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Perché
serve la rupture veltroniana ( da "EUROPA.it"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: la vasta operazione di rinnovamento di Veltroni sta toccando tutti i nodi vitali del Partito democratico: le alleanze, i programmi, la classe dirigente. Consapevole di non poter perdere tempo, di doversi giocare l'intera partita in poche settimane, Veltroni detta il ritmo e l'agenda politica di questa campagna elettorale mettendo in affanno Berlusconi.
L'Italia
è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati
( da "EUROPA.it"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni accusa Berlusconi di aver bloccato le misure per alzare subito gli stipendi L'Italia è ferma, l'in azione corre più di tutti i candidati Sta per partire una campagna elettorale in piena emergenza economica Carrelli semivuoti e massaie alla spasmodica caccia dell'offerta di turno.
La
fede non è un'ideologia ( da "EUROPA.it"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: preferirebbero lasciare al palo Berlusconi e scommettere su Veltroni. Questa, forse, è la stessa chiave di lettura per la distonia che viene osservata, e anche enfatizzata, dagli altri media ogniqualvolta i due organi di stampa più importanti del nostro paese, l'episcopale Avvenire e il vaticano Osservatore romano, sembrano confliggere nelle loro analisi politiche.
Berlusconi
lo fa di nuovo, evita e impedisce i duelli tv
( da "EUROPA.it"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Silvio Berlusconi, ospite di a Matrix, fugge dal possibile confronto tv con il suo sfidante Walter Veltroni che invece aveva fatto capire di essere disponibile nel caso. "Sarebbero necessari 64 incontri, troppi ", osserva l'ex presidente del consiglio.
Walter
fa i botti, Marco fa un passo ( da "EUROPA.it"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o un paio di cartucce, molto rumorose. Occupa la scena. Parla e fa parlare, di sé, delle sue proposte e ? in questa fase ? soprattutto dei suoi nomi. In un confronto impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla per due motivi: il programma è quello del 2001,
Un
voto per la Grande Coalizione? No, è tutti contro tutti
( da "Panorama.it"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: intervenendo al comitato politico di Rifondazione Comunista: "Veltroni è stata la causa del fallimento del governo e noi non siamo riusciti a imporre un cambiamento. Non si può governare con Veltroni, ma c'è di peggio anche alla vittoria di Berlusconi e cioè che vengano fatte delle larghe intese con cui fare grandi porcherie".
L'inseguitore
accelera l'inseguito perde colpi - eugenio scalfari
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ma i suoi lineamenti sono già chiari e profilati: Berlusconi conduce nei sondaggi, Veltroni insegue accelerando il recupero. Per la prima volta in questa settimana il recupero dell'inseguitore ha prodotto un regresso nello "share" dell'inseguito. Se i sondaggi rispecchiassero l'effettiva realtà questa novità sarebbe della massima importanza;
Tremonti:
la sinistra ci prova il tesoretto non è mai esistito
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: con il relativismo, con il sincretismo, con il veltronismo. Nei dodici punti di Veltroni c'è tutto tranne l'essenziale. Ci trova il congedo di paternità, il Sud che diventa un hub, l'energia pulita con il sole e con il vento come nel Mulino Bianco, le centrali di sapere, le infocittà, i cento campus ecc.
Larghe
intese, Veltroni dice no Il leader del Pd risponde a Berlusconi: ne parla
adesso perché ha paura di perdere Poi il Cavaliere fa ancora retromarcia. E in
Sicilia scarica Pres ( da "Unita, L'"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Stai consultando l'edizione del Larghe intese, Veltroni dice no Il leader del Pd risponde a Berlusconi: ne parla adesso perché ha paura di perdere Poi il Cavaliere fa ancora retromarcia. E in Sicilia scarica Prestigiacomo per Lombardo "Larghe intese? Le riforme istituzionali si fanno insieme, i governi si fanno separati".
Noi
dettiamo l'agenda il Pdl insegue ( da "Unita, L'"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "L'agenda politica è dettata tutti i giorni dall'iniziativa di Veltroni e del Partito Democratico - ha proseguito Fassino - e il centrodestra appare sfuocato, stantio, immobile e senza una proposta. Inoltre la rottura con l'Udc sta incrinando seriamente il rapporto con il mondo cattolico e sta aprendo crepe in Sicilia".
Le
larghe intese non si faranno Veltroni non concede nulla al Pdl: puntiamo alla
maggioranza. In Emilia in lista Sangalli
( da "Unita,
L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Poi, eccolo là il Berlusconi che si materializza tramite agenzia, quando Veltroni è in pullman e conversa con i giornalisti dopo il comizio a Cesena: "Mai pensato a larghe intese" in caso di pareggio, dice il capo del Pdl nel solito gioco del qui lo dico (del giorno prima) e qui lo nego.
Lombardo
dice sì a Berlusconi Gasparri marcia su Roma
( da "Unita,
L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che Veltroni ha chiuso: "È tardi". Sarà perché si sentiva ospite di se stesso su una rete Mediaset, che il cavaliere non ha posto attenzione alla puntuale domanda di Mentana sulla possibilità di un pareggio. Un'illusione ottica, per il Gatto Silvestro di Arcore che si è visto sfilare in un battibaleno l'uccellino Titti,
Candidature
Troppe deroghe creano confusione Cara Unità, il Partito Democratico ha
( da "Unita,
L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Vincenzo Cassibba, Ivrea Veltroni mi ha convinto Ora programma alternativo alla destra Cara Unità, ho deciso di votare per il PD dopo aver votato sempre a sinistra. Questo perché Veltroni mi ha fatto ricaricare le mie batterie da tempo scariche per le continue scissioni.
Per
un partito radicato ma aperto alla società
( da "Unita,
L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il partito democratico e il suo segretario Walter Veltroni hanno imboccato la strada della comunicazione politica dell'epoca post-mediatica e di quella che viene chiamata l'ipermodernità, vale a dire l'intreccio tra la velocità e la scansione dell'informazione e la molteplicità delle contraddizioni di un secolo tutt'altro che lineare e pacificato.
Alemanno
o gasparri? il rebus del pdl - gabriele isman
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "E cosa ha fatto Veltroni per permettere a Bendetto XVI, il più grande teologo di questo e del passato secolo di visitare la Sapienza?". Il Pdl racconta "la Roma egoista, diseguale, fatta per pochi" come dice Giro. Poi arriva Berlusconi e detta la linea. "Questa Carta per Roma la condivido.
Grillo
insulta Veronesi È uno sponsor del cancro quando dice che un inceneritore produce
emissioni zero ( da "Unita, L'"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, Berlusconi, Iervolino e Bassolino. Avete scritto sui pomodori Made in China per esportarli, avete i rifiuti del nord mentre il Veneto fa pubblicità per dire di non andare in Campania ai tedeschi". "Chiedo scusa anche per Prodi che ha reintrodotto il Cip6 - ha detto ancora l'artista genovese - nel 1992 fecero una legge straordinaria per devolvere il 7 per cento della bolletta
Voglia
di elezioni anche per la regione - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Pagina IX - Napoli La polemica Voglia di elezioni anche per la Regione ROBERTO FUCCILLO "non capisco come mai Veltroni non abbia già obbligato alle dimissioni Bassolino". Picchia duro Berlusconi. SEGUE A PAGINA III.
Grillo,
sfida globale "mandate tutti a casa"
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il comico accusa Berlusconi, Veltroni, Iervolino, Bassolino: "Devono aver paura di noi, li cacceremo grazie alla rete". Ribadisce che per lui le elezioni politiche sono illegittime: "Non voto". Punta l'indice contro inceneritori, banche, imprese, giornalisti.
"subito
al voto anche in campania" - dario del porto
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Mi sembra che Veltroni abbia fatto delle scelte positive e la stessa cosa sta accadendo per il centrodestra. Ci si sta avviando verso la costituzione di due blocchi e dunque verso un vero bipolarismo. Questo è positivo, così come giudico un segno di responsabilità l'apertura di Berlusconi verso un governo di larghe intese nel caso di pareggio al Senato"
L'urlo
di grillo: munnezza globale - conchita sannino
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, Berlusconi" L'urlo di Grillo: munnezza globale Attacco a politici, imprese, banche: "Napoletani, ribellatevi" "No agli inceneritori, sì al riciclo. Se falliscono anche De Gennaro e Ganapini è finita" "Le prossime elezioni sono illegittime, orgoglioso di non andare a votare" CONCHITA SANNINO Dalla torre scaraventa tutti,
Berlusconi
gioca la carta spazzatura "veltroni faccia dimettere bassolino" -
roberto fuccillo ( da "Repubblica, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ipotesi elezioni dopo le politiche Berlusconi gioca la carta spazzatura "Veltroni faccia dimettere Bassolino" ROBERTO FUCCILLO (segue dalla prima di cronaca) La spazzatura campana continua a essere il miglior argomento elettorale per il centrodestra. Eppure la domanda provocatoria del Cavaliere qualche risposta ce l'ha già.
Se
la furbizia resta il vizio degli italiani - michele mirabella
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Nel frattempo, Berlusconi manda a dire a Veltroni che la grande coalizione si può fare se nessuno stravince. I più informati dicono che lo ha detto per far dispetto a Fini che ha appena scaricato la Destra di Storace: meglio passare alla cassa in due e spartire che arrancare da soli e spuntare un magro bottino.
La
caccia ai "voti del cielo" - filippo ceccarelli
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, Berlusconi, Bagnasco, Giulianone Ferrara: voti che ora come agli albori della Repubblica "vivono nel limbo di una terra di nessuno - come scrive Franco - volatili, volubili, percorrono strade misteriose, si dividono fra astensionismo e trasformismo, pattinano lungo tutto l'arco delle nuove ideologie".
Attention,
attention meno english, please - gianni mura
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Ha voglia a parlare Berlusconi, ha voglia Veltroni, ma una nazione che usa election day è senza speranze. E lo usa, lo dice riempiendosene la bocca, come fosse una new entry, un must, un cult, un top. Così mi è venuta la febbre del sabato pomeriggio e mi sono messo a controllare l'invasione e insieme il livello di guardia.
Da
cavour all'inciucio il fantasma-governissimo entra nel terzo millennio -
filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: mette le mani avanti Berlusconi. Veltroni risponde no e a questo punto il Cavaliere, che in verità le aveva già proposte dopo le ultime elezioni, si sdegna, e dice che vincerà. Insomma si prende tempo, e insieme lo si perde. Nel frattempo la fantasticheria "larghista" riprende il suo lungo cammino nell'immaginario politico italiano.
Spunta
gasparri nella gara anti-rutelli "solo se il cavaliere blocca
storace" - francesco bei ( da "Repubblica, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: L'ex ministro delle Comunicazioni di Berlusconi al momento è in pole position, per varie ragioni. La prima è che Alemanno non vorrebbe caricarsi sulle spalle un'altra sconfitta, dopo quella del 2006 contro Veltroni (oltretutto allora non c'era a destra uno sfidante come Storace a togliere voti).
Sicilia,
berlusconi recupera lombardo - emanuele lauria massimo lorello
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Un accordo che consente a Berlusconi di affrontare la sfida isolana, ma anche la partita con Veltroni, con meno patemi. Anche perché nell'alleanza stretta ieri, almeno per le Regionali, c'è anche l'Udc del potente ex governatore Totò Cuffaro, condannato in primo grado a cinque anni per aver favorito singoli mafiosi.
Larghe
intese, dietrofront di berlusconi - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: dietrofront di Berlusconi Fini: praticabilità zero. E Veltroni: il Cavaliere non è più sicuro di vincere Contraria anche la Lega. Il leader del Pdl: avremo una larga maggioranza e governeremo GIANLUCA LUZI ROMA - "Altro che larghe intese. Noi siamo qui per vincere con una larga maggioranza ed avere il diritto e il dovere di governare".
<Casini
vuole il duello tv? Benissimo>
( da "Corriere
della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il 3 marzo ho Casini-Bertinotti, il 4 Veltroni, il 5 Berlusconi, il 6 gli altri candidati. Poi sono libero". Da Mediaset Enrico Mentana si è già fatto sotto: "Ho chiamato il portavoce di Casini, quando vogliono a Matrix siamo pronti". G.Ca.
Il
Cavaliere: io laureato, Walter ha il diploma
( da "Corriere
della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: mai al governo insieme Berlusconi: abbiamo 10-12 punti di vantaggio. Il segretario dei democratici: al Senato un terno al lotto ROMA - "Signora, Veltroni ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110, si rivolga a lui".
Lo
sfogo di D'Elia: chiederò la grazia a sua maestà il segretario pd
( da "Corriere
della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Sulla sua ricandidatura Veltroni ha messo il veto, così come su Pannella. D'Elia, ex di "Prima linea", ha scontato 12 anni di carcere per concorso in omicidio. Alto, magro ed eloquente, ha detto: "Mi è stato chiesto un passo indietro, io ne faccio uno a lato, per non essere colpito da un ariete".
Veltroni
apre al centro <Tutti i voti sono utili>
( da "Corriere
della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: REDAZIONALE Veltroni apre al centro "Tutti i voti sono utili" Candida Sangalli (artigiani): Pd con operai e imprenditori Il leader: "Serve una sintesi tra cattolici e radicali". Binetti: "Vedrei bene candidati come la Bignardi e Riccardi" DAL NOSTRO INVIATO RIMINI - "Fatemelo vedere, fatemelo toccare, voglio un autografo".
Verso
le urne La sfida ( da "Corriere della Sera"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: tentativi di accordo bipartisan Le proposte Dopo il voto del 2006 Berlusconi lancia l'idea di una Grande coalizione, Prodi la boccia. A novembre 2007 sia Gianni Letta che Veltroni (foto) chiedono larghe intese sulle riforme; il leader del Pd incontra i capi dell'opposizione ma non c'è accordo. A febbraio, durante le consultazioni al Colle, Vetroni rilancia: "Perché non la facciamo ora,
Casini
e gli altri al 7% L'Udc piace ai ragazzi
( da "Corriere
della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: anche il voto per Veltroni. E, ancora una volta, una percentuale di poco inferiore (44%) afferma di essere, al tempo stesso, tentata dall'opzione per Berlusconi. In definitiva, il centro costituisce, al solito, un territorio dalle grandi potenzialità politiche, in grado di sottrarre voti sia a destra, sia a sinistra, ma,
Campidoglio,
sfida a Rutelli il Pdl pensa a Gasparri
( da "Corriere
della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è seduto in prima fila mentre parla Berlusconi. "è vero: le sue parole assomigliano alla descrizione sia mia che di Gasparri - ammette Alemanno - ma io ho già dato...", ricordando di avere sfidato Veltroni nel 2006 per la stessa poltrona. Berlusconi ironizza con gli avversari del Pd: "Quello che accade in Italia accadrà anche a Roma: stiamo assistendo a un giro di Walter.
<Monnezza
day> Show di Grillo in piazza ( da "Corriere della Sera"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: 2008-02-24 num: - pag: 19 categoria: BREVI "Monnezza day" Show di Grillo in piazza Beppe Grillo contro tutti al "monnezza day", giornata di protesta contro l'emergenza rifiuti in Campania: "Chiedo scusa a tutta la Regione - ha detto il comico genovese a Napoli -, scusa per Veltroni, Berlusconi, Iervolino e Bassolino...".
Durante
la presentazione della "Carta per Roma", Silvio Berlusconi ha tratto
spunto da un ( da "Messaggero, Il"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che aveva interrotto l'intervento del Cavaliere, per punzecchiare l'ex sindaco della Capitale: "Lei vuole fare l'attrice? Allora di deve far assumere da Veltroni - ha scherzato Berlusconi - È lui che ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110. E poi non posso più telefonare a Saccà...".
Gianni
Alemanno, 50 anni il prossimo marzo, è nato a Bari. Attuale deputato e
presidente della ( da "Messaggero, Il"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Federazione romana di An, è stato dal 2001 al 2006 ministro delle Politiche agricole nel governo Berlusconi ed esponente di spicco della Destra sociale. Nel 2006 è stato candidato sindaco della Cdl, perdendo contro Walter Veltroni.
Di
FABIO ROSSI Gianni Alemanno o Maurizio Gasparri. Non è ancora il ballottaggio
vero, q ( da "Messaggero, Il"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: ha detto Berlusconi alla presentazione del documento - Volevo anche usarla in campagna elettorale ma non lo farò: continuerò con il fair play con Walter Veltroni, ma voi dovete raccontare a tutti i mali di Roma". E Michele Baldi, capogruppo di Forza Italia in Campidoglio, annuncia: "Non mi candiderò in Comune dopo undici anni di Consiglio comunale"
Anti-Rutelli,
è l'ora di Gasparri ( da "Corriere della Sera"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Oggi la festa con Veltroni al Palalottomatica Anti-Rutelli, è l'ora di Gasparri Derby con Alemanno, ma l'ex ministro delle Poste è favorito dai sondaggi Adesso, il nome più accreditato per la sfida a Rutelli è quello di Maurizio Gasparri. "Sarà un personaggio con tanto cuore, con esperienza politica e con una profonda conoscenza dei problemi di Roma:
Berlusconi
fa l'identikit e spunta Gasparri ( da "Corriere della Sera"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi ironizza: "A Roma stiamo assistendo a un giro di Walter (Veltroni ndr): lui prima era vice di Prodi e Francesco (Rutelli ndr) stava al Campidoglio, poi Francesco ha fatto il vice di Prodi e Walter era al Comune. Ora di nuovo il contrario, ma sono sempre gli stessi due che tentano di far dimenticare Prodi.
Telecom
e la Borsa La sfida di Bernabè ( da "Corriere della Sera"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il che sembra troppo tanto per Berlusconi quanto per Veltroni. Il nodo è il futuro. Che non è chiaro nemmeno dopo l'addio della Pirelli. Oggi Bernabé non ha alle spalle un padrone solo e determinato come il Tesoro del '92, ma una holding complicata, la Telco, che possiede il 24% di Telecom Italia ed è formata da Telefonica, Generali,
ROMA
- Nate dalle parole di Silvio Berlusconi davanti alle telecamere di
"Matrix", ( da "Messaggero, Il"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: che nelle parole di Berlusconi hanno trovato conferma ai loro sospetti per gli scenari del dopo 13 aprile. Quando già Veltroni, da Cesena, osservava che se il leader del Pdl "parla di pareggio, allora non è più sicuro di vincere" e che, comunque, le larghe intese "avrebbe dovuto farle prima quando il Pd e Marini le proponevano per cambiare la legge elettorale"
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il tramonto delle larghe intese Berlusconi a Matrix aveva aperto la possibilità di larghe intese tra le forze politiche, in caso di pareggio alle elezioni. La replica di Veltroni: "è stato un errore non farle prima". Il Cavaliere rilancia: "Corriamo per vincere". Sicilia: Lombardo candidato per il Pdl Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'autonomia,
Larghe
intese, pioggia di no ( da "Messaggero, Il"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni: si dovevano fare prima. Casini: sentinella contro i pateracchi. Pezzotta, appello all'Udc Larghe intese, pioggia di no Berlusconi, trovato l'accordo con Lombardo in Sicilia.
ROMA
Si conclude con l'intesa a ora di cena tra Berlusconi e Lombardo, per la
candidatura di q ( da "Messaggero, Il"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: una giornata che ha visto il Cavaliere e anche Walter Veltroni rilanciare la sfida. E smentire chi dava per scontato, stando anche alle loro dichiarazioni di 24 ore prima, che dopo le elezioni ci si avviasse inevitabilmente a un governo di larghe intese vista la legge elettorale che rende possibile il pareggio.
Prodi
ci ha ridotti in mutande Veltroni vuole lasciarci nudi
( da "Padania,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: centrodestra Silvio Berlusconi, o da Umberto Bossi o Gianfranco Fini. No, la certificazione del fallimento del Governo Prodi arriva da uno dei suoi principali sostenitori, Walter Veltroni. Nonostante tutti i tentativi strambi del sindaco di Roma che cerca di far passare per nuovo ciò che nuovo non è, il Partito democratico che lui guida dà a questo esecutivo quasi tutti i ministri,
Prodi
ci ha ridotti in mutande Veltroni vuole lasciarci nudi
( da "Padania,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: centrodestra Silvio Berlusconi, o da Umberto Bossi o Gianfranco Fini. No, la certificazione del fallimento del Governo Prodi arriva da uno dei suoi principali sostenitori, Walter Veltroni. Nonostante tutti i tentativi strambi del sindaco di Roma che cerca di far passare per nuovo ciò che nuovo non è, il Partito democratico che lui guida dà a questo esecutivo quasi tutti i ministri,
Walter
Pinocchio, la rimonta non c è ( da "Padania, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: indiscussa la leadership di Silvio Berlusconi che, se si fosse votato ieri, avrebbe ottenuto il 44 per cento delle preferenze. Dietro di lui Walter Veltroni con il 34,5 per cento dei voti. Seguono Fausto Bertinotti (9,5 per cento), Pier Ferdinando Casini (6,5), Daniela Santanchè (4) e Bruno Tabacci (1,5 per cento).
Bianchi,
la delusione di un comunista ( da "Padania, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il suo collega Diliberto sostiene che tra Veltroni e Berlusconi c è una sorta di accordo segreto che si svelerà solo dopo le elezioni in una sorta di veltrusconi cioè un Governo misto con tanto di spartizione di ministeri. Anche lei è della stessa opinione? "No, non ho la stessa visione.
Nella
sinistra ex alleati ai ferri corti
( da "Padania,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni e Diliberto Nella sinistra ex alleati ai ferri corti Ormai gli ex alleati della sinistra sono giunti al tutti contro tutti: Fausto Bertinotti attacca Walter Veltroni, il candidato premier del Partito democratico risponde per le rime al concorrente della Sinistra Arcobaleno, e infine il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto dice la sua difendendo Bertinotti
Gli
immobiliaristi mollano Pierferdy ( da "Padania, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Governo guidato da Silvio Berlusconi, questa volta non sembrano disposti a seguirlo. Se mai, sono orientati ad azzardare una puntata su Walter Veltroni. Un altra puntata potrebbero farla anche sull appeasement che il candidato premier della sinistra dovrà trovare con Francesco Rutelli, se sarà eletto sindaco di Roma, per il varo e la gestione delle varianti al nuovo piano regolatore,
Maroni:
<Con il Pdl accordo completo sul federalismo>
( da "Padania,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, gli undici punti di Di Pietro, gli emendamenti radicali? Mi pare che di là siano nel caos". Nel centrodestra tutto bene, invece? "L accordo c è, è forte, è stato trovato in Lombardia ed è stato confermato a livello nazionale. È un messaggio importante a tutte le nostre regioni, perchè adottino il modello lombardo sul federalismo fiscale e se noi vinceremo le elezioni metteremo
Mastella
rivela: Walter mi propose un alleanza in chiave anti-centro
( da "Padania,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: un incontro avuto a pranzo quando iniziava a delinearsi il percorso del Pd e si iniziava a parlare di accordo tra Partito democratico e Berlusconi". In quella fase "ci sono stati colloqui sia con Berlusconi sia con Veltroni. Il primo a chiamarmi è stato Veltroni. Con lui si è parlato anche di patto federativo ma, mi disse, a condizione che non dai una mano a costruire il centro ".
Comunisti
e Dc, nuovo compromesso nel nome di Veltroni
( da "Padania,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sono Walter Veltroni, Massimo D Alema, Rosy Bindi, Romano Prodi, &, sono i padroni del nuovo Partito Democratico. Hanno cassato i Bertinotti ed i Diliberto perché contavano poco nulla ai tempi del compromesso storico , e ora tornano utili con il loro allontanamento per dimostrare la novità post comunista di Veltroni e C.
<Governo
con il Pd? Noi avremo una vasta maggioranza>
( da "Padania,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: il leader del Pdl Silvio Berlusconi, smentendo di aver mai adombrato l ipotesi di un sodalizio post-elettorale con il Pd nel caso di un pareggio. Mentre Berlusconi si prepara a governare, sul fronte opposto Walter Veltroni fa notare che forse il Cavaliere non è più tanto sicuro di vincere, che il vantaggio sbandierato dal Pdl si è ridotto e che,
<Il
risanamento economico? Solo una frottola>
( da "Padania,
La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: articolo di Ricolfi nel quale il sociologo criticava la politica del governo Prodi invitando Walter Veltroni e Silvio Berlusconi "a non fornirci una ricostruzione insincera della storia di questa legislatura". Articolo cui ha fatto seguito una "piccata e assai prolissa risposta di Romano Prodi, in cui mi si accusa di scorrettezza, mancanza di scrupoli, faziosità, mistificazione".
Kosovo
indipendente ( da "Padania, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere"
Difendiamo
gli animali ( da "Padania, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere"
Non
abbandoniamo il Centro-Sud ( da "Padania, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere"
Evviva,
non siamo in vendita! ( da "Padania, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono essere le donne a decidere"
Prodi:
<Il riconoscimento ( da "Padania, La"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: quella di Veltroni di eliminare gli alleati più problematici, e non credo neanche che sia controproducente per noi aver mollato i casinisti (da Casini) dell Udc. Pertanto vista la situazione elettorale del momento auspico per la Lega Nord una campagna elettorale incisiva, volta sì a evidenziare le nostre istanze storiche federalismo,
SENTINELLA.
SI DEFINISCE COSì IL LEADER DELL'UDC PIER FERDINANDO CASINI CHE METTE IN GUARD
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: SENTINELLA. Si definisce così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che mette in guardia Veltroni e Berlusconi contro i " pateracchi".
IL
TERREMOTO DELLE ALLEANZE RIMETTE IN GIOCO IL VOTO CATTOLICO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: sfida a Walter Veltroni: i cattolici non sono ospiti in un partito leaderista. Mentre il Pd è alle prese con questi problemi, anche Silvio Berlusconi ieri ha lanciato segnali particolari al mondo cattolico. Nel contestare lo "spostamento a destra" del Pdl, il Cavaliere ha assicurato che il nuovo partito adotterà la carta dei valori del Ppe e ai principi fondamentali ha aggiunto "
SEPARATI.
LE RIFORME ISTITUZIONALI SI FANNO INSIEME MA I GOVERNI SI FANNO SEPARATI : WAL
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: SEPARATI. " Le riforme istituzionali si fanno insieme ma i governi si fanno separati": Walter Veltroni replica così all'ipotesi di larghe intese evocata da Berlusconi.
VELTRONI-BERLUSCONI,
ADDIO ALLE LARGHE INTESE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Veltroni-Berlusconi, addio alle larghe intese MARIA PAOLA MILANESIO Roma. "Non credete ai sondaggi di cui parla Veltroni: la verità è che siamo 10-12 punti avanti rispetto al Pd. Non ci saranno larghe intese, perché vinciamo noi". Non ci sta Silvio Berlusconi a interpretare il ruolo dell'inseguito ormai tallonato da vicino dal più diretto concorrente.
ROMA,
DOPO LA MELONI SI PUNTA SU GASPARRI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: solo i candidati di Veltroni e Storace, rispettivamente Nicola Zingaretti e, quasi certamente, Teodoro Buontempo. Gli ultimi nodi saranno sciolti entro stasera e domani il Pdl, dovrebbe annunciare i suoi candidati per Campidoglio e Provincia. Intanto ieri è partita la campagna elettorale del centrodestra alla corsa alla poltrona più alta del Campidoglio con la presentazione della "
IL
PATTO REVERSIBILE TRA I DUE SFIDANTI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: La rottura tra Casini e Berlusconi offre infatti al Pd la possibilità di un rapporto anche politico con l'Udc. I risultati elettorali scioglieranno molti nodi. Ma il patto Berlusconi-Veltroni ha comunque forti controindicazioni. Infatti se il Cavaliere vincerà pienamente, conquistando la maggioranza alla Camera come in Senato,
IL
VOTO. ELEZIONI ILLEGALI, IO NON ANDRò A VOTARE DICE GRILLO. BERLUSCONI E V
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Il voto. "Elezioni illegali, io non andrò a votare" dice Grillo. "Berlusconi e Veltroni diversi solo nel colore dei capelli".
È
UNA CITTà ABBANDONATA SERVE UN EROE DA VIETNAM
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: "Berlusconi è amico degli Usa, un ottimo alleato. Il quinto punto del programma di Veltroni è rafforzare rapporti con gli Usa. Nemmeno gli ex comunisti sono più un pericolo, D'Alema è stato un buon alleato". E tra McCain, Hillary Clinton ed Obama chi potrebbe essere un buon sindaco di Napoli?
GRILLO
CONTRO TUTTI: NAPOLI DEVE RIBELLARSI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Berlusconi e Veltroni dicono sì all'inceneritore; io dico no". Ma chi si aspetta l'annuncio di una discesa in campo resta deluso. "Non mi candido - dice Grillo - il mio progetto si realizzerà in quattro o cinque anni, con le liste civiche formate dai ragazzi del blog.
LA
MISSIONE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: è arrivato Veltroni. Il sindaco di Roma sta calcando molte orme del suo avversario, con qualche importante novità. Come Berlusconi, anche Veltroni punta gran parte delle sue carte su una abilissima campagna di comunicazione. Non ha dalla sua la proprietà di tre reti televisive, ma sta mostrando la professionalità di chi ha frequentato da sempre,
Iceberg
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Quella di Walter Veltroni è già cominciata, e a passo di carica. Quella di Silvio Berlusconi ancora no, per scelta tattica e strategica, quasi volesse aspettare che il suo competitor esaurisca le cartucce, o che inciampi su qualche inatteso accidente. Su una cosa, però, tutti e due sembrano d'accordo: entrambi si impegneranno ad abbassare la pressione fiscale.
SICILIA,
ACCORDO CON BERLUSCONI CORRE LOMBARDO
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: leader del Movimento autonomista in Sicilia: la sua lista sarà apparentata con il Pdl nel Centro-Sud e Lombardo candidato alla presidenza della Sicilia. Intanto, tramontano le larghe intese proposte da Berlusconi ("in caso di pari") e respinte da Veltroni ("è tardi"). BARTOLI, FRANZESE, MILANESIO PAPPALARDO ALLE PAGINE 4, 5.
LA
MISSIONE DEI LEADER FORTI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: come su queste colonne propendono a credere Gualtieri e Lippolis - ci sarà spazio per il modello tedesco, salvaguardando, col proporzionale, le forze di grandezza intermedia come Udc e Cosa rossa. Oppure se prevarrà la soluzione che privilegia il bipartitismo (caldeggiato da Orsina e Campi) su cui puntano Berlusconi e Veltroni. SEGUE A PAGINA 10.
CLAUDIO
COLUZZI CLEMENTE MASTELLA ALL'ATTACCO. PARLA AI SUOI CHE AFFOLLANO LA SALETTA
DELL&# ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract: Altro che Veltroni che si fa portare in aereo davanti al pullman e percorre gli ultimi due chilometri in bus per gettare fumo negli occhi agli elettori". Berlusconi ha più volte detto di esserle riconoscente? "Se io dovessi far conto su tutti coloro che nell'arco della mia carriera politica mi hanno assicurato riconoscenza,
( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ALESSANDRO FANFONI
La rupture veltroniana prosegue con determinazione. Il passo che la leadership
di Veltroni ha imposto al Partito democratico non si è
fermato nemmeno davanti alla resistenza giapponese del furioso De Mita che,
dopo 44 anni e 9 mesi trascorsi in parlamento, continua a considerarsi un
pilastro indispensabile della suprema istituzione legislativa e, per questo,
indisponibile a lasciare il posto e pronto a denunciare il Pd di Veltroni di un cieco giovanilismo. Per un paese e per un
ceto politico refrattario ai cambiamenti, è naturale che ogni rinnovamento
venga percepito come un eccesso, solo perché interrompe una consuetudine
pietrificata. È evidente che in un sistema a forte connotazione gerontocratica,
ogni ricambio verrà accusato di giovanilismo. Quindi, la
vasta operazione di rinnovamento di Veltroni sta
toccando tutti i nodi vitali del Partito democratico: le alleanze, i programmi,
la classe dirigente. Consapevole di non poter perdere tempo, di doversi giocare
l'intera partita in poche settimane, Veltroni detta il
ritmo e l'agenda politica di questa campagna elettorale mettendo in affanno Berlusconi. Il primo dogma infranto è stato quello dell'alleanza
forzata con le sinistre: lo spazio di manovra che così ha creato non solo è
servito per ridefinire da una posizione di forza le relazioni con formazioni
minori (Idv e Radicali) ma ha imposto una riconfigurazione all'intero sistema
politico. Il secondo dogma infranto, quello del programma: abbandonato il
modello enciclopedico frutto avvelenato della mediazione impotente unionista, Veltroni si presenta con pochi punti programmatici
riformatori e ispirati a principi liberali (tanto da essere accusato di plagio
dalla Pdl) redatti sotto la guida di un riformista come Enrico Morando. Il
terza dogma è, appunto, "il rinnovamento in atto della propria
rappresentanza parlamentare anche attraverso la leva anagrafica" (Andrea
Romano). Tutto bene dunque? Non tutto, naturalmente. C'è una continuità, ad
oggi inscalfibile e rivendicata, con il governo Prodi, con l'immagine di Prodi,
che rischia di costare molto al Partito democratico in termini di sfondamento
al centro, di conquista del consenso moderato. È vero che affermare
credibilmente la discontinuità con il governo uscente, riconoscendone
esplicitamente limiti ed errori, sarebbe un ardito equilibrismo (il segretario
del Pd non può sfiduciare il presidente del Partito democratico), tuttavia in
molti che, dal centro, guardando con simpatia a Veltroni
fino ad accarezzare l'idea di votarlo, quando lo vedono insieme a Prodi
cambiano immediatamente idea sfregandosi gli occhi come quando ci si desta da
un sogno (o un incubo) ad occhi aperti. La rupture saprà essere tale fino in
fondo? www.formazionepolitica.org.
( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni accusa Berlusconi di aver
bloccato le misure per alzare subito gli stipendi L'Italia è ferma, l'in azione
corre più di tutti i candidati Sta per partire una campagna elettorale in piena
emergenza economica Carrelli semivuoti e massaie alla spasmodica caccia
dell'offerta di turno. Non è la percezione di un caro-prezzi che ha portato gli italiani,
negli ultimi anni, a sentirsi più poveri. E a sperare in un intervento sui
salari che, per opportunismo politico e strabiche strategie elettorali, è
saltato. A gennaio l'inflazione è salita al 2,9 per cento, ma per i prodotti ad
alta frequenza d'acquisto ? soprattutto alimentari e carburanti ? l'impennata è
stata del 4,8. E l'Istat, ora, lo conferma in un focus dedicato ai diversi
prodotti acquistati dalle famiglie italiane. Un dato che, se messo in relazione
con le stime di crescita dell'economia italiana che per la Commissione europea
sarà poco al di sopra dello zero, mostra in tutta la sua pericolosità il bivio
al quale si trova l'Italia. Un paese in cui i rischi di stagflazione, da un
lato, e le opportunità di sviluppo, dall'altro, influenzeranno la campagna
elettorale e peseranno inevitabilmente sul vincitore del 13 aprile. L'aver
rinviato a dopo la risposta delle urne l'intervento a sostegno dei salari,
oltre ad avere un costo alto per i cittadini, ha un responsabile preciso. Il
segretario del Pd, Walter Veltroni, ai microfoni di
Tv7 ha detto chiaramente che se non si è potuto sin da subito abbassare le
aliquote Irpef per gli stipendi medio-bassi e aumentare i salari è per colpa di
Forza Italia, che si è opposta all'inserimento di un emendamento in tal senso
nel decreto milleproroghe.
( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
VLADIMIR Se i numeri
non sono opinioni, anche le statistiche contano. E le rilevazioni che
riguardano i cattolici di questo paese che ogni domenica vanno regolarmente a
messa forniscono i dati statistici più costanti degli ultimi due decenni.
Finito il grande freddo degli anni Settanta-Ottanta, quelli seguiti al radicale
mutamento culturale dettato dalle mode ideologiche post sessantottine, le
stagioni vissute dalla Chiesa italiana hanno riportato alla pratica religiosa
molte persone. Attualmente, ogni domenica, sono tra i sette e i nove milioni
gli italiani che frequentano parrocchie e altri luoghi di culto. Immaginare che
il loro principale interesse sia quello di leggere la stampa cattolica è una
pia pratica che, analizzando i media, appare ormai cara solo alla devozione
professionale dei vaticanisti e di qualche altro abituale osservatore. Una
realpolitik dovrebbe ormai spingere tutti a osservare quanto anche i cattolici
praticanti, come il resto dei loro compatrioti, siano seriamente intenti a
leggere, e discernere, ogni possibile racconto sociale, preoccupati solo di
giudicare se e quanto sia conforme alla realtà. Nessun cattolico sembra
desideroso di sentir suonare la tromba della ritirata per tornare ad attestarsi
sulle comode posizioni d'antan. Anzi, se proprio vogliamo parlare, in vista
dell'appuntamento elettorale di aprile, di quale par condicio in salsa
ecclesiale parlano gli elettori che vanno in chiesa dovremmo necessariamente
riferirci al recente sondaggio effettuato tra i lettori di Famiglia Cristiana,
i quali hanno risposto manifestando, con proporzioni quasi identiche,
un'opinione tendenzialmente negativa sul centrosinistra e una quasi totale
mancanza di entusiasmo per il centrodestra. E sui leader, in modo apparentemente
incongruo, preferirebbero lasciare al palo Berlusconi e scommettere su Veltroni. Questa,
forse, è la stessa chiave di lettura per la distonia che viene osservata, e
anche enfatizzata, dagli altri media ogniqualvolta i due organi di stampa più
importanti del nostro paese, l'episcopale Avvenire e il vaticano Osservatore
romano, sembrano confliggere nelle loro analisi politiche. Negli ultimi
quindici anni, ogni volta che un uomo politico, oppure un partito, ha tentato
di umidificare le urne con l'acqua lustrale di qualche palazzo clericale, il
mondo ecclesiale italiano ha sempre risposto dicendo che il voto dei cattolici
non appartiene a nessuno. E in questa risposta gli elettori credenti sono
sempre stati incoraggiati da un magistero pontificio che ha scritto molte
pagine per spiegare quanto il voto dei cattolici debba essere esigente perché
deve saper introdurre nel confronto politico l'attenzione, e la proposta
cristiana, sui grandi temi etico-religiosi e sociali. Di conseguenza, i due
giornali cattolici concorrono, ciascuno a suo modo, a evitare che i cattolici
continuino ad esercitarsi nell'ormai inutile esercizio dell'assemblaggio
elettoralistico delle diversità. E stanno aiutando la grande, e corale,
riflessione con la quale gli elettori credenti del nostro paese tentano di
tradurre politicamente le grandi attese morali e sociali sulla intangibilità
della vita umana, la scuola libera, l'impiego ragionevole della procreazione
assistita, la tutela della famiglia e la completa applicazione della legge194,
anche nella parte che riguarda la prevenzione dell'aborto. In fondo forse la
vera eredità degli ultimi quindici anni di vita del cattolicesimo italiano
consiste soprattutto in quel costante insegnamento episcopale che, anno dopo
anno, ha ricordato ai credenti del nostro paese che la "questione
cattolica" dell'Italia contemporanea, anche dentro le vicende politiche
che abbiamo finora vissuto, è innanzitutto un problema di cultura. Per questo,
come può essere facilmente notato negli scritti di analisi politica apparsi sia
su l'Avvenire sia su l'Osservatore romano, il problema della qualità delle
persone chiamate a incarnare i vari progetti politici dentro i quali i
cattolici si vogliono coinvolgere appare, pur nelle differenze degli approcci,
una questione cruciale e prioritaria. Perché il credente che opera nella vita
pubblica deve essere in grado (sono parole dell'allora cardinale Ratzinger) di
non "teologizzare la politica". Ma anche di impedire che altri, come
sembra accadere con forza, e non solo in Italia, negli ultimi anni, si
adoperino per "ideologizzare la religione". Forse è soprattutto
pensando a questo pericolo, e alla sua tragica proiezione nella geopolitica del
nostro e degli altri continenti, che le voci cattoliche più autorevoli stanno
reiteratamente ripetendo che la fede cristiana non può essere identificata, né
tanto meno contiene, alcuna sintesi politica concreta. E che la sua ricchezza,
e le sue conseguenze, per l'attività politica sono riassunte nelle parole
libertà e coerenza. E in nient'altro.
( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"È impossibile fare
confronti televisivi, ci sono troppi candidati premier". Silvio Berlusconi, ospite di a Matrix, fugge dal possibile confronto tv con il suo
sfidante Walter Veltroni che invece aveva fatto capire di essere disponibile nel caso.
"Sarebbero necessari 64 incontri, troppi ", osserva l'ex presidente
del consiglio. "Veltroni è un ottimo
comunicatore ? ha aggiunto il Cavaliere ? riesce a dare l'illusione che il
passato non esista più e che i 70 ministri del Pd nel governo Prodi non lo
riguardino. Ma gli italiani non si lasceranno ingannare di fronte al tentativo
che lui fa". Berlusconi ha fatto sapere di non
avere intenzione di candidare Gianni Letta: "È un uomo di stato che vuole
servire lo stato, è una ricchezza per il paese".
( da "EUROPA.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La tecnica ormai è
chiara, ed è quella giusta. Ogni giorno Walter Veltroni spara una cartuccia, o un paio di cartucce, molto rumorose.
Occupa la scena. Parla e fa parlare, di sé, delle sue proposte e ? in questa
fase ? soprattutto dei suoi nomi. In un confronto impari con le esitazioni di Berlusconi, che non può annunciare nulla per due motivi: il programma è
quello del 2001, di nomi non può farne perché troppi ostacoli e veti gli
impediscono un autentico rinnovamento. Fin qui la campagna elettorale, ha
notato Luigi Crespi, la fa solo il Pd. Questo vale in particolare per due luoghi
che potranno essere decisivi ai fini del risultato elettorale: la Sicilia e
Roma. Dal loft ogni giorno parte qualche fuoco d'artificio. Ieri sono stati
"sparati" una giovane esordiente capolista a Roma e un non più
giovane Umberto Veronesi in Lombardia: un colpo, nel cuore dell'orgoglio
milanese. Un'altra sterzata laica, nel giorno della conferma del patto con i
radicali: talmente netta da rendere obbligatori prossimi bilanciamenti.
Altrimenti nel Pd il mal di pancia cattolico diventa una colica, e anche Veltroni rischia di sentire le fitte. Una cosa va detta
sulla rinuncia di Marco Pannella. Sarebbe sbagliato confrontarla con altri casi
analoghi od opposti, perché Pannella ha già rinunciato (magari per forza) altre
volte, ed è l'esempio di come si possa essere leader fuori dal Palazzo. Il
massimo ora sarebbe se alla rinuncia personale si accompagnasse la presa d'atto
collettiva della fine di una alterità che ha resistito a tutto, anche alle
molte occasioni nelle quali i radicali si sono "mischiati". In un
paese che ha superato perfino il mito della diversità comunista, il simbolo
gandhiano può benissimo portare via con sé anche il mito della diversità
radicale. E il molto che c'era di buono può essere finalmente consegnato da un
gruppo di iniziati a un grande partito maggioritario.
( da "Panorama.it" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Un voto per la Grande Coalizione? No, è tutti
contro tutti Posted By matteo.durante On 23/2/2008 @ 21:40 In Apertura#1 | No
Comments Campagna elettorale sempre più nel vivo. I toni si scaldano, le
sorprese aumentano e il [1] tanto agognato fair play comincia a scendere.
Certo, i vari protagonisti in campo non hanno ancora la clava in mano, come nel
2006, ma le battute che, a distanza, sfoderano l'un contro l'altro (anche
all'interno degli stessi schieramenti) sono frecciate che lasciano il segno. Da
un lato Walter Veltroni liquida prima il governo
Prodi: "In caso di vittoria ne faremo uno molto diverso" e poi le [2]
larghe intese: "È stato un errore non farle prima. La gente"
scandisce il leader del Pd "si domanda perché le larghe intese non sono
state fatte prima. L'Italia politica arriva sempre dopo e perde il treno".
E uno. Il segretario dei Democratici non cita mai Berlusconi,
ma è chiaro che è a lui che imputa la colpa del mancato accordo sulle riforme
quando "disse non al tentativo di governo Marini". Dall'altro il
Cavaliere risponde, dal palco dell'assemblea dei Popolari Liberali che fanno
capo all'ex Udc [3] Carlo Giovanardi così: "Venerdì sera sono rimasto fino
a tardi per vedere [4] Matrix. Poi sabato mattina ho letto i giornali e viene
fuori che io avrei detto di voler lavorare per larghe intese. Voglio smentire,
io sono qui per vincere e avere una larga maggioranza e ottenere il diritto e
il dovere di governare l'Italia". Poi in serata rincara la dose: "A
Roma stiamo assistendo a un giro di Walter: lui prima era vice di Prodi e
Rutelli stava al Campidoglio, poi Francesco ha fatto il vice di Prodi e Veltroni era al Campidoglio. Ora di nuovo il contrario ma
sono sempre gli stessi due.". Infatti, spiega il leader del Pdl: "Veltroni è in politica da anni, non si abbia la faccia tosta
di dire che si rappresenta il nuovo". Ancora, improvvisando un siparietto
con una simpatizzante di Forza Italia: "Ma lei fa l'attrice, signora. Deve
farsi assumere da Veltroni, è lui che ha il diploma in
cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110". E due. E
via di questo passo. Per un Berlusconi che si dice
"Sconcertato per l'accordo Pd-Idv, e la mossa dei Radicali mette in
conflitto il diavolo e l'acqua santa", ecco la risposta del candidato del
Pd: "Forza Italia si è opposta l'altro giorno, nella conversione del
decreto milleproroghe, all'aumento dei salari". Ci sarà da abituarsi, il
ping-pong ci accompagnerà fino al 13 aprile, con variazioni sul tema e con
leader che fino al mese scorso cantavano dalla stessa coalizione e oggi se le
suonano da fronti opposti. Per esempio, lo scontro Veltroni-Bertinotti.
Anche qui, salgono i toni. Il leader Pd presenta il compagno Fausto alla
stregua di retrogrado: "Siamo nel 2008, non nel '53. Può una persona
ragionevole pensare che la candidatura di un operaio contrasta con quella di un
imprenditore?". Certo che si può, s'entusiasma Bertinotti, la lotta di
classe è ancora attuale. Oppure: la sfida Berlusconi-Casini.
Il Cavaliere svela da Mentana che il leader dell'Udc è pronto a cambiare il suo
simbolo pur di avere in lista De Mita che vuol rifondare la Dc. Secca replica
di Casini: "Berlusconi ha detto ieri quello che
sanno tutti gli italiani. I voti dati a lui serviranno ad una grande coalizione
con la sinistra. Lo sfido a un dibattito in tv". E il Cavaliere?
"Abbiamo avuto tanto tempo per chiarirci, ma per me va benissimo fare il
duello televisivo". E ancora: Boselli contro Veltroni.
''Walter Veltroni da sindaco di Roma ha impedito la
realizzazione del registro delle unioni civili. Se il buongiorno si vede dal
mattino credo che da segretario del Pd non farà nulla di diverso e cercherà di
occultare i temi della laicità'', dice il segretario del Partito Socialista,
partecipando a una manifestazione sulle coppie di fatto, insieme con Franco
Grillini, candidato sindaco di Roma per il Ps. Insomma, il candidato premier
del Pd sembra diventato il bersaglio preferito dagli ex compagni dell'Unione.
Lo stesso ruolo che fino a poche settimane fa toccava proprio a Romano Prodi.
Ad attaccare l'ex sindaco di Roma ci si mette anche il ministro della
Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, intervenendo al
comitato politico di Rifondazione Comunista: "Veltroni è stata
la causa del fallimento del governo e noi non siamo riusciti a imporre un
cambiamento. Non si può governare con Veltroni, ma c'è
di peggio anche alla vittoria di Berlusconi e cioè
che vengano fatte delle larghe intese con cui fare grandi porcherie".
E non va meglio al segretario sul tema dell'[5] accordo coi Radicali. Cotto e
mangiato (manca solo la firma in calce al programma da parte di Bonino &Co,
sull'esempio di Di Pietro che l'ha sottoscritto, giurando lealtà), ma non
ancora digerito da buona parte dell'ala cattolica del Pd. [6] Alla contrarietà
(già nota) di Paola Binetti (che ora se la prende anche solo con l'idea che il
collega di partito Umberto Veronesi possa diventare ministro della Salute), si
associano gli allarmi di Pierluigi Castagnetti che parla a nome dei
"cattolici che stanno all'interno del Pd, preoccupati per questa presenza
però ci sentiamo impegnati a ridurre gli eventuali rischi che non ci siamo
nascosti". [7] Dubbi e perplessità che sfoceranno il prossimo 27 febbraio,
giorno della convention dell'area cattolica del Pd. E se non è una corrente,
poco ci manca. Ma il leader Pd è preoccupato? Macché: "Serve la sintesi, i
partiti moderni sono così", dice, mutuando un'espressione che a Romano
Prodi non ha portato molta fortuna E se si pensa che tutta questa ridda di
dichiarazioni, battute, giudizi è stata profusa in una sola giornata, hai
voglia a immaginare (e a sperare) una campagna elettorale "dai toni soft e
incentrata sui problemi del Paese", come auspica Franco Marini. Troppo
ottimista il presidente del Senato? Forse sì, se alla fine, l'immancabile [8]
Beppe Grillo da Napoli, nel corso della giornata del rifiuto, chiosa: "Non
vado a votare e ne sono orgoglioso. Mi sento umiliato perché non si può
scegliere un partito, non si può esprimere una preferenza e non si può
scegliere un programma perché sono uguali: Veltroni e Berlusconi vogliono le stesse cose". Alla faccia delle
larghe intese.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'INSEGUITORE
ACCELERA L'INSEGUITO PERDE COLPI EUGENIO SCALFARI Il 2 marzo si concluderà l'inevitabile
giostra delle candidature e delle alleanze e la campagna elettorale entrerà nel
suo pieno, ma i suoi lineamenti sono già chiari e
profilati: Berlusconi conduce nei sondaggi, Veltroni insegue
accelerando il recupero. Per la prima volta in questa settimana il recupero
dell'inseguitore ha prodotto un regresso nello "share"
dell'inseguito. Se i sondaggi rispecchiassero l'effettiva realtà questa novità
sarebbe della massima importanza; significherebbe infatti il profilarsi
d'un deflusso dal Popolo della libertà verso il Partito democratico e quindi il
dimezzamento aritmetico del distacco tra l'inseguito e l'inseguitore. Sin d'ora
comunque si va diffondendo nella pubblica opinione e nei "media" la
sensazione del dinamismo di Veltroni e della staticità
del suo avversario. In un paese bloccato da decenni che aspira a liberarsi
dalle bende e a rinnovarsi, questa sensazione può tradursi in un capovolgimento
di tutti i pronostici che fin qui sembravano certi: il Partito democratico, già
ora, non ha più come obiettivo massimo quello di pareggiare al Senato, ma
addirittura quello di vincere nelle elezioni per la Camera incassando così il
premio di maggioranza che la legge elettorale prevede. Chi l'avrebbe mai
immaginato appena un mese fa? Naturalmente questi ragionamenti simulano una
realtà virtuale e vanno quindi presi con molta cautela. * * * I temi
dell'economia mordono invece più da vicino la vita quotidiana dei cittadini,
lavoratori, consumatori, famiglie, imprese e sono ormai balzati in primissima
fila. I prezzi soprattutto perché è con essi che tutti abbiamo a che fare ogni
giorno. SEGUE A PAGINA 27.
Commenti L'inseguitore accelera,
l'inseguito perde colpi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E di conseguenza i salari e
le retribuzioni. L'occupazione, la cui tenuta comincia a suscitare
preoccupazioni. L'inflazione. Il livello ufficiale che registra una media si
colloca in questo momento al 2,9 per cento, ma l'ultima notizia di due giorni
fa indica nel
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia La
distribuzione Il vicepresidente di Fi: la ricetta di Veltroni
è debole e non può funzionare Tremonti: la sinistra ci prova il tesoretto non è
mai esistito "Per fermare i prezzi stop alla globalizzazione" Lo
Stato dovrebbe acquistare beni di prima necessità da distribuire alle famiglie
più bisognose ROMA - Onorevole Tremonti, l'inflazione cresce e il problema del
potere d'acquisto è sempre più urgente. Veltroni vi
accusa di avere bloccato la restituzione del tesoretto. Cosa replica? "Sul
set - risponde il vicepresidente di Forza Italia - è già tutto pronto per il
ciak della scena prima. La sequenza: "imbarco-uscita in mare della
nave". I riflettori sono accesi, la nave è nuovissima, il comandante
iconografico nella sua uniforme, l'ascensore sociale - quello della mobilità e
dei talenti - sta portando sul ponte di prima classe bella gente: affascinanti
e attempati gentiluomini, ricercatrici avvenenti, figli di industriali. Tutto
intorno si cominciano ad occupare con garbo elegante le chaise longue. La lista
dei passeggeri di seconda e terza classe non è ancora nota. Ma in fondo non è
importante. La rotta della nave è quella della felicità: nel discorso di Milano
si stabilisce "il diritto alla felicità" e sulla banchina se ne
distribuisce il biglietto. La nave si chiama Titanic, l'iceberg contro cui andrà
a sbattere si chiama Istat. Quanto al tesoretto non è che noi abbiamo detto no,
è che non esiste". Ma l'iceberg inflazione c'è per tutti. Voi come lo
eviterete? "Prima di partire bisogna conoscere il mare in cui entri.
Quello uscito con l'Istat non è il solito dato congiunturale sull'inflazione, è
un dato strutturale sul "carovita". Un fenomeno nuovo che viene
dall'Asia e impatta violentemente e verso il basso sulle masse popolari
dell'America e dell'Europa. E' il portato della globalizzazione, un fenomeno
disegnato, creato e cantato da quelli che hanno governato l'Occidente, l'Europa
e l'Italia negli Anni Novanta e che ora si ricandidano a farlo. Artefici e
vittime di un destino che non hanno capito. Quella che vendevano come l'età
dell'oro è durata solo per un pugno di anni, ora stanno arrivando tempi di
ferro. La globalizzazione ci sta presentando il suo primo conto. Quando nel
1995 ho scritto il "Fantasma della povertà" nessuno ci
credeva!". Ha portato guai davvero così terribili la globalizzazione?
"Un fenomeno che altrimenti avrebbe occupato decenni e decenni è stato
prima compresso e poi fatto esplodere in pochi anni: la Cina è entrata
nell'Organizzazione del commercio mondiale solo l'11 dicembre 2001. L'India in
parallelo. E' così che di colpo sono cambiate la struttura e la velocità del
mondo. Un miliardo di persone sono passate di colpo dall'autoconsumo al
consumo, dal mercato chiuso al mercato aperto e hanno cominciato a vivere con
noi, come noi, insieme a noi. Se il petrolio che c'è nel mondo, se gli animali
da carne che ci sono nel mondo, se il grano che c'è nel mondo restano uguali ma
la domanda cresce violentemente, i prezzi esplodono. Quello che voglio dire è
che la causa del drammatico impoverimento popolare che sta arrivando non è
interna ma esterna. E qualcosa di simile non si è mai visto nella storia. Il
secondo conto della globalizzazione è quello della crisi finanziaria, una crisi
che sta piegando l'economia americana e con questa l'economia dell'Europa e
dell'Asia. E' una alternativa drammatica: se la globalizzazione continua come
oggi la massa della nostra popolazione sarà più povera, se la globalizzazione
entra in crisi finanziaria sarà ancora peggio. Le cause, le colpe ,i rimedi li
ho scritti in un libro che uscirà ai primi di marzo". Che propone di fare?
"Per cominciare bisogna dire che cosa non fare. Non entrare in questo
scenario con il pensiero debole, con il populismo leggero, con
il relativismo, con il sincretismo, con il veltronismo. Nei dodici punti di Veltroni c'è tutto tranne l'essenziale. Ci trova il congedo di paternità,
il Sud che diventa un hub, l'energia pulita con il sole e con il vento come nel
Mulino Bianco, le centrali di sapere, le infocittà, i cento campus ecc.
ecc. Non trova le tre parole che invece marcheranno i prossimi anni: la parola
crisi, la parola solidarietà pubblica, la parola Stato. Ricorda quando parlavo
di colbertismo? Le annuncio il clamoroso necessario ritorno del pubblico! Veltroni pensa a "chiamare il mercato" per
risolvere i problemi sociali. Io penso che, in tempi di ferro, questo lo debba
e lo possa fare molto di più lo Stato. Veltroni è
arrivato alla Terza Internazionale essendosi preparato sui libri della Seconda.
E' arrivato a copiare il Berlusconi del 1994 solo che Berlusconi lo faceva nel 1994 oggi siamo nel 2008, in un
mondo totalmente diverso". Il vostro programma invece ha la ricetta
giusta? La nostra bozza di programma incorpora il tempo duro che c'è e che
arriva. Se ci fa caso comincia dall'Europa, dalla protezione delle nostre
industrie e dei nostri capannoni, del nostro lavoro. Quando la chiedevamo con
Bossi, Veltroni ci accusava di barbarie economica
adesso le stesse cose le chiedono Obama e McCain. Un dettaglio che non è un
dettaglio: prevediamo che il governo compri beni di prima necessità e li distribuisca
ai comuni e al volontariato per aiutare chi non arriva a fine mese".
(r.p.).
( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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consultando l'edizione del Larghe intese, Veltroni dice no Il leader
del Pd risponde a Berlusconi: ne parla
adesso perché ha paura di perdere Poi il Cavaliere fa ancora retromarcia. E in
Sicilia scarica Prestigiacomo per Lombardo "Larghe intese? Le riforme
istituzionali si fanno insieme, i governi si fanno separati". È un chiaro no quello che Walter Veltroni indirizza a Berlusconi da
Rimini, nell'ennesima affollatissima tappa del suo viaggio. La verità, osserva
il leader del Pd, è che la destra "fino a poco tempo fa era sicura di
vincere, adesso parla di pareggio. Non sono più così sicuri". Poi
l'annuncio di una nuova candidatura di prestigio: quella di Giancarlo Sangalli,
ssegretario nazionale della Confederazione nazionale artigiani (Cna) e
presidente della Camera di commercio di Bologna. Dal canto suo Berlusconi fa l'ennesima retromarcia: dopo aver lanciato le
larghe intese, ora dice che governerà da solo. "Era solo un'ipotesi di
scuola". Intanto annuncia in Sicilia l'accordo con Lombardo, mentre per
Roma rispolvera Gasparri... Donati e Lombardo alle pagine 3 e 4.
( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del FASSINO "Noi dettiamo l'agenda il Pdl insegue..."
"Mi pare che sia l'ammissione di una difficoltà e di una paura più che una
proposta politica" ha tagliato corto Piero Fassino. Mentre l'apertura di Berlusconi alle larghe intese costringeva il centrodestra a
correre ai ripari (alle agenzie di stampa non si contavano le precisazioni
sulla larga vittoria che il Pdl è sicuro di ottenere), l'ex segretario dei Ds
metteva a nudo la debolezza del Cavaliere. "Berlusconi
ha voluto andare a tutti i costi al voto subito perché pensava di avere nelle
mani una vittoria elettorale da incassare in fretta - ha spiegato ieri mattina,
durante un convegno organizzato a Milano dal Pd - ha sbarrato la strada a
qualsiasi proposta di riforma elettorale per precipitarsi al voto. Adesso, dopo
poche settimane, quella vittoria che lui credeva di avere tra le mani è assai
meno sicura". Per il Partito democratico sarà una difficile campagna
elettorale, Fassino non lo nega: "Siamo noi che stiamo inseguendo".
Ma, come sa ogni buon sportivo, "la condizione dell'inseguitore è quella
più favorevole dal punto di vista psicologico, perchè deve solo correre, senza
non voltarsi all'indietro per vedere dove è arrivato l'avversario". Con la
comprensibile soddisfazione di un genitore, l'ex segretario dei Ds può elencare
i risultati già raggiunti dal Pd a pochi mesi dalla sua nascita: "la
rivoluzione dei soggetti politici", che dai 39 partiti originari
diventeranno 5 o 6 gruppi parlamentari, "l'innovazione programmatica"
e una campagna elettorale decisamente diversa da quelle del passato. "L'agenda politica è dettata tutti i giorni dall'iniziativa
di Veltroni e del Partito Democratico - ha proseguito Fassino - e il
centrodestra appare sfuocato, stantio, immobile e senza una proposta. Inoltre
la rottura con l'Udc sta incrinando seriamente il rapporto con il mondo
cattolico e sta aprendo crepe in Sicilia". Insomma, la sfida può
essere vinta e l'ex leader della Quercia propone la strada da seguire per
centrare l'obiettivo: "Il voto del Nord sarà la chiave fondamentale per
vincere il 13 e 14 aprile". l.v.
( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Le larghe intese non si faranno" Veltroni
non concede nulla al Pdl: puntiamo alla maggioranza. In Emilia in lista
Sangalli di Onide Donati inviato a Rimini NELLE PIAZZE Walter Veltroni si trova bene. Incontra tanta gente e può tenersi
alla larga dalle polemiche quotidiane, dal botta e risposta su Berlusconi che ha detto questa cosa e Fini quell'altra...
Incontra l'Italia che non ha bisogno di rialzarsi "perché lo fa tut- te le
mattine", l'Italia che corre a mille ma deve aspettare una politica lenta,
l'Italia dei campanili e dei capannoni. Poi, eccolo là il Berlusconi che si materializza tramite agenzia, quando Veltroni è in pullman e conversa con i giornalisti dopo il comizio a
Cesena: "Mai pensato a larghe intese" in caso di pareggio, dice il
capo del Pdl nel solito gioco del qui lo dico (del giorno prima) e qui lo nego.
Giusto un attimo prima Veltroni era stato netto:
"Le riforme istituzionali si fanno insieme, ma i governi si fanno
separati". E oggi il tema non è in agenda: "Dovevano pensarci
prima". Ma se "questa folle legge elettorale", praticamente
"un terno al lotto", porterà ad un pareggio al Senato? "Non
considero questo scenario perché obiettivo del Pd è la maggioranza", dice Veltroni. Ma è anche uno scenario che il Pd guarda con
preoccupazione perché "è evidente che se ci fosse un pareggio, tornare a
votare con questa legge elettorale sarebbe come sbattere di nuovo la testa
contro il muro". Intanto, però, Veltroni nota
compiaciuto che "se il leader dello schieramento avverso parla di pareggio
vuol dire che stiamo arrivando". Ed è l'unica nota garbatamente polemica
contro l'avversario delle tappe numero 10 e 11 (su 110) del lungo tour
veltroniano. Quanto ai numeri del "recupero" il segretario ripete il
più 7% da quando il Pd ha annunciato che correrà da solo. Con i giornalisti si
concede anche un paragone: "Nessuno avrebbe scommesso un euro o un dollaro
su di me o su Obama: lui adesso è il front runner, mentre i nostri avversari in
Italia stanno parlando di pareggio. Non sono più sicuri". Siamo nelle
terre di Romagna che furono della signoria dei Malatesta, poi provincia
tartassata dello Stato pontificio. A Cesena, in un'ora insolita (10,30 del
mattino), Veltroni è accolto da migliaia di persone
che lo accompagno lungo corso Sozzi, e chissà se nella ressa riesce a vedere la
grande edera luminosa che mezzo secolo fa segnalava la potenza del Pri e oggi è
la struggente icona di un partito laico e rigoroso oramai estinto. In piazza
Almerici, gremitissima, lo introduce Daniele Zoffoli, il zazzeruto segretario
del Pd ("Se prendiamo tanti voti quanti sono i tuoi capelli, siamo a
posto") ma sul palco, oltre al segretario regionale del Pd Salvatore
Caronna, Veltroni chiama Roberto Pinza. Una vita nella
Dc, 35 anni in parlamento, Pinza "con un gesto generoso" ha lasciato
il passo ai giovani. Quei giovani che Veltroni trova
numerosissimi a Rimini, attorno a un palco allestito sotto l'Arco d'Augusto
dove termina la via Flaminia e iniziala via Emilia. Prima, però, pranzo nel
palazzo dei congressi dove nel 1991 nacque il Pds: tavolata da 700 persone,
incasso di 100 mila euro, "e anche questa è politica pulita", fa
notare Andrea Gnassi, il segretario. Sergio Zavoli, il grande giornalista, nota
sorpreso: "Questa Rimini prima del Pd non c'era, è nata con te
Walter". Già, qui dove gli alberghi sono la variante locale dei
capannoni - la piazza non è mai stata facile per il centrosinistra, il turismo
vive su un'altalena di risultati contraddittori e della politica diffida. Ma
verso il Pd c'è curiosità e attesa. "Velocità e capacità di
decisione" chiedono Gnassi e il sindaco Alberto Ravaioli a Veltroni. Che, all'ombra dell'Arco d'Augusto, annuncia
un'altra delle candidature di punta del Pd, quella di Giancarlo Sangalli,
segretario nazionale degli artigiani della Cna. Insomma, un uomo di quelle
professioni che hanno bisogno di "istituzioni più snelle", di una
politica che decida, di un'Italia che "smetta di arrivare sempre
dopo". Si può fare? "Us po' fè", recita in dialetto un
cartellone. E la traduzione non è necessaria.
( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Lombardo dice sì a Berlusconi Gasparri
marcia su Roma di Natalia Lombardo/ Roma Pareggio? E chi ha mai parlato di
pareggio? "Abbiamo dieci-dodici punti di vantaggio". Le larghe
intese? Ho fatto solo "ipotesi di scuola, noi corriamo per vincere e
vinceremo...": Silvio Berlusconi senza far caso
alla citazione corre ai ripari per quel lapsus sulla disponibilità a creare una
"grande coalizione" nel caso, il 14 aprile, si trovasse nelle stesse
condizioni di Prodi con un maggioranza troppo stretta. "Ipotesi di
scuola" che Veltroni ha
chiuso: "È tardi". Sarà perché si sentiva ospite di se stesso su una
rete Mediaset, che il cavaliere non ha posto attenzione alla puntuale domanda
di Mentana sulla possibilità di un pareggio. Un'illusione ottica, per il Gatto
Silvestro di Arcore che si è visto sfilare in un battibaleno l'uccellino Titti,
stretto in bocca al cagnone Spike. Oppure un'onirica ammissione che la certezza
di stravincere stia svanendo. Per giorni si è trovato nell'impossibilità di
risolvere due questioni locali ma che hanno una valenza nazionale: Roma e la
Sicilia. Quest'ultima si è risolta in serata a Palazzo Grazioli: Raffaele
Lombardo sarà il candidato alla Regione Sicilia per il Pdl (con i voti di
Cuffaro e l'Udc); la lista dell'Mpa "apparentata" con il Pdl nelle
liste nazionali al Centro-Sud e nelle Isole. Quella Lega del Sud che può
assicurare il premio di maggioranza con 10-12 senatori. Approvato al telefono
da Fini, è finito lo stillicidio per Silvio, la guerra tra clan
forzisti-democristiani che ha fatto fuori anche una donna, Stefania
Prestigiacomo, per lasciare in mano maschile il dominio dell'Isola. L'ex
premier l'ha ringraziata "per la disponibilità offerta a lasciare il
Parlamento nazionale, mostrando amore per la sua terra". Berlusconi ieri aveva annunciato: "Ho Lombardo a
cena", facendo venire in mente Hannibal the Cannibal che, sogghignando,
sussurrava: "Ho un amico per cena". Silvio come sperava se l'è cavata
con "un aperitivo". A questo punto per cena ha il coriaceo Miccichè.
Anche l'incertezza sul sindaco di Roma dovrà essere risolta entro domani: è
uscito dal cappello (di An) il nome di Maurizio Gasparri. Lo stesso cavaliere,
tuffatosi tra i forzisti di Giro per presentare la "Carta per Roma",
ha tracciato un identikit: "Un uomo con tanto cuore, grande esperienza
politica e profonda conoscenza di Roma". Sulle ultime due caratteristiche
si può convenire; sulla prima Gasparri ha a cuore sia la sua visibilità che le
sorti del padrone di Mediaset, al quale portò su un piatto d'argento la legge
tv. Nelle trattative a Palazzo Grazioli con l'ex ministro delle Comunicazioni,
comunque, sarebbe stato pattuito un risarcimento con un ministero, nel caso di
sconfitta con Rutelli. A fare il nome di Gasparri (leader della corrente Destra
Protagonista di An insieme a La Russa) è stato Gianni Alemanno, capo della
federazione romana che resta in pista ma di Campidoglio non vorrebbe saperne,
pur sempre rivale di corrente insieme a Storace. La destra ha un'esplosione
molecolare: solo a Roma corrono Storace, la lista di Forza Nuova con Fiore e il
Mis di Rauti (suocero di Alemanno). Gasparri potrebbe correre per il Pdl ma la
competition con Storace è un rischio. Oggi ne parleranno Fini e Berlusconi, domattina l'esecutivo di An romana. Giorgia
Meloni, però, non si brucerebbe sul crescere. L'uomo di Arcore finora è apparso
in difficoltà. Svanito il sorriso sicuro da Gatto del Cheshire di Alice che
aveva nel 2006: piazza gazebo come specchietti per le allodole, ma il programma
lo presenterà solo "fra quindici giorni". L'8 marzo a Milano, quando
aprirà la campagna elettorale con Fini. Potrebbe essere la strategia del
"leone dormiente" che dà la zampata finale, come lo dipinge il fido
Bonaiuti? Fatto sta che Silvio segue ogni mossa di Walter, anche se lo
sbeffeggia: "Lui ha il diploma in cinematografia, io sono semplicemente
laureato con 110 su 110". Dice "si può fare" come Obama? noi
diciamo "lo faremo", copia Silvio. E sui faccia a faccia si convince
pure a confrontarsi con Casini nel tele-specchio delle mie brame. Sarà stata
pure una bella soddisfazione liberarsi di Pier, ma i voti centristi volano
(dati al 6,5% da Luigi Crespi, ex sondaggista di corte che ha fatto infuriare
l'abate azzurro Bondi). Lo stesso leader del Popolo del Predellino ieri,
davanti alla platea dei democristianoni di Giovanardi che hanno trovato asilo,
ha dovuto cancellate l'immagine di un Pdl spostato a destra: "Noi siamo il
centro". E il Fernandel modenese potrebbe sognarsi come
"delfino". Uno schiaffetto a Fini, che ha posto veti su Storace.
L'inedita coppia con Daniela Santanché candidata premier tira: La Destra è data
attorno al 3%, tanto che Berlusconi medita a un
ripescaggio. Ma sembra che Silvio abbia fatto marcia indietro sul
"no" a Mastella nelle liste: perdere i voti dell'Udeur in Campania è
un peccato. Così, se l'uomo di Ceppaloni non piace agli elettori del Pdl,
potrebbe piacere di più la moglie di Clemente, Donna Sandra Lonardo, candidata
al Senato.
( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Candidature Troppe deroghe creano confusione Cara Unità, il
Partito Democratico ha espresso in termini chiari, nel comporre le liste
elettorali, la volontà di rinnovare la politica italiana ed i futuri
rappresentanti di essa, favorendo soprattutto un ricambio generazionale. Ciò,
pur attraverso scelte dolorose, come quella del rifiuto opposto ad una
ulteriore candidatura di un politico rilevantissimo, quale Ciriaco De Mita.
Poi, su L'Unità di oggi, leggo di alcune deroghe per personalità non
altrettanto significative. Ricorro ad una iperbole, per sottolineare come tale
decisione, comunque si voglia rigirare la questione, non trova la necessaria e
ragionevole spiegazione. Ma ciò non contrasta con quanto sancito dal Partito
Democratico? E non c'è il rischio di creare discrepanze, confusione e
disparità? Con il risultato, alla fine, di essere molto poco credibili?
Cordiali saluti Aurelia del Vecchio Napoli Pd e Sinistra arcobaleno si sforzino
di dialogare Non commettiamo errori Cara Unità, La notizia del raggiunto
accordo fra Partito Democratico e Radicali - che segue quello con L'Italia dei
Valori - è molto significativa: mi riferisco al fatto in sé, a prescindere da
un giudizio di merito. Veltroni sta davvero cambiando
la politica di "magnifico isolamento " che finora ha portato avanti?
Se così fosse sarebbe un'ottima notizia perché la sola ipotesi di presentarsi
divisi come centro sinistra - con la vigente legge elettorale che prevede il
premio di maggioranza e con le forze di centro destra di nuovo insieme-
significherebbe rispondere ad una logica suicida. Finalmente a sinistra abbiamo
un soggetto unitario La Sinistra Arcobaleno, che può rappresentare un forte
punto di riferimento per i lavoratori, i giovani,gli intellettuali. È necessaria
una grande "offensiva unitaria" per superare l'incomunicabilità fra
Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno. Altro che "separazione
consensuale", caro Franceschini, la rottura condurrebbe alla sicura
sconfitta alle elezioni politiche in un crescendo di scontro fra P.D. e
Sinistra, così come ad una gravissima destabilizzazione dei governi regionali e
locali diretti dal centro-sinistra. È indispensabile una nuova Alleanza,basata
su solide basi programmatiche. La nuova Alleanza dovrà e potrà essere
effettivamente "nuova". In primo luogo perché sarà concretizzata non
più da una miriade di soggetti, ma fondamentalmente da due: il Partito
Democratico e La Sinistra Arcobaleno. In secondo luogo perché dovrà basarsi non
più su programmi onnicomprensivi,bensì su poche, essenziali scelte
qualificanti. È da augurarsi che i dirigenti del P.D. e della Sinistra
Arcobaleno evitino di compiere un errore drammatico che peserebbe sui
lavoratori e sul Paese per molti anni. Marco Montemagni Non è Prodi che ha
impoverito gli italiani Cara Unità, il centro destra sostiene che Prodi ha
impoverito gli Italiani in quanto avrebbe messo le mani nelle loro tasche.
Visto che Berlusconi è più intelligente questo non lo
ha fatto, come mai allora nel 2006 non lo hanno più votato? Mauro Lugli, Roma
Un valido deterrente è il Tg4: lo vedi e sai che cosa ti aspetta... Cara Unità,
da una quindicina di anni seguo, pressoché quotidianamente, il TG4. Amici e
conoscenti dicono che sono un masochista, ma non è così; seguo il TG di Fede
per due motivi, primo perché spesso mi posso fare qualche risata di cuore,
secondo, più importante, perché la visione di quel (sic) telegiornale aiuta
moltissimo a tenere vivo il ribrezzo nei confronti, non di Berlusconi,
che è anche simpatico, ma del mondo che lo sostiene e che da lui si sente
rappresentato. Inoltre, per quanti arrosti (e ne abbiamo fatti) si possano
combinare, il TG4 è un perfetto deterrente, per esseri senzienti, muniti di
pollici opponibili, nei confronti delle formazioni della destra: lo guardi, e
sai cosa ti attende, se vincono loro. E rabbrividisci. La sera de 22 febbraio,
l'ottimo Emilio ha aperto il suo fac-simile di bollettino terroristico con un
attacco all'Unità. Ecco, ma per quale motivo l'Unità spreca inchiostro e tempo
per occuparsi di quel che dice o che non dice il venerando incipriato
innamorato di Silvio? Ma non lo sapete che il suo senso di inferiorità (del
quale ha piena coscienza) viene lenito solo da coloro che, in un modo o
nell'altro, ne riconoscono l'esistenza ? Ho parecchi rimproveri da fare a
Romano Prodi, ma anche molti motivi per ringraziarlo. Tra questi, l'aver
annegato, inel silenzio, l'idolatra Emilio Fede. Da qui, l'odio del conduttore
nei suoi confronti. E infine, sono certo che non c'è "sugo" a polemizzare
col bollettino del TG4. U. Caluri - Livorno L'Unità accetterebbe un accordo tra
Pd e Berlusconi? Caro direttore, Sembra ovvio che
chiunque vinca le elezioni non otterrà una larga maggioranza e dovrà ottenere
consensi nell'altra parte politica. Dopotutto anche Berlusconi
l'ha affermato a Matrix. Insomma, volevo chiederle se l'Unità accetterebbe che
il Pd si alleasse con Berlusconi, colui che ha
rovinato l'Italia. Non sarebbe coerente se il giornale si schierasse a favore
di questa alternativa dopo tanti anni di battaglie per la democrazia.
Cassanelli Fabio Aumento i prezzi La destra negava E adesso? Cara Unità, alla
luce delle ultime rilevazioni, tutti coloro che, in specie nel quinquennio del
governo Berlusconi e nello schieramento di
centro-destra, irridevano, con sussiego e sfoggio di paludamenti
pseudoeconomici, alla lamentela di un incremento della costo della vita ben
superiore al tasso di inflazione ufficiale dovrebbero andare a nascondersi! Vincenzo Cassibba, Ivrea Veltroni mi ha
convinto Ora programma alternativo alla destra Cara Unità, ho deciso di votare
per il PD dopo aver votato sempre a sinistra. Questo perché Veltroni mi ha fatto ricaricare le mie batterie da tempo scariche per le
continue scissioni. Ritengo che la proposta politica dovrà essere alternativa
al centro destra. E dunque: che il costo della politica sia ridotto, che gli
stipendi aumentino veramente, che i minimi delle pensioni crescano, che la
sanità funzioni,che i cittadini vivano in un ambiente sicuro, che la giustizia
funzioni, che si combatta l'evasione fiscale e la mafia. Avendo fiducia voto Veltroni ed il PD. Angelo Coniglio, Pisa.
( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Per un partito radicato ma aperto alla società Vincenzo Vita
Siamo rapidamente entrati in una fase politica nuova e diversa. Si è come rotto
un incantesimo, secondo cui il centro della scena, l'inesorabile primo attore
era e doveva rimanere Silvio Berlusconi. In verità,
assai più di quello che immediatamente appare, è in corso un capovolgimento
della stessa comunicazione politica, proiettata verso l'era "post-mediatica",
quella assai meno semplificata dell'epoca pan-televisiva dove, spesso,
prevaleva l'immagine sulla sostanza, il maquillage sul contenuto, il ritmo del
talk show sul tempo più lungo del pensiero e del contenuto della politica, nel
senso più profondo che si rintraccia nella sua etimologia, il luogo della
polis. Ora, oltre alla necessità di utilizzare mezzi e strumenti della società
dell'informazione multimediale, si sta imponendo l'esigenza di una maggiore
complessità della leadership, fatta di un rapporto stretto tra programmi,
personalità, credibilità ed affidabilità. Non solo e non tanto il dire, bensì
soprattutto il fare. Il partito democratico e il suo
segretario Walter Veltroni hanno imboccato la strada della comunicazione politica
dell'epoca post-mediatica e di quella che viene chiamata l'ipermodernità, vale
a dire l'intreccio tra la velocità e la scansione dell'informazione e la
molteplicità delle contraddizioni di un secolo tutt'altro che lineare e
pacificato. Guerra, nuove povertà, crisi del welfare e della spesa
pubblica, attacco costante all'ecosistema, digital divide, rigurgiti di
integralismo antilaico fino all'offensiva contro le donne, insidie costanti ai
diritti e alle libertà, con l'esempio vergognoso delle offese persino postume
ad Enzo Biagi. E con il "realismo" brutale sullo stato del
capitalismo italiano offerto dalle angoscianti e ripetute morti sul lavoro,
alla faccia di uno sviluppo tecnologico senza un vero governo democratico.
Qualcosa di importante, dunque, sta accadendo e le prossime scadenze elettorali
(il voto politico e i tanti voti amministrativi) sono entrati nella sfera del
possibile, uscendo dall'incubo di una sconfitta che sembrava certa, malgrado i
buoni risultati del governo Prodi. È indispensabile che il Pd si radichi nel e
sul territorio, vincendo ogni tentazione di ridursi a struttura leggera o
"liquida" o, peggio, costituita da puri comitati elettorali, magari
sotto l'influenza di lobby o gruppi di potere. No, serve un partito aperto, in
rete, capace di meticciare culture politiche diverse, di contaminarsi con i
movimenti della società, quelli "caldi" e quelli "freddi".
Dal mondo dei lavori che deve riconquistare il suo giusto primato, al movimento
degli internauti, vera e propria epifania di una modalità inedita per le generazioni
più adulte, ma del tutto contemporanea per quelle giovani, di costruire il
tessuto sociale e le stesse identità collettive. Alla "biopolitica".
E il partito torna ad essere, aggiornato, il luogo della direzione politica dei
processi e della ricostruzione di un moderno blocco sociale progressista,
rifondato sul lavoro produttivo e su quello intellettuale. Il partito - come
prima, più di prima - intellettuale collettivo. È l'attualità di Antonio
Gramsci, da riscoprire in una chiave attenta all'oggi con la passione del
presente, come ci ricorda Giacomo Marramao. E difendendo anche, con impegno, il
quotidiano fondato proprio da Gramsci, l'Unità. È giusto immaginare un partito
programmatico, fondato sui punti indicati da Veltroni
- che costituiscono altrettanti capitoli da approfondire - ed è interessante,
innovativo il proposito di presentarsi all'opinione pubblica con un corpo di
idee omogenee, non negoziate in "politichese", andando al confronto
elettorale con chi vi aderisce compiutamente. Allora, però, è tanto più
indispensabile che la sinistra, la cultura politica di una sinistra della
contemporaneità - frutto dell'esperienza dei movimenti, dell'associazionismo,
oltre che espressione della teoria pur non superata della parte migliore della
tradizione - trovino nella costituente del Pd spazio e ruolo né marginali né
episodici: divenendo, al contrario, protagonisti della fisionomia e del
progetto di una forza di progresso del nuovo millennio. E riaprendo da qui il
dialogo con la "Sinistra-Arcobaleno". Siamo nella stagione dei
saperi, al punto che Microsoft offre - e Murdoch pure - cifre abnormi per
conquistare un motore di ricerca. Ecco, allora, il senso davvero inedito di un
partito come soggettività culturale oltre che politica, e nel quale il pluralismo
non sia la sommatoria di componenti, bensì una caratteristica costitutiva,
ontologica. Per una sinistra plurale che sia anche nel partito democratico e
che si apra, attraverso la costruzione di un'associazione aperta, a coloro che
in questo periodo stanno ripensando le scelte precedenti o superando le
incertezze. Con ipotesi di avvicinamento al Pd da valorizzare senza
strumentalità. È il senso di un partito democratico né moderato, né
neocentrista, aperto piuttosto all'idea della ricostruzione dei fondamenti
dell'essere di e a sinistra.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Roma
Alemanno o Gasparri? Il rebus del Pdl Berlusconi:
"Sarà un nome di grande esperienza, che conosce la città" L'ex
premier: "Rutelli ha chance di vincere" Domani il nome del suo
candidato GABRIELE ISMAN "Francesco Rutelli ha delle chance di vincere.
Noi metteremo qualcuno che ci piace molto, un personaggio con tanto cuore,
tanta e esperienza e tanta conoscenza dei problemi di Roma". Silvio Berlusconi traccia così l'identikit del candidato sindaco,
tagliando fuori Giorgia Meloni dalla corsa. "Manca ancora il suo sì, lo
diremo fra poche ore" prosegue l'ex premier, e la corsa diventa a due.
Gianni Alemanno (ieri al residence Ripetta con Berlusconi)
e Maurizio Gasparri. "Per i sondaggi - aveva detto in precedenza Francesco
Giro, coordinatore laziale di Forza Italia - Rutelli è al di sotto delle
aspettative: è al 51%". Un quarto d'ora dopo il candidato ha del Pd ha già
perso 4 punti: "è in gravissima difficoltà, attorno al 47" spiega ai
cronisti Alfredo Antoniozzi, candidato azzurro alla Provincia. Cielo confuso a
Roma per la Pdl: "Alemanno? Potrebbe essere una buona ipotesi, come anche
Gasparri..." spiegava a fine giornata Antonio Tajani. Occasione per
l'incontro, la presentazione della Carta per Roma: in 64 pagine le proposte per
la Capitale e per i suoi municipi elaborate dal gruppo azzurro dell'aula Giulio
Cesare. Gruppo che, nel prossimo giro, dopo 11 anni, non avrà più Michele
Baldi: "Non mi ricandido - annuncia un po' commosso alla sala - ma resto
un soldato di Roma". Frecciatina al gruppo dirigente: "Il
centrosinistra dal consiglio comunale di Roma ha portato 3 ministri, un
viceministro... Il centrodestra non ha portato nessuno". è l'addio del
soldato al via della campagna elettorale di Forza Italia e del Pdl: in sala per
An c'è solo Alemanno e il candidato resterà un mistero fino a domani quando
sarà annunciato alle 12, dopo l'incontro a tre di oggi con Berlusconi,
Fini e lo stesso Alemanno. "Il modello Roma? Un disatro" tuona Giro,
e indica le priorità mutuate dalla carta per Roma: lotta senza quartiere al
degrado, chiusura immediata di Malagrottta, 1500 vigili di quartiere in tre
anni, e il Nia, nuova infrastruttura anulare, da costruire a dieci chilometri
dal Gra, e tra i due case popolari. Prima che arrivi Berlusconi,
parlano tanti azzurri: il gruppo consiliare al completo con Davide Bordoni che
si ricandiderà, Fabrizio Cicchitto, Antonio Tajani, e, da ospiti, Mauro Cutrufo
("Ho cominciato curando la campagna elettorale di Signorello. è la prima
volta dopo anni che il centrosinistra è sotto al 50") e Alemanno. Poco
fair play verso Veltroni - "ha tradito la città
andandosene in anticipo" dicono in tanti - e Rutelli. Tajani: "Il Pd
che va da solo alle elezioni nazionali, e a livello locale sta con la sinistra
radicale e vogliono portare Patrizia Sentinelli di Rifondazione come
vicesindaco". Il pubblico, 150 persone in una sala molto calda, risponde
con un brusio. "E cosa ha fatto Veltroni per permettere a Bendetto XVI, il più grande teologo di questo e
del passato secolo di visitare la Sapienza?". Il Pdl racconta "la
Roma egoista, diseguale, fatta per pochi" come dice Giro. Poi arriva Berlusconi e detta la linea. "Questa Carta per Roma la condivido.
Vorrei usarla per la mia campagna, ma c'è il fair play. Quindi io non lo farò. Ma
fatelo voi".
( da "Unita, L'" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Grillo insulta Veronesi "È uno sponsor del cancro quando
dice che un inceneritore produce emissioni zero" NAPOLI "Umberto
Veronesi è uno sponsor del cancro": così Beppe Grillo a Napoli prima della
conferenza stampa in piazza Dante nel "giorno del rifiuto",
manifestazione contro la gestione dei rifiuti in Campania. "Quando senti
Veronesi, candidato del Pd, che dice che un inceneritore produce emissioni
zero, bisogna chiedersi da chi sia sponsorizzata la sua fondazione. Se si fa un
controllo si può facilmente capire che la fondazione Veronesi prende soldi
anche dal più grande costruttore di inceneritori d'Europa, la Veolia
francese", conclude Grillo. "Sono venuto a chiedere scusa alla
Campania, terra martoriata dalla storia". Così Beppe Grillo intervenendo a
Napoli per la giornata del rifiuto, o "monnezza day", in corso in
piazza Dante. "Qui avete inventato il manganello consapevole: ad Ariano
Irpino e a Pianura sono state colpite delle persone che protestavano in maniera
pacifica - ha aggiunto Grillo - chiedo scusa per Veltroni, Berlusconi, Iervolino e Bassolino. Avete scritto sui pomodori Made in China
per esportarli, avete i rifiuti del nord mentre il Veneto fa pubblicità per
dire di non andare in Campania ai tedeschi". "Chiedo scusa anche per
Prodi che ha reintrodotto il Cip6 - ha detto ancora l'artista genovese - nel
1992 fecero una legge straordinaria per devolvere il 7 per cento della bolletta
allo sviluppo delle energie rinnovabili. In un attimo prima dell'approvazione
hanno aggiunto la parola 'assimilatè e hanno così regalato 48 miliardi di euro
ai petrolieri". Quanto alla manifestazione di Napoli, per Grillo "il
giorno del rifiuto è una cosa epocale, con ragazzi che senza soldi e senza
giornali hanno organizzato una manifestazione con centinaia di giornalisti.
Tutto questo è stato possibile attraverso la rete, tra poco non ci sarà più
bisogno dei giornalisti". "Oggi a Napoli combattiamo l'incantesimo
della non conoscenza. Sta succedendo una cosa straordinaria, l'economia si è
bloccata. Il rifiuto fa il giro del mondo: ci scambiamo la cacca come i
bambini, ma se bruci una cacca non produci energia". "Non vado a
votare e ne sono orgoglioso". Così ha aggiunto Beppe Grillo in riferimento
alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile, intervenendo a Napoli nel
corso della giornata del rifiuto. "Mi sento umiliato perché non si può
scegliere un partito, non si può esprimere una preferenza e non si può scegliere
un programma perchè sono uguali: Veltroni e Berlusconi vogliono le stesse cose", ha concluso.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina
IX - Napoli La polemica Voglia di elezioni anche per la Regione ROBERTO
FUCCILLO "non capisco come mai Veltroni non abbia già
obbligato alle dimissioni Bassolino". Picchia duro Berlusconi. SEGUE A
PAGINA III.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Napoli
Le manifestazioni Piazza Dante gremita. Migliaia la mattina al corteo Cisl
Grillo, sfida globale "Mandate tutti a casa" Migliaia al corteo della
Cisl e poi in piazza Dante per lo show di Beppe Grillo con gli inviati della
Bbc e di altre tv straniere. Il comico accusa Berlusconi, Veltroni, Iervolino, Bassolino: "Devono aver paura di noi, li
cacceremo grazie alla rete". Ribadisce che per lui le elezioni politiche
sono illegittime: "Non voto". Punta l'indice contro inceneritori,
banche, imprese, giornalisti. CONCHITA SANNINO A PAGINA IV.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XIV - Napoli
Il presidente degli industriali interviene dopo lo sfogo di Marco Zigon sulle
grandi difficoltà e i rischi di fare l'imprenditore sul territorio "Subito
al voto anche in Campania" Lettieri: ormai non c'è più credibilità, serve
una svolta eroi Penso proprio che bisogna essere degli eroi per fare impresa
nella nostra regione e al Sud Se poi uno di noi ha successo diventa un
bersaglio da colpire e da abbattere inefficienza Ci confrontiamo ogni giorno
con l'inefficienza della pubblica amministrazione e con le maglie della
burocrazia e poi i rifiuti sono il problema dei problemi DARIO DEL PORTO La
Campania attraversa una profonda crisi di "credibilità e
autorevolezza" che rende "auspicabile un ritorno alle urne".
All'indomani dell'amaro sfogo di Marco Zigon, l'imprenditore vittima di un
eclatante raid armato all'interno dello stabilimento di Pignataro Maggiore, il
presidente dell'Unione industriali di Napoli, Gianni Lettieri, traccia un
quadro del difficile momento attraversato dalla regione e dice: "Per fare
impresa qui bisogna essere eroi". Presidente Lettieri, ha parlato con
Zigon? "Sì, ci siamo sentiti. Quello che è capitato a lui, con dieci
banditi armati in azione, due tir e sessanta operai immobilizzati, è di per sé
stesso raccapricciante. Ma conosco Marco e so che non basta un momento di
sconforto per spingere lui, come tutti noi, a lasciare questo territorio".
Però sembrava davvero amareggiato. La Campania, ha detto, è peggio della
Nigeria. "In realtà un episodio come quello messo a segno a Pignataro
Maggiore potrebbe ripetersi forse non all'estero ma probabilmente anche in
altre parti d'Italia. Il problema non è solo la criminalità". Si spieghi.
"Qui da noi l'imprenditore è costretto a sgomitare ogni giorno, ma non per
avere la meglio sulla concorrenza, il che sarebbe anche piacevole, oltre che
logico. No, qui ci si deve confrontare con l'inefficienza della pubblica
amministrazione, con le maglie della burocrazia. E poi c'è la spazzatura, che
io considero il problema dei problemi". Infatti il comparto delle aziende
turistiche sta registrando cali notevolissimi. "è vero, ma non è solo quel
settore a risentire dell'emergenza rifiuti. Questa situazione fa sì che, quando
un'impresa si presenta fuori dai confini della regione, viene accolta con
sfiducia. Un cliente, un fornitore, assiste alle immagini delle strade invase
dai sacchetti, vede le vie d'accesso bloccate e scuote il capo. Era prevedibile
che ciò accadesse, io stesso avevo lanciato l'allarme più di tre anni fa. E il caso
esploso in questi mesi si è aggiunto alle difficoltà di sempre. La
microcriminalità è una di queste. Ma gli ostacoli che si incontrano, quando si
decide di aprire uno stabilimento, sono moltissimi". Ad esempio? "Ci
sono zone industriali che dovrebbero essere in grado di accogliere le imprese,
come quella di Acerra, dove nostri associati segnalano ancora disagi con la
telefonia, le reti energetiche e i servizi. Nonostante questo, abbiamo ancora
imprenditori di successo, che investono e producono. Penso proprio che bisogna
essere degli eroi, per fare impresa in Campania e nel Mezzogiorno".
Addirittura eroi. Non è un'espressione un po' troppo impegnativa? "Non
credo proprio. L'intervento straordinario per il Mezzogiorno è finito ormai da
dieci anni. Le stesse agevolazioni che si possono ottenere investendo nel Sud
si hanno in altre regioni d'Italia. Il nostro è proprio attaccamento al
territorio, andrebbe premiato. Invece sa che succede"? Cosa? "Che un
imprenditore, specie se ha successo, in Campania diventa un bersaglio da
colpire, da abbattere". Lei disegna un quadro prossimo al collasso. Di chi
sono le responsabilità? "è difficile attribuire le colpe a una persona
sola. Di sicuro, in questi anni è stato dato poco spazio alla meritocrazia. Ma
se vogliamo parlare della Regione, ci sono sicuramente assessori che stanno
facendo bene: Cozzolino, Cascetta, Di Lello, lo stesso Montemarano. Al Comune
meno, in verità. Però è tutto il territorio che non funziona e, allargando il
discorso, non si è completato il processo di sviluppo del Mezzogiorno di cui
Napoli e la Campania sono uno dei cuori pulsanti". Le elezioni politiche
sono alle porte, che si aspetta dal voto? "Mi sembra
che Veltroni abbia fatto delle scelte positive e la stessa cosa sta accadendo
per il centrodestra. Ci si sta avviando verso la costituzione di due blocchi e
dunque verso un vero bipolarismo. Questo è positivo, così come giudico un segno
di responsabilità l'apertura di Berlusconi verso
un governo di larghe intese nel caso di pareggio al Senato". E in
Campania secondo lei è il caso di tornare alle urne? "A mio avviso è
auspicabile che si vada quanto prima alle elezioni anche qui. Non per
individuare per forza capri espiatori, ma la crisi di autorevolezza e
credibilità del territorio è troppo profonda. è arrivato il momento di
imprimere una svolta a Regione, Comune e Provincia. Ormai si vive in un'alea di
incertezza che non porta da nessuna parte. Per questo è auspicabile che anche a
Napoli e in provincia si vada presto alle elezioni. Proprio per la storia dei
rifiuti, più che per altre cose, è necessario avviare un dialogo nuovo, con
responsabili amministrativi e politici che possano usufruire di una rinnovata
credibilità. Su questo problema si sono susseguiti governi di destra e
sinistra, commissari nominati dagli uni e dagli altri. Ciò significa che si
rende necessaria una nuova interlocuzione territoriale. Ed è giusto che a
governare i processi di cambiamento ci siano persone con una visione a lungo
termine". Si sta preparando a scendere in campo? "No, non ci penso
proprio".
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XII - Napoli
Migliaia allo show del comico in piazza Dante. "Devono andare a casa
tutti, sindaco, governatore, Veltroni, Berlusconi" L'urlo di Grillo: munnezza globale Attacco a politici,
imprese, banche: "Napoletani, ribellatevi" "No agli inceneritori,
sì al riciclo. Se falliscono anche De Gennaro e Ganapini è finita"
"Le prossime elezioni sono illegittime, orgoglioso di non andare a
votare" CONCHITA SANNINO Dalla torre scaraventa tutti, a Napoli
come a Roma. Nessuno escluso: "Questi devono avere paura di noi, entreremo
dappertutto, ci dovranno ascoltare e rispondere. Perché noi non abbiamo armi
violente, ma abbiamo la Rete, le web-cam". Quindi tutti a casa, li manda
Beppe Grillo. "Da Bassolino a Iervolino. Dallo psiconano-Berlusconi a topogigio-Veltroni:
che poi hanno lo stesso programma, dicono le stesse cose. Si dovrebbe scegliere
l'uno o l'altro per il colore dei capelli?". Il comico conferma: "Io
mica vado a votare, e ne sono orgoglioso". Però le liste Grillo, vidimate
dalla Rete, ci saranno. "Si presentano giovani candidati solo alle
amministrative e alle regionali. I candidati sono persone che si sottopongono
al libero controllo del web. Perché se sei disonesto, lo si scopre subito. La
Rete ha memoria, la televisione no. La Rete informa, i tiggì no". Eccolo
Grillo. Torna a Napoli, nella stessa piazza Dante in cui si esibì quasi tre
anni fa, tra successo e polemiche. è lui la star del "Giorno del
rifiuto", la lunga no-stop organizzata dal Meet-up degli amici di Grillo
con la Rete Lilliput del comboniano Alex Zanotelli. Accanto al protagonista, ci
sono appunto padre Alex, il professore Maurizio Pallante consulente del
ministero dell'Ambiente, il docente e promotore delle Assise di Palazzo
Marigliano Alberto Lucarelli, il tossicologo Antonio Marfella. "Fate
parlare anche loro, io sono un pazzo... ", dirà spesso Grillo rivolgendosi
ai suoi "esperti". E lancia un avvertimento anche ai cittadini:
"Qui, se ognuno di voi non diventa commissario di se stesso, non se ne
esce. Se in Campania falliscono gente come il commissario De Gennaro, come il
generale Giannini e l'ottimo assessore Ganapini, è davvero finita. Bisogna
cominciare a fare un passo avanti culturale. Riciclare, differenziare".
Alle 21.10, il fustigatore sale sul palco ed è boato. Un lungo show su rifiuti
e politica. La mimica della rabbia, l'alone del guru, i tempi del comico. Al
collo sfoggia un portabicchiere di stoffa riciclabile colorata, per dare un
segno contro "la follia della moltiplicazione dei rifiuti, ad uso delle
multinazionali". "Vi chiedo scusa, cari cittadini campani. Io, se
fossi in voi, sarei non incazzato, di più. Farei come nel Kosovo, un bel
referendum e mi staccherei da Roma", esordisce Grillo. E va avanti:
"Ma come abbiamo fatto a trasformare questo capoluogo e tutta la sua terra
in un grandioso spot per la monnezza? Questa è un'emergenza a tavolino, altro
che camorra, basta con l'alibi dei boss. In questa crisi c'entrano solo le
banche, il gruppo Impregilo, le multinazionali del rifiuto e dei
termovalorizzatori. E i politici: che sono i camerieri dei gruppi
imprenditoriali". Accentua l'aspetto grottesco, rimette in moto il
meccanismo della paura da inquinamento: "Avete le mozzarelle che ormai
camminano da sole, per vendere i bei pomodori avete dovuto scriverci sopra
"Made in China"". Poi si fa più scuro: "Ma diamine, in
questa città c'è un sindaco responsabile della salute pubblica? Da quanto tempo
la Iervolino e gli altri primi cittadini della Campania avrebbero potuto fare
un accordo speciale, urgentissimo, con tutta la grande distribuzione, vietare
l'uso di imballaggi, di usa e getta, di roba inutile?". E giù con i mille
esempi virtuosi nella gestione rifiuti, qui e ora, da Reggio Emilia al
nord-est. "Ma lo sapete che esistono pannolini per i bimbi che sono biodegradabili
ma non usa e getta che costano molto di meno?". Si interrompe rivolto a
padre Zanotelli: "E ora tu non sentire... ". Riprende, urlando:
"E ci sono, al posto dei tampax e affini che rappresentano il 40 per cento
di roba che va in discarica, ci sono dei sostitutivi usati dalle donne in
Emilia che si sterilizzano, si riusano. Dipende anche da noi. Siamo noi
cittadini che dobbiamo fare un passo culturale in avanti. Scrivetelo". Ad
ascoltare la sua conferenza stampa, che va avanti per quasi due ore e mezza prima
dello show serale in piazza, ci sono oltre cento giornalisti, tra cui inviati
della Bbc e di altre testate straniere, anche americane. Categoria a cui dà,
divertito, il singolare benvenuto: "Con la rete siamo riusciti a
organizzare quest'evento enorme, bellissimo, senza nessuno sponsor alle spalle,
senza nessun gruppo editoriale alle spalle. Cari giornalisti, vi annuncio che
tra poco non servirete più. Bisogna abolire l'Ordine. Ma scusate, io per
scrivere devo essere iscritto? Ma sei matto, dico? Ma perché, per fare una
poesia devo iscrivermi all'Ordine dei poeti?". L'ultimo regalo ai
napoletani è un sogno: "Un grande museo dei rifiuti, mettete questi vostri
6 milioni di balle che non sono eco, ci facciamo delle passerelle in sicurezza
igienica per i visitatori, in realtà ne ho parlato con Renzo Piano, si può
fare, a costo zero, capite? Io vengo gratuitamente, faccio i miei numeri, con
quei soldi piano piano magari ci liberiamo delle balle... ".
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XI - Napoli LA
POLEMICA Rutelli e Finocchiaro, candidati Pd: "Non faremo come in
Campania". E cresce l'ipotesi elezioni dopo le
politiche Berlusconi gioca la carta spazzatura "Veltroni faccia
dimettere Bassolino" ROBERTO FUCCILLO (segue dalla prima di cronaca) La
spazzatura campana continua a essere il miglior argomento elettorale per il
centrodestra. Eppure la domanda provocatoria del Cavaliere qualche risposta ce
l'ha già. "Vogliamo finire come la Campania? Certamente no,
dobbiamo muoverci in tempo". Lo dice senza mezzi termini Francesco Rutelli
a Roma, in veste di candidato sindaco per la capitale. "La Sicilia non può
ripercorrere, e non lo farà, le tragiche pagine della Campania", gli fa
eco Anna Finocchiaro candidata Pd alla presidenza della Regione. Insomma, il Pd
sta comunque stendendo un cordone sanitario intorno a Bassolino. Il quale
reagisce con un paio di contromosse. La prima: la Regione stanzia 50 milioni
per il San Carlo. Uno schiaffo a Rutelli e alla sua teoria ministeriale del
rinnovato impegno per la regione solo dopo la soluzione del dramma rifiuti. La
seconda: una lettera a Prodi e al ministro del Lavoro Damiano, per lamentare
che i fondi per mobilità e cassa integrazione per la Campania sono rimasti gli
stessi dell'anno scorso, segno che non ci si fa carico di nuove situazioni di
crisi, comprese quelle causate dai rifiuti. Alla contesa fra Veltroni
e Berlusconi si sta dunque sovrapponendo quella
interna fra il Pd e la sua classe dirigente campana. Ne è un indizio in fondo
anche l'esautoramento di De Mita. Quest'ultimo ieri ha incontrato a Napoli
l'assessore Angelo Montemarano e il capogruppo Mario Sena per vagliarne la
disponibilità a seguirlo. Proprio mentre il segretario regionale del Pd Tino
Iannuzzi dichiarava definitivamente che "mi sono battuto per la
ricandidatura di De Mita, la decisione nazionale è stata diversa. Sono convinto
che tutte le battaglie, anche quelle più amare e dolorose, quale che sia il
loro esito, vadano sempre condotte e mantenute all'interno del proprio partito.
Ritengo sbagliata, e non la condivido, ogni scelta al di fuori o diversa dal
Partito democratico". La posta in gioco di tutto ciò è comunque la
Regione. Bassolino è rimasto in sella, sperando di poterla tirare fuori lui
dalle secche dei rifiuti. Ma la corda si sta spezzando, e si fa sempre più
verosimile l'ipotesi che Veltroni chieda comunque il
voto regionale dopo le politiche. Rifondazione lo ha capito e lo ha già
chiesto. Anche De Mita e l'area centrista chiederanno per forza di cose la
conta della nuova realtà politica regionale dopo il voto di aprile. Intanto An
cala un'altra mossa dilaniante, per mano di Salvatore Ronghi: "Ho chiesto
la convocazione della giunta per le elezioni, per prendere atto della
incompatibilità del consigliere Antonio Bassolino e dichiararne la decadenza,
tenuto conto che la Regione, su sollecitazione della stessa magistratura, si è
costituita parte civile contro il presidente della Regione nell'ambito del
processo sui rifiuti". Intanto domani alle 17.30, nella Stazione
Marittima, dibattito su qualità della politica e selezione dei gruppi dirigenti
con Eugenio Mazzarella, Aurelio Musi, Paolo Macry, Raffaele Cananzi, Umberto
Ranieri.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XVII - Bari
LA DOMENICA Se la furbizia resta il vizio degli italiani La campagna elettorale
non ha fatto altro che accendere il solito valzer delle poltrone MICHELE
MIRABELLA (segue dalla prima di cronaca) Non essendo più bamboccioni, ma
ultraottantenni, vi è chi si indigna, inutilmente: per un partito, una
formazione reticente che si dichiara stufa dei pigionanti per diritto di sangue
o per distrazione del mondo, altre ve ne sono che offrono ospitalità, posti in
lista e , a volte, parcheggio al sicuro dalle grinfie della legge. Pare, però,
che la pacchia sia finita. Gli italiani hanno capito, hanno fatto ammenda? Gli
è che qualcosa si muove: ci sono nuove tendenze che sparigliano i giochi e
pretendono di chiudere ai pregiudicati e agli habituée e aprire al nuovo, ai
giovani. Non sempre i nuovi sono giovani e viceversa, ma, almeno, il tentativo
va fatto. Purtroppo, però, dopo il recente guazzabuglio fiorito prima, durante
e dopo la crisi di governo, abbiamo assistito ad una via vai molto pittoresco.
Prendi l'Udc: in autunno è stato vilipeso, insultato, scacciato da Berlusconi, ma, poche settimane dopo, lo stesso Cavaliere li
ha richiamati tra le sue braccia per ottenere di non rinviare neanche di un
minuto la convocazione di comizi elettorali e per votare subito. Dopo poche ore
una buona parte, non la parte buona, dice Casini, si è allontanata e ha dato
vita alla Rosa Bianca. I pochissimi che sanno la storia di questo bel nome non
hanno fatto in tempo a congratularsi della secessione, che Casini rilitigava
con il magnate di Arcore e si allontanava ancora una volta indignato,
riprendendo la polemica. Entrambi hanno detto "Heri dicebamus" e via
con le contumelie. C'è chi non si fida e pensa che Cesa e Casini abbiano
lasciato sulla porta di Forza Italia, anzi, sulla Porta a Porta, un cartello:
"Torno subito". Per passare alla cassa? Chi può dirlo? Anche sul
fronte opposto, non hanno fatto in tempo a dire di viaggiare, anzi, correre, da
soli che, ecco, passano alla cassa Di Pietro e i Radicali, bene accolti, mentre
in Sicilia i giochi sono extra territoriali: è tutto un cantagiro di
formazioni, alleanze, concentrazioni, schieramenti e cannoli che la metà
basterebbe. Lì la cassa è pingue e, per via di questa legge elettorale che pare
fatta durante un veglione e dopo una ventina di brindisi, il bottino di
senatori è in grado di condizionare la stabilità del Parlamento nazionale. Nel frattempo, Berlusconi manda a dire a Veltroni che la grande coalizione si può fare se nessuno stravince. I più
informati dicono che lo ha detto per far dispetto a Fini che ha appena
scaricato la Destra di Storace: meglio passare alla cassa in due e spartire che
arrancare da soli e spuntare un magro bottino. Per non parlare della
polarizzazione del pulviscolo detto della sinistra radicale. E in Provincia?
Questa schifezza di legge elettorale autorizza la erogazione di candidature
sicure, di nomine sicurissime. La formazione della nuova casta minaccia di
annebbiare nuovamente la nostra vita politica. Gli elettori assistono impotenti
alla unzione dei chiamati: quelli che si assicureranno un posto comodo in lista
saranno gli eletti. Evangelicamente. Il momento è delicato, tanto che leggiamo
che molti parlamentari italiani del Parlamento Europeo stanno accentuando la
percentuale di disaffezione alle cose di Strasburgo e guardano malinconicamente
ai loro paesi. I nuovi emigranti. E le nuove lacrime da terre "assai
luntane". Nonostante gli ingenti stipendi, i più alti di tutta la
Comunità, pare che gli italiani onorevoli preferiscano passare alla cassa
italiana che progettare il futuro europeo. Ecco: invece di passare avidamente
alla cassa e in attesa di passare alla storia, dovremmo, coscienziosamente,
passare alla geografia.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Cronaca La caccia ai
"voti del cielo" Religione e politica la società L'elettore cattolico
e la sua prossima scelta sono al centro di una battaglia senza esclusione di
colpi tra teo-con, teo-dem, pro-life, atei devoti, post-clericofascisti... Uno
scontro dalle radici antiche che riecheggia il 18 aprile 1948 con le sue
Madonne pellegrine, i frati volanti e il motto inventato da Guareschi:
"Nell'urna Dio ti vede, Stalin no" FILIPPO CECCARELLI suggestione meta-elettorale
per gli aspiranti teocrati delle varie e numerose specie, teo-con, teo-dem,
pro-life, atei devoti, cattolicanti centristi, post clericofascisti,
tradizionalisti padani: rimboccarsi le maniche e costruire tutti insieme una
grande chiesa, una basilica, "pegno solenne di perpetua pace fra l'Italia
e la Chiesa, nuova testimonianza della profonda cattolicità della
nazione". Perché nelle pieghe della storia, meglio se in quella minore e
perfino in quella incompiuta, non di rado pare di cogliere barlumi di
attualità. E così, come ha scoperto anni orsono uno studioso attento come
Giovanni Tassani, l'idea di erigere un tempio alla Conciliazione fu
effettivamente lanciata nel 1954, con tanto di bozzetti e sopralluoghi, da una
compagine di cattolici che le sacre immagini e i valori della Cristianità
avevano messo sui loro stendardi. O forse sarebbe meglio dire gagliardetti, dal
momento che l'animatore dell'iniziativa, il giovane e brillante conte Vanni
Teodorani, fondatore della Rivista Romana, era certamente stato e forse a quei
tempi continuava a ritenersi fascista. Ma dietro di lui c'erano soprattutto
cattolici, e anche ecclesiastici illustri e già influenti come il padre gesuita
della Civiltà cattolica Tacchi Venturi. Strano a dirsi, ma l'enorme basilica
nazionale e teocratica sarebbe sorta a Saxa Rubra, "la località in cui
Costantino ebbe la visione della Santa Croce, sicuro auspicio di
vittoria", si legge, tipo depliant, sulla Rivista Romana. Il progetto fu
affidato alla cupa esuberanza baroccheggiante dell'architetto, nonché
accademico d'Italia, Armando Brasini che certo non trascurò il motto apparso
all'imperatore: "In hoc signo vinces", e infatti alla sommità del
tempio svetta una colossale croce di marmo. Quella che si affacciava dallo scudo
della Dc, evidentemente, non bastava a soddisfare l'esigenza dei valori
religiosi nella vita pubblica. Ora, a volte si è tentati di raffigurare la
storia come una grande scala nella quale ogni nuovo pianerottolo raggiunto
evoca inesorabilmente non quello appena lasciato, ma il penultimo. E questo un
po' vale anche per la partecipazione e il consenso elettorale dei cattolici, di
cui per mezzo secolo almeno la Chiesa e in seguito la Dc si sono ritenute
esclusive depositarie. Ma prima? Ecco: anche "prima", che poi non è
mai un "prima" assoluto, l'antica caccia affannosa ai "voti del
cielo", come li ha designati Massimo Franco (I voti del cielo, appunto,
Baldini&Castoldi, 2000) ricorda per fuggevoli lampi e arcane corrispondenze
questa di oggi, Casini, Ruini, Veltroni, Berlusconi, Bagnasco, Giulianone Ferrara: voti che ora come agli albori
della Repubblica "vivono nel limbo di una terra di nessuno - come scrive
Franco - volatili, volubili, percorrono strade misteriose, si dividono fra
astensionismo e trasformismo, pattinano lungo tutto l'arco delle nuove
ideologie". E delle vecchie e nuove mistificazioni, viene anche da
pensare. Questo spiega come mai, al di là degli anniversari, sulle elezioni del
1948 si concentri l'attenzione non solo degli storici, ma anche dei più evoluti
studiosi di comunicazione politica, come Edoardo Novelli che in un libro di
prossima uscita per Donzelli, Te lo ricordi quel 18 aprile, ha riletto
"parole, immagini e strategie" di quella fatidica campagna nella
quale l'intervento variegato e massiccio della Chiesa fu determinante tanto nel
risultato quanto nelle forme espressive della ricerca del consenso. La grande
epopea di Gedda e dei suoi Comitati civici, simboleggiati da due mani che
s'intrecciavano sullo sfondo di un campanile e il motto: "Pro aris et
focis", per gli altari e i focolari. In poco meno di due mesi, senza mai
chiedere esplicitamente il voto per la Dc la Chiesa riuscì autonomamente a
mettere in piedi una vera e propria "crociata" - "Con Cristo o
contro Cristo", aveva del resto intimato Pio XII - realizzando uno sforzo
ideativo e organizzativo ancora più sorprendente di quello che consentì a Berlusconi di conquistare per la prima volta l'Italia nel
1994. Tassani ha studiato l'"Ufficio psicologico" dei Comitati
civici, laboratorio d'archetipi, fucina d'immaginario. Perché ci furono, sì, le
madonne pellegrine, sia pure d'importazione francese, e il "microfono di
Dio", come venne chiamato il missionario gesuita Lombardi; e se è per
questo ci furono anche i baschi verdi dell'Azione cattolica, "Siam gli
araldi della Fede" echeggiava nelle piazze il loro inno, e perfino i
"frati volanti", in giro con certi furgoni dotati di altare e
megafono, pronti a interrompere i comizi del Pci. Ma il vero salto nel futuro
fu l'uso di scrittori come Longanesi, cui si deve l'opuscolo Non votò la
famiglia De Paolis o Guareschi, suo il motto "Nell'urna Dio ti vede,
Stalin no"; così come decisivo fu il lancio di illustratori e vignettisti
che produssero manifesti un po' pulp, ma indimenticabili. O filmati abbastanza
ricattatori come La verità sulla scomunica: una bimba sta per fare la prima
comunione, ma il papà comunista non vuole, né può entrare in chiesa (alla fine
si converte). Quello cattolico era a quei tempi un elettorato d'ordine,
conservatore, anche reazionario. Più che al Pci si trattava di strapparlo
all'Uomo qualunque, che nel 1947 a Roma aveva superato la Dc. Gedda ci riuscì:
e dal Papa, per ringraziamento, ebbe in dono un orologio. Il paradosso del
personaggio è che all'apice della vittoria cominciò la sua sconfitta. Non
credeva all'unità politica dei cattolici e invece, oltre al pericolo comunista,
bene o male la Dc fu anche capace di contenere, attizzare e neutralizzare
questo elettorato timoroso della modernità, questo popolo di destra naturale ed
inespressa. Lo fece vellicandone gli istinti conservatori, ma anche la paura,
talvolta in modo gaglioffo. Alle elezioni del 1953, per dire, venne organizzata
una mostra itinerante sull'"Aldilà", cioè sulle persecuzioni ai
lavoratori e ai credenti "schiavizzati" nei paesi dell'Est. Solo che
si trattava di immagini false: come si legge ne I cattolici nella storia
d'Italia di Libero Pierantozzi (Edizioni del calendario, 1970) un operaio di
Roma, a nome Nardecchia, si riconobbe tra i perseguitati: "Quello so'
io!", disse. Non che all'Est per i cattolici fossero rose e fiori,
tutt'altro, ma insomma la mostra era più che altro un servizietto
"dell'aldiquà". Per tutti gli anni Cinquanta e oltre, anche perché
timorosi di uno sbocco spagnolo, alla Franco, a partire da De Gasperi i
democristiani cercarono con successo di liberarsi dell'occhiuta tutela
ecclesiastica. La basilica a Saxa Rubra non si fece mai. Vennero piuttosto
individuati dei bastioni intoccabili: istruzione, sanità, carattere sacro di
Roma, controllo della cultura, dei costumi e della tv. è una storia lunga,
piena di tappe, sfumature e contraddizioni, ma in estrema sintesi si può
azzardare che il pontificato di Giovanni XXIII, il Concilio e la lunga stagione
di Paolo VI, che i capi dello scudo crociato conosceva uno a uno avendoli anche
difesi dall'integralismo di Gedda, funzionarono come una specie di benedizione.
Intanto, i voti del cielo erano pur sempre al sicuro. Ci rimasero si può dire
fino al 1974, sconfitta referendaria sul divorzio. Ma a quel punto nuove
generazioni cattoliche buttavano decisamente a sinistra. Cattolici del No,
dissenso, preti operai, scelta di classe, teologia della liberazione,
terzomondismo. Richiami delle gerarchie, moniti anche dal Sacro Soglio. Insieme
con Moro, la Dc perde l'anima. Dura ancora una dozzina d'anni, quindi si
scioglie. Questa è storia di ieri. Quella di oggi non è nemmeno storia. L'altro
giorno Famiglia Cristiana ha pubblicato un sondaggio da cui emerge che i
cattolici - se ancora è congrua la definizione - vogliono più soldi in busta
paga, meno tasse per le famiglie, un po' più di moralità. Ed è molto difficile
per chiunque non riconoscersi in questi desideri.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sport SETTE GIORNI
DI CATTIVI PENSIERI Attention, attention meno english, please GIANNI MURA
Election day: l'uso reiterato di questa formuletta per indicare il giorno del
voto mi porta (anzi mi trascina, perché ho opposto resistenza) a una triste
certezza. Ha voglia a parlare Berlusconi, ha
voglia Veltroni, ma una nazione che usa election day è senza speranze. E lo usa,
lo dice riempiendosene la bocca, come fosse una new entry, un must, un cult, un
top. Così mi è venuta la febbre del sabato pomeriggio e mi sono messo a
controllare l'invasione e insieme il livello di guardia. Presi in
considerazione solo titoli e occhielli. Corsera di giovedì: call center,
neominimal, dynasty, skipass, offshore, delisting, top model, stock option, no
limits, master, high tech, design, businessmen, academy. Non
male. Meglio la Stampa di venerdì: superstar, bestseller, privacy, hit, fast
food, embargo, supermarket, star, premier, vip, fiction, star di nuovo, chips,
groupies, sexy, relax, tour operator, trader, trust, authority e briefing. Why non guardi un pocolino in casa
tua, fucked bear? Come potevo dire no a questo garbato richiamo interiore?
Eccomi a consultare the Republic di giovedì. A parte alcune cose entrate nel
gergo comune (slogan, leader, gay, blitz), ho trovato: slow, privacy, cartoon,
boy, buypack, serial e general manager. Votation: Corsera 5, Stampa 3,5,
Repubblica 6. The problem is che se noi siamo quello che mangiamo, siamo anche
quello che leggiamo. Secondo me Feuerbach col suo der Mensch ist was er isst
voleva fare un gioco di parole, ma non è questo il point. Unitevi, lettori
d'Italia, italian readers, e chiedete meno english al vostro newspaper (che un
Teofilo Folengo aggiornato tradurrebbe in Anatrella). [Quanto a ciò che si
mangia, il Comitato di Pechino
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Da Cavour
all'inciucio il fantasma-governissimo entra nel terzo millennio Al momento del
dunque le larghe intese perdono la loro geometrica vaghezza FILIPPO CECCARELLI
Più la politica vive schiacciata sul presente e più si diletta a disegnare
scenari. Oggi è il turno delle larghe intese. Alle quali poi magari si arriverà
pure, "in caso di pareggio" mette le mani avanti Berlusconi. Veltroni risponde no e a questo punto il Cavaliere, che in verità le
aveva già proposte dopo le ultime elezioni, si sdegna, e dice che vincerà.
Insomma si prende tempo, e insieme lo si perde. Nel frattempo la fantasticheria
"larghista" riprende il suo lungo cammino nell'immaginario politico
italiano. La grande coalizione. Il governissimo. L'unità, la
solidarietà, la responsabilità nazionale. Se non è zuppa è pan bagnato: si noti
comunque l'abbondanza e la sintomatica varietà delle formule, ognuna delle
quali prevede un patto di potere fra ex avversari. Di solito la domanda è: ma
non se lo potevano dire prima? La risposta, di norma è: no, le condizioni non
erano mature. Così va il mondo e non da oggi. Con qualche inevitabile forzatura
si potrebbe sostenere che in Italia l'illustre antenato delle larghe intese sia
da identificarsi nel "connubio" realizzato alla metà del XIX dal
conte di Cavour fra le correnti politiche della destra e della sinistra al
parlamento subalpino. Ma fin da allora quella parola si tirava appresso un che
di poco chiaro, una riserva di ambiguità, che dura e rivive nel tempo. La prova
sta nella facilità con cui al momento di mettersi in pratica le larghe intese
perdono la loro geometrica vaghezza e si fanno più che carnali, ed ecco appunto
l'"ammucchiata"; oppure finiscono per acquistare un inesorabile
avviso di complicità, un sentore di pettegolezzo da cortile, con il che si ha
l' "inciucio". Come spesso accade quando si tratta di aggirare
diffidenze e scetticismo, si guarda all'estero, all'Europa, e in Germania di
recente hanno fatto appunto una Grosse Koalition. Ma sia Berlusconi
che Veltroni sanno benissimo che qui in Italia, dove i
sostantivi si scrivono in minuscolo, la grande coalizione rimanda al periodo
1975-1979 - e la faccenda si fa un po' più complicata. Quella breve stagione,
altrimenti detta della solidarietà nazionale, venne tenuta a battesimo da Moro
e Berlinguer, fu realizzata da Andreotti e trovò in Sandro Pertini il suo
ardente patrono. C'è anche da dire che si rivelò una fase politica assai
pesante e piena di dolorosi insegnamenti, in ogni caso all'altezza del dramma
geopolitico dell'Italia. La Dc e il Pci erano quello che erano. Dopo il
referendum sul divorzio del 1974 (in quell'occasione pare di ricordare che fu
Pietro Nenni a invocare un governo di unità nazionale), dopo le amministrative
del 1975 e poi dopo le politiche del 1976 la Dc e il Pci, cioè i due grandi
partiti che s'erano combattuti per trent'anni convennero, più o meno,
sull'esistenza di uno stato di necessità: la crisi del centrosinistra, il
peggioramento della situazione economica, le continue agitazioni sindacali, la
violenza di piazza, i primi agguati e le stragi. Tutto questo portava ad
ampliare la base del potere in direzione del Pci. Al centro e in periferia,
dove subito nacquero giunte cosiddette "aperte". C'era alle spalle di
questo difficile processo di allargamento anche una certa elaborazione
culturale, in qualche modo parallela: nel Pci la teoria del compromesso
storico, nel mondo cattolico più di un fervore post-conciliare, nella Dc di Moro
e Zac la linea del "confronto", mentre il pragmatismo andreottiano
faceva parte a sé. Ci furono enormi resistenze: interne (Craxi, Fanfani, le
destre) e ancor più internazionali. C'era la guerra fredda, altro che
"anomalia italiana". Le potenze occidentali e la Nato erano
assolutamente contrarie. In questo senso sono venuti fuori documenti di vario
genere e determinazione, e altri ne verranno. Non è solo questione di
minacciati golpe, lavoretti poco puliti e pressioni di ogni tipo. La mancanza
di un'opposizione creò scompensi sociali e politici. La Dc, il Pci, l'Italia
pagarono un prezzo molto salato. Chi doveva capire, capì. E le larghe intese
finirono, bruscamente. Poi sì, certo, nel corso degli anni riscapparono fuori,
ma in modo intermittente, furbesco. Ai tempi della prima guerra in Iraq, per
dire, in nome della pace Sbardella e il Sabato lanciarono il
"governissimo". Invano. Nel frattempo il quadro politico s'era
rimpicciolito, immiserito. Ai tempi del tentativo Maccanico si parlò di un
accordo fra Forza Italia, il pds e Fini come di un "mostro a tre
teste"; qualche anno dopo, il multi-sforzo riformatore della Bicamerale di
D'Alema parve per un attimo condensarsi nella crostata di casa Letta. Ora di
nuovo. Ma domani veramente chissà.
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La sfida per il
sindaco di Roma. Accantonata l'ipotesi Meloni. Alemanno nicchia: ho già dato
nel 2006 contro Veltroni Spunta Gasparri nella gara
anti-Rutelli "Solo se il Cavaliere blocca Storace" Scherzoso saluto a
braccio teso dell'ex premier all'ex ministro dell'Agricoltura FRANCESCO BEI
ROMA - "Io personalmente tenderei a evitare, l'ho già fatto una volta, ho
già dato". Gianni Alemanno nicchia sulla sua candidatura a sindaco di Roma
e il motivo di tanta ritrosia è comprensibile. I sondaggi sono quelli che sono,
contro Francesco Rutelli sarebbe già un miracolo se il Pdl riuscisse ad andare
al ballottaggio. Oltretutto nella Capitale è sceso in campo il segretario della
Destra, Francesco Storace, che le prime rilevazioni accreditano di un consenso
a due cifre, tutti voti sottratti ad An. Insomma, dentro Alleanza nazionale non
è che ci sia proprio una corsa per candidarsi contro l'ex sindaco del giubileo.
Il giorno della verità sarà comunque oggi - anche perché lunedì è già stata
convocata la conferenza stampa in cui il prescelto verrà ufficializzato - e la
scelta si è ristretta a Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri. Al lumicino le
chances di Giorgia Meloni, nonostante la candidatura a capolista nel Lazio
della giovane veltroniana Marianna Madia abbia di riflesso fatto risalire le
quotazioni della presidente di Azione Giovani. Dunque Alemanno o Gasparri? L'ex ministro delle Comunicazioni di Berlusconi al
momento è in pole position, per varie ragioni. La prima è che Alemanno non
vorrebbe caricarsi sulle spalle un'altra sconfitta, dopo quella del 2006 contro
Veltroni (oltretutto allora non c'era a destra uno sfidante come Storace
a togliere voti). Inoltre Gasparri è molto ben visto dentro Forza
Italia, è considerato più fidato dal Cavaliere e, nei sondaggi commissionati
dal leader del Pdl, sarebbe risultato quello con più possibilità di giocarsela.
Il fatto è che Gasparri, nonostante la passione giovanile per Mishima, non ha
alcuna vocazione suicida e avrebbe posto a Berlusconi precise
condizioni prima di concedere il suo sì. Anzitutto qualche paracadute per il
futuro, come un posto da capogruppo alla Camera o un ruolo apicale dentro il
futuro Popolo delle libertà. Gasparri vorrebbe poi che il Cavaliere tentasse di
strappare a Storace la rinuncia a candidarsi a Roma, almeno per avere qualche
possibilità di superare il primo turno (Rutelli nei sondaggi del Pdl oscilla
tra il 47 e il 51%). Una condizione questa che passa per un difficile accordo
nazionale con la Destra, che potrebbe in teoria riaprire la partita
dell'apparentamento con il Pdl. Ieri comunque Berlusconi
ci ha tenuto a farsi vedere in pubblico molto cordiale anche con Alemanno.
"Gianni - gli si è rivolto incontrandolo a un convegno di Forza Italia -
nessuno ci crede ma è vero che non abbiamo mai litigato? Alzati e
conferma". Quindi il Cavaliere lo ha salutato con il braccio teso alla
maniera dei camerati, ma si è affrettato subito a riabbassarlo: "Scusa, ma
altrimenti mi beccano i fotografi".
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sicilia, Berlusconi recupera Lombardo Il Pdl sceglie come candidato
il leader Mpa. Salta la Prestigiacomo Apparentamento nelle regioni del Sud.
Micciché forse va da solo: "Losche manovre" EMANUELE LAURIA MASSIMO
LORELLO ROMA - Due bicchieri di succo d'arancia per brindare all'intesa. Il
leader dell'Mpa Raffaele Lombardo lascia Palazzo Grazioli, alle nove della
sera, raggiante: "è nata la Lega del Sud". Porta con sé
l'apparentamento con il Popolo delle libertà alle Politiche, nelle
circoscrizioni meridionali e nelle isole, e la candidatura alla Regione
siciliana per il centrodestra. Un accordo che consente a Berlusconi di affrontare la sfida isolana, ma anche la partita con Veltroni, con meno patemi. Anche perché nell'alleanza stretta ieri,
almeno per le Regionali, c'è anche l'Udc del potente ex governatore Totò
Cuffaro, condannato in primo grado a cinque anni per aver favorito singoli
mafiosi. L'uomo contro cui si era scagliato il colonnello forzista
Gianfranco Micciché, al quale, prima ancora dell'aperitivo di Palazzo Grazioli
fra Berlusconi e Lombardo, non è rimasto che affidare
al suo blog le "logiche di losco potere" dietro le trattative di
questi giorni. Salvando solo Berlusconi dalla sua ira:
"Il presidente è in buona fede". A questo punto, Micciché potrebbe
correre da solo per Palazzo d'Orleans, con la sua lista "rivoluzione
siciliana" e con il sostegno di Marcello Dell'Utri. "Se c'è Cuffaro -
aveva detto nel pomeriggio il presidente dell'Assemblea regionale - io non ci
sarò". Anche la candidatura di Stefania Prestigiacomo, l'ex ministra vicina
alle posizioni di Micciché, che Berlusconi aveva
lanciato venerdì, è caduta sotto una raffica di "no" degli alleati
centristi e autonomisti. Il Cavaliere l'ha ringraziata pubblicamente "per
la disponibilità che aveva offerto a lasciare il Parlamento nazionale, pronta
ad impegnarsi nella corsa alla presidenza della Regione siciliana, dando prova
di spirito di sacrificio e di amore per la sua terra". Ecco Lombardo,
dunque, che si presenterà con un simbolo che comprenderà la colomba dell'Mpa e
uno scudocrociato acchiappa voti, quello della Dc di Pizza, per effetto di un
accordo ufficializzato in serata. Oggi pomeriggio aprirà la campagna elettorale
ad Acireale, con Cuffaro in prima fila: "Non ho mai messo in discussione
l'alleanza con l'Udc siciliana, che per me è naturale - afferma Lombardo -
Micciché? Conto ancora di recuperarlo. Ma l'importante è che oggi sia nata la
Lega del Sud. Ho parlato al telefono con Fini ma anche con Umberto Bossi, l'ho
sentito molto contento di quest'intesa. Riportiamo la questione meridionale al
centro dell'agenda politica nazionale". Sfuma la contesa al femminile. Il
dopo-Cuffaro se lo contenderanno, da attori principali, Raffaele Lombardo e
Anna Finocchiaro che ieri si è presenta ai siciliani scegliendo come sfondo il
golfo di Palermo. E dalla terrazza dell'hotel Villa Igiea ha punzecchiato
Lombardo a proposito del ponte sullo Stretto: "A lui piace anche
gonfiabile, ma per noi non è una priorità. Bisogna prima potenziare i porti e
costruire le ferrovie che stanno quasi a zero". La capogruppo dei senatori
democratici, per la campagna elettorale, non si affiderà solo agli scenari
veltroniani - la prossima tappa, sabato, è nella Valle dei Templi di Agrigento
- ma si regalerà anche una pubblica telefonata con Barack Obama. Sono già partiti,
a questo proposito, i primi contatti via e-mail con lo staff del rivale di
Hillary Clinton. E non a caso le parole chiave scelte da Anna Finocchiaro sono
"speranza" e "cambiamento".
( da "Repubblica, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Larghe intese, dietrofront di Berlusconi Fini: praticabilità zero.
E Veltroni: il Cavaliere non è più sicuro di vincere Contraria anche la
Lega. Il leader del Pdl: avremo una larga maggioranza e governeremo GIANLUCA
LUZI ROMA - "Altro che larghe intese. Noi siamo qui per vincere con una
larga maggioranza ed avere il diritto e il dovere di governare".
Nel giro di poche ore Berlusconi rettifica e precisa
le sue parole dette a Matrix e declassa l'ipotesi della Grande coalizione a
"ipotesi di scuola", pura teoria, perché "noi avremo una vasta
maggioranza: non credete ai sondaggi di Veltroni,
abbiamo da 10 a 12 punti di vantaggio". Di fronte alla platea amica
organizzata da Giovanardi, ex Udc entrato nel Pdl, e poi alla presentazione
della "Carta per Roma", il Cavaliere tralascia per un po' il fair
play e punzecchia Veltroni: "Lei fa l'attrice? -
si rivolge a una signora in platea -. Allora si deve far assumere da Veltroni. E' lui che ha il diploma in cinematografia, io
sono semplicemente un laureato con 110 su 110. Non può venire da me. E io non
posso più telefonare a Saccà, al massimo posso suonare al suo citofono".
Poi ribalta lo slogan di Veltroni: "Loro dicono
"Si può fare"? E noi diciamo "Lo faremo"". Battute a
parte, il Cavaliere cerca di rilanciare l'immagine vincente che rischiava di
appannarsi con l'ipotesi delle larghe intese, un modo per preparare il terreno
in caso di pareggio. "Significa che non sono più sicuri di vincere",
commenta Veltroni, che da Rimini rilancia la palla nel
campo degli avversari: "Larghe intese? E' stato un errore non farle prima.
La gente si domanda perchè non sono state fatte prima". E comunque,
aggiunge per allontanare l'ipotesi, "le riforme istituzionali si fanno
insieme, mentre i governi devono restare separati. Noi vogliamo vincere le
elezioni, e dal giorno dopo cercare una convergenza sulle riforme". Anche
se i due big della campagna elettorale escludono questa soluzione dopo il voto,
la Grande coalizione rimane una prospettiva in caso di pareggio, favorito dal
meccanismo elettorale. Troppo presto per parlarne adesso, però. "Oggi c'è
una campagna elettorale tra due schieramenti e due programmi - fa presente il
presidente del Senato Marini -. E' prematuro parlare di quello che accadrà
dopo". Troppo presto non solo perché un conto è scendere in campo per
vincere, un altro per pareggiare. Ma anche perché sia nel centrosinistra che
nel centrodestra, di fronte a questa ipotesi è già scattata la ribellione di
alleati e "cespugli" che verrebbero marginalizzati e spazzati via in
un "Veltrusconi". Ecco perché Fini boccia subito con fastidio la
possibilità: "Praticabilità zero, perchè gli elettori sono molto più
avveduti di quello che qualcuno pensa". E dall'altra parte Di Pietro
insorge: "Italia dei Valori non vuole fare inciuci con il governo Berlusconi. Noi dobbiamo vincere e non andare in pareggio.
Arrivare pari è un'idea della resa che non ci va bene e non accettiamo".
Perfino Casini, che assicurava che non si sarebbe messo di traverso, ora boccia
drasticamente anche solo l'idea di una Grosse koalition alla tedesca. E in
chiave anti-Cavaliere avvisa gli elettori: "Berlusconi
ha detto quello che sanno tutti gli italiani: i voti dati a lui serviranno a
una grande coalizione con la sinistra. La mia candidatura si farà carico di
essere sentinella per conto dei cittadini perché non ci siano pateracchi e
patti fatti alle spalle degli italiani". Un po' fuori linea rispetto a
Casini è il segretario dell'Udc Cesa, secondo cui "se è necessario
bisognerà fare le larghe intese", che tuttavia "sono anche un segnale
di grande debolezza di Berlusconi". La Lega,
ovviamente è per un no categorico. "Larghe intese? Mai" taglia corto
Calderoli. "Il modello di governo da noi proposto è antitetico al modello
proposto dalla sinistra". Anche il presidente della Camera Bertinotti
boccia le larghe intese: "Sarebbero una cappa sul Paese, perché gli
interessi dominanti continuerebbero a dominare". E "se qualcuno
ritiene necessaria una Grande coalizione deve dirlo prima del voto e non
dopo".
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il Cavaliere "Casini vuole il duello tv? Benissimo" ROMA
- Ora fanno a gara a chi lo vuole di più, quel faccia a faccia. Era partito
Casini (nella foto): "Sono certo che Berlusconi
accetterà un dibattito tv per chiarire le vicende degli ultimi 14 anni".
Risposta noncurante del Cavaliere: "Abbiamo avuto tanto tempo per
chiarirci, ma per me va benissimo". Controreplica del leader Udc:
"Una cosa buona Berlusconi l'ha detta: accetterà
il confronto con me. Sono pronto dove vuole lui, quando vuole lui, alle
condizioni che vuole lui. Non vedo l'ora di incontrarlo davanti a tutti i
moderati italiani così spiegheremo le ragioni del divorzio". Mentre i due
rivali si palleggiano il guanto, non è chiaro se e dove questa sfida si farà.
La Rai è ingabbiata dalla par condicio, dal 10 marzo ancora più stretta. Bruno
Vespa però si prenota: "Li invito via Corriere. Quando? Non questa
settimana che c'è Sanremo. Il 3 marzo ho Casini-Bertinotti,
il 4 Veltroni, il 5 Berlusconi, il 6 gli altri candidati. Poi sono libero". Da Mediaset Enrico
Mentana si è già fatto sotto: "Ho chiamato il portavoce di Casini, quando
vogliono a Matrix siamo pronti". G.Ca.
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE
Il Cavaliere: io laureato, Walter ha il diploma Frenata sulle larghe intese:
vincerò. Fini: impraticabili. Veltroni: mai al governo insieme Berlusconi:
abbiamo 10-12 punti di vantaggio. Il segretario dei democratici: al Senato un
terno al lotto ROMA - "Signora, Veltroni ha il
diploma in cinematografia, io sono semplicemente laureato con 110 su 110, si
rivolga a lui". La signora è un'attrice che ha interrotto Berlusconi dalla platea gridando: "Silvio, fammi
lavorare ". Non è la prima volta che lo fa, lamenta il Cavaliere, "ma
io non posso più telefonare a Saccà, le prometto però che andrò sotto casa sua
e userò il citofono ". Piccole schermaglie in una campagna elettorale che
tiene ancora toni cavallereschi tra Berlusconi e Veltroni, anche in una giornata dove il tema era uno di
quelli che fanno fibrillare i rispettivi elettorati: le larghe intese. Silvio Berlusconi venerdì sera a Matrix aveva detto che "se ci
fosse un risultato simile a due anni fa (una sostanziale parità, ndr) noi non
avremmo esitazione a ripetere quello che proponemmo allora": larghe
intese, appunto. Ieri, forse sollecitata dagli alleati, arriva una smentita dal
leader del Pdl ("Io sono qui per vincere e avere una larga maggioranza e
ottenere il diritto e il dovere di governare l'Italia: abbiamo dieci- dodici
punti di vantaggio"), che però non copre del tutto l'eco del giorno
precedente. Walter Veltroni, del resto, accende sì una
luce rossa verso l'idea di un governo "insieme", ma lascia un piccolo
varco aperto. Al Berlusconi di venerdì replica che
"è stato un errore non fare prima le larghe intese". Il centrodestra,
continua il capo del Pd, "penso che si sia persa una grande occasione. Ora
si vede che loro non sono più sicuri del risultato, del resto il Senato è un
terno al lotto... Noi vogliamo vincere, e dal giorno dopo cercare una
convergenza sulle riforme istituzionali, che vanno comunque fatte insieme.
Istituzioni e governi sono due cose differenti ". Però poi i giornalisti
che lo seguono in pullman pongono una domanda più precisa: se il 14 aprile
dalle urne uscisse un sostanziale pareggio, si dovrebbe tornare al voto? E qui
si intuiscono modulazioni diverse: "No, sarebbe come sbattere la testa al
muro". Eppure, in entrambi gli schieramenti ci sono anche prese di posizione
nettamente contrarie all'eventualità di una grande coalizione. Da un lato,
arriva la bocciatura a futura memoria di Gianfranco Fini ("Se ne può
parlare solo come ipotesi di scuola, la praticabilità è zero") e di
Umberto Bossi ("Sarebbe la fine dei partiti "). Dall'altra, giunge
l'alt di Antonio Di Pietro ("Niente inciuci con Berlusconi")
e si accende il sospetto di Fausto Bertinotti: "Veltroni
dica parole chiare su questo tema. E lo faccia prima delle elezioni". E
Pier Ferdinando Casini: "Saremo la sentinella contro i pateracchi e i
patti fatti alle spalle degli italiani". R. R.
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE I radicali Bonino: volevano me senza i puzzoni e invece saremo in
nove. Bernardini: noi rispettiamo le regole Lo sfogo di D'Elia: chiederò la
grazia a sua maestà il segretario pd ROMA - Alla fine, dopo tredici ore di
dibattito nel sotterraneo dell'hotel Ergife, già di notte, finalmente arriva
Marco Pannella. Dice che sì, la discussione è stata interessante, ma ora
"la stipula dell'accordo non è più rinviabile". Appello dunque al
Comitato nazionale dei Radicali italiani e al Consiglio generale
dell'associazione Luca Coscioni perché varino l'innesto di nove candidati radicali
nelle liste del Pd, con garanzia di elezione al Parlamento (sette alla Camera,
due al Senato), poiché "l'intesa è esposta a tutti i venti e ai miasmi del
regime". Il clima, nell'assise dei cento dirigenti radicali, non era stato
dei più calorosi nei confronti del Partito democratico. L'intervento più
applaudito, in piedi, quello di Sergio D'Elia. Sulla sua
ricandidatura Veltroni ha messo il veto, così come su Pannella. D'Elia, ex di
"Prima linea", ha scontato 12 anni di carcere per concorso in
omicidio. Alto, magro ed eloquente, ha detto: "Mi è stato chiesto un passo
indietro, io ne faccio uno a lato, per non essere colpito da un ariete".
E quindi: "Chiederò la grazia a sua maestà Veltroni...
". Poi: "Non si fonda un partito su un Codice etico e su una Carta
dei valori, piuttosto su una politica ". Ma anche D'Elia è a favore
del-l'intesa, "affinché possano vivere ragioni e speranze del Partito
radicale: noi cambieremo il Pd!". Il pragmatismo, fra i radicali, riesce a
placare l'insoddisfazione. Hanno fatto lo sciopero del voto (1983), un patto
con Berlusconi (1994), sono andati a perdere da soli
(2001), hanno corso con i socialisti (2006). Lo ha spiegato Emma Bonino:
"Scegliamo cosa, in una situazione data, ci può offrire più strumenti per
le nostre battaglie". Così, "Emma Bonino andrà nel Pd assieme ai
dirigenti radicali, mentre c'era chi voleva Emma Bonino senza i puzzoni con cui
si accompagna". E ancora: "Le liberalizzazioni sono oggi patrimonio
comune, vedremo quindi se si riuscirà a fare le riforme economiche necessarie e
la riforma del sistema paese. Ci conforta, da certi punti di vista, la
candidatura di Pietro Ichino e ci conforta, da altri punti di vista, la
candidatura Veronesi". Libertà economiche, e anche diritti civili. Che
partner saranno i radicali per il Pd? "Noi siamo le nostre battaglie -
dice Marco Cappato, deputato europeo - . Non entriamo per creare guai, ma per
realizzare le nostre idee. E comunque la galassia radicale resterà attiva fuori
dal Parlamento ". E il segretario di Radicali italiani, Rita Bernardini:
"Il programma del Pd non contiene tutti i nostri temi. Ma nemmeno li nega.
Consideriamo che tra la "teodem" Binetti e il matematico Odifreddi,
sulla laicità noi ci collochiamo al centro". Farete gruppi parlamentari
unici col Pd? "E' nell'accordo". E voterete con disciplina?
"Quando le regole sono chiare, noi le rispettiamo ". Ai margini della
discussione, si delinea la squadra dei nove radicali da inserire nelle liste
Pd, sulla quale Veltroni avrà l'ultima parola.
Dovrebbe contenere i deputati radicali uscenti (escluso D'Elia): Bonino, Turco,
Mellano, Poretti, Beltrandi. Più Rita Bernardini, la tesoriera Elisabetta
Zamparutti, Maria Antonietta Coscioni, vedova di Luca e la ginecologa Mirella
Parachini. Radicale Sergio D'Elia, ex di Prima linea, ha scontato 12 anni di
carcere per concorso in omicidio. Deputato radicale uscente, sulla sua
ricandidatura Veltroni ha messo il veto, così come su
Pannella Andrea Garibaldi.
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Veltroni apre al centro "Tutti
i voti sono utili" Candida Sangalli (artigiani): Pd con operai e
imprenditori Il leader: "Serve una sintesi tra cattolici e radicali".
Binetti: "Vedrei bene candidati come la Bignardi e Riccardi" DAL NOSTRO
INVIATO RIMINI - "Fatemelo vedere, fatemelo toccare, voglio un
autografo". "Santo Walter da Roma", che per il popolo
romagnolo del Pd deve fare il miracolo di battere Silvio Berlusconi,
scende dal pullman accolto dalla folla che lo vuole avvicinare. Ma a Cesena il
partito ha organizzato tutto e dà la precedenza ai giovani con le magliette
bianche, con un certo disappunto dei più anziani: "Largo agli under 30,
sono loro che lo devono salutare per primi". Insieme a Roberto Pinza, il
sottosegretario prodiano, gloria locale, che ha rinunciato a ricandidarsi. Ma Veltroni oggi è più ecumenico di quanto normalmente già lo
sia e, sorprendendo tutti, dopo il comizio a piazza Americi, si dirige di
slancio verso un banchetto che la senatrice Laura Bianconi ha allestito per sostenere
il partito di cui fa parte. E cioè Forza Italia: "Le auguro buon lavoro e
in bocca al lupo". Dopo un attimo di incertezza, la militante azzurra
ricambia con un sorriso e gli stringe la mano. Walter l'ecumenico, almeno nei
toni e nel savoir faire elettorale, non si smentisce anche quando risale sul
pullman e affronta il tema del "voto utile". Berlusconi
pochi giorni fa aveva detto che era circoscritto al Pdl e al Pd. Lui non è
affatto d'accordo: "Certo, il confronto principale sarà tra questi due partiti
e alla fine chi vincerà dovrà governare. Ma ciò non vuol dire che bisogna
definire inutile il sostegno alle formazioni minori: tutti i voti sono
utili". E dicendo ciò, oltre ad esprimere la sua convinzione personale,
offre pari dignità anche a chi potrebbe ostacolare il percorso elettorale di Berlusconi, come Pier Ferdinando Casini. Ma quando sale sul
palco di Rimini, nella storica piazza dove la via Flaminia si incrocia con la
via Emilia, è il momento dei lavoratori e delle imprese. Anzi delle piccole
imprese, in in qualche modo quel "popolo delle partite Iva" già
osannato dal centrodestra. Niente più ostilità con quel mondo, ma anche qui un
approccio bipartisan: il Pd "è con gli operai", tanto che candida il
superstite della tragedia della Thyssen, ma "non può essere contro chi ha
una piccola azienda di quattro o cinque dipendenti solo perché è
imprenditore". E qui colloca la candidatura di giornata: il segretario
della Confederazione nazionale dell'artigianato (Cna), Giancarlo Sangalli, che
sta accanto a lui sul palco. Insomma, un Pd che sta con tutti i lavoratori e
che è molto interclassista. E i maldipancia cattolici di fronte alle
candidature dei radicali e di Umberto Veronesi? "C'è bisogno di una
sintesi fra le diverse culture: noi abbiamo provato a farla e continueremo su
questa strada perché è un'operazione tipica dei partiti moderni, come accade
nel partito democratico americano in cui convivono anime diverse". Paola
Binetti propone candidature di calibro per controbilanciare la presenza laica: "Vedrei
bene Paola Bignardi e Andrea Riccardi ". Cioè l'ex leader dell'Azione
Cattolica e il fondatore della Comunità di Sant'Egidio. "Se fossero
disponibili a scendere in politica, sarebbero due ottimi nomi", concorda
Enzo Carra. Al Loft del Pd fanno capire che, almeno per quanto riguarda
Riccardi, ci sarebbero stati contatti, ma finora non è giunta una risposta.
Roberto Zuccolini.
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Verso le urne La sfida I tentativi di accordo
bipartisan Le proposte Dopo il voto del 2006 Berlusconi lancia
l'idea di una Grande coalizione, Prodi la boccia. A novembre 2007 sia Gianni
Letta che Veltroni (foto) chiedono larghe intese sulle riforme; il leader del Pd
incontra i capi dell'opposizione ma non c'è accordo. A febbraio, durante le
consultazioni al Colle, Vetroni rilancia: "Perché non la facciamo ora,
con Marini premier?", ma il Cavaliere dice no.
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE L'Osservatorio di Renato Mannheimer Casini e gli altri al 7% L'Udc
piace ai ragazzi N el processo in corso di assestamento dell'offerta dei
partiti, il centro costituisce l'area ancora maggiormente indefinita. Vale la
pena, quindi, di esaminarne alcune caratteristiche. 1) Quanti sono i votanti.
Nel loro insieme, i partiti di centro (Udc, Rosa Bianca, Mastella e altri
minori) ottengono oggi un consenso attorno al 6-7%, ove il contributo maggiore
è dato dall'Udc. Accanto a costoro vanno considerati gli elettori potenziali,
vale a dire chi, pur non avendo deciso di votare per una forza del centro,
dichiara di "prenderla in considerazione": si tratta di un altro
17-18% dell'elettorato, il che porta il bacino potenziale totale del centro a
ben il 24%. 2) Chi sono. L'elettorato dei partiti di centro ha, dal punto di
vista delle caratteristiche socio-economiche, una presenza
"trasversale" in tutte le categorie. Con una relativamente più forte
incidenza dei giovani: in particolare l'Udc appare uno dei pochi partiti in
grado di attirare in misura più che proporzionale l'attenzione degli elettori
under 24. I votanti per il centro si trovano maggiormente nelle zone del
centro-sud e nelle città medio-grandi. Si tratta in larga misura di cattolici,
con un'accentuazione però tra i relativamente più "tiepidi": la
maggioranza relativa dichiara di recarsi a Messa al massimo una o due volte al
mese. 3) Da dove vengono (e dove possono andare) i voti. Chi dichiara di essere
oggi intenzionato a votare per il centro, aveva perlopiù scelto l'Udc nel 2006.
Ma almeno metà dei consensi attuali proviene da ex votanti sia per altri
partiti del centrodestra, sia (grossomodo nella stessa misura) per l'Ulivo.
Inoltre, come indica il suo ampio mercato potenziale, il centro sembrerebbe in
grado di attrarre anche altri elettori, specie dal centrosinistra: più di un
quinto (22%) dei votanti attuali del Pd non esclude la possibilità di optare,
alla fine, per un partito di centro. E una quota di poco inferiore (18%)
dell'elettorato del Pdl si descrive nella stessa situazione. Occorre ricordare
però al tempo stesso che il pubblico del centro è tipicamente assai fluido,
almeno sul piano potenziale e si è dimostrato in passato elettoralmente molto
più "infedele" di altri segmenti. Quasi metà (49%) di chi è attualmente
orientato a votare per uno dei partiti di centro dichiara al tempo stesso di
"prendere in considerazione " anche il voto per Veltroni. E, ancora una volta, una percentuale di poco inferiore (44%)
afferma di essere, al tempo stesso, tentata dall'opzione per Berlusconi. In definitiva, il centro costituisce, al solito, un territorio
dalle grandi potenzialità politiche, in grado di sottrarre voti sia a destra,
sia a sinistra, ma, al tempo stesso, fortemente "a rischio"
per la grande fluidità potenziale del proprio elettorato, attratto un po' più
dal centrosinistra che dal centrodestra. L'elettorato di centro tende, più di
altri, a decidere negli ultimi giorni prima del voto: perciò, specie in questo
caso, la campagna elettorale sarà decisiva. Il bacino elettorale Il bacino
potenziale del centro arriva al 24 per cento. I votanti si trovano soprattutto
nel centro-sud e nelle città medio-grandi.
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-24 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE A Roma Berlusconi traccia l'identikit. Ma
l'ex ministro prende tempo Campidoglio, sfida a Rutelli il Pdl pensa a Gasparri
ROMA - "Sarà un personaggio con tanto cuore, tanta esperienza politica e
tanta conoscenza dei problemi di Roma ". Silvio Berlusconi,
nonostante un fastidioso raffreddore, traccia l'identikit del candidato a
sindaco della capitale: il ritratto corrisponderebbe a quello di Maurizio
Gasparri, 52 anni, ex ministro delle Comunicazioni e romano. Di più il leader
del Pdl non vuole dire parlando ieri pomeriggio ad un incontro organizzato
nella capitale per denunciare i mali di Roma e presentare il programma per le
comunali. Francesco Giro, deputato e coordinatore di FI nel Lazio, rompe gli
indugi: "Se An ha scelto Gasparri, noi siamo tutti con Gasparri ". Ma
dopo giorni di goffa melina, i vertici di An avrebbero scelto. Gasparri è
cauto: "Sono uno dei maggiori esponenti di An, sono romano: è ovvio che il
mio nome circoli. Ma stasera (ieri ndr) non c'è nessuna riserva da sciogliere
". Il semaforo verde sulla sua candidatura verrebbe dallo stesso Berlusconi. Gasparri, però non si sbilancia: "Ma serve
anche il mio di via libera... ". Infatti l'esponente di An non vorrebbe
dover sfidare l'ex compagno di partito Francesco Storace, oggi leader della
Destra e candidato a sindaco, perché, dicono dal Pdl, correndo in due si
rischierebbe di regalare la vittoria a Rutelli al primo turno. Gianni Alemanno,
anche lui possibile uomo forte per il Campidoglio, è seduto
in prima fila mentre parla Berlusconi. "è vero: le sue
parole assomigliano alla descrizione sia mia che di Gasparri - ammette Alemanno
- ma io ho già dato...", ricordando di avere sfidato Veltroni nel 2006 per la stessa poltrona. Berlusconi
ironizza con gli avversari del Pd: "Quello che accade in Italia accadrà
anche a Roma: stiamo assistendo a un giro di Walter. Loro sono sempre
gli stessi: quando Veltroni era vicepremier, Rutelli
era sindaco di Roma. Quando Rutelli è stato vicepremier, al Comune c'era Veltroni. Sono due meravigliosi comunicatori che tentano di
far dimenticare Prodi e le sue malefatte". Ex ministro Maurizio Gasparri
Francesco Di Frischia.
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-02-24 num: -
pag: 19 categoria: BREVI "Monnezza day" Show di Grillo in piazza
Beppe Grillo contro tutti al "monnezza day", giornata di protesta
contro l'emergenza rifiuti in Campania: "Chiedo scusa a tutta la Regione -
ha detto il comico genovese a Napoli -, scusa per Veltroni, Berlusconi, Iervolino e Bassolino...".
( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Contraddittorio con
un'aspirante attrice, che aveva interrotto l'intervento del
Cavaliere, per punzecchiare l'ex sindaco della Capitale: "Lei vuole fare
l'attrice? Allora di deve far assumere da Veltroni - ha
scherzato Berlusconi - È lui che ha il diploma in cinematografia, io sono
semplicemente laureato con 110 su 110. E poi non posso più telefonare a
Saccà...".
( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Federazione
romana di An, è stato dal 2001 al 2006 ministro delle Politiche agricole nel
governo Berlusconi ed esponente
di spicco della Destra sociale. Nel 2006 è stato candidato sindaco della Cdl, perdendo
contro Walter Veltroni.
( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABIO ROSSI
Gianni Alemanno o Maurizio Gasparri. Non è ancora il ballottaggio vero, quello
del 27 e 28 aprile, a cui punta il Popolo della libertà per battere il
centrosinistra nella corsa per il Campidoglio. Ma il giallo sul candidato
sindaco del Pdl è arrivato alla vigilia dell'epilogo, con due soli personaggi
rimasti in lizza e la principale "indiziata", Giorgia Meloni, uscita
clamorosamente di scena. Se fossimo in un'opera di Edgar Allan Poe, adesso sarebbe
Auguste Dupin a rivelarci il nome dello sfidante di Francesco Rutelli. Ieri,
però, ci ha pensato Silvio Berlusconi - durante la
presentazione delle dieci proposte della "Carta per Roma" - a
tracciarne l'identikit: "Sarà un personaggio con tanto cuore, tanta
esperienza politica e profonda conoscenza dei problemi di Roma". Insomma,
Alemanno o Gasparri, mentre la Meloni paga i sondaggi deludenti e i troppi
giorni di esposizione mediatica, quando la trattativa era ancora ben lungi
dalla sua definizione. Già, i sondaggi: quelli che girano negli ambienti di
Forza Italia parlano di una concreta possibilità di costringere Rutelli al
ballottaggio. Il problema principale del Pdl, al primo turno, è quello di
tenere a giusta distanza gli altri due candidati dell'ex Cdl, in primis
Francesco Storace. Le proiezioni vedrebbero sia Gasparri che Alemanno in grado
di ottenere percentuali superiori alla Meloni, con un leggerissimo vantaggio, a
quanto pare, per l'ex ministro delle Comunicazioni. Dalla parte del presidente della
federazione romana di An, invece, pesano l'impegno sul territorio negli ultimi
anni e la possibilità di prendersi una rivincita, dopo la pesante sconfitta
(con il 37,1 per cento) subita due anni fa per mano di Walter Veltroni. A sciogliere l'intricata matassa sarà Gianfranco
Fini, impegnato da ieri in una serie di consultazioni all'interno del partito.
Oggi il leader nazionale di An incontrerà i due "papabili" e,
probabilmente in serata, prenderà la decisione. La scelta sarà annunciata domani
alle 12 dal Pdl. Insieme a quella, ormai scontata, del candidato alla
Provincia, che sarà l'eurodeputato azzurro Alfredo Antoniozzi. Nel Pdl si
attende la fumata bianca, mentre si scatenano le "mini-primarie" sul
gradimento dei due papabili: "Alemanno è un buon candidato ed è possibile
che sia lui", dice Francesco Giro, coordinatore regionale di Forza Italia.
"Potrebbe essere una buona ipotesi, come anche Gasparri", gli fa eco
l'europarlamentare Antonio Tajani. I due interessati, però, tendono a non esporsi:
"Sono tendenzialmente contrario a questa ipotesi, anche se ci sto
riflettendo", spiega Alemanno; "Nessuna decisione è stata presa,
essendo numerose le scelte che il centrodestra deve valutare per garantire alla
nostra coalizione le maggiori possibilità di affermazione", sottolinea
Gasparri. Nel popolo di centrodestra, intanto, cresce l'ottimismo. Ieri la
presentazione della "Carta per Roma", dieci punti programmatici del
Pdl per il futuro della Capitale: "Condivido punto per punto quello che avete
scritto - ha detto Berlusconi alla
presentazione del documento - Volevo anche usarla in campagna elettorale ma non
lo farò: continuerò con il fair play con Walter Veltroni, ma voi
dovete raccontare a tutti i mali di Roma". E Michele Baldi, capogruppo di
Forza Italia in Campidoglio, annuncia: "Non mi candiderò in Comune dopo
undici anni di Consiglio comunale".
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-02-24 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Sui diritti civili prime spine per il candidato del Pd. Oggi la festa con Veltroni al
Palalottomatica Anti-Rutelli, è l'ora di Gasparri Derby con Alemanno, ma l'ex
ministro delle Poste è favorito dai sondaggi Adesso, il nome più accreditato
per la sfida a Rutelli è quello di Maurizio Gasparri. "Sarà un personaggio
con tanto cuore, con esperienza politica e con una profonda conoscenza dei
problemi di Roma: sono sicuro che piacerà a tutti voi". L'identikit
del candidato è stato fatto ieri da Silvio Berlusconi.
Il profilo tracciato corrisponde a due nomi: Gianni Alemanno e Maurizio
Gasparri, entrambi di An. Ma con ogni probabilità sarà l'ex ministro delle
Comunicazioni a sfidare Francesco Rutelli per il Campidoglio. Il candidato del
centrosinistra, al momento, si trova ad affrontare il nodo del registro unioni
civili: la Sinistra arcobaleno non cede, e così per domani è atteso un nuovo
incontro per trovare un'intesa. A PAGINA 3 Francesco Di Frischia.
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-02-24 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi fa l'identikit e spunta Gasparri
è il preferito nei sondaggi per essere il candidato del Pdl. Via libera da
Forza Italia Maurizio Gasparri è stato scelto da An come anti Rutelli. Silvio
ne fa l'identikit: lunedì l'ufficialità del candidato Sarà quasi sicuramente
Maurizio Gasparri a sfidare Francesco Rutelli per il Campidoglio: "Sarà un
personaggio con tanto cuore, con tanta esperienza politica e con una profonda
conoscenza dei problemi di Roma: sono sicuro che piacerà a tutti voi".
Ecco l'identikit del candidato a sindaco di Roma fatta ieri da Silvio Berlusconi, parlando nel Residence Ripetta. Il profilo
tracciato dal Cavaliere corrisponde in verità a due nomi, due ex ministri,
Gasparri e Alemanno, entrambi di An, ma il primo sembra essere il più
accreditato. Lo conferma in serata Francesco Giro, coordinatore di FI nel
Lazio, che aveva organizzato la kermesse per denunciare i mali di Roma:
"Se An sceglie Gasparri, noi lo sosterremo con tutte le nostre
forze". Berlusconi fino a ieri pomeriggio avrebbe
dovuto fare solo un intervento telefonico con la manifestazione voluta da Giro,
poi, nonostante un fastidioso raffreddore, ha deciso di partecipare.
"Sapere bene lo speciale rapporto che ho con lui - spiega il coordinatore
regionale di FI - poco prima che iniziasse il convegno, Berlusconi,
molto impegnato per risolvere il problema Sicilia, ha deciso di farmi questo
regalo". E dal cuore della città il Cavaliere ha lanciato un messaggio
neanche troppo nascosto agli alleati: deve essere un uomo di An a competere per
il Campidoglio, mentre per Palazzo Valentini l'ex premier ha salutato "con
affetto " tra gli applausi fragorosi dei sostenitori "Alfredo
Antoniozzi, il futuro presidente della Provincia di Roma". L'ipotesi
Giorgia Meloni è arrivata al capolinea, spiegano dentro An, per via dei non
buoni risultati dei sondaggi. Il gradimento incassato dall'ex ministro delle
Comunicazioni, invece, lo catapulterebbe in pole position come anti- Rutelli,
ma molti consensi sta riscuotendo pure l'ex ministro dell'Agricoltura. Lo
stesso Silvio Berlusconi, che ieri ha presentato la
"Carta per Roma", programma elettorale di FI per la Capitale, avrebbe
commissionato alcuni test nei quali sarebbe proprio Gasparri il più gradito in
casa Pdl. I diretti interessati fanno melina: "Sono uno dei maggiori
esponenti di An, sono romano: è ovvio che il mio nome circoli. Ma stasera (ieri
ndr) non c'è nessuna riserva da sciogliere". E a chi gli fa notare che il
via libera sulla sua candidatura verrebbe dallo stesso Berlusconi,
Gasparri sceglie la strada della prudenza: "Ma serve anche il mio di via
libera...". E Alemanno aggiunge: "è vero: le parole di Berlusconi assomigliano a una descrizione sia mia che di
Gasparri, ma io ho già dato... ". Poi sorride e fa il gesto di cucirsi la
bocca con l'indice e il pollice della mano destra: "Di più non posso dire:
lunedì a mezzogiorno annunceremo il nostro candidato". Ma Domenico
Gramazio, senatore di An, rilancia la proposta avanzata venerdì dal collega
Andrea Augello: "Se Alemanno accettasse sicuramente il Pdl avrebbe in lui
un ottimo aspirante al Comune ". In serata i rumors raccontano che
Gianfranco Fini ha telefonato ai dirigenti romani del suo partito intimando:
"Non possiamo più temporeggiare ". E il gradimento per Gasparri
sarebbe emerso anche al termine di una rapida consultazione avvenuta tra
deputati e senatori di An. Nel partito, è stato fatto notare, i sondaggi dicono
che Rutelli non sembra imbattibile. Berlusconi ironizza: "A Roma
stiamo assistendo a un giro di Walter (Veltroni ndr): lui
prima era vice di Prodi e Francesco (Rutelli ndr) stava al Campidoglio, poi
Francesco ha fatto il vice di Prodi e Walter era al Comune. Ora di nuovo il
contrario, ma sono sempre gli stessi due che tentano di far dimenticare Prodi.
Ma loro due sono corresponsabili del disastro che ha combinato il governo
dell'Ulivo". Cavaliere Silvio Berlusconi con
Michele Baldi al convegno di Fi Francesco Di Frischia.
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-24 num: - pag: 30 categoria:
REDAZIONALE A conti fatti di Massimo Mucchetti Telecom e la Borsa La sfida di
Bernabè C hi ricorda il successo che ebbe all'Eni negli anni Novanta si può
oggi chiedere se in Telecom Italia, nella fase della sua maturità, Franco
Bernabé abbia perso l'antico smalto. In effetti, nei primi tre mesi del suo
mandato che dovrà essere confermato in assemblea, il titolo dell'ex monopolio
dei telefoni è scivolato ai livelli del 2002. Ma è solo questo il problema?
Bernabé potrà dire, e non a torto, che, se l'azionista Telecom piange, i soci
di Deutsche Telekom, British Telecom e della spagnola Telefonica non hanno di
che sorridere. Aver perso il 17,5% contro il 16 o il 15 non cambia molto. Ed è
anche vero che la divaricazione dai migliori è tanto più pronunciata quanto più
il confronto va indietro nel tempo: nel 1997, Telefonica, fresca di privatizzazione,
valeva metà di Telecom e oggi vale il triplo. Il bilancio 2007 darà conto dello
stato del gruppo dopo 10 anni di gestione privata all'italiana, ma ormai il
nodo non è più il passato e nemmeno il futuribile di una Mediaset integrata
nella stanza dei bottoni di Telecom: bisognerebbe prima rimuovere il divieto
della legge Gasparri, il che sembra troppo tanto per Berlusconi quanto per Veltroni. Il nodo è il futuro. Che
non è chiaro nemmeno dopo l'addio della Pirelli. Oggi Bernabé non ha alle spalle
un padrone solo e determinato come il Tesoro del '92, ma una holding
complicata, la Telco, che possiede il 24% di Telecom Italia ed è formata da
Telefonica, Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Benetton. Una
holding retta da patti che scoraggiano scalate ostili all'ex monopolio dei
telefoni, e dunque tolgono appeal speculativo a un titolo che, da tempo, è
uscito dai portafogli degli investitori internazionali più importanti. Questi
patti limitano anche la flessibilità strategica del management, mentre le
sinergie Telecom-Telefonica non superano gli 1,2 miliardi, da dividere,
nell'arco di 3 anni. Prima di giudicare la ristrutturazione della rete
nell'Open Access dal punto di vista delle liberalizzazioni e delle opportunità
finanziarie (se ne sarebbe potuta cedere una metà incassando 7-8 miliardi da
portare in detrazione del debito), bisognerà pur ricordare che Telefonica era
contraria alla separazione radicale dell'infrastruttura dal servizio e che, ove
Telecom procedesse a cessioni non gradite di asset per più di 4 miliardi,
potrebbe uscire da Telco con il "suo" 10% di Telecom. Come del resto
potrebbe fare se Telecom si alleasse con altri operatori di telecomunicazioni o
nel caso la stessa Telco decidesse di liquidare la sua partecipazione. E' in
questo scenario che il calo delle quotazioni porta l'iniziale differenza
negativa rispetto all'investimento Telco in Telecom a circa 3 miliardi. Potrà
essere recuperata in futuro questa differenza? Se Generali, Mediobanca, Intesa
Sanpaolo e Benetton avessero fretta o perdessero fiducia, Telefonica potrebbe
risolvere il problema offrendo loro, in cambio delle quote Telco, congrui
pacchetti di azioni proprie e poi, per cortesia e non per obbligo, gli spagnoli
potrebbero anche proporre ai soci di minoranza una fusione carta contro carta,
a un concambio migliore del mercato ma più contenuto. Sta a Bernabé trovare il
modo, se c'è, di sparigliare. \\ Dove indirizzare il gruppo, tra calo delle
quotazioni e scarso appeal speculativo? mmucchetti@corriere.it.
( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO STANGANELLI
ROMA - Nate dalle parole di Silvio Berlusconi davanti
alle telecamere di "Matrix", le larghe intese sono tramontate
nell'arco di una giornata per due motivi. Il primo, perché si stavano
trasformando in uno strumento di propaganda in mano al Pd, di qui la rapida
rettifica del Cavaliere. Il secondo, che se pure le larghe intese rientrassero
nelle strategie delle due forze maggiori o ne costituissero il "piano
b" non è certo questo il momento di parlarne. Tuttavia, contro le ipotesi
che ieri hanno fatto i titoli della politica sui giornali è piovuta una valanga
di no di tutte le forze minori, che nelle parole di Berlusconi hanno trovato conferma ai loro sospetti per gli scenari del dopo
13 aprile. Quando già Veltroni, da Cesena, osservava che se il leader del Pdl "parla di
pareggio, allora non è più sicuro di vincere" e che, comunque, le larghe
intese "avrebbe dovuto farle prima quando il Pd e Marini le proponevano
per cambiare la legge elettorale", Berlusconi,
intervenendo a un convegno dell'ex udc Carlo Giovanardi, smentiva seccamente
"di aver mai detto di essere per le larghe intese". "Io a Matrix
- aggiungeva l'ex premier - ho fatto un'ipotesi di scuola, osservando che se il
risultato dovesse essere analogo a quello del 2006, io non potrei che fare come
due anni fa quando offrii di responsabilizzarmi per collaborare al governo del
Paese. Oggi però la realtà esclude ipotesi di questo tipo perché avremo una
larga vittoria sia alla Camera che al Senato". Poi, conversando più tardi
con i giornalisti, il Cavaliere ha aggiunto: "Non credete ai sondaggi di Veltroni. Il Pdl è avanti di 10-12 punti. E se loro dicono
"si può fare", noi siamo in grado di dire "lo faremo":
vinceremo e governeremo l'Italia". A sposare in pieno e, anzi, a
sollecitare la correzione di rotta di Berlusconi è
stato Gianfranco Fini che, dopo un'incontro col Cavaliere, ha convenuto sul
carattere "di scuola" dell'ipotesi di larghe intese che, nella realtà
però, "hanno praticabilità zero. Perché - afferma il leader di An - non ci
sarà il pareggio, ci sono tutte le possibilità per vincere bene garantendo
piena governabilità. Gli elettori sono molto più avveduti di quello che
qualcuno pensa e non disperderanno i loro voti". Larghe intese scartate
anche dalla Lega, con Umberto Bossi che le vede come "la fine dei
partiti", anche se "gli accordi sarebbero possibili per fare le
riforme", ma il Senatùr afferma che è lo stesso Pd a non volerle
"perché sono dei conservatori". A dirla tutta, Veltroni
uno spiraglio ad un accordo bipartisan lo lascia aperto e proprio sulle riforme
istituzionali, ma senza compromissioni sul piano del governo: "Le riforme
si fanno assieme, ma i governi si fanno separati", è la conclusione del
leader del Pd che chiude, almeno per ora, il discorso sulle larghe intese.
Discorso che però non pare chiuso ai partiti minori e, anzi, ne suscita
l'allarme. Se, da una parte, Pier Ferdinando Casini promette di ergersi a
"sentinella contro i pateracchi fatti alle spalle degli italiani", dall'altra,
Fausto Bertinotti si dice "totalmente contrario alle grandi intese. Anche
perché se uno le vuole fare, deve dirlo prima e non prendere il consenso su
un'ipotesi di alternanza e poi fare una grossa coalizione. Sarebbero soffocate
le istanze di rinnovamento mettendo una cappa sul Paese affinché gli interessi
dominanti continuino a dominare". Ancora più preoccupato di Bertinotti il
segretario di Rifondazione Franco Giordano, per il quale le larghe intese,
"più di una possibilità, sono una concreta realtà". Anche il leader
verde Pecoraro Scanio nell'episodio di Matrix vede la conferma che "tra Berlusconi e Veltroni c'è voglia di
larghe intese". La stessa voglia che il segretario del Pdci Oliviero
Diliberto battezza come "patto scellerato" con il quale, "in
caso di risultato sul filo di lana al Senato, Pdl e Pd proveranno a cambiare la
Costituzione, i regolamenti parlamentari e la legge elettorale".
( da "Corriere della Sera" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-02-24 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano I medici a favore della 194 La
Federazione degli Ordini dei medici si schiera decisamente a favore della legge
194 e della pillola abortiva Ru486, non ancora autorizzata in Italia: "La
legge, pur scontando ritardi e omissioni applicative, a distanza di 30 anni
dimostra tutta la solidità e la modernità del suo impianto tecnico-scientifico,
giuridico e morale. Occorre supportarla". Il tramonto
delle larghe intese Berlusconi a Matrix aveva aperto la possibilità di larghe intese tra le
forze politiche, in caso di pareggio alle elezioni. La replica di Veltroni: "è stato un errore non farle prima". Il Cavaliere
rilancia: "Corriamo per vincere". Sicilia: Lombardo candidato per il
Pdl Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'autonomia, è il
candidato del Popolo della Libertà alla presidenza della Regione Siciliana.
L'intesa dopo un colloquio in serata tra Lombardo e Berlusconi.
Focus Boom di truffe via sms Il messaggino è l'ultima frontiera della truffa.
Dietro i 45 milioni di sms che ogni giorno gli italiani si scambiano via
cellulare si può celare un imbroglio in grado di far guadagnare cifre
astronomiche a chi lo organizza. Esteri Afghanistan: feriti due militari
italiani Due militari italiani sono rimasti feriti in conseguenza
dell'esplosione di un ordigno nell'Ovest dell'Afghanistan. Lo scoppio della
bomba è avvenuto mentre i militari stavano percorrendo la valle di Gulistan per
un avvicendamento. Cronache Ballerina assassinata: arrestato un piastrellista
Un piastrellista di 35 anni è stato arrestato con l'accusa di aver ucciso Oksana
Auskelyte, la ballerina lituana di 27 anni assassinata e nascosta in una
valigia trovata ieri in un cassonetto nel Pistoiese. Economia Confindustria sui
prezzi: c'è aria di scala mobile Confindustria dopo i dati Istat sull'aumento
del 4,8% dei prezzi dei beni più acquistati: "Mi preoccupa il clima
strisciante di ritorno alla scala mobile - dice il direttore generale Maurizio
Beretta - sarebbe il peggior rimedio a un problema vero, quello della perdita
del potere d'acquisto dei salari". Cultura L'intelligenza non è misurabile
Hans Magnus Enzensberger in "Nel labirinto dell'intelligenza"
(Einaudi) svolge una critica serrata di quella concezione quantitativa e
agonistica dell'intelligenza umana che conduce a calcolare il valore di una
prestazione mentale in base alla sua velocità. Spettacoli La Cotillard guarda
all'Oscar Dopo il Bafta, premio britannico, l'altra sera a Parigi ha ricevuto
il César come miglior attrice per La vie en rose. E subito è ripartita per gli
Usa. Riuscirà Marion Cotillard, 37 anni, a vincere l'Oscar? E' uno degli
interrogativi-clou della "notte delle stelle". Sport Rigore
contestato: Juve battuta a Reggio Calabria La Reggina ha sconfitto la Juventus
per 2-1 grazie e un contestatissimo rigore nel finale. Pari (4-4) tra Torino e Parma.
Superbike: via al mondiale Bayliss in testa Troy Bayliss (Ducati) guida la
classifica del mondiale superbike davanti a Max Biaggi (Ducati) dopo il debutto
del campionato in Qatar. * Con "Style Magazine" e 3,00; con
"Corriere Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con
"La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo Stilton
English!" e 9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario
enciclopedico della Cucina italiana" e 13,90; con "Computer &
Web" e 13,90; con "Il Diritto" e 15,90; con "Storia della
civiltà europea" e 13,90. In Sicilia, Lazio (no Roma), Umbria, Marche,
Puglia, Trentino Alto Adige e nella provincia di PD con La Gazzetta dello Sport
e 1,00.
( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni: si dovevano fare prima. Casini:
sentinella contro i pateracchi. Pezzotta, appello all'Udc Larghe intese,
pioggia di no Berlusconi, trovato l'accordo
con Lombardo in Sicilia.
( da "Messaggero, Il" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Uest'ultimo in
Sicilia, una giornata che ha visto il Cavaliere e anche
Walter Veltroni rilanciare la sfida. E smentire chi dava per scontato, stando
anche alle loro dichiarazioni di 24 ore prima, che dopo le elezioni ci si
avviasse inevitabilmente a un governo di larghe intese vista la legge
elettorale che rende possibile il pareggio. "Andavano fatte
prima", osserva il leader del Pd. "Era un'ipotesi di scuola.
Vincerò", commenta Berlusconi. Intanto Pier
Ferdinando Casini si dichiara "sentinella contro pateracchi e patti
segreti".
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Castelli: "Veltroni la smetta di fare vetrina e dica qualcosa di
concreto ai cittadini. Se vince, al Senato dovrà allearsi con la sinistra
radicale e così avremo la riedizione del Governo Prodi" Prodi ci ha ridotti
in mutande Veltroni vuole lasciarci nudi Igor Iezzi
"L Italia cresce poco da troppi anni". Una verità lampante, sotto gli
occhi di tutti. Facile, per chi sta all opposizione, usare questo argomento in
campagna elettorale. Già. Solo che questa amara verità non è stata pronunciata
dal leader del centrodestra Silvio Berlusconi, o da Umberto Bossi o Gianfranco Fini. No, la certificazione del
fallimento del Governo Prodi arriva da uno dei suoi principali sostenitori,
Walter Veltroni. Nonostante tutti i tentativi strambi del sindaco di Roma che
cerca di far passare per nuovo ciò che nuovo non è, il Partito democratico che
lui guida dà a questo esecutivo quasi tutti i ministri, a cominciare da
quelli più importanti (Interno, Salute, Difesa, Esteri, Lavoro, nonchè il
viceministro all Economia che segue tutta la parte fiscale) due vicepremier, D
Alema e Rutelli, e il premier, quel Romano Prodi che del Pd è presidente. Veltroni sta così tentando di far dimenticare l immagine di
un governo disastroso e in assoluta crisi di consensi. Un tentativo che, a dir
il vero, non sta ottenendo grandi successi. La gente ha capito che se Prodi ci
ha ridotti in mutande, Veltroni rischia addirittura di
togliercele e lasciarci nudi. Le sue prime mosse, del resto, vanno in questa direzione.
Aveva detto che si sarebbe presentato da solo, ha già allargato a dismisura la
sua coalizione, facendo entrare Di Pietro e i radicali. Ieri, parlando da
Barletta ha promesso: "Le cose fondamentali da fare per il Mezzogiorno
sono tre: infrastrutture, legalità, università". con quali soldi? Ha per
caso intenzione di tosare ancora i cittadini del Nord? Sempre ieri i cittadini
tutti hanno avuto un fremito di terrore quando Walter Veltroni
ha solennemente proclamato: "Ho incaricato i gruppi parlamentari di
scrivere 12 proposte di legge che corrispondono alle 12 idee-forza presentate
all assemblea costituente. Se vinceremo le elezioni, porteremo le proposte di
legge alla prima seduta del Consiglio dei Ministri". E visto che nel
programma di Veltroni la parola Nord non è mai
pronunciata tanto sgomento è giustificato. Di vere novità, insomma, nel Pd non
ci sono. Non basta certo candidare nomi nuovo e famosi. Si prenda il
giuslavorista Pietro Ichino, editorialista del Corriere. Il Pd ha deciso di
candidarlo. Grandi! Ichino da sempre è noto per le sue idee moderne sul mercato
del lavoro (via articolo 18 e sì a contratto unico) e sull ammodernamento della
Pubblica amministrazione (licenziare i fannulloni). Idee che lui ribadisce,
ingenuo, su Repubblica. Non fa in tempo a finire che subito il responsabile
economico del Pd Giorgio Tonini lo stoppa: "Le idee si discutono e Ichino
stesso ha osservato che per quanto riguarda i contratti di lavoro più proposte
sono all attenzione del Pd e mentre lui preferisce il contratto unico, nel
nostro programma si sono preferite proposte diverse che non riaprono la
questione dell art.18". "Veltroni smetta di
fare vetrina e dica qualcosa di concreto agli italiani. Se vince, al Senato
dovrà allearsi con la sinistra radicale e così riavremo la riedizione del
Governo Prodi" lo ha subito bacchettato Roberto Castelli. "L
importante non è il numero di leggi - continua Castelli - ma cosa c è scritto
dentro. Anche il Governo Prodi ha presentato tante proposte di legge, ma una più
disastrosa dell altra". "Inoltre, in caso di vittoria, Veltroni dovrà allearsi con la sinistra radicale al Senato,
ergo ci sarà la stessa maggioranza di Prodi - accusa l ex Guardasigilli - e i cittadini
hanno ben visto con quali risultati quella maggioranza ha governato in questi
due anni... Da questo cul de sac Veltroni non può
sfuggire, quindi dichiari agli italiani cosa intende fare, a meno che non
ritenga che il Pd da solo possa prendere il 51% dei voti...". "Veltroni la smetta di fare vetrina - conclude Castelli - e
dica qualcosa di concreto agli italiani". [Data pubblicazione:
22/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Tante promesse,
poche novità Prodi ci ha ridotti in mutande Veltroni
vuole lasciarci nudi Igor Iezzi "L Italia cresce poco da troppi
anni". Una verità lampante, sotto gli occhi di tutti. Facile, per chi sta
all opposizione, usare questo argomento in campagna elettorale. Già. Solo che
questa amara verità non è stata pronunciata dal leader del centrodestra
Silvio Berlusconi, o da Umberto Bossi o Gianfranco Fini. No, la certificazione del
fallimento del Governo Prodi arriva da uno dei suoi principali sostenitori,
Walter Veltroni. Nonostante tutti i tentativi strambi del sindaco di Roma che
cerca di far passare per nuovo ciò che nuovo non è, il Partito democratico che
lui guida dà a questo esecutivo quasi tutti i ministri, a cominciare da
quelli più importanti (Interno, Salute, Difesa, Esteri, Lavoro, nonchè il
viceministro all Economia che segue tutta la parte fiscale) due vicepremier, D
Alema e Rutelli, e il premier, quel Romano Prodi che del Pd è presidente. Veltroni sta così tentando di far dimenticare l immagine di
un governo disastroso e in assoluta crisi di consensi. Un tentativo che, a dir
il vero, non sta ottenendo grandi successi. La gente ha capito che se Prodi ci
ha ridotti in mutande, Veltroni rischia addirittura di
togliercele e lasciarci nudi. Le sue prime mosse, del resto, vanno in questa
direzione. Aveva detto che si sarebbe presentato da solo, ha già allargato a
dismisura la sua coalizione, facendo entrare Di Pietro e i radicali. Ieri,
parlando da Barletta ha promesso: "Le cose fondamentali da fare per il
Mezzogiorno sono tre: infrastrutture, legalità, università". con quali
soldi? Ha per caso intenzione di tosare ancora i cittadini del Nord? Sempre
ieri i cittadini tutti hanno avuto un fremito di terrore quando Walter Veltroni ha solennemente proclamato: "Ho incaricato i
gruppi parlamentari di scrivere 12 proposte di legge che corrispondono alle 12
idee-forza presentate all assemblea costituente. Se vinceremo le elezioni,
porteremo le proposte di legge alla prima seduta del Consiglio dei
Ministri". E visto che nel programma di Veltroni
la parola Nord non è mai pronunciata tanto sgomento è giustificato. Di vere
novità, insomma, nel Pd non ci sono. Non basta certo candidare nomi nuovo e
famosi. Si prenda il giuslavorista Pietro Ichino, editorialista del Corriere.
Il Pd ha deciso di candidarlo. Grandi! Ichino da sempre è noto per le sue idee
moderne sul mercato del lavoro (via articolo 18 e sì a contratto unico) e sull
ammodernamento della Pubblica amministrazione (licenziare i fannulloni). Idee
che lui ribadisce, ingenuo, su Repubblica. Non fa in tempo a finire che subito
il responsabile economico del Pd Giorgio Tonini lo stoppa: "Le idee si
discutono e Ichino stesso ha osservato che per quanto riguarda i contratti di
lavoro più proposte sono all attenzione del Pd e mentre lui preferisce il
contratto unico, nel nostro programma si sono preferite proposte diverse che
non riaprono la questione dell art.18". "Veltroni
smetta di fare vetrina e dica qualcosa di concreto agli italiani. Se vince, al
Senato dovrà allearsi con la sinistra radicale e così riavremo la riedizione
del Governo Prodi" lo ha subito bacchettato Roberto Castelli. "L
importante non è il numero di leggi - continua Castelli - ma cosa c è scritto
dentro. Anche il Governo Prodi ha presentato tante proposte di legge, ma una
più disastrosa dell altra". "Inoltre, in caso di vittoria, Veltroni dovrà allearsi con la sinistra radicale al Senato,
ergo ci sarà la stessa maggioranza di Prodi - accusa l ex Guardasigilli - e i
cittadini hanno ben visto con quali risultati quella maggioranza ha governato
in questi due anni... Da questo cul de sac Veltroni
non può sfuggire, quindi dichiari agli italiani cosa intende fare, a meno che
non ritenga che il Pd da solo possa prendere il 51% dei voti...". "Veltroni la smetta di fare vetrina - conclude Castelli - e
dica qualcosa di concreto agli italiani". [Data pubblicazione:
22/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il sondaggio di
Repubblica.it spegne gli entusiasmi a sinistra Igor Iezzi Eccola, l abbiamo
aspettata per giorni, con fiducia. Sapevamo che sarebbe arrivata. E infatti,
puntuale come sempre in campagna elettorale, la prima bufala ci è piovuta
addosso. Subito, come d abitudine, smentita dai fatti, rendendo lampante la
bugia di chi l ha pronunciata. Questa volta il pinocchio d eccezione è il
leader del Partito Democratico, il candidato premier della sinistra Walter Veltroni. L ex sindaco di Roma, in questi ultimi giorni ci
ha raccontato, in base a sondaggi ultrasegreti in suo possesso, che
"stiamo risalendo ad una velocità impressionante. Non do sondaggi - ha
spiegato - potete guardare i giornali ma la distanza che ci divide è di sei
punti che divisi per due fa tre. Vorrei dire che in una settimana abbiamo recuperato
un po più di due punti". Chissà se quando ha raccontato questa balla ,
come succedeva al protagonista delle avventure di Collodi, gli è cresciuto il
naso. Chissà. Di certo a noi è cresciuta la barba a sentire certe cose. E ci
viene da ridere quando certi piccoli trucchi da campagna elettorale vengono poi
svelati, in tutta la loro falsità, dagli stessi amici di chi certe balle le ha
raccontate. Nel caso del sindaco di Roma, la secca smentita arriva da
Repubblica, non uno di quei giornali accusabile di essere amico di Berlusconi, della Lega o del centrodestra. E il quotidiano
fondato da Eugenio Scalfari a dirci che, alla faccia delle rimonte, i punti di
distacco sono dieci. Così come è sempre il foglio diretto da Ezio Mauro ad
informarci che di recupero non se ne vede ombra, nonostante le roboanti
dichiarazioni di Uolter. Le elezioni non si vincono certo con i sondaggi. Ma se
questi vengono citati devono essere giusti. Altrimenti ne va dell immagine e
della credibilità di chi li cita. Secondo un sondaggio di Ipr marketing per
Repubblica.it, il vantaggio del Pdl nei confronti del Pd ammonta quindi a ben
dieci punti. Un distacco confermato anche da una ricerca dell istituto Crespi
condotta per Clandestinoweb, che attribuisce al leader del centrodestra il 44
per cento delle preferenze contro il 34,5 di Veltroni.
Nel dettaglio il Pdl secondo Ipr conquisterebbe oggi il 38 per cento dei voti,
che diventerebbe il 44,5 con la Lega Nord (5,5) e il Movimento per le autonomie
di Lombardo (1 per cento). Quasi dieci punti indietro la coalizione guidata da Veltroni: il Pd raccoglierebbe infatti il 31 per cento delle
preferenze che, sommate al 3,5 dell Italia dei valori, porterebbero al 34,5 il
totale della coalizione. Tra le altre formazioni in corsa, la Sinistra arcobaleno,
candidato premier Fausto Bertinotti, arriverebbe all 8 per cento, l Udc di
Casini al 5, La Destra, candidato premier la Santanché, al 3 e la Rosa Bianca
di Tabacci al 2,5. Solo briciole per i Socialisti di Boselli (1,5 per cento), l
Udeur di Mastella (0,5 per cento) e il Partito comunista dei lavoratori di
Ferrando (0,5). Dati in linea anche con l indagine dell istituto Crespi, che
attribuisce al Popolo delle Libertà il 37,5 per cento, alla Lega Nord il 5,5, a
La Destra il 3,3 e all Udc il 7. Il Partito democratico, come nel sondaggio Ipr
marketing, si attesta al 31 per cento delle preferenze, mentre l Idv di Di
Pietro al 3,2. La Sinistra arcobaleno guadagnerebbe l 8 per cento, il Partito
socialista l 1,5 e la Rosa Bianca l 1 per cento. Per quanto riguarda i
candidati premier, indiscussa la leadership di Silvio Berlusconi che, se si fosse votato ieri, avrebbe ottenuto il 44 per cento
delle preferenze. Dietro di lui Walter Veltroni con il
34,5 per cento dei voti. Seguono Fausto Bertinotti (9,5 per cento), Pier
Ferdinando Casini (6,5), Daniela Santanchè (4) e Bruno Tabacci (1,5 per cento).
Altro che rimonta. Il distacco semmai si allunga. Come il naso di Uolter Veltroni. Che, nonostante l aria da nuovo che vuole darsi, le
balle continua a dirle come un qualsiasi politicante da prima repubblica. [Data
pubblicazione: 21/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L ex ministro:
credevamo nell idea dell Unione. Invece... Bianchi, la delusione di un
comunista È tutto un parlottare di liste in vista delle prossime politiche, di
apparentamenti presenti e futuri, di alleanze respinte ma agognate nel
transatlantico di Montecitorio ieri particolarmente vivace per la presenza non
solo di molti funzionari e giornalisti, ma anche di parlamentari impegnati in
questi giorni nell approvazione di alcuni decreti prossimi alla scadenza. E
proprio nel settore occupato tradizionalmente dal centrosinistra l argomento
principe è ancora lo stesso: il Pd e il suo capo Walter Veltroni.
"Rappresenta il nuovo", dice sicuro Alessandro Bianchi, ministro dei
Trasporti ed esponente dei Comunisti italiani. "E del resto - sostiene -
basti vedere quello che ha fatto, ha sparigliato lo scenario politico in poco
tempo. Senza di lui non ci sarebbe stata né l operazione Pd così com è né
quella del Pdl". Secondo lei, dunque, il modello proposto da Veltroni, al di là degli aggiustamenti dei partiti,
rappresenta davvero una novità per il futuro e per la politica? È a questo
punto che la sicurezza poco prima dimostrata un pochino traballa. Bianchi
allarga le braccia e sospira: "Questo lo vedremo, sa in campagna
elettorale si raccontano tante cose&". Ma voi siete state esclusi dal
grande progetto veltroniano. Vi siete sentiti cacciati? "No, cacciati non
direi e nemmeno umiliati. Delusi, invece, quello sì. Evidentemente noi abbiamo
creduto più di quanto Veltroni credesse nel progetto
dell Unione. Così non è andata e certo ci dispiace". Ma secondo lei perché
l ex sindaco di Roma ha fatto questa scelta di andare da solo, o meglio solo in
compagnia Di Pietro? "Questo lo dovrebbe chiedere a Veltroni.
Per quanto mi riguarda e pensando anche ad alcune sue dichiarazioni, credo che
lui così si senta più libero. Ha detto che andando da solo non aveva i lacci e
lacciuoli della sinistra e aveva le mani libere". Il
suo collega Diliberto sostiene che tra Veltroni e Berlusconi c è una sorta di accordo segreto che si svelerà solo dopo le
elezioni in una sorta di veltrusconi cioè un Governo misto con tanto di
spartizione di ministeri. Anche lei è della stessa opinione? "No, non ho
la stessa visione. Penso che Veltroni sia
onesto però credo pure che se i risultati delle elezioni saranno simili a
quelli della passata tornata elettorale e cioè con un margine esiguo, allora
credo che ci sia da parte di Veltroni la disponibilità
a fare un governo dalle larghe intese per fare la legge elettorale e i
regolamenti parlamentari". Così si andrebbe di nuovo a votare di nuovo tra
un anno circa. "Sì, è una possibilità". I. G. [Data pubblicazione:
23/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Scambio di accuse
incrociate fra Bertinotti, Veltroni e Diliberto Nella sinistra ex alleati ai ferri corti Ormai gli
ex alleati della sinistra sono giunti al tutti contro tutti: Fausto Bertinotti
attacca Walter Veltroni, il candidato premier del Partito democratico risponde per le
rime al concorrente della Sinistra Arcobaleno, e infine il segretario dei
Comunisti Italiani Oliviero Diliberto dice la sua difendendo Bertinotti
e riattaccando a sua volta Veltroni. "Siamo nel
2008 o nel 53? Si può sostenere che se si porta un operaio in lista non si può
portare un imprenditore?". Così Veltroni a Tv7 ha
replicato alle critiche di Bertinotti sulla decisione di candidare il
presidente dei giovani imprenditori Matteo Colaninno e nello stesso tempo uno
degli operai della Thyssen. "L Italia ha bisogno che lavoratori e imprenditori
stiano insieme, perché se le imprese chiudono - rimarca ancora il segretario
del Pd - gli operai vanno a spasso. Io voglio unire il Paese". "È
vero Walter - contrattacca Diliberto -non siamo più nel 53. Siamo nel 2008,
nell epoca del nuovismo. Nell era di Crozza e del ma-anchismo . Per cui puoi
schierare appunto il padrone Colaninno e l operaio della Thissen; il
sindacalista che difende i lavoratori, Nerozzi un nome per tutti, e il
giuslavorista Pietro Ichino che come Berlusconi vuole
abolire l articolo 18. Puoi schierare la cattolica integralista col cilicio
Binetti e la libertaria paladina dei diritti civili Emma Boninio; la vittima e
il carnefice: l imputato Enzo Carra condotto in aula con i ferri e il
giustizialista Di Pietro. Walter, a quando il diavolo e l acqua santa?".
[Data pubblicazione: 23/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Se ne parla nella
Capitale ma le voci rimbalzano fino a Cortina. La scelta di correre in
solitudine di Pier Ferdinando Casini non è stata apprezzata da quelli che sono
stati, negli ultimi anni, gli imprenditori capitolini di riferimento dell Udc.
In prevalenza colleghi costruttori del suocero Francesco Caltagirone, che del
resto è - a quanto si dice - il più sconcertato di tutti. Così almeno i
commenti che si colgono tra i manager e gli ad dei gruppi che si contendono gli
appalti delle grandi opere pubbliche. Anche quanti avevano puntato apertamente
su Casini, magari irritati per qualche appalto perso ai tempi del Governo guidato da Silvio Berlusconi, questa
volta non sembrano disposti a seguirlo. Se mai, sono orientati ad azzardare una
puntata su Walter Veltroni. Un altra puntata potrebbero farla anche sull appeasement che il
candidato premier della sinistra dovrà trovare con Francesco Rutelli, se sarà
eletto sindaco di Roma, per il varo e la gestione delle varianti al nuovo piano
regolatore, dietro le quali gli interessi in gioco sono di grande
portata. La battuta che va per la maggiore, in questi ambienti, è che Casini ha
aggiunto un non a quel io centro che era sembrato un ottimo slogan nelle ultime
campagne elettorali e in ogni caso evocava con efficacia l attitudine del
piccolo ma influente partito post democristiano a svolgere un ruolo di
condizionamento e a volte persino di interdizione. [Data pubblicazione:
20/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Maroni: "Con il
Pdl accordo completo sul federalismo" Matteo Mauri Roma - L Officina è al
lavoro. Ieri i vertici di Lega e Pdl hanno definito il programma, che prevede,
tra i dieci punti, il federalismo. Soddisfatto, onorevole Maroni?
"Certamente sì. Abbiamo messo a punto il programma della coalizione, che
ovviamente è un punto di mediazione, va bene per tutti". Una mediazione in
che termini? "Avanzati. Abbiamo voluto inserire il testo della legge
regionale della Lombardia, votato da tutti, che parla di federalismo fiscale e
riforma federale, in modo tale da avere un testo il più avanzato possibile condiviso
da tutti: un ottima soluzione". Quindi il programma elettorale della
coalizione le va bene per quanto riguarda il federalismo? "Sì. C è il
testo approvato dalla Regione Lombardia, che prevede cambiamenti radicali nell
organizzazione dello Stato, in particolare la devoluzione di poteri e di
risorse alle regioni". Cosa cambia rispetto al programma del 2001, dal
punto di vista del federalismo? "Siamo andati avanti. Oggi c è l
iniziativa delle Regioni. Ma soprattutto oggi c è una consapevolezza in tutti i
partiti della coalizione, che allora non c era, sul fatto che il federalismo è
l unica soluzione per uscire dai mali dell Italia. Oggi c è omogeneità e
consenso politico sul progetto federalista. E c è già un disegno di legge su
questo. Non bisogna inventarsi cose particolari. Sappiamo già quale proposta
approvare". La novità del Pdl è stato un elemento semplificatore? "Da
questo punto di vista non c era bisogno di semplificazioni, perché il lavoro
grosso è stato fatto dalla Regione Lombardia, che ha messo insieme il consenso
di tutti i componenti della coalizione. Il confronto si è già fatto e il
risultato raggiunto viene confermato oggi a livello di programma. Mentre di là
hanno ripreso a litigare...". Allude all ingresso dei radicali nel Pd? "Certo.
La Bindi afferma che anche dopo l accordo con i Radicali il programma votato
all unanimità non potrà subire cambiamenti neanche di un aggettivo o di una
virgola. E il segretario dei radicali afferma: sono stati individuati temi su
giustizia e economia... Non si capisce quale sia il loro programma: quello
annunciato da Veltroni, gli undici punti di Di Pietro, gli emendamenti radicali? Mi
pare che di là siano nel caos". Nel centrodestra tutto bene, invece?
"L accordo c è, è forte, è stato trovato in Lombardia ed è stato
confermato a livello nazionale. È un messaggio importante a tutte le nostre
regioni, perchè adottino il modello lombardo sul federalismo fiscale e se noi
vinceremo le elezioni metteremo subito in pratica". A proposito di
alleanze, è ancora aperta l ipotesi di un intesa con una Lega del Sud? "Ci
sta lavorando Berlusconi, spero che l accordo si
trovi. Sono state prese posizioni molto nette nei confronti di altri partiti
che non era il caso di tirare dentro. Lombardo era già stato nostro alleato nel
2006, non sarebbe nemmeno una novità". Lega ed Mpa si presentarono sotto
un unico simbolo. "Esatto. Adesso l alleanza è maturata, siamo arrivati ad
un alleanza federata e federalista, che vede due simboli, uno al Nord e uno al
Sud dei due partiti territoriali. Questa è la vera novità: il riconoscimento
del ruolo dei partiti federalisti". E Mastella? Può far parte di questa
Lega del Sud? "Mastella è uomo del Sud, ma non mi pare che la sua storia
sia quella di un federalista. Ma soprattutto gli esponenti locali del partito
di Mastella continuano a dire che rimarranno nelle giunte di centrosinistra.
Quindi Mastella non può pensare di stare in maggioranza con la sinistra nelle
regioni e nei comuni e poi stare con noi al governo centrale: non è possibile.
Non credo che sia utile per noi: per questo motivo Mastella non è stato
incluso. Se poi vuole convertirsi sulla strada del federalismo, gli faremo un
corso accelerato. Per la prossima legislatura, adesso non mi pare ci siano le
condizioni. Gli elettori non capirebbero". A parte il federalismo, quali
sono i punti più importanti del programma? "Ordine, sicurezza
territoriale, governo dell immigrazione. Poi famiglia e ripartenza dell
economia". Accordo completo anche su questi temi? "Sì. È un programma
con l accordo pieno di tutti". [Data pubblicazione: 22/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Un patto federativo
anti-Centro . È questa l offerta che Walter Veltroni,
avrebbe fatto a Clemente Mastella, alcuni giorni prima delle sue dimissioni da
ministro della Giustizia. Lo ha rivelato lo stesso leader dell Udeur durante un
suo intervento a Sky Tg24. Il tentativo di raggiungere un intesa sarebbe
avvenuto, "in un incontro avuto a pranzo quando
iniziava a delinearsi il percorso del Pd e si iniziava a parlare di accordo tra
Partito democratico e Berlusconi". In quella fase "ci sono stati colloqui sia con Berlusconi sia con Veltroni. Il primo a chiamarmi è stato Veltroni. Con lui
si è parlato anche di patto federativo ma, mi disse, a condizione che non dai
una mano a costruire il centro ". Insomma, il sistema politico si
stava scompaginando ancora prima della caduta di Prodi, tanto che Mastella ha
sottolineato: "Il Governo sarebbe caduto lo stesso. L unico disegno è
stato quello del Pdl da un lato e del Pd dall altro". Pd che candiderà l
ottantaduenne professore, Umberto Veronesi, al Senato. Mastella ha ironizzato:
"Se l esclusione di De Mita dalle liste del Pd è stata determinata dalla
sua età, cosa dire allora del capolista del Pd per il Senato in Lombardia,
Umberto Veronesi? Veronesi è del 25, De Mita del 28 e anche Veronesi è stato
ministro". Il leader dell Udeur non ha ancora deciso sul posizionamento
del proprio partito in vista delle prossime elezioni, ma lo sguardo è,
naturalmente, al centro. L Udeur andrà solo, con il proprio simbolo: "Non
c è possibilità che io rinunci alla corsa in solitaria". Comunque,
rivolgendosi a tutti i centristi, Mastella ha fatto un appello: "C è una
grande opportunità al centro, nata all improvviso per uno stato di necessità,
se non viene colta, alla fine avranno ragione gli altri". Poi, dopo aver
parlato della vicenda giudiziaria che ha travolto l Udeur, ha aggiunto:
"Se mi avessero lasciato in pace avrei potuto anche abbandonare la
politica". [Data pubblicazione: 23/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Luciano Dussin Il termine
cattocomunismo , pronunciato in questi giorni, rievoca l unione politica
fallimentare dei comunisti con i democristiani di sinistra. L apice di questo
accordo fu raggiunto negli anni Settanta, con al governo Giulio Andreotti, con
la presidenza della Camera a Pietro Ingrao e con la presidenza di ben otto
commissioni parlamentari a deputati del Pci. L unità e la solidarietà nazionale
per il bene comune erano la scusa per creare il grande, unico e vero inciucio
politico della nostra storia repubblicana; nemmeno le nomine dei responsabili
dei servizi segreti furono immuni da questo accordo. In quei tempi Radio
radicale costruì la sua fortuna, in termini di ascolti, denunciando i disvalori
della partitocrazia: con gli accordi che vedevano l opposizione votare contro
quando la maggioranza aveva i numeri per arrangiarsi da sola, pronta ad
astenersi quando la maggioranza era in sofferenza numerica& Sì, proprio un
grande imbroglio! I comunisti non avrebbero mai potuto governare l Italia, lo
prevedeva l accordo di Yalta tra i Paesi vincitori della seconda guerra
mondiale, in testa Usa e Urss. Lo ricordò ai suoi Togliatti, quando a seguito
dell attentato che subì, gruppi di militanti comunisti occuparono alcune
prefetture nel Paese, comunicando ai rivoltosi che c era un limite all azione
politica per i comunisti italiani& Per questi motivi l Italia non ha avuto
per decenni una vera opposizione parlamentare, per questo gli intrecci tra
maggioranze democristiane e opposizioni comuniste ebbero così tanto terreno
fertile. Gli uni avevano bisogno degli altri, e tutto doveva risultare
immutabile rispetto agli equilibri; un esempio per tutti: i democristiani
ritardarono per trent anni la nascita delle Regioni nel timore che alcune
potessero essere governate dal nemico , intanto questo incassava, negli stessi
territori, la possibilità di agire in stato di monopolio tollerato . È vero, i
democristiani non erano tutti uguali, ma in questa logica prevalsero quelli
maggiormente propensi ai compromessi: i sinistri democristiani svendettero
anche i valori di riferimento, vedi la legge sull aborto, pur di gestire il
potere amministrativo di competenza. Ci riuscirono, ma a pagarne le conseguenze
siamo chiamati noi, e servirà anche l impegno delle prossime due generazioni
per ripianare il debito pubblico che il compromesso storico generò, e
soprattutto per riconquistare i valori che la nostra società ha perso. Con il
passare degli anni, ed il venir meno degli accordi internazionali sulle nostre
vicende interne, abbiamo assistito alla nascita di nuovi soggetti politici, lo
stesso ingresso nella nostra vita politica di Silvio Berlusconi
testimonia che le maglie dei compromessi si sono allargate. Mai il Sistema
avrebbe permesso negli anni Settanta e Ottanta ad un imprenditore di farsi largo
tra i partiti tradizionalmente imposti dai vincitori del conflitto, mai ci
sarebbe stato posto per un movimento come la Lega Nord per lo sconquasso che
avrebbe provocato nella difficile gestione degli equilibri tra i governi
regionali. Non che sia stata cosa semplice per il Berlusconi
di turno e per la stessa Lega Nord il trovare gli spazi operativi per entrare
nella gestione della politica nazionale. Anzi, la magistratura per lo Stato, lo
stesso mondo industriale che dallo Stato trae nutrimento, hanno sempre
osteggiato queste novità politiche. Negli ultimi tempi, pur senza abbassare la
guardia, ci eravamo illusi di esserci finalmente scrollati di dosso i vecchi
retaggi da compromesso storico , invece riecco di nuovo i vecchi soggetti! -
chi sono, e come si presentano? - si distinguono per la loro espressione priva
di entusiasmi da rinnovamento, perché sono la continuazione del cattocomunismo
che hanno vissuto in gioventù: sono Walter Veltroni, Massimo D Alema, Rosy Bindi, Romano Prodi, &, sono i
padroni del nuovo Partito Democratico. Hanno cassato i Bertinotti ed i
Diliberto perché contavano poco nulla ai tempi del compromesso storico , e ora
tornano utili con il loro allontanamento per dimostrare la novità post
comunista di Veltroni e C. - Quindi eccoli di nuovo, più cattocomunisti di
prima, con l unica novità, peraltro imposta dalla incessante perdita di
consensi elettorali, di essere riuniti in un unico partito, il nuovo Partito
Democratico. In questo Pd ha trovato ospitalità chi in gioventù fece di tutto
per garantirci un futuro uguale a quello che fu lasciato ai paesi ex comunisti
dell Europa dell est, e chi, pur professandosi cattolico è disponibile ad
allearsi con chi ritiene che i matrimoni tra uomini possano garantire i
presupposti per concedere pure ai gay le adozioni dei bambini! Non ci resta che
implorare i cittadini elettori affinchè, con il voto del 13 e 14 aprile
prossimo, decretino la fine sul nascere di questo nuovo pasticcio
cattocomunista; ci credano, ne abbiamo proprio le scatole piene! [Data
pubblicazione: 23/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi: sì alle sfide tv "Governo
con il Pd? Noi avremo una vasta maggioranza" Perchè mai un alleanza in
vantaggio di 10-12 punti dovrebbe adagiarsi sulla prospettiva delle larghe
intese con la coalizione perdente? Parla di "fraintendimento" il leader del Pdl Silvio Berlusconi,
smentendo di aver mai adombrato l ipotesi di un sodalizio post-elettorale con
il Pd nel caso di un pareggio. Mentre Berlusconi si
prepara a governare, sul fronte opposto Walter Veltroni fa notare
che forse il Cavaliere non è più tanto sicuro di vincere, che il vantaggio
sbandierato dal Pdl si è ridotto e che, comunque, se non di larghe
intese, nella prossima legislatura ci dovrà necessariamente essere una
collaborazione tra i due poli per elaborare e approvare un pacchetto di riforme
istituzionali, che comprenda anche la legge elettorale. Berlusconi
smentisce quindi la prospettiva delle larghe intese: "noi siamo qui per
vincere, per avere una larga maggioranza e per avere di conseguenza, non solo
il diritto, ma anche il dovere di governare l Italia. C è stato volutamente un
fraintendimento di parole chiarissime - spiega il candidato premier del Pdl -
Ho detto: noi avremo una vasta maggioranza (non credete ai sondaggi di Veltroni, abbiamo da 10 a 12 punti di vantaggio) che ci darà
l onere di governare ". Pertanto, la cosa sta in piedi ma solo come
"ipotesi di scuola", aggiunge il Cavaliere, riferendosi a quanto
affermato a Matrix e puntualizza che il suo pensiero non è cambiato da quando,
all alba della legislatura, di fronte alla risicata vittoria dell Unione,
suggerì al centro sinistra di affidare la presidenza di una delle due Camere
all opposizione per svelenire il clima post-elettorale. Il Cavaliere scalda i
motori in vista della campagna elettorale e Silvio Berlusconi
accetta la sfida di Pier Ferdinando Casini e dice sì ad un confronto in tv.
Walter Veltroni non vuole restare fuori: "Per
quanto mi riguarda io sono pronto". [Data pubblicazione: 24/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Prodi si fa vanto
della lotta all evasione e dei conti risanati. Ricolfi lo sbugiarda "Il
risanamento economico? Solo una frottola" Duro botta e risposta tra l
editorialista de La Stampa Luca Ricolfi e l ex presidente del Consiglio Romano
Prodi. Motivo del contendere un articolo di Ricolfi nel
quale il sociologo criticava la politica del governo Prodi invitando Walter Veltroni e Silvio Berlusconi "a non fornirci una ricostruzione insincera della storia di
questa legislatura". Articolo cui ha fatto seguito una "piccata e
assai prolissa risposta di Romano Prodi, in cui mi si accusa di scorrettezza,
mancanza di scrupoli, faziosità, mistificazione". "È
stupefacente - affermava ieri Ricolfi su La Stampa - che il presidente del
Consiglio, non gradendo un articolo uscito su un quotidiano, non trovi di
meglio che accusare l editorialista che l ha scritto di sostenere le proprie
tesi in vista della competizione elettorale , o di farsi veicolo di una
mistificazione elettoralistica ". Ma quali sono i punti messi in luce dall
editorialista che tanto hanno fatto infuriare il Professore? "Io sostengo
- scrive Ricolfi sul sito www.Polena.net - che per il 2006 il gettito
attribuibile alla lotta all evasione fiscale , ammesso che esista, non
raggiunge i 2 miliardi di euro, e che per il 2007 non si può ancora dire nulla
di definitivo, ma vi sono indizi che la cifra non sia molto diversa da quella
del 2006. Le mie valutazioni sono un po piu pessimistiche di quelle della Banca
d Italia e del professore Francesco Forte, che a loro volta sono più
pessimistiche di quelle del governo (...)". A tali risultati, continua
Ricolfi, "Prodi oppone: l autorità dei documenti ufficiali presentati dal
governo al Parlamento ; l andamento storico dell elasticità delle entrate
tributarie rispetto al Pil. Il primo argomento non lo prendo neanche in
considerazione, sia perché una relazione governativa non è una fonte
indipendente, sia perché - avendo letto i documenti cui Prodi si riferisce -
non posso non rilevare che essi non superano i normali test di un rapporto
scientifico". "Quanto al secondo argomento, è più curioso che convincente.
Prodi afferma che la credibilità della stima di 20 miliardi di recupero di
evasione fiscale è sostenuta dall andamento dell elasticità del gettito
tributario rispetto al Pil, che era pari a 0,75 nel periodo 2001-2005, ma sale
a 2,6 nel 2006 e a 1,6 nel 2007 (stima governativa; a me, per il 2007,
risultano valori compresi fra 1,04 e 1,45; fonti: Banca d Italia, Agenzia delle
Entrate, Istat). Ma la crescita dell elasticità del gettito, di per sé, non
prova assolutamente nulla, perché puo essere dovuta ai motivi più
disparati". "Non ci vuole molta fantasia, invece, a immaginare perché
l elasticità potesse situarsi al di sotto dell unità nel periodo 2001-2005: l
economia andava male e - forse Prodi lo ha dimenticato - Berlusconi
riduceva le aliquote. Considerazioni analoghe valgono per i dati di Prodi sull
elasticità del gettito dell Iva da scambi interni rispetto ai consumi". In
secondo luogo "io sostengo che il Governo Prodi ha sistematicamente tenuto
basse le previsioni sul gettito fiscale, e che proprio questo artificio
contabile gli ha consentito di far emergere i vari tesoretti . Qui c è poco da
aggiungere, perché Prodi mi dà ragione, limitandosi a dire che tenere basse le
previsioni era una scelta obbligata e saggia. Mi limito a ricordargli che la
scelta era così poco obbligata che il suo governo è stato addirittura accusato
di falso in bilancio da un ex viceministro dell economia, e che alla fine del
2006 in diverse sedute parlamentari sono state messe in dubbio sia le previsioni
sul gettito 2007, sia le stime sul gettito 2006 che ne erano a
fondamento". Nel terzo punto Ricolfi sostiene "che i 20 e più
miliardi di incassi che il governo imputa alla lotta all evasione fiscale non
sono stati usati per ridurre le tasse (come promesso in campagna elettorale) ma
sono stati dissipati in nuove spese (...). Prodi obietta che se io avessi
ragione, la spesa pubblica sarebbe aumentata nel 2006, mentre è aumentata sì ma
solo perché sono aumentate le spese in conto capitale. Ma questo è un non
sequitur: se il governo si ritrova con dei soldi in più e non li usa né per
ridurre il debito né per ridurre le tasse, bensì per nuove spese".
"Quanto all andamento della spesa pubblica nel 2007, lo conosceremo solo
fra un po , quando diventeranno noti i bilanci degli enti locali (i dati di
Prodi si limitano al bilancio dello Stato), e l Istat avrà redatto il conto
consolidato delle Amministrazioni pubbliche nel loro complesso (29 febbraio
2008). Speriamo tutti che i dati del 2007 confortino l ottimismo del presidente
del Consiglio". Al quarto punto del suo intervento Ricolfi sostiene che
"quale che sia la sua origine, il gettito non previsto è stato interamente
speso, e che se anche saltasse fuori un nuovo extragettito, esso dovrebbe
essere impiegato per coprire i 7-8 miliardi di ulteriori spese non messi a
bilancio dalla Finanziaria del 2008. Anche qui Prodi non nega il fatto, ma si
limita a magnificare l opera del proprio governo, attribuendogli il merito di
aver avviato il risanamento dei conti pubblici. Io vorrei solo ricordare che,
al netto delle poste straordinarie (sentenza Iva e accollo del debito delle
Ferrovie), l indebitamento netto che il governo Prodi ha ereditato da Tremonti
era al 2,5 per cento del Pil. Il governo Prodi ha indubbiamente il merito di
averlo ridotto, però l entità del miglioramento dei nostri conti è davvero
modesta: per il 2006, con la manovrina estiva, la correzione è stata dal 2,5
per cento al 2,4, per il 2007 nessuno sa ancora quale sara l indebitamento, ma
le previsioni oscillano fra il 2 e il 2,4 per cento. Quanto al 2008, le
prospettive non sono rosee, perché il Pil crescerà decisamente meno del
previsto e - paradossalmente - solo il riaccendersi dell inflazione potrebbe
evitare uno sgonfiamento del denominatore del rapporto deficit/pil". [Data
pubblicazione: 21/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Difendiamo gli
animali FABIO RONCAGLIA Consigliere Direttivo Nazionale Emilia, Sorbolo (Parma)
Egregia Redazione, vorrei invitare i parlamentari che saranno confermati o
eletti per la prima volta nella Lega Nord ad attivarsi per fare approvare in
parlamento un'integrazione all'articolo 9 della Costituzione Italiana, che
tuteli gli animali,in quanto esseri viventi dotati di sensibilità fisica e
psicologica e condanni quindi qualsiasi forma di inutile e prolungata
sofferenza. Invito i leghisti a fare pressioni presso i nostri candidati per
stimolarli ad impegnarsi di piu' nella difesa dei diritti degli animali. Kosovo
indipendente MATTEO MARIA MARTINOLI Milano Come insegna il caso positivo della
fu Cecoslovacchia soltanto quando prevale l'accettazione dell'interdipendenza
tra i popoli la loro autodeterminazione produce maggiore concordia e
prosperità. L'Europa dovrebbe mandare a Cipro e in Kosovo professori e statisti
dell'Est come Havel che accompagnino serbi, turchi, albanesi e greci di quelle
due divise contrade euromediterranee nel loro cammino di emancipazione
reciproca e insieme di comune avvicinamento all'Unione, alla sua moneta e al
suo spazio giuridico e di civiltà. Fiorello attacchi Bassolino e C. LETERA
FIRMATA Ormai chiunque ha un po di successo sui media perché canta o dice
stupidate, diventa automaticamente un predicatore. Al di là dell' uso alquanto
improprio di un mezzo di comunicazione pubblico, perché Fiorello non ha
invitato i napoletani ad eliminare la reale causa delle loro disgrazie
monnezzare? Invece di smaltire il certificato elettorale, unica arma della
democrazia, perchè non andare a prendere i veri responsabili, che hanno un
nome, un cognome, un indirizzo, un ricco conto in banca in cui continua
ininterrotta la raccolta indifferenziata di denaro pubblico rubato ai
contribuenti, e rottamarli per sempre? Visto che anche Fiorello parla, critica,
pontifica, ma non propone dove poi mettere i rifiuti, perché, per distinguersi
un pochino dalla retorica qualunquista dei quaraquaqua beppegrillisti, non fa una
bella campagna mediatica per eliminare quantomeno le cause ? Possibile che i
Bassolini, le Jervolino e i Pecorari non siano stati rimossi e indagati? E
nessuno, nemmeno Fiorello, si indigna per questo? Libertà di uccidere VITTORIO
DE BATTISTI Sant Ambrogio di Valpolicella (VR) Aborto o Moratoria sull aborto?
Questo è il dilemma& Premessa: la legislazione italiana ammette l aborto,
interruzione volontaria di gravidanza, fino al novantesimo giorno dal
concepimento. Già questo dovrebbe creare scandalo; basta vedere come un feto
sia gia ben formato a quella scadenza per rimanere sconvolti da questa idea. Si
conta che dal 1978, anno di entrata in vigore della legge 194, siano stati
praticati in Italia circa quattro milioni di aborti. Parlando di questo tema ho
rilevato diversi paradossi nella psiche dei sostenitori dell aborto. Ad
esempio: si vuole legittimare l aborto in caso di malformazioni o violenze
sessuali. Se legittimiamo l aborto in questi casi, a rigor di logica, dovremmo
anche uccidere qualsiasi bambino handicappato, o figlio di una violenza?
Sicuramente no. Gli abortisti dicono anche che questa legge impedisce gli
aborti clandestini. Al di la del fatto che gli aborti clandestini si verificano
tuttora, questo non cambia il dato oggettivo che l aborto è un azione cruenta
che elimina una nuova vita; Secondo questa logica bisognerebbe legalizzare la
maggior parte dei crimini commessi per tentare di ridurre la criminalità.
Paradossale. Altro punto: Non è vero che l aborto è come la pena di morte
perché pur essendo anch esso un esecuzione capitale viene inflitto senza
processo a persona innocente. Ultimo, ma non meno importante, quando si dice
che l aborto è un fatto di coscienza. Falso. Nessuno, nemmeno la madre può
disporre della vita del figlio. Tutta questa scienza aborti, fecondazioni&
Mi sembrano intrise dello stesso spirito irrazionale e omicida con cui gli
scienziati nazisti sperimentavano nei campi di sterminio. Solo che i nazisti
sono stati fermati, definitivamente, con il processo di Norimberga mentre noi
ancora permettiamo a falsi scienziati e intellettuali moderni di propagare
pratiche omicide e irrazionali spacciandole per libertà. Quale libertà? Quella
di uccidere deliberatamente bambini che, tra l altro, non si possono nemmeno
difendere? Mamma mia, torna Rutelli LEOPOLDO CHIAPPINI GUERRIERI Roseto degli
Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, " mi candido per dare a Roma più
decoro, pulizia e sicurezza", dice Rutelli. Accidenti, allora Veltroni è pericoloso per governare l'Italia: in due anni,
come sindaco di Roma, prima c'era ancora Rutelli, ha ridotto la città... una
fetenzia ed ora lo vogliono rifilare a tutti gli italiani? Chi dice il vero,
Rutelli o la stampa? l'uno o l'altra dovrebbero chiarire! Se non accadrà, nel
dubbio lo vogliamo rieleggere a Sindaco? Allora non c'è più ...religione: la
stampa e due candidati, di chi fidarsi? Ma si, tutta va bene Madame la
Marchesa, votiamoli, eleggiamoli... " se pò fa" e " damce da fa:
che " stamo a guardà er capello" ? No, ma la trave si! Veltroni, il comunista! NEGRI CLAUDIO Albairate Penso che il
Partito Democratico più che un nuovo progetto politico risponda all impellente
necessità di DS ed altri di cancellare un passato intriso di collusioni,
fiancheggiamenti (vedi cooperative, banche ecc.) e di relative coperture come
dimostrano le intercettazioni nelle mani del giudice Forleo, ultimo esempio in
ordine di tempo, che lasciano chiaramente intendere quanto vasto sia il
coinvolgimento di questi politici nella vita affaristica del paese e non solo.
Un cambiamento quello del PD che assomiglia molto ad una manovra elusiva posta
in essere a tempo debito per tentare di disperdere le proprie tracce nel magma
delle responsabilità. Una manovra simile la attuò Prodi quando, coinvolto nei
fatti dell'alta velocità, si rifugiò al parlamento Europeo da dove continuò
imperterrito a procurare danni all Italia e all Europa. Quando ci sono di mezzo
persone di sinistra, chissà perché, il tempo non è affatto galantuomo e neppure
la magistratura riesce a sfoggiare quella solerzia che dimostra invece nei
confronti di persone dello schieramento opposto. Questa sinistra si presenta
ora con la faccia nuova (Sigh! Un'altra volta?) di quel Walter Veltroni professionista della politica da ben 35 anni che,
spettacolo e cinema a parte, non ha mai partorito un progetto alternativo o una
proposta politica accettabile limitandosi a galleggiare nel mare delle
clientele e alimentandosi alla greppia del partito come tutti i suoi colleghi.
Oggi scopre l acqua calda e, da buon comunista, dice che l ha bollita lui
dimostrando così il ritardo culturale congenito di cui è affetto. Non basta
attuare avanzate tecniche di marketing e di immagine, mixare discorsi con le
idee altrui, cambiare il colore simbolo delle proprie origini, il rosso, con il
verde per divenire credibile. Ci vuole ben altro! Caro signor Veltroni non è sufficiente leggere i libri su Kennedy e
scimmiottarne i discorsi per cambiare l'immagine che Lei ha lasciato nei
ricordi della gente. C'è una legge non scritta che recita "il proprio passato
condiziona il proprio futuro .." e siccome lei è un'altra cosa rispetto a
ciò che vuol apparire non si affanni troppo a pretendere quel consenso che
persone munite di memoria e di capacità di discernimento non le possono dare.
Apparire diversi non equivale ad esserlo, anche se questo molti Italiani non
l'hanno ancora capito. Fini dopo Sarkò e Calderoli GIULIANO CITTERIO
Milano/africa C'è arrivato anche lui. Dopo il senatore Calderoli, dopo il
presidente Sarkozy, anche Gianfranco Fini propone la castrazione chimica per i
pedofili. In tutte le cose intelligenti, il più intelligente del centrodestra
italico arriva sempre dopo, dal terzo in giù. Ma ha il riscontro mediatico come
se fosse il primo. C'è qualcosa che non quadra... Si scrive Pd, si legge Unione
LETTERA FIRMATA Egregio Direttore, Il governo Prodi, dicono, è caduto anche per
una sinistra che ha forzato il programma, esasperando le opinioni di alcuni
alleati. Se prima si fa l'alleanza e poi si scrive tutto, buono per tutti e per
tutte le stagioni ciò accade!. Il Pd, per ovviare questo inconveniente cosa ha
fatto? Niente! E' vero che non ha voluto la sinistra comunista, troppo
estremista, dicono da far vergogna, ha però imbarcato Di Pietro ed i radicali
e, dice Veltroni, ora insieme, giù con il programma.
(i dodici punti enunciati sono da campagna elettorale: e chi non li voterebbe)!
Di Pietro, udite udite, ha sparato subito contro le Tv Mediaset. No problem,
"si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Pannella e la
Bonino parlano di aborto, Dico, droga, ecc ? No problem, "si può
fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Avanti un altro...al
tavolo ecc. Ohibò, ma è la stessa prassi seguita da Prodi. Si scrive Pd e si
legge " déjà vu " ( già visto). A proposito Visco e Paolo Schioppa,
si siederanno anche loro, sono per ora desaparecidos? Evviva, non siamo in
vendita! LEONARDO CECCA Rivalta di Gazzola (Pc) Caro direttore, finalmente al
grido di "non siamo in vendita", "difendiamo la nostra
idendità", " difendiamo i nostri simboli", "difendiamo i
nostri valori" ed altre affermazioni del genere i due monconi della
vecchia Dc, cioè l'Udc e l'Udeur, hanno deciso di correre da soli. La sola ed
unica verità è che cercano in qualsiasi modo di salvaguardare le poltrone. Sono
anni che si barcamenano in cerca di scranni e sinceramente fanno rimpiangere il
comportamento, pur se dettato anch'esso da interessi di poltrona, tenuto da
Follini. Bene dunque ha fatto il Pd a non dare troppa importanza a Mastella e
arcibene ha fatto Berlusconi a chiudere la porta in
faccia ai due leader di questi partiti ormai ridotti a brandelli che cercano,
con le loro basse percentuali di voti, di determinare squilibri. Mi si perdoni
la similitudine, che non vuol essere affatto irriguardosa, ma il comportamento
di costoro mi fa venire in mente la spazzatura della Campania che si sposta da
un mucchio ad un altro senza trovare la definitiva sistemazione che, come tutti
suggeriscono, è il termovalorizzatore che la trasforma in energia. Questo
dovrebbero fare l'Udc e l'Udeur trasformarsi per rendersi utili al Paese e non
pensare solo alle proprie terga. Non abbandoniamo il Centro-Sud LUCIANO CARPANA
Consigliere comunale Lega Nord per l indipendenza della Padania Locate di
Triulzi Gentile direttore, desidero esprimere il mio rammarico in merito alla
decisione di non presentare il nostro simbolo nelle liste elettorali del centro
sud, decisione che lascerà disorientati i nostri non pochi elettori in quanto
si troveranno privi di un punto di riferimento. Un esempio su tutti è l isola
di Lampedusa, un incipit leghista da non- abbandonare ma bensì da incentivare. Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della
moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria
contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul
corpo devono essere le donne a decidere". Sic! sono le stesse
ragioni che erano in bocca alle femministe in piazza Duomo trenta anni fa. A Veltroni si può anche concedergli di essere un volto nuovo
nel senso che che impegnato come sindaco ultimamente non andava sempre in Tv ma
uomo ... nuovo proprio no! Svendere Alitalia? Una vergogna OMAR VALENTINI Salò
(Bs) Gentilissimo direttore, guardo sull enciclopedia, alla voce Alitalia , e
trovo: compagnia aerea italiana di bandiera, fondata nel 1946 (lo stesso anno,
aggiungo io, in cui è stata nazionalizzata Air France). Inevitabilmente mi
ritrovo a chiedermi: che cosa si può pensare di un Paese che si vende la
compagnia aerea di bandiera, quella che dovrebbe rappresentare il suo biglietto
da visita per chi viaggia in aereo, e una sorta di interfaccia con l estero?
Come minimo, si può pensare che è incapace di gestirla, perché è difficile
trovare altri motivi per cui, data l importanza in termini di immagine che ha
la compagnia aerea di bandiera, un Paese si ritrovi costretto a venderla. Prodi
evidentemente questa considerazione non l ha mai fatta. Sembra che non l abbia
minimamente sfiorato il dubbio che la cessione equivarrebbe a una palese
ammissione di incapacità. E inevitabile chiedersi come mai Air France, o
British Airways, o Lufthansa (che comunque i rispettivi Paesi non cederebbero
allegramente e volentieri come noi in mani straniere), riescano a reggersi
sulle proprie gambe, mentre Alitalia è al collasso. E difficile spiegarselo,
quando si pensi che basta semplicemente e pedestremente copiare le ricette
altrui, allo stesso modo che l asino di turno copia il compito in classe dal
compagno più bravo, per risolvere il problema. Serve cambiare alcuni assetti?
Se è l interesse del Paese che lo chiede, si provveda a cambiarli (lo dico al
prossimo governo, che spero non vorrà ricalcare le orme di Prodi e possa avere
un po più di orgoglio e di amor patrio, e non ci vuole molto). Come dichiara
Cesare Romiti, la compagnia aerea di bandiera è stata portata allo sfascio a
suon di nomine lottizzate e clientelari. In mano a persone inette, di incapaci
amici degli amici, la gestione è stata ovviamente fallimentare. Anziché
svendere Alitalia, lo Stato dovrebbe reclutare i migliori manager in servizio,
o anche i peggiori, purché siano pedestremente in grado di copiare fedelmente e
acriticamente Lufthansa, come appunto lo studente somaro copia il compito di
quello bravo. E così difficile? A me, da profano, sembra la cosa più semplice e
ovvia. Credo però che le soluzioni semplici ed efficaci a volte si scontrino
con gli interessi particolari di pochi e ciò che è apparentemente semplice
diventa allora impresa improba e difficilissima. Questa è comunque la mia
ricetta per salvare, con Alitalia, anche l immagine dell Italia, o perlomeno
quel poco che ne rimane dopo le cure dei nostri politici. Io non venderei mai.
Vendere per giunta ai nostri più diretti concorrenti sul piano del turismo,
cioè i francesi, come si apprestava a fare Prodi se non gli fosse caduta la
classica tegola virtuale sulla testa, è come chiedere al lupo di guardarci le
pecore. Privandoci di una compagnia aerea nazionale non potremmo certo più
metterci alla pari di tedeschi (Lufthansa), francesi (Air France), inglesi
(British Airways) e spagnoli (Iberian), ma neppure degli etiopi, che la loro
compagnia di bandiera ce l hanno e la sanno pure gestire. Saremmo, nel contesto
dei G7 o G8, quelli delle retrovie, i compagni poveri, ovvero quelli, incapaci,
relegati in serie B. Nessun tocchi i cinghiali! GIROLAMA NOVELLA Biella Un Suv
che fa una manovra azzardata e causa un incidente (mortale) in città causa una
reazione a catena che se non controllata porterebbe alla completa messa
fuorilegge di tali mezzi. Se un cinghiale, proprietà dello Stato in quanto
selvaggina, nel bel mezzo della notte ci taglia la strada e ci distrugge l'auto
oltre a costringerci a pagare i danni ci fa guadagnare una bella
contravvenzione, sempre che siamo ancora vivi per poterla pagare. Applicando lo
stesso metro di giudizio si dovrebbe procedere all'abbattimento della
selvaggina in eccesso ma non è possibile per le opposizioni dei vari gruppi di
ambientalisti che ritengono più preziosa la vita di un prosciutto rispetto a
quella umana. Se si tira troppo la corda del fisco... DINA MODELLA VESPA Il
secondo uomo più ricco d'Italia è stato pizzicato dai solerti cani da guardia
del fisco. Fanno 20 milioni che vengono contestati e contro il pagamento dei
quali ha già presentato ricorso, perdendolo. Non si perde d'animo e procede con
un altro grado di giudizio tributario, convinto di essere dalla parte della
ragione. Giocare al gatto col topo quando si ha a che fare con imprenditori di
tali dimensioni può essere molto rischioso. Magari si incassano i 20 milioni
che vengono contestati ma le reazioni secondarie possono diventare molto
spiacevoli. Le aziende del soggetto in questione sono nella provincia di
Belluno, sono a neanche un'ora d'auto dall'Austria dove alle imprese vengono
offerti servizi degni di questo nome, con pressione fiscale e paranoie
burocratiche neppure comparabili con quella italiana. Cosa accadrebbe se una
realtà industriale come quella, nauseata da un sistema fiscale come quello italiano
decidesse di far fagotto di diventare austriaca? Alle aziende non servono
referendum per cambiare provincia o regione come accade ai comuni di confine,
tantomeno serve l'autorizzazione del parlamento per rendere operativa la
migrazione. Se ne vanno e con esse se ne va il relativo gettito fiscale ben più
consistente delle sanzioni che qualche funzionario ritiene di dover irrogare al
malcapitato di turno. [Data pubblicazione: 21/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FABIO RONCAGLIA
Consigliere Direttivo Nazionale Emilia, Sorbolo (Parma) Egregia Redazione,
vorrei invitare i parlamentari che saranno confermati o eletti per la prima
volta nella Lega Nord ad attivarsi per fare approvare in parlamento
un'integrazione all'articolo 9 della Costituzione Italiana, che tuteli gli
animali,in quanto esseri viventi dotati di sensibilità fisica e psicologica e
condanni quindi qualsiasi forma di inutile e prolungata sofferenza. Invito i
leghisti a fare pressioni presso i nostri candidati per stimolarli ad
impegnarsi di piu' nella difesa dei diritti degli animali. Kosovo indipendente
MATTEO MARIA MARTINOLI Milano Come insegna il caso positivo della fu
Cecoslovacchia soltanto quando prevale l'accettazione dell'interdipendenza tra
i popoli la loro autodeterminazione produce maggiore concordia e prosperità.
L'Europa dovrebbe mandare a Cipro e in Kosovo professori e statisti dell'Est
come Havel che accompagnino serbi, turchi, albanesi e greci di quelle due
divise contrade euromediterranee nel loro cammino di emancipazione reciproca e
insieme di comune avvicinamento all'Unione, alla sua moneta e al suo spazio
giuridico e di civiltà. Fiorello attacchi Bassolino e C. LETERA FIRMATA Ormai
chiunque ha un po di successo sui media perché canta o dice stupidate, diventa
automaticamente un predicatore. Al di là dell' uso alquanto improprio di un
mezzo di comunicazione pubblico, perché Fiorello non ha invitato i napoletani
ad eliminare la reale causa delle loro disgrazie monnezzare? Invece di smaltire
il certificato elettorale, unica arma della democrazia, perchè non andare a
prendere i veri responsabili, che hanno un nome, un cognome, un indirizzo, un
ricco conto in banca in cui continua ininterrotta la raccolta indifferenziata
di denaro pubblico rubato ai contribuenti, e rottamarli per sempre? Visto che
anche Fiorello parla, critica, pontifica, ma non propone dove poi mettere i
rifiuti, perché, per distinguersi un pochino dalla retorica qualunquista dei
quaraquaqua beppegrillisti, non fa una bella campagna mediatica per eliminare
quantomeno le cause ? Possibile che i Bassolini, le Jervolino e i Pecorari non
siano stati rimossi e indagati? E nessuno, nemmeno Fiorello, si indigna per
questo? Libertà di uccidere VITTORIO DE BATTISTI Sant Ambrogio di Valpolicella
(VR) Aborto o Moratoria sull aborto? Questo è il dilemma& Premessa: la
legislazione italiana ammette l aborto, interruzione volontaria di gravidanza,
fino al novantesimo giorno dal concepimento. Già questo dovrebbe creare
scandalo; basta vedere come un feto sia gia ben formato a quella scadenza per
rimanere sconvolti da questa idea. Si conta che dal 1978, anno di entrata in vigore
della legge 194, siano stati praticati in Italia circa quattro milioni di
aborti. Parlando di questo tema ho rilevato diversi paradossi nella psiche dei
sostenitori dell aborto. Ad esempio: si vuole legittimare l aborto in caso di
malformazioni o violenze sessuali. Se legittimiamo l aborto in questi casi, a
rigor di logica, dovremmo anche uccidere qualsiasi bambino handicappato, o
figlio di una violenza? Sicuramente no. Gli abortisti dicono anche che questa
legge impedisce gli aborti clandestini. Al di la del fatto che gli aborti
clandestini si verificano tuttora, questo non cambia il dato oggettivo che l
aborto è un azione cruenta che elimina una nuova vita; Secondo questa logica
bisognerebbe legalizzare la maggior parte dei crimini commessi per tentare di
ridurre la criminalità. Paradossale. Altro punto: Non è vero che l aborto è
come la pena di morte perché pur essendo anch esso un esecuzione capitale viene
inflitto senza processo a persona innocente. Ultimo, ma non meno importante,
quando si dice che l aborto è un fatto di coscienza. Falso. Nessuno, nemmeno la
madre può disporre della vita del figlio. Tutta questa scienza aborti,
fecondazioni& Mi sembrano intrise dello stesso spirito irrazionale e
omicida con cui gli scienziati nazisti sperimentavano nei campi di sterminio.
Solo che i nazisti sono stati fermati, definitivamente, con il processo di
Norimberga mentre noi ancora permettiamo a falsi scienziati e intellettuali
moderni di propagare pratiche omicide e irrazionali spacciandole per libertà. Quale
libertà? Quella di uccidere deliberatamente bambini che, tra l altro, non si
possono nemmeno difendere? Mamma mia, torna Rutelli LEOPOLDO CHIAPPINI
GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, " mi candido
per dare a Roma più decoro, pulizia e sicurezza", dice Rutelli. Accidenti,
allora Veltroni è pericoloso per governare l'Italia:
in due anni, come sindaco di Roma, prima c'era ancora Rutelli, ha ridotto la
città... una fetenzia ed ora lo vogliono rifilare a tutti gli italiani? Chi
dice il vero, Rutelli o la stampa? l'uno o l'altra dovrebbero chiarire! Se non
accadrà, nel dubbio lo vogliamo rieleggere a Sindaco? Allora non c'è più
...religione: la stampa e due candidati, di chi fidarsi? Ma si, tutta va bene
Madame la Marchesa, votiamoli, eleggiamoli... " se pò fa" e "
damce da fa: che " stamo a guardà er capello" ? No, ma la trave si! Veltroni, il comunista! NEGRI CLAUDIO Albairate Penso che il
Partito Democratico più che un nuovo progetto politico risponda all impellente
necessità di DS ed altri di cancellare un passato intriso di collusioni,
fiancheggiamenti (vedi cooperative, banche ecc.) e di relative coperture come
dimostrano le intercettazioni nelle mani del giudice Forleo, ultimo esempio in
ordine di tempo, che lasciano chiaramente intendere quanto vasto sia il
coinvolgimento di questi politici nella vita affaristica del paese e non solo.
Un cambiamento quello del PD che assomiglia molto ad una manovra elusiva posta
in essere a tempo debito per tentare di disperdere le proprie tracce nel magma
delle responsabilità. Una manovra simile la attuò Prodi quando, coinvolto nei
fatti dell'alta velocità, si rifugiò al parlamento Europeo da dove continuò
imperterrito a procurare danni all Italia e all Europa. Quando ci sono di mezzo
persone di sinistra, chissà perché, il tempo non è affatto galantuomo e neppure
la magistratura riesce a sfoggiare quella solerzia che dimostra invece nei
confronti di persone dello schieramento opposto. Questa sinistra si presenta
ora con la faccia nuova (Sigh! Un'altra volta?) di quel Walter Veltroni professionista della politica da ben 35 anni che,
spettacolo e cinema a parte, non ha mai partorito un progetto alternativo o una
proposta politica accettabile limitandosi a galleggiare nel mare delle
clientele e alimentandosi alla greppia del partito come tutti i suoi colleghi.
Oggi scopre l acqua calda e, da buon comunista, dice che l ha bollita lui
dimostrando così il ritardo culturale congenito di cui è affetto. Non basta
attuare avanzate tecniche di marketing e di immagine, mixare discorsi con le
idee altrui, cambiare il colore simbolo delle proprie origini, il rosso, con il
verde per divenire credibile. Ci vuole ben altro! Caro signor Veltroni non è sufficiente leggere i libri su Kennedy e
scimmiottarne i discorsi per cambiare l'immagine che Lei ha lasciato nei
ricordi della gente. C'è una legge non scritta che recita "il proprio
passato condiziona il proprio futuro .." e siccome lei è un'altra cosa
rispetto a ciò che vuol apparire non si affanni troppo a pretendere quel
consenso che persone munite di memoria e di capacità di discernimento non le
possono dare. Apparire diversi non equivale ad esserlo, anche se questo molti
Italiani non l'hanno ancora capito. Fini dopo Sarkò e Calderoli GIULIANO
CITTERIO Milano/africa C'è arrivato anche lui. Dopo il senatore Calderoli, dopo
il presidente Sarkozy, anche Gianfranco Fini propone la castrazione chimica per
i pedofili. In tutte le cose intelligenti, il più intelligente del centrodestra
italico arriva sempre dopo, dal terzo in giù. Ma ha il riscontro mediatico come
se fosse il primo. C'è qualcosa che non quadra... Si scrive Pd, si legge Unione
LETTERA FIRMATA Egregio Direttore, Il governo Prodi, dicono, è caduto anche per
una sinistra che ha forzato il programma, esasperando le opinioni di alcuni
alleati. Se prima si fa l'alleanza e poi si scrive tutto, buono per tutti e per
tutte le stagioni ciò accade!. Il Pd, per ovviare questo inconveniente cosa ha
fatto? Niente! E' vero che non ha voluto la sinistra comunista, troppo estremista,
dicono da far vergogna, ha però imbarcato Di Pietro ed i radicali e, dice Veltroni, ora insieme, giù con il programma. (i dodici punti
enunciati sono da campagna elettorale: e chi non li voterebbe)! Di Pietro,
udite udite, ha sparato subito contro le Tv Mediaset. No problem, "si può
fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Pannella e la Bonino
parlano di aborto, Dico, droga, ecc ? No problem, "si può fare", al
tavolo dove si scriverà il programma. Avanti un altro...al tavolo ecc. Ohibò,
ma è la stessa prassi seguita da Prodi. Si scrive Pd e si legge " déjà vu
" ( già visto). A proposito Visco e Paolo Schioppa, si siederanno anche
loro, sono per ora desaparecidos? Evviva, non siamo in vendita! LEONARDO CECCA
Rivalta di Gazzola (Pc) Caro direttore, finalmente al grido di "non siamo
in vendita", "difendiamo la nostra idendità", " difendiamo
i nostri simboli", "difendiamo i nostri valori" ed altre
affermazioni del genere i due monconi della vecchia Dc, cioè l'Udc e l'Udeur,
hanno deciso di correre da soli. La sola ed unica verità è che cercano in
qualsiasi modo di salvaguardare le poltrone. Sono anni che si barcamenano in
cerca di scranni e sinceramente fanno rimpiangere il comportamento, pur se
dettato anch'esso da interessi di poltrona, tenuto da Follini. Bene dunque ha
fatto il Pd a non dare troppa importanza a Mastella e arcibene ha fatto Berlusconi a chiudere la porta in faccia ai due leader di
questi partiti ormai ridotti a brandelli che cercano, con le loro basse
percentuali di voti, di determinare squilibri. Mi si perdoni la similitudine,
che non vuol essere affatto irriguardosa, ma il comportamento di costoro mi fa
venire in mente la spazzatura della Campania che si sposta da un mucchio ad un
altro senza trovare la definitiva sistemazione che, come tutti suggeriscono, è
il termovalorizzatore che la trasforma in energia. Questo dovrebbero fare l'Udc
e l'Udeur trasformarsi per rendersi utili al Paese e non pensare solo alle
proprie terga. Non abbandoniamo il Centro-Sud LUCIANO CARPANA Consigliere comunale
Lega Nord per l indipendenza della Padania Locate di Triulzi Gentile direttore,
desidero esprimere il mio rammarico in merito alla decisione di non presentare
il nostro simbolo nelle liste elettorali del centro sud, decisione che lascerà
disorientati i nostri non pochi elettori in quanto si troveranno privi di un
punto di riferimento. Un esempio su tutti è l isola di Lampedusa, un incipit
leghista da non- abbandonare ma bensì da incentivare. Veltroni, volto
nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni
intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della moratoria
sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria contrarietà
alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul corpo devono
essere le donne a decidere". Sic! sono le stesse ragioni che erano
in bocca alle femministe in piazza Duomo trenta anni fa. A Veltroni
si può anche concedergli di essere un volto nuovo nel senso che che impegnato
come sindaco ultimamente non andava sempre in Tv ma uomo ... nuovo proprio no!
Svendere Alitalia? Una vergogna OMAR VALENTINI Salò (Bs) Gentilissimo
direttore, guardo sull enciclopedia, alla voce Alitalia , e trovo: compagnia
aerea italiana di bandiera, fondata nel 1946 (lo stesso anno, aggiungo io, in
cui è stata nazionalizzata Air France). Inevitabilmente mi ritrovo a chiedermi:
che cosa si può pensare di un Paese che si vende la compagnia aerea di
bandiera, quella che dovrebbe rappresentare il suo biglietto da visita per chi
viaggia in aereo, e una sorta di interfaccia con l estero? Come minimo, si può
pensare che è incapace di gestirla, perché è difficile trovare altri motivi per
cui, data l importanza in termini di immagine che ha la compagnia aerea di
bandiera, un Paese si ritrovi costretto a venderla. Prodi evidentemente questa
considerazione non l ha mai fatta. Sembra che non l abbia minimamente sfiorato
il dubbio che la cessione equivarrebbe a una palese ammissione di incapacità. E
inevitabile chiedersi come mai Air France, o British Airways, o Lufthansa (che
comunque i rispettivi Paesi non cederebbero allegramente e volentieri come noi
in mani straniere), riescano a reggersi sulle proprie gambe, mentre Alitalia è
al collasso. E difficile spiegarselo, quando si pensi che basta semplicemente e
pedestremente copiare le ricette altrui, allo stesso modo che l asino di turno
copia il compito in classe dal compagno più bravo, per risolvere il problema.
Serve cambiare alcuni assetti? Se è l interesse del Paese che lo chiede, si
provveda a cambiarli (lo dico al prossimo governo, che spero non vorrà
ricalcare le orme di Prodi e possa avere un po più di orgoglio e di amor
patrio, e non ci vuole molto). Come dichiara Cesare Romiti, la compagnia aerea
di bandiera è stata portata allo sfascio a suon di nomine lottizzate e
clientelari. In mano a persone inette, di incapaci amici degli amici, la
gestione è stata ovviamente fallimentare. Anziché svendere Alitalia, lo Stato
dovrebbe reclutare i migliori manager in servizio, o anche i peggiori, purché
siano pedestremente in grado di copiare fedelmente e acriticamente Lufthansa,
come appunto lo studente somaro copia il compito di quello bravo. E così
difficile? A me, da profano, sembra la cosa più semplice e ovvia. Credo però
che le soluzioni semplici ed efficaci a volte si scontrino con gli interessi
particolari di pochi e ciò che è apparentemente semplice diventa allora impresa
improba e difficilissima. Questa è comunque la mia ricetta per salvare, con
Alitalia, anche l immagine dell Italia, o perlomeno quel poco che ne rimane dopo
le cure dei nostri politici. Io non venderei mai. Vendere per giunta ai nostri
più diretti concorrenti sul piano del turismo, cioè i francesi, come si
apprestava a fare Prodi se non gli fosse caduta la classica tegola virtuale
sulla testa, è come chiedere al lupo di guardarci le pecore. Privandoci di una
compagnia aerea nazionale non potremmo certo più metterci alla pari di tedeschi
(Lufthansa), francesi (Air France), inglesi (British Airways) e spagnoli
(Iberian), ma neppure degli etiopi, che la loro compagnia di bandiera ce l
hanno e la sanno pure gestire. Saremmo, nel contesto dei G7 o G8, quelli delle
retrovie, i compagni poveri, ovvero quelli, incapaci, relegati in serie B.
Nessun tocchi i cinghiali! GIROLAMA NOVELLA Biella Un Suv che fa una manovra
azzardata e causa un incidente (mortale) in città causa una reazione a catena
che se non controllata porterebbe alla completa messa fuorilegge di tali mezzi.
Se un cinghiale, proprietà dello Stato in quanto selvaggina, nel bel mezzo
della notte ci taglia la strada e ci distrugge l'auto oltre a costringerci a
pagare i danni ci fa guadagnare una bella contravvenzione, sempre che siamo
ancora vivi per poterla pagare. Applicando lo stesso metro di giudizio si
dovrebbe procedere all'abbattimento della selvaggina in eccesso ma non è
possibile per le opposizioni dei vari gruppi di ambientalisti che ritengono più
preziosa la vita di un prosciutto rispetto a quella umana. Se si tira troppo la
corda del fisco... DINA MODELLA VESPA Il secondo uomo più ricco d'Italia è
stato pizzicato dai solerti cani da guardia del fisco. Fanno 20 milioni che
vengono contestati e contro il pagamento dei quali ha già presentato ricorso,
perdendolo. Non si perde d'animo e procede con un altro grado di giudizio
tributario, convinto di essere dalla parte della ragione. Giocare al gatto col
topo quando si ha a che fare con imprenditori di tali dimensioni può essere
molto rischioso. Magari si incassano i 20 milioni che vengono contestati ma le
reazioni secondarie possono diventare molto spiacevoli. Le aziende del soggetto
in questione sono nella provincia di Belluno, sono a neanche un'ora d'auto
dall'Austria dove alle imprese vengono offerti servizi degni di questo nome,
con pressione fiscale e paranoie burocratiche neppure comparabili con quella
italiana. Cosa accadrebbe se una realtà industriale come quella, nauseata da un
sistema fiscale come quello italiano decidesse di far fagotto di diventare
austriaca? Alle aziende non servono referendum per cambiare provincia o regione
come accade ai comuni di confine, tantomeno serve l'autorizzazione del
parlamento per rendere operativa la migrazione. Se ne vanno e con esse se ne va
il relativo gettito fiscale ben più consistente delle sanzioni che qualche
funzionario ritiene di dover irrogare al malcapitato di turno. [Data
pubblicazione: 21/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Evviva, non siamo in
vendita! LEONARDO CECCA Rivalta di Gazzola (Pc) Caro direttore, finalmente al
grido di "non siamo in vendita", "difendiamo la nostra
idendità", " difendiamo i nostri simboli", "difendiamo i
nostri valori" ed altre affermazioni del genere i due monconi della
vecchia Dc, cioè l'Udc e l'Udeur, hanno deciso di correre da soli. La sola ed
unica verità è che cercano in qualsiasi modo di salvaguardare le poltrone. Sono
anni che si barcamenano in cerca di scranni e sinceramente fanno rimpiangere il
comportamento, pur se dettato anch'esso da interessi di poltrona, tenuto da
Follini. Bene dunque ha fatto il Pd a non dare troppa importanza a Mastella e
arcibene ha fatto Berlusconi a chiudere la porta in
faccia ai due leader di questi partiti ormai ridotti a brandelli che cercano,
con le loro basse percentuali di voti, di determinare squilibri. Mi si perdoni
la similitudine, che non vuol essere affatto irriguardosa, ma il comportamento
di costoro mi fa venire in mente la spazzatura della Campania che si sposta da
un mucchio ad un altro senza trovare la definitiva sistemazione che, come tutti
suggeriscono, è il termovalorizzatore che la trasforma in energia. Questo
dovrebbero fare l'Udc e l'Udeur trasformarsi per rendersi utili al Paese e non
pensare solo alle proprie terga. Non abbandoniamo il Centro-Sud LUCIANO CARPANA
Consigliere comunale Lega Nord per l indipendenza della Padania Locate di
Triulzi Gentile direttore, desidero esprimere il mio rammarico in merito alla
decisione di non presentare il nostro simbolo nelle liste elettorali del centro
sud, decisione che lascerà disorientati i nostri non pochi elettori in quanto
si troveranno privi di un punto di riferimento. Un esempio su tutti è l isola
di Lampedusa, un incipit leghista da non- abbandonare ma bensì da incentivare. Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della
moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria
contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul
corpo devono essere le donne a decidere". Sic! sono le stesse
ragioni che erano in bocca alle femministe in piazza Duomo trenta anni fa. A Veltroni si può anche concedergli di essere un volto nuovo nel
senso che che impegnato come sindaco ultimamente non andava sempre in Tv ma
uomo ... nuovo proprio no! Svendere Alitalia? Una vergogna OMAR VALENTINI Salò
(Bs) Gentilissimo direttore, guardo sull enciclopedia, alla voce Alitalia , e
trovo: compagnia aerea italiana di bandiera, fondata nel 1946 (lo stesso anno,
aggiungo io, in cui è stata nazionalizzata Air France). Inevitabilmente mi
ritrovo a chiedermi: che cosa si può pensare di un Paese che si vende la
compagnia aerea di bandiera, quella che dovrebbe rappresentare il suo biglietto
da visita per chi viaggia in aereo, e una sorta di interfaccia con l estero?
Come minimo, si può pensare che è incapace di gestirla, perché è difficile
trovare altri motivi per cui, data l importanza in termini di immagine che ha
la compagnia aerea di bandiera, un Paese si ritrovi costretto a venderla. Prodi
evidentemente questa considerazione non l ha mai fatta. Sembra che non l abbia
minimamente sfiorato il dubbio che la cessione equivarrebbe a una palese
ammissione di incapacità. E inevitabile chiedersi come mai Air France, o
British Airways, o Lufthansa (che comunque i rispettivi Paesi non cederebbero
allegramente e volentieri come noi in mani straniere), riescano a reggersi
sulle proprie gambe, mentre Alitalia è al collasso. E difficile spiegarselo,
quando si pensi che basta semplicemente e pedestremente copiare le ricette
altrui, allo stesso modo che l asino di turno copia il compito in classe dal
compagno più bravo, per risolvere il problema. Serve cambiare alcuni assetti?
Se è l interesse del Paese che lo chiede, si provveda a cambiarli (lo dico al
prossimo governo, che spero non vorrà ricalcare le orme di Prodi e possa avere
un po più di orgoglio e di amor patrio, e non ci vuole molto). Come dichiara
Cesare Romiti, la compagnia aerea di bandiera è stata portata allo sfascio a
suon di nomine lottizzate e clientelari. In mano a persone inette, di incapaci
amici degli amici, la gestione è stata ovviamente fallimentare. Anziché
svendere Alitalia, lo Stato dovrebbe reclutare i migliori manager in servizio,
o anche i peggiori, purché siano pedestremente in grado di copiare fedelmente e
acriticamente Lufthansa, come appunto lo studente somaro copia il compito di
quello bravo. E così difficile? A me, da profano, sembra la cosa più semplice e
ovvia. Credo però che le soluzioni semplici ed efficaci a volte si scontrino
con gli interessi particolari di pochi e ciò che è apparentemente semplice
diventa allora impresa improba e difficilissima. Questa è comunque la mia
ricetta per salvare, con Alitalia, anche l immagine dell Italia, o perlomeno
quel poco che ne rimane dopo le cure dei nostri politici. Io non venderei mai.
Vendere per giunta ai nostri più diretti concorrenti sul piano del turismo,
cioè i francesi, come si apprestava a fare Prodi se non gli fosse caduta la
classica tegola virtuale sulla testa, è come chiedere al lupo di guardarci le
pecore. Privandoci di una compagnia aerea nazionale non potremmo certo più
metterci alla pari di tedeschi (Lufthansa), francesi (Air France), inglesi
(British Airways) e spagnoli (Iberian), ma neppure degli etiopi, che la loro
compagnia di bandiera ce l hanno e la sanno pure gestire. Saremmo, nel contesto
dei G7 o G8, quelli delle retrovie, i compagni poveri, ovvero quelli, incapaci,
relegati in serie B. Nessun tocchi i cinghiali! GIROLAMA NOVELLA Biella Un Suv
che fa una manovra azzardata e causa un incidente (mortale) in città causa una
reazione a catena che se non controllata porterebbe alla completa messa
fuorilegge di tali mezzi. Se un cinghiale, proprietà dello Stato in quanto
selvaggina, nel bel mezzo della notte ci taglia la strada e ci distrugge l'auto
oltre a costringerci a pagare i danni ci fa guadagnare una bella
contravvenzione, sempre che siamo ancora vivi per poterla pagare. Applicando lo
stesso metro di giudizio si dovrebbe procedere all'abbattimento della
selvaggina in eccesso ma non è possibile per le opposizioni dei vari gruppi di
ambientalisti che ritengono più preziosa la vita di un prosciutto rispetto a
quella umana. Se si tira troppo la corda del fisco... DINA MODELLA VESPA Il
secondo uomo più ricco d'Italia è stato pizzicato dai solerti cani da guardia
del fisco. Fanno 20 milioni che vengono contestati e contro il pagamento dei
quali ha già presentato ricorso, perdendolo. Non si perde d'animo e procede con
un altro grado di giudizio tributario, convinto di essere dalla parte della
ragione. Giocare al gatto col topo quando si ha a che fare con imprenditori di
tali dimensioni può essere molto rischioso. Magari si incassano i 20 milioni
che vengono contestati ma le reazioni secondarie possono diventare molto
spiacevoli. Le aziende del soggetto in questione sono nella provincia di
Belluno, sono a neanche un'ora d'auto dall'Austria dove alle imprese vengono
offerti servizi degni di questo nome, con pressione fiscale e paranoie
burocratiche neppure comparabili con quella italiana. Cosa accadrebbe se una
realtà industriale come quella, nauseata da un sistema fiscale come quello
italiano decidesse di far fagotto di diventare austriaca? Alle aziende non
servono referendum per cambiare provincia o regione come accade ai comuni di
confine, tantomeno serve l'autorizzazione del parlamento per rendere operativa
la migrazione. Se ne vanno e con esse se ne va il relativo gettito fiscale ben
più consistente delle sanzioni che qualche funzionario ritiene di dover
irrogare al malcapitato di turno. Difendiamo gli animali FABIO RONCAGLIA
Consigliere Direttivo Nazionale Emilia, Sorbolo (Parma) Egregia Redazione,
vorrei invitare i parlamentari che saranno confermati o eletti per la prima
volta nella Lega Nord ad attivarsi per fare approvare in parlamento
un'integrazione all'articolo 9 della Costituzione Italiana, che tuteli gli
animali,in quanto esseri viventi dotati di sensibilità fisica e psicologica e condanni
quindi qualsiasi forma di inutile e prolungata sofferenza. Invito i leghisti a
fare pressioni presso i nostri candidati per stimolarli ad impegnarsi di piu'
nella difesa dei diritti degli animali. Kosovo indipendente MATTEO MARIA
MARTINOLI Milano Come insegna il caso positivo della fu Cecoslovacchia soltanto
quando prevale l'accettazione dell'interdipendenza tra i popoli la loro
autodeterminazione produce maggiore concordia e prosperità. L'Europa dovrebbe
mandare a Cipro e in Kosovo professori e statisti dell'Est come Havel che
accompagnino serbi, turchi, albanesi e greci di quelle due divise contrade
euromediterranee nel loro cammino di emancipazione reciproca e insieme di
comune avvicinamento all'Unione, alla sua moneta e al suo spazio giuridico e di
civiltà. Fiorello attacchi Bassolino e C. LETERA FIRMATA Ormai chiunque ha un
po di successo sui media perché canta o dice stupidate, diventa automaticamente
un predicatore. Al di là dell' uso alquanto improprio di un mezzo di
comunicazione pubblico, perché Fiorello non ha invitato i napoletani ad
eliminare la reale causa delle loro disgrazie monnezzare? Invece di smaltire il
certificato elettorale, unica arma della democrazia, perchè non andare a
prendere i veri responsabili, che hanno un nome, un cognome, un indirizzo, un
ricco conto in banca in cui continua ininterrotta la raccolta indifferenziata
di denaro pubblico rubato ai contribuenti, e rottamarli per sempre? Visto che
anche Fiorello parla, critica, pontifica, ma non propone dove poi mettere i rifiuti,
perché, per distinguersi un pochino dalla retorica qualunquista dei quaraquaqua
beppegrillisti, non fa una bella campagna mediatica per eliminare quantomeno le
cause ? Possibile che i Bassolini, le Jervolino e i Pecorari non siano stati
rimossi e indagati? E nessuno, nemmeno Fiorello, si indigna per questo? Libertà
di uccidere VITTORIO DE BATTISTI Sant Ambrogio di Valpolicella (VR) Aborto o
Moratoria sull aborto? Questo è il dilemma& Premessa: la legislazione
italiana ammette l aborto, interruzione volontaria di gravidanza, fino al
novantesimo giorno dal concepimento. Già questo dovrebbe creare scandalo; basta
vedere come un feto sia gia ben formato a quella scadenza per rimanere
sconvolti da questa idea. Si conta che dal 1978, anno di entrata in vigore
della legge 194, siano stati praticati in Italia circa quattro milioni di
aborti. Parlando di questo tema ho rilevato diversi paradossi nella psiche dei
sostenitori dell aborto. Ad esempio: si vuole legittimare l aborto in caso di
malformazioni o violenze sessuali. Se legittimiamo l aborto in questi casi, a
rigor di logica, dovremmo anche uccidere qualsiasi bambino handicappato, o
figlio di una violenza? Sicuramente no. Gli abortisti dicono anche che questa
legge impedisce gli aborti clandestini. Al di la del fatto che gli aborti
clandestini si verificano tuttora, questo non cambia il dato oggettivo che l
aborto è un azione cruenta che elimina una nuova vita; Secondo questa logica
bisognerebbe legalizzare la maggior parte dei crimini commessi per tentare di
ridurre la criminalità. Paradossale. Altro punto: Non è vero che l aborto è
come la pena di morte perché pur essendo anch esso un esecuzione capitale viene
inflitto senza processo a persona innocente. Ultimo, ma non meno importante,
quando si dice che l aborto è un fatto di coscienza. Falso. Nessuno, nemmeno la
madre può disporre della vita del figlio. Tutta questa scienza aborti,
fecondazioni& Mi sembrano intrise dello stesso spirito irrazionale e
omicida con cui gli scienziati nazisti sperimentavano nei campi di sterminio.
Solo che i nazisti sono stati fermati, definitivamente, con il processo di
Norimberga mentre noi ancora permettiamo a falsi scienziati e intellettuali
moderni di propagare pratiche omicide e irrazionali spacciandole per libertà.
Quale libertà? Quella di uccidere deliberatamente bambini che, tra l altro, non
si possono nemmeno difendere? Mamma mia, torna Rutelli LEOPOLDO CHIAPPINI
GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, " mi candido
per dare a Roma più decoro, pulizia e sicurezza", dice Rutelli. Accidenti,
allora Veltroni è pericoloso per governare l'Italia:
in due anni, come sindaco di Roma, prima c'era ancora Rutelli, ha ridotto la
città... una fetenzia ed ora lo vogliono rifilare a tutti gli italiani? Chi
dice il vero, Rutelli o la stampa? l'uno o l'altra dovrebbero chiarire! Se non
accadrà, nel dubbio lo vogliamo rieleggere a Sindaco? Allora non c'è più
...religione: la stampa e due candidati, di chi fidarsi? Ma si, tutta va bene
Madame la Marchesa, votiamoli, eleggiamoli... " se pò fa" e "
damce da fa: che " stamo a guardà er capello" ? No, ma la trave si! Veltroni, il comunista! NEGRI CLAUDIO Albairate Penso che il
Partito Democratico più che un nuovo progetto politico risponda all impellente
necessità di DS ed altri di cancellare un passato intriso di collusioni,
fiancheggiamenti (vedi cooperative, banche ecc.) e di relative coperture come
dimostrano le intercettazioni nelle mani del giudice Forleo, ultimo esempio in
ordine di tempo, che lasciano chiaramente intendere quanto vasto sia il
coinvolgimento di questi politici nella vita affaristica del paese e non solo.
Un cambiamento quello del PD che assomiglia molto ad una manovra elusiva posta
in essere a tempo debito per tentare di disperdere le proprie tracce nel magma
delle responsabilità. Una manovra simile la attuò Prodi quando, coinvolto nei
fatti dell'alta velocità, si rifugiò al parlamento Europeo da dove continuò
imperterrito a procurare danni all Italia e all Europa. Quando ci sono di mezzo
persone di sinistra, chissà perché, il tempo non è affatto galantuomo e neppure
la magistratura riesce a sfoggiare quella solerzia che dimostra invece nei
confronti di persone dello schieramento opposto. Questa sinistra si presenta
ora con la faccia nuova (Sigh! Un'altra volta?) di quel Walter Veltroni professionista della politica da ben 35 anni che,
spettacolo e cinema a parte, non ha mai partorito un progetto alternativo o una
proposta politica accettabile limitandosi a galleggiare nel mare delle
clientele e alimentandosi alla greppia del partito come tutti i suoi colleghi.
Oggi scopre l acqua calda e, da buon comunista, dice che l ha bollita lui
dimostrando così il ritardo culturale congenito di cui è affetto. Non basta
attuare avanzate tecniche di marketing e di immagine, mixare discorsi con le
idee altrui, cambiare il colore simbolo delle proprie origini, il rosso, con il
verde per divenire credibile. Ci vuole ben altro! Caro signor Veltroni non è sufficiente leggere i libri su Kennedy e
scimmiottarne i discorsi per cambiare l'immagine che Lei ha lasciato nei
ricordi della gente. C'è una legge non scritta che recita "il proprio
passato condiziona il proprio futuro .." e siccome lei è un'altra cosa
rispetto a ciò che vuol apparire non si affanni troppo a pretendere quel consenso
che persone munite di memoria e di capacità di discernimento non le possono
dare. Apparire diversi non equivale ad esserlo, anche se questo molti Italiani
non l'hanno ancora capito. Fini dopo Sarkò e Calderoli GIULIANO CITTERIO
Milano/africa C'è arrivato anche lui. Dopo il senatore Calderoli, dopo il
presidente Sarkozy, anche Gianfranco Fini propone la castrazione chimica per i
pedofili. In tutte le cose intelligenti, il più intelligente del centrodestra
italico arriva sempre dopo, dal terzo in giù. Ma ha il riscontro mediatico come
se fosse il primo. C'è qualcosa che non quadra... Si scrive Pd, si legge Unione
LETTERA FIRMATA Egregio Direttore, Il governo Prodi, dicono, è caduto anche per
una sinistra che ha forzato il programma, esasperando le opinioni di alcuni
alleati. Se prima si fa l'alleanza e poi si scrive tutto, buono per tutti e per
tutte le stagioni ciò accade!. Il Pd, per ovviare questo inconveniente cosa ha
fatto? Niente! E' vero che non ha voluto la sinistra comunista, troppo
estremista, dicono da far vergogna, ha però imbarcato Di Pietro ed i radicali
e, dice Veltroni, ora insieme, giù con il programma.
(i dodici punti enunciati sono da campagna elettorale: e chi non li voterebbe)!
Di Pietro, udite udite, ha sparato subito contro le Tv Mediaset. No problem,
"si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Pannella e la
Bonino parlano di aborto, Dico, droga, ecc ? No problem, "si può
fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Avanti un altro...al
tavolo ecc. Ohibò, ma è la stessa prassi seguita da Prodi. Si scrive Pd e si
legge " déjà vu " ( già visto). A proposito Visco e Paolo Schioppa,
si siederanno anche loro, sono per ora desaparecidos? [Data pubblicazione:
20/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LEONARDO CECCA
Rivalta di Gazzola (Pc) Caro direttore, finalmente al grido di "non siamo
in vendita", "difendiamo la nostra idendità", " difendiamo
i nostri simboli", "difendiamo i nostri valori" ed altre
affermazioni del genere i due monconi della vecchia Dc, cioè l'Udc e l'Udeur,
hanno deciso di correre da soli. La sola ed unica verità è che cercano in
qualsiasi modo di salvaguardare le poltrone. Sono anni che si barcamenano in
cerca di scranni e sinceramente fanno rimpiangere il comportamento, pur se
dettato anch'esso da interessi di poltrona, tenuto da Follini. Bene dunque ha
fatto il Pd a non dare troppa importanza a Mastella e arcibene ha fatto Berlusconi a chiudere la porta in faccia ai due leader di
questi partiti ormai ridotti a brandelli che cercano, con le loro basse
percentuali di voti, di determinare squilibri. Mi si perdoni la similitudine, che
non vuol essere affatto irriguardosa, ma il comportamento di costoro mi fa
venire in mente la spazzatura della Campania che si sposta da un mucchio ad un
altro senza trovare la definitiva sistemazione che, come tutti suggeriscono, è
il termovalorizzatore che la trasforma in energia. Questo dovrebbero fare l'Udc
e l'Udeur trasformarsi per rendersi utili al Paese e non pensare solo alle
proprie terga. Non abbandoniamo il Centro-Sud LUCIANO CARPANA Consigliere
comunale Lega Nord per l indipendenza della Padania Locate di Triulzi Gentile
direttore, desidero esprimere il mio rammarico in merito alla decisione di non
presentare il nostro simbolo nelle liste elettorali del centro sud, decisione
che lascerà disorientati i nostri non pochi elettori in quanto si troveranno
privi di un punto di riferimento. Un esempio su tutti è l isola di Lampedusa,
un incipit leghista da non- abbandonare ma bensì da incentivare. Veltroni, volto nuovo vecchie idee PIPPO EMMOLO Cusano Milanino Veltroni intervistato dal TG1 sera sulla lista di Ferrara a favore della
moratoria sull'aborto, ha fatto una gaffe colossale. Per esprimere la propria
contrarietà alla revisione della 194 si è spinto a dire che "insomma sul
corpo devono essere le donne a decidere". Sic! sono le stesse
ragioni che erano in bocca alle femministe in piazza Duomo trenta anni fa. A Veltroni si può anche concedergli di essere un volto nuovo
nel senso che che impegnato come sindaco ultimamente non andava sempre in Tv ma
uomo ... nuovo proprio no! Svendere Alitalia? Una vergogna OMAR VALENTINI Salò
(Bs) Gentilissimo direttore, guardo sull enciclopedia, alla voce Alitalia , e
trovo: compagnia aerea italiana di bandiera, fondata nel 1946 (lo stesso anno,
aggiungo io, in cui è stata nazionalizzata Air France). Inevitabilmente mi
ritrovo a chiedermi: che cosa si può pensare di un Paese che si vende la
compagnia aerea di bandiera, quella che dovrebbe rappresentare il suo biglietto
da visita per chi viaggia in aereo, e una sorta di interfaccia con l estero?
Come minimo, si può pensare che è incapace di gestirla, perché è difficile
trovare altri motivi per cui, data l importanza in termini di immagine che ha
la compagnia aerea di bandiera, un Paese si ritrovi costretto a venderla. Prodi
evidentemente questa considerazione non l ha mai fatta. Sembra che non l abbia
minimamente sfiorato il dubbio che la cessione equivarrebbe a una palese
ammissione di incapacità. E inevitabile chiedersi come mai Air France, o
British Airways, o Lufthansa (che comunque i rispettivi Paesi non cederebbero
allegramente e volentieri come noi in mani straniere), riescano a reggersi
sulle proprie gambe, mentre Alitalia è al collasso. E difficile spiegarselo,
quando si pensi che basta semplicemente e pedestremente copiare le ricette
altrui, allo stesso modo che l asino di turno copia il compito in classe dal
compagno più bravo, per risolvere il problema. Serve cambiare alcuni assetti?
Se è l interesse del Paese che lo chiede, si provveda a cambiarli (lo dico al
prossimo governo, che spero non vorrà ricalcare le orme di Prodi e possa avere
un po più di orgoglio e di amor patrio, e non ci vuole molto). Come dichiara
Cesare Romiti, la compagnia aerea di bandiera è stata portata allo sfascio a
suon di nomine lottizzate e clientelari. In mano a persone inette, di incapaci
amici degli amici, la gestione è stata ovviamente fallimentare. Anziché
svendere Alitalia, lo Stato dovrebbe reclutare i migliori manager in servizio,
o anche i peggiori, purché siano pedestremente in grado di copiare fedelmente e
acriticamente Lufthansa, come appunto lo studente somaro copia il compito di
quello bravo. E così difficile? A me, da profano, sembra la cosa più semplice e
ovvia. Credo però che le soluzioni semplici ed efficaci a volte si scontrino
con gli interessi particolari di pochi e ciò che è apparentemente semplice
diventa allora impresa improba e difficilissima. Questa è comunque la mia
ricetta per salvare, con Alitalia, anche l immagine dell Italia, o perlomeno
quel poco che ne rimane dopo le cure dei nostri politici. Io non venderei mai.
Vendere per giunta ai nostri più diretti concorrenti sul piano del turismo,
cioè i francesi, come si apprestava a fare Prodi se non gli fosse caduta la
classica tegola virtuale sulla testa, è come chiedere al lupo di guardarci le
pecore. Privandoci di una compagnia aerea nazionale non potremmo certo più
metterci alla pari di tedeschi (Lufthansa), francesi (Air France), inglesi
(British Airways) e spagnoli (Iberian), ma neppure degli etiopi, che la loro
compagnia di bandiera ce l hanno e la sanno pure gestire. Saremmo, nel contesto
dei G7 o G8, quelli delle retrovie, i compagni poveri, ovvero quelli, incapaci,
relegati in serie B. Nessun tocchi i cinghiali! GIROLAMA NOVELLA Biella Un Suv
che fa una manovra azzardata e causa un incidente (mortale) in città causa una
reazione a catena che se non controllata porterebbe alla completa messa
fuorilegge di tali mezzi. Se un cinghiale, proprietà dello Stato in quanto
selvaggina, nel bel mezzo della notte ci taglia la strada e ci distrugge l'auto
oltre a costringerci a pagare i danni ci fa guadagnare una bella
contravvenzione, sempre che siamo ancora vivi per poterla pagare. Applicando lo
stesso metro di giudizio si dovrebbe procedere all'abbattimento della
selvaggina in eccesso ma non è possibile per le opposizioni dei vari gruppi di
ambientalisti che ritengono più preziosa la vita di un prosciutto rispetto a
quella umana. Se si tira troppo la corda del fisco... DINA MODELLA VESPA Il
secondo uomo più ricco d'Italia è stato pizzicato dai solerti cani da guardia del
fisco. Fanno 20 milioni che vengono contestati e contro il pagamento dei quali
ha già presentato ricorso, perdendolo. Non si perde d'animo e procede con un
altro grado di giudizio tributario, convinto di essere dalla parte della
ragione. Giocare al gatto col topo quando si ha a che fare con imprenditori di
tali dimensioni può essere molto rischioso. Magari si incassano i 20 milioni
che vengono contestati ma le reazioni secondarie possono diventare molto
spiacevoli. Le aziende del soggetto in questione sono nella provincia di
Belluno, sono a neanche un'ora d'auto dall'Austria dove alle imprese vengono
offerti servizi degni di questo nome, con pressione fiscale e paranoie
burocratiche neppure comparabili con quella italiana. Cosa accadrebbe se una
realtà industriale come quella, nauseata da un sistema fiscale come quello
italiano decidesse di far fagotto di diventare austriaca? Alle aziende non
servono referendum per cambiare provincia o regione come accade ai comuni di
confine, tantomeno serve l'autorizzazione del parlamento per rendere operativa
la migrazione. Se ne vanno e con esse se ne va il relativo gettito fiscale ben
più consistente delle sanzioni che qualche funzionario ritiene di dover
irrogare al malcapitato di turno. Difendiamo gli animali FABIO RONCAGLIA
Consigliere Direttivo Nazionale Emilia, Sorbolo (Parma) Egregia Redazione,
vorrei invitare i parlamentari che saranno confermati o eletti per la prima
volta nella Lega Nord ad attivarsi per fare approvare in parlamento
un'integrazione all'articolo 9 della Costituzione Italiana, che tuteli gli
animali,in quanto esseri viventi dotati di sensibilità fisica e psicologica e
condanni quindi qualsiasi forma di inutile e prolungata sofferenza. Invito i
leghisti a fare pressioni presso i nostri candidati per stimolarli ad
impegnarsi di piu' nella difesa dei diritti degli animali. Kosovo indipendente
MATTEO MARIA MARTINOLI Milano Come insegna il caso positivo della fu
Cecoslovacchia soltanto quando prevale l'accettazione dell'interdipendenza tra
i popoli la loro autodeterminazione produce maggiore concordia e prosperità.
L'Europa dovrebbe mandare a Cipro e in Kosovo professori e statisti dell'Est
come Havel che accompagnino serbi, turchi, albanesi e greci di quelle due
divise contrade euromediterranee nel loro cammino di emancipazione reciproca e
insieme di comune avvicinamento all'Unione, alla sua moneta e al suo spazio
giuridico e di civiltà. Fiorello attacchi Bassolino e C. LETERA FIRMATA Ormai
chiunque ha un po di successo sui media perché canta o dice stupidate, diventa
automaticamente un predicatore. Al di là dell' uso alquanto improprio di un
mezzo di comunicazione pubblico, perché Fiorello non ha invitato i napoletani
ad eliminare la reale causa delle loro disgrazie monnezzare? Invece di smaltire
il certificato elettorale, unica arma della democrazia, perchè non andare a
prendere i veri responsabili, che hanno un nome, un cognome, un indirizzo, un
ricco conto in banca in cui continua ininterrotta la raccolta indifferenziata
di denaro pubblico rubato ai contribuenti, e rottamarli per sempre? Visto che
anche Fiorello parla, critica, pontifica, ma non propone dove poi mettere i
rifiuti, perché, per distinguersi un pochino dalla retorica qualunquista dei
quaraquaqua beppegrillisti, non fa una bella campagna mediatica per eliminare
quantomeno le cause ? Possibile che i Bassolini, le Jervolino e i Pecorari non
siano stati rimossi e indagati? E nessuno, nemmeno Fiorello, si indigna per
questo? Libertà di uccidere VITTORIO DE BATTISTI Sant Ambrogio di Valpolicella
(VR) Aborto o Moratoria sull aborto? Questo è il dilemma& Premessa: la
legislazione italiana ammette l aborto, interruzione volontaria di gravidanza,
fino al novantesimo giorno dal concepimento. Già questo dovrebbe creare
scandalo; basta vedere come un feto sia gia ben formato a quella scadenza per
rimanere sconvolti da questa idea. Si conta che dal 1978, anno di entrata in
vigore della legge 194, siano stati praticati in Italia circa quattro milioni
di aborti. Parlando di questo tema ho rilevato diversi paradossi nella psiche
dei sostenitori dell aborto. Ad esempio: si vuole legittimare l aborto in caso
di malformazioni o violenze sessuali. Se legittimiamo l aborto in questi casi,
a rigor di logica, dovremmo anche uccidere qualsiasi bambino handicappato, o
figlio di una violenza? Sicuramente no. Gli abortisti dicono anche che questa
legge impedisce gli aborti clandestini. Al di la del fatto che gli aborti
clandestini si verificano tuttora, questo non cambia il dato oggettivo che l
aborto è un azione cruenta che elimina una nuova vita; Secondo questa logica
bisognerebbe legalizzare la maggior parte dei crimini commessi per tentare di
ridurre la criminalità. Paradossale. Altro punto: Non è vero che l aborto è
come la pena di morte perché pur essendo anch esso un esecuzione capitale viene
inflitto senza processo a persona innocente. Ultimo, ma non meno importante,
quando si dice che l aborto è un fatto di coscienza. Falso. Nessuno, nemmeno la
madre può disporre della vita del figlio. Tutta questa scienza aborti,
fecondazioni& Mi sembrano intrise dello stesso spirito irrazionale e
omicida con cui gli scienziati nazisti sperimentavano nei campi di sterminio.
Solo che i nazisti sono stati fermati, definitivamente, con il processo di
Norimberga mentre noi ancora permettiamo a falsi scienziati e intellettuali
moderni di propagare pratiche omicide e irrazionali spacciandole per libertà.
Quale libertà? Quella di uccidere deliberatamente bambini che, tra l altro, non
si possono nemmeno difendere? Mamma mia, torna Rutelli LEOPOLDO CHIAPPINI
GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, " mi candido
per dare a Roma più decoro, pulizia e sicurezza", dice Rutelli. Accidenti,
allora Veltroni è pericoloso per governare l'Italia:
in due anni, come sindaco di Roma, prima c'era ancora Rutelli, ha ridotto la
città... una fetenzia ed ora lo vogliono rifilare a tutti gli italiani? Chi
dice il vero, Rutelli o la stampa? l'uno o l'altra dovrebbero chiarire! Se non
accadrà, nel dubbio lo vogliamo rieleggere a Sindaco? Allora non c'è più
...religione: la stampa e due candidati, di chi fidarsi? Ma si, tutta va bene
Madame la Marchesa, votiamoli, eleggiamoli... " se pò fa" e "
damce da fa: che " stamo a guardà er capello" ? No, ma la trave si! Veltroni, il comunista! NEGRI CLAUDIO Albairate Penso che il
Partito Democratico più che un nuovo progetto politico risponda all impellente
necessità di DS ed altri di cancellare un passato intriso di collusioni,
fiancheggiamenti (vedi cooperative, banche ecc.) e di relative coperture come dimostrano
le intercettazioni nelle mani del giudice Forleo, ultimo esempio in ordine di
tempo, che lasciano chiaramente intendere quanto vasto sia il coinvolgimento di
questi politici nella vita affaristica del paese e non solo. Un cambiamento
quello del PD che assomiglia molto ad una manovra elusiva posta in essere a
tempo debito per tentare di disperdere le proprie tracce nel magma delle
responsabilità. Una manovra simile la attuò Prodi quando, coinvolto nei fatti
dell'alta velocità, si rifugiò al parlamento Europeo da dove continuò
imperterrito a procurare danni all Italia e all Europa. Quando ci sono di mezzo
persone di sinistra, chissà perché, il tempo non è affatto galantuomo e neppure
la magistratura riesce a sfoggiare quella solerzia che dimostra invece nei
confronti di persone dello schieramento opposto. Questa sinistra si presenta
ora con la faccia nuova (Sigh! Un'altra volta?) di quel Walter Veltroni professionista della politica da ben 35 anni che,
spettacolo e cinema a parte, non ha mai partorito un progetto alternativo o una
proposta politica accettabile limitandosi a galleggiare nel mare delle
clientele e alimentandosi alla greppia del partito come tutti i suoi colleghi.
Oggi scopre l acqua calda e, da buon comunista, dice che l ha bollita lui dimostrando
così il ritardo culturale congenito di cui è affetto. Non basta attuare
avanzate tecniche di marketing e di immagine, mixare discorsi con le idee
altrui, cambiare il colore simbolo delle proprie origini, il rosso, con il
verde per divenire credibile. Ci vuole ben altro! Caro signor Veltroni non è sufficiente leggere i libri su Kennedy e
scimmiottarne i discorsi per cambiare l'immagine che Lei ha lasciato nei
ricordi della gente. C'è una legge non scritta che recita "il proprio
passato condiziona il proprio futuro .." e siccome lei è un'altra cosa
rispetto a ciò che vuol apparire non si affanni troppo a pretendere quel
consenso che persone munite di memoria e di capacità di discernimento non le
possono dare. Apparire diversi non equivale ad esserlo, anche se questo molti
Italiani non l'hanno ancora capito. Fini dopo Sarkò e Calderoli GIULIANO
CITTERIO Milano/africa C'è arrivato anche lui. Dopo il senatore Calderoli, dopo
il presidente Sarkozy, anche Gianfranco Fini propone la castrazione chimica per
i pedofili. In tutte le cose intelligenti, il più intelligente del centrodestra
italico arriva sempre dopo, dal terzo in giù. Ma ha il riscontro mediatico come
se fosse il primo. C'è qualcosa che non quadra... Si scrive Pd, si legge Unione
LETTERA FIRMATA Egregio Direttore, Il governo Prodi, dicono, è caduto anche per
una sinistra che ha forzato il programma, esasperando le opinioni di alcuni
alleati. Se prima si fa l'alleanza e poi si scrive tutto, buono per tutti e per
tutte le stagioni ciò accade!. Il Pd, per ovviare questo inconveniente cosa ha
fatto? Niente! E' vero che non ha voluto la sinistra comunista, troppo
estremista, dicono da far vergogna, ha però imbarcato Di Pietro ed i radicali
e, dice Veltroni, ora insieme, giù con il programma.
(i dodici punti enunciati sono da campagna elettorale: e chi non li voterebbe)!
Di Pietro, udite udite, ha sparato subito contro le Tv Mediaset. No problem,
"si può fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Pannella e la
Bonino parlano di aborto, Dico, droga, ecc ? No problem, "si può
fare", al tavolo dove si scriverà il programma. Avanti un altro...al
tavolo ecc. Ohibò, ma è la stessa prassi seguita da Prodi. Si scrive Pd e si
legge " déjà vu " ( già visto). A proposito Visco e Paolo Schioppa,
si siederanno anche loro, sono per ora desaparecidos? [Data pubblicazione:
20/02/2008].
( da "Padania, La" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Kosovo, Prodi se la
ride LUCIO DI NISIO Montesilvano Prodi: "Il riconoscimento
dell'indipendenza del Kosovo non toglie nulla alla Serbia" con la quale
l'Italia continua e continuerà ad avere sempre un rapporto di "amicizia e
affetto". Siffatta dichiarazione del leader di un Paese che appena nove
anni fa, sia pure in una situazione contingente drammatica, bombardò la Serbia,
non appare, più che conciliante, affetta da diplomatica ipocrisia, se non pure
beffa? Carroccio, forza con moderazione ALESSANDRO FALCIOLA Imperia Dopo l
esperienza del Governo Prodi, con i partiti che facevano a gara a chi urlava
più forte per mettersi in luce, nell opinione pubblica c è una certa stanchezza
nei confronti della politica dai toni esasperati. Scelta obbligata ma non
controproducente, a mio avviso, quella di Veltroni di eliminare gli alleati più problematici, e non credo neanche
che sia controproducente per noi aver mollato i casinisti (da Casini) dell Udc.
Pertanto vista la situazione elettorale del momento auspico per la Lega Nord
una campagna elettorale incisiva, volta sì a evidenziare le nostre istanze
storiche federalismo, difesa tradizioni, fisco equo, questione
settentrionale ecc, senza però fare fughe in avanti eccessive, credo che in
questo momento storico un po di moderazione potrà giovare elettoralmente.
Perché ignorare la Padania? CROCIFISSO DENTELLO Varedo (MI) Mi domando sgomento
e indignato perché mai l'autodeterminazione dei popoli vale come principio
legittimo e naturale se misurato sulla vocazione indipendentista del Kosovo e
non dovrebbe valere per la Padania. Le tante invettive rivolte all'onorevole
Borghezio non solo vanno fieramente respinte ma ferocemente confutate alla luce
di una realtà che nessuno può continuare impunemente a mistificare: la Padania
esiste, ha una sua intrinseca legittimità storica e di popolo. E a dimostrarlo
ci sono le centinaia di migliaia di voti che la Lega miete tra il Piemonte e il
Lombardo-Veneto. Vi è una coscienza popolare che anima e dà corpo alla Padania,
essa è vissuta come patria d'elezione da tantissimi cittadini del Nord. Come si
può ancora ignorare tutto questo? Come si può far finta di niente? E perchè mai
i padani non dovrebbero aspirare a una loro indipendenza, se quel principio
viene poi tutelato e magari invocato per tutte le altre realtà autonomiste
europee? Io sono stanco di considerarmi, da padano, figlio di un dio minore.
Stanco di essere additato come un primitivo, come un bruto da rieducare solo
perchè rivendico il diritto di vedere il frutto della mia fatica crescere e
svilupparsi entro i confini del territorio nel quale vivo. Stanco di subire lo
sprezzante dileggio delle anime belle della sinistra parolaia, sempre pronta a
impartire lezioncine di moralità dall'alto delle sue cattedre insanguinate
(oggi si rifanno il trucco ma tutti, da Veltroni a
Bertinotti, si porteranno sempre dietro la loro complicità morale con i crimini
del totalitarismo comunista!). È ora di reagire con la rabbia, con una sana
rabbia, con una violenta indignazione perchè la fiaccola del Nord non possa mai
spegnersi, perchè la storia e le idee del nostro amatissimo Bossi rimangano
come brucianti ammonimenti per l'arrogante protervia di quella metà d'Italia
che si sciacqua la bocca di unità e di patria solo per non sprofondare nel
gorgo dei suoi fallimenti, perchè se restasse sola, senza la Padania, andrebbe
dritta dritta alla sua inevitabile sorte: la bancarotta morale, sociale,
economica. Sarò pure inutilmente enfatico ma voglio concludere con un
liberatorio: Padania libera!!! Globalizzazione e i suoi valori MATTEO MARIA
MARTINOLI Milano Quanti dollari occorrono per acquistare un valore globale?
100,27 per un barile di petrolio; 947,15 per un'oncia d'oro e 1,4773 per un
euro. E per un ettaro di terra o un'ora di lavoro al salario minimo americani?
Per un metro quadro di abitazione dignitosa o un litro d'acqua potabile in una
metropoli asiatica? Per un vaccino antitubercolosi in Africa o un pannolino in
Europa? Evidentemente questi altri beni non sono valori per gli allibratori del
mercato dei cambi del sesso e delle valute globali. Votate Lega, salviamoci
DAVID SAVORANI Lega Nord Romagna, Faenza (Ravenna) Dopo 20 mesi di tribolazione
abbiamo la possibilità di tornare ad essere responsabili del nostro destino.
Troppi sono gli errori commessi dal dimissionario governo Prodi, dal terribile
indulto, la più grande negazione della giustizia, all' aumento sfrenato delle
tasse che stanno mettendo in gravi difficoltà le famiglie italiane. Il nord del
paese, come tutti sappiamo , la parte più produttiva del paese, penalizzato
nelle imprese nelle infrastrutture e nelle riforme che lo aiuterebbero a essere
più competitivo. C è una grossa opportunità da non farsi scappare, il modo per
protestare con chi ti ha ridotto servo in casa tua negandoti lavoro, case
popolari, priorità nella sanità negli asili nido per i propri figli, e diritti
vari in favore del primo straniero che entra clandestinamente, è il voto dato a
Umberto Bossi, il voto dato alla Lega Nord l'unica forza popolare rimasta nella
compagine della politica italiana. Ferrara, la Coop entra in farmacia... UN
GRUPPO DI DIPENDENTI DELLE FARMACIE COMUNALI Abbiamo appreso dalla stampa e da
altre fonti l intenzione del sindaco di Ferrara di vendere una quota di
minoranza delle Farmacie comunali alla Coop Estense. "Una operazione di
privatizzazione che la nostra amministrazione ha fatto anche in altri settori,
quale quello energetico, con gli effetti negativi che i cittadini tutti
riconoscono: aggravio dei costi per le famiglie, trasparenza non ottimale,
disguidi frequenti, capacità di intervento per i cittadini zero. Per quanto
riguarda la salute dei cittadini, il connubio con società tipo la Coop che
puntano tutta la loro attività sul commercio e sulla logica economica piuttosto
che professionale, avrebbe un effetto estremamente negativo perché svuoterebbe
il servizio farmaceutico della sua valenza professionale e etica indispensabile
in questo settore. Riteniamo pertanto che la proposta del sindaco Sateriale sia
stata ancora una volta valutata solo sotto l aspetto economico e del business
ma non sotto l aspetto del servizio che ogni pubblica amministrazione deve
garantire ai propri cittadini. Ci auguriamo da ogni parte politica una seria e
responsabile riflessione prima di incorrere in scelte che si dimostrerebbero
negative per i cittadini. Temono la Lega GIOVANNI MATASSI Milano Mandi frùz
(ciao ragazzi), in friulano, tale sono, vivente e lavorante a Milano da
cinquant anni, attualmente in pensione. A Malpensa faceva anche fresco, mi auguro
che non tutti i presenti fossero fresconi. Ho notato, negli ultimi giorni, che
l informazione televisiva e giornalistica ha letteralmente oscurato la Lega
Nord. È un segnale positivo perché significa grande paura e cagarella non
frenabile da medicinali . Orbene ai gestori dei telegiornali e dei giornali
quotidiani, da alpino, consiglio di fare qualche passo avanti di fronte al
burrone: andranno giù in silenzio, senza rompere gli zebedei al grande popolo
padano. Il grande popolo padano (aspetto anche il mio popolo friulano) tenga
ben ferma l arma che avrà in cabina elettorale , ma matita con la punta per
fare un segno: in hoc signo vinces. Mandi! Contrario al Kosovo GIULIANO
CITTERIO Milano/africa Sono contrario al riconoscimento del Kosovo. Non è un
atto di autodeterminazione di un popolo, ma il frutto politico di un progetto
studiato a tavolino. La sua indipendenza è figlia dell invasione islamica, dell
arroganza e della prepotenza di una minoranza integralista e dei bombardamenti
democratici dell amerikano Clinton, del suo portaborse pacifinto D'Alema, con
l' appoggio dei portaborse di tutti Fini e Berlusconi.
Lo stesso succederà in Padania-Serbia: l' invasione islamica incontrollata, il
calabraghismo buonista del popolo che accetta supino di cambiare le sue leggi,
la sua religione, addirittura la sua alimentazione, il collaborazionismo di
magistrati che non condannano, non espellono, non fanno rispettare le regole
(vedi asili per clandestini), e di politici antioccidentali, anticristiani e
soprattutto, antipadani, metteranno a rischio l esistenza della Padania. Tra
quanto tempo qualche imam comincerà a chiedere l indipendenza di qualche paese,
di qualche quartiere a forte presenza islamica? E state certi che Roma
colonizzatrice riconoscerà subito le loro richieste... Padania libera. [Data
pubblicazione: 24/02/2008].
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SENTINELLA.
Si definisce così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che mette in
guardia Veltroni e Berlusconi contro i
" pateracchi".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il terremoto delle alleanze
rimette in gioco il voto cattolico CLAUDIO SARDO Roma. Se non è un terremoto,
poco ci manca. La sequenza accordo con i Radicali-candidatura di
Veronesi-ipotesi di candidatura di Viale ha scatenato un crescendo di reazioni
tra i cattolici del Pd che allarma lo stato maggiore. "Se si fosse saputo
prima dell'esito con i Radicali, forse neppure il Pd sarebbe nato", diceva
ieri Pierluigi Castagnetti al termine di un'infuocata assemblea di
"popolari" del Piemonte. Mercoledì tutte le famiglie cattoliche del
Pd - popolari, cristiano-sociali, ulivisti, teodem, folliniani - si riuniranno
a convegno. Tema: "Educare al bene comune". Ma la convocazione
contiene un duplice messaggio esistenziale. Il primo è rivolto alla Chiesa: non
è vero che i cattolici nel Pd sono ridotti all'irrilevenza. Il secondo è una sfida a Walter Veltroni: i cattolici non sono
ospiti in un partito leaderista. Mentre il Pd è alle prese con questi problemi,
anche Silvio Berlusconi ieri ha lanciato segnali particolari al mondo cattolico. Nel
contestare lo "spostamento a destra" del Pdl, il Cavaliere ha
assicurato che il nuovo partito adotterà la carta dei valori del Ppe e ai
principi fondamentali ha aggiunto "il diritto alla vita".
Aveva appena detto a Giuliano Ferrara che temi come l'aborto dovevano essere
rimessi alla libertà di coscienza. In questa campagna elettorale la
competizione sul voto cattolico si annuncia particolarmente accesa. Non solo.
La stessa mappa del cattolicesimo politico è in rifacimento. A provocare il
primo terremoto è stato la rottura tra Udc e Pdl. La nascita di un autonomo
polo di centro, per di più con una dichiarata identità cristiana, ha
sparigliato il gioco. E ha anche rotto il compromesso tra la Chiesa italiana e
la Seconda Repubblica. Un compromesso costruito, a partire da metà degli anni
'90, dal cardinal Ruini (nella foto a destra) e fondato da un lato su una
preferenza per il centrodestra e dall'altro sul richiamo vincolante a tutti i
cattolici in difesa dei "valori non negoziabili". Ruini ha fatto di
tutto per impedire l'espulsione dei centristi da parte di Berlusconi.
E ora è arrabbiato con il Cavaliere che non ha ascoltato il suo appello. Al
tempo stesso Avvenire non ha aspettato un giorno per aizzare la rivolta dei
cattolici contro l'accordo - definito "squassante" - tra Pd e
Radicali. La simpatia dell'ala ruiniana verso l'impresa di Pier Ferdinando
Casini (e anche verso Savino Pezzotta), probabilmente, avrà una ricaduta
elettorale. Tuttavia è evidente che la nascita di un polo di "ispirazione
cristiana" non ripristinerà, di per sé, l'unità politica dei cattolici. Il
problema ha una soluzione complicata. Se in questi anni la Cei è riuscita più
volte a imporre la propria agenda (referendum sulla legge 40, family day,
riapertura del confronto sull'aborto), il nuovo panorama quadripolare potrebbe
condizionare l'iniziativa della Chiesa. Soprattutto i due partiti maggiori,
adesso che hanno sfrondato le rispettive coalizioni, hanno la necessità di non
farsi imporre l'agenda dall'esterno. Gli stessi cattolici del Pd si riuniscono
intorno a temi - l'educazione e il bene comune - che sono congeniali alla loro
tradizione, nel tentativo di uscire da una morsa: "Il diritto alla vita -
spiega Beppe Fioroni - non si difende solo in sala parto e in sala rianimazione".
Tuttavia, la Chiesa non può non compiacersi della competizione. Che continuerà
anche dopo il voto. Berlusconi già promette che, se
tornerà a Palazzo Chigi, sarà un interlocutore stabile e affidabile. E
Castagnetti aggiunge: "Non serve una corrente cattolica nel Pd, ma la
capacità di tenere sempre vivo un confronto ecclesiale". Finita la
presidenza Ruini, però, la stessa Cei dovrà dare una sua risposta alle novità.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
SEPARATI.
" Le riforme istituzionali si fanno insieme ma i governi si fanno
separati": Walter Veltroni replica così
all'ipotesi di larghe intese evocata da Berlusconi.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Veltroni-Berlusconi, addio alle
larghe intese MARIA PAOLA MILANESIO Roma. "Non credete ai sondaggi di cui
parla Veltroni: la verità è che siamo 10-12 punti
avanti rispetto al Pd. Non ci saranno larghe intese, perché vinciamo noi".
Non ci sta Silvio Berlusconi a interpretare
il ruolo dell'inseguito ormai tallonato da vicino dal più diretto concorrente. E così ieri mattina, ospite dei
Popolari Liberali di Carlo Giovanardi, il Cavaliere respinge al mittente - il
centrosinistra - l'ipotesi che lo vuole affannato per la grande ripresa di Veltroni. Parla di fraintendimento Berlusconi,
assicura che venerdì sera a "Matrix" ha citato le larghe intese solo
come "ipotesi di scuola", nel caso - "cosa che non è nella
realtà" - si dovesse ripetere quanto accaduto nel 2006. Di pareggio non
vuol neanche sentire parlare: "Siamo qui per vincere, per avere non solo
il diritto ma anche il dovere di governare l'Italia". A molti chilometri
di distanza, in pullman verso Rimini, Walter Veltroni
legge la notizia da internet. "Le riforme istituzionali si fanno assieme,
ma i governi si fanno separati". Lo va dicendo da giorni il leader del Pd
che le regole del gioco richiedono un accordo ampio, mentre sui programmi si
dovrà procedere in contrapposizione. Ma è indubbio che le dichiarazioni di Berlusconi mettono di buonumore il Pd, che intravede
l'avversario in difficoltà: la tormentata ricerca di candidati per la Sicilia e
per Roma, la campagna elettorale che stenta a partire, i toni che cominciano ad
alzarsi, gli attacchi diretti. Veltroni che "non
è il nuovo, perché ha almeno 40 anni di politica alle spalle"; Veltroni che "ha il diploma in cinematografia, mentre
io - dice il Cavaliere - sono solo laureato con 110 su 110". Per il leader
del Pd sono tutti segnali di una incertezza montante: "Nessuno avrebbe
dato un dollaro a Obama e un euro a me. Ora invece Obama è front runner e il
nostro avversario dice che ci sarà un pareggio". L'errore del
centrodestra, spiega Veltroni, è aver voluto le
elezioni "rifiutandosi di fare un governo che avrebbe messo a posto il
Paese". "Si è detto no con la convinzione di aver già vinto. Noi ora
vogliamo vincere le elezioni e dal giorno dopo cercare una convergenza sulle
riforme". Punto dolente, quel che potrebbe portare a una ingovernabilità,
resta il Senato: "Un terno al lotto perché può venire fuori ogni
cosa". Gianfranco Fini ride solo a sentirne parlare: "In questa
partita alla fine una squadra vincerà e l'altra si riposerà sul pullman. La
governabilità sarà garantita sia alla Camera sia al Senato. E sulle larghe
intese dico che hanno una praticabilità zero". E anche a sostenere che il
Pdl ha in sé i numeri sufficienti, il leader di An esclude la possibilità di un
accordo tardivo con Francesco Storace: "Il capitolo alleanze resta aperto
solo con Raffaele Lombardo". Il no del Cavaliere e di Veltroni
alla grande coalizione non tranquillizzano le forze politiche, che non
escludono un accordo dopo il voto tra i due partiti maggiori. Pier Ferdinando
Casini, leader Udc, assicura che non abbasserà la guardia: "La mia
candidatura si farà carico di essere sentinella per conto dei cittadini,
affinché non ci siano pateracchi e patti fatti alle spalle degli
italiani". E di "pasticci e giochetti, di strana coppia Veltroni-Berlusconi" parlano
anche nella Rosa Bianca. Totale il veto di Umberto Bossi ("Le grandi
coalizioni sono la fine dei partiti") e di Antonio Di Pietro ("Non
vogliamo inciuci con Berlusconi"), mentre la
Sinistra-Arcobaleno intravede seri motivi di preoccupazione. Fausto Bertinotti
incalza Veltroni perché faccia chiarezza: "Sia
netto. Io sono totalmente contrario perché verrebbero soffocate le istanze di
cambiamento".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Roma, dopo la Meloni
si punta su Gasparri Mentre Francesco Rutelli, candidato del Pd a sindaco di
Roma, ha già iniziato la sua campagna elettorale, il centrodestra fa
altrettanto senza però, ufficializzare ancora un nome. Così come per la corsa
alla Provincia capitolina dove, per ora, sono noti solo i
candidati di Veltroni e Storace, rispettivamente Nicola Zingaretti e, quasi
certamente, Teodoro Buontempo. Gli ultimi nodi saranno sciolti entro stasera e
domani il Pdl, dovrebbe annunciare i suoi candidati per Campidoglio e
Provincia. Intanto ieri è partita la campagna elettorale del centrodestra alla
corsa alla poltrona più alta del Campidoglio con la presentazione della "Carta
per Roma". E proprio durante la kermesse, Silvio Berlusconi
ha tracciato l'identikit del perfetto candidato: "Un uomo con tanto cuore,
grande esperienza politica e profonda conoscenza della città. Rimandiamo di
qualche ora la notizia perché aspettiamo la sua autorizzazione ma sono certo
che ci piacerà a tutti". Parole che sembrano confermare la discesa delle
quotazioni di Giorgia Meloni come competitor di Rutelli. Nelle riunioni di
queste ore infatti, qualcuno avrebbe fatto notare come la trentunenne di An,
pur preparata e già con un incarico di vicepresidente della Camera nel suo
curriculum, sarebbe troppo giovane per imbarcarsi in una corsa tanto impegnativa.
E così, spunta il nome di Gianni Alemanno e di Maurizio Gasparri, entrambi ex
ministri di An. E mentre il primo ha già alle spalle una sconfitta contro Veltroni proprio a Roma, il secondo non ha sciolto ancora la
riserva. Sarebbe indisponibile infatti, a correre per il Campidoglio nel caso
in cui l'ex compagno di partito Storace, confermasse la sua volontà di
candidarsi a sindaco di Roma. Perderemmo al primo turno, è il ragionamento di
Gasparri che starebbe lavorando ad un accordo.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'ANALISI Sull'ultimo
numero di Italianieuropei D'Alema rilancia la riforma tedesca per un sistema
più flessibile: possibile nuova fase anche con i centristi CLAUDIO SARDO Roma.
Nessuno vuole la Grande coalizione. Pure in Germania nessuno la voleva in
campagna elettorale. Resta il fatto che il piano B di Berlusconi
prevede un'intesa con il Pd di Veltroni, comprensiva
di una riforma presidenzial-bipartitica. Più che le parole di qualche
intervista, lo prova la rottura con Casini: se non gli riuscisse il governo
"monocolore", il Cavaliere ha già dimostrato di preferire una Grande
coalizione a quella del 2001. Anche Veltroni si è
mosso in queste settimane cercando (e spesso trovando) sponde in Berlusconi. Quando ha deciso la corsa (quasi) solitaria del
Pd, il Cavaliere gli ha risposto creando il Pdl. Quando ha dichiarato la fine
delle alleanze "contro", Berlusconi l'ha
ricambiato con un fair-play davvero inedito. Del resto, prima dello
scioglimento delle Camere, avevano già lavorato insieme per tentare di ridurre
gli spazi di un polo intermedio tra i due partiti "a vocazione
maggioritaria". Insomma, il patto Berlusconi-Veltroni è entrato nel linguaggio della politica ben prima
di materializzarsi. Ma nonostante le premesse il patto si annuncia molto
fragile. Reversibile. Alla recente assemblea del Pd Massimo D'Alema è andato
giù duro con il leader del Pdl e tutti hanno capito che il problema è il dopo.
E il modello di riforma istituzionale. Sull'ultimo numero di Italianieuropei,
la rivista di D'Alema e Amato, una nutrita schiera di costituzionalisti sono
scesi in campo per chiedere un "sistema flessibile", non rigidamente
bipartitico, più idoneo a rappresentare l'attuale dinamica quadripolare. È il
rilancio di quella sfida, cominciata con la riforma "tedesca". Una
sfida che ora ha un contenuto più impegnativo. La rottura
tra Casini e Berlusconi offre infatti al Pd la possibilità di un rapporto anche politico
con l'Udc. I risultati elettorali scioglieranno molti nodi. Ma il patto Berlusconi-Veltroni ha comunque forti controindicazioni. Infatti se il Cavaliere
vincerà pienamente, conquistando la maggioranza alla Camera come in Senato,
detterà a tutti le sue condizioni e il piano B resterà nel cassetto. Se invece
il Pdl dovesse mancare la vittoria, o anche soltanto la maggioranza a Palazzo
Madama, allora sarà piuttosto improbabile che Veltroni
stipuli un accordo esclusivo con Berlusconi. Non solo
per le opposizioni interne al Pd. Ma soprattutto perché l'artefice primo del
risultato sarebbe Casini. È stata la sua "coraggiosa" scelta (parole
di Veltroni) a riaprire la partita del 13 e 14 aprile.
E come potrebbe il Pd, all'indomani di un voto penalizzante per Berlusconi, correre in suo soccorso voltando le spalle a chi
ha difeso l'autonomia del centro da un'egemonia che appariva inesorabile? La
filosofa Claudia Mancina ha scritto che le prossime elezioni decideranno una
partita ormai decennale tra Veltroni e D'Alema. Il Veltroni bipolarista che sogna una forza autonoma e
autosufficiente di centrosinistra. Il D'Alema berlingueriano che cerca di
allargare le alleanze al centro. Ma non sarà tanto la cifra del Pd a
determinare l'esito della partita, quanto il risultato dell'Udc. Se il centro
autonomo dimostrerà consistenza e stabilità, il Pd non potrà che tenerne conto
nelle sue strategie future. Lo farà lo stesso Veltroni.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
voto. "Elezioni illegali, io non andrò a votare" dice Grillo. "Berlusconi e Veltroni diversi solo
nel colore dei capelli".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"È una città
abbandonata serve un eroe da Vietnam" SALVO SAPIO "Napoli è una città
senza sindaco e la Campania una regione senza presidente". Edward Luttwak
ha parole dure come pietre e concetti estremi. L'economista statunitense ha
scelto la pizza di "Port'Alba" per iniziare il suo viaggio a Napoli
e, intorno al tavolo, sceglie di dettare agli amici le sue impressioni.
"Che bello essere qui - esclama affondando la forchetta nella sua
margherita - mi piace sempre tornare in questa città". In missione per
conto del governo Usa? "Sono qui in visita privata ai miei tanti amici napoletani.
Se fossi qui in veste ufficiale mi sarebbe piaciuto avere un plotone
d'esecuzione. Fucili spianati contro coloro che violano le regole del
traffico". Lo sa che il sindaco di Napoli ha poteri speciali in materia di
traffico? "Quale sindaco? Io sono stato varie volte qui e posso dire che
in questa città non c'è alcun sindaco. Forse c'è qualcuno che occupa l'ufficio
del sindaco, riceve il salario del sindaco ma è nessuno lavora per rendere la
città efficiente". Ha proposte? "Qualche millennio fa, poco distante
da qui, c'era una città modernissima. Pompei aveva regole ferree anche per il
traffico e per chi le violava c'era la crocifissione. Siccome è poco piacevole
esteticamente io ho pensato alla fucilazione per chi viola le regole e chi lo
consente". Una città da bocciare? "Niente affatto. Io vengo a Napoli
ogni volta che mi è possibile. Io preferisco essere derubato mille volte a
Napoli che onorato a Milano". Inevitabile essere derubato? "È una
città disordinata, abbandonata, allo stremo. Ma bellissima. È inutile
sottolineare quanto sia bella. Chiunque viene a Napoli perché l'ama si ricorda
del breve periodo, dopo il G7, quando non c'è stato solo un cambiamento
cosmetico ma un diverso atteggiamento da parte della gente. La cosa
interessante di quell'evento è che ha dimostrato che basta mettere forze
dell'ordine in strada. Il cittadino napoletano è cinico ma non tanto da non
sollevarsi dal disordine se può farlo. Quando ai napoletani è stata data la
possibilità di rialzarsi l'hanno fatto con dignità, quando gli è stato chiesto
di rispettare le regole sembravano tutti degli svedesi". Come si ritrova
la dignità nei giorni dell'emergenza rifiuti? "Fare dei rifiuti
un'emergenza è la prova scientifica del fatto che non ci sono nè il presidente
della Regione nè il sindaco. Per risolvere questo problema si dovrebbero
adottare provvedimenti elementari così come si fa in ogni parte del mondo. In
altre città come Treviso ci si preoccupa della qualità dei servizi non
dell'assenza degli stessi. Se a Treviso ci fosse un minimo problema di rifiuti
i cittadini impiccherebbero il sindaco nel giardino del municipio".
Fucilazione, crocifissione, adesso impiccaggione. Non è troppo duro?
"Napoli è piena di gente che è capace di vivere a livello globale. Il
prefetto, ad esempio, conosce perfettamente lo stato dell'arte del suo mestiere
a livello internazionale. Quando abbiamo parlato di Mexico City il prefetto
conosceva benissimo la strategia di intervento scelta per quella città".
Quale "Si è scelto di adottare la "broken windows theory".
Curare la città partendo dal riparare anche una semplice finestra rotta.
Applicare orme di cultura civica, come a Napoli è stato fatto solo nelle
settimane del G7. Qui non è durato perché i politici di Napoli hanno preferito
il cinismo al governo". Cosa dovrebbe fare un sindaco? "Cose
semplici. Far lavorare i vigili che, magari, si appellano ai sindacati per non
presidiare le preferenziali. Servono le telecamere se non per prendere i
criminali ma almeno per controllare i vigili. Eppure ci sono tanti giovani che
vorrebbero impegnarsi". Lei dice che a Napoli ci sono giovani di valore,
gente che pensa globale. Chi è che impedisce alla città di crescere? "I
politici sono ignoranti, non sanno pensare globale, non sanno niente, non si interessano
del governo". Malafede o incapacità? "Coscienza di essere sempre
impuniti. Se io fossi sindaco di Napoli sarei peggio di qualsiasi governante al
mondo perché saprei che, anche facendo danni, resterei al mio posto".
Perché gli Usa non investono più a Napoli? "Ci sono luoghi che non hanno
l'uno per cento di quanto ha Napoli ma, pure, hanno alberghi e piattaforme
amministrative che consentono agli stranieri di venire e restare". E i
turisti? "Mancano le grandi strutture d'accoglienza che sono presenti in
tutto il mondo. A Napoli si consente di installare sculture e neon come quelli
in piazza del Plebiscito. Spero l'abbia pagati di tasca sua il presidente della
Regione e non l'abbia fatti pagare ai contribuenti". Tra poche settimane
si vota in Italia. "Berlusconi è amico
degli Usa, un ottimo alleato. Il quinto punto del programma di Veltroni è rafforzare rapporti con gli Usa. Nemmeno gli ex comunisti sono
più un pericolo, D'Alema è stato un buon alleato". E tra McCain, Hillary
Clinton ed Obama chi potrebbe essere un buon sindaco di Napoli? "La
parte sana di Napoli dovrebbe votare per McCain. È stato un eroe del
Vietnam".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Grillo contro tutti:
Napoli deve ribellarsi PAOLA PEREZ Un sacchetto nero tra le mani della statua
di Dante fa da bandiera al "Giorno del rifiuto". In piazza ventimila giovani,
Beppe Grillo lancia la sfida: Napoli deve ribellarsi all'oltraggio della
spazzatura, rifiutarsi di contribuire alla costruzione dell'inceneritore,
staccarsi da Roma e da un'Italia del nord che cerca di avvelenarla così come il
Kosovo si è reso indipendente dalla Serbia. L'emergenza immondizia, dice il
comico genovese, è un grande bluff: "L'hanno costruita a tavolino i
politici, le banche e le imprese per spartirsi i miliardi del Cip6, il
contributo del sette per cento sulla bolletta Enel destinato alla realizzazione
del termovalorizzatore. Non dovete pagare quella quota. E se vi manderanno un
sollecito per il versamento, rispondete per iscritto che non volete fare
ammalare i vostri figli". È l'avvio di una campagna elettorale che agita
subito il vessillo del non voto, "scelta di cui vado orgoglioso",
precisa il comico genovese. Poi ne spiega le ragioni: "Sono elezioni
illegali. Siamo chiamati a scegliere tra due schieramenti che hanno lo stesso
programma. Berlusconi e Veltroni dicono sì all'inceneritore; io dico no". Ma chi si aspetta
l'annuncio di una discesa in campo resta deluso. "Non mi candido - dice
Grillo - il mio progetto si realizzerà in quattro o cinque anni, con le liste
civiche formate dai ragazzi del blog. Prima le comunali, poi le regionali,
poi il Parlamento. Sarà un processo trasparente, curriculum e proposte si
potranno leggere in Rete. E un po' alla volta la nuova classe dirigente butterà
fuori quella vecchia". Anti-politica? "È una parola che non significa
niente - replica Grillo - preferisco definirmi anti-politici". E non
risparmia nessuno. Attacca Prodi perché non ha rimosso gli amministratori
locali, Bassolino perché l'immagine della Campania è in pezzi, la Iervolino
perché non ha preso provvedimenti a tutela della salute dei cittadini, Berlusconi per la riforma della legge elettorale, Casini per
l'ipotesi di federalismo nucleare. Ma l'affondo più deciso è diretto a
Veronesi, "sponsor del cancro perché si fa sostenere da un'azienda
francese che costruisce inceneritori. De Mita non viene candidato nel Pd perché
è vecchio, mentre lui che ha tre anni di più finisce in lista". Sul banco
degli imputati un posto d'onore viene riservato ai giornalisti, "linoleum
dei politici e degli imprenditori, pronti a nascondere la verità". Poi la
lettura di una nota appena ricevuta dal magistrato Luigi De Magistris, che a
proposito delle indagini su temi ambientali denuncia "minacce e
intimidazioni". Parole di fuoco e musica: tra gli artisti che si danno il
cambio sul palco Baccini, Povia, Gragnaniello e Edoardo Bennato, protagonista
di un duetto con Grillo. In chiusura l'intervento di Franca Rame. Il
"Monnezza-Day" si incrocia con il grido d'allarme della Procura
regionale presso la Corte dei Conti, che nella relazione annuale ha definito l'emergenza
rifiuti "un'autentica tragedia per la finanza pubblica". Dieci
milioni di euro l'anno, per un totale di 140 milioni in 14 anni di crisi, il
danno d'immagine per Napoli e per la Campania quantificato dai magistrati
contabili coordinati da Antonio Martucci di Scarfizzi. Mentre in un'aula del
Palazzo di Giustizia, dove è in corso l'udienza preliminare davanti al gup
Piscopo per presunte irregolarità nella gestione del ciclo di smaltimento, si
leva la voce del difensore di Bassolino avvocato Giuseppe Fusco: "Questo
non è un processo ai fatti ma a un fenomeno, a un sistema, che si risolve
oggettivamente in un processo politico. L'emergenza va avanti da quattordici
anni ed è passata di mano in mano attraverso un infinito giro di atti e di
persone. Ma l'attenzione del pm si è fermata solo sul periodo gestito
dall'attuale governatore".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La missione... O se
infine, come suggerisce Sabbatucci, verrà ritirato fuori dal cappello il
compromesso francese che cerca di salvaguardare l'esistenza di quattro o cinque
partiti in lizza, ma obbligandoli a una competizione saldamente bipolare.
L'impressione diffusa è che, alla fine, decideranno i numeri: più forti saranno
Casini e Bertinotti, più è probabile che il maggioritario ne uscirà indebolito.
Se preverranno, invece, nettamente i due partiti maggiori, la morsa sui partiti
intermedi tenderà inesorabilmente a stringersi. Questi schemi previsionali
riflettono, come è giusto, le esperienze dominanti nelle altre democrazie
europee. Nonché le preferenze manifestate - almeno a parole - dai diversi
leader politici. C'è però una variabile che andrebbe messa meglio a fuoco nel
quadro, e che riflette le peculiarità della nostra vicenda nazionale in questi
difficilissimi anni. La variabile personale. Detto nel modo più semplice: con
la legge elettorale varata subito dopo Tangentopoli, l'Italia non si sarebbe
mai incamminata sulla strada del bipolarismo. Se è successo lo si deve soltanto
al ruolo di Silvio Berlusconi. È stato lui - con la
propria inventiva e straordinari mezzi finanziari - a creare in pochi mesi un
partito capace di aggregare e controllare lo schieramento di centrodestra. Ed è
stato grazie a Berlusconi che il centrosinistra si è
trovato costretto a rabberciarsi sotto le bandiere di Prodi. Per quindici anni
l'unico elemento capace di imporre un po' d'ordine nella bailamme italiana è
stato il Cavaliere: plasmando - pro e contro di lui - governo e opposizione.
Ora, è arrivato Veltroni. Il
sindaco di Roma sta calcando molte orme del suo avversario, con qualche
importante novità. Come Berlusconi, anche Veltroni punta gran parte delle sue carte su una abilissima campagna di
comunicazione. Non ha dalla sua la proprietà di tre reti televisive, ma sta
mostrando la professionalità di chi ha frequentato da sempre, e con
profitto, l'entourage mediatico. Quanto al controllo che Veltroni
oggi esercita sulle leve del proprio partito, è forse esagerato parlare - come
ha fatto De Mita - del PD come un partito personale. Il modello che Veltroni riprende molto da vicino è quello con cui Tony
Blair riuscì a rifondare il Labour: un mix di decisionismo e carisma. E il
monopolio dell'immagine. Per riuscire nell'impresa di fondere personalità e
partito, Veltroni è ricorso alle primarie. Una
scorciatoia che è bastata a fargli prendere il largo in tempo per le elezioni,
ma che lascia ancora gran parte del PD in uno stato confusionale. A maggior
ragione le sorti future del partito democratico dipenderanno dai voti che il
suo leader riuscirà a portare a casa. E dal modo in cui verranno contati. Il
precedente di Francesco Rutelli, alle elezioni del 2001, insegna che una
sconfitta clamorosa fu presentata come una straordinaria rimonta. Veltroni sta da giorni insistendo sul fatto che ha
recuperato buona parte della distanza da Berlusconi.
Si tratta di una distanza virtuale, misurata a colpi di sondaggi. Ma il leader
del PD è già riuscito a alimentare un alone di speranza in questa "mission
impossibile". Se vincerà, sarà una apoteosi. Ma anche se dovesse perdere,
si dirà che ha salvato il salvabile. La via italiana, per il momento, non
prevede alternative: nel caos in cui ci ritroviamo, un leader forte è l'unico
appiglio per non fare andare a fondo il sistema. E col Cavaliere che invecchia,
c'è urgente bisogno di un ricambio. Mauro Calise.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ICEBERG BRUNO
MANFELLOTTO Ossessione fiscale Anche questa volta sarà l'economia il cuore
della campagna elettorale. Quella di Walter Veltroni è già cominciata, e a passo di carica. Quella di Silvio Berlusconi ancora no, per scelta tattica e strategica, quasi volesse
aspettare che il suo competitor esaurisca le cartucce, o che inciampi su
qualche inatteso accidente. Su una cosa, però, tutti e due sembrano d'accordo:
entrambi si impegneranno ad abbassare la pressione fiscale. È una gran
bella notizia, e non solo per noi contribuenti: per l'economia in generale. Per
Berlusconi non è una novità, visto che dal 1994 al 2006
tutte le sue campagne elettorali sono state all'insegna dello slogan "meno
tasse per tutti" (poi è andato al governo ma la più importante delle
riforme annunciate, la riduzione a due sole aliquote fiscali, 23 e 33 per
cento, non è riuscito a farla); per Veltroni è una
parola d'ordine che non poteva lasciare all'avversario. Tutti e due, inoltre,
scottati da illustri precedenti, si guardano bene dal lasciarsi andare a
promesse che possano comportare un aumento della spesa pubblica. E questa è
un'altra buona notizia, perché il grande nemico della crescita è proprio il
micidiale mix tra eccessiva pressione fiscale ed elevato costo del debito.
Certo, le cose non bisogna solo annunciarle, ma farle. Né bastano - se
l'obiettivo è rilanciare l'economia, non solo cercare di vincere una tornata
elettorale - piccoli ritocchi di facciata, ma interventi molto decisi. E
allora, com'è ovvio, le cose diventano difficili, specie in un sistema come
quello italiano a forte componente pubblica. Perché l'impresa più ardua è alleggerire
la pressione fiscale senza tagliare servizi essenziali - istruzione e sanità in
primis - né ricorrendo a drastici ridimensionamenti dell'occupazione nella
pubblica amministrazione. Per quanto riguarda il contenimento della spesa
pubblica, un precedente virtuoso in realtà c'è, e risale alle esperienze Amato
e Ciampi (e subito dopo Prodi) che consentirono all'Italia di tagliare il
traguardo dell'ingresso in Europa e della moneta unica. Per Amato decisivo fu
il ricorso alle privatizzazioni (ma oggi c'è ben poco ancora da vendere). Per
Ciampi, invece, l'obiettivo fondamentale fu il rispetto del tasso di inflazione
programmata, cui vincolare l'aumento massimo della spesa pubblica, e lo
strumento per raggiungerlo la concertazione sindacale. Questo, oggi come
allora, non significa ridurre, ma congelare la spesa pubblica. Se poi si ha la
fortuna che economia reale e ricchezza nazionale crescono più dell'inflazione
programmata, ecco che si creano margini importanti per l'abbattimento del
debito e per la riduzione della pressione fiscale. Ma è proprio qui uno dei
problemi di fondo: come rilanciare l'economia? Come spezzare un destino
economico che volge al declino? Su questo, per ora, sia Berlusconi
che Veltroni tacciono, tutti presi cone sono
dall'ossessione fiscale. Ma se non si sbrigano la stagnazione dell'economia e
la spesa in crescita finiranno per mangiare quel poco o tanto di tesoretto che
ancora c'è in cassa. E a quel punto non ci sarà più nulla da redistribuire, né
alle famiglie né alle imprese.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sicilia, accordo con
Berlusconi corre Lombardo Accordo Berlusconi-Lombardo,
leader del Movimento autonomista in Sicilia: la sua lista
sarà apparentata con il Pdl nel Centro-Sud e Lombardo candidato alla presidenza
della Sicilia. Intanto, tramontano le larghe intese proposte da Berlusconi ("in caso di pari") e respinte da Veltroni ("è tardi"). BARTOLI, FRANZESE, MILANESIO PAPPALARDO
ALLE PAGINE 4, 5.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La missione dei
leader forti Mauro Calise Per due mesi le sole scommesse saranno su chi vince e
chi perde. E per cercare di azzeccare si scruteranno i sondaggi. Poi, contati i
voti, si riaprirà il dibattito su quale prospettiva sia uscita rafforzata dalle
urne, che tipo di sistema partitico si stia delineando, anche in vista del
referendum che tornerà a bussare alle porte. Se - come su
queste colonne propendono a credere Gualtieri e Lippolis - ci sarà spazio per
il modello tedesco, salvaguardando, col proporzionale, le forze di grandezza
intermedia come Udc e Cosa rossa. Oppure se prevarrà la soluzione che
privilegia il bipartitismo (caldeggiato da Orsina e Campi) su cui puntano Berlusconi e Veltroni. SEGUE A PAGINA 10.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 24-02-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CLAUDIO COLUZZI
Clemente Mastella all'attacco. Parla ai suoi che affollano la saletta
dell'Hotel Vanvitelli a Caserta: "Siamo nella provincia - accusa - che ha destabilizzato
l'Italia e producendo il più grosso errore giudiziario di cui noi siamo
vittime". Non si rassegna. Proprio da qui intende rilanciare la campagna
elettorale. Al suo fianco ci sono i fedelissimi, la moglie Sandra Lonardo, il
segretario regionale del Campanile Antonio Fantini, il consigliere regionale
Angelo Brancaccio, il sindaco di Castelvolturno Francesco Nuzzo. E ora cosa fa
l'Udeur, corre da solo o no? "Noi daremo battaglia in tutta Italia, ma
soprattutto in Campania. Presenteremo liste ovunque ma in Campania saremo
determinanti, la nostra sarà la lista per la Rinascita della Campania. Per me
il governo regionale è finito. Può cadere in qualsiasi momento e in ogni caso
durerà al massimo un anno. Allora potremo vedere anche Mastella candidato a
governatore della Campania". Insomma siete pronti alla crisi in Campania?
"Per adesso la mia è un'analisi. In questo momento la Campania è allo
stremo. Secondo me non ci sono più le condizioni perché la giunta Bassolino
vada avanti, specie dopo l'uscita dal Pd di De Mita. Il centrosinistra, che era
partito tre anni fa, oggi non c'è più. L'attuale centrosinistra è l'ectoplasma
di quello di allora, e non tanto perché noi siamo alla finestra ma perché tanti
altri ormai non ne condividono più le scelte. E poi, il fatto che i partiti di
sinistra si presentano divisi a livello nazionale mentre restano alleati in
Campania vuol dire che sono legati solo a logiche di potere. Sì, secondo me
bisogna andare a votare anche qui". Ma l'Udeur perde pezzi e sembra che
nessuno vi accolga. "È un momento difficile ma noi non ci piangiamo
addosso. In questa campagna elettorale possiamo raggiungere l'8 per cento ed
essere determinanti in Campania e Sicilia. Lo sfascio dei rifiuti in Campania
porterà a crescere l'astensionismo e noi siamo rimasti soli a difendere il
Mezzogiorno e la Campania. Raggiungere quella percentuale non è perciò
impossibile. A Berlusconi dico che la sua vittoria non
è assolutamente garantita. Sono sicuro che la realtà è molto diversa e credo
che i sondaggi ormai cominciano a preoccupare anche il Cavaliere. Come la volta
scorsa può accadere di tutto. Le cose saranno molto più chiare quando saranno
state presentate le liste elettorali". Nonostante tutto, i piccoli partiti
contano ancora? "Il modello che si afferma è quello spagnolo, con un
grande rassemblement a livello nazionale, e poi situazioni regionali come la
Catalogna, la Canarie o i Paesi Baschi. La stessa cosa può accadere da noi in
Sicilia e in Campania. In Senato, come dimostra la proposta di Berlusconi per una larga intesa, c'è affanno, e il risultato
del Senato può fare la differenza. Noi giocheremo quindi per una partita
nazionale". E il centro, i rapporti con Udc e Rosa Bianca? "In
Campania Udc e Rosa Bianca non arrivano all'8% neanche con l'aiuto di De Mita,
insieme invece diventiamo una forza dirompente. Vedo che Tabacci esclude anche
Casini, spero che questi modi di procedere non siano definitivi. Se lo sono ne
prenderemo atto. Spero che non ci siano due o tre centri. Daremo la nostra
collaborazione se ne resta uno solo. Se vorranno escluderci noi saremo comunque
in campo. E non so chi alla fine potrà farcela al Senato". Un punto
centrale del suo programma? "Dobbiamo far capire che la Campania non è morta.
Si può dire non è morta senza incorrere in problemi? Il nostro impegno è per la
rinascita politica di questa regione, ma anche dal punto di vista delle
garanzie. Quello che è accaduto a me è incredibile, nessuno è mai stato oggetto
di decine di migliaia di intercettazioni come me. Non ho mai avuto alcun
problema con la giustizia in decenni di attività politica, vorrei sapere come
mai da un anno a questa parte mi capita di tutto. Ma questi fatti non devono
più accadere, agli altri, non solo a me. Su questo c'è una battaglia da
fare". Una battaglia difficile per il Campanile in queste condizioni.
"Ma almeno siamo rimasti noi stessi in un momento in cui si vota con una
legge che tutti condannavano e ora nessuno critica. Una campagna elettorale
fatta di mistificazioni e che io, invece, farò toccando a uno ad uno i 500
Comuni della Campania. Altro che Veltroni che si fa
portare in aereo davanti al pullman e percorre gli ultimi due chilometri in bus
per gettare fumo negli occhi agli elettori". Berlusconi ha più
volte detto di esserle riconoscente? "Se io dovessi far conto su tutti
coloro che nell'arco della mia carriera politica mi hanno assicurato
riconoscenza, sarei oggi più ricco del Cavaliere".