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Il
popolo del Pd racconta on line la sua campagna
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Rispetto
Quando Berlusconi è venuto a Torino ha fatto sede all'hotel Principi di
Piemonte, l'appuntamento per il comizio in piazza Castello era alle 11 però alle
11,30 non era ancora uscito dall'hotel. L'appuntamento di Veltroni dell'altra
sera in piazza Castello era per le 21 e alle
Come
se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quando il
leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte entro 48 ore, si tira
indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi dietro l'assenza di un
quadro certo dei conti Alitalia. I francesi però si spazientiscono e il tempo
scorre: martedì l'incontro decisivo con i sindacati.
Il
bluff di Silvio durerà un mese ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ALITALIA
VERSO IL COMMISSARIAMENTO Veltroni: presentare la proposta alternativa subito.
Berlusconi: assurdo Il bluff di Silvio durerà un mese RAFFAELLA CASCIOLI Un
obiettivo lo ha già raggiunto: i francesi iniziano a spazientirsi, non vogliono
finire sulla graticola elettorale italiana e chiedono una decisione ora e non
tra due mesi.
Walter
lavora al dopo Pasqua elettorale con sorpresa
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Capitolo tv:
mercoledì sera Veltroni (dopo Berlusconi) affronterà la sua prima tribuna
politica in Rai. In attesa di un sì di Berlusconi a un faccia a faccia, si sta
lavorando all'agenda delle presenze di Veltroni su Sky, a Porta a Porta,
Ballarò, Matrix. A In mezz'ora dell'Annunziata il leader del Pd sarà ospite
domenica 30.
Alla
conquista dei "grillini"
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non sorprende
quindi che Walter Veltroni guardi proprio a loro per incrementare un dato
elettorale che negli ultimi dieci giorni non si è riuscito a schiodare dal
33-34 per cento. Del resto le ultime uscite, sue e della sua squadra, non
lasciano spazio a dubbi: bisogna battere sul tasto dell'antipolitica.
"Sta
incoraggiando la nostra politica"
( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi o
a Veltroni - allora è meglio ricordare che nel Pdl c'è un gruppo di persone da
"sempre in sintonia con le gerarchie ecclesiastiche e le associazioni del
volontariato cattolico", spiega l'ex assessore regionale all'Istruzione. E
per dare forza alle sue ragioni rivela: "Nei giorni scorsi ho avuto un
incontro privato con il cardinale Tarcisio Bertone che ci ha incoraggiato
Letti
e riletti i programmi del Partito democratico e del Popolo della Libertà, mi
sono convint ( da "Stampa, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
anno se vince
Veltroni, e pari a 5 miliardi l'anno se vince Berlusconi. Così stando le cose,
ci si poteva aspettare che i mezzi per tagliare la spesa pubblica immaginati
dal Pd fossero molto più drastici di quelli immaginati dal Pdl. E invece -
sorpresa! - sembrerebbe proprio il contrario, almeno a giudicare dalle
spiegazioni fornite dagli estensori dei programmi del Pdl (
Il
ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, interprete sicuramente competente
della legge, sost ( da "Stampa, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni e
Berlusconi, come la volta scorsa Berlusconi e Prodi, potrebbero in altre parole
decidere di incontrarsi in uno studio tv, stabilendo autonomamente le regole e
la data per il confronto. E anche se è probabile che gli altri leader candidati
protesterebbero, per marcare la differenza tra le elezioni precedenti,
Bonaiuti:
lui è come lo spinter Marino Basso, si esalta se il traguardo è vicino
( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
elettore
berlusconiano è pigro di natura, va a votare solo se teme l'arrivo dei
cosacchi. Dunque, attacchi mirati al segretario del Pd. Senza risparmiare colpi
bassi, tipo quello sulla pensione da deputato, e senza rimpianti. L'idillio con
Veltroni è già sepolto, adesso va di moda la "dottrina Tremonti",
secondo cui Walter sarà un pessimo interlocutore del Pdl,
Berlusconi:
pronto il contratto-bis ( da "Stampa, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
candidata
numero 11 nelle liste del Pd in Lombardia, spedita da Veltroni a occuparsi di
lavoro nell'esecutivo nazionale. Mentre l'altra è Beatrice Lorenzin, 36 anni,
coordinatrice dei giovani di Forza Italia, in lista (ironia della sorte) anche
lei come undicesima, ma nel Lazio e per il Pdl, ombra di Berlusconi in tutte le
sue apparizioni capitoline.
"Risparmiamo
all'osso gli enti inutili sono altri"
( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
un disegno
trasversale: si sono pronunciati in questa direzione Fini, Berlusconi, anche
Veltroni seppur limitando la considerazione alle città metropolitane. Ma su un
bilancio di 70 milioni di euro lo Stato ci dà 175 mila euro, una cifra
ridicola. Altro che sprechi. Vogliamo invece considerare i costi di Province e
Regioni autonome?
"A
me gli imprenditori hanno sempre detto no"
( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per non
sovrapporsi a Walter Veltroni. Certo, l'oscuramento che il Pd ha imposto al
governo e al suo Presidente e il mancato coinvolgimento di Prodi in iniziative
di campagna elettorale non hanno fatto piacere al Professore. Che sta meditando
una piccola "sorpresa", come dice lui stesso: "Il 9 aprile
Walter chiuderà a Bologna: se un impegno internazionale me lo consentirà,
Se
il presidente dei franco-olandesi non vuole trattare significa che l'affare non
gli interessa ( da "Stampa, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Non tra 24
ore come vorrebbe Veltroni, non nei 10 giorni di Padoa-Schioppa. Il ministro ha
fretta di vendere, il leader del Pd ha difficoltà politiche su questa vicenda.
Per la cordata ci vorranno 3 o 4 settimane, come ha detto il presidente
Berlusconi". Giusto il tempo di arrivare alle elezioni.
Silvio
spodestato Santanchè regina del battutario
( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
infanzia
stuzzica anche Walter Veltroni. E stato a pranzo da una famiglia di Orzano
(Ravenna) e poi ha squadernato un disegno del bimbo con scritto: "Walter è
forte e io lo tifo". "Ha trovato il modo di mangiare a sbafo",
ha replicato Berlusconi. "Se parla di Prodi, gli fermano il pullman e gli
sgonfiano le ruote", ha aggiunto Gianfranco Fini.
Il
nome ( da "Unita, L'"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Il nome Maria Novella Oppo VELTRONI, intervistato da Daria Bignardi nel corso
delle Invasioni barbariche, ha spiegato perché non fa mai il nome di
Berlusconi. E forse ha ragione, visto che, a nominarlo, ci pensano tutti gli
altri (noi compresi). Infatti il cavaliere ogni giorno si inventa il modo più
squallido per fare notizia,
Veltroni
a l'Unità : stipendi ridotti e meno parlamentari, ecco la nostra riforma Contro
Prodi un clamoroso falso del Giornale di Berlusconi. Palazzo Chigi querela
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
"La destra specula, non tocca i privilegi" Veltroni a
"l'Unità": stipendi ridotti e meno parlamentari, ecco la nostra
riforma Contro Prodi un clamoroso falso del "Giornale" di Berlusconi.
Palazzo Chigi querela Si inventa un mistero, la "sparizione dei gioielli a
palazzo Chigi" pur di gettare fango su Romano Prodi.
Destra,
una campagna di colpi bassi Programmi stracciati, offese, insulti a precari e
donne: le provano tutte ( da "Unita, L'"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
obiettivo
Walter Veltroni, accusato di percepire a 52 anni una pensione di 5216 euro al
mese. Risposta serafica del diretto interessato: sono devoluti in beneficenza.
Last but not least, l'immarcescibile Emilio Fede, che incurante di una multa da
100 mila euro per essere "eccesso di parzialità" (ha concesso al Pdl
il 53% dello spazio,
Alitalia,
solo ora Berlusconi si fa paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, s
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ciò che ci ha
consentito ad oggi - per restare ancorati ai soli dati numerici - di far
ascoltare in tempo reale Berlusconi, Fini e Bossi per 418 minuti e Veltroni e
Di Pietro per 419, per tacer degli altri. Speriamo di non restare impiccati a
quel minuto. Arcangelo Ferri, caporedattore centrale, Rainews 24.
Par
condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà del competitor o
lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi, se vince, di tutte le tv faccia un
boccone ( da "Unita, L'"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In sostanza,
non si capisce perché al seguito di Veltroni debba andare un fidato
veltroniano, così come dietro Berlusconi sia sempre sguinzagliato un forzista
doc. Mimun ha meno problemi: il suo editore è quello e quando lascia spazio
alla concorrenza sembra un miracolo di informazione libera.
Gentiloni:
La legge non vieta il faccia a faccia Walter-Silvio
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi si
è detto pronto al faccia a faccia smentendo qualche portavoce troppo zelante.
Veltroni lo aveva già detto tempo fa. Bene. Come dice lo slogan della campagna
elettorale del Pd: si può fare. Anzi, si farà". Il ministro delle
Comunicazioni Paolo Gentiloni, dal suo blog, rilancia la possibilità di un
faccia a faccio televisivo tra i due candidati premier.
Noi,
apparsi nei Tg per meno di sessanta secondi
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Non
pretendiamo - concludono - una copertura alla Veltroni o Berlusconi e nemmeno
come Casini e Bertinotti. Ma non vorremmo conteggiare in 60 secondi la nostra
apparizione complessiva nei vari Tg. Con questa gestione dell'informazione il
trucco diventa inganno".
Un
milione e mezzo di volontari per vincere Realacci: il 30 marzo chiameremo ai
gazebo chi ci sostiene per portare verso il Pd gli indecisi
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Alcuni
giornali scrivono che il tandem Berlusconi-Fini sta funzionando meglio di
quello tra Veltroni e Di Pietro. E poi c'è la Bonino, che lamenta uno scarso
coinvolgimento. "Il feeling tra Berlusconi e Fini è piuttosto coatto.
Penso al caso Ciarrapico: Fini ha preso dei bei ceffoni.
De
Rita: tagliare i costi ma non la qualità
( da "Unita,
L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
tagliare i
costi ma non la qualità di Roberto Cotroneo Walter Veltroni è stato chiaro: è
giusto che gli stipendi dei parlamentari siano adeguati a quelli dei politici
degli altri Paesi in Europa. E siccome i deputati dei parlamenti degli altri
Paesi d'Europa guadagnano di meno, anche da noi si dovrebbe guadagnare di meno.
"sul
mio pd i sondaggi sbagliano berlusconi inizia ad avere paura" - luigi
contu ( da "Repubblica, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sul mio Pd i
sondaggi sbagliano Berlusconi inizia ad avere paura" Veltroni: e se
vinciamo taglieremo la giungla delle leggi L'intervista In Europa si vota per
aprire un ciclo, non a caso i premier hanno la mia età LUIGI CONTU ROMA -
Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di
tutti i sondaggi che, chi più chi meno,
Par
condicio, tutti contro tutti l'udc si appella al quirinale - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
poli sullo
sfondo di un duello tv Veltroni-Berlusconi che stenta a prendere forma, con il
Pdl assolutamente contrario. C'è "uno squilibrio così diffuso e accentuato
da richiedere immediatamente un'inversione di tendenza", intima il Garante
Calabrò, anche se ammette che la legge elettorale e "l'evoluzione dei
format televisivi" rendono difficile l'applicazione della par condicio.
Voto
dei giovani, pdl e lega avanti di 5 punti - (segue dalla prima pagina) ilvo
diamanti ( da "Repubblica, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Le distanze
tra Berlusconi e Veltroni si annullano. Ciò suggerisce come lo slittamento a
destra riguardi i giovani "più vecchi". Per alcune ragioni, che
proviamo a elencare. 1. Insieme all'età, matura l'esperienza di lavoro. E
lavorare (per quanto possa apparire singolare), soprattutto nel privato, induce
a votare (maggiormente) a destra.
"sfide
in tv, pronti a disubbidire" - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Santanché
vorrebbe sfidare Berlusconi, Boselli vorrebbe Veltroni e così via all'infinito.
Non se ne esce, niente da fare". E tuttavia la pressione è forte, anche se
Forza Italia - nonostante Berlusconi si sia detto disponibile al confronto - fa
di tutto perché il faccia a faccia non ci sia, visto che in queste condizioni
sarebbe un vantaggio per l'
Quei
cento seggi decisivi per il senato lazio, il pd punta su periferie e militari -
giovanna casadio ( da "Repubblica, La"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sondaggi
danno cinque regioni in bilico tra Veltroni e Berlusconi. Qui ogni voto peserà
doppio Quei cento seggi decisivi per il Senato Lazio, il Pd punta su periferie
e militari Corretta la linea della giovane Madia: non vantare più la tua
inesperienza GIOVANNA CASADIO ROMA - Un'ora e mezza per spiegare a Marianna
Madìa, la giovane capolista del Pd per la Camera a Roma e provincia,
IL
DOPPIO GIOCO DELLA POLITICA ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi ha afferrato la questione al balzo ed è riuscito a cavalcare
contemporaneamente il cavallo dell'orgoglio nazionale e la tigre delle
frustrazioni padane. Walter Veltroni è ai margini della scena, troppo prossimo
agli interessi di Fiumicino per apparire credibile agli elettori del Nord.
Alitalia,
lite sulla cordata Di Pietro contro Berlusconi
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
secondo il
portavoce del Cavaliere che ne approfitta per rispondere anche a Veltroni
quando chiede di far uscire allo scoperto entro poche ore l'eventuale cordata
alternativa: "Air France ha avuto cinque mesi di tempo per presentare un
piano, e quando lo ha presentato è venuta fuori una proposta irricevibile di
sapore colonialista.
Bertinotti
apre al Cavaliere <Il suo progetto va discusso>
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
che a
sostenere la cordata di casa nostra ci sia Berlusconi, e da Veltroni a Di
Pietro dicono che il Cavaliere è in conflitto di interessi. "Il conflitto
di interessi - replica Bertinotti - effettivamente c'è, tuttavia delegittima il
leader del Pdl solo dal punto di vista delle sue prerogative di presidente del
Consiglio.
Bersani:
senza Air France libri in tribunale
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi lo
aveva fatto anche lui, fino a quando la Lega non lo ha costretto a trattare la
cosa quasi fosse una partita di calcio con opposte tifoserie ". Più ancora
di Veltroni, tace il presidente del Consiglio. E il Pd è sospettato di voler
rimuovere il fattore Prodi in campagna elettorale.
Duello
tv, il veto del Pdl <Prima via la par condicio>
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Giovanni
Floris ha "inviato una mail a Berlusconi e Veltroni invitandoli alla
puntata di Ballarò del 6 aprile". Ed Emilio Carelli, direttore di Skytg24:
"Da Veltroni abbiamo già un ok, da Berlusconi aspettiamo risposta. Sono i
due leader più interessanti perciò siamo pronti a sfidare la par condicio,
d'accordo con l'editore ".
Ieri
e oggi ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-23 num: - pag: 12
categoria: BREVI Ieri e oggi Nel tondo, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni
parlottano durante una festa dell'Unità nel
Casini:
Berlusconi sotto ricatto della Lega e Veltroni coltiva l'idea del grande
inciucio ( da "Messaggero, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il leader
Udc: Pd e Pdl sono già d'accordo, la loro è una falsa battaglia Casini:
Berlusconi sotto ricatto della Lega e Veltroni coltiva l'idea del grande
inciucio.
BERLUSCONI
sarà ricattato permanentemente dalla Lega , dice Pier Ferdinando Casini (
( da "Messaggero,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pd e Pdl,
afferma, fanno solo finta di battersi, mentre sono già d'accordo.
"Veltroni", denuncia Casini, "coltiva l'idea del grande
inciucio". Il candidato premier del centro torna anche sul voto utile:
"È veramente tale quello dato all'Udc, in più regioni possiamo togliere
senatori alla Sinistra".
Winteler:
turismo, troppi localismi Per vincere serve un piano-Italia
( da "Corriere
della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Destinatari:
Silvio Berlusconi, Walter Veltroni, Pierferdinando Casini, Fausto Bertinotti,
Daniela Santanchè, Enrico Boselli, Bruno Tabacci. I candidati premier dei
principali schieramenti, insomma (lo era ancora anche Tabacci quando, a fine
febbraio, è partita la missiva).
La
tua opinione ( da "Corriere della Sera"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
00 di ieri I
numeri sono in percentuale Sì R 71,8 No R 28,2 La domanda di oggi Un duello in
tv tra Berlusconi e Veltroni è uno strumento utile per decidere chi votare? I
sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione
scientifico.
LA
POLITICA mi appassiona. Sono uno che legge quasi tutti i giornali, che segue i
dibattiti in telev ( da "Messaggero, Il"
del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Veltroni ha
ragione quando sottolinea queste nuove caratteristiche politiche. Ma ha ragione
anche Silvio Berlusconi, alla testa di una nuova formazione di centro destra
insieme a Gianfranco Fini, con l'appoggio esterno di Bossi e di Lombardo,
quando sostiene che il Pd, in realtà, è condotto e governato da gran parte di
quelli che hanno fallito con il governo Prodi,
Berlusconi
è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo
( da "Messaggero,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Berlusconi
è sotto ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo" Casini:
Veltroni fa finta di gareggiare, ma coltiva l'idea del grande inciucio.
ROMA
- Popolo delle libertà e Partito democrati
( da "Messaggero,
Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
sia
Berlusconi che Veltroni abbiano invitato gli elettori a scegliere tra i due
principali partiti. "In molte regioni la sfida non è tra noi e Berlusconi,
ma tra Udc e sinistra massimalista", sostiene Casini. La tesi del voto
utile, stile Prima Repubblica, non regge e il pareggio diventa un'opportunità
per il leader dell'Udc,
DEBOLE
( da "Stampa,
La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In quello del
Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di
Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce
delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in
altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare
in tintoria.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Rispetto
Quando Berlusconi è venuto a Torino ha fatto sede all'hotel Principi
di Piemonte, l'appuntamento per il comizio in piazza Castello era alle 11 però
alle 11,30 non era ancora uscito dall'hotel. L'appuntamento di Veltroni dell'altra
sera in piazza Castello era per le 21 e alle
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi cavalca ancora la crisi aerea. Il
Pd cerca di stanarlo, Air France è furiosa Come se stesse al governo: promette,
rinvia, si discolpa Non è cambiato: "Per Alitalia la cordata c'è ma non
può uscire adesso" One man show. Su Alitalia un Silvio Berlusconi
senza freni inizia dalla mattinata a dichiarare a raffica. All'indirizzo di Air
France ammonisce: il prossimo presidente del consiglio (la vittoria se l'è già
assegnata prima ancora delle elezioni) dirà no all'opposizione. Poi, promette
la cordata italiana nel giro di qualche giorno: O si fa Alitalia, dice citando
Garibaldi, o si muore. Annuncia la presenza di una grande banca, ma non dice
quale sarà. Quando il leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte
entro 48 ore, si tira indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi
dietro l'assenza di un quadro certo dei conti Alitalia. I francesi però si
spazientiscono e il tempo scorre: martedì l'incontro decisivo con i sindacati.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ALITALIA
VERSO IL COMMISSARIAMENTO Veltroni: presentare la
proposta alternativa subito. Berlusconi: assurdo Il
bluff di Silvio durerà un mese RAFFAELLA CASCIOLI Un obiettivo lo ha già
raggiunto: i francesi iniziano a spazientirsi, non vogliono finire sulla
graticola elettorale italiana e chiedono una decisione ora e non tra due mesi. Se Spinetta rifiuta di far parte
dello psicodramma italiano nel quale è immersa la compagnia di bandiera, il
Cavalier Silvio Berlusconi si lascia andare a battute
da avanspettacolo, ma non scopre le carte. Alla fiera dell'ovvio ("i miei
figli non si tirerebbero indietro") e delle improvvisazioni ("se c'è
la cordata, Intesa potrebbe appoggiarla"), il leader del Pdl rivede e
corregge, in chiave elettorale, Garibaldi al grido "O si fa Alitalia o si
muore", poi precisa che il suo impegno c'è e quindi l'operazione si fa,
conia perfino lo slogan: "Rialzati, Alitalia!". Berlusconi
ammonisce: il prossimo presidente del consiglio dirà no ad Air France. Secca la
replica di Palazzo Chigi. "Non parlo ? ha detto Prodi ? perché c'è una
procedura in corso. Se ci sono altre proposte vedremo. È ora di essere
seri". Berlusconi, però, se la ride e prosegue lo
show: la cordata italiana c'è, ma serve tempo. Un tempo che, forse iniziano a
capirlo solo ora i sindacati, manca prima di tutto ad Alitalia, le cui
difficoltà sono note. Lo stesso ministro delle infrastrutture Di Pietro, che
certo non si può definire un supporter dell'operazione, dice chiaro e tondo che
non si possono dilatare i tempi: il prestito ponte al buio non lo consente in
primo luogo l'Unione europea, ma non sarebbe onesto neanche nei confronti dei
contribuenti. Come potrebbe, infatti, il governo concedere un prestito ponte
senza sapere chi lo dovrà restituire? Berlusconi,
però, non demorde: "Penso che ci sia la possibilità di concretizzare una
cordata italiana in pochi giorni. Sono assolutamente fiducioso su questo e
credo anche che si possa fare con il sostegno di importanti istituti di
credito". Poi, nel pomeriggio, ci ripensa, dopo che il leader del Pd
Walter Veltroni ha auspicato che un'eventuale cordata
alternativa se c'è va presentata subito. "Se c'è una cordata italiana ? ha
dichiarato Veltroni ? va benissimo, anche se è strano
che non sia uscita in questi mesi, ma venga fuori in 48 ore, non il 14 aprile
che poi magari non viene fuori ... altrimenti ci ritroviamo nelle condizioni
per cui non c'è la cordata italiana, Air France si tira fuori e Alitalia va a
gambe per aria". Non ci sta a essere inchiodato alle proprie
responsabilità e così Berlusconi definisce assurdo che
si chieda una proposta in 48 ore. Detto questo però il Cavaliere spiega che la
cordata di imprenditori c'è, è italiana, ha un serio piano industriale e,
soprattutto, Banca Intesa non si è chiamata fuori. Una interpretazione, quanto
meno dubbia, delle parole dell'amministratore delegato Passera, quella di Berlusconi. "Non ha smentito affatto. Mi risulta che è
sulle posizioni di mesi fa e che è disponibile ad aiutare un gruppo che presenti
un piano industriale". Tuttavia sul nome del partner bancario Berlusconi non scopre le carte al punto che il sospetto del
bluff resiste: "Credo che si potrà fare con il supporto di un importante
istituti di credito". Al momento, però, l'unica a farsi avanti è AirOne
che tuttavia ha chiesto una due diligence per conoscere il reale stato di
salute della compagnia di bandiera: "Deve decidere il governo se vuole
ricevere altre proposte, perché in un'operazione così complessa è impossibile
presentare offerte al buio senza una due diligence, sebbene breve". E
neanche a dirlo l'operazione richiederebbe giusto 3 settimane che è poi il
lasso di tempo che ci separa dall'appuntamento elettorale. A fremere ora è Air
France che martedì alle 11 tornerà a incontrare le nove sigle sindacali per
capire se è possibile trovare un accordo. Tuttavia se la Filt-Cgil avverte che
senza nuovi contenuti, l'incontro è inutile, per la Fit Cisl non si può più
perdere tempo: "La responsabilità è tutta del ministro Padoa-Schioppa.
Spetta a lui assumere le decisioni necessarie nell'interesse
dell'azienda". Berlusconi, però, in proposito si
è già espresso: non mi interessa quel che dice Tps. Il commissariamento di
Alitalia è sempre più vicino.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DEMOCRATICI
SI ENTRA NELLA FASE CALDA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE. ECCO COSA BOLLE IN PENTOLA
AL LOFT Walter lavora al dopo Pasqua elettorale con sorpresa FRANCESCO LO SARDO
Gli esperti, in particolare quelli che masticano di economia, sono già al lavoro
da qualche giorno su mandato di Veltroni. Obiettivo:
individuare una o due proposte, extra programma elettorale, che il candidato
premier del Pd annuncerà all'ultimo momento. Proposte innovative, dice chi sa,
su questioni che toccano i bisogni reali delle persone. Le ipotesi allo studio
sono più d'una, dirette a intervenire in modo orizzontale sul corpo sociale,
tenendo però conto delle diverse fasce di reddito. Interventi sulle pensioni?
Sull'imprenditoria giovanile? Inutile cercare di saperne di più. La consegna è
del silenzio assoluto. Ecco cosa c'è nell'uovo di Veltroni.
Dopo le festività di Pasqua, la campagna elettorale entra nella sua fase calda.
Martedì, alla ripresa dell'attività politica, mancheranno solo diciannove
giorni al voto: l'accelerazione è nelle cose. Riprenderà il tour del pullman,
si moltiplicheranno le presenze televisive di Veltroni,
infine spunteranno le proposte top secret per spiazzare nell'ultimo miglio
l'avversario Silvio Berlusconi. Passata Pasquetta il
pullman veltroniano s'imbarcherà a Napoli per Palermo, una delle tre tappe ?
con Trapani e Agrigento ? del primo giorno dello sbarco in Sicilia. Nei due
giorni successivi il pullman, su cui salirà anche Anna Finocchiaro, candidata a
governatore dell'isola, toccherà Enna, Caltanisetta, Ragusa, Siracusa, Catania
e Messina. Da lì Veltroni risalirà la Calabria ?
Reggio, Vibo Valentia, Catanzaro ? poi toccata e fuga a Brescia, infine il
Lazio (una delle regioni in bilico): il 31 marzo Viterbo, Terni, Rieti, il
primo aprile Frosinone e Latina. Il due e tre aprile Sardegna, poi Campania con
tappa nella Napoli schiacciata dall'emergenza rifiuti sabato cinque. L'ultima
settimana di campagna Veltroni la trascorrerà tra
Puglia e ancora Calabria con tre comizi finali: a Bologna (mercoledì 9), a
Milano il
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
CAMPAGNA ELETTORALE
Il Pd batte sull'antipolitica per raccogliere gli anti-casta di sinistra Alla
conquista dei "grillini" Per il sondaggista Weber (Swg) "due
Grillo boys su tre fanno parte del centrosinistra". "Sono soprattutto
i delusi da Prodi" dice Natale (Ipsos). E quindi "fa bene il Pd a
pescare in un bacino che vale il 10 per cento", precisa Mannheimer (Ispo).
GIANNI DEL VECCHIO Un piatto elettoralmente succulento, che può arrivare anche
al dieci per cento dei votanti. E che guarda più a sinistra che a destra. È
questo il popolo dell'antipolitica, la carica dei Grillo boys, i simpatizzanti
del comico genovese. Non sorprende quindi che Walter Veltroni guardi proprio a loro per
incrementare un dato elettorale che negli ultimi dieci giorni non si è riuscito
a schiodare dal 33-34 per cento. Del resto le ultime uscite, sue e della sua
squadra, non lasciano spazio a dubbi: bisogna battere sul tasto
dell'antipolitica. Solo un paio di giorni fa, ad esempio, il braccio
destro Bettini ha presentato cinque riforme per ridurre i costi della politica.
"Il movimento anti-casta è molto variegato ma in linea di massima possiamo
dire che è naturalmente orientato verso centrosinistra ? spiega Roberto Weber,
sondaggista a capo dell'istituto Swg ?. Sinteticamente si può affermare che su
tre voti, due vanno a sinistra e uno a destra". "Si tratta in
particolare di giovani e di delusi dal governo Prodi ", sostiene Paolo
Natale di Ipsos. Insomma, un movimento che farà sentire il suo effetto nelle
urne se si considera che, come spiega Renato Mannheimer dell'Ispo, "la
platea di simpatizzanti di Beppe Grillo può arrivare a pesare il 10 per cento
dell'elettorato". Fa bene quindi Veltroni ? su
questo i tre sondaggisti concordano ? a non tralasciare questa massa di
scontenti e anzi cercare di coinvolgerli nella propria campagna elettorale.
Altrimenti il rischio è che vadano ad alimentare la frammentazione partitica,
dando il loro voto a partiti piccoli ma fortemente accattivanti, come ad
esempio l'Unione dei consumatori o le varie liste locali che si richiamano al
comico genovese. Non a caso quando Veltroni si rivolge
al popolo del V-day, cerca sempre di abbinare al messaggio anti-casta quello
del voto utile. Unica controindicazione a questa strategia è il fatto che il Pd
potrebbe accavallarsi al suo unico alleato ovvero l'Italia dei valori. "Il
partito di Di Pietro ? spiega Natale ? è quello che ha sempre avuto l'appeal
maggiore nei confronti dei "grillini". Ciò peraltro giustifica anche
le buone percentuali che l'Idv ha oggi nei sondaggi". La candidatura di
Pancho Pardi del resto è stata una sorta di messaggio in codice verso quel
movimento. E la destra? Quale partito beneficerà della mobilitazione
anti-casta? "Non Berlusconi ? sostiene Weber ? in
quanto le istanze antipolitiche che tradizionalmente ha sempre rappresentato
negli ultimi quindici anni si sono in un certo senso
"istituzionalizzate". Insomma, hanno trovato già perimetro e casa
all'interno di Forza Italia prima e Pdl poi". In pole position invece la
Lega, che rappresenta una specie di garanzia per chi è deluso dai giochi di
palazzo, soprattutto se abita sopra il Rubicone. "Mi aspetto che il
partito di Bossi abbia una grande affermazione. Prevedo che si attesti attorno
al sette per cento, dove il quattro è lo zoccolo duro mentre il tre è tutta
antipolitica". Meno attraente invece per i grillini la Destra di Storace.
"Si tratta di una forza nuova ? sottolinea Natale ? ma che è fortemente
connotata con il vecchio ceto politico. Basta considerare che il candidato
premier, Daniela Santanché, è espressione dei salotti romani" E della
politica che si guarda su Dagospia. Intanto, per restare in tema di riduzione
dei costi della politica, l'Eurispes ha calcolato il risparmio per le casse
statali che deriverebbe dall'abolizione delle province. "Nell'ipotesi in
cui il personale delle province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati) ?
spiegano all'istituto di ricerca ? venisse reimpiegato in altre amministrazioni
locali, l'abolizione consentirebbe un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi
di euro nel solo 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di
spesa attuali".
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Toc, toc, ci siamo
anche noi. E siamo tanti". Giampiero Leo, consigliere regionale di Forza
Italia ed esponente di riferimento per Comunione e Liberazione, entra con forza
in questa contesa sulla rappresentanza del voto dei cattolici che in questi
giorni ha opposto l'Udc di Michele Vietti e gli ex popolari del Pd. Se quello
che dicono i maghi dei sondaggi è vero - e cioè che al Senato il risultato di
Casini e quello della Sinistra Arcobaleno possono essere determinanti per
assegnare la vittoria a Berlusconi
o a Veltroni - allora è
meglio ricordare che nel Pdl c'è un gruppo di persone da "sempre in
sintonia con le gerarchie ecclesiastiche e le associazioni del volontariato
cattolico", spiega l'ex assessore regionale all'Istruzione. E per dare
forza alle sue ragioni rivela: "Nei giorni scorsi ho avuto un incontro privato
con il cardinale Tarcisio Bertone che ci ha incoraggiato a continuare
nella nostra esperienza politica definita benefica e indispensabile".
Ufficialmente, però, l'atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche è neutrale
con l'invito agli elettori cattolici ad avere capacità di discernimento
rispetto ai programmi delle coalizioni che devono dare risposte a quelle che
sono chiamate "le bussole del bene comune" e cioè la vita, la
famiglia e la libertà educativa. Il Nostro Tempo, il settimanale cattolico, nel
numero di Pasqua titola così la pagina della politica: "13 aprile: non
valide le ricette antiche" evidenziando la delusione per una campagna
elettorale che non è stata in grado di chiarire le intenzioni dei partiti sul
grave momento economico. Leo glissa e parte da uno studio "pubblicato dai
giornali che spiega come la metà dei cattolici praticanti scelga la Pdl, un 10%
l'Udc e poi in misura minore il Pd" per affermare che "da quanto ho
potuto capire questi, a grandi linee, sono gli orientamenti dell'Episcopato".
Cl, così, farà venire a Torino (29 marzo) Roberto Formigoni e Leo annuncia
l'adesione all'area dei "consiglieri regionali Guida e Lupi". Il
primo ex Udc, il secondo dei Verdi-Verdi. E così i popolari del Pd hanno deciso
di andare al contrattacco preoccupati dalla duplice offensiva dell'Udc e di Cl
verso quegli elettori moderati del Pd perplessi dalla scelta di candidare al
Senato la radicale Emma Bonino. E lo fanno organizzando un convegno dal titolo
significativo: "Moro: i cattolici e la sinistra. Le ragioni di un progetto
politico". Per spiegare che "le ragioni di un intesa partono da
lontano e che gli eredi della storia politica di Moro siamo noi", spiega
Giorgio Merlo che sta organizzando l'iniziativa per conto di Gianfranco Morgando.
Il primo appuntamento è a Torino il 28 marzo, poi si organizzeranno altri
incontri in tutte le province. La lettera-invito firmata dai parlamentari e dai
consiglieri regionali arriverà a casa di tutti i simpatizzanti che hanno
seguito i popolari fin dal dissolvimento della Dc.
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
O anch'io che sono
abbastanza simili. Entrambi, come di consueto, si preoccupano più delle
famiglie che delle imprese. Entrambi promettono ogni sorta di interventi a
favore di innumerevoli categorie di soggetti. Entrambi, infine, pensano di
finanziare le promesse con il consueto cocktail a tre ingredienti: dismissioni
del patrimonio pubblico (che piacciono soprattutto al Pdl), contrasto
all'evasione fiscale (che piace soprattutto al Pd), lotta agli sprechi della
Pubblica Amministrazione (che piace a entrambi). Sfortunatamente, i primi due
ingredienti sono molto difficili da maneggiare. Tremonti pensa di spostare
sugli Enti locali la patata bollente del debito pubblico, ma anche se ci
riuscisse (cosa di cui dubito, se non altro perché la maggioranza di essi è
governata dalla sinistra), impiegherebbe comunque anni di estenuanti trattative
e schermaglie prima di concludere il "grande e libero patto" che
consentirebbe di alienare parte del Patrimonio pubblico di Regioni, Province e
Comuni. Veltroni pensa, grazie alla "lotta
all'evasione fiscale", di mantenere il ritmo tendenziale di aumento delle
entrate del 30-40% al di sopra del ritmo di crescita del Pil, illudendosi che
anche gli anni a venire, nonostante la crisi e a dispetto dell'iper-salasso del
2006-2007, possano riservarci un flusso costante di extragettiti. Resta il
terzo ingrediente, la lotta agli sprechi nella Pubblica Amministrazione. Stante
la difficoltà di percorrere le prime due vie, è proprio qui - sui tagli alla
spesa pubblica - che chi governerà sarà costretto a giocare le sue carte.
Vediamole, allora, queste carte. Il Partito democratico pensa a una cura shock,
con un contenimento della spesa corrente primaria di almeno 40 miliardi di euro
nei primi 3 anni. Il Popolo della libertà, invece, pensa a un intervento
decisamente più leggero, pari a 20-30 miliardi spalmati su 5 anni. Diciamo,
giusto per dare un'idea, che nei primi tre anni di legislatura i
"risparmi" (eufemismo per tagli) potrebbero essere pari a 15 miliardi
l'anno se vince Veltroni, e pari a 5 miliardi l'anno se vince Berlusconi. Così stando le cose, ci si poteva aspettare che i mezzi per
tagliare la spesa pubblica immaginati dal Pd fossero molto più drastici di
quelli immaginati dal Pdl. E invece - sorpresa! - sembrerebbe proprio il
contrario, almeno a giudicare dalle spiegazioni fornite dagli estensori dei
programmi del Pdl (Giulio Tremonti) e del Pd (Enrico Morando). Tremonti,
che vorrebbe tagliare la spesa di "solo" 5 miliardi l'anno, dichiara
che si tratta di un'operazione inconcepibile senza una battaglia culturale che
renda possibile "abrogare il risultato del '68 attraverso leggi che
ricostituiscano le catene di comando, di controllo e di responsabilità dentro
la Pubblica Amministrazione, riportando d'attualità la figura centrale del
capoufficio". Morando, che vorrebbe tagliarla al formidabile ritmo di 15
miliardi l'anno, si limita a fare degli esempi di risparmi di spesa, a quanto
pare senza avvertire l'enormità del compito. Curioso. A giudicare dagli obiettivi
dei due schieramenti mi sarei aspettato esattamente l'opposto: che il
centro-destra si limitasse ai soliti esempi (informatizzazione degli uffici,
acquisti centralizzati, accorpamento di enti, premi di produttività), visto che
non promette sfracelli; e che il centro-sinistra giocasse l'arma totale dei
licenziamenti, o quantomeno della mobilità non contrattata con i sindacati,
vista l'ampiezza dei risparmi di spesa che promette (o minaccia). Ma
soprattutto mi sarei aspettato una maggiore attenzione alla complessità tecnica
e politica di un'operazione di contenimento della spesa pubblica. Le stime più
prudenti degli sprechi nella Pubblica Amministrazione suggeriscono che, a
parità di servizi erogati, i risparmi possibili si aggirano intorno agli 80
miliardi di euro l'anno: un risultato che indubbiamente dà qualche sostegno
alla vena efficientista di Veltroni. Per risparmi
possibili, però, si intende quelli che si otterrebbero se tutti i territori si
adeguassero alle pratiche organizzative dei territori più virtuosi. Di qui il
problema: come si fa a "costringere" un territorio inefficiente a
spendere di meno senza ridurre i servizi? Se accettiamo la domanda, è difficile
non rispondere alla Tremonti: obiettivi di risparmio territoriali (ossia diversi
da luogo a luogo) implicano valutazione dei dirigenti pubblici sulla base dei
risultati, ma anche piena libertà - per i dirigenti stessi - di riorganizzare
alla radice il lavoro dei dipendenti. Tutto ciò, è inutile nasconderlo,
significa mobilità non contrattata, premi individuali, ridimensionamento del
potere sindacale. E naturalmente significa concentrare la maggior parte dei
tagli sulle regioni meridionali, visto che il grosso degli sprechi è
concentrato lì. Sono pronti gli italiani per un simile passo? Berlusconi e Tremonti sembrano pensare di no, e si
apprestano quindi ad agire in modo graduale, anche se geograficamente
selettivo: penalizzare i territori spreconi, però poco per volta. Veltroni, invece, sembra pensare di sì (yes, we can...), ma
forse non ha fatto bene i suoi conti. Se tagliasse 15 miliardi di spesa
pubblica l'anno in modo equo, ossia colpendo principalmente il Sud, si
troverebbe a fronteggiare i blocchi stradali (come capitò a Berlusconi
con i forestali della Calabria). Se tagliasse 15 miliardi l'anno in modo
iniquo, ossia colpendo indiscriminatamente regioni virtuose e regioni sprecone,
ridarebbe fiato alle spinte separatiste delle regioni del Nord. Insomma, la mia
impressione è che "abrogare il '68" nella Pubblica Amministrazione
sia (forse) fin troppo se ci accontentiamo di risparmiare 5 miliardi l'anno, ma
sia il minimo necessario se ne vogliamo risparmiare 15. Altrimenti, il rischio
è che i territori cui vengono imposti i tagli più severi, anziché
riorganizzarsi per spendere di meno, non trovino di meglio che ridurre i
servizi erogati. Il che sarebbe il colmo, visto il basso livello di partenza di
molti di tali servizi e l'incompletezza del nostro Stato sociale. Anche se la
vittoria del Pd è improbabile, forse un chiarimento su questo punto non guasterebbe.
Così, giusto per avere un'idea più concreta di quel che ci aspetta.
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Iene che non c'è
nulla, nelle norme sulla par condicio, che vieti o impedisca il faccia a faccia
tra due candidati premier. Veltroni e Berlusconi,
come la volta scorsa Berlusconi e Prodi, potrebbero in altre parole decidere di incontrarsi in
uno studio tv, stabilendo autonomamente le regole e la data per il confronto. E
anche se è probabile che gli altri leader candidati protesterebbero, per
marcare la differenza tra le elezioni precedenti, in cui la gara era tra
due soli concorrenti, e quelle attuali, in cui ognuno si presenta per sé o a
nome di piccole alleanze, sarebbe davvero difficile impedire a due competitor
come Silvio e Walter - percepiti dall'elettorato come gli unici in grado di
formare un governo in caso di vittoria -, di confrontarsi pubblicamente in tv.
Al massimo anche gli altri potrebbero chiedere un faccia a faccia. Contro e a
favore del confronto televisivo, poi, giocano i precedenti. Nel 2001,
trovandosi per la prima volta davanti un avversario più giovane come Rutelli, Berlusconi preferì passare la mano. Nel 2006 invece fu lui
stesso a sfidare Prodi, che accettò. Amministrati con un complesso sistema di
tempi e regole che consentiva ai concorrenti di sfuggire alle domande dei
giornalisti, dandosi vicendevolmente due risposte per ogni passaggio, i match
furono due. Nel primo vinse Prodi, e Berlusconi
risultò imbarazzato e impacciato. Nel secondo, più a ridosso delle elezioni, il
Cavaliere realizzò l'aggancio che lo portò poi a perdere per soli 24 mila voti.
In una campagna elettorale come questa che stenta a decollare, tutti danno per
scontato che il faccia a faccia non si farà. Ma non è detto. Berlusconi
e Veltroni potrebbero ripensarci: trovando nel faccia
a faccia lo strumento per tentare di dare la sveglia agli elettori.
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
[FIRMA]UGO MAGRI
ROMA Cos'hanno in comune Silvio Berlusconi e Marino
Basso, campione di bicicletta negli anni Sessanta e Settanta? Nulla, tranne che
entrambi si esprimono al meglio nella volata finale. Due sprinter. Poi, sia
chiaro, "nei sondaggi Berlusconi ha un tale
vantaggio che potrebbe perfino smettere di pedalare", esagera Bonaiuti. Ma
il paragone con Basso lo tenta, sebbene il portavoce giudichi più azzeccato
quello col belga Rik Van Steenbergen. E allora, dimentichiamoci le fiacche
esibizioni televisive del Cavaliere nella prima parte della campagna
elettorale, il freno a mano tirato, i toni sussiegosi da statista. E
aspettiamoci un ritorno al passato più sanguigno. Del quale non verrà
risparmiato nulla, neppure il celebre "Contratto con gli italiani". Berlusconi ne ha già pronto un altro. Anche questo di cinque
punti, come nel 2001. Pure stavolta da vidimare con svolazzo nello studio
televisivo di Vespa, sulla stessa identica scrivania. Quali promesse contenga,
è uno dei segreti meglio custoditi sennò, spiegano al Plebiscito, "Veltroni ce lo copia". Al segretario del Pd non
vogliono concedere nulla, niente dibattito televisivo (Bonaiuti dà del
"fariseo" al ministro Gentiloni che insiste nel chiederlo), nessuna
occasione di scontro diretto. L'unica volta che da spettatori faremo un
raffronto tra Silvio e Walter sarà martedì 1 aprile, quando andranno l'uno dopo
l'altro in tivù per le rispettive Tribune elettorali, sotto forma di conferenza
stampa. Però il sorteggio è stato beffardo: proprio quella sera si giocherà la
partitissima di Champions League, Roma-Manchester. Il grosso del pubblico avrà
la testa nel pallone. Altre apparizioni saranno previste a Matrix, a Primo
piano, a Uno mattina, a Radio anch'io, secondo un copione comune per tutti i
leader. Ma le ultime due settimane di campagna il Cavaliere si lancerà ventre a
terra in giro per l'Italia, concentrandosi (a differenza di Veltroni)
solo sulle regioni in bilico, quelle dove pochi voti potrebbero far scattare al
Senato il premio di maggioranza. Dunque nell'ordine: Liguria, Abruzzo, Marche,
Lazio (su cui pure Fini garantirà un impegno speciale negli ultimi dieci giorni
di campagna) Sardegna e Campania. Più una puntata finale in Calabria, venerdì
11 aprile. Si moltiplicheranno i discorsi e si alzeranno i toni. L'elettore berlusconiano è pigro di natura, va a votare solo se
teme l'arrivo dei cosacchi. Dunque, attacchi mirati al segretario del Pd. Senza
risparmiare colpi bassi, tipo quello sulla pensione da deputato, e senza
rimpianti. L'idillio con Veltroni è già sepolto, adesso va di moda la "dottrina
Tremonti", secondo cui Walter sarà un pessimo interlocutore del Pdl,
farà perfino rimpiangere Massimo D'Alema. Di manifesti con la faccia del
Cavaliere in giro non ne vedremo. Solo slogan ("Rialzati, Italia!") e
simbolo del Pdl, perché dai sondaggi riservati risulta che molta gente non li
conosce. Zero comizi, rimpiazzati da camper e gazebo che nelle grandi città non
balzano all'occhio, laddove in provincia, soprattutto nei paesi, suscitano
ancora una certa curiosità. Forza Italia ha messo in pista 200 camper, in media
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
LA STRATEGIA DEL
CAVALIERE PER LA VOLATA FINALE: TOUR NELLE REGIONI A RISCHIO E TONI MENO
CONCILIANTI CON IL RIVALE Berlusconi: pronto il
contratto-bis L'autunno scorso una trasmissione tv le voleva ospiti entrambe:
"Che fai? Tu ci vai?", si consultarono subito. Come a inizio campagna
elettorale, quando si sono sentite per commentare la polemica sulle sciampiste:
"Non è che dopo tanti anni di lavoro finiamo per passare anche noi per
veline?", a chiedersi angosciate. Si chiamano spesso, collaborano a
progetti, hanno fatto politica a Dublino come a Sarajevo, c'è scappata pure una
vacanza insieme a Ischia. Legatissime una all'altra: "Ale è brava, onesta,
intelligente", cinguetta una; "Bea è frizzante, energica,
appassionata", ricambia l'altra. Tra poco più di un mese Ale e Bea
siederanno probabilmente a Montecitorio: ma di sicuro non potranno essere
vicine di banco. Perché una è Alessia Mosca, 32 anni, candidata
numero 11 nelle liste del Pd in Lombardia, spedita da Veltroni a occuparsi di lavoro nell'esecutivo nazionale. Mentre l'altra è
Beatrice Lorenzin, 36 anni, coordinatrice dei giovani di Forza Italia, in lista
(ironia della sorte) anche lei come undicesima, ma nel Lazio e per il Pdl,
ombra di Berlusconi in
tutte le sue apparizioni capitoline. Né fisioterapiste né figlie di:
cresciute a pane e politica, sono amiche-nemiche da quasi dieci anni. Galeotto
fu il movimento dei giovani popolari europei: era il 1999, Beatrice era
coordinatrice dei giovani del partito in Lazio e stava lavorando alla
trattativa per far entrare Forza Italia nel Ppe; Alessia era responsabile
esteri dei giovani popolari. Fu stima a prima vista: le divide la politica
("ma non abbiamo mai litigato", in coro) ma le unisce la battaglia
per le donne; negli anni, a turno, una organizza e l'altra aderisce. Marciano
parallele e solidali, "siamo simili: due mediani, due soldati",
definizione della Lorenzin. Fisicamente si assomigliano pure un po': bionde,
solari, graziose. Espansiva e diretta la pasionaria azzurra, nata a Roma
("fieramente borgatara") da mamma fiorentina e papà istriano,
iscritta a giurisprudenza e mai laureata (ma Silvio ha perdonato). Impegnata
nel partito da quando è nato, pupilla di Antonio Tajani, già coordinatrice del
Lazio, già in pole position per una candidatura nel 2006, finalmente il posto
in lista arriva e non c'è più tempo nemmeno per mettere qualcosa nel frigo
della casa che divide con due gatti. Timida e riservata Alessia da Monza col
curriculum da prima della classe: 110 e lode in filosofia alla Cattolica,
master in relazioni internazionali, quattro lingue, grande passione per
l'Europa: "Ho vissuto molto tempo da nomade, tra Roma, Milano, Bruxelles.
E la mia casa romana è sempre invasa da amici". Uno stage con una
parlamentare europea durante l'università e la strada politica è imboccata, poi
arriva l'incontro con Enrico Letta ("il mio punto di riferimento, così
serio, preparato") e il lavoro con lui: così, se dal 2004 al 2006 entra ed
esce da Palazzo Chigi la Lorenzin come assistente di Bonaiuti, dal 2006 è lei a
frequentarlo come collaboratrice di Letta. Sempre più vicine al vertice: nel
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervista Provincia
nel mirino Il presidente: dallo Stato soltanto 175 mila euro, cifra ridicola
CARLO BOLOGNA "Risparmiamo all'osso gli enti inutili sono altri"
VERBANIA Ivan Guarducci Il primario di ortopedia di Gravellona Toce aveva
battuto (con il centrodestra) Enrico Borghi al ballottaggio del 27 giugno '99.
Nel 2004 aveva cercato una conferma e si era trovato al ballottaggio contro
Ravaioli. Il 46,5% del primo turno (contro il 38,8% ) non gli era bastato. Ha
67 anni, è in Consiglio provinciale.Ventiquattro aprile 1992, il Verbano Cusio
Ossola diventa Provincia. Sono passati sedici anni e ci troviamo con l'Eurispes
(istituto di studi politici) che individua nell'abolizione di questi enti il
modo migliore per tagliare i costi della politica. Presidente Ravaioli,
intanto, è valsa la pena di staccarsi da Novara? "Sì. E' stato un modo per
anticipare il federalismo locale, distinguere questo territorio che voleva
esprime le proprie peculiarità, le proprie differenze". Eppure oggi le
Province sono nel mirino. "Prima è stata la volta delle Comunità montane,
ora tocca ai nostri enti essere bollati come inutili. E' un
disegno trasversale: si sono pronunciati in questa direzione Fini, Berlusconi, anche Veltroni seppur limitando la
considerazione alle città metropolitane. Ma su un bilancio di 70 milioni di
euro lo Stato ci dà 175 mila euro, una cifra ridicola. Altro che sprechi.
Vogliamo invece considerare i costi di Province e Regioni autonome? O
quelli di consorzi vari e ato? Qui sì che ci sono i costi della politica e
opportunità per risparmiare. E poi io so quanto costa la Provincia del Vco e mi
chiedo se tutti gli altri così virtuosi. Noi risparmiamo all'osso e offriamo un
ente davvero utile al territorio. Il ruolo che viene svolto è concreto".
E' la Provincia soprattutto delle strade e delle scuole. Non è sostituibile?
"Chi contesta i nostri enti fa discorsi generici e generalisti, come è
avvenuto per le Comunità montane. Gestiamo 600 e più chilometri di strade di
montagne e tutti riconoscono che lo facciamo bene. Chi lo farebbe? Torniamo
all'Anas che dava più problemi che altro? E chi seguirebbe l'edilizia
scolastica? Perché invece non si allarga il discorso? Non sono uno strenuo
difensore dell'equivalenza Provincia uguale Prefettura uguale servizi dello
Stato. Queste cose si possono discutere se vogliamo rendere le spese più
efficienti". Qualche idea? "La Motorizzazione, ad esempio. Perché non
può essere data alle Province? E per il Catasto è davvero necessario fare delle
agenzie del territorio? Anche sul tema delle Prefetture si sono spese un sacco
di parole ma se si può fare una gestione migliore perché dire di no? E poi lo
Stato si decida finalmente a fare la riforma degli enti local di ogni grado,
per decidere chi deve fare che cosa. Pensiamo a quanti intervengono sulle
politiche del turismo". Quanti dipendenti ha la Provincia? "Circa
220, non è un'esagerazione. Vorrei vedere alcune Province del Sud come sono
organizzate. Noi stiamo attenti a non fare più di un consiglio al mese pe rnon
gravare sul bilancio. Altrove c'è chi sponsorizza squadre di calcio".
Ritiene che oggi il Verbano Cusio Ossola sia più forte rispetto a quando era
l'Alto Novarese? "Sì, è più forte. Ma ancora non abbiamo superato il tema
della definizione delle risorse. Non tanto con lo Stato ma con la Regione che
al trasferimento delle deleghe non sempre ha fatto seguire gli strumenti
adeguati. Questo è il nostro punto debole. La questione dei canoni idrici, ad
esempio, è ancora aperta". Sull'autonomia, ad un anno dal voto per il
rinnovo del Consiglio provinciale, il dibattito si è già riacceso. La Lega ha
lanciato una raccolta di firme. "Abbiamo posizioni diverse. Parlare di una
Provincia autonoma sul modello di Trento e Bolzano è fuori luogo e fuori dal
tempo. Dobbiamo lottare per avere risorse per un'autonomia possibile".
Quella specificità riconosciuta dall'articolo 8 dello Statuto del Piemonte?
"Sì, va riempita di contenuti". Però dietro l'angolo ci sarà sempre
il rischio di venire spazzati via: il Vco ha solo 160 mila abitanti. "Se
affrontiamo la riorganizzazione con le stesse logiche delle Comunità montane è
un disastro. Questi problemi vanno affrontati caso per caso. E' vero che siamo
in 160 mila abitanti ma distribuiti su un territorio vastissimo che ci posizione
come una media Provincia. Più che al nostro accorpamento si dovrebbe guardare a
certe realtà di pianura. Noi siamo un presidio fondamentale". Non è
sintomo di debolezza affrontare temi importanti, come sanità o rifiuti, in
termini di quadrante o addirittura sestante coinvolgendo le Province vicine?
"No, è un segno di capacità amministrativa. Sui rifiuti, ad esempio, si
ragiona su un territorio di sei province perché è un problema che va affrontato
su una certa dimensione. E' un modo per rendere più redditivo un processo di
governo di alcuni settori". Le alleanze guardano al Piemonte. Ma spesso
soffia la "voglia di Lombardia". Per sempre con Torino?
"Possiamo restare con il Piemonte, sapendo però che dobbiamo svolgere un
ruolo di cerniera con la Lombardia. Mentre parliamo sono a Cannero, alla mostra
della camelia, ed è pieno di turisti lombardi. Dobbiamo tenere una
"geometria variabile". Paolo Ravaioli Ha retto la Provicia dopo la
morte di Ravasio, fino alle elezioni del '99. Geometra di Villadossola, 61 anni,
governa dal 2004, quando è stato eletto con l'appoggio di Italia dei Valori,
Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Democratici di sinistra, Verdi,
Margherita e Sdi.
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Da quattro giorni la
deriva della vicenda Alitalia lo indispettiva ogni ora di più, anche se ieri
mattina Romano Prodi è stato momentaneamente "distratto" dall'ultima
campagna de Il Giornale sulla presunta scomparsa dei regali ricevuti dal
premier durante il suo mandato. Ieri mattina Prodi, nella sua casa di Bologna,
stava per mettersi in viaggio per Bebbio - sull'Appennino reggiano - dove il
Professore si ritrova a Natale e Pasqua con i tanti fratelli e i tantissimi
nipoti, ma l'articolo ha prodotto su lui (e sulla moglie Flavia) una rabbia
fiammeggiante: chi ci ha parlato racconta di un'indignazione per certi versi "superiore"
a quella suscitata dall'annuncio di Clemente Mastella sulla fine del suo
sostegno del governo. Ma la rabbia per il tentativo del quotidiano di Paolo Berlusconi di chiamarlo in causa su vicende che ne possano
minare la credibilità personale ieri pomeriggio sembrava sbollita e la sorte
dell'Alitalia aveva ripreso a tener desta l'attenzione del premier. Sulla
vicenda Prodi non intende intervenire in modo formale né informale e a chi gli
chiede cosa ne pensi veramente, ripete: "C'è una precedura in corso e non
è proprio il caso di parlare". Ma, sia pure a mezza bocca, si toglie un
sassolino: "Se si manifesteranno novità, vedremo. Ma nel corso dell'anno
appena trascorso, gli imprenditori italiani in qualche modo coinvolti hanno
dato tutti la stessa risposta: Alitalia? E che siamo matti?". Di più Prodi
non dice e non vuol dire. La sua battuta, del tutto informale, non sembra un
"j'accuse" specifico nei confronti di questo o quell'imprenditore,
anche perché alcuni sono usciti allo scoperto e altri si sono limitati a
sondaggi preliminari. Certo, alla fine del
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Luigi Angeletti
Presidente Formigoni: questa cordata? "Confermo che ci stiamo lavorando e
dirò di più. Nonostante siano giorni di vacanze pasquali, tra ieri e oggi ho
ricevuto altre due telefonate di imprenditori che vogliono aggiungersi a questa
iniziativa di orgoglio nazionale". Qualcuno subodora il bluff. I nomi?
"Non scherziamo. Le cose sono serie, sul punto di essere presentate
pubblicamente. Ma prima di staccare un assegno questi imprenditori hanno il
diritto di avere il tempo di guardare dentro i conti di Alitalia. Air France ha
avuto tre mesi per studiare tutto". Comprare Alitalia non è uno scherzo,
qual è l'identikit dei partecipanti? "Rientrano importanti gruppi
italiani, con l'interesse anche di player internazionali. Mi fermerei
qui". Già, però tempo fa lei aveva già annunciato l'esistenza di una
cordata. Perché siamo ancora ai preparativi? "Allora dicevamo
semplicemente che a Malpensa il mercato c'è, che c'erano e ci sono compagnie
pronte a sostituire Alitalia. Per questo avevamo chiesto la moratoria. Non ce
l'hanno concessa e abbiamo dovuto intensificare gli sforzi e fare uno scatto in
avanti". Cosa farà la cordata: butterà a mare Fiumicino per salvare
Malpensa? "Dalle notizie che abbiamo, il piano salvaguarderà sia Fiumicino
sia Malpensa". E come si conciliano i due aeroporti? "Alitalia è
l'unica compagnia capace di perdere a Malpensa, dove le altre guadagnano. Paga
la sua disorganizzazione, di cui sono emblema gli equipaggi che partono da Roma
per prendere servizio a Milano. Secondo il piano alternativo, a Fiumicino lavorerà
gente che abita nella capitale, a Malpensa gente che sta in zona". Ci
saranno trasferimenti di massa? "Stanno ancora studiando come
riorganizzare la compagnia, perché di questo si tratta". Mentre studiate,
Alitalia sta spegnendosi. La cordata interverrà quando sarà già fallita?
"La cordata farà in tempo a prendere Alitalia da viva. Non tra 24 ore come vorrebbe Veltroni, non nei 10 giorni di Padoa-Schioppa. Il ministro ha fretta di
vendere, il leader del Pd ha difficoltà politiche su questa vicenda. Per la cordata
ci vorranno 3 o 4 settimane, come ha detto il presidente Berlusconi". Giusto il tempo di
arrivare alle elezioni. "E' vero, la scadenza coincide con le
elezioni. Ma bisogna essere seri. Noi lavoriamo da mesi a questa soluzione,
quando ancora le elezioni anticipate non se le sognava nessuno". Il
ministro Tommaso Padoa-Schioppa dice che Alitalia per come sta messa ha poche
settimane di vita. Lei si assume questo rischio? "Non ci risulta. E' in
corso una drammatizzazione estremistica della situazione". La situazione,
ammetterà, è grave. "Nel bilancio di Alitalia si vede un'impennata in
negativo a partire dal piano "di sopravvivenza", io direi "di
agonia", varato da Prato. Storicamente, però, le perdite si concentrano
nei mesi estivi. La compagnia può andare avanti diversi mesi". E allora di
cosa stiamo parlando? "Di una situazione grave per la quale ci stiamo
impegnando. Vogliamo evitare che i tifosi di Air France vendano Alitalia a
condizioni che non merita, insieme con il ricco mercato del Nord". Ci dice
almeno quanti sono in cordata? "Buona Pasqua".
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La storia Nel
taccuino dei primi trenta giorni Il podio Spot su Gesù LA ZAMPATA IL CARNEADE
WALTER CI PROVA IL RE DI NUSCO IL CAVALIERE LA SFIDANTE Silvio spodestato
Santanchè regina del battutario Bilancio già ricco a metà della campagna
elettorale Tra le gaffe Oscar a Di Pietro e al suo 13° apostolo MATTIA FELTRI
"Via gli uomini Voglio fare la foto con le sole donne Io sono Silvio Berlusconi non Silvio Sircana" Ecco le frasi da non
dimenticare Pdl contro i socialisti "Superato ogni limite" "La
parità uomo-donna ci sarà soltanto quando una cretina sarà sistemata ai posti
di comando" Cossiga: voterei Bertinotti se avesse tenuto falce e martello
"Io, 33° nella lista Udc Ha più chance Fausto di diventare Papa" "Il
senatore Di Gregorio? Anche Gesù Cristo ha sbagliato con i suoi apostoli Uno su
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Il nome Maria Novella Oppo VELTRONI, intervistato da
Daria Bignardi nel corso delle Invasioni barbariche, ha spiegato perché non fa
mai il nome di Berlusconi.
E forse ha ragione, visto che, a nominarlo, ci pensano tutti gli altri (noi
compresi). Infatti il cavaliere ogni giorno si inventa il modo più squallido
per fare notizia, offrendo ai suoi servi pagati il loro pane quotidiano
e a tutti gli altri un motivo di indignazione, o un alibi per metterlo in
apertura di tg, come testimoniano a sufficienza i dati del Garante. Quindi,
anche a criticare le sue uscite scorrette, se non addirittura scurrili, si
rischia di fargli il favore di tenerlo sempre al centro del paesaggio. E la par
condicio, col suo minutaggio, non può correggere un conflitto di interessi che
non ha uguali al mondo. Ma pensate che cosa sarebbero i tg senza neanche quel
velo pietoso sulle peggiori vergogne. Perciò, a Berlusconi
non conviene incontrare Veltroni in tv, senza
supporter pronti a coprirgli le spalle (e la pelata), o a reggere il gioco dei
suoi imbrogli a orologeria, come la cordata Alitalia. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del "La destra specula, non tocca i privilegi"
Veltroni a
"l'Unità": stipendi ridotti e meno parlamentari, ecco la nostra
riforma Contro Prodi un clamoroso falso del "Giornale" di Berlusconi. Palazzo Chigi querela Si
inventa un mistero, la "sparizione dei gioielli a palazzo Chigi" pur
di gettare fango su Romano Prodi. E ora Il Giornale della famiglia Berlusconi dovrà risponderne davanti al giudice. I regali
che "dovrebbero essere custoditi e registrati ma di cui non se ne sa più
nulla" li ha infatti in carico il Dis (ex Cesis). Di più: un decreto
voluto da Prodi ha stabilito che tutti i doni di valore a ministri e uomini di
governo restino all'amministrazione o vadano in beneficienza. Fantozzi a pagina
3.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Destra, una campagna di colpi bassi Programmi stracciati,
offese, insulti a precari e donne: le provano tutte / Roma OVVIAMENTE IL
PRIMATO spetta sempre a lui, al Silvio, quando a Milano per l'apertura della
campagna ha pensato bene di stracciare il programma del Pd in mille coriandoli.
Ma i suoi alleati, i fedelissimi ed i giornali di casa non sono stati da meno,
carat- terizzando l'approccio della destra al voto 2008. Ecco il buon Maurizio
Gasparri, di An, definire "sciampiste" le candidate del Pd proprio
nel giorno in cui esplode il caso Ciarrapico, fiero di dirsi "nato con la
camicia" nero" e messo subitaneamente in lista. Passano pochi giorni,
ed è di nuovo Silvio, in un confronto televisivo a Tg2 Punto di vista, a dare
il meglio di sé: "Lei è precaria? - si rivolge alla signorina Perla
Pavoncello - Da padre il consiglio che le dò è quello di cercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non avesse di questi
problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo...". Lei non
si indigna, ma in compenso nugoli di ragazze vestite da spose manifestano sotto
Arcore e a via dell'Anima. Insomma, le stanno tentando tutte, e l'attacco del
Giornale a Prodi è solo l'ultimo capitolo. Ieri l'altro è toccato a Vittorio
Feltri, dalle colonne di Libero: un attacco diretto e personale al presidente
Napolitano, definito senza mezzi termini "capo della Casta". Sempre
pochi giorni fa, la polemica sulle pensioni: qui il soggetto è Gianfranco Fini
e l'obiettivo Walter Veltroni, accusato di percepire a 52 anni una pensione di 5216 euro al
mese. Risposta serafica del diretto interessato: sono devoluti in beneficenza.
Last but not least, l'immarcescibile Emilio Fede, che incurante di una multa da
100 mila euro per essere "eccesso di parzialità" (ha concesso al Pdl
il 53% dello spazio, e solo il 23% al Pd), spiega la sua idea di
campagna elettorale: "La par condicio? Quella legge io la violerò".
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Alitalia, solo ora Berlusconi si fa
paladino Non cadiamo nel tranello Cara Unità, sul caso Alitalia quello di Berlusconi è uno sporco gioco elettorale, cerca i voti dei
lavoratori ed il consenso dei confederali contrari all'accordo. Da mesi il caso
Alitalia riempie le pagine dei giornali ed è ai primi posti dell'agenda
politica, mi chiedo perché Berlusconi si fa paladino
dalla causa solo ora a poche settimane dal voto? Sono maligno, ingenuo o solo
sospettoso? Non cadiamo nel tranello, il suo non è interesse generale, è interesse
personale per portare fieno in cascina, poi dal 15 aprile tutto tornerà come
prima. Claudio Gandolfi, Bologna Alitalia/2, il Cavaliere aveva una maggioranza
schiacciante ma non ha fatto niente Cara Unità, l'Alitalia ha perso 25 miliardi
negli ultimi 15 anni, soldi dei contribuenti, oggi in piena campagna elettorale
il nostro avversario se ne ricorda. Caro onorevole Berlusconi
è in politica dal 94 ed è stato il presidente del consiglio con più forza
(seggi) per poter cambiare le cose non lo ha mai fatto per sua, solamente sua
colpa. Questa è vecchia politica, di vecchie facce, di vecchi modi. Ci
meritiamo una Italia diversa e penso proprio che si possa fare. Massimo Savini,
Ravenna Nel palinsesto Rai più programmi educativi e di cultura Cara Unità, la
Rai, nel dopoguerra ha svolto una funzione importantissima, non solo
nell'innalzare il livello culturale degli Italiani, ma anche nella loro
alfabetizzazione, ricordate"non è mai troppo tardi"? Siamo in una
fase in cui una funzione simile sarebbe necessaria, dopo un trentennio, questa
volta, di guerra dell'etere tra tv pubblica e commerciale tutta giocata al
ribasso del livello culturale dei contenuti. Ci vorrebbe adesso una nuova fase
di alfabetizzazione culturale, per lo meno nel campo della storia e delle
scienze. Che si faccia un canale televisivo Rai tutto dedicato a questo
indirizzo e appaltato ad Angela, padre e figlio, Mario Tozzi, ed altri di pari
livello. Giovan Sergio Benedetti Lucca In Usa chi ha spiato i candidati è stato
subito punito In Italia invece... Cara Unità, leggo che negli Usa due impiegati
spiavano "file" relativi al candidato alle presidenziali. a parte le
scuse del segretario di stato, i colpevoli credo in tempo reale sono stati
licenziati. sarà questa la forza di una democrazia? Ricordo che in Italia dopo
le scorse elezioni politiche vennero fuori notizie su svariate intrusioni
avvenute nei sistemi informatici, mi sembra della agenzia delle entrate, a
proposito della situazione fiscale di Prodi ed altri da parte di personale che
non ne aveva alcun titolo ad operarle. Ricordo che ci fu parecchia indignazione
e grande clamore. Spero che si sia provveduto a rendere meno attacabili i
sistemi. Per il resto però non credo che nessuno abbia subito alcuna
conseguenza disciplinare. Certo l'Italia non è l'America. siamo più propensi al
perdono. Chissà che agli artefici delle bravate, se solo di questo si è
trattato, invece non sia stata assicurata una sistemazione di più alto profilo
sempre nell'ambito dell'amministrazione. Pio Pompa ect. docet. Lettera firmata
Sanità in Lombardia Formigoni si vanta ma le liste d'attesa... Cara Unità,
nella puntata di "Anno Zero" di giovedì 20 marzo ho sentito Roberto
Formigoni che, intervistato per telefono, magnificava le qualità della sanità
lombarda. Tra l'altro affermava che ormai, grazie ad un'efficienza politica e
manageriale della sua Giunta, che non ha eguale in Italia, si sono ridotte e
pressoché annullate le liste d'attesa per gli esami e le visite specialistiche.
Due giorni prima, il 18 marzo, all'Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, che
fa parte dell'Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza, a me che volevo
prenotare una mammografia, all'apposito sportello è stato risposto che fino ad
ottobre non se ne parlava proprio. Forse Cinisello non è in Lombardia...
Donatella D'Imporzano, Cinisello B. (Mi) Ricordate il G8 di Genova? Rischiamo
di avere ancora Fini e Scajola ministri Cara Unità, le elezioni si avvicinano e
il Pd sta recuperando nei sondaggi. Mi chiedo però perché non si parli quasi
per nulla del G8 di Genova e del processo per i gravissimi fatti di Bolzaneto e
della caserma Diaz, dove la polizia picchiò a sangue ragazze e ragazzi
indifesi, mentre i sedicenti "black block" potevano aggirarsi a loro
piacimento per creare il massimo della confusione e portare a situazioni
estreme, come quella dove trovò la morte Carlo Giuliani. Forse è opportuno in
questo momento ricordare a tutti che stiamo rischiando nuovamente di avere al
Governo personaggi come Fini e Scajola, rispettivamente vice premier e ministro
degli interni all'epoca di quei fatti.. Barbara Cigliana, Roma Qualche
precisazione sull'allarme dell'Agcom e su Rainews 24 Caro Direttore, alcune
osservazioni in merito all'intervista al consigliere di amministrazione Rai
Carlo Rognoni dal titolo "Meno male che c'è il tg3", a commento dei
dati resi noti dall'Agcom sul tempo ai partiti nei tg nella settimana 10-17
marzo 2008. Il consigliere Rognoni stigmatizza il fatto che, nel periodo in
questione, Rainews24 sia stata squilibrata nei tg a favore del PdL: "Mi ha
stupito Rainews24: il buon Mineo, che passa da uomo di sinistra, e' il piu'
sgangherato con il tempo per il Pd al 25% e al 46% per il PdL; deve fare un bel
riequilibrio". Ma in una testata all-news come la nostra non ha molto
senso distinguere tra tg ed il resto della programmazione: l'informazione,
compresa quella politica, attraversa tutto il palinsesto 24 ore su 24, anche al
di fuori dei perimetri dei telegiornali e delle rubriche delle reti
generaliste. Il consigliere Rognoni avrebbe dovuto prestare attenzione anche
agli altri dati forniti dall'Agcom: questi ci dicono che il "tempo di
parola" nella stessa settimana, nei programmi e nelle rubriche di
Rainews24, è cosi' suddiviso: 37% al Pd e 31 al PdL. Insomma, l'analisi deve
essere fatta a largo spettro: ma, soprattutto, non è possibile dare un giudizio
prendendo in considerazione una settimana alla volta, ma occorre estendere il
periodo di osservazione. Non è infatti giornalisticamente praticabile lavorare,
in una testata come la nostra, bilancino alla mano per ciascun segmento di
palinsesto. Infine: non mi sembra una sgangheratezza di Mineo l'aver chiesto e
ottenuto dall'azienda (e di questo va dato merito a tutto il CdA e al direttore
generale) la possibilità di usare mezzi di produzione per andare in diretta sui
comizi di tutti i partiti (e sottolineo tutti). Ciò che ci
ha consentito ad oggi - per restare ancorati ai soli dati numerici - di far
ascoltare in tempo reale Berlusconi, Fini e Bossi per 418 minuti e Veltroni e Di Pietro per 419, per tacer degli altri. Speriamo di non
restare impiccati a quel minuto. Arcangelo Ferri, caporedattore centrale,
Rainews 24.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Par condicio, i numeri non sono tutto. Eppure... Di proprietà
del competitor o lottizzate. Resta il rischio che Berlusconi,
se vince, di tutte le tv faccia un boccone di Paolo Ojetti / Roma I NUMERI sono
quelli che sono e come ha ieri documentato questo giornale, l'intera armata tv
- ad eccezione del Tg3 - marcia al seguito del comandante Berlusconi.
I numeri servono agli osservatori delegati al controllo dell'equità (o
dell'iniquità) temporale del- l'informazione e al garante Corrado Calabrò per
le susseguenti sanzioni. Ma valgono davvero a determinarne la qualità, la forza
di persuasione, la falsità e le mille sfumature che l'accompagnano? Diciamo,
per paradosso, che una di queste sere Emilio Fede dedichi 29 minuti a Veltroni, presentandolo come un bravo ragazzo sì, ma vecchio
politicante, che rinnega il governo del malvagio Prodi il quale è anche
presidente del Pd; che interviene sul caso Alitalia, infischiandosene dell'amor
patrio svenduto agli odiati francesi e dei posti di lavoro che invece i combattivi
ed eroici (pensa un po' dove siamo arrivati) sindacati difendono. E mettiamo
che il minuto d'avanzo Fede lo dia a Berlusconi per
dire: che il Cavaliere, sacrificando se stesso e la famiglia per comprare
Alitalia (magari con un doveroso contributo di Stato) difende l'onore italiano;
che il "leader del Pdl" ha governato 5 anni e che tutte le sue grandi
opere sono state bloccate dall'incapace governo Prodi; che Roma è degradata
come non mai (e chi era il sindaco? Ma guarda, uno che si chiama Veltroni); che colui che governerà (ecco la mimica: occhi al
cielo, testa che si scuote come a dire: povero Silvio, quale pesante eredità
gli tocca) dovrà rimboccarsi le maniche, ma ce la farà senza "mettere le
mani nelle tasche degli italiani", come hanno fatto finora.... Ebbene, in
una sola serata Fede avrà riequilibrato i numeri e ripulito i dati Agcom. Se il
Tg4 è un caso limite, a mezzo fra una conduzione assolutamente partigiana e un
cabaret informativo, per tutti gli altri tg (ad eccezione, come accadde durante
il quinquennio di dominio berlusconiano, del Tg3), partendo dai numeri
impietosi il discorso è più complesso. Tanto che bisognerebbe analizzarne
persino le sfumature. Ma è sufficiente dire come questi tg stiano sfruttando la
sfavorevole congiuntura (aumenti dei prezzi, glaciazione di stipendi e salari,
tensioni inflattive) per demonizzare il governo uscente e attivare l'attesa
messianica del Salvatore. Studio Aperto fa di peggio. Alimenta la nevrosi
collettiva, mostrando un paese insanguinato e sanguinario, terrorizzato e
inquinato dall'immigrazione, con una gioventù tutta discoteca e piercing, per
poi miscelare il risultato con un indecente presentazione di fascinosi modelli
di vita: veline, letterine, attricette incintine di calciatori. Che l'Italia
sia un paese intristito, preoccupato e pieno di magagne strutturali, non c'è
dubbio. Ma l'informazione tv non analizza, non propone, non spiega: butta
cronisti spesso debuttanti nelle piazze e nei mercati a "raccogliere"
gli "umori della gente". E raccolgono la vecchia battuta
qualunquista: piove, governo ladro. Abbiamo visto signore impellicciate con
Vuitton a tracolla dichiarare: "Così non si può andare avanti". Da un
mese non è mai capitato ai microfoni uno che abbia detto: "Berlusconi? Abbiamo già dato". O: "Non sono rose e
fiori, ma ce la faremo". Il Tg5 di Clemente Mimun sembra più equilibrato
dell'omologo Tg1 di Gianni Riotta. Il Tg1 appare più pavido che bilanciato ed è
probabile che subisca in modo più evidente le molteplici pressioni politiche.
Diciamola tutta: la storia della redazione del Tg1 affonda le sue radici nella
lottizzazione, e quelle radici sono ancora solidissime. In
sostanza, non si capisce perché al seguito di Veltroni debba andare un fidato veltroniano, così come dietro Berlusconi sia sempre sguinzagliato un
forzista doc. Mimun ha meno problemi: il suo editore è quello e quando lascia
spazio alla concorrenza sembra un miracolo di informazione libera. Come
sempre, il problema "è un altro". Se Berlusconi
non fosse in politica o se il Berlusconi politico
controllasse una sola tv (e già sarebbe curioso), non staremmo qui a scriverne.
Se la Rai fosse stata seriamente riformata e tolta dalle zampe della
lottizzazione politica, non staremmo, perplessi, a lamentarci. Ma un incubo lo
abbiamo: che Berlusconi vinca e delle tv, tutte, ne
faccia un boccone solo.
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del CONFRONTO TV Gentiloni: "La legge non vieta il faccia a
faccia Walter-Silvio" "Nessuna legge vieta di ospitare due leader. Berlusconi si è detto pronto al faccia a
faccia smentendo qualche portavoce troppo zelante. Veltroni lo aveva già detto tempo fa. Bene. Come dice lo slogan della
campagna elettorale del Pd: si può fare. Anzi, si farà". Il ministro delle
Comunicazioni Paolo Gentiloni, dal suo blog, rilancia la possibilità di un
faccia a faccio televisivo tra i due candidati premier. Perché
"nessuna legge vieta di ospitare due leader politici a Porta a Porta o a
Matrix, purché si rispetti la par condicio nell'intero ciclo di
trasmissioni". Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, ha inviato una mail
di invito a Berlusconi e Veltroni
per domenica 6 aprile, l'ultima puntata prima delle politiche.
"Naturalmente - dice - potremmo scrivere insieme le regole del dibattito.
Credo possa essere un'ottima occasione per discutere e far conoscere le
oponioni sul futuro del Paese di candidati così importanti".
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del SINISTRA CRITICA "Noi, apparsi nei Tg per meno di sessanta
secondi" "Da quando è cominciata la campagna elettorale abbiamo avuto
in tutto venti secondi dal Tg1 e dodici dal Tg3. Un pò meglio con Tg2 e Tg5,
inesistenti su Tg4, Studio Aperto e tg7". Lo affermano Flavia D'Angeli e
Franco Turigliatto, esponenti di Sinistra Critica. "Non parliamo poi dei
programmi di approfondimento - aggiungono - a parte Porta a Porta e, Matrix, niente
su Ballarò, Anno zero, Primo Piano. I giornali, anche di sinistra, fanno finta
di ignorarci nonostante una campagna elettorale vivace: visite ai Cpt, ai
cancelli di Mirafiori e Piaggio, alla base di Vicenza, insomma nei luoghi
frequentati nella nostra attività di movimento". "Non
pretendiamo - concludono - una copertura alla Veltroni o Berlusconi
e nemmeno come Casini e Bertinotti. Ma non vorremmo conteggiare in 60 secondi
la nostra apparizione complessiva nei vari Tg. Con questa gestione
dell'informazione il trucco diventa inganno".
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Un milione e mezzo di volontari per vincere"
Realacci: il 30 marzo chiameremo ai gazebo chi ci sostiene per portare verso il
Pd gli indecisi di Andrea Carugati / Roma OPERAI, pensionati, casalinghe, ma
anche professionisti, artigiani, lavoratori autonomi. Le recenti analisi di
Ilvo Diamanti indicano che il Pd è più debole nei confronti dei ceti
tradizionalmente più vicini al centrodestra. Mentre è più forte tra impiegati,
insegnan- ti, studenti, lavoratori pubblici, le categorie che hanno sempre
preferito Ds e Margherita. Su questa forbice Veltroni
batterà nelle ultime tre settimane di campagna elettorale. Onorevole Realacci,
la novità del Pd sembra non aver mutato, finora, la classica geografia sociale
del voto. Come mai? "Tutta la strategia del Pd è mirata a rispondere a
domande di parti del Paese che tradizionalmente non hanno scelto il
centrosinistra: penso ai discorsi di Veltroni sugli
artigiani, sulle piccole e medie imprese; e anche alle domande dei ceti
popolari, che da tempo non trovano risposte dalla nostra parte. Tutto questo
sta cambiando: penso al salario minimo per i precari, all'aumento degli
stipendi. La destra parla di programmi fotocopia, ma il Sole 24 Ore ha scritto
che la nostra proposta fiscale favorisce i ceti più bassi, mentre quella del
Pdl le fasce più ricche. Poi c'è il tema della sicurezza, che è molto percepito
soprattutto dai ceti più deboli, su cui Veltroni ha rotto
i vecchi schemi. Però questo ancora non si traduce in spostamento di voti...
"La prima parte della campagna aveva l'obiettivo di creare un ascolto
potenziale anche nei confronti di ceti che, quando parlavamo noi, spegnevano
l'audio. Ora il nostro obiettivo è tradurre questo ascolto potenziale in un
voto, con un corpo a corpo nel Paese. Nei giro in pullman di Veltroni
mi ha colpito, oltre la quantità di persone, la qualità: più giovani, persone
diverse dal solito, anche rispetto alle primarie. Dedicheremo le prossime
settimane ai temi sociali: martedì una proposta sulle pensioni, poi sui
precari, sul costo della vita. Vogliamo rompere l'effetto narcotico sulla
campagna elettorale creato da questa assurda legge elettorale". A
proposito, molti dicono che avete nascosto i candidati Vip: dalla Madia, a
Veronesi, Calearo, l'operaio Boccuzzi... "Non direi, Boccuzzi è molto
esposto, ha parlato in piazza con Veltroni, va in tv,
Veronesi fa molte iniziative negli ambiti in cui è esperto. Anche la Madia fa
molte interviste, abbiamo fatto insieme un'iniziativa a Roma. Ognuno fa
campagna secondo i suoi talenti... Ma il punto, adesso, non sono i candidati,
ma la partecipazione delle persone in carne e ossa". Si riferisce alla
convocazione del popolo delle primarie ai gazebo, il 30 marzo? "Sì, per
noi è un appuntamento decisivo. Quel giorno contiamo di mettere in campo un
milione e mezzo di volontari, vogliamo renderli protagonisti, mandarli in giro
per l'Italia a parlare con i cittadini, con gli indecisi. Magari anche litigando
in un bar: che forse conta più di una serata a Porta a Porta. Vogliamo
scatenare le nostre truppe, come l'Armageddon, la battaglia del bene contro il
male". Alcuni giornali scrivono che il tandem Berlusconi-Fini sta funzionando meglio
di quello tra Veltroni e Di
Pietro. E poi c'è la Bonino, che lamenta uno scarso coinvolgimento. "Il
feeling tra Berlusconi e
Fini è piuttosto coatto. Penso al caso Ciarrapico: Fini ha preso dei bei
ceffoni. E anche su Alitalia non hanno detto le stesse cose. Quanto a Di
Pietro, il suo è un contributo importante, ma non ha un ruolo paragonabile a
quello di Fini come peso elettorale. La Bonino va utilizzata al meglio, ma lei
stessa può mettersi in gioco senza aspettare che qualcuno le organizzi un
convegno. Può muoversi anche da sola, non è una novizia della politica".
Di Pietro dice che non vuole entrare nel Pd, ma solo fare un gruppo unico in
Parlamento. Sarà un problema? "Non direi, quello che conta per la gente è
che ci sia un unico gruppo, che finisca la babele degli ultimi 15 anni. Il
resto passa in secondo piano". Costi della politica. Quanto puntate su
questo tema per il rush finale? "Nel tour di Veltroni
è uno dei temi su cui l'applauso scatta più forte. Non vogliamo lisciare il
pelo all'antipolitica, ma dare più forza e dignità alla politica. Fini avrebbe
dovuto risponderci nel merito, invece di fare quel volgare attacco personale a Veltroni. Vogliamo che la politica sia sempre più dipendente
dal contributo spontaneo dei cittadini: come alle primarie, più gente partecipa
più finanziamenti avrai".
( da "Unita, L'" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del De Rita: tagliare i costi ma non la qualità
di Roberto Cotroneo Walter Veltroni è stato chiaro: è giusto che gli stipendi dei parlamentari siano
adeguati a quelli dei politici degli altri Paesi in Europa. E siccome i
deputati dei parlamenti degli altri Paesi d'Europa guadagnano di meno, anche da
noi si dovrebbe guadagnare di meno. La proposta naturalmente ha trovato
consensi e qualche polemica da parte di quella casta di politici che vuole
conservare stipendi e privilegi intatti. Ma come stanno davvero le cose? È
davvero questo il punto? E soprattutto: il nodo sta nello stipendio, o in una
classe dirigente di un paese che stenta a scendere in politica, e occuparsi di
leggi e problemi della collettività? Siamo andati a chiederlo a un sociologo
attento da sempre alle trasformazioni italiane, come Giuseppe De Rita.
Fondatore e segretario generale del Censis. Giuseppe De Rita, ma bisogna
adeguarli questi stipendi dei parlamentari ai parametri europei, oppure no?
"Ma senta, Nino Andreatta diceva che la civiltà è letterata". Nel
senso? "Nel senso che sa distinguere. Sa articolare e capire le
cose". E cosa dovremmo capire? "Semplicemente che il mercato degli
stipendi è molto diversificato. Che non è tutto così semplice. Molti miei amici
non farebbero mai politica, perché la politica paga troppo poco rispetto a
quello che guadagnano loro". Non tutti però. "Certo ma noi tutti
diciamo che la classe dirigente, quella che ha più responsabilità non si
impegna e non vuole occuparsi della cosa pubblica. Quella classe dirigente una
volta era quella che rappresenta un segmento di fascia alta. Ovvio che Gianni
Agnelli o Pirelli non sceglievano di fare politica. Negli anni però anche il
segmento di fascia medio-alto non sceglie più la politica. Perché non è
conveniente". E chi la sceglie invece? "Il segmento medio. Quello dei
professori universitari, degli insegnanti in genere. E poi il segmento
medio-basso, quello dei portaborse e delle segretarie. Quelli che hanno un
vantaggio economico nel lavoro di deputato o senatore". Ma il problema
sarà identico anche in Francia o in Germania, dove tra l'altro guadagnano
ancora meno. Se da noi una classe dirigente alta e qualificata non sceglie il
lavoro da legislatore per questi motivi, accadrà anche altrove. "Certo, i
miei amici americani mi spiegano che negli Usa la politica la fa una classe
dirigente di medio livello. Però vede, per quanto riguarda l'Europa, un
problema esiste. In Europa c'è una tradizione di responsabilizzazione. L'idea
della responsabilità nei confronti del proprio territorio. Il fatto che io, se
sono classe dirigente, lo sono in modo totale, e se vengo chiamato a diventare
classe dirigente politica, lo faccio". Vuole dire che altrove c'è un senso
di responsabilità nei confronti della politica? "La storia incide. E noi
quella storia che hanno avuto gli altri non la possiamo vantare. In Germania ad
esempio hanno una vera tradizione federalista, dove la scelta della politica è
una scelta che coinvolge la collettività in un modo diretto. Noi abbiamo
inventato un federalismo che federalismo non è, ma è al massimo un
regionalismo. La politica non è una risposta costruttiva a un progetto. È
altro". Altrove esistono anche scuole di specializzazione con una
tradizione istituzionali. Si pensi alla scuola di Fontainebleau. "Certo.
Anche se poi va detta una cosa. Il mestiere del politico alla fine non è così
attraente". Secondo lei è cambiato nella società italiana il modo di
guardare agli uomini di potere. La polemica sulla casta, sui privilegi, ora
sugli stipendi. Un tempo nessuno sapeva quanto guadagnava Rumor o Zaccagnini.
Oggi sappiamo tutto. "Quando tutto è sul tavolo perché tutto è spettacolo
finisce che si entra in una sorta di fibrillazione chimica per cui l'unica cosa
importante è guardare dal buco della serratura. Guardi quello che succede in
America, con il governatore dello Stato di New York". In Italia Berlusconi invece è costantemente sotto i riflettori per
qualcosa. L'ultima è stata la sua dichiarazione dei redditi di 140 milioni di
euro. Più di quello che guadagna l'intero Parlamento italiano. "Guardi, le
faccio una premessa. La trasparenza è sempre strumentalizzabile. Dopo di che
certe esibizioni possono essere persino utili. I guadagni stellari di Berlusconi sono un suo motivo di vanto. Serve che se ne
parli". Da un lato abbassiamo gli stipendi a deputati e senatori,
dall'altro ci accorgiamo che Berlusconi guadagna
troppo. "Però poi non facciamo altro che parlare delle ricchezze di certo
potere. Sono stato a Villa d'Este poco tempo fa, e ho saputo dall'autista che Berlusconi ha comprato l'ennesima villa lì. Cosa se ne farà
di tutte quelle ville, si chiedeva l'autista, ma intanto era compiaciuto".
Il grande ricco piace? "Sì. Il grande ricco piace". Anche a quelli
che non arrivano a fine mese e che il grande ricco ha governato per anni?
"Anche a quelli. Siamo un Paese di voyeur. Non lo sapeva?". Dunque
lei ritiene che l'idea di adeguare gli stipendi dei politici a quelli europei, e
dunque abbassarli, non è una idea determinante. "Penso che allontanerà
dalla politica ancora di più segmenti di classe dirigente che potrebbero
esserci utili".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Sul mio Pd i sondaggi sbagliano Berlusconi inizia ad avere paura" Veltroni: e se vinciamo taglieremo la giungla delle leggi L'intervista In
Europa si vota per aprire un ciclo, non a caso i premier hanno la mia età LUIGI
CONTU ROMA - Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di
tutti i sondaggi che, chi più chi meno, danno il suo Pd nettamente
distanziato dal partito di Silvio Berlusconi. E per la
seconda fase della campagna elettorale il leader del Pd prepara una nuova
offensiva nella quale lancerà la sua ricetta per incrementare le pensioni,
presenterà i nomi di alcuni ministri che nominerà in caso di vittoria e
avanzerà una proposta per semplificare la vita dei cittadini attraverso la
drastica riduzione delle migliaia di leggi e regolamenti con i quali gli
italiani fanno i conti quotidianamente. Veltroni, i
sondaggi, anche i più positivi per voi vi danno cinque punti sotto. Si capisce
che il suo obiettivo sia quello di non demotivare la truppa ma davvero pensa
possibile la rimonta? "Guardi, proprio ieri ho rivisto i sondaggi
pubblicati dai giornali un mese prima del voto del 2006: davano all'Unione un
vantaggio di otto punti sul centrodestra, sappiamo poi come è andata a finire.
In qualche caso, lo ricordiamo bene, hanno sbagliato perfino gli exit poll.
Diciamo che le indagini demoscopiche sono uno strumento importante ma guai a
pensare che siano infallibili: e non dimentichiamo che c'è il 30 per cento di
indecisi. Anche il principale esponente dello schieramento avversario lo
sa...". Berlusconi ripete ogni giorno il
contrario. "Lo ripete, ma negli ultimi giorni ho notato un cambio di
marcia, un ritorno al copione degli ultimi quindici anni. Quel repertorio di
anticaglia a base di anticomunismo e brogli che ha stancato gli italiani e al
quale continuo a non voler rispondere. Sono segnali di nervosismo, come la dichiarazione
rilasciata al Messaggero con la quale si è rimangiato il proposito di lasciare
uno dei due rami dal Parlamento all'opposizione in caso di vittoria. Impegno
che invece io confermo perché a mio avviso tra maggioranza e opposizione deve
esserci un rapporto corretto e di rispetto reciproco. E poi, c'è la storia del
confronto tv. Anche in questo caso dice una cosa e in realtà ne fa un'altra. Mi
pare chiaro che sta sfuggendo al dibattito perché teme la forza del Pd, la
forza di un progetto che in questi giorni mi sta dando la sensazione di
potercela fare". Da che deriva questo suo ottimismo? "Come hanno
scritto tutti i giornali locali, nelle 69 province in cui sono stato abbiamo
visto manifestazioni enormi, in molti casi le più grandi registrate negli
ultimi venti anni. Tutto ciò non può essere casuale anche perché avviene dopo
la decisione di andare da soli che avrebbe anche potuto farci pagare un prezzo
in termini di consenso. Le piazze sono strapiene, c'è grande simpatia
ovunque". Nenni diceva: piazze piene, urne vuote " Non so se questo
clima e questa partecipazione così ampia si tradurranno in voti nei termini che
lasciano immaginare. So per certo che tra la sensazione di sconfitta
catastrofica immanente che c'era due mesi fa e l'entusiasmo di oggi c'è una
differenza come tra il giorno e la notte". In questi trentacinque giorni
non ha mai avuto il dubbio che con qualche alleato in più sarebbe stato
maggiormente possibile vincere? "Per carità. Se non avessimo fatto questa
scelta non troveremmo tutta quella gente in piazza, non ci sarebbero i sondaggi
sopra al 30 per cento. Pensi se oggi dovessi andare in giro per l'Italia a
spiegare che la lotta di classe è buona e che bisogna ritirare i nostri soldati
dalle missioni internazionali per tenere insieme una coalizione da Mastella a
Caruso. Non scherziamo. Quel quadro politico non aveva più senso e l'entusiasmo
che vediamo intorno a noi è la prova che abbiamo fatto la cosa giusta. Capisco
che chi da una lettura novecentesca della politica rimanga magari spiazzato: ma
noi stiamo cercando di superare quella concezione che ha imprigionato l'Italia
negli ultimi quindici anni e di cui gli elettori sono stanchi. Una mentalità da
cui il paese, per fortuna, è già fuori". Che paese ha visto in questi
trentacinque giorni? "L'Italia ha enormi potenzialità e grandi ricchezze
come la piccola impresa, il turismo, i giovani con loro talento e la loro
voglia di fare. Ma è anche un paese che sembra Gulliver, imprigionato da mille
lacci e lacciuoli. Non abbiamo più tempo: la recessione internazionale arriva,
grazie anche a otto anni di politica sbagliata di Bush che la destra italiana
ha così convintamente sostenuto. E arriva in un paese che ha una serie di
handicap strutturali che ne aggravano la condizione e che devono essere presi a
cannonate. Penso alle difficoltà delle imprese, all'impossibilità di realizzare
opere strutturali, al mondo della ricerca e dell'università, al sistema fiscale
con una pressione troppo alta e un'evasione inconcepibile in un paese civile..."
Le stesse priorità del programma presentato da Berlusconi.
"Tanto per capirci per noi la priorità è la lotta al precariato:
l'istituzione del compenso minimo di legge non somiglia per niente all'idea di
far sposare una precaria con suo figlio. E poi, se i problemi sono questi
pensano di affrontarli con le stesse facce di quattordici anni fa, le stesse
forze politiche tranne l'Udc di Casini che era la più moderata. C'è qualcuno
che si ricorda il quinquennio della Cdl come di una fase positiva, di crescita
e innovazione? La Thatcher ha governato, Aznar pure. In Europa si vota pensando
di aprire un ciclo di riforme. Così decidono i cittadini del nostro continente
e non è un caso che i premier europei abbiano la mia età, non per un fatto
generazionale ma perchè si guarda ad un periodo più lungo di una sola
legislatura. Quando hanno governato loro, invece, si sono limitati a gestire il
potere, occupare pezzi di società spartendoli tra An e Lega, approvare leggi ad
personam. Non ricordo provvedimenti riformisti di largo respiro che abbiano
inciso sulla vita reale dei cittadini". E la Legge Biagi? "Quella è
stata l'unica riforma approvata, e per averlo sostenuto mi sono preso le
ingiurie della sinistra estrema. Ma in cinque anni e con quel margine di
maggioranza si doveva fare molto di più. Nelle ultime settimane abbiamo visto
Martino chiedere il ritiro dal Libano, poi smentito; Berlusconi
proporre di riprendere la legge Maroni sulle pensioni corretto da Maroni
stesso. Fini ha detto che per Alitalia va bene Air France ma Berlusconi
lo ha contraddetto, Calderoli e la Moratti hanno sostenuto che non importa
nulla se fallisce la compagnia di bandiera e Galan che la sorte di Malpensa è
ininfluente. E come faranno a governare?" Come ha scritto ieri il Sole 24
ore mescolare la politica al mercato è una miscela pericolosissima.
"Condivido. E mi lasci dire che l'ipotesi che Berlusconi
possa vendere Alitalia ai suoi figli nel caso dovesse diventare presidente del
Consiglio sarebbe considerata una barzelletta in qualsiasi altro paese. Se c'è
una cordata italiana venga fuori subito, prima dell'incontro tra Air France e i
sindacati. Anche questa vicenda dimostra che la destra italiana non è in grado
di governare, di cambiare il paese. Noi invece lo possiamo fare perché avremo
un solo gruppo parlamentare e risponderemo solo a noi stessi. Basti pensare che
se dovessi arrivare a palazzo Chigi non dovrei convocare un vertice di
maggioranza ma i miei ministri per realizzare il programma presentato agli
elettori. E oltre al disegno di legge sui precari e a quello sulle detrazioni
fiscali sugli stipendi chiederò di approvare una norma per sfoltire e tagliare
la giungla di leggi e regolamenti che soffocano la vita dei cittadini". Di
che si tratta? "Se saremo scelti dagli italiani lanceremo una campagna di
lotta contro la complicazione dello Stato che in questi anni è stata funzionale
alla corruzione e allo strapotere dei partiti. Insieme a Franco Bassanini
abbiamo studiato la presentazione di un disegno di legge che stroncherà la
follia delle oltre ventimila leggi e dei centomila regolamenti nei quali tutti
i giorni si imbattono gli italiani. Uno stato semplice aiuta a fare le cose,
non crea ostacoli. Accompagna il cittadino non lo assilla: e proprio in ciò
trova titolo morale per poterne poi verificare i comportamenti. Invece in
questo paese rendiamo al prossimo tutto difficile per poi fare i condoni. Ecco
un altro impegno che prendiamo con il paese. Se vinceremo saremo pronti a
realizzarlo aprendo un ciclo riformista profondo, che ha bisogno di energia e
coraggio che Berlusconi e il Pdl non hanno". Veltroni, e se poi il risultato delle urne fosse proprio il
pareggio? Lei ha già detto di non essere disponibile a larghe intese, che
soluzione proporrete? "Confermo, niente inciuci. Chiunque vinca deve governare.
In ogni caso noi rilanceremo quel pacchetto di innovazioni istituzionali che la
destra in modo irresponsabile ha rifiutato. Ma questo non vuol dire governare
insieme. Il Pd e la destra sono e resteranno alternativi".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Par condicio, tutti
contro tutti l'Udc si appella al Quirinale Democratici: voto turbato. Pdl:
anomalie apparenti La direttiva dell'Authority ordina un "immediato
riequlibrio" GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi la
vuole abolire. Il Garante nota che l'informazione tv è squilibrata a favore del
Pdl e intima un riequilibrio. L'Udc si sente discriminata e si appella a
Napolitano. A venti giorni giorni dal voto la par condicio accende lo scontro
fra i poli sullo sfondo di un duello tv Veltroni-Berlusconi che stenta a prendere forma, con il Pdl assolutamente contrario.
C'è "uno squilibrio così diffuso e accentuato da richiedere immediatamente
un'inversione di tendenza", intima il Garante Calabrò, anche se ammette
che la legge elettorale e "l'evoluzione dei format televisivi"
rendono difficile l'applicazione della par condicio. Comunque
"un'azione di riequilibrio di tale portata postula la convinta
collaborazione delle emittenti televisive, sia pubblica che private".
Televisioni che il segretario dell'Udc Cesa mette sotto accusa in blocco per
aver - a suo giudizio - discriminato il suo partito. Per questo Cesa si rivolge
al presidente Napolitano affinchè intervenga. "E' una vergogna il
comportamento delle tv, in particolare dei telegiornali" accusa il segretario
del partito di Casini. "Esiste la par condicio, una legge dello Stato che
non può essere violata sistematicamente come invece dimostrano i dati e i
richiami dell'Agcom. Capisco le preoccupazioni dei direttori - attacca
sferzante Cesa - di perdere il proprio posto e la loro tendenza di piegarsi già
ora agli interessi del presunto vincitore. Ma c'è un limite di serietà e di
professionalità che non può essere superato sia per lo spazio che per la
qualità dei servizi". Per questo, conclude Cesa "chiedo al presidente
della Repubblica che già ha dimostrato la sua imparzialità e correttezza, con
il richiamo all'utilità del voto, di essere il garante dell'applicazione della
legge dello Stato sulla par condicio che non può essere ignorata violando
ulteriormente le regole di questa campagna elettorale". Dal Pdl arriva una
tesi per spiegare lo sbilanciamento nell'informazione. "Le anomalie
contenute nei dati diffusi dal garante delle comunicazioni - sostiene il
senatore Malan - sono dovute all'operazione di oscuramento del disastroso
governo Prodi e dei suoi protagonisti messa in atto dal Pd". Insomma,
messa la sordina a Prodi per farlo dimenticare agli elettori, ecco che i dati
non sono più equilibrati. Ma il capogruppo del Pd alla Camera Soro è di parere
completamente diverso e mette l'accento sulle conseguenze elettorali dello
squilibrio a vantaggio del Pdl che "configurano anche una turbativa
sull'esito stesso della competizione elettorale. Altro che par condicio -
sottolinea Soro - Qui siamo in presenza di una sistematica violazione della
legge che non può essere sottaciuta". Come l'Udc, anche il socialista
Boselli si sente discriminato e accusa sia il leader del Pdl che quello del Pd.
"E' scandaloso - attacca Boselli - che Berlusconi
e Veltroni si lamentino della par condicio. Sono loro
che hanno quasi tutto lo spazio in tv e che cosa vogliono ancora? Condurre
anche le previsioni del tempo? Noi - fa notare Boselli - siamo costretti a
vivere di battute per conquistare un po' di spazio".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Voto dei giovani,
Pdl e Lega avanti di 5 punti E per il futuro previsioni "nere". Il
63% dice: staranno peggio dei loro genitori Il sondaggio Si è diffusa la
convinzione che non ci sia spazio per le nuove generazioni Trend invertito:
nelle ultime due elezioni politiche i giovani avevano votato a sinistra (SEGUE
DALLA PRIMA PAGINA) ILVO DIAMANTI Come vessilli, feticci, bandiere. Testimonial
della volontà dei partiti di cambiare. Se stessi. E, più in generale, la
società. Incapace di rinnovarsi. Monca del futuro. I giovani, da parte loro,
seguono con attenzione la campagna elettorale sui media. Ne discutono in
famiglia e con gli amici. Quasi metà di essi (fra 18 e 29 anni) afferma di
interessarsi (molto o abbastanza) di politica, in questa fase. Dieci punti in
più rispetto alla media generale degli elettori (indagine Demos, condotta nei
giorni scorsi). Non è un caso che il tasso di incertezza elettorale, fra i
giovani, sia il più basso, nella popolazione (lo conferma Renato Mannheimer,
sul Corriere della Sera). D'altronde, nell'ultimo decennio, hanno espresso
grande capacità di mobilitarsi, su tematiche diverse: la scuola, il lavoro, la
pace, la solidarietà. Un'abitudine che sembrano non aver perduto. Visto che,
per migliorare la società, considerano utile (sondaggio Demos) partecipare a
manifestazioni, impegnarsi nel mondo associativo e, perfino, nei partiti.
Tuttavia, negli ultimi anni il loro orientamento politico pare cambiato. Non
rovesciato, intendiamoci. Piuttosto, modificato. Negli anni Novanta, infatti, il
voto giovanile si era spostato decisamente a sinistra. In particolar modo (come
hanno mostrato, in modo esplicito, le indagini di Itanes), alle elezioni del
2001 e, in misura più limitata, nel 2006. Oggi, alla vigilia delle elezioni, si
assiste a un sostanziale riallineamento tra le diverse posizioni. Fra i giovani
(18-29 anni), infatti, prevale - di poco - l'alleanza guidata dal Pdl. Che
supera di circa 5 punti quella guidata dal Pd (indicazioni coerenti provengono
da sondaggi di Ipsos ed Eurisko). I due partiti maggiori, in effetti, si
equivalgono. Per cui la distanza è determinata dagli apparentamenti. La base
giovanile della Lega, infatti, è molto più consistente rispetto a quella
dell'Italia dei valori. Non va trascurato, inoltre, che, fra i giovani, la
Sinistra Arcobaleno - due anni fa alleata dell'Ulivo - dispone di un consenso
rilevante: intorno all'8%. L'esperienza del lavoro, secondo tradizione, sposta
l'orientamento elettorale dei giovani verso destra. La condizione di studenti e
un titolo di studio elevato spingono, invece, il voto più a sinistra. Ma in
misura meno rilevante, rispetto al passato recente (rilevato dalle indagini di
Itanes). Fra coloro che votano per la prima volta, infine, il Pd e la Sinistra
risalgono. Le distanze tra Berlusconi e Veltroni
si annullano. Ciò suggerisce come lo slittamento a destra riguardi i giovani
"più vecchi". Per alcune ragioni, che proviamo a elencare. 1. Insieme
all'età, matura l'esperienza di lavoro. E lavorare (per quanto possa apparire
singolare), soprattutto nel privato, induce a votare (maggiormente) a destra.
D'altronde, il lavoro nel privato si svolge, ormai, prevalentemente in aziende
di piccola dimensione. Inoltre, i giovani passano attraverso esperienze
informali, individuali e intermittenti. Lontano dal sindacato. Peraltro, nel
lavoro si sono affermati significati, valori e attori esterni alla sinistra: la
flessibilità, l'imprenditorialità; Berlusconi. 2.
Negli ultimi anni, soprattutto dopo le elezioni del 2006, la società italiana è
stata scossa da un vero "collasso del futuro", che ha visto i giovani
protagonisti - involontari e controvoglia. Oggi, infatti, quasi due italiani su
tre ritengono che i giovani, nel prossimo futuro, avranno una posizione sociale
ed economica "peggiore" rispetto ai loro genitori. Quindici punti più
di due anni fa. Parallelamente, si è diffusa la (ragionevole) convinzione che
la società impedisca ai giovani di occupare uno spazio adeguato alle loro
aspettative e alle loro capacità. D'altronde, 7 italiani (e altrettanti giovani)
su 10 non ritengono necessario conseguire una laurea per accedere a un'attività
professionale remunerativa. La maggioranza delle persone (60%), invece, pensa
che per trovare lavoro e fare carriera occorra ricorrere a raccomandazioni. Fra
i più giovani questa convinzione è ancor più condivisa (66%). Il senso del
declino, che ha investito gli italiani, dunque, opprime i più giovani in modo
particolare. Perché hanno il futuro davanti. Ma a loro appare un muro,
difficile da valicare. Ciò li ha resi diffidenti verso i partiti. Soprattutto
verso il governo di centrosinistra che li ha definiti "bamboccioni".
(Anche se per denunciare le colpe degli adulti).
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Floris vuole in
studio i candidati premier il 6 aprile. Mentana: sia un dibattito vero
"Sfide in tv, pronti a disubbidire" I conduttori alla Vigilanza: il
confronto Berlusconi-Veltroni
va fatto Carelli (Sky): se i candidati ci danno l'okay noi li manderemo in onda
Landolfi: il faccia a faccia è assolutamente impossibile Lo dice la legge
FRANCESCO BEI ROMA - Mancano tre settimane al voto, la febbre sale, i
conduttori televisivi scalpitano per accaparrarsi la sfida all'ok corral fra Veltroni e Berlusconi. Il problema
è che, in teoria, questo confronto non si può fare. "Il regolamento della
Vigilanza è chiaro - spiega il presidente della commissione Mario Landolfi - se
si facesse il faccia a faccia tra i due leader, tutti gli altri candidati
premier reclamerebbero giustamente lo stesso trattamento. Santanché
vorrebbe sfidare Berlusconi,
Boselli vorrebbe Veltroni e
così via all'infinito. Non se ne esce, niente da fare". E tuttavia la
pressione è forte, anche se Forza Italia - nonostante Berlusconi si sia detto disponibile al confronto - fa di tutto perché il
faccia a faccia non ci sia, visto che in queste condizioni sarebbe un vantaggio
per l'inseguitore Veltroni. Il ministro Paolo
Gentiloni è convinto invece che sia possibile, perché "nessuna legge vieta
di ospitare due leader politici a "Porta a Porta" o a
"Matrix", sempre che si rispetti la par condicio nell'intero ciclo di
trasmissioni". Dall'altra parte della barricata gli replica Paolo Bonaiuti:
"Il fariseo Gentiloni vuole la par condicio per mettere il bavaglio a Berlusconi e ci prova intanto a invocare un confronto
fuorilegge, nella speranza di dare un po' di ossigeno al suo candidato pallido
ed esangue". In questo scontro politico provano a inserirsi i giornalisti.
Disposti a tutto, anche a sfidare la legge. "Ho inviato oggi una mail a Berlusconi e a Veltroni - rivela
Giovanni Floris - invitandoli a confrontarsi a Ballarò domenica 6 aprile,
l'ultima puntata prima delle elezioni politiche". Naturalmente anche il
presidente della "terza Camera" non si tira indietro: "Sia Veltroni che Berlusconi si sono
dichiarati disponibili - sostiene Bruno Vespa - ma lo staff del leader del Pdl
si è richiamato al divieto di confronti diretti tra i candidati premier
espresso dal presidente della Vigilanza. Se mutassero le condizioni la
disponibilità di "Porta a porta" è ovviamente assoluta, come sanno
bene da molto tempo entrambi gli interessati". Enrico Mentana - che ha
invitato entrambi i candidati a "Matrix" - pone invece una
condizione, che le regole non imbavaglino il confronto: "Io sono
disponibile a un faccia a faccia vero, non a una sfida di raggelante burocrazia
come quella di due anni fa tra Berlusconi e Prodi. In
vita mia - aggiunge - ho già fatto tanto, non ho bisogno di apparire in tv a
fare il cronometrista". Ma il più agguerrito di tutti e forse quello
piazzato meglio è Emilio Carelli, direttore di SkyTg24. Forse perché il
satellite è più anarchico, forse perché l'editore Murdoch si cura meno dei
lacci della Vigilanza, Carelli si mostra spavaldo: "Io spero che si possa
fare, ce la stiamo mettendo tutta e l'editore ci tiene molto. D'altronde, come
si fa a privare il Paese di un faccia a faccia tra i due principali candidati
premier?". E il regolamento della Vigilanza? E L'Autorità per le
comunicazioni? "Se i due leader ci danno una risposta positiva noi lo
facciamo comunque, a prescindere. Se gli altri candidati faranno degli esposti,
siamo pronti ad assumercene la responsabilità". Il problema, allora, non
sono tanto le regole quanto la volontà politica. "La questione vera -
riassume Mentana - è che i faccia a faccia si fanno solo quando convengono a
entrambi. E a Berlusconi ora non conviene, chi è
avanti non ha interesse a farlo".
( da "Repubblica, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
I sondaggi danno cinque regioni in bilico tra Veltroni e Berlusconi. Qui ogni voto peserà doppio Quei cento seggi decisivi per il
Senato Lazio, il Pd punta su periferie e militari Corretta la linea della
giovane Madia: non vantare più la tua inesperienza GIOVANNA CASADIO ROMA -
Un'ora e mezza per spiegare a Marianna Madìa, la giovane capolista del Pd per
la Camera a Roma e provincia, che lo slogan con cui si è presentata -
"Metto a disposizione la mia inesperienza" - è stato infelice.
"Ha prestato il fianco alle strumentalizzazioni, e noi nel Lazio non ci
possiamo permettere di sbagliare", le ha spiegato Michele Meta, il
coordinatore regionale. Una tirata di orecchie durante il giro di convocazioni
per "mettere in palla" la squadra democratica laziale. Quindi, per
Madìa full-immersion elettorale a cominciare dalla kermesse con i Nomadi al
Tuscolano e tour nelle periferie. Il "grande Franco", s'intende
Marini, ha in agenda comizi quotidiani a Viterbo, Latina, Rieti e Frosinone e
invierà una lettera-programma a un milione di capifamiglia laziali. Il generale
Mauro Del Vecchio poi, illustrerà il piano di alloggi per i militari volontari.
Lo scienziato Ignazio Marino è "precettato" per incontri nelle Asl e
con operatori sanitari. Nel Lazio infatti, si gioca il test decisivo della
partita cruciale: quella per aggiudicarsi i seggi del Senato, ovvero la
maggioranza senza la quale non si governa il paese. Nonostante Ciarrapico, Berlusconi è dato da molti sondaggi a un passo dalla
sconfitta con un'emorragia di voti verso i centristi di Casini e la Destra di
Storace. L'ex amico post missino profetizza ora al Cavaliere "non più di 7
seggi" dei 27 che nella regione sono in palio. Quindi, sconfitta
"secca e bruciante, del resto perché votare la "lista cinica"
del Pdl che schiera al Senato il toscano Marcello Pera, Maurizio Gasparri non
radicato a livello regionale, il traditore Lamberto Dini piuttosto che noi
della Destra?". Pier Ferdinando Casini, il candidato premier dell'Unione
di centro, dal canto suo invoca il voto cattolico: "è fondamentale il
Lazio, dove c'è Roma culla della cristianità e noi siamo vicini all'8%".
Non a caso ha messo la principessa Alessandra Borghese come capolista.
Partita-Senato più che mai aperta tra Pd e Pdl. Non solo nel Lazio, anche in
altri quattro terreni di gioco: Liguria, Campania, Piemonte e Calabria. Sono le
regioni più in bilico. Un centinaio di seggi in tutto. La posta in gioco è di
una quindicina di seggi di scarto tra Veltroni e Berlusconi. In Calabria, dove nel 2006 vinse il
centrosinistra, ora c'è molta incertezza sui 10 seggi complessivamente in
palio. "Abbiamo un capolista forte, il prefetto Luigi De Sena, un uomo che
è un punto di riferimento sia per i cittadini che per le istituzioni", è
la speranza di Nicodemo Oliverio del Pd. La Sinistra di Bertinotti inoltre, ce
la sta mettendo tutta per raggiungere lì la soglia dell'8% come del resto in
Lombardia dove capolista è Rita Borsellino e agguantare l'8% significa
aggiudicarsi 4 senatori. Date quasi per perse dal Pd la Campania (dove il
centrosinistra aveva vinto e ora paga l'emergenza rifiuti e la differenza tra
Pd-Idv e Pdl-Lega arriva fino a 6 punti) e il Piemonte (centrodestra). La
Liguria se la gioca al fotofinish, lì c'è una solida tradizione di sinistra che
potrebbe però premiare la Sinistra Arcobaleno e penalizzare il Pd. Le altre
incognite al Senato sono costituite da Marche e Abruzzo, tuttavia sarebbero
ormai acquisite al partito di Veltroni. A Palazzo
Madama però alcuni funzionari hanno messo a punto uno schema di maggioranza per
il Popolo della Libertà che prevede cinque ipotesi partendo da quattro regioni
(Lazio, Liguria, Marche e Abruzzo) giudicate incerte. Perciò, se il Pdl si
aggiudicasse tutte le regioni incerte avrebbe una maggioranza di 167/168 senatori,
ma se le "incerte" passassero tutte al Pd, ecco che raggiungerebbe
solo 154 seggi, non avrebbe quindi la maggioranza. Nel mezzo, le altre
possibilità e l'oscillazione per Berlusconi di avere
162, o 159-157 senatori. Ma perdere il Lazio fa sballare i conti pro-Cavaliere.
Meta, l'allenatore del Pd laziale, giura: "è nell'aria una buona
affermazione. Chi temo dall'altra parte? Solo Claudio Fazzone, di Fondi, il più
votato del centrodestra che è ormai talmente diviso e rissoso... ". Al
punto che Luca Romagnoli (numero 2 al Senato della Destra) ha annunciato sul
sito di Repubblica. it: "Saremo nelle stesse piazze di Fini".
Inseguimento ravvicinato. Bruno Tabacci, uno dei leader centristi, scommette
sulle "molte sorprese anche al Nord perché questo duopolio è artificiale,
superato di fatto", E scommette che l'Unione di centro avrà senatori in
Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Lazio.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-23 num: - pag: 1 autore: di
SERGIO ROMANO categoria: REDAZIONALE AEREI ED ELEZIONI IL DOPPIO GIOCO DELLA
POLITICA C on un ultimo sussulto l'Alitalia morente ha sparigliato le carte della
campagna elettorale. Romano Prodi è uscito dall'ombra ed è ridiventato un
protagonista della politica nazionale. Silvio Berlusconi ha afferrato la questione al
balzo ed è riuscito a cavalcare contemporaneamente il cavallo dell'orgoglio
nazionale e la tigre delle frustrazioni padane. Walter Veltroni è ai margini della scena,
troppo prossimo agli interessi di Fiumicino per apparire credibile agli
elettori del Nord. Alla borsa dei valori nazionali le privatizzazioni
scendono e il colbertismo (definizione dotta di statalismo) riprende quota. Con
una sorta di doppio salto mortale destra e sinistra sembrano essersi scambiati
i ruoli. La sinistra crede nelle virtù del mercato e non nasconde di essere
favorevole alla soluzione Air France. La destra "liberista" ritiene
che gli interessi del Paese richiedano in molte circostanze l'intervento dello
Stato. Nei prossimi giorni molti continueranno a chiedersi quali effetti tutto
questo possa avere sull'esito della campagna elettorale. Riuscirà la destra ad
apparire più credibile della sinistra? Potrà la sinistra dimostrare che la sua
gestione del caso Alitalia è stata in ultima analisi più saggia ed efficace di
quella del governo Berlusconi? Credo che occorra
diffidare dei dibattiti in cui si parla di tutto fuorché degli aspetti cruciali
della questione. Molto di ciò che è stato detto in questi giorni serve forse a
segnare un punto e a mettere in difficoltà l'avversario, ma non serve né al
futuro dell'azienda né al confronto elettorale. Chi dovrà occuparsi di Alitalia
nelle prossime settimane farà bene a tenere in bella vista almeno quattro
promemoria. Il primo promemoria concerne il rapporto con le organizzazioni
sindacali. Può darsi che l'offerta di Air France sia avara e ingorda. Ma una
delle condizioni poste dal suo amministratore delegato (le organizzazioni
sindacali debbono accettare e sottoscrivere formalmente il piano di
salvataggio) vale per chiunque debba occuparsi dell'azienda. Non è possibile
risanare una impresa che deve buona parte delle sue condizioni fallimentari a
un gretto sindacalismo corporativo e in cui nove sigle sindacali hanno il
diritto di sedere a un tavolo negoziale che produrrebbe inevitabilmente un
mediocre compromesso. Chi sostiene che esistono soluzioni di ricambio (come ha
fatto Berlusconi), ma omette di ricordare che la
condizione voluta da Air France è sacrosanta, dice nella migliore delle ipotesi
una mezza verità. Il secondo promemoria concerne le regole del mercato
dell'aria. La disputa fra colbertisti e privatizzatori è in buona parte irrilevante.
Niente vieta allo Stato, in linea di principio, la proprietà di una linea
aerea. Ma chiunque gestisca l'azienda dovrà ricordare che non sarà possibile
contare su aiuti pubblici (Bruxelles non li autorizzerebbe), che i consumatori
europei non intendono rinunciare ai vantaggi delle linee aeree low cost, che la
liberalizzazione dei collegamenti e la politica dei cieli aperti sono una
realtà a cui non è possibile sottrarsi. CONTINUA A PAGINA 30.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Alitalia, lite sulla cordata Di Pietro contro Berlusconi
Il leader di Idv: fa insider trading. Il Pdl: assurdo E Casini: i figli di
Silvio ora tirino fuori i soldi Con l'ex premier si schiera anche la Lega.
Boselli attacca l'ex pm: lui e Silvio fanno campagna sulla pelle dei lavoratori
ROMA - Si fa sempre più aspra la polemica politica sul destino di Alitalia.
Ieri è stato Antonio Di Pietro ad alzare i toni, accusando di "insider
trading " Silvio Berlusconi, che auspica e
prevede la formazione di una cordata italiana che rilevi la compagnia di
bandiera. "Berlusconi - dice il leader dell'Idv -
sta facendo insider trading facendo credere, contrariamente al vero, che c'è
qualcuno che vuole comprare Alitalia: queste operazioni prima si fanno poi si
annunciano. Annunciare per creare distorsione del mercato è un reato, e io
ritengo che farlo soprattutto sotto elezioni sia immorale e illegale ".
Un'accusa durissima, che viene immediatamente rispedita al mittente da Paolo
Bonaiuti: "Ma di cosa parla Di Pietro? Ci faccia il piacere di non usare
parole difficili e di non dire cose che non c'entrano nulla con la vicenda
Alitalia". Che è tutt'altra, secondo il portavoce del
Cavaliere che ne approfitta per rispondere anche a Veltroni quando chiede di far uscire allo scoperto entro poche ore
l'eventuale cordata alternativa: "Air France ha avuto cinque mesi di tempo
per presentare un piano, e quando lo ha presentato è venuta fuori una proposta
irricevibile di sapore colonialista. Non si capisce perché, quando
Silvio Berlusconi lancia un appello per salvare
l'italianità dell'Alitalia, questa cordata dovrebbe materializzarsi proprio il
giorno di Pasqua". Se con Berlusconi si schierano
gli alleati, a partire dai leghisti Calderoli e Maroni che vedono nel tentativo
dell'ex premier la volontà di salvare Malpensa che vedrebbe un forte
ridimensionamento con l'operazione Air France, dal Pd si ribadisce l'attacco a
quello che Enrico Morando definisce il "gioco irresponsabile del
Pdl", che "con una forte dose di cinismo" avanza "a fini
elettorali proposte non solo fumose, ma anche contraddittorie e
inquietanti". E però, nemmeno il responsabile economico del Pd si schiera
con Di Pietro: "Sinceramente, l'accusa di insider trading non mi sembra
un'ipotesi realistica , per come conosco io il reato...". Ancora più netto
il leader dello Sdi, Enrico Boselli: "Su Alitalia Di Pietro è come Berlusconi: fanno solo campagna elettorale sulla pelle dei
lavoratori". Non prende invece di mira l'ex pm, ma solo il Cavaliere, Pier
Ferdinando Casini: "Sulla vicenda Alitalia dopo quattro anni Berlusconi ripete le stesse cose, siamo alla stessa bufala.
Oggi si parla di cordate che finiranno il 14 aprile". Se infatti, aggiunge
il leader dell'Udc, "Berlusconi e i suoi figli
vogliono mettere dei soldi, ebbene li tirino fuori, ma subito: non facciamo di
Alitalia una strumentalizzazione da campagna elettorale". La sfida Pier
Ferdinando Casini, leader e candidato premier dell'Udc, chiama in causa il
Cavaliere Paola Di Caro.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Bertinotti apre al Cavaliere "Il suo progetto va
discusso" "Prodi sia responsabile, il rischio è meglio del
disastro" ROMA - Esiste un punto, in questa intricatissima vicenda
Alitalia, su cui, secondo Fausto Bertinotti, c'è poco da discutere: "Il
nostro è un Paese che ha una vocazione turistica a 360 gradi, per cui una
compagnia di bandiera è necessaria ". Per questa ragione "il governo
Prodi dovrebbe sottrarsi all'aut aut "o mangi questa minestra o salti
dalla finestra" che è stato imposto dall'Air France". Perché "se
non lo fa, allora tanto vale che non ci sia il governo: a che serve un
esecutivo se non ad assumersi le sue responsabilità?". E in effetti Prodi
ha il pallino in mano: "Sì, è così, e allora chieda del tempo, si faccia
protagonista, invece di subire ultimatum ", anche perché "chi, come
in questo caso, vende per fare cassa o per disperazione, in realtà
svende". Già, c'è anche la questione di quanto vale Alitalia e di quanto
ha offerto Air France al centro di questo dibattito. La situazione, però, è
resa ancor più complicata dal fatto che c'è una campagna elettorale. Il leader
della Sinistra-l'Arcobaleno non lo nega, ma a suo giudizio occorre
"verificare assolutamente la possibilità di una cordata italiana",
che, per il presidente della Camera, avrebbe "senza dubbio una
co-partecipazione internazionale". Peccato, però, che
a sostenere la cordata di casa nostra ci sia Berlusconi, e da Veltroni a Di Pietro dicono che il Cavaliere è in conflitto di interessi.
"Il conflitto di interessi - replica Bertinotti - effettivamente c'è,
tuttavia delegittima il leader del Pdl solo dal punto di vista delle sue
prerogative di presidente del Consiglio. Perciò, se avanza una proposta
bisogna discuterne e non sottrarsi alla discussione. Dobbiamo ricordarci tutti
che l'occupazione è più importante delle beghe della campagna elettorale".
Poi, se Berlusconi andrà a Palazzo Chigi, ipotesi più
che probabile, "visto che è il candidato favorito", si potrà pensare
che questa proposta "la porteranno materialmente avanti altri
imprenditori". Ma se si dice di no ad Air France e si attende una cordata
nostrana per cui ci vuole qualche tempo c'è l'eventualità che si scivoli nel
commissariamento dell'azienda... "Che significa, che bisognerebbe bere
l'imbevibile, bere la cicuta proposta da Air France?". Forse meglio il
"calice" amaro d'Oltralpe che il rischio di un commissariamento.
"Il rischio è meglio del disastro ": su questo Bertinotti è netto.
Nel Partito democratico più d'uno si è lamentato perché il ministro
dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e il presidente del Consiglio Romano Prodi
hanno scelto questo "timing" per l'operazione: in piena campagna
elettorale. "Certo - osserva il leader della Sa - pesa elettoralmente,
però c'è da dire che il Pd ha diversi esponenti di peso nell'esecutivo e quindi
non può far finta che il governo Prodi stia da una parte e il partito di Veltroni dall'altra. Eppoi dovrebbe essere obiettivo di una
forza politica quello di individuare la soluzione di problemi come Alitalia
". Sempre a proposito del Pd: il suo leader ha rotto con la sinistra e ha
deciso di andare da solo per evitare divisioni e tensioni, ma alla fine, come
dimostra questa vicenda, se le è ritrovate nel suo stesso partito. Paradossale?
Sorride il presidente della Camera, e dice: "Secondo me, dopo l'annuncio
che sarebbero andati da soli sia il Pdl sia il Pd si sono configurati come
partiti- coalizione. Come avvenne con il passaggio dal proporzionale al
maggioritario qui, invece di garantire la semplificazione del sistema politico
e la governabilità, otteniamo esattamente l'opposto. Tanto è vero che già ora i
due maggiori partiti riproducono gli stessi difetti delle coalizioni in cui
stavano prima". Dunque la vicenda Alitalia starebbe a dimostrare che Veltroni non è riuscito nel suo intento? "Per ottenere
il voto utile ha dovuto prendere le stesse anime divergenti che
caratterizzavano la coalizione e le ha messe insieme sotto un altro nome - Pd -
ma sono la stessa cosa di prima. E così non riescono ad andare avanti così come
non riusciva ad andare avanti l'Unione". Bertinotti, però, dovrebbe fare
un po' di autocritica: l'Alitalia non è l'esempio di come l'intervento pubblico
sia nocivo? "No: anzi ci vorrebbe adesso l'intervento pubblico. Del resto,
quando Air France entrò in crisi per risolvere la situazione fecero il
contrario di quel che ora propongono per Alitalia: lo Stato ci mise una barca
di soldi, le rotte vennero allargate e furono comprati veicoli
d'avanguardia...". Il Pd ha diversi esponenti di peso nel governo: non può
fingere che Romano stia da una parte e Veltroni
dall'altra \\ Maria Teresa Meli.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-23 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Il ministro dello Sviluppo economico Bersani: senza
Air France libri in tribunale "Non c'è nessuna svendita. E una parola dell'ex
premier non può cancellare il codice civile" ROMA - Alitalia è giunta al
capolinea. L'alternativa è tra la svendita ad Air France e il fallimento. Non è
un bel risultato per il centrosinistra, a poche settimane dal voto. "Non è
così. Il centrosinistra - risponde il ministro dello Sviluppo economico, Pier
Luigi Bersani - lasciò Alitalia nel
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-23 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Il caso Per Veltroni e Berlusconi
inviti da Vespa, Floris e Sky Duello tv, il veto del Pdl "Prima via la par
condicio" Bonaiuti: con questa legge dovremmo fare 105 confronti Gentiloni
insiste: il faccia a faccia è possibile Il presidente della Vigilanza,
Landolfi: la norma non lo permette ROMA - Se lo può scordare, Veltroni, il faccia a faccia tv con Berlusconi.
Almeno finché resta in vigore questa par condicio. Il messaggio è chiarissimo e
da fonte certa: Paolo Bonaiuti, portavoce del leader del Pdl: "Questi
signori del Pd si devono decidere. Prima ci scassano le orecchie con le regole,
volute solo per mettere il bavaglio a Berlusconi. Poi
cercano di violarle invocando un confronto irregolare nell'unica speranza di
ridare ossigeno ad un candidato pallido, esangue e privo di argomenti come Veltroni, ravvivandolo alla luce di Berlusconi
". E al ministro (uscente) delle Comunicazioni Paolo Gentiloni che dice
"il faccia a faccia si può fare e si farà, nessuna legge vieta di ospitare
i due leader politici in tv", Bonaiuti risponde con metafora pasquale:
"Gentiloni è doppio, come tutti i farisei, fa finta di non aver letto
l'articolo 12, chiarissimo. Se ne facciamo uno, ci toccherà farne altri 105. Se
invece domattina lui ci butta via la par condicio, eccoci, siamo prontissimi
". Rincara Mario Landolfi, presidente della Vigilanza: "Non c'è
peggior sordo di chi non vuol sentire, come Gentiloni. Un solo confronto tv è
impossibile". La stessa authority Agcom ammette che la legge è difficile
da applicare. Mancano i due contendenti, i conduttori invece sono tutti pronti.
"Li ho invitati da subito ", spiega Bruno Vespa. "Sia Veltroni che Berlusconi si sono detti
disponibili ma lo staff del leader Pdl si è richiamato al divieto agli scontri
diretti espresso dalla Vigilanza". Cambiassero le condizioni Porta a Porta
è aperta. Giovanni Floris ha "inviato una mail a Berlusconi e Veltroni invitandoli alla puntata di Ballarò del 6 aprile". Ed
Emilio Carelli, direttore di Skytg24: "Da Veltroni abbiamo già un ok, da Berlusconi aspettiamo risposta. Sono i due leader più interessanti perciò
siamo pronti a sfidare la par condicio, d'accordo con l'editore ".
Ribadisce Bonaiuti: "Il nostro no vale per tutti". Nel caso, come
quarto incomodo, dal satellite si fa sotto Nuccio Fava: "La mia
trasmissione Finestra Italia su Ab Channel Sky 920 sarebbe la sede più
opportuna". Giovanna Cavalli GUARDA "Nazirock" e l'intervista a
Fiore www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-23 num: - pag: 12
categoria: BREVI Ieri e oggi Nel tondo, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni parlottano
durante una festa dell'Unità nel
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il
leader Udc: Pd e Pdl sono già d'accordo, la loro è una falsa battaglia Casini: Berlusconi sotto ricatto
della Lega e Veltroni coltiva l'idea del grande
inciucio.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"BERLUSCONI
sarà ricattato permanentemente dalla Lega", dice Pier Ferdinando Casini
(nella foto): lo è oggi sulla vicenda Alitalia, lo sarà domani, con Bossi che
gli impedirà qualsiasi fair play in Parlamento. Il leader Udc parla a
trecentosessanta gradi della campagna elettorale e del futuro politico. Pd e Pdl, afferma, fanno solo finta di battersi, mentre sono già
d'accordo. "Veltroni",
denuncia Casini, "coltiva l'idea del grande inciucio". Il candidato
premier del centro torna anche sul voto utile: "È veramente tale quello
dato all'Udc, in più regioni possiamo togliere senatori alla Sinistra".
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-03-23 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE L'intervista "Abbiamo diecimila enti e 400 assessori, eppure
l'Estonia ci ha superati" Winteler: turismo, troppi localismi Per vincere serve
un piano-Italia "Ho scritto ai candidati-premier, dobbiamo recuperare
competitività" "Il World Economic Forum ha presentato la classifica
mondiale nella capacità di attrazione turistica e siamo scesi al ventottesimo
posto" MILANO - Sette lettere. Destinatari: Silvio Berlusconi, Walter Veltroni, Pierferdinando Casini, Fausto
Bertinotti, Daniela Santanchè, Enrico Boselli, Bruno Tabacci. I candidati
premier dei principali schieramenti, insomma (lo era ancora anche Tabacci
quando, a fine febbraio, è partita la missiva). A loro Daniel John
Winteler, numero uno del gruppo Alpitour, in veste di presidente Federturismo
chiedeva una cosa apparentemente semplice. In sostanza: è possibile che,
chiunque vinca le elezioni, il comparto possa finalmente sperare in un po'
d'attenzione (magari bipartisan)? E in una vera politica di settore, che metta
fine all'anarchia Regioni-Province-Comuni e cominci a ragionare in una logica
di "pacchetto Italia"? Le hanno risposto, dottor Winteler? "Sì,
tutti. Gentilmente e subito. Però poi, al di là delle risposte cortesi,
leggiamo i programmi e della questione turismo continuiamo a trovare poco o
niente. Eppure non sono impegni all'aiuto finanziario, quelli che chiediamo.
Anzi". Anzi? "Delle politiche, o meglio: "una" politica di
coordinamento, di indirizzo, di razionalizzazione, di valorizzazione. Sembra
che nessuno si renda conto di quale risorsa sia il turismo per il nostro Paese.
Che a nessuno importi di sapere che da qui arriva il 12% del nostro Pil e l'11%
dei livelli occupazionali. E con grandi potenzialità di crescita". Ma?
"Ma per ottenerla, la crescita, non possiamo continuare con l'anarchia
totale. Spendiamo 350 milioni l'anno solo per promuovere Regioni ed Enti: è una
somma superiore a quella dei nostri concorrenti, ma si risolve in pubblicità
sparsa, non coordinata, e a che serve? Ancora: tra le singole Regioni si
trovano punte di quasi 400 assessori al turismo. E in tutto il Paese ci sono 10
mila enti e società di natura varia che si occupano di "promozione".
Al di là degli sprechi, mi chiedo se anche queste non siano le "discariche
per politici trombati" di cui parla spesso Luca Cordero di
Montezemolo". E visto che siamo in piena campagna elettorale...
"Vorremmo non assistere solo alle diatribe su chi mettere in lista e chi
no. Vorremmo che non ci rispondessero soltanto "grazie, i vostri spunti
sono interessanti". Vorremmo si capisse che noi, imprenditori del settore,
ci assumiamo le nostre responsabilità. Ma se da anni assistiamo a un
impoverimento della risorsa turismo, è in buona parte a causa di una
frammentazione e sovrapposizione di responsabilità. Invece la politica deve
fare la propria parte. Non può continuare a pensare che il turismo sia una
materia semplice: richiede professionalità e competenze specifiche". Sta
chiedendo un ministero ad hoc? "Sarebbe necessario. Ma se non fosse
possibile, ci vorrebbe comunque una figura unica con un ruolo di guida nella
definizione delle politiche e con un potere in grado di mettere fine ai
localismi. è importante delineare un piano strategico del Paese, che preveda
non un banale elenco di finalità ma obiettivi misurabili e chiare attribuzioni
di responsabilità". Rischi, in caso contrario? "Abbiamo un enorme
patrimonio storico, culturale, naturale. Ma lo diamo sempre per scontato e,
così, continuiamo a dilapidarlo. Non è allarmismo: il World Economic Forum ha
appena presentato l'ultima classifica mondiale della competitività turistica, e
sa dove siamo finiti?". Dal tono, si direbbe non "finiti":
"Precipitati ". "Uscendone con le ossa rotte: siamo
ventottesimi. Davanti a noi stanno l'Islanda, Malta, Cipro, l'Estonia".
Soluzioni? "Dobbiamo presentarci come "sistema Italia". Dobbiamo
capire che il turismo non è solo spiagge o alberghi: è servizio, è
infrastrutture, è non atterrare a Milano e poi andare sulle Dolomiti mettendoci
più tempo che per arrivare a Vladivostock. Noi imprenditori ammettiamo di aver
vissuto, a nostra volta e almeno in qualche caso, di rendita. Senza fare
un'analisi della domanda e delle sue evoluzioni. Ma oggi siamo pronti a fare la
nostra parte: la Confindustria di Montezemolo ha avviato il gioco di squadra,
quella di Emma Marcegaglia, ne sono certo sia per la sua sensibilità sia perché
conosce dall'interno il settore, lo continuerà. Chiediamo solo di poter
competere. Vogliamo certezze. Sa perché la Disney scelse Parigi, per il suo
europarco? Perché trovarono interlocutori di alto livello: direttamente nella
Presidenza della Repubblica. Da noi, non saprebbero né dove né da chi
andare". Qui siamo in pieno "piano strategico". Ma non si fa in
un giorno e, intanto, ci sono due emergenze immediate, anche per il settore:
rifiuti in Campania, e Alitalia Malpensa. "Allora, rifiuti: sono una
drammatica emergenza sociale e igienico-sanitaria, prima che economica. E c'è
un immobilismo inquietante. Ma detto questo, vede il paradosso? I rifiuti di
Napoli mostrano già un effetto valanga per il turismo al Sud: l'Italia riesce a
dare di sè un'immagine unitaria solo nelle cose negative, perché nessuno se ne
prende la responsabilità". Sarà negativo, anche, non avere una compagnia
di bandiera o non poter far atterrare senza scali i turisti di molti Paesi?
"Separiamo le due cose. Alitalia è il frutto di errori gestionali di anni,
e di scelte rimandate. Di sicuro, senza un carrier domestico il turismo di un
Paese soffre. Quanto a Malpensa: per andarci da Torino, per dire, devi ancora
superare brughiere e ponti improbabili. Pur seguendo i cartelli rischi di
finire in mezzo ai campi. C'è un chiaro problema di collegamenti, non è
possibile che ci siano svincoli autostradali fermi da anni. è qui che occorre
investire: e Malpensa diventerebbe, per i vettori, uno scalo interessantissimo
". Raffaella Polato.
( da "Corriere della Sera" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-23 num: - pag: 30 categoria:
BREVI La tua opinione su corriere.it E' giusto utilizzare per la ricerca i feti
degli aborti? SUL WEB Risposte alle 19.00 di ieri I numeri
sono in percentuale Sì R 71,8 No R 28,2 La domanda di oggi Un duello in tv tra Berlusconi e Veltroni è uno strumento utile per decidere chi votare? I sondaggi on
line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Isione, che cerca di
orientarsi in maniera sensata nei risvolti ideologici e pratici di questa
campagna elettorale. Ahimé, a forza d'informarmi sui programmi dei vari
candidati e delle varie coalizioni, sono arrivato ad una conclusione
tragicamente paradossale: hanno ragione tutti. Prendiamo il nuovo Partito
Democratico di Walter Veltroni, alleato con la Bonino
e con Di Pietro. Come si fa a non riconoscere a questa neo-formazione la voglia
di interrompere il vecchio percorso della sinistra italiana, sempre bloccata
dai veti dei piccoli alleati legati al massimalismo post comunista? Il Pd si
presenta con una faccia nuova, riformista, occidentale, sensibile ai problemi
della fede e attenta ai problemi dell'industria. E Veltroni ha ragione quando sottolinea
queste nuove caratteristiche politiche. Ma ha ragione anche Silvio Berlusconi, alla testa di una nuova
formazione di centro destra insieme a Gianfranco Fini, con l'appoggio esterno
di Bossi e di Lombardo, quando sostiene che il Pd, in realtà, è condotto e
governato da gran parte di quelli che hanno fallito con il governo Prodi,
ancora oggi presidente di quel partito. Quindi non sono il nuovo, ma il
vecchio. E ha ragione quando sostiene che il Pdl, slegato dal centro di Casini
che gli provocò tanti scivoloni ed intoppi, ora potrebbe governare con maggiore
compattezza. Ed hanno ragione Veltroni e Berlusconi, stavolta insieme riguardo al voto utile, quando
dicono che votare per delle formazioni più piccole non serve, perché riporterebbe
l'Italia a quella stagione dei veti incrociati che ci ha portati al collasso.
E' vero, per modernizzare il paese noi dobbiamo assolutamente semplificare, non
complicare. Ma, su campi opposti, come dar torto a Casini, Bertinotti,
Santanché, Boselli, e ad altri partiti minori, quando lottano per mantenere
vivi degli ideali radicati nel tessuto elettorale. Non è affatto inutile, anzi
è utile, sostengono, riaffermare la presenza sul territorio di istanze
centriste, di sinistra alternativa, di destra e di socialismo storico.
Cancellarle sarebbe un gravissimo atto di prevaricazione. Una sorta di colpo di
stato contro la storia di questo paese. Ma c'è di più. Ha ragione Bertinotti
quando dice a Veltroni che la vera sinistra la
rappresenta lui e che Veltroni si è spostato, anche
con le candidature, verso un centro confindustriale. E ha ragione Boselli,
socialista doc, a gridare allo scandalo per non aver trovato casa nel Pd che si
accredita su posizioni socialdemocratiche. Ha ragione Storace quando imputa al
partito di Fini di aver tradito gli ideali di quel partito nato dalla costola
del Msi di Almirante. Ed ha perfettamente ragione Casini, sostenendo che,
alleandosi con Fini, Berlusconi si è spostato a destra
e che il centro moderato lo rappresenta lui. Insomma, è un groviglio quasi
inestricabile di posizioni divergenti ma tutte condivisibili. Come uscirne?
Forse immaginando la politica non più come un luogo ideale dove chi ha ragione
ha le carte in regola per governare. Avere ragione, in politica, non sempre serve
a fare le riforme necessarie. La politica, da quando Machiavelli iniziò a
teorizzarla, è il luogo dove il fine giustifica i mezzi. Ammetterlo non
consola. Ma forse ci aiuta a capire.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Berlusconi è sotto
ricatto della Lega oggi su Alitalia, domani nel governo" Casini: Veltroni fa finta di
gareggiare, ma coltiva l'idea del grande inciucio.
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARCO CONTI ROMA
- Popolo delle libertà e Partito democratico tendono a polarizzare lo scontro,
ma a meno di un mese dal voto tutti i sondaggi confermano la consistenza delle
forze minori e il pallottoliere del sistema elettorale del Senato rischia di
assegnare un ruolo decisivo al centro di Pier Ferdinando Casini e alla Sinistra
Arcobaleno di Fausto Bertinotti, malgrado che nel faccia a faccia di ieri,
pubblicato dal "Messaggero", sia Berlusconi che Veltroni abbiano invitato gli elettori a scegliere tra i due principali
partiti. "In molte regioni la sfida non è tra noi e Berlusconi, ma tra Udc e sinistra
massimalista", sostiene Casini. La tesi del voto utile, stile Prima
Repubblica, non regge e il pareggio diventa un'opportunità per il leader
dell'Udc, il quale nega "i soccorsi" dopo il voto perché
"le alleanze si fanno prima". La nuova legislatura potrebbe
confermare quindi tutti i limiti della precedente, anche perché secondo Casini
resta il problema della "eterogeneità" dei due principali
schieramenti. "Il Pd è un'accozzaglia di contraddizioni" mentre
"Berlusconi è sotto il ricatto della Lega, come
dimostra la vicenda Alitalia". Casini punta le sue carte su una forza
"tranquilla, compatta e responsabile". Onorevole Casini, nel forum di
ieri al "Messaggero" Veltroni dice: chi dopo
il 14 aprile ha un senatore in più governa. È d'accordo? E, soprattutto, gli
crede? "No, al proposito non credo. In realtà Veltroni
sta coltivando l'idea di un grande "inciucio". E' chiaro che sia lui
che Berlusconi, non a caso li chiamo Veltrusconi, non
possono dirlo ora perchè deluderebbero i rispettivi elettorati. L'appuntamento
però se lo son dato. Sono un po' come i ladri di Pisa. Fanno finta di
combattere la battaglia, ma sono già d'accordo. Condivido invece il
diritto-dovere di governare anche con un solo senatore in più, ma gli accordi
sono quelli fatti prima del voto". C'è una soglia minima di senatori sotto
la quale è impossibile garantire una salda governabilità? "In questi
giorni il dato del Senato sta facendo impazzire tutti. Troppe sono le variabili
e quindi ho deciso che all'aritmetica dedicherò attenzione dopo il 14 aprile.
Ciò che però appare evidente dai sondaggi è il 6.5% dell'Udc che significa la
possibilità di superare l'8% al Senato in molte regioni. Tra cui il Lazio. Il meccanismo
elettorale è talmente strano che in alcune situazioni non siamo in competizione
con Berlusconi, ma con la Sinistra di
Bertinotti". Vuol dire che contro la sinistra il voto utile è anche quella
dato al centro? "Accade in più di una regione che noi possiamo togliere
senatori alla Sinistra Arcobaleno. E' esattamente l'opposto di ciò che va
sostenendo Berlusconi. Anche se non c'è dubbio che per
lui i voti sono utili solo se dati al Pdl. Io sono invece pienamente d'accordo
con quanto ha detto Giorgio Napolitano. Occorre ricordare che ciò che è
avvenuto in questa campagna elettorale è un grande passo verso la
semplificazione. Ora ci ritroviamo con 4-5 partiti". Partiti o coalizioni?
"Il nostro centro è omogeneo nei valori e negli interessi sociali che rappresenta.
Mentre i due partiti di Berlusconi e Veltroni sono un'accozzaglia di tutto e il suo contrario. Da
Ciarrapico a Giovanardi. Dalla Mussolini a Dini. Dall'operaio della Thyssen al
leader di Federmeccanica, dalla Binetti alla Bonino. Questi non sono partiti
omogenei, ma cartelli. E non è un caso che su molti temi questi partiti non
possano parlare. Per esempio hanno levato dal confronto elettorale tutti i temi
eticamente sensibili". Però Berlusconi dice che
nei suoi cinque anni di governo il Vaticano ha avuto il miglior rapporto
possibile con lo Stato italiano. "E' ovvio, la presenza determinante
dell'Udc ha orientato in maniera decisiva alcune scelte: dai fondi alla scuola
cattolica alla legge sulla fecondazione. Ora invece Berlusconi
professa l'anarchia etica e sull'aborto invita a non parlare perchè i suoi sono
in maggioranza favorevoli. Di fronte a quest'uso così strumentale delle
convinzioni, io non aggiungo altro. Inoltre il Pdl ha fatto fuori dalle sue
liste molti esponenti del mondo cattolico come la Burani Procaccini, la
Paoletti Tangheroni, Azzolini, Pedrizzi. Stesso comportamento ha il Pd che ha
spostato tutti i cattolici dal Senato alla Camera in modo che non siano
determinanti. La strategia è la stessa". Berlusconi
ha difatto escluso che possa dare la presidenza del Senato all'opposizione. E'
segno che a Palazzo Madama il Pdl ha minori certezze o è solo un bisogno di
poltrone? "Berlusconi sarà ricattato
permanentemente dalla Lega che sarà la forza determinante alla Camera e al
Senato. Figuriamoci se Bossi, Calderoli e Maroni gli concederanno il fair-play
con l'opposizione. Ne abbiamo avuto prova in questi giorni con la faccenda
Alitalia. Berlusconi sta combinando una serie di
pasticci su Alitalia e Malpensa, proprio perchè spinto dalla Lega".
Riforme istituzionali e legge elettorale. La mannaia del referendum obbligherà
ad avviare la discussione subito dopo il voto? "L'agenda della legislatura
dipenderà molto dal risultato del voto. Vorrei sottolineare che questa legge
elettorale non è peggio di tante altre. Ha solo un vulnus, ed è la mancanza
della preferenza. Se i cittadini non possono scegliere i propri rappresentanti,
la responsabilità è di Forza Italia e dell'allora Pds che votarono
contro". Nel Pdl è finita la monarchia? "Nella destra di Berlusconi e Fini vedo solo molta confusione. Berlusconi fa una campagna elettorale senza crederci. Vuole
mettere nella bacheca il trofeo della vittoria, accanto a quelli del Milan, ma
dopo le elezioni il meno convinto di poter governare sarà proprio lui".
Torniamo ad Alitalia. Perchè Berlusconi ha deciso che
era meglio cavalcare il tema piuttosto che seguire i consigli di chi sosteneva
che fosse meglio far levare a Prodi le castagne dal fuoco? "E' stata la
Lega a spingerlo in questa direzione. O meglio in nessuna direzione, visto che
assistiamo ad un zigzagare, peraltro non solo suo ma anche di Veltroni che non ha il coraggio di dire una cosa
semplice". Ovvero? "Aver dirottato Alitalia su Malpensa è stata la
tomba della compagnia perchè ha comportato degli oneri aggiuntivi enormi.
Invece il destino di Malpensa e di Alitalia va assolutamente separato. Inoltre
l'evocazione continua della cordata è ridicola. Se c'era qualcuno disposto a
metterci i soldi e non ad andare a prenderli dalle banche, aveva tutto il tempo
di materializzarsi. Questa cordata è tutta una finzione destinata ad evaporare
dopo il 14 aprile, ma il primo macigno che si troverà Berlusconi
sul suo governo, sarà proprio Alitalia. La gestione irresponsabile di questa
vicenda, ricadrà tutta su di lui. Sarà la dimostrazione che con gli aut-aut
della Lega non si va da nessuna parte". Però Berlusconi
vi accusa di aver posto, tramite Buttiglione, altrettanti ostacoli alle
liberalizzazioni del suo governo "E' solo una strumentalizzazione.
Buttiglione doveva solo far recepire una direttiva europea. Non era lui il
ministro competente. Da tempo Berlusconi sostiene che
tutto ciò che non ha fatto è colpa nostra. In una circostanza ha ragione e fu
quando impedimmo di abbassare le aliquote a partire dai redditi alti. Fummo noi
a chiedere che si partisse dai più bassi". Dica tre punti di intervento
che ritiene fondamentali sul versante economico. "Certamente le deduzioni
sul reddito familiare: non vedo perché si possano scaricare le spese per il
cane e non quelle per i libri di testo. Peraltro questo intervento è molto più
importante dell'abbassamento di un punto dell'Irpef, che determina un grosso
buco nelle casse dello Stato e pochi vantaggi per i singoli. Inoltre
liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, perchè le tariffe di gas e luce
che aumentano sono figlie di tante piccole "Iri". Terzo, un sì alto e
forte a rigassificatori, termovalorizzatori e al nucleare per superare le
scellerate scelte degli anni scorsi". E le pensioni? "L'unico
meccanismo da introdurre è quello che tutela le pensioni minime dall'erosione
del costo della vita. Evitiamo però di rimettere in discussione ogni
legislatura la riforma delle pensioni". La par condicio è figlia del
conflitto d'interessi o è giusto che ci sia comunque? "Il fatto che Berlusconi inserisca la par condicio tra i primi argomenti
di cui si occuperà tornando a Palazzo Chigi la dice lunga sulla distanza che
c'è tra lui e i problemi del Paese. Io vado in giro per mercati e piazze e
nessuno mi parla mai di par condicio. E' un'ossessione che ha, pur avendo uno
strapotere nei mezzi di informazione. Vorrebbe fare una campagna elettorale
alla Putin, ma forse è il caso che archivi l'argomento. Comunque sia lo
scandalo è nella Rai perchè capisco che Berlusconi è
dato per vincitore, ma non comprendo perchè tutti questi nominati e guru del
giornalismo si preoccupino più delle loro seggiole che del rispetto di una
legge". Condivide l'idea di aumentare le truppe in Afghanistan? "I
nostri militari vanno difesi sempre e non a seconda delle convenienze. Non
capisco come possano progettare di mandare più uomini coloro che non hanno
votato nemmeno il rifinanziamento della missione. Sono colpito dalla
disinvoltura con la quale si cambiano le carte in tavola. Qualcuno dice che
occorrono più soldati in Afghanistan, qualcun altro li vuole in Iraq, altri li
vogliono levare dal Libano. Queste sono cose serie che coinvolgono la vita
delle persone, nonchè l'immagine internazionale dell'Italia. Invece tra
Martino, Fini e Berlusconi hanno detto tre cose
diverse con estrema disinvoltura. Per non parlare poi di D'Alema e del suo
essere filo-Hamas, un'organizzazione qualificata come terrorista".
Preferenze tra la vittoria di McCain e quella di Obama o Hillary? "Non
sono americano e quindi non voto. Inoltre il rapporto filoatlantico e di
amicizia con gli Usa non è subordinato alla vittoria dell'uno o
dell'altro".
( da "Stampa, La" del 23-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DI Il pensiero
LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Continua la campagna elettorale e i muri sono zeppi
di manifesti. Che b'lssa. Siam di nuovo circondati di bei musi con le camicie
di cemento e cravatte di marmo per dar senso di stabilità. Gente fotografata
con la mano sul cuore e quella che non si vede sul... Molti son seduti alla
scrivania. Per far vedere che lavorano. Invece si son messi lì prima di andare
a fare l'happy hour... Casini nel manifesto elettorale c'ha una biffa che sembra
che voglia sputare in testa a tutti quelli che gli passano sotto. Sorriso
tirato.. Sembra che il fotografo invece che "sorrida" gli abbia detto
"guardi che ha la bottega aperta...". In quello
del Pd invece c'è Veltroni
che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto.
Subisce delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo,
in altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da
portare in tintoria. La Santanchè è mistica, santificata e santificante.
Metafisica. Gli occhi rivolti al cielo. Sarà il botulino. Fini invece è
fotografato di taglio, di sbieco, vent'anni fa però. Manca la foto di Berlusconi. Sì. I manifesti del Pdl sono senza foto, c'han
solo il simbolone. Come facciamo adesso? Trovarmi la faccia di Berlusconi sui muri della mia città per me era una
tradizione. Come trovare i piccioni in piazza San Marco. Cioè. Non vedere quel
sorriso a tastiera d'organo senza diesis e bemolle, quegli occhietti a spillo
strizzati che fa uno quando gli scappa la pipì... è brutto. Perché non han
messo la foto di Berlusconi? Ha usato la stessa
lozione di Ronaldo, gli son venuti troppi capelli e non sono riusciti a
scontornarla? Dall'agitazione è venuto mosso? Secondo me è una strategia per
stupire. Sono certa che si inventa qualcosa. Vedrai. Capace che si fa
proiettare come il marchio di Batman sulle nuvole di notte. Frann. Oppure si fa
costruire dei sosia di pannolenci e li appende ai balconi come i Babbi Natale
di Cortina d'Ampezzo. Comunque sia, politici o no, farsi fotografare in primo
piano è sempre un casino. Perchè si vedono le magagne del tempo. Più che le
mille primavere si vedono i settanta, ottanta autunni. E' vero che ti sparano
in faccia faroni da mille watt, che poi vieni piallata, con tutta quella luce
del naso vedi poi solo due buchini, ma non basta. E' vero ancora che si lavora
al computer di photoshop. Se il neo è troppo importante si clicca sopra e si
riduce a icona, ma non basta. Si migliora la faccia da babaciu, si taglia e
incolla l'orecchia a cerbottana, si assottiglia il collo da cinghiale della Val
di Lanzo ma serve a poco. E' proprio il primo piano in sé che è un rischio.
Guarda solo che foto abbiamo tutti sulla patente. Non so voi, ma io quando mi
fermano i vigili più che per la multa sto male all'idea che vedano la foto.
Sulla foto della patente di solito gli uomini sembrano o brigatisti Anni 70, o
seminaristi cacciati per inclinazioni omosessuali. Le donne prostitute kabuki o
mocie vileda. Io nella foto della patente ho 18 anni e sembro la nonna della
Montalcini. Il mio boy il cugino di Gianduia.