà sulla casa perché resta uno dei problemi più delicati di Roma. Rutelli ringrazia poi Veltroni e la sua squadra "per il grosso lavoro di coesione sociale in una città in cui la solitudine è dietro l'angolo". Un entusiasmo e dei risultati che Alemanno intende contestare punto per punto. Lui, che già sfidò Veltroni nel 2006, non ci sta e vuole smontare l'immagine patinata di una capitale felice e senza emergenze. L'ex ministro delle Politiche agricole, da politico navigato, non intende bruciare i tempi della sua candidatura ("stiamo facendo le ultime verifiche, domani diremo il nome. Io faccio parte della rosa"), ma già parla da sfidante: Roma, denuncia, "è una città che vive nel degrado e Veltroni e Rutelli vantano dei risultati che non esistono". Alemanno considera inoltre Rutelli "un film già visto" e per questo, sostiene, il centrodestra ha un'occasione che non può essere sciupata. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Forza Italia, che attacca il centrosinistra, "colpevole di aver governato Roma per vent'anni rendendosi responsabile di un autentico disastro". Sarà una sfida dai toni aspri, caratterizzata da una vera e propria lotta all'ultimo voto sul territorio, anche perché i due candidati conoscono la città come le loro tasche. E dovranno fronteggiare (forse più Alemanno che Rutelli) gli altri due outsider, che proveranno a togliere voti ai favoriti. Storace da destra e Ciocchetti dal centro. E proprio il candidato dell'Udc non risparmia una stoccata alla kermesse del Palalottomatica: "Con il passaggio di consegne, Rutelli eredita da Veltroni una città piena di contraddizioni e di problemi, arricchita solo dalle false suggestioni dell'ex sindaco". f.nic.

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Dal nostro inviato MSanremo ASTRO Pippo e Pierino sono condannati e lo san (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

MARCO MOLENDINI dal nostro inviato MSanremo ASTRO Pippo e Pierino sono condannati e lo sanno. come Fiorello e Mike, fanno coppia. Uno (il più alto e il più anziano) chiama l'altro la mia metà. L'altro ci sta: "È vero, sono la tua metà, ma in altezza". Parlano, si contrappuntano, fanno le prove anche quando non ce ne è bisogno. Come ieri mattina in conferenza stampa, atto dovuto, anche se non c'era molto da raccontare. Ma argomenti se ne trovano comunque. Il primo e più ovvio, è quello sulla politica che incombe come una cappa di piombo. Mastro Pippo smentisce ogni controllo sulle canzoni e sugli ospiti. E se Jovanotti volesse cantare Mi fido di te, che Veltroni ha scelto come inno del Pd? "La scelta tocca a lui" è la risposta. Tanto c'è anche Emilio Fede nel gran carozzone sanremese, farà parte della giuria di qualità (una compagnia di assortita natura da Cecchetto a Gloria Guida, che influirà sul voto finale per il 25 per cento). Qualcuno glielo chiede, il conduttore non si preoccupa. E respinge ai mittenti anche l'accusa di aver scelto canzoni orientate a sinistra. Le accuse, come avviene sempre quando c'è di mezzo quella gran cassa chiamata Festival, sono montate. Rivoluzione di Frankie Hi NRG se la prende con i politici, è vero, ma non fa distinzione di colori e quello che conta nel pezzo è il divertente ritornello. L'Aura, che nel pomeriggio alle prove ha mostrato tutte le sue qualità vocali, se la prende con la guerra. Ma la guerra è di parte? E comunque, se proprio si cerca il pelo nell'uovo, c'è anche il soldato Rosario Morisco, che canta della missione in Afganistan nella sua Signorsì. Certo, c'è un ragazzino, Valerio Sanzotta, chitarra e armonica alla Dylan, che canta della morte di Berlinguer, ma anche di quella di Moro e della strage di piazza Fontana. Ci sono un paio di canzoni sull'omosessualità (una di Anna Tatangelo, Il mio amico, l'altra della giovane pugliese Valeria Vaglio, Ore ed ore): e che vuol dire? Come al solito il Festival è come la carta moschicida, solo che al posto degli insetti attira le polemiche e tutti ne traggono vantaggio: chi le fa e chi le subisce. E, naturalmente, la Rai: con tutto il polverone, mette in cassa un bel malloppo (il direttore di Raiuno parlava di 40 milioni di euro in proventi pubblicitari). Per fortuna, comunque, c'è chi sa scherzare su tutto come Pierino Chiambretti che le spara a raffica. "Io e Pippo staremo insieme come Pannella e la Binetti nel partito democratico e come Obama e Hillary. Puntiamo alle larghe intese. Abbiamo 350 pagine di programma, cinque punti più di Veltroni e sette più di Berlusconi". Però mastro Pippo non sa resistere alla stilettata e, facendo appello alla sua sicilianità, strapazza Francesco Renga che si è lamentato di non essere fra i superospiti: "Non ha i titoli, la è categoria riservata ad artisti di chiara fama. Ha vinto un Sanremo, ha fatto un disco di cui non abbiamo notizie". Discorso chiuso. Ora tocca al Festival vero. Dalla sfilata delle prove si è capita una cosa: che la crisi della musica stavolta ha fatto davvero bene a Sanremo. Perché le canzoni scorrono una dietro l'altra senza cadute. Certo, ci sono pezzi più belli di altri, come l'elegante L'amore non si spiega di Cammariere. Di L'Aura si è detto. Fra le donne merita attenzione Mietta, decisamente maturata. Fa scuola Vasco: è platealmente nel suo stile Eppure mi hai cambiato la vita di Fabrizio Moro, vincitore fra i giovani lo scorso anno, ed è orecchiabilissima. E fa il verso al rocker di Zocca anche Vita tranquilla dello stralunato Francesco Tricarico (una sorta di rovescio di Una vita spericolata). Ci sono pezzi divertenti come Il solito sesso di Max Gazzè o la taranta Grande sud di Bennato. E ci sono temi che puntano tutto sull'orecchiabilità melodica, come Grande di Meneguzzi e il brano della Tatangelo che, non si sa mai, oltre che dal suo fidanzato Gigi D'Alessio per presentarsi bene al Festival ha chiesto aiuto anche a Padre Pio, di cui porta un'immaginetta in tasca.

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Da quando Casini e Berlusconi hanno rotto la loro alleanza, i dirigenti del Partito democratico aman (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

O ripetere che ora lo scontro politico non è più fra centro-sinistra e centro-destra ma fra centro-sinistra e destra. L'idea, in sostanza, è che la nuova coalizione di Berlusconi (Pdl + Lega) sia troppo sbilanciata a destra per attirare ancora gli elettori di centro, che ieri potevano sentirsi rappresentati da Casini ma ora sarebbero costretti a guardare altrove: dove questo "altrove", si dà ad intendere, potrebbe anche essere il Partito di Veltroni. Questo ragionamento non fa un grinza, ma usa categorie vecchie. Sì, effettivamente se continuiamo a pensare in termini di destra e sinistra non c'è dubbio che l'alleanza Pdl + Lega Nord si collochi più a destra della vecchia Casa delle libertà. Così come si situa più a destra, molto più a destra di prima, la nuova alleanza di centro-sinistra, che ha liquidato i due partiti comunisti e salvato Italia dei valori e Radicali. Si potrebbe addirittura dire, svolgendo fino in fondo il ragionamento dei dirigenti del Pd, che oggi la competizione è fra un partito sostanzialmente moderato come il Pd (un "partito di centro che guarda a sinistra", lo si sarebbe chiamato una volta) e un partito genuinamente di destra come il Pdl di Berlusconi e Fini. Dunque i moderati dovrebbero votare Pd (o "Cosa bianca", ammesso che nasca), mentre agli estremisti resterebbero due opzioni: la sinistra-sinistra di Bertinotti oppure la destra-destra di Berlusconi. Questo modo di rappresentare le scelte degli elettori, però, è tanto plausibile quanto fuorviante. Perché il vero cambiamento che si sta producendo sotto i nostri occhi è tutto un altro. Quel che sta oggi accadendo è che entrambi i poli cercano, per la prima volta da molti anni, di accentuare il loro profilo decisionista e riformista. Il polo di sinistra si è indubbiamente spostato al centro, ma lo ha fatto liberandosi delle componenti più paralizzanti della coalizione: l'estrema sinistra comunista, ma anche i Verdi e l'Udeur, due partiti lontanissimi da una visione moderna e anti-assistenziale del futuro dell'Italia. I tre sopravvissuti, ossia Partito democratico, Italia dei valori e Radicali sono anche le tre componenti più modernizzatrici del centro-sinistra. Quanto al polo di destra il processo è simile, anche se - a mio parere - condotto con meno coraggio: è vero, le tre liste "tagliate fuori", ossia Udc, Udeur, la Destra di Storace, sono accomunate dalla forza della loro vocazione assistenziale, ma all'interno del perimetro del centro-destra è rimasta una componente - quella di Alleanza nazionale - tanto necessaria per vincere quanto rischiosa per governare (almeno a giudicare dall'esperienza del recente passato: forestali della Calabria, contratto degli statali, salvataggio Alitalia). Se vogliamo cogliere quel che sta cambiando in Italia, dobbiamo smettere di identificare moderatismo e riformismo: il "partito della spesa", ossia il più potente ostacolo alla modernizzazione dell'Italia, annovera fra le sue file diverse forze moderate, mentre il partito delle riforme ha la sua punta di diamante nel piccolo drappello dei Radicali. Anche sul piano della scelta delle candidature i processi in atto a destra e a sinistra sono simili. Il Pd pare avviato a porre un solido argine all'ingresso di pregiudicati in Parlamento, ma anche nel Pdl qualcosa si sta muovendo: il mero fatto che ci si ponga il problema degli inquisiti, e che alcuni candidati vengano scartati per i loro trascorsi giudiziari, costituisce una rottura rilevante con il passato. Naturalmente è molto probabile che - alla fine - non avremo liste impeccabili né a sinistra né a destra, e che alcuni personaggi discutibili vengano alla fine salvati da distinguo più o meno sottili. E tuttavia, se guardiamo al complesso dei cambiamenti in corso, è difficile non riconoscere che, dopo anni di immobilismo e di autoreferenzialità, finalmente il sistema politico dà segni di reazione. Ma reazione a che cosa ? Reazione alla rivolta di un'opinione pubblica sempre più disgustata dai privilegi della casta e sempre più indignata dalla incapacità della politica di prendere decisioni coraggiose. Una sorta di effetto G, insomma: G come Guzzetta, G come Grillo. L'iniziativa del referendum sul sistema elettorale, promossa da Guzzetta e Segni, ha indotto le forze politiche principali ad anticipare, senza aspettare la celebrazione del referendum, quella semplificazione del sistema politico che era il principale obiettivo dei referendari: si può pensare tutto il male che si vuole delle coalizioni che stanno sorgendo intorno al Pd e al Pdl, ma non si può negare che siano più omogenee delle coalizioni del passato. Così è arduo non vedere che le iniziative à la Grillo, e in particolare la pubblicizzazione dell'elenco dei parlamentari condannati, hanno costretto le forze politiche a porsi il problema della pulizia delle liste, un problema che altrimenti sarebbe probabilmente rimasto in secondo piano. Tutto bene, dunque? Forse sì, forse no. Il paradosso di questa congiuntura è che le forze politiche principali, pur essendo d'accordo sulla necessità di modernizzare l'Italia, sulla necessità di rispettare l'avversario e sulla necessità di prendere decisioni coraggiose, non sono minimamente d'accordo sull'essenziale, ossia sul racconto del nostro passato recente. Berlusconi descrive un'Italia boccheggiante per la cura da cavallo cui l'avrebbe sottoposta il governo dell'Unione, Veltroni preferisce ringraziare Prodi per l'opera meritoria svolta fin qui e raccoglierne fiducioso l'eredità. Per parte mia, resto dell'idea che prima e piuttosto di parlare di larghe intese o di Grosse Koalition, farebbero bene entrambi a riflettere sulla regola di Einaudi: conoscere per decidere. Perché si può curare il medesimo male con terapie diverse, ma è ben difficile che una qualsiasi terapia funzioni se la diagnosi è radicalmente sbagliata.

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Diteci qualcosa di sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Diteci qualcosa di sinistra CONTROCAMPO diteci qualcosa di sinistra GIANNI BAGET BOZZO La questione Silvio Berlusconi dominerà ancora la campagna elettorale. Il fatto nuovo è che il linguaggio del Cavaliere ritorna sulle labbra di Walter Veltroni e questo ci pone la domanda: dove è finita la sinistra? Oggi nessuno domanda a Veltroni quello che Nanni Moretti chiese a Massimo D'Alema: "Dicci qualcosa di sinistra". Oggi anche Fausto Bertinotti vuole che Veltroni vinca le elezioni perché al presidente della Camera è fallito il disegno di fare un partito di governo. Ora Bertinotti è obbligato a tornare al buon vecchio linguaggio di classe operaia. Ma è terminata la sinistra globale teorizzata da Toni Negri. Non è fallito solo il disegno di portare al governo la rivolta contro il sistema, si è dileguata anche la base sociale di questa lotta. E il tentativo di usare gli immigrati come nuovo proletariato è interamente caduto perché gli immigrati vogliono entrare nella società capitalista. Sarà così Bertinotti a implorare Veltroni perché dica qualcosa di sinistra diventando così subalterno a un Veltroni "riformista". Ma in che senso riformista? Quello che vediamo nel linguaggio di Veltroni è che imita Berlusconi nel desiderio di giovinezza perenne e fa della sua giovinezza una "primavera di bellezza". Punta sul corpo, sul fisico. Ma non è questa proprio l'immagine di Berlusconi, che ha fondato sulla dimensione estetica il suo fascino politico? Si direbbe che Veltroni volesse parlare il linguaggio di un partito liberale di massa. Se questo farà effetto nell'elettorato del Pd non lo sappiamo. Togliere alla sinistra il suo linguaggio non è un'operazione semplice. Mantenere la forma della sinistra come legittimità culturale quando si usa il linguaggio liberale di Berlusconi significa produrre una "contraddizione del popolo". Sicché non dubito che nei termini finali il linguaggio della sinistra tornerà a parlare contro Berlusconi. Ha cominciato D'Alema e ha detto al leader del Popolo della libertà solo una frase: il tuo corpo è un prodotto di laboratorio. Così è caduto anche lui sul tema estetico di Berlusconi. Però anche qui rimane evidente che la tecnologia del corpo ha sostituito quella della classe e che non soltanto la classe operaia, ma pure la condizione operaia produce in politica linguaggio in chi fu comunista. È la fine della sinistra o solo il nascondimento della sua permanenza come forma di potere? Speriamo che la campagna elettorale risolva il dilemma.

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Pagare meno, guadagnare tutti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagare meno, guadagnare tutti EDMONDO RHO E RENZO ROSATI stipendi Centrodestra e centrosinistra, con ricette diverse, puntano a ridurre le tasse sul lavoro. E ad aumentare le tutele dei precari. Ecco con quali costi e con quali conseguenze. Un punto mette d'accordo tutti i sondaggi: al prossimo governo gli italiani chiedono come prima cosa di migliorare il loro bilancio mensile. E stavolta senza trucchi, tipo una mano che riduce (e di poco) le tasse e l'altra che le aumenta con gli interessi. E proprio su stipendi, lavoro e imposte Silvio Berlusconi e Walter Veltroni giocheranno gran parte della campagna elettorale. Entrambi promettono di ridurre l'Irpef (il Cavaliere anche di cancellare l'Ici sulle prime case); ma sugli stipendi e sul potere d'acquisto, ormai un'emergenza sociale, il leader del Pdl e quello del Pd hanno ricette diverse. Berlusconi si impegna a ridurre le tasse sugli straordinari e, in misura minore, su tredicesime e quattordicesime. Veltroni ha garantito che porterà a 1.100 euro (cifra poi ridotta a 1.000) la retribuzione minima per i precari. Intenti lodevoli: ma dove si troveranno i soldi? Fra gli economisti non mancano distinguo e perplessità. "Quello che propongono, sia da una parte che dall'altra, rischia di far saltare ogni parametro di finanza pubblica" avverte Michele Salvati, docente di economia politica alla Statale di Milano. Il quale però si dice anche "fiducioso sul fatto che vengano specificate le coperture. Spero che si dia un'indicazione precisa per i prossimi cinque anni". Mentre Pietro Ichino, economista corteggiato dal Pd, afferma che l'aumento per i precari non potrà essere a carico dello Stato: "Non deve finanziarlo nessuno, è solo uno standard minimo di trattamento. Funziona da decenni anche in Gran Bretagna, in Francia, negli Stati Uniti e in tanti altri paesi. Svolge la stessa funzione dei contratti collettivi nel lavoro subordinato". Meno imposte su straordinari e tredicesime Le proposte del Pdl puntano a una forte riduzione delle tasse sugli stipendi dei lavoratori dipendenti: in particolare su straordinari, premi, tredicesime e quattordicesime. "Proponiamo una tassazione fissa del 10 per cento su tutti gli straordinari, i premi e gli incentivi" spiega Maurizio Sacconi, responsabile nazionale per il lavoro di Forza Italia. "In realtà è molto più della detassazione perché sottrae risorse al cumulo fiscale e alla mannaia della progressività". Il Pd propone di detassare la parte variabile degli stipendi, quella legata alla produttività. Ma quali sono le cifre in ballo? Dai dati della Ragioneria dello Stato emerge che la spesa prevista nel 2008 per gli straordinari nel settore privato dovrebbe essere intorno a 2,5 miliardi di euro. Applicando l'ipotesi di tassazione al 10 per cento, il conto fiscale potrebbe essere intorno a 250 milioni. Comunque, i calcoli sono destinati a essere rivisti se passa la proposta del Pdl: secondo Sacconi "oggi lo straordinario è erogato ampiamente in nero, ci sarebbe una grande emersione di base imponibile". Sta di fatto che, stando alle attuali ore medie dichiarate di straordinario, il beneficio per i lavoratori sarebbe modesto: secondo i calcoli di Panorama, l'aumento netto in busta andrebbe da 100 euro l'anno per un impiegato che fa 30 ore di straordinario a 140 euro per un operaio con 60 ore annue di straordinario. A questa proposta, appoggiata dalla Confindustria, i sindacati sono fortememente contrari: "Non sono convinta che detassare gli straordinari sia utile a far aumentare la produttività" dice Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, di cui è responsabile per fisco e politica economica. "Sarebbe molto meglio prevedere sgravi fiscali sugli aumenti di secondo livello". Non c'è inoltre il rischio che una minore tassazione sugli straordinari spinga a far lavorare di più chi ha già un posto, frenando le nuove assunzioni? Tra gli industriali si sostiene che "lo straordinario serve a coprire meglio necessità produttive di breve periodo, invece le assunzioni sono legate a progetti di sviluppo nel lungo termine. è chiaro che un uso più flessibile dello straordinario può incentivare la competitività aziendale". Ed è proprio su questo punto che sarà complicato trovare l'accordo con i sindacati. Maulucci della Cgil propone, anziché di detassare gli straordinari, di "dare un premio alle imprese che aprono per la prima volta alla contrattazione aziendale, per esempio una riduzione dell'Irap o un altro sostegno fiscale". La posta più alta in gioco non è comunque quella sugli straordinari: considerando che il monte retributivo da lavoro dipendente è di circa 250 miliardi, la detassazione maggiore sarebbe la ritenuta secca per tredicesime e quattordicesime. Su questo fronte si sta ancora definendo, per quanto risulta a Panorama, la proposta del Pdl: a fronte di una tassa del 10 per cento su premi e straordinari, quella su tredicesime e quattordicesime potrebbe essere più alta. Con una minore tassazione su tredicesime e quattordicesime muterebbe pelle anche la contrattazione: con uno stimolo ai sindacati a modificare la dinamica degli aumenti di stipendio, privilegiando le due mensilità aggiuntive. Le parti sociali sono pronte alla novità? Sia per i lavoratori sia per gli imprenditori è una proposta su cui ancora discutere. Secondo molti industriali "sarebbe meglio una riduzione complessiva delle aliquote sul lavoro dipendente". Mille euro e più protezione per gli atipici Oggi lo stipendio minimo di un precario è di 800 euro. Aumentarlo a 1.100 per i 3,5 milioni di contratti a termine costerebbe 9,1 miliardi l'anno. Se invece ci si limitasse al milione di contratti di collaborazione, di miliardi ne servirebbero 3. Che si ridurrebbero a 2 se la promessa venisse ridimensionata, come è scritto nel programma definitivo del Pd, a 1.000 euro. Per gli economisti di area moderata l'idea di Veltroni è la classica montagna che partorisce il topolino. "Tutto qui?" chiede Giuliano Cazzola, esperto di questioni del lavoro. "Il rischio è doppio: rendere molti contratti a termine non competitivi con quelli fissi, provocando un crollo dell'offerta di lavoro per i giovani. E ignorare che, su un altro fronte, esistono già trattamenti superiori a 1.000 euro al mese, per scelta delle parti. Secondo l'Inps, il livello retributivo medio degli iscritti alla gestione separata è superiore a 15 mila euro lordi l'anno. Dopo che il governo Prodi ha aumentato di 9 punti i contributi per i precari, ora, con una finta stabilizzazione, livelliamo verso il basso i contratti?". Ichino la vede in modo opposto: "Non è una proposta volta a stabilizzare gli atipici, mira soltanto a proteggerli nelle situazioni di particolare debolezza, dove rischiano compensi innaturalmente bassi. La stessa cosa, in modo meno preciso, è prevista dalla legge Biagi, dove si stabilisce che il giudice deve controllare l'adeguatezza del corrispettivo del collaboratore". Sacconi, che con Marco Biagi collaborò alla stesura della legge 30, teme che il vero obiettivo sia di smantellare la flessibilità: "E i danneggiati sarebbero i lavoratori. Hanno pensato Veltroni e i suoi economisti a quante figure professionali nuove si sono create, che sfuggono alla logica del salario minimo e non hanno nulla a che fare con lo sfruttamento? Da chi lavora in un call center qualche ora alla settimana, per arrotondare il budget familiare, a chi si organizza con due o tre contratti. Che facciamo, li vogliamo tutti portare sotto l'ala della Cgil?". Già, il sospetto è che dietro vi sia lo zampino della confederazione di Guglielmo Epifani, vicinissimo a Veltroni. Epifani ha da sempre l'obiettivo di smantellare la legge Biagi, una contrattazione collettiva sarebbe il primo passo. Sospetto che è quasi una certezza per le altre due confederazioni storiche, Cisl e Uil, risolutamente ostili alla proposta sui precari. "Queste materie" è la linea di Raffaele Bonanni, leader della Cisl, "vanno lasciate alla trattativa privata. Altrimenti rischiamo più danni che benefici. Ne abbiamo avuto la prova quando i partiti hanno messo lo zampino nel protocollo sul welfare. A meno che non si tratti di un modo per dare altri soldi alle aziende, magari con i soliti sgravi fiscali". Illazioni sproporzionate, secondo Ichino, per qualcosa che va solo nella direzione dell'equità. "Certo" dice "non basta per superare il dualismo del nostro mercato, fra iperprotetti e sottoprotetti. Quello che propone il Pd, in sostanza, è di introdurre una protezione minima in un settore dove finora non ce n'è stata alcuna, precisando un principio che è già enunciato nella legge Biagi. Accade già all'estero: l'esperienza Usa mostra che, se lo standard minimo è calibrato bene, ha solo l'effetto positivo di impedire al datore di lavoro di lucrare una rendita indebita. E non ha effetti sull'occupazione negativi, semmai positivi". Insomma, forse Veltroni non migliorerà la busta paga dei precari, ma il Pd otterrà un risultato: far digerire alla sinistra la legge Biagi.

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Il partito della vita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il partito della vita IGNAZIO INGRAO bipartisan I cattolici di destra e sinistra si compattano sulla revisione della legge 194. Con la benedizione della Cei. R eferendum contro l'aborto promosso dal Movimento per la vita, 18 maggio 1981: i sì all'abrogazione della 194 ottengono il 32 per cento. Il fondatore del Movimento per la vita, Carlo Casini, lo ribattezza "il partito del 32 per cento" e promette che continuerà la battaglia. Trent'anni dopo sembra essere arrivata l'ora della rivincita, grazie all'iniziativa di Giuliano Ferrara. Invano Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno tentato di tener fuori la 194 dalla campagna elettorale. Il tema si impone come grande questione simbolica che attraversa gli schieramenti politici. Plaude il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che chiede una verifica sull'applicazione della legge 194 e una sua revisione alla luce dei progressi scientifici. Soddisfatto il cardinale Camillo Ruini, tra i primi a sostenere Ferrara per la moratoria contro l'aborto. Si gode la rivincita Casini, che propone di affidare al futuro Parlamento "una riforma della prima parte della legge e una radicale riorganizzazione dei consultori familiari affinché non dipendano più dal ministero della Sanità". La senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile nazionale famiglie e minorenni di Forza Italia, annuncia per la prossima legislatura "un progetto di legge di modifica della legge 194, fissando una serie di misure obbligatorie e prevedendo l'Ivg solo a determinate condizioni". Il senatore Alfredo Mantovano di An ricorda il successo dello "schieramento trasversale di parlamentari che ha approvato la legge 40 sulla fecondazione assistita, ha detto no ai dico e alla legge sull'omofobia". Nessuno, dice Mantovano a Panorama, "può pretendere di avere il monopolio del partito della vita: c'è una sensibilità che attraversa i poli e va valorizzata". E fa una previsione: "Se vincerà il Popolo della libertà sarà più facile anche per i cattolici del Partito democratico difendere insieme con noi i valori della vita e della famiglia". Il deputato di Forza Italia Maurizio Lupi, fondatore dell'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, insieme con Ermete Realacci, punta al medesimo obiettivo: "L'esperienza dell'Intergruppo è preziosa: sui grandi temi, patrimonio di tutti, quali la vita e la famiglia, i cattolici che militano nei diversi partiti dovranno lavorare insieme". Lupi trova sponda nel Partito democratico. A cominciare dal teodem Luigi Bobba che propone: "Tutti siamo convinti che 130 mila aborti l'anno in Italia sono un dramma. Verifichiamo come la legge 194 è stata attuata e cosa si può fare per prevenire il maggior numero di aborti. Investiamo sui consultori, che dovevano essere uno ogni 20 mila abitanti e invece sono quasi il 30 per cento in meno. Ma non possiamo limitarci alla 194. In questa campagna elettorale si parla solo di politica economica, dimenticando che politiche per l'infanzia, ecologia e bioetica sono altrettante emergenze. Su questi temi non si può procedere a colpi di maggioranza, occorrono piuttosto una mobilitazione trasversale e larghe intese". Al centro, l'ex portavoce del Family day Savino Pezzotta, della Rosa bianca, fa lo stesso ragionamento di Bobba e Lupi: "Le questioni eticamente delicate non possono essere delegate a un singolo partito o coalizione. Vanno affidate al Parlamento dove andrà lasciata libertà di coscienza. L'aborto è una questione pubblica, non partitica. Occorre promuovere uno schieramento trasversale che chieda di verificare l'applicazione della legge 194 e proponga eventuali correzioni alla luce dei progressi della scienza medica". Scende in campo anche l'altra portavoce del Family day Eugenia Roccella, candidata nelle liste del Pdl insieme con Assuntina Morresi, entrambe schierate contro l'introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486. Ferrara è il convitato di pietra. I parlamentari cattolici hanno dapprima aderito alla sua proposta di moratoria, per poi ritirare ogni appoggio quando il direttore del Foglio ha trasformato la sua campagna in lista elettorale. Ferrara, forte dell'appoggio di Ruini, rischia di togliere voti anzitutto all'Udc di Pier Ferdinando Casini, sostenuto dall'insolito "endorsement" del direttore di Avvenire, Dino Boffo. Tuttavia Domenico Delle Foglie, organizzatore del Family day e attuale portavoce del Comitato scienza e vita, non si fa illusioni: "Assistiamo a un'improvvisa e profonda ristrutturazione del sistema politico italiano che minaccia di essere condotta a scapito dei cattolici. I credenti, infatti, rischiano di scomparire o di essere irrilevanti in entrambi gli schieramenti. Il bipolarimo non può essere ridotto a un duopolio politico che soffoca la democrazia". Per questo, spiega Delle Foglie, i vertici della Chiesa italiana sono scesi in campo. Cercano di reagire i cattolici del centrosinistra, mettendo da parte ogni rivalità. Il 27 febbraio si ritroveranno a fianco a fianco i vecchi nemici di un tempo, teodem e popolari della Margherita, per un convegno su "Educare al bene comune". Tutti uniti contro l'ipotesi di accordo del Pd con Emma Bonino e i radicali. "Su questo punto non molleremo" scandisce Paola Binetti. Nel centrodestra Lupi rivendica la carta dei valori del Popolo della libertà: "La famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna viene indicata come cardine della società". Ma, in realtà, anche nel Pdl la spaccatura fra laici e cattolici sui temi etici resta profonda: Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi esprimono al riguardo sensibilità opposte. I vescovi vedono con grande preoccupazione la possibilità che i cattolici siano ridotti al ruolo di comprimari nel prossimo Parlamento. Per questo rilanciano un'offensiva in grande stile che avrà il suo culmine il 10 marzo, quando il presidente della Cei Bagnasco terrà il discorso di apertura al Consiglio episcopale permanente. È atteso un forte richiamo alla responsabilità dei cattolici impegnati in politica e la raccomandazione agli elettori di valutare con attenzione programmi e qualità dei candidati.

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Diamo un aiuto alla destra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Diamo un aiuto alla destra SULLA PAROLA diamo un aiuto alla destra ANTONIO POLITO Che cosa hanno in comune Giulio Santagata, Arturo Parisi e Marco Travaglio? Che tutti e tre mi hanno intimato, in questi giorni, di passare col centrodestra. Il primo reagendo a un mio articolo critico sulla politica "tassa e spendi" del governo Prodi; il secondo perché ho scritto che il referendum da lui promosso è stato la mina che ha fatto saltare il governo; e il terzo, anche attraverso i numerosi pseudonimi dietro cui si nasconde nella rete, perché non ho accettato la fusione tra Walter Veltroni e Antonio Di Pietro. Non ne faccio qui un caso personale: sono uno testardo, e più mi ordinano di andarmene e più mi ostino a restare, nella speranza che finalmente il Pd sotterri l'ulivismo, due volte in dieci anni dimostratosi incapace di governare l'Italia. Ne faccio invece una questione politica. Perché i tre inquisitori sembrano ritenere, con buona dose di arroganza intellettuale, che solo se sei prodiano, referendario e forcaiolo hai diritto a stare nel centrosinistra. Dal che si deduce che se sei riformista, liberale e garantista devi stare col centrodestra. In effetti questa politica, che è stata maggioritaria nel centrosinistra negli ultimi 15 anni, ha dato abbondanti frutti. Con poche eccezioni (la mia tra queste), ha veramente spinto molti riformisti, liberali e garantisti ad andare con il centrodestra. Ma ora la scommessa di Veltroni di correre da solo, anche a costo di perdere, ne ha fatto venir meno il presupposto: l'antiberlusconismo. Quella politica predicava che Silvio Berlusconi era un pericolo mortale per la democrazia, e che dunque ogni pastrocchio era lecito pur di impedire un tale disastro. Caduto l'argine, restano ovviamente un po' di detriti. Ma alla svolta del Pd dovrebbe ora seguire il suo logico corollario: se per caso vincesse Berlusconi, il Pd che farebbe, lo osteggerebbe in ogni modo per paralizzarne l'azione di governo o proverebbe dall'opposizione a contribuirvi? Eviterebbe o no al Paese un'altra legislatura di demagogica contrapposizione frontale? Io penso che abbia ragione Franco Debenedetti, con il suo provocatorio "bisogna aiutare la destra". Penso che le due maggiori forze parlamentari dovrebbero sottoscrivere un patto per la crescita, impegnandosi a valutare ogni provvedimento per gli effetti che ha sullo sviluppo economico. Essere italiani viene prima che essere berlusconiani o antiberlusconiani. E se non ci sbrighiamo, del Paese non resterà più niente su cui sbranarci.

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Da Montecitorio a We stminster (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Da Montecitorio a We stminster STEFANO BRUSADELLI E MARIO SECHI verso le elezioni Il Popolo della libertà d'accordo con il Pd sulla riforma dei regolamenti. Berlusconi ha un suo piano per evitare il caos dei gruppi, rafforzare il governo e garantire meglio anche l'opposizione. Sarà più difficile, dopo il voto del 13 aprile, ritrovare nel Parlamento italiano il caos permanente e le trattative estenuanti che l'hanno fatto paragonare ai suq mediorientali. La sedicesima legislatura si annuncia, rispetto alle precedenti, come un miracolo di semplificazione modello Westminster. Agli effetti benefici della scelta di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni di tenere fuori dalle rispettive coalizioni gli arroganti micropartiti si aggiungono altre due novità. La prima è la crescente consapevolezza da parte degli elettori della differenza tra voto utile e voto inutile (dato cioè a partiti quasi certamente destinati a non superare il quorum). La seconda è un'annunciata riforma dei regolamenti parlamentari, causa primaria della frammentazione politica che oggi produce la bellezza di 39 gruppi tra Camera e Senato. Il Popolo della libertà ha infatti deciso di raccogliere la palla lanciata la scorsa settimana su Panorama dal capogruppo del Partito democratico alla Camera, Antonello Soro. La riforma diventa un impegno prioritario anche per lo schieramento di Berlusconi. Che anzi rilancia, con un'ulteriore serie di proposte che Panorama è in grado di anticipare. L'impianto proposto dal Pd si articola su tre interventi: stop alle deroghe che hanno consentito di costituirsi in gruppo anche a formazioni con meno di 20 deputati e 10 senatori; perfetta corrispondenza tra gruppi e liste presentate alle elezioni (per evitare finte alleanze concepite solo per superare le soglie di sbarramento); maggiore impiego della cosiddetta sede redigente, che valorizza il lavoro delle commissioni alleggerendo quello dell'aula. La controproposta del Pdl recepisce i primi due punti, prende con le molle il terzo ("la sede redigente" spiega il forzista Gaetano Quagliariello "è tipica delle fasi consociative, nelle quali si cerca l'accordo a tutti i costi smarrendo i confini tra maggioranza e opposizione") e aggiunge un corposo capitolo dedicato all'esigenza di agevolare l'azione del governo in Parlamento. Obiettivo comprensibile, considerando che dopo il 14 aprile è prevedibile che tocchi al Pdl l'onere di governare. Le novità proposte dal Pdl sono parecchie. La prima è che nel calendario dei lavori 2/3 del tempo disponibile verrebbero riservati agli argomenti indicati dal governo. Sui provvedimenti che gli stanno a cuore l'esecutivo avrebbe la possibilità di chiedere "un termine ragionevolmente ravvicinato" per il voto finale. Inoltre il contingentamento dei tempi di discussione dovrebbe essere esteso a tutti i provvedimenti usciti da Palazzo Chigi. Come contropartita, all'opposizione sarebbero riconosciute svariate garanzie: l'introduzione del "leader o portavoce dell'opposizione, al quale riservare una posizione privilegiata nei dibattiti", la possibilità di disporre di 1/6 del calendario complessivo e di 2/3 del tempo nelle discussioni sui disegni di legge "accelerati" che invece stanno a cuore al governo. Non solo, lo schema messo a punto dai tecnici del Pdl vieta i maxiemendamenti (attraverso i quali il governo infila all'ultimo momento ciò che vuole in una legge) e introduce un inedito "comitato bicamerale per il controllo degli andamenti di finanza pubblica" in cui maggioranza e opposizione hanno lo stesso peso. Quanto alla proliferazione dei gruppi parlamentari, la sintonia con il Pd è diversa solo nel prevedere la registrazione di eventuali scissioni all'interno dei gruppi usciti dalle elezioni. Solo in tal caso, e "decorso un certo intervallo di tempo", è consentita la costituzione di componenti all'interno del gruppo misto. Basta comunque con il bengodi dei minigruppi, finora consentiti dalla benevolenza delle varie presidenze di Camera e Senato, e per colpa dei quali si gonfia la spesa e si complica la gestione politica. A ogni gruppo spettano infatti notevoli privilegi: la partecipazione alle conferenze dei capigruppo dove viene fissato il calendario dei lavori (che diventano babeliche), la disponibilità di tempi nei dibattiti (che diventano lunghissimi), la disponibilità di locali, personale e finanziamenti. Al Senato, per esempio, a ogni gruppo vengono mensilmente versati 3.350 euro a testa per i primi 10 iscritti, più 14 mila, sempre a testa, dall'undicesimo in poi. Alla semplificazione contribuirà anche l'azione combinata delle severe soglie di sbarramento per i partiti non coalizzati (4 per cento alla Camera a livello nazionale, 8 al Senato in ciascuna regione) e la nuova filosofia del voto utile, ribadita da Berlusconi, da Veltroni e da Gianfranco Fini. Gran parte del nanismo politico si deve alle formazioni centriste e a quelle della sinistra massimalista. Mentre in questo secondo caso a semplificare provvederà la nascita della Sinistra arcobaleno (Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra democratica), a disboscare un centro ugualmente affollato (Udc, Udeur, Rosa bianca, demitiani) provvederanno le regole elettorali. Andare alle elezioni da sola, per l'Udc che oggi vanta 54 parlamentari (36 deputati e 18 senatori) equivarrebbe nella migliore delle ipotesi a un dimezzamento. Con un risultato tra il 4 e il 5 per cento a Montecitorio si assicura tra 22 e 27 parlamentari (il calcolo è di circa 5,5 seggi per punto percentuale) che comunque non sarebbero determinanti, perché o Pdl o Pd incasseranno grazie al premio di maggioranza 340 seggi su 630. Al Senato la soglia di sbarramento potrebbe essere superata in Sicilia, dove nel 2006 il partito di Pier Ferdinando Casini incassò il 9,6 per cento dei voti: risultato però difficilmente ripetibile alla luce dello scenario politico locale, con Totò Cuffaro governatore dimissionario e dunque depotenziato, il partito commissariato a Enna e Catania e l'accordo tra Pdl e Mpa di Raffaele Lombardo. Anche superando lo sbarramento, il risultato nell'isola sarebbe di due soli senatori. La convergenza in un'unica lista degli altri spezzoni centristi, come la Rosa bianca che elettoralmente è un oggetto misterioso e l'Udeur mastelliana decimata dalle defezioni, potrebbe tutt'al più aggiungere deputati numericamente ininfluenti e qualche altro senatore. Pallottoliere alla mano, l'idea di Casini di costruire un terzo polo fa a pugni con un meccanismo che fa pesare la scelta degli elettori e non consente grandi manovre di Palazzo dopo il voto. Un documento del servizio studi del Senato spiega gli effetti della legge sulla composizione di Palazzo Madama nel 2006: "Solo due competitori elettorali hanno ottenuto seggi: le due coalizioni, che hanno entrambe largamente superato in tutte le regioni la soglia di sbarramento del 20 per cento". Cosa è accaduto a chi ha scelto di correre senza alleati? "Nessuna delle 19 liste presentatesi fuori coalizione ha superato in alcuna regione lo sbarramento dell'8 per cento". Niente Parlamento. Un tagliafuori micidiale, al punto che "su 33 liste presentate, solo 12 hanno ottenuto seggi, pari circa a un terzo del totale". Non occorre uno scienziato della politica per capire che il prossimo Parlamento rispetto al precedente sarà una tabula rasa. Se ritorniamo al futuro e sostituiamo la parola coalizioni con partiti (Pdl e Pd), è chiara una cosa: l'appello al voto utile non è un escamotage propagandistico, è solo logica, matematica. E la riforma dei regolamenti, se le buone intenzioni saranno rispettate, regolerà i conti.

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Biblioteca minima (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Biblioteca minima SCAFFALE biblioteca minima PASQUALE CHESSA UN CERINO NEL BUIO di Franco Brevini Bollati Boringhieri 194 pagine 13 euro HHHH Lo studente di Barbiana oggi lavora come manager della Fininvest e vota Silvio Berlusconi, mentre il celebre Pierino delle barzellette fa il professore, scrive poesie e tifa per Walter Veltroni. Seguendo la frattura epocale che segna il passaggio dall'Homo sapiens all'Homo videns, Brevini illumina, seppure solo con un cerino, il sentimento culturale del tempo che stiamo attraversando. E ci fa scoprire che la "decadenza della cultura" è una figura retorica della modernità. IL VOLTO DI GESÙ di Flavio Caroli, Mondadori, pagine 112 euro 17,00 HHHH Dal graffito di Gesù con la testa d'asino alla crocefissione di Guttuso, fino al Cristo di Zeffirelli o di Olmi. Nella sofisticata divulgazione di Caroli si rintracciano le fila essenziali della storia dell'Occidente. Non c'è una testa mozzata nell'arte islamica o ebraica, buddista o scintoista: solo la cultura occidentale ha scelto di rappresentare il senso del tragico che il sacrificio dell'Uomo-Dio del Cristianesimo riverbera sulla storia delle civiltà.

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Sicilia, Lombardo va con Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Accordo fatto tra Mpa e il Pdl: alleanza in tutto il Sud e via libera alla carica da governatore. Udc nei guai Sicilia, Lombardo va con Berlusconi Patrizia Abbate Palermo L'accordo è stato in forse per ore, insieme all'inevitabile rottura tra Berlusconi e il suo pupillo Gianfranco Miccichè, ieri tornato in campo archiviando - come prevedibile - l'estemporanea ipotesi di una candidatura di Patrizia Prestigiacomo. L'annuncio del Cavaliere si attendeva di momento in momento, ma in serata c'erano solo indizi: la comunicazione che Berlusconi sarebbe andato a cena con Raffaele Lombardo, "lo invito, oggi ci siamo trovati molto simpatici", aveva detto il leader del Pdl, innervosendo ancor di più un centrodestra in angosciosa attesa. Infine, l'annuncio ufficiale: il Pdl ha raggiunto l'intesa con il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo per un apparentamento alle politiche, e lo stesso Lombardo è il candidato del Pdl alla presidenza della Regione Sicilia. Sembra che il via libera sarebbe arrivato durante un vertice-aperitivo, al quale avrebbe preso parte - ma al telefono - anche Gianfranco Fini. E in extremis, visto che oggi Lombardo avrebbe comunque aperto la sua campagna elettorale, con un appuntamento fissato da giorni. Non era semplice ricomporre, e infatti a Roma era stata di nuovo un'intensa giornata: cominciata proprio da Berlusconi e Lombardo, che si erano visti a Palazzo Grazioli nel primo pomeriggio ed erano tornati faccia a faccia qualche ora dopo. La prima volta l'autonomista aveva confermato la sua candidatura e nient'altro, "chi mi ama mi segua", spiegando che a Berlusconi aveva ribadito "le ragioni che mi spingeranno domani a lanciare la mia candidatura davanti a migliaia di elettori ad Acireale". Il centrodestra in corsa con due candidati? "E' possibile anche con quattro", aveva buttato lì. In realtà è quasi certo che saranno due: Miccichè non molla, nel suo blog ieri aveva usato parole taglienti: "Ho giurato di lottare e continuerò a farlo", scriveva, dando sfogo anche alla rabbia: "Non ne posso più di stare dentro i palazzi del potere che mi stanno togliendo la salute... Se sapeste quanto è difficile, in Sicilia, scardinare alcune logiche di losco potere!!!". Scenderà in campo, pare, con la lista "rivoluzione siciliana", non si sa se abbandonando Forza Italia o restandovi, magari con il tacito assenso del Cavaliere che in questo modo potrà anche verificare quanto pesa ancora il suo pupillo in Sicilia, senza rinunciare ai consensi che Lombardo e i sodali dell'Udc dovrebbero portargli. Ieri è stato anche il giorno del debutto per il centrosinistra, che a Palermo ha presentato ufficialmente la candidatura di Anna Finocchiaro in un clima di grande ottimismo. La senatrice per la conferenza stampa ha scelto uno scenario naturale, sulla falsariga di Veltroni. Al panorama agreste della prima uscita di Walter, però, ha sostituito quello marino che circonda il bellissimo terrazzo di Villa Igiea. Da lì ha lanciato la sua sfida a un centrodestra "annaspante e sconquassato"; ha risposto indirettamente a Berlusconi sul ponte di Messina, chiarendo che "non è una priorità" di fronte al disastro delle linee ferroviarie nell'isola; ha ribadito la necessità di "liste forti, che investano sulla politica e rappresentino un altro volto della Sicilia", augurandosi "una giovane classe emergente di persone che possano rappresentare la Sicilia pulita". Abbiamo ottime possibilità di vincita, ha ripetuto Finocchiaro. Con accanto Rita Borsellino, che ha chiamato l'"altra presidente" (l'accordo prevede che in caso di vittoria la candidata del 2006 possa guidare l'assemblea regionale) dalla cui esperienza vuole ripartire: "Partiamo dal 41% che ci ha regalato alle scorse regionali - ha detto la senatrice del Pd - e partiamo per vincere senza furore ma con determinazione e serietà". Il problema liste sembra così superato: il Pd potrebbe presentarne due - una "per la presidente" - Borsellino rinuncia alla sua e sarà molto probabilmente capolista della Sinistra Arcobaleno. Restano fuori i socialisti, che ieri lamentavano "la chiusura del Pd rispetto a un accordo elettorale accettabile" e denunciavano: "Il centrosinistra non esiste più neppure in Sicilia: c'è solo una diarchia Pd-Cosa Rossa alla quale nemmeno pare interessare cosa il partito socialista farà alle regionali, proprio quando i voti socialisti risulterebbero non indifferenti ai fini del risultato elettorale". C'è però Di Pietro, che ieri ha aperto a Palermo la campagna elettorale dell'Italia dei valori - alla convention è intervenuta anche la Finocchiaro - e ha subito sfidato Lombardo, "un altro Cuffaro".

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Siamo alle eliminatorie del torneo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Gli schemi sono ormai chiari, abbiamo capito come verrà giocata la campagna elettorale. Veltroni a fare la lepre, nonostante che debba tecnicamente rimontare: è lui che politicamente e tatticamente corre davanti a tutti, anticipando le mosse degli altri (l'ha fatto sul simbolo, sulle alleanze, sul programma, sui primi capilista). Non ha mai esplicitato il concetto di voto utile: non ha neanche bisogno, va da sé. A un certo punto però gli converrà drammatizzare un po', per polarizzare u l t e r i o rmente fra sé e Berlusconi, cioè fra sé e "la destra". Alla sua sinistra, Bertinotti non può che farsi trascinare ? malvolentieri, non è il suo stile né era la sua strategia ? nell'attacco che i rossoverdi sferrano al Pd. Tema: Veltroni e Berlusconi sono uguali; dicono e propongono le stesse cose; domani vogliono governare l'Italia insieme. Boselli usa gli stessi argomenti, esasperandoli. l'autodifesa di chi si vede già adesso prosciugato nei sondaggi dalla centralità veltroniana. La vicenda Cgil ne è conferma, drammatica per la sinistra rimasta fuori dal Pd. Così però Ps e Sinistra arcobaleno si consegnano al ruolo sgradevole di Nader italiani, quelli che fanno il gioco della destra. Per ora Berlusconi non fa contro il Pd che una campagna blanda, limitandosi al tema fiacco dei programmi copiati. Pare già aver rinunciato a trascinare strumentalmente sul proscenio Prodi: checché ne dica Fini, gli elettori non voteranno sul governo uscente, ed è già un primo successo di Veltroni. Pareva impensabile solo trenta giorni fa. Anche Berlusconi drammatizzerà la campagna contro il Pd, è ovvio, ma fra un mese. Per ora deve soprattutto far passare presso il proprio elettorato l'idea che Casini è il cavallo di Troia della sinistra. Nella fase attuale, questo duello è il più arroventato: centristi che lottano per lo spazio vitale, il Cavaliere che vuole soffocarli da piccoli. Il Pd non deve parteggiare fra destra, centro, Ferrara o Storace. Siamo ancora nella fase iniziale. Sono i gironi eliminatori di un torneo che avrà due soli finalisti.

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<Pd uguale Pdl>. I Nader d'Italia aiutano Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 25-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I democratici presentano il programma per primi. Tutti gli altri devono inseguire "Pd uguale Pdl". I Nader d'Italia aiutano Berlusconi Giordano, i Verdi, i socialisti: campagna contro Veltroni. La Cgil è con lui "Siamo la prima forza politica ad illustrare il programma. Lo considero un dovere". Con queste parole, slides alla mano, il leader del Pd Walter Veltroni ha presentato i dieci pilastri e le dodici azioni di governo in cui si articola il programma del Partito democratico che punta soprattutto sui temi della crescita, del welfare e del lavoro. Un programma che per il verde Bonelli è "speculare" a quello del Pdl, mentre Giordano chiede a Veltroni più chiarezza sui temi etici e i socialisti lamentano addirittura la presenza di troppi termini in inglese. La competition a sinistra è arrivata anche a questo. L'Arcobaleno di Bertinotti, in particolare, appare in difficoltà: abbandonato dalla Cgil di Epifani, in forte calo nei sondaggi, escluso dai media ? a loro dire ? dal "duopolio Pd-Pdl", trova difficoltà anche a compilare le proprie liste, dati i pochi posti "utili" a disposizione e l'elevato numero dei contendenti. E mentre la Sinistra imita Ralph Nader, cercando di far passare l'idea che Veltroni è Berlusconi pari sono, il leader del Pd presenta le proprie ricette contro la precarietà agli operai di Ascoli Piceno. ALLE PAGINE 2 E 3.

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