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Informazione
tv ( da "Manifesto, Il"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
faccia a
faccia misterioso Ci sarà il faccia a faccia in tv tra Berlusconi e Veltroni?
Secondo il ministro delle comunicazioni Gentiloni a questo punto sì, "se
Berlusconi è pronto si può fare anzi si farà". Ma dove? C'è già la corsa.
Floris ha velocemente invitato i due a Ballarò il 6 aprile, Nuccio Fava tornato
su Sky dice che il satellite sarebbe più corretto di "Raifininvest",
Verba
votant ( da "Manifesto, Il"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Verba votant
Tie-break alberto piccinini Walter Veltroni alla Gazzetta dello Sport: "Un
mese e mezzo fa era una partita per la quale si immaginava un punteggio
tennistico. Ora ce la stiamo giocando punto a punto. Credo che andremo al tie
break". Quella tennistica è una metafora molto ricercata, in politica.
Dove
il Pd è ancora un embrione ( da "Manifesto, Il"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dove il nuovo
partito veltroniano è stato varato, e tra Svp e tre componenti del centrosinistra
in Trentino - dove il Pd non è nato - ossia Ds, Autonomisti e Margherita. Nel
puzzle elettorale bisogna tenere conto delle consultazioni provinciali che
cadranno in autunno, appuntamento al quale la Margherita trentina, che gode di
una larga maggioranza relativa,
La
sorpresa del cavaliere: Sta bluffando
( da "Manifesto,
Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni:
"La cordata sparirà dopo le elezioni". Di Pietro: "E insider
trading" La sorpresa del cavaliere: "Sta bluffando" Roma Il più
duro è l'ex alleato Pierferdinando Casini. "Se Berlusconi o i suoi figli
vogliono mettere fuori i soldi per Alitalia sono i benvenuti", dice a
proposito della promessa del cavaliere di una cordata di imprenditori pronti a
contendere la compagnia
Veltroni,
così non <si può fare> ( da "Panorama"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Qual è la
differenza tra Veltroni e Silvio Berlusconi? La differenza tra i due è che
Veltroni è convinto di perdere e Berlusconi ha la prospettiva di vincere.
Berlusconi è diventato prudente e realista, Veltroni promette il miracolo, con
la formula "yes, we can". Siamo di fronte a un paradosso della
campagna elettorale?
Cosa
c'è nei programmi dei partiti ( da "Panorama"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni, favorevole a testamento biologico e coppie omosessuali. Èdi moda la
raccolta differenziata. Per tutti, proprio tutti, è la priorità del governo che
verrà. Da Fausto Bertinotti a Daniela Santanchè, passando per Walter Veltroni e
Silvio Berlusconi e gli altri candidati premier, non ce n'è uno che non indichi
la strada maestra del riciclaggio per risolvere la
Rialzati,
campagna elettorale ( da "Panorama"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e Veltroni
votò contro, la sinistra mise in piedi la più sciagurata e faziosa campagna
delegittimante verso misure costituzionali approvate sotto Silvio Berlusconi,
che tutti ritengono urgenti e pacifiche da circa trent'anni: più potere al capo
del governo, nomina e revoca dei ministri, e appunto meno vagabondi a
Montecitorio.
Una
buona occasione per tacere ( da "Panorama"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Risultato: il
governo di Beirut ha protestato, Walter Veltroni ne ha approfittato, Gianfranco
Fini ha precisato e Silvio Berlusconi, alla fine, ha dovuto prendere le
distanze dal suo ex ministro. E Martino? Forse si è reso conto di aver perso
un'altra buona occasione per starsene zitto.
Alitalia
Quanto ci costa regalarla ai francesi
( da "Panorama"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi alla
moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione Lombardia
Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino l'Alitalia.
Questione che si scontra con un'altra clausola imposta da Spinetta, che cioè
vengano mantenuti gli slot,
Veltroni
non è un berlusconiano di sinistra
( da "Panorama"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
CONTROCAMPO
Veltroni non è un berlusconiano di sinistra GIANNI BAGET BOZZO Ci siamo fatti
prendere la mano pensando che Walter Veltroni sia cambiato e sia divenuto un
berlusconiano di sinistra senza essere mai stato comunista. Il disegno del
Partito democratico mi pare più complesso.
Perline
( da "Panorama"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi (riferendosi a Walter Veltroni): "Un sindaco moderno, invece di
laurearsi si è diplomato in fiction". "Il Giornale", 14 marzo
2008. Giulio Tremonti: "Massimo Calearo non rappresenta il Nord-Est, ma
una sua caricatura". Gli chiedono: "Porterà voti a Veltroni ?
Sono
io a stampare le Papa news ( da "Panorama"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quindi hanno
ragione Silvio Berlusconi e Walter Veltroni a sostenere all'unisono che i temi
etici non devono entrare nella competizione politica? Sono temi che non vanno
strumentalizzati. La difesa della vita umana dovrebbe stare a cuore a tutti i
partiti. Concordo col presidente Giorgio Napolitano quando afferma che su
questi argomenti non ci si deve dividere.
Lettere
( da "Panorama"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che per
Berlusconi e Veltroni è la panacea di tutti i mali, è invece una camicia di
forza per gli elettori. Centrodestra e centrosinistra finiscono per copiarsi a
vicenda. Il magnificato modello bipartitico made in Usa non è compatibile con
il governo del popolo, bensì solo con una oligocrazia dei poteri forti,
La
sorpresa del cavaliere: <Sta bluffando>
( da "Manifesto,
Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Casini più
duro di Veltroni: "La cordata sparirà dopo le elezioni". Di Pietro:
"E insider trading" Roma Il più duro è l'ex alleato Pierferdinando
Casini. "Se Berlusconi o i suoi figli vogliono mettere fuori i soldi per
Alitalia sono i benvenuti", dice a proposito della promessa del cavaliere
di una cordata di imprenditori pronti a contendere la compagnia aerea nazionale
ad AirFrance.
DEBOLE
( da "Stampa,
La" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In quello del
Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di
Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce
delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in
altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare
in tintoria.
Paura
di Veltroni. Il signor tv in fuga dal confronto tv
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il Cavaliere
ha davvero paura della rimonta Paura di Veltroni. Il signor tv in fuga dal
confronto tv Gli uomini di Berlusconi sabotano il faccia-a-faccia. Il Pd li
vuole stanare Veltroni incalza, il Cavaliere scappa. Anche ieri il Pd, con
Bettini e Realacci, ha rilanciato la sfida al Pdl perché il suo leader, Berlusconi,
accetti il confronto in una faccia a faccia televisivo.
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Par condicio addio
Socialisti, polemiche sullo spot Centra il risultato prima di essere mandato in
onda - è rinviato per "rispetto" - lo spot del partito socialista in
cui si dice che Gesù era il primo socialista della storia, ragione per cui si
invitano i cristiani a votare Boselli. Immediate le polemiche: destra e centro,
accusano lo spot di essere "sacrilego" e "vergognoso".
Replica Boselli: "I valori del cristianesimo non sono esclusiva di
nessuno, vedete lo spot prima di giudicare". Ma si potrà vedere solo dopo
pasqua. Corsa al faccia a faccia misterioso Ci sarà il
faccia a faccia in tv tra Berlusconi e Veltroni? Secondo il ministro delle comunicazioni Gentiloni a questo
punto sì, "se Berlusconi è pronto si può fare anzi si farà". Ma dove? C'è già la corsa.
Floris ha velocemente invitato i due a Ballarò il 6 aprile, Nuccio Fava tornato
su Sky dice che il satellite sarebbe più corretto di "Raifininvest",
Bruno Vespa non si sente in pericolo e conferma la sua "assoluta
disponibilità". Ma Bonaiuti, portavoce di Berlusconi,
gela le speranze: "Il confronto è fuorilegge, Gentiloni spera solo di dare
un po' di ossigeno a Veltroni".
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Verba
votant Tie-break alberto piccinini Walter Veltroni alla Gazzetta
dello Sport: "Un mese e mezzo fa era una partita per la quale si
immaginava un punteggio tennistico. Ora ce la stiamo giocando punto a punto.
Credo che andremo al tie break". Quella tennistica è una metafora molto
ricercata, in politica. Una volta De Mita espresse la preoccupazione che il Ppi diventasse
"un circolo del tennis". E Martinazzoli nel 1994 descrisse la
posizione dei centristi come quella di una pallina da tennis: "Vedo solo
le gran racchettate che si menano i presunti contendenti di questo doppio o
triplo misto". Utilizzò la metafora del tie-break dopo le ultime elezioni
il senatore diniano-dissidente Natale D'Amico: "Prima di tutto mi
aspetterei che Berlusconi riconoscesse che e' stato
sconfitto. Non abbiamo vinto nè 6-0, nè 6-4, ma 7-6 al tie-break. Però, come a
Wimbledon, chi ha vinto ha vinto...". Chiarissimo. Giuliano Amato,
tennista dilettante, tentò un colpo da antologia in occasione delle lunghe
sedute parlamentari per l'elezione del presidente Scalfaro: "Quando c'è
stata la guerra dei trent'anni nessuno sapeva che sarebbe durata così a lungo
perché non avevano ancora inventato il gioco del tennis col tie-break".
Lungolinea. Out.
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto Viaggio
elettorale nell'unica regione d'Italia in cui esistono ancora i Ds. E
soprattutto la Margherita, nata due anni prima che nel resto del Paese ed
ereditiera dello strapotere Dc. La Svp alleata dell'ex Ulivo Dove il Pd è
ancora un embrione E a sinistra... Il caso di Marco Boato, escluso dalle liste,
ha scosso l'Arcobaleno. Mentre fioccano i comitati locali contro le grandi
opere Stefano Ischia Trento Il Pd che non nasce a Trento, con Margherita e Ds
uniti solo per un cartello di facciata; Sinistra critica e Partito comunista
dei lavoratori che si presentano alla Camera per il collegio unico regionale;
Marco Boato escluso dalla candidatura nella Sinistra arcobaleno: questi alcuni
degli aspetti immediatamente visibili nelle elezioni politiche in Trentino Alto
Adige. A livello regionale prosegue l'alleanza tra il centro dell'ex Ulivo e la
Svp, Südtiroler Volkspartei; rispettivamente tra Svp e Pd per la provincia di
Bolzano, dove il nuovo partito veltroniano è stato varato,
e tra Svp e tre componenti del centrosinistra in Trentino - dove il Pd non è
nato - ossia Ds, Autonomisti e Margherita. Nel puzzle elettorale bisogna tenere
conto delle consultazioni provinciali che cadranno in autunno, appuntamento al
quale la Margherita trentina, che gode di una larga maggioranza relativa,
si vuole presentare da sola per incassare la rendita di posizione. Il Pd
trentino può dunque aspettare. Il sistema Trentino Alto Adige Il Trentino Alto
Adige conta più di un milione di abitanti, 500 mila in Sudtirolo (solo un quarto
è di lingua italiana, concentrato soprattutto nel capoluogo), e 520 mila in
territorio trentino. Entrambe le Province vantano un'autonomia molto ampia:
scuola, sanità, strade, grandi appalti e ora anche energia, tutto passa
attraverso la loro gestione. Trento e Bolzano amministrano un bilancio da quasi
10 miliardi di euro, l'Alto Adige 5 miliardi e il Trentino 4,2. Piccole
repubbliche in mano a due partiti forti: c'è il dominio assoluto Svp in
provincia di Bolzano (55,6% nelle elezioni del 2003), dove governa con il
numericamente non indispensabile centrosinistra (il municipio del capoluogo
invece ha una maggioranza di centrosinistra, con Rifondazione e Svp); c'è il
potere a Trento della Margherita, che ha rimpiazzato a fine anni '90 la Dc e
che governa assieme a partiti minori: 12 consiglieri Margherita, 5 Ds, 3 per
gli autonomisti e uno per ladini, Verdi, Leali (ex repubblicani e socialisti).
Rifondazione, in Provincia come in Comune, è all'opposizione. Le due Province
agiscono anche attraverso società per azioni, immobiliari pubbliche, agenzie
per lo sviluppo, società patrimoniali, per l'energia, per le autostrade, per la
Tav del Brennero, per il sostegno economico, enti fieristici. Insomma dei
centri di potere: influenti posti di sottogoverno, teatro di grandi operazioni
e di sostanziosi appalti. Le sfide Anche a causa della carenza di
rappresentanza, negli organi istituzionali e nelle forme di governo, delle
istanze sociali e ambientali, sono spuntati via via negli anni molti comitati
apartitici per la difesa delle comunità e del territorio saccheggiato in nome
del turismo o del "progresso". Dalla Val di Ledro dove l'ex patron di
Air Dolomiti, Domenico Alcide Leali, vuole costruire un albergo benessere da
390 posti letto su un sito naturalistico di importanza europea; agli altipiani
di Folgaria che stanno per essere ulteriormente artificializzati per lo sci;
all'Alto Garda dove la cementificazione dilaga; alle lotte contro la Tav che
per il territorio regionale significherebbe
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Casini più duro di Veltroni: "La cordata sparirà dopo le elezioni".
Di Pietro: "E' insider trading" La sorpresa del cavaliere: "Sta
bluffando" Roma Il più duro è l'ex alleato Pierferdinando Casini. "Se
Berlusconi o i suoi figli vogliono mettere fuori i
soldi per Alitalia sono i benvenuti", dice a proposito della promessa del
cavaliere di una cordata di imprenditori pronti a contendere la compagnia aerea
nazionale ad AirFrance. "Però - aggiunge Casini che corre in solitaria per
palazzo Chigi alla guida dei centristi - li mettano fuori rapidamente senza
dare adito a una grande speculazione come quella che è in corso in questi
momenti". Perché sull'attivismo del cavaliere l'ex presidente della camera
ha lo stesso giudizio che circola nel Pd: è campagna elettorale. Anzi, è
convinto che "tutti gli italiani capiscono che quella di Berlusconi è solo una captatio benevolentiae per prendere
qualche voto in più e che il giorno dopo le elezioni non ci sarà nessuna cordata".
Casini esprime con le parole forti necessarie a dargli un po' di quella
visibilità che in questa campagna elettorale gli manca la stessa convinzione
del ministro dell'Economia. Intervistato dal Financial Times, Tommaso Padoa
Schioppa chiarisce che il timing, la scadenza della vicenda Alitalia non lo
stabiliscono i politici "ma è dettato dalle condizioni della compagnia che
ha ossigeno per poche settimane". Non le tre o quattro che ha chiesto Berlusconi e che, secondo il responsabile economico del partito
democratico Giorgio Tonini sono un trucco per rinviare la materializzazione di
"improbabili cordate guarda caso solo il giorno dopo le elezioni".
Secondo Padoa Schioppa, grande sponsor di AirFrance, c'è insomma una
"drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà. La gente -
spiega il ministro - continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano
ancora compratori alternativi e soluzioni alternative". Così non è, ma il
candidato premier del partito democratico Walter Veltroni
non può non preoccuparsi dell'impatto negativo che l'arrivo dei francesi avrà
sull'occupazione: si tratta in fondo di una scelta fatta dal governo di
centrosinistra. Non per nulla Prodi tace e il consigliere di Veltroni
Tonini se la prende con "i cinque anni senza strategia del governo Berlusconi". Quanto al governo dell'Unione, Tonini
riconosce l'impegno "ha avuto il merito di affrontare la vicenda in modo
corretto e trasparente", evitando di esprimersi sul risultato. Veltroni secondo costume si limita agli auspici:
"Alitalia è il classico caso che andrebbe gestito con grande senso di
responsabilità, direi con spirito bipartisan". Quello spirito che
notoriamente manca al ministro delle infrastrutture uscente, Antonio Di Pietro,
l'unico alleato di Veltroni alle prossime elezioni:
"Berlusconi sta facendo insider trading facendo
credere che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia. Certe operazioni prima si
fanno e poi si dicono e annunciarle per creare distorsioni del mercato è un
reato". In effetti la Consob ha annunciato da un paio di giorni di aver
messo sotto osservazione lo scambio di azioni Alitalia in borsa. Nei due giorni
precedenti alle uscite di Berlusconi, il titolo era
crollato come effetto della presentazione del piano di AirFrance, avvicinandosi
martedì ai dieci centesimi per azione che è la somma proposta dai francesi. Poi
l'annuncio di Berlusconi di una fantomatica cordata e
da mercoledì il titolo è stato addirittura sospeso per eccesso di rialzo,
adesso vale circa 35 centesimi anche se in settimana ha perso nel complesso
quasi il 40%. Di fronte a tutto questo Berlusconi non
ha fretta di mostrare le sue carte. "AirFrance ha avuto cinque mesi - dice
il suo portavoce Boniauti - non si capisce perché la cordata di cui parla Berlusconi dovrebbe materializzarsi proprio il giorno di
pasqua".
( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni, così non "si può fare" Veltroni, così non "si può fare" MARIO SECHI
Intervista Il programma del Partito democratico? "Promesse e tasse".
L'eredità di Prodi? "Crescita zero, pressione fiscale e inflazione".
Il petrolio? "Serve il nuovo nucleare". Giulio Tremonti va
all'attacco di Walter. E annuncia l'epoca del ferro, quella della crisi
globale. Sulla scrivania del suo ufficio romano c'è un tomo dal titolo
profetico, Il caos prossimo venturo, un saggio dell'economista indiano Prem
Shankar Jha. Come profetico rischia di essere il suo libro, La paura e la
speranza, dedicato alla crisi dell'Europa e della globalizzazione. Giulio
Tremonti è destinato a guidare il ministero dell'Economia, in caso di vittoria
del Popolo della libertà, in un periodo che lui definisce "il tempo del
ferro". In questa intervista a Panorama racconta con quali paure e
speranze si gioca la partita elettorale e il futuro di un paese in bilico come
l'Italia. Onorevole Tremonti, la campagna elettorale è al cloroformio. Forse
perché il Pd è diverso rispetto all'Unione e Walter Veltroni
è un avversario più temibile di Romano Prodi? Veltroni?
Vota oggi e pagherai domani. Veltroni è come quello
che entra in un bar e grida: "Da bere per tutti". Poi uno degli
avventori si alza e chiede: "Chi paga?". Veltroni
risponde: "Voi". Ma l'obiettivo del Pd è quello di abbassare la
pressione fiscale. La storia si sta ripetendo. È la stessa storia di Prodi che
nel 2006 promette le riduzioni fiscali e fa un piccolo errore. Quale errore?
Presenta una formula di copertura, poi scopri che la copertura si chiama tasse.
Guardi che Veltroni è in tour con il suo pull man e
dice che le tasse le riduce. Veltroni gira le piazze
d'Italia come un venditore di decreti, fa promesse miracolose per i giovani, le
famiglie, gli anziani, ma anche lui ha commesso un errore. Ritorna la domanda:
quale errore? Ha scritto una formula magica di copertura basata sui cosiddetti
fondi globali. Cosa sono i fondi globali? Sono i fondi iscritti nella
Finanziaria, da un anno per i tre anni successivi, a fronte delle nuove leggi
da fare. Ebbene, nella Finanziaria 2008 di Prodi su questi fondi c'è solo 1
miliardo di euro e le promesse di Veltroni ammontano a
oltre 20 miliardi. Come trova gli altri 19 miliardi di euro? Con le tasse. E lo
scrive chiaramente che serve questo per fare la quadra. Nei decreti di Veltroni c'è scritto promesse, ma vuol dire tasse. E per
tasse si intende (come nel cantiere aperto da Prodi) tasse che partono dal
risparmio delle famiglie, dal rialzo dell'imposta su Bot e Cct dal 12,5 al 20
per cento. Quindi, delle due l'una: o Veltroni non
mantiene le promesse, o mette le tasse. A giudicare da quello che ha fatto
Prodi, Veltroni mette le tasse. Il portafoglio è
vuoto? Esatto. E dato che i fondi non ci sono, Veltroni
prende per i fondelli gli italiani. Può ingannare uno per tanto tempo, può
ingannare tanti per poco tempo, ma non può ingannare tutti gli elettori per
tutta la campagna elettorale. Eppure si dice che i programmi del Pd e del Pdl
siano uguali. In cosa sono diversi? La differenza di fondo con il nostro
programma è che noi le tasse non le abbiamo mai aumentate e non lo faremo in
futuro. Certamente non alzeremo al 20 per cento la tassa sui Bot e i Cct. La
formula di Prodi del tassa e spendi non è stata solo un errore politico, ma
anche un errore economico, perché ha depresso la crescita. Qual
è la differenza tra Veltroni e Silvio Berlusconi? La differenza tra i due è che Veltroni è
convinto di perdere e Berlusconi ha la prospettiva di vincere. Berlusconi è
diventato prudente e realista, Veltroni promette il miracolo, con
la formula "yes, we can". Siamo di fronte a un paradosso della
campagna elettorale? Veltroni non ha capito la
crisi mondiale che si sta abbattendo sull'Italia e continua a promettere un
miracolo. È uno specialista in notti bianche e se vince lui continuerà a fare
le notti bianche mentre gli italiani le faranno nere. Una sua vittoria sarebbe
un incubo per gli italiani. In Veltroni c'è la scena,
ma dietro il fondale non c'è la comprensione della realtà e dunque non c'è la
capacità di governo della realtà. E perché mai il Pdl dovrebbe saper governare
questo scenario così difficile? Perché siamo consapevoli di questa realtà.
Sappiamo che non aumenteremo le tasse, che dobbiamo ridurre la spesa pubblica,
e sappiamo che ci sono interventi importanti che si possono fare a costo zero.
Quali interventi? Faccio un esempio: il governo Prodi-Veltroni
ha fatto un enorme regalo fiscale alle banche, noi pensiamo che questo sgravio
debba essere riservato solo alle banche che contrattano con le famiglie mutui
più umani. Non a caso il Pd è il partito preferito dai grandi banchieri che
hanno votato per le primarie di Veltroni. Noi speriamo
che le famiglie alle elezioni politiche votino invece nel proprio interesse.
Lei è tra quelli che sostengono che non tutto è fisco ed economia: il Paese è
bloccato dai no alle infrastrutture, i conflitti tra enti locali e Stato si
moltiplicano. Bisogna cambiare il titolo V della Costituzione (la riforma che
nel
( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cosa c'è nei
programmi dei partiti CARLO PUCA Elezioni Case popolari, salari, asili nido,
mangiare sano... Le chiedono tutti i candidati premier, nessuno escluso.
Viaggio, con sorprese, nei progetti di governo: gli intrecci tra Bertinotti e
Santanchè, le sfumature di Di Pietro, la divaricazione sui valori tra Berlusconi e Veltroni, favorevole a testamento biologico e coppie omosessuali. Èdi
moda la raccolta differenziata. Per tutti, proprio tutti, è la priorità del
governo che verrà. Da Fausto Bertinotti a Daniela Santanchè, passando per
Walter Veltroni e Silvio Berlusconi e gli altri candidati premier, non ce n'è uno che non indichi la
strada maestra del riciclaggio per risolvere la questione dei rifiuti.
Fa nulla che siano poche, anzi pochissime, le sezioni di partito che in Italia,
a cominciare dalla Napoli disastrata, differenzino la spazzatura. Ma si sa: una
cosa sono i programmi elettorali, un'altra la vita reale. Al tempo delle
elezioni conta cavalcare l'onda. Ecco dunque assicurati gli asili nido, la
certezza della pena, l'edilizia popolare, la morte della burocrazia, il made in
Italy. E il mangiar sano e tipico, ci mancherebbe. Il problema è uno solo: sono
davvero pochi gli argomenti che caratterizzano l'un programma o l'altro. A separare
è più il come che il cosa, però uno schema minimo di diversità si può fissare.
Bertinotti e Veltroni sono divisi dall'economia e
dalle grandi opere. Veltroni e il socialista Enrico
Boselli da un pizzico di laicità in più del secondo. Veltroni
e Boselli si distinguono da Pier Ferdinando Casini sui temi eticamente
delicati. Casini da Berlusconi soltanto sulla
riduzione delle tasse (il Popolo della libertà generalizza, l'Udc la vuole
prima per le famiglie). Ben più ampia è la divaricazione tra Berlusconi
e Santanchè, liberista il primo, sociale la seconda. Al punto che la Destra
incrocia più la Sinistra arcobaleno che il Pdl. Come Bertinotti, per esempio,
Santanchè contesta la privatizzazione dell'acqua e ne chiede la
"riconversione a bene pubblico". Altissima, purissima, statalissima.
Destra e sinistra radicali si diversificano soltanto su droghe leggere, energia
nucleare e immigrati. Nello specifico, Santanchè intende "prendere i
clandestini a calci nel c...". Bertinotti pretende invece la chiusura immediata
dei centri di permanenza temporanea e chiede "l'abolizione della
Bossi-Fini e una nuova normativa che introduca per i migranti l'ingresso per
ricerca di lavoro". Ma a guardare le proposte su mutui sociali, tassazione
delle rendite finanziarie e salario minimo garantito sembra di rileggere, in
politichese, il Fasciocomunista di Antonio Pennacchi. In politica gli
estremi(sti) si toccano. In verità, il salario minimo lo garantiscono
praticamente tutti. La base di partenza sono 1.000 euro netti al mese, "ma
anche" 1.100 secondo Veltroni. Sinistra critica e
la sua candidata Flavia D'Angeli arrivano a quantificare a 1.300 gli euro
essenziali per sopravvivere. Bertinotti rilancia: propone il ritorno alla scala
mobile e una nuova legge che fissi "la durata massima del lavoro
giornaliero a otto ore e in due ore la durata massima degli straordinari".
E Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori, è categorico:
"Bisogna partire dall'assunzione a tempo indeterminato di tutti i
lavoratori oggi precari". Manco fossero bruscolini. E i pezzi grossi,
Partito democratico e Popolo della libertà? Si accusano reciprocamente di aver
copiato e rivendicano la primogenitura del programma. In effetti, più di una
convergenza c'è, sull'economia anzitutto. Berlusconi
punta a ridurre la spesa statale di un punto all'anno, Veltroni
lo stesso, ma dal secondo esercizio di governo. L'iva sul turismo l'abbassano
entrambi, la banda larga è un diritto "naturale", un nuovo sistema di
ammortizzatori sociali pure. I giovani e le donne meritano i prestiti d'onore,
il Mezzogiorno la perequazione e la fiscalità di vantaggio. Il credito
d'imposta alle imprese che assumono a tempo indeterminato? Già fatto, come
l'alienazione di un parte del patrimonio pubblico. E se Berlusconi
è contro l'evasione fiscale e dice no a nuovi condoni, Veltroni
parla insistentemente di ridurre le tasse. È il mondo alla rovescia. Ma
somiglianze e (presunte) copiature riguardano l'intero scibile umano e
programmatico. Per i non autosufficienti è pronto un piano straordinario, la
castrazione chimica per i pedofili non è tabù, il numero di poliziotti (e il
loro stipendio) verrà aumentato, sarà vietato pubblicare le intercettazioni, le
liste d'attesa negli ospedali pubblici diverranno un brutto ricordo. E ancora:
niente più manager raccomandati nelle asl, università in competizione,
riqualificazione delle periferie, privatizzazione delle municipalizzate,
liberalizzazione dell'energia, processi più rapidi, maggiore sicurezza sul
lavoro, lotta senza quartiere alle mafie, via libera a rigassificatori e
termovalorizzatori, fors'anche al nucleare. Programma vasto, forse troppo.
Programma da Caw, Cavaliere più Walter. Programma da larghe intese. E c'è
ancora il capitolo delle infrastrutture. Berlusconi
cita la "legge obiettivo", Veltroni no. Ma
il risultato è lo stesso: via libera, e in maniera spedita, a tutte le grandi
opere. Soltanto sul ponte di Messina il programma democratico, prudentemente,
glissa. Glissano entrambi, invece, sulle banche: né il Cavaliere né Walterissimo
affrontano il tema della riforma del sistema bancario e creditizio, un mutuo
politico troppo alto da pagare. Cosa separa allora il Pdl dal Pd, e viceversa?
Quali sono le differenze tra le sette missioni berlusconiane e i 12 punti
veltroniani? Poche, ma decisive. Esempio: il Pd non prende posizioni sulle
droghe, il Pdl è per la guerra totale anche a quelle leggere. Poi c'è
l'immigrazione. Il Popolo della libertà rilancia la Bossi-Fini, con la Lega si
oppone nettamente "al diritto di voto alle amministrative per gli
immigrati" e nega "il welfare italiano agli immigrati", l'esatto
contrario del programma democratico, sul punto diverso persino da quello di
Antonio Di Pietro, assai severo con i clandestini. Per inciso, l'ex pm chiede
anche la reintroduzione del reato di falso in bilancio e l'abolizione delle
comunità montane, temi assenti nel testo democratico. Così come è assente la
parola Malpensa, e proprio mentre la Lega definisce "una tragedia" il
ridimensionamento dello scalo aeroportuale milanese, "a vantaggio di
Fiumicino, noto aeroporto veltroniano". Ma la grande divaricazione del Caw
va in scena su un altro palcoscenico, ben più ideale, quello dei temi
eticamente delicati: aborto, testamento biologico e coppie di fatto. Sulle
interruzioni di gravidanza la posizione è più sfumata, il Pd sostiene
"l'obiettivo di un'ulteriore riduzione del numero degli aborti". Ma
anche che "la legge 194 è una legge equilibrata, che ha conseguito buoni
risultati". Il Pdl invece rilancia "il ruolo dei consultori pubblici
e privati per garantire alternative all'aborto". Checché ne dicano i
cattolici del Partito democratico, nel programma è chiaramente scritto che il
Pd si impegna "a prevenire l'accanimento terapeutico anche attraverso il
testamento biologico" e promuove "il riconoscimento giuridico dei
diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi,
indipendentemente dal loro orientamento sessuale". Viceversa, il Pdl
esclude "ogni ipotesi di legge che permetta o comunque favorisca pratiche mediche
assimilabili all'eutanasia" e rifiuta una legislazione per le coppie
omosessuali. Sono differenze pesanti. Le ha colte la Cei, con monsignor
Giuseppe Betori: "Cari cattolici, votate chi mantiene due punti fermi:
tutela della vita e della famiglia tradizionale". Veltroni,
solitamente loquace, ha preso tempo. Meglio parlare di raccolta differenziata,
va.
( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ARCITALIANO
Rialzati, campagna elettorale GIULIANO FERRARA Ha cominciato Veltroni
con la riduzione dello stipendio dei parlamentari. Ma perché allora votò contro
la riduzione del loro numero e la fine del bicameralismo ozioso? Le mie
pensioni. Silvio Pellico (Le mie prigioni) si rivolta nella tomba. La coscienza
nazionale si fa i conti in tasca. Gianfranco Fini accusa Walter Veltroni di essere un pensionato di 52 anni, per 5.300 euro
al mese. Non è proprio un argomento sofisticato, assomiglia parecchio a un
colpo basso, ma efficace. Veltroni trasgredisce il
Vangelo, che pure pubblicò a puntate sull'Unità, quando ne era il direttore,
dopo la serie delle figurine Panini. Per lui la mano destra deve sapere quel
che ha fatto la mano sinistra: ha dato un sacco di soldi alla Caritas, a
Sant'Egidio, a una scuola africana, ai ragazzi autistici. Così l'elemosina
delle sue pensioni o la promozione caritatevole del bene si confonde con la
lista della spesa, con un qualunque elenco di costi e ricavi politici (oltre
tutto, non capisco l'argomento di Walter sull'ineluttabilità della pensione:
anch'io sono un parlamentare europeo emerito, diciamo così, e non attingo.
Segno che non è proprio un dovere prendere quando si è lasciato). Viene da
dire: "Rialzati, campagna elettorale!". Aggiungendo che un tanto di
dignità in più al linguaggio politico la si può dare, anche per rispetto ai
cittadini che proprio tonti non sono, insomma: "Si può fare". Il
problema è trovare le idee giuste, partendo dalla situazione vera del Paese e
del mondo. Per trovarle bisognerebbe cercarle, ma non pare che si stiano
facendo grandi sforzi a questo fine. Non voglio fare del moralismo
antipolitico, ci sono i guitti apposta per la bisogna. Ma sono loro a inseguire
i guitti. Ha cominciato Veltroni con la solita solfa
della riduzione dello stipendio dei parlamentari. Giustissimo, perché sono
troppo alti in un paese in cui i sindacati e le imprese da decenni scambiano il
loro potere di interdizione con una politica di bassi salari e stipendi che fa
vergogna. Ma c'era lì pronto un bel risparmio vero e serio, la riduzione del
numero dei parlamentari e la fine del bicameralismo ozioso, con la riforma
della Costituzione, e Veltroni votò
contro, la sinistra mise in piedi la più sciagurata e faziosa campagna
delegittimante verso misure costituzionali approvate sotto Silvio Berlusconi, che tutti ritengono urgenti e pacifiche da circa trent'anni:
più potere al capo del governo, nomina e revoca dei ministri, e appunto meno
vagabondi a Montecitorio. Ora una grillata da comizio sarebbe credibile?
No, e Veltroni si è beccato il suo, la risposta
astiosa di Fini sulle sue pensioni baby. Bisognerebbe inoltre, con onestà,
chiedere a Gian Antonio Stella, un'autorità indiscussa in materia, di
quantificare i risparmi possibili nel capitolo dei costi della politica. E di
paragonarli con le perdite generate dalla cattiva politica, quella più
demagogica, quella che insegue i privilegi corporativi delle gilde e dei
sindacati e delle varie confindustrie, quella che non decide. L'Alitalia in
trent'anni ci è costata cento volte di più del maestro di tennis gratuito di
qualche deputato o senatore in vena di fitness. E ancora stiamo lì a fare i
difficili con chi ha deciso di comprarsela, di sollevarci da quella macchina di
debiti, di rilanciare una grande industria del trasporto su una scala europea e
transcontinentale più efficiente (Air France-Klm). Poi ci prendiamo in giro con
le indennità e le guarentigie, spesso oscenamente alte, di un migliaio di
eletti. Il costo della politica è la politica debole, ricattata, che non cerca
e non trova quelle idee a disposizione sul mercato come concorrenza, mobilità
sociale, libertà d'impresa, defiscalizzazione dell'economia, intorno alle
quali, bene o male, quasi tutti i paesi del mondo sviluppato sono riusciti a
garantirsi una crescita superiore a quella meschina, asfittica, dell'economia
italiana. Rialzati, campagna elettorale.
( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL PEGGIORE Una
buona occasione per tacere AUGUSTO MINZOLINI Fra i politici italiani c'è un
gusto forsennato per l'iperbole. Insomma, per avere eco sui media si esagera.
Ci si lascia andare a ragionamenti e proposte che puntano a suscitare scandalo
ma non hanno nulla a che vedere con il senso comune. Antonio Di Pietro di cose
del genere ne dice una al giorno con il chiodo fisso di far tintinnare le
manette, il suono che più appassiona i suoi fan. Solo che l'ex magistrato è
talmente scontato che ormai nessuno gli dà peso. Più pericoloso, invece, è
ricercare l'iperbole su argomenti delicati come la politica estera e le
missioni dei nostri militari all'estero. Qui chi dà il meglio è l'ex ministro
della Difesa del Cavaliere, Antonio Martino. Già durante il governo Berlusconi il personaggio era stato l'autore di exploit spericolati
che in alcuni momenti avevano fatto traballare la sua poltrona di ministro. E
adesso, in piena campagna elettorale, Martino ha rispolverato il vecchio stile
lanciando la solita proposta foriera di polemiche: ha chiesto il ritiro della
nostra missione in Libano e un aumento dei nostri militari in Afghanistan.
Ipotesi su argomenti delicati, avanzate con i toni dei duri del Pentagono. Una
sorta di parodia. Peccato che al personaggio manchi il sigaro o la sigaretta di
John Wayne. Intendiamoci bene, non è che la proposta di Martino non abbia le
sue ragioni: i nostri soldati in Libano stanno combinando ben poco e alla fine
rischiano di coprire solo la riorganizzazione degli hezbollah; mentre in
Afghanistan è necessaria una maggiore presenza di uomini e di risorse (la
Francia si appresta a farlo) in vista della solita offensiva di primavera dei
talebani che rischia di far traballare il governo di Kabul. Solo che una
sortita come quella di Martino, calato nei panni dell'ex segretario alla difesa
di George W. Bush, Donald Rumsfeld, non serve a niente. Anzi è
controproducente. Intanto perché l'argomento sicuramente non porta voti in
campagna elettorale. Inoltre certe decisioni prima si prendono e poi si dicono:
l'idea che il prossimo governo possa ritirare il nostro contingente in Libano,
infatti, rende ancora più evanescente il nostro ruolo nella regione; mentre in
Afghanistan mette i nostri soldati nel mirino di chi non vuole un aumento della
nostra presenza a Kabul. Risultato: il governo di Beirut ha
protestato, Walter Veltroni ne ha approfittato, Gianfranco Fini ha precisato e Silvio Berlusconi, alla fine, ha dovuto prendere le distanze dal suo ex ministro.
E Martino? Forse si è reso conto di aver perso un'altra buona occasione per
starsene zitto.
( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Alitalia Quanto ci
costa regalarla ai francesi RENZO ROSATI le cifre vere Un'indagine di Panorama
ha calcolato gli oneri invisibili della già dura offerta dell'Air France. Come
minimo 1,25 miliardi di euro. Senza contare i costi della cassa integrazione, il
calo del pil lombardo, gli oneri legati alla causa della Sea... Da 1 miliardo
700 milioni a 2,5 miliardi di euro: è quanto costerebbe allo Stato, o al
sistema Italia, in ogni caso al contribuente, accettare alla lettera le
clausole imposte dall'Air France-Klm per assorbire l'Alitalia. Una cifra in
gran parte da pagare sull'unghia. Vediamo perché, secondo i calcoli di
Panorama, sentiti esperti, politici, fonti riservate del ministero
dell'Economia e dopo aver consultato documenti dei sindacati e delle altre
parti interessate. Il capitolo più rilevante è la richiesta tassativa di
chiudere il contenzioso fra la Sea e l'Alitalia. L'azienda che gestisce gli
aeroporti di Malpensa e Linate, presieduta da Giuseppe Bonomi, primo azionista
il Comune di Milano, ha depositato presso il tribunale di Busto Arsizio
un'azione di risarcimento da 1,25 miliardi per "danno emergente e lucro
cessante", cioè per l'abbandono dello scalo milanese da parte della
compagnia aerea. Jean-Cyril Spinetta, numero uno dell'Air France-Klm, pretende
dal governo una manleva, cioè la garanzia formale e scritta che si accollerà
tutte le spese se la magistratura darà ragione alla Sea. Escluso un decreto,
che con le elezioni alle porte non avrebbe neppure i tempi tecnici di
conversione in legge, si tratta di accantonare i soldi, come fanno le aziende
private per far fronte alle querele. Bonomi ha già detto che la cifra è
trattabile, però la causa (appoggiata in pieno dal sindaco di Milano, Letizia
Moratti) non è ritirabile. Si potrebbe scendere a 4-500 milioni, cioè al
"lucro cessante", ma solo a condizione che il governo si accolli
altri impegni. Anche questi con oneri ancora tutti da verificare. La seconda
voce di spesa immediata è il prestito ponte da 300 milioni che il Tesoro
dovrebbe concedere all'Alitalia per garantirne la sopravvivenza da qui alla
chiusura dell'accordo con l'Air France. Il prestito ha già sollevato i malumori
dell'Unione Europea e il Tesoro dovrebbe quindi tentare di ricorrere al
mercato. Poi c'è il problema spinoso dei cosiddetti esuberi, le persone a
rischio di licenziamento. È in realtà lo scoglio, anzi un'enorme barriera,
contro cui pare destinata a infrangersi l'intera trattativa: Spinetta chiede il
sì scritto di tutte le organizzazioni sindacali di piloti, personale di volo e
addetti di terra. E mercoledì 19 lo ha ribadito a Roma: senza l'ok sindacale
l'assorbimento dell'Alitalia è praticamente impossibile. Il primo incontro,
martedì 18 marzo, era andato malissimo; il secondo, dopo preliminari il 20
marzo, dovrebbe tenersi dopo Pasqua. L'ultimatum scade il 31. Nel piano di
Spinetta i tagli riguardano 1.600 dipendenti nell'Az Fly, cioè il personale
collegato ai voli, e almeno 500 nell'Az Servizi, principalmente la
manutenzione. Ma secondo un documento riservato della Cgil gli esuberi
raggiungerebbero il totale di 7 mila in tutta Italia, tra aziende che lavorano
direttamente per l'Alitalia, come l'Atitech di Napoli, e l'indotto di Malpensa.
Paolo Ferrero, ministro uscente della Solidarietà sociale, e il suo collega dei
Trasporti, Alessandro Bianchi, hanno sui loro tavoli dossier ancora più
pessimistici: 10 mila posti a rischio, dei quali dovrebbe farsi carico lo Stato
attivando immediatamente la cassa integrazione. A quale costo? Il governo ha
appena firmato una prima procedura di cassa integrazione per 900 dipendenti Sea
di Malpensa: 80 milioni in due anni, circa 45 mila euro l'anno per ogni
addetto. Attenzione: questi 900 lavoratori che perdono il posto a causa del
taglio dei voli già deciso dall'Alitalia sono in aggiunta ai 7-10 mila stimati
da sindacati e governo. Ma procedura e costi sono unanimemente considerati il
modello da estendere all'intera operazione. Dunque se gli esuberi saranno 7
mila lo Stato dovrà impegnarsi per 315 milioni l'anno, se saliranno a 10 mila
per 450 milioni. In aggiunta ai 40 già decisi per 2008 e 2009. Non finisce qui,
perché altri 5-700 dipendenti dell'Az Servizi dovrebbero passare alla Fintecna,
contenitore nato dalle ceneri dell'Iri per gestire aziende decotte. Anche per
questa operazione ci sarebbe un prezzo, da definire. A questo punto siamo già a
1,25 miliardi di euro da stanziare subito nella migliore delle ipotesi, quella
dell'accordo extragiudiziale con la Sea. A 2 miliardi nella peggiore. Per
limitarci però ai soli costi vivi. Alla lista va aggiunta la svalutazione
dell'offerta "cash" per le azioni Alitalia da parte dell'Air
France-Klm. Erano 485,3 milioni a dicembre 2007, si sono ridotti a 138,5 oggi.
Dunque circa 347 milioni di minori introiti, giustificati da Spinetta con l'incrocio
tra perdita di valore in questi tre mesi dell'Alitalia e calo della
capitalizzazione dell'Air France-Klm in borsa: l'offerta è infatti di un'azione
Air France ogni 160 Alitalia, stimate a Parigi e Amsterdam meno di 10
centesimi. Questo calcolo trascina un'ulteriore conseguenza: al Tesoro viene
offerto non più il 3,2 per cento dell'eventuale nuovo gruppo Air
France-Klm-Alitalia, bensì l'1,5. Quanto pesa questa perdita? Dipende dalle
oscillazioni del mercato: oggi incide tra gli 80 e i 140 milioni. In compenso i
francesi migliorano la proposta di aumento di capitale: 1 miliardo anziché 750
milioni. Al conto immediato vanno aggiunte le spese per i prossimi anni. Solo
per gli ammortizzatori sociali non meno di 200 milioni l'anno da qui al
2011-2012, 150 dei quali per la sola Lombardia. E se nella ricca Padania i
lavoratori potrebbero riconvertirsi più facilmente, è anche vero che un
documento dello Studio Ambrosetti calcola in un punto percentuale del pil della
Lombardia l'impatto globale del ridimensionamento di Malpensa sull'economia
della regione. Di quanto stiamo parlando? Della bellezza di 3 miliardi di euro;
cioè la riduzione della crescita del pil lombardo nel 2008 dal 3,5 al 2,5 per
cento. È ragionando su queste cifre che nel governo, nel Partito democratico e alleati
(su tutti, Antonio Di Pietro) sta montando la rabbia nei confronti di Romano
Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. "La sola Malpensa vale dieci volte
l'Alitalia, ci abbiamo investito 20 miliardi" protesta Di Pietro.
"Questa operazione non ha senso": Walter Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi
alla moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione
Lombardia Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino
l'Alitalia. Questione che si scontra con un'altra clausola imposta da Spinetta,
che cioè vengano mantenuti gli slot, ma questo impedirebbe ad altre
compagnie di offrire collegamenti alternativi tra Milano e il mondo. A sinistra
si litiga furiosamente e si invocano soluzioni bipartisan. Cioè concordate con
Silvio Berlusconi, con la Lega e con An. Quasi
certamente il Cavaliere finirà per trovarsi la grana sul tavolo, se vincerà le
elezioni. Nel frattempo, come si è chiesto il Financial Times, si capirà se
"Spinetta vuol fare il check-in o il check-out dall'Alitalia". Se
insomma la sua offerta capestro sia in realtà un modo per sfilarsi. Lasciando
al futuro governo di Roma due possibilità: il commissariamento dell'Alitalia o
una cordata tricolore che risorga all'orizzonte. Berlusconi
è tra i pochi a crederci.
( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CONTROCAMPO
Veltroni non è un berlusconiano di sinistra
GIANNI BAGET BOZZO Ci siamo fatti prendere la mano pensando che Walter Veltroni sia cambiato e
sia divenuto un berlusconiano di sinistra senza essere mai stato comunista. Il
disegno del Partito democratico mi pare più complesso. L'idea è quella di rifare non il
Pci ma la Democrazia cristiana, partito di centro che poteva allinearsi con i
partiti di destra e di sinistra secondo le circostanze: con il proporzionale
alla tedesca la bozza Bianco 2 pensava questo. Ma quando due fanno la stessa
cosa, dice un proverbio, non fanno la stessa cosa. Mentre il morso
democristiano era di legno, quello che viene dai comunisti è di ferro. Se Veltroni vince le elezioni, può pensare di rendere utile, ma
non necessaria, l'estrema sinistra, mantenuta come ausiliare regionale e
locale, e occuparsi in Parlamento di disgregare il centrodestra. Per questo
votare Silvio Berlusconi vuol dire ancora votare per
la libertà. Credo che sia questo il sentimento che spingerà gli elettori a non
astenersi anche quando Berlusconi, che ha di fronte le
difficoltà del governare, non promette orizzonti radiosi. Esprime però, ed è
tutto, la volontà di rilanciare l'Italia come sistema di appartenenza, di fare
le grandi opere, superando i veti localistici: un'impresa che fa tremare vene e
polsi, come dice Dante, perché il potere di veto sindacale e locale indica che
l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro ma limitata dalla permanente
anarchia. Credo che il governo veltroniano non darà impulso nuovo al sistema
Italia perché il concetto di postcomunista è sempre più di prendere il potere e
di conservarlo. Ma, caro presidente Berlusconi, spero
che il suo istinto la conduca a dire ancora una volta che queste elezioni sono
per la crescita della nazione e per la libertà. Non a caso non basta dire Forza
Italia, occorre mettere la parola libertà per costruire una forza politica
attorno a essa. La battaglia continua.
( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Perline perline
ENZINO MEUCCI "La Stampa", 3 marzo 2008. Fausto Bertinotti: "Veltroni dice di non essere di sinistra: è reo
confesso". "L'Unità", 17 febbraio 2008. Furio Colombo:
"Entra funereo lo slogan della campagna berlusconiana "Alzati
Italia". L'affinità del linguaggio che il pubblico coglie è piuttosto con
la serata di Vespa dedicata a Lourdes in un'altra puntata". "La
Stampa", 9 marzo 2008. Marcello Sorgi: "Ieri D'Alema ha stigmatizzato
"il tono abituale arrogante e violento" di Berlusconi.
Dimenticando quando, nel 2001, per convincere i suoi elettori che il Cavaliere
era fuori dalla realtà, arrivò a dire che era venuta l'ora "di mettergli
lo scolapasta in testa" come si fa per i matti". "Corriere della
sera", 10 marzo 2008. Silvio Berlusconi
(riferendosi a Walter Veltroni): "Un sindaco moderno, invece di laurearsi si è diplomato
in fiction". "Il Giornale", 14 marzo 2008. Giulio Tremonti:
"Massimo Calearo non rappresenta il Nord-Est, ma una sua caricatura".
Gli chiedono: "Porterà voti a Veltroni ?".
Risponde: "Se ha una famiglia numerosa, un contributo lo può dare".
"Il Giornale", 14 marzo 2008. Massimo D'Alema (la Carta costitutiva
dell'organizzazione estremista islamica di Hamas promette la distruzione
dell'entità sionista. Nell'attesa Hamas riferendosi agli israeliani dice:
"Figli di porci e di scimmie"): "Con Hamas dobbiamo
parlare". "Corriere della sera", 12 maggio 2006. Rino Formica:
"Giuliano Amato è un Re Mida rovesciato che trasforma l'oro in fragile
argilla".
( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sono io a stampare
le Papa news STEFANO LORENZETTO intervista Suo nonno e suo padre, prima di lui,
hanno scritto per l'"Osservatore romano". Ma da quando Giovanni Maria
Vian ne è direttore, molto è cambiato: nuova veste, nuovi collaboratori anche
non cattolici perché il giornale deve essere luogo di confronto. Perfino
un'apologia di Bruce Springsteen... Al nuovo direttore dell'Osservatore romano
stanno imbiancando l'ufficio. Incontro Giovanni Maria Vian in una stanzetta
provvisoria. Ha appoggiato il crocifisso sul termosifone, scelta involontaria
di alto valore simbolico: nessun ateo potrà più dire che Gesù è morto di
freddo. Prima di traslocare in Vaticano,
( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lettere lettere
Pulizia etnica cominciata con Mao "Abbiamo notizie non confermate che
circa 100 persone sono state uccise e che a Lhasa è stata imposta la legge
marziale" ha denunciato in una nota il governo tibetano in esilio nel nord
dell'India. Di contro, secondo una nota diffusa dall'alta corte del Tibet
(cinese, beninteso), "i teppisti hanno dato fuoco a scuole, ospedali,
centri di intrattenimento per bambini, negozi e case civili... ucciso innocenti
civili": le dieci vittime annunciate fino a questo momento sono cinesi han
immigrati in Tibet. Io credo ai tibetani, non ai cinesi i quali, dopo avere ai
tempi di Mao Zedong invaso militarmente (cannoni contro fucili ad avancarica)
il Tibet, uccidendo, con una sorta di pulizia etnica, centinaia di migliaia di
abitanti, hanno progressivamente cinesizzato la regione con la massiccia
immigrazione di cinesi, che ora sono in maggioranza. Lucio Di Nisio,
Montesilvano (Pe) lettera della settimana Andiamoci a Pechino: per protestare
Nel
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La sorpresa del
cavaliere: "Sta bluffando" Casini più duro di Veltroni:
"La cordata sparirà dopo le elezioni". Di Pietro: "E' insider
trading" Roma Il più duro è l'ex alleato Pierferdinando Casini. "Se Berlusconi o i suoi figli vogliono mettere fuori i soldi per
Alitalia sono i benvenuti", dice a proposito della promessa del cavaliere
di una cordata di imprenditori pronti a contendere la compagnia aerea nazionale
ad AirFrance. "Però - aggiunge Casini che corre in solitaria per palazzo
Chigi alla guida dei centristi - li mettano fuori rapidamente senza dare adito
a una grande speculazione come quella che è in corso in questi momenti".
Perché sull'attivismo del cavaliere l'ex presidente della camera ha lo stesso
giudizio che circola nel Pd: è campagna elettorale. Anzi, è convinto che
"tutti gli italiani capiscono che quella di Berlusconi
è solo una captatio benevolentiae per prendere qualche voto in più e che il
giorno dopo le elezioni non ci sarà nessuna cordata". Casini esprime con
le parole forti necessarie a dargli un po' di quella visibilità che in questa
campagna elettorale gli manca la stessa convinzione del ministro dell'Economia.
Intervistato dal Financial Times, Tommaso Padoa Schioppa chiarisce che il timing,
la scadenza della vicenda Alitalia non lo stabiliscono i politici "ma è
dettato dalle condizioni della compagnia che ha ossigeno per poche
settimane". Non le tre o quattro che ha chiesto Berlusconi
e che, secondo il responsabile economico del partito democratico Giorgio Tonini
sono un trucco per rinviare la materializzazione di "improbabili cordate
guarda caso solo il giorno dopo le elezioni". Secondo Padoa Schioppa,
grande sponsor di AirFrance, c'è insomma una "drammatica e sorprendente
perdita del senso della realtà. La gente - spiega il ministro - continua a
sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano ancora compratori alternativi e
soluzioni alternative". Così non è, ma il candidato premier del partito
democratico Walter Veltroni non può non preoccuparsi
dell'impatto negativo che l'arrivo dei francesi avrà sull'occupazione: si
tratta in fondo di una scelta fatta dal governo di centrosinistra. Non per
nulla Prodi tace e il consigliere di Veltroni Tonini
se la prende con "i cinque anni senza strategia del governo Berlusconi". Quanto al governo dell'Unione, Tonini
riconosce l'impegno "ha avuto il merito di affrontare la vicenda in modo
corretto e trasparente", evitando di esprimersi sul risultato. Veltroni secondo costume si limita agli auspici:
"Alitalia è il classico caso che andrebbe gestito con grande senso di
responsabilità, direi con spirito bipartisan". Quello spirito che
notoriamente manca al ministro delle infrastrutture uscente, Antonio Di Pietro,
l'unico alleato di Veltroni alle prossime elezioni:
"Berlusconi sta facendo insider trading facendo
credere che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia. Certe operazioni prima si
fanno e poi si dicono e annunciarle per creare distorsioni del mercato è un
reato". In effetti la Consob ha annunciato da un paio di giorni di aver
messo sotto osservazione lo scambio di azioni Alitalia in borsa. Nei due giorni
precedenti alle uscite di Berlusconi, il titolo era
crollato come effetto della presentazione del piano di AirFrance, avvicinandosi
martedì ai dieci centesimi per azione che è la somma proposta dai francesi. Poi
l'annuncio di Berlusconi di una fantomatica cordata e
da mercoledì il titolo è stato addirittura sospeso per eccesso di rialzo,
adesso vale circa 35 centesimi anche se in settimana ha perso nel complesso
quasi il 40%. Di fronte a tutto questo Berlusconi non
ha fretta di mostrare le sue carte. "AirFrance ha avuto cinque mesi - dice
il suo portavoce Boniauti - non si capisce perché la cordata di cui parla Berlusconi dovrebbe materializzarsi proprio il giorno di
pasqua".
( da "Stampa, La" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DI Il pensiero
LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Continua la campagna elettorale e i muri sono zeppi
di manifesti. Che b'lssa. Siam di nuovo circondati di bei musi con le camicie
di cemento e cravatte di marmo per dar senso di stabilità. Gente fotografata
con la mano sul cuore e quella che non si vede sul... Molti son seduti alla
scrivania. Per far vedere che lavorano. Invece si son messi lì prima di andare
a fare l'happy hour... Casini nel manifesto elettorale c'ha una biffa che
sembra che voglia sputare in testa a tutti quelli che gli passano sotto.
Sorriso tirato.. Sembra che il fotografo invece che "sorrida" gli
abbia detto "guardi che ha la bottega aperta...". In quello del Pd invece c'è Veltroni che ride
conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace
sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce delle metamorfosi.
Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in altre un culetto di
neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare in tintoria.
La Santanchè è mistica, santificata e santificante. Metafisica. Gli occhi
rivolti al cielo. Sarà il botulino. Fini invece è fotografato di taglio, di
sbieco, vent'anni fa però. Manca la foto di Berlusconi.
Sì. I manifesti del Pdl sono senza foto, c'han solo il simbolone. Come facciamo
adesso? Trovarmi la faccia di Berlusconi sui muri
della mia città per me era una tradizione. Come trovare i piccioni in piazza
San Marco. Cioè. Non vedere quel sorriso a tastiera d'organo senza diesis e
bemolle, quegli occhietti a spillo strizzati che fa uno quando gli scappa la
pipì... è brutto. Perché non han messo la foto di Berlusconi?
Ha usato la stessa lozione di Ronaldo, gli son venuti troppi capelli e non sono
riusciti a scontornarla? Dall'agitazione è venuto mosso? Secondo me è una
strategia per stupire. Sono certa che si inventa qualcosa. Vedrai. Capace che
si fa proiettare come il marchio di Batman sulle nuvole di notte. Frann. Oppure
si fa costruire dei sosia di pannolenci e li appende ai balconi come i Babbi
Natale di Cortina d'Ampezzo. Comunque sia, politici o no, farsi fotografare in
primo piano è sempre un casino. Perchè si vedono le magagne del tempo. Più che
le mille primavere si vedono i settanta, ottanta autunni. E' vero che ti
sparano in faccia faroni da mille watt, che poi vieni piallata, con tutta
quella luce del naso vedi poi solo due buchini, ma non basta. E' vero ancora
che si lavora al computer di photoshop. Se il neo è troppo importante si clicca
sopra e si riduce a icona, ma non basta. Si migliora la faccia da babaciu, si taglia
e incolla l'orecchia a cerbottana, si assottiglia il collo da cinghiale della
Val di Lanzo ma serve a poco. E' proprio il primo piano in sé che è un rischio.
Guarda solo che foto abbiamo tutti sulla patente. Non so voi, ma io quando mi
fermano i vigili più che per la multa sto male all'idea che vedano la foto.
Sulla foto della patente di solito gli uomini sembrano o brigatisti Anni 70, o
seminaristi cacciati per inclinazioni omosessuali. Le donne prostitute kabuki o
mocie vileda. Io nella foto della patente ho 18 anni e sembro la nonna della
Montalcini. Il mio boy il cugino di Gianduia.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tre settimane al
voto, parte il rush nale. Il Cavaliere ha davvero paura
della rimonta Paura di Veltroni. Il signor tv in fuga dal confronto tv Gli uomini di Berlusconi sabotano il faccia-a-faccia. Il Pd li vuole stanare Veltroni incalza, il Cavaliere scappa. Anche ieri il Pd, con Bettini e
Realacci, ha rilanciato la sfida al Pdl perché il suo leader, Berlusconi, accetti il confronto in una faccia a faccia televisivo.
E anche ieri lo staff del Cavaliere, per voce di Paolo Bonaiuti, ha suonato la
ritirata strategica: "Il confronto è la negazione della loro stessa par
condicio, nella vana speranza di dare un minimo di ossigeno al loro
candidato". Per la verità era stato lo stesso Berlusconi
a dirsi a disponibile al confronto tv, salvo poi negarsi tramite i suoi
collaboratori, impedendo l'organizzazione del duello con Veltroni.
Ma il Cavaliere è in fuga anche da altre trasmissioni, giudicate scomode. Il
responsabile informazione del Pd Marco Follini ieri ha invitato le reti
Mediaset "a correggere la disparità di trattamento a favore del Pdl che la
stessa Agcom ha rilevato e che ha sbilanciato il confronto televisivo, in
questa prima fase di campagna elettorale, tra le parti in campo".
Modificando i suoi programmi, intanto, Berlusconi ha
deciso di battere a tappeto in tandem con Fini il Lazio, una delle regioni in
bilico. A PAGINA 3.