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Alitalia,
il piano Pdl ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
è Veltroni
Alitalia, il piano Pdl GIOVANNI COCCONI Tra due ultimatum. Alla virata decisiva
sulla vicenda Alitalia Berlusconi e Veltroni si ritrovano insieme in un vicolo
molto molto stretto. Chiusi da una parte dal ricatto del sindaco di Milano
Letizia Moratti che non ritira la richiesta di indennizzo miliardario della
Sea,
Veltroni
aderisce ma non ci va, a Berlusconi non interessa
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
IN PIAZZA C'È
ANCHE "EUROPA" Veltroni aderisce ma non ci va, a Berlusconi non
interessa FRANCESCO LO SARDO "Allora siamo sicuri che Veltroni non va?
Meglio così...". Se Walter Veltroni avesse cancellato gli impegni
elettorali a Lodi e a Piacenza, il Cavaliere oggi si sarebbe trovato in una
situazione a dir poco incresciosa.
Alitalia
atterra sulla campagna. Berlusconi la vuole fallita
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Nel mirino
c'è il governo Prodi, ma soprattutto Walter Veltroni che invece vuole
scongiurare il fallimento della compagnia di bandiera e teme che la grana
Malpensa possa compromettere il successo del suo tour nel Nord. In realtà, come
ammette l'ex ministro Pisanu, anche il Pdl non ha una posizione compatta.
Pullman
a parte nora è moscia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
il faccia a
faccia tv Veltroni- Berlusconi. O forse è stufa di andare a votare ogni due
anni. È vero che questa è più che mai la campagna dei leader, dei numeri uno:
la gente lo "sente" e ogni uscita di Veltroni è un evento. Dove passa
lui la musica è diversa, da Novara a Foggia, da Belluno a Monza ("Impressionante
la gente,
Roma,
tutti sul palco a fare i tibetani
( da "Stampa,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Interviene il
braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, ricorda quanto gli stia a cuore
l'Oriente "per ragioni personali". Va a prendersi una Coca light al
bar, al tavolo accanto siede Pannella con un'acqua minerale. "A quelli del
Piemonte ho fatto una scenata", lo saluta Bettini.
Al
quartier generale dei democratici: attacco becero e gioco sporco
( da "Stampa,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
appello di
Veltroni, hanno svilito il confronto sul piano personale". Lui, Veltroni,
da Pavia si è limitato a indicare le "reazioni nervose" suscitate
dalla sua proposta. Ma ancora non aveva parlato Berlusconi: per cui il
bersaglio era Fini quando ha detto che le sue considerazioni "per alcuni
si sono rivelate come una martellata sulla fronte"
Ancora
una volta Veltroni parla bene e razzola male
( da "Stampa,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La bagarre
Ancora una volta Veltroni parla bene e razzola male Berlusconi sa solo
insultare E evidente il suo imbarazzo sui tagli proposti da Walter Al Cavaliere
soffieremo nelle orecchie A Mediaset va tolta una rete Silvio Berlusconi Rosy
Bindi Antonio Di Pietro.
"Il
silenzio di Veltroni è prova dell'ambiguità"
( da "Stampa,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Enzo Ghigo
"Il silenzio di Veltroni è prova dell'ambiguità" Il fatto che Walter
Veltroni nel comizio di Torino non abbia detto una parola sulla Tav è la
dimostrazione delle ambiguità che covano nel Pd. Non basta scrivere nel
programma che la Tav si deve fare, occorre esserne convinti davvero.
E'
il giorno di Veltroni Casini benedice la Cotto
( da "Stampa,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
PASSAGGI
INTENSI DEI BIG NAZIONALI Politica e gastronomia E il giorno di Veltroni Casini
benedice la Cotto Accornero porta il capo dal Moro Relax monferrino per il
leader Pd Il segretario Udc: "Votare per lei è una scelta di libertà"
Oggi tocca Walter Veltroni. Il suo pullman che sta girando l'Italia è atteso
per le dieci.
Alba,
Casini attacca Zanoletti "Ci ha lasciati per la poltrona"
( da "Stampa,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
uova alla
futura alleanza tra Berlusconi e Veltroni, quello è proprio l'Udc".
Arrivato nel feudo zanolettiano di Alba, ieri pomeriggio Pierferdinando Casini
ha giocato a carte scoperte. Sarà stata la passeggiata in via Maestra con tante
strette di mano, sarà stata la piccola folla che l'ha accolto prima in piazza
Duomo e poi l'ha applaudito nella sala del Palazzo Mostre e Congressi,
Veltroni
va a caccia dell'operaio perduto ( da "Stampa, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
una nuova
inversione a favore di Berlusconi. Ovviamente Veltroni ha riflettuto su questi
dati e al Loft già da diversi giorni stanno correndo ai ripari: subito dopo
Pasqua sarà formalizzata una impegnativa proposta di rafforzamento delle
pensioni medio-basse; sabato 29 marzo, al PalaTenda di Brescia, si terrà la
Conferenza operaia del Partito democratico e sono in cantiere altre "
P
erché Veltroni si ostina a dare della realtà un quadro meno allarmante del
reale e insis ( da "Stampa, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
del Pdl non
insiste più di tanto nel dipingere il Prof come una specie di papà di Veltroni.
Ma non c'è da farsi molte illusioni. Berlusconi è un sapiente amministratore
degli argomenti elettorali, e riserva questo per le settimane finali della
campagna. Quando forse anche Veltroni si farà venire qualche rigurgito di
antiberlusconismo, per accontentare la pancia dei suoi elettori.
Estratto
l'ordine dei simboli In cima i grandi schieramenti
( da "Stampa,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
cioè la
coalizione per Veltroni premier. Poco dopo l'altro grande schieramento, quello
per Berlusconi, e poi via via i "piccoli". In ultima posizione
"Per il bene comune". I grandi schieramenti all'inizio della scheda
elettorale, tutti gli altri partiti in fondo. Quasi un anticipo di parlamento
sulla scheda elettorale, ha commentato ironico qualche rappresentante di lista
all'
E
il governo pensa al fallimento pilotato
( da "Stampa,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
con cui molti
giudicano la trattativa: da Silvio Berlusconi, a Fausto Bertinotti al mecenate
del Pd di Veltroni, Carlo De Benedetti. "È stata un'asta opaca e senza
trasparenza - spiega il Cavaliere - addirittura per alcuni aspetti contro la
legge. Ad esempio i dati sulla situazione di Alitalia sono stati forniti ad Air
France ma non ad Air One.
Torture
a Bolzaneto, destra sotto accusa Veltroni: bisogna accertare le responsabilità
politiche, intollerabile quel che accadde Nei giorni del G8 nella Questura di
Genova c'erano ( da "Unita, L'"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Così il
leader del Pd Veltroni chiede con forza che siano accertate "le
responsabilità politiche" di quelle violenze. Di quei giorni in cui
esponenti di primo piano del governo Berlusconi erano nelle caserme di
carabinieri e polizia. alle pagine 4, 6 e 7.
È
comprensibile che Ignazio La Russa insorga quando Veltroni chiede che vengano
accertate le re ( da "Unita, L'"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
È comprensibile che Ignazio La Russa insorga quando Veltroni chiede che vengano
accertate le responsabilità politiche della vergogna di Bolzaneto. Lui, come
tutta An, sperava che nel paese fosse evaporata la memoria di quei giorni di
inaudita violenza. Non aveva però fatto i conti con la sconvolgente
requisitoria dei pubblici ministeri Petruzziello e Ranieri Miniati,
Bolzaneto,
la verità sui politici responsabili La chiede Veltroni. Qualcosa sta cambiando,
la destra è nervosa e autodistruttiva
( da "Unita,
L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
certo punto
un gruppo di loro ha tirato su uno striscione sarcastico sulle battute di
Berlusconi: "Siamo precari, aspettiamo un milionario". Veltroni ha
colto la palla al balzo: "Mi piace divertirmi e fare battute ma quello dei
precari è un argomento su cui non riesco a scherzare". Ma i giovani erano
tanti anche a Lodi, dove c'erano più di tremila persone secondo gli
organizzatori.
Berlusconi
chiude a parigi: "c'è airone" - aldo fontanarosa
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
solita
invidia per chi produce ricchezza provata da chi, come Veltroni, non ha mai
lavorato un giorno in vita sua". Ma Prodi trova distruttiva la linea del
fondatore di Forza Italia: "E evidente che la trattativa con i francesi
non va bene. Ma è anche vero che Air France avanza una proposta concreta. Se
Berlusconi non la gradisce, ne formuli un'altra".
"g8,
verificare le colpe politiche" - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni: A
Bolzaneto cose inaccettabili per una democrazia, ora la verità PAOLO GRISERI
DAL NOSTRO INVIATO LODI - Accertare le responsabilità politiche su quanto
accadde nella caserma di Bolzaneto. Walter Veltroni sceglie la piazza centrale
di Lodi per puntare l'attenzione sull'inchiesta di Genova: "Nessuna
coscienza democratica civile -
Berlusconi
e le lettere ad regionam ( da "Unita, L'"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
atto di
accusa ai governanti che ci sono e a quelli che potrebbero arrivare, per primo
il diretto avversario Walter Veltroni che Silvio Berlusconi accusa di un
silenzio assordante sulla questione, "un preoccupante segno di
debolezza". Sul sito dell'aspirante premier c'è una sfolgorante ed
esplicita foto del dramma che attanaglia una delle città più belle del mondo.
Bindi:
Berlusconi insulta, non ha altro da dire Il Pd replica. Quando Fini disse che
avrebbe devoluto il contributo pubblico al referendum. E non lo fece
( da "Unita,
L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
edizione del
Bindi: Berlusconi insulta, non ha altro da dire Il Pd replica. Quando Fini
disse che avrebbe devoluto il contributo pubblico al referendum. E non lo fece
di Andrea Carugati A DAR MAN FORTE a Fini nella polemica contro Veltroni sul
taglio agli stipendi dei parlamentari scende in campo, a gamba tesa, anche
Berlusconi.
La
lezione di Prodi ( da "Unita, L'"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Seguo con
trepidazione la "corsa solitaria" intrapresa da Veltroni alla testa
del Pd, e certo non le farò mancare la modesta pietruzza del mio consenso, ma
poi, supposto che si scongiuri la conquista del potere, in entrambi i rami del
Parlamento, da parte del Caimano Berlusconi, in che cosa è lecito sperare?
Il
vitellone di Arcore ( da "Unita, L'"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
perché
Veltroni ne ha infilate un sacco e, mannaggia, anche giovani e carine, finchè
ci hanno "un'età", come la Rosy Bindi o la Finocchiaro, okay, puoi
anche far finta che siano uomini, e prenderle a zuccate, ma alla ventisettenne
precaria capolista nel Lazio, con tutti quei capelli e tutte quelle belle
cosine,
C'è
il rischio che torni il clima di Bolzaneto Cara Unità, le richieste di
( da "Unita,
L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
se venisse
trombato alle elezioni anche lui andrebbe in pensione (forse con una cifra
anche superiore a quella di Veltroni) invece ancora preferisce sedere alla
Camera e prendersi quel po po di stipendio. Non sarà forse che la proposta di
Veltroni di diminuire lo stipendio dei parlamentari preoccupa proprio i tanti
come lui, La Russa , la Santachè & Co.
Costa:
"seguo papà". fiorio: "i rischi della preferenza" - marco
trabucco ( da "Repubblica, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Ci sono molte
questioni in Italia che possono essere affrontate con coraggio solo con un
ampia maggioranza. Credo però che sia Berlusconi che Veltroni lo
sappiano". Fiorio: "Sono per le situazioni chiare. Chi ha la
maggioranza governa. Poi certo per le riforme istituzionali bisognerà trovare
accordi più larghi".
Il
sondaggio ( da "Repubblica, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni.
L'Udc resta in linea con il dato generale, ma più alte risultano tra gli under
35 le preferenze per la Sinistra Arcobaleno (9 per cento) e per la Destra (3,5
per cento). In uno scenario ancora fluido e incerto, caratterizzato da un'alta
percentuale di indecisi, a 25 giorni dal voto - nell'intero elettorato - la
distanza fra le due coalizioni rimane nel complesso immutata,
Finocchiaro
chiama gli indecisi "centomila voti per vincere" - antonella romano
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
mentre in
Sicilia sono attesi i leader di Pd e Pdl: Veltroni arriva martedì per una tre
giorni siciliana e Berlusconi il 6 aprile. "Prenderemo centomila voti più
uno, quelli che ci basteranno per vincere", azzarda la Finocchiaro,
presentando la sua lista di 62 "guerrieri" che dovranno fare breccia
"lì dove i partiti non arrivano".
Berlusconi,
lettera ai campani "votate, ai rifiuti penso io" - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
E il silenzio
di Veltroni in proposito ci è parso un preoccupante segno di debolezza,
l'ultima cosa di cui hanno bisogno oggi la Campania e l'Italia".
Naturalmente soluzioni miracolistiche non ce ne sono, anzi "la catastrofe
è talmente grande da rendere impossibili previsioni certe sui tempi necessari
per riportare la situazione alla normalità"
Nessun
candidato propone soluzioni - umberto de gregorio
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Vorrebbero
sentire Veltroni, Casini, Berlusconi e Bertinotti esprimere non solo un
giudizio su quello che è stato, ma anche una proposta di programma nel breve
termine sul come gestire l'emergenza rifiuti; un'emergenza che il 7 maggio ?
nonostante le rassicurazioni di Prodi - potrebbe essere sostanzialmente
identica a quella che lo stesso De Gennaro ha ereditato all'
Liguria,
la battaglia dei numeri - wanda valli
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Soprattutto
quelli del Pd di Walter Veltroni e del Pdl di Berlusconi e Fini. Così tutti e
due garantiscono di vincere al Senato, in Liguria, il Pdl si spinge oltre e
giura che vittoria sarà e completa, un en plein a Camera e al Senato. In mezzo
a giostre di tabelle, ragionamenti, confronti con i dati delle politiche del
2006 e delle ultime amministrative del 2007.
"meglio
l'opposizione che sotto il pd" - massimo vanni
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni di
correre da solo è "una rottura non necessaria e fortemente dannosa".
Serve forse ad affermare l'identità del nuovo partito, ma rischia di far
tornare Berlusconi. Uno scenario che Ginsborg giudica una "emergenza
democratica" per il Paese: "Potete immaginare cosa vuol dire per
l'Italia 3 anni di Berlusconi più 2 di Fini con Berlusconi che diventa
presidente della Repubblica?
Berlusconi:
irricevibile l'offerta Air France
( da "Corriere
della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ma non
commentata da Walter Veltroni, segue le tesi della Lega e dei lombardi
smentendo il fronte trattativista di Gianni Letta e Giulio Tremonti. Ma
soprattutto sembra trovare d'accordo almeno Cgil e Cisl. Guglielmo Epifani e
Raffaele Bonanni hanno chiesto a Prodi "un incontro urgentissimo "
affinché ritiri l'alternativa secca "vendita a Air France-
Pd
e Compagnia delle Opere Pranzo <segreto> di Veltroni
( da "Corriere
della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
invasione di
campo potrebbero chiamarla Berlusconi o Formigoni. Dimostrazione che Veltroni
nulla lascia d'intentato in questa serrata rincorsa elettorale. Dietro le
quinte è sulla scena. Il segretario Pd ripete che ci sono ancora 30 elettori
indecisi ogni cento. Ieri comizi a Pavia, Lodi e Piacenza.
Il
minimo della pena ( da "Manifesto, Il"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
ci consenta
Veltroni), così è cresciuta la percezione del fallimento dell'esperienza di un
governo che pure quegli operai, che producono automobili o lavatrici per
quattro soldi e per troppi anni, avevano contribuito a costruire. Il decreto
varato ieri in zona Cesarini - ammesso che concluda positivamente il suo iter
parlamentare - è una metafora del governo Prodi,
ATTENTI
al PDI, il Partito Degli Indecisi, che va all'assalto di Veltrusconi
( da "Messaggero,
Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Gli indecisi,
secondo i calcoli dei sondaggisti, si aggirano a quota 30 per cento e insidiano
i gemelli Veltroni e Berlusconi. Alla fine, quando gli indecisi decideranno,
secondo gli analisti politici, potrebbero in parte optare per il centro e per
le formazioni minori.
Veltroni
scopre Bolzaneto ( da "Manifesto, Il"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
durante i
giorni del G8 Berlusconi, dopo essersi occupato del decoro dei balconi
cittadini, era a presiedere il vertice dei grandi, il suo vice Gianfranco Fini
nella sala operativa della Questura e il leghista Castelli, come detto,
visitava Bolzaneto nottetempo. Veltroni non ha detto in che modo, con la
prescrizione alle porte,
In
bus nella terra di sciur padrun ( da "Manifesto, Il"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Quando gli
chiedi di Walter Veltroni nel Nord-Est e dei suoi tentativi di accreditarsi
un'anima nella terra dominata dalla Lega e da un latente razzismo, dalle
partite Iva e dal sciur padrun vecchio stile, dagli "imprenditori del
fare", come li definisce Berlusconi, e da quelli che farebbero di tutto
per non pagare le tasse, l'imprenditore brianzolo,
E
Berlusconi: Walter pensionato della politica Non è l' uomo nuovo
( da "Corriere
della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Io penso che
ancora una volta Veltroni parla in un modo e razzola in un altro". Silvio
Berlusconi, durante un'intervista con il Tg5, torna sulla polemica fra Veltroni
e Fini. "Veltroni - osserva il leader azzurro - si è presentato, e questa
è la cosa che fa più scandalo, scendendo in campo per la campagna elettorale
come uomo nuovo della politica italiana.
I
giovani della Sinistra arcobaleno: Ruini in un videogame? Si può fare
( da "Manifesto,
Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
vede tra i
"nemici" anche Ferrara, Binetti, Moratti, Veltroni e Berlusconi. Nel
gioco la via d'uscita è sempre una porta a sinistra mentre gli avversari
vogliono portare i lemmings sempre verso il centro o a destra. Cinque le aree
tematiche del percorso durante il quale i personaggi -ostacoli fanno morire lo
sprite.
Berlusconi
si scalda ( da "Manifesto, Il"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Roma Il
leader del Pd Walter Veltroni, durante un comizio ieri a Lodi, ha zittito un
militante che contestava Silvio Berlusconi, geladolo così: "Abituiamoci al
fatto che siamo entrati in un'altra epoca, basta". Ma il leader del Pdl
non ricambia la cortesia e, dal Tg5 della sera, attacca: "Veltroni parla
in un modo e razzola in un altro.
Usuranti,
niente diritti per tanti lavoratori
( da "Manifesto,
Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Il
provvedimento è stato "benedetto" da Walter Veltroni, ma ha visto
l'astensione dei ministri della Sinistra Arcobaleno Paolo Ferrero e Alfonso
Pecoraro Scanio. Adesso potrebbero piovere una serie di ricorsi da parte dei
"discriminati", come ha riconosciuto la stessa ministra del Commercio
con l'estero Emma Bonino.
ORA
che lo conferma anche la stampa straniera che questa campagna elettorale è un
poco noio ( da "Messaggero, Il"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
cercato di evitare sin dal primo giorno di bus. Invece il Cavaliere double-face
è l'unica nota davvero spiazzante della tiritera del campaigning: se lo
attacchi sulla nuova veste di immagine e di programma votata alla sobrietà, non
funziona, se ti attacchi alle gaffe vere o presunte lasci a Berlusconi il
vantaggio di decidere lui qual è il tema del giorno di cui si discute.
Segue
dalla prima conversazione con Amato
( da "Riformista,
Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
finora
Veltroni e Berlusconi (a proposito, Amato dice che la rimonta del leader del Pd
è "particolarmente difficile, non impossibile") non hanno fatto molto
per sintonizzare le loro proposte con il quadro di crisi internazionale. Il
ministro dell'Interno è fiducioso che ciò avverrà: "Nella fase finale
della campagna non si potrà che passare da qui"
Non
solo malpensa cavaliere aggressivo su alitalia, annuncia cordata
(toto-passera?) ( da "Riformista, Il"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Veltroni ha
deciso che tenere una linea prudente non era più possibile: "Se Berlusconi
ha deciso di fare di Alitalia e Malpensa il cuore della sua campagna, noi
glielo dobbiamo impedire". In effetti, così Berlusconi ha deciso: il
leader del Pdl s'è convinto che il caso Alitalia è l'unico grande jolly a
disposizione in una campagna per il resto tutta dentro le righe e ha preparato
Campo
de' fiori il dolore di tenzin, il sostegno di nima
( da "Riformista,
Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Rutelli
impegnati entrambi nella corsa per succedere a Veltroni. Per chi questa
manifestazione l'ha organizzata non è stata una sorpresa scoprire che in piazza
potevano sventolare le une accanto alle altre le bandiere del'Ugl, quelle della
Sinistra Arcobaleno, quelle del Popolo della Libertà. Mancavano soltanto quelle
del Partito democratico che però era ben rappresentato sul palco.
Il
censis: sfida tra campioni di narcisismo e le candidate svelano di preferire il
perizoma - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Lo stesso
Veltroni, che pure non esibisce costumi di scena e nel suo tour si presenta a
pranzo dalle famiglie "normali" recando un vassoietto di pastarelle,
è pur sempre soprannominato "Walter Ego". Perché il narcisismo è
maschio. Ma anche le politiche femmine non scherzano.
L'età,
il punto debole del cavaliere - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
La segreteria
del Pd ha risposto che Veltroni ha deciso da tempo di destinare la somma per
opere benefiche e ha chiesto a Fini se per caso facesse altrettanto. La mancata
risposta di Fini avrebbe chiuso la questione, forse non prioritaria fra le
emergenze nazionali. Ma Berlusconi, in crisi di astinenza da risse, è saltato
sulla polemica,
Berlusconi:
veltroni pensionato dei partiti - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Macché nuovo
La promessa Berlusconi: Veltroni pensionato dei partiti Costi della politica, è
duello Pd-Pdl. Bettini: An ha mentito sui finanziamenti Veltroni si è presentato
come l'uomo nuovo, invece prende la pensione dal 2001 CARMELO LOPAPA ROMA -
"Veltroni? Un pensionato della politica".
Alitalia,
scende in pista Berlusconi e ferma il decollo per Parigi
( da "Panorama.it"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
spiega il
leader del Pd Walter Veltroni (che avrebbe però apprezzato poco il fatto di
essere stato messo in disparte in questa vicenda) su Malpensa serve
''gradualità. E poi se Alitalia non può avere due hub, l'Italia invece -
sostiene - può. Tra le cose che sembrano non andare giù al Cavaliere c'è
proprio il trattamento riservato dai francesi su Malpensa.
Gli
allarmati cattolici del Pd, in ansia per i sondaggi e per il boomerang Zapatero
( da "Panorama.it"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
preferiscono
il Pdl: il 50% voterebbe per Berlusconi e solo il 30% Veltroni. Certo è una
quota minoritaria dell'intero elettorato italiano (circa il 30%), ma è pur
sempre significativo. Gli stessi dati contenuti nell'analisi de Il Sole 24 Ore
che ha pubblicato un sondaggio Ipsos con la stessa fotografia.
Bolzaneto,
la colpa non è solo della polizia ma del clima di impunità creato dalla destra
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Di questo ha
parlato Veltroni 48 ore fa, e aspettiamo di sapere come si comporterà a
riguardo la destra, che al sud candida amici della mafia e al nord tace su
violenze moralmente più gravi di quelle degli estremisti, le violenze delle
forze in divisa. Che trasformarono la Diaz in una mezza Guantanamo dopo aver
abbandonato la città (o essere state costrette ad abbandonarla)
Che
sbaglio, questa storia proprio ora
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Abstract:
Fossimo stati
ieri al posto di Veltroni, non saremmo stati felici di leggere della telefonata
intercorsa fra Prodi e Berlusconi sulla vicenda Alitalia. Perché questa storia
complicata e comunque negativa non sarebbe mai dovuta entrare nella campagna
elettorale, non era stata prevista, e nelle ultime ore ha causato al Pd un
discreto danno.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
PRIVATIZZAZIONE La
destra a parole contro Air France, ma nel mirino c'è Veltroni Alitalia, il piano Pdl GIOVANNI
COCCONI Tra due ultimatum. Alla virata decisiva sulla vicenda Alitalia Berlusconi e Veltroni si ritrovano insieme in un vicolo molto molto stretto. Chiusi da
una parte dal ricatto del sindaco di Milano Letizia Moratti che non ritira la
richiesta di indennizzo miliardario della Sea, la società di gestione
degli aeroporti milanesi, e dall'altra dal presidente di AirFrance,
Jean-Cyrille Spinetta, che ieri ha lanciato un'offerta prendere o lasciare. Due
ultimatum uguali e contrari che sembrano mettere i due principali sfidanti al
voto di aprile con le spalle al muro. Perché se è vero che il Popolo delle
libertà è spaccato al suo interno (come ha onestamente ammesso ieri l'ex
ministro Pisanu), è anche vero che il leader del Pd non avrebbe voluto trovarsi
con questa matassa da sbrogliare a un mese dalle urne. Non è un caso che nel
lungo e fortunato tour in giro per la Lombardia Veltroni
sia riuscito a non parlare di Alitalia. Fino a ieri quando è stato costretto
dal precipitare degli eventi di una vicenda che improvvisamente si è avvitata
su se stessa. Con il Pdl che ufficialmente urla contro la vendita ad Air
France, in segreto spera che la compagnia di bandiera non fallisca e sempre in
segreto trama per far pagare a Veltroni la
"retrocessione" di Malpensa. In effetti la preoccupazione del leader
del Pd è che il caso Malpensa finisca per oscurare quanto fatto di buono nella
sua "campagna del Nord". Malpensa è e resterà una battaglia
simbolica, probabilmente alla fine non sposterà un solo voto, ma certo si
presta a essere impugnata come prova dell'indifferenza del Pd di governo verso
le sorti della parte più produttiva del paese. E infatti il Partito democratico
lombardo è da tempo impegnato a trovare una via di uscita. Non solo per
estendere gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori dell'indotto, ma anche
per trovare una soluzione più che onorevole per il secondo hub del paese. È il
segretario del Pd lombardo, Maurizio Martina, ad avere preso in mano il dossier
direttamente. Già a gennaio la sua proposta era quella di aprire ad altre
compagnie gli slot lasciati liberi da Alitalia. C'è da intendersi: le rotte per
l'Europa sono già liberalizzate e quelle verso il Nord America lo saranno a
maggio. Il problema vero sono le tratte intercontinentali, per esempio verso
India, Cina, Singapore, vincolate agli accordi bilaterali tra l'Italia e gli
altri paesi e che Air France non ha nessun interesse a cedere a potenziali
concorrenti. È questo il nodo più intricato che si trova ad affrontare il Pd
lombardo, sempre in contatto con Veltroni. "L'aut
aut della Moratti non è una posizione responsabile, anche perché in caso di
fallimento Sea raddoppierebbe le perdite e non sfrutterebbe quelle opportunità
che si aprono invece con l'apertura ad altre compagnie aeree" dice Anna
Puccio, responsabile impresa e internazionalizzazione del Pd lombardo e braccio
destro di Martina sulla vicenda Malpensa. Anche per Marco Ponti, esperto di
trasporti e docente al Politecnico di Milano, "Sea è una gallina dalle
uova d'oro, il problema è che fino ad oggi il monopolio Alitalia e i dividendi
politici ne hanno frenato le opportunità che invece si aprirebbero in caso di
apertura al mercato. Sono molte le compagnie interessate a prendere il posto di
Alitalia, e il business del traffico aereo è in crescita esponenziale".
Tutto il Pd è compatto sulla posizione che Alitalia non può e non deve fallire.
La parola d'ordine è separare il destino della compagnia di bandiera da quello
di Malpensa. Anzi, l'aeroporto milanese deve essere rilanciato anche con un
aumento di capitale che la prossima settimana il Pd proporrà in consiglio
provinciale. La moratoria, invece, cavalcata da Lega e da una parte del Pdl, è
più una bandiera che una proposta realistica. Come ha fatto capire ieri Air
France, non c'è più tempo. Il 31 marzo è vicino e la compagnia di bandiera
potrebbe anche fallire. Un ultimatum che ha finito per irritare i sindacati con
i quali comunque un accordo si dovrà trovare. Lo stesso presidente di Sea,
Giuseppe Bonomi, in quota Lega, non sembra essere più molto convinto dalla
proposta che potrebbe congelare Malpensa per due-tre anni. Meglio aprirsi
subito al mercato ma con qualche garanzia in più. Uno spiraglio c'è. Il tempo
stringe ma la trattativa è appena cominciata.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
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OGGI A ROMA A
PARTIRE DALLE
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
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ELEZIONI
"NON VA DATA AI FRANCESI", POI AL SOLITO SMENTISCE. LA TRATTATIVA
INTANTO SI FA DURA Alitalia atterra sulla campagna. Berlusconi
la vuole fallita Il centrodestra gioca con Alitalia. Dopo l'ultimatum lanciato
dal sindaco di Milano Moratti ("se si deve penalizzare Malpensa è meglio
che Alitalia fallisca"), il Pdl si dice contrario alla vendita della
compagnia di bandiera ad Air France e rilancia l'idea di una moratoria per
due-tre anni proprio nel giorno in cui il potenziale compratore fa capire che
potrebbe ritirarsi dalla partita. Nel mirino c'è il governo
Prodi, ma soprattutto Walter Veltroni che invece vuole scongiurare il fallimento della compagnia di
bandiera e teme che la grana Malpensa possa compromettere il successo del suo
tour nel Nord. In realtà, come ammette l'ex ministro Pisanu, anche il Pdl non
ha una posizione compatta. Berlusconi lavora di
veline facendo sapere che sarebbe una sciagura la vendita ai francesi per poi
smentire tutto, come già aveva fatto una settimana fa. Anche i sindacati sono
tornati sul piede dei guerra, infastiditi dall'ultimatum di Air France. Intanto
il governo italiano ha raggiunto un accordo con Sea, cui ha chiesto di nuovo di
ritirare la causa di risarcimento miliardaria (fino ad ora con poco successo),
e gli enti locali interessati agli ammortizzatori sociali a favore dei
lavoratori.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
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DEMOCRATICI Una
campagna elettorale che ancora non cattura l'opinione pubblica Pullman a parte
nora è moscia MARIO LAVIA "La gente passa, abbastanza numerosa, è un via
vai anche ritmato dai rintocchi di campana, oggi è la domenica della
Palme...". Dal suo banchetto elettorale in Piazza della Mercanzia
(Bologna) la neocandidata Sandra Zampa, già capufficio stampa di Prodi, ha
scritto sul suo blog queste parole un po' troppo alate per una campagna
elettorale non proprio entusiasmante. Ma è giustificata, per lei è la prima
volta, e magari l'aria bolognese induce all' ottimismo. Sorge spontanea la
domanda: ma la campagna elettorale del Pd c'è? Cioè: oltre al pullman, il podio
trasparente, le piazza stracolme, il palco verde- prato ? insomma: Veltroni ? il Pd si sta muovendo per prendere un po' di
voti? Emma Bonino si è lamentata perché, ha detto, "non mi fanno fare
niente": colpa di una legge elettorale che decide preventivamente chi
entra e chi no e che quindi rende inutile lo sforzo del singolo candidato? O
non c'è anche un problema specifico con i radicali? Forse tutt'e due le cose:
perché è pur vero che in una circoscrizione del nord il locale candidato
radicale di fatto non è stato "invitato" alla conferenza stampa di
presentazione. Segno di un rapporto non facile. Ma è indubbio che in generale
l'aria sia un po' moscia. "Io vorrei votare domani ", dice a Europa
un candidato di prima fila a segnalare una stanchezza invincibile già a metà
strada. L'interesse degli italiani in questo momento sembra più rivolto ai
crolli di borsa o al dramma tibetano, i dibattiti elettorali tv non fanno
grandi ascolti. Magari la gente aspetta i fuochi d'artificio degli ultimi
giorni, aspetta (forse invano) il faccia a faccia tv Veltroni- Berlusconi. O forse è stufa di andare a votare ogni due anni. È vero che
questa è più che mai la campagna dei leader, dei numeri uno: la gente lo
"sente" e ogni uscita di Veltroni è un evento. Dove passa lui la musica è diversa, da Novara a
Foggia, da Belluno a Monza ("Impressionante la gente, è dagli anni
Settanta che non si vedeva una piazza così", secondo Linda Lanzillotta).
Ne è rimasto sorpreso lui stesso, oltre che il suo entourage. Che adesso fa gli
scongiuri: "Speriamo che anche al sud vada in questo modo". E gli
altri? Le cose vanno meglio in provincia e nei piccoli centri che non nelle
metropoli. A Roma la campagna non si vede. Ma qui è troppo forte la tv e poi
conta davvero solo il rush finale. A Milano, non c'è molta roba, per gli stessi
motivi. E al sud? Malgrado il frenetico attivismo di Anna Finocchiaro in
Sicilia si fatica molto, le liste non hanno certo galvanizzato il partito. C'è
un D'Alema che batte il territorio alla sua maniera, all'antica, cinque-sei
"cose" al giorno: conferenze stampa la mattina, poi incontri con
lavoratori ma anche imprenditori, pomeriggio la manifestazione in piazza o in
un cinema, sera con cena per l'autofinanziamento. La Puglia metro per metro,
nei paesini e nei centri urbani. A Napoli ha riempito il Politeama ma per forza
di cose quella è una realtà ben più difficile. "A me però sono andate bene
anche le iniziative a Caserta e a Napoli" dice Andrea Orlando, che però è
candidato in Liguria dove le cose sono più agevoli. In lista dietro di lui c'è
Francesco Saverio Garofani: "C'è un'aria positiva, lunedì sera con
Franceschini abbiamo riempito una grossa piazza di un quartiere genovese. La
gente c'è". Il quale Franceschini di manifestazioni ne sta facendo un
mare. Alcune salutate da un inatteso successo di pubblico: come a Cosenza, 1300
persone e gente fuori dal teatro (non succede solo a Walter). Calabria, eh, non
Emilia: "È chiaro che la nostra campagna è difficile perché abbiamo un
territorio molto frammentato, pieno di paesini, piccole realtà ? spiega
Nicodemo Oliverio, candidato numero
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
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Reportage
Manifestazione "no-partisan" in Campo de' Fiori Roma, tutti sul palco
a fare i tibetani FRANCESCA SCHIANCHI ROMA Sale sul palco invitata dal
direttore di Radio Radicale, Massimo Bordin, la rappresentante
dell'associazione donne tibetane, uno scricciolo intabarrato nella bandiera
colorata del suo paese. Discorso accorato, urlo finale "aiutateci" e
pianto commosso. "Dopo questa parentesi torniamo agli interventi
politici", si lascia scappare Bordin, "una parentesi
importante", corregge. Via, può ricominciare la passerella dei politici
sul palco della manifestazione "Siamo tutti tibetani", organizzata
ieri a Campo de' Fiori dal quotidiano Il Riformista e Radio Radicale. Inizio
alle 16.30: arriva subito il candidato sindaco Pdl Gianni Alemanno,
appassionato scalatore reduce da una salita pochi mesi fa proprio in Tibet:
"Parla tra i primi perché poi ha un impegno". Sventolano le bandiere,
del Tibet, ma anche Sinistra Arcobaleno e Ugl, Popolo della libertà e Cobas,
Legambiente e Il loto ("Siamo una lista: il nostro programma? I valori
umani", essenziale la candidata Daniela Sallustio). Impazziscono i
fotografi per il monaco tibetano da dieci anni in Italia che dispensa sorrisi e
biglietti da visita. Si riempie la metà piazza occupata, quella alle spalle di
Giordano Bruno, cinema Farnese presto illuminato proprio di fronte al palco,
viavai interessato dalla storica libreria "Fahrenheit", la cameriera
del caffè accanto che ogni tanto si affaccia, butta un occhio e torna dentro,
quello del bar di fronte che attraversa distratto la piccola folla, "Sa
quante ne abbiamo viste?". Soddisfatto il senatore Pd Antonio Polito, già
di nuovo direttore del Riformista; alza la voce il radicale Sergio D'Elia:
"Vergalo", deve voler dire qualcosa come Tibet libero e una signora
con cartello scritto a mano "Libertà per il Tibet" lo ripete a ugola
spiegata. Arriva circondato dai giornalisti Fabrizio Cicchitto, comparsata sul
palco e se ne va. Come lui quasi tutti: la ministra Barbara Pollastrini in
cappottino blu, l'europarlamentare Renato Brunetta, il deputato An Maurizio
Gasparri. Intervento sul palco, tante grazie bipartisan al Riformista e Radio
Radicale ("due grandi media", li promuove Brunetta), che scandalo
quel che succede in Tibet la Cina ci deve ascoltare, poi via di corsa, che la
campagna elettorale deve continuare. Come unico cattolico, la voce di Savino
Pezzotta. Il candidato sindaco Rutelli arriva alle sei e mezza, due battute su
"Roma crocevia dei diritti civili" mentre dietro qualche militante del
Pdl sventola le bandiere "Berlusconi
presidente". Solidarietà testimoniata: ora gli tocca scappare, per lui
neanche l'apparizione tra la folla. Basta il pensiero. Nei capannelli si parla
di politica, chi ti allunga un volantino per la lista Zingaretti a Roma, chi
promuove la campagna del fiocco blu contro la violenza uomo/donna. Qualche
candidato della lista pro life di Ferrara si aggira con grandi cartelli
"Sono una bambina cinese abortita dallo stato": fischi dal pubblico
quando uno di loro, Giorgio Gibertini, sale sul palco a portare il suo
sostegno. "Non lo accetto" si irrita Polito: siamo tutti così
serenamente no partisan, mi rovinate l'atmosfera? Chiacchierano amabilmente il
rifondarolo Roberto Musacchio e Marco Pannella, arriva in scialle nero la ministra
Emma Bonino con portavoce al seguito in scialle-bandiera tibetana; si ferma ad
ascoltare un gruppo di ragazze biondissime. Svedesi? "Francesi, slovene e
svizzere: abbiamo guardato su Internet se a Roma si organizzava un evento,
eccoci a sostenerlo", arrota la erre Claire, 24 anni. Manda sms il
dipendente pubblico di Firenze arrivato a seguito del presidente del consiglio
comunale, in abito rinascimentale e grande gonfalone. Interviene
il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, ricorda quanto gli stia a cuore l'Oriente
"per ragioni personali". Va a prendersi una Coca light al bar, al
tavolo accanto siede Pannella con un'acqua minerale. "A quelli del
Piemonte ho fatto una scenata", lo saluta Bettini. Altro che Tibet.
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
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Al quartier generale
dei democratici: attacco "becero" e "gioco sporco"
[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA Chi immaginava una campagna elettorale combattuta
a colpi di fioretto, ora si deve ricredere. Fini e Berlusconi
hanno cominciato a usare le maniere forti contro Veltroni
bollandolo come il "baby-pensionato d'oro". Ha cominciato il leader
di An a sferrare il primo colpo sull'"ipocrisia" del leader del Pd,
ricordando la sua pensione di europarlamentare da 5mila euro al mese. Ha
rincarato la dose Gasparri definendolo "il re degli scrocconi ed un
patetico bugiardo". Poi è arrivata la staffilata del leghista Calderoli il
quale sostiene che Veltroni, fino a quando è stato
sindaco di Roma, ha percepito uno stipendio di 9.762 euro lordi mensili, e
invece di diminuirlo come poteva, lo ha aumentato visto che la legge fissa in
7.898 euro lordi mensili l'ammontare equo. Infine la bomba di ieri sganciata da
Silvio Berlusconi che cambia i connotati del confronto
elettorale. "Ancora una volta, Veltroni parla in
un modo e razzola in un altro. Si è presentato come il nuovo della politica
italiana ma invece è un pensionato della politica che riceve la pensione dal
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
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La bagarre Ancora
una volta Veltroni parla bene e razzola male Berlusconi sa solo insultare E' evidente il suo imbarazzo
sui tagli proposti da Walter Al Cavaliere soffieremo nelle orecchie A Mediaset
va tolta una rete Silvio Berlusconi Rosy Bindi Antonio
Di Pietro.
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
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Enzo
Ghigo "Il silenzio di Veltroni è prova
dell'ambiguità" Il fatto che Walter Veltroni nel comizio di
Torino non abbia detto una parola sulla Tav è la dimostrazione delle ambiguità
che covano nel Pd. Non basta scrivere nel programma che la Tav si deve fare,
occorre esserne convinti davvero. E il Pd non ha dato prova di esserlo". L'affondo di
Enzo Ghigo, capolista del Pdl al Senato, parte dalla constatazione che
"anche Chiamparino si è reso conto di questa situazione". Il Pdl,
invece, è per la Tav senza se e senza ma. Se vince Berlusconi
come farete a rispettare questa posizione? "Non essere ambigui non vuol
dire mandare i reparti speciali per far aprire i cantieri. L'Osservatorio ha
fallito e si sono persi due anni ma ha contribuito a modificare l'opinione
della gente in Val di Susa. Il clima è cambiato e il nuovo governo deve
contribuire a realizzare anche un progetto complessivo di sviluppo
economico". E se quest'opera di persuasione non basterà? "Chi si dice
a favore della Tav deve avere un atteggiamento coerente sia in caso di vittoria
che di sconfitta. Se alla fine sarà necessario mandare le forze dell'ordine,
così come è stato fatto in Campania per l'emergenza spazzatura, si dovrà farlo.
Spero che la stessa posizione sia adottata dal Pd". \.
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
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ELEZIONI. PASSAGGI
INTENSI DEI BIG NAZIONALI Politica e gastronomia E' il giorno di Veltroni Casini benedice la Cotto Accornero porta il capo
dal Moro Relax monferrino per il leader Pd Il segretario Udc: "Votare per
lei è una scelta di libertà" Oggi tocca Walter Veltroni.
Il suo pullman che sta girando l'Italia è atteso per le dieci. Ingresso libero
al Politeama. Con lui il ministro Cesare Damiano. Sul palco sarà presentato da
Francesca Ferrari, una giovane del Pd di Refrancore. Parlerà anche Roberto
Peretti, candidato alla presidenza della Provincia. Il leader nazionale del Pd
ad Asti toccherà anche temi locali ed in particolare il voto amministrativo. Un
tasto suonato anche da Pierferdinando Casini che, ieri mattina in municipio ha
tenuto una conferenza stampa e salutato i candidati dell'Udc alle Politiche e
alla provinciali dove il suo partito ha rinunciato a presentare lista e simbolo
confluendo di fatto nelle due civiche della Cotto. Casini ha avallato la
scelta: "Votare la Cotto e le sue liste arricchite dai nostri
amministratori alle provinciali è una scelta di libertà contro le oligarchie
che dominano il Pdl e contro i diktat dei luogotenenti di Berlusconi".
"La gente non vuole essere espropriata dal diritto di scegliere - ha
aggiunto - noi siano stati gli unici a volere il ritorno delle preferenze, ma
gli altri, tutti gli altri, non lo hanno voluto". Sulla scelta di alcuni
di passare dall'Udc al Pdl è stato drastico: "Non rimpiango Bonsignore e
gli altri. Fuori i secondi". Servizi ALLE PAGINE 64-65Flavio Accornero,
segretario dell'Udc è per definizione dello stesso Casini: "Un candidato
di peso". Non si poteva smentire e così, dopo l'incontro in municipio ha
portato il suo leader nazionale e il seguito di parlamentari e candidati a
pranzo al Moro, sul Lungotanaro. Assaggi di carne cruda e specialità astigiane
con un bicchiere di Barbera Nizza. "Senza appesantirlo e senza fargli perdere
l'invidiabile linea, visto che doveva poi proseguire per Alba" ha
commentato Accornero. Relax monferrino anche per Walter Veltroni
che ieri sera è arrivato con il pullman e il seguito alla Locanda del
Sant'Uffizio di Cioccaro di Penango, dove ha cenato e trascorso la notte.
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
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ELEZIONI. DUE
INCONTRI DELL'UDC Alba, Casini attacca Zanoletti "Ci ha lasciati per la
poltrona" [FIRMA]ROBERTO FIORI ALBA "Ho stima per il senatore Zanoletti,
che per tanti anni ha condiviso il nostro percorso politico. Ma se adesso ha
deciso di cercare con il Partito della Libertà una poltrona che poi non gli
hanno neppure dato, sia onesto e dica che è una semplice scelta di convenienza.
La rispetto, ma non vada in giro a dire che è dovuta al fatto che l'Udc si
sarebbe spostata a sinistra. Noi siamo fermi e coerenti, se c'è un partito che
rompe le uova alla futura alleanza tra Berlusconi e Veltroni, quello è proprio l'Udc". Arrivato nel feudo zanolettiano
di Alba, ieri pomeriggio Pierferdinando Casini ha giocato a carte scoperte.
Sarà stata la passeggiata in via Maestra con tante strette di mano, sarà stata
la piccola folla che l'ha accolto prima in piazza Duomo e poi l'ha applaudito
nella sala del Palazzo Mostre e Congressi, ma il leader dell'Udc ha
graffiato e ottenuto consensi in quello che sulla carta sembrerebbe uno dei
territori a lui più ostili. "So che essersi schierati con noi, qui ad
Alba, vuol dire aver rifiutato le lusinghe del potere. E' più difficile, per un
assessore provinciale o comunale, esprimere la propria indipendenza quando un
po' tutti scelgono di seguire il branco" ha detto Casini rivolgendosi a
chi era in prima fila, dall'assessore provinciale Giovani Negro (che al termine
del comizio, prima del trasferimento a Saluzzo, ha anche accolto l'ex
presidente della Camera nella sua cantina di Monteu Roero) agli assessori
comunali Ivana Miroglio e Claudio Taretto, dai consiglieri comunali e candidati
al Parlamento Luciano Vero e Gaetano De Luca agli amministratori di Langa e
Roero. Con loro, l'onorevole Teresio Delfino (capolista nel Piemonte 2), che ha
commentato: "Eravamo sicuri di ricevere una bella accoglienza ad Alba. E'
un segnale che ci dà fiducia e conferma che la coerenza è ancora un valore
importante". Dal palco, Casini ha poi affrontato le principali questioni
nazionali, dal lavoro all'economia, dall'immigrazione alla famiglia. E non ha
risparmiato gli affondi a quello che ormai abitualmente definisce il "duo
Veltrusconi".
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Retroscena I
sondaggi smentiscono la "tradizione" Veltroni
va a caccia dell'operaio perduto Se votassero solo i laureati il Pd vincerebbe
col 44% Ma è allarme e ora l'obiettivo è convincere i ceti bassi FABIO MARTINI
ROMA La rimonta di Veltroni si è fermata tra la gente
semplice, nelle case in ringhiera di Milano, fra i fumi di Porto Marghera, nei
quartieri Spagnoli di Napoli. Sono convergenti le analisi riservatamente
sfornate dai due istituti (Ipsos e Swg) dei quali si serve il Pd per leggere
pulsioni e tendenze degli elettori: negli ultimi due mesi il ritardo dal
centrodestra si è visibilmente ridotto in quasi tutti i segmenti sociali, ma la
velocità del recupero è stata forte (ed è in leggera ripresa) nel ceto medio e
medio-alto, dunque tra chi vede la tv e legge i giornali ed è più istruito,
mentre è molto più ridotta, se non addirittura nulla, nei ceti popolari.
Dunque, tra gli operai a reddito più basso, i pensionati "sociali, le aree
più degradate del Mezzogiorno. Una parte di ex elettori dell'Ulivo ora
disillusi sono tentati dal non-voto, se non addirittura dal salto verso chi è
"contro il governo". E proprio ieri l'ultima indagine analitica,
stavolta di Demopolis, dilatava l'effetto già segnalato dai sondaggi
precedenti: mentre il distacco complessivo tra le due coalizioni resta di 6-7 punti
(come per altri istituti), se per paradosso votassero soltanto i laureati, Veltroni e Di Pietro vincerebbero alla grande le elezioni,
col 44%, contro il 39% del Popolo delle libertà. Curioso: la sinistra arranca
proprio tra i "suoi" ceti. Si dirà: storia consolidata questa di una
sinistra elitaria, "antipatica", poco popolare. Vero, ma non del
tutto. Certo, alla sua prima apparizione sulla scena politica, nel 1994, Silvio
Berlusconi seppe far sognare e farsi votare da milioni
di operai, casalinghe, disoccupati, evento ripetuto nel 1996 e ampliato nel
2001. Ma nel 2006, secondo l'analisi di Itanes (il più autorevole studio
pluriennale sui comportamenti elettorali) l'Unione di Prodi era stata percepita
da molti elettori, soprattutto al Centro e nel Mezzogiorno, "come
portavoce delle esigenze e degli interessi del lavoro dipendente e dei ceti
popolari", tanto è vero che tre anni fa gli elettori con licenza
elementare erano tornati in maggioranza (52,9%) a votare per l'Unione. Ora, il
preannuncio di una nuova inversione a favore di Berlusconi. Ovviamente Veltroni ha riflettuto su questi dati e
al Loft già da diversi giorni stanno correndo ai ripari: subito dopo Pasqua
sarà formalizzata una impegnativa proposta di rafforzamento delle pensioni
medio-basse; sabato 29 marzo, al PalaTenda di Brescia, si terrà la Conferenza
operaia del Partito democratico e sono in cantiere altre "trovate"
capaci di colpire l'immaginario "popolaresco". Spiega Enrico Morando,
coordinatore del programma del Pd: "La novità del posizionamento politico
e la struttura del programma vanno consolidati e non cambiati. Ma una certa
difficoltà tra alcuni segmenti sociali consiglia di sviluppare alcuni
interventi in tema di caro-vita per i beni di prima necessità, immaginare
tariffe agevolate (gas, elettricità) per alcune fasce sociali e soprattutto
prendere atto che chi è andato in pensione negli Anni Novanta, si è impoverito
e dunque proporremmo un intervento per le pensioni che sono diventate basse nel
corso degli anni e sono un po' più alte di quelle bassissime. Una platea vasta
e faremo la proposta soltanto quando avremo previsto tutta la copertura
necessaria". Per risalire la china, il 29 marzo si svolgerà a Brescia la
Conferenza operaia del Pd: fino all'ultimo resterà la suspense se accetteranno
di esserci i leader di Cgil, Cisl e Uil, anche se l'ambizione non è quella di
un'operazione "istituzionale" ma di parlare concretamente di
condizione operaia (salari e sicurezza), come coronamento di un'operazione di
cultura politica, quella che Veltroni ripete in tutta
Italia: "Imprenditori e operai hanno un destino comune". Basteranno i
segnali disseminati negli ultimi 25 giorni di campagna elettorale per
recuperare tra i ceti popolari delusi? "Ora - come fa osservare Giorgio
Tonini - dopo il lavoro dell'"aviazione" Veltroni,
toccherà alla "fanteria" dei dirigenti e dei militanti arrivare anche
a questi ceti". Scontando però una curiosa mancanza di leader
"popolareschi", visto che nel Pd non esistono personaggi alla Di
Vittorio o alla Pajetta, ma neppure alla Donat-Cattin. Dice l'ex direttore
dell'Unità Peppino Caldarola: "La classe dirigente del Pd è priva di
connotati perché Veltroni non ha sostituito la classe
(giustamente archiviata) col termine popolo. Nel Pd americano ci sono leader
che rappresentano idealità, interessi, popoli diversi, mentre da noi non c'è un
popolo al quale ci si rivolge, semmai un cittadino che non ha convinzioni
religiose, passioni, classe e il cui problema essenziale è convivere con altri
cittadini".
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Te su punti
programmatici, come il taglio delle tasse, che prima erano cavalli di battaglia
del centrodestra, e oggi perfino il Cavaliere maneggia con più cautela? E
perché Berlusconi dà di sé un'immagine più preoccupata
del solito, e anche a costo di polemiche (come quella su una riforma della
riforma delle pensioni) dipinge un futuro difficile da governare? In altre
parole, quanto gioca la psicologia nei comportamenti dei leader in campagna
elettorale? E' evidente: con la sua ostentata serenità, il rifiuto di far
polemiche e l'abbandono dichiarato dell'antiberlusconismo, per quindici anni
l'argomento più forte del centrosinistra per chiamare a raccolta i propri
elettori, il leader del Pd intende marcare una soluzione di continuità con il
passato anche recente. Dimenticare Prodi, l'imperativo categorico di Veltroni, passa insieme per una completa revisione del
linguaggio e degli argomenti, inclusa la messa tra parentesi del governo che ha
stentato per 20 mesi, ha aumentato le tasse e ha portato allo scioglimento
delle Camere. Berlusconi al contrario è convinto che
la crisi percepita, nell'immaginario della gente, sia ancora più forte di
quella reale, e che il dichiararsene consapevole serva a ricordare agli
elettori quel che dal suo punto di vista ne è il diretto responsabile: Prodi e
il suo governo. Noi faremo il possibile, ripete a ogni momento il Cavaliere, ma
con l'eredità che ci lasciano quelli che hanno governato prima di noi... Fin
qui, il leader del Pdl non insiste più di tanto nel
dipingere il Prof come una specie di papà di Veltroni. Ma non c'è da farsi molte illusioni. Berlusconi è un sapiente amministratore degli argomenti elettorali, e
riserva questo per le settimane finali della campagna. Quando forse anche Veltroni si farà venire qualche
rigurgito di antiberlusconismo, per accontentare la pancia dei suoi elettori.
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
ELEZIONI.PRIMA IN
ALTO "L'ITALIA DEI VALORI" Estratto l'ordine dei simboli In cima i
grandi schieramenti [FIRMA]MARCO BENVENUTI NOVARA In alto l'"Italia dei
valori" e subito dopo il Partito Democratico, cioè la
coalizione per Veltroni
premier. Poco dopo l'altro grande schieramento, quello per Berlusconi, e poi via via i
"piccoli". In ultima posizione "Per il bene comune". I
grandi schieramenti all'inizio della scheda elettorale, tutti gli altri partiti
in fondo. Quasi un anticipo di parlamento sulla scheda elettorale, ha
commentato ironico qualche rappresentante di lista all'uscita dal
tribunale. Con uno scherzetto della "dea bendata": i partiti che
hanno nel simbolo falce e martello sono uno di fila all'altro. Per la serie: chissà
che confusione. Ieri alle
( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Intervento
d'emergenza condiviso Retroscena E il governo pensa al fallimento pilotato
AUGUSTO MINZOLINI L'accordo bipartisan convince anche Marcegaglia ROMA L'aria
intorno al Palazzo si sta facendo pesante. Sulla trattativa Alitalia si stanno
addensando le nubi di una tempesta che potrebbe caratterizzare l'ultima fase
della campagna elettorale. Sparano sul governo da destra e da sinistra e
cominciano a circolare i primi veleni. "Alle condizioni di Air France -
osserva Giampiero Cantoni, consigliere di Silvio Berlusconi
sull'argomento - l'Alitalia può essere acquistata da una cordata di
imprenditori italiani. Il problema della compagnia è il personale. Con un
taglio di 7mila posti di lavoro l'affare lo possiamo fare anche io e lei.
Quello di Prodi è un regalo. Lui è un esperto in materia. Basta ricordare la
trattativa per la Sme con De Benedetti". Sull'altro versante, quello della
sinistra massimalista, il capogruppo dei Verdi, Angelo Bonelli, dà voce a una
diceria che circola in quegli ambienti. "Ci sono - confida - tante banche
Usa tra i creditori di Alitalia e la ricaduta per Tommaso Padoa Schioppa
potrebbe essere la presidenza dell'Fmi". Insomma, l'armamentario da usare
contro i due fautori della vendita ad Air France è già pronto: la Sme, i
rapporti con la Goldman Sachs e con il mondo delle banche d'affari per il
Professore; le strette relazioni con la finanza internazionale per Tps. Sono
argomenti che vengono solo ventilati, gettati là. Racchiusi in un aggettivo
"opaco" con cui molti giudicano la trattativa: da
Silvio Berlusconi, a Fausto
Bertinotti al mecenate del Pd di Veltroni, Carlo De Benedetti. "È stata un'asta opaca e senza
trasparenza - spiega il Cavaliere - addirittura per alcuni aspetti contro la
legge. Ad esempio i dati sulla situazione di Alitalia sono stati forniti ad Air
France ma non ad Air One. Lo stesso vale per le condizioni: quelle fatte
ad Air One erano inaccettabili, quelle ad Air France più favorevoli. Di fatto,
una svendita. Come con la Sme. Prodi ha messo un suo intimo dell'Iri a seguire
la vicenda come aveva fatto in altre situazioni. A questo punto la trattativa
con Air France è finita, visto che in Francia sono abituati a pensare che il
governo è una cosa seria, non come danoi. E non si metterebbero mai contro il
prossimo governo. La strada è quella di una cordata italiana, capeggiata da Air
One, a cui potrebbero partecipare diversi imprenditori. Tutti con la stessa
quota. Potrebbero essere interessati anche i miei figli". Se gli stracci
ancora non volano poco ci manca. Ieri in Consiglio dei ministri lo scontro è
stato duro. La sinistra è andata all'attacco. Il ministro degli affari sociali,
Paolo Ferrero, ha accusato il governo "di aver svenduto la compagnia di
bandiera infischiandosene del posto di lavoro di migliaia di lavoratori".
Quello dei Trasporti, Alessandro Bianchi, sia pure in modo più garbato ha
ricordato a Tps le parole di un mese fa: "La proposta di Air France doveva
essere di gran lunga la migliore. Ma a quanto pare lei si è sbagliato. E a
queste condizioni non capisco perché l'Italia deve rinunciare ad una compagnia
di bandiera". Nella riunione c'erano ancora gli echi dei dubbi espressi
dal vicepremier Francesco Rutelli nel consiglio dei ministri precedente sempre
in difesa dell'italianità. Con Prodi e Tps si sono schierati i vari Amato,
Bersani, Parisi, ma più con il silenzio che a parole. Mentre D'Alema sponsor
politico della cordata sconfitta, quella di Air One, si è dileguato dalla
riunione ancor prima che la questione fosse discussa. Del resto non è che il
Consiglio dei ministri dovesse prendere una decisione. Quello che doveva fare
il governo l'ha già fatto con il parere del Tesoro a favore dell'accordo con
Air France. Solo che più passano i giorni e più la questione sta diventando
rovente. Forse proprio per questo Prodi ha colto l'occasione per difendersi.
"La proposta di Air France - ha spiegato - è seria. I nostri interlocutori
hanno analizzato i tentativi precedenti di salvataggio a cominciare da quello
di Cimoli che, parole di Berlusconi del 2006, doveva
riportare in un anno la compagnia in utile. Tutti sanno com'è andata a finire.
L'Air France è stata l'unica offerta valida: un'intesa tra Alitalia e Air One
sarebbe stata la somma di due debolezze. Ora abbiamo di fronte o la vendita o
il fallimento. Ma in questo caso, lo dico alla sinistra e al sindacato, chi
dovesse intervenire dopo avrebbe la possibilità di avere la mano ancora più
pesante sull'occupazione. Purtroppo in questa storia i partiti stanno facendo
la loro campagna elettorale sulla pelle di un'azienda". Poi, per dare una
risposta ai veleni che circolano il Professore ha spiegato: "Se oggi o
domani gli imprenditori italiani di cui si parla facessero un'opa su Alitalia -
il costo delle azioni è anche favorevole - e ci presentassero un loro piano
industriale noi saremmo apertissimi. Con Air-France non c'è una trattativa
blindata". Fin qui in consiglio dei ministri. Poi con il presidente di
Air-France- Klm, Jean Ciryl Spinetta. Il primo problema lo ha posto proprio
quest'ultimo: "La situazione è già difficile, se poi devo fare i conti con
il prossimo premier che mi fa la faccia feroce tutti i giorni diventa
insostenibile. Debbo rifletterci su". Una riflessione a cui il Professore
ha aggiunto un corollario: "Proprio per questo deve migliorare l'offerta
innanzitutto sul piano occupazionale verso il sindacato. Eppoi perché anche noi
messi alle strette potremmo essere costretti al commissariamento". Siamo,
quindi, alla tradizionale pausa di riflessione. Una pausa che però potrebbe
azzerare tutta la trattativa e mettere parola fine all'accordo con Air France: Berlusconi, infatti, continua a caldeggiare una cordata
italiana. Ieri sera ha inserito nel novero anche Air One. E sulla bocca del
coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, come su quelle del "vice"
di Veltroni, Franceschini, e del braccio destro di
Rutelli, Gentiloni, è tornata l'ipotesi di una "soluzione
bipartisan". Lo strumento potrebbe essere quello del commissariamento
ricorrendo alla legge Marzano-Prodi, la stessa usata per salvare la Parmalat: i
libri di Alitalia non sarebbero portati in tribunale ma si tenterebbe un piano
di rilancio ristrutturando rigorosamente l'azienda. Per farlo ci sarebbe, però,
bisogno di nuovi capitali. Appunto, della cordata italiana di cui parlano il
Cavaliere.
( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Torture a Bolzaneto, destra sotto accusa Veltroni:
bisogna accertare le responsabilità politiche, intollerabile quel che accadde
Nei giorni del G8 nella Questura di Genova c'erano Fini ed altri esponenti di
An "Quanto è accaduto a Bolzaneto non è accettabile" perché "uno
stato democratico non può rendersi responsabile di quello che è accaduto al G8
di Genova". Così il leader del Pd Veltroni chiede con forza che siano
accertate "le responsabilità politiche" di quelle violenze. Di quei
giorni in cui esponenti di primo piano del governo Berlusconi erano nelle caserme di carabinieri e polizia. alle pagine 4, 6 e
7.
( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del È comprensibile che Ignazio La Russa insorga quando Veltroni chiede che vengano accertate le
responsabilità politiche della vergogna di Bolzaneto. Lui, come tutta An,
sperava che nel paese fosse evaporata la memoria di quei giorni di inaudita
violenza. Non aveva però fatto i conti con la sconvolgente requisitoria dei
pubblici ministeri Petruzziello e Ranieri Miniati, pubblicata
integralmente solo da "Unità" e "Repubblica". Perché adesso
diventa impossibile non collegare le violenze disumane perpetrate dalle schegge
impazzite della polizia di Stato al particolare clima politico di quell'estate
del 2001. Sicuramente vaneggiava quel torturatore in divisa che fu sentito
esclamare "con Berlusconi facciamo quello che
vogliamo". Ma nella Genova sconvolta del G8 restano agli atti due attive
presenze di governo. Quella del vicepresidente del Consiglio Fini, ospite dalla
sala operativa in Questura. E quella del ministro della Giustizia Castelli che
visitò la caserma degli orrori non battendo ciglia davanti ai
"prigionieri" sbattuti contro il muro, gambe divaricate e braccia
alzate. Forse solo con una commissione parlamentare d'indagine, finora
osteggiata anche da una parte del centrosinistra, si potrebbero riempire i
buchi neri a cui l'inchiesta giudiziaria non può dare risposta. È possibile
cioè che gli agenti indegni abbiano agito solo mossi dalla loro brutalità? O
sapevano di essere comunque protetti dall'alto? La destra usa come unico
argomento difensivo la necessità di impedire il linciaggio delle forze
dell'ordine. Sapendo benissimo che un completo accertamento della verità
servirebbe proprio a separare dalle mele marce i tanti servitori dello Stato
che fecero il loro dovere. Sbaglia la destra a non capire che Veltroni pone una questione di civiltà a tutela di tutti i
cittadini. Quel "segnale di attenzione" che i magistrati chiedono
affinché dopo i fatti di Bolzaneto e della Diaz un altro buio della democrazia
non sia più permesso.
( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del "Bolzaneto, la verità sui politici responsabili" La
chiede Veltroni. "Qualcosa sta cambiando, la
destra è nervosa e autodistruttiva" di Bruno Miserendino inviato a
Piacenza SUL PULLMAN che lo porta da Lodi a Piacenza Walter Veltroni
legge le agenzie, guarda le foto delle manifestazioni e riflette un po' sui
giovani: "Avete visto quanti ce n'erano in piazza a Pavia? Secondo me non
è casuale, vedo un risveglio di interesse, un avvicinamento alla politica e una
curiosità per le nostre idee". Lo dirà anche in piazza: "Le ragazze e
i ragazzi erano i grandi assenti dalle manifestazioni. Invece qualcosa si
muove". Troppo ottimismo? La realtà è che i giovani, come dicono sondaggi
e indagini, sono una parte importante dell'esercito degli indecisi, molti sono
tentati dall'astensionismo, e motivarli potrebbe essere importante. E' presto
per capire se c'è un riavvicinamento e una mobilitazione dei giovani, però ieri
mattina erano davvero tanti a Pavia, città universitaria. A un certo punto un gruppo di loro ha tirato su uno striscione
sarcastico sulle battute di Berlusconi: "Siamo precari, aspettiamo un milionario". Veltroni ha colto la palla al balzo:
"Mi piace divertirmi e fare battute ma quello dei precari è un argomento
su cui non riesco a scherzare". Ma i giovani erano tanti anche a Lodi,
dove c'erano più di tremila persone secondo gli organizzatori. E anche a
Piacenza, ultima tappa di una giornata che ha visto Veltroni
continuare a distanza il duello con Fini, nato sui costi della politica.
"Sono nervosi - dice il leader del Pd - e questo li porta a fare mosse
autodistruttive". Il riferimento è a quella battuta di Fini sulla
"pensione" di Veltroni che ha di colpo
abbassato il livello del politicamente corretto di questa campagna elettorale.
A Berlusconi la battuta è piaciuta e infatti l'ha
ripresa subito, Veltroni però non risponde più, l'ha
fatto con la nota dell'altro giorno che spiegava perché prende il trattamento
previsto dopo il mandato parlamentare europeo e come quei soldi, non potendo
rifiutarli, li usa per finanziare progetti per i bisognosi. La battuta di Fini,
"un'uscita molto fascista", come la definiscono nel Pd, ha convinto Veltroni che sui costi della politica ha toccato un nervo
scoperto. E che ha spiazzato tutti gli avversari e anche gli ex alleati della
sinistra radicale. Infatti Veltroni non demorde e
ovunque va prende gli applausi più fragorosi quando ricorda l'origine della
polemica: "Ho detto e ripeto che non è giusto un paese dove ci sono i
salari più bassi d'Europa e dove gli stipendi dei parlamentari sono i più alti.
Chiedo solo di riportarli nella media europea, sarebbe un gesto di sobrietà utile
al paese e anche alla politica in un momento economicamente difficile". Ma
l'eco della polemica si avverte anche in una richiesta che Veltroni
lancia proprio a Lodi, parlando di diritti, di legalità e di doveri:
"Nessuna coscienza democratica - dice - può rimanere inerte di fronte alle
notizie sugli episodi accaduti a Bolzaneto durante il G8 di Genova. Dobbiamo
capire anche se ci sono state delle responsabilità politiche e bisognerà
accertarle". Veltroni non nomina Fini ma si
capisce che nel mirino c'è il leader di An e i vertici di quel partito che un
qualche pessimo ruolo devono aver avuto nella gestione dell'ordine pubblico del
G8. Veltroni parla di responsabilità politiche per
sottolineare che il Pd ha sempre espresso ed esprime "la massima
riconoscenza alle forze dell'ordine che in questi anni si sono sacrificate per
garantire la sicurezza a tutti". "Questo giudizio non può essere
scalfito - dice Veltroni - e proprio per questo quanto
è accaduto a Bolzaneto non è accettabile". Tra un comizio e l'altro Veltroni calca la mano sulle liste del Pdl, che - dice -
sembrano fatte apposta "per dare schiaffi ad An". "Le hanno
inzeppate di gente che dice di An cose pestilenziali e questo sarà fonte di
divisioni tra loro a elezioni finite". "D'altra parte - aggiunge riferendosi
a Fini - ognuno è vittima delle proprie macchinazioni". Tuttavia Veltroni queste battute sulle polemiche delle ultime ore le
distilla in discorsi che poco concedono al politichese. Parla molto dell'Italia
che vuole il Pd, ricordando a ogni manifestazione che il primo provvedimento
che prenderà il governo, se sarà quello riformista, sarà il compenso minimo
legale per i giovani precari, una misura "che esiste in 23 paesi europei
su 27". E' qui che prende sempre l'applauso più convinto oltre a quello
sui costi della politica. Qualcosa vorrà dire. Quanto alle pensioni, l'altro
tema con cui il Pd intende parlare al grande esercito degli indecisi,
presenterà subito dopo Pasqua un progetto per alzarle.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia Romano
Prodi "Su Malpensa trattativa irricevibile, intervengano imprenditori
italiani". Bersani: "Parole irresponsabili" Berlusconi
chiude a Parigi: "C'è AirOne" Air France avanza una proposta
concreta. Se il Cavaliere non la gradisce, ne formuli un'altra ALDO FONTANAROSA
ROMA - Per chiudere la porta ai francesi, e rimettere in pista AirOne, Silvio Berlusconi sceglie due lunghe contemporanee interviste al
Tg1 e al Tg5 della sera. Prodi ribatte: "Non gli piace Air France? Porti
un'altra soluzione". Dice il Cavaliere: "Se esistono in Italia
imprenditori con un minimo d'orgoglio, è venuto il momento che si facciano
avanti con un'offerta. Evitino una fine così ingloriosa della nostra compagnia
di bandiera". Poi fa nome e cognome: la cordata che faceva capo all'AirOne
di Carlo Toto - dice - è "una soluzione praticabile", perché
supportata da energie molto "solide" (riferimento a Banca Intesa).
"Finora" aggiunge, "la vicenda è stata portata avanti in modo
dilettantesco. Prima c'è stata un'asta opaca perché i compratori non potevano
conoscere i reali conti di Alitalia; poi la trattativa è stata limitata ad Air
France. Ne riceviamo ora una proposta inaccettabile perché loro vogliono
ridurre i voli merci dal 2011, poi mettere bocca su tutti gli aeroporti italiani
e soprattutto toccare Malpensa. Noi vogliamo resti un grande hub da cui partire
verso il mondo". Già ieri mattina, leggendo la sua "Lettera ai
lombardi" pubblicata da Libero, gli umori del Cavaliere sono apparsi
chiari: "Cercano di chiudere Malpensa, il porto dell'Italia sul mondo. E'
solita invidia per chi produce ricchezza provata da chi, come Veltroni, non ha mai lavorato un giorno in vita sua".
Ma Prodi trova distruttiva la linea del fondatore di Forza Italia: "E'
evidente che la trattativa con i francesi non va bene. Ma è anche vero che Air
France avanza una proposta concreta. Se Berlusconi non
la gradisce, ne formuli un'altra". Anche Casini accusa il Cavaliere di
essere arrivato fuori tempo massimo: "L'idea di una cordata italiana
andava lanciata sei mesi fa". Dal fronte dei Democratici, il più duro è il
ministro Bersani: "Le parole di Berlusconi sono
irresponsabili se si pensa che arrivano da un uomo candidato alla guida del
Paese. Dica agli italiani quali erano i conti di Alitalia nel 2001, quando
gliela consegnammo, e quali quando lui ce la restituì". Invece il ministro
Paolo Gentiloni chiede un accordo, una "convergenza bipartisan".
Questa tregua va raggiunta oggi e conservata fino a maggio, quando la
telenovela della vendita arriverà alla fine.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
"G8, verificare
le colpe politiche" Veltroni:
A Bolzaneto cose inaccettabili per una democrazia, ora la verità PAOLO GRISERI
DAL NOSTRO INVIATO LODI - Accertare le responsabilità politiche su quanto
accadde nella caserma di Bolzaneto. Walter Veltroni sceglie la piazza centrale di Lodi per puntare l'attenzione
sull'inchiesta di Genova: "Nessuna coscienza democratica civile -
dice il segretario del Pd - può rimanere inerte di fronte agli episodi accaduti
durante il G8 del luglio 2001. Quanto è accaduto a Bolzaneto è intollerabile,
inaccettabile". Veltroni rende omaggio "allo
spirito di sacrificio e al coraggio delle forze dell'ordine che in questi anni
hanno garantito la sicurezza di tutti" e sottolinea che "la
solidarietà ai ragazzi in divisa deve essere costante, non intermittente".
Ma chiede anche "chiarezza sui fatti di Bolzaneto e sulle responsabilità
politiche, se ci sono state. A garanzia di tutti l'Italia deve ratificare al
più presto la convenzione sui diritti dell'uomo, una convenzione che esclude la
tortura, perché in alcuni casi si è arrivati a tanto". Parole pesanti che
segnano la giornata del segretario del Pd, impegnato ieri a Pavia, Lodi e
Piacenza. In Lombardia e in Emilia l'accoglienza è molto buona dopo i 10 mila
partecipanti al comizio torinese di martedì sera. La richiesta di chiarezza su
Bolzaneto e sulle responsabilità politiche di quella vicenda finisce per
rimettere al centro la polemica con An e Gianfranco Fini. Dopo la lite di due
giorni fa sugli stipendi dei parlamentari, Veltroni
torna a punzecchiare il leader della destra: "An è stata trattata a
schiaffoni durante la composizione delle liste, sono stati candidati personaggi
che gli esponenti di An definivano fino a poco tempo fa con epiteti
pestilenziali". Una strategia di attacco alle contraddizioni del Pdl che
va di pari passo con quella di erodere il consenso nelle roccaforti
tradizionali del berlusconismo. Così, all'ora di pranzo il segretario del Pd
abbandona la comitiva per recarsi in una casa di accoglienza del pavese a incontrare
i vertici della Compagnia delle Opere. All'incontro, mantenuto riservato,
lavorava da giorni il giovane segretario regionale del Pd lombardo, Maurizio
Martina. Il pranzo è certamente un fatto inconsueto per una organizzazione
tradizionalmente vicina a Roberto Formigoni che ha anche candidato il suo
presidente nazionale, Raffaello Vignali, nelle liste del partito di Berlusconi. Vignali naturalmente non partecipa alla
riunione. Ma sono presenti i suoi collaboratori. In queste settimane la
Compagnia è retta dal vicepresidente Massimo Ferlini. La Cdo chiede al
candidato premier del Pd di impegnarsi ad approvare nuove leggi sulla
sussidiarietà, in direzione di quella integrazione tra pubblico e privato su
cui la Compagnia ha puntato da tempo la sua strategia. In serata, dopo il
comizio a Piacenza, Veltroni si concede il
fuoriprogramma di un caffè a casa di Marie S., una fan di sedici anni: "Un
suo zio siciliano - racconta dal palco il segretario - mi ha inviato un fax
dicendo che Marie sarebbe stata entusiasta se io avessi accettato l'invito.
Così ho deciso di accontentarla". La comitiva si muove tra le vie di
Piacenza alla ricerca della casa di Marie dove si brinda e si mangiano cannoli.
Al termine Veltroni commenta: "Spetta a tutti
fare l'ultimo sforzo di questa campagna, coprire l'ultimo miglio convincendo i
conoscenti, invitandoli al caffè, creando l'ondata decisiva per convincere gli
indecisi e vincere".
( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Berlusconi e le lettere "ad
regionam" di Marcella Ciarnelli La raccolta dei voti Silvio Berlusconi l'ha cominciata in un luogo simbolo della mancata
raccolta. Per responsabilità mai negate degli attuali amministratori ma anche
sue. Perché, se lo ricordi sempre, non si sta per cinque anni al governo e poi
si fa come le tre scimmiette. Sulla spazzatura di Napoli e della Campania il
Cavaliere ci punta per riuscire a strappare una regione al centrosinistra. E
così la prima delle lettere personalizzate che ha deciso di inviare a casa di
ogni famiglia affronta da par suo il tema della "monnezza". Ne
seguiranno altre. Ognuna mirata su un problema e su una disfunzione ascrivibile
comunque agli eredi dei comunisti. Che sono tutti quelli che non stanno dalla
sua parte anche se con falce e martello non hanno mai avuto a che fare. Vergato
in un pomposo italiano ecco l'atto di accusa ai governanti
che ci sono e a quelli che potrebbero arrivare, per primo il diretto avversario
Walter Veltroni che Silvio Berlusconi accusa di un silenzio
assordante sulla questione, "un preoccupante segno di debolezza". Sul
sito dell'aspirante premier c'è una sfolgorante ed esplicita foto del dramma
che attanaglia una delle città più belle del mondo. A seguire il testo
dell'appello accorato alla "cara amica" e al "caro amico"
di Napoli e della Campania chiamati a testimoniare dei "danni che può
portare un'amministrazione di sinistra". Non mancano gli impegni. Tu mi
mandi a Palazzo Chigi, io porrò fine alla catastrofe, baratta il Cavaliere.
Fatti forza elettore. Vai al seggio anche se lo sconforto potrebbe far
"diffondere la tentazione di non partecipare al voto". Il canovaccio
di recriminazioni e promesse è sempre lo stesso. L'invito finale è sempre quel
"Rialzati Italia!" che sollecita gesti scaramantici. Figuriamoci in
una città come Napoli. La prima lettera è, dunque, partita. I napoletani, non
avessero già tanti problemi, si troveranno a dover stoppare il "forte e
cordiale abbraccio del Cavaliere" che ha deciso di ricorrere alle maniere
forti nei confronti dell'avversario a dispetto dell'impegno di inizio campagna
elettorale. Le altre destinazioni sono ancora da decidere. Si può ipotizzare
una lettera a calabresi e siciliani per ribadire la promessa del ponte sullo
Stretto, com'è noto una delle priorità in due regioni che si trovano a fare i
conti con un tasso di disoccupazione tra i più alti, con autostrade mai
completate, in cui l'acqua corrente quotidiana è ancora un lusso. Oppure ai
piemontesi per prospettare la costruzione della Tav come l'unica delle opzioni
possibili, a dispetto dell'opinione delle popolazioni coinvolte. Viva il decisionismo.
Abbasso il dialogo. Promesse allettanti saranno sfornate certamente per gli
elettori del Lazio, altrimenti va a finire che Storace fa più danni di quanti
possa fronteggiarne Ciarrapico. Per i lombardi c'è pronto da sventolare
l'impegno per l'Alitalia e, quindi, per Malpensa. Argomento caro innanzitutto
ai sodali leghisti. Bisogna però trovare una sintonia. Ora il Cavaliere tuona
contro l'ipotesi d'accordo, l'altra sera Tremonti affermava che poteva andar
bene. Tutto e il contrario di tutto in un balletto irresponsabile su una
questione così delicata. Tutto, pur di vincere. In Fondo a Destra.
( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Stai consultando l'edizione del Bindi: Berlusconi insulta, non ha altro da dire Il Pd replica. Quando Fini disse
che avrebbe devoluto il contributo pubblico al referendum. E non lo fece di
Andrea Carugati A DAR MAN FORTE a Fini nella polemica contro Veltroni sul taglio agli stipendi dei
parlamentari scende in campo, a gamba tesa, anche Berlusconi. "Un pensio- nato della politica dal 2001":
così il Cavaliere etichetta il leader Pd. Gli risponde subito Rosy Bindi:
"Non avendo nulla di buono da dire, Berlusconi
insulta gli avversari. È evidente il suo imbarazzo sulla proposta di Veltroni". Nel pomeriggio il Pd aveva organizzato una
conferenza stampa per ribadire le proposte di Veltroni
sui costi della politica, a partire dalla riduzione delle indennità degli
onorevoli e da un nuovo calcolo più severo, di tipo contributivo, per le loro
pensioni. Goffredo Bettini, coordinatore del Pd ha colto l'occasione per
replicare direttamente a Fini, che martedì era stato il primo a prendersela con
Veltroni. "Un attacco volgare quanto
sconclusionato e inefficace", ha detto Bettini, che ha poi fatto ascoltare
ai giornalisti una registrazione del
( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del La lezione di Prodi Renato Barilli Nei giorni scorsi,
all'annuncio dato da Romano Prodi di una sua uscita forse definitiva dalla
scena politica, molti non gli hanno fatto mancare un commosso e sentito
attestato sulle sue doti di probità morale, coerenza, tenacia, cui sicuramente
anch'io mi associo con pieno fervore. Ma basta così, è corretto salvare la
persona, però nello stesso tempo far calare un prudente riserbo sul progetto
politico di cui egli è stato l'anima, nelle due occasioni che lo hanno portato
a sfidare Berlusconi, e a riportare vittorie su di
lui, seppur precarie e presto interrotte? Quella sua idea di promuovere un
blocco delle forze di sinistra e di tenerlo pervicacemete in piedi è stato
irreparabilmente sconfitto dalla storia, esce di scena, almeno al momento o
comunque nei prossimi tempi? Non lo credo affatto, credo anzi che sarebbe un
fatale errore per tutte le forze di sinistra nel nostro Paese pensarlo. Forse
quel progetto rinascerà, e in tempi assai più brevi di quanto si possa
ritenere. Seguo con trepidazione la "corsa
solitaria" intrapresa da Veltroni alla testa del Pd, e certo non le farò mancare la modesta
pietruzza del mio consenso, ma poi, supposto che si scongiuri la conquista del
potere, in entrambi i rami del Parlamento, da parte del Caimano Berlusconi, in che cosa è lecito
sperare? Indubbiamente dovrà riaprirsi il tavolo degli accordi
postelettorali, e quale partner di maggior probabilità si può ipotizzare per il
Pd se non la sinistra riunita nell'Arcobaleno? Risulta forse più credibile
un'alleanza col centro di Casini? Non pare proprio. Quanto alla via della
Grosse Koalition alla tedesca, questa sembra preclusa proprio dalla differenza
esistente tra la signora Merkel, con la sua correttezza istituzionale, e il
Caimano Berlusconi, troppo abituato a fare l'asso
pigliatutto. Insomma, anche nell'ipotesi del miglior successo, Veltroni dovrà andare a patteggiare con altre forze, ma
l'alleanza a sinistra sarà ostacolata dal duro scontro elettorale, che al momento
si svolge a rudi colpi portati l'un contro l'altro, aprendo un solco che non
sarà facile rimarginare. Insomma, Veltroni potrebbe
vedersi costretto a riabbracciare un progetto unitario della sinistra come
quello coltivato con tanta determinazione da Prodi, ma in termini addirittura
peggiorati e meno favorevoli. Si guardi del resto la situazione internazionale,
da cui vengono responsi assolutamente in accordo con quest'ipotesi di una
sinistra che compie ogni sforzo possibile per superare le indubbie divergenze
interne e ricompattarsi, rinunciando solo a qualche ramo secco di estremismo
infantile. Abbiamo, incalzante, trascinante, il successo di Zapatero alla testa
del Psoe. Il sorpasso della Spagna sulla cugina Italia di cui tanto si parla
può essere messo in dubbio a livello di reddito pro capite, ma certamente è
avvenuto a livello di maturità politica. Si pensi, in Spagna un leader della
sinistra non solo riesce a concludere positivamente il suo mandato, ma viene
rieletto con margine accresciuto. E un altro segnale forte ci viene pure dagli
Usa, in cui i due candidati del partito democratico, Barak Obama e Hillary
Clinton, si combattono senza esclusione di colpi in una campagna elettorale
mozzafiato. Ma una cosa è esclusa, che il soccombente tra i due si dia a
promuovere una scissione all'interno dei Democratici, forse per la natura
fluida e informe di questa formazione, nel che sta tutta la saggezza e
lungimiranza dei padri fondatori. Invece la storia della sinistra in Italia è
costellata di scissioni, fratture, rotture. Ci eravamo augurati che la fatale
scissione tra Psi e Pci avvenuta a Livorno fosse ormai da archiviare in un
lontano passato, invece purtroppo di mini-Livorno ne sono nate ad ogni passo.
Se la lezione politica proveniente da Prodi fosse di farla finita una volta per
tutte con le Livorno di varia natura, sarebbe più che opportuno fissarsela ben
in mente ed agire di conseguenza.
( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del Il vitellone di Arcore Lidia Ravera Segue dalla Prima S e
l'esemplare è di bell'aspetto ma di età più avanzata, cavallerescamente, allude
al fatto che una bottarella la si potrebbe ancora dare prima che la signora
scompaia nel viale del tramonto, e chi, se non lui, può compiere quest'azione
positiva? Se, infine, ahimè, l'esemplare è di aspetto non conforme alle regole
estetiche dell'acchiappa-maschi, o per personalità sua o per qualche disarmonia
aut dismisura nella relazione fra i primitivi oggetti del desiderio (tette e
culo), oppure, e qui la situazione è più grave, per sorpassati limiti d'età, il
nostro Silvio non può fare a meno di alludere al fatto che lui, a quella, una
bottarella non gliela darebbe proprio mai, neanche per sogno. L'elenco delle
battute sarebbe lungo e comunque incompleto, perché ogni giorno porta seco
nuove occasioni di incontro con femmine di tutte le categorie e la geometrica
potenza del machismo berlusconiano si dispiega in tutta la sua forza. Con
questa nuova moda, poi, di aumentare la rappresentanza rosa in Parlamento,
tocca anche amarle e candidarle se sono tue, sopportarle e attaccarle se sono
candidate per quegli altri. A Berlusconi non piace
attaccare le donne, perché qualsiasi relazione di parola, se non prelude
all'atto di sdraiarle, gli pare una bizzarria o una perdita di tempo. Però
adesso deve, perché Veltroni ne ha infilate un sacco e, mannaggia, anche giovani e carine,
finchè ci hanno "un'età", come la Rosy Bindi o la Finocchiaro, okay,
puoi anche far finta che siano uomini, e prenderle a zuccate, ma alla
ventisettenne precaria capolista nel Lazio, con tutti quei capelli e tutte
quelle belle cosine, che cosa si fa? La si invita sul panfilo a
"parliamo parliamone"? Le si offre la conduzione di un telegiornale?
No, quello no, perché alla ragazza un buon lavoro già gliel'hanno dato, meglio
prendere su una precaria ancora precaria e farla tirar dentro in qualche lista
da uno dei miei (ormai le liste elettorali sono quello che una volta erano le
boutique, "le apro un negozietto di intimo"), o farla sposare a
Piersilvio che, se non si sposa, poi pensano che è frocio e che figura ci
faccio io, dovessero mai credere che è una malattia ereditaria. Eh già, perché
questa è la vera ossessione del povero Berlusconi, che
qualcuno possa pensare in calo, non la sua popolarità o la fiducia degli
italiani nella sua politica, ma la sua potenza fallica, la capacità del suo
arnese di introdursi nei corpi delle donne come nel corpo elettorale e mimare
all'infinito la fiaba della conquista del territorio. Io non perdo un colpo, è
il sottotesto di ogni esternazione. L'ansia di dimostrare la sua sempiterna
virilità (anche dopo i 70, anche con la prostata incasinata) è,
presumibilmente, alla base della sua scelta, ormai vecchia di quasi vent'anni,
di "scendere in campo" e di quella, più attuale, di restarci,
vincendo nuovamente vecchie battaglie. La crescita esponenziale delle
battutacce è sintomo, probabilmente, di una accresciuta insicurezza di fondo
che, ben lungi dal provocare la nostra prevedibile indignazione, ci trova
intenerite e solidali. Dev'essere successo qualcosa di simile anche a Veronica
che, dopo aver rintuzzato le uscite triviali del consorte con una certa
puntualità nel passato anche recente, nel presente tace con sobrietà, come se
il ruggito del leone, inflazionato e stanco, non mettesse più a repentaglio
nulla, neppure la sua dignità di donna. Del resto, a quanti invece ancora si
impennano, perché il candidato premier del Pdl non riesce a unirsi al coro dei
benintezionati in materia di uguaglianza di genere, vorrei ricordare che,
ancora una volta, ha ragione lui, se la ragione è, come spesso in politica, del
più furbo: Silvio Berlusconi dà voce, con le sue
scontate facezie, al maschio medio nazionale della sua generazione, quello che
aveva vent'anni negli anni Cinquanta e che oggi è in pensione ma vota e, nella
stragarande maggioranza, non si è nemmeno accorto che ormai le donne, pregi e
difetti, appartengono alla categoria delle persone. Per lui, per loro, esse
sono sempre collocate in una delle tre "emme": moglie mamma mignotta.
La prima "emme" va sopportata anche se dopo un po' non ti piace più,
la seconda va venerata perché ha prodotto te e la terza è quella che serve per
sopportare la prima, in quanto la prima è la più utile. In questo brodo
primordiale, Silvio Berlusconi continua a tenere a
bagnomaria il suo elettorato, di tanto in tanto lo scalda con qualche frizzo,
ma sempre lo mette a suo agio con la sua stessa medietà, gli consente di
rispecchiarsi e assolversi, di sentirsi forte anche se non intelligente,
vincente anche se non moderno, sessualmente potente anche se vecchio solo e
sottoposto al tormento dell'offerta massiccia di carni femminili esposte che
costituisce lo stile Mediaset (e per contagio da tempo anche lo stile Rai). Non
è un risultato da poco, per un politico. www.lidiaravera.it.
( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
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l'edizione del C'è il rischio che torni il clima di Bolzaneto Cara Unità, le
richieste di condanna dei pm di Genova nei confronti di agenti di polizia
penitenziaria, medici e infermieri per i deplorevoli episodi di tortura
consumati nella caserma di Bolzaneto tra il 20 ed il 22 luglio 2001, devono far
riflettere sul clima di pericolosa sospensione dei più elementari diritti
individuali instauratosi in quei giorni in Italia. Non a caso allora era in
carica il governo Berlusconi e , probabilmente, alcuni
operatori delle forze dell'ordine si sono sentiti più liberi di agire al di
fuori della legalità. Se a ciò si aggiunge l'attività di spionaggio che sarebbe
stata condotta in quegli anni da settori dei Servizi segreti nei confronti di
cittadini e associazioni (nel loro mirino anche l'Ossrvatorio sulla Legalità
Onlus), la cacciata dalla Rai di Luttazzi, Santoro e Biagi, l'approvazione
delle leggi ad personam (Ex-Cirielli, legittimo sospetto, Cirami, ecc.)
bisognerebbe riflettere bene prima di dare il proprio voto a Berlusconi
magari sull'onda di un'indignazione per "le vessazioni fiscali" che
Prodi e Visco avrebbero inferto a tanti innocenti cittadini . Giulio Fini non
vuole tagliarsi lo stipendio Cara Unità, ho sentito il Fini tuonare con estremo
disprezzo per la pensione di Veltroni. Ora come
cortigiano del Boss, esprime il peggio come fa il suo capo. Fini ha 57 anni e
da 26 anni sta in parlamento, se venisse trombato alle elezioni anche lui
andrebbe in pensione (forse con una cifra anche superiore a quella di Veltroni) invece ancora preferisce sedere alla Camera e
prendersi quel po' po' di stipendio. Non sarà forse che la proposta di Veltroni di diminuire lo stipendio dei parlamentari
preoccupa proprio i tanti come lui, La Russa , la Santachè & Co. Però, per
inciso, anche il Bertinotti va forte negli emolumenti, come farà a sapere
veramente e fino in fondo cosa provano gli operai disoccupati o in cassa
integrazione verso i quali esprime tanta vicinanza e comprensione?Lara, Bologna
E Berlusconi ci guadagna sempre Cara Unità, Berlusconi sostiene che Prodi ha messo le mani in tasca agli
Italiani impoverendoli. Furbacchione com'è, ha pensato di mettere lui le mani
in tasca a Prodi visto che nell'ultimo anno ha quintuplicato il suo reddito.
Mauro Lugli Il Cavaliere parla di brogli perché lui se ne intende Cara Unità, Berlusconi come suo solito riprende a parlare di brogli
elettorali, evidentemente lui se ne intende molto di più di quello che vuole
addebitare alla sinistra. Non ho dimenticato le oscure manovre delle ultime
elezioni politiche con quell'eccezzionale dato delle schede bianche che sono
scese miracolosamente a minimi incredibili e in modo omogeneo su tutto il
territorio nazionale . Dalle mie parti si usa dire che la gallina che canta è
quella che ha fatto l'uovo. Forse è bene meditarci sopra.Guido Bottinelli Ranco
VA Guerra in Iraq, 1825 giorni: più della II Guerra Mondiale Il 20 marzo di 5
anni fa iniziò la guerra in Iraq. Ricordo che alle
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IX - Torino
RING Costa: "Seguo papà". Fiorio: "I rischi della
preferenza" MARCO TRABUCCO Enrico Costa, cuneese, figlio dell'ex ministro
e attuale presidente della Provincia di Cuneo Raffaele, è deputato uscente e si
ripresenta come candidato del Pdl nella Circoscrizione Piemonte 2. La stessa di
Massimo Fiorio (ex Ds) astigiano, anche lui alla seconda candidatura questa
volta nelle liste del Pd. Perché vi ricandidate? Costa: "Faccio politica
per passione. Una passione che si è generata negli anni: sono sempre vissuto in
mezzo alla politica ho assorbito i valori liberali di mio padre, partecipando
fin dall'adolescenza a riunioni e comizi. Poi ho costruito un percorso
progressivo, prima come consigliere comunale, poi provinciale e poi regionale
che mi ha portato adesso in Parlamento. Purtroppo l'attuale legge non consente
più un rapporto diretto con gli elettori, ma io continuo a cercarlo, sento di
rappresentare un territorio". Fiorio: "Mi ripresento prima di tutto
perché devo finire il lavoro iniziato nella precedente legislatura: i tempi di
approvazione di una legge non sono brevissimi e ci sono alcuni progetti
importanti sui temi che mi sono più vicini come l'ambiente o la
ristrutturazione del settore vitivinicola che sarebbero stati approvati entro
l'autunno. Ma la caduta del governo ne ha bloccato l'iter. Poi credo che
l'altro Piemonte, il mio quello di Asti e delle province, abbia bisogno di voci
che lo rappresentino". Qual è il primo provvedimento per cui vi batterete
a Montecitorio? Costa: "Non c'è una sola proposta, un parlamentare da solo
può incidere poco. Piuttosto vorrei come membro di una commissione poco nota,
quella per la semplificazione legislativa, riuscire a tagliare dal nostro
ordinamento circa 5 mila leggi, tutte approvate prima del 1970 e ormai inutili.
Sono un quarto del totale delle nostre leggi. Credo sarebbe un provvedimento da
vero liberale perché porterebbe meno burocrazia nella vita dei cittadini, meno
vincoli". Fiorio: "Mi batterò per una nuova legge elettorale che
reintroduca anche la preferenza ma tutelando la possibilità per tutti di
candidarsi e concorrere al Parlamento: la preferenza infatti rischia di
privilegiare solo chi è ricco. Io se ci fosse non avrei potuto sperare di
essere eletto. Ci vogliono norme, ad esempio limiti di spesa sulle campagne
elettorali, come avviene in Inghilterra, che evitino queste storture".
Scontro o inciucio tra Pd e Pdl? Costa: "Sono per il confronto
costruttivo, ma in ogni caso preferisco l'inciucio alla scontro. Ci sono molte questioni in Italia che possono essere affrontate
con coraggio solo con un ampia maggioranza. Credo però che sia Berlusconi che Veltroni lo sappiano". Fiorio: "Sono per le situazioni chiare.
Chi ha la maggioranza governa. Poi certo per le riforme istituzionali bisognerà
trovare accordi più larghi".
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina II - Palermo
Voto giovane verso il Pd il sondaggio Se alle politiche si recassero alle urne
soltanto i giovani l'esito sarebbe più incerto: tra gli under 35, infatti, il
vantaggio della coalizione di Silvio Berlusconi si
ridurrebbe a meno di due punti percentuali (41 contro 39,5 per cento). Il dato
emerge da una analisi sulle intenzioni di voto condotta dall'istituto di
ricerche Demopolis. Se votassero solo i laureati, il Pd (con Idv) vincerebbe
con il 44 per cento, staccando di cinque punti Pdl e Lega. Se esprimessero
invece la propria preferenza soltanto imprenditori, commercianti e lavoratori
autonomi, la vittoria di Berlusconi - secondo
Demopolis - diverrebbe schiacciante, con un distacco di quasi 30 punti
percentuali (60 contro 31 per cento), che penalizzerebbe anche gli altri
partiti. Tra le nuove generazioni il Pdl (con Lega e Mpa) risulta penalizzato
di circa tre punti rispetto al dato medio dell'intero elettorato e si attesta
al 41 per cento. Cresce invece di due punti il Pd, che si posiziona al 39,5 per
cento, favorito dalla fiducia personale che i più giovani sembrano riporre in
Walter Veltroni. L'Udc resta in
linea con il dato generale, ma più alte risultano tra gli under 35 le
preferenze per la Sinistra Arcobaleno (9 per cento) e per la Destra (3,5 per
cento). In uno scenario ancora fluido e incerto, caratterizzato da un'alta
percentuale di indecisi, a 25 giorni dal voto - nell'intero elettorato - la
distanza fra le due coalizioni rimane nel complesso immutata, intorno ai
6-7 punti percentuali (44 contro 37,5 per cento).
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina III - Palermo
LA GIORNATA LA SFIDA L'appello di Sonia Alfano: "Osservatori
internazionali per le elezioni in Sicilia" Finocchiaro chiama gli indecisi
"Centomila voti per vincere" Lombardo: Con me stop agli sprechi
ANTONELLA ROMANO LA SFIDA si gioca sugli indecisi, sul 20 per cento di elettori
che alle regionali del
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VIII - Napoli
Berlusconi, lettera ai campani "Votate, ai
rifiuti penso io" Accuse a Prodi e Bassolino: la catastrofe colpa loro
ROBERTO FUCCILLO "IL nostro primo impegno sarà liberare Napoli e la
Campania dalla montagna di rifiuti sotto la quale la classe dirigente del
Partito democratico le hanno sepolte". Per chi avesse nutrito qualche vago
dubbio nei giorni scorsi, ecco Silvio Berlusconi in
persona richiamare quale sarà il terreno della campagna elettorale in Campania:
i rifiuti. Lo fa con la lettera agli elettori campani, che verrà inviata a
circa tre milioni e mezzo di famiglie, e che nel frattempo è stata pubblicata
dal "Giornale". Il Cavaliere esordisce con un educato "Cara
amica, caro amico di Napoli e della Campania", poi blandisce: "Tu più
di ogni altro italiano sai quanti e quali danni possa portare
un'amministrazione di sinistra". Quali e quanti, ma soprattutto la
spazzatura per strada. Per la quale il nuovo governo si impegna, senza
dimenticare di ricordare al lettore che il responsabile è "la classe
politica del Pd", ovvero "Prodi, Bassolino, Iervolino". Tutta
una filiera politica dunque, che spiega perché la vittoria in Campania e quella
nazionale siano un tutt'uno. Ciò non toglie che a Bassolino venga riservato un
ruolo preminente: "Il rifiuto di dimettersi da parte sua - afferma ancora
il Cavaliere - ha reso l'idea dell'arroganza con cui la sinistra ancora
considera i cittadini come dei sudditi. E il silenzio di Veltroni in proposito ci è parso un
preoccupante segno di debolezza, l'ultima cosa di cui hanno bisogno oggi la
Campania e l'Italia". Naturalmente soluzioni miracolistiche non ce ne
sono, anzi "la catastrofe è talmente grande da rendere impossibili previsioni
certe sui tempi necessari per riportare la situazione alla normalità".
Però l'unica speranza va affidata al nuovo governo: "So bene che nei
cittadini campani lo sconforto è grande e si diffonde la tentazione di non
partecipare al voto. Chi lo facesse, tuttavia, non risolverebbe nulla,
otterrebbe al contrario un solo risultato: lasciare la Campania e l'Italia
nelle mani di coloro i quali l'hanno ridotta in queste condizioni". Un
appello, quello al voto in Campania, che riflette peraltro il clima che si
riscontra a Roma in questi giorni, dove la Campania sta tornando a essere
considerata fra le Regioni critiche, quelle dove occorre concentrarsi (insieme
a Lazio, Liguria, Abruzzo) per evitare recuperi del Pd al Senato. è parso
rispondere a questa esigenza anche il balletto sulla venuta di Berlusconi a Napoli: da tempo prevista per il 4 aprile,
insieme a Fini, si era diffusa la voce di uno spostamento al 9, più vicino al
voto per essere più incisivi. Ieri però gli organizzatori hanno ribadito la
data del 4, smentendo qualsiasi dietrologia. Ora però sarà Veltroni
ad avere l'ultima parola: il leader del Pd ha ufficialmente spostato le sue
date, il
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina XVI - Napoli
NESSUN CANDIDATO PROPONE SOLUZIONI UMBERTO DE GREGORIO (segue dalla prima di
cronaca) rodi rassicura che l'emergenza sarà definitivamente chiusa entra il 7
maggio, con lo scadere appunto del mandato di De Gennaro. Ci viene proposto ? forse
con finalità politiche ? un quadro dove prevale un sano ottimismo. Della
volontà forse, ma non della ragione. I rifiuti sono sempre in strada, quintale
in più o quintale in meno; se qualche risultato si raggiunge è grazie
all'esportazione forzata ed a caro prezzo all'estero. La soluzione strutturale
dei problemi resta ancora da individuare. Sul termovalorizzatore di Acerra è
buio pesto. Le proteste pacifiche e la violenza senza (apparente) senso si
alternano a corredo della storia. L'emergenza rifiuti in Campania resta ancora
un mistero ed è senza dubbio oramai un problema di rilevanza nazionale, per gli
effetti nefasti in termini d'immagine che ha provocato per l'intera nazione e
per i conseguenti pesanti effetti economici in una congiuntura già difficile.
Eppure i candidati premier che s'affrontano nella campagna elettorale in corso
non propongono soluzioni. Nessun programma sulla questione. Ne parlano spesso
(della monnezza) ma in negativo (com'è potuto succedere) e mai in positivo
(come risolvere il problema). Qualcosa dovremo pur fare ? ammette candidamente
Silvio Berlusconi ? ma al momento proprio non saprei
dire cosa. E tuttavia il problema è proprio lì, sotto i loro occhi e dovranno
affrontarlo immediatamente non appena eletti. I cittadini della Campania
vorrebbero orientare le loro scelte elettorali anche in relazione al grado
d'affidabilità che le proposte (e gli uomini che le avanzano) mostrano di avere
sul tema. Ma la verità è che le proposte non ci sono o sono fumose. E i
cittadini, perplessi, non sanno dove orientare la loro speranza. Vorrebbero sentire Veltroni, Casini, Berlusconi e Bertinotti esprimere non solo un giudizio su quello che è
stato, ma anche una proposta di programma nel breve termine sul come gestire
l'emergenza rifiuti; un'emergenza che il 7 maggio ? nonostante le
rassicurazioni di Prodi - potrebbe essere sostanzialmente identica a quella che
lo stesso De Gennaro ha ereditato all'inizio del suo mandato. I
cittadini vogliono chiare proposte operative, che necessariamente passano per
una risposta alle seguenti questioni. De Gennaro davvero sarà l'ultimo
commissario straordinario (come promesso e ribadito ancora ieri da Prodi)
oppure ve ne sarà ancora un altro ed in tal caso con quale mandato? E se verrà
mantenuta la promessa di Prodi (basta con il commissariato straordinario e
ritorno alle competenze ordinarie) quale giunta regionale si ritiene possa
essere in grado di gestire una cosi complessa situazione? Quella attuale? O si
lavorerà per una giunta di solidarietà regionale o ancora per immediate nuove
elezioni regionali? Ed in tal caso chi gestirà la fase di passaggio tra una
giunta e l'altra e con quali conseguenze sul territorio? E più in generale,
quale strategia e quali mezzi s'intendono adoperare per ritornare alla normalità?
Domande scomode, che tutti fingono di non sentire. Berlusconi
non propone soluzioni alternative concrete, non precisa di quante e quali
risorse la Campania si potrà avvalere se a vincere sarà il Pdl. Veltroni non chiarisce se la fase dell'uscita dall'emergenza
sarà gestita dalla stessa giunta che in buona parte l'ha determinata: oggi
Bassolino è al suo posto per dare "solidarietà" al commissario
governativo; domani, se il commissario governativo non ci sarà più, Bassolino
sarà al posto del commissario governativo?.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina IV - Genova
Liguria, la battaglia dei numeri Sondaggi sotterranei e certezze ostentate. Ma
forse è solo un bluff Per il Senato probabile testa a testa, oggi Veltroni lancia il primo assalto al regno di Claudio Scajola
WANDA VALLI La sfida, ormai, sta entrando nel vivo. A botte di sondaggi, non
ufficiali ma sempre più incalzanti, che portano i protagonisti dello scontro
elettorale a sbilanciarsi. Soprattutto quelli del Pd di
Walter Veltroni e del Pdl
di Berlusconi e Fini. Così
tutti e due garantiscono di vincere al Senato, in Liguria, il Pdl si spinge
oltre e giura che vittoria sarà e completa, un en plein a Camera e al Senato.
In mezzo a giostre di tabelle, ragionamenti, confronti con i dati delle
politiche del 2006 e delle ultime amministrative del 2007. Il via alla
sfida l'ha dato, l'altro giorno, a Genova, il vice segretario del Pd, Dario
Franceschini: "la rimonta è continua, si vince. In Liguria, al Senato,
siamo nettamente avanti". Mario Tullo, segretario regionale del Pd, si
spinge oltre, convinto che anche a Imperia e Sanremo, il "regno" di
Claudio Scajola, ci sia voglia "di cambiare aria e classe dirigente".
Un azzardo? Forse, ma il Pd preme sull'acceleratore proprio in questa
direzione. La sfida si gioca al Senato. Proviamo a capire il perché. Al Senato
la legge elettorale prevede due cose. Uno sbarramento all'8 per cento per poter
avere eletti e un premio di maggioranza su base regionale. Lo sbarramento mette
a rischio, per esempio, partiti che corrono da soli, come Udc o Sinistra
Arcobaleno, se la teoria del voto utile, proprio al Senato, dovesse far
breccia. In Liguria, però, al Pdl hanno fatto i loro calcoli e, sulla base
delle tabelle del Ministero degli Interni per le politiche 2006, si dichiarano
sicuri di avere cinque punti di vantaggio. Per essere precisi: il Pdl sarebbe
al 41,8 per cento, compresa la Lega, alleata che porta in dote un 3,8; mentre
il Pd si ferma a un 34,1 più il 2,7 dell'Italia dei Valori. Totale 36, 8.
Replica del Pd, non è vero siamo noi con due punti in più. Perché? Intanto,
dicono, si devono aggiungere almeno la metà dei voti dell'ex Rosa del Pugno,
quelli radicali, e poi si mette in conto un possibile spostamento di voti dalla
sinistra. Che in Liguria è forte: Rifondazione nel 2006 prese l'8,9 per cento
da sola, ma ora è considerata in crisi. E, soprattutto, al di là dei possibili
guai degli altri, al Pd garantiscono che la scelta di andare da soli, ha
recuperato una parte dell'elettorato che, alle ultime comunali, aveva
manifestato pesanti segni di crisi. Intanto alla "battaglia del
ponente" dimostra di credere lo stesso Walter Veltroni.
Oggi torna in Liguria, per completare il giro delle province. Dopo Genova e La
Spezia, tocca Savona e, alla sera, a Sanremo. Come a dire portare la sfida nel
cuore del "regno". Di Scajola. E della roccaforte moderata.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Pagina VI - Firenze
"Meglio l'opposizione che sotto il Pd" Ginsborg davanti alla platea
della Sinistra Arcobaleno a Vingone Il professore spiega perché la scelta di Veltroni di correre da solo è "dannosa" MASSIMO
VANNI Regola numero uno: "Nelle elezioni del nuovo sindaco di Firenze,
meglio stare all'opposizione che essere subordinati al Pd". Lezione numero
due: "I sondaggi ci sono sfavorevoli ma in una fase di capitalismo
sfrenato ci vuole un partito che non dice basta ai conflitti, come fa Veltroni, ci vuole un partito che dice no". Presentato
come il "professore" dal segretario di Rifondazione Francesco
Mencaraglia, allo storico Paul Ginsborg basta meno di un'ora e mezzo per
sbancare la platea della Sinistra Arcobaleno di martedì sera alla casa del
Popolo di Vingone a Scandicci. E alle 22.30, il capogruppo scandiccese della
Sinistra democratica Pino Comanzo, dice: "Proporrei di mandare Ginsborg in
Tv, ci farebbe guadagnare dei voti". Cinquanta-sessanta persone ad
ascoltare il "professore" che non figura tra i candidati della
Sinistra Arcobaleno ("Non mi è stato chiesto, non avrei accettato")
ma viene considerato uno dei punti di riferimento del dibattito a sinistra. E
lui, accento britannico e adagio accademico, spiega che la scelta di Veltroni di correre da solo è "una
rottura non necessaria e fortemente dannosa". Serve forse ad affermare
l'identità del nuovo partito, ma rischia di far tornare Berlusconi. Uno scenario che Ginsborg
giudica una "emergenza democratica" per il Paese: "Potete immaginare
cosa vuol dire per l'Italia 3 anni di Berlusconi più 2 di Fini con Berlusconi che diventa presidente della Repubblica?" Conti del
settennato a parte (Napolitano è stato eletto nel 2006), il problema secondo lo
storico è che molti non se l'immaginano: "Nell'opinione pubblica c'è una
rimozione e una sottovalutazione del ritorno di Berlusconi".
Secondo i sondaggi sarebbe un successo se la Sinistra arrivasse all'8 per
cento, dice lo storico: eppure di fronte al liberismo sfrenato che crea grandi
disuguaglianze c'è ancora spazio per una sinistra. "Dopo il primo anno di
governo Berlusconi - profetizza Ginsborg - la sinistra
sarà già in ripresa". A patto che riesca ad innovarsi e ad evitare lo
spettacolo delle candidature deciso al chiuso di una stanza. "Ma a Roma
diamo l'appoggio a Rutelli?", chiede una signora. "Se serve una
sinistra perché abbandonare la falce e martello?", chiede un altro. E
"il professore" fa lezione: "Non si può separare la storia russa
da quella italiana, il Pci aveva il simbolo di un movimento
internazionale", dice lo storico che ha animato l'Associazione per la
sinistra unità e plurale. E che già pensa alle elezioni comunali del 2009:
"Ce lo insegna l'esperienza del governo Prodi: meglio l'opposizione che
governare insieme al Pd in posizione subordinata". SEGUE A PAGINA V.
( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-20 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Berlusconi: irricevibile l'offerta Air
France "Cordata italiana con AirOne e anche con i miei figli".
Spinetta: il piano non si tocca C'è il rischio di un commissariamento. Lite tra
il Cavaliere e Prodi. Oggi i consigli della compagnia e di Sea ROMA - Berlusconi rompe gli indugi su Alitalia, dichiara
"irricevibile" l'offerta di Air France-Klm, auspica una cordata
italiana. Una mossa che spiazza l'asse che va da Prodi al ministro del Tesoro,
Padoa-Schioppa, al presidente di Alitalia, Maurizio Prato, favorevoli ai
transalpini, ipotizzando una diversa gestione della crisi del vettore. Dopo le
elezioni. "Non credo - ha detto il Cavaliere - che i primi dieci gruppi in
Italia si possano tirare indietro per salvare Alitalia. Che figura ci fanno.
Anche i miei figli sono disposti a partecipare e so che anche il mondo arabo
con quote di minoranza è disposto a finanziare ". Berlusconi,
tuttavia, non ha fatto altri nomi se non quello di Ligresti. Ma ha aggiunto:
"Se dietro c'è la regia di Air One e c'è BancaIntesa, che domani (oggi per
chi legge, ndr) ha un cda che dovrebbe dare il via libera, e ci sono altri
istituti di credito, si parte subito e c'è il risanamento nel giro di un anno,
un anno e mezzo". La presa di posizione del Cavaliere, definita
"irresponsabile " dal ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, ma non commentata da Walter Veltroni, segue le tesi della Lega e dei lombardi smentendo il fronte
trattativista di Gianni Letta e Giulio Tremonti. Ma soprattutto sembra trovare
d'accordo almeno Cgil e Cisl. Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni hanno
chiesto a Prodi "un incontro urgentissimo " affinché ritiri
l'alternativa secca "vendita a Air France- Klm o fallimento" e
conceda più tempo alla compagnia. Ma a Palazzo Chigi, dove ieri mattina Prodi
si è ritrovato isolato in consiglio dei ministri su Alitalia, c'è l'intenzione
di procedere. "è inutile dire che la trattativa con Air France non va bene
- ha detto Prodi -. Berlusconi se non è d'accordo,
porti un'altra soluzione". Dunque avanti tutta: se l'accordo tra i
sindacati e Air France-Klm non si troverà entro una settimana, Prato potrebbe
porre le premesse dell'amministrazione controllata portando i libri in
tribunale. Già oggi il consiglio d'amministrazione dovrebbe fare il punto sui
conti senza però scoprire le carte. La situazione dunque è tesa. Vi ha
contribuito la conferenza stampa indetta a Roma dal presidente di Air France
Klm, Jean-Cyril Spinetta, che, lungi dal tranquillizzare i sindacati, li ha
spinti, almeno in parte, verso soluzioni alternative. Spinetta in mattinata
aveva incontrato Prodi e Padoa- Schioppa, ammettendo la difficoltà di un
accordo sindacale e indicando una margine di trattativa nella discesa del
numero degli esuberi e nel ripristino di alcune rotte asiatiche su Malpensa.
Alla stampa però Spinetta ha ripetuto le cose dette ai sindacati spiegando che
"i margini di manovra sono inesistenti o limitatissimi ", assicurando
che "il piano sociale sugli esuberi sarà esemplare", scommettendo sul
"successo dell'operazione ", accordando ai sindacati tempo per
decidere fino al 31 marzo. Nessuna concessione sulla chiusura del cargo che
impensierisce i piloti, né su Az Servizi o Malpensa. "Non riesco a
immaginare che non possa esserci un accordo" ha concluso, confermando la
necessità del consenso "del prossimo governo ". Stamane Prato
dovrebbe incontrare i sindacati. Ma Cgil e Cisl sembrano guardare oltre. "La
trattativa su Alitalia commenta il presidente della Cir, Carlo De Benedetti - è
stata condotta nel modo peggiore: si sono infilati in un imbuto ".
Antonella Baccaro Air France L'amministratore delegato, Jean-Cyril Spinetta,
risponde con il suo staff alle domande dei giornalisti a Roma.
( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-20 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Tour elettorale La visita a casa di Marie, fan quindicenne Pd e
Compagnia delle Opere Pranzo "segreto" di Veltroni
Il leader incontra i dirigenti: al centro la sussidiarietà Il faccia a faccia,
organizzato dal segretario del Pd Martina, si è svolto in una casa di
accoglienza vicino a Pavia DAL NOSTRO INVIATO PIACENZA - Il candidato premier
Walter Veltroni getta reti in campo avverso. Pranzo
riservato, ieri in una casa d'accoglienza nei dintorni di Pavia. A tavola, i
massimi dirigenti della Compagnia delle Opere. Con Veltroni,
il giovane e fedele segretario del Partito democratico lombardo, Maurizio
Martina. La Compagnia delle Opere è un colosso economico, costola di Comunione
e Liberazione. Ventinovemila imprese, mille organizzazioni no-profit, 500.000
addetti, trentacinque sedi in Italia, tredici all'estero, deposito potenziale
di milioni di elettori. Riferimento politico, da sempre, il governatore della
Lombardia, Formigoni, Pdl. Il presidente della Compagnia, Raffaello Vignali, al
pranzo non c'era: è candidato in Lombardia con il Partito del popolo della
libertà. Ma il vice presidente Massimo Ferlini viene dalla sinistra, la persona
giusta per fare da ponte con il nuovo Pd. Dall'altra parte il giovane Martina,
30 anni, caro a Veltroni, era l'uomo con le carte
migliori per organizzare il delicato meeting: origini nel bergamasco, dove la
Compagnia è radicata, famiglia di tradizione cattolica e dichiarazione come:
"Non mi sono mai sentito comunista ". Pranzo cordiale, discorsi sulla
sussidiarietà, su ciò che le imprese private possono svolgere nelle veci del
pubblico. Prove di affidabilità. Il Pd che si incunea in mondi una volta
lontani, invasione di campo potrebbero chiamarla Berlusconi o Formigoni. Dimostrazione
che Veltroni nulla lascia
d'intentato in questa serrata rincorsa elettorale. Dietro le quinte è sulla
scena. Il segretario Pd ripete che ci sono ancora 30 elettori indecisi ogni
cento. Ieri comizi a Pavia, Lodi e Piacenza. Cuore di Lombardia, con
sconfinamento emiliano. Le provincie visitate da Veltroni
sono arrivate a quota 65, ne mancano altre 45. Vanno registrate 2 nuove toccate
a Fini, che il giorno prima aveva attaccato l'ex sindaco di Roma sulla pensione
da parlamentare Europeo. A Lodi Veltroni parla di ciò
che accadde nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 a Genova: "In
qualche caso si è andati ai limiti di una violenza intollerabile ci sono state
responsabilità politiche che vanno accertate". Dal pubblico, una voce:
"Dove era Fini?". Veltroni subito rende
omaggio al lavoro di "tutti i ragazzi che garantiscono la sicurezza nel
Paese", ma dice anche che l'Italia "deve ratificare al più presto la
Convenzione sui diritti umani che condanna la tortura". A Pavia e a
Piacenza dice che "An è stata presa in questi giorni regolarmente a
schiaffoni, sono stati scelti candidati che volevano altri. Del resto ognuno è
vittima delle proprie macchinazioni ". La giornata si conclude a Piacenza
con la visita spettacolare a casa di Marie Saitta, 15enne. Lo zio militante
siciliano del Pd, aveva scritto a Veltroni per dirgli
che la nipote sua fervente fans e che voleva invitarlo a casa. Detto, fatto.
Corte di pullman scortati fino in periferia e il candidato incontra Marie e
famiglia. Rinfresco con cannoli siciliani. Andrea Garibaldi ll partigiano Il
comandante partigiano Luchino Dal Verme, detto "Maino", 96 anni, ieri
ha partecipato al comizio di Walter Veltroni a Pavia,
suscitando l'entusiasmo dei presenti, che gli hanno tributato una vera e
propria ovazione. Ha annunciato che si iscriverà al Pd, la prima volta in vita
sua che "prende una tessera di partito".
( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Previdenza Il minimo
della pena Loris Campetti Se il lavoro è una pena, il decreto varato ieri dal
governo Prodi sui lavori usuranti rappresenta uno sconto di pena. Rispetto alle
promesse vendute agli operai turnisti, quelli inchiodati alla catena di
montaggio, quelli che fecero scandalo per i loro fischi "politicamente
scorretti" ai segretari sindacali e ai politici di sinistra, si tratta
però di una riduzione dello sconto di pena. A usufruire dell'anticipo della
pensione saranno in pochi. In fabbrica gli unici garantiti sono i guardiani
notturni, i manutentori fissi e i cosiddetti pipistrelli, cioè i lavoratori che
scelgono di timbrare il cartellino sempre di notte, pur di trasformare un
salario di merda in un salario appena decente. Parliamo di un tema sensibile,
la pensione, per chi vive soltanto in attesa di appendere la tuta al chiodo
nella speranza di riprendersi l'ultimo pezzo di vita. Sono decenni che di governo
in governo viene rimandata la soluzione del problema, che si riduce alla
semplice domanda: quali lavori vanno definiti usuranti, e di conseguenza, quali
e quanti sono i lavoratori usurati? C'è la Cayenna: palombari, minatori, operai
nelle cave e nelle gallerie, chi tratta lo smaltimento dell'amianto, chi opera
sottoposto ad alte temperature, così come già definito da un decreto di nove
anni fa. A questi si aggiungono i conducenti che trasportano persone su mezzi
pubblici pesanti, ma non quelli che trasportano merci, quelle merci che, per
una volta e a sproposito, diventano meno impegnative e dunque meno usuranti
delle persone fisiche. E' lo stesso criterio caino che divide chi nei call
center effettua le telefonate da chi le riceve. Poi ci sono i turnisti, in
fabbrica come nelle corsie d'ospedale. Per costoro sono stati applicati gli
scalini, un mezzo per scendere tra i bisogni delle masse diventato modello
generale per il morente governo Prodi. Chi ha lavorato tra le 64 e le 71 notti
l'anno, per almeno metà della vita o per 7 anni negli ultimi 10 di lavoro, avrà
un anno di sconto di pena e andrà in pensione un anno prima. Due anni di sconto
a chi ha lavorato tra le 72 e le 77 notti, e infine, tre anni di bonus a chi ha
lavorato più di 78 notti l'anno. Le maestre d'asilo, a cui persino il ministro
Damiano aveva ammiccato, non si usurano mai. Sono fatte di una materia
speciale. Ai fischi degli operai di Mirafiori risposero sindacalisti e
politici: vedrete, il testo del protocollo su welfare e pensioni sarà migliorato;
vedrete, tutti i turnisti, tutti i "catenari" saranno compresi nella
platea - così la chiamano - dei lavoratori usurati. Gli operai della Fiat non
credettero a quelle promesse e votarono contro il protocollo perché capivano
che comunque si sarebbe allontanato nel tempo il giorno della liberazione. Ma
la consultazione sindacale sortì un risultato opposto a quello di Mirafiori,
quello voluto da Cgil, Cisl e Uil, dal governo e dalle organizzazioni
padronali. Così è aumentata la solitudine di quella classe operaia (ci consenta Veltroni), così è cresciuta la percezione del fallimento dell'esperienza
di un governo che pure quegli operai, che producono automobili o lavatrici per
quattro soldi e per troppi anni, avevano contribuito a costruire. Il decreto varato
ieri in zona Cesarini - ammesso che concluda positivamente il suo iter
parlamentare - è una metafora del governo Prodi, che pure potremmo
arrivare a rimpiangere, persino se a vincere non fosse Berlusconi.
Non si poteva fare di più: i rapporti di forza... le divisioni interne... le
forze sociali... la Confindustria... Sappiamo quante divisioni ha la
Confindustria, ma quanti voti porta, ieri al centrosinistra e oggi al Pd? Più o
meno degli operai dipendenti e usurati?.
( da "Messaggero, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di MARIO AJELLO
ATTENTI al PDI, il Partito Degli Indecisi, che va all'assalto di Veltrusconi. Gli indecisi, secondo i calcoli dei sondaggisti, si aggirano a
quota 30 per cento e insidiano i gemelli Veltroni e Berlusconi.
Alla fine, quando gli indecisi decideranno, secondo gli analisti politici,
potrebbero in parte optare per il centro e per le formazioni minori.
( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Dopo più di una
settimana dalle denunce dei pm genovesi, il segretario del Pd alla fine prende
posizione, pur esprimendo "riconoscenza" alle forze di polizia. Ma la
legge sulla tortura e la commissione d'inchiesta aspettano Veltroni
scopre Bolzaneto "Uno stato democratico non si può rendere responsabile di
quello che è accaduto al G8, accertare eventuali responsabilità politiche"
A. Fab. Roma La forza della stampa. Otto giorni dopo la richiesta delle
condanne per le violenze di Bolzaneto, la "Guantanamo italiana"
durante il G8 del
( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Ha raccolto
entusiasmo e tanta diffidenza. Ieri Veltroni ha
concluso il passaggio a Nord-Nord est, nelle terre ostili di chi gioca al
tirassegno con la foto di Visco. Ha promesso meno fisco e più sicurezza, così
spera di strappare voti alla Lega In bus nella terra di sciur padrun Per far
dimenticare la sua romanità e l'amicizia con Prodi si è fatto accompagnare dal
federmeccanico Calearo e dai suoi sindaci sceriffi Bruno Perini Milano Allora,
ce la fatta o non ce l'ha fatta a rompere l'isolamento in patria leghista? Quando gli chiedi di Walter Veltroni nel Nord-Est e dei suoi tentativi di accreditarsi un'anima nella
terra dominata dalla Lega e da un latente razzismo, dalle partite Iva e dal
sciur padrun vecchio stile, dagli "imprenditori del fare", come li
definisce Berlusconi, e da
quelli che farebbero di tutto per non pagare le tasse, l'imprenditore
brianzolo, uno di quelli che ha sempre simpatizzato per il Pd ma che è
legato alla sua azienda più che a sua madre e che conosce bene la sua gente, ti
guarda con un sorriso sornione e cerca di non deluderti: "Cosa vuole che
le dica. E' dura, è dura... Lasci perdere il mio nome, sa com'è, ci vediamo
tutti i giorni al circolo degli industriali con quelli là, non vorrei fare
sempre le stesse discussioni. Veltroni? Per l'amor di
Dio, le manifestazioni di piazza o nei teatri sono andate bene. Ma sì, sono
state una sorpresa anche per noi brianzoli: lei non ha idea che cosa siano
Monza e su verso Vicenza, Verona, Padova con tutto il loro hinterland! Qui la
vera chiesa è l'azienda, è tutta lì che si gioca la partita. Guardi che l'uomo
è stato accolto con rispetto, anche con entusiasmo. Non me lo sarei mai
aspettato. Ma le assicuro che è dura. Questa è gente strana, diffidente. Fin
quando si tratta di conquistare l'imprenditore democratico come me è facile, ma
quando si ha l'ambizione, come ha tentato di fare Veltroni,
di infiltrarsi nelle file del nemico e di strappare voti alla Lega o a quelli
di Forza Italia, l'impresa diventa titanica. O si diventa come loro, anzi
peggio di loro, oppure quelli scelgono l'originale, non c'è verso. Qui la
storia della caccia all'evasore non l'hanno mica digerita, con la faccia di
Visco giocano al tirassegno. Hai voglia a dirgli che abbasserai le tasse, si
fidano di più di chi dice che bisogna fare lo sciopero del fisco o del
commercialista in lista che trova il modo di farti eludere il fisco". Già,
il quesito di sempre: inseguire la destra sul suo terreno paga? Anche quando si
tratta di temi delicati come la sicurezza o il fisco? Dalle ultime esperienze
di governo sembrerebbe di no. Eppure Walter Veltroni
ci ha provato come nessuno mai in questa tornata elettorale. E forse il merito
che gli viene riconosciuto da ambienti moderati che non si rassegnano alla Lega
o a Forza Italia è di aver tentato di rompere il muro dell'isolamento. Ha
imbarcato il federmeccanico Calearo, fautore dello sciopero fiscale, ha
promesso tagli alle tasse, ammiccando alle tematiche care al popolo leghista e,
prendendosi le critiche di un suo vecchio amico, Emanuele Macaluso, ha persino
proposto un ministro per il Nord Est, un'ipotesi che appunto Macaluso ha
definito sulla Stampa una scelta squisitamente elettoralistica e per nulla
politico-culturale. Veltroni comunque ci ha provato e
i suoi collaboratori, dopo un inglesismo iniziale tipo Why not?, replicano alla
fine del lungo viaggio nel Nord Est con un inglesismo altrettanto abusato: We
can. Nessuno sa in realtà se in quelle aree in Pd sfonderà nelle zone che
tradizionalmente sono nelle mani dell'avversario, soltanto il responso
elettorale potrà dire una parola chiara in proposito. Ma non si può dire che Veltroni non ci abbia tentato, a costo di mutare in molti
casi la "genetica" della sinistra. Quali sono stati i temi toccati da
Walter Veltroni nel suo tour de force nel Nord Est?
Più che questioni programmatiche, che poi si riducono alla questione fiscale e
alla proposta di una gestione della sicurezza sul modello di Sergio Cofferati,
Walter Veltroni ha voluto rompere un muro tutto
simbolico, una sorta di fattore K che in quelle zone funzionava ancora. Lo ha
fatto a Treviso quando si è incontrato con la popolazione locale nella patria
dello sceriffo Gentilini sotto la regia di Nessuno Tv, l'emittente del Pd; lo
ha fatto al teatro di musica classica a Treviso o al Palasport di Pordenone,
pieno come un uovo per accogliere "l'usurpatore", "il primo
leader di sinistra - commenta uno del suo staff che lo ha accompagnato - che ha
osato entrare nel covo dei leghisti senza farsi intimidire". A Verona,
raccontano alcuni testimoni, i più conservatori guardavano con una certa
diffidenza quelli che andavano ad ascoltare Veltroni
al palazzo della Gran Guardia ma qualcuno di loro era curioso di capire che
cosa avrebbe detto "il romano" a chi vota il sindaco Flavio Tosi, il
puro e duro della Lega, quello che è diventato celebre per la simpatica battuta
di sapore razzista: "Il Leon non magnarà el teron". Walter Veltroni tenta di fare breccia con "il patto dei
produttori" di reichliana memoria, quando sbarca nel monzese, dove le
piccole e medie aziende sono sparse per tutto il territorio che porta da Monza
a Milano senza soluzione di continuità. O quando si trova a Varese, dove tenta
di convincere il suo pubblico che lui non è un "diverso" anzi è
"uno di loro". In più occasioni si fa "presentare" da
Massimo Calearo, asso nella manica per i moderati del Nord e tenta di far
dimenticare la sua romanità o il suo legame con il governo Prodi. Non basta.
Per rendersi ancora più credibile agli occhi della platea di Verona, ultima tappa
del suo viaggio, deve rassicurare sulla sicurezza, deve portare ad esempio gli
"sceriffi" del centro sinistra. E così a sorpresa il leader del Pd Veltroni estrae dalla tasca i fogli del disegno di legge già
in cantiere che gli consentirà di battere la criminalità organizzata e quella
micro che spaventa tanto il ceto medio conservatore del veronese. I
simboli-sicurezza del Pd hanno un nome e cognome: Luigi De Sena, chiamato a
ripristinare la legalità in Calabria, e Achille Serra, candidato in Toscana, esperto
nel contrasto alla corruzione. Cofferati da Bologna, Chiamparino da Torino,
Zanonato, dalla vicina Padova dove, tempo fa, diede l'ok al muro anti-tossici
di via Anelli. Insomma, nelle speranze del quartier generale del neo partito la
rivista dei "duri" basterà a conquistarsi i voti di quelli che sono
incerti, che guardano con antipatia gli sceriffi veri del centrodestra. Ce la
farà? "E' dura, è dura", continua a ripetere in modo ossessivo
l'imprenditore brianzolo che ha seguito da vicino l'impresa nordista di Walter Veltroni.
( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-20 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Centrodestra Il Cavaliere su Ciarrapico: non l'ho voluto io E Berlusconi: Walter pensionato della politica Non è l' uomo
nuovo Bettini attacca Fini: dite bugie Il Cavaliere: ancora una volta il
segretario del Partito democratico parla in un modo e razzola in un altro ROMA
- "Io penso che ancora una volta Veltroni parla in un modo e razzola in
un altro". Silvio Berlusconi, durante un'intervista con il Tg5, torna sulla polemica fra Veltroni e Fini. "Veltroni - osserva il leader azzurro -
si è presentato, e questa è la cosa che fa più scandalo, scendendo in campo per
la campagna elettorale come uomo nuovo della politica italiana. Tutto il
resto, il passato, tutto dimenticato e mai criticato. Ed era invece un
pensionato della politica che ha ricevuto la pensione dal
( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Antiproibizionismo
Presentata alla camera dei deputati la campagna elettorale giovanile. Tra
condom e cartine colorate spunta l'"ostacolo cardinale" Ilaria Urbani
Gadget antiproibizionisti e anticlericali. I giovani della Sinistra Arcobaleno
lanciano la loro campagna elettorale dalla sala stampa della camera con un kit
colorato fatto di condom e cartine per confezionare tabacco o canne con lo
slogan "coltivare da sé o coltivare la mafia?" oppure "libera
scelta o casta politica?". Insieme a Vladimir Luxuria e Francesco Caruso
altri candidati giovani: Arturo Scotto e Marika Visconti, l'operaio Ciro
Argentino e Letizia Palmisano. La provocazione è servita a sottolineare
l'impegno per la lotta alla precarietà, libertà delle donne, antiproibizionismo
e lotta alle mafie. Ma si sa, in campagna elettorale tutto può trasformarsi in
un attacco all'avversario. Ecco servita la polemica. Mario Baccini, segretario
della Rosa Bianca e candidato sindaco a Roma, non perde tempo accusando i
giovani Arcobaleno di "vilipendio alle istituzioni": "Mi sento
offeso due volte - dice - come italiano e come cattolico". Come se
discutere di sesso e droga in parlamento sia un'eresia. Anche per Gasparri (An)
l'iniziativa ha superato il limite della decenza, "tra Caruso, Luxuria e
D'Alema non si sa chi è peggio". Eh già perché il ministro degli Esteri
per il deputato di An è colpevole di aver affermato che "punire chi fa uso
di droghe leggere è pericoloso" perché favorirebbe "la clandestinità
del fenomeno". "Vogliamo parlare a questi ragazzi, lanciando un
messaggio: autocoltivazione contro tutte le mafie - ha ribattuto Caruso - non
c'è di che scandalizzarsi. Per fortuna milioni persone utilizzano condom e
cartine. Negarlo è un perbenismo ipocrita che vuole nascondere la realtà. Il
25% dei giovani tra i 14 ed i 35 anni fa uso abituale di cannabis e, quindi,
secondo l'attuale legislazione un ragazzo su
( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Lettere, vademecum e
attacchi a Walter "pensionato della politica" Red. Pol. Roma Il leader del Pd Walter Veltroni, durante un comizio ieri a Lodi, ha zittito un militante che
contestava Silvio Berlusconi, geladolo così: "Abituiamoci al fatto che siamo entrati in
un'altra epoca, basta". Ma il leader del Pdl non ricambia la cortesia e,
dal Tg5 della sera, attacca: "Veltroni parla in un modo e razzola in un altro. Si è presentato,
e questa è la cosa che fa più scandalo, come l'uomo nuovo, ma è un pensionato della
politica che ha ricevuto la pensione dal
( da "Manifesto, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Nelle ultime
settimane di legislatura, il governo si divide sui lavori usuranti. Il Pd,
sensibile alle pressioni di Confindustria, riduce la platea dei beneficiati al
minimo. I ministri della Sinistra (escluso Bianchi) si astengono Usuranti,
niente diritti per tanti lavoratori Il decreto varato dal governo limita i
benefici per chi fa le notti ed esclude chi trasporta merci. La Sinistra si
astiene Antonio Sciotto Il decreto sui lavori usuranti è stato varato, ma
purtroppo esclude molti lavoratori. Bene che sia finalmente stato approvato -
perché altrimenti sarebbe saltato del tutto - ma il modo in cui è stato
congegnato appare "diabolico": come era già nella legge delega dello
scorso dicembre, viene confermata - in perfetto stile Pd - una astrusa
distinzione tra i conducenti di mezzi con passeggeri e quelli che portano solo
merci, escludendo questi ultimi (ricorda tanto la circolare sui call center:
diritti assicurati a chi riceve telefonate, opzionali per chi le fa). Anche i
criteri sul lavoro notturno risultano discriminatori: vengono introdotti
"scalini" di sconto a seconda delle notti di lavoro svolte, arrivando
sopra le 78 all'anno, requisito che praticamente nessuno soddisfa. Tutti
marchingegni per rendere finanziariamente "sostenibile" il decreto,
negando il diritto a più lavoratori possibili: così come aveva chiesto
Confindustria. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha fornito la cifra dei
costi - 2,5 miliardi in 10 anni - paletto oltre cui non si è voluti andare. Nel
prossimo decennio potranno essere 5 mila i lavoratori interessati, ma se ci
fossero più domande si potrebbe far ricorso a una "clausola di
salvaguardia" inserita ad hoc. Il provvedimento è
stato "benedetto" da Walter Veltroni, ma ha visto l'astensione dei ministri della Sinistra Arcobaleno
Paolo Ferrero e Alfonso Pecoraro Scanio. Adesso potrebbero piovere una serie di
ricorsi da parte dei "discriminati", come ha riconosciuto la stessa
ministra del Commercio con l'estero Emma Bonino. E non basta: perché
visto che il decreto da ieri ha guadagnato ulteriori due mesi per essere
approvato, potrebbe accadere che l'ultimo sì venga dato nella prossima
legislatura, con il rischio di nuovi rimaneggiamenti. E tutti possiamo
immaginare che disastro per i diritti potrebbe creare un esecutivo contenente il
confindustriale Massimo Calearo, o a guida Silvio Berlusconi.
Ma intanto cerchiamo di spiegare cosa prevede il testo. Il decreto concede il
pensionamento anticipato (tre anni di "sconto") a quattro categorie
di lavoratori: 1) chi è contenuto nella cosiddetta "lista Salvi",
stilata nel 1999 (ad esempio i minatori, gli addetti alla lavorazione
dell'amianto, i palombari); 2) gli addetti alle catene di montaggio; 3) i
lavoratori notturni; 4) i "conducenti di veicoli, di capienza complessiva non
inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo".
Sono le ultime due tipologie a creare problemi. Per i lavori notturni, viene
riprodotto l'ingiusto meccanismo degli "scalini", già operante nel
capitolo pensioni del Protocollo welfare: chi abbia fatto da
( da "Messaggero, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Di ANGELO MELLONE
ORA che lo conferma anche la stampa straniera che questa campagna elettorale è
un poco noiosa, e dunque sappiamo che lo sbadiglio non è un vezzo da nostalgici
del pugnace conflitto politico, bisogna accontentarsi di ciò di moderatamente
sparigliante offre il mercato elettorale per trovare argomenti e temi di cui
scrivere e ragionare. All'inizio è stata la scelta di andare (parzialmente) da
solo del Partito democratico. Poi è stata l'ansia "programmista" di
tutti i partiti. Poi ancora la polemica sul voto utile. In questi giorni è
invece il Berlusconi double-face a tenere banco, le
sue oscillazioni tra il Berlusconi pirotecnico a cui
eravamo abituati, sapido melange di pseudo-gaffismo e culto del Sé, e il Berlusconi nuova versione che fonda la sua comunicazione su
un'immagine volutamente più sobria e popolare, quasi dimessa. Ci si è stupiti
un po' (quasi) tutti del fatto che il leader del Popolo della libertà abbia,
volutamente o meno, dato una consistente sterzata al suo stile politico in
questa campagna elettorale. Dichiara in lungo e in largo che bisogna
rimboccarsi le maniche e fare sacrifici, che i miracoli appartengono ad agende
passate, che la recessione americana ci colpirà, che si deve pensare ai bisogni
primari della gente perché sono sempre di più quelli che non ce la fanno
nemmeno ad arrivare alla terza settimana. Anche se continua ad affermare che la
ricetta buona per l'Italia è quella classica liberale, seppure con mille
correzioni e contestualizzazioni, priva cioè delle astrattezze pericolose di
qualche fondamentalista del free market, Berlusconi
arriva a non smentire l'antimercatismo del suo ministro in pectore
dell'Economia, Giulio Tremonti, diventato ben presto la star del dibattito
intellettuale di queste settimane (il che fa gioco, anche questo, al Cavaliere,
se tutti stanno a discutere se e quanto ha ragione l'apocalittico Tremonti),
nonostante l'impostazione modello-Tremonti al programma del PdL, uscita in
anteprima su Libero punto per punto, sia stata sconfessata per eccesso di
pessimismo dallo stesso Berlusconi a favore di un
modello-Brunetta del programma, più tradizionale. Esteticamente, il new look
ideologico di Berlusconi resta però a impianto
tremontiano, partorisce le sue conseguenze, sopravvenendo una morigeratezza
televisiva, un'oratoria descamisada e da palchetto basso, e non da grande
scenografia, ai comizi e ai gazebo, una certa riottosità a inondare l'Italia di
manifesti preferendo i cento tir per far conoscere il nuovo simbolo elettorale.
Il Berlusconi tutto morigeratezza&mood
nazionalpopolare, certamente, ha spiazzato gli avversari che si aspettavano ancora
una volta una riedizione di colui che passava alle (più acide) cronache come il
Cavalier Ganassa. E così, non appena Berlusconi torna
a profumare d'antico, vedi la battuta sui precari, il semi dietrofront sulle
pensioni, o l'intervista dove si autocolloca "in odore di santità"
(riedizione del laurà de la Madona quand'era al governo), qualche giornalista
si tira su e qualche politico si rianima perché finalmente può confezionare la
sua bella dichiarazione in cui attacca l'insensibilità, l'irresponsabilità o
l'inqualificabilità della dichiarazione berlusconiana. I più intelligenti
analisti del centrosinistra, però, hanno già compreso qual è l'effetto perverso
di questa meccanica che fa schizzare così, a sprazzi, gli indici depressi
dell'interesse per la campagna elettorale: senza grande sforzo, Berlusconi conquista le prime pagine, i titoli d'apertura
dei tiggì, invade Internet e, direbbero gli specialisti di comunicazione,
controlla l'"agenda politica del giorno". E il Partito democratico si
trova a inseguire, esattamente ciò che Veltroni ha cercato di evitare sin dal primo giorno di bus. Invece il
Cavaliere double-face è l'unica nota davvero spiazzante della tiritera del
campaigning: se lo attacchi sulla nuova veste di immagine e di programma votata
alla sobrietà, non funziona, se ti attacchi alle gaffe vere o presunte lasci a Berlusconi il vantaggio di decidere lui
qual è il tema del giorno di cui si discute. E questo senza bisogno di
riempire stadi, tenere quattro comizi al giorno o fare massaggi stimolanti a
qualche sondaggio da troppo tempo inchiodato su cifre poco incoraggianti.
( da "Riformista, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Segue dalla prima
conversazione con Amato "Abbiamo solo un anno per evitare che l'Italia
finisca sotto la spazzatura" Su Alitalia: "Non è possibile un
salvataggio di Stato" (segue dalla prima pagina) Amato non segue il filo.
Tutt'altro: "Follie - dice - sono prove di sbandamento e smarrimento
spaventose. È molto pericoloso prendere questi come esempi virtuosi sul ritorno
allo Stato. Significherebbe prendere atto che, presi dal panico per ciò che
essi stessi hanno consentito, i maggiori responsabili della crisi, augusti
governatori di banche centrali, si avvalgono del ricatto della stabilità del
mercato e del risparmio per compiere interventi forse inevitabili, ma ai quali
non si doveva arrivare. Questa è la visione reale e non ideologica del
fenomeno. E ritengo frutto di pavida indigenza culturale che alcuni traggano da
interventi necessari ma dissennati la conclusione che la ricetta anti-crisi sia
l'intervento dello Stato". Nicolas Sarkozy propone di limitare l'autonomia
delle banche centrali. "Soluzione sbagliata. Sarkozy ha annusato il
problema, come tanti altri che lo percepiscono, ma poi sbagliano terapia".
C'è chi a sinistra, specie dopo aver letto Tremonti, sostiene che sia il Pd a
sbagliare terapia, a essere fermo a una visione economica vecchia di dieci
anni, al liberismo clintoniano ripudiato oggi dalla stessa Hillary. "Chi
lo dice è un ignorante. Com'è noto, io frequento da anni Policy network, rete
di cultura politica della sinistra europea che si è creata attraverso i
blairiani e che ha cominciato il suo cammino all'epoca in cui Blair sosteneva
che la globalizzazione andava bene così com'era. Ebbene, una revisione critica
è avvenuta da anni. Qualcuno mi tiri fuori i documenti che dimostrano che nella
sinistra inglese come in quella italiana prevale oggi l'idea che la
globalizzazione produca solo bene e non abbia bisogno di essere
governata". Blair è stato anche il primo a sostenere che il vero confine
della politica non era più tra destra e sinistra, ma tra apertura e chiusura
verso la globalizzazione. "Io non ho mai pensato che quel confine andasse
cancellato. Per me il new Labour era nelle teorie di Tony Giddens, che diceva: "La
sinistra deve cambiare perché è cambiata la società". Se poi Blair, dopo
aver a lungo camminato su questa strada, va al congresso del partito di Sarkozy
e dice "mi sento a casa", beh, penso che abbia sbagliato casa".
Da destra e da sinistra si obietta però che nel Pd ci sia troppa fiducia nelle
virtù autoregolatrici del mercato, atteggiamento che metterebbe a rischio
l'interesse nazionale in una fase in cui altrove si insiste molto sul concetto
di "protezione". Amato si tira fuori dalla contesa. Non vuol stare né
coi "thatcheriani di sinistra", per usare una sua vecchia
definizione, né coi neostatalisti. "Io non nego che, nella fase in cui il
riformismo di sinistra si è opposto allo statalismo, al dirigismo e al
colbertismo, qualcuno può aver manifestato, come capita quando si tira troppo
l'elastico dall'altra parte, una propensione quasi ideologica a dire
"libero uno, liberi tutti". Ma non è questo il mainstream della
sinistra italiana. E chi sostiene il contrario si comporta come quel tizio che,
siccome ha deciso che se piove bisogna aprire ombrello, sostiene che tutte le
persone intorno hanno sempre negato utilità dell'ombrello. Oggi la missione
della politica è chiara: da anni diciamo che esiste un problema di
globalizzazione di attività finanziarie fuoriuscite dai confini nazionali e
quindi un mondo con un difetto strutturale di governance. Da qui bisogna
partire". Quindi sbaglia anche chi pensa che ci sia una terza via per
Alitalia tra vendita ad Air France e fallimento, magari un piano bipartisan
pubblico o semi-pubblico di salvataggio? Amato nega recisamente l'ipotesi:
"Non ci saranno salvataggi statali di Alitalia. La Commissione ha appena
detto di stare attenti a non metterci aiuti di Stato". E la campagna
elettorale italiana? Fino a che punto è consapevole del quadro mondiale?
"La campagna si sta svolgendo esattamente com'era prevedibile che si
svolgesse in un paese in cui le preoccupazioni principali sono la capacità
d'acquisto di salari e pensioni e sulla certezza del lavoro. Tasse, pensioni,
precarietà: non si poteva che finire qui. La constituency induce alla promessa
semplice. Il politico dice: farò in modo che la benzina costi meno, che le
tasse siano più basse e le pensioni più alte. Promesse giuste, ma davanti a
queste nuvole di crisi che arrivano dall'estero, lo stesso elettore alla fine
sarà spinto a chiedere al politico: ma se le tue promesse dipendono da tutto
questo, tu come farai a mantenerle? Ecco, nella nostra campagna elettorale la
politica sembra ritenere di avere il dominio sulle conseguenze interne di ciò
che accade nel mondo, senza occuparsi degli antefatti che quelle conseguenze
producono? Serve uno sforzo di tutti per alzare lo sguardo. In questo i media
hanno grande responsabilità, non inferiore a quella della politica. Tocca anche
a loro sollecitare le risposte che servono e non chiudersi nell'aia di casa.
Non ce la caviamo col solito editoriale che prende a pallonate la politica
finendo nel solito circolo vizioso: le si chiede di più e intanto le si dà la
botta in testa che serve a delegittimarla". A parte qualche generica
preoccupazione sui "tempi difficili" in arrivo, finora
Veltroni e Berlusconi (a proposito, Amato dice che
la rimonta del leader del Pd è "particolarmente difficile, non
impossibile") non hanno fatto molto per sintonizzare le loro proposte con
il quadro di crisi internazionale. Il ministro dell'Interno è fiducioso che ciò
avverrà: "Nella fase finale della campagna non si potrà che passare da
qui". Ma, avverte Amato, nulla è automatico. Per l'ex premier un
altro mondo è possibile - come recitava (con un prudenziale punto interrogativo
alla fine) il titolo di un suo recente libro - solo se ci si mette all'opera
per cambiarlo. E, a riprova della tesi, porta avanti un esempio un po'
inquietante: "Qualcuno che non insegue la cronaca si è accorto che, rebus
sic stantibus, l'Italia sarà presto sommersa rifiuti e che l'emergenza Napoli è
soltanto antesignana di un fenomeno che potrebbe svilupparsi a macchia di
leopardo nel resto d'Italia? Alla lunga, riducendo al minimo essenziale il
numero di discariche e di impianti tecnologicamente attrezzati ci siamo messi
in condizione di provvedere ai rifiuti che produciamo da qui a un anno, non di
più. Che succederà a questa Italia che si rifiuta di affrontare il problema pur
avendo le miglior tecnologie a disposizione per farlo?". Un ultima
questione: anche per distinguersi dagli omologhi bertinottiani i no global di
destra sostengono che il deficit di democrazia e di autorevolezza della
politica per rispondere alla crisi affondi le radici nei guasti del '68:
perdita del principio di autorità e di responsabilità, lassismo,
antimeritocrazia. Amato si ferma un attimo. Poi dice: "Le racconto una
storia. Una mia cara amica lavorara in Rai. Eravamo tanti amici negli anni
Settanta, tanto è vero che a stagione finita io portavo la mia barchettina di
quattro metri a casa a sua, a Cabalbio, per ricoverarla per l'inverno. Lei un
giorno mi disse: "Sai, da quando in Rai s'è smesso di darsi del lei e ci
si dà del tu la gente ha smesso di lavorare". Era una conversazione di
trenototto anni fa. Non mi pare, questa sul '68, una tesi molto nuova".
Stefano Cappellini 20/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Non solo malpensa
cavaliere aggressivo su alitalia, annuncia cordata (toto-passera?) Veltroni ha paura di perdere l'aereo Walter rassicura Prodi,
tavolo comune "per stanare Silvio" Appena finito di leggere su Libero
la lettera di Silvio Berlusconi "ai
lombardi", e dopo essere sobbalzato ai passaggi in cui il leader del Pdl
accusa il governo di aver chiuso Malpensa e "svenduto Alitalia a un quinto
del suo valore", Walter Veltroni ha deciso che tenere una linea prudente non era più possibile:
"Se Berlusconi ha
deciso di fare di Alitalia e Malpensa il cuore della sua campagna, noi glielo
dobbiamo impedire". In effetti, così Berlusconi ha deciso: il leader del Pdl s'è convinto che il caso Alitalia è
l'unico grande jolly a disposizione in una campagna per il resto tutta dentro
le righe e ha preparato per bene l'offensiva, confortato già due giorni
fa dai primi sondaggi con effetto-Malpensa incorporato. Prima ha riportato
tutto il Pdl alla linea antifrancese, facendo rientrare le aperture iniziali di
Fini, quindi dopo un giorno di silenzio sulla questione ha sferrato l'offensiva
nordista su Libero , poi rilanciata in serata: "L'offerta Air France è
irricevibile. Mi auguro che possa farsi avanti una cordata di imprenditori
italiani". Il Pd si è trovato definitivamente spiazzato. Ecco dunque che i
mal di pancia trattenuti e i malumori silenziosi hanno lasciato il posto alla
controffensiva sul governo. Nel primo pomeriggio Veltroni
ha chiamato Prodi: "Io non voglio mettermi di traverso, ma dobbiamo
stanare Berlusconi. E il governo deve fare la sua
parte". Si assuma il Cavaliere, suggerisce Veltroni,
la responsabilità di dimostrare che Alitalia può essere pagata cinque volte più
che dai francesi. E sia il "partito del fallimento" a spiegare,
davanti al probabile tracollo della compagnia, che cacciare Air France è stato
un buon affare. "Il Cavaliere porti la soluzione", raccoglie Prodi,
dichiarando in serata. Ma a palazzo Chigi si vuole andare avanti con Air France
e chiudere entro il 31 marzo. Casomai, il sospetto prodiano sempre più forte è
un altro. Che il piano di Berlusconi non sia solo
elettorale, ma industriale: togliere di mezzo Air France, rilanciare l'ipotesi
Toto (con una sostanziosa iniezione di liquidità garantita da Corrado Passera
per alzare la vecchia offerta del patron di Air One) e presentarsi come il
salvatore della patria. E se dopo il 31 marzo sopravvenisse il fallimento,
tanto meglio, l'acquisizione sarebbe più semplice. "I sindacati dovrebbero
capirlo", si spiega a palazzo Chigi. Veltroni
ritiene verosimile lo scenario. Ma per ora gli interessa altro: l'umore
dell'opinione pubblica del nord, il no dei sindacati, la necessità di fugare
ogni sospetto che la vendita poco prima delle elezioni nasconda ragioni diverse
da quelle dello stato di necessità, rivendicato ancora ieri da Tommaso
Padoa-Schioppa sul Corsera . Ora l'urgenza è frenare la possibile emorragia di
voti. Per questo, mentre Veltroni resta
"allineato e coperto", Di Pietro continua a tuonare contro
l'esecutivo e la linea ufficiosa del Pd è ormai quella della "soluzione
bipartisan". Il primo a sdoganarla è il responsabile Economia del Loft
Giorgio Tonini: "A questo punto - dice al Riformista - è meglio fermarsi e
riflettere. Questo è un governo in carica per il disbrigo dell'ordinaria
amministrazione. La vendita Alitalia non lo è. Se Berlusconi
ritiene che Alitalia sia venduta a un prezzo cinque volte inferiore e
addirittura adombra l'ipotesi che dietro la vendita ci siano ragioni oblique e
inconfessabili, noi abbiamo il dovere di fermarci". Ragioni industriali o
elettorali? "Tutte e due. Qui ci attaccano su Roma, "regalate
Alitalia", e Milano, "chiudete Malpensa". E comunque stiamo
parlando di un'ipoteca sul futuro del paese, di una trattativa difficile già di
suo, che diventa impossibile senza un'assunzione di responsabilità
comune". Un tavolo bipartisan, "aperto fin d'ora", invoca anche
un altro autorevole esponente democrat , il ministro Paolo Gentiloni: "La
parola fine alla trattativa verrà messa nella seconda metà di maggio dal
prossimo governo. Penso che debba esserci una convergenza visto che la
decisione finale spetterà ad uno dei due candidati premier, Veltroni
o Berlusconi". (Cappe) 20/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Campo de' fiori il
dolore di tenzin, il sostegno di nima La piazza degli ossimori affascina anche
i turisti "Se si va avanti così sarà difficile continuare ad essere non
violenti". Tenzin Jigme parla del suo paese e racconta di un luogo che sta
cambiando. E ciò che dice, essendo il suo paese il Tibet, simbolo universale di
pace e non violenza, è particolarmente drammatico. Non sorprende, dunque, che,
raccontando, nel suo tono traspaia l'amarezza di chi deve fare i conti con una
repressione che è anche e soprattutto culturale e non soltanto politica. Tenzin
lavora come cuoco in un ristorante romano ma lui è tibetano, almeno di origine.
La sua storia è quella di chi ha alle spalle un paese che non è libero e una
famiglia che è stata costretta alla fuga. Prima in India, dove lui è nato. Ed
ora in Italia dove è nato suo figlio. Tenzin Jigme ieri era a Campo de' Fiori,
a Roma. Insieme a lui, erano in tanti a dire "siamo tutti tibetani",
slogan della manifestazione indetta dal Riformista e da Radio Radicale che l'ha
trasmessa in diretta. Era una piazza colorata. Politica, certo, ma non
soltanto. Famiglie, associazioni, sindacati, partiti; di tutto un po', a
rappresentare un paese che ieri ha trovato il modo di presentarsi unito. C'era
anche qualche turista ad attraversare la piazza. Inglesi, soprattutto. Qualche
tedesco. In molti si sono fermati incuriositi, molti si sono seduti ai tavolini
dei bar e dei caffé della piazza, tutti rimasti aperti. Da piazza Farnese ogni
tanto arrivava l'eco della fanfara dei bersaglieri, impegnata in un'altra
iniziativa mentre Campo de' Fiori continuava tranquillamente a specchiarsi con
il palco dove Maurizio Gasparri e Goffredo Bettini, per ricordarne soltanto
due, intervenivano per dare solidarietà al tetto del mondo. Già, perché quella
di ieri era una piazza piena di ossimori, di opposti che, come recita un adagio
popolare, almeno in qualche occasione possono attrarsi. Ed è stata una piazza
di strani incroci come quello, mancato per poco, tra Gianni Alemanno e Francesco
Rutelli impegnati entrambi nella corsa per succedere a Veltroni. Per chi questa manifestazione
l'ha organizzata non è stata una sorpresa scoprire che in piazza potevano
sventolare le une accanto alle altre le bandiere del'Ugl, quelle della Sinistra
Arcobaleno, quelle del Popolo della Libertà. Mancavano soltanto quelle del
Partito democratico che però era ben rappresentato sul palco. "Sono
qui da qualche anno - racconta ancora Jigme - Sono nato in India ma ero più
contento se nascevo in Tibet. Purtroppo non è stato così". Suo figlio, al
caldo in una giacca rossa, si guarda intorno, sgranando gli occhioni stupiti e
curiosi. "Vorremmo tornare un giorno nel nostro paese ma purtroppo non
potremmo farlo. Lui - dice indicando il figlio - spero almeno che avrà la
cittadinanza italiana". Poi un appello: "il mondo ci deve aiutare. Da
soli non possiamo fare nulla". Proprio di non violenza, spesso, si finisce
a parlare in piazza, mentre sul palco si susseguono gli interventi. "I
giovani tibetani mancano di cultura, di conoscenza - spiega il Lama Geshe Gedun
Tharchin - Occorre invece comprendere le parole, la cultura del Dalai
Lama". E poi aggiunge che proprio la guida spirituale del Tibet "ha
parlato di genocidio culturale", come a dire che è questo il punto, una parte
importante della tragedia del suo popolo, quasi che davvero possa uscire
trasformato fino nell'anima. "La non violenza senza l'aiuto della comunità
internazionale non ce la fa", osserva l'europarlamentare radicale Marco
Cappato. "Non ci sono diritti, non c'è libertà, non c'è futuro", è il
grido di dolore di Tenzin Pasan, in Italia da un anno, anche lui al lavoro in
un ristorante. Nima Dhondup, invece, insegna all'Università Orientale di
Napoli. E parla di un'altra delle paure dei tibetani. "La Cina si è chiusa
- dice - Non sappiamo più cosa stia davvero avvenendo". Seppure
"siamo tutti tibetani", in piazza non ci sono soltanto tibetani
"veri" ma anche molti, moltissimi italiani, tibetani per un giorno.
Ci sono i rappresentanti dell'Ugl, ad esempio. Così come i giovani di Forza
Italia, qui con le bandiere con il simbolo di "Berlusconi
presidente". E poi ci sono molti giornalisti, tra i quali i colleghi del
Foglio che, con Giulio Meotti, ricordano la "politica schiavistica
condotta contro le donne che sono costrette ad abortire o vengono
sterilizzate". Il pomeriggio scivola infine in una serata quasi
primaverile. Giordano Bruno dall'alto del suo piedistallo sembra voler guardare
le spalle alla folla ancora in piazza. Federico e Raffaella arrivano spingendo
la carrozzina dalla quale fa capolino un ciuffo biondo che incornicia il volto
della loro piccolina, neppure un anno di età. E dicono quello che tutti, con le
stesse parole e al di là delle idee politiche, hanno ripetuto per tutto il
pomeriggio. "È una battaglia da fare, una causa da difendere. È strano
essere qui, così diversi, così lontani". "Mi sono stupito quando sono
arrivato - aggiunge Federico - Ma se la causa è giusta, tanto meglio
così". 20/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
In strada e in tv Il
Censis: sfida tra campioni di narcisismo e le candidate svelano di preferire il
perizoma Forte diffidenza tra gli elettori. Il 59% pensa che i politici sono
"arroganti" FILIPPO CECCARELLI Tuoni e fulmini sulla campagna
elettorale più narcisistica della storia, e proprio nel momento in cui il
rapporto fra la società e la politica non è mai stato così negativo. Presi da
se stessi, sempre più segnati dalla solitudine del comando e concentrati sul
loro personalissimo destino, i leader non si rendono conto che la vittoria o la
sconfitta sono in genere determinate da motivazioni profonde che essi, abituati
a vedersi rispecchiati in tv o sui maxi-poster come il mitologico giovinetto
nelle acque, ignorano, trascurano e sottovalutano. Per una volta - e finalmente
- una rilevazione demoscopica che non cerca di indovinare il futuro, ma si
limita a misurarne scrupolosamente le potenzialità sulla base di quanto era
nella testa e nel cuore dell'elettorato al termine delle campagne elettorali
del 1996, del 2001 e del 2006. "Abitudini e sorprese nel voto degli
italiani" s'intitola lo studio che il Censis ha realizzato mettendo a
confronto tre indagini del passato. Ne vengono fuori risultati tanto più
interessanti quanto meno sono buoni ad essere utilizzati dai leader e dai
partiti per strumentalizzare i numeri, costruire il clima e condizionare le
decisioni. Sostiene il Censis, in estrema sintesi, che circa un terzo
dell'elettorato decide per chi votare durante la campagna elettorale; e che in
questa quota rientrano soprattutto i giovani, poi i cittadini del nord e le
donne. A determinare la scelta per questo o quello schieramento per la metà
contano i valori e gli ideali; per nemmeno un quarto i programmi; e assai meno
di quel che si possa pensare (18 per cento nel 1996, 19 nel 2001 e 14 nel 2006)
il ruolo giocato dai leader. Le facce, le foto, l'immagine. Allo stesso modo
appaiono meno scontati del previsto i temi che nell'arco di un decennio gli
elettori hanno posto alla base del loro voto: la sanità, per dire, è al primo
posto; seguono la previdenza e le pensioni; mentre il fisco non solo si piazza
terzo, ma sembra decisamente in contrazione (dal 32,7 del 1996 al 14,9 del
2006); prima comunque della giustizia, che comprende anche la sicurezza. In
ogni caso, anche se i responsabili politici non lo sanno o fanno finta di
niente, il futuro della vita politica appare tutt'altro che roseo. I dati di
un'ulteriore indagine del Censis relativa al 2007 mettono in rilievo che il 59
per cento degli italiani ritiene che "i politici usano il potere in modo
arrogante per interessi personali". E a questo punto, pur con tutta la
diffidenza per le diagnosi selvagge, rispunta la questione del narcisismo
elettorale. Nell'esporla al pubblico il fondatore e patrono del Censis Giuseppe
De Rita ha usato una formula onestamente cautelativa: "Questo narcisismo
non è un difetto psichico - ha osservato - ma l'effetto di una marcata volontà
di auto-centrare su se stessi l'attenzione e il dibattito in campagna
elettorale". E chissà cosa avrebbe pensato delle evoluzioni del sistema
politico italiano il professor Paul Nacke che alla fine del XIX secolo coniò la
fortunata parola basandosi "su di una correlazione di Havelock Ellis tra
il mito greco di Narciso e un caso di perversione autoerotica maschile".
Femminile in effetti non poteva essere. Si pensi al permanente egotismo a
sfondo facoltoso, poderoso, biotecnologico e machista di Berlusconi.
O alla vanità di ordine intellettuale, esotico o festaiolo di un Bertinotti. A
dirla tutta, la campagna elettorale allinea una quantità di smorfiette
televisive, vezzosi cambi d'abito e vani entusiasmi di laudatores. L'altro
giorno Pierferdy Casini, ganimede sale e pepe dei "valori", si è
tranquillamente paragonato a Davide. Fini va per squali fotografici. E Giulianone
Ferrara, a causa di una ipotetica sindrome che ha consentito l'aborto di un
bimbo, ha minacciato di farsi fotografare nudo. Lo stesso Veltroni, che pure non esibisce costumi
di scena e nel suo tour si presenta a pranzo dalle famiglie "normali"
recando un vassoietto di pastarelle, è pur sempre soprannominato "Walter
Ego". Perché il narcisismo è maschio. Ma anche le politiche femmine non
scherzano. Prima della candidatura glamour la Santanché si è fatta
raffigurare su un manifesto che copriva la superficie di un intero palazzo. E
proprio ieri, in un servizio preziosamente illustrato di Chi, tre graziose
aspiranti parlamentari del Pdl (Prestigiacomo, Ravetto, Moroni) e tre
democratiche (Finocchiaro, Dorina Bianchi e la new entry Mosca) hanno tutte
meno una (la Prestigiacomo) accettato di rispondere a un questionario sui loro
"gusti" nel quale dare conto del tipo di mutande preferito (prevale
il narcisissimo perizoma). E sarà la solita storia dell'immagine e della
seduzione, pazienza. L' "auto-centratura" di cui parla De Rita è
sicuramente un'ottima spiegazione sistemica, ma l'impressione è che al corto di
ideali e progetti l'odierna classe leaderistica abbia preso da qualche tempo a
coltivare un intenso culto di se stessa. Il che può essere perfino
comprensibile, ma a patto di non trascurare i tuoni e i fulmini che
accompagnano questa vistosa e sonnolenta campagna elettorale.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
L'età, il punto
debole del Cavaliere (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Gianfranco Fini, che se ne
intende, è andato in tv a dire che il capo del Pd ha "una bella faccia
tosta a parlare di ridurre i costi della politica, quando a 52 anni percepisce
cinque mila euro di pensione da parlamentare europeo". Il leader di An ha
sorvolato, come capita, sulla trave nel proprio occhio, visto che per anni ha
ricevuto il doppio. La segreteria del Pd ha risposto che Veltroni ha deciso da tempo di destinare
la somma per opere benefiche e ha chiesto a Fini se per caso facesse
altrettanto. La mancata risposta di Fini avrebbe chiuso la questione, forse non
prioritaria fra le emergenze nazionali. Ma Berlusconi, in crisi di astinenza da risse, è saltato sulla polemica,
lanciando la parola d'ordine del "Veltroni
pensionato". Ci vorrebbe molto spazio, tempo e voglia, per elencare qui
l'incredibile numero di privilegi economici conquistati dalla casta politica
durante gli ultimi cinque anni del governo Berlusconi.
Per brevità e stanchezza, si può rimandare il lettore alle note inchieste di
Stella-Rizzo ("La casta") e Salvi-Villone ("Il costo della
democrazia") . E magari i moralisti del centrodestra si fossero limitati
allora a moltiplicare prebende, consulenti, portaborse e auto blu. Il guaio è
che, dovendo risolvere molti problemi con la giustizia, si sono adoperati anche
a sfasciare la macchina dei processi. Ma il punto, ormai, è un altro. Berlusconi dà del "pensionato" all'avversario di
vent'anni più giovane perché si sente vecchio. Non vi sarebbe nulla di male: è
vecchio. Non tanto come uomo, quanto da politico. Quando Berlusconi
è andato per la prima volta a Palazzo Chigi la scena politica europea era
dominata da personaggi come Helmut Kohl, Francois Mitterrand o Felipe Gonzales
che i ventenni di oggi distinguono a malapena da Adenauer o De Gasperi. A
settantadue anni invece il nostro rincorre per la quinta elezione la poltrona
di premier. E' un record forse mondiale, ma non del genere più invidiabile. A
quella età e con quella anzianità politica, i coetanei di Berlusconi
si sono già da anni ritirati in un ruolo di padri della patria. Aspirano
insomma alla storia e non alla battaglia quotidiana. Oppure hanno cambiato
mestiere o si sono messi sul serio a fare i nonni. Il suo rivale di sempre,
Romano Prodi, pure di due anni più giovane, l'ha appena annunciato. In ogni
caso, l'ultima ipotesi che verrebbe in mente a loro è di rimettersi il sorriso
a trentadue denti, dipingersi di cerone e ricominciare a battere i salotti
televisivi alla caccia dell'ultimo voto, ricorrendo a qualsiasi stratagemma,
pettegolezzo, colpo basso. Perché c'è un tempo per tutto, come dice la Bibbia.
E il tempo del berlusconismo che ha segnato la seconda repubblica è finito. Che
vinca (ancora) o perda (ancora) Berlusconi, la seconda
repubblica è morta. Siamo nella fase che i medici chiamano di accanimento
terapeutico. Non per caso, tutti pensano non tanto a chi governerà dal 14
aprile ma a come e quanto governerà, prima di tornare fatalmente al voto
anticipato con una legge elettorale più decente. Tutto questo comincia a
diventare scontato perfino in un paese dove il passato non passa mai e i tempi
della politica si distendono in piccole ere geologiche.
( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Macché
nuovo La promessa Berlusconi: Veltroni pensionato dei
partiti Costi della politica, è duello Pd-Pdl. Bettini: An ha mentito sui
finanziamenti Veltroni si è presentato come l'uomo nuovo,
invece prende la pensione dal 2001 CARMELO LOPAPA ROMA - "Veltroni? Un pensionato
della politica". Addio fair play. Berlusconi alza il livello
dello scontro sul terreno assai scivoloso dei costi e dei presunti privilegi e
inizia a incalzare sul personale. Dopo la lite tra il leader del Pd e Fini, è
lui a passare al contrattacco. Lo fa rilasciando una intervista tripla (al Tg1,
Tg2 e Tg5) con cui accusa Veltroni di "parlare in
un modo e razzolare in un altro: si è presentato, e questa è la cosa che fa più
scandalo, come l'uomo nuovo ma è un pensionato della politica che ha ricevuto
la pensione dal
( da "Panorama.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Economia -
http://blog.panorama.it/economia - Alitalia, scende in pista Berlusconi
e ferma il decollo per Parigi Posted By redazione On 20/3/2008 @ 8:00 In
Apertura#2 | No Comments Berlusconi rompe il silenzio
su Alitalia e va all'attacco: la proposta di Air France ''è irricevibile'',
dice e suona la riscossa del tricolore. ''E' venuto il momento che se esistono
in Italia degli imprenditori con un minimo di orgoglio si devono fare avanti''.
Il Cavaliere pensa, in particolare, all'offerta di Air One come una delle
iniziative possibili. Una ipotesi che in nottata rafforza chiarendo che la compagnia
aerea francese rinuncerà all'acquisto del vettore italiano per lasciare spazio
al rilancio di Toto e di una cordata di imprenditori che dovrebbe comprendere
Banca Intesa e vede anche l'interessamento dei suoi figli. E' quindi scontro
con Romano Prodi, che ieri in serata, come ha reso noto lo stesso Berlusconi, ha cercato telefonicamente il Cavaliere. Per
ora, risponde il Professore, quella di Air France ''è l'unica proposta. Se Berlusconi non è d'accordo presenti un'altra soluzione''. Il
che significa avere un piano e poi fare un'opa che deve essere valutata e
accettata dal Tesoro, chiarisce Palazzo Chigi. Le posizioni di Berlusconi sono invece ''inaccettabili'' per il ministro
Pierluigi Bersani, che ha definito ''irresponsabile'' l'atteggiamento del
leader del Pdl. Romano Prodi e il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa
sono infatti convinti che se dovesse saltare la trattativa con Parigi, il
destino della compagnia di bandiera si ridurrebbe al commissariamento. E il
fallimento sarebbe dietro l'angolo. Scenario che va evitato a tutti i costi.
Certo, spiega il leader del Pd Walter Veltroni (che
avrebbe però apprezzato poco il fatto di essere stato messo in disparte in
questa vicenda) su Malpensa serve ''gradualità''. E poi se Alitalia non può avere
due hub, l'Italia invece - sostiene - può. Tra le cose che sembrano non andare
giù al Cavaliere c'è proprio il trattamento riservato dai francesi su Malpensa.
Il numero uno di Air France Jean-Ceryl Spinetta, ha chiuso definitivamente la
porta a qualsiasi ripensamento. E questa, insieme al capitolo cargo, è una
delle condizioni ''inaccettabili'' per il Pdl. Ma il consenso di Fi, An e Lega
è considerato da Parigi necessario. Nonostante la dura presa di posizione di Berlusconi, non è comunque ancora detta l'ultima parola. Due
infatti sono le anime che in questi giorni si stanno confrontando: da una parte
il Carroccio e la 'carica' dei lombardi, dall'altra Gianni Letta e Giulio
Tremonti. Il consigliere politico del Cavaliere e l'ex ministro dell'Economia sarebbero
infatti più inclini a favorire la chiusura della partita Alitalia. Evitando
così al prossimo governo molte grane. L'unica richiesta che sarebbe arrivata,
nel corso dei contatti di questi giorni, è di mettere in campo tutta
l'accortezza possibile per gestire i rapporti con i sindacati e quindi di
tutelare in particolare l'aspetto occupazionale. Quest'ultimo rappresenta un
tema che sta molto a cuore anche alla sinistra della coalizione, che ne sarebbe
tornata a parlare nel corso del Consiglio dei ministri di ieri mattina. Di
fronte al titolare dell'Economia che avrebbe richiamato i colleghi alla dura
realtà, spiegando che non esistono alternative auspicabili alla privatizzazione
di Alitalia,salvo il rischio di ritrovarsi con un commissario, i ministri non
avrebbero nascosto i timori. Risultato: un confronto a Palazzo Chigi vivace, a
tratti dai toni ''accesi''. Indiscutibile che il destino dei lavoratori sia un
tema sensibile e quindi non stupisce che sia anche stato al centro
dell'incontro, avvenuto intorno all'ora di pranzo sempre a Palazzo Chigi, tra
Spinetta, il presidente di Alitalia Maurizio Prato, il ministro Padoa-Schioppa
e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, e Prodi.
Certo, non sarebbe stato l'unico: tra i capitolo affrontati anche quello delle
tratte per la Cina e l'India, tagliate nel piano franco olandese. Tornado
invece al capitolo esuberi, nel corso del colloquio, secondo quanto riferiscono
fonti di governo, i francesi avrebbero rassicurato gli interlocutori spiegando
che l'asticella fissata intorno a quota 2000 potrebbe scendere ancora, toccando
una cifra decisamente più bassa. Il governo si sarebbe detto invece disponibile
a intervenire sull'unico fronte di sua competenza, facendo il massimo
possibile, quello degli ammortizzatori sociali. LEGGI ANCHE: [1] Il dossier
Alitalia -I DOCUMENTI: [2] Il comunicato di Air France - [3] Il comunicato
dell'Anpac - [4] La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - [5] La lettera di
Alitalia al Ministero dell'Economia. Guarda la [6] GALLERY degli scontri tra
polizia e manifestanti prima del vertice Alitalia.
( da "Panorama.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Italia -
http://blog.panorama.it/italia - Gli allarmati cattolici del Pd, in ansia per i
sondaggi e per il boomerang Zapatero Posted By redazione On 20/3/2008 @ 8:45 In
Apertura#1, NotiziaHome | No Comments Cattolici in agitazione, nel Pd. I
motivi? Tre (anzi, quattro, tenendo in conto anche il capitolo Panella-Bonino):
due sondaggi pubblicati nel giro di altrettanti giorni hanno rilevato che il
50% dei cattolici praticanti vota il Pdl, contro il 30% orientato per il Pd. E
poi l'ipotesi che il riconfermato premier spagnolo, Luis Zapatero, possa in
qualche modo intervenire a sostegno di Walter Veltroni
negli ultimi giorni della campagna elettorale. Cosa che potrebbe allontanare
ulteriormente i credenti dal Pd. Nei giorni scorsi, [1] Repubblica ha
pubblicato un sondaggio dello Demos, e curato da Ilvo Diamanti, in base al
quale i cattolici che vanno a messa la domenica, preferiscono
il Pdl: il 50% voterebbe per Berlusconi e solo il 30% Veltroni. Certo è una quota minoritaria dell'intero elettorato italiano
(circa il 30%), ma è pur sempre significativo. Gli stessi dati contenuti
nell'analisi de Il Sole 24 Ore che ha pubblicato un sondaggio Ipsos con la
stessa fotografia. E il Pd è quindi dovuto correre ai ripari. Il numero
due del Pd, Dario Franceschini, incontrando il presidente della Cei Angelo
Bagnasco, ha gettato acqua sul fuoco, ricordando la presenza nel Pd di
parlamentari cattolici impegnati è "quantitativamente non paragonabile con
nessuna forza politica italiana". Insomma "la presenza dei radicali
non può cambiare la natura del partito". [2] Ermete Realacci ricorda il
[3] Manifesto dei Valori del Pd in cui, accanto alla laicità dello Stato, si
riconosce che la fede deve avere un ruolo pubblico e non solo privato. E poi
sia il Pd che il mondo cattolico hanno in comune l'idea "di una società
più unita e solidale". Più preoccupato Pierluigi Castagnetti, che chiede
che il Pd "sin da subito dia delle rassicurazioni" al mondo cattolico,
al quale Castagnetti fa una promessa da parte dei credenti impegnati nel
partito: "Noi non ci dimenticheremo delle loro preoccupazioni e
promettiamo che le gestiremo con lealtà e responsabilità". E qui ecco che
entro in gioco un secondo elemento di preoccupazione è arrivato subito; non
cessano i "boatos" secondo cui [4] Zapatero potrebbe dare una mano a Veltroni nella fase finale della campagna elettorale. E
"Zp" in Italia è conosciuto quasi unicamente per il matrimonio gay e
la possibilità di dare in adozione i bambini alle [5] coppie omosessuali. In
effetti nei giorni scorsi Zapatero e Veltroni si sono
sentiti telefonicamente, dopo la vittoria del primo alle elezioni spagnole. Nel
colloqui era stata evocata la possibilità di un incontro tra i due: non certo
un comizio di Zapatero in Italia, che sarebbe una sgrammaticatura istituzionale
visto che è il capo di un governo straniero. Naturalmente lo Zapatero a cui
pensa Veltroni è quello che ha fatto fare alla Spagna
in questi quattro anni la grande corsa che l'ha portata a superare l'Italia
come reddito pro-capite (grazie, tra l'altro, al richiamo continuo alla
flessibilità nel lavoro). E la Spagna è l'immagine di quel paese che cresce
caro a Veltroni. Ma anche solo l'idea fa venire i
brividi a Castagnetti: "Non ne sento la necessità della sua presenza,
anche perché Zapatero da noi non è conosciuto per la politica economica ma per
le leggi radicali su temi etici discussi e controversi. E poi "la violenza
della campagna elettorale finirebbe per trascinarci in una polemica con la destra
che di danneggerebbe". "Non lo chiameremmo" spiega Realacci
"per farci spiegare come risolvere i rapporti con la Chiesa! Per noi che
vogliamo più Europa la Spagna di Zapatero è un partner essenziale. E poi
rappresenta quell'elemento vitale che vorremmo far rinascere nella nostra
Italia". Il dibattito continua, all'interno del partito veltroniano. Che
pur non essendo una coalizione mostra di essere ben diviso tra varie anime sui
temi etici e quelli "esteri".
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, dal luglio 2001 sentiamo parlare della
"mattanza" alla caserma Diaz di Bolzaneto (meno, in verità, del
soqquadro a cui fu messa Genova dai black block). Adesso la requisitoria
dell'accusa nel processo ai poliziotti, colpevoli di violenze su inermi in
stato di fermo, fa tornare l'orrore di quei giorni, su cui non s'é voluto fare
un'inchiesta parlamentare. Che dirà il centrosinistra? DARIO DE AMBRIS GENOVA
Caro De Ambris, ciò che intende fare il Partito democratico se governerà sarà
la restaurazione dello Stato di diritto in Italia, non solo nei rapporti tra
polizie magistrature e cittadini in tema di habeas corpus, ma anche per la
riconquista ? armata se necessario ? delle regioni sottratte alla legalità e di
fatto alla sovranità dello stato dalle organizzazioni criminali. Di questo ha parlato Veltroni 48 ore fa, e aspettiamo di sapere come si comporterà a riguardo
la destra, che al sud candida amici della mafia e al nord tace su violenze
moralmente più gravi di quelle degli estremisti, le violenze delle forze in
divisa. Che trasformarono la Diaz in una mezza Guantanamo dopo aver abbandonato
la città (o essere state costrette ad abbandonarla) alle devastazioni
dei black block. Di costoro si sapeva che sarebbero arrivati a Genova da vari
paesi d'Europa, e furono lasciati entrare in Italia senza filtro alcuno. Oggi
sappiamo qual è il giudizio di primo grado sui no global processati: 108 anni
per 24 imputati. Sapremmo già molto di più se il governo Berlusconi,
che era nato un mese prima del 20-22 luglio, avesse consentito una vera
inchiesta parlamentare, invece di una indagine conoscitiva agostana delle due
commissioni affari costituzionali, dalla quale emersero dati culturali ben
noti: l'Italia immortale della destra autoritaria, dell'8 settembre, del culto
dell'incompetenza, dell'orrore della responsabilità, della privatizzazione del
potere (se li ricorda i Fini, i Gasparri, gli Ascierto e altri postfascisti
nelle cabine di regìa della polizia a Genova?) Queste costanti del paese le
conosciamo a memoria e sappiamo che non è bastata una nuova costituzione nel
1948 e nemmeno 60 anni di democrazia per cambiare la mentalità di una parte
delle forze dell'ordine, che hanno sempre identificato lo stato col governo e posto
le ragioni del governo più in alto di quelle dei cittadini. Anzi, per alcuni
(vedi denunce di Genova) i cittadini sono soltanto m. Ma perché se non sei in
divisa sei pregiudizialmente dall'altra parte della legalità, anzi della
governatività. Ora, caro De Ambris, questa cultura delle caserme, che i
gallonati capi delle forze dell'ordine e i ministri politici che dovrebbero
rispondere di loro, fanno poco o nulla per correggere, esplode come il gas
quando s'accende una lampadina, se quella lampadina è un governo di destra. Un
governo il cui capo irride alla legalità e una maggioranza in cui contano gli
eredi del fascismo sono concimi per la latente cultura della violenza della
parte meno professionale delle forze dell'ordine. Ma questo non autorizza a fare
di ogni erba un fascio né a dimenticare che, se c'è un problema di benzina per
le volanti, c'è un problema di educazione civica per alcuni
"equipaggi"; e che tutti i governi fanno poco per affrontarli
entrambi. Magari cominciando dall'educazione degli uomini, perché, come diceva
il mio amico Salvatore Valitutti, ministro della pubblica istruzione vent'anni
fa, un paese che trascura i suoi idraulici si condanna ad avere i tubi che
gocciolano in casa.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Veltroni/Berlusconi
Fossimo
stati ieri al posto di Veltroni, non saremmo stati felici di
leggere della telefonata intercorsa fra Prodi e Berlusconi sulla vicenda
Alitalia. Perché questa storia complicata e comunque negativa non sarebbe mai
dovuta entrare nella campagna elettorale, non era stata prevista, e nelle
ultime ore ha causato al Pd un discreto danno. La telefonata con palazzo Chigi
somiglia in maniera sinistra a uno scambio di idee (e di consegne?) fra premier
attuale e f u t u r o . Berlusconi si è comportato
come uno che già governa e decide, dà indicazioni su prestiti da fare e
trattative da riaprire. Le incertezze e le contraddizioni del governo Prodi
sono tornate alla ribalta dopo tutta la fatica fatta per superarle. Insomma, un
disastro. Ora può darsi che i ruoli si ribaltino, e che la parte del
pasticcione possa essere affibbiata tutta al Cavaliere. Non c'è alcuna seria
alternativa alla vendita ad Air France, BancaIntesa si tira fuori (pur con toni
polemici verso il governo), questa famosa cordata italiana somiglia
curiosamente a quelle che si alternano per acquistare l'Unità: non esiste. Per
cui, se il Pdl fa saltare la trattativa coi francesi, si assume gravi
responsabilità a fronte di un vantaggio pari a zero. Bisogna aspettare a vedere
se andrà così. Quel che è certo è che dopo due anni di naiveté impolitica
Padoa-Schioppa, pur tenendosi fuori dalla mischia, ha voluto apporre il proprio
sigillo anche alla campagna elettorale. Non c'era bisogno. Per chiunque conosca
un po' l'Italia, è bizzarro pensare che dopo anni di rinvii la crisi Alitalia
dovesse essere risolta proprio a un mese dalle elezioni. Cioè nel momento di
massima turbolenza, esponendo una trattativa già difficile alle intemperie
della polemica elettorale. Berlusconi che ne
approfitta è un bell'irresponsabile. Ma anche chi gliene ha dato l'occasione
non scherza.