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DOSSIER “VELTRONI <-> BERLUSCONI ”

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Report "Veltroni/Berlusconi"

Alitalia, il piano Pdl ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: è Veltroni Alitalia, il piano Pdl GIOVANNI COCCONI Tra due ultimatum. Alla virata decisiva sulla vicenda Alitalia Berlusconi e Veltroni si ritrovano insieme in un vicolo molto molto stretto. Chiusi da una parte dal ricatto del sindaco di Milano Letizia Moratti che non ritira la richiesta di indennizzo miliardario della Sea,

Veltroni aderisce ma non ci va, a Berlusconi non interessa ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: IN PIAZZA C'È ANCHE "EUROPA" Veltroni aderisce ma non ci va, a Berlusconi non interessa FRANCESCO LO SARDO "Allora siamo sicuri che Veltroni non va? Meglio così...". Se Walter Veltroni avesse cancellato gli impegni elettorali a Lodi e a Piacenza, il Cavaliere oggi si sarebbe trovato in una situazione a dir poco incresciosa.

Alitalia atterra sulla campagna. Berlusconi la vuole fallita ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Nel mirino c'è il governo Prodi, ma soprattutto Walter Veltroni che invece vuole scongiurare il fallimento della compagnia di bandiera e teme che la grana Malpensa possa compromettere il successo del suo tour nel Nord. In realtà, come ammette l'ex ministro Pisanu, anche il Pdl non ha una posizione compatta.

Pullman a parte nora è moscia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: il faccia a faccia tv Veltroni- Berlusconi. O forse è stufa di andare a votare ogni due anni. È vero che questa è più che mai la campagna dei leader, dei numeri uno: la gente lo "sente" e ogni uscita di Veltroni è un evento. Dove passa lui la musica è diversa, da Novara a Foggia, da Belluno a Monza ("Impressionante la gente,

Roma, tutti sul palco a fare i tibetani ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Interviene il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, ricorda quanto gli stia a cuore l'Oriente "per ragioni personali". Va a prendersi una Coca light al bar, al tavolo accanto siede Pannella con un'acqua minerale. "A quelli del Piemonte ho fatto una scenata", lo saluta Bettini.

Al quartier generale dei democratici: attacco becero e gioco sporco ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: appello di Veltroni, hanno svilito il confronto sul piano personale". Lui, Veltroni, da Pavia si è limitato a indicare le "reazioni nervose" suscitate dalla sua proposta. Ma ancora non aveva parlato Berlusconi: per cui il bersaglio era Fini quando ha detto che le sue considerazioni "per alcuni si sono rivelate come una martellata sulla fronte"

Ancora una volta Veltroni parla bene e razzola male ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La bagarre Ancora una volta Veltroni parla bene e razzola male Berlusconi sa solo insultare E evidente il suo imbarazzo sui tagli proposti da Walter Al Cavaliere soffieremo nelle orecchie A Mediaset va tolta una rete Silvio Berlusconi Rosy Bindi Antonio Di Pietro.

"Il silenzio di Veltroni è prova dell'ambiguità" ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Enzo Ghigo "Il silenzio di Veltroni è prova dell'ambiguità" Il fatto che Walter Veltroni nel comizio di Torino non abbia detto una parola sulla Tav è la dimostrazione delle ambiguità che covano nel Pd. Non basta scrivere nel programma che la Tav si deve fare, occorre esserne convinti davvero.

E' il giorno di Veltroni Casini benedice la Cotto ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: PASSAGGI INTENSI DEI BIG NAZIONALI Politica e gastronomia E il giorno di Veltroni Casini benedice la Cotto Accornero porta il capo dal Moro Relax monferrino per il leader Pd Il segretario Udc: "Votare per lei è una scelta di libertà" Oggi tocca Walter Veltroni. Il suo pullman che sta girando l'Italia è atteso per le dieci.

Alba, Casini attacca Zanoletti "Ci ha lasciati per la poltrona" ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: uova alla futura alleanza tra Berlusconi e Veltroni, quello è proprio l'Udc". Arrivato nel feudo zanolettiano di Alba, ieri pomeriggio Pierferdinando Casini ha giocato a carte scoperte. Sarà stata la passeggiata in via Maestra con tante strette di mano, sarà stata la piccola folla che l'ha accolto prima in piazza Duomo e poi l'ha applaudito nella sala del Palazzo Mostre e Congressi,

Veltroni va a caccia dell'operaio perduto ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: una nuova inversione a favore di Berlusconi. Ovviamente Veltroni ha riflettuto su questi dati e al Loft già da diversi giorni stanno correndo ai ripari: subito dopo Pasqua sarà formalizzata una impegnativa proposta di rafforzamento delle pensioni medio-basse; sabato 29 marzo, al PalaTenda di Brescia, si terrà la Conferenza operaia del Partito democratico e sono in cantiere altre "

P erché Veltroni si ostina a dare della realtà un quadro meno allarmante del reale e insis ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: del Pdl non insiste più di tanto nel dipingere il Prof come una specie di papà di Veltroni. Ma non c'è da farsi molte illusioni. Berlusconi è un sapiente amministratore degli argomenti elettorali, e riserva questo per le settimane finali della campagna. Quando forse anche Veltroni si farà venire qualche rigurgito di antiberlusconismo, per accontentare la pancia dei suoi elettori.

Estratto l'ordine dei simboli In cima i grandi schieramenti ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: cioè la coalizione per Veltroni premier. Poco dopo l'altro grande schieramento, quello per Berlusconi, e poi via via i "piccoli". In ultima posizione "Per il bene comune". I grandi schieramenti all'inizio della scheda elettorale, tutti gli altri partiti in fondo. Quasi un anticipo di parlamento sulla scheda elettorale, ha commentato ironico qualche rappresentante di lista all'

E il governo pensa al fallimento pilotato ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: con cui molti giudicano la trattativa: da Silvio Berlusconi, a Fausto Bertinotti al mecenate del Pd di Veltroni, Carlo De Benedetti. "È stata un'asta opaca e senza trasparenza - spiega il Cavaliere - addirittura per alcuni aspetti contro la legge. Ad esempio i dati sulla situazione di Alitalia sono stati forniti ad Air France ma non ad Air One.

Torture a Bolzaneto, destra sotto accusa Veltroni: bisogna accertare le responsabilità politiche, intollerabile quel che accadde Nei giorni del G8 nella Questura di Genova c'erano ( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Così il leader del Pd Veltroni chiede con forza che siano accertate "le responsabilità politiche" di quelle violenze. Di quei giorni in cui esponenti di primo piano del governo Berlusconi erano nelle caserme di carabinieri e polizia. alle pagine 4, 6 e 7.

È comprensibile che Ignazio La Russa insorga quando Veltroni chiede che vengano accertate le re ( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del È comprensibile che Ignazio La Russa insorga quando Veltroni chiede che vengano accertate le responsabilità politiche della vergogna di Bolzaneto. Lui, come tutta An, sperava che nel paese fosse evaporata la memoria di quei giorni di inaudita violenza. Non aveva però fatto i conti con la sconvolgente requisitoria dei pubblici ministeri Petruzziello e Ranieri Miniati,

Bolzaneto, la verità sui politici responsabili La chiede Veltroni. Qualcosa sta cambiando, la destra è nervosa e autodistruttiva ( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: certo punto un gruppo di loro ha tirato su uno striscione sarcastico sulle battute di Berlusconi: "Siamo precari, aspettiamo un milionario". Veltroni ha colto la palla al balzo: "Mi piace divertirmi e fare battute ma quello dei precari è un argomento su cui non riesco a scherzare". Ma i giovani erano tanti anche a Lodi, dove c'erano più di tremila persone secondo gli organizzatori.

Berlusconi chiude a parigi: "c'è airone" - aldo fontanarosa ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: solita invidia per chi produce ricchezza provata da chi, come Veltroni, non ha mai lavorato un giorno in vita sua". Ma Prodi trova distruttiva la linea del fondatore di Forza Italia: "E evidente che la trattativa con i francesi non va bene. Ma è anche vero che Air France avanza una proposta concreta. Se Berlusconi non la gradisce, ne formuli un'altra".

"g8, verificare le colpe politiche" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni: A Bolzaneto cose inaccettabili per una democrazia, ora la verità PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO LODI - Accertare le responsabilità politiche su quanto accadde nella caserma di Bolzaneto. Walter Veltroni sceglie la piazza centrale di Lodi per puntare l'attenzione sull'inchiesta di Genova: "Nessuna coscienza democratica civile -

Berlusconi e le lettere ad regionam ( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: atto di accusa ai governanti che ci sono e a quelli che potrebbero arrivare, per primo il diretto avversario Walter Veltroni che Silvio Berlusconi accusa di un silenzio assordante sulla questione, "un preoccupante segno di debolezza". Sul sito dell'aspirante premier c'è una sfolgorante ed esplicita foto del dramma che attanaglia una delle città più belle del mondo.

Bindi: Berlusconi insulta, non ha altro da dire Il Pd replica. Quando Fini disse che avrebbe devoluto il contributo pubblico al referendum. E non lo fece ( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: edizione del Bindi: Berlusconi insulta, non ha altro da dire Il Pd replica. Quando Fini disse che avrebbe devoluto il contributo pubblico al referendum. E non lo fece di Andrea Carugati A DAR MAN FORTE a Fini nella polemica contro Veltroni sul taglio agli stipendi dei parlamentari scende in campo, a gamba tesa, anche Berlusconi.

La lezione di Prodi ( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Seguo con trepidazione la "corsa solitaria" intrapresa da Veltroni alla testa del Pd, e certo non le farò mancare la modesta pietruzza del mio consenso, ma poi, supposto che si scongiuri la conquista del potere, in entrambi i rami del Parlamento, da parte del Caimano Berlusconi, in che cosa è lecito sperare?

Il vitellone di Arcore ( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: perché Veltroni ne ha infilate un sacco e, mannaggia, anche giovani e carine, finchè ci hanno "un'età", come la Rosy Bindi o la Finocchiaro, okay, puoi anche far finta che siano uomini, e prenderle a zuccate, ma alla ventisettenne precaria capolista nel Lazio, con tutti quei capelli e tutte quelle belle cosine,

C'è il rischio che torni il clima di Bolzaneto Cara Unità, le richieste di ( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: se venisse trombato alle elezioni anche lui andrebbe in pensione (forse con una cifra anche superiore a quella di Veltroni) invece ancora preferisce sedere alla Camera e prendersi quel po po di stipendio. Non sarà forse che la proposta di Veltroni di diminuire lo stipendio dei parlamentari preoccupa proprio i tanti come lui, La Russa , la Santachè & Co.

Costa: "seguo papà". fiorio: "i rischi della preferenza" - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Ci sono molte questioni in Italia che possono essere affrontate con coraggio solo con un ampia maggioranza. Credo però che sia Berlusconi che Veltroni lo sappiano". Fiorio: "Sono per le situazioni chiare. Chi ha la maggioranza governa. Poi certo per le riforme istituzionali bisognerà trovare accordi più larghi".

Il sondaggio ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni. L'Udc resta in linea con il dato generale, ma più alte risultano tra gli under 35 le preferenze per la Sinistra Arcobaleno (9 per cento) e per la Destra (3,5 per cento). In uno scenario ancora fluido e incerto, caratterizzato da un'alta percentuale di indecisi, a 25 giorni dal voto - nell'intero elettorato - la distanza fra le due coalizioni rimane nel complesso immutata,

Finocchiaro chiama gli indecisi "centomila voti per vincere" - antonella romano ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: mentre in Sicilia sono attesi i leader di Pd e Pdl: Veltroni arriva martedì per una tre giorni siciliana e Berlusconi il 6 aprile. "Prenderemo centomila voti più uno, quelli che ci basteranno per vincere", azzarda la Finocchiaro, presentando la sua lista di 62 "guerrieri" che dovranno fare breccia "lì dove i partiti non arrivano".

Berlusconi, lettera ai campani "votate, ai rifiuti penso io" - roberto fuccillo ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: E il silenzio di Veltroni in proposito ci è parso un preoccupante segno di debolezza, l'ultima cosa di cui hanno bisogno oggi la Campania e l'Italia". Naturalmente soluzioni miracolistiche non ce ne sono, anzi "la catastrofe è talmente grande da rendere impossibili previsioni certe sui tempi necessari per riportare la situazione alla normalità"

Nessun candidato propone soluzioni - umberto de gregorio ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Vorrebbero sentire Veltroni, Casini, Berlusconi e Bertinotti esprimere non solo un giudizio su quello che è stato, ma anche una proposta di programma nel breve termine sul come gestire l'emergenza rifiuti; un'emergenza che il 7 maggio ? nonostante le rassicurazioni di Prodi - potrebbe essere sostanzialmente identica a quella che lo stesso De Gennaro ha ereditato all'

Liguria, la battaglia dei numeri - wanda valli ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Soprattutto quelli del Pd di Walter Veltroni e del Pdl di Berlusconi e Fini. Così tutti e due garantiscono di vincere al Senato, in Liguria, il Pdl si spinge oltre e giura che vittoria sarà e completa, un en plein a Camera e al Senato. In mezzo a giostre di tabelle, ragionamenti, confronti con i dati delle politiche del 2006 e delle ultime amministrative del 2007.

"meglio l'opposizione che sotto il pd" - massimo vanni ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni di correre da solo è "una rottura non necessaria e fortemente dannosa". Serve forse ad affermare l'identità del nuovo partito, ma rischia di far tornare Berlusconi. Uno scenario che Ginsborg giudica una "emergenza democratica" per il Paese: "Potete immaginare cosa vuol dire per l'Italia 3 anni di Berlusconi più 2 di Fini con Berlusconi che diventa presidente della Repubblica?

Berlusconi: irricevibile l'offerta Air France ( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ma non commentata da Walter Veltroni, segue le tesi della Lega e dei lombardi smentendo il fronte trattativista di Gianni Letta e Giulio Tremonti. Ma soprattutto sembra trovare d'accordo almeno Cgil e Cisl. Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni hanno chiesto a Prodi "un incontro urgentissimo " affinché ritiri l'alternativa secca "vendita a Air France-

Pd e Compagnia delle Opere Pranzo <segreto> di Veltroni ( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: invasione di campo potrebbero chiamarla Berlusconi o Formigoni. Dimostrazione che Veltroni nulla lascia d'intentato in questa serrata rincorsa elettorale. Dietro le quinte è sulla scena. Il segretario Pd ripete che ci sono ancora 30 elettori indecisi ogni cento. Ieri comizi a Pavia, Lodi e Piacenza.

Il minimo della pena ( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: ci consenta Veltroni), così è cresciuta la percezione del fallimento dell'esperienza di un governo che pure quegli operai, che producono automobili o lavatrici per quattro soldi e per troppi anni, avevano contribuito a costruire. Il decreto varato ieri in zona Cesarini - ammesso che concluda positivamente il suo iter parlamentare - è una metafora del governo Prodi,

ATTENTI al PDI, il Partito Degli Indecisi, che va all'assalto di Veltrusconi ( da "Messaggero, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Gli indecisi, secondo i calcoli dei sondaggisti, si aggirano a quota 30 per cento e insidiano i gemelli Veltroni e Berlusconi. Alla fine, quando gli indecisi decideranno, secondo gli analisti politici, potrebbero in parte optare per il centro e per le formazioni minori.

Veltroni scopre Bolzaneto ( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: durante i giorni del G8 Berlusconi, dopo essersi occupato del decoro dei balconi cittadini, era a presiedere il vertice dei grandi, il suo vice Gianfranco Fini nella sala operativa della Questura e il leghista Castelli, come detto, visitava Bolzaneto nottetempo. Veltroni non ha detto in che modo, con la prescrizione alle porte,

In bus nella terra di sciur padrun ( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Quando gli chiedi di Walter Veltroni nel Nord-Est e dei suoi tentativi di accreditarsi un'anima nella terra dominata dalla Lega e da un latente razzismo, dalle partite Iva e dal sciur padrun vecchio stile, dagli "imprenditori del fare", come li definisce Berlusconi, e da quelli che farebbero di tutto per non pagare le tasse, l'imprenditore brianzolo,

E Berlusconi: Walter pensionato della politica Non è l' uomo nuovo ( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Io penso che ancora una volta Veltroni parla in un modo e razzola in un altro". Silvio Berlusconi, durante un'intervista con il Tg5, torna sulla polemica fra Veltroni e Fini. "Veltroni - osserva il leader azzurro - si è presentato, e questa è la cosa che fa più scandalo, scendendo in campo per la campagna elettorale come uomo nuovo della politica italiana.

I giovani della Sinistra arcobaleno: Ruini in un videogame? Si può fare ( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: vede tra i "nemici" anche Ferrara, Binetti, Moratti, Veltroni e Berlusconi. Nel gioco la via d'uscita è sempre una porta a sinistra mentre gli avversari vogliono portare i lemmings sempre verso il centro o a destra. Cinque le aree tematiche del percorso durante il quale i personaggi -ostacoli fanno morire lo sprite.

Berlusconi si scalda ( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Roma Il leader del Pd Walter Veltroni, durante un comizio ieri a Lodi, ha zittito un militante che contestava Silvio Berlusconi, geladolo così: "Abituiamoci al fatto che siamo entrati in un'altra epoca, basta". Ma il leader del Pdl non ricambia la cortesia e, dal Tg5 della sera, attacca: "Veltroni parla in un modo e razzola in un altro.

Usuranti, niente diritti per tanti lavoratori ( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Il provvedimento è stato "benedetto" da Walter Veltroni, ma ha visto l'astensione dei ministri della Sinistra Arcobaleno Paolo Ferrero e Alfonso Pecoraro Scanio. Adesso potrebbero piovere una serie di ricorsi da parte dei "discriminati", come ha riconosciuto la stessa ministra del Commercio con l'estero Emma Bonino.

ORA che lo conferma anche la stampa straniera che questa campagna elettorale è un poco noio ( da "Messaggero, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha cercato di evitare sin dal primo giorno di bus. Invece il Cavaliere double-face è l'unica nota davvero spiazzante della tiritera del campaigning: se lo attacchi sulla nuova veste di immagine e di programma votata alla sobrietà, non funziona, se ti attacchi alle gaffe vere o presunte lasci a Berlusconi il vantaggio di decidere lui qual è il tema del giorno di cui si discute.

Segue dalla prima conversazione con Amato ( da "Riformista, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: finora Veltroni e Berlusconi (a proposito, Amato dice che la rimonta del leader del Pd è "particolarmente difficile, non impossibile") non hanno fatto molto per sintonizzare le loro proposte con il quadro di crisi internazionale. Il ministro dell'Interno è fiducioso che ciò avverrà: "Nella fase finale della campagna non si potrà che passare da qui"

Non solo malpensa cavaliere aggressivo su alitalia, annuncia cordata (toto-passera?) ( da "Riformista, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Veltroni ha deciso che tenere una linea prudente non era più possibile: "Se Berlusconi ha deciso di fare di Alitalia e Malpensa il cuore della sua campagna, noi glielo dobbiamo impedire". In effetti, così Berlusconi ha deciso: il leader del Pdl s'è convinto che il caso Alitalia è l'unico grande jolly a disposizione in una campagna per il resto tutta dentro le righe e ha preparato

Campo de' fiori il dolore di tenzin, il sostegno di nima ( da "Riformista, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Rutelli impegnati entrambi nella corsa per succedere a Veltroni. Per chi questa manifestazione l'ha organizzata non è stata una sorpresa scoprire che in piazza potevano sventolare le une accanto alle altre le bandiere del'Ugl, quelle della Sinistra Arcobaleno, quelle del Popolo della Libertà. Mancavano soltanto quelle del Partito democratico che però era ben rappresentato sul palco.

Il censis: sfida tra campioni di narcisismo e le candidate svelano di preferire il perizoma - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Lo stesso Veltroni, che pure non esibisce costumi di scena e nel suo tour si presenta a pranzo dalle famiglie "normali" recando un vassoietto di pastarelle, è pur sempre soprannominato "Walter Ego". Perché il narcisismo è maschio. Ma anche le politiche femmine non scherzano.

L'età, il punto debole del cavaliere - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: La segreteria del Pd ha risposto che Veltroni ha deciso da tempo di destinare la somma per opere benefiche e ha chiesto a Fini se per caso facesse altrettanto. La mancata risposta di Fini avrebbe chiuso la questione, forse non prioritaria fra le emergenze nazionali. Ma Berlusconi, in crisi di astinenza da risse, è saltato sulla polemica,

Berlusconi: veltroni pensionato dei partiti - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Macché nuovo La promessa Berlusconi: Veltroni pensionato dei partiti Costi della politica, è duello Pd-Pdl. Bettini: An ha mentito sui finanziamenti Veltroni si è presentato come l'uomo nuovo, invece prende la pensione dal 2001 CARMELO LOPAPA ROMA - "Veltroni? Un pensionato della politica".

Alitalia, scende in pista Berlusconi e ferma il decollo per Parigi ( da "Panorama.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: spiega il leader del Pd Walter Veltroni (che avrebbe però apprezzato poco il fatto di essere stato messo in disparte in questa vicenda) su Malpensa serve ''gradualità. E poi se Alitalia non può avere due hub, l'Italia invece - sostiene - può. Tra le cose che sembrano non andare giù al Cavaliere c'è proprio il trattamento riservato dai francesi su Malpensa.

Gli allarmati cattolici del Pd, in ansia per i sondaggi e per il boomerang Zapatero ( da "Panorama.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: preferiscono il Pdl: il 50% voterebbe per Berlusconi e solo il 30% Veltroni. Certo è una quota minoritaria dell'intero elettorato italiano (circa il 30%), ma è pur sempre significativo. Gli stessi dati contenuti nell'analisi de Il Sole 24 Ore che ha pubblicato un sondaggio Ipsos con la stessa fotografia.

Bolzaneto, la colpa non è solo della polizia ma del clima di impunità creato dalla destra ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Di questo ha parlato Veltroni 48 ore fa, e aspettiamo di sapere come si comporterà a riguardo la destra, che al sud candida amici della mafia e al nord tace su violenze moralmente più gravi di quelle degli estremisti, le violenze delle forze in divisa. Che trasformarono la Diaz in una mezza Guantanamo dopo aver abbandonato la città (o essere state costrette ad abbandonarla)

Che sbaglio, questa storia proprio ora ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Abstract: Fossimo stati ieri al posto di Veltroni, non saremmo stati felici di leggere della telefonata intercorsa fra Prodi e Berlusconi sulla vicenda Alitalia. Perché questa storia complicata e comunque negativa non sarebbe mai dovuta entrare nella campagna elettorale, non era stata prevista, e nelle ultime ore ha causato al Pd un discreto danno.


Articoli

Alitalia, il piano Pdl (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

PRIVATIZZAZIONE La destra a parole contro Air France, ma nel mirino c'è Veltroni Alitalia, il piano Pdl GIOVANNI COCCONI Tra due ultimatum. Alla virata decisiva sulla vicenda Alitalia Berlusconi e Veltroni si ritrovano insieme in un vicolo molto molto stretto. Chiusi da una parte dal ricatto del sindaco di Milano Letizia Moratti che non ritira la richiesta di indennizzo miliardario della Sea, la società di gestione degli aeroporti milanesi, e dall'altra dal presidente di AirFrance, Jean-Cyrille Spinetta, che ieri ha lanciato un'offerta prendere o lasciare. Due ultimatum uguali e contrari che sembrano mettere i due principali sfidanti al voto di aprile con le spalle al muro. Perché se è vero che il Popolo delle libertà è spaccato al suo interno (come ha onestamente ammesso ieri l'ex ministro Pisanu), è anche vero che il leader del Pd non avrebbe voluto trovarsi con questa matassa da sbrogliare a un mese dalle urne. Non è un caso che nel lungo e fortunato tour in giro per la Lombardia Veltroni sia riuscito a non parlare di Alitalia. Fino a ieri quando è stato costretto dal precipitare degli eventi di una vicenda che improvvisamente si è avvitata su se stessa. Con il Pdl che ufficialmente urla contro la vendita ad Air France, in segreto spera che la compagnia di bandiera non fallisca e sempre in segreto trama per far pagare a Veltroni la "retrocessione" di Malpensa. In effetti la preoccupazione del leader del Pd è che il caso Malpensa finisca per oscurare quanto fatto di buono nella sua "campagna del Nord". Malpensa è e resterà una battaglia simbolica, probabilmente alla fine non sposterà un solo voto, ma certo si presta a essere impugnata come prova dell'indifferenza del Pd di governo verso le sorti della parte più produttiva del paese. E infatti il Partito democratico lombardo è da tempo impegnato a trovare una via di uscita. Non solo per estendere gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori dell'indotto, ma anche per trovare una soluzione più che onorevole per il secondo hub del paese. È il segretario del Pd lombardo, Maurizio Martina, ad avere preso in mano il dossier direttamente. Già a gennaio la sua proposta era quella di aprire ad altre compagnie gli slot lasciati liberi da Alitalia. C'è da intendersi: le rotte per l'Europa sono già liberalizzate e quelle verso il Nord America lo saranno a maggio. Il problema vero sono le tratte intercontinentali, per esempio verso India, Cina, Singapore, vincolate agli accordi bilaterali tra l'Italia e gli altri paesi e che Air France non ha nessun interesse a cedere a potenziali concorrenti. È questo il nodo più intricato che si trova ad affrontare il Pd lombardo, sempre in contatto con Veltroni. "L'aut aut della Moratti non è una posizione responsabile, anche perché in caso di fallimento Sea raddoppierebbe le perdite e non sfrutterebbe quelle opportunità che si aprono invece con l'apertura ad altre compagnie aeree" dice Anna Puccio, responsabile impresa e internazionalizzazione del Pd lombardo e braccio destro di Martina sulla vicenda Malpensa. Anche per Marco Ponti, esperto di trasporti e docente al Politecnico di Milano, "Sea è una gallina dalle uova d'oro, il problema è che fino ad oggi il monopolio Alitalia e i dividendi politici ne hanno frenato le opportunità che invece si aprirebbero in caso di apertura al mercato. Sono molte le compagnie interessate a prendere il posto di Alitalia, e il business del traffico aereo è in crescita esponenziale". Tutto il Pd è compatto sulla posizione che Alitalia non può e non deve fallire. La parola d'ordine è separare il destino della compagnia di bandiera da quello di Malpensa. Anzi, l'aeroporto milanese deve essere rilanciato anche con un aumento di capitale che la prossima settimana il Pd proporrà in consiglio provinciale. La moratoria, invece, cavalcata da Lega e da una parte del Pdl, è più una bandiera che una proposta realistica. Come ha fatto capire ieri Air France, non c'è più tempo. Il 31 marzo è vicino e la compagnia di bandiera potrebbe anche fallire. Un ultimatum che ha finito per irritare i sindacati con i quali comunque un accordo si dovrà trovare. Lo stesso presidente di Sea, Giuseppe Bonomi, in quota Lega, non sembra essere più molto convinto dalla proposta che potrebbe congelare Malpensa per due-tre anni. Meglio aprirsi subito al mercato ma con qualche garanzia in più. Uno spiraglio c'è. Il tempo stringe ma la trattativa è appena cominciata.

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Veltroni aderisce ma non ci va, a Berlusconi non interessa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

OGGI A ROMA   A PARTIRE DALLE 16 L'INIZIATIVA "NO-PARTISAN" SUL TIBET A CAMPO DE' FIORI. IN PIAZZA C'È ANCHE "EUROPA" Veltroni aderisce ma non ci va, a Berlusconi non interessa FRANCESCO LO SARDO "Allora siamo sicuri che Veltroni non va? Meglio così...". Se Walter Veltroni avesse cancellato gli impegni elettorali a Lodi e a Piacenza, il Cavaliere oggi si sarebbe trovato in una situazione a dir poco incresciosa. Ma il candidato premier del Pd non interromperà il tour col pullman nel norditalia per partecipare di persona, dopo aver dato la sua adesione, alla manifestazione per il Tibet: quando Berlusconi ne ha avuto conferma, ha tirato un sospiro di sollievo. L'assenza del capo del Pdl, in caso contrario, sarebbe stata davvero imbarazzante. Non che il Cavaliere sia mai stato sfiorato dal dubbio di scendere in piazza per solidarietà al popolo tibetano contro la repressione cinese. È dall'inizio degli scontri a Lhasa che non c'è verso di cavare a Berlusconi anche una sola parola di commento o di esecrazione sui fatti del Tibet. Ci hanno provato anche Cernobbio, scontrandosi con un muro di gomma. Del resto, quando a dicembre il Dalai Lama venne in visita in Italia Berlusconi, che pure non aveva responsabilità di governo ma era il leader dell'opposizione, si dileguò per evitare ogni contatto con Sua Santità, che avrebbe potuto irritare Pechino. Veltroni, che anche da sindaco ha coltivato con cura i rapporti con la Cina (l'anno scorso è stato a Pechino, Tianjin e Xian per siglare accordi nei settori dell'urbanistica, del turismo, della mobilità, dell'ambiente, dell'arte e della cultura), ha invece accolto con tutti gli onori il Dalai Lama, ospite del convegno dei premi Nobel in Campidoglio, mentre il coordinatore del Pd Goffredo Bettini fu l'anfitrione del leader religioso in occasione della sua lectio sull'etica tenuta nell'auditorium della musica della capitale. Perciò Veltroni, così come decine di esponenti e dirigenti del Pd, ha aderito senza esitazioni alla manifestazione e ha richiamato "il governo cinese alla responsabilità di fare quanto è in suo potere per far cessare le violenze contro i manifestanti e evitare ogni ulteriore uso della forza". Il Cavaliere invece è assai duro d'orecchi in tema di libertà civili e religiose: perciò low profile. In piazza ci saranno solo il vicecoordinatore di FI Cicchitto e la leader dei giovani forzisti Beatrice Lorenzin. Saranno presenti anche Alemanno e Gasparri. An è pro-Tibet ma ha le idee confuse. Quando Bertinotti, incontrando il Dalai Lama a Montecitorio, sottolineò "l'esigenza di negoziati tra Repubblica popolare cinese e rappresentanti anche religiosi del Tibet" fu proprio Gasparri, peraltro prossimo capogruppo del Pdl alla camera, a denunciare quelle parole come "degne del capo di un centro sociale comunista".

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Alitalia atterra sulla campagna. Berlusconi la vuole fallita (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI   "NON VA DATA AI FRANCESI", POI AL SOLITO SMENTISCE. LA TRATTATIVA INTANTO SI FA DURA Alitalia atterra sulla campagna. Berlusconi la vuole fallita Il centrodestra gioca con Alitalia. Dopo l'ultimatum lanciato dal sindaco di Milano Moratti ("se si deve penalizzare Malpensa è meglio che Alitalia fallisca"), il Pdl si dice contrario alla vendita della compagnia di bandiera ad Air France e rilancia l'idea di una moratoria per due-tre anni proprio nel giorno in cui il potenziale compratore fa capire che potrebbe ritirarsi dalla partita. Nel mirino c'è il governo Prodi, ma soprattutto Walter Veltroni che invece vuole scongiurare il fallimento della compagnia di bandiera e teme che la grana Malpensa possa compromettere il successo del suo tour nel Nord. In realtà, come ammette l'ex ministro Pisanu, anche il Pdl non ha una posizione compatta. Berlusconi lavora di veline facendo sapere che sarebbe una sciagura la vendita ai francesi per poi smentire tutto, come già aveva fatto una settimana fa. Anche i sindacati sono tornati sul piede dei guerra, infastiditi dall'ultimatum di Air France. Intanto il governo italiano ha raggiunto un accordo con Sea, cui ha chiesto di nuovo di ritirare la causa di risarcimento miliardaria (fino ad ora con poco successo), e gli enti locali interessati agli ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori.

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Pullman a parte nora è moscia (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

DEMOCRATICI Una campagna elettorale che ancora non cattura l'opinione pubblica Pullman a parte nora è moscia MARIO LAVIA "La gente passa, abbastanza numerosa, è un via vai anche ritmato dai rintocchi di campana, oggi è la domenica della Palme...". Dal suo banchetto elettorale in Piazza della Mercanzia (Bologna) la neocandidata Sandra Zampa, già capufficio stampa di Prodi, ha scritto sul suo blog queste parole un po' troppo alate per una campagna elettorale non proprio entusiasmante. Ma è giustificata, per lei è la prima volta, e magari l'aria bolognese induce all' ottimismo. Sorge spontanea la domanda: ma la campagna elettorale del Pd c'è? Cioè: oltre al pullman, il podio trasparente, le piazza stracolme, il palco verde- prato ? insomma: Veltroni ? il Pd si sta muovendo per prendere un po' di voti? Emma Bonino si è lamentata perché, ha detto, "non mi fanno fare niente": colpa di una legge elettorale che decide preventivamente chi entra e chi no e che quindi rende inutile lo sforzo del singolo candidato? O non c'è anche un problema specifico con i radicali? Forse tutt'e due le cose: perché è pur vero che in una circoscrizione del nord il locale candidato radicale di fatto non è stato "invitato" alla conferenza stampa di presentazione. Segno di un rapporto non facile. Ma è indubbio che in generale l'aria sia un po' moscia. "Io vorrei votare domani ", dice a Europa un candidato di prima fila a segnalare una stanchezza invincibile già a metà strada. L'interesse degli italiani in questo momento sembra più rivolto ai crolli di borsa o al dramma tibetano, i dibattiti elettorali tv non fanno grandi ascolti. Magari la gente aspetta i fuochi d'artificio degli ultimi giorni, aspetta (forse invano) il faccia a faccia tv Veltroni- Berlusconi. O forse è stufa di andare a votare ogni due anni. È vero che questa è più che mai la campagna dei leader, dei numeri uno: la gente lo "sente" e ogni uscita di Veltroni è un evento. Dove passa lui la musica è diversa, da Novara a Foggia, da Belluno a Monza ("Impressionante la gente, è dagli anni Settanta che non si vedeva una piazza così", secondo Linda Lanzillotta). Ne è rimasto sorpreso lui stesso, oltre che il suo entourage. Che adesso fa gli scongiuri: "Speriamo che anche al sud vada in questo modo". E gli altri? Le cose vanno meglio in provincia e nei piccoli centri che non nelle metropoli. A Roma la campagna non si vede. Ma qui è troppo forte la tv e poi conta davvero solo il rush finale. A Milano, non c'è molta roba, per gli stessi motivi. E al sud? Malgrado il frenetico attivismo di Anna Finocchiaro in Sicilia si fatica molto, le liste non hanno certo galvanizzato il partito. C'è un D'Alema che batte il territorio alla sua maniera, all'antica, cinque-sei "cose" al giorno: conferenze stampa la mattina, poi incontri con lavoratori ma anche imprenditori, pomeriggio la manifestazione in piazza o in un cinema, sera con cena per l'autofinanziamento. La Puglia metro per metro, nei paesini e nei centri urbani. A Napoli ha riempito il Politeama ma per forza di cose quella è una realtà ben più difficile. "A me però sono andate bene anche le iniziative a Caserta e a Napoli" dice Andrea Orlando, che però è candidato in Liguria dove le cose sono più agevoli. In lista dietro di lui c'è Francesco Saverio Garofani: "C'è un'aria positiva, lunedì sera con Franceschini abbiamo riempito una grossa piazza di un quartiere genovese. La gente c'è". Il quale Franceschini di manifestazioni ne sta facendo un mare. Alcune salutate da un inatteso successo di pubblico: come a Cosenza, 1300 persone e gente fuori dal teatro (non succede solo a Walter). Calabria, eh, non Emilia: "È chiaro che la nostra campagna è difficile perché abbiamo un territorio molto frammentato, pieno di paesini, piccole realtà ? spiega Nicodemo Oliverio, candidato numero 3 in quella regione ? e noi cerchiamo di andare in profondità. Ma anche nei piccoli centri la gente arriva: a san Giovanni in Fiore c'erano 250 persone e meno male che doveva essere un incontro riservato...". Attenzione, se in Calabria il Pd vince il premio al senato la partita può cambiare, "e l'ultimo sondaggio della Swg lo dà a noi". Si spera, e si lavora. Pierluigi Bersani gira i ben noti distretti industriali della sua Emilia, gioca in casa, ma anche lui ha il suo da fare, non è che i piccoli imprenditori non abbiano cose da dire sull'ultimo governo... Però il ministro sottolinea che "la linea dell'andare da soli ha cambiato l'atteggiamento verso di noi, ci dà maggiore credibilità. Ti ascoltano di più, poi magari non ti votano tutti, però capiscono che il nuovo è di qua". Lui fa il pienone, dalle sue parti. Da Piacenza a Sassuolo a Carpi a Bologna, Bersani non è uno che passa inosservato, la sensazione è che il partito si rinfranchi, arriva l'eco del successo veltroniano, spuntano facce di giovani. "Non solo ai comizi ? spiega Orlando ? perché i giovani sono "interattivi": e questa è una novità della campagna elettorale. Ti scrivono mail, comunicano con i blog e gli sms, la loro disponibilità ci arriva così. E se sappiamo metterla a frutto...".

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Roma, tutti sul palco a fare i tibetani (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Reportage Manifestazione "no-partisan" in Campo de' Fiori Roma, tutti sul palco a fare i tibetani FRANCESCA SCHIANCHI ROMA Sale sul palco invitata dal direttore di Radio Radicale, Massimo Bordin, la rappresentante dell'associazione donne tibetane, uno scricciolo intabarrato nella bandiera colorata del suo paese. Discorso accorato, urlo finale "aiutateci" e pianto commosso. "Dopo questa parentesi torniamo agli interventi politici", si lascia scappare Bordin, "una parentesi importante", corregge. Via, può ricominciare la passerella dei politici sul palco della manifestazione "Siamo tutti tibetani", organizzata ieri a Campo de' Fiori dal quotidiano Il Riformista e Radio Radicale. Inizio alle 16.30: arriva subito il candidato sindaco Pdl Gianni Alemanno, appassionato scalatore reduce da una salita pochi mesi fa proprio in Tibet: "Parla tra i primi perché poi ha un impegno". Sventolano le bandiere, del Tibet, ma anche Sinistra Arcobaleno e Ugl, Popolo della libertà e Cobas, Legambiente e Il loto ("Siamo una lista: il nostro programma? I valori umani", essenziale la candidata Daniela Sallustio). Impazziscono i fotografi per il monaco tibetano da dieci anni in Italia che dispensa sorrisi e biglietti da visita. Si riempie la metà piazza occupata, quella alle spalle di Giordano Bruno, cinema Farnese presto illuminato proprio di fronte al palco, viavai interessato dalla storica libreria "Fahrenheit", la cameriera del caffè accanto che ogni tanto si affaccia, butta un occhio e torna dentro, quello del bar di fronte che attraversa distratto la piccola folla, "Sa quante ne abbiamo viste?". Soddisfatto il senatore Pd Antonio Polito, già di nuovo direttore del Riformista; alza la voce il radicale Sergio D'Elia: "Vergalo", deve voler dire qualcosa come Tibet libero e una signora con cartello scritto a mano "Libertà per il Tibet" lo ripete a ugola spiegata. Arriva circondato dai giornalisti Fabrizio Cicchitto, comparsata sul palco e se ne va. Come lui quasi tutti: la ministra Barbara Pollastrini in cappottino blu, l'europarlamentare Renato Brunetta, il deputato An Maurizio Gasparri. Intervento sul palco, tante grazie bipartisan al Riformista e Radio Radicale ("due grandi media", li promuove Brunetta), che scandalo quel che succede in Tibet la Cina ci deve ascoltare, poi via di corsa, che la campagna elettorale deve continuare. Come unico cattolico, la voce di Savino Pezzotta. Il candidato sindaco Rutelli arriva alle sei e mezza, due battute su "Roma crocevia dei diritti civili" mentre dietro qualche militante del Pdl sventola le bandiere "Berlusconi presidente". Solidarietà testimoniata: ora gli tocca scappare, per lui neanche l'apparizione tra la folla. Basta il pensiero. Nei capannelli si parla di politica, chi ti allunga un volantino per la lista Zingaretti a Roma, chi promuove la campagna del fiocco blu contro la violenza uomo/donna. Qualche candidato della lista pro life di Ferrara si aggira con grandi cartelli "Sono una bambina cinese abortita dallo stato": fischi dal pubblico quando uno di loro, Giorgio Gibertini, sale sul palco a portare il suo sostegno. "Non lo accetto" si irrita Polito: siamo tutti così serenamente no partisan, mi rovinate l'atmosfera? Chiacchierano amabilmente il rifondarolo Roberto Musacchio e Marco Pannella, arriva in scialle nero la ministra Emma Bonino con portavoce al seguito in scialle-bandiera tibetana; si ferma ad ascoltare un gruppo di ragazze biondissime. Svedesi? "Francesi, slovene e svizzere: abbiamo guardato su Internet se a Roma si organizzava un evento, eccoci a sostenerlo", arrota la erre Claire, 24 anni. Manda sms il dipendente pubblico di Firenze arrivato a seguito del presidente del consiglio comunale, in abito rinascimentale e grande gonfalone. Interviene il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, ricorda quanto gli stia a cuore l'Oriente "per ragioni personali". Va a prendersi una Coca light al bar, al tavolo accanto siede Pannella con un'acqua minerale. "A quelli del Piemonte ho fatto una scenata", lo saluta Bettini. Altro che Tibet.

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Al quartier generale dei democratici: attacco becero e gioco sporco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Al quartier generale dei democratici: attacco "becero" e "gioco sporco" [FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Chi immaginava una campagna elettorale combattuta a colpi di fioretto, ora si deve ricredere. Fini e Berlusconi hanno cominciato a usare le maniere forti contro Veltroni bollandolo come il "baby-pensionato d'oro". Ha cominciato il leader di An a sferrare il primo colpo sull'"ipocrisia" del leader del Pd, ricordando la sua pensione di europarlamentare da 5mila euro al mese. Ha rincarato la dose Gasparri definendolo "il re degli scrocconi ed un patetico bugiardo". Poi è arrivata la staffilata del leghista Calderoli il quale sostiene che Veltroni, fino a quando è stato sindaco di Roma, ha percepito uno stipendio di 9.762 euro lordi mensili, e invece di diminuirlo come poteva, lo ha aumentato visto che la legge fissa in 7.898 euro lordi mensili l'ammontare equo. Infine la bomba di ieri sganciata da Silvio Berlusconi che cambia i connotati del confronto elettorale. "Ancora una volta, Veltroni parla in un modo e razzola in un altro. Si è presentato come il nuovo della politica italiana ma invece è un pensionato della politica che riceve la pensione dal 2001 in avanti. Questa è la cosa più scandalosa. Il passato è stato dimenticato ma non è stato criticato". Per Veltroni si tratta di una polemica personale che fuoriesce dal corretto e civile confronto politico. Il segretario dei Democratici non si aspettava che Berlusconi si accodasse a Fini in un attacco che Piazza Santa Anastasia definiscono "becero": è un "gioco sporco", dicono al loft, per catalizzare l'attenzione dell'elettorato di centrodestra. Poi una serie di precisazioni sempre dai collaboratori di Veltroni. E' vero che da sindaco percepiva quella cifra indicata da Calderoli, che al netto sono poco più di 5mila euro al mese, ma non può essere uno scandalo per chi guida una grande città come Roma. Il vitalizio? E' stato devoluto tutto in beneficenza, e ci sono le prove. Sia invece il leader di An, aggiungono al loft, a dimostrare che fine hanno fatto le promesse del 1999 quando alla Camera si è opposto all'aumento dei contributi pubblici ai partiti. "Fini disse - spiega Goffredo Bettini - che avrebbe devoluto metà del contributo pubblico al referendum per l'abolizione dei contributi, cosa mai accaduta, e l'altra metà in solidarietà, cosa che a noi non risulta". "Lezioni politiche come quella di Fini - incalza il coordinatore del Pd - non possono venire dal pulpito di chi dice bugie e non rispetta gli impegni". Ecco, per Bettini sono loro che hanno l'onere della prova: "Alla proposta di Veltroni di ridurre l'indennità parlamentare e i costi della politica, si è risposto con un'invettiva e un attacco personale che è tipico di una certa parte politica. Un attacco tanto volgare quanto sconclusionato e inefficace". Le affermazioni di Bettini sono state fatte nel pomeriggio in una conferenza stampa insieme a Ermete Realacci e il vicecapogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, che ha elencato tutti i tagli fatti dal governo e dal Parlamento. "Certo - ha precisato Realacci - si poteva di più se la legislatura fosse andata avanti. Qui invece siamo di fronte a degli avversari che invece di rispondere all'appello di Veltroni, hanno svilito il confronto sul piano personale". Lui, Veltroni, da Pavia si è limitato a indicare le "reazioni nervose" suscitate dalla sua proposta. Ma ancora non aveva parlato Berlusconi: per cui il bersaglio era Fini quando ha detto che le sue considerazioni "per alcuni si sono rivelate come una martellata sulla fronte". Senza mai citarlo, era sempre Fini nel mirino quando ha sollevato la questione del G8. "Nessuna coscienza democratica può rimanere inerte di fronte alle notizie sugli episodi accaduti a Bolzaneto durante il G8 di Genova. Dobbiamo capire se ci sono state delle responsabilità politiche". Responsabilità politiche, questa l'antifona, di chi era al governo e di quegli esponenti di An che erano nella sala operativa della polizia.

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Ancora una volta Veltroni parla bene e razzola male (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

La bagarre Ancora una volta Veltroni parla bene e razzola male Berlusconi sa solo insultare E' evidente il suo imbarazzo sui tagli proposti da Walter Al Cavaliere soffieremo nelle orecchie A Mediaset va tolta una rete Silvio Berlusconi Rosy Bindi Antonio Di Pietro.

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"Il silenzio di Veltroni è prova dell'ambiguità" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Enzo Ghigo "Il silenzio di Veltroni è prova dell'ambiguità" Il fatto che Walter Veltroni nel comizio di Torino non abbia detto una parola sulla Tav è la dimostrazione delle ambiguità che covano nel Pd. Non basta scrivere nel programma che la Tav si deve fare, occorre esserne convinti davvero. E il Pd non ha dato prova di esserlo". L'affondo di Enzo Ghigo, capolista del Pdl al Senato, parte dalla constatazione che "anche Chiamparino si è reso conto di questa situazione". Il Pdl, invece, è per la Tav senza se e senza ma. Se vince Berlusconi come farete a rispettare questa posizione? "Non essere ambigui non vuol dire mandare i reparti speciali per far aprire i cantieri. L'Osservatorio ha fallito e si sono persi due anni ma ha contribuito a modificare l'opinione della gente in Val di Susa. Il clima è cambiato e il nuovo governo deve contribuire a realizzare anche un progetto complessivo di sviluppo economico". E se quest'opera di persuasione non basterà? "Chi si dice a favore della Tav deve avere un atteggiamento coerente sia in caso di vittoria che di sconfitta. Se alla fine sarà necessario mandare le forze dell'ordine, così come è stato fatto in Campania per l'emergenza spazzatura, si dovrà farlo. Spero che la stessa posizione sia adottata dal Pd". \.

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E' il giorno di Veltroni Casini benedice la Cotto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI. PASSAGGI INTENSI DEI BIG NAZIONALI Politica e gastronomia E' il giorno di Veltroni Casini benedice la Cotto Accornero porta il capo dal Moro Relax monferrino per il leader Pd Il segretario Udc: "Votare per lei è una scelta di libertà" Oggi tocca Walter Veltroni. Il suo pullman che sta girando l'Italia è atteso per le dieci. Ingresso libero al Politeama. Con lui il ministro Cesare Damiano. Sul palco sarà presentato da Francesca Ferrari, una giovane del Pd di Refrancore. Parlerà anche Roberto Peretti, candidato alla presidenza della Provincia. Il leader nazionale del Pd ad Asti toccherà anche temi locali ed in particolare il voto amministrativo. Un tasto suonato anche da Pierferdinando Casini che, ieri mattina in municipio ha tenuto una conferenza stampa e salutato i candidati dell'Udc alle Politiche e alla provinciali dove il suo partito ha rinunciato a presentare lista e simbolo confluendo di fatto nelle due civiche della Cotto. Casini ha avallato la scelta: "Votare la Cotto e le sue liste arricchite dai nostri amministratori alle provinciali è una scelta di libertà contro le oligarchie che dominano il Pdl e contro i diktat dei luogotenenti di Berlusconi". "La gente non vuole essere espropriata dal diritto di scegliere - ha aggiunto - noi siano stati gli unici a volere il ritorno delle preferenze, ma gli altri, tutti gli altri, non lo hanno voluto". Sulla scelta di alcuni di passare dall'Udc al Pdl è stato drastico: "Non rimpiango Bonsignore e gli altri. Fuori i secondi". Servizi ALLE PAGINE 64-65Flavio Accornero, segretario dell'Udc è per definizione dello stesso Casini: "Un candidato di peso". Non si poteva smentire e così, dopo l'incontro in municipio ha portato il suo leader nazionale e il seguito di parlamentari e candidati a pranzo al Moro, sul Lungotanaro. Assaggi di carne cruda e specialità astigiane con un bicchiere di Barbera Nizza. "Senza appesantirlo e senza fargli perdere l'invidiabile linea, visto che doveva poi proseguire per Alba" ha commentato Accornero. Relax monferrino anche per Walter Veltroni che ieri sera è arrivato con il pullman e il seguito alla Locanda del Sant'Uffizio di Cioccaro di Penango, dove ha cenato e trascorso la notte.

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Alba, Casini attacca Zanoletti "Ci ha lasciati per la poltrona" (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI. DUE INCONTRI DELL'UDC Alba, Casini attacca Zanoletti "Ci ha lasciati per la poltrona" [FIRMA]ROBERTO FIORI ALBA "Ho stima per il senatore Zanoletti, che per tanti anni ha condiviso il nostro percorso politico. Ma se adesso ha deciso di cercare con il Partito della Libertà una poltrona che poi non gli hanno neppure dato, sia onesto e dica che è una semplice scelta di convenienza. La rispetto, ma non vada in giro a dire che è dovuta al fatto che l'Udc si sarebbe spostata a sinistra. Noi siamo fermi e coerenti, se c'è un partito che rompe le uova alla futura alleanza tra Berlusconi e Veltroni, quello è proprio l'Udc". Arrivato nel feudo zanolettiano di Alba, ieri pomeriggio Pierferdinando Casini ha giocato a carte scoperte. Sarà stata la passeggiata in via Maestra con tante strette di mano, sarà stata la piccola folla che l'ha accolto prima in piazza Duomo e poi l'ha applaudito nella sala del Palazzo Mostre e Congressi, ma il leader dell'Udc ha graffiato e ottenuto consensi in quello che sulla carta sembrerebbe uno dei territori a lui più ostili. "So che essersi schierati con noi, qui ad Alba, vuol dire aver rifiutato le lusinghe del potere. E' più difficile, per un assessore provinciale o comunale, esprimere la propria indipendenza quando un po' tutti scelgono di seguire il branco" ha detto Casini rivolgendosi a chi era in prima fila, dall'assessore provinciale Giovani Negro (che al termine del comizio, prima del trasferimento a Saluzzo, ha anche accolto l'ex presidente della Camera nella sua cantina di Monteu Roero) agli assessori comunali Ivana Miroglio e Claudio Taretto, dai consiglieri comunali e candidati al Parlamento Luciano Vero e Gaetano De Luca agli amministratori di Langa e Roero. Con loro, l'onorevole Teresio Delfino (capolista nel Piemonte 2), che ha commentato: "Eravamo sicuri di ricevere una bella accoglienza ad Alba. E' un segnale che ci dà fiducia e conferma che la coerenza è ancora un valore importante". Dal palco, Casini ha poi affrontato le principali questioni nazionali, dal lavoro all'economia, dall'immigrazione alla famiglia. E non ha risparmiato gli affondi a quello che ormai abitualmente definisce il "duo Veltrusconi".

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Veltroni va a caccia dell'operaio perduto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Retroscena I sondaggi smentiscono la "tradizione" Veltroni va a caccia dell'operaio perduto Se votassero solo i laureati il Pd vincerebbe col 44% Ma è allarme e ora l'obiettivo è convincere i ceti bassi FABIO MARTINI ROMA La rimonta di Veltroni si è fermata tra la gente semplice, nelle case in ringhiera di Milano, fra i fumi di Porto Marghera, nei quartieri Spagnoli di Napoli. Sono convergenti le analisi riservatamente sfornate dai due istituti (Ipsos e Swg) dei quali si serve il Pd per leggere pulsioni e tendenze degli elettori: negli ultimi due mesi il ritardo dal centrodestra si è visibilmente ridotto in quasi tutti i segmenti sociali, ma la velocità del recupero è stata forte (ed è in leggera ripresa) nel ceto medio e medio-alto, dunque tra chi vede la tv e legge i giornali ed è più istruito, mentre è molto più ridotta, se non addirittura nulla, nei ceti popolari. Dunque, tra gli operai a reddito più basso, i pensionati "sociali, le aree più degradate del Mezzogiorno. Una parte di ex elettori dell'Ulivo ora disillusi sono tentati dal non-voto, se non addirittura dal salto verso chi è "contro il governo". E proprio ieri l'ultima indagine analitica, stavolta di Demopolis, dilatava l'effetto già segnalato dai sondaggi precedenti: mentre il distacco complessivo tra le due coalizioni resta di 6-7 punti (come per altri istituti), se per paradosso votassero soltanto i laureati, Veltroni e Di Pietro vincerebbero alla grande le elezioni, col 44%, contro il 39% del Popolo delle libertà. Curioso: la sinistra arranca proprio tra i "suoi" ceti. Si dirà: storia consolidata questa di una sinistra elitaria, "antipatica", poco popolare. Vero, ma non del tutto. Certo, alla sua prima apparizione sulla scena politica, nel 1994, Silvio Berlusconi seppe far sognare e farsi votare da milioni di operai, casalinghe, disoccupati, evento ripetuto nel 1996 e ampliato nel 2001. Ma nel 2006, secondo l'analisi di Itanes (il più autorevole studio pluriennale sui comportamenti elettorali) l'Unione di Prodi era stata percepita da molti elettori, soprattutto al Centro e nel Mezzogiorno, "come portavoce delle esigenze e degli interessi del lavoro dipendente e dei ceti popolari", tanto è vero che tre anni fa gli elettori con licenza elementare erano tornati in maggioranza (52,9%) a votare per l'Unione. Ora, il preannuncio di una nuova inversione a favore di Berlusconi. Ovviamente Veltroni ha riflettuto su questi dati e al Loft già da diversi giorni stanno correndo ai ripari: subito dopo Pasqua sarà formalizzata una impegnativa proposta di rafforzamento delle pensioni medio-basse; sabato 29 marzo, al PalaTenda di Brescia, si terrà la Conferenza operaia del Partito democratico e sono in cantiere altre "trovate" capaci di colpire l'immaginario "popolaresco". Spiega Enrico Morando, coordinatore del programma del Pd: "La novità del posizionamento politico e la struttura del programma vanno consolidati e non cambiati. Ma una certa difficoltà tra alcuni segmenti sociali consiglia di sviluppare alcuni interventi in tema di caro-vita per i beni di prima necessità, immaginare tariffe agevolate (gas, elettricità) per alcune fasce sociali e soprattutto prendere atto che chi è andato in pensione negli Anni Novanta, si è impoverito e dunque proporremmo un intervento per le pensioni che sono diventate basse nel corso degli anni e sono un po' più alte di quelle bassissime. Una platea vasta e faremo la proposta soltanto quando avremo previsto tutta la copertura necessaria". Per risalire la china, il 29 marzo si svolgerà a Brescia la Conferenza operaia del Pd: fino all'ultimo resterà la suspense se accetteranno di esserci i leader di Cgil, Cisl e Uil, anche se l'ambizione non è quella di un'operazione "istituzionale" ma di parlare concretamente di condizione operaia (salari e sicurezza), come coronamento di un'operazione di cultura politica, quella che Veltroni ripete in tutta Italia: "Imprenditori e operai hanno un destino comune". Basteranno i segnali disseminati negli ultimi 25 giorni di campagna elettorale per recuperare tra i ceti popolari delusi? "Ora - come fa osservare Giorgio Tonini - dopo il lavoro dell'"aviazione" Veltroni, toccherà alla "fanteria" dei dirigenti e dei militanti arrivare anche a questi ceti". Scontando però una curiosa mancanza di leader "popolareschi", visto che nel Pd non esistono personaggi alla Di Vittorio o alla Pajetta, ma neppure alla Donat-Cattin. Dice l'ex direttore dell'Unità Peppino Caldarola: "La classe dirigente del Pd è priva di connotati perché Veltroni non ha sostituito la classe (giustamente archiviata) col termine popolo. Nel Pd americano ci sono leader che rappresentano idealità, interessi, popoli diversi, mentre da noi non c'è un popolo al quale ci si rivolge, semmai un cittadino che non ha convinzioni religiose, passioni, classe e il cui problema essenziale è convivere con altri cittadini".

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P erché Veltroni si ostina a dare della realtà un quadro meno allarmante del reale e insis (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Te su punti programmatici, come il taglio delle tasse, che prima erano cavalli di battaglia del centrodestra, e oggi perfino il Cavaliere maneggia con più cautela? E perché Berlusconi dà di sé un'immagine più preoccupata del solito, e anche a costo di polemiche (come quella su una riforma della riforma delle pensioni) dipinge un futuro difficile da governare? In altre parole, quanto gioca la psicologia nei comportamenti dei leader in campagna elettorale? E' evidente: con la sua ostentata serenità, il rifiuto di far polemiche e l'abbandono dichiarato dell'antiberlusconismo, per quindici anni l'argomento più forte del centrosinistra per chiamare a raccolta i propri elettori, il leader del Pd intende marcare una soluzione di continuità con il passato anche recente. Dimenticare Prodi, l'imperativo categorico di Veltroni, passa insieme per una completa revisione del linguaggio e degli argomenti, inclusa la messa tra parentesi del governo che ha stentato per 20 mesi, ha aumentato le tasse e ha portato allo scioglimento delle Camere. Berlusconi al contrario è convinto che la crisi percepita, nell'immaginario della gente, sia ancora più forte di quella reale, e che il dichiararsene consapevole serva a ricordare agli elettori quel che dal suo punto di vista ne è il diretto responsabile: Prodi e il suo governo. Noi faremo il possibile, ripete a ogni momento il Cavaliere, ma con l'eredità che ci lasciano quelli che hanno governato prima di noi... Fin qui, il leader del Pdl non insiste più di tanto nel dipingere il Prof come una specie di papà di Veltroni. Ma non c'è da farsi molte illusioni. Berlusconi è un sapiente amministratore degli argomenti elettorali, e riserva questo per le settimane finali della campagna. Quando forse anche Veltroni si farà venire qualche rigurgito di antiberlusconismo, per accontentare la pancia dei suoi elettori.

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Estratto l'ordine dei simboli In cima i grandi schieramenti (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

ELEZIONI.PRIMA IN ALTO "L'ITALIA DEI VALORI" Estratto l'ordine dei simboli In cima i grandi schieramenti [FIRMA]MARCO BENVENUTI NOVARA In alto l'"Italia dei valori" e subito dopo il Partito Democratico, cioè la coalizione per Veltroni premier. Poco dopo l'altro grande schieramento, quello per Berlusconi, e poi via via i "piccoli". In ultima posizione "Per il bene comune". I grandi schieramenti all'inizio della scheda elettorale, tutti gli altri partiti in fondo. Quasi un anticipo di parlamento sulla scheda elettorale, ha commentato ironico qualche rappresentante di lista all'uscita dal tribunale. Con uno scherzetto della "dea bendata": i partiti che hanno nel simbolo falce e martello sono uno di fila all'altro. Per la serie: chissà che confusione. Ieri alle 14 a Palazzo di giustizia la commissione elettorale provinciale presieduta dal magistrato Alberto Puccinelli (ne fanno parte anche i colleghi Elena Sechi e Guido Vannicelli oltre ai segretari Maria Levari e Romolo Vari) ha proceduto ad estrarre l'ordine con cui i simboli dei partiti compariranno sulla scheda che i novaresi si troveranno all'election day del 13 e 14 aprile. In alto a sinistra, dunque, il simbolo de "L'Italia dei valori Lista Di Pietro", estratto per primo all'interno dell'alleanza con il Partito democratico, che verrà subito dopo. A seguire l'Udc di Casini, il Partito delle Libertà alleato con la Lega, la lista "Aborto? No grazie", l'Unione democratica consumatori, il Partito socialista, La Destra, il Meda (movimento europeo diversabili associati), il Partito liberale italiano, la Lista grilli parlanti. E per finire i gruppi di sinistra, nell'ordine la Sinistra critica, la Sinistra arcobaleno, il Partito comunista dei lavoratori. In fondo alla scheda, la lista "Per il bene comune". In tutto, sedici simboli. Soddisfatti i colleghi di Di Pietro e i membri del Pd. "E' andata bene, siamo i primi", commenta Renza Spinello de "L'Italia dei valori". Un segnale di buon auspicio? Così ritiene Maria Teresa Basso (Pd): "Ci porterà fortuna. Siamo all'inizio della scheda e sarà più facile per gli elettori individuarci". Qualche problema in più si presenta invece per gli schieramenti di sinistra: "Per noi - dice Roberto Bramante della Sinistra arcobaleno - era meglio essere spostati dalle altre liste comuniste che hanno falce e martello nel simbolo: si potrebbe ingenerare confusione nell'elettore". "La sorte ha dato estrema visibilità ai partiti più grandi - aggiunge Riccardo Dinucci dei Liberali -. Per fortuna noi siamo vicini a formazioni con cui non ci possiamo confondere".

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E il governo pensa al fallimento pilotato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Intervento d'emergenza condiviso Retroscena E il governo pensa al fallimento pilotato AUGUSTO MINZOLINI L'accordo bipartisan convince anche Marcegaglia ROMA L'aria intorno al Palazzo si sta facendo pesante. Sulla trattativa Alitalia si stanno addensando le nubi di una tempesta che potrebbe caratterizzare l'ultima fase della campagna elettorale. Sparano sul governo da destra e da sinistra e cominciano a circolare i primi veleni. "Alle condizioni di Air France - osserva Giampiero Cantoni, consigliere di Silvio Berlusconi sull'argomento - l'Alitalia può essere acquistata da una cordata di imprenditori italiani. Il problema della compagnia è il personale. Con un taglio di 7mila posti di lavoro l'affare lo possiamo fare anche io e lei. Quello di Prodi è un regalo. Lui è un esperto in materia. Basta ricordare la trattativa per la Sme con De Benedetti". Sull'altro versante, quello della sinistra massimalista, il capogruppo dei Verdi, Angelo Bonelli, dà voce a una diceria che circola in quegli ambienti. "Ci sono - confida - tante banche Usa tra i creditori di Alitalia e la ricaduta per Tommaso Padoa Schioppa potrebbe essere la presidenza dell'Fmi". Insomma, l'armamentario da usare contro i due fautori della vendita ad Air France è già pronto: la Sme, i rapporti con la Goldman Sachs e con il mondo delle banche d'affari per il Professore; le strette relazioni con la finanza internazionale per Tps. Sono argomenti che vengono solo ventilati, gettati là. Racchiusi in un aggettivo "opaco" con cui molti giudicano la trattativa: da Silvio Berlusconi, a Fausto Bertinotti al mecenate del Pd di Veltroni, Carlo De Benedetti. "È stata un'asta opaca e senza trasparenza - spiega il Cavaliere - addirittura per alcuni aspetti contro la legge. Ad esempio i dati sulla situazione di Alitalia sono stati forniti ad Air France ma non ad Air One. Lo stesso vale per le condizioni: quelle fatte ad Air One erano inaccettabili, quelle ad Air France più favorevoli. Di fatto, una svendita. Come con la Sme. Prodi ha messo un suo intimo dell'Iri a seguire la vicenda come aveva fatto in altre situazioni. A questo punto la trattativa con Air France è finita, visto che in Francia sono abituati a pensare che il governo è una cosa seria, non come danoi. E non si metterebbero mai contro il prossimo governo. La strada è quella di una cordata italiana, capeggiata da Air One, a cui potrebbero partecipare diversi imprenditori. Tutti con la stessa quota. Potrebbero essere interessati anche i miei figli". Se gli stracci ancora non volano poco ci manca. Ieri in Consiglio dei ministri lo scontro è stato duro. La sinistra è andata all'attacco. Il ministro degli affari sociali, Paolo Ferrero, ha accusato il governo "di aver svenduto la compagnia di bandiera infischiandosene del posto di lavoro di migliaia di lavoratori". Quello dei Trasporti, Alessandro Bianchi, sia pure in modo più garbato ha ricordato a Tps le parole di un mese fa: "La proposta di Air France doveva essere di gran lunga la migliore. Ma a quanto pare lei si è sbagliato. E a queste condizioni non capisco perché l'Italia deve rinunciare ad una compagnia di bandiera". Nella riunione c'erano ancora gli echi dei dubbi espressi dal vicepremier Francesco Rutelli nel consiglio dei ministri precedente sempre in difesa dell'italianità. Con Prodi e Tps si sono schierati i vari Amato, Bersani, Parisi, ma più con il silenzio che a parole. Mentre D'Alema sponsor politico della cordata sconfitta, quella di Air One, si è dileguato dalla riunione ancor prima che la questione fosse discussa. Del resto non è che il Consiglio dei ministri dovesse prendere una decisione. Quello che doveva fare il governo l'ha già fatto con il parere del Tesoro a favore dell'accordo con Air France. Solo che più passano i giorni e più la questione sta diventando rovente. Forse proprio per questo Prodi ha colto l'occasione per difendersi. "La proposta di Air France - ha spiegato - è seria. I nostri interlocutori hanno analizzato i tentativi precedenti di salvataggio a cominciare da quello di Cimoli che, parole di Berlusconi del 2006, doveva riportare in un anno la compagnia in utile. Tutti sanno com'è andata a finire. L'Air France è stata l'unica offerta valida: un'intesa tra Alitalia e Air One sarebbe stata la somma di due debolezze. Ora abbiamo di fronte o la vendita o il fallimento. Ma in questo caso, lo dico alla sinistra e al sindacato, chi dovesse intervenire dopo avrebbe la possibilità di avere la mano ancora più pesante sull'occupazione. Purtroppo in questa storia i partiti stanno facendo la loro campagna elettorale sulla pelle di un'azienda". Poi, per dare una risposta ai veleni che circolano il Professore ha spiegato: "Se oggi o domani gli imprenditori italiani di cui si parla facessero un'opa su Alitalia - il costo delle azioni è anche favorevole - e ci presentassero un loro piano industriale noi saremmo apertissimi. Con Air-France non c'è una trattativa blindata". Fin qui in consiglio dei ministri. Poi con il presidente di Air-France- Klm, Jean Ciryl Spinetta. Il primo problema lo ha posto proprio quest'ultimo: "La situazione è già difficile, se poi devo fare i conti con il prossimo premier che mi fa la faccia feroce tutti i giorni diventa insostenibile. Debbo rifletterci su". Una riflessione a cui il Professore ha aggiunto un corollario: "Proprio per questo deve migliorare l'offerta innanzitutto sul piano occupazionale verso il sindacato. Eppoi perché anche noi messi alle strette potremmo essere costretti al commissariamento". Siamo, quindi, alla tradizionale pausa di riflessione. Una pausa che però potrebbe azzerare tutta la trattativa e mettere parola fine all'accordo con Air France: Berlusconi, infatti, continua a caldeggiare una cordata italiana. Ieri sera ha inserito nel novero anche Air One. E sulla bocca del coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, come su quelle del "vice" di Veltroni, Franceschini, e del braccio destro di Rutelli, Gentiloni, è tornata l'ipotesi di una "soluzione bipartisan". Lo strumento potrebbe essere quello del commissariamento ricorrendo alla legge Marzano-Prodi, la stessa usata per salvare la Parmalat: i libri di Alitalia non sarebbero portati in tribunale ma si tenterebbe un piano di rilancio ristrutturando rigorosamente l'azienda. Per farlo ci sarebbe, però, bisogno di nuovi capitali. Appunto, della cordata italiana di cui parlano il Cavaliere.

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Torture a Bolzaneto, destra sotto accusa Veltroni: bisogna accertare le responsabilità politiche, intollerabile quel che accadde Nei giorni del G8 nella Questura di Genova c'erano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Torture a Bolzaneto, destra sotto accusa Veltroni: bisogna accertare le responsabilità politiche, intollerabile quel che accadde Nei giorni del G8 nella Questura di Genova c'erano Fini ed altri esponenti di An "Quanto è accaduto a Bolzaneto non è accettabile" perché "uno stato democratico non può rendersi responsabile di quello che è accaduto al G8 di Genova". Così il leader del Pd Veltroni chiede con forza che siano accertate "le responsabilità politiche" di quelle violenze. Di quei giorni in cui esponenti di primo piano del governo Berlusconi erano nelle caserme di carabinieri e polizia. alle pagine 4, 6 e 7.

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È comprensibile che Ignazio La Russa insorga quando Veltroni chiede che vengano accertate le re (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del È comprensibile che Ignazio La Russa insorga quando Veltroni chiede che vengano accertate le responsabilità politiche della vergogna di Bolzaneto. Lui, come tutta An, sperava che nel paese fosse evaporata la memoria di quei giorni di inaudita violenza. Non aveva però fatto i conti con la sconvolgente requisitoria dei pubblici ministeri Petruzziello e Ranieri Miniati, pubblicata integralmente solo da "Unità" e "Repubblica". Perché adesso diventa impossibile non collegare le violenze disumane perpetrate dalle schegge impazzite della polizia di Stato al particolare clima politico di quell'estate del 2001. Sicuramente vaneggiava quel torturatore in divisa che fu sentito esclamare "con Berlusconi facciamo quello che vogliamo". Ma nella Genova sconvolta del G8 restano agli atti due attive presenze di governo. Quella del vicepresidente del Consiglio Fini, ospite dalla sala operativa in Questura. E quella del ministro della Giustizia Castelli che visitò la caserma degli orrori non battendo ciglia davanti ai "prigionieri" sbattuti contro il muro, gambe divaricate e braccia alzate. Forse solo con una commissione parlamentare d'indagine, finora osteggiata anche da una parte del centrosinistra, si potrebbero riempire i buchi neri a cui l'inchiesta giudiziaria non può dare risposta. È possibile cioè che gli agenti indegni abbiano agito solo mossi dalla loro brutalità? O sapevano di essere comunque protetti dall'alto? La destra usa come unico argomento difensivo la necessità di impedire il linciaggio delle forze dell'ordine. Sapendo benissimo che un completo accertamento della verità servirebbe proprio a separare dalle mele marce i tanti servitori dello Stato che fecero il loro dovere. Sbaglia la destra a non capire che Veltroni pone una questione di civiltà a tutela di tutti i cittadini. Quel "segnale di attenzione" che i magistrati chiedono affinché dopo i fatti di Bolzaneto e della Diaz un altro buio della democrazia non sia più permesso.

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Bolzaneto, la verità sui politici responsabili La chiede Veltroni. Qualcosa sta cambiando, la destra è nervosa e autodistruttiva (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del "Bolzaneto, la verità sui politici responsabili" La chiede Veltroni. "Qualcosa sta cambiando, la destra è nervosa e autodistruttiva" di Bruno Miserendino inviato a Piacenza SUL PULLMAN che lo porta da Lodi a Piacenza Walter Veltroni legge le agenzie, guarda le foto delle manifestazioni e riflette un po' sui giovani: "Avete visto quanti ce n'erano in piazza a Pavia? Secondo me non è casuale, vedo un risveglio di interesse, un avvicinamento alla politica e una curiosità per le nostre idee". Lo dirà anche in piazza: "Le ragazze e i ragazzi erano i grandi assenti dalle manifestazioni. Invece qualcosa si muove". Troppo ottimismo? La realtà è che i giovani, come dicono sondaggi e indagini, sono una parte importante dell'esercito degli indecisi, molti sono tentati dall'astensionismo, e motivarli potrebbe essere importante. E' presto per capire se c'è un riavvicinamento e una mobilitazione dei giovani, però ieri mattina erano davvero tanti a Pavia, città universitaria. A un certo punto un gruppo di loro ha tirato su uno striscione sarcastico sulle battute di Berlusconi: "Siamo precari, aspettiamo un milionario". Veltroni ha colto la palla al balzo: "Mi piace divertirmi e fare battute ma quello dei precari è un argomento su cui non riesco a scherzare". Ma i giovani erano tanti anche a Lodi, dove c'erano più di tremila persone secondo gli organizzatori. E anche a Piacenza, ultima tappa di una giornata che ha visto Veltroni continuare a distanza il duello con Fini, nato sui costi della politica. "Sono nervosi - dice il leader del Pd - e questo li porta a fare mosse autodistruttive". Il riferimento è a quella battuta di Fini sulla "pensione" di Veltroni che ha di colpo abbassato il livello del politicamente corretto di questa campagna elettorale. A Berlusconi la battuta è piaciuta e infatti l'ha ripresa subito, Veltroni però non risponde più, l'ha fatto con la nota dell'altro giorno che spiegava perché prende il trattamento previsto dopo il mandato parlamentare europeo e come quei soldi, non potendo rifiutarli, li usa per finanziare progetti per i bisognosi. La battuta di Fini, "un'uscita molto fascista", come la definiscono nel Pd, ha convinto Veltroni che sui costi della politica ha toccato un nervo scoperto. E che ha spiazzato tutti gli avversari e anche gli ex alleati della sinistra radicale. Infatti Veltroni non demorde e ovunque va prende gli applausi più fragorosi quando ricorda l'origine della polemica: "Ho detto e ripeto che non è giusto un paese dove ci sono i salari più bassi d'Europa e dove gli stipendi dei parlamentari sono i più alti. Chiedo solo di riportarli nella media europea, sarebbe un gesto di sobrietà utile al paese e anche alla politica in un momento economicamente difficile". Ma l'eco della polemica si avverte anche in una richiesta che Veltroni lancia proprio a Lodi, parlando di diritti, di legalità e di doveri: "Nessuna coscienza democratica - dice - può rimanere inerte di fronte alle notizie sugli episodi accaduti a Bolzaneto durante il G8 di Genova. Dobbiamo capire anche se ci sono state delle responsabilità politiche e bisognerà accertarle". Veltroni non nomina Fini ma si capisce che nel mirino c'è il leader di An e i vertici di quel partito che un qualche pessimo ruolo devono aver avuto nella gestione dell'ordine pubblico del G8. Veltroni parla di responsabilità politiche per sottolineare che il Pd ha sempre espresso ed esprime "la massima riconoscenza alle forze dell'ordine che in questi anni si sono sacrificate per garantire la sicurezza a tutti". "Questo giudizio non può essere scalfito - dice Veltroni - e proprio per questo quanto è accaduto a Bolzaneto non è accettabile". Tra un comizio e l'altro Veltroni calca la mano sulle liste del Pdl, che - dice - sembrano fatte apposta "per dare schiaffi ad An". "Le hanno inzeppate di gente che dice di An cose pestilenziali e questo sarà fonte di divisioni tra loro a elezioni finite". "D'altra parte - aggiunge riferendosi a Fini - ognuno è vittima delle proprie macchinazioni". Tuttavia Veltroni queste battute sulle polemiche delle ultime ore le distilla in discorsi che poco concedono al politichese. Parla molto dell'Italia che vuole il Pd, ricordando a ogni manifestazione che il primo provvedimento che prenderà il governo, se sarà quello riformista, sarà il compenso minimo legale per i giovani precari, una misura "che esiste in 23 paesi europei su 27". E' qui che prende sempre l'applauso più convinto oltre a quello sui costi della politica. Qualcosa vorrà dire. Quanto alle pensioni, l'altro tema con cui il Pd intende parlare al grande esercito degli indecisi, presenterà subito dopo Pasqua un progetto per alzarle.

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Berlusconi chiude a parigi: "c'è airone" - aldo fontanarosa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia Romano Prodi "Su Malpensa trattativa irricevibile, intervengano imprenditori italiani". Bersani: "Parole irresponsabili" Berlusconi chiude a Parigi: "C'è AirOne" Air France avanza una proposta concreta. Se il Cavaliere non la gradisce, ne formuli un'altra ALDO FONTANAROSA ROMA - Per chiudere la porta ai francesi, e rimettere in pista AirOne, Silvio Berlusconi sceglie due lunghe contemporanee interviste al Tg1 e al Tg5 della sera. Prodi ribatte: "Non gli piace Air France? Porti un'altra soluzione". Dice il Cavaliere: "Se esistono in Italia imprenditori con un minimo d'orgoglio, è venuto il momento che si facciano avanti con un'offerta. Evitino una fine così ingloriosa della nostra compagnia di bandiera". Poi fa nome e cognome: la cordata che faceva capo all'AirOne di Carlo Toto - dice - è "una soluzione praticabile", perché supportata da energie molto "solide" (riferimento a Banca Intesa). "Finora" aggiunge, "la vicenda è stata portata avanti in modo dilettantesco. Prima c'è stata un'asta opaca perché i compratori non potevano conoscere i reali conti di Alitalia; poi la trattativa è stata limitata ad Air France. Ne riceviamo ora una proposta inaccettabile perché loro vogliono ridurre i voli merci dal 2011, poi mettere bocca su tutti gli aeroporti italiani e soprattutto toccare Malpensa. Noi vogliamo resti un grande hub da cui partire verso il mondo". Già ieri mattina, leggendo la sua "Lettera ai lombardi" pubblicata da Libero, gli umori del Cavaliere sono apparsi chiari: "Cercano di chiudere Malpensa, il porto dell'Italia sul mondo. E' solita invidia per chi produce ricchezza provata da chi, come Veltroni, non ha mai lavorato un giorno in vita sua". Ma Prodi trova distruttiva la linea del fondatore di Forza Italia: "E' evidente che la trattativa con i francesi non va bene. Ma è anche vero che Air France avanza una proposta concreta. Se Berlusconi non la gradisce, ne formuli un'altra". Anche Casini accusa il Cavaliere di essere arrivato fuori tempo massimo: "L'idea di una cordata italiana andava lanciata sei mesi fa". Dal fronte dei Democratici, il più duro è il ministro Bersani: "Le parole di Berlusconi sono irresponsabili se si pensa che arrivano da un uomo candidato alla guida del Paese. Dica agli italiani quali erano i conti di Alitalia nel 2001, quando gliela consegnammo, e quali quando lui ce la restituì". Invece il ministro Paolo Gentiloni chiede un accordo, una "convergenza bipartisan". Questa tregua va raggiunta oggi e conservata fino a maggio, quando la telenovela della vendita arriverà alla fine.

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"g8, verificare le colpe politiche" - paolo griseri (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

"G8, verificare le colpe politiche" Veltroni: A Bolzaneto cose inaccettabili per una democrazia, ora la verità PAOLO GRISERI DAL NOSTRO INVIATO LODI - Accertare le responsabilità politiche su quanto accadde nella caserma di Bolzaneto. Walter Veltroni sceglie la piazza centrale di Lodi per puntare l'attenzione sull'inchiesta di Genova: "Nessuna coscienza democratica civile - dice il segretario del Pd - può rimanere inerte di fronte agli episodi accaduti durante il G8 del luglio 2001. Quanto è accaduto a Bolzaneto è intollerabile, inaccettabile". Veltroni rende omaggio "allo spirito di sacrificio e al coraggio delle forze dell'ordine che in questi anni hanno garantito la sicurezza di tutti" e sottolinea che "la solidarietà ai ragazzi in divisa deve essere costante, non intermittente". Ma chiede anche "chiarezza sui fatti di Bolzaneto e sulle responsabilità politiche, se ci sono state. A garanzia di tutti l'Italia deve ratificare al più presto la convenzione sui diritti dell'uomo, una convenzione che esclude la tortura, perché in alcuni casi si è arrivati a tanto". Parole pesanti che segnano la giornata del segretario del Pd, impegnato ieri a Pavia, Lodi e Piacenza. In Lombardia e in Emilia l'accoglienza è molto buona dopo i 10 mila partecipanti al comizio torinese di martedì sera. La richiesta di chiarezza su Bolzaneto e sulle responsabilità politiche di quella vicenda finisce per rimettere al centro la polemica con An e Gianfranco Fini. Dopo la lite di due giorni fa sugli stipendi dei parlamentari, Veltroni torna a punzecchiare il leader della destra: "An è stata trattata a schiaffoni durante la composizione delle liste, sono stati candidati personaggi che gli esponenti di An definivano fino a poco tempo fa con epiteti pestilenziali". Una strategia di attacco alle contraddizioni del Pdl che va di pari passo con quella di erodere il consenso nelle roccaforti tradizionali del berlusconismo. Così, all'ora di pranzo il segretario del Pd abbandona la comitiva per recarsi in una casa di accoglienza del pavese a incontrare i vertici della Compagnia delle Opere. All'incontro, mantenuto riservato, lavorava da giorni il giovane segretario regionale del Pd lombardo, Maurizio Martina. Il pranzo è certamente un fatto inconsueto per una organizzazione tradizionalmente vicina a Roberto Formigoni che ha anche candidato il suo presidente nazionale, Raffaello Vignali, nelle liste del partito di Berlusconi. Vignali naturalmente non partecipa alla riunione. Ma sono presenti i suoi collaboratori. In queste settimane la Compagnia è retta dal vicepresidente Massimo Ferlini. La Cdo chiede al candidato premier del Pd di impegnarsi ad approvare nuove leggi sulla sussidiarietà, in direzione di quella integrazione tra pubblico e privato su cui la Compagnia ha puntato da tempo la sua strategia. In serata, dopo il comizio a Piacenza, Veltroni si concede il fuoriprogramma di un caffè a casa di Marie S., una fan di sedici anni: "Un suo zio siciliano - racconta dal palco il segretario - mi ha inviato un fax dicendo che Marie sarebbe stata entusiasta se io avessi accettato l'invito. Così ho deciso di accontentarla". La comitiva si muove tra le vie di Piacenza alla ricerca della casa di Marie dove si brinda e si mangiano cannoli. Al termine Veltroni commenta: "Spetta a tutti fare l'ultimo sforzo di questa campagna, coprire l'ultimo miglio convincendo i conoscenti, invitandoli al caffè, creando l'ondata decisiva per convincere gli indecisi e vincere".

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Berlusconi e le lettere ad regionam (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Berlusconi e le lettere "ad regionam" di Marcella Ciarnelli La raccolta dei voti Silvio Berlusconi l'ha cominciata in un luogo simbolo della mancata raccolta. Per responsabilità mai negate degli attuali amministratori ma anche sue. Perché, se lo ricordi sempre, non si sta per cinque anni al governo e poi si fa come le tre scimmiette. Sulla spazzatura di Napoli e della Campania il Cavaliere ci punta per riuscire a strappare una regione al centrosinistra. E così la prima delle lettere personalizzate che ha deciso di inviare a casa di ogni famiglia affronta da par suo il tema della "monnezza". Ne seguiranno altre. Ognuna mirata su un problema e su una disfunzione ascrivibile comunque agli eredi dei comunisti. Che sono tutti quelli che non stanno dalla sua parte anche se con falce e martello non hanno mai avuto a che fare. Vergato in un pomposo italiano ecco l'atto di accusa ai governanti che ci sono e a quelli che potrebbero arrivare, per primo il diretto avversario Walter Veltroni che Silvio Berlusconi accusa di un silenzio assordante sulla questione, "un preoccupante segno di debolezza". Sul sito dell'aspirante premier c'è una sfolgorante ed esplicita foto del dramma che attanaglia una delle città più belle del mondo. A seguire il testo dell'appello accorato alla "cara amica" e al "caro amico" di Napoli e della Campania chiamati a testimoniare dei "danni che può portare un'amministrazione di sinistra". Non mancano gli impegni. Tu mi mandi a Palazzo Chigi, io porrò fine alla catastrofe, baratta il Cavaliere. Fatti forza elettore. Vai al seggio anche se lo sconforto potrebbe far "diffondere la tentazione di non partecipare al voto". Il canovaccio di recriminazioni e promesse è sempre lo stesso. L'invito finale è sempre quel "Rialzati Italia!" che sollecita gesti scaramantici. Figuriamoci in una città come Napoli. La prima lettera è, dunque, partita. I napoletani, non avessero già tanti problemi, si troveranno a dover stoppare il "forte e cordiale abbraccio del Cavaliere" che ha deciso di ricorrere alle maniere forti nei confronti dell'avversario a dispetto dell'impegno di inizio campagna elettorale. Le altre destinazioni sono ancora da decidere. Si può ipotizzare una lettera a calabresi e siciliani per ribadire la promessa del ponte sullo Stretto, com'è noto una delle priorità in due regioni che si trovano a fare i conti con un tasso di disoccupazione tra i più alti, con autostrade mai completate, in cui l'acqua corrente quotidiana è ancora un lusso. Oppure ai piemontesi per prospettare la costruzione della Tav come l'unica delle opzioni possibili, a dispetto dell'opinione delle popolazioni coinvolte. Viva il decisionismo. Abbasso il dialogo. Promesse allettanti saranno sfornate certamente per gli elettori del Lazio, altrimenti va a finire che Storace fa più danni di quanti possa fronteggiarne Ciarrapico. Per i lombardi c'è pronto da sventolare l'impegno per l'Alitalia e, quindi, per Malpensa. Argomento caro innanzitutto ai sodali leghisti. Bisogna però trovare una sintonia. Ora il Cavaliere tuona contro l'ipotesi d'accordo, l'altra sera Tremonti affermava che poteva andar bene. Tutto e il contrario di tutto in un balletto irresponsabile su una questione così delicata. Tutto, pur di vincere. In Fondo a Destra.

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Bindi: Berlusconi insulta, non ha altro da dire Il Pd replica. Quando Fini disse che avrebbe devoluto il contributo pubblico al referendum. E non lo fece (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Bindi: Berlusconi insulta, non ha altro da dire Il Pd replica. Quando Fini disse che avrebbe devoluto il contributo pubblico al referendum. E non lo fece di Andrea Carugati A DAR MAN FORTE a Fini nella polemica contro Veltroni sul taglio agli stipendi dei parlamentari scende in campo, a gamba tesa, anche Berlusconi. "Un pensio- nato della politica dal 2001": così il Cavaliere etichetta il leader Pd. Gli risponde subito Rosy Bindi: "Non avendo nulla di buono da dire, Berlusconi insulta gli avversari. È evidente il suo imbarazzo sulla proposta di Veltroni". Nel pomeriggio il Pd aveva organizzato una conferenza stampa per ribadire le proposte di Veltroni sui costi della politica, a partire dalla riduzione delle indennità degli onorevoli e da un nuovo calcolo più severo, di tipo contributivo, per le loro pensioni. Goffredo Bettini, coordinatore del Pd ha colto l'occasione per replicare direttamente a Fini, che martedì era stato il primo a prendersela con Veltroni. "Un attacco volgare quanto sconclusionato e inefficace", ha detto Bettini, che ha poi fatto ascoltare ai giornalisti una registrazione del 1999, in cui il leader di An, in Parlamento, si era detto contrario all'aumento dei contributi pubblici ai partiti, tra le grida di approvazione dei suoi. "Fini disse che avrebbe devoluto metà del contributo pubblico al referendum per l'abolizione dei contributi, cosa mai accaduta, e l'altra metà in solidarietà, cosa che a noi non risulta", attacca Bettini. "Lezioni politiche come quella di Fini non possono venire dal pulpito di chi dice bugie e non rispetta gli impegni". Bettini, con Zanda e Realacci, ha sottolineato che la proposta del Pd sui costi della politica è organica e riguarda: stipendi e pensioni degli onorevoli, riduzione del numero dei parlamentari, accesso al finanziamento pubblico solo per chi elegge parlamentari (e non per tutte le formazioni che si presentano e ottengono almeno l'1% come avviene adesso, ndr), riduzione dei gruppi parlamentari con un intervento sui regolamenti. "Proposte di buon senso, che mirano alla sobrietà che è sentita come necessaria dai cittadini- ha detto Bettini-. Proposte che non richiedono una discussione astiosa, ma un confronto bipartisan". Lo stesso Veltroni, tra gli applausi della piazza di Lodi, ha ribadito che "non c'è bisogno di mille parlamentari, con la metà si lavora anche meglio" e che è necessario tagliare gli stipendi dei parlamentari, "i più alti d'Europa", per "mettersi in sintonia" con il Paese. Veltroni ha anche aggiunto che "sono troppi 31 giornali e organi di partito finanziati dalla mano pubblica". Il leader Pd non cita Fini, ma spiega alla piazza che "la mia idea ha creato nervosismo e una reazione che si è rivelata come una martellata sulla fronte propria". Renzo Lusetti, Pd, ricorda a Fini che nel luglio 2007 l'ufficio di presidenza della Camera ha deliberato, all'unanimità,di sospendere la possibilità di cumulare la pensione da parlamentare con altre indennità, tra cui quella di sindaco di un grande comune. "Ricordo- dice Lusetti- che l'esigenza di questa modifica è nata proprio da una sollecitazione di Veltroni, che aveva chiesto di poter rinunciare alla pensione". Da An Renzo Raisi si incarica di fare i conti in tasca al leader Pd: 5216 euro al mese di pensione, 63mila l'anno, per 7 anni fa 440mila euro. "Se anche avesse fatto donazioni in beneficenza per 100mila euro avrebbe comunque intascato 340mila euro di pensione". Non è così, replicano dal loft, ricordando che Veltroni è andato in pensione da parlamentare solo nel 2004, e non nel 2001 come dice erroneamente anche Berlusconi, dunque la somma incassata è molto inferiore, poco più della metà di quella indicata da Raisi. "A parte le donazioni, il resto è andato quasi tutto in tasse".

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La lezione di Prodi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del La lezione di Prodi Renato Barilli Nei giorni scorsi, all'annuncio dato da Romano Prodi di una sua uscita forse definitiva dalla scena politica, molti non gli hanno fatto mancare un commosso e sentito attestato sulle sue doti di probità morale, coerenza, tenacia, cui sicuramente anch'io mi associo con pieno fervore. Ma basta così, è corretto salvare la persona, però nello stesso tempo far calare un prudente riserbo sul progetto politico di cui egli è stato l'anima, nelle due occasioni che lo hanno portato a sfidare Berlusconi, e a riportare vittorie su di lui, seppur precarie e presto interrotte? Quella sua idea di promuovere un blocco delle forze di sinistra e di tenerlo pervicacemete in piedi è stato irreparabilmente sconfitto dalla storia, esce di scena, almeno al momento o comunque nei prossimi tempi? Non lo credo affatto, credo anzi che sarebbe un fatale errore per tutte le forze di sinistra nel nostro Paese pensarlo. Forse quel progetto rinascerà, e in tempi assai più brevi di quanto si possa ritenere. Seguo con trepidazione la "corsa solitaria" intrapresa da Veltroni alla testa del Pd, e certo non le farò mancare la modesta pietruzza del mio consenso, ma poi, supposto che si scongiuri la conquista del potere, in entrambi i rami del Parlamento, da parte del Caimano Berlusconi, in che cosa è lecito sperare? Indubbiamente dovrà riaprirsi il tavolo degli accordi postelettorali, e quale partner di maggior probabilità si può ipotizzare per il Pd se non la sinistra riunita nell'Arcobaleno? Risulta forse più credibile un'alleanza col centro di Casini? Non pare proprio. Quanto alla via della Grosse Koalition alla tedesca, questa sembra preclusa proprio dalla differenza esistente tra la signora Merkel, con la sua correttezza istituzionale, e il Caimano Berlusconi, troppo abituato a fare l'asso pigliatutto. Insomma, anche nell'ipotesi del miglior successo, Veltroni dovrà andare a patteggiare con altre forze, ma l'alleanza a sinistra sarà ostacolata dal duro scontro elettorale, che al momento si svolge a rudi colpi portati l'un contro l'altro, aprendo un solco che non sarà facile rimarginare. Insomma, Veltroni potrebbe vedersi costretto a riabbracciare un progetto unitario della sinistra come quello coltivato con tanta determinazione da Prodi, ma in termini addirittura peggiorati e meno favorevoli. Si guardi del resto la situazione internazionale, da cui vengono responsi assolutamente in accordo con quest'ipotesi di una sinistra che compie ogni sforzo possibile per superare le indubbie divergenze interne e ricompattarsi, rinunciando solo a qualche ramo secco di estremismo infantile. Abbiamo, incalzante, trascinante, il successo di Zapatero alla testa del Psoe. Il sorpasso della Spagna sulla cugina Italia di cui tanto si parla può essere messo in dubbio a livello di reddito pro capite, ma certamente è avvenuto a livello di maturità politica. Si pensi, in Spagna un leader della sinistra non solo riesce a concludere positivamente il suo mandato, ma viene rieletto con margine accresciuto. E un altro segnale forte ci viene pure dagli Usa, in cui i due candidati del partito democratico, Barak Obama e Hillary Clinton, si combattono senza esclusione di colpi in una campagna elettorale mozzafiato. Ma una cosa è esclusa, che il soccombente tra i due si dia a promuovere una scissione all'interno dei Democratici, forse per la natura fluida e informe di questa formazione, nel che sta tutta la saggezza e lungimiranza dei padri fondatori. Invece la storia della sinistra in Italia è costellata di scissioni, fratture, rotture. Ci eravamo augurati che la fatale scissione tra Psi e Pci avvenuta a Livorno fosse ormai da archiviare in un lontano passato, invece purtroppo di mini-Livorno ne sono nate ad ogni passo. Se la lezione politica proveniente da Prodi fosse di farla finita una volta per tutte con le Livorno di varia natura, sarebbe più che opportuno fissarsela ben in mente ed agire di conseguenza.

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Il vitellone di Arcore (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del Il vitellone di Arcore Lidia Ravera Segue dalla Prima S e l'esemplare è di bell'aspetto ma di età più avanzata, cavallerescamente, allude al fatto che una bottarella la si potrebbe ancora dare prima che la signora scompaia nel viale del tramonto, e chi, se non lui, può compiere quest'azione positiva? Se, infine, ahimè, l'esemplare è di aspetto non conforme alle regole estetiche dell'acchiappa-maschi, o per personalità sua o per qualche disarmonia aut dismisura nella relazione fra i primitivi oggetti del desiderio (tette e culo), oppure, e qui la situazione è più grave, per sorpassati limiti d'età, il nostro Silvio non può fare a meno di alludere al fatto che lui, a quella, una bottarella non gliela darebbe proprio mai, neanche per sogno. L'elenco delle battute sarebbe lungo e comunque incompleto, perché ogni giorno porta seco nuove occasioni di incontro con femmine di tutte le categorie e la geometrica potenza del machismo berlusconiano si dispiega in tutta la sua forza. Con questa nuova moda, poi, di aumentare la rappresentanza rosa in Parlamento, tocca anche amarle e candidarle se sono tue, sopportarle e attaccarle se sono candidate per quegli altri. A Berlusconi non piace attaccare le donne, perché qualsiasi relazione di parola, se non prelude all'atto di sdraiarle, gli pare una bizzarria o una perdita di tempo. Però adesso deve, perché Veltroni ne ha infilate un sacco e, mannaggia, anche giovani e carine, finchè ci hanno "un'età", come la Rosy Bindi o la Finocchiaro, okay, puoi anche far finta che siano uomini, e prenderle a zuccate, ma alla ventisettenne precaria capolista nel Lazio, con tutti quei capelli e tutte quelle belle cosine, che cosa si fa? La si invita sul panfilo a "parliamo parliamone"? Le si offre la conduzione di un telegiornale? No, quello no, perché alla ragazza un buon lavoro già gliel'hanno dato, meglio prendere su una precaria ancora precaria e farla tirar dentro in qualche lista da uno dei miei (ormai le liste elettorali sono quello che una volta erano le boutique, "le apro un negozietto di intimo"), o farla sposare a Piersilvio che, se non si sposa, poi pensano che è frocio e che figura ci faccio io, dovessero mai credere che è una malattia ereditaria. Eh già, perché questa è la vera ossessione del povero Berlusconi, che qualcuno possa pensare in calo, non la sua popolarità o la fiducia degli italiani nella sua politica, ma la sua potenza fallica, la capacità del suo arnese di introdursi nei corpi delle donne come nel corpo elettorale e mimare all'infinito la fiaba della conquista del territorio. Io non perdo un colpo, è il sottotesto di ogni esternazione. L'ansia di dimostrare la sua sempiterna virilità (anche dopo i 70, anche con la prostata incasinata) è, presumibilmente, alla base della sua scelta, ormai vecchia di quasi vent'anni, di "scendere in campo" e di quella, più attuale, di restarci, vincendo nuovamente vecchie battaglie. La crescita esponenziale delle battutacce è sintomo, probabilmente, di una accresciuta insicurezza di fondo che, ben lungi dal provocare la nostra prevedibile indignazione, ci trova intenerite e solidali. Dev'essere successo qualcosa di simile anche a Veronica che, dopo aver rintuzzato le uscite triviali del consorte con una certa puntualità nel passato anche recente, nel presente tace con sobrietà, come se il ruggito del leone, inflazionato e stanco, non mettesse più a repentaglio nulla, neppure la sua dignità di donna. Del resto, a quanti invece ancora si impennano, perché il candidato premier del Pdl non riesce a unirsi al coro dei benintezionati in materia di uguaglianza di genere, vorrei ricordare che, ancora una volta, ha ragione lui, se la ragione è, come spesso in politica, del più furbo: Silvio Berlusconi dà voce, con le sue scontate facezie, al maschio medio nazionale della sua generazione, quello che aveva vent'anni negli anni Cinquanta e che oggi è in pensione ma vota e, nella stragarande maggioranza, non si è nemmeno accorto che ormai le donne, pregi e difetti, appartengono alla categoria delle persone. Per lui, per loro, esse sono sempre collocate in una delle tre "emme": moglie mamma mignotta. La prima "emme" va sopportata anche se dopo un po' non ti piace più, la seconda va venerata perché ha prodotto te e la terza è quella che serve per sopportare la prima, in quanto la prima è la più utile. In questo brodo primordiale, Silvio Berlusconi continua a tenere a bagnomaria il suo elettorato, di tanto in tanto lo scalda con qualche frizzo, ma sempre lo mette a suo agio con la sua stessa medietà, gli consente di rispecchiarsi e assolversi, di sentirsi forte anche se non intelligente, vincente anche se non moderno, sessualmente potente anche se vecchio solo e sottoposto al tormento dell'offerta massiccia di carni femminili esposte che costituisce lo stile Mediaset (e per contagio da tempo anche lo stile Rai). Non è un risultato da poco, per un politico. www.lidiaravera.it.

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C'è il rischio che torni il clima di Bolzaneto Cara Unità, le richieste di (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Unita, L'" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Stai consultando l'edizione del C'è il rischio che torni il clima di Bolzaneto Cara Unità, le richieste di condanna dei pm di Genova nei confronti di agenti di polizia penitenziaria, medici e infermieri per i deplorevoli episodi di tortura consumati nella caserma di Bolzaneto tra il 20 ed il 22 luglio 2001, devono far riflettere sul clima di pericolosa sospensione dei più elementari diritti individuali instauratosi in quei giorni in Italia. Non a caso allora era in carica il governo Berlusconi e , probabilmente, alcuni operatori delle forze dell'ordine si sono sentiti più liberi di agire al di fuori della legalità. Se a ciò si aggiunge l'attività di spionaggio che sarebbe stata condotta in quegli anni da settori dei Servizi segreti nei confronti di cittadini e associazioni (nel loro mirino anche l'Ossrvatorio sulla Legalità Onlus), la cacciata dalla Rai di Luttazzi, Santoro e Biagi, l'approvazione delle leggi ad personam (Ex-Cirielli, legittimo sospetto, Cirami, ecc.) bisognerebbe riflettere bene prima di dare il proprio voto a Berlusconi magari sull'onda di un'indignazione per "le vessazioni fiscali" che Prodi e Visco avrebbero inferto a tanti innocenti cittadini . Giulio Fini non vuole tagliarsi lo stipendio Cara Unità, ho sentito il Fini tuonare con estremo disprezzo per la pensione di Veltroni. Ora come cortigiano del Boss, esprime il peggio come fa il suo capo. Fini ha 57 anni e da 26 anni sta in parlamento, se venisse trombato alle elezioni anche lui andrebbe in pensione (forse con una cifra anche superiore a quella di Veltroni) invece ancora preferisce sedere alla Camera e prendersi quel po' po' di stipendio. Non sarà forse che la proposta di Veltroni di diminuire lo stipendio dei parlamentari preoccupa proprio i tanti come lui, La Russa , la Santachè & Co. Però, per inciso, anche il Bertinotti va forte negli emolumenti, come farà a sapere veramente e fino in fondo cosa provano gli operai disoccupati o in cassa integrazione verso i quali esprime tanta vicinanza e comprensione?Lara, Bologna E Berlusconi ci guadagna sempre Cara Unità, Berlusconi sostiene che Prodi ha messo le mani in tasca agli Italiani impoverendoli. Furbacchione com'è, ha pensato di mettere lui le mani in tasca a Prodi visto che nell'ultimo anno ha quintuplicato il suo reddito. Mauro Lugli Il Cavaliere parla di brogli perché lui se ne intende Cara Unità, Berlusconi come suo solito riprende a parlare di brogli elettorali, evidentemente lui se ne intende molto di più di quello che vuole addebitare alla sinistra. Non ho dimenticato le oscure manovre delle ultime elezioni politiche con quell'eccezzionale dato delle schede bianche che sono scese miracolosamente a minimi incredibili e in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale . Dalle mie parti si usa dire che la gallina che canta è quella che ha fatto l'uovo. Forse è bene meditarci sopra.Guido Bottinelli Ranco VA Guerra in Iraq, 1825 giorni: più della II Guerra Mondiale Il 20 marzo di 5 anni fa iniziò la guerra in Iraq. Ricordo che alle 3.33 in Italia (le 5,33 in Iraq), con una serie di martellanti raid aerei per decapitare il regime, gli Stati Uniti lanciarono l'operazione "Iraqi Freedom". Il bilancio di questa guerra ancora in corso è devastante. Mentre la pace non è ancora arrivata si contano oltre 650.000 morti tra i civili, aumenta il terrorismo, gli attentati, i marines registrano perdite superiori ai 3500 morti - anche se si tengono segrete le cifre. Le notizie delle morti e delle stragi sono sparite dalle prime pagine dei giornali del mondo, ed ora si possono leggere solo brevi note di agenzie come quelle di oggi: "(AGI) - Baghdad, 19 mar. Una terrorista suicida si è fatta saltare in aria al passaggio di una pattuglia di polizia nella cittadina irachena di Bala Druz, nella provincia di Diyala. Il bilancio è stato di quattro morti, tra cui un poliziotto, e 12 feriti, fra cui tre agenti." "(ASCA-AFP) - Karbala, 18 mar - Sale drasticamente il bilancio dell'attacco suicida nei pressi di un santuario sciita avvenuto ieri a Karbala, nel centro dell'Iraq: le vittime sarebbero almeno 52". La guerra in Iraq ha superato nel tempo, con il raggiungimento di 1825 giorni al 20 marzo di quest'anno 2008, la seconda Guerra Mondiale che durò 1347 giorni. Paul Wolfowitz aveva indicato, davanti al Parlamento statunitense, il costo della guerra in 50 milioni di dollari - largamente autofinanziati dai 100 milioni di dollari del petrolio iracheno; oggi si brucia quella cifra ogni settimana, al ritmo di sei milioni di dollari al giorno. Secondo il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, autore del libro "The three trillion dollar war" scritto insieme alla docente di Harvard Linda Bilmes, la guerra irachena supererà il costo record della Seconda Guerra Mondiale (5000 miliardi di dollari del '45). Per gli autori, il conflitto in Iraq costerà complessivamente almeno 3000 miliardi di dollari entro il 2017. Che dire? Cosa aggiungere? Nel 2008 finirà comunque l'era Bush e si spera che l'arrivo di una grande recessione economica, a differenza delle volte scorse che faceva scoppiare le guerre, questa volta faccia rinsavire i potenti della Terra. A proposito nell'occasione della proclamazione di guerra all'Iraq, Bush stillò la lista degli stati canaglia, dov'era presente la Cina... nei giorni scorsi - prima dei fatti in Tibet - è stata depennata. Cosa pensare? Giorgio Boratto Sarò pessimista, ma senza Sinistra Arcobaleno Il Pd perde È davvero ammirevole lo sforzo con cui Veltroni conduce la campagna elettorale, capillare, a tappe forzate senza risparmio di energie. Ed è uno sforzo tanto più ammirevole se si pensa che è praticamente senza speranza. Diciamocelo chiaramente, fra noi, beninteso: nessuno, nemmeno i più ottimisti possono pensare sul serio a un successo del Pd. Prima di tutto, i sondaggi (tutti) sono costantemente negativi. Si dirà che sondaggi non sono il giudizio di Dio, come si è visto in altre occasioni. È vero, ma non sono neanche pagliacciate, specie poi se più o meno tutti sono concordi. Il PD sarà pure in recupero, ma questo recupero, mi pare, si è fermato un mese fa. Secondo: non dimentichiamo mai che i nostri avversari, nonostante ripetuti cambi di maggioranza, possiedono o controllano ancora quasi tutta l'informazione e questo, come ben si sa, non è indifferente. A ciò aggiungiamo pure una buona dose di disaffezione, disincanto, delusione o come la vogliamo chiamare questa sensazione che permea una buona fetta dell'elettorato di centrosinistra ed avremo servito l'amaro piatto della sconfitta. Non è questo il luogo né il momento delle dietrologie, ma è fuori di dubbio che la sostanziale impotenza che ha contrassegnato l'azione del Centrosinistra (tutto) nel passato contro il vandalismo istituzionale della destra abbia inferto colpi mortali all'entusiasmo e alla voglia di riscatto dei cittadini più partecipi. Né vale a consolarci la speranza di un pareggio al Senato. Senza la sinistra arcobaleno, infatti, perderemo quasi sicuramente Liguria, Campania e Calabria assegnando al PdL una maggioranza non enorme ma comunque sufficiente. Cinque anni di Berlusconi, Tremonti & C. ci aspettano ancora. Caratterizzati da altre leggi ad personam, manomissioni di pezzi di stato sociale, finanze creative, condoni e magari, perché no?, un'altra guerra, ecc. che passeranno praticamente nell'indifferenza generale in un clima di tregua sociale a senso unico. È pessimismo? Magari. A me sembra, guardando anche i precedenti, crudo realismo, purtroppo. No, caro Walter. No, we cannot. Daniele Carbonara.

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Costa: "seguo papà". fiorio: "i rischi della preferenza" - marco trabucco (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IX - Torino RING Costa: "Seguo papà". Fiorio: "I rischi della preferenza" MARCO TRABUCCO Enrico Costa, cuneese, figlio dell'ex ministro e attuale presidente della Provincia di Cuneo Raffaele, è deputato uscente e si ripresenta come candidato del Pdl nella Circoscrizione Piemonte 2. La stessa di Massimo Fiorio (ex Ds) astigiano, anche lui alla seconda candidatura questa volta nelle liste del Pd. Perché vi ricandidate? Costa: "Faccio politica per passione. Una passione che si è generata negli anni: sono sempre vissuto in mezzo alla politica ho assorbito i valori liberali di mio padre, partecipando fin dall'adolescenza a riunioni e comizi. Poi ho costruito un percorso progressivo, prima come consigliere comunale, poi provinciale e poi regionale che mi ha portato adesso in Parlamento. Purtroppo l'attuale legge non consente più un rapporto diretto con gli elettori, ma io continuo a cercarlo, sento di rappresentare un territorio". Fiorio: "Mi ripresento prima di tutto perché devo finire il lavoro iniziato nella precedente legislatura: i tempi di approvazione di una legge non sono brevissimi e ci sono alcuni progetti importanti sui temi che mi sono più vicini come l'ambiente o la ristrutturazione del settore vitivinicola che sarebbero stati approvati entro l'autunno. Ma la caduta del governo ne ha bloccato l'iter. Poi credo che l'altro Piemonte, il mio quello di Asti e delle province, abbia bisogno di voci che lo rappresentino". Qual è il primo provvedimento per cui vi batterete a Montecitorio? Costa: "Non c'è una sola proposta, un parlamentare da solo può incidere poco. Piuttosto vorrei come membro di una commissione poco nota, quella per la semplificazione legislativa, riuscire a tagliare dal nostro ordinamento circa 5 mila leggi, tutte approvate prima del 1970 e ormai inutili. Sono un quarto del totale delle nostre leggi. Credo sarebbe un provvedimento da vero liberale perché porterebbe meno burocrazia nella vita dei cittadini, meno vincoli". Fiorio: "Mi batterò per una nuova legge elettorale che reintroduca anche la preferenza ma tutelando la possibilità per tutti di candidarsi e concorrere al Parlamento: la preferenza infatti rischia di privilegiare solo chi è ricco. Io se ci fosse non avrei potuto sperare di essere eletto. Ci vogliono norme, ad esempio limiti di spesa sulle campagne elettorali, come avviene in Inghilterra, che evitino queste storture". Scontro o inciucio tra Pd e Pdl? Costa: "Sono per il confronto costruttivo, ma in ogni caso preferisco l'inciucio alla scontro. Ci sono molte questioni in Italia che possono essere affrontate con coraggio solo con un ampia maggioranza. Credo però che sia Berlusconi che Veltroni lo sappiano". Fiorio: "Sono per le situazioni chiare. Chi ha la maggioranza governa. Poi certo per le riforme istituzionali bisognerà trovare accordi più larghi".

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Il sondaggio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina II - Palermo Voto giovane verso il Pd il sondaggio Se alle politiche si recassero alle urne soltanto i giovani l'esito sarebbe più incerto: tra gli under 35, infatti, il vantaggio della coalizione di Silvio Berlusconi si ridurrebbe a meno di due punti percentuali (41 contro 39,5 per cento). Il dato emerge da una analisi sulle intenzioni di voto condotta dall'istituto di ricerche Demopolis. Se votassero solo i laureati, il Pd (con Idv) vincerebbe con il 44 per cento, staccando di cinque punti Pdl e Lega. Se esprimessero invece la propria preferenza soltanto imprenditori, commercianti e lavoratori autonomi, la vittoria di Berlusconi - secondo Demopolis - diverrebbe schiacciante, con un distacco di quasi 30 punti percentuali (60 contro 31 per cento), che penalizzerebbe anche gli altri partiti. Tra le nuove generazioni il Pdl (con Lega e Mpa) risulta penalizzato di circa tre punti rispetto al dato medio dell'intero elettorato e si attesta al 41 per cento. Cresce invece di due punti il Pd, che si posiziona al 39,5 per cento, favorito dalla fiducia personale che i più giovani sembrano riporre in Walter Veltroni. L'Udc resta in linea con il dato generale, ma più alte risultano tra gli under 35 le preferenze per la Sinistra Arcobaleno (9 per cento) e per la Destra (3,5 per cento). In uno scenario ancora fluido e incerto, caratterizzato da un'alta percentuale di indecisi, a 25 giorni dal voto - nell'intero elettorato - la distanza fra le due coalizioni rimane nel complesso immutata, intorno ai 6-7 punti percentuali (44 contro 37,5 per cento).

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Finocchiaro chiama gli indecisi "centomila voti per vincere" - antonella romano (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina III - Palermo LA GIORNATA LA SFIDA L'appello di Sonia Alfano: "Osservatori internazionali per le elezioni in Sicilia" Finocchiaro chiama gli indecisi "Centomila voti per vincere" Lombardo: Con me stop agli sprechi ANTONELLA ROMANO LA SFIDA si gioca sugli indecisi, sul 20 per cento di elettori che alle regionali del 2006 ha disertato le urne. Ne è sicura Anna Finocchiaro, la candidata governatrice siciliana del centrosinistra, che confida nell'effetto traino dell'election day per una maggiore affluenza alle urne a vantaggio del Pd in Sicilia. Parte lo scontro a distanza tra i due principali candidati presidenti, mentre in Sicilia sono attesi i leader di Pd e Pdl: Veltroni arriva martedì per una tre giorni siciliana e Berlusconi il 6 aprile. "Prenderemo centomila voti più uno, quelli che ci basteranno per vincere", azzarda la Finocchiaro, presentando la sua lista di 62 "guerrieri" che dovranno fare breccia "lì dove i partiti non arrivano". La Finocchiaro ha lanciato la sfida a Raffaele Lombardo, che da Trapani ieri ha avviato la sua campagna elettorale. "Gli indecisi aspettano che qualcuno parli con loro. è lì che si gioca la partita", è la scommessa su cui punta la Finocchiaro per strappare la guida della Regione al centrodestra. E calcola: "L'altra volta Cuffaro ha vinto con 290 mila voti di scarto sulla Borsellino. Noi oggi dobbiamo recuperare 145 mila voti per vincere, e ce la faremo. Stavolta l'affluenza sarà più alta. E non dimentichiamo che partiamo dal 41,78 per cento di Rita Borsellino". I 62 della lista che porta il nome di Anna Finocchiaro, presentata in tutte le province tranne Enna e Caltanissetta, sono per metà donne. Ci sono professori universitari, rappresentanti del mondo cattolico e del volontariato, professionisti, esponenti degli enti locali e i socialisti. "Io sono qui per vincere e per cambiare la Sicilia. Lombardo ha messo in lista i burocrati. Io sindaci, assessori, consiglieri comunali, professori universitari, il 50 per cento di donne e tanti giovani che vogliono cambiare la Sicilia", ha puntualizzato la Finocchiaro, che è anche candidata al Senato e ieri ha detto che in caso di sconfitta potrebbe anche restare all'Ars per condurre l'opposizione. "Non mi pongo il problema perché sono sicura di vincere. Più passano i giorni più l'idea di tornare a Roma mi sembra però distante". Tra i socialisti, l'ex senatrice del Pd ha voluto in lista Turi Lombardo. "Non capisco come una persona che ha una cultura e una formazione socialista possa stare nel centrodestra e soprattutto come possa stare oggi nel Pdl". A Trapani Raffaele Lombardo, leader dell'Mpa e candidato presidente della Regione per il Pdl, ha incontrato i vertici di Confindustria. "Piuttosto che programmare finanziamenti a pioggia - ha detto Lombardo partecipando, dopo una visita alla mostra di Caravaggio, a una manifestazione della coalizione - bisogna creare infrastrutture, per consentire così alle aziende di camminare con le proprie gambe". Nel programma Lombardo punterà sulla fiscalità speciale per le imprese sul modello irlandese: "Nel Mezzogiorno assorbiamo 11 euro a testa di investimenti esteri, contro i 250 del Nord Italia e i 1.500 dell'Irlanda. L'esenzione delle tasse è un incentivo agli investimenti. Nel Mezzogiorno oggi facciamo fuggire anche i nostri imprenditori". Casalinghe, precari, vigili urbani e del fuoco, studenti e professori universitari: in tutto sono 51 i candidati nelle nove province della lista degli "Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano presidente", presentata ieri. "Sono persone - ha detto la Alfano - che poco hanno a che fare con il mondo della politica ma che hanno deciso di partecipare attivamente per cambiare il sistema che ha portato la Sicilia alla deriva". La Alfano ha lanciato un appello "affinché gli osservatori internazionali vigilino sul voto in Sicilia. Questa è terra di guerra, il voto di scambio in Sicilia è quasi una consuetudine".

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Berlusconi, lettera ai campani "votate, ai rifiuti penso io" - roberto fuccillo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VIII - Napoli Berlusconi, lettera ai campani "Votate, ai rifiuti penso io" Accuse a Prodi e Bassolino: la catastrofe colpa loro ROBERTO FUCCILLO "IL nostro primo impegno sarà liberare Napoli e la Campania dalla montagna di rifiuti sotto la quale la classe dirigente del Partito democratico le hanno sepolte". Per chi avesse nutrito qualche vago dubbio nei giorni scorsi, ecco Silvio Berlusconi in persona richiamare quale sarà il terreno della campagna elettorale in Campania: i rifiuti. Lo fa con la lettera agli elettori campani, che verrà inviata a circa tre milioni e mezzo di famiglie, e che nel frattempo è stata pubblicata dal "Giornale". Il Cavaliere esordisce con un educato "Cara amica, caro amico di Napoli e della Campania", poi blandisce: "Tu più di ogni altro italiano sai quanti e quali danni possa portare un'amministrazione di sinistra". Quali e quanti, ma soprattutto la spazzatura per strada. Per la quale il nuovo governo si impegna, senza dimenticare di ricordare al lettore che il responsabile è "la classe politica del Pd", ovvero "Prodi, Bassolino, Iervolino". Tutta una filiera politica dunque, che spiega perché la vittoria in Campania e quella nazionale siano un tutt'uno. Ciò non toglie che a Bassolino venga riservato un ruolo preminente: "Il rifiuto di dimettersi da parte sua - afferma ancora il Cavaliere - ha reso l'idea dell'arroganza con cui la sinistra ancora considera i cittadini come dei sudditi. E il silenzio di Veltroni in proposito ci è parso un preoccupante segno di debolezza, l'ultima cosa di cui hanno bisogno oggi la Campania e l'Italia". Naturalmente soluzioni miracolistiche non ce ne sono, anzi "la catastrofe è talmente grande da rendere impossibili previsioni certe sui tempi necessari per riportare la situazione alla normalità". Però l'unica speranza va affidata al nuovo governo: "So bene che nei cittadini campani lo sconforto è grande e si diffonde la tentazione di non partecipare al voto. Chi lo facesse, tuttavia, non risolverebbe nulla, otterrebbe al contrario un solo risultato: lasciare la Campania e l'Italia nelle mani di coloro i quali l'hanno ridotta in queste condizioni". Un appello, quello al voto in Campania, che riflette peraltro il clima che si riscontra a Roma in questi giorni, dove la Campania sta tornando a essere considerata fra le Regioni critiche, quelle dove occorre concentrarsi (insieme a Lazio, Liguria, Abruzzo) per evitare recuperi del Pd al Senato. è parso rispondere a questa esigenza anche il balletto sulla venuta di Berlusconi a Napoli: da tempo prevista per il 4 aprile, insieme a Fini, si era diffusa la voce di uno spostamento al 9, più vicino al voto per essere più incisivi. Ieri però gli organizzatori hanno ribadito la data del 4, smentendo qualsiasi dietrologia. Ora però sarà Veltroni ad avere l'ultima parola: il leader del Pd ha ufficialmente spostato le sue date, il 4 a Salerno, Avellino e Benevento, il 5 a Napoli e Caserta. Il clima intanto si fa infuocato. Marco Follini, capolista Pd al Senato, si aggancia a un detto napoletano e nota: "Fare il gallo sull'immondizia non cancella l'immondizia e non santifica il gallo". Gli replica Mara Carfagna, contestandogli la "ineleganza dell'espressione" e il fatto che "lui è il capolista al Senato di un partito che da noi rappresenta proprio l'immondizia". Franco Giordano, segretario di Rifondazione, accusa Berlusconi: "è inutile che cerchi di nascondere le pesantissime responsabilità della destra nella crisi dei rifiuti in Campania". Anche Giovanna Melandri torna a parlare del "fallimento di una classe politica". E Carfagna replica anche a lei: "Se c'è una classe dirigente che in Campania ha fallito è quella di centrosinistra. è scorretto giudicare negativamente, gettare in un unico calderone tutta la classe dirigente campana".

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Nessun candidato propone soluzioni - umberto de gregorio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina XVI - Napoli NESSUN CANDIDATO PROPONE SOLUZIONI UMBERTO DE GREGORIO (segue dalla prima di cronaca) rodi rassicura che l'emergenza sarà definitivamente chiusa entra il 7 maggio, con lo scadere appunto del mandato di De Gennaro. Ci viene proposto ? forse con finalità politiche ? un quadro dove prevale un sano ottimismo. Della volontà forse, ma non della ragione. I rifiuti sono sempre in strada, quintale in più o quintale in meno; se qualche risultato si raggiunge è grazie all'esportazione forzata ed a caro prezzo all'estero. La soluzione strutturale dei problemi resta ancora da individuare. Sul termovalorizzatore di Acerra è buio pesto. Le proteste pacifiche e la violenza senza (apparente) senso si alternano a corredo della storia. L'emergenza rifiuti in Campania resta ancora un mistero ed è senza dubbio oramai un problema di rilevanza nazionale, per gli effetti nefasti in termini d'immagine che ha provocato per l'intera nazione e per i conseguenti pesanti effetti economici in una congiuntura già difficile. Eppure i candidati premier che s'affrontano nella campagna elettorale in corso non propongono soluzioni. Nessun programma sulla questione. Ne parlano spesso (della monnezza) ma in negativo (com'è potuto succedere) e mai in positivo (come risolvere il problema). Qualcosa dovremo pur fare ? ammette candidamente Silvio Berlusconi ? ma al momento proprio non saprei dire cosa. E tuttavia il problema è proprio lì, sotto i loro occhi e dovranno affrontarlo immediatamente non appena eletti. I cittadini della Campania vorrebbero orientare le loro scelte elettorali anche in relazione al grado d'affidabilità che le proposte (e gli uomini che le avanzano) mostrano di avere sul tema. Ma la verità è che le proposte non ci sono o sono fumose. E i cittadini, perplessi, non sanno dove orientare la loro speranza. Vorrebbero sentire Veltroni, Casini, Berlusconi e Bertinotti esprimere non solo un giudizio su quello che è stato, ma anche una proposta di programma nel breve termine sul come gestire l'emergenza rifiuti; un'emergenza che il 7 maggio ? nonostante le rassicurazioni di Prodi - potrebbe essere sostanzialmente identica a quella che lo stesso De Gennaro ha ereditato all'inizio del suo mandato. I cittadini vogliono chiare proposte operative, che necessariamente passano per una risposta alle seguenti questioni. De Gennaro davvero sarà l'ultimo commissario straordinario (come promesso e ribadito ancora ieri da Prodi) oppure ve ne sarà ancora un altro ed in tal caso con quale mandato? E se verrà mantenuta la promessa di Prodi (basta con il commissariato straordinario e ritorno alle competenze ordinarie) quale giunta regionale si ritiene possa essere in grado di gestire una cosi complessa situazione? Quella attuale? O si lavorerà per una giunta di solidarietà regionale o ancora per immediate nuove elezioni regionali? Ed in tal caso chi gestirà la fase di passaggio tra una giunta e l'altra e con quali conseguenze sul territorio? E più in generale, quale strategia e quali mezzi s'intendono adoperare per ritornare alla normalità? Domande scomode, che tutti fingono di non sentire. Berlusconi non propone soluzioni alternative concrete, non precisa di quante e quali risorse la Campania si potrà avvalere se a vincere sarà il Pdl. Veltroni non chiarisce se la fase dell'uscita dall'emergenza sarà gestita dalla stessa giunta che in buona parte l'ha determinata: oggi Bassolino è al suo posto per dare "solidarietà" al commissario governativo; domani, se il commissario governativo non ci sarà più, Bassolino sarà al posto del commissario governativo?.

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Liguria, la battaglia dei numeri - wanda valli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina IV - Genova Liguria, la battaglia dei numeri Sondaggi sotterranei e certezze ostentate. Ma forse è solo un bluff Per il Senato probabile testa a testa, oggi Veltroni lancia il primo assalto al regno di Claudio Scajola WANDA VALLI La sfida, ormai, sta entrando nel vivo. A botte di sondaggi, non ufficiali ma sempre più incalzanti, che portano i protagonisti dello scontro elettorale a sbilanciarsi. Soprattutto quelli del Pd di Walter Veltroni e del Pdl di Berlusconi e Fini. Così tutti e due garantiscono di vincere al Senato, in Liguria, il Pdl si spinge oltre e giura che vittoria sarà e completa, un en plein a Camera e al Senato. In mezzo a giostre di tabelle, ragionamenti, confronti con i dati delle politiche del 2006 e delle ultime amministrative del 2007. Il via alla sfida l'ha dato, l'altro giorno, a Genova, il vice segretario del Pd, Dario Franceschini: "la rimonta è continua, si vince. In Liguria, al Senato, siamo nettamente avanti". Mario Tullo, segretario regionale del Pd, si spinge oltre, convinto che anche a Imperia e Sanremo, il "regno" di Claudio Scajola, ci sia voglia "di cambiare aria e classe dirigente". Un azzardo? Forse, ma il Pd preme sull'acceleratore proprio in questa direzione. La sfida si gioca al Senato. Proviamo a capire il perché. Al Senato la legge elettorale prevede due cose. Uno sbarramento all'8 per cento per poter avere eletti e un premio di maggioranza su base regionale. Lo sbarramento mette a rischio, per esempio, partiti che corrono da soli, come Udc o Sinistra Arcobaleno, se la teoria del voto utile, proprio al Senato, dovesse far breccia. In Liguria, però, al Pdl hanno fatto i loro calcoli e, sulla base delle tabelle del Ministero degli Interni per le politiche 2006, si dichiarano sicuri di avere cinque punti di vantaggio. Per essere precisi: il Pdl sarebbe al 41,8 per cento, compresa la Lega, alleata che porta in dote un 3,8; mentre il Pd si ferma a un 34,1 più il 2,7 dell'Italia dei Valori. Totale 36, 8. Replica del Pd, non è vero siamo noi con due punti in più. Perché? Intanto, dicono, si devono aggiungere almeno la metà dei voti dell'ex Rosa del Pugno, quelli radicali, e poi si mette in conto un possibile spostamento di voti dalla sinistra. Che in Liguria è forte: Rifondazione nel 2006 prese l'8,9 per cento da sola, ma ora è considerata in crisi. E, soprattutto, al di là dei possibili guai degli altri, al Pd garantiscono che la scelta di andare da soli, ha recuperato una parte dell'elettorato che, alle ultime comunali, aveva manifestato pesanti segni di crisi. Intanto alla "battaglia del ponente" dimostra di credere lo stesso Walter Veltroni. Oggi torna in Liguria, per completare il giro delle province. Dopo Genova e La Spezia, tocca Savona e, alla sera, a Sanremo. Come a dire portare la sfida nel cuore del "regno". Di Scajola. E della roccaforte moderata.

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"meglio l'opposizione che sotto il pd" - massimo vanni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Pagina VI - Firenze "Meglio l'opposizione che sotto il Pd" Ginsborg davanti alla platea della Sinistra Arcobaleno a Vingone Il professore spiega perché la scelta di Veltroni di correre da solo è "dannosa" MASSIMO VANNI Regola numero uno: "Nelle elezioni del nuovo sindaco di Firenze, meglio stare all'opposizione che essere subordinati al Pd". Lezione numero due: "I sondaggi ci sono sfavorevoli ma in una fase di capitalismo sfrenato ci vuole un partito che non dice basta ai conflitti, come fa Veltroni, ci vuole un partito che dice no". Presentato come il "professore" dal segretario di Rifondazione Francesco Mencaraglia, allo storico Paul Ginsborg basta meno di un'ora e mezzo per sbancare la platea della Sinistra Arcobaleno di martedì sera alla casa del Popolo di Vingone a Scandicci. E alle 22.30, il capogruppo scandiccese della Sinistra democratica Pino Comanzo, dice: "Proporrei di mandare Ginsborg in Tv, ci farebbe guadagnare dei voti". Cinquanta-sessanta persone ad ascoltare il "professore" che non figura tra i candidati della Sinistra Arcobaleno ("Non mi è stato chiesto, non avrei accettato") ma viene considerato uno dei punti di riferimento del dibattito a sinistra. E lui, accento britannico e adagio accademico, spiega che la scelta di Veltroni di correre da solo è "una rottura non necessaria e fortemente dannosa". Serve forse ad affermare l'identità del nuovo partito, ma rischia di far tornare Berlusconi. Uno scenario che Ginsborg giudica una "emergenza democratica" per il Paese: "Potete immaginare cosa vuol dire per l'Italia 3 anni di Berlusconi più 2 di Fini con Berlusconi che diventa presidente della Repubblica?" Conti del settennato a parte (Napolitano è stato eletto nel 2006), il problema secondo lo storico è che molti non se l'immaginano: "Nell'opinione pubblica c'è una rimozione e una sottovalutazione del ritorno di Berlusconi". Secondo i sondaggi sarebbe un successo se la Sinistra arrivasse all'8 per cento, dice lo storico: eppure di fronte al liberismo sfrenato che crea grandi disuguaglianze c'è ancora spazio per una sinistra. "Dopo il primo anno di governo Berlusconi - profetizza Ginsborg - la sinistra sarà già in ripresa". A patto che riesca ad innovarsi e ad evitare lo spettacolo delle candidature deciso al chiuso di una stanza. "Ma a Roma diamo l'appoggio a Rutelli?", chiede una signora. "Se serve una sinistra perché abbandonare la falce e martello?", chiede un altro. E "il professore" fa lezione: "Non si può separare la storia russa da quella italiana, il Pci aveva il simbolo di un movimento internazionale", dice lo storico che ha animato l'Associazione per la sinistra unità e plurale. E che già pensa alle elezioni comunali del 2009: "Ce lo insegna l'esperienza del governo Prodi: meglio l'opposizione che governare insieme al Pd in posizione subordinata". SEGUE A PAGINA V.

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Berlusconi: irricevibile l'offerta Air France (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-20 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Berlusconi: irricevibile l'offerta Air France "Cordata italiana con AirOne e anche con i miei figli". Spinetta: il piano non si tocca C'è il rischio di un commissariamento. Lite tra il Cavaliere e Prodi. Oggi i consigli della compagnia e di Sea ROMA - Berlusconi rompe gli indugi su Alitalia, dichiara "irricevibile" l'offerta di Air France-Klm, auspica una cordata italiana. Una mossa che spiazza l'asse che va da Prodi al ministro del Tesoro, Padoa-Schioppa, al presidente di Alitalia, Maurizio Prato, favorevoli ai transalpini, ipotizzando una diversa gestione della crisi del vettore. Dopo le elezioni. "Non credo - ha detto il Cavaliere - che i primi dieci gruppi in Italia si possano tirare indietro per salvare Alitalia. Che figura ci fanno. Anche i miei figli sono disposti a partecipare e so che anche il mondo arabo con quote di minoranza è disposto a finanziare ". Berlusconi, tuttavia, non ha fatto altri nomi se non quello di Ligresti. Ma ha aggiunto: "Se dietro c'è la regia di Air One e c'è BancaIntesa, che domani (oggi per chi legge, ndr) ha un cda che dovrebbe dare il via libera, e ci sono altri istituti di credito, si parte subito e c'è il risanamento nel giro di un anno, un anno e mezzo". La presa di posizione del Cavaliere, definita "irresponsabile " dal ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, ma non commentata da Walter Veltroni, segue le tesi della Lega e dei lombardi smentendo il fronte trattativista di Gianni Letta e Giulio Tremonti. Ma soprattutto sembra trovare d'accordo almeno Cgil e Cisl. Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni hanno chiesto a Prodi "un incontro urgentissimo " affinché ritiri l'alternativa secca "vendita a Air France- Klm o fallimento" e conceda più tempo alla compagnia. Ma a Palazzo Chigi, dove ieri mattina Prodi si è ritrovato isolato in consiglio dei ministri su Alitalia, c'è l'intenzione di procedere. "è inutile dire che la trattativa con Air France non va bene - ha detto Prodi -. Berlusconi se non è d'accordo, porti un'altra soluzione". Dunque avanti tutta: se l'accordo tra i sindacati e Air France-Klm non si troverà entro una settimana, Prato potrebbe porre le premesse dell'amministrazione controllata portando i libri in tribunale. Già oggi il consiglio d'amministrazione dovrebbe fare il punto sui conti senza però scoprire le carte. La situazione dunque è tesa. Vi ha contribuito la conferenza stampa indetta a Roma dal presidente di Air France Klm, Jean-Cyril Spinetta, che, lungi dal tranquillizzare i sindacati, li ha spinti, almeno in parte, verso soluzioni alternative. Spinetta in mattinata aveva incontrato Prodi e Padoa- Schioppa, ammettendo la difficoltà di un accordo sindacale e indicando una margine di trattativa nella discesa del numero degli esuberi e nel ripristino di alcune rotte asiatiche su Malpensa. Alla stampa però Spinetta ha ripetuto le cose dette ai sindacati spiegando che "i margini di manovra sono inesistenti o limitatissimi ", assicurando che "il piano sociale sugli esuberi sarà esemplare", scommettendo sul "successo dell'operazione ", accordando ai sindacati tempo per decidere fino al 31 marzo. Nessuna concessione sulla chiusura del cargo che impensierisce i piloti, né su Az Servizi o Malpensa. "Non riesco a immaginare che non possa esserci un accordo" ha concluso, confermando la necessità del consenso "del prossimo governo ". Stamane Prato dovrebbe incontrare i sindacati. Ma Cgil e Cisl sembrano guardare oltre. "La trattativa su Alitalia commenta il presidente della Cir, Carlo De Benedetti - è stata condotta nel modo peggiore: si sono infilati in un imbuto ". Antonella Baccaro Air France L'amministratore delegato, Jean-Cyril Spinetta, risponde con il suo staff alle domande dei giornalisti a Roma.

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Pd e Compagnia delle Opere Pranzo <segreto> di Veltroni (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-20 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Tour elettorale La visita a casa di Marie, fan quindicenne Pd e Compagnia delle Opere Pranzo "segreto" di Veltroni Il leader incontra i dirigenti: al centro la sussidiarietà Il faccia a faccia, organizzato dal segretario del Pd Martina, si è svolto in una casa di accoglienza vicino a Pavia DAL NOSTRO INVIATO PIACENZA - Il candidato premier Walter Veltroni getta reti in campo avverso. Pranzo riservato, ieri in una casa d'accoglienza nei dintorni di Pavia. A tavola, i massimi dirigenti della Compagnia delle Opere. Con Veltroni, il giovane e fedele segretario del Partito democratico lombardo, Maurizio Martina. La Compagnia delle Opere è un colosso economico, costola di Comunione e Liberazione. Ventinovemila imprese, mille organizzazioni no-profit, 500.000 addetti, trentacinque sedi in Italia, tredici all'estero, deposito potenziale di milioni di elettori. Riferimento politico, da sempre, il governatore della Lombardia, Formigoni, Pdl. Il presidente della Compagnia, Raffaello Vignali, al pranzo non c'era: è candidato in Lombardia con il Partito del popolo della libertà. Ma il vice presidente Massimo Ferlini viene dalla sinistra, la persona giusta per fare da ponte con il nuovo Pd. Dall'altra parte il giovane Martina, 30 anni, caro a Veltroni, era l'uomo con le carte migliori per organizzare il delicato meeting: origini nel bergamasco, dove la Compagnia è radicata, famiglia di tradizione cattolica e dichiarazione come: "Non mi sono mai sentito comunista ". Pranzo cordiale, discorsi sulla sussidiarietà, su ciò che le imprese private possono svolgere nelle veci del pubblico. Prove di affidabilità. Il Pd che si incunea in mondi una volta lontani, invasione di campo potrebbero chiamarla Berlusconi o Formigoni. Dimostrazione che Veltroni nulla lascia d'intentato in questa serrata rincorsa elettorale. Dietro le quinte è sulla scena. Il segretario Pd ripete che ci sono ancora 30 elettori indecisi ogni cento. Ieri comizi a Pavia, Lodi e Piacenza. Cuore di Lombardia, con sconfinamento emiliano. Le provincie visitate da Veltroni sono arrivate a quota 65, ne mancano altre 45. Vanno registrate 2 nuove toccate a Fini, che il giorno prima aveva attaccato l'ex sindaco di Roma sulla pensione da parlamentare Europeo. A Lodi Veltroni parla di ciò che accadde nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 a Genova: "In qualche caso si è andati ai limiti di una violenza intollerabile ci sono state responsabilità politiche che vanno accertate". Dal pubblico, una voce: "Dove era Fini?". Veltroni subito rende omaggio al lavoro di "tutti i ragazzi che garantiscono la sicurezza nel Paese", ma dice anche che l'Italia "deve ratificare al più presto la Convenzione sui diritti umani che condanna la tortura". A Pavia e a Piacenza dice che "An è stata presa in questi giorni regolarmente a schiaffoni, sono stati scelti candidati che volevano altri. Del resto ognuno è vittima delle proprie macchinazioni ". La giornata si conclude a Piacenza con la visita spettacolare a casa di Marie Saitta, 15enne. Lo zio militante siciliano del Pd, aveva scritto a Veltroni per dirgli che la nipote sua fervente fans e che voleva invitarlo a casa. Detto, fatto. Corte di pullman scortati fino in periferia e il candidato incontra Marie e famiglia. Rinfresco con cannoli siciliani. Andrea Garibaldi ll partigiano Il comandante partigiano Luchino Dal Verme, detto "Maino", 96 anni, ieri ha partecipato al comizio di Walter Veltroni a Pavia, suscitando l'entusiasmo dei presenti, che gli hanno tributato una vera e propria ovazione. Ha annunciato che si iscriverà al Pd, la prima volta in vita sua che "prende una tessera di partito".

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Il minimo della pena (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Previdenza Il minimo della pena Loris Campetti Se il lavoro è una pena, il decreto varato ieri dal governo Prodi sui lavori usuranti rappresenta uno sconto di pena. Rispetto alle promesse vendute agli operai turnisti, quelli inchiodati alla catena di montaggio, quelli che fecero scandalo per i loro fischi "politicamente scorretti" ai segretari sindacali e ai politici di sinistra, si tratta però di una riduzione dello sconto di pena. A usufruire dell'anticipo della pensione saranno in pochi. In fabbrica gli unici garantiti sono i guardiani notturni, i manutentori fissi e i cosiddetti pipistrelli, cioè i lavoratori che scelgono di timbrare il cartellino sempre di notte, pur di trasformare un salario di merda in un salario appena decente. Parliamo di un tema sensibile, la pensione, per chi vive soltanto in attesa di appendere la tuta al chiodo nella speranza di riprendersi l'ultimo pezzo di vita. Sono decenni che di governo in governo viene rimandata la soluzione del problema, che si riduce alla semplice domanda: quali lavori vanno definiti usuranti, e di conseguenza, quali e quanti sono i lavoratori usurati? C'è la Cayenna: palombari, minatori, operai nelle cave e nelle gallerie, chi tratta lo smaltimento dell'amianto, chi opera sottoposto ad alte temperature, così come già definito da un decreto di nove anni fa. A questi si aggiungono i conducenti che trasportano persone su mezzi pubblici pesanti, ma non quelli che trasportano merci, quelle merci che, per una volta e a sproposito, diventano meno impegnative e dunque meno usuranti delle persone fisiche. E' lo stesso criterio caino che divide chi nei call center effettua le telefonate da chi le riceve. Poi ci sono i turnisti, in fabbrica come nelle corsie d'ospedale. Per costoro sono stati applicati gli scalini, un mezzo per scendere tra i bisogni delle masse diventato modello generale per il morente governo Prodi. Chi ha lavorato tra le 64 e le 71 notti l'anno, per almeno metà della vita o per 7 anni negli ultimi 10 di lavoro, avrà un anno di sconto di pena e andrà in pensione un anno prima. Due anni di sconto a chi ha lavorato tra le 72 e le 77 notti, e infine, tre anni di bonus a chi ha lavorato più di 78 notti l'anno. Le maestre d'asilo, a cui persino il ministro Damiano aveva ammiccato, non si usurano mai. Sono fatte di una materia speciale. Ai fischi degli operai di Mirafiori risposero sindacalisti e politici: vedrete, il testo del protocollo su welfare e pensioni sarà migliorato; vedrete, tutti i turnisti, tutti i "catenari" saranno compresi nella platea - così la chiamano - dei lavoratori usurati. Gli operai della Fiat non credettero a quelle promesse e votarono contro il protocollo perché capivano che comunque si sarebbe allontanato nel tempo il giorno della liberazione. Ma la consultazione sindacale sortì un risultato opposto a quello di Mirafiori, quello voluto da Cgil, Cisl e Uil, dal governo e dalle organizzazioni padronali. Così è aumentata la solitudine di quella classe operaia (ci consenta Veltroni), così è cresciuta la percezione del fallimento dell'esperienza di un governo che pure quegli operai, che producono automobili o lavatrici per quattro soldi e per troppi anni, avevano contribuito a costruire. Il decreto varato ieri in zona Cesarini - ammesso che concluda positivamente il suo iter parlamentare - è una metafora del governo Prodi, che pure potremmo arrivare a rimpiangere, persino se a vincere non fosse Berlusconi. Non si poteva fare di più: i rapporti di forza... le divisioni interne... le forze sociali... la Confindustria... Sappiamo quante divisioni ha la Confindustria, ma quanti voti porta, ieri al centrosinistra e oggi al Pd? Più o meno degli operai dipendenti e usurati?.

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ATTENTI al PDI, il Partito Degli Indecisi, che va all'assalto di Veltrusconi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di MARIO AJELLO ATTENTI al PDI, il Partito Degli Indecisi, che va all'assalto di Veltrusconi. Gli indecisi, secondo i calcoli dei sondaggisti, si aggirano a quota 30 per cento e insidiano i gemelli Veltroni e Berlusconi. Alla fine, quando gli indecisi decideranno, secondo gli analisti politici, potrebbero in parte optare per il centro e per le formazioni minori.

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Veltroni scopre Bolzaneto (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Dopo più di una settimana dalle denunce dei pm genovesi, il segretario del Pd alla fine prende posizione, pur esprimendo "riconoscenza" alle forze di polizia. Ma la legge sulla tortura e la commissione d'inchiesta aspettano Veltroni scopre Bolzaneto "Uno stato democratico non si può rendere responsabile di quello che è accaduto al G8, accertare eventuali responsabilità politiche" A. Fab. Roma La forza della stampa. Otto giorni dopo la richiesta delle condanne per le violenze di Bolzaneto, la "Guantanamo italiana" durante il G8 del 2001 a Genova, e in coincidenza con la riscoperta del caso da parte di Repubblica, Walter Veltroni dichiara che "uno stato democratico non si può rendere responsabile di quello che è accaduto al G8" e si spinge a chiedere di "accertare eventuali responsabilità politiche". Naturalmente avvertendo che "l'Italia deve riconoscenza alle forze dell'ordine che in questi anni si sono sacrificate per garantire la sicurezza, questo giudizio non può essere scalfito". Martedì 11 marzo i pm genovesi Petruziello e Miniati avevano descritto minuziosamente il campionario di violenze e umiliazioni alle quali erano stati sottoposti i manifestanti fermati dalle forze dell'ordine nel carcere di Bolzaneto, quello visitato nelle stesse ore dal ministro della giustizia di Berlusconi, Roberto Castelli. Ma i magistrati avevano concluso chiedendo pene contenute per i 44 agenti individuati come presunti responsabili: denunciando l'assenza del reato di tortura nel codice penale italiano i pm procedevano per abuso d'ufficio, lesioni e falso. Per il manifesto una notizia da copertina: "Tortura". Due giorni dopo, sempre su questo giornale, Marco Revelli con minuzia e scandalo resocontava la sottovalutazione della stampa nazionale: poche righe nelle pagine interne di Corriere della Sera e Stampa. Meno ancora su Repubblica che pure nel 2001 aveva scoperto le violenze di Bolzaneto. Lunedì scorso il quotidiano romano ha ripreso la storia con evidenza e ieri, 19 marzo, le dichiarazioni di Veltroni, unite all'auspicio "a garanzia di tutti" che l'Italia ratifichi "la convenzione sui diritti umani che esclude la tortura, perché in alcuni casi si è arrivati a tanto". Si tratta di una convenzione Onu alla quale il nostro paese ha aderito nell'88 ma che non ha mai ratificato modificando il codice penale. L'ultimo parlamento c'era andato vicino approvando un testo velocemente alla camera (dicembre 2006), bloccandosi però in senato dove la legge non è mai uscita dalla commissione giustizia. Una norma in ogni caso inapplicabile ai processi in corso a Genova ma alla quale l'Italia ha comunque aderito in linea di principio 13 anni prima dei fatti di Genova. Il partito democratico non risulta essersi battuto con energia per l'approvazione del divieto di tortura, che introducendo pene più alte fino a 18 anni annulla il rischio di quella prescrizione che invece dal gennaio 2009 salverà i presunti torturatori di Bolzaneto. Sui fatti di Genova si ricorda piuttosto la tenace contrarietà di Antonio Di Pietro, oggi esclusivo alleato di Veltroni, alla commissione parlamentare di inchiesta, quella che ancora ieri Fausto Bertinotti è tornato a chiedere come "necessità storica per il paese". "Se il Pd vuol essere credibile - ha detto invece il verde Paolo Cento - si impegni a sostenere l'istituzione di questa commissione nel prossimo parlamento". La destra neanche a dirlo e unitamente contraria alla sola ipotesi: durante i giorni del G8 Berlusconi, dopo essersi occupato del decoro dei balconi cittadini, era a presiedere il vertice dei grandi, il suo vice Gianfranco Fini nella sala operativa della Questura e il leghista Castelli, come detto, visitava Bolzaneto nottetempo. Veltroni non ha detto in che modo, con la prescrizione alle porte, i processi concentrati più sulle presunte responsabilità dei manifestanti che su quelle delle forze dell'ordine, e senza la commissione di inchiesta, si potranno "accertare eventuali responsabilità politiche". Quello che è certo è che il partito democratico quando si è trattato di attribuire incarichi di responsabilità, non si è dimenticato del capo della polizia ai tempi del G8, Gianni De Gennaro, e del suo vice di allora Antonio Manganelli. Entrambi promossi dal governo dell'Unione.

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In bus nella terra di sciur padrun (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Ha raccolto entusiasmo e tanta diffidenza. Ieri Veltroni ha concluso il passaggio a Nord-Nord est, nelle terre ostili di chi gioca al tirassegno con la foto di Visco. Ha promesso meno fisco e più sicurezza, così spera di strappare voti alla Lega In bus nella terra di sciur padrun Per far dimenticare la sua romanità e l'amicizia con Prodi si è fatto accompagnare dal federmeccanico Calearo e dai suoi sindaci sceriffi Bruno Perini Milano Allora, ce la fatta o non ce l'ha fatta a rompere l'isolamento in patria leghista? Quando gli chiedi di Walter Veltroni nel Nord-Est e dei suoi tentativi di accreditarsi un'anima nella terra dominata dalla Lega e da un latente razzismo, dalle partite Iva e dal sciur padrun vecchio stile, dagli "imprenditori del fare", come li definisce Berlusconi, e da quelli che farebbero di tutto per non pagare le tasse, l'imprenditore brianzolo, uno di quelli che ha sempre simpatizzato per il Pd ma che è legato alla sua azienda più che a sua madre e che conosce bene la sua gente, ti guarda con un sorriso sornione e cerca di non deluderti: "Cosa vuole che le dica. E' dura, è dura... Lasci perdere il mio nome, sa com'è, ci vediamo tutti i giorni al circolo degli industriali con quelli là, non vorrei fare sempre le stesse discussioni. Veltroni? Per l'amor di Dio, le manifestazioni di piazza o nei teatri sono andate bene. Ma sì, sono state una sorpresa anche per noi brianzoli: lei non ha idea che cosa siano Monza e su verso Vicenza, Verona, Padova con tutto il loro hinterland! Qui la vera chiesa è l'azienda, è tutta lì che si gioca la partita. Guardi che l'uomo è stato accolto con rispetto, anche con entusiasmo. Non me lo sarei mai aspettato. Ma le assicuro che è dura. Questa è gente strana, diffidente. Fin quando si tratta di conquistare l'imprenditore democratico come me è facile, ma quando si ha l'ambizione, come ha tentato di fare Veltroni, di infiltrarsi nelle file del nemico e di strappare voti alla Lega o a quelli di Forza Italia, l'impresa diventa titanica. O si diventa come loro, anzi peggio di loro, oppure quelli scelgono l'originale, non c'è verso. Qui la storia della caccia all'evasore non l'hanno mica digerita, con la faccia di Visco giocano al tirassegno. Hai voglia a dirgli che abbasserai le tasse, si fidano di più di chi dice che bisogna fare lo sciopero del fisco o del commercialista in lista che trova il modo di farti eludere il fisco". Già, il quesito di sempre: inseguire la destra sul suo terreno paga? Anche quando si tratta di temi delicati come la sicurezza o il fisco? Dalle ultime esperienze di governo sembrerebbe di no. Eppure Walter Veltroni ci ha provato come nessuno mai in questa tornata elettorale. E forse il merito che gli viene riconosciuto da ambienti moderati che non si rassegnano alla Lega o a Forza Italia è di aver tentato di rompere il muro dell'isolamento. Ha imbarcato il federmeccanico Calearo, fautore dello sciopero fiscale, ha promesso tagli alle tasse, ammiccando alle tematiche care al popolo leghista e, prendendosi le critiche di un suo vecchio amico, Emanuele Macaluso, ha persino proposto un ministro per il Nord Est, un'ipotesi che appunto Macaluso ha definito sulla Stampa una scelta squisitamente elettoralistica e per nulla politico-culturale. Veltroni comunque ci ha provato e i suoi collaboratori, dopo un inglesismo iniziale tipo Why not?, replicano alla fine del lungo viaggio nel Nord Est con un inglesismo altrettanto abusato: We can. Nessuno sa in realtà se in quelle aree in Pd sfonderà nelle zone che tradizionalmente sono nelle mani dell'avversario, soltanto il responso elettorale potrà dire una parola chiara in proposito. Ma non si può dire che Veltroni non ci abbia tentato, a costo di mutare in molti casi la "genetica" della sinistra. Quali sono stati i temi toccati da Walter Veltroni nel suo tour de force nel Nord Est? Più che questioni programmatiche, che poi si riducono alla questione fiscale e alla proposta di una gestione della sicurezza sul modello di Sergio Cofferati, Walter Veltroni ha voluto rompere un muro tutto simbolico, una sorta di fattore K che in quelle zone funzionava ancora. Lo ha fatto a Treviso quando si è incontrato con la popolazione locale nella patria dello sceriffo Gentilini sotto la regia di Nessuno Tv, l'emittente del Pd; lo ha fatto al teatro di musica classica a Treviso o al Palasport di Pordenone, pieno come un uovo per accogliere "l'usurpatore", "il primo leader di sinistra - commenta uno del suo staff che lo ha accompagnato - che ha osato entrare nel covo dei leghisti senza farsi intimidire". A Verona, raccontano alcuni testimoni, i più conservatori guardavano con una certa diffidenza quelli che andavano ad ascoltare Veltroni al palazzo della Gran Guardia ma qualcuno di loro era curioso di capire che cosa avrebbe detto "il romano" a chi vota il sindaco Flavio Tosi, il puro e duro della Lega, quello che è diventato celebre per la simpatica battuta di sapore razzista: "Il Leon non magnarà el teron". Walter Veltroni tenta di fare breccia con "il patto dei produttori" di reichliana memoria, quando sbarca nel monzese, dove le piccole e medie aziende sono sparse per tutto il territorio che porta da Monza a Milano senza soluzione di continuità. O quando si trova a Varese, dove tenta di convincere il suo pubblico che lui non è un "diverso" anzi è "uno di loro". In più occasioni si fa "presentare" da Massimo Calearo, asso nella manica per i moderati del Nord e tenta di far dimenticare la sua romanità o il suo legame con il governo Prodi. Non basta. Per rendersi ancora più credibile agli occhi della platea di Verona, ultima tappa del suo viaggio, deve rassicurare sulla sicurezza, deve portare ad esempio gli "sceriffi" del centro sinistra. E così a sorpresa il leader del Pd Veltroni estrae dalla tasca i fogli del disegno di legge già in cantiere che gli consentirà di battere la criminalità organizzata e quella micro che spaventa tanto il ceto medio conservatore del veronese. I simboli-sicurezza del Pd hanno un nome e cognome: Luigi De Sena, chiamato a ripristinare la legalità in Calabria, e Achille Serra, candidato in Toscana, esperto nel contrasto alla corruzione. Cofferati da Bologna, Chiamparino da Torino, Zanonato, dalla vicina Padova dove, tempo fa, diede l'ok al muro anti-tossici di via Anelli. Insomma, nelle speranze del quartier generale del neo partito la rivista dei "duri" basterà a conquistarsi i voti di quelli che sono incerti, che guardano con antipatia gli sceriffi veri del centrodestra. Ce la farà? "E' dura, è dura", continua a ripetere in modo ossessivo l'imprenditore brianzolo che ha seguito da vicino l'impresa nordista di Walter Veltroni.

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E Berlusconi: Walter pensionato della politica Non è l' uomo nuovo (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-20 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Centrodestra Il Cavaliere su Ciarrapico: non l'ho voluto io E Berlusconi: Walter pensionato della politica Non è l' uomo nuovo Bettini attacca Fini: dite bugie Il Cavaliere: ancora una volta il segretario del Partito democratico parla in un modo e razzola in un altro ROMA - "Io penso che ancora una volta Veltroni parla in un modo e razzola in un altro". Silvio Berlusconi, durante un'intervista con il Tg5, torna sulla polemica fra Veltroni e Fini. "Veltroni - osserva il leader azzurro - si è presentato, e questa è la cosa che fa più scandalo, scendendo in campo per la campagna elettorale come uomo nuovo della politica italiana. Tutto il resto, il passato, tutto dimenticato e mai criticato. Ed era invece un pensionato della politica che ha ricevuto la pensione dal 2001 in avanti". In tarda serata, alla festa di compleanno di Roberto Maroni, l'ex premier è tornato ad attaccare l'avversario: "Veltroni è bravo ma quando parla di contenuti è vuoto e alla fine cade. è un camaleonte dalla grande capacità di cambiarsi, dice sempre le cose che le persone vogliono sentirsi dire". E a chi, ironicamente, gli chiede se Veltroni abbia preso a modello proprio Berlusconi, lui replica leggermente stizzito: "Certamente non sono io il suo modello. Magari talvolta scelgo di sorvolare su alcuni temi ma in qualsiasi luogo mi trovassi non ho mai detto cose a cui non credo". Parole d'elogio invece, per Massimo D'Alema ("ha sicuramente intelligenza politica ma anche delle difficoltà caratteriali. E poi non è vero che sono stato io a far cadere la bicamerale, come venni accusato") e una chiosa sibillina su Giuseppe Ciarrapico, l'editore la cui candidatura nel Pdl ha suscitato una bufera: "Posso assicurare - ha detto Berlusconi - che non l'ho voluto io. Ma non posso dire altro". Il leader del Pdl ha parlato anche delle previsioni elettorali: "Non voglio dire che siamo in vantaggio di 30 senatori, ma di 20 sì. E credo che ne bastino 10 per governare senza problemi ". Le parole del Cavaliere sono arrivate al termine di una giornata in cui l'argomento costi della politica tiene ancora banco. Veltroni ha proposto una riduzione degli stipendi dei parlamentari italiani in linea con la media europea, Fini gli ha dato del demagogo, ieri è stato Goffredo Bettini, braccio destro del leader pd ad attaccare il leader di An: "Non possono venire lezioni di politica da un pulpito che dice bugie e non rispetta gli impegni". Bettini ricorda a Fini di aver promesso di devolvere "l'aumento dei contributi pubblici ai partiti per promuovere un referendum per abolirli e per associazioni solidaristiche. A noi però non risulta che ciò sia accaduto. Dove sono andati questi soldi?". R.R. Al Tg5 Silvio Berlusconi intervistato ieri durante l'edizione delle 20.

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I giovani della Sinistra arcobaleno: Ruini in un videogame? Si può fare (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Antiproibizionismo Presentata alla camera dei deputati la campagna elettorale giovanile. Tra condom e cartine colorate spunta l'"ostacolo cardinale" Ilaria Urbani Gadget antiproibizionisti e anticlericali. I giovani della Sinistra Arcobaleno lanciano la loro campagna elettorale dalla sala stampa della camera con un kit colorato fatto di condom e cartine per confezionare tabacco o canne con lo slogan "coltivare da sé o coltivare la mafia?" oppure "libera scelta o casta politica?". Insieme a Vladimir Luxuria e Francesco Caruso altri candidati giovani: Arturo Scotto e Marika Visconti, l'operaio Ciro Argentino e Letizia Palmisano. La provocazione è servita a sottolineare l'impegno per la lotta alla precarietà, libertà delle donne, antiproibizionismo e lotta alle mafie. Ma si sa, in campagna elettorale tutto può trasformarsi in un attacco all'avversario. Ecco servita la polemica. Mario Baccini, segretario della Rosa Bianca e candidato sindaco a Roma, non perde tempo accusando i giovani Arcobaleno di "vilipendio alle istituzioni": "Mi sento offeso due volte - dice - come italiano e come cattolico". Come se discutere di sesso e droga in parlamento sia un'eresia. Anche per Gasparri (An) l'iniziativa ha superato il limite della decenza, "tra Caruso, Luxuria e D'Alema non si sa chi è peggio". Eh già perché il ministro degli Esteri per il deputato di An è colpevole di aver affermato che "punire chi fa uso di droghe leggere è pericoloso" perché favorirebbe "la clandestinità del fenomeno". "Vogliamo parlare a questi ragazzi, lanciando un messaggio: autocoltivazione contro tutte le mafie - ha ribattuto Caruso - non c'è di che scandalizzarsi. Per fortuna milioni persone utilizzano condom e cartine. Negarlo è un perbenismo ipocrita che vuole nascondere la realtà. Il 25% dei giovani tra i 14 ed i 35 anni fa uso abituale di cannabis e, quindi, secondo l'attuale legislazione un ragazzo su 4 in Italia è considerato un criminale e merita di andare in galera. Tutto questo mentre le grandi organizzazioni criminali continuano ad arricchirsi impunemente, producendo un mercato illegale che si aggira intorno al 3% del Pil". Altro tema "caldo", l'aborto. Scotto ha ricordato l'episodio accaduto a Napoli qualche settimana fa quando la polizia ha fatto irruzione al Policlinico per interrogare una donna che aveva praticato un'interruzione di gravidanza terapeutica. "In un paese dove le libertà sessuali sono calpestate ogni giorno dalle encicliche papali e dalle filippiche di Ruini - ha spiegato - vogliamo dire che si può scegliere liberamente, e che lo stato deve garantire la salute dei cittadini. Vogliamo la pillola del giorno dopo gratuita in tutte le farmacie, l'introduzione della pillola abortiva Ru486, il riconoscimento dei diritti di tutte e di tutti a costituire una famiglia di qualsiasi orientamento sessuale". E a proposito di Ruini, i ragazzi del Network Giovani hanno trasformato il cardinale nel protagonista del videogioco Playleft, ideato con licenza Free Software Gpl v. 3 e grafica Creative Commons. Il giochino, scaricabile nei prossimi giorni sul sito networkgiovani.it, vede tra i "nemici" anche Ferrara, Binetti, Moratti, Veltroni e Berlusconi. Nel gioco la via d'uscita è sempre una porta a sinistra mentre gli avversari vogliono portare i lemmings sempre verso il centro o a destra. Cinque le aree tematiche del percorso durante il quale i personaggi -ostacoli fanno morire lo sprite. Il gioco prende spunto da "Lemmings", nato a sua volta dal documentario della Disney White Wilderness.

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Berlusconi si scalda (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Lettere, vademecum e attacchi a Walter "pensionato della politica" Red. Pol. Roma Il leader del Pd Walter Veltroni, durante un comizio ieri a Lodi, ha zittito un militante che contestava Silvio Berlusconi, geladolo così: "Abituiamoci al fatto che siamo entrati in un'altra epoca, basta". Ma il leader del Pdl non ricambia la cortesia e, dal Tg5 della sera, attacca: "Veltroni parla in un modo e razzola in un altro. Si è presentato, e questa è la cosa che fa più scandalo, come l'uomo nuovo, ma è un pensionato della politica che ha ricevuto la pensione dal 2001 in avanti". Insomma, per il Cavaliere è tempo di vivacizzareil confronto. E anche tempo di lettere agli elettori. Il leader del Pdl opta per la missiva differenziata, regione per regione. Ai campani parla di rifiuti: "Il primo impegno del prossimo governo sarà liberare Napoli e la Campania dalla montagna sotto la quale la classe dirigente del Partito democratico le hanno sepolte"; e "il silenzio di Veltroni in proposito ci è parso un preoccupante segno di debolezza". Ai lombardi spiega che quel che accade con Alitalia e Malpensa dipende dalla "solita storia: l'invidia per chi produce ricchezza, provata da chi, come Veltroni, non ha mai lavorato un giorno in vita sua". E così via. La difficile battaglia per il senato, dove il premio di maggioranza è assegnato su base regionale, impone scelte innovative. Vecchia storia per il Cavaliere, invece, quella dei brogli e dell'esercito dei difensori del voto. Dotato, in questa occasione, di apposito manuale: ben 67 pagine di istruzioni per i rappresentanti di lista. Con una premessa: la solita sinistra "ha reso il procedimento elettorale e i suoi esiti particolarmente esposti a forzature, quando non a vere e proprie manipolazioni". Però è stata la destra a inserire nella legge elettorale "porcata" una norma in base alla quale anche gli scrutatori sono lottizzati, ma su questo il Pdl sorvola. I difensori del voto, dunque, secondo il manuale dovranno avere mille occhi, ma mai ricorrere alle maniere forti (cioè "allo scontro diretto"), nel caso in cui dovessero accorgersi di movimenti sospetti durante le operazioni ai seggi. Questo per evitare l'espulsione da parte del presidente. E i rappresentanti di lista del Pdl non dovranno nemmeno avere un atteggiamento da mastini, ma instaurare con i componenti del seggio un rapporto di "massima cordialità, pur nella consapevolezza che ognuno di loro, in ogni momento di disattenzione, potrebbe compiere irregolarità e brogli". Massima attezione, in particolare sul senato dove, è scritto nel vademecum, "l'assegnazione del premio potrebbe dipendere da pochi, pochissimi voti in molte regioni, anche in quelle tradizionalmente di sinistra".

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Usuranti, niente diritti per tanti lavoratori (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Nelle ultime settimane di legislatura, il governo si divide sui lavori usuranti. Il Pd, sensibile alle pressioni di Confindustria, riduce la platea dei beneficiati al minimo. I ministri della Sinistra (escluso Bianchi) si astengono Usuranti, niente diritti per tanti lavoratori Il decreto varato dal governo limita i benefici per chi fa le notti ed esclude chi trasporta merci. La Sinistra si astiene Antonio Sciotto Il decreto sui lavori usuranti è stato varato, ma purtroppo esclude molti lavoratori. Bene che sia finalmente stato approvato - perché altrimenti sarebbe saltato del tutto - ma il modo in cui è stato congegnato appare "diabolico": come era già nella legge delega dello scorso dicembre, viene confermata - in perfetto stile Pd - una astrusa distinzione tra i conducenti di mezzi con passeggeri e quelli che portano solo merci, escludendo questi ultimi (ricorda tanto la circolare sui call center: diritti assicurati a chi riceve telefonate, opzionali per chi le fa). Anche i criteri sul lavoro notturno risultano discriminatori: vengono introdotti "scalini" di sconto a seconda delle notti di lavoro svolte, arrivando sopra le 78 all'anno, requisito che praticamente nessuno soddisfa. Tutti marchingegni per rendere finanziariamente "sostenibile" il decreto, negando il diritto a più lavoratori possibili: così come aveva chiesto Confindustria. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha fornito la cifra dei costi - 2,5 miliardi in 10 anni - paletto oltre cui non si è voluti andare. Nel prossimo decennio potranno essere 5 mila i lavoratori interessati, ma se ci fossero più domande si potrebbe far ricorso a una "clausola di salvaguardia" inserita ad hoc. Il provvedimento è stato "benedetto" da Walter Veltroni, ma ha visto l'astensione dei ministri della Sinistra Arcobaleno Paolo Ferrero e Alfonso Pecoraro Scanio. Adesso potrebbero piovere una serie di ricorsi da parte dei "discriminati", come ha riconosciuto la stessa ministra del Commercio con l'estero Emma Bonino. E non basta: perché visto che il decreto da ieri ha guadagnato ulteriori due mesi per essere approvato, potrebbe accadere che l'ultimo sì venga dato nella prossima legislatura, con il rischio di nuovi rimaneggiamenti. E tutti possiamo immaginare che disastro per i diritti potrebbe creare un esecutivo contenente il confindustriale Massimo Calearo, o a guida Silvio Berlusconi. Ma intanto cerchiamo di spiegare cosa prevede il testo. Il decreto concede il pensionamento anticipato (tre anni di "sconto") a quattro categorie di lavoratori: 1) chi è contenuto nella cosiddetta "lista Salvi", stilata nel 1999 (ad esempio i minatori, gli addetti alla lavorazione dell'amianto, i palombari); 2) gli addetti alle catene di montaggio; 3) i lavoratori notturni; 4) i "conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo". Sono le ultime due tipologie a creare problemi. Per i lavori notturni, viene riprodotto l'ingiusto meccanismo degli "scalini", già operante nel capitolo pensioni del Protocollo welfare: chi abbia fatto da 64 a 71 notti l'anno avrà diritto a un pensionamento anticipato di soli 12 mesi; chi ne fa da 72 a 77 potrà avere 24 mesi; arriverà a 3 anni solo chi somma 78 o più notti. Peraltro, fino al 2012 si potrà accedere al beneficio se il lavoro notturno sarà stato svolto in 7 degli ultimi 10 anni di carriera; dal 2013, servirà che esso sia stato effettuato per metà della vita lavorativa. Soglie impossibili da raggiungere, anche per tiplogie come le infermiere, che pur facendo turni pesantissimi, potrebbero non arrivare mai al monte ore richiesto. Quanto ai conducenti, sono esclusi quelli che portano merci (diversi ferrovieri, tutti i camionisti e i corrieri), e - con una modifica introdotta ieri - anche chi guida mezzi pubblici con meno di 9 posti. "E' importante che il decreto sia stato varato, dopo le contrarietà mostrate dalla Confindustria - spiega Cesare Salvi (Sa) - ma certo non ci soddisfa. Chiederemo che venga migliorato sul lavoro notturno, indicando le 64 notti per tutti, ma anche per i conducenti di mezzi che trasportano merci. Ma ci rendiamo conto che con l'aria che tira e i governi che si preparano, non sarà facile". Per il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Sa), "la Sinistra non è ovviamente contraria al decreto in sè, ma ai requisiti individuati, troppo stretti: si conferma il brutto accordo che avevamo contestato con il Protocollo welfare". Fabio Mussi, assente al consiglio dei ministri, sarebbe d'accordo con Ferrero e Pecoraro Scanio, mentre Alessandro Bianchi, in quota Pdci ma in disaccordo con il suo partito, ha approvato la misura. Emma Bonino definisce il decreto un "pasticcio legislativo", "perché potrebbe creare contenzioni". Critiche, seppur moderate, sono state espresse dalla Uil ("importante, ma si sarebbe dovuto estendere il beneficio a tutti i lavori notturni") e dalla Cgil, con Morena Piccinini ("bene il varo, ma accoglie solo in parte le richieste dei sindacati: confidiamo in correttivi"). Allarme dalle Rsu dei ferrovieri. Dante De Angelis, della rivista "In marcia" (che quest'anno compie 100 anni), ha scritto al ministro Damiano, denunciando l'esclusione dei ferrovieri che guidano i treni merci: "E' ingiusto, ma soprattutto si crea un pericolo perché si dovrà guidare oltre i 60 anni. Un rischio esteso anche a strade e autostrade, dato che fino a tarda età dovranno lavorare pure camionisti e corrieri".

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ORA che lo conferma anche la stampa straniera che questa campagna elettorale è un poco noio (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Messaggero, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Di ANGELO MELLONE ORA che lo conferma anche la stampa straniera che questa campagna elettorale è un poco noiosa, e dunque sappiamo che lo sbadiglio non è un vezzo da nostalgici del pugnace conflitto politico, bisogna accontentarsi di ciò di moderatamente sparigliante offre il mercato elettorale per trovare argomenti e temi di cui scrivere e ragionare. All'inizio è stata la scelta di andare (parzialmente) da solo del Partito democratico. Poi è stata l'ansia "programmista" di tutti i partiti. Poi ancora la polemica sul voto utile. In questi giorni è invece il Berlusconi double-face a tenere banco, le sue oscillazioni tra il Berlusconi pirotecnico a cui eravamo abituati, sapido melange di pseudo-gaffismo e culto del Sé, e il Berlusconi nuova versione che fonda la sua comunicazione su un'immagine volutamente più sobria e popolare, quasi dimessa. Ci si è stupiti un po' (quasi) tutti del fatto che il leader del Popolo della libertà abbia, volutamente o meno, dato una consistente sterzata al suo stile politico in questa campagna elettorale. Dichiara in lungo e in largo che bisogna rimboccarsi le maniche e fare sacrifici, che i miracoli appartengono ad agende passate, che la recessione americana ci colpirà, che si deve pensare ai bisogni primari della gente perché sono sempre di più quelli che non ce la fanno nemmeno ad arrivare alla terza settimana. Anche se continua ad affermare che la ricetta buona per l'Italia è quella classica liberale, seppure con mille correzioni e contestualizzazioni, priva cioè delle astrattezze pericolose di qualche fondamentalista del free market, Berlusconi arriva a non smentire l'antimercatismo del suo ministro in pectore dell'Economia, Giulio Tremonti, diventato ben presto la star del dibattito intellettuale di queste settimane (il che fa gioco, anche questo, al Cavaliere, se tutti stanno a discutere se e quanto ha ragione l'apocalittico Tremonti), nonostante l'impostazione modello-Tremonti al programma del PdL, uscita in anteprima su Libero punto per punto, sia stata sconfessata per eccesso di pessimismo dallo stesso Berlusconi a favore di un modello-Brunetta del programma, più tradizionale. Esteticamente, il new look ideologico di Berlusconi resta però a impianto tremontiano, partorisce le sue conseguenze, sopravvenendo una morigeratezza televisiva, un'oratoria descamisada e da palchetto basso, e non da grande scenografia, ai comizi e ai gazebo, una certa riottosità a inondare l'Italia di manifesti preferendo i cento tir per far conoscere il nuovo simbolo elettorale. Il Berlusconi tutto morigeratezza&mood nazionalpopolare, certamente, ha spiazzato gli avversari che si aspettavano ancora una volta una riedizione di colui che passava alle (più acide) cronache come il Cavalier Ganassa. E così, non appena Berlusconi torna a profumare d'antico, vedi la battuta sui precari, il semi dietrofront sulle pensioni, o l'intervista dove si autocolloca "in odore di santità" (riedizione del laurà de la Madona quand'era al governo), qualche giornalista si tira su e qualche politico si rianima perché finalmente può confezionare la sua bella dichiarazione in cui attacca l'insensibilità, l'irresponsabilità o l'inqualificabilità della dichiarazione berlusconiana. I più intelligenti analisti del centrosinistra, però, hanno già compreso qual è l'effetto perverso di questa meccanica che fa schizzare così, a sprazzi, gli indici depressi dell'interesse per la campagna elettorale: senza grande sforzo, Berlusconi conquista le prime pagine, i titoli d'apertura dei tiggì, invade Internet e, direbbero gli specialisti di comunicazione, controlla l'"agenda politica del giorno". E il Partito democratico si trova a inseguire, esattamente ciò che Veltroni ha cercato di evitare sin dal primo giorno di bus. Invece il Cavaliere double-face è l'unica nota davvero spiazzante della tiritera del campaigning: se lo attacchi sulla nuova veste di immagine e di programma votata alla sobrietà, non funziona, se ti attacchi alle gaffe vere o presunte lasci a Berlusconi il vantaggio di decidere lui qual è il tema del giorno di cui si discute. E questo senza bisogno di riempire stadi, tenere quattro comizi al giorno o fare massaggi stimolanti a qualche sondaggio da troppo tempo inchiodato su cifre poco incoraggianti.

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Segue dalla prima conversazione con Amato (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Segue dalla prima conversazione con Amato "Abbiamo solo un anno per evitare che l'Italia finisca sotto la spazzatura" Su Alitalia: "Non è possibile un salvataggio di Stato" (segue dalla prima pagina) Amato non segue il filo. Tutt'altro: "Follie - dice - sono prove di sbandamento e smarrimento spaventose. È molto pericoloso prendere questi come esempi virtuosi sul ritorno allo Stato. Significherebbe prendere atto che, presi dal panico per ciò che essi stessi hanno consentito, i maggiori responsabili della crisi, augusti governatori di banche centrali, si avvalgono del ricatto della stabilità del mercato e del risparmio per compiere interventi forse inevitabili, ma ai quali non si doveva arrivare. Questa è la visione reale e non ideologica del fenomeno. E ritengo frutto di pavida indigenza culturale che alcuni traggano da interventi necessari ma dissennati la conclusione che la ricetta anti-crisi sia l'intervento dello Stato". Nicolas Sarkozy propone di limitare l'autonomia delle banche centrali. "Soluzione sbagliata. Sarkozy ha annusato il problema, come tanti altri che lo percepiscono, ma poi sbagliano terapia". C'è chi a sinistra, specie dopo aver letto Tremonti, sostiene che sia il Pd a sbagliare terapia, a essere fermo a una visione economica vecchia di dieci anni, al liberismo clintoniano ripudiato oggi dalla stessa Hillary. "Chi lo dice è un ignorante. Com'è noto, io frequento da anni Policy network, rete di cultura politica della sinistra europea che si è creata attraverso i blairiani e che ha cominciato il suo cammino all'epoca in cui Blair sosteneva che la globalizzazione andava bene così com'era. Ebbene, una revisione critica è avvenuta da anni. Qualcuno mi tiri fuori i documenti che dimostrano che nella sinistra inglese come in quella italiana prevale oggi l'idea che la globalizzazione produca solo bene e non abbia bisogno di essere governata". Blair è stato anche il primo a sostenere che il vero confine della politica non era più tra destra e sinistra, ma tra apertura e chiusura verso la globalizzazione. "Io non ho mai pensato che quel confine andasse cancellato. Per me il new Labour era nelle teorie di Tony Giddens, che diceva: "La sinistra deve cambiare perché è cambiata la società". Se poi Blair, dopo aver a lungo camminato su questa strada, va al congresso del partito di Sarkozy e dice "mi sento a casa", beh, penso che abbia sbagliato casa". Da destra e da sinistra si obietta però che nel Pd ci sia troppa fiducia nelle virtù autoregolatrici del mercato, atteggiamento che metterebbe a rischio l'interesse nazionale in una fase in cui altrove si insiste molto sul concetto di "protezione". Amato si tira fuori dalla contesa. Non vuol stare né coi "thatcheriani di sinistra", per usare una sua vecchia definizione, né coi neostatalisti. "Io non nego che, nella fase in cui il riformismo di sinistra si è opposto allo statalismo, al dirigismo e al colbertismo, qualcuno può aver manifestato, come capita quando si tira troppo l'elastico dall'altra parte, una propensione quasi ideologica a dire "libero uno, liberi tutti". Ma non è questo il mainstream della sinistra italiana. E chi sostiene il contrario si comporta come quel tizio che, siccome ha deciso che se piove bisogna aprire ombrello, sostiene che tutte le persone intorno hanno sempre negato utilità dell'ombrello. Oggi la missione della politica è chiara: da anni diciamo che esiste un problema di globalizzazione di attività finanziarie fuoriuscite dai confini nazionali e quindi un mondo con un difetto strutturale di governance. Da qui bisogna partire". Quindi sbaglia anche chi pensa che ci sia una terza via per Alitalia tra vendita ad Air France e fallimento, magari un piano bipartisan pubblico o semi-pubblico di salvataggio? Amato nega recisamente l'ipotesi: "Non ci saranno salvataggi statali di Alitalia. La Commissione ha appena detto di stare attenti a non metterci aiuti di Stato". E la campagna elettorale italiana? Fino a che punto è consapevole del quadro mondiale? "La campagna si sta svolgendo esattamente com'era prevedibile che si svolgesse in un paese in cui le preoccupazioni principali sono la capacità d'acquisto di salari e pensioni e sulla certezza del lavoro. Tasse, pensioni, precarietà: non si poteva che finire qui. La constituency induce alla promessa semplice. Il politico dice: farò in modo che la benzina costi meno, che le tasse siano più basse e le pensioni più alte. Promesse giuste, ma davanti a queste nuvole di crisi che arrivano dall'estero, lo stesso elettore alla fine sarà spinto a chiedere al politico: ma se le tue promesse dipendono da tutto questo, tu come farai a mantenerle? Ecco, nella nostra campagna elettorale la politica sembra ritenere di avere il dominio sulle conseguenze interne di ciò che accade nel mondo, senza occuparsi degli antefatti che quelle conseguenze producono? Serve uno sforzo di tutti per alzare lo sguardo. In questo i media hanno grande responsabilità, non inferiore a quella della politica. Tocca anche a loro sollecitare le risposte che servono e non chiudersi nell'aia di casa. Non ce la caviamo col solito editoriale che prende a pallonate la politica finendo nel solito circolo vizioso: le si chiede di più e intanto le si dà la botta in testa che serve a delegittimarla". A parte qualche generica preoccupazione sui "tempi difficili" in arrivo, finora Veltroni e Berlusconi (a proposito, Amato dice che la rimonta del leader del Pd è "particolarmente difficile, non impossibile") non hanno fatto molto per sintonizzare le loro proposte con il quadro di crisi internazionale. Il ministro dell'Interno è fiducioso che ciò avverrà: "Nella fase finale della campagna non si potrà che passare da qui". Ma, avverte Amato, nulla è automatico. Per l'ex premier un altro mondo è possibile - come recitava (con un prudenziale punto interrogativo alla fine) il titolo di un suo recente libro - solo se ci si mette all'opera per cambiarlo. E, a riprova della tesi, porta avanti un esempio un po' inquietante: "Qualcuno che non insegue la cronaca si è accorto che, rebus sic stantibus, l'Italia sarà presto sommersa rifiuti e che l'emergenza Napoli è soltanto antesignana di un fenomeno che potrebbe svilupparsi a macchia di leopardo nel resto d'Italia? Alla lunga, riducendo al minimo essenziale il numero di discariche e di impianti tecnologicamente attrezzati ci siamo messi in condizione di provvedere ai rifiuti che produciamo da qui a un anno, non di più. Che succederà a questa Italia che si rifiuta di affrontare il problema pur avendo le miglior tecnologie a disposizione per farlo?". Un ultima questione: anche per distinguersi dagli omologhi bertinottiani i no global di destra sostengono che il deficit di democrazia e di autorevolezza della politica per rispondere alla crisi affondi le radici nei guasti del '68: perdita del principio di autorità e di responsabilità, lassismo, antimeritocrazia. Amato si ferma un attimo. Poi dice: "Le racconto una storia. Una mia cara amica lavorara in Rai. Eravamo tanti amici negli anni Settanta, tanto è vero che a stagione finita io portavo la mia barchettina di quattro metri a casa a sua, a Cabalbio, per ricoverarla per l'inverno. Lei un giorno mi disse: "Sai, da quando in Rai s'è smesso di darsi del lei e ci si dà del tu la gente ha smesso di lavorare". Era una conversazione di trenototto anni fa. Non mi pare, questa sul '68, una tesi molto nuova". Stefano Cappellini 20/03/2008.

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Non solo malpensa cavaliere aggressivo su alitalia, annuncia cordata (toto-passera?) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Non solo malpensa cavaliere aggressivo su alitalia, annuncia cordata (toto-passera?) Veltroni ha paura di perdere l'aereo Walter rassicura Prodi, tavolo comune "per stanare Silvio" Appena finito di leggere su Libero la lettera di Silvio Berlusconi "ai lombardi", e dopo essere sobbalzato ai passaggi in cui il leader del Pdl accusa il governo di aver chiuso Malpensa e "svenduto Alitalia a un quinto del suo valore", Walter Veltroni ha deciso che tenere una linea prudente non era più possibile: "Se Berlusconi ha deciso di fare di Alitalia e Malpensa il cuore della sua campagna, noi glielo dobbiamo impedire". In effetti, così Berlusconi ha deciso: il leader del Pdl s'è convinto che il caso Alitalia è l'unico grande jolly a disposizione in una campagna per il resto tutta dentro le righe e ha preparato per bene l'offensiva, confortato già due giorni fa dai primi sondaggi con effetto-Malpensa incorporato. Prima ha riportato tutto il Pdl alla linea antifrancese, facendo rientrare le aperture iniziali di Fini, quindi dopo un giorno di silenzio sulla questione ha sferrato l'offensiva nordista su Libero , poi rilanciata in serata: "L'offerta Air France è irricevibile. Mi auguro che possa farsi avanti una cordata di imprenditori italiani". Il Pd si è trovato definitivamente spiazzato. Ecco dunque che i mal di pancia trattenuti e i malumori silenziosi hanno lasciato il posto alla controffensiva sul governo. Nel primo pomeriggio Veltroni ha chiamato Prodi: "Io non voglio mettermi di traverso, ma dobbiamo stanare Berlusconi. E il governo deve fare la sua parte". Si assuma il Cavaliere, suggerisce Veltroni, la responsabilità di dimostrare che Alitalia può essere pagata cinque volte più che dai francesi. E sia il "partito del fallimento" a spiegare, davanti al probabile tracollo della compagnia, che cacciare Air France è stato un buon affare. "Il Cavaliere porti la soluzione", raccoglie Prodi, dichiarando in serata. Ma a palazzo Chigi si vuole andare avanti con Air France e chiudere entro il 31 marzo. Casomai, il sospetto prodiano sempre più forte è un altro. Che il piano di Berlusconi non sia solo elettorale, ma industriale: togliere di mezzo Air France, rilanciare l'ipotesi Toto (con una sostanziosa iniezione di liquidità garantita da Corrado Passera per alzare la vecchia offerta del patron di Air One) e presentarsi come il salvatore della patria. E se dopo il 31 marzo sopravvenisse il fallimento, tanto meglio, l'acquisizione sarebbe più semplice. "I sindacati dovrebbero capirlo", si spiega a palazzo Chigi. Veltroni ritiene verosimile lo scenario. Ma per ora gli interessa altro: l'umore dell'opinione pubblica del nord, il no dei sindacati, la necessità di fugare ogni sospetto che la vendita poco prima delle elezioni nasconda ragioni diverse da quelle dello stato di necessità, rivendicato ancora ieri da Tommaso Padoa-Schioppa sul Corsera . Ora l'urgenza è frenare la possibile emorragia di voti. Per questo, mentre Veltroni resta "allineato e coperto", Di Pietro continua a tuonare contro l'esecutivo e la linea ufficiosa del Pd è ormai quella della "soluzione bipartisan". Il primo a sdoganarla è il responsabile Economia del Loft Giorgio Tonini: "A questo punto - dice al Riformista - è meglio fermarsi e riflettere. Questo è un governo in carica per il disbrigo dell'ordinaria amministrazione. La vendita Alitalia non lo è. Se Berlusconi ritiene che Alitalia sia venduta a un prezzo cinque volte inferiore e addirittura adombra l'ipotesi che dietro la vendita ci siano ragioni oblique e inconfessabili, noi abbiamo il dovere di fermarci". Ragioni industriali o elettorali? "Tutte e due. Qui ci attaccano su Roma, "regalate Alitalia", e Milano, "chiudete Malpensa". E comunque stiamo parlando di un'ipoteca sul futuro del paese, di una trattativa difficile già di suo, che diventa impossibile senza un'assunzione di responsabilità comune". Un tavolo bipartisan, "aperto fin d'ora", invoca anche un altro autorevole esponente democrat , il ministro Paolo Gentiloni: "La parola fine alla trattativa verrà messa nella seconda metà di maggio dal prossimo governo. Penso che debba esserci una convergenza visto che la decisione finale spetterà ad uno dei due candidati premier, Veltroni o Berlusconi". (Cappe) 20/03/2008.

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Campo de' fiori il dolore di tenzin, il sostegno di nima (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Riformista, Il" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Campo de' fiori il dolore di tenzin, il sostegno di nima La piazza degli ossimori affascina anche i turisti "Se si va avanti così sarà difficile continuare ad essere non violenti". Tenzin Jigme parla del suo paese e racconta di un luogo che sta cambiando. E ciò che dice, essendo il suo paese il Tibet, simbolo universale di pace e non violenza, è particolarmente drammatico. Non sorprende, dunque, che, raccontando, nel suo tono traspaia l'amarezza di chi deve fare i conti con una repressione che è anche e soprattutto culturale e non soltanto politica. Tenzin lavora come cuoco in un ristorante romano ma lui è tibetano, almeno di origine. La sua storia è quella di chi ha alle spalle un paese che non è libero e una famiglia che è stata costretta alla fuga. Prima in India, dove lui è nato. Ed ora in Italia dove è nato suo figlio. Tenzin Jigme ieri era a Campo de' Fiori, a Roma. Insieme a lui, erano in tanti a dire "siamo tutti tibetani", slogan della manifestazione indetta dal Riformista e da Radio Radicale che l'ha trasmessa in diretta. Era una piazza colorata. Politica, certo, ma non soltanto. Famiglie, associazioni, sindacati, partiti; di tutto un po', a rappresentare un paese che ieri ha trovato il modo di presentarsi unito. C'era anche qualche turista ad attraversare la piazza. Inglesi, soprattutto. Qualche tedesco. In molti si sono fermati incuriositi, molti si sono seduti ai tavolini dei bar e dei caffé della piazza, tutti rimasti aperti. Da piazza Farnese ogni tanto arrivava l'eco della fanfara dei bersaglieri, impegnata in un'altra iniziativa mentre Campo de' Fiori continuava tranquillamente a specchiarsi con il palco dove Maurizio Gasparri e Goffredo Bettini, per ricordarne soltanto due, intervenivano per dare solidarietà al tetto del mondo. Già, perché quella di ieri era una piazza piena di ossimori, di opposti che, come recita un adagio popolare, almeno in qualche occasione possono attrarsi. Ed è stata una piazza di strani incroci come quello, mancato per poco, tra Gianni Alemanno e Francesco Rutelli impegnati entrambi nella corsa per succedere a Veltroni. Per chi questa manifestazione l'ha organizzata non è stata una sorpresa scoprire che in piazza potevano sventolare le une accanto alle altre le bandiere del'Ugl, quelle della Sinistra Arcobaleno, quelle del Popolo della Libertà. Mancavano soltanto quelle del Partito democratico che però era ben rappresentato sul palco. "Sono qui da qualche anno - racconta ancora Jigme - Sono nato in India ma ero più contento se nascevo in Tibet. Purtroppo non è stato così". Suo figlio, al caldo in una giacca rossa, si guarda intorno, sgranando gli occhioni stupiti e curiosi. "Vorremmo tornare un giorno nel nostro paese ma purtroppo non potremmo farlo. Lui - dice indicando il figlio - spero almeno che avrà la cittadinanza italiana". Poi un appello: "il mondo ci deve aiutare. Da soli non possiamo fare nulla". Proprio di non violenza, spesso, si finisce a parlare in piazza, mentre sul palco si susseguono gli interventi. "I giovani tibetani mancano di cultura, di conoscenza - spiega il Lama Geshe Gedun Tharchin - Occorre invece comprendere le parole, la cultura del Dalai Lama". E poi aggiunge che proprio la guida spirituale del Tibet "ha parlato di genocidio culturale", come a dire che è questo il punto, una parte importante della tragedia del suo popolo, quasi che davvero possa uscire trasformato fino nell'anima. "La non violenza senza l'aiuto della comunità internazionale non ce la fa", osserva l'europarlamentare radicale Marco Cappato. "Non ci sono diritti, non c'è libertà, non c'è futuro", è il grido di dolore di Tenzin Pasan, in Italia da un anno, anche lui al lavoro in un ristorante. Nima Dhondup, invece, insegna all'Università Orientale di Napoli. E parla di un'altra delle paure dei tibetani. "La Cina si è chiusa - dice - Non sappiamo più cosa stia davvero avvenendo". Seppure "siamo tutti tibetani", in piazza non ci sono soltanto tibetani "veri" ma anche molti, moltissimi italiani, tibetani per un giorno. Ci sono i rappresentanti dell'Ugl, ad esempio. Così come i giovani di Forza Italia, qui con le bandiere con il simbolo di "Berlusconi presidente". E poi ci sono molti giornalisti, tra i quali i colleghi del Foglio che, con Giulio Meotti, ricordano la "politica schiavistica condotta contro le donne che sono costrette ad abortire o vengono sterilizzate". Il pomeriggio scivola infine in una serata quasi primaverile. Giordano Bruno dall'alto del suo piedistallo sembra voler guardare le spalle alla folla ancora in piazza. Federico e Raffaella arrivano spingendo la carrozzina dalla quale fa capolino un ciuffo biondo che incornicia il volto della loro piccolina, neppure un anno di età. E dicono quello che tutti, con le stesse parole e al di là delle idee politiche, hanno ripetuto per tutto il pomeriggio. "È una battaglia da fare, una causa da difendere. È strano essere qui, così diversi, così lontani". "Mi sono stupito quando sono arrivato - aggiunge Federico - Ma se la causa è giusta, tanto meglio così". 20/03/2008.

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Il censis: sfida tra campioni di narcisismo e le candidate svelano di preferire il perizoma - filippo ceccarelli (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

In strada e in tv Il Censis: sfida tra campioni di narcisismo e le candidate svelano di preferire il perizoma Forte diffidenza tra gli elettori. Il 59% pensa che i politici sono "arroganti" FILIPPO CECCARELLI Tuoni e fulmini sulla campagna elettorale più narcisistica della storia, e proprio nel momento in cui il rapporto fra la società e la politica non è mai stato così negativo. Presi da se stessi, sempre più segnati dalla solitudine del comando e concentrati sul loro personalissimo destino, i leader non si rendono conto che la vittoria o la sconfitta sono in genere determinate da motivazioni profonde che essi, abituati a vedersi rispecchiati in tv o sui maxi-poster come il mitologico giovinetto nelle acque, ignorano, trascurano e sottovalutano. Per una volta - e finalmente - una rilevazione demoscopica che non cerca di indovinare il futuro, ma si limita a misurarne scrupolosamente le potenzialità sulla base di quanto era nella testa e nel cuore dell'elettorato al termine delle campagne elettorali del 1996, del 2001 e del 2006. "Abitudini e sorprese nel voto degli italiani" s'intitola lo studio che il Censis ha realizzato mettendo a confronto tre indagini del passato. Ne vengono fuori risultati tanto più interessanti quanto meno sono buoni ad essere utilizzati dai leader e dai partiti per strumentalizzare i numeri, costruire il clima e condizionare le decisioni. Sostiene il Censis, in estrema sintesi, che circa un terzo dell'elettorato decide per chi votare durante la campagna elettorale; e che in questa quota rientrano soprattutto i giovani, poi i cittadini del nord e le donne. A determinare la scelta per questo o quello schieramento per la metà contano i valori e gli ideali; per nemmeno un quarto i programmi; e assai meno di quel che si possa pensare (18 per cento nel 1996, 19 nel 2001 e 14 nel 2006) il ruolo giocato dai leader. Le facce, le foto, l'immagine. Allo stesso modo appaiono meno scontati del previsto i temi che nell'arco di un decennio gli elettori hanno posto alla base del loro voto: la sanità, per dire, è al primo posto; seguono la previdenza e le pensioni; mentre il fisco non solo si piazza terzo, ma sembra decisamente in contrazione (dal 32,7 del 1996 al 14,9 del 2006); prima comunque della giustizia, che comprende anche la sicurezza. In ogni caso, anche se i responsabili politici non lo sanno o fanno finta di niente, il futuro della vita politica appare tutt'altro che roseo. I dati di un'ulteriore indagine del Censis relativa al 2007 mettono in rilievo che il 59 per cento degli italiani ritiene che "i politici usano il potere in modo arrogante per interessi personali". E a questo punto, pur con tutta la diffidenza per le diagnosi selvagge, rispunta la questione del narcisismo elettorale. Nell'esporla al pubblico il fondatore e patrono del Censis Giuseppe De Rita ha usato una formula onestamente cautelativa: "Questo narcisismo non è un difetto psichico - ha osservato - ma l'effetto di una marcata volontà di auto-centrare su se stessi l'attenzione e il dibattito in campagna elettorale". E chissà cosa avrebbe pensato delle evoluzioni del sistema politico italiano il professor Paul Nacke che alla fine del XIX secolo coniò la fortunata parola basandosi "su di una correlazione di Havelock Ellis tra il mito greco di Narciso e un caso di perversione autoerotica maschile". Femminile in effetti non poteva essere. Si pensi al permanente egotismo a sfondo facoltoso, poderoso, biotecnologico e machista di Berlusconi. O alla vanità di ordine intellettuale, esotico o festaiolo di un Bertinotti. A dirla tutta, la campagna elettorale allinea una quantità di smorfiette televisive, vezzosi cambi d'abito e vani entusiasmi di laudatores. L'altro giorno Pierferdy Casini, ganimede sale e pepe dei "valori", si è tranquillamente paragonato a Davide. Fini va per squali fotografici. E Giulianone Ferrara, a causa di una ipotetica sindrome che ha consentito l'aborto di un bimbo, ha minacciato di farsi fotografare nudo. Lo stesso Veltroni, che pure non esibisce costumi di scena e nel suo tour si presenta a pranzo dalle famiglie "normali" recando un vassoietto di pastarelle, è pur sempre soprannominato "Walter Ego". Perché il narcisismo è maschio. Ma anche le politiche femmine non scherzano. Prima della candidatura glamour la Santanché si è fatta raffigurare su un manifesto che copriva la superficie di un intero palazzo. E proprio ieri, in un servizio preziosamente illustrato di Chi, tre graziose aspiranti parlamentari del Pdl (Prestigiacomo, Ravetto, Moroni) e tre democratiche (Finocchiaro, Dorina Bianchi e la new entry Mosca) hanno tutte meno una (la Prestigiacomo) accettato di rispondere a un questionario sui loro "gusti" nel quale dare conto del tipo di mutande preferito (prevale il narcisissimo perizoma). E sarà la solita storia dell'immagine e della seduzione, pazienza. L' "auto-centratura" di cui parla De Rita è sicuramente un'ottima spiegazione sistemica, ma l'impressione è che al corto di ideali e progetti l'odierna classe leaderistica abbia preso da qualche tempo a coltivare un intenso culto di se stessa. Il che può essere perfino comprensibile, ma a patto di non trascurare i tuoni e i fulmini che accompagnano questa vistosa e sonnolenta campagna elettorale.

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L'età, il punto debole del cavaliere - (segue dalla prima pagina) (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

L'età, il punto debole del Cavaliere (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Gianfranco Fini, che se ne intende, è andato in tv a dire che il capo del Pd ha "una bella faccia tosta a parlare di ridurre i costi della politica, quando a 52 anni percepisce cinque mila euro di pensione da parlamentare europeo". Il leader di An ha sorvolato, come capita, sulla trave nel proprio occhio, visto che per anni ha ricevuto il doppio. La segreteria del Pd ha risposto che Veltroni ha deciso da tempo di destinare la somma per opere benefiche e ha chiesto a Fini se per caso facesse altrettanto. La mancata risposta di Fini avrebbe chiuso la questione, forse non prioritaria fra le emergenze nazionali. Ma Berlusconi, in crisi di astinenza da risse, è saltato sulla polemica, lanciando la parola d'ordine del "Veltroni pensionato". Ci vorrebbe molto spazio, tempo e voglia, per elencare qui l'incredibile numero di privilegi economici conquistati dalla casta politica durante gli ultimi cinque anni del governo Berlusconi. Per brevità e stanchezza, si può rimandare il lettore alle note inchieste di Stella-Rizzo ("La casta") e Salvi-Villone ("Il costo della democrazia") . E magari i moralisti del centrodestra si fossero limitati allora a moltiplicare prebende, consulenti, portaborse e auto blu. Il guaio è che, dovendo risolvere molti problemi con la giustizia, si sono adoperati anche a sfasciare la macchina dei processi. Ma il punto, ormai, è un altro. Berlusconi dà del "pensionato" all'avversario di vent'anni più giovane perché si sente vecchio. Non vi sarebbe nulla di male: è vecchio. Non tanto come uomo, quanto da politico. Quando Berlusconi è andato per la prima volta a Palazzo Chigi la scena politica europea era dominata da personaggi come Helmut Kohl, Francois Mitterrand o Felipe Gonzales che i ventenni di oggi distinguono a malapena da Adenauer o De Gasperi. A settantadue anni invece il nostro rincorre per la quinta elezione la poltrona di premier. E' un record forse mondiale, ma non del genere più invidiabile. A quella età e con quella anzianità politica, i coetanei di Berlusconi si sono già da anni ritirati in un ruolo di padri della patria. Aspirano insomma alla storia e non alla battaglia quotidiana. Oppure hanno cambiato mestiere o si sono messi sul serio a fare i nonni. Il suo rivale di sempre, Romano Prodi, pure di due anni più giovane, l'ha appena annunciato. In ogni caso, l'ultima ipotesi che verrebbe in mente a loro è di rimettersi il sorriso a trentadue denti, dipingersi di cerone e ricominciare a battere i salotti televisivi alla caccia dell'ultimo voto, ricorrendo a qualsiasi stratagemma, pettegolezzo, colpo basso. Perché c'è un tempo per tutto, come dice la Bibbia. E il tempo del berlusconismo che ha segnato la seconda repubblica è finito. Che vinca (ancora) o perda (ancora) Berlusconi, la seconda repubblica è morta. Siamo nella fase che i medici chiamano di accanimento terapeutico. Non per caso, tutti pensano non tanto a chi governerà dal 14 aprile ma a come e quanto governerà, prima di tornare fatalmente al voto anticipato con una legge elettorale più decente. Tutto questo comincia a diventare scontato perfino in un paese dove il passato non passa mai e i tempi della politica si distendono in piccole ere geologiche.

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Berlusconi: veltroni pensionato dei partiti - carmelo lopapa (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Macché nuovo La promessa Berlusconi: Veltroni pensionato dei partiti Costi della politica, è duello Pd-Pdl. Bettini: An ha mentito sui finanziamenti Veltroni si è presentato come l'uomo nuovo, invece prende la pensione dal 2001 CARMELO LOPAPA ROMA - "Veltroni? Un pensionato della politica". Addio fair play. Berlusconi alza il livello dello scontro sul terreno assai scivoloso dei costi e dei presunti privilegi e inizia a incalzare sul personale. Dopo la lite tra il leader del Pd e Fini, è lui a passare al contrattacco. Lo fa rilasciando una intervista tripla (al Tg1, Tg2 e Tg5) con cui accusa Veltroni di "parlare in un modo e razzolare in un altro: si è presentato, e questa è la cosa che fa più scandalo, come l'uomo nuovo ma è un pensionato della politica che ha ricevuto la pensione dal 2001 in avanti". Tutto parte dalla polemica del giorno prima, quando il numero uno del Partito democratico aveva proposto di tagliare gli stipendi dei parlamentari, incassando per tutta risposta gli aveva ricordato di percepire "a 52 anni una pensione di oltre 5 mila euro" da eurodeputato. Veltroni, che ha rivelato di devolverla in beneficenza, ieri non ha voluto ribattere. Anzi, al comizio di Lodi ha bacchettato un sostenitore che contestava Berlusconi ("Basta, siamo entrati in un'altra epoca"). Ma sulla questione in generale è tornato anche lui, per sostenere che oltre a tagliare gli stipendi dei parlamentari occorre anche dimezzare il loro numero, così come bisogna diminuire i finanziamenti ai giornali di partito: "Troppi 31 aiutati dalla mano pubblica, così come sono troppi 51 partiti". La contraerea veltroniana tuttavia è partita, pilotata dal coordinatore del Pd Goffredo Bettini, che in una conferenza stampa è tornato sull'attacco di Fini definendolo "tanto volgare quanto sconclusionato" ma soprattutto facendo ascoltare ai giornalisti la registrazione di una seduta parlamentare del '99 in cui proprio il leader di An "disse che avrebbe devoluto metà del contributo pubblico al referendum per l'abolizione dei contributi, cosa mai accaduta, e l'altra metà in solidarietà, cosa che a noi non risulta". Insomma, "Fini dice bugie e non rispetta gli impegni". E La Russa, per conto del suo presidente: "Ipocrisia e nervi tesi" in casa Pd. La sensazione che hanno i big è che il tema dei costi e della casta sia tra i pochi che forse incuriosisce gli elettori. Si spiega così il fioccare delle proposte. Ignazio Marino del Pd lancia la sua per dire che chi fa politica "dovrebbe avere uno stipendio minimo che gli garantisca la sopravvivenza, magari da 2 mila euro e il resto come premio produzione". Daniela Santanché, candidata leader della Destra, vorrebbe abbassare quell'asticella a 1.200 euro "come la media dei lavoratori italiani". Ma a tenere banco non sono solo le prebende e i privilegi dei parlamentari. Da un confronto tra Massimo D'Alema e Gianfranco Fini si è aperto anche il fronte "droga". Il numero due del Pdl propone sanzioni per i consumatori, ipotesi stroncata dal ministro degli Esteri. "Le istituzioni hanno il dovere di prevenire l'uso di droghe, è giusto colpire con sanzioni amministrative i consumatori" è la tesi di Fini espressa al forum dell'agenzia Adn kronos. D'Alema non la pensa così: "Dal punto si vista sociale l'alcolismo provoca più danni, è più pericoloso. Detto questo, non credo che sanzionare chi fa uso di droga possa essere una soluzione. E non si possono mettere sullo stesso piano droghe leggere e pesanti". Il botta e risposta si consumava nelle stesse ore in cui a Montecitorio i deputati della Sinistra arcobaleno Francesco Caruso e Wladimir Luxuria, presentando i candidati under 30, distribuivano in sala stampa un kit con preservativi e cartine per sigarette e spinelli. "La precarietà è il vero contraccettivo alla famiglia", lo slogan di Luxuria che ha definito "un'emergenza l'ingerenza della Chiesa: mancano solo i vescovi in Parlamento". Exploit, quello dei condom e delle cartine, che secondo i centristi Volontè e Baccini "offende il prestigio della Camera", "un vilipendio".

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Alitalia, scende in pista Berlusconi e ferma il decollo per Parigi (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Economia - http://blog.panorama.it/economia - Alitalia, scende in pista Berlusconi e ferma il decollo per Parigi Posted By redazione On 20/3/2008 @ 8:00 In Apertura#2 | No Comments Berlusconi rompe il silenzio su Alitalia e va all'attacco: la proposta di Air France ''è irricevibile'', dice e suona la riscossa del tricolore. ''E' venuto il momento che se esistono in Italia degli imprenditori con un minimo di orgoglio si devono fare avanti''. Il Cavaliere pensa, in particolare, all'offerta di Air One come una delle iniziative possibili. Una ipotesi che in nottata rafforza chiarendo che la compagnia aerea francese rinuncerà all'acquisto del vettore italiano per lasciare spazio al rilancio di Toto e di una cordata di imprenditori che dovrebbe comprendere Banca Intesa e vede anche l'interessamento dei suoi figli. E' quindi scontro con Romano Prodi, che ieri in serata, come ha reso noto lo stesso Berlusconi, ha cercato telefonicamente il Cavaliere. Per ora, risponde il Professore, quella di Air France ''è l'unica proposta. Se Berlusconi non è d'accordo presenti un'altra soluzione''. Il che significa avere un piano e poi fare un'opa che deve essere valutata e accettata dal Tesoro, chiarisce Palazzo Chigi. Le posizioni di Berlusconi sono invece ''inaccettabili'' per il ministro Pierluigi Bersani, che ha definito ''irresponsabile'' l'atteggiamento del leader del Pdl. Romano Prodi e il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa sono infatti convinti che se dovesse saltare la trattativa con Parigi, il destino della compagnia di bandiera si ridurrebbe al commissariamento. E il fallimento sarebbe dietro l'angolo. Scenario che va evitato a tutti i costi. Certo, spiega il leader del Pd Walter Veltroni (che avrebbe però apprezzato poco il fatto di essere stato messo in disparte in questa vicenda) su Malpensa serve ''gradualità''. E poi se Alitalia non può avere due hub, l'Italia invece - sostiene - può. Tra le cose che sembrano non andare giù al Cavaliere c'è proprio il trattamento riservato dai francesi su Malpensa. Il numero uno di Air France Jean-Ceryl Spinetta, ha chiuso definitivamente la porta a qualsiasi ripensamento. E questa, insieme al capitolo cargo, è una delle condizioni ''inaccettabili'' per il Pdl. Ma il consenso di Fi, An e Lega è considerato da Parigi necessario. Nonostante la dura presa di posizione di Berlusconi, non è comunque ancora detta l'ultima parola. Due infatti sono le anime che in questi giorni si stanno confrontando: da una parte il Carroccio e la 'carica' dei lombardi, dall'altra Gianni Letta e Giulio Tremonti. Il consigliere politico del Cavaliere e l'ex ministro dell'Economia sarebbero infatti più inclini a favorire la chiusura della partita Alitalia. Evitando così al prossimo governo molte grane. L'unica richiesta che sarebbe arrivata, nel corso dei contatti di questi giorni, è di mettere in campo tutta l'accortezza possibile per gestire i rapporti con i sindacati e quindi di tutelare in particolare l'aspetto occupazionale. Quest'ultimo rappresenta un tema che sta molto a cuore anche alla sinistra della coalizione, che ne sarebbe tornata a parlare nel corso del Consiglio dei ministri di ieri mattina. Di fronte al titolare dell'Economia che avrebbe richiamato i colleghi alla dura realtà, spiegando che non esistono alternative auspicabili alla privatizzazione di Alitalia,salvo il rischio di ritrovarsi con un commissario, i ministri non avrebbero nascosto i timori. Risultato: un confronto a Palazzo Chigi vivace, a tratti dai toni ''accesi''. Indiscutibile che il destino dei lavoratori sia un tema sensibile e quindi non stupisce che sia anche stato al centro dell'incontro, avvenuto intorno all'ora di pranzo sempre a Palazzo Chigi, tra Spinetta, il presidente di Alitalia Maurizio Prato, il ministro Padoa-Schioppa e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, e Prodi. Certo, non sarebbe stato l'unico: tra i capitolo affrontati anche quello delle tratte per la Cina e l'India, tagliate nel piano franco olandese. Tornado invece al capitolo esuberi, nel corso del colloquio, secondo quanto riferiscono fonti di governo, i francesi avrebbero rassicurato gli interlocutori spiegando che l'asticella fissata intorno a quota 2000 potrebbe scendere ancora, toccando una cifra decisamente più bassa. Il governo si sarebbe detto invece disponibile a intervenire sull'unico fronte di sua competenza, facendo il massimo possibile, quello degli ammortizzatori sociali. LEGGI ANCHE: [1] Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: [2] Il comunicato di Air France - [3] Il comunicato dell'Anpac - [4] La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - [5] La lettera di Alitalia al Ministero dell'Economia. Guarda la [6] GALLERY degli scontri tra polizia e manifestanti prima del vertice Alitalia.

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Gli allarmati cattolici del Pd, in ansia per i sondaggi e per il boomerang Zapatero (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "Panorama.it" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Italia - http://blog.panorama.it/italia - Gli allarmati cattolici del Pd, in ansia per i sondaggi e per il boomerang Zapatero Posted By redazione On 20/3/2008 @ 8:45 In Apertura#1, NotiziaHome | No Comments Cattolici in agitazione, nel Pd. I motivi? Tre (anzi, quattro, tenendo in conto anche il capitolo Panella-Bonino): due sondaggi pubblicati nel giro di altrettanti giorni hanno rilevato che il 50% dei cattolici praticanti vota il Pdl, contro il 30% orientato per il Pd. E poi l'ipotesi che il riconfermato premier spagnolo, Luis Zapatero, possa in qualche modo intervenire a sostegno di Walter Veltroni negli ultimi giorni della campagna elettorale. Cosa che potrebbe allontanare ulteriormente i credenti dal Pd. Nei giorni scorsi, [1] Repubblica ha pubblicato un sondaggio dello Demos, e curato da Ilvo Diamanti, in base al quale i cattolici che vanno a messa la domenica, preferiscono il Pdl: il 50% voterebbe per Berlusconi e solo il 30% Veltroni. Certo è una quota minoritaria dell'intero elettorato italiano (circa il 30%), ma è pur sempre significativo. Gli stessi dati contenuti nell'analisi de Il Sole 24 Ore che ha pubblicato un sondaggio Ipsos con la stessa fotografia. E il Pd è quindi dovuto correre ai ripari. Il numero due del Pd, Dario Franceschini, incontrando il presidente della Cei Angelo Bagnasco, ha gettato acqua sul fuoco, ricordando la presenza nel Pd di parlamentari cattolici impegnati è "quantitativamente non paragonabile con nessuna forza politica italiana". Insomma "la presenza dei radicali non può cambiare la natura del partito". [2] Ermete Realacci ricorda il [3] Manifesto dei Valori del Pd in cui, accanto alla laicità dello Stato, si riconosce che la fede deve avere un ruolo pubblico e non solo privato. E poi sia il Pd che il mondo cattolico hanno in comune l'idea "di una società più unita e solidale". Più preoccupato Pierluigi Castagnetti, che chiede che il Pd "sin da subito dia delle rassicurazioni" al mondo cattolico, al quale Castagnetti fa una promessa da parte dei credenti impegnati nel partito: "Noi non ci dimenticheremo delle loro preoccupazioni e promettiamo che le gestiremo con lealtà e responsabilità". E qui ecco che entro in gioco un secondo elemento di preoccupazione è arrivato subito; non cessano i "boatos" secondo cui [4] Zapatero potrebbe dare una mano a Veltroni nella fase finale della campagna elettorale. E "Zp" in Italia è conosciuto quasi unicamente per il matrimonio gay e la possibilità di dare in adozione i bambini alle [5] coppie omosessuali. In effetti nei giorni scorsi Zapatero e Veltroni si sono sentiti telefonicamente, dopo la vittoria del primo alle elezioni spagnole. Nel colloqui era stata evocata la possibilità di un incontro tra i due: non certo un comizio di Zapatero in Italia, che sarebbe una sgrammaticatura istituzionale visto che è il capo di un governo straniero. Naturalmente lo Zapatero a cui pensa Veltroni è quello che ha fatto fare alla Spagna in questi quattro anni la grande corsa che l'ha portata a superare l'Italia come reddito pro-capite (grazie, tra l'altro, al richiamo continuo alla flessibilità nel lavoro). E la Spagna è l'immagine di quel paese che cresce caro a Veltroni. Ma anche solo l'idea fa venire i brividi a Castagnetti: "Non ne sento la necessità della sua presenza, anche perché Zapatero da noi non è conosciuto per la politica economica ma per le leggi radicali su temi etici discussi e controversi. E poi "la violenza della campagna elettorale finirebbe per trascinarci in una polemica con la destra che di danneggerebbe". "Non lo chiameremmo" spiega Realacci "per farci spiegare come risolvere i rapporti con la Chiesa! Per noi che vogliamo più Europa la Spagna di Zapatero è un partner essenziale. E poi rappresenta quell'elemento vitale che vorremmo far rinascere nella nostra Italia". Il dibattito continua, all'interno del partito veltroniano. Che pur non essendo una coalizione mostra di essere ben diviso tra varie anime sui temi etici e quelli "esteri".

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Bolzaneto, la colpa non è solo della polizia ma del clima di impunità creato dalla destra (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, dal luglio 2001 sentiamo parlare della "mattanza" alla caserma Diaz di Bolzaneto (meno, in verità, del soqquadro a cui fu messa Genova dai black block). Adesso la requisitoria dell'accusa nel processo ai poliziotti, colpevoli di violenze su inermi in stato di fermo, fa tornare l'orrore di quei giorni, su cui non s'é voluto fare un'inchiesta parlamentare. Che dirà il centrosinistra? DARIO DE AMBRIS GENOVA Caro De Ambris, ciò che intende fare il Partito democratico se governerà sarà la restaurazione dello Stato di diritto in Italia, non solo nei rapporti tra polizie magistrature e cittadini in tema di habeas corpus, ma anche per la riconquista ? armata se necessario ? delle regioni sottratte alla legalità e di fatto alla sovranità dello stato dalle organizzazioni criminali. Di questo ha parlato Veltroni 48 ore fa, e aspettiamo di sapere come si comporterà a riguardo la destra, che al sud candida amici della mafia e al nord tace su violenze moralmente più gravi di quelle degli estremisti, le violenze delle forze in divisa. Che trasformarono la Diaz in una mezza Guantanamo dopo aver abbandonato la città (o essere state costrette ad abbandonarla) alle devastazioni dei black block. Di costoro si sapeva che sarebbero arrivati a Genova da vari paesi d'Europa, e furono lasciati entrare in Italia senza filtro alcuno. Oggi sappiamo qual è il giudizio di primo grado sui no global processati: 108 anni per 24 imputati. Sapremmo già molto di più se il governo Berlusconi, che era nato un mese prima del 20-22 luglio, avesse consentito una vera inchiesta parlamentare, invece di una indagine conoscitiva agostana delle due commissioni affari costituzionali, dalla quale emersero dati culturali ben noti: l'Italia immortale della destra autoritaria, dell'8 settembre, del culto dell'incompetenza, dell'orrore della responsabilità, della privatizzazione del potere (se li ricorda i Fini, i Gasparri, gli Ascierto e altri postfascisti nelle cabine di regìa della polizia a Genova?) Queste costanti del paese le conosciamo a memoria e sappiamo che non è bastata una nuova costituzione nel 1948 e nemmeno 60 anni di democrazia per cambiare la mentalità di una parte delle forze dell'ordine, che hanno sempre identificato lo stato col governo e posto le ragioni del governo più in alto di quelle dei cittadini. Anzi, per alcuni (vedi denunce di Genova) i cittadini sono soltanto m. Ma perché se non sei in divisa sei pregiudizialmente dall'altra parte della legalità, anzi della governatività. Ora, caro De Ambris, questa cultura delle caserme, che i gallonati capi delle forze dell'ordine e i ministri politici che dovrebbero rispondere di loro, fanno poco o nulla per correggere, esplode come il gas quando s'accende una lampadina, se quella lampadina è un governo di destra. Un governo il cui capo irride alla legalità e una maggioranza in cui contano gli eredi del fascismo sono concimi per la latente cultura della violenza della parte meno professionale delle forze dell'ordine. Ma questo non autorizza a fare di ogni erba un fascio né a dimenticare che, se c'è un problema di benzina per le volanti, c'è un problema di educazione civica per alcuni "equipaggi"; e che tutti i governi fanno poco per affrontarli entrambi. Magari cominciando dall'educazione degli uomini, perché, come diceva il mio amico Salvatore Valitutti, ministro della pubblica istruzione vent'anni fa, un paese che trascura i suoi idraulici si condanna ad avere i tubi che gocciolano in casa.

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Che sbaglio, questa storia proprio ora (sezione: Veltroni/Berlusconi)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)

Argomenti: Veltroni/Berlusconi

Fossimo stati ieri al posto di Veltroni, non saremmo stati felici di leggere della telefonata intercorsa fra Prodi e Berlusconi sulla vicenda Alitalia. Perché questa storia complicata e comunque negativa non sarebbe mai dovuta entrare nella campagna elettorale, non era stata prevista, e nelle ultime ore ha causato al Pd un discreto danno. La telefonata con palazzo Chigi somiglia in maniera sinistra a uno scambio di idee (e di consegne?) fra premier attuale e f u t u r o . Berlusconi si è comportato come uno che già governa e decide, dà indicazioni su prestiti da fare e trattative da riaprire. Le incertezze e le contraddizioni del governo Prodi sono tornate alla ribalta dopo tutta la fatica fatta per superarle. Insomma, un disastro. Ora può darsi che i ruoli si ribaltino, e che la parte del pasticcione possa essere affibbiata tutta al Cavaliere. Non c'è alcuna seria alternativa alla vendita ad Air France, BancaIntesa si tira fuori (pur con toni polemici verso il governo), questa famosa cordata italiana somiglia curiosamente a quelle che si alternano per acquistare l'Unità: non esiste. Per cui, se il Pdl fa saltare la trattativa coi francesi, si assume gravi responsabilità a fronte di un vantaggio pari a zero. Bisogna aspettare a vedere se andrà così. Quel che è certo è che dopo due anni di naiveté impolitica Padoa-Schioppa, pur tenendosi fuori dalla mischia, ha voluto apporre il proprio sigillo anche alla campagna elettorale. Non c'era bisogno. Per chiunque conosca un po' l'Italia, è bizzarro pensare che dopo anni di rinvii la crisi Alitalia dovesse essere risolta proprio a un mese dalle elezioni. Cioè nel momento di massima turbolenza, esponendo una trattativa già difficile alle intemperie della polemica elettorale. Berlusconi che ne approfitta è un bell'irresponsabile. Ma anche chi gliene ha dato l'occasione non scherza.

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