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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Perché serve la rupture veltroniana ( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: la vasta operazione di rinnovamento di Veltroni sta toccando tutti i nodi vitali del Partito democratico: le alleanze, i programmi, la classe dirigente. Consapevole di non poter perdere tempo, di doversi giocare l'intera partita in poche settimane, Veltroni detta il ritmo e l'agenda politica di questa campagna elettorale mettendo in affanno Berlusconi.

L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati ( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni accusa Berlusconi di aver bloccato le misure per alzare subito gli stipendi L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati Sta per partire una campagna elettorale in piena emergenza economica Carrelli semivuoti e massaie alla spasmodica caccia dell'offerta di turno.

La fede non è un'ideologia ( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: preferirebbero lasciare al palo Berlusconi e scommettere su Veltroni. Questa, forse, è la stessa chiave di lettura per la distonia che viene osservata, e anche enfatizzata, dagli altri media ogniqualvolta i due organi di stampa più importanti del nostro paese, l'episcopale Avvenire e il vaticano Osservatore romano, sembrano confliggere nelle loro analisi politiche.

Berlusconi lo fa di nuovo, evita e impedisce i duelli tv ( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi, ospite di a Matrix, fugge dal possibile confronto tv con il suo sfidante Walter Veltroni che invece aveva fatto capire di essere disponibile nel caso. "Sarebbero necessari 64 incontri, troppi ", osserva l'ex presidente del consiglio.

Walter fa i botti, Marco fa un passo ( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o un paio di cartucce, molto rumorose. Occupa la scena. Parla e fa parlare, di sé, delle sue proposte e ? in questa fase ? soprattutto dei suoi nomi. In un confronto impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla per due motivi: il programma è quello del 2001,

Un voto per la Grande Coalizione? No, è tutti contro tutti ( da "Panorama.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: intervenendo al comitato politico di Rifondazione Comunista: "Veltroni è stata la causa del fallimento del governo e noi non siamo riusciti a imporre un cambiamento. Non si può governare con Veltroni, ma c'è di peggio anche alla vittoria di Berlusconi e cioè che vengano fatte delle larghe intese con cui fare grandi porcherie".

L'inseguitore accelera l'inseguito perde colpi - eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma i suoi lineamenti sono già chiari e profilati: Berlusconi conduce nei sondaggi, Veltroni insegue accelerando il recupero. Per la prima volta in questa settimana il recupero dell'inseguitore ha prodotto un regresso nello "share" dell'inseguito. Se i sondaggi rispecchiassero l'effettiva realtà questa novità sarebbe della massima importanza;

Tremonti: la sinistra ci prova il tesoretto non è mai esistito ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con il relativismo, con il sincretismo, con il veltronismo. Nei dodici punti di Veltroni c'è tutto tranne l'essenziale. Ci trova il congedo di paternità, il Sud che diventa un hub, l'energia pulita con il sole e con il vento come nel Mulino Bianco, le centrali di sapere, le infocittà, i cento campus ecc.

Larghe intese, Veltroni dice no Il leader del Pd risponde a Berlusconi: ne parla adesso perché ha paura di perdere Poi il Cavaliere fa ancora retromarcia. E in Sicilia scarica Pres ( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Larghe intese, Veltroni dice no Il leader del Pd risponde a Berlusconi: ne parla adesso perché ha paura di perdere Poi il Cavaliere fa ancora retromarcia. E in Sicilia scarica Prestigiacomo per Lombardo "Larghe intese? Le riforme istituzionali si fanno insieme, i governi si fanno separati".

Noi dettiamo l'agenda il Pdl insegue ( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "L'agenda politica è dettata tutti i giorni dall'iniziativa di Veltroni e del Partito Democratico - ha proseguito Fassino - e il centrodestra appare sfuocato, stantio, immobile e senza una proposta. Inoltre la rottura con l'Udc sta incrinando seriamente il rapporto con il mondo cattolico e sta aprendo crepe in Sicilia".

Le larghe intese non si faranno Veltroni non concede nulla al Pdl: puntiamo alla maggioranza. In Emilia in lista Sangalli ( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Poi, eccolo là il Berlusconi che si materializza tramite agenzia, quando Veltroni è in pullman e conversa con i giornalisti dopo il comizio a Cesena: "Mai pensato a larghe intese" in caso di pareggio, dice il capo del Pdl nel solito gioco del qui lo dico (del giorno prima) e qui lo nego.

Lombardo dice sì a Berlusconi Gasparri marcia su Roma ( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che Veltroni ha chiuso: "È tardi". Sarà perché si sentiva ospite di se stesso su una rete Mediaset, che il cavaliere non ha posto attenzione alla puntuale domanda di Mentana sulla possibilità di un pareggio. Un'illusione ottica, per il Gatto Silvestro di Arcore che si è visto sfilare in un battibaleno l'uccellino Titti,

Candidature Troppe deroghe creano confusione Cara Unità, il Partito Democratico ha ( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Vincenzo Cassibba, Ivrea Veltroni mi ha convinto Ora programma alternativo alla destra Cara Unità, ho deciso di votare per il PD dopo aver votato sempre a sinistra. Questo perché Veltroni mi ha fatto ricaricare le mie batterie da tempo scariche per le continue scissioni.

Per un partito radicato ma aperto alla società ( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il partito democratico e il suo segretario Walter Veltroni hanno imboccato la strada della comunicazione politica dell'epoca post-mediatica e di quella che viene chiamata l'ipermodernità, vale a dire l'intreccio tra la velocità e la scansione dell'informazione e la molteplicità delle contraddizioni di un secolo tutt'altro che lineare e pacificato.

Alemanno o gasparri? il rebus del pdl - gabriele isman ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "E cosa ha fatto Veltroni per permettere a Bendetto XVI, il più grande teologo di questo e del passato secolo di visitare la Sapienza?". Il Pdl racconta "la Roma egoista, diseguale, fatta per pochi" come dice Giro. Poi arriva Berlusconi e detta la linea. "Questa Carta per Roma la condivido.

Grillo insulta Veronesi È uno sponsor del cancro quando dice che un inceneritore produce emissioni zero ( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, Berlusconi, Iervolino e Bassolino. Avete scritto sui pomodori Made in China per esportarli, avete i rifiuti del nord mentre il Veneto fa pubblicità per dire di non andare in Campania ai tedeschi". "Chiedo scusa anche per Prodi che ha reintrodotto il Cip6 - ha detto ancora l'artista genovese - nel 1992 fecero una legge straordinaria per devolvere il 7 per cento della bolletta

Voglia di elezioni anche per la regione - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pagina IX - Napoli La polemica Voglia di elezioni anche per la Regione ROBERTO FUCCILLO "non capisco come mai Veltroni non abbia già obbligato alle dimissioni Bassolino". Picchia duro Berlusconi. SEGUE A PAGINA III.

Grillo, sfida globale "mandate tutti a casa" ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il comico accusa Berlusconi, Veltroni, Iervolino, Bassolino: "Devono aver paura di noi, li cacceremo grazie alla rete". Ribadisce che per lui le elezioni politiche sono illegittime: "Non voto". Punta l'indice contro inceneritori, banche, imprese, giornalisti.

"subito al voto anche in campania" - dario del porto ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Mi sembra che Veltroni abbia fatto delle scelte positive e la stessa cosa sta accadendo per il centrodestra. Ci si sta avviando verso la costituzione di due blocchi e dunque verso un vero bipolarismo. Questo è positivo, così come giudico un segno di responsabilità l'apertura di Berlusconi verso un governo di larghe intese nel caso di pareggio al Senato"

L'urlo di grillo: munnezza globale - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, Berlusconi" L'urlo di Grillo: munnezza globale Attacco a politici, imprese, banche: "Napoletani, ribellatevi" "No agli inceneritori, sì al riciclo. Se falliscono anche De Gennaro e Ganapini è finita" "Le prossime elezioni sono illegittime, orgoglioso di non andare a votare" CONCHITA SANNINO Dalla torre scaraventa tutti,

Berlusconi gioca la carta spazzatura "veltroni faccia dimettere bassolino" - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ipotesi elezioni dopo le politiche Berlusconi gioca la carta spazzatura "Veltroni faccia dimettere Bassolino" ROBERTO FUCCILLO (segue dalla prima di cronaca) La spazzatura campana continua a essere il miglior argomento elettorale per il centrodestra. Eppure la domanda provocatoria del Cavaliere qualche risposta ce l'ha già.

Se la furbizia resta il vizio degli italiani - michele mirabella ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel frattempo, Berlusconi manda a dire a Veltroni che la grande coalizione si può fare se nessuno stravince. I più informati dicono che lo ha detto per far dispetto a Fini che ha appena scaricato la Destra di Storace: meglio passare alla cassa in due e spartire che arrancare da soli e spuntare un magro bottino.

La caccia ai "voti del cielo" - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, Berlusconi, Bagnasco, Giulianone Ferrara: voti che ora come agli albori della Repubblica "vivono nel limbo di una terra di nessuno - come scrive Franco - volatili, volubili, percorrono strade misteriose, si dividono fra astensionismo e trasformismo, pattinano lungo tutto l'arco delle nuove ideologie".

Attention, attention meno english, please - gianni mura ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ha voglia a parlare Berlusconi, ha voglia Veltroni, ma una nazione che usa election day è senza speranze. E lo usa, lo dice riempiendosene la bocca, come fosse una new entry, un must, un cult, un top. Così mi è venuta la febbre del sabato pomeriggio e mi sono messo a controllare l'invasione e insieme il livello di guardia.

Da cavour all'inciucio il fantasma-governissimo entra nel terzo millennio - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mette le mani avanti Berlusconi. Veltroni risponde no e a questo punto il Cavaliere, che in verità le aveva già proposte dopo le ultime elezioni, si sdegna, e dice che vincerà. Insomma si prende tempo, e insieme lo si perde. Nel frattempo la fantasticheria "larghista" riprende il suo lungo cammino nell'immaginario politico italiano.

Spunta gasparri nella gara anti-rutelli "solo se il cavaliere blocca storace" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'ex ministro delle Comunicazioni di Berlusconi al momento è in pole position, per varie ragioni. La prima è che Alemanno non vorrebbe caricarsi sulle spalle un'altra sconfitta, dopo quella del 2006 contro Veltroni (oltretutto allora non c'era a destra uno sfidante come Storace a togliere voti).

Sicilia, berlusconi recupera lombardo - emanuele lauria massimo lorello ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Un accordo che consente a Berlusconi di affrontare la sfida isolana, ma anche la partita con Veltroni, con meno patemi. Anche perché nell'alleanza stretta ieri, almeno per le Regionali, c'è anche l'Udc del potente ex governatore Totò Cuffaro, condannato in primo grado a cinque anni per aver favorito singoli mafiosi.

Larghe intese, dietrofront di berlusconi - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dietrofront di Berlusconi Fini: praticabilità zero. E Veltroni: il Cavaliere non è più sicuro di vincere Contraria anche la Lega. Il leader del Pdl: avremo una larga maggioranza e governeremo GIANLUCA LUZI ROMA - "Altro che larghe intese. Noi siamo qui per vincere con una larga maggioranza ed avere il diritto e il dovere di governare".

<Casini vuole il duello tv? Benissimo> ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il 3 marzo ho Casini-Bertinotti, il 4 Veltroni, il 5 Berlusconi, il 6 gli altri candidati. Poi sono libero". Da Mediaset Enrico Mentana si è già fatto sotto: "Ho chiamato il portavoce di Casini, quando vogliono a Matrix siamo pronti". G.Ca.

Il Cavaliere: io laureato, Walter ha il diploma ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: mai al governo insieme Berlusconi: abbiamo 10-12 punti di vantaggio. Il segretario dei democratici: al Senato un terno al lotto ROMA - "Signora, Veltroni ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110, si rivolga a lui".

Lo sfogo di D'Elia: chiederò la grazia a sua maestà il segretario pd ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sulla sua ricandidatura Veltroni ha messo il veto, così come su Pannella. D'Elia, ex di "Prima linea", ha scontato 12 anni di carcere per concorso in omicidio. Alto, magro ed eloquente, ha detto: "Mi è stato chiesto un passo indietro, io ne faccio uno a lato, per non essere colpito da un ariete".

Veltroni apre al centro <Tutti i voti sono utili> ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Veltroni apre al centro "Tutti i voti sono utili" Candida Sangalli (artigiani): Pd con operai e imprenditori Il leader: "Serve una sintesi tra cattolici e radicali". Binetti: "Vedrei bene candidati come la Bignardi e Riccardi" DAL NOSTRO INVIATO RIMINI - "Fatemelo vedere, fatemelo toccare, voglio un autografo".

Verso le urne La sfida ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tentativi di accordo bipartisan Le proposte Dopo il voto del 2006 Berlusconi lancia l'idea di una Grande coalizione, Prodi la boccia. A novembre 2007 sia Gianni Letta che Veltroni (foto) chiedono larghe intese sulle riforme; il leader del Pd incontra i capi dell'opposizione ma non c'è accordo. A febbraio, durante le consultazioni al Colle, Vetroni rilancia: "Perché non la facciamo ora,

Casini e gli altri al 7% L'Udc piace ai ragazzi ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anche il voto per Veltroni. E, ancora una volta, una percentuale di poco inferiore (44%) afferma di essere, al tempo stesso, tentata dall'opzione per Berlusconi. In definitiva, il centro costituisce, al solito, un territorio dalle grandi potenzialità politiche, in grado di sottrarre voti sia a destra, sia a sinistra, ma,

Campidoglio, sfida a Rutelli il Pdl pensa a Gasparri ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è seduto in prima fila mentre parla Berlusconi. "è vero: le sue parole assomigliano alla descrizione sia mia che di Gasparri - ammette Alemanno - ma io ho già dato...", ricordando di avere sfidato Veltroni nel 2006 per la stessa poltrona. Berlusconi ironizza con gli avversari del Pd: "Quello che accade in Italia accadrà anche a Roma: stiamo assistendo a un giro di Walter.

<Monnezza day> Show di Grillo in piazza ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 2008-02-24 num: - pag: 19 categoria: BREVI "Monnezza day" Show di Grillo in piazza Beppe Grillo contro tutti al "monnezza day", giornata di protesta contro l'emergenza rifiuti in Campania: "Chiedo scusa a tutta la Regione - ha detto il comico genovese a Napoli -, scusa per Veltroni, Berlusconi, Iervolino e Bassolino...".

Durante la presentazione della "Carta per Roma", Silvio Berlusconi ha tratto spunto da un ( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che aveva interrotto l'intervento del Cavaliere, per punzecchiare l'ex sindaco della Capitale: "Lei vuole fare l'attrice? Allora di deve far assumere da Veltroni - ha scherzato Berlusconi - È lui che ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110. E poi non posso più telefonare a Saccà...".

Gianni Alemanno, 50 anni il prossimo marzo, è nato a Bari. Attuale deputato e presidente della ( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Federazione romana di An, è stato dal 2001 al 2006 ministro delle Politiche agricole nel governo Berlusconi ed esponente di spicco della Destra sociale. Nel 2006 è stato candidato sindaco della Cdl, perdendo contro Walter Veltroni.

Di FABIO ROSSI Gianni Alemanno o Maurizio Gasparri. Non è ancora il ballottaggio vero, q ( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ha detto Berlusconi alla presentazione del documento - Volevo anche usarla in campagna elettorale ma non lo farò: continuerò con il fair play con Walter Veltroni, ma voi dovete raccontare a tutti i mali di Roma". E Michele Baldi, capogruppo di Forza Italia in Campidoglio, annuncia: "Non mi candiderò in Comune dopo undici anni di Consiglio comunale"

Anti-Rutelli, è l'ora di Gasparri ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Oggi la festa con Veltroni al Palalottomatica Anti-Rutelli, è l'ora di Gasparri Derby con Alemanno, ma l'ex ministro delle Poste è favorito dai sondaggi Adesso, il nome più accreditato per la sfida a Rutelli è quello di Maurizio Gasparri. "Sarà un personaggio con tanto cuore, con esperienza politica e con una profonda conoscenza dei problemi di Roma:

Berlusconi fa l'identikit e spunta Gasparri ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi ironizza: "A Roma stiamo assistendo a un giro di Walter (Veltroni ndr): lui prima era vice di Prodi e Francesco (Rutelli ndr) stava al Campidoglio, poi Francesco ha fatto il vice di Prodi e Walter era al Comune. Ora di nuovo il contrario, ma sono sempre gli stessi due che tentano di far dimenticare Prodi.

Telecom e la Borsa La sfida di Bernabè ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il che sembra troppo tanto per Berlusconi quanto per Veltroni. Il nodo è il futuro. Che non è chiaro nemmeno dopo l'addio della Pirelli. Oggi Bernabé non ha alle spalle un padrone solo e determinato come il Tesoro del '92, ma una holding complicata, la Telco, che possiede il 24% di Telecom Italia ed è formata da Telefonica, Generali,

ROMA - Nate dalle parole di Silvio Berlusconi davanti alle telecamere di "Matrix", ( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che nelle parole di Berlusconi hanno trovato conferma ai loro sospetti per gli scenari del dopo 13 aprile. Quando già Veltroni, da Cesena, osservava che se il leader del Pdl "parla di pareggio, allora non è più sicuro di vincere" e che, comunque, le larghe intese "avrebbe dovuto farle prima quando il Pd e Marini le proponevano per cambiare la legge elettorale"

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il tramonto delle larghe intese Berlusconi a Matrix aveva aperto la possibilità di larghe intese tra le forze politiche, in caso di pareggio alle elezioni. La replica di Veltroni: "è stato un errore non farle prima". Il Cavaliere rilancia: "Corriamo per vincere". Sicilia: Lombardo candidato per il Pdl Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'autonomia,

Larghe intese, pioggia di no ( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: si dovevano fare prima. Casini: sentinella contro i pateracchi. Pezzotta, appello all'Udc Larghe intese, pioggia di no Berlusconi, trovato l'accordo con Lombardo in Sicilia.

ROMA Si conclude con l'intesa a ora di cena tra Berlusconi e Lombardo, per la candidatura di q ( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: una giornata che ha visto il Cavaliere e anche Walter Veltroni rilanciare la sfida. E smentire chi dava per scontato, stando anche alle loro dichiarazioni di 24 ore prima, che dopo le elezioni ci si avviasse inevitabilmente a un governo di larghe intese vista la legge elettorale che rende possibile il pareggio.

Prodi ci ha ridotti in mutande Veltroni vuole lasciarci nudi ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: centrodestra Silvio Berlusconi, o da Umberto Bossi o Gianfranco Fini. No, la certificazione del fallimento del Governo Prodi arriva da uno dei suoi principali sostenitori, Walter Veltroni. Nonostante tutti i tentativi strambi del sindaco di Roma che cerca di far passare per nuovo ciò che nuovo non è, il Partito democratico che lui guida dà a questo esecutivo quasi tutti i ministri,

Prodi ci ha ridotti in mutande Veltroni vuole lasciarci nudi ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: centrodestra Silvio Berlusconi, o da Umberto Bossi o Gianfranco Fini. No, la certificazione del fallimento del Governo Prodi arriva da uno dei suoi principali sostenitori, Walter Veltroni. Nonostante tutti i tentativi strambi del sindaco di Roma che cerca di far passare per nuovo ciò che nuovo non è, il Partito democratico che lui guida dà a questo esecutivo quasi tutti i ministri,

Walter Pinocchio, la rimonta non c è ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: indiscussa la leadership di Silvio Berlusconi che, se si fosse votato ieri, avrebbe ottenuto il 44 per cento delle preferenze. Dietro di lui Walter Veltroni con il 34,5 per cento dei voti. Seguono Fausto Bertinotti (9,5 per cento), Pier Ferdinando Casini (6,5), Daniela Santanchè (4) e Bruno Tabacci (1,5 per cento).

Bianchi, la delusione di un comunista ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il suo collega Diliberto sostiene che tra Veltroni e Berlusconi c è una sorta di accordo segreto che si svelerà solo dopo le elezioni in una sorta di veltrusconi cioè un Governo misto con tanto di spartizione di ministeri. Anche lei è della stessa opinione? "No, non ho la stessa visione.

Nella sinistra ex alleati ai ferri corti ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Diliberto Nella sinistra ex alleati ai ferri corti Ormai gli ex alleati della sinistra sono giunti al tutti contro tutti: Fausto Bertinotti attacca Walter Veltroni, il candidato premier del Partito democratico risponde per le rime al concorrente della Sinistra Arcobaleno, e infine il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto dice la sua difendendo Bertinotti

Gli immobiliaristi mollano Pierferdy ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Governo guidato da Silvio Berlusconi, questa volta non sembrano disposti a seguirlo. Se mai, sono orientati ad azzardare una puntata su Walter Veltroni. Un altra puntata potrebbero farla anche sull appeasement che il candidato premier della sinistra dovrà trovare con Francesco Rutelli, se sarà eletto sindaco di Roma, per il varo e la gestione delle varianti al nuovo piano regolatore,

Maroni: <Con il Pdl accordo completo sul federalismo> ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, gli undici punti di Di Pietro, gli emendamenti radicali? Mi pare che di là siano nel caos". Nel centrodestra tutto bene, invece? "L accordo c è, è forte, è stato trovato in Lombardia ed è stato confermato a livello nazionale. È un messaggio importante a tutte le nostre regioni, perchè adottino il modello lombardo sul federalismo fiscale e se noi vinceremo le elezioni metteremo

Mastella rivela: Walter mi propose un alleanza in chiave anti-centro ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: un incontro avuto a pranzo quando iniziava a delinearsi il percorso del Pd e si iniziava a parlare di accordo tra Partito democratico e Berlusconi". In quella fase "ci sono stati colloqui sia con Berlusconi sia con Veltroni. Il primo a chiamarmi è stato Veltroni. Con lui si è parlato anche di patto federativo ma, mi disse, a condizione che non dai una mano a costruire il centro ".

Comunisti e Dc, nuovo compromesso nel nome di Veltroni ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sono Walter Veltroni, Massimo D Alema, Rosy Bindi, Romano Prodi, &, sono i padroni del nuovo Partito Democratico. Hanno cassato i Bertinotti ed i Diliberto perché contavano poco nulla ai tempi del compromesso storico , e ora tornano utili con il loro allontanamento per dimostrare la novità post comunista di Veltroni e C.

<Governo con il Pd? Noi avremo una vasta maggioranza> ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il leader del Pdl Silvio Berlusconi, smentendo di aver mai adombrato l ipotesi di un sodalizio post-elettorale con il Pd nel caso di un pareggio. Mentre Berlusconi si prepara a governare, sul fronte opposto Walter Veltroni fa notare che forse il Cavaliere non è più tanto sicuro di vincere, che il vantaggio sbandierato dal Pdl si è ridotto e che,

<Il risanamento economico? Solo una frottola> ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: articolo di Ricolfi nel quale il sociologo criticava la politica del governo Prodi invitando Walter Veltroni e Silvio Berlusconi "a non fornirci una ricostruzione insincera della storia di questa legislatura". Articolo cui ha fatto seguito una "piccata e assai prolissa risposta di Romano Prodi, in cui mi si accusa di scorrettezza, mancanza di scrupoli, faziosità, mistificazione".

Kosovo indipendente ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere"

Difendiamo gli animali ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere"

Non abbandoniamo il Centro-Sud ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere"

Evviva, non siamo in vendita! ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere"

Prodi: <Il riconoscimento ( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: quella di Veltroni di eliminare gli alleati più problematici, e non credo neanche che sia controproducente per noi aver mollato i casinisti (da Casini) dell Udc. Pertanto vista la situazione elettorale del momento auspico per la Lega Nord una campagna elettorale incisiva, volta sì a evidenziare le nostre istanze storiche federalismo,

SENTINELLA. SI DEFINISCE COSì IL LEADER DELL'UDC PIER FERDINANDO CASINI CHE METTE IN GUARD ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: SENTINELLA. Si definisce così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che mette in guardia Veltroni e Berlusconi contro i " pateracchi".

IL TERREMOTO DELLE ALLEANZE RIMETTE IN GIOCO IL VOTO CATTOLICO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sfida a Walter Veltroni: i cattolici non sono ospiti in un partito leaderista. Mentre il Pd è alle prese con questi problemi, anche Silvio Berlusconi ieri ha lanciato segnali particolari al mondo cattolico. Nel contestare lo "spostamento a destra" del Pdl, il Cavaliere ha assicurato che il nuovo partito adotterà la carta dei valori del Ppe e ai principi fondamentali ha aggiunto "

SEPARATI. LE RIFORME ISTITUZIONALI SI FANNO INSIEME MA I GOVERNI SI FANNO SEPARATI : WAL ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: SEPARATI. " Le riforme istituzionali si fanno insieme ma i governi si fanno separati": Walter Veltroni replica così all'ipotesi di larghe intese evocata da Berlusconi.

VELTRONI-BERLUSCONI, ADDIO ALLE LARGHE INTESE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni-Berlusconi, addio alle larghe intese MARIA PAOLA MILANESIO Roma. "Non credete ai sondaggi di cui parla Veltroni: la verità è che siamo 10-12 punti avanti rispetto al Pd. Non ci saranno larghe intese, perché vinciamo noi". Non ci sta Silvio Berlusconi a interpretare il ruolo dell'inseguito ormai tallonato da vicino dal più diretto concorrente.

ROMA, DOPO LA MELONI SI PUNTA SU GASPARRI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: solo i candidati di Veltroni e Storace, rispettivamente Nicola Zingaretti e, quasi certamente, Teodoro Buontempo. Gli ultimi nodi saranno sciolti entro stasera e domani il Pdl, dovrebbe annunciare i suoi candidati per Campidoglio e Provincia. Intanto ieri è partita la campagna elettorale del centrodestra alla corsa alla poltrona più alta del Campidoglio con la presentazione della "

IL PATTO REVERSIBILE TRA I DUE SFIDANTI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La rottura tra Casini e Berlusconi offre infatti al Pd la possibilità di un rapporto anche politico con l'Udc. I risultati elettorali scioglieranno molti nodi. Ma il patto Berlusconi-Veltroni ha comunque forti controindicazioni. Infatti se il Cavaliere vincerà pienamente, conquistando la maggioranza alla Camera come in Senato,

IL VOTO. ELEZIONI ILLEGALI, IO NON ANDRò A VOTARE DICE GRILLO. BERLUSCONI E V ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il voto. "Elezioni illegali, io non andrò a votare" dice Grillo. "Berlusconi e Veltroni diversi solo nel colore dei capelli".

È UNA CITTà ABBANDONATA SERVE UN EROE DA VIETNAM ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Berlusconi è amico degli Usa, un ottimo alleato. Il quinto punto del programma di Veltroni è rafforzare rapporti con gli Usa. Nemmeno gli ex comunisti sono più un pericolo, D'Alema è stato un buon alleato". E tra McCain, Hillary Clinton ed Obama chi potrebbe essere un buon sindaco di Napoli?

GRILLO CONTRO TUTTI: NAPOLI DEVE RIBELLARSI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni dicono sì all'inceneritore; io dico no". Ma chi si aspetta l'annuncio di una discesa in campo resta deluso. "Non mi candido - dice Grillo - il mio progetto si realizzerà in quattro o cinque anni, con le liste civiche formate dai ragazzi del blog.

LA MISSIONE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è arrivato Veltroni. Il sindaco di Roma sta calcando molte orme del suo avversario, con qualche importante novità. Come Berlusconi, anche Veltroni punta gran parte delle sue carte su una abilissima campagna di comunicazione. Non ha dalla sua la proprietà di tre reti televisive, ma sta mostrando la professionalità di chi ha frequentato da sempre,

Iceberg ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quella di Walter Veltroni è già cominciata, e a passo di carica. Quella di Silvio Berlusconi ancora no, per scelta tattica e strategica, quasi volesse aspettare che il suo competitor esaurisca le cartucce, o che inciampi su qualche inatteso accidente. Su una cosa, però, tutti e due sembrano d'accordo: entrambi si impegneranno ad abbassare la pressione fiscale.

SICILIA, ACCORDO CON BERLUSCONI CORRE LOMBARDO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: leader del Movimento autonomista in Sicilia: la sua lista sarà apparentata con il Pdl nel Centro-Sud e Lombardo candidato alla presidenza della Sicilia. Intanto, tramontano le larghe intese proposte da Berlusconi ("in caso di pari") e respinte da Veltroni ("è tardi"). BARTOLI, FRANZESE, MILANESIO PAPPALARDO ALLE PAGINE 4, 5.

LA MISSIONE DEI LEADER FORTI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: come su queste colonne propendono a credere Gualtieri e Lippolis - ci sarà spazio per il modello tedesco, salvaguardando, col proporzionale, le forze di grandezza intermedia come Udc e Cosa rossa. Oppure se prevarrà la soluzione che privilegia il bipartitismo (caldeggiato da Orsina e Campi) su cui puntano Berlusconi e Veltroni. SEGUE A PAGINA 10.

CLAUDIO COLUZZI CLEMENTE MASTELLA ALL'ATTACCO. PARLA AI SUOI CHE AFFOLLANO LA SALETTA DELL&# ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Altro che Veltroni che si fa portare in aereo davanti al pullman e percorre gli ultimi due chilometri in bus per gettare fumo negli occhi agli elettori". Berlusconi ha più volte detto di esserle riconoscente? "Se io dovessi far conto su tutti coloro che nell'arco della mia carriera politica mi hanno assicurato riconoscenza,


Articoli

Perché serve la rupture veltroniana (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ALESSANDRO FANFONI La rupture veltroniana prosegue con determinazione. Il passo che la leadership di Veltroni ha imposto al Partito democratico non si è fermato nemmeno davanti alla resistenza giapponese del furioso De Mita che, dopo 44 anni e 9 mesi trascorsi in parlamento, continua a considerarsi un pilastro indispensabile della suprema istituzione legislativa e, per questo, indisponibile a lasciare il posto e pronto a denunciare il Pd di Veltroni di un cieco giovanilismo. Per un paese e per un ceto politico refrattario ai cambiamenti, è naturale che ogni rinnovamento venga percepito come un eccesso, solo perché interrompe una consuetudine pietrificata. È evidente che in un sistema a forte connotazione gerontocratica, ogni ricambio verrà accusato di giovanilismo. Quindi, la vasta operazione di rinnovamento di Veltroni sta toccando tutti i nodi vitali del Partito democratico: le alleanze, i programmi, la classe dirigente. Consapevole di non poter perdere tempo, di doversi giocare l'intera partita in poche settimane, Veltroni detta il ritmo e l'agenda politica di questa campagna elettorale mettendo in affanno Berlusconi. Il primo dogma infranto è stato quello dell'alleanza forzata con le sinistre: lo spazio di manovra che così ha creato non solo è servito per ridefinire da una posizione di forza le relazioni con formazioni minori (Idv e Radicali) ma ha imposto una riconfigurazione all'intero sistema politico. Il secondo dogma infranto, quello del programma: abbandonato il modello enciclopedico frutto avvelenato della mediazione impotente unionista, Veltroni si presenta con pochi punti programmatici riformatori e ispirati a principi liberali (tanto da essere accusato di plagio dalla Pdl) redatti sotto la guida di un riformista come Enrico Morando. Il terza dogma è, appunto, "il rinnovamento in atto della propria rappresentanza parlamentare anche attraverso la leva anagrafica" (Andrea Romano). Tutto bene dunque? Non tutto, naturalmente. C'è una continuità, ad oggi inscalfibile e rivendicata, con il governo Prodi, con l'immagine di Prodi, che rischia di costare molto al Partito democratico in termini di sfondamento al centro, di conquista del consenso moderato. È vero che affermare credibilmente la discontinuità con il governo uscente, riconoscendone esplicitamente limiti ed errori, sarebbe un ardito equilibrismo (il segretario del Pd non può sfiduciare il presidente del Partito democratico), tuttavia in molti che, dal centro, guardando con simpatia a Veltroni fino ad accarezzare l'idea di votarlo, quando lo vedono insieme a Prodi cambiano immediatamente idea sfregandosi gli occhi come quando ci si desta da un sogno (o un incubo) ad occhi aperti. La rupture saprà essere tale fino in fondo? www.formazionepolitica.org.

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L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni accusa Berlusconi di aver bloccato le misure per alzare subito gli stipendi L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati Sta per partire una campagna elettorale in piena emergenza economica Carrelli semivuoti e massaie alla spasmodica caccia dell'offerta di turno. Non è la percezione di un caro-prezzi che ha portato gli italiani, negli ultimi anni, a sentirsi più poveri. E a sperare in un intervento sui salari che, per opportunismo politico e strabiche strategie elettorali, è saltato. A gennaio l'inflazione è salita al 2,9 per cento, ma per i prodotti ad alta frequenza d'acquisto ? soprattutto alimentari e carburanti ? l'impennata è stata del 4,8. E l'Istat, ora, lo conferma in un focus dedicato ai diversi prodotti acquistati dalle famiglie italiane. Un dato che, se messo in relazione con le stime di crescita dell'economia italiana che per la Commissione europea sarà poco al di sopra dello zero, mostra in tutta la sua pericolosità il bivio al quale si trova l'Italia. Un paese in cui i rischi di stagflazione, da un lato, e le opportunità di sviluppo, dall'altro, influenzeranno la campagna elettorale e peseranno inevitabilmente sul vincitore del 13 aprile. L'aver rinviato a dopo la risposta delle urne l'intervento a sostegno dei salari, oltre ad avere un costo alto per i cittadini, ha un responsabile preciso. Il segretario del Pd, Walter Veltroni, ai microfoni di Tv7 ha detto chiaramente che se non si è potuto sin da subito abbassare le aliquote Irpef per gli stipendi medio-bassi e aumentare i salari è per colpa di Forza Italia, che si è opposta all'inserimento di un emendamento in tal senso nel decreto milleproroghe.

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La fede non è un'ideologia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

VLADIMIR Se i numeri non sono opinioni, anche le statistiche contano. E le rilevazioni che riguardano i cattolici di questo paese che ogni domenica vanno regolarmente a messa forniscono i dati statistici più costanti degli ultimi due decenni. Finito il grande freddo degli anni Settanta-Ottanta, quelli seguiti al radicale mutamento culturale dettato dalle mode ideologiche post sessantottine, le stagioni vissute dalla Chiesa italiana hanno riportato alla pratica religiosa molte persone. Attualmente, ogni domenica, sono tra i sette e i nove milioni gli italiani che frequentano parrocchie e altri luoghi di culto. Immaginare che il loro principale interesse sia quello di leggere la stampa cattolica è una pia pratica che, analizzando i media, appare ormai cara solo alla devozione professionale dei vaticanisti e di qualche altro abituale osservatore. Una realpolitik dovrebbe ormai spingere tutti a osservare quanto anche i cattolici praticanti, come il resto dei loro compatrioti, siano seriamente intenti a leggere, e discernere, ogni possibile racconto sociale, preoccupati solo di giudicare se e quanto sia conforme alla realtà. Nessun cattolico sembra desideroso di sentir suonare la tromba della ritirata per tornare ad attestarsi sulle comode posizioni d'antan. Anzi, se proprio vogliamo parlare, in vista dell'appuntamento elettorale di aprile, di quale par condicio in salsa ecclesiale parlano gli elettori che vanno in chiesa dovremmo necessariamente riferirci al recente sondaggio effettuato tra i lettori di Famiglia Cristiana, i quali hanno risposto manifestando, con proporzioni quasi identiche, un'opinione tendenzialmente negativa sul centrosinistra e una quasi totale mancanza di entusiasmo per il centrodestra. E sui leader, in modo apparentemente incongruo, preferirebbero lasciare al palo Berlusconi e scommettere su Veltroni. Questa, forse, è la stessa chiave di lettura per la distonia che viene osservata, e anche enfatizzata, dagli altri media ogniqualvolta i due organi di stampa più importanti del nostro paese, l'episcopale Avvenire e il vaticano Osservatore romano, sembrano confliggere nelle loro analisi politiche. Negli ultimi quindici anni, ogni volta che un uomo politico, oppure un partito, ha tentato di umidificare le urne con l'acqua lustrale di qualche palazzo clericale, il mondo ecclesiale italiano ha sempre risposto dicendo che il voto dei cattolici non appartiene a nessuno. E in questa risposta gli elettori credenti sono sempre stati incoraggiati da un magistero pontificio che ha scritto molte pagine per spiegare quanto il voto dei cattolici debba essere esigente perché deve saper introdurre nel confronto politico l'attenzione, e la proposta cristiana, sui grandi temi etico-religiosi e sociali. Di conseguenza, i due giornali cattolici concorrono, ciascuno a suo modo, a evitare che i cattolici continuino ad esercitarsi nell'ormai inutile esercizio dell'assemblaggio elettoralistico delle diversità. E stanno aiutando la grande, e corale, riflessione con la quale gli elettori credenti del nostro paese tentano di tradurre politicamente le grandi attese morali e sociali sulla intangibilità della vita umana, la scuola libera, l'impiego ragionevole della procreazione assistita, la tutela della famiglia e la completa applicazione della legge194, anche nella parte che riguarda la prevenzione dell'aborto. In fondo forse la vera eredità degli ultimi quindici anni di vita del cattolicesimo italiano consiste soprattutto in quel costante insegnamento episcopale che, anno dopo anno, ha ricordato ai credenti del nostro paese che la "questione cattolica" dell'Italia contemporanea, anche dentro le vicende politiche che abbiamo finora vissuto, è innanzitutto un problema di cultura. Per questo, come può essere facilmente notato negli scritti di analisi politica apparsi sia su l'Avvenire sia su l'Osservatore romano, il problema della qualità delle persone chiamate a incarnare i vari progetti politici dentro i quali i cattolici si vogliono coinvolgere appare, pur nelle differenze degli approcci, una questione cruciale e prioritaria. Perché il credente che opera nella vita pubblica deve essere in grado (sono parole dell'allora cardinale Ratzinger) di non "teologizzare la politica". Ma anche di impedire che altri, come sembra accadere con forza, e non solo in Italia, negli ultimi anni, si adoperino per "ideologizzare la religione". Forse è soprattutto pensando a questo pericolo, e alla sua tragica proiezione nella geopolitica del nostro e degli altri continenti, che le voci cattoliche più autorevoli stanno reiteratamente ripetendo che la fede cristiana non può essere identificata, né tanto meno contiene, alcuna sintesi politica concreta. E che la sua ricchezza, e le sue conseguenze, per l'attività politica sono riassunte nelle parole libertà e coerenza. E in nient'altro.

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Berlusconi lo fa di nuovo, evita e impedisce i duelli tv (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"È impossibile fare confronti televisivi, ci sono troppi candidati premier". Silvio Berlusconi, ospite di a Matrix, fugge dal possibile confronto tv con il suo sfidante Walter Veltroni che invece aveva fatto capire di essere disponibile nel caso. "Sarebbero necessari 64 incontri, troppi ", osserva l'ex presidente del consiglio. "Veltroni è un ottimo comunicatore ? ha aggiunto il Cavaliere ? riesce a dare l'illusione che il passato non esista più e che i 70 ministri del Pd nel governo Prodi non lo riguardino. Ma gli italiani non si lasceranno ingannare di fronte al tentativo che lui fa". Berlusconi ha fatto sapere di non avere intenzione di candidare Gianni Letta: "È un uomo di stato che vuole servire lo stato, è una ricchezza per il paese".

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Walter fa i botti, Marco fa un passo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La tecnica ormai è chiara, ed è quella giusta. Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o un paio di cartucce, molto rumorose. Occupa la scena. Parla e fa parlare, di sé, delle sue proposte e ? in questa fase ? soprattutto dei suoi nomi. In un confronto impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla per due motivi: il programma è quello del 2001, di nomi non può farne perché troppi ostacoli e veti gli impediscono un autentico rinnovamento. Fin qui la campagna elettorale, ha notato Luigi Crespi, la fa solo il Pd. Questo vale in particolare per due luoghi che potranno essere decisivi ai fini del risultato elettorale: la Sicilia e Roma. Dal loft ogni giorno parte qualche fuoco d'artificio. Ieri sono stati "sparati" una giovane esordiente capolista a Roma e un non più giovane Umberto Veronesi in Lombardia: un colpo, nel cuore dell'orgoglio milanese. Un'altra sterzata laica, nel giorno della conferma del patto con i radicali: talmente netta da rendere obbligatori prossimi bilanciamenti. Altrimenti nel Pd il mal di pancia cattolico diventa una colica, e anche Veltroni rischia di sentire le fitte. Una cosa va detta sulla rinuncia di Marco Pannella. Sarebbe sbagliato confrontarla con altri casi analoghi od opposti, perché Pannella ha già rinunciato (magari per forza) altre volte, ed è l'esempio di come si possa essere leader fuori dal Palazzo. Il massimo ora sarebbe se alla rinuncia personale si accompagnasse la presa d'atto collettiva della fine di una alterità che ha resistito a tutto, anche alle molte occasioni nelle quali i radicali si sono "mischiati". In un paese che ha superato perfino il mito della diversità comunista, il simbolo gandhiano può benissimo portare via con sé anche il mito della diversità radicale. E il molto che c'era di buono può essere finalmente consegnato da un gruppo di iniziati a un grande partito maggioritario.

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Un voto per la Grande Coalizione? No, è tutti contro tutti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Un voto per la Grande Coalizione? No, è tutti contro tutti Posted By matteo.durante On 23/2/2008 @ 21:40 In Apertura#1 | No Comments Campagna elettorale sempre più nel vivo. I toni si scaldano, le sorprese aumentano e il [1] tanto agognato fair play comincia a scendere. Certo, i vari protagonisti in campo non hanno ancora la clava in mano, come nel 2006, ma le battute che, a distanza, sfoderano l'un contro l'altro (anche all'interno degli stessi schieramenti) sono frecciate che lasciano il segno. Da un lato Walter Veltroni liquida prima il governo Prodi: "In caso di vittoria ne faremo uno molto diverso" e poi le [2] larghe intese: "È stato un errore non farle prima. La gente" scandisce il leader del Pd "si domanda perché le larghe intese non sono state fatte prima. L'Italia politica arriva sempre dopo e perde il treno". E uno. Il segretario dei Democratici non cita mai Berlusconi, ma è chiaro che è a lui che imputa la colpa del mancato accordo sulle riforme quando "disse non al tentativo di governo Marini". Dall'altro il Cavaliere risponde, dal palco dell'assemblea dei Popolari Liberali che fanno capo all'ex Udc [3] Carlo Giovanardi così: "Venerdì sera sono rimasto fino a tardi per vedere [4] Matrix. Poi sabato mattina ho letto i giornali e viene fuori che io avrei detto di voler lavorare per larghe intese. Voglio smentire, io sono qui per vincere e avere una larga maggioranza e ottenere il diritto e il dovere di governare l'Italia". Poi in serata rincara la dose: "A Roma stiamo assistendo a un giro di Walter: lui prima era vice di Prodi e Rutelli stava al Campidoglio, poi Francesco ha fatto il vice di Prodi e Veltroni era al Campidoglio. Ora di nuovo il contrario ma sono sempre gli stessi due.". Infatti, spiega il leader del Pdl: "Veltroni è in politica da anni, non si abbia la faccia tosta di dire che si rappresenta il nuovo". Ancora, improvvisando un siparietto con una simpatizzante di Forza Italia: "Ma lei fa l'attrice, signora. Deve farsi assumere da Veltroni, è lui che ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110". E due. E via di questo passo. Per un Berlusconi che si dice "Sconcertato per l'accordo Pd-Idv, e la mossa dei Radicali mette in conflitto il diavolo e l'acqua santa", ecco la risposta del candidato del Pd: "Forza Italia si è opposta l'altro giorno, nella conversione del decreto milleproroghe, all'aumento dei salari". Ci sarà da abituarsi, il ping-pong ci accompagnerà fino al 13 aprile, con variazioni sul tema e con leader che fino al mese scorso cantavano dalla stessa coalizione e oggi se le suonano da fronti opposti. Per esempio, lo scontro Veltroni-Bertinotti. Anche qui, salgono i toni. Il leader Pd presenta il compagno Fausto alla stregua di retrogrado: "Siamo nel 2008, non nel '53. Può una persona ragionevole pensare che la candidatura di un operaio contrasta con quella di un imprenditore?". Certo che si può, s'entusiasma Bertinotti, la lotta di classe è ancora attuale. Oppure: la sfida Berlusconi-Casini. Il Cavaliere svela da Mentana che il leader dell'Udc è pronto a cambiare il suo simbolo pur di avere in lista De Mita che vuol rifondare la Dc. Secca replica di Casini: "Berlusconi ha detto ieri quello che sanno tutti gli italiani. I voti dati a lui serviranno ad una grande coalizione con la sinistra. Lo sfido a un dibattito in tv". E il Cavaliere? "Abbiamo avuto tanto tempo per chiarirci, ma per me va benissimo fare il duello televisivo". E ancora: Boselli contro Veltroni. ''Walter Veltroni da sindaco di Roma ha impedito la realizzazione del registro delle unioni civili. Se il buongiorno si vede dal mattino credo che da segretario del Pd non farà nulla di diverso e cercherà di occultare i temi della laicità'', dice il segretario del Partito Socialista, partecipando a una manifestazione sulle coppie di fatto, insieme con Franco Grillini, candidato sindaco di Roma per il Ps. Insomma, il candidato premier del Pd sembra diventato il bersaglio preferito dagli ex compagni dell'Unione. Lo stesso ruolo che fino a poche settimane fa toccava proprio a Romano Prodi. Ad attaccare l'ex sindaco di Roma ci si mette anche il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, intervenendo al comitato politico di Rifondazione Comunista: "Veltroni è stata la causa del fallimento del governo e noi non siamo riusciti a imporre un cambiamento. Non si può governare con Veltroni, ma c'è di peggio anche alla vittoria di Berlusconi e cioè che vengano fatte delle larghe intese con cui fare grandi porcherie". E non va meglio al segretario sul tema dell'[5] accordo coi Radicali. Cotto e mangiato (manca solo la firma in calce al programma da parte di Bonino &Co, sull'esempio di Di Pietro che l'ha sottoscritto, giurando lealtà), ma non ancora digerito da buona parte dell'ala cattolica del Pd. [6] Alla contrarietà (già nota) di Paola Binetti (che ora se la prende anche solo con l'idea che il collega di partito Umberto Veronesi possa diventare ministro della Salute), si associano gli allarmi di Pierluigi Castagnetti che parla a nome dei "cattolici che stanno all'interno del Pd, preoccupati per questa presenza però ci sentiamo impegnati a ridurre gli eventuali rischi che non ci siamo nascosti". [7] Dubbi e perplessità che sfoceranno il prossimo 27 febbraio, giorno della convention dell'area cattolica del Pd. E se non è una corrente, poco ci manca. Ma il leader Pd è preoccupato? Macché: "Serve la sintesi, i partiti moderni sono così", dice, mutuando un'espressione che a Romano Prodi non ha portato molta fortuna E se si pensa che tutta questa ridda di dichiarazioni, battute, giudizi è stata profusa in una sola giornata, hai voglia a immaginare (e a sperare) una campagna elettorale "dai toni soft e incentrata sui problemi del Paese", come auspica Franco Marini. Troppo ottimista il presidente del Senato? Forse sì, se alla fine, l'immancabile [8] Beppe Grillo da Napoli, nel corso della giornata del rifiuto, chiosa: "Non vado a votare e ne sono orgoglioso. Mi sento umiliato perché non si può scegliere un partito, non si può esprimere una preferenza e non si può scegliere un programma perché sono uguali: Veltroni e Berlusconi vogliono le stesse cose". Alla faccia delle larghe intese.

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L'inseguitore accelera l'inseguito perde colpi - eugenio scalfari (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'INSEGUITORE ACCELERA L'INSEGUITO PERDE COLPI EUGENIO SCALFARI Il 2 marzo si concluderà l'inevitabile giostra delle candidature e delle alleanze e la campagna elettorale entrerà nel suo pieno, ma i suoi lineamenti sono già chiari e profilati: Berlusconi conduce nei sondaggi, Veltroni insegue accelerando il recupero. Per la prima volta in questa settimana il recupero dell'inseguitore ha prodotto un regresso nello "share" dell'inseguito. Se i sondaggi rispecchiassero l'effettiva realtà questa novità sarebbe della massima importanza; significherebbe infatti il profilarsi d'un deflusso dal Popolo della libertà verso il Partito democratico e quindi il dimezzamento aritmetico del distacco tra l'inseguito e l'inseguitore. Sin d'ora comunque si va diffondendo nella pubblica opinione e nei "media" la sensazione del dinamismo di Veltroni e della staticità del suo avversario. In un paese bloccato da decenni che aspira a liberarsi dalle bende e a rinnovarsi, questa sensazione può tradursi in un capovolgimento di tutti i pronostici che fin qui sembravano certi: il Partito democratico, già ora, non ha più come obiettivo massimo quello di pareggiare al Senato, ma addirittura quello di vincere nelle elezioni per la Camera incassando così il premio di maggioranza che la legge elettorale prevede. Chi l'avrebbe mai immaginato appena un mese fa? Naturalmente questi ragionamenti simulano una realtà virtuale e vanno quindi presi con molta cautela. * * * I temi dell'economia mordono invece più da vicino la vita quotidiana dei cittadini, lavoratori, consumatori, famiglie, imprese e sono ormai balzati in primissima fila. I prezzi soprattutto perché è con essi che tutti abbiamo a che fare ogni giorno. SEGUE A PAGINA 27.

Commenti L'inseguitore accelera, l'inseguito perde colpi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E di conseguenza i salari e le retribuzioni. L'occupazione, la cui tenuta comincia a suscitare preoccupazioni. L'inflazione. Il livello ufficiale che registra una media si colloca in questo momento al 2,9 per cento, ma l'ultima notizia di due giorni fa indica nel 4,8 l'aumento dei prezzi relativi a generi di larga diffusione. Non è una sorpresa, l'inflazione infatti è la peggiore delle imposte perché ha carattere regressivo, colpisce i redditi più bassi in misura nettamente maggiore di quelli più elevati, risparmia i ricchi e deruba i poveri, falcidia i percettori di redditi fissi (lavoratori dipendenti e pensionati) consentendo qualche recupero ai lavoratori autonomi, ai professionisti, ai settori che operano su mercati protetti rispetto alla concorrenza. Ecco, la situazione dell'economia occidentale e quindi anche dell'Europa e in particolare dell'Italia si trova a questo punto. Gli Usa sono in piena recessione. L'Europa registra un sensibile rallentamento e l'Italia è il fanale di coda. Le previsioni delle agenzie internazionali danno il nostro prodotto interno lordo allo 0,7 per cento nell'anno in corso con una tendenza ad appiattirsi ancora. In queste condizioni la politica economica dovrebbe reagire adottando misure anticicliche. La teoria suggerisce infatti che, quando la congiuntura rallenta e addirittura volge verso lo zero, la domanda venga sostenuta con acconci interventi di spesa. In questo senso si muovono i programmi presentati dai partiti nei giorni scorsi; le differenze riguardano le modalità ma non la sostanza. Tutti infatti hanno in animo di sostenere i salari, i giovani, le famiglie, gli investimenti in infrastrutture. Il problema è quello della copertura finanziaria e reale di queste politiche: dove trovare le risorse necessarie? Dove concentrare lo sforzo? Come evitare ricaschi dannosi sull'inflazione? Come impedire contraccolpi sul deficit? Infine, a quanto deve ammontare il complesso dei provvedimenti di sostegno per esercitare un effetto sensibile sulla domanda interna e sulla crescita reale? * * * Comincio da quest'ultima domanda: a quanto ammontano le risorse da mobilitare per ottenere risultati apprezzabili? Direi: non meno di un punto del Pil, cioè in cifra tonda 15 miliardi di euro da investire entro e non oltre l'esercizio in corso e dei quali almeno un terzo entro il prossimo giugno. Da questo punto di vista è grave il rifiuto di Berlusconi di inserire i provvedimenti a favore dei salari nel decreto definito "mille proroghe" che sarà approvato dal Parlamento entro il 29 febbraio prossimo. Se avesse accettato, quelle misure valutate a circa 2 miliardi, avrebbero potuto beneficiare i salari fin dal prossimo aprile dando un sensibile sollievo ai redditi medio ? inferiori e sostenendo il consumo. L'autore di quel provvedimento era il famigerato governo Prodi e questa è la sola ragione per cui il leader del centrodestra ha opposto il suo rifiuto. Così tutta la politica destinata alla crescita viene spostata in avanti di almeno quattro mesi se non di più, con effetti negativi che è difficile sottovalutare. Il governo (quale che sia) che uscirà dalle urne il 14 aprile, sarà operativo al più presto ai primi di maggio. Anche se i leader dei due maggiori partiti si sono impegnati a far partire la propria politica fin dal primo Consiglio dei ministri, gli effetti richiederanno un tempo tecnico di almeno due mesi per farsi sentire. Se ne parlerà dunque ai primi di luglio per le misure di più pronto impiego. Il danno di questo scriteriato comportamento è evidente e dispiace che l'ottimo Mentana, che ha lungamente intervistato a Matrix dell'altro ieri il principale azionista di Mediaset, non gli abbia posto questa elementare domanda. Resta comunque il problema di dove reperire risorse da destinare alla crescita per un ammontare pari a 15 miliardi. Ebbene, ci sono spese in attesa di copertura già previste entro il 2008, pari a 7 miliardi. Gli stanziamenti sono già stati indicati da Padoa-Schioppa. Una parte delle destinazioni sono coerenti con il sostegno della crescita; quelle che non lo sono possono esser rinviate e il loro ammontare utilizzato diversamente. Le risorse restanti vanno, a mio avviso, mobilitate lasciando lievitare il deficit dal 2,2 preventivato dal governo Prodi al 2,8. Il commissario europeo Joaquin Almunia manderà alti lai, poiché una politica del genere allontana inevitabilmente il pareggio del nostro bilancio che Padoa-Schioppa aveva previsto per il 2010. Resteremmo tuttavia al di sotto della fatidica soglia del 3 per cento. L'obiezione, lo so bene, riguarda gli effetti negativi sullo stock del debito pubblico. A questo riguardo però si potrebbe (a mio parere si dovrà) mettere in pista una robusta operazione di vendita del patrimonio mobiliare posseduto dallo Stato. Il Tesoro detiene ancora un largo pacco di partecipazioni mobiliari che possono essere collocate dal sistema bancario gradualmente sul mercato quando esso sarà uscito dalle attuali difficoltà. Le partecipazioni in mano al Tesoro riguardano aziende di prim'ordine che fruttano anche cospicui dividendi. La loro privatizzazione rientra nei progetti dei due maggiori partiti. Del resto l'operazione potrebbe essere contenuta entro i limiti richiesti dai maggiori oneri sul debito pubblico derivanti dall'aumento del disavanzo. In pratica: un "deficit spending" neutralizzato da alienazioni di patrimonio, con l'obiettivo di imprimere uno scatto anti ? recessivo che potrebbe fruttare almeno mezzo punto di Pil dal previsto 0,7 a qualche decimale al di sopra dell'1 per cento. Freno e acceleratore, appunto. * * * Dove concentrare lo sforzo. Capisco la necessità sociale di un piano per gli asili nido. Capisco e condivido i maggiori investimenti per la ricerca, indispensabili per riqualificare le Università. Capisco i fondi per la scuola superiore, punto nero anzi nerissimo del nostro sistema scolastico. Qui necessitano piani di riforma che si estendono su un arco di tempo pluriannuale. Si tratta di mettere in moto i processi che esulano però da interventi anticiclici di immediato impiego. A mio avviso il grosso del "deficit spending" ipotizzato dovrà esser destinato al potere d'acquisto delle fasce deboli, allo stipendio minimo del lavoro a tempo determinato e alle infrastrutture. Lo Stato si deve far carico d'un piano di investimenti pubblici che inneschi processi virtuosi di collaborazione con il capitale privato, superi le lentezze burocratiche, riduca al minimo il tempo delle gare d'appalto. Questo tipo di investimento rappresenta un braccio di leva o meglio un motore d'avviamento con un elevato moltiplicatore; sostiene l'occupazione, accresce le dotazioni infrastrutturali e migliora per questa via la produttività di tutto il sistema. Berlusconi, che anche lui ha formulato alcune proposte, ha indicato un programma informatico a vasto raggio per snellire e ridurre i costi della pubblica amministrazione. Credo sia una strada da seguire con l'avvertenza però che anche questo è un intervento che richiede un arco di tempo per dare frutti concreti. * * * Insomma "si può fare". La crisi internazionale è purtroppo fuori dal controllo dei singoli governi nazionali, ognuno dei quali tuttavia ha la possibilità anzi il dovere di attivare tutte le risorse disponibili per migliorare la propria economia e contribuire per questa via al rilancio complessivo del ciclo. Larghe intese? Berlusconi le propone in caso di parità elettorale. Veltroni ne ha delineato rigorosamente il campo. La maggioranza, quella che uscirà dalle urne, deve avere il diritto e la responsabilità di governare. D'altra parte, per quanto riguarda la Camera, basta un solo voto elettorale in più per far scattare il premio di maggioranza. Quanto al Senato, una maggioranza comunque ci sarà e sarebbe sufficiente che l'opposizione avesse il "fair play" di non perseguire la politica delle "spallate" voluta da Berlusconi per tutta la durata del governo Prodi e nel frattempo varasse le riforme costituzionali, queste sì "bipartisan", tra le quali la nuova legge del Senato regionale. L'obiettivo si sposta dunque su chi si aggiudicherà un voto in più alla Camera. "Si può fare". Post scriptum. Ancora una volta voglio dare lode a Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa, Pier Luigi Bersani, Vincenzo Visco, per il positivo lavoro sui conti pubblici e sul programma di rilancio di cui la loro politica ha posto le necessarie premesse. Tre di loro hanno passato la mano in obbedienza ai propositi di rinnovamento da essi stessi condivisi. Ma meritano di essere salutati con onore. Gli aspetti negativi non sono dipesi dalla loro azione ma da una coalizione discorde e rissosa che Veltroni ha il merito d'aver finalmente e definitivamente liquidato.

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Tremonti: la sinistra ci prova il tesoretto non è mai esistito (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia La distribuzione Il vicepresidente di Fi: la ricetta di Veltroni è debole e non può funzionare Tremonti: la sinistra ci prova il tesoretto non è mai esistito "Per fermare i prezzi stop alla globalizzazione" Lo Stato dovrebbe acquistare beni di prima necessità da distribuire alle famiglie più bisognose ROMA - Onorevole Tremonti, l'inflazione cresce e il problema del potere d'acquisto è sempre più urgente. Veltroni vi accusa di avere bloccato la restituzione del tesoretto. Cosa replica? "Sul set - risponde il vicepresidente di Forza Italia - è già tutto pronto per il ciak della scena prima. La sequenza: "imbarco-uscita in mare della nave". I riflettori sono accesi, la nave è nuovissima, il comandante iconografico nella sua uniforme, l'ascensore sociale - quello della mobilità e dei talenti - sta portando sul ponte di prima classe bella gente: affascinanti e attempati gentiluomini, ricercatrici avvenenti, figli di industriali. Tutto intorno si cominciano ad occupare con garbo elegante le chaise longue. La lista dei passeggeri di seconda e terza classe non è ancora nota. Ma in fondo non è importante. La rotta della nave è quella della felicità: nel discorso di Milano si stabilisce "il diritto alla felicità" e sulla banchina se ne distribuisce il biglietto. La nave si chiama Titanic, l'iceberg contro cui andrà a sbattere si chiama Istat. Quanto al tesoretto non è che noi abbiamo detto no, è che non esiste". Ma l'iceberg inflazione c'è per tutti. Voi come lo eviterete? "Prima di partire bisogna conoscere il mare in cui entri. Quello uscito con l'Istat non è il solito dato congiunturale sull'inflazione, è un dato strutturale sul "carovita". Un fenomeno nuovo che viene dall'Asia e impatta violentemente e verso il basso sulle masse popolari dell'America e dell'Europa. E' il portato della globalizzazione, un fenomeno disegnato, creato e cantato da quelli che hanno governato l'Occidente, l'Europa e l'Italia negli Anni Novanta e che ora si ricandidano a farlo. Artefici e vittime di un destino che non hanno capito. Quella che vendevano come l'età dell'oro è durata solo per un pugno di anni, ora stanno arrivando tempi di ferro. La globalizzazione ci sta presentando il suo primo conto. Quando nel 1995 ho scritto il "Fantasma della povertà" nessuno ci credeva!". Ha portato guai davvero così terribili la globalizzazione? "Un fenomeno che altrimenti avrebbe occupato decenni e decenni è stato prima compresso e poi fatto esplodere in pochi anni: la Cina è entrata nell'Organizzazione del commercio mondiale solo l'11 dicembre 2001. L'India in parallelo. E' così che di colpo sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Un miliardo di persone sono passate di colpo dall'autoconsumo al consumo, dal mercato chiuso al mercato aperto e hanno cominciato a vivere con noi, come noi, insieme a noi. Se il petrolio che c'è nel mondo, se gli animali da carne che ci sono nel mondo, se il grano che c'è nel mondo restano uguali ma la domanda cresce violentemente, i prezzi esplodono. Quello che voglio dire è che la causa del drammatico impoverimento popolare che sta arrivando non è interna ma esterna. E qualcosa di simile non si è mai visto nella storia. Il secondo conto della globalizzazione è quello della crisi finanziaria, una crisi che sta piegando l'economia americana e con questa l'economia dell'Europa e dell'Asia. E' una alternativa drammatica: se la globalizzazione continua come oggi la massa della nostra popolazione sarà più povera, se la globalizzazione entra in crisi finanziaria sarà ancora peggio. Le cause, le colpe ,i rimedi li ho scritti in un libro che uscirà ai primi di marzo". Che propone di fare? "Per cominciare bisogna dire che cosa non fare. Non entrare in questo scenario con il pensiero debole, con il populismo leggero, con il relativismo, con il sincretismo, con il veltronismo. Nei dodici punti di Veltroni c'è tutto tranne l'essenziale. Ci trova il congedo di paternità, il Sud che diventa un hub, l'energia pulita con il sole e con il vento come nel Mulino Bianco, le centrali di sapere, le infocittà, i cento campus ecc. ecc. Non trova le tre parole che invece marcheranno i prossimi anni: la parola crisi, la parola solidarietà pubblica, la parola Stato. Ricorda quando parlavo di colbertismo? Le annuncio il clamoroso necessario ritorno del pubblico! Veltroni pensa a "chiamare il mercato" per risolvere i problemi sociali. Io penso che, in tempi di ferro, questo lo debba e lo possa fare molto di più lo Stato. Veltroni è arrivato alla Terza Internazionale essendosi preparato sui libri della Seconda. E' arrivato a copiare il Berlusconi del 1994 solo che Berlusconi lo faceva nel 1994 oggi siamo nel 2008, in un mondo totalmente diverso". Il vostro programma invece ha la ricetta giusta? La nostra bozza di programma incorpora il tempo duro che c'è e che arriva. Se ci fa caso comincia dall'Europa, dalla protezione delle nostre industrie e dei nostri capannoni, del nostro lavoro. Quando la chiedevamo con Bossi, Veltroni ci accusava di barbarie economica adesso le stesse cose le chiedono Obama e McCain. Un dettaglio che non è un dettaglio: prevediamo che il governo compri beni di prima necessità e li distribuisca ai comuni e al volontariato per aiutare chi non arriva a fine mese". (r.p.).

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Larghe intese, Veltroni dice no Il leader del Pd risponde a Berlusconi: ne parla adesso perché ha paura di perdere Poi il Cavaliere fa ancora retromarcia. E in Sicilia scarica Pres (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Larghe intese, Veltroni dice no Il leader del Pd risponde a Berlusconi: ne parla adesso perché ha paura di perdere Poi il Cavaliere fa ancora retromarcia. E in Sicilia scarica Prestigiacomo per Lombardo "Larghe intese? Le riforme istituzionali si fanno insieme, i governi si fanno separati". È un chiaro no quello che Walter Veltroni indirizza a Berlusconi da Rimini, nell'ennesima affollatissima tappa del suo viaggio. La verità, osserva il leader del Pd, è che la destra "fino a poco tempo fa era sicura di vincere, adesso parla di pareggio. Non sono più così sicuri". Poi l'annuncio di una nuova candidatura di prestigio: quella di Giancarlo Sangalli, ssegretario nazionale della Confederazione nazionale artigiani (Cna) e presidente della Camera di commercio di Bologna. Dal canto suo Berlusconi fa l'ennesima retromarcia: dopo aver lanciato le larghe intese, ora dice che governerà da solo. "Era solo un'ipotesi di scuola". Intanto annuncia in Sicilia l'accordo con Lombardo, mentre per Roma rispolvera Gasparri... Donati e Lombardo alle pagine 3 e 4.

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Noi dettiamo l'agenda il Pdl insegue (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del FASSINO "Noi dettiamo l'agenda il Pdl insegue..." "Mi pare che sia l'ammissione di una difficoltà e di una paura più che una proposta politica" ha tagliato corto Piero Fassino. Mentre l'apertura di Berlusconi alle larghe intese costringeva il centrodestra a correre ai ripari (alle agenzie di stampa non si contavano le precisazioni sulla larga vittoria che il Pdl è sicuro di ottenere), l'ex segretario dei Ds metteva a nudo la debolezza del Cavaliere. "Berlusconi ha voluto andare a tutti i costi al voto subito perché pensava di avere nelle mani una vittoria elettorale da incassare in fretta - ha spiegato ieri mattina, durante un convegno organizzato a Milano dal Pd - ha sbarrato la strada a qualsiasi proposta di riforma elettorale per precipitarsi al voto. Adesso, dopo poche settimane, quella vittoria che lui credeva di avere tra le mani è assai meno sicura". Per il Partito democratico sarà una difficile campagna elettorale, Fassino non lo nega: "Siamo noi che stiamo inseguendo". Ma, come sa ogni buon sportivo, "la condizione dell'inseguitore è quella più favorevole dal punto di vista psicologico, perchè deve solo correre, senza non voltarsi all'indietro per vedere dove è arrivato l'avversario". Con la comprensibile soddisfazione di un genitore, l'ex segretario dei Ds può elencare i risultati già raggiunti dal Pd a pochi mesi dalla sua nascita: "la rivoluzione dei soggetti politici", che dai 39 partiti originari diventeranno 5 o 6 gruppi parlamentari, "l'innovazione programmatica" e una campagna elettorale decisamente diversa da quelle del passato. "L'agenda politica è dettata tutti i giorni dall'iniziativa di Veltroni e del Partito Democratico - ha proseguito Fassino - e il centrodestra appare sfuocato, stantio, immobile e senza una proposta. Inoltre la rottura con l'Udc sta incrinando seriamente il rapporto con il mondo cattolico e sta aprendo crepe in Sicilia". Insomma, la sfida può essere vinta e l'ex leader della Quercia propone la strada da seguire per centrare l'obiettivo: "Il voto del Nord sarà la chiave fondamentale per vincere il 13 e 14 aprile". l.v.

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Le larghe intese non si faranno Veltroni non concede nulla al Pdl: puntiamo alla maggioranza. In Emilia in lista Sangalli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Le larghe intese non si faranno" Veltroni non concede nulla al Pdl: puntiamo alla maggioranza. In Emilia in lista Sangalli di Onide Donati inviato a Rimini NELLE PIAZZE Walter Veltroni si trova bene. Incontra tanta gente e può tenersi alla larga dalle polemiche quotidiane, dal botta e risposta su Berlusconi che ha detto questa cosa e Fini quell'altra... Incontra l'Italia che non ha bisogno di rialzarsi "perché lo fa tut- te le mattine", l'Italia che corre a mille ma deve aspettare una politica lenta, l'Italia dei campanili e dei capannoni. Poi, eccolo là il Berlusconi che si materializza tramite agenzia, quando Veltroni è in pullman e conversa con i giornalisti dopo il comizio a Cesena: "Mai pensato a larghe intese" in caso di pareggio, dice il capo del Pdl nel solito gioco del qui lo dico (del giorno prima) e qui lo nego. Giusto un attimo prima Veltroni era stato netto: "Le riforme istituzionali si fanno insieme, ma i governi si fanno separati". E oggi il tema non è in agenda: "Dovevano pensarci prima". Ma se "questa folle legge elettorale", praticamente "un terno al lotto", porterà ad un pareggio al Senato? "Non considero questo scenario perché obiettivo del Pd è la maggioranza", dice Veltroni. Ma è anche uno scenario che il Pd guarda con preoccupazione perché "è evidente che se ci fosse un pareggio, tornare a votare con questa legge elettorale sarebbe come sbattere di nuovo la testa contro il muro". Intanto, però, Veltroni nota compiaciuto che "se il leader dello schieramento avverso parla di pareggio vuol dire che stiamo arrivando". Ed è l'unica nota garbatamente polemica contro l'avversario delle tappe numero 10 e 11 (su 110) del lungo tour veltroniano. Quanto ai numeri del "recupero" il segretario ripete il più 7% da quando il Pd ha annunciato che correrà da solo. Con i giornalisti si concede anche un paragone: "Nessuno avrebbe scommesso un euro o un dollaro su di me o su Obama: lui adesso è il front runner, mentre i nostri avversari in Italia stanno parlando di pareggio. Non sono più sicuri". Siamo nelle terre di Romagna che furono della signoria dei Malatesta, poi provincia tartassata dello Stato pontificio. A Cesena, in un'ora insolita (10,30 del mattino), Veltroni è accolto da migliaia di persone che lo accompagno lungo corso Sozzi, e chissà se nella ressa riesce a vedere la grande edera luminosa che mezzo secolo fa segnalava la potenza del Pri e oggi è la struggente icona di un partito laico e rigoroso oramai estinto. In piazza Almerici, gremitissima, lo introduce Daniele Zoffoli, il zazzeruto segretario del Pd ("Se prendiamo tanti voti quanti sono i tuoi capelli, siamo a posto") ma sul palco, oltre al segretario regionale del Pd Salvatore Caronna, Veltroni chiama Roberto Pinza. Una vita nella Dc, 35 anni in parlamento, Pinza "con un gesto generoso" ha lasciato il passo ai giovani. Quei giovani che Veltroni trova numerosissimi a Rimini, attorno a un palco allestito sotto l'Arco d'Augusto dove termina la via Flaminia e iniziala via Emilia. Prima, però, pranzo nel palazzo dei congressi dove nel 1991 nacque il Pds: tavolata da 700 persone, incasso di 100 mila euro, "e anche questa è politica pulita", fa notare Andrea Gnassi, il segretario. Sergio Zavoli, il grande giornalista, nota sorpreso: "Questa Rimini prima del Pd non c'era, è nata con te Walter". Già, qui ­ dove gli alberghi sono la variante locale dei capannoni - la piazza non è mai stata facile per il centrosinistra, il turismo vive su un'altalena di risultati contraddittori e della politica diffida. Ma verso il Pd c'è curiosità e attesa. "Velocità e capacità di decisione" chiedono Gnassi e il sindaco Alberto Ravaioli a Veltroni. Che, all'ombra dell'Arco d'Augusto, annuncia un'altra delle candidature di punta del Pd, quella di Giancarlo Sangalli, segretario nazionale degli artigiani della Cna. Insomma, un uomo di quelle professioni che hanno bisogno di "istituzioni più snelle", di una politica che decida, di un'Italia che "smetta di arrivare sempre dopo". Si può fare? "Us po' fè", recita in dialetto un cartellone. E la traduzione non è necessaria.

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Lombardo dice sì a Berlusconi Gasparri marcia su Roma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Lombardo dice sì a Berlusconi Gasparri marcia su Roma di Natalia Lombardo/ Roma Pareggio? E chi ha mai parlato di pareggio? "Abbiamo dieci-dodici punti di vantaggio". Le larghe intese? Ho fatto solo "ipotesi di scuola, noi corriamo per vincere e vinceremo...": Silvio Berlusconi senza far caso alla citazione corre ai ripari per quel lapsus sulla disponibilità a creare una "grande coalizione" nel caso, il 14 aprile, si trovasse nelle stesse condizioni di Prodi con un maggioranza troppo stretta. "Ipotesi di scuola" che Veltroni ha chiuso: "È tardi". Sarà perché si sentiva ospite di se stesso su una rete Mediaset, che il cavaliere non ha posto attenzione alla puntuale domanda di Mentana sulla possibilità di un pareggio. Un'illusione ottica, per il Gatto Silvestro di Arcore che si è visto sfilare in un battibaleno l'uccellino Titti, stretto in bocca al cagnone Spike. Oppure un'onirica ammissione che la certezza di stravincere stia svanendo. Per giorni si è trovato nell'impossibilità di risolvere due questioni locali ma che hanno una valenza nazionale: Roma e la Sicilia. Quest'ultima si è risolta in serata a Palazzo Grazioli: Raffaele Lombardo sarà il candidato alla Regione Sicilia per il Pdl (con i voti di Cuffaro e l'Udc); la lista dell'Mpa "apparentata" con il Pdl nelle liste nazionali al Centro-Sud e nelle Isole. Quella Lega del Sud che può assicurare il premio di maggioranza con 10-12 senatori. Approvato al telefono da Fini, è finito lo stillicidio per Silvio, la guerra tra clan forzisti-democristiani che ha fatto fuori anche una donna, Stefania Prestigiacomo, per lasciare in mano maschile il dominio dell'Isola. L'ex premier l'ha ringraziata "per la disponibilità offerta a lasciare il Parlamento nazionale, mostrando amore per la sua terra". Berlusconi ieri aveva annunciato: "Ho Lombardo a cena", facendo venire in mente Hannibal the Cannibal che, sogghignando, sussurrava: "Ho un amico per cena". Silvio come sperava se l'è cavata con "un aperitivo". A questo punto per cena ha il coriaceo Miccichè. Anche l'incertezza sul sindaco di Roma dovrà essere risolta entro domani: è uscito dal cappello (di An) il nome di Maurizio Gasparri. Lo stesso cavaliere, tuffatosi tra i forzisti di Giro per presentare la "Carta per Roma", ha tracciato un identikit: "Un uomo con tanto cuore, grande esperienza politica e profonda conoscenza di Roma". Sulle ultime due caratteristiche si può convenire; sulla prima Gasparri ha a cuore sia la sua visibilità che le sorti del padrone di Mediaset, al quale portò su un piatto d'argento la legge tv. Nelle trattative a Palazzo Grazioli con l'ex ministro delle Comunicazioni, comunque, sarebbe stato pattuito un risarcimento con un ministero, nel caso di sconfitta con Rutelli. A fare il nome di Gasparri (leader della corrente Destra Protagonista di An insieme a La Russa) è stato Gianni Alemanno, capo della federazione romana che resta in pista ma di Campidoglio non vorrebbe saperne, pur sempre rivale di corrente insieme a Storace. La destra ha un'esplosione molecolare: solo a Roma corrono Storace, la lista di Forza Nuova con Fiore e il Mis di Rauti (suocero di Alemanno). Gasparri potrebbe correre per il Pdl ma la competition con Storace è un rischio. Oggi ne parleranno Fini e Berlusconi, domattina l'esecutivo di An romana. Giorgia Meloni, però, non si brucerebbe sul crescere. L'uomo di Arcore finora è apparso in difficoltà. Svanito il sorriso sicuro da Gatto del Cheshire di Alice che aveva nel 2006: piazza gazebo come specchietti per le allodole, ma il programma lo presenterà solo "fra quindici giorni". L'8 marzo a Milano, quando aprirà la campagna elettorale con Fini. Potrebbe essere la strategia del "leone dormiente" che dà la zampata finale, come lo dipinge il fido Bonaiuti? Fatto sta che Silvio segue ogni mossa di Walter, anche se lo sbeffeggia: "Lui ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110". Dice "si può fare" come Obama? noi diciamo "lo faremo", copia Silvio. E sui faccia a faccia si convince pure a confrontarsi con Casini nel tele-specchio delle mie brame. Sarà stata pure una bella soddisfazione liberarsi di Pier, ma i voti centristi volano (dati al 6,5% da Luigi Crespi, ex sondaggista di corte che ha fatto infuriare l'abate azzurro Bondi). Lo stesso leader del Popolo del Predellino ieri, davanti alla platea dei democristianoni di Giovanardi che hanno trovato asilo, ha dovuto cancellate l'immagine di un Pdl spostato a destra: "Noi siamo il centro". E il Fernandel modenese potrebbe sognarsi come "delfino". Uno schiaffetto a Fini, che ha posto veti su Storace. L'inedita coppia con Daniela Santanché candidata premier tira: La Destra è data attorno al 3%, tanto che Berlusconi medita a un ripescaggio. Ma sembra che Silvio abbia fatto marcia indietro sul "no" a Mastella nelle liste: perdere i voti dell'Udeur in Campania è un peccato. Così, se l'uomo di Ceppaloni non piace agli elettori del Pdl, potrebbe piacere di più la moglie di Clemente, Donna Sandra Lonardo, candidata al Senato.

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Candidature Troppe deroghe creano confusione Cara Unità, il Partito Democratico ha (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Candidature Troppe deroghe creano confusione Cara Unità, il Partito Democratico ha espresso in termini chiari, nel comporre le liste elettorali, la volontà di rinnovare la politica italiana ed i futuri rappresentanti di essa, favorendo soprattutto un ricambio generazionale. Ciò, pur attraverso scelte dolorose, come quella del rifiuto opposto ad una ulteriore candidatura di un politico rilevantissimo, quale Ciriaco De Mita. Poi, su L'Unità di oggi, leggo di alcune deroghe per personalità non altrettanto significative. Ricorro ad una iperbole, per sottolineare come tale decisione, comunque si voglia rigirare la questione, non trova la necessaria e ragionevole spiegazione. Ma ciò non contrasta con quanto sancito dal Partito Democratico? E non c'è il rischio di creare discrepanze, confusione e disparità? Con il risultato, alla fine, di essere molto poco credibili? Cordiali saluti Aurelia del Vecchio Napoli Pd e Sinistra arcobaleno si sforzino di dialogare Non commettiamo errori Cara Unità, La notizia del raggiunto accordo fra Partito Democratico e Radicali - che segue quello con L'Italia dei Valori - è molto significativa: mi riferisco al fatto in sé, a prescindere da un giudizio di merito. Veltroni sta davvero cambiando la politica di "magnifico isolamento " che finora ha portato avanti? Se così fosse sarebbe un'ottima notizia perché la sola ipotesi di presentarsi divisi come centro sinistra - con la vigente legge elettorale che prevede il premio di maggioranza e con le forze di centro destra di nuovo insieme- significherebbe rispondere ad una logica suicida. Finalmente a sinistra abbiamo un soggetto unitario La Sinistra Arcobaleno, che può rappresentare un forte punto di riferimento per i lavoratori, i giovani,gli intellettuali. È necessaria una grande "offensiva unitaria" per superare l'incomunicabilità fra Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno. Altro che "separazione consensuale", caro Franceschini, la rottura condurrebbe alla sicura sconfitta alle elezioni politiche in un crescendo di scontro fra P.D. e Sinistra, così come ad una gravissima destabilizzazione dei governi regionali e locali diretti dal centro-sinistra. È indispensabile una nuova Alleanza,basata su solide basi programmatiche. La nuova Alleanza dovrà e potrà essere effettivamente "nuova". In primo luogo perché sarà concretizzata non più da una miriade di soggetti, ma fondamentalmente da due: il Partito Democratico e La Sinistra Arcobaleno. In secondo luogo perché dovrà basarsi non più su programmi onnicomprensivi,bensì su poche, essenziali scelte qualificanti. È da augurarsi che i dirigenti del P.D. e della Sinistra Arcobaleno evitino di compiere un errore drammatico che peserebbe sui lavoratori e sul Paese per molti anni. Marco Montemagni Non è Prodi che ha impoverito gli italiani Cara Unità, il centro destra sostiene che Prodi ha impoverito gli Italiani in quanto avrebbe messo le mani nelle loro tasche. Visto che Berlusconi è più intelligente questo non lo ha fatto, come mai allora nel 2006 non lo hanno più votato? Mauro Lugli, Roma Un valido deterrente è il Tg4: lo vedi e sai che cosa ti aspetta... Cara Unità, da una quindicina di anni seguo, pressoché quotidianamente, il TG4. Amici e conoscenti dicono che sono un masochista, ma non è così; seguo il TG di Fede per due motivi, primo perché spesso mi posso fare qualche risata di cuore, secondo, più importante, perché la visione di quel (sic) telegiornale aiuta moltissimo a tenere vivo il ribrezzo nei confronti, non di Berlusconi, che è anche simpatico, ma del mondo che lo sostiene e che da lui si sente rappresentato. Inoltre, per quanti arrosti (e ne abbiamo fatti) si possano combinare, il TG4 è un perfetto deterrente, per esseri senzienti, muniti di pollici opponibili, nei confronti delle formazioni della destra: lo guardi, e sai cosa ti attende, se vincono loro. E rabbrividisci. La sera de 22 febbraio, l'ottimo Emilio ha aperto il suo fac-simile di bollettino terroristico con un attacco all'Unità. Ecco, ma per quale motivo l'Unità spreca inchiostro e tempo per occuparsi di quel che dice o che non dice il venerando incipriato innamorato di Silvio? Ma non lo sapete che il suo senso di inferiorità (del quale ha piena coscienza) viene lenito solo da coloro che, in un modo o nell'altro, ne riconoscono l'esistenza ? Ho parecchi rimproveri da fare a Romano Prodi, ma anche molti motivi per ringraziarlo. Tra questi, l'aver annegato, inel silenzio, l'idolatra Emilio Fede. Da qui, l'odio del conduttore nei suoi confronti. E infine, sono certo che non c'è "sugo" a polemizzare col bollettino del TG4. U. Caluri - Livorno L'Unità accetterebbe un accordo tra Pd e Berlusconi? Caro direttore, Sembra ovvio che chiunque vinca le elezioni non otterrà una larga maggioranza e dovrà ottenere consensi nell'altra parte politica. Dopotutto anche Berlusconi l'ha affermato a Matrix. Insomma, volevo chiederle se l'Unità accetterebbe che il Pd si alleasse con Berlusconi, colui che ha rovinato l'Italia. Non sarebbe coerente se il giornale si schierasse a favore di questa alternativa dopo tanti anni di battaglie per la democrazia. Cassanelli Fabio Aumento i prezzi La destra negava E adesso? Cara Unità, alla luce delle ultime rilevazioni, tutti coloro che, in specie nel quinquennio del governo Berlusconi e nello schieramento di centro-destra, irridevano, con sussiego e sfoggio di paludamenti pseudoeconomici, alla lamentela di un incremento della costo della vita ben superiore al tasso di inflazione ufficiale dovrebbero andare a nascondersi! Vincenzo Cassibba, Ivrea Veltroni mi ha convinto Ora programma alternativo alla destra Cara Unità, ho deciso di votare per il PD dopo aver votato sempre a sinistra. Questo perché Veltroni mi ha fatto ricaricare le mie batterie da tempo scariche per le continue scissioni. Ritengo che la proposta politica dovrà essere alternativa al centro destra. E dunque: che il costo della politica sia ridotto, che gli stipendi aumentino veramente, che i minimi delle pensioni crescano, che la sanità funzioni,che i cittadini vivano in un ambiente sicuro, che la giustizia funzioni, che si combatta l'evasione fiscale e la mafia. Avendo fiducia voto Veltroni ed il PD. Angelo Coniglio, Pisa.

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Per un partito radicato ma aperto alla società (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Per un partito radicato ma aperto alla società Vincenzo Vita Siamo rapidamente entrati in una fase politica nuova e diversa. Si è come rotto un incantesimo, secondo cui il centro della scena, l'inesorabile primo attore era e doveva rimanere Silvio Berlusconi. In verità, assai più di quello che immediatamente appare, è in corso un capovolgimento della stessa comunicazione politica, proiettata verso l'era "post-mediatica", quella assai meno semplificata dell'epoca pan-televisiva dove, spesso, prevaleva l'immagine sulla sostanza, il maquillage sul contenuto, il ritmo del talk show sul tempo più lungo del pensiero e del contenuto della politica, nel senso più profondo che si rintraccia nella sua etimologia, il luogo della polis. Ora, oltre alla necessità di utilizzare mezzi e strumenti della società dell'informazione multimediale, si sta imponendo l'esigenza di una maggiore complessità della leadership, fatta di un rapporto stretto tra programmi, personalità, credibilità ed affidabilità. Non solo e non tanto il dire, bensì soprattutto il fare. Il partito democratico e il suo segretario Walter Veltroni hanno imboccato la strada della comunicazione politica dell'epoca post-mediatica e di quella che viene chiamata l'ipermodernità, vale a dire l'intreccio tra la velocità e la scansione dell'informazione e la molteplicità delle contraddizioni di un secolo tutt'altro che lineare e pacificato. Guerra, nuove povertà, crisi del welfare e della spesa pubblica, attacco costante all'ecosistema, digital divide, rigurgiti di integralismo antilaico fino all'offensiva contro le donne, insidie costanti ai diritti e alle libertà, con l'esempio vergognoso delle offese persino postume ad Enzo Biagi. E con il "realismo" brutale sullo stato del capitalismo italiano offerto dalle angoscianti e ripetute morti sul lavoro, alla faccia di uno sviluppo tecnologico senza un vero governo democratico. Qualcosa di importante, dunque, sta accadendo e le prossime scadenze elettorali (il voto politico e i tanti voti amministrativi) sono entrati nella sfera del possibile, uscendo dall'incubo di una sconfitta che sembrava certa, malgrado i buoni risultati del governo Prodi. È indispensabile che il Pd si radichi nel e sul territorio, vincendo ogni tentazione di ridursi a struttura leggera o "liquida" o, peggio, costituita da puri comitati elettorali, magari sotto l'influenza di lobby o gruppi di potere. No, serve un partito aperto, in rete, capace di meticciare culture politiche diverse, di contaminarsi con i movimenti della società, quelli "caldi" e quelli "freddi". Dal mondo dei lavori che deve riconquistare il suo giusto primato, al movimento degli internauti, vera e propria epifania di una modalità inedita per le generazioni più adulte, ma del tutto contemporanea per quelle giovani, di costruire il tessuto sociale e le stesse identità collettive. Alla "biopolitica". E il partito torna ad essere, aggiornato, il luogo della direzione politica dei processi e della ricostruzione di un moderno blocco sociale progressista, rifondato sul lavoro produttivo e su quello intellettuale. Il partito - come prima, più di prima - intellettuale collettivo. È l'attualità di Antonio Gramsci, da riscoprire in una chiave attenta all'oggi con la passione del presente, come ci ricorda Giacomo Marramao. E difendendo anche, con impegno, il quotidiano fondato proprio da Gramsci, l'Unità. È giusto immaginare un partito programmatico, fondato sui punti indicati da Veltroni - che costituiscono altrettanti capitoli da approfondire - ed è interessante, innovativo il proposito di presentarsi all'opinione pubblica con un corpo di idee omogenee, non negoziate in "politichese", andando al confronto elettorale con chi vi aderisce compiutamente. Allora, però, è tanto più indispensabile che la sinistra, la cultura politica di una sinistra della contemporaneità - frutto dell'esperienza dei movimenti, dell'associazionismo, oltre che espressione della teoria pur non superata della parte migliore della tradizione - trovino nella costituente del Pd spazio e ruolo né marginali né episodici: divenendo, al contrario, protagonisti della fisionomia e del progetto di una forza di progresso del nuovo millennio. E riaprendo da qui il dialogo con la "Sinistra-Arcobaleno". Siamo nella stagione dei saperi, al punto che Microsoft offre - e Murdoch pure - cifre abnormi per conquistare un motore di ricerca. Ecco, allora, il senso davvero inedito di un partito come soggettività culturale oltre che politica, e nel quale il pluralismo non sia la sommatoria di componenti, bensì una caratteristica costitutiva, ontologica. Per una sinistra plurale che sia anche nel partito democratico e che si apra, attraverso la costruzione di un'associazione aperta, a coloro che in questo periodo stanno ripensando le scelte precedenti o superando le incertezze. Con ipotesi di avvicinamento al Pd da valorizzare senza strumentalità. È il senso di un partito democratico né moderato, né neocentrista, aperto piuttosto all'idea della ricostruzione dei fondamenti dell'essere di e a sinistra.

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Alemanno o gasparri? il rebus del pdl - gabriele isman (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Roma Alemanno o Gasparri? Il rebus del Pdl Berlusconi: "Sarà un nome di grande esperienza, che conosce la città" L'ex premier: "Rutelli ha chance di vincere" Domani il nome del suo candidato GABRIELE ISMAN "Francesco Rutelli ha delle chance di vincere. Noi metteremo qualcuno che ci piace molto, un personaggio con tanto cuore, tanta e esperienza e tanta conoscenza dei problemi di Roma". Silvio Berlusconi traccia così l'identikit del candidato sindaco, tagliando fuori Giorgia Meloni dalla corsa. "Manca ancora il suo sì, lo diremo fra poche ore" prosegue l'ex premier, e la corsa diventa a due. Gianni Alemanno (ieri al residence Ripetta con Berlusconi) e Maurizio Gasparri. "Per i sondaggi - aveva detto in precedenza Francesco Giro, coordinatore laziale di Forza Italia - Rutelli è al di sotto delle aspettative: è al 51%". Un quarto d'ora dopo il candidato ha del Pd ha già perso 4 punti: "è in gravissima difficoltà, attorno al 47" spiega ai cronisti Alfredo Antoniozzi, candidato azzurro alla Provincia. Cielo confuso a Roma per la Pdl: "Alemanno? Potrebbe essere una buona ipotesi, come anche Gasparri..." spiegava a fine giornata Antonio Tajani. Occasione per l'incontro, la presentazione della Carta per Roma: in 64 pagine le proposte per la Capitale e per i suoi municipi elaborate dal gruppo azzurro dell'aula Giulio Cesare. Gruppo che, nel prossimo giro, dopo 11 anni, non avrà più Michele Baldi: "Non mi ricandido - annuncia un po' commosso alla sala - ma resto un soldato di Roma". Frecciatina al gruppo dirigente: "Il centrosinistra dal consiglio comunale di Roma ha portato 3 ministri, un viceministro... Il centrodestra non ha portato nessuno". è l'addio del soldato al via della campagna elettorale di Forza Italia e del Pdl: in sala per An c'è solo Alemanno e il candidato resterà un mistero fino a domani quando sarà annunciato alle 12, dopo l'incontro a tre di oggi con Berlusconi, Fini e lo stesso Alemanno. "Il modello Roma? Un disatro" tuona Giro, e indica le priorità mutuate dalla carta per Roma: lotta senza quartiere al degrado, chiusura immediata di Malagrottta, 1500 vigili di quartiere in tre anni, e il Nia, nuova infrastruttura anulare, da costruire a dieci chilometri dal Gra, e tra i due case popolari. Prima che arrivi Berlusconi, parlano tanti azzurri: il gruppo consiliare al completo con Davide Bordoni che si ricandiderà, Fabrizio Cicchitto, Antonio Tajani, e, da ospiti, Mauro Cutrufo ("Ho cominciato curando la campagna elettorale di Signorello. è la prima volta dopo anni che il centrosinistra è sotto al 50") e Alemanno. Poco fair play verso Veltroni - "ha tradito la città andandosene in anticipo" dicono in tanti - e Rutelli. Tajani: "Il Pd che va da solo alle elezioni nazionali, e a livello locale sta con la sinistra radicale e vogliono portare Patrizia Sentinelli di Rifondazione come vicesindaco". Il pubblico, 150 persone in una sala molto calda, risponde con un brusio. "E cosa ha fatto Veltroni per permettere a Bendetto XVI, il più grande teologo di questo e del passato secolo di visitare la Sapienza?". Il Pdl racconta "la Roma egoista, diseguale, fatta per pochi" come dice Giro. Poi arriva Berlusconi e detta la linea. "Questa Carta per Roma la condivido. Vorrei usarla per la mia campagna, ma c'è il fair play. Quindi io non lo farò. Ma fatelo voi".

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Grillo insulta Veronesi È uno sponsor del cancro quando dice che un inceneritore produce emissioni zero (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Grillo insulta Veronesi "È uno sponsor del cancro quando dice che un inceneritore produce emissioni zero" NAPOLI "Umberto Veronesi è uno sponsor del cancro": così Beppe Grillo a Napoli prima della conferenza stampa in piazza Dante nel "giorno del rifiuto", manifestazione contro la gestione dei rifiuti in Campania. "Quando senti Veronesi, candidato del Pd, che dice che un inceneritore produce emissioni zero, bisogna chiedersi da chi sia sponsorizzata la sua fondazione. Se si fa un controllo si può facilmente capire che la fondazione Veronesi prende soldi anche dal più grande costruttore di inceneritori d'Europa, la Veolia francese", conclude Grillo. "Sono venuto a chiedere scusa alla Campania, terra martoriata dalla storia". Così Beppe Grillo intervenendo a Napoli per la giornata del rifiuto, o "monnezza day", in corso in piazza Dante. "Qui avete inventato il manganello consapevole: ad Ariano Irpino e a Pianura sono state colpite delle persone che protestavano in maniera pacifica - ha aggiunto Grillo - chiedo scusa per Veltroni, Berlusconi, Iervolino e Bassolino. Avete scritto sui pomodori Made in China per esportarli, avete i rifiuti del nord mentre il Veneto fa pubblicità per dire di non andare in Campania ai tedeschi". "Chiedo scusa anche per Prodi che ha reintrodotto il Cip6 - ha detto ancora l'artista genovese - nel 1992 fecero una legge straordinaria per devolvere il 7 per cento della bolletta allo sviluppo delle energie rinnovabili. In un attimo prima dell'approvazione hanno aggiunto la parola 'assimilatè e hanno così regalato 48 miliardi di euro ai petrolieri". Quanto alla manifestazione di Napoli, per Grillo "il giorno del rifiuto è una cosa epocale, con ragazzi che senza soldi e senza giornali hanno organizzato una manifestazione con centinaia di giornalisti. Tutto questo è stato possibile attraverso la rete, tra poco non ci sarà più bisogno dei giornalisti". "Oggi a Napoli combattiamo l'incantesimo della non conoscenza. Sta succedendo una cosa straordinaria, l'economia si è bloccata. Il rifiuto fa il giro del mondo: ci scambiamo la cacca come i bambini, ma se bruci una cacca non produci energia". "Non vado a votare e ne sono orgoglioso". Così ha aggiunto Beppe Grillo in riferimento alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile, intervenendo a Napoli nel corso della giornata del rifiuto. "Mi sento umiliato perché non si può scegliere un partito, non si può esprimere una preferenza e non si può scegliere un programma perchè sono uguali: Veltroni e Berlusconi vogliono le stesse cose", ha concluso.

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Voglia di elezioni anche per la regione - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Napoli La polemica Voglia di elezioni anche per la Regione ROBERTO FUCCILLO "non capisco come mai Veltroni non abbia già obbligato alle dimissioni Bassolino". Picchia duro Berlusconi. SEGUE A PAGINA III.

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Grillo, sfida globale "mandate tutti a casa" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Napoli Le manifestazioni Piazza Dante gremita. Migliaia la mattina al corteo Cisl Grillo, sfida globale "Mandate tutti a casa" Migliaia al corteo della Cisl e poi in piazza Dante per lo show di Beppe Grillo con gli inviati della Bbc e di altre tv straniere. Il comico accusa Berlusconi, Veltroni, Iervolino, Bassolino: "Devono aver paura di noi, li cacceremo grazie alla rete". Ribadisce che per lui le elezioni politiche sono illegittime: "Non voto". Punta l'indice contro inceneritori, banche, imprese, giornalisti. CONCHITA SANNINO A PAGINA IV.

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"subito al voto anche in campania" - dario del porto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XIV - Napoli Il presidente degli industriali interviene dopo lo sfogo di Marco Zigon sulle grandi difficoltà e i rischi di fare l'imprenditore sul territorio "Subito al voto anche in Campania" Lettieri: ormai non c'è più credibilità, serve una svolta eroi Penso proprio che bisogna essere degli eroi per fare impresa nella nostra regione e al Sud Se poi uno di noi ha successo diventa un bersaglio da colpire e da abbattere inefficienza Ci confrontiamo ogni giorno con l'inefficienza della pubblica amministrazione e con le maglie della burocrazia e poi i rifiuti sono il problema dei problemi DARIO DEL PORTO La Campania attraversa una profonda crisi di "credibilità e autorevolezza" che rende "auspicabile un ritorno alle urne". All'indomani dell'amaro sfogo di Marco Zigon, l'imprenditore vittima di un eclatante raid armato all'interno dello stabilimento di Pignataro Maggiore, il presidente dell'Unione industriali di Napoli, Gianni Lettieri, traccia un quadro del difficile momento attraversato dalla regione e dice: "Per fare impresa qui bisogna essere eroi". Presidente Lettieri, ha parlato con Zigon? "Sì, ci siamo sentiti. Quello che è capitato a lui, con dieci banditi armati in azione, due tir e sessanta operai immobilizzati, è di per sé stesso raccapricciante. Ma conosco Marco e so che non basta un momento di sconforto per spingere lui, come tutti noi, a lasciare questo territorio". Però sembrava davvero amareggiato. La Campania, ha detto, è peggio della Nigeria. "In realtà un episodio come quello messo a segno a Pignataro Maggiore potrebbe ripetersi forse non all'estero ma probabilmente anche in altre parti d'Italia. Il problema non è solo la criminalità". Si spieghi. "Qui da noi l'imprenditore è costretto a sgomitare ogni giorno, ma non per avere la meglio sulla concorrenza, il che sarebbe anche piacevole, oltre che logico. No, qui ci si deve confrontare con l'inefficienza della pubblica amministrazione, con le maglie della burocrazia. E poi c'è la spazzatura, che io considero il problema dei problemi". Infatti il comparto delle aziende turistiche sta registrando cali notevolissimi. "è vero, ma non è solo quel settore a risentire dell'emergenza rifiuti. Questa situazione fa sì che, quando un'impresa si presenta fuori dai confini della regione, viene accolta con sfiducia. Un cliente, un fornitore, assiste alle immagini delle strade invase dai sacchetti, vede le vie d'accesso bloccate e scuote il capo. Era prevedibile che ciò accadesse, io stesso avevo lanciato l'allarme più di tre anni fa. E il caso esploso in questi mesi si è aggiunto alle difficoltà di sempre. La microcriminalità è una di queste. Ma gli ostacoli che si incontrano, quando si decide di aprire uno stabilimento, sono moltissimi". Ad esempio? "Ci sono zone industriali che dovrebbero essere in grado di accogliere le imprese, come quella di Acerra, dove nostri associati segnalano ancora disagi con la telefonia, le reti energetiche e i servizi. Nonostante questo, abbiamo ancora imprenditori di successo, che investono e producono. Penso proprio che bisogna essere degli eroi, per fare impresa in Campania e nel Mezzogiorno". Addirittura eroi. Non è un'espressione un po' troppo impegnativa? "Non credo proprio. L'intervento straordinario per il Mezzogiorno è finito ormai da dieci anni. Le stesse agevolazioni che si possono ottenere investendo nel Sud si hanno in altre regioni d'Italia. Il nostro è proprio attaccamento al territorio, andrebbe premiato. Invece sa che succede"? Cosa? "Che un imprenditore, specie se ha successo, in Campania diventa un bersaglio da colpire, da abbattere". Lei disegna un quadro prossimo al collasso. Di chi sono le responsabilità? "è difficile attribuire le colpe a una persona sola. Di sicuro, in questi anni è stato dato poco spazio alla meritocrazia. Ma se vogliamo parlare della Regione, ci sono sicuramente assessori che stanno facendo bene: Cozzolino, Cascetta, Di Lello, lo stesso Montemarano. Al Comune meno, in verità. Però è tutto il territorio che non funziona e, allargando il discorso, non si è completato il processo di sviluppo del Mezzogiorno di cui Napoli e la Campania sono uno dei cuori pulsanti". Le elezioni politiche sono alle porte, che si aspetta dal voto? "Mi sembra che Veltroni abbia fatto delle scelte positive e la stessa cosa sta accadendo per il centrodestra. Ci si sta avviando verso la costituzione di due blocchi e dunque verso un vero bipolarismo. Questo è positivo, così come giudico un segno di responsabilità l'apertura di Berlusconi verso un governo di larghe intese nel caso di pareggio al Senato". E in Campania secondo lei è il caso di tornare alle urne? "A mio avviso è auspicabile che si vada quanto prima alle elezioni anche qui. Non per individuare per forza capri espiatori, ma la crisi di autorevolezza e credibilità del territorio è troppo profonda. è arrivato il momento di imprimere una svolta a Regione, Comune e Provincia. Ormai si vive in un'alea di incertezza che non porta da nessuna parte. Per questo è auspicabile che anche a Napoli e in provincia si vada presto alle elezioni. Proprio per la storia dei rifiuti, più che per altre cose, è necessario avviare un dialogo nuovo, con responsabili amministrativi e politici che possano usufruire di una rinnovata credibilità. Su questo problema si sono susseguiti governi di destra e sinistra, commissari nominati dagli uni e dagli altri. Ciò significa che si rende necessaria una nuova interlocuzione territoriale. Ed è giusto che a governare i processi di cambiamento ci siano persone con una visione a lungo termine". Si sta preparando a scendere in campo? "No, non ci penso proprio".

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L'urlo di grillo: munnezza globale - conchita sannino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XII - Napoli Migliaia allo show del comico in piazza Dante. "Devono andare a casa tutti, sindaco, governatore, Veltroni, Berlusconi" L'urlo di Grillo: munnezza globale Attacco a politici, imprese, banche: "Napoletani, ribellatevi" "No agli inceneritori, sì al riciclo. Se falliscono anche De Gennaro e Ganapini è finita" "Le prossime elezioni sono illegittime, orgoglioso di non andare a votare" CONCHITA SANNINO Dalla torre scaraventa tutti, a Napoli come a Roma. Nessuno escluso: "Questi devono avere paura di noi, entreremo dappertutto, ci dovranno ascoltare e rispondere. Perché noi non abbiamo armi violente, ma abbiamo la Rete, le web-cam". Quindi tutti a casa, li manda Beppe Grillo. "Da Bassolino a Iervolino. Dallo psiconano-Berlusconi a topogigio-Veltroni: che poi hanno lo stesso programma, dicono le stesse cose. Si dovrebbe scegliere l'uno o l'altro per il colore dei capelli?". Il comico conferma: "Io mica vado a votare, e ne sono orgoglioso". Però le liste Grillo, vidimate dalla Rete, ci saranno. "Si presentano giovani candidati solo alle amministrative e alle regionali. I candidati sono persone che si sottopongono al libero controllo del web. Perché se sei disonesto, lo si scopre subito. La Rete ha memoria, la televisione no. La Rete informa, i tiggì no". Eccolo Grillo. Torna a Napoli, nella stessa piazza Dante in cui si esibì quasi tre anni fa, tra successo e polemiche. è lui la star del "Giorno del rifiuto", la lunga no-stop organizzata dal Meet-up degli amici di Grillo con la Rete Lilliput del comboniano Alex Zanotelli. Accanto al protagonista, ci sono appunto padre Alex, il professore Maurizio Pallante consulente del ministero dell'Ambiente, il docente e promotore delle Assise di Palazzo Marigliano Alberto Lucarelli, il tossicologo Antonio Marfella. "Fate parlare anche loro, io sono un pazzo... ", dirà spesso Grillo rivolgendosi ai suoi "esperti". E lancia un avvertimento anche ai cittadini: "Qui, se ognuno di voi non diventa commissario di se stesso, non se ne esce. Se in Campania falliscono gente come il commissario De Gennaro, come il generale Giannini e l'ottimo assessore Ganapini, è davvero finita. Bisogna cominciare a fare un passo avanti culturale. Riciclare, differenziare". Alle 21.10, il fustigatore sale sul palco ed è boato. Un lungo show su rifiuti e politica. La mimica della rabbia, l'alone del guru, i tempi del comico. Al collo sfoggia un portabicchiere di stoffa riciclabile colorata, per dare un segno contro "la follia della moltiplicazione dei rifiuti, ad uso delle multinazionali". "Vi chiedo scusa, cari cittadini campani. Io, se fossi in voi, sarei non incazzato, di più. Farei come nel Kosovo, un bel referendum e mi staccherei da Roma", esordisce Grillo. E va avanti: "Ma come abbiamo fatto a trasformare questo capoluogo e tutta la sua terra in un grandioso spot per la monnezza? Questa è un'emergenza a tavolino, altro che camorra, basta con l'alibi dei boss. In questa crisi c'entrano solo le banche, il gruppo Impregilo, le multinazionali del rifiuto e dei termovalorizzatori. E i politici: che sono i camerieri dei gruppi imprenditoriali". Accentua l'aspetto grottesco, rimette in moto il meccanismo della paura da inquinamento: "Avete le mozzarelle che ormai camminano da sole, per vendere i bei pomodori avete dovuto scriverci sopra "Made in China"". Poi si fa più scuro: "Ma diamine, in questa città c'è un sindaco responsabile della salute pubblica? Da quanto tempo la Iervolino e gli altri primi cittadini della Campania avrebbero potuto fare un accordo speciale, urgentissimo, con tutta la grande distribuzione, vietare l'uso di imballaggi, di usa e getta, di roba inutile?". E giù con i mille esempi virtuosi nella gestione rifiuti, qui e ora, da Reggio Emilia al nord-est. "Ma lo sapete che esistono pannolini per i bimbi che sono biodegradabili ma non usa e getta che costano molto di meno?". Si interrompe rivolto a padre Zanotelli: "E ora tu non sentire... ". Riprende, urlando: "E ci sono, al posto dei tampax e affini che rappresentano il 40 per cento di roba che va in discarica, ci sono dei sostitutivi usati dalle donne in Emilia che si sterilizzano, si riusano. Dipende anche da noi. Siamo noi cittadini che dobbiamo fare un passo culturale in avanti. Scrivetelo". Ad ascoltare la sua conferenza stampa, che va avanti per quasi due ore e mezza prima dello show serale in piazza, ci sono oltre cento giornalisti, tra cui inviati della Bbc e di altre testate straniere, anche americane. Categoria a cui dà, divertito, il singolare benvenuto: "Con la rete siamo riusciti a organizzare quest'evento enorme, bellissimo, senza nessuno sponsor alle spalle, senza nessun gruppo editoriale alle spalle. Cari giornalisti, vi annuncio che tra poco non servirete più. Bisogna abolire l'Ordine. Ma scusate, io per scrivere devo essere iscritto? Ma sei matto, dico? Ma perché, per fare una poesia devo iscrivermi all'Ordine dei poeti?". L'ultimo regalo ai napoletani è un sogno: "Un grande museo dei rifiuti, mettete questi vostri 6 milioni di balle che non sono eco, ci facciamo delle passerelle in sicurezza igienica per i visitatori, in realtà ne ho parlato con Renzo Piano, si può fare, a costo zero, capite? Io vengo gratuitamente, faccio i miei numeri, con quei soldi piano piano magari ci liberiamo delle balle... ".

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Berlusconi gioca la carta spazzatura "veltroni faccia dimettere bassolino" - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XI - Napoli LA POLEMICA Rutelli e Finocchiaro, candidati Pd: "Non faremo come in Campania". E cresce l'ipotesi elezioni dopo le politiche Berlusconi gioca la carta spazzatura "Veltroni faccia dimettere Bassolino" ROBERTO FUCCILLO (segue dalla prima di cronaca) La spazzatura campana continua a essere il miglior argomento elettorale per il centrodestra. Eppure la domanda provocatoria del Cavaliere qualche risposta ce l'ha già. "Vogliamo finire come la Campania? Certamente no, dobbiamo muoverci in tempo". Lo dice senza mezzi termini Francesco Rutelli a Roma, in veste di candidato sindaco per la capitale. "La Sicilia non può ripercorrere, e non lo farà, le tragiche pagine della Campania", gli fa eco Anna Finocchiaro candidata Pd alla presidenza della Regione. Insomma, il Pd sta comunque stendendo un cordone sanitario intorno a Bassolino. Il quale reagisce con un paio di contromosse. La prima: la Regione stanzia 50 milioni per il San Carlo. Uno schiaffo a Rutelli e alla sua teoria ministeriale del rinnovato impegno per la regione solo dopo la soluzione del dramma rifiuti. La seconda: una lettera a Prodi e al ministro del Lavoro Damiano, per lamentare che i fondi per mobilità e cassa integrazione per la Campania sono rimasti gli stessi dell'anno scorso, segno che non ci si fa carico di nuove situazioni di crisi, comprese quelle causate dai rifiuti. Alla contesa fra Veltroni e Berlusconi si sta dunque sovrapponendo quella interna fra il Pd e la sua classe dirigente campana. Ne è un indizio in fondo anche l'esautoramento di De Mita. Quest'ultimo ieri ha incontrato a Napoli l'assessore Angelo Montemarano e il capogruppo Mario Sena per vagliarne la disponibilità a seguirlo. Proprio mentre il segretario regionale del Pd Tino Iannuzzi dichiarava definitivamente che "mi sono battuto per la ricandidatura di De Mita, la decisione nazionale è stata diversa. Sono convinto che tutte le battaglie, anche quelle più amare e dolorose, quale che sia il loro esito, vadano sempre condotte e mantenute all'interno del proprio partito. Ritengo sbagliata, e non la condivido, ogni scelta al di fuori o diversa dal Partito democratico". La posta in gioco di tutto ciò è comunque la Regione. Bassolino è rimasto in sella, sperando di poterla tirare fuori lui dalle secche dei rifiuti. Ma la corda si sta spezzando, e si fa sempre più verosimile l'ipotesi che Veltroni chieda comunque il voto regionale dopo le politiche. Rifondazione lo ha capito e lo ha già chiesto. Anche De Mita e l'area centrista chiederanno per forza di cose la conta della nuova realtà politica regionale dopo il voto di aprile. Intanto An cala un'altra mossa dilaniante, per mano di Salvatore Ronghi: "Ho chiesto la convocazione della giunta per le elezioni, per prendere atto della incompatibilità del consigliere Antonio Bassolino e dichiararne la decadenza, tenuto conto che la Regione, su sollecitazione della stessa magistratura, si è costituita parte civile contro il presidente della Regione nell'ambito del processo sui rifiuti". Intanto domani alle 17.30, nella Stazione Marittima, dibattito su qualità della politica e selezione dei gruppi dirigenti con Eugenio Mazzarella, Aurelio Musi, Paolo Macry, Raffaele Cananzi, Umberto Ranieri.

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Se la furbizia resta il vizio degli italiani - michele mirabella (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XVII - Bari LA DOMENICA Se la furbizia resta il vizio degli italiani La campagna elettorale non ha fatto altro che accendere il solito valzer delle poltrone MICHELE MIRABELLA (segue dalla prima di cronaca) Non essendo più bamboccioni, ma ultraottantenni, vi è chi si indigna, inutilmente: per un partito, una formazione reticente che si dichiara stufa dei pigionanti per diritto di sangue o per distrazione del mondo, altre ve ne sono che offrono ospitalità, posti in lista e , a volte, parcheggio al sicuro dalle grinfie della legge. Pare, però, che la pacchia sia finita. Gli italiani hanno capito, hanno fatto ammenda? Gli è che qualcosa si muove: ci sono nuove tendenze che sparigliano i giochi e pretendono di chiudere ai pregiudicati e agli habituée e aprire al nuovo, ai giovani. Non sempre i nuovi sono giovani e viceversa, ma, almeno, il tentativo va fatto. Purtroppo, però, dopo il recente guazzabuglio fiorito prima, durante e dopo la crisi di governo, abbiamo assistito ad una via vai molto pittoresco. Prendi l'Udc: in autunno è stato vilipeso, insultato, scacciato da Berlusconi, ma, poche settimane dopo, lo stesso Cavaliere li ha richiamati tra le sue braccia per ottenere di non rinviare neanche di un minuto la convocazione di comizi elettorali e per votare subito. Dopo poche ore una buona parte, non la parte buona, dice Casini, si è allontanata e ha dato vita alla Rosa Bianca. I pochissimi che sanno la storia di questo bel nome non hanno fatto in tempo a congratularsi della secessione, che Casini rilitigava con il magnate di Arcore e si allontanava ancora una volta indignato, riprendendo la polemica. Entrambi hanno detto "Heri dicebamus" e via con le contumelie. C'è chi non si fida e pensa che Cesa e Casini abbiano lasciato sulla porta di Forza Italia, anzi, sulla Porta a Porta, un cartello: "Torno subito". Per passare alla cassa? Chi può dirlo? Anche sul fronte opposto, non hanno fatto in tempo a dire di viaggiare, anzi, correre, da soli che, ecco, passano alla cassa Di Pietro e i Radicali, bene accolti, mentre in Sicilia i giochi sono extra territoriali: è tutto un cantagiro di formazioni, alleanze, concentrazioni, schieramenti e cannoli che la metà basterebbe. Lì la cassa è pingue e, per via di questa legge elettorale che pare fatta durante un veglione e dopo una ventina di brindisi, il bottino di senatori è in grado di condizionare la stabilità del Parlamento nazionale. Nel frattempo, Berlusconi manda a dire a Veltroni che la grande coalizione si può fare se nessuno stravince. I più informati dicono che lo ha detto per far dispetto a Fini che ha appena scaricato la Destra di Storace: meglio passare alla cassa in due e spartire che arrancare da soli e spuntare un magro bottino. Per non parlare della polarizzazione del pulviscolo detto della sinistra radicale. E in Provincia? Questa schifezza di legge elettorale autorizza la erogazione di candidature sicure, di nomine sicurissime. La formazione della nuova casta minaccia di annebbiare nuovamente la nostra vita politica. Gli elettori assistono impotenti alla unzione dei chiamati: quelli che si assicureranno un posto comodo in lista saranno gli eletti. Evangelicamente. Il momento è delicato, tanto che leggiamo che molti parlamentari italiani del Parlamento Europeo stanno accentuando la percentuale di disaffezione alle cose di Strasburgo e guardano malinconicamente ai loro paesi. I nuovi emigranti. E le nuove lacrime da terre "assai luntane". Nonostante gli ingenti stipendi, i più alti di tutta la Comunità, pare che gli italiani onorevoli preferiscano passare alla cassa italiana che progettare il futuro europeo. Ecco: invece di passare avidamente alla cassa e in attesa di passare alla storia, dovremmo, coscienziosamente, passare alla geografia.

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La caccia ai "voti del cielo" - filippo ceccarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Cronaca La caccia ai "voti del cielo" Religione e politica la società L'elettore cattolico e la sua prossima scelta sono al centro di una battaglia senza esclusione di colpi tra teo-con, teo-dem, pro-life, atei devoti, post-clericofascisti... Uno scontro dalle radici antiche che riecheggia il 18 aprile 1948 con le sue Madonne pellegrine, i frati volanti e il motto inventato da Guareschi: "Nell'urna Dio ti vede, Stalin no" FILIPPO CECCARELLI suggestione meta-elettorale per gli aspiranti teocrati delle varie e numerose specie, teo-con, teo-dem, pro-life, atei devoti, cattolicanti centristi, post clericofascisti, tradizionalisti padani: rimboccarsi le maniche e costruire tutti insieme una grande chiesa, una basilica, "pegno solenne di perpetua pace fra l'Italia e la Chiesa, nuova testimonianza della profonda cattolicità della nazione". Perché nelle pieghe della storia, meglio se in quella minore e perfino in quella incompiuta, non di rado pare di cogliere barlumi di attualità. E così, come ha scoperto anni orsono uno studioso attento come Giovanni Tassani, l'idea di erigere un tempio alla Conciliazione fu effettivamente lanciata nel 1954, con tanto di bozzetti e sopralluoghi, da una compagine di cattolici che le sacre immagini e i valori della Cristianità avevano messo sui loro stendardi. O forse sarebbe meglio dire gagliardetti, dal momento che l'animatore dell'iniziativa, il giovane e brillante conte Vanni Teodorani, fondatore della Rivista Romana, era certamente stato e forse a quei tempi continuava a ritenersi fascista. Ma dietro di lui c'erano soprattutto cattolici, e anche ecclesiastici illustri e già influenti come il padre gesuita della Civiltà cattolica Tacchi Venturi. Strano a dirsi, ma l'enorme basilica nazionale e teocratica sarebbe sorta a Saxa Rubra, "la località in cui Costantino ebbe la visione della Santa Croce, sicuro auspicio di vittoria", si legge, tipo depliant, sulla Rivista Romana. Il progetto fu affidato alla cupa esuberanza baroccheggiante dell'architetto, nonché accademico d'Italia, Armando Brasini che certo non trascurò il motto apparso all'imperatore: "In hoc signo vinces", e infatti alla sommità del tempio svetta una colossale croce di marmo. Quella che si affacciava dallo scudo della Dc, evidentemente, non bastava a soddisfare l'esigenza dei valori religiosi nella vita pubblica. Ora, a volte si è tentati di raffigurare la storia come una grande scala nella quale ogni nuovo pianerottolo raggiunto evoca inesorabilmente non quello appena lasciato, ma il penultimo. E questo un po' vale anche per la partecipazione e il consenso elettorale dei cattolici, di cui per mezzo secolo almeno la Chiesa e in seguito la Dc si sono ritenute esclusive depositarie. Ma prima? Ecco: anche "prima", che poi non è mai un "prima" assoluto, l'antica caccia affannosa ai "voti del cielo", come li ha designati Massimo Franco (I voti del cielo, appunto, Baldini&Castoldi, 2000) ricorda per fuggevoli lampi e arcane corrispondenze questa di oggi, Casini, Ruini, Veltroni, Berlusconi, Bagnasco, Giulianone Ferrara: voti che ora come agli albori della Repubblica "vivono nel limbo di una terra di nessuno - come scrive Franco - volatili, volubili, percorrono strade misteriose, si dividono fra astensionismo e trasformismo, pattinano lungo tutto l'arco delle nuove ideologie". E delle vecchie e nuove mistificazioni, viene anche da pensare. Questo spiega come mai, al di là degli anniversari, sulle elezioni del 1948 si concentri l'attenzione non solo degli storici, ma anche dei più evoluti studiosi di comunicazione politica, come Edoardo Novelli che in un libro di prossima uscita per Donzelli, Te lo ricordi quel 18 aprile, ha riletto "parole, immagini e strategie" di quella fatidica campagna nella quale l'intervento variegato e massiccio della Chiesa fu determinante tanto nel risultato quanto nelle forme espressive della ricerca del consenso. La grande epopea di Gedda e dei suoi Comitati civici, simboleggiati da due mani che s'intrecciavano sullo sfondo di un campanile e il motto: "Pro aris et focis", per gli altari e i focolari. In poco meno di due mesi, senza mai chiedere esplicitamente il voto per la Dc la Chiesa riuscì autonomamente a mettere in piedi una vera e propria "crociata" - "Con Cristo o contro Cristo", aveva del resto intimato Pio XII - realizzando uno sforzo ideativo e organizzativo ancora più sorprendente di quello che consentì a Berlusconi di conquistare per la prima volta l'Italia nel 1994. Tassani ha studiato l'"Ufficio psicologico" dei Comitati civici, laboratorio d'archetipi, fucina d'immaginario. Perché ci furono, sì, le madonne pellegrine, sia pure d'importazione francese, e il "microfono di Dio", come venne chiamato il missionario gesuita Lombardi; e se è per questo ci furono anche i baschi verdi dell'Azione cattolica, "Siam gli araldi della Fede" echeggiava nelle piazze il loro inno, e perfino i "frati volanti", in giro con certi furgoni dotati di altare e megafono, pronti a interrompere i comizi del Pci. Ma il vero salto nel futuro fu l'uso di scrittori come Longanesi, cui si deve l'opuscolo Non votò la famiglia De Paolis o Guareschi, suo il motto "Nell'urna Dio ti vede, Stalin no"; così come decisivo fu il lancio di illustratori e vignettisti che produssero manifesti un po' pulp, ma indimenticabili. O filmati abbastanza ricattatori come La verità sulla scomunica: una bimba sta per fare la prima comunione, ma il papà comunista non vuole, né può entrare in chiesa (alla fine si converte). Quello cattolico era a quei tempi un elettorato d'ordine, conservatore, anche reazionario. Più che al Pci si trattava di strapparlo all'Uomo qualunque, che nel 1947 a Roma aveva superato la Dc. Gedda ci riuscì: e dal Papa, per ringraziamento, ebbe in dono un orologio. Il paradosso del personaggio è che all'apice della vittoria cominciò la sua sconfitta. Non credeva all'unità politica dei cattolici e invece, oltre al pericolo comunista, bene o male la Dc fu anche capace di contenere, attizzare e neutralizzare questo elettorato timoroso della modernità, questo popolo di destra naturale ed inespressa. Lo fece vellicandone gli istinti conservatori, ma anche la paura, talvolta in modo gaglioffo. Alle elezioni del 1953, per dire, venne organizzata una mostra itinerante sull'"Aldilà", cioè sulle persecuzioni ai lavoratori e ai credenti "schiavizzati" nei paesi dell'Est. Solo che si trattava di immagini false: come si legge ne I cattolici nella storia d'Italia di Libero Pierantozzi (Edizioni del calendario, 1970) un operaio di Roma, a nome Nardecchia, si riconobbe tra i perseguitati: "Quello so' io!", disse. Non che all'Est per i cattolici fossero rose e fiori, tutt'altro, ma insomma la mostra era più che altro un servizietto "dell'aldiquà". Per tutti gli anni Cinquanta e oltre, anche perché timorosi di uno sbocco spagnolo, alla Franco, a partire da De Gasperi i democristiani cercarono con successo di liberarsi dell'occhiuta tutela ecclesiastica. La basilica a Saxa Rubra non si fece mai. Vennero piuttosto individuati dei bastioni intoccabili: istruzione, sanità, carattere sacro di Roma, controllo della cultura, dei costumi e della tv. è una storia lunga, piena di tappe, sfumature e contraddizioni, ma in estrema sintesi si può azzardare che il pontificato di Giovanni XXIII, il Concilio e la lunga stagione di Paolo VI, che i capi dello scudo crociato conosceva uno a uno avendoli anche difesi dall'integralismo di Gedda, funzionarono come una specie di benedizione. Intanto, i voti del cielo erano pur sempre al sicuro. Ci rimasero si può dire fino al 1974, sconfitta referendaria sul divorzio. Ma a quel punto nuove generazioni cattoliche buttavano decisamente a sinistra. Cattolici del No, dissenso, preti operai, scelta di classe, teologia della liberazione, terzomondismo. Richiami delle gerarchie, moniti anche dal Sacro Soglio. Insieme con Moro, la Dc perde l'anima. Dura ancora una dozzina d'anni, quindi si scioglie. Questa è storia di ieri. Quella di oggi non è nemmeno storia. L'altro giorno Famiglia Cristiana ha pubblicato un sondaggio da cui emerge che i cattolici - se ancora è congrua la definizione - vogliono più soldi in busta paga, meno tasse per le famiglie, un po' più di moralità. Ed è molto difficile per chiunque non riconoscersi in questi desideri.

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Attention, attention meno english, please - gianni mura (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sport SETTE GIORNI DI CATTIVI PENSIERI Attention, attention meno english, please GIANNI MURA Election day: l'uso reiterato di questa formuletta per indicare il giorno del voto mi porta (anzi mi trascina, perché ho opposto resistenza) a una triste certezza. Ha voglia a parlare Berlusconi, ha voglia Veltroni, ma una nazione che usa election day è senza speranze. E lo usa, lo dice riempiendosene la bocca, come fosse una new entry, un must, un cult, un top. Così mi è venuta la febbre del sabato pomeriggio e mi sono messo a controllare l'invasione e insieme il livello di guardia. Presi in considerazione solo titoli e occhielli. Corsera di giovedì: call center, neominimal, dynasty, skipass, offshore, delisting, top model, stock option, no limits, master, high tech, design, businessmen, academy. Non male. Meglio la Stampa di venerdì: superstar, bestseller, privacy, hit, fast food, embargo, supermarket, star, premier, vip, fiction, star di nuovo, chips, groupies, sexy, relax, tour operator, trader, trust, authority e briefing. Why non guardi un pocolino in casa tua, fucked bear? Come potevo dire no a questo garbato richiamo interiore? Eccomi a consultare the Republic di giovedì. A parte alcune cose entrate nel gergo comune (slogan, leader, gay, blitz), ho trovato: slow, privacy, cartoon, boy, buypack, serial e general manager. Votation: Corsera 5, Stampa 3,5, Repubblica 6. The problem is che se noi siamo quello che mangiamo, siamo anche quello che leggiamo. Secondo me Feuerbach col suo der Mensch ist was er isst voleva fare un gioco di parole, ma non è questo il point. Unitevi, lettori d'Italia, italian readers, e chiedete meno english al vostro newspaper (che un Teofilo Folengo aggiornato tradurrebbe in Anatrella). [Quanto a ciò che si mangia, il Comitato di Pechino 2008 ha informato che le mense saranno blindate (e non solo le mense, aggiungerei). "Sarà vietato introdurre cibo dall'esterno. I nostri prodotti sono garantiti e bisogna anche tutelare i diritti degli sponsor". Niente pasta e prosciutto made in Italy per gli azzurri. E now, se posso dirlo in tutta modestia, I care. Per i pomodori. Ricercatori dell'università di Clermont Ferrand, ha scritto Le Parisien, hanno accertato che i telefonini fanno male ai pomodori. Dice uno dei ricercatori, Richard Ledoigt: "Non si può dire con certezza che il telefonino sia nocivo. Certamente perturba l'organismo della pianta, facendo apparire molecole che appaiono solo quando la pianta è ferita o rovinata. La pianta soffre come nei periodi di grande caldo e grande freddo". Non è una bella notizia, of course per i pomodori in primis. E chissà come se la cavano i peperoni e le melanzane. Non è bella perché lascia intuire che un po' alla volta, step by step, si arriverà alla madre di tutte le notizie: i telefonini fanno male agli esseri umani. O ai golfisti, almeno. Sulla Stampa di ieri c'è una pagina molto interessante. Titolo: "Non c'è più tempo per giocare". Lo sospettavo. Ma parlano i numeri: negli Usa in pochi anni il numero di giocatori di golf è sceso da 30 a 26 milioni. Otto anni fa 7 milioni di golfisti giocavano almeno 25 partite annue, adesso sono 4,6, un terzo in meno. Secondo il New York Times non si tratta di disaffezione, ma solo di tempo. Un percorso di 18 buche richiede 4 ore, più o meno, "e il bon ton vieta di portare in campo il telefonino", cosa che un manager non si può permettere. Nella foto che domina la pagina si vedono quattro golfisti sul green con il telefonino all'orecchio. Mi sa che non sono manager. Insomma, chi ha il telefonino non ha tempo libero. Avanti così, giocheranno a golf solo i disoccupati. Prospettiva che Cesare Zavattini avrebbe illustrato assai meglio. Purtroppo è morto. [Chissà cosa direbbe Zavattini di altre cose. Di quelli che oggi a Milano vanno su di corsa per le scale del grattacielo Pirelli, altra cosa non particolarmente geniale copiata dagli americani che con l'Empire State Building avevano inaugurato il run up. Del professore che in Val d'Aosta è stato condannato a due anni per diffusione di materiale pedopornografico dal computer della scuola e il giudice gli ridà la stessa cattedra nella stessa scuola. Il professore è disposto a lasciare l'insegnamento, ma solo se lo promuovono. Nel Turkmenistan (fonte: Liberazione) sono meno teneri. Giovedì sulla scrivania dello speaker del tg ha fatto una passeggiata uno scarafaggio. Quando Kurbanguly Berdymukhamedov, il presidente della Repubblica, ha visto il filmato, ha decretato l'immediato licenziamento di tutti i presenti nel turno di lavoro 9-16, in totale 30 persone tra giornalisti, operatori, tecnici. [Ultimo voto (7) alla Federcalcio: ha aperto un'inchiesta sul caso di Omolade, che domenica a Celano ha denunciato insulti razzisti da parte di avversari e pubblico, e poi ha perso la testa facendo a cazzotti. Ci sono stati casi simili in Metz-Valenciennes e ieri in Bastia-Libourne. Celano-Gela è C2, non c'è il quarto uomo, Omolade è il solo a pagare, per ora, con 4 turni di squalifica. Il Celano nega ogni addebito per i suoi tesserati e tifosi. L'arbitro a quanto pare non ha sentito nulla. Ieri Omolade ha rivelato il numero sulla maglia dell'avversario che lo insultava. Qui qualcuno ha mentito: vada veramente a fondo l'inchiesta, adda passà the night.

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Da cavour all'inciucio il fantasma-governissimo entra nel terzo millennio - filippo ceccarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Da Cavour all'inciucio il fantasma-governissimo entra nel terzo millennio Al momento del dunque le larghe intese perdono la loro geometrica vaghezza FILIPPO CECCARELLI Più la politica vive schiacciata sul presente e più si diletta a disegnare scenari. Oggi è il turno delle larghe intese. Alle quali poi magari si arriverà pure, "in caso di pareggio" mette le mani avanti Berlusconi. Veltroni risponde no e a questo punto il Cavaliere, che in verità le aveva già proposte dopo le ultime elezioni, si sdegna, e dice che vincerà. Insomma si prende tempo, e insieme lo si perde. Nel frattempo la fantasticheria "larghista" riprende il suo lungo cammino nell'immaginario politico italiano. La grande coalizione. Il governissimo. L'unità, la solidarietà, la responsabilità nazionale. Se non è zuppa è pan bagnato: si noti comunque l'abbondanza e la sintomatica varietà delle formule, ognuna delle quali prevede un patto di potere fra ex avversari. Di solito la domanda è: ma non se lo potevano dire prima? La risposta, di norma è: no, le condizioni non erano mature. Così va il mondo e non da oggi. Con qualche inevitabile forzatura si potrebbe sostenere che in Italia l'illustre antenato delle larghe intese sia da identificarsi nel "connubio" realizzato alla metà del XIX dal conte di Cavour fra le correnti politiche della destra e della sinistra al parlamento subalpino. Ma fin da allora quella parola si tirava appresso un che di poco chiaro, una riserva di ambiguità, che dura e rivive nel tempo. La prova sta nella facilità con cui al momento di mettersi in pratica le larghe intese perdono la loro geometrica vaghezza e si fanno più che carnali, ed ecco appunto l'"ammucchiata"; oppure finiscono per acquistare un inesorabile avviso di complicità, un sentore di pettegolezzo da cortile, con il che si ha l' "inciucio". Come spesso accade quando si tratta di aggirare diffidenze e scetticismo, si guarda all'estero, all'Europa, e in Germania di recente hanno fatto appunto una Grosse Koalition. Ma sia Berlusconi che Veltroni sanno benissimo che qui in Italia, dove i sostantivi si scrivono in minuscolo, la grande coalizione rimanda al periodo 1975-1979 - e la faccenda si fa un po' più complicata. Quella breve stagione, altrimenti detta della solidarietà nazionale, venne tenuta a battesimo da Moro e Berlinguer, fu realizzata da Andreotti e trovò in Sandro Pertini il suo ardente patrono. C'è anche da dire che si rivelò una fase politica assai pesante e piena di dolorosi insegnamenti, in ogni caso all'altezza del dramma geopolitico dell'Italia. La Dc e il Pci erano quello che erano. Dopo il referendum sul divorzio del 1974 (in quell'occasione pare di ricordare che fu Pietro Nenni a invocare un governo di unità nazionale), dopo le amministrative del 1975 e poi dopo le politiche del 1976 la Dc e il Pci, cioè i due grandi partiti che s'erano combattuti per trent'anni convennero, più o meno, sull'esistenza di uno stato di necessità: la crisi del centrosinistra, il peggioramento della situazione economica, le continue agitazioni sindacali, la violenza di piazza, i primi agguati e le stragi. Tutto questo portava ad ampliare la base del potere in direzione del Pci. Al centro e in periferia, dove subito nacquero giunte cosiddette "aperte". C'era alle spalle di questo difficile processo di allargamento anche una certa elaborazione culturale, in qualche modo parallela: nel Pci la teoria del compromesso storico, nel mondo cattolico più di un fervore post-conciliare, nella Dc di Moro e Zac la linea del "confronto", mentre il pragmatismo andreottiano faceva parte a sé. Ci furono enormi resistenze: interne (Craxi, Fanfani, le destre) e ancor più internazionali. C'era la guerra fredda, altro che "anomalia italiana". Le potenze occidentali e la Nato erano assolutamente contrarie. In questo senso sono venuti fuori documenti di vario genere e determinazione, e altri ne verranno. Non è solo questione di minacciati golpe, lavoretti poco puliti e pressioni di ogni tipo. La mancanza di un'opposizione creò scompensi sociali e politici. La Dc, il Pci, l'Italia pagarono un prezzo molto salato. Chi doveva capire, capì. E le larghe intese finirono, bruscamente. Poi sì, certo, nel corso degli anni riscapparono fuori, ma in modo intermittente, furbesco. Ai tempi della prima guerra in Iraq, per dire, in nome della pace Sbardella e il Sabato lanciarono il "governissimo". Invano. Nel frattempo il quadro politico s'era rimpicciolito, immiserito. Ai tempi del tentativo Maccanico si parlò di un accordo fra Forza Italia, il pds e Fini come di un "mostro a tre teste"; qualche anno dopo, il multi-sforzo riformatore della Bicamerale di D'Alema parve per un attimo condensarsi nella crostata di casa Letta. Ora di nuovo. Ma domani veramente chissà.

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Spunta gasparri nella gara anti-rutelli "solo se il cavaliere blocca storace" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La sfida per il sindaco di Roma. Accantonata l'ipotesi Meloni. Alemanno nicchia: ho già dato nel 2006 contro Veltroni Spunta Gasparri nella gara anti-Rutelli "Solo se il Cavaliere blocca Storace" Scherzoso saluto a braccio teso dell'ex premier all'ex ministro dell'Agricoltura FRANCESCO BEI ROMA - "Io personalmente tenderei a evitare, l'ho già fatto una volta, ho già dato". Gianni Alemanno nicchia sulla sua candidatura a sindaco di Roma e il motivo di tanta ritrosia è comprensibile. I sondaggi sono quelli che sono, contro Francesco Rutelli sarebbe già un miracolo se il Pdl riuscisse ad andare al ballottaggio. Oltretutto nella Capitale è sceso in campo il segretario della Destra, Francesco Storace, che le prime rilevazioni accreditano di un consenso a due cifre, tutti voti sottratti ad An. Insomma, dentro Alleanza nazionale non è che ci sia proprio una corsa per candidarsi contro l'ex sindaco del giubileo. Il giorno della verità sarà comunque oggi - anche perché lunedì è già stata convocata la conferenza stampa in cui il prescelto verrà ufficializzato - e la scelta si è ristretta a Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri. Al lumicino le chances di Giorgia Meloni, nonostante la candidatura a capolista nel Lazio della giovane veltroniana Marianna Madia abbia di riflesso fatto risalire le quotazioni della presidente di Azione Giovani. Dunque Alemanno o Gasparri? L'ex ministro delle Comunicazioni di Berlusconi al momento è in pole position, per varie ragioni. La prima è che Alemanno non vorrebbe caricarsi sulle spalle un'altra sconfitta, dopo quella del 2006 contro Veltroni (oltretutto allora non c'era a destra uno sfidante come Storace a togliere voti). Inoltre Gasparri è molto ben visto dentro Forza Italia, è considerato più fidato dal Cavaliere e, nei sondaggi commissionati dal leader del Pdl, sarebbe risultato quello con più possibilità di giocarsela. Il fatto è che Gasparri, nonostante la passione giovanile per Mishima, non ha alcuna vocazione suicida e avrebbe posto a Berlusconi precise condizioni prima di concedere il suo sì. Anzitutto qualche paracadute per il futuro, come un posto da capogruppo alla Camera o un ruolo apicale dentro il futuro Popolo delle libertà. Gasparri vorrebbe poi che il Cavaliere tentasse di strappare a Storace la rinuncia a candidarsi a Roma, almeno per avere qualche possibilità di superare il primo turno (Rutelli nei sondaggi del Pdl oscilla tra il 47 e il 51%). Una condizione questa che passa per un difficile accordo nazionale con la Destra, che potrebbe in teoria riaprire la partita dell'apparentamento con il Pdl. Ieri comunque Berlusconi ci ha tenuto a farsi vedere in pubblico molto cordiale anche con Alemanno. "Gianni - gli si è rivolto incontrandolo a un convegno di Forza Italia - nessuno ci crede ma è vero che non abbiamo mai litigato? Alzati e conferma". Quindi il Cavaliere lo ha salutato con il braccio teso alla maniera dei camerati, ma si è affrettato subito a riabbassarlo: "Scusa, ma altrimenti mi beccano i fotografi".

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Sicilia, berlusconi recupera lombardo - emanuele lauria massimo lorello (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sicilia, Berlusconi recupera Lombardo Il Pdl sceglie come candidato il leader Mpa. Salta la Prestigiacomo Apparentamento nelle regioni del Sud. Micciché forse va da solo: "Losche manovre" EMANUELE LAURIA MASSIMO LORELLO ROMA - Due bicchieri di succo d'arancia per brindare all'intesa. Il leader dell'Mpa Raffaele Lombardo lascia Palazzo Grazioli, alle nove della sera, raggiante: "è nata la Lega del Sud". Porta con sé l'apparentamento con il Popolo delle libertà alle Politiche, nelle circoscrizioni meridionali e nelle isole, e la candidatura alla Regione siciliana per il centrodestra. Un accordo che consente a Berlusconi di affrontare la sfida isolana, ma anche la partita con Veltroni, con meno patemi. Anche perché nell'alleanza stretta ieri, almeno per le Regionali, c'è anche l'Udc del potente ex governatore Totò Cuffaro, condannato in primo grado a cinque anni per aver favorito singoli mafiosi. L'uomo contro cui si era scagliato il colonnello forzista Gianfranco Micciché, al quale, prima ancora dell'aperitivo di Palazzo Grazioli fra Berlusconi e Lombardo, non è rimasto che affidare al suo blog le "logiche di losco potere" dietro le trattative di questi giorni. Salvando solo Berlusconi dalla sua ira: "Il presidente è in buona fede". A questo punto, Micciché potrebbe correre da solo per Palazzo d'Orleans, con la sua lista "rivoluzione siciliana" e con il sostegno di Marcello Dell'Utri. "Se c'è Cuffaro - aveva detto nel pomeriggio il presidente dell'Assemblea regionale - io non ci sarò". Anche la candidatura di Stefania Prestigiacomo, l'ex ministra vicina alle posizioni di Micciché, che Berlusconi aveva lanciato venerdì, è caduta sotto una raffica di "no" degli alleati centristi e autonomisti. Il Cavaliere l'ha ringraziata pubblicamente "per la disponibilità che aveva offerto a lasciare il Parlamento nazionale, pronta ad impegnarsi nella corsa alla presidenza della Regione siciliana, dando prova di spirito di sacrificio e di amore per la sua terra". Ecco Lombardo, dunque, che si presenterà con un simbolo che comprenderà la colomba dell'Mpa e uno scudocrociato acchiappa voti, quello della Dc di Pizza, per effetto di un accordo ufficializzato in serata. Oggi pomeriggio aprirà la campagna elettorale ad Acireale, con Cuffaro in prima fila: "Non ho mai messo in discussione l'alleanza con l'Udc siciliana, che per me è naturale - afferma Lombardo - Micciché? Conto ancora di recuperarlo. Ma l'importante è che oggi sia nata la Lega del Sud. Ho parlato al telefono con Fini ma anche con Umberto Bossi, l'ho sentito molto contento di quest'intesa. Riportiamo la questione meridionale al centro dell'agenda politica nazionale". Sfuma la contesa al femminile. Il dopo-Cuffaro se lo contenderanno, da attori principali, Raffaele Lombardo e Anna Finocchiaro che ieri si è presenta ai siciliani scegliendo come sfondo il golfo di Palermo. E dalla terrazza dell'hotel Villa Igiea ha punzecchiato Lombardo a proposito del ponte sullo Stretto: "A lui piace anche gonfiabile, ma per noi non è una priorità. Bisogna prima potenziare i porti e costruire le ferrovie che stanno quasi a zero". La capogruppo dei senatori democratici, per la campagna elettorale, non si affiderà solo agli scenari veltroniani - la prossima tappa, sabato, è nella Valle dei Templi di Agrigento - ma si regalerà anche una pubblica telefonata con Barack Obama. Sono già partiti, a questo proposito, i primi contatti via e-mail con lo staff del rivale di Hillary Clinton. E non a caso le parole chiave scelte da Anna Finocchiaro sono "speranza" e "cambiamento".

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Larghe intese, dietrofront di berlusconi - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Larghe intese, dietrofront di Berlusconi Fini: praticabilità zero. E Veltroni: il Cavaliere non è più sicuro di vincere Contraria anche la Lega. Il leader del Pdl: avremo una larga maggioranza e governeremo GIANLUCA LUZI ROMA - "Altro che larghe intese. Noi siamo qui per vincere con una larga maggioranza ed avere il diritto e il dovere di governare". Nel giro di poche ore Berlusconi rettifica e precisa le sue parole dette a Matrix e declassa l'ipotesi della Grande coalizione a "ipotesi di scuola", pura teoria, perché "noi avremo una vasta maggioranza: non credete ai sondaggi di Veltroni, abbiamo da 10 a 12 punti di vantaggio". Di fronte alla platea amica organizzata da Giovanardi, ex Udc entrato nel Pdl, e poi alla presentazione della "Carta per Roma", il Cavaliere tralascia per un po' il fair play e punzecchia Veltroni: "Lei fa l'attrice? - si rivolge a una signora in platea -. Allora si deve far assumere da Veltroni. E' lui che ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente un laureato con 110 su 110. Non può venire da me. E io non posso più telefonare a Saccà, al massimo posso suonare al suo citofono". Poi ribalta lo slogan di Veltroni: "Loro dicono "Si può fare"? E noi diciamo "Lo faremo"". Battute a parte, il Cavaliere cerca di rilanciare l'immagine vincente che rischiava di appannarsi con l'ipotesi delle larghe intese, un modo per preparare il terreno in caso di pareggio. "Significa che non sono più sicuri di vincere", commenta Veltroni, che da Rimini rilancia la palla nel campo degli avversari: "Larghe intese? E' stato un errore non farle prima. La gente si domanda perchè non sono state fatte prima". E comunque, aggiunge per allontanare l'ipotesi, "le riforme istituzionali si fanno insieme, mentre i governi devono restare separati. Noi vogliamo vincere le elezioni, e dal giorno dopo cercare una convergenza sulle riforme". Anche se i due big della campagna elettorale escludono questa soluzione dopo il voto, la Grande coalizione rimane una prospettiva in caso di pareggio, favorito dal meccanismo elettorale. Troppo presto per parlarne adesso, però. "Oggi c'è una campagna elettorale tra due schieramenti e due programmi - fa presente il presidente del Senato Marini -. E' prematuro parlare di quello che accadrà dopo". Troppo presto non solo perché un conto è scendere in campo per vincere, un altro per pareggiare. Ma anche perché sia nel centrosinistra che nel centrodestra, di fronte a questa ipotesi è già scattata la ribellione di alleati e "cespugli" che verrebbero marginalizzati e spazzati via in un "Veltrusconi". Ecco perché Fini boccia subito con fastidio la possibilità: "Praticabilità zero, perchè gli elettori sono molto più avveduti di quello che qualcuno pensa". E dall'altra parte Di Pietro insorge: "Italia dei Valori non vuole fare inciuci con il governo Berlusconi. Noi dobbiamo vincere e non andare in pareggio. Arrivare pari è un'idea della resa che non ci va bene e non accettiamo". Perfino Casini, che assicurava che non si sarebbe messo di traverso, ora boccia drasticamente anche solo l'idea di una Grosse koalition alla tedesca. E in chiave anti-Cavaliere avvisa gli elettori: "Berlusconi ha detto quello che sanno tutti gli italiani: i voti dati a lui serviranno a una grande coalizione con la sinistra. La mia candidatura si farà carico di essere sentinella per conto dei cittadini perché non ci siano pateracchi e patti fatti alle spalle degli italiani". Un po' fuori linea rispetto a Casini è il segretario dell'Udc Cesa, secondo cui "se è necessario bisognerà fare le larghe intese", che tuttavia "sono anche un segnale di grande debolezza di Berlusconi". La Lega, ovviamente è per un no categorico. "Larghe intese? Mai" taglia corto Calderoli. "Il modello di governo da noi proposto è antitetico al modello proposto dalla sinistra". Anche il presidente della Camera Bertinotti boccia le larghe intese: "Sarebbero una cappa sul Paese, perché gli interessi dominanti continuerebbero a dominare". E "se qualcuno ritiene necessaria una Grande coalizione deve dirlo prima del voto e non dopo".

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<Casini vuole il duello tv? Benissimo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il Cavaliere "Casini vuole il duello tv? Benissimo" ROMA - Ora fanno a gara a chi lo vuole di più, quel faccia a faccia. Era partito Casini (nella foto): "Sono certo che Berlusconi accetterà un dibattito tv per chiarire le vicende degli ultimi 14 anni". Risposta noncurante del Cavaliere: "Abbiamo avuto tanto tempo per chiarirci, ma per me va benissimo". Controreplica del leader Udc: "Una cosa buona Berlusconi l'ha detta: accetterà il confronto con me. Sono pronto dove vuole lui, quando vuole lui, alle condizioni che vuole lui. Non vedo l'ora di incontrarlo davanti a tutti i moderati italiani così spiegheremo le ragioni del divorzio". Mentre i due rivali si palleggiano il guanto, non è chiaro se e dove questa sfida si farà. La Rai è ingabbiata dalla par condicio, dal 10 marzo ancora più stretta. Bruno Vespa però si prenota: "Li invito via Corriere. Quando? Non questa settimana che c'è Sanremo. Il 3 marzo ho Casini-Bertinotti, il 4 Veltroni, il 5 Berlusconi, il 6 gli altri candidati. Poi sono libero". Da Mediaset Enrico Mentana si è già fatto sotto: "Ho chiamato il portavoce di Casini, quando vogliono a Matrix siamo pronti". G.Ca.

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Il Cavaliere: io laureato, Walter ha il diploma (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il Cavaliere: io laureato, Walter ha il diploma Frenata sulle larghe intese: vincerò. Fini: impraticabili. Veltroni: mai al governo insieme Berlusconi: abbiamo 10-12 punti di vantaggio. Il segretario dei democratici: al Senato un terno al lotto ROMA - "Signora, Veltroni ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110, si rivolga a lui". La signora è un'attrice che ha interrotto Berlusconi dalla platea gridando: "Silvio, fammi lavorare ". Non è la prima volta che lo fa, lamenta il Cavaliere, "ma io non posso più telefonare a Saccà, le prometto però che andrò sotto casa sua e userò il citofono ". Piccole schermaglie in una campagna elettorale che tiene ancora toni cavallereschi tra Berlusconi e Veltroni, anche in una giornata dove il tema era uno di quelli che fanno fibrillare i rispettivi elettorati: le larghe intese. Silvio Berlusconi venerdì sera a Matrix aveva detto che "se ci fosse un risultato simile a due anni fa (una sostanziale parità, ndr) noi non avremmo esitazione a ripetere quello che proponemmo allora": larghe intese, appunto. Ieri, forse sollecitata dagli alleati, arriva una smentita dal leader del Pdl ("Io sono qui per vincere e avere una larga maggioranza e ottenere il diritto e il dovere di governare l'Italia: abbiamo dieci- dodici punti di vantaggio"), che però non copre del tutto l'eco del giorno precedente. Walter Veltroni, del resto, accende sì una luce rossa verso l'idea di un governo "insieme", ma lascia un piccolo varco aperto. Al Berlusconi di venerdì replica che "è stato un errore non fare prima le larghe intese". Il centrodestra, continua il capo del Pd, "penso che si sia persa una grande occasione. Ora si vede che loro non sono più sicuri del risultato, del resto il Senato è un terno al lotto... Noi vogliamo vincere, e dal giorno dopo cercare una convergenza sulle riforme istituzionali, che vanno comunque fatte insieme. Istituzioni e governi sono due cose differenti ". Però poi i giornalisti che lo seguono in pullman pongono una domanda più precisa: se il 14 aprile dalle urne uscisse un sostanziale pareggio, si dovrebbe tornare al voto? E qui si intuiscono modulazioni diverse: "No, sarebbe come sbattere la testa al muro". Eppure, in entrambi gli schieramenti ci sono anche prese di posizione nettamente contrarie all'eventualità di una grande coalizione. Da un lato, arriva la bocciatura a futura memoria di Gianfranco Fini ("Se ne può parlare solo come ipotesi di scuola, la praticabilità è zero") e di Umberto Bossi ("Sarebbe la fine dei partiti "). Dall'altra, giunge l'alt di Antonio Di Pietro ("Niente inciuci con Berlusconi") e si accende il sospetto di Fausto Bertinotti: "Veltroni dica parole chiare su questo tema. E lo faccia prima delle elezioni". E Pier Ferdinando Casini: "Saremo la sentinella contro i pateracchi e i patti fatti alle spalle degli italiani". R. R.

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Lo sfogo di D'Elia: chiederò la grazia a sua maestà il segretario pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE I radicali Bonino: volevano me senza i puzzoni e invece saremo in nove. Bernardini: noi rispettiamo le regole Lo sfogo di D'Elia: chiederò la grazia a sua maestà il segretario pd ROMA - Alla fine, dopo tredici ore di dibattito nel sotterraneo dell'hotel Ergife, già di notte, finalmente arriva Marco Pannella. Dice che sì, la discussione è stata interessante, ma ora "la stipula dell'accordo non è più rinviabile". Appello dunque al Comitato nazionale dei Radicali italiani e al Consiglio generale dell'associazione Luca Coscioni perché varino l'innesto di nove candidati radicali nelle liste del Pd, con garanzia di elezione al Parlamento (sette alla Camera, due al Senato), poiché "l'intesa è esposta a tutti i venti e ai miasmi del regime". Il clima, nell'assise dei cento dirigenti radicali, non era stato dei più calorosi nei confronti del Partito democratico. L'intervento più applaudito, in piedi, quello di Sergio D'Elia. Sulla sua ricandidatura Veltroni ha messo il veto, così come su Pannella. D'Elia, ex di "Prima linea", ha scontato 12 anni di carcere per concorso in omicidio. Alto, magro ed eloquente, ha detto: "Mi è stato chiesto un passo indietro, io ne faccio uno a lato, per non essere colpito da un ariete". E quindi: "Chiederò la grazia a sua maestà Veltroni... ". Poi: "Non si fonda un partito su un Codice etico e su una Carta dei valori, piuttosto su una politica ". Ma anche D'Elia è a favore del-l'intesa, "affinché possano vivere ragioni e speranze del Partito radicale: noi cambieremo il Pd!". Il pragmatismo, fra i radicali, riesce a placare l'insoddisfazione. Hanno fatto lo sciopero del voto (1983), un patto con Berlusconi (1994), sono andati a perdere da soli (2001), hanno corso con i socialisti (2006). Lo ha spiegato Emma Bonino: "Scegliamo cosa, in una situazione data, ci può offrire più strumenti per le nostre battaglie". Così, "Emma Bonino andrà nel Pd assieme ai dirigenti radicali, mentre c'era chi voleva Emma Bonino senza i puzzoni con cui si accompagna". E ancora: "Le liberalizzazioni sono oggi patrimonio comune, vedremo quindi se si riuscirà a fare le riforme economiche necessarie e la riforma del sistema paese. Ci conforta, da certi punti di vista, la candidatura di Pietro Ichino e ci conforta, da altri punti di vista, la candidatura Veronesi". Libertà economiche, e anche diritti civili. Che partner saranno i radicali per il Pd? "Noi siamo le nostre battaglie - dice Marco Cappato, deputato europeo - . Non entriamo per creare guai, ma per realizzare le nostre idee. E comunque la galassia radicale resterà attiva fuori dal Parlamento ". E il segretario di Radicali italiani, Rita Bernardini: "Il programma del Pd non contiene tutti i nostri temi. Ma nemmeno li nega. Consideriamo che tra la "teodem" Binetti e il matematico Odifreddi, sulla laicità noi ci collochiamo al centro". Farete gruppi parlamentari unici col Pd? "E' nell'accordo". E voterete con disciplina? "Quando le regole sono chiare, noi le rispettiamo ". Ai margini della discussione, si delinea la squadra dei nove radicali da inserire nelle liste Pd, sulla quale Veltroni avrà l'ultima parola. Dovrebbe contenere i deputati radicali uscenti (escluso D'Elia): Bonino, Turco, Mellano, Poretti, Beltrandi. Più Rita Bernardini, la tesoriera Elisabetta Zamparutti, Maria Antonietta Coscioni, vedova di Luca e la ginecologa Mirella Parachini. Radicale Sergio D'Elia, ex di Prima linea, ha scontato 12 anni di carcere per concorso in omicidio. Deputato radicale uscente, sulla sua ricandidatura Veltroni ha messo il veto, così come su Pannella Andrea Garibaldi.

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Veltroni apre al centro <Tutti i voti sono utili> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni apre al centro "Tutti i voti sono utili" Candida Sangalli (artigiani): Pd con operai e imprenditori Il leader: "Serve una sintesi tra cattolici e radicali". Binetti: "Vedrei bene candidati come la Bignardi e Riccardi" DAL NOSTRO INVIATO RIMINI - "Fatemelo vedere, fatemelo toccare, voglio un autografo". "Santo Walter da Roma", che per il popolo romagnolo del Pd deve fare il miracolo di battere Silvio Berlusconi, scende dal pullman accolto dalla folla che lo vuole avvicinare. Ma a Cesena il partito ha organizzato tutto e dà la precedenza ai giovani con le magliette bianche, con un certo disappunto dei più anziani: "Largo agli under 30, sono loro che lo devono salutare per primi". Insieme a Roberto Pinza, il sottosegretario prodiano, gloria locale, che ha rinunciato a ricandidarsi. Ma Veltroni oggi è più ecumenico di quanto normalmente già lo sia e, sorprendendo tutti, dopo il comizio a piazza Americi, si dirige di slancio verso un banchetto che la senatrice Laura Bianconi ha allestito per sostenere il partito di cui fa parte. E cioè Forza Italia: "Le auguro buon lavoro e in bocca al lupo". Dopo un attimo di incertezza, la militante azzurra ricambia con un sorriso e gli stringe la mano. Walter l'ecumenico, almeno nei toni e nel savoir faire elettorale, non si smentisce anche quando risale sul pullman e affronta il tema del "voto utile". Berlusconi pochi giorni fa aveva detto che era circoscritto al Pdl e al Pd. Lui non è affatto d'accordo: "Certo, il confronto principale sarà tra questi due partiti e alla fine chi vincerà dovrà governare. Ma ciò non vuol dire che bisogna definire inutile il sostegno alle formazioni minori: tutti i voti sono utili". E dicendo ciò, oltre ad esprimere la sua convinzione personale, offre pari dignità anche a chi potrebbe ostacolare il percorso elettorale di Berlusconi, come Pier Ferdinando Casini. Ma quando sale sul palco di Rimini, nella storica piazza dove la via Flaminia si incrocia con la via Emilia, è il momento dei lavoratori e delle imprese. Anzi delle piccole imprese, in in qualche modo quel "popolo delle partite Iva" già osannato dal centrodestra. Niente più ostilità con quel mondo, ma anche qui un approccio bipartisan: il Pd "è con gli operai", tanto che candida il superstite della tragedia della Thyssen, ma "non può essere contro chi ha una piccola azienda di quattro o cinque dipendenti solo perché è imprenditore". E qui colloca la candidatura di giornata: il segretario della Confederazione nazionale dell'artigianato (Cna), Giancarlo Sangalli, che sta accanto a lui sul palco. Insomma, un Pd che sta con tutti i lavoratori e che è molto interclassista. E i maldipancia cattolici di fronte alle candidature dei radicali e di Umberto Veronesi? "C'è bisogno di una sintesi fra le diverse culture: noi abbiamo provato a farla e continueremo su questa strada perché è un'operazione tipica dei partiti moderni, come accade nel partito democratico americano in cui convivono anime diverse". Paola Binetti propone candidature di calibro per controbilanciare la presenza laica: "Vedrei bene Paola Bignardi e Andrea Riccardi ". Cioè l'ex leader dell'Azione Cattolica e il fondatore della Comunità di Sant'Egidio. "Se fossero disponibili a scendere in politica, sarebbero due ottimi nomi", concorda Enzo Carra. Al Loft del Pd fanno capire che, almeno per quanto riguarda Riccardi, ci sarebbero stati contatti, ma finora non è giunta una risposta. Roberto Zuccolini.

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Verso le urne La sfida (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Verso le urne La sfida I tentativi di accordo bipartisan Le proposte Dopo il voto del 2006 Berlusconi lancia l'idea di una Grande coalizione, Prodi la boccia. A novembre 2007 sia Gianni Letta che Veltroni (foto) chiedono larghe intese sulle riforme; il leader del Pd incontra i capi dell'opposizione ma non c'è accordo. A febbraio, durante le consultazioni al Colle, Vetroni rilancia: "Perché non la facciamo ora, con Marini premier?", ma il Cavaliere dice no.

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Casini e gli altri al 7% L'Udc piace ai ragazzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'Osservatorio di Renato Mannheimer Casini e gli altri al 7% L'Udc piace ai ragazzi N el processo in corso di assestamento dell'offerta dei partiti, il centro costituisce l'area ancora maggiormente indefinita. Vale la pena, quindi, di esaminarne alcune caratteristiche. 1) Quanti sono i votanti. Nel loro insieme, i partiti di centro (Udc, Rosa Bianca, Mastella e altri minori) ottengono oggi un consenso attorno al 6-7%, ove il contributo maggiore è dato dall'Udc. Accanto a costoro vanno considerati gli elettori potenziali, vale a dire chi, pur non avendo deciso di votare per una forza del centro, dichiara di "prenderla in considerazione": si tratta di un altro 17-18% dell'elettorato, il che porta il bacino potenziale totale del centro a ben il 24%. 2) Chi sono. L'elettorato dei partiti di centro ha, dal punto di vista delle caratteristiche socio-economiche, una presenza "trasversale" in tutte le categorie. Con una relativamente più forte incidenza dei giovani: in particolare l'Udc appare uno dei pochi partiti in grado di attirare in misura più che proporzionale l'attenzione degli elettori under 24. I votanti per il centro si trovano maggiormente nelle zone del centro-sud e nelle città medio-grandi. Si tratta in larga misura di cattolici, con un'accentuazione però tra i relativamente più "tiepidi": la maggioranza relativa dichiara di recarsi a Messa al massimo una o due volte al mese. 3) Da dove vengono (e dove possono andare) i voti. Chi dichiara di essere oggi intenzionato a votare per il centro, aveva perlopiù scelto l'Udc nel 2006. Ma almeno metà dei consensi attuali proviene da ex votanti sia per altri partiti del centrodestra, sia (grossomodo nella stessa misura) per l'Ulivo. Inoltre, come indica il suo ampio mercato potenziale, il centro sembrerebbe in grado di attrarre anche altri elettori, specie dal centrosinistra: più di un quinto (22%) dei votanti attuali del Pd non esclude la possibilità di optare, alla fine, per un partito di centro. E una quota di poco inferiore (18%) dell'elettorato del Pdl si descrive nella stessa situazione. Occorre ricordare però al tempo stesso che il pubblico del centro è tipicamente assai fluido, almeno sul piano potenziale e si è dimostrato in passato elettoralmente molto più "infedele" di altri segmenti. Quasi metà (49%) di chi è attualmente orientato a votare per uno dei partiti di centro dichiara al tempo stesso di "prendere in considerazione " anche il voto per Veltroni. E, ancora una volta, una percentuale di poco inferiore (44%) afferma di essere, al tempo stesso, tentata dall'opzione per Berlusconi. In definitiva, il centro costituisce, al solito, un territorio dalle grandi potenzialità politiche, in grado di sottrarre voti sia a destra, sia a sinistra, ma, al tempo stesso, fortemente "a rischio" per la grande fluidità potenziale del proprio elettorato, attratto un po' più dal centrosinistra che dal centrodestra. L'elettorato di centro tende, più di altri, a decidere negli ultimi giorni prima del voto: perciò, specie in questo caso, la campagna elettorale sarà decisiva. Il bacino elettorale Il bacino potenziale del centro arriva al 24 per cento. I votanti si trovano soprattutto nel centro-sud e nelle città medio-grandi.

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Campidoglio, sfida a Rutelli il Pdl pensa a Gasparri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE A Roma Berlusconi traccia l'identikit. Ma l'ex ministro prende tempo Campidoglio, sfida a Rutelli il Pdl pensa a Gasparri ROMA - "Sarà un personaggio con tanto cuore, tanta esperienza politica e tanta conoscenza dei problemi di Roma ". Silvio Berlusconi, nonostante un fastidioso raffreddore, traccia l'identikit del candidato a sindaco della capitale: il ritratto corrisponderebbe a quello di Maurizio Gasparri, 52 anni, ex ministro delle Comunicazioni e romano. Di più il leader del Pdl non vuole dire parlando ieri pomeriggio ad un incontro organizzato nella capitale per denunciare i mali di Roma e presentare il programma per le comunali. Francesco Giro, deputato e coordinatore di FI nel Lazio, rompe gli indugi: "Se An ha scelto Gasparri, noi siamo tutti con Gasparri ". Ma dopo giorni di goffa melina, i vertici di An avrebbero scelto. Gasparri è cauto: "Sono uno dei maggiori esponenti di An, sono romano: è ovvio che il mio nome circoli. Ma stasera (ieri ndr) non c'è nessuna riserva da sciogliere ". Il semaforo verde sulla sua candidatura verrebbe dallo stesso Berlusconi. Gasparri, però non si sbilancia: "Ma serve anche il mio di via libera... ". Infatti l'esponente di An non vorrebbe dover sfidare l'ex compagno di partito Francesco Storace, oggi leader della Destra e candidato a sindaco, perché, dicono dal Pdl, correndo in due si rischierebbe di regalare la vittoria a Rutelli al primo turno. Gianni Alemanno, anche lui possibile uomo forte per il Campidoglio, è seduto in prima fila mentre parla Berlusconi. "è vero: le sue parole assomigliano alla descrizione sia mia che di Gasparri - ammette Alemanno - ma io ho già dato...", ricordando di avere sfidato Veltroni nel 2006 per la stessa poltrona. Berlusconi ironizza con gli avversari del Pd: "Quello che accade in Italia accadrà anche a Roma: stiamo assistendo a un giro di Walter. Loro sono sempre gli stessi: quando Veltroni era vicepremier, Rutelli era sindaco di Roma. Quando Rutelli è stato vicepremier, al Comune c'era Veltroni. Sono due meravigliosi comunicatori che tentano di far dimenticare Prodi e le sue malefatte". Ex ministro Maurizio Gasparri Francesco Di Frischia.

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<Monnezza day> Show di Grillo in piazza (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-02-24 num: - pag: 19 categoria: BREVI "Monnezza day" Show di Grillo in piazza Beppe Grillo contro tutti al "monnezza day", giornata di protesta contro l'emergenza rifiuti in Campania: "Chiedo scusa a tutta la Regione - ha detto il comico genovese a Napoli -, scusa per Veltroni, Berlusconi, Iervolino e Bassolino...".

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Durante la presentazione della "Carta per Roma", Silvio Berlusconi ha tratto spunto da un (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Contraddittorio con un'aspirante attrice, che aveva interrotto l'intervento del Cavaliere, per punzecchiare l'ex sindaco della Capitale: "Lei vuole fare l'attrice? Allora di deve far assumere da Veltroni - ha scherzato Berlusconi - È lui che ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110. E poi non posso più telefonare a Saccà...".

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Gianni Alemanno, 50 anni il prossimo marzo, è nato a Bari. Attuale deputato e presidente della (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Federazione romana di An, è stato dal 2001 al 2006 ministro delle Politiche agricole nel governo Berlusconi ed esponente di spicco della Destra sociale. Nel 2006 è stato candidato sindaco della Cdl, perdendo contro Walter Veltroni.

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Di FABIO ROSSI Gianni Alemanno o Maurizio Gasparri. Non è ancora il ballottaggio vero, q (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABIO ROSSI Gianni Alemanno o Maurizio Gasparri. Non è ancora il ballottaggio vero, quello del 27 e 28 aprile, a cui punta il Popolo della libertà per battere il centrosinistra nella corsa per il Campidoglio. Ma il giallo sul candidato sindaco del Pdl è arrivato alla vigilia dell'epilogo, con due soli personaggi rimasti in lizza e la principale "indiziata", Giorgia Meloni, uscita clamorosamente di scena. Se fossimo in un'opera di Edgar Allan Poe, adesso sarebbe Auguste Dupin a rivelarci il nome dello sfidante di Francesco Rutelli. Ieri, però, ci ha pensato Silvio Berlusconi - durante la presentazione delle dieci proposte della "Carta per Roma" - a tracciarne l'identikit: "Sarà un personaggio con tanto cuore, tanta esperienza politica e profonda conoscenza dei problemi di Roma". Insomma, Alemanno o Gasparri, mentre la Meloni paga i sondaggi deludenti e i troppi giorni di esposizione mediatica, quando la trattativa era ancora ben lungi dalla sua definizione. Già, i sondaggi: quelli che girano negli ambienti di Forza Italia parlano di una concreta possibilità di costringere Rutelli al ballottaggio. Il problema principale del Pdl, al primo turno, è quello di tenere a giusta distanza gli altri due candidati dell'ex Cdl, in primis Francesco Storace. Le proiezioni vedrebbero sia Gasparri che Alemanno in grado di ottenere percentuali superiori alla Meloni, con un leggerissimo vantaggio, a quanto pare, per l'ex ministro delle Comunicazioni. Dalla parte del presidente della federazione romana di An, invece, pesano l'impegno sul territorio negli ultimi anni e la possibilità di prendersi una rivincita, dopo la pesante sconfitta (con il 37,1 per cento) subita due anni fa per mano di Walter Veltroni. A sciogliere l'intricata matassa sarà Gianfranco Fini, impegnato da ieri in una serie di consultazioni all'interno del partito. Oggi il leader nazionale di An incontrerà i due "papabili" e, probabilmente in serata, prenderà la decisione. La scelta sarà annunciata domani alle 12 dal Pdl. Insieme a quella, ormai scontata, del candidato alla Provincia, che sarà l'eurodeputato azzurro Alfredo Antoniozzi. Nel Pdl si attende la fumata bianca, mentre si scatenano le "mini-primarie" sul gradimento dei due papabili: "Alemanno è un buon candidato ed è possibile che sia lui", dice Francesco Giro, coordinatore regionale di Forza Italia. "Potrebbe essere una buona ipotesi, come anche Gasparri", gli fa eco l'europarlamentare Antonio Tajani. I due interessati, però, tendono a non esporsi: "Sono tendenzialmente contrario a questa ipotesi, anche se ci sto riflettendo", spiega Alemanno; "Nessuna decisione è stata presa, essendo numerose le scelte che il centrodestra deve valutare per garantire alla nostra coalizione le maggiori possibilità di affermazione", sottolinea Gasparri. Nel popolo di centrodestra, intanto, cresce l'ottimismo. Ieri la presentazione della "Carta per Roma", dieci punti programmatici del Pdl per il futuro della Capitale: "Condivido punto per punto quello che avete scritto - ha detto Berlusconi alla presentazione del documento - Volevo anche usarla in campagna elettorale ma non lo farò: continuerò con il fair play con Walter Veltroni, ma voi dovete raccontare a tutti i mali di Roma". E Michele Baldi, capogruppo di Forza Italia in Campidoglio, annuncia: "Non mi candiderò in Comune dopo undici anni di Consiglio comunale".

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Anti-Rutelli, è l'ora di Gasparri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-02-24 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Sui diritti civili prime spine per il candidato del Pd. Oggi la festa con Veltroni al Palalottomatica Anti-Rutelli, è l'ora di Gasparri Derby con Alemanno, ma l'ex ministro delle Poste è favorito dai sondaggi Adesso, il nome più accreditato per la sfida a Rutelli è quello di Maurizio Gasparri. "Sarà un personaggio con tanto cuore, con esperienza politica e con una profonda conoscenza dei problemi di Roma: sono sicuro che piacerà a tutti voi". L'identikit del candidato è stato fatto ieri da Silvio Berlusconi. Il profilo tracciato corrisponde a due nomi: Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri, entrambi di An. Ma con ogni probabilità sarà l'ex ministro delle Comunicazioni a sfidare Francesco Rutelli per il Campidoglio. Il candidato del centrosinistra, al momento, si trova ad affrontare il nodo del registro unioni civili: la Sinistra arcobaleno non cede, e così per domani è atteso un nuovo incontro per trovare un'intesa. A PAGINA 3 Francesco Di Frischia.

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Berlusconi fa l'identikit e spunta Gasparri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-02-24 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Berlusconi fa l'identikit e spunta Gasparri è il preferito nei sondaggi per essere il candidato del Pdl. Via libera da Forza Italia Maurizio Gasparri è stato scelto da An come anti Rutelli. Silvio ne fa l'identikit: lunedì l'ufficialità del candidato Sarà quasi sicuramente Maurizio Gasparri a sfidare Francesco Rutelli per il Campidoglio: "Sarà un personaggio con tanto cuore, con tanta esperienza politica e con una profonda conoscenza dei problemi di Roma: sono sicuro che piacerà a tutti voi". Ecco l'identikit del candidato a sindaco di Roma fatta ieri da Silvio Berlusconi, parlando nel Residence Ripetta. Il profilo tracciato dal Cavaliere corrisponde in verità a due nomi, due ex ministri, Gasparri e Alemanno, entrambi di An, ma il primo sembra essere il più accreditato. Lo conferma in serata Francesco Giro, coordinatore di FI nel Lazio, che aveva organizzato la kermesse per denunciare i mali di Roma: "Se An sceglie Gasparri, noi lo sosterremo con tutte le nostre forze". Berlusconi fino a ieri pomeriggio avrebbe dovuto fare solo un intervento telefonico con la manifestazione voluta da Giro, poi, nonostante un fastidioso raffreddore, ha deciso di partecipare. "Sapere bene lo speciale rapporto che ho con lui - spiega il coordinatore regionale di FI - poco prima che iniziasse il convegno, Berlusconi, molto impegnato per risolvere il problema Sicilia, ha deciso di farmi questo regalo". E dal cuore della città il Cavaliere ha lanciato un messaggio neanche troppo nascosto agli alleati: deve essere un uomo di An a competere per il Campidoglio, mentre per Palazzo Valentini l'ex premier ha salutato "con affetto " tra gli applausi fragorosi dei sostenitori "Alfredo Antoniozzi, il futuro presidente della Provincia di Roma". L'ipotesi Giorgia Meloni è arrivata al capolinea, spiegano dentro An, per via dei non buoni risultati dei sondaggi. Il gradimento incassato dall'ex ministro delle Comunicazioni, invece, lo catapulterebbe in pole position come anti- Rutelli, ma molti consensi sta riscuotendo pure l'ex ministro dell'Agricoltura. Lo stesso Silvio Berlusconi, che ieri ha presentato la "Carta per Roma", programma elettorale di FI per la Capitale, avrebbe commissionato alcuni test nei quali sarebbe proprio Gasparri il più gradito in casa Pdl. I diretti interessati fanno melina: "Sono uno dei maggiori esponenti di An, sono romano: è ovvio che il mio nome circoli. Ma stasera (ieri ndr) non c'è nessuna riserva da sciogliere". E a chi gli fa notare che il via libera sulla sua candidatura verrebbe dallo stesso Berlusconi, Gasparri sceglie la strada della prudenza: "Ma serve anche il mio di via libera...". E Alemanno aggiunge: "è vero: le parole di Berlusconi assomigliano a una descrizione sia mia che di Gasparri, ma io ho già dato... ". Poi sorride e fa il gesto di cucirsi la bocca con l'indice e il pollice della mano destra: "Di più non posso dire: lunedì a mezzogiorno annunceremo il nostro candidato". Ma Domenico Gramazio, senatore di An, rilancia la proposta avanzata venerdì dal collega Andrea Augello: "Se Alemanno accettasse sicuramente il Pdl avrebbe in lui un ottimo aspirante al Comune ". In serata i rumors raccontano che Gianfranco Fini ha telefonato ai dirigenti romani del suo partito intimando: "Non possiamo più temporeggiare ". E il gradimento per Gasparri sarebbe emerso anche al termine di una rapida consultazione avvenuta tra deputati e senatori di An. Nel partito, è stato fatto notare, i sondaggi dicono che Rutelli non sembra imbattibile. Berlusconi ironizza: "A Roma stiamo assistendo a un giro di Walter (Veltroni ndr): lui prima era vice di Prodi e Francesco (Rutelli ndr) stava al Campidoglio, poi Francesco ha fatto il vice di Prodi e Walter era al Comune. Ora di nuovo il contrario, ma sono sempre gli stessi due che tentano di far dimenticare Prodi. Ma loro due sono corresponsabili del disastro che ha combinato il governo dell'Ulivo". Cavaliere Silvio Berlusconi con Michele Baldi al convegno di Fi Francesco Di Frischia.

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Telecom e la Borsa La sfida di Bernabè (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-24 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE A conti fatti di Massimo Mucchetti Telecom e la Borsa La sfida di Bernabè C hi ricorda il successo che ebbe all'Eni negli anni Novanta si può oggi chiedere se in Telecom Italia, nella fase della sua maturità, Franco Bernabé abbia perso l'antico smalto. In effetti, nei primi tre mesi del suo mandato che dovrà essere confermato in assemblea, il titolo dell'ex monopolio dei telefoni è scivolato ai livelli del 2002. Ma è solo questo il problema? Bernabé potrà dire, e non a torto, che, se l'azionista Telecom piange, i soci di Deutsche Telekom, British Telecom e della spagnola Telefonica non hanno di che sorridere. Aver perso il 17,5% contro il 16 o il 15 non cambia molto. Ed è anche vero che la divaricazione dai migliori è tanto più pronunciata quanto più il confronto va indietro nel tempo: nel 1997, Telefonica, fresca di privatizzazione, valeva metà di Telecom e oggi vale il triplo. Il bilancio 2007 darà conto dello stato del gruppo dopo 10 anni di gestione privata all'italiana, ma ormai il nodo non è più il passato e nemmeno il futuribile di una Mediaset integrata nella stanza dei bottoni di Telecom: bisognerebbe prima rimuovere il divieto della legge Gasparri, il che sembra troppo tanto per Berlusconi quanto per Veltroni. Il nodo è il futuro. Che non è chiaro nemmeno dopo l'addio della Pirelli. Oggi Bernabé non ha alle spalle un padrone solo e determinato come il Tesoro del '92, ma una holding complicata, la Telco, che possiede il 24% di Telecom Italia ed è formata da Telefonica, Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Benetton. Una holding retta da patti che scoraggiano scalate ostili all'ex monopolio dei telefoni, e dunque tolgono appeal speculativo a un titolo che, da tempo, è uscito dai portafogli degli investitori internazionali più importanti. Questi patti limitano anche la flessibilità strategica del management, mentre le sinergie Telecom-Telefonica non superano gli 1,2 miliardi, da dividere, nell'arco di 3 anni. Prima di giudicare la ristrutturazione della rete nell'Open Access dal punto di vista delle liberalizzazioni e delle opportunità finanziarie (se ne sarebbe potuta cedere una metà incassando 7-8 miliardi da portare in detrazione del debito), bisognerà pur ricordare che Telefonica era contraria alla separazione radicale dell'infrastruttura dal servizio e che, ove Telecom procedesse a cessioni non gradite di asset per più di 4 miliardi, potrebbe uscire da Telco con il "suo" 10% di Telecom. Come del resto potrebbe fare se Telecom si alleasse con altri operatori di telecomunicazioni o nel caso la stessa Telco decidesse di liquidare la sua partecipazione. E' in questo scenario che il calo delle quotazioni porta l'iniziale differenza negativa rispetto all'investimento Telco in Telecom a circa 3 miliardi. Potrà essere recuperata in futuro questa differenza? Se Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Benetton avessero fretta o perdessero fiducia, Telefonica potrebbe risolvere il problema offrendo loro, in cambio delle quote Telco, congrui pacchetti di azioni proprie e poi, per cortesia e non per obbligo, gli spagnoli potrebbero anche proporre ai soci di minoranza una fusione carta contro carta, a un concambio migliore del mercato ma più contenuto. Sta a Bernabé trovare il modo, se c'è, di sparigliare. \\ Dove indirizzare il gruppo, tra calo delle quotazioni e scarso appeal speculativo? mmucchetti@corriere.it.

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ROMA - Nate dalle parole di Silvio Berlusconi davanti alle telecamere di "Matrix", (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO STANGANELLI ROMA - Nate dalle parole di Silvio Berlusconi davanti alle telecamere di "Matrix", le larghe intese sono tramontate nell'arco di una giornata per due motivi. Il primo, perché si stavano trasformando in uno strumento di propaganda in mano al Pd, di qui la rapida rettifica del Cavaliere. Il secondo, che se pure le larghe intese rientrassero nelle strategie delle due forze maggiori o ne costituissero il "piano b" non è certo questo il momento di parlarne. Tuttavia, contro le ipotesi che ieri hanno fatto i titoli della politica sui giornali è piovuta una valanga di no di tutte le forze minori, che nelle parole di Berlusconi hanno trovato conferma ai loro sospetti per gli scenari del dopo 13 aprile. Quando già Veltroni, da Cesena, osservava che se il leader del Pdl "parla di pareggio, allora non è più sicuro di vincere" e che, comunque, le larghe intese "avrebbe dovuto farle prima quando il Pd e Marini le proponevano per cambiare la legge elettorale", Berlusconi, intervenendo a un convegno dell'ex udc Carlo Giovanardi, smentiva seccamente "di aver mai detto di essere per le larghe intese". "Io a Matrix - aggiungeva l'ex premier - ho fatto un'ipotesi di scuola, osservando che se il risultato dovesse essere analogo a quello del 2006, io non potrei che fare come due anni fa quando offrii di responsabilizzarmi per collaborare al governo del Paese. Oggi però la realtà esclude ipotesi di questo tipo perché avremo una larga vittoria sia alla Camera che al Senato". Poi, conversando più tardi con i giornalisti, il Cavaliere ha aggiunto: "Non credete ai sondaggi di Veltroni. Il Pdl è avanti di 10-12 punti. E se loro dicono "si può fare", noi siamo in grado di dire "lo faremo": vinceremo e governeremo l'Italia". A sposare in pieno e, anzi, a sollecitare la correzione di rotta di Berlusconi è stato Gianfranco Fini che, dopo un'incontro col Cavaliere, ha convenuto sul carattere "di scuola" dell'ipotesi di larghe intese che, nella realtà però, "hanno praticabilità zero. Perché - afferma il leader di An - non ci sarà il pareggio, ci sono tutte le possibilità per vincere bene garantendo piena governabilità. Gli elettori sono molto più avveduti di quello che qualcuno pensa e non disperderanno i loro voti". Larghe intese scartate anche dalla Lega, con Umberto Bossi che le vede come "la fine dei partiti", anche se "gli accordi sarebbero possibili per fare le riforme", ma il Senatùr afferma che è lo stesso Pd a non volerle "perché sono dei conservatori". A dirla tutta, Veltroni uno spiraglio ad un accordo bipartisan lo lascia aperto e proprio sulle riforme istituzionali, ma senza compromissioni sul piano del governo: "Le riforme si fanno assieme, ma i governi si fanno separati", è la conclusione del leader del Pd che chiude, almeno per ora, il discorso sulle larghe intese. Discorso che però non pare chiuso ai partiti minori e, anzi, ne suscita l'allarme. Se, da una parte, Pier Ferdinando Casini promette di ergersi a "sentinella contro i pateracchi fatti alle spalle degli italiani", dall'altra, Fausto Bertinotti si dice "totalmente contrario alle grandi intese. Anche perché se uno le vuole fare, deve dirlo prima e non prendere il consenso su un'ipotesi di alternanza e poi fare una grossa coalizione. Sarebbero soffocate le istanze di rinnovamento mettendo una cappa sul Paese affinché gli interessi dominanti continuino a dominare". Ancora più preoccupato di Bertinotti il segretario di Rifondazione Franco Giordano, per il quale le larghe intese, "più di una possibilità, sono una concreta realtà". Anche il leader verde Pecoraro Scanio nell'episodio di Matrix vede la conferma che "tra Berlusconi e Veltroni c'è voglia di larghe intese". La stessa voglia che il segretario del Pdci Oliviero Diliberto battezza come "patto scellerato" con il quale, "in caso di risultato sul filo di lana al Senato, Pdl e Pd proveranno a cambiare la Costituzione, i regolamenti parlamentari e la legge elettorale".

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Notizie in 2 minuti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-02-24 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano I medici a favore della 194 La Federazione degli Ordini dei medici si schiera decisamente a favore della legge 194 e della pillola abortiva Ru486, non ancora autorizzata in Italia: "La legge, pur scontando ritardi e omissioni applicative, a distanza di 30 anni dimostra tutta la solidità e la modernità del suo impianto tecnico-scientifico, giuridico e morale. Occorre supportarla". Il tramonto delle larghe intese Berlusconi a Matrix aveva aperto la possibilità di larghe intese tra le forze politiche, in caso di pareggio alle elezioni. La replica di Veltroni: "è stato un errore non farle prima". Il Cavaliere rilancia: "Corriamo per vincere". Sicilia: Lombardo candidato per il Pdl Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'autonomia, è il candidato del Popolo della Libertà alla presidenza della Regione Siciliana. L'intesa dopo un colloquio in serata tra Lombardo e Berlusconi. Focus Boom di truffe via sms Il messaggino è l'ultima frontiera della truffa. Dietro i 45 milioni di sms che ogni giorno gli italiani si scambiano via cellulare si può celare un imbroglio in grado di far guadagnare cifre astronomiche a chi lo organizza. Esteri Afghanistan: feriti due militari italiani Due militari italiani sono rimasti feriti in conseguenza dell'esplosione di un ordigno nell'Ovest dell'Afghanistan. Lo scoppio della bomba è avvenuto mentre i militari stavano percorrendo la valle di Gulistan per un avvicendamento. Cronache Ballerina assassinata: arrestato un piastrellista Un piastrellista di 35 anni è stato arrestato con l'accusa di aver ucciso Oksana Auskelyte, la ballerina lituana di 27 anni assassinata e nascosta in una valigia trovata ieri in un cassonetto nel Pistoiese. Economia Confindustria sui prezzi: c'è aria di scala mobile Confindustria dopo i dati Istat sull'aumento del 4,8% dei prezzi dei beni più acquistati: "Mi preoccupa il clima strisciante di ritorno alla scala mobile - dice il direttore generale Maurizio Beretta - sarebbe il peggior rimedio a un problema vero, quello della perdita del potere d'acquisto dei salari". Cultura L'intelligenza non è misurabile Hans Magnus Enzensberger in "Nel labirinto dell'intelligenza" (Einaudi) svolge una critica serrata di quella concezione quantitativa e agonistica dell'intelligenza umana che conduce a calcolare il valore di una prestazione mentale in base alla sua velocità. Spettacoli La Cotillard guarda all'Oscar Dopo il Bafta, premio britannico, l'altra sera a Parigi ha ricevuto il César come miglior attrice per La vie en rose. E subito è ripartita per gli Usa. Riuscirà Marion Cotillard, 37 anni, a vincere l'Oscar? E' uno degli interrogativi-clou della "notte delle stelle". Sport Rigore contestato: Juve battuta a Reggio Calabria La Reggina ha sconfitto la Juventus per 2-1 grazie e un contestatissimo rigore nel finale. Pari (4-4) tra Torino e Parma. Superbike: via al mondiale Bayliss in testa Troy Bayliss (Ducati) guida la classifica del mondiale superbike davanti a Max Biaggi (Ducati) dopo il debutto del campionato in Qatar. * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo Stilton English!" e 9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario enciclopedico della Cucina italiana" e 13,90; con "Computer & Web" e 13,90; con "Il Diritto" e 15,90; con "Storia della civiltà europea" e 13,90. In Sicilia, Lazio (no Roma), Umbria, Marche, Puglia, Trentino Alto Adige e nella provincia di PD con La Gazzetta dello Sport e 1,00.

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Larghe intese, pioggia di no (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni: si dovevano fare prima. Casini: sentinella contro i pateracchi. Pezzotta, appello all'Udc Larghe intese, pioggia di no Berlusconi, trovato l'accordo con Lombardo in Sicilia.

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ROMA Si conclude con l'intesa a ora di cena tra Berlusconi e Lombardo, per la candidatura di q (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Uest'ultimo in Sicilia, una giornata che ha visto il Cavaliere e anche Walter Veltroni rilanciare la sfida. E smentire chi dava per scontato, stando anche alle loro dichiarazioni di 24 ore prima, che dopo le elezioni ci si avviasse inevitabilmente a un governo di larghe intese vista la legge elettorale che rende possibile il pareggio. "Andavano fatte prima", osserva il leader del Pd. "Era un'ipotesi di scuola. Vincerò", commenta Berlusconi. Intanto Pier Ferdinando Casini si dichiara "sentinella contro pateracchi e patti segreti".

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Prodi ci ha ridotti in mutande Veltroni vuole lasciarci nudi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Castelli: "Veltroni la smetta di fare vetrina e dica qualcosa di concreto ai cittadini. Se vince, al Senato dovrà allearsi con la sinistra radicale e così avremo la riedizione del Governo Prodi" Prodi ci ha ridotti in mutande Veltroni vuole lasciarci nudi Igor Iezzi "L Italia cresce poco da troppi anni". Una verità lampante, sotto gli occhi di tutti. Facile, per chi sta all opposizione, usare questo argomento in campagna elettorale. Già. Solo che questa amara verità non è stata pronunciata dal leader del centrodestra Silvio Berlusconi, o da Umberto Bossi o Gianfranco Fini. No, la certificazione del fallimento del Governo Prodi arriva da uno dei suoi principali sostenitori, Walter Veltroni. Nonostante tutti i tentativi strambi del sindaco di Roma che cerca di far passare per nuovo ciò che nuovo non è, il Partito democratico che lui guida dà a questo esecutivo quasi tutti i ministri, a cominciare da quelli più importanti (Interno, Salute, Difesa, Esteri, Lavoro, nonchè il viceministro all Economia che segue tutta la parte fiscale) due vicepremier, D Alema e Rutelli, e il premier, quel Romano Prodi che del Pd è presidente. Veltroni sta così tentando di far dimenticare l immagine di un governo disastroso e in assoluta crisi di consensi. Un tentativo che, a dir il vero, non sta ottenendo grandi successi. La gente ha capito che se Prodi ci ha ridotti in mutande, Veltroni rischia addirittura di togliercele e lasciarci nudi. Le sue prime mosse, del resto, vanno in questa direzione. Aveva detto che si sarebbe presentato da solo, ha già allargato a dismisura la sua coalizione, facendo entrare Di Pietro e i radicali. Ieri, parlando da Barletta ha promesso: "Le cose fondamentali da fare per il Mezzogiorno sono tre: infrastrutture, legalità, università". con quali soldi? Ha per caso intenzione di tosare ancora i cittadini del Nord? Sempre ieri i cittadini tutti hanno avuto un fremito di terrore quando Walter Veltroni ha solennemente proclamato: "Ho incaricato i gruppi parlamentari di scrivere 12 proposte di legge che corrispondono alle 12 idee-forza presentate all assemblea costituente. Se vinceremo le elezioni, porteremo le proposte di legge alla prima seduta del Consiglio dei Ministri". E visto che nel programma di Veltroni la parola Nord non è mai pronunciata tanto sgomento è giustificato. Di vere novità, insomma, nel Pd non ci sono. Non basta certo candidare nomi nuovo e famosi. Si prenda il giuslavorista Pietro Ichino, editorialista del Corriere. Il Pd ha deciso di candidarlo. Grandi! Ichino da sempre è noto per le sue idee moderne sul mercato del lavoro (via articolo 18 e sì a contratto unico) e sull ammodernamento della Pubblica amministrazione (licenziare i fannulloni). Idee che lui ribadisce, ingenuo, su Repubblica. Non fa in tempo a finire che subito il responsabile economico del Pd Giorgio Tonini lo stoppa: "Le idee si discutono e Ichino stesso ha osservato che per quanto riguarda i contratti di lavoro più proposte sono all attenzione del Pd e mentre lui preferisce il contratto unico, nel nostro programma si sono preferite proposte diverse che non riaprono la questione dell art.18". "Veltroni smetta di fare vetrina e dica qualcosa di concreto agli italiani. Se vince, al Senato dovrà allearsi con la sinistra radicale e così riavremo la riedizione del Governo Prodi" lo ha subito bacchettato Roberto Castelli. "L importante non è il numero di leggi - continua Castelli - ma cosa c è scritto dentro. Anche il Governo Prodi ha presentato tante proposte di legge, ma una più disastrosa dell altra". "Inoltre, in caso di vittoria, Veltroni dovrà allearsi con la sinistra radicale al Senato, ergo ci sarà la stessa maggioranza di Prodi - accusa l ex Guardasigilli - e i cittadini hanno ben visto con quali risultati quella maggioranza ha governato in questi due anni... Da questo cul de sac Veltroni non può sfuggire, quindi dichiari agli italiani cosa intende fare, a meno che non ritenga che il Pd da solo possa prendere il 51% dei voti...". "Veltroni la smetta di fare vetrina - conclude Castelli - e dica qualcosa di concreto agli italiani". [Data pubblicazione: 22/02/2008].

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Prodi ci ha ridotti in mutande Veltroni vuole lasciarci nudi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Tante promesse, poche novità Prodi ci ha ridotti in mutande Veltroni vuole lasciarci nudi Igor Iezzi "L Italia cresce poco da troppi anni". Una verità lampante, sotto gli occhi di tutti. Facile, per chi sta all opposizione, usare questo argomento in campagna elettorale. Già. Solo che questa amara verità non è stata pronunciata dal leader del centrodestra Silvio Berlusconi, o da Umberto Bossi o Gianfranco Fini. No, la certificazione del fallimento del Governo Prodi arriva da uno dei suoi principali sostenitori, Walter Veltroni. Nonostante tutti i tentativi strambi del sindaco di Roma che cerca di far passare per nuovo ciò che nuovo non è, il Partito democratico che lui guida dà a questo esecutivo quasi tutti i ministri, a cominciare da quelli più importanti (Interno, Salute, Difesa, Esteri, Lavoro, nonchè il viceministro all Economia che segue tutta la parte fiscale) due vicepremier, D Alema e Rutelli, e il premier, quel Romano Prodi che del Pd è presidente. Veltroni sta così tentando di far dimenticare l immagine di un governo disastroso e in assoluta crisi di consensi. Un tentativo che, a dir il vero, non sta ottenendo grandi successi. La gente ha capito che se Prodi ci ha ridotti in mutande, Veltroni rischia addirittura di togliercele e lasciarci nudi. Le sue prime mosse, del resto, vanno in questa direzione. Aveva detto che si sarebbe presentato da solo, ha già allargato a dismisura la sua coalizione, facendo entrare Di Pietro e i radicali. Ieri, parlando da Barletta ha promesso: "Le cose fondamentali da fare per il Mezzogiorno sono tre: infrastrutture, legalità, università". con quali soldi? Ha per caso intenzione di tosare ancora i cittadini del Nord? Sempre ieri i cittadini tutti hanno avuto un fremito di terrore quando Walter Veltroni ha solennemente proclamato: "Ho incaricato i gruppi parlamentari di scrivere 12 proposte di legge che corrispondono alle 12 idee-forza presentate all assemblea costituente. Se vinceremo le elezioni, porteremo le proposte di legge alla prima seduta del Consiglio dei Ministri". E visto che nel programma di Veltroni la parola Nord non è mai pronunciata tanto sgomento è giustificato. Di vere novità, insomma, nel Pd non ci sono. Non basta certo candidare nomi nuovo e famosi. Si prenda il giuslavorista Pietro Ichino, editorialista del Corriere. Il Pd ha deciso di candidarlo. Grandi! Ichino da sempre è noto per le sue idee moderne sul mercato del lavoro (via articolo 18 e sì a contratto unico) e sull ammodernamento della Pubblica amministrazione (licenziare i fannulloni). Idee che lui ribadisce, ingenuo, su Repubblica. Non fa in tempo a finire che subito il responsabile economico del Pd Giorgio Tonini lo stoppa: "Le idee si discutono e Ichino stesso ha osservato che per quanto riguarda i contratti di lavoro più proposte sono all attenzione del Pd e mentre lui preferisce il contratto unico, nel nostro programma si sono preferite proposte diverse che non riaprono la questione dell art.18". "Veltroni smetta di fare vetrina e dica qualcosa di concreto agli italiani. Se vince, al Senato dovrà allearsi con la sinistra radicale e così riavremo la riedizione del Governo Prodi" lo ha subito bacchettato Roberto Castelli. "L importante non è il numero di leggi - continua Castelli - ma cosa c è scritto dentro. Anche il Governo Prodi ha presentato tante proposte di legge, ma una più disastrosa dell altra". "Inoltre, in caso di vittoria, Veltroni dovrà allearsi con la sinistra radicale al Senato, ergo ci sarà la stessa maggioranza di Prodi - accusa l ex Guardasigilli - e i cittadini hanno ben visto con quali risultati quella maggioranza ha governato in questi due anni... Da questo cul de sac Veltroni non può sfuggire, quindi dichiari agli italiani cosa intende fare, a meno che non ritenga che il Pd da solo possa prendere il 51% dei voti...". "Veltroni la smetta di fare vetrina - conclude Castelli - e dica qualcosa di concreto agli italiani". [Data pubblicazione: 22/02/2008].

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Walter Pinocchio, la rimonta non c è (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il sondaggio di Repubblica.it spegne gli entusiasmi a sinistra Igor Iezzi Eccola, l abbiamo aspettata per giorni, con fiducia. Sapevamo che sarebbe arrivata. E infatti, puntuale come sempre in campagna elettorale, la prima bufala ci è piovuta addosso. Subito, come d abitudine, smentita dai fatti, rendendo lampante la bugia di chi l ha pronunciata. Questa volta il pinocchio d eccezione è il leader del Partito Democratico, il candidato premier della sinistra Walter Veltroni. L ex sindaco di Roma, in questi ultimi giorni ci ha raccontato, in base a sondaggi ultrasegreti in suo possesso, che "stiamo risalendo ad una velocità impressionante. Non do sondaggi - ha spiegato - potete guardare i giornali ma la distanza che ci divide è di sei punti che divisi per due fa tre. Vorrei dire che in una settimana abbiamo recuperato un po più di due punti". Chissà se quando ha raccontato questa balla , come succedeva al protagonista delle avventure di Collodi, gli è cresciuto il naso. Chissà. Di certo a noi è cresciuta la barba a sentire certe cose. E ci viene da ridere quando certi piccoli trucchi da campagna elettorale vengono poi svelati, in tutta la loro falsità, dagli stessi amici di chi certe balle le ha raccontate. Nel caso del sindaco di Roma, la secca smentita arriva da Repubblica, non uno di quei giornali accusabile di essere amico di Berlusconi, della Lega o del centrodestra. E il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari a dirci che, alla faccia delle rimonte, i punti di distacco sono dieci. Così come è sempre il foglio diretto da Ezio Mauro ad informarci che di recupero non se ne vede ombra, nonostante le roboanti dichiarazioni di Uolter. Le elezioni non si vincono certo con i sondaggi. Ma se questi vengono citati devono essere giusti. Altrimenti ne va dell immagine e della credibilità di chi li cita. Secondo un sondaggio di Ipr marketing per Repubblica.it, il vantaggio del Pdl nei confronti del Pd ammonta quindi a ben dieci punti. Un distacco confermato anche da una ricerca dell istituto Crespi condotta per Clandestinoweb, che attribuisce al leader del centrodestra il 44 per cento delle preferenze contro il 34,5 di Veltroni. Nel dettaglio il Pdl secondo Ipr conquisterebbe oggi il 38 per cento dei voti, che diventerebbe il 44,5 con la Lega Nord (5,5) e il Movimento per le autonomie di Lombardo (1 per cento). Quasi dieci punti indietro la coalizione guidata da Veltroni: il Pd raccoglierebbe infatti il 31 per cento delle preferenze che, sommate al 3,5 dell Italia dei valori, porterebbero al 34,5 il totale della coalizione. Tra le altre formazioni in corsa, la Sinistra arcobaleno, candidato premier Fausto Bertinotti, arriverebbe all 8 per cento, l Udc di Casini al 5, La Destra, candidato premier la Santanché, al 3 e la Rosa Bianca di Tabacci al 2,5. Solo briciole per i Socialisti di Boselli (1,5 per cento), l Udeur di Mastella (0,5 per cento) e il Partito comunista dei lavoratori di Ferrando (0,5). Dati in linea anche con l indagine dell istituto Crespi, che attribuisce al Popolo delle Libertà il 37,5 per cento, alla Lega Nord il 5,5, a La Destra il 3,3 e all Udc il 7. Il Partito democratico, come nel sondaggio Ipr marketing, si attesta al 31 per cento delle preferenze, mentre l Idv di Di Pietro al 3,2. La Sinistra arcobaleno guadagnerebbe l 8 per cento, il Partito socialista l 1,5 e la Rosa Bianca l 1 per cento. Per quanto riguarda i candidati premier, indiscussa la leadership di Silvio Berlusconi che, se si fosse votato ieri, avrebbe ottenuto il 44 per cento delle preferenze. Dietro di lui Walter Veltroni con il 34,5 per cento dei voti. Seguono Fausto Bertinotti (9,5 per cento), Pier Ferdinando Casini (6,5), Daniela Santanchè (4) e Bruno Tabacci (1,5 per cento). Altro che rimonta. Il distacco semmai si allunga. Come il naso di Uolter Veltroni. Che, nonostante l aria da nuovo che vuole darsi, le balle continua a dirle come un qualsiasi politicante da prima repubblica. [Data pubblicazione: 21/02/2008].

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Bianchi, la delusione di un comunista (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L ex ministro: credevamo nell idea dell Unione. Invece... Bianchi, la delusione di un comunista È tutto un parlottare di liste in vista delle prossime politiche, di apparentamenti presenti e futuri, di alleanze respinte ma agognate nel transatlantico di Montecitorio ieri particolarmente vivace per la presenza non solo di molti funzionari e giornalisti, ma anche di parlamentari impegnati in questi giorni nell approvazione di alcuni decreti prossimi alla scadenza. E proprio nel settore occupato tradizionalmente dal centrosinistra l argomento principe è ancora lo stesso: il Pd e il suo capo Walter Veltroni. "Rappresenta il nuovo", dice sicuro Alessandro Bianchi, ministro dei Trasporti ed esponente dei Comunisti italiani. "E del resto - sostiene - basti vedere quello che ha fatto, ha sparigliato lo scenario politico in poco tempo. Senza di lui non ci sarebbe stata né l operazione Pd così com è né quella del Pdl". Secondo lei, dunque, il modello proposto da Veltroni, al di là degli aggiustamenti dei partiti, rappresenta davvero una novità per il futuro e per la politica? È a questo punto che la sicurezza poco prima dimostrata un pochino traballa. Bianchi allarga le braccia e sospira: "Questo lo vedremo, sa in campagna elettorale si raccontano tante cose&". Ma voi siete state esclusi dal grande progetto veltroniano. Vi siete sentiti cacciati? "No, cacciati non direi e nemmeno umiliati. Delusi, invece, quello sì. Evidentemente noi abbiamo creduto più di quanto Veltroni credesse nel progetto dell Unione. Così non è andata e certo ci dispiace". Ma secondo lei perché l ex sindaco di Roma ha fatto questa scelta di andare da solo, o meglio solo in compagnia Di Pietro? "Questo lo dovrebbe chiedere a Veltroni. Per quanto mi riguarda e pensando anche ad alcune sue dichiarazioni, credo che lui così si senta più libero. Ha detto che andando da solo non aveva i lacci e lacciuoli della sinistra e aveva le mani libere". Il suo collega Diliberto sostiene che tra Veltroni e Berlusconi c è una sorta di accordo segreto che si svelerà solo dopo le elezioni in una sorta di veltrusconi cioè un Governo misto con tanto di spartizione di ministeri. Anche lei è della stessa opinione? "No, non ho la stessa visione. Penso che Veltroni sia onesto però credo pure che se i risultati delle elezioni saranno simili a quelli della passata tornata elettorale e cioè con un margine esiguo, allora credo che ci sia da parte di Veltroni la disponibilità a fare un governo dalle larghe intese per fare la legge elettorale e i regolamenti parlamentari". Così si andrebbe di nuovo a votare di nuovo tra un anno circa. "Sì, è una possibilità". I. G. [Data pubblicazione: 23/02/2008].

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Nella sinistra ex alleati ai ferri corti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Scambio di accuse incrociate fra Bertinotti, Veltroni e Diliberto Nella sinistra ex alleati ai ferri corti Ormai gli ex alleati della sinistra sono giunti al tutti contro tutti: Fausto Bertinotti attacca Walter Veltroni, il candidato premier del Partito democratico risponde per le rime al concorrente della Sinistra Arcobaleno, e infine il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto dice la sua difendendo Bertinotti e riattaccando a sua volta Veltroni. "Siamo nel 2008 o nel 53? Si può sostenere che se si porta un operaio in lista non si può portare un imprenditore?". Così Veltroni a Tv7 ha replicato alle critiche di Bertinotti sulla decisione di candidare il presidente dei giovani imprenditori Matteo Colaninno e nello stesso tempo uno degli operai della Thyssen. "L Italia ha bisogno che lavoratori e imprenditori stiano insieme, perché se le imprese chiudono - rimarca ancora il segretario del Pd - gli operai vanno a spasso. Io voglio unire il Paese". "È vero Walter - contrattacca Diliberto -non siamo più nel 53. Siamo nel 2008, nell epoca del nuovismo. Nell era di Crozza e del ma-anchismo . Per cui puoi schierare appunto il padrone Colaninno e l operaio della Thissen; il sindacalista che difende i lavoratori, Nerozzi un nome per tutti, e il giuslavorista Pietro Ichino che come Berlusconi vuole abolire l articolo 18. Puoi schierare la cattolica integralista col cilicio Binetti e la libertaria paladina dei diritti civili Emma Boninio; la vittima e il carnefice: l imputato Enzo Carra condotto in aula con i ferri e il giustizialista Di Pietro. Walter, a quando il diavolo e l acqua santa?". [Data pubblicazione: 23/02/2008].

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Gli immobiliaristi mollano Pierferdy (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Se ne parla nella Capitale ma le voci rimbalzano fino a Cortina. La scelta di correre in solitudine di Pier Ferdinando Casini non è stata apprezzata da quelli che sono stati, negli ultimi anni, gli imprenditori capitolini di riferimento dell Udc. In prevalenza colleghi costruttori del suocero Francesco Caltagirone, che del resto è - a quanto si dice - il più sconcertato di tutti. Così almeno i commenti che si colgono tra i manager e gli ad dei gruppi che si contendono gli appalti delle grandi opere pubbliche. Anche quanti avevano puntato apertamente su Casini, magari irritati per qualche appalto perso ai tempi del Governo guidato da Silvio Berlusconi, questa volta non sembrano disposti a seguirlo. Se mai, sono orientati ad azzardare una puntata su Walter Veltroni. Un altra puntata potrebbero farla anche sull appeasement che il candidato premier della sinistra dovrà trovare con Francesco Rutelli, se sarà eletto sindaco di Roma, per il varo e la gestione delle varianti al nuovo piano regolatore, dietro le quali gli interessi in gioco sono di grande portata. La battuta che va per la maggiore, in questi ambienti, è che Casini ha aggiunto un non a quel io centro che era sembrato un ottimo slogan nelle ultime campagne elettorali e in ogni caso evocava con efficacia l attitudine del piccolo ma influente partito post democristiano a svolgere un ruolo di condizionamento e a volte persino di interdizione. [Data pubblicazione: 20/02/2008].

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Maroni: <Con il Pdl accordo completo sul federalismo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Maroni: "Con il Pdl accordo completo sul federalismo" Matteo Mauri Roma - L Officina è al lavoro. Ieri i vertici di Lega e Pdl hanno definito il programma, che prevede, tra i dieci punti, il federalismo. Soddisfatto, onorevole Maroni? "Certamente sì. Abbiamo messo a punto il programma della coalizione, che ovviamente è un punto di mediazione, va bene per tutti". Una mediazione in che termini? "Avanzati. Abbiamo voluto inserire il testo della legge regionale della Lombardia, votato da tutti, che parla di federalismo fiscale e riforma federale, in modo tale da avere un testo il più avanzato possibile condiviso da tutti: un ottima soluzione". Quindi il programma elettorale della coalizione le va bene per quanto riguarda il federalismo? "Sì. C è il testo approvato dalla Regione Lombardia, che prevede cambiamenti radicali nell organizzazione dello Stato, in particolare la devoluzione di poteri e di risorse alle regioni". Cosa cambia rispetto al programma del 2001, dal punto di vista del federalismo? "Siamo andati avanti. Oggi c è l iniziativa delle Regioni. Ma soprattutto oggi c è una consapevolezza in tutti i partiti della coalizione, che allora non c era, sul fatto che il federalismo è l unica soluzione per uscire dai mali dell Italia. Oggi c è omogeneità e consenso politico sul progetto federalista. E c è già un disegno di legge su questo. Non bisogna inventarsi cose particolari. Sappiamo già quale proposta approvare". La novità del Pdl è stato un elemento semplificatore? "Da questo punto di vista non c era bisogno di semplificazioni, perché il lavoro grosso è stato fatto dalla Regione Lombardia, che ha messo insieme il consenso di tutti i componenti della coalizione. Il confronto si è già fatto e il risultato raggiunto viene confermato oggi a livello di programma. Mentre di là hanno ripreso a litigare...". Allude all ingresso dei radicali nel Pd? "Certo. La Bindi afferma che anche dopo l accordo con i Radicali il programma votato all unanimità non potrà subire cambiamenti neanche di un aggettivo o di una virgola. E il segretario dei radicali afferma: sono stati individuati temi su giustizia e economia... Non si capisce quale sia il loro programma: quello annunciato da Veltroni, gli undici punti di Di Pietro, gli emendamenti radicali? Mi pare che di là siano nel caos". Nel centrodestra tutto bene, invece? "L accordo c è, è forte, è stato trovato in Lombardia ed è stato confermato a livello nazionale. È un messaggio importante a tutte le nostre regioni, perchè adottino il modello lombardo sul federalismo fiscale e se noi vinceremo le elezioni metteremo subito in pratica". A proposito di alleanze, è ancora aperta l ipotesi di un intesa con una Lega del Sud? "Ci sta lavorando Berlusconi, spero che l accordo si trovi. Sono state prese posizioni molto nette nei confronti di altri partiti che non era il caso di tirare dentro. Lombardo era già stato nostro alleato nel 2006, non sarebbe nemmeno una novità". Lega ed Mpa si presentarono sotto un unico simbolo. "Esatto. Adesso l alleanza è maturata, siamo arrivati ad un alleanza federata e federalista, che vede due simboli, uno al Nord e uno al Sud dei due partiti territoriali. Questa è la vera novità: il riconoscimento del ruolo dei partiti federalisti". E Mastella? Può far parte di questa Lega del Sud? "Mastella è uomo del Sud, ma non mi pare che la sua storia sia quella di un federalista. Ma soprattutto gli esponenti locali del partito di Mastella continuano a dire che rimarranno nelle giunte di centrosinistra. Quindi Mastella non può pensare di stare in maggioranza con la sinistra nelle regioni e nei comuni e poi stare con noi al governo centrale: non è possibile. Non credo che sia utile per noi: per questo motivo Mastella non è stato incluso. Se poi vuole convertirsi sulla strada del federalismo, gli faremo un corso accelerato. Per la prossima legislatura, adesso non mi pare ci siano le condizioni. Gli elettori non capirebbero". A parte il federalismo, quali sono i punti più importanti del programma? "Ordine, sicurezza territoriale, governo dell immigrazione. Poi famiglia e ripartenza dell economia". Accordo completo anche su questi temi? "Sì. È un programma con l accordo pieno di tutti". [Data pubblicazione: 22/02/2008].

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Mastella rivela: Walter mi propose un alleanza in chiave anti-centro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Un patto federativo anti-Centro . È questa l offerta che Walter Veltroni, avrebbe fatto a Clemente Mastella, alcuni giorni prima delle sue dimissioni da ministro della Giustizia. Lo ha rivelato lo stesso leader dell Udeur durante un suo intervento a Sky Tg24. Il tentativo di raggiungere un intesa sarebbe avvenuto, "in un incontro avuto a pranzo quando iniziava a delinearsi il percorso del Pd e si iniziava a parlare di accordo tra Partito democratico e Berlusconi". In quella fase "ci sono stati colloqui sia con Berlusconi sia con Veltroni. Il primo a chiamarmi è stato Veltroni. Con lui si è parlato anche di patto federativo ma, mi disse, a condizione che non dai una mano a costruire il centro ". Insomma, il sistema politico si stava scompaginando ancora prima della caduta di Prodi, tanto che Mastella ha sottolineato: "Il Governo sarebbe caduto lo stesso. L unico disegno è stato quello del Pdl da un lato e del Pd dall altro". Pd che candiderà l ottantaduenne professore, Umberto Veronesi, al Senato. Mastella ha ironizzato: "Se l esclusione di De Mita dalle liste del Pd è stata determinata dalla sua età, cosa dire allora del capolista del Pd per il Senato in Lombardia, Umberto Veronesi? Veronesi è del 25, De Mita del 28 e anche Veronesi è stato ministro". Il leader dell Udeur non ha ancora deciso sul posizionamento del proprio partito in vista delle prossime elezioni, ma lo sguardo è, naturalmente, al centro. L Udeur andrà solo, con il proprio simbolo: "Non c è possibilità che io rinunci alla corsa in solitaria". Comunque, rivolgendosi a tutti i centristi, Mastella ha fatto un appello: "C è una grande opportunità al centro, nata all improvviso per uno stato di necessità, se non viene colta, alla fine avranno ragione gli altri". Poi, dopo aver parlato della vicenda giudiziaria che ha travolto l Udeur, ha aggiunto: "Se mi avessero lasciato in pace avrei potuto anche abbandonare la politica". [Data pubblicazione: 23/02/2008].

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Comunisti e Dc, nuovo compromesso nel nome di Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Luciano Dussin Il termine cattocomunismo , pronunciato in questi giorni, rievoca l unione politica fallimentare dei comunisti con i democristiani di sinistra. L apice di questo accordo fu raggiunto negli anni Settanta, con al governo Giulio Andreotti, con la presidenza della Camera a Pietro Ingrao e con la presidenza di ben otto commissioni parlamentari a deputati del Pci. L unità e la solidarietà nazionale per il bene comune erano la scusa per creare il grande, unico e vero inciucio politico della nostra storia repubblicana; nemmeno le nomine dei responsabili dei servizi segreti furono immuni da questo accordo. In quei tempi Radio radicale costruì la sua fortuna, in termini di ascolti, denunciando i disvalori della partitocrazia: con gli accordi che vedevano l opposizione votare contro quando la maggioranza aveva i numeri per arrangiarsi da sola, pronta ad astenersi quando la maggioranza era in sofferenza numerica& Sì, proprio un grande imbroglio! I comunisti non avrebbero mai potuto governare l Italia, lo prevedeva l accordo di Yalta tra i Paesi vincitori della seconda guerra mondiale, in testa Usa e Urss. Lo ricordò ai suoi Togliatti, quando a seguito dell attentato che subì, gruppi di militanti comunisti occuparono alcune prefetture nel Paese, comunicando ai rivoltosi che c era un limite all azione politica per i comunisti italiani& Per questi motivi l Italia non ha avuto per decenni una vera opposizione parlamentare, per questo gli intrecci tra maggioranze democristiane e opposizioni comuniste ebbero così tanto terreno fertile. Gli uni avevano bisogno degli altri, e tutto doveva risultare immutabile rispetto agli equilibri; un esempio per tutti: i democristiani ritardarono per trent anni la nascita delle Regioni nel timore che alcune potessero essere governate dal nemico , intanto questo incassava, negli stessi territori, la possibilità di agire in stato di monopolio tollerato . È vero, i democristiani non erano tutti uguali, ma in questa logica prevalsero quelli maggiormente propensi ai compromessi: i sinistri democristiani svendettero anche i valori di riferimento, vedi la legge sull aborto, pur di gestire il potere amministrativo di competenza. Ci riuscirono, ma a pagarne le conseguenze siamo chiamati noi, e servirà anche l impegno delle prossime due generazioni per ripianare il debito pubblico che il compromesso storico generò, e soprattutto per riconquistare i valori che la nostra società ha perso. Con il passare degli anni, ed il venir meno degli accordi internazionali sulle nostre vicende interne, abbiamo assistito alla nascita di nuovi soggetti politici, lo stesso ingresso nella nostra vita politica di Silvio Berlusconi testimonia che le maglie dei compromessi si sono allargate. Mai il Sistema avrebbe permesso negli anni Settanta e Ottanta ad un imprenditore di farsi largo tra i partiti tradizionalmente imposti dai vincitori del conflitto, mai ci sarebbe stato posto per un movimento come la Lega Nord per lo sconquasso che avrebbe provocato nella difficile gestione degli equilibri tra i governi regionali. Non che sia stata cosa semplice per il Berlusconi di turno e per la stessa Lega Nord il trovare gli spazi operativi per entrare nella gestione della politica nazionale. Anzi, la magistratura per lo Stato, lo stesso mondo industriale che dallo Stato trae nutrimento, hanno sempre osteggiato queste novità politiche. Negli ultimi tempi, pur senza abbassare la guardia, ci eravamo illusi di esserci finalmente scrollati di dosso i vecchi retaggi da compromesso storico , invece riecco di nuovo i vecchi soggetti! - chi sono, e come si presentano? - si distinguono per la loro espressione priva di entusiasmi da rinnovamento, perché sono la continuazione del cattocomunismo che hanno vissuto in gioventù: sono Walter Veltroni, Massimo D Alema, Rosy Bindi, Romano Prodi, &, sono i padroni del nuovo Partito Democratico. Hanno cassato i Bertinotti ed i Diliberto perché contavano poco nulla ai tempi del compromesso storico , e ora tornano utili con il loro allontanamento per dimostrare la novità post comunista di Veltroni e C. - Quindi eccoli di nuovo, più cattocomunisti di prima, con l unica novità, peraltro imposta dalla incessante perdita di consensi elettorali, di essere riuniti in un unico partito, il nuovo Partito Democratico. In questo Pd ha trovato ospitalità chi in gioventù fece di tutto per garantirci un futuro uguale a quello che fu lasciato ai paesi ex comunisti dell Europa dell est, e chi, pur professandosi cattolico è disponibile ad allearsi con chi ritiene che i matrimoni tra uomini possano garantire i presupposti per concedere pure ai gay le adozioni dei bambini! Non ci resta che implorare i cittadini elettori affinchè, con il voto del 13 e 14 aprile prossimo, decretino la fine sul nascere di questo nuovo pasticcio cattocomunista; ci credano, ne abbiamo proprio le scatole piene! [Data pubblicazione: 23/02/2008].

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<Governo con il Pd? Noi avremo una vasta maggioranza> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi: sì alle sfide tv "Governo con il Pd? Noi avremo una vasta maggioranza" Perchè mai un alleanza in vantaggio di 10-12 punti dovrebbe adagiarsi sulla prospettiva delle larghe intese con la coalizione perdente? Parla di "fraintendimento" il leader del Pdl Silvio Berlusconi, smentendo di aver mai adombrato l ipotesi di un sodalizio post-elettorale con il Pd nel caso di un pareggio. Mentre Berlusconi si prepara a governare, sul fronte opposto Walter Veltroni fa notare che forse il Cavaliere non è più tanto sicuro di vincere, che il vantaggio sbandierato dal Pdl si è ridotto e che, comunque, se non di larghe intese, nella prossima legislatura ci dovrà necessariamente essere una collaborazione tra i due poli per elaborare e approvare un pacchetto di riforme istituzionali, che comprenda anche la legge elettorale. Berlusconi smentisce quindi la prospettiva delle larghe intese: "noi siamo qui per vincere, per avere una larga maggioranza e per avere di conseguenza, non solo il diritto, ma anche il dovere di governare l Italia. C è stato volutamente un fraintendimento di parole chiarissime - spiega il candidato premier del Pdl - Ho detto: noi avremo una vasta maggioranza (non credete ai sondaggi di Veltroni, abbiamo da 10 a 12 punti di vantaggio) che ci darà l onere di governare ". Pertanto, la cosa sta in piedi ma solo come "ipotesi di scuola", aggiunge il Cavaliere, riferendosi a quanto affermato a Matrix e puntualizza che il suo pensiero non è cambiato da quando, all alba della legislatura, di fronte alla risicata vittoria dell Unione, suggerì al centro sinistra di affidare la presidenza di una delle due Camere all opposizione per svelenire il clima post-elettorale. Il Cavaliere scalda i motori in vista della campagna elettorale e Silvio Berlusconi accetta la sfida di Pier Ferdinando Casini e dice sì ad un confronto in tv. Walter Veltroni non vuole restare fuori: "Per quanto mi riguarda io sono pronto". [Data pubblicazione: 24/02/2008].

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<Il risanamento economico? Solo una frottola> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Prodi si fa vanto della lotta all evasione e dei conti risanati. Ricolfi lo sbugiarda "Il risanamento economico? Solo una frottola" Duro botta e risposta tra l editorialista de La Stampa Luca Ricolfi e l ex presidente del Consiglio Romano Prodi. Motivo del contendere un articolo di Ricolfi nel quale il sociologo criticava la politica del governo Prodi invitando Walter Veltroni e Silvio Berlusconi "a non fornirci una ricostruzione insincera della storia di questa legislatura". Articolo cui ha fatto seguito una "piccata e assai prolissa risposta di Romano Prodi, in cui mi si accusa di scorrettezza, mancanza di scrupoli, faziosità, mistificazione". "È stupefacente - affermava ieri Ricolfi su La Stampa - che il presidente del Consiglio, non gradendo un articolo uscito su un quotidiano, non trovi di meglio che accusare l editorialista che l ha scritto di sostenere le proprie tesi in vista della competizione elettorale , o di farsi veicolo di una mistificazione elettoralistica ". Ma quali sono i punti messi in luce dall editorialista che tanto hanno fatto infuriare il Professore? "Io sostengo - scrive Ricolfi sul sito www.Polena.net - che per il 2006 il gettito attribuibile alla lotta all evasione fiscale , ammesso che esista, non raggiunge i 2 miliardi di euro, e che per il 2007 non si può ancora dire nulla di definitivo, ma vi sono indizi che la cifra non sia molto diversa da quella del 2006. Le mie valutazioni sono un po piu pessimistiche di quelle della Banca d Italia e del professore Francesco Forte, che a loro volta sono più pessimistiche di quelle del governo (...)". A tali risultati, continua Ricolfi, "Prodi oppone: l autorità dei documenti ufficiali presentati dal governo al Parlamento ; l andamento storico dell elasticità delle entrate tributarie rispetto al Pil. Il primo argomento non lo prendo neanche in considerazione, sia perché una relazione governativa non è una fonte indipendente, sia perché - avendo letto i documenti cui Prodi si riferisce - non posso non rilevare che essi non superano i normali test di un rapporto scientifico". "Quanto al secondo argomento, è più curioso che convincente. Prodi afferma che la credibilità della stima di 20 miliardi di recupero di evasione fiscale è sostenuta dall andamento dell elasticità del gettito tributario rispetto al Pil, che era pari a 0,75 nel periodo 2001-2005, ma sale a 2,6 nel 2006 e a 1,6 nel 2007 (stima governativa; a me, per il 2007, risultano valori compresi fra 1,04 e 1,45; fonti: Banca d Italia, Agenzia delle Entrate, Istat). Ma la crescita dell elasticità del gettito, di per sé, non prova assolutamente nulla, perché puo essere dovuta ai motivi più disparati". "Non ci vuole molta fantasia, invece, a immaginare perché l elasticità potesse situarsi al di sotto dell unità nel periodo 2001-2005: l economia andava male e - forse Prodi lo ha dimenticato - Berlusconi riduceva le aliquote. Considerazioni analoghe valgono per i dati di Prodi sull elasticità del gettito dell Iva da scambi interni rispetto ai consumi". In secondo luogo "io sostengo che il Governo Prodi ha sistematicamente tenuto basse le previsioni sul gettito fiscale, e che proprio questo artificio contabile gli ha consentito di far emergere i vari tesoretti . Qui c è poco da aggiungere, perché Prodi mi dà ragione, limitandosi a dire che tenere basse le previsioni era una scelta obbligata e saggia. Mi limito a ricordargli che la scelta era così poco obbligata che il suo governo è stato addirittura accusato di falso in bilancio da un ex viceministro dell economia, e che alla fine del 2006 in diverse sedute parlamentari sono state messe in dubbio sia le previsioni sul gettito 2007, sia le stime sul gettito 2006 che ne erano a fondamento". Nel terzo punto Ricolfi sostiene "che i 20 e più miliardi di incassi che il governo imputa alla lotta all evasione fiscale non sono stati usati per ridurre le tasse (come promesso in campagna elettorale) ma sono stati dissipati in nuove spese (...). Prodi obietta che se io avessi ragione, la spesa pubblica sarebbe aumentata nel 2006, mentre è aumentata sì ma solo perché sono aumentate le spese in conto capitale. Ma questo è un non sequitur: se il governo si ritrova con dei soldi in più e non li usa né per ridurre il debito né per ridurre le tasse, bensì per nuove spese". "Quanto all andamento della spesa pubblica nel 2007, lo conosceremo solo fra un po , quando diventeranno noti i bilanci degli enti locali (i dati di Prodi si limitano al bilancio dello Stato), e l Istat avrà redatto il conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche nel loro complesso (29 febbraio 2008). Speriamo tutti che i dati del 2007 confortino l ottimismo del presidente del Consiglio". Al quarto punto del suo intervento Ricolfi sostiene che "quale che sia la sua origine, il gettito non previsto è stato interamente speso, e che se anche saltasse fuori un nuovo extragettito, esso dovrebbe essere impiegato per coprire i 7-8 miliardi di ulteriori spese non messi a bilancio dalla Finanziaria del 2008. Anche qui Prodi non nega il fatto, ma si limita a magnificare l opera del proprio governo, attribuendogli il merito di aver avviato il risanamento dei conti pubblici. Io vorrei solo ricordare che, al netto delle poste straordinarie (sentenza Iva e accollo del debito delle Ferrovie), l indebitamento netto che il governo Prodi ha ereditato da Tremonti era al 2,5 per cento del Pil. Il governo Prodi ha indubbiamente il merito di averlo ridotto, però l entità del miglioramento dei nostri conti è davvero modesta: per il 2006, con la manovrina estiva, la correzione è stata dal 2,5 per cento al 2,4, per il 2007 nessuno sa ancora quale sara l indebitamento, ma le previsioni oscillano fra il 2 e il 2,4 per cento. Quanto al 2008, le prospettive non sono rosee, perché il Pil crescerà decisamente meno del previsto e - paradossalmente - solo il riaccendersi dell inflazione potrebbe evitare uno sgonfiamento del denominatore del rapporto deficit/pil". [Data pubblicazione: 21/02/2008].

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Kosovo indipendente (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Difendiamo gli animali FABIO RONCAGLIA Consigliere Direttivo Nazionale Emilia, Sorbolo (Parma) Egregia Redazione, vorrei invitare i parlamentari che saranno confermati o eletti per la prima volta nella Lega Nord ad attivarsi per fare approvare in parlamento un'integrazione all'articolo 9 della Costituzione Italiana, che tuteli gli animali,in quanto esseri viventi dotati di sensibilità fisica e psicologica e condanni quindi qualsiasi forma di inutile e prolungata sofferenza. Invito i leghisti a fare pressioni presso i nostri candidati per stimolarli ad impegnarsi di piu' nella difesa dei diritti degli animali. Kosovo indipendente MATTEO MARIA MARTINOLI Milano Come insegna il caso positivo della fu Cecoslovacchia soltanto quando prevale l'accettazione dell'interdipendenza tra i popoli la loro autodeterminazione produce maggiore concordia e prosperità. L'Europa dovrebbe mandare a Cipro e in Kosovo professori e statisti dell'Est come Havel che accompagnino serbi, turchi, albanesi e greci di quelle due divise contrade euromediterranee nel loro cammino di emancipazione reciproca e insieme di comune avvicinamento all'Unione, alla sua moneta e al suo spazio giuridico e di civiltà. Fiorello attacchi Bassolino e C. LETERA FIRMATA Ormai chiunque ha un po di successo sui media perché canta o dice stupidate, diventa automaticamente un predicatore. Al di là dell' uso alquanto improprio di un mezzo di comunicazione pubblico, perché Fiorello non ha invitato i napoletani ad eliminare la reale causa delle loro disgrazie monnezzare? Invece di smaltire il certificato elettorale, unica arma della democrazia, perchè non andare a prendere i veri responsabili, che hanno un nome, un cognome, un indirizzo, un ricco conto in banca in cui continua ininterrotta la raccolta indifferenziata di denaro pubblico rubato ai contribuenti, e rottamarli per sempre? Visto che anche Fiorello parla, critica, pontifica, ma non propone dove poi mettere i rifiuti, perché, per distinguersi un pochino dalla retorica qualunquista dei quaraquaqua beppegrillisti, non fa una bella campagna mediatica per eliminare quantomeno le cause ? Possibile che i Bassolini, le Jervolino e i Pecorari non siano stati rimossi e indagati? E nessuno, nemmeno Fiorello, si indigna per questo? Libertà di uccidere VITTORIO DE BATTISTI Sant Ambrogio di Valpolicella (VR) Aborto o Moratoria sull aborto? Questo è il dilemma& Premessa: la legislazione italiana ammette l aborto, interruzione volontaria di gravidanza, fino al novantesimo giorno dal concepimento. Già questo dovrebbe creare scandalo; basta vedere come un feto sia gia ben formato a quella scadenza per rimanere sconvolti da questa idea. Si conta che dal 1978, anno di entrata in vigore della legge 194, siano stati praticati in Italia circa quattro milioni di aborti. Parlando di questo tema ho rilevato diversi paradossi nella psiche dei sostenitori dell aborto. Ad esempio: si vuole legittimare l aborto in caso di malformazioni o violenze sessuali. Se legittimiamo l aborto in questi casi, a rigor di logica, dovremmo anche uccidere qualsiasi bambino handicappato, o figlio di una violenza? Sicuramente no. Gli abortisti dicono anche che questa legge impedisce gli aborti clandestini. Al di la del fatto che gli aborti clandestini si verificano tuttora, questo non cambia il dato oggettivo che l aborto è un azione cruenta che elimina una nuova vita; Secondo questa logica bisognerebbe legalizzare la maggior parte dei crimini commessi per tentare di ridurre la criminalità. Paradossale. Altro punto: Non è vero che l aborto è come la pena di morte perché pur essendo anch esso un esecuzione capitale viene inflitto senza processo a persona innocente. Ultimo, ma non meno importante, quando si dice che l aborto è un fatto di coscienza. Falso. Nessuno, nemmeno la madre può disporre della vita del figlio. Tutta questa scienza aborti, fecondazioni& Mi sembrano intrise dello stesso spirito irrazionale e omicida con cui gli scienziati nazisti sperimentavano nei campi di sterminio. Solo che i nazisti sono stati fermati, definitivamente, con il processo di Norimberga mentre noi ancora permettiamo a falsi scienziati e intellettuali moderni di propagare pratiche omicide e irrazionali spacciandole per libertà. Quale libertà? Quella di uccidere deliberatamente bambini che, tra l altro, non si possono nemmeno difendere? Mamma mia, torna Rutelli LEOPOLDO CHIAPPINI GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, " mi candido per dare a Roma più decoro, pulizia e sicurezza", dice Rutelli. Accidenti, allora Veltroni è pericoloso per governare l'Italia: in due anni, come sindaco di Roma, prima c'era ancora Rutelli, ha ridotto la città... una fetenzia ed ora lo vogliono rifilare a tutti gli italiani? Chi dice il vero, Rutelli o la stampa? l'uno o l'altra dovrebbero chiarire! Se non accadrà, nel dubbio lo vogliamo rieleggere a Sindaco? Allora non c'è più ...religione: la stampa e due candidati, di chi fidarsi? Ma si, tutta va bene Madame la Marchesa, votiamoli, eleggiamoli... " se pò fa" e " damce da fa: che " stamo a guardà er capello" ? No, ma la trave si! Veltroni, il comunista! NEGRI CLAUDIO Albairate Penso che il Partito Democratico più che un nuovo progetto politico risponda all impellente necessità di DS ed altri di cancellare un passato intriso di collusioni, fiancheggiamenti (vedi cooperative, banche ecc.) e di relative coperture come dimostrano le intercettazioni nelle mani del giudice Forleo, ultimo esempio in ordine di tempo, che lasciano chiaramente intendere quanto vasto sia il coinvolgimento di questi politici nella vita affaristica del paese e non solo. Un cambiamento quello del PD che assomiglia molto ad una manovra elusiva posta in essere a tempo debito per tentare di disperdere le proprie tracce nel magma delle responsabilità. Una manovra simile la attuò Prodi quando, coinvolto nei fatti dell'alta velocità, si rifugiò al parlamento Europeo da dove continuò imperterrito a procurare danni all Italia e all Europa. Quando ci sono di mezzo persone di sinistra, chissà perché, il tempo non è affatto galantuomo e neppure la magistratura riesce a sfoggiare quella solerzia che dimostra invece nei confronti di persone dello schieramento opposto. Questa sinistra si presenta ora con la faccia nuova (Sigh! Un'altra volta?) di quel Walter Veltroni professionista della politica da ben 35 anni che, spettacolo e cinema a parte, non ha mai partorito un progetto alternativo o una proposta politica accettabile limitandosi a galleggiare nel mare delle clientele e alimentandosi alla greppia del partito come tutti i suoi colleghi. Oggi scopre l acqua calda e, da buon comunista, dice che l ha bollita lui dimostrando così il ritardo culturale congenito di cui è affetto. Non basta attuare avanzate tecniche di marketing e di immagine, mixare discorsi con le idee altrui, cambiare il colore simbolo delle proprie origini, il rosso, con il verde per divenire credibile. Ci vuole ben altro! Caro signor Veltroni non è sufficiente leggere i libri su Kennedy e scimmiottarne i discorsi per cambiare l'immagine che Lei ha lasciato nei ricordi della gente. C'è una legge non scritta che recita "il proprio passato condiziona il proprio futuro .." e siccome lei è un'altra cosa rispetto a ciò che vuol apparire non si affanni troppo a pretendere quel consenso che persone munite di memoria e di capacità di discernimento non le possono dare. Apparire diversi non equivale ad esserlo, anche se questo molti Italiani non l'hanno ancora capito. Fini dopo Sarkò e Calderoli GIULIANO CITTERIO Milano/africa C'è arrivato anche lui. Dopo il senatore Calderoli, dopo il presidente Sarkozy, anche Gianfranco Fini propone la castrazione chimica per i pedofili. In tutte le cose intelligenti, il più intelligente del centrodestra italico arriva sempre dopo, dal terzo in giù. Ma ha il riscontro mediatico come se fosse il primo. C'è qualcosa che non quadra... Si scrive Pd, si legge Unione LETTERA FIRMATA Egregio Direttore, Il governo Prodi, dicono, è caduto anche per una sinistra che ha forzato il programma, esasperando le opinioni di alcuni alleati. Se prima si fa l'alleanza e poi si scrive tutto, buono per tutti e per tutte le stagioni ciò accade!. Il Pd, per ovviare questo inconveniente cosa ha fatto? Niente! E' vero che non ha voluto la sinistra comunista, troppo estremista, dicono da far vergogna, ha però imbarcato Di Pietro ed i radicali e, dice Veltroni, ora insieme, giù con il programma. (i dodici punti enunciati sono da campagna elettorale: e chi non li voterebbe)! Di Pietro, udite udite, ha sparato subito contro le Tv Mediaset. No problem, "si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Pannella e la Bonino parlano di aborto, Dico, droga, ecc ? No problem, "si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Avanti un altro...al tavolo ecc. Ohibò, ma è la stessa prassi seguita da Prodi. Si scrive Pd e si legge " déjà vu " ( già visto). A proposito Visco e Paolo Schioppa, si siederanno anche loro, sono per ora desaparecidos? Evviva, non siamo in vendita! LEONARDO CECCA Rivalta di Gazzola (Pc) Caro direttore, finalmente al grido di "non siamo in vendita", "difendiamo la nostra idendità", " difendiamo i nostri simboli", "difendiamo i nostri valori" ed altre affermazioni del genere i due monconi della vecchia Dc, cioè l'Udc e l'Udeur, hanno deciso di correre da soli. La sola ed unica verità è che cercano in qualsiasi modo di salvaguardare le poltrone. Sono anni che si barcamenano in cerca di scranni e sinceramente fanno rimpiangere il comportamento, pur se dettato anch'esso da interessi di poltrona, tenuto da Follini. Bene dunque ha fatto il Pd a non dare troppa importanza a Mastella e arcibene ha fatto Berlusconi a chiudere la porta in faccia ai due leader di questi partiti ormai ridotti a brandelli che cercano, con le loro basse percentuali di voti, di determinare squilibri. Mi si perdoni la similitudine, che non vuol essere affatto irriguardosa, ma il comportamento di costoro mi fa venire in mente la spazzatura della Campania che si sposta da un mucchio ad un altro senza trovare la definitiva sistemazione che, come tutti suggeriscono, è il termovalorizzatore che la trasforma in energia. Questo dovrebbero fare l'Udc e l'Udeur trasformarsi per rendersi utili al Paese e non pensare solo alle proprie terga. Non abbandoniamo il Centro-Sud LUCIANO CARPANA Consigliere comunale Lega Nord per l indipendenza della Padania Locate di Triulzi Gentile direttore, desidero esprimere il mio rammarico in merito alla decisione di non presentare il nostro simbolo nelle liste elettorali del centro sud, decisione che lascerà disorientati i nostri non pochi elettori in quanto si troveranno privi di un punto di riferimento. Un esempio su tutti è l isola di Lampedusa, un incipit leghista da non- abbandonare ma bensì da incentivare. Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere". Sic! sono le stesse ragioni che erano in bocca alle femministe in piazza Duomo trenta anni fa. A Veltroni si può anche concedergli di essere un volto nuovo nel senso che che impegnato come sindaco ultimamente non andava sempre in Tv ma uomo ... nuovo proprio no! Svendere Alitalia? Una vergogna OMAR VALENTINI Salò (Bs) Gentilissimo direttore, guardo sull enciclopedia, alla voce Alitalia , e trovo: compagnia aerea italiana di bandiera, fondata nel 1946 (lo stesso anno, aggiungo io, in cui è stata nazionalizzata Air France). Inevitabilmente mi ritrovo a chiedermi: che cosa si può pensare di un Paese che si vende la compagnia aerea di bandiera, quella che dovrebbe rappresentare il suo biglietto da visita per chi viaggia in aereo, e una sorta di interfaccia con l estero? Come minimo, si può pensare che è incapace di gestirla, perché è difficile trovare altri motivi per cui, data l importanza in termini di immagine che ha la compagnia aerea di bandiera, un Paese si ritrovi costretto a venderla. Prodi evidentemente questa considerazione non l ha mai fatta. Sembra che non l abbia minimamente sfiorato il dubbio che la cessione equivarrebbe a una palese ammissione di incapacità. E inevitabile chiedersi come mai Air France, o British Airways, o Lufthansa (che comunque i rispettivi Paesi non cederebbero allegramente e volentieri come noi in mani straniere), riescano a reggersi sulle proprie gambe, mentre Alitalia è al collasso. E difficile spiegarselo, quando si pensi che basta semplicemente e pedestremente copiare le ricette altrui, allo stesso modo che l asino di turno copia il compito in classe dal compagno più bravo, per risolvere il problema. Serve cambiare alcuni assetti? Se è l interesse del Paese che lo chiede, si provveda a cambiarli (lo dico al prossimo governo, che spero non vorrà ricalcare le orme di Prodi e possa avere un po più di orgoglio e di amor patrio, e non ci vuole molto). Come dichiara Cesare Romiti, la compagnia aerea di bandiera è stata portata allo sfascio a suon di nomine lottizzate e clientelari. In mano a persone inette, di incapaci amici degli amici, la gestione è stata ovviamente fallimentare. Anziché svendere Alitalia, lo Stato dovrebbe reclutare i migliori manager in servizio, o anche i peggiori, purché siano pedestremente in grado di copiare fedelmente e acriticamente Lufthansa, come appunto lo studente somaro copia il compito di quello bravo. E così difficile? A me, da profano, sembra la cosa più semplice e ovvia. Credo però che le soluzioni semplici ed efficaci a volte si scontrino con gli interessi particolari di pochi e ciò che è apparentemente semplice diventa allora impresa improba e difficilissima. Questa è comunque la mia ricetta per salvare, con Alitalia, anche l immagine dell Italia, o perlomeno quel poco che ne rimane dopo le cure dei nostri politici. Io non venderei mai. Vendere per giunta ai nostri più diretti concorrenti sul piano del turismo, cioè i francesi, come si apprestava a fare Prodi se non gli fosse caduta la classica tegola virtuale sulla testa, è come chiedere al lupo di guardarci le pecore. Privandoci di una compagnia aerea nazionale non potremmo certo più metterci alla pari di tedeschi (Lufthansa), francesi (Air France), inglesi (British Airways) e spagnoli (Iberian), ma neppure degli etiopi, che la loro compagnia di bandiera ce l hanno e la sanno pure gestire. Saremmo, nel contesto dei G7 o G8, quelli delle retrovie, i compagni poveri, ovvero quelli, incapaci, relegati in serie B. Nessun tocchi i cinghiali! GIROLAMA NOVELLA Biella Un Suv che fa una manovra azzardata e causa un incidente (mortale) in città causa una reazione a catena che se non controllata porterebbe alla completa messa fuorilegge di tali mezzi. Se un cinghiale, proprietà dello Stato in quanto selvaggina, nel bel mezzo della notte ci taglia la strada e ci distrugge l'auto oltre a costringerci a pagare i danni ci fa guadagnare una bella contravvenzione, sempre che siamo ancora vivi per poterla pagare. Applicando lo stesso metro di giudizio si dovrebbe procedere all'abbattimento della selvaggina in eccesso ma non è possibile per le opposizioni dei vari gruppi di ambientalisti che ritengono più preziosa la vita di un prosciutto rispetto a quella umana. Se si tira troppo la corda del fisco... DINA MODELLA VESPA Il secondo uomo più ricco d'Italia è stato pizzicato dai solerti cani da guardia del fisco. Fanno 20 milioni che vengono contestati e contro il pagamento dei quali ha già presentato ricorso, perdendolo. Non si perde d'animo e procede con un altro grado di giudizio tributario, convinto di essere dalla parte della ragione. Giocare al gatto col topo quando si ha a che fare con imprenditori di tali dimensioni può essere molto rischioso. Magari si incassano i 20 milioni che vengono contestati ma le reazioni secondarie possono diventare molto spiacevoli. Le aziende del soggetto in questione sono nella provincia di Belluno, sono a neanche un'ora d'auto dall'Austria dove alle imprese vengono offerti servizi degni di questo nome, con pressione fiscale e paranoie burocratiche neppure comparabili con quella italiana. Cosa accadrebbe se una realtà industriale come quella, nauseata da un sistema fiscale come quello italiano decidesse di far fagotto di diventare austriaca? Alle aziende non servono referendum per cambiare provincia o regione come accade ai comuni di confine, tantomeno serve l'autorizzazione del parlamento per rendere operativa la migrazione. Se ne vanno e con esse se ne va il relativo gettito fiscale ben più consistente delle sanzioni che qualche funzionario ritiene di dover irrogare al malcapitato di turno. [Data pubblicazione: 21/02/2008].

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Difendiamo gli animali (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FABIO RONCAGLIA Consigliere Direttivo Nazionale Emilia, Sorbolo (Parma) Egregia Redazione, vorrei invitare i parlamentari che saranno confermati o eletti per la prima volta nella Lega Nord ad attivarsi per fare approvare in parlamento un'integrazione all'articolo 9 della Costituzione Italiana, che tuteli gli animali,in quanto esseri viventi dotati di sensibilità fisica e psicologica e condanni quindi qualsiasi forma di inutile e prolungata sofferenza. Invito i leghisti a fare pressioni presso i nostri candidati per stimolarli ad impegnarsi di piu' nella difesa dei diritti degli animali. Kosovo indipendente MATTEO MARIA MARTINOLI Milano Come insegna il caso positivo della fu Cecoslovacchia soltanto quando prevale l'accettazione dell'interdipendenza tra i popoli la loro autodeterminazione produce maggiore concordia e prosperità. L'Europa dovrebbe mandare a Cipro e in Kosovo professori e statisti dell'Est come Havel che accompagnino serbi, turchi, albanesi e greci di quelle due divise contrade euromediterranee nel loro cammino di emancipazione reciproca e insieme di comune avvicinamento all'Unione, alla sua moneta e al suo spazio giuridico e di civiltà. Fiorello attacchi Bassolino e C. LETERA FIRMATA Ormai chiunque ha un po di successo sui media perché canta o dice stupidate, diventa automaticamente un predicatore. Al di là dell' uso alquanto improprio di un mezzo di comunicazione pubblico, perché Fiorello non ha invitato i napoletani ad eliminare la reale causa delle loro disgrazie monnezzare? Invece di smaltire il certificato elettorale, unica arma della democrazia, perchè non andare a prendere i veri responsabili, che hanno un nome, un cognome, un indirizzo, un ricco conto in banca in cui continua ininterrotta la raccolta indifferenziata di denaro pubblico rubato ai contribuenti, e rottamarli per sempre? Visto che anche Fiorello parla, critica, pontifica, ma non propone dove poi mettere i rifiuti, perché, per distinguersi un pochino dalla retorica qualunquista dei quaraquaqua beppegrillisti, non fa una bella campagna mediatica per eliminare quantomeno le cause ? Possibile che i Bassolini, le Jervolino e i Pecorari non siano stati rimossi e indagati? E nessuno, nemmeno Fiorello, si indigna per questo? Libertà di uccidere VITTORIO DE BATTISTI Sant Ambrogio di Valpolicella (VR) Aborto o Moratoria sull aborto? Questo è il dilemma& Premessa: la legislazione italiana ammette l aborto, interruzione volontaria di gravidanza, fino al novantesimo giorno dal concepimento. Già questo dovrebbe creare scandalo; basta vedere come un feto sia gia ben formato a quella scadenza per rimanere sconvolti da questa idea. Si conta che dal 1978, anno di entrata in vigore della legge 194, siano stati praticati in Italia circa quattro milioni di aborti. Parlando di questo tema ho rilevato diversi paradossi nella psiche dei sostenitori dell aborto. Ad esempio: si vuole legittimare l aborto in caso di malformazioni o violenze sessuali. Se legittimiamo l aborto in questi casi, a rigor di logica, dovremmo anche uccidere qualsiasi bambino handicappato, o figlio di una violenza? Sicuramente no. Gli abortisti dicono anche che questa legge impedisce gli aborti clandestini. Al di la del fatto che gli aborti clandestini si verificano tuttora, questo non cambia il dato oggettivo che l aborto è un azione cruenta che elimina una nuova vita; Secondo questa logica bisognerebbe legalizzare la maggior parte dei crimini commessi per tentare di ridurre la criminalità. Paradossale. Altro punto: Non è vero che l aborto è come la pena di morte perché pur essendo anch esso un esecuzione capitale viene inflitto senza processo a persona innocente. Ultimo, ma non meno importante, quando si dice che l aborto è un fatto di coscienza. Falso. Nessuno, nemmeno la madre può disporre della vita del figlio. Tutta questa scienza aborti, fecondazioni& Mi sembrano intrise dello stesso spirito irrazionale e omicida con cui gli scienziati nazisti sperimentavano nei campi di sterminio. Solo che i nazisti sono stati fermati, definitivamente, con il processo di Norimberga mentre noi ancora permettiamo a falsi scienziati e intellettuali moderni di propagare pratiche omicide e irrazionali spacciandole per libertà. Quale libertà? Quella di uccidere deliberatamente bambini che, tra l altro, non si possono nemmeno difendere? Mamma mia, torna Rutelli LEOPOLDO CHIAPPINI GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, " mi candido per dare a Roma più decoro, pulizia e sicurezza", dice Rutelli. Accidenti, allora Veltroni è pericoloso per governare l'Italia: in due anni, come sindaco di Roma, prima c'era ancora Rutelli, ha ridotto la città... una fetenzia ed ora lo vogliono rifilare a tutti gli italiani? Chi dice il vero, Rutelli o la stampa? l'uno o l'altra dovrebbero chiarire! Se non accadrà, nel dubbio lo vogliamo rieleggere a Sindaco? Allora non c'è più ...religione: la stampa e due candidati, di chi fidarsi? Ma si, tutta va bene Madame la Marchesa, votiamoli, eleggiamoli... " se pò fa" e " damce da fa: che " stamo a guardà er capello" ? No, ma la trave si! Veltroni, il comunista! NEGRI CLAUDIO Albairate Penso che il Partito Democratico più che un nuovo progetto politico risponda all impellente necessità di DS ed altri di cancellare un passato intriso di collusioni, fiancheggiamenti (vedi cooperative, banche ecc.) e di relative coperture come dimostrano le intercettazioni nelle mani del giudice Forleo, ultimo esempio in ordine di tempo, che lasciano chiaramente intendere quanto vasto sia il coinvolgimento di questi politici nella vita affaristica del paese e non solo. Un cambiamento quello del PD che assomiglia molto ad una manovra elusiva posta in essere a tempo debito per tentare di disperdere le proprie tracce nel magma delle responsabilità. Una manovra simile la attuò Prodi quando, coinvolto nei fatti dell'alta velocità, si rifugiò al parlamento Europeo da dove continuò imperterrito a procurare danni all Italia e all Europa. Quando ci sono di mezzo persone di sinistra, chissà perché, il tempo non è affatto galantuomo e neppure la magistratura riesce a sfoggiare quella solerzia che dimostra invece nei confronti di persone dello schieramento opposto. Questa sinistra si presenta ora con la faccia nuova (Sigh! Un'altra volta?) di quel Walter Veltroni professionista della politica da ben 35 anni che, spettacolo e cinema a parte, non ha mai partorito un progetto alternativo o una proposta politica accettabile limitandosi a galleggiare nel mare delle clientele e alimentandosi alla greppia del partito come tutti i suoi colleghi. Oggi scopre l acqua calda e, da buon comunista, dice che l ha bollita lui dimostrando così il ritardo culturale congenito di cui è affetto. Non basta attuare avanzate tecniche di marketing e di immagine, mixare discorsi con le idee altrui, cambiare il colore simbolo delle proprie origini, il rosso, con il verde per divenire credibile. Ci vuole ben altro! Caro signor Veltroni non è sufficiente leggere i libri su Kennedy e scimmiottarne i discorsi per cambiare l'immagine che Lei ha lasciato nei ricordi della gente. C'è una legge non scritta che recita "il proprio passato condiziona il proprio futuro .." e siccome lei è un'altra cosa rispetto a ciò che vuol apparire non si affanni troppo a pretendere quel consenso che persone munite di memoria e di capacità di discernimento non le possono dare. Apparire diversi non equivale ad esserlo, anche se questo molti Italiani non l'hanno ancora capito. Fini dopo Sarkò e Calderoli GIULIANO CITTERIO Milano/africa C'è arrivato anche lui. Dopo il senatore Calderoli, dopo il presidente Sarkozy, anche Gianfranco Fini propone la castrazione chimica per i pedofili. In tutte le cose intelligenti, il più intelligente del centrodestra italico arriva sempre dopo, dal terzo in giù. Ma ha il riscontro mediatico come se fosse il primo. C'è qualcosa che non quadra... Si scrive Pd, si legge Unione LETTERA FIRMATA Egregio Direttore, Il governo Prodi, dicono, è caduto anche per una sinistra che ha forzato il programma, esasperando le opinioni di alcuni alleati. Se prima si fa l'alleanza e poi si scrive tutto, buono per tutti e per tutte le stagioni ciò accade!. Il Pd, per ovviare questo inconveniente cosa ha fatto? Niente! E' vero che non ha voluto la sinistra comunista, troppo estremista, dicono da far vergogna, ha però imbarcato Di Pietro ed i radicali e, dice Veltroni, ora insieme, giù con il programma. (i dodici punti enunciati sono da campagna elettorale: e chi non li voterebbe)! Di Pietro, udite udite, ha sparato subito contro le Tv Mediaset. No problem, "si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Pannella e la Bonino parlano di aborto, Dico, droga, ecc ? No problem, "si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Avanti un altro...al tavolo ecc. Ohibò, ma è la stessa prassi seguita da Prodi. Si scrive Pd e si legge " déjà vu " ( già visto). A proposito Visco e Paolo Schioppa, si siederanno anche loro, sono per ora desaparecidos? Evviva, non siamo in vendita! LEONARDO CECCA Rivalta di Gazzola (Pc) Caro direttore, finalmente al grido di "non siamo in vendita", "difendiamo la nostra idendità", " difendiamo i nostri simboli", "difendiamo i nostri valori" ed altre affermazioni del genere i due monconi della vecchia Dc, cioè l'Udc e l'Udeur, hanno deciso di correre da soli. La sola ed unica verità è che cercano in qualsiasi modo di salvaguardare le poltrone. Sono anni che si barcamenano in cerca di scranni e sinceramente fanno rimpiangere il comportamento, pur se dettato anch'esso da interessi di poltrona, tenuto da Follini. Bene dunque ha fatto il Pd a non dare troppa importanza a Mastella e arcibene ha fatto Berlusconi a chiudere la porta in faccia ai due leader di questi partiti ormai ridotti a brandelli che cercano, con le loro basse percentuali di voti, di determinare squilibri. Mi si perdoni la similitudine, che non vuol essere affatto irriguardosa, ma il comportamento di costoro mi fa venire in mente la spazzatura della Campania che si sposta da un mucchio ad un altro senza trovare la definitiva sistemazione che, come tutti suggeriscono, è il termovalorizzatore che la trasforma in energia. Questo dovrebbero fare l'Udc e l'Udeur trasformarsi per rendersi utili al Paese e non pensare solo alle proprie terga. Non abbandoniamo il Centro-Sud LUCIANO CARPANA Consigliere comunale Lega Nord per l indipendenza della Padania Locate di Triulzi Gentile direttore, desidero esprimere il mio rammarico in merito alla decisione di non presentare il nostro simbolo nelle liste elettorali del centro sud, decisione che lascerà disorientati i nostri non pochi elettori in quanto si troveranno privi di un punto di riferimento. Un esempio su tutti è l isola di Lampedusa, un incipit leghista da non- abbandonare ma bensì da incentivare. Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere". Sic! sono le stesse ragioni che erano in bocca alle femministe in piazza Duomo trenta anni fa. A Veltroni si può anche concedergli di essere un volto nuovo nel senso che che impegnato come sindaco ultimamente non andava sempre in Tv ma uomo ... nuovo proprio no! Svendere Alitalia? Una vergogna OMAR VALENTINI Salò (Bs) Gentilissimo direttore, guardo sull enciclopedia, alla voce Alitalia , e trovo: compagnia aerea italiana di bandiera, fondata nel 1946 (lo stesso anno, aggiungo io, in cui è stata nazionalizzata Air France). Inevitabilmente mi ritrovo a chiedermi: che cosa si può pensare di un Paese che si vende la compagnia aerea di bandiera, quella che dovrebbe rappresentare il suo biglietto da visita per chi viaggia in aereo, e una sorta di interfaccia con l estero? Come minimo, si può pensare che è incapace di gestirla, perché è difficile trovare altri motivi per cui, data l importanza in termini di immagine che ha la compagnia aerea di bandiera, un Paese si ritrovi costretto a venderla. Prodi evidentemente questa considerazione non l ha mai fatta. Sembra che non l abbia minimamente sfiorato il dubbio che la cessione equivarrebbe a una palese ammissione di incapacità. E inevitabile chiedersi come mai Air France, o British Airways, o Lufthansa (che comunque i rispettivi Paesi non cederebbero allegramente e volentieri come noi in mani straniere), riescano a reggersi sulle proprie gambe, mentre Alitalia è al collasso. E difficile spiegarselo, quando si pensi che basta semplicemente e pedestremente copiare le ricette altrui, allo stesso modo che l asino di turno copia il compito in classe dal compagno più bravo, per risolvere il problema. Serve cambiare alcuni assetti? Se è l interesse del Paese che lo chiede, si provveda a cambiarli (lo dico al prossimo governo, che spero non vorrà ricalcare le orme di Prodi e possa avere un po più di orgoglio e di amor patrio, e non ci vuole molto). Come dichiara Cesare Romiti, la compagnia aerea di bandiera è stata portata allo sfascio a suon di nomine lottizzate e clientelari. In mano a persone inette, di incapaci amici degli amici, la gestione è stata ovviamente fallimentare. Anziché svendere Alitalia, lo Stato dovrebbe reclutare i migliori manager in servizio, o anche i peggiori, purché siano pedestremente in grado di copiare fedelmente e acriticamente Lufthansa, come appunto lo studente somaro copia il compito di quello bravo. E così difficile? A me, da profano, sembra la cosa più semplice e ovvia. Credo però che le soluzioni semplici ed efficaci a volte si scontrino con gli interessi particolari di pochi e ciò che è apparentemente semplice diventa allora impresa improba e difficilissima. Questa è comunque la mia ricetta per salvare, con Alitalia, anche l immagine dell Italia, o perlomeno quel poco che ne rimane dopo le cure dei nostri politici. Io non venderei mai. Vendere per giunta ai nostri più diretti concorrenti sul piano del turismo, cioè i francesi, come si apprestava a fare Prodi se non gli fosse caduta la classica tegola virtuale sulla testa, è come chiedere al lupo di guardarci le pecore. Privandoci di una compagnia aerea nazionale non potremmo certo più metterci alla pari di tedeschi (Lufthansa), francesi (Air France), inglesi (British Airways) e spagnoli (Iberian), ma neppure degli etiopi, che la loro compagnia di bandiera ce l hanno e la sanno pure gestire. Saremmo, nel contesto dei G7 o G8, quelli delle retrovie, i compagni poveri, ovvero quelli, incapaci, relegati in serie B. Nessun tocchi i cinghiali! GIROLAMA NOVELLA Biella Un Suv che fa una manovra azzardata e causa un incidente (mortale) in città causa una reazione a catena che se non controllata porterebbe alla completa messa fuorilegge di tali mezzi. Se un cinghiale, proprietà dello Stato in quanto selvaggina, nel bel mezzo della notte ci taglia la strada e ci distrugge l'auto oltre a costringerci a pagare i danni ci fa guadagnare una bella contravvenzione, sempre che siamo ancora vivi per poterla pagare. Applicando lo stesso metro di giudizio si dovrebbe procedere all'abbattimento della selvaggina in eccesso ma non è possibile per le opposizioni dei vari gruppi di ambientalisti che ritengono più preziosa la vita di un prosciutto rispetto a quella umana. Se si tira troppo la corda del fisco... DINA MODELLA VESPA Il secondo uomo più ricco d'Italia è stato pizzicato dai solerti cani da guardia del fisco. Fanno 20 milioni che vengono contestati e contro il pagamento dei quali ha già presentato ricorso, perdendolo. Non si perde d'animo e procede con un altro grado di giudizio tributario, convinto di essere dalla parte della ragione. Giocare al gatto col topo quando si ha a che fare con imprenditori di tali dimensioni può essere molto rischioso. Magari si incassano i 20 milioni che vengono contestati ma le reazioni secondarie possono diventare molto spiacevoli. Le aziende del soggetto in questione sono nella provincia di Belluno, sono a neanche un'ora d'auto dall'Austria dove alle imprese vengono offerti servizi degni di questo nome, con pressione fiscale e paranoie burocratiche neppure comparabili con quella italiana. Cosa accadrebbe se una realtà industriale come quella, nauseata da un sistema fiscale come quello italiano decidesse di far fagotto di diventare austriaca? Alle aziende non servono referendum per cambiare provincia o regione come accade ai comuni di confine, tantomeno serve l'autorizzazione del parlamento per rendere operativa la migrazione. Se ne vanno e con esse se ne va il relativo gettito fiscale ben più consistente delle sanzioni che qualche funzionario ritiene di dover irrogare al malcapitato di turno. [Data pubblicazione: 21/02/2008].

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Non abbandoniamo il Centro-Sud (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Evviva, non siamo in vendita! LEONARDO CECCA Rivalta di Gazzola (Pc) Caro direttore, finalmente al grido di "non siamo in vendita", "difendiamo la nostra idendità", " difendiamo i nostri simboli", "difendiamo i nostri valori" ed altre affermazioni del genere i due monconi della vecchia Dc, cioè l'Udc e l'Udeur, hanno deciso di correre da soli. La sola ed unica verità è che cercano in qualsiasi modo di salvaguardare le poltrone. Sono anni che si barcamenano in cerca di scranni e sinceramente fanno rimpiangere il comportamento, pur se dettato anch'esso da interessi di poltrona, tenuto da Follini. Bene dunque ha fatto il Pd a non dare troppa importanza a Mastella e arcibene ha fatto Berlusconi a chiudere la porta in faccia ai due leader di questi partiti ormai ridotti a brandelli che cercano, con le loro basse percentuali di voti, di determinare squilibri. Mi si perdoni la similitudine, che non vuol essere affatto irriguardosa, ma il comportamento di costoro mi fa venire in mente la spazzatura della Campania che si sposta da un mucchio ad un altro senza trovare la definitiva sistemazione che, come tutti suggeriscono, è il termovalorizzatore che la trasforma in energia. Questo dovrebbero fare l'Udc e l'Udeur trasformarsi per rendersi utili al Paese e non pensare solo alle proprie terga. Non abbandoniamo il Centro-Sud LUCIANO CARPANA Consigliere comunale Lega Nord per l indipendenza della Padania Locate di Triulzi Gentile direttore, desidero esprimere il mio rammarico in merito alla decisione di non presentare il nostro simbolo nelle liste elettorali del centro sud, decisione che lascerà disorientati i nostri non pochi elettori in quanto si troveranno privi di un punto di riferimento. Un esempio su tutti è l isola di Lampedusa, un incipit leghista da non- abbandonare ma bensì da incentivare. Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere". Sic! sono le stesse ragioni che erano in bocca alle femministe in piazza Duomo trenta anni fa. A Veltroni si può anche concedergli di essere un volto nuovo nel senso che che impegnato come sindaco ultimamente non andava sempre in Tv ma uomo ... nuovo proprio no! Svendere Alitalia? Una vergogna OMAR VALENTINI Salò (Bs) Gentilissimo direttore, guardo sull enciclopedia, alla voce Alitalia , e trovo: compagnia aerea italiana di bandiera, fondata nel 1946 (lo stesso anno, aggiungo io, in cui è stata nazionalizzata Air France). Inevitabilmente mi ritrovo a chiedermi: che cosa si può pensare di un Paese che si vende la compagnia aerea di bandiera, quella che dovrebbe rappresentare il suo biglietto da visita per chi viaggia in aereo, e una sorta di interfaccia con l estero? Come minimo, si può pensare che è incapace di gestirla, perché è difficile trovare altri motivi per cui, data l importanza in termini di immagine che ha la compagnia aerea di bandiera, un Paese si ritrovi costretto a venderla. Prodi evidentemente questa considerazione non l ha mai fatta. Sembra che non l abbia minimamente sfiorato il dubbio che la cessione equivarrebbe a una palese ammissione di incapacità. E inevitabile chiedersi come mai Air France, o British Airways, o Lufthansa (che comunque i rispettivi Paesi non cederebbero allegramente e volentieri come noi in mani straniere), riescano a reggersi sulle proprie gambe, mentre Alitalia è al collasso. E difficile spiegarselo, quando si pensi che basta semplicemente e pedestremente copiare le ricette altrui, allo stesso modo che l asino di turno copia il compito in classe dal compagno più bravo, per risolvere il problema. Serve cambiare alcuni assetti? Se è l interesse del Paese che lo chiede, si provveda a cambiarli (lo dico al prossimo governo, che spero non vorrà ricalcare le orme di Prodi e possa avere un po più di orgoglio e di amor patrio, e non ci vuole molto). Come dichiara Cesare Romiti, la compagnia aerea di bandiera è stata portata allo sfascio a suon di nomine lottizzate e clientelari. In mano a persone inette, di incapaci amici degli amici, la gestione è stata ovviamente fallimentare. Anziché svendere Alitalia, lo Stato dovrebbe reclutare i migliori manager in servizio, o anche i peggiori, purché siano pedestremente in grado di copiare fedelmente e acriticamente Lufthansa, come appunto lo studente somaro copia il compito di quello bravo. E così difficile? A me, da profano, sembra la cosa più semplice e ovvia. Credo però che le soluzioni semplici ed efficaci a volte si scontrino con gli interessi particolari di pochi e ciò che è apparentemente semplice diventa allora impresa improba e difficilissima. Questa è comunque la mia ricetta per salvare, con Alitalia, anche l immagine dell Italia, o perlomeno quel poco che ne rimane dopo le cure dei nostri politici. Io non venderei mai. Vendere per giunta ai nostri più diretti concorrenti sul piano del turismo, cioè i francesi, come si apprestava a fare Prodi se non gli fosse caduta la classica tegola virtuale sulla testa, è come chiedere al lupo di guardarci le pecore. Privandoci di una compagnia aerea nazionale non potremmo certo più metterci alla pari di tedeschi (Lufthansa), francesi (Air France), inglesi (British Airways) e spagnoli (Iberian), ma neppure degli etiopi, che la loro compagnia di bandiera ce l hanno e la sanno pure gestire. Saremmo, nel contesto dei G7 o G8, quelli delle retrovie, i compagni poveri, ovvero quelli, incapaci, relegati in serie B. Nessun tocchi i cinghiali! GIROLAMA NOVELLA Biella Un Suv che fa una manovra azzardata e causa un incidente (mortale) in città causa una reazione a catena che se non controllata porterebbe alla completa messa fuorilegge di tali mezzi. Se un cinghiale, proprietà dello Stato in quanto selvaggina, nel bel mezzo della notte ci taglia la strada e ci distrugge l'auto oltre a costringerci a pagare i danni ci fa guadagnare una bella contravvenzione, sempre che siamo ancora vivi per poterla pagare. Applicando lo stesso metro di giudizio si dovrebbe procedere all'abbattimento della selvaggina in eccesso ma non è possibile per le opposizioni dei vari gruppi di ambientalisti che ritengono più preziosa la vita di un prosciutto rispetto a quella umana. Se si tira troppo la corda del fisco... DINA MODELLA VESPA Il secondo uomo più ricco d'Italia è stato pizzicato dai solerti cani da guardia del fisco. Fanno 20 milioni che vengono contestati e contro il pagamento dei quali ha già presentato ricorso, perdendolo. Non si perde d'animo e procede con un altro grado di giudizio tributario, convinto di essere dalla parte della ragione. Giocare al gatto col topo quando si ha a che fare con imprenditori di tali dimensioni può essere molto rischioso. Magari si incassano i 20 milioni che vengono contestati ma le reazioni secondarie possono diventare molto spiacevoli. Le aziende del soggetto in questione sono nella provincia di Belluno, sono a neanche un'ora d'auto dall'Austria dove alle imprese vengono offerti servizi degni di questo nome, con pressione fiscale e paranoie burocratiche neppure comparabili con quella italiana. Cosa accadrebbe se una realtà industriale come quella, nauseata da un sistema fiscale come quello italiano decidesse di far fagotto di diventare austriaca? Alle aziende non servono referendum per cambiare provincia o regione come accade ai comuni di confine, tantomeno serve l'autorizzazione del parlamento per rendere operativa la migrazione. Se ne vanno e con esse se ne va il relativo gettito fiscale ben più consistente delle sanzioni che qualche funzionario ritiene di dover irrogare al malcapitato di turno. Difendiamo gli animali FABIO RONCAGLIA Consigliere Direttivo Nazionale Emilia, Sorbolo (Parma) Egregia Redazione, vorrei invitare i parlamentari che saranno confermati o eletti per la prima volta nella Lega Nord ad attivarsi per fare approvare in parlamento un'integrazione all'articolo 9 della Costituzione Italiana, che tuteli gli animali,in quanto esseri viventi dotati di sensibilità fisica e psicologica e condanni quindi qualsiasi forma di inutile e prolungata sofferenza. Invito i leghisti a fare pressioni presso i nostri candidati per stimolarli ad impegnarsi di piu' nella difesa dei diritti degli animali. Kosovo indipendente MATTEO MARIA MARTINOLI Milano Come insegna il caso positivo della fu Cecoslovacchia soltanto quando prevale l'accettazione dell'interdipendenza tra i popoli la loro autodeterminazione produce maggiore concordia e prosperità. L'Europa dovrebbe mandare a Cipro e in Kosovo professori e statisti dell'Est come Havel che accompagnino serbi, turchi, albanesi e greci di quelle due divise contrade euromediterranee nel loro cammino di emancipazione reciproca e insieme di comune avvicinamento all'Unione, alla sua moneta e al suo spazio giuridico e di civiltà. Fiorello attacchi Bassolino e C. LETERA FIRMATA Ormai chiunque ha un po di successo sui media perché canta o dice stupidate, diventa automaticamente un predicatore. Al di là dell' uso alquanto improprio di un mezzo di comunicazione pubblico, perché Fiorello non ha invitato i napoletani ad eliminare la reale causa delle loro disgrazie monnezzare? Invece di smaltire il certificato elettorale, unica arma della democrazia, perchè non andare a prendere i veri responsabili, che hanno un nome, un cognome, un indirizzo, un ricco conto in banca in cui continua ininterrotta la raccolta indifferenziata di denaro pubblico rubato ai contribuenti, e rottamarli per sempre? Visto che anche Fiorello parla, critica, pontifica, ma non propone dove poi mettere i rifiuti, perché, per distinguersi un pochino dalla retorica qualunquista dei quaraquaqua beppegrillisti, non fa una bella campagna mediatica per eliminare quantomeno le cause ? Possibile che i Bassolini, le Jervolino e i Pecorari non siano stati rimossi e indagati? E nessuno, nemmeno Fiorello, si indigna per questo? Libertà di uccidere VITTORIO DE BATTISTI Sant Ambrogio di Valpolicella (VR) Aborto o Moratoria sull aborto? Questo è il dilemma& Premessa: la legislazione italiana ammette l aborto, interruzione volontaria di gravidanza, fino al novantesimo giorno dal concepimento. Già questo dovrebbe creare scandalo; basta vedere come un feto sia gia ben formato a quella scadenza per rimanere sconvolti da questa idea. Si conta che dal 1978, anno di entrata in vigore della legge 194, siano stati praticati in Italia circa quattro milioni di aborti. Parlando di questo tema ho rilevato diversi paradossi nella psiche dei sostenitori dell aborto. Ad esempio: si vuole legittimare l aborto in caso di malformazioni o violenze sessuali. Se legittimiamo l aborto in questi casi, a rigor di logica, dovremmo anche uccidere qualsiasi bambino handicappato, o figlio di una violenza? Sicuramente no. Gli abortisti dicono anche che questa legge impedisce gli aborti clandestini. Al di la del fatto che gli aborti clandestini si verificano tuttora, questo non cambia il dato oggettivo che l aborto è un azione cruenta che elimina una nuova vita; Secondo questa logica bisognerebbe legalizzare la maggior parte dei crimini commessi per tentare di ridurre la criminalità. Paradossale. Altro punto: Non è vero che l aborto è come la pena di morte perché pur essendo anch esso un esecuzione capitale viene inflitto senza processo a persona innocente. Ultimo, ma non meno importante, quando si dice che l aborto è un fatto di coscienza. Falso. Nessuno, nemmeno la madre può disporre della vita del figlio. Tutta questa scienza aborti, fecondazioni& Mi sembrano intrise dello stesso spirito irrazionale e omicida con cui gli scienziati nazisti sperimentavano nei campi di sterminio. Solo che i nazisti sono stati fermati, definitivamente, con il processo di Norimberga mentre noi ancora permettiamo a falsi scienziati e intellettuali moderni di propagare pratiche omicide e irrazionali spacciandole per libertà. Quale libertà? Quella di uccidere deliberatamente bambini che, tra l altro, non si possono nemmeno difendere? Mamma mia, torna Rutelli LEOPOLDO CHIAPPINI GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, " mi candido per dare a Roma più decoro, pulizia e sicurezza", dice Rutelli. Accidenti, allora Veltroni è pericoloso per governare l'Italia: in due anni, come sindaco di Roma, prima c'era ancora Rutelli, ha ridotto la città... una fetenzia ed ora lo vogliono rifilare a tutti gli italiani? Chi dice il vero, Rutelli o la stampa? l'uno o l'altra dovrebbero chiarire! Se non accadrà, nel dubbio lo vogliamo rieleggere a Sindaco? Allora non c'è più ...religione: la stampa e due candidati, di chi fidarsi? Ma si, tutta va bene Madame la Marchesa, votiamoli, eleggiamoli... " se pò fa" e " damce da fa: che " stamo a guardà er capello" ? No, ma la trave si! Veltroni, il comunista! NEGRI CLAUDIO Albairate Penso che il Partito Democratico più che un nuovo progetto politico risponda all impellente necessità di DS ed altri di cancellare un passato intriso di collusioni, fiancheggiamenti (vedi cooperative, banche ecc.) e di relative coperture come dimostrano le intercettazioni nelle mani del giudice Forleo, ultimo esempio in ordine di tempo, che lasciano chiaramente intendere quanto vasto sia il coinvolgimento di questi politici nella vita affaristica del paese e non solo. Un cambiamento quello del PD che assomiglia molto ad una manovra elusiva posta in essere a tempo debito per tentare di disperdere le proprie tracce nel magma delle responsabilità. Una manovra simile la attuò Prodi quando, coinvolto nei fatti dell'alta velocità, si rifugiò al parlamento Europeo da dove continuò imperterrito a procurare danni all Italia e all Europa. Quando ci sono di mezzo persone di sinistra, chissà perché, il tempo non è affatto galantuomo e neppure la magistratura riesce a sfoggiare quella solerzia che dimostra invece nei confronti di persone dello schieramento opposto. Questa sinistra si presenta ora con la faccia nuova (Sigh! Un'altra volta?) di quel Walter Veltroni professionista della politica da ben 35 anni che, spettacolo e cinema a parte, non ha mai partorito un progetto alternativo o una proposta politica accettabile limitandosi a galleggiare nel mare delle clientele e alimentandosi alla greppia del partito come tutti i suoi colleghi. Oggi scopre l acqua calda e, da buon comunista, dice che l ha bollita lui dimostrando così il ritardo culturale congenito di cui è affetto. Non basta attuare avanzate tecniche di marketing e di immagine, mixare discorsi con le idee altrui, cambiare il colore simbolo delle proprie origini, il rosso, con il verde per divenire credibile. Ci vuole ben altro! Caro signor Veltroni non è sufficiente leggere i libri su Kennedy e scimmiottarne i discorsi per cambiare l'immagine che Lei ha lasciato nei ricordi della gente. C'è una legge non scritta che recita "il proprio passato condiziona il proprio futuro .." e siccome lei è un'altra cosa rispetto a ciò che vuol apparire non si affanni troppo a pretendere quel consenso che persone munite di memoria e di capacità di discernimento non le possono dare. Apparire diversi non equivale ad esserlo, anche se questo molti Italiani non l'hanno ancora capito. Fini dopo Sarkò e Calderoli GIULIANO CITTERIO Milano/africa C'è arrivato anche lui. Dopo il senatore Calderoli, dopo il presidente Sarkozy, anche Gianfranco Fini propone la castrazione chimica per i pedofili. In tutte le cose intelligenti, il più intelligente del centrodestra italico arriva sempre dopo, dal terzo in giù. Ma ha il riscontro mediatico come se fosse il primo. C'è qualcosa che non quadra... Si scrive Pd, si legge Unione LETTERA FIRMATA Egregio Direttore, Il governo Prodi, dicono, è caduto anche per una sinistra che ha forzato il programma, esasperando le opinioni di alcuni alleati. Se prima si fa l'alleanza e poi si scrive tutto, buono per tutti e per tutte le stagioni ciò accade!. Il Pd, per ovviare questo inconveniente cosa ha fatto? Niente! E' vero che non ha voluto la sinistra comunista, troppo estremista, dicono da far vergogna, ha però imbarcato Di Pietro ed i radicali e, dice Veltroni, ora insieme, giù con il programma. (i dodici punti enunciati sono da campagna elettorale: e chi non li voterebbe)! Di Pietro, udite udite, ha sparato subito contro le Tv Mediaset. No problem, "si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Pannella e la Bonino parlano di aborto, Dico, droga, ecc ? No problem, "si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Avanti un altro...al tavolo ecc. Ohibò, ma è la stessa prassi seguita da Prodi. Si scrive Pd e si legge " déjà vu " ( già visto). A proposito Visco e Paolo Schioppa, si siederanno anche loro, sono per ora desaparecidos? [Data pubblicazione: 20/02/2008].

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Evviva, non siamo in vendita! (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LEONARDO CECCA Rivalta di Gazzola (Pc) Caro direttore, finalmente al grido di "non siamo in vendita", "difendiamo la nostra idendità", " difendiamo i nostri simboli", "difendiamo i nostri valori" ed altre affermazioni del genere i due monconi della vecchia Dc, cioè l'Udc e l'Udeur, hanno deciso di correre da soli. La sola ed unica verità è che cercano in qualsiasi modo di salvaguardare le poltrone. Sono anni che si barcamenano in cerca di scranni e sinceramente fanno rimpiangere il comportamento, pur se dettato anch'esso da interessi di poltrona, tenuto da Follini. Bene dunque ha fatto il Pd a non dare troppa importanza a Mastella e arcibene ha fatto Berlusconi a chiudere la porta in faccia ai due leader di questi partiti ormai ridotti a brandelli che cercano, con le loro basse percentuali di voti, di determinare squilibri. Mi si perdoni la similitudine, che non vuol essere affatto irriguardosa, ma il comportamento di costoro mi fa venire in mente la spazzatura della Campania che si sposta da un mucchio ad un altro senza trovare la definitiva sistemazione che, come tutti suggeriscono, è il termovalorizzatore che la trasforma in energia. Questo dovrebbero fare l'Udc e l'Udeur trasformarsi per rendersi utili al Paese e non pensare solo alle proprie terga. Non abbandoniamo il Centro-Sud LUCIANO CARPANA Consigliere comunale Lega Nord per l indipendenza della Padania Locate di Triulzi Gentile direttore, desidero esprimere il mio rammarico in merito alla decisione di non presentare il nostro simbolo nelle liste elettorali del centro sud, decisione che lascerà disorientati i nostri non pochi elettori in quanto si troveranno privi di un punto di riferimento. Un esempio su tutti è l isola di Lampedusa, un incipit leghista da non- abbandonare ma bensì da incentivare. Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere". Sic! sono le stesse ragioni che erano in bocca alle femministe in piazza Duomo trenta anni fa. A Veltroni si può anche concedergli di essere un volto nuovo nel senso che che impegnato come sindaco ultimamente non andava sempre in Tv ma uomo ... nuovo proprio no! Svendere Alitalia? Una vergogna OMAR VALENTINI Salò (Bs) Gentilissimo direttore, guardo sull enciclopedia, alla voce Alitalia , e trovo: compagnia aerea italiana di bandiera, fondata nel 1946 (lo stesso anno, aggiungo io, in cui è stata nazionalizzata Air France). Inevitabilmente mi ritrovo a chiedermi: che cosa si può pensare di un Paese che si vende la compagnia aerea di bandiera, quella che dovrebbe rappresentare il suo biglietto da visita per chi viaggia in aereo, e una sorta di interfaccia con l estero? Come minimo, si può pensare che è incapace di gestirla, perché è difficile trovare altri motivi per cui, data l importanza in termini di immagine che ha la compagnia aerea di bandiera, un Paese si ritrovi costretto a venderla. Prodi evidentemente questa considerazione non l ha mai fatta. Sembra che non l abbia minimamente sfiorato il dubbio che la cessione equivarrebbe a una palese ammissione di incapacità. E inevitabile chiedersi come mai Air France, o British Airways, o Lufthansa (che comunque i rispettivi Paesi non cederebbero allegramente e volentieri come noi in mani straniere), riescano a reggersi sulle proprie gambe, mentre Alitalia è al collasso. E difficile spiegarselo, quando si pensi che basta semplicemente e pedestremente copiare le ricette altrui, allo stesso modo che l asino di turno copia il compito in classe dal compagno più bravo, per risolvere il problema. Serve cambiare alcuni assetti? Se è l interesse del Paese che lo chiede, si provveda a cambiarli (lo dico al prossimo governo, che spero non vorrà ricalcare le orme di Prodi e possa avere un po più di orgoglio e di amor patrio, e non ci vuole molto). Come dichiara Cesare Romiti, la compagnia aerea di bandiera è stata portata allo sfascio a suon di nomine lottizzate e clientelari. In mano a persone inette, di incapaci amici degli amici, la gestione è stata ovviamente fallimentare. Anziché svendere Alitalia, lo Stato dovrebbe reclutare i migliori manager in servizio, o anche i peggiori, purché siano pedestremente in grado di copiare fedelmente e acriticamente Lufthansa, come appunto lo studente somaro copia il compito di quello bravo. E così difficile? A me, da profano, sembra la cosa più semplice e ovvia. Credo però che le soluzioni semplici ed efficaci a volte si scontrino con gli interessi particolari di pochi e ciò che è apparentemente semplice diventa allora impresa improba e difficilissima. Questa è comunque la mia ricetta per salvare, con Alitalia, anche l immagine dell Italia, o perlomeno quel poco che ne rimane dopo le cure dei nostri politici. Io non venderei mai. Vendere per giunta ai nostri più diretti concorrenti sul piano del turismo, cioè i francesi, come si apprestava a fare Prodi se non gli fosse caduta la classica tegola virtuale sulla testa, è come chiedere al lupo di guardarci le pecore. Privandoci di una compagnia aerea nazionale non potremmo certo più metterci alla pari di tedeschi (Lufthansa), francesi (Air France), inglesi (British Airways) e spagnoli (Iberian), ma neppure degli etiopi, che la loro compagnia di bandiera ce l hanno e la sanno pure gestire. Saremmo, nel contesto dei G7 o G8, quelli delle retrovie, i compagni poveri, ovvero quelli, incapaci, relegati in serie B. Nessun tocchi i cinghiali! GIROLAMA NOVELLA Biella Un Suv che fa una manovra azzardata e causa un incidente (mortale) in città causa una reazione a catena che se non controllata porterebbe alla completa messa fuorilegge di tali mezzi. Se un cinghiale, proprietà dello Stato in quanto selvaggina, nel bel mezzo della notte ci taglia la strada e ci distrugge l'auto oltre a costringerci a pagare i danni ci fa guadagnare una bella contravvenzione, sempre che siamo ancora vivi per poterla pagare. Applicando lo stesso metro di giudizio si dovrebbe procedere all'abbattimento della selvaggina in eccesso ma non è possibile per le opposizioni dei vari gruppi di ambientalisti che ritengono più preziosa la vita di un prosciutto rispetto a quella umana. Se si tira troppo la corda del fisco... DINA MODELLA VESPA Il secondo uomo più ricco d'Italia è stato pizzicato dai solerti cani da guardia del fisco. Fanno 20 milioni che vengono contestati e contro il pagamento dei quali ha già presentato ricorso, perdendolo. Non si perde d'animo e procede con un altro grado di giudizio tributario, convinto di essere dalla parte della ragione. Giocare al gatto col topo quando si ha a che fare con imprenditori di tali dimensioni può essere molto rischioso. Magari si incassano i 20 milioni che vengono contestati ma le reazioni secondarie possono diventare molto spiacevoli. Le aziende del soggetto in questione sono nella provincia di Belluno, sono a neanche un'ora d'auto dall'Austria dove alle imprese vengono offerti servizi degni di questo nome, con pressione fiscale e paranoie burocratiche neppure comparabili con quella italiana. Cosa accadrebbe se una realtà industriale come quella, nauseata da un sistema fiscale come quello italiano decidesse di far fagotto di diventare austriaca? Alle aziende non servono referendum per cambiare provincia o regione come accade ai comuni di confine, tantomeno serve l'autorizzazione del parlamento per rendere operativa la migrazione. Se ne vanno e con esse se ne va il relativo gettito fiscale ben più consistente delle sanzioni che qualche funzionario ritiene di dover irrogare al malcapitato di turno. Difendiamo gli animali FABIO RONCAGLIA Consigliere Direttivo Nazionale Emilia, Sorbolo (Parma) Egregia Redazione, vorrei invitare i parlamentari che saranno confermati o eletti per la prima volta nella Lega Nord ad attivarsi per fare approvare in parlamento un'integrazione all'articolo 9 della Costituzione Italiana, che tuteli gli animali,in quanto esseri viventi dotati di sensibilità fisica e psicologica e condanni quindi qualsiasi forma di inutile e prolungata sofferenza. Invito i leghisti a fare pressioni presso i nostri candidati per stimolarli ad impegnarsi di piu' nella difesa dei diritti degli animali. Kosovo indipendente MATTEO MARIA MARTINOLI Milano Come insegna il caso positivo della fu Cecoslovacchia soltanto quando prevale l'accettazione dell'interdipendenza tra i popoli la loro autodeterminazione produce maggiore concordia e prosperità. L'Europa dovrebbe mandare a Cipro e in Kosovo professori e statisti dell'Est come Havel che accompagnino serbi, turchi, albanesi e greci di quelle due divise contrade euromediterranee nel loro cammino di emancipazione reciproca e insieme di comune avvicinamento all'Unione, alla sua moneta e al suo spazio giuridico e di civiltà. Fiorello attacchi Bassolino e C. LETERA FIRMATA Ormai chiunque ha un po di successo sui media perché canta o dice stupidate, diventa automaticamente un predicatore. Al di là dell' uso alquanto improprio di un mezzo di comunicazione pubblico, perché Fiorello non ha invitato i napoletani ad eliminare la reale causa delle loro disgrazie monnezzare? Invece di smaltire il certificato elettorale, unica arma della democrazia, perchè non andare a prendere i veri responsabili, che hanno un nome, un cognome, un indirizzo, un ricco conto in banca in cui continua ininterrotta la raccolta indifferenziata di denaro pubblico rubato ai contribuenti, e rottamarli per sempre? Visto che anche Fiorello parla, critica, pontifica, ma non propone dove poi mettere i rifiuti, perché, per distinguersi un pochino dalla retorica qualunquista dei quaraquaqua beppegrillisti, non fa una bella campagna mediatica per eliminare quantomeno le cause ? Possibile che i Bassolini, le Jervolino e i Pecorari non siano stati rimossi e indagati? E nessuno, nemmeno Fiorello, si indigna per questo? Libertà di uccidere VITTORIO DE BATTISTI Sant Ambrogio di Valpolicella (VR) Aborto o Moratoria sull aborto? Questo è il dilemma& Premessa: la legislazione italiana ammette l aborto, interruzione volontaria di gravidanza, fino al novantesimo giorno dal concepimento. Già questo dovrebbe creare scandalo; basta vedere come un feto sia gia ben formato a quella scadenza per rimanere sconvolti da questa idea. Si conta che dal 1978, anno di entrata in vigore della legge 194, siano stati praticati in Italia circa quattro milioni di aborti. Parlando di questo tema ho rilevato diversi paradossi nella psiche dei sostenitori dell aborto. Ad esempio: si vuole legittimare l aborto in caso di malformazioni o violenze sessuali. Se legittimiamo l aborto in questi casi, a rigor di logica, dovremmo anche uccidere qualsiasi bambino handicappato, o figlio di una violenza? Sicuramente no. Gli abortisti dicono anche che questa legge impedisce gli aborti clandestini. Al di la del fatto che gli aborti clandestini si verificano tuttora, questo non cambia il dato oggettivo che l aborto è un azione cruenta che elimina una nuova vita; Secondo questa logica bisognerebbe legalizzare la maggior parte dei crimini commessi per tentare di ridurre la criminalità. Paradossale. Altro punto: Non è vero che l aborto è come la pena di morte perché pur essendo anch esso un esecuzione capitale viene inflitto senza processo a persona innocente. Ultimo, ma non meno importante, quando si dice che l aborto è un fatto di coscienza. Falso. Nessuno, nemmeno la madre può disporre della vita del figlio. Tutta questa scienza aborti, fecondazioni& Mi sembrano intrise dello stesso spirito irrazionale e omicida con cui gli scienziati nazisti sperimentavano nei campi di sterminio. Solo che i nazisti sono stati fermati, definitivamente, con il processo di Norimberga mentre noi ancora permettiamo a falsi scienziati e intellettuali moderni di propagare pratiche omicide e irrazionali spacciandole per libertà. Quale libertà? Quella di uccidere deliberatamente bambini che, tra l altro, non si possono nemmeno difendere? Mamma mia, torna Rutelli LEOPOLDO CHIAPPINI GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, " mi candido per dare a Roma più decoro, pulizia e sicurezza", dice Rutelli. Accidenti, allora Veltroni è pericoloso per governare l'Italia: in due anni, come sindaco di Roma, prima c'era ancora Rutelli, ha ridotto la città... una fetenzia ed ora lo vogliono rifilare a tutti gli italiani? Chi dice il vero, Rutelli o la stampa? l'uno o l'altra dovrebbero chiarire! Se non accadrà, nel dubbio lo vogliamo rieleggere a Sindaco? Allora non c'è più ...religione: la stampa e due candidati, di chi fidarsi? Ma si, tutta va bene Madame la Marchesa, votiamoli, eleggiamoli... " se pò fa" e " damce da fa: che " stamo a guardà er capello" ? No, ma la trave si! Veltroni, il comunista! NEGRI CLAUDIO Albairate Penso che il Partito Democratico più che un nuovo progetto politico risponda all impellente necessità di DS ed altri di cancellare un passato intriso di collusioni, fiancheggiamenti (vedi cooperative, banche ecc.) e di relative coperture come dimostrano le intercettazioni nelle mani del giudice Forleo, ultimo esempio in ordine di tempo, che lasciano chiaramente intendere quanto vasto sia il coinvolgimento di questi politici nella vita affaristica del paese e non solo. Un cambiamento quello del PD che assomiglia molto ad una manovra elusiva posta in essere a tempo debito per tentare di disperdere le proprie tracce nel magma delle responsabilità. Una manovra simile la attuò Prodi quando, coinvolto nei fatti dell'alta velocità, si rifugiò al parlamento Europeo da dove continuò imperterrito a procurare danni all Italia e all Europa. Quando ci sono di mezzo persone di sinistra, chissà perché, il tempo non è affatto galantuomo e neppure la magistratura riesce a sfoggiare quella solerzia che dimostra invece nei confronti di persone dello schieramento opposto. Questa sinistra si presenta ora con la faccia nuova (Sigh! Un'altra volta?) di quel Walter Veltroni professionista della politica da ben 35 anni che, spettacolo e cinema a parte, non ha mai partorito un progetto alternativo o una proposta politica accettabile limitandosi a galleggiare nel mare delle clientele e alimentandosi alla greppia del partito come tutti i suoi colleghi. Oggi scopre l acqua calda e, da buon comunista, dice che l ha bollita lui dimostrando così il ritardo culturale congenito di cui è affetto. Non basta attuare avanzate tecniche di marketing e di immagine, mixare discorsi con le idee altrui, cambiare il colore simbolo delle proprie origini, il rosso, con il verde per divenire credibile. Ci vuole ben altro! Caro signor Veltroni non è sufficiente leggere i libri su Kennedy e scimmiottarne i discorsi per cambiare l'immagine che Lei ha lasciato nei ricordi della gente. C'è una legge non scritta che recita "il proprio passato condiziona il proprio futuro .." e siccome lei è un'altra cosa rispetto a ciò che vuol apparire non si affanni troppo a pretendere quel consenso che persone munite di memoria e di capacità di discernimento non le possono dare. Apparire diversi non equivale ad esserlo, anche se questo molti Italiani non l'hanno ancora capito. Fini dopo Sarkò e Calderoli GIULIANO CITTERIO Milano/africa C'è arrivato anche lui. Dopo il senatore Calderoli, dopo il presidente Sarkozy, anche Gianfranco Fini propone la castrazione chimica per i pedofili. In tutte le cose intelligenti, il più intelligente del centrodestra italico arriva sempre dopo, dal terzo in giù. Ma ha il riscontro mediatico come se fosse il primo. C'è qualcosa che non quadra... Si scrive Pd, si legge Unione LETTERA FIRMATA Egregio Direttore, Il governo Prodi, dicono, è caduto anche per una sinistra che ha forzato il programma, esasperando le opinioni di alcuni alleati. Se prima si fa l'alleanza e poi si scrive tutto, buono per tutti e per tutte le stagioni ciò accade!. Il Pd, per ovviare questo inconveniente cosa ha fatto? Niente! E' vero che non ha voluto la sinistra comunista, troppo estremista, dicono da far vergogna, ha però imbarcato Di Pietro ed i radicali e, dice Veltroni, ora insieme, giù con il programma. (i dodici punti enunciati sono da campagna elettorale: e chi non li voterebbe)! Di Pietro, udite udite, ha sparato subito contro le Tv Mediaset. No problem, "si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Pannella e la Bonino parlano di aborto, Dico, droga, ecc ? No problem, "si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Avanti un altro...al tavolo ecc. Ohibò, ma è la stessa prassi seguita da Prodi. Si scrive Pd e si legge " déjà vu " ( già visto). A proposito Visco e Paolo Schioppa, si siederanno anche loro, sono per ora desaparecidos? [Data pubblicazione: 20/02/2008].

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Prodi: <Il riconoscimento (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Padania, La" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Kosovo, Prodi se la ride LUCIO DI NISIO Montesilvano Prodi: "Il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo non toglie nulla alla Serbia" con la quale l'Italia continua e continuerà ad avere sempre un rapporto di "amicizia e affetto". Siffatta dichiarazione del leader di un Paese che appena nove anni fa, sia pure in una situazione contingente drammatica, bombardò la Serbia, non appare, più che conciliante, affetta da diplomatica ipocrisia, se non pure beffa? Carroccio, forza con moderazione ALESSANDRO FALCIOLA Imperia Dopo l esperienza del Governo Prodi, con i partiti che facevano a gara a chi urlava più forte per mettersi in luce, nell opinione pubblica c è una certa stanchezza nei confronti della politica dai toni esasperati. Scelta obbligata ma non controproducente, a mio avviso, quella di Veltroni di eliminare gli alleati più problematici, e non credo neanche che sia controproducente per noi aver mollato i casinisti (da Casini) dell Udc. Pertanto vista la situazione elettorale del momento auspico per la Lega Nord una campagna elettorale incisiva, volta sì a evidenziare le nostre istanze storiche federalismo, difesa tradizioni, fisco equo, questione settentrionale ecc, senza però fare fughe in avanti eccessive, credo che in questo momento storico un po di moderazione potrà giovare elettoralmente. Perché ignorare la Padania? CROCIFISSO DENTELLO Varedo (MI) Mi domando sgomento e indignato perché mai l'autodeterminazione dei popoli vale come principio legittimo e naturale se misurato sulla vocazione indipendentista del Kosovo e non dovrebbe valere per la Padania. Le tante invettive rivolte all'onorevole Borghezio non solo vanno fieramente respinte ma ferocemente confutate alla luce di una realtà che nessuno può continuare impunemente a mistificare: la Padania esiste, ha una sua intrinseca legittimità storica e di popolo. E a dimostrarlo ci sono le centinaia di migliaia di voti che la Lega miete tra il Piemonte e il Lombardo-Veneto. Vi è una coscienza popolare che anima e dà corpo alla Padania, essa è vissuta come patria d'elezione da tantissimi cittadini del Nord. Come si può ancora ignorare tutto questo? Come si può far finta di niente? E perchè mai i padani non dovrebbero aspirare a una loro indipendenza, se quel principio viene poi tutelato e magari invocato per tutte le altre realtà autonomiste europee? Io sono stanco di considerarmi, da padano, figlio di un dio minore. Stanco di essere additato come un primitivo, come un bruto da rieducare solo perchè rivendico il diritto di vedere il frutto della mia fatica crescere e svilupparsi entro i confini del territorio nel quale vivo. Stanco di subire lo sprezzante dileggio delle anime belle della sinistra parolaia, sempre pronta a impartire lezioncine di moralità dall'alto delle sue cattedre insanguinate (oggi si rifanno il trucco ma tutti, da Veltroni a Bertinotti, si porteranno sempre dietro la loro complicità morale con i crimini del totalitarismo comunista!). È ora di reagire con la rabbia, con una sana rabbia, con una violenta indignazione perchè la fiaccola del Nord non possa mai spegnersi, perchè la storia e le idee del nostro amatissimo Bossi rimangano come brucianti ammonimenti per l'arrogante protervia di quella metà d'Italia che si sciacqua la bocca di unità e di patria solo per non sprofondare nel gorgo dei suoi fallimenti, perchè se restasse sola, senza la Padania, andrebbe dritta dritta alla sua inevitabile sorte: la bancarotta morale, sociale, economica. Sarò pure inutilmente enfatico ma voglio concludere con un liberatorio: Padania libera!!! Globalizzazione e i suoi valori MATTEO MARIA MARTINOLI Milano Quanti dollari occorrono per acquistare un valore globale? 100,27 per un barile di petrolio; 947,15 per un'oncia d'oro e 1,4773 per un euro. E per un ettaro di terra o un'ora di lavoro al salario minimo americani? Per un metro quadro di abitazione dignitosa o un litro d'acqua potabile in una metropoli asiatica? Per un vaccino antitubercolosi in Africa o un pannolino in Europa? Evidentemente questi altri beni non sono valori per gli allibratori del mercato dei cambi del sesso e delle valute globali. Votate Lega, salviamoci DAVID SAVORANI Lega Nord Romagna, Faenza (Ravenna) Dopo 20 mesi di tribolazione abbiamo la possibilità di tornare ad essere responsabili del nostro destino. Troppi sono gli errori commessi dal dimissionario governo Prodi, dal terribile indulto, la più grande negazione della giustizia, all' aumento sfrenato delle tasse che stanno mettendo in gravi difficoltà le famiglie italiane. Il nord del paese, come tutti sappiamo , la parte più produttiva del paese, penalizzato nelle imprese nelle infrastrutture e nelle riforme che lo aiuterebbero a essere più competitivo. C è una grossa opportunità da non farsi scappare, il modo per protestare con chi ti ha ridotto servo in casa tua negandoti lavoro, case popolari, priorità nella sanità negli asili nido per i propri figli, e diritti vari in favore del primo straniero che entra clandestinamente, è il voto dato a Umberto Bossi, il voto dato alla Lega Nord l'unica forza popolare rimasta nella compagine della politica italiana. Ferrara, la Coop entra in farmacia... UN GRUPPO DI DIPENDENTI DELLE FARMACIE COMUNALI Abbiamo appreso dalla stampa e da altre fonti l intenzione del sindaco di Ferrara di vendere una quota di minoranza delle Farmacie comunali alla Coop Estense. "Una operazione di privatizzazione che la nostra amministrazione ha fatto anche in altri settori, quale quello energetico, con gli effetti negativi che i cittadini tutti riconoscono: aggravio dei costi per le famiglie, trasparenza non ottimale, disguidi frequenti, capacità di intervento per i cittadini zero. Per quanto riguarda la salute dei cittadini, il connubio con società tipo la Coop che puntano tutta la loro attività sul commercio e sulla logica economica piuttosto che professionale, avrebbe un effetto estremamente negativo perché svuoterebbe il servizio farmaceutico della sua valenza professionale e etica indispensabile in questo settore. Riteniamo pertanto che la proposta del sindaco Sateriale sia stata ancora una volta valutata solo sotto l aspetto economico e del business ma non sotto l aspetto del servizio che ogni pubblica amministrazione deve garantire ai propri cittadini. Ci auguriamo da ogni parte politica una seria e responsabile riflessione prima di incorrere in scelte che si dimostrerebbero negative per i cittadini. Temono la Lega GIOVANNI MATASSI Milano Mandi frùz (ciao ragazzi), in friulano, tale sono, vivente e lavorante a Milano da cinquant anni, attualmente in pensione. A Malpensa faceva anche fresco, mi auguro che non tutti i presenti fossero fresconi. Ho notato, negli ultimi giorni, che l informazione televisiva e giornalistica ha letteralmente oscurato la Lega Nord. È un segnale positivo perché significa grande paura e cagarella non frenabile da medicinali . Orbene ai gestori dei telegiornali e dei giornali quotidiani, da alpino, consiglio di fare qualche passo avanti di fronte al burrone: andranno giù in silenzio, senza rompere gli zebedei al grande popolo padano. Il grande popolo padano (aspetto anche il mio popolo friulano) tenga ben ferma l arma che avrà in cabina elettorale , ma matita con la punta per fare un segno: in hoc signo vinces. Mandi! Contrario al Kosovo GIULIANO CITTERIO Milano/africa Sono contrario al riconoscimento del Kosovo. Non è un atto di autodeterminazione di un popolo, ma il frutto politico di un progetto studiato a tavolino. La sua indipendenza è figlia dell invasione islamica, dell arroganza e della prepotenza di una minoranza integralista e dei bombardamenti democratici dell amerikano Clinton, del suo portaborse pacifinto D'Alema, con l' appoggio dei portaborse di tutti Fini e Berlusconi. Lo stesso succederà in Padania-Serbia: l' invasione islamica incontrollata, il calabraghismo buonista del popolo che accetta supino di cambiare le sue leggi, la sua religione, addirittura la sua alimentazione, il collaborazionismo di magistrati che non condannano, non espellono, non fanno rispettare le regole (vedi asili per clandestini), e di politici antioccidentali, anticristiani e soprattutto, antipadani, metteranno a rischio l esistenza della Padania. Tra quanto tempo qualche imam comincerà a chiedere l indipendenza di qualche paese, di qualche quartiere a forte presenza islamica? E state certi che Roma colonizzatrice riconoscerà subito le loro richieste... Padania libera. [Data pubblicazione: 24/02/2008].

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SENTINELLA. SI DEFINISCE COSì IL LEADER DELL'UDC PIER FERDINANDO CASINI CHE METTE IN GUARD (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SENTINELLA. Si definisce così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che mette in guardia Veltroni e Berlusconi contro i " pateracchi".

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IL TERREMOTO DELLE ALLEANZE RIMETTE IN GIOCO IL VOTO CATTOLICO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il terremoto delle alleanze rimette in gioco il voto cattolico CLAUDIO SARDO Roma. Se non è un terremoto, poco ci manca. La sequenza accordo con i Radicali-candidatura di Veronesi-ipotesi di candidatura di Viale ha scatenato un crescendo di reazioni tra i cattolici del Pd che allarma lo stato maggiore. "Se si fosse saputo prima dell'esito con i Radicali, forse neppure il Pd sarebbe nato", diceva ieri Pierluigi Castagnetti al termine di un'infuocata assemblea di "popolari" del Piemonte. Mercoledì tutte le famiglie cattoliche del Pd - popolari, cristiano-sociali, ulivisti, teodem, folliniani - si riuniranno a convegno. Tema: "Educare al bene comune". Ma la convocazione contiene un duplice messaggio esistenziale. Il primo è rivolto alla Chiesa: non è vero che i cattolici nel Pd sono ridotti all'irrilevenza. Il secondo è una sfida a Walter Veltroni: i cattolici non sono ospiti in un partito leaderista. Mentre il Pd è alle prese con questi problemi, anche Silvio Berlusconi ieri ha lanciato segnali particolari al mondo cattolico. Nel contestare lo "spostamento a destra" del Pdl, il Cavaliere ha assicurato che il nuovo partito adotterà la carta dei valori del Ppe e ai principi fondamentali ha aggiunto "il diritto alla vita". Aveva appena detto a Giuliano Ferrara che temi come l'aborto dovevano essere rimessi alla libertà di coscienza. In questa campagna elettorale la competizione sul voto cattolico si annuncia particolarmente accesa. Non solo. La stessa mappa del cattolicesimo politico è in rifacimento. A provocare il primo terremoto è stato la rottura tra Udc e Pdl. La nascita di un autonomo polo di centro, per di più con una dichiarata identità cristiana, ha sparigliato il gioco. E ha anche rotto il compromesso tra la Chiesa italiana e la Seconda Repubblica. Un compromesso costruito, a partire da metà degli anni '90, dal cardinal Ruini (nella foto a destra) e fondato da un lato su una preferenza per il centrodestra e dall'altro sul richiamo vincolante a tutti i cattolici in difesa dei "valori non negoziabili". Ruini ha fatto di tutto per impedire l'espulsione dei centristi da parte di Berlusconi. E ora è arrabbiato con il Cavaliere che non ha ascoltato il suo appello. Al tempo stesso Avvenire non ha aspettato un giorno per aizzare la rivolta dei cattolici contro l'accordo - definito "squassante" - tra Pd e Radicali. La simpatia dell'ala ruiniana verso l'impresa di Pier Ferdinando Casini (e anche verso Savino Pezzotta), probabilmente, avrà una ricaduta elettorale. Tuttavia è evidente che la nascita di un polo di "ispirazione cristiana" non ripristinerà, di per sé, l'unità politica dei cattolici. Il problema ha una soluzione complicata. Se in questi anni la Cei è riuscita più volte a imporre la propria agenda (referendum sulla legge 40, family day, riapertura del confronto sull'aborto), il nuovo panorama quadripolare potrebbe condizionare l'iniziativa della Chiesa. Soprattutto i due partiti maggiori, adesso che hanno sfrondato le rispettive coalizioni, hanno la necessità di non farsi imporre l'agenda dall'esterno. Gli stessi cattolici del Pd si riuniscono intorno a temi - l'educazione e il bene comune - che sono congeniali alla loro tradizione, nel tentativo di uscire da una morsa: "Il diritto alla vita - spiega Beppe Fioroni - non si difende solo in sala parto e in sala rianimazione". Tuttavia, la Chiesa non può non compiacersi della competizione. Che continuerà anche dopo il voto. Berlusconi già promette che, se tornerà a Palazzo Chigi, sarà un interlocutore stabile e affidabile. E Castagnetti aggiunge: "Non serve una corrente cattolica nel Pd, ma la capacità di tenere sempre vivo un confronto ecclesiale". Finita la presidenza Ruini, però, la stessa Cei dovrà dare una sua risposta alle novità.

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SEPARATI. LE RIFORME ISTITUZIONALI SI FANNO INSIEME MA I GOVERNI SI FANNO SEPARATI : WAL (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

SEPARATI. " Le riforme istituzionali si fanno insieme ma i governi si fanno separati": Walter Veltroni replica così all'ipotesi di larghe intese evocata da Berlusconi.

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VELTRONI-BERLUSCONI, ADDIO ALLE LARGHE INTESE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Veltroni-Berlusconi, addio alle larghe intese MARIA PAOLA MILANESIO Roma. "Non credete ai sondaggi di cui parla Veltroni: la verità è che siamo 10-12 punti avanti rispetto al Pd. Non ci saranno larghe intese, perché vinciamo noi". Non ci sta Silvio Berlusconi a interpretare il ruolo dell'inseguito ormai tallonato da vicino dal più diretto concorrente. E così ieri mattina, ospite dei Popolari Liberali di Carlo Giovanardi, il Cavaliere respinge al mittente - il centrosinistra - l'ipotesi che lo vuole affannato per la grande ripresa di Veltroni. Parla di fraintendimento Berlusconi, assicura che venerdì sera a "Matrix" ha citato le larghe intese solo come "ipotesi di scuola", nel caso - "cosa che non è nella realtà" - si dovesse ripetere quanto accaduto nel 2006. Di pareggio non vuol neanche sentire parlare: "Siamo qui per vincere, per avere non solo il diritto ma anche il dovere di governare l'Italia". A molti chilometri di distanza, in pullman verso Rimini, Walter Veltroni legge la notizia da internet. "Le riforme istituzionali si fanno assieme, ma i governi si fanno separati". Lo va dicendo da giorni il leader del Pd che le regole del gioco richiedono un accordo ampio, mentre sui programmi si dovrà procedere in contrapposizione. Ma è indubbio che le dichiarazioni di Berlusconi mettono di buonumore il Pd, che intravede l'avversario in difficoltà: la tormentata ricerca di candidati per la Sicilia e per Roma, la campagna elettorale che stenta a partire, i toni che cominciano ad alzarsi, gli attacchi diretti. Veltroni che "non è il nuovo, perché ha almeno 40 anni di politica alle spalle"; Veltroni che "ha il diploma in cinematografia, mentre io - dice il Cavaliere - sono solo laureato con 110 su 110". Per il leader del Pd sono tutti segnali di una incertezza montante: "Nessuno avrebbe dato un dollaro a Obama e un euro a me. Ora invece Obama è front runner e il nostro avversario dice che ci sarà un pareggio". L'errore del centrodestra, spiega Veltroni, è aver voluto le elezioni "rifiutandosi di fare un governo che avrebbe messo a posto il Paese". "Si è detto no con la convinzione di aver già vinto. Noi ora vogliamo vincere le elezioni e dal giorno dopo cercare una convergenza sulle riforme". Punto dolente, quel che potrebbe portare a una ingovernabilità, resta il Senato: "Un terno al lotto perché può venire fuori ogni cosa". Gianfranco Fini ride solo a sentirne parlare: "In questa partita alla fine una squadra vincerà e l'altra si riposerà sul pullman. La governabilità sarà garantita sia alla Camera sia al Senato. E sulle larghe intese dico che hanno una praticabilità zero". E anche a sostenere che il Pdl ha in sé i numeri sufficienti, il leader di An esclude la possibilità di un accordo tardivo con Francesco Storace: "Il capitolo alleanze resta aperto solo con Raffaele Lombardo". Il no del Cavaliere e di Veltroni alla grande coalizione non tranquillizzano le forze politiche, che non escludono un accordo dopo il voto tra i due partiti maggiori. Pier Ferdinando Casini, leader Udc, assicura che non abbasserà la guardia: "La mia candidatura si farà carico di essere sentinella per conto dei cittadini, affinché non ci siano pateracchi e patti fatti alle spalle degli italiani". E di "pasticci e giochetti, di strana coppia Veltroni-Berlusconi" parlano anche nella Rosa Bianca. Totale il veto di Umberto Bossi ("Le grandi coalizioni sono la fine dei partiti") e di Antonio Di Pietro ("Non vogliamo inciuci con Berlusconi"), mentre la Sinistra-Arcobaleno intravede seri motivi di preoccupazione. Fausto Bertinotti incalza Veltroni perché faccia chiarezza: "Sia netto. Io sono totalmente contrario perché verrebbero soffocate le istanze di cambiamento".

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ROMA, DOPO LA MELONI SI PUNTA SU GASPARRI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Roma, dopo la Meloni si punta su Gasparri Mentre Francesco Rutelli, candidato del Pd a sindaco di Roma, ha già iniziato la sua campagna elettorale, il centrodestra fa altrettanto senza però, ufficializzare ancora un nome. Così come per la corsa alla Provincia capitolina dove, per ora, sono noti solo i candidati di Veltroni e Storace, rispettivamente Nicola Zingaretti e, quasi certamente, Teodoro Buontempo. Gli ultimi nodi saranno sciolti entro stasera e domani il Pdl, dovrebbe annunciare i suoi candidati per Campidoglio e Provincia. Intanto ieri è partita la campagna elettorale del centrodestra alla corsa alla poltrona più alta del Campidoglio con la presentazione della "Carta per Roma". E proprio durante la kermesse, Silvio Berlusconi ha tracciato l'identikit del perfetto candidato: "Un uomo con tanto cuore, grande esperienza politica e profonda conoscenza della città. Rimandiamo di qualche ora la notizia perché aspettiamo la sua autorizzazione ma sono certo che ci piacerà a tutti". Parole che sembrano confermare la discesa delle quotazioni di Giorgia Meloni come competitor di Rutelli. Nelle riunioni di queste ore infatti, qualcuno avrebbe fatto notare come la trentunenne di An, pur preparata e già con un incarico di vicepresidente della Camera nel suo curriculum, sarebbe troppo giovane per imbarcarsi in una corsa tanto impegnativa. E così, spunta il nome di Gianni Alemanno e di Maurizio Gasparri, entrambi ex ministri di An. E mentre il primo ha già alle spalle una sconfitta contro Veltroni proprio a Roma, il secondo non ha sciolto ancora la riserva. Sarebbe indisponibile infatti, a correre per il Campidoglio nel caso in cui l'ex compagno di partito Storace, confermasse la sua volontà di candidarsi a sindaco di Roma. Perderemmo al primo turno, è il ragionamento di Gasparri che starebbe lavorando ad un accordo.

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IL PATTO REVERSIBILE TRA I DUE SFIDANTI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'ANALISI Sull'ultimo numero di Italianieuropei D'Alema rilancia la riforma tedesca per un sistema più flessibile: possibile nuova fase anche con i centristi CLAUDIO SARDO Roma. Nessuno vuole la Grande coalizione. Pure in Germania nessuno la voleva in campagna elettorale. Resta il fatto che il piano B di Berlusconi prevede un'intesa con il Pd di Veltroni, comprensiva di una riforma presidenzial-bipartitica. Più che le parole di qualche intervista, lo prova la rottura con Casini: se non gli riuscisse il governo "monocolore", il Cavaliere ha già dimostrato di preferire una Grande coalizione a quella del 2001. Anche Veltroni si è mosso in queste settimane cercando (e spesso trovando) sponde in Berlusconi. Quando ha deciso la corsa (quasi) solitaria del Pd, il Cavaliere gli ha risposto creando il Pdl. Quando ha dichiarato la fine delle alleanze "contro", Berlusconi l'ha ricambiato con un fair-play davvero inedito. Del resto, prima dello scioglimento delle Camere, avevano già lavorato insieme per tentare di ridurre gli spazi di un polo intermedio tra i due partiti "a vocazione maggioritaria". Insomma, il patto Berlusconi-Veltroni è entrato nel linguaggio della politica ben prima di materializzarsi. Ma nonostante le premesse il patto si annuncia molto fragile. Reversibile. Alla recente assemblea del Pd Massimo D'Alema è andato giù duro con il leader del Pdl e tutti hanno capito che il problema è il dopo. E il modello di riforma istituzionale. Sull'ultimo numero di Italianieuropei, la rivista di D'Alema e Amato, una nutrita schiera di costituzionalisti sono scesi in campo per chiedere un "sistema flessibile", non rigidamente bipartitico, più idoneo a rappresentare l'attuale dinamica quadripolare. È il rilancio di quella sfida, cominciata con la riforma "tedesca". Una sfida che ora ha un contenuto più impegnativo. La rottura tra Casini e Berlusconi offre infatti al Pd la possibilità di un rapporto anche politico con l'Udc. I risultati elettorali scioglieranno molti nodi. Ma il patto Berlusconi-Veltroni ha comunque forti controindicazioni. Infatti se il Cavaliere vincerà pienamente, conquistando la maggioranza alla Camera come in Senato, detterà a tutti le sue condizioni e il piano B resterà nel cassetto. Se invece il Pdl dovesse mancare la vittoria, o anche soltanto la maggioranza a Palazzo Madama, allora sarà piuttosto improbabile che Veltroni stipuli un accordo esclusivo con Berlusconi. Non solo per le opposizioni interne al Pd. Ma soprattutto perché l'artefice primo del risultato sarebbe Casini. È stata la sua "coraggiosa" scelta (parole di Veltroni) a riaprire la partita del 13 e 14 aprile. E come potrebbe il Pd, all'indomani di un voto penalizzante per Berlusconi, correre in suo soccorso voltando le spalle a chi ha difeso l'autonomia del centro da un'egemonia che appariva inesorabile? La filosofa Claudia Mancina ha scritto che le prossime elezioni decideranno una partita ormai decennale tra Veltroni e D'Alema. Il Veltroni bipolarista che sogna una forza autonoma e autosufficiente di centrosinistra. Il D'Alema berlingueriano che cerca di allargare le alleanze al centro. Ma non sarà tanto la cifra del Pd a determinare l'esito della partita, quanto il risultato dell'Udc. Se il centro autonomo dimostrerà consistenza e stabilità, il Pd non potrà che tenerne conto nelle sue strategie future. Lo farà lo stesso Veltroni.

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IL VOTO. ELEZIONI ILLEGALI, IO NON ANDRò A VOTARE DICE GRILLO. BERLUSCONI E V (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il voto. "Elezioni illegali, io non andrò a votare" dice Grillo. "Berlusconi e Veltroni diversi solo nel colore dei capelli".

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È UNA CITTà ABBANDONATA SERVE UN EROE DA VIETNAM (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"È una città abbandonata serve un eroe da Vietnam" SALVO SAPIO "Napoli è una città senza sindaco e la Campania una regione senza presidente". Edward Luttwak ha parole dure come pietre e concetti estremi. L'economista statunitense ha scelto la pizza di "Port'Alba" per iniziare il suo viaggio a Napoli e, intorno al tavolo, sceglie di dettare agli amici le sue impressioni. "Che bello essere qui - esclama affondando la forchetta nella sua margherita - mi piace sempre tornare in questa città". In missione per conto del governo Usa? "Sono qui in visita privata ai miei tanti amici napoletani. Se fossi qui in veste ufficiale mi sarebbe piaciuto avere un plotone d'esecuzione. Fucili spianati contro coloro che violano le regole del traffico". Lo sa che il sindaco di Napoli ha poteri speciali in materia di traffico? "Quale sindaco? Io sono stato varie volte qui e posso dire che in questa città non c'è alcun sindaco. Forse c'è qualcuno che occupa l'ufficio del sindaco, riceve il salario del sindaco ma è nessuno lavora per rendere la città efficiente". Ha proposte? "Qualche millennio fa, poco distante da qui, c'era una città modernissima. Pompei aveva regole ferree anche per il traffico e per chi le violava c'era la crocifissione. Siccome è poco piacevole esteticamente io ho pensato alla fucilazione per chi viola le regole e chi lo consente". Una città da bocciare? "Niente affatto. Io vengo a Napoli ogni volta che mi è possibile. Io preferisco essere derubato mille volte a Napoli che onorato a Milano". Inevitabile essere derubato? "È una città disordinata, abbandonata, allo stremo. Ma bellissima. È inutile sottolineare quanto sia bella. Chiunque viene a Napoli perché l'ama si ricorda del breve periodo, dopo il G7, quando non c'è stato solo un cambiamento cosmetico ma un diverso atteggiamento da parte della gente. La cosa interessante di quell'evento è che ha dimostrato che basta mettere forze dell'ordine in strada. Il cittadino napoletano è cinico ma non tanto da non sollevarsi dal disordine se può farlo. Quando ai napoletani è stata data la possibilità di rialzarsi l'hanno fatto con dignità, quando gli è stato chiesto di rispettare le regole sembravano tutti degli svedesi". Come si ritrova la dignità nei giorni dell'emergenza rifiuti? "Fare dei rifiuti un'emergenza è la prova scientifica del fatto che non ci sono nè il presidente della Regione nè il sindaco. Per risolvere questo problema si dovrebbero adottare provvedimenti elementari così come si fa in ogni parte del mondo. In altre città come Treviso ci si preoccupa della qualità dei servizi non dell'assenza degli stessi. Se a Treviso ci fosse un minimo problema di rifiuti i cittadini impiccherebbero il sindaco nel giardino del municipio". Fucilazione, crocifissione, adesso impiccaggione. Non è troppo duro? "Napoli è piena di gente che è capace di vivere a livello globale. Il prefetto, ad esempio, conosce perfettamente lo stato dell'arte del suo mestiere a livello internazionale. Quando abbiamo parlato di Mexico City il prefetto conosceva benissimo la strategia di intervento scelta per quella città". Quale "Si è scelto di adottare la "broken windows theory". Curare la città partendo dal riparare anche una semplice finestra rotta. Applicare orme di cultura civica, come a Napoli è stato fatto solo nelle settimane del G7. Qui non è durato perché i politici di Napoli hanno preferito il cinismo al governo". Cosa dovrebbe fare un sindaco? "Cose semplici. Far lavorare i vigili che, magari, si appellano ai sindacati per non presidiare le preferenziali. Servono le telecamere se non per prendere i criminali ma almeno per controllare i vigili. Eppure ci sono tanti giovani che vorrebbero impegnarsi". Lei dice che a Napoli ci sono giovani di valore, gente che pensa globale. Chi è che impedisce alla città di crescere? "I politici sono ignoranti, non sanno pensare globale, non sanno niente, non si interessano del governo". Malafede o incapacità? "Coscienza di essere sempre impuniti. Se io fossi sindaco di Napoli sarei peggio di qualsiasi governante al mondo perché saprei che, anche facendo danni, resterei al mio posto". Perché gli Usa non investono più a Napoli? "Ci sono luoghi che non hanno l'uno per cento di quanto ha Napoli ma, pure, hanno alberghi e piattaforme amministrative che consentono agli stranieri di venire e restare". E i turisti? "Mancano le grandi strutture d'accoglienza che sono presenti in tutto il mondo. A Napoli si consente di installare sculture e neon come quelli in piazza del Plebiscito. Spero l'abbia pagati di tasca sua il presidente della Regione e non l'abbia fatti pagare ai contribuenti". Tra poche settimane si vota in Italia. "Berlusconi è amico degli Usa, un ottimo alleato. Il quinto punto del programma di Veltroni è rafforzare rapporti con gli Usa. Nemmeno gli ex comunisti sono più un pericolo, D'Alema è stato un buon alleato". E tra McCain, Hillary Clinton ed Obama chi potrebbe essere un buon sindaco di Napoli? "La parte sana di Napoli dovrebbe votare per McCain. È stato un eroe del Vietnam".

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GRILLO CONTRO TUTTI: NAPOLI DEVE RIBELLARSI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Grillo contro tutti: Napoli deve ribellarsi PAOLA PEREZ Un sacchetto nero tra le mani della statua di Dante fa da bandiera al "Giorno del rifiuto". In piazza ventimila giovani, Beppe Grillo lancia la sfida: Napoli deve ribellarsi all'oltraggio della spazzatura, rifiutarsi di contribuire alla costruzione dell'inceneritore, staccarsi da Roma e da un'Italia del nord che cerca di avvelenarla così come il Kosovo si è reso indipendente dalla Serbia. L'emergenza immondizia, dice il comico genovese, è un grande bluff: "L'hanno costruita a tavolino i politici, le banche e le imprese per spartirsi i miliardi del Cip6, il contributo del sette per cento sulla bolletta Enel destinato alla realizzazione del termovalorizzatore. Non dovete pagare quella quota. E se vi manderanno un sollecito per il versamento, rispondete per iscritto che non volete fare ammalare i vostri figli". È l'avvio di una campagna elettorale che agita subito il vessillo del non voto, "scelta di cui vado orgoglioso", precisa il comico genovese. Poi ne spiega le ragioni: "Sono elezioni illegali. Siamo chiamati a scegliere tra due schieramenti che hanno lo stesso programma. Berlusconi e Veltroni dicono sì all'inceneritore; io dico no". Ma chi si aspetta l'annuncio di una discesa in campo resta deluso. "Non mi candido - dice Grillo - il mio progetto si realizzerà in quattro o cinque anni, con le liste civiche formate dai ragazzi del blog. Prima le comunali, poi le regionali, poi il Parlamento. Sarà un processo trasparente, curriculum e proposte si potranno leggere in Rete. E un po' alla volta la nuova classe dirigente butterà fuori quella vecchia". Anti-politica? "È una parola che non significa niente - replica Grillo - preferisco definirmi anti-politici". E non risparmia nessuno. Attacca Prodi perché non ha rimosso gli amministratori locali, Bassolino perché l'immagine della Campania è in pezzi, la Iervolino perché non ha preso provvedimenti a tutela della salute dei cittadini, Berlusconi per la riforma della legge elettorale, Casini per l'ipotesi di federalismo nucleare. Ma l'affondo più deciso è diretto a Veronesi, "sponsor del cancro perché si fa sostenere da un'azienda francese che costruisce inceneritori. De Mita non viene candidato nel Pd perché è vecchio, mentre lui che ha tre anni di più finisce in lista". Sul banco degli imputati un posto d'onore viene riservato ai giornalisti, "linoleum dei politici e degli imprenditori, pronti a nascondere la verità". Poi la lettura di una nota appena ricevuta dal magistrato Luigi De Magistris, che a proposito delle indagini su temi ambientali denuncia "minacce e intimidazioni". Parole di fuoco e musica: tra gli artisti che si danno il cambio sul palco Baccini, Povia, Gragnaniello e Edoardo Bennato, protagonista di un duetto con Grillo. In chiusura l'intervento di Franca Rame. Il "Monnezza-Day" si incrocia con il grido d'allarme della Procura regionale presso la Corte dei Conti, che nella relazione annuale ha definito l'emergenza rifiuti "un'autentica tragedia per la finanza pubblica". Dieci milioni di euro l'anno, per un totale di 140 milioni in 14 anni di crisi, il danno d'immagine per Napoli e per la Campania quantificato dai magistrati contabili coordinati da Antonio Martucci di Scarfizzi. Mentre in un'aula del Palazzo di Giustizia, dove è in corso l'udienza preliminare davanti al gup Piscopo per presunte irregolarità nella gestione del ciclo di smaltimento, si leva la voce del difensore di Bassolino avvocato Giuseppe Fusco: "Questo non è un processo ai fatti ma a un fenomeno, a un sistema, che si risolve oggettivamente in un processo politico. L'emergenza va avanti da quattordici anni ed è passata di mano in mano attraverso un infinito giro di atti e di persone. Ma l'attenzione del pm si è fermata solo sul periodo gestito dall'attuale governatore".

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LA MISSIONE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La missione... O se infine, come suggerisce Sabbatucci, verrà ritirato fuori dal cappello il compromesso francese che cerca di salvaguardare l'esistenza di quattro o cinque partiti in lizza, ma obbligandoli a una competizione saldamente bipolare. L'impressione diffusa è che, alla fine, decideranno i numeri: più forti saranno Casini e Bertinotti, più è probabile che il maggioritario ne uscirà indebolito. Se preverranno, invece, nettamente i due partiti maggiori, la morsa sui partiti intermedi tenderà inesorabilmente a stringersi. Questi schemi previsionali riflettono, come è giusto, le esperienze dominanti nelle altre democrazie europee. Nonché le preferenze manifestate - almeno a parole - dai diversi leader politici. C'è però una variabile che andrebbe messa meglio a fuoco nel quadro, e che riflette le peculiarità della nostra vicenda nazionale in questi difficilissimi anni. La variabile personale. Detto nel modo più semplice: con la legge elettorale varata subito dopo Tangentopoli, l'Italia non si sarebbe mai incamminata sulla strada del bipolarismo. Se è successo lo si deve soltanto al ruolo di Silvio Berlusconi. È stato lui - con la propria inventiva e straordinari mezzi finanziari - a creare in pochi mesi un partito capace di aggregare e controllare lo schieramento di centrodestra. Ed è stato grazie a Berlusconi che il centrosinistra si è trovato costretto a rabberciarsi sotto le bandiere di Prodi. Per quindici anni l'unico elemento capace di imporre un po' d'ordine nella bailamme italiana è stato il Cavaliere: plasmando - pro e contro di lui - governo e opposizione. Ora, è arrivato Veltroni. Il sindaco di Roma sta calcando molte orme del suo avversario, con qualche importante novità. Come Berlusconi, anche Veltroni punta gran parte delle sue carte su una abilissima campagna di comunicazione. Non ha dalla sua la proprietà di tre reti televisive, ma sta mostrando la professionalità di chi ha frequentato da sempre, e con profitto, l'entourage mediatico. Quanto al controllo che Veltroni oggi esercita sulle leve del proprio partito, è forse esagerato parlare - come ha fatto De Mita - del PD come un partito personale. Il modello che Veltroni riprende molto da vicino è quello con cui Tony Blair riuscì a rifondare il Labour: un mix di decisionismo e carisma. E il monopolio dell'immagine. Per riuscire nell'impresa di fondere personalità e partito, Veltroni è ricorso alle primarie. Una scorciatoia che è bastata a fargli prendere il largo in tempo per le elezioni, ma che lascia ancora gran parte del PD in uno stato confusionale. A maggior ragione le sorti future del partito democratico dipenderanno dai voti che il suo leader riuscirà a portare a casa. E dal modo in cui verranno contati. Il precedente di Francesco Rutelli, alle elezioni del 2001, insegna che una sconfitta clamorosa fu presentata come una straordinaria rimonta. Veltroni sta da giorni insistendo sul fatto che ha recuperato buona parte della distanza da Berlusconi. Si tratta di una distanza virtuale, misurata a colpi di sondaggi. Ma il leader del PD è già riuscito a alimentare un alone di speranza in questa "mission impossibile". Se vincerà, sarà una apoteosi. Ma anche se dovesse perdere, si dirà che ha salvato il salvabile. La via italiana, per il momento, non prevede alternative: nel caos in cui ci ritroviamo, un leader forte è l'unico appiglio per non fare andare a fondo il sistema. E col Cavaliere che invecchia, c'è urgente bisogno di un ricambio. Mauro Calise.

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Iceberg (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ICEBERG BRUNO MANFELLOTTO Ossessione fiscale Anche questa volta sarà l'economia il cuore della campagna elettorale. Quella di Walter Veltroni è già cominciata, e a passo di carica. Quella di Silvio Berlusconi ancora no, per scelta tattica e strategica, quasi volesse aspettare che il suo competitor esaurisca le cartucce, o che inciampi su qualche inatteso accidente. Su una cosa, però, tutti e due sembrano d'accordo: entrambi si impegneranno ad abbassare la pressione fiscale. È una gran bella notizia, e non solo per noi contribuenti: per l'economia in generale. Per Berlusconi non è una novità, visto che dal 1994 al 2006 tutte le sue campagne elettorali sono state all'insegna dello slogan "meno tasse per tutti" (poi è andato al governo ma la più importante delle riforme annunciate, la riduzione a due sole aliquote fiscali, 23 e 33 per cento, non è riuscito a farla); per Veltroni è una parola d'ordine che non poteva lasciare all'avversario. Tutti e due, inoltre, scottati da illustri precedenti, si guardano bene dal lasciarsi andare a promesse che possano comportare un aumento della spesa pubblica. E questa è un'altra buona notizia, perché il grande nemico della crescita è proprio il micidiale mix tra eccessiva pressione fiscale ed elevato costo del debito. Certo, le cose non bisogna solo annunciarle, ma farle. Né bastano - se l'obiettivo è rilanciare l'economia, non solo cercare di vincere una tornata elettorale - piccoli ritocchi di facciata, ma interventi molto decisi. E allora, com'è ovvio, le cose diventano difficili, specie in un sistema come quello italiano a forte componente pubblica. Perché l'impresa più ardua è alleggerire la pressione fiscale senza tagliare servizi essenziali - istruzione e sanità in primis - né ricorrendo a drastici ridimensionamenti dell'occupazione nella pubblica amministrazione. Per quanto riguarda il contenimento della spesa pubblica, un precedente virtuoso in realtà c'è, e risale alle esperienze Amato e Ciampi (e subito dopo Prodi) che consentirono all'Italia di tagliare il traguardo dell'ingresso in Europa e della moneta unica. Per Amato decisivo fu il ricorso alle privatizzazioni (ma oggi c'è ben poco ancora da vendere). Per Ciampi, invece, l'obiettivo fondamentale fu il rispetto del tasso di inflazione programmata, cui vincolare l'aumento massimo della spesa pubblica, e lo strumento per raggiungerlo la concertazione sindacale. Questo, oggi come allora, non significa ridurre, ma congelare la spesa pubblica. Se poi si ha la fortuna che economia reale e ricchezza nazionale crescono più dell'inflazione programmata, ecco che si creano margini importanti per l'abbattimento del debito e per la riduzione della pressione fiscale. Ma è proprio qui uno dei problemi di fondo: come rilanciare l'economia? Come spezzare un destino economico che volge al declino? Su questo, per ora, sia Berlusconi che Veltroni tacciono, tutti presi cone sono dall'ossessione fiscale. Ma se non si sbrigano la stagnazione dell'economia e la spesa in crescita finiranno per mangiare quel poco o tanto di tesoretto che ancora c'è in cassa. E a quel punto non ci sarà più nulla da redistribuire, né alle famiglie né alle imprese.

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SICILIA, ACCORDO CON BERLUSCONI CORRE LOMBARDO (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sicilia, accordo con Berlusconi corre Lombardo Accordo Berlusconi-Lombardo, leader del Movimento autonomista in Sicilia: la sua lista sarà apparentata con il Pdl nel Centro-Sud e Lombardo candidato alla presidenza della Sicilia. Intanto, tramontano le larghe intese proposte da Berlusconi ("in caso di pari") e respinte da Veltroni ("è tardi"). BARTOLI, FRANZESE, MILANESIO PAPPALARDO ALLE PAGINE 4, 5.

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LA MISSIONE DEI LEADER FORTI (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La missione dei leader forti Mauro Calise Per due mesi le sole scommesse saranno su chi vince e chi perde. E per cercare di azzeccare si scruteranno i sondaggi. Poi, contati i voti, si riaprirà il dibattito su quale prospettiva sia uscita rafforzata dalle urne, che tipo di sistema partitico si stia delineando, anche in vista del referendum che tornerà a bussare alle porte. Se - come su queste colonne propendono a credere Gualtieri e Lippolis - ci sarà spazio per il modello tedesco, salvaguardando, col proporzionale, le forze di grandezza intermedia come Udc e Cosa rossa. Oppure se prevarrà la soluzione che privilegia il bipartitismo (caldeggiato da Orsina e Campi) su cui puntano Berlusconi e Veltroni. SEGUE A PAGINA 10.

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CLAUDIO COLUZZI CLEMENTE MASTELLA ALL'ATTACCO. PARLA AI SUOI CHE AFFOLLANO LA SALETTA DELL&# (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CLAUDIO COLUZZI Clemente Mastella all'attacco. Parla ai suoi che affollano la saletta dell'Hotel Vanvitelli a Caserta: "Siamo nella provincia - accusa - che ha destabilizzato l'Italia e producendo il più grosso errore giudiziario di cui noi siamo vittime". Non si rassegna. Proprio da qui intende rilanciare la campagna elettorale. Al suo fianco ci sono i fedelissimi, la moglie Sandra Lonardo, il segretario regionale del Campanile Antonio Fantini, il consigliere regionale Angelo Brancaccio, il sindaco di Castelvolturno Francesco Nuzzo. E ora cosa fa l'Udeur, corre da solo o no? "Noi daremo battaglia in tutta Italia, ma soprattutto in Campania. Presenteremo liste ovunque ma in Campania saremo determinanti, la nostra sarà la lista per la Rinascita della Campania. Per me il governo regionale è finito. Può cadere in qualsiasi momento e in ogni caso durerà al massimo un anno. Allora potremo vedere anche Mastella candidato a governatore della Campania". Insomma siete pronti alla crisi in Campania? "Per adesso la mia è un'analisi. In questo momento la Campania è allo stremo. Secondo me non ci sono più le condizioni perché la giunta Bassolino vada avanti, specie dopo l'uscita dal Pd di De Mita. Il centrosinistra, che era partito tre anni fa, oggi non c'è più. L'attuale centrosinistra è l'ectoplasma di quello di allora, e non tanto perché noi siamo alla finestra ma perché tanti altri ormai non ne condividono più le scelte. E poi, il fatto che i partiti di sinistra si presentano divisi a livello nazionale mentre restano alleati in Campania vuol dire che sono legati solo a logiche di potere. Sì, secondo me bisogna andare a votare anche qui". Ma l'Udeur perde pezzi e sembra che nessuno vi accolga. "È un momento difficile ma noi non ci piangiamo addosso. In questa campagna elettorale possiamo raggiungere l'8 per cento ed essere determinanti in Campania e Sicilia. Lo sfascio dei rifiuti in Campania porterà a crescere l'astensionismo e noi siamo rimasti soli a difendere il Mezzogiorno e la Campania. Raggiungere quella percentuale non è perciò impossibile. A Berlusconi dico che la sua vittoria non è assolutamente garantita. Sono sicuro che la realtà è molto diversa e credo che i sondaggi ormai cominciano a preoccupare anche il Cavaliere. Come la volta scorsa può accadere di tutto. Le cose saranno molto più chiare quando saranno state presentate le liste elettorali". Nonostante tutto, i piccoli partiti contano ancora? "Il modello che si afferma è quello spagnolo, con un grande rassemblement a livello nazionale, e poi situazioni regionali come la Catalogna, la Canarie o i Paesi Baschi. La stessa cosa può accadere da noi in Sicilia e in Campania. In Senato, come dimostra la proposta di Berlusconi per una larga intesa, c'è affanno, e il risultato del Senato può fare la differenza. Noi giocheremo quindi per una partita nazionale". E il centro, i rapporti con Udc e Rosa Bianca? "In Campania Udc e Rosa Bianca non arrivano all'8% neanche con l'aiuto di De Mita, insieme invece diventiamo una forza dirompente. Vedo che Tabacci esclude anche Casini, spero che questi modi di procedere non siano definitivi. Se lo sono ne prenderemo atto. Spero che non ci siano due o tre centri. Daremo la nostra collaborazione se ne resta uno solo. Se vorranno escluderci noi saremo comunque in campo. E non so chi alla fine potrà farcela al Senato". Un punto centrale del suo programma? "Dobbiamo far capire che la Campania non è morta. Si può dire non è morta senza incorrere in problemi? Il nostro impegno è per la rinascita politica di questa regione, ma anche dal punto di vista delle garanzie. Quello che è accaduto a me è incredibile, nessuno è mai stato oggetto di decine di migliaia di intercettazioni come me. Non ho mai avuto alcun problema con la giustizia in decenni di attività politica, vorrei sapere come mai da un anno a questa parte mi capita di tutto. Ma questi fatti non devono più accadere, agli altri, non solo a me. Su questo c'è una battaglia da fare". Una battaglia difficile per il Campanile in queste condizioni. "Ma almeno siamo rimasti noi stessi in un momento in cui si vota con una legge che tutti condannavano e ora nessuno critica. Una campagna elettorale fatta di mistificazioni e che io, invece, farò toccando a uno ad uno i 500 Comuni della Campania. Altro che Veltroni che si fa portare in aereo davanti al pullman e percorre gli ultimi due chilometri in bus per gettare fumo negli occhi agli elettori". Berlusconi ha più volte detto di esserle riconoscente? "Se io dovessi far conto su tutti coloro che nell'arco della mia carriera politica mi hanno assicurato riconoscenza, sarei oggi più ricco del Cavaliere".

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