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La
casta e l'imbroglio elettorale ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
dei quali
avranno provato un brivido di piacere per lo scambio di accuse tra Fini e
Veltroni sulle pensioni dei parlamentari. Finalmente un problema concreto,
anche se sopravvalutato nelle sue quantità finanziarie, irrompe nella campagna
elettorale. In effetti, l'irruzione ci sarebbe stata dopo Pasqua, con la
presentazione da parte del Pd del suo programma sui costi della politica.
Il
popolo del Pd racconta on line la sua campagna
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Basta
prepararsi ad ogni possibile appunto. E comunque scegliamo per i faccia a
faccia gente più abile negli scontri dialettici, più preparate all'agone di un
faccia a faccia. Magari lo stesso Veltroni. AVVO
(www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).
Tutti
e quindici pari sono. È la legge ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
BANDERILLEROS
BERLUSCONI E VELTRONI. TORERI DE VITA E FERRARA Tutti e quindici pari sono. È
la legge (f.l.s.) La legge è legge. E per la par condicio che siano due o siano
quindici, tutti pari sono. Perciò ieri, per stabilire l'ordine con cui andranno
in onda le conferenze stampa-tribune di tutti i candidati premier in corsa per
le elezioni del 13 aprile s'
Berlusconi
fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
I sindacati,
convocati di nuovo dall'Alitalia per stamattina, restano scettici, mentre
Montezemolo parla di "una pessima immagine per il paese". Il leader
del Pd Walter Veltroni ha auspicato che l'aeroporto di Malpensa sia il secondo
hub italiano orientato alla clientela business.
La
campagna elettorale non interessa perché la gente sente che è artefatta
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è visto per
Roma un manifesto di Berlusconi o di Veltroni. Solo facce più o meno incognite,
candidate a cariche minori provinciali o comunali. La sera, in tv, cambiamo
canale, la mattina, quando compriamo i giornali, guardiamo ad altro che non
alle cronache politiche. Dicono che sia successo lo stesso anche in Francia, vi
consta?
Come
ti educo l'elettore ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Come
previsto: parte l'escalation, come Berlusconi già fece nel 2006 arrivando a
farsi "sentire" negli angoli della società italiana più remoti e
distanti dalla politica. E si conferma l'opportunità di interventi specifici
nelle regioni in bilico, ciò che Veltroni non ha ancora programmato di fare,
che si sappia.
Senza
Rutelli. Tornano i Coraggiosi, gli ultraliberal del Pd
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ormai
diventate mainstream nel programma del Pd e nelle parole del suo leader
Veltroni. No, a Milano, in un incontro organizzato da Glocus, il think tank
creato dal ministro Linda Lanzillotta, aprono una sorta di fase due che dovrà
sancire il passaggio dalle parole alle cose, dalla cultura politica alla
politica tout court.
<Serve
l'ok anche del prossimo governo>
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il leader del
Pd Walter Veltroni ha dichiarato che si deve "trovare una soluzione che
limiti il più possibile l'impatto sociale e dobbiamo far decollare Malpensa,
che deve riuscire a svilupparsi recuperando la sua funzione di hub
italiano". E mentre Veltroni ribadisce che su Malpensa "tutti hanno
fatto errori e le responsabilità sono molteplici "
Berlusconi
attacca veltroni sui comunisti - gianluca luzi
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma il duello
tv tra Berlusconi e Veltroni non è alle viste. Berlusconi non lo vuole e il
ministro Gentiloni smentisce che la par condicio lo vieti: "E
assolutamente falso". In vista del forcing finale prima del voto
Berlusconi intensifica gli attacchi all'avversario, anche se sulle promesse si
mantiene molto prudente.
Scommessa
sul caos - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Silvio
Berlusconi ha deciso di trasformare il caso Alitalia nell'arma-fine-di-mondo
contro il centrosinistra di Prodi e di Veltroni. Dobbiamo prendere con molta
serietà la sortita mattutina del leader del Pdl che a Borsa aperta, e senza
alcuna comunicazione preventiva ai soggetti interessati e alle autorità di
vigilanza,
La
malattia italiana - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
scaricando
fuori bordo, grazie al veltroniano impulso, gli epigoni del velleitario
comunismo di nostrana fattura, la sinistra riformista appare finalmente in
grado di esprimere obiettivi fattibili e condivisibili. Nessuno può negare che
un lodevole sforzo in questo senso è stato compiuto dal Partito democratico.
"io,
catapultato in lista alla scoperta del sud" - conchita sannino
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
contro quella
Veltroni. Ovvero: vietato spingere Bassolino alle dimissioni. "Sono con
D'Alema, non mi appartiene la logica dei capri espiatori. Anzi, più esamino e
studio la vicenda, più mi rendo conto che le responsabilità sono molto
equamente ripartire tra potere centrale e potere locale, tra interessi
particolari e altri troppo.
Pd,
missione nelle fabbriche - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
orizzonte
caro a Veltroni. I redditi bassi e i pensionati. Quella parte di elettorato che
secondo i sondaggi riservati giunti al Loft, sono più impermeabili alle
suggestioni del Pd. Missione D'Alema, allora. Prima di vedere gli industriali
(stamattina a palazzo Partanna), s'immerge a Napoli Est, traduzione
post-Bolognina di quello che si chiamava triangolo rosso.
E
savona si mobilita "come ai tempi di enrico" - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Si schermisce
quando Veltroni narra dello "scandalo dei ministri del governo Prodi che
scendevano in piazza contro l'esecutivo". Lei fa segno a tutti per dire:
"Io non l'ho mai fatto". Quando il comizio cessa (Veltroni fa il
verso a Crozza chiamandolo "il comico ligure" ma nessuno coglie il
riferimento) c'è il tempo per una riflessione del ministro:
"anche
se il pd va da solo dopo si può fare coalizione" - massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Esponente
della Costituente nazionale del partito di Veltroni, il docente di diritto
costituzionale che è stato giudice della Consulta e presidente dell'Autorità
delle comunicazioni, spiega cosa non condivide delle parole dello storico oggi
vicino alla Sinistra Arcobaleno. "Nessuno oggi, né a sinistra né a destra,
è in grado di avere la maggioranza per governare da solo.
Italiani
più poveri, operai verso destra - fabio bordignon luigi ceccarini
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Pdl e alleati
risultano in vantaggio anche presso il ceto medio dipendente del settore
privato (circa sei punti di scarto tra tecnici e impiegati), mentre i
lavoratori del settore pubblico, secondo tradizione, si orientano maggiormente
verso il Pd. La coalizione di Veltroni, infine, sopravanza lo schieramento
avversario fra gli studenti (44%) e i pensionati (46%).
Nella
"periferia sociale" allargata nuovi ostacoli alla sfida riformista -
(segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Negli anni
del governo Berlusconi è cresciuto, impetuoso. Trasferendosi, violento, nella
breve esperienza del governo di centrosinistra, guidato da Romano Prodi.
Pregiudicandone il consenso e l'azione. Anche per questo Veltroni ha preferito
proiettare la campagna sul futuro.
Berlusconi
gioca sulla pelle di Alitalia E di 10mila lavoratori. Parla di una cordata,
candida i figli, vuole un prestito dal governo Banca Intesa lo smentisce.
Prato: altre offert ( da "Unita, L'"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Berlusconi gioca sulla pelle di Alitalia E di 10mila lavoratori. Parla di una
cordata, "candida" i figli, vuole un prestito dal governo Banca
Intesa lo smentisce. Prato: altre offerte? Solo strilli. Veltroni: destra
irresponsabile Berlusconi ha deciso di giocarsi sul tavolo della campagna
elettorale anche la carta Alitalia.
Il
figliol pratico ( da "Unita, L'"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
far
dimenticare il fatto che anche Veltroni potrebbe essere suo figlio. Non pago di
aver proposto Piersilvio come soluzione economica per migliaia di precarie,
Berlusconi da qualche ora lo ha tirato in ballo anche come risolutore della
crisi Alitalia. Per la lotta contro la mafia no, per non urtare la sensibilità
di Dell'Utri, ma per molti altri usi Piersilvio può tornare utile.
Fini
e la sindrome da delfino ( da "Unita, L'"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
chi vota i
piccoli partiti fa un favore a Veltroni e nel centrodestra l'unica forza
politica che ha l'opportunità di avere successo è il Pdl" ci ha pensato
Giulio Tremonti a derubricare a consiglio autorevole le parole inequivocabili
del Presidente della Repubblica. "Dall'alto della sua magistratura quello
di Napolitano è stato solo un intervento per prevenire".
Berlusconi:
Anche i miei figli sono pronti A Prodi ho chiesto un prestito ponte, per
prendere tempo. Fatemi fare delle telefonate e vi dirò tutto
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
leggerezza"
che gli rimprovera Veltroni, l'ex premier vuol dimostrare che ha le redini in
mano, che telefona a Emma Marcegalia come a Prodi, al quale "ho chiesto un
prestito ponte per dare tempo a una cordata italiana", spiega. Sul sito
votaberlusconi.it campeggia la coda di un aereo Alitalia: "Cordata
italiana unica soluzione".
Consigli
(non richiesti) a Veltroni ( da "Unita, L'"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
a Veltroni
Enzo Costa S'io fossi Walter, continuerei così. Seguiterei a utilizzare un
linguaggio semplice ma non semplicistico, capace di parlare alle persone senza
trascurarne ansie e paure ma senza mai vellicarle, trasmettendo una visione del
futuro che non rimuova le difficoltà del presente ma le faccia sentire
condivise e superabili.
Noi
lettori a sostegno del nostro giornale Cara Unità e cara redazione, voglio espr
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
avete
pubblicato una foto che vede Veltroni abbracciare il vecchio partigiano e
comandante. Voglio aggiungere al brevissimo ritratto che il conte Luchino Dal
Verme (cugino di Vittorio Emanuele III) è stato comandante della Divisione
"Gramsci" Garibaldina nell'Oltrepo Pavese e la sua nomina fu dovuta
su sollecitazione fatta da Ferruccio Parri a Italo Pietra (
Veltroni:
Tutti i figli partano alla pari Il leader democratico a Savona: basta
discriminazioni in base alle dichiarazioni dei redditi dei genitori
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Veltroni
ricorda quel Berlusconi rinfacciò a Prodi in tv: "mica penserà - disse -
che il figlio di un operaio e il figlio di un avvocato possano stare sullo
stesso piano?". Il leader chiosa: "La mia risposta è assolutamente
sì, assolutamente sì.
Tra
i praticanti vince il Pdl, tra i non il Pd
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è una grande
differenza tra i dati riguardanti i praticanti e quelli riguardanti i non
praticanti, con una inversione di preferenze; infatti tra i non praticanti è la
coalizione guidata da Veltroni a prevalere con il 44,8% contro il 34,8%
dell'alleanza che fa capo a Berlusconi; alla Sinistra Arcobaleno va il 10,3% e
a Casini il 4,3%.
G8,
An spieghi perché era in sala-regia Pericu, sindaco di Genova nel 2001: si
diedero un gran da fare con Fini e Ascierto, città off-limits
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
inutili anche
i richiami di Prodi e gli appelli di Veltroni. Perché secondo lei? "Credo
che qualcuno non abbia voluto andare a rivangare responsabilità che non sono
soltanto del centrodestra, a cui ovviamente va attribuita grande parte del
fallimento della gestione del G8. Non dimentichiamo che l'evento venne
organizzato e preparato nel periodo del governo Amato di centrosinistra,
Identica
la posizione manifestata da Prodi Veltroni: Fini e Berlusconi hanno detto cose
che sono come il giorno e la notte
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Identica la posizione manifestata da Prodi Veltroni:
"Fini e Berlusconi hanno detto cose che sono come il giorno e la
notte".
Italiani
cornuti e mazziati se Mediaset non rispetta la legge
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il fatto è
che Berlusconi ha governato essendo concessionario di servizi pubblici: non si
mai se decide per lui o per noi: anzi, le leggi ad personam dimostrano che
decide solo per se stesso". Il Cavaliere dice che lei è un
"pensionato" come Veltroni... "Macchè, vado verso i 60 anni e
dal Parlamento pensione non ne ricevo,
Padoa-Schioppa:
Chi vuole, avanti subito Ma il presidente Prato nega l'esistenza di altre
proposte: Solo strillate e mai avanzate
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Come il
giorno e la notte", accusa Walter Veltroni. "Abbiamo a che fare con
posti di lavoro, in Alitalia e a Malpensa, eppure si parla con leggerezza e si
annunciano cose che non si verificano". Bertinotti invoca la buona volontà
di tutti per salvare il lavoro.
Vietti
e Gaiotti vanno a caccia dei delusi della "balena bianca"
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
popolari oggi
sotto le insegne di Veltroni ammettono "che si va verso un voto disgiunto:
alla camera Pd, ma al Senato ci sarà chi voterà Di Pietro e chi si farà tentare
dall'Udc". Che ce l'ha messa tutta per agitare campanelli e specchietti
verso il campo avversario ché quello di Berlusconi attira poco dopo che Silvio
ha definito il Popolo della Libertà "
Fini
all'attacco "Un referendum sull'Alta velocità"
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche questa
vicenda dimostra come la prima ansia di Veltroni è di sconfessare non il
governo in carica, ma il fondatore del Pd. È il gioco degli specchi: Veltroni
parla come se fosse il leader dell'opposizione ed è evidentemente in imbarazzo
quando nelle città si trova a fianco un ministro o un sottosegretario del
governo attuale".
Dice
poche cose ma chiare. Gianfranco Fini, a Torino per inaugurare la campagna
elettorale e registr ( da "Stampa, La"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Anche questa
vicenda dimostra come la prima ansia di Veltroni è di sconfessare non il
governo in carica, ma il fondatore del Pd. È il gioco degli specchi: Veltroni
parla come se fosse il leader dell'opposizione ed è evidentemente in imbarazzo
quando nelle città si trova a fianco un ministro o un sottosegretario del
governo attuale".
Venghino
signori, venghino . Non siamo al mercato, ma poco ci manca. E sull'ideale b
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
popolari oggi
sotto le insegne di Veltroni ammettono "che si va verso un voto disgiunto:
alla camera Pd, ma al Senato ci sarà chi voterà Di Pietro e chi si farà tentare
dall'Udc". Che ce l'ha messa tutta per agitare campanelli e specchietti
verso il campo avversario ché quello di Berlusconi attira poco dopo che Silvio
ha definito il Popolo della Libertà "
Irap,
i politici a caccia del numero mancante
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni. Dietro nostra sollecitazione, alcuni politici - in modo trasversale -
hanno già avviato delle verifiche. I parlamentari Mario Lovelli e Franco
Stradella hanno promesso che andranno a verificare direttamente al ministero
delle Finanze il motivo che impedisce di fornire il codice.
Peretti
traduce Si può fare "Ai la fuma"
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
toccato poi
da Veltroni: "Ma non c'è bisogno di sposare un milionario - ha sostenuto
l'imprenditrice - tanto meno se è il figlio di Berlusconi". Il leader Pd
ha invece parlato a braccio, per un'ora e senza mai citare Berlusconi. "E
bello vedere i ragazzi tornare alla politica - ha esordito, sbagliando però sul
primo giorno di vacanza degli studenti -
Per
chi vota la mafia ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni sarà
a Napoli, pochi giorni prima del voto, lì sappia trovare parole che nessun
cittadino e nessun mafioso possano mai dimenticare. Il boss scrisse: mai con
gli ex comunisti come Veltroni Partiti, politici e ideologie nel manifesto
elettorale del mafioso che si suicidò in cella "Caro Salvo, ti ringrazio
per il pensiero e mi auguro che quando leggerai questa mia anche tu
Silenzio
su Gomorra ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
un breve
comunicato Ansa di Veltroni e Bertinotti, una telefonata di Napolitano al
direttore del 'Mattino: "Esageruma nen", come diceva Norberto Bobbio.
n un attacco alla democrazia di Paolo Biondani Il giudizio dell'ex procuratore
antimafia Vigna: 'Le Br in aula si facevano tacere Piero Luigi Vigna, l'ex
procuratore nazionale antimafia,
La
sarabanda della magliana Perché Berlusconi gioca sulla compagnia aerea la sua
più forte carta elettorale ( da "Riformista, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Tra il
premier e Berlusconi è andato in scena ieri il più classico dei giochi del
cerino. A dispetto delle smentite, il leader del Pdl ha ribadito che una
cordata italiana è "pronta". Prodi, confortato dalla copertura di
Walter Veltroni, è andato subito a vedere le carte.
Ring
colpi sotto la cintola nel nord forse fatali per il pd
( da "Riformista,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
L'uno-due di
Berlusconi forse è già decisivo per stabilire chi sarà il vincitore delle
prossime politiche. Veltroni ne può ricavare una lezione. Ha fatto scelte che
resteranno nella storia politica italiana, soprattutto quella, piena di
significati, dell'andare da solo.
Nonsolomadia
di alcuni viene nascosto perfino il volto agli elettori
( da "Riformista,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Luciana
Pedoto" sulla stringa del motore di ricerca esce persino una vecchia
immagine di Veltroni sindaco e Berlusconi che si stringevano la mano". Ma
dell'immagine di "Lucianetta" (il copyright è di Fioroni), numero 6
delle liste del Pd in Campania 2, nessuna traccia. Nella circoscrizione in cui
sarà eletta non l'ha vista nessuno.
Veltroni
e le anime del Pd: al bivio tra Epifani e Prodi
( da "Corriere
della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e no dei
sindacati Veltroni e le anime del Pd: al bivio tra Epifani e Prodi SEGUE DALLA
PRIMA Veltroni è così costretto sulla difensiva proprio nelle settimane
decisive di campagna elettorale. Ora che Berlusconi ha bocciato il piano Air
France e ha preso in mano la bandiera dell'italianità, al leader del Pd tocca
per la prima volta inseguire il Cavaliere e prendere una posizione.
Il
rilancio di Casini: noi sentinella anti-inciucio È pesante fare politica
( da "Corriere
della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mi chiedono
di essere la sentinella antinciucio tra Berlusconi e Veltroni. Se il giorno
dopo le elezioni mi dichiarassi disponibile a fare alleanze con Tizio o con
Caio per convenienza, tradirei il mandato. Le alleanze si fanno prima del
voto". Pier Ferdinando Casini ha trovato spazio anche per aprire una
finestra sulla sua vita personale.
ROMA
- Berlusconi? Mi ha detto le cose che ho letto sui giornali, cioè
( da "Messaggero,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
A cercare un
rinvio della trattativa con Air France non c'è però solo il sindacato, come ha
sostenuto ieri il leader Cgil Guglielmo Epifani, ma anche il partito Democratico.
Walter Veltroni è preoccupato per le ricadute che può avere la vicenda, specie
al Nord, e spinge i sindacati affinchè spuntino il rinvio della scelta a dopo
le elezioni.
ROMA
- Le parole di Padoa-Schioppa arrivano a metà pomeriggio e suggellano, con l’
( da "Messaggero,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ma per Walter
Veltroni, candidato premier del Pd, Fini e Berlusconi, "su una questione
di grande delicatezza, parlano con grande leggerezza", fanno affermazioni
che si contraddicono, l'una contro l'altra, "come il giorno e la
notte". Non è la sola divisione nel Pdl (ce ne sono altre sulle pensioni e
sulle missioni all'estero),
ROMA
- In Italia non si può applicare il modello Sarkozy-Attali che individua i m
( da "Messaggero,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E Walter
Veltroni si era spinto fino ad auspicare l'ingresso di Gianni Letta in un suo
eventuale governo. Come il socialista Bernard Kouchner nel governo benedetto da
Sarkozy. L'astro del presidente francese, però, si è eclissato. La campagna
elettorale si sta incattivendo.
ROMA
Enrico Boselli, candidato premier dei socialisti, è convinto che superare
l'ostacolo ( da "Messaggero, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La vostra
campagna elettorale sembra orientata soprattutto alla polemica con Veltroni...
"Non siamo teneri con l'uno ma neanche con l'altro, valgano le accuse che
ho rivolto Berlusconi sull'Alitalia invitandolo a non raccontare barzellette.
Certamente Veltroni ha scelto la strada di tentare di cancellare i socialisti
dalla vita politica italiana.
ROMA
- Aveva promesso che nella trasferta cilena avrebbe limitato al massimo i suoi
interven ( da "Messaggero, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
intervento
del Quirinale Berlusconi: "Ho detto la mia opinione e resto convinto che
chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni". Più articolato il
ragionamento, più severo il monito di Napolitano sulla difficoltà a comprendere
la politica, sul distacco e sulla disaffezione di una parte della società
civile e soprattutto dei giovani.
Don
Verzé: l'Italia è al naufragio Il genio di Silvio può salvarci
( da "Corriere
della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Io
conosco Veltroni e lo stimo, perché è un uomo di buona volontà, anche
intelligente, colto. Ma conosco molto meglio Berlusconi. Risente molto della
sua mamma, e questo è importante". La mamma? "è vissuta 97 anni
dicendo tre rosari al giorno, vuole che qualche grano non sia caduto in testa a
Silvio?
Il
Cavaliere: da evitare il sì ai partiti minori Io non cambierò idea
( da "Corriere
della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Il Pdl Affondo su Veltroni: innovatore? No, pensionato Il Cavaliere: da evitare
il sì ai partiti minori Io non cambierò idea "Basta con l'evasione dei
lavoratori autonomi" Berlusconi e lo stop del Colle: ho espresso una mia
opinione di cui sono assolutamente convinto ROMA - Se il presidente della
Repubblica dice che "tutti i voti sono utili"
Bennato
e la cena con Silvio: mi piace, non è un'infezione
( da "Corriere
della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi.
"Embè, cos'è lui, un'infezione, che non gli ti puoi avvicinare?". Le
è simpatico? "Sì. Ma mi è simpatico pure Veltroni, alla mia età (59) uno
se lo può permettere ". Quando erano "solo canzonette " Bennato
cantava che "gli impresari di partito, mi hanno fatto un altro invito e
hanno detto che finisce male se non vado pure io al raduno generale della
grande festa nazionale
Con
Veltroni ( da "Corriere della Sera"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 11
categoria: BREVI Con Veltroni Don Verzé con Walter Veltroni (a fianco) in
un'immagine del 2002, quando il leader del Pd era sindaco di Roma. Il fondatore
del San Raffaele vanta una lunga amicizia con Silvio Berlusconi.
Veltroni:
mai più ministri in piazza contro il governo
( da "Corriere
della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
REDAZIONALE
Il Pd Il leader e Berlusconi sulle candidature "vecchio Pci": non
rispondo Veltroni: mai più ministri in piazza contro il governo "Basta
risse. Ci presentiamo soli e liberi, senza alibi" Il segretario: non ci
saranno più vertici di maggioranza. In Europa non hanno mai capito che cosa
fossero DAL NOSTRO INVIATO SANREMO - Veltroni batte e ribatte,
A
bassa quota ( da "Manifesto, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Sarebbe bene
che Prodi, e anche Veltroni, scegliessero la via dell'impresa pubblica, dando
soldi alla compagnia anche se le autorità europee protesteranno; e che
smontasse tutta la baracca dei privatissimi low cost, introducendo quelle
regole minime che vigono in tutti gli altri paesi europei.
L'identità
della Sinistra in uno specchio d'acqua
( da "Manifesto,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
campagna
elettorale della Sinistra Arcobaleno perché non entrano Veltroni, Berlusconi,
Casini, che gareggiano su chi liquiderà il patrimonio pubblico italiano? La
ministra Lanzillota (Pd) e l'ex ministro Alemanno (Pdl) che assieme dichiarano:
la privatizzazione "deve riguardare anche il settore dell'acqua",
"l'in house in questo settore va messo al bando", le riforme sono già
pronte,
Voto
inutile ( da "Manifesto, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
"Inutile
e dannoso", per Storace, il voto al Popolo della Libertà. Inutile forse,
ma non "uguale", secondo l'Udc Volontè, come quello dato a Berlusconi
e a Veltroni. "Un voto dato al nostro partito - ha giganteggiato di
recente Di Pietro - non è un voto perso, ma anzi vale doppio". alberto
piccinini.
Ho
la cordata, servono i soldi ( da "Manifesto, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni
svicola, esecutivo preoccupato: se ha delle carte le mostri subito. Entro marzo
Berlusconi fa campagna elettorale con Alitalia. "Serve un prestito ponte
del governo, Banca Intesa e investitori seguiranno" Andrea Fabozzi Roma Al
mattino Silvio Berlusconi rilancia la "cordata di imprenditori
italiani" radunati intorno a Banca Intesa per contendere Alitalia ad
AirFrance-
Gentiloni:
si può e Bonaiuti insorge ( da "Manifesto, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
si può e
Bonaiuti insorge Roma Un faccia a faccia in tv tra Silvio Berlusconi e Walter
Veltroni? A rilanciare la proposta è Paolo Gentiloni, ministro delle
comunicazioni uscente del Pd e ex presidente della commissione di vigilanza
Rai. Gentiloni sottolinea che il regolamento della vigilanza per questa
campagna elettorale non vieta, come qualcuno in buona o cattiva fede sostiene,
Altolà
alle sirene del duopolio Pd-Pdl ( da "Manifesto, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il voto utile
per Berlusconi e Veltroni sta diminuendo". Per una volta si dice d'accordo
con Napolitano anche Francesco Storace. Invece Silvio Berlusconi insiste:
"Non so quello che ha detto il presidente Napolitano. Io ho espresso una
mia opinione di cui sono assolutamente convinto, chi vota i piccoli partiti fa
un favore a Veltroni e nel centrodestra l'
IL
PARTITO POPULISTA ( da "Stampa, La"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni, uno
dei pochi a sostenere la separatezza del problema Alitalia da quello Malpensa,
è stato anch'egli opaco nel parlare di una moratoria nella sospensione dei
voli, che parrebbe dover gravare su Air France. Se nella trattativa c'è ancora
un filo di spazio in questo senso, lo si sfrutti.
DEBOLE
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
In quello del
Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di
Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce
delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in
altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare
in tintoria.
Libero
mercato ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
da qui le
posizioni più conservatrici del partito di Veltroni. Gli industriali, invece,
più influenti nel Partito della libertà, sono riusciti a eliminare ogni
riferimento a liberalizzazioni nel programma di Berlusconi. Su un solo punto
sono d'accordo tutti: che i politici non vogliono perdere il loro potere
sull'economia.
Bestiario
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo stesso
accadrà a Walter Veltroni, se toccherà a lui il peso del governo. Il leader del
Partito Democratico non dichiara la stessa angoscia di Berlusconi. Ma forse
dipende dal fatto che lui crede di perdere. E sta affrontando una fatica immane
per lanciare il PD più che per vincere la corsa alle urne.
Il
Cavaliere si fa IN quattro ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
nella regione
di Walter Veltroni e di Francesco Rutelli, che alle ultime elezioni preferì la
Cdl, il Pd alleato con Italia dei valori è sopra il partitone berlusconiano di
due punti e mezzo. Se le cose dovessero finire davvero così, la maggioranza dei
seggi sarebbe alla portata del Pdl anche al Senato: anche se l'alta quota degli
indecisi,
Mezzogiorno
di fuoco ( da "Espresso, L' (abbonati)"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
e altri big
del centrosinistra hanno fatto intendere a Walter Veltroni che con Antonio
Bassolino ancora al suo posto è inevitabile perdere voti non solo a Napoli, ma
anche in Padania. Nel mirino dei nordisti non c'è solo 'O governatore, ma altri
signori delle preferenze poco graditi all'elettorato settentrionale.
Riservato
( da "Espresso,
L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni, con una dichiarazione congiunta, riaprono la Bicamerale per "una
moratoria sulle intercettazioni, al di là degli steccati ideologici, come nelle
grandi democrazie liberali". Il cardinal Ruini, in onore del politico
intercettato, organizza un'edizione straordinaria del Family Day.
Ciarra-Storace
sfida decisiva per il Senato ( da "Stampa, La"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
per
Berlusconi, ottenere milioni di voti in più nelle elezioni di Camera e Senato
potrebbe risultare quasi ininfluente, se per caso il Pd vincesse proprio nel
Lazio. Se infatti il partito di Veltroni prendesse qui un voto in più del Pdl e
al tempo stesso Sinistra Arcobaleno e Udc superassero l'8%, il Pd
conquisterebbe il premio regionale e 15 senatori,
Napolitano:
il voto è sempre utile ( da "Stampa, La"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Berlusconi e
Veltroni hanno sostanzialmente glissato. Il primo, dopo essersi dichiarato
ignaro delle dichiarazioni di Napolitano, ha tranquillamente ribadito che
"chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni". Questi, invece,
in un comizio ad Asti, ne ha preso lo spunto, per fare un elogio della
"partecipazione come democrazia"
Nessun
altro all'orizzonte Maurizio Prato
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mano il
pallino dopo aver lungamente sofferto il passo rapido di Veltroni. Il quale,
per la prima volta, si trova spiazzato dall'avversario. Sarà pure una
"mossa di facile consenso", come definiscono al Loft quella di
Berlusconi. Ma lanciare un messaggio volontaristico, positivo, speranzoso su
Alitalia, tipo "rimbocchiamoci tutti insieme le maniche", sarebbe
piaciuto anche a Walter,
Segreti
dell'urna: le dieci cose che (forse) non sapete sulle elezioni
( da "Panorama.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
[12] Dieci
come i punti che, stando agli ultimi sondaggi, dividono il Cavaliere da Veltroni.
Infine, ecco alcuni video (taroccati e non) tratti da YouTube sui più noti
candidati premier. Guardate e commentate: Silvio Berlusconi Walter Veltroni
Pier Ferdinando Casini Daniela Santanchè Enrico Boselli .
Quanto
ci costa regalare Alitalia ai francesi
( da "Panorama.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Walter
Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi alla
moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione Lombardia
Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino l'Alitalia.
Questione che si scontra con un'altra clausola imposta da Spinetta, che cioè
vengano mantenuti gli slot,
Come
se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quando il
leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte entro 48 ore, si tira
indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi dietro l'assenza di un
quadro certo dei conti Alitalia. I francesi però si spazientiscono e il tempo
scorre: martedì l'incontro decisivo con i sindacati.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO Gli
italiani, si sa, sono stanchi di una campagna elettorale dove i futuri deputati
e senatori sono dei "predestinati"(se non dalla Grazia, dai segretari
dei partiti che hanno fatto le liste); e dove i temi reali sfuggono di fronte
all'inaudita monotonia con cui i politici ripetono che la gente non arriva alla
fine del mese: come se la gente non lo spesse assai meglio di loro e non si
chiedesse semmai cosa intenda fare la politica affinché al 30 possano arrivarci
tutti gli italiani. Molti dei quali avranno provato un
brivido di piacere per lo scambio di accuse tra Fini e Veltroni sulle pensioni dei
parlamentari. Finalmente un problema concreto, anche se sopravvalutato nelle
sue quantità finanziarie, irrompe nella campagna elettorale. In effetti,
l'irruzione ci sarebbe stata dopo Pasqua, con la presentazione da parte del Pd
del suo programma sui costi della politica. Per quello scambio di
accuse, invece, è stato anticipato a ieri sera e i lettori troveranno un
servizio ad hoc sul tema. Ma quelle accuse finiane a Veltroni,
d'avere una pensione di 5000 euro a 52 anni, non c'entra niente coi problemi
della casta. Prima di tutto perché formulata da Fini, uno dei più tetragoni
esponenti della casta stessa, e non solo sul piano partitocratrico retributivo,
ma anche su quello dei comportamenti. Secondo, perché Veltroni
aveva spiegato alla platea di Torino che la sua pensione di ex parlamentare ?
cui egli non può rinunciare per legge, come un prestatore d'opera non può
rinunciare alla retribuzione o al riposo settimanale ? veniva in parte donata
alle fondazioni assistenziali, in cui il leader del Pd ha fiducia. Terzo,
perché riducendo la questione della casta a un attacco al numero 1 del Pd, da
parte del numero 2 del partito berlusconiano cui "assicura esperienza ed
equilibrio", come scrive Il Foglio con la nota mancanza di limiti, Fini
tradisce (direbbero gli ex camerati fascisti) anche il senso di quel problema
della Casta che Stella e Rizzo dipinsero nel loro bestseller: col quale il
secolo di Mosca e Pareto sulla questione della classe dirigente si conclude in
pochade, per colpa non degli autori ma dell'oggetto. La trasformazione della
classe politica in casta, la corruzione della casta da legislativa ad
affaristica, da democratica a oligarchica, sono il frutto della fine della
politica, databile agli anni Ottanta, poco dopo la morte di Moro e il declino
di Berlinguer, antesignano della "questione morale". La degenerazione
del servizio pubblico in rampantismo, la trasformazione della lotta per
l'indirizzo del governo in gara sull'Italia da bere (e da mangiare), la tacita
e poi aperta e infine sfacciata conversione all'" arricchitevi" di
Luigi Filippo da parte di "un milione di stipendiati politici",
secondo i calcoli di Claudio Martelli, hanno trasformato la politica in
malaffare: testimoniata da Tangentopoli e Mani pulite, al di là degli eccessi
di protagonismo e di sovversivismo di alcuni magistrati. È caduta la prima
repubblica su quel problema. Ma non Fini, passato tranquillo di onda in onde
come un surfista. Per stare alla biografia, Fini, nato nel 1952, entra in
parlamento del
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Training televisivo
Ho visto un po' di Porta a Porta, dove intervenivano Fini e Rosy Bindi. Ricordo
una decina di giorni fa una puntata di Ballarò con Franceschini e Fini. In
entrambe le occasioni gli esponenti del Pd (che stimo entrambi) mi sono
sembrati impreparati, costretti a giocare in difesa, poco chiari nel linguaggio.
E ciò mi dispiace parecchio. È innegabile che nei faccia a faccia Fini sia
estremamente in gamba, quindi non si può andare impreparati, senza avere bene a
mente cosa ha fatto Prodi ed anche cosa ha fatto (o non ha fatto) Berlusconi prima di lui. Gli attacchi del centrodestra ormai
si conoscono, e con un po' di preparazione sono rintuzzabili. Parlano di spesa
pubblica? Quant'era sotto il governo Berlusconi e
quant'è ora? Parlano di crisi dei prezzi e paura della recessione? Ma se Prodi
non ci avesse portato nell'euro in che condizioni saremmo? E così su tutti gli
argomenti...Basta prepararsi ad ogni possibile appunto. E
comunque scegliamo per i faccia a faccia gente più abile negli scontri
dialettici, più preparate all'agone di un faccia a faccia. Magari lo stesso Veltroni. AVVO
(www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
RAI BANDERILLEROS BERLUSCONI E VELTRONI. TORERI DE VITA E FERRARA
Tutti e quindici pari sono. È la legge (f.l.s.) La legge è legge. E per la par
condicio che siano due o siano quindici, tutti pari sono. Perciò ieri, per
stabilire l'ordine con cui andranno in onda le conferenze stampa-tribune di
tutti i candidati premier in corsa per le elezioni del 13 aprile s'è
ricorso al sorteggio. Le urne della commissione parlamentare di vigilanza, e
dunque il fato, hanno così deciso: il ciclo sarà aperto da Berlusconi
e Veltroni e chiuso da Bruno De Vita e Giuliano
Ferrara. Per ironia della sorte ? in senso letterale ? i telespettatori
vedranno dunque passare come meteore i due candidati dei partiti giganti, il
Popolo delle libertà e il Partito democratico, che si fronteggiano per la
conquista del governo. Poi avranno modo di conoscere approfonditamente il punto
di vista degli altri 13, dicasi t-r-e-d-i-c-i, competitor. Sui piccoli schermi
degli italiani sfileranno perciò, nell'ordine, Rabellino, Montanari, Ferrando,
De Luca, Fiore, Santanchè, D'Angeli, Boselli, Riboldi, Bertinotti, Casini. Da
ultimi, scenderanno nell'arena televisiva per convincere gli italiani a votarli
e, se del caso, spedirli a palazzo Chigi per governare l'Italia, il leader
dell'Unione democratica dei consumatori De Vita e Ferrara, promotore della
lista Aborto, no grazie. Tutti e quindici i leader saranno ospitati in casa Rai
nella stessa fascia oraria, alle 21 e alle 21.50, con conferenze- tribune elettorali
della durata di cinquanta minuti. Quelle di Berlusconi
e Veltroni dovrebbero andare in onda mercoledì,
rispettivamente alle 21 e alle 21.50.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Spinetta conferma il
piano e chiede garanzie alla politica. La destra gli risponde no Berlusconi fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia
Chiude le porte in faccia ad Air France e spalanca quelle del fallimento Silvio
Berlusconi chiama gli imprenditori italiani alla
guerra santa contro l'invasore francese, spalancando per Alitalia le porte del
commissariamento. Al termine di una giornata convulsa nel corso della quale il
numero uno di Air France Spinetta ha precisato che i margini della trattativa
sono inesistenti e che oltre al sì dei sindacati l'operazione deve avere il
consenso di questo e del prossimo governo, il candidato premier del Pdl chiude
le porte in faccia ad Air France. "Mi auguro che si presenti un gruppo di
imprenditori italiani coraggiosi ? ha detto Berlusconi
ai microfoni del Tg5 bollando come irricevibile l'offerta Air France ? per evitare
una fine così ingloriosa della nostra compagnia di bandiera".
"Inutile dire così ? ribatte Prodi ? Se Berlusconi
non è d'accordo trovi un'altra soluzione ". I
sindacati, convocati di nuovo dall'Alitalia per stamattina, restano scettici,
mentre Montezemolo parla di "una pessima immagine per il paese". Il
leader del Pd Walter Veltroni ha auspicato che l'aeroporto di Malpensa sia il secondo hub
italiano orientato alla clientela business.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, a venti giorni, credo, dalla data delle elezioni, non s'è visto per Roma un manifesto di Berlusconi o di Veltroni. Solo facce più o meno incognite, candidate a cariche minori
provinciali o comunali. La sera, in tv, cambiamo canale, la mattina, quando
compriamo i giornali, guardiamo ad altro che non alle cronache politiche.
Dicono che sia successo lo stesso anche in Francia, vi consta? EMANUELE
ROSSETTO, ROMA Sì, è così, caro Rossetto. In Francia l'effetto show del
postgollista che colleziona bellissime donne (una marcia in più, se restasse in
privato) è finito in pochi mesi. In Italia l'effetto Silvio dura da quindici
anni, quello Benito durò venti, perché siamo gregge per tradizione e cambiamo
solo per tragedie o per forza d'inerzia. Ora siamo in fase inerziale e sono
previste altissime astensioni, anche se non proprio di livello francese dove,
al secondo turno comunale, hanno sfiorato il 40 per cento e un anno fa per
scegliere fra Sarkozy e Ségolène il 20. Dal 40 si sale al 60 e anche 65 fra i
18- 30enni delle banlieue. Il risultato è che non ha vinto la sinistra ma ha
perso la destra. La lezione non avrà alcun effetto in Italia, per un'infinità
di ragioni. Ultima, la ciliegina della legge elettorale. I cittadini non
eleggono più i parlamentari, come invece eleggevano noi quando eravamo
sollecitati dai partiti a conquistare preferenze alla lista col nostro
personale prestigio (me lo ricordava, proprio in questi termini, un ex collega
deputato, ora membro del Csm). Oggi senatori e deputati sono nominati dai
segretari dei partiti, gli elettori si limitano a servire lor signori andando
in cabina a mettere una croce sul simbolo. I giornali berlusconiani, prima
Libero e poi il Giornale, hanno pubblicato collegio per collegio gli elenchi
degli eletti, dei pochissimi incerti, dei molti esclusi. Per esempio, qui nel
Lazio 1 (Roma) eleggeremo 40 deputati e ogni lista presenta 40 nomi. Se i
sondaggi danno al partito "X" 15 seggi, saranno nominati i primi 15,
il 16 e il 17 potrebbero subentrare in caso di altrui opzioni per altri
collegi; tutti gli altri, dal 18 al 40, non hanno speranza. E allora chi la fa
la campagna elettorale? Non i primi 15, che sono già nominati; non i due
incerti (perché non da loro dipende l'eventuale opzione altrui); non i 18-22
che non hanno alcuna speranza. Nessuno dunque fa campagna elettorale, perché
sarebbe una fatica da idioti. Monsignor Betori, il pierino della conferenza
episcopale, dice che questa legge va riformata. Bravo monsignore, adesso lo
dice, dopo due anni di polemiche e dopo aver assicurato alla nuova legislatura,
con idonee esclusioni, una maggioranza clericale? Intanto la democrazia è
morta. È morta nei legislatori, che non hanno altro interesse alle istituzioni
che per lo stipendio. È morta nei cittadini, perché o non andremo a votare o,
se i drogati di cabina (come me) voteranno ancora, sarà senza aver mosso un
dito per il baraccone pseudoelettorale. Chi ha coscienza civica cercherà di
obbedirle facendo in altro modo il dovere di cittadino. Per esempio, lavorando
di più, non speculando sulle "moratorie" tipo aborto, non latitando
nelle marce antimafia (Bari), non profittando delle opportunity del
Liechtenstein, polemizzando contro la viltà che si manifesta in tutto, dalle
benevolenze verso la Cina al logo bugiardello per i 150 anni dell'unità
nazionale, con tre bandiere tricolori tutte uguali e che uguali non furono per
niente. Leggere il sussidiario.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pare che Berlusconi non sia sicuro del risultato elettorale, e questo
spiega sia la sterzata polemica di queste ore che la decisione di concedere
qualche partecipazione straordinaria nelle regioni dove il premio per il senato
è conteso. Come previsto: parte l'escalation, come Berlusconi già fece nel 2006 arrivando a
farsi "sentire" negli angoli della società italiana più remoti e
distanti dalla politica. E si conferma l'opportunità di interventi specifici
nelle regioni in bilico, ciò che Veltroni non ha ancora programmato di fare, che si sappia.
Bisognerà vedere fino a che punto l'assalto di Berlusconi
cancellerà la tattica fin qui seguita di "educare" il proprio
elettorato all'idea che dopo il 14 aprile una collaborazione con il Pd potrebbe
rivelarsi inevitabile. Anche perché fino ad adesso dal Pd non era venuto il
reciproco. In effetti, dallo slogan della rimonta fino ai grandi successi nelle
mobilitazioni di piazza, il messaggio di Veltroni non
contempla che due ipotesi, una auspicata e l'altra di ripiego: la vittoria
clamorosa, oppure la sconfitta con però grandi percentuali sulle quali fondare
il rapido riscatto. Non spetta al candidato premier, certamente non adesso,
prendere in considerazione scenari intermedi. Larghe intese o cose simili. Fa
bene a tenersene lontano (anche se si tratta di ipotesi con scadenza trenta
giorni da oggi). Chi guardi le cose da fuori, invece, non può che interrogarsi
sul rapporto fra il clima che si determina e le aspettative che si suscitano
ora, e le responsabilità che potrebbero rivelarsi inevitabili domani. Ieri
Europa, guardando alle piazze di Veltroni, proponeva
un azzardato paragone fra il Pd e il Pci di trent'anni fa. Non bisogna
esagerare. Però quel Pci, carico com'era di investimenti emozionali collettivi,
pagò poi un prezzo elevato all'ineluttabilità della solidarietà nazionale. E la
faceva con la Dc, non con Berlusconi e Fini. Se da
adesso in poi la polemica ricalcherà i toni della zuffa di queste ore su
stipendi e pensioni dei politici, ci sarà poco di cui discutere pacatamente
dopo il 14 aprile.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
MILANO IN
PLATEA AL DIBATTITO CON LANZILLOTTA, GENTILONI, CACCIARI E CHIAMPARINO I
NEWCOMERS ICHINO E COLANINNO Senza Rutelli. Tornano i Coraggiosi, gli
ultraliberal del Pd (gio.co.) Liberalizzare le rotte. Aprirsi al mercato.
Sfidare la concorrenza. Il piatto di Alitalia è troppo caldo perché gli
ultraliberali del Partito democratico se lo lascino scappare. E le parole che
ripetono sono quelle. Ma a Milano, nel cuore del Nord produttivo alle prese con
il caso Malpensa, i Coraggiosi del Pd non si limitano a presentare la ricetta
per rilanciare l'hub milanese e nemmeno solo le "dieci idee per cambiare
l'Italia", ormai diventate mainstream nel programma
del Pd e nelle parole del suo leader Veltroni. No, a Milano, in un incontro organizzato da Glocus, il think
tank creato dal ministro Linda Lanzillotta, aprono una sorta di fase due che
dovrà sancire il passaggio dalle parole alle cose, dalla cultura politica alla
politica tout court. "Alcune parole d'ordine come rischio, merito,
responsabilità, valutazione sono state un tabù per molti anni nel
centrosinistra ma ora non bastano più, anche perché sono diventate ormai
patrimonio di tutto il partito, anche grazie al lavoro fatto da Glocus. Ora è
il momento di produrre il cambiamento, di tradurre le buone idee in scelte, e
di difenderle a fianco del nostro segretario. Noi saremo quelli che vigileremo"
dice Lanzillotta che a Milano, con il ministro delle comunicazioni Paolo
Gentiloni, ha radunato i sindaci Massimo Cacciari e Sergio Chiamparino, ma
anche i newcomers nelle file del Pd Pietro Ichinoe Matteo Colaninno, e un bel
po' di intelligenze, da Tiziano Treu a Innocenzo Cipolletta, da Maurizio
Ferrera ad Alberto Martinelli. Spetta a Chiamparino chiarire a tutti che non si
torna indietro. "Non vorrei che, nel caso vincesse le elezioni Berlusconi, sull'alta velocità anche il Pd diventasse No
Tav, spero non si lasci fagocitare dagli spiriti animali e non cambi cavallo.
Anche gli annunci sono importanti perché chiariscono le idee all'opinione
pubblica, ma la politica è quella del fare". Cacciari ricorda che
"senza partito anche le persone con buone idee sono solo anime belle. Il
Pd dev'essere soprattutto un vero partito, che non si costruisce con gli
slogan, gli spot elettorali, l'immagine, e nemmeno solo con candidature
eccellenti come qualche imprenditore. Lo si è già fatto in passato ma non è
stato sufficiente. Un partito lo si costruisce radicandolo nel territorio e
organizzandolo. E bisogna fare presto perché ormai i tempi della politica e
quelli della realtà sono in totale dissonanza". Il primato della politica,
quindi, della lotta politica dentro il partito e dell'autonomia della politica
da lobby e corporazioni. I Coraggiosi, orfani di Rutelli "tornato" al
comune di Roma, voltano pagina. Dal dire al fare, dal produrre idee allo
sporcarsi le mani con la politica. E se anche non si vincesse, gli ultrariformisti
del Pd non leveranno il piede dall'acceleratore. "Perché in questa
campagna elettorale è finalmente evidentea tutti ? dice Gentiloni ? dove sono i
liberali e dove sono gli altri, da Tremonti a Bittarelli". Treu ricorda
che le resistenze contro certe idee arriveranno dagli interessi organizzati: il
Pd dovrà essere preparato. "La Cgil non ha fatto la svolta che ha fatto il
Pd, non si è liberata delle componenti più radicali. E anche Confindustria, per
esempio sulla sicurezza sul lavoro, si mostra molto resistente".
Martinelli teme che le idee liberalsocialiste siano ancora minoranza anche
dentro il Pd. "Non illudiamoci ". Ichino ribadisce l'importanza della
separazione tra relazioni sindacali e mondo della politica, "mentre in Italia
i due mondi si sono sempre marcati molto stretti e uno non si muoveva senza
l'altro. Stabilire questa separazione vorrebbe dire voltare pagina rispetto
alla logica del vecchio Pci". Che Chiamparino ricorda soprattutto per la
sapiente "analisi della sconfitta elettorale, uno dei temi preferiti dopo
le elezioni, ma non si può sempre perdere. Ora bisognerebbe vincere". Le
premesse ci sono tutte, ma i sondaggi dicono il contrario. Le piazze piene in
Piemonte, Lombardia e Veneto (che hanno commosso Colaninno) non si vedevano dai
tempi migliori del Pci e di Berlinguer, ripetono un po' tutti quelli che allora
c'erano, Chiamparino e Cacciari. A Torino, dove ha già vinto e stravinto, il
primo promette di passare dal dire al fare, anche sul terreno insidioso dei
servizi pubblici locali (ed è una notizia). "Nei prossimi tre anni voglio
che si facciano le gare, anche se la riforma Lanzillotta non è passata e la
legge non ci obbliga". Una sfida che sembra rivolta anche alla collega
Moratti che in queste ore si preoccupa di proteggere Malpensa ad ogni costo,
anche a rischio di far fallire la compagnia di bandiera. "Noi per Alitalia
abbiamo già dato ? aggiunge Cacciari ? L'80 per cento del traffico che parte da
Venezia transita da Francoforte o da Roma. Non abbiamo bisogno di Malpensa".
Chiamparino è d'accordo. Il Nord non è tutto a Milano.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL CASO ALITALIA Per
il presidente di Air France Spinetta non basta il consenso di Prodi e Tps
"Serve l'ok anche del prossimo governo" Pressing dei francesi per
concludere l'operazione mentre i sindacati, convocati per stamattina da
Alitalia, restano critici. Veltroni: "Malpensa
deve essere il secondo hub italiano". RAFFAELLA CASCIOLI Ci voleva un
francese per far aprire gli occhi sull'Alitalia. Nello psicodramma collettivo,
amplificato dalla campagna elettorale e dalle accuse reciproche sui rimpalli di
responsabilità, nell'isterismo su Malpensa, nell'allarme dei sindacati per gli
esuberi a quota 2.100, nelle divisioni all'interno dello stesso governo Prodi,
nell'appello tragicomico di Berlusconi affinché si
trovi un cavaliere bianco italiano per il salvataggio della compagnia di
bandiera, ieri il presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta ha detto chiaro
e tondo che "i margini della trattativa sono inesistenti o
piccolissimi". Il resto lo ha spiegato ai suoi colleghi in consiglio dei
ministri il titolare dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa che non ha escluso il
rischio commissariamento. Mentre, infatti, metà della politica italiana è
impegnata ad interrogarsi se le parole di Spinetta nascondano o meno un diktat
e l'altra metà invece non vede alternative ad Air France, ieri Spinetta
(ricevuto insieme al numero uno di Alitalia Maurizio Prato a palazzo Chigi) ha
precisato le condizioni della trattativa, con qualche novità in più. In primo
luogo, resta fondamentale il via libera dei sindacati entro il 31 marzo e, a
tal proposito, i rappresentanti delle 9 sigle sono stati riconvocati per domani
mattina da Alitalia dopo la riunione fiume di martedì conclusasi con un nulla
di fatto. Sul tavolo, unica concessione di Spinetta, è la moratoria di due anni
per il cargo. "La chiusura ? ha dichiarato ? sarebbe una soluzione più
logica ma ho proposto una moratoria di due anni con la riduzione di tre aerei
tra il 2008 e il 2010, lasciando così il tempo di trovare soluzioni adeguate
dal punto di vista sociale ed economico. Accettiamo ? ha precisato ? anche la
perdita di parecchie decine di milioni l'anno con questa moratoria". Ma su
Malpensa è categorico: "Ho incontrato Formigoni e Bonomi e volentieri
avrei voluto cedere alla richiesta se non ci fossero perdite". Detto
questo però senza un accordo maggioritario con le organizzazioni sindacali Air
France getterà la spugna.Poi Spinetta ha spiegato che l'operazione si potrà
concludere solo "cercando il consenso sia di questo che del prossimo
governo. In questo settore, nessuna operazione di questo tipo si può fare in
modo ostile e contro un governo". A giustificarlo sono i tempi dell'intera
acquisizione: poiché occorre attendere il via libera dell'antitrust Ue
l'eventuale lancio dell'offerta di Air France su Alitalia "non potrà
avvenire prima di metà maggio. A quel punto ci sarà un nuovo governo in Italia
e dovrà pronunciarsi per dire se conferirà il 49,9% delle azioni di Alitalia
detenuto dal tesoro". Spinetta spiega che non c'è alcun dicktat.
"Quando ho incontrato i sindacati ho detto che non ero venuto per
acquistarla, ma per verificare se fosse possibile insieme ad Alitalia creare un
leader europeo a vocazione mondiale". Poi, una considerazione: il prezzo
dell'offerta di Air France è stato inferiore a quello della proposta non
vincolante a causa del peggioramento dei conti di Alitalia e per l'aumento del
prezzo del petrolio. È toccato al ministro Chiti spiegare che nel governo c'è
grandissima preoccupazione: "È evidente che in questa situazione c'è il
rischio che si vada al commissariamento o all'amministrazione straordinaria di
Alitalia". Se dall'Europa il commissario ai trasporti Barrot fa sapere che
l'eventuale prestito-ponte di 300 milioni di euro richiesto al Tesoro da Air
France dovrà essere notificato alla Commissione europea, i sindacati italiani
al momento restano scettici. Per il segretario della Cgil Epifani tocca ad Air
France fare la prima mossa, mentre per il numero uno della Cisl Bonanni un
eventuale fallimento di Alitalia sarebbe responsabilità di Prodi, non dei
sindacati. Laconico il presidente di Confindustria Montezemolo: "Non da
oggi il caso, purtroppo, è un pessimo segnale, una pessima immagine per il
paese". Il titolo infine ieri è finito sulle montagne russe in borsa: dopo
aver perso oltre il 30% ha recuperato chiudendo con un progresso di oltre il
14%. Sul fronte politico, il leader del Pd Walter Veltroni ha dichiarato che si deve
"trovare una soluzione che limiti il più possibile l'impatto sociale e
dobbiamo far decollare Malpensa, che deve riuscire a svilupparsi recuperando la
sua funzione di hub italiano". E mentre Veltroni ribadisce che su Malpensa "tutti hanno fatto errori e le
responsabilità sono molteplici ", in serata Berlusconi
bolla come "irricevibile" la trattativa fatta solo con la compagnia
di bandiera francese e auspica l'arrivo di un gruppo di imprenditori italiani
coraggiosi: "Se esistono si devono fare avanti". Al leader del Pdl
nessuno ha avuto finora il coraggio di spiegare che questo è un film già visto
e che Air France appare al momento come l'ultima spiaggia.
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi attacca Veltroni
sui comunisti La replica:"Non rispondo, è in ritardo". E il Cavaliere
scopre l'evasione fiscale Franceschini a Repubblica Tv: in caso di pareggio non
è realistica la grande coalizione GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi
accusa Veltroni di avere messo nelle liste "tutta
la vecchia nomenclatura comunista", ma il leader del Pd non cede alla
polemica e replica: "Volete sapere cosa rispondo a queste parole arrivate
con 14 anni di ritardo? Niente". Ma Berlusconi
insiste: "Veltroni è un pensionato della
politica, dal 2001 riceve la pensione. E' uno Zelig, è vuoto". Il leader
del centrosinistra però non vuole scendere sul terreno della rissa: "Per
quanto aspro e offensivo sarà il loro linguaggio nei prossimi giorni della
campagna elettorale, io non risponderò". Berlusconi
però vuole infiammare la campagna elettorale e per spiegare il motivo della
mancata approvazione di alcuni provvedimenti del suo governo, arriva all'insulto:
"Eravamo a fine legislatura e poi gli italiani hanno cambiato cavallo, o
asino...". Ma il duello tv tra Berlusconi e Veltroni non è alle viste. Berlusconi
non lo vuole e il ministro Gentiloni smentisce che la par condicio lo vieti:
"E' assolutamente falso". In vista del forcing finale prima del voto Berlusconi intensifica gli attacchi all'avversario, anche se
sulle promesse si mantiene molto prudente. Anzi addirittura mette le mani
avanti su cosa potrà realizzare se vincerà le elezioni perché "la crisi
economica è peggiore di quella dell'11 settembre". E, a sorpresa, scopre
in piena campagna elettorale che esistono gli evasori fiscali. Il Cavaliere,
dopo aver fatto tardi al compleanno di Maroni e aver terremotato la vicenda
Alitalia con lo stop alla trattativa con Air France, fa lo slalom elettorale a
Roma tra le cooperative ("quelle vere, non quelle rosse su cui vigileremo
anche con le leggi") e l'associazione degli invalidi del lavoro. Le parole
del leader del Pdl non si prestano ad equivoci. "Certi lavoratori
autonomi, imprenditori e chi opera nella finanza, a volte presentano
dichiarazioni dei redditi che sono scandali veri e propri", di conseguenza
"l'evasione fiscale è davvero incredibile, si dice sia tre volte quella
degli altri Paesi", quindi occorrono accertamenti della Finanza, "ma
chiameremo alla collaborazione anche i Comuni, che quando vedono dichiarazioni
dei redditi non congrue allo stile di vita delle famiglie devono poter
intervenire". Anche ieri Berlusconi non ha
promesso miracoli. Anzi, ha avvertito che una volta tornato a Palazzo Chigi -
cosa di cui si dice sicuro: "Abbiamo sempre 9-10 punti di vantaggio su Veltroni e un margine di venti senatori" - "penso
che arriveremo a deludere le attese, consapevoli che ci troviamo di fronte a
una situazione molto difficile, perché viviamo tempi peggiori di quelli vissuti
l'11 settembre 2001". Poi c'è "l'eredità". "Non posso
paragonarmi a Gesù Cristo per dire che dovrò bere l'amaro calice, ma devo dire
che la prospettiva di prendere in mano il governo dopo i disastri della
sinistra mi spaventa molto". Incurante del monito di Napolitano, anche
ieri Berlusconi ha fatto appello al "voto
utile" cioè a non votare per l'Udc, con una previsione infausta per
Casini: "L'Udc potrebbe prendere solo un senatore. Forse nelle Marche.
Assolutamente no" in Campania. Ma Casini risponde che "la nostra
strategia è di superare l'8 per cento in alcune regioni tra cui il
Veneto". E mentre l'ipotesi del pareggio resta sullo sfondo di queste
elezioni, il numero due del Pd Franceschini ricorda a Repubblica Tv che
"le elezioni si vincono anche con un solo voto in più" e "in
caso di pareggio la grande coalizione non è realistica", così come esclude
il governo di coalizione: "Non c'è più il vecchio centrosinistra. Non governeremo
più con Bertinotti, Mastella, Pecoraro Scanio, Boselli".
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti SCOMMESSA
SUL CAOS (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In una campagna elettorale impalpabile e a
tratti quasi incomprensibile, Silvio Berlusconi ha deciso di trasformare il
caso Alitalia nell'arma-fine-di-mondo contro il centrosinistra di Prodi e di Veltroni. Dobbiamo prendere con molta
serietà la sortita mattutina del leader del Pdl che a Borsa aperta, e senza
alcuna comunicazione preventiva ai soggetti interessati e alle autorità di
vigilanza, ha diffuso cinque notizie ad altissimo impatto per i mercati.
Nell'ordine: 1) il suo no secco all'offerta "irricevibile" di Air
France; 2) la sua preferenza per una controfferta "indispensabile" di
AirOne; 3) l'esistenza di "una cordata di banche tra le quali potrebbe
esservi Banca Intesa, il cui cda dovrebbe decidere domani"; 4) la
partecipazione a questa cordata "di altri imprenditori, tra i quali
potrebbero esserci i miei figli"; 5) la sua richiesta a Prodi di erogare
"un prestito-ponte in grado di far partire la cordata degli imprenditori
italiani". Parole come pietre, che rotolano pesantemente nell'arena
sensibile della Borsa e nella pipeline infiammabile della politica. A metà
mattinata le quotazioni del titolo Alitalia schizzano verso l'alto. Ma a fine
giornata, dei tonitruanti annunci berlusconiani non resta quasi nulla. A parte
la prima, ognuna delle altre quattro virtuali "notizie" viene
spazzata via dalla realtà dei fatti. Il management della compagnia risponde che
"nessuna offerta diversa da quella dei francesi è mai arrivata" a
destinazione. Banca Intesa lo smentisce precisando che "la questione
Alitalia non è all'ordine del giorno del cda" e che "sul tavolo non
c'è assolutamente nulla". Nessun altro imprenditore italiano, nemmeno il
patron di AirOne Carlo Toto, torna a farsi avanti. I figli del leader tacciono.
Il Tesoro chiarisce che non esiste alcuna controfferta, e che se qualcuno è
interessato deve dimostrarlo "con atti formali e offerte concrete",
poiché la società è a un passo dal fallimento, "i tempi sono strettissimi,
sono dettati dalla condizione della compagnia e non possono dipendere dal
calendario politico". Palazzo Chigi ribatte che "la vendita Alitalia
non è stata tuttora oggetto di alcuno scambio di valutazioni tra il presidente
del Consiglio e il candidato premier del Pdl". Non sappiamo se il
Cavaliere abbia in mano delle "carte" nascoste. E se le ha, non
sappiamo quali siano e in che misura possano cambiare il corso della partita su
Alitalia. Ma se vediamo l'esito che le sue parole hanno prodotto, temiamo che Berlusconi, non avendo alcun bisogno di compiere qualche
spericolata operazione finanziaria, stia perseguendo piuttosto una rischiosa
speculazione politica. Ma stavolta non gli è consentita la solita, disinvolta
licenza di macinare tutto e il contrario di tutto nel frullatore della
tele-politica. Da leader dell'opposizione uscente e da potenziale premier del
governo entrante, si assume una gigantesca responsabilità. Delle due l'una. Se
ha davvero un piano concreto per salvare e rilanciare la nostra compagnia di
bandiera, ha il dovere di tirarlo fuori subito, e di dire forte e chiaro al
Paese: il nome e il cognome dei soggetti coinvolti nell'operazione
(possibilmente, almeno in questo caso, fuori dall'anomalia permanente e irrisolta
del conflitto di interessi); quanti soldi sono pronti a investire; con quali
strategie nazionali; con quali alleanze internazionali. Se invece non ha niente
in mano, allora siamo in presenza di un vergognoso bluff che rischia di costare
carissimo al Paese. L'intenzione principale del Cavaliere è evidente.
Intralciare in tutti i modi l'accordo con Air France, già appeso all'esile filo
della trattativa sindacale. Con due possibili subordinate, ciascuna delle quali
per lui elettoralmente convenienti. La prima: se l'operazione va in porto lo
stesso, il leader del Pdl può accusare Prodi di aver "regalato" un
gioiello di famiglia ai francesi (come già fece quand'era presidente dell'Iri)
e può profilare se stesso come l'unico baluardo contro "l'invasione
straniera" (come già fece quando intervenne per "impedire la svendita
della Sme"). La seconda: se l'operazione non va in porto, il 31 marzo
l'Alitalia fallisce, e gli ultimi dieci giorni di campagna elettorale saranno
caratterizzati da uno scenario "sudamericano". Aeroporti paralizzati
dagli scioperi, dipendenti a terra senza stipendio, aerei senza carburante
fermi nelle piazzuole, cortei e proteste furibonde nelle piazze. Anche in
questo caso, il leader del Pdl può cavalcare la protesta cilena, scaricando
tutte le colpe sul centrosinistra passato, presente e futuro. Usando la
drammatica bancarotta dell'Alitalia come una qualsiasi vertenza sui taxi. Una
scommessa sul caos. "La paura e la speranza" non è solo il titolo del
libro appena pubblicato da Giulio Tremonti. è anche l'essenza della
comunicazione politica del Pdl in questa campagna elettorale. La sinistra
ex-marxista e neo-mercatista è pronta a svendere l'Alitalia ai francesi e
l'Italia ai cinesi? Vi proteggiamo noi, improvvisando cordate familiari e
promettendo dazi doganali. Il minaccioso boiardo prodiano è pronto a defraudare
il bellicoso popolo padano del "suo" aeroporto, mentre il finto
riformismo veltroniano è pronto a rimettervi le mani in tasca per prelevare
un'altra tassa? Vi proteggiamo noi, giurando lunga vita a Malpensa e garantendo
il pagamento dell'Iva per cassa. Il Partito democratico sacrifica il futuro dei
nostri giovani sull'altare della globalizzazione mondiale, e recide le nostre
radici in nome dell'integrazione multirazziale? Vi proteggiamo noi, dentro le
frontiere geografiche della "Fortezza-Italia" e dentro le barriere
psicologiche della triade Dio-Patria-Famiglia. Nella collaudata declinazione
della contesa elettorale come battaglia di marketing, Tremonti e Berlusconi si sono divisi i compiti. Il primo crea la
domanda, con l'uso politico della paura. Il secondo offre la risposta, con lo
sfruttamento palingenetico della speranza. Dal protezionismo alle protezioni:
questa è l'offerta securitaria del Pdl, che azzarda l'ennesima evoluzione identitaria.
Proprio mentre il centrosinistra riformista compie la sua svolta liberale e si
sbarazza finalmente della sua impronta massimalista (offrendo al mercato
l'Alitalia, stringendo la mano invisibile della concorrenza, abbandonando la
logica discutibile del "tassa e spendi", accettando la flessibilità
del lavoro) il centrodestra cauterizza la sua residua vena liberista e secerne
finalmente tutta la sua linfa più naturale e più profonda: quella populista
(difendendo l'italianità delle imprese, il ruolo dello Stato, il bisogno di
tutela del Nord, la nostalgia di assistenza del Sud, il posto fisso). La
rivoluzione del predellino diventa la contro-rivoluzione del popolino. Sulle
spalle dell'Alitalia. E soprattutto, ancora una volta, sulla pelle dell'Italia.
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Commenti LA MALATTIA
ITALIANA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Leader in bilico fra riformismo e
sindacalismo rivoluzionario ? dilemma che risolse aderendo nel 1924 al fascismo
vincente ? ed invocare il taglio della testa di "tutti i padroni".
Avendo da tempo rinunciato a palingenesi rivoluzionarie, essendo infine
approdata a sponde riformiste e, da ultimo, scaricando
fuori bordo, grazie al veltroniano impulso, gli epigoni del velleitario
comunismo di nostrana fattura, la sinistra riformista appare finalmente in
grado di esprimere obiettivi fattibili e condivisibili. Nessuno può negare che
un lodevole sforzo in questo senso è stato compiuto dal Partito democratico.
Eppure chi si ponga ad auscultare, come fa il medico col fonendoscopio, il
respiro profondo del Paese, sente trapelare rantoli di affanno, paura,
incertezza. Ancora oggi "l'Italia l'è malada" e, malgrado ogni buona
volontà, le ricette offerte dai due terapeuti contrapposti non appaiono
sufficienti a guarirla. Quel che non riusciamo a sentire è la percezione che,
al di là dei fremiti elettorali, si stia attivando un forte moto di
rinnovamento della società e della politica, un movimento capace di
diagnosticare i mali del Paese e di affrontarne la cura, per quanto aspra essa
sia. Per contro i programmi proposti denotano, come scrive Aldo Schiavone
("Repubblica" del 18 us), una rassegnazione insieme realistica e
sconsolata, di fronte al "prosciugamento culturale dell'agire
politico", per cui non resterebbe che limitarsi ad "aggiustamenti
secondari, ritocchi ai margini, programmi a breve". Altri commentatori
respingono la presunta omogeneità fra destra e sinistra. L'analisi più acuta
(l'intelligenza discende per li rami) è quella di Filippo Andreatta
("Corriere della Sera" del 17 us) che avanza l'ipotesi di un'epocale
trasformazione ideologica del nostro sistema politico che, una volta archiviata
per sempre la parola del sindacalismo e della sinistra di ispirazione marxista,
torna alla contrapposizione tra una destra più protezionistica (e paladina dei
produttori più in difficoltà) e una sinistra più liberoscambista (e preoccupata
per una crescita dei prezzi devastante per i ceti più deboli). Sarà poi così?
E' certo incontrovertibile che mentre il centro sinistra, durante il suo
governo, si è addentrato nel difficile terreno delle liberalizzazioni, la
destra si è mostrata tutt'altro che sollecita in quella direzione. Nella
pratica la sua propensione al protezionismo rivela una naturale pulsione al
populismo, gravido di nuovi debiti ma anche di facili consensi. Al contrario le
"lenzuolate" di Bersani hanno lasciato consensi effimeri, forse
perché esauritesi a mezza strada. Ma soprattutto perché, pur nella loro
giustezza, non potevano colmare i ritardi strutturali che disegnano la
patologia del nostro Paese. Sempre Filippo Andreatta li elenca affermando che
essi non derivano dalla concorrenza internazionale ma dalla nostra incapacità e
mancanza di volontà: si chiamano debito pubblico, inefficienza della P. A.,
scarsa propensione al rischio e all'innovazione degli imprenditori, sistema
finanziario inadeguato, sistema formativo obsoleto, mercato del lavoro troppo
rigido e inadatto ad un'economia aperta, devastante ridistribuzione del reddito
tra lavoratori dipendenti con imposte trattenute e autonomi su cui la pressione
fiscale dipende dalle loro dichiarazioni. Pur con dubbiosa cautela vorrei
azzardare una risposta, almeno sugli aspetti fattisi acuti negli ultimi anni,
di questa patologia, trascurando quelli secolari su cui si è detto tutto. A mio
avviso la malattia si chiama Euro. Non però nel senso che non si dovesse
tentare ogni sforzo per aderirvi, ché se fosse fallito vedrebbe oggi la lira in
preda a una inflazione devastante, per l'effetto congiunto della discesa del
dollaro e dell'ascesa verticale dei prezzi petroliferi. Non l'adesione, quindi,
ma non aver davvero compreso cosa essa significasse e cosa comportasse
l'assunzione di quella potente medicina monetaria, è la causa dell'aggravarsi
progressivo di tutti i nostri mali strutturali. Nessuno è sembrato voglioso di
capire e, tanto meno, di spiegare che quella adesione non era solo un cambio
della moneta e che i suoi effetti non si sarebbero esauriti in un aumento dei
prezzi. Tutto è rimasto ben al di sotto della percezione reale dell'evento e
delle conseguenze che ne sarebbero derivate. Le aveva intuite alcuni anni
prima, con chiaroveggenza provocatoria, Beniamino Andreatta, quando aveva
suggerito l'adozione del marco tedesco in Italia come leva per risanare
obbligatoriamente il debito pubblico e l'inflazione a due cifre. Orbene, dietro
l'effigie dell'euro, vi era appunto la forza del marco e il nostro, come gli
altri paesi aderenti, da quel giorno si sono fusi, non solo sotto il profilo
strettamente monetario, con la Germania federale, lo Stato più forte di
Eurolandia, che aveva accettato di sacrificare il simbolo della sua sovranità,
in cambio dell'impegno a comportamenti economici coerenti dei partner di
Francoforte. La nostra illusione è stata di credere che per assolvere ai
dettami dell'adesione, quasi tutti non scritti, bastasse adeguarsi ai parametri
di Maastricht, a quello "stupido" limite del 3% del Pil oltre il
quale non è permesso indebitarsi annualmente, o anche, dimostrare fedeltà alla
promessa di rosicchiare nel corso degli anni la montagna del debito accumulato
che si ergeva allora, se non sbaglio, a quasi il 110% del Pil. Oggi, dopo
l'epoca facilona del governo Berlusconi, quei due
virtuosi impegni sono stati recuperati in due anni per merito esclusivo di
Prodi e Padoa-Schioppa, eppure la malattia più generale persiste e si aggrava.
La causa sta nel fatto che noi italiani, ceti dirigenti compresi, non abbiamo
percepito che dal punto di vista economico, nel senso più largo del termine,
siamo tenuti a comportarci come laender tedeschi e che, non facendolo, non
reggiamo all'impatto di una moneta sempre più forte, il marco-euro che portiamo
in tasca. Per contro gli italiani nella loro stragrande maggioranza, i partiti,
i sindacati, l'amministrazione pubblica, la scuola, i mass-media compiacenti e
protestatari, le Regioni (tranne la Lombardia, l'Emilia, il Veneto e la
Toscana, l'Umbria e le Marche che, non a caso, reggono e profittano
dell'impatto europeo) si comportano come ai tempi della lira e, soprattutto,
esprimono una cultura e una filosofia di vita appartenente al bel tempo della
finanza allegra. Una cultura che aveva introiettato il debito pubblico come un
valore salvifico. Esso permetteva, infatti, di alleviare il disagio dei ceti
poveri con milioni di pensioni di invalidità e di assicurare senza gravami
eccessivi la previdenza degli altri; di distribuire sanità senza badare a buchi
e ladrocini; di mantenere aziende in perdita; di promuovere occupazione non
produttiva; di tenere in piedi con copiose sovvenzioni e facilitazioni di ogni
tipo un certo numero di grandi imprese pubbliche e private, anche se i conti
non tornavano; di tollerare un fisco poco esigente (tranne che con i percettori
di salari e stipendi). Inoltre, ogni qualvolta la congiuntura economica
declinava, le svalutazioni pilotate della lira consentivano una ripresa, se pur
drogata, delle esportazioni. Un diffuso benessere e un vago senso di colpa, per
chi se ne ricordava, causato da un indebitamento crescente che un giorno o
l'altro nipoti e pronipoti sarebbero stati chiamati ad onorare, segnava la vita
degli italiani. L'idea che lo Stato fosse ad un tempo qualcosa di estraneo o,
meglio, di esterno alle responsabilità di ogni cittadino, ma anche un
dispensatore obbligatorio di sovvenzioni, aiuti e protezioni ha permeato via
via la mentalità corrente, sono sopravvissuti integri al passaggio all'euro i
paradigmi che hanno continuato a determinare l'azione e la mentalità di gran
parte degli italiani che seguitano a vivere tra la nostalgia della lira e
l'illusione che nulla debba cambiare. Non ci si è resi conto che da un giorno all'altro
quel debito che doveva gravare sui nipoti è cascato addosso, con tutti gli
obblighi connessi, alle generazioni attuali. Così negli ultimi sette anni la
produttività dell'intero sistema economico tedesco è aumentata del 6,9%, mentre
nel "laender Italia" è diminuita dell'1,4%. Il problema centrale è,
dunque, quello dell'acquisizione di una cultura e di un comportamento
competitivi e concorrenziali in tutti i settori. Un certo numero di piccole e
medie industrie ed altre, come la Fiat, lo hanno capito e sono riuscite a
compiere il salto. Alcune Regioni ? che abbiamo elencato prima ? sono
all'avanguardia in Europa, ma la grande maggioranza del Paese e la pubblica
amministrazione vivono ancora nel Paese della Lira. Nessuno, però, ha il
coraggio di pensare e proporre quello sforzo nazionale immane, occorrente per
risalire. Davvero e non a chiacchiere. Eppure non si dovrebbe temere, al punto
cui si è giunti, di proporre il recupero di una stringente Programmazione
poliennale con progetti e obbiettivi precisi e scadenzati. Altrimenti il
"Si può fare" o "Alzati Italia" resteranno carta straccia.
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Napoli
Il personaggio Bassolino Lezzi Prodi Ricordo un episodio degli anni '
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Napoli
Pd, missione nelle fabbriche D'Alema tra gli operai, ma alla Magnaghi poche
tute blu ANGELO CAROTENUTO Tra le maglie della grande distribuzione di
Gianturco, al Centro Mercato Due. "Gli incentivi per la regolarizzazione
dei precari di cui parla Fini, sono già nella nostra Finanziaria". Tra gli
operai di Ponticelli, all'Ansaldo. "Ecco la nostra forza. I giovani e i
lavoratori". Tra i metalmeccanici di San Giovanni, alla Magnaghi.
"Gli elicotteri costruiti a Varese non atterrerebbero senza i vostri
carrelli". Ecco la missione meridionale messa dal Pd sulle spalle di
Massimo D'Alema, riconquistare quell'universo che si sta silenziosamente
scollando dall'orizzonte caro a Veltroni. I redditi bassi e i pensionati. Quella parte di elettorato che
secondo i sondaggi riservati giunti al Loft, sono più impermeabili alle
suggestioni del Pd. Missione D'Alema, allora. Prima di vedere gli industriali
(stamattina a palazzo Partanna), s'immerge a Napoli Est, traduzione
post-Bolognina di quello che si chiamava triangolo rosso. "Vecchia
razza. L'unico che ancora gira le fabbriche. Infatti è accolto bene, con
rispetto, anche da chi non la pensa come lui, in un momento di scetticismo nel
mondo del lavoro e dei ceti popolari", spiega Michele Gravano, segretario
regionale Cgil. Un tuffo che a D'Alema restituisce tutta la difficoltà del
compito. Lo accompagnano Amendola, Borriello, Cozzino, Cozzolino, Marciano,
Santangelo. Non trova dovunque baci e abbracci. Dai commercianti di Gianturco,
a cui presenta i pericoli della Lega al governo, si sente replicare:
"Invece la sinistra cosa ha fatto per noi?". Noi. Cioè i giovani e i
lavoratori. Quella forza che all'Ansaldo di Ponticelli offre
"un'accoglienza calorosa", come dice Andrea Cozzolino, ma che poco
dopo a San Giovanni, alla Magnaghi, sotto la pioggia, rimane nei reparti. Due
scenari differenti. Cos'è successo? Luigi Sorrentino, delegato Fiom alla
Magnaghi, spiega: "Esiste un malumore. Siamo lontani dalla politica, non
dal Pd. Io sarei andato, se avessi finito in tempo il mio lavoro: per farcela
mi sono alzato alle 6. Inutilmente". Hanno appreso dai manifesti in strada
che si trattava di un incontro elettorale. E poi s'è messo pure il caso.
L'appuntamento s'è accavallato con l'orario di mensa (40 minuti) che non si
poteva recuperare. Inoltre, per motivi di afflusso controllato, alcune
delegazioni di lavoratori sono rimaste fuori, mentre D'Alema accusava Berlusconi di speculazione "sull'amarezza per la
dolorosa vicenda dei rifiuti: presenta un'immagine distorta per avere qualche
voto". Operai, precari, atipici. Ma l'Istat parla di 12mila posti in meno
in un anno. Per Cerrito (Cisl) sono il frutto di "una classe politica
locale inadatta e di un governo nazionale non attento alla Campania".
D'Alema non la pensa così. Incrocia i giovani lavoratori del Vulcano Buono.
Sorrisi e saluti. Ragazze con le buste piene: "Avete fatto incetta,
eh?". Mentre Punzo gli parla degli investimenti in Cina, offre caffè e
mostra la nuova sala Warner. "Collaudo una poltrona. Posso?". Posto
37. Fila P. L'ultima. Lì siede D'Alema. "L'ultima fila la diamo a militari
e gay", a Punzo pare una bella battuta. E D'Alema: "Lasciamo stare i
gay". Poi va all'Alenia e infine a Pomigliano, dove a
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Genova
E Savona si mobilita "Come ai tempi di Enrico" Berruti: mi ricorda
gli anni di Berlinguer PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO SAVONA - Piazza Sisto
IV è colma. Un evento? Secondo Giancarlo Berruti, 68 anni, una vita trascorsa nel
Pci prima e nei Ds poi, "non si vedeva tanta gente dai tempi del comizio
di Berlinguer". Il "comizio di Berlinguer" lo ricordano tutti.
Era il 1975, una stagione difficile e angosciosa: "La destra - ricorda
Giancarlo - aveva scelto Savona per fare esperimenti di strategia della
tensione. Alla fine del '
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VII - Firenze
La polemica Enzo Cheli risponde a Ginsborg. Critiche dalla Sinistra "Anche
se il Pd va da solo dopo si può fare coalizione" MASSIMO VANNI "E'
giusto però che i partiti tendano a differenziare la loro offerta politica:
dopo l'esperienza dell'ultima legislatura occorre chiarezza nei
programmi". Il costituzionalista Enzo Cheli replica così allo storico Paul
Ginsborg, che alla Casa del popolo di Vingone aveva definito "una rottura
dannosa" la scelta del Pd di correre da solo alle elezioni del 13 e 14
aprile. Esponente della Costituente nazionale del partito
di Veltroni, il docente di
diritto costituzionale che è stato giudice della Consulta e presidente
dell'Autorità delle comunicazioni, spiega cosa non condivide delle parole dello
storico oggi vicino alla Sinistra Arcobaleno. "Nessuno oggi, né a sinistra
né a destra, è in grado di avere la maggioranza per governare da solo. E
dopo le elezioni, com'è naturale in un regime parlamentare, ci saranno sviluppi
di governo e programmi di coalizione", dice Cheli. Ma questo non significa
che Pd e Sinistra Arcobaleno si dividono per far vincere Berlusconi.
Ginsborg parla di "fase sfrenata del capitalismo" e chiede "un
partito che non dice basta ai conflitti e che sa ancora dire di no"? Per
Cheli è sbagliato affrontare la campagna elettorale pensando già di andare
all'opposizione: "Non credo alla politica dei no e della contrapposizione
ideologica, credo nella capacità di analisi e di risposta ai problemi".
Qualcuno potrebbe obiettare che così non ci sono più sinistra e destra.
"Non è vero, la proposta politica del Pd mostra che i problemi possono
avere ancora una risposta da sinistra - dice il costituzionalista - il perno è
il principio di solidarietà collegato all'equità fiscale e non si può dire che
la proposta del Pd non sia di sinistra, è una risposta che si rifà alle
tradizioni socialista e cattolica , diversa dalla Sinistra Arcobaleno, ma di
sinistra". Critico con Ginsborg anche lo stato maggiore della Sinistra
Arcobaleno fiorentina. Convinto che l'obiettivo sia "la sinistra unita
anche per le elezioni comunali del 2009" e non quello dell'opposizione. Se
lo storico teorizza meglio "l'opposizione che sotto il Pd", la
Sinistra Arcobaleno ribatte annunciando "un percorso per definire la
propria proposta politica per il 2009 auspicando che il Pd voglia pronunciare
rapidamente una parola chiara sulle future alleanze che vorrà perseguire".
Diverse dalla "sciagurata scelta solitaria del Pd rilanciata anche giorni
fa da tre assessori della giunta di Palazzo Vecchio", conclude la Sinistra
ricordando la proposta di Graziano Cioni, Tea Albini e Riccardo Nencini. SEGUE
A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italiani più poveri,
operai verso destra Ora il 46% si sente "ceto popolare". Studenti e
pensionati preferiscono il Pd Il sondaggio Nell'agenda delle priorità spiccano
aumento dei salari e contenimento dei prezzi In due anni dal 36 al 51% la quota
di chi ha visto peggiorare il suo stato economico L'indagine Demos-Coop
evidenzia l'incertezza sul futuro. Il 54% ritiene inutile fare progetti per sé
o per la famiglia FABIO BORDIGNON LUIGI CECCARINI Una società che si sente in
affanno, e soffre di incertezza se guarda al futuro. Il sentimento di declino
accompagna le prospettive non solo delle classi popolari, ma anche del ceto
medio: per entrambe le componenti è cresciuta, in questa fase, la percezione di
scivolare verso il basso, nella scala sociale. Si tratta di un clima di opinione
diffuso, che inevitabilmente intreccia il dibattito pre-elettorale. E' quanto
emerge dai risultati della 17sima indagine dell'Osservatorio sul capitale
sociale, curata da Demos per Coop, che ha approfondito il tema delle classi
sociali. Erano il 40%, nel 2006, gli italiani che ritenevano di appartenere al
ceto popolare o alla classe operaia, oggi sono il 46%. Quanti si
"sentono" ceto medio sono diminuiti dal 54 al 49%. Si è ulteriormente
assottigliata anche la componente di chi si definisce ceto superiore, che
comprende appena il 5% della popolazione. Chi lavora come operaio tende,
prevedibilmente, a posizionarsi nella parte bassa della gerarchia sociale. Ma,
in misura maggiore rispetto ad altre categorie, ritiene di essere arretrato:
nel 2006 gli operai comuni che si definivano ceto popolare/classe operaia erano
il 71%, oggi sono l'84%. Lo stesso avviene per quelli specializzati: il dato è
salito dal 58 al 68%. E' una tendenza che non si registra tra chi lavora in
modo indipendente. Questa "sindrome del declino", dunque, colpisce in
modo diverso le componenti della società italiana. Dal
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nella
"periferia sociale" allargata nuovi ostacoli alla sfida riformista
Ceti popolari sotto choc per il declino ma sconcertati anche dagli
"strappi" del Pd Si è ridotta al 5% l'area di quanti si considerano
"classe superiore" lontana dai rischi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E'
emerso all'inizio del decennio. Negli anni del governo Berlusconi è cresciuto, impetuoso.
Trasferendosi, violento, nella breve esperienza del governo di centrosinistra,
guidato da Romano Prodi. Pregiudicandone il consenso e l'azione. Anche per
questo Veltroni ha
preferito proiettare la campagna sul futuro. Puntare sul
"nuovo". Presentando il Pd e se stesso come elementi di
discontinuità. L'Osservatorio sul Capitale sociale curato da Demos-Coop,
tuttavia, mostra quanto sia difficile rimuovere il passato. Che lascia tracce
indelebili negli orientamenti sociali. Oltre metà degli italiani, infatti,
considera peggiorata la propria situazione economica personale, nell'ultima
fase. Nel 2006 questa sensazione veniva ammessa da (circa) una persona su tre.
Per contro, oggi solo il 13% ritiene che la propria situazione sia migliorata.
Dieci punti percentuali in meno rispetto a due anni fa. Il declino si riflette,
visibilmente, sulla mobilità sociale percepita. Che appare tutta in discesa.
Una smobilitazione di classe. Di conseguenza, la componente di quanti si
collocano nella "classe operaia" e fra i "ceti popolari"
cresce sensibilmente. Fino a raggiungere il 46%. Quasi la metà della
popolazione. Sei punti in più rispetto a due anni fa. Coincidono con il
parallelo calo dei "ceti medi". Mentre lo strato di coloro che si
definiscono classe superiore, oppure borghesia, resta sostanzialmente stabile.
Circoscritto al 5% circa. Così, svanisce l'idea di una società in cui le classi
"periferiche" si stessero riducendo. A solo vantaggio del corpo
intermedio della società. Sempre più gonfio. Oggi, invece, si assiste a una
crescita rilevante dei ceti popolari. Nei quali scivola gran parte degli operai
comuni, ma anche qualificati. Inoltre, una parte estesa di pensionati e
casalinghe (circa la metà). Infine, settori ampi di artigiani e commercianti. A
conferma che il lavoro autonomo nasconde situazioni e condizioni molto diverse.
Segnate, in molti casi, da un senso di precarietà reale. Oltre metà degli
italiani guarda il futuro con inquietudine. Lo vede carico di rischi. Non si
sente di "investire". Ragionevolmente, visto che le risorse sono
scarse. Il potere d'acquisto dei redditi (soprattutto da lavoro dipendente) è
stato eroso da un'inflazione crescente. Di conseguenza, la relazione fra
posizione sociale soggettiva, da un lato, e senso del declino, dall'altro,
appare stretta. La quota di persone che ritengono peggiorata la condizione
economica personale è massima fra quanti si collocano nella classe operaia e
fra i ceti popolari (oltre il 60%). Quindi, tra i lavoratori dipendenti del
privato, fra i pensionati e le casalinghe. Ma è alta anche fra quanti si
definiscono "ceto medio". Mentre, al contrario, quasi un terzo di
coloro che si posizionano nella borghesia e nella classe dirigente ritiene di
aver migliorato la propria condizione. Facciamo riferimento, vale la pena
rammentarlo, a "percezioni". Che, tuttavia, appaiono coerenti con le
indicazioni fornite dalle statistiche sui redditi e sui consumi. Insieme,
confermano come in Italia la distanza fra le classi e i ceti sociali sia
aumentata. A tutto svantaggio dei lavoratori dipendenti a reddito fisso e del
lavoro autonomo più marginale (spesso lavoro dipendente mascherato). Gli
orientamenti di voto riflettono questi sentimenti. Il "senso di
declino" deprime il consenso per chi ha governato, negli ultimi anni. Di
conseguenza, penalizza il centrosinistra. Soprattutto il Pd. Mentre il Pdl
(insieme alla Lega) ne trae slancio. L'analisi del voto in base alla posizione
sociale effettiva (attività professionale) conferma con chiarezza questa idea.
Il Pd raccoglie i maggiori consensi nel ceto medio "dipendente". In
particolare, nelle professioni intellettuali (gli insegnanti) e tra gli
occupati del settore pubblico, dove supera il Pdl di oltre 20 punti. Inoltre,
prevale fra gli studenti (di 6 punti). Infine, tra i pensionati (+ 8 punti),
come era emerso nel 2006 (lo ha messo in luce Roberto Biorcio, nel volume di
Itanes, "Dov'è la vittoria?", Il Mulino, 2006). Sulla spinta
dell'insoddisfazione provocata dalla riforma previdenziale varata dal governo
di centrodestra. (Rilanciata e, poi, smentita da Berlusconi
anche nei giorni scorsi). Il Pdl, invece, sovrasta il Pd fra i liberi professionisti
(di 25 punti), fra i lavoratori autonomi e gli imprenditori (addirittura 35).
Ma lo supera anche fra gli impiegati privati (di poco) e perfino (in misura più
rilevante: 14 punti in più) tra gli operai. In quest'ultimo caso, si tratta di
un ritorno alla normalità, dopo la parentesi del 2006, quando il voto dei
lavoratori dipendenti si era distribuito equamente tra Cdl e Unione. Che, anche
per questo motivo, era riuscita a vincere le elezioni. Oggi tendono a spostarsi
di nuovo a destra (com'era avvenuto in precedenza, fino al 2001), spinti dal
senso di declino che li affligge. Infine, il Pdl risulta forte fra le
casalinghe (23 punti più del Pd, insieme a Di Pietro). Da sempre
"fedeli" a Berlusconi. Questi dati mostrano
come nella base sociale del voto, oggi, coesistano elementi di continuità e di
cambiamento, altrettanto evidenti. 1. Le "costanti" del comportamento
elettorale riguardano la doppia frattura che, da tempo, attraversa gli elettori
in Italia: tra lavoro indipendente e dipendente; fra pubblico e privato. I
lavoratori indipendenti (imprenditori, autonomi, liberi professionisti) e
quelli del privato (compresi gli operai) sono maggiormente orientati a destra.
Mentre votano prevalentemente a sinistra i dipendenti pubblici - soprattutto
gli impiegati e le figure "intellettuali". Oltre agli studenti e, da
qualche anno, i pensionati. 2. I cambiamenti si collegano, invece, all'offerta
politica. Il Pd, infatti, in questa occasione si presenta da solo. Il che ne
riduce il consenso nei ceti popolari. A causa della concorrenza della Sinistra
Arcobaleno, che esprime un buon grado di attrazione fra gli operai, ma anche
fra gli impiegati. Per contro, fra gli operai e i lavoratori autonomi del Nord,
è forte l'incidenza elettorale della Lega, stimata fra il 10 e il 14%. L'Udc,
infine, appare competitiva soprattutto fra i pensionati. Osservate con gli
occhiali della struttura e della dinamica sociale, queste elezioni delineano un
passaggio ancora incompiuto. Il passato non è ancora passato. E il futuro non appare
chiaro, agli elettori. Che guardano le novità con interesse e curiosità. Ma,
poi, seguono la scia delle continuità. Per cui la base sociale del Pdl
riproduce, fedelmente, il calco impresso da Berlusconi,
da sempre. Mentre il Pd di Veltroni, che più degli
altri ha innovato, fa emergere un profilo sociale ancora incerto. A metà
strada, fra passato e futuro. Il Pd. Sconta l'antica diffidenza della borghesia
privata ? grande e soprattutto piccola e media. Ma subisce lo sconcerto dei
ceti popolari: colpiti dal declino, preoccupati dal verbo riformista recitato
da Veltroni. D'altronde, le sfide del cambiamento non
sono mai facili. Soprattutto quando il tempo a disposizione, davanti, è poco.
Mentre il passato di cui ci si vuole liberare: è eterno. Non è ancora finito.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Berlusconi gioca sulla pelle di Alitalia E di 10mila lavoratori. Parla di
una cordata, "candida" i figli, vuole un prestito dal governo Banca
Intesa lo smentisce. Prato: altre offerte? Solo strilli. Veltroni: destra irresponsabile Berlusconi ha deciso di giocarsi sul
tavolo della campagna elettorale anche la carta Alitalia. Il leader
della destra ha prima spiegato che la proposta di AirFrance è irricevibile e
poi ha garantito che la compagnia di bandiera potrebbe essere acquistata da
imprenditori italiani, tra cui i propri figli. Ma Berlusconi
chiede anche un aiuto-ponte dallo Stato: almeno 300milioni. La cordata italiana
avrebbe poi il sostegno di Banca Intesa che però ha subito smentito. Un gioco
sulla pelle di migliaia di lavoratori che stanno vivendo giorni terribili
perché il loro posto è a rischio. Prodi e il ministro Padoa-Schioppa chiedono
che, se ci sono proposte alternative ai francesi, si facciano subito avanti con
piani concreti. E per Veltroni "su Alitalia
smentisce Fini". Ma Epifani della Cgil chiede che tutte le decisioni siano
rinviate a dopo il voto. Lombardo, Rossi, Masocco e Pivetta alle pagine 2 e 3.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Il figliol pratico Maria Novella Oppo BERLUSCONI È PASSATO AI COLPI
BASSI. D'altra parte, da uno della sua statura politica, che cosa ci si può
aspettare, se non che colpisca dove arriva? L'aspetto positivo di questa
strategia (sempre la stessa) è quello di farci capire come il grande
comunicatore sia stremato dalla quinta replica di un reality elettorale la cui
sceneggiatura è già piena di falsi, scivoloni e battutacce. Basti pensare
all'uso che sta facendo del proprio figlio, scelto come alter ego per far dimenticare il fatto che anche Veltroni potrebbe essere suo figlio. Non pago di aver proposto Piersilvio
come soluzione economica per migliaia di precarie, Berlusconi da qualche ora lo ha tirato in ballo anche come risolutore della
crisi Alitalia. Per la lotta contro la mafia no, per non urtare la sensibilità
di Dell'Utri, ma per molti altri usi Piersilvio può tornare utile. Tipo
spacciarlo come soluzione contro la cellulite per le precarie meno giovani e
contro la caduta dei capelli per conquistare i maschi anziani che non portano
la moquette in testa come fa suo padre. FRONTE DEL VIDEO.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Fini e la sindrome da delfino di Marcella Ciarnelli E ora c'è
anche la presa di distanza utile. Il monito del Capo dello Stato
sull'importanza per ognuno di esprimere il proprio voto sempre, a chiunque si
decida di darlo, è stato accolto con il dovuto rispetto dai vertici del Popolo
della libertà. Ma con la difficoltà di chi sul voto utile ci ha puntato tutta
la campagna elettorale. Rispetto, dunque. Ma anche necessaria presa di distanza
a conferma di una linea. E così se il Cavaliere non ha mancato di ribadire che
"chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni e nel centrodestra l'unica
forza politica che ha l'opportunità di avere successo è il Pdl" ci ha
pensato Giulio Tremonti a derubricare a consiglio autorevole le parole
inequivocabili del Presidente della Repubblica. "Dall'alto della sua
magistratura quello di Napolitano è stato solo un intervento per
prevenire". Una indicazione di metodo, dunque. Nulla di più. E loro
vanno diritti per la strada già tracciata. D'altra parte, ha ribadito Berlusconi medesimo, come si fa a ritenere utile il voto
all'Udc che "al massimo prenderà un senatore". A che serve votarlo
quando "io sono qui e l'unica strada è affidarsi a me" ha insistito.
Tanto più che "dopo le elezioni Casini starà all'opposizione perchè le
alleanze si fanno prima del voto" ha incalzato sulla stessa linea
Gianfranco Fini, ancora leader di An, ma già perso nel fiume azzurro del
Cavaliere, facendo sentire la sua voce nella giornata dedicata agli eredi di Berlusconi. Quelli naturali che compaiono oltre che come
salvatori delle precarie anche come possibili partner della cordata italiana
salva Alitalia. E quindi anche quello politico. Cioè colui che ha mandato al
massacro il suo partito proprio nella prospettiva, un giorno, di succedere
all'uomo di Arcore alla guida del centrodestra. Non è possibile fare
previsioni. Ma Fini ci spera. Ed esce allo scoperto confidando che "se non
ci fosse stata questa legge elettorale ma una come quella in vigore in Francia
già questa volta mi sarei candidato a premier. Ma bisogna fare il pane con la
farina che si ha". In attesa di succedere al "vecchietto" che si
sacrifica per l'Italia intera vantandosi però di avere "un mese di meno
del candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti", arriva la
benedizione pubblica di Giulio Tremonti che conferma di vedere nell'uomo di An
"ragionevolmente" il possibile delfino. Ed è già qualcosa. Sempre che
tutto proceda secondo il percorso previsto e non ci siano incidenti in un
legame che troppe altre volte è stato messo in discussione. Tant'è che Fini,
nonostante le dimostrazioni di colleganza totale, ci ha tenuto a ricordare come
il suo partito non sia ancora stato sciolto ufficialmente e che lo sarà solo
quando anche gli altri faranno la stessa operazione. Ora bisogna pensare alle
elezioni. Del futuro si parlerà a risultato acquisito. Se non andrà come deve
andare Fini non ha dubbi: "Se perdo le elezioni un minuto dopo rassegno le
dimissione. Anche se penso che si tratta solo di un'ipotesi di scuola".
L'impegno vale per lui. Può stare tranquillo che Berlusconi
non ci pensa proprio. In Fondo a Destra.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi: "Anche i miei figli
sono pronti" "A Prodi ho chiesto un prestito ponte, per prendere
tempo. Fatemi fare delle telefonate e vi dirò tutto" di Natalia Lombardo/
Roma BLUFF? Berlusconi mischia le carte, fa
intravedere un asso nella manica, puntando a far saltare il banco della partita
Alitalia: nelle notti festaiole Silvio annuncia la presenza di una cordata
italiana della quale potrebbero far parte anche i figli. Salvo smentire
parzial- mente stamattina, dopo che il titolo Alitalia in Borsa ieri è
schizzato del 12,52% , col rischio che oggi crolli. Martedì notte, alla fine
della festa di compleanno di Roberto Maroni, il cavaliere è
"sbottato". Convinto che con il suo veto "i francesi si
tireranno indietro e lasceranno spazio a AirOne", lascerebbe la regia
dell'operazione al patron Carlo Toto (del quale ha candidato il nipote Daniele
alla Camera in Abruzzo). La cordata, spiega l'ex premier, sarebbe formata da
"alcune banche tra cui BancaIntesa" poi il suo vecchio socio
Fininvest Ligresti e altre dal "mondo arabo" con quote di minoranza.
Insiste con l'appello agli imprenditori italiani e alla domanda di un cronista
"e lei che fa?" Berlusconi risponde così:
"Anche io sarei disponibile ad un sacrificio, ma mi accuserebbero subito
di avere un interesse. Potrei partecipare alla pari degli altri, ed anche i
miei figli credo che non direbbero di no". Ieri mattina, dopo essersi
assicurato il voto della Confcooperative (quelle bianche, quelle buone), con
l'ex Udc Giovanardi in prima fila, Silvio come sempre corregge un po' il tiro.
O quanto meno è "opaco": "Non ho alcun interesse da parte mia o
di Finivest, ma se lo chiedessero ai miei figli, se fosse necessario non si
tirerebbero indietro". Soprattutto vuole bloccare AirFrance:
"Porterebbe i turisti a visitare Parigi, i castelli della Loira e non
l'Italia", paventa il cavaliere, facendo quello rassegnato a dover bere
"l'amaro calice" del governo in una situazione "peggiore del
dopo 11 settembre". E bacchetta gli impreditori che "non ci danno un
euro per la campagna elettorale". Con la "leggerezza"
che gli rimprovera Veltroni,
l'ex premier vuol dimostrare che ha le redini in mano, che telefona a Emma
Marcegalia come a Prodi, al quale "ho chiesto un prestito ponte per dare
tempo a una cordata italiana", spiega. Sul sito votaberlusconi.it
campeggia la coda di un aereo Alitalia: "Cordata italiana unica
soluzione". Ma anche un suo ex ministro ammette che l'alternativa a
Air France per ora non c'è, "tutto il resto è campagna elettorale". Berlusconi però dà a vedere di condurre una trattativa
parallela, mentre qualcuno sospetta che voglia far fallire Alitalia:
"Fatemi fare delle telefonate e vi saprò dire" informa nel pomeriggio
uscendo dalla sede Anmil, l'associazione invalidi sul lavoro (a un anziano
calvo suggerisce: "vada dal mio dottore"). Poi, facendo shopping,
s'arrabbia: "Non è vero che BancaIntesa si è tirata indietro". Il
leghista Maroni sostiene che "il governo dovrebbe bloccare tutto".
Fini fa una giravolta: era favorevole a AirFrance, ora insegue Silvio: "Ha
detto una cosa giusta: possibile che non ci siano imprenditori italiani pronti
a fare una proposta?". Quanto ai figli e al conflitto d'interessi:
"Probabilmente non sono nemmeno interessati". Dalla Destra Daniela
Santanché lo sfida: "Silvio, se ci credi mettici i soldi".
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Consigli (non richiesti) a Veltroni Enzo Costa S'io fossi Walter,
continuerei così. Seguiterei a utilizzare un linguaggio semplice ma non
semplicistico, capace di parlare alle persone senza trascurarne ansie e paure
ma senza mai vellicarle, trasmettendo una visione del futuro che non rimuova le
difficoltà del presente ma le faccia sentire condivise e superabili. Ma
userei qualche accortezza in più. Ad esempio, non avrei timori ad essere
ripetitivo e comparativo. Non scorderei che l'elettorato è costituito
soprattutto da persone che leggono poco, e si formano un'idea attraverso il
video: come purtroppo insegna la destra, che questo tipo di elettorato ha
plasmato, davanti a teleutenti distratti e smemorati occorre dire e ribadire,
in ogni occasione, i concetti che si vogliono fare arrivare: la destra questo
lo attua con bufale e propaganda. Tanto più giusto e utile farlo con la verità.
Ad esempio: il Pd non candida chi è condannato o processato per gravi reati
(mafia, corruzione, concussione): un'idea forte che può colpire i cittadini, a
patto che la si sottolinei. E invece non è stata più rimarcata. Eppure, aveva
messo in imbarazzo la destra: Bondi si era affannato a diramare una direttiva
ai coordinatori regionali affinché facessero altrettanto, salvo casi di
conclamati "processi politici". Postilla risibile, e da additare
tuttora, ma ancora di più andrebbe fatto notare come la direttiva bondiana sia
stata disattesa, ben al di là di ogni estensione del concetto di "processo
politico". Eccole, la ripetizione e la comparazione che praticherei: in
ogni talkshow, premetterei alla prima risposta questa dichiarazione:
"Ricordo agli elettori che noi del Partito Democratico non candidiamo
condannati o processati per mafia, corruzione e concussione, mentre il Popolo
della Libertà - che subito aveva assicurato di fare altrettanto - non lo ha
fatto". Lo direi e lo ridirei. E poi, aiuterei chi mi segue da casa a fare
mente locale sul governo Berlusconi 2001-2006,
chiarendo che sostanzialmente è il governo che il Pdl riproporrebbe: specie in
caso di presenza nello studio del Fini o del Tremonti sprezzanti di oggi,
rammenterei che quello che la destra ora dipinge come un governo mirabolante fu
tra l'altro un governo devastato da profondissime divisioni: ricorderei che, a
fine 2004, alla vigilia della Finanziaria, un inviperito Fini chiese e ottenne
la testa del ministro Tremonti, da lui accusato di una conduzione
spericolatamente creativa delle finanze pubbliche. "Eccoli", direi ai
teleutenti, "quelli che vi raccontano che lavoravano bene e coesi: si
scontravano al punto che uno fece cacciare l'altro, che fu rimpiazzato da
Siniscalco, poi ricambiato col già sfiduciato Tremonti, la cui opera economica,
intanto, era stata bocciata dall'Europa con procedura di infrazione contro
l'Italia, procedura oggi revocata grazie a quel governo Prodi che i due feroci
litiganti di allora ora vituperano! Come potete fidarvi di chi, oltre ad aver
condotto l'Italia sul baratro, oggi fa finta che ciò non sia mai successo, e
spera vi siate dimenticati delle furibonde litigate di cui fu
protagonista?". E direi: "Ma come potete credere a Berlusconi
che oggi si mostra preoccupato per i salari bassi degli italiani, quando ancora
nel 2005 e a inizio
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando
l'edizione del Noi lettori a sostegno del nostro giornale Cara Unità e cara
redazione, voglio esprimervi tutta la mia solidarietà e comprensione per la
scelta pesante di scioperare il prossimo 26 marzo. Come lettore fedele,
affezionato e appassionato sono sempre più preoccupato per il futuro della
testata che sembra ancora più di prima a rischio e soprattutto per l'assordante
silenzio da un lato, di una proprietà che appare francamente "poco
interessata" al destino di un pezzo importante della storia del nostro
giornalismo; dall'altro del Partito Democratico (ovvero dei nostri politici di
riferimento) che sembrano non capire l'importanza del giornale come voce e
strumento di coinvolgimento e condivisione del progetto politico. Considero il
"nostro" giornale un'oasi di libertà in un panorama di testate fatto
di opportunismi e compromessi con il potere di turno a volte imbarazzanti;
spesso in questi anni ci siamo ritrovati soli, abbiamo fatto una scelta di
rigore e coerenza ma il prezzo che rischiamo di pagare a questo stare
"fuori dal coro" mi sembra francamente troppo alto. Come lettori che
in questi mesi di difficoltà abbiamo insieme a voi difeso e sostenuto il
"nostro giornale", meritiamo rispetto e siamo stanchi di questo
infinito balletto di voci ed ipotesi sui possibili acquirenti. È ora per la
proprietà di dire chiaramente da che parte sta, se con il giornale, i suoi
redattori, i poligrafici e tutte quelle persone che con tanta passione lo
creano tutti giorni; oppure con quelli che a vario titolo e per motivi diversi
hanno interesse a farlo morire. Noi lettori lotteremo sino all'ultimo per
difenderlo perché adesso più che mai la nostra Democrazia ha bisogno di questo
spazio di libertà ed a questo proposito rilancio l'idea di una sottoscrizione
popolare per rilanciare la testata, insieme ad un presidio di sostegno e solidarietà
il giorno dello sciopero in ogni città dove ha sede una redazione (ad iniziare
da Bologna in via del Giglio 5), per dare un segno visibile di quanto vi siamo
vicini con la testa e con il cuore. Claudio Gandolfi, Bologna Com'è corta la
memoria di Berlusconi su Alitalia Cara Unità, come fa Berlusconi a parlare di Alitalia e di colpe del Governo
Prodi? Il disastro è cominciato e si è compiuto nel suo quinquennio di governo.
Ma perchè nessuno, come fa Travaglio, documenta la sua sfacciataggine e lo
sbugiarda pubblicamente? Pensiamo che gli Italiani siano così informati e
traggano le dovute conclusioni? Temo di no, se vediamo rete quattro e le altre
del Cavaliere, ma anche la RAI che gli accorda uno spazio inverecondo. E'
necessario far emergere la verità su Alitalia, su di un certo leghista Bonomi
che ora vuole i danni per Malpensa. Ma la vergogna delle proprie colpe non la
prova più nessuno? Gianbattista Liazza, Ravenna. Auguri a Luchino vecchio
partigiano Cara Unità, di nuovo in fibrillazione il Comitato di Redazione a
proposito dell'assetto societario del nostro giornale (per favore non tirate
SEMPRE in ballo Antonio Gramsci... lo sappiamo da molto tempo chi fu il
fondatore e non mi sembra necessario ricordarlo continuamente a destra ed a
manca... o lo avete scelto come alibi?...): A pagina 4 di oggi 20 c.m. avete pubblicato una foto che vede Veltroni abbracciare il vecchio partigiano e comandante. Voglio
aggiungere al brevissimo ritratto che il conte Luchino Dal Verme (cugino di
Vittorio Emanuele III) è stato comandante della Divisione "Gramsci"
Garibaldina nell'Oltrepo Pavese e la sua nomina fu dovuta su sollecitazione
fatta da Ferruccio Parri a Italo Pietra (Commissario politico della
Brigate Garibaldi dell'Oltrepo Pavese). Fu un Comandante amatissimo dai suoi
partigiani e fu sempre legato al territorio pavese e mai rifiutò una sua
partecipazione alle manifestazioni e alle Feste de l'Unità che si tenevano a
Varzi, capoluogo della Valle Staffora nel territorio in cui operava anche la
sua Divisione. Voglio qui ricordarlo e ringraziarlo per questo nuovo gesto che
lo rende ammirevole e che mi onora sentendolo nuovamente con me vivo e
partecipe al Partito Democratico: Auguri a te Luchino , vecchio partigiano
combattente Alfredo Schiavi, Sanremo Il nuovo codice si dimentica dei parchi
Stefano Miliani su l'Unità commenta con soddisfazione l'ultimo passaggio del
nuovo Codice dei Beni culturali a cui manca ora solo la firma del Capo dello
Stato. Il titolo dell'articolo ne evidenzia un aspetto molto importante ai fini
anche del paesaggio e cioè che "la bellezza è un valore unitario".
Importante perché il dibattito e le polemiche che l'hanno finora accompagnato
si erano incentrate -non certo a torto- soprattutto sui profili istituzionali
ovvero il rapporto stato-regioni e enti locali. Aspetto non separabile però dal
merito ossia da cosa si intende per paesaggio. Milani al riguardo sottolinea
che il nuovo Codice rispetto al vecchio e grazie in particolare a Settis ne
allarga la concezione delineandolo non solo come depositario di
"bellezza" naturale bensì come patrimonio di cui fanno parte la
natura quanto l'opera dell'uomo. Dai monti ai borghi tanto per semplificare.
Tanto è vero che più volte nel recente passato si era cercato - purtroppo senza
successo - di integrare l'art 9 della Costituzione per "aggiornarlo"
sotto questo profilo. D'altra parte la vicenda del killer del pino marino che
sta decimando le nostre pinete costiere in Toscana soprattutto all'interno dei
parchi conferma in maniera esemplare questo intreccio paesaggio-natura spesso
ignorato. Ma proprio per questo è sorprendente che neppure Miliani dica
qualcosa sul fatto che il nuovo codice sottrae - ad esempio - alla
pianificazione dei parchi proprio il paesaggio. Insomma mentre giustamente si
sottolinea il passo avanti nella nuova concezione del paesaggio sancita dal
Codice non si coglie l'incoerenza di questa norma che torna a scindere ciò che
si è appena unificato. Si ritiene davvero che questo gioverà alla tutela del
paesaggio? Renzo Moschini, Pisa Gentile Moschini, ringraziandola per
l'attenzione e la competenza su un tema così delicato e importante, converrà
chiarire che il Codice, nell'articolo numero 145, subordina anche le "aree
naturali protette" ai piani paesaggistici su cui il testo stesso legifera.
Cordialmente, ste. mi.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Veltroni: "Tutti i figli partano
alla pari" Il leader democratico a Savona: basta discriminazioni in base
alle dichiarazioni dei redditi dei genitori di Eduardo Di Blasi inviato a
Savona CON LE TANTE persone presenti in piazza Sisto IV a Savona, Walter Veltroni entra subito in sintonia. Perché parla a gente che
ha figli e teme per la precarietà del lavoro che questi troveranno, che ha
pensioni mangiate dall'inflazione, che è in parte delusa dall'esperienza del
centrosinistra allargato ("Non si può governare con una coalizione che va
da Dini e Mastella a Caruso", e giù l'applauso), che ritiene non più
possibile vivere in un Paese dove i cittadini hanno gli stipendi più bassi
d'Europa e i parlamentari quelli più alti (altro applauso, sentito). Perché,
anche, sperano in questo progetto che vuole parlare a loro, al Paese. A queste
persone il segretario del Pd propone di rimboccarsi le maniche per costruire
un'Italia nuova che cresca come successe dopo che la seconda guerra mondiale
l'aveva ridotta a macerie. "Dal '45 al '63-'
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del IL SONDAGGIO Tra i "praticanti" vince il Pdl, tra i
"non" il Pd Tra i cattolici praticanti il 50,6% voterebbe Pdl, Lega e
Mpa, il 31,6 per Pd e Idv, l'8,9 per l'Udc, il 4,2 per Sinistra arcobaleno e il
4,2 per altri partiti. Sono i "numeri" del sondaggio di DemosΠ
per Repubblica. C'è una grande differenza tra i dati
riguardanti i praticanti e quelli riguardanti i non praticanti, con una
inversione di preferenze; infatti tra i non praticanti è la coalizione guidata
da Veltroni a prevalere con
il 44,8% contro il 34,8% dell'alleanza che fa capo a Berlusconi; alla Sinistra Arcobaleno va il 10,3% e a Casini il 4,3%.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "G8, An spieghi perché era in sala-regia" Pericu,
sindaco di Genova nel 2001: si diedero un gran da fare con Fini e Ascierto,
città off-limits di Massimo Solani/ Roma NEL LUGLIO DEL 2001 Giuseppe Pericu
era il sindaco di una città ferita dalla violenza, da uno strappo di cui ancora
oggi non riesce a comprendere a pieno le cause. Anche per questo, ora che primo
cittadino non lo è più, continua a battersi per l'istituzione di una
commissione parlamentare di inchiesta che faccia luce su molti aspetti della gestione
dell'evento. Specialmente dal punto di vista dell'ordine pubblico. "Dopo
la manifestazione del giovedì che si svolse senza alcuna criticità - spiega -
accaddero davvero cose molto gravi, violenze inaudite. Tanto che i pm hanno
chiesto condanne esemplari anche per i manifestanti imputati per le violenze e
i saccheggi. Ma è arrivato il momento di capire tutto quello che è successo in
quei tre giorni. A prescindere dalle inchieste della magistratura non possiamo
più rimandare il tempo per un accertamento di insieme: sia per quanto riguarda
la fase di preparazione che quella di gestione dell'evento". In quelle ore
lei ebbe contatti con il ministro dell'Interno Scajola? "Partecipai alle
molte riunioni che si tennero nelle settimane precedenti. Ma tre giorni prima
dell'inizio delle manifestazioni il ministero dell'Interno assunse il controllo
completo della situazione. Una delle cose di cui io mi lamentai, infatti, era
di essere stato messo nella condizione di non sapere quanto si stava
preparando". Nel corso di quelle ore drammatiche, con chi era in contatto?
"Con il prefetto e con il questore. Ma sul posto c'erano i vertici della
polizia, ed erano loro a gestire l'evento. Era diventata una questione di
ordine pubblico e le decisioni se le sono assunte interamente loro. Come buona
parte dei genovesi anch'io scoprii con sorpresa lo schieramento dei container a
chiusura delle strade e l'innalzamento delle famose griglie". Sta dicendo
di essere stato esautorato dalle decisioni? "Da quelle in materia di
ordine pubblico sicuramente sì. Per me, in veste di sindaco, il G8 si concluse
il 7 luglio quando furono conclusi i lavori per preparare la città all'evento.
Da quel momento in poi le mie furono iniziative personali, come quando il
venerdì trattai con Vittorio Agnoletto a nome del Social Forum nel tentativo di
far cessare l'assedio alla zona rossa, prima della morte di Carlo
Giuliani". Quello che è strano è che invece più di un rappresentante del
cdx, in quelle stesse ore, era nelle stanze dei bottoni dove si prendevano le
decisioni sull'ordine pubblico. "In quei giorni gli uomini di An si
diedero un gran da fare. Ricordo che l'onorevole Ascierto stazionò per lunghe
ore nella caserma dei Carabinieri in Corso Italia. E ricordo anche la presenza
di Gianfranco Fini. Tutte vicende che, lo dico una volta di più, sarebbe il
caso di approfondire e accertare attraverso il lavoro di una commissione
parlamentare. Solo in questo modo potremmo cercare di comprendere meglio quanto
successo e farne tesoro per il futuro. Ricordo a tutti che la prossima estate
l'Italia ospiterà di nuovo una riunione del G8 sull'isola della
Maddalena". Uno degli argomenti più usati da chi si oppone è il rischio di
una sovrapposizione con il lavoro della magistratura. "I processi penali
accerteranno le responsabilità personali degli uomini delle forze dell'ordine
coinvolti e dei manifestanti imputati. Ma quello che manca ancora totalmente in
questa vicenda è una valutazione complessiva. Che soltanto una commissione di
inchiesta parlamentare avrebbe potuto definire". Avrebbe potuto? Quindi
nemmeno lei crede più alla possibilità che si faccia... "Io ci spero
ancora. Ma devo prendo atto del fatto che ogni volta che si è provato a
realizzarla è stata puntualmente affossata. E più passa il tempo più è
difficile. Senza un lavoro "politico" mancheranno sempre i
riferimenti generali in cui contestualizzare il comportamento delle forze
dell'ordine, le strategia del loro schieramento in strada e il perché di molte
scelte fatte. A partire da una attività di prevenzione insufficiente".
Qualcuno ha remato contro anche all'interno del centrosinistra. "Purtroppo
sì. Ci sono stati gruppi parlamentari, anche all'interno della maggioranza, che
hanno fatto di tutto perché non si procedesse". Sono stati inutili anche i richiami di Prodi e gli appelli di Veltroni. Perché secondo lei?
"Credo che qualcuno non abbia voluto andare a rivangare responsabilità che
non sono soltanto del centrodestra, a cui ovviamente va attribuita grande parte
del fallimento della gestione del G8. Non dimentichiamo che l'evento venne
organizzato e preparato nel periodo del governo Amato di centrosinistra,
prima delle elezioni poi vinte da Berlusconi".
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai
consultando l'edizione del Identica la posizione manifestata da Prodi Veltroni: "Fini e Berlusconi hanno detto
cose che sono come il giorno e la notte".
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Italiani cornuti e mazziati se Mediaset non rispetta la
legge" di Roberto Brunelli / Roma Per i fedelissimi di Silvio oggi è lui,
Antonio Di Pietro, l'Uomo nero. Anzi, "un uomo che fa orrore", come
ha detto Sandro Bondi l'altra sera a Ballarò. Il leader dell'Italia dei Valori
non pare preoccuparsene troppo, anzi. Lì, negli studi di Rai3, non ha usato
giri di parole: lui Mediaset la vuole "smembrare". Dica ministro: era
un minaccia da campagna elettorale, o è davvero realistico uno scenario in cui
Rete4 toglie il disturbo a favore di Europa7? "Che bisogna togliere una
rete a Mediaset sanando un'illegalità lo hanno sancito la Corte di Giustizia
europea e anche la Corte costituzionale italiana. Ed il fatto che
quest'illegalità non sia stata ancora sanata è una cosa che fa vergogna al
nostro Paese, perché sta lì a dimostrare che le istituzioni italiane non sono
in grado di far rispettare la legge. Che bisogna agire al più presto lo impone
anche il fatto che vi sarà una sanzione durissima nei confronti dell'Italia se
non ci adeguiamo, e per pagarla ci vorrebbe una finanziaria all'anno". E
cosa risponde a quelli che dicono che così si mettono a rischio delle aziende
con tanti posti di lavoro? "L'argomentazione del personale che ci lavora
non ha senso: sarebbe come dire che può violare la legge ogni azienda che non
paga le tasse, o che non rispetta la sicurezza, o che non paga i contratti,
solo perché ha i suoi dipendenti. E poi nessun vuole chiudere quell'azienda. Si
vuole solo che una delle sue reti vada sul satellite perché la frequenza è
stata vinta da qualcun altro. Ricordiamoci che la rete che c'è oggi trasmette
rubando il diritto di trasmettere ad un'altra". Lei dice che
"soffierà sul collo" di Berlusconi anche sul
conflitto d'interessi. Ma lei ritiene anche che il centrosinistra sia stato
troppo 'timido' al riguardo... "Il centrosinistra non è stato timido, è
stato latitante. Ed è una colpa: rimuovere il problema mentre sei maggioranza
costituisce un vulnus che va riparatato. Noi dell'IdV adempiremo lealmente al
programma, ed il programma prevede il rispetto della legalità. Non intendiamo
fare sconti... Il fatto è che Berlusconi ha governato essendo concessionario di servizi pubblici: non si
mai se decide per lui o per noi: anzi, le leggi ad personam dimostrano che
decide solo per se stesso". Il Cavaliere dice che lei è un
"pensionato" come Veltroni... "Macchè, vado verso i 60 anni e dal Parlamento pensione
non ne ricevo, devo lavorare ancora molto". C'è chi potrebbe
affermare che l'alleanza con il Pd sia strumentale alle elezioni... "No, è
un patto di ferro, per quanto mi riguarda. L'IdV ha le sue ragioni di vita
nella credibilità delle sue azioni. La riforma delle telecomunicazioni e il
conflitto d'interessi debbono essere affrontate necessariamente perchè lo
dicono la normativa, la giustizia italiana e l'Europa. Affrontando di petto
questi temi rilanciamo al credibiltà del programma e all'azione di Veltroni presidente del consiglio, dimostrando
determinazione e coerenza". Nel momento in cui viene resa esecutiva la
sentenza europea cosa cambierebbe nello scenario italiano? Qualcosa che
assomiglia un po' a una rivoluzione... "L'affermazione della legalità non
è mai rivoluzione, ma restaurazione della legalità rispetto a una illegalità
preesistente e recidiva. Ormai veniamo derisi e irrisi dalla comunità
internazionale perché non siamo in grado di far rispettare la legge. Era già
inaccettabile finchè c'era Berlusconi, ma era anche
una naturale conseguenza del conflitto d'interessi. Però dico anche un'altra
cosa: se, stando al governo noi, avessimo provveduto nei primi cento giorni,
abrogando le leggi vergogna ed il conflitto interessi e approvando la riforma
radio-tv tante cose sarebbero andate in modo diverso. Ora basta tergiversare o
finiramo cornuti e mazziati. Cornuti perchè la mancanza di pluralità colpisce
tutti noi, mazziati perché dovremo pure pagare una multa salatissima". G8
di Genova. Veltroni ha usato parole molto dure. Lei
oggi voterebbe ancora contro l'istituzione di una commissione d'inchiesta?
"Votammo contro quella proposta di commissione perché si voleva giudicare
solo il comportamento illecito della polizia e non chi si era reso protagonista
di atti violenti contro la polizia. Grazie alle investigazioni dell'autorità
giudiziaria oggi abbiamo un quadro più chiaro: ci sono due gravissimi atti
criminali. Il primo è quello di facinorosi e violenti inseriti in una civile
manifestazione di protesta. Gente che è arrivata con mazze e bombe incendiarie,
che ha devastato mezza città e aggredito gli agenti. Poi c'è un fatto successivo,
che non è più legittima difesa, ma un vero atto di ritorsione e di violenza da
parte di alcune forze dell'ordine: questo è ancora più grave perchè i
responsabili portano le stellette e rappresentano lo Stato. Preciso che in uno
e l'altro i casi i fatti si sanno non grazie a una commissione d'inchiesta, ma
grazie alla magistratura. Quello di una commissione è un compito di valutazione
politica di fatti accertati: altrimenti, responsabilizzando solo una parte o
l'altra, si distorce la verità".
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Padoa-Schioppa: "Chi vuole, avanti subito" Ma il
presidente Prato nega l'esistenza di altre proposte: "Solo strillate e mai
avanzate" di Felicia Masocco/ Roma PAROLE E FATTI "Chi è interessato
ad Alitalia si faccia avanti con atti formali e offerte concrete". E lo
faccia subito. A metà pomeriggio Tommaso Padoa-Schioppa interrompe l'effluvio
di parole del candidato premier del Pdl e con una nota e gli ricorda che verba
volant, se dietro le chiacchiere c'è qualcosa di concreto, se una cordata
alternativa ad AirFrance-Klm c'è, venga allo scoperto "altrimenti
distrugge una possibilità di vendita anziché costruirne una nuova".
L'attesa non può durare a lungo, aggiunge il ministro dell'Economia, "i tempi,
ormai strettissimi, sono dettati dalla condizione della compagnia e non possono
dipendere dal calendario politico". E qui il richiamo è indirizzato anche
a chi, Cgil e Cisl tra gli altri, chiedono che la decisione finale sul futuro
di Alitalia venga congelata e se ne riparli con il governo che uscirà dalle
urne. Le parole dell'uomo del Tesoro, il maggior azionista di Alitalia, erano
state anticipate in mattinata da quelle del presidente di Alitalia, Maurizio
Prato, che nel corso dell'incontro con i sindacati aveva incalzato: "Dove
sono le offerte di queste cordate strillate sulla stampa e mai pervenute in
azienda?". Per Prato- alle prese con il difficile compito di convincere i
sindacati che AirFrance conviene - l'offerta dei franco-olandesi allo stato
attuale è "prendere o lasciare", ma è "industrialmente
solida" al contrario di quelle di possibili cordate, "appoggiate
dalle banche che poi farebbero gravare il debito sull'azienda". Prima
ancora, era stato Romano Prodi, nel colloquio telefonico con Berlusconi,
a sollecitare fatti concreti. Un pressante invito a venire allo scoperto nel
corso di una giornata convulsa e confusa rispecchiata dall'andamento del titolo
in Borsa, uno stop and go che ha richiamato l'attenzione della Consob. Il
titolo è sorvegliato, "un'attenta analisi" è in corso per la sua
forte volatilità che può celare manovre speculative. Basti pensare che dopo
l'intervento di Padoa-Schioppa il titolo Alitalia ha dimezzato il suo guadagno,
passando da un rialzo del 30% a 15,7% attestandosi a 0,459 euro. Un'altra
notizia arriva da Bruxelles, inerisce l'ipotesi di una garanzia da offrire ad
AirFrance in caso di esito negativo della causa intentata ad Alitalia da Sea,
per la vicenda Malpensa: l'operazione rappresenterebbe un aiuto di Stato contrario
alle norme Ue. Vale lo stesso per eventuali risarcimenti riconosciute dal
governo alla Sea per l'abbandono di Malpensa da parte di Alitalia. Quanto al
prestito-ponte, necessario alla compagnia aerea per sopravvivere fino a
privatizzazione avvenuta, è possibile solo in presenza di una proposta concreta
di acquisizione, altrimenti Bruxelles lo bollerebbe come aiuto di Stato. E
questo taglia un po' le gambe alla proposta dei sindacati che chiedono che la
questione venga sganciata dal raggiungimento di un'intesa entro il 31 marzo. A
fine giornata, dopo un vortice di dichiarazioni, resta la netta sensazione che
le speculazioni in Borsa facciano il paio con quelle elettoralistiche. I
principali leader del Pdl, "parlano con grande leggerezza e peraltro si
contraddicono l'un l'altro. Come il giorno e la
notte", accusa Walter Veltroni. "Abbiamo a che fare con posti di lavoro, in Alitalia e a
Malpensa, eppure si parla con leggerezza e si annunciano cose che non si
verificano". Bertinotti invoca la buona volontà di tutti per salvare il
lavoro.
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
La strana coppia
Vietti e Gaiotti vanno a caccia dei delusi della "balena bianca"
"Venghino signori, venghino". Non siamo al mercato, ma poco ci manca.
E sull'ideale bancarella ci sono i voti dei cattolici piemontesi. La corsa al
saldo l'ha provocata il Pd che al Senato non solo ha piazzato come capolista la
radicale Emma Bonino e ha escluso Gianfranco Morgando, ma ha compiuto una sorta
di pulizia etnica cancellando, di fatto, gli esponenti di area cattolica dei
quali il meglio piazzato - nell'inutile 15° posto - è il prof. di religione e
tra i più votati in Sala Rossa, Gavino Olmeo. Un po' di soddisfazione i
cattolici la possono trovare solo nei collegi camerali dove trovano - in
posizioni eleggibili - gente come il teodem Bobba o Calgaro di area lettiana,
oppure la Ciluffo vicina a Gariglio o Giorgio Merlo di area ex-popolare. Il
resto sono scartine, nel senso che - grazie al Porcellum - hanno poche
possibilità di essere eletti. Ecco spiegato quindi l'entusiasmo dell'Udc che,
ieri, ha presentato l'integrazione della Rosa Bianca piemontese al programma
ufficiale del partito guidato da Casini. L'Unione di centro sa che il quorum
dell'8 per cento al Senato è un'asticella bella alta da superare per poter
mandare uno-due senatori a Roma, ma sa anche di possedere l'asso della
delusione cattolica. Gli stessi ex-popolari oggi sotto le
insegne di Veltroni
ammettono "che si va verso un voto disgiunto: alla camera Pd, ma al Senato
ci sarà chi voterà Di Pietro e chi si farà tentare dall'Udc". Che ce l'ha
messa tutta per agitare campanelli e specchietti verso il campo avversario ché
quello di Berlusconi attira
poco dopo che Silvio ha definito il Popolo della Libertà "un
partito monarchico nel vertice e anarchico nei valori". "Una
gaffe" commenta Michele Vietti, leader dell'Udc torinese. Il quale ieri -
miracoli del bipartitismo coatto - era tutto pappa e ciccia con una vecchia
volpe della sinistra sociale qual è Sergio Gaiotti, referente locale della Rosa
Bianca. Un politico sempre stropicciato e rude nel gesto e nella parola come
Vietti s'atteggia - e la definizione non vuole essere offensiva - a damerino
tale e tanta è la cura che mette nel coordinare pochette, camicia e cravatta.
Dunque la strana coppia ha sparato tutte le sue cartucce per attirare gli
"amici" cattolici sottolineando che il "Pd ha dimostrato di
voler catturare i voti con la Bonino e non con i cattolici esclusi tra gli
eleggibili al Senato dove ci si attende un altro pareggio e dove gli ex-ds
vogliono solo gente fidata - dicono Vietti, Gaiotti e il segretario Balagna -.
I cattolici devono essere coerenti con il magistero della Chiesa". \.
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dice poche cose ma
chiare. Gianfranco Fini, a Torino per inaugurare la campagna elettorale e
registrare il messaggio con il quale il presidente di An intende raggiungere
gli italiani prima del 13 aprile, sostiene che il problema Tav "merita un
referendum tra gli abitanti della Valle". E visto che siamo nella città
dove il centrodestra prende batoste elettorali da decenni e dove regna Sergio
Chiamparino, il "sindaco più amato dagli italiani", dà un consiglio
ai propri uomini per provare a ribaltare un destino solo apparentemente cinico
e baro: "La prossima volta che qualcuno vuole candidare Rocco Buttiglione
alla poltrona di sindaco abbia il coraggio di venire a Roma a dirmelo".
Battuta cattiva e facile, ora che l'Udc è il nemico. Però arriva, al termine di
un incontro con giornalisti, gli amici di partito e degli alleati di Forza
Italia, nel lussuoso Golden Palace di via Arcivescovado, prima del comizio al
Teatro Nuovo, il più capiente di Torino e riempito dal Popolo della Libertà
come un uovo. Nell'hotel più amato, almeno fino a qualche tempo fa, da Monica
Bellucci, Gianfranco Fini ha condiviso il giudizio dato dal suo proconsole
piemontese, Ugo Martinat, sulla marcia "Sì Tav" proposta dal sindaco
Chiamparino ("Una troiata") e su quello di considerare il voto di
aprile in Val di Susa come un referendum sulla Torino-Lione. Ma non è andato
oltre su una vicenda "che dimostra come, nell'ansia di presentarsi come il
nuovo, Veltroni non faccia altro che smentire ciò che
ha fatto il governo Prodi. Nel caso della Tav smentisce la componente verde
ambientalista e la sinistra radicale che sostenevano il Professore. Anche questa vicenda dimostra come la prima ansia di Veltroni è di sconfessare non il governo
in carica, ma il fondatore del Pd. È il gioco degli specchi: Veltroni parla come se fosse il leader
dell'opposizione ed è evidentemente in imbarazzo quando nelle città si trova a
fianco un ministro o un sottosegretario del governo attuale". Sul
tema infrastrutture non s'è andati molto più in là anche se a fianco di fini
sedeva Martinat, viceministro alle Infrastrutture nel governo Berlusconi e che ambirebbe a fare il bis, ma questa volta da
titolare, nel probabile, futuro governo del Cavaliere. "Magari accorpando
più ministeri omogenei, compreso quello dell'Ambiente" scherza, ma non
smentisce, Martinat. A fare gli onori di casa al Presidentissimo c'era tutto lo
stato maggiore di An, candidati compresi, da Ghiglia a Siliquini, da Fluttero a
Marco Zacchera, più qualche volto nuovo come Alessandro Ruben presidente
dell'ebraica Antidefamation league, e i boss di Forza Italia, in testa
Obelix-Crosetto, segretario regionale azzurro reduce dalla sfiancante vicenda
delle candidature, e la segretaria provinciale Caterina Ferrero. In platea,
inaspettata, anche Giulia Bongiorno a Torino per rappresentare Fini in un'a
causa per diffamazione. Tutti, comunque, a smentire i rimbrotti del Cavaliere
arrabbiato del fatto che la campagna elettorale del PdL fatichi a decollare.
"Io in provincia faccio un sacco di cose" si difende la Ferrero. E in
città? "Chiedetelo a lui" risponde indicando Agostino Ghiglia.
"Dopo Pasqua partiamo alla grande - spiega - perchè se è vero che alle
amministrative, Udc alleato, avevamo raccolto il 29% è anche vero che alle
politiche avevamo toccato il 45. Ecco, è quello il nostro bacino. Dobbiamo
abbattere il totem-Chiamparino, smentire questo luogo comune secondo il quale
amministra bene: non-è-ve-ro" scandisce. Intanto deve preoccuparsi delle
defezioni nel suo gruppo in Sala Rossa. Dopo Lonero approdato alla destra di
Storace, Ventriglia ai Circoli della Brambilla, ora s'anuncia la defezione di
un fedelissimo come l'avvocato Ennio Galasso, da 40 anni con la fiamma.
"E' una cosa dolorosa, ma è stato trattato male. Gli ho detto che
piuttosto che finire, come sembra con Di Pietro, vada direttamente nel Pd e lo
faccia pesare visto che con il suo voto Chiamparino sarebbe indipendente dai
partiti della sinistra".
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Are il messaggio con
il quale il presidente di An intende raggiungere gli italiani prima del 13
aprile, sostiene che il problema Tav "merita un referendum tra gli
abitanti della Valle". E visto che siamo nella città dove il centrodestra
prende batoste elettorali da decenni e dove regna Sergio Chiamparino, il
"sindaco più amato dagli italiani", dà un consiglio ai propri uomini
per provare a ribaltare un destino solo apparentemente cinico e baro: "La
prossima volta che qualcuno vuole candidare Rocco Buttiglione alla poltrona di
sindaco abbia il coraggio di venire a Roma a dirmelo". Battuta cattiva e
facile, ora che l'Udc è il nemico. Però arriva, al termine di un incontro con
giornalisti, gli amici di partito e degli alleati di Forza Italia, nel lussuoso
Golden Palace di via Arcivescovado, prima del comizio al Teatro Nuovo, il più
capiente di Torino e riempito dal Popolo della Libertà come un uovo. Nell'hotel
più amato, almeno fino a qualche tempo fa, da Monica Bellucci, Gianfranco Fini
ha condiviso il giudizio dato dal suo proconsole piemontese, Ugo Martinat,
sulla marcia "Sì Tav" proposta dal sindaco Chiamparino ("Una
troiata") e su quello di considerare il voto di aprile in Val di Susa come
un referendum sulla Torino-Lione. Ma non è andato oltre su una vicenda
"che dimostra come, nell'ansia di presentarsi come il nuovo, Veltroni non faccia altro che smentire ciò che ha fatto il
governo Prodi. Nel caso della Tav smentisce la componente verde ambientalista e
la sinistra radicale che sostenevano il Professore. Anche
questa vicenda dimostra come la prima ansia di Veltroni è di sconfessare non il governo in carica, ma il fondatore del
Pd. È il gioco degli specchi: Veltroni parla come se fosse il leader dell'opposizione ed è
evidentemente in imbarazzo quando nelle città si trova a fianco un ministro o
un sottosegretario del governo attuale". Sul tema infrastrutture
non s'è andati molto più in là anche se a fianco di fini sedeva Martinat,
viceministro alle Infrastrutture nel governo Berlusconi
e che ambirebbe a fare il bis, ma questa volta da titolare, nel probabile,
futuro governo del Cavaliere. "Magari accorpando più ministeri omogenei,
compreso quello dell'Ambiente" scherza, ma non smentisce, Martinat. A fare
gli onori di casa al Presidentissimo c'era tutto lo stato maggiore di An,
candidati compresi, da Ghiglia a Siliquini, da Fluttero a Marco Zacchera, più
qualche volto nuovo come Alessandro Ruben presidente dell'ebraica
Antidefamation league, e i boss di Forza Italia, in testa Obelix-Crosetto,
segretario regionale azzurro reduce dalla sfiancante vicenda delle candidature,
e la segretaria provinciale Caterina Ferrero. In platea, inaspettata, anche
Giulia Bongiorno a Torino per rappresentare Fini in un'a causa per
diffamazione. Tutti, comunque, a smentire i rimbrotti del Cavaliere arrabbiato
del fatto che la campagna elettorale del PdL fatichi a decollare. "Io in
provincia faccio un sacco di cose" si difende la Ferrero. E in città?
"Chiedetelo a lui" risponde indicando Agostino Ghiglia. "Dopo
Pasqua partiamo alla grande - spiega - perchè se è vero che alle
amministrative, Udc alleato, avevamo raccolto il 29% è anche vero che alle
politiche avevamo toccato il 45. Ecco, è quello il nostro bacino. Dobbiamo
abbattere il totem-Chiamparino, smentire questo luogo comune secondo il quale
amministra bene: non-è-ve-ro" scandisce. Intanto deve preoccuparsi delle
defezioni nel suo gruppo in Sala Rossa. Dopo Lonero approdato alla destra di
Storace, Ventriglia ai Circoli della Brambilla, ora s'anuncia la defezione di
un fedelissimo come l'avvocato Ennio Galasso, da 40 anni con la fiamma. "E'
una cosa dolorosa, ma è stato trattato male. Gli ho detto che piuttosto che
finire, come sembra con Di Pietro, vada direttamente nel Pd e lo faccia pesare
visto che con il suo voto Chiamparino sarebbe indipendente dai partiti della
sinistra".
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Venghino
signori, venghino". Non siamo al mercato, ma poco ci manca. E sull'ideale
bancarella ci sono i voti dei cattolici piemontesi. La corsa al saldo l'ha
provocata il Pd che al Senato non solo ha piazzato come capolista la radicale
Emma Bonino e ha escluso Gianfranco Morgando, ma ha compiuto una sorta di
pulizia etnica cancellando, di fatto, gli esponenti di area cattolica dei quali
il meglio piazzato - nell'inutile 15° posto - è il prof. di religione e tra i
più votati in Sala Rossa, Gavino Olmeo. Un po' di soddisfazione i cattolici la
possono trovare solo nei collegi camerali dove trovano - in posizioni
eleggibili - gente come il teodem Bobba o Calgaro di area lettiana, oppure la
Ciluffo vicina a Gariglio o Giorgio Merlo di area ex-popolare. Il resto sono
scartine, nel senso che - grazie al Porcellum - hanno poche possibilità di
essere eletti. Ecco spiegato quindi l'entusiasmo dell'Udc che, ieri, ha
presentato l'integrazione della Rosa Bianca piemontese al programma ufficiale
del partito guidato da Casini. L'Unione di centro sa che il quorum dell'8 per
cento al Senato è un'asticella bella alta da superare per poter mandare uno-due
senatori a Roma, ma sa anche di possedere l'asso della delusione cattolica. Gli
stessi ex-popolari oggi sotto le insegne di Veltroni ammettono "che si va verso
un voto disgiunto: alla camera Pd, ma al Senato ci sarà chi voterà Di Pietro e
chi si farà tentare dall'Udc". Che ce l'ha messa tutta per agitare
campanelli e specchietti verso il campo avversario ché quello di Berlusconi attira poco dopo che Silvio
ha definito il Popolo della Libertà "un partito monarchico nel
vertice e anarchico nei valori". "Una gaffe" commenta Michele
Vietti, leader dell'Udc torinese. Il quale ieri - miracoli del bipartitismo
coatto - era tutto pappa e ciccia con una vecchia volpe della sinistra sociale
qual è Sergio Gaiotti, referente locale della Rosa Bianca. Un politico sempre
stropicciato e rude nel gesto e nella parola come Vietti s'atteggia - e la
definizione non vuole essere offensiva - a damerino tale e tanta è la cura che
mette nel coordinare pochette, camicia e cravatta. Dunque la strana coppia ha
sparato tutte le sue cartucce per attirare gli "amici" cattolici
sottolineando che il "Pd ha dimostrato di voler catturare i voti con la
Bonino e non con i cattolici esclusi tra gli eleggibili al Senato dove ci si
attende un altro pareggio e dove gli ex-ds vogliono solo gente fidata - dicono
Vietti, Gaiotti e il segretario Balagna -. I cattolici devono essere coerenti
con il magistero della Chiesa". \.
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ALLUVIONATI.
RESTITUZIONE SOMME VERSATE Irap, i politici a caccia del numero mancante Ora
che tutti ne sono al corrente il numero da scrivere sul modello "F24"
dovrebbe saltare fuori al più presto. Così si spera. È il codice che le imprese
alluvionate dovranno indicare nella pratica per chiedere la restituzione
dell'imposta regionale Irap conteggiata e pagata sul rimborso avuto per i danni
della piena del 2000. Ne sono al corrente tutti perché, dopo l'appello che
abbiamo lanciato una settimana fa a seguito della precisa segnalazione di un
imprenditore trinese, i politici si sono messi in movimento. A tirarli
garbatamente ma risolutamente per la giacca anche il comitato alluvionati Calca
che ha inviato email a tutti i livelli della piramide istituzionale, dal
governo in giù, senza tralasciare di interpellare i leader di Pdl e Pd, Berlusconi e Veltroni. Dietro nostra sollecitazione, alcuni politici - in modo
trasversale - hanno già avviato delle verifiche. I parlamentari Mario Lovelli e
Franco Stradella hanno promesso che andranno a verificare direttamente al
ministero delle Finanze il motivo che impedisce di fornire il codice. Il
consigliere regionale Alberto Deambrogio ha contattato la senatrice di
riferimento del suo partito Daniela Alfonzi, la quale ha inoltrato una
interrogazione al ministero perchè "nel più breve tempo possibile sia
fornito ai contribuenti il numero richiesto". In Consiglio regionale, la
questione, riferisce Marco Botta che ha presentato un'interrogazione, è stata
presa in considerazione: "La presidente Bresso ha assicurato il suo
interessamento". E speriamo che, con le spinte di tutti, l'inghippo si
sblocchi, perchè, dice Ugo Cavallera, "ci troviamo di fronte a una
situazione surreale: non solo chi ha il sacrosanto diritto alla restituzione
deve sostenere l'onere di farne richiesta, ma addirittura tutta la procedura
viene bloccata da un ritardo burocratico del ministero". Bene, fatto
l'appello dei buoni intenzionati, adesso non ci resta che aspettare il numero:
sarà il "dono" uscito da un uovo pasquale?.
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Giorgio Faletti
VERSO LE ELEZIONI Peretti traduce Si può fare "Ai la fuma" "Sono
un uditore molto interessato" IL GIORNO DI VELTRONI Politeama gremito. Il
leader del pd sorpreso per l'affluenza "alle deici della mattina in un
giorno feriale" La lettera di M: io, precaria sotto una spada di Damocle
Lo slogan di Veltroni piemontesizzato poi cita Moro,
Don Bosco, Massaja e Alfieri [FIRMA]ROBERTO GONELLA ASTI L'inglese sarà pure
internazionale. Prendiamo il "Yes we can" di Barack Obama, tradotto
nel "Si può fare" di Walter Veltroni. Il
dialetto è un'altra cosa, resta la lingua dei sentimenti. E così, dal palco del
Politeama, è spuntata la versione piemontese, già apparsa sul sito del Pd
astigiano riveduta e corretta. "Nui pudima, ai la fuma" l'esortazione
di Roberto Peretti. Il candidato Pd per la Provincia ha fatto da apripista a Veltroni. Emozionatissimo ha citato Aristotele e Calvino,
ricordato Aldo Moro, ma anche il patriota alferese Giovanni Battista De
Rolandis ("tra gli ideatori del nostro tricolore"). Spazio inoltre a
Vittorio Alfieri, Giovanni Bosco e Guglielmo Massaja "perché la nostra è
anche una terra di santi sociali e missionari". Senza dimenticare la
Provincia Medaglia d'oro per la Resistenza. Peretti ha riflettuto sul
"profondo malessere che mi attanagliava come cittadino e sindaco per lo
sconforto verso una politica incapace di decidere, regno di insulti e
risse". Politica che avrebbe tenuto a distanza anche Francesca Ferraris,
sondaggista di 31 anni, coordinarice del circolo "Colli DiVini".
"Sono una neofita, ora ho speranza ed entusiasmo - ha detto - questo è il
momento di esserci, crederci e spendersi". La testimonianza ha anticipato
il tema del precariato, toccato poi da Veltroni:
"Ma non c'è bisogno di sposare un milionario - ha sostenuto
l'imprenditrice - tanto meno se è il figlio di Berlusconi".
Il leader Pd ha invece parlato a braccio, per un'ora e senza mai citare Berlusconi. "E' bello vedere i ragazzi tornare alla
politica - ha esordito, sbagliando però sul primo giorno di vacanza degli
studenti - noi vogliamo parlare dei problemi del Paese". "La lotta al
precariato era e sarà la mia ossessione - ha aggiunto - combatterlo è la più
grande battaglia del nuovo millennio". Veltroni
ha letto la lettera di una precaria astigiana. "E' bellissima e terribile,
potrebbe essere scritta da milioni di giovani italiani. Racconta una vita
sull'argilla, di un tempo che passa come minaccia e non come opportunità".
Tra le proposte, oltre a sostegni economici alle imprese che stabilizzano, il
"compenso minimo legale": "A nessuno meno di mille euro al
mese". Attenzione anche alla scuola, snodo della vita pubblica:
"Pensate a quanto è evoluta la comunicazione: quando racconto del telefono
"duplex" mi guardano quasi fossi pazzo. La scuola è invece rimasta
uguale". E propone di investire sugli insegnanti: "Il loro ruolo è
strategico per il destino di un ragazzo: ma c'è bisogno di stabilità,
continuità didattica". Maggior autonomia ai presidi, scuole aperte anche
il pomeriggio per consentire agli studenti di coltivare i propri interessi
"e un anno sabbatico agli insegnanti per fare formazione". Senza
dimenticare la qualità delle strutture: "Altrove fanno sport, noi
fatichiamo ad avere palestre dove abbiamo ancora il quadro svedese".
Grande spazio a temi più politici: "L'Italia che vogliamo non potevamo farla
con Caruso e Dini insieme: il Paese ha bisogno di coesione politica. In noi non
c'è entusiasmo "contro" ma entusiamo "per"". Lo ha
citato dal palco come "uno degli scrittori italiani più letti". La
presenza di Giorgio Faletti è stata tra "le piacevoli sorprese della giornata",
parole di Veltroni. "Sono qui come uditore molto
interessato" ha risposto Faletti ai cronisti che lo circondavano.
Cappellino nero con visiera e sguardo attento il comico-scrittore-attore ha
ricordato quando Veltroni, da direttore dell'Unità lo
volle tra i collaboratori. "Non mi interesso di politica attiva e non
voglio fare il Grillo. Sono un comico e annoto però che l'ultimo premio Nobel
all'Italia è arrivato dal comico Dario Fo, si vede che abbiamo qualcosa da
dire".Faletti ha casa all'Isola d'Elba e residenza ad Asti. "Però
confesso che non mi sono interessato delle ultime vicende delle Provinciali. Lo
farò prima di votare". La lettera di M., precaria di 28 anni, consegnata
poco prima del comizio a Veltroni, è diventata lo
spunto per il leader del Pd per affrontare il tema del precariato. Scritta al
computer su una paginetta ha colpito Veltroni che l'ha
letta dal palco. "Se qualche anno fa m'avessero detto che mi sarei
ritrovata a quasi trent'anni senza uno straccio di lavoro fisso - è scritto
nelle lettera - sarei sicuramente esplosa in una grassa risata, una di quelle
risate che da troppo tempo mi sono state estorte dalla vita. Ho passato anni a
studiare per costruirmi un avvenire, non dico idilliaco, ma quanto meno
tranquillo e mi ritrovo qui con un impiego dignitoso, per quanto stress e mal
di testa siano all'ordine del giorno, ma con una spada di Damocle che oscilla
sempre più minacciosamente sulla mia testa man mano che il giorno della
scadenza del contratto si avvicina". La missiva prosegue: "Ormai sono
anni che vado avanti così, sei mesi in un posto, sei in un altro, tre di qua,
uno di là . questa dannata precarietà è diventata la mia miglior nemica: nemica
della mia psiche, dei miei nervi e dei miei maledettissimi sogni! Esiste
qualcuno tra i nostri politici realmente intenzionato ad arginare questa
situazione e a porre fine a questo terrorismo psicologico cui il lavoro
precario si riduce?" Veltroni ha definito la
lettera di M. "bellissima e terribile" e aggiunto: "Sono
centinaia di migliaia di giovani in Italia in queste condizioni, non è giusto.
Ci batteremo per dare un salario minimo ai giovani e favorire la
stabilizzazione dei posti di lavoro ".
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO Per chi
vota la mafia Di peter gomez L'amico del killer che uccise Falcone, i notabili
sotto processo o assolti per cavilli, i parenti stretti dei padrini. Tutti i
nomi nelle liste di Udc, Pdl e Pd. Ecco il peso dei boss nelle elezioni Se le cose
andranno come devono andare, se in Sicilia l'Udc supererà la soglia dell'8 per
cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il
capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava "un amico
personale". Si chiama Salvatore Cintola, ha 67 anni, è laureato in lingue
e in vita sua è stato prima repubblicano, poi socialdemocratico e quindi
socialista. Per qualche settimana ha anche militato in Sicilia Libera, un
movimento indipendentista creato nel '93 per volere del boss Luchino Bagarella.
Ma alla fine ha scoperto una vocazione per il centro ed è passato alla corte di
Totò Cuffaro diventando deputato regionale sull'onda di migliaia di preferenze
(17.028 nel 2006). Due anni fa ad Altofonte, raccontano le intercettazioni, la sua
campagna elettorale era stata condotta pure dagli uomini d'onore, ma farsi
votare dalla mafia non è un reato. Frequentare i boss neppure. E così la
posizione di Cintola, iscritto per ben quattro volte nel giro di 15 anni sul
registro degli indagati della procura di Palermo, è stata come sempre
archiviata. Cintola, numero quattro del partito di Casini nella corsa a Palazzo
Madama, può insomma tentare liberamente il gran salto in Parlamento. E se ce la
farà si troverà in compagnia di una foltissima pattuglia di amici, parenti,
soci, complici veri, o presunti, di mafiosi, 'ndranghetisti e camorristi. Sì
perché mentre Confindustria espelle non solo i collusi, ma persino chi paga il
pizzo (persone cioè che codice alla mano non commettono un reato, ma lo subiscono),
Udc, Pdl, e, in misura minore, il Pd, di fronte al rischio mafia chiudono gli
occhi. Nelle tre regioni del sud, Sicilia, Calabria e Campania, quello della
criminalità è infatti un voto organizzato, al pari di quello delle associazioni
dei precari (voti in cambio dei rinnovi dei contratti pubblici) o del
volontariato (voti contro finanziamenti). Quanto pesi dipende dalle zone. In
alcuni comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri, sposta fino al
20 per cento dei consensi. Numeri analoghi li fornisce a Napoli il sociologo
Amato Lamberti che parla di una "joint venture criminale tra camorristi,
imprenditori spregiudicati e e politici affaristi, in grado di orientare su
tutta la regione il 10 per cento dell'elettorato". Mentre a Palermo, il
vicepresidente della commissione antimafia Beppe Lumia (Pd), spiega: "I
voti che Cosa nostra controlla sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità
marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere
gli obiettivi: o la quota dell'8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva
in caso di testa a testa. Solo alla fine della campagna elettorale, comunque,
chi opera sul territorio può rendersi conto delle scelte delle cosche. è a quel
punto che i mafiosi lanciano segnali: sanno di essere forti e lo fanno
pesare". Già, i segnali, ma quali? I colloqui intercettati durante le
ultime consultazioni narrano che Cosa nostra, quando si vede richiedere il
voto, sceglie spesso la linea dell'understatement. "Allora noi ci
muoviamo. Però con riservatezza, come merita lui, con molta pacatezza, capisci
(altrimenti) gli facciamo danno", dicevano nel 2001 i mafiosi di Trabia a
chi domandava loro un appoggio per la candidatura di Nino Mormino, l'ex
vice-presidente della commissione Giustizia della Camera, oggi lasciato in
panchina dal Pdl. Non è insomma più epoca di evidenti passeggiate sotto braccio
con il capomafia del paese. E a Palermo, per accorgerti di cosa sta succedendo,
devi saper identificare i nomi e i volti di chi distribuisce manifestini o santini
elettorali. Per le politiche del 2006, per esempio, tra ragazzi del motore
azzurro, l'organizzazione voluta da Marcello Dell'Utri (condannato in primo
grado per concorso esterno e in secondo per tentata estorsione), figurava tutta
la famiglia di Rosario Parisi, il braccio destro del boss Nino Rotolo, a cui
era stato pure delegato il compito di curare uno dei tanti gazebo
berlusconiani. Nel quartiere popolare della Kalsa, invece, fino a venti giorni
prima delle amministrative non si vedeva un manifesto. Poi, una bella mattina,
sulla saracinesca del negozio vuoto del più importante latitante della zona
qualcuno aveva appeso un' immagine del sindaco Diego Cammarata (verosimilmente
all'oscuro di tutto). Era il via libera. Mezz'ora dopo i muri dell'intero
quartiere, come gli abitanti, parlavano solo di lui. Non deve stupire: la
mafia, anzi le mafie, sono ormai laiche, non sono a prescindere di destra o di
sinistra, e prima della chiamata alle urne fanno dei sondaggi. Come ha
raccontato il pentito Nino Giuffrè l'organizzazione ha uomini ovunque in grado
di percepire gli umori dell'elettorato. Poi, quando diventa chiaro chi può
vincere, stringe accordi con chi è disponibile al dialogo. O imponendo
candidature, o offrendo voti in cambio di soldi, appalti o favori. Anche per
questo, e non solo per distrazione, nelle liste oggi c'è finito di tutto. In
Sicilia, per esempio, presentare Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni
per favoreggiamento, è stato come segnare una svolta. Cintola a parte, l'Udc fa
correre alla camera Francesco Saverio Romano, tutt'ora indagato per concorso
esterno; Calogero Mannino, imputato davanti alla corte d'appello di Palermo; e
Giusy Savarino, che solo un mese fa ha visto il Tribunale inviare, al termine
del processo 'Alta Mafia', alcuni atti che la riguardano alla procura. Secondo
i giudici dalle intercettazioni e dai verbali emerge come nel 2001 lo scontro
sulla sua candidatura alle regionali tra suo padre, Armado Savarino, e l'ex
assessore Udc, Salvatore Lo Giudice, poi condannato a 16 anni di reclusione,
sia stato risolto dalla mediazione del boss di Canicattì, Calogero Di Caro.
Certo, si può benissimo concordare con Pier Ferdinando Casini, il quale di
fronte alle polemiche, fin qui limitate al nome di Cuffaro, ripete "non è
giusto che le liste le faccia la magistratura". Resta però il fatto che il
numero di suoi candidati risultati in rapporti con uomini di Cosa nostra, o
coinvolti a vario titolo in indagini per mafia, è altissimo (vedi box). Troppi
per ritenere che le accuse lanciate dai pentiti, secondo i quali il voto per il
partito di Cuffaro negli ultimi anni sarebbe stato compatto, siano del tutto
campate in aria. In questa situazione, con la magistratura che non può
intervenire perché per arrivare al processo ci vuole (giustamente) la prova
dell'accordo con i mafiosi, a denunciare e bonificare ci dovrebbe pensare la
politica. Il tentativo della commissione Antimafia di far approvare, per
iniziativa del senatore di Forza Italia Carlo Vizzini, un codice etico che
impedisse la presentazione di candidati collusi almeno alle amministrative del
2007 è però rimasto lettera morta. Al primo febbraio del 2008 su 103
prefetture, solo 86 avevano inviato alla commissione una fotografia di quello
che era accaduto nelle urne sei mesi prima. E stando a quanto risulta dai
documenti che 'L'espresso' ha letto, mancavano, tra l'altro, all'appello le
risposte delle provincie di Avellino, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo,
Reggio Calabria, Taranto e Trapani. I partiti avversari poi tacciono tutti. Il
Pdl, nonostante le polemiche contro il "cuffarismo e il
clientelismo", è prudentissimo. Anche perché gli azzurri in lista non si
sono limitati a ricandidare il senatore Pino Firrarello, condannato in primo
grado per turbativa d'asta aggravata e ora sotto inchiesta per concorso
esterno, o l'ex sottosegretario Antonio D'Alì, ex datore di lavoro del
superlatitante Matteo Messina Denaro, e oggi accusato dall'ex prefetto di
Trapani Fulvio Sodano di aver voluto il suo trasferimento per fare un piacere a
Cosa nostra (sulla vicenda è in corso un'indagine e un processo per
diffamazione). Negli elenchi fa capolino pure la new entry Gabriella Giammanco,
ex aspirante velina, volto giovane del Tg4, ma soprattutto nipote di Vincenzo
Giammanco, definitivamente condannato come socio e prestanome di Bernardo
Provenzano. E poi ci sono tutti gli altri. A partire da Gaspare Giudice,
assolto in primo grado dalle accuse di mafia con una sentenza in cui il
tribunale sostiene di aver però "verificato con assoluta certezza"
l'appoggio datogli da Cosa nostra nel 1996 e "con grandissima
probabilità" anche nel 2001. Per arrivare a Renato Schifani, considerato
in pole position dal 'Giornale' come futuro ministro degli Interni, sebbene
negli anni '80 sia stato a lungo socio, assieme all'ex ministro Enrico La
Loggia, della Siculabrokers: una compagnia in cui figuravano anche Nino
Mandalà, futuro boss di Villabate, e Benny d'Agostino, imprenditore legato per
sua ammissione al celebre capo di tutti i capi, Michele Greco. Insomma, meglio
non discutere di mafia. Un po' come fa il Pd messo in imbarazzo dalle proteste
di Beppe Grillo e della Confindustria, quando con un colpo di mano aveva
tentato di escludere dalle liste Beppe Lumia. Dietro a quella scelta non è
difficile vedere l'ombra del grande avversario di Lumia, il dalemiano Mirello
Crisafulli, filmato mentre discuteva, dopo averlo baciato, di appalti e favori
con i boss di Enna, Raffaele Bevilacqua. Da quando nel 2007 Lumia, condannato a
morte da Cosa nostra, aveva definito la sua candidatura inopportuna,
Crisafulli, grande amico di Cuffaro, non lo salutava più. Poi in lista c'era
finito solo Crisafulli e Lumia era stato recuperato come numero uno al Senato
solo quando era diventato chiaro che stava per passare con Di Pietro. In compenso
tra gli aspiranti deputati del Pd è comparso Bartolo Cipriano, ex sindaco e poi
consigliere del comune messinese di Terme Vigliatore, sciolto per mafia nel
2005. Meglio vanno le cose in Calabria, dove le liste di Veltroni,
capeggiate dall'ex prefetto De Sena sono in buona parte pulite (al contrario di
quanto era accaduto con le regionali quando la 'ndrangheta votò per il
centrosinistra). Tra i democratici suscita qualche perplessità principalmente
il nome di Maria Grazia Laganà, la vedova di Francesco Fortugno, il
vice-presidente della regione ucciso dai clan, sotto inchiesta per truffa ai
danni dello Stato nell'ambito delle indagini sulle infiltrazioni mafiose alla
Asl di Locri. Qui, come in Campania, la battaglia con il centrodestra si
profila in ogni caso all'ultimo voto. E il Pdl candida al Senato (decimo posto)
addirittura Franco Iona, cugino primo del boss Guirino Iona, capo dell'omonima
cosca crotonese ora in carcere dopo anni di latitanza. Nel 2005 Iona non aveva
potuto correre per le amministrative con l'Udeur proprio a causa della sua
ingombrante parentela. Ora, nonostante le proteste del presidente della
commissione Antimafia Francesco Forgione, Iona si dà da fare per raccogliere
voti e ribadisce di essere incensurato. Difficile comunque che ce la faccia, al
contrario di Gaetano Rao, numero 17 del partito di Berlusconi
e Fini alla Camera, e soprattutto nipote di don Peppino Pesce, vecchio boss
dell'omonima e potentissima cosca di Rosarno. Per uno strano scherzo del
destino Rao si ritrova candidato assieme ad Angela Napoli (An), membro della
commissione Antimafia e feroce avversaria della 'ndrangheta. La Napoli,
insomma, ingoia amaro anche perché con lei sono candidati Pasquale
Scaramuzzino, l'ex sindaco di Lamezia Terme, un comune sciolto nel 2002 dal
governo per mafia in seguito a una sua battaglia, e Giuseppe 'Pino' Galati,
allora leader del Ccd: un partito che l'attaccava a tutto spiano. Anche in
Campania, dove solo nella provincia di Napoli, sono stati sciolti 15 comuni (in
prevalenza di centrosinistra) dal
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIMO PIANO Silenzio
su Gomorra Di GIORGIO BOCCA Le minacce dei boss in tribunale contro il pm,
Saviano e una cronista sono una dichiarazione di guerra. Ma dai politici solo
tiepide reazioni Il fatto: alla Corte d'Assise di Napoli il difensore di due
camorristi presenta un'istanza di legittima suspicione perché lo scrittore
Roberto Saviano, la giornalista Rosaria Capocchione del 'Mattino' e il
magistrato dell'antimafia Raffaele Cantone (il primo con il libro 'Gomorra',
l'inchiesta sull'associazione mafiosa, la seconda per gli articoli sul
'Mattino' di Napoli, il terzo per la sua attività all'antimafia) avrebbero
influenzato la corte. L'istanza è firmata da due camorristi di Casal di
Principe, i cosiddetti casalesi, ed è irridente e minacciosa. Saviano è chiamato
il "presunto romanziere", per dire che ha inventato favole, la
Capocchione "pennivendola", entrambi d'accordo con il magistrato
"calunniatore". I firmatari sono: il camorrista Francesco Bidognetti
e Antonio Iovine, latitante da 12 anni, entrambi già condannati in primo grado
all'ergastolo. E Antonio Iovine è considerato l'organizzatore del traffico di
rifiuti della Campania. Ci si chiede: perché i camorristi di Casal di Principe
ostentano una tale arroganza verso i giornalisti e i giudici? E perché una tale
arrogante provocazione passa quasi sotto il silenzio dei politici e dei media?
L'arroganza è una tradizione dei camorristi di Casal di Principe e del loro
leggendario capo dal nome salgariano di Sandokan: grande bandito che insultava,
minacciava, taglieggiava i suoi impauriti concittadini. La scarsa attenzione
dei politici e dei media si può spiegare con la vigilia elettorale, con la
vecchia regola dei politici di 'non parlar di corda in casa dell'impiccato',
qui del sistema mafioso che si è allargato dalla Sicilia all'intero Meridione
ed è risalito al Veneto e alla Lombardia. Un argomento scomodo, l'inchiesta di
Saviano nel libro 'Gomorra'. Per toglierselo dai piedi le nostre autorità
volevano relegarlo in una 'località protetta', cioè all'Asinara, dove erano
stati reclusi i brigatisti rossi; ora Saviano, cui va la mia piena solidarietà
e quella dei giornalisti de 'L'espresso', vive chiuso in casa e ha una scorta
dei carabinieri. Di solito le istanze per la legittima suspicione vengono
depositate agli atti senza darne lettura. Ma in questo caso l'avvocato
difensore ha potuto leggerla in aula: 60 pagine di insulti e minacce, senza che
nessuno dei magistrati presenti reagisse; non era mai accaduto nulla del
genere. La richiesta di legittima suspicione ricorda le dichiarazioni di guerra
allo Stato da parte dei corleonesi quando passarono all'uccisione di magistrati
e poliziotti. Silenzio dei leader moderati, un breve comunicato Ansa di Veltroni e Bertinotti, una telefonata di Napolitano al
direttore del 'Mattino': "Esageruma nen", come diceva Norberto
Bobbio. n un attacco alla democrazia di Paolo Biondani Il giudizio dell'ex
procuratore antimafia Vigna: 'Le Br in aula si facevano tacere' Piero Luigi
Vigna, l'ex procuratore nazionale antimafia, giudica "estremamente
grave" la nuova e "raffinatissima" campagna intimidatoria
lanciata da due boss della camorra casertana contro il pm Raffaele Cantone, lo
scrittore Roberto Saviano e la cronista giudiziaria del 'Mattino' Rosaria
Capacchione. Vigna è stato uno dei primi magistrati a svelare il pauroso
livello di potere raggiunto dai clan campani: già 25 anni fa, quando era
procuratore a Firenze, l'inchiesta sulla strage del treno di Natale (23
dicembre 1984, 16 morti e 267 feriti) l'aveva portato a indagare sulle trame
più segrete del 'terrorismo mafioso'. E un qualcosa di eversivo, "forse il
primo segnale di un nuovo attacco alla nostra democrazia e alla nostra
economia", Vigna lo vede riemergere in quelle 60 pagine di veleni contro
la giustizia e l'informazione che due capi assoluti del potentissimo clan dei
casalesi, Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, sono riusciti addirittura a
far leggere in aula, durante il processo d'appello che potrebbe portare alla
conferma delle loro condanne all'ergastolo. Cominciamo da qui, dottor Vigna:
non era mai successo che due presunti boss della camorra, condannati in primo
grado per mafia e omicidi, oltre che inquisiti come padrini del traffico di
rifiuti, riuscissero a pubblicizzare, davanti a una Corte d'assise d'appello,
un documento che calunnia e minaccia tre figure simbolo della lotta alla mafia
sul loro territorio. "Il clan dei casalesi è da molti anni
l'organizzazione, anzi l'alleanza tra gruppi criminali, più forte e coesa. Con
questo attacco pubblico è chiaro che quei boss si sono fatti portavoce di tutti
i numerosissimi clan - se ne contano circa 300 - che non sopportano più di
vedere confermati, con le condanne e i sequestri di beni, i risultati delle
indagini che mettono in discussione il loro potere economico. Attaccare in aula
i nemici della camorra significa riaffermare la propria supremazia
territoriale. Ma è sicuramente plausibile, purtroppo, anche l'ipotesi peggiore:
un via libera a possibili attentati eccellenti, soprattutto se i giudici e i
giurati popolari confermeranno le condanne". Gli insulti e le calunnie
contro il magistrato e gli "pseudogiornalisti prezzolati dalla
Procura" sono senza precedenti anche nella forma: una richiesta di
spostare il processo in base alla legge Cirami, firmata personalmente dai due
presunti boss e letta in aula dal loro avvocato. Finora, anche nei casi più
famosi (processi a Previti e Berlusconi a Milano), le
istanze erano state solo depositate. Ma ora c'è un documento chiaramente
intimidatorio, con tanto di "invito al signor Saviano e ad altri come lui
a fare bene il proprio lavoro", che entra nel processo senza che nessun
magistrato fermi il proclama camorrista. "Beh, ai tempi del terrorismo
politico, quando i brigatisti cercavano di leggere le loro rivendicazioni, i giudici
sono sempre intervenuti per impedirlo, per bloccare sul nascere qualsiasi
accenno di apologia dei reati o di minaccia agli inquirenti. Sul caso di Napoli
non mi pronuncio. Forse ha pesato il fatto che il documento non si presentasse
come una plateale rivendicazione di delitti: era un'intimidazione più
indiretta, più raffinata, presentata sotto la veste giuridica di un'istanza di
per sé legittima. Detto questo, il contenuto minatorio a me sembra
vistoso". Il procuratore generale di Napoli ha aperto un fascicolo che
ipotizza una "strategia camorristica" e a questo punto non nasconde
di temere azioni clamorose. Secondo la sua esperienza, chi rischia di più?
"Di solito il primo nemico è il pm. E solo di riflesso il cronista
giudiziario. Ho letto però che il collega Cantone non aveva istruito quel
processo e da qualche mese non fa più il pm. Anche per questo penso che il vero
obiettivo sia Saviano. Un libro come 'Gomorra' ha rivelato, direi quasi
scoperto, la vastità del potere economico della camorra. Oltre a smascherarne
gli interessi, l'opera di Saviano ha colpito l'immagine dei boss e il loro
consenso nell'ambiente sociale, che è una forma di controllo del territorio.
Per il clan dei casalesi è un danno enorme". Questa storia di
intimidazioni camorriste in un'aula di giustizia è piena di singolarissime
coincidenze. Per dirne una: proprio quel giorno il 'Corriere' pubblicava
l'intervista di Saviano con la denuncia che "la lotta alla mafia è la
grande assente di questa campagna elettorale". "Il silenzio della
politica sull'emergenza delle mafie è davvero assordante. Mentre le regioni del
Sud raccolgono solo il 4 per cento degli investimenti stranieri, gli economisti
stimano che la criminalità organizzata produca ricavi per 100 miliardi di euro
all'anno. E questa massa imponente di denaro sporco crea imprese mafiose che
fanno concorrenza sleale e prevalgono sulle aziende pulite: i boss e i loro
prestanome non hanno bisogno di crediti bancari e possono ritardare i
pagamenti, escludere il sindacato, tagliare i salari, far lavorare in nero,
imporre contratti. Al di là di estorsioni, omicidi e attentati, almeno quattro
regioni sono strangolate da un'intimidazione economica generale. Eppure i
politici che parlano di mafia sono pochi e isolati. I segnali di risveglio ci
sono, almeno in una parte della Sicilia, ma nessun partito mette la lotta alla
mafia al centro della campagna elettorale. Mah... Forse pensano che si debbano
prendere voti anche lì".
( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Il piano B: prima il
default, poi il voto Punta al fallimento da addossare a Prodi La cordata
azzurra non c'è, lo dice Passera Dovevano essere i salvatori di Alitalia. I
"coraggiosi" della cordata nazionale anti-francese. Ma gli attori
dello scenario di mezzanotte, evocati l'altra sera da Berlusconi
tra un brindisi e l'altro per la festa di compleanno di Bobo Maroni, sono
sfumati uno dopo l'altro nello spazio di un mattino: da Air One non è arrivata
alcuna controfferta, come confermato dall'ad di Alitalia Maurizio Prato. Banca
Intesa resta alla finestra e l'ad Corrado Passera ha dichiarato che "non
c'è nulla sul tavolo" e che "non è possibile fare nessun tipo di
offerta conoscendo la situazione solo dall'esterno". Resterebbero i figli
di Berlusconi, ma "collaboreranno al salvataggio
solo se qualcuno glielo chiederà", ha precisato ieri il genitore. E
dunque? Parrebbe una disfatta su tutta la linea. Invece per Berlusconi
l'operazione Alitalia può già dirsi riuscita. Air France è sotto scacco del
futuro probabile esecutivo. Il governo Prodi, il convitato di pietra della
campagna elettorale, è tornato al centro dell'attenzione, esposto al tiro
incrociato dell'attualità. Il candidato Walter Veltroni
è ora assediato su tutti i fronti: al sud la spazzatura, a Roma la
"svendita" di Alitalia, al nord l'effetto Malpensa. E il Cavaliere
attende con ansia i sondaggi della prossima settimana, quelli che dovrebbero
registrare la "piena" del caso. Ma il colpo vero è previsto qualche
giorno prima delle elezioni: perché se il 31 marzo Air France uscirà di scena,
il fallimento della compagnia di bandiera sarà la notizia che accompagnerà gli
italiani al voto del 13 aprile. "E per responsabilità esclusiva del
governo", come sostiene già oggi Berlusconi. Il
quale, alle obiezioni di protagonismo interessato, di strumentalizzazione
elettorale o di correità nel default si prepara a ribattere facendosi scudo del
"sistema paese". Non io, sostiene, sono mobilitato a scongiurare il
"regalo" ai francesi: è la Confindustria di Emma Marcegaglia
"preoccupata" per il futuro dei suoi associati privati del nodo
Malpensa, sono i sindacati a denunciare l'"impopolarità" del piano
Spinetta e a chiedere come me un prestito ponte. "Perché - ha detto ieri Berlusconi ai suoi - se Epifani dice che l'offerta Air
France è irricevibile va bene e se invece lo dico io sono animato da secondi
fini?". Secondi fini della cui esistenza non dubita più palazzo Chigi,
dove ormai si ritiene che il gioco del Cavaliere abbia una precisa road map :
accompagnare l'Alitalia al fallimento e quindi, una volta al governo, favorire
soluzioni nazionali, magari sotto forma di "spezzatino", tra una
recriminazione e l'altra sul "dilettantismo" prodiano. Tra il premier e Berlusconi è andato in scena ieri il più classico dei giochi del cerino. A
dispetto delle smentite, il leader del Pdl ha ribadito che una cordata italiana
è "pronta". Prodi, confortato dalla copertura di Walter Veltroni, è andato subito a vedere le
carte. In mattinata ha chiamato il rivale di sempre al telefono, che gli
ha chiesto l'erogazione di un prestito per preparare il terreno ai nuovi
acquirenti. "Quali acquirenti?", ha chiesto Prodi. "Senza un
piano serio, per l'Europa il prestito è aiuto di Stato". Ma, sulla
"cordata", Berlusconi non ha spiegato al
premier nulla in più di quanto detto in pubblico. E il cerino è rimasto in mano
al governo. "Se c'è un compratore venga fuori subito", ha detto
Tommaso Padoa-Schioppa. Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi,
respinge il pressing che arriva dal Pd: "Ci si rivolge a noi come se
stessimo al governo, ma non ci siamo noi a palazzo Chigi...". Come dire:
il fallimento è tutto intestato a Prodi. Che ieri non ha ricevuto nuovi segnali
da Spinetta. Il Prof punta ancora su Air France, ma il barometro volge al
brutto: "A questo punto - si spiega dalle parti del premier - dipende
tutto da quanto Spinetta si è spaventato per le parole di Berlusconi.
Ma quando un presidente del Consiglio in pectore definisce
"arrogante" un'offerta, non c'è da essere ottimisti". Stefano
Cappellini 21/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ring colpi sotto la
cintola nel nord forse fatali per il pd Sulla pensione e l'Alitalia un
micidiale uno-due per W. La campagna elettorale adesso è giunta a un punto di
svolta C'è la svolta della campagna elettorale. Dopo settimane di slanci
veltroniani, due contropiede di Berlusconi hanno messo
a segno forse i punti decisivi. Ovviamente non festeggiamo. Ma non è utile
neppure mettere la testa nella sabbia. L'uno-due del Cavaliere è avvenuto, non
per caso, nel giro di pochi giorni, forse di poche ore. L'attacco di Fini al
pensionato-baby Veltroni è stato clamoroso. Certo non
è stato un gesto di fair play, visto che fino a quel momento l'atteggiamento di
Veltroni verso l'altra parte era stato sostanzialmente
corretto. Un colpo sotto la cintura che stupisce soprattutto per aver trovato
impreparata la vittima. È singolare come un esperto di campagne elettorali, e
di campagne all'americana, come Veltroni non abbia capito
che quando si sceglie una così totale esposizione personale bisogna avere una
totale trasparenza. Sarebbe stato sufficiente che Veltroni
avesse comunicato in tempo tutta la propria situazione finanziaria e
patrimoniale e nulla sarebbe accaduto. Inutile invocare la privacy. Se vuoi
l'America ti prendi l'America e in America l'uomo pubblico non ha diritto a
privacy. L'altro colpo sotto la cintura Veltroni e
l'intero Pd lo stanno ricevendo sulla vicenda Alitalia. Il candidato del Pd ha
impegnato tutte le proprie carte in un giro del Nord ricco di successi e di
piazze piene, per tentare di correggere l'immagine di una sinistra riformista
troppo romanocentrica e meridionalizzata. La stessa candidatura di Massimo
Calearo appartiene a questa strategia volta a sollecitare una nuova immagine
dei democratici veltroniani. L'altolà brutale all'affaire Air France da parte
del centrodestra e in particolare di Silvio Berlusconi
ha segnato una novità dalle molte facce. Prima di esaminarle guardiamo al
quadro d'assieme. Il disastro Alitalia ha molti padri e sarebbe ingiusto
addebitarlo al solo governo Prodi. Ma di disastro si tratta. Un disastro che fa
parte di una lunga tradizione di governo italiano, questa sì bipartisan, tesa a
rinviare le scelte scomode. In queste stesse settimane la proposta che ha
raccolto più successo a proposito del dossier-Malpensa porta un nome
inquietante: "moratoria", cioè rinviare, non far nulla. Alitalia è
una dei capitoli peggiori del bilancio di questo Paese. Uno di quei problemi
che vanno affrontati con la necessaria celerità e fermezza. Era tardi anche
ieri. Non so quanta responsabilità ha il governo in questa faccenda e non so se
la proposta Air France vada accettata. So, come tutti gli italiani da qualche
ora, che c'è stata la svolta impressa da Berlusconi:
una cordata italiana che vedrà all'interno i figli del Cavaliere. L'iniziativa
di Berlusconi assesta un colpo duro alla credibilità
del governo e dello stesso Pd. Andiamo più in profondità. È del tutto evidente
che una soluzione Alitalia imperniata su una cordata a cui partecipano i figli
del probabile prossimo premier aggrava il conflitto d'interesse. Dal punto di
vista della comunicazione di massa, tuttavia, Berlusconi
gioca un carta d'oro. È come se dicesse: intervengo perché non c'è altra
soluzione, se l'aveste trovata non saremmo intervenuti, il conflitto
d'interesse è frutto dei vostri errori. Di fronte a quella parte di Nord che si
riconosce nella questione Malpensa, Berlusconi si
presenta come il salvatore. In generale Berlusconi si
presenterà come il deus ex machina che tira fuori un'azienda del paese da una
situazione di morte non salvata da un governo di centrosinistra. Mettetela come
volete, è un gran colpo di teatro. Tuttavia, il Cavaliere qualche spiegazione
la deve dare. Una su tutte. Se la carta "italiana" era così a portata
di mano perché aspettare l'ultimo minuto per giocarla? E perché l'ultimo minuto
coincide con l'ultimo tornante della campagna elettorale? Non avrebbe dato
prova di senso dello Stato il Cavaliere proponendo da subito quella soluzione
che oggi viene presentata come frutto di una debacle del governo uscente? Sono
domande che hanno alle spalle un'idea della politica bipartisan. Che non vuol
dire "inciucio", ma comune senso di responsabilità verso il proprio paese.
L'uno-due di Berlusconi forse è già decisivo per stabilire chi sarà il vincitore delle
prossime politiche. Veltroni ne può ricavare una lezione. Ha fatto scelte che resteranno
nella storia politica italiana, soprattutto quella, piena di significati, dell'andare
da solo. Ma, come diceva quel presidente asiatico, questa faccenda non è
un pranzo di gala, soprattutto non è il galà delle debuttanti. 21/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nonsolomadia di
alcuni viene nascosto perfino il volto agli elettori I Pizzaballa del Pd, tutti
i candidati senza figurina Dal territorio chiedono: "Evitate che facciano
campagna" Altro che Marianna Madia. Della capolista Pd alla Camera, almeno,
l'elettorato attivo di Lazio 1 - che volente o nolente la spedirà dritta dritta
sui banchi di Montecitorio - sa che è alta, bionda e che i lunghi capelli ricci
preferisce tenerli legati. Sono più o meno le uniche informazioni a
disposizione del cittadino-elettore e già questo sembra l'ennesima irrisione
alla democrazia rappresentativa. Per quanto sia paradossale c'è di peggio. Di
molto peggio. Basta scorrere l'album del Pd per scoprire che è pieno zeppo di
figurine mancanti. Introvabili come la celeberrima icona adesiva di Pier Luigi
Pizzaballa, portiere degli anni Sessanta e Settanta, consegnata alla leggenda
(metropolitana?) come il pezzo più raro delle collezioni Panini. I (futuri)
onorevoli Pizzaballa del Pd sono tutti, per dirla in politichese,
"paracadutati dal nazionale sul territorio". Come Luciana Pedoto, la
cui biografia è, almeno per adesso, riassumibile in tre sole parole:
"segretaria di Fioroni". Sarà senz'altro vero che, come ha detto il
ministro della Pubblica istruzione al Corriere , "Luciana è una con tre
palle". Così com'è certificato che a Fioroni le suddette girano quando
sente dire "che Luciana è una segretaria". La questione non riguarda
il dibattito raccomandati sì - raccomandati no, tema ormai masticato e
rimasticato. Il punto è tutto in una domanda: che faccia ha la Pedoto? Un
autorevole esponente del Pd, uno di quelli che ha partecipato al tavolo delle
liste, dietro la garanzia di anonimato confida: "Tanto ero curioso di
sapere com'è fatta che ho chiesto alla mia segretaria di fare una ricerca di
immagini su Google . Hai visto mai... Invece m'ha detto che non c'è stato
verso. Digitando "Luciana Pedoto" sulla stringa
del motore di ricerca esce persino una vecchia immagine di Veltroni sindaco e Berlusconi che si stringevano la
mano". Ma dell'immagine di "Lucianetta" (il copyright è di
Fioroni), numero 6 delle liste del Pd in Campania 2, nessuna traccia. Nella
circoscrizione in cui sarà eletta non l'ha vista nessuno. Come nessuno,
giù in Campania, ha avuto modo di incontrare Giulio Santagata (numero 3,
Campania 1) o Silvio Sircana (numero 5, al Senato). Non che sia tutta colpa
loro, anzi. Sul tema "paracadutati", infatti, tutti i Pd regionali
hanno inviato un telex a Sant'Anastasia: "Fate in modo che non si facciano
vedere da queste parti". Che è meglio , come ripeteva ossessivamente Puffo
Quattrocchi. Per scongiurare beffe maggiori, poi, qualche mente sopraffina ha
avuto la geniale idea di tenere tutti i Pizzaballa più scomodi in quarantena,
al riparo dai giornalisti. Gira persino una specie di libretto di istruzioni:
1) non rispondere a telefonate che arrivano da numeri corti, posso essere i
centralini delle redazioni dei giornali; 2) non rispondere mai a telefonate che
arrivano da numeri anonimi; 3) evitare di rispondere a numeri di cellulare che
non si conoscono; 4) mettersi, se possibile, in ferie, o aspettare
tranquillamente da casa che arrivi il 14 aprile. L'ultima ipotesi è preclusa a
Piero Martino, che fa il "capo ufficio stampa del Pd", Pizzaballa
dell'album dei paracadutati dal loft in Sicilia. Così ne ha scritto un giornale
della Trinacria. "Il suo rapporto con la Sicilia è legato ad alcuni amici
che abitano nell'isola. Ma, se eletto, promette di "mettersi a
disposizione, da comunicatore, per fare da megafono in Parlamento delle esigenze
della regione" (...) "Anche se non sono siciliano - ha dichiarato
Martino - saprò farmi conoscere"". Per conoscerne almeno la faccia,
visto anche in questo caso Google non dà soddisfazioni, qualche curioso
elettore siciliano è obbligato a fare le poste alla sede nazionale del Pd, dove
il capo ufficio stampa si reca quotidianamente, a metà mattinata,
mazzetta-di-giornali-intonsa-sotto-braccio. E pensare che in Sicilia s'è
sfiorato più di uno psicodramma. Ad esempio quando per un Martino con seggio
blindato (al pari di Daniela Cardinale, di Salvatore), s'è corso il rischio di
un Lumia appiedato. "Il discorso liste non si riapre", aveva
dichiarato Franceschini rispondendo (anche) a quelli che si lamentavano per
l'esclusione del vicepresidente dell'Antimafia dal Parlamento. Poi Veltroni in persona lo ha riaperto e, grazie al sacrificio
di Ignazio Marino (chirurgo che all'Ismet di Palermo ha salvato parecchie vite
umane), che correrà solo nel Lazio, ogni polemica si è placata. Salvo
probabilmente riaprirsi quando verranno fatti i conti sui "benefici"
(virgolette d'obbligo) che le liste siciliane del Pd per il Parlamento avranno
dato alla causa di Anna Finocchiaro, impegnata nella campagna elettorale per le
regionali. Per tanti ignoti Pizzaballa in quarantena, ci sono altri candidati
che la campagna la vorrebbero fare ma, semplicemente, non possono. Come Emma
Bonino, che si lamenta perché non la chiamano a fare le iniziative in Piemonte
(ma oggi, recita un comunicato del Pd, sarà al cinema King Kong di Torino in
compagnia di Mercedes Bresso e Evelina Christillin). O Gerardo D'Ambrosio,
prossimo alla rielezione al Senato, in Lombardia, che dice: "Ho dato la
mia disponibilità a fare campagna. Mi hanno detto che mi faranno
sapere...". Altra storia sono i big. Un esempio? Come usava ai bei tempi,
Franco Marini, presidente del Senato, abruzzese ma candidato anche nel Lazio,
si è messo prontamente in contatto con la segreteria regionale della sua
circoscrizione elettorale. "Latina, Viterbo, Rieti, Frosinone, Castel
Gandolfo... Io ho già delle iniziative in programma. Come ci organizziamo per
le altre?". Non solo. Pare che il presidente del Senato non abbia mancato
a nessuna delle riunioni di programmazione con gli altri candidati. Durante una
di queste, avrebbe addirittura chiesto: "Come ci muoviamo coi manifesti?
Posso mettere la mia faccia?". Altra scuola. Mica Pizzaballa. 21/03/2008.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-21 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Il candidato premier tra scelta di mercato e no dei sindacati Veltroni e le anime del Pd: al bivio tra Epifani e Prodi SEGUE DALLA
PRIMA Veltroni è così
costretto sulla difensiva proprio nelle settimane decisive di campagna
elettorale. Ora che Berlusconi ha bocciato il piano Air France e ha preso in mano la bandiera
dell'italianità, al leader del Pd tocca per la prima volta inseguire il
Cavaliere e prendere una posizione. Cosa non facile, perché o incrina il
rapporto con Epifani, o entra in rotta di collisione con il premier che ha
"condiviso" i termini della trattativa di Padoa- Schioppa con
Spinetta. Veltroni non si aspettava che nella proposta
dei francesi ci fossero quegli "elementi di inusitata durezza" -
specie per i risvolti occupazionali - che considera "molto difficili da
accettare". Raccontano si sia infuriato non solo con palazzo Chigi e il
titolare del Tesoro ma anche con i vertici di Air France, e che abbia ricevuto
spiegazioni "poco convincenti ": in pratica il profilo della proposta
sarebbe stato dettato dall'atteggiamento ostile di Klm, contraria
all'acquisizione di Alitalia. Il capo del Pd ci ha visto "il classico
gioco delle parti", ma per il momento ha preferito non esporsi. Confida
che la trattativa superi la data delle urne, ma si rende conto che l'agenda
della sua campagna elettorale sarà influenzata da fattori esterni. Il fattore
Prodi, appunto. Ecco perché lo descrivono nervoso. Veltroni
è posto dinanzi a un bivio deciso da altri: nella migliore delle ipotesi, se
Air France prende Alitalia, dovrà fronteggiare le critiche dei sindacati e
l'offensiva del Pdl per la "svendita " della compagnia; nella
peggiore delle ipotesi, al Pd sarebbe messo nel conto il fallimento
dell'azienda sotto il governo di centrosinistra. Sono le regole terribili della
competizione elettorale. Come spiega infatti il democratico Realacci, su questa
vicenda "per attaccare basta uno slogan, per spiegare servirebbe un
seminario". Lo sa il leader del Pd, che prende tempo ma che non ha più
molto tempo. Anche perché - oltre al bivio dinanzi a cui l'ha posto il governo
- deve trovare un punto di equilibrio anche nel suo partito. Sull'"affaire
Az" nel Pd convivono linee diverse. C'è chi, come l'economista Rossi,
invita ad aver fiducia nel ruolo di "arbitro" del mercato, ricorda
che "se Alitalia è crollata la colpa è della politica e dei
sindacati", e attacca l'iniziativa di Berlusconi:
"Le cordate invitate dai politici non sono mai gratuite e vengono di
solito remunerate concedendo delle rendite". Ma nel partito persino chi condivide
"parola per parola" il ragionamento di Rossi sottolinea come sia
difficile fare discorsi sul libero mercato quando la gente è in piazza e le
urne si avvicinano. Ieri il presidente della Provincia di Milano, Penati, ha
chiesto per esempio al governo di tenere "la schiena dritta" e di
"non accettare assolutamente " la clausola di Air France sui diritti
di traffico. E soprattutto Veltroni deve tenere a
mente la Cgil. Non c'è dubbio che la mossa di Berlusconi
sta condizionando Epifani, che - al pari degli altri leader sindacali - ha
rigettato la proposta francese pur di non farsi scavalcare. Di più, ieri i
vertici di Cgil e Cisl hanno voluto verificare se l'idea della cordata italiana
avanzata dal Cavaliere avesse consistenza. Dal patron di AirOne, Toto,
avrebbero saputo che "non abbiamo mai smesso di lavorare al
progetto", mentre l'ad di Intesa Sanpaolo, Passera, sarebbe stato più
prudente: "Un nuovo piano necessita di un clima favorevole, che finora non
c'è stato". Il clima, i sindacati, in questo inedito asse con Berlusconi, vorrebbero collaborare per crearlo. "E mica
solo noi", rivela Bonanni: "Per il modo in cui Prodi e Padoa-Schioppa
hanno gestito la trattativa, manco Alitalia fosse una cosa loro, è scoppiata la
fine del mondo. Rutelli è fuori da ogni grazia, Veltroni
- con cui ha parlato Epifani - è imbarazzato e non sa come uscirne". E
intanto il Cavaliere ha guadagnato il centro della scena, parla con il premier,
contatta banche e parti sociali, agisce come se l'imbarazzante conflitto di
interessi che si porta appresso non lo appesantisse. "Perché lui oggi -
spiega Caldarola - si veste da patriota, è pronto a usare persino i soldi dei
figli per salvare Alitalia e Malpensa". Quella di Berlusconi
sarà "una boutade elettorale, un'altra sceneggiata", come sostiene
Calearo, che "da uomo del mercato" considera ormai "fuori tempo
massimo" l'idea della cordata italiana e si dice "rassegnato"
alla vendita ad Air France. Ma non c'è dubbio che per la prima volta nella
sfida elettorale il Cavaliere mette all'angolo Veltroni.
Certo la sua mossa è ad alto rischio, specie se dovesse vincere, perché -
spiega Follini - "un eccesso di partigianeria oggi, domani diventerà una
difficoltà di governo". Walter Veltroni: deve
mediare tra le anime del Pd sulla vendita di Alitalia Guglielmo Epifani (Cgil)
contrario agli esuberi proposti da Air France Corrado Passera: l'a.d. di Intesa
Sanpaolo dice che non c'è un piano sul tavolo Francesco Verderami.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Il leader udc "Mia moglie sta per partorire e io sono in
giro" Il rilancio di Casini: noi sentinella anti-inciucio è pesante fare
politica ROMA - "Credo che l'unico voto utile sia quello libero. Ho visto
che è stato già pubblicato su qualche quotidiano il parlamento eletto con il
Pdl. Allora non andiamo neppure a votare... ". Il leader e candidato
premier dell'Udc Pier Ferdinando Casini non è pentito della scelta di campo
effettuata per questa tornata elettorale. Parlando ad un incontro a Verona,
Casini, dopo aver osservato che il mandato degli elettori è preciso, ha detto
che l'Udc "non farà il tappabuchi di nessuno". "Oggi i miei elettori
- ha sottolineato - mi chiedono di essere la sentinella
antinciucio tra Berlusconi
e Veltroni. Se il giorno
dopo le elezioni mi dichiarassi disponibile a fare alleanze con Tizio o con
Caio per convenienza, tradirei il mandato. Le alleanze si fanno prima del
voto". Pier Ferdinando Casini ha trovato spazio anche per aprire una
finestra sulla sua vita personale. La vita di un leader politico è
"gratificante, al centro dell'attenzione dei media ma anche molto
pesante", ha confessato ieri sera a Vicenza nel corso di un incontro
politico: "Ho mia moglie incinta che sta per partorire - ha affermato -
eppure sono qui, domani (oggi ndr) sarò a Perugia e via di seguito anche in
questi giorni pasquali". Per Casini si tratta "di sacrifici perché ci
crediamo. Bisogna che al mattino mi guardi nello specchio perché se non ci
credo io è difficile che possa fare credere qualcosa ai nostri candidati, agli
elettori". Una lunga premessa, quella dell'ex presidente della Camera, per
spiegare che l'Udc "di fronte a certe richieste non ha voluto abiurare non
per un problema di simbolo, né di grafica, ma di sostanza. Berlusconi
- ha concluso - ha consentito alla Lega quello che non ha consentito a
noi". Intanto il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa attacca il Pdl sulle
candidature: "Berlusconi ha preso con sè
Ciarrapico, e Raffaele Fitto per non essere da meno ha preso con sè Cosimo
Mele. Complimenti a entrambi". Replica Cosimo Mele, coinvolto nei mesi
scorsi in una presunta storia romana di sesso e cocaina e uscito dall'Udc:
"Voglio sperare di essere da oggi lasciato al di fuori di qualsiasi
polemica poiché in questa campagna elettorale non intendo avere e non ho alcun
ruolo attivo, se non quello di esprimere il mio voto personale che non andrÁ
certo a coloro i quali hanno usato la logica di una morale a seconda delle
convenienze".
( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARCO CONTI ROMA
- "Berlusconi? Mi ha detto le cose che ho letto
sui giornali, cioè nulla di concreto". Romano Prodi ieri sera commentava
così la conversazione telefonica di ieri mattina con Silvio Berlusconi.
Ciò che il presidente del Consiglio ha però ben chiaro è che la linea dei
falchi ha preso il sopravvento nel centrodestra e che da ieri l'altro il
Cavaliere la interpreta a modo suo difendendo Malpensa come vuole la Lega e
l'italianità della compagnia di bandiera come sostiene An. D'altra parte i
sondaggi in possesso del Cavaliere parlano chiaro: a febbraio il 75% degli
italiani si sono detti contrari alla vendita e ora la percentuale dei contrari
fornitegli da Piepoli sono aumentate e anche nel sindacato e nel Pd si punto a
lasciare al nuovo governo la conclusione della trattativa. La telefonata tra i
due viene definita "cordiale" dai rispettivi staff, con Berlusconi che ha chiesto tempo e soldi, e Prodi che ha
ricordato che la Compagnia ha le casse vuote e che per un prestito-ponte
Bruxelles vuole "un impegno concreto". Ovvero un piano industriale.
E' per questo che il Cavaliere tiene in campo a tutti i costi Banca Intesa.
"Se si ritirano vuol dire che prendono ordini da Prodi", è sbottato
ieri sera Berlusconi prima di chiamare al telefono
l'amministrore delegaro Corrado Passera. Le perplessità di Gianni Letta e di
una larga fetta di esponenti del Pdl sulla linea seguita dal leader, non
tranquillizzano per nulla il governo che vede avvicinarsi come uno spettro il
rischio di un commissariamento dell'azienda e di una messa in liquidazione di
tutta la Compagnia aerea. Così come l'attivismo con il quale il leader azzurro
sta cercando di convincere una serie di imprenditori che nei giorni scorsi lo
hanno tempestato di telefonate per criticare la scelta del governo.
"Auguriamoci che qualcuno esca fuori, ma non ci sarà una cordata-Berlusconi. E' il governo che deve indicare soluzioni",
spiega Paolo Bonaiuti. "Le condizioni per trovare nuovi imprenditori ci
sono, serve solo tempo per fare la due diligence sui conti", sostiene
l'azzurro Jannone. Il rischio di ritrovarsi con il cerino in mano spaventa
anche An. Non solo perchè la cordata di imprenditori volenterosi potrebbe non
palesarsi, ma perchè la faccenda potrebbero ritrovarsela presto sul tavolo di
governo, in caso di vittoria elettorale, ancor più complicata. Non c'è dubbio
che l'altolà di Berlusconi spaventa i francesi che
potrebbero ritirarsi subito o irrigidirsi al massimo in modo da farsi dire di
"no" da sindacato e governo. A cercare un rinvio
della trattativa con Air France non c'è però solo il sindacato, come ha
sostenuto ieri il leader Cgil Guglielmo Epifani, ma anche il partito
Democratico. Walter Veltroni è preoccupato per le ricadute che può avere la vicenda, specie
al Nord, e spinge i sindacati affinchè spuntino il rinvio della scelta a dopo
le elezioni.
( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di FABRIZIO RIZZI
ROMA - Le parole di Padoa-Schioppa arrivano a metà pomeriggio e suggellano, con
l'affermazione si rischia "di distruggere una possibilità di vendita,
anziché costruirne una nuova", le preoccupazioni che regnano a Palazzo
Chigi di fronte all'offensiva di Silvio Berlusconi che
vuole dar vita a una cordata italiana per acquisire Alitalia, magari con
l'iniezione dei figli. L'avvertimento del ministro del Tesoro è dettato, con
una nota, a metà pomeriggio, quando il Cavaliere ha già avuto un colloquio
telefonico con il premier Romano Prodi, sostenendo che la proposta di Air
France è "arrogante, irrecevibile, inaccettabile" ed ha rinnovato
l'appello agli imprenditori italiani per evitare "una svendita che
ricorda" quella "della Sme. Per cui, secondo il capo del Pdl, per
annullare il fallimento, "serve un prestito ponte". Padoa-Schioppa fa
trasparire, tra le righe, uno scetticismo di fondo, laddove, commenta le
"recenti dichiarazioni su ipotetiche cordate di imprenditori
italiani". Perchè, raccomanda, "i tempi, ormai strettissimi, sono
dettati dalla condizione della compagnia e non possono dipendere dal calendario
della politica". In sostanza: "Chi è interessato ad Alitalia si
faccia avanti con atti formali e atti concreti. I tempi, ormai, sono
strettissimi". La telefonata tra Prodi e Berlusconi
avviene nella prima mattinata di ieri. Tono cordiale, franco, tranquillo. Non
c'è mai stato alcun veto ad altre offerte, ha puntualizzato il premier. Il
punto più delicato ha riguardato il "prestito ponte" che, secondo
l'ex presidente Fininvest, "dovrebbe consentire" alla cordata di
italiani "di mettere insieme un piano industriale, di fare una "Due
diligence"". Il Professore gli ha replicato: "Non si può".
Quindi gli ha chiarito i limiti imposti dalla Ue sugli aiuti di Stato.
Mettendolo in guardia: è contraddittorio sostenere questo, in assenza, al
momento, di un compratore. Con una battuta: "Bisogna che si veda quello
che c'è dall'altro lato del ponte...". La telefonata è stata rivelata
dallo stesso Berlusconi alla
"Confcooperative", dove ha parlato più tardi. Di fronte a una platea
imprenditoriale, ha spiegato che la proposta Air France è arrogante, che era
"rimasto zitto perchè non volevo intervenire nelle trattative con il
governo, ma sono sbottato". Ed ha voluto fare "un appello agli
imprenditori italiani, se hanno un briciolo di orgoglio". Quanto ai suoi
figli, se glielo "chiedessero, decideranno e faranno il loro dovere".
Ha anche chiamato in causa Banca Intesa, ma l'amministratore Passera ha
smentito, "non c'è nulla sul tavolo". Infine c'è stata la
controreplica del Cavaliere. Ma per Walter Veltroni, candidato premier del Pd, Fini
e Berlusconi, "su una
questione di grande delicatezza, parlano con grande leggerezza", fanno
affermazioni che si contraddicono, l'una contro l'altra, "come il giorno e
la notte". Non è la sola divisione nel Pdl (ce ne sono altre sulle
pensioni e sulle missioni all'estero), ma su Alitalia e Malpensa, dove
"abbiamo a che fare con posti di lavoro in gioco, si parla con leggerezza,
si annunciano cose che non si verificano". Il ministro Pier Luigi Bersani:
"Resto allibito di fronte a cordate improvvisate di notte". Gianfranco
Fin, An, ha invece sostenuto che "Malpensa, è un grande polo aeroportuale,
non è incompatibile che ci sia anche Fiumicino". Commento di Pier
Ferdinando Casini: "Il materializzarsi di una cordata italiana per
Alitalia è il primo diktat della Lega a Berlusconi. Se
c'erano imprenditori italiani capaci perchè non sono venuti fuori prima?".
( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - "In Italia non si può applicare il modello Sarkozy-Attali che
individua i migliori al di là delle appartenenze politiche". Gianfranco
Fini spiega che la ragione sta nel sistema istituzionale: "In Francia il
presidente viene eletto direttamente dal popolo, mentre da noi si risponde al
Parlamento", e dunque "è più difficile aggirare le coalizioni".
Ma l'archiviazione del "governo dei migliori" è solo l'ultimo
capitolo delle intese bipartisan che vanno svanendo. L'ipotesi della Grande
coalizione è ormai bandita, scongiurata da tutti i candidati-premier. E ieri
Claudio Scajola ha bocciato anche l'idea, in caso vittoria del Pdl, di eleggere
una personalità di Pd alla presidenza di una delle due Camere: "Il Capo
dello Stato - ha detto Scajola - è già espressione di una maggioranza di
centrosinistra". Al vertice dello Stato, ha aggiunto, "sarebbero due
su tre". Eppure la campagna elettorale era cominciata sotto altri auspici.
Silvio Berlusconi aveva detto che, in caso di
sostanziale parità al Senato, non avrebbe fatto come Romano Prodi nel 2006:
"Non avrò esitazione a proporre le larghe intese per governare". Di
Sarkozy non si era limitato a tessere l'elogio: "Ha ripreso le mie
idee", ha rivendicato il Cavaliere. E Walter Veltroni si era spinto fino ad auspicare
l'ingresso di Gianni Letta in un suo eventuale governo. Come il socialista
Bernard Kouchner nel governo benedetto da Sarkozy. L'astro del presidente
francese, però, si è eclissato. La campagna elettorale si sta incattivendo.
E, quel che più conta da noi, partiti e coalizioni hanno richiamato i leader
alle logiche dell'appartenenza. La Padania, quotidiano leghista, è stata
spietata sin dal primo giorno in cui Berlusconi
accennò alle larghe intese: "Ma quale grande coalizione, qui ci vuole una
grande pedata". La Lega non ha alcuna intenzione di allargare l'area di
governo: "Vogliamo essere determinanti" ripete Umberto Bossi. Governo
dei migliori, intese bipartisan, presidenti di assemblea concessi
all'opposizione sono per i leghisti scenari proibiti. "Berlusconi
- sottolinea Pier Ferdinando Casini - ha scelto la Lega come alleata e non noi.
Vuol dire che ha deciso di seguire quella linea oltranzista e di
chiusura". Insomma, anche se il Pdl dovesse vincere di pochissimo in
Senato, con ogni probabilità non potrà imboccare altra strada che un governo Berlusconi dalla precaria maggioranza. Una scelta diversa costerebbe
al Cavaliere quell'alleanza con la Lega, a cui non intende rinunciare. Peraltro
Casini ribadisce: "L'Udc non sarà il tappabuchi di nessuno. Le alleanze si
fanno prima del voto". Vuol dire che in caso di vittoria Pdl, anche
striminzita, "l'Udc starà all'opposizione". L'ha confermato anche
Fini. Che ieri ha aggiunto: "Se perdo le elezioni, mi dimetto il giorno
dopo". Del resto, nonostante qualche slancio di Veltroni,
anche nel Pd l'ostilità alle larghe intese è diventata la linea ufficiale.
"No alla grande coalizione - ha detto ieri Dario Franceschini, - non
dobbiamo far confusione tra l'esigenza di scrivere insieme le regole e la
necessaria dialettica sul governo del Paese. Chi vince, governa. Anche se ha
una maggioranza fragile". Tutti i piani, però, potrebbero essere sconvolti
dal risultato del Senato: se il 14 aprile non ci sarà maggioranza, neppure
esigua, un governo al Paese bisognerà pur darlo.
( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dello sbarramento al
4 per cento non è mission impossible: "C'è una grande incertezza nel
Paese, il numero degli indecisi resta alto, e noi vogliamo e dobbiamo riuscire
a catturare una fetta di questo consenso non ancora assegnato". E in
termini calcistici un "aiutino", onorevole Boselli, ve l'ha dato addirittura
il presidente Napolitano che ha bocciato l'opzione del voto utile...
"Quelle del presidente della Repubblica sono parole giuste e spero che in
questo modo si metta fine ad una indegna campagna orchestrata da Pdl e Pd per
fare in modo che gli italiani considerino utile solo il voto dato a Veltroni o a Berlusconi. Come ha
detto il capo dello Stato, nessun voto è inutile e soprattutto deve essere un
voto libero. Del resto lo percepiscono tutti: siamo di fronte ad una vera e
propria aria da regime". D'accordo, nessun voto è inutile. Ma perchè
dovrebbe essere utile quello dato al Ps? Un riflesso nostalgico per mantenere
la tradizione socialista? Il Pd sostiene di averla fatta propria...
"Falso. Il Pd, al contrario, dei socialisti se ne vergogna, si vergogna
della loro storia, che invece non è né piccola né ininfluente. Vede, non c'è
soltanto il problema - che pure esiste - di evitare che il nostro sia l'unico
Paese europeo privo di un Partito socialista, cosa che comunque è un problema
perchè si configura come l'ennesima anomalia italiana. Il punto vero è che è
importante votare per i socialisti perchè possiamo essere utili al Paese. Su
almeno tre punti. Con i socialisti si difende la scuola pubblica, che è la
risorsa più importante dell'Italia e che invece si contraddistingue per
professori peggio pagati e studenti peggio educati. Con i socialisti si
allargano i diritti civili come in Spagna. Da noi non c'è il divorzio breve, si
contesta la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, non c'è una distinzione
chiara tra Chiesa e Stato. Infine noi socialisti vogliamo che anche chi ha un
lavoro flessibile sia tutelato con adeguati ammortizzatori sociali". E
dove pensate di pescare voti, dal Pdl o dal Pd? La vostra
campagna elettorale sembra orientata soprattutto alla polemica con Veltroni... "Non siamo teneri con
l'uno ma neanche con l'altro, valgano le accuse che ho rivolto Berlusconi sull'Alitalia invitandolo a
non raccontare barzellette. Certamente Veltroni ha scelto la strada di tentare di cancellare i socialisti dalla
vita politica italiana. Questo è chiarissimo e per questo siamo molto
netti con lui. Ma più che altro il leader Pd ha imboccato la strada che
condurrà la sinistra alla più dura sconfitta della sua storia. Il più il Pd è
un supermarket della politica, una pessima imitazione del berlusconismo: basta
guardare le candidature, una cosa a metà l'Isola dei Famosi e Beautiful".
C.Fu.
( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di PAOLO CACACE ROMA
- Aveva promesso che nella trasferta cilena avrebbe limitato al massimo i suoi
interventi sulla politica italiana. Ma di fronte agli eccessi verbali della
campagna elettorale e alle ricadute negative per l'immagine del Paese, Giorgio
Napolitano ha ritenuto opportuno fissare alcuni "paletti". Ecco
perché - poco prima di ripartire da Santiago per Roma - il capo dello Stato
incontrando la nostra collettività e poi rispondendo alle domande dei
giornalisti, non solo non ha eluso l'argomento, ma ha voluto dire alcune parole
chiare sul cosiddetto "voto inutile" e più in generale sui rischi
dell'antipolitica ovvero sul qualunquismo di chi alimenta la convinzione che il
Parlamento sia una "corporazione di fannulloni avidi". Alla pretesa
di qualche leader politico secondo cui un voto, alle prossime elezioni, negato
alle due principali coalizioni (Pdl e Pd), sarebbe semplicemente
"inutile", Napolitano replica indirettamente: "Il voto non è mai
inutile". E spiega: "Ciascuno dà il suo voto secondo la sua
valutazione, il suo giudizio al partito che ritiene più vicino, più affine, più
importante ai fini del rinnovamento politico del Paese". Parole che
suscitano un coro di consensi nei poli (da D'Alema a Boselli, da Giordano a
Storace). Commenta soddisfatto Pier Ferdinando Casini: "Il voto più utile
è quello libero" e riferendosi ad una lista di parlamentari eletti
pubblicata da un giornale soggiunge: "Se fosse così potremmo non votare,
sarebbe come la Russia di Putin". Freddo sull'intervento
del Quirinale Berlusconi:
"Ho detto la mia opinione e resto convinto che chi vota i piccoli partiti
fa un favore a Veltroni".
Più articolato il ragionamento, più severo il monito di Napolitano sulla
difficoltà a comprendere la politica, sul distacco e sulla disaffezione di una
parte della società civile e soprattutto dei giovani. Avverte:
"Sentiamo che c'è una difficoltà, c'è distacco nei confronti della
politica, ma c'è anche un elemento di pregiudizio abbondantemente inoculato da
cose che si leggono qua e là e che rappresentano il Parlamento come una specie
di corporazione di fannulloni avidi". Napolitano non dice di più, ma
verosimilmente si riferisce ad articoli che insistono su un'immagine distorta
della cosiddetta "casta" ovvero alle esasperazioni del grillismo o alle
proposte demagogiche di qualche leader politico. Comunque l'appello contro il
qualunquismo è bipartisan. "Bisogna reagire a questi fenomeni che un tempo
si sarebbero chiamati di qualunquismo - osserva Napolitano - altrimenti ci sarà
qualcuno che penserà che tanto vale chiuderlo il Parlamento...". E ancora:
"Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento
appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della
disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di
comunicazione e di dialogo verso le nuove generazioni". Beninteso: non si
tratta solo di un problema italiano. Napolitano cita il record negativo di
affluenza alle urne alle amministrative in Francia. Tuttavia - incalza - è ora
di dire basta a quest'autoflagellazione e al "pregiudizio
pessimistico" verso la politica alimentato anche dai media. Osserva:
"Non è un discorso retorico il mio, so bene quali siano i nostri problemi
irrisolti, ma guai a non apprezzare anche le straordinarie risorse del Paese, a
non vedere che siamo in grado di superare le difficoltà purché prevalga il
senso dell'unità e dell'interesse nazionale comune".
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il "padre" del San Raffaele "Io e lui nemici
all'inizio. Poi mi fece allacciare le fogne a Milano2" Don Verzé: l'Italia
è al naufragio Il genio di Silvio può salvarci MILANO - "Mi ricordo un
giorno, all'inizio del 1940, poco prima che l'Italia entrasse in guerra. Ero insieme
a don Calabria, il santo che fu il mio maestro, e ci arrivò la notizia della
morte di don Orione. Don Giovanni posò le mani sul capo, "Oddio, scoppierà
la guerra! Quando muoiono i santi accade sempre qualcosa di atroce..."
". Don Luigi Verzé non è uomo che parli mai a caso. Fuori dal suo studio
il San Raffaele cresce, ora una cupola di reticolo metallico sormonta
gigantesca il nuovo dipartimento di medicina molecolare, "ha quarantatré
metri di diametro, pensi, uno più di San Pietro!", sorride. Però il
fondatore del San Raffaele, 88 anni da una settimana, è preoccupato. Fissa
sulla scrivania il crocifisso di San Carlo Borromeo che gli regalò il cardinale
Schuster e scandisce: "Ho visto un'Italia distrutta. I nostri contadini
che mangiavano polenta e insalata con l'aceto, e basta. La povertà vera. Non
dico siamo così, però...". Però? "Il confronto lo faccio. Allora
c'era l'aiuto dell'America e ce la siamo cavata. Ora viviamo un naufragio, gli
Usa non ci potranno sostenere con un Piano Marshall. E l'unica salvezza è
l'Europa, la vocazione della realtà italiana. Per questo il numero di aprile
del nostro bimestrale, "Kos", sarà dedicato all'Europa. Il lÓgos di
Platone, il LÓgos fatto carne di Giovanni, la nostra civiltà: perché l'Europa è
cristiana o non è. Su di lei incombe lo sguardo di Giovanni Paolo II, sa quanto
soffrì quando la Costituzione cancellò le radici cristiane? Vergogna! O
prendiamo tutto ciò molto sul serio o il naufragio diventerà catastrofe".
La politica se ne rende conto? "I politici non ne parlano. Dov'è finita
l'Europa degli Adenauer, dei De Gasperi? Abbiamo genio, creatività, ma da soli
in Italia non ce la facciamo". Come li vede, i contendenti? "Io conosco Veltroni e lo stimo, perché è un uomo di buona volontà, anche
intelligente, colto. Ma conosco molto meglio Berlusconi. Risente molto della sua mamma, e questo è importante". La
mamma? "è vissuta 97 anni dicendo tre rosari al giorno, vuole che qualche
grano non sia caduto in testa a Silvio? Ricordo quando nel 2004 gli
dissi: tu sei la benedizione di Dio su questo Paese, bada al tuo carisma...
Dopo un po' due musi duri mi misero un pugno sotto il mento apostrofandomi:
conferma? E io: confermo! Poi i miei uomini li hanno portati via perché erano
troppo minacciosi". Ha fiducia nel Cavaliere... "Con Milano 2 veniva
qui a impedire l'espansione del San Raffaele verso Sud. è stata dura, siamo
diventati avversari, poi gli ho chiesto: mi lascia agganciare la fognatura del
San Raffaele a Milano 2? Ci ha pensato un po' e ha detto: va bene. Da lì ho cominciato
a mitigare la mia avversione verso quell'uomo. Non mi ha dato un soldo per il
San Raffaele, però ha finanziato per intero il nostro ospedale in Brasile,
guadagnandosi la riconoscenza dei comunisti locali. Del resto il valore delle
case raddoppiò grazie al San Raffaele che aveva fatto deviare le rotte
aeree". E adesso? "In una contingenza così negativa è capace di
moltiplicare le sue risorse in una misura quasi scandalosa. Come fa? Ha genio.
Lo so, noi abbiamo del denaro un disprezzo apparente, un po' farisaico. Ma don
Calabria mi diceva: sterco di Satana? Sì, però lo sterco fa bene alle piante
per crescere. Se Berlusconi con il suo genio si presta
a dare una mano al Paese, benissimo. Lui sa parlare agli europei, ha un di più,
la facoltà sia retorica sia finanziaria. Ma è questione di scelta degli uomini.
Lui ce li ha. Prenda Gianni Letta, il suo Richelieu: è perfetto. L'importante è
che siano pochi, non politiconi, intelligenti e conseguenti al suo disegno. Non
come prima". Si è scritto che lei abbia tentato di convincere Casini a
trovare un'intesa con Berlusconi, è vero? "Beh,
sì. Ho consigliato a Casini di aderire anche senza il simbolo, con la sostanza:
tu sei la sostanza, gli ho detto, non il simbolo ma le tue energie, le tue
convinzioni. Ma poi la cosa si complica perché diventa anche politica, diventa
interesse, e non sono cose che mi riguardino. Resta il fatto che gli ideali si
difendono nella realtà vissuta, non con un simbolo". In tema di valori: è
giusto porre dei limiti alla ricerca scientifica? "Le rispondo: vita,
vita, vita. Perché la vita è Dio. Va salvaguardata sempre. Dopodiché, i modi
per salvaguardarla io li affido agli scienziati. Sta al loro senso di
responsabilità valutare dove vanno e cosa possono ottenere. Sapendo che Dio
perdona sempre, l'uomo talvolta, la natura mai. Non vuol dire che li abbandoni,
i miei scienziati. Li seguo, casomai li consiglio. Però mai li condanno".
Sull'aborto il clima è rovente, un medico si uccide e la Cei accusa la
"mentalità abortista" . "Prego il Signore che gli uomini non
facciano errori e non distruggano la vita. Però non oso giudicare, detto in
generale. Se quel medico si è ucciso, vuol dire che ha sofferto molto".
Per tornare all'Europa cristiana: non teme i toni da crociata? "Nulla di più
sbagliato. Dobbiamo vivere da cristiani e leggere il Vangelo sine glossa, alla
lettera: beati i miti, i poveri. Cristiano è chi porge l'altra guancia.
L'Europa cristiana sono anche le terre pregne di sangue e sapienza cristiana
dove c'è l'oppressione dell'Islam, ma non la verità del-l'Islam. Sa che mi
hanno chiamato a Dubai per aprire l'Università San Raffaele? è impensabile che
alla fine non si trovi insieme la strada della verità: la verità si fa strada
da sola". Fondatore Don Verzé ha creato l'ospedale, il centro ricerche e
l'università del San Raffaele Gian Guido Vecchi.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il Pdl Affondo su Veltroni: innovatore? No, pensionato Il Cavaliere: da evitare il sì ai
partiti minori Io non cambierò idea "Basta con l'evasione dei lavoratori
autonomi" Berlusconi e
lo stop del Colle: ho espresso una mia opinione di cui sono assolutamente
convinto ROMA - Se il presidente della Repubblica dice che "tutti i voti
sono utili" Silvio Berlusconi non cambia
idea, ribadisce che per lui è vero il contrario, ovvero che votare per Udc o
partiti minori non ha senso, perché non garantisce la governabilità: "Non
so quello che ha detto il presidente Napolitano. Io ho espresso una mia
opinione, di cui sono assolutamente convinto". Insomma ognuno ha le idee.
Con garbo e senza polemiche il Cavaliere non nega la distanza con il Colle.
Dice anche di più, ovvero che "in Senato i partiti minori non hanno
speranza di avere un solo senatore, perché non raggiungeranno la soglia
dell'8%". E lo dice all'assemblea di Confcooperative, "a voi che in
passato siete stati vicini all'Udc". Oggi, dopo le polemiche dei mesi
scorsi, sembra pace fatta almeno con un pezzo del mondo della cooperazione:
"Terrò fede al patto con voi. Sono un lettore di Don Sturzo, ho apprezzato
tutte le idee che ha prodotto per incentivare la cooperazione vera, che è un
perno dell'economia sociale di mercato, il modello che noi perseguiamo ".
Il candidato premier aggiunge che la crisi attuale dell'economia mondiale
"è peggiore di quella prodotta dall'11 settembre ". Fa un pensiero
all'evasione fiscale, che "in Italia è assolutamente incredibile, tre
volte quella degli altri Paesi. I lavoratori dipendenti sono tassati alla
fonte, mentre alcuni lavoratori autonomi, imprenditori e finanziari presentano
dichiarazioni dei redditi che sono degli scandali veri e propri". Poi la
giornata è una lunga serie di battute, anche contro l'avversario. Sembra che il
Cavaliere abbia più voglia dei giorni scorsi, che "senta" la campagna
elettorale con maggiore intensità: "Veltroni si è
voluto presentare come l'innovatore, poi abbiamo scoperto che è un pensionato
del Parlamento e che dal 2001, da quando aveva 52 anni, si becca anche 5.000
euro di pensione. Fa il paio con l'altro pensionato innovatore che è Di Pietro,
che a 45 anni si è beccato la pensione pure lui. Parlano di innovare l'Italia e
non si guardano nemmeno allo specchio". Aiuta l'umore osservare che
"ho una veneranda età ma sono un mese più giovane del candidato
repubblicano McCain". E anche pensare a quello che gli ha detto il figlio.
E' la vicenda della precaria cui il Cavaliere ha risposto "sposi il figlio
di un miliardario": "A mio figlio sono arrivati oltre 360 sms di
richieste di matrimonio. Una ragazza ha perfino mandato la sua foto vestita da
sposa. Piersilvio me l'ha mostrata e ci abbiamo riso sù". Marco Galluzzo.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Il cantautore Al compleanno di Maroni Bennato e la cena con Silvio:
mi piace, non è un'infezione ROMA - A mezza cena Berlusconi
non si è più trattenuto: "Ma lo sa, caro Edoardo Bennato, che io ho
scritto 70 canzoni?", gli ha chiesto, da collega a collega. E il suo
vicino di tavolo (che nel 1976 così trattava la categoria: "Tu sei forte,
tu sei bello, tu sei imbattibile, tu sei incorruttibile, tu sei un...ah, ah...
caaantautore ") se l'è cavata così: "Ok, me le sentirò".
Mercoledì sera, brasserie Co2 di piazza Sant'Andrea della Valle, tra un risotto
alla milanese con midollo grigliato e paccheri all'amatriciana per bilanciare
il Nord con il Sud, si festeggiava il compleanno n. 53 di Roberto Maroni: 59
invitati, comprese le guardie del corpo del Cavaliere e Maurizio Beretta, dg di
Confindustria, Giulio Tremonti, Enrico Mentana, Maria Grazia Cucinotta, Renato
Pozzetto ed appunto Edoardo Bennato, forse l'ospite che non ti aspetti. "E
perché? Con Roberto siamo amici, ci ha presentato lo scorso aprile alla festa
della Fiat Luca Cordero di Montezemolo, altro mio grande amico ". Vero,
Edoardo c'era (e cantava, con Gino Paoli) alla sua festa per i 60 anni ad
Anacapri, il presidente della Ferrari ha un debole per "Il rock del
Capitano Uncino". Ma subito, come a garantire che lui è sempre lo stesso
Bennato arrabbiato anni Settanta- Ottanta che sfotte quelli che si mettono
"in fila per tre" ci aggiunge che: "Faccio musica rock ribelle,
contro le convenzioni e i luoghi comuni, sono sempre incontrollabile e
irregimentabile". Però al party sedeva spalla a spalla con Berlusconi. "Embè, cos'è lui,
un'infezione, che non gli ti puoi avvicinare?". Le è simpatico? "Sì.
Ma mi è simpatico pure Veltroni, alla mia età (59) uno se lo può permettere ". Quando erano
"solo canzonette " Bennato cantava che "gli impresari di
partito, mi hanno fatto un altro invito e hanno detto che finisce male se non
vado pure io al raduno generale della grande festa nazionale "
(ovvero quella del-l'Unità), ora invece il ribelle napoletano può mostrarsi
tutto pappa e ciccia con un leghista? "A parte che sono amico anche di
Pecoraro Scanio". Verde, e vabbè. "Faccio satira contro il potere
qualunque sia perché sono un artista e dunque al di sopra delle parti ".
Sì. "E potrei pure essere leghista anch'io visto che vorrei Napoli fuori
dallo Stato italiano che sembra quello borbonico, fuori da questa Italietta
sconclusionata in cui c'è chi brucia la bandiera e chi la spazzatura, ma per
favore scriva che lo sto dicendo con ironia". Fatto. (Sul tema Bennato ha
appena scritto il pezzo "C'era un re" che pochi giorni fa ha cantato
da Fiorello a "Viva Radio2" ma che ancora non ha trovato casa
discografica). "Comunque Maroni suona il blues, al telefono parliamo
spesso di musica". E come se la cava l'onorevole al sax? "Non abbiamo
ancora mai provato insieme", spiega Edoardo e poi ricorda che "lassù
ho fatto l'università, architettura, e quando andavo in Svezia anche Milano mi
sembrava il Sud". Amicizie bipartisan Sono amico di Bobo e mi piacciono
anche Veltroni e Pecoraro. Alla mia età uno se lo può
permettere Insieme Edoardo Bennato e Roberto Maroni un anno fa a Torino
Giovanna Cavalli.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 11
categoria: BREVI Con Veltroni Don Verzé con Walter Veltroni (a fianco) in
un'immagine del 2002, quando il leader del Pd era sindaco di Roma. Il fondatore
del San Raffaele vanta una lunga amicizia con Silvio Berlusconi.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il Pd Il leader e Berlusconi sulle candidature "vecchio Pci": non rispondo Veltroni: mai più ministri in piazza
contro il governo "Basta risse. Ci presentiamo soli e liberi, senza
alibi" Il segretario: non ci saranno più vertici di maggioranza. In Europa
non hanno mai capito che cosa fossero DAL NOSTRO INVIATO SANREMO - Veltroni batte e ribatte, i
comizi sono ormai 69. Il Pd, insiste, è diverso. A Cuneo, piazza Municipio,
tira fuori un' agenzia di stampa. Berlusconi lo accusa
di non aver criticato la sua appartenenza al Pci, e di aver inserito la vecchia
nomenclatura comunista nelle liste. "Volete sapere cosa rispondo a Berlusconi? ". Suspense. "Niente, niente, niente.
Non rispondo niente. Pare una polemica del secolo scorso ". A Savona,
piazza Sisto IV, dice che "il tempo dei giochi è finito, basta risse,
basta corna nelle foto, basta dichiarazioni contro". E poi sottolinea il
passaggio chiave di questa campagna elettorale: "Ci presentiamo soli,
liberi, senza alibi e senza condizionamenti. Dovremmo realizzare ciò che
promettiamo. Mai più ministri in piazza contro il governo. Non ci saranno più
vertici di maggioranza. Negli altri Paesi europei non hanno mai capito cosa
fossero". Quindi, usa un'esortazione poco "politica":
"Divertiamoci". Ancora un elettore su tre, sostiene, è indeciso. Se
ognuno di voi - dice ad Asti, a Cuneo, a Savona, a Sanremo - convincesse cinque
conoscenti a votare Pd... Fate riunioni di condominio, telefonate, mandate
sms... Spiegate che per la destra vincere le elezioni è un fine, per spartirsi
il potere nel solito modo, per noi è un mezzo, il fine è cambiare il Paese,
iniziare un vero ciclo riformista ". Ad Asti, a Teatro Politeama, legge la
lettera di M. 28 anni: "... una spada di Damocle oscilla sempre più
minacciosamente sulla mia testa man mano che il giorno della scadenza del
contratto si avvicina. Ormai sono anni che vado avanti così, sei mesi in un
posto, sei in un altro, tre di qua, uno di là... questa dannata precarietà è
diventata la mia miglior nemica: nemica della mia psiche dei miei nervi e dei
miei maledettissimi sogni!". Combattere il precariato, commenta Veltroni è e sarà la mia ossessione. A Savona ribadisce:
"Vareremo il compenso minimo legale di 1.100 euro al mese nella prima
seduta del Consiglio dei ministri. Se vinceremo ". Dal lavoro alla scuola
"Grande dimenticata della campagna elettorale". Scuole rimaste come
al tempo dei nonni, palestre con pertiche, funi e quadri svedesi:
"Puntiamo sull'edilizia scolastica e puntiamo sugli insegnanti che devono
seguire gli studenti per gli interi cicli e debbono proseguire la formazione
per tutta la vita. E poi campus scolastici, universitari dove alloggiare e fare
sport. La scuola deve diventare il centro della vita pubblica ". E ancora,
la lotta alla burocrazia: "Perché migliaia di giorni per la valutazione di
impatto ambientale per la terza corsia della Cattolica-Fano? Perché 60 diversi
adempimenti per aprire una carrozzeria?". Ad Asti in platea c'è lo
scrittore Giorgio Faletti, il ministro Damiano segue Veltroni
ad Asti e a Cuneo, la Melandri è sul palco a Savona e a Sanremo. A Savona,
sventolando una bandiera del Tibet, c'è pure il mago Otelma. Andrea Garibaldi.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Valentino Parlato
Con questa storia dell'Alitalia mi tornano alla mente i vecchi romanzi
d'appendice. La povera e infelice vergine sta per cadere in mano dei turchi e
scende in campo il Cavalier Silvio che la salverà. Sui giornali di ieri questa
era la scena. Solo che il Cavalier Silvio, e non solo lui, è stato testimone e
complice della irreparabile caduta della vergine Alitalia. In Italia, una volta
c'era l'economia mista: parte privata con la Fiat, la Montecatini e la Edison e
parte pubblica con l'Iri e l'Eni. Neppure allora c'era chiarezza, tuttavia
andava un po' meglio di come non sia oggi, con la linea delle privatizzazioni
che (per l'Alitalia ad esempio) non si realizzano e così è nato il mostro
Alitalia per il 49,9 per cento pubblica e per il 50,1 per cento di un po' di
privati e presunti tali: ci sono molti dirigenti Alitalia e pubblici che sono
diventati amministratori delegati di settori Alitalia prima esternalizzati e
poi privatizzati. Così oggi l'Alitalia è un mostro sciupadenaro, in cui si sommano
(e anche moltiplicano) i vizi del privato e quelli del pubblico. C'è la
moltiplicazione degli aeroporti per soddisfare le esigenze locali di politici e
privati. C'è conseguentemente la moltiplicazione dei low cost che sono costi
altissimi, cioè perdite per l'Alitalia e soprattutto per la sua parte pubblica.
A parte la Germania, che aveva il problema politico di Berlino, siamo il solo
paese che abbia due hub (cioè due aeroporti centrali): Malpensa era un prezzo
(assai alto, cioè due terzi del deficit Alitalia) che si doveva pagare alla
Lega. Ma a questo punto che fare? Che vuole fare il governo di centrosinistra
ancora in carica e responsabile? Vuole che Berlusconi,
in questa campagna elettorale, agiti, a gratis, la patriottica bandiera
dell'italianità della compagnia e conquisti un altro po' di voti? La risposta
di Prodi - "Berlusconi faccia una proposta"
- è assolutamente debole. Nel corso della campagna elettorale Berlusconi (ha già messo in campo anche i figli) potrà
giocare fino all'ultimo giorno la parte del salvatore della Patria e questo
sarebbe un po' suicida da parte del Pd. Questa dell'Alitalia è una carta forte
nella partita elettorale. Il Pd, ma anche la Sinistra arcobaleno, non possono
restare a mezz'aria tra il privato e il pubblico. Sarebbe bene
che Prodi, e anche Veltroni,
scegliessero la via dell'impresa pubblica, dando soldi alla compagnia anche se
le autorità europee protesteranno; e che smontasse tutta la baracca dei
privatissimi low cost, introducendo quelle regole minime che vigono in tutti
gli altri paesi europei. Altrimenti non resta che vendere all'Air
France. Essendo un tenace e forse nostalgico sostenitore della prima stagione
dell'Iri, troverei economica e patriottica una seria assunzione di
responsabilità dello stato. Nella sua prima stagione l'Iri suscitava l'invidia
delle elites economiche d'Europa. Altrimenti, ripeto, una rapida e completa
privatizzazione, ma non lasciare a Berlusconi la parte
del generoso difensore degli interessi dell'Italia e dell'Alitalia.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'intervento
L'identità della Sinistra in uno specchio d'acqua Emilio Molinari Nelle tribune
elettorali nessun partito e nessun candidato parla di beni comuni mercificati e
di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Nessuno parla di quale società
prefiguri tutto ciò. Da qui un appello alla Sinistra Arcobaleno, al suo leader
Fausto Bertinotti e ai suoi candidati. E' una sollecitazione preoccupata,
rivolta a titolo personale e dall'interno dello schieramento. Perché su questo
ordine di problemi c'è i il silenzio nella campagna elettorale? E'
inspiegabile: i partiti e le associazioni della Sinistra Arcobaleno possono
vantare di aver contribuito con la moratoria a fermare fino al 31 dicembre 2008
la privatizzazione dei servizi idrici, affermato il carattere pubblico della
gestione e della proprietà delle reti, aperto la discussione sulla legge
d'iniziativa popolare del movimento su cui sono state raccolte oltre 400 mila
firme. Con le elezioni tutto questo rischia di essere vanificato. Perché non
fare della campagna elettorale una forte occasione per informare milioni di
cittadini italiani dei rischi che corrono con la privatizzazione di questo
indispensabile bene comune e farne un momento di accumulo di forze per la
battaglia del dopo elezioni, che sarà durissima, e un momento di richiamo
trasversale a quanti hanno sostenuto queste battaglie?Perché non farne il vero
tema della difesa della vita, dando contenuti e linguaggi nuovi alla politica?
E' schizofrenia: l'acqua, il paradigma del suo esaurirsi e della sua
mercificazione, sparisce dalle elezioni, ognuno ritorna a identità consolidate.
Ma nel paradigma c'è la politica dei prossimi 40 anni: il petrolio che finisce,
l'acqua che scarseggia, i rifiuti che si accumulano e le scomode questioni che
bisognerà pur affrontare un giorno o l'altro. Quali il modello di sviluppo, la
crescita infinita, il salario che deve aumentare quando rallentano i consumi e
la spesa pubblica, sempre da ridurre, privatizzando servizi e diritti sociali,
le tasse. Le privatizzazioni, svuotano il senso di comunità, fanno delle
autorità locali degli azionisti e la crisi della politica che viviamo è anche
questo. Napoli e i suoi rifiuti sono un 11 settembre per la nostra democrazia e
vengono attribuiti alla sinistra, mentre dovrebbero essere l'emblema
dell'insostenibilità di questo modello di sviluppo, che salta, proprio nel
punto più debole, dove più avanzato è il degrado della politica e scoperti gli
interessi privati in gioco. Ma vi chiedo ancora, nella campagna
elettorale della Sinistra Arcobaleno perché non entrano Veltroni, Berlusconi, Casini, che gareggiano su chi liquiderà il patrimonio pubblico
italiano? La ministra Lanzillota (Pd) e l'ex ministro Alemanno (Pdl) che
assieme dichiarano: la privatizzazione "deve riguardare anche il settore
dell'acqua", "l'in house in questo settore va messo al bando",
le riforme sono già pronte, la convergenza tra Pd e Pdl è totale, i
ritardi, sono da imputare alla "sinistra radicale" e "alle
strenue resistenze dei comuni"? E' un linguaggio da "dittatura del
mercato": l'acqua pubblica "messa al bando", la
"convergenza totale", la colpa dei comuni e degli oppositori, e
Montezemolo che vi aggiunge la dimensione etica "il mercato come bene
comune fondamentale". Sullo sfondo il patto scellerato tra Acea,
Suez-Veolia evidenziato e denunciato dall'antitrust italiano, l'operazione
acqua Toscana, la fusione Hera-Iride-Enia- Aceaa, le mire sull'Acquedotto
Pugliese, i denominatori comuni politici, la confusione tra politica e affari
finanziari, il conflitto di interessi e la rete, Amga- Iride-Hera-
Enia-Veolia/Vivendi-Caltagirone-Monte dei Paschi di Siena-Electrabel (la Suez
belga). Inoltre nemmeno ciò che succede nel mondo sull'acqua entra nella
elezioni. L'Onu parla di "Crisi mondiale dell'acqua" di epicentri nel
Mediterraneo, Cina, India, Usa. Il World economic forum di Davos afferma che
l'acqua sarà il maggiore problema del mondo. Le banche lanciano titoli e
certificati sull'acqua, le multinazionali Vivendi e Suez si preparano fondendo
i loro assetti societari. Nell'ambito del Global compact: Nestlè, Coca Cola,
Pepsi Cola, Unilever si coalizzano per affrontare questa crisi. Nelle nostre
elezioni niente di tutto questo. Ma se in un grande evento informativo
dell'opinione pubblica non si introducono questi argomenti quando intendete
farlo? Sull'acqua ci giochiamo tutto, dice sempre padre Alex Zanotelli e anche
in queste elezioni ci giochiamo quasi tutto. Ci giochiamo la possibilità che in
Italia esista ancora una pur minima rappresentanza per i conflitti sociali
solidali e il concetto di politica come ricerca dell'interesse generale, senza
il quale è il dominio di poteri forti, criminali e corporativi. Per favore,
parliamo di acqua, è anche un modo per dare identità alla Sinistra Arcobaleno.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Verba votant Voto
inutile "Il voto non è mai inutile". Così il presidente Napolitano
ieri da Santiago Del Cile. E tutti: bravo, bene. L'espressione ci perseguita da
ben prima del nostro zoppicante bipolarismo. E soprattutto perseguita chi ne è
di volta in volta investito. "Voto inutile e totalmente disperso"
quello per il Partito dei Pensionati, già accusava Longo (Psdi) nel 1983.
Quello all'Msi-Dn - si autoconvinceva nel frattempo Almirante, nell'85 -
"non è più un voto inutile". E per sconfiggere "il fantasma del
voto inutile che ci perseguita da troppi anni" il liberale Costa
caldeggiava un accordo con la Dc. La Seconda Repubblica ne ha fatto un cavallo
di battaglia. "Il voto al centro - attaccava per tutti Gasparri nel 1994 -
è un voto inutile e sprecato". Mentre al centro impazzava una sorta di
training autogeno: "Il voto utile è quello per noi - ripeteva D'Antoni nel
2001 - Voto inutile è votare per gli attuali poli". "Il vero voto
inutile è stato quello dato al Pdci", metteva le cose in chiaro Giordano.
Il voto inutile, questa la conclusione più recente, è soprattutto quello dato
agli altri. "Inutile e dannoso", per Storace, il
voto al Popolo della Libertà. Inutile forse, ma non "uguale", secondo
l'Udc Volontè, come quello dato a Berlusconi e a Veltroni.
"Un voto dato al nostro partito - ha giganteggiato di recente Di Pietro -
non è un voto perso, ma anzi vale doppio". alberto piccinini.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Al voto "Ho la
cordata, servono i soldi" L'attivismo del cavaliere come ai tempi della
Iar, quando bloccò i piani di Prodi e De Benedetti su Sme. Passera lo corregge
ma non chiude. Veltroni svicola,
esecutivo preoccupato: se ha delle carte le mostri subito. Entro marzo Berlusconi fa campagna elettorale con
Alitalia. "Serve un prestito ponte del governo, Banca Intesa e investitori
seguiranno" Andrea Fabozzi Roma Al mattino Silvio Berlusconi rilancia la "cordata di
imprenditori italiani" radunati intorno a Banca Intesa per contendere
Alitalia ad AirFrance-Klm. Al pomeriggio il presidente di Banca Intesa
Corrado Passera frena: "Non c'è nulla sul tavolo, da tre mesi non
prendiamo parte ad alcuna trattativa". La borsa crede a lui e blocca la
ripresa del titolo. Strana corrispondenza questa tra il cavaliere e il
banchiere tradizionalmente vicino a Prodi e al centrosinistra. Berlusconi è in campagna elettorale e si atteggia a paladino
dei lavoratori Alitalia (e di Malpensa), a Passera fa piacere che la partita si
riapra. Probabilmente è troppo tardi: "Il piano di AirOne era molto bello
ma è superato dagli eventi", ammette. Al cavaliere il presidente di Banca
Intesa manda a dire che non è lui che comanda il gioco: "Non abbiamo mai
investito in qualcosa perché chiamati da qualcuno, ed è per questo che abbiamo
sempre fatto buoni affari". Ma uno spiraglio, piccolo, resta aperto:
"Dovremmo avere maggiori informazioni, saperne di più - conclude Passera -
su queste basi è inimmaginabile un'offerta". A Berlusconi
basta questo per potere, a sera, assicurare che la cordata di imprenditori è in
piedi - "ne farebbero parte anche i miei figli, se fosse necessario"
- e che Banca Intesa non ha gettato la spugna: "Mi risulta in maniera
inequivocabile che chiedono che sia data anche a loro la possibilità di una due
diligence (una verifica dei conti, ndr) per conoscere la realtà
aziendale". E' chiaro che Banca Intesa non ha intenzione di azzardare un
altro passo sapendo di avere contro il governo. Ma rimasto per mesi silenzioso
sul caso Alitalia, adesso che ha deciso di giocare anche questa partita in
chiave elettorale Berlusconi è inarrestabile. Tanto da
riprendere i colloqui con Prodi: lo chiama al mattino presto e gli assicura che
l'offerta - ancora coperta - arriverà. Ma il cavaliere ha una richiesta molto
pesante: un nuovo prestito ponte da parte dello stato ad Alitalia che conceda
all'azienda e dunque all'ipotetica nuova cordata imprenditoriale tre-quattro
mesi di tempo per riequilibrare la rotta. Prodi, al telefono con il cavaliere,
chiarisce che l'Europa ha regole molto rigide per autorizzare questo genere di
intervento pubblico: il prestito deve essere fatto a condizioni di mercato. E
poi chi sono questi imprenditori disponibili, oltre ai Toto di AirOne (un nipote
del fondatore è candidato con il Popolo delle libertà alla camera in Abruzzo),
che fino ad oggi non si sono fatti avanti? Prodi sa di non poter chiudere ad
ogni alternativa col rischio di presentarsi come un entusiasta del piano
lacrime e sangue di AirFrance. Per questo aveva già mercoledì cercato al
telefono Berlusconi per farlo uscire dal vago. Anche
perché l'iniziativa del cavaliere sta ridando vita al partito dei
"nazionalisti" che vedono male la cessione della compagnia di
bandiera, ce ne sono anche nella maggioranza, Rutelli ad esempio. "La
scadenza per nuove offerte resta il 31 marzo", chiarisce il presidente del
Consiglio uscente. Il rischio altrimenti è che Alitalia si avvii al fallimento
e che la colpa venga scaricata sul centrosinistra. Il ministro del tesoro Padoa
Schioppa insiste: se c'è qualcuno interessato davvero ad Alitalia "si
faccia avanti con atti formali e offerte concrete, altrimenti distrugge una
possibilità di vendita anziché costruirne una nuova. I tempi, ormai
strettissimi, non possono dipendere dal calendario politico". Cioè niente
rinvio a dopo le elezioni. Il ministro però è il primo a non credere
all'esistenza di alternative ad AirFrance. Era stato lui stesso a cercarle
ormai molti mesi fa. Piazzata com'è a ridosso del voto politico, la partita per
Alitalia resta di grande difficoltà soprattutto per il centrosinistra già in
svantaggio nei sondaggi. Veltroni se ne tiene alla
larga, limitandosi a punture di spillo nei confronti degli avversari (e ieri Il
Sole 24 Ore sfotteva l'ambiguità del segretario Pd). L'attivismo di Berlusconi fa paura soprattutto perché finalizzato solo a un
guadagno elettorale. Una cordata fasulla, utile solo per intralciare i piani
del governo: il cavaliere lo ha già fatto più di venti anni fa ed anche allora
avendo Prodi dall'altra parte. Erano i tempi della Iar, il consorzio con il
quale Berlusconi pretese di acquisire la Sme,
l'alimentare di stato che l'Iri aveva deciso di cedere alla Cir di De
Benedetti. Una vicenda che anni dopo avrebbe originato un processo per
corruzione giudiziaria concluso solo nell'autunno scorso. Salvando Berlusconi e Previti, con la prescrizione.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Duello in tv?
Gentiloni: si può e Bonaiuti insorge Roma Un faccia a
faccia in tv tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni? A rilanciare la proposta è Paolo Gentiloni, ministro delle
comunicazioni uscente del Pd e ex presidente della commissione di vigilanza
Rai. Gentiloni sottolinea che il regolamento della vigilanza per questa
campagna elettorale non vieta, come qualcuno in buona o cattiva fede sostiene,
che l'"evento" vada in onda. Perché anche se negli spazi delle
tribune elettorali i faccia a faccia non sono previsti, i normali programmi di
approfondimento - come quelli di Vespa, Floris o Santoro per la Rai o quelli di
Mentana, Piroso o Latella per le emittenti private - potrebbero tranquillamente
ospitare il duello. Questi programmi, infatti, non devono assicurare
l'equilibrio tra i partiti in ogni singola trasmissione, ma all'interno di un
ciclo di trasmissioni. Il portavoce di Silvio Berlusconi,
Paolo Bonaiuti, non ci sta: "Gentiloni è un vero fariseo. Vuole mantenere
la par condicio quando imbavaglia Berlusconi e
scavalcarla quando pensa illusoriamente di agevolare il suo candidato affannato
e perdente in tutti i sondaggi. È incredibile che il ministro delle
comunicazioni si prenda gioco della commissione di vigilanza e
dell'Authority", tuona. E dire che lo stesso presidente dell'Authority,
Corrado Calabrò, aveva recentemente fatto la stessa osservazione di Gentiloni a
proposito della possibilità di ospitare i faccia a faccia nei talk show
politici. E invece anche Mario Landolfi, presidente della vigilanza, dice no:
"Che par condicio sarebbe se su quindici a confrontarsi fossero solo due?
Invocare un faccia a faccia nel rispetto di questa legge è come pretendere di
ballare il twist con la gambe legate". Conclusione di Beppe Giulietti,
esponente del Pd candidato nelle liste di Di Pietro: "Se Berlusconi ha paura di un faccia a faccia con Veltroni, non c'è bisogno di fare tanto baccano o di inveire
contro la par condicio, più semplicemente basta dirlo. Sorprende invece che
nessuno abbia ancora formalizzato l'invito e rese note le eventuali risposte
dei candidati". Per il momento la Rai prevede solo le conferenze stampa
dei candidati premier, che dovrebbero partire il primo aprile in prima serata
su Raidue. A aprire la serie saranno Berlusconi e, a
seguire, Veltroni.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Napolitano contesta
la tesi del voto utile e esorta i politici a reagire al qualunquismo Altolà
alle sirene del duopolio Pd-Pdl Red. Pol. Roma Il voto utile è quello al Pd o
al Pdl, come sostenuto da leader e esponenti di entrambi i partiti? "Il
voto non è mai inutile - ribatte il capo dello stato Giorgio Napolitano dal
Cile -. Ciascuno dà il voto secondo la sua valutazione, il suo giudizio, al
partito che ritiene più vicino, più affine o più importante ai fini del
rinnovamento politico del paese". Dai partiti medi o piccoli si leva un
coro di approvazione: "Il presidente conferma la sua profonda cultura
democratica. La sua affermazione costituisce un elemento che illumina una opaca
campagna elettorale", commenta Fausto Bertinotti, candidato premier della
Sinistra arcobaleno. Si compiace Pier Ferdinando Casini e rilancia: "Il voto utile per Berlusconi e Veltroni
sta diminuendo". Per una volta si dice d'accordo con Napolitano anche
Francesco Storace. Invece Silvio Berlusconi insiste: "Non so quello che ha detto il presidente
Napolitano. Io ho espresso una mia opinione di cui sono assolutamente convinto,
chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni e nel centrodestra l'unica forza politica che ha
l'opportunità di avere successo è il Pdl". Mentre nel Pd c'è chi, come
Massimo D'Alema, non si sente neanche lontanamente destinatario dell'appunto
del capo dello stato: "Non ci sono voti inutili? Questo è ovvio, io ho sempre
detto la stessa cosa, vi rimando alla letteratura...". E invece Dario
Franceschini, vice di Walter Veltroni, distingue tra
"dare un voto sentimentale" e "determinare chi governa il paese.
Così come Stefano Ceccanti, costituzionalista candidato del Pd, va per il
sottile: "Il presidente Napolitano si è mosso in maniera del tutto
condivisibile su un piano costituzionale. Sul piano politico, il Partito
democratico si rivolge agli elettori per far capire che il voto al Pd è quanto
mai utile per determinare equilibri di governo coerenti, mentre altre scelte
minoritarie non lo sarebbero". Insomma, Pd e Pdl non raccolgono. Lasciando
il Cile, Napolitano sollecita anche i politici a reagire "a fenomeni che
un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo". Insomma, a tutte quelle
"cose che si leggono qua e là e rappresentano i parlamentari come una
specie di fannulloni avidi" e "forse ci sarà qualcuno che penserà che
il parlamento tanto vale chiuderlo".
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Franco Bruni IL
PARTITO POPULISTA Le brutte storie intrecciate di Alitalia e Malpensa durano da
tanti anni e diversi governi. Forse persino la Commissione europea fu incauta
quando offrì sostegno al progetto di un aeroporto senza sufficienti garanzie di
efficienza e adeguati collegamenti. I politici, nazionali e locali, e i
sindacati, hanno lasciato crescere esponenzialmente il problema. Più vicino e
probabile diventava il fallimento di Alitalia, più il rinvio conveniva ai suoi
potenziali acquirenti, che avrebbero pagato meno le sue residue attività. Per
evitare che la trattativa finisse in questa trappola, occorreva accelerare e
far cessare l'ostruzionismo di chi, per i motivi più vari, si adoperava per
rinviare la soluzione. Anche il governo Prodi ha perso tempo, ma ha poi
imboccato con decisione la strada di Air France, ottenendo un'offerta che è
accettabile, soprattutto a due passi dal fallimento. Ma l'ostruzionismo non
finisce. Cerca anzi di approfittare della scadenza elettorale. Epifani si sente
ricattato e vorrebbe essere protagonista della trattativa. Adesso? Dopo che per
anni i sindacati di Alitalia e Malpensa non hanno saputo darsi un minimo di
unità e coerenza né evitare uno stillicidio di rivendicazioni controproducenti?
Sul fronte ostruzionista sono in molti, e di diverso colore politico. Vuol
diventare il loro campione, improvvisamente, Berlusconi.
Che chiede a Prodi un prestito-ponte ad Alitalia, per dar tempo al formarsi di
un'improbabile cordata nazionale. Il suo è calcolato opportunismo: col ponte
vuole solo arrivare alle elezioni, presentandosi come salvatore della compagnia
di bandiera e dell'hub del Nord. Alla difesa del nord partecipano le autorità
che vi presiedono gli enti locali. Che però non hanno saputo, per esempio,
rendere il Malpensa express meno raro, lento e scomodo. Non hanno nemmeno
cominciato la nuova autostrada Milano-Brescia. Non hanno evitato anni di
inadeguatezza del governo societario della Sea. Un nordismo poco concreto è
stato anche quello di ambienti vicini a Confindustria, che sembrano a volte
allineati con chi vuole continuare a sussidiare Malpensa coprendo le perdite di
Alitalia. L'opacità della loro posizione è sorprendente. Dovrebbe essere una
posizione orientata al mercato, alla severa attribuzione delle responsabilità,
a una liberalizzazione dei servizi pubblici che li spinga a competere sul
mercato aperto. E' invece una posizione che non tiene abbastanza distinti i
problemi Alitalia e Malpensa. Che non mette la Sea alla frusta perché trovi
nuove strategie in un mondo del trasporto aereo in continua evoluzione. Che non
sa far squadra per ottenere le infrastrutture necessarie a un'area
congestionata e un progetto che dia un senso alla molteplicità degli aeroporti
del nord. Dei quali molti approfittano volentieri per i viaggi
intercontinentali, servendosi del più vicino, non della Malpensa, per
raggiungere un hub del nord Europa. Eppure l'ostruzionismo populista che
rischia di far fallire la trattativa con Air France sembra poter contare anche
sulla simpatia, o almeno sulla comprensione, degli uomini d'affari del nord. E'
possibile attendersi da costoro, all'ultimo momento, la sottoscrizione
necessaria per la cordata alternativa ad Air France? Se così fosse si
vorrebbero vedere soldi veri e subito. Se l'Italia del mercato sente proprio il
bisogno di andare direttamente da Malpensa a Shanghai deve soddisfarsi con
metodi di mercato, senza prestiti-ponte, pubblici sussidi e confusioni con
l'opportunismo elettorale dei politici. L'unico uso corretto del denaro
pubblico in questa faccenda può essere il finanziamento di ammortizzatori
sociali per aiutare i dipendenti di Alitalia e di Malpensa che saranno comunque
sacrificati dalla ristrutturazione necessaria ad entrambe. Se occorrono
ammortizzatori speciali, più adatti a riconvertire l'occupazione di quel tipo
di lavoratori, li si disegni, compatibilmente con le regole europee. Ma in modo
trasparente e senza mettere a rischio la trattativa con Air France. Veltroni, uno dei pochi a sostenere la
separatezza del problema Alitalia da quello Malpensa, è stato anch'egli opaco
nel parlare di una moratoria nella sospensione dei voli, che parrebbe dover
gravare su Air France. Se nella trattativa c'è ancora un filo di spazio in
questo senso, lo si sfrutti. Ma se lo spazio non c'è, insistere sulla
moratoria aggrava il rischio di ritiro dell'offerta transalpina. Un rischio
grave, che porterebbe o al fallimento, con realizzo del poco residuo attivo
netto di Alitalia a prezzi e condizioni peggiori, o a un pasticciaccio
all'italiana, dove consorterie politiche si mescolerebbero a gruppi privati
protetti in un'avventura di breve durata e, probabilmente, censurabile dalle
regole comunitarie. franco.bruni@unibocconi.it.
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
DI Il pensiero
LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Continua la campagna elettorale e i muri sono zeppi
di manifesti. Che b'lssa. Siam di nuovo circondati di bei musi con le camicie
di cemento e cravatte di marmo per dar senso di stabilità. Gente fotografata
con la mano sul cuore e quella che non si vede sul... Molti son seduti alla
scrivania. Per far vedere che lavorano. Invece si son messi lì prima di andare
a fare l'happy hour... Casini nel manifesto elettorale c'ha una biffa che
sembra che voglia sputare in testa a tutti quelli che gli passano sotto.
Sorriso tirato.. Sembra che il fotografo invece che "sorrida" gli
abbia detto "guardi che ha la bottega aperta...". In quello del Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace sempre tanto il naso.
Perché cambia in ogni foto. Subisce delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte
sembra una coscia di pollo, in altre un culetto di neonato, altre ancora il
fagotto delle lenzuola da portare in tintoria. La Santanchè è mistica,
santificata e santificante. Metafisica. Gli occhi rivolti al cielo. Sarà il
botulino. Fini invece è fotografato di taglio, di sbieco, vent'anni fa però.
Manca la foto di Berlusconi. Sì. I manifesti del Pdl
sono senza foto, c'han solo il simbolone. Come facciamo adesso? Trovarmi la
faccia di Berlusconi sui muri della mia città per me
era una tradizione. Come trovare i piccioni in piazza San Marco. Cioè. Non
vedere quel sorriso a tastiera d'organo senza diesis e bemolle, quegli
occhietti a spillo strizzati che fa uno quando gli scappa la pipì... è brutto.
Perché non han messo la foto di Berlusconi? Ha usato
la stessa lozione di Ronaldo, gli son venuti troppi capelli e non sono riusciti
a scontornarla? Dall'agitazione è venuto mosso? Secondo me è una strategia per
stupire. Sono certa che si inventa qualcosa. Vedrai. Capace che si fa
proiettare come il marchio di Batman sulle nuvole di notte. Frann. Oppure si fa
costruire dei sosia di pannolenci e li appende ai balconi come i Babbi Natale
di Cortina d'Ampezzo. Comunque sia, politici o no, farsi fotografare in primo
piano è sempre un casino. Perchè si vedono le magagne del tempo. Più che le
mille primavere si vedono i settanta, ottanta autunni. E' vero che ti sparano
in faccia faroni da mille watt, che poi vieni piallata, con tutta quella luce
del naso vedi poi solo due buchini, ma non basta. E' vero ancora che si lavora
al computer di photoshop. Se il neo è troppo importante si clicca sopra e si
riduce a icona, ma non basta. Si migliora la faccia da babaciu, si taglia e
incolla l'orecchia a cerbottana, si assottiglia il collo da cinghiale della Val
di Lanzo ma serve a poco. E' proprio il primo piano in sé che è un rischio.
Guarda solo che foto abbiamo tutti sulla patente. Non so voi, ma io quando mi
fermano i vigili più che per la multa sto male all'idea che vedano la foto.
Sulla foto della patente di solito gli uomini sembrano o brigatisti Anni 70, o
seminaristi cacciati per inclinazioni omosessuali. Le donne prostitute kabuki o
mocie vileda. Io nella foto della patente ho 18 anni e sembro la nonna della
Montalcini. Il mio boy il cugino di Gianduia.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
OPINIONI LIBERO
MERCATO A parole siamo tutti liberisti di Luigi Zingales Su un solo punto i
partiti sono d'accordo: la politica non vuole perdere il suo potere
sull'economia In un recente libro di successo Alberto Alesina e Francesco
Giavazzi sostengono che il liberismo appartiene di più alla tradizione della
sinistra che a quella della destra italiana. Avvalorando questa tesi, Francesco
Giavazzi ha recentemente attaccato dalle pagine del 'Corriere della Sera' il
programma politico del Partito della libertà, accusato di essere protezionista
e anti-liberista. è dunque vero che il liberismo prevale più a sinistra che a
destra? Abbiamo deciso di fare qualche verifica, limitandoci ai programmi che
ognuno dei quattro principali partiti ha presentato sul Web. La prima
dimensione del liberismo proposta da Alesina e Giavazzi è la meritocrazia,
soprattutto nella scuola. Nel programma della Sinistra Arcobaleno la parola merito
non compare mai, mentre il programma del Partito democratico afferma che
"premiare i migliori è il primo principio di equità" e che la
carriera degli insegnanti deve valorizzare "il merito e l'impegno".
Anche l'Udc sostiene "una valutazione rigorosa sul merito dei docenti e
degli studenti". Ma solo il Partito della libertà si spinge a rivendicare
"stipendi delle docenze stabiliti da ciascun ateneo sulla base di criteri
meritocratici, che favoriscano anche la qualità e i risultati dell'attività di
ricerca". Il secondo comandamento del Vangelo liberista è competizione e
liberalizzazioni. Nessuno di questi due termini è presente nel programma della
Sinistra Arcobaleno, ma paradossalmente nemmeno in quello del Partito della
libertà (sic). Meglio fa l'Udc, che promette "liberalizzazione dei mercati
dei servizi pubblici essenziali", ma soprattutto il Partito democratico,
dove si riconosce che la "concorrenza produce crescita" e si propone
di inserire nella XV legislatura "le misure di liberalizzazione previste
dal terzo pacchetto Bersani". Il terzo punto del Vangelo liberista
proposto da Alesina e Giavazzi è la riforma del mercato del lavoro. Qui si
vedono le differenze più sostanziali. Mentre il programma dell'Udc ignora
questo punto e quello del Pdl propone "licenziamento libero" seppur
connesso con una non meglio specificata "consistente tassazione per
sostenere la mobilità del lavoratore", sia Sinistra Arcobaleno che Pd
sostengono l'introduzione di un salario minimo e "l'estensione erga omnes
dell'efficacia dei contratti collettivi nazionali di lavoro". L'unica
differenza è che per il Pd "l'insieme delle nuove politiche per il lavoro
deve essere sottoposto - per un periodo sufficientemente lungo di
sperimentazione - a sistematica valutazione/misurazione degli effetti".
Tutti i programmi preferiscono parlare di riqualificazione della spesa
pubblica, ma per quanto riguarda possibili riduzioni le intenzioni sono molto
diverse. La Sinistra Arcobaleno dichiara apertamente che "non è vero che
in Italia la spesa sociale sia troppo alta. è vero il contrario". Concorda
l'Udc, secondo cui il "problema della spesa pubblica non è la quantità, ma
la qualità". Non dissimile il Partito democratico, che afferma che
"riqualificare e ridurre la spesa pubblica, senza ridurre - anzi, facendo
gradualmente crescere, in rapporto al Pil - la spesa sociale". Ma poi il
Pd prende un impegno preciso: "Mezzo punto di Pil di spesa corrente
primaria in meno nel primo anno, un punto nel secondo e un punto nel
terzo". Su questo tema il Partito della libertà è meno chiaro: promette
"una riqualificazione della spesa pubblica che la riduca al netto degli
investimenti e degli interessi dell'1 per cento all'anno per cinque anni".
Si tratta dell'1 per cento del Pil (un obiettivo molto ambizioso) o dell'1 per
cento della spesa al netto degli interessi, cioè dello 0,4 per cento del Pil
all'anno (meno del programma proposto dal Pd)? Il punto più dolente è quello
delle privatizzazioni. Vengono menzionate (e solo in termini negativi) dalla
Sinistra Arcobaleno. Gli altri partiti ne stanno alla larga, invocando al
massimo, come fa l'Udc, una "incentivazione agli enti locali che escano
dal capitale azionario delle società che gestiscono i servizi pubblici locali.
Insomma, tranne la Sinistra Arcobaleno, che si pone chiaramente come
un'alternativa, idee liberiste permeano i programmi degli altri tre principali
partiti. Le differenze non sembrano derivare da forti contrapposizioni
ideologiche, ma da una ben più meschina difesa delle lobby prevalenti nei vari
partiti. I sindacati, più forti nel Pd, rifiutano la meritocrazia nella scuola
e la flessibilità sul mercato del lavoro, da qui le
posizioni più conservatrici del partito di Veltroni. Gli industriali, invece, più influenti nel Partito della
libertà, sono riusciti a eliminare ogni riferimento a liberalizzazioni nel
programma di Berlusconi. Su
un solo punto sono d'accordo tutti: che i politici non vogliono perdere il loro
potere sull'economia. Purtroppo su questo tema né sinistra né destra
fanno differenza.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
OPINIONI BESTIARIO
Paura di governare di Giampaolo Pansa La crisi fa 'tremare i polsi' a Berlusconi. E per il dopo voto l'unica strada è la Grande
Coalizione. Altro che inciucio Non l'avevo mai vista la pizza con lo sconto del
50 per cento. Mi è capitato di scoprirla nei manifesti di un ristorante in
Toscana. Un avviso identico a quello dei saldi nei negozi. Solo che stavolta
t'invitava a mangiare la pizza a prezzo dimezzato. Se non avessi già aperto gli
occhi sull'Italia d'oggi, quel manifesto me li avrebbe spalancati. La crisi
economica sta cominciando a mordere la vita di molti italiani. Lo vedo dalle
trattorie vuote. Dai negozi poveri di clienti. Dai mercati rionali più
affollati. E dalle rinunce sempre più pesanti di chi ha stipendi o pensioni
ridotti all'osso. Siamo un paese più povero di due o tre anni fa. Ecco la
verità che finalmente entra con forza nella campagna elettorale. Stiamo
discutendo all'infinito sul caso Ciarrapico o sulle figlie messe in lista al
posto del padre. Ma nel frattempo si rovescia anche sull'Italia il disastro
americano, con tante pessime sorprese in arrivo. Per la prima volta dal 1945,
chi vincerà le elezioni si troverà alle prese con la paura di governare.
Proprio così: i politici vittoriosi si sentiranno dei condannati a cinque anni
di lavori forzati. E la poltronissima di Palazzo Chigi si rivelerà foderata di
chiodi roventi. Silvio Berlusconi mostra di averlo già
capito. E l'ha confessato in pubblico, al forum di Cernobbio della
Confcommercio. Ho visto su Sky la diretta tivù del suo intervento: il Cavaliere
mi è sembrato molto diverso dal ganassa ridanciano di tante vignette. I
satirici di sinistra possono pure continuare a sfotterlo. Ma intanto lui
sorprende tutti dicendosi "angosciato" per gli obblighi che lo attendono,
se vincerà. Bastano i rifiuti di Napoli per fargli ammettere che gli
"tremano le vene dei polsi", nel pensare che se li vedrà scaricare
sulla scrivania, come roba sua. Lo stesso accadrà a Walter Veltroni, se toccherà a lui il peso del
governo. Il leader del Partito Democratico non dichiara la stessa angoscia di Berlusconi. Ma forse dipende dal fatto
che lui crede di perdere. E sta affrontando una fatica immane per lanciare il
PD più che per vincere la corsa alle urne. Il Cavaliere, invece,
considera la possibile vittoria un mezzo disastro. In quel momento avrà finito
le vacanze da oppositore. Certo, sarà riuscito a soddisfare la voglia di
rivincita. Ma poi, a settantun anni suonati, si ritroverà alle prese con un
mestiere che ha già fatto due volte, nel 1994 e nel 2001. Pesante, noioso,
gonfio di stress e di grane irrisolvibili. Con l'eterna difficoltà di decidere,
in un palazzo dove non esiste nessuna stanza dei bottoni. C'è una pena del
contrappasso per i potenti della politica italiana. I cittadini qualunque sono
in allarme per quel che potrà accadere. Temono per il proprio lavoro, per i
risparmi, per il treno di vita ancorché modesto. Ma il loro timore è una goccia
che cade da tempo sull'ottimismo sfoggiato dalle classi dirigente e lo incrina
ogni giorno di più. Tanto che i big dei partiti cominciano ad avere un terrore
mai provato: quello di non saper fronteggiare la paura del paese e di non
riuscire a tenerlo in piedi. Per questo, la sera del 14 aprile non ci porterà
nessuna sorpresa. Una volta accertato chi sia il vincitore, molti si diranno:
Silvio o Walter non fa differenza. Il bello, o il brutto, verrà dopo. Quando
entrambi i contendenti dovranno guardarsi in faccia e domandarsi: riusciremo a
farcela da soli, uno al governo e l'altro all'opposizione? I lettori del
Bestiario conoscono come la penso: dopo il voto, qualunque sia il risultato,
sarà indispensabile e urgente un governo di salvezza nazionale, quello che
siamo soliti chiamare una Grande Coalizione. Ma oggi voglio dire una cosa in
più. Se uno dei due blocchi rifiuterà di fare un accordo con l'altro, si
renderà colpevole di tradire l'interesse dell'Italia. Non so se esista ancora
il reato di alto tradimento, ma sarà questa l'accusa da rivolgere a chi
pretenderà di non accordarsi con nessuno. Che cosa potrà fare un governo del
Popolo della Libertà o del Partito Democratico quando la bufera della
recessione americana calerà prepotente su Roma? Non voglio immaginare la sorte
di Berlusconi e di Veltroni
se anche in Italia salterà qualche banca. E migliaia di persone scopriranno di
non poter riavere il denaro depositato. In quel frangente terribile, risulterà
grottesco il politico capace soltanto di gridare all'inciucio fra Silvio e
Walter. Se è vero che i programmi dei due blocchi si assomigliano, tanto meglio.
Sarà più facile trovare un'intesa. Dopo quel primo passo, si risolverà in
fretta l'enigma di chi dovrà guidare il governo di salute pubblica. Sono
convinto che il nome giusto uscirà. C'è solo da sperare che questo premier mai
visto non venga azzoppato prima di metter piede dentro il cortile di Palazzo
Chigi.
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità ELEZIONI /
L'INCOGNITA PALAZZO MADAMA Il Cavaliere si fa IN quattro DI marco damilano Il
risultato del Senato dipende dall'esito del voto nelle regioni chiave. Ecco gli
uomini e le strategie di Berlusconi per conquistare
Piemonte, Liguria, Lazio e Campania Finale con il botto in piazza del
Plebiscito, mercoledì 9 aprile, a quattro giorni dal voto. Silvio Berlusconi sta preparando con cura la conclusione della
campagna elettorale del Popolo della Libertà: a Napoli, nella piazza chiusa al
traffico che un tempo ormai lontano, metà anni Novanta, fu il simbolo del
Rinascimento partenopeo targato Antonio Bassolino. Nel cuore della Campania,
che nel 2006 consegnò la vittoria elettorale per il centrosinistra al Senato
(per un soffio: 15 mila voti) e una scia di polemiche, sospetti, inchieste sui
brogli. Questa volta la notte delle elezioni per il Cavaliere dovrebbe essere
decisamente più tranquilla. Il sondaggio Swg-'L'espresso' fotografa la
situazione nelle regioni decisive per conquistare la maggioranza al Senato, a
tre settimane dalle elezioni del 13 aprile. Nella terra del Golfo e dei rifiuti
il Pdl, alleato con il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo, nel voto
per palazzo Madama è sopra il Partito democratico di sei punti: il 44 per cento
contro il 38. La Campania, secondo questa previsione, non sarà l'unica regione
a cambiare di segno: anche il premio di maggioranza in Liguria, territorio dato
in bilico, dove due anni fa il centrosinistra vinse con il 53 per cento, potrebbe
finire nelle mani del Pdl. Stesso risultato per il Piemonte, dove già nel 2006
vinse il centrodestra: 45 per cento per il Pdl alleato con la Lega, 38,5 per
cento al Pd. Unica regione in controtendenza, il Lazio: nella
regione di Walter Veltroni
e di Francesco Rutelli, che alle ultime elezioni preferì la Cdl, il Pd alleato
con Italia dei valori è sopra il partitone berlusconiano di due punti e mezzo.
Se le cose dovessero finire davvero così, la maggioranza dei seggi sarebbe alla
portata del Pdl anche al Senato: anche se l'alta quota degli indecisi,
un quarto degli elettori in Lazio e Liguria, un terzo in Piemonte e Campania,
non lascia tranquillo Berlusconi. "Chi vota altri
partiti getta il suo voto, fa il gioco di Veltroni e
della sinistra. Il centrodestra siamo noi, tranne qualche piccola
eccezione", ripete l'uomo di Arcore ovunque, soprattutto nelle zone in cui
le piccole eccezioni, l'Udc di Pier Ferdinando Casini e la Destra di Francesco
Storace, possono fare più male. Nell'ultimo fine settimana il Cavaliere è
disceso nel quartiere di Corviale, estrema periferia romana, davanti al
Serpentone di cemento lungo quasi un chilometro che doveva ispirarsi ai
principi di Le Corbusier ed è diventato un emblema del degrado urbano. Cielo
grigio sul palco al posto del solito pannello azzurro, per entrare in sintonia
con il luogo, carabinieri in tenuta anti-sommossa, elicottero della polizia che
vola basso, "in genere gira per gli zingari, oggi è qui per loro",
commentano i residenti, tutti i capi e i capetti del Pdl, da Gianfranco Fini a
Paolo Guzzanti, pochissima gente ad applaudire. Una signora con la stampella si
avvicina a Berlusconi, gli elenca i suoi guai. L'ex
premier cambia espressione, il sorriso si spegne in una smorfia di disappunto,
sussurra qualcosa a un agente di scorta, estrae un biglietto e lo infila nella
mano della postulante. E anche questa è campagna elettorale. Nelle regioni del
Nord-Ovest, Piemonte e Liguria, si giocano la partita un notabile del partito
azzurro come l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola e un eterno emergente
come il coordinatore di Forza Italia Guido Crosetto. Se le cose vanno bene, il
loro ingresso nel governo è praticamente certo: per Scajola sarebbe pronto il
ministero della Difesa (nelle Forze Armate hanno preso come uno scherzo la
candidatura di Ignazio La Russa), per il gigantesco Crosetto una poltrona da
vice-ministro con ampia facoltà di spesa. Prima, però, devono portare a casa il
premio del Senato nelle regioni di appartenenza. In Piemonte ha traslocato la
sua dote elettorale dall'Udc al Pdl l'europarlamentare Vito Bonsignore, una new
entry, si fa per dire: democristiano di lungo corso, è stato appena pizzicato
con un deposito di 5 milioni e mezzo di euro in Liechtenstein. In Liguria, dove
la battaglia sarà all'ultimo voto, Scajola ha riempito le liste di uomini di
fiducia. Tra i sicuri eletti c'è il suo factotum Michele Scandroglio, attuale
coordinatore ligure di Forza Italia, già piazzato dal suo protettore un po'
ovunque: nel cda dell'Isvap, l'istituto di vigilanza delle assicurazioni che
controlla la banca Carige di cui è vice-presidente, guarda caso, Alessandro
Scajola fratello di Claudio, e nel cda della società autostradale
ligure-toscana di Marcellino Gavio, che della Carige è azionista di peso. Un
bel triangolo di potere: come se non bastasse, Scandroglio risulta anche
console onorario in Bulgaria e ora è pronto a sbarcare alla Camera. Per grazia
ricevuta: come il collega Alessandro Gianmoena, che di grazie se ne intende,
dopo una vita da assistente di don Gianni Baget Bozzo. "è il suo
famiglio", dicono in Forza Italia. Nel Lazio la battaglia del Pdl è su due
fronti: contro Storace e contro Casini. L'Udc schiera a capolista al Senato un
nome da copertina, la principessa convertita Alessandra Borghese, per dare
l'assalto al voto cattolico. Qualche sera fa l'aspirante senatrice ha
organizzato una cena per convincere della necessità della sua elezione a
Palazzo Madama il suo amico più invidiato: monsignor George Genswein, il
segretario di papa Ratzinger. Nella Curia vaticana, però, non nascondono lo
scetticismo: "Alessandra si è già candidata dieci anni fa al consiglio
comunale di Roma e prese 300 preferenze, una miseria. Al massimo può contendere
al capolista del Pdl Marcello Pera il titolo di candidata prediletta di Sua
Santità. Ma non è un titolo che porta voti", ironizza un monsignore. In
Campania la campagna elettorale è decisamente meno ovattata. E c'è l'incognita
Ciriaco De Mita, capolista dell'Udc dopo aver sbattuto la porta nel Pd di Veltroni. All'apertura della campagna elettorale a Napoli,
nel teatro Augusteo, l'ottantenne ex leader democristiano ha sfoderato la
grinta dei bei tempi andati: sala strapiena e frustate contro la
"vestale" Rosa Russo Iervolino, il "Pd che non c'è", il
ministro Luigi Nicolais, "se il nuovo è lui siamo all'irreparabile".
Una situazione rovente che ha spinto Veltroni a
cambiare agenda e a spostare di una settimana le date del suo tour campano, le
più complicate di tutte. Il leader del Pd arriverà nel Golfo il 4 e 5 aprile, a
pochi giorni dal voto, quando in gran parte i giochi elettorali saranno fatti e
le strade ripulite dall'immondizia, almeno si spera. Il programma del viaggio è
il segreto meglio custodito nel loft del Partito democratico, l'itinerario del
leader viene studiato nei dettagli, come la formula di un'arma chimica. Uno
spostamento di date che ha costretto Berlusconi a
cancellare la visita a Napoli prevista per il 4 aprile e a fissare il comizio
del
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità ELEZIONI /
UN PAESE DIVISO mezzogiorno di fuoco Di emiliano fittipaldi Spazzatura.
Criminalità. Gap economico. Cresce il divario tra le due Italie. E a Nord monta
l'insofferenza verso il Sud. Così spunta il rischio di secessione 'morbida':
quella fiscale La nuova crisi diplomatica tra Nord e Sud scoppia a Natale 2007,
quando i sacchetti di monnezza passano dalle strade di Napoli e della Campania
alle prime pagine di giornali italiani e stranieri. Se all'estero l'immagine
traballante del Paese va definitivamente in frantumi, in Italia i rifiuti hanno
l'effetto di allargare il fossato tra le due nazioni: Settentrione e
Mezzogiorno sembrano tornate l'un contro l'altro armate, come non accadeva da
una quindicina d'anni. Napoli e Milano sono oggi più distanti degli
( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Attualità CHIESA ED
EBREI 400 firme contro IL PAPA Quattrocento firme contro Joseph Ratzinger: dopo
le dure reazioni dei rabbini italiani al nuovo testo della 'preghiera per gli
ebrei' voluta dal papa, ora è la volta delle critiche dei cattolici impegnati
nel dialogo giudaico-cristiano. Segno che il 'motu proprio' con cui Benedetto
XVI ha liberalizzato la messa in latino secondo il rito preconciliare sta
facendo esplodere dissensi profondi all'interno della Chiesa di Roma. Un
documento promosso da un piccolo gruppo di studiosi (Elena Bartolini, Maria
Cristina Bartolomei, Paolo De Benedetti, Claudia Milani, Mauro Perani) afferma
infatti che la nuova 'preghiera per gli ebrei' "è in contrasto" con
il Concilio Vaticano II e il magistero della Chiesa degli ultimi 40 anni perché
torna a invocare la conversione dei 'fratelli maggiori', concetto che era
sparito con la riforma liturgica di Paolo VI. Quella del papa tedesco, dunque,
non è solo "una scelta che mette a rischio il dialogo". Di più: è
"una posizione da respingere in base alla stretta ortodossia
cristiana". Partito in sordina, il testo ha raccolto a sorpresa una
valanga di adesioni appena ha cominciato a circolare riservatamente negli
ambienti ecclesiali. Tra i firmatari, i nomi di illustri credenti: dal filosofo
dell'Università Cattolica Virgilio Melchiorre a padre Ramon Tragan, ex rettore
del Pontificio Ateneo Sant'Anselmo; dal biblista Ernesto Borghi al monaco
camaldolese Matteo Ferrari. Un missile, insomma, contro il vecchio 'Missale'.
A. M. Attualità Kabul: partita a tre Da Pisa a Kabul, via Washington. Sarà
italiano il primo vero stormo della aeronautica militare di Kabul. Una ventina
di aerei che da qualche anno sonnecchiano sulla pista dell'aeroporto toscano
prenderanno presto il volo verso l'Asia. La nuova aviazione afgana riceverà
infatti uno squadrone di G-222, bimotori da trasporto di seconda mano, ma molto
richiesti. L'operazione potrebbe essere un doppio affare per l'Italia. Nel
comprare i moderni C-27J la nostra Aeronautica ha previsto la restituzione dei
G-222 usati al produttore in cambio di uno sconto: la stessa prassi delle auto,
ma applicata ai velivoli militari. Così l'Alenia di Torino sta ricevendo
indietro aerei vecchi, che però hanno prestazioni uniche: possono decollare e
atterrare su una pista in terra battura di
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Sembra uno sketch
tratto da "Vacanze di Natale" e invece la scenetta si svolge sul
serio nei saloni del Residence Ripetta, pochi minuti prima della presentazione
delle liste del "Popolo della libertà" per le Comunuali di Roma.
Antonio Tajani (già portavoce di Silvio Berlusconi a
palazzo Chigi) e Potito Salatto (democristiano di punta ai tempi di Vittorio
Sbardella e ora approdato ad An) si scambiano parole di un certo peso:
"Sciacquati la bocca prima di parlare...", "bella bidonata ci
avete dato", "pezzo di...". La querelle - originata due giorni
fa da alcuni equivoci sulle modalità di compilazione di una lista civica - si è
poi ricomposta con tanto di comunicati di reciproca stima e di smentita delle
parole corse. Ma l'episodio conferma una perdurante tensione tra Alleanza
nazionale e Forza Italia, ancora recalcitranti a fondersi, tanto più in una
regione, il Lazio, che è stata la roccaforte di An e non lo è più. Rivalità
rischiosa, perché da queste parti il Pdl non può concedersi lussi: per una
catena di arzigogolati meccanismi della legge elettorale, proprio il Lazio potrebbe
diventare la regione-chiave delle prossime elezioni politiche, proprio il
risultato del Lazio-Senato potrebbe risultare decisivo per la conquista della
maggioranza a palazzo Madama. In altre parole, per Berlusconi, ottenere milioni di voti in
più nelle elezioni di Camera e Senato potrebbe risultare quasi ininfluente, se
per caso il Pd vincesse proprio nel Lazio. Se infatti il partito di Veltroni prendesse qui un voto in più
del Pdl e al tempo stesso Sinistra Arcobaleno e Udc superassero l'8%, il Pd
conquisterebbe il premio regionale e 15 senatori, contro gli 8 del Pdl,
con uno scarto di 7 seggi, un'enormità rispetto agli equilibri complessivi.
Certo, uno scenario più onirico che reale per Veltroni,
ma intanto Berlusconi e Fini sanno che per vincere nel
Lazio non ci sono alternative: devono arginare con ogni mezzo la concorrenza
degli ex camerati usciti da An, la coppia formata da Francesco Storace e
Teodoro Buontempo. Due personaggi insidiosissimi per il Pdl. Storace è stato
presidente della Regione Lazio dal 2000 al 2005; Buontempo a Roma è da 30 anni
il campione della destra fascista durissima e purissima, solitario nemico dei
poteri forti, più volte vincitore nel collegio popolare di Ostia. Storace è
candidato sindaco a Roma, Buontempo corre da presidente della Provincia di Roma
e per ora i sondaggi li gratificano di percentuali sorprendenti, entrambi
collocati sopra il 10%. Dice Buontempo: "Purtroppo anche stavolta la
destra ha rinunciato a presentarsi competitiva: al Comune ripresenta Alemanno, che
ha già perso, alla Provincia Antoniozzi che fa pensare ad una resa. Io e
Storace non abbiamo bisogno di farci foto da attori o inventarci slogan
accattivanti, ci basterebbe far sapere a tutti che siamo candidati. Se ne
vedranno delle belle...". E Gianfranco Fini, che conosce quei due da
decenni, pur di delegittimarli, non esita a esporsi: "Non si deve votare
per nostalgia, non bisogna disperdere il voto, perché significherebbe fare il
più grande regalo a Rutelli". Anche se la mossa più efficace per arginare
la Destra, alla fin fine l'ha fatta Berlusconi.
Candidando Giuseppe Ciarrapico. Chiaro il messaggio: la nostalgia per il
fascismo sta anche dentro il Pdl. Senza dimenticare che il "Ciarra"
(inizialmente schierato con Storace) sposta voti in Ciociaria e nella zona
Pontina, dove possiede giornali e partecipazioni in diverse cliniche private.
Certo, nella provincia di Latina (la Littoria fondata nel 1932 dal Duce) la
destra la fa da padrona da anni, a Frosinone, Viterbo e Rieti il centrodestra è
da sempre un po' più forte della sinistra e anche la Regione "balla"
da anni. Anche se tre anni fa al Senato la Cdl nel Lazio ottenne il 50,2%
contro il 49,1% dell'Unione. E la sinistra? Punta tutto su Roma. Grazie ad un
sistema di potere e di consenso che (seppure con una pausa) dura dal
lontanissimo 1976, il Pd si gioca tutto sulla ruota di Roma, anche perché nella
Capitale abitano i tre quarti degli abitanti di tutta la Regione. Ma non è
soltanto di maniera l'avvertimento del ri-candidato sindaco Francesco Rutelli,
che dice: "C'è ancora tanto da pedalare". I sondaggi per la Regione
sono incertissimi: per la Swg Pd-Di Pietro avrebbero un vantaggio di 2 punti,
mentre per Alessandra Ghisleri, la sondaggista più affidabile di Berlusconi, in vantaggio, sempre di 2 punti, sarebbe il Pdl.
Regione così importante il Lazio che Berlusconi, così
attento a calibrare le sue uscite in questa campagna elettorale, ieri ha deciso
che farà uno dei suoi rarissimi comizi, nientedimeno che a Viterbo. Una
tranquilla cittadina di 59.000 abitanti, inopinatamente proiettata al centro
dell'universo elettorale.
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
IL PRESIDENTE DAL
CILE ENTRA NELLA POLEMICA CHE DIVIDE GRANDI FORMAZIONI E NANETTI Napolitano: il
voto è sempre utile [FIRMA]PAOLO PASSARINI ROMA C'è qualcosa che preoccupa
Giorgio Napolitano nel modo in cui è iniziata la campagna elettorale. In
procinto di lasciare il Cile dopo una visita di cinque giorni, il presidente
della Repubblica ha segnalato due aspetti del dibattito politico che possono
concorrere ad aumentare la disaffezione dei cittadini verso la politica e
indurli a non andare alle urne: le polemiche sul "voto inutile" e le
inadeguate risposte dei politici alla campagna condotta dai media contro i
privilegi della "casta". Napolitano ha indicato esplicitamente il
rischio di un "allontanamento dalla politica". "Il voto non è
mai inutile", ha ammonito il presidente. E ha aggiunto: "Ciascuno dà
il voto secondo la sua valutazione, il suo giudizio, al partito che ritiene più
vicino, più affine, o più importante ai fini del rinnovamento politico del Paese".
Il riferimento alle polemiche agitate proprio in questi giorni dai partiti
minori contro i due grandi, accusati di voler utilizzare questo argomento per
fare il pieno dei voti, è fin troppo evidente. Basti pensare, in particolare,
ai quotidiani attacchi di Pier Ferdinando Casini a Silvio Berlusconi.
A seguire, il presidente ha ancora una volta preso a bersaglio i media, che
danno una rappresentazione distorta di un'Italia in cui tutto va male. "I
mezzi di informazione italiani e stranieri - ha detto - spesso mettono in
risalto quel che c'è di più negativo in Italia e ciò produce uno stato d'animo,
un pregiudizio pessimistico che talvolta anche la politica raccoglie e
alimenta". E' noto che l'ufficio-stampa del Quirinale è stato più volte
incaricato di incrociare i ferri ora con il "Corriere della Sera",
ora con il "New York Times", ora con altri. Tuttavia, anche se i
mezzi di informazione possono essere invitati a comportamenti più responsabile,
neppure Napolitano vorrebbe mai mettere loro la mordacchia. Il punto nuovo
della sua dichiarazione di ieri è quindi un altro e consiste precisamente nel
rimbrotto ai politici di non contrastare efficacemente questa campagna, anzi di
alimentarla. L'ultimo caso, per esempio, può essere quello della questione riaperta
da Walter Veltroni sul trattamento economico dei
parlamentari, che poi ha innescato, da parte di Gianfranco Fini e altri,
polemiche anche personali. Se "coloro che fanno politica, a qualunque
schieramento appartengano" lasciano correre su certe rappresentazioni dei
parlamentari come "una specie di fannulloni avidi di prebende",
allora "ci sarà chi penserà che sia vero". Tuttavia, Napolitano
riconosce che è innanzitutto necessario che la politica compia "uno sforzo
per comprendere le ragioni della disaffezione", cioè operi per rimuoverne
le cause più profonde. Come era naturale, l'uscita di Napolitano sul voto utile
è stata accolta con indistinto favore dai partiti minori: da Casini dell'Udc e
dal socialista Boselli, da Giordano dell'Arcobaleno e da Storace della Destra. Berlusconi e Veltroni hanno sostanzialmente glissato. Il primo, dopo essersi
dichiarato ignaro delle dichiarazioni di Napolitano, ha tranquillamente
ribadito che "chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni". Questi, invece, in un
comizio ad Asti, ne ha preso lo spunto, per fare un elogio della
"partecipazione come democrazia". Nel frattempo è esplosa
un'altra polemica riguardo a un duello televisivo tra i due leader principali. Veltroni lo vuole e Berlusconi
nicchia. Ieri il ministro Filippo Gentiloni ha sostenuto che la legge sulla
"par condicio" non esclude affatto il duello, ma il berlusconiano
Paolo Bonaiuti ha replicato che "Gentiloni è un fariseo", uso a
impugnare la "par condicio" per imbavagliare Belusconi e a
"scavalcarla" quando pensa gli faccia comodo.
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"Solo i
francesi in campo nessun altro all'orizzonte" Maurizio Prato
Amministratore delegato Alitalia Gianni Letta ha ripreso in mano le redini
appena in tempo: il "colpo gobbo" del Cavaliere su Alitalia rischiava
di trasformarsi nel "colpo goffo", un boomerang. L'altra notte,
lasciando lievemente euforico la festa di compleanno del leghista Maroni, Berlusconi aveva al suo solito esagerato. Mettendo un veto
precoce su Air France, piazzando Banca Intesa alla testa della presunta cordata
italiana. Un eccesso di spavalderia, perché le cose stanno diversamente, e lo
si è capito ieri: di imprenditori disposti a rischiare in proprio sul rilancio
di Alitalia per il momento non se ne vede traccia. A denti stretti, nel giro
berlusconiano si ammette che il Capo s'è fatto vincere dall'entusiasmo, avrebbe
fatto meglio a ponderare la mossa. E per fortuna Letta è intervenuto a
riportarlo coi piedi per terra. Letta, il consigliere principe, ma non solo
lui. L'altro brusco richiamo alla realtà è venuto da Prodi. Quando Silvio s'è
fatto vivo per telefono, ieri mattina, erano già parecchie ore che Romano e
l'altro Letta (Enrico) lo stavano cercando. No, parole sgradevoli non se ne
sono udite. Anzi, i testimoni della conversazione la raccontano molto serena, e
solo chi non conosce i due furbacchioni può immaginare il contrario. Berlusconi ha chiesto a Prodi di concedere un prestito-ponte
che permetta di tamponare la falla finanziaria per alcune settimane o mesi,
quanto basta a studiare i conti Alitalia e a mettere in piedi un'offerta
diversa da quella di Air France. Il Cavaliere s'è ben guardato dal fare nomi e
cognomi, ma alle orecchie esperte di Prodi le sue parole hanno riecheggiato le
ragioni di Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa. Con
pazienza, il Professore ha spiegato che ahimè è troppo tardi, una proposta
alternativa doveva già stare sul tavolo del governo, perché Bruxelles mai
autorizzerebbe il prestito-ponte in assenza di un'offerta molto molto concreta.
Fine della conversazione, Berlusconi non ha spezzato
altre lance. A questo punto, come gli ha imposto Letta, la parola d'ordine è:
basta così, altrimenti si svela definitivamente il bluff (e si rovina tutto).
Insomma, meglio non insistere con altri fuochi d'artificio. Veltroni,
Rutelli, tutti a sinistra sfidano il Cavaliere a scoprire le carte, a svelare
chi sarebbero i misteriosi compagni di cordata. E brandiscono le precisazioni
di Passera (senza "due diligence" sui conti Alitalia un'offerta è
impossibile) per sostenere che Berlusconi vende solo
fumo. Ma Pasqua incombe, tra due giorni gli italiani saranno in coda
sull'autostrada, e scommettono al Plebiscito, dimenticheranno tutto. Al ritorno
andrà in scena il match tra i sindacati e Spinetta, cinico nocchiero di Air
France. Altro film. Accontentarsi, dunque. Se Berlusconi
darà ascolto a Letta, segnerà comunque dei punti pesanti. Ha vestito i panni di
crociato dell'interesse nazionale, delle bandierine sugli aerei, del turismo
nel Belpaese. Ha ricordato all'Italia che Prodi (con Padoa-Schioppa) non è
sparito, sta ancora a Palazzo Chigi. Ha rasserenato la Lega su Malpensa. Si è
riproposto come "deus ex machina". Ha fatto addirittura finta di
aprire generosamente il portafogli ("I miei figli non si tirerebbero
indietro"). Quel che più conta ai fini della campagna elettorale, ha
ripreso in mano il pallino dopo aver lungamente sofferto il
passo rapido di Veltroni.
Il quale, per la prima volta, si trova spiazzato dall'avversario. Sarà pure una
"mossa di facile consenso", come definiscono al Loft quella di Berlusconi. Ma lanciare un messaggio
volontaristico, positivo, speranzoso su Alitalia, tipo "rimbocchiamoci
tutti insieme le maniche", sarebbe piaciuto anche a Walter, che
ieri s'è raccomandato con Prodi di non lasciare al nemico la bandiera della difesa
dell'italianità. Perché (aggiungono nel giro dalemiano) come sempre vincerà le
elezioni chi meglio interpreta non la testa, bensì la "pancia" della
gente, gli umori profondi. Per non rischiare di urtarli, Veltroni
s'è ben guardato dall'usare l'argomento che stava già lì, sulla punta della sua
lingua: il conflitto gigantesco d'interessi di un Berlusconi
che invoca aiuti di Stato per una cordata di cui fanno parte i figli... Meglio
glissare, comunque. La polemica fa solo il gioco del Cavaliere.
( da "Panorama.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Segreti dell'urna: le dieci cose che (forse)
non sapete sulle elezioni Posted By vasco_pirri_ardizzone On 21/3/2008 @ 10:49
In Apertura#4 | No Comments Ecco dieci cose che (forse) ancora non sapete sulle
elezioni politiche del 13 e 14 di aprile. 1) Silvio Berlusconi
ha ufficialmente [1] concesso circa 25 seggi ai partiti minori del Pdl. In
realtà sono più o meno 35. Ma alla Camera sono proprio 25. Come mai? Perché 340
sono i seggi che il premio di maggioranza attribuisce a chi vince le elezioni
alla Camera, meno 25 fa 315. Ovvero la maggioranza che gli serve per governare,
anche se i piccoli della sua coalizione facessero le bizze. 2) Perché mai i
piccoli, anzi piccolissimi, partiti si presentano alle elezioni con una lista e
un candidato premier, anche se lo sbarramento alla Camera è di fatto quasi il
4% e al Senato circa l'8%? Perché basterà raggiungere l'1% e si avrà diritto al
rimborso elettorale. Ovvero ad un euro per ogni voto in ciascuna delle due
Camere. Nel caso dell'1% sono circa 5 mln di euro l'anno. Un maxi assegno la
cui prima tranche verrà staccata il 31 luglio 2008. 3) In caso di vittoria del
Pdl uno scenario molto accreditato che gira a Montecitorio sulla ripartizione
dei seggi è il seguente: Pdl 340, Pd-Idv 165/180, Sinistra Arcobaleno 50/60,
Unione di Centro 20, Destra 12/15, Mpa 8/10, Altri 5/10. 4) [2] Emanuele
Filiberto di Savoia è [3] candidato alla Camera nella circoscrizione Europa
degli italiani all'estero con il suo [4] movimento "Valori e futuro".
Se eletto - ha detto il principe - sarà vicino al centrodestra. 5) Lo [5]
scenario di un pareggio al Senato è verosimile perché il meccanismo elettorale
di palazzo Madama si basa sui premi di maggioranza regionali e non favorisce in
alcune regioni il centrodestra. Nelle regioni che il Pdl dovrebbe conquistare
agevolmente e largamente, come la Lombardia o il Veneto, i collegi che non
vengono dati al premio di maggioranza vengono ridivisi tra gli altri: ma gli
altri visto che per andare a sedersi su un seggio del Senato bisogna prendere
almeno l'8% dei voti in queste regioni potrebbero essere solo il Pd, visto che
né il Centro né la Sinistra Arcobaleno in quelle zone sono forti. Viceversa in
regioni come l'Emilia Romagna o la Toscana, dove il Pd la fa da padrone, il
resto dei voti il Pdl lo dovrà dividere con la Sinistra Arcobaleno che lì
supererà l'8%. Stesso meccanismo che potrebbe accadere in Sicilia, Campania e
Puglia. 6) Ormai tutti sanno che Clemente Mastella, dopo 32 anni di onorata
carriera tra Montecitorio e palazzo Madama, [6] non si ricandiderà. Ma forse
non tutti sanno che, per legge, avrà una super liquidazione "per il
reinserimento della vita sociale" di 300 mila euro. 7) La campagna
elettorale, senza considerare gli altri (e gli alti) costi come quelli relativi
al voto, farà sborsare alle già esangui casse dello Stato circa 80 milioni di
euro. Facendo invece i conti in tasca alle cinque formazioni principali in
lizza in questa tornata elettorale si scopre che il Pdl spenderà dai 20 ai 30
milioni di euro, il Pd tra i 15 e i 18 milioni, la Lega Nord 2 milioni e mezzo,
l'Udc 16 milioni, la Sinistra Arcobaleno 8, La Destra 5. 8) La scelta di andare
in solitaria è per il Pd uno dei perni della strategia elettorale di Walter Veltroni (e uno dei motivi, secondo la sinistra,
dell'implosione della vecchia maggioranza prodiana). Eppure [7] nell'homepage
del sito di Ermete Realacci, uno dei più alti e ascoltati dirigenti
democratici, campeggia: "Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare
lontano vai insieme agli altri". 9) Sono gli unici due candidati premier
accreditati della possibile vittoria: [8] Walter Veltroni
e [9] Silvio Berlusconi. Entrambi dicono di voler
innovare il Paese. Ma nessuno dei due ha un sito personale ma solo quelli dei
fan e del partito. 10) "Silvio c'è" e "Walter può". Il
primo non è solo il refrain del motivo dedicato al candidato premier del Pdl; e
il secondo non è solo il sunto dello slogan di Veltroni
(la traduzione dello slogan che i democratici hanno mutuato da Barak Obama:
yes, we can). Sono anche i nomi di due "automodelli" da collezione
riproducenti una vecchia Fiat 500, quella del 1957, celeste Pdl per il
Cavaliere e verde Pd per l'ex sindaco di Roma. Li ha realizzati la [10] Brumm,
un'industria molto nota tra i collezionisti e specializzata in queste
riproduzioni in miniatura. I numeri? Durante la distribuzione omaggio alla
clientela, allo scorso [11] Hobby Model Expo Professional, i 100 modellini di
"Silvio c'è" sono stati a ruba; dei 100 proposti per "Walter
può" ne sono avanzati 10. [12] Dieci come i punti che,
stando agli ultimi sondaggi, dividono il Cavaliere da Veltroni. Infine, ecco alcuni video (taroccati e non) tratti da YouTube
sui più noti candidati premier. Guardate e commentate: Silvio Berlusconi Walter Veltroni Pier Ferdinando Casini Daniela
Santanchè Enrico Boselli .
( da "Panorama.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia -
http://blog.panorama.it/economia - Quanto ci costa regalare Alitalia ai
francesi Posted By Renzo Rosati On 21/3/2008 @ 8:42 In Apertura#1 | 1 Comment
Da 1 miliardo 700 milioni a 2,5 miliardi di euro: è quanto costerebbe allo
Stato, o al sistema Italia, in ogni caso al contribuente, accettare alla
lettera le clausole imposte dall'Air France- Klm per assorbire l'Alitalia. Una
cifra in gran parte da pagare sull'unghia. Vediamo perché, secondo i calcoli di
Panorama, sentiti esperti, politici, fonti riservate del ministero
dell'Economia e dopo aver consultato documenti dei sindacati e delle altre
parti interessate. Il capitolo più rilevante è la richiesta tassativa di
chiudere il contenzioso fra la Sea e l'Alitalia. L'azienda che gestisce gli
aeroporti di Malpensa e Linate, presieduta da Giuseppe Bonomi, primo azionista
il Comune di Milano, ha depositato presso il tribunale di Busto Arsizio
un'azione di risarcimento da 1,25 miliardi per "danno emergente e lucro
cessante", cioè per l'abbandono dello scalo milanese da parte della
compagnia aerea. Jean-Cyril Spinetta, numero uno dell'Air France-Klm, pretende
dal governo una manleva, cioè la garanzia formale e scritta che si accollerà
tutte le spese se la magistratura darà ragione alla Sea. Escluso un decreto,
che con le elezioni alle porte non avrebbe neppure i tempi tecnici di
conversione in legge, si tratta di accantonare i soldi, come fanno le aziende
private per far fronte alle querele. Bonomi ha già detto che la cifra è trattabile,
però la causa (appoggiata in pieno dal sindaco di Milano, Letizia Moratti) non
è ritirabile. Si potrebbe scendere a 4-500 milioni, cioè al "lucro
cessante", ma solo a condizione che il governo si accolli altri impegni.
Anche questi con oneri ancora tutti da verificare. La seconda voce di spesa
immediata è il prestito ponte da 300 milioni che il Tesoro dovrebbe concedere
all'Alitalia per garantirne la sopravvivenza da qui alla chiusura dell'accordo
con l'Air France. Il prestito ha già sollevato i malumori dell'Unione Europea e
il Tesoro dovrebbe quindi tentare di ricorrere al mercato. Poi c'è il problema
spinoso dei cosiddetti esuberi, le persone a rischio di licenziamento. È in
realtà lo scoglio, anzi un'enorme barriera, contro cui pare destinata a
infrangersi l'intera trattativa: Spinetta chiede il sì scritto di tutte le
organizzazioni sindacali di piloti, personale di volo e addetti di terra. E
mercoledì 19 lo ha ribadito a Roma: senza l'ok sindacale l'assorbimento
dell'Alitalia è praticamente impossibile. Il primo incontro, martedì 18 marzo,
era andato malissimo; il secondo, dopo preliminari il 20 marzo, dovrebbe
tenersi dopo Pasqua. L'ultimatum scade il 31. Nel piano di Spinetta i tagli
riguardano 1.600 dipendenti nell'Az Fly, cioè il personale collegato ai voli, e
almeno 500 nell'Az Servizi, principalmente la manutenzione. Ma secondo un
documento riservato della Cgil gli esuberi raggiungerebbero il totale di 7 mila
in tutta Italia, tra aziende che lavorano direttamente per l'Alitalia, come
l'Atitech di Napoli, e l'indotto di Malpensa. Paolo Ferrero, ministro uscente
della Solidarietà sociale, e il suo collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi,
hanno sui loro tavoli dossier ancora più pessimistici: 10 mila posti a rischio,
dei quali dovrebbe farsi carico lo Stato attivando immediatamente la cassa
integrazione. A quale costo? Il governo ha appena firmato una prima procedura
di cassa integrazione per 900 dipendenti Sea di Malpensa: 80 milioni in due
anni, circa 45 mila euro l'anno per ogni addetto. Attenzione: questi 900
lavoratori che perdono il posto a causa del taglio dei voli già deciso
dall'Alitalia sono in aggiunta ai 7-10 mila stimati da sindacati e governo. Ma
procedura e costi sono unanimemente considerati il modello da estendere
all'intera operazione. Dunque se gli esuberi saranno 7 mila lo Stato dovrà
impegnarsi per 315 milioni l'anno se saliranno a 10 mila per 450 milioni. In
aggiunta ai 40 già decisi per 2008 e 2009. Non finisce qui, perché altri 5-700
dipendenti dell'Az Servizi dovrebbero passare alla Fintecna, contenitore nato
dalle ceneri dell'Iri per gestire aziende decotte. Anche per questa operazione
ci sarebbe un prezzo, da definire. A questo punto siamo già a 1,25 miliardi di
euro da stanziare subito nella migliore delle ipotesi, quella dell'accordo
extragiudiziale con la Sea. A 2 miliardi nella peggiore. Per limitarci però ai
soli costi vivi. Alla lista va aggiunta la svalutazione dell'offerta
"cash" per le azioni Alitalia da parte dell'Air France-Klm. Erano
485,3 milioni a dicembre 2007, si sono ridotti a 138,5 oggi. Dunque circa 347
milioni di minori introiti, giustificati da Spinetta con l'incrocio tra perdita
di valore in questi tre mesi dell'Alitalia e calo della capitalizzazione
dell'Air France-Klm in borsa: l'offerta è infatti di un'azione Air France ogni
160 Alitalia, stimate a Parigi e Amsterdam meno di 10 centesimi. Questo calcolo
trascina un'ulteriore conseguenza: al Tesoro viene offerto non più il 3,2 per
cento dell'eventuale nuovo gruppo Air France-Klm-Alitalia, bensì l'1,5. Quanto
pesa questa perdita? Dipende dalle oscillazioni del mercato: oggi incide tra
gli 80 e i 140 milioni. In compenso i francesi migliorano la proposta di
aumento di capitale: 1 miliardo anziché 750 milioni. Al conto immediato vanno
aggiunte le spese per i prossimi anni. Solo per gli ammortizzatori sociali non
meno di 200 milioni l'anno da qui al 2011-2012, 150 dei quali per la sola
Lombardia. E se nella ricca Padania i lavoratori potrebbero riconvertirsi più
facilmente, è anche vero che un documento dello Studio Ambrosetti calcola in un
punto percentuale del pil della Lombardia l'impatto globale del
ridimensionamento di Malpensa sull'economia della regione. Di quanto stiamo
parlando? Della bellezza di 3 miliardi di euro; cioè la riduzione della crescita
del pil lombardo nel 2008 dal 3,5 al 2,5 per cento. È ragionando su queste
cifre che nel governo, nel Partito democratico e alleati (su tutti, Antonio Di
Pietro) sta montando la rabbia nei confronti di Romano Prodi e Tommaso
Padoa-Schioppa. "La sola Malpensa vale dieci volte l'Alitalia, ci abbiamo
investito 20 miliardi" protesta Di Pietro. "Questa operazione non ha
senso": Walter Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi
alla moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione
Lombardia Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino
l'Alitalia. Questione che si scontra con un'altra clausola imposta da Spinetta,
che cioè vengano mantenuti gli slot, ma questo impedirebbe ad altre
compagnie di offrire collegamenti alternativi tra Milano e il mondo. A sinistra
si litiga furiosamente e si invocano soluzioni bipartisan. Cioè concordate con
Silvio Berlusconi, con la Lega e con An. Quasi
certamente il Cavaliere finirà per trovarsi la grana sul tavolo, se vincerà le
elezioni. Nel frattempo, come si è chiesto il Financial Times, si capirà se
"Spinetta vuol fare il check-in o il check-out dall'Alitalia". Se
insomma la sua offerta capestro sia in realtà un modo per sfilarsi. Lasciando
al futuro governo di Roma due possibilità: il commissariamento dell'Alitalia o
una cordata tricolore che risorga all'orizzonte. [1] Berlusconi
è tra i pochi a crederci. LEGGI ANCHE: [2] Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI:
[3] Il comunicato di Air France - [4] Il comunicato dell'Anpac - [5] La lettera
di Air France-Klm ad Alitalia - [6] La lettera di Alitalia al Ministero
dell'Economia. - Il [7] FORUM.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Berlusconi cavalca ancora la crisi aerea. Il
Pd cerca di stanarlo, Air France è furiosa Come se stesse al governo: promette,
rinvia, si discolpa Non è cambiato: "Per Alitalia la cordata c'è ma non
può uscire adesso" One man show. Su Alitalia un Silvio Berlusconi
senza freni inizia dalla mattinata a dichiarare a raffica. All'indirizzo di Air
France ammonisce: il prossimo presidente del consiglio (la vittoria se l'è già
assegnata prima ancora delle elezioni) dirà no all'opposizione. Poi, promette
la cordata italiana nel giro di qualche giorno: O si fa Alitalia, dice citando
Garibaldi, o si muore. Annuncia la presenza di una grande banca, ma non dice
quale sarà. Quando il leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte
entro 48 ore, si tira indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi
dietro l'assenza di un quadro certo dei conti Alitalia. I francesi però si
spazientiscono e il tempo scorre: martedì l'incontro decisivo con i sindacati.
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