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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Rispetto Quando Berlusconi è venuto a Torino ha fatto sede all'hotel Principi di Piemonte, l'appuntamento per il comizio in piazza Castello era alle 11 però alle 11,30 non era ancora uscito dall'hotel. L'appuntamento di Veltroni dell'altra sera in piazza Castello era per le 21 e alle 21 in punto è apparso il suo pullman.

Come se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quando il leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte entro 48 ore, si tira indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi dietro l'assenza di un quadro certo dei conti Alitalia. I francesi però si spazientiscono e il tempo scorre: martedì l'incontro decisivo con i sindacati.

Il bluff di Silvio durerà un mese ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ALITALIA VERSO IL COMMISSARIAMENTO Veltroni: presentare la proposta alternativa subito. Berlusconi: assurdo Il bluff di Silvio durerà un mese RAFFAELLA CASCIOLI Un obiettivo lo ha già raggiunto: i francesi iniziano a spazientirsi, non vogliono finire sulla graticola elettorale italiana e chiedono una decisione ora e non tra due mesi.

Walter lavora al dopo Pasqua elettorale con sorpresa ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Capitolo tv: mercoledì sera Veltroni (dopo Berlusconi) affronterà la sua prima tribuna politica in Rai. In attesa di un sì di Berlusconi a un faccia a faccia, si sta lavorando all'agenda delle presenze di Veltroni su Sky, a Porta a Porta, Ballarò, Matrix. A In mezz'ora dell'Annunziata il leader del Pd sarà ospite domenica 30.

Alla conquista dei "grillini" ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non sorprende quindi che Walter Veltroni guardi proprio a loro per incrementare un dato elettorale che negli ultimi dieci giorni non si è riuscito a schiodare dal 33-34 per cento. Del resto le ultime uscite, sue e della sua squadra, non lasciano spazio a dubbi: bisogna battere sul tasto dell'antipolitica.

"Sta incoraggiando la nostra politica" ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi o a Veltroni - allora è meglio ricordare che nel Pdl c'è un gruppo di persone da "sempre in sintonia con le gerarchie ecclesiastiche e le associazioni del volontariato cattolico", spiega l'ex assessore regionale all'Istruzione. E per dare forza alle sue ragioni rivela: "Nei giorni scorsi ho avuto un incontro privato con il cardinale Tarcisio Bertone che ci ha incoraggiato

Letti e riletti i programmi del Partito democratico e del Popolo della Libertà, mi sono convint ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: anno se vince Veltroni, e pari a 5 miliardi l'anno se vince Berlusconi. Così stando le cose, ci si poteva aspettare che i mezzi per tagliare la spesa pubblica immaginati dal Pd fossero molto più drastici di quelli immaginati dal Pdl. E invece - sorpresa! - sembrerebbe proprio il contrario, almeno a giudicare dalle spiegazioni fornite dagli estensori dei programmi del Pdl (

Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, interprete sicuramente competente della legge, sost ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni e Berlusconi, come la volta scorsa Berlusconi e Prodi, potrebbero in altre parole decidere di incontrarsi in uno studio tv, stabilendo autonomamente le regole e la data per il confronto. E anche se è probabile che gli altri leader candidati protesterebbero, per marcare la differenza tra le elezioni precedenti,

Bonaiuti: lui è come lo spinter Marino Basso, si esalta se il traguardo è vicino ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: elettore berlusconiano è pigro di natura, va a votare solo se teme l'arrivo dei cosacchi. Dunque, attacchi mirati al segretario del Pd. Senza risparmiare colpi bassi, tipo quello sulla pensione da deputato, e senza rimpianti. L'idillio con Veltroni è già sepolto, adesso va di moda la "dottrina Tremonti", secondo cui Walter sarà un pessimo interlocutore del Pdl,

Berlusconi: pronto il contratto-bis ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: candidata numero 11 nelle liste del Pd in Lombardia, spedita da Veltroni a occuparsi di lavoro nell'esecutivo nazionale. Mentre l'altra è Beatrice Lorenzin, 36 anni, coordinatrice dei giovani di Forza Italia, in lista (ironia della sorte) anche lei come undicesima, ma nel Lazio e per il Pdl, ombra di Berlusconi in tutte le sue apparizioni capitoline.

"Risparmiamo all'osso gli enti inutili sono altri" ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: un disegno trasversale: si sono pronunciati in questa direzione Fini, Berlusconi, anche Veltroni seppur limitando la considerazione alle città metropolitane. Ma su un bilancio di 70 milioni di euro lo Stato ci dà 175 mila euro, una cifra ridicola. Altro che sprechi. Vogliamo invece considerare i costi di Province e Regioni autonome?

"A me gli imprenditori hanno sempre detto no" ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per non sovrapporsi a Walter Veltroni. Certo, l'oscuramento che il Pd ha imposto al governo e al suo Presidente e il mancato coinvolgimento di Prodi in iniziative di campagna elettorale non hanno fatto piacere al Professore. Che sta meditando una piccola "sorpresa", come dice lui stesso: "Il 9 aprile Walter chiuderà a Bologna: se un impegno internazionale me lo consentirà,

Se il presidente dei franco-olandesi non vuole trattare significa che l'affare non gli interessa ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Non tra 24 ore come vorrebbe Veltroni, non nei 10 giorni di Padoa-Schioppa. Il ministro ha fretta di vendere, il leader del Pd ha difficoltà politiche su questa vicenda. Per la cordata ci vorranno 3 o 4 settimane, come ha detto il presidente Berlusconi". Giusto il tempo di arrivare alle elezioni.

Silvio spodestato Santanchè regina del battutario ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: infanzia stuzzica anche Walter Veltroni. E stato a pranzo da una famiglia di Orzano (Ravenna) e poi ha squadernato un disegno del bimbo con scritto: "Walter è forte e io lo tifo". "Ha trovato il modo di mangiare a sbafo", ha replicato Berlusconi. "Se parla di Prodi, gli fermano il pullman e gli sgonfiano le ruote", ha aggiunto Gianfranco Fini.

Il nome ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Il nome Maria Novella Oppo VELTRONI, intervistato da Daria Bignardi nel corso delle Invasioni barbariche, ha spiegato perché non fa mai il nome di Berlusconi. E forse ha ragione, visto che, a nominarlo, ci pensano tutti gli altri (noi compresi). Infatti il cavaliere ogni giorno si inventa il modo più squallido per fare notizia,

Veltroni a l'Unità : stipendi ridotti e meno parlamentari, ecco la nostra riforma Contro Prodi un clamoroso falso del Giornale di Berlusconi. Palazzo Chigi querela ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del "La destra specula, non tocca i privilegi" Veltroni a "l'Unità": stipendi ridotti e meno parlamentari, ecco la nostra riforma Contro Prodi un clamoroso falso del "Giornale" di Berlusconi. Palazzo Chigi querela Si inventa un mistero, la "sparizione dei gioielli a palazzo Chigi" pur di gettare fango su Romano Prodi.

Destra, una campagna di colpi bassi Programmi stracciati, offese, insulti a precari e donne: le provano tutte ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: obiettivo Walter Veltroni, accusato di percepire a 52 anni una pensione di 5216 euro al mese. Risposta serafica del diretto interessato: sono devoluti in beneficenza. Last but not least, l'immarcescibile Emilio Fede, che incurante di una multa da 100 mila euro per essere "eccesso di parzialità" (ha concesso al Pdl il 53% dello spazio,

Alitalia, solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, s ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ciò che ci ha consentito ad oggi - per restare ancorati ai soli dati numerici - di far ascoltare in tempo reale Berlusconi, Fini e Bossi per 418 minuti e Veltroni e Di Pietro per 419, per tacer degli altri. Speriamo di non restare impiccati a quel minuto. Arcangelo Ferri, caporedattore centrale, Rainews 24.

Par condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà del competitor o lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi, se vince, di tutte le tv faccia un boccone ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In sostanza, non si capisce perché al seguito di Veltroni debba andare un fidato veltroniano, così come dietro Berlusconi sia sempre sguinzagliato un forzista doc. Mimun ha meno problemi: il suo editore è quello e quando lascia spazio alla concorrenza sembra un miracolo di informazione libera.

Gentiloni: La legge non vieta il faccia a faccia Walter-Silvio ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi si è detto pronto al faccia a faccia smentendo qualche portavoce troppo zelante. Veltroni lo aveva già detto tempo fa. Bene. Come dice lo slogan della campagna elettorale del Pd: si può fare. Anzi, si farà". Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, dal suo blog, rilancia la possibilità di un faccia a faccio televisivo tra i due candidati premier.

Noi, apparsi nei Tg per meno di sessanta secondi ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Non pretendiamo - concludono - una copertura alla Veltroni o Berlusconi e nemmeno come Casini e Bertinotti. Ma non vorremmo conteggiare in 60 secondi la nostra apparizione complessiva nei vari Tg. Con questa gestione dell'informazione il trucco diventa inganno".

Un milione e mezzo di volontari per vincere Realacci: il 30 marzo chiameremo ai gazebo chi ci sostiene per portare verso il Pd gli indecisi ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Alcuni giornali scrivono che il tandem Berlusconi-Fini sta funzionando meglio di quello tra Veltroni e Di Pietro. E poi c'è la Bonino, che lamenta uno scarso coinvolgimento. "Il feeling tra Berlusconi e Fini è piuttosto coatto. Penso al caso Ciarrapico: Fini ha preso dei bei ceffoni.

De Rita: tagliare i costi ma non la qualità ( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: tagliare i costi ma non la qualità di Roberto Cotroneo Walter Veltroni è stato chiaro: è giusto che gli stipendi dei parlamentari siano adeguati a quelli dei politici degli altri Paesi in Europa. E siccome i deputati dei parlamenti degli altri Paesi d'Europa guadagnano di meno, anche da noi si dovrebbe guadagnare di meno.

"sul mio pd i sondaggi sbagliano berlusconi inizia ad avere paura" - luigi contu ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sul mio Pd i sondaggi sbagliano Berlusconi inizia ad avere paura" Veltroni: e se vinciamo taglieremo la giungla delle leggi L'intervista In Europa si vota per aprire un ciclo, non a caso i premier hanno la mia età LUIGI CONTU ROMA - Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di tutti i sondaggi che, chi più chi meno,

Par condicio, tutti contro tutti l'udc si appella al quirinale - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: poli sullo sfondo di un duello tv Veltroni-Berlusconi che stenta a prendere forma, con il Pdl assolutamente contrario. C'è "uno squilibrio così diffuso e accentuato da richiedere immediatamente un'inversione di tendenza", intima il Garante Calabrò, anche se ammette che la legge elettorale e "l'evoluzione dei format televisivi" rendono difficile l'applicazione della par condicio.

Voto dei giovani, pdl e lega avanti di 5 punti - (segue dalla prima pagina) ilvo diamanti ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Le distanze tra Berlusconi e Veltroni si annullano. Ciò suggerisce come lo slittamento a destra riguardi i giovani "più vecchi". Per alcune ragioni, che proviamo a elencare. 1. Insieme all'età, matura l'esperienza di lavoro. E lavorare (per quanto possa apparire singolare), soprattutto nel privato, induce a votare (maggiormente) a destra.

"sfide in tv, pronti a disubbidire" - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Santanché vorrebbe sfidare Berlusconi, Boselli vorrebbe Veltroni e così via all'infinito. Non se ne esce, niente da fare". E tuttavia la pressione è forte, anche se Forza Italia - nonostante Berlusconi si sia detto disponibile al confronto - fa di tutto perché il faccia a faccia non ci sia, visto che in queste condizioni sarebbe un vantaggio per l'

Quei cento seggi decisivi per il senato lazio, il pd punta su periferie e militari - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sondaggi danno cinque regioni in bilico tra Veltroni e Berlusconi. Qui ogni voto peserà doppio Quei cento seggi decisivi per il Senato Lazio, il Pd punta su periferie e militari Corretta la linea della giovane Madia: non vantare più la tua inesperienza GIOVANNA CASADIO ROMA - Un'ora e mezza per spiegare a Marianna Madìa, la giovane capolista del Pd per la Camera a Roma e provincia,

IL DOPPIO GIOCO DELLA POLITICA ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi ha afferrato la questione al balzo ed è riuscito a cavalcare contemporaneamente il cavallo dell'orgoglio nazionale e la tigre delle frustrazioni padane. Walter Veltroni è ai margini della scena, troppo prossimo agli interessi di Fiumicino per apparire credibile agli elettori del Nord.

Alitalia, lite sulla cordata Di Pietro contro Berlusconi ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: secondo il portavoce del Cavaliere che ne approfitta per rispondere anche a Veltroni quando chiede di far uscire allo scoperto entro poche ore l'eventuale cordata alternativa: "Air France ha avuto cinque mesi di tempo per presentare un piano, e quando lo ha presentato è venuta fuori una proposta irricevibile di sapore colonialista.

Bertinotti apre al Cavaliere <Il suo progetto va discusso> ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: che a sostenere la cordata di casa nostra ci sia Berlusconi, e da Veltroni a Di Pietro dicono che il Cavaliere è in conflitto di interessi. "Il conflitto di interessi - replica Bertinotti - effettivamente c'è, tuttavia delegittima il leader del Pdl solo dal punto di vista delle sue prerogative di presidente del Consiglio.

Bersani: senza Air France libri in tribunale ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi lo aveva fatto anche lui, fino a quando la Lega non lo ha costretto a trattare la cosa quasi fosse una partita di calcio con opposte tifoserie ". Più ancora di Veltroni, tace il presidente del Consiglio. E il Pd è sospettato di voler rimuovere il fattore Prodi in campagna elettorale.

Duello tv, il veto del Pdl <Prima via la par condicio> ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Giovanni Floris ha "inviato una mail a Berlusconi e Veltroni invitandoli alla puntata di Ballarò del 6 aprile". Ed Emilio Carelli, direttore di Skytg24: "Da Veltroni abbiamo già un ok, da Berlusconi aspettiamo risposta. Sono i due leader più interessanti perciò siamo pronti a sfidare la par condicio, d'accordo con l'editore ".

Ieri e oggi ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-23 num: - pag: 12 categoria: BREVI Ieri e oggi Nel tondo, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni parlottano durante una festa dell'Unità nel 1986 a Milano. A fianco, i due leader si stringono la mano a Roma il 30 novembre 2007.

Casini: Berlusconi sotto ricatto della Lega e Veltroni coltiva l'idea del grande inciucio ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il leader Udc: Pd e Pdl sono già d'accordo, la loro è una falsa battaglia Casini: Berlusconi sotto ricatto della Lega e Veltroni coltiva l'idea del grande inciucio.

BERLUSCONI sarà ricattato permanentemente dalla Lega , dice Pier Ferdinando Casini ( ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pd e Pdl, afferma, fanno solo finta di battersi, mentre sono già d'accordo. "Veltroni", denuncia Casini, "coltiva l'idea del grande inciucio". Il candidato premier del centro torna anche sul voto utile: "È veramente tale quello dato all'Udc, in più regioni possiamo togliere senatori alla Sinistra".

Winteler: turismo, troppi localismi Per vincere serve un piano-Italia ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Destinatari: Silvio Berlusconi, Walter Veltroni, Pierferdinando Casini, Fausto Bertinotti, Daniela Santanchè, Enrico Boselli, Bruno Tabacci. I candidati premier dei principali schieramenti, insomma (lo era ancora anche Tabacci quando, a fine febbraio, è partita la missiva).

La tua opinione ( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: 00 di ieri I numeri sono in percentuale Sì R 71,8 No R 28,2 La domanda di oggi Un duello in tv tra Berlusconi e Veltroni è uno strumento utile per decidere chi votare? I sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.

LA POLITICA mi appassiona. Sono uno che legge quasi tutti i giornali, che segue i dibattiti in telev ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni ha ragione quando sottolinea queste nuove caratteristiche politiche. Ma ha ragione anche Silvio Berlusconi, alla testa di una nuova formazione di centro destra insieme a Gianfranco Fini, con l'appoggio esterno di Bossi e di Lombardo, quando sostiene che il Pd, in realtà, è condotto e governato da gran parte di quelli che hanno fallito con il governo Prodi,

Berlusconi è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Berlusconi è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo" Casini: Veltroni fa finta di gareggiare, ma coltiva l'idea del grande inciucio.

ROMA - Popolo delle libertà e Partito democrati ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: sia Berlusconi che Veltroni abbiano invitato gli elettori a scegliere tra i due principali partiti. "In molte regioni la sfida non è tra noi e Berlusconi, ma tra Udc e sinistra massimalista", sostiene Casini. La tesi del voto utile, stile Prima Repubblica, non regge e il pareggio diventa un'opportunità per il leader dell'Udc,

DEBOLE ( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In quello del Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare in tintoria.


Articoli

Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Rispetto Quando Berlusconi è venuto a Torino ha fatto sede all'hotel Principi di Piemonte, l'appuntamento per il comizio in piazza Castello era alle 11 però alle 11,30 non era ancora uscito dall'hotel. L'appuntamento di Veltroni dell'altra sera in piazza Castello era per le 21 e alle 21 in punto è apparso il suo pullman. Anche questo è rispetto per la gente. NAVALERI Dini Ma qualcuno sa dove hanno ibernato Dini? ANTOINE Toccherà a noi giovani La lettera di M. 28 anni, astigiana, pubblicata sul sito del piddì, credo resterà nella storia di questa campagna elettorale. O almeno per me. Un manifesto elettorale dice che con il Pd vincono i giovani, ed io ci voglio credere. Ancora una volta. Voglio credere che saremo noi a dare maggiori risposte e ad occuparci seriamente di salari e costo della vita, di precarietà e di futuro. SERGIORAGONE (www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).

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Come se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi cavalca ancora la crisi aerea. Il Pd cerca di stanarlo, Air France è furiosa Come se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa Non è cambiato: "Per Alitalia la cordata c'è ma non può uscire adesso" One man show. Su Alitalia un Silvio Berlusconi senza freni inizia dalla mattinata a dichiarare a raffica. All'indirizzo di Air France ammonisce: il prossimo presidente del consiglio (la vittoria se l'è già assegnata prima ancora delle elezioni) dirà no all'opposizione. Poi, promette la cordata italiana nel giro di qualche giorno: O si fa Alitalia, dice citando Garibaldi, o si muore. Annuncia la presenza di una grande banca, ma non dice quale sarà. Quando il leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte entro 48 ore, si tira indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi dietro l'assenza di un quadro certo dei conti Alitalia. I francesi però si spazientiscono e il tempo scorre: martedì l'incontro decisivo con i sindacati.

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Il bluff di Silvio durerà un mese (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ALITALIA VERSO IL COMMISSARIAMENTO Veltroni: presentare la proposta alternativa subito. Berlusconi: assurdo Il bluff di Silvio durerà un mese RAFFAELLA CASCIOLI Un obiettivo lo ha già raggiunto: i francesi iniziano a spazientirsi, non vogliono finire sulla graticola elettorale italiana e chiedono una decisione ora e non tra due mesi. Se Spinetta rifiuta di far parte dello psicodramma italiano nel quale è immersa la compagnia di bandiera, il Cavalier Silvio Berlusconi si lascia andare a battute da avanspettacolo, ma non scopre le carte. Alla fiera dell'ovvio ("i miei figli non si tirerebbero indietro") e delle improvvisazioni ("se c'è la cordata, Intesa potrebbe appoggiarla"), il leader del Pdl rivede e corregge, in chiave elettorale, Garibaldi al grido "O si fa Alitalia o si muore", poi precisa che il suo impegno c'è e quindi l'operazione si fa, conia perfino lo slogan: "Rialzati, Alitalia!". Berlusconi ammonisce: il prossimo presidente del consiglio dirà no ad Air France. Secca la replica di Palazzo Chigi. "Non parlo ? ha detto Prodi ? perché c'è una procedura in corso. Se ci sono altre proposte vedremo. È ora di essere seri". Berlusconi, però, se la ride e prosegue lo show: la cordata italiana c'è, ma serve tempo. Un tempo che, forse iniziano a capirlo solo ora i sindacati, manca prima di tutto ad Alitalia, le cui difficoltà sono note. Lo stesso ministro delle infrastrutture Di Pietro, che certo non si può definire un supporter dell'operazione, dice chiaro e tondo che non si possono dilatare i tempi: il prestito ponte al buio non lo consente in primo luogo l'Unione europea, ma non sarebbe onesto neanche nei confronti dei contribuenti. Come potrebbe, infatti, il governo concedere un prestito ponte senza sapere chi lo dovrà restituire? Berlusconi, però, non demorde: "Penso che ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana in pochi giorni. Sono assolutamente fiducioso su questo e credo anche che si possa fare con il sostegno di importanti istituti di credito". Poi, nel pomeriggio, ci ripensa, dopo che il leader del Pd Walter Veltroni ha auspicato che un'eventuale cordata alternativa se c'è va presentata subito. "Se c'è una cordata italiana ? ha dichiarato Veltroni ? va benissimo, anche se è strano che non sia uscita in questi mesi, ma venga fuori in 48 ore, non il 14 aprile che poi magari non viene fuori ... altrimenti ci ritroviamo nelle condizioni per cui non c'è la cordata italiana, Air France si tira fuori e Alitalia va a gambe per aria". Non ci sta a essere inchiodato alle proprie responsabilità e così Berlusconi definisce assurdo che si chieda una proposta in 48 ore. Detto questo però il Cavaliere spiega che la cordata di imprenditori c'è, è italiana, ha un serio piano industriale e, soprattutto, Banca Intesa non si è chiamata fuori. Una interpretazione, quanto meno dubbia, delle parole dell'amministratore delegato Passera, quella di Berlusconi. "Non ha smentito affatto. Mi risulta che è sulle posizioni di mesi fa e che è disponibile ad aiutare un gruppo che presenti un piano industriale". Tuttavia sul nome del partner bancario Berlusconi non scopre le carte al punto che il sospetto del bluff resiste: "Credo che si potrà fare con il supporto di un importante istituti di credito". Al momento, però, l'unica a farsi avanti è AirOne che tuttavia ha chiesto una due diligence per conoscere il reale stato di salute della compagnia di bandiera: "Deve decidere il governo se vuole ricevere altre proposte, perché in un'operazione così complessa è impossibile presentare offerte al buio senza una due diligence, sebbene breve". E neanche a dirlo l'operazione richiederebbe giusto 3 settimane che è poi il lasso di tempo che ci separa dall'appuntamento elettorale. A fremere ora è Air France che martedì alle 11 tornerà a incontrare le nove sigle sindacali per capire se è possibile trovare un accordo. Tuttavia se la Filt-Cgil avverte che senza nuovi contenuti, l'incontro è inutile, per la Fit Cisl non si può più perdere tempo: "La responsabilità è tutta del ministro Padoa-Schioppa. Spetta a lui assumere le decisioni necessarie nell'interesse dell'azienda". Berlusconi, però, in proposito si è già espresso: non mi interessa quel che dice Tps. Il commissariamento di Alitalia è sempre più vicino.

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Walter lavora al dopo Pasqua elettorale con sorpresa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DEMOCRATICI   SI ENTRA NELLA FASE CALDA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE. ECCO COSA BOLLE IN PENTOLA AL LOFT Walter lavora al dopo Pasqua elettorale con sorpresa FRANCESCO LO SARDO Gli esperti, in particolare quelli che masticano di economia, sono già al lavoro da qualche giorno su mandato di Veltroni. Obiettivo: individuare una o due proposte, extra programma elettorale, che il candidato premier del Pd annuncerà all'ultimo momento. Proposte innovative, dice chi sa, su questioni che toccano i bisogni reali delle persone. Le ipotesi allo studio sono più d'una, dirette a intervenire in modo orizzontale sul corpo sociale, tenendo però conto delle diverse fasce di reddito. Interventi sulle pensioni? Sull'imprenditoria giovanile? Inutile cercare di saperne di più. La consegna è del silenzio assoluto. Ecco cosa c'è nell'uovo di Veltroni. Dopo le festività di Pasqua, la campagna elettorale entra nella sua fase calda. Martedì, alla ripresa dell'attività politica, mancheranno solo diciannove giorni al voto: l'accelerazione è nelle cose. Riprenderà il tour del pullman, si moltiplicheranno le presenze televisive di Veltroni, infine spunteranno le proposte top secret per spiazzare nell'ultimo miglio l'avversario Silvio Berlusconi. Passata Pasquetta il pullman veltroniano s'imbarcherà a Napoli per Palermo, una delle tre tappe ? con Trapani e Agrigento ? del primo giorno dello sbarco in Sicilia. Nei due giorni successivi il pullman, su cui salirà anche Anna Finocchiaro, candidata a governatore dell'isola, toccherà Enna, Caltanisetta, Ragusa, Siracusa, Catania e Messina. Da lì Veltroni risalirà la Calabria ? Reggio, Vibo Valentia, Catanzaro ? poi toccata e fuga a Brescia, infine il Lazio (una delle regioni in bilico): il 31 marzo Viterbo, Terni, Rieti, il primo aprile Frosinone e Latina. Il due e tre aprile Sardegna, poi Campania con tappa nella Napoli schiacciata dall'emergenza rifiuti sabato cinque. L'ultima settimana di campagna Veltroni la trascorrerà tra Puglia e ancora Calabria con tre comizi finali: a Bologna (mercoledì 9), a Milano il 10 a Roma l'11. Non si tratterà, nelle ultime due città, di semplici comizi. Veltroni è tentato di trasformarli in eventi, mobilitando personalità dello spettacolo e della cultura: magari sul palco a cantare Mi fido di te. Capitolo tv: mercoledì sera Veltroni (dopo Berlusconi) affronterà la sua prima tribuna politica in Rai. In attesa di un sì di Berlusconi a un faccia a faccia, si sta lavorando all'agenda delle presenze di Veltroni su Sky, a Porta a Porta, Ballarò, Matrix. A In mezz'ora dell'Annunziata il leader del Pd sarà ospite domenica 30. "Non cambierà ? dicono al loft ? il tono della presenza di Veltroni e la sua traccia comunicativa più forte: quella di discutere delle cose piuttosto che non litigare e far risse".

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Alla conquista dei "grillini" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

CAMPAGNA ELETTORALE Il Pd batte sull'antipolitica per raccogliere gli anti-casta di sinistra Alla conquista dei "grillini" Per il sondaggista Weber (Swg) "due Grillo boys su tre fanno parte del centrosinistra". "Sono soprattutto i delusi da Prodi" dice Natale (Ipsos). E quindi "fa bene il Pd a pescare in un bacino che vale il 10 per cento", precisa Mannheimer (Ispo). GIANNI DEL VECCHIO Un piatto elettoralmente succulento, che può arrivare anche al dieci per cento dei votanti. E che guarda più a sinistra che a destra. È questo il popolo dell'antipolitica, la carica dei Grillo boys, i simpatizzanti del comico genovese. Non sorprende quindi che Walter Veltroni guardi proprio a loro per incrementare un dato elettorale che negli ultimi dieci giorni non si è riuscito a schiodare dal 33-34 per cento. Del resto le ultime uscite, sue e della sua squadra, non lasciano spazio a dubbi: bisogna battere sul tasto dell'antipolitica. Solo un paio di giorni fa, ad esempio, il braccio destro Bettini ha presentato cinque riforme per ridurre i costi della politica. "Il movimento anti-casta è molto variegato ma in linea di massima possiamo dire che è naturalmente orientato verso centrosinistra ? spiega Roberto Weber, sondaggista a capo dell'istituto Swg ?. Sinteticamente si può affermare che su tre voti, due vanno a sinistra e uno a destra". "Si tratta in particolare di giovani e di delusi dal governo Prodi ", sostiene Paolo Natale di Ipsos. Insomma, un movimento che farà sentire il suo effetto nelle urne se si considera che, come spiega Renato Mannheimer dell'Ispo, "la platea di simpatizzanti di Beppe Grillo può arrivare a pesare il 10 per cento dell'elettorato". Fa bene quindi Veltroni ? su questo i tre sondaggisti concordano ? a non tralasciare questa massa di scontenti e anzi cercare di coinvolgerli nella propria campagna elettorale. Altrimenti il rischio è che vadano ad alimentare la frammentazione partitica, dando il loro voto a partiti piccoli ma fortemente accattivanti, come ad esempio l'Unione dei consumatori o le varie liste locali che si richiamano al comico genovese. Non a caso quando Veltroni si rivolge al popolo del V-day, cerca sempre di abbinare al messaggio anti-casta quello del voto utile. Unica controindicazione a questa strategia è il fatto che il Pd potrebbe accavallarsi al suo unico alleato ovvero l'Italia dei valori. "Il partito di Di Pietro ? spiega Natale ? è quello che ha sempre avuto l'appeal maggiore nei confronti dei "grillini". Ciò peraltro giustifica anche le buone percentuali che l'Idv ha oggi nei sondaggi". La candidatura di Pancho Pardi del resto è stata una sorta di messaggio in codice verso quel movimento. E la destra? Quale partito beneficerà della mobilitazione anti-casta? "Non Berlusconi ? sostiene Weber ? in quanto le istanze antipolitiche che tradizionalmente ha sempre rappresentato negli ultimi quindici anni si sono in un certo senso "istituzionalizzate". Insomma, hanno trovato già perimetro e casa all'interno di Forza Italia prima e Pdl poi". In pole position invece la Lega, che rappresenta una specie di garanzia per chi è deluso dai giochi di palazzo, soprattutto se abita sopra il Rubicone. "Mi aspetto che il partito di Bossi abbia una grande affermazione. Prevedo che si attesti attorno al sette per cento, dove il quattro è lo zoccolo duro mentre il tre è tutta antipolitica". Meno attraente invece per i grillini la Destra di Storace. "Si tratta di una forza nuova ? sottolinea Natale ? ma che è fortemente connotata con il vecchio ceto politico. Basta considerare che il candidato premier, Daniela Santanché, è espressione dei salotti romani" E della politica che si guarda su Dagospia. Intanto, per restare in tema di riduzione dei costi della politica, l'Eurispes ha calcolato il risparmio per le casse statali che deriverebbe dall'abolizione delle province. "Nell'ipotesi in cui il personale delle province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati) ? spiegano all'istituto di ricerca ? venisse reimpiegato in altre amministrazioni locali, l'abolizione consentirebbe un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali".

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"Sta incoraggiando la nostra politica" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Toc, toc, ci siamo anche noi. E siamo tanti". Giampiero Leo, consigliere regionale di Forza Italia ed esponente di riferimento per Comunione e Liberazione, entra con forza in questa contesa sulla rappresentanza del voto dei cattolici che in questi giorni ha opposto l'Udc di Michele Vietti e gli ex popolari del Pd. Se quello che dicono i maghi dei sondaggi è vero - e cioè che al Senato il risultato di Casini e quello della Sinistra Arcobaleno possono essere determinanti per assegnare la vittoria a Berlusconi o a Veltroni - allora è meglio ricordare che nel Pdl c'è un gruppo di persone da "sempre in sintonia con le gerarchie ecclesiastiche e le associazioni del volontariato cattolico", spiega l'ex assessore regionale all'Istruzione. E per dare forza alle sue ragioni rivela: "Nei giorni scorsi ho avuto un incontro privato con il cardinale Tarcisio Bertone che ci ha incoraggiato a continuare nella nostra esperienza politica definita benefica e indispensabile". Ufficialmente, però, l'atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche è neutrale con l'invito agli elettori cattolici ad avere capacità di discernimento rispetto ai programmi delle coalizioni che devono dare risposte a quelle che sono chiamate "le bussole del bene comune" e cioè la vita, la famiglia e la libertà educativa. Il Nostro Tempo, il settimanale cattolico, nel numero di Pasqua titola così la pagina della politica: "13 aprile: non valide le ricette antiche" evidenziando la delusione per una campagna elettorale che non è stata in grado di chiarire le intenzioni dei partiti sul grave momento economico. Leo glissa e parte da uno studio "pubblicato dai giornali che spiega come la metà dei cattolici praticanti scelga la Pdl, un 10% l'Udc e poi in misura minore il Pd" per affermare che "da quanto ho potuto capire questi, a grandi linee, sono gli orientamenti dell'Episcopato". Cl, così, farà venire a Torino (29 marzo) Roberto Formigoni e Leo annuncia l'adesione all'area dei "consiglieri regionali Guida e Lupi". Il primo ex Udc, il secondo dei Verdi-Verdi. E così i popolari del Pd hanno deciso di andare al contrattacco preoccupati dalla duplice offensiva dell'Udc e di Cl verso quegli elettori moderati del Pd perplessi dalla scelta di candidare al Senato la radicale Emma Bonino. E lo fanno organizzando un convegno dal titolo significativo: "Moro: i cattolici e la sinistra. Le ragioni di un progetto politico". Per spiegare che "le ragioni di un intesa partono da lontano e che gli eredi della storia politica di Moro siamo noi", spiega Giorgio Merlo che sta organizzando l'iniziativa per conto di Gianfranco Morgando. Il primo appuntamento è a Torino il 28 marzo, poi si organizzeranno altri incontri in tutte le province. La lettera-invito firmata dai parlamentari e dai consiglieri regionali arriverà a casa di tutti i simpatizzanti che hanno seguito i popolari fin dal dissolvimento della Dc.

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Letti e riletti i programmi del Partito democratico e del Popolo della Libertà, mi sono convint (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

O anch'io che sono abbastanza simili. Entrambi, come di consueto, si preoccupano più delle famiglie che delle imprese. Entrambi promettono ogni sorta di interventi a favore di innumerevoli categorie di soggetti. Entrambi, infine, pensano di finanziare le promesse con il consueto cocktail a tre ingredienti: dismissioni del patrimonio pubblico (che piacciono soprattutto al Pdl), contrasto all'evasione fiscale (che piace soprattutto al Pd), lotta agli sprechi della Pubblica Amministrazione (che piace a entrambi). Sfortunatamente, i primi due ingredienti sono molto difficili da maneggiare. Tremonti pensa di spostare sugli Enti locali la patata bollente del debito pubblico, ma anche se ci riuscisse (cosa di cui dubito, se non altro perché la maggioranza di essi è governata dalla sinistra), impiegherebbe comunque anni di estenuanti trattative e schermaglie prima di concludere il "grande e libero patto" che consentirebbe di alienare parte del Patrimonio pubblico di Regioni, Province e Comuni. Veltroni pensa, grazie alla "lotta all'evasione fiscale", di mantenere il ritmo tendenziale di aumento delle entrate del 30-40% al di sopra del ritmo di crescita del Pil, illudendosi che anche gli anni a venire, nonostante la crisi e a dispetto dell'iper-salasso del 2006-2007, possano riservarci un flusso costante di extragettiti. Resta il terzo ingrediente, la lotta agli sprechi nella Pubblica Amministrazione. Stante la difficoltà di percorrere le prime due vie, è proprio qui - sui tagli alla spesa pubblica - che chi governerà sarà costretto a giocare le sue carte. Vediamole, allora, queste carte. Il Partito democratico pensa a una cura shock, con un contenimento della spesa corrente primaria di almeno 40 miliardi di euro nei primi 3 anni. Il Popolo della libertà, invece, pensa a un intervento decisamente più leggero, pari a 20-30 miliardi spalmati su 5 anni. Diciamo, giusto per dare un'idea, che nei primi tre anni di legislatura i "risparmi" (eufemismo per tagli) potrebbero essere pari a 15 miliardi l'anno se vince Veltroni, e pari a 5 miliardi l'anno se vince Berlusconi. Così stando le cose, ci si poteva aspettare che i mezzi per tagliare la spesa pubblica immaginati dal Pd fossero molto più drastici di quelli immaginati dal Pdl. E invece - sorpresa! - sembrerebbe proprio il contrario, almeno a giudicare dalle spiegazioni fornite dagli estensori dei programmi del Pdl (Giulio Tremonti) e del Pd (Enrico Morando). Tremonti, che vorrebbe tagliare la spesa di "solo" 5 miliardi l'anno, dichiara che si tratta di un'operazione inconcepibile senza una battaglia culturale che renda possibile "abrogare il risultato del '68 attraverso leggi che ricostituiscano le catene di comando, di controllo e di responsabilità dentro la Pubblica Amministrazione, riportando d'attualità la figura centrale del capoufficio". Morando, che vorrebbe tagliarla al formidabile ritmo di 15 miliardi l'anno, si limita a fare degli esempi di risparmi di spesa, a quanto pare senza avvertire l'enormità del compito. Curioso. A giudicare dagli obiettivi dei due schieramenti mi sarei aspettato esattamente l'opposto: che il centro-destra si limitasse ai soliti esempi (informatizzazione degli uffici, acquisti centralizzati, accorpamento di enti, premi di produttività), visto che non promette sfracelli; e che il centro-sinistra giocasse l'arma totale dei licenziamenti, o quantomeno della mobilità non contrattata con i sindacati, vista l'ampiezza dei risparmi di spesa che promette (o minaccia). Ma soprattutto mi sarei aspettato una maggiore attenzione alla complessità tecnica e politica di un'operazione di contenimento della spesa pubblica. Le stime più prudenti degli sprechi nella Pubblica Amministrazione suggeriscono che, a parità di servizi erogati, i risparmi possibili si aggirano intorno agli 80 miliardi di euro l'anno: un risultato che indubbiamente dà qualche sostegno alla vena efficientista di Veltroni. Per risparmi possibili, però, si intende quelli che si otterrebbero se tutti i territori si adeguassero alle pratiche organizzative dei territori più virtuosi. Di qui il problema: come si fa a "costringere" un territorio inefficiente a spendere di meno senza ridurre i servizi? Se accettiamo la domanda, è difficile non rispondere alla Tremonti: obiettivi di risparmio territoriali (ossia diversi da luogo a luogo) implicano valutazione dei dirigenti pubblici sulla base dei risultati, ma anche piena libertà - per i dirigenti stessi - di riorganizzare alla radice il lavoro dei dipendenti. Tutto ciò, è inutile nasconderlo, significa mobilità non contrattata, premi individuali, ridimensionamento del potere sindacale. E naturalmente significa concentrare la maggior parte dei tagli sulle regioni meridionali, visto che il grosso degli sprechi è concentrato lì. Sono pronti gli italiani per un simile passo? Berlusconi e Tremonti sembrano pensare di no, e si apprestano quindi ad agire in modo graduale, anche se geograficamente selettivo: penalizzare i territori spreconi, però poco per volta. Veltroni, invece, sembra pensare di sì (yes, we can...), ma forse non ha fatto bene i suoi conti. Se tagliasse 15 miliardi di spesa pubblica l'anno in modo equo, ossia colpendo principalmente il Sud, si troverebbe a fronteggiare i blocchi stradali (come capitò a Berlusconi con i forestali della Calabria). Se tagliasse 15 miliardi l'anno in modo iniquo, ossia colpendo indiscriminatamente regioni virtuose e regioni sprecone, ridarebbe fiato alle spinte separatiste delle regioni del Nord. Insomma, la mia impressione è che "abrogare il '68" nella Pubblica Amministrazione sia (forse) fin troppo se ci accontentiamo di risparmiare 5 miliardi l'anno, ma sia il minimo necessario se ne vogliamo risparmiare 15. Altrimenti, il rischio è che i territori cui vengono imposti i tagli più severi, anziché riorganizzarsi per spendere di meno, non trovino di meglio che ridurre i servizi erogati. Il che sarebbe il colmo, visto il basso livello di partenza di molti di tali servizi e l'incompletezza del nostro Stato sociale. Anche se la vittoria del Pd è improbabile, forse un chiarimento su questo punto non guasterebbe. Così, giusto per avere un'idea più concreta di quel che ci aspetta.

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Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, interprete sicuramente competente della legge, sost (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Iene che non c'è nulla, nelle norme sulla par condicio, che vieti o impedisca il faccia a faccia tra due candidati premier. Veltroni e Berlusconi, come la volta scorsa Berlusconi e Prodi, potrebbero in altre parole decidere di incontrarsi in uno studio tv, stabilendo autonomamente le regole e la data per il confronto. E anche se è probabile che gli altri leader candidati protesterebbero, per marcare la differenza tra le elezioni precedenti, in cui la gara era tra due soli concorrenti, e quelle attuali, in cui ognuno si presenta per sé o a nome di piccole alleanze, sarebbe davvero difficile impedire a due competitor come Silvio e Walter - percepiti dall'elettorato come gli unici in grado di formare un governo in caso di vittoria -, di confrontarsi pubblicamente in tv. Al massimo anche gli altri potrebbero chiedere un faccia a faccia. Contro e a favore del confronto televisivo, poi, giocano i precedenti. Nel 2001, trovandosi per la prima volta davanti un avversario più giovane come Rutelli, Berlusconi preferì passare la mano. Nel 2006 invece fu lui stesso a sfidare Prodi, che accettò. Amministrati con un complesso sistema di tempi e regole che consentiva ai concorrenti di sfuggire alle domande dei giornalisti, dandosi vicendevolmente due risposte per ogni passaggio, i match furono due. Nel primo vinse Prodi, e Berlusconi risultò imbarazzato e impacciato. Nel secondo, più a ridosso delle elezioni, il Cavaliere realizzò l'aggancio che lo portò poi a perdere per soli 24 mila voti. In una campagna elettorale come questa che stenta a decollare, tutti danno per scontato che il faccia a faccia non si farà. Ma non è detto. Berlusconi e Veltroni potrebbero ripensarci: trovando nel faccia a faccia lo strumento per tentare di dare la sveglia agli elettori.

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Bonaiuti: lui è come lo spinter Marino Basso, si esalta se il traguardo è vicino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Cos'hanno in comune Silvio Berlusconi e Marino Basso, campione di bicicletta negli anni Sessanta e Settanta? Nulla, tranne che entrambi si esprimono al meglio nella volata finale. Due sprinter. Poi, sia chiaro, "nei sondaggi Berlusconi ha un tale vantaggio che potrebbe perfino smettere di pedalare", esagera Bonaiuti. Ma il paragone con Basso lo tenta, sebbene il portavoce giudichi più azzeccato quello col belga Rik Van Steenbergen. E allora, dimentichiamoci le fiacche esibizioni televisive del Cavaliere nella prima parte della campagna elettorale, il freno a mano tirato, i toni sussiegosi da statista. E aspettiamoci un ritorno al passato più sanguigno. Del quale non verrà risparmiato nulla, neppure il celebre "Contratto con gli italiani". Berlusconi ne ha già pronto un altro. Anche questo di cinque punti, come nel 2001. Pure stavolta da vidimare con svolazzo nello studio televisivo di Vespa, sulla stessa identica scrivania. Quali promesse contenga, è uno dei segreti meglio custoditi sennò, spiegano al Plebiscito, "Veltroni ce lo copia". Al segretario del Pd non vogliono concedere nulla, niente dibattito televisivo (Bonaiuti dà del "fariseo" al ministro Gentiloni che insiste nel chiederlo), nessuna occasione di scontro diretto. L'unica volta che da spettatori faremo un raffronto tra Silvio e Walter sarà martedì 1 aprile, quando andranno l'uno dopo l'altro in tivù per le rispettive Tribune elettorali, sotto forma di conferenza stampa. Però il sorteggio è stato beffardo: proprio quella sera si giocherà la partitissima di Champions League, Roma-Manchester. Il grosso del pubblico avrà la testa nel pallone. Altre apparizioni saranno previste a Matrix, a Primo piano, a Uno mattina, a Radio anch'io, secondo un copione comune per tutti i leader. Ma le ultime due settimane di campagna il Cavaliere si lancerà ventre a terra in giro per l'Italia, concentrandosi (a differenza di Veltroni) solo sulle regioni in bilico, quelle dove pochi voti potrebbero far scattare al Senato il premio di maggioranza. Dunque nell'ordine: Liguria, Abruzzo, Marche, Lazio (su cui pure Fini garantirà un impegno speciale negli ultimi dieci giorni di campagna) Sardegna e Campania. Più una puntata finale in Calabria, venerdì 11 aprile. Si moltiplicheranno i discorsi e si alzeranno i toni. L'elettore berlusconiano è pigro di natura, va a votare solo se teme l'arrivo dei cosacchi. Dunque, attacchi mirati al segretario del Pd. Senza risparmiare colpi bassi, tipo quello sulla pensione da deputato, e senza rimpianti. L'idillio con Veltroni è già sepolto, adesso va di moda la "dottrina Tremonti", secondo cui Walter sarà un pessimo interlocutore del Pdl, farà perfino rimpiangere Massimo D'Alema. Di manifesti con la faccia del Cavaliere in giro non ne vedremo. Solo slogan ("Rialzati, Italia!") e simbolo del Pdl, perché dai sondaggi riservati risulta che molta gente non li conosce. Zero comizi, rimpiazzati da camper e gazebo che nelle grandi città non balzano all'occhio, laddove in provincia, soprattutto nei paesi, suscitano ancora una certa curiosità. Forza Italia ha messo in pista 200 camper, in media 10 a regione. La spesa è relativamente modesta, in sintonia con una campagna mai così parsimoniosa. Anche perché il Cavaliere, diversamente dalle passate elezioni, stavolta pare sia stato stretto di manica. Non certo avaro, tuttavia: ha anticipato i denari del rimborso elettorale, che sono alcune decine di milioni.

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Berlusconi: pronto il contratto-bis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

LA STRATEGIA DEL CAVALIERE PER LA VOLATA FINALE: TOUR NELLE REGIONI A RISCHIO E TONI MENO CONCILIANTI CON IL RIVALE Berlusconi: pronto il contratto-bis L'autunno scorso una trasmissione tv le voleva ospiti entrambe: "Che fai? Tu ci vai?", si consultarono subito. Come a inizio campagna elettorale, quando si sono sentite per commentare la polemica sulle sciampiste: "Non è che dopo tanti anni di lavoro finiamo per passare anche noi per veline?", a chiedersi angosciate. Si chiamano spesso, collaborano a progetti, hanno fatto politica a Dublino come a Sarajevo, c'è scappata pure una vacanza insieme a Ischia. Legatissime una all'altra: "Ale è brava, onesta, intelligente", cinguetta una; "Bea è frizzante, energica, appassionata", ricambia l'altra. Tra poco più di un mese Ale e Bea siederanno probabilmente a Montecitorio: ma di sicuro non potranno essere vicine di banco. Perché una è Alessia Mosca, 32 anni, candidata numero 11 nelle liste del Pd in Lombardia, spedita da Veltroni a occuparsi di lavoro nell'esecutivo nazionale. Mentre l'altra è Beatrice Lorenzin, 36 anni, coordinatrice dei giovani di Forza Italia, in lista (ironia della sorte) anche lei come undicesima, ma nel Lazio e per il Pdl, ombra di Berlusconi in tutte le sue apparizioni capitoline. Né fisioterapiste né figlie di: cresciute a pane e politica, sono amiche-nemiche da quasi dieci anni. Galeotto fu il movimento dei giovani popolari europei: era il 1999, Beatrice era coordinatrice dei giovani del partito in Lazio e stava lavorando alla trattativa per far entrare Forza Italia nel Ppe; Alessia era responsabile esteri dei giovani popolari. Fu stima a prima vista: le divide la politica ("ma non abbiamo mai litigato", in coro) ma le unisce la battaglia per le donne; negli anni, a turno, una organizza e l'altra aderisce. Marciano parallele e solidali, "siamo simili: due mediani, due soldati", definizione della Lorenzin. Fisicamente si assomigliano pure un po': bionde, solari, graziose. Espansiva e diretta la pasionaria azzurra, nata a Roma ("fieramente borgatara") da mamma fiorentina e papà istriano, iscritta a giurisprudenza e mai laureata (ma Silvio ha perdonato). Impegnata nel partito da quando è nato, pupilla di Antonio Tajani, già coordinatrice del Lazio, già in pole position per una candidatura nel 2006, finalmente il posto in lista arriva e non c'è più tempo nemmeno per mettere qualcosa nel frigo della casa che divide con due gatti. Timida e riservata Alessia da Monza col curriculum da prima della classe: 110 e lode in filosofia alla Cattolica, master in relazioni internazionali, quattro lingue, grande passione per l'Europa: "Ho vissuto molto tempo da nomade, tra Roma, Milano, Bruxelles. E la mia casa romana è sempre invasa da amici". Uno stage con una parlamentare europea durante l'università e la strada politica è imboccata, poi arriva l'incontro con Enrico Letta ("il mio punto di riferimento, così serio, preparato") e il lavoro con lui: così, se dal 2004 al 2006 entra ed esce da Palazzo Chigi la Lorenzin come assistente di Bonaiuti, dal 2006 è lei a frequentarlo come collaboratrice di Letta. Sempre più vicine al vertice: nel 2005 l'azzurra si segnala per i suggerimenti sussurrati al Cavaliere in tv; di recente la democratica si trova a discutere gomito a gomito con Tito Boeri e Pietro Ichino. Ora sono in campagna elettorale: blindata la posizione di Beatrice, più in bilico quella di Alessia. "Ce la fa, ce la fa", incoraggia la bionda del Pdl. Se non è una Grande Coalizione è una grande amicizia: "L'unica cosa che non capisco di Bea è come mai stia dall'altra parte", sospira Alessia. "Le faccio un grande in bocca al lupo", sorride Beatrice, ed è sincera. Anche perché è svelta ad aggiungere: "Tanto vinciamo noi".

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"Risparmiamo all'osso gli enti inutili sono altri" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervista Provincia nel mirino Il presidente: dallo Stato soltanto 175 mila euro, cifra ridicola CARLO BOLOGNA "Risparmiamo all'osso gli enti inutili sono altri" VERBANIA Ivan Guarducci Il primario di ortopedia di Gravellona Toce aveva battuto (con il centrodestra) Enrico Borghi al ballottaggio del 27 giugno '99. Nel 2004 aveva cercato una conferma e si era trovato al ballottaggio contro Ravaioli. Il 46,5% del primo turno (contro il 38,8% ) non gli era bastato. Ha 67 anni, è in Consiglio provinciale.Ventiquattro aprile 1992, il Verbano Cusio Ossola diventa Provincia. Sono passati sedici anni e ci troviamo con l'Eurispes (istituto di studi politici) che individua nell'abolizione di questi enti il modo migliore per tagliare i costi della politica. Presidente Ravaioli, intanto, è valsa la pena di staccarsi da Novara? "Sì. E' stato un modo per anticipare il federalismo locale, distinguere questo territorio che voleva esprime le proprie peculiarità, le proprie differenze". Eppure oggi le Province sono nel mirino. "Prima è stata la volta delle Comunità montane, ora tocca ai nostri enti essere bollati come inutili. E' un disegno trasversale: si sono pronunciati in questa direzione Fini, Berlusconi, anche Veltroni seppur limitando la considerazione alle città metropolitane. Ma su un bilancio di 70 milioni di euro lo Stato ci dà 175 mila euro, una cifra ridicola. Altro che sprechi. Vogliamo invece considerare i costi di Province e Regioni autonome? O quelli di consorzi vari e ato? Qui sì che ci sono i costi della politica e opportunità per risparmiare. E poi io so quanto costa la Provincia del Vco e mi chiedo se tutti gli altri così virtuosi. Noi risparmiamo all'osso e offriamo un ente davvero utile al territorio. Il ruolo che viene svolto è concreto". E' la Provincia soprattutto delle strade e delle scuole. Non è sostituibile? "Chi contesta i nostri enti fa discorsi generici e generalisti, come è avvenuto per le Comunità montane. Gestiamo 600 e più chilometri di strade di montagne e tutti riconoscono che lo facciamo bene. Chi lo farebbe? Torniamo all'Anas che dava più problemi che altro? E chi seguirebbe l'edilizia scolastica? Perché invece non si allarga il discorso? Non sono uno strenuo difensore dell'equivalenza Provincia uguale Prefettura uguale servizi dello Stato. Queste cose si possono discutere se vogliamo rendere le spese più efficienti". Qualche idea? "La Motorizzazione, ad esempio. Perché non può essere data alle Province? E per il Catasto è davvero necessario fare delle agenzie del territorio? Anche sul tema delle Prefetture si sono spese un sacco di parole ma se si può fare una gestione migliore perché dire di no? E poi lo Stato si decida finalmente a fare la riforma degli enti local di ogni grado, per decidere chi deve fare che cosa. Pensiamo a quanti intervengono sulle politiche del turismo". Quanti dipendenti ha la Provincia? "Circa 220, non è un'esagerazione. Vorrei vedere alcune Province del Sud come sono organizzate. Noi stiamo attenti a non fare più di un consiglio al mese pe rnon gravare sul bilancio. Altrove c'è chi sponsorizza squadre di calcio". Ritiene che oggi il Verbano Cusio Ossola sia più forte rispetto a quando era l'Alto Novarese? "Sì, è più forte. Ma ancora non abbiamo superato il tema della definizione delle risorse. Non tanto con lo Stato ma con la Regione che al trasferimento delle deleghe non sempre ha fatto seguire gli strumenti adeguati. Questo è il nostro punto debole. La questione dei canoni idrici, ad esempio, è ancora aperta". Sull'autonomia, ad un anno dal voto per il rinnovo del Consiglio provinciale, il dibattito si è già riacceso. La Lega ha lanciato una raccolta di firme. "Abbiamo posizioni diverse. Parlare di una Provincia autonoma sul modello di Trento e Bolzano è fuori luogo e fuori dal tempo. Dobbiamo lottare per avere risorse per un'autonomia possibile". Quella specificità riconosciuta dall'articolo 8 dello Statuto del Piemonte? "Sì, va riempita di contenuti". Però dietro l'angolo ci sarà sempre il rischio di venire spazzati via: il Vco ha solo 160 mila abitanti. "Se affrontiamo la riorganizzazione con le stesse logiche delle Comunità montane è un disastro. Questi problemi vanno affrontati caso per caso. E' vero che siamo in 160 mila abitanti ma distribuiti su un territorio vastissimo che ci posizione come una media Provincia. Più che al nostro accorpamento si dovrebbe guardare a certe realtà di pianura. Noi siamo un presidio fondamentale". Non è sintomo di debolezza affrontare temi importanti, come sanità o rifiuti, in termini di quadrante o addirittura sestante coinvolgendo le Province vicine? "No, è un segno di capacità amministrativa. Sui rifiuti, ad esempio, si ragiona su un territorio di sei province perché è un problema che va affrontato su una certa dimensione. E' un modo per rendere più redditivo un processo di governo di alcuni settori". Le alleanze guardano al Piemonte. Ma spesso soffia la "voglia di Lombardia". Per sempre con Torino? "Possiamo restare con il Piemonte, sapendo però che dobbiamo svolgere un ruolo di cerniera con la Lombardia. Mentre parliamo sono a Cannero, alla mostra della camelia, ed è pieno di turisti lombardi. Dobbiamo tenere una "geometria variabile". Paolo Ravaioli Ha retto la Provicia dopo la morte di Ravasio, fino alle elezioni del '99. Geometra di Villadossola, 61 anni, governa dal 2004, quando è stato eletto con l'appoggio di Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Democratici di sinistra, Verdi, Margherita e Sdi.

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"A me gli imprenditori hanno sempre detto no" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Da quattro giorni la deriva della vicenda Alitalia lo indispettiva ogni ora di più, anche se ieri mattina Romano Prodi è stato momentaneamente "distratto" dall'ultima campagna de Il Giornale sulla presunta scomparsa dei regali ricevuti dal premier durante il suo mandato. Ieri mattina Prodi, nella sua casa di Bologna, stava per mettersi in viaggio per Bebbio - sull'Appennino reggiano - dove il Professore si ritrova a Natale e Pasqua con i tanti fratelli e i tantissimi nipoti, ma l'articolo ha prodotto su lui (e sulla moglie Flavia) una rabbia fiammeggiante: chi ci ha parlato racconta di un'indignazione per certi versi "superiore" a quella suscitata dall'annuncio di Clemente Mastella sulla fine del suo sostegno del governo. Ma la rabbia per il tentativo del quotidiano di Paolo Berlusconi di chiamarlo in causa su vicende che ne possano minare la credibilità personale ieri pomeriggio sembrava sbollita e la sorte dell'Alitalia aveva ripreso a tener desta l'attenzione del premier. Sulla vicenda Prodi non intende intervenire in modo formale né informale e a chi gli chiede cosa ne pensi veramente, ripete: "C'è una precedura in corso e non è proprio il caso di parlare". Ma, sia pure a mezza bocca, si toglie un sassolino: "Se si manifesteranno novità, vedremo. Ma nel corso dell'anno appena trascorso, gli imprenditori italiani in qualche modo coinvolti hanno dato tutti la stessa risposta: Alitalia? E che siamo matti?". Di più Prodi non dice e non vuol dire. La sua battuta, del tutto informale, non sembra un "j'accuse" specifico nei confronti di questo o quell'imprenditore, anche perché alcuni sono usciti allo scoperto e altri si sono limitati a sondaggi preliminari. Certo, alla fine del 2006, l'imprenditore più vicino al Partito democratico, il patron del gruppo Espresso Carlo De Benedetti, era sembrato essere interessato ad Alitalia. Un interessamento breve, più dichiarato che concreto e comunque esaurito negli ultimi giorni del 2006. Il 6 dicembre l'Ingegnere chiese un appuntamento a palazzo Chigi con Prodi e in quella occasione spiegando che per lui poteva valere la pena imbarcarsi nell'operazione, soltanto avendo mani libere. Una rinuncia determinata dai paletti posti dal governo: salvaguardia dell'interesse nazionale e dei posti di lavoro. Certo, non hanno fatto piacere a Prodi le parole pronunciate alcuni giorni fa da Carlo De Benedetti, che ha detto: "La trattativa per la vendita di Alitalia è stata condotta nel modo peggiore possibile: pensavano di vendere un'azienda "in bonis" e invece Padoa-Schioppa ha parlato di rischio di commissariamento, cosa che avrebbe dovuto fare un anno fa". In compenso pare che non gli siano dispiaciute le parole dell'ex presidente dei giovani industriali (ora candidato del Pd) Matteo Colaninno: "Alitalia è ad un punto di non ritorno. Io sono fuori, ma se mio padre facesse un'offerta, lo guarderei con preoccupazione". Un modo allusivo per dare del matto a chi, in Italia, volesse imbarcarsi ora nell'operazione-Alitalia. Ma, l'approssimarsi di un passaggio importante (il 31 marzo scade il termine per un accordo tra sindacati e Air France), renderà ancora più ermetico Prodi. Il premier non ha pronunciato una sola parola neanche durante la campagna elettorale, per non sovrapporsi a Walter Veltroni. Certo, l'oscuramento che il Pd ha imposto al governo e al suo Presidente e il mancato coinvolgimento di Prodi in iniziative di campagna elettorale non hanno fatto piacere al Professore. Che sta meditando una piccola "sorpresa", come dice lui stesso: "Il 9 aprile Walter chiuderà a Bologna: se un impegno internazionale me lo consentirà, farò il possibile per esserci".

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Se il presidente dei franco-olandesi non vuole trattare significa che l'affare non gli interessa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Luigi Angeletti Presidente Formigoni: questa cordata? "Confermo che ci stiamo lavorando e dirò di più. Nonostante siano giorni di vacanze pasquali, tra ieri e oggi ho ricevuto altre due telefonate di imprenditori che vogliono aggiungersi a questa iniziativa di orgoglio nazionale". Qualcuno subodora il bluff. I nomi? "Non scherziamo. Le cose sono serie, sul punto di essere presentate pubblicamente. Ma prima di staccare un assegno questi imprenditori hanno il diritto di avere il tempo di guardare dentro i conti di Alitalia. Air France ha avuto tre mesi per studiare tutto". Comprare Alitalia non è uno scherzo, qual è l'identikit dei partecipanti? "Rientrano importanti gruppi italiani, con l'interesse anche di player internazionali. Mi fermerei qui". Già, però tempo fa lei aveva già annunciato l'esistenza di una cordata. Perché siamo ancora ai preparativi? "Allora dicevamo semplicemente che a Malpensa il mercato c'è, che c'erano e ci sono compagnie pronte a sostituire Alitalia. Per questo avevamo chiesto la moratoria. Non ce l'hanno concessa e abbiamo dovuto intensificare gli sforzi e fare uno scatto in avanti". Cosa farà la cordata: butterà a mare Fiumicino per salvare Malpensa? "Dalle notizie che abbiamo, il piano salvaguarderà sia Fiumicino sia Malpensa". E come si conciliano i due aeroporti? "Alitalia è l'unica compagnia capace di perdere a Malpensa, dove le altre guadagnano. Paga la sua disorganizzazione, di cui sono emblema gli equipaggi che partono da Roma per prendere servizio a Milano. Secondo il piano alternativo, a Fiumicino lavorerà gente che abita nella capitale, a Malpensa gente che sta in zona". Ci saranno trasferimenti di massa? "Stanno ancora studiando come riorganizzare la compagnia, perché di questo si tratta". Mentre studiate, Alitalia sta spegnendosi. La cordata interverrà quando sarà già fallita? "La cordata farà in tempo a prendere Alitalia da viva. Non tra 24 ore come vorrebbe Veltroni, non nei 10 giorni di Padoa-Schioppa. Il ministro ha fretta di vendere, il leader del Pd ha difficoltà politiche su questa vicenda. Per la cordata ci vorranno 3 o 4 settimane, come ha detto il presidente Berlusconi". Giusto il tempo di arrivare alle elezioni. "E' vero, la scadenza coincide con le elezioni. Ma bisogna essere seri. Noi lavoriamo da mesi a questa soluzione, quando ancora le elezioni anticipate non se le sognava nessuno". Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa dice che Alitalia per come sta messa ha poche settimane di vita. Lei si assume questo rischio? "Non ci risulta. E' in corso una drammatizzazione estremistica della situazione". La situazione, ammetterà, è grave. "Nel bilancio di Alitalia si vede un'impennata in negativo a partire dal piano "di sopravvivenza", io direi "di agonia", varato da Prato. Storicamente, però, le perdite si concentrano nei mesi estivi. La compagnia può andare avanti diversi mesi". E allora di cosa stiamo parlando? "Di una situazione grave per la quale ci stiamo impegnando. Vogliamo evitare che i tifosi di Air France vendano Alitalia a condizioni che non merita, insieme con il ricco mercato del Nord". Ci dice almeno quanti sono in cordata? "Buona Pasqua".

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Silvio spodestato Santanchè regina del battutario (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La storia Nel taccuino dei primi trenta giorni Il podio Spot su Gesù LA ZAMPATA IL CARNEADE WALTER CI PROVA IL RE DI NUSCO IL CAVALIERE LA SFIDANTE Silvio spodestato Santanchè regina del battutario Bilancio già ricco a metà della campagna elettorale Tra le gaffe Oscar a Di Pietro e al suo 13° apostolo MATTIA FELTRI "Via gli uomini Voglio fare la foto con le sole donne Io sono Silvio Berlusconi non Silvio Sircana" Ecco le frasi da non dimenticare Pdl contro i socialisti "Superato ogni limite" "La parità uomo-donna ci sarà soltanto quando una cretina sarà sistemata ai posti di comando" Cossiga: voterei Bertinotti se avesse tenuto falce e martello "Io, 33° nella lista Udc Ha più chance Fausto di diventare Papa" "Il senatore Di Gregorio? Anche Gesù Cristo ha sbagliato con i suoi apostoli Uno su 13 l'ha tradito" "Miss Padania è toscana Certe cose non le spieghi nemmeno ai lombrichi" "Dalle mie parti Udc vuol dire soltanto: U Demita Ciriaco" Tiene la scena con il colpaccio sul figlio e le precarie S'inventa un Fini trasformato in "valletta" ROMA Silvio Berlusconi Daniela Santanchè Antonio Di Pietro Peccato di pantalone pronta assoluzione, dicono i saggi di Sicilia, e fra tutti i merli maschi della politica italiana il più cascamorto è sempre Silvio Berlusconi. Se c'è una femmina nei paraggi non si contiene: "Tutte si innamorano di me, che ci posso fare?". La sua campagna elettorale prevede una battuta al giorno, e almeno una a settimana sulle signore: "La faccio, la foto. Ma soltanto con le donne. Mi chiamo Silvio, ma Berlusconi, non come quell'altro". Quell'altro era Silvio Sircana, il portavoce unico fotografato mentre sbirciava dal finestrino i trans romani. Spesso le facezie del Cavaliere sono buone, spesso passabili, spesso inascoltabili. E' che la politica italiana non scala le vette del senso dell'umorismo. "Tuteliamo i figli di Berlusconi", ha puntato all'ironia Pietro Marcenaro (Pd), e riferendosi ai giovani eredi dati in sposi alle precarie e in corsa per Alitalia dal frizzante genitore. La vena comica, nella prima fase della campagna elettorale, ha accarezzato il sublime sulle ali dell'involontarietà: "Berlusconi ha segnato un'epoca come De Gaulle", ha sostenuto Gianfranco Rotondi. "E' meglio abortire che dare i figli all'orfanotrofio, con tutti i pedofili che ci sono in giro", ha spiegato Franca Rame. Da podio olimpico l'uscita di Antonio Di Pietro a proposito di Sergio De Gregorio: "Anche Gesù Cristo ha sbagliato con gli apostoli: uno su tredici lo ha tradito". Ma gli apostoli erano dodici. E' che il candidato deve fare colpo, specie il candidato paracadutato. Luca Barbareschi: "Ho seguito le polemiche sulla mia candidatura. Da sardo avrei fatto lo stesso. Però sappiate che io ho fatto politica da sempre e, da velista, conosco la Sardegna metro per metro". Michaela Biancofiore, bolzanina del Pdl in lista in Campania, scruta l'albero genealogico: "Ho uno zio acquisito ad Avellino. Sono stata spesso in vacanza in costiera amalfitana, Ravello, Positano, ma anche Ischia e Capri". Paracadutavano questo ed escludevano quello. Come Beppe Lumia, poi recuperato. "Non è vero che è stato escluso. Semplicemente non è stato incluso", ha precisato il presidente della provincia di Enna, Cataldo Salerno (Pd). Ma, insomma, l'aspirante leader si cimenta. Il pubblico gradisce ironia e sarcasmo. Berlusconi è un riciclatore, c'è una battuta che fa a ogni tornata, stavolta di nuovo. Ha visto un bambino e gli ha chiesto: "Quanti anni hai?". Sei, ha risposto il piccolo. "Alla tua età io ne avevo già otto". L'infanzia stuzzica anche Walter Veltroni. E' stato a pranzo da una famiglia di Orzano (Ravenna) e poi ha squadernato un disegno del bimbo con scritto: "Walter è forte e io lo tifo". "Ha trovato il modo di mangiare a sbafo", ha replicato Berlusconi. "Se parla di Prodi, gli fermano il pullman e gli sgonfiano le ruote", ha aggiunto Gianfranco Fini. Ma pure lui è un bell'obiettivo. Specialmente di Daniela Santanchè, autentica scoperta di queste settimane: "Fini non ha sangue nelle vene". Così così, ma viene a seguito di altre migliori: "Che soddisfazione vedere Fini trasformato in valletta. Finalmente una valletta maschio", ha detto dopo averlo visto sul palco del Palalido a fianco del capo. E poi: "Fini ora è come Enrico Bondi: un dirigente d'azienda in attesa di promesse da leader che non vedrà mai mantenute". Lei, inoltre, è sessualmente eclettica: "Ci sarà la parità soltanto quando la più cretina sarà al posto di comando". Oppure: "Tutte le donne hanno la sindrome dell'ape regina. Vogliono essere l'unica". La spiritosaggine più famosa è, però, anche una delle meno riuscite: "Alle precarie dico: sposate mio figlio". Made in Berlusconi, naturalmente. Ma l'ottimo Raffaele Bonanni ne ha subito infilata una discreta: "Buona idea. Ma i precari sono molti, i ricchi sono pochi". "E non sono nemmeno poligami", ci ha messo il carico Franco Giordano. Certi temi vanno lasciati a chi è del ramo, come Luciana Sbarbati, repubblicana in quota Pd: "Vengo dalla società civile: ho lavorato nel sociale". Anche la Sbarbati, come Barbareschi, è stata dirottata in Sardegna, e lei pure ha però un buon aggancio: "In molti ricordano con piacere il comizio di Cagliari in cui ero sul palco con Prodi, Fassino e gli altri". Peccato che gli acciacchi abbiano rallentato Francesco Cossiga, grande showman. Ma una notevole l'ha sfoderata: "Ho anche pensato di votare Bertinotti, ma solo se avesse avuto il coraggio di mettere la falce e il martello nel simbolo". Ci ha pensato un vecchio sodale, Ciriaco De Mita, a tenere issata la bandiera democristiana: "Pd e Pdl promettono di tutto senza dire come faranno. E' come se io dicessi agli elettori che è pronta una spiaggia a Nusco". E ancora più su: "Udc? dalle mie parti vuol dire U Demita Ciriaco". Spesso ci si dirotta sul mezzo insulto, o tre quarti: "Veltroni è laureato in fiction", ha annunciato Berlusconi. "E ci si pulisca il culo", ha risposto Francesco Storace-Totò al mago Otelma che gli offriva una favorevole carta astrale. "Ciarrapico rappresenta l'inciucio anche fisicamente", ha declamato la solita Santanchè. "Lo trattano come uno sguattero", ha riferito il medesimo Ciarrapico a proposito di Fini. "Ma chi è 'sto Juncker? Me pare 'no yogurt", ha suggerito Alessandra Mussolini del presidente dell'eurogruppo popolare. "La politica non è mai scesa così in basso", ha commentato il povero Clemente Mastella. Forse perché Raffaele Lombardo vuole fare della Sicilia "una nuova Irlanda". O perché secondo Sandra Zampa "Prodi è un uomo che il mondo cerca". O, ancora, perché "con l'hard a modo mio ho fatto politica", ha sentenziato Milly D'Abbraccio. Si cade in basso ma si festeggia: "Hanno fatto miss Padania e ha vinto una di Grosseto. Certe cose non si possono spiegare neanche ai lombrichi", ha sospirato Veltroni. Meno male che qualcuno mantiene il senso del limite: "Penso che sia più facile che Bertinotti diventi Papa piuttosto che io diventi deputato". Il premio di mezza campagna va a lui, Francesco Masina, candidato numero 33 dell'Udc in Emilia Romagna. Botta e risposta tra Pdl e Ps sullo spot del Partito socialista che definisce Gesù il primo socialista della storia. Maurizio Gasparri, dell'ufficio politico di An, attacca: "Altro che recupero delle radici cattoliche, altro che cristianesimo delle origini. Lo spot dei socialisti altro non è se non ostentazione di laicismo in salsa pubblicitaria per fini elettorali. E per giunta farcita di una ipocrisia sinistra, visto che si parla di rispetto della religione. Sappiamo tutti da tempo come la pensano Boselli e i suoi compari" Rincara la dose Roberto Cota della Lega: "In questa campagna elettorale abbiamo visto ormai veramente di tutto, dalla speculazione sulle tragedie al fine di proporre candidature spettacolo, ai candidati eccellenti paracadutati. Adesso c'è questo spot dei Socialisti che, nel periodo pasquale, strumentalizzano l'immagine di Cristo. Tutto questo è a nostro avviso la spia di una politica distante dai cittadini". Replica Boselli: "Con il nostro spot noi vogliamo rivendicare quella che è sempre stata la missione dei socialisti da quando sono nati, difendere e aiutare i più deboli, chiedere giustizia per loro. Se essere credenti significa questo, allora tutti i socialisti lo sono. Io chiedo solo a tutti, in nome della tolleranza, di vederlo prima di giudicarlo", conclude Boselli. E al candidato premier dei socialisti arriva la solidarietà della sinistra arcobaleno per bocca di Marco Rizzo, dei comunisti italiani: "Il tasso di ingerenza della gerarchia vaticana e delle sue emanazioni politiche gasparriane, bacciniane eccetera sulla politica italiana è talmente forte da arrivare a mettere in discussione persino uno spot elettorale".

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Il nome (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il nome Maria Novella Oppo VELTRONI, intervistato da Daria Bignardi nel corso delle Invasioni barbariche, ha spiegato perché non fa mai il nome di Berlusconi. E forse ha ragione, visto che, a nominarlo, ci pensano tutti gli altri (noi compresi). Infatti il cavaliere ogni giorno si inventa il modo più squallido per fare notizia, offrendo ai suoi servi pagati il loro pane quotidiano e a tutti gli altri un motivo di indignazione, o un alibi per metterlo in apertura di tg, come testimoniano a sufficienza i dati del Garante. Quindi, anche a criticare le sue uscite scorrette, se non addirittura scurrili, si rischia di fargli il favore di tenerlo sempre al centro del paesaggio. E la par condicio, col suo minutaggio, non può correggere un conflitto di interessi che non ha uguali al mondo. Ma pensate che cosa sarebbero i tg senza neanche quel velo pietoso sulle peggiori vergogne. Perciò, a Berlusconi non conviene incontrare Veltroni in tv, senza supporter pronti a coprirgli le spalle (e la pelata), o a reggere il gioco dei suoi imbrogli a orologeria, come la cordata Alitalia. FRONTE DEL VIDEO.

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Veltroni a l'Unità : stipendi ridotti e meno parlamentari, ecco la nostra riforma Contro Prodi un clamoroso falso del Giornale di Berlusconi. Palazzo Chigi querela (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "La destra specula, non tocca i privilegi" Veltroni a "l'Unità": stipendi ridotti e meno parlamentari, ecco la nostra riforma Contro Prodi un clamoroso falso del "Giornale" di Berlusconi. Palazzo Chigi querela Si inventa un mistero, la "sparizione dei gioielli a palazzo Chigi" pur di gettare fango su Romano Prodi. E ora Il Giornale della famiglia Berlusconi dovrà risponderne davanti al giudice. I regali che "dovrebbero essere custoditi e registrati ma di cui non se ne sa più nulla" li ha infatti in carico il Dis (ex Cesis). Di più: un decreto voluto da Prodi ha stabilito che tutti i doni di valore a ministri e uomini di governo restino all'amministrazione o vadano in beneficienza. Fantozzi a pagina 3.

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Destra, una campagna di colpi bassi Programmi stracciati, offese, insulti a precari e donne: le provano tutte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Destra, una campagna di colpi bassi Programmi stracciati, offese, insulti a precari e donne: le provano tutte / Roma OVVIAMENTE IL PRIMATO spetta sempre a lui, al Silvio, quando a Milano per l'apertura della campagna ha pensato bene di stracciare il programma del Pd in mille coriandoli. Ma i suoi alleati, i fedelissimi ed i giornali di casa non sono stati da meno, carat- terizzando l'approccio della destra al voto 2008. Ecco il buon Maurizio Gasparri, di An, definire "sciampiste" le candidate del Pd proprio nel giorno in cui esplode il caso Ciarrapico, fiero di dirsi "nato con la camicia" nero" e messo subitaneamente in lista. Passano pochi giorni, ed è di nuovo Silvio, in un confronto televisivo a Tg2 Punto di vista, a dare il meglio di sé: "Lei è precaria? - si rivolge alla signorina Perla Pavoncello - Da padre il consiglio che le dò è quello di cercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo...". Lei non si indigna, ma in compenso nugoli di ragazze vestite da spose manifestano sotto Arcore e a via dell'Anima. Insomma, le stanno tentando tutte, e l'attacco del Giornale a Prodi è solo l'ultimo capitolo. Ieri l'altro è toccato a Vittorio Feltri, dalle colonne di Libero: un attacco diretto e personale al presidente Napolitano, definito senza mezzi termini "capo della Casta". Sempre pochi giorni fa, la polemica sulle pensioni: qui il soggetto è Gianfranco Fini e l'obiettivo Walter Veltroni, accusato di percepire a 52 anni una pensione di 5216 euro al mese. Risposta serafica del diretto interessato: sono devoluti in beneficenza. Last but not least, l'immarcescibile Emilio Fede, che incurante di una multa da 100 mila euro per essere "eccesso di parzialità" (ha concesso al Pdl il 53% dello spazio, e solo il 23% al Pd), spiega la sua idea di campagna elettorale: "La par condicio? Quella legge io la violerò".

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Alitalia, solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, s (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Alitalia, solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, sul caso Alitalia quello di Berlusconi è uno sporco gioco elettorale, cerca i voti dei lavoratori ed il consenso dei confederali contrari all'accordo. Da mesi il caso Alitalia riempie le pagine dei giornali ed è ai primi posti dell'agenda politica, mi chiedo perché Berlusconi si fa paladino dalla causa solo ora a poche settimane dal voto? Sono maligno, ingenuo o solo sospettoso? Non cadiamo nel tranello, il suo non è interesse generale, è interesse personale per portare fieno in cascina, poi dal 15 aprile tutto tornerà come prima. Claudio Gandolfi, Bologna Alitalia/2, il Cavaliere aveva una maggioranza schiacciante ma non ha fatto niente Cara Unità, l'Alitalia ha perso 25 miliardi negli ultimi 15 anni, soldi dei contribuenti, oggi in piena campagna elettorale il nostro avversario se ne ricorda. Caro onorevole Berlusconi è in politica dal 94 ed è stato il presidente del consiglio con più forza (seggi) per poter cambiare le cose non lo ha mai fatto per sua, solamente sua colpa. Questa è vecchia politica, di vecchie facce, di vecchi modi. Ci meritiamo una Italia diversa e penso proprio che si possa fare. Massimo Savini, Ravenna Nel palinsesto Rai più programmi educativi e di cultura Cara Unità, la Rai, nel dopoguerra ha svolto una funzione importantissima, non solo nell'innalzare il livello culturale degli Italiani, ma anche nella loro alfabetizzazione, ricordate"non è mai troppo tardi"? Siamo in una fase in cui una funzione simile sarebbe necessaria, dopo un trentennio, questa volta, di guerra dell'etere tra tv pubblica e commerciale tutta giocata al ribasso del livello culturale dei contenuti. Ci vorrebbe adesso una nuova fase di alfabetizzazione culturale, per lo meno nel campo della storia e delle scienze. Che si faccia un canale televisivo Rai tutto dedicato a questo indirizzo e appaltato ad Angela, padre e figlio, Mario Tozzi, ed altri di pari livello. Giovan Sergio Benedetti Lucca In Usa chi ha spiato i candidati è stato subito punito In Italia invece... Cara Unità, leggo che negli Usa due impiegati spiavano "file" relativi al candidato alle presidenziali. a parte le scuse del segretario di stato, i colpevoli credo in tempo reale sono stati licenziati. sarà questa la forza di una democrazia? Ricordo che in Italia dopo le scorse elezioni politiche vennero fuori notizie su svariate intrusioni avvenute nei sistemi informatici, mi sembra della agenzia delle entrate, a proposito della situazione fiscale di Prodi ed altri da parte di personale che non ne aveva alcun titolo ad operarle. Ricordo che ci fu parecchia indignazione e grande clamore. Spero che si sia provveduto a rendere meno attacabili i sistemi. Per il resto però non credo che nessuno abbia subito alcuna conseguenza disciplinare. Certo l'Italia non è l'America. siamo più propensi al perdono. Chissà che agli artefici delle bravate, se solo di questo si è trattato, invece non sia stata assicurata una sistemazione di più alto profilo sempre nell'ambito dell'amministrazione. Pio Pompa ect. docet. Lettera firmata Sanità in Lombardia Formigoni si vanta ma le liste d'attesa... Cara Unità, nella puntata di "Anno Zero" di giovedì 20 marzo ho sentito Roberto Formigoni che, intervistato per telefono, magnificava le qualità della sanità lombarda. Tra l'altro affermava che ormai, grazie ad un'efficienza politica e manageriale della sua Giunta, che non ha eguale in Italia, si sono ridotte e pressoché annullate le liste d'attesa per gli esami e le visite specialistiche. Due giorni prima, il 18 marzo, all'Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, che fa parte dell'Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza, a me che volevo prenotare una mammografia, all'apposito sportello è stato risposto che fino ad ottobre non se ne parlava proprio. Forse Cinisello non è in Lombardia... Donatella D'Imporzano, Cinisello B. (Mi) Ricordate il G8 di Genova? Rischiamo di avere ancora Fini e Scajola ministri Cara Unità, le elezioni si avvicinano e il Pd sta recuperando nei sondaggi. Mi chiedo però perché non si parli quasi per nulla del G8 di Genova e del processo per i gravissimi fatti di Bolzaneto e della caserma Diaz, dove la polizia picchiò a sangue ragazze e ragazzi indifesi, mentre i sedicenti "black block" potevano aggirarsi a loro piacimento per creare il massimo della confusione e portare a situazioni estreme, come quella dove trovò la morte Carlo Giuliani. Forse è opportuno in questo momento ricordare a tutti che stiamo rischiando nuovamente di avere al Governo personaggi come Fini e Scajola, rispettivamente vice premier e ministro degli interni all'epoca di quei fatti.. Barbara Cigliana, Roma Qualche precisazione sull'allarme dell'Agcom e su Rainews 24 Caro Direttore, alcune osservazioni in merito all'intervista al consigliere di amministrazione Rai Carlo Rognoni dal titolo "Meno male che c'è il tg3", a commento dei dati resi noti dall'Agcom sul tempo ai partiti nei tg nella settimana 10-17 marzo 2008. Il consigliere Rognoni stigmatizza il fatto che, nel periodo in questione, Rainews24 sia stata squilibrata nei tg a favore del PdL: "Mi ha stupito Rainews24: il buon Mineo, che passa da uomo di sinistra, e' il piu' sgangherato con il tempo per il Pd al 25% e al 46% per il PdL; deve fare un bel riequilibrio". Ma in una testata all-news come la nostra non ha molto senso distinguere tra tg ed il resto della programmazione: l'informazione, compresa quella politica, attraversa tutto il palinsesto 24 ore su 24, anche al di fuori dei perimetri dei telegiornali e delle rubriche delle reti generaliste. Il consigliere Rognoni avrebbe dovuto prestare attenzione anche agli altri dati forniti dall'Agcom: questi ci dicono che il "tempo di parola" nella stessa settimana, nei programmi e nelle rubriche di Rainews24, è cosi' suddiviso: 37% al Pd e 31 al PdL. Insomma, l'analisi deve essere fatta a largo spettro: ma, soprattutto, non è possibile dare un giudizio prendendo in considerazione una settimana alla volta, ma occorre estendere il periodo di osservazione. Non è infatti giornalisticamente praticabile lavorare, in una testata come la nostra, bilancino alla mano per ciascun segmento di palinsesto. Infine: non mi sembra una sgangheratezza di Mineo l'aver chiesto e ottenuto dall'azienda (e di questo va dato merito a tutto il CdA e al direttore generale) la possibilità di usare mezzi di produzione per andare in diretta sui comizi di tutti i partiti (e sottolineo tutti). Ciò che ci ha consentito ad oggi - per restare ancorati ai soli dati numerici - di far ascoltare in tempo reale Berlusconi, Fini e Bossi per 418 minuti e Veltroni e Di Pietro per 419, per tacer degli altri. Speriamo di non restare impiccati a quel minuto. Arcangelo Ferri, caporedattore centrale, Rainews 24.

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Par condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà del competitor o lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi, se vince, di tutte le tv faccia un boccone (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Par condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà del competitor o lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi, se vince, di tutte le tv faccia un boccone di Paolo Ojetti / Roma I NUMERI sono quelli che sono e come ha ieri documentato questo giornale, l'intera armata tv - ad eccezione del Tg3 - marcia al seguito del comandante Berlusconi. I numeri servono agli osservatori delegati al controllo dell'equità (o dell'iniquità) temporale del- l'informazione e al garante Corrado Calabrò per le susseguenti sanzioni. Ma valgono davvero a determinarne la qualità, la forza di persuasione, la falsità e le mille sfumature che l'accompagnano? Diciamo, per paradosso, che una di queste sere Emilio Fede dedichi 29 minuti a Veltroni, presentandolo come un bravo ragazzo sì, ma vecchio politicante, che rinnega il governo del malvagio Prodi il quale è anche presidente del Pd; che interviene sul caso Alitalia, infischiandosene dell'amor patrio svenduto agli odiati francesi e dei posti di lavoro che invece i combattivi ed eroici (pensa un po' dove siamo arrivati) sindacati difendono. E mettiamo che il minuto d'avanzo Fede lo dia a Berlusconi per dire: che il Cavaliere, sacrificando se stesso e la famiglia per comprare Alitalia (magari con un doveroso contributo di Stato) difende l'onore italiano; che il "leader del Pdl" ha governato 5 anni e che tutte le sue grandi opere sono state bloccate dall'incapace governo Prodi; che Roma è degradata come non mai (e chi era il sindaco? Ma guarda, uno che si chiama Veltroni); che colui che governerà (ecco la mimica: occhi al cielo, testa che si scuote come a dire: povero Silvio, quale pesante eredità gli tocca) dovrà rimboccarsi le maniche, ma ce la farà senza "mettere le mani nelle tasche degli italiani", come hanno fatto finora.... Ebbene, in una sola serata Fede avrà riequilibrato i numeri e ripulito i dati Agcom. Se il Tg4 è un caso limite, a mezzo fra una conduzione assolutamente partigiana e un cabaret informativo, per tutti gli altri tg (ad eccezione, come accadde durante il quinquennio di dominio berlusconiano, del Tg3), partendo dai numeri impietosi il discorso è più complesso. Tanto che bisognerebbe analizzarne persino le sfumature. Ma è sufficiente dire come questi tg stiano sfruttando la sfavorevole congiuntura (aumenti dei prezzi, glaciazione di stipendi e salari, tensioni inflattive) per demonizzare il governo uscente e attivare l'attesa messianica del Salvatore. Studio Aperto fa di peggio. Alimenta la nevrosi collettiva, mostrando un paese insanguinato e sanguinario, terrorizzato e inquinato dall'immigrazione, con una gioventù tutta discoteca e piercing, per poi miscelare il risultato con un indecente presentazione di fascinosi modelli di vita: veline, letterine, attricette incintine di calciatori. Che l'Italia sia un paese intristito, preoccupato e pieno di magagne strutturali, non c'è dubbio. Ma l'informazione tv non analizza, non propone, non spiega: butta cronisti spesso debuttanti nelle piazze e nei mercati a "raccogliere" gli "umori della gente". E raccolgono la vecchia battuta qualunquista: piove, governo ladro. Abbiamo visto signore impellicciate con Vuitton a tracolla dichiarare: "Così non si può andare avanti". Da un mese non è mai capitato ai microfoni uno che abbia detto: "Berlusconi? Abbiamo già dato". O: "Non sono rose e fiori, ma ce la faremo". Il Tg5 di Clemente Mimun sembra più equilibrato dell'omologo Tg1 di Gianni Riotta. Il Tg1 appare più pavido che bilanciato ed è probabile che subisca in modo più evidente le molteplici pressioni politiche. Diciamola tutta: la storia della redazione del Tg1 affonda le sue radici nella lottizzazione, e quelle radici sono ancora solidissime. In sostanza, non si capisce perché al seguito di Veltroni debba andare un fidato veltroniano, così come dietro Berlusconi sia sempre sguinzagliato un forzista doc. Mimun ha meno problemi: il suo editore è quello e quando lascia spazio alla concorrenza sembra un miracolo di informazione libera. Come sempre, il problema "è un altro". Se Berlusconi non fosse in politica o se il Berlusconi politico controllasse una sola tv (e già sarebbe curioso), non staremmo qui a scriverne. Se la Rai fosse stata seriamente riformata e tolta dalle zampe della lottizzazione politica, non staremmo, perplessi, a lamentarci. Ma un incubo lo abbiamo: che Berlusconi vinca e delle tv, tutte, ne faccia un boccone solo.

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Gentiloni: La legge non vieta il faccia a faccia Walter-Silvio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del CONFRONTO TV Gentiloni: "La legge non vieta il faccia a faccia Walter-Silvio" "Nessuna legge vieta di ospitare due leader. Berlusconi si è detto pronto al faccia a faccia smentendo qualche portavoce troppo zelante. Veltroni lo aveva già detto tempo fa. Bene. Come dice lo slogan della campagna elettorale del Pd: si può fare. Anzi, si farà". Il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, dal suo blog, rilancia la possibilità di un faccia a faccio televisivo tra i due candidati premier. Perché "nessuna legge vieta di ospitare due leader politici a Porta a Porta o a Matrix, purché si rispetti la par condicio nell'intero ciclo di trasmissioni". Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, ha inviato una mail di invito a Berlusconi e Veltroni per domenica 6 aprile, l'ultima puntata prima delle politiche. "Naturalmente - dice - potremmo scrivere insieme le regole del dibattito. Credo possa essere un'ottima occasione per discutere e far conoscere le oponioni sul futuro del Paese di candidati così importanti".

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Noi, apparsi nei Tg per meno di sessanta secondi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del SINISTRA CRITICA "Noi, apparsi nei Tg per meno di sessanta secondi" "Da quando è cominciata la campagna elettorale abbiamo avuto in tutto venti secondi dal Tg1 e dodici dal Tg3. Un pò meglio con Tg2 e Tg5, inesistenti su Tg4, Studio Aperto e tg7". Lo affermano Flavia D'Angeli e Franco Turigliatto, esponenti di Sinistra Critica. "Non parliamo poi dei programmi di approfondimento - aggiungono - a parte Porta a Porta e, Matrix, niente su Ballarò, Anno zero, Primo Piano. I giornali, anche di sinistra, fanno finta di ignorarci nonostante una campagna elettorale vivace: visite ai Cpt, ai cancelli di Mirafiori e Piaggio, alla base di Vicenza, insomma nei luoghi frequentati nella nostra attività di movimento". "Non pretendiamo - concludono - una copertura alla Veltroni o Berlusconi e nemmeno come Casini e Bertinotti. Ma non vorremmo conteggiare in 60 secondi la nostra apparizione complessiva nei vari Tg. Con questa gestione dell'informazione il trucco diventa inganno".

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Un milione e mezzo di volontari per vincere Realacci: il 30 marzo chiameremo ai gazebo chi ci sostiene per portare verso il Pd gli indecisi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Un milione e mezzo di volontari per vincere" Realacci: il 30 marzo chiameremo ai gazebo chi ci sostiene per portare verso il Pd gli indecisi di Andrea Carugati / Roma OPERAI, pensionati, casalinghe, ma anche professionisti, artigiani, lavoratori autonomi. Le recenti analisi di Ilvo Diamanti indicano che il Pd è più debole nei confronti dei ceti tradizionalmente più vicini al centrodestra. Mentre è più forte tra impiegati, insegnan- ti, studenti, lavoratori pubblici, le categorie che hanno sempre preferito Ds e Margherita. Su questa forbice Veltroni batterà nelle ultime tre settimane di campagna elettorale. Onorevole Realacci, la novità del Pd sembra non aver mutato, finora, la classica geografia sociale del voto. Come mai? "Tutta la strategia del Pd è mirata a rispondere a domande di parti del Paese che tradizionalmente non hanno scelto il centrosinistra: penso ai discorsi di Veltroni sugli artigiani, sulle piccole e medie imprese; e anche alle domande dei ceti popolari, che da tempo non trovano risposte dalla nostra parte. Tutto questo sta cambiando: penso al salario minimo per i precari, all'aumento degli stipendi. La destra parla di programmi fotocopia, ma il Sole 24 Ore ha scritto che la nostra proposta fiscale favorisce i ceti più bassi, mentre quella del Pdl le fasce più ricche. Poi c'è il tema della sicurezza, che è molto percepito soprattutto dai ceti più deboli, su cui Veltroni ha rotto i vecchi schemi. Però questo ancora non si traduce in spostamento di voti... "La prima parte della campagna aveva l'obiettivo di creare un ascolto potenziale anche nei confronti di ceti che, quando parlavamo noi, spegnevano l'audio. Ora il nostro obiettivo è tradurre questo ascolto potenziale in un voto, con un corpo a corpo nel Paese. Nei giro in pullman di Veltroni mi ha colpito, oltre la quantità di persone, la qualità: più giovani, persone diverse dal solito, anche rispetto alle primarie. Dedicheremo le prossime settimane ai temi sociali: martedì una proposta sulle pensioni, poi sui precari, sul costo della vita. Vogliamo rompere l'effetto narcotico sulla campagna elettorale creato da questa assurda legge elettorale". A proposito, molti dicono che avete nascosto i candidati Vip: dalla Madia, a Veronesi, Calearo, l'operaio Boccuzzi... "Non direi, Boccuzzi è molto esposto, ha parlato in piazza con Veltroni, va in tv, Veronesi fa molte iniziative negli ambiti in cui è esperto. Anche la Madia fa molte interviste, abbiamo fatto insieme un'iniziativa a Roma. Ognuno fa campagna secondo i suoi talenti... Ma il punto, adesso, non sono i candidati, ma la partecipazione delle persone in carne e ossa". Si riferisce alla convocazione del popolo delle primarie ai gazebo, il 30 marzo? "Sì, per noi è un appuntamento decisivo. Quel giorno contiamo di mettere in campo un milione e mezzo di volontari, vogliamo renderli protagonisti, mandarli in giro per l'Italia a parlare con i cittadini, con gli indecisi. Magari anche litigando in un bar: che forse conta più di una serata a Porta a Porta. Vogliamo scatenare le nostre truppe, come l'Armageddon, la battaglia del bene contro il male". Alcuni giornali scrivono che il tandem Berlusconi-Fini sta funzionando meglio di quello tra Veltroni e Di Pietro. E poi c'è la Bonino, che lamenta uno scarso coinvolgimento. "Il feeling tra Berlusconi e Fini è piuttosto coatto. Penso al caso Ciarrapico: Fini ha preso dei bei ceffoni. E anche su Alitalia non hanno detto le stesse cose. Quanto a Di Pietro, il suo è un contributo importante, ma non ha un ruolo paragonabile a quello di Fini come peso elettorale. La Bonino va utilizzata al meglio, ma lei stessa può mettersi in gioco senza aspettare che qualcuno le organizzi un convegno. Può muoversi anche da sola, non è una novizia della politica". Di Pietro dice che non vuole entrare nel Pd, ma solo fare un gruppo unico in Parlamento. Sarà un problema? "Non direi, quello che conta per la gente è che ci sia un unico gruppo, che finisca la babele degli ultimi 15 anni. Il resto passa in secondo piano". Costi della politica. Quanto puntate su questo tema per il rush finale? "Nel tour di Veltroni è uno dei temi su cui l'applauso scatta più forte. Non vogliamo lisciare il pelo all'antipolitica, ma dare più forza e dignità alla politica. Fini avrebbe dovuto risponderci nel merito, invece di fare quel volgare attacco personale a Veltroni. Vogliamo che la politica sia sempre più dipendente dal contributo spontaneo dei cittadini: come alle primarie, più gente partecipa più finanziamenti avrai".

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De Rita: tagliare i costi ma non la qualità (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del De Rita: tagliare i costi ma non la qualità di Roberto Cotroneo Walter Veltroni è stato chiaro: è giusto che gli stipendi dei parlamentari siano adeguati a quelli dei politici degli altri Paesi in Europa. E siccome i deputati dei parlamenti degli altri Paesi d'Europa guadagnano di meno, anche da noi si dovrebbe guadagnare di meno. La proposta naturalmente ha trovato consensi e qualche polemica da parte di quella casta di politici che vuole conservare stipendi e privilegi intatti. Ma come stanno davvero le cose? È davvero questo il punto? E soprattutto: il nodo sta nello stipendio, o in una classe dirigente di un paese che stenta a scendere in politica, e occuparsi di leggi e problemi della collettività? Siamo andati a chiederlo a un sociologo attento da sempre alle trasformazioni italiane, come Giuseppe De Rita. Fondatore e segretario generale del Censis. Giuseppe De Rita, ma bisogna adeguarli questi stipendi dei parlamentari ai parametri europei, oppure no? "Ma senta, Nino Andreatta diceva che la civiltà è letterata". Nel senso? "Nel senso che sa distinguere. Sa articolare e capire le cose". E cosa dovremmo capire? "Semplicemente che il mercato degli stipendi è molto diversificato. Che non è tutto così semplice. Molti miei amici non farebbero mai politica, perché la politica paga troppo poco rispetto a quello che guadagnano loro". Non tutti però. "Certo ma noi tutti diciamo che la classe dirigente, quella che ha più responsabilità non si impegna e non vuole occuparsi della cosa pubblica. Quella classe dirigente una volta era quella che rappresenta un segmento di fascia alta. Ovvio che Gianni Agnelli o Pirelli non sceglievano di fare politica. Negli anni però anche il segmento di fascia medio-alto non sceglie più la politica. Perché non è conveniente". E chi la sceglie invece? "Il segmento medio. Quello dei professori universitari, degli insegnanti in genere. E poi il segmento medio-basso, quello dei portaborse e delle segretarie. Quelli che hanno un vantaggio economico nel lavoro di deputato o senatore". Ma il problema sarà identico anche in Francia o in Germania, dove tra l'altro guadagnano ancora meno. Se da noi una classe dirigente alta e qualificata non sceglie il lavoro da legislatore per questi motivi, accadrà anche altrove. "Certo, i miei amici americani mi spiegano che negli Usa la politica la fa una classe dirigente di medio livello. Però vede, per quanto riguarda l'Europa, un problema esiste. In Europa c'è una tradizione di responsabilizzazione. L'idea della responsabilità nei confronti del proprio territorio. Il fatto che io, se sono classe dirigente, lo sono in modo totale, e se vengo chiamato a diventare classe dirigente politica, lo faccio". Vuole dire che altrove c'è un senso di responsabilità nei confronti della politica? "La storia incide. E noi quella storia che hanno avuto gli altri non la possiamo vantare. In Germania ad esempio hanno una vera tradizione federalista, dove la scelta della politica è una scelta che coinvolge la collettività in un modo diretto. Noi abbiamo inventato un federalismo che federalismo non è, ma è al massimo un regionalismo. La politica non è una risposta costruttiva a un progetto. È altro". Altrove esistono anche scuole di specializzazione con una tradizione istituzionali. Si pensi alla scuola di Fontainebleau. "Certo. Anche se poi va detta una cosa. Il mestiere del politico alla fine non è così attraente". Secondo lei è cambiato nella società italiana il modo di guardare agli uomini di potere. La polemica sulla casta, sui privilegi, ora sugli stipendi. Un tempo nessuno sapeva quanto guadagnava Rumor o Zaccagnini. Oggi sappiamo tutto. "Quando tutto è sul tavolo perché tutto è spettacolo finisce che si entra in una sorta di fibrillazione chimica per cui l'unica cosa importante è guardare dal buco della serratura. Guardi quello che succede in America, con il governatore dello Stato di New York". In Italia Berlusconi invece è costantemente sotto i riflettori per qualcosa. L'ultima è stata la sua dichiarazione dei redditi di 140 milioni di euro. Più di quello che guadagna l'intero Parlamento italiano. "Guardi, le faccio una premessa. La trasparenza è sempre strumentalizzabile. Dopo di che certe esibizioni possono essere persino utili. I guadagni stellari di Berlusconi sono un suo motivo di vanto. Serve che se ne parli". Da un lato abbassiamo gli stipendi a deputati e senatori, dall'altro ci accorgiamo che Berlusconi guadagna troppo. "Però poi non facciamo altro che parlare delle ricchezze di certo potere. Sono stato a Villa d'Este poco tempo fa, e ho saputo dall'autista che Berlusconi ha comprato l'ennesima villa lì. Cosa se ne farà di tutte quelle ville, si chiedeva l'autista, ma intanto era compiaciuto". Il grande ricco piace? "Sì. Il grande ricco piace". Anche a quelli che non arrivano a fine mese e che il grande ricco ha governato per anni? "Anche a quelli. Siamo un Paese di voyeur. Non lo sapeva?". Dunque lei ritiene che l'idea di adeguare gli stipendi dei politici a quelli europei, e dunque abbassarli, non è una idea determinante. "Penso che allontanerà dalla politica ancora di più segmenti di classe dirigente che potrebbero esserci utili".

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"sul mio pd i sondaggi sbagliano berlusconi inizia ad avere paura" - luigi contu (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Sul mio Pd i sondaggi sbagliano Berlusconi inizia ad avere paura" Veltroni: e se vinciamo taglieremo la giungla delle leggi L'intervista In Europa si vota per aprire un ciclo, non a caso i premier hanno la mia età LUIGI CONTU ROMA - Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di tutti i sondaggi che, chi più chi meno, danno il suo Pd nettamente distanziato dal partito di Silvio Berlusconi. E per la seconda fase della campagna elettorale il leader del Pd prepara una nuova offensiva nella quale lancerà la sua ricetta per incrementare le pensioni, presenterà i nomi di alcuni ministri che nominerà in caso di vittoria e avanzerà una proposta per semplificare la vita dei cittadini attraverso la drastica riduzione delle migliaia di leggi e regolamenti con i quali gli italiani fanno i conti quotidianamente. Veltroni, i sondaggi, anche i più positivi per voi vi danno cinque punti sotto. Si capisce che il suo obiettivo sia quello di non demotivare la truppa ma davvero pensa possibile la rimonta? "Guardi, proprio ieri ho rivisto i sondaggi pubblicati dai giornali un mese prima del voto del 2006: davano all'Unione un vantaggio di otto punti sul centrodestra, sappiamo poi come è andata a finire. In qualche caso, lo ricordiamo bene, hanno sbagliato perfino gli exit poll. Diciamo che le indagini demoscopiche sono uno strumento importante ma guai a pensare che siano infallibili: e non dimentichiamo che c'è il 30 per cento di indecisi. Anche il principale esponente dello schieramento avversario lo sa...". Berlusconi ripete ogni giorno il contrario. "Lo ripete, ma negli ultimi giorni ho notato un cambio di marcia, un ritorno al copione degli ultimi quindici anni. Quel repertorio di anticaglia a base di anticomunismo e brogli che ha stancato gli italiani e al quale continuo a non voler rispondere. Sono segnali di nervosismo, come la dichiarazione rilasciata al Messaggero con la quale si è rimangiato il proposito di lasciare uno dei due rami dal Parlamento all'opposizione in caso di vittoria. Impegno che invece io confermo perché a mio avviso tra maggioranza e opposizione deve esserci un rapporto corretto e di rispetto reciproco. E poi, c'è la storia del confronto tv. Anche in questo caso dice una cosa e in realtà ne fa un'altra. Mi pare chiaro che sta sfuggendo al dibattito perché teme la forza del Pd, la forza di un progetto che in questi giorni mi sta dando la sensazione di potercela fare". Da che deriva questo suo ottimismo? "Come hanno scritto tutti i giornali locali, nelle 69 province in cui sono stato abbiamo visto manifestazioni enormi, in molti casi le più grandi registrate negli ultimi venti anni. Tutto ciò non può essere casuale anche perché avviene dopo la decisione di andare da soli che avrebbe anche potuto farci pagare un prezzo in termini di consenso. Le piazze sono strapiene, c'è grande simpatia ovunque". Nenni diceva: piazze piene, urne vuote " Non so se questo clima e questa partecipazione così ampia si tradurranno in voti nei termini che lasciano immaginare. So per certo che tra la sensazione di sconfitta catastrofica immanente che c'era due mesi fa e l'entusiasmo di oggi c'è una differenza come tra il giorno e la notte". In questi trentacinque giorni non ha mai avuto il dubbio che con qualche alleato in più sarebbe stato maggiormente possibile vincere? "Per carità. Se non avessimo fatto questa scelta non troveremmo tutta quella gente in piazza, non ci sarebbero i sondaggi sopra al 30 per cento. Pensi se oggi dovessi andare in giro per l'Italia a spiegare che la lotta di classe è buona e che bisogna ritirare i nostri soldati dalle missioni internazionali per tenere insieme una coalizione da Mastella a Caruso. Non scherziamo. Quel quadro politico non aveva più senso e l'entusiasmo che vediamo intorno a noi è la prova che abbiamo fatto la cosa giusta. Capisco che chi da una lettura novecentesca della politica rimanga magari spiazzato: ma noi stiamo cercando di superare quella concezione che ha imprigionato l'Italia negli ultimi quindici anni e di cui gli elettori sono stanchi. Una mentalità da cui il paese, per fortuna, è già fuori". Che paese ha visto in questi trentacinque giorni? "L'Italia ha enormi potenzialità e grandi ricchezze come la piccola impresa, il turismo, i giovani con loro talento e la loro voglia di fare. Ma è anche un paese che sembra Gulliver, imprigionato da mille lacci e lacciuoli. Non abbiamo più tempo: la recessione internazionale arriva, grazie anche a otto anni di politica sbagliata di Bush che la destra italiana ha così convintamente sostenuto. E arriva in un paese che ha una serie di handicap strutturali che ne aggravano la condizione e che devono essere presi a cannonate. Penso alle difficoltà delle imprese, all'impossibilità di realizzare opere strutturali, al mondo della ricerca e dell'università, al sistema fiscale con una pressione troppo alta e un'evasione inconcepibile in un paese civile..." Le stesse priorità del programma presentato da Berlusconi. "Tanto per capirci per noi la priorità è la lotta al precariato: l'istituzione del compenso minimo di legge non somiglia per niente all'idea di far sposare una precaria con suo figlio. E poi, se i problemi sono questi pensano di affrontarli con le stesse facce di quattordici anni fa, le stesse forze politiche tranne l'Udc di Casini che era la più moderata. C'è qualcuno che si ricorda il quinquennio della Cdl come di una fase positiva, di crescita e innovazione? La Thatcher ha governato, Aznar pure. In Europa si vota pensando di aprire un ciclo di riforme. Così decidono i cittadini del nostro continente e non è un caso che i premier europei abbiano la mia età, non per un fatto generazionale ma perchè si guarda ad un periodo più lungo di una sola legislatura. Quando hanno governato loro, invece, si sono limitati a gestire il potere, occupare pezzi di società spartendoli tra An e Lega, approvare leggi ad personam. Non ricordo provvedimenti riformisti di largo respiro che abbiano inciso sulla vita reale dei cittadini". E la Legge Biagi? "Quella è stata l'unica riforma approvata, e per averlo sostenuto mi sono preso le ingiurie della sinistra estrema. Ma in cinque anni e con quel margine di maggioranza si doveva fare molto di più. Nelle ultime settimane abbiamo visto Martino chiedere il ritiro dal Libano, poi smentito; Berlusconi proporre di riprendere la legge Maroni sulle pensioni corretto da Maroni stesso. Fini ha detto che per Alitalia va bene Air France ma Berlusconi lo ha contraddetto, Calderoli e la Moratti hanno sostenuto che non importa nulla se fallisce la compagnia di bandiera e Galan che la sorte di Malpensa è ininfluente. E come faranno a governare?" Come ha scritto ieri il Sole 24 ore mescolare la politica al mercato è una miscela pericolosissima. "Condivido. E mi lasci dire che l'ipotesi che Berlusconi possa vendere Alitalia ai suoi figli nel caso dovesse diventare presidente del Consiglio sarebbe considerata una barzelletta in qualsiasi altro paese. Se c'è una cordata italiana venga fuori subito, prima dell'incontro tra Air France e i sindacati. Anche questa vicenda dimostra che la destra italiana non è in grado di governare, di cambiare il paese. Noi invece lo possiamo fare perché avremo un solo gruppo parlamentare e risponderemo solo a noi stessi. Basti pensare che se dovessi arrivare a palazzo Chigi non dovrei convocare un vertice di maggioranza ma i miei ministri per realizzare il programma presentato agli elettori. E oltre al disegno di legge sui precari e a quello sulle detrazioni fiscali sugli stipendi chiederò di approvare una norma per sfoltire e tagliare la giungla di leggi e regolamenti che soffocano la vita dei cittadini". Di che si tratta? "Se saremo scelti dagli italiani lanceremo una campagna di lotta contro la complicazione dello Stato che in questi anni è stata funzionale alla corruzione e allo strapotere dei partiti. Insieme a Franco Bassanini abbiamo studiato la presentazione di un disegno di legge che stroncherà la follia delle oltre ventimila leggi e dei centomila regolamenti nei quali tutti i giorni si imbattono gli italiani. Uno stato semplice aiuta a fare le cose, non crea ostacoli. Accompagna il cittadino non lo assilla: e proprio in ciò trova titolo morale per poterne poi verificare i comportamenti. Invece in questo paese rendiamo al prossimo tutto difficile per poi fare i condoni. Ecco un altro impegno che prendiamo con il paese. Se vinceremo saremo pronti a realizzarlo aprendo un ciclo riformista profondo, che ha bisogno di energia e coraggio che Berlusconi e il Pdl non hanno". Veltroni, e se poi il risultato delle urne fosse proprio il pareggio? Lei ha già detto di non essere disponibile a larghe intese, che soluzione proporrete? "Confermo, niente inciuci. Chiunque vinca deve governare. In ogni caso noi rilanceremo quel pacchetto di innovazioni istituzionali che la destra in modo irresponsabile ha rifiutato. Ma questo non vuol dire governare insieme. Il Pd e la destra sono e resteranno alternativi".

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Par condicio, tutti contro tutti l'udc si appella al quirinale - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Par condicio, tutti contro tutti l'Udc si appella al Quirinale Democratici: voto turbato. Pdl: anomalie apparenti La direttiva dell'Authority ordina un "immediato riequlibrio" GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi la vuole abolire. Il Garante nota che l'informazione tv è squilibrata a favore del Pdl e intima un riequilibrio. L'Udc si sente discriminata e si appella a Napolitano. A venti giorni giorni dal voto la par condicio accende lo scontro fra i poli sullo sfondo di un duello tv Veltroni-Berlusconi che stenta a prendere forma, con il Pdl assolutamente contrario. C'è "uno squilibrio così diffuso e accentuato da richiedere immediatamente un'inversione di tendenza", intima il Garante Calabrò, anche se ammette che la legge elettorale e "l'evoluzione dei format televisivi" rendono difficile l'applicazione della par condicio. Comunque "un'azione di riequilibrio di tale portata postula la convinta collaborazione delle emittenti televisive, sia pubblica che private". Televisioni che il segretario dell'Udc Cesa mette sotto accusa in blocco per aver - a suo giudizio - discriminato il suo partito. Per questo Cesa si rivolge al presidente Napolitano affinchè intervenga. "E' una vergogna il comportamento delle tv, in particolare dei telegiornali" accusa il segretario del partito di Casini. "Esiste la par condicio, una legge dello Stato che non può essere violata sistematicamente come invece dimostrano i dati e i richiami dell'Agcom. Capisco le preoccupazioni dei direttori - attacca sferzante Cesa - di perdere il proprio posto e la loro tendenza di piegarsi già ora agli interessi del presunto vincitore. Ma c'è un limite di serietà e di professionalità che non può essere superato sia per lo spazio che per la qualità dei servizi". Per questo, conclude Cesa "chiedo al presidente della Repubblica che già ha dimostrato la sua imparzialità e correttezza, con il richiamo all'utilità del voto, di essere il garante dell'applicazione della legge dello Stato sulla par condicio che non può essere ignorata violando ulteriormente le regole di questa campagna elettorale". Dal Pdl arriva una tesi per spiegare lo sbilanciamento nell'informazione. "Le anomalie contenute nei dati diffusi dal garante delle comunicazioni - sostiene il senatore Malan - sono dovute all'operazione di oscuramento del disastroso governo Prodi e dei suoi protagonisti messa in atto dal Pd". Insomma, messa la sordina a Prodi per farlo dimenticare agli elettori, ecco che i dati non sono più equilibrati. Ma il capogruppo del Pd alla Camera Soro è di parere completamente diverso e mette l'accento sulle conseguenze elettorali dello squilibrio a vantaggio del Pdl che "configurano anche una turbativa sull'esito stesso della competizione elettorale. Altro che par condicio - sottolinea Soro - Qui siamo in presenza di una sistematica violazione della legge che non può essere sottaciuta". Come l'Udc, anche il socialista Boselli si sente discriminato e accusa sia il leader del Pdl che quello del Pd. "E' scandaloso - attacca Boselli - che Berlusconi e Veltroni si lamentino della par condicio. Sono loro che hanno quasi tutto lo spazio in tv e che cosa vogliono ancora? Condurre anche le previsioni del tempo? Noi - fa notare Boselli - siamo costretti a vivere di battute per conquistare un po' di spazio".

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Voto dei giovani, pdl e lega avanti di 5 punti - (segue dalla prima pagina) ilvo diamanti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Voto dei giovani, Pdl e Lega avanti di 5 punti E per il futuro previsioni "nere". Il 63% dice: staranno peggio dei loro genitori Il sondaggio Si è diffusa la convinzione che non ci sia spazio per le nuove generazioni Trend invertito: nelle ultime due elezioni politiche i giovani avevano votato a sinistra (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ILVO DIAMANTI Come vessilli, feticci, bandiere. Testimonial della volontà dei partiti di cambiare. Se stessi. E, più in generale, la società. Incapace di rinnovarsi. Monca del futuro. I giovani, da parte loro, seguono con attenzione la campagna elettorale sui media. Ne discutono in famiglia e con gli amici. Quasi metà di essi (fra 18 e 29 anni) afferma di interessarsi (molto o abbastanza) di politica, in questa fase. Dieci punti in più rispetto alla media generale degli elettori (indagine Demos, condotta nei giorni scorsi). Non è un caso che il tasso di incertezza elettorale, fra i giovani, sia il più basso, nella popolazione (lo conferma Renato Mannheimer, sul Corriere della Sera). D'altronde, nell'ultimo decennio, hanno espresso grande capacità di mobilitarsi, su tematiche diverse: la scuola, il lavoro, la pace, la solidarietà. Un'abitudine che sembrano non aver perduto. Visto che, per migliorare la società, considerano utile (sondaggio Demos) partecipare a manifestazioni, impegnarsi nel mondo associativo e, perfino, nei partiti. Tuttavia, negli ultimi anni il loro orientamento politico pare cambiato. Non rovesciato, intendiamoci. Piuttosto, modificato. Negli anni Novanta, infatti, il voto giovanile si era spostato decisamente a sinistra. In particolar modo (come hanno mostrato, in modo esplicito, le indagini di Itanes), alle elezioni del 2001 e, in misura più limitata, nel 2006. Oggi, alla vigilia delle elezioni, si assiste a un sostanziale riallineamento tra le diverse posizioni. Fra i giovani (18-29 anni), infatti, prevale - di poco - l'alleanza guidata dal Pdl. Che supera di circa 5 punti quella guidata dal Pd (indicazioni coerenti provengono da sondaggi di Ipsos ed Eurisko). I due partiti maggiori, in effetti, si equivalgono. Per cui la distanza è determinata dagli apparentamenti. La base giovanile della Lega, infatti, è molto più consistente rispetto a quella dell'Italia dei valori. Non va trascurato, inoltre, che, fra i giovani, la Sinistra Arcobaleno - due anni fa alleata dell'Ulivo - dispone di un consenso rilevante: intorno all'8%. L'esperienza del lavoro, secondo tradizione, sposta l'orientamento elettorale dei giovani verso destra. La condizione di studenti e un titolo di studio elevato spingono, invece, il voto più a sinistra. Ma in misura meno rilevante, rispetto al passato recente (rilevato dalle indagini di Itanes). Fra coloro che votano per la prima volta, infine, il Pd e la Sinistra risalgono. Le distanze tra Berlusconi e Veltroni si annullano. Ciò suggerisce come lo slittamento a destra riguardi i giovani "più vecchi". Per alcune ragioni, che proviamo a elencare. 1. Insieme all'età, matura l'esperienza di lavoro. E lavorare (per quanto possa apparire singolare), soprattutto nel privato, induce a votare (maggiormente) a destra. D'altronde, il lavoro nel privato si svolge, ormai, prevalentemente in aziende di piccola dimensione. Inoltre, i giovani passano attraverso esperienze informali, individuali e intermittenti. Lontano dal sindacato. Peraltro, nel lavoro si sono affermati significati, valori e attori esterni alla sinistra: la flessibilità, l'imprenditorialità; Berlusconi. 2. Negli ultimi anni, soprattutto dopo le elezioni del 2006, la società italiana è stata scossa da un vero "collasso del futuro", che ha visto i giovani protagonisti - involontari e controvoglia. Oggi, infatti, quasi due italiani su tre ritengono che i giovani, nel prossimo futuro, avranno una posizione sociale ed economica "peggiore" rispetto ai loro genitori. Quindici punti più di due anni fa. Parallelamente, si è diffusa la (ragionevole) convinzione che la società impedisca ai giovani di occupare uno spazio adeguato alle loro aspettative e alle loro capacità. D'altronde, 7 italiani (e altrettanti giovani) su 10 non ritengono necessario conseguire una laurea per accedere a un'attività professionale remunerativa. La maggioranza delle persone (60%), invece, pensa che per trovare lavoro e fare carriera occorra ricorrere a raccomandazioni. Fra i più giovani questa convinzione è ancor più condivisa (66%). Il senso del declino, che ha investito gli italiani, dunque, opprime i più giovani in modo particolare. Perché hanno il futuro davanti. Ma a loro appare un muro, difficile da valicare. Ciò li ha resi diffidenti verso i partiti. Soprattutto verso il governo di centrosinistra che li ha definiti "bamboccioni". (Anche se per denunciare le colpe degli adulti). 3. L'antipolitica ha investito la politica e i partiti. Tutti. Ma in particolare quelli di centrosinistra, la cui base si è dimostrata, da subito, sensibile alla protesta del V-day. Il cui leader, Beppe Grillo, ottiene il consenso più ampio fra i giovani (soprattutto sopra i 25 anni). Anche per questo il peso degli elettori incerti oppure intenzionati ad astenersi, fra i giovani che nel 2006 avevano votato per l'Ulivo, è molto superiore alla media. Nel complesso, i giovani, oggi, non stanno a destra e neppure a sinistra. Il loro "spirito radicale" si esprime nell'antipolitica piuttosto che nel voto a partiti antagonisti. Non hanno scelto il riflusso nel privato, ma dimostrano un interesse politico elevato. Non rivelano, come nel passato, più o meno recente, orientamenti di voto distinti. Semmai, indistinti. Magari un po' sperduti, in questa società che rifiuta di diventare adulta. Visto che la giovinezza, secondo gli italiani, finisce a 36 anni. Ma, secondo i più anziani (65 anni e oltre), a 40. La gioventù diventa, così, una condizione "eterna", che si dilata nel tempo e nella società. E se tutti sono giovani, per sempre, alla fine i giovani diventano un mito. Una leggenda. Una generazione invisibile. Evocata, proprio per questo, in modo incessante. Una razza protetta, a rischio di estinzione. Controllata a vista. Esibita, talvolta (nelle liste). Come i panda.

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"sfide in tv, pronti a disubbidire" - francesco bei (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Floris vuole in studio i candidati premier il 6 aprile. Mentana: sia un dibattito vero "Sfide in tv, pronti a disubbidire" I conduttori alla Vigilanza: il confronto Berlusconi-Veltroni va fatto Carelli (Sky): se i candidati ci danno l'okay noi li manderemo in onda Landolfi: il faccia a faccia è assolutamente impossibile Lo dice la legge FRANCESCO BEI ROMA - Mancano tre settimane al voto, la febbre sale, i conduttori televisivi scalpitano per accaparrarsi la sfida all'ok corral fra Veltroni e Berlusconi. Il problema è che, in teoria, questo confronto non si può fare. "Il regolamento della Vigilanza è chiaro - spiega il presidente della commissione Mario Landolfi - se si facesse il faccia a faccia tra i due leader, tutti gli altri candidati premier reclamerebbero giustamente lo stesso trattamento. Santanché vorrebbe sfidare Berlusconi, Boselli vorrebbe Veltroni e così via all'infinito. Non se ne esce, niente da fare". E tuttavia la pressione è forte, anche se Forza Italia - nonostante Berlusconi si sia detto disponibile al confronto - fa di tutto perché il faccia a faccia non ci sia, visto che in queste condizioni sarebbe un vantaggio per l'inseguitore Veltroni. Il ministro Paolo Gentiloni è convinto invece che sia possibile, perché "nessuna legge vieta di ospitare due leader politici a "Porta a Porta" o a "Matrix", sempre che si rispetti la par condicio nell'intero ciclo di trasmissioni". Dall'altra parte della barricata gli replica Paolo Bonaiuti: "Il fariseo Gentiloni vuole la par condicio per mettere il bavaglio a Berlusconi e ci prova intanto a invocare un confronto fuorilegge, nella speranza di dare un po' di ossigeno al suo candidato pallido ed esangue". In questo scontro politico provano a inserirsi i giornalisti. Disposti a tutto, anche a sfidare la legge. "Ho inviato oggi una mail a Berlusconi e a Veltroni - rivela Giovanni Floris - invitandoli a confrontarsi a Ballarò domenica 6 aprile, l'ultima puntata prima delle elezioni politiche". Naturalmente anche il presidente della "terza Camera" non si tira indietro: "Sia Veltroni che Berlusconi si sono dichiarati disponibili - sostiene Bruno Vespa - ma lo staff del leader del Pdl si è richiamato al divieto di confronti diretti tra i candidati premier espresso dal presidente della Vigilanza. Se mutassero le condizioni la disponibilità di "Porta a porta" è ovviamente assoluta, come sanno bene da molto tempo entrambi gli interessati". Enrico Mentana - che ha invitato entrambi i candidati a "Matrix" - pone invece una condizione, che le regole non imbavaglino il confronto: "Io sono disponibile a un faccia a faccia vero, non a una sfida di raggelante burocrazia come quella di due anni fa tra Berlusconi e Prodi. In vita mia - aggiunge - ho già fatto tanto, non ho bisogno di apparire in tv a fare il cronometrista". Ma il più agguerrito di tutti e forse quello piazzato meglio è Emilio Carelli, direttore di SkyTg24. Forse perché il satellite è più anarchico, forse perché l'editore Murdoch si cura meno dei lacci della Vigilanza, Carelli si mostra spavaldo: "Io spero che si possa fare, ce la stiamo mettendo tutta e l'editore ci tiene molto. D'altronde, come si fa a privare il Paese di un faccia a faccia tra i due principali candidati premier?". E il regolamento della Vigilanza? E L'Autorità per le comunicazioni? "Se i due leader ci danno una risposta positiva noi lo facciamo comunque, a prescindere. Se gli altri candidati faranno degli esposti, siamo pronti ad assumercene la responsabilità". Il problema, allora, non sono tanto le regole quanto la volontà politica. "La questione vera - riassume Mentana - è che i faccia a faccia si fanno solo quando convengono a entrambi. E a Berlusconi ora non conviene, chi è avanti non ha interesse a farlo".

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Quei cento seggi decisivi per il senato lazio, il pd punta su periferie e militari - giovanna casadio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

I sondaggi danno cinque regioni in bilico tra Veltroni e Berlusconi. Qui ogni voto peserà doppio Quei cento seggi decisivi per il Senato Lazio, il Pd punta su periferie e militari Corretta la linea della giovane Madia: non vantare più la tua inesperienza GIOVANNA CASADIO ROMA - Un'ora e mezza per spiegare a Marianna Madìa, la giovane capolista del Pd per la Camera a Roma e provincia, che lo slogan con cui si è presentata - "Metto a disposizione la mia inesperienza" - è stato infelice. "Ha prestato il fianco alle strumentalizzazioni, e noi nel Lazio non ci possiamo permettere di sbagliare", le ha spiegato Michele Meta, il coordinatore regionale. Una tirata di orecchie durante il giro di convocazioni per "mettere in palla" la squadra democratica laziale. Quindi, per Madìa full-immersion elettorale a cominciare dalla kermesse con i Nomadi al Tuscolano e tour nelle periferie. Il "grande Franco", s'intende Marini, ha in agenda comizi quotidiani a Viterbo, Latina, Rieti e Frosinone e invierà una lettera-programma a un milione di capifamiglia laziali. Il generale Mauro Del Vecchio poi, illustrerà il piano di alloggi per i militari volontari. Lo scienziato Ignazio Marino è "precettato" per incontri nelle Asl e con operatori sanitari. Nel Lazio infatti, si gioca il test decisivo della partita cruciale: quella per aggiudicarsi i seggi del Senato, ovvero la maggioranza senza la quale non si governa il paese. Nonostante Ciarrapico, Berlusconi è dato da molti sondaggi a un passo dalla sconfitta con un'emorragia di voti verso i centristi di Casini e la Destra di Storace. L'ex amico post missino profetizza ora al Cavaliere "non più di 7 seggi" dei 27 che nella regione sono in palio. Quindi, sconfitta "secca e bruciante, del resto perché votare la "lista cinica" del Pdl che schiera al Senato il toscano Marcello Pera, Maurizio Gasparri non radicato a livello regionale, il traditore Lamberto Dini piuttosto che noi della Destra?". Pier Ferdinando Casini, il candidato premier dell'Unione di centro, dal canto suo invoca il voto cattolico: "è fondamentale il Lazio, dove c'è Roma culla della cristianità e noi siamo vicini all'8%". Non a caso ha messo la principessa Alessandra Borghese come capolista. Partita-Senato più che mai aperta tra Pd e Pdl. Non solo nel Lazio, anche in altri quattro terreni di gioco: Liguria, Campania, Piemonte e Calabria. Sono le regioni più in bilico. Un centinaio di seggi in tutto. La posta in gioco è di una quindicina di seggi di scarto tra Veltroni e Berlusconi. In Calabria, dove nel 2006 vinse il centrosinistra, ora c'è molta incertezza sui 10 seggi complessivamente in palio. "Abbiamo un capolista forte, il prefetto Luigi De Sena, un uomo che è un punto di riferimento sia per i cittadini che per le istituzioni", è la speranza di Nicodemo Oliverio del Pd. La Sinistra di Bertinotti inoltre, ce la sta mettendo tutta per raggiungere lì la soglia dell'8% come del resto in Lombardia dove capolista è Rita Borsellino e agguantare l'8% significa aggiudicarsi 4 senatori. Date quasi per perse dal Pd la Campania (dove il centrosinistra aveva vinto e ora paga l'emergenza rifiuti e la differenza tra Pd-Idv e Pdl-Lega arriva fino a 6 punti) e il Piemonte (centrodestra). La Liguria se la gioca al fotofinish, lì c'è una solida tradizione di sinistra che potrebbe però premiare la Sinistra Arcobaleno e penalizzare il Pd. Le altre incognite al Senato sono costituite da Marche e Abruzzo, tuttavia sarebbero ormai acquisite al partito di Veltroni. A Palazzo Madama però alcuni funzionari hanno messo a punto uno schema di maggioranza per il Popolo della Libertà che prevede cinque ipotesi partendo da quattro regioni (Lazio, Liguria, Marche e Abruzzo) giudicate incerte. Perciò, se il Pdl si aggiudicasse tutte le regioni incerte avrebbe una maggioranza di 167/168 senatori, ma se le "incerte" passassero tutte al Pd, ecco che raggiungerebbe solo 154 seggi, non avrebbe quindi la maggioranza. Nel mezzo, le altre possibilità e l'oscillazione per Berlusconi di avere 162, o 159-157 senatori. Ma perdere il Lazio fa sballare i conti pro-Cavaliere. Meta, l'allenatore del Pd laziale, giura: "è nell'aria una buona affermazione. Chi temo dall'altra parte? Solo Claudio Fazzone, di Fondi, il più votato del centrodestra che è ormai talmente diviso e rissoso... ". Al punto che Luca Romagnoli (numero 2 al Senato della Destra) ha annunciato sul sito di Repubblica. it: "Saremo nelle stesse piazze di Fini". Inseguimento ravvicinato. Bruno Tabacci, uno dei leader centristi, scommette sulle "molte sorprese anche al Nord perché questo duopolio è artificiale, superato di fatto", E scommette che l'Unione di centro avrà senatori in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Lazio.

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IL DOPPIO GIOCO DELLA POLITICA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-23 num: - pag: 1 autore: di SERGIO ROMANO categoria: REDAZIONALE AEREI ED ELEZIONI IL DOPPIO GIOCO DELLA POLITICA C on un ultimo sussulto l'Alitalia morente ha sparigliato le carte della campagna elettorale. Romano Prodi è uscito dall'ombra ed è ridiventato un protagonista della politica nazionale. Silvio Berlusconi ha afferrato la questione al balzo ed è riuscito a cavalcare contemporaneamente il cavallo dell'orgoglio nazionale e la tigre delle frustrazioni padane. Walter Veltroni è ai margini della scena, troppo prossimo agli interessi di Fiumicino per apparire credibile agli elettori del Nord. Alla borsa dei valori nazionali le privatizzazioni scendono e il colbertismo (definizione dotta di statalismo) riprende quota. Con una sorta di doppio salto mortale destra e sinistra sembrano essersi scambiati i ruoli. La sinistra crede nelle virtù del mercato e non nasconde di essere favorevole alla soluzione Air France. La destra "liberista" ritiene che gli interessi del Paese richiedano in molte circostanze l'intervento dello Stato. Nei prossimi giorni molti continueranno a chiedersi quali effetti tutto questo possa avere sull'esito della campagna elettorale. Riuscirà la destra ad apparire più credibile della sinistra? Potrà la sinistra dimostrare che la sua gestione del caso Alitalia è stata in ultima analisi più saggia ed efficace di quella del governo Berlusconi? Credo che occorra diffidare dei dibattiti in cui si parla di tutto fuorché degli aspetti cruciali della questione. Molto di ciò che è stato detto in questi giorni serve forse a segnare un punto e a mettere in difficoltà l'avversario, ma non serve né al futuro dell'azienda né al confronto elettorale. Chi dovrà occuparsi di Alitalia nelle prossime settimane farà bene a tenere in bella vista almeno quattro promemoria. Il primo promemoria concerne il rapporto con le organizzazioni sindacali. Può darsi che l'offerta di Air France sia avara e ingorda. Ma una delle condizioni poste dal suo amministratore delegato (le organizzazioni sindacali debbono accettare e sottoscrivere formalmente il piano di salvataggio) vale per chiunque debba occuparsi dell'azienda. Non è possibile risanare una impresa che deve buona parte delle sue condizioni fallimentari a un gretto sindacalismo corporativo e in cui nove sigle sindacali hanno il diritto di sedere a un tavolo negoziale che produrrebbe inevitabilmente un mediocre compromesso. Chi sostiene che esistono soluzioni di ricambio (come ha fatto Berlusconi), ma omette di ricordare che la condizione voluta da Air France è sacrosanta, dice nella migliore delle ipotesi una mezza verità. Il secondo promemoria concerne le regole del mercato dell'aria. La disputa fra colbertisti e privatizzatori è in buona parte irrilevante. Niente vieta allo Stato, in linea di principio, la proprietà di una linea aerea. Ma chiunque gestisca l'azienda dovrà ricordare che non sarà possibile contare su aiuti pubblici (Bruxelles non li autorizzerebbe), che i consumatori europei non intendono rinunciare ai vantaggi delle linee aeree low cost, che la liberalizzazione dei collegamenti e la politica dei cieli aperti sono una realtà a cui non è possibile sottrarsi. CONTINUA A PAGINA 30.

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Alitalia, lite sulla cordata Di Pietro contro Berlusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Alitalia, lite sulla cordata Di Pietro contro Berlusconi Il leader di Idv: fa insider trading. Il Pdl: assurdo E Casini: i figli di Silvio ora tirino fuori i soldi Con l'ex premier si schiera anche la Lega. Boselli attacca l'ex pm: lui e Silvio fanno campagna sulla pelle dei lavoratori ROMA - Si fa sempre più aspra la polemica politica sul destino di Alitalia. Ieri è stato Antonio Di Pietro ad alzare i toni, accusando di "insider trading " Silvio Berlusconi, che auspica e prevede la formazione di una cordata italiana che rilevi la compagnia di bandiera. "Berlusconi - dice il leader dell'Idv - sta facendo insider trading facendo credere, contrariamente al vero, che c'è qualcuno che vuole comprare Alitalia: queste operazioni prima si fanno poi si annunciano. Annunciare per creare distorsione del mercato è un reato, e io ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale ". Un'accusa durissima, che viene immediatamente rispedita al mittente da Paolo Bonaiuti: "Ma di cosa parla Di Pietro? Ci faccia il piacere di non usare parole difficili e di non dire cose che non c'entrano nulla con la vicenda Alitalia". Che è tutt'altra, secondo il portavoce del Cavaliere che ne approfitta per rispondere anche a Veltroni quando chiede di far uscire allo scoperto entro poche ore l'eventuale cordata alternativa: "Air France ha avuto cinque mesi di tempo per presentare un piano, e quando lo ha presentato è venuta fuori una proposta irricevibile di sapore colonialista. Non si capisce perché, quando Silvio Berlusconi lancia un appello per salvare l'italianità dell'Alitalia, questa cordata dovrebbe materializzarsi proprio il giorno di Pasqua". Se con Berlusconi si schierano gli alleati, a partire dai leghisti Calderoli e Maroni che vedono nel tentativo dell'ex premier la volontà di salvare Malpensa che vedrebbe un forte ridimensionamento con l'operazione Air France, dal Pd si ribadisce l'attacco a quello che Enrico Morando definisce il "gioco irresponsabile del Pdl", che "con una forte dose di cinismo" avanza "a fini elettorali proposte non solo fumose, ma anche contraddittorie e inquietanti". E però, nemmeno il responsabile economico del Pd si schiera con Di Pietro: "Sinceramente, l'accusa di insider trading non mi sembra un'ipotesi realistica , per come conosco io il reato...". Ancora più netto il leader dello Sdi, Enrico Boselli: "Su Alitalia Di Pietro è come Berlusconi: fanno solo campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori". Non prende invece di mira l'ex pm, ma solo il Cavaliere, Pier Ferdinando Casini: "Sulla vicenda Alitalia dopo quattro anni Berlusconi ripete le stesse cose, siamo alla stessa bufala. Oggi si parla di cordate che finiranno il 14 aprile". Se infatti, aggiunge il leader dell'Udc, "Berlusconi e i suoi figli vogliono mettere dei soldi, ebbene li tirino fuori, ma subito: non facciamo di Alitalia una strumentalizzazione da campagna elettorale". La sfida Pier Ferdinando Casini, leader e candidato premier dell'Udc, chiama in causa il Cavaliere Paola Di Caro.

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Bertinotti apre al Cavaliere <Il suo progetto va discusso> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Bertinotti apre al Cavaliere "Il suo progetto va discusso" "Prodi sia responsabile, il rischio è meglio del disastro" ROMA - Esiste un punto, in questa intricatissima vicenda Alitalia, su cui, secondo Fausto Bertinotti, c'è poco da discutere: "Il nostro è un Paese che ha una vocazione turistica a 360 gradi, per cui una compagnia di bandiera è necessaria ". Per questa ragione "il governo Prodi dovrebbe sottrarsi all'aut aut "o mangi questa minestra o salti dalla finestra" che è stato imposto dall'Air France". Perché "se non lo fa, allora tanto vale che non ci sia il governo: a che serve un esecutivo se non ad assumersi le sue responsabilità?". E in effetti Prodi ha il pallino in mano: "Sì, è così, e allora chieda del tempo, si faccia protagonista, invece di subire ultimatum ", anche perché "chi, come in questo caso, vende per fare cassa o per disperazione, in realtà svende". Già, c'è anche la questione di quanto vale Alitalia e di quanto ha offerto Air France al centro di questo dibattito. La situazione, però, è resa ancor più complicata dal fatto che c'è una campagna elettorale. Il leader della Sinistra-l'Arcobaleno non lo nega, ma a suo giudizio occorre "verificare assolutamente la possibilità di una cordata italiana", che, per il presidente della Camera, avrebbe "senza dubbio una co-partecipazione internazionale". Peccato, però, che a sostenere la cordata di casa nostra ci sia Berlusconi, e da Veltroni a Di Pietro dicono che il Cavaliere è in conflitto di interessi. "Il conflitto di interessi - replica Bertinotti - effettivamente c'è, tuttavia delegittima il leader del Pdl solo dal punto di vista delle sue prerogative di presidente del Consiglio. Perciò, se avanza una proposta bisogna discuterne e non sottrarsi alla discussione. Dobbiamo ricordarci tutti che l'occupazione è più importante delle beghe della campagna elettorale". Poi, se Berlusconi andrà a Palazzo Chigi, ipotesi più che probabile, "visto che è il candidato favorito", si potrà pensare che questa proposta "la porteranno materialmente avanti altri imprenditori". Ma se si dice di no ad Air France e si attende una cordata nostrana per cui ci vuole qualche tempo c'è l'eventualità che si scivoli nel commissariamento dell'azienda... "Che significa, che bisognerebbe bere l'imbevibile, bere la cicuta proposta da Air France?". Forse meglio il "calice" amaro d'Oltralpe che il rischio di un commissariamento. "Il rischio è meglio del disastro ": su questo Bertinotti è netto. Nel Partito democratico più d'uno si è lamentato perché il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e il presidente del Consiglio Romano Prodi hanno scelto questo "timing" per l'operazione: in piena campagna elettorale. "Certo - osserva il leader della Sa - pesa elettoralmente, però c'è da dire che il Pd ha diversi esponenti di peso nell'esecutivo e quindi non può far finta che il governo Prodi stia da una parte e il partito di Veltroni dall'altra. Eppoi dovrebbe essere obiettivo di una forza politica quello di individuare la soluzione di problemi come Alitalia ". Sempre a proposito del Pd: il suo leader ha rotto con la sinistra e ha deciso di andare da solo per evitare divisioni e tensioni, ma alla fine, come dimostra questa vicenda, se le è ritrovate nel suo stesso partito. Paradossale? Sorride il presidente della Camera, e dice: "Secondo me, dopo l'annuncio che sarebbero andati da soli sia il Pdl sia il Pd si sono configurati come partiti- coalizione. Come avvenne con il passaggio dal proporzionale al maggioritario qui, invece di garantire la semplificazione del sistema politico e la governabilità, otteniamo esattamente l'opposto. Tanto è vero che già ora i due maggiori partiti riproducono gli stessi difetti delle coalizioni in cui stavano prima". Dunque la vicenda Alitalia starebbe a dimostrare che Veltroni non è riuscito nel suo intento? "Per ottenere il voto utile ha dovuto prendere le stesse anime divergenti che caratterizzavano la coalizione e le ha messe insieme sotto un altro nome - Pd - ma sono la stessa cosa di prima. E così non riescono ad andare avanti così come non riusciva ad andare avanti l'Unione". Bertinotti, però, dovrebbe fare un po' di autocritica: l'Alitalia non è l'esempio di come l'intervento pubblico sia nocivo? "No: anzi ci vorrebbe adesso l'intervento pubblico. Del resto, quando Air France entrò in crisi per risolvere la situazione fecero il contrario di quel che ora propongono per Alitalia: lo Stato ci mise una barca di soldi, le rotte vennero allargate e furono comprati veicoli d'avanguardia...". Il Pd ha diversi esponenti di peso nel governo: non può fingere che Romano stia da una parte e Veltroni dall'altra \\ Maria Teresa Meli.

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Bersani: senza Air France libri in tribunale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il ministro dello Sviluppo economico Bersani: senza Air France libri in tribunale "Non c'è nessuna svendita. E una parola dell'ex premier non può cancellare il codice civile" ROMA - Alitalia è giunta al capolinea. L'alternativa è tra la svendita ad Air France e il fallimento. Non è un bel risultato per il centrosinistra, a poche settimane dal voto. "Non è così. Il centrosinistra - risponde il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani - lasciò Alitalia nel 2001 in ben diverse condizioni. Quelli che con Berlusconi adesso corrono a fare i salvatori sono i veri responsabili del disastro. Nel 2003 persero l'ultimo treno buono, l'accordo con Air France e Klm, quando le condizioni di Alitalia non erano quelle di oggi". Che sono precipitate sotto il governo Prodi. "Noi da un anno e mezzo stiamo cercando di chiudere la faccenda vendendo un oggetto che è difficile da vendere. E quella ad Air France non è una svendita, perché si tratta della più grande compagnia mondiale". Alla quale date Alitalia per un piatto di lenticchie, dice il Pdl. "Air France mette sul piatto, tra investimenti e debiti che deve accollarsi, almeno 3 miliardi di euro. Certo poi ci sono gli esuberi: 2.100 sono tanti, ma non è un massacro. Ci sono gli ammortizzatori sociali e mi auguro che i sindacati e Air France valutino bene il da farsi". Per ora sono decisi a opporsi. E se non ci sarà accordo entro il 31 marzo, il ministro dell'Economia e l'Alitalia sembrano decisi a portare i libri in tribunale. E la cosa non piace neppure nel Pd, per esempio a Francesco Rutelli. "Se non ci sarà accordo, i passi successivi saranno obbligati per l'azienda e il suo azionista, e non sono nella disponibilità della politica. Purtroppo la questione non si risolve con le discussioni da campagna elettorale. Non è che una parola di Berlusconi può cancellare il codice civile. Quello che succede dopo il 31, se Air France si ritira, non è nelle mani mie, di Berlusconi o di Rutelli, ma dei meccanismi di gestione aziendale". Ma i sindacati, Berlusconi e anche settori del Pd vedrebbero bene un prestito ponte per andare oltre la data del 31 marzo e dar modo a una cordata italiana di fare un'offerta. "Attenzione. Un prestito ponte, come dice la parola stessa, è possibile se dall'altra parte c'è una sponda, cioè un'offerta credibile. Ora, se non è venuta fuori in 15 mesi, non so se verrà fuori in una notte solo perché la evoca Berlusconi. In ogni caso, se un'offerta vera dovesse manifestarsi, verrebbe presa in considerazione, ma non le chiacchiere". è ancora convinto che sia stato giusto andare alla trattativa in esclusiva con Air France, escludendo Air One? Secondo Francesco Rutelli è stato un errore. "Il governo ha seguito procedure serie, a prova di Corte dei Conti. Bisognava prendere in considerazione solo le offerte credibili. Se quella di Air One è stata scartata, non è perché ci stava antipatica o perché siamo servi di Air France". Martedì ci sarà un nuovo incontro tra Air France e sindacati. La compagnia francese dice: la nostra proposta è immodificabile. "In realtà qualche aggiustamento c'è stato rispetto al disegno iniziale e credo che se uno si siede al tavolo è per discutere. Quindi aspettiamo prima di trarre delle conclusioni". Aspettiamo, però il leader del Pd, Walter Veltroni, sembra non volersi esporre su Alitalia, forse anche per le divisioni nel Pd tra i fautori di Air France e quelli della cordata italiana. "Veltroni fa benissimo a dire che Alitalia è una questione che andrebbe tenuta fuori dalla campagna elettorale. Berlusconi lo aveva fatto anche lui, fino a quando la Lega non lo ha costretto a trattare la cosa quasi fosse una partita di calcio con opposte tifoserie ". Più ancora di Veltroni, tace il presidente del Consiglio. E il Pd è sospettato di voler rimuovere il fattore Prodi in campagna elettorale. "Prodi con la scelta di non candidarsi ha chiuso un ciclo, ma noi non lo rimuoviamo. La sua fase politica ha permesso all'Italia di entrare in Europa. E forse Giulio Tremonti, che è immaginifico, potrebbe esercitarsi a un libro su come sarebbe l'Italia senza l'euro. Invece prospetta un neoprotezionismo che sarebbe disastroso per un Paese esportatore come il nostro ". Fatto sta che per Alitalia la partita segna in ogni caso una fine ingloriosa, dopo 60 anni di vita. Perché? "Perché lo Stato con tutto quello che avrebbe da fare, non dovrebbe occuparsi della gestione di aziende che si confrontano ogni giorno col mercato. In Alitalia hanno pesato i vincoli della politica e la frantumazione della rappresentanza sindacale. Può essere la stessa storia di oggi. Cerchiamo di fare in modo che non sia ancora la politica a far dei danni a un'azienda". "La politica non faccia danni" Il ministro Pier Luigi Bersani Enrico Marro.

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Duello tv, il veto del Pdl <Prima via la par condicio> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-23 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il caso Per Veltroni e Berlusconi inviti da Vespa, Floris e Sky Duello tv, il veto del Pdl "Prima via la par condicio" Bonaiuti: con questa legge dovremmo fare 105 confronti Gentiloni insiste: il faccia a faccia è possibile Il presidente della Vigilanza, Landolfi: la norma non lo permette ROMA - Se lo può scordare, Veltroni, il faccia a faccia tv con Berlusconi. Almeno finché resta in vigore questa par condicio. Il messaggio è chiarissimo e da fonte certa: Paolo Bonaiuti, portavoce del leader del Pdl: "Questi signori del Pd si devono decidere. Prima ci scassano le orecchie con le regole, volute solo per mettere il bavaglio a Berlusconi. Poi cercano di violarle invocando un confronto irregolare nell'unica speranza di ridare ossigeno ad un candidato pallido, esangue e privo di argomenti come Veltroni, ravvivandolo alla luce di Berlusconi ". E al ministro (uscente) delle Comunicazioni Paolo Gentiloni che dice "il faccia a faccia si può fare e si farà, nessuna legge vieta di ospitare i due leader politici in tv", Bonaiuti risponde con metafora pasquale: "Gentiloni è doppio, come tutti i farisei, fa finta di non aver letto l'articolo 12, chiarissimo. Se ne facciamo uno, ci toccherà farne altri 105. Se invece domattina lui ci butta via la par condicio, eccoci, siamo prontissimi ". Rincara Mario Landolfi, presidente della Vigilanza: "Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, come Gentiloni. Un solo confronto tv è impossibile". La stessa authority Agcom ammette che la legge è difficile da applicare. Mancano i due contendenti, i conduttori invece sono tutti pronti. "Li ho invitati da subito ", spiega Bruno Vespa. "Sia Veltroni che Berlusconi si sono detti disponibili ma lo staff del leader Pdl si è richiamato al divieto agli scontri diretti espresso dalla Vigilanza". Cambiassero le condizioni Porta a Porta è aperta. Giovanni Floris ha "inviato una mail a Berlusconi e Veltroni invitandoli alla puntata di Ballarò del 6 aprile". Ed Emilio Carelli, direttore di Skytg24: "Da Veltroni abbiamo già un ok, da Berlusconi aspettiamo risposta. Sono i due leader più interessanti perciò siamo pronti a sfidare la par condicio, d'accordo con l'editore ". Ribadisce Bonaiuti: "Il nostro no vale per tutti". Nel caso, come quarto incomodo, dal satellite si fa sotto Nuccio Fava: "La mia trasmissione Finestra Italia su Ab Channel Sky 920 sarebbe la sede più opportuna". Giovanna Cavalli GUARDA "Nazirock" e l'intervista a Fiore www.corriere.it.

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Ieri e oggi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-23 num: - pag: 12 categoria: BREVI Ieri e oggi Nel tondo, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni parlottano durante una festa dell'Unità nel 1986 a Milano. A fianco, i due leader si stringono la mano a Roma il 30 novembre 2007.

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Casini: Berlusconi sotto ricatto della Lega e Veltroni coltiva l'idea del grande inciucio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il leader Udc: Pd e Pdl sono già d'accordo, la loro è una falsa battaglia Casini: Berlusconi sotto ricatto della Lega e Veltroni coltiva l'idea del grande inciucio.

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BERLUSCONI sarà ricattato permanentemente dalla Lega , dice Pier Ferdinando Casini ( (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"BERLUSCONI sarà ricattato permanentemente dalla Lega", dice Pier Ferdinando Casini (nella foto): lo è oggi sulla vicenda Alitalia, lo sarà domani, con Bossi che gli impedirà qualsiasi fair play in Parlamento. Il leader Udc parla a trecentosessanta gradi della campagna elettorale e del futuro politico. Pd e Pdl, afferma, fanno solo finta di battersi, mentre sono già d'accordo. "Veltroni", denuncia Casini, "coltiva l'idea del grande inciucio". Il candidato premier del centro torna anche sul voto utile: "È veramente tale quello dato all'Udc, in più regioni possiamo togliere senatori alla Sinistra".

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Winteler: turismo, troppi localismi Per vincere serve un piano-Italia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-23 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE L'intervista "Abbiamo diecimila enti e 400 assessori, eppure l'Estonia ci ha superati" Winteler: turismo, troppi localismi Per vincere serve un piano-Italia "Ho scritto ai candidati-premier, dobbiamo recuperare competitività" "Il World Economic Forum ha presentato la classifica mondiale nella capacità di attrazione turistica e siamo scesi al ventottesimo posto" MILANO - Sette lettere. Destinatari: Silvio Berlusconi, Walter Veltroni, Pierferdinando Casini, Fausto Bertinotti, Daniela Santanchè, Enrico Boselli, Bruno Tabacci. I candidati premier dei principali schieramenti, insomma (lo era ancora anche Tabacci quando, a fine febbraio, è partita la missiva). A loro Daniel John Winteler, numero uno del gruppo Alpitour, in veste di presidente Federturismo chiedeva una cosa apparentemente semplice. In sostanza: è possibile che, chiunque vinca le elezioni, il comparto possa finalmente sperare in un po' d'attenzione (magari bipartisan)? E in una vera politica di settore, che metta fine all'anarchia Regioni-Province-Comuni e cominci a ragionare in una logica di "pacchetto Italia"? Le hanno risposto, dottor Winteler? "Sì, tutti. Gentilmente e subito. Però poi, al di là delle risposte cortesi, leggiamo i programmi e della questione turismo continuiamo a trovare poco o niente. Eppure non sono impegni all'aiuto finanziario, quelli che chiediamo. Anzi". Anzi? "Delle politiche, o meglio: "una" politica di coordinamento, di indirizzo, di razionalizzazione, di valorizzazione. Sembra che nessuno si renda conto di quale risorsa sia il turismo per il nostro Paese. Che a nessuno importi di sapere che da qui arriva il 12% del nostro Pil e l'11% dei livelli occupazionali. E con grandi potenzialità di crescita". Ma? "Ma per ottenerla, la crescita, non possiamo continuare con l'anarchia totale. Spendiamo 350 milioni l'anno solo per promuovere Regioni ed Enti: è una somma superiore a quella dei nostri concorrenti, ma si risolve in pubblicità sparsa, non coordinata, e a che serve? Ancora: tra le singole Regioni si trovano punte di quasi 400 assessori al turismo. E in tutto il Paese ci sono 10 mila enti e società di natura varia che si occupano di "promozione". Al di là degli sprechi, mi chiedo se anche queste non siano le "discariche per politici trombati" di cui parla spesso Luca Cordero di Montezemolo". E visto che siamo in piena campagna elettorale... "Vorremmo non assistere solo alle diatribe su chi mettere in lista e chi no. Vorremmo che non ci rispondessero soltanto "grazie, i vostri spunti sono interessanti". Vorremmo si capisse che noi, imprenditori del settore, ci assumiamo le nostre responsabilità. Ma se da anni assistiamo a un impoverimento della risorsa turismo, è in buona parte a causa di una frammentazione e sovrapposizione di responsabilità. Invece la politica deve fare la propria parte. Non può continuare a pensare che il turismo sia una materia semplice: richiede professionalità e competenze specifiche". Sta chiedendo un ministero ad hoc? "Sarebbe necessario. Ma se non fosse possibile, ci vorrebbe comunque una figura unica con un ruolo di guida nella definizione delle politiche e con un potere in grado di mettere fine ai localismi. è importante delineare un piano strategico del Paese, che preveda non un banale elenco di finalità ma obiettivi misurabili e chiare attribuzioni di responsabilità". Rischi, in caso contrario? "Abbiamo un enorme patrimonio storico, culturale, naturale. Ma lo diamo sempre per scontato e, così, continuiamo a dilapidarlo. Non è allarmismo: il World Economic Forum ha appena presentato l'ultima classifica mondiale della competitività turistica, e sa dove siamo finiti?". Dal tono, si direbbe non "finiti": "Precipitati ". "Uscendone con le ossa rotte: siamo ventottesimi. Davanti a noi stanno l'Islanda, Malta, Cipro, l'Estonia". Soluzioni? "Dobbiamo presentarci come "sistema Italia". Dobbiamo capire che il turismo non è solo spiagge o alberghi: è servizio, è infrastrutture, è non atterrare a Milano e poi andare sulle Dolomiti mettendoci più tempo che per arrivare a Vladivostock. Noi imprenditori ammettiamo di aver vissuto, a nostra volta e almeno in qualche caso, di rendita. Senza fare un'analisi della domanda e delle sue evoluzioni. Ma oggi siamo pronti a fare la nostra parte: la Confindustria di Montezemolo ha avviato il gioco di squadra, quella di Emma Marcegaglia, ne sono certo sia per la sua sensibilità sia perché conosce dall'interno il settore, lo continuerà. Chiediamo solo di poter competere. Vogliamo certezze. Sa perché la Disney scelse Parigi, per il suo europarco? Perché trovarono interlocutori di alto livello: direttamente nella Presidenza della Repubblica. Da noi, non saprebbero né dove né da chi andare". Qui siamo in pieno "piano strategico". Ma non si fa in un giorno e, intanto, ci sono due emergenze immediate, anche per il settore: rifiuti in Campania, e Alitalia Malpensa. "Allora, rifiuti: sono una drammatica emergenza sociale e igienico-sanitaria, prima che economica. E c'è un immobilismo inquietante. Ma detto questo, vede il paradosso? I rifiuti di Napoli mostrano già un effetto valanga per il turismo al Sud: l'Italia riesce a dare di sè un'immagine unitaria solo nelle cose negative, perché nessuno se ne prende la responsabilità". Sarà negativo, anche, non avere una compagnia di bandiera o non poter far atterrare senza scali i turisti di molti Paesi? "Separiamo le due cose. Alitalia è il frutto di errori gestionali di anni, e di scelte rimandate. Di sicuro, senza un carrier domestico il turismo di un Paese soffre. Quanto a Malpensa: per andarci da Torino, per dire, devi ancora superare brughiere e ponti improbabili. Pur seguendo i cartelli rischi di finire in mezzo ai campi. C'è un chiaro problema di collegamenti, non è possibile che ci siano svincoli autostradali fermi da anni. è qui che occorre investire: e Malpensa diventerebbe, per i vettori, uno scalo interessantissimo ". Raffaella Polato.

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La tua opinione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-23 num: - pag: 30 categoria: BREVI La tua opinione su corriere.it E' giusto utilizzare per la ricerca i feti degli aborti? SUL WEB Risposte alle 19.00 di ieri I numeri sono in percentuale Sì R 71,8 No R 28,2 La domanda di oggi Un duello in tv tra Berlusconi e Veltroni è uno strumento utile per decidere chi votare? I sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.

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LA POLITICA mi appassiona. Sono uno che legge quasi tutti i giornali, che segue i dibattiti in telev (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Isione, che cerca di orientarsi in maniera sensata nei risvolti ideologici e pratici di questa campagna elettorale. Ahimé, a forza d'informarmi sui programmi dei vari candidati e delle varie coalizioni, sono arrivato ad una conclusione tragicamente paradossale: hanno ragione tutti. Prendiamo il nuovo Partito Democratico di Walter Veltroni, alleato con la Bonino e con Di Pietro. Come si fa a non riconoscere a questa neo-formazione la voglia di interrompere il vecchio percorso della sinistra italiana, sempre bloccata dai veti dei piccoli alleati legati al massimalismo post comunista? Il Pd si presenta con una faccia nuova, riformista, occidentale, sensibile ai problemi della fede e attenta ai problemi dell'industria. E Veltroni ha ragione quando sottolinea queste nuove caratteristiche politiche. Ma ha ragione anche Silvio Berlusconi, alla testa di una nuova formazione di centro destra insieme a Gianfranco Fini, con l'appoggio esterno di Bossi e di Lombardo, quando sostiene che il Pd, in realtà, è condotto e governato da gran parte di quelli che hanno fallito con il governo Prodi, ancora oggi presidente di quel partito. Quindi non sono il nuovo, ma il vecchio. E ha ragione quando sostiene che il Pdl, slegato dal centro di Casini che gli provocò tanti scivoloni ed intoppi, ora potrebbe governare con maggiore compattezza. Ed hanno ragione Veltroni e Berlusconi, stavolta insieme riguardo al voto utile, quando dicono che votare per delle formazioni più piccole non serve, perché riporterebbe l'Italia a quella stagione dei veti incrociati che ci ha portati al collasso. E' vero, per modernizzare il paese noi dobbiamo assolutamente semplificare, non complicare. Ma, su campi opposti, come dar torto a Casini, Bertinotti, Santanché, Boselli, e ad altri partiti minori, quando lottano per mantenere vivi degli ideali radicati nel tessuto elettorale. Non è affatto inutile, anzi è utile, sostengono, riaffermare la presenza sul territorio di istanze centriste, di sinistra alternativa, di destra e di socialismo storico. Cancellarle sarebbe un gravissimo atto di prevaricazione. Una sorta di colpo di stato contro la storia di questo paese. Ma c'è di più. Ha ragione Bertinotti quando dice a Veltroni che la vera sinistra la rappresenta lui e che Veltroni si è spostato, anche con le candidature, verso un centro confindustriale. E ha ragione Boselli, socialista doc, a gridare allo scandalo per non aver trovato casa nel Pd che si accredita su posizioni socialdemocratiche. Ha ragione Storace quando imputa al partito di Fini di aver tradito gli ideali di quel partito nato dalla costola del Msi di Almirante. Ed ha perfettamente ragione Casini, sostenendo che, alleandosi con Fini, Berlusconi si è spostato a destra e che il centro moderato lo rappresenta lui. Insomma, è un groviglio quasi inestricabile di posizioni divergenti ma tutte condivisibili. Come uscirne? Forse immaginando la politica non più come un luogo ideale dove chi ha ragione ha le carte in regola per governare. Avere ragione, in politica, non sempre serve a fare le riforme necessarie. La politica, da quando Machiavelli iniziò a teorizzarla, è il luogo dove il fine giustifica i mezzi. Ammetterlo non consola. Ma forse ci aiuta a capire.

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Berlusconi è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Berlusconi è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo" Casini: Veltroni fa finta di gareggiare, ma coltiva l'idea del grande inciucio.

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ROMA - Popolo delle libertà e Partito democrati (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARCO CONTI ROMA - Popolo delle libertà e Partito democratico tendono a polarizzare lo scontro, ma a meno di un mese dal voto tutti i sondaggi confermano la consistenza delle forze minori e il pallottoliere del sistema elettorale del Senato rischia di assegnare un ruolo decisivo al centro di Pier Ferdinando Casini e alla Sinistra Arcobaleno di Fausto Bertinotti, malgrado che nel faccia a faccia di ieri, pubblicato dal "Messaggero", sia Berlusconi che Veltroni abbiano invitato gli elettori a scegliere tra i due principali partiti. "In molte regioni la sfida non è tra noi e Berlusconi, ma tra Udc e sinistra massimalista", sostiene Casini. La tesi del voto utile, stile Prima Repubblica, non regge e il pareggio diventa un'opportunità per il leader dell'Udc, il quale nega "i soccorsi" dopo il voto perché "le alleanze si fanno prima". La nuova legislatura potrebbe confermare quindi tutti i limiti della precedente, anche perché secondo Casini resta il problema della "eterogeneità" dei due principali schieramenti. "Il Pd è un'accozzaglia di contraddizioni" mentre "Berlusconi è sotto il ricatto della Lega, come dimostra la vicenda Alitalia". Casini punta le sue carte su una forza "tranquilla, compatta e responsabile". Onorevole Casini, nel forum di ieri al "Messaggero" Veltroni dice: chi dopo il 14 aprile ha un senatore in più governa. È d'accordo? E, soprattutto, gli crede? "No, al proposito non credo. In realtà Veltroni sta coltivando l'idea di un grande "inciucio". E' chiaro che sia lui che Berlusconi, non a caso li chiamo Veltrusconi, non possono dirlo ora perchè deluderebbero i rispettivi elettorati. L'appuntamento però se lo son dato. Sono un po' come i ladri di Pisa. Fanno finta di combattere la battaglia, ma sono già d'accordo. Condivido invece il diritto-dovere di governare anche con un solo senatore in più, ma gli accordi sono quelli fatti prima del voto". C'è una soglia minima di senatori sotto la quale è impossibile garantire una salda governabilità? "In questi giorni il dato del Senato sta facendo impazzire tutti. Troppe sono le variabili e quindi ho deciso che all'aritmetica dedicherò attenzione dopo il 14 aprile. Ciò che però appare evidente dai sondaggi è il 6.5% dell'Udc che significa la possibilità di superare l'8% al Senato in molte regioni. Tra cui il Lazio. Il meccanismo elettorale è talmente strano che in alcune situazioni non siamo in competizione con Berlusconi, ma con la Sinistra di Bertinotti". Vuol dire che contro la sinistra il voto utile è anche quella dato al centro? "Accade in più di una regione che noi possiamo togliere senatori alla Sinistra Arcobaleno. E' esattamente l'opposto di ciò che va sostenendo Berlusconi. Anche se non c'è dubbio che per lui i voti sono utili solo se dati al Pdl. Io sono invece pienamente d'accordo con quanto ha detto Giorgio Napolitano. Occorre ricordare che ciò che è avvenuto in questa campagna elettorale è un grande passo verso la semplificazione. Ora ci ritroviamo con 4-5 partiti". Partiti o coalizioni? "Il nostro centro è omogeneo nei valori e negli interessi sociali che rappresenta. Mentre i due partiti di Berlusconi e Veltroni sono un'accozzaglia di tutto e il suo contrario. Da Ciarrapico a Giovanardi. Dalla Mussolini a Dini. Dall'operaio della Thyssen al leader di Federmeccanica, dalla Binetti alla Bonino. Questi non sono partiti omogenei, ma cartelli. E non è un caso che su molti temi questi partiti non possano parlare. Per esempio hanno levato dal confronto elettorale tutti i temi eticamente sensibili". Però Berlusconi dice che nei suoi cinque anni di governo il Vaticano ha avuto il miglior rapporto possibile con lo Stato italiano. "E' ovvio, la presenza determinante dell'Udc ha orientato in maniera decisiva alcune scelte: dai fondi alla scuola cattolica alla legge sulla fecondazione. Ora invece Berlusconi professa l'anarchia etica e sull'aborto invita a non parlare perchè i suoi sono in maggioranza favorevoli. Di fronte a quest'uso così strumentale delle convinzioni, io non aggiungo altro. Inoltre il Pdl ha fatto fuori dalle sue liste molti esponenti del mondo cattolico come la Burani Procaccini, la Paoletti Tangheroni, Azzolini, Pedrizzi. Stesso comportamento ha il Pd che ha spostato tutti i cattolici dal Senato alla Camera in modo che non siano determinanti. La strategia è la stessa". Berlusconi ha difatto escluso che possa dare la presidenza del Senato all'opposizione. E' segno che a Palazzo Madama il Pdl ha minori certezze o è solo un bisogno di poltrone? "Berlusconi sarà ricattato permanentemente dalla Lega che sarà la forza determinante alla Camera e al Senato. Figuriamoci se Bossi, Calderoli e Maroni gli concederanno il fair-play con l'opposizione. Ne abbiamo avuto prova in questi giorni con la faccenda Alitalia. Berlusconi sta combinando una serie di pasticci su Alitalia e Malpensa, proprio perchè spinto dalla Lega". Riforme istituzionali e legge elettorale. La mannaia del referendum obbligherà ad avviare la discussione subito dopo il voto? "L'agenda della legislatura dipenderà molto dal risultato del voto. Vorrei sottolineare che questa legge elettorale non è peggio di tante altre. Ha solo un vulnus, ed è la mancanza della preferenza. Se i cittadini non possono scegliere i propri rappresentanti, la responsabilità è di Forza Italia e dell'allora Pds che votarono contro". Nel Pdl è finita la monarchia? "Nella destra di Berlusconi e Fini vedo solo molta confusione. Berlusconi fa una campagna elettorale senza crederci. Vuole mettere nella bacheca il trofeo della vittoria, accanto a quelli del Milan, ma dopo le elezioni il meno convinto di poter governare sarà proprio lui". Torniamo ad Alitalia. Perchè Berlusconi ha deciso che era meglio cavalcare il tema piuttosto che seguire i consigli di chi sosteneva che fosse meglio far levare a Prodi le castagne dal fuoco? "E' stata la Lega a spingerlo in questa direzione. O meglio in nessuna direzione, visto che assistiamo ad un zigzagare, peraltro non solo suo ma anche di Veltroni che non ha il coraggio di dire una cosa semplice". Ovvero? "Aver dirottato Alitalia su Malpensa è stata la tomba della compagnia perchè ha comportato degli oneri aggiuntivi enormi. Invece il destino di Malpensa e di Alitalia va assolutamente separato. Inoltre l'evocazione continua della cordata è ridicola. Se c'era qualcuno disposto a metterci i soldi e non ad andare a prenderli dalle banche, aveva tutto il tempo di materializzarsi. Questa cordata è tutta una finzione destinata ad evaporare dopo il 14 aprile, ma il primo macigno che si troverà Berlusconi sul suo governo, sarà proprio Alitalia. La gestione irresponsabile di questa vicenda, ricadrà tutta su di lui. Sarà la dimostrazione che con gli aut-aut della Lega non si va da nessuna parte". Però Berlusconi vi accusa di aver posto, tramite Buttiglione, altrettanti ostacoli alle liberalizzazioni del suo governo "E' solo una strumentalizzazione. Buttiglione doveva solo far recepire una direttiva europea. Non era lui il ministro competente. Da tempo Berlusconi sostiene che tutto ciò che non ha fatto è colpa nostra. In una circostanza ha ragione e fu quando impedimmo di abbassare le aliquote a partire dai redditi alti. Fummo noi a chiedere che si partisse dai più bassi". Dica tre punti di intervento che ritiene fondamentali sul versante economico. "Certamente le deduzioni sul reddito familiare: non vedo perché si possano scaricare le spese per il cane e non quelle per i libri di testo. Peraltro questo intervento è molto più importante dell'abbassamento di un punto dell'Irpef, che determina un grosso buco nelle casse dello Stato e pochi vantaggi per i singoli. Inoltre liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, perchè le tariffe di gas e luce che aumentano sono figlie di tante piccole "Iri". Terzo, un sì alto e forte a rigassificatori, termovalorizzatori e al nucleare per superare le scellerate scelte degli anni scorsi". E le pensioni? "L'unico meccanismo da introdurre è quello che tutela le pensioni minime dall'erosione del costo della vita. Evitiamo però di rimettere in discussione ogni legislatura la riforma delle pensioni". La par condicio è figlia del conflitto d'interessi o è giusto che ci sia comunque? "Il fatto che Berlusconi inserisca la par condicio tra i primi argomenti di cui si occuperà tornando a Palazzo Chigi la dice lunga sulla distanza che c'è tra lui e i problemi del Paese. Io vado in giro per mercati e piazze e nessuno mi parla mai di par condicio. E' un'ossessione che ha, pur avendo uno strapotere nei mezzi di informazione. Vorrebbe fare una campagna elettorale alla Putin, ma forse è il caso che archivi l'argomento. Comunque sia lo scandalo è nella Rai perchè capisco che Berlusconi è dato per vincitore, ma non comprendo perchè tutti questi nominati e guru del giornalismo si preoccupino più delle loro seggiole che del rispetto di una legge". Condivide l'idea di aumentare le truppe in Afghanistan? "I nostri militari vanno difesi sempre e non a seconda delle convenienze. Non capisco come possano progettare di mandare più uomini coloro che non hanno votato nemmeno il rifinanziamento della missione. Sono colpito dalla disinvoltura con la quale si cambiano le carte in tavola. Qualcuno dice che occorrono più soldati in Afghanistan, qualcun altro li vuole in Iraq, altri li vogliono levare dal Libano. Queste sono cose serie che coinvolgono la vita delle persone, nonchè l'immagine internazionale dell'Italia. Invece tra Martino, Fini e Berlusconi hanno detto tre cose diverse con estrema disinvoltura. Per non parlare poi di D'Alema e del suo essere filo-Hamas, un'organizzazione qualificata come terrorista". Preferenze tra la vittoria di McCain e quella di Obama o Hillary? "Non sono americano e quindi non voto. Inoltre il rapporto filoatlantico e di amicizia con gli Usa non è subordinato alla vittoria dell'uno o dell'altro".

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DEBOLE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 23-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DI Il pensiero LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Continua la campagna elettorale e i muri sono zeppi di manifesti. Che b'lssa. Siam di nuovo circondati di bei musi con le camicie di cemento e cravatte di marmo per dar senso di stabilità. Gente fotografata con la mano sul cuore e quella che non si vede sul... Molti son seduti alla scrivania. Per far vedere che lavorano. Invece si son messi lì prima di andare a fare l'happy hour... Casini nel manifesto elettorale c'ha una biffa che sembra che voglia sputare in testa a tutti quelli che gli passano sotto. Sorriso tirato.. Sembra che il fotografo invece che "sorrida" gli abbia detto "guardi che ha la bottega aperta...". In quello del Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare in tintoria. La Santanchè è mistica, santificata e santificante. Metafisica. Gli occhi rivolti al cielo. Sarà il botulino. Fini invece è fotografato di taglio, di sbieco, vent'anni fa però. Manca la foto di Berlusconi. Sì. I manifesti del Pdl sono senza foto, c'han solo il simbolone. Come facciamo adesso? Trovarmi la faccia di Berlusconi sui muri della mia città per me era una tradizione. Come trovare i piccioni in piazza San Marco. Cioè. Non vedere quel sorriso a tastiera d'organo senza diesis e bemolle, quegli occhietti a spillo strizzati che fa uno quando gli scappa la pipì... è brutto. Perché non han messo la foto di Berlusconi? Ha usato la stessa lozione di Ronaldo, gli son venuti troppi capelli e non sono riusciti a scontornarla? Dall'agitazione è venuto mosso? Secondo me è una strategia per stupire. Sono certa che si inventa qualcosa. Vedrai. Capace che si fa proiettare come il marchio di Batman sulle nuvole di notte. Frann. Oppure si fa costruire dei sosia di pannolenci e li appende ai balconi come i Babbi Natale di Cortina d'Ampezzo. Comunque sia, politici o no, farsi fotografare in primo piano è sempre un casino. Perchè si vedono le magagne del tempo. Più che le mille primavere si vedono i settanta, ottanta autunni. E' vero che ti sparano in faccia faroni da mille watt, che poi vieni piallata, con tutta quella luce del naso vedi poi solo due buchini, ma non basta. E' vero ancora che si lavora al computer di photoshop. Se il neo è troppo importante si clicca sopra e si riduce a icona, ma non basta. Si migliora la faccia da babaciu, si taglia e incolla l'orecchia a cerbottana, si assottiglia il collo da cinghiale della Val di Lanzo ma serve a poco. E' proprio il primo piano in sé che è un rischio. Guarda solo che foto abbiamo tutti sulla patente. Non so voi, ma io quando mi fermano i vigili più che per la multa sto male all'idea che vedano la foto. Sulla foto della patente di solito gli uomini sembrano o brigatisti Anni 70, o seminaristi cacciati per inclinazioni omosessuali. Le donne prostitute kabuki o mocie vileda. Io nella foto della patente ho 18 anni e sembro la nonna della Montalcini. Il mio boy il cugino di Gianduia.

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