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Radicali-teodem, scontro nel Pd
( da "Manifesto, Il" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: andare liberi alle elezioni annunciato da Veltroni voleva dire non rivolgersi a un elettorato di nicchia ma a tutto il Paese". L'arrivo dei Radicali tra i democratici ha disorientato non poco l'ala teodem che, in attesa di incontrare Veltroni nei prossimi giorni, intanto mercoledì pomeriggio discuteranno, in un'assemblea indetta dalle associazioni di area cattolica aderenti al Pd,
E via libera alla carica da governatore. Udc nei guai
Sicilia, Lombardo va con Berlusconi
( da "Manifesto, Il" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: falsariga di Veltroni. Al panorama agreste della prima uscita di Walter, però, ha sostituito quello marino che circonda il bellissimo terrazzo di Villa Igiea. Da lì ha lanciato la sua sfida a un centrodestra "annaspante e sconquassato"; ha risposto indirettamente a Berlusconi sul ponte di Messina, chiarendo che "non è una priorità" di fronte al disastro delle linee ferroviarie nell'
Astenuti a sinistra: seguiamoli
( da "Manifesto, Il" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha votato Ds e Ulivo nel 2006 ma poi ha scoperto che le politiche di Prodi "non si distinguevano da quelle di Berlusconi". Poca fiducia nel Pd "e mi dispiace per Veltroni, che pure ha un linguaggio diverso dagli altri". Alessandro, 35 anni, programmatore a Napoli aveva votato per Di Pietro. Oggi è deluso soprattutto per la prosecuzione della missione in Afghanistan.
Berlusconi e Veltroni ci ripensano: Niente larghe intese,
vinceremo ( da "Manifesto, Il"
del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e Veltroni ci ripensano: "Niente larghe intese, vinceremo" Il leader del Pd: "Bisognava farle prima delle elezioni, ormai è impossibile". E il Cavaliere: "Sono una ipotesi di scuola, siamo in vantaggio di 10-12 punti" Roma L'accordo tra Popolo delle libertà e Partito democratico è realtà.
Casini e gli altri, ricominciano le manovre al centro
( da "Unita, L'" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: senza rendersi conto in tempo che proprio Berlusconi era ormai teso a imitare Veltroni superando la frammentazione della sua coalizione e badando, prima di tutto, a inglobare Alleanza Nazionale, piuttosto che essere attratto da un'operazione assai meno interessante come quella di assorbire la piccola Udeur di Mastella, per giunta mostratasi, in questi anni,
Roma, Berlusconi sfodera la carta Alemanno L'ex ministro
An verso la candidatura a sindaco. Oggi si ufficializza il nome
( da "Unita, L'" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: anche perché ancora scotta la sconfitta con Veltroni al secondo mandato, due anni fa. Sabato invece Silvio Berlusconi aveva sulla punta della lingua il nome di Gasparri, a lui molto più vicino. Ma l'ex premier, già esausto della trattativa siciliana, ha lasciato che decidesse Fini, anche perché Forza Italia corre alla Provincia di Roma con Antoniozzi.
Campidoglio, An e l'annuncio sbiadito
( da "Unita, L'" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: al Palalottomatica era grande festa di addio di Veltroni, di candidatura di Rutelli, di Fiorella Mannoia che canta "La storia siamo noi", dell'abbraccio di Veltroni all'ultimo dei fratelli Mattei e alla madre di Valerio Verbano, di Francesco Totti che saluta in videomessaggio, e di tutta la gioiosa macchina da guerra che Veltroni ha messo in piedi per questa campagna elettorale.
194: Avvenire accusa, rivolta dei medici Il quotidiano
Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine difende il documento
pro-legge ( da "Unita, L'"
del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Walter Veltroni per il Pd e Silvio Berlusconi per il Popolo delle libertà, avevano deciso di tenere fuori dalla competizione elettorale per mantenere un clima il più possibile pacato e costruttivo. Ma il quotidiano della Cei accende le polveri. Due gli obiettivi principali: la candidatura "laica" dell'oncologo Umberto Veronesi nelle liste del Pd.
Pd, una campagna comparativa
( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che Veltroni ricordi agli elettori le promesse non mantenute del suo oppositore, detto chiaramente, di Silvio Berlusconi, gli inconvenienti, in materia economica e costituzionale, del suo lungo periodo di governo (2001-2006), il bassissimo profilo e prestigio della sua politica estera e, in special modo, quella condotta in Europa dal suo governo e dai relativi ministri.
Aborto, i vescovi contro i medici
( da "Repubblica, La" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A Roma Alemanno sfida Rutelli. Vittime del terrorismo, il fratello dei Mattei abbraccia la madre di Verbano davanti a Veltroni Aborto, i vescovi contro i medici Attacco anche a Veronesi. Intesa Berlusconi-Lombardo, dietrofront di Miccichè.
Il festival delle larghe intese - silvia fumarola sanremo
( da "Repubblica, La" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il programma è pronto" annuncia Chiambretti "abbiamo 350 pagine, 5 più di Veltroni, 7 più di Berlusconi. Al primo posto c'è il ponte sullo stretto di Messina per riavvicinare Pippo a Del Noce". Baudo ride, molto meno quando gli ricordano la battuta di Francesco Renga ("Non mi ha voluto perché ho vinto con Bonolis, Pippo lo odia").
Pdl, gasparri rinuncia lo sfidante sarà alemanno
( da "Repubblica, La" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: già sfidante di Veltroni alle ultime comunali, ha infatti vinto il duello interno con Maurizio Gasparri, in realtà ben felice di cedergli il passo. è stata una telefonata mattutina tra i due colonnelli di An a chiarire il rebus della scorsa notte, quando sembrava che fosse stato Berlusconi in persona a chiedere il sacrificio all'autore della legge sulla Tv.
Da "compagni" a "signori" la
rivoluzione della tito nischio - raffaele niri
( da "Repubblica, La" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nella svolta di Veltroni ci crede, interroga i militanti e gli sconosciuti uno ad uno e alla fine sintetizza soddisfatta "ce la possiamo fare". Conviene partire dalla fine, dalla Sterlick che dà pubblica lettura del verbale. Alla Foce hanno ottenuto voti: Mario Tullo 13, Stefano Zara 7, Simone Stagnaro 7, Gianni Vassallo 5,
Il punteruolo non ci sono né povia né apicella
( da "Riformista, Il" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ora, a Veltroni si possono muovere molte critiche, politiche, ma sostenere che canzoni di sinistra vadano ascritte a lui è come sostenere che canzoni di centro-destra vadano ascritte a Berlusconi. Veltroni ha perso la sinistra, Berlusconi il centro.
"la nostra storia non si chiude"
( da "Repubblica, La" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nella stessa sala dove nacque il partito socialista nel 1892, romperemo gli indugi e daremo vita non a una fine ma a un nuovo inizio". Il capo dei Socialisti, è convinto che "Veltroni e Berlusconi propongono la stessa ricetta". E poi il segretario del Pd, "non è un vero candidato premier. Tira solo la volata al suo partito".
A roma scelto alemanno "sarò io l'anti-rutelli"
- francesco bei ( da "Repubblica, La"
del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il Pdl punta sull'ex ministro di An, già sconfitto da Veltroni A Roma scelto Alemanno "Sarò io l'anti-Rutelli" Gasparri rinuncia "Però avevo l'età giusta" Derby a destra con Storace FRANCESCO BEI ROMA - Gianni Alemanno, scalatore del K2, ha deciso di affrontare una parete ancora più ripida, quella del colle del Campidoglio.
13 aprile, pd in ripresa sei punti di distacco dal pdl
prezzi in testa alle priorità - roberto biorcio fabio bordignon
( da "Repubblica, La" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: punti di distacco dal Pdl Prezzi in testa alle priorità Gli incerti sono soprattutto tra chi nel 2006 votò Ulivo, Rifonda-zione e centristi Veltroni guida la classifica di "gradimento" dei leader. In risalita Berlusconi Il sondaggio Demos-Eurisko rileva una forte concentrazione di consensi sui due partiti-guida: Popolo della libertà al 40,5 per cento e Partito democratico al 34,8.
Tra marchi nuovi e antipolitica elettori confusi come al
supermarket - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica, La" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: fra Berlusconi e Veltroni, gli elettori si dividerebbero in modo pressoché uguale. Anche così si spiega la convergenza di strategie fra i due "avversari". All'insegna della personalizzazione e del reciproco riconoscimento. Da un lato, Veltroni conta di sfruttare il proprio appeal personale per bilanciare lo svantaggio prodotto dall'
L'IPOTECA GIUSTIZIALISTA
( da "Corriere della Sera" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: nuovo stile e il nuovo clima politico che ha contribuito a suscitare hanno anche reso possibile ai leader dei due schieramenti (Veltroni e Berlusconi) di parlarsi fra loro con linguaggi nuovi. E fanno ben sperare, in linea di principio, anche per le future relazioni fra maggioranza e opposizione. Ma l'alleanza del Partito democratico con l'Italia dei Valori mette a rischio tutto ciò.
Tabacci: per il patto con l'Udc pronto a mettermi da
parte ( da "Corriere della Sera"
del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Una grande federazione di centro per dare risposta agli italiani "inquieti di fronte all'obbligo di scegliere tra Berlusconi e Veltroni". è il sogno di Bruno Tabacci che ieri nel Palasport di Montecatini Terme ha concluso la due giorni fondativa della Rosa Bianca. Con un'apertura a Casini sulla leadership: "Il protagonismo non l'ho chiesto e non l'ho cercato.
Berlusconi: il centro siamo noi
( da "Corriere della Sera" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: amministrative già sfidante di Veltroni al Campidoglio, fa il bis e prova a sfilare la vittoria a Rutelli. E d'altra parte lui, spiegano dal centrodestra, il più accreditato nei sondaggi interni, dunque a lui dovrebbe toccare la corsa senza che nessuno se la prenda più di tanto: Gasparri fa sapere che lui avrebbe accettato la candidatura solo perché glielo chiedevano Fini e Berlusconi,
Della Valle: votare o no? Deciderò l'ultimo giorno
( da "Corriere della Sera" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Alla domanda se accetterebbe un incarico da ministro in un futuro governo guidato da Berlusconi o da Veltroni, il presidente del Gruppo Tod's ha ribadito: "Non faccio politica da nessuna parte, ma aggiungo che la politica che possiamo fare noi imprenditori è quella di trovare aziende che funzionano e in cui la gente che ci lavora stia bene".
La resa di Miccichè: io garante Ma blog e partito lo
scaricano ( da "Corriere della Sera"
del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Enrico, disilluso: "Potevi evitare di rubare lo slogan sul "sogno" a Veltroni, che già lo aveva rubato a Barak Obama...". Per fortuna c'è Missy: "Sono con te, MICCI ". Gianfranco Miccichè Presidente uscente dell'Assemblea regionale Felice Cavallaro.
La quadratura del cerchio è stata trovata ieri mattina,
dopo una settimana di incertezze e cont
( da "Messaggero, Il" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: a due anni da quella persa contro Walter Veltroni. E Gasparri gli ha ceduto il passo, visto che la sua disponibilità era condizionata "all'assenza di altri esponenti autorevoli di An pronti a candidarsi". A favore del presidente della federazione romana di An gioca la voglia di rivincita, con sondaggi che lasciano aperta al centrodestra quanto meno la strada del ballottaggio,
Di FABIO ROSSI La conferma della candidatura di Gianni
Alemanno, che oggi sarà ufficialm
( da "Messaggero, Il" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: delle infrastrutture e della manutenzione della città: tre punti su cui le amministrazioni di Rutelli e Veltroni sono state particolarmente carenti". Oggi alle 17 la presentazione ufficiale delle candidature targate Pdl per il Campidoglio e per la Provincia: per la presidenza di Palazzo Valentini sarà in lizza l'eurodeputato di Forza Italia Alfredo Antoniozzi.
Le ipotesi si accavallano ma ormai è opinione consolidata
che la scomposizione dei p ( da "Messaggero, Il"
del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e Veltroni. C'è chi come si vede si augura la rinascita di un partito cattolico, per riempire la politica di vaori dimenticati; chi pensa ad un polo liberale e chi ad uno liberista; chi vede invece più semplicemente la necessità di un centro riformatore moderato ma illuminato, lontano dalle spinte leghiste e populiste che hanno influenzato il centrodestra berlusconiano
ROMA - I due maggiori partiti, Partito democratico e
Popolo delle libertà, sono già ( da "Messaggero, Il"
del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma adesso la vuole svuotare, d'accordo con Berlusconi. Viene davvero il dubbio che Veltroni e Berlusconi siano d'accordo perchè, se lo sono oggi nello svuotare la par-condicio e nel non accettare confronti tv, allora lo saranno domani, dopo una campagna elettorale finta, per fare un governo insieme".
Casini: Berlusconi e Veltroni, patto anti par condicio
( da "Messaggero, Il" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ROMA - Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini hanno scelto e
candidano Gianni Alemanno alla poltrona di
( da "Messaggero, Il" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Rutelli ringrazia poi Veltroni e la sua squadra "per il grosso lavoro di coesione sociale in una città in cui la solitudine è dietro l'angolo". Un entusiasmo e dei risultati che Alemanno intende contestare punto per punto. Lui, che già sfidò Veltroni nel 2006, non ci sta e vuole smontare l'immagine patinata di una capitale felice e senza emergenze.
Dal nostro inviato MSanremo ASTRO Pippo e Pierino sono
condannati e lo san ( da "Messaggero, Il"
del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Abbiamo 350 pagine di programma, cinque punti più di Veltroni e sette più di Berlusconi". Però mastro Pippo non sa resistere alla stilettata e, facendo appello alla sua sicilianità, strapazza Francesco Renga che si è lamentato di non essere fra i superospiti: "Non ha i titoli, la è categoria riservata ad artisti di chiara fama.
Da quando Casini e Berlusconi hanno rotto la loro
alleanza, i dirigenti del Partito democratico aman
( da "Stampa, La" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi descrive un'Italia boccheggiante per la cura da cavallo cui l'avrebbe sottoposta il governo dell'Unione, Veltroni preferisce ringraziare Prodi per l'opera meritoria svolta fin qui e raccoglierne fiducioso l'eredità. Per parte mia, resto dell'idea che prima e piuttosto di parlare di larghe intese o di Grosse Koalition,
Diteci qualcosa di sinistra
( da "Panorama" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sarà così Bertinotti a implorare Veltroni perché dica qualcosa di sinistra diventando così subalterno a un Veltroni "riformista". Ma in che senso riformista? Quello che vediamo nel linguaggio di Veltroni è che imita Berlusconi nel desiderio di giovinezza perenne e fa della sua giovinezza una "primavera di bellezza".
Pagare meno, guadagnare tutti
( da "Panorama" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: lavoro e imposte Silvio Berlusconi e Walter Veltroni giocheranno gran parte della campagna elettorale. Entrambi promettono di ridurre l'Irpef (il Cavaliere anche di cancellare l'Ici sulle prime case); ma sugli stipendi e sul potere d'acquisto, ormai un'emergenza sociale, il leader del Pdl e quello del Pd hanno ricette diverse.
Il partito della vita
( da "Panorama" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Invano Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno tentato di tener fuori la 194 dalla campagna elettorale. Il tema si impone come grande questione simbolica che attraversa gli schieramenti politici. Plaude il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che chiede una verifica sull'applicazione della legge 194 e una sua revisione alla luce dei progressi scientifici.
Diamo un aiuto alla destra
( da "Panorama" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ma ora la scommessa di Veltroni di correre da solo, anche a costo di perdere, ne ha fatto venir meno il presupposto: l'antiberlusconismo. Quella politica predicava che Silvio Berlusconi era un pericolo mortale per la democrazia, e che dunque ogni pastrocchio era lecito pur di impedire un tale disastro.
Da Montecitorio a We stminster
( da "Panorama" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Agli effetti benefici della scelta di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni di tenere fuori dalle rispettive coalizioni gli arroganti micropartiti si aggiungono altre due novità. La prima è la crescente consapevolezza da parte degli elettori della differenza tra voto utile e voto inutile (dato cioè a partiti quasi certamente destinati a non superare il quorum).
Biblioteca minima
( da "Panorama" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: studente di Barbiana oggi lavora come manager della Fininvest e vota Silvio Berlusconi, mentre il celebre Pierino delle barzellette fa il professore, scrive poesie e tifa per Walter Veltroni. Seguendo la frattura epocale che segna il passaggio dall'Homo sapiens all'Homo videns, Brevini illumina, seppure solo con un cerino, il sentimento culturale del tempo che stiamo attraversando.
Sicilia, Lombardo va con Berlusconi
( da "Manifesto, Il" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: falsariga di Veltroni. Al panorama agreste della prima uscita di Walter, però, ha sostituito quello marino che circonda il bellissimo terrazzo di Villa Igiea. Da lì ha lanciato la sua sfida a un centrodestra "annaspante e sconquassato"; ha risposto indirettamente a Berlusconi sul ponte di Messina, chiarendo che "non è una priorità" di fronte al disastro delle linee ferroviarie nell'
Siamo alle eliminatorie del torneo
( da "EUROPA.it" del
25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: A un certo punto però gli converrà drammatizzare un po, per polarizzare u l t e r i o rmente fra sé e Berlusconi, cioè fra sé e "la destra". Alla sua sinistra, Bertinotti non può che farsi trascinare ? malvolentieri, non è il suo stile né era la sua strategia ? nell'attacco che i rossoverdi sferrano al Pd. Tema: Veltroni e Berlusconi sono uguali;
<Pd uguale Pdl>. I Nader d'Italia aiutano
Berlusconi ( da "EUROPA.it"
del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi Giordano, i Verdi, i socialisti: campagna contro Veltroni. La Cgil è con lui "Siamo la prima forza politica ad illustrare il programma. Lo considero un dovere". Con queste parole, slides alla mano, il leader del Pd Walter Veltroni ha presentato i dieci pilastri e le dodici azioni di governo in cui si articola il programma del Partito democratico che punta soprattutto sui
( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I senatori
Bobba e Binetti contro la candidatura del ginecologo radicale Silvio Viale. Ma
anche contro quella di Umberto Veronesi. Cesa: "Venite con noi
nell'Udc". I teodem: "No, grazie". Non ancora, perlomeno E. Ma.
Roma "Improponibile la mia candidatura? Perché sono un ginecologo e
pratico aborti? E cosa c'è nel codice etico del Pd che io non soddisferei? Il
fatto che considero la Ru486 un farmaco riconosciuto in tutto il mondo, e non
un diserbante? Io non conosco i senatori Bobba o Binetti e dubito che loro
conoscano me, credo a questo punto che siano solo male informati". Silvio
Viale si concede una piccola pausa dalla riunione in corso all'hotel Ergife di
Roma, dove il Comitato nazionale dei Radicali sta discutendo da ieri pomeriggio
se accettare l'accordo col Pd e quali candidature proporre, con decisione da
prendere entro oggi pomeriggio. Lo storico ginecologo cuneese risponde così ai
teodem democratici che ancora ieri si sono opposti alla sua candidatura nelle
liste radicali del Pd. Aveva cominciato Paola Binetti con una intervista su
Repubblica. I Radicali? "Sono portatori di una cultura totalmente opposta
a quella dei cattolici - aveva detto - dopo questa intesa non possiamo non
essere perplessi ed amareggiati. Anche perché a questo punto che fine farà
l'equilibrio raggiunto tra le componenti del Pd nel manifesto dei valori e nel
programma?". Alla pasionaria senatrice in realtà non andava giù nemmeno la
candidatura di Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale e ministro della
Salute nel secondo governo Amato. Poi, ieri, a darle manforte è arrivato il suo
collega Luigi Bobba: "Chi sottoscrive un programma, chi si candida nel Pd
non può violare deliberatamente, come è nel caso del dottor Silvio Viale, la
legge. La sua candidatura è semplicemente improponibile, altrimenti il codice
etico del Pd, da poco approvato, apparirebbe come carta straccia". Bobba
si riferisce all'inchiesta che riguarda Viale accusato di non aver rispettato
il protocollo di sperimentazione della Ru486. Inoltre "i cattolici nel Pd
non sono né ospiti mal sopportati né componenti marginali - aggiunge Bobba - ma
una realtà decisiva per costruire un grande partito nazionale, capace di
rigenerare la democrazia, che ambisce a dare risposte a tutto il Paese".
Anche perché, ragiona Bobba, "quell'andare liberi alle
elezioni annunciato da Veltroni voleva dire non rivolgersi a un elettorato di nicchia ma a tutto
il Paese". L'arrivo dei Radicali tra i democratici ha disorientato non
poco l'ala teodem che, in attesa di incontrare Veltroni nei prossimi giorni, intanto mercoledì pomeriggio discuteranno,
in un'assemblea indetta dalle associazioni di area cattolica aderenti al Pd,
i temi da portare in campagna elettorale e la presenza dei credenti nelle
liste. "Certamente, al di là dell'ingresso dei Radicali - spiega il
deputato teodem Enzo Carra - ci sono temi come quelli eticamente sensibili che
creeranno sempre forti discussioni e confronti anche all'interno del partito,
ed è giusto così. Ma il punto che credo vada chiarito bene con i nuovi arrivati
è il rapporto Stato-Chiesa. Il Pd non è nato per essere un partito
anticlericale di massa". Annusato lo smarrimento dei teodem, è Lorenzo
Cesa il primo a buttarsi a pesce e tentare di rompere la novella unione.
"Candidatevi con noi", è l'invito. Binetti e Bobba dice in sostanza
Cesa, sono più vicini a noi che a un partito "contenitore dove ci sono i
Radicali, dove c'è il professore Umberto Veronesi, e lo dico con tutto il
rispetto, che la pensano in maniera del tutto diversa da loro. Forse è più
opportuno che vengano nella loro casa, nell'Udc, che è la casa dei
moderati". Il "no, grazie" viene offerto gentilmente ma - sembra
- altrettanto decisamente per il momento da Luigi Bobba. "Ringrazio
l'onorevole Cesa ma non sono schizofrenico - spiega il senatore - ho scelto di
partecipare alla nascita del Pd al punto di aver accettato l'incarico come
segretario a Vercelli, e ora certo non cambio idea così facilmente, non
rinuncio alla mia storia. Eppoi la strada politica intrapresa da Lorenzo Cesa
finora era quella condivisa con Berlusconi, totalmente
alternativa alla mia". Insomma, bisogna per un partito di centro che si
adatti alle esigenze di tutti lavorare ancora un po'. Ma non è detto che non ci
si riesca.
( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Accordo
fatto tra Mpa e il Pdl: alleanza in tutto il Sud e via libera alla carica da
governatore. Udc nei guai e via libera alla carica da governatore. Udc nei guai
Sicilia, Lombardo va con Berlusconi Patrizia Abbate
Palermo L'accordo è stato in forse per ore, insieme all'inevitabile rottura tra
Berlusconi e il suo pupillo Gianfranco Miccichè, ieri
tornato in campo archiviando - come prevedibile - l'estemporanea ipotesi di una
candidatura di Patrizia Prestigiacomo. L'annuncio del Cavaliere si attendeva di
momento in momento, ma in serata c'erano solo indizi: la comunicazione che Berlusconi sarebbe andato a cena con Raffaele Lombardo,
"lo invito, oggi ci siamo trovati molto simpatici", aveva detto il
leader del Pdl, innervosendo ancor di più un centrodestra in angosciosa attesa.
Infine, l'annuncio ufficiale: il Pdl ha raggiunto l'intesa con il Movimento per
l'autonomia di Raffaele Lombardo per un apparentamento alle politiche, e lo
stesso Lombardo è il candidato del Pdl alla presidenza della Regione Sicilia.
Sembra che il via libera sarebbe arrivato durante un vertice-aperitivo, al
quale avrebbe preso parte - ma al telefono - anche Gianfranco Fini. E in
extremis, visto che oggi Lombardo avrebbe comunque aperto la sua campagna
elettorale, con un appuntamento fissato da giorni. Non era semplice ricomporre,
e infatti a Roma era stata di nuovo un'intensa giornata: cominciata proprio da Berlusconi e Lombardo, che si erano visti a Palazzo Grazioli
nel primo pomeriggio ed erano tornati faccia a faccia qualche ora dopo. La
prima volta l'autonomista aveva confermato la sua candidatura e nient'altro,
"chi mi ama mi segua", spiegando che a Berlusconi
aveva ribadito "le ragioni che mi spingeranno domani a lanciare la mia
candidatura davanti a migliaia di elettori ad Acireale". Il centrodestra
in corsa con due candidati? "E' possibile anche con quattro", aveva
buttato lì. In realtà è quasi certo che saranno due: Miccichè non molla, nel
suo blog ieri aveva usato parole taglienti: "Ho giurato di lottare e
continuerò a farlo", scriveva, dando sfogo anche alla rabbia: "Non ne
posso più di stare dentro i palazzi del potere che mi stanno togliendo la
salute... Se sapeste quanto è difficile, in Sicilia, scardinare alcune logiche
di losco potere!!!". Scenderà in campo, pare, con la lista "rivoluzione
siciliana", non si sa se abbandonando Forza Italia o restandovi, magari
con il tacito assenso del Cavaliere che in questo modo potrà anche verificare
quanto pesa ancora il suo pupillo in Sicilia, senza rinunciare ai consensi che
Lombardo e i sodali dell'Udc dovrebbero portargli. Ieri è stato anche il giorno
del debutto per il centrosinistra, che a Palermo ha presentato ufficialmente la
candidatura di Anna Finocchiaro in un clima di grande ottimismo. La senatrice
per la conferenza stampa ha scelto uno scenario naturale, sulla falsariga di Veltroni. Al panorama agreste della prima uscita di Walter, però, ha
sostituito quello marino che circonda il bellissimo terrazzo di Villa Igiea. Da
lì ha lanciato la sua sfida a un centrodestra "annaspante e
sconquassato"; ha risposto indirettamente a Berlusconi sul ponte di Messina, chiarendo che "non è una
priorità" di fronte al disastro delle linee ferroviarie nell'isola;
ha ribadito la necessità di "liste forti, che investano sulla politica e
rappresentino un altro volto della Sicilia", augurandosi "una giovane
classe emergente di persone che possano rappresentare la Sicilia pulita".
Abbiamo ottime possibilità di vincita, ha ripetuto Finocchiaro. Con accanto
Rita Borsellino, che ha chiamato l'"altra presidente" (l'accordo prevede
che in caso di vittoria la candidata del 2006 possa guidare l'assemblea
regionale) dalla cui esperienza vuole ripartire: "Partiamo dal 41% che ci
ha regalato alle scorse regionali - ha detto la senatrice del Pd - e partiamo
per vincere senza furore ma con determinazione e serietà". Il problema
liste sembra così superato: il Pd potrebbe presentarne due - una "per la
presidente" - Borsellino rinuncia alla sua e sarà molto probabilmente
capolista della Sinistra Arcobaleno. Restano fuori i socialisti, che ieri
lamentavano "la chiusura del Pd rispetto a un accordo elettorale
accettabile" e denunciavano: "Il centrosinistra non esiste più
neppure in Sicilia: c'è solo una diarchia Pd-Cosa Rossa alla quale nemmeno pare
interessare cosa il partito socialista farà alle regionali, proprio quando i
voti socialisti risulterebbero non indifferenti ai fini del risultato
elettorale". C'è però Di Pietro, che ieri ha aperto a Palermo la campagna
elettorale dell'Italia dei valori - alla convention è intervenuta anche la Finocchiaro
- e ha subito sfidato Lombardo, "un altro Cuffaro".
( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tutti
al mare Astenuti a sinistra: seguiamoli Andrea Fabozzi E' passato di mano in
mano un sondaggio commissionato ad uso interno dal partito democratico. Non
erano i risultati dei partiti a colpire gli osservatori, quanto la percentuale
altissima di elettori dell'Unione che si diceva orientata a non votare. I
delusi totali, stimati tra il 25 e il 30% di quanti nel 2006 avevano scelto un
partito del centrosinistra. Per il Pd e per la Sinistra arcobaleno
l'astensionismo di sinistra rischia di essere il lascito più pesante del
governo Prodi. Ma la campagna elettorale è lunga e la speranza dei partiti è
quella di riconquistare alla causa i potenziali astensionisti. Ce la faranno?
Siamo andati a cercare in giro per l'Italia nove persone che a meno cinquanta
giorni alle urne dichiarano che stavolta no, non andranno a votare. Si tratta
di elettori fin qui irreprensibili: più o meno convinti hanno sempre votato
(centro) sinistra. Li seguiremo. Una volta alla settimana torneremo ad
interrogarli per scoprire se hanno cambiato idea oppure no. Attraverso loro
vedremo se e come funziona la campagna di Veltroni e
Bertinotti. Facciamo le presentazioni, da sud a nord. Silvio vive a Palermo, ha
56 anni e fa il fotografo. Nel
( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi e Veltroni
ci ripensano: "Niente larghe intese, vinceremo" Il leader del Pd:
"Bisognava farle prima delle elezioni, ormai è impossibile". E il
Cavaliere: "Sono una ipotesi di scuola, siamo in vantaggio di 10-12
punti" Roma L'accordo tra Popolo delle libertà e Partito democratico è
realtà. Si respira guardando i dibattiti televisivi, leggendo tra le
righe un accordo sulla par condicio che riduce tutti gli altri concorrenti e
persino nel continuo rimpallarsi di accuse come: "Avete copiato il nostro
programma". E: "No, siete voi che avete preso il nostro". Molto,
forse troppo per gli elettori di Silvio Berlusconi che
invece per dare il meglio hanno bisogno di galvanizzarsi in una campagna
elettorale che sia (metaforicamente) da fuoco e fiamme. E allora il Cavaliere,
che i suoi li conosce bene, cerca di correggere il tiro dopo la lunga
intervista di venerdì sera nel salotto di Matrix. C'è stato un fraintendimento,
spiega, "di parole chiarissime. Ho detto: "noi avremo una vasta
maggioranza che ci darà l'onere di governare". Non credete ai sondaggi di Veltroni, abbiamo da
( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL COMMENTOGli eredi della Democrazia Cristiana al lavoro per
costruire una nuova coalizione che sia fuori dai due grandi partiti Pd e Pdl
Casini e gli altri, ricominciano le manovre al centro Nicola Tranfaglia In
realtà non è proprio di centro, perché l'UDC di Casini continua a proclamare la
sua fedeltà a una linea di centro-destra e continua a trattare con quella Rosa
Bianca di Tabacci e Baccini, di due parlamentari cioè che, proprio un mese fa,
avevano lasciato Casini per collocarsi su una piattaforma che sembrava ormai
lontana dall'UDC sostenitrice del centro-destra berlusconiano. La trattativa
continua ed è probabile che possa concludersi positivamente, visto che la Rosa
Bianca sembrava nelle sue prime uscite porsi su una linea in qualche modo
equidistante dai due grandi partiti. E Casini, a sua volta, aveva escluso
future alleanze con il PDL. Quello che è certa è l'esclusione da parte di tutte
e due le forze di Clemente Mastella e della sua Udeur che,dopo essersi
arruolato tre anni fa nel centro-sinistra di Prodi, ne è uscito clamorosamente
ricoprendo il ruolo del killer qualche settimana fa nel voto al Senato che ha
fatto cadere il governo di centro-sinistra. Intervistato qualche giorno fa,
Mastella ha chiarito di aver lasciato il governo per l'avvenuta approvazione da
parte della Corte Costituzionale del referendum elettorale e per la costruzione
del Partito democratico deciso, per bocca del suo leader, ad affrontare da solo
le elezioni politiche (ma non quelle amministrative in giro per la penisola).
Il leader dell'Udeur ha, in realtà, sovravvalutato le indagini su di sé e la
sua famiglia, pensando di suscitare nell'opposizione di centro-destra la
condivisione della protesta contro la magistratura, senza
rendersi conto in tempo che proprio Berlusconi era ormai teso a imitare Veltroni superando la frammentazione della sua coalizione e badando,
prima di tutto, a inglobare Alleanza Nazionale, piuttosto che essere attratto
da un'operazione assai meno interessante come quella di assorbire la piccola
Udeur di Mastella, per giunta mostratasi, in questi anni, disposta a
passare dall'uno all'altro schieramento per ragioni di convenienza. Al di là
della vicenda che ha fatto trovar Mastella inviso agli amici e ai nemici suoi e
costretto a correre con assai poche speranze da solo, resta il fatto che il
negoziato tra Casini e Pezzotta, per quanto non facile, sembra ormai vicno a
una conclusione positiva. Su quel negoziato ha pesato la diffidenza che i
leader della Rosa Bianca non possono non avere verso un leader che, per
quattordici anni, ha seguito con grande docilità il fondatore di Mediaset, che
lo ha appoggiato al governo senza mai differenziarsi sul piano del programma
come dell'attività legislativa, e che in varie occasioni non ha mai accettato
proposte che gli venivano dal nuovo centro che si andava formando in questi
anni, evitando fino all'ultimo di accogliere gli ami attraenti che gli sono
venuti anche di recente dal presidente del Senato Marini. Di qui la difficoltà
iniziale di formare una coalizione con la Rosa Bianca che, invece, ha rotto con
decisione con il partito di Casini, mostrando di voler aggregare forze che
potevano subire l'attrazione della novità, forse più nel centro sinistra che
altrove. L'ultimo è stato Ciriaco De Mita, un leader da non sottovalutare per
la sua intelligenza politica e la quantità dei suoi seguaci in Campania. Del
resto quello che, in un certo senso, può unire le due formazioni è la questione
cattolica, la particolare vicinanza alla Chiesa e alla sua morale, anche se
resta il fatto che esponenti cattolici sono presenti, e non in piccola misura,
nel Partito democratico di Veltroni e, a quanto pare,
non hanno nessuna intenzione di abbandonarlo. Certo, l'ingresso a sorpresa dei
radicali ha suscitato immediatamente proteste in quella parte dei teodem come
la senatrice Binetti e l'on. Enzo Carra che hanno partecipato al Family Day e
che guardano con sospetto al programma del nuovo partito nella parte in cui si
parla di Dico e di coppie di fatto anche omosessuali. Ma, a mio avviso, è
difficile che simili, prudenti concessioni sui temi eticamente sensibili
possano provocare fuoriuscite da un partito che ha, al suo interno opinioni
assai diverse, unificate dalla parte centrale del programma, tanto più nella
fase elettorale decisiva del confronto con un PDL, ormai spostato decisamente a
destra.
( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Roma, Berlusconi sfodera la
carta Alemanno L'ex ministro An verso la candidatura a sindaco. Oggi si
ufficializza il nome / Roma SFIDA DI CORRENTE per il Campidoglio: Gianni
Alemanno sarà quasi certamente il candidato del Pdl a sindaco di Roma. Una
mossa per far desistere Stora- ce, e recuperarlo nelle liste del partito del
Popolo delle Libertà, secondo le intenzioni berlusconiane, che puntano a
rimettere insieme il centrodestra. Il nome dello sfidante di Francesco Rutelli
sarà presentato ufficialmente oggi in una conferenza stampa (spostata dalla
mattina alle cinque del pomeriggio). Il nome di Maurizio Gasparri è apparso e
scomparso nel giro di un giorno e Gianni Alemanno ieri in una passeggiata a
Villa Borghese ha già fatto capire di essere pronto a sfidare Rutelli contro
"l'eredità disastrosa" che avrebbe lasciato Veltroni.
A spingere su Alemanno, ex ministro dell'agricoltura e ora segretario della
federazione romana di Alleanza Nazionale, è stato proprio Gianfranco Fini. Ieri
il presidente della (fu) An lo ha invitato a confrontarsi con Gasparri. Ma
dentro al partito dicono che Fini, nell'incertezza, abbia puntato sulla figura
"più alta in carica" dentro al partito romano. Alemanno finora
nicchiava, anche perché ancora scotta la sconfitta con Veltroni al secondo mandato, due anni
fa. Sabato invece Silvio Berlusconi aveva sulla punta della lingua il nome di Gasparri, a lui molto
più vicino. Ma l'ex premier, già esausto della trattativa siciliana, ha
lasciato che decidesse Fini, anche perché Forza Italia corre alla Provincia di
Roma con Antoniozzi. E la candidatura di Alemanno (con vice il neoDc
Cutrufo) mira a creare difficoltà a Francesco Storace, leader de La Destra in
corsa per il Campidoglio. I due, infatti, erano compagni (o meglio
"camerati") della corrente Destra Sociale di An. Candidare l'ex
alleato, nel centrodestra è visto come "mossa" per recuperare Storace.
Il quale aveva chiesto l'apparentamento con il Pdl ma mantenendo il proprio
simbolo appena nato. I veti posti da Fini hanno però obbligato Berlusconi alla rinuncia, ma ora sembra si stia mordendo le
mani. Storace però non ha intenzione di tornare indietro, anche perché
confluire nel Pdl significa entrare nel Ppe, motivo per cui ha lasciato An. E
Daniela Santanchè, ospite di Lucia Annunziata in "1/2 ora" su RaiTre,
ha ribadito che "La Destra correrà sola ovunque, anche in Sicilia dove comunque
deciderà Nello Musumeci. Un'affermazione su tutte chiude il discorso: "Berlusconi si è alleato con il peggiore dei traditori,
Gianfranco Fini", ha detto la candidata premier della Destra, unica donna.
n.l.
( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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consultando l'edizione del Campidoglio, An e l'annuncio sbiadito Più che passi
perduti, si potrebbe dire candidature perdute. Gianni Alemanno ufficializza la
sua discesa in campo. Sarà lui a correre contro Rutelli per la poltrona di
sindaco della capitale. Un tempo avrebbe preoccupato molto un nome come il suo.
Ma per parafrasare il noto film con Jack Nicholson: qualcosa è cambiato. Mentre
Alemanno si preparava all'annuncio, al Palalottomatica era
grande festa di addio di Veltroni, di candidatura di Rutelli, di Fiorella Mannoia che canta
"La storia siamo noi", dell'abbraccio di Veltroni all'ultimo dei fratelli Mattei e alla madre di Valerio Verbano,
di Francesco Totti che saluta in videomessaggio, e di tutta la gioiosa macchina
da guerra che Veltroni ha
messo in piedi per questa campagna elettorale. Altra storia, altro
ritmo, altre possibilità. La discesa in campo di Alemanno dopo pochi minuti
dall'annuncio era già sbiadita, come una vecchia storia, come uno mondo che non
c'è quasi più. Un tentativo disperato di ritrovare una politica che ad An è
sfuggita dalle mani a furia di bruciarsi con Berlusconi.
Tutto è dall'altra parte, la storia sono loro, e per Alemanno il futuro
"in caso di sconfitta" è un posto di prestigio nel partito. Già ma,
la domanda è d'obbligo, quale partito?Roberto Cotroneo.
( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del 194: "Avvenire" accusa, rivolta dei medici Il
quotidiano Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L'ordine difende il
documento pro-legge di Roberto Monteforte/ Roma "È UN FALSO" quel
documento a difesa della legge
( da "Unita, L'" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Pd, una campagna comparativa Gianfranco Pasquino Segue dalla
Prima Specchio delle mie brame chi è il più bravo del reame? Quelle che negli
Stati Uniti d'America vengono definite campagne "negative" (nella
quale, sentendosi in caduta, sta scivolando Hillary Clinton), condotte con spot
televisivi offensivi e ingannevoli, talvolta, addirittura falsi, non soltanto
possono essere molto sgradevoli, ma non comunicano informazioni politiche
rilevanti e finiscono, talvolta, come nel 2004, per inquinare drammaticamente
l'esito del voto. Tuttavia, è inevitabile che se uno dei contendenti ricorre
alla campagna elettorale negativa anche l'altro sia costretto a incamminarsi
lungo quella strada e a rispondere, magari non colpo su colpo, ma con l'obiettivo
di svuotare gli argomenti truffaldini usati contro di lui. In caso di conflitti
negativi di questo genere, è difficile dire quanto la moderazione paghi.
Esiste, però, anche un altro tipo di campagna elettorale che vorrei definire,
spero senza scandalizzare nessuno, con il termine derivante dalla pubblicità,
campagna comparativa. In questa fattispecie, l'uno o l'altro dei contendenti,
se non, meglio, tutt'e due, spiegano, con dati, cifre, fatti, valutazioni di
costi e conseguenze, le proprie proposte politiche confrontandole
puntigliosamente con quelle del suo avversario, e nessuno dei due rinuncia a
ricordare all'elettorato quanto ottimamente abbia governato lui e quanto
pessimamente abbia governato l'altro. Qualsiasi elettorato, la cui attenzione all'inizio
della campagna è per forza di cose alquanto limitata, sarà comunque esposto a
questi messaggi comparati e quasi certamente interessato alle indicazioni e
valutazioni sufficientemente precise che ne conseguono. Tanto è vero che la
novità iniziale della campagna elettorale di Veltroni
è consistita proprio in chiara e netta contrapposizione della corsa solitaria
del Partito Democratico paragonata sia al passato convulso e conflittuale
dell'Unione sia ad un centro-destra a sua volta ancora composito e confuso.
L'effetto di aggregazione esercitato dal PD sul Popolo delle Libertà è da
valutare positivamente e la competizione, con buona pace di Bertinotti e di
Casini, viene sicuramente vista dall'elettorato come chiaramente bipolare e non
prodromo di nessuna Grande Coalizione. Proprio per queste ragioni, chiarezza di
scelte e alternatività di leadership, mi sembra che fin da adesso, Veltroni dovrebbe intraprendere e perseguire con
determinazione una campagna comparativa. Non contrapporrei l'età e neppure discuterei
di esperienza politica. Sono entrambe tematiche sulle quali è giusto che gli
elettori diano valutazioni diverse con pesi diversi. Non sarei neppure
preoccupato dall'emergere di eventuali critiche alla demonizzazione
dell'avversario che, probabilmente, Veltroni vuole
evitare, ma che ne frenano lo slancio e il confronto. Si ha demonizzazione
quando l'avversario viene attaccato nella sua persona e si rivangano
avvenimenti del passato che, per quanto magari anche veramente svoltisi,
tendono a metterlo in cattiva luce come uomo e non come politico e come
candidato. La rinuncia alla demonizzazione, quand'anche non del tutto condivisa
nell'elettorato di alcuni settori del centro e della sinistra, è positiva in
sé. Inoltre, evita che emergano sul versante delle destra atteggiamenti
vittimistici che, in parte, possono fare presa su alcuni settori di elettorato
indeciso, specialmente se nutrito di antipolitica. Ma un conto è rinunciare
alla demonizzazione, un conto qualitativamente diverso è abbandonare del tutto
un confronto fra le capacità di governo dei due contendenti. In questo caso,
tenere basso il tiro della critica mirata e documentata nei confronti
dell'antagonista Berlusconi rischia di essere un
errore con conseguenze anche gravi, soprattutto se la rimonta, appena iniziata,
vuole continuare gradualmente. Comincia il tempo nel quale non solo dovranno
venire sottoposti a confronto i più importanti (preferibilmente non tutti, se
non si vuole fare confusione nell'elettorato) punti programmatici e fatte emergere
le effettive priorità, con i loro costi e i loro presumibili miglioramenti
sulla vita dei cittadini, ma la comparazione dovrà estendersi proprio alle
qualità personali e politiche dei contendenti. Bisognerà, insomma, che Veltroni
ricordi agli elettori le promesse non mantenute del suo oppositore, detto
chiaramente, di Silvio Berlusconi, gli inconvenienti, in materia economica e costituzionale, del
suo lungo periodo di governo (2001-2006), il bassissimo profilo e prestigio
della sua politica estera e, in special modo, quella condotta in Europa dal suo
governo e dai relativi ministri. Non basta, infatti, presentarsi con
proposte buone, per quanto sicuramente meglio definibili e migliorabili.
Diventa imperativo procedere con determinazione ad un confronto personale e
politico con il candidato Silvio Berlusconi, chiamato
in causa con il suo nome e cognome e con tutte le sue inadeguatezze come
governante. La campagna comparativa promette di essere più interessante, più
coinvolgente e, con tutta probabilità, in special modo quando si arriverà agli
ultimi dieci decisivi giorni precedenti il voto, anche molto più efficace.
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
A Roma Alemanno sfida Rutelli. Vittime del terrorismo, il
fratello dei Mattei abbraccia la madre di Verbano davanti a Veltroni Aborto,
i vescovi contro i medici Attacco anche a Veronesi. Intesa Berlusconi-Lombardo,
dietrofront di Miccichè.
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spettacoli
All'Ariston Il Festival delle larghe intese Chiambretti: "Io e Pippo siamo
come Pannella e la Binetti" Su RaiUno si alza il sipario sulla gara
canora. Primi ospiti: Verdone e Lenny Kravitz SILVIA FUMAROLA SANREMO dal
nostro inviato "We can! We can! Io sono Obama, Pippo è Hillary. Sarà il
festival delle larghe intese. Se nel Pd possono stare insieme Pannella e la
Binetti, ci sopporteremo anch'io e il mio socio". Piero Chiambretti
ironizza sulla polemica politica lanciata da Libero, che titola "Sanremo
canta per Veltroni" accusando Baudo di fregarsene
della par condicio. "è un'accusa gratuita, abbiamo scelto le canzoni prima
che fosse sciolto il Parlamento" replica Baudo "E in ogni caso la
disoccupazione, i licenziamenti, i problemi sociali interessano sia la destra
che la sinistra. Però se questo serve a creare un clima di suspense, ben
venga". Stasera si alza il sipario sul festival della par condicio (tutti,
artisti e ospiti, firmano un documento in cui s'impegnano a non violare le
regole), e il gioco impazza: Jovanotti, super ospite venerdì con Ben Harper,
potrà cantare Mi fido di te, adottato come inno dal Pd? "Gli ospiti sono
liberi di scegliere la canzone che vogliono" spiega Baudo "e non sarò
io a censurare nessuno, ma Jovanotti sta preparando una sorpresa, un quarto
d'ora di grande spettacolo, e non sceglierà Mi fido di te". E Fede giurato
di qualità, rispetterà la par condicio? "Ha i titoli per giudicare le
canzoni. Non è qui per fare politica". Mentre si aspetta con rassegnazione
il balletto magiaro di Andrea Osvart e la pizzica di Bianca Guaccero,
Pippo-Hillary e Pierino-Obama si sorridono complici: "Il
programma è pronto" annuncia Chiambretti "abbiamo 350 pagine, 5 più
di Veltroni, 7 più di Berlusconi. Al primo posto c'è il ponte
sullo stretto di Messina per riavvicinare Pippo a Del Noce". Baudo ride,
molto meno quando gli ricordano la battuta di Francesco Renga ("Non mi ha
voluto perché ho vinto con Bonolis, Pippo lo odia"). "Non ho
chiamato Renga perché per me non ha i titoli, venerdì tra i super ospiti ci
sarà gente che ha venduto milioni di dischi. Renga ha vinto un festival e
pubblicato un cd di cui non abbiamo notizie". Respinge le accuse di aver
scartato il brano di Youssou N'Dour, legato a un'iniziativa umanitaria per
l'Africa, perché ricordava la raccolta di Bonolis per il Darfur. "La
verità è che Youssou N'Dour è sponsorizzato da Benetton, non si poteva fare
promozione". Stasera i primi ospiti saranno Lenny Kravitz, Carlo Verdone e
i protagonisti di "High school musical", sugli ascolti è ottimista:
"La campagna elettorale, partita a razzo, ci aiuta: la gente si riposa un
po'". Il manifesto del festival sembra la foto scattata da un medico
legale (signorina esangue con fiori sulle punte dei capelli, pronta per
l'autopsia), ma il clima è allegro. Tutti fieri di contribuire al Sanremo
dell'austerity: il milione di euro per la Hunziker è un ricordo. "Con
quello che abbiamo risparmiato, abbiamo comprato l'Alitalia" scherza
Chiambretti. "è verosimile che Sanremo frutti alla Rai una raccolta
pubblicitaria da 40 milioni di euro" dice il direttore di RaiUno Del Noce
"Gli spot finiscono polverizzati appena vengono messi in vendita ".
Ieri giornata di prove con le bizze di Loredana Bertè: "Mi hanno rubato il
microfono, non canto". Deve intervenire Baudo in persona per convincerla e
sostenerla durante l'applauditissima esibizione di "Musica e parole".
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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V - Roma Oggi alle 17, la candidatura sarà ufficiale Pdl, Gasparri rinuncia lo sfidante
sarà Alemanno Una telefonata decisiva tra i due "colonnelli" di An
"Voglio correre per il Comune". Poi a villa Ada a denunciare il
degrado Dopo giorni di balletti e toto-nomi, il Pdl ha finalmente sciolto la
riserva: sarà Gianni Alemanno il candidato sindaco di Roma. Il vice dovrebbe
essere Mauro Cutrufo (DcA). Per la presidenza della Provincia correrà il
forzista Alfredo Antoniozzi. L'ex ministro dell'Agricultura, già sfidante di Veltroni alle ultime comunali, ha infatti vinto il duello interno con
Maurizio Gasparri, in realtà ben felice di cedergli il passo. è stata una
telefonata mattutina tra i due colonnelli di An a chiarire il rebus della
scorsa notte, quando sembrava che fosse stato Berlusconi in persona a chiedere il sacrificio all'autore della legge sulla
Tv. Una lunga chiacchierata durante la quale Alemanno ha dichiarato la
sua volontà di impegnarsi di nuovo nella sfida per il Campidoglio. E proprio
per evitare illazioni su possibili dissidi interni, la presentazione ufficiale
della candidatura - fissata per le 12 - è slittata poi alle 17, così da
consentire a Gasparri di rientrare a Roma e presenziare all'incoronazione di
Alemanno. Il quale ieri, insieme al forzista Francesco Giro, ha visitato Villa
Ada per denunciarne il degrado. "Il più classico degli autogol", ha
subito tuonato il deputato del Pd Roberto Giachetti: "Lui dovrebbe sapere
che fu l'allora sindaco Rutelli a sventare, in quella parte di Villa Ada, una
lottizzazione selvaggia". (gio.vi.).
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina
III - Genova IL REPORTAGE Alla Foce tra focaccia e verbali, i militanti del
nuovo partito al voto nella gloriosa ex sezione del Pci Da "compagni"
a "signori" la rivoluzione della Tito Nischio Tanti pensionati ma
anche tanti ragazzi Come tanta è la voglia di battere Berlusconi
RAFFAELE NIRI "Sono d'accordo con il signore che ha parlato prima".
Da sempre, tra loro, si chiamano compagni (quelli che hanno radici nel Pci) o,
almeno, amici (quelli che vengono dalla Dc). Da sempre si danno del tu. Così fa
un certo effetto, ieri mattina, in quella che fu la gloriosa sezione Tito
Nischio del Pci - e che oggi è l'anonimo circolo della Foce del Partito
Democratico - sentire i militanti del nuovo partito darsi del lei, chiedersi
reciprocamente il cognome, "così ci conosciamo meglio". Hanno
risposto in una sessantina all'appello della coordinatrice Clara Sterlick, una
con un cuore grosso così: lei nel Pci non c'è mai stata per ragioni
anagrafiche, nella svolta di Veltroni ci crede, interroga i militanti e gli sconosciuti uno ad uno e
alla fine sintetizza soddisfatta "ce la possiamo fare". Conviene
partire dalla fine, dalla Sterlick che dà pubblica lettura del verbale. Alla
Foce hanno ottenuto voti: Mario Tullo 13, Stefano Zara 7, Simone Stagnaro 7,
Gianni Vassallo 5, Claudio Gustavino 3, Carla Olivari 2, Mauro Cavelli
2. Ma come? Cosa c'entra Stefano Zara? E chi è Simone Stagnaro? E dove sono
finiti l'eterea Marilyn Fusco che ha vinto tutti i sondaggi o l'astro nascente
Paolo Momigliano, volto nuovo proveniente dalla società civile? Victor Rasetto,
giovane segretario reggente (solo oggi pomeriggio, al Teatro della Gioventù,
diventerà segretario a tutti gli effetti), che ha scelto la "Nischio"
tra le sezioni da visitare durante le operazioni di voto, tenta un primo
bilancio: "E' evidente che siamo le prime vittime di questo
"porcellum". I fondatori del PD avrebbero voluto esprimersi,
scegliere uno per uno da chi essere rappresentanti. Ma hanno voluto sciogliere
il Parlamento tenendosi questa legge schifosa, bisognava far presto, chiudere
le liste, e così mandiamo giù anche questo rospo targato centrodestra.
Battendoci con tutte le forze nella speranza che sia l'ultimo". La voglia
di battere Berlusconi è tanta. Anche l'età media è
tanta, almeno all'inzio. Ma poi passano le ore e arrivano i ragazzi, sempre di
più, sempre più motivati. E' come un cambiamento di pelle, una sensazione
fisica di aria nuova. Per tutti, pensionati e ragazzini, c'è un pezzo di
focaccia (Desy Slivar, consigliera di Municipio e storica maestra del tempo pieno,
si è fatta carico anche del ruolo di vivandiera), per tutti due righe nel
verbale. Arrivano richieste fuori dalle regole: "Possiamo dire che la
Pinotti ha lavorato bene e chiediamo che resti a rappresentarci?".
"Possiamo aggiungere che chiediamo la conferma di Graziano
Mazzarello?". In realtà il regolamento è preciso: gli eletti entrano di
diritto nella rosa dei possibili candidati, queste "Primariette"
servono solo ad indicare nomi nuovi. Ma la spinta è forte e alla fine, nel
verbale della Foce, ci sarà anche un invito a confermare Pinotti e Mazzarello
(degli altri deputati genovesi, Romolo Benvenuto e Sabina Rossa, nulla). Uno
alla volta, tutti si esprimono: si fa largo una candidatura casalinga, il
giovane avvocato Simone Stagnaro. Lui, intimidito, ringrazia: certo non pensa
di diventare deputato sul serio, ma è una bella soddisfazione per chi crede
nella politica. Se Tullo stravince, al secondo posto si piazza Stefano Zara:
curiosamente, le motivazioni di chi li sostiene sono identiche. "E' uno di
noi", "Lo conosco". "Ha i piedi per terra",
"Crede nel nuovo partito". Vanno fortissimo anche Claudio Gustavino
("in Regione sta lavorando molto bene") e Gianni Vassallo ("è
stato supervotato in Comune, hanno premiato altri, ma lui, seriamente, ha
continuato a lavorare in silenzio"). I sostenitori della sinistra Ds si
dividono tra cavelliani e oliveriani. Si parla di politica, più che di nomi, e
sono discorsi che aprono il cuore: "Questa rimonta non la sta facendo Veltroni, la stanno facendo i tre milioni e mezzo che sono
andati a votare alle Primarie" gongola Enrico Viani, pensionato. Dopo tre
ore e mezza di dibattito, si torna a vedere la luce. Ma - come dire? - è una
luce più tersa.
( da "Riformista, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
punteruolo non ci sono né povia né apicella Baudo presenta il Sanremo delle larghe
intese Racconta Renzo Arbore, nel libro che si preannuncia imperdibile Volere è
volare: Domenico Modugno cantante, poeta, rivoluzionario in uscita da Arcana
edizioni, di cui il Domenicale del Sole24ore ha pubblicato un brano, che
Meraviglioso di Modugno, canzone scartata dalla commissione per Sanremo del
1968, nell'anno successivo della morte di Luigi Tenco. Arbore, allora membro
della commissione selezionatrice, rivendica, a quarant'anni di distanza, di non
essere stato il solo a bocciare la canzone. Ma più che la correità degli altri
membri, interessa la logica un po' contorta, per non dire distorca, delle
ragioni. Scrive Arbore: "Non ho mai messo in dubbio la sua qualità. La
canzone era, è e sarà ricordata come una delle sue opere migliori...". Però,
sostiene Arbore, "quella canzone sembrava stigmatizzare proprio il gesto
di Luigi". Il brano, ricorda Arbore, "cominciava con l'immagine di un
uomo che ha deciso di suicidarsi. E la descrizione è inequivocabile.
Un'immagine molto forte, che aveva e ha un forte impatto". Come già
segnalato, per Arbore era ed è una delle cose migliori di Modugno. Ma quella
canzone non s'aveva da cantare. Non a Sanremo. Per rispetto di Tenco? No, per
ipocrisia. Perché, come Arbore ricorda, "l'eco del suicidio di Tenco quell'anno
era presente in tutte le canzoni, tant'è vero che vinse Canzone per te di
Sergio Endrigo, quasi una compensazione a un artista nobile che aveva scritto
una nobile canzone". L'eco di Endrigo o altri andava bene, quello di
Modugno no. Una ricostruzione che, forse anche involontariamente, gronda
ipocrisia. Davvero il miglior modo per onorare l'assurda ma cristallina logica
del gesto di Tenco, suicida perché la sua bellissima canzone Ciao, amore, ciao
era stata esclusa dal ripescaggio, era quello di escludere una canzone
giudicata da tutti bella? Di lotta e di governo. Almeno quelle erano ipocrisia
poetiche, umane. Oggi ce ne sono di diverse. Venendo al Sanremo che sta per
aprire i battenti, il tormentone, come l'anno scorso, è lo scenario politico.
Sanremo è sempre più il karaoke di un paese chiamato Titanic. Ognuno va e canta
la sua canzone, più o meno nuova, egli stesso più o meno nuovo. Dopo le
interviste degli esclusi che, questa volta, tiravano in ballo motivi politici -
misconosciuta anche da destra l'accusa che Povia aveva rivolto ai
selezionatori, ossia di preferire cantautori di sinistra - ora il tormentone è
un Sanremo formato Pd. Perché non c'è Apicella? Ora, a Veltroni si possono muovere molte
critiche, politiche, ma sostenere che canzoni di sinistra vadano ascritte a lui
è come sostenere che canzoni di centro-destra vadano ascritte a Berlusconi. Veltroni ha perso la sinistra, Berlusconi il centro. Impeccabile, per altro, la difesa
"istituzionale" di Baudo: "Non ci sono canzoni di destra e di
sinistra, i temi sciali affrontati da alcuni brani sono problemi della nostra
società. Non è vero che il festival tifa per qualcuno anche perché le canzoni
le abbiamo scelte prima che si sciogliessero le Camere". Sanremo è,
semplicemente, sempre Sanremo, e con Baudo e Chiambretti sarà, come sempre, di
lotta e di governo, di inciuci e opposizione. Il pierino della tv, infatti, in
clima satirico-elettorale, ha detto che sarà l'edizione delle larghe intese. In
effetti, l'unico bipolarismo è tricologico, sempre rispettato, apparentato con
Striscia la Notizia e la dimostrazione che in Italia il bipolarismo è duopolio,
cioè coesistenza: la bionda e la bruna. 25/02/2008.
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Boselli
"La nostra storia non si chiude" ROMA - "Non staremo ad
aspettare le decisioni altrui come mendicanti che aspettano alla porta dei
ricchi". Aprendo la elettorale nella Capitale, il leader socialista Enrico
Boselli ha attaccato il Pd e ha confermato la volontà di presentare le liste
con il simbolo socialista. "Evidentemente - ha aggiunto - non si vuole
avere in Italia un partito ancorato al partito socialista europeo. Ma la nostra
storia non si può chiudere come una qualsiasi bottega. Per questo mercoledì
prossimo, a Genova, nella stessa sala dove nacque il
partito socialista nel 1892, romperemo gli indugi e daremo vita non a una fine
ma a un nuovo inizio". Il capo dei Socialisti, è convinto che "Veltroni e Berlusconi propongono la stessa ricetta". E poi il segretario del Pd,
"non è un vero candidato premier. Tira solo la volata al suo
partito".
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il Pdl punta sull'ex ministro di An, già sconfitto da Veltroni A
Roma scelto Alemanno "Sarò io l'anti-Rutelli" Gasparri rinuncia
"Però avevo l'età giusta" Derby a destra con Storace FRANCESCO BEI
ROMA - Gianni Alemanno, scalatore del K2, ha deciso di affrontare una parete
ancora più ripida, quella del colle del Campidoglio. Impresa ardua,
perché il Pdl nei sondaggi è dato soccombente e sarà un successo persino
arrivare al ballottaggio (nel 2006 lo stesso Alemanno perse al primo turno
contro Veltroni, fermandosi al 31,7%) visto che a
destra correrà anche Storace. Comunque il dado è tratto e il centrodestra, dopo
una girandola di una mezza dozzina di candidati - dallo stesso Fini a Ferrara,
da Storace a Meloni, da Antoniozzi a Gasparri - ha infine trovato il suo san
Sebastiano nel presidente della federazione romana di An. I maligni sostengono
che Alemanno si sarebbe infine deciso per il sì (dopo un iniziale rifiuto)
quando ha saputo che Berlusconi aveva chiesto a
Maurizio Gasparri il "sacrificio" della candidatura. "Fini e Berlusconi mi hanno chiesto se ero disponibile - racconta
Gasparri - e ho risposto loro che, se non avessero trovato qualcun altro di
credibile, io avrei fatto il mio dovere. Dopotutto ho l'età giusta, sono
romano, un po' sono conosciuto, e so persino dove sta via di Carcaricola. Ma se
Alemanno ci ha ripensato ed è disponibile, benissimo". Ieri è stata una
giornata fitta di telefonate: Alemanno ha chiamato Gasparri, Fini ha chiamato Berlusconi, Giro ha chiamato un po' tutti. Nella notte tra
sabato e domenica ha pure tenuto banco una clamorosa giravolta - proposta da An
- con il recupero di Silvano Moffa alla provincia e del forzista Antoniozzi al
comune. Alla fine tuttavia fine la quadra si è trovata e oggi il prescelto darà
l'annuncio in pubblico. "Io pensavo a Gasparri solo per trarvi d'impaccio
- ha del resto spiegato il Cavaliere a Fini - ma se volete Alemanno a noi sta
bene". Gli accordi prevedono che il vice di Alemanno sarà Mauro Cutrufo,
della Dc di Rotondi.
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
13
aprile, Pd in ripresa sei punti di distacco dal Pdl Prezzi
in testa alle priorità Gli incerti sono soprattutto tra chi nel 2006 votò
Ulivo, Rifonda-zione e centristi Veltroni guida la classifica di "gradimento" dei leader. In
risalita Berlusconi Il sondaggio
Demos-Eurisko rileva una forte concentrazione di consensi sui due
partiti-guida: Popolo della libertà al 40,5 per cento e Partito democratico al
34,8. Udc al 6,0 e Sinistra Arcobaleno al 5,8. Ma solo la metà degli
elettori ha già deciso quale scelta farà nelle urne ROBERTO BIORCIO FABIO
BORDIGNON E' ancora in vantaggio il Popolo delle Libertà: la coalizione guidata
da Berlusconi (PdL, Lega ed Mpa) conserva un margine
di sei punti percentuali, ma il Partito democratico sembra in grado di
intercettare con maggiore efficacia la domanda di cambiamento. E così la
partita appare meno chiusa di quanto si pensasse, con il Pd in sensibile
ripresa. E' una situazione fluida, quella evidenziata dal sondaggio
Demos-Eurisko per l'Atlante Politico: uno scenario politico-elettorale segnato
da grande incertezza, ma anche da significativi spostamenti, che in questa fase
sembrano penalizzare i partiti minori, in favore dei due big. L'avvio della
campagna elettorale è caratterizzato da un clima in cui si combinano percezioni
(positive) di cambiamento e incertezza. L'elettorato sta prendendo coscienza e
adattandosi (lentamente) ai numerosi mutamenti dell'offerta politica. A meno di
due mesi dal voto, solo la metà degli intervistati dice di avere già preso una
decisione, ma l'incertezza non si distribuisce in modo omogeneo in tutte le
aree politiche. E' molto ridotta tra gli elettori che in passato votavano per
Forza Italia, Alleanza Nazionale e la Lega. E' più elevata (circa un
intervistato su tre) tra gli elettori che nel 2006 avevano votato per l'Ulivo,
e cresce fortemente soprattutto per gli altri partiti: da Rc all'Udc a tutte le
formazioni minori. L'abitudine ormai consolidata a una competizione di tipo
maggioritario si è tradotta in un orientamento diffuso a concentrare i voti sui
due principali partiti. Il Pdl raccoglie, ad oggi, la maggioranza relativa
(40.5%), mentre il Pd si ferma al 34.8%. Conteggiando le preferenze degli
alleati - Lega (4.5%), Mpa (0.4%), Italia dei Valori (3.4%) e Radicali (0.8%) -
la distanza fra i due "blocchi" raggiunge i sei punti. Appaiono
invece in difficoltà l'Udc (6.0%) e, ancor più, la Sinistra Arcobaleno (5.8%).
Ma va sottolineato come la logica del "voto utile" sia fatta propria
non solo dagli elettori del Pd (71%) e del Pdl (74%), ma anche da estesi
settori degli altri partiti. Il Pd, dopo la flessione patita a partire dal
2006, appare dunque in recupero e sembra poter giocare, più di altri soggetti,
la carta della "novità" e del "rinnovamento". Una porzione
consistente dell'elettorato lo vede come un soggetto nuovo, che segna una
discontinuità rispetto all'esperienza dell'Unione e del governo Prodi. Più
difficile appare la speculare operazione tentata nell'altro campo. Il 60% degli
intervistati percepisce, infatti, un legame più stretto tra la vecchia
coalizione di centro-destra e la nuova lista tenuta a battesimo da Berlusconi e Fini. Per il 64% (e il 45% dei suoi stessi
elettori) il Pdl si presenta come un accordo elettorale, più che come un vero e
proprio partito. Oltre che sull'"effetto novità", il leader del Pd
può contare su un consistente bagaglio di consensi personali. Nel gradimento
degli italiani, figura ancora al primo posto con il 53% di giudizi positivi.
Segue Fini con il 51%, mentre Berlusconi, in crescita,
si ferma al terzo posto (44%). Nel testa a testa, in un ipotetico confronto
"presidenziale", il candidato del Pdl prevale di pochi decimali (
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tra
marchi nuovi e antipolitica elettori confusi come al supermarket Risultato
scontato? Anche nel 2006 sembrava così, ma Berlusconi
mancò la vittoria per un soffio Per orientare le scelte i temi
"etici" contano molto di meno di questioni come tutera dei salari e
sicurezza (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Su queste basi l'esito della prossima
consultazione non può ritenersi scontato. Impossibile dimenticare la lezione di
Silvio Berlusconi. Esattamente due anni fa, i sondaggi
dei principali istituti demoscopici attribuivano alla Cdl lo stesso svantaggio.
Valutavano, per questo, impossibile la rimonta. Berlusconi
ha smentito tutti. Le previsioni dei sondaggi e i suoi stessi alleati, che non
credevano possibile risalire. In poco più di un mese ha annullato il distacco.
Ha perso alla Camera per una manciata di voti, mentre al Senato è stato
"tradito" dai collegi esteri. Oggi, peraltro, la situazione è più
incerta e fluida, rispetto a due anni fa. Gli elettori si muovono un po'
confusi. Come consumatori in un mercato che propone prodotti nuovi e diversi.
Perché le principali etichette di partito sono pressoché scomparse. Sostituite
da altri marchi. In tempi troppo rapidi per non generare disorientamento. Non è
facile neppure capire come reagiranno, molti elettori, di fronte all'eclissi -
o alla definitiva rimozione - del proprio simbolo di riferimento. 1. Si
assiste, comunque, a una forte polarizzazione, che, fin qui, ha premiato i due
principali soggetti politici, sorti negli ultimi mesi. Pdl e Pd: insieme
aggregano circa tre elettori su quattro. Più della Dc e del Pci, ai tempi della
prima Repubblica. Sembra, cioè, che gli elettori si siano abituati a votare in
modo "maggioritario", nonostante la logica proporzionale dell'attuale
legge elettorale. Simmetricamente, gli altri partiti, ancora numerosi, si
contendono un settore di mercato elettorale molto limitato. E' interessante, tuttavia,
osservare la capacità d'attrazione espressa dai partiti di centro. L'Udc è
stimata intorno al 6%. La Rosa bianca all'1%. Riuniti sotto una sola bandiera
potrebbero superare la soglia di sbarramento sia alla Camera che al Senato.
Invece, la Sinistra Arcobaleno rivela, per ora, un basso grado di attrazione.
D'altronde, l'analisi dei flussi di voto rispetto al 2006, suggerisce che solo
il 40% degli elettori dei partiti che hanno dato vita alla "cosa
rossa" oggi voterebbero per la Sinistra Arcobaleno. Mentre un terzo di
loro si sarebbero già spostati sul Pd. Anche il Pdl, d'altronde, dimostra una
notevole capacità di attrazione, che gli permette di guadagnare circa il 4%
rispetto al risultato dei partiti fondatori nel 2006. Tutte le altre formazioni
raccolgono frazioni di elettori molto esigue. Nessuna pare in grado di arrivare
in Parlamento, in assenza di apparentamenti dell'ultimo minuto. Fra le novità,
la Lista per la vita, promossa da Giuliano Ferrara, raccoglie pochi decimali.
Il peso assunto dall'Udc, in queste stime elettorali, spinge a destra gli
elettori del Pdl. Tanto che il Pd, sull'altro versante, appare più vicino al
Centro, e quindi all'Udc. I cui sostenitori, d'altronde, dividono le loro
simpatie in modo equilibrato fra i due "oligopolisti" del mercato
elettorale. Ciò potrebbe costituire un rischio per l'Udc se, com'è probabile,
la campagna elettorale si polarizzasse ulteriormente. Allora, la logica del
"voto utile" potrebbe spingere una parte dei suoi elettori verso i
partiti più forti. Per questo, la possibilità dell'Udc di consolidare il suo
peso elettorale dipende dalla capacità di esprimere "protesta" più
che "moderazione". Intercettando la delusione nei confronti del
maggioritario bipolare della seconda Repubblica.
( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-25 num: - pag: 1
autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE DI PIETRO CON VELTRONI
L'IPOTECA GIUSTIZIALISTA D opo l'iniziale sconcerto di alcuni e qualche
protesta, è calato il silenzio sulla scelta di Walter Veltroni
di allearsi con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro (che mantiene il
proprio simbolo a differenza dei radicali), facendo così un'eccezione rispetto
alla regola dello "andare da soli". Eppure quella decisione può
essere foriera di rilevanti conseguenze sui rapporti fra la futura maggioranza
(quale che essa sia) e la futura opposizione. Da quel che si è capito, la mossa
di Veltroni è giustificata dalla volontà di
"coprirsi" rispetto agli umori antipolitici che circolano
nell'opinione pubblica. Non pare però che ci sia stata una attenta riflessione
sui prezzi politici da pagare. Da molti, e giustamente, è stata apprezzata, del
segretario del Pd, la volontà, più volte affermata, di farla finita con
l'eterna guerra civile italiana, di scegliere una competizione con il
centrodestra non più fondata sulla demonizzazione dell'avversario. Quel nuovo stile e il nuovo clima politico che ha contribuito a
suscitare hanno anche reso possibile ai leader dei due schieramenti (Veltroni e Berlusconi) di parlarsi fra loro con linguaggi nuovi. E fanno ben sperare,
in linea di principio, anche per le future relazioni fra maggioranza e
opposizione. Ma l'alleanza del Partito democratico con l'Italia dei Valori
mette a rischio tutto ciò. Di Pietro rappresenta l'antipolitica nella
variante giudiziario- giustizialista. I suoi elettori tutto possono volere meno
che la fine della guerra civile italiana. D'altra parte, nemmeno era ancora
stato siglato l'accordo che già Di Pietro chiariva a tutti il senso della sua
presenza politica proponendo, in pratica, l'esproprio proletario di alcune reti
televisive. Come si concilieranno, nel prossimo Parlamento, lo stile nuovo e
quella presenza? Ma c'è di più. Non ci sarà mai nessuna possibilità di chiudere
l'eterna transizione italiana se non interverrà un accordo bipartisan sulla giustizia.
Ma Veltroni si è messo in casa una forza che lavorerà
strenuamente (e giustamente, dal suo punto di vista, essendo quello il mandato
che avrà ricevuto dagli elettori) perché un accordo del genere non possa essere
siglato. Sarà difficile rimettere ordine, in modo consensuale, nel sistema
giudiziario italiano. E continueranno le solite invasioni di campo (l'ultima in
ordine di tempo, con il caso Mastella, ha dato il colpo di grazia al governo
Prodi). L'Italia dei Valori, una piccola formazione che, in queste faccende, è
in grado di trovare il sostegno esterno di un vasto esercito giustizialista,
sarà lì, vigile, pronta a mettere veti. Prendiamo il caso delle intercettazioni
che sono non solo una delle armi più avvelenate della politica italiana ma anche
una spia evidente degli sviluppi patologici del nostro sistema giudiziario.
CONTINUA A PAGINA 24.
( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num: - pag: 8
categoria: REDAZIONALE La Rosa Bianca Tabacci: per il patto con l'Udc pronto a
mettermi da parte MILANO - Una grande federazione di centro
per dare risposta agli italiani "inquieti di fronte all'obbligo di
scegliere tra Berlusconi e Veltroni". è il sogno di Bruno Tabacci
che ieri nel Palasport di Montecatini Terme ha concluso la due giorni fondativa
della Rosa Bianca. Con un'apertura a Casini sulla leadership: "Il
protagonismo non l'ho chiesto e non l'ho cercato. Non sono un inciampo e
posso mettermi da parte. Ho già accettato di fare il suggeritore". Ma il
patto elettorale, ha aggiunto, non potrà essere fatto a "qualunque
condizione. Dobbiamo fare qualcosa di nuovo e accogliere anche chi non c'è mai
stato, come Pezzotta, Gerardo Bianco e De Mita". Silvio Berlusconi
e Gianfranco Fini rappresentano, per il leader della Rosa Bianca, "una
destra peronista e populista". Tabacci ha poi spiegato che non vuole
"rifare la Dc". D'accordo con lui Pier Ferdinando Casini. Presenti
alla convention anche Gianni Rivera, l'ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini e
Ombretta Fumagalli Carulli. Bruno Tabacci.
( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num: - pag: 8
categoria: REDAZIONALE Berlusconi: il centro siamo noi
"Malizioso dire che scivolo a destra". A Roma ci riprova Alemanno Il leader
pdl saluta il nuovo arrivo Bonsignore: sono un vecchietto a disposizione.
Casini: fa un errore, lo spostamento c'è ROMA - Chiuso l'accordo in Sicilia con
la speranza di ottenere proprio dal premio di maggioranza dell'isola i senatori
che servono per una vittoria netta, e avviato a soluzione anche il nodo Roma
con la quasi certa candidatura di Gianni Alemanno, Silvio Berlusconi
si dedica a punzecchiare gli ex alleati dell'Udc. Quel centro che va via via a
raccordarsi non piace al Cavaliere, che già nei giorni scorsi si è appellato
agli elettori perché diano un "voto utile" al Pdl o al limite al Pd.
E ieri, in una telefonata al convegno organizzato dall'ex Udc Vito Bonsignore, Berlusconi prima ha scherzato sul suo ruolo ("Sono un
vecchietto a disposizione") poi è stato chiaro sull'ex alleato: Casini
& C. non entrando nella "casa naturale" dei centristi
rappresentata dal Pdl, non hanno "valutato sufficientemente che siamo
riusciti, per la prima volta in Italia, a portare tanti laici su posizioni
della Chiesa su temi cruciali come i valori della vita e della famiglia".
Insomma, è il concetto sul quale è intenzionato a battere Berlusconi,
i valori cattolici sono più che rappresentati nel suo partito, dunque il Pdl
"è il centro" e "non c'è nessuno scivolamento a destra come
qualcuno vuole maliziosamente insinuare". E come molti, assicura il
coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, sono disposti a testimoniare con il
loro esempio: "Ci sono migliaia e migliaia di dirigenti dell'Udc che
intendono partecipare da protagonisti nel Pdl, cioè un partito che nasce e si
ispira al Ppe". Immediata la replica di Pier Ferdinando Casini: "Berlusconi, una volta incassate le elezioni anticipate ha
pensato di rafforzare le caratteristiche privatistiche e personali della sua formazione
politica e ha oggettivamente fatto un grande sbaglio, ha spostato il vecchio
centrodestra sulla destra ". Per un botta e risposta che continuerà, si
presume, per tutta la campagna elettorale, un tormentone degli ultimi giorni è
destinato oggi a chiudersi ufficialmente, quello del candidato a sindaco di
Roma. Dopo settimane di tentativi andati a vuoto - si era ipotizzata la discesa
in campo dell'azzurro Frattini, poi di Giuliano Ferrara, di Giorgia Meloni di
An e fino a ieri mattina anche del collega di partito Maurizio Gasparri - oggi
dovrebbe essere annunciata la candidatura di Gianni Alemanno. Il segretario
della federazione romana di An, ex ministro e alle ultime amministrative già
sfidante di Veltroni al Campidoglio, fa il bis e prova
a sfilare la vittoria a Rutelli. E' d'altra parte lui, spiegano dal
centrodestra, il più accreditato nei sondaggi interni, dunque a lui dovrebbe
toccare la corsa senza che nessuno se la prenda più di tanto: Gasparri fa
sapere che lui avrebbe accettato la candidatura solo perché glielo chiedevano
Fini e Berlusconi, ma Alemanno va benissimo. Se finirà
così, dovrebbe essere l'azzurro Alfredo Antoniozzi il candidato del Pdl per la
provincia di Roma. I valori del Ppe "Ci ispiriamo al Ppe. Su vita e
famiglia abbiamo portato tanti laici sulle posizioni della Chiesa" Intesa
raggiunta Dopo giorni di trattative, per la corsa alla guida della Regione
Siciliana, Berlusconi ha deciso la candidatura di
Lombardo P.D.C.
( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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categoria: REDAZIONALE L'imprenditore Della Valle: votare o no? Deciderò
l'ultimo giorno MILANO - "Devo decidere se andrò a votare. Lo deciderò
nell'arco di questo mese, sentendo bene cosa racconteranno le varie parti
politiche. E il giorno prima prenderò la mia decisione". Diego Della
Valle, a Domenica In, in diretta da Sanremo, ha spiegato che il suo "non
vuole essere un ragionamento né rivoluzionario né ostile. Io penso che noi
italiani avremmo diritto di decidere chi e come andare a votare". Alla domanda se accetterebbe un incarico da ministro in un futuro
governo guidato da Berlusconi o da Veltroni, il presidente del Gruppo Tod's ha ribadito: "Non faccio
politica da nessuna parte, ma aggiungo che la politica che possiamo fare noi
imprenditori è quella di trovare aziende che funzionano e in cui la gente che
ci lavora stia bene". Quanto alle candidature di figli di
personaggi illustri, Della Valle ha commentato: "Alcuni di questi ragazzi
li conosco, sono di primissimo ordine. Se lo hanno fatto con spirito civile va
benissimo. Mi auguro che tanti ragazzi che non sono "figli di" si
avvicinino alla politica". Diego Della Valle.
( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-25 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE La resa di Miccichè: io garante Ma blog e partito lo
scaricano Si ritira in Sicilia e Silvio gli promette la delega per il Sud L'ex
viceministro: lavorerò per la legalità e sceglierò gli assessori Schifani: li
indicherà e selezionerà Forza Italia DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Ha passato
una notte a calcolare con i suoi più stretti amici come correre da solo contro
Raffaele Lombardo, il "cuffarismo" e quel "losco potere"
vagamente criticato sul blog durante le trattative col Cavaliere. Una notte di
rabbia per Gianfranco Micciché, tentato dall'idea di sganciarsi e presentare
nientedimenoché la lista della "rivoluzione siciliana ". Come
risposta all'accordo di Berlusconi con il nuovo
aspirante autonomista viceré di Sicilia chiamato a piazzarsi sulla poltrona
ambita dal ribelle di Forza Italia. Poi, nella domenica di incoronazione del
candidato di centrodestra a governatore, matura il ripensamento di Miccichè,
convinto dal Cavaliere a bloccare i suoi strali, in cambio di una delega per il
Mezzogiorno nel nuovo governo naturalmente con Silvio presidente. Come se
fossimo già al 14 aprile e avessero già vinto. Innesta così la retromarcia,
ammessa a quanti lo seguono via Internet: "Sono qua, un deluso che ha
trovato comunque una strada... Bisogna sapere trasformare i problemi in opportunità".
Alle 8 del mattino nemmeno suo padre ha ancora capito com'è finita. E il mitico
ottuagenario direttore generale del Banco di Sicilia non trovandolo chiama il
novantaduenne Mimì La Cavera: "Ne sai niente? Vero una sua lista
presenta?". E La Cavera che, pure come presidente onorario di
Confindustria Sicilia, s'è tanto speso per quel figliol prodigo risponde che
non sa, che non capisce, che spera in una tenuta di Gianfranco: "Mi ha
fatto sperare per quattro giorni. Diceva che aveva i manifesti pronti e tutto
il partito dietro. Non è che si può accontentare di una poltrona... ". Ma
alla stessa ora il ribelle viene chiamato per l'ennesima volta da Berlusconi. E lui che non ha dormito tutta la notte, dopo
tre caffè, torna a Palazzo Grazioli, inseguito dai messaggi dei suoi fans che
dilagano sul blog. Tutti a insistere senza conoscere La Cavera sulla parola
"resistere". Ma Gianfranco cede. E finirà per digitarlo, esaltando
una "vittoria " destinata a moltiplicare le ironie. Perché, pur non arretrando
nelle critiche a Cuffaro e promettendo comunque di dar vita ad una lista
("Voi che scrivete sul blog sceglierete i deputati regionali"), giura
di avere incassato un buon successo. "Mi ha detto il presidente che sarò
il garante del processo di cambiamento e di legalità chiesto. Sarò io a
selezionare i nomi degli assessori nella prossima giunta. "Un modo per
garantire un futuro ai tuoi uomini, realizzando il ricambio generazionale che
ti sta a cuore", mi ha ripetuto... ". Il ruolo di garante e selezionatore
a fine domenica passa nel tritacarne di Lombardo e tanti forzisti. A cominciare
da Renato Schifani: "è il momento di correre per vincere. Quando avremo
vinto sarà il partito a indicare e selezionare migliori e meritevoli". E
il viceré in pectore: "Noi ci garantiamo da soli". Implacabile
l'europarlamentare Giuseppe Castiglione: "Dice che "il sogno
continua..." e sembra la pubblicità di una famosa poltrona. Il
"sogno" di Miccichè era dunque solo una poltrona. Stavolta auto
assegnata". Ma prima delle repliche il dialogo sul web risultava
altrettanto devastante. Miccichè, cosciente che "tanti di voi penseranno
che mi sono venduto per una poltrona", continuava quasi a giustificare Berlusconi: "Gli hanno fatto credere che senza Lombardo
ci sarebbe stata una sconfitta sicura... ". Ma i fans avevano già
invertito rotta pure loro. Con tale Rosario sferzante: "Dopo tante belle
parole sulla "rivoluzione siciliana", fesso chi ti crede ". E
Francesco Z.: "è tornato all'ovile. Addio rivoluzione". "Azzurro
" spera ancora: "Sei in tempo per andare da solo a testa alta.
Pensaci ". Enrico, disilluso: "Potevi evitare di
rubare lo slogan sul "sogno" a Veltroni, che già lo aveva rubato a Barak Obama...". Per fortuna c'è
Missy: "Sono con te, MICCI ". Gianfranco Miccichè Presidente uscente
dell'Assemblea regionale Felice Cavallaro.
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Inui
ribaltamenti di fronte per la scelta del candidato sindaco del Popolo della
libertà. Venerdì sera il direttivo romano del Pdl aveva preso atto degli scarsi
risultati di cui i sondaggi accreditavano Giorgia Meloni, per alcuni giorni
sfidante in pectore di Francesco Rutelli. Ma la vice presidente della Camera
non ha mai sfondato nelle rilevazioni, lasciando ai vertici del partito il
doppio incubo della sconfitta nella competizione capitolina e di un
contemporaneo exploit di Francesco Storace, in corsa per La Destra. Ad avanzare
il nome di Maurizio Gasparri è stato soprattutto Silvio Berlusconi,
nei giorni scorsi impegnato a fondo per risolvere il rebus delle alleanze in
Sicilia. Ma è stato Gianfranco Fini a opporre il maggiore radicamento attuale
sul territorio di Gianni Alemanno, un anno fa eletto a larga maggioranza
presidente della federazione romana di An. E, a quanto pare, anche un sondaggio
interno che vedrebbe Alemanno poter contare su un lieve vantaggio nelle
preferenze dei romani rispetto all'ex ministro delle Comunicazioni che però
risultava più gradito a Forza Italia. Entrambi hanno espresso la propria
disponibilità, per spirito di servizio nei confronti del partito. Una serie di
febbrili consultazioni, tra la sera di sabato e la mattina di ieri, hanno
portato Alemanno ad accettare la nuova sfida, a due anni da
quella persa contro Walter Veltroni. E Gasparri gli ha ceduto il passo, visto che la sua
disponibilità era condizionata "all'assenza di altri esponenti autorevoli
di An pronti a candidarsi". A favore del presidente della federazione
romana di An gioca la voglia di rivincita, con sondaggi che lasciano aperta al
centrodestra quanto meno la strada del ballottaggio, e la possibilità,
in caso di sconfitta, di ritagliarsi comunque un ruolo nazionale. Fa.Ro.
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di
FABIO ROSSI La conferma della candidatura di Gianni Alemanno, che oggi sarà
ufficialmente lanciato dal Popolo della libertà per la corsa verso lo scranno
più alto del Campidoglio, arriva proprio dalla persona che era considerata,
insieme al presidente della federazione romana di An, lo sfidante migliore per
Francesco Rutelli. Maurizio Gasparri aveva dato la sua disponibilità, viste le
proposte avanzategli da Silvio Berlusconi e Gianfranco
Fini. Ma solo "nel caso che non ci fossero altre personalità autorevoli
del partito intenzionate a correre per il Comune". E quindi, racconta l'ex
ministro delle Comunicazioni, "quando Alemanno mi ha telefonato, dicendomi
che avrebbe accettato la candidatura, gli ho volentieri lasciato il posto:
sosterrò con forza la sua corsa, come tutto il partito". Gasparri spiega
come si è arrivati alla scelta definitiva del Pdl. Soprattutto dopo che Berlusconi, sabato, aveva tracciato un identikit del candidato
sindaco - "grande esperienza politica e perfetta conoscenza della città e
dei suoi problemi" - che stringeva notevolmente la cerchia dei papabili:
"Con Gianni Alemanno, che io conosco personalmente dal 1973, abbiamo
parlato più volte negli ultimi giorni di questa vicenda - dice Gasparri - Poi
sono stato contattato da Berlusconi e Fini, che mi
hanno chiesto se fossi disponibile a una candidatura. Ho risposto che avrei
accettato se non ci fossero stati altri esponenti autorevoli del partito
disposti a candidarsi. Alemanno è un'ottima candidatura, avendo speso parte del
suo tempo, negli ultimi anni, sul territorio. Io scenderò in campo per
sostenerlo e continuerò la mia attività per il partito, a livello nazionale:
attualmente sto lavorando sul programma della coalizione". Sulla scalata
al Campidoglio, in ogni caso, l'ex leader di Destra protagonista è ottimista:
"Lo scenario è molto aperto - spiega Gasparri - con una molteplicità di
candidature che rende molto probabile un ballottaggio tra Rutelli e Alemanno.
Noi dobbiamo puntare sui temi della sicurezza, delle
infrastrutture e della manutenzione della città: tre punti su cui le
amministrazioni di Rutelli e Veltroni sono state particolarmente carenti". Oggi alle 17 la presentazione
ufficiale delle candidature targate Pdl per il Campidoglio e per la Provincia:
per la presidenza di Palazzo Valentini sarà in lizza l'eurodeputato di Forza
Italia Alfredo Antoniozzi. La svolta sul nome di Alemanno è arrivata
venerdì sera, quando a una manifestazione di An al teatro Capranica il senatore
Andrea Augello ha invitato pubblicamente il presidente della federazione romana
a scendere in campo in prima persona. "Quell'appello ha dato una scossa
alla base di An - ricorda Augello - e ha accelerato un processo che ci
permetterà di competere al meglio per il Campidoglio, sapendo che è una sfida
che si può vincere". La scelta di Alemanno è particolarmente apprezzata
anche dal senatore Cesare Cursi: "È un'ottima candidatura, di una persona
che negli ultimi tempi, anche con l'esperienza di presidente della federazione
romana, ha avuto modo di approfondire al meglio la conoscenza dei drammatici
problemi della città, a partire dalla mancanza di sicurezza - sottolinea Cursi
- Alemanno sarà sostenuto con forza non solo dai partiti, ma anche dalla
società civile e dalle categorie, che hanno avuto modo di apprezzarne le
capacità quando era ministro". "Ritengo che quella di Alemanno sia
una candidatura forte - dice il senatore Domenico Gramazio - Ha lavorato bene
in questo anno e mezzo alla testa della federazione romana di An e ha
collaborato fattivamente alla nascita del Pdl". Da domani, quindi, la
campagna elettorale per il Campidoglio entrerà nel vivo, con tutti i principali
contendenti pronti ai nastri di partenza. Primo step ufficiale sarà il 9 e 10
marzo, quando dovranno essere presentate le liste: per allora dovranno essere
pronti i nomi di tutti i candidati al consiglio comunale e alle 19 assemblee
municipali, oltre ad altrettanti aspiranti minisindaci.
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Oli,
accoppiata alla voglia di novità (molto gradita all'elettorato e corroborata
dai sondaggi che indirizzano le scelte dei leader) stia incoraggiando la
formazione di un'aggregazione moderata che faccia da cuscinetto, evitando la
tenaglia bipartitica. In questo focus del Messaggero due sono le ipotesi più
gettonate: la prima vede se non un netto spostamento a destra del Partito delle
libertà, almeno un suo slittamento dovuto alla frattura con la parte più
moderata e meno populista, cioé l'Udc. La seconda ipotesi incoraggia i
centristi ad accettare la sfida ed a proporre - secondo anche l'analisi di
Paolo Prodi - una formazione di moderati connotata da una forte identità
cristiana e da un programma riformista che si richiami esplicitamente ai valori
cattolico liberali. Gli esperti di sondaggi indicano un'area centrista pari al
10%. E' in questo spazio che si muove e si organizza il centro moderato che
cerca di rubare spazio a Berlusconi e Veltroni.
C'è chi come si vede si augura la rinascita di un partito cattolico, per
riempire la politica di vaori dimenticati; chi pensa ad un polo liberale e chi
ad uno liberista; chi vede invece più semplicemente la necessità di un centro
riformatore moderato ma illuminato, lontano dalle spinte leghiste e populiste
che hanno influenzato il centrodestra berlusconiano in questi anni.
(C.Rz.).
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di
FABRIZIO RIZZI ROMA - I due maggiori partiti, Partito democratico e Popolo
delle libertà, sono già "d'accordo": "Svuotare la
par-condicio" eliminando i confronti televisivi tra candidati premier.
Pier Ferdinando Casini, che ieri sera ha lanciato queste accuse nel corso di
uno "Speciale Tg1", ha tuttavia il sospetto che domani i due partiti
potrebbero stringere un patto per un "governissimo". "La
sinistra politica - ha detto - ha una grande responsabilità, perchè sulla
par-condicio ha fatto una questione di vita o di morte, ma
adesso la vuole svuotare, d'accordo con Berlusconi. Viene davvero il dubbio che Veltroni e Berlusconi
siano d'accordo perchè, se lo sono oggi nello svuotare la par-condicio e nel
non accettare confronti tv, allora lo saranno domani, dopo una campagna
elettorale finta, per fare un governo insieme". Casini rivendica
all'Udc la difesa, da sempre, della par-condicio. "E' stato rimproverato
al mio partito e a me, l'idea che la par condicio fosse un reato, un peccato
mortale che aveva impedito al centrodestra di vincere le passate
elezioni". Ma ciò è "un merito", ha puntualizzato. E attaccando Berlusconi, peraltro mai citato esplicitamente, si domanda:
"Può un grande imprenditore liberale non accettare fino in fondo i canoni
di una democrazia liberale che si basa sulla concorrenza e sulle pari
opportunità?". Il Cavaliere, a giudizio del leader Udc, ha "pensato
di rafforzare le caratteristiche privatistiche e personali" del suo
partito, spostando "il vecchio centrodestra sulla destra". Chiosa:
"Oggettivamente ha fatto un grande sbaglio". Aggiunge che Pdl e Pd
sono "tutto e il contrario di tutto. Il partito di Berlusconi
dice di essere la costola italiana del Ppe ma non è vero perchè è il luogo di
frange estreme, pensiamo alla Mussolini e ad altri". Avverte Tabacci,
"non vogliamo rifare la Dc". Non ha "nulla da aggiungere" a
quanto affermato dal leader della Rosa bianca, "lo condivido al 100 per
cento". Casini, che si candida "a governare il Paese", sarà
coerente con i suoi elettori. "Le alleanze si stipulano prima delle
elezioni, non sono state stipulate e quindi non è che in campagna elettorale si
scherza e il giorno dopo si stipulano le alleanze". Non farà come in
Sicilia. "Quello che capita" nell'isola "capita in Forza Italia
che un giorno appoggia uno e un giorno appoggia l'altro". E non prova
"nessun imbarazzo" se in sede locale "si stabiliscono
collaborazioni positive".
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Inaccettabile
che neghino la sfida tv. L'intesa la replicheranno per il governo. Il Pdl è a
destra".
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sindaco
di Roma. L'annuncio sarà dato questo pomeriggio. E toccherà proprio al
presidente della federazione romana di Alleanza nazionale sfidare Francesco Rutelli,
che ieri ha lanciato la sua campagna elettorale, assieme al leader del Partito
democratico Walter Veltroni, con la manifestazione
"Viva Roma" in un affollatissimo Palalottomatica. Dunque sarà questo
il duello per il Campidoglio. Ai due sfidanti si aggiungono Francesco Storace,
che corre per La Destra, e Luciano Ciocchetti, candidato dell'Udc di Pier
Ferdinando Casini. Nelle ultime ore sono proseguiti i contatti serrati tra i
vertici del Pdl e tra i big di An, da settimane alla ricerca dell'anti Rutelli.
Maurizio Gasparri era il candidato più gradito a Berlusconi.
Ma i sondaggi in mano ad An hanno rivelato che Alemanno era in vantaggio e l'ex
ministro, dunque, ha offerto la sua disponibilità. A questo punto la svolta:
Gasparri, che era pronto a correre per mancanza di alternative, ha fatto un
passo indietro. Alemanno, è il ragionamento fatto nel Pdl, è la persona giusta
anche perché bisogna fronteggiare la candidatura di Storace. E un politico
proveniente dalla destra sociale ha più frecce al proprio arco. Per lui sarà
una battaglia dura, anche perché la macchina elettorale messa in piedi dal
centrosinistra e dal Pd marcia a pieni giri. Un Palalottomatica gremito ha
saluta Veltroni e acclama Rutelli, nel segno della
continuità. Non mancano i volti noti dello spettacolo, da Ettore Scola a
Stefania Sandrelli fino a Laura Morante e Fiorella Mannoia. C'è anche il saluto
in video del capitano della Roma Francesco Totti. In questa cornice il sindaco
uscente fa il bilancio dei suoi sette anni e lancia l'ex leader della
Margherita. "L'unica cosa che posso fare oggi - dice Veltroni
- ricordando le parole di Alberto Sordi, è togliermi il cappello, portarlo
all'altezza del cuore e dire a tutti voi grazie". Il leader del Pd si dice
certo che Rutelli sarà ancora una volta un grande sindaco e, ricordando i
risultati degli ultimi sette anni, aggiunge: "Quando lui (Rutelli, ndr) è
stato eletto per la prima volta nel '93 non c'erano progetti, i cassetti erano
vuoti. Oggi non sarà così". Rutelli è dunque pronto a raccogliere il
testimone e, dopo l'abbraccio con Veltroni, scalda il
Palalottomatica: "E' finita l'epoca dello slogan "Roma ladrona",
siamo tutti orgogliosi di essere romani. Darò il meglio di me per questa città,
c'è tanto da fare, ma ne vale la pena". Il vicepremier assicura che
continuerà a girare nei quartieri e sugli autobus, magari "correndo il
rischio di prendermi qualche "vaffa"" e lancia una delle
priorità della sua campagna: il primo appuntamento sarà sulla casa perché resta
uno dei problemi più delicati di Roma. Rutelli ringrazia
poi Veltroni e la sua
squadra "per il grosso lavoro di coesione sociale in una città in cui la
solitudine è dietro l'angolo". Un entusiasmo e dei risultati che Alemanno
intende contestare punto per punto. Lui, che già sfidò Veltroni nel 2006, non ci sta e vuole
smontare l'immagine patinata di una capitale felice e senza emergenze.
L'ex ministro delle Politiche agricole, da politico navigato, non intende
bruciare i tempi della sua candidatura ("stiamo facendo le ultime
verifiche, domani diremo il nome. Io faccio parte della rosa"), ma già
parla da sfidante: Roma, denuncia, "è una città che vive nel degrado e Veltroni e Rutelli vantano dei risultati che non esistono".
Alemanno considera inoltre Rutelli "un film già visto" e per questo,
sostiene, il centrodestra ha un'occasione che non può essere sciupata. Sulla
stessa lunghezza d'onda anche Forza Italia, che attacca il centrosinistra,
"colpevole di aver governato Roma per vent'anni rendendosi responsabile di
un autentico disastro". Sarà una sfida dai toni aspri, caratterizzata da
una vera e propria lotta all'ultimo voto sul territorio, anche perché i due
candidati conoscono la città come le loro tasche. E dovranno fronteggiare
(forse più Alemanno che Rutelli) gli altri due outsider, che proveranno a
togliere voti ai favoriti. Storace da destra e Ciocchetti dal centro. E proprio
il candidato dell'Udc non risparmia una stoccata alla kermesse del
Palalottomatica: "Con il passaggio di consegne, Rutelli eredita da Veltroni una città piena di contraddizioni e di problemi,
arricchita solo dalle false suggestioni dell'ex sindaco". f.nic.
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
MARCO
MOLENDINI dal nostro inviato MSanremo ASTRO Pippo e Pierino sono condannati e
lo sanno. come Fiorello e Mike, fanno coppia. Uno (il più alto e il più
anziano) chiama l'altro la mia metà. L'altro ci sta: "È vero, sono la tua
metà, ma in altezza". Parlano, si contrappuntano, fanno le prove anche
quando non ce ne è bisogno. Come ieri mattina in conferenza stampa, atto
dovuto, anche se non c'era molto da raccontare. Ma argomenti se ne trovano
comunque. Il primo e più ovvio, è quello sulla politica che incombe come una
cappa di piombo. Mastro Pippo smentisce ogni controllo sulle canzoni e sugli
ospiti. E se Jovanotti volesse cantare Mi fido di te, che Veltroni
ha scelto come inno del Pd? "La scelta tocca a lui" è la risposta.
Tanto c'è anche Emilio Fede nel gran carozzone sanremese, farà parte della
giuria di qualità (una compagnia di assortita natura da Cecchetto a Gloria
Guida, che influirà sul voto finale per il 25 per cento). Qualcuno glielo
chiede, il conduttore non si preoccupa. E respinge ai mittenti anche l'accusa
di aver scelto canzoni orientate a sinistra. Le accuse, come avviene sempre
quando c'è di mezzo quella gran cassa chiamata Festival, sono montate.
Rivoluzione di Frankie Hi NRG se la prende con i politici, è vero, ma non fa
distinzione di colori e quello che conta nel pezzo è il divertente ritornello.
L'Aura, che nel pomeriggio alle prove ha mostrato tutte le sue qualità vocali,
se la prende con la guerra. Ma la guerra è di parte? E comunque, se proprio si
cerca il pelo nell'uovo, c'è anche il soldato Rosario Morisco, che canta della
missione in Afganistan nella sua Signorsì. Certo, c'è un ragazzino, Valerio
Sanzotta, chitarra e armonica alla Dylan, che canta della morte di Berlinguer,
ma anche di quella di Moro e della strage di piazza Fontana. Ci sono un paio di
canzoni sull'omosessualità (una di Anna Tatangelo, Il mio amico, l'altra della
giovane pugliese Valeria Vaglio, Ore ed ore): e che vuol dire? Come al solito
il Festival è come la carta moschicida, solo che al posto degli insetti attira
le polemiche e tutti ne traggono vantaggio: chi le fa e chi le subisce. E,
naturalmente, la Rai: con tutto il polverone, mette in cassa un bel malloppo
(il direttore di Raiuno parlava di 40 milioni di euro in proventi
pubblicitari). Per fortuna, comunque, c'è chi sa scherzare su tutto come
Pierino Chiambretti che le spara a raffica. "Io e Pippo staremo insieme
come Pannella e la Binetti nel partito democratico e come Obama e Hillary.
Puntiamo alle larghe intese. Abbiamo 350 pagine di
programma, cinque punti più di Veltroni e sette più di Berlusconi". Però mastro Pippo non sa resistere alla stilettata e,
facendo appello alla sua sicilianità, strapazza Francesco Renga che si è
lamentato di non essere fra i superospiti: "Non ha i titoli, la è
categoria riservata ad artisti di chiara fama. Ha vinto un Sanremo, ha
fatto un disco di cui non abbiamo notizie". Discorso chiuso. Ora tocca al
Festival vero. Dalla sfilata delle prove si è capita una cosa: che la crisi
della musica stavolta ha fatto davvero bene a Sanremo. Perché le canzoni
scorrono una dietro l'altra senza cadute. Certo, ci sono pezzi più belli di
altri, come l'elegante L'amore non si spiega di Cammariere. Di L'Aura si è
detto. Fra le donne merita attenzione Mietta, decisamente maturata. Fa scuola
Vasco: è platealmente nel suo stile Eppure mi hai cambiato la vita di Fabrizio
Moro, vincitore fra i giovani lo scorso anno, ed è orecchiabilissima. E fa il
verso al rocker di Zocca anche Vita tranquilla dello stralunato Francesco
Tricarico (una sorta di rovescio di Una vita spericolata). Ci sono pezzi
divertenti come Il solito sesso di Max Gazzè o la taranta Grande sud di
Bennato. E ci sono temi che puntano tutto sull'orecchiabilità melodica, come
Grande di Meneguzzi e il brano della Tatangelo che, non si sa mai, oltre che
dal suo fidanzato Gigi D'Alessio per presentarsi bene al Festival ha chiesto
aiuto anche a Padre Pio, di cui porta un'immaginetta in tasca.
( da "Stampa, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
O
ripetere che ora lo scontro politico non è più fra centro-sinistra e
centro-destra ma fra centro-sinistra e destra. L'idea, in sostanza, è che la
nuova coalizione di Berlusconi (Pdl + Lega) sia troppo
sbilanciata a destra per attirare ancora gli elettori di centro, che ieri
potevano sentirsi rappresentati da Casini ma ora sarebbero costretti a guardare
altrove: dove questo "altrove", si dà ad intendere, potrebbe anche
essere il Partito di Veltroni. Questo ragionamento non
fa un grinza, ma usa categorie vecchie. Sì, effettivamente se continuiamo a
pensare in termini di destra e sinistra non c'è dubbio che l'alleanza Pdl +
Lega Nord si collochi più a destra della vecchia Casa delle libertà. Così come
si situa più a destra, molto più a destra di prima, la nuova alleanza di
centro-sinistra, che ha liquidato i due partiti comunisti e salvato Italia dei
valori e Radicali. Si potrebbe addirittura dire, svolgendo fino in fondo il
ragionamento dei dirigenti del Pd, che oggi la competizione è fra un partito
sostanzialmente moderato come il Pd (un "partito di centro che guarda a
sinistra", lo si sarebbe chiamato una volta) e un partito genuinamente di
destra come il Pdl di Berlusconi e Fini. Dunque i
moderati dovrebbero votare Pd (o "Cosa bianca", ammesso che nasca),
mentre agli estremisti resterebbero due opzioni: la sinistra-sinistra di
Bertinotti oppure la destra-destra di Berlusconi.
Questo modo di rappresentare le scelte degli elettori, però, è tanto plausibile
quanto fuorviante. Perché il vero cambiamento che si sta producendo sotto i
nostri occhi è tutto un altro. Quel che sta oggi accadendo è che entrambi i
poli cercano, per la prima volta da molti anni, di accentuare il loro profilo
decisionista e riformista. Il polo di sinistra si è indubbiamente spostato al
centro, ma lo ha fatto liberandosi delle componenti più paralizzanti della
coalizione: l'estrema sinistra comunista, ma anche i Verdi e l'Udeur, due
partiti lontanissimi da una visione moderna e anti-assistenziale del futuro
dell'Italia. I tre sopravvissuti, ossia Partito democratico, Italia dei valori
e Radicali sono anche le tre componenti più modernizzatrici del
centro-sinistra. Quanto al polo di destra il processo è simile, anche se - a
mio parere - condotto con meno coraggio: è vero, le tre liste "tagliate
fuori", ossia Udc, Udeur, la Destra di Storace, sono accomunate dalla
forza della loro vocazione assistenziale, ma all'interno del perimetro del
centro-destra è rimasta una componente - quella di Alleanza nazionale - tanto
necessaria per vincere quanto rischiosa per governare (almeno a giudicare
dall'esperienza del recente passato: forestali della Calabria, contratto degli
statali, salvataggio Alitalia). Se vogliamo cogliere quel che sta cambiando in
Italia, dobbiamo smettere di identificare moderatismo e riformismo: il
"partito della spesa", ossia il più potente ostacolo alla
modernizzazione dell'Italia, annovera fra le sue file diverse forze moderate,
mentre il partito delle riforme ha la sua punta di diamante nel piccolo
drappello dei Radicali. Anche sul piano della scelta delle candidature i
processi in atto a destra e a sinistra sono simili. Il Pd pare avviato a porre
un solido argine all'ingresso di pregiudicati in Parlamento, ma anche nel Pdl
qualcosa si sta muovendo: il mero fatto che ci si ponga il problema degli
inquisiti, e che alcuni candidati vengano scartati per i loro trascorsi
giudiziari, costituisce una rottura rilevante con il passato. Naturalmente è
molto probabile che - alla fine - non avremo liste impeccabili né a sinistra né
a destra, e che alcuni personaggi discutibili vengano alla fine salvati da
distinguo più o meno sottili. E tuttavia, se guardiamo al complesso dei cambiamenti
in corso, è difficile non riconoscere che, dopo anni di immobilismo e di
autoreferenzialità, finalmente il sistema politico dà segni di reazione. Ma
reazione a che cosa ? Reazione alla rivolta di un'opinione pubblica sempre più
disgustata dai privilegi della casta e sempre più indignata dalla incapacità
della politica di prendere decisioni coraggiose. Una sorta di effetto G,
insomma: G come Guzzetta, G come Grillo. L'iniziativa del referendum sul
sistema elettorale, promossa da Guzzetta e Segni, ha indotto le forze politiche
principali ad anticipare, senza aspettare la celebrazione del referendum,
quella semplificazione del sistema politico che era il principale obiettivo dei
referendari: si può pensare tutto il male che si vuole delle coalizioni che
stanno sorgendo intorno al Pd e al Pdl, ma non si può negare che siano più
omogenee delle coalizioni del passato. Così è arduo non vedere che le
iniziative à la Grillo, e in particolare la pubblicizzazione dell'elenco dei
parlamentari condannati, hanno costretto le forze politiche a porsi il problema
della pulizia delle liste, un problema che altrimenti sarebbe probabilmente
rimasto in secondo piano. Tutto bene, dunque? Forse sì, forse no. Il paradosso
di questa congiuntura è che le forze politiche principali, pur essendo
d'accordo sulla necessità di modernizzare l'Italia, sulla necessità di
rispettare l'avversario e sulla necessità di prendere decisioni coraggiose, non
sono minimamente d'accordo sull'essenziale, ossia sul racconto del nostro
passato recente. Berlusconi
descrive un'Italia boccheggiante per la cura da cavallo cui l'avrebbe
sottoposta il governo dell'Unione, Veltroni preferisce ringraziare Prodi per l'opera meritoria svolta fin
qui e raccoglierne fiducioso l'eredità. Per parte mia, resto dell'idea che
prima e piuttosto di parlare di larghe intese o di Grosse Koalition,
farebbero bene entrambi a riflettere sulla regola di Einaudi: conoscere per
decidere. Perché si può curare il medesimo male con terapie diverse, ma è ben
difficile che una qualsiasi terapia funzioni se la diagnosi è radicalmente
sbagliata.
( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Diteci
qualcosa di sinistra CONTROCAMPO diteci qualcosa di sinistra GIANNI BAGET BOZZO
La questione Silvio Berlusconi dominerà ancora la
campagna elettorale. Il fatto nuovo è che il linguaggio del Cavaliere ritorna
sulle labbra di Walter Veltroni e questo ci pone la
domanda: dove è finita la sinistra? Oggi nessuno domanda a Veltroni
quello che Nanni Moretti chiese a Massimo D'Alema: "Dicci qualcosa di
sinistra". Oggi anche Fausto Bertinotti vuole che Veltroni
vinca le elezioni perché al presidente della Camera è fallito il disegno di
fare un partito di governo. Ora Bertinotti è obbligato a tornare al buon
vecchio linguaggio di classe operaia. Ma è terminata la sinistra globale
teorizzata da Toni Negri. Non è fallito solo il disegno di portare al governo
la rivolta contro il sistema, si è dileguata anche la base sociale di questa
lotta. E il tentativo di usare gli immigrati come nuovo proletariato è
interamente caduto perché gli immigrati vogliono entrare nella società
capitalista. Sarà così Bertinotti a implorare Veltroni perché dica qualcosa di
sinistra diventando così subalterno a un Veltroni "riformista". Ma in che senso riformista? Quello che
vediamo nel linguaggio di Veltroni è che imita Berlusconi nel desiderio di giovinezza perenne e fa della sua giovinezza
una "primavera di bellezza". Punta sul corpo, sul fisico. Ma
non è questa proprio l'immagine di Berlusconi, che ha
fondato sulla dimensione estetica il suo fascino politico? Si direbbe che Veltroni volesse parlare il linguaggio di un partito liberale
di massa. Se questo farà effetto nell'elettorato del Pd non lo sappiamo.
Togliere alla sinistra il suo linguaggio non è un'operazione semplice.
Mantenere la forma della sinistra come legittimità culturale quando si usa il
linguaggio liberale di Berlusconi significa produrre
una "contraddizione del popolo". Sicché non dubito che nei termini
finali il linguaggio della sinistra tornerà a parlare contro Berlusconi.
Ha cominciato D'Alema e ha detto al leader del Popolo della libertà solo una
frase: il tuo corpo è un prodotto di laboratorio. Così è caduto anche lui sul
tema estetico di Berlusconi. Però anche qui rimane
evidente che la tecnologia del corpo ha sostituito quella della classe e che
non soltanto la classe operaia, ma pure la condizione operaia produce in
politica linguaggio in chi fu comunista. È la fine della sinistra o solo il
nascondimento della sua permanenza come forma di potere? Speriamo che la
campagna elettorale risolva il dilemma.
( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagare
meno, guadagnare tutti EDMONDO RHO E RENZO ROSATI stipendi Centrodestra e
centrosinistra, con ricette diverse, puntano a ridurre le tasse sul lavoro. E
ad aumentare le tutele dei precari. Ecco con quali costi e con quali
conseguenze. Un punto mette d'accordo tutti i sondaggi: al prossimo governo gli
italiani chiedono come prima cosa di migliorare il loro bilancio mensile. E
stavolta senza trucchi, tipo una mano che riduce (e di poco) le tasse e l'altra
che le aumenta con gli interessi. E proprio su stipendi, lavoro
e imposte Silvio Berlusconi
e Walter Veltroni giocheranno
gran parte della campagna elettorale. Entrambi promettono di ridurre l'Irpef
(il Cavaliere anche di cancellare l'Ici sulle prime case); ma sugli stipendi e
sul potere d'acquisto, ormai un'emergenza sociale, il leader del Pdl e quello
del Pd hanno ricette diverse. Berlusconi si
impegna a ridurre le tasse sugli straordinari e, in misura minore, su
tredicesime e quattordicesime. Veltroni ha garantito
che porterà a 1.100 euro (cifra poi ridotta a 1.000) la retribuzione minima per
i precari. Intenti lodevoli: ma dove si troveranno i soldi? Fra gli economisti
non mancano distinguo e perplessità. "Quello che propongono, sia da una
parte che dall'altra, rischia di far saltare ogni parametro di finanza
pubblica" avverte Michele Salvati, docente di economia politica alla
Statale di Milano. Il quale però si dice anche "fiducioso sul fatto che
vengano specificate le coperture. Spero che si dia un'indicazione precisa per i
prossimi cinque anni". Mentre Pietro Ichino, economista corteggiato dal
Pd, afferma che l'aumento per i precari non potrà essere a carico dello Stato:
"Non deve finanziarlo nessuno, è solo uno standard minimo di trattamento.
Funziona da decenni anche in Gran Bretagna, in Francia, negli Stati Uniti e in
tanti altri paesi. Svolge la stessa funzione dei contratti collettivi nel
lavoro subordinato". Meno imposte su straordinari e tredicesime Le
proposte del Pdl puntano a una forte riduzione delle tasse sugli stipendi dei
lavoratori dipendenti: in particolare su straordinari, premi, tredicesime e quattordicesime.
"Proponiamo una tassazione fissa del 10 per cento su tutti gli
straordinari, i premi e gli incentivi" spiega Maurizio Sacconi,
responsabile nazionale per il lavoro di Forza Italia. "In realtà è molto
più della detassazione perché sottrae risorse al cumulo fiscale e alla mannaia
della progressività". Il Pd propone di detassare la parte variabile degli
stipendi, quella legata alla produttività. Ma quali sono le cifre in ballo? Dai
dati della Ragioneria dello Stato emerge che la spesa prevista nel 2008 per gli
straordinari nel settore privato dovrebbe essere intorno a 2,5 miliardi di
euro. Applicando l'ipotesi di tassazione al 10 per cento, il conto fiscale
potrebbe essere intorno a 250 milioni. Comunque, i calcoli sono destinati a
essere rivisti se passa la proposta del Pdl: secondo Sacconi "oggi lo
straordinario è erogato ampiamente in nero, ci sarebbe una grande emersione di
base imponibile". Sta di fatto che, stando alle attuali ore medie
dichiarate di straordinario, il beneficio per i lavoratori sarebbe modesto:
secondo i calcoli di Panorama, l'aumento netto in busta andrebbe da 100 euro
l'anno per un impiegato che fa 30 ore di straordinario a 140 euro per un
operaio con 60 ore annue di straordinario. A questa proposta, appoggiata dalla
Confindustria, i sindacati sono fortememente contrari: "Non sono convinta
che detassare gli straordinari sia utile a far aumentare la produttività"
dice Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, di cui è responsabile
per fisco e politica economica. "Sarebbe molto meglio prevedere sgravi
fiscali sugli aumenti di secondo livello". Non c'è inoltre il rischio che
una minore tassazione sugli straordinari spinga a far lavorare di più chi ha
già un posto, frenando le nuove assunzioni? Tra gli industriali si sostiene che
"lo straordinario serve a coprire meglio necessità produttive di breve
periodo, invece le assunzioni sono legate a progetti di sviluppo nel lungo
termine. è chiaro che un uso più flessibile dello straordinario può incentivare
la competitività aziendale". Ed è proprio su questo punto che sarà
complicato trovare l'accordo con i sindacati. Maulucci della Cgil propone,
anziché di detassare gli straordinari, di "dare un premio alle imprese che
aprono per la prima volta alla contrattazione aziendale, per esempio una
riduzione dell'Irap o un altro sostegno fiscale". La posta più alta in
gioco non è comunque quella sugli straordinari: considerando che il monte
retributivo da lavoro dipendente è di circa 250 miliardi, la detassazione
maggiore sarebbe la ritenuta secca per tredicesime e quattordicesime. Su questo
fronte si sta ancora definendo, per quanto risulta a Panorama, la proposta del
Pdl: a fronte di una tassa del 10 per cento su premi e straordinari, quella su
tredicesime e quattordicesime potrebbe essere più alta. Con una minore
tassazione su tredicesime e quattordicesime muterebbe pelle anche la
contrattazione: con uno stimolo ai sindacati a modificare la dinamica degli
aumenti di stipendio, privilegiando le due mensilità aggiuntive. Le parti sociali
sono pronte alla novità? Sia per i lavoratori sia per gli imprenditori è una
proposta su cui ancora discutere. Secondo molti industriali "sarebbe
meglio una riduzione complessiva delle aliquote sul lavoro dipendente".
Mille euro e più protezione per gli atipici Oggi lo stipendio minimo di un
precario è di 800 euro. Aumentarlo a 1.100 per i 3,5 milioni di contratti a
termine costerebbe 9,1 miliardi l'anno. Se invece ci si limitasse al milione di
contratti di collaborazione, di miliardi ne servirebbero 3. Che si ridurrebbero
a 2 se la promessa venisse ridimensionata, come è scritto nel programma
definitivo del Pd, a 1.000 euro. Per gli economisti di area moderata l'idea di Veltroni è la classica montagna che partorisce il topolino.
"Tutto qui?" chiede Giuliano Cazzola, esperto di questioni del
lavoro. "Il rischio è doppio: rendere molti contratti a termine non
competitivi con quelli fissi, provocando un crollo dell'offerta di lavoro per i
giovani. E ignorare che, su un altro fronte, esistono già trattamenti superiori
a 1.000 euro al mese, per scelta delle parti. Secondo l'Inps, il livello
retributivo medio degli iscritti alla gestione separata è superiore a 15 mila
euro lordi l'anno. Dopo che il governo Prodi ha aumentato di 9 punti i
contributi per i precari, ora, con una finta stabilizzazione, livelliamo verso
il basso i contratti?". Ichino la vede in modo opposto: "Non è una
proposta volta a stabilizzare gli atipici, mira soltanto a proteggerli nelle
situazioni di particolare debolezza, dove rischiano compensi innaturalmente
bassi. La stessa cosa, in modo meno preciso, è prevista dalla legge Biagi, dove
si stabilisce che il giudice deve controllare l'adeguatezza del corrispettivo
del collaboratore". Sacconi, che con Marco Biagi collaborò alla stesura
della legge 30, teme che il vero obiettivo sia di smantellare la flessibilità:
"E i danneggiati sarebbero i lavoratori. Hanno pensato Veltroni
e i suoi economisti a quante figure professionali nuove si sono create, che
sfuggono alla logica del salario minimo e non hanno nulla a che fare con lo
sfruttamento? Da chi lavora in un call center qualche ora alla settimana, per
arrotondare il budget familiare, a chi si organizza con due o tre contratti.
Che facciamo, li vogliamo tutti portare sotto l'ala della Cgil?". Già, il
sospetto è che dietro vi sia lo zampino della confederazione di Guglielmo
Epifani, vicinissimo a Veltroni. Epifani ha da sempre
l'obiettivo di smantellare la legge Biagi, una contrattazione collettiva
sarebbe il primo passo. Sospetto che è quasi una certezza per le altre due
confederazioni storiche, Cisl e Uil, risolutamente ostili alla proposta sui
precari. "Queste materie" è la linea di Raffaele Bonanni, leader
della Cisl, "vanno lasciate alla trattativa privata. Altrimenti rischiamo
più danni che benefici. Ne abbiamo avuto la prova quando i partiti hanno messo
lo zampino nel protocollo sul welfare. A meno che non si tratti di un modo per
dare altri soldi alle aziende, magari con i soliti sgravi fiscali".
Illazioni sproporzionate, secondo Ichino, per qualcosa che va solo nella
direzione dell'equità. "Certo" dice "non basta per superare il
dualismo del nostro mercato, fra iperprotetti e sottoprotetti. Quello che
propone il Pd, in sostanza, è di introdurre una protezione minima in un
settore dove finora non ce n'è stata alcuna, precisando un principio che è già
enunciato nella legge Biagi. Accade già all'estero: l'esperienza Usa mostra
che, se lo standard minimo è calibrato bene, ha solo l'effetto positivo di
impedire al datore di lavoro di lucrare una rendita indebita. E non ha effetti
sull'occupazione negativi, semmai positivi". Insomma, forse Veltroni non migliorerà la busta paga dei precari, ma il Pd
otterrà un risultato: far digerire alla sinistra la legge Biagi.
( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
partito della vita IGNAZIO INGRAO bipartisan I cattolici di destra e sinistra si
compattano sulla revisione della legge 194. Con la benedizione della Cei. R
eferendum contro l'aborto promosso dal Movimento per la vita, 18 maggio 1981: i
sì all'abrogazione della 194 ottengono il 32 per cento. Il fondatore del
Movimento per la vita, Carlo Casini, lo ribattezza "il partito del 32 per
cento" e promette che continuerà la battaglia. Trent'anni dopo sembra
essere arrivata l'ora della rivincita, grazie all'iniziativa di Giuliano
Ferrara. Invano Silvio Berlusconi e Walter Veltroni hanno tentato di tener fuori la 194 dalla campagna elettorale.
Il tema si impone come grande questione simbolica che attraversa gli
schieramenti politici. Plaude il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che
chiede una verifica sull'applicazione della legge 194 e una sua revisione alla
luce dei progressi scientifici. Soddisfatto il cardinale Camillo Ruini,
tra i primi a sostenere Ferrara per la moratoria contro l'aborto. Si gode la
rivincita Casini, che propone di affidare al futuro Parlamento "una
riforma della prima parte della legge e una radicale riorganizzazione dei
consultori familiari affinché non dipendano più dal ministero della
Sanità". La senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile nazionale
famiglie e minorenni di Forza Italia, annuncia per la prossima legislatura
"un progetto di legge di modifica della legge 194, fissando una serie di
misure obbligatorie e prevedendo l'Ivg solo a determinate condizioni". Il
senatore Alfredo Mantovano di An ricorda il successo dello "schieramento
trasversale di parlamentari che ha approvato la legge 40 sulla fecondazione
assistita, ha detto no ai dico e alla legge sull'omofobia". Nessuno, dice
Mantovano a Panorama, "può pretendere di avere il monopolio del partito
della vita: c'è una sensibilità che attraversa i poli e va valorizzata". E
fa una previsione: "Se vincerà il Popolo della libertà sarà più facile
anche per i cattolici del Partito democratico difendere insieme con noi i
valori della vita e della famiglia". Il deputato di Forza Italia Maurizio
Lupi, fondatore dell'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, insieme con
Ermete Realacci, punta al medesimo obiettivo: "L'esperienza
dell'Intergruppo è preziosa: sui grandi temi, patrimonio di tutti, quali la
vita e la famiglia, i cattolici che militano nei diversi partiti dovranno
lavorare insieme". Lupi trova sponda nel Partito democratico. A cominciare
dal teodem Luigi Bobba che propone: "Tutti siamo convinti che 130 mila
aborti l'anno in Italia sono un dramma. Verifichiamo come la legge 194 è stata
attuata e cosa si può fare per prevenire il maggior numero di aborti.
Investiamo sui consultori, che dovevano essere uno ogni 20 mila abitanti e
invece sono quasi il 30 per cento in meno. Ma non possiamo limitarci alla
( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Diamo
un aiuto alla destra SULLA PAROLA diamo un aiuto alla destra ANTONIO POLITO Che
cosa hanno in comune Giulio Santagata, Arturo Parisi e Marco Travaglio? Che
tutti e tre mi hanno intimato, in questi giorni, di passare col centrodestra.
Il primo reagendo a un mio articolo critico sulla politica "tassa e
spendi" del governo Prodi; il secondo perché ho scritto che il referendum
da lui promosso è stato la mina che ha fatto saltare il governo; e il terzo,
anche attraverso i numerosi pseudonimi dietro cui si nasconde nella rete,
perché non ho accettato la fusione tra Walter Veltroni
e Antonio Di Pietro. Non ne faccio qui un caso personale: sono uno testardo, e
più mi ordinano di andarmene e più mi ostino a restare, nella speranza che
finalmente il Pd sotterri l'ulivismo, due volte in dieci anni dimostratosi
incapace di governare l'Italia. Ne faccio invece una questione politica. Perché
i tre inquisitori sembrano ritenere, con buona dose di arroganza intellettuale,
che solo se sei prodiano, referendario e forcaiolo hai diritto a stare nel
centrosinistra. Dal che si deduce che se sei riformista, liberale e garantista
devi stare col centrodestra. In effetti questa politica, che è stata
maggioritaria nel centrosinistra negli ultimi 15 anni, ha dato abbondanti
frutti. Con poche eccezioni (la mia tra queste), ha veramente spinto molti
riformisti, liberali e garantisti ad andare con il centrodestra. Ma ora la scommessa di Veltroni di correre da solo, anche a costo di perdere, ne ha fatto venir
meno il presupposto: l'antiberlusconismo. Quella politica predicava che Silvio Berlusconi era un pericolo mortale per
la democrazia, e che dunque ogni pastrocchio era lecito pur di impedire un tale
disastro. Caduto l'argine, restano ovviamente un po' di detriti. Ma alla
svolta del Pd dovrebbe ora seguire il suo logico corollario: se per caso
vincesse Berlusconi, il Pd che farebbe, lo
osteggerebbe in ogni modo per paralizzarne l'azione di governo o proverebbe
dall'opposizione a contribuirvi? Eviterebbe o no al Paese un'altra legislatura
di demagogica contrapposizione frontale? Io penso che abbia ragione Franco
Debenedetti, con il suo provocatorio "bisogna aiutare la destra".
Penso che le due maggiori forze parlamentari dovrebbero sottoscrivere un patto
per la crescita, impegnandosi a valutare ogni provvedimento per gli effetti che
ha sullo sviluppo economico. Essere italiani viene prima che essere
berlusconiani o antiberlusconiani. E se non ci sbrighiamo, del Paese non
resterà più niente su cui sbranarci.
( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Da
Montecitorio a We stminster STEFANO BRUSADELLI E MARIO SECHI verso le elezioni
Il Popolo della libertà d'accordo con il Pd sulla riforma dei regolamenti. Berlusconi ha un suo piano per evitare il caos dei gruppi,
rafforzare il governo e garantire meglio anche l'opposizione. Sarà più
difficile, dopo il voto del 13 aprile, ritrovare nel Parlamento italiano il
caos permanente e le trattative estenuanti che l'hanno fatto paragonare ai suq
mediorientali. La sedicesima legislatura si annuncia, rispetto alle precedenti,
come un miracolo di semplificazione modello Westminster. Agli
effetti benefici della scelta di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni di tenere fuori dalle rispettive coalizioni gli arroganti
micropartiti si aggiungono altre due novità. La prima è la crescente
consapevolezza da parte degli elettori della differenza tra voto utile e voto
inutile (dato cioè a partiti quasi certamente destinati a non superare il
quorum). La seconda è un'annunciata riforma dei regolamenti
parlamentari, causa primaria della frammentazione politica che oggi produce la
bellezza di 39 gruppi tra Camera e Senato. Il Popolo della libertà ha infatti
deciso di raccogliere la palla lanciata la scorsa settimana su Panorama dal
capogruppo del Partito democratico alla Camera, Antonello Soro. La riforma
diventa un impegno prioritario anche per lo schieramento di Berlusconi.
Che anzi rilancia, con un'ulteriore serie di proposte che Panorama è in grado
di anticipare. L'impianto proposto dal Pd si articola su tre interventi: stop
alle deroghe che hanno consentito di costituirsi in gruppo anche a formazioni
con meno di 20 deputati e 10 senatori; perfetta corrispondenza tra gruppi e
liste presentate alle elezioni (per evitare finte alleanze concepite solo per
superare le soglie di sbarramento); maggiore impiego della cosiddetta sede
redigente, che valorizza il lavoro delle commissioni alleggerendo quello
dell'aula. La controproposta del Pdl recepisce i primi due punti, prende con le
molle il terzo ("la sede redigente" spiega il forzista Gaetano
Quagliariello "è tipica delle fasi consociative, nelle quali si cerca
l'accordo a tutti i costi smarrendo i confini tra maggioranza e
opposizione") e aggiunge un corposo capitolo dedicato all'esigenza di
agevolare l'azione del governo in Parlamento. Obiettivo comprensibile,
considerando che dopo il 14 aprile è prevedibile che tocchi al Pdl l'onere di
governare. Le novità proposte dal Pdl sono parecchie. La prima è che nel
calendario dei lavori 2/3 del tempo disponibile verrebbero riservati agli argomenti
indicati dal governo. Sui provvedimenti che gli stanno a cuore l'esecutivo
avrebbe la possibilità di chiedere "un termine ragionevolmente
ravvicinato" per il voto finale. Inoltre il contingentamento dei tempi di
discussione dovrebbe essere esteso a tutti i provvedimenti usciti da Palazzo
Chigi. Come contropartita, all'opposizione sarebbero riconosciute svariate
garanzie: l'introduzione del "leader o portavoce dell'opposizione, al
quale riservare una posizione privilegiata nei dibattiti", la possibilità di
disporre di 1/6 del calendario complessivo e di 2/3 del tempo nelle discussioni
sui disegni di legge "accelerati" che invece stanno a cuore al
governo. Non solo, lo schema messo a punto dai tecnici del Pdl vieta i
maxiemendamenti (attraverso i quali il governo infila all'ultimo momento ciò
che vuole in una legge) e introduce un inedito "comitato bicamerale per il
controllo degli andamenti di finanza pubblica" in cui maggioranza e
opposizione hanno lo stesso peso. Quanto alla proliferazione dei gruppi parlamentari,
la sintonia con il Pd è diversa solo nel prevedere la registrazione di
eventuali scissioni all'interno dei gruppi usciti dalle elezioni. Solo in tal
caso, e "decorso un certo intervallo di tempo", è consentita la
costituzione di componenti all'interno del gruppo misto. Basta comunque con il
bengodi dei minigruppi, finora consentiti dalla benevolenza delle varie
presidenze di Camera e Senato, e per colpa dei quali si gonfia la spesa e si
complica la gestione politica. A ogni gruppo spettano infatti notevoli
privilegi: la partecipazione alle conferenze dei capigruppo dove viene fissato
il calendario dei lavori (che diventano babeliche), la disponibilità di tempi
nei dibattiti (che diventano lunghissimi), la disponibilità di locali,
personale e finanziamenti. Al Senato, per esempio, a ogni gruppo vengono
mensilmente versati 3.350 euro a testa per i primi 10 iscritti, più 14 mila,
sempre a testa, dall'undicesimo in poi. Alla semplificazione contribuirà anche
l'azione combinata delle severe soglie di sbarramento per i partiti non
coalizzati (4 per cento alla Camera a livello nazionale, 8 al Senato in
ciascuna regione) e la nuova filosofia del voto utile, ribadita da Berlusconi, da Veltroni e da
Gianfranco Fini. Gran parte del nanismo politico si deve alle formazioni
centriste e a quelle della sinistra massimalista. Mentre in questo secondo caso
a semplificare provvederà la nascita della Sinistra arcobaleno (Rifondazione,
Pdci, Verdi e Sinistra democratica), a disboscare un centro ugualmente
affollato (Udc, Udeur, Rosa bianca, demitiani) provvederanno le regole
elettorali. Andare alle elezioni da sola, per l'Udc che oggi vanta 54
parlamentari (36 deputati e 18 senatori) equivarrebbe nella migliore delle
ipotesi a un dimezzamento. Con un risultato tra il 4 e il 5 per cento a
Montecitorio si assicura tra 22 e 27 parlamentari (il calcolo è di circa 5,5
seggi per punto percentuale) che comunque non sarebbero determinanti, perché o
Pdl o Pd incasseranno grazie al premio di maggioranza 340 seggi su 630. Al
Senato la soglia di sbarramento potrebbe essere superata in Sicilia, dove nel
2006 il partito di Pier Ferdinando Casini incassò il 9,6 per cento dei voti:
risultato però difficilmente ripetibile alla luce dello scenario politico
locale, con Totò Cuffaro governatore dimissionario e dunque depotenziato, il
partito commissariato a Enna e Catania e l'accordo tra Pdl e Mpa di Raffaele
Lombardo. Anche superando lo sbarramento, il risultato nell'isola sarebbe di
due soli senatori. La convergenza in un'unica lista degli altri spezzoni
centristi, come la Rosa bianca che elettoralmente è un oggetto misterioso e
l'Udeur mastelliana decimata dalle defezioni, potrebbe tutt'al più aggiungere
deputati numericamente ininfluenti e qualche altro senatore. Pallottoliere alla
mano, l'idea di Casini di costruire un terzo polo fa a pugni con un meccanismo
che fa pesare la scelta degli elettori e non consente grandi manovre di Palazzo
dopo il voto. Un documento del servizio studi del Senato spiega gli effetti
della legge sulla composizione di Palazzo Madama nel 2006: "Solo due
competitori elettorali hanno ottenuto seggi: le due coalizioni, che hanno
entrambe largamente superato in tutte le regioni la soglia di sbarramento del
20 per cento". Cosa è accaduto a chi ha scelto di correre senza alleati?
"Nessuna delle 19 liste presentatesi fuori coalizione ha superato in
alcuna regione lo sbarramento dell'8 per cento". Niente Parlamento. Un
tagliafuori micidiale, al punto che "su 33 liste presentate, solo 12 hanno
ottenuto seggi, pari circa a un terzo del totale". Non occorre uno
scienziato della politica per capire che il prossimo Parlamento rispetto al
precedente sarà una tabula rasa. Se ritorniamo al futuro e sostituiamo la
parola coalizioni con partiti (Pdl e Pd), è chiara una cosa: l'appello al voto
utile non è un escamotage propagandistico, è solo logica, matematica. E la
riforma dei regolamenti, se le buone intenzioni saranno rispettate, regolerà i
conti.
( da "Panorama" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Biblioteca
minima SCAFFALE biblioteca minima PASQUALE CHESSA UN CERINO NEL BUIO di Franco
Brevini Bollati Boringhieri 194 pagine 13 euro HHHH Lo studente
di Barbiana oggi lavora come manager della Fininvest e vota Silvio Berlusconi, mentre il celebre Pierino
delle barzellette fa il professore, scrive poesie e tifa per Walter Veltroni. Seguendo la frattura epocale
che segna il passaggio dall'Homo sapiens all'Homo videns, Brevini illumina,
seppure solo con un cerino, il sentimento culturale del tempo che stiamo
attraversando. E ci fa scoprire che la "decadenza della
cultura" è una figura retorica della modernità. IL VOLTO DI GESÙ di Flavio
Caroli, Mondadori, pagine 112 euro 17,00 HHHH Dal graffito di Gesù con la testa
d'asino alla crocefissione di Guttuso, fino al Cristo di Zeffirelli o di Olmi.
Nella sofisticata divulgazione di Caroli si rintracciano le fila essenziali
della storia dell'Occidente. Non c'è una testa mozzata nell'arte islamica o
ebraica, buddista o scintoista: solo la cultura occidentale ha scelto di
rappresentare il senso del tragico che il sacrificio dell'Uomo-Dio del
Cristianesimo riverbera sulla storia delle civiltà.
( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Accordo
fatto tra Mpa e il Pdl: alleanza in tutto il Sud e via libera alla carica da
governatore. Udc nei guai Sicilia, Lombardo va con Berlusconi
Patrizia Abbate Palermo L'accordo è stato in forse per ore, insieme
all'inevitabile rottura tra Berlusconi e il suo pupillo
Gianfranco Miccichè, ieri tornato in campo archiviando - come prevedibile -
l'estemporanea ipotesi di una candidatura di Patrizia Prestigiacomo. L'annuncio
del Cavaliere si attendeva di momento in momento, ma in serata c'erano solo
indizi: la comunicazione che Berlusconi sarebbe andato
a cena con Raffaele Lombardo, "lo invito, oggi ci siamo trovati molto
simpatici", aveva detto il leader del Pdl, innervosendo ancor di più un
centrodestra in angosciosa attesa. Infine, l'annuncio ufficiale: il Pdl ha raggiunto
l'intesa con il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo per un
apparentamento alle politiche, e lo stesso Lombardo è il candidato del Pdl alla
presidenza della Regione Sicilia. Sembra che il via libera sarebbe arrivato
durante un vertice-aperitivo, al quale avrebbe preso parte - ma al telefono -
anche Gianfranco Fini. E in extremis, visto che oggi Lombardo avrebbe comunque
aperto la sua campagna elettorale, con un appuntamento fissato da giorni. Non
era semplice ricomporre, e infatti a Roma era stata di nuovo un'intensa
giornata: cominciata proprio da Berlusconi e Lombardo,
che si erano visti a Palazzo Grazioli nel primo pomeriggio ed erano tornati
faccia a faccia qualche ora dopo. La prima volta l'autonomista aveva confermato
la sua candidatura e nient'altro, "chi mi ama mi segua", spiegando
che a Berlusconi aveva ribadito "le ragioni che
mi spingeranno domani a lanciare la mia candidatura davanti a migliaia di
elettori ad Acireale". Il centrodestra in corsa con due candidati?
"E' possibile anche con quattro", aveva buttato lì. In realtà è quasi
certo che saranno due: Miccichè non molla, nel suo blog ieri aveva usato parole
taglienti: "Ho giurato di lottare e continuerò a farlo", scriveva,
dando sfogo anche alla rabbia: "Non ne posso più di stare dentro i palazzi
del potere che mi stanno togliendo la salute... Se sapeste quanto è difficile,
in Sicilia, scardinare alcune logiche di losco potere!!!". Scenderà in
campo, pare, con la lista "rivoluzione siciliana", non si sa se abbandonando
Forza Italia o restandovi, magari con il tacito assenso del Cavaliere che in
questo modo potrà anche verificare quanto pesa ancora il suo pupillo in
Sicilia, senza rinunciare ai consensi che Lombardo e i sodali dell'Udc
dovrebbero portargli. Ieri è stato anche il giorno del debutto per il
centrosinistra, che a Palermo ha presentato ufficialmente la candidatura di
Anna Finocchiaro in un clima di grande ottimismo. La senatrice per la
conferenza stampa ha scelto uno scenario naturale, sulla falsariga
di Veltroni. Al panorama
agreste della prima uscita di Walter, però, ha sostituito quello marino che
circonda il bellissimo terrazzo di Villa Igiea. Da lì ha lanciato la sua sfida
a un centrodestra "annaspante e sconquassato"; ha risposto
indirettamente a Berlusconi
sul ponte di Messina, chiarendo che "non è una priorità" di fronte al
disastro delle linee ferroviarie nell'isola; ha ribadito la necessità di
"liste forti, che investano sulla politica e rappresentino un altro volto
della Sicilia", augurandosi "una giovane classe emergente di persone
che possano rappresentare la Sicilia pulita". Abbiamo ottime possibilità
di vincita, ha ripetuto Finocchiaro. Con accanto Rita Borsellino, che ha
chiamato l'"altra presidente" (l'accordo prevede che in caso di vittoria
la candidata del 2006 possa guidare l'assemblea regionale) dalla cui esperienza
vuole ripartire: "Partiamo dal 41% che ci ha regalato alle scorse
regionali - ha detto la senatrice del Pd - e partiamo per vincere senza furore
ma con determinazione e serietà". Il problema liste sembra così superato:
il Pd potrebbe presentarne due - una "per la presidente" - Borsellino
rinuncia alla sua e sarà molto probabilmente capolista della Sinistra
Arcobaleno. Restano fuori i socialisti, che ieri lamentavano "la chiusura
del Pd rispetto a un accordo elettorale accettabile" e denunciavano:
"Il centrosinistra non esiste più neppure in Sicilia: c'è solo una
diarchia Pd-Cosa Rossa alla quale nemmeno pare interessare cosa il partito
socialista farà alle regionali, proprio quando i voti socialisti risulterebbero
non indifferenti ai fini del risultato elettorale". C'è però Di Pietro,
che ieri ha aperto a Palermo la campagna elettorale dell'Italia dei valori -
alla convention è intervenuta anche la Finocchiaro - e ha subito sfidato Lombardo,
"un altro Cuffaro".
( da "EUROPA.it" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Gli
schemi sono ormai chiari, abbiamo capito come verrà giocata la campagna
elettorale. Veltroni a fare la lepre, nonostante che
debba tecnicamente rimontare: è lui che politicamente e tatticamente corre
davanti a tutti, anticipando le mosse degli altri (l'ha fatto sul simbolo,
sulle alleanze, sul programma, sui primi capilista). Non ha mai esplicitato il
concetto di voto utile: non ha neanche bisogno, va da sé. A un certo punto però
gli converrà drammatizzare un po', per polarizzare u l t e r i o rmente fra sé
e Berlusconi, cioè fra sé e "la destra".
Alla sua sinistra, Bertinotti non può che farsi trascinare ? malvolentieri, non
è il suo stile né era la sua strategia ? nell'attacco che i rossoverdi sferrano
al Pd. Tema: Veltroni e Berlusconi
sono uguali; dicono e propongono le stesse cose; domani vogliono governare
l'Italia insieme. Boselli usa gli stessi argomenti, esasperandoli. l'autodifesa
di chi si vede già adesso prosciugato nei sondaggi dalla centralità
veltroniana. La vicenda Cgil ne è conferma, drammatica per la sinistra rimasta
fuori dal Pd. Così però Ps e Sinistra arcobaleno si consegnano al ruolo
sgradevole di Nader italiani, quelli che fanno il gioco della destra. Per ora Berlusconi non fa contro il Pd che una campagna blanda,
limitandosi al tema fiacco dei programmi copiati. Pare già aver rinunciato a
trascinare strumentalmente sul proscenio Prodi: checché ne dica Fini, gli
elettori non voteranno sul governo uscente, ed è già un primo successo di Veltroni. Pareva impensabile solo trenta giorni fa. Anche Berlusconi drammatizzerà la campagna contro il Pd, è ovvio,
ma fra un mese. Per ora deve soprattutto far passare presso il proprio
elettorato l'idea che Casini è il cavallo di Troia della sinistra. Nella fase
attuale, questo duello è il più arroventato: centristi che lottano per lo
spazio vitale, il Cavaliere che vuole soffocarli da piccoli. Il Pd non deve
parteggiare fra destra, centro, Ferrara o Storace. Siamo ancora nella fase
iniziale. Sono i gironi eliminatori di un torneo che avrà due soli finalisti.
( da "EUROPA.it" del 25-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I
democratici presentano il programma per primi. Tutti gli altri devono inseguire
"Pd uguale Pdl". I Nader d'Italia aiutano Berlusconi Giordano, i Verdi, i socialisti: campagna contro Veltroni. La Cgil è con lui "Siamo
la prima forza politica ad illustrare il programma. Lo considero un
dovere". Con queste parole, slides alla mano, il leader del Pd Walter Veltroni ha presentato i dieci pilastri
e le dodici azioni di governo in cui si articola il programma del Partito
democratico che punta soprattutto sui temi della crescita, del welfare e
del lavoro. Un programma che per il verde Bonelli è "speculare" a
quello del Pdl, mentre Giordano chiede a Veltroni più
chiarezza sui temi etici e i socialisti lamentano addirittura la presenza di
troppi termini in inglese. La competition a sinistra è arrivata anche a questo.
L'Arcobaleno di Bertinotti, in particolare, appare in difficoltà: abbandonato
dalla Cgil di Epifani, in forte calo nei sondaggi, escluso dai media ? a loro
dire ? dal "duopolio Pd-Pdl", trova difficoltà anche a compilare le
proprie liste, dati i pochi posti "utili" a disposizione e l'elevato
numero dei contendenti. E mentre la Sinistra imita Ralph Nader, cercando di far
passare l'idea che Veltroni è Berlusconi
pari sono, il leader del Pd presenta le proprie ricette contro la precarietà
agli operai di Ascoli Piceno. ALLE PAGINE 2 E 3.