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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 24-3-2008       #TOP


Report "Veltroni/Berlusconi"

Informazione tv ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: faccia a faccia misterioso Ci sarà il faccia a faccia in tv tra Berlusconi e Veltroni? Secondo il ministro delle comunicazioni Gentiloni a questo punto sì, "se Berlusconi è pronto si può fare anzi si farà". Ma dove? C'è già la corsa. Floris ha velocemente invitato i due a Ballarò il 6 aprile, Nuccio Fava tornato su Sky dice che il satellite sarebbe più corretto di "Raifininvest",

Verba votant ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Verba votant Tie-break alberto piccinini Walter Veltroni alla Gazzetta dello Sport: "Un mese e mezzo fa era una partita per la quale si immaginava un punteggio tennistico. Ora ce la stiamo giocando punto a punto. Credo che andremo al tie break". Quella tennistica è una metafora molto ricercata, in politica.

Dove il Pd è ancora un embrione ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dove il nuovo partito veltroniano è stato varato, e tra Svp e tre componenti del centrosinistra in Trentino - dove il Pd non è nato - ossia Ds, Autonomisti e Margherita. Nel puzzle elettorale bisogna tenere conto delle consultazioni provinciali che cadranno in autunno, appuntamento al quale la Margherita trentina, che gode di una larga maggioranza relativa,

La sorpresa del cavaliere: Sta bluffando ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: "La cordata sparirà dopo le elezioni". Di Pietro: "E insider trading" La sorpresa del cavaliere: "Sta bluffando" Roma Il più duro è l'ex alleato Pierferdinando Casini. "Se Berlusconi o i suoi figli vogliono mettere fuori i soldi per Alitalia sono i benvenuti", dice a proposito della promessa del cavaliere di una cordata di imprenditori pronti a contendere la compagnia

Veltroni, così non <si può fare> ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Qual è la differenza tra Veltroni e Silvio Berlusconi? La differenza tra i due è che Veltroni è convinto di perdere e Berlusconi ha la prospettiva di vincere. Berlusconi è diventato prudente e realista, Veltroni promette il miracolo, con la formula "yes, we can". Siamo di fronte a un paradosso della campagna elettorale?

Cosa c'è nei programmi dei partiti ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni, favorevole a testamento biologico e coppie omosessuali. Èdi moda la raccolta differenziata. Per tutti, proprio tutti, è la priorità del governo che verrà. Da Fausto Bertinotti a Daniela Santanchè, passando per Walter Veltroni e Silvio Berlusconi e gli altri candidati premier, non ce n'è uno che non indichi la strada maestra del riciclaggio per risolvere la

Rialzati, campagna elettorale ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e Veltroni votò contro, la sinistra mise in piedi la più sciagurata e faziosa campagna delegittimante verso misure costituzionali approvate sotto Silvio Berlusconi, che tutti ritengono urgenti e pacifiche da circa trent'anni: più potere al capo del governo, nomina e revoca dei ministri, e appunto meno vagabondi a Montecitorio.

Una buona occasione per tacere ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Risultato: il governo di Beirut ha protestato, Walter Veltroni ne ha approfittato, Gianfranco Fini ha precisato e Silvio Berlusconi, alla fine, ha dovuto prendere le distanze dal suo ex ministro. E Martino? Forse si è reso conto di aver perso un'altra buona occasione per starsene zitto.

Alitalia Quanto ci costa regalarla ai francesi ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi alla moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino l'Alitalia. Questione che si scontra con un'altra clausola imposta da Spinetta, che cioè vengano mantenuti gli slot,

Veltroni non è un berlusconiano di sinistra ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: CONTROCAMPO Veltroni non è un berlusconiano di sinistra GIANNI BAGET BOZZO Ci siamo fatti prendere la mano pensando che Walter Veltroni sia cambiato e sia divenuto un berlusconiano di sinistra senza essere mai stato comunista. Il disegno del Partito democratico mi pare più complesso.

Perline ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi (riferendosi a Walter Veltroni): "Un sindaco moderno, invece di laurearsi si è diplomato in fiction". "Il Giornale", 14 marzo 2008. Giulio Tremonti: "Massimo Calearo non rappresenta il Nord-Est, ma una sua caricatura". Gli chiedono: "Porterà voti a Veltroni ?

Sono io a stampare le Papa news ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quindi hanno ragione Silvio Berlusconi e Walter Veltroni a sostenere all'unisono che i temi etici non devono entrare nella competizione politica? Sono temi che non vanno strumentalizzati. La difesa della vita umana dovrebbe stare a cuore a tutti i partiti. Concordo col presidente Giorgio Napolitano quando afferma che su questi argomenti non ci si deve dividere.

Lettere ( da "Panorama" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che per Berlusconi e Veltroni è la panacea di tutti i mali, è invece una camicia di forza per gli elettori. Centrodestra e centrosinistra finiscono per copiarsi a vicenda. Il magnificato modello bipartitico made in Usa non è compatibile con il governo del popolo, bensì solo con una oligocrazia dei poteri forti,

La sorpresa del cavaliere: <Sta bluffando> ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Casini più duro di Veltroni: "La cordata sparirà dopo le elezioni". Di Pietro: "E insider trading" Roma Il più duro è l'ex alleato Pierferdinando Casini. "Se Berlusconi o i suoi figli vogliono mettere fuori i soldi per Alitalia sono i benvenuti", dice a proposito della promessa del cavaliere di una cordata di imprenditori pronti a contendere la compagnia aerea nazionale ad AirFrance.

DEBOLE ( da "Stampa, La" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In quello del Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare in tintoria.

Paura di Veltroni. Il signor tv in fuga dal confronto tv ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 24-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il Cavaliere ha davvero paura della rimonta Paura di Veltroni. Il signor tv in fuga dal confronto tv Gli uomini di Berlusconi sabotano il faccia-a-faccia. Il Pd li vuole stanare Veltroni incalza, il Cavaliere scappa. Anche ieri il Pd, con Bettini e Realacci, ha rilanciato la sfida al Pdl perché il suo leader, Berlusconi, accetti il confronto in una faccia a faccia televisivo.


Articoli

Informazione tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Par condicio addio Socialisti, polemiche sullo spot Centra il risultato prima di essere mandato in onda - è rinviato per "rispetto" - lo spot del partito socialista in cui si dice che Gesù era il primo socialista della storia, ragione per cui si invitano i cristiani a votare Boselli. Immediate le polemiche: destra e centro, accusano lo spot di essere "sacrilego" e "vergognoso". Replica Boselli: "I valori del cristianesimo non sono esclusiva di nessuno, vedete lo spot prima di giudicare". Ma si potrà vedere solo dopo pasqua. Corsa al faccia a faccia misterioso Ci sarà il faccia a faccia in tv tra Berlusconi e Veltroni? Secondo il ministro delle comunicazioni Gentiloni a questo punto sì, "se Berlusconi è pronto si può fare anzi si farà". Ma dove? C'è già la corsa. Floris ha velocemente invitato i due a Ballarò il 6 aprile, Nuccio Fava tornato su Sky dice che il satellite sarebbe più corretto di "Raifininvest", Bruno Vespa non si sente in pericolo e conferma la sua "assoluta disponibilità". Ma Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, gela le speranze: "Il confronto è fuorilegge, Gentiloni spera solo di dare un po' di ossigeno a Veltroni".

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Verba votant (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Verba votant Tie-break alberto piccinini Walter Veltroni alla Gazzetta dello Sport: "Un mese e mezzo fa era una partita per la quale si immaginava un punteggio tennistico. Ora ce la stiamo giocando punto a punto. Credo che andremo al tie break". Quella tennistica è una metafora molto ricercata, in politica. Una volta De Mita espresse la preoccupazione che il Ppi diventasse "un circolo del tennis". E Martinazzoli nel 1994 descrisse la posizione dei centristi come quella di una pallina da tennis: "Vedo solo le gran racchettate che si menano i presunti contendenti di questo doppio o triplo misto". Utilizzò la metafora del tie-break dopo le ultime elezioni il senatore diniano-dissidente Natale D'Amico: "Prima di tutto mi aspetterei che Berlusconi riconoscesse che e' stato sconfitto. Non abbiamo vinto nè 6-0, nè 6-4, ma 7-6 al tie-break. Però, come a Wimbledon, chi ha vinto ha vinto...". Chiarissimo. Giuliano Amato, tennista dilettante, tentò un colpo da antologia in occasione delle lunghe sedute parlamentari per l'elezione del presidente Scalfaro: "Quando c'è stata la guerra dei trent'anni nessuno sapeva che sarebbe durata così a lungo perché non avevano ancora inventato il gioco del tennis col tie-break". Lungolinea. Out.

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Dove il Pd è ancora un embrione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al voto Viaggio elettorale nell'unica regione d'Italia in cui esistono ancora i Ds. E soprattutto la Margherita, nata due anni prima che nel resto del Paese ed ereditiera dello strapotere Dc. La Svp alleata dell'ex Ulivo Dove il Pd è ancora un embrione E a sinistra... Il caso di Marco Boato, escluso dalle liste, ha scosso l'Arcobaleno. Mentre fioccano i comitati locali contro le grandi opere Stefano Ischia Trento Il Pd che non nasce a Trento, con Margherita e Ds uniti solo per un cartello di facciata; Sinistra critica e Partito comunista dei lavoratori che si presentano alla Camera per il collegio unico regionale; Marco Boato escluso dalla candidatura nella Sinistra arcobaleno: questi alcuni degli aspetti immediatamente visibili nelle elezioni politiche in Trentino Alto Adige. A livello regionale prosegue l'alleanza tra il centro dell'ex Ulivo e la Svp, Südtiroler Volkspartei; rispettivamente tra Svp e Pd per la provincia di Bolzano, dove il nuovo partito veltroniano è stato varato, e tra Svp e tre componenti del centrosinistra in Trentino - dove il Pd non è nato - ossia Ds, Autonomisti e Margherita. Nel puzzle elettorale bisogna tenere conto delle consultazioni provinciali che cadranno in autunno, appuntamento al quale la Margherita trentina, che gode di una larga maggioranza relativa, si vuole presentare da sola per incassare la rendita di posizione. Il Pd trentino può dunque aspettare. Il sistema Trentino Alto Adige Il Trentino Alto Adige conta più di un milione di abitanti, 500 mila in Sudtirolo (solo un quarto è di lingua italiana, concentrato soprattutto nel capoluogo), e 520 mila in territorio trentino. Entrambe le Province vantano un'autonomia molto ampia: scuola, sanità, strade, grandi appalti e ora anche energia, tutto passa attraverso la loro gestione. Trento e Bolzano amministrano un bilancio da quasi 10 miliardi di euro, l'Alto Adige 5 miliardi e il Trentino 4,2. Piccole repubbliche in mano a due partiti forti: c'è il dominio assoluto Svp in provincia di Bolzano (55,6% nelle elezioni del 2003), dove governa con il numericamente non indispensabile centrosinistra (il municipio del capoluogo invece ha una maggioranza di centrosinistra, con Rifondazione e Svp); c'è il potere a Trento della Margherita, che ha rimpiazzato a fine anni '90 la Dc e che governa assieme a partiti minori: 12 consiglieri Margherita, 5 Ds, 3 per gli autonomisti e uno per ladini, Verdi, Leali (ex repubblicani e socialisti). Rifondazione, in Provincia come in Comune, è all'opposizione. Le due Province agiscono anche attraverso società per azioni, immobiliari pubbliche, agenzie per lo sviluppo, società patrimoniali, per l'energia, per le autostrade, per la Tav del Brennero, per il sostegno economico, enti fieristici. Insomma dei centri di potere: influenti posti di sottogoverno, teatro di grandi operazioni e di sostanziosi appalti. Le sfide Anche a causa della carenza di rappresentanza, negli organi istituzionali e nelle forme di governo, delle istanze sociali e ambientali, sono spuntati via via negli anni molti comitati apartitici per la difesa delle comunità e del territorio saccheggiato in nome del turismo o del "progresso". Dalla Val di Ledro dove l'ex patron di Air Dolomiti, Domenico Alcide Leali, vuole costruire un albergo benessere da 390 posti letto su un sito naturalistico di importanza europea; agli altipiani di Folgaria che stanno per essere ulteriormente artificializzati per lo sci; all'Alto Garda dove la cementificazione dilaga; alle lotte contro la Tav che per il territorio regionale significherebbe 220 chilometri di gallerie, da Innsbruck a Verona, con rischi idrogeologici ed ecologici enormi a fronte di benefici incerti, se non quelli evidenti di costruttori, gestori e politici. Su quest'ultima questione va annotato che Prc regionale e Verdi del Sudtirolo, questi ultimi al governo, si sono schierati contro l'alta velocità. A Trento poi, da anni, il comitato Nimby combatte la Provincia e la sua idea di voler costruire un inceneritore. Meno rumorosa la contestazione a Bolzano per il secondo termovalorizzatore che dovrebbe essere costruito nel capoluogo. Inoltre ad Alberto Pacher, sindaco diessino di Trento, e alla sua amministrazione vanno addebitate evacuazioni forzose di campi nomadi e di case di fortuna occupate da immigrati, limitazione delle attività degli artisti di strada, sgomberi ripetuti del centro sociale Bruno. Pacher e i suoi assessori sono stati criticati a più riprese dai disobbedienti per le politiche sociali verso senzatetto e fasce deboli. E questo in una città dove Lega nord e Fiamma tricolore sono particolarmente ostili a nomadi e stranieri. Altra mobilitazione spontanea è quella recente contro l'ipotesi di costruire nelle campagne di Mattarello, poco a sud di Trento, una superbase militare di 27 ettari. Margherita e Ds trentini Sul piano puramente elettorale-partitico che il Trentino è stato un laboratorio politico per il centrosinistra nazionale. Ora è in posizione di retroguardia: il Pd non è stato creato, Margherita e Ds sono ancora distanti. Nel 1999, due anni prima del lancio a livello nazionale, Lorenzo Dellai, già sindaco del capoluogo, si era presentato alle elezioni provinciali con la lista civica Margherita di sua invenzione, che raccoglieva le forze popolari di centro, sostituendo così l'ex Dc allo sbando dai tempi di Tangentopoli, quando fu arrestato per tangenti l'allora presidente della Provincia Mario Malossini, ora in Forza Italia e candidato del Pdl alla Camera. Dellai divenne presidente della Provincia e nell'autunno 2008 si ripresenterà per il terzo mandato. La Margherita ha deciso di non aggregarsi, per le provinciali, agli sbiaditi Ds (una componente dei quali risale a Democrazia proletaria, poi Solidarietà) per beneficiare in pieno della propria rendita di posizione di partito territoriale e probabilmente per evitare rischiose primarie e assemblee costituenti. Al Senato, dunque, nel collegio unico regionale, Margherita e Ds si presentano ora assieme alla Svp sotto due simboli, quello delle stelle alpine e quello di "Insieme per le autonomie", senza richiami espliciti ai vecchi marchi di partito né a quello nuovo del Pd. Alla Camera il simbolo Pd ci sarà, ma rappresenterà solo un matrimonio di facciata. Pd, i candidati Quanto alle candidature Pd in Trentino, non ci sono ventate di novità veltroniana: uno dei candidati di spicco al Senato è Mauro Betta, che trent'anni fa era già consigliere regionale della Democrazia cristiana. L'altro è il senatore (Margherita) uscente e sindaco di Riva del Garda, Claudio Molinari, mentre ha destato sconcerto all'interno dello stesso Pd l'imposizione dell'autonomista di destra Sergio Muraro nel collegio senatoriale della Valsugana. In Alto Adige l'accordo raggiunto con l'Svp propone Oskar Peterlini a Bolzano, Manfred Pinzger a Merano e Helga Thaler Ausserhofer a Bressanone. Capolista per la Camera è Gianclaudio Bressa (Margherita), veneto, già sindaco di Belluno, alla sua quarta legislatura, mentre i trentini Giorgio Tonini e Letizia De Torre vengono candidati nelle Marche. Al secondo posto dopo Bressa c'è la deputata diessina Laura Froner, poi Luisa Gnecchi (Insieme a sinistra), vicepresidente della giunta provinciale dell'Alto Adige, e quarto Alessandro Andreatta, vicesindaco (Margherita) di Trento. I bindiani sono rimasti esclusi e l'uomo di spicco, l'ex parlamentare Gianni Kessler, sostenitore del Partito Democratico in Trentino, ha fortemente criticato la scelta di Dellai. Un gruppo di bindiani ha annunciato che voterà Sinistra arcobaleno al Senato proprio perché manca sulla scheda il simbolo del Pd. Italia dei Valori schiera il segretario locale Bruno Firmani dietro Antonio Di Pietro e Leoluca Orlando. Sinistra Arcobaleno e Sinistre Dopo anni di incontrastata leadership nei Verdi del Trentino e cinque legislature, è arrivato lo stop per Marco Boato che nella Sinistra arcobaleno cede il posto di capolista alla Camera a Klaudia Resch, trentottenne, consigliere comunale dei Verdi a Merano dal 2000 al 2007, vicepresidente della Legacoop. L'anima più ecologista ha messo fuori gioco, grazie anche al veto posto da Rifondazione, l'ex esponente di Lotta continua, contro il quale da tempo montava una fronda interna a causa di una guida del partito troppo governativa e poco attenta all'ambiente. Tutti locali i candidati della Sinistra arcobaleno. Per il Senato nel collegio di Bolzano Sandro Angelucci - ex vicepresidente della Fondazione Carisparmio, con un passato Psiup e indipendente Pci - darà del filo da torcere a Oskar Peterlini (Svp-Pd) e al Pdl. Negli altri collegi: a Merano Sigmund Kripp, a Bressanone Robert Hochgruber. A Trento ci sarà il consigliere provinciale di Prc Agostino Catalano; a Rovereto il comunista italiano Gianfranco Valduga e in Valsugana l'ecologista Luigi Casanova, che raccoglierà anche voti di malcontento da quell'area Pd che non vorrà dare il suo consenso all'autonomista di destra Muraro, schierato appunto per i veltroniani. Sinistra critica e Partito comunista dei lavoratori si presentano entrambe soltanto alla Camera. Senza candidati locali, rappresentano in ogni modo l'alternativa all'Arcobaleno. Pdl e Destra Il Pdl relega fuori regione o ai posti bassi alcuni dei candidati di punta. Alla Camera, subito dietro Berlusconi e Fini, presenta l'ex fondista friulana Manuela Di Centa. Quinto, con probabilità di elezione, Maurizio Del Tenno, imprenditore di Sondrio, presidente nazionale dei giovani di Confartigianato. Sesto il già citato Mario Malossini, vero intercettatore di consensi ma con poche possibilità di passare. In Trentino due anni fa Forza Italia e An rastrellarono il 33% dei voti. Il bolzanino d'adozione Franco Frattini, invece, è in lizza in Friuli e l'altoatesina Michaela Biancofiore, già segretaria di Fi, è stata catapultata a Napoli.

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La sorpresa del cavaliere: Sta bluffando (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Casini più duro di Veltroni: "La cordata sparirà dopo le elezioni". Di Pietro: "E' insider trading" La sorpresa del cavaliere: "Sta bluffando" Roma Il più duro è l'ex alleato Pierferdinando Casini. "Se Berlusconi o i suoi figli vogliono mettere fuori i soldi per Alitalia sono i benvenuti", dice a proposito della promessa del cavaliere di una cordata di imprenditori pronti a contendere la compagnia aerea nazionale ad AirFrance. "Però - aggiunge Casini che corre in solitaria per palazzo Chigi alla guida dei centristi - li mettano fuori rapidamente senza dare adito a una grande speculazione come quella che è in corso in questi momenti". Perché sull'attivismo del cavaliere l'ex presidente della camera ha lo stesso giudizio che circola nel Pd: è campagna elettorale. Anzi, è convinto che "tutti gli italiani capiscono che quella di Berlusconi è solo una captatio benevolentiae per prendere qualche voto in più e che il giorno dopo le elezioni non ci sarà nessuna cordata". Casini esprime con le parole forti necessarie a dargli un po' di quella visibilità che in questa campagna elettorale gli manca la stessa convinzione del ministro dell'Economia. Intervistato dal Financial Times, Tommaso Padoa Schioppa chiarisce che il timing, la scadenza della vicenda Alitalia non lo stabiliscono i politici "ma è dettato dalle condizioni della compagnia che ha ossigeno per poche settimane". Non le tre o quattro che ha chiesto Berlusconi e che, secondo il responsabile economico del partito democratico Giorgio Tonini sono un trucco per rinviare la materializzazione di "improbabili cordate guarda caso solo il giorno dopo le elezioni". Secondo Padoa Schioppa, grande sponsor di AirFrance, c'è insomma una "drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà. La gente - spiega il ministro - continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano ancora compratori alternativi e soluzioni alternative". Così non è, ma il candidato premier del partito democratico Walter Veltroni non può non preoccuparsi dell'impatto negativo che l'arrivo dei francesi avrà sull'occupazione: si tratta in fondo di una scelta fatta dal governo di centrosinistra. Non per nulla Prodi tace e il consigliere di Veltroni Tonini se la prende con "i cinque anni senza strategia del governo Berlusconi". Quanto al governo dell'Unione, Tonini riconosce l'impegno "ha avuto il merito di affrontare la vicenda in modo corretto e trasparente", evitando di esprimersi sul risultato. Veltroni secondo costume si limita agli auspici: "Alitalia è il classico caso che andrebbe gestito con grande senso di responsabilità, direi con spirito bipartisan". Quello spirito che notoriamente manca al ministro delle infrastrutture uscente, Antonio Di Pietro, l'unico alleato di Veltroni alle prossime elezioni: "Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia. Certe operazioni prima si fanno e poi si dicono e annunciarle per creare distorsioni del mercato è un reato". In effetti la Consob ha annunciato da un paio di giorni di aver messo sotto osservazione lo scambio di azioni Alitalia in borsa. Nei due giorni precedenti alle uscite di Berlusconi, il titolo era crollato come effetto della presentazione del piano di AirFrance, avvicinandosi martedì ai dieci centesimi per azione che è la somma proposta dai francesi. Poi l'annuncio di Berlusconi di una fantomatica cordata e da mercoledì il titolo è stato addirittura sospeso per eccesso di rialzo, adesso vale circa 35 centesimi anche se in settimana ha perso nel complesso quasi il 40%. Di fronte a tutto questo Berlusconi non ha fretta di mostrare le sue carte. "AirFrance ha avuto cinque mesi - dice il suo portavoce Boniauti - non si capisce perché la cordata di cui parla Berlusconi dovrebbe materializzarsi proprio il giorno di pasqua".

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Veltroni, così non <si può fare> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni, così non "si può fare" Veltroni, così non "si può fare" MARIO SECHI Intervista Il programma del Partito democratico? "Promesse e tasse". L'eredità di Prodi? "Crescita zero, pressione fiscale e inflazione". Il petrolio? "Serve il nuovo nucleare". Giulio Tremonti va all'attacco di Walter. E annuncia l'epoca del ferro, quella della crisi globale. Sulla scrivania del suo ufficio romano c'è un tomo dal titolo profetico, Il caos prossimo venturo, un saggio dell'economista indiano Prem Shankar Jha. Come profetico rischia di essere il suo libro, La paura e la speranza, dedicato alla crisi dell'Europa e della globalizzazione. Giulio Tremonti è destinato a guidare il ministero dell'Economia, in caso di vittoria del Popolo della libertà, in un periodo che lui definisce "il tempo del ferro". In questa intervista a Panorama racconta con quali paure e speranze si gioca la partita elettorale e il futuro di un paese in bilico come l'Italia. Onorevole Tremonti, la campagna elettorale è al cloroformio. Forse perché il Pd è diverso rispetto all'Unione e Walter Veltroni è un avversario più temibile di Romano Prodi? Veltroni? Vota oggi e pagherai domani. Veltroni è come quello che entra in un bar e grida: "Da bere per tutti". Poi uno degli avventori si alza e chiede: "Chi paga?". Veltroni risponde: "Voi". Ma l'obiettivo del Pd è quello di abbassare la pressione fiscale. La storia si sta ripetendo. È la stessa storia di Prodi che nel 2006 promette le riduzioni fiscali e fa un piccolo errore. Quale errore? Presenta una formula di copertura, poi scopri che la copertura si chiama tasse. Guardi che Veltroni è in tour con il suo pull man e dice che le tasse le riduce. Veltroni gira le piazze d'Italia come un venditore di decreti, fa promesse miracolose per i giovani, le famiglie, gli anziani, ma anche lui ha commesso un errore. Ritorna la domanda: quale errore? Ha scritto una formula magica di copertura basata sui cosiddetti fondi globali. Cosa sono i fondi globali? Sono i fondi iscritti nella Finanziaria, da un anno per i tre anni successivi, a fronte delle nuove leggi da fare. Ebbene, nella Finanziaria 2008 di Prodi su questi fondi c'è solo 1 miliardo di euro e le promesse di Veltroni ammontano a oltre 20 miliardi. Come trova gli altri 19 miliardi di euro? Con le tasse. E lo scrive chiaramente che serve questo per fare la quadra. Nei decreti di Veltroni c'è scritto promesse, ma vuol dire tasse. E per tasse si intende (come nel cantiere aperto da Prodi) tasse che partono dal risparmio delle famiglie, dal rialzo dell'imposta su Bot e Cct dal 12,5 al 20 per cento. Quindi, delle due l'una: o Veltroni non mantiene le promesse, o mette le tasse. A giudicare da quello che ha fatto Prodi, Veltroni mette le tasse. Il portafoglio è vuoto? Esatto. E dato che i fondi non ci sono, Veltroni prende per i fondelli gli italiani. Può ingannare uno per tanto tempo, può ingannare tanti per poco tempo, ma non può ingannare tutti gli elettori per tutta la campagna elettorale. Eppure si dice che i programmi del Pd e del Pdl siano uguali. In cosa sono diversi? La differenza di fondo con il nostro programma è che noi le tasse non le abbiamo mai aumentate e non lo faremo in futuro. Certamente non alzeremo al 20 per cento la tassa sui Bot e i Cct. La formula di Prodi del tassa e spendi non è stata solo un errore politico, ma anche un errore economico, perché ha depresso la crescita. Qual è la differenza tra Veltroni e Silvio Berlusconi? La differenza tra i due è che Veltroni è convinto di perdere e Berlusconi ha la prospettiva di vincere. Berlusconi è diventato prudente e realista, Veltroni promette il miracolo, con la formula "yes, we can". Siamo di fronte a un paradosso della campagna elettorale? Veltroni non ha capito la crisi mondiale che si sta abbattendo sull'Italia e continua a promettere un miracolo. È uno specialista in notti bianche e se vince lui continuerà a fare le notti bianche mentre gli italiani le faranno nere. Una sua vittoria sarebbe un incubo per gli italiani. In Veltroni c'è la scena, ma dietro il fondale non c'è la comprensione della realtà e dunque non c'è la capacità di governo della realtà. E perché mai il Pdl dovrebbe saper governare questo scenario così difficile? Perché siamo consapevoli di questa realtà. Sappiamo che non aumenteremo le tasse, che dobbiamo ridurre la spesa pubblica, e sappiamo che ci sono interventi importanti che si possono fare a costo zero. Quali interventi? Faccio un esempio: il governo Prodi-Veltroni ha fatto un enorme regalo fiscale alle banche, noi pensiamo che questo sgravio debba essere riservato solo alle banche che contrattano con le famiglie mutui più umani. Non a caso il Pd è il partito preferito dai grandi banchieri che hanno votato per le primarie di Veltroni. Noi speriamo che le famiglie alle elezioni politiche votino invece nel proprio interesse. Lei è tra quelli che sostengono che non tutto è fisco ed economia: il Paese è bloccato dai no alle infrastrutture, i conflitti tra enti locali e Stato si moltiplicano. Bisogna cambiare il titolo V della Costituzione (la riforma che nel 2001 ha trasferito alle regioni alcune importanti competenze, mentre altre sono rimaste in "condominio", ndr) che ha paralizzato l'Italia e ingolfato la Corte costituzionale. È una riforma a costo zero ma a rendimento altissimo. Il petrolio a 108 dollari al barile, il gas costa quasi come la benzina. Negli Usa c'è chi ha ripreso a bruciare legna per il riscaldamento e in Italia la bolletta energetica è la prima voce del bilancio familiare. Che fare? Sull'energia non ci sono dubbi: serve la ripartenza del nuovo nucleare all'interno dei progetti europei. Una centrale nucleare diventa operativa in 5-6 anni, ma il conto gli italiani lo ricevono a casa adesso. In ogni caso c'è un anno da cui si comincia e non si può andare avanti pagando oltre agli interessi sul debito una bolletta energetica da 30 miliardi l'anno, cioè due punti di pil che escono dall'Italia per andare all'estero. Il suo libro è un caso: salutato da alcuni come il manifesto della nuova destra, accusato da altri di protezionismo. Si può governare l'economia con i dazi? Il protezionismo è andare contro il mercato, la nostra posizione è esattamente all'opposto. Proprio perché siamo nel mercato, dobbiamo avere parità di condizioni. Non è mercato quello dove tu produci in un posto dove la quantità delle regole aumenta e nello stesso tempo c'è il tuo concorrente che produce in un luogo dove l'unica regola è quella di non avere regole. Noi sappiamo bene che la materia commerciale è devoluta all'Europa e sappiamo anche che la meccanica del commercio mondiale è definita dal trattato Wto, ma chiediamo che l'Europa faccia come l'America: protegga la sua produzione industriale da una concorrenza sleale che sta venendo fuori in tutti i suoi lati negativi: dai termosifoni fatti con materiale radioattivo ai prodotti taroccati che insieme all'evasione fiscale si importano a Napoli. Ma Napoli non è solo monnezza e contrabbando. No, e qui sta un'altra differenza importante tra noi e Veltroni. Lui vuole che il Mezzogiorno d'Italia diventi un hub (è scritto proprio così nel programma) per importare le merci asiatiche, noi invece pensiamo che debba essere la piattaforma per esportare le merci italiane. Quali leggi salverebbe tra quelle fatte dal centrosinistra? Hanno lavorato talmente poco. Posso però dirle che la riforma delle pensioni non si può cambiare da un anno all'altro. Noi avevamo varato una riforma considerata la migliore d'Europa, la sinistra ha fatto una controriforma e visto che non andremo al governo con l'idea di fare contromanovre, per noi quella legge resterà in piedi. Salvo il fatto che ci sarà da discutere con le parti sociali, serenamente, sull'andamento demografico di lungo periodo. Che differenza c'è tra José Luis Zapatero e Veltroni? Zapatero ha confermato in blocco la politica economica e sociale di José María Aznar, Prodi e Veltroni sono in radicale controtendenza. Nel 2006 abbiamo lasciato un'economia in salita e il deficit in calo. Prodi e Veltroni hanno inventato un deficit che non c'era e aumentando le tasse hanno depresso l'economia. La certificazione di quello che dico è nella Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica. L'eredità del precedente governo è tutta qui: crescita zero, pressione fiscale al massimo storico (oltre il 43 per cento), inflazione tra il 3 e il 5 per cento e deficit che viaggia verso il 3 per cento. Non è tutta colpa del governo, l'economia mondiale è in crisi. È chiaro che il governo dell'economia non dipende solo dall'Italia, le politiche nazionali sono sempre meno nazionali e sempre più europee e le politiche europee o sono sempre più globali o non sono. Ma Prodi e Veltroni hanno fatto le cicale e non le formiche. La Germania ha usato la crescita per arrivare al pareggio di bilancio e ora potrà avviare una politica di deficit pubblico, potendo arrivare fino al 3 per cento, come ammortizzatore sociale. Nel suo libro scrive che è finita l'età dell'oro e che sta arrivando un tempo di ferro. Chi governerà l'Italia in quest'epoca di shock di prezzi e crisi finanziaria? La crisi globale che sta arrivando non è solo economica, ma sociale e geopolitica. I problemi ambientali non hanno effetti solo naturali, ma politici. La siccità, per esempio, produce migrazioni di massa. A differenza di Veltroni noi sappiamo che non viviamo a Disneyland ma in un mondo che sta diventando un campo di forze che devono essere controllate. Per la prima volta nella sua storia la sinistra è fuori dalla storia. (mario.sechi@mondadori.it).

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Cosa c'è nei programmi dei partiti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cosa c'è nei programmi dei partiti CARLO PUCA Elezioni Case popolari, salari, asili nido, mangiare sano... Le chiedono tutti i candidati premier, nessuno escluso. Viaggio, con sorprese, nei progetti di governo: gli intrecci tra Bertinotti e Santanchè, le sfumature di Di Pietro, la divaricazione sui valori tra Berlusconi e Veltroni, favorevole a testamento biologico e coppie omosessuali. Èdi moda la raccolta differenziata. Per tutti, proprio tutti, è la priorità del governo che verrà. Da Fausto Bertinotti a Daniela Santanchè, passando per Walter Veltroni e Silvio Berlusconi e gli altri candidati premier, non ce n'è uno che non indichi la strada maestra del riciclaggio per risolvere la questione dei rifiuti. Fa nulla che siano poche, anzi pochissime, le sezioni di partito che in Italia, a cominciare dalla Napoli disastrata, differenzino la spazzatura. Ma si sa: una cosa sono i programmi elettorali, un'altra la vita reale. Al tempo delle elezioni conta cavalcare l'onda. Ecco dunque assicurati gli asili nido, la certezza della pena, l'edilizia popolare, la morte della burocrazia, il made in Italy. E il mangiar sano e tipico, ci mancherebbe. Il problema è uno solo: sono davvero pochi gli argomenti che caratterizzano l'un programma o l'altro. A separare è più il come che il cosa, però uno schema minimo di diversità si può fissare. Bertinotti e Veltroni sono divisi dall'economia e dalle grandi opere. Veltroni e il socialista Enrico Boselli da un pizzico di laicità in più del secondo. Veltroni e Boselli si distinguono da Pier Ferdinando Casini sui temi eticamente delicati. Casini da Berlusconi soltanto sulla riduzione delle tasse (il Popolo della libertà generalizza, l'Udc la vuole prima per le famiglie). Ben più ampia è la divaricazione tra Berlusconi e Santanchè, liberista il primo, sociale la seconda. Al punto che la Destra incrocia più la Sinistra arcobaleno che il Pdl. Come Bertinotti, per esempio, Santanchè contesta la privatizzazione dell'acqua e ne chiede la "riconversione a bene pubblico". Altissima, purissima, statalissima. Destra e sinistra radicali si diversificano soltanto su droghe leggere, energia nucleare e immigrati. Nello specifico, Santanchè intende "prendere i clandestini a calci nel c...". Bertinotti pretende invece la chiusura immediata dei centri di permanenza temporanea e chiede "l'abolizione della Bossi-Fini e una nuova normativa che introduca per i migranti l'ingresso per ricerca di lavoro". Ma a guardare le proposte su mutui sociali, tassazione delle rendite finanziarie e salario minimo garantito sembra di rileggere, in politichese, il Fasciocomunista di Antonio Pennacchi. In politica gli estremi(sti) si toccano. In verità, il salario minimo lo garantiscono praticamente tutti. La base di partenza sono 1.000 euro netti al mese, "ma anche" 1.100 secondo Veltroni. Sinistra critica e la sua candidata Flavia D'Angeli arrivano a quantificare a 1.300 gli euro essenziali per sopravvivere. Bertinotti rilancia: propone il ritorno alla scala mobile e una nuova legge che fissi "la durata massima del lavoro giornaliero a otto ore e in due ore la durata massima degli straordinari". E Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori, è categorico: "Bisogna partire dall'assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori oggi precari". Manco fossero bruscolini. E i pezzi grossi, Partito democratico e Popolo della libertà? Si accusano reciprocamente di aver copiato e rivendicano la primogenitura del programma. In effetti, più di una convergenza c'è, sull'economia anzitutto. Berlusconi punta a ridurre la spesa statale di un punto all'anno, Veltroni lo stesso, ma dal secondo esercizio di governo. L'iva sul turismo l'abbassano entrambi, la banda larga è un diritto "naturale", un nuovo sistema di ammortizzatori sociali pure. I giovani e le donne meritano i prestiti d'onore, il Mezzogiorno la perequazione e la fiscalità di vantaggio. Il credito d'imposta alle imprese che assumono a tempo indeterminato? Già fatto, come l'alienazione di un parte del patrimonio pubblico. E se Berlusconi è contro l'evasione fiscale e dice no a nuovi condoni, Veltroni parla insistentemente di ridurre le tasse. È il mondo alla rovescia. Ma somiglianze e (presunte) copiature riguardano l'intero scibile umano e programmatico. Per i non autosufficienti è pronto un piano straordinario, la castrazione chimica per i pedofili non è tabù, il numero di poliziotti (e il loro stipendio) verrà aumentato, sarà vietato pubblicare le intercettazioni, le liste d'attesa negli ospedali pubblici diverranno un brutto ricordo. E ancora: niente più manager raccomandati nelle asl, università in competizione, riqualificazione delle periferie, privatizzazione delle municipalizzate, liberalizzazione dell'energia, processi più rapidi, maggiore sicurezza sul lavoro, lotta senza quartiere alle mafie, via libera a rigassificatori e termovalorizzatori, fors'anche al nucleare. Programma vasto, forse troppo. Programma da Caw, Cavaliere più Walter. Programma da larghe intese. E c'è ancora il capitolo delle infrastrutture. Berlusconi cita la "legge obiettivo", Veltroni no. Ma il risultato è lo stesso: via libera, e in maniera spedita, a tutte le grandi opere. Soltanto sul ponte di Messina il programma democratico, prudentemente, glissa. Glissano entrambi, invece, sulle banche: né il Cavaliere né Walterissimo affrontano il tema della riforma del sistema bancario e creditizio, un mutuo politico troppo alto da pagare. Cosa separa allora il Pdl dal Pd, e viceversa? Quali sono le differenze tra le sette missioni berlusconiane e i 12 punti veltroniani? Poche, ma decisive. Esempio: il Pd non prende posizioni sulle droghe, il Pdl è per la guerra totale anche a quelle leggere. Poi c'è l'immigrazione. Il Popolo della libertà rilancia la Bossi-Fini, con la Lega si oppone nettamente "al diritto di voto alle amministrative per gli immigrati" e nega "il welfare italiano agli immigrati", l'esatto contrario del programma democratico, sul punto diverso persino da quello di Antonio Di Pietro, assai severo con i clandestini. Per inciso, l'ex pm chiede anche la reintroduzione del reato di falso in bilancio e l'abolizione delle comunità montane, temi assenti nel testo democratico. Così come è assente la parola Malpensa, e proprio mentre la Lega definisce "una tragedia" il ridimensionamento dello scalo aeroportuale milanese, "a vantaggio di Fiumicino, noto aeroporto veltroniano". Ma la grande divaricazione del Caw va in scena su un altro palcoscenico, ben più ideale, quello dei temi eticamente delicati: aborto, testamento biologico e coppie di fatto. Sulle interruzioni di gravidanza la posizione è più sfumata, il Pd sostiene "l'obiettivo di un'ulteriore riduzione del numero degli aborti". Ma anche che "la legge 194 è una legge equilibrata, che ha conseguito buoni risultati". Il Pdl invece rilancia "il ruolo dei consultori pubblici e privati per garantire alternative all'aborto". Checché ne dicano i cattolici del Partito democratico, nel programma è chiaramente scritto che il Pd si impegna "a prevenire l'accanimento terapeutico anche attraverso il testamento biologico" e promuove "il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale". Viceversa, il Pdl esclude "ogni ipotesi di legge che permetta o comunque favorisca pratiche mediche assimilabili all'eutanasia" e rifiuta una legislazione per le coppie omosessuali. Sono differenze pesanti. Le ha colte la Cei, con monsignor Giuseppe Betori: "Cari cattolici, votate chi mantiene due punti fermi: tutela della vita e della famiglia tradizionale". Veltroni, solitamente loquace, ha preso tempo. Meglio parlare di raccolta differenziata, va.

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Rialzati, campagna elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ARCITALIANO Rialzati, campagna elettorale GIULIANO FERRARA Ha cominciato Veltroni con la riduzione dello stipendio dei parlamentari. Ma perché allora votò contro la riduzione del loro numero e la fine del bicameralismo ozioso? Le mie pensioni. Silvio Pellico (Le mie prigioni) si rivolta nella tomba. La coscienza nazionale si fa i conti in tasca. Gianfranco Fini accusa Walter Veltroni di essere un pensionato di 52 anni, per 5.300 euro al mese. Non è proprio un argomento sofisticato, assomiglia parecchio a un colpo basso, ma efficace. Veltroni trasgredisce il Vangelo, che pure pubblicò a puntate sull'Unità, quando ne era il direttore, dopo la serie delle figurine Panini. Per lui la mano destra deve sapere quel che ha fatto la mano sinistra: ha dato un sacco di soldi alla Caritas, a Sant'Egidio, a una scuola africana, ai ragazzi autistici. Così l'elemosina delle sue pensioni o la promozione caritatevole del bene si confonde con la lista della spesa, con un qualunque elenco di costi e ricavi politici (oltre tutto, non capisco l'argomento di Walter sull'ineluttabilità della pensione: anch'io sono un parlamentare europeo emerito, diciamo così, e non attingo. Segno che non è proprio un dovere prendere quando si è lasciato). Viene da dire: "Rialzati, campagna elettorale!". Aggiungendo che un tanto di dignità in più al linguaggio politico la si può dare, anche per rispetto ai cittadini che proprio tonti non sono, insomma: "Si può fare". Il problema è trovare le idee giuste, partendo dalla situazione vera del Paese e del mondo. Per trovarle bisognerebbe cercarle, ma non pare che si stiano facendo grandi sforzi a questo fine. Non voglio fare del moralismo antipolitico, ci sono i guitti apposta per la bisogna. Ma sono loro a inseguire i guitti. Ha cominciato Veltroni con la solita solfa della riduzione dello stipendio dei parlamentari. Giustissimo, perché sono troppo alti in un paese in cui i sindacati e le imprese da decenni scambiano il loro potere di interdizione con una politica di bassi salari e stipendi che fa vergogna. Ma c'era lì pronto un bel risparmio vero e serio, la riduzione del numero dei parlamentari e la fine del bicameralismo ozioso, con la riforma della Costituzione, e Veltroni votò contro, la sinistra mise in piedi la più sciagurata e faziosa campagna delegittimante verso misure costituzionali approvate sotto Silvio Berlusconi, che tutti ritengono urgenti e pacifiche da circa trent'anni: più potere al capo del governo, nomina e revoca dei ministri, e appunto meno vagabondi a Montecitorio. Ora una grillata da comizio sarebbe credibile? No, e Veltroni si è beccato il suo, la risposta astiosa di Fini sulle sue pensioni baby. Bisognerebbe inoltre, con onestà, chiedere a Gian Antonio Stella, un'autorità indiscussa in materia, di quantificare i risparmi possibili nel capitolo dei costi della politica. E di paragonarli con le perdite generate dalla cattiva politica, quella più demagogica, quella che insegue i privilegi corporativi delle gilde e dei sindacati e delle varie confindustrie, quella che non decide. L'Alitalia in trent'anni ci è costata cento volte di più del maestro di tennis gratuito di qualche deputato o senatore in vena di fitness. E ancora stiamo lì a fare i difficili con chi ha deciso di comprarsela, di sollevarci da quella macchina di debiti, di rilanciare una grande industria del trasporto su una scala europea e transcontinentale più efficiente (Air France-Klm). Poi ci prendiamo in giro con le indennità e le guarentigie, spesso oscenamente alte, di un migliaio di eletti. Il costo della politica è la politica debole, ricattata, che non cerca e non trova quelle idee a disposizione sul mercato come concorrenza, mobilità sociale, libertà d'impresa, defiscalizzazione dell'economia, intorno alle quali, bene o male, quasi tutti i paesi del mondo sviluppato sono riusciti a garantirsi una crescita superiore a quella meschina, asfittica, dell'economia italiana. Rialzati, campagna elettorale.

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Una buona occasione per tacere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL PEGGIORE Una buona occasione per tacere AUGUSTO MINZOLINI Fra i politici italiani c'è un gusto forsennato per l'iperbole. Insomma, per avere eco sui media si esagera. Ci si lascia andare a ragionamenti e proposte che puntano a suscitare scandalo ma non hanno nulla a che vedere con il senso comune. Antonio Di Pietro di cose del genere ne dice una al giorno con il chiodo fisso di far tintinnare le manette, il suono che più appassiona i suoi fan. Solo che l'ex magistrato è talmente scontato che ormai nessuno gli dà peso. Più pericoloso, invece, è ricercare l'iperbole su argomenti delicati come la politica estera e le missioni dei nostri militari all'estero. Qui chi dà il meglio è l'ex ministro della Difesa del Cavaliere, Antonio Martino. Già durante il governo Berlusconi il personaggio era stato l'autore di exploit spericolati che in alcuni momenti avevano fatto traballare la sua poltrona di ministro. E adesso, in piena campagna elettorale, Martino ha rispolverato il vecchio stile lanciando la solita proposta foriera di polemiche: ha chiesto il ritiro della nostra missione in Libano e un aumento dei nostri militari in Afghanistan. Ipotesi su argomenti delicati, avanzate con i toni dei duri del Pentagono. Una sorta di parodia. Peccato che al personaggio manchi il sigaro o la sigaretta di John Wayne. Intendiamoci bene, non è che la proposta di Martino non abbia le sue ragioni: i nostri soldati in Libano stanno combinando ben poco e alla fine rischiano di coprire solo la riorganizzazione degli hezbollah; mentre in Afghanistan è necessaria una maggiore presenza di uomini e di risorse (la Francia si appresta a farlo) in vista della solita offensiva di primavera dei talebani che rischia di far traballare il governo di Kabul. Solo che una sortita come quella di Martino, calato nei panni dell'ex segretario alla difesa di George W. Bush, Donald Rumsfeld, non serve a niente. Anzi è controproducente. Intanto perché l'argomento sicuramente non porta voti in campagna elettorale. Inoltre certe decisioni prima si prendono e poi si dicono: l'idea che il prossimo governo possa ritirare il nostro contingente in Libano, infatti, rende ancora più evanescente il nostro ruolo nella regione; mentre in Afghanistan mette i nostri soldati nel mirino di chi non vuole un aumento della nostra presenza a Kabul. Risultato: il governo di Beirut ha protestato, Walter Veltroni ne ha approfittato, Gianfranco Fini ha precisato e Silvio Berlusconi, alla fine, ha dovuto prendere le distanze dal suo ex ministro. E Martino? Forse si è reso conto di aver perso un'altra buona occasione per starsene zitto.

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Alitalia Quanto ci costa regalarla ai francesi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Alitalia Quanto ci costa regalarla ai francesi RENZO ROSATI le cifre vere Un'indagine di Panorama ha calcolato gli oneri invisibili della già dura offerta dell'Air France. Come minimo 1,25 miliardi di euro. Senza contare i costi della cassa integrazione, il calo del pil lombardo, gli oneri legati alla causa della Sea... Da 1 miliardo 700 milioni a 2,5 miliardi di euro: è quanto costerebbe allo Stato, o al sistema Italia, in ogni caso al contribuente, accettare alla lettera le clausole imposte dall'Air France-Klm per assorbire l'Alitalia. Una cifra in gran parte da pagare sull'unghia. Vediamo perché, secondo i calcoli di Panorama, sentiti esperti, politici, fonti riservate del ministero dell'Economia e dopo aver consultato documenti dei sindacati e delle altre parti interessate. Il capitolo più rilevante è la richiesta tassativa di chiudere il contenzioso fra la Sea e l'Alitalia. L'azienda che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate, presieduta da Giuseppe Bonomi, primo azionista il Comune di Milano, ha depositato presso il tribunale di Busto Arsizio un'azione di risarcimento da 1,25 miliardi per "danno emergente e lucro cessante", cioè per l'abbandono dello scalo milanese da parte della compagnia aerea. Jean-Cyril Spinetta, numero uno dell'Air France-Klm, pretende dal governo una manleva, cioè la garanzia formale e scritta che si accollerà tutte le spese se la magistratura darà ragione alla Sea. Escluso un decreto, che con le elezioni alle porte non avrebbe neppure i tempi tecnici di conversione in legge, si tratta di accantonare i soldi, come fanno le aziende private per far fronte alle querele. Bonomi ha già detto che la cifra è trattabile, però la causa (appoggiata in pieno dal sindaco di Milano, Letizia Moratti) non è ritirabile. Si potrebbe scendere a 4-500 milioni, cioè al "lucro cessante", ma solo a condizione che il governo si accolli altri impegni. Anche questi con oneri ancora tutti da verificare. La seconda voce di spesa immediata è il prestito ponte da 300 milioni che il Tesoro dovrebbe concedere all'Alitalia per garantirne la sopravvivenza da qui alla chiusura dell'accordo con l'Air France. Il prestito ha già sollevato i malumori dell'Unione Europea e il Tesoro dovrebbe quindi tentare di ricorrere al mercato. Poi c'è il problema spinoso dei cosiddetti esuberi, le persone a rischio di licenziamento. È in realtà lo scoglio, anzi un'enorme barriera, contro cui pare destinata a infrangersi l'intera trattativa: Spinetta chiede il sì scritto di tutte le organizzazioni sindacali di piloti, personale di volo e addetti di terra. E mercoledì 19 lo ha ribadito a Roma: senza l'ok sindacale l'assorbimento dell'Alitalia è praticamente impossibile. Il primo incontro, martedì 18 marzo, era andato malissimo; il secondo, dopo preliminari il 20 marzo, dovrebbe tenersi dopo Pasqua. L'ultimatum scade il 31. Nel piano di Spinetta i tagli riguardano 1.600 dipendenti nell'Az Fly, cioè il personale collegato ai voli, e almeno 500 nell'Az Servizi, principalmente la manutenzione. Ma secondo un documento riservato della Cgil gli esuberi raggiungerebbero il totale di 7 mila in tutta Italia, tra aziende che lavorano direttamente per l'Alitalia, come l'Atitech di Napoli, e l'indotto di Malpensa. Paolo Ferrero, ministro uscente della Solidarietà sociale, e il suo collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi, hanno sui loro tavoli dossier ancora più pessimistici: 10 mila posti a rischio, dei quali dovrebbe farsi carico lo Stato attivando immediatamente la cassa integrazione. A quale costo? Il governo ha appena firmato una prima procedura di cassa integrazione per 900 dipendenti Sea di Malpensa: 80 milioni in due anni, circa 45 mila euro l'anno per ogni addetto. Attenzione: questi 900 lavoratori che perdono il posto a causa del taglio dei voli già deciso dall'Alitalia sono in aggiunta ai 7-10 mila stimati da sindacati e governo. Ma procedura e costi sono unanimemente considerati il modello da estendere all'intera operazione. Dunque se gli esuberi saranno 7 mila lo Stato dovrà impegnarsi per 315 milioni l'anno, se saliranno a 10 mila per 450 milioni. In aggiunta ai 40 già decisi per 2008 e 2009. Non finisce qui, perché altri 5-700 dipendenti dell'Az Servizi dovrebbero passare alla Fintecna, contenitore nato dalle ceneri dell'Iri per gestire aziende decotte. Anche per questa operazione ci sarebbe un prezzo, da definire. A questo punto siamo già a 1,25 miliardi di euro da stanziare subito nella migliore delle ipotesi, quella dell'accordo extragiudiziale con la Sea. A 2 miliardi nella peggiore. Per limitarci però ai soli costi vivi. Alla lista va aggiunta la svalutazione dell'offerta "cash" per le azioni Alitalia da parte dell'Air France-Klm. Erano 485,3 milioni a dicembre 2007, si sono ridotti a 138,5 oggi. Dunque circa 347 milioni di minori introiti, giustificati da Spinetta con l'incrocio tra perdita di valore in questi tre mesi dell'Alitalia e calo della capitalizzazione dell'Air France-Klm in borsa: l'offerta è infatti di un'azione Air France ogni 160 Alitalia, stimate a Parigi e Amsterdam meno di 10 centesimi. Questo calcolo trascina un'ulteriore conseguenza: al Tesoro viene offerto non più il 3,2 per cento dell'eventuale nuovo gruppo Air France-Klm-Alitalia, bensì l'1,5. Quanto pesa questa perdita? Dipende dalle oscillazioni del mercato: oggi incide tra gli 80 e i 140 milioni. In compenso i francesi migliorano la proposta di aumento di capitale: 1 miliardo anziché 750 milioni. Al conto immediato vanno aggiunte le spese per i prossimi anni. Solo per gli ammortizzatori sociali non meno di 200 milioni l'anno da qui al 2011-2012, 150 dei quali per la sola Lombardia. E se nella ricca Padania i lavoratori potrebbero riconvertirsi più facilmente, è anche vero che un documento dello Studio Ambrosetti calcola in un punto percentuale del pil della Lombardia l'impatto globale del ridimensionamento di Malpensa sull'economia della regione. Di quanto stiamo parlando? Della bellezza di 3 miliardi di euro; cioè la riduzione della crescita del pil lombardo nel 2008 dal 3,5 al 2,5 per cento. È ragionando su queste cifre che nel governo, nel Partito democratico e alleati (su tutti, Antonio Di Pietro) sta montando la rabbia nei confronti di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. "La sola Malpensa vale dieci volte l'Alitalia, ci abbiamo investito 20 miliardi" protesta Di Pietro. "Questa operazione non ha senso": Walter Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi alla moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino l'Alitalia. Questione che si scontra con un'altra clausola imposta da Spinetta, che cioè vengano mantenuti gli slot, ma questo impedirebbe ad altre compagnie di offrire collegamenti alternativi tra Milano e il mondo. A sinistra si litiga furiosamente e si invocano soluzioni bipartisan. Cioè concordate con Silvio Berlusconi, con la Lega e con An. Quasi certamente il Cavaliere finirà per trovarsi la grana sul tavolo, se vincerà le elezioni. Nel frattempo, come si è chiesto il Financial Times, si capirà se "Spinetta vuol fare il check-in o il check-out dall'Alitalia". Se insomma la sua offerta capestro sia in realtà un modo per sfilarsi. Lasciando al futuro governo di Roma due possibilità: il commissariamento dell'Alitalia o una cordata tricolore che risorga all'orizzonte. Berlusconi è tra i pochi a crederci.

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Veltroni non è un berlusconiano di sinistra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CONTROCAMPO Veltroni non è un berlusconiano di sinistra GIANNI BAGET BOZZO Ci siamo fatti prendere la mano pensando che Walter Veltroni sia cambiato e sia divenuto un berlusconiano di sinistra senza essere mai stato comunista. Il disegno del Partito democratico mi pare più complesso. L'idea è quella di rifare non il Pci ma la Democrazia cristiana, partito di centro che poteva allinearsi con i partiti di destra e di sinistra secondo le circostanze: con il proporzionale alla tedesca la bozza Bianco 2 pensava questo. Ma quando due fanno la stessa cosa, dice un proverbio, non fanno la stessa cosa. Mentre il morso democristiano era di legno, quello che viene dai comunisti è di ferro. Se Veltroni vince le elezioni, può pensare di rendere utile, ma non necessaria, l'estrema sinistra, mantenuta come ausiliare regionale e locale, e occuparsi in Parlamento di disgregare il centrodestra. Per questo votare Silvio Berlusconi vuol dire ancora votare per la libertà. Credo che sia questo il sentimento che spingerà gli elettori a non astenersi anche quando Berlusconi, che ha di fronte le difficoltà del governare, non promette orizzonti radiosi. Esprime però, ed è tutto, la volontà di rilanciare l'Italia come sistema di appartenenza, di fare le grandi opere, superando i veti localistici: un'impresa che fa tremare vene e polsi, come dice Dante, perché il potere di veto sindacale e locale indica che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro ma limitata dalla permanente anarchia. Credo che il governo veltroniano non darà impulso nuovo al sistema Italia perché il concetto di postcomunista è sempre più di prendere il potere e di conservarlo. Ma, caro presidente Berlusconi, spero che il suo istinto la conduca a dire ancora una volta che queste elezioni sono per la crescita della nazione e per la libertà. Non a caso non basta dire Forza Italia, occorre mettere la parola libertà per costruire una forza politica attorno a essa. La battaglia continua.

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Perline (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Perline perline ENZINO MEUCCI "La Stampa", 3 marzo 2008. Fausto Bertinotti: "Veltroni dice di non essere di sinistra: è reo confesso". "L'Unità", 17 febbraio 2008. Furio Colombo: "Entra funereo lo slogan della campagna berlusconiana "Alzati Italia". L'affinità del linguaggio che il pubblico coglie è piuttosto con la serata di Vespa dedicata a Lourdes in un'altra puntata". "La Stampa", 9 marzo 2008. Marcello Sorgi: "Ieri D'Alema ha stigmatizzato "il tono abituale arrogante e violento" di Berlusconi. Dimenticando quando, nel 2001, per convincere i suoi elettori che il Cavaliere era fuori dalla realtà, arrivò a dire che era venuta l'ora "di mettergli lo scolapasta in testa" come si fa per i matti". "Corriere della sera", 10 marzo 2008. Silvio Berlusconi (riferendosi a Walter Veltroni): "Un sindaco moderno, invece di laurearsi si è diplomato in fiction". "Il Giornale", 14 marzo 2008. Giulio Tremonti: "Massimo Calearo non rappresenta il Nord-Est, ma una sua caricatura". Gli chiedono: "Porterà voti a Veltroni ?". Risponde: "Se ha una famiglia numerosa, un contributo lo può dare". "Il Giornale", 14 marzo 2008. Massimo D'Alema (la Carta costitutiva dell'organizzazione estremista islamica di Hamas promette la distruzione dell'entità sionista. Nell'attesa Hamas riferendosi agli israeliani dice: "Figli di porci e di scimmie"): "Con Hamas dobbiamo parlare". "Corriere della sera", 12 maggio 2006. Rino Formica: "Giuliano Amato è un Re Mida rovesciato che trasforma l'oro in fragile argilla".

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Sono io a stampare le Papa news (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sono io a stampare le Papa news STEFANO LORENZETTO intervista Suo nonno e suo padre, prima di lui, hanno scritto per l'"Osservatore romano". Ma da quando Giovanni Maria Vian ne è direttore, molto è cambiato: nuova veste, nuovi collaboratori anche non cattolici perché il giornale deve essere luogo di confronto. Perfino un'apologia di Bruce Springsteen... Al nuovo direttore dell'Osservatore romano stanno imbiancando l'ufficio. Incontro Giovanni Maria Vian in una stanzetta provvisoria. Ha appoggiato il crocifisso sul termosifone, scelta involontaria di alto valore simbolico: nessun ateo potrà più dire che Gesù è morto di freddo. Prima di traslocare in Vaticano, 188 metri in linea d'aria dallo studio del Papa, era docente di filologia patristica alla Sapienza di Roma. Di ogni riferimento storico mi produce copia all'istante. Deformazione professionale: "scripta manent". Solo che ha l'abitudine di riciclare nel vassoio della stampante i documenti che s'ammonticchiano sulla scrivania, per cui sul retro di un foglio mi ritrovo una nota della Prefettura della Casa pontificia, "Impegni del Santo Padre", con stemma papale e timbro della segreteria di Stato. "Non lo faccio per l'ambiente, il cloro, quelle cose lì. È che sono stato abituato alla parsimonia e alla mia età non si cambia più". Il 10 marzo ha compiuto 56 anni. "Il giornale del Papa ne farà 147 il 1° luglio. M'interrogo sull'uso del tempo, sui talenti non trafficati. Guardo alle vite di alcuni personaggi del passato, al moltissimo che hanno saputo fare in pochissimo tempo, e misuro tutta la mia pochezza. L'umanista Lorenzo Valla morì a 50...". Pausa interminabile. "Mia madre mi chiamava scherzosamente monsignor Tardini, come il segretario di Stato del beato Roncalli. Indugio volentieri". Sbircia lo Swatch, allacciato sul polsino della camicia secondo la moda Agnelli. Il cinturino è decorato da codici a barre, quelli che lo scrittore francese Marc Dem identificava col 666 dell'Anticristo. Vian è in ufficio dalle 7. Entro le 14 deve chiudere l'edizione che alle 15 sarà bell'e stampata con la data di domani. I responsabili delle redazioni arrivano in processione a farsi approvare titoli e bozzoni. Marco Bellizi, capo del servizio religioso, è vestito di nero come un dignitario pontificio ma ha zazzera e anello metallico zingareschi. Giuseppe Fiorentino, capo degli esteri, l'anello al dito ce l'ha di plastica e sul mento sfoggia una mosca alla Giolitti. "I giornalisti sono 27, cui si aggiungono 25 addetti alle edizioni estere, che io chiamo periodiche, perché per la Santa sede nessuno è straniero. Molte redattrici poliglotte sono maritate e con figli. Al mio arrivo Mary Elizabeth Lariviere s'è sentita in dovere di giustificarsi: "Sono sposata anch'io. Mio marito si chiama Dio". È una bravissima suora statunitense". Entra Raffaele Alessandrini, decano della cultura, con un titolo dirompente: "Anche per Giuda ci sarebbe stato perdono se avesse fatto penitenza". Segue esegesi in romanesco: "Nun è mia, è di Sant'Ambrogio, eh". Il professor Vian, che ha all'attivo una bibliografia di 92 titoli dedicati ai Padri della Chiesa, annuisce indulgente. Imprimatur. Sopraggiunge Marcello Filotei, un altro della cultura. Porge un articolo. Il direttore scorre le prime righe: "Com'è?". Filotei: "Molto assertivo". Vian: "Cestino. Pardon: archivio sine die". Per dare un'idea della prensilità intellettuale dell'uomo, basterà dire questo: il 27 novembre, un mese dopo che era stato nominato direttore, lo informai d'aver trovato L'Osservatore sul bancone della trattoria Alla Pergola a Fagnano di Trevenzuolo, profondo Veneto, offerto in lettura ai clienti; il 27 febbraio ha citato la curiosità in un editoriale di prima pagina intitolato "Per diffondere il quotidiano del Papa". La diffusione, problema antico. Sono 20 mila copie, che diventano 100 mila la domenica, quando usciamo in abbinamento con L'Eco di Bergamo. Una novità recentissima. Le sue copie non si contano: si pesano. D'accordo. Però pesano anche sulle finanze della Santa sede, purtroppo: perdiamo 4,5 milioni di euro l'anno. Cesidio Lolli, responsabile della cronaca vaticana, incontrava quasi quotidianamente Pio XII e Giovanni XXIII. Lei vede spesso Benedetto XVI? L'ultima volta l'altro ieri. Ma era un'udienza concessa al Pontificio comitato di scienze storiche, di cui faccio parte. Firmavo L'Osservatore da nove giorni quando mi telefonò il segretario monsignor Georg Gänswein: "È libero giovedì 8 novembre? Il Santo Padre gradirebbe averla ospite a pranzo". Mi lasci indovinare: s'è liberato. Sono salito nel Palazzo apostolico con Carlo Di Cicco, il vicedirettore che ho portato dall'agenzia Asca. Indro Montanelli diceva: "È rassicurante vedere le colonne di piombo dell'"Osservatore", grevi e solide come quelle della basilica vaticana". Ci scrivevano mio nonno e mio padre. Io cominciai a collaborarvi nel 1977. Il primo atto da direttore è stato ispirarmi alla grafica degli anni Venti. Carattere Baskerville, via i fronzoli. Dov'è nato? A Roma. Mi battezzò in San Pietro il futuro Paolo VI, direttore spirituale di mio papà Nello, che era stato mandato da padre Agostino Gemelli a specializzarsi in biblioteconomia alla Biblioteca vaticana. Mio nonno Agostino era amico di San Pio X. Il suo fu l'ultimo matrimonio celebrato dal patriarca Giuseppe Sarto prima di partire per il conclave del 1903 dal quale sarebbe uscito pontefice. Mia madre Cesarina Ghioldi era una comasca di Guanzate, figlia di formaggiai, orgogliosa d'essere stata battezzata col rito ambrosiano: a testa in giù. Ma Vian non è un cognome romano. Famiglia veneziana, imparentata con l'ultimo ramo dei dogi Contarini, il casato che diede alla Chiesa il cardinale Gasparo, il Lutero italiano. Il capostipite, Andrea Vian, era un tagliaboschi friulano arruolato da Napoleone come granatiere. Nella battaglia della Beresina si salvò sventrando il cavallo e rannicchiandosi dentro la pancia. È sposato? Vedovo. Mia moglie Margarita Rodríguez è morta nel 2000. C'eravamo sposati nel 1984. S'è ammalata di sclerosi multipla. Non abbiamo avuto figli e in questi casi ci si domanda sempre... (Abbassa lo sguardo). Avrebbero visto l'agonia della madre. Da chi è stato scelto? Il direttore dell'Osservatore è nominato dal Papa. Credo che a suggerire il mio nome sia stato il segretario di Stato. Conosco il cardinale Tarcisio Bertone dal 1984. Eravamo entrambi collaboratori all'enciclopedia Treccani. Lo scambio di consegne col precedente direttore Mario Agnes com'è stato? Siamo passati dal lei al tu. Ha voluto presentarmi uno per uno i dipendenti e alle 12 abbiamo recitato tutti insieme l'Angelus, come si fa ogni giorno all'Osservatore. Al congedo mi ha detto: "Io 23 anni, tu almeno 25". Eravamo commossi. Quando Benedetto XV nel 1920 chiamò alla guida dell'"Osservatore" il conte Giuseppe Dalla Torre, che sarebbe rimasto direttore per 40 anni, gli diede questo viatico: "Ricordatevi bene che la colpa è sempre vostra, soprattutto quando è Nostra". Siamo l'organo ufficioso della Santa sede, non ufficiale. A parte la rubrica Nostre informazioni, che riporta nomine e udienze del Santo Padre. Lei che mandato ha avuto? Informare sull'Italia in un'ottica internazionale, dare più spazio alle Chiese orientali anche non cattoliche, allargare il parterre delle firme femminili. E ha subito reclutato la storica Anna Foa, figlia del comunista Vittorio e pronipote del rabbino capo di Torino. Credo sia la prima volta di una commentatrice ebrea sull'Osservatore. Avete tessuto le lodi di Bruce Springsteen. Chissà la gioia del direttore della Cappella Sistina... (Ride). Non conosco il punto di vista di monsignor Giuseppe Liberto. (Chiede lumi al redattore Filotei. Il responso è ferale: "Non vicinissimo"). Di musica abbiamo parlato tanto, dando spazio a tradizionalisti e innovatori. La recensione sul cantante rock era firmata Stas Gawronski. Parente? Il nipote di Jas, sì. Quindi parente del beato Pier Giorgio Frassati. Il suo battezzatore Giovanni Battista Montini scriveva: "Sull'"Osservatore" non si parla di teatro, di sport, di finanza, di mode, di processi, di fumetti, di enigmistica". "Ex professo", aggiungeva. Cioè non se ne parla d'abitudine. Infatti ho appena passato un pezzo di finanza del banchiere Ettore Gotti Tedeschi. Il mio amico Cesare Marchi, che esordì proprio sull'"Osservatore", si vide troncare la collaborazione per aver proposto a Dalla Torre un elzeviro su Lesbia. Magari lei l'avrebbe pubblicato. Non so: dovrei leggerlo. Come allievo di Manlio Simonetti, discepolo di Ettore Paratore, figurarsi se disprezzo Catullo. Posso avere pregiudizi per un poeta latino le cui opere furono salvate dai monaci medioevali? Tutta la tradizione classica è sopravvissuta grazie al Cristianesimo, come ho raccontato nel mio libro Bibliotheca divina. Da agosto farà scrivere l'intellettuale di origine algerina Khaled Fouad Allam, che "La Repubblica" aveva ingaggiato per sostituire un Allam ben più famoso, Magdi, passato al "Corriere della sera". Tutto è possibile, insciallah. Se Dio vuole, anche questa collaborazione ci sarà. Il Papa desidera che L'Osservatore sia luogo di confronto. È la grande lezione di Ratisbona. Il vescovo Cesare Mazzolari, missionario comboniano nel Sudan del fondamentalista Hassan el-Turabi, mi ha detto: "Saranno i musulmani a convertire noi, non il contrario. A me buttano giù le scuole e voi gli spalancate le porte delle chiese. Se uno è ladro, non gli dai una stanza dentro il tuo appartamento, perché presto o tardi non troverai più i mobili". Che la situazione non sia facile è sotto gli occhi di tutti. Quali altre strade abbiamo se non procedere insieme, preservando la nostra identità? È una sfida esigente, che la storia non incoraggia. Ma nella visione giudaico-cristiana la storia non è destinata a ripetersi ciclicamente: ha una direzione. Certo, già il Leopardi dubitava delle "magnifiche sorti e progressive" dell'umanità e da questo punto di vista il Novecento è stato tragicamente istruttivo. Però la speranza nel futuro accomuna ebrei, cristiani e musulmani. È un mistero quello che accadrà alla fine. Come giudica la stampa italiana? In chiaroscuro. Molto vivace, però un po' troppo autoreferenziale, ripiegata sull'Italia. Se non fosse per Avvenire, Foglio e Riformista, gli esteri lascerebbero a desiderare. Idem la cultura. Si salvano l'inserto Agorà del quotidiano cattolico diretto da Dino Boffo e il supplemento domenicale del Sole 24 ore. Quali giornali italiani entrano nella mazzetta di Benedetto XVI? A parte L'Osservatore e Avvenire, so che il Santo Padre guarda tutti i giorni la prima pagina del Corriere. Come lo sa? Lorenzetto, lei è incorreggibile. Le faccio una confidenza che terrà per sé, intesi? Da un'allusione di monsignor Gänswein ho capito che Sua Santità trova divertenti le vignette di Emilio Giannelli. Prima di arrivare qui, lei collaborava a molti giornali, compresi "Il Foglio" ed "Europa", il quotidiano della Margherita. Trasversalità sorprendente. Ho sempre scritto su invito. E l'ho fatto ben volentieri, anche a costo di meritarmi gli appellativi di teocon e di teodem, a seconda degli occhiali ideologici inforcati da chi mi leggeva. Il direttore del "Foglio" ha introdotto nella campagna elettorale il tema dei 130 mila aborti di stato praticati ogni anno in Italia. Giusto o sbagliato? È un'iniziativa importante, perché un tema tragico come questo non può essere dimenticato. Ma una cosa è la petizione morale per la moratoria e un'altra cosa è la proposta politica. Traduco: ha sbagliato a presentare la lista. Qui parlo a titolo personale, come privato cittadino, non come direttore dell'Osservatore. A me pare che rischi di approfondire le divisioni su un tema che invece richiede il massimo consenso. Detto questo, Giuliano Ferrara resta un buon amico, una persona intelligente e coraggiosa che ha contribuito a innalzare il livello culturale e ideale del giornalismo italiano. Quindi hanno ragione Silvio Berlusconi e Walter Veltroni a sostenere all'unisono che i temi etici non devono entrare nella competizione politica? Sono temi che non vanno strumentalizzati. La difesa della vita umana dovrebbe stare a cuore a tutti i partiti. Concordo col presidente Giorgio Napolitano quando afferma che su questi argomenti non ci si deve dividere. Se non ne parli, non ti dividi di sicuro. Poi però le decisioni legislative vanno prese. La 194 è una legge di tutela della maternità. Deve prevenire gli aborti, non favorirli. Ferrara vi fa il verso pubblicando ogni lunedì "L'Osservatorio romano". La lusinga o la indispettisce? Ci fa un sacco di pubblicità gratuita. Pensi che al nostro ufficio diffusione arrivano lettori a chiederci le copie arretrate di articoli usciti nella finta edizione allegata al Foglio del lunedì. Voi avete nella testata un motto evangelico. Ferrara ha preferito Giovenale: "Maxima debetur puero reverentia", al fanciullo si deve il massimo rispetto. Anche noi abbiamo un motto laico: "Unicuique suum", a ciascuno il suo. Fu messo accanto al triregno e alle chiavi di Pietro nel 1862, quando al Papa cominciarono a strappare con la violenza lo Stato pontificio. Nella testata si legge: "Giornale quotidiano politico religioso". Prima politico, poi religioso. Montini insegnava che la politica è la forma più alta di carità. Mentre aspettavo d'incontrarla, sono sceso nelle Grotte vaticane. Tomba di Paolo VI: nessuno in preghiera. Tomba di Giovanni Paolo I: lo stesso. Tomba di Giovanni Paolo II: ressa di fedeli. L'oblio colpisce anche i successori di Pietro? L'oblio colpisce tutti. Il pontificato di Karol Wojtyla è stato il secondo più lungo nella storia, dopo quello di Pio IX: 27 anni e mezzo. Molti fedeli sono nati con lui, per loro è l'unico Papa. Non ho trovato nessuno in preghiera neppure sulla tomba di San Pietro. Forse la gente vede troppa tv. La sua fede in Dio ha mai vacillato? No. Ma non è merito mio. Ha scritto un editoriale "Ai nuovi lettori" che si concludeva così: "Il male non avrà l'ultima parola". Ne è sicuro? Sì, altrimenti non dirigerei un giornale che ha come secondo motto "Non praevalebunt". Le porte dell'inferno non prevarranno contro la Chiesa, ne sia sicuro anche lei. L'ha promesso Gesù. (stefano.lorenzetto@mondadori.it).

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Lettere (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lettere lettere Pulizia etnica cominciata con Mao "Abbiamo notizie non confermate che circa 100 persone sono state uccise e che a Lhasa è stata imposta la legge marziale" ha denunciato in una nota il governo tibetano in esilio nel nord dell'India. Di contro, secondo una nota diffusa dall'alta corte del Tibet (cinese, beninteso), "i teppisti hanno dato fuoco a scuole, ospedali, centri di intrattenimento per bambini, negozi e case civili... ucciso innocenti civili": le dieci vittime annunciate fino a questo momento sono cinesi han immigrati in Tibet. Io credo ai tibetani, non ai cinesi i quali, dopo avere ai tempi di Mao Zedong invaso militarmente (cannoni contro fucili ad avancarica) il Tibet, uccidendo, con una sorta di pulizia etnica, centinaia di migliaia di abitanti, hanno progressivamente cinesizzato la regione con la massiccia immigrazione di cinesi, che ora sono in maggioranza. Lucio Di Nisio, Montesilvano (Pe) lettera della settimana Andiamoci a Pechino: per protestare Nel 1976, a Montreal, una trentina di stati africani se ne va dalle Olimpiadi per la presenza della Nuova Zelanda, complice di avere ospitato una gara di rugbisti del Sud Africa razzista. A Mosca, gli Usa dicono no ai Giochi, perché l'Urss ha invaso l'Afghanistan. A Los Angeles, ripicca dell'Urss: nessun atleta inviato alle gare. 2008: la Cina continua a calpestare i diritti umani. Conviene esserci, per protestare con forza. Fabio Sìcari, Bergamo Bipartitismo? No, grazie Il bipartitismo, che per Berlusconi e Veltroni è la panacea di tutti i mali, è invece una camicia di forza per gli elettori. Centrodestra e centrosinistra finiscono per copiarsi a vicenda. Il magnificato modello bipartitico made in Usa non è compatibile con il governo del popolo, bensì solo con una oligocrazia dei poteri forti, come negli Stati Uniti il potere è nelle mani dei gruppi di potere, non certo dei cittadini. Omar Valentini, Salò (Bs) Investigatori, più testa, meno tecnologie A proposito della crisi degli investigatori (Panorama 11): da vecchio medico veterinario obbligato a risolvere i problemi con la testa e poco con le tecnologie, penso che oggi i giudici sperino troppo nelle indagini strumentali e poco nella propria capacità mentale. Questo vale anche nella medicina umana. Giorgio Anderloni Britney Spears non balla per i palestinesi Britney Spears ha accettato di esibirsi per un gruppo di sceicchi nella danza del serpente Slave 4 You, compenso 2 milioni di dollari. Bene per lei, un po' meno per gli sceicchi, ma con il petrolio alle stelle 2 milioni si ammortizzano in un paio di minuti. Penso agli aiuti che ci chiedono (personali e tramite la Ue) per alleviare le drammatiche condizioni del popolo palestinese, poi quattro sceicchi eccitati buttano via tanti soldi. Alla faccia della solidarietà. Giuseppe Diotto, Torino.

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La sorpresa del cavaliere: <Sta bluffando> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La sorpresa del cavaliere: "Sta bluffando" Casini più duro di Veltroni: "La cordata sparirà dopo le elezioni". Di Pietro: "E' insider trading" Roma Il più duro è l'ex alleato Pierferdinando Casini. "Se Berlusconi o i suoi figli vogliono mettere fuori i soldi per Alitalia sono i benvenuti", dice a proposito della promessa del cavaliere di una cordata di imprenditori pronti a contendere la compagnia aerea nazionale ad AirFrance. "Però - aggiunge Casini che corre in solitaria per palazzo Chigi alla guida dei centristi - li mettano fuori rapidamente senza dare adito a una grande speculazione come quella che è in corso in questi momenti". Perché sull'attivismo del cavaliere l'ex presidente della camera ha lo stesso giudizio che circola nel Pd: è campagna elettorale. Anzi, è convinto che "tutti gli italiani capiscono che quella di Berlusconi è solo una captatio benevolentiae per prendere qualche voto in più e che il giorno dopo le elezioni non ci sarà nessuna cordata". Casini esprime con le parole forti necessarie a dargli un po' di quella visibilità che in questa campagna elettorale gli manca la stessa convinzione del ministro dell'Economia. Intervistato dal Financial Times, Tommaso Padoa Schioppa chiarisce che il timing, la scadenza della vicenda Alitalia non lo stabiliscono i politici "ma è dettato dalle condizioni della compagnia che ha ossigeno per poche settimane". Non le tre o quattro che ha chiesto Berlusconi e che, secondo il responsabile economico del partito democratico Giorgio Tonini sono un trucco per rinviare la materializzazione di "improbabili cordate guarda caso solo il giorno dopo le elezioni". Secondo Padoa Schioppa, grande sponsor di AirFrance, c'è insomma una "drammatica e sorprendente perdita del senso della realtà. La gente - spiega il ministro - continua a sognare che ci sia ancora tempo, che ci siano ancora compratori alternativi e soluzioni alternative". Così non è, ma il candidato premier del partito democratico Walter Veltroni non può non preoccuparsi dell'impatto negativo che l'arrivo dei francesi avrà sull'occupazione: si tratta in fondo di una scelta fatta dal governo di centrosinistra. Non per nulla Prodi tace e il consigliere di Veltroni Tonini se la prende con "i cinque anni senza strategia del governo Berlusconi". Quanto al governo dell'Unione, Tonini riconosce l'impegno "ha avuto il merito di affrontare la vicenda in modo corretto e trasparente", evitando di esprimersi sul risultato. Veltroni secondo costume si limita agli auspici: "Alitalia è il classico caso che andrebbe gestito con grande senso di responsabilità, direi con spirito bipartisan". Quello spirito che notoriamente manca al ministro delle infrastrutture uscente, Antonio Di Pietro, l'unico alleato di Veltroni alle prossime elezioni: "Berlusconi sta facendo insider trading facendo credere che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia. Certe operazioni prima si fanno e poi si dicono e annunciarle per creare distorsioni del mercato è un reato". In effetti la Consob ha annunciato da un paio di giorni di aver messo sotto osservazione lo scambio di azioni Alitalia in borsa. Nei due giorni precedenti alle uscite di Berlusconi, il titolo era crollato come effetto della presentazione del piano di AirFrance, avvicinandosi martedì ai dieci centesimi per azione che è la somma proposta dai francesi. Poi l'annuncio di Berlusconi di una fantomatica cordata e da mercoledì il titolo è stato addirittura sospeso per eccesso di rialzo, adesso vale circa 35 centesimi anche se in settimana ha perso nel complesso quasi il 40%. Di fronte a tutto questo Berlusconi non ha fretta di mostrare le sue carte. "AirFrance ha avuto cinque mesi - dice il suo portavoce Boniauti - non si capisce perché la cordata di cui parla Berlusconi dovrebbe materializzarsi proprio il giorno di pasqua".

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DEBOLE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DI Il pensiero LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Continua la campagna elettorale e i muri sono zeppi di manifesti. Che b'lssa. Siam di nuovo circondati di bei musi con le camicie di cemento e cravatte di marmo per dar senso di stabilità. Gente fotografata con la mano sul cuore e quella che non si vede sul... Molti son seduti alla scrivania. Per far vedere che lavorano. Invece si son messi lì prima di andare a fare l'happy hour... Casini nel manifesto elettorale c'ha una biffa che sembra che voglia sputare in testa a tutti quelli che gli passano sotto. Sorriso tirato.. Sembra che il fotografo invece che "sorrida" gli abbia detto "guardi che ha la bottega aperta...". In quello del Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare in tintoria. La Santanchè è mistica, santificata e santificante. Metafisica. Gli occhi rivolti al cielo. Sarà il botulino. Fini invece è fotografato di taglio, di sbieco, vent'anni fa però. Manca la foto di Berlusconi. Sì. I manifesti del Pdl sono senza foto, c'han solo il simbolone. Come facciamo adesso? Trovarmi la faccia di Berlusconi sui muri della mia città per me era una tradizione. Come trovare i piccioni in piazza San Marco. Cioè. Non vedere quel sorriso a tastiera d'organo senza diesis e bemolle, quegli occhietti a spillo strizzati che fa uno quando gli scappa la pipì... è brutto. Perché non han messo la foto di Berlusconi? Ha usato la stessa lozione di Ronaldo, gli son venuti troppi capelli e non sono riusciti a scontornarla? Dall'agitazione è venuto mosso? Secondo me è una strategia per stupire. Sono certa che si inventa qualcosa. Vedrai. Capace che si fa proiettare come il marchio di Batman sulle nuvole di notte. Frann. Oppure si fa costruire dei sosia di pannolenci e li appende ai balconi come i Babbi Natale di Cortina d'Ampezzo. Comunque sia, politici o no, farsi fotografare in primo piano è sempre un casino. Perchè si vedono le magagne del tempo. Più che le mille primavere si vedono i settanta, ottanta autunni. E' vero che ti sparano in faccia faroni da mille watt, che poi vieni piallata, con tutta quella luce del naso vedi poi solo due buchini, ma non basta. E' vero ancora che si lavora al computer di photoshop. Se il neo è troppo importante si clicca sopra e si riduce a icona, ma non basta. Si migliora la faccia da babaciu, si taglia e incolla l'orecchia a cerbottana, si assottiglia il collo da cinghiale della Val di Lanzo ma serve a poco. E' proprio il primo piano in sé che è un rischio. Guarda solo che foto abbiamo tutti sulla patente. Non so voi, ma io quando mi fermano i vigili più che per la multa sto male all'idea che vedano la foto. Sulla foto della patente di solito gli uomini sembrano o brigatisti Anni 70, o seminaristi cacciati per inclinazioni omosessuali. Le donne prostitute kabuki o mocie vileda. Io nella foto della patente ho 18 anni e sembro la nonna della Montalcini. Il mio boy il cugino di Gianduia.

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Paura di Veltroni. Il signor tv in fuga dal confronto tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 24-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tre settimane al voto, parte il rush nale. Il Cavaliere ha davvero paura della rimonta Paura di Veltroni. Il signor tv in fuga dal confronto tv Gli uomini di Berlusconi sabotano il faccia-a-faccia. Il Pd li vuole stanare Veltroni incalza, il Cavaliere scappa. Anche ieri il Pd, con Bettini e Realacci, ha rilanciato la sfida al Pdl perché il suo leader, Berlusconi, accetti il confronto in una faccia a faccia televisivo. E anche ieri lo staff del Cavaliere, per voce di Paolo Bonaiuti, ha suonato la ritirata strategica: "Il confronto è la negazione della loro stessa par condicio, nella vana speranza di dare un minimo di ossigeno al loro candidato". Per la verità era stato lo stesso Berlusconi a dirsi a disponibile al confronto tv, salvo poi negarsi tramite i suoi collaboratori, impedendo l'organizzazione del duello con Veltroni. Ma il Cavaliere è in fuga anche da altre trasmissioni, giudicate scomode. Il responsabile informazione del Pd Marco Follini ieri ha invitato le reti Mediaset "a correggere la disparità di trattamento a favore del Pdl che la stessa Agcom ha rilevato e che ha sbilanciato il confronto televisivo, in questa prima fase di campagna elettorale, tra le parti in campo". Modificando i suoi programmi, intanto, Berlusconi ha deciso di battere a tappeto in tandem con Fini il Lazio, una delle regioni in bilico. A PAGINA 3.

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