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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Veltroni/Berlusconi"

La casta e l'imbroglio elettorale ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: dei quali avranno provato un brivido di piacere per lo scambio di accuse tra Fini e Veltroni sulle pensioni dei parlamentari. Finalmente un problema concreto, anche se sopravvalutato nelle sue quantità finanziarie, irrompe nella campagna elettorale. In effetti, l'irruzione ci sarebbe stata dopo Pasqua, con la presentazione da parte del Pd del suo programma sui costi della politica.

Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Basta prepararsi ad ogni possibile appunto. E comunque scegliamo per i faccia a faccia gente più abile negli scontri dialettici, più preparate all'agone di un faccia a faccia. Magari lo stesso Veltroni. AVVO (www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).

Tutti e quindici pari sono. È la legge ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: BANDERILLEROS BERLUSCONI E VELTRONI. TORERI DE VITA E FERRARA Tutti e quindici pari sono. È la legge (f.l.s.) La legge è legge. E per la par condicio che siano due o siano quindici, tutti pari sono. Perciò ieri, per stabilire l'ordine con cui andranno in onda le conferenze stampa-tribune di tutti i candidati premier in corsa per le elezioni del 13 aprile s'

Berlusconi fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: I sindacati, convocati di nuovo dall'Alitalia per stamattina, restano scettici, mentre Montezemolo parla di "una pessima immagine per il paese". Il leader del Pd Walter Veltroni ha auspicato che l'aeroporto di Malpensa sia il secondo hub italiano orientato alla clientela business.

La campagna elettorale non interessa perché la gente sente che è artefatta ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è visto per Roma un manifesto di Berlusconi o di Veltroni. Solo facce più o meno incognite, candidate a cariche minori provinciali o comunali. La sera, in tv, cambiamo canale, la mattina, quando compriamo i giornali, guardiamo ad altro che non alle cronache politiche. Dicono che sia successo lo stesso anche in Francia, vi consta?

Come ti educo l'elettore ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Come previsto: parte l'escalation, come Berlusconi già fece nel 2006 arrivando a farsi "sentire" negli angoli della società italiana più remoti e distanti dalla politica. E si conferma l'opportunità di interventi specifici nelle regioni in bilico, ciò che Veltroni non ha ancora programmato di fare, che si sappia.

Senza Rutelli. Tornano i Coraggiosi, gli ultraliberal del Pd ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ormai diventate mainstream nel programma del Pd e nelle parole del suo leader Veltroni. No, a Milano, in un incontro organizzato da Glocus, il think tank creato dal ministro Linda Lanzillotta, aprono una sorta di fase due che dovrà sancire il passaggio dalle parole alle cose, dalla cultura politica alla politica tout court.

<Serve l'ok anche del prossimo governo> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il leader del Pd Walter Veltroni ha dichiarato che si deve "trovare una soluzione che limiti il più possibile l'impatto sociale e dobbiamo far decollare Malpensa, che deve riuscire a svilupparsi recuperando la sua funzione di hub italiano". E mentre Veltroni ribadisce che su Malpensa "tutti hanno fatto errori e le responsabilità sono molteplici "

Berlusconi attacca veltroni sui comunisti - gianluca luzi ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma il duello tv tra Berlusconi e Veltroni non è alle viste. Berlusconi non lo vuole e il ministro Gentiloni smentisce che la par condicio lo vieti: "E assolutamente falso". In vista del forcing finale prima del voto Berlusconi intensifica gli attacchi all'avversario, anche se sulle promesse si mantiene molto prudente.

Scommessa sul caos - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Silvio Berlusconi ha deciso di trasformare il caso Alitalia nell'arma-fine-di-mondo contro il centrosinistra di Prodi e di Veltroni. Dobbiamo prendere con molta serietà la sortita mattutina del leader del Pdl che a Borsa aperta, e senza alcuna comunicazione preventiva ai soggetti interessati e alle autorità di vigilanza,

La malattia italiana - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: scaricando fuori bordo, grazie al veltroniano impulso, gli epigoni del velleitario comunismo di nostrana fattura, la sinistra riformista appare finalmente in grado di esprimere obiettivi fattibili e condivisibili. Nessuno può negare che un lodevole sforzo in questo senso è stato compiuto dal Partito democratico.

"io, catapultato in lista alla scoperta del sud" - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: contro quella Veltroni. Ovvero: vietato spingere Bassolino alle dimissioni. "Sono con D'Alema, non mi appartiene la logica dei capri espiatori. Anzi, più esamino e studio la vicenda, più mi rendo conto che le responsabilità sono molto equamente ripartire tra potere centrale e potere locale, tra interessi particolari e altri troppo.

Pd, missione nelle fabbriche - angelo carotenuto ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: orizzonte caro a Veltroni. I redditi bassi e i pensionati. Quella parte di elettorato che secondo i sondaggi riservati giunti al Loft, sono più impermeabili alle suggestioni del Pd. Missione D'Alema, allora. Prima di vedere gli industriali (stamattina a palazzo Partanna), s'immerge a Napoli Est, traduzione post-Bolognina di quello che si chiamava triangolo rosso.

E savona si mobilita "come ai tempi di enrico" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Si schermisce quando Veltroni narra dello "scandalo dei ministri del governo Prodi che scendevano in piazza contro l'esecutivo". Lei fa segno a tutti per dire: "Io non l'ho mai fatto". Quando il comizio cessa (Veltroni fa il verso a Crozza chiamandolo "il comico ligure" ma nessuno coglie il riferimento) c'è il tempo per una riflessione del ministro:

"anche se il pd va da solo dopo si può fare coalizione" - massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Esponente della Costituente nazionale del partito di Veltroni, il docente di diritto costituzionale che è stato giudice della Consulta e presidente dell'Autorità delle comunicazioni, spiega cosa non condivide delle parole dello storico oggi vicino alla Sinistra Arcobaleno. "Nessuno oggi, né a sinistra né a destra, è in grado di avere la maggioranza per governare da solo.

Italiani più poveri, operai verso destra - fabio bordignon luigi ceccarini ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Pdl e alleati risultano in vantaggio anche presso il ceto medio dipendente del settore privato (circa sei punti di scarto tra tecnici e impiegati), mentre i lavoratori del settore pubblico, secondo tradizione, si orientano maggiormente verso il Pd. La coalizione di Veltroni, infine, sopravanza lo schieramento avversario fra gli studenti (44%) e i pensionati (46%).

Nella "periferia sociale" allargata nuovi ostacoli alla sfida riformista - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Negli anni del governo Berlusconi è cresciuto, impetuoso. Trasferendosi, violento, nella breve esperienza del governo di centrosinistra, guidato da Romano Prodi. Pregiudicandone il consenso e l'azione. Anche per questo Veltroni ha preferito proiettare la campagna sul futuro.

Berlusconi gioca sulla pelle di Alitalia E di 10mila lavoratori. Parla di una cordata, candida i figli, vuole un prestito dal governo Banca Intesa lo smentisce. Prato: altre offert ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Berlusconi gioca sulla pelle di Alitalia E di 10mila lavoratori. Parla di una cordata, "candida" i figli, vuole un prestito dal governo Banca Intesa lo smentisce. Prato: altre offerte? Solo strilli. Veltroni: destra irresponsabile Berlusconi ha deciso di giocarsi sul tavolo della campagna elettorale anche la carta Alitalia.

Il figliol pratico ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: far dimenticare il fatto che anche Veltroni potrebbe essere suo figlio. Non pago di aver proposto Piersilvio come soluzione economica per migliaia di precarie, Berlusconi da qualche ora lo ha tirato in ballo anche come risolutore della crisi Alitalia. Per la lotta contro la mafia no, per non urtare la sensibilità di Dell'Utri, ma per molti altri usi Piersilvio può tornare utile.

Fini e la sindrome da delfino ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni e nel centrodestra l'unica forza politica che ha l'opportunità di avere successo è il Pdl" ci ha pensato Giulio Tremonti a derubricare a consiglio autorevole le parole inequivocabili del Presidente della Repubblica. "Dall'alto della sua magistratura quello di Napolitano è stato solo un intervento per prevenire".

Berlusconi: Anche i miei figli sono pronti A Prodi ho chiesto un prestito ponte, per prendere tempo. Fatemi fare delle telefonate e vi dirò tutto ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: leggerezza" che gli rimprovera Veltroni, l'ex premier vuol dimostrare che ha le redini in mano, che telefona a Emma Marcegalia come a Prodi, al quale "ho chiesto un prestito ponte per dare tempo a una cordata italiana", spiega. Sul sito votaberlusconi.it campeggia la coda di un aereo Alitalia: "Cordata italiana unica soluzione".

Consigli (non richiesti) a Veltroni ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: a Veltroni Enzo Costa S'io fossi Walter, continuerei così. Seguiterei a utilizzare un linguaggio semplice ma non semplicistico, capace di parlare alle persone senza trascurarne ansie e paure ma senza mai vellicarle, trasmettendo una visione del futuro che non rimuova le difficoltà del presente ma le faccia sentire condivise e superabili.

Noi lettori a sostegno del nostro giornale Cara Unità e cara redazione, voglio espr ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: avete pubblicato una foto che vede Veltroni abbracciare il vecchio partigiano e comandante. Voglio aggiungere al brevissimo ritratto che il conte Luchino Dal Verme (cugino di Vittorio Emanuele III) è stato comandante della Divisione "Gramsci" Garibaldina nell'Oltrepo Pavese e la sua nomina fu dovuta su sollecitazione fatta da Ferruccio Parri a Italo Pietra (

Veltroni: Tutti i figli partano alla pari Il leader democratico a Savona: basta discriminazioni in base alle dichiarazioni dei redditi dei genitori ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Veltroni ricorda quel Berlusconi rinfacciò a Prodi in tv: "mica penserà - disse - che il figlio di un operaio e il figlio di un avvocato possano stare sullo stesso piano?". Il leader chiosa: "La mia risposta è assolutamente sì, assolutamente sì.

Tra i praticanti vince il Pdl, tra i non il Pd ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è una grande differenza tra i dati riguardanti i praticanti e quelli riguardanti i non praticanti, con una inversione di preferenze; infatti tra i non praticanti è la coalizione guidata da Veltroni a prevalere con il 44,8% contro il 34,8% dell'alleanza che fa capo a Berlusconi; alla Sinistra Arcobaleno va il 10,3% e a Casini il 4,3%.

G8, An spieghi perché era in sala-regia Pericu, sindaco di Genova nel 2001: si diedero un gran da fare con Fini e Ascierto, città off-limits ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: inutili anche i richiami di Prodi e gli appelli di Veltroni. Perché secondo lei? "Credo che qualcuno non abbia voluto andare a rivangare responsabilità che non sono soltanto del centrodestra, a cui ovviamente va attribuita grande parte del fallimento della gestione del G8. Non dimentichiamo che l'evento venne organizzato e preparato nel periodo del governo Amato di centrosinistra,

Identica la posizione manifestata da Prodi Veltroni: Fini e Berlusconi hanno detto cose che sono come il giorno e la notte ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Stai consultando l'edizione del Identica la posizione manifestata da Prodi Veltroni: "Fini e Berlusconi hanno detto cose che sono come il giorno e la notte".

Italiani cornuti e mazziati se Mediaset non rispetta la legge ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il fatto è che Berlusconi ha governato essendo concessionario di servizi pubblici: non si mai se decide per lui o per noi: anzi, le leggi ad personam dimostrano che decide solo per se stesso". Il Cavaliere dice che lei è un "pensionato" come Veltroni... "Macchè, vado verso i 60 anni e dal Parlamento pensione non ne ricevo,

Padoa-Schioppa: Chi vuole, avanti subito Ma il presidente Prato nega l'esistenza di altre proposte: Solo strillate e mai avanzate ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Come il giorno e la notte", accusa Walter Veltroni. "Abbiamo a che fare con posti di lavoro, in Alitalia e a Malpensa, eppure si parla con leggerezza e si annunciano cose che non si verificano". Bertinotti invoca la buona volontà di tutti per salvare il lavoro.

Vietti e Gaiotti vanno a caccia dei delusi della "balena bianca" ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: popolari oggi sotto le insegne di Veltroni ammettono "che si va verso un voto disgiunto: alla camera Pd, ma al Senato ci sarà chi voterà Di Pietro e chi si farà tentare dall'Udc". Che ce l'ha messa tutta per agitare campanelli e specchietti verso il campo avversario ché quello di Berlusconi attira poco dopo che Silvio ha definito il Popolo della Libertà "

Fini all'attacco "Un referendum sull'Alta velocità" ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche questa vicenda dimostra come la prima ansia di Veltroni è di sconfessare non il governo in carica, ma il fondatore del Pd. È il gioco degli specchi: Veltroni parla come se fosse il leader dell'opposizione ed è evidentemente in imbarazzo quando nelle città si trova a fianco un ministro o un sottosegretario del governo attuale".

Dice poche cose ma chiare. Gianfranco Fini, a Torino per inaugurare la campagna elettorale e registr ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Anche questa vicenda dimostra come la prima ansia di Veltroni è di sconfessare non il governo in carica, ma il fondatore del Pd. È il gioco degli specchi: Veltroni parla come se fosse il leader dell'opposizione ed è evidentemente in imbarazzo quando nelle città si trova a fianco un ministro o un sottosegretario del governo attuale".

Venghino signori, venghino . Non siamo al mercato, ma poco ci manca. E sull'ideale b ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: popolari oggi sotto le insegne di Veltroni ammettono "che si va verso un voto disgiunto: alla camera Pd, ma al Senato ci sarà chi voterà Di Pietro e chi si farà tentare dall'Udc". Che ce l'ha messa tutta per agitare campanelli e specchietti verso il campo avversario ché quello di Berlusconi attira poco dopo che Silvio ha definito il Popolo della Libertà "

Irap, i politici a caccia del numero mancante ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni. Dietro nostra sollecitazione, alcuni politici - in modo trasversale - hanno già avviato delle verifiche. I parlamentari Mario Lovelli e Franco Stradella hanno promesso che andranno a verificare direttamente al ministero delle Finanze il motivo che impedisce di fornire il codice.

Peretti traduce Si può fare "Ai la fuma" ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: toccato poi da Veltroni: "Ma non c'è bisogno di sposare un milionario - ha sostenuto l'imprenditrice - tanto meno se è il figlio di Berlusconi". Il leader Pd ha invece parlato a braccio, per un'ora e senza mai citare Berlusconi. "E bello vedere i ragazzi tornare alla politica - ha esordito, sbagliando però sul primo giorno di vacanza degli studenti -

Per chi vota la mafia ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni sarà a Napoli, pochi giorni prima del voto, lì sappia trovare parole che nessun cittadino e nessun mafioso possano mai dimenticare. Il boss scrisse: mai con gli ex comunisti come Veltroni Partiti, politici e ideologie nel manifesto elettorale del mafioso che si suicidò in cella "Caro Salvo, ti ringrazio per il pensiero e mi auguro che quando leggerai questa mia anche tu

Silenzio su Gomorra ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: un breve comunicato Ansa di Veltroni e Bertinotti, una telefonata di Napolitano al direttore del 'Mattino: "Esageruma nen", come diceva Norberto Bobbio. n un attacco alla democrazia di Paolo Biondani Il giudizio dell'ex procuratore antimafia Vigna: 'Le Br in aula si facevano tacere Piero Luigi Vigna, l'ex procuratore nazionale antimafia,

La sarabanda della magliana Perché Berlusconi gioca sulla compagnia aerea la sua più forte carta elettorale ( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Tra il premier e Berlusconi è andato in scena ieri il più classico dei giochi del cerino. A dispetto delle smentite, il leader del Pdl ha ribadito che una cordata italiana è "pronta". Prodi, confortato dalla copertura di Walter Veltroni, è andato subito a vedere le carte.

Ring colpi sotto la cintola nel nord forse fatali per il pd ( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: L'uno-due di Berlusconi forse è già decisivo per stabilire chi sarà il vincitore delle prossime politiche. Veltroni ne può ricavare una lezione. Ha fatto scelte che resteranno nella storia politica italiana, soprattutto quella, piena di significati, dell'andare da solo.

Nonsolomadia di alcuni viene nascosto perfino il volto agli elettori ( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Luciana Pedoto" sulla stringa del motore di ricerca esce persino una vecchia immagine di Veltroni sindaco e Berlusconi che si stringevano la mano". Ma dell'immagine di "Lucianetta" (il copyright è di Fioroni), numero 6 delle liste del Pd in Campania 2, nessuna traccia. Nella circoscrizione in cui sarà eletta non l'ha vista nessuno.

Veltroni e le anime del Pd: al bivio tra Epifani e Prodi ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e no dei sindacati Veltroni e le anime del Pd: al bivio tra Epifani e Prodi SEGUE DALLA PRIMA Veltroni è così costretto sulla difensiva proprio nelle settimane decisive di campagna elettorale. Ora che Berlusconi ha bocciato il piano Air France e ha preso in mano la bandiera dell'italianità, al leader del Pd tocca per la prima volta inseguire il Cavaliere e prendere una posizione.

Il rilancio di Casini: noi sentinella anti-inciucio È pesante fare politica ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mi chiedono di essere la sentinella antinciucio tra Berlusconi e Veltroni. Se il giorno dopo le elezioni mi dichiarassi disponibile a fare alleanze con Tizio o con Caio per convenienza, tradirei il mandato. Le alleanze si fanno prima del voto". Pier Ferdinando Casini ha trovato spazio anche per aprire una finestra sulla sua vita personale.

ROMA - Berlusconi? Mi ha detto le cose che ho letto sui giornali, cioè ( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: A cercare un rinvio della trattativa con Air France non c'è però solo il sindacato, come ha sostenuto ieri il leader Cgil Guglielmo Epifani, ma anche il partito Democratico. Walter Veltroni è preoccupato per le ricadute che può avere la vicenda, specie al Nord, e spinge i sindacati affinchè spuntino il rinvio della scelta a dopo le elezioni.

ROMA - Le parole di Padoa-Schioppa arrivano a metà pomeriggio e suggellano, con l’ ( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ma per Walter Veltroni, candidato premier del Pd, Fini e Berlusconi, "su una questione di grande delicatezza, parlano con grande leggerezza", fanno affermazioni che si contraddicono, l'una contro l'altra, "come il giorno e la notte". Non è la sola divisione nel Pdl (ce ne sono altre sulle pensioni e sulle missioni all'estero),

ROMA - In Italia non si può applicare il modello Sarkozy-Attali che individua i m ( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E Walter Veltroni si era spinto fino ad auspicare l'ingresso di Gianni Letta in un suo eventuale governo. Come il socialista Bernard Kouchner nel governo benedetto da Sarkozy. L'astro del presidente francese, però, si è eclissato. La campagna elettorale si sta incattivendo.

ROMA Enrico Boselli, candidato premier dei socialisti, è convinto che superare l'ostacolo ( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La vostra campagna elettorale sembra orientata soprattutto alla polemica con Veltroni... "Non siamo teneri con l'uno ma neanche con l'altro, valgano le accuse che ho rivolto Berlusconi sull'Alitalia invitandolo a non raccontare barzellette. Certamente Veltroni ha scelto la strada di tentare di cancellare i socialisti dalla vita politica italiana.

ROMA - Aveva promesso che nella trasferta cilena avrebbe limitato al massimo i suoi interven ( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: intervento del Quirinale Berlusconi: "Ho detto la mia opinione e resto convinto che chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni". Più articolato il ragionamento, più severo il monito di Napolitano sulla difficoltà a comprendere la politica, sul distacco e sulla disaffezione di una parte della società civile e soprattutto dei giovani.

Don Verzé: l'Italia è al naufragio Il genio di Silvio può salvarci ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Io conosco Veltroni e lo stimo, perché è un uomo di buona volontà, anche intelligente, colto. Ma conosco molto meglio Berlusconi. Risente molto della sua mamma, e questo è importante". La mamma? "è vissuta 97 anni dicendo tre rosari al giorno, vuole che qualche grano non sia caduto in testa a Silvio?

Il Cavaliere: da evitare il sì ai partiti minori Io non cambierò idea ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Il Pdl Affondo su Veltroni: innovatore? No, pensionato Il Cavaliere: da evitare il sì ai partiti minori Io non cambierò idea "Basta con l'evasione dei lavoratori autonomi" Berlusconi e lo stop del Colle: ho espresso una mia opinione di cui sono assolutamente convinto ROMA - Se il presidente della Repubblica dice che "tutti i voti sono utili"

Bennato e la cena con Silvio: mi piace, non è un'infezione ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi. "Embè, cos'è lui, un'infezione, che non gli ti puoi avvicinare?". Le è simpatico? "Sì. Ma mi è simpatico pure Veltroni, alla mia età (59) uno se lo può permettere ". Quando erano "solo canzonette " Bennato cantava che "gli impresari di partito, mi hanno fatto un altro invito e hanno detto che finisce male se non vado pure io al raduno generale della grande festa nazionale

Con Veltroni ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 11 categoria: BREVI Con Veltroni Don Verzé con Walter Veltroni (a fianco) in un'immagine del 2002, quando il leader del Pd era sindaco di Roma. Il fondatore del San Raffaele vanta una lunga amicizia con Silvio Berlusconi.

Veltroni: mai più ministri in piazza contro il governo ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: REDAZIONALE Il Pd Il leader e Berlusconi sulle candidature "vecchio Pci": non rispondo Veltroni: mai più ministri in piazza contro il governo "Basta risse. Ci presentiamo soli e liberi, senza alibi" Il segretario: non ci saranno più vertici di maggioranza. In Europa non hanno mai capito che cosa fossero DAL NOSTRO INVIATO SANREMO - Veltroni batte e ribatte,

A bassa quota ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Sarebbe bene che Prodi, e anche Veltroni, scegliessero la via dell'impresa pubblica, dando soldi alla compagnia anche se le autorità europee protesteranno; e che smontasse tutta la baracca dei privatissimi low cost, introducendo quelle regole minime che vigono in tutti gli altri paesi europei.

L'identità della Sinistra in uno specchio d'acqua ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno perché non entrano Veltroni, Berlusconi, Casini, che gareggiano su chi liquiderà il patrimonio pubblico italiano? La ministra Lanzillota (Pd) e l'ex ministro Alemanno (Pdl) che assieme dichiarano: la privatizzazione "deve riguardare anche il settore dell'acqua", "l'in house in questo settore va messo al bando", le riforme sono già pronte,

Voto inutile ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: "Inutile e dannoso", per Storace, il voto al Popolo della Libertà. Inutile forse, ma non "uguale", secondo l'Udc Volontè, come quello dato a Berlusconi e a Veltroni. "Un voto dato al nostro partito - ha giganteggiato di recente Di Pietro - non è un voto perso, ma anzi vale doppio". alberto piccinini.

Ho la cordata, servono i soldi ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni svicola, esecutivo preoccupato: se ha delle carte le mostri subito. Entro marzo Berlusconi fa campagna elettorale con Alitalia. "Serve un prestito ponte del governo, Banca Intesa e investitori seguiranno" Andrea Fabozzi Roma Al mattino Silvio Berlusconi rilancia la "cordata di imprenditori italiani" radunati intorno a Banca Intesa per contendere Alitalia ad AirFrance-

Gentiloni: si può e Bonaiuti insorge ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: si può e Bonaiuti insorge Roma Un faccia a faccia in tv tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni? A rilanciare la proposta è Paolo Gentiloni, ministro delle comunicazioni uscente del Pd e ex presidente della commissione di vigilanza Rai. Gentiloni sottolinea che il regolamento della vigilanza per questa campagna elettorale non vieta, come qualcuno in buona o cattiva fede sostiene,

Altolà alle sirene del duopolio Pd-Pdl ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il voto utile per Berlusconi e Veltroni sta diminuendo". Per una volta si dice d'accordo con Napolitano anche Francesco Storace. Invece Silvio Berlusconi insiste: "Non so quello che ha detto il presidente Napolitano. Io ho espresso una mia opinione di cui sono assolutamente convinto, chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni e nel centrodestra l'

IL PARTITO POPULISTA ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni, uno dei pochi a sostenere la separatezza del problema Alitalia da quello Malpensa, è stato anch'egli opaco nel parlare di una moratoria nella sospensione dei voli, che parrebbe dover gravare su Air France. Se nella trattativa c'è ancora un filo di spazio in questo senso, lo si sfrutti.

DEBOLE ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: In quello del Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare in tintoria.

Libero mercato ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: da qui le posizioni più conservatrici del partito di Veltroni. Gli industriali, invece, più influenti nel Partito della libertà, sono riusciti a eliminare ogni riferimento a liberalizzazioni nel programma di Berlusconi. Su un solo punto sono d'accordo tutti: che i politici non vogliono perdere il loro potere sull'economia.

Bestiario ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo stesso accadrà a Walter Veltroni, se toccherà a lui il peso del governo. Il leader del Partito Democratico non dichiara la stessa angoscia di Berlusconi. Ma forse dipende dal fatto che lui crede di perdere. E sta affrontando una fatica immane per lanciare il PD più che per vincere la corsa alle urne.

Il Cavaliere si fa IN quattro ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: nella regione di Walter Veltroni e di Francesco Rutelli, che alle ultime elezioni preferì la Cdl, il Pd alleato con Italia dei valori è sopra il partitone berlusconiano di due punti e mezzo. Se le cose dovessero finire davvero così, la maggioranza dei seggi sarebbe alla portata del Pdl anche al Senato: anche se l'alta quota degli indecisi,

Mezzogiorno di fuoco ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: e altri big del centrosinistra hanno fatto intendere a Walter Veltroni che con Antonio Bassolino ancora al suo posto è inevitabile perdere voti non solo a Napoli, ma anche in Padania. Nel mirino dei nordisti non c'è solo 'O governatore, ma altri signori delle preferenze poco graditi all'elettorato settentrionale.

Riservato ( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni, con una dichiarazione congiunta, riaprono la Bicamerale per "una moratoria sulle intercettazioni, al di là degli steccati ideologici, come nelle grandi democrazie liberali". Il cardinal Ruini, in onore del politico intercettato, organizza un'edizione straordinaria del Family Day.

Ciarra-Storace sfida decisiva per il Senato ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: per Berlusconi, ottenere milioni di voti in più nelle elezioni di Camera e Senato potrebbe risultare quasi ininfluente, se per caso il Pd vincesse proprio nel Lazio. Se infatti il partito di Veltroni prendesse qui un voto in più del Pdl e al tempo stesso Sinistra Arcobaleno e Udc superassero l'8%, il Pd conquisterebbe il premio regionale e 15 senatori,

Napolitano: il voto è sempre utile ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Berlusconi e Veltroni hanno sostanzialmente glissato. Il primo, dopo essersi dichiarato ignaro delle dichiarazioni di Napolitano, ha tranquillamente ribadito che "chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni". Questi, invece, in un comizio ad Asti, ne ha preso lo spunto, per fare un elogio della "partecipazione come democrazia"

Nessun altro all'orizzonte Maurizio Prato ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mano il pallino dopo aver lungamente sofferto il passo rapido di Veltroni. Il quale, per la prima volta, si trova spiazzato dall'avversario. Sarà pure una "mossa di facile consenso", come definiscono al Loft quella di Berlusconi. Ma lanciare un messaggio volontaristico, positivo, speranzoso su Alitalia, tipo "rimbocchiamoci tutti insieme le maniche", sarebbe piaciuto anche a Walter,

Segreti dell'urna: le dieci cose che (forse) non sapete sulle elezioni ( da "Panorama.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: [12] Dieci come i punti che, stando agli ultimi sondaggi, dividono il Cavaliere da Veltroni. Infine, ecco alcuni video (taroccati e non) tratti da YouTube sui più noti candidati premier. Guardate e commentate: Silvio Berlusconi Walter Veltroni Pier Ferdinando Casini Daniela Santanchè Enrico Boselli .

Quanto ci costa regalare Alitalia ai francesi ( da "Panorama.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Walter Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi alla moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino l'Alitalia. Questione che si scontra con un'altra clausola imposta da Spinetta, che cioè vengano mantenuti gli slot,

Come se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quando il leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte entro 48 ore, si tira indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi dietro l'assenza di un quadro certo dei conti Alitalia. I francesi però si spazientiscono e il tempo scorre: martedì l'incontro decisivo con i sindacati.


Articoli

La casta e l'imbroglio elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Gli italiani, si sa, sono stanchi di una campagna elettorale dove i futuri deputati e senatori sono dei "predestinati"(se non dalla Grazia, dai segretari dei partiti che hanno fatto le liste); e dove i temi reali sfuggono di fronte all'inaudita monotonia con cui i politici ripetono che la gente non arriva alla fine del mese: come se la gente non lo spesse assai meglio di loro e non si chiedesse semmai cosa intenda fare la politica affinché al 30 possano arrivarci tutti gli italiani. Molti dei quali avranno provato un brivido di piacere per lo scambio di accuse tra Fini e Veltroni sulle pensioni dei parlamentari. Finalmente un problema concreto, anche se sopravvalutato nelle sue quantità finanziarie, irrompe nella campagna elettorale. In effetti, l'irruzione ci sarebbe stata dopo Pasqua, con la presentazione da parte del Pd del suo programma sui costi della politica. Per quello scambio di accuse, invece, è stato anticipato a ieri sera e i lettori troveranno un servizio ad hoc sul tema. Ma quelle accuse finiane a Veltroni, d'avere una pensione di 5000 euro a 52 anni, non c'entra niente coi problemi della casta. Prima di tutto perché formulata da Fini, uno dei più tetragoni esponenti della casta stessa, e non solo sul piano partitocratrico retributivo, ma anche su quello dei comportamenti. Secondo, perché Veltroni aveva spiegato alla platea di Torino che la sua pensione di ex parlamentare ? cui egli non può rinunciare per legge, come un prestatore d'opera non può rinunciare alla retribuzione o al riposo settimanale ? veniva in parte donata alle fondazioni assistenziali, in cui il leader del Pd ha fiducia. Terzo, perché riducendo la questione della casta a un attacco al numero 1 del Pd, da parte del numero 2 del partito berlusconiano cui "assicura esperienza ed equilibrio", come scrive Il Foglio con la nota mancanza di limiti, Fini tradisce (direbbero gli ex camerati fascisti) anche il senso di quel problema della Casta che Stella e Rizzo dipinsero nel loro bestseller: col quale il secolo di Mosca e Pareto sulla questione della classe dirigente si conclude in pochade, per colpa non degli autori ma dell'oggetto. La trasformazione della classe politica in casta, la corruzione della casta da legislativa ad affaristica, da democratica a oligarchica, sono il frutto della fine della politica, databile agli anni Ottanta, poco dopo la morte di Moro e il declino di Berlinguer, antesignano della "questione morale". La degenerazione del servizio pubblico in rampantismo, la trasformazione della lotta per l'indirizzo del governo in gara sull'Italia da bere (e da mangiare), la tacita e poi aperta e infine sfacciata conversione all'" arricchitevi" di Luigi Filippo da parte di "un milione di stipendiati politici", secondo i calcoli di Claudio Martelli, hanno trasformato la politica in malaffare: testimoniata da Tangentopoli e Mani pulite, al di là degli eccessi di protagonismo e di sovversivismo di alcuni magistrati. È caduta la prima repubblica su quel problema. Ma non Fini, passato tranquillo di onda in onde come un surfista. Per stare alla biografia, Fini, nato nel 1952, entra in parlamento del 1983, a soli 31 anni (quando si dice: largo ai giovani?) e vi rimane, come deputato del Msi, per tutta la nona, decima e undicesima legislatura; poi, ribattezzato An, si fa la dodicesima, tredicesima, quattordicesima e quindicesima legislatura. In totale passa alla camera 23 dei suoi 54 anni di vita; e, siccome il 13 aprile sarà eletto per la sedicesima legislatura, se ne farà altri cinque, e al termine avrà 59 anni di cui 28 in camera. "Con la buona salute", dicevano i nostri contadini a chi s'abboffava un po' troppo alla mensa comune. Naturalmente, chi scrive non partecipa all'infatuazione dominante per cui le categorie del giovanilismo e del sessismo diventano fondamenti della classe dirigente, e la competenza, magari coi capelli ingrigiti o anche bianchi, no. Queste sono le pecette di una classe politica che non ha saputo impedire la crisi della politica, la corruzione della politica, la trasformazione dei politici in casta: e alla fine si fa il lifting con ritocchi formali. Mentre Berlusconi irride alle istituzioni dichiarando che su mille parlamentari ne servono trenta che ci capiscano e gli altri premono i bottoni. E mentre i giornali berlusconiani parlano di papponi e magnaccia senza distinguere fra destra e sinistra, ben sapendo tuttavia che questa apparente neutralità lavora per l'antipolitica, e che l'antipolitica porta al bivio se astenersi o votare Berlusconi, che è l'antipolitica politicamente strutturata. Siamo all'estrema resa dei conti di un fenomeno italiano fondamentale: quel melting pop nazionale che seguì al miracolo economico dopo la ricostruzione, superando classi e divisioni sociali, si è trasferito, sì, nella classe politica non più riservata agli oligarchi, ma vi si è trasferita con tutti i difetti di incultura e di voracità che erano propri di una società cresciuta troppo in fretta: come quei ragazzini del Nord-Est che a 15 anni abbandonavano la scuola per fare gli imprenditori o i dirigenti d'azienda; e quindi con un carico di ignoranza che non aiuta ad acquistare sensibilità morale, ma solo a cercare l'ulteriore arricchimento. I privilegi della casta politica sono gli stessi delle corporazioni, della finanza rampante, dell'imprenditoria assistita, delle cupole degli ordini, dei fuorilegge dell'obbiezione di coscienza (pensate ai cucchiai d'oro), delle sanguisughe delle autonomie locali, degli esentasse o altrimenti privilegiati in nome dei bacini elettorali (mafiosi o ingenui) da contrattare con questo o quel "benefattore". Il senso della Casta, intendiamo della denuncia di Stella e Rizzo, e delle minori altre caste (giornalistica compresa) denunciate da altri autori, era o voleva essere questo: e cioè denudare la protervia dell'ignoranza complessiva del melting pop, che si ritrova più oscena che mai nelle sue rappresentanze che hanno responsabilità verso la cittadinanza: in primo luogo verso i più deboli, che la follia della non politica, produttrice di un debito pubblico di 1596 miliardi di euro a oggi, e quindi di impotenza, ne fa dei predestinati a ulteriore povertà. Specie se i governanti continueranno a fare i "creativi", ad aumentare il debito, a trasformare il processo alla casta in zagaglia barbara ad personam. Che qualcuno chiama "esperienza ed equilibrio".

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Il popolo del Pd racconta on line la sua campagna (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Training televisivo Ho visto un po' di Porta a Porta, dove intervenivano Fini e Rosy Bindi. Ricordo una decina di giorni fa una puntata di Ballarò con Franceschini e Fini. In entrambe le occasioni gli esponenti del Pd (che stimo entrambi) mi sono sembrati impreparati, costretti a giocare in difesa, poco chiari nel linguaggio. E ciò mi dispiace parecchio. È innegabile che nei faccia a faccia Fini sia estremamente in gamba, quindi non si può andare impreparati, senza avere bene a mente cosa ha fatto Prodi ed anche cosa ha fatto (o non ha fatto) Berlusconi prima di lui. Gli attacchi del centrodestra ormai si conoscono, e con un po' di preparazione sono rintuzzabili. Parlano di spesa pubblica? Quant'era sotto il governo Berlusconi e quant'è ora? Parlano di crisi dei prezzi e paura della recessione? Ma se Prodi non ci avesse portato nell'euro in che condizioni saremmo? E così su tutti gli argomenti...Basta prepararsi ad ogni possibile appunto. E comunque scegliamo per i faccia a faccia gente più abile negli scontri dialettici, più preparate all'agone di un faccia a faccia. Magari lo stesso Veltroni. AVVO (www.partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it).

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Tutti e quindici pari sono. È la legge (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

RAI   BANDERILLEROS BERLUSCONI E VELTRONI. TORERI DE VITA E FERRARA Tutti e quindici pari sono. È la legge (f.l.s.) La legge è legge. E per la par condicio che siano due o siano quindici, tutti pari sono. Perciò ieri, per stabilire l'ordine con cui andranno in onda le conferenze stampa-tribune di tutti i candidati premier in corsa per le elezioni del 13 aprile s'è ricorso al sorteggio. Le urne della commissione parlamentare di vigilanza, e dunque il fato, hanno così deciso: il ciclo sarà aperto da Berlusconi e Veltroni e chiuso da Bruno De Vita e Giuliano Ferrara. Per ironia della sorte ? in senso letterale ? i telespettatori vedranno dunque passare come meteore i due candidati dei partiti giganti, il Popolo delle libertà e il Partito democratico, che si fronteggiano per la conquista del governo. Poi avranno modo di conoscere approfonditamente il punto di vista degli altri 13, dicasi t-r-e-d-i-c-i, competitor. Sui piccoli schermi degli italiani sfileranno perciò, nell'ordine, Rabellino, Montanari, Ferrando, De Luca, Fiore, Santanchè, D'Angeli, Boselli, Riboldi, Bertinotti, Casini. Da ultimi, scenderanno nell'arena televisiva per convincere gli italiani a votarli e, se del caso, spedirli a palazzo Chigi per governare l'Italia, il leader dell'Unione democratica dei consumatori De Vita e Ferrara, promotore della lista Aborto, no grazie. Tutti e quindici i leader saranno ospitati in casa Rai nella stessa fascia oraria, alle 21 e alle 21.50, con conferenze- tribune elettorali della durata di cinquanta minuti. Quelle di Berlusconi e Veltroni dovrebbero andare in onda mercoledì, rispettivamente alle 21 e alle 21.50.

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Berlusconi fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Spinetta conferma il piano e chiede garanzie alla politica. La destra gli risponde no Berlusconi fa già danni e fa saltare la trattativa Alitalia Chiude le porte in faccia ad Air France e spalanca quelle del fallimento Silvio Berlusconi chiama gli imprenditori italiani alla guerra santa contro l'invasore francese, spalancando per Alitalia le porte del commissariamento. Al termine di una giornata convulsa nel corso della quale il numero uno di Air France Spinetta ha precisato che i margini della trattativa sono inesistenti e che oltre al sì dei sindacati l'operazione deve avere il consenso di questo e del prossimo governo, il candidato premier del Pdl chiude le porte in faccia ad Air France. "Mi auguro che si presenti un gruppo di imprenditori italiani coraggiosi ? ha detto Berlusconi ai microfoni del Tg5 bollando come irricevibile l'offerta Air France ? per evitare una fine così ingloriosa della nostra compagnia di bandiera". "Inutile dire così ? ribatte Prodi ? Se Berlusconi non è d'accordo trovi un'altra soluzione ". I sindacati, convocati di nuovo dall'Alitalia per stamattina, restano scettici, mentre Montezemolo parla di "una pessima immagine per il paese". Il leader del Pd Walter Veltroni ha auspicato che l'aeroporto di Malpensa sia il secondo hub italiano orientato alla clientela business.

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La campagna elettorale non interessa perché la gente sente che è artefatta (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, a venti giorni, credo, dalla data delle elezioni, non s'è visto per Roma un manifesto di Berlusconi o di Veltroni. Solo facce più o meno incognite, candidate a cariche minori provinciali o comunali. La sera, in tv, cambiamo canale, la mattina, quando compriamo i giornali, guardiamo ad altro che non alle cronache politiche. Dicono che sia successo lo stesso anche in Francia, vi consta? EMANUELE ROSSETTO, ROMA Sì, è così, caro Rossetto. In Francia l'effetto show del postgollista che colleziona bellissime donne (una marcia in più, se restasse in privato) è finito in pochi mesi. In Italia l'effetto Silvio dura da quindici anni, quello Benito durò venti, perché siamo gregge per tradizione e cambiamo solo per tragedie o per forza d'inerzia. Ora siamo in fase inerziale e sono previste altissime astensioni, anche se non proprio di livello francese dove, al secondo turno comunale, hanno sfiorato il 40 per cento e un anno fa per scegliere fra Sarkozy e Ségolène il 20. Dal 40 si sale al 60 e anche 65 fra i 18- 30enni delle banlieue. Il risultato è che non ha vinto la sinistra ma ha perso la destra. La lezione non avrà alcun effetto in Italia, per un'infinità di ragioni. Ultima, la ciliegina della legge elettorale. I cittadini non eleggono più i parlamentari, come invece eleggevano noi quando eravamo sollecitati dai partiti a conquistare preferenze alla lista col nostro personale prestigio (me lo ricordava, proprio in questi termini, un ex collega deputato, ora membro del Csm). Oggi senatori e deputati sono nominati dai segretari dei partiti, gli elettori si limitano a servire lor signori andando in cabina a mettere una croce sul simbolo. I giornali berlusconiani, prima Libero e poi il Giornale, hanno pubblicato collegio per collegio gli elenchi degli eletti, dei pochissimi incerti, dei molti esclusi. Per esempio, qui nel Lazio 1 (Roma) eleggeremo 40 deputati e ogni lista presenta 40 nomi. Se i sondaggi danno al partito "X" 15 seggi, saranno nominati i primi 15, il 16 e il 17 potrebbero subentrare in caso di altrui opzioni per altri collegi; tutti gli altri, dal 18 al 40, non hanno speranza. E allora chi la fa la campagna elettorale? Non i primi 15, che sono già nominati; non i due incerti (perché non da loro dipende l'eventuale opzione altrui); non i 18-22 che non hanno alcuna speranza. Nessuno dunque fa campagna elettorale, perché sarebbe una fatica da idioti. Monsignor Betori, il pierino della conferenza episcopale, dice che questa legge va riformata. Bravo monsignore, adesso lo dice, dopo due anni di polemiche e dopo aver assicurato alla nuova legislatura, con idonee esclusioni, una maggioranza clericale? Intanto la democrazia è morta. È morta nei legislatori, che non hanno altro interesse alle istituzioni che per lo stipendio. È morta nei cittadini, perché o non andremo a votare o, se i drogati di cabina (come me) voteranno ancora, sarà senza aver mosso un dito per il baraccone pseudoelettorale. Chi ha coscienza civica cercherà di obbedirle facendo in altro modo il dovere di cittadino. Per esempio, lavorando di più, non speculando sulle "moratorie" tipo aborto, non latitando nelle marce antimafia (Bari), non profittando delle opportunity del Liechtenstein, polemizzando contro la viltà che si manifesta in tutto, dalle benevolenze verso la Cina al logo bugiardello per i 150 anni dell'unità nazionale, con tre bandiere tricolori tutte uguali e che uguali non furono per niente. Leggere il sussidiario.

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Come ti educo l'elettore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pare che Berlusconi non sia sicuro del risultato elettorale, e questo spiega sia la sterzata polemica di queste ore che la decisione di concedere qualche partecipazione straordinaria nelle regioni dove il premio per il senato è conteso. Come previsto: parte l'escalation, come Berlusconi già fece nel 2006 arrivando a farsi "sentire" negli angoli della società italiana più remoti e distanti dalla politica. E si conferma l'opportunità di interventi specifici nelle regioni in bilico, ciò che Veltroni non ha ancora programmato di fare, che si sappia. Bisognerà vedere fino a che punto l'assalto di Berlusconi cancellerà la tattica fin qui seguita di "educare" il proprio elettorato all'idea che dopo il 14 aprile una collaborazione con il Pd potrebbe rivelarsi inevitabile. Anche perché fino ad adesso dal Pd non era venuto il reciproco. In effetti, dallo slogan della rimonta fino ai grandi successi nelle mobilitazioni di piazza, il messaggio di Veltroni non contempla che due ipotesi, una auspicata e l'altra di ripiego: la vittoria clamorosa, oppure la sconfitta con però grandi percentuali sulle quali fondare il rapido riscatto. Non spetta al candidato premier, certamente non adesso, prendere in considerazione scenari intermedi. Larghe intese o cose simili. Fa bene a tenersene lontano (anche se si tratta di ipotesi con scadenza trenta giorni da oggi). Chi guardi le cose da fuori, invece, non può che interrogarsi sul rapporto fra il clima che si determina e le aspettative che si suscitano ora, e le responsabilità che potrebbero rivelarsi inevitabili domani. Ieri Europa, guardando alle piazze di Veltroni, proponeva un azzardato paragone fra il Pd e il Pci di trent'anni fa. Non bisogna esagerare. Però quel Pci, carico com'era di investimenti emozionali collettivi, pagò poi un prezzo elevato all'ineluttabilità della solidarietà nazionale. E la faceva con la Dc, non con Berlusconi e Fini. Se da adesso in poi la polemica ricalcherà i toni della zuffa di queste ore su stipendi e pensioni dei politici, ci sarà poco di cui discutere pacatamente dopo il 14 aprile.

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Senza Rutelli. Tornano i Coraggiosi, gli ultraliberal del Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

MILANO   IN PLATEA AL DIBATTITO CON LANZILLOTTA, GENTILONI, CACCIARI E CHIAMPARINO I NEWCOMERS ICHINO E COLANINNO Senza Rutelli. Tornano i Coraggiosi, gli ultraliberal del Pd (gio.co.) Liberalizzare le rotte. Aprirsi al mercato. Sfidare la concorrenza. Il piatto di Alitalia è troppo caldo perché gli ultraliberali del Partito democratico se lo lascino scappare. E le parole che ripetono sono quelle. Ma a Milano, nel cuore del Nord produttivo alle prese con il caso Malpensa, i Coraggiosi del Pd non si limitano a presentare la ricetta per rilanciare l'hub milanese e nemmeno solo le "dieci idee per cambiare l'Italia", ormai diventate mainstream nel programma del Pd e nelle parole del suo leader Veltroni. No, a Milano, in un incontro organizzato da Glocus, il think tank creato dal ministro Linda Lanzillotta, aprono una sorta di fase due che dovrà sancire il passaggio dalle parole alle cose, dalla cultura politica alla politica tout court. "Alcune parole d'ordine come rischio, merito, responsabilità, valutazione sono state un tabù per molti anni nel centrosinistra ma ora non bastano più, anche perché sono diventate ormai patrimonio di tutto il partito, anche grazie al lavoro fatto da Glocus. Ora è il momento di produrre il cambiamento, di tradurre le buone idee in scelte, e di difenderle a fianco del nostro segretario. Noi saremo quelli che vigileremo" dice Lanzillotta che a Milano, con il ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, ha radunato i sindaci Massimo Cacciari e Sergio Chiamparino, ma anche i newcomers nelle file del Pd Pietro Ichinoe Matteo Colaninno, e un bel po' di intelligenze, da Tiziano Treu a Innocenzo Cipolletta, da Maurizio Ferrera ad Alberto Martinelli. Spetta a Chiamparino chiarire a tutti che non si torna indietro. "Non vorrei che, nel caso vincesse le elezioni Berlusconi, sull'alta velocità anche il Pd diventasse No Tav, spero non si lasci fagocitare dagli spiriti animali e non cambi cavallo. Anche gli annunci sono importanti perché chiariscono le idee all'opinione pubblica, ma la politica è quella del fare". Cacciari ricorda che "senza partito anche le persone con buone idee sono solo anime belle. Il Pd dev'essere soprattutto un vero partito, che non si costruisce con gli slogan, gli spot elettorali, l'immagine, e nemmeno solo con candidature eccellenti come qualche imprenditore. Lo si è già fatto in passato ma non è stato sufficiente. Un partito lo si costruisce radicandolo nel territorio e organizzandolo. E bisogna fare presto perché ormai i tempi della politica e quelli della realtà sono in totale dissonanza". Il primato della politica, quindi, della lotta politica dentro il partito e dell'autonomia della politica da lobby e corporazioni. I Coraggiosi, orfani di Rutelli "tornato" al comune di Roma, voltano pagina. Dal dire al fare, dal produrre idee allo sporcarsi le mani con la politica. E se anche non si vincesse, gli ultrariformisti del Pd non leveranno il piede dall'acceleratore. "Perché in questa campagna elettorale è finalmente evidentea tutti ? dice Gentiloni ? dove sono i liberali e dove sono gli altri, da Tremonti a Bittarelli". Treu ricorda che le resistenze contro certe idee arriveranno dagli interessi organizzati: il Pd dovrà essere preparato. "La Cgil non ha fatto la svolta che ha fatto il Pd, non si è liberata delle componenti più radicali. E anche Confindustria, per esempio sulla sicurezza sul lavoro, si mostra molto resistente". Martinelli teme che le idee liberalsocialiste siano ancora minoranza anche dentro il Pd. "Non illudiamoci ". Ichino ribadisce l'importanza della separazione tra relazioni sindacali e mondo della politica, "mentre in Italia i due mondi si sono sempre marcati molto stretti e uno non si muoveva senza l'altro. Stabilire questa separazione vorrebbe dire voltare pagina rispetto alla logica del vecchio Pci". Che Chiamparino ricorda soprattutto per la sapiente "analisi della sconfitta elettorale, uno dei temi preferiti dopo le elezioni, ma non si può sempre perdere. Ora bisognerebbe vincere". Le premesse ci sono tutte, ma i sondaggi dicono il contrario. Le piazze piene in Piemonte, Lombardia e Veneto (che hanno commosso Colaninno) non si vedevano dai tempi migliori del Pci e di Berlinguer, ripetono un po' tutti quelli che allora c'erano, Chiamparino e Cacciari. A Torino, dove ha già vinto e stravinto, il primo promette di passare dal dire al fare, anche sul terreno insidioso dei servizi pubblici locali (ed è una notizia). "Nei prossimi tre anni voglio che si facciano le gare, anche se la riforma Lanzillotta non è passata e la legge non ci obbliga". Una sfida che sembra rivolta anche alla collega Moratti che in queste ore si preoccupa di proteggere Malpensa ad ogni costo, anche a rischio di far fallire la compagnia di bandiera. "Noi per Alitalia abbiamo già dato ? aggiunge Cacciari ? L'80 per cento del traffico che parte da Venezia transita da Francoforte o da Roma. Non abbiamo bisogno di Malpensa". Chiamparino è d'accordo. Il Nord non è tutto a Milano.

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<Serve l'ok anche del prossimo governo> (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL CASO ALITALIA Per il presidente di Air France Spinetta non basta il consenso di Prodi e Tps "Serve l'ok anche del prossimo governo" Pressing dei francesi per concludere l'operazione mentre i sindacati, convocati per stamattina da Alitalia, restano critici. Veltroni: "Malpensa deve essere il secondo hub italiano". RAFFAELLA CASCIOLI Ci voleva un francese per far aprire gli occhi sull'Alitalia. Nello psicodramma collettivo, amplificato dalla campagna elettorale e dalle accuse reciproche sui rimpalli di responsabilità, nell'isterismo su Malpensa, nell'allarme dei sindacati per gli esuberi a quota 2.100, nelle divisioni all'interno dello stesso governo Prodi, nell'appello tragicomico di Berlusconi affinché si trovi un cavaliere bianco italiano per il salvataggio della compagnia di bandiera, ieri il presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta ha detto chiaro e tondo che "i margini della trattativa sono inesistenti o piccolissimi". Il resto lo ha spiegato ai suoi colleghi in consiglio dei ministri il titolare dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa che non ha escluso il rischio commissariamento. Mentre, infatti, metà della politica italiana è impegnata ad interrogarsi se le parole di Spinetta nascondano o meno un diktat e l'altra metà invece non vede alternative ad Air France, ieri Spinetta (ricevuto insieme al numero uno di Alitalia Maurizio Prato a palazzo Chigi) ha precisato le condizioni della trattativa, con qualche novità in più. In primo luogo, resta fondamentale il via libera dei sindacati entro il 31 marzo e, a tal proposito, i rappresentanti delle 9 sigle sono stati riconvocati per domani mattina da Alitalia dopo la riunione fiume di martedì conclusasi con un nulla di fatto. Sul tavolo, unica concessione di Spinetta, è la moratoria di due anni per il cargo. "La chiusura ? ha dichiarato ? sarebbe una soluzione più logica ma ho proposto una moratoria di due anni con la riduzione di tre aerei tra il 2008 e il 2010, lasciando così il tempo di trovare soluzioni adeguate dal punto di vista sociale ed economico. Accettiamo ? ha precisato ? anche la perdita di parecchie decine di milioni l'anno con questa moratoria". Ma su Malpensa è categorico: "Ho incontrato Formigoni e Bonomi e volentieri avrei voluto cedere alla richiesta se non ci fossero perdite". Detto questo però senza un accordo maggioritario con le organizzazioni sindacali Air France getterà la spugna.Poi Spinetta ha spiegato che l'operazione si potrà concludere solo "cercando il consenso sia di questo che del prossimo governo. In questo settore, nessuna operazione di questo tipo si può fare in modo ostile e contro un governo". A giustificarlo sono i tempi dell'intera acquisizione: poiché occorre attendere il via libera dell'antitrust Ue l'eventuale lancio dell'offerta di Air France su Alitalia "non potrà avvenire prima di metà maggio. A quel punto ci sarà un nuovo governo in Italia e dovrà pronunciarsi per dire se conferirà il 49,9% delle azioni di Alitalia detenuto dal tesoro". Spinetta spiega che non c'è alcun dicktat. "Quando ho incontrato i sindacati ho detto che non ero venuto per acquistarla, ma per verificare se fosse possibile insieme ad Alitalia creare un leader europeo a vocazione mondiale". Poi, una considerazione: il prezzo dell'offerta di Air France è stato inferiore a quello della proposta non vincolante a causa del peggioramento dei conti di Alitalia e per l'aumento del prezzo del petrolio. È toccato al ministro Chiti spiegare che nel governo c'è grandissima preoccupazione: "È evidente che in questa situazione c'è il rischio che si vada al commissariamento o all'amministrazione straordinaria di Alitalia". Se dall'Europa il commissario ai trasporti Barrot fa sapere che l'eventuale prestito-ponte di 300 milioni di euro richiesto al Tesoro da Air France dovrà essere notificato alla Commissione europea, i sindacati italiani al momento restano scettici. Per il segretario della Cgil Epifani tocca ad Air France fare la prima mossa, mentre per il numero uno della Cisl Bonanni un eventuale fallimento di Alitalia sarebbe responsabilità di Prodi, non dei sindacati. Laconico il presidente di Confindustria Montezemolo: "Non da oggi il caso, purtroppo, è un pessimo segnale, una pessima immagine per il paese". Il titolo infine ieri è finito sulle montagne russe in borsa: dopo aver perso oltre il 30% ha recuperato chiudendo con un progresso di oltre il 14%. Sul fronte politico, il leader del Pd Walter Veltroni ha dichiarato che si deve "trovare una soluzione che limiti il più possibile l'impatto sociale e dobbiamo far decollare Malpensa, che deve riuscire a svilupparsi recuperando la sua funzione di hub italiano". E mentre Veltroni ribadisce che su Malpensa "tutti hanno fatto errori e le responsabilità sono molteplici ", in serata Berlusconi bolla come "irricevibile" la trattativa fatta solo con la compagnia di bandiera francese e auspica l'arrivo di un gruppo di imprenditori italiani coraggiosi: "Se esistono si devono fare avanti". Al leader del Pdl nessuno ha avuto finora il coraggio di spiegare che questo è un film già visto e che Air France appare al momento come l'ultima spiaggia.

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Berlusconi attacca veltroni sui comunisti - gianluca luzi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi attacca Veltroni sui comunisti La replica:"Non rispondo, è in ritardo". E il Cavaliere scopre l'evasione fiscale Franceschini a Repubblica Tv: in caso di pareggio non è realistica la grande coalizione GIANLUCA LUZI ROMA - Berlusconi accusa Veltroni di avere messo nelle liste "tutta la vecchia nomenclatura comunista", ma il leader del Pd non cede alla polemica e replica: "Volete sapere cosa rispondo a queste parole arrivate con 14 anni di ritardo? Niente". Ma Berlusconi insiste: "Veltroni è un pensionato della politica, dal 2001 riceve la pensione. E' uno Zelig, è vuoto". Il leader del centrosinistra però non vuole scendere sul terreno della rissa: "Per quanto aspro e offensivo sarà il loro linguaggio nei prossimi giorni della campagna elettorale, io non risponderò". Berlusconi però vuole infiammare la campagna elettorale e per spiegare il motivo della mancata approvazione di alcuni provvedimenti del suo governo, arriva all'insulto: "Eravamo a fine legislatura e poi gli italiani hanno cambiato cavallo, o asino...". Ma il duello tv tra Berlusconi e Veltroni non è alle viste. Berlusconi non lo vuole e il ministro Gentiloni smentisce che la par condicio lo vieti: "E' assolutamente falso". In vista del forcing finale prima del voto Berlusconi intensifica gli attacchi all'avversario, anche se sulle promesse si mantiene molto prudente. Anzi addirittura mette le mani avanti su cosa potrà realizzare se vincerà le elezioni perché "la crisi economica è peggiore di quella dell'11 settembre". E, a sorpresa, scopre in piena campagna elettorale che esistono gli evasori fiscali. Il Cavaliere, dopo aver fatto tardi al compleanno di Maroni e aver terremotato la vicenda Alitalia con lo stop alla trattativa con Air France, fa lo slalom elettorale a Roma tra le cooperative ("quelle vere, non quelle rosse su cui vigileremo anche con le leggi") e l'associazione degli invalidi del lavoro. Le parole del leader del Pdl non si prestano ad equivoci. "Certi lavoratori autonomi, imprenditori e chi opera nella finanza, a volte presentano dichiarazioni dei redditi che sono scandali veri e propri", di conseguenza "l'evasione fiscale è davvero incredibile, si dice sia tre volte quella degli altri Paesi", quindi occorrono accertamenti della Finanza, "ma chiameremo alla collaborazione anche i Comuni, che quando vedono dichiarazioni dei redditi non congrue allo stile di vita delle famiglie devono poter intervenire". Anche ieri Berlusconi non ha promesso miracoli. Anzi, ha avvertito che una volta tornato a Palazzo Chigi - cosa di cui si dice sicuro: "Abbiamo sempre 9-10 punti di vantaggio su Veltroni e un margine di venti senatori" - "penso che arriveremo a deludere le attese, consapevoli che ci troviamo di fronte a una situazione molto difficile, perché viviamo tempi peggiori di quelli vissuti l'11 settembre 2001". Poi c'è "l'eredità". "Non posso paragonarmi a Gesù Cristo per dire che dovrò bere l'amaro calice, ma devo dire che la prospettiva di prendere in mano il governo dopo i disastri della sinistra mi spaventa molto". Incurante del monito di Napolitano, anche ieri Berlusconi ha fatto appello al "voto utile" cioè a non votare per l'Udc, con una previsione infausta per Casini: "L'Udc potrebbe prendere solo un senatore. Forse nelle Marche. Assolutamente no" in Campania. Ma Casini risponde che "la nostra strategia è di superare l'8 per cento in alcune regioni tra cui il Veneto". E mentre l'ipotesi del pareggio resta sullo sfondo di queste elezioni, il numero due del Pd Franceschini ricorda a Repubblica Tv che "le elezioni si vincono anche con un solo voto in più" e "in caso di pareggio la grande coalizione non è realistica", così come esclude il governo di coalizione: "Non c'è più il vecchio centrosinistra. Non governeremo più con Bertinotti, Mastella, Pecoraro Scanio, Boselli".

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Scommessa sul caos - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti SCOMMESSA SUL CAOS (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In una campagna elettorale impalpabile e a tratti quasi incomprensibile, Silvio Berlusconi ha deciso di trasformare il caso Alitalia nell'arma-fine-di-mondo contro il centrosinistra di Prodi e di Veltroni. Dobbiamo prendere con molta serietà la sortita mattutina del leader del Pdl che a Borsa aperta, e senza alcuna comunicazione preventiva ai soggetti interessati e alle autorità di vigilanza, ha diffuso cinque notizie ad altissimo impatto per i mercati. Nell'ordine: 1) il suo no secco all'offerta "irricevibile" di Air France; 2) la sua preferenza per una controfferta "indispensabile" di AirOne; 3) l'esistenza di "una cordata di banche tra le quali potrebbe esservi Banca Intesa, il cui cda dovrebbe decidere domani"; 4) la partecipazione a questa cordata "di altri imprenditori, tra i quali potrebbero esserci i miei figli"; 5) la sua richiesta a Prodi di erogare "un prestito-ponte in grado di far partire la cordata degli imprenditori italiani". Parole come pietre, che rotolano pesantemente nell'arena sensibile della Borsa e nella pipeline infiammabile della politica. A metà mattinata le quotazioni del titolo Alitalia schizzano verso l'alto. Ma a fine giornata, dei tonitruanti annunci berlusconiani non resta quasi nulla. A parte la prima, ognuna delle altre quattro virtuali "notizie" viene spazzata via dalla realtà dei fatti. Il management della compagnia risponde che "nessuna offerta diversa da quella dei francesi è mai arrivata" a destinazione. Banca Intesa lo smentisce precisando che "la questione Alitalia non è all'ordine del giorno del cda" e che "sul tavolo non c'è assolutamente nulla". Nessun altro imprenditore italiano, nemmeno il patron di AirOne Carlo Toto, torna a farsi avanti. I figli del leader tacciono. Il Tesoro chiarisce che non esiste alcuna controfferta, e che se qualcuno è interessato deve dimostrarlo "con atti formali e offerte concrete", poiché la società è a un passo dal fallimento, "i tempi sono strettissimi, sono dettati dalla condizione della compagnia e non possono dipendere dal calendario politico". Palazzo Chigi ribatte che "la vendita Alitalia non è stata tuttora oggetto di alcuno scambio di valutazioni tra il presidente del Consiglio e il candidato premier del Pdl". Non sappiamo se il Cavaliere abbia in mano delle "carte" nascoste. E se le ha, non sappiamo quali siano e in che misura possano cambiare il corso della partita su Alitalia. Ma se vediamo l'esito che le sue parole hanno prodotto, temiamo che Berlusconi, non avendo alcun bisogno di compiere qualche spericolata operazione finanziaria, stia perseguendo piuttosto una rischiosa speculazione politica. Ma stavolta non gli è consentita la solita, disinvolta licenza di macinare tutto e il contrario di tutto nel frullatore della tele-politica. Da leader dell'opposizione uscente e da potenziale premier del governo entrante, si assume una gigantesca responsabilità. Delle due l'una. Se ha davvero un piano concreto per salvare e rilanciare la nostra compagnia di bandiera, ha il dovere di tirarlo fuori subito, e di dire forte e chiaro al Paese: il nome e il cognome dei soggetti coinvolti nell'operazione (possibilmente, almeno in questo caso, fuori dall'anomalia permanente e irrisolta del conflitto di interessi); quanti soldi sono pronti a investire; con quali strategie nazionali; con quali alleanze internazionali. Se invece non ha niente in mano, allora siamo in presenza di un vergognoso bluff che rischia di costare carissimo al Paese. L'intenzione principale del Cavaliere è evidente. Intralciare in tutti i modi l'accordo con Air France, già appeso all'esile filo della trattativa sindacale. Con due possibili subordinate, ciascuna delle quali per lui elettoralmente convenienti. La prima: se l'operazione va in porto lo stesso, il leader del Pdl può accusare Prodi di aver "regalato" un gioiello di famiglia ai francesi (come già fece quand'era presidente dell'Iri) e può profilare se stesso come l'unico baluardo contro "l'invasione straniera" (come già fece quando intervenne per "impedire la svendita della Sme"). La seconda: se l'operazione non va in porto, il 31 marzo l'Alitalia fallisce, e gli ultimi dieci giorni di campagna elettorale saranno caratterizzati da uno scenario "sudamericano". Aeroporti paralizzati dagli scioperi, dipendenti a terra senza stipendio, aerei senza carburante fermi nelle piazzuole, cortei e proteste furibonde nelle piazze. Anche in questo caso, il leader del Pdl può cavalcare la protesta cilena, scaricando tutte le colpe sul centrosinistra passato, presente e futuro. Usando la drammatica bancarotta dell'Alitalia come una qualsiasi vertenza sui taxi. Una scommessa sul caos. "La paura e la speranza" non è solo il titolo del libro appena pubblicato da Giulio Tremonti. è anche l'essenza della comunicazione politica del Pdl in questa campagna elettorale. La sinistra ex-marxista e neo-mercatista è pronta a svendere l'Alitalia ai francesi e l'Italia ai cinesi? Vi proteggiamo noi, improvvisando cordate familiari e promettendo dazi doganali. Il minaccioso boiardo prodiano è pronto a defraudare il bellicoso popolo padano del "suo" aeroporto, mentre il finto riformismo veltroniano è pronto a rimettervi le mani in tasca per prelevare un'altra tassa? Vi proteggiamo noi, giurando lunga vita a Malpensa e garantendo il pagamento dell'Iva per cassa. Il Partito democratico sacrifica il futuro dei nostri giovani sull'altare della globalizzazione mondiale, e recide le nostre radici in nome dell'integrazione multirazziale? Vi proteggiamo noi, dentro le frontiere geografiche della "Fortezza-Italia" e dentro le barriere psicologiche della triade Dio-Patria-Famiglia. Nella collaudata declinazione della contesa elettorale come battaglia di marketing, Tremonti e Berlusconi si sono divisi i compiti. Il primo crea la domanda, con l'uso politico della paura. Il secondo offre la risposta, con lo sfruttamento palingenetico della speranza. Dal protezionismo alle protezioni: questa è l'offerta securitaria del Pdl, che azzarda l'ennesima evoluzione identitaria. Proprio mentre il centrosinistra riformista compie la sua svolta liberale e si sbarazza finalmente della sua impronta massimalista (offrendo al mercato l'Alitalia, stringendo la mano invisibile della concorrenza, abbandonando la logica discutibile del "tassa e spendi", accettando la flessibilità del lavoro) il centrodestra cauterizza la sua residua vena liberista e secerne finalmente tutta la sua linfa più naturale e più profonda: quella populista (difendendo l'italianità delle imprese, il ruolo dello Stato, il bisogno di tutela del Nord, la nostalgia di assistenza del Sud, il posto fisso). La rivoluzione del predellino diventa la contro-rivoluzione del popolino. Sulle spalle dell'Alitalia. E soprattutto, ancora una volta, sulla pelle dell'Italia.

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La malattia italiana - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Commenti LA MALATTIA ITALIANA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Leader in bilico fra riformismo e sindacalismo rivoluzionario ? dilemma che risolse aderendo nel 1924 al fascismo vincente ? ed invocare il taglio della testa di "tutti i padroni". Avendo da tempo rinunciato a palingenesi rivoluzionarie, essendo infine approdata a sponde riformiste e, da ultimo, scaricando fuori bordo, grazie al veltroniano impulso, gli epigoni del velleitario comunismo di nostrana fattura, la sinistra riformista appare finalmente in grado di esprimere obiettivi fattibili e condivisibili. Nessuno può negare che un lodevole sforzo in questo senso è stato compiuto dal Partito democratico. Eppure chi si ponga ad auscultare, come fa il medico col fonendoscopio, il respiro profondo del Paese, sente trapelare rantoli di affanno, paura, incertezza. Ancora oggi "l'Italia l'è malada" e, malgrado ogni buona volontà, le ricette offerte dai due terapeuti contrapposti non appaiono sufficienti a guarirla. Quel che non riusciamo a sentire è la percezione che, al di là dei fremiti elettorali, si stia attivando un forte moto di rinnovamento della società e della politica, un movimento capace di diagnosticare i mali del Paese e di affrontarne la cura, per quanto aspra essa sia. Per contro i programmi proposti denotano, come scrive Aldo Schiavone ("Repubblica" del 18 us), una rassegnazione insieme realistica e sconsolata, di fronte al "prosciugamento culturale dell'agire politico", per cui non resterebbe che limitarsi ad "aggiustamenti secondari, ritocchi ai margini, programmi a breve". Altri commentatori respingono la presunta omogeneità fra destra e sinistra. L'analisi più acuta (l'intelligenza discende per li rami) è quella di Filippo Andreatta ("Corriere della Sera" del 17 us) che avanza l'ipotesi di un'epocale trasformazione ideologica del nostro sistema politico che, una volta archiviata per sempre la parola del sindacalismo e della sinistra di ispirazione marxista, torna alla contrapposizione tra una destra più protezionistica (e paladina dei produttori più in difficoltà) e una sinistra più liberoscambista (e preoccupata per una crescita dei prezzi devastante per i ceti più deboli). Sarà poi così? E' certo incontrovertibile che mentre il centro sinistra, durante il suo governo, si è addentrato nel difficile terreno delle liberalizzazioni, la destra si è mostrata tutt'altro che sollecita in quella direzione. Nella pratica la sua propensione al protezionismo rivela una naturale pulsione al populismo, gravido di nuovi debiti ma anche di facili consensi. Al contrario le "lenzuolate" di Bersani hanno lasciato consensi effimeri, forse perché esauritesi a mezza strada. Ma soprattutto perché, pur nella loro giustezza, non potevano colmare i ritardi strutturali che disegnano la patologia del nostro Paese. Sempre Filippo Andreatta li elenca affermando che essi non derivano dalla concorrenza internazionale ma dalla nostra incapacità e mancanza di volontà: si chiamano debito pubblico, inefficienza della P. A., scarsa propensione al rischio e all'innovazione degli imprenditori, sistema finanziario inadeguato, sistema formativo obsoleto, mercato del lavoro troppo rigido e inadatto ad un'economia aperta, devastante ridistribuzione del reddito tra lavoratori dipendenti con imposte trattenute e autonomi su cui la pressione fiscale dipende dalle loro dichiarazioni. Pur con dubbiosa cautela vorrei azzardare una risposta, almeno sugli aspetti fattisi acuti negli ultimi anni, di questa patologia, trascurando quelli secolari su cui si è detto tutto. A mio avviso la malattia si chiama Euro. Non però nel senso che non si dovesse tentare ogni sforzo per aderirvi, ché se fosse fallito vedrebbe oggi la lira in preda a una inflazione devastante, per l'effetto congiunto della discesa del dollaro e dell'ascesa verticale dei prezzi petroliferi. Non l'adesione, quindi, ma non aver davvero compreso cosa essa significasse e cosa comportasse l'assunzione di quella potente medicina monetaria, è la causa dell'aggravarsi progressivo di tutti i nostri mali strutturali. Nessuno è sembrato voglioso di capire e, tanto meno, di spiegare che quella adesione non era solo un cambio della moneta e che i suoi effetti non si sarebbero esauriti in un aumento dei prezzi. Tutto è rimasto ben al di sotto della percezione reale dell'evento e delle conseguenze che ne sarebbero derivate. Le aveva intuite alcuni anni prima, con chiaroveggenza provocatoria, Beniamino Andreatta, quando aveva suggerito l'adozione del marco tedesco in Italia come leva per risanare obbligatoriamente il debito pubblico e l'inflazione a due cifre. Orbene, dietro l'effigie dell'euro, vi era appunto la forza del marco e il nostro, come gli altri paesi aderenti, da quel giorno si sono fusi, non solo sotto il profilo strettamente monetario, con la Germania federale, lo Stato più forte di Eurolandia, che aveva accettato di sacrificare il simbolo della sua sovranità, in cambio dell'impegno a comportamenti economici coerenti dei partner di Francoforte. La nostra illusione è stata di credere che per assolvere ai dettami dell'adesione, quasi tutti non scritti, bastasse adeguarsi ai parametri di Maastricht, a quello "stupido" limite del 3% del Pil oltre il quale non è permesso indebitarsi annualmente, o anche, dimostrare fedeltà alla promessa di rosicchiare nel corso degli anni la montagna del debito accumulato che si ergeva allora, se non sbaglio, a quasi il 110% del Pil. Oggi, dopo l'epoca facilona del governo Berlusconi, quei due virtuosi impegni sono stati recuperati in due anni per merito esclusivo di Prodi e Padoa-Schioppa, eppure la malattia più generale persiste e si aggrava. La causa sta nel fatto che noi italiani, ceti dirigenti compresi, non abbiamo percepito che dal punto di vista economico, nel senso più largo del termine, siamo tenuti a comportarci come laender tedeschi e che, non facendolo, non reggiamo all'impatto di una moneta sempre più forte, il marco-euro che portiamo in tasca. Per contro gli italiani nella loro stragrande maggioranza, i partiti, i sindacati, l'amministrazione pubblica, la scuola, i mass-media compiacenti e protestatari, le Regioni (tranne la Lombardia, l'Emilia, il Veneto e la Toscana, l'Umbria e le Marche che, non a caso, reggono e profittano dell'impatto europeo) si comportano come ai tempi della lira e, soprattutto, esprimono una cultura e una filosofia di vita appartenente al bel tempo della finanza allegra. Una cultura che aveva introiettato il debito pubblico come un valore salvifico. Esso permetteva, infatti, di alleviare il disagio dei ceti poveri con milioni di pensioni di invalidità e di assicurare senza gravami eccessivi la previdenza degli altri; di distribuire sanità senza badare a buchi e ladrocini; di mantenere aziende in perdita; di promuovere occupazione non produttiva; di tenere in piedi con copiose sovvenzioni e facilitazioni di ogni tipo un certo numero di grandi imprese pubbliche e private, anche se i conti non tornavano; di tollerare un fisco poco esigente (tranne che con i percettori di salari e stipendi). Inoltre, ogni qualvolta la congiuntura economica declinava, le svalutazioni pilotate della lira consentivano una ripresa, se pur drogata, delle esportazioni. Un diffuso benessere e un vago senso di colpa, per chi se ne ricordava, causato da un indebitamento crescente che un giorno o l'altro nipoti e pronipoti sarebbero stati chiamati ad onorare, segnava la vita degli italiani. L'idea che lo Stato fosse ad un tempo qualcosa di estraneo o, meglio, di esterno alle responsabilità di ogni cittadino, ma anche un dispensatore obbligatorio di sovvenzioni, aiuti e protezioni ha permeato via via la mentalità corrente, sono sopravvissuti integri al passaggio all'euro i paradigmi che hanno continuato a determinare l'azione e la mentalità di gran parte degli italiani che seguitano a vivere tra la nostalgia della lira e l'illusione che nulla debba cambiare. Non ci si è resi conto che da un giorno all'altro quel debito che doveva gravare sui nipoti è cascato addosso, con tutti gli obblighi connessi, alle generazioni attuali. Così negli ultimi sette anni la produttività dell'intero sistema economico tedesco è aumentata del 6,9%, mentre nel "laender Italia" è diminuita dell'1,4%. Il problema centrale è, dunque, quello dell'acquisizione di una cultura e di un comportamento competitivi e concorrenziali in tutti i settori. Un certo numero di piccole e medie industrie ed altre, come la Fiat, lo hanno capito e sono riuscite a compiere il salto. Alcune Regioni ? che abbiamo elencato prima ? sono all'avanguardia in Europa, ma la grande maggioranza del Paese e la pubblica amministrazione vivono ancora nel Paese della Lira. Nessuno, però, ha il coraggio di pensare e proporre quello sforzo nazionale immane, occorrente per risalire. Davvero e non a chiacchiere. Eppure non si dovrebbe temere, al punto cui si è giunti, di proporre il recupero di una stringente Programmazione poliennale con progetti e obbiettivi precisi e scadenzati. Altrimenti il "Si può fare" o "Alzati Italia" resteranno carta straccia.

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"io, catapultato in lista alla scoperta del sud" - conchita sannino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Napoli Il personaggio Bassolino Lezzi Prodi Ricordo un episodio degli anni '80 a Napoli. Ero con la Belisario, portammo la mostra di Botero. Mi resta lo splendido dialogo tra lui e l'allora sindaco Lezzi Le dimissioni di Bassolino? Sono con D'Alema, non mi appartiene la logica dei capri espiatori. Le responsabilità vanno divise tra potere centrale e locale Il governo non è riuscito ad entrare, per motivi di tempo, nell'agenda di governo di Prodi, ma mi impegnerò per rafforzare infrastrutture e porti Silvio Sircana, portavoce di Prodi, numero 5 del Pd per il Senato "Io, catapultato in lista alla scoperta del Sud" CONCHITA SANNINO Onorevole Silvio Sircana, ma lei c'è? Non si è mai visto un candidato al Senato più invisibile... "Beh, ho qualche giustifica. è vero che sono il portavoce di un governo uscente e che in teoria dovremmo fare solo l'ordinaria amministrazione, ma in questo Paese l'"ordinario" è la crisi rifiuti in Campania, è il dramma Alitalia. Giorni difficili. E lunghissimi". Dica tutta la verità: lei sa che qui non l'accolgono in trionfo. Vi chiamano i "catapultati nelle liste". Genere bipartisan: lei e Luciana Pedoto per il Pd, la Biancofiore per il Pdl. "Hanno ragione. Sono un catapultato. Ma non è colpa mia. è colpa di una legge elettorale veramente infame. Da cambiare". Ovvio, il comunicatore Sircana non negherà l'evidenza. Riconosce che il Mezzogiorno non "è riuscito a entrare, per motivi di tempo, nell'agenda di governo Prodi". Si impegna come candidato numero 5 della lista al Senato "a portare avanti l'urgenza di investimenti sulle infrastrutture in Campania". Ma si fa salomonico sul disastro rifiuti: "La parola "emergenza" significa una cosa seria. Una politica sana non specula, ma agisce. Possibilmente nell'interesse di tutti". Sircana, se lei condivide le critiche ai "catapultati", perché non ha detto "No, grazie"? Il suo seggio al Senato è meritato? "Ora non esageriamo. Chi pensa che io non lo meriti, ha torto. Dico tuttavia che la legge è infame perché crea disagi ai territori". In poche battute, essendo il suo mestiere, perché lei lo merita? "Sono un dirigente d'azienda da quando ero giovanissimo. E 35 anni di questa esperienza possono diventare un contributo speso al servizio del Paese. Ho svolto incarichi di rilievo. Poi ho avuto la regia di due campagne elettorali del Paese, tutte e due vinte, ed era tosta". Qual è stata la sua forza nelle campagne mediatiche di Prodi? "I faccia a faccia con Berlusconi: una mia vittoria per le regole all'americana che riuscimmo a imporre. Niente interruzioni, minuti bloccati, niente sgambetti o interventi urlati, per disarmare l'istrionismo dell'avversario". Prodi non era fortissimo nei tempi televisivi. "Però, anche a essere lucidissimi, il primo confronto nel '96 lo vinse lui. Il secondo, quello del 2006, fu un pareggio". Cosa conosce davvero della Campania? "Conosco bene la Campania per averla girato quando ero dirigente. Mi occupavo delle relazioni istituzionali di Italtel, ricordo che lo stabilimento di Santa Maria Capua Vetere aveva 3500 dipendenti, anche brillante grazie alla ricerca di giovani ingegneri, ma poi quelle potenzialità purtroppo non furono espresse. La grande crisi del manifatturiero è cominciata con la privatizzazione di Telecom... Ho anche un ricordo doloroso: fu quando venne Papa Wojtyla a visitare lo stabilimento e il giorno prima c'era stata la strage di Capaci". Avrà un ricordo solare, anche. "Anni Ottanta. Era ancora viva Marisa Belisario. Portammo la mostra di Botero a Castel dell'Ovo: mi resta lo splendido dialogo tra l'allora sindaco Lezzi e l'eclettico Botero, uno a gesti, l'altro in spagnolo. Era comunque una Napoli avvincente". Sircana, oggi Napoli è anche scandalo rifiuti. Lei sembra nettamente a favore dell'opzione D'Alema, contro quella Veltroni. Ovvero: vietato spingere Bassolino alle dimissioni. "Sono con D'Alema, non mi appartiene la logica dei capri espiatori. Anzi, più esamino e studio la vicenda, più mi rendo conto che le responsabilità sono molto equamente ripartire tra potere centrale e potere locale, tra interessi particolari e altri troppo... particolari". Nel marzo 2007, lei fu travolto dall'"incidente" della foto che la ritraeva in auto in una strada frequentata da trans. Si difese: "Non si crocifigge un uomo per la sciocchezza di una sera". Tutto archiviato, un anno dopo? "No, dentro c'è una cicatrice. Psicologicamente, non si torna indietro, ti ammacca un po' il sorriso. Ma questo non toglie nulla alla mia voglia di lavorare e contribuire al futuro di questo Paese".

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Pd, missione nelle fabbriche - angelo carotenuto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Napoli Pd, missione nelle fabbriche D'Alema tra gli operai, ma alla Magnaghi poche tute blu ANGELO CAROTENUTO Tra le maglie della grande distribuzione di Gianturco, al Centro Mercato Due. "Gli incentivi per la regolarizzazione dei precari di cui parla Fini, sono già nella nostra Finanziaria". Tra gli operai di Ponticelli, all'Ansaldo. "Ecco la nostra forza. I giovani e i lavoratori". Tra i metalmeccanici di San Giovanni, alla Magnaghi. "Gli elicotteri costruiti a Varese non atterrerebbero senza i vostri carrelli". Ecco la missione meridionale messa dal Pd sulle spalle di Massimo D'Alema, riconquistare quell'universo che si sta silenziosamente scollando dall'orizzonte caro a Veltroni. I redditi bassi e i pensionati. Quella parte di elettorato che secondo i sondaggi riservati giunti al Loft, sono più impermeabili alle suggestioni del Pd. Missione D'Alema, allora. Prima di vedere gli industriali (stamattina a palazzo Partanna), s'immerge a Napoli Est, traduzione post-Bolognina di quello che si chiamava triangolo rosso. "Vecchia razza. L'unico che ancora gira le fabbriche. Infatti è accolto bene, con rispetto, anche da chi non la pensa come lui, in un momento di scetticismo nel mondo del lavoro e dei ceti popolari", spiega Michele Gravano, segretario regionale Cgil. Un tuffo che a D'Alema restituisce tutta la difficoltà del compito. Lo accompagnano Amendola, Borriello, Cozzino, Cozzolino, Marciano, Santangelo. Non trova dovunque baci e abbracci. Dai commercianti di Gianturco, a cui presenta i pericoli della Lega al governo, si sente replicare: "Invece la sinistra cosa ha fatto per noi?". Noi. Cioè i giovani e i lavoratori. Quella forza che all'Ansaldo di Ponticelli offre "un'accoglienza calorosa", come dice Andrea Cozzolino, ma che poco dopo a San Giovanni, alla Magnaghi, sotto la pioggia, rimane nei reparti. Due scenari differenti. Cos'è successo? Luigi Sorrentino, delegato Fiom alla Magnaghi, spiega: "Esiste un malumore. Siamo lontani dalla politica, non dal Pd. Io sarei andato, se avessi finito in tempo il mio lavoro: per farcela mi sono alzato alle 6. Inutilmente". Hanno appreso dai manifesti in strada che si trattava di un incontro elettorale. E poi s'è messo pure il caso. L'appuntamento s'è accavallato con l'orario di mensa (40 minuti) che non si poteva recuperare. Inoltre, per motivi di afflusso controllato, alcune delegazioni di lavoratori sono rimaste fuori, mentre D'Alema accusava Berlusconi di speculazione "sull'amarezza per la dolorosa vicenda dei rifiuti: presenta un'immagine distorta per avere qualche voto". Operai, precari, atipici. Ma l'Istat parla di 12mila posti in meno in un anno. Per Cerrito (Cisl) sono il frutto di "una classe politica locale inadatta e di un governo nazionale non attento alla Campania". D'Alema non la pensa così. Incrocia i giovani lavoratori del Vulcano Buono. Sorrisi e saluti. Ragazze con le buste piene: "Avete fatto incetta, eh?". Mentre Punzo gli parla degli investimenti in Cina, offre caffè e mostra la nuova sala Warner. "Collaudo una poltrona. Posso?". Posto 37. Fila P. L'ultima. Lì siede D'Alema. "L'ultima fila la diamo a militari e gay", a Punzo pare una bella battuta. E D'Alema: "Lasciamo stare i gay". Poi va all'Alenia e infine a Pomigliano, dove a 150 metri ci sono Franco Giordano e il senatore Sodano, e dove con Caiazzo arriva Bassolino, al quale fanno gli auguri dal palco per i 61 anni. è una campagna quasi per intero sulle spalle degli ex ds. E la missione continua: martedì D'Alema è a Scampia.

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E savona si mobilita "come ai tempi di enrico" - paolo griseri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Genova E Savona si mobilita "Come ai tempi di Enrico" Berruti: mi ricorda gli anni di Berlinguer PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO SAVONA - Piazza Sisto IV è colma. Un evento? Secondo Giancarlo Berruti, 68 anni, una vita trascorsa nel Pci prima e nei Ds poi, "non si vedeva tanta gente dai tempi del comizio di Berlinguer". Il "comizio di Berlinguer" lo ricordano tutti. Era il 1975, una stagione difficile e angosciosa: "La destra - ricorda Giancarlo - aveva scelto Savona per fare esperimenti di strategia della tensione. Alla fine del '74, in poche settimane, c'erano stati otto attentati a sedi istituzionali e case di esponenti politici. Era morta anche una signora coinvolta nel crollo di un condomino. Savona aveva reagito e il comizio di Berlinguer nel '75 aveva riempito la piazza". La storia raccontata da Giancarlo dovrebbe rincuorare i militanti savonesi del Pd. Eppure i sondaggi raccontano una Liguria diversa. Non quella che accoglie Veltroni con i cartelli (si nota l'iniziativa del circolo di Cairo Montentotte che si presenta con un proprio striscione) nella piazza dedicata al papa Della Rovere. I sondaggi spiegano invece che questa volta nella regione di Burlando al momento del Giudizio universale del 13 aprile potrebbe spuntarla Silvio Berlusconi. Un risultato abbastanza imprevisto fino a poco tempo fa. Sul palco Federico Berruti, segretario provinciale del partito, spiega perché proprio la piazza dedicata al papa di Celle Ligure potrebbe decidere addirittura della vittoria nazionale diventando l'ago della bilancia della politica nazionale: "La provincia di Savona - spiega Berruti - è tradizionalmente divisa a metà tra destra e sinistra. Genova e La Spezia sono tradizionalmente a sinistra, Imperia a destra. Perdere Savona significa perdere la Liguria, vincerla potrebbe voler dire conquistare il numero di senatori necessari a conquistare Palazzo Madama". Giovanna Melandri, capolista alla Camera, segue il comizio dietro il candidato premier. Si schermisce quando Veltroni narra dello "scandalo dei ministri del governo Prodi che scendevano in piazza contro l'esecutivo". Lei fa segno a tutti per dire: "Io non l'ho mai fatto". Quando il comizio cessa (Veltroni fa il verso a Crozza chiamandolo "il comico ligure" ma nessuno coglie il riferimento) c'è il tempo per una riflessione del ministro: "Ho saputo del sondaggio - dice Melandri - ma non riesco proprio a conciliare quel che dicono i numeri con l'entusiasmo che ho visto in questi giorni nelle piazze liguri. E' uno di quei casi in cui piazze e sondaggi fanno a pugni". La ressa che si scatena al termine della manifestazione con la corsa all'autografo del candidato premier sembra confermare l'impressione di Giovanna Melandri. Resta da capire se si tratta dell'entusiasmo dei fan o se davvero la proposta di Veltroni può fare breccia anche nei savonesi che non hanno imitato i cinquemila concittadini accorsi ieri sera in piazza Sisto IV.

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"anche se il pd va da solo dopo si può fare coalizione" - massimo vanni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VII - Firenze La polemica Enzo Cheli risponde a Ginsborg. Critiche dalla Sinistra "Anche se il Pd va da solo dopo si può fare coalizione" MASSIMO VANNI "E' giusto però che i partiti tendano a differenziare la loro offerta politica: dopo l'esperienza dell'ultima legislatura occorre chiarezza nei programmi". Il costituzionalista Enzo Cheli replica così allo storico Paul Ginsborg, che alla Casa del popolo di Vingone aveva definito "una rottura dannosa" la scelta del Pd di correre da solo alle elezioni del 13 e 14 aprile. Esponente della Costituente nazionale del partito di Veltroni, il docente di diritto costituzionale che è stato giudice della Consulta e presidente dell'Autorità delle comunicazioni, spiega cosa non condivide delle parole dello storico oggi vicino alla Sinistra Arcobaleno. "Nessuno oggi, né a sinistra né a destra, è in grado di avere la maggioranza per governare da solo. E dopo le elezioni, com'è naturale in un regime parlamentare, ci saranno sviluppi di governo e programmi di coalizione", dice Cheli. Ma questo non significa che Pd e Sinistra Arcobaleno si dividono per far vincere Berlusconi. Ginsborg parla di "fase sfrenata del capitalismo" e chiede "un partito che non dice basta ai conflitti e che sa ancora dire di no"? Per Cheli è sbagliato affrontare la campagna elettorale pensando già di andare all'opposizione: "Non credo alla politica dei no e della contrapposizione ideologica, credo nella capacità di analisi e di risposta ai problemi". Qualcuno potrebbe obiettare che così non ci sono più sinistra e destra. "Non è vero, la proposta politica del Pd mostra che i problemi possono avere ancora una risposta da sinistra - dice il costituzionalista - il perno è il principio di solidarietà collegato all'equità fiscale e non si può dire che la proposta del Pd non sia di sinistra, è una risposta che si rifà alle tradizioni socialista e cattolica , diversa dalla Sinistra Arcobaleno, ma di sinistra". Critico con Ginsborg anche lo stato maggiore della Sinistra Arcobaleno fiorentina. Convinto che l'obiettivo sia "la sinistra unita anche per le elezioni comunali del 2009" e non quello dell'opposizione. Se lo storico teorizza meglio "l'opposizione che sotto il Pd", la Sinistra Arcobaleno ribatte annunciando "un percorso per definire la propria proposta politica per il 2009 auspicando che il Pd voglia pronunciare rapidamente una parola chiara sulle future alleanze che vorrà perseguire". Diverse dalla "sciagurata scelta solitaria del Pd rilanciata anche giorni fa da tre assessori della giunta di Palazzo Vecchio", conclude la Sinistra ricordando la proposta di Graziano Cioni, Tea Albini e Riccardo Nencini. SEGUE A PAGINA V.

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Italiani più poveri, operai verso destra - fabio bordignon luigi ceccarini (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italiani più poveri, operai verso destra Ora il 46% si sente "ceto popolare". Studenti e pensionati preferiscono il Pd Il sondaggio Nell'agenda delle priorità spiccano aumento dei salari e contenimento dei prezzi In due anni dal 36 al 51% la quota di chi ha visto peggiorare il suo stato economico L'indagine Demos-Coop evidenzia l'incertezza sul futuro. Il 54% ritiene inutile fare progetti per sé o per la famiglia FABIO BORDIGNON LUIGI CECCARINI Una società che si sente in affanno, e soffre di incertezza se guarda al futuro. Il sentimento di declino accompagna le prospettive non solo delle classi popolari, ma anche del ceto medio: per entrambe le componenti è cresciuta, in questa fase, la percezione di scivolare verso il basso, nella scala sociale. Si tratta di un clima di opinione diffuso, che inevitabilmente intreccia il dibattito pre-elettorale. E' quanto emerge dai risultati della 17sima indagine dell'Osservatorio sul capitale sociale, curata da Demos per Coop, che ha approfondito il tema delle classi sociali. Erano il 40%, nel 2006, gli italiani che ritenevano di appartenere al ceto popolare o alla classe operaia, oggi sono il 46%. Quanti si "sentono" ceto medio sono diminuiti dal 54 al 49%. Si è ulteriormente assottigliata anche la componente di chi si definisce ceto superiore, che comprende appena il 5% della popolazione. Chi lavora come operaio tende, prevedibilmente, a posizionarsi nella parte bassa della gerarchia sociale. Ma, in misura maggiore rispetto ad altre categorie, ritiene di essere arretrato: nel 2006 gli operai comuni che si definivano ceto popolare/classe operaia erano il 71%, oggi sono l'84%. Lo stesso avviene per quelli specializzati: il dato è salito dal 58 al 68%. E' una tendenza che non si registra tra chi lavora in modo indipendente. Questa "sindrome del declino", dunque, colpisce in modo diverso le componenti della società italiana. Dal 2006 a oggi la quota di cittadini che ritiene peggiorata la situazione economica personale è salita dal 36 al 51%. E' una valutazione che tocca in particolare quanti sentono di appartenere alla categoria dei ceti popolari: ne soffre il 63% (era il 44% due anni fa). Lo stesso andamento si registra presso i ceti medi (42%) e in quelli superiori (38%), ma in misura più contenuta rispetto al dato generale. Nell'opinione degli italiani, ciò che differenzia maggiormente la classe operaia dal ceto medio non è tanto la considerazione e l'immagine sociale, che perde importanza come fattore di distinzione (dal 26 al 18%), ma aspetti tangibili. La ricchezza economica oppure il possesso di beni come la casa sembrano, rispetto al passato, discriminare maggiormente: averli o meno condiziona, infatti, il benessere delle famiglie in situazioni di difficoltà. Se la valutazione retrospettiva non è buona, quella sul futuro non si presenta migliore. Il sentimento di incertezza compromette la progettualità delle famiglie e la voglia di guardare avanti in ottica costruttiva. Secondo i dati Demos-Coop, il 54% degli italiani ritiene inutile fare progetti impegnativi per sé e per la propria famiglia. Tra quanti si ritengono ceto popolare/classe operaia si arriva al 60% e al 50% nelle classi medie. La quota si abbassa solo fra chi ritiene di essere parte del ceto superiore (29%). Un quadro di questo tipo si riflette, inevitabilmente, sull'agenda dei problemi da affrontare. Secondo i cittadini, le tematiche economiche sono, oggi, la priorità: aumento dei salari e delle pensioni, controllo dei prezzi, riduzione delle tasse. I ceti popolari indicano anzitutto l'incremento del reddito (52%) e la lotta all'inflazione (36%). Quest'ultimo punto è sentito in egual misura anche nel ceto medio. Più trasversale è la riduzione delle tasse. Il sondaggio ha indagato infine, sugli orientamenti di voto delle categorie socio-professionali: risultati che disegnano un quadro in parte noto, in parte leggermente ridefinitosi rispetto alle precedenti consultazioni. Gli operai, in particolare, sono tornati a votare in maggioranza (come prima del 2006) per la coalizione che sostiene Berlusconi (46%), che mantiene, allo stesso tempo, un margine ampio in altri settori: fra i lavoratori autonomi e gli imprenditori (58%), innanzitutto, ma anche fra i liberi professionisti (54%) e le casalinghe (53%). Pdl e alleati risultano in vantaggio anche presso il ceto medio dipendente del settore privato (circa sei punti di scarto tra tecnici e impiegati), mentre i lavoratori del settore pubblico, secondo tradizione, si orientano maggiormente verso il Pd. La coalizione di Veltroni, infine, sopravanza lo schieramento avversario fra gli studenti (44%) e i pensionati (46%).

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Nella "periferia sociale" allargata nuovi ostacoli alla sfida riformista - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nella "periferia sociale" allargata nuovi ostacoli alla sfida riformista Ceti popolari sotto choc per il declino ma sconcertati anche dagli "strappi" del Pd Si è ridotta al 5% l'area di quanti si considerano "classe superiore" lontana dai rischi (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E' emerso all'inizio del decennio. Negli anni del governo Berlusconi è cresciuto, impetuoso. Trasferendosi, violento, nella breve esperienza del governo di centrosinistra, guidato da Romano Prodi. Pregiudicandone il consenso e l'azione. Anche per questo Veltroni ha preferito proiettare la campagna sul futuro. Puntare sul "nuovo". Presentando il Pd e se stesso come elementi di discontinuità. L'Osservatorio sul Capitale sociale curato da Demos-Coop, tuttavia, mostra quanto sia difficile rimuovere il passato. Che lascia tracce indelebili negli orientamenti sociali. Oltre metà degli italiani, infatti, considera peggiorata la propria situazione economica personale, nell'ultima fase. Nel 2006 questa sensazione veniva ammessa da (circa) una persona su tre. Per contro, oggi solo il 13% ritiene che la propria situazione sia migliorata. Dieci punti percentuali in meno rispetto a due anni fa. Il declino si riflette, visibilmente, sulla mobilità sociale percepita. Che appare tutta in discesa. Una smobilitazione di classe. Di conseguenza, la componente di quanti si collocano nella "classe operaia" e fra i "ceti popolari" cresce sensibilmente. Fino a raggiungere il 46%. Quasi la metà della popolazione. Sei punti in più rispetto a due anni fa. Coincidono con il parallelo calo dei "ceti medi". Mentre lo strato di coloro che si definiscono classe superiore, oppure borghesia, resta sostanzialmente stabile. Circoscritto al 5% circa. Così, svanisce l'idea di una società in cui le classi "periferiche" si stessero riducendo. A solo vantaggio del corpo intermedio della società. Sempre più gonfio. Oggi, invece, si assiste a una crescita rilevante dei ceti popolari. Nei quali scivola gran parte degli operai comuni, ma anche qualificati. Inoltre, una parte estesa di pensionati e casalinghe (circa la metà). Infine, settori ampi di artigiani e commercianti. A conferma che il lavoro autonomo nasconde situazioni e condizioni molto diverse. Segnate, in molti casi, da un senso di precarietà reale. Oltre metà degli italiani guarda il futuro con inquietudine. Lo vede carico di rischi. Non si sente di "investire". Ragionevolmente, visto che le risorse sono scarse. Il potere d'acquisto dei redditi (soprattutto da lavoro dipendente) è stato eroso da un'inflazione crescente. Di conseguenza, la relazione fra posizione sociale soggettiva, da un lato, e senso del declino, dall'altro, appare stretta. La quota di persone che ritengono peggiorata la condizione economica personale è massima fra quanti si collocano nella classe operaia e fra i ceti popolari (oltre il 60%). Quindi, tra i lavoratori dipendenti del privato, fra i pensionati e le casalinghe. Ma è alta anche fra quanti si definiscono "ceto medio". Mentre, al contrario, quasi un terzo di coloro che si posizionano nella borghesia e nella classe dirigente ritiene di aver migliorato la propria condizione. Facciamo riferimento, vale la pena rammentarlo, a "percezioni". Che, tuttavia, appaiono coerenti con le indicazioni fornite dalle statistiche sui redditi e sui consumi. Insieme, confermano come in Italia la distanza fra le classi e i ceti sociali sia aumentata. A tutto svantaggio dei lavoratori dipendenti a reddito fisso e del lavoro autonomo più marginale (spesso lavoro dipendente mascherato). Gli orientamenti di voto riflettono questi sentimenti. Il "senso di declino" deprime il consenso per chi ha governato, negli ultimi anni. Di conseguenza, penalizza il centrosinistra. Soprattutto il Pd. Mentre il Pdl (insieme alla Lega) ne trae slancio. L'analisi del voto in base alla posizione sociale effettiva (attività professionale) conferma con chiarezza questa idea. Il Pd raccoglie i maggiori consensi nel ceto medio "dipendente". In particolare, nelle professioni intellettuali (gli insegnanti) e tra gli occupati del settore pubblico, dove supera il Pdl di oltre 20 punti. Inoltre, prevale fra gli studenti (di 6 punti). Infine, tra i pensionati (+ 8 punti), come era emerso nel 2006 (lo ha messo in luce Roberto Biorcio, nel volume di Itanes, "Dov'è la vittoria?", Il Mulino, 2006). Sulla spinta dell'insoddisfazione provocata dalla riforma previdenziale varata dal governo di centrodestra. (Rilanciata e, poi, smentita da Berlusconi anche nei giorni scorsi). Il Pdl, invece, sovrasta il Pd fra i liberi professionisti (di 25 punti), fra i lavoratori autonomi e gli imprenditori (addirittura 35). Ma lo supera anche fra gli impiegati privati (di poco) e perfino (in misura più rilevante: 14 punti in più) tra gli operai. In quest'ultimo caso, si tratta di un ritorno alla normalità, dopo la parentesi del 2006, quando il voto dei lavoratori dipendenti si era distribuito equamente tra Cdl e Unione. Che, anche per questo motivo, era riuscita a vincere le elezioni. Oggi tendono a spostarsi di nuovo a destra (com'era avvenuto in precedenza, fino al 2001), spinti dal senso di declino che li affligge. Infine, il Pdl risulta forte fra le casalinghe (23 punti più del Pd, insieme a Di Pietro). Da sempre "fedeli" a Berlusconi. Questi dati mostrano come nella base sociale del voto, oggi, coesistano elementi di continuità e di cambiamento, altrettanto evidenti. 1. Le "costanti" del comportamento elettorale riguardano la doppia frattura che, da tempo, attraversa gli elettori in Italia: tra lavoro indipendente e dipendente; fra pubblico e privato. I lavoratori indipendenti (imprenditori, autonomi, liberi professionisti) e quelli del privato (compresi gli operai) sono maggiormente orientati a destra. Mentre votano prevalentemente a sinistra i dipendenti pubblici - soprattutto gli impiegati e le figure "intellettuali". Oltre agli studenti e, da qualche anno, i pensionati. 2. I cambiamenti si collegano, invece, all'offerta politica. Il Pd, infatti, in questa occasione si presenta da solo. Il che ne riduce il consenso nei ceti popolari. A causa della concorrenza della Sinistra Arcobaleno, che esprime un buon grado di attrazione fra gli operai, ma anche fra gli impiegati. Per contro, fra gli operai e i lavoratori autonomi del Nord, è forte l'incidenza elettorale della Lega, stimata fra il 10 e il 14%. L'Udc, infine, appare competitiva soprattutto fra i pensionati. Osservate con gli occhiali della struttura e della dinamica sociale, queste elezioni delineano un passaggio ancora incompiuto. Il passato non è ancora passato. E il futuro non appare chiaro, agli elettori. Che guardano le novità con interesse e curiosità. Ma, poi, seguono la scia delle continuità. Per cui la base sociale del Pdl riproduce, fedelmente, il calco impresso da Berlusconi, da sempre. Mentre il Pd di Veltroni, che più degli altri ha innovato, fa emergere un profilo sociale ancora incerto. A metà strada, fra passato e futuro. Il Pd. Sconta l'antica diffidenza della borghesia privata ? grande e soprattutto piccola e media. Ma subisce lo sconcerto dei ceti popolari: colpiti dal declino, preoccupati dal verbo riformista recitato da Veltroni. D'altronde, le sfide del cambiamento non sono mai facili. Soprattutto quando il tempo a disposizione, davanti, è poco. Mentre il passato di cui ci si vuole liberare: è eterno. Non è ancora finito.

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Berlusconi gioca sulla pelle di Alitalia E di 10mila lavoratori. Parla di una cordata, candida i figli, vuole un prestito dal governo Banca Intesa lo smentisce. Prato: altre offert (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi gioca sulla pelle di Alitalia E di 10mila lavoratori. Parla di una cordata, "candida" i figli, vuole un prestito dal governo Banca Intesa lo smentisce. Prato: altre offerte? Solo strilli. Veltroni: destra irresponsabile Berlusconi ha deciso di giocarsi sul tavolo della campagna elettorale anche la carta Alitalia. Il leader della destra ha prima spiegato che la proposta di AirFrance è irricevibile e poi ha garantito che la compagnia di bandiera potrebbe essere acquistata da imprenditori italiani, tra cui i propri figli. Ma Berlusconi chiede anche un aiuto-ponte dallo Stato: almeno 300milioni. La cordata italiana avrebbe poi il sostegno di Banca Intesa che però ha subito smentito. Un gioco sulla pelle di migliaia di lavoratori che stanno vivendo giorni terribili perché il loro posto è a rischio. Prodi e il ministro Padoa-Schioppa chiedono che, se ci sono proposte alternative ai francesi, si facciano subito avanti con piani concreti. E per Veltroni "su Alitalia smentisce Fini". Ma Epifani della Cgil chiede che tutte le decisioni siano rinviate a dopo il voto. Lombardo, Rossi, Masocco e Pivetta alle pagine 2 e 3.

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Il figliol pratico (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il figliol pratico Maria Novella Oppo BERLUSCONI È PASSATO AI COLPI BASSI. D'altra parte, da uno della sua statura politica, che cosa ci si può aspettare, se non che colpisca dove arriva? L'aspetto positivo di questa strategia (sempre la stessa) è quello di farci capire come il grande comunicatore sia stremato dalla quinta replica di un reality elettorale la cui sceneggiatura è già piena di falsi, scivoloni e battutacce. Basti pensare all'uso che sta facendo del proprio figlio, scelto come alter ego per far dimenticare il fatto che anche Veltroni potrebbe essere suo figlio. Non pago di aver proposto Piersilvio come soluzione economica per migliaia di precarie, Berlusconi da qualche ora lo ha tirato in ballo anche come risolutore della crisi Alitalia. Per la lotta contro la mafia no, per non urtare la sensibilità di Dell'Utri, ma per molti altri usi Piersilvio può tornare utile. Tipo spacciarlo come soluzione contro la cellulite per le precarie meno giovani e contro la caduta dei capelli per conquistare i maschi anziani che non portano la moquette in testa come fa suo padre. FRONTE DEL VIDEO.

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Fini e la sindrome da delfino (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Fini e la sindrome da delfino di Marcella Ciarnelli E ora c'è anche la presa di distanza utile. Il monito del Capo dello Stato sull'importanza per ognuno di esprimere il proprio voto sempre, a chiunque si decida di darlo, è stato accolto con il dovuto rispetto dai vertici del Popolo della libertà. Ma con la difficoltà di chi sul voto utile ci ha puntato tutta la campagna elettorale. Rispetto, dunque. Ma anche necessaria presa di distanza a conferma di una linea. E così se il Cavaliere non ha mancato di ribadire che "chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni e nel centrodestra l'unica forza politica che ha l'opportunità di avere successo è il Pdl" ci ha pensato Giulio Tremonti a derubricare a consiglio autorevole le parole inequivocabili del Presidente della Repubblica. "Dall'alto della sua magistratura quello di Napolitano è stato solo un intervento per prevenire". Una indicazione di metodo, dunque. Nulla di più. E loro vanno diritti per la strada già tracciata. D'altra parte, ha ribadito Berlusconi medesimo, come si fa a ritenere utile il voto all'Udc che "al massimo prenderà un senatore". A che serve votarlo quando "io sono qui e l'unica strada è affidarsi a me" ha insistito. Tanto più che "dopo le elezioni Casini starà all'opposizione perchè le alleanze si fanno prima del voto" ha incalzato sulla stessa linea Gianfranco Fini, ancora leader di An, ma già perso nel fiume azzurro del Cavaliere, facendo sentire la sua voce nella giornata dedicata agli eredi di Berlusconi. Quelli naturali che compaiono oltre che come salvatori delle precarie anche come possibili partner della cordata italiana salva Alitalia. E quindi anche quello politico. Cioè colui che ha mandato al massacro il suo partito proprio nella prospettiva, un giorno, di succedere all'uomo di Arcore alla guida del centrodestra. Non è possibile fare previsioni. Ma Fini ci spera. Ed esce allo scoperto confidando che "se non ci fosse stata questa legge elettorale ma una come quella in vigore in Francia già questa volta mi sarei candidato a premier. Ma bisogna fare il pane con la farina che si ha". In attesa di succedere al "vecchietto" che si sacrifica per l'Italia intera vantandosi però di avere "un mese di meno del candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti", arriva la benedizione pubblica di Giulio Tremonti che conferma di vedere nell'uomo di An "ragionevolmente" il possibile delfino. Ed è già qualcosa. Sempre che tutto proceda secondo il percorso previsto e non ci siano incidenti in un legame che troppe altre volte è stato messo in discussione. Tant'è che Fini, nonostante le dimostrazioni di colleganza totale, ci ha tenuto a ricordare come il suo partito non sia ancora stato sciolto ufficialmente e che lo sarà solo quando anche gli altri faranno la stessa operazione. Ora bisogna pensare alle elezioni. Del futuro si parlerà a risultato acquisito. Se non andrà come deve andare Fini non ha dubbi: "Se perdo le elezioni un minuto dopo rassegno le dimissione. Anche se penso che si tratta solo di un'ipotesi di scuola". L'impegno vale per lui. Può stare tranquillo che Berlusconi non ci pensa proprio. In Fondo a Destra.

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Berlusconi: Anche i miei figli sono pronti A Prodi ho chiesto un prestito ponte, per prendere tempo. Fatemi fare delle telefonate e vi dirò tutto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi: "Anche i miei figli sono pronti" "A Prodi ho chiesto un prestito ponte, per prendere tempo. Fatemi fare delle telefonate e vi dirò tutto" di Natalia Lombardo/ Roma BLUFF? Berlusconi mischia le carte, fa intravedere un asso nella manica, puntando a far saltare il banco della partita Alitalia: nelle notti festaiole Silvio annuncia la presenza di una cordata italiana della quale potrebbero far parte anche i figli. Salvo smentire parzial- mente stamattina, dopo che il titolo Alitalia in Borsa ieri è schizzato del 12,52% , col rischio che oggi crolli. Martedì notte, alla fine della festa di compleanno di Roberto Maroni, il cavaliere è "sbottato". Convinto che con il suo veto "i francesi si tireranno indietro e lasceranno spazio a AirOne", lascerebbe la regia dell'operazione al patron Carlo Toto (del quale ha candidato il nipote Daniele alla Camera in Abruzzo). La cordata, spiega l'ex premier, sarebbe formata da "alcune banche tra cui BancaIntesa" poi il suo vecchio socio Fininvest Ligresti e altre dal "mondo arabo" con quote di minoranza. Insiste con l'appello agli imprenditori italiani e alla domanda di un cronista "e lei che fa?" Berlusconi risponde così: "Anche io sarei disponibile ad un sacrificio, ma mi accuserebbero subito di avere un interesse. Potrei partecipare alla pari degli altri, ed anche i miei figli credo che non direbbero di no". Ieri mattina, dopo essersi assicurato il voto della Confcooperative (quelle bianche, quelle buone), con l'ex Udc Giovanardi in prima fila, Silvio come sempre corregge un po' il tiro. O quanto meno è "opaco": "Non ho alcun interesse da parte mia o di Finivest, ma se lo chiedessero ai miei figli, se fosse necessario non si tirerebbero indietro". Soprattutto vuole bloccare AirFrance: "Porterebbe i turisti a visitare Parigi, i castelli della Loira e non l'Italia", paventa il cavaliere, facendo quello rassegnato a dover bere "l'amaro calice" del governo in una situazione "peggiore del dopo 11 settembre". E bacchetta gli impreditori che "non ci danno un euro per la campagna elettorale". Con la "leggerezza" che gli rimprovera Veltroni, l'ex premier vuol dimostrare che ha le redini in mano, che telefona a Emma Marcegalia come a Prodi, al quale "ho chiesto un prestito ponte per dare tempo a una cordata italiana", spiega. Sul sito votaberlusconi.it campeggia la coda di un aereo Alitalia: "Cordata italiana unica soluzione". Ma anche un suo ex ministro ammette che l'alternativa a Air France per ora non c'è, "tutto il resto è campagna elettorale". Berlusconi però dà a vedere di condurre una trattativa parallela, mentre qualcuno sospetta che voglia far fallire Alitalia: "Fatemi fare delle telefonate e vi saprò dire" informa nel pomeriggio uscendo dalla sede Anmil, l'associazione invalidi sul lavoro (a un anziano calvo suggerisce: "vada dal mio dottore"). Poi, facendo shopping, s'arrabbia: "Non è vero che BancaIntesa si è tirata indietro". Il leghista Maroni sostiene che "il governo dovrebbe bloccare tutto". Fini fa una giravolta: era favorevole a AirFrance, ora insegue Silvio: "Ha detto una cosa giusta: possibile che non ci siano imprenditori italiani pronti a fare una proposta?". Quanto ai figli e al conflitto d'interessi: "Probabilmente non sono nemmeno interessati". Dalla Destra Daniela Santanché lo sfida: "Silvio, se ci credi mettici i soldi".

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Consigli (non richiesti) a Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Consigli (non richiesti) a Veltroni Enzo Costa S'io fossi Walter, continuerei così. Seguiterei a utilizzare un linguaggio semplice ma non semplicistico, capace di parlare alle persone senza trascurarne ansie e paure ma senza mai vellicarle, trasmettendo una visione del futuro che non rimuova le difficoltà del presente ma le faccia sentire condivise e superabili. Ma userei qualche accortezza in più. Ad esempio, non avrei timori ad essere ripetitivo e comparativo. Non scorderei che l'elettorato è costituito soprattutto da persone che leggono poco, e si formano un'idea attraverso il video: come purtroppo insegna la destra, che questo tipo di elettorato ha plasmato, davanti a teleutenti distratti e smemorati occorre dire e ribadire, in ogni occasione, i concetti che si vogliono fare arrivare: la destra questo lo attua con bufale e propaganda. Tanto più giusto e utile farlo con la verità. Ad esempio: il Pd non candida chi è condannato o processato per gravi reati (mafia, corruzione, concussione): un'idea forte che può colpire i cittadini, a patto che la si sottolinei. E invece non è stata più rimarcata. Eppure, aveva messo in imbarazzo la destra: Bondi si era affannato a diramare una direttiva ai coordinatori regionali affinché facessero altrettanto, salvo casi di conclamati "processi politici". Postilla risibile, e da additare tuttora, ma ancora di più andrebbe fatto notare come la direttiva bondiana sia stata disattesa, ben al di là di ogni estensione del concetto di "processo politico". Eccole, la ripetizione e la comparazione che praticherei: in ogni talkshow, premetterei alla prima risposta questa dichiarazione: "Ricordo agli elettori che noi del Partito Democratico non candidiamo condannati o processati per mafia, corruzione e concussione, mentre il Popolo della Libertà - che subito aveva assicurato di fare altrettanto - non lo ha fatto". Lo direi e lo ridirei. E poi, aiuterei chi mi segue da casa a fare mente locale sul governo Berlusconi 2001-2006, chiarendo che sostanzialmente è il governo che il Pdl riproporrebbe: specie in caso di presenza nello studio del Fini o del Tremonti sprezzanti di oggi, rammenterei che quello che la destra ora dipinge come un governo mirabolante fu tra l'altro un governo devastato da profondissime divisioni: ricorderei che, a fine 2004, alla vigilia della Finanziaria, un inviperito Fini chiese e ottenne la testa del ministro Tremonti, da lui accusato di una conduzione spericolatamente creativa delle finanze pubbliche. "Eccoli", direi ai teleutenti, "quelli che vi raccontano che lavoravano bene e coesi: si scontravano al punto che uno fece cacciare l'altro, che fu rimpiazzato da Siniscalco, poi ricambiato col già sfiduciato Tremonti, la cui opera economica, intanto, era stata bocciata dall'Europa con procedura di infrazione contro l'Italia, procedura oggi revocata grazie a quel governo Prodi che i due feroci litiganti di allora ora vituperano! Come potete fidarvi di chi, oltre ad aver condotto l'Italia sul baratro, oggi fa finta che ciò non sia mai successo, e spera vi siate dimenticati delle furibonde litigate di cui fu protagonista?". E direi: "Ma come potete credere a Berlusconi che oggi si mostra preoccupato per i salari bassi degli italiani, quando ancora nel 2005 e a inizio 2006, a salari fermi da cinque anni, da Premier negava ci fossero problemi economici, sostenendo che si stava bene perché tutti avevano tre cellulari a testa, e che la sinistra piazzava sugli autobus finti pensionati incaricati di lamentarsi del governo?". La feroce litigiosità tra Fini e Tremonti, la garrula noncuranza di Silvio sgovernante per i disagi degli italiani: due elementi rimossi. S'io fossi Walter li ricorderei di continuo. E direi qualcosa sull'informazione televisiva. Questo: "Vi ricordate che, dopo l'editto di Berlusconi, furono cacciati Biagi e Santoro? Tenetene conto: con la destra, due grandi giornalisti vennero zittiti. Con Prodi, sono tornati in Rai. Biagi, purtroppo, appena in tempo prima di lasciarci. Santoro ha ripreso dove era stato interrotto, mostrando i disagi del Paese negli anni dell'Unione, cosa che la destra gli aveva impedito di fare. Considerate la differenza". L'insofferenza e la censura della destra al governo per le voci libere: non cesserei di ricordarle. Infine, a quell'efficace visione che citavo, la visione di un Paese dalle mille potenzialità e talenti, accosterei il Paese che non vorrei: non vorrei un Paese in cui si propagano i disvalori del successo facile, dell'arricchimento a tutti i costi, del lifting come modello di vita, del consumismo più sfrenato, della cultura vilipesa dai reality show. Sì, per molti questi non sono disvalori: ma, se descritti a dovere, vengono recepiti come tali dalla maggioranza degli italiani. E sono disvalori veicolati dalle tivvù di colui che la destra ripropone come Premier: s'io fossi Walter (o qualsiasi candidato del Pd), lo farei notare. enzo@enzocosta.net www.enzocosta.net.

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Noi lettori a sostegno del nostro giornale Cara Unità e cara redazione, voglio espr (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Noi lettori a sostegno del nostro giornale Cara Unità e cara redazione, voglio esprimervi tutta la mia solidarietà e comprensione per la scelta pesante di scioperare il prossimo 26 marzo. Come lettore fedele, affezionato e appassionato sono sempre più preoccupato per il futuro della testata che sembra ancora più di prima a rischio e soprattutto per l'assordante silenzio da un lato, di una proprietà che appare francamente "poco interessata" al destino di un pezzo importante della storia del nostro giornalismo; dall'altro del Partito Democratico (ovvero dei nostri politici di riferimento) che sembrano non capire l'importanza del giornale come voce e strumento di coinvolgimento e condivisione del progetto politico. Considero il "nostro" giornale un'oasi di libertà in un panorama di testate fatto di opportunismi e compromessi con il potere di turno a volte imbarazzanti; spesso in questi anni ci siamo ritrovati soli, abbiamo fatto una scelta di rigore e coerenza ma il prezzo che rischiamo di pagare a questo stare "fuori dal coro" mi sembra francamente troppo alto. Come lettori che in questi mesi di difficoltà abbiamo insieme a voi difeso e sostenuto il "nostro giornale", meritiamo rispetto e siamo stanchi di questo infinito balletto di voci ed ipotesi sui possibili acquirenti. È ora per la proprietà di dire chiaramente da che parte sta, se con il giornale, i suoi redattori, i poligrafici e tutte quelle persone che con tanta passione lo creano tutti giorni; oppure con quelli che a vario titolo e per motivi diversi hanno interesse a farlo morire. Noi lettori lotteremo sino all'ultimo per difenderlo perché adesso più che mai la nostra Democrazia ha bisogno di questo spazio di libertà ed a questo proposito rilancio l'idea di una sottoscrizione popolare per rilanciare la testata, insieme ad un presidio di sostegno e solidarietà il giorno dello sciopero in ogni città dove ha sede una redazione (ad iniziare da Bologna in via del Giglio 5), per dare un segno visibile di quanto vi siamo vicini con la testa e con il cuore. Claudio Gandolfi, Bologna Com'è corta la memoria di Berlusconi su Alitalia Cara Unità, come fa Berlusconi a parlare di Alitalia e di colpe del Governo Prodi? Il disastro è cominciato e si è compiuto nel suo quinquennio di governo. Ma perchè nessuno, come fa Travaglio, documenta la sua sfacciataggine e lo sbugiarda pubblicamente? Pensiamo che gli Italiani siano così informati e traggano le dovute conclusioni? Temo di no, se vediamo rete quattro e le altre del Cavaliere, ma anche la RAI che gli accorda uno spazio inverecondo. E' necessario far emergere la verità su Alitalia, su di un certo leghista Bonomi che ora vuole i danni per Malpensa. Ma la vergogna delle proprie colpe non la prova più nessuno? Gianbattista Liazza, Ravenna. Auguri a Luchino vecchio partigiano Cara Unità, di nuovo in fibrillazione il Comitato di Redazione a proposito dell'assetto societario del nostro giornale (per favore non tirate SEMPRE in ballo Antonio Gramsci... lo sappiamo da molto tempo chi fu il fondatore e non mi sembra necessario ricordarlo continuamente a destra ed a manca... o lo avete scelto come alibi?...): A pagina 4 di oggi 20 c.m. avete pubblicato una foto che vede Veltroni abbracciare il vecchio partigiano e comandante. Voglio aggiungere al brevissimo ritratto che il conte Luchino Dal Verme (cugino di Vittorio Emanuele III) è stato comandante della Divisione "Gramsci" Garibaldina nell'Oltrepo Pavese e la sua nomina fu dovuta su sollecitazione fatta da Ferruccio Parri a Italo Pietra (Commissario politico della Brigate Garibaldi dell'Oltrepo Pavese). Fu un Comandante amatissimo dai suoi partigiani e fu sempre legato al territorio pavese e mai rifiutò una sua partecipazione alle manifestazioni e alle Feste de l'Unità che si tenevano a Varzi, capoluogo della Valle Staffora nel territorio in cui operava anche la sua Divisione. Voglio qui ricordarlo e ringraziarlo per questo nuovo gesto che lo rende ammirevole e che mi onora sentendolo nuovamente con me vivo e partecipe al Partito Democratico: Auguri a te Luchino , vecchio partigiano combattente Alfredo Schiavi, Sanremo Il nuovo codice si dimentica dei parchi Stefano Miliani su l'Unità commenta con soddisfazione l'ultimo passaggio del nuovo Codice dei Beni culturali a cui manca ora solo la firma del Capo dello Stato. Il titolo dell'articolo ne evidenzia un aspetto molto importante ai fini anche del paesaggio e cioè che "la bellezza è un valore unitario". Importante perché il dibattito e le polemiche che l'hanno finora accompagnato si erano incentrate -non certo a torto- soprattutto sui profili istituzionali ovvero il rapporto stato-regioni e enti locali. Aspetto non separabile però dal merito ossia da cosa si intende per paesaggio. Milani al riguardo sottolinea che il nuovo Codice rispetto al vecchio e grazie in particolare a Settis ne allarga la concezione delineandolo non solo come depositario di "bellezza" naturale bensì come patrimonio di cui fanno parte la natura quanto l'opera dell'uomo. Dai monti ai borghi tanto per semplificare. Tanto è vero che più volte nel recente passato si era cercato - purtroppo senza successo - di integrare l'art 9 della Costituzione per "aggiornarlo" sotto questo profilo. D'altra parte la vicenda del killer del pino marino che sta decimando le nostre pinete costiere in Toscana soprattutto all'interno dei parchi conferma in maniera esemplare questo intreccio paesaggio-natura spesso ignorato. Ma proprio per questo è sorprendente che neppure Miliani dica qualcosa sul fatto che il nuovo codice sottrae - ad esempio - alla pianificazione dei parchi proprio il paesaggio. Insomma mentre giustamente si sottolinea il passo avanti nella nuova concezione del paesaggio sancita dal Codice non si coglie l'incoerenza di questa norma che torna a scindere ciò che si è appena unificato. Si ritiene davvero che questo gioverà alla tutela del paesaggio? Renzo Moschini, Pisa Gentile Moschini, ringraziandola per l'attenzione e la competenza su un tema così delicato e importante, converrà chiarire che il Codice, nell'articolo numero 145, subordina anche le "aree naturali protette" ai piani paesaggistici su cui il testo stesso legifera. Cordialmente, ste. mi.

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Veltroni: Tutti i figli partano alla pari Il leader democratico a Savona: basta discriminazioni in base alle dichiarazioni dei redditi dei genitori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Tutti i figli partano alla pari" Il leader democratico a Savona: basta discriminazioni in base alle dichiarazioni dei redditi dei genitori di Eduardo Di Blasi inviato a Savona CON LE TANTE persone presenti in piazza Sisto IV a Savona, Walter Veltroni entra subito in sintonia. Perché parla a gente che ha figli e teme per la precarietà del lavoro che questi troveranno, che ha pensioni mangiate dall'inflazione, che è in parte delusa dall'esperienza del centrosinistra allargato ("Non si può governare con una coalizione che va da Dini e Mastella a Caruso", e giù l'applauso), che ritiene non più possibile vivere in un Paese dove i cittadini hanno gli stipendi più bassi d'Europa e i parlamentari quelli più alti (altro applauso, sentito). Perché, anche, sperano in questo progetto che vuole parlare a loro, al Paese. A queste persone il segretario del Pd propone di rimboccarsi le maniche per costruire un'Italia nuova che cresca come successe dopo che la seconda guerra mondiale l'aveva ridotta a macerie. "Dal '45 al '63-'64 l'Italia si trasforma radicalmente. - racconta - Un Paese lacerato diventa un grande Paese, dove si soddisfano bisogni che sembravano inarrivabili. È l'Italia a cui dobbiamo tornare, un Paese generoso, capace di fare". È il messaggio che lancia a una nazione che in questi ultimi 15 anni è "rimasta bloccata". Spiega: "Abbiamo passato 15 anni a parlare di Berlusconi sì e Berlusconi no e abbiamo perso tempo. Siamo allo 0,6% di crescita, e quello che la destra ci propone è di continuare cosi. I dati sulla crescita economica Usa parlano dello 0,3% per il primo trimestre, per il secondo crescita zero. Questo ci deve preoccupare tutti". Descrive un movimento politico nato nel volgere di una giornata, mettendo fuori il centro e tenendo dentro tutta la destra, e spiega: "Ancora una volta vincere per loro è il fine, non il mezzo. Oggi su Alitalia uno dice una cosa e uno un'altra. ". E subito allaccia: "La gente ha apprezzato il nostro coraggio di chiudere un'esperienza politica. Noi vogliamo fare un Paese nuovo. La destra propone di continuare questi 15 anni". Non vuole entrare in polemica diretta con Fini e Berlusconi. I toni pacati sono un asse dal quale non vuole spostarsi, perché è anche questa la cifra della "nuova stagione" che presenta: "Bisogna liberare il Paese dagli odi del passato. Siamo tornati ai vecchi linguaggi, ad una campagna in cui si aggredisce personalmente. Io, invece, vorrei liberare l'Italia da questa specie di scimmia sulla spalla che impedisce al Paese di camminare". Perché occorre "creare opportunità e di consentire a tutti i nostri ragazzi di avere speranza nel futuro. Rimettere in moto l'ascensore sociale". E Veltroni ricorda quel Berlusconi rinfacciò a Prodi in tv: "mica penserà - disse - che il figlio di un operaio e il figlio di un avvocato possano stare sullo stesso piano?". Il leader chiosa: "La mia risposta è assolutamente sì, assolutamente sì. I ragazzi devono stare sullo stesso piano alla partenza della vita, non alla fine. La bellezza della vita è che ci sono persone che hanno nella vita stessa la capacità e la forza di poter dimostrare il proprio talento senza che la dichiarazione dei redditi dei genitori li discrimini". Dove, insomma, "il figlio di un operaio possa diventare avvocato, nella quale ciascuno possa essere valutato per il suo talento e non per le sue condizioni sociali. Siamo l'unica forza che può tenere insieme la crescita economica e il contrasto alla diseguaglianza sociale. Come diceva Olof Palme, la nostra lotta non è contro la ricchezza ma contro la povertà". Tra le armi contro la diseguaglianza sociale c'è la scuola, Veltroni lo aveva già detto nella mattinata: lì devono esserci strumenti e attrezzi "così come i luoghi per i computer. Se un ragazzo sa fare musica facciamogliela fare. Se è appassionato di storia del '600 attiviamo un corso sulla storia del '600". E se a Cuneo il leader del Pd fa omaggio alla Resistenza che "ci ha dato la libertà", annuncia: tra qualche giorno presenteremo le nostre proposte per le pensioni. Perché "i pensionati vedono le loro pensioni mangiate dall'aumento dei prezzi beni di prima necessità".

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Tra i praticanti vince il Pdl, tra i non il Pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del IL SONDAGGIO Tra i "praticanti" vince il Pdl, tra i "non" il Pd Tra i cattolici praticanti il 50,6% voterebbe Pdl, Lega e Mpa, il 31,6 per Pd e Idv, l'8,9 per l'Udc, il 4,2 per Sinistra arcobaleno e il 4,2 per altri partiti. Sono i "numeri" del sondaggio di DemosΠ per Repubblica. C'è una grande differenza tra i dati riguardanti i praticanti e quelli riguardanti i non praticanti, con una inversione di preferenze; infatti tra i non praticanti è la coalizione guidata da Veltroni a prevalere con il 44,8% contro il 34,8% dell'alleanza che fa capo a Berlusconi; alla Sinistra Arcobaleno va il 10,3% e a Casini il 4,3%.

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G8, An spieghi perché era in sala-regia Pericu, sindaco di Genova nel 2001: si diedero un gran da fare con Fini e Ascierto, città off-limits (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "G8, An spieghi perché era in sala-regia" Pericu, sindaco di Genova nel 2001: si diedero un gran da fare con Fini e Ascierto, città off-limits di Massimo Solani/ Roma NEL LUGLIO DEL 2001 Giuseppe Pericu era il sindaco di una città ferita dalla violenza, da uno strappo di cui ancora oggi non riesce a comprendere a pieno le cause. Anche per questo, ora che primo cittadino non lo è più, continua a battersi per l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta che faccia luce su molti aspetti della gestione dell'evento. Specialmente dal punto di vista dell'ordine pubblico. "Dopo la manifestazione del giovedì che si svolse senza alcuna criticità - spiega - accaddero davvero cose molto gravi, violenze inaudite. Tanto che i pm hanno chiesto condanne esemplari anche per i manifestanti imputati per le violenze e i saccheggi. Ma è arrivato il momento di capire tutto quello che è successo in quei tre giorni. A prescindere dalle inchieste della magistratura non possiamo più rimandare il tempo per un accertamento di insieme: sia per quanto riguarda la fase di preparazione che quella di gestione dell'evento". In quelle ore lei ebbe contatti con il ministro dell'Interno Scajola? "Partecipai alle molte riunioni che si tennero nelle settimane precedenti. Ma tre giorni prima dell'inizio delle manifestazioni il ministero dell'Interno assunse il controllo completo della situazione. Una delle cose di cui io mi lamentai, infatti, era di essere stato messo nella condizione di non sapere quanto si stava preparando". Nel corso di quelle ore drammatiche, con chi era in contatto? "Con il prefetto e con il questore. Ma sul posto c'erano i vertici della polizia, ed erano loro a gestire l'evento. Era diventata una questione di ordine pubblico e le decisioni se le sono assunte interamente loro. Come buona parte dei genovesi anch'io scoprii con sorpresa lo schieramento dei container a chiusura delle strade e l'innalzamento delle famose griglie". Sta dicendo di essere stato esautorato dalle decisioni? "Da quelle in materia di ordine pubblico sicuramente sì. Per me, in veste di sindaco, il G8 si concluse il 7 luglio quando furono conclusi i lavori per preparare la città all'evento. Da quel momento in poi le mie furono iniziative personali, come quando il venerdì trattai con Vittorio Agnoletto a nome del Social Forum nel tentativo di far cessare l'assedio alla zona rossa, prima della morte di Carlo Giuliani". Quello che è strano è che invece più di un rappresentante del cdx, in quelle stesse ore, era nelle stanze dei bottoni dove si prendevano le decisioni sull'ordine pubblico. "In quei giorni gli uomini di An si diedero un gran da fare. Ricordo che l'onorevole Ascierto stazionò per lunghe ore nella caserma dei Carabinieri in Corso Italia. E ricordo anche la presenza di Gianfranco Fini. Tutte vicende che, lo dico una volta di più, sarebbe il caso di approfondire e accertare attraverso il lavoro di una commissione parlamentare. Solo in questo modo potremmo cercare di comprendere meglio quanto successo e farne tesoro per il futuro. Ricordo a tutti che la prossima estate l'Italia ospiterà di nuovo una riunione del G8 sull'isola della Maddalena". Uno degli argomenti più usati da chi si oppone è il rischio di una sovrapposizione con il lavoro della magistratura. "I processi penali accerteranno le responsabilità personali degli uomini delle forze dell'ordine coinvolti e dei manifestanti imputati. Ma quello che manca ancora totalmente in questa vicenda è una valutazione complessiva. Che soltanto una commissione di inchiesta parlamentare avrebbe potuto definire". Avrebbe potuto? Quindi nemmeno lei crede più alla possibilità che si faccia... "Io ci spero ancora. Ma devo prendo atto del fatto che ogni volta che si è provato a realizzarla è stata puntualmente affossata. E più passa il tempo più è difficile. Senza un lavoro "politico" mancheranno sempre i riferimenti generali in cui contestualizzare il comportamento delle forze dell'ordine, le strategia del loro schieramento in strada e il perché di molte scelte fatte. A partire da una attività di prevenzione insufficiente". Qualcuno ha remato contro anche all'interno del centrosinistra. "Purtroppo sì. Ci sono stati gruppi parlamentari, anche all'interno della maggioranza, che hanno fatto di tutto perché non si procedesse". Sono stati inutili anche i richiami di Prodi e gli appelli di Veltroni. Perché secondo lei? "Credo che qualcuno non abbia voluto andare a rivangare responsabilità che non sono soltanto del centrodestra, a cui ovviamente va attribuita grande parte del fallimento della gestione del G8. Non dimentichiamo che l'evento venne organizzato e preparato nel periodo del governo Amato di centrosinistra, prima delle elezioni poi vinte da Berlusconi".

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Identica la posizione manifestata da Prodi Veltroni: Fini e Berlusconi hanno detto cose che sono come il giorno e la notte (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Identica la posizione manifestata da Prodi Veltroni: "Fini e Berlusconi hanno detto cose che sono come il giorno e la notte".

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Italiani cornuti e mazziati se Mediaset non rispetta la legge (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Italiani cornuti e mazziati se Mediaset non rispetta la legge" di Roberto Brunelli / Roma Per i fedelissimi di Silvio oggi è lui, Antonio Di Pietro, l'Uomo nero. Anzi, "un uomo che fa orrore", come ha detto Sandro Bondi l'altra sera a Ballarò. Il leader dell'Italia dei Valori non pare preoccuparsene troppo, anzi. Lì, negli studi di Rai3, non ha usato giri di parole: lui Mediaset la vuole "smembrare". Dica ministro: era un minaccia da campagna elettorale, o è davvero realistico uno scenario in cui Rete4 toglie il disturbo a favore di Europa7? "Che bisogna togliere una rete a Mediaset sanando un'illegalità lo hanno sancito la Corte di Giustizia europea e anche la Corte costituzionale italiana. Ed il fatto che quest'illegalità non sia stata ancora sanata è una cosa che fa vergogna al nostro Paese, perché sta lì a dimostrare che le istituzioni italiane non sono in grado di far rispettare la legge. Che bisogna agire al più presto lo impone anche il fatto che vi sarà una sanzione durissima nei confronti dell'Italia se non ci adeguiamo, e per pagarla ci vorrebbe una finanziaria all'anno". E cosa risponde a quelli che dicono che così si mettono a rischio delle aziende con tanti posti di lavoro? "L'argomentazione del personale che ci lavora non ha senso: sarebbe come dire che può violare la legge ogni azienda che non paga le tasse, o che non rispetta la sicurezza, o che non paga i contratti, solo perché ha i suoi dipendenti. E poi nessun vuole chiudere quell'azienda. Si vuole solo che una delle sue reti vada sul satellite perché la frequenza è stata vinta da qualcun altro. Ricordiamoci che la rete che c'è oggi trasmette rubando il diritto di trasmettere ad un'altra". Lei dice che "soffierà sul collo" di Berlusconi anche sul conflitto d'interessi. Ma lei ritiene anche che il centrosinistra sia stato troppo 'timido' al riguardo... "Il centrosinistra non è stato timido, è stato latitante. Ed è una colpa: rimuovere il problema mentre sei maggioranza costituisce un vulnus che va riparatato. Noi dell'IdV adempiremo lealmente al programma, ed il programma prevede il rispetto della legalità. Non intendiamo fare sconti... Il fatto è che Berlusconi ha governato essendo concessionario di servizi pubblici: non si mai se decide per lui o per noi: anzi, le leggi ad personam dimostrano che decide solo per se stesso". Il Cavaliere dice che lei è un "pensionato" come Veltroni... "Macchè, vado verso i 60 anni e dal Parlamento pensione non ne ricevo, devo lavorare ancora molto". C'è chi potrebbe affermare che l'alleanza con il Pd sia strumentale alle elezioni... "No, è un patto di ferro, per quanto mi riguarda. L'IdV ha le sue ragioni di vita nella credibilità delle sue azioni. La riforma delle telecomunicazioni e il conflitto d'interessi debbono essere affrontate necessariamente perchè lo dicono la normativa, la giustizia italiana e l'Europa. Affrontando di petto questi temi rilanciamo al credibiltà del programma e all'azione di Veltroni presidente del consiglio, dimostrando determinazione e coerenza". Nel momento in cui viene resa esecutiva la sentenza europea cosa cambierebbe nello scenario italiano? Qualcosa che assomiglia un po' a una rivoluzione... "L'affermazione della legalità non è mai rivoluzione, ma restaurazione della legalità rispetto a una illegalità preesistente e recidiva. Ormai veniamo derisi e irrisi dalla comunità internazionale perché non siamo in grado di far rispettare la legge. Era già inaccettabile finchè c'era Berlusconi, ma era anche una naturale conseguenza del conflitto d'interessi. Però dico anche un'altra cosa: se, stando al governo noi, avessimo provveduto nei primi cento giorni, abrogando le leggi vergogna ed il conflitto interessi e approvando la riforma radio-tv tante cose sarebbero andate in modo diverso. Ora basta tergiversare o finiramo cornuti e mazziati. Cornuti perchè la mancanza di pluralità colpisce tutti noi, mazziati perché dovremo pure pagare una multa salatissima". G8 di Genova. Veltroni ha usato parole molto dure. Lei oggi voterebbe ancora contro l'istituzione di una commissione d'inchiesta? "Votammo contro quella proposta di commissione perché si voleva giudicare solo il comportamento illecito della polizia e non chi si era reso protagonista di atti violenti contro la polizia. Grazie alle investigazioni dell'autorità giudiziaria oggi abbiamo un quadro più chiaro: ci sono due gravissimi atti criminali. Il primo è quello di facinorosi e violenti inseriti in una civile manifestazione di protesta. Gente che è arrivata con mazze e bombe incendiarie, che ha devastato mezza città e aggredito gli agenti. Poi c'è un fatto successivo, che non è più legittima difesa, ma un vero atto di ritorsione e di violenza da parte di alcune forze dell'ordine: questo è ancora più grave perchè i responsabili portano le stellette e rappresentano lo Stato. Preciso che in uno e l'altro i casi i fatti si sanno non grazie a una commissione d'inchiesta, ma grazie alla magistratura. Quello di una commissione è un compito di valutazione politica di fatti accertati: altrimenti, responsabilizzando solo una parte o l'altra, si distorce la verità".

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Padoa-Schioppa: Chi vuole, avanti subito Ma il presidente Prato nega l'esistenza di altre proposte: Solo strillate e mai avanzate (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Padoa-Schioppa: "Chi vuole, avanti subito" Ma il presidente Prato nega l'esistenza di altre proposte: "Solo strillate e mai avanzate" di Felicia Masocco/ Roma PAROLE E FATTI "Chi è interessato ad Alitalia si faccia avanti con atti formali e offerte concrete". E lo faccia subito. A metà pomeriggio Tommaso Padoa-Schioppa interrompe l'effluvio di parole del candidato premier del Pdl e con una nota e gli ricorda che verba volant, se dietro le chiacchiere c'è qualcosa di concreto, se una cordata alternativa ad AirFrance-Klm c'è, venga allo scoperto "altrimenti distrugge una possibilità di vendita anziché costruirne una nuova". L'attesa non può durare a lungo, aggiunge il ministro dell'Economia, "i tempi, ormai strettissimi, sono dettati dalla condizione della compagnia e non possono dipendere dal calendario politico". E qui il richiamo è indirizzato anche a chi, Cgil e Cisl tra gli altri, chiedono che la decisione finale sul futuro di Alitalia venga congelata e se ne riparli con il governo che uscirà dalle urne. Le parole dell'uomo del Tesoro, il maggior azionista di Alitalia, erano state anticipate in mattinata da quelle del presidente di Alitalia, Maurizio Prato, che nel corso dell'incontro con i sindacati aveva incalzato: "Dove sono le offerte di queste cordate strillate sulla stampa e mai pervenute in azienda?". Per Prato- alle prese con il difficile compito di convincere i sindacati che AirFrance conviene - l'offerta dei franco-olandesi allo stato attuale è "prendere o lasciare", ma è "industrialmente solida" al contrario di quelle di possibili cordate, "appoggiate dalle banche che poi farebbero gravare il debito sull'azienda". Prima ancora, era stato Romano Prodi, nel colloquio telefonico con Berlusconi, a sollecitare fatti concreti. Un pressante invito a venire allo scoperto nel corso di una giornata convulsa e confusa rispecchiata dall'andamento del titolo in Borsa, uno stop and go che ha richiamato l'attenzione della Consob. Il titolo è sorvegliato, "un'attenta analisi" è in corso per la sua forte volatilità che può celare manovre speculative. Basti pensare che dopo l'intervento di Padoa-Schioppa il titolo Alitalia ha dimezzato il suo guadagno, passando da un rialzo del 30% a 15,7% attestandosi a 0,459 euro. Un'altra notizia arriva da Bruxelles, inerisce l'ipotesi di una garanzia da offrire ad AirFrance in caso di esito negativo della causa intentata ad Alitalia da Sea, per la vicenda Malpensa: l'operazione rappresenterebbe un aiuto di Stato contrario alle norme Ue. Vale lo stesso per eventuali risarcimenti riconosciute dal governo alla Sea per l'abbandono di Malpensa da parte di Alitalia. Quanto al prestito-ponte, necessario alla compagnia aerea per sopravvivere fino a privatizzazione avvenuta, è possibile solo in presenza di una proposta concreta di acquisizione, altrimenti Bruxelles lo bollerebbe come aiuto di Stato. E questo taglia un po' le gambe alla proposta dei sindacati che chiedono che la questione venga sganciata dal raggiungimento di un'intesa entro il 31 marzo. A fine giornata, dopo un vortice di dichiarazioni, resta la netta sensazione che le speculazioni in Borsa facciano il paio con quelle elettoralistiche. I principali leader del Pdl, "parlano con grande leggerezza e peraltro si contraddicono l'un l'altro. Come il giorno e la notte", accusa Walter Veltroni. "Abbiamo a che fare con posti di lavoro, in Alitalia e a Malpensa, eppure si parla con leggerezza e si annunciano cose che non si verificano". Bertinotti invoca la buona volontà di tutti per salvare il lavoro.

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Vietti e Gaiotti vanno a caccia dei delusi della "balena bianca" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La strana coppia Vietti e Gaiotti vanno a caccia dei delusi della "balena bianca" "Venghino signori, venghino". Non siamo al mercato, ma poco ci manca. E sull'ideale bancarella ci sono i voti dei cattolici piemontesi. La corsa al saldo l'ha provocata il Pd che al Senato non solo ha piazzato come capolista la radicale Emma Bonino e ha escluso Gianfranco Morgando, ma ha compiuto una sorta di pulizia etnica cancellando, di fatto, gli esponenti di area cattolica dei quali il meglio piazzato - nell'inutile 15° posto - è il prof. di religione e tra i più votati in Sala Rossa, Gavino Olmeo. Un po' di soddisfazione i cattolici la possono trovare solo nei collegi camerali dove trovano - in posizioni eleggibili - gente come il teodem Bobba o Calgaro di area lettiana, oppure la Ciluffo vicina a Gariglio o Giorgio Merlo di area ex-popolare. Il resto sono scartine, nel senso che - grazie al Porcellum - hanno poche possibilità di essere eletti. Ecco spiegato quindi l'entusiasmo dell'Udc che, ieri, ha presentato l'integrazione della Rosa Bianca piemontese al programma ufficiale del partito guidato da Casini. L'Unione di centro sa che il quorum dell'8 per cento al Senato è un'asticella bella alta da superare per poter mandare uno-due senatori a Roma, ma sa anche di possedere l'asso della delusione cattolica. Gli stessi ex-popolari oggi sotto le insegne di Veltroni ammettono "che si va verso un voto disgiunto: alla camera Pd, ma al Senato ci sarà chi voterà Di Pietro e chi si farà tentare dall'Udc". Che ce l'ha messa tutta per agitare campanelli e specchietti verso il campo avversario ché quello di Berlusconi attira poco dopo che Silvio ha definito il Popolo della Libertà "un partito monarchico nel vertice e anarchico nei valori". "Una gaffe" commenta Michele Vietti, leader dell'Udc torinese. Il quale ieri - miracoli del bipartitismo coatto - era tutto pappa e ciccia con una vecchia volpe della sinistra sociale qual è Sergio Gaiotti, referente locale della Rosa Bianca. Un politico sempre stropicciato e rude nel gesto e nella parola come Vietti s'atteggia - e la definizione non vuole essere offensiva - a damerino tale e tanta è la cura che mette nel coordinare pochette, camicia e cravatta. Dunque la strana coppia ha sparato tutte le sue cartucce per attirare gli "amici" cattolici sottolineando che il "Pd ha dimostrato di voler catturare i voti con la Bonino e non con i cattolici esclusi tra gli eleggibili al Senato dove ci si attende un altro pareggio e dove gli ex-ds vogliono solo gente fidata - dicono Vietti, Gaiotti e il segretario Balagna -. I cattolici devono essere coerenti con il magistero della Chiesa". \.

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Fini all'attacco "Un referendum sull'Alta velocità" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dice poche cose ma chiare. Gianfranco Fini, a Torino per inaugurare la campagna elettorale e registrare il messaggio con il quale il presidente di An intende raggiungere gli italiani prima del 13 aprile, sostiene che il problema Tav "merita un referendum tra gli abitanti della Valle". E visto che siamo nella città dove il centrodestra prende batoste elettorali da decenni e dove regna Sergio Chiamparino, il "sindaco più amato dagli italiani", dà un consiglio ai propri uomini per provare a ribaltare un destino solo apparentemente cinico e baro: "La prossima volta che qualcuno vuole candidare Rocco Buttiglione alla poltrona di sindaco abbia il coraggio di venire a Roma a dirmelo". Battuta cattiva e facile, ora che l'Udc è il nemico. Però arriva, al termine di un incontro con giornalisti, gli amici di partito e degli alleati di Forza Italia, nel lussuoso Golden Palace di via Arcivescovado, prima del comizio al Teatro Nuovo, il più capiente di Torino e riempito dal Popolo della Libertà come un uovo. Nell'hotel più amato, almeno fino a qualche tempo fa, da Monica Bellucci, Gianfranco Fini ha condiviso il giudizio dato dal suo proconsole piemontese, Ugo Martinat, sulla marcia "Sì Tav" proposta dal sindaco Chiamparino ("Una troiata") e su quello di considerare il voto di aprile in Val di Susa come un referendum sulla Torino-Lione. Ma non è andato oltre su una vicenda "che dimostra come, nell'ansia di presentarsi come il nuovo, Veltroni non faccia altro che smentire ciò che ha fatto il governo Prodi. Nel caso della Tav smentisce la componente verde ambientalista e la sinistra radicale che sostenevano il Professore. Anche questa vicenda dimostra come la prima ansia di Veltroni è di sconfessare non il governo in carica, ma il fondatore del Pd. È il gioco degli specchi: Veltroni parla come se fosse il leader dell'opposizione ed è evidentemente in imbarazzo quando nelle città si trova a fianco un ministro o un sottosegretario del governo attuale". Sul tema infrastrutture non s'è andati molto più in là anche se a fianco di fini sedeva Martinat, viceministro alle Infrastrutture nel governo Berlusconi e che ambirebbe a fare il bis, ma questa volta da titolare, nel probabile, futuro governo del Cavaliere. "Magari accorpando più ministeri omogenei, compreso quello dell'Ambiente" scherza, ma non smentisce, Martinat. A fare gli onori di casa al Presidentissimo c'era tutto lo stato maggiore di An, candidati compresi, da Ghiglia a Siliquini, da Fluttero a Marco Zacchera, più qualche volto nuovo come Alessandro Ruben presidente dell'ebraica Antidefamation league, e i boss di Forza Italia, in testa Obelix-Crosetto, segretario regionale azzurro reduce dalla sfiancante vicenda delle candidature, e la segretaria provinciale Caterina Ferrero. In platea, inaspettata, anche Giulia Bongiorno a Torino per rappresentare Fini in un'a causa per diffamazione. Tutti, comunque, a smentire i rimbrotti del Cavaliere arrabbiato del fatto che la campagna elettorale del PdL fatichi a decollare. "Io in provincia faccio un sacco di cose" si difende la Ferrero. E in città? "Chiedetelo a lui" risponde indicando Agostino Ghiglia. "Dopo Pasqua partiamo alla grande - spiega - perchè se è vero che alle amministrative, Udc alleato, avevamo raccolto il 29% è anche vero che alle politiche avevamo toccato il 45. Ecco, è quello il nostro bacino. Dobbiamo abbattere il totem-Chiamparino, smentire questo luogo comune secondo il quale amministra bene: non-è-ve-ro" scandisce. Intanto deve preoccuparsi delle defezioni nel suo gruppo in Sala Rossa. Dopo Lonero approdato alla destra di Storace, Ventriglia ai Circoli della Brambilla, ora s'anuncia la defezione di un fedelissimo come l'avvocato Ennio Galasso, da 40 anni con la fiamma. "E' una cosa dolorosa, ma è stato trattato male. Gli ho detto che piuttosto che finire, come sembra con Di Pietro, vada direttamente nel Pd e lo faccia pesare visto che con il suo voto Chiamparino sarebbe indipendente dai partiti della sinistra".

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Dice poche cose ma chiare. Gianfranco Fini, a Torino per inaugurare la campagna elettorale e registr (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Are il messaggio con il quale il presidente di An intende raggiungere gli italiani prima del 13 aprile, sostiene che il problema Tav "merita un referendum tra gli abitanti della Valle". E visto che siamo nella città dove il centrodestra prende batoste elettorali da decenni e dove regna Sergio Chiamparino, il "sindaco più amato dagli italiani", dà un consiglio ai propri uomini per provare a ribaltare un destino solo apparentemente cinico e baro: "La prossima volta che qualcuno vuole candidare Rocco Buttiglione alla poltrona di sindaco abbia il coraggio di venire a Roma a dirmelo". Battuta cattiva e facile, ora che l'Udc è il nemico. Però arriva, al termine di un incontro con giornalisti, gli amici di partito e degli alleati di Forza Italia, nel lussuoso Golden Palace di via Arcivescovado, prima del comizio al Teatro Nuovo, il più capiente di Torino e riempito dal Popolo della Libertà come un uovo. Nell'hotel più amato, almeno fino a qualche tempo fa, da Monica Bellucci, Gianfranco Fini ha condiviso il giudizio dato dal suo proconsole piemontese, Ugo Martinat, sulla marcia "Sì Tav" proposta dal sindaco Chiamparino ("Una troiata") e su quello di considerare il voto di aprile in Val di Susa come un referendum sulla Torino-Lione. Ma non è andato oltre su una vicenda "che dimostra come, nell'ansia di presentarsi come il nuovo, Veltroni non faccia altro che smentire ciò che ha fatto il governo Prodi. Nel caso della Tav smentisce la componente verde ambientalista e la sinistra radicale che sostenevano il Professore. Anche questa vicenda dimostra come la prima ansia di Veltroni è di sconfessare non il governo in carica, ma il fondatore del Pd. È il gioco degli specchi: Veltroni parla come se fosse il leader dell'opposizione ed è evidentemente in imbarazzo quando nelle città si trova a fianco un ministro o un sottosegretario del governo attuale". Sul tema infrastrutture non s'è andati molto più in là anche se a fianco di fini sedeva Martinat, viceministro alle Infrastrutture nel governo Berlusconi e che ambirebbe a fare il bis, ma questa volta da titolare, nel probabile, futuro governo del Cavaliere. "Magari accorpando più ministeri omogenei, compreso quello dell'Ambiente" scherza, ma non smentisce, Martinat. A fare gli onori di casa al Presidentissimo c'era tutto lo stato maggiore di An, candidati compresi, da Ghiglia a Siliquini, da Fluttero a Marco Zacchera, più qualche volto nuovo come Alessandro Ruben presidente dell'ebraica Antidefamation league, e i boss di Forza Italia, in testa Obelix-Crosetto, segretario regionale azzurro reduce dalla sfiancante vicenda delle candidature, e la segretaria provinciale Caterina Ferrero. In platea, inaspettata, anche Giulia Bongiorno a Torino per rappresentare Fini in un'a causa per diffamazione. Tutti, comunque, a smentire i rimbrotti del Cavaliere arrabbiato del fatto che la campagna elettorale del PdL fatichi a decollare. "Io in provincia faccio un sacco di cose" si difende la Ferrero. E in città? "Chiedetelo a lui" risponde indicando Agostino Ghiglia. "Dopo Pasqua partiamo alla grande - spiega - perchè se è vero che alle amministrative, Udc alleato, avevamo raccolto il 29% è anche vero che alle politiche avevamo toccato il 45. Ecco, è quello il nostro bacino. Dobbiamo abbattere il totem-Chiamparino, smentire questo luogo comune secondo il quale amministra bene: non-è-ve-ro" scandisce. Intanto deve preoccuparsi delle defezioni nel suo gruppo in Sala Rossa. Dopo Lonero approdato alla destra di Storace, Ventriglia ai Circoli della Brambilla, ora s'anuncia la defezione di un fedelissimo come l'avvocato Ennio Galasso, da 40 anni con la fiamma. "E' una cosa dolorosa, ma è stato trattato male. Gli ho detto che piuttosto che finire, come sembra con Di Pietro, vada direttamente nel Pd e lo faccia pesare visto che con il suo voto Chiamparino sarebbe indipendente dai partiti della sinistra".

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Venghino signori, venghino . Non siamo al mercato, ma poco ci manca. E sull'ideale b (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Venghino signori, venghino". Non siamo al mercato, ma poco ci manca. E sull'ideale bancarella ci sono i voti dei cattolici piemontesi. La corsa al saldo l'ha provocata il Pd che al Senato non solo ha piazzato come capolista la radicale Emma Bonino e ha escluso Gianfranco Morgando, ma ha compiuto una sorta di pulizia etnica cancellando, di fatto, gli esponenti di area cattolica dei quali il meglio piazzato - nell'inutile 15° posto - è il prof. di religione e tra i più votati in Sala Rossa, Gavino Olmeo. Un po' di soddisfazione i cattolici la possono trovare solo nei collegi camerali dove trovano - in posizioni eleggibili - gente come il teodem Bobba o Calgaro di area lettiana, oppure la Ciluffo vicina a Gariglio o Giorgio Merlo di area ex-popolare. Il resto sono scartine, nel senso che - grazie al Porcellum - hanno poche possibilità di essere eletti. Ecco spiegato quindi l'entusiasmo dell'Udc che, ieri, ha presentato l'integrazione della Rosa Bianca piemontese al programma ufficiale del partito guidato da Casini. L'Unione di centro sa che il quorum dell'8 per cento al Senato è un'asticella bella alta da superare per poter mandare uno-due senatori a Roma, ma sa anche di possedere l'asso della delusione cattolica. Gli stessi ex-popolari oggi sotto le insegne di Veltroni ammettono "che si va verso un voto disgiunto: alla camera Pd, ma al Senato ci sarà chi voterà Di Pietro e chi si farà tentare dall'Udc". Che ce l'ha messa tutta per agitare campanelli e specchietti verso il campo avversario ché quello di Berlusconi attira poco dopo che Silvio ha definito il Popolo della Libertà "un partito monarchico nel vertice e anarchico nei valori". "Una gaffe" commenta Michele Vietti, leader dell'Udc torinese. Il quale ieri - miracoli del bipartitismo coatto - era tutto pappa e ciccia con una vecchia volpe della sinistra sociale qual è Sergio Gaiotti, referente locale della Rosa Bianca. Un politico sempre stropicciato e rude nel gesto e nella parola come Vietti s'atteggia - e la definizione non vuole essere offensiva - a damerino tale e tanta è la cura che mette nel coordinare pochette, camicia e cravatta. Dunque la strana coppia ha sparato tutte le sue cartucce per attirare gli "amici" cattolici sottolineando che il "Pd ha dimostrato di voler catturare i voti con la Bonino e non con i cattolici esclusi tra gli eleggibili al Senato dove ci si attende un altro pareggio e dove gli ex-ds vogliono solo gente fidata - dicono Vietti, Gaiotti e il segretario Balagna -. I cattolici devono essere coerenti con il magistero della Chiesa". \.

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Irap, i politici a caccia del numero mancante (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ALLUVIONATI. RESTITUZIONE SOMME VERSATE Irap, i politici a caccia del numero mancante Ora che tutti ne sono al corrente il numero da scrivere sul modello "F24" dovrebbe saltare fuori al più presto. Così si spera. È il codice che le imprese alluvionate dovranno indicare nella pratica per chiedere la restituzione dell'imposta regionale Irap conteggiata e pagata sul rimborso avuto per i danni della piena del 2000. Ne sono al corrente tutti perché, dopo l'appello che abbiamo lanciato una settimana fa a seguito della precisa segnalazione di un imprenditore trinese, i politici si sono messi in movimento. A tirarli garbatamente ma risolutamente per la giacca anche il comitato alluvionati Calca che ha inviato email a tutti i livelli della piramide istituzionale, dal governo in giù, senza tralasciare di interpellare i leader di Pdl e Pd, Berlusconi e Veltroni. Dietro nostra sollecitazione, alcuni politici - in modo trasversale - hanno già avviato delle verifiche. I parlamentari Mario Lovelli e Franco Stradella hanno promesso che andranno a verificare direttamente al ministero delle Finanze il motivo che impedisce di fornire il codice. Il consigliere regionale Alberto Deambrogio ha contattato la senatrice di riferimento del suo partito Daniela Alfonzi, la quale ha inoltrato una interrogazione al ministero perchè "nel più breve tempo possibile sia fornito ai contribuenti il numero richiesto". In Consiglio regionale, la questione, riferisce Marco Botta che ha presentato un'interrogazione, è stata presa in considerazione: "La presidente Bresso ha assicurato il suo interessamento". E speriamo che, con le spinte di tutti, l'inghippo si sblocchi, perchè, dice Ugo Cavallera, "ci troviamo di fronte a una situazione surreale: non solo chi ha il sacrosanto diritto alla restituzione deve sostenere l'onere di farne richiesta, ma addirittura tutta la procedura viene bloccata da un ritardo burocratico del ministero". Bene, fatto l'appello dei buoni intenzionati, adesso non ci resta che aspettare il numero: sarà il "dono" uscito da un uovo pasquale?.

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Peretti traduce Si può fare "Ai la fuma" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Giorgio Faletti VERSO LE ELEZIONI Peretti traduce Si può fare "Ai la fuma" "Sono un uditore molto interessato" IL GIORNO DI VELTRONI Politeama gremito. Il leader del pd sorpreso per l'affluenza "alle deici della mattina in un giorno feriale" La lettera di M: io, precaria sotto una spada di Damocle Lo slogan di Veltroni piemontesizzato poi cita Moro, Don Bosco, Massaja e Alfieri [FIRMA]ROBERTO GONELLA ASTI L'inglese sarà pure internazionale. Prendiamo il "Yes we can" di Barack Obama, tradotto nel "Si può fare" di Walter Veltroni. Il dialetto è un'altra cosa, resta la lingua dei sentimenti. E così, dal palco del Politeama, è spuntata la versione piemontese, già apparsa sul sito del Pd astigiano riveduta e corretta. "Nui pudima, ai la fuma" l'esortazione di Roberto Peretti. Il candidato Pd per la Provincia ha fatto da apripista a Veltroni. Emozionatissimo ha citato Aristotele e Calvino, ricordato Aldo Moro, ma anche il patriota alferese Giovanni Battista De Rolandis ("tra gli ideatori del nostro tricolore"). Spazio inoltre a Vittorio Alfieri, Giovanni Bosco e Guglielmo Massaja "perché la nostra è anche una terra di santi sociali e missionari". Senza dimenticare la Provincia Medaglia d'oro per la Resistenza. Peretti ha riflettuto sul "profondo malessere che mi attanagliava come cittadino e sindaco per lo sconforto verso una politica incapace di decidere, regno di insulti e risse". Politica che avrebbe tenuto a distanza anche Francesca Ferraris, sondaggista di 31 anni, coordinarice del circolo "Colli DiVini". "Sono una neofita, ora ho speranza ed entusiasmo - ha detto - questo è il momento di esserci, crederci e spendersi". La testimonianza ha anticipato il tema del precariato, toccato poi da Veltroni: "Ma non c'è bisogno di sposare un milionario - ha sostenuto l'imprenditrice - tanto meno se è il figlio di Berlusconi". Il leader Pd ha invece parlato a braccio, per un'ora e senza mai citare Berlusconi. "E' bello vedere i ragazzi tornare alla politica - ha esordito, sbagliando però sul primo giorno di vacanza degli studenti - noi vogliamo parlare dei problemi del Paese". "La lotta al precariato era e sarà la mia ossessione - ha aggiunto - combatterlo è la più grande battaglia del nuovo millennio". Veltroni ha letto la lettera di una precaria astigiana. "E' bellissima e terribile, potrebbe essere scritta da milioni di giovani italiani. Racconta una vita sull'argilla, di un tempo che passa come minaccia e non come opportunità". Tra le proposte, oltre a sostegni economici alle imprese che stabilizzano, il "compenso minimo legale": "A nessuno meno di mille euro al mese". Attenzione anche alla scuola, snodo della vita pubblica: "Pensate a quanto è evoluta la comunicazione: quando racconto del telefono "duplex" mi guardano quasi fossi pazzo. La scuola è invece rimasta uguale". E propone di investire sugli insegnanti: "Il loro ruolo è strategico per il destino di un ragazzo: ma c'è bisogno di stabilità, continuità didattica". Maggior autonomia ai presidi, scuole aperte anche il pomeriggio per consentire agli studenti di coltivare i propri interessi "e un anno sabbatico agli insegnanti per fare formazione". Senza dimenticare la qualità delle strutture: "Altrove fanno sport, noi fatichiamo ad avere palestre dove abbiamo ancora il quadro svedese". Grande spazio a temi più politici: "L'Italia che vogliamo non potevamo farla con Caruso e Dini insieme: il Paese ha bisogno di coesione politica. In noi non c'è entusiasmo "contro" ma entusiamo "per"". Lo ha citato dal palco come "uno degli scrittori italiani più letti". La presenza di Giorgio Faletti è stata tra "le piacevoli sorprese della giornata", parole di Veltroni. "Sono qui come uditore molto interessato" ha risposto Faletti ai cronisti che lo circondavano. Cappellino nero con visiera e sguardo attento il comico-scrittore-attore ha ricordato quando Veltroni, da direttore dell'Unità lo volle tra i collaboratori. "Non mi interesso di politica attiva e non voglio fare il Grillo. Sono un comico e annoto però che l'ultimo premio Nobel all'Italia è arrivato dal comico Dario Fo, si vede che abbiamo qualcosa da dire".Faletti ha casa all'Isola d'Elba e residenza ad Asti. "Però confesso che non mi sono interessato delle ultime vicende delle Provinciali. Lo farò prima di votare". La lettera di M., precaria di 28 anni, consegnata poco prima del comizio a Veltroni, è diventata lo spunto per il leader del Pd per affrontare il tema del precariato. Scritta al computer su una paginetta ha colpito Veltroni che l'ha letta dal palco. "Se qualche anno fa m'avessero detto che mi sarei ritrovata a quasi trent'anni senza uno straccio di lavoro fisso - è scritto nelle lettera - sarei sicuramente esplosa in una grassa risata, una di quelle risate che da troppo tempo mi sono state estorte dalla vita. Ho passato anni a studiare per costruirmi un avvenire, non dico idilliaco, ma quanto meno tranquillo e mi ritrovo qui con un impiego dignitoso, per quanto stress e mal di testa siano all'ordine del giorno, ma con una spada di Damocle che oscilla sempre più minacciosamente sulla mia testa man mano che il giorno della scadenza del contratto si avvicina". La missiva prosegue: "Ormai sono anni che vado avanti così, sei mesi in un posto, sei in un altro, tre di qua, uno di là . questa dannata precarietà è diventata la mia miglior nemica: nemica della mia psiche, dei miei nervi e dei miei maledettissimi sogni! Esiste qualcuno tra i nostri politici realmente intenzionato ad arginare questa situazione e a porre fine a questo terrorismo psicologico cui il lavoro precario si riduce?" Veltroni ha definito la lettera di M. "bellissima e terribile" e aggiunto: "Sono centinaia di migliaia di giovani in Italia in queste condizioni, non è giusto. Ci batteremo per dare un salario minimo ai giovani e favorire la stabilizzazione dei posti di lavoro ".

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Per chi vota la mafia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO Per chi vota la mafia Di peter gomez L'amico del killer che uccise Falcone, i notabili sotto processo o assolti per cavilli, i parenti stretti dei padrini. Tutti i nomi nelle liste di Udc, Pdl e Pd. Ecco il peso dei boss nelle elezioni Se le cose andranno come devono andare, se in Sicilia l'Udc supererà la soglia dell'8 per cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava "un amico personale". Si chiama Salvatore Cintola, ha 67 anni, è laureato in lingue e in vita sua è stato prima repubblicano, poi socialdemocratico e quindi socialista. Per qualche settimana ha anche militato in Sicilia Libera, un movimento indipendentista creato nel '93 per volere del boss Luchino Bagarella. Ma alla fine ha scoperto una vocazione per il centro ed è passato alla corte di Totò Cuffaro diventando deputato regionale sull'onda di migliaia di preferenze (17.028 nel 2006). Due anni fa ad Altofonte, raccontano le intercettazioni, la sua campagna elettorale era stata condotta pure dagli uomini d'onore, ma farsi votare dalla mafia non è un reato. Frequentare i boss neppure. E così la posizione di Cintola, iscritto per ben quattro volte nel giro di 15 anni sul registro degli indagati della procura di Palermo, è stata come sempre archiviata. Cintola, numero quattro del partito di Casini nella corsa a Palazzo Madama, può insomma tentare liberamente il gran salto in Parlamento. E se ce la farà si troverà in compagnia di una foltissima pattuglia di amici, parenti, soci, complici veri, o presunti, di mafiosi, 'ndranghetisti e camorristi. Sì perché mentre Confindustria espelle non solo i collusi, ma persino chi paga il pizzo (persone cioè che codice alla mano non commettono un reato, ma lo subiscono), Udc, Pdl, e, in misura minore, il Pd, di fronte al rischio mafia chiudono gli occhi. Nelle tre regioni del sud, Sicilia, Calabria e Campania, quello della criminalità è infatti un voto organizzato, al pari di quello delle associazioni dei precari (voti in cambio dei rinnovi dei contratti pubblici) o del volontariato (voti contro finanziamenti). Quanto pesi dipende dalle zone. In alcuni comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri, sposta fino al 20 per cento dei consensi. Numeri analoghi li fornisce a Napoli il sociologo Amato Lamberti che parla di una "joint venture criminale tra camorristi, imprenditori spregiudicati e e politici affaristi, in grado di orientare su tutta la regione il 10 per cento dell'elettorato". Mentre a Palermo, il vicepresidente della commissione antimafia Beppe Lumia (Pd), spiega: "I voti che Cosa nostra controlla sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere gli obiettivi: o la quota dell'8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva in caso di testa a testa. Solo alla fine della campagna elettorale, comunque, chi opera sul territorio può rendersi conto delle scelte delle cosche. è a quel punto che i mafiosi lanciano segnali: sanno di essere forti e lo fanno pesare". Già, i segnali, ma quali? I colloqui intercettati durante le ultime consultazioni narrano che Cosa nostra, quando si vede richiedere il voto, sceglie spesso la linea dell'understatement. "Allora noi ci muoviamo. Però con riservatezza, come merita lui, con molta pacatezza, capisci (altrimenti) gli facciamo danno", dicevano nel 2001 i mafiosi di Trabia a chi domandava loro un appoggio per la candidatura di Nino Mormino, l'ex vice-presidente della commissione Giustizia della Camera, oggi lasciato in panchina dal Pdl. Non è insomma più epoca di evidenti passeggiate sotto braccio con il capomafia del paese. E a Palermo, per accorgerti di cosa sta succedendo, devi saper identificare i nomi e i volti di chi distribuisce manifestini o santini elettorali. Per le politiche del 2006, per esempio, tra ragazzi del motore azzurro, l'organizzazione voluta da Marcello Dell'Utri (condannato in primo grado per concorso esterno e in secondo per tentata estorsione), figurava tutta la famiglia di Rosario Parisi, il braccio destro del boss Nino Rotolo, a cui era stato pure delegato il compito di curare uno dei tanti gazebo berlusconiani. Nel quartiere popolare della Kalsa, invece, fino a venti giorni prima delle amministrative non si vedeva un manifesto. Poi, una bella mattina, sulla saracinesca del negozio vuoto del più importante latitante della zona qualcuno aveva appeso un' immagine del sindaco Diego Cammarata (verosimilmente all'oscuro di tutto). Era il via libera. Mezz'ora dopo i muri dell'intero quartiere, come gli abitanti, parlavano solo di lui. Non deve stupire: la mafia, anzi le mafie, sono ormai laiche, non sono a prescindere di destra o di sinistra, e prima della chiamata alle urne fanno dei sondaggi. Come ha raccontato il pentito Nino Giuffrè l'organizzazione ha uomini ovunque in grado di percepire gli umori dell'elettorato. Poi, quando diventa chiaro chi può vincere, stringe accordi con chi è disponibile al dialogo. O imponendo candidature, o offrendo voti in cambio di soldi, appalti o favori. Anche per questo, e non solo per distrazione, nelle liste oggi c'è finito di tutto. In Sicilia, per esempio, presentare Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento, è stato come segnare una svolta. Cintola a parte, l'Udc fa correre alla camera Francesco Saverio Romano, tutt'ora indagato per concorso esterno; Calogero Mannino, imputato davanti alla corte d'appello di Palermo; e Giusy Savarino, che solo un mese fa ha visto il Tribunale inviare, al termine del processo 'Alta Mafia', alcuni atti che la riguardano alla procura. Secondo i giudici dalle intercettazioni e dai verbali emerge come nel 2001 lo scontro sulla sua candidatura alle regionali tra suo padre, Armado Savarino, e l'ex assessore Udc, Salvatore Lo Giudice, poi condannato a 16 anni di reclusione, sia stato risolto dalla mediazione del boss di Canicattì, Calogero Di Caro. Certo, si può benissimo concordare con Pier Ferdinando Casini, il quale di fronte alle polemiche, fin qui limitate al nome di Cuffaro, ripete "non è giusto che le liste le faccia la magistratura". Resta però il fatto che il numero di suoi candidati risultati in rapporti con uomini di Cosa nostra, o coinvolti a vario titolo in indagini per mafia, è altissimo (vedi box). Troppi per ritenere che le accuse lanciate dai pentiti, secondo i quali il voto per il partito di Cuffaro negli ultimi anni sarebbe stato compatto, siano del tutto campate in aria. In questa situazione, con la magistratura che non può intervenire perché per arrivare al processo ci vuole (giustamente) la prova dell'accordo con i mafiosi, a denunciare e bonificare ci dovrebbe pensare la politica. Il tentativo della commissione Antimafia di far approvare, per iniziativa del senatore di Forza Italia Carlo Vizzini, un codice etico che impedisse la presentazione di candidati collusi almeno alle amministrative del 2007 è però rimasto lettera morta. Al primo febbraio del 2008 su 103 prefetture, solo 86 avevano inviato alla commissione una fotografia di quello che era accaduto nelle urne sei mesi prima. E stando a quanto risulta dai documenti che 'L'espresso' ha letto, mancavano, tra l'altro, all'appello le risposte delle provincie di Avellino, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Taranto e Trapani. I partiti avversari poi tacciono tutti. Il Pdl, nonostante le polemiche contro il "cuffarismo e il clientelismo", è prudentissimo. Anche perché gli azzurri in lista non si sono limitati a ricandidare il senatore Pino Firrarello, condannato in primo grado per turbativa d'asta aggravata e ora sotto inchiesta per concorso esterno, o l'ex sottosegretario Antonio D'Alì, ex datore di lavoro del superlatitante Matteo Messina Denaro, e oggi accusato dall'ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano di aver voluto il suo trasferimento per fare un piacere a Cosa nostra (sulla vicenda è in corso un'indagine e un processo per diffamazione). Negli elenchi fa capolino pure la new entry Gabriella Giammanco, ex aspirante velina, volto giovane del Tg4, ma soprattutto nipote di Vincenzo Giammanco, definitivamente condannato come socio e prestanome di Bernardo Provenzano. E poi ci sono tutti gli altri. A partire da Gaspare Giudice, assolto in primo grado dalle accuse di mafia con una sentenza in cui il tribunale sostiene di aver però "verificato con assoluta certezza" l'appoggio datogli da Cosa nostra nel 1996 e "con grandissima probabilità" anche nel 2001. Per arrivare a Renato Schifani, considerato in pole position dal 'Giornale' come futuro ministro degli Interni, sebbene negli anni '80 sia stato a lungo socio, assieme all'ex ministro Enrico La Loggia, della Siculabrokers: una compagnia in cui figuravano anche Nino Mandalà, futuro boss di Villabate, e Benny d'Agostino, imprenditore legato per sua ammissione al celebre capo di tutti i capi, Michele Greco. Insomma, meglio non discutere di mafia. Un po' come fa il Pd messo in imbarazzo dalle proteste di Beppe Grillo e della Confindustria, quando con un colpo di mano aveva tentato di escludere dalle liste Beppe Lumia. Dietro a quella scelta non è difficile vedere l'ombra del grande avversario di Lumia, il dalemiano Mirello Crisafulli, filmato mentre discuteva, dopo averlo baciato, di appalti e favori con i boss di Enna, Raffaele Bevilacqua. Da quando nel 2007 Lumia, condannato a morte da Cosa nostra, aveva definito la sua candidatura inopportuna, Crisafulli, grande amico di Cuffaro, non lo salutava più. Poi in lista c'era finito solo Crisafulli e Lumia era stato recuperato come numero uno al Senato solo quando era diventato chiaro che stava per passare con Di Pietro. In compenso tra gli aspiranti deputati del Pd è comparso Bartolo Cipriano, ex sindaco e poi consigliere del comune messinese di Terme Vigliatore, sciolto per mafia nel 2005. Meglio vanno le cose in Calabria, dove le liste di Veltroni, capeggiate dall'ex prefetto De Sena sono in buona parte pulite (al contrario di quanto era accaduto con le regionali quando la 'ndrangheta votò per il centrosinistra). Tra i democratici suscita qualche perplessità principalmente il nome di Maria Grazia Laganà, la vedova di Francesco Fortugno, il vice-presidente della regione ucciso dai clan, sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato nell'ambito delle indagini sulle infiltrazioni mafiose alla Asl di Locri. Qui, come in Campania, la battaglia con il centrodestra si profila in ogni caso all'ultimo voto. E il Pdl candida al Senato (decimo posto) addirittura Franco Iona, cugino primo del boss Guirino Iona, capo dell'omonima cosca crotonese ora in carcere dopo anni di latitanza. Nel 2005 Iona non aveva potuto correre per le amministrative con l'Udeur proprio a causa della sua ingombrante parentela. Ora, nonostante le proteste del presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione, Iona si dà da fare per raccogliere voti e ribadisce di essere incensurato. Difficile comunque che ce la faccia, al contrario di Gaetano Rao, numero 17 del partito di Berlusconi e Fini alla Camera, e soprattutto nipote di don Peppino Pesce, vecchio boss dell'omonima e potentissima cosca di Rosarno. Per uno strano scherzo del destino Rao si ritrova candidato assieme ad Angela Napoli (An), membro della commissione Antimafia e feroce avversaria della 'ndrangheta. La Napoli, insomma, ingoia amaro anche perché con lei sono candidati Pasquale Scaramuzzino, l'ex sindaco di Lamezia Terme, un comune sciolto nel 2002 dal governo per mafia in seguito a una sua battaglia, e Giuseppe 'Pino' Galati, allora leader del Ccd: un partito che l'attaccava a tutto spiano. Anche in Campania, dove solo nella provincia di Napoli, sono stati sciolti 15 comuni (in prevalenza di centrosinistra) dal 2001 a oggi, c'è incertezza. Alle prese con l'emergenza rifiuti il Pd pare essersi mosso con relativa cautela, anche perché scottato dalle indagini sul clan Misso e i suoi rapporti con la Margherita. Tutt'altra storia sono invece le liste degli avversari. In Parlamento entrerà Sergio De Gregorio, l'ex dipietrista subito convertito a Berlusconi, indagato per riciclaggio dopo che sono stati scoperti suoi assegni in mano a Rocco Cafiero detto ''o capriariello', un contrabbandiere considerato organico al clan Nuvoletta. Con lui ci sarà Mario Landolfi (An), ora costretto a fronteggiare l'accusa di essere stato appoggiato nel 2006 da un manipolo di camorristi. E c'è pure Nicola Cosentino, uno che la mafia se l'è trovata suo malgrado in casa, visto che uno dei suoi fratelli ha sposato la sorella del boss, detenuto al 41 bis, Peppe Russo, detto 'o padrino'. Insomma, c'è da stare tranquilli. Comunque finiranno le cose il 13 aprile avremo un Parlamento specchio del paese. Peccato solo che a essere riflessa, almeno nel sud, sarà anche la parte peggiore. hanno collaborato Arcangelo Badolati, Giuseppe Giustolisi, Roberto Gugliotta e Claudio Pappaianni LA questione CRIMINALe? affare del sud, come i rifiuti di roberto SAVIANO La speranza non ha un volto solo: ne ha dieci, cento, mille, centomila. Volti di ragazzi che sfilano con gioia, opponendo allegria alla cupezza di chi schiaccia il loro futuro, lo soffoca, umilia, disintegra. Volti di ragazzi che con quell'allegria urlano la voglia di libertà, la disperazione per un destino senza nulla in cui credere. La loro marcia era scandita da un elenco senza fine, rilanciato da tutti gli altoparlanti come nelle feste di paese si fa per le musichette: la cantilena ossessiva di un rosario doloroso che unisce in una catena settecentocinque nomi. Settecentocinque cadaveri, settecentocinque giusti, settecentocinque vite che si sono spente ma non piegate lottando contro la mafia: un sacrificio di massa che permetteva a quei ragazzi di marciare senza minacce. La litania dei martiri era infinita, la lista ricominciava sempre dall'inizio, come se la speranza di legalità potesse risorgere soltanto dal sacrificio, dal sangue versato per rendere fertile la terra desolata. Neppure il miracolo di Bari ha smosso qualcosa, neanche l'ondata umana che nel segno di Libera ha riunito tanti ruscelli in unico gesto di rivolta ha dato una scossa ai media chiusi nel torpore di una quotidianità disillusa e alla politica di una campagna elettorale dove si fatica a trovare un contenuto dietro le parole. Mafia è una parola rara e banalizzata, bisogna maledirla per copione e poi dimenticarla in fretta per andare avanti con comizi che devono sempre occuparsi d'altro. Sarebbe stato meglio se mafia fosse stato un termine pericoloso, di quelli che fanno da calamita all'odio, una parola che si fa carne viva di impegno. L'hanno formattizzata, diventa un punto in scaletta, per condire l'introduzione del discorso come i saluti di circostanza. O peggio del peggio, da relegare nelle regioni meridionali. I leader di centrosinistra e centrodestra non se ne sono occupati? - mi è stato risposto solo pochi giorni fa -, ma lo faranno più avanti, quando arriveranno nel Sud, lo faranno a Napoli quando chiuderanno la campagna. Lo faranno a sud, come per i rifiuti più velenosi che nessuno sa dove buttare e si mandano a inquinare una terra contaminata e condannata. Lo faranno a sud, come se la potenza della criminalità organizzata non riguardasse il nord, come se la ricchezza dei traffici mafiosi non arricchisse le banche padane o se i voti manovrati dai padrini non condizionassero i palazzi romani. Il perimetro del problema agli occhi della politica si è ristretto da piaga planetaria ad affare locale: come se i Kalashnikov avessero sparato e ucciso a Duisburg per una lite di campanile o i casalesi colonizzassero Aberdeen per imparare meglio l'inglese. 'Ndrangheta, camorra e mafia, anzi, come le chiamano gli affiliati, Cosa Nuova, Sistema e Cosa Nostra sono oggi più di ogni altro il 'potere forte'. Quello che controlla direttamente un terzo del paese, quello che è infiltrato in tutto il territorio e ha facoltà di condizionare indirettamente interi settori dell'economia - i trasporti, gli ospedali, i subappalti edili, le catene di supermercati, la produzione tessile, il comparto agricolo, l'industria alimentare, le candidature dei primari, la distribuzione di benzina, i centri commerciali - come un cancro le cui metastasi si sono già diffuse in ogni parte d'Italia e persino d'Europa. Il potere che decide con quale parte politica schierarsi, quello capace ormai da decenni di sottomettere la politica dei propri territori d'origine e persino di quelli d'investimento al punto di non avere più bisogno di accedere a coperture di livello superiore. Le mafie oggi possono farne a meno perché si sono fatte più ciniche, più realistiche, e perché sono diventate infinitamente più potenti e indefinite, allo stesso tempo arroganti e mimetiche. Parlarne, affrontare il problema significa rischiare di perdere un numero troppo alto di consensi, ecco perché. Così tutti si limitano a commenti di solidarietà con le vittime e gli inquirenti, complimenti alle forze dell'ordine, generici appelli alla moralità e alla lotta alle mafie. A Palermo le denunce dei commercianti per la prima volta fanno arrestare gli estorsori, è una rivoluzione che per loro merita giusto il tempo di un comunicato. E poi tutto tace di nuovo. Ma perché siano le mafie a tacere per sempre bisogna fronteggiarle senza compromessi, anche a costo di perdere le elezioni nell'immediato per 'vincere' col tempo, una ricchezza e una libertà inestimabili - la salvezza del nostro paese. L'unica che potrà non far sentire l'Italia un paese determinato dal potere criminale. Nessuno crede che il compito della politica sia di costruire paradisi: che il fato ci scampi da questa maledizione. Nessuno può pensare che ci siano ricette taumaturgiche, che basti un po' di decisionismo e di buona volontà per risanare ciò che per decenni è stato lasciato incancrenire. Ma si smetta di trattare i cittadini come appartenenti a due tifoserie opposte che non possono far altro che scegliere fra l'una e l'altra fazione e con questo si assumono ogni responsabilità di quel che accade dopo le elezioni. Si smetta di chiedere loro con chi stanno. Inizino piuttosto i partiti a dire attraverso scelte chiare in che modo vogliono stare con i cittadini. Scelte che non siano di comodo e di compromesso, che non mirino a un rinnovamento di facciata senza il coraggio di disfarsi dei meccanismi che portano in cambio voti sicuri. Inizino pure dalla fine, se non hanno altro da dire prima. Walter Veltroni sarà a Napoli, pochi giorni prima del voto, lì sappia trovare parole che nessun cittadino e nessun mafioso possano mai dimenticare. Il boss scrisse: mai con gli ex comunisti come Veltroni Partiti, politici e ideologie nel manifesto elettorale del mafioso che si suicidò in cella "Caro Salvo, ti ringrazio per il pensiero e mi auguro che quando leggerai questa mia anche tu starai splendidamente bene". Inizia così la missiva che il boss della Stidda Salvatore Grassonelli, morto l'anno scorso suicida nel carcere di Secondigliano a Napoli, mandò nel gennaio 2003 all'amico Salvatore Madonia, boss di Cosa Nostra incarcerato nel carcere di massima sicurezza dell'Aquila. Nella lettera, dopo i convenevoli, il padrino di Porto Empedocle spiega le sue nuove simpatie politiche: comunista come il padre, dice di aver cambiato idea dal lontano 1983. "Non posso dirti per lettera perché mi sono dimesso, un giorno se ci incontriamo te lo dirò...Mi dici che sei un comunista. Mi parli di garantismo. Beato te che sei così ottimista, io nell'ultimo decennio con le sinistre al potere non l'ho visto. Ti ricordo solo cosa disse Scalfaro: 'Io non ci sto'. Io non arrivo dove arriva Augusto, io mi sento un liberal democratico". Il messaggio sembra chiaro: non votare a sinistra, per nessun motivo. Grassonelli attacca i leader, uno per uno. "Volevo ricordarti" scrive "che anche Veltroni ha detto di non essere mai stato comunista. Il signor D'Alema una volta nella trasmissione di 'Pinocchio' disse che lui non sarebbe mai andato a fare il presidente del Consiglio se non fosse stato eletto dal popolo. Dopo qualche mese, con un colpo di mano per non dire di Stato, eccolo presidente". Ce ne è per tutti: Rutelli e Mastella sono quelli "che hanno girato tutti i partiti", mentre al boss risulta incomprensibile come mai Giuliano Amato, "braccio destro di Craxi, è uscito illeso da Tangentopoli. Pensa bene chi sono i truffaldini". Se il comunismo è stato "un'utopia" e dopo gli anni Sessanta non c'è stato "più bisogno di comunismo nel mondo", Grassonelli esaltava in un crescendo la sua inversione a U. "Ti faccio sapere che sto con Oriana Fallaci. Sto con l'Occidente. Viva l'America, compresi i nostri alleati. Sono per la globalizzazione. D'altronde i comunisti erano per l'Internazionale, oggi sono diventati no global. Chi sono i truffaldini?". Il record dell'Udc I tanti candidati coinvolti in indagini Sono tutti innocenti e anzi, in alcuni casi, sono vittime della mafia o delle loro parentele. Ma l'elenco dei candidati Udc il cui nome spunta nelle indagini fa lo stesso impressione. E racconta storie che meriterebbero una riflessione politica e non giudiziaria. Ma a Palermo non si discute di Luigi Vallone, nipote di un uomo politico in rapporti con Cosa nostra, a lungo pedinato dai carabinieri nella speranza di catturare Bernardo Provenzano. O di Rudy Maira, processato e assolto per concorso esterno, dopo che il tribunale aveva derubricato le accuse in voto di scambio semplice e dichiarato il reato prescritto. Non si parla di Nino Dino, ras delle preferenze, indicato dal pentito Nino Giuffrè come uno dei mediatori tra Provenzano e la politica regionale. O di Mimmo Turano che ha visto l'azienda di famiglia colpita da attentati in previsione della richiesta di pizzo. Quando i nomi finiscono sui giornali piovono invece solo le smentite e gli annunci di querela. E poi torna tutto come prima.

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Silenzio su Gomorra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIMO PIANO Silenzio su Gomorra Di GIORGIO BOCCA Le minacce dei boss in tribunale contro il pm, Saviano e una cronista sono una dichiarazione di guerra. Ma dai politici solo tiepide reazioni Il fatto: alla Corte d'Assise di Napoli il difensore di due camorristi presenta un'istanza di legittima suspicione perché lo scrittore Roberto Saviano, la giornalista Rosaria Capocchione del 'Mattino' e il magistrato dell'antimafia Raffaele Cantone (il primo con il libro 'Gomorra', l'inchiesta sull'associazione mafiosa, la seconda per gli articoli sul 'Mattino' di Napoli, il terzo per la sua attività all'antimafia) avrebbero influenzato la corte. L'istanza è firmata da due camorristi di Casal di Principe, i cosiddetti casalesi, ed è irridente e minacciosa. Saviano è chiamato il "presunto romanziere", per dire che ha inventato favole, la Capocchione "pennivendola", entrambi d'accordo con il magistrato "calunniatore". I firmatari sono: il camorrista Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, latitante da 12 anni, entrambi già condannati in primo grado all'ergastolo. E Antonio Iovine è considerato l'organizzatore del traffico di rifiuti della Campania. Ci si chiede: perché i camorristi di Casal di Principe ostentano una tale arroganza verso i giornalisti e i giudici? E perché una tale arrogante provocazione passa quasi sotto il silenzio dei politici e dei media? L'arroganza è una tradizione dei camorristi di Casal di Principe e del loro leggendario capo dal nome salgariano di Sandokan: grande bandito che insultava, minacciava, taglieggiava i suoi impauriti concittadini. La scarsa attenzione dei politici e dei media si può spiegare con la vigilia elettorale, con la vecchia regola dei politici di 'non parlar di corda in casa dell'impiccato', qui del sistema mafioso che si è allargato dalla Sicilia all'intero Meridione ed è risalito al Veneto e alla Lombardia. Un argomento scomodo, l'inchiesta di Saviano nel libro 'Gomorra'. Per toglierselo dai piedi le nostre autorità volevano relegarlo in una 'località protetta', cioè all'Asinara, dove erano stati reclusi i brigatisti rossi; ora Saviano, cui va la mia piena solidarietà e quella dei giornalisti de 'L'espresso', vive chiuso in casa e ha una scorta dei carabinieri. Di solito le istanze per la legittima suspicione vengono depositate agli atti senza darne lettura. Ma in questo caso l'avvocato difensore ha potuto leggerla in aula: 60 pagine di insulti e minacce, senza che nessuno dei magistrati presenti reagisse; non era mai accaduto nulla del genere. La richiesta di legittima suspicione ricorda le dichiarazioni di guerra allo Stato da parte dei corleonesi quando passarono all'uccisione di magistrati e poliziotti. Silenzio dei leader moderati, un breve comunicato Ansa di Veltroni e Bertinotti, una telefonata di Napolitano al direttore del 'Mattino': "Esageruma nen", come diceva Norberto Bobbio. n un attacco alla democrazia di Paolo Biondani Il giudizio dell'ex procuratore antimafia Vigna: 'Le Br in aula si facevano tacere' Piero Luigi Vigna, l'ex procuratore nazionale antimafia, giudica "estremamente grave" la nuova e "raffinatissima" campagna intimidatoria lanciata da due boss della camorra casertana contro il pm Raffaele Cantone, lo scrittore Roberto Saviano e la cronista giudiziaria del 'Mattino' Rosaria Capacchione. Vigna è stato uno dei primi magistrati a svelare il pauroso livello di potere raggiunto dai clan campani: già 25 anni fa, quando era procuratore a Firenze, l'inchiesta sulla strage del treno di Natale (23 dicembre 1984, 16 morti e 267 feriti) l'aveva portato a indagare sulle trame più segrete del 'terrorismo mafioso'. E un qualcosa di eversivo, "forse il primo segnale di un nuovo attacco alla nostra democrazia e alla nostra economia", Vigna lo vede riemergere in quelle 60 pagine di veleni contro la giustizia e l'informazione che due capi assoluti del potentissimo clan dei casalesi, Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, sono riusciti addirittura a far leggere in aula, durante il processo d'appello che potrebbe portare alla conferma delle loro condanne all'ergastolo. Cominciamo da qui, dottor Vigna: non era mai successo che due presunti boss della camorra, condannati in primo grado per mafia e omicidi, oltre che inquisiti come padrini del traffico di rifiuti, riuscissero a pubblicizzare, davanti a una Corte d'assise d'appello, un documento che calunnia e minaccia tre figure simbolo della lotta alla mafia sul loro territorio. "Il clan dei casalesi è da molti anni l'organizzazione, anzi l'alleanza tra gruppi criminali, più forte e coesa. Con questo attacco pubblico è chiaro che quei boss si sono fatti portavoce di tutti i numerosissimi clan - se ne contano circa 300 - che non sopportano più di vedere confermati, con le condanne e i sequestri di beni, i risultati delle indagini che mettono in discussione il loro potere economico. Attaccare in aula i nemici della camorra significa riaffermare la propria supremazia territoriale. Ma è sicuramente plausibile, purtroppo, anche l'ipotesi peggiore: un via libera a possibili attentati eccellenti, soprattutto se i giudici e i giurati popolari confermeranno le condanne". Gli insulti e le calunnie contro il magistrato e gli "pseudogiornalisti prezzolati dalla Procura" sono senza precedenti anche nella forma: una richiesta di spostare il processo in base alla legge Cirami, firmata personalmente dai due presunti boss e letta in aula dal loro avvocato. Finora, anche nei casi più famosi (processi a Previti e Berlusconi a Milano), le istanze erano state solo depositate. Ma ora c'è un documento chiaramente intimidatorio, con tanto di "invito al signor Saviano e ad altri come lui a fare bene il proprio lavoro", che entra nel processo senza che nessun magistrato fermi il proclama camorrista. "Beh, ai tempi del terrorismo politico, quando i brigatisti cercavano di leggere le loro rivendicazioni, i giudici sono sempre intervenuti per impedirlo, per bloccare sul nascere qualsiasi accenno di apologia dei reati o di minaccia agli inquirenti. Sul caso di Napoli non mi pronuncio. Forse ha pesato il fatto che il documento non si presentasse come una plateale rivendicazione di delitti: era un'intimidazione più indiretta, più raffinata, presentata sotto la veste giuridica di un'istanza di per sé legittima. Detto questo, il contenuto minatorio a me sembra vistoso". Il procuratore generale di Napoli ha aperto un fascicolo che ipotizza una "strategia camorristica" e a questo punto non nasconde di temere azioni clamorose. Secondo la sua esperienza, chi rischia di più? "Di solito il primo nemico è il pm. E solo di riflesso il cronista giudiziario. Ho letto però che il collega Cantone non aveva istruito quel processo e da qualche mese non fa più il pm. Anche per questo penso che il vero obiettivo sia Saviano. Un libro come 'Gomorra' ha rivelato, direi quasi scoperto, la vastità del potere economico della camorra. Oltre a smascherarne gli interessi, l'opera di Saviano ha colpito l'immagine dei boss e il loro consenso nell'ambiente sociale, che è una forma di controllo del territorio. Per il clan dei casalesi è un danno enorme". Questa storia di intimidazioni camorriste in un'aula di giustizia è piena di singolarissime coincidenze. Per dirne una: proprio quel giorno il 'Corriere' pubblicava l'intervista di Saviano con la denuncia che "la lotta alla mafia è la grande assente di questa campagna elettorale". "Il silenzio della politica sull'emergenza delle mafie è davvero assordante. Mentre le regioni del Sud raccolgono solo il 4 per cento degli investimenti stranieri, gli economisti stimano che la criminalità organizzata produca ricavi per 100 miliardi di euro all'anno. E questa massa imponente di denaro sporco crea imprese mafiose che fanno concorrenza sleale e prevalgono sulle aziende pulite: i boss e i loro prestanome non hanno bisogno di crediti bancari e possono ritardare i pagamenti, escludere il sindacato, tagliare i salari, far lavorare in nero, imporre contratti. Al di là di estorsioni, omicidi e attentati, almeno quattro regioni sono strangolate da un'intimidazione economica generale. Eppure i politici che parlano di mafia sono pochi e isolati. I segnali di risveglio ci sono, almeno in una parte della Sicilia, ma nessun partito mette la lotta alla mafia al centro della campagna elettorale. Mah... Forse pensano che si debbano prendere voti anche lì".

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La sarabanda della magliana Perché Berlusconi gioca sulla compagnia aerea la sua più forte carta elettorale (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Il piano B: prima il default, poi il voto Punta al fallimento da addossare a Prodi La cordata azzurra non c'è, lo dice Passera Dovevano essere i salvatori di Alitalia. I "coraggiosi" della cordata nazionale anti-francese. Ma gli attori dello scenario di mezzanotte, evocati l'altra sera da Berlusconi tra un brindisi e l'altro per la festa di compleanno di Bobo Maroni, sono sfumati uno dopo l'altro nello spazio di un mattino: da Air One non è arrivata alcuna controfferta, come confermato dall'ad di Alitalia Maurizio Prato. Banca Intesa resta alla finestra e l'ad Corrado Passera ha dichiarato che "non c'è nulla sul tavolo" e che "non è possibile fare nessun tipo di offerta conoscendo la situazione solo dall'esterno". Resterebbero i figli di Berlusconi, ma "collaboreranno al salvataggio solo se qualcuno glielo chiederà", ha precisato ieri il genitore. E dunque? Parrebbe una disfatta su tutta la linea. Invece per Berlusconi l'operazione Alitalia può già dirsi riuscita. Air France è sotto scacco del futuro probabile esecutivo. Il governo Prodi, il convitato di pietra della campagna elettorale, è tornato al centro dell'attenzione, esposto al tiro incrociato dell'attualità. Il candidato Walter Veltroni è ora assediato su tutti i fronti: al sud la spazzatura, a Roma la "svendita" di Alitalia, al nord l'effetto Malpensa. E il Cavaliere attende con ansia i sondaggi della prossima settimana, quelli che dovrebbero registrare la "piena" del caso. Ma il colpo vero è previsto qualche giorno prima delle elezioni: perché se il 31 marzo Air France uscirà di scena, il fallimento della compagnia di bandiera sarà la notizia che accompagnerà gli italiani al voto del 13 aprile. "E per responsabilità esclusiva del governo", come sostiene già oggi Berlusconi. Il quale, alle obiezioni di protagonismo interessato, di strumentalizzazione elettorale o di correità nel default si prepara a ribattere facendosi scudo del "sistema paese". Non io, sostiene, sono mobilitato a scongiurare il "regalo" ai francesi: è la Confindustria di Emma Marcegaglia "preoccupata" per il futuro dei suoi associati privati del nodo Malpensa, sono i sindacati a denunciare l'"impopolarità" del piano Spinetta e a chiedere come me un prestito ponte. "Perché - ha detto ieri Berlusconi ai suoi - se Epifani dice che l'offerta Air France è irricevibile va bene e se invece lo dico io sono animato da secondi fini?". Secondi fini della cui esistenza non dubita più palazzo Chigi, dove ormai si ritiene che il gioco del Cavaliere abbia una precisa road map : accompagnare l'Alitalia al fallimento e quindi, una volta al governo, favorire soluzioni nazionali, magari sotto forma di "spezzatino", tra una recriminazione e l'altra sul "dilettantismo" prodiano. Tra il premier e Berlusconi è andato in scena ieri il più classico dei giochi del cerino. A dispetto delle smentite, il leader del Pdl ha ribadito che una cordata italiana è "pronta". Prodi, confortato dalla copertura di Walter Veltroni, è andato subito a vedere le carte. In mattinata ha chiamato il rivale di sempre al telefono, che gli ha chiesto l'erogazione di un prestito per preparare il terreno ai nuovi acquirenti. "Quali acquirenti?", ha chiesto Prodi. "Senza un piano serio, per l'Europa il prestito è aiuto di Stato". Ma, sulla "cordata", Berlusconi non ha spiegato al premier nulla in più di quanto detto in pubblico. E il cerino è rimasto in mano al governo. "Se c'è un compratore venga fuori subito", ha detto Tommaso Padoa-Schioppa. Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, respinge il pressing che arriva dal Pd: "Ci si rivolge a noi come se stessimo al governo, ma non ci siamo noi a palazzo Chigi...". Come dire: il fallimento è tutto intestato a Prodi. Che ieri non ha ricevuto nuovi segnali da Spinetta. Il Prof punta ancora su Air France, ma il barometro volge al brutto: "A questo punto - si spiega dalle parti del premier - dipende tutto da quanto Spinetta si è spaventato per le parole di Berlusconi. Ma quando un presidente del Consiglio in pectore definisce "arrogante" un'offerta, non c'è da essere ottimisti". Stefano Cappellini 21/03/2008.

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Ring colpi sotto la cintola nel nord forse fatali per il pd (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ring colpi sotto la cintola nel nord forse fatali per il pd Sulla pensione e l'Alitalia un micidiale uno-due per W. La campagna elettorale adesso è giunta a un punto di svolta C'è la svolta della campagna elettorale. Dopo settimane di slanci veltroniani, due contropiede di Berlusconi hanno messo a segno forse i punti decisivi. Ovviamente non festeggiamo. Ma non è utile neppure mettere la testa nella sabbia. L'uno-due del Cavaliere è avvenuto, non per caso, nel giro di pochi giorni, forse di poche ore. L'attacco di Fini al pensionato-baby Veltroni è stato clamoroso. Certo non è stato un gesto di fair play, visto che fino a quel momento l'atteggiamento di Veltroni verso l'altra parte era stato sostanzialmente corretto. Un colpo sotto la cintura che stupisce soprattutto per aver trovato impreparata la vittima. È singolare come un esperto di campagne elettorali, e di campagne all'americana, come Veltroni non abbia capito che quando si sceglie una così totale esposizione personale bisogna avere una totale trasparenza. Sarebbe stato sufficiente che Veltroni avesse comunicato in tempo tutta la propria situazione finanziaria e patrimoniale e nulla sarebbe accaduto. Inutile invocare la privacy. Se vuoi l'America ti prendi l'America e in America l'uomo pubblico non ha diritto a privacy. L'altro colpo sotto la cintura Veltroni e l'intero Pd lo stanno ricevendo sulla vicenda Alitalia. Il candidato del Pd ha impegnato tutte le proprie carte in un giro del Nord ricco di successi e di piazze piene, per tentare di correggere l'immagine di una sinistra riformista troppo romanocentrica e meridionalizzata. La stessa candidatura di Massimo Calearo appartiene a questa strategia volta a sollecitare una nuova immagine dei democratici veltroniani. L'altolà brutale all'affaire Air France da parte del centrodestra e in particolare di Silvio Berlusconi ha segnato una novità dalle molte facce. Prima di esaminarle guardiamo al quadro d'assieme. Il disastro Alitalia ha molti padri e sarebbe ingiusto addebitarlo al solo governo Prodi. Ma di disastro si tratta. Un disastro che fa parte di una lunga tradizione di governo italiano, questa sì bipartisan, tesa a rinviare le scelte scomode. In queste stesse settimane la proposta che ha raccolto più successo a proposito del dossier-Malpensa porta un nome inquietante: "moratoria", cioè rinviare, non far nulla. Alitalia è una dei capitoli peggiori del bilancio di questo Paese. Uno di quei problemi che vanno affrontati con la necessaria celerità e fermezza. Era tardi anche ieri. Non so quanta responsabilità ha il governo in questa faccenda e non so se la proposta Air France vada accettata. So, come tutti gli italiani da qualche ora, che c'è stata la svolta impressa da Berlusconi: una cordata italiana che vedrà all'interno i figli del Cavaliere. L'iniziativa di Berlusconi assesta un colpo duro alla credibilità del governo e dello stesso Pd. Andiamo più in profondità. È del tutto evidente che una soluzione Alitalia imperniata su una cordata a cui partecipano i figli del probabile prossimo premier aggrava il conflitto d'interesse. Dal punto di vista della comunicazione di massa, tuttavia, Berlusconi gioca un carta d'oro. È come se dicesse: intervengo perché non c'è altra soluzione, se l'aveste trovata non saremmo intervenuti, il conflitto d'interesse è frutto dei vostri errori. Di fronte a quella parte di Nord che si riconosce nella questione Malpensa, Berlusconi si presenta come il salvatore. In generale Berlusconi si presenterà come il deus ex machina che tira fuori un'azienda del paese da una situazione di morte non salvata da un governo di centrosinistra. Mettetela come volete, è un gran colpo di teatro. Tuttavia, il Cavaliere qualche spiegazione la deve dare. Una su tutte. Se la carta "italiana" era così a portata di mano perché aspettare l'ultimo minuto per giocarla? E perché l'ultimo minuto coincide con l'ultimo tornante della campagna elettorale? Non avrebbe dato prova di senso dello Stato il Cavaliere proponendo da subito quella soluzione che oggi viene presentata come frutto di una debacle del governo uscente? Sono domande che hanno alle spalle un'idea della politica bipartisan. Che non vuol dire "inciucio", ma comune senso di responsabilità verso il proprio paese. L'uno-due di Berlusconi forse è già decisivo per stabilire chi sarà il vincitore delle prossime politiche. Veltroni ne può ricavare una lezione. Ha fatto scelte che resteranno nella storia politica italiana, soprattutto quella, piena di significati, dell'andare da solo. Ma, come diceva quel presidente asiatico, questa faccenda non è un pranzo di gala, soprattutto non è il galà delle debuttanti. 21/03/2008.

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Nonsolomadia di alcuni viene nascosto perfino il volto agli elettori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nonsolomadia di alcuni viene nascosto perfino il volto agli elettori I Pizzaballa del Pd, tutti i candidati senza figurina Dal territorio chiedono: "Evitate che facciano campagna" Altro che Marianna Madia. Della capolista Pd alla Camera, almeno, l'elettorato attivo di Lazio 1 - che volente o nolente la spedirà dritta dritta sui banchi di Montecitorio - sa che è alta, bionda e che i lunghi capelli ricci preferisce tenerli legati. Sono più o meno le uniche informazioni a disposizione del cittadino-elettore e già questo sembra l'ennesima irrisione alla democrazia rappresentativa. Per quanto sia paradossale c'è di peggio. Di molto peggio. Basta scorrere l'album del Pd per scoprire che è pieno zeppo di figurine mancanti. Introvabili come la celeberrima icona adesiva di Pier Luigi Pizzaballa, portiere degli anni Sessanta e Settanta, consegnata alla leggenda (metropolitana?) come il pezzo più raro delle collezioni Panini. I (futuri) onorevoli Pizzaballa del Pd sono tutti, per dirla in politichese, "paracadutati dal nazionale sul territorio". Come Luciana Pedoto, la cui biografia è, almeno per adesso, riassumibile in tre sole parole: "segretaria di Fioroni". Sarà senz'altro vero che, come ha detto il ministro della Pubblica istruzione al Corriere , "Luciana è una con tre palle". Così com'è certificato che a Fioroni le suddette girano quando sente dire "che Luciana è una segretaria". La questione non riguarda il dibattito raccomandati sì - raccomandati no, tema ormai masticato e rimasticato. Il punto è tutto in una domanda: che faccia ha la Pedoto? Un autorevole esponente del Pd, uno di quelli che ha partecipato al tavolo delle liste, dietro la garanzia di anonimato confida: "Tanto ero curioso di sapere com'è fatta che ho chiesto alla mia segretaria di fare una ricerca di immagini su Google . Hai visto mai... Invece m'ha detto che non c'è stato verso. Digitando "Luciana Pedoto" sulla stringa del motore di ricerca esce persino una vecchia immagine di Veltroni sindaco e Berlusconi che si stringevano la mano". Ma dell'immagine di "Lucianetta" (il copyright è di Fioroni), numero 6 delle liste del Pd in Campania 2, nessuna traccia. Nella circoscrizione in cui sarà eletta non l'ha vista nessuno. Come nessuno, giù in Campania, ha avuto modo di incontrare Giulio Santagata (numero 3, Campania 1) o Silvio Sircana (numero 5, al Senato). Non che sia tutta colpa loro, anzi. Sul tema "paracadutati", infatti, tutti i Pd regionali hanno inviato un telex a Sant'Anastasia: "Fate in modo che non si facciano vedere da queste parti". Che è meglio , come ripeteva ossessivamente Puffo Quattrocchi. Per scongiurare beffe maggiori, poi, qualche mente sopraffina ha avuto la geniale idea di tenere tutti i Pizzaballa più scomodi in quarantena, al riparo dai giornalisti. Gira persino una specie di libretto di istruzioni: 1) non rispondere a telefonate che arrivano da numeri corti, posso essere i centralini delle redazioni dei giornali; 2) non rispondere mai a telefonate che arrivano da numeri anonimi; 3) evitare di rispondere a numeri di cellulare che non si conoscono; 4) mettersi, se possibile, in ferie, o aspettare tranquillamente da casa che arrivi il 14 aprile. L'ultima ipotesi è preclusa a Piero Martino, che fa il "capo ufficio stampa del Pd", Pizzaballa dell'album dei paracadutati dal loft in Sicilia. Così ne ha scritto un giornale della Trinacria. "Il suo rapporto con la Sicilia è legato ad alcuni amici che abitano nell'isola. Ma, se eletto, promette di "mettersi a disposizione, da comunicatore, per fare da megafono in Parlamento delle esigenze della regione" (...) "Anche se non sono siciliano - ha dichiarato Martino - saprò farmi conoscere"". Per conoscerne almeno la faccia, visto anche in questo caso Google non dà soddisfazioni, qualche curioso elettore siciliano è obbligato a fare le poste alla sede nazionale del Pd, dove il capo ufficio stampa si reca quotidianamente, a metà mattinata, mazzetta-di-giornali-intonsa-sotto-braccio. E pensare che in Sicilia s'è sfiorato più di uno psicodramma. Ad esempio quando per un Martino con seggio blindato (al pari di Daniela Cardinale, di Salvatore), s'è corso il rischio di un Lumia appiedato. "Il discorso liste non si riapre", aveva dichiarato Franceschini rispondendo (anche) a quelli che si lamentavano per l'esclusione del vicepresidente dell'Antimafia dal Parlamento. Poi Veltroni in persona lo ha riaperto e, grazie al sacrificio di Ignazio Marino (chirurgo che all'Ismet di Palermo ha salvato parecchie vite umane), che correrà solo nel Lazio, ogni polemica si è placata. Salvo probabilmente riaprirsi quando verranno fatti i conti sui "benefici" (virgolette d'obbligo) che le liste siciliane del Pd per il Parlamento avranno dato alla causa di Anna Finocchiaro, impegnata nella campagna elettorale per le regionali. Per tanti ignoti Pizzaballa in quarantena, ci sono altri candidati che la campagna la vorrebbero fare ma, semplicemente, non possono. Come Emma Bonino, che si lamenta perché non la chiamano a fare le iniziative in Piemonte (ma oggi, recita un comunicato del Pd, sarà al cinema King Kong di Torino in compagnia di Mercedes Bresso e Evelina Christillin). O Gerardo D'Ambrosio, prossimo alla rielezione al Senato, in Lombardia, che dice: "Ho dato la mia disponibilità a fare campagna. Mi hanno detto che mi faranno sapere...". Altra storia sono i big. Un esempio? Come usava ai bei tempi, Franco Marini, presidente del Senato, abruzzese ma candidato anche nel Lazio, si è messo prontamente in contatto con la segreteria regionale della sua circoscrizione elettorale. "Latina, Viterbo, Rieti, Frosinone, Castel Gandolfo... Io ho già delle iniziative in programma. Come ci organizziamo per le altre?". Non solo. Pare che il presidente del Senato non abbia mancato a nessuna delle riunioni di programmazione con gli altri candidati. Durante una di queste, avrebbe addirittura chiesto: "Come ci muoviamo coi manifesti? Posso mettere la mia faccia?". Altra scuola. Mica Pizzaballa. 21/03/2008.

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Veltroni e le anime del Pd: al bivio tra Epifani e Prodi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-21 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Il candidato premier tra scelta di mercato e no dei sindacati Veltroni e le anime del Pd: al bivio tra Epifani e Prodi SEGUE DALLA PRIMA Veltroni è così costretto sulla difensiva proprio nelle settimane decisive di campagna elettorale. Ora che Berlusconi ha bocciato il piano Air France e ha preso in mano la bandiera dell'italianità, al leader del Pd tocca per la prima volta inseguire il Cavaliere e prendere una posizione. Cosa non facile, perché o incrina il rapporto con Epifani, o entra in rotta di collisione con il premier che ha "condiviso" i termini della trattativa di Padoa- Schioppa con Spinetta. Veltroni non si aspettava che nella proposta dei francesi ci fossero quegli "elementi di inusitata durezza" - specie per i risvolti occupazionali - che considera "molto difficili da accettare". Raccontano si sia infuriato non solo con palazzo Chigi e il titolare del Tesoro ma anche con i vertici di Air France, e che abbia ricevuto spiegazioni "poco convincenti ": in pratica il profilo della proposta sarebbe stato dettato dall'atteggiamento ostile di Klm, contraria all'acquisizione di Alitalia. Il capo del Pd ci ha visto "il classico gioco delle parti", ma per il momento ha preferito non esporsi. Confida che la trattativa superi la data delle urne, ma si rende conto che l'agenda della sua campagna elettorale sarà influenzata da fattori esterni. Il fattore Prodi, appunto. Ecco perché lo descrivono nervoso. Veltroni è posto dinanzi a un bivio deciso da altri: nella migliore delle ipotesi, se Air France prende Alitalia, dovrà fronteggiare le critiche dei sindacati e l'offensiva del Pdl per la "svendita " della compagnia; nella peggiore delle ipotesi, al Pd sarebbe messo nel conto il fallimento dell'azienda sotto il governo di centrosinistra. Sono le regole terribili della competizione elettorale. Come spiega infatti il democratico Realacci, su questa vicenda "per attaccare basta uno slogan, per spiegare servirebbe un seminario". Lo sa il leader del Pd, che prende tempo ma che non ha più molto tempo. Anche perché - oltre al bivio dinanzi a cui l'ha posto il governo - deve trovare un punto di equilibrio anche nel suo partito. Sull'"affaire Az" nel Pd convivono linee diverse. C'è chi, come l'economista Rossi, invita ad aver fiducia nel ruolo di "arbitro" del mercato, ricorda che "se Alitalia è crollata la colpa è della politica e dei sindacati", e attacca l'iniziativa di Berlusconi: "Le cordate invitate dai politici non sono mai gratuite e vengono di solito remunerate concedendo delle rendite". Ma nel partito persino chi condivide "parola per parola" il ragionamento di Rossi sottolinea come sia difficile fare discorsi sul libero mercato quando la gente è in piazza e le urne si avvicinano. Ieri il presidente della Provincia di Milano, Penati, ha chiesto per esempio al governo di tenere "la schiena dritta" e di "non accettare assolutamente " la clausola di Air France sui diritti di traffico. E soprattutto Veltroni deve tenere a mente la Cgil. Non c'è dubbio che la mossa di Berlusconi sta condizionando Epifani, che - al pari degli altri leader sindacali - ha rigettato la proposta francese pur di non farsi scavalcare. Di più, ieri i vertici di Cgil e Cisl hanno voluto verificare se l'idea della cordata italiana avanzata dal Cavaliere avesse consistenza. Dal patron di AirOne, Toto, avrebbero saputo che "non abbiamo mai smesso di lavorare al progetto", mentre l'ad di Intesa Sanpaolo, Passera, sarebbe stato più prudente: "Un nuovo piano necessita di un clima favorevole, che finora non c'è stato". Il clima, i sindacati, in questo inedito asse con Berlusconi, vorrebbero collaborare per crearlo. "E mica solo noi", rivela Bonanni: "Per il modo in cui Prodi e Padoa-Schioppa hanno gestito la trattativa, manco Alitalia fosse una cosa loro, è scoppiata la fine del mondo. Rutelli è fuori da ogni grazia, Veltroni - con cui ha parlato Epifani - è imbarazzato e non sa come uscirne". E intanto il Cavaliere ha guadagnato il centro della scena, parla con il premier, contatta banche e parti sociali, agisce come se l'imbarazzante conflitto di interessi che si porta appresso non lo appesantisse. "Perché lui oggi - spiega Caldarola - si veste da patriota, è pronto a usare persino i soldi dei figli per salvare Alitalia e Malpensa". Quella di Berlusconi sarà "una boutade elettorale, un'altra sceneggiata", come sostiene Calearo, che "da uomo del mercato" considera ormai "fuori tempo massimo" l'idea della cordata italiana e si dice "rassegnato" alla vendita ad Air France. Ma non c'è dubbio che per la prima volta nella sfida elettorale il Cavaliere mette all'angolo Veltroni. Certo la sua mossa è ad alto rischio, specie se dovesse vincere, perché - spiega Follini - "un eccesso di partigianeria oggi, domani diventerà una difficoltà di governo". Walter Veltroni: deve mediare tra le anime del Pd sulla vendita di Alitalia Guglielmo Epifani (Cgil) contrario agli esuberi proposti da Air France Corrado Passera: l'a.d. di Intesa Sanpaolo dice che non c'è un piano sul tavolo Francesco Verderami.

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Il rilancio di Casini: noi sentinella anti-inciucio È pesante fare politica (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il leader udc "Mia moglie sta per partorire e io sono in giro" Il rilancio di Casini: noi sentinella anti-inciucio è pesante fare politica ROMA - "Credo che l'unico voto utile sia quello libero. Ho visto che è stato già pubblicato su qualche quotidiano il parlamento eletto con il Pdl. Allora non andiamo neppure a votare... ". Il leader e candidato premier dell'Udc Pier Ferdinando Casini non è pentito della scelta di campo effettuata per questa tornata elettorale. Parlando ad un incontro a Verona, Casini, dopo aver osservato che il mandato degli elettori è preciso, ha detto che l'Udc "non farà il tappabuchi di nessuno". "Oggi i miei elettori - ha sottolineato - mi chiedono di essere la sentinella antinciucio tra Berlusconi e Veltroni. Se il giorno dopo le elezioni mi dichiarassi disponibile a fare alleanze con Tizio o con Caio per convenienza, tradirei il mandato. Le alleanze si fanno prima del voto". Pier Ferdinando Casini ha trovato spazio anche per aprire una finestra sulla sua vita personale. La vita di un leader politico è "gratificante, al centro dell'attenzione dei media ma anche molto pesante", ha confessato ieri sera a Vicenza nel corso di un incontro politico: "Ho mia moglie incinta che sta per partorire - ha affermato - eppure sono qui, domani (oggi ndr) sarò a Perugia e via di seguito anche in questi giorni pasquali". Per Casini si tratta "di sacrifici perché ci crediamo. Bisogna che al mattino mi guardi nello specchio perché se non ci credo io è difficile che possa fare credere qualcosa ai nostri candidati, agli elettori". Una lunga premessa, quella dell'ex presidente della Camera, per spiegare che l'Udc "di fronte a certe richieste non ha voluto abiurare non per un problema di simbolo, né di grafica, ma di sostanza. Berlusconi - ha concluso - ha consentito alla Lega quello che non ha consentito a noi". Intanto il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa attacca il Pdl sulle candidature: "Berlusconi ha preso con sè Ciarrapico, e Raffaele Fitto per non essere da meno ha preso con sè Cosimo Mele. Complimenti a entrambi". Replica Cosimo Mele, coinvolto nei mesi scorsi in una presunta storia romana di sesso e cocaina e uscito dall'Udc: "Voglio sperare di essere da oggi lasciato al di fuori di qualsiasi polemica poiché in questa campagna elettorale non intendo avere e non ho alcun ruolo attivo, se non quello di esprimere il mio voto personale che non andrÁ certo a coloro i quali hanno usato la logica di una morale a seconda delle convenienze".

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ROMA - Berlusconi? Mi ha detto le cose che ho letto sui giornali, cioè (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARCO CONTI ROMA - "Berlusconi? Mi ha detto le cose che ho letto sui giornali, cioè nulla di concreto". Romano Prodi ieri sera commentava così la conversazione telefonica di ieri mattina con Silvio Berlusconi. Ciò che il presidente del Consiglio ha però ben chiaro è che la linea dei falchi ha preso il sopravvento nel centrodestra e che da ieri l'altro il Cavaliere la interpreta a modo suo difendendo Malpensa come vuole la Lega e l'italianità della compagnia di bandiera come sostiene An. D'altra parte i sondaggi in possesso del Cavaliere parlano chiaro: a febbraio il 75% degli italiani si sono detti contrari alla vendita e ora la percentuale dei contrari fornitegli da Piepoli sono aumentate e anche nel sindacato e nel Pd si punto a lasciare al nuovo governo la conclusione della trattativa. La telefonata tra i due viene definita "cordiale" dai rispettivi staff, con Berlusconi che ha chiesto tempo e soldi, e Prodi che ha ricordato che la Compagnia ha le casse vuote e che per un prestito-ponte Bruxelles vuole "un impegno concreto". Ovvero un piano industriale. E' per questo che il Cavaliere tiene in campo a tutti i costi Banca Intesa. "Se si ritirano vuol dire che prendono ordini da Prodi", è sbottato ieri sera Berlusconi prima di chiamare al telefono l'amministrore delegaro Corrado Passera. Le perplessità di Gianni Letta e di una larga fetta di esponenti del Pdl sulla linea seguita dal leader, non tranquillizzano per nulla il governo che vede avvicinarsi come uno spettro il rischio di un commissariamento dell'azienda e di una messa in liquidazione di tutta la Compagnia aerea. Così come l'attivismo con il quale il leader azzurro sta cercando di convincere una serie di imprenditori che nei giorni scorsi lo hanno tempestato di telefonate per criticare la scelta del governo. "Auguriamoci che qualcuno esca fuori, ma non ci sarà una cordata-Berlusconi. E' il governo che deve indicare soluzioni", spiega Paolo Bonaiuti. "Le condizioni per trovare nuovi imprenditori ci sono, serve solo tempo per fare la due diligence sui conti", sostiene l'azzurro Jannone. Il rischio di ritrovarsi con il cerino in mano spaventa anche An. Non solo perchè la cordata di imprenditori volenterosi potrebbe non palesarsi, ma perchè la faccenda potrebbero ritrovarsela presto sul tavolo di governo, in caso di vittoria elettorale, ancor più complicata. Non c'è dubbio che l'altolà di Berlusconi spaventa i francesi che potrebbero ritirarsi subito o irrigidirsi al massimo in modo da farsi dire di "no" da sindacato e governo. A cercare un rinvio della trattativa con Air France non c'è però solo il sindacato, come ha sostenuto ieri il leader Cgil Guglielmo Epifani, ma anche il partito Democratico. Walter Veltroni è preoccupato per le ricadute che può avere la vicenda, specie al Nord, e spinge i sindacati affinchè spuntino il rinvio della scelta a dopo le elezioni.

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ROMA - Le parole di Padoa-Schioppa arrivano a metà pomeriggio e suggellano, con l’ (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di FABRIZIO RIZZI ROMA - Le parole di Padoa-Schioppa arrivano a metà pomeriggio e suggellano, con l'affermazione si rischia "di distruggere una possibilità di vendita, anziché costruirne una nuova", le preoccupazioni che regnano a Palazzo Chigi di fronte all'offensiva di Silvio Berlusconi che vuole dar vita a una cordata italiana per acquisire Alitalia, magari con l'iniezione dei figli. L'avvertimento del ministro del Tesoro è dettato, con una nota, a metà pomeriggio, quando il Cavaliere ha già avuto un colloquio telefonico con il premier Romano Prodi, sostenendo che la proposta di Air France è "arrogante, irrecevibile, inaccettabile" ed ha rinnovato l'appello agli imprenditori italiani per evitare "una svendita che ricorda" quella "della Sme. Per cui, secondo il capo del Pdl, per annullare il fallimento, "serve un prestito ponte". Padoa-Schioppa fa trasparire, tra le righe, uno scetticismo di fondo, laddove, commenta le "recenti dichiarazioni su ipotetiche cordate di imprenditori italiani". Perchè, raccomanda, "i tempi, ormai strettissimi, sono dettati dalla condizione della compagnia e non possono dipendere dal calendario della politica". In sostanza: "Chi è interessato ad Alitalia si faccia avanti con atti formali e atti concreti. I tempi, ormai, sono strettissimi". La telefonata tra Prodi e Berlusconi avviene nella prima mattinata di ieri. Tono cordiale, franco, tranquillo. Non c'è mai stato alcun veto ad altre offerte, ha puntualizzato il premier. Il punto più delicato ha riguardato il "prestito ponte" che, secondo l'ex presidente Fininvest, "dovrebbe consentire" alla cordata di italiani "di mettere insieme un piano industriale, di fare una "Due diligence"". Il Professore gli ha replicato: "Non si può". Quindi gli ha chiarito i limiti imposti dalla Ue sugli aiuti di Stato. Mettendolo in guardia: è contraddittorio sostenere questo, in assenza, al momento, di un compratore. Con una battuta: "Bisogna che si veda quello che c'è dall'altro lato del ponte...". La telefonata è stata rivelata dallo stesso Berlusconi alla "Confcooperative", dove ha parlato più tardi. Di fronte a una platea imprenditoriale, ha spiegato che la proposta Air France è arrogante, che era "rimasto zitto perchè non volevo intervenire nelle trattative con il governo, ma sono sbottato". Ed ha voluto fare "un appello agli imprenditori italiani, se hanno un briciolo di orgoglio". Quanto ai suoi figli, se glielo "chiedessero, decideranno e faranno il loro dovere". Ha anche chiamato in causa Banca Intesa, ma l'amministratore Passera ha smentito, "non c'è nulla sul tavolo". Infine c'è stata la controreplica del Cavaliere. Ma per Walter Veltroni, candidato premier del Pd, Fini e Berlusconi, "su una questione di grande delicatezza, parlano con grande leggerezza", fanno affermazioni che si contraddicono, l'una contro l'altra, "come il giorno e la notte". Non è la sola divisione nel Pdl (ce ne sono altre sulle pensioni e sulle missioni all'estero), ma su Alitalia e Malpensa, dove "abbiamo a che fare con posti di lavoro in gioco, si parla con leggerezza, si annunciano cose che non si verificano". Il ministro Pier Luigi Bersani: "Resto allibito di fronte a cordate improvvisate di notte". Gianfranco Fin, An, ha invece sostenuto che "Malpensa, è un grande polo aeroportuale, non è incompatibile che ci sia anche Fiumicino". Commento di Pier Ferdinando Casini: "Il materializzarsi di una cordata italiana per Alitalia è il primo diktat della Lega a Berlusconi. Se c'erano imprenditori italiani capaci perchè non sono venuti fuori prima?".

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ROMA - In Italia non si può applicare il modello Sarkozy-Attali che individua i m (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di CLAUDIO SARDO ROMA - "In Italia non si può applicare il modello Sarkozy-Attali che individua i migliori al di là delle appartenenze politiche". Gianfranco Fini spiega che la ragione sta nel sistema istituzionale: "In Francia il presidente viene eletto direttamente dal popolo, mentre da noi si risponde al Parlamento", e dunque "è più difficile aggirare le coalizioni". Ma l'archiviazione del "governo dei migliori" è solo l'ultimo capitolo delle intese bipartisan che vanno svanendo. L'ipotesi della Grande coalizione è ormai bandita, scongiurata da tutti i candidati-premier. E ieri Claudio Scajola ha bocciato anche l'idea, in caso vittoria del Pdl, di eleggere una personalità di Pd alla presidenza di una delle due Camere: "Il Capo dello Stato - ha detto Scajola - è già espressione di una maggioranza di centrosinistra". Al vertice dello Stato, ha aggiunto, "sarebbero due su tre". Eppure la campagna elettorale era cominciata sotto altri auspici. Silvio Berlusconi aveva detto che, in caso di sostanziale parità al Senato, non avrebbe fatto come Romano Prodi nel 2006: "Non avrò esitazione a proporre le larghe intese per governare". Di Sarkozy non si era limitato a tessere l'elogio: "Ha ripreso le mie idee", ha rivendicato il Cavaliere. E Walter Veltroni si era spinto fino ad auspicare l'ingresso di Gianni Letta in un suo eventuale governo. Come il socialista Bernard Kouchner nel governo benedetto da Sarkozy. L'astro del presidente francese, però, si è eclissato. La campagna elettorale si sta incattivendo. E, quel che più conta da noi, partiti e coalizioni hanno richiamato i leader alle logiche dell'appartenenza. La Padania, quotidiano leghista, è stata spietata sin dal primo giorno in cui Berlusconi accennò alle larghe intese: "Ma quale grande coalizione, qui ci vuole una grande pedata". La Lega non ha alcuna intenzione di allargare l'area di governo: "Vogliamo essere determinanti" ripete Umberto Bossi. Governo dei migliori, intese bipartisan, presidenti di assemblea concessi all'opposizione sono per i leghisti scenari proibiti. "Berlusconi - sottolinea Pier Ferdinando Casini - ha scelto la Lega come alleata e non noi. Vuol dire che ha deciso di seguire quella linea oltranzista e di chiusura". Insomma, anche se il Pdl dovesse vincere di pochissimo in Senato, con ogni probabilità non potrà imboccare altra strada che un governo Berlusconi dalla precaria maggioranza. Una scelta diversa costerebbe al Cavaliere quell'alleanza con la Lega, a cui non intende rinunciare. Peraltro Casini ribadisce: "L'Udc non sarà il tappabuchi di nessuno. Le alleanze si fanno prima del voto". Vuol dire che in caso di vittoria Pdl, anche striminzita, "l'Udc starà all'opposizione". L'ha confermato anche Fini. Che ieri ha aggiunto: "Se perdo le elezioni, mi dimetto il giorno dopo". Del resto, nonostante qualche slancio di Veltroni, anche nel Pd l'ostilità alle larghe intese è diventata la linea ufficiale. "No alla grande coalizione - ha detto ieri Dario Franceschini, - non dobbiamo far confusione tra l'esigenza di scrivere insieme le regole e la necessaria dialettica sul governo del Paese. Chi vince, governa. Anche se ha una maggioranza fragile". Tutti i piani, però, potrebbero essere sconvolti dal risultato del Senato: se il 14 aprile non ci sarà maggioranza, neppure esigua, un governo al Paese bisognerà pur darlo.

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ROMA Enrico Boselli, candidato premier dei socialisti, è convinto che superare l'ostacolo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dello sbarramento al 4 per cento non è mission impossible: "C'è una grande incertezza nel Paese, il numero degli indecisi resta alto, e noi vogliamo e dobbiamo riuscire a catturare una fetta di questo consenso non ancora assegnato". E in termini calcistici un "aiutino", onorevole Boselli, ve l'ha dato addirittura il presidente Napolitano che ha bocciato l'opzione del voto utile... "Quelle del presidente della Repubblica sono parole giuste e spero che in questo modo si metta fine ad una indegna campagna orchestrata da Pdl e Pd per fare in modo che gli italiani considerino utile solo il voto dato a Veltroni o a Berlusconi. Come ha detto il capo dello Stato, nessun voto è inutile e soprattutto deve essere un voto libero. Del resto lo percepiscono tutti: siamo di fronte ad una vera e propria aria da regime". D'accordo, nessun voto è inutile. Ma perchè dovrebbe essere utile quello dato al Ps? Un riflesso nostalgico per mantenere la tradizione socialista? Il Pd sostiene di averla fatta propria... "Falso. Il Pd, al contrario, dei socialisti se ne vergogna, si vergogna della loro storia, che invece non è né piccola né ininfluente. Vede, non c'è soltanto il problema - che pure esiste - di evitare che il nostro sia l'unico Paese europeo privo di un Partito socialista, cosa che comunque è un problema perchè si configura come l'ennesima anomalia italiana. Il punto vero è che è importante votare per i socialisti perchè possiamo essere utili al Paese. Su almeno tre punti. Con i socialisti si difende la scuola pubblica, che è la risorsa più importante dell'Italia e che invece si contraddistingue per professori peggio pagati e studenti peggio educati. Con i socialisti si allargano i diritti civili come in Spagna. Da noi non c'è il divorzio breve, si contesta la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, non c'è una distinzione chiara tra Chiesa e Stato. Infine noi socialisti vogliamo che anche chi ha un lavoro flessibile sia tutelato con adeguati ammortizzatori sociali". E dove pensate di pescare voti, dal Pdl o dal Pd? La vostra campagna elettorale sembra orientata soprattutto alla polemica con Veltroni... "Non siamo teneri con l'uno ma neanche con l'altro, valgano le accuse che ho rivolto Berlusconi sull'Alitalia invitandolo a non raccontare barzellette. Certamente Veltroni ha scelto la strada di tentare di cancellare i socialisti dalla vita politica italiana. Questo è chiarissimo e per questo siamo molto netti con lui. Ma più che altro il leader Pd ha imboccato la strada che condurrà la sinistra alla più dura sconfitta della sua storia. Il più il Pd è un supermarket della politica, una pessima imitazione del berlusconismo: basta guardare le candidature, una cosa a metà l'Isola dei Famosi e Beautiful". C.Fu.

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ROMA - Aveva promesso che nella trasferta cilena avrebbe limitato al massimo i suoi interven (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di PAOLO CACACE ROMA - Aveva promesso che nella trasferta cilena avrebbe limitato al massimo i suoi interventi sulla politica italiana. Ma di fronte agli eccessi verbali della campagna elettorale e alle ricadute negative per l'immagine del Paese, Giorgio Napolitano ha ritenuto opportuno fissare alcuni "paletti". Ecco perché - poco prima di ripartire da Santiago per Roma - il capo dello Stato incontrando la nostra collettività e poi rispondendo alle domande dei giornalisti, non solo non ha eluso l'argomento, ma ha voluto dire alcune parole chiare sul cosiddetto "voto inutile" e più in generale sui rischi dell'antipolitica ovvero sul qualunquismo di chi alimenta la convinzione che il Parlamento sia una "corporazione di fannulloni avidi". Alla pretesa di qualche leader politico secondo cui un voto, alle prossime elezioni, negato alle due principali coalizioni (Pdl e Pd), sarebbe semplicemente "inutile", Napolitano replica indirettamente: "Il voto non è mai inutile". E spiega: "Ciascuno dà il suo voto secondo la sua valutazione, il suo giudizio al partito che ritiene più vicino, più affine, più importante ai fini del rinnovamento politico del Paese". Parole che suscitano un coro di consensi nei poli (da D'Alema a Boselli, da Giordano a Storace). Commenta soddisfatto Pier Ferdinando Casini: "Il voto più utile è quello libero" e riferendosi ad una lista di parlamentari eletti pubblicata da un giornale soggiunge: "Se fosse così potremmo non votare, sarebbe come la Russia di Putin". Freddo sull'intervento del Quirinale Berlusconi: "Ho detto la mia opinione e resto convinto che chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni". Più articolato il ragionamento, più severo il monito di Napolitano sulla difficoltà a comprendere la politica, sul distacco e sulla disaffezione di una parte della società civile e soprattutto dei giovani. Avverte: "Sentiamo che c'è una difficoltà, c'è distacco nei confronti della politica, ma c'è anche un elemento di pregiudizio abbondantemente inoculato da cose che si leggono qua e là e che rappresentano il Parlamento come una specie di corporazione di fannulloni avidi". Napolitano non dice di più, ma verosimilmente si riferisce ad articoli che insistono su un'immagine distorta della cosiddetta "casta" ovvero alle esasperazioni del grillismo o alle proposte demagogiche di qualche leader politico. Comunque l'appello contro il qualunquismo è bipartisan. "Bisogna reagire a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo - osserva Napolitano - altrimenti ci sarà qualcuno che penserà che tanto vale chiuderlo il Parlamento...". E ancora: "Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo verso le nuove generazioni". Beninteso: non si tratta solo di un problema italiano. Napolitano cita il record negativo di affluenza alle urne alle amministrative in Francia. Tuttavia - incalza - è ora di dire basta a quest'autoflagellazione e al "pregiudizio pessimistico" verso la politica alimentato anche dai media. Osserva: "Non è un discorso retorico il mio, so bene quali siano i nostri problemi irrisolti, ma guai a non apprezzare anche le straordinarie risorse del Paese, a non vedere che siamo in grado di superare le difficoltà purché prevalga il senso dell'unità e dell'interesse nazionale comune".

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Don Verzé: l'Italia è al naufragio Il genio di Silvio può salvarci (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il "padre" del San Raffaele "Io e lui nemici all'inizio. Poi mi fece allacciare le fogne a Milano2" Don Verzé: l'Italia è al naufragio Il genio di Silvio può salvarci MILANO - "Mi ricordo un giorno, all'inizio del 1940, poco prima che l'Italia entrasse in guerra. Ero insieme a don Calabria, il santo che fu il mio maestro, e ci arrivò la notizia della morte di don Orione. Don Giovanni posò le mani sul capo, "Oddio, scoppierà la guerra! Quando muoiono i santi accade sempre qualcosa di atroce..." ". Don Luigi Verzé non è uomo che parli mai a caso. Fuori dal suo studio il San Raffaele cresce, ora una cupola di reticolo metallico sormonta gigantesca il nuovo dipartimento di medicina molecolare, "ha quarantatré metri di diametro, pensi, uno più di San Pietro!", sorride. Però il fondatore del San Raffaele, 88 anni da una settimana, è preoccupato. Fissa sulla scrivania il crocifisso di San Carlo Borromeo che gli regalò il cardinale Schuster e scandisce: "Ho visto un'Italia distrutta. I nostri contadini che mangiavano polenta e insalata con l'aceto, e basta. La povertà vera. Non dico siamo così, però...". Però? "Il confronto lo faccio. Allora c'era l'aiuto dell'America e ce la siamo cavata. Ora viviamo un naufragio, gli Usa non ci potranno sostenere con un Piano Marshall. E l'unica salvezza è l'Europa, la vocazione della realtà italiana. Per questo il numero di aprile del nostro bimestrale, "Kos", sarà dedicato all'Europa. Il lÓgos di Platone, il LÓgos fatto carne di Giovanni, la nostra civiltà: perché l'Europa è cristiana o non è. Su di lei incombe lo sguardo di Giovanni Paolo II, sa quanto soffrì quando la Costituzione cancellò le radici cristiane? Vergogna! O prendiamo tutto ciò molto sul serio o il naufragio diventerà catastrofe". La politica se ne rende conto? "I politici non ne parlano. Dov'è finita l'Europa degli Adenauer, dei De Gasperi? Abbiamo genio, creatività, ma da soli in Italia non ce la facciamo". Come li vede, i contendenti? "Io conosco Veltroni e lo stimo, perché è un uomo di buona volontà, anche intelligente, colto. Ma conosco molto meglio Berlusconi. Risente molto della sua mamma, e questo è importante". La mamma? "è vissuta 97 anni dicendo tre rosari al giorno, vuole che qualche grano non sia caduto in testa a Silvio? Ricordo quando nel 2004 gli dissi: tu sei la benedizione di Dio su questo Paese, bada al tuo carisma... Dopo un po' due musi duri mi misero un pugno sotto il mento apostrofandomi: conferma? E io: confermo! Poi i miei uomini li hanno portati via perché erano troppo minacciosi". Ha fiducia nel Cavaliere... "Con Milano 2 veniva qui a impedire l'espansione del San Raffaele verso Sud. è stata dura, siamo diventati avversari, poi gli ho chiesto: mi lascia agganciare la fognatura del San Raffaele a Milano 2? Ci ha pensato un po' e ha detto: va bene. Da lì ho cominciato a mitigare la mia avversione verso quell'uomo. Non mi ha dato un soldo per il San Raffaele, però ha finanziato per intero il nostro ospedale in Brasile, guadagnandosi la riconoscenza dei comunisti locali. Del resto il valore delle case raddoppiò grazie al San Raffaele che aveva fatto deviare le rotte aeree". E adesso? "In una contingenza così negativa è capace di moltiplicare le sue risorse in una misura quasi scandalosa. Come fa? Ha genio. Lo so, noi abbiamo del denaro un disprezzo apparente, un po' farisaico. Ma don Calabria mi diceva: sterco di Satana? Sì, però lo sterco fa bene alle piante per crescere. Se Berlusconi con il suo genio si presta a dare una mano al Paese, benissimo. Lui sa parlare agli europei, ha un di più, la facoltà sia retorica sia finanziaria. Ma è questione di scelta degli uomini. Lui ce li ha. Prenda Gianni Letta, il suo Richelieu: è perfetto. L'importante è che siano pochi, non politiconi, intelligenti e conseguenti al suo disegno. Non come prima". Si è scritto che lei abbia tentato di convincere Casini a trovare un'intesa con Berlusconi, è vero? "Beh, sì. Ho consigliato a Casini di aderire anche senza il simbolo, con la sostanza: tu sei la sostanza, gli ho detto, non il simbolo ma le tue energie, le tue convinzioni. Ma poi la cosa si complica perché diventa anche politica, diventa interesse, e non sono cose che mi riguardino. Resta il fatto che gli ideali si difendono nella realtà vissuta, non con un simbolo". In tema di valori: è giusto porre dei limiti alla ricerca scientifica? "Le rispondo: vita, vita, vita. Perché la vita è Dio. Va salvaguardata sempre. Dopodiché, i modi per salvaguardarla io li affido agli scienziati. Sta al loro senso di responsabilità valutare dove vanno e cosa possono ottenere. Sapendo che Dio perdona sempre, l'uomo talvolta, la natura mai. Non vuol dire che li abbandoni, i miei scienziati. Li seguo, casomai li consiglio. Però mai li condanno". Sull'aborto il clima è rovente, un medico si uccide e la Cei accusa la "mentalità abortista" . "Prego il Signore che gli uomini non facciano errori e non distruggano la vita. Però non oso giudicare, detto in generale. Se quel medico si è ucciso, vuol dire che ha sofferto molto". Per tornare all'Europa cristiana: non teme i toni da crociata? "Nulla di più sbagliato. Dobbiamo vivere da cristiani e leggere il Vangelo sine glossa, alla lettera: beati i miti, i poveri. Cristiano è chi porge l'altra guancia. L'Europa cristiana sono anche le terre pregne di sangue e sapienza cristiana dove c'è l'oppressione dell'Islam, ma non la verità del-l'Islam. Sa che mi hanno chiamato a Dubai per aprire l'Università San Raffaele? è impensabile che alla fine non si trovi insieme la strada della verità: la verità si fa strada da sola". Fondatore Don Verzé ha creato l'ospedale, il centro ricerche e l'università del San Raffaele Gian Guido Vecchi.

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Il Cavaliere: da evitare il sì ai partiti minori Io non cambierò idea (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il Pdl Affondo su Veltroni: innovatore? No, pensionato Il Cavaliere: da evitare il sì ai partiti minori Io non cambierò idea "Basta con l'evasione dei lavoratori autonomi" Berlusconi e lo stop del Colle: ho espresso una mia opinione di cui sono assolutamente convinto ROMA - Se il presidente della Repubblica dice che "tutti i voti sono utili" Silvio Berlusconi non cambia idea, ribadisce che per lui è vero il contrario, ovvero che votare per Udc o partiti minori non ha senso, perché non garantisce la governabilità: "Non so quello che ha detto il presidente Napolitano. Io ho espresso una mia opinione, di cui sono assolutamente convinto". Insomma ognuno ha le idee. Con garbo e senza polemiche il Cavaliere non nega la distanza con il Colle. Dice anche di più, ovvero che "in Senato i partiti minori non hanno speranza di avere un solo senatore, perché non raggiungeranno la soglia dell'8%". E lo dice all'assemblea di Confcooperative, "a voi che in passato siete stati vicini all'Udc". Oggi, dopo le polemiche dei mesi scorsi, sembra pace fatta almeno con un pezzo del mondo della cooperazione: "Terrò fede al patto con voi. Sono un lettore di Don Sturzo, ho apprezzato tutte le idee che ha prodotto per incentivare la cooperazione vera, che è un perno dell'economia sociale di mercato, il modello che noi perseguiamo ". Il candidato premier aggiunge che la crisi attuale dell'economia mondiale "è peggiore di quella prodotta dall'11 settembre ". Fa un pensiero all'evasione fiscale, che "in Italia è assolutamente incredibile, tre volte quella degli altri Paesi. I lavoratori dipendenti sono tassati alla fonte, mentre alcuni lavoratori autonomi, imprenditori e finanziari presentano dichiarazioni dei redditi che sono degli scandali veri e propri". Poi la giornata è una lunga serie di battute, anche contro l'avversario. Sembra che il Cavaliere abbia più voglia dei giorni scorsi, che "senta" la campagna elettorale con maggiore intensità: "Veltroni si è voluto presentare come l'innovatore, poi abbiamo scoperto che è un pensionato del Parlamento e che dal 2001, da quando aveva 52 anni, si becca anche 5.000 euro di pensione. Fa il paio con l'altro pensionato innovatore che è Di Pietro, che a 45 anni si è beccato la pensione pure lui. Parlano di innovare l'Italia e non si guardano nemmeno allo specchio". Aiuta l'umore osservare che "ho una veneranda età ma sono un mese più giovane del candidato repubblicano McCain". E anche pensare a quello che gli ha detto il figlio. E' la vicenda della precaria cui il Cavaliere ha risposto "sposi il figlio di un miliardario": "A mio figlio sono arrivati oltre 360 sms di richieste di matrimonio. Una ragazza ha perfino mandato la sua foto vestita da sposa. Piersilvio me l'ha mostrata e ci abbiamo riso sù". Marco Galluzzo.

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Bennato e la cena con Silvio: mi piace, non è un'infezione (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il cantautore Al compleanno di Maroni Bennato e la cena con Silvio: mi piace, non è un'infezione ROMA - A mezza cena Berlusconi non si è più trattenuto: "Ma lo sa, caro Edoardo Bennato, che io ho scritto 70 canzoni?", gli ha chiesto, da collega a collega. E il suo vicino di tavolo (che nel 1976 così trattava la categoria: "Tu sei forte, tu sei bello, tu sei imbattibile, tu sei incorruttibile, tu sei un...ah, ah... caaantautore ") se l'è cavata così: "Ok, me le sentirò". Mercoledì sera, brasserie Co2 di piazza Sant'Andrea della Valle, tra un risotto alla milanese con midollo grigliato e paccheri all'amatriciana per bilanciare il Nord con il Sud, si festeggiava il compleanno n. 53 di Roberto Maroni: 59 invitati, comprese le guardie del corpo del Cavaliere e Maurizio Beretta, dg di Confindustria, Giulio Tremonti, Enrico Mentana, Maria Grazia Cucinotta, Renato Pozzetto ed appunto Edoardo Bennato, forse l'ospite che non ti aspetti. "E perché? Con Roberto siamo amici, ci ha presentato lo scorso aprile alla festa della Fiat Luca Cordero di Montezemolo, altro mio grande amico ". Vero, Edoardo c'era (e cantava, con Gino Paoli) alla sua festa per i 60 anni ad Anacapri, il presidente della Ferrari ha un debole per "Il rock del Capitano Uncino". Ma subito, come a garantire che lui è sempre lo stesso Bennato arrabbiato anni Settanta- Ottanta che sfotte quelli che si mettono "in fila per tre" ci aggiunge che: "Faccio musica rock ribelle, contro le convenzioni e i luoghi comuni, sono sempre incontrollabile e irregimentabile". Però al party sedeva spalla a spalla con Berlusconi. "Embè, cos'è lui, un'infezione, che non gli ti puoi avvicinare?". Le è simpatico? "Sì. Ma mi è simpatico pure Veltroni, alla mia età (59) uno se lo può permettere ". Quando erano "solo canzonette " Bennato cantava che "gli impresari di partito, mi hanno fatto un altro invito e hanno detto che finisce male se non vado pure io al raduno generale della grande festa nazionale " (ovvero quella del-l'Unità), ora invece il ribelle napoletano può mostrarsi tutto pappa e ciccia con un leghista? "A parte che sono amico anche di Pecoraro Scanio". Verde, e vabbè. "Faccio satira contro il potere qualunque sia perché sono un artista e dunque al di sopra delle parti ". Sì. "E potrei pure essere leghista anch'io visto che vorrei Napoli fuori dallo Stato italiano che sembra quello borbonico, fuori da questa Italietta sconclusionata in cui c'è chi brucia la bandiera e chi la spazzatura, ma per favore scriva che lo sto dicendo con ironia". Fatto. (Sul tema Bennato ha appena scritto il pezzo "C'era un re" che pochi giorni fa ha cantato da Fiorello a "Viva Radio2" ma che ancora non ha trovato casa discografica). "Comunque Maroni suona il blues, al telefono parliamo spesso di musica". E come se la cava l'onorevole al sax? "Non abbiamo ancora mai provato insieme", spiega Edoardo e poi ricorda che "lassù ho fatto l'università, architettura, e quando andavo in Svezia anche Milano mi sembrava il Sud". Amicizie bipartisan Sono amico di Bobo e mi piacciono anche Veltroni e Pecoraro. Alla mia età uno se lo può permettere Insieme Edoardo Bennato e Roberto Maroni un anno fa a Torino Giovanna Cavalli.

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Con Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 11 categoria: BREVI Con Veltroni Don Verzé con Walter Veltroni (a fianco) in un'immagine del 2002, quando il leader del Pd era sindaco di Roma. Il fondatore del San Raffaele vanta una lunga amicizia con Silvio Berlusconi.

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Veltroni: mai più ministri in piazza contro il governo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-21 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il Pd Il leader e Berlusconi sulle candidature "vecchio Pci": non rispondo Veltroni: mai più ministri in piazza contro il governo "Basta risse. Ci presentiamo soli e liberi, senza alibi" Il segretario: non ci saranno più vertici di maggioranza. In Europa non hanno mai capito che cosa fossero DAL NOSTRO INVIATO SANREMO - Veltroni batte e ribatte, i comizi sono ormai 69. Il Pd, insiste, è diverso. A Cuneo, piazza Municipio, tira fuori un' agenzia di stampa. Berlusconi lo accusa di non aver criticato la sua appartenenza al Pci, e di aver inserito la vecchia nomenclatura comunista nelle liste. "Volete sapere cosa rispondo a Berlusconi? ". Suspense. "Niente, niente, niente. Non rispondo niente. Pare una polemica del secolo scorso ". A Savona, piazza Sisto IV, dice che "il tempo dei giochi è finito, basta risse, basta corna nelle foto, basta dichiarazioni contro". E poi sottolinea il passaggio chiave di questa campagna elettorale: "Ci presentiamo soli, liberi, senza alibi e senza condizionamenti. Dovremmo realizzare ciò che promettiamo. Mai più ministri in piazza contro il governo. Non ci saranno più vertici di maggioranza. Negli altri Paesi europei non hanno mai capito cosa fossero". Quindi, usa un'esortazione poco "politica": "Divertiamoci". Ancora un elettore su tre, sostiene, è indeciso. Se ognuno di voi - dice ad Asti, a Cuneo, a Savona, a Sanremo - convincesse cinque conoscenti a votare Pd... Fate riunioni di condominio, telefonate, mandate sms... Spiegate che per la destra vincere le elezioni è un fine, per spartirsi il potere nel solito modo, per noi è un mezzo, il fine è cambiare il Paese, iniziare un vero ciclo riformista ". Ad Asti, a Teatro Politeama, legge la lettera di M. 28 anni: "... una spada di Damocle oscilla sempre più minacciosamente sulla mia testa man mano che il giorno della scadenza del contratto si avvicina. Ormai sono anni che vado avanti così, sei mesi in un posto, sei in un altro, tre di qua, uno di là... questa dannata precarietà è diventata la mia miglior nemica: nemica della mia psiche dei miei nervi e dei miei maledettissimi sogni!". Combattere il precariato, commenta Veltroni è e sarà la mia ossessione. A Savona ribadisce: "Vareremo il compenso minimo legale di 1.100 euro al mese nella prima seduta del Consiglio dei ministri. Se vinceremo ". Dal lavoro alla scuola "Grande dimenticata della campagna elettorale". Scuole rimaste come al tempo dei nonni, palestre con pertiche, funi e quadri svedesi: "Puntiamo sull'edilizia scolastica e puntiamo sugli insegnanti che devono seguire gli studenti per gli interi cicli e debbono proseguire la formazione per tutta la vita. E poi campus scolastici, universitari dove alloggiare e fare sport. La scuola deve diventare il centro della vita pubblica ". E ancora, la lotta alla burocrazia: "Perché migliaia di giorni per la valutazione di impatto ambientale per la terza corsia della Cattolica-Fano? Perché 60 diversi adempimenti per aprire una carrozzeria?". Ad Asti in platea c'è lo scrittore Giorgio Faletti, il ministro Damiano segue Veltroni ad Asti e a Cuneo, la Melandri è sul palco a Savona e a Sanremo. A Savona, sventolando una bandiera del Tibet, c'è pure il mago Otelma. Andrea Garibaldi.

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A bassa quota (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Valentino Parlato Con questa storia dell'Alitalia mi tornano alla mente i vecchi romanzi d'appendice. La povera e infelice vergine sta per cadere in mano dei turchi e scende in campo il Cavalier Silvio che la salverà. Sui giornali di ieri questa era la scena. Solo che il Cavalier Silvio, e non solo lui, è stato testimone e complice della irreparabile caduta della vergine Alitalia. In Italia, una volta c'era l'economia mista: parte privata con la Fiat, la Montecatini e la Edison e parte pubblica con l'Iri e l'Eni. Neppure allora c'era chiarezza, tuttavia andava un po' meglio di come non sia oggi, con la linea delle privatizzazioni che (per l'Alitalia ad esempio) non si realizzano e così è nato il mostro Alitalia per il 49,9 per cento pubblica e per il 50,1 per cento di un po' di privati e presunti tali: ci sono molti dirigenti Alitalia e pubblici che sono diventati amministratori delegati di settori Alitalia prima esternalizzati e poi privatizzati. Così oggi l'Alitalia è un mostro sciupadenaro, in cui si sommano (e anche moltiplicano) i vizi del privato e quelli del pubblico. C'è la moltiplicazione degli aeroporti per soddisfare le esigenze locali di politici e privati. C'è conseguentemente la moltiplicazione dei low cost che sono costi altissimi, cioè perdite per l'Alitalia e soprattutto per la sua parte pubblica. A parte la Germania, che aveva il problema politico di Berlino, siamo il solo paese che abbia due hub (cioè due aeroporti centrali): Malpensa era un prezzo (assai alto, cioè due terzi del deficit Alitalia) che si doveva pagare alla Lega. Ma a questo punto che fare? Che vuole fare il governo di centrosinistra ancora in carica e responsabile? Vuole che Berlusconi, in questa campagna elettorale, agiti, a gratis, la patriottica bandiera dell'italianità della compagnia e conquisti un altro po' di voti? La risposta di Prodi - "Berlusconi faccia una proposta" - è assolutamente debole. Nel corso della campagna elettorale Berlusconi (ha già messo in campo anche i figli) potrà giocare fino all'ultimo giorno la parte del salvatore della Patria e questo sarebbe un po' suicida da parte del Pd. Questa dell'Alitalia è una carta forte nella partita elettorale. Il Pd, ma anche la Sinistra arcobaleno, non possono restare a mezz'aria tra il privato e il pubblico. Sarebbe bene che Prodi, e anche Veltroni, scegliessero la via dell'impresa pubblica, dando soldi alla compagnia anche se le autorità europee protesteranno; e che smontasse tutta la baracca dei privatissimi low cost, introducendo quelle regole minime che vigono in tutti gli altri paesi europei. Altrimenti non resta che vendere all'Air France. Essendo un tenace e forse nostalgico sostenitore della prima stagione dell'Iri, troverei economica e patriottica una seria assunzione di responsabilità dello stato. Nella sua prima stagione l'Iri suscitava l'invidia delle elites economiche d'Europa. Altrimenti, ripeto, una rapida e completa privatizzazione, ma non lasciare a Berlusconi la parte del generoso difensore degli interessi dell'Italia e dell'Alitalia.

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L'identità della Sinistra in uno specchio d'acqua (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'intervento L'identità della Sinistra in uno specchio d'acqua Emilio Molinari Nelle tribune elettorali nessun partito e nessun candidato parla di beni comuni mercificati e di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Nessuno parla di quale società prefiguri tutto ciò. Da qui un appello alla Sinistra Arcobaleno, al suo leader Fausto Bertinotti e ai suoi candidati. E' una sollecitazione preoccupata, rivolta a titolo personale e dall'interno dello schieramento. Perché su questo ordine di problemi c'è i il silenzio nella campagna elettorale? E' inspiegabile: i partiti e le associazioni della Sinistra Arcobaleno possono vantare di aver contribuito con la moratoria a fermare fino al 31 dicembre 2008 la privatizzazione dei servizi idrici, affermato il carattere pubblico della gestione e della proprietà delle reti, aperto la discussione sulla legge d'iniziativa popolare del movimento su cui sono state raccolte oltre 400 mila firme. Con le elezioni tutto questo rischia di essere vanificato. Perché non fare della campagna elettorale una forte occasione per informare milioni di cittadini italiani dei rischi che corrono con la privatizzazione di questo indispensabile bene comune e farne un momento di accumulo di forze per la battaglia del dopo elezioni, che sarà durissima, e un momento di richiamo trasversale a quanti hanno sostenuto queste battaglie?Perché non farne il vero tema della difesa della vita, dando contenuti e linguaggi nuovi alla politica? E' schizofrenia: l'acqua, il paradigma del suo esaurirsi e della sua mercificazione, sparisce dalle elezioni, ognuno ritorna a identità consolidate. Ma nel paradigma c'è la politica dei prossimi 40 anni: il petrolio che finisce, l'acqua che scarseggia, i rifiuti che si accumulano e le scomode questioni che bisognerà pur affrontare un giorno o l'altro. Quali il modello di sviluppo, la crescita infinita, il salario che deve aumentare quando rallentano i consumi e la spesa pubblica, sempre da ridurre, privatizzando servizi e diritti sociali, le tasse. Le privatizzazioni, svuotano il senso di comunità, fanno delle autorità locali degli azionisti e la crisi della politica che viviamo è anche questo. Napoli e i suoi rifiuti sono un 11 settembre per la nostra democrazia e vengono attribuiti alla sinistra, mentre dovrebbero essere l'emblema dell'insostenibilità di questo modello di sviluppo, che salta, proprio nel punto più debole, dove più avanzato è il degrado della politica e scoperti gli interessi privati in gioco. Ma vi chiedo ancora, nella campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno perché non entrano Veltroni, Berlusconi, Casini, che gareggiano su chi liquiderà il patrimonio pubblico italiano? La ministra Lanzillota (Pd) e l'ex ministro Alemanno (Pdl) che assieme dichiarano: la privatizzazione "deve riguardare anche il settore dell'acqua", "l'in house in questo settore va messo al bando", le riforme sono già pronte, la convergenza tra Pd e Pdl è totale, i ritardi, sono da imputare alla "sinistra radicale" e "alle strenue resistenze dei comuni"? E' un linguaggio da "dittatura del mercato": l'acqua pubblica "messa al bando", la "convergenza totale", la colpa dei comuni e degli oppositori, e Montezemolo che vi aggiunge la dimensione etica "il mercato come bene comune fondamentale". Sullo sfondo il patto scellerato tra Acea, Suez-Veolia evidenziato e denunciato dall'antitrust italiano, l'operazione acqua Toscana, la fusione Hera-Iride-Enia- Aceaa, le mire sull'Acquedotto Pugliese, i denominatori comuni politici, la confusione tra politica e affari finanziari, il conflitto di interessi e la rete, Amga- Iride-Hera- Enia-Veolia/Vivendi-Caltagirone-Monte dei Paschi di Siena-Electrabel (la Suez belga). Inoltre nemmeno ciò che succede nel mondo sull'acqua entra nella elezioni. L'Onu parla di "Crisi mondiale dell'acqua" di epicentri nel Mediterraneo, Cina, India, Usa. Il World economic forum di Davos afferma che l'acqua sarà il maggiore problema del mondo. Le banche lanciano titoli e certificati sull'acqua, le multinazionali Vivendi e Suez si preparano fondendo i loro assetti societari. Nell'ambito del Global compact: Nestlè, Coca Cola, Pepsi Cola, Unilever si coalizzano per affrontare questa crisi. Nelle nostre elezioni niente di tutto questo. Ma se in un grande evento informativo dell'opinione pubblica non si introducono questi argomenti quando intendete farlo? Sull'acqua ci giochiamo tutto, dice sempre padre Alex Zanotelli e anche in queste elezioni ci giochiamo quasi tutto. Ci giochiamo la possibilità che in Italia esista ancora una pur minima rappresentanza per i conflitti sociali solidali e il concetto di politica come ricerca dell'interesse generale, senza il quale è il dominio di poteri forti, criminali e corporativi. Per favore, parliamo di acqua, è anche un modo per dare identità alla Sinistra Arcobaleno.

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Voto inutile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Verba votant Voto inutile "Il voto non è mai inutile". Così il presidente Napolitano ieri da Santiago Del Cile. E tutti: bravo, bene. L'espressione ci perseguita da ben prima del nostro zoppicante bipolarismo. E soprattutto perseguita chi ne è di volta in volta investito. "Voto inutile e totalmente disperso" quello per il Partito dei Pensionati, già accusava Longo (Psdi) nel 1983. Quello all'Msi-Dn - si autoconvinceva nel frattempo Almirante, nell'85 - "non è più un voto inutile". E per sconfiggere "il fantasma del voto inutile che ci perseguita da troppi anni" il liberale Costa caldeggiava un accordo con la Dc. La Seconda Repubblica ne ha fatto un cavallo di battaglia. "Il voto al centro - attaccava per tutti Gasparri nel 1994 - è un voto inutile e sprecato". Mentre al centro impazzava una sorta di training autogeno: "Il voto utile è quello per noi - ripeteva D'Antoni nel 2001 - Voto inutile è votare per gli attuali poli". "Il vero voto inutile è stato quello dato al Pdci", metteva le cose in chiaro Giordano. Il voto inutile, questa la conclusione più recente, è soprattutto quello dato agli altri. "Inutile e dannoso", per Storace, il voto al Popolo della Libertà. Inutile forse, ma non "uguale", secondo l'Udc Volontè, come quello dato a Berlusconi e a Veltroni. "Un voto dato al nostro partito - ha giganteggiato di recente Di Pietro - non è un voto perso, ma anzi vale doppio". alberto piccinini.

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Ho la cordata, servono i soldi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al voto "Ho la cordata, servono i soldi" L'attivismo del cavaliere come ai tempi della Iar, quando bloccò i piani di Prodi e De Benedetti su Sme. Passera lo corregge ma non chiude. Veltroni svicola, esecutivo preoccupato: se ha delle carte le mostri subito. Entro marzo Berlusconi fa campagna elettorale con Alitalia. "Serve un prestito ponte del governo, Banca Intesa e investitori seguiranno" Andrea Fabozzi Roma Al mattino Silvio Berlusconi rilancia la "cordata di imprenditori italiani" radunati intorno a Banca Intesa per contendere Alitalia ad AirFrance-Klm. Al pomeriggio il presidente di Banca Intesa Corrado Passera frena: "Non c'è nulla sul tavolo, da tre mesi non prendiamo parte ad alcuna trattativa". La borsa crede a lui e blocca la ripresa del titolo. Strana corrispondenza questa tra il cavaliere e il banchiere tradizionalmente vicino a Prodi e al centrosinistra. Berlusconi è in campagna elettorale e si atteggia a paladino dei lavoratori Alitalia (e di Malpensa), a Passera fa piacere che la partita si riapra. Probabilmente è troppo tardi: "Il piano di AirOne era molto bello ma è superato dagli eventi", ammette. Al cavaliere il presidente di Banca Intesa manda a dire che non è lui che comanda il gioco: "Non abbiamo mai investito in qualcosa perché chiamati da qualcuno, ed è per questo che abbiamo sempre fatto buoni affari". Ma uno spiraglio, piccolo, resta aperto: "Dovremmo avere maggiori informazioni, saperne di più - conclude Passera - su queste basi è inimmaginabile un'offerta". A Berlusconi basta questo per potere, a sera, assicurare che la cordata di imprenditori è in piedi - "ne farebbero parte anche i miei figli, se fosse necessario" - e che Banca Intesa non ha gettato la spugna: "Mi risulta in maniera inequivocabile che chiedono che sia data anche a loro la possibilità di una due diligence (una verifica dei conti, ndr) per conoscere la realtà aziendale". E' chiaro che Banca Intesa non ha intenzione di azzardare un altro passo sapendo di avere contro il governo. Ma rimasto per mesi silenzioso sul caso Alitalia, adesso che ha deciso di giocare anche questa partita in chiave elettorale Berlusconi è inarrestabile. Tanto da riprendere i colloqui con Prodi: lo chiama al mattino presto e gli assicura che l'offerta - ancora coperta - arriverà. Ma il cavaliere ha una richiesta molto pesante: un nuovo prestito ponte da parte dello stato ad Alitalia che conceda all'azienda e dunque all'ipotetica nuova cordata imprenditoriale tre-quattro mesi di tempo per riequilibrare la rotta. Prodi, al telefono con il cavaliere, chiarisce che l'Europa ha regole molto rigide per autorizzare questo genere di intervento pubblico: il prestito deve essere fatto a condizioni di mercato. E poi chi sono questi imprenditori disponibili, oltre ai Toto di AirOne (un nipote del fondatore è candidato con il Popolo delle libertà alla camera in Abruzzo), che fino ad oggi non si sono fatti avanti? Prodi sa di non poter chiudere ad ogni alternativa col rischio di presentarsi come un entusiasta del piano lacrime e sangue di AirFrance. Per questo aveva già mercoledì cercato al telefono Berlusconi per farlo uscire dal vago. Anche perché l'iniziativa del cavaliere sta ridando vita al partito dei "nazionalisti" che vedono male la cessione della compagnia di bandiera, ce ne sono anche nella maggioranza, Rutelli ad esempio. "La scadenza per nuove offerte resta il 31 marzo", chiarisce il presidente del Consiglio uscente. Il rischio altrimenti è che Alitalia si avvii al fallimento e che la colpa venga scaricata sul centrosinistra. Il ministro del tesoro Padoa Schioppa insiste: se c'è qualcuno interessato davvero ad Alitalia "si faccia avanti con atti formali e offerte concrete, altrimenti distrugge una possibilità di vendita anziché costruirne una nuova. I tempi, ormai strettissimi, non possono dipendere dal calendario politico". Cioè niente rinvio a dopo le elezioni. Il ministro però è il primo a non credere all'esistenza di alternative ad AirFrance. Era stato lui stesso a cercarle ormai molti mesi fa. Piazzata com'è a ridosso del voto politico, la partita per Alitalia resta di grande difficoltà soprattutto per il centrosinistra già in svantaggio nei sondaggi. Veltroni se ne tiene alla larga, limitandosi a punture di spillo nei confronti degli avversari (e ieri Il Sole 24 Ore sfotteva l'ambiguità del segretario Pd). L'attivismo di Berlusconi fa paura soprattutto perché finalizzato solo a un guadagno elettorale. Una cordata fasulla, utile solo per intralciare i piani del governo: il cavaliere lo ha già fatto più di venti anni fa ed anche allora avendo Prodi dall'altra parte. Erano i tempi della Iar, il consorzio con il quale Berlusconi pretese di acquisire la Sme, l'alimentare di stato che l'Iri aveva deciso di cedere alla Cir di De Benedetti. Una vicenda che anni dopo avrebbe originato un processo per corruzione giudiziaria concluso solo nell'autunno scorso. Salvando Berlusconi e Previti, con la prescrizione.

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Gentiloni: si può e Bonaiuti insorge (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Duello in tv? Gentiloni: si può e Bonaiuti insorge Roma Un faccia a faccia in tv tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni? A rilanciare la proposta è Paolo Gentiloni, ministro delle comunicazioni uscente del Pd e ex presidente della commissione di vigilanza Rai. Gentiloni sottolinea che il regolamento della vigilanza per questa campagna elettorale non vieta, come qualcuno in buona o cattiva fede sostiene, che l'"evento" vada in onda. Perché anche se negli spazi delle tribune elettorali i faccia a faccia non sono previsti, i normali programmi di approfondimento - come quelli di Vespa, Floris o Santoro per la Rai o quelli di Mentana, Piroso o Latella per le emittenti private - potrebbero tranquillamente ospitare il duello. Questi programmi, infatti, non devono assicurare l'equilibrio tra i partiti in ogni singola trasmissione, ma all'interno di un ciclo di trasmissioni. Il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, non ci sta: "Gentiloni è un vero fariseo. Vuole mantenere la par condicio quando imbavaglia Berlusconi e scavalcarla quando pensa illusoriamente di agevolare il suo candidato affannato e perdente in tutti i sondaggi. È incredibile che il ministro delle comunicazioni si prenda gioco della commissione di vigilanza e dell'Authority", tuona. E dire che lo stesso presidente dell'Authority, Corrado Calabrò, aveva recentemente fatto la stessa osservazione di Gentiloni a proposito della possibilità di ospitare i faccia a faccia nei talk show politici. E invece anche Mario Landolfi, presidente della vigilanza, dice no: "Che par condicio sarebbe se su quindici a confrontarsi fossero solo due? Invocare un faccia a faccia nel rispetto di questa legge è come pretendere di ballare il twist con la gambe legate". Conclusione di Beppe Giulietti, esponente del Pd candidato nelle liste di Di Pietro: "Se Berlusconi ha paura di un faccia a faccia con Veltroni, non c'è bisogno di fare tanto baccano o di inveire contro la par condicio, più semplicemente basta dirlo. Sorprende invece che nessuno abbia ancora formalizzato l'invito e rese note le eventuali risposte dei candidati". Per il momento la Rai prevede solo le conferenze stampa dei candidati premier, che dovrebbero partire il primo aprile in prima serata su Raidue. A aprire la serie saranno Berlusconi e, a seguire, Veltroni.

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Altolà alle sirene del duopolio Pd-Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Napolitano contesta la tesi del voto utile e esorta i politici a reagire al qualunquismo Altolà alle sirene del duopolio Pd-Pdl Red. Pol. Roma Il voto utile è quello al Pd o al Pdl, come sostenuto da leader e esponenti di entrambi i partiti? "Il voto non è mai inutile - ribatte il capo dello stato Giorgio Napolitano dal Cile -. Ciascuno dà il voto secondo la sua valutazione, il suo giudizio, al partito che ritiene più vicino, più affine o più importante ai fini del rinnovamento politico del paese". Dai partiti medi o piccoli si leva un coro di approvazione: "Il presidente conferma la sua profonda cultura democratica. La sua affermazione costituisce un elemento che illumina una opaca campagna elettorale", commenta Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra arcobaleno. Si compiace Pier Ferdinando Casini e rilancia: "Il voto utile per Berlusconi e Veltroni sta diminuendo". Per una volta si dice d'accordo con Napolitano anche Francesco Storace. Invece Silvio Berlusconi insiste: "Non so quello che ha detto il presidente Napolitano. Io ho espresso una mia opinione di cui sono assolutamente convinto, chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni e nel centrodestra l'unica forza politica che ha l'opportunità di avere successo è il Pdl". Mentre nel Pd c'è chi, come Massimo D'Alema, non si sente neanche lontanamente destinatario dell'appunto del capo dello stato: "Non ci sono voti inutili? Questo è ovvio, io ho sempre detto la stessa cosa, vi rimando alla letteratura...". E invece Dario Franceschini, vice di Walter Veltroni, distingue tra "dare un voto sentimentale" e "determinare chi governa il paese. Così come Stefano Ceccanti, costituzionalista candidato del Pd, va per il sottile: "Il presidente Napolitano si è mosso in maniera del tutto condivisibile su un piano costituzionale. Sul piano politico, il Partito democratico si rivolge agli elettori per far capire che il voto al Pd è quanto mai utile per determinare equilibri di governo coerenti, mentre altre scelte minoritarie non lo sarebbero". Insomma, Pd e Pdl non raccolgono. Lasciando il Cile, Napolitano sollecita anche i politici a reagire "a fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo". Insomma, a tutte quelle "cose che si leggono qua e là e rappresentano i parlamentari come una specie di fannulloni avidi" e "forse ci sarà qualcuno che penserà che il parlamento tanto vale chiuderlo".

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IL PARTITO POPULISTA (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Franco Bruni IL PARTITO POPULISTA Le brutte storie intrecciate di Alitalia e Malpensa durano da tanti anni e diversi governi. Forse persino la Commissione europea fu incauta quando offrì sostegno al progetto di un aeroporto senza sufficienti garanzie di efficienza e adeguati collegamenti. I politici, nazionali e locali, e i sindacati, hanno lasciato crescere esponenzialmente il problema. Più vicino e probabile diventava il fallimento di Alitalia, più il rinvio conveniva ai suoi potenziali acquirenti, che avrebbero pagato meno le sue residue attività. Per evitare che la trattativa finisse in questa trappola, occorreva accelerare e far cessare l'ostruzionismo di chi, per i motivi più vari, si adoperava per rinviare la soluzione. Anche il governo Prodi ha perso tempo, ma ha poi imboccato con decisione la strada di Air France, ottenendo un'offerta che è accettabile, soprattutto a due passi dal fallimento. Ma l'ostruzionismo non finisce. Cerca anzi di approfittare della scadenza elettorale. Epifani si sente ricattato e vorrebbe essere protagonista della trattativa. Adesso? Dopo che per anni i sindacati di Alitalia e Malpensa non hanno saputo darsi un minimo di unità e coerenza né evitare uno stillicidio di rivendicazioni controproducenti? Sul fronte ostruzionista sono in molti, e di diverso colore politico. Vuol diventare il loro campione, improvvisamente, Berlusconi. Che chiede a Prodi un prestito-ponte ad Alitalia, per dar tempo al formarsi di un'improbabile cordata nazionale. Il suo è calcolato opportunismo: col ponte vuole solo arrivare alle elezioni, presentandosi come salvatore della compagnia di bandiera e dell'hub del Nord. Alla difesa del nord partecipano le autorità che vi presiedono gli enti locali. Che però non hanno saputo, per esempio, rendere il Malpensa express meno raro, lento e scomodo. Non hanno nemmeno cominciato la nuova autostrada Milano-Brescia. Non hanno evitato anni di inadeguatezza del governo societario della Sea. Un nordismo poco concreto è stato anche quello di ambienti vicini a Confindustria, che sembrano a volte allineati con chi vuole continuare a sussidiare Malpensa coprendo le perdite di Alitalia. L'opacità della loro posizione è sorprendente. Dovrebbe essere una posizione orientata al mercato, alla severa attribuzione delle responsabilità, a una liberalizzazione dei servizi pubblici che li spinga a competere sul mercato aperto. E' invece una posizione che non tiene abbastanza distinti i problemi Alitalia e Malpensa. Che non mette la Sea alla frusta perché trovi nuove strategie in un mondo del trasporto aereo in continua evoluzione. Che non sa far squadra per ottenere le infrastrutture necessarie a un'area congestionata e un progetto che dia un senso alla molteplicità degli aeroporti del nord. Dei quali molti approfittano volentieri per i viaggi intercontinentali, servendosi del più vicino, non della Malpensa, per raggiungere un hub del nord Europa. Eppure l'ostruzionismo populista che rischia di far fallire la trattativa con Air France sembra poter contare anche sulla simpatia, o almeno sulla comprensione, degli uomini d'affari del nord. E' possibile attendersi da costoro, all'ultimo momento, la sottoscrizione necessaria per la cordata alternativa ad Air France? Se così fosse si vorrebbero vedere soldi veri e subito. Se l'Italia del mercato sente proprio il bisogno di andare direttamente da Malpensa a Shanghai deve soddisfarsi con metodi di mercato, senza prestiti-ponte, pubblici sussidi e confusioni con l'opportunismo elettorale dei politici. L'unico uso corretto del denaro pubblico in questa faccenda può essere il finanziamento di ammortizzatori sociali per aiutare i dipendenti di Alitalia e di Malpensa che saranno comunque sacrificati dalla ristrutturazione necessaria ad entrambe. Se occorrono ammortizzatori speciali, più adatti a riconvertire l'occupazione di quel tipo di lavoratori, li si disegni, compatibilmente con le regole europee. Ma in modo trasparente e senza mettere a rischio la trattativa con Air France. Veltroni, uno dei pochi a sostenere la separatezza del problema Alitalia da quello Malpensa, è stato anch'egli opaco nel parlare di una moratoria nella sospensione dei voli, che parrebbe dover gravare su Air France. Se nella trattativa c'è ancora un filo di spazio in questo senso, lo si sfrutti. Ma se lo spazio non c'è, insistere sulla moratoria aggrava il rischio di ritiro dell'offerta transalpina. Un rischio grave, che porterebbe o al fallimento, con realizzo del poco residuo attivo netto di Alitalia a prezzi e condizioni peggiori, o a un pasticciaccio all'italiana, dove consorterie politiche si mescolerebbero a gruppi privati protetti in un'avventura di breve durata e, probabilmente, censurabile dalle regole comunitarie. franco.bruni@unibocconi.it.

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DEBOLE (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DI Il pensiero LUCIANA LITTIZZETTO DEBOLE Continua la campagna elettorale e i muri sono zeppi di manifesti. Che b'lssa. Siam di nuovo circondati di bei musi con le camicie di cemento e cravatte di marmo per dar senso di stabilità. Gente fotografata con la mano sul cuore e quella che non si vede sul... Molti son seduti alla scrivania. Per far vedere che lavorano. Invece si son messi lì prima di andare a fare l'happy hour... Casini nel manifesto elettorale c'ha una biffa che sembra che voglia sputare in testa a tutti quelli che gli passano sotto. Sorriso tirato.. Sembra che il fotografo invece che "sorrida" gli abbia detto "guardi che ha la bottega aperta...". In quello del Pd invece c'è Veltroni che ride conttttenttto., ride, ride come al circo. Di Veltroni mi piace sempre tanto il naso. Perché cambia in ogni foto. Subisce delle metamorfosi. Cambia forma. Alle volte sembra una coscia di pollo, in altre un culetto di neonato, altre ancora il fagotto delle lenzuola da portare in tintoria. La Santanchè è mistica, santificata e santificante. Metafisica. Gli occhi rivolti al cielo. Sarà il botulino. Fini invece è fotografato di taglio, di sbieco, vent'anni fa però. Manca la foto di Berlusconi. Sì. I manifesti del Pdl sono senza foto, c'han solo il simbolone. Come facciamo adesso? Trovarmi la faccia di Berlusconi sui muri della mia città per me era una tradizione. Come trovare i piccioni in piazza San Marco. Cioè. Non vedere quel sorriso a tastiera d'organo senza diesis e bemolle, quegli occhietti a spillo strizzati che fa uno quando gli scappa la pipì... è brutto. Perché non han messo la foto di Berlusconi? Ha usato la stessa lozione di Ronaldo, gli son venuti troppi capelli e non sono riusciti a scontornarla? Dall'agitazione è venuto mosso? Secondo me è una strategia per stupire. Sono certa che si inventa qualcosa. Vedrai. Capace che si fa proiettare come il marchio di Batman sulle nuvole di notte. Frann. Oppure si fa costruire dei sosia di pannolenci e li appende ai balconi come i Babbi Natale di Cortina d'Ampezzo. Comunque sia, politici o no, farsi fotografare in primo piano è sempre un casino. Perchè si vedono le magagne del tempo. Più che le mille primavere si vedono i settanta, ottanta autunni. E' vero che ti sparano in faccia faroni da mille watt, che poi vieni piallata, con tutta quella luce del naso vedi poi solo due buchini, ma non basta. E' vero ancora che si lavora al computer di photoshop. Se il neo è troppo importante si clicca sopra e si riduce a icona, ma non basta. Si migliora la faccia da babaciu, si taglia e incolla l'orecchia a cerbottana, si assottiglia il collo da cinghiale della Val di Lanzo ma serve a poco. E' proprio il primo piano in sé che è un rischio. Guarda solo che foto abbiamo tutti sulla patente. Non so voi, ma io quando mi fermano i vigili più che per la multa sto male all'idea che vedano la foto. Sulla foto della patente di solito gli uomini sembrano o brigatisti Anni 70, o seminaristi cacciati per inclinazioni omosessuali. Le donne prostitute kabuki o mocie vileda. Io nella foto della patente ho 18 anni e sembro la nonna della Montalcini. Il mio boy il cugino di Gianduia.

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Libero mercato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

OPINIONI LIBERO MERCATO A parole siamo tutti liberisti di Luigi Zingales Su un solo punto i partiti sono d'accordo: la politica non vuole perdere il suo potere sull'economia In un recente libro di successo Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sostengono che il liberismo appartiene di più alla tradizione della sinistra che a quella della destra italiana. Avvalorando questa tesi, Francesco Giavazzi ha recentemente attaccato dalle pagine del 'Corriere della Sera' il programma politico del Partito della libertà, accusato di essere protezionista e anti-liberista. è dunque vero che il liberismo prevale più a sinistra che a destra? Abbiamo deciso di fare qualche verifica, limitandoci ai programmi che ognuno dei quattro principali partiti ha presentato sul Web. La prima dimensione del liberismo proposta da Alesina e Giavazzi è la meritocrazia, soprattutto nella scuola. Nel programma della Sinistra Arcobaleno la parola merito non compare mai, mentre il programma del Partito democratico afferma che "premiare i migliori è il primo principio di equità" e che la carriera degli insegnanti deve valorizzare "il merito e l'impegno". Anche l'Udc sostiene "una valutazione rigorosa sul merito dei docenti e degli studenti". Ma solo il Partito della libertà si spinge a rivendicare "stipendi delle docenze stabiliti da ciascun ateneo sulla base di criteri meritocratici, che favoriscano anche la qualità e i risultati dell'attività di ricerca". Il secondo comandamento del Vangelo liberista è competizione e liberalizzazioni. Nessuno di questi due termini è presente nel programma della Sinistra Arcobaleno, ma paradossalmente nemmeno in quello del Partito della libertà (sic). Meglio fa l'Udc, che promette "liberalizzazione dei mercati dei servizi pubblici essenziali", ma soprattutto il Partito democratico, dove si riconosce che la "concorrenza produce crescita" e si propone di inserire nella XV legislatura "le misure di liberalizzazione previste dal terzo pacchetto Bersani". Il terzo punto del Vangelo liberista proposto da Alesina e Giavazzi è la riforma del mercato del lavoro. Qui si vedono le differenze più sostanziali. Mentre il programma dell'Udc ignora questo punto e quello del Pdl propone "licenziamento libero" seppur connesso con una non meglio specificata "consistente tassazione per sostenere la mobilità del lavoratore", sia Sinistra Arcobaleno che Pd sostengono l'introduzione di un salario minimo e "l'estensione erga omnes dell'efficacia dei contratti collettivi nazionali di lavoro". L'unica differenza è che per il Pd "l'insieme delle nuove politiche per il lavoro deve essere sottoposto - per un periodo sufficientemente lungo di sperimentazione - a sistematica valutazione/misurazione degli effetti". Tutti i programmi preferiscono parlare di riqualificazione della spesa pubblica, ma per quanto riguarda possibili riduzioni le intenzioni sono molto diverse. La Sinistra Arcobaleno dichiara apertamente che "non è vero che in Italia la spesa sociale sia troppo alta. è vero il contrario". Concorda l'Udc, secondo cui il "problema della spesa pubblica non è la quantità, ma la qualità". Non dissimile il Partito democratico, che afferma che "riqualificare e ridurre la spesa pubblica, senza ridurre - anzi, facendo gradualmente crescere, in rapporto al Pil - la spesa sociale". Ma poi il Pd prende un impegno preciso: "Mezzo punto di Pil di spesa corrente primaria in meno nel primo anno, un punto nel secondo e un punto nel terzo". Su questo tema il Partito della libertà è meno chiaro: promette "una riqualificazione della spesa pubblica che la riduca al netto degli investimenti e degli interessi dell'1 per cento all'anno per cinque anni". Si tratta dell'1 per cento del Pil (un obiettivo molto ambizioso) o dell'1 per cento della spesa al netto degli interessi, cioè dello 0,4 per cento del Pil all'anno (meno del programma proposto dal Pd)? Il punto più dolente è quello delle privatizzazioni. Vengono menzionate (e solo in termini negativi) dalla Sinistra Arcobaleno. Gli altri partiti ne stanno alla larga, invocando al massimo, come fa l'Udc, una "incentivazione agli enti locali che escano dal capitale azionario delle società che gestiscono i servizi pubblici locali. Insomma, tranne la Sinistra Arcobaleno, che si pone chiaramente come un'alternativa, idee liberiste permeano i programmi degli altri tre principali partiti. Le differenze non sembrano derivare da forti contrapposizioni ideologiche, ma da una ben più meschina difesa delle lobby prevalenti nei vari partiti. I sindacati, più forti nel Pd, rifiutano la meritocrazia nella scuola e la flessibilità sul mercato del lavoro, da qui le posizioni più conservatrici del partito di Veltroni. Gli industriali, invece, più influenti nel Partito della libertà, sono riusciti a eliminare ogni riferimento a liberalizzazioni nel programma di Berlusconi. Su un solo punto sono d'accordo tutti: che i politici non vogliono perdere il loro potere sull'economia. Purtroppo su questo tema né sinistra né destra fanno differenza.

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Bestiario (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

OPINIONI BESTIARIO Paura di governare di Giampaolo Pansa La crisi fa 'tremare i polsi' a Berlusconi. E per il dopo voto l'unica strada è la Grande Coalizione. Altro che inciucio Non l'avevo mai vista la pizza con lo sconto del 50 per cento. Mi è capitato di scoprirla nei manifesti di un ristorante in Toscana. Un avviso identico a quello dei saldi nei negozi. Solo che stavolta t'invitava a mangiare la pizza a prezzo dimezzato. Se non avessi già aperto gli occhi sull'Italia d'oggi, quel manifesto me li avrebbe spalancati. La crisi economica sta cominciando a mordere la vita di molti italiani. Lo vedo dalle trattorie vuote. Dai negozi poveri di clienti. Dai mercati rionali più affollati. E dalle rinunce sempre più pesanti di chi ha stipendi o pensioni ridotti all'osso. Siamo un paese più povero di due o tre anni fa. Ecco la verità che finalmente entra con forza nella campagna elettorale. Stiamo discutendo all'infinito sul caso Ciarrapico o sulle figlie messe in lista al posto del padre. Ma nel frattempo si rovescia anche sull'Italia il disastro americano, con tante pessime sorprese in arrivo. Per la prima volta dal 1945, chi vincerà le elezioni si troverà alle prese con la paura di governare. Proprio così: i politici vittoriosi si sentiranno dei condannati a cinque anni di lavori forzati. E la poltronissima di Palazzo Chigi si rivelerà foderata di chiodi roventi. Silvio Berlusconi mostra di averlo già capito. E l'ha confessato in pubblico, al forum di Cernobbio della Confcommercio. Ho visto su Sky la diretta tivù del suo intervento: il Cavaliere mi è sembrato molto diverso dal ganassa ridanciano di tante vignette. I satirici di sinistra possono pure continuare a sfotterlo. Ma intanto lui sorprende tutti dicendosi "angosciato" per gli obblighi che lo attendono, se vincerà. Bastano i rifiuti di Napoli per fargli ammettere che gli "tremano le vene dei polsi", nel pensare che se li vedrà scaricare sulla scrivania, come roba sua. Lo stesso accadrà a Walter Veltroni, se toccherà a lui il peso del governo. Il leader del Partito Democratico non dichiara la stessa angoscia di Berlusconi. Ma forse dipende dal fatto che lui crede di perdere. E sta affrontando una fatica immane per lanciare il PD più che per vincere la corsa alle urne. Il Cavaliere, invece, considera la possibile vittoria un mezzo disastro. In quel momento avrà finito le vacanze da oppositore. Certo, sarà riuscito a soddisfare la voglia di rivincita. Ma poi, a settantun anni suonati, si ritroverà alle prese con un mestiere che ha già fatto due volte, nel 1994 e nel 2001. Pesante, noioso, gonfio di stress e di grane irrisolvibili. Con l'eterna difficoltà di decidere, in un palazzo dove non esiste nessuna stanza dei bottoni. C'è una pena del contrappasso per i potenti della politica italiana. I cittadini qualunque sono in allarme per quel che potrà accadere. Temono per il proprio lavoro, per i risparmi, per il treno di vita ancorché modesto. Ma il loro timore è una goccia che cade da tempo sull'ottimismo sfoggiato dalle classi dirigente e lo incrina ogni giorno di più. Tanto che i big dei partiti cominciano ad avere un terrore mai provato: quello di non saper fronteggiare la paura del paese e di non riuscire a tenerlo in piedi. Per questo, la sera del 14 aprile non ci porterà nessuna sorpresa. Una volta accertato chi sia il vincitore, molti si diranno: Silvio o Walter non fa differenza. Il bello, o il brutto, verrà dopo. Quando entrambi i contendenti dovranno guardarsi in faccia e domandarsi: riusciremo a farcela da soli, uno al governo e l'altro all'opposizione? I lettori del Bestiario conoscono come la penso: dopo il voto, qualunque sia il risultato, sarà indispensabile e urgente un governo di salvezza nazionale, quello che siamo soliti chiamare una Grande Coalizione. Ma oggi voglio dire una cosa in più. Se uno dei due blocchi rifiuterà di fare un accordo con l'altro, si renderà colpevole di tradire l'interesse dell'Italia. Non so se esista ancora il reato di alto tradimento, ma sarà questa l'accusa da rivolgere a chi pretenderà di non accordarsi con nessuno. Che cosa potrà fare un governo del Popolo della Libertà o del Partito Democratico quando la bufera della recessione americana calerà prepotente su Roma? Non voglio immaginare la sorte di Berlusconi e di Veltroni se anche in Italia salterà qualche banca. E migliaia di persone scopriranno di non poter riavere il denaro depositato. In quel frangente terribile, risulterà grottesco il politico capace soltanto di gridare all'inciucio fra Silvio e Walter. Se è vero che i programmi dei due blocchi si assomigliano, tanto meglio. Sarà più facile trovare un'intesa. Dopo quel primo passo, si risolverà in fretta l'enigma di chi dovrà guidare il governo di salute pubblica. Sono convinto che il nome giusto uscirà. C'è solo da sperare che questo premier mai visto non venga azzoppato prima di metter piede dentro il cortile di Palazzo Chigi.

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Il Cavaliere si fa IN quattro (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità ELEZIONI / L'INCOGNITA PALAZZO MADAMA Il Cavaliere si fa IN quattro DI marco damilano Il risultato del Senato dipende dall'esito del voto nelle regioni chiave. Ecco gli uomini e le strategie di Berlusconi per conquistare Piemonte, Liguria, Lazio e Campania Finale con il botto in piazza del Plebiscito, mercoledì 9 aprile, a quattro giorni dal voto. Silvio Berlusconi sta preparando con cura la conclusione della campagna elettorale del Popolo della Libertà: a Napoli, nella piazza chiusa al traffico che un tempo ormai lontano, metà anni Novanta, fu il simbolo del Rinascimento partenopeo targato Antonio Bassolino. Nel cuore della Campania, che nel 2006 consegnò la vittoria elettorale per il centrosinistra al Senato (per un soffio: 15 mila voti) e una scia di polemiche, sospetti, inchieste sui brogli. Questa volta la notte delle elezioni per il Cavaliere dovrebbe essere decisamente più tranquilla. Il sondaggio Swg-'L'espresso' fotografa la situazione nelle regioni decisive per conquistare la maggioranza al Senato, a tre settimane dalle elezioni del 13 aprile. Nella terra del Golfo e dei rifiuti il Pdl, alleato con il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo, nel voto per palazzo Madama è sopra il Partito democratico di sei punti: il 44 per cento contro il 38. La Campania, secondo questa previsione, non sarà l'unica regione a cambiare di segno: anche il premio di maggioranza in Liguria, territorio dato in bilico, dove due anni fa il centrosinistra vinse con il 53 per cento, potrebbe finire nelle mani del Pdl. Stesso risultato per il Piemonte, dove già nel 2006 vinse il centrodestra: 45 per cento per il Pdl alleato con la Lega, 38,5 per cento al Pd. Unica regione in controtendenza, il Lazio: nella regione di Walter Veltroni e di Francesco Rutelli, che alle ultime elezioni preferì la Cdl, il Pd alleato con Italia dei valori è sopra il partitone berlusconiano di due punti e mezzo. Se le cose dovessero finire davvero così, la maggioranza dei seggi sarebbe alla portata del Pdl anche al Senato: anche se l'alta quota degli indecisi, un quarto degli elettori in Lazio e Liguria, un terzo in Piemonte e Campania, non lascia tranquillo Berlusconi. "Chi vota altri partiti getta il suo voto, fa il gioco di Veltroni e della sinistra. Il centrodestra siamo noi, tranne qualche piccola eccezione", ripete l'uomo di Arcore ovunque, soprattutto nelle zone in cui le piccole eccezioni, l'Udc di Pier Ferdinando Casini e la Destra di Francesco Storace, possono fare più male. Nell'ultimo fine settimana il Cavaliere è disceso nel quartiere di Corviale, estrema periferia romana, davanti al Serpentone di cemento lungo quasi un chilometro che doveva ispirarsi ai principi di Le Corbusier ed è diventato un emblema del degrado urbano. Cielo grigio sul palco al posto del solito pannello azzurro, per entrare in sintonia con il luogo, carabinieri in tenuta anti-sommossa, elicottero della polizia che vola basso, "in genere gira per gli zingari, oggi è qui per loro", commentano i residenti, tutti i capi e i capetti del Pdl, da Gianfranco Fini a Paolo Guzzanti, pochissima gente ad applaudire. Una signora con la stampella si avvicina a Berlusconi, gli elenca i suoi guai. L'ex premier cambia espressione, il sorriso si spegne in una smorfia di disappunto, sussurra qualcosa a un agente di scorta, estrae un biglietto e lo infila nella mano della postulante. E anche questa è campagna elettorale. Nelle regioni del Nord-Ovest, Piemonte e Liguria, si giocano la partita un notabile del partito azzurro come l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola e un eterno emergente come il coordinatore di Forza Italia Guido Crosetto. Se le cose vanno bene, il loro ingresso nel governo è praticamente certo: per Scajola sarebbe pronto il ministero della Difesa (nelle Forze Armate hanno preso come uno scherzo la candidatura di Ignazio La Russa), per il gigantesco Crosetto una poltrona da vice-ministro con ampia facoltà di spesa. Prima, però, devono portare a casa il premio del Senato nelle regioni di appartenenza. In Piemonte ha traslocato la sua dote elettorale dall'Udc al Pdl l'europarlamentare Vito Bonsignore, una new entry, si fa per dire: democristiano di lungo corso, è stato appena pizzicato con un deposito di 5 milioni e mezzo di euro in Liechtenstein. In Liguria, dove la battaglia sarà all'ultimo voto, Scajola ha riempito le liste di uomini di fiducia. Tra i sicuri eletti c'è il suo factotum Michele Scandroglio, attuale coordinatore ligure di Forza Italia, già piazzato dal suo protettore un po' ovunque: nel cda dell'Isvap, l'istituto di vigilanza delle assicurazioni che controlla la banca Carige di cui è vice-presidente, guarda caso, Alessandro Scajola fratello di Claudio, e nel cda della società autostradale ligure-toscana di Marcellino Gavio, che della Carige è azionista di peso. Un bel triangolo di potere: come se non bastasse, Scandroglio risulta anche console onorario in Bulgaria e ora è pronto a sbarcare alla Camera. Per grazia ricevuta: come il collega Alessandro Gianmoena, che di grazie se ne intende, dopo una vita da assistente di don Gianni Baget Bozzo. "è il suo famiglio", dicono in Forza Italia. Nel Lazio la battaglia del Pdl è su due fronti: contro Storace e contro Casini. L'Udc schiera a capolista al Senato un nome da copertina, la principessa convertita Alessandra Borghese, per dare l'assalto al voto cattolico. Qualche sera fa l'aspirante senatrice ha organizzato una cena per convincere della necessità della sua elezione a Palazzo Madama il suo amico più invidiato: monsignor George Genswein, il segretario di papa Ratzinger. Nella Curia vaticana, però, non nascondono lo scetticismo: "Alessandra si è già candidata dieci anni fa al consiglio comunale di Roma e prese 300 preferenze, una miseria. Al massimo può contendere al capolista del Pdl Marcello Pera il titolo di candidata prediletta di Sua Santità. Ma non è un titolo che porta voti", ironizza un monsignore. In Campania la campagna elettorale è decisamente meno ovattata. E c'è l'incognita Ciriaco De Mita, capolista dell'Udc dopo aver sbattuto la porta nel Pd di Veltroni. All'apertura della campagna elettorale a Napoli, nel teatro Augusteo, l'ottantenne ex leader democristiano ha sfoderato la grinta dei bei tempi andati: sala strapiena e frustate contro la "vestale" Rosa Russo Iervolino, il "Pd che non c'è", il ministro Luigi Nicolais, "se il nuovo è lui siamo all'irreparabile". Una situazione rovente che ha spinto Veltroni a cambiare agenda e a spostare di una settimana le date del suo tour campano, le più complicate di tutte. Il leader del Pd arriverà nel Golfo il 4 e 5 aprile, a pochi giorni dal voto, quando in gran parte i giochi elettorali saranno fatti e le strade ripulite dall'immondizia, almeno si spera. Il programma del viaggio è il segreto meglio custodito nel loft del Partito democratico, l'itinerario del leader viene studiato nei dettagli, come la formula di un'arma chimica. Uno spostamento di date che ha costretto Berlusconi a cancellare la visita a Napoli prevista per il 4 aprile e a fissare il comizio del 9 in piazza del Plebiscito, il gran finale. Quasi un inseguimento in mezzo ai rifiuti tra i duellanti del 13 aprile, uno slalom tra le macerie della vecchia politica. In attesa del verdetto. n SORPASSO lazio Partiti Senato Camera Partito Democratico + Italia dei Valori 40,5 40,0 Sinistra Arcobaleno 6,0 6,0 Unione di Centro 6,0 5,0 Popolo delle Libertà + Lega 38,0 38,5 La Destra 4,5 5,0 Altri 5,0 5,5 Indecisi 25,0 24,5 Nelle ultime elezioni il Lazio di Piero Marrazzo tradì il centrosinistra e premiò la Cdl. Il 13 aprile la situazione potrebbe ribaltarsi e al Senato il Pd potrebbe incassare i seggi in più. Effetto, anche, della lista di Storace, data in crescita effetto spazzatura in campania Partiti Senato Camera Partito Democratico + Italia dei Valori 38,0 37,0 Sinistra Arcobaleno 6,0 6,5 Unione di Centro 5,5 5,0 Popolo delle Libertà + Lega 44,0 44,5 La Destra 1,5 2,0 Altri 5,0 5,0 Indecisi 29,0 28,0 Nel 2006 fu una battaglia campale, vinse il centrosinistra per appena 15 mila voti. In vista del 13 aprile il Pd tenta almeno di mantenere i voti di due anni fa: ma le speranze di conquistare il premio nella terra di Bassolino sono ridotte Sondaggio Soggetto realizzatore: Swg Srl Trieste Committente e acquirente: L'Espresso Data di esecuzione: 14-16 marzo 2008 Tipo di rilevazione: sondaggio telefonico Cati e Cawi su un campione nazionale stratificato per quote di 2400 soggetti maggiorenni, residenti in Piemonte, Liguria, Lazio e Campania (su 9300 contatti). Il documento completo è disponibile sul sito: www.sondaggipoliticoelettorali.it.

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Mezzogiorno di fuoco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Espresso, L' (abbonati)" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Attualità ELEZIONI / UN PAESE DIVISO mezzogiorno di fuoco Di emiliano fittipaldi Spazzatura. Criminalità. Gap economico. Cresce il divario tra le due Italie. E a Nord monta l'insofferenza verso il Sud. Così spunta il rischio di secessione 'morbida': quella fiscale La nuova crisi diplomatica tra Nord e Sud scoppia a Natale 2007, quando i sacchetti di monnezza passano dalle strade di Napoli e della Campania alle prime pagine di giornali italiani e stranieri. Se all'estero l'immagine traballante del Paese va definitivamente in frantumi, in Italia i rifiuti hanno l'effetto di allargare il fossato tra le due nazioni: Settentrione e Mezzogiorno sembrano tornate l'un contro l'altro armate, come non accadeva da una quindicina d'anni. Napoli e Milano sono oggi più distanti degli 800 chilometri misurati sulla cartina: in Lombardia, a Torino, nel Nord-Est, il Sud è sempre più lontano. Un luogo incomprensibile, ai limiti della civiltà. Di sicuro, una palla al piede. Per gli esperti la monnezza è stata la goccia che fatto traboccare il vaso, il caso che ha trasformato l'insofferenza malcelata in rabbia sociale. Non è un caso che governatori e politici locali abbiano subito dichiarato di essere indisponibili a importare la spazzatura napoletana: il rischio che i malumori della popolazione prendessero forma di proteste plateali, come accaduto in Sardegna, era ed è altissimo. L'Osservatorio del Nord-Est diretto da Ilvo Diamanti è stato il primo a tramutare in numeri e statistiche le chiacchiere da bar e le sensazioni diffuse dei sociologi. Secondo un sondaggio realizzato a fine gennaio, per oltre la metà di veneti, friulani e triestini il Mezzogiorno, senza giri di parole " è un peso per lo sviluppo del Paese". Una percentuale raddoppiata rispetto a un'identica rilevazione del 1997, quando il ricco Triveneto sembrava meno ostile agli storici ritardi meridionali. Oggi, probabilmente a causa della stagnazione economica, l'accanimento contro il Sud è tornato di moda. Tra gli anziani tocca tassi da Guinness: sopra i 64 anni, il 59 per cento degli intervistati sostiene che senza il Meridione la crescita economica del Paese sarebbe molto più facile. Una convinzione che serpeggia non solo tra la maggioranza degli elettori del centrodestra, ma anche per il 43 per cento dei nordestini che voteranno Partito democratico. L'antimeridionalismo per la prima volta sembra coinvolgere non soltanto la Lombardia (dove il caso Malpensa conta più del disastro campano: l'ipotesi di ridimensionare l'aeroporto ha riacceso le antipatie verso il potere romano) e le roccaforti venete della Lega Nord, ma anche regioni rosse come la Toscana e l'Emilia-Romagna. Carlo Trigilia, ordinario di sociologia economica all'Università di Firenze, parla di sommovimenti congiunturali, da distinguere rispetto alle tendenze di lungo periodo. "Il fatto è che giudizi negativi sul Sud sull'asse Firenze-Bologna ci sono sempre stati, ma in passato le manifestazioni d'intolleranza venivano contenute dalla forte appartenenza ideologica e dalla tradizione politica della sinistra", spiega lo studioso. Oggi il cuscinetto non c'è più, e i rumori di fondo diventano di colpo più chiari. Di fronte al dilagare della criminalità, alle montagne di spazzatura, al ruolo di politici che giocano la loro fortuna sull'intermediazione di risorse pubbliche, l'esplosione di pregiudizi antichi "è un riflesso automatico. I media contribuiscono a diffondere correnti populiste". Il Centro come Lombardia e Nord-Est? "Le strutture sociali sono ormai identiche a quelle del LombardoVeneto. In Toscana ed Emilia-Romagna prevalgono artigiani, lavoratori autonomi, professionisti e piccole imprese. Ovviamente non è detto che l'ostilità culturale si trasformi in un voto alla Lega: Bossi e Berlusconi sono ancora invisi alla stragrande maggioranza dell'elettorato". A parte la analisi dell'Osservatorio e della Fondazione Nord-Est studi sul fenomeno non esistono ancora. Bisogna rifarsi alle ipotesi degli osservatori, ai pochi sondaggi ad hoc e ai segnali che vengono dai territori. Nel 'Rapporto tra gli italiani e lo Stato', tra le regioni antagoniste verso il Sud Diamanti inserisce anche il Lazio (dati 2006), dove la popolazione che non vede di buon occhio il Sud supera la quota del 15 per cento. Pure i marchigiani, interrogati dal laboratorio di studi politici LaPolis, dichiarano di non volersi trasferire per nessuno motivo sotto il Tevere: su 539 persone solo due andrebbero volentieri in Basilicata, 15 in Campania, otto in Calabria, zero in Molise. L'unica eccezione è la Sicilia, che cattura più consensi di Veneto e Piemonte. Sulla montante insofferenza antimeridionale stanno lanciando grida d'allarme anche i politici più attenti. Riccardo Illy nel suo ultimo libro ('Così perdiamo il Nord') torna a parlare di rischio-secessione, e altri big del centrosinistra hanno fatto intendere a Walter Veltroni che con Antonio Bassolino ancora al suo posto è inevitabile perdere voti non solo a Napoli, ma anche in Padania. Nel mirino dei nordisti non c'è solo 'O governatore, ma altri signori delle preferenze poco graditi all'elettorato settentrionale. "Le vicende della famiglia Mastella e i cannoli di Totò Cuffaro", ragiona Trigilia, "hanno contribuito a veicolare un'immagine negativa dei politici meridionali".Un peccato. Perché all'inizio degli anni '90 la fine dell'intervento straordinario e la prima stagione dei sindaci 'virtuosi' (lo stesso Bassolino, Italo Falcomatà a Reggio Calabria, Leoluca Orlando a Palermo, Enzo Bianco a Catania) aveva riavvicinato le due zone del Paese, dopo anni in cui la Lega Nord aveva soffiato sul fuoco del razzismo. Contemporaneamente il 'Rinascimento' e il risveglio della società civile si accompagnò, per la prima volta dal dopoguerra, a un trend economico positivo: dal 1996 al 2002 il Pil sudista ha camminato più del prodotto interno del Nord, riducendo - seppur di poco - il differenziale tra i redditi. Il vento a poppa era in realtà una brezza, e dura poco più di un lustro. Crescita zero, criminalità in rimonta, sprechi a non finire hanno rimesso indietro le lancette dell'orologio. Nella vulgata il Sud è di nuovo 'perduto', i cultori del 'non-c'è-più-niente-da-fare' tornano in maggioranza. "Aveva ragione Giorgio Bocca", si sfogano i meridionalisti al chiuso dei salotti di Napoli e Palermo. I dati danno fiato agli scenari più neri, e credibilità a chi parla non di un'Italia a due velocità, ma di due Paesi distinti e separati, con caratteristiche economiche, sociali e culturali sempre più distanti. L'Italia è in basso a tutte le classifiche socio-economiche esclusivamente a causa del Mezzogiorno, che abbassa (export a parte) la media nazionale: secondo dati Istat, Eurostat e Svimez al netto del Mezzogiorno, il Centro-Nord da solo occuperebbe spesso le prime posizioni tra i 27 dell'Unione europea. Il prodotto interno lordo pro capite da Roma in su ha sfiorato nel 2006 i 29 mila euro: solo Austria, Olanda, Danimarca e Irlanda hanno fatto meglio. La Lombardia sarebbe seconda solo a Dublino. Il Sud, da solo, arranca invece al 19 posto, allo stesso livello di Ungheria ed Estonia. Per quanto riguarda il sistema produttivo (investimenti fissi, tasso di industrializzazione), Veneto e Lombardia sarebbero in testa alle classifiche, mentre il Lazio ha performance eccezionali nel terziario avanzato. Persino Jaques Attali, presidente della commissione per le Riforme voluta da Sarkozy, ha messo il dito sulla piaga: "Quello che mi preoccupa di più è il digital divide che spacca l'Italia in due: questo gap, più di ogni altro, può portare un colpo mortale alla vostra unità nazionale". Una condizione paradossale, dal momento che tutti gli economisti considerano il Sud il principale volano per far tornare a crescere il Paese. "Lo sviluppo in Europa si gioca sulle aree deboli e sottoutilizzate", dice Luca Bianchi della Svimez. Il 'sorpasso' spagnolo si è realizzato grazie al boom del Pil in Andalusia e nella Murcia, ex zone depresse che dal 2000 hanno registrato picchi di crescita del 6,6 e 6,9 per cento annuo, trascinando tutta la nazione. Nello stesso periodo l'Italia ha fatto segnare un modesto 1,2 per cento, e il Sud la ricchezza è salita appena dello 0,8. Un niente. Altro leit motiv delle critiche antisudiste è il tema delle tasse. Imposte altissime che drenano risorse al Nord e vengono redistribuite, e a volte letteralmente gettate, nel Mezzogiorno. Non è un caso che il vero traguardo di Bossi sia il federalismo fiscale, leggi che consentano di trattenere gran parte delle risorse nei territori in cui sono state create. "Una secessione invisibile, morbida, un'autonomia di fatto: è questo l'obiettivo di una parte importante del Settentrione. La novità è che oggi la separazione è praticata, e non dichiarata come in passato", chiosa Diamanti. Un dato è certo: se il federalismo delle tasse è un pallino di Giulio Tremonti, probabile successore di Tommaso Padoa-Schioppa, la 'devolution della monnezza', come dice Andrea Camilleri, funziona benissimo. "Il Nord non ha preso i rifiuti perché campani, li avrebbero invece importati se fossero stati lombardo-veneti", ha protestato lo scrittore siciliano, "ma io mi chiedo: siamo tutti italiani, oppure no?". n.

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Attualità CHIESA ED EBREI 400 firme contro IL PAPA Quattrocento firme contro Joseph Ratzinger: dopo le dure reazioni dei rabbini italiani al nuovo testo della 'preghiera per gli ebrei' voluta dal papa, ora è la volta delle critiche dei cattolici impegnati nel dialogo giudaico-cristiano. Segno che il 'motu proprio' con cui Benedetto XVI ha liberalizzato la messa in latino secondo il rito preconciliare sta facendo esplodere dissensi profondi all'interno della Chiesa di Roma. Un documento promosso da un piccolo gruppo di studiosi (Elena Bartolini, Maria Cristina Bartolomei, Paolo De Benedetti, Claudia Milani, Mauro Perani) afferma infatti che la nuova 'preghiera per gli ebrei' "è in contrasto" con il Concilio Vaticano II e il magistero della Chiesa degli ultimi 40 anni perché torna a invocare la conversione dei 'fratelli maggiori', concetto che era sparito con la riforma liturgica di Paolo VI. Quella del papa tedesco, dunque, non è solo "una scelta che mette a rischio il dialogo". Di più: è "una posizione da respingere in base alla stretta ortodossia cristiana". Partito in sordina, il testo ha raccolto a sorpresa una valanga di adesioni appena ha cominciato a circolare riservatamente negli ambienti ecclesiali. Tra i firmatari, i nomi di illustri credenti: dal filosofo dell'Università Cattolica Virgilio Melchiorre a padre Ramon Tragan, ex rettore del Pontificio Ateneo Sant'Anselmo; dal biblista Ernesto Borghi al monaco camaldolese Matteo Ferrari. Un missile, insomma, contro il vecchio 'Missale'. A. M. Attualità Kabul: partita a tre Da Pisa a Kabul, via Washington. Sarà italiano il primo vero stormo della aeronautica militare di Kabul. Una ventina di aerei che da qualche anno sonnecchiano sulla pista dell'aeroporto toscano prenderanno presto il volo verso l'Asia. La nuova aviazione afgana riceverà infatti uno squadrone di G-222, bimotori da trasporto di seconda mano, ma molto richiesti. L'operazione potrebbe essere un doppio affare per l'Italia. Nel comprare i moderni C-27J la nostra Aeronautica ha previsto la restituzione dei G-222 usati al produttore in cambio di uno sconto: la stessa prassi delle auto, ma applicata ai velivoli militari. Così l'Alenia di Torino sta ricevendo indietro aerei vecchi, che però hanno prestazioni uniche: possono decollare e atterrare su una pista in terra battura di 300 metri con 44 soldati a bordo. L'ideale per Kabul: Washington ne acquisterà 22, li farà evisionare 'a zero ore' dall'Alenia e li donerà a Karzai. L'unica spesa per l'Italia sarà l'addestramento dei piloti afgani. G. D. F. Attualità POPOLARI EUROPEI Yogurt indigesto per la Mussolini "Ma chi è 'sto Juncker? Me pare uno yogurt". Alessandra Mussolini, eurodeputato, non conosce il premier lussemburghese presidente dell'Eurogruppo, lo prende per un vasetto di fermenti lattici, un vasetto che ha il difetto di non volere i fascisti nel Ppe. Giuseppe Ciarrapico è un signor nessuno in Europa, il Ppe non ce l'ha con lui, ma proprio con la nipote del duce. "Con lei nello stesso partito non ci starei mai, lei e il suo cognome sono un problema", assicura Elmar Brok, responsabile del Ppe per la politica estera. Brok era al fianco di Angela Merkel nella riunione del Ppe in cui è scoppiato il caso Ciarrapico e come ogni popolare tedesco fatica a digerire qualsiasi cosa sappia di fascismo. "Il Pdl deve dimostrare che taglia i legami con l'estrema destra ma non sembra lo stia facendo. Per noi tedeschi la candidatura Mussolini è problematica e inspiegabile". A. D'Arg. Attualità FOCOLARINI eredità Lubich Furono dei focolarini a lanciare per primi lo slogan 'santo subito' dopo la morte di papa Wojtyla. E ora la gloria degli altari attende la loro fondatrice Chiara Lubich, già in vita oggetto di culto (della personalità, aggiungono i critici) da parte di 150 mila seguaci e 2 milioni di simpatizzanti di tutto il mondo. Si prevede che alla beatificazione arriverà prima lei che il fondatore in seconda dei focolari, Igino Giordani, di cui è già in corso dal 2004 la causa. Perché tra i focolarini le donne hanno sempre il primato. Il loro statuto stabilisce che a capo dell'organizzazione debba esserci una donna. Il movimento s'è distinto per diffusione mondiale, fino ad abbracciare tra i suoi seguaci anche protestanti, musulmani, buddisti e miscredenti. Ma colpiva che a capo di tutto ci fosse una donna, la Lubich, a sua volta circondata da una squadra di compagne e collaboratrici in tutto simili a lei, fino nei tailleur, nei foulard, negli inossidabili capelli grigi a caschetto e nel perenne sorriso. Le più in vista: Silvana Veronesi, Bruna Tomasi, Giò Verruccio, Eli Folonari, della famiglia dei viticoltori. è probabile che sarà una di queste a succedere alla fondatrice. Il conclave è previsto in ottobre. S. M. Attualità BYE BYE Bruxelles Monte dei Paschi di Siena ha deciso di vendere le sue filiali estere. Ma a Bruxelles non l'hanno presa bene. Né i clienti (persone fisiche e aziende), né i diplomatici, né i parlamentari europei. Con sei agenzie, di cui una all'interno del quartiere generale della Nato, mezzi propri pari a 80 milioni di euro e un utile netto di circa 3,5 milioni, l'Mps è l'unica banca italiana a Bruxelles con sportelli aperti al pubblico. Si parla di una vendita che porterebbe alle casse di Mps circa 110 milioni. L'ambasciatore italiano Sandro Siggia ha scritto al presidente del Montepaschi, Giuseppe Mussari, chiedendo che la decisione sia rivista. E lo stesso ha fatto il vicepresidente della Commissione Ue Franco Frattini. Gli europarlamentari italiani hanno annunciato una conferenza stampa. A. C. Attualità BANANA REPUBLIC Biondi e gli azzurri DI GUIDO QUARANTA Ma come? Proprio quando il suo partito, Forza Italia, ha cambiato nome per diventare il Popolo della libertà, Alfredo Biondi, un senatore genovese, è stato depennato dalle liste dei candidati della Liguria e deve, quindi, dire addio per sempre a Palazzo Madama. Che ingratitudine. Già segretario del Pli, nel 1994 fu cooptato da Silvio Berlusconi per dare una lustratina di liberalismo al suo schieramento di centrodestra appena nato. Per 14 anni è stato un berlusconiano fedele: molti iscritti, infatti, lo ricordano nelle manifestazioni pubbliche del partito, cantare a gola spiegata "E Forza Italia, c'è un grande orgoglio in noi.", accanto ad altri entusiasti dirigenti azzurri. Ed è stato un ossequioso ministro Guardasigilli: di lui si rammenta ancora un decreto-legge sui reati di corruzione, gradito al centrodestra e definito 'salva-ladri' dall'opposizione di sinistra. D'accordo, secondo il Cavaliere, Biondi ha una certa età per conservare ancora il laticlavio: 80 anni a giugno. Ma nelle recenti liste elettorali del Popolo della libertà qualche altro anziano parlamentare, addirittura più vecchio e più incauto di lui, c'è rimasto. è il camerata Mirko Tremaglia che di anni ne ha 82. Ex volontario repubblichino, esponente del Msi e deputato di Alleanza nazionale, si è distinto da 'ministro per gli Italiani nel mondo' grazie a un piccolo incidente occorsogli nelle elezioni del 2006: con i voti determinanti degli italiani all'estero, anziché il centrodestra, come doveva e come s'augurava, ha involontariamente fatto prevalere e vincere il centrosinistra. Un genio. Attualità CAMPAGNA TIM Format Bolloré Parte anche con un altro format pubblicitario il nuovo corso di Tim, legato al diverso assetto proprietario di Telecom Italia (controllata da Telco, partecipata a sua volta da Telefonica e, fra gli altri, Mediobanca). Il vigile Persichetti-Conte Max-Christian De Sica va in pensione. La comunicazione Tim è stata affidata alla Euro Rscg, che è una delle agenzie con cui opera Havas, la holding pubblicitaria di Vincent Bolloré, socio forte di Mediobanca. Il finanziere bretone aveva già ottenuto per le sue compagnie la comunicazione delle Assicurazioni Generali, partecipata anch'essa sempre da Mediobanca: e nei giorni scorsi, il Cda di Havas ha nominato fra i suoi nuovi amministratori Antoine Bernheim, presidente del gruppo triestino. V. P. Attualità gi le mani dagli enti inutili Non è andata a buon fine la crociata contro gli enti inutili del governo Prodi. I ministri Tommaso Padoa-Schioppa e Giulio Santagata ne avevano segnalati ben 130, chiedendone l'immediata chiusura a partire dal 2008. Un piano ambizioso, ma subito rivoluzionato dagli altri ministri e da molti parlamentari. Alla fine solo 11 carrozzoni di Stato sono stati definitivamente sciolti. Se ne vanno il Pio istituto elemosiniere, l'Istituto di beneficenza Vittorio Emanuele III, l'Opera nazionale per i figli degli aviatori, l'Unione nazionale ufficiali in congedo d'Italia, l'Unione accademica nazionale, l'Unione italiana tiro a segno, la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, due enti irrigui, l'Ente opere laiche palatine-pugliesi e il Comitato per la partecipazione italiana alla ricostruzione dei Balcani, nato appena sette anni fa e già morto. Restano in piedi altri enti tacciati di inutilità, come l'Istituto nazionale studio ed esperienza architettura navale, il Fondo bombole di metano, l'Ente italiano montagna e la Fondazione Marconi. G. Mas. Attualità GELLI 2: IL RITORNO L'Ong è molto venerabile La loggia P2 è stata ricostituita sotto la copertura di un'organizzazione non governativa svizzera di gemellaggio tra i comuni di tutto il mondo. Dal momento che questa associazione disponeva di uno statuto consultivo presso le Nazioni Unite, il figlio di Licio Gelli, che ricopre la carica di presidente, ha potuto partecipare all'ultima assemblea generale dell'Onu. Lo si legge a pagina 58 del libro 'Abbiamo ucciso Aldo Moro', scritto nel 2006 dal giornalista francese Emmanuel Amara e approdato nei giorni scorsi nelle librerie italiane. Il riferimento è alla United Towns Agency for North-South Cooperation (Uta), una Ong fondata da Henry Bandier (morto nel 2001 a 86 anni, già spia nazista nella Repubblica di Vichy) e presa in mano proprio da Raffaello Gelli. La Uta conta circa 2 mila iscritti in tutto il mondo: sarà davvero la nuova P2? G. Mas. Attualità BOLZANO Apartheid all'asilo Il capogruppo della SÜdtiroler Volkspartei a Bolzano, Oswald Ellecosta, è più di un falco. Ha tenuto in ostaggio la Svp pur di non dedicare una via al verde Alexander Langer, ha dichiarato che l'Alto Adige dovrebbe fare come il Kosovo e dichiarare la secessione. Partecipa a conferenze stampa con ex bombaroli e personaggi dell'estrema destra tedesca. Per Ellecosta sono troppi i bambini italiani che frequentano le scuole materne 'tedesche'. Chiede di avere gli elenchi degli iscritti per verificare quanti si sono intrufolati ed eventualmente sottoporli a un esame linguistico. Non c'è norma che imponga la divisione per lingua e il numero di scolaretti italiani che frequentano le materne tedesche è esiguo. Solidale con Ellecosta è l'assessora Svp Greti Rottensteiner: "Insegnare agli italiani non spetta a noi". Quasi una sentenza: di apartheid altoatesina. P. T. Attualità SIGNORNò Se Spitzer fosse italiano di Marco Travaglio Il governatore democratico di New York, Eliot Spitzer, già procuratore anticorruzione, eletto nel 2006 col 70 per cento dei voti, si è dimesso perché il suo nome è finito in un'indagine dell'Fbi su un giro di squillo d'alto bordo, rivelata in anteprima dal 'New York Times'. Spitzer non è imputato né accusato di alcun reato, ma l'Fbi sta verificando se non possa essere incriminato per 'structuring', cioè per aver tentato di schermare l'origine dei fondi usati per saldare i conti del club; e per violazione della legge Mann del 1910, che proibisce "il trasporto di donne da uno Stato all'altro per scopi immorali" (il governatore incontrò in un albergo di Washington una prostituta proveniente da New York). Insomma, bazzecole. Tutto nasce dalle denunce di alcune banche all'Internal Revenue Service (l'Agenzia delle entrate) a proposito di pagamenti sospetti riconducibili a Spitzer. Paventando una storia di tangenti, l'Irs si rivolge all'Fbi, che investe il ministero della Giustizia e ottiene il permesso di intercettare telefoni e caselle e-mail dei protagonisti della sexy-agenzia. Le intercettazioni, con tutti i particolari dell'incontro fra il 'cliente n. 9' e la bella Kristen, finiscono in un affidavit di 47 pagine degli agenti dell'Fbi ai procuratori di New York Sud. E di lì sul 'New York Times' - che rivela di aver avuto la notizia da "tutori della legge che hanno parlato a patto di restare anonimi" e sui siti web (http://tinyurl.com/ 2ul3uy). Anziché prendersela con chi ha diffuso la notizia, il governatore ammette che è tutto vero e parla di "questione privata". Ma il 'Nyt' gli dà dell'"arrogante" perché ha "tradito la famiglia e i concittadini". Lui chiede scusa a tutti. E toglie il disturbo. Immaginiamo un caso analogo in Italia. Il politico in questione strilla in Parlamento contro la "giustizia politicizzata" e la "fuga di notizie a orologeria". Promette: "Resterò al mio posto perché non ho commesso reati, non sono indagato e comunque ho avuto il 70 per cento dei voti". Solidarietà bipartisan da destra, centro e sinistra. Il capo dello Stato, i presidenti delle Camere, il vicepresidente del Csm e il Garante della privacy deplorano "la gogna mediatica", invocano il "segreto istruttorio", auspicano "la fine dello scontro politica-giustizia" e sollecitano "una legge sulle intercettazioni". Il ministro della Giustizia sguinzaglia gli ispettori in Procura, mentre gli investigatori vengono trasferiti in Sardegna. Bruno Vespa allestisce uno speciale 'Porta a Porta' dal titolo 'Come Tortora e Anna Falchi', ospite Andreotti. I quotidiani pubblicano editoriali di fuoco, tutti con lo stesso titolo: 'Chi paga?'. Galli della Loggia, Panebianco e Ferrara osservano che "queste cose in America non potrebbero mai accadere". Berlusconi e Veltroni, con una dichiarazione congiunta, riaprono la Bicamerale per "una moratoria sulle intercettazioni, al di là degli steccati ideologici, come nelle grandi democrazie liberali". Il cardinal Ruini, in onore del politico intercettato, organizza un'edizione straordinaria del Family Day. Attualità VALLE D'AOSTA Inferno Gran paradiso IIl partito degli ammazzaparchi si espande. Ad Aosta il consiglio regionale ha votato una mozione dell'Union Valdotaine, fortemente voluta dal governatore Luciano Caveri, per chiedere la revisione della legge nazionale sulle aree protette e togliere al Parco nazionale del Gran Paradiso il diritto di nulla osta sulle concessioni edilizie. Oggi senza nulla osta è impossibile costruire alcunché dentro un parco. è una garanzia di salvaguardia ambientale che ora si vuole scardinare per dare mano libera ai comuni, spesso in contrasto con i parchi e vogliosi di cemento. Analoga sorte sarebbe toccata ai parchi regionali lombardi se al Pirellone, sede della Regione Lombardia, se all'ultimo momento l'emendamento gradito ai cementificatori non fosse stato ritirato. L'ammazzaparchi di turno era l'assessore leghista Davide Boni. Federalisti al calcestruzzo. P. T. Attualità Banchiere a ritmo rap Un singolare cd è approdato sul tavolo del capo dello Stato. Tra gli argomenti trattati nelle canzoni uno sta molto a cuore a Giorgio Napolitano: racconta il dramma degli omicidi bianchi, più volte denunciato dal presidente. "Vergogna, vergogna, vergogna", suona il ritornello di 'Miracolo, non è morto sul lavoro', dedicata a un ragazzino di 12 anni che fa il manovale e cade dall'impalcatura, ma viene salvato dal Cielo dagli operai morti. Autore delle parole delle dieci canzoni del cd è una vecchia conoscenza di Napolitano: l'economista Gianni Manghetti, presidente della Cassa di Risparmio di Volterra, che dal 1975 al 1981 fu stretto collaboratore del presidente quando questi dirigeva il dipartimento economia del Pci. M. La. Attualità Pasquino & Arlecchino 'Le istituzioni di Arlecchino' è l'ultimo libro del politologo Gianfranco Pasquino dedicato all'Italia delle riforme sempre annunciate e mai attuate. Ma anche il testo del professore, che insegna all'Università di Bologna ed è stato senatore della sinistra indipendente, è come il vestito della maschera, si arricchisce via via di nuovi colori. Il libro, edito dalla napoletana Scriptaweb, è infatti disponibile anche in versione Internet (www.scriptaweb.it): un lavoro aggiornato on line, dagli iniziali 11 capitoli si è arrivati a 16, aperto grazie a un forum al dialogo con i lettori e gli studiosi della materia. Pasquino in progress. T. M. Attualità Il beato Aldo Moro Aldo Moro beato? è la proposta del vescovo di Caserta Raffaele Nogaro. Il presule casertano l'ha avanzata durante la messa della domenica delle Palme del 16 marzo, 30 anniversario del rapimento dello statista ucciso dalle Brigate rosse. "La Chiesa dovrebbe preoccuparsi della causa di beatificazione di Aldo Moro", ha detto il vescovo, aggiungendo: "Mi domando in questo giorno perché la Chiesa, che si preoccupa di interessarsi di altre cause ugualmente sentite, non promuove la giusta causa di beatificazione di Moro, uno dei più alti esempi di misericordia". Il prelato ha proseguito ricordando di aver conosciuto a Roma l'esponente della Dc nato a Maglie e di essere rimasto "impressionato dal particolare che ogni suo gesto fosse improntato alla solidarietà e all'uguaglianza: alla santità". Nei giorni della sua prigionia Moro, ha spiegato Nogaro, "scriveva 'Io perdono tutti.'. Come Gesù, uomo di misericordia assoluta". L. F. Attualità Top 10 in tv I programmi più visti tra l'15 febbraio e il 15 marzo 2008 Programma Rete Uscite Audience Share media medio % La vita rubata Raiuno 1 7.604.257 28,5 Tg1 sera Raiuno 30 7.498.568 30,8 Champions League Inter-Liverpool Raiuno 1 7.491.914 26,5 Striscia la notizia Canale 5 26 7.179.087 26,7 Champions League Arsenal-Milan Raiuno 1 7.119.248 25,7 L'eredità Raiuno 26 6.999.732 30,9 I Cesaroni Canale 5 5 6.978.984 28,6 Il Maresciallo Rocca Canale 5 2 6.916.936 25,4 MotoGP - Gran Premio del Qatar Italia 1 1 6.766.055 23,7 Festival di Sanremo Raiuno 5 6.612.446 35,4 Elaborazioni Studio Frasi su dati Auditel, AGB Nielsen Tra il 15 febbraio e il 15 marzo si segnala il grande successo di 'La vita rubata', fiction di Raiuno che con un ascolto medio di 7,6 milioni si afferma come il programma più seguito. Il Tg1 della sera si conferma il telegiornale più visto, mentre 'Striscia la notizia' si aggiudica ancora l'access prime time. Buon pubblico sia per la Champions League sia per il debutto del MotoGP, per la prima volta in notturna. Su Canale 5 ottima performance dei 'Cesaroni', con uno share medio del 28,6 per cento. Il Festival di Sanremo, invece, deve accontentarsi del decimo posto tra le trasmissioni più viste del periodo Attualità Tremonti ride di Tremonti Alla fine ha dovuto ridere anche Giulio Tremonti. Perché l'imitazione che ne fa il giovane deputato Simone Baldelli, ricandidato nelle Marche, a detta dei colonnelli di Forza Italia sarebbe irresistibile. Così, all'ultima riunione di partito a palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi ha intimato a Baldelli di esibirsi di fronte a un selezionato gruppo di 'big', Tremonti compreso. La gag consisteva in una finta partita a scacchi nella quale l'ex ministro dell'Economia muoveva tutti i pezzi da solo, girava la scacchiera da una parte all'altra e commentava: "... Ma, ma, ma, questo è un genio!". Per terminare infine con un "comunque alla fine vinco sempre io". F. B. Attualità SOSPETTE FRODI Tradito dal passito L'ex ministro dell'Agricoltura Calogero Mannino si dedica con successo alla produzione di Passito nel buen retiro della sua vigna di Pantelleria. Ora però, dopo anni di indagini, il pm di Marsala Cristina Pigozzo chiede, per Mannino e altri 13 imputati, il rinvio a giudizio con l'accusa di aver messo in commercio un Passito vinificato "in violazione del disciplinare di produzione". La vicenda risale all'agosto del 2004 con una denuncia per sottrazione e sostituzione di vino dai serbatoi della Bonsulton srl che si trovano presso la cantina Nuova Agricoltura, dove vinificano quasi tutti i produttori. In particolare Mannino viene accusato di aver fatto analizzare il vino rubato dalle vasche della Bonsulton e di averlo messo in commercio insieme ad altro di qualità inferiore, e inoltre di aver imbottigliato come Passito di Pantelleria vino prodotto fuori dall'isola. A carico dell'esponente dell'Udc anche una serie di intercettazioni nelle quali chiede di esercitare pressioni sul perito incaricato dalla procura di effettuare le analisi. G. V.

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Ciarra-Storace sfida decisiva per il Senato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Sembra uno sketch tratto da "Vacanze di Natale" e invece la scenetta si svolge sul serio nei saloni del Residence Ripetta, pochi minuti prima della presentazione delle liste del "Popolo della libertà" per le Comunuali di Roma. Antonio Tajani (già portavoce di Silvio Berlusconi a palazzo Chigi) e Potito Salatto (democristiano di punta ai tempi di Vittorio Sbardella e ora approdato ad An) si scambiano parole di un certo peso: "Sciacquati la bocca prima di parlare...", "bella bidonata ci avete dato", "pezzo di...". La querelle - originata due giorni fa da alcuni equivoci sulle modalità di compilazione di una lista civica - si è poi ricomposta con tanto di comunicati di reciproca stima e di smentita delle parole corse. Ma l'episodio conferma una perdurante tensione tra Alleanza nazionale e Forza Italia, ancora recalcitranti a fondersi, tanto più in una regione, il Lazio, che è stata la roccaforte di An e non lo è più. Rivalità rischiosa, perché da queste parti il Pdl non può concedersi lussi: per una catena di arzigogolati meccanismi della legge elettorale, proprio il Lazio potrebbe diventare la regione-chiave delle prossime elezioni politiche, proprio il risultato del Lazio-Senato potrebbe risultare decisivo per la conquista della maggioranza a palazzo Madama. In altre parole, per Berlusconi, ottenere milioni di voti in più nelle elezioni di Camera e Senato potrebbe risultare quasi ininfluente, se per caso il Pd vincesse proprio nel Lazio. Se infatti il partito di Veltroni prendesse qui un voto in più del Pdl e al tempo stesso Sinistra Arcobaleno e Udc superassero l'8%, il Pd conquisterebbe il premio regionale e 15 senatori, contro gli 8 del Pdl, con uno scarto di 7 seggi, un'enormità rispetto agli equilibri complessivi. Certo, uno scenario più onirico che reale per Veltroni, ma intanto Berlusconi e Fini sanno che per vincere nel Lazio non ci sono alternative: devono arginare con ogni mezzo la concorrenza degli ex camerati usciti da An, la coppia formata da Francesco Storace e Teodoro Buontempo. Due personaggi insidiosissimi per il Pdl. Storace è stato presidente della Regione Lazio dal 2000 al 2005; Buontempo a Roma è da 30 anni il campione della destra fascista durissima e purissima, solitario nemico dei poteri forti, più volte vincitore nel collegio popolare di Ostia. Storace è candidato sindaco a Roma, Buontempo corre da presidente della Provincia di Roma e per ora i sondaggi li gratificano di percentuali sorprendenti, entrambi collocati sopra il 10%. Dice Buontempo: "Purtroppo anche stavolta la destra ha rinunciato a presentarsi competitiva: al Comune ripresenta Alemanno, che ha già perso, alla Provincia Antoniozzi che fa pensare ad una resa. Io e Storace non abbiamo bisogno di farci foto da attori o inventarci slogan accattivanti, ci basterebbe far sapere a tutti che siamo candidati. Se ne vedranno delle belle...". E Gianfranco Fini, che conosce quei due da decenni, pur di delegittimarli, non esita a esporsi: "Non si deve votare per nostalgia, non bisogna disperdere il voto, perché significherebbe fare il più grande regalo a Rutelli". Anche se la mossa più efficace per arginare la Destra, alla fin fine l'ha fatta Berlusconi. Candidando Giuseppe Ciarrapico. Chiaro il messaggio: la nostalgia per il fascismo sta anche dentro il Pdl. Senza dimenticare che il "Ciarra" (inizialmente schierato con Storace) sposta voti in Ciociaria e nella zona Pontina, dove possiede giornali e partecipazioni in diverse cliniche private. Certo, nella provincia di Latina (la Littoria fondata nel 1932 dal Duce) la destra la fa da padrona da anni, a Frosinone, Viterbo e Rieti il centrodestra è da sempre un po' più forte della sinistra e anche la Regione "balla" da anni. Anche se tre anni fa al Senato la Cdl nel Lazio ottenne il 50,2% contro il 49,1% dell'Unione. E la sinistra? Punta tutto su Roma. Grazie ad un sistema di potere e di consenso che (seppure con una pausa) dura dal lontanissimo 1976, il Pd si gioca tutto sulla ruota di Roma, anche perché nella Capitale abitano i tre quarti degli abitanti di tutta la Regione. Ma non è soltanto di maniera l'avvertimento del ri-candidato sindaco Francesco Rutelli, che dice: "C'è ancora tanto da pedalare". I sondaggi per la Regione sono incertissimi: per la Swg Pd-Di Pietro avrebbero un vantaggio di 2 punti, mentre per Alessandra Ghisleri, la sondaggista più affidabile di Berlusconi, in vantaggio, sempre di 2 punti, sarebbe il Pdl. Regione così importante il Lazio che Berlusconi, così attento a calibrare le sue uscite in questa campagna elettorale, ieri ha deciso che farà uno dei suoi rarissimi comizi, nientedimeno che a Viterbo. Una tranquilla cittadina di 59.000 abitanti, inopinatamente proiettata al centro dell'universo elettorale.

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Napolitano: il voto è sempre utile (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

IL PRESIDENTE DAL CILE ENTRA NELLA POLEMICA CHE DIVIDE GRANDI FORMAZIONI E NANETTI Napolitano: il voto è sempre utile [FIRMA]PAOLO PASSARINI ROMA C'è qualcosa che preoccupa Giorgio Napolitano nel modo in cui è iniziata la campagna elettorale. In procinto di lasciare il Cile dopo una visita di cinque giorni, il presidente della Repubblica ha segnalato due aspetti del dibattito politico che possono concorrere ad aumentare la disaffezione dei cittadini verso la politica e indurli a non andare alle urne: le polemiche sul "voto inutile" e le inadeguate risposte dei politici alla campagna condotta dai media contro i privilegi della "casta". Napolitano ha indicato esplicitamente il rischio di un "allontanamento dalla politica". "Il voto non è mai inutile", ha ammonito il presidente. E ha aggiunto: "Ciascuno dà il voto secondo la sua valutazione, il suo giudizio, al partito che ritiene più vicino, più affine, o più importante ai fini del rinnovamento politico del Paese". Il riferimento alle polemiche agitate proprio in questi giorni dai partiti minori contro i due grandi, accusati di voler utilizzare questo argomento per fare il pieno dei voti, è fin troppo evidente. Basti pensare, in particolare, ai quotidiani attacchi di Pier Ferdinando Casini a Silvio Berlusconi. A seguire, il presidente ha ancora una volta preso a bersaglio i media, che danno una rappresentazione distorta di un'Italia in cui tutto va male. "I mezzi di informazione italiani e stranieri - ha detto - spesso mettono in risalto quel che c'è di più negativo in Italia e ciò produce uno stato d'animo, un pregiudizio pessimistico che talvolta anche la politica raccoglie e alimenta". E' noto che l'ufficio-stampa del Quirinale è stato più volte incaricato di incrociare i ferri ora con il "Corriere della Sera", ora con il "New York Times", ora con altri. Tuttavia, anche se i mezzi di informazione possono essere invitati a comportamenti più responsabile, neppure Napolitano vorrebbe mai mettere loro la mordacchia. Il punto nuovo della sua dichiarazione di ieri è quindi un altro e consiste precisamente nel rimbrotto ai politici di non contrastare efficacemente questa campagna, anzi di alimentarla. L'ultimo caso, per esempio, può essere quello della questione riaperta da Walter Veltroni sul trattamento economico dei parlamentari, che poi ha innescato, da parte di Gianfranco Fini e altri, polemiche anche personali. Se "coloro che fanno politica, a qualunque schieramento appartengano" lasciano correre su certe rappresentazioni dei parlamentari come "una specie di fannulloni avidi di prebende", allora "ci sarà chi penserà che sia vero". Tuttavia, Napolitano riconosce che è innanzitutto necessario che la politica compia "uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione", cioè operi per rimuoverne le cause più profonde. Come era naturale, l'uscita di Napolitano sul voto utile è stata accolta con indistinto favore dai partiti minori: da Casini dell'Udc e dal socialista Boselli, da Giordano dell'Arcobaleno e da Storace della Destra. Berlusconi e Veltroni hanno sostanzialmente glissato. Il primo, dopo essersi dichiarato ignaro delle dichiarazioni di Napolitano, ha tranquillamente ribadito che "chi vota i piccoli partiti fa un favore a Veltroni". Questi, invece, in un comizio ad Asti, ne ha preso lo spunto, per fare un elogio della "partecipazione come democrazia". Nel frattempo è esplosa un'altra polemica riguardo a un duello televisivo tra i due leader principali. Veltroni lo vuole e Berlusconi nicchia. Ieri il ministro Filippo Gentiloni ha sostenuto che la legge sulla "par condicio" non esclude affatto il duello, ma il berlusconiano Paolo Bonaiuti ha replicato che "Gentiloni è un fariseo", uso a impugnare la "par condicio" per imbavagliare Belusconi e a "scavalcarla" quando pensa gli faccia comodo.

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Nessun altro all'orizzonte Maurizio Prato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"Solo i francesi in campo nessun altro all'orizzonte" Maurizio Prato Amministratore delegato Alitalia Gianni Letta ha ripreso in mano le redini appena in tempo: il "colpo gobbo" del Cavaliere su Alitalia rischiava di trasformarsi nel "colpo goffo", un boomerang. L'altra notte, lasciando lievemente euforico la festa di compleanno del leghista Maroni, Berlusconi aveva al suo solito esagerato. Mettendo un veto precoce su Air France, piazzando Banca Intesa alla testa della presunta cordata italiana. Un eccesso di spavalderia, perché le cose stanno diversamente, e lo si è capito ieri: di imprenditori disposti a rischiare in proprio sul rilancio di Alitalia per il momento non se ne vede traccia. A denti stretti, nel giro berlusconiano si ammette che il Capo s'è fatto vincere dall'entusiasmo, avrebbe fatto meglio a ponderare la mossa. E per fortuna Letta è intervenuto a riportarlo coi piedi per terra. Letta, il consigliere principe, ma non solo lui. L'altro brusco richiamo alla realtà è venuto da Prodi. Quando Silvio s'è fatto vivo per telefono, ieri mattina, erano già parecchie ore che Romano e l'altro Letta (Enrico) lo stavano cercando. No, parole sgradevoli non se ne sono udite. Anzi, i testimoni della conversazione la raccontano molto serena, e solo chi non conosce i due furbacchioni può immaginare il contrario. Berlusconi ha chiesto a Prodi di concedere un prestito-ponte che permetta di tamponare la falla finanziaria per alcune settimane o mesi, quanto basta a studiare i conti Alitalia e a mettere in piedi un'offerta diversa da quella di Air France. Il Cavaliere s'è ben guardato dal fare nomi e cognomi, ma alle orecchie esperte di Prodi le sue parole hanno riecheggiato le ragioni di Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa. Con pazienza, il Professore ha spiegato che ahimè è troppo tardi, una proposta alternativa doveva già stare sul tavolo del governo, perché Bruxelles mai autorizzerebbe il prestito-ponte in assenza di un'offerta molto molto concreta. Fine della conversazione, Berlusconi non ha spezzato altre lance. A questo punto, come gli ha imposto Letta, la parola d'ordine è: basta così, altrimenti si svela definitivamente il bluff (e si rovina tutto). Insomma, meglio non insistere con altri fuochi d'artificio. Veltroni, Rutelli, tutti a sinistra sfidano il Cavaliere a scoprire le carte, a svelare chi sarebbero i misteriosi compagni di cordata. E brandiscono le precisazioni di Passera (senza "due diligence" sui conti Alitalia un'offerta è impossibile) per sostenere che Berlusconi vende solo fumo. Ma Pasqua incombe, tra due giorni gli italiani saranno in coda sull'autostrada, e scommettono al Plebiscito, dimenticheranno tutto. Al ritorno andrà in scena il match tra i sindacati e Spinetta, cinico nocchiero di Air France. Altro film. Accontentarsi, dunque. Se Berlusconi darà ascolto a Letta, segnerà comunque dei punti pesanti. Ha vestito i panni di crociato dell'interesse nazionale, delle bandierine sugli aerei, del turismo nel Belpaese. Ha ricordato all'Italia che Prodi (con Padoa-Schioppa) non è sparito, sta ancora a Palazzo Chigi. Ha rasserenato la Lega su Malpensa. Si è riproposto come "deus ex machina". Ha fatto addirittura finta di aprire generosamente il portafogli ("I miei figli non si tirerebbero indietro"). Quel che più conta ai fini della campagna elettorale, ha ripreso in mano il pallino dopo aver lungamente sofferto il passo rapido di Veltroni. Il quale, per la prima volta, si trova spiazzato dall'avversario. Sarà pure una "mossa di facile consenso", come definiscono al Loft quella di Berlusconi. Ma lanciare un messaggio volontaristico, positivo, speranzoso su Alitalia, tipo "rimbocchiamoci tutti insieme le maniche", sarebbe piaciuto anche a Walter, che ieri s'è raccomandato con Prodi di non lasciare al nemico la bandiera della difesa dell'italianità. Perché (aggiungono nel giro dalemiano) come sempre vincerà le elezioni chi meglio interpreta non la testa, bensì la "pancia" della gente, gli umori profondi. Per non rischiare di urtarli, Veltroni s'è ben guardato dall'usare l'argomento che stava già lì, sulla punta della sua lingua: il conflitto gigantesco d'interessi di un Berlusconi che invoca aiuti di Stato per una cordata di cui fanno parte i figli... Meglio glissare, comunque. La polemica fa solo il gioco del Cavaliere.

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Segreti dell'urna: le dieci cose che (forse) non sapete sulle elezioni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Segreti dell'urna: le dieci cose che (forse) non sapete sulle elezioni Posted By vasco_pirri_ardizzone On 21/3/2008 @ 10:49 In Apertura#4 | No Comments Ecco dieci cose che (forse) ancora non sapete sulle elezioni politiche del 13 e 14 di aprile. 1) Silvio Berlusconi ha ufficialmente [1] concesso circa 25 seggi ai partiti minori del Pdl. In realtà sono più o meno 35. Ma alla Camera sono proprio 25. Come mai? Perché 340 sono i seggi che il premio di maggioranza attribuisce a chi vince le elezioni alla Camera, meno 25 fa 315. Ovvero la maggioranza che gli serve per governare, anche se i piccoli della sua coalizione facessero le bizze. 2) Perché mai i piccoli, anzi piccolissimi, partiti si presentano alle elezioni con una lista e un candidato premier, anche se lo sbarramento alla Camera è di fatto quasi il 4% e al Senato circa l'8%? Perché basterà raggiungere l'1% e si avrà diritto al rimborso elettorale. Ovvero ad un euro per ogni voto in ciascuna delle due Camere. Nel caso dell'1% sono circa 5 mln di euro l'anno. Un maxi assegno la cui prima tranche verrà staccata il 31 luglio 2008. 3) In caso di vittoria del Pdl uno scenario molto accreditato che gira a Montecitorio sulla ripartizione dei seggi è il seguente: Pdl 340, Pd-Idv 165/180, Sinistra Arcobaleno 50/60, Unione di Centro 20, Destra 12/15, Mpa 8/10, Altri 5/10. 4) [2] Emanuele Filiberto di Savoia è [3] candidato alla Camera nella circoscrizione Europa degli italiani all'estero con il suo [4] movimento "Valori e futuro". Se eletto - ha detto il principe - sarà vicino al centrodestra. 5) Lo [5] scenario di un pareggio al Senato è verosimile perché il meccanismo elettorale di palazzo Madama si basa sui premi di maggioranza regionali e non favorisce in alcune regioni il centrodestra. Nelle regioni che il Pdl dovrebbe conquistare agevolmente e largamente, come la Lombardia o il Veneto, i collegi che non vengono dati al premio di maggioranza vengono ridivisi tra gli altri: ma gli altri visto che per andare a sedersi su un seggio del Senato bisogna prendere almeno l'8% dei voti in queste regioni potrebbero essere solo il Pd, visto che né il Centro né la Sinistra Arcobaleno in quelle zone sono forti. Viceversa in regioni come l'Emilia Romagna o la Toscana, dove il Pd la fa da padrone, il resto dei voti il Pdl lo dovrà dividere con la Sinistra Arcobaleno che lì supererà l'8%. Stesso meccanismo che potrebbe accadere in Sicilia, Campania e Puglia. 6) Ormai tutti sanno che Clemente Mastella, dopo 32 anni di onorata carriera tra Montecitorio e palazzo Madama, [6] non si ricandiderà. Ma forse non tutti sanno che, per legge, avrà una super liquidazione "per il reinserimento della vita sociale" di 300 mila euro. 7) La campagna elettorale, senza considerare gli altri (e gli alti) costi come quelli relativi al voto, farà sborsare alle già esangui casse dello Stato circa 80 milioni di euro. Facendo invece i conti in tasca alle cinque formazioni principali in lizza in questa tornata elettorale si scopre che il Pdl spenderà dai 20 ai 30 milioni di euro, il Pd tra i 15 e i 18 milioni, la Lega Nord 2 milioni e mezzo, l'Udc 16 milioni, la Sinistra Arcobaleno 8, La Destra 5. 8) La scelta di andare in solitaria è per il Pd uno dei perni della strategia elettorale di Walter Veltroni (e uno dei motivi, secondo la sinistra, dell'implosione della vecchia maggioranza prodiana). Eppure [7] nell'homepage del sito di Ermete Realacci, uno dei più alti e ascoltati dirigenti democratici, campeggia: "Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme agli altri". 9) Sono gli unici due candidati premier accreditati della possibile vittoria: [8] Walter Veltroni e [9] Silvio Berlusconi. Entrambi dicono di voler innovare il Paese. Ma nessuno dei due ha un sito personale ma solo quelli dei fan e del partito. 10) "Silvio c'è" e "Walter può". Il primo non è solo il refrain del motivo dedicato al candidato premier del Pdl; e il secondo non è solo il sunto dello slogan di Veltroni (la traduzione dello slogan che i democratici hanno mutuato da Barak Obama: yes, we can). Sono anche i nomi di due "automodelli" da collezione riproducenti una vecchia Fiat 500, quella del 1957, celeste Pdl per il Cavaliere e verde Pd per l'ex sindaco di Roma. Li ha realizzati la [10] Brumm, un'industria molto nota tra i collezionisti e specializzata in queste riproduzioni in miniatura. I numeri? Durante la distribuzione omaggio alla clientela, allo scorso [11] Hobby Model Expo Professional, i 100 modellini di "Silvio c'è" sono stati a ruba; dei 100 proposti per "Walter può" ne sono avanzati 10. [12] Dieci come i punti che, stando agli ultimi sondaggi, dividono il Cavaliere da Veltroni. Infine, ecco alcuni video (taroccati e non) tratti da YouTube sui più noti candidati premier. Guardate e commentate: Silvio Berlusconi Walter Veltroni Pier Ferdinando Casini Daniela Santanchè Enrico Boselli .

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Quanto ci costa regalare Alitalia ai francesi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia - http://blog.panorama.it/economia - Quanto ci costa regalare Alitalia ai francesi Posted By Renzo Rosati On 21/3/2008 @ 8:42 In Apertura#1 | 1 Comment Da 1 miliardo 700 milioni a 2,5 miliardi di euro: è quanto costerebbe allo Stato, o al sistema Italia, in ogni caso al contribuente, accettare alla lettera le clausole imposte dall'Air France- Klm per assorbire l'Alitalia. Una cifra in gran parte da pagare sull'unghia. Vediamo perché, secondo i calcoli di Panorama, sentiti esperti, politici, fonti riservate del ministero dell'Economia e dopo aver consultato documenti dei sindacati e delle altre parti interessate. Il capitolo più rilevante è la richiesta tassativa di chiudere il contenzioso fra la Sea e l'Alitalia. L'azienda che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate, presieduta da Giuseppe Bonomi, primo azionista il Comune di Milano, ha depositato presso il tribunale di Busto Arsizio un'azione di risarcimento da 1,25 miliardi per "danno emergente e lucro cessante", cioè per l'abbandono dello scalo milanese da parte della compagnia aerea. Jean-Cyril Spinetta, numero uno dell'Air France-Klm, pretende dal governo una manleva, cioè la garanzia formale e scritta che si accollerà tutte le spese se la magistratura darà ragione alla Sea. Escluso un decreto, che con le elezioni alle porte non avrebbe neppure i tempi tecnici di conversione in legge, si tratta di accantonare i soldi, come fanno le aziende private per far fronte alle querele. Bonomi ha già detto che la cifra è trattabile, però la causa (appoggiata in pieno dal sindaco di Milano, Letizia Moratti) non è ritirabile. Si potrebbe scendere a 4-500 milioni, cioè al "lucro cessante", ma solo a condizione che il governo si accolli altri impegni. Anche questi con oneri ancora tutti da verificare. La seconda voce di spesa immediata è il prestito ponte da 300 milioni che il Tesoro dovrebbe concedere all'Alitalia per garantirne la sopravvivenza da qui alla chiusura dell'accordo con l'Air France. Il prestito ha già sollevato i malumori dell'Unione Europea e il Tesoro dovrebbe quindi tentare di ricorrere al mercato. Poi c'è il problema spinoso dei cosiddetti esuberi, le persone a rischio di licenziamento. È in realtà lo scoglio, anzi un'enorme barriera, contro cui pare destinata a infrangersi l'intera trattativa: Spinetta chiede il sì scritto di tutte le organizzazioni sindacali di piloti, personale di volo e addetti di terra. E mercoledì 19 lo ha ribadito a Roma: senza l'ok sindacale l'assorbimento dell'Alitalia è praticamente impossibile. Il primo incontro, martedì 18 marzo, era andato malissimo; il secondo, dopo preliminari il 20 marzo, dovrebbe tenersi dopo Pasqua. L'ultimatum scade il 31. Nel piano di Spinetta i tagli riguardano 1.600 dipendenti nell'Az Fly, cioè il personale collegato ai voli, e almeno 500 nell'Az Servizi, principalmente la manutenzione. Ma secondo un documento riservato della Cgil gli esuberi raggiungerebbero il totale di 7 mila in tutta Italia, tra aziende che lavorano direttamente per l'Alitalia, come l'Atitech di Napoli, e l'indotto di Malpensa. Paolo Ferrero, ministro uscente della Solidarietà sociale, e il suo collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi, hanno sui loro tavoli dossier ancora più pessimistici: 10 mila posti a rischio, dei quali dovrebbe farsi carico lo Stato attivando immediatamente la cassa integrazione. A quale costo? Il governo ha appena firmato una prima procedura di cassa integrazione per 900 dipendenti Sea di Malpensa: 80 milioni in due anni, circa 45 mila euro l'anno per ogni addetto. Attenzione: questi 900 lavoratori che perdono il posto a causa del taglio dei voli già deciso dall'Alitalia sono in aggiunta ai 7-10 mila stimati da sindacati e governo. Ma procedura e costi sono unanimemente considerati il modello da estendere all'intera operazione. Dunque se gli esuberi saranno 7 mila lo Stato dovrà impegnarsi per 315 milioni l'anno se saliranno a 10 mila per 450 milioni. In aggiunta ai 40 già decisi per 2008 e 2009. Non finisce qui, perché altri 5-700 dipendenti dell'Az Servizi dovrebbero passare alla Fintecna, contenitore nato dalle ceneri dell'Iri per gestire aziende decotte. Anche per questa operazione ci sarebbe un prezzo, da definire. A questo punto siamo già a 1,25 miliardi di euro da stanziare subito nella migliore delle ipotesi, quella dell'accordo extragiudiziale con la Sea. A 2 miliardi nella peggiore. Per limitarci però ai soli costi vivi. Alla lista va aggiunta la svalutazione dell'offerta "cash" per le azioni Alitalia da parte dell'Air France-Klm. Erano 485,3 milioni a dicembre 2007, si sono ridotti a 138,5 oggi. Dunque circa 347 milioni di minori introiti, giustificati da Spinetta con l'incrocio tra perdita di valore in questi tre mesi dell'Alitalia e calo della capitalizzazione dell'Air France-Klm in borsa: l'offerta è infatti di un'azione Air France ogni 160 Alitalia, stimate a Parigi e Amsterdam meno di 10 centesimi. Questo calcolo trascina un'ulteriore conseguenza: al Tesoro viene offerto non più il 3,2 per cento dell'eventuale nuovo gruppo Air France-Klm-Alitalia, bensì l'1,5. Quanto pesa questa perdita? Dipende dalle oscillazioni del mercato: oggi incide tra gli 80 e i 140 milioni. In compenso i francesi migliorano la proposta di aumento di capitale: 1 miliardo anziché 750 milioni. Al conto immediato vanno aggiunte le spese per i prossimi anni. Solo per gli ammortizzatori sociali non meno di 200 milioni l'anno da qui al 2011-2012, 150 dei quali per la sola Lombardia. E se nella ricca Padania i lavoratori potrebbero riconvertirsi più facilmente, è anche vero che un documento dello Studio Ambrosetti calcola in un punto percentuale del pil della Lombardia l'impatto globale del ridimensionamento di Malpensa sull'economia della regione. Di quanto stiamo parlando? Della bellezza di 3 miliardi di euro; cioè la riduzione della crescita del pil lombardo nel 2008 dal 3,5 al 2,5 per cento. È ragionando su queste cifre che nel governo, nel Partito democratico e alleati (su tutti, Antonio Di Pietro) sta montando la rabbia nei confronti di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. "La sola Malpensa vale dieci volte l'Alitalia, ci abbiamo investito 20 miliardi" protesta Di Pietro. "Questa operazione non ha senso": Walter Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi alla moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino l'Alitalia. Questione che si scontra con un'altra clausola imposta da Spinetta, che cioè vengano mantenuti gli slot, ma questo impedirebbe ad altre compagnie di offrire collegamenti alternativi tra Milano e il mondo. A sinistra si litiga furiosamente e si invocano soluzioni bipartisan. Cioè concordate con Silvio Berlusconi, con la Lega e con An. Quasi certamente il Cavaliere finirà per trovarsi la grana sul tavolo, se vincerà le elezioni. Nel frattempo, come si è chiesto il Financial Times, si capirà se "Spinetta vuol fare il check-in o il check-out dall'Alitalia". Se insomma la sua offerta capestro sia in realtà un modo per sfilarsi. Lasciando al futuro governo di Roma due possibilità: il commissariamento dell'Alitalia o una cordata tricolore che risorga all'orizzonte. [1] Berlusconi è tra i pochi a crederci. LEGGI ANCHE: [2] Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: [3] Il comunicato di Air France - [4] Il comunicato dell'Anpac - [5] La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - [6] La lettera di Alitalia al Ministero dell'Economia. - Il [7] FORUM.

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Come se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 21-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Berlusconi cavalca ancora la crisi aerea. Il Pd cerca di stanarlo, Air France è furiosa Come se stesse al governo: promette, rinvia, si discolpa Non è cambiato: "Per Alitalia la cordata c'è ma non può uscire adesso" One man show. Su Alitalia un Silvio Berlusconi senza freni inizia dalla mattinata a dichiarare a raffica. All'indirizzo di Air France ammonisce: il prossimo presidente del consiglio (la vittoria se l'è già assegnata prima ancora delle elezioni) dirà no all'opposizione. Poi, promette la cordata italiana nel giro di qualche giorno: O si fa Alitalia, dice citando Garibaldi, o si muore. Annuncia la presenza di una grande banca, ma non dice quale sarà. Quando il leader del Pd Veltroni gli chiede di scoprire le carte entro 48 ore, si tira indietro. "È assurdo" dice, trincerandosi dietro l'assenza di un quadro certo dei conti Alitalia. I francesi però si spazientiscono e il tempo scorre: martedì l'incontro decisivo con i sindacati. A PAGINA 3.

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